VOLUME 31 Libro di Cielo Luisa Piccarreta

Libro di Cielo – Volume 31

TRENTUNESIMO VOLUME

Luisa Piccarreta,

la Piccola Figlia della Divina Volontà

“… Il titolo che darai al libro che stamperai

sulla mia Volontà sarà questo:

IL REGNO DELLA MIA DIVINA VOLONTÀ

IN MEZZO ALLE CREATURE

LIBRO DI CIELO

IL RICHIAMO DELLA CREATURA

NELL’ORDINE, AL SUO POSTO

E NELLO SCOPO PER CUI FU CREATA DA DIO

(27 Agosto 1926)

(Dal 24 Luglio 1932 al 5 Marzo 1933)

Responsabile di questa copia e di ogni correzione:

D. Pablo Martín

N.B.: I titoli dei capitoli qui aggiunti non sono di Luisa,

ma vorrebbero essere un brevissimo riassunto di ognuno.

In questo volume e nei successivi, Luisa fa precedere i capitoli da

titoli di sua redazione (non sono stati corretti) non sempre precisi,

aggiunti da lei dopo aver scritto i brani nello spazio lasciato apposta.

Le correzioni non sono indicate in questa edizione e neppure è stato

indicato l’ordine delle parole quando spesso è stato necessario

cambiarlo. Il numero in rosso tra parentesi quadre [n]indica

dove inizia ogni pagina del manoscritto originale di Luisa.[1] Fiat!!! In Voluntate Dei!1

24 Luglio 1932

Ogni parola di Gesù crea quel bene che esprime per darlo alla creatura.
Quando essa si fa dominare dalla Divina Volontà, in ogni particella del suo essere
la possiede operante, e così si forma in lei la santità divina. Questo dare
e ricevere tra lei e Dio è il loro diritto reciproco e la loro crescente unione

Come Gesù con la sua parola genera la sua santità, bontà, ecc. nella creatura.

Follie d’amore per mettere la creatura a pari ed a gara con Lui.

Vita mia dolcissima, Gesù, mio celeste Maestro, prendi la mia piccola anima nelle tue mani e, se vuoi, continua le tue lezioni divine sulla tua Volontà. Sento l’estremo bisogno di essere alimentata dalla tua parola; del resto Tu stesso mi hai così abituata, Tu stesso mi hai dato questa forma di vita, mi hai fatto vivere di Te e della tua dolce parola. Certo che non me lo sono formato io questo modo di vivere, no, ma Tu, o Gesù, tanto che io sentivo più Te che me, e come Tu taci, mi sento spezzare [2] questa vita e, sebbene sia il più duro dei miei martiri, pure sono pronta a dire Fiat! Fiat! Fiat!, se vuoi smettere il tuo dire, ma abbi pietà di me e non mi lasciare sola e abbandonata.

Onde mi sentivo tutta abbandonata nelle braccia della Divina Volontà e non sospiravo altro che il Cielo. Mi sembra che non mi resti più nulla da fare, se non finire la mia vita nella Divina Volontà in terra, per ricominciarla in Cielo. Ed il mio celeste Gesù, visitando la piccola anima mia, mi ha detto:

“Mia piccola figlia del mio Volere, tu ti opprimi troppo ed Io non lo voglio. [Nel] vederti oppressa in mezzo a tanti miei beni, fai vedere che hai più l’occhio a te stessa che ai beni che il tuo Gesù ti ha dato, e da ciò fai vedere che non hai compreso bene ancora i doni e i beni che il tuo Gesù ti ha dato. Tu devi sapere che ogni mia parola è dono e quindi [3] un bene grande che essa racchiude, perché la mia parola ha la virtù creatrice, comunicativa, formativa, e come viene da Noi pronunciata, così forma il bene nuovo da dare alla creatura. Vedi, [per] quante parole ti ho detto e quante verità ti ho fatto conoscere, tanti doni ti [ho] donato, e tali doni rinchiudono beni divini, distinti l’uno dall’altro; il tutto sta [nel]la parola che esce da Noi, in cui viene formato il bene che vogliamo [far]uscire da Noi. Quando questo bene è uscito, con certezza avrà la sua vita in mezzo alle creature, perché questi doni sono animati e formati dalla nostra potenza creatrice e conservati dentro della nostra stessa parola per assicurare il bene che vogliamo dare, e la nostra parola muoverà Cielo e terra per dare il frutto del bene che possiede.

Ora, figlia mia, tu devi sapere un’altra sorpresa del nostro dire. Supponi che Io ti parli della mia santità: questa mia [4] parola racchiude il dono della santità divina da dare alla creatura, sempre per quanto a creatura è possibile. Se parlo della bontà divina, la mia parola racchiude il dono della bontà; se parlo della Volontà Divina, racchiudo il dono della nostra Volontà. Insomma, [la] cosa che dice la nostra parola di bello, di buono, di grande, di santo, quel dono racchiude.

Ora senti un tratto dei nostri stratagemmi amorosi, è come se non ci contentassimo mai di formare nuove invenzioni d’amore da dare alla crea-tura. Quindi, se la nostra parola dice santità, è perché vogliamo dar[le] il dono della nostra santità divina, affinché essa si metta a pari con la nostra santità e possa stare a gara con Noi; ed oh, il nostro contento quando vediamo la nostra santità divina operante nella creatura! E se sentiamo che essa dice: «sento in me impressa la santità del mio Creatore; oh, come mi sento felice [di] poterlo amare con la sua stessa santità», [5] oh, allora il nostro amore va in follia e si riversa su di lei, in modo [co]sì esuberante che giungiamo agli eccessi. E così, se la parola nostra dice bontà, Volontà Divina, è perché vogliamo dare il dono della nostra bontà e Volontà Divina, affinché essa possa stare alla pari con la nostra bontà e Volontà, e possa sostenere la gara col nostro1 Ente Supremo.

Tu non puoi comprendere qual è il nostro contento [nel]vedere la crea-tura dotata di queste nostre qualità divine, di cui la nostra parola è porta-trice. E come è nostro solito rivolgere ad una creatura la nostra parola, essa è tanto feconda, potente e piena di luce, che fa come il sole, formato da una delle nostre parole, che con un colpo di luce illumina tutti e dà il bene che la luce possiede. Ora, perché ti opprimi se vedi che il tuo Gesù spesso fa uso della sua parola per aggiungere doni a doni? Questi doni non solo avranno vita in te, ma in [6] tante altre creature, perché posseggono la forza generativa; danno e generano, per dare e generare di nuovo. La nostra parola è parto del nostro seno, quindi è figlia nostra e, come figlia, porta il bene che ha generato nel Padre suo. Onde invece di opprimerti, pensa piuttosto che il tuo Gesù vuole farti le nuove sorprese delle sue parole divine, affinché ti disponga a ricevere un tanto bene.”

Dopo ciò, continuavo a pensare alla Divina Volontà, ed il mio dolcissimo Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, quando l’anima si fa dominare, investire, soggio-gare dalla mia Divina Volontà, in modo che nessunaparticella del suo essere, tanto nell’anima quanto nel corpo, [resti non dominata], tutte posseg-gono la mia Volontà operante, sicché la mente la possiede animata dalla sua scienza, la voce la possiede parlante, le mani la posseggono operante, i piedi posseggono i suoi passi divini, il cuore la possiede amando e come sa amare la mia Volontà. [7] Ora, tutto ciò unito insieme forma la santità divina nella creatura, e allora troviamo tutti i diritti nostri nella creatura, diritti di creazione, perché tutto è nostro; troviamo i diritti della nostra santità, delle nostre opere, [i] diritti del nostro «Fiat» Divino, della nostra bontà, del nostro amore; insomma non vi è cosa nostra che non troviamo in essa, come diritto nostro, e la creatura trova in contraccambio i suoi diritti nel suo Creatore, perché essendo una la Volontà d’ambo le parti, i diritti del-l’uno sono diritti dell’altra.

Ecco dunque che significa vivere nel nostro Volere, ricevere con diritto la santità nostra, l’amore, la scienza, la bontà nostra, perché non si può fare a meno di darle, perché sono proprietà sue, come lo sono del nostro «Fiat», perché la sua vita vive già in Esso. Molto più che chi vive nella mia Volontà cresce sempre nella santità, nell’amore, [8] nella bellezza nostra, e così di seguito. Questo crescere continuo forma nella creatura un atto nuovo da dare al suo Creatore: Noi diamo ad essa l’atto nuovo che possediamo in na-tura, e lei lo dà a Noi in virtù della nostra Volontà, ed oh, il contento d’ambo le parti, la felicità che si sente [di]poter ricevere dalla creatura e Noi [di]poter dare. Dare e ricevere mantengono l’alimento della corrispondenza, conservano l’unione sempre crescente e sono come il soffio che mantiene sempre acceso il fuoco e viva la fiamma dell’amore, senza pericolo di poter-si smorzare. Perciò, sempre avanti nella mia Volontà e tutto andrà bene.” 2[9] Fiat!!!

7 Agosto 1932

La luce della Divina Volontà converte le pene in pace perenne, gioie
e conquiste, e i timori e tutte le altre cose perdono la vita. Chi vive
in Essa è confermato come cittadino del Cielo, pur essendo sulla terra.

Come la luce della D. Volontà fa perdere la vita a tutte le altre cose, dà la freschezza divina

e chi vive in Essa è confermato nel bene ed acquista il diritto di cittadino del Cielo

Sono tra le braccia della Divina Volontà, sebbene sotto il torchio delle privazioni del mio dolcissimo Gesù. Senza di Lui le ore sono secoli, i giorni sono intermi-nabili, ed oh, come rimpiango la sua dolce e amabile presenza e sento tutta la durezza del mio lungo esilio! Ma mentre gemo e sospiro, il “Fiat” Divino fa scorrere la sua luce sul mio dolore e, attutendolo, mi fa scorrere nelle onde eterne dei suoi atti per unire i miei coi suoi e farne uno solo. Ah, mi sembra che non mi dia il tem-po neppure di dolermi di essere priva di Colui che tanto mi ama ed amo; la sua luce s’impone su tutto, eclissa ed assorbe tutto, vuole tutto per sé, non permette di [10] perdere tempo anche nelle cose più sante, qual è la privazione di Gesù.

Ma mentre nuotavo nel mare del dolore, la cara mia Vita, appena come lampo che fugge, visitando la piccola anima mia, mi ha detto: “Figlia buona, coraggio, lasciati guidare dalla luce della mia Divina Volontà, la quale ti saprà con-vertire i dolori, le pene, le mie stesse privazioni, in pace perenne e in con-quiste divine. La natura della sua luce è eclissante, corroborante, fortifican-te, e dove la sua luce giunge il dolore perde la forza e la vita, e lo cambia in conquiste e in gioie, perché la forza della sua luce supera tutto, e dove prende il suo posto tutte le altre cose perdono la vita; e se innanzi alla luce della mia Divina Volontà si sentono altri effetti e desideri, significa che la pienezza della sua luce non è completa nell’anima, né vi regna in modo assoluto. Il suo regno è regno assoluto, non condizionato; perciò ha il supremo diritto [11] di assorbire tutto, di far perdere la vita a tutte le altre cose e di convertire tutto in Volontà Divina. Tu devi sapere che ogni qual volta la creatura fa i suoi atti nella mia Volontà, una rugiada benefica le piove addosso, la quale le conserva la freschezza divina e le dà l’oppio per tutto ciò che ad Essa non appartiene; ed oh, com’è bello vederla sempre fresca nei suoi atti, fresca nel suo amore, nel suo dolore, in atto [di] aspet-tare di ricevere la sua rugiada, per riceverne l’oppio, per convertirlo in dolce conquista di Volere Divino. La freschezza rende amabile, attraente, tanto una persona quanto un oggetto; le cose vecchie non piacciono a nessuno. Perciò Io amo tanto chi vive nella mia Divina Volontà, perché sento in esso la nostra freschezza divina, i nostri soavi profumi; insomma dà di roba nostra, ed [Io], il tuo Gesù, chiudo nel mio Cuore divino questa amata crea-tura e la vado formando, crescendo tutta di mia Volontà. [12] Sicché questa nobile schiera dei figli del mio Volere sarà formata nel mio Cuore Santis-simo come [di] tante piccole regine, di figlie del gran Re.”

Onde, continuando il mio stato d’oppressione per le privazioni del mio dolce Gesù, pensavo tra me: “Eppure, ad onta che sono priva di Colui che per me è più che la mia stessa vita, pure sento una pace profonda, non temo nulla, né ho alcun timore se è per mia colpa che il celeste Gesù mi priva di Lui, né ho alcuna paura che mi possa perdere; non sento altro nella piccola anima mia che un mare placido, che, sebbene mormori, il suo mormorio non è altro che «ti amo», e questo mio piccolo «ti amo» non ti chiede altro che venga il regno della tua Volontà sulla terra, e senza mai cessare di mormorare, faccio le mie piccole onde spesso spesso, per sbarazzarmi dal mio esilio e prendere il Cielo d’assalto, per chiudermi nella mia Patria celeste; macché, invano, [13] le mie onde cadono nel mio mare e continuo placidamente a mormorare «ti amo, ti amo», ed impegno Cielo e terra a chiederti il tuo «Fiat».”

Ma mentre la mia mente spropositava, il mio sommo Bene Gesù, stringendomi tra le sue braccia, tutto tenerezza mi ha detto: “La mia neonata della mia Volontà pare che vai cercando come turbarsi, ma Io non lo voglio, non voglio le tempeste nel mare dell’anima tua, ma pace perenne. Le tempeste, cioè, i timori, le paure, i dubbi ti impedirebbero il continuo mormorio del tuo placido «ti amo», che deve correre e mormorare sempre per vincere il tuo Creatore, affinché mandi il suo Volere e scenda sulla terra per farlo regnare.

Ora, tu devi sapere che [per] chi si fa dominare dalla mia Volontà e vive in Essa, i mali perdono la vita; il timore di offendermi, le paure, i turba-menti, perdono il [14] seme per rinascere, l’anima e il corpo restano confer-mati nel bene; si trova nelle condizioni dei beati, per [i quali] il male non ha più vita, perché in quelle regioni celesti, il male assolutamente non può entrare nella mia Volontà. Sicché chi vive in Essa si può chiamare ed acquista il diritto di cittadino del Cielo, ed è come un cittadino smarrito dalla Patria celeste, se si trova sulla terra, in cui la tiene la mia Divina Volontà per i suoi grandi disegni e per [il] bene della misera umanità. Ma ad onta che sta sulla terra, non perde i diritti di essere cittadino del Cielo, né di vivere con le stesse proprietà della Patria celeste; e sebbene si senta come smarrito, per diritto deve possedere il Cielo nell’anima sua, per vivere non di terra, ma di Cielo. Ah, il vivere nella mia Volontà chiama il Cielo in terra e la sua luce scrive sulla sua fronte, con caratteri [15] incancellabili: «amore perenne, pace imperturbabile, conferma di tutti i beni, figlio dell’Ente Supre-mo». Perciò sempre nella mia Volontà ti voglio, affinché goda le proprietà della tua Patria celeste, che sono amore continuo, pace somma e Volontà Divina, come vita di tutti i beati.” 3Fiat!!!

14 Agosto 1932

Come la luce interna degli occhi si unifica con la luce che arriva dall’esterno per poter
operare, così l’anima deve accogliere la Luce del “Fiat” eterno. Dio vuole formare
il suo Atto generativo anche nelle anime, per formare in esse la sua Trinità:
la Luce, quindi la Conoscenza e da questa l’Amore.

Chi non vive nella D. Volontà si trova nelle condizioni degli oziosi innanzi

alla luce del sole. Chi vive in Essa possiede la SS.ma Trinità in atto.

Stavo pensando alla Divina Volontà e come [per] chi si fa dominare da Essa, dandole il pieno dominio, tutti i diritti sono suoi e tutto ciò che gli altri ottengono per pietà, per misericordia, per bontà di Dio, essa l’ottiene per diritto. Per diritto ottiene la santità, perché quella che la domina [16] è santa e ha virtù di trasformare anima e corpo in santità, in bontà, in amore. Sicché tutte le vittorie, le conquiste, i diritti sono suoi e da padrona prende d’assalto il Cielo. Che grande differenza tra chi vive nella Divina Volontà e chi vive di volontà umana!

Ma mentre ciò pensavo, il mio adorabile Gesù, ripetendo la sua breve visitina, mi ha detto: “Figlia benedetta, la differenza tra l’una e l’altra è grande ed incalcolabile. Per chi non vive nella mia Volontà, Essa è come il sole per gli oziosi: per quanto li investa con la sua luce e li dardeggi col suo calore, essi nulla fanno, nulla imparano e nulla guadagnano, e rendono per loro sterile la luce del sole; e siccome stanno senza far nulla, si stancano, si annoiano della stessa luce e cercano l’oscurità come riposo del loro ozio infelice. Invece per chi lavora, la luce è operante, è luce all’occhio per fargli guar-dare ciò [17] che deve fare, perché per quanta luce abbia al di fuori, se il suo occhio non ha la vita della luce, a nulla gli servirà la luce che lo circonda, e se non ha la luce esterna a nulla gli gioverà avere la vita della luce nel suo occhio. La mia paterna bontà ha messo tale accordo d’unione tra [la] luce esterna che può avere la creatura e quella del suo occhio, che l’una non può operare senza l’altra. Luce alle mani, se vuole operare, se vuole scrivere, se vuole leggere, e così di seguito. Sicché la prima parte operante nella crea-tura la svolge la luce. Senza di essa le riuscirebbe quasi difficile poter fare alcun bene e potersi guadagnare un tozzo di pane per vivere. Ora, tale è la luce della mia Volontà. Per chi non vive in Essa, Essa investe ed esiste per tutti, ma non è operante né dominante nell’atto della creatura, [e] questa, con tutta la sua luce, resta [18] oziosa, non impara nulla di divino, né fa al-cuna conquista, e le cose più belle la stancano e l’annoiano. La volontà che vuole vivere nella Mia è come l’occhio pieno di luce, che si rende capace di unificarsi con la luce della mia Volontà, e mettendosi d’accordo tra loro, fanno e formano lavori ed opere prodigiose, da fare strabiliare Cieli e terra. Vedi dunque che significa vivere nella mia Volontà? Non stare oziosa, ac-cordarsi la piccola luce dell’anima con la luce del «Fiat» eterno per renderlo operante negli atti suoi e così formare l’inseparabilità tra l’una e l’altra.”

Onde la folla dei pensieri sulla Divina Volontà seguiva nella mia mente, ed il mio celeste Gesù ha soggiunto: “Figlia benedetta, la mia Volontà produce la luce nell’anima, la luce genera la conoscenza, luce e conoscenza si amano e generano l’amore. Sicché dove regna la mia [19] Volontà Suprema regna la Trinità Sacrosanta in atto.

La nostra Divinità adorabile è portata per natura, in modo irresistibile, senza mai interrompere, a generare continuamente, e il primo atto genera-tore lo facciamo in Noi stessi. Il Padre mi genera continuamente, ed Io, suo Figlio, mi sento generato continuamente in Lui. Il Padre Celeste mi genera e mi ama, Io sono generato e lo amo, e dall’Uno e l’Altro procede l’Amore. In quest’atto generativo, senza mai cessare, si racchiudono tutte le nostre conoscenze mirabili, i nostri segreti, le nostre beatitudini, i tempi, le nostre disposizioni, la nostra potenza e sapienza, tutta quanta l’eternità racchiusa in un solo atto generatore, che forma tutto l’assieme del nostro Essere Divino. Quindi, questo nostro Amore reciproco, che forma la Terza Persona del nostro Ente Supremo, inseparabile da Noi, pare che non si contenta del nostro atto [20] generatore in Noi, ma vuole generare fuori di Noi stessi, nelle anime, ed ecco il compito [che] affidiamo alla nostra Volontà, animata dal nostro Amore, che scenda nelle anime e vada a formare con la sua luce la nostra generazione divina.

Ma può fare ciò in chi vive nel nostro Volere; fuori di Esso non c’è posto per formare la nostra vita divina, la nostra parola non troverebbe l’udito per farsi ascoltare e, mancando le nostre conoscenze, l’amore non troverebbe la sostanza per generare, ed ecco perché la nostra Trinità Santissima è scom-pigliata nella creatura. Perciò la sola nostra Volontà è quella che può for-mare questa nostra generazione divina. Quindi sii attenta ad ascoltare ciò che ti vuol dire questa luce, per dare campo al suo atto generatore.” 4[21] Fiat!!!

21 Agosto 1932

L’Amore incessante di Dio vuole il “ti amo” della creatura.
La Divina Volontà è la vita dell’anima e l’amore è il suo sangue.
La mancanza d’amore fa morire ogni cosa; solo il “ti amo” può preparare il Regno.

Desiderio di Gesù e bisogno che sente del “ti amo” della creatura.

Come il suo amore resta fallito. L’amore, sangue dell’anima. Anemia che esiste nel mondo.

Stavo girando negli atti della Divina Volontà, ed oh, come vorrei mettere il con-traccambio degli atti miei negli atti suoi; ed essendo troppo piccola ed incapace di poter fare atti equivalenti per contraccambio dei suoi, me ne esco col mio piccolo “ti amo”; ma ad onta che sia piccolo, Gesù lo vuole, lo aspetta per dirmi: “La neonata della mia Volontà ha messo del suo negli atti nostri, sicché non sono più soli, hanno la compagnia di colei per la quale furono creati, e que-sta fu ed è la nostra Volontà, per dare il campo d’azione alla creatura negli stessi atti nostri, per poterle dire: amiamo ed operiamo in un solo campo”.

Ma pensavo tra me: [22] “Che gran che [è] questo mio piccolo «ti amo» che Gesù vuole e tanto ama?” Ed il mio amato Gesù, tutto bontà, mi ha detto:

“Piccola figlia del mio Volere, tu devi sapere che Io amo il tuo «ti amo» e sto sempre in atto di aspettarlo. Io ti amo sempre, non cesso mai d’amarti, e se tu fai le soste nell’amarmi, sento che Io ti do il mio amore continuo e tu non me lo dai, e il mio amore si sente come [de]rubato da te. Invece quando il mio «ti amo» corre ed il tuo si fa trovare pronto per darmi e ricevere il mio «ti amo», il mio si sente ripagato, e succede che il tuo «ti amo» non dà tempo al mio e il mio non dà tempo al tuo; succede una corsa, una gara d’amore tra Creatore e creatura. Molto più, quando vedo che stai per dirmi «ti amo», la mia Volontà investe il tuo «ti amo» per farlo [diventare] da piccolo grande, ed Io trovo il mio amore nel tuo; come non devo amarlo e volerlo? Figlia, sono i miei soliti [23] stratagemmi, le mie industrie, ché do per ricevere. Questo è il mio commercio: amo, do amore per ricevere amore, e quando non sono amato il mio commercio resta fallito; e siccome la mia passione è l’amore, non mi stanco né mi tiro indietro, incomincio da capo, ripeto, ripeto le industrie, abbondo di stratagemmi e di tenerezze per rifarmi del mio amore fallito nella creatura. Oh, se sapessi come resta ferito e dolente il mio Cuore quando Io dico «ti amo» ed essa non sente la chiamata che le fa il mio per avere il suo!

Oltre a ciò, tu devi sapere che l’amore è il sangue dell’anima, come la mia Volontà è la vita, e come nell’ordine naturale la vita non può funzionare senza il sangue e il sangue non può circolare se non ha una vita, e a seconda [del]l’abbondanza del sangue così gode salute, così [è] nell’ordine soprannaturale: l’anima, la mia [24] Divina Volontà, non può funzionare senza il sangue dell’amore. Quanto più amore [avrà], tanto più si sentirà forte, robusta, attiva nell’operare, altrimenti soffrirà d’anemia e potrà finire in tisi, sicché quando non è sufficiente il sangue dell’amore, la mia stessa Volontà, per quanto sia vita, si rende malata nell’anima e inoperante, per-ché le manca il sangue dell’amore per funzionare. Tutte le virtù si rendono anemiche, e invece di pazienza, di fortezza, di santità, queste virtù si ve-dranno tutte scolorite, cambiandosi in difetti. Perciò c’è molta anemia nel mondo, perché manca il sangue puro del mio amore, e di conseguenza [le creature] vanno incontro ad una tisi terribile, che le porta alla rovina nell’anima e nel corpo.

Ecco perché amo tanto il tuo «ti amo» e lo voglio in tutti gli atti miei, in tutte le cose create, in ogni atto di creatura, per poter formare molto sangue [25] come antidoto e rimedio all’anemia che esiste, e questo sarà preparativo al regno della mia Volontà. Perciò sento il bisogno del tuo amore. È vero che è piccolo, ma Io non guardo se è piccolo o grande, piuttosto guardo se è stato fatto nella potenza della mia Volontà, che gli atti più piccoli me li fa grandi e li investe di tale bellezza da sentirmi rapire. Quindi, per farlo ti basta sapere che lo voglio, mi piace, mi rendi contento. Se è piccolo o gran-de, me la vedo Io, e questo tuo «ti amo» lo voglio nel palpito del tuo cuore, nell’aria che respiri, nel cielo, nel sole, insomma in tutto. Oh, come vorrei vedere che il tuo «ti amo» investe Cielo e terra, creature e Creatore!” 5[26] Fiat!!!

28 Agosto 1932

Gesù tace dopo aver parlato: dopo il lavoro riposa. La sua parola forma la nuova Creazione,
che deve dare alle anime la vita della sua Volontà. Il suo lavoro inizia col suo “ti amo”.
Quando la creatura lo ricambia col suo “ti amo”, Gesù aggiunge al suo amore generale
un amore speciale.

Alternative divine, lavoro e riposo. Come Dio prende la creatura sempre a via d’amore.

Amore universale ed amore speciale.

La mia piccola mente continua a sperdersi nel Volere Divino; mi sembra che non so stare se non mi tuffo nelle sue onde per trovare in atto ciò che ha fatto per amore nostro. Ma in mezzo a tanta immensità d’amore il mio cuore ha i suoi gemiti dolorosi per le privazioni del mio dolce Gesù, [per] il suo silenzio profondo. Sento che nella mia anima, sebbene c’è un’aria pura, un cielo tersissimo tem-pestato di stelle scintillanti di tutti i colori, un sole fulgidissimo che con la sua luce batte continuamente sulla mia piccolezza per fare che tutto sia in me Volontà [27] Divina, tutto è pace e serenità [e] non vi è neppure un leggero soffio di vento che possa far rumore, questo però è tutto effetto e proprietà del “Fiat” eterno; eppure dicevo tra me: “Mi sembra che mi manchi il Re, mi manca Colui che con un amore che non so dire, tutto ha operato e ordinato in me, e mancandomi Lui mi sento sola; ma dimmi, perché mi hai lasciato? Perché non parli?”

Ed il mio caro Gesù, facendosi ferire dai miei gemiti e sostenendomi nelle sue braccia, mi ha detto: “Figlia mia, non ti meravigliare, è mio solito; dopo il lavoro voglio trovare riposo nel mio stesso lavoro, in mezzo alle mie stesse opere, che più che soffice letto si prestano in atto di adorazione profonda e in muto silenzio a darmi riposo. Il riposo dopo il lavoro è il ricambio del lavoro, è il gusto e il contento che sa dare il sacrificio. Non feci lo stesso nella Creazione? Prima la creai col mio [28] «Fiat», perché la nostra parola è opera, è passo, è tutto, e dopo [aver] ordinato e operato tutto, trovai il più bello e dolce riposo. Queste sono le alternative del nostro Essere Supremo, lavoro e riposo; il lavoro ci chiama al riposo e il riposo ci chiama al lavoro. Quindi, non vuoi tu che riposi nell’anima tua? Tutto ciò che tu vedi in te, non è altro che lavoro del tuo Gesù. Ogni parola che ti dicevo era un lavoro che Io facevo e da dentro la mia parola formavo la nuova Creazione in te, più bella della stessa Creazione, perché quella doveva servire ai corpi, questa deve servire alle anime per dar loro la vita della mia Volontà. Se non facessi le alternative di lavoro e riposo, sarebbe segno che non mi avresti dato la libertà di operare con la mia forza creatrice il mio lavoro nell’anima tua, onde avrei continuato il mio lavoro fino a tanto [che] ne [29] avessi l’intento, per poi riposarmi. Io, se non finisco non riposo, e se dopo il riposo riprendo il lavoro, è perché riprendo nuovi lavori.

Non vuoi tu che mi riposi sotto questo cielo così sereno? Queste stelle e [questo] sole che mi piovono addosso come dolci refrigeri, facendomi le più belle nenie, mi invitano al riposo e in muto silenzio mi dicono: «Come sono belle le opere tue! La tua Volontà operante, la tua potenza creatrice ci ha dato la vita. Siamo opere tue; riposati in noi e noi formeremo la tua gloria, la tua adorazione perenne». Ad un dire [co]sì dolce prendo riposo e nello stesso tempo veglio e conservo il mio lavoro, e preparo altri lavori da fare.

E se sapessi qual è il primo lavoro che faccio dopo il riposo! Apro il mio lavoro col dire alla creatura un dolce mio «ti amo»; voglio iniziare il mio lavoro col mio amore, affinché la creatura, sentendosi ferire e rapire [30] dalla forza irresistibile del mio amore, mi lasci fare e mi dia il campo d’azione nell’anima sua. Io la prendo sempre, inizio i miei lavori, chiedo dei sacrifici a via e a forza d’amore. Il mio amore la felicita, la investe, la assorbe, la inebria, e di fronte al mio amore, inebriata com’è, mi fa fare ciò che voglio e giunge a sacrificarmi la pro-pria vita; perché un mio «ti amo»esce dal fondo della mia Divinità, che contiene l’immensità che si trova dappertutto, l’infinità che non finisce mai, la potenza che tutto può, la sapienza che dispone di tutto, sicché tutto ciò che esiste sente la forza del mio «ti amo» e tutti lo dicono insieme con Me: glielo dice il Cielo con tutta la corte celeste, lo dicono le stelle e il loro scintillio si cambia in «ti amo»; il sole, il vento, l’aria, l’acqua le dicono «ti amo», perché avendolo detto Io, il mio «ti amo» ha risuonato in tutto e [31] dappertutto e tutti lo dicono insieme con Me, e la creatura si sente sotto la pioggia di un «ti amo» immenso e, sentendosi affogata dal mio amore, mi lascia fare, non fiata e si presta a farmi compiere le mie opere più belle. E sebbene anch’essa senta il bisogno di dirmi «ti amo», vede che il suo è troppo piccolo di fronte al mio, perché non ha le armi dell’immensità, potenza ed infinità, [ep]pure non vuole resta-re dietro ed usa l’industria di dirlo nella potenza della mia Volontà, ed oh, quanto lo gradisco, e mi è di spinta non solo al lavoro, ma a ripeterle un mio «ti amo» diretto e speciale; perché è vero che amo tutti, il mio amore non cessa mai per nessuno, ma quando voglio fare lavori speciali, nuove opere, disegni più distinti, non mi contento del mio amore generale, ma vi aggiungo un amore speciale e distinto, che mentre serve ad affascinare la creatura, serve come [32] materia, come terreno dove formare il mio lavoro e distendere le mie opere. Perciò lasciami fare; so Io quando è necessario il lavoro, la parola, il silenzio e il riposo.” 6Fiat!!!

4 Settembre 1932

Dio ha creato tutte le cose per amare l’uomo ed essere da lui amato.
Per avere questo ricambio mise la sua Volontà Divina operante nell’uomo,
al quale dà l’unità di un atto solo, l’ordine e la forza operante.

Il ricambio, bisogno dell’amor Divino. La D. Volontà operante, continuazione di Creazione.

Sono sempre nel mare del Volere Divino, il quale mi fa presente tutta la Crea-zione. Che teatro immenso, nel quale ci sono scene [co]sì commoventi che a chia-re note rivelano il grande amore di Dio verso le creature e che rapiscono il cuore ad amarlo. E pensavo alla grande ingratitudine umana, che non si fa rapire ad amarlo.

Ed il mio dolce Gesù, sorprendendomi, col suo Cuore gonfio d’amore mi ha detto: “Mia buona figlia, [33] la Creazione fu fatta dal nostro Ente Supremo per dare amore e per ricevere il ricambio dell’amore delle creature. Non vi è cosa da Noi creata [in]cui non ci fu questo nostro scopo, farla per riceverne il ricambio, altrimenti le nostre opere non sarebbero state opere comuni-cative, fruttifere, alimentatrici e piene di vita per felicitare l’uomo; sarebbero state come opere dipinte, che al più alletterebbero la vista, ma non fareb-bero bene a nessuno. Invece, col volere il ricambio, Noi mettevamo come in via la comunicazione della luce per dargli la vita della luce, l’aria per dargli la vita della respirazione, l’acqua, il cibo, il fuoco per dargli la vita e il bene che essi posseggono, e così tutto il resto. Quanti atti di vita mettevamo intorno alla creatura per [far] crescere, alimentare e sostenere la sua vita! Ora, volere il suo ricambio era un bisogno del nostro amore; le opere senza [34] ricambio sono opere senza corteggio, senza apprezzamento, e per quanto si serva di esse, restano opere isolate, come se non fossero gradite. Il ricambio non prende l’opera solo per servirsene, ma entra dentro di essa per riconoscere Colui che per amor suo l’ha creata; il ricambio dà vita alla gratitudine, al ringraziamento; si può dire che il ricambio mantiene la conversazione, l’amicizia, la corrispondenza tra il donatore e chi riceve il dono, altrimenti tutto resta spezzato.

Ora senti, figlia mia, un altro tratto del nostro intenso amore verso l’uomo. Per avere questo ricambio, nel crearlo mettemmo in lui la nostra Volontà operante unita alla sua, affinché come la nostra Volontà nell’opera della Creazione fece tante opere per amor suo, così [l’uomo], possedendo la nostra Volontà Divina nell’anima sua, in virtù di Essa potesse avere ugual forza e potere di darci il ricambio [35] da Noi voluto. Il nostro «Fiat», agente nella Creazione e agente nella creatura, doveva mettere in gioco l’umano volere per servirsi di tutti i suoi atti, piccoli e grandi, e formare il giusto ricambio di tutte le opere che aveva fatto nella Creazione, molto più che sapeva il numero, la varietà, la bellezza, il peso di tutte le sue opere. Nella creatura operante non doveva fare di meno, [doveva] operare con la stessa molteplicità, sontuosità e bellezza [con cui] aveva operato nell’universo, e così ricambiarsi le sue opere esterne e le sue opere interne fatte nel fondo dell’anima. La Volontà Divina doveva servirsi dell’umana volontà come materia nelle sue mani, per continuare la sua Creazione.

Ecco perché l’uomo, col respingere la nostra Volontà, fece cessare la sua vita operante negli atti suoi, dei quali poteva servirsi per creare e trasfor-marli in cieli, in stelle, in soli, [36] in mari, eccetera; inceppò l’opera nostra, l’arrestò, sconvolse le nostre dolci armonie, i cari ricambi, che solo in virtù del nostro Volere potevano esistere. Tutto [avremmo] potuto fare in lui se la nostra Volontà avesse [avuto] la sua vita operante in lui. Ecco perché le nostre premure, i nostri sospiri, le insistenze, i nostri dolori, che la terra umana potesse diventare nostro campo d’azione, in cui il nostro Volere avesse piena libertà di fare quello che vuole.

E non credere che solo l’Ente Supremo vuole il ricambio nelle sue opere, anche la creatura; il primo scopo nelle sue opere è il ricambio. Se c’è questo, o almeno lo spera, ha mani e piedi per muoversi, bocca per parlare, forza per sacrificarsi, tempo per operare, ma se non vi è il ricambio, le sembra di non avere né mani, né piedi, né bocca, né forza, né tempo; sente che la vita le muore per quell’opera. Sembra che il ricambio [37] sia nulla, ma non è vero, anzi è il principio e la vita di ogni opera; perciò il ricambio è un bisogno del mio amore e mi fa continuare l’opera della Creazione.”

Dopo ciò, continuavo il mio abbandono nel “Fiat” Divino e una folla di pensieri, dubbi e difficoltà sorgevano nella mia mente. Ed il mio celeste Maestro ha sog-giunto: “Figlia mia, la mia Volontà ha virtù di fare l’accentramento di tutto l’essere umano in un atto solo. Se opera, con la sua virtù unitiva accentra in Sé i pensieri, il cuore, i passi e tutto, in modo che la creatura sente che non solo l’opera, ma tutto l’essere suo è investito dalla sua forza operante, sente l’impero della mia Volontà operante e fa [di] tutto una sola cosa. Questa forza unitiva rende dominante e ordinata la creatura, perché la prima dote che [le] sa dare il mio «Fiat» è il dominio di se stessa e l’ordine, e allora [38] prende il suo dominio divino e diventa nelle sue mani materia fattibile, che si presta alle sue opere meravigliose. Invece, senza la mia Volontà, la crea-tura non possiede neppure la forza unitiva negli atti suoi e quindi si vede tutta sparpagliata, senza ordine, e materia dura che non cede alle forme che il nostro Volere le vuole dare.” 7Fiat!!!

8 Settembre 1932

La Natività di Maria racchiuse tutti i prodigi, perché in Lei nacque
la Divina Volontà nel mondo. Le cose create sono altrettante vie aperte
per andare a Dio. Il bene che fa l’uomo è la sua nobiltà.

Prodigio della nascita della Regina del Cielo.

Vie di comunicazione tra Creatore e creatura. Chi forma la nobiltà.

La mia piccola mente fa sempre la rondine dentro e fuori il Volere Divino, e per quanto gli giri intorno non mi stanco mai; sento una forza misteriosa che, allettandomi, non mi dice mai basta, ma dice: “Corri, cerca i suoi atti, amali, ado-rali, baciali, trasforma i tuoi nei suoi e forma [39] tutta la tua vita di Volontà Divina”. E se non so dire nulla, nelle mie corse e giri dico la mia piccola storiella: “ti amo, ti amo, ti adoro, ti benedico, o Volontà adorabile, in tutte le opere tue”.

Ed essendo oggi la Natività della Regina del Cielo, mi sono fermata a pensare al grande portento della sua nascita, che pareva che Cieli e terra si mettevano sull’attenti per adorare questo prodigio divino.

Ed il mio sommo Bene Gesù, con amore e tenerezza indicibile, mi ha detto:

“Figlia benedetta della mia Volontà, la nascita della mia Mamma Celeste racchiude tutte le meraviglie, tutti i prodigi uniti insieme, ma sai perché? Non nasceva solo Lei, la pura, la santa, la bella, l’Immacolata, no, no, ma insieme con la celeste bambinella nasceva in Lei la mia Volontà Divina, concepita già e racchiusa in Lei per formare la sua vita operante e crescente nella graziosa [40] bambina. Racchiudersi la mia Volontà per nascere insieme, servirsi dell’organo2 della celeste creatura per operare e formare la sua vita divina, questo fu un prodigio che solo l’eterno Amore, la divina Sapienza e Potenza potevano operare. Non era la sola vita che le si dava, né il solo dono di liberarla dalla macchia d’origine, questo sarebbe stato nulla per la nostra potenza; quello che fece stupire e che richiamò l’atten-zione di tutti, fu la mia Volontà che nasceva insieme con Lei nel mondo, tanto che Cieli e terra ne restarono scossi, si misero sull’attenti, sentivano una forza misteriosa, quella stessa forza che li dominava e conservava tutta la Creazione. Era la nostra stessa Volontà che moveva tutto e metteva Se stessa e tutta la Creazione a servizio e [a] disposizione di questa neonata bambinella. Quindi questo nascere della mia Volontà insieme con [41] Lei fu l’origine che chiamò tutti gli altri prodigi ad accentrarsi in Essa. Dove regna il mio «Fiat» non vi è bene che non racchiuda, né prodigio che non compia; vuole fare sfoggio del suo amore e potenza col formare la sua vita operante e metterci del suo per quanto a creatura è possibile contenere. Perciò ammira e ringrazia il nostro Essere Supremo, che giunge a tanto amore verso questa neonata bambina, da far rinascere in Lei la nostra Volontà non nata, che non ha principio, né fine, né limiti nei suoi confini.”

Onde seguivo l’operato della Divina Volontà in tutte le cose create, ed il mio amabile Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, le cose create furono fatte da Noi per formare tante vie, per fare che l’uomo se ne potesse servir per venire a Noi, perché le lasciammo tutte aperte, affinché quando volesse venire non aves-se bisogno di bussare [42] né di aprire per venire a Noi. Era il nostro figlio; era giusto e ragionevole che avesse aperte tutte le vie per andare da suo Padre Celeste e trattenersi insieme per amarlo ed essere amato, e come figlio [Gli] chiedesse grazie e favori. Ma sai che fece l’ingrato figlio? Lui stesso chiuse le vie, formò le sbarre e col peccato formò le porte, chiudendo le corrispondenze con chi gli aveva dato la vita. Ora, vuoi tu sapere chi ritorna ad aprire le porte, a bruciare le sbarre? Chi mi ama e vive nella mia Divina Volontà; l’amore ed il mio «Fiat» sono forze potenti che bruciano e svuotano tutto e aprono tutte le vie per mettere di nuovo il figlio lontano nelle braccia del suo Padre Celeste.

Ora, tu devi sapere che tutte le virtù, le opere buone, l’amore, il fare la mia Divina Volontà, formano la nobiltà dell’uomo, ma la sostanza di questa nobiltà [43] è la ricchezza della mia grazia. Tutto il bene viene poggiato su di Essa, che si fa fonte e conservatrice di tutto il bene che si può operare, altrimenti l’uomo si può dire nobile di origine, qual è, ma siccome gli manca la ricchezza, si trova quasi per necessità a fare atti non degni della sua nobiltà. Difatti, se uno è nobile e non è ricco, non può vestire da nobile, né abitare palazzi, sicché la sua nobiltà si riduce al solo ricordo che era nobile. Così, [per] chi non possiede la ricchezza della mia grazia, tutto il bene si riduce a squallide virtù, che spesso spesso fanno vedere che non è ricco di pazienza, di preghiera, di carità e così di seguito. Ora, il bene forma la nobiltà, la ricchezza della mia grazia la conserva, la mia Volontà forma il Re che domina e con maestria divina regola [44] e ordina tutto.” 8Fiat!!!

18 Settembre 1932

Dall’eternità, l’Amore di Dio ha stabilito la pagina della vita di ogni creatura
e di tutta la Creazione. L’uomo deve copiare la pagina scritta da Dio per lui.
Nessuno può uscire mai dalla Divina Volontà, ma solo chi vive in Essa
sente in sé la sua luce, forza e vita. Dio sa solo amare, anche se non è amato.

La pagina scritta nella D. Volontà, storia della creatura. Come Iddio non ci vuole servi,

ma principini del suo regno. L’amor divino in cerca di tutte le creature per amarle.

Il mio abbandono continua nel Volere Divino. Mi sento nascondere dalle sue onde eterne, nelle quali tutto nasconde, nulla sfugge dalla sua immensità, sicché chi vuol trovare tutto, abbracciare tutto, sentire la storia di ciascuno, deve entrare in questo mare del “Fiat” Supremo. Ma mentre la mia mente si perdeva in Esso, il mio dolce Gesù, visitando la mia piccola anima, mi ha detto:

“Figlia benedetta, la mia Volontà racchiude tutto, anzi, per ciascuna creatura ha la sua pagina scritta di come si deve svolgere la sua storia [45] e formare la sua vita, e questa pagina fu scritta «ab eterno» nella luce della nostra Volontà, sicché la vita di ciascuna creatura ebbe il suo principio nel tempo, ma nel nostro Ente Supremo non ebbe principio e fu amata da Noi con amore senza principio e senza fine. Ora, la Creazione tutta non esisteva ancora e Noi l’amavamo, perché già stava dentro di Noi; tenevamo chiuso dentro il Sacrario della nostra Divinità il gran parto di tutte le creature, guardavamo in ciascuna di esse la nostra pagina scritta, le sue vicende, la sua piccola storiella, e a seconda di ciò che era scritto, del più o del meno che doveva essere compiuta e glorificata la nostra Volontà Santissima, così più inten-samente le amavamo. Tu non esistevi, ma la nostra Volontà ti racchiudeva, e Noi, amandoti, ti davamo il luogo, il riposo sulle nostre ginocchia paterne, ti davamo le svariate lezioni sul [46] nostro «Fiat», ed oh, quanto piacere prendevamo nel vederti ascoltare e scrivere nell’anima tua, come copiando, ciò che stava scritto nella nostra pagina eterna, perché tu devi sapere che ciò che vogliamo che la creatura faccia di nostra Volontà, prima viene fatto da Noi, formato da Noi nel nostro stesso Volere, e poi, straripando da Noi, vuole farlo e formarlo nella creatura, facendone suo campo d’azione divina.

È tanto il nostro amore, che non vogliamo altro [se non] che essa faccia ciò che abbiamo fatto Noi, dandole il modello dell’atto nostro, affinché ne faccia la copia; e quanti aiuti [e] assistenza non diamo mentre fa la copia, dandole la nostra stessa Volontà come atto suo, come materia prima, affin-ché la copia riesca secondo il nostro disegno! Ora, [per] chi fa la sua volon-tà, ogni suo atto non fa altro che guastare il nostro disegno, formare delle cancellature sulla nostra pagina scritta, ogni nostra parola [47] scritta conte-neva un amore speciale ed eterno, conteneva lo svolgimento della sua vita a seconda della nostra somiglianza, in cui doveva racchiudere la sua storia d’amore e di compimento di sua Volontà Divina verso il suo Creatore. L’umano volere non fa altro che contraffare questa pagina, sconvolgere la nostra somiglianza, e invece di formare la copia della nostra pagina scritta con tanto amore per essa, si ha formato la sua pagina scritta con note di dolore, di confusione e con una storia sì vile e bassa, che i secoli non ne faranno memoria e l’Eterno non troverà in essa l’eco della storia scritta nella sua pagina, in cui doveva essere decantata la sua storia divina nella creatura.

Figlia mia, vi è una conoscenza sbagliata nel basso mondo, e credono che la creatura possa vivere come scostata da Noi. Che sbaglio! Che sba-glio! La Creazione tutta non è altro [48] che una eredità uscita da Noi, quindi è nostra; ci appartiene tanto che, sebbene l’abbiamo messa fuori, ma l’ab-biamo resa inseparabile da Noi3 e vogliamo l’onore, la gloria della nostra eredità, e che le creature non siano vili servi nostri, ma figli e come tanti principini del nostro regno. Questo principato veniva loro dato dall’insepa-rabilità della nostra Volontà, tanto che la creatura non può fare a meno di Essa, né può vivere né separarsi, neppure nello stesso inferno. Al più, [c’è]chi la tiene operante e chi la tiene conservatrice del suo essere, senza darle l’agio di farle operare il bene. Vivere senza la mia Volontà sarebbe come vivere il corpo senza l’anima, ciò che sarebbe impossibile, e si vede che quando un membro è troncato dal corpo non ha moto, perde il calore e si imputridisce, perché manca l’anima. Così sarebbe se mancasse la mia Volontà, tutto si risolverebbe nel nulla.

Ora, [49] il vivere nella mia Volontà è proprio questo, sentirsi scorrere in tutto l’essere, in tutti gli atti la luce, la forza divina, la vita della mia Volontà; perché dove non vi è la sua vita operante, quell’atto rimane senza vita, senza calore, senza forza e luce divina e come morto per il bene, e quando non vi è il bene dentro, si forma il male e finisce col putrefarsi. Oh, se la creatura si potesse vedere senza la vita operante del mio Volere, si vedrebbe talmente contraffatta, che essa stessa avrebbe orrore a guardarsi. Perciò, lasciati travolgere sempre dalle onde eterne del mio Volere, in cui troverai la tua pagina scritta, la tua storia tessuta con tanto amore su di te, e così non ti farà più impressione ciò che di te abbiamo disposto; troverai tutto come cose che a te appartengono e che di assoluta necessità devono formare la tua vita, riempire la tua storia e soddisfare al nostro bisogno [50] d’amore, perché «ab eterno» volevamo far conoscere la nostra Volontà. Sii fedele e non inceppare il nostro amore; lasciaci liberi di svolgere i nostri mirabili disegni formati su di te.”

Dopo ciò seguivo il mio abbandono nel “Fiat” Divino, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia buona, chi fa e vive nel mio Volere, sale nell’unità della mia Volontà e in Essa vi scende in tutte le cose, per darmi il suo amore in tutte le cose, in tutte le creature e [nei] loro atti.”

Ed io: “Amor mio, per quanto faccia per amarti in tutte le creature ed in tutti gli atti di esse, volendoli coprire tutti col mio amore, affinché Tu non riceva che amore da tutti, pure vedo che non tutti ti amano. Questo è un dolore per me, perché penso che il mio amore non ha forza vitale e perciò non so farti amare da tutti.”

E Gesù: “Figlia mia, è la forza dell’unità [51] del mio Volere che ti slancia su tutti e su tutto, per amare in tutto e darmi il contraccambio dell’amore di tutti, e se non mi amano, non posso dire che il tuo non lo ricevo, anzi, nel tuo amore sento le note dell’amore che tutti mi dovrebbero dare, ed oh, come sono contento! Tu devi sapere che questo è il nostro ufficio divino: dall’altezza del nostro unico e solo atto che mai interrompiamo, scende la nostra luce, amore, potenza e bontà, che vanno rintracciando tutti gli atti, i palpiti, i passi, le parole, i pensieri, per plasmarli, investirli, suggellarli col nostro amore. Sentiamo l’irresistibile bisogno d’amore di andare in cerca di tutto e di tutti e non ci facciamo sfuggire nulla, neppure un palpito, se non diamo un nostro «ti amo», eppure non ci amano, anzi vi è chi sfugge da sotto la pioggia del nostro amore; ma con tutto ciò continuiamo, non ci arrestiamo, perché la nostra natura divina è amore [52] e deve amare, e sentiamo il contento, la felicità che il nostro amore ci dà con l’amare, che ha virtù di amare tutti, di estendersi a tutti e ovunque. Non sarebbe piena felicità in Noi se il nostro amore soffrisse d’impotenza di poter amare tutto, oppure [se] si arrestasse se non si vedesse contraccambiato. Così tu, conti-nua ad amarci per tutti e a travolgere tutti nel nostro amore, e ad onta che non ottieni tutto il tuo intento, sentirai le note del nostro amore felicitante, [per]ché vuoi amarci per tutti.” 9Fiat!!!

25 Settembre 1932

L’oppressione e l’abbandono. Esso chiama l’operato divino nell’anima,
e il fare la Divina Volontà chiama la vita divina. Tutto il Creato gira
dando a Dio i suoi omaggi e così insieme chi vive nella Divina Volontà.

La D. Volontà chiama la vita di Nostro Signore nell’anima, l’abbandono

chiama le opere sue. Diritto che dà la D. Volontà a chi vive in Essa.

Sono sempre nelle braccia del Volere Divino, come una piccola bimba che vuol essere cullata nelle braccia della mamma per prendere il [53] suo dolce sonno, e se la mamma non la culla, la povera piccina non si sente sicura, si opprime e piange, ed implora le braccia della madre per letto e riposo, e allora si quieta, quando ne ottiene l’intento. Tale sono io, sono la piccola bimba neonata appena, e per essere sicura, sento il gran bisogno delle braccia del “Fiat” per essere cullata e difesa, ed essendo inesperta nel suo mare divino, perché sono neonata appena, sento il bisogno di essere guidata in ciò che devo fare nella sua stessa Volontà. E siccome mi sentivo oppressa per le privazioni del mio dolce Gesù e per altri inci-denti [che mi sono] succesi, il mio sommo Bene Gesù, tutto bontà, mi ha detto:

“Mia piccola neonata del mio Volere, vieni fra le mie braccia; tu hai ragione che solo nelle mie braccia puoi essere sicura. Non vi sono pericoli nella mia Volontà che, più che mamma, ti tiene stretta al suo seno, ti ali-menta con la sua luce e col suo amore. [54] Non ci sono oppressioni, né mestizia, né timore; queste sono cose fuori della mia Volontà, non dentro di Essa, dove non vi è altro che pace, gioia, attività4 continua. C’è tanto da fare, che l’anima non trova tempo né luogo per opprimersi. E poi, l’op-pressione è mancanza d’abbandono totale nelle mie braccia; l’abbandono produce il dolce sonno, e nello stesso sonno sogna Colui che ama e che l’ama tanto che la tiene stretta al suo seno. Invece l’oppressione, il timore, produce la veglia, e diventa tutt’occhi per guardare se stessa, non Colui che ama ed è tutt’occhi per essa. Tu devi sapere che il fare e il vivere nella mia Volontà chiama la mia vita a formarsi in te, e l’abbandono totale in Me chiama le mie opere. Chi non vive abbandonato, inceppa in sé la mia vita e le mie opere, ed Io mi sentirei male se non potessi svolgere ciò che voglio fare nella [55] creatura. Perciò abbandonati totalmente in Me ed Io ci penserò a tutto.”

Dopo ciò stavo facendo il mio giro nella Creazione, per mettervi il mio ricambio d’amore per tutto ciò che ha creato e conserva per solo e puro amore, ed il mio amato Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, la gran mole del mondo attaccata alla gran mole divina gira continuamente, animata dal nostro moto incessante; ci gira intorno per ridarci la gloria, l’onore, l’amore con cui la [facemmo]uscire fuori di Noi. Sicché siamo in mezzo alle opere nostre che, mentre ci girano, ci decantano con voci segrete ed arcane il nostro Essere Supremo. Onde Noi sentiamo nelle cose create la nostra vita sparsa in esse e sentiamo ridarci il palpito del nostro amore, la profondità della nostra adorazione, il corteggio della nostra gloria, l’aureola della nostra fulgida bellezza, la vita della nostra luce. Ora, chi gira nelle opere nostre [56] si unisce a darci tutto ciò che ci dà tutta la Creazione; la mia Divina Volontà le dà il luogo in tutte le cose create, per fare che ciò che fanno loro [lo] faccia pure essa, e succede che, come gira, così prende più amore, più luce di conoscenza, si abbellisce di più. È un incanto vedere che, come gira, così prende in sé la vita del suo Creatore e se la copia, ed il mio «Fiat» Divino le dà il diritto di tenere il suo posto d’onore nelle opere sue. Chi vive nella nostra Volontà è inseparabile da Noi e dalla più grande alla più piccola opera da Noi creata; la sua forza creatrice ed unitiva la unisce con tutto, con vincolo indissolubile e perenne.” 10[57] Fiat!!!

9 Ottobre 1932

Dio creò l’uomo rapito in un’estasi d’amore. Le sue opere furono preparativi per poi creare
l’uomo e chi gira in esse, conoscendole, trova quell’Amore per amare a sua volta il Creatore.
Il Concepimento della Vergine Immacolata fu un atto nuovo della Divina Volontà
nel quale fu rinnovata tutta la Creazione.

Dio creò l’uomo in un’estasi d’amore. La Creazione, corredo dell’uomo. Il dolce suono del campanello;

estasi a vicenda del Creatore e della creatura. Prodigio del Concepimento della Vergine.

Il mio abbandono nel “Fiat” continua, e quanto più mi abbandono, tanto più sento la sua forza che mi fortifica, la sua vita che anima la mia, la sua luce che mi conforta, mi rischiara e, facendosi rivelatrice, mi rivela Colui nelle cui braccia sono tutta abbandonata e con attrazione potente mi fa girare nelle opere sue; ama e vuole che la sua piccola figlia sia spettatrice di ciò che ha fatto per amore delle creature. Onde mentre giravo, il mio divino e sovrano Gesù, soffermandomi nel-l’atto della creazione dell’uomo, mi ha detto:

“Figlia mia, che dolce ricordo la creazione [58] dell’uomo! Lui fu creato in una nostra estasi d’amore; fu tanto il nostro amore, che restammo rapiti innanzi alla nostra stessa opera che mettemmo alla luce; ci rapiva la beltà con cui lo avevamo investito, ci rapiva la santità con cui lo avevamo riem-pito, ci rapiva la forma, l’armonia con cui lo avevamo formato, le sue pre-rogative, ciascuna sua qualità era un’estasi d’amore che sentivamo, [che] ci rapiva ad amarlo. Sicché il nostro amore restò scosso, soggiogato, e met-tendoci in estasi, faceva sorgere in Noi l’amore operante ed imperituro verso l’uomo. Ed in questa estasi d’amore, rapiti come stavamo, non si badava a nulla, non si mettevano limiti, si sfoggiava tanto nell’amarlo e nell’arricchirlo di tutti i beni, che non gli lasciammo5 alcun vuoto, affinché il suo amore fosse pieno per Noi e così ci potesse rapire ad amarlo [59] conti-nuamente; onde il solo ricordo di come fu creato l’uomo ci ripete la nostra estasi amorosa verso di lui. Ora, chi gira nella nostra Volontà, come trova le nostre opere, che furono preparativi per poi creare l’uomo, suona il campanello per chiamare tutte le creature a riconoscere questo amore di Dio verso l’uomo, ed il suo dolce suono chiama la nostra attenzione, ridesta il nostro amore e fa risorgere in Noi la nostra estasi d’amore verso di lui. Estasi significa riversamento totale verso chi si ama, e chi viene nella nostra Volontà ha forza di farci subire la nostra estasi d’amore, affinché ci riversiamo in lei e Noi mettiamo con la nostra potenza la creatura in estasi per Noi, affinché nulla le resti e tutta si riversi nel nostro Essere Supremo. Succede un riversarsi a vicenda, l’uno nell’altro. Perciò non vi è cosa che più ci piaccia, che vedere la creatura in quella stessa [60] Volontà in cui fu creata.

Mirare le opere nostre, conoscerle, sentire le pulsazioni del nostro amore che ciascuna cosa creata possiede, era il corredo che preparavamo e dava-mo all’uomo nel creare tante cose e la Creazione tutta. Ora, chi riceve la vita del bene che le cose create contengono? Chi fa uso di questo corredo [co]sì splendido; e con diritto chi le conosce, conoscendole, trova il nostro Amore palpitante, la nostra Volontà operante, e le ama ed ama in esse quell’Ente Supremo che tanto l’ama. Perciò sii attenta e costante nel girare nelle opere nostre, affinché ci diamo la mano nell’amarci, ci mettiamo in estasi a vicenda, e con utilità farai uso del gran corredo che con tanto amore ti ha dato il tuo Creatore.”

Dopo ciò, la mia piccola mente spaziava negli atti fatti dalla Divina Volontà e, passando da un atto all’altro, [61] giunsi al concepimento della Vergine Santissima. O Dio, i cieli restano muti innanzi a quest’atto compiuto dalla Divina Volontà; gli angeli sembrano balbuzienti e per quanto dicono, pare che non sanno dir tutto di questo prodigio sì grande. Ah, solo Iddio può parlarne, perché autore del prodigio che operò in questo concepimento.

E mentre io rimanevo stupita, il mio amabile Gesù, sorprendendomi, mi ha detto: “Figlia mia, il concepimento della Vergine Immacolata fu un atto nuovo della nostra Volontà, nuovo nel modo, nuovo nel tempo, nuovo nella grazia; in Lei fu rinnovata tutta la Creazione. Nella nostra onniveggenza ed immensità, chiamammo tutte le creature, tutti i loro atti buoni presenti, passati e futuri come se fossero uno solo, affinché su tutti e su tutto fosse formato questo concepimento, per dare il diritto a tutti e su tutto, non con le parole, ma coi fatti. Quando [62] la nostra Volontà fa un atto che deve servire al bene universale di tutti, non mette nessuno da parte e, facendo uso della sua onnipotenza, riunisce tutto insieme, creature ed atti di esse, tranne6 il peccato, perché il male non entra negli atti nostri, e compie l’atto che vuol fare.

Vedi, anche i tuoi atti contribuirono; mettesti la tua parte, perciò con diritto sei la figlia sua e la Vergine Regina con diritto è la Mamma tua. Ma sai perché tenemmo questo modo nel [far] uscire alla luce questa santa creatura? Per rinnovare la Creazione tutta, per amarla di nuovo amore e per mettere al sicuro tutti e tutto, come sotto le ali di questa creatura e Madre Celeste. Le nostre opere non le facciamo mai isolate, ma partiamo sempre dal nostro atto unico e solo, e mentre è unico unisce tutto e fa tutto come se fossero una sola [opera]. È questa la nostra onnipotenza, la nostra forza creatrice: [63] in un solo atto fare tutto, trovare tutto e far bene a tutti.” 11Fiat!!!

16 Ottobre 1932

Tutti gli atti buoni delle creature di tutti i secoli sono un atto solo della Divina Volontà.
Quando la creatura si dispone a operare nella Divina Volontà,
Essa divinizza e forma la sua via nella volontà umana.

La D. Volontà di tutti i secoli ne forma uno solo. Essa semplifica, forma il vuoto

e forma la natura divina ed il suo cammino nella volontà umana.

Il Volere Divino va sempre tessendo nell’anima mia la sua vita divina. Col suo dolce incanto la fa crescere, la plasma, l’alimenta e con le sue ali di luce la copre, la nasconde, affinché nessun alito di vento le possa nuocere e possa impedire la crescita della sua vita nell’anima mia. Oh, se non fosse per la Divina Volontà, che più che madre tenera ed amorosa mi tiene nelle sue braccia, coperta con la sua luce, nelle circostanze della mia vita, ahimè, troppo dolorose, io non so che cosa farei, ma la sua luce mi calma, mi fortifica e tiro avanti. O Volontà adorabile, quanto devo [64] ringraziarti di un tanto bene e ti offro l’infinità del tuo stesso Volere per ringraziarti come meriti.

Onde, mentre la mia mente si sentiva sotto la sua luce, il mio amato Gesù, ripetendo la sua breve visitina all’anima mia, mi ha detto: “Figlia mia benedetta, com’è bello vedere la creatura crescere sotto le ali di luce della mia Volontà. Essa, ravvolta in questa luce, non vede, non sente, non tocca che la sua Madre luce che la tiene ravvolta, e se le creature la feriscono, la battono, la amareggiano, più si sente addentrare e stringere dalle sue braccia di luce, e risponde col sorriso della luce a chi la vuole amareggiare e ferire e, burlan-dosi di lui, confonde la sua umana perfidia. O potenza della mia Volontà operante, Essa si svigna da tutto, trionfa su tutto e con la sua luce forma il suo trono di gloria imperitura nell’anima che le dà la libertà [65] di operare.

Tu devi sapere che la sua potenza è tanta, che di tutti i secoli ne forma uno solo; il suo impero si stende ovunque e di tutti gli atti forma un solo atto. I secoli scompaiono innanzi al suo potere e tutti gli atti buoni delle creature non sono altro che tanti atomi che, uniti insieme, formano un solo atto, i quali riconoscono la sua potenza e, prostrati ai suoi piedi, formano la gloria, l’adorazione delle umane generazioni a questa Volontà Suprema.

Simbolo [di ciò] è il sole, che non è altro che tanti atomi di luce, che uniti insieme formano il sole che dà luce a tutta la terra. Quegli atomi sono armati d’una potenza divina e ciascuno contiene una potenza meravigliosa, tanto che con solo toccare la terra, le piante, comunicano beni ed effetti meravigliosi, da formare una vita distinta in ciascuna pianta e fiore. Così gli atti delle creature, sebbene siano atomi, [66] contengono la potenza mera-vigliosa della mia Volontà, quindi sono pregni di mirabili effetti.

Tu devi sapere che quando la creatura si dispone a fare un atto nella mia Volontà, [la mia Volontà] arma la sua potenza e semplifica, forma il vuoto e forma [la] natura divina nella volontà umana; come vittoriosa forma la sua via nella volontà della creatura e cammina, cammina sempre; e allora si arresta e le viene impedito il passo quando il volere umano le mette le sbarre, col fare non la mia, ma la sua volontà. Che delitto impedire il cammino, il passo al mio Volere nella volontà della creatura! Perciò creai le creature, per formarmi tante vie nelle umane volontà, per potere avere il mio cammino continuo e quindi il mio atto operativo in esse, e chi impe-disce il mio cammino vorrebbe impedirmi la continuazione della mia [67] Creazione, inceppare i miei passi e legarmi le mani, affinché non operi. Ahi, il non fare la mia Volontà sembra che sia cosa da nulla, eppure è il più grande dei delitti, che grida vendetta innanzi alla Maestà Divina per le povere creature, specie quando la mia Volontà è conosciuta [e si sa che vuole] che si faccia un’opera, che vuole un sacrificio; non facendola è come se si volesse impugnare la verità, e questo è peccato contro lo Spirito Santo e grida vendetta innanzi a Dio. Conoscere la mia Volontà e non farla è chiudere il Cielo, spezzare le relazioni divine, [è] non riconoscere la padro-nanza divina che ogni creatura è obbligata a conoscere e a sottomettersi a ciò che il mio Volere vuole, ancorché le costasse la vita. Perciò sii attenta, adora la mia Volontà e ciò che ho disposto di te, se vuoi contentare il tuo Gesù.” 12[68] Fiat!!!

21 Ottobre 1932

Dio creò per la creatura un cielo esterno ed un cielo interno, che è la sua anima.
Tutta la Creazione è nella creatura; la sua vita è la Volontà di Dio,
e lei deve praticarla. Segno che Gesù è nell’anima.

La creatura, cielo tempestato di stelle. La Creazione racchiusa in essa. Come la pratica

del bene forma la vita del bene nella creatura. Segno che Gesù dimora nell’anima.

Sono sempre in preda del “Fiat” Divino. Egli mi aspetta in tutte le cose create per duplicare l’amore che ebbe nel creare tante cose per me. Sembra che il Volere Divino sospiri l’amore della sua amata creatura, per poter trovare il piccolo appoggio d’amore, dove poggiare il suo grande amore. Onde cieli, sole, venti, non sono altro che chiamate insinuanti e continue per dirci: “Io ti ho prevenuta col mio amore e tu non lasciarmi senza il tuo.”

Ma mentre sentivo che tutte mi chiamavano ad amare il mio Creatore, il mio amato Gesù, sorprendendomi, mi ha detto: “Figlia mia, come creai [69] un cielo tempestato di stelle che si stende sul tuo capo, così creai un cielo dentro di te, e questo cielo è l’anima tua che si stende ovunque, dalla sommità del capo, fino all’estremità dei piedi; non vi è parte di te dove questo cielo non si stenda, sicché hai un cielo al di fuori ed un cielo al di dentro, più bello ancora, e tutto ciò che fa questo cielo per mezzo della tua natura, cioè, pensare, parlare, operare, soffrire, non è altro che stelle fulgidissime con cui si va adornando questo cielo dell’anima. Il sole che splende dentro di esso è la mia Volontà, il mare che scorre è la mia grazia, il vento [sono] le mie sublimi verità che formano i prati fioriti delle più belle virtù; la Creazione è tutta racchiusa nella creatura. Non era della nostra sapienza, né del nostro potente amore, creare la Creazione solo al di fuori della creatura e [lasciare]al di dentro la parte vitale e sostanziale di [70] essa senza cielo, stelle e soli, no, no; quando Noi facciamo un’opera, la riempiamo dentro e fuori delle opere nostre e della nostra stessa vita, ma tanto, che non ci dev’essere particella del suo essere che non senta la nostra vita e la forza delle nostre opere creatrici.

Perciò amiamo tanto la creatura, perché opera nostra, e lasciammo la nostra vita in essa per conservare ciò che Noi avevamo fatto. Ecco perché chi non sente in sé la vita della mia Divina Volontà, significa che la conosce teoricamente, ma non in pratica, perché quando si conosce un bene e si pratica, [si ha] virtù di formare la sostanza della vita del bene che si conosce, altrimenti resterebbe senza pratica, come una pittura dipinta, che non avendo vita, non ha virtù di formare la sua vita in chi la mira. La mia Volontà è vita, le nostre opere sono opere vive, [71] non morte, eppure per chi non le conosce, o non cerca di conoscerle, o non le mette in pratica, possono essere opere morte e senza vita. Quindi è alla pratica che aspetto la creatura per realizzare, formare e [far] crescere la vita del mio Volere e rendere vive per essa le opere nostre.”

Dopo ciò sentivo un timore, un dubbio, se nell’anima mia [ci] fosse il mio dolce Gesù, oppure si fosse ritirato, lasciandomi sola e abbandonata. Ahimè, che spina crudele, che punge e fa sentire la morte più spietata! Ma il mio sempre ama-bile Gesù, sorprendendomi, mi ha detto: “Figlia mia, non temere; per rassicu-rarti voglio dirti il segno quando vi dimoro e quando parto. Quindi se l’anima si sottomette alla mia Volontà, l’ama, le dà il primo posto, è segno che Io vi dimoro, perché la mia presenza ha virtù di tenere l’umana volontà sottoposta alla mia. Invece, se si sente ribelle [72] alla mia Volontà, allora è segno certo che Io mi sono ritirato. Perciò quietati e non temere.” 13Fiat!!!

30 Ottobre 1932

Chi vive nel Divin Volere concorre con i suoi atti a quelli che fa Dio,
vi assiste e li riceve, ma solo nella Divina Volontà li può possedere.
Chi vive in Essa è chiamato a crescere conforme agli attributi divini.

Chi vive nella nostra Volontà D. emette tre atti: concorrente, assistente e ricevente. Tutte le qualità D.

chiamano continuamente chi vive nella sua Volontà, per formarla e crescerla simile ad esse.

Il mare del Volere Divino continua a mormorare nell’anima mia. Oh, come è dolce, penetrante e travolgente il suo mormorio! Mi travolge tanto, che mormoro insieme, come se fosse mio questo mare divino, e fusa insieme, non so fare altro che ciò che fa la stessa Volontà Suprema. Ma mentre mormoravo amore, adora-zione, gioie, felicità, bellezza, le quali come tante vene entravano in me, il mio dolce Gesù, visitando la sua piccola figlia, mi ha detto:

“Figlia mia benedetta, la [73] tua piccolezza nel mare interminabile del nostro Volere è la nostra gioia più grande. Tu devi sapere che chi vive in Esso emette atti concorrenti, assistenti e riceventi. Nei primi concorre con gli stessi atti del suo Creatore, essendo l’uno la volontà dell’altro. Non vi è cosa che questa Divina Volontà faccia, [in] cui non metta la creatura a con-correre insieme nel suo operato, ed ecco che il mio Volere non è più solo, sente l’inseparabilità di chi vive in Esso negli atti suoi, sente una volontà finita nell’infinita, [una volontà] che ama insieme e concorre alla molteplicità e [all’]operato incessante delle nostre opere, sicché chi vive nella nostra Volontà spezza la nostra solitudine e come connaturale Ce la sentiamo con-corrente nel nostro mare divino, e con un riversamento continuo della sua piccolezza in Noi acquista i diritti del nostro Volere per fare ciò che Esso fa. Ah, tu non puoi comprendere qual è il nostro contento, la nostra [74] gioia nel sentire concorrere la creatura insieme, per fare, non altro, ma solo quello che Noi facciamo!

[Dal]l’atto concorrente sorge l’atto assistente. [La creatura] concorre ed assiste, non vi è cosa che Noi facciamo che essa non conosca e assista. Come nasconderci da chi già è con Noi, concorre e ha il suo posto nel nostro Volere? Ma concorrerà e assisterà solamente? Ah, no, un altro atto sorge ed è quello di ricevere come sua e come nostra l’infinità del nostro amore e delle nostre opere, tanto che la sua piccolezza non ha dove mettere un amore e [un] operato [così grande, e perciò essa rimane7 nel nostro Volere con tutto il deposito dei beni che ha ricevuto, e questo con diritto, perché ha del suo. Tu devi sapere che tutto ciò che si fa nella nostra Volontà è tanto grande, che la creatura è incapace di poterlo possedere e restrin-gere in se stessa; perciò sente il bisogno di servirsi [75] della stessa Volontà in cui ha operato per tenere il deposito. Molto più che tutto ciò che fa la creatura nel nostro Volere, anche il piccolo «ti amo», le piccole offerte delle sue azioni, la sua piccolezza in balia della nostra Volontà, non sono altro che posti che prende nella nostra Volontà, e quanti più posti prende, tanti più diritti acquista e sente in sé la forza divina che continuamente la rapisce e le dà il volo per fare che la sua vita venga formata tutta nella Divina Volontà.

E siccome questo modo di vivere doveva essere di tutte le creature, era questo lo scopo della nostra Creazione, ma con somma nostra amarezza vediamo che quasi tutte vivono nel basso della loro volontà umana. Ora, chi vive nell’alto del nostro Volere vede il gran male di chi vive nel basso e, avendo a sua disposizione il nostro atto ricevente, cioè l’infinità del nostro amore e la molteplicità delle nostre opere, lo mette a disposizione nostra [76] e delle creature, affinché Noi restiamo ricambiati dell’amore di tutti ed esse ricevano grazie, luce, amore, per quanto compete la loro piccolezza. Sicché tra il Cielo e la terra abbiamo presso [di] Noi e presso le creature l’intermediaria che con la potenza del nostro «Fiat» Divino vuole vincolare Cielo e terra. Come non contentare chi vive nella nostra Volontà? Sarebbe come se volessimo scontentare Noi stessi.”

Onde continuavo il mio abbandono nel Volere Supremo, ed oh, come mi sentivo felice nel pensare che nel “Fiat” io concorrevo a tutto ciò che faceva l’Ente Supremo! La mia volontà fusa nella Loro era il gran segreto e il portentoso pro-digio, che la mia piccolezza era presa come nel laccio di fare e concorrere a tutto ciò che fa la Maestà Divina; né io mi potevo mettere da parte, né Loro si potevano disfare di me, perché era la loro stessa Volontà che mi aveva preso nel mezzo, la [77] quale era tanto immensa che io non trovavo la via per uscirne, e dovunque potessi andare trovavo la Divina Volontà operante, che mi chiudeva nella stessa opera sua a concorrere, né io ero una intrusa. Essa stessa mi aveva steso le brac-cia per tenermi come sua conquista, molto più che da ambo le parti c’era somma felicità, io di starmi e il Volere Divino di tenere la mia piccolezza avvinta a Sé.

Quindi io non so dire con chiarezza come spaziavo in questa luce intermina-bile; e mentre ero tutta sorpresa, la cara mia vita, il mio sovrano Gesù ha sog-giunto: “Mia piccola figlia del mio Volere, il vivere nella mia Volontà è un richiamo continuo che facciamo alla creatura nelle nostre qualità divine. Il nostro Essere è sempre operante e i nostri attributi sono sempre in moto, ma siccome il nostro Volere è quello che forma l’opera e il moto nel Essere nostro, quindi chi vive in Esso [78] sente che il nostro Volere lo chiama ora nella [nostra] potenza, ora nella nostra sapienza, ora nel nostro amore, ora nella misericordia, ora nella giustizia, [nella] bontà e bellezza divina; insomma, tutti i nostri attributi con voci potenti chiamano la creatura in essi, perché si formi e cresca secondo le loro qualità. Si sentirebbero disonorati, se si potesse dare che chi vive con quello stesso Volere di cui sono animati, non fosse conforme ad essi, né godesse le loro prerogative. Se tollerano la piccolezza, questa non li nuoce, perché si sa che il finito non può raggiungere mai l’infinito, anzi che la piccolezza fa loro più onore, perché tutto il bello e il buono che vedono in essa, è tutto opera loro, ma che sia dissimile da loro, questo mai. Ecco pertanto il sussurrio e il vocio continuo che sente chi vive nella nostra Volontà; sono le chiamate continue che il nostro Ente Supremo, per mezzo delle [79] sue qualità, fa alla sua amata creatura; prima, [per]ché non vuole, non sa stare e non può stare [senza di essa], perché la nostra Volontà, essendo una, ha tale virtù d’unione e d’inseparabilità, che tutto ciò che liberamente entra in Essa perde la virtù separativa, e la nostra somma bontà sente il bisogno d’amore di tenere con sé ciò che è suo e che forma una particella della sua stessa Volontà. Ecco perché le nostre qualità divine reclamano nel loro moto ed opere chi è animato dalla stessa loro Volontà, per far vita insieme. Sentirebbero uno strappo e la volontà spezzata se non lo avessero con loro; non fu uno strap-po [ciò] che fece il primo uomo da dentro la nostra Volontà, col sottrarsi ad Essa? E questo strappo fu tanto grave, che capovolse tutto l’ordine della Creazione per lui e giunse a respingere il suo Creatore con tutta la corrente delle sue grazie divine. Perciò chi vive nel nostro Volere è il rifacimento di questo [80] strappo sì doloroso, che ci costò tanto, e il nostro Essere Divino arma tutti i nostri attributi intorno ad essa, affinché non si ripeta lo stesso tiro e, vivendo insieme con Noi, restiamo felici, essa e Noi, e se tu volessi dubitare di ciò che dico, è segno che non hai compreso bene quanto amo la creatura, e per averla con me e tutta mia, il mio amore mi fa giungere agli eccessi, al delirio e alle follie. Del resto ho tutti i diritti di amarla, perché è mia e fatta da Me. E se tu sei mia, Io sono tuo, e perciò anche tu hai i diritti di amarmi, e se non mi amassi, mancheresti ad un dovere più sacrosanto verso chi ti ha dato l’essere e ti ama tanto. Quindi, amiamoci a vicenda8 sempre ed assai e l’amore non se ne starà quieto, farà risorgere nuovi ritrovati d’amore.” 14[81] Fiat!!!

6 Novembre 1932

La Divina Volontà fa morire tutto ciò che non è suo e cambia in vita e luce
le debolezze e miserie umane. Chi vive nel Divin Volere opera nell’eternità e tutto ciò che
fa è confermato come divino; chi non vive in Esso opera nel tempo, in attesa del giudizio.
Le parole di Gesù adesso sono per fare la nuova Creazione per il Regno della sua Volontà.
Differenza tra chi vive nel Divin Volere e chi non vive in Esso

Come Dio fa fatti e non parole. Chi opera nella D. Volontà opera nell’eternità,

chi opera fuori di Essa opera nel tempo. Le parole di Gesù sono opere.

La mia piccola mente si sentiva riempita delle dolci lezioni del mio amabile Gesù ed impensierita voleva suscitarmi dubbi e timori, e sebbene so che quando Gesù vuole, fa giungere l’anima dove vuole e come vuole, [e] non ci sono leggi per Lui, né si fa dettare leggi da alcuno, né dà retta alle vedute umane –anzi ne fa sempre delle nuove per confonderli–, né si fa mettere il passo davanti alla potenza del suo amore [da] chiunque sia, per quanti dubbi e difficoltà possano dire e fare, anzi, si fa una burla di loro e li fa restare nelle loro chiacchiere e fa i fatti con l’anima che ha eletto, con tutto ciò [82] la mia fragilità ricordava le mie vicende dolorose, e mi sentivo scossa e dicevo: “Chissà quanti dubbi avranno su questo modo di dire di Gesù”; e mi sentivo tutta afflitta e oppressa.

Ma Gesù, che vigila la povera anima mia, ripetendo la sua visitina, tutto bontà mi ha detto: “Figlia benedetta, non ti dar pensiero di nulla; la mia Volontà ha virtù di far morire tutto ciò che ad Essa non appartiene e di cambiare in vita di luce le stesse debolezze e miserie della creatura. Tutto ciò che ti dico non è virtù di essa, ma è virtù e potenza della mia Volontà che tutto può. La mia Volontà simboleggia il sole, che come sorge mette in fuga le tenebre, le fa scomparire e morire e, come investe la terra, così dà a tutte le cose la sua vita di luce. Così il mio Volere: come la creatura si fa investire dalla potenza della sua luce, così le tenebre la lasciano, i suoi mali muoiono e vengono cambiati in vita di luce; e chi ciò non comprende [83] significa che è anal-fabeta e perciò non comprende né che cosa è la mia Volontà, né che può fare, né dove può giungere chi vive in Essa e si fa investire dalla sua luce. Quindi lasciali dire; Io farò i fatti e loro resteranno con le parole. Se non hanno fatto uno studio profondo, che vuoi che comprendano? Forse saran-no dotti, dottori di altre cose, ma della mia Volontà saranno sempre igno-rantelli. Perciò mettiamoli da parte e pensiamo a fare, non parole, ma veri fatti.

Tu devi sapere che [per] chi opera nella mia Divina Volontà, le sue opere, i suoi atti, le sue adorazioni, il suo amore verso Dio, vengono fatti e formati nell’ambito dell’eternità, perché la mia Divina Volontà è eterna e tutto ciò che si può fare in Essa non esce dall’eternità, e resta confermato per sem-pre in opere, adorazioni, amore divino e perenne. Si possono chiamare opere della creatura trasfuse in Dio, nelle quali [84] Dio stesso ha operato, l’umano non entra nel Volere Divino, né nell’eternità, e se entra deve perde-re la vita per riacquistare la vita e le opere di Dio medesimo. Perciò, chi vive nel nostro Volere viene guardato da Noi non nel tempo, ma nell’eternità, e per decoro e onore nostro i suoi atti devono essere atti nostri, il suo amore [deve essere] amore nostro. Sentiamo che la creatura viene nel nostro Volere per darci l’occasione di farci operare e di darle il nostro amore per farci amare col nostro medesimo amore. Tutto deve essere nostro e tutto ciò che fa deve essere coniato con l’immagine del suo Creatore. Invece chi opera fuori della mia Volontà Divina, opera nel tempo, ama, adora nel tempo, viene guardato nel tempo, e tutto ciò che si fa nel tempo sono opere senza conferma, anzi devono aspettare il giudizio per essere confermate o con-dannate, oppure purificate dal fuoco del purgatorio, [85] e sono guardate come opere di creature nelle quali può mancare pienezza di santità, pienez-za d’amore e pienezza di valore infinito.

Tutto al contrario per chi vive ed opera nella nostra Volontà. Essendo atti nostri, tutto è pienezza di santità, d’amore, di bellezza, di grazia, di luce e di valore infinito. C’è tale distanza tra l’uno e l’altro, che se tutti lo comprendessero, oh, come sarebbero attenti a vivere nel nostro Volere, per restare svuotati dell’atto umano e riempiti dell’atto operante di una Volontà Divina! Quindi sii attenta e non fare nulla che non sia trafilato e svuotato dalla luce della mia Volontà, e mi darai il sommo contento di mettermi all’opera e di farmi operare da quel Dio che sono. Perciò in Essa ti aspetto sempre, per muovere il passo e venirti incontro, per stenderti le braccia per operare in te, per aprire la bocca e trattenermi con te [86] in dolce conver-sazione, per manifestarti gli arcani segreti del mio «Fiat» Supremo.”

Dopo ciò stavo pensando a tutto ciò che il mio sommo Bene Gesù mi aveva detto, come se volessero sorgere in me dubbi e difficoltà; e Lui con una maestria indicibile mi ha detto:

“Mia figlia buona, non ti meravigliare di ciò che ti dico, tutto è possibile alla mia Volontà, l’impossibile non esiste; purché la creatura si faccia condurre da Essa, tutto è fatto. Tu devi sapere che tutto ciò che ti dico serve per formare, ordinare, armonizzare il regno della mia Divina Volontà.

Sto ripetendo il modo che tenni nella Creazione: pronunziavo il «Fiat» e tacevo; e sebbene dicano «giorni», a quei tempi il giorno non esisteva, quin-di potevano essere anche epoche in cui formai la gran macchina dell’uni-verso. Parlavo e operavo, ed era tanto il mio compiacimento dell’opera che produceva la mia [87] parola, che un mio «Fiat» mi disponeva e mi rapiva un altro mio «Fiat», e poi un altro ancora, fino a tanto che il mio «Fiat» si arrestò [solo] quando vidi che nulla mancava all’opera sua, anzi tutto era sontuosità, bellezza, ordine ed armonia, e per godermi le mie opere lasciai9 come vita e a guardia il mio stesso «Fiat». Lo stesso mio «Fiat» con la sua potenza mi legò nelle mie opere e mi rese inseparabile da esse.

Il tutto sta nel pronunciare il mio primo «Fiat», dare le mie prime lezioni, deporre nell’anima la potenza e l’opera del mio «Fiat», e quando ho inco-minciato posso dire che non la finisco più, fino ad opera compiuta. Che avresti detto se fosse fatta la Creazione a metà? Non sarebbe stata un’ope-ra degna di Me, né un amore esuberante il mio. Perciò un «Fiat» mi tira e mi rapisce l’altro, forma il vuoto nella creatura dove mettere l’ordine, l’armonia del mio «Fiat» operante, la dispone e si [88] impone su di Me a farmi dare altre lezioni, da poter formare tanti atti insieme, i quali, uniti tra loro, for-mano la nuova creazione, più bella [e] più artificiosa della macchina del-l’universo, la quale deve servire per il regno della mia stessa Volontà. Quin-di ogni mia parola è un’opera, è un sbocco d’amore di più, è un mettere termine al mio primo «Fiat» incominciato, [e] dandosi la mano il primo e l’ultimo che verrà pronunciato, formeranno l’intreccio della nuova creazione del mio regno nel fondo dell’anima, il quale, trasmesso ai posteri, sarà portatore, più dello stesso universo, di beni, di santità, di grazie alle umane generazioni. Vedi dunque che significa una parola in più, una parola in meno, una lezione in più, una lezione in meno? Sono opere che, se non vengono ricevute col non farne conto, il mio «Fiat» non tira e [non] rapisce a pronunziare altri «Fiat» e [89] quindi [l’opera] non sarà completa. Ed Io aspetterò e ripeterò le mie lezioni; e se le ripeto è segno che non hai tenuto [in] conto quello che ti ho detto, ed Io non voglio che manchi nulla, perché è stabilito tutto quello che debbo dirti della mia Volontà. Perciò sii attenta e lasciami fare ciò che voglio.”

Dopo ciò stavo pensando a ciò che sta scritto all’inizio di questo capitolo, cioè, che chi opera nella Divina Volontà opera nell’eternità [e] chi opera fuori di Essa opera nel tempo, e pensavo tra me: “E perché questa gran differenza?” Ed il mio sommo Amore Gesù ha soggiunto:

“Figlia mia, è facile comprenderlo. Supponi che ti fosse dato dell’oro10 , col quale tu, lavorandolo, formassi tanti begli oggetti d’oro; se invece del-l’oro ti fosse dato rame o ferro11 , tu non potresti cambiare il rame ed il ferro in oro10 , quindi faresti [90] oggetti di rame, oppure di ferro. Ora, paragona gli oggetti di ferro con quelli d’oro: quale ne è la differenza del valore? Eppure hai impiegato lo stesso tempo nel lavorarli, hai fatto oggetti simili, ma per diversità di metallo, quelli di oro superano in modo sorprendente in valore, in bellezza [e] in finezza quelli di ferro. Ora, chi opera anche il bene con la sua volontà umana, siccome si trova nel tempo a valicare la sua via, si può dire che tutto ciò che fa sono opere temporanee, soggette a mille miserie; saranno sempre opere umane di minimo valore, perché manca loro il filo d’oro di luce della mia Volontà. Invece chi opera in Essa avrà il filo d’oro in suo potere; non solo, ma avrà il suo Creatore operante nell’atto suo, avrà non il tempo, ma l’eternità in suo potere. Quindi [ecco] la sola differenza tra Volontà Divina e umana, non [91] c’è paragone che regga tra l’una e l’altra.

È proprio questo il vivere nella mia Volontà. Essa ha l’atto primo e operante nella creatura; fa come un maestro che vuole [che si] svolga il tema che ha dato al suo alunno; lui stesso gli dà la carta, gli mette la penna in mano, mette la sua mano sopra la stessa mano del discepolo e svolge il tema, scrivendo insieme la mano del maestro e quella del discepolo. Ora, non si deve dire che il maestro è stato operante e ha messo in quel tema la sua scienza, la sua bella calligrafia, in modo che nessuno possa trovare ombra di difetto? Ma l’alunno non si è spostato, ha subito l’opera del maestro, si è fatto condurre la mano senza alcuna resistenza, anzi felice nel vedere le belle idee, i preziosi concetti nei quali si sentiva rapire. Ora, non si deve dire che il fortunato discepolo possiede il valore, il merito del lavoro del suo maestro?

[92] Così succede a chi vive nella mia Volontà: la creatura deve subire l’atto che vuol fare il mio Volere, non si deve mettere da parte, ed Esso deve mettere l’occorrente che conviene al suo atto divino; ed è tanta la nostra bontà, che la facciamo posseditrice dei nostri stessi atti. Invece [a] chi non vive nel nostro Volere, succede come quando il maestro dà il tema al suo discepolo, ma non si fa lui autore del tema del discepolo, lo lascia nella libertà sua, in modo che può fare degli errori e lo fa secondo la sua piccola capacità, perché non sente sopra e dentro di sé la capacità, né l’atto operante del suo maestro. Il tema non è altro che la nostra grazia, [che] non lascia mai la creatura, anche nel piccolo bene che fa, e a seconda [del]le disposizioni della creatura, si presta come atto operante o come atto assi-stente, perché non c’è bene che [la creatura] fa [in cui] non sia aiutata e sostenuta dalla grazia divina.” 15[93] Fiat!!!

13 Novembre 1932

Nell’Eucaristia Gesù si dà alla creatura con tutte le sue opere, perché abbia tutte
le opere e gli atti di Gesù da dargli. Lo scopo di Dio nella Creazione e nella Redenzione
è di avere il ricambio dell’uomo, ma non regnando in lui la Divina Volontà,
Essa si è fermata senza proseguire in lui la Creazione interna.

Industrie e traffici di Gesù in Sacramento. Chi forma il suo paradiso e chi forma il suo purgatorio.

Mi sentivo tutta inabissata nel mio nulla e, sentendomi priva del mio dolcissimo Gesù, sentivo il mio nulla svuotato della sua vita, senza appoggio e senza forza. E avendo fatto la santa Comunione, sentivo che non avevo che offrire a Gesù e mi sentivo oppressa e amareggiata, e Lui, compassionandomi, mi ha detto:

“Figlia mia, coraggio, il tuo nulla col tuo Gesù è tutto e puoi darmi tutto, perché tu devi sapere che Io non scendo solo quando mi ricevi in Sacra-mento, ma vi scendo con tutte le opere mie, e come ti faccio padrona della mia Vita Sacramentale, così ti faccio padrona di tutte le opere mie. Quindi, se vuoi, [94] hai molto da darmi, perché hai le mie opere in tuo potere, molto più che la mia vita sacramentale che ricevi nell’ostia santa è circondata dagli atti che fece la mia Umanità quando ricevetti Me stesso nell’istituire il SS. Sacramento, è circondata dagli atti che mi fece la mia Mamma Celeste quando mi ricevette sacramentato, e circondata da tutti gli atti di quelli che vivono della mia Volontà, perché questi atti sono inseparabili da Me e restano incorporati in Me, come parte della mia stessa vita. Quindi tutto puoi darmi, perché essi servono per coprire la tua miseria e supplire al tuo amore, quasi per non farti [sentire] vergogna, ché venendo in te non avresti che darmi, anzi, come tu te ne servi per darmeli e potermi compiacere ed amarmi per mezzo di questi atti, essi si bilocano e diventano atti tuoi e atti miei, atti della Sovrana Regina e delle [95] anime che vivono della mia Volontà, in modo che Io, invece di averne uno, ne ho due, e la mia vita sacramentale resta circondata da duplici atti, da doppio amore, da mag-giore gloria.

Questi sono i miei traffici che faccio quando mi comunico alle anime: do del mio per avere il doppio da loro, e così mi industrio di mettere in traffico la mia stessa vita sacramentale, per averne il ricambio. Ma, ahimè, quanti non se ne servono e restano che non hanno né sanno che darmi, ed Io rimango senza nuovo corteggio, digiuno dei loro atti e col dolore di non potermi neppure industriare nei miei traffici amorosi. Questo non me lo farai tu, perché se vengo non è solo per venire, ma è pure perché voglio darmi; e ricevere la creatura, per quanto può, forma la mia soddisfazione, il mio contento e il mio paradiso nel SS. Sacramento. Darmi e nulla [96] ricevere da esse, forma il mio purgatorio nella mia piccola prigione dell’ostia sacramentale, purgatorio che mi forma l’ingratitudine umana. Perciò sii attenta, e con coraggio e senza alcuna riserva dammi del mio e tutta te stessa a Me, affinché possa dire: «tutto le ho dato e tutto mi ha dato». Così formerai il mio contento e il mio traffico d’amore.”

Dopo ciò stavo facendo il mio giro negli atti della Divina Volontà e mi pareva che tutte le cose create mi invitassero, una dopo l’altra, a farsi conoscere come opere del “Fiat” onnipotente, nelle quali [Esso] aspettava il mio piccolo ricambio d’amore e, per quanto piccolo, lo voleva, lo pretendeva, per ottenere il suo scopo di aver messo fuori tutta la Creazione. E mentre cercavo di seguire la Divina Volontà, il mio amabile Gesù, ripetendo la sua breve visitina, mi ha detto:

“Figlia mia benedetta, tutto ciò che la nostra [97] paterna bontà ha ope-rato nella Creazione e Redenzione non ha ricevuto ancora il ricambio dalla creatura, e la ragione è perché il nostro scopo, per il quale fu creata la Creazione, fu che l’uomo compisse in tutto la nostra Volontà. Quella stessa Volontà operante nella Creazione doveva ottenere il suo atto continuo ope-rante nella creatura, in modo che l’eco dell’una doveva formare lo stesso eco nell’altra, in modo da formare un solo [eco]. Ma la virtù operante della mia Volontà resta sola con tutta la sua magnificenza, potenza, sapienza e bellezza nelle sfere celesti, ma nell’uomo è repressa, e siccome [egli] non ha la mia Volontà operante in sé, non ha udito per ascoltare l’eco della sua virtù operante nella Creazione. Perciò, non avendo ottenuto lo scopo, le nostre opere sono senza ricambio. Lo scopo forma il ricambio di qualsiasi opera piccola o grande che si faccia. E tu devi essere [98] convinta che nessuno, tanto nell’ordine divino quanto nell’umano, opera senza scopo e senza ottenere il suo ricambio. Lo scopo si può chiamare il principio e la vita di un’opera, il ricambio [è] il compimento. Oh, quante opere non avreb-bero principio se non ci fosse lo scopo, e resterebbero12 a metà se non ci fosse la certezza del ricambio. Il ricambio fa sostenere sacrifici inauditi e dà l’eroismo eccessivo a Dio e alle creature.

Ora, se la mia Divina Volontà non forma il suo regno nelle anime ed esse non le danno la libertà di farsi dominare con la sua virtù creatrice e operatrice, vero ricambio non ci sarà dato, quindi staremo sempre in attesa e vedremo le nostre opere più belle come a metà e senza il compimento del nostro scopo. Sicché manca la cosa più bella, l’atto più importante, man-candoci lo scopo per cui tutte le cose furono create. Vedi dunque com’è necessario che venga il regno [99] della mia Divina Volontà? Molto più che, non avendo avuto il vero ricambio, la nostra opera creatrice è rimasta come sospesa e non ha potuto andare avanti nell’opera della Creazione, perché è stabilito che dalla creazione esterna che [le creature] posseggono, doveva proseguire la creazione interna nel fondo delle anime, e questo si poteva fare se la mia Volontà avesse [avuto] il primo posto, la libertà di operare nell’umana volontà; ma non avendola, non può andare avanti nella sua opera creatrice, resta inceppata, non potendo creare in esse i nuovi cieli, stelle, soli e così di seguito, per [essere] ricambiata di quelli che diede loro nella Creazione di tutte le cose. E il solo non poter andare avanti nelle opere nostre [è] non poter proseguire quello che abbiamo stabilito di fare nelle creature in virtù della nostra Volontà. Come possiamo [essere] ricam-biati, se ancora non abbiamo finito di fare quello che vogliamo e non [è]compiuta [100] l’opera della Creazione, da tanti secoli incominciata? Perché [nel]l’opera della Creazione va compreso insieme tutto ciò che doveva fare il mio «Fiat» in tutte le creature, per potersi dire opera nostra compiuta. E se il nostro Volere ancora non ha fatto tutto ciò che vuol fare, come posso dire che ho compiuto l’opera mia [e] molto meno [avere] il ricambio di tutto ciò che ha fatto? Onde, quando Noi otterremo lo scopo che la creatura faccia in tutto la nostra Volontà e viva in Essa, e [la creatura] avrà per scopo vivere di Volontà nostra e farla regnare per dare campo alla magnificenza delle sue opere, quando lo scopo dell’uno sarà quello dell’altro, allora potremo ricevere il vero ricambio di tutto ciò che abbiamo fatto per amore delle creature. Perciò sii attenta e sempre avanti nella mia Volontà.” 16[101] Fiat!!!

20 Novembre 1932

Le opere divine contengono beni e felicità inesauribili per la creatura che vuole
comprenderle. Nella Divina Volontà la creatura possiede tutto e fa tutto con l’impero
di un Atto divino. Ogni volta che entra nel Volere Divino, Dio le fa nuovi doni di Sé
perché con amore divino concorra in tutto ciò che Dio fa.

Iddio nelle sue opere metteva la felicità per rendere felice la creatura. Ogni atto

fatto nella D. Volontà è un’opera, un passo, un amore che Dio cede alla creatura.

Sono sempre daccapo nel girare negli atti della Divina Volontà, e mentre mi sembra di aver girato nelle sue opere e [di aver] compreso tutto il bello, il santo, i beni infiniti che contengono, nel girare di nuovo mi sento analfabeta, piccola igno-rantella e vedo che c’è molto ancora da comprendere, da prendere e da imparare, delle opere della Volontà Suprema. Ma mentre la mia piccola intelligenza restava come rapita nel guardare la magnificenza delle sue opere, il mio Celeste Re Gesù, visitando la mia povera anima, mi ha detto:

“Figlia mia benedetta, tutte le mie opere contengono valore e beni in-finiti; perciò, mentre ti pare che hai [102] compreso tutto, tornando di nuovo in mezzo alle opere nostre trovi che ti resta molto e molto da comprendere, e questo avviene [per]ché l’infinito non può essere racchiuso nel finito; al più [il finito] si può riempire, ma racchiudere tutto l’infinito gli sarà impossi-bile. Ed essendo la tua intelligenza finita si esaurisce innanzi all’infinito, si riempie e le pare di aver compreso tutto, ma non è vero; è piuttosto che, essendosi riempita, non ha dove mettere altre cognizioni divine; ma poi, masticandole e ripensandole, forma il nuovo posticino nella sua intelligenza e, trovandosi di nuovo in mezzo alle opere nostre, trova nuove cose da prendere ed imparare. Ecco perché tu ti senti sempre un’analfabeta ogni qual volta ti trovi di fronte alla magnificenza delle nostre opere divine.

Tu devi sapere che tanto [nel]le opere della Creazione quanto [in] quelle della Redenzione, Noi mettevamo in ciascuna di esse la pienezza [103] della felicità, della luce, della grazia, della bontà e così di seguito, di tutte le qualità divine, e tutte queste prerogative [sono] in atto di versarsi sulla crea-tura per renderla felice. La felicità delle opere nostre, come aria celeste, porta il profumo, il balsamo divino a chiunque si avvicina per compren-derle, e straripando da loro, comunicano i beni infiniti che posseggono. Noi mettevamo le creature, per mezzo delle opere nostre, sotto la pioggia della nostra felicità per renderle felici, ma siccome non si avvicinano per com-prenderle, sono infelici e sentono l’aria velenosa della loro volontà umana. Nessuno opera con lo scopo di rendersi infelice o di essere portatore d’in-felicità e di non prendere l’utilità [e] il bene dell’opera sua; molto più l’Ente Supremo, che tutto ha fatto per formare la scala della felicità alla creatura. Ora, è l’unico nostro contento vedere la creatura in mezzo alle [104] opere nostre per unificarsi, godersele e comprenderle, e formarsi la norma [di]come deve operare nelle opere sue; e siccome la nostra Volontà non sa fare opere dissimili, ripete nella creatura il facsimile13 delle nostre opere.”

Dopo ciò continuavo a sentirmi tutta immersa nella Divina Volontà, ed il mio sempre amabile Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, non ti meravigliare, tutto è possibile nella mia Volontà; con Essa la creatura ha il Tutto in suo potere e tutto può fare, anzi sente il suo impero sul suo essere e nessun atto esce da lei se non è investito da un atto, potere e forza divina. L’umano muore nella nostra Volontà, ma morte felice e gloriosa; muore per risorgere con la vita degli atti di un potere divino e di una Volontà che non è sua, ed è tanto l’impero che sente sopra di sé, che se le venisse dato di fare altre cose di proprio [105] volere, anche sante e buone, essa non le farebbe giammai; si contenterebbe di stare anche secoli senza far nulla, anziché fare un atto solo [in] cui non sentisse su [di esso] l’impero dell’atto operante della mia Volontà, perché in Essa la creatura comprende con chiarezza che significa un atto solo della mia Volontà operante nell’atto suo, che paragonato ai suoi mille atti senza l’atto divino, [essi] sarebbero quasi nulla.

Tu devi sapere che, come la creatura entra nel nostro Volere, la nostra bontà è tanta e godiamo tanto di tenerla con Noi, che le cediamo le nostre opere, i nostri passi, il nostro amore, per quanto a creatura è possibile. Sicché ogni qual volta fa un atto nella Divina Volontà, ora acquista un passo nostro, ora un’opera, ora prende il nostro amore, la nostra bontà in suo potere, e tutta felice ci dice: «Nel vostro Volere ho il vostro amore in mio potere, quindi posso amarvi assai, il mio amore non è [106] dissimile dal vostro, quindi posso amarvi quanto vi amate Voi stessi; ho le vostre opere in mio potere per glorificarvi e i vostri passi nei miei per battere la stessa via che Voi battete in cerca di tutte le creature, per condurle tutte innanzi alla vostra adorabile Maestà». E siccome il nostro Ente Supremo con la sua immensità si trova dappertutto, quindi è vita di ogni opera, passo di ogni piede e palpito di ogni cuore, [e] la creatura che vive nella nostra Volontà, avendole ceduto del nostro, ce la sentiamo camminare insieme con Noi nei passi di tutti, nelle opere di ciascuno, e ci ama nel palpito di ogni cuore, e quando vede che le creature ci offendono, ah, essa, come fida nostra, ci vorrebbe nascondere nella sua piccolezza e mettere la sua vita, che è pure nostra, per nostra difesa. Oh, come non amare questa creatura? Nella nostra Volontà ci sono prodigi inauditi, e siccome non [107] è conosciuta, non è meraviglia che non credano a quello che ti dico, ma tu non ti arrestare, segui la sua luce e sii la sua preda felice.” 17Fiat!!!

27 Novembre 1932

La conoscenza dà il valore all’atto. Dio dà valore di moneta all’atto umano,
coniando in esso la Sua immagine e dando il valore della conoscenza. L’atto fatto
nella Divina Volontà riceve la fecondità divina e in esso si vede Dio in atto di dargli la vita.
Differenza tra operare nella Divina Volontà e fuori di Essa.

L’umana volontà è come carta in cui viene coniata l’immagine divina e Dio vi mette

il valore del numero che vuole: esempio. Dio racchiuso nell’atto della creatura.

Sono sempre in preda del “Fiat” Divino. La mia piccolezza non si stanca di girargli intorno e dentro di Esso, con la speranza certa di consumarmi nella sua luce e con l’appetito di addentrarmi sempre più nelle sue conoscenze per poter gustare nuovi gusti divini, perché ogni conoscenza in più è un gusto di più che si riceve e stuzzica l’appetito a volerne gustare altro. A volte si sente una fame insa-ziabile che non [si] sazia [108] mai e si vorrebbe stare sempre [a] bocca aperta per ricevere questo alimento celeste. Quindi la mia mente era affollata di tante cose che riguardavano la Divina Volontà, che se io volessi scrivere tutto, non so dove andrei a prendere la carta; perciò mi limito per quanto posso.

E siccome qualche dubbio serpeggiava nella mia mente, il mio celeste maestro Gesù, visitando la sua piccola neonata, mi ha detto: “Figlia benedetta, un atto allora ha più valore quando si conosce il bene che contiene14 , e quanto più si conosce, tanto più acquista [valore], perché la creatura fa quell’atto in base al valore che conosce, e la nostra paterna bontà non sa ingannare né burlare nessuno. Se facciamo conoscere che c’è quel valore in quell’atto è perché vogliamo dare il valore da Noi manifestato, e il segno certo è la stessa conoscenza che per se stessa già possiede quel valore.

Noi facciamo come un re, che prende una carta che non ha valore e vi mette, [109] dove cento, dove mille, dove un milione…, la carta ha la stessa qualità, la stessa forma, ma a seconda del numero così possiede il suo valore, quindi chi dà il valore alla carta [è] il numero e l’immagine del re, il quale se ne serve come [di] moneta del regno. Ora, così facciamo Noi: la carta è l’atto della creatura, la conoscenza è la nostra immagine divina, il valore è il numero che mettiamo. Dunque, quale meraviglia se diciamo che un atto solo nella nostra Volontà supera in valore tutti gli atti insieme di tutte le altre creature fatti fuori di Essa? È la nostra immagine che si conia come su carta nell’atto umano, ed è il valore della nostra conoscenza che vi mette il numero. Non siamo Noi padroni di mettere il numero che vogliamo sulla carta dell’umano volere? Se il re è padrone di mettere il numero che vuole su una vilissima carta, molto più Noi per formare la moneta [110] che deve correre nella nostra Patria azzurra.

Oltre a ciò, la nostra Volontà fu un dono gratuito che demmo all’uomo, nulla ci pagò per averlo, né lui aveva monete o mezzi sufficienti per pagarci, se non la vilissima carta della sua volontà umana, che per sua sventura neppure ci volle prestare per tenersi il nostro gran dono.

E poi, Noi eravamo il suo Padre tenerissimo ed amantissimo, e tra Padre e figli non si fanno i conti, perché si sa che il Padre deve dare ai figli, ed essi sono obbligati per dovere di giustizia ad amare e tenere con stima ciò che dà loro il Padre. Ecco perché la necessità delle conoscenze sulla Divina Volontà che facciamo a grado a grado, affinché la creatura apprezzi questo dono sì grande, che gratuitamente le vogliamo dare. La conoscenza genera l’appetito, il desiderio di conoscere di più, e l’umano volere si dispone a poco a poco a subire [111] la trasformazione, l’unificazione della Divina Volontà. E Noi senza far conti, né badare se ci può pagare o no, metteremo la nostra immagine ed il numero incalcolabile di un valore divino, e saremo contenti di vedere i nostri figli ricchi e felici, della nostra stessa felicità e ricchezza divina.”

Oltre a ciò, il mio dolcissimo [Gesù] ha soggiunto: “Figlia mia, tu devi sape-re che come la creatura opera nella nostra Volontà, riceve15 nell’atto suo la fecondità divina, la quale forma il germe divino in tutti gli atti di essa, e diramandosi in tutta l’anima, forma il germe divino nel pensiero, nella paro-la, in tutto, in modo che si vede nel suo piccolo atto il dolce incanto del suo Creatore, felice di dar vita con la sua amabile presenza all’atto della creatu-ra. Oh, se si potesse vedere da tutti la dolce sorpresa, il prodigio inaudito, l’Ente Supremo racchiuso nel breve [112] giro dell’atto umano, resterebbero talmente stupiti, che tutto il prodigio dell’universo sarebbe un bel nulla a paragone di questo. Perciò c’è gran differenza tra chi opera nella mia Volon-tà e chi opera senza di Essa. Il primo è sorgente, la cui fonte si può vantare che mai finisce la sua acqua e può dare acqua a chi vuole, senza mai seccare; il secondo è fonte che non sorge e si secca. Il primo è terra feconda e i suoi prati sono sempre fioriti; il secondo è terra sterile che appena produce qualche pianta selvatica. Il primo ha il Sole a sua disposizione, il quale gli fa bere i suoi larghi sorsi di luce, di dolcezza, di santità, di pa-zienza invitta, di eroismo, di sacrifici; il secondo ha la notte, che gli dà i sorsi per mantenere le sue passioni, per debilitarlo e fargli perdere la vista del Cielo. La differenza tra l’uno e l’altro è grande. Perciò sii attenta e fa’ [113] che la mia Volontà Divina ti consumi e ti trasformi tutta nella sua luce.” 18Fiat!!!

6 Dicembre 1932

Un atto fatto nella Divina Volontà è così grande che la creatura che lo fa
non può contenerlo; coinvolge tutto e fa fare a tutte le cose ciò che fa la creatura.
Così la creatura tiene compagnia a Dio in tutto.

Valore di un atto fatto nella D. Volontà. Come si rende potente su tutti

ed è la sola faccendiera che muove tutto per fare amare il suo Creatore.

Il mio abbandono nel “Fiat” continua; la sua forza rapitrice dolcemente rapi-sce, investe ed assorbe e la mia piccola anima si sente piccola, piccola, appena un atomo; pure sente la sua immensità che non le vien dato di racchiudere nella sua piccola cerchia. Ma ad onta della sua piccolezza non vuole stare oziosa, vuole amare, benedire, glorificare, ringraziare Colui che l’ama tanto, che le ha dato la sua stessa Volontà Divina a sua disposizione.

Ma mentre la mia mente si perdeva in Essa, il mio celeste [114] Sovrano Gesù, visitando la piccola anima mia, mi ha detto: “Figlia mia, tu non puoi compren-dere tutto il valore che contiene un atto fatto nella mia Divina Volontà. È tanto il suo valore, la sua grandezza, che la stessa creatura che l’ha fatto non lo può racchiudere tutto in se stessa, si riempie e, non potendo con-tenerlo, straripa e corre nella stessa immensità del «Fiat» eterno e tutto ciò che Esso involge e che racchiude nella sua immensità, ripete lo stesso atto della creatura. Sicché se tu ami, adori, mi benedici, mi ringrazi, dai a tutte le cose create largo campo a ripetere l’atto tuo, in modo che cieli e terra, sole e vento, mari e fiumi, piante e fiori, tutti in coro dicono: «vi amiamo, vi adoriamo, vi preghiamo», e così di seguito. È come un eco che risuona in tutto e in tutti e con la forza investitrice che possiede la mia Volontà, assorbe e fa subire a tutte le cose lo stesso atto che [115] ha fatto la creatura nella mia Volontà, ed oh, che dolce sorpresa, che incanto meraviglioso [è]che un atto imperi su tutto e faccia ripetere a tutti l’atto suo! Questo piccolo atomo che entra nel nostro Volere si rende potente su tutti e dolcemente imbocca a tutti il suo stesso atto per fare amare il suo Creatore. Perciò il nostro Ente Supremo sente che la creatura che entra nel nostro Volere muove tutto, fa scorrere la sua voce in tutte le cose e non volendo essere sola, investe, impera e fa dire a tutte le cose che sono investite dal «Fiat»ciò che essa vuole. Vuole amare? E fa dire a tutte le cose «amore». Vuole adorare, benedire? E tutti si prestano ad adorare e [a] benedire. Insomma, comanda su tutta la Creazione e Noi la facciamo fare. È il nostro stesso Volere che vuole che ciò faccia; è la sua stessa potenza, il suo impero di cui è stata investita, e Noi ci dilettiamo tanto nel vedere la [116] piccolezza della creatura scorrere nella nostra immensità e sentiamo la compagnia della creatura, perché tenerci compagnia significa riconoscere che già stiamo insieme a lei, riconoscere l’atto che fa, il suo valore, affinché possa dirci quanto ci ama, perché quanto più conosce che il suo atto è grande, più ci dà e più ci sentiamo amati e più l’amiamo. Sicché è essa sola che viene dalla terra a spezzare la nostra solitudine, è la sola fattiva16 che vuole muovere tutte le cose per farci amare, benedire, ringraziare. È vero che le altre creature ci sono nella nostra Volontà Divina, ma non conoscendo che stiamo con loro, né per chi operano, né il valore delle loro opere, vivono da estranei e come lontani da Noi; e questo è un grande dolore per Noi, avere dei figli, tenerli in casa nostra, cioè nella nostra Volontà, come se non li avessimo, [perché] non riconoscono Colui che dà loro la vita e li ama tanto. [117] Ciò non avviene per chi già conosce che vive nella nostra Volontà; ci conosciamo a vicenda, viviamo come tra figli e Padre, anzi essa vive in Noi e Noi in essa e formiamo una sola Volontà.” 19Fiat!!!

16 Dicembre 1932

L’essenza della santità è operare il bene, che porta in sé una gloria eterna.
Gesù previene col suo amore le anime affinché anche loro Lo amino;
sente l’irresistibile bisogno di amare e di essere amato

Come il bene fa sorgere in natura la gloria e si fa narratrice di Colei che lo ha fatto. Come in ogni

“ti amo” è un trionfo di Gesù, e come per essere amato vi mette il suo amore di nascosto.

Il mio abbandono nel Volere Divino continua, sebbene sotto l’incubo delle ripetute privazioni del mio amato Gesù, ad onta che la luce dell’eterno “Fiat” non mi lascia mai; le sue ondate di luce mi investono dentro e fuori e si fanno palpito, respiro, moto, alimento della piccola anima mia. Ahi, se non fosse per la Divina Volontà, che come vita si sostituisce a tutto e anche allo stesso Gesù, [118] in un colpo finirei la vita e quella stessa luce mi porterebbe al Cielo, ma, ahimè –dicevo tra me–, come è lungo il mio esilio! Qual è il bene che faccio? E ancorché lo facessi, che gran che è il bene che potrei fare?

Ma mentre ciò pensavo, la cara mia Vita, il dolce Gesù, ripetendo la sua breve visitina, mi ha detto: “Figlia mia, coraggio, la mia Volontà ti sta consumando nella sua luce per formare in te la sua copia divina, ed è tanta la sua gelosia, che non cessa un istante di mandarti luce, per non darti il tempo di fare la tua volontà, ma sempre la mia. E poi, che gran che [è] il bene? Eppure il tutto sta nell’operare il bene; esso è la sostanza della santità, è il sole che splende per mezzo delle sante parole, opere e passi [di chi lo fa] in mezzo alle creature, che mentre dà luce a se stesso e lo riscalda, dà luce e riscalda chi gli sta intorno. Il bene produce la gloria imperitura in terra e in [119] Cielo. Chi mai può togliere la gloria di un bene che uno ha fatto? Nessuno, né Dio, né le creature; anzi nell’atto buono sorge da dentro di sé, come in natura, la gloria che lo stesso atto contiene, tanto che molte volte si dimenticano le creature, ma il bene operato resta come vita in mezzo ad esse e non è facile dimenticarlo. Perciò ogni bene fatto canta la gloria e si fa narratore di chi lo ha fatto. Quindi, se tu facessi anche un solo atto buono stando in vita, tutta l’eternità ti canterebbe una gloria maggiore.”

Onde seguivo il mio giro nel Volere Divino; secondo il mio solito, animavo tutte le cose create col mio piccolo “ti amo” e volevo lasciarlo impresso in tutte le cose, affinché si facesse voce e chiedesse il regno della Divina Volontà sulla terra.

E Gesù benedetto, sorprendendomi di nuovo, ha soggiunto: “Mia piccola figlia del mio Volere, tu devi sapere [120] che è tanta la smania, il delirio di voler amare ed essere amato dalle creature, che di nascosto, senza farmi avvertire, metto nel fondo delle loro anime una dose del mio amore; a seconda [del]le loro disposizioni, così aggiungo la dose, ed esse, sentendo in loro il mio amore, mi dicono col cuore «ti amo, ti amo». Io, nel sentirmi amato, trionfo nell’amore della creatura. Sicché ogni suo «ti amo» è un trionfo che ottengo17 e, sebbene l’abbia messo Io di nascosto, non bado che è stato un mio artifizio per farmi amare, bado piuttosto che è passato dal [suo] canale, cioè dalla sua volontà, dalla sua voce, e sentendomi ferire, lo guardo come amore che mi viene dalla creatura. Onde ogni tuo «ti amo» è un trionfo di più che fai fare al tuo Gesù, e siccome tu cerchi di coprire Cielo e terra, cose animate ed inanimate, col tuo «ti amo», Io guardo tutto cospar-so dalla bellezza dell’amore della creatura e, [121] restando rapito, dico con tutta l’enfasi del mio amore: Ah, sì, come sono contento! Già sono amato! E mentre Io trionfo nel suo amore, essa trionfa nell’amor mio.”

Detto ciò ha fatto silenzio ed era tanta la foga del suo amore che, come sve-nuto, cercava riposo nelle mie braccia; e dopo, come rinfrancato, ha ripetuto con enfasi più forte: “Figlia mia carissima, tu devi sapere che quello che voglio e che più m’interessa è far sapere che Io amo la creatura. Voglio dire all’orec-chio di ogni cuore: «figlio, ti amo», e sarei contento se mi sentissi rispon-dere col mio stesso ritornello: «Gesù, ti amo». Sento l’irresistibile bisogno di amare e di essere amato. Oh, quante volte resto soffocato nel mio amore, perché mentre Io amo, non sentendo che mi amano, il mio amore non trova sfogo e resto affogato nel mio stesso amore. Ecco perché amo tanto il tuo «ti amo»; come tu lo dici, prende [122] forma di una fiammella ristoratrice, che venendo nel mio gran fuoco d’amore mi porta il ristoro e, spargendosi come rugiada benefica sulle fiamme che mi bruciano, porta la quiete al mio amore, ai miei deliri, alle mie smanie amorose, perché se sono stato amato posso dare il mio e, potendo dare il mio, il mio amore si sfoga.

Figlia mia, cieli e terra sono pieni e gonfi del mio amore; non vi è punto dove il mio amore non senta il bisogno di straripare, per sgonfiarsi e correre e correre in cerca di cuori per dire loro la sua parolina: «figlio, ti amo, ti amo tanto, e tu dimmi che mi ami», e sta tutto orecchio per sentire se la creatura gli dice che lo ama. Se ciò gli viene affermato, il suo amore si sente rassicurato in essa e vi prende il suo dolce riposo. Invece, se non gli viene affermato, corre, gira Cielo e terra, [e] non si ferma se non trova chi gli dice che lo ama. Ora, ogni «ti amo» della creatura [123] è uno sfogo al mio amore, il quale, entrando nel mio, s’incorpora nel mio stesso amore e ha virtù di fenderlo, mentre resta tutto intero qual è, e formando come [del]-le fessure, forma le vie per far sfogare il mio amore. Ma questo amore allora è puro, quando è animato dalla mia Volontà.

Vedi dunque che cosa è la lunga cantilena del tuo «ti amo»? Sono tanti sfoghi che dai al tuo Gesù e [che] mi chiamano al riposo nell’anima tua. Perciò voglio che mi dica sempre il tuo «ti amo», lo voglio vedere in tutte le cose che ho fatto per te, amo sentirlo sempre, sempre; e quando non me lo dici, sospirando dico: ahimè, neppure la piccola figlia del mio Volere mi dà il continuo sfogo di potermi sfogare nel suo piccolo amore! E resto tutto afflitto e aspetto il tuo caro ritornello, «ti amo, ti amo». Amami, figlia mia, amami, abbi pietà del mio Cuore ferito che spasima, smania, delira e spasi-mante [124] ti chiede amore; e smaniando ti abbraccio, ti stringo forte, forte al mio Cuore, per farti sentire come brucio d’amore, affinché sentendo le mie fiamme, ti muova a pietà di Me e mi ami. Deh, rendimi contento, ama-mi! Quando non sono amato mi sento sventurato nel mio amore e perciò giungo ai deliri, e quando un cuore pietoso si muove a pietà di Me e mi ama, mi sento cambiare la sventura in felicità. E poi, ogni tuo «ti amo» non è altro che un piccolo legnetto che getti nell’oceano immenso del mio amore e, convertendosi in fiammella, accresci [di] un grado di più l’amore per il tuo spasimante Gesù.” 20[125] Fiat!!!

21 Dicembre 1932

In ogni atto della creatura Dio le dona la sua Volontà perché lei Gli dia il suo volere:
è una rinascita della creatura a vita divina, è uno sposalizio con Dio.
Questo scambio deve essere continuo.

Scambio di doni di volontà tra Dio e l’anima. Rinascita continua nella vita divina,

vincolo di sposalizio, festa di tutti. Come la D. Volontà tiene assediata la creatura.

Mi sento come una piccola bambina nelle braccia della Divina Volontà. Oh, come mi sembra vero che sono la piccola neonata, che mentre sto per nascere, un altro suo atto di Volontà Divina che si versa su di me, oppure un’altra sua conoscenza che mi manifesta, [mi fa] rinascere di nuovo in quell’atto e in quella conoscenza come ad una vita novella nella sua Volontà Divina, che prima non avevo in mio potere [e] neppure conoscevo; e nell’atto di riceverlo io mi sento rinata, ma mentre sto per rinascere mi dà un altro suo atto, m’investe di un’altra sua conoscenza, ed io sto sempre in atto di rinascere. O potenza del Fiat Supremo! Tu non sai lasciare mai la creatura, anzi mi [126] sembra che mi metta nel labirinto della tua luce immensa, in atto di darle sempre nuova vita, ed io sento il bisogno di ricevere da Te la tua vita continua, quindi di restare sperduta in Te. Ma felice perdita, perché non è perdita, ma conquista di nuova vita divina che fa la creatura.

Ma mentre la mia mente si perdeva nel “Fiat” Divino, il mio Maestro Celeste, visitando la sua piccola neonata, tutto bontà mi ha detto: “Mia piccola figlia, il mio amore è tanto, che sto sempre in atto di far dono della mia Volontà in tutti gli atti che fa la creatura per ricevere il dono della sua. Io sono il primo a cederle il dono della mia; sto alla spia per vedere quando la creatura sta per fare un atto, per darle il dono della mia Volontà nell’atto suo, affinché in vista del gran dono che le faccio, mi dia il piccolo dono del suo volere. Ora, con questo mio dono del mio Volere che vado dando in tutti gli atti della [127] creatura, [essa] riceve un atto nuovo di vita divina, la faccio rinascere in quell’atto nuovo che le do ed essa sente la novella vita divina che acquista e, mentre sta per formarsi in quella vita divina, Io non aspetto, ma subito le faccio di nuovo dono del mio Volere, e così vado alternando la vita della creatura, col dare il mio dono e col voler ricevere il suo, affinché senta la crescita e la rinascita continua della sua vita nella divina. Ora, è tanto grande questo dono che faccio, che mentre sto per farlo, i cieli stupiscono e riverenti si abbassano per adorare un dono così grande, magnificano il loro Creatore di tanta liberalità e tutti si mettono sull’attenti per essere spettatori di come si svolge questo dono nell’atto della creatura. E quando vedono la nuova rinascita che fa nella vita divina, essi sono tremebondi nel vedere il gran portento, che [la creatura] rinasce a novella vita divina quante volte le vien dato questo dono della mia Volontà, ed oh, come [128] mi ringraziano di tanta mia bontà, perché tutti si sentono più felici nel vedere questo dono del mio Volere operante nell’atto della creatura.

Si può dire che in questo scambio di volontà, in questi doni reciproci d’ambo le parti, succede uno sposalizio tra l’anima e Dio, sposalizio ripetu-to, sempre nuovo, e quando c’è sposalizio tutti fanno festa ai novelli sposi e inneggiano al loro Creatore, perché con questo dono del mio «Fiat» non è solo [un] dono che faccio, ma insieme col dono do la mia Vita, che forma il vincolo dell’inseparabilità, in cui consiste la sostanza del vero sposalizio tra l’umano e il Divino. Ed oh, la somma ingratitudine di chi non riceve il dono del mio Volere nell’atto suo, specie nel vedere le mie premure di voler darlo! Prego e supplico che lo ricevano, e molte volte mi industrio di procurare nuovi incidenti, circostanze non aspettate, per avere nuove occasioni per poter [129] dare più spesso il mio dono del «Fiat», e quando vedo che non lo accettano, mi sento cambiare in dolore le mie industrie d’amore e potrei dire che i cieli piangono insieme a Me, perché quando agisce questo dono della mia Volontà nell’atto della creatura, i cieli sono compromessi insieme con Essa e tutti sentono la festa se viene accettato, o il dolore se viene respinto. Perciò sii attenta, non voglio altro, nei tuoi piccoli atti, in tutto ciò che fai, se preghi, se soffri, se lavori, in tutto, che lo scambio continuo, che prenda il dono della mia Volontà e mi dia la tua. Oh, come mi renderai felice, Io sarò tutt’occhi sull’atto tuo, affinché abbia tutti i requisiti di un atto degno della mia Divina Volontà.”

Onde mi sentivo tutta investita di Volere Divino, me lo sentivo palpitante nella piccola anima mia; la sua aria celestiale e balsamica formava il Cielo in me e provavo la felicità [130] di lassù, anzi mi sentivo più felice dei cittadini celesti, perché loro non hanno in dono l’atto di Volontà Divina come conquista, come nuova rinascita in Dio; hanno il dono di Essa solo per felicitarsi e beatificarsi, ma come conquista, no; io invece posso fare nuove conquiste e posso chiudere nell’atto mio una Volontà Divina operante. Ma mentre la mia mente spropositava, il dolce Gesù, sorprendendomi, ha soggiunto:

“Figlia benedetta, voglio dirti la ragione per cui voglio che la creatura riceva il dono della mia Volontà in tutti gli atti suoi e mi dia volta per volta la sua, perché se in un atto c’è questo scambio e in un altro no, nell’atto dove non c’è lo scambio si forma il vuoto nell’anima, e questo vuoto viene riempito di miserie, di debolezze, di passioni. Con ciò la vita divina resta spezzata e come distaccata in essa, quindi le vere rinascite non possono succedere, perché [131] manca l’alimento, la materia prima dell’atto conti-nuo del mio «Fiat» che forma queste nuove rinascite in Dio; molto più che solo Essa possiede e forma l’atto continuo, quindi senza il suo atto continuo è impossibile ricevere [un co]sì gran dono e beni da far stupire cieli e terra”.

Onde nel sentire ciò ho detto: “Dimmi, Amor mio, perché ti interessa tanto, che vuoi la volontà della creatura e vuoi dare la tua?”

E Gesù: “Vuoi sapere il perché? Perché col prendere la sua volontà metto al sicuro la creatura, e col darle la mia la prendo da tutti i lati e metto al sicuro la mia vita in essa, e siccome non vi è cosa o persona [con la quale]la mia Volontà Divina non abbia i suoi vincoli di dominio e di conserva-zione, sento la fortunata creatura insieme con Me in tutto e in tutti, e allora posso dire coi fatti, non con le parole: «ciò che è mio è tuo, e tutto ho fatto per te». Con ciò il mio scopo è realizzato, l’opera mia creata con [132] tanto amore, qual è la creatura, non mi preoccupa più, né c’è più pericolo, perché la mia Divina Volontà la tiene assediata nei suoi infiniti confini, sicché non [mi] resta altro che godermela e renderci felici, con una felicità mai interrot-ta d’ambo le parti. Ecco perché fino a tanto [che] non vedo la creatura dotata del dono del mio «Fiat» non mi do pace, sto a guardia continua, perché so che il suo volere può tradire lei e Me, quindi devo usare strata-gemmi, industrie amorose, devo sempre lavorare, per Me non vi è riposo. Invece quando il suo volere sta in potere mio e il mio in potere suo, Io riposo sulla sua sorte, non vi è più pericolo, e se voglio lo scambio continuo tra Me ed essa è per avere occasione di avere [a] che fare, di dire e di trattenerci dolcemente in conversazione; e siccome voglio darle sempre del mio, uso il pretesto di volere lo scambio della sua, per darle di nuovo la mia [133] Volontà, ma già era mia la sua e la mia era già sua; solo che, col darla di nuovo, accresco nuova vita divina e grazie più sorprendenti. Perciò sempre nel mio Volere ti voglio e così potremo essere sicuri, tu di stare sempre con Me ed Io con te.” 21Fiat!!!

25 Dicembre 1932

La nascita di Gesù, come il sole, è stata universale: la sua Umanità si è moltiplicata
in tutte le cose e in ciascuno, per amore alle creature e per glorificare il Padre
dandogli il ricambio dell’amore di tutti.

La nascita del Pargoletto Gesù fu universale, nacque in tutto ed in ciascuno.

Come per tenerci sicuri venne a coprirci con la veste della sua Umanità. Esempio del Sole.

Il mio abbandono nel “Fiat” continua, ed essendo oggi il giorno del Santo Natale, ho passato tutta la notte senza vedere il mio Celeste Bambino e ho sentito uno schianto nel cuore senza di Colui che forma la mia vita e il mio tutto. Ah, vivere senza di Lui è vivere come se non si avesse vita, torturata, senza forza, senza appoggi, [il] che forma la più terribile delle morti [134] per la povera e piccola anima mia, e tra le ansie e il timore, pregavo il Volere Supremo che mi svelasse Colui che mi ama e che forma il mio duro martirio.

Onde, in questo mentre, la mia mente è rimasta come rapita da una luce immensa che riempiva cieli e terra, ed, o meraviglia, vedevo il piccolo Bambino divino rinato in ogni cosa creata, in ogni cuore, in tutto; il piccolo pargoletto Gesù moltiplicato, bilocato, rinato in modo infinito in tutto ed in ciascuno, sicché tutti avevano il bene di sentire nato in loro il celeste Bambino. Oh, com’era bello vederlo piccino, piccino nel sole, nelle stelle, in tutti gli elementi, nelle creature tutte, e tutti inneggiavano e avevano il grande onore, il bene immenso di averlo ri-nato in ciascuno e di possedere come proprio il dolce pegno del bambinello Gesù.

Onde tra la meraviglia e lo stupore, vedevo che anche in me era nato Colui che con tanti sospiri ed ansie cercavo, me lo stringevo forte [135] forte tra le mie braccia e Lui mi lasciava fare,anzi godeva che ciò facessi;e tutto tenerezza mi ha detto: “Figlia mia, amami, amami, sono nato per amare e per essere amato, e per farla da Dio18 la mia nascita è universale. Non l’avrei fatta da Dio se non fossi rinato in modo universale, in modo che tutti potessero dire coi fatti: «il celeste Infante è nato per me, è mio, ed è tanto vero che già lo pos-seggo». Il mio amore resterebbe inceppato se non avessi potuto rinascere in tutti; la mia potenza [sarebbe] limitata, la mia immensità ristretta, se non fosse universale la mia rinascita. E non è meraviglia: come la mia Divinità riempiva cieli e terra, così, incorporandosi nella mia piccola Umanità, la moltiplicava e bilocava in modo da farmi rinascere in tutti ed in ciascuno. Sono i nostri modi divini ed infiniti che abbiamo, che tutti devono prendere il bene che facciamo ed essere pregni delle opere nostre.

Molto più che Io, sceso dal Cielo in terra, volli prendere [136] umana carne per glorificare completamente la gloria del Padre Celeste, per supplire a tutto ciò che l’uomo non aveva fatto. Ecco perché la mia piccola Umanità volle rinascere anche nelle cose create, perché l’uomo non ci aveva dato la gloria, il contraccambio dell’amore [con] cui avevamo creato un cielo, un sole e tante altre cose, e la mia Umanità, rinascendo in esse, glorificava il mio Padre Celeste completamente per tutta l’opera della Creazione. L’uomo, col respingere la mia Divina Volontà, si era reso impotente a tutto, ed Io venivo per essere il suo salvatore, riparatore, glorificatore, difensore, e lo coprivo dentro la veste della mia Umanità per tenerlo sicuro, e in ogni cosa rispondere Io per lui al mio Padre Celeste. Era tanto il mio amore, che la mia Divinità, per dare uno sfogo al mio amore, mi portava a nascere in ogni cuore ed in tutte le cose; tanto [è] vero, che i primi a riconoscermi e ad inneggiarmi furono le cose create, perché sentendo la mia nascita [137] in loro tripudiarono di gioia e mi fecero festa. Ma sai tu chi sono coloro che mi fanno festa nel nascere nei loro cuori? Coloro che posseggono la mia Divina Volontà. Questi avvertono subito che Io sono nato nei loro cuori e mi fanno festa perenne; invece gli altri mi fanno piangere, mi danno dolore e col peccato mi preparano il coltello per ferirmi o per uccidermi.”

Dopo ciò io sono rimasta tutta immersa nel suo amore. La scena commovente della nascita del celeste Bambino, così universale ed in ciascuno, mi faceva com-prendere chissà quante cose, ma credo che sia meglio passarle in silenzio, perché non sapendole dire bene potrei spropositare. Onde per fare la festa al celeste Infante mi abbandonavo tutta nella Divina Volontà, e Lui è tornato di nuovo, ma era tanto grazioso, di una beltà sì rara che non si trova un’altra simile; e chiudendosi nel mio cuore, tutto amore, come luogo della sua [138] nascita, ha ripetuto in me i suoi pianti infantili, i gemiti amorosi, i suoi singhiozzi ripetuti. Oh, com’era commovente vederlo ora piangere, ora singhiozzare, ora vagire! Faceva il primo ingresso di rinascita in ciascuno e in tutto con le armi delle sue lacrime, con gli stratagemmi dei suoi singhiozzi, con le preghiere dei suoi vagiti. Con ciò si faceva rapitore, e a via di rapire con la forza di un Dio che possedeva, entrava nei cuori per formare la sua rinascita novella. O cieli, inchinatevi ed insieme con me amate e adorate il celeste Infante.

Ma mentre la mia mente si sperdeva in un mistero così grande, il dolce Bam-binello, tra le lacrime e i singhiozzi, misto ad un celeste atteggiamento di sorriso, ha soggiunto: “Figlia benedetta, la mia nascita non solo fu universale, per-ché come Dio non potevo fare diversamente, [ma] mi trovai nella condizione del sole, che, vogliano o non vogliano, tutte le cose create, la Creazione tutta e tutte le creature devono ricevere la sua luce, il suo [139] calore. Dall’alto dove discende col suo impero di luce e con la sua supremazia che possiede19 su tutti e su tutto, pare che il sole dica nel suo mutismo, ma più forte che se parlasse: «o mi ricevi con amore, o ti investo coi diritti che posseggo di darti luce, e se non mi vuoi ricevere, ti circonderò da tutti i lati, in modo che non potrai sfuggire alla mia luce, e avrò la grande gloria che a tutti ho dato la mia luce». Simbolo della mia nascita è il sole, che anch’esso rinasce tutti i giorni, per tutti e per ciascuno, ed Io non solo rinasco in modo universale, ma mentre rinasco faccio un’invasione, non solo rinasco nel cuore, ma invado la mente coi miei pensieri, gli occhi con le mie lacrime, la voce con i miei vagiti, in modo che faccio l’invasione universale di tutta la creatura, la prendo da tutti i lati, affinché non mi possa sfuggire. Se mi ricevono con amore, la mia vita non solo nasce in esse, ma cresce in modo sorprendente; [140] se poi non mi ricevono con amore, rinasco in loro coi miei diritti di Dio che posseggo, ma non cresco in loro, rimango piccino e solo, e rimango in riserva20 , aspettando [che], chissà, con i miei vagiti e lacrime si inducano ad amarmi, e se ciò non riesce, la mia vita si cambia per loro in giustizia. Ed oh, come strazia il mio cuoricino vedere la mia nascita, tutta amore, cambiata in giustizia per la povera creatura! Quindi, giacché sono nato in te, dammi il bene di farmi crescere; così cambierai in gioie le mie lacrime ed i miei vagiti.” 22Fiat!!!

6 Gennaio 1933

La creatura che fa la Divina Volontà, nei suoi atti si riversa in Essa,
ed Essa riversa tutti i suoi atti divini, come se fossero uno solo, nell’atto umano.
La Divina Volontà fa morire il male; operando in Essa, la creatura e Dio si danno
a vicenda il diritto di dare e di ricevere sempre più nel mare della Divina Volontà.

Chi opera nella D. Volontà, Dio si nasconde nella creatura con tutti gli atti suoi. Riconoscenza

che sente per chi le fa produrre la sua Vita. Diritti d’ambo le parti, il piccolo naviglio.

Stavo facendo il mio giro nella Creazione per seguire gli atti che la Divina Vo-lontà aveva fatto in essa, e mi pareva che ciascuna cosa creata [141] mi desse l’en-trata per ricevere l’atto mio e metterlo in corteggio e in ricambio alla Divina Volon-tà che possedevano come attrice e conservatrice delle cose create. Ora, mentre ciò facevo, il celeste Bambinello mi ha fatto la sua breve visitina e mi ha detto:

“Figlia mia, chi fa la Divina Volontà, nel fare i suoi atti si riversa in Essa. Non vi è particella del suo essere che non prenda posto nel Volere Supre-mo, e allora tutto ciò che Dio ha creato, tutto ciò che ha fatto e farà, stando tutto racchiuso nel mio Volere, come un atto solo si riversa tutto sull’atto della creatura, in modo che il suo atto resta riempito, abbellito, circondato di tutto ciò che ha fatto e farà la mia Volontà, tanto che nell’atto della creatura si vedono impressi, fusi, circonfusi tutti gli atti divini. Quando la mia Volontà opera, tanto nella nostra Divinità, quanto nell’atto umano, non sa né vuole distaccare un atto suo dall’altro atto, ma li unisce tutti insieme e forma il nuovo atto che vuol fare. Si può dire che tutto [142] il nostro Essere Divino, con tutti i nostri atti, lo riversiamo sulla creatura, ci nascondiamo in essa, ci muriamo, mentre rimaniamo21 nella nostra immensità e potenza interminabile quali siamo. Però la nostra felicità resta raddoppiata da parte della creatura, perché ci ha dato l’occasione di bilocare la nostra vita insie-me coi nostri atti, e Noi riceviamo la gloria, l’onore, l’amore della stessa vita nostra e di tutti i nostri atti da parte di chi si fa possedere dalla nostra Volontà.

Succede a Noi come al sole, che quando dall’altezza della sua sfera si dà alla terra pare che dia solo luce, ma non è vero, insieme con la sua luce dà tutto ciò che possiede; tanto [è] vero, che si vede la terra fiorita di tante varietà di colori, varietà di dolcezze, di sapori. Chi ha dato tanta bellezza, tante sostanze, tanti colori? La luce? Ah, no, è perché la luce ha dato le sostanze, le proprietà che possiede. Si può dire che la terra è ricca, abbel-lita dalle proprietà che possiede [143] il sole, ma mentre il sole dà, nulla perde di ciò che possiede. Oh, se il sole avesse ragione, come si sentirebbe più felice, più glorificato del gran bene che fa alla terra. Riprodurre la nostra vita, i nostri atti nella nostra amata creatura, per Noi è felicità e ci sentiamo come riconoscenti verso di essa, perché ci ha dato campo di fare uso della nostra potenza comunicativa, di riprodurci in essa.”

Ond’io, nel sentire ciò, pensavo tra me: “E se ci fosse il peccato, le passioni, come potrebbe la creatura ricevere questo gran bene?”

E Gesù ha soggiunto: “Figlia benedetta, quando l’anima si dà in balia della mia Volontà, Essa ha virtù di far perdere la vita del male; non vi sono peccati o passioni che non sentano darsi la morte, più che da ferro mici-diale, anzi, da se stesse muoiono. Come la mia Volontà regna nel-l’anima, così si sentono perdere la vita. Essa è per il male come il gelo alle piante, che le inaridisce, le secca e le fa morire; è come la luce [144] alle tenebre, le quali, come compare la luce, spariscono e muoiono, anzi neppure si sa dove sono andate; la mia Volontà è come il caldo al freddo, il freddo muore sotto la virtù del caldo. Se il gelo, la luce, il caldo, hanno virtù di far morire le piante, le tenebre, il freddo, molto più la mia Divina Volontà ha virtù di far morire tutti i mali insieme. Al più, se l’anima non si fa dominare sempre dalla mia Volontà, dove Essa non regna sempre, non può comunicare tutti i beni e convertire in vita divina tutto l’assieme della creatura; e dove manca la vita divina sorge il male e può succedere come alle piante: se si ritira la forza del gelo, le piante, sebbene stentata[mente], incominciano a rinver-dire; se si ritira la luce, le tenebre sorgono di nuovo; e se si ritira il caldo, il freddo acquista di nuovo la sua vita. Ecco perché la grande necessità di fare sempre, sempre la mia Volontà e di vivere in Essa, se vuoi sbandire tutti i mali [145] e sradicare anche le radici delle passioni.

Molto più che il mio Volere Divino vuol dare sempre alla creatura, ma per dare sta alla vedetta per vedere quando opera nella sua Volontà, perché [per] ogni atto che fa in Essa acquista un diritto divino, sicché quanti atti fa, tanti diritti acquista nel mare del mio «Fiat», ed Essa acquista tanti diritti sulla creatura. Questi diritti di [entr]ambe le parti rendono padroni Dio e la povera creatura. E la mia Volontà, bilocata e racchiusa nell’anima per quanto è capace di racchiudere, siccome vuol dare sempre, la porta a navigare nel mare immenso del suo Volere che regna in Dio stesso, e rendendola più capace prende dal suo mare e allarga il piccolo mare22 del suo Volere nel fondo dell’anima. Si può dire che fa di essa il suo piccolo naviglio, per andare a veleggiare nel mare immenso del suo Volere, e a seconda [di come] si dispone ed opera, così racchiude nuove dosi di Volontà Divina. Perciò sempre in Essa ti [146] voglio; così mi darai il diritto di poterti sempre dare e tu di sempre ricevere.” 23Fiat!!!

14 Gennaio 1933

Il “ti amo” è la punteggiatura nel testo della vita: dà ordine e senso ad ogni cosa.
Il “ti amo” si unisce alla punteggiatura che Dio ha messo nella pagina della Creazione.
Per scrivere la pagina della nostra vita occorre la carta, l’inchiostro e la penna:
cioè, la Divina Volontà, l’amore incessante e le opere sante.

La pagina della vita. La Creazione, pagina celeste.

Il ti amo, punteggiatura di queste pagine. L’artefice e lo scrittore divino.

Stavo secondo il mio solito girando per tutta la Creazione per incontrarmi con la Divina Volontà dominante in essa e ricambiare col mio amore il suo tanto amore per me, nel creare tante cose per amor mio, e mi sembrava che ciascuna cosa creata stesse nell’aspettativa di ricevere il suggello del mio “ti amo”. Questo era un diritto, un tributo, una piccola tassa23 che [le cose] esigevano dalla terra verso quella Volontà che tanto aveva dato a tutte le creature e che era la loro autrice e conservatrice. Ma mentre ciò facevo, pareva che il mio dolce Gesù con le sue [147] stesse mani prendesse il mio “ti amo” e lo mettesse come suggello in quelle cose create a cui io lo dirigevo e, mettendole da parte, aspettava che se-guissi il lavorio del “ti amo” in tutte le altre cose create, ed io, meravigliandomi nel vedere l’interesse di Gesù, il suo aspettare, pensavo tra me: “Ma che gran che è il mio piccolo «ti amo», che giunge a formare l’occupazione e l’interesse di Gesù?”

E Lui, soffermandosi per parlarmi, mi ha detto: “Mia figlia benedetta, sai che cosa è il tuo «ti amo»? Esso è come la punteggiatura al carattere. Un carat-tere senza punteggiatura24 si vede [come]una confusione,senza idee giuste, senza espressioni formate, in modo che chi lo legge, non trovando il vero senso, può avere le idee che vuole, belle o brutte, come gli piace. Quindi, mancando la punteggiatura, si può chiamare uno scritto senza vero valore, e a chiare note dice l’ignoranza e il poco valore di chi l’ha scritto. Eppure che gran che è un punto, una [148] virgola, un punto interrogativo e tutto il resto della punteggiatura? Si può dire nulla in confronto al lavoro del-l’estensione di un carattere 25 .

Tale è il tuo «ti amo», è la punteggiatura al carattere della tua vita, delle tue parole, opere, passi e [per]fino del tuo cuore. La punteggiatura del tuo «ti amo» getta l’ordine in tutti gli atti tuoi, mette le idee giuste, dà le espres-sioni più belle e ti fa conoscere Colui per amore del quale viene formata la pagina e il carattere della tua vita.

Ma questo è nulla ancora: questo punto, questa piccola virgola del tuo «ti amo» sale in alto e punteggia la nostra pagina divina, i nostri caratteri celesti di tutta la Creazione. Che cosa è tutta la Creazione, se non la nostra pagina divina messa fuori di Noi? E i nostri caratteri celesti impressi in tutta la pagina della Creazione, punteggiata con tale ordine ed armonia, con le idee più giuste, con le espressioni più belle e commoventi, fatte con tale va-lore di arte, che nessun artefice [149] può imitare? Ora, il tuo «ti amo» si unisce alla punteggiatura divina e punteggiando conosce il valore dei nostri caratteri, impara a leggere la nostra pagina, comprende con idee giuste quanto abbiamo fatto per amore suo, riceve le espressioni più belle e com-moventi del suo Creatore e ci dà il piccolo tributo, ci paga la piccola tassa23 che Noi, con amore, per giustizia aspettiamo dalla creatura. Non solo; sic-come il «ti amo» ha virtù per natura sua di convertirsi in luce, Io con tutto amore prendo questi punti e virgole del tuo «ti amo» e metto la tua piccola luce sulla nostra punteggiatura divina, e guardando la Creazione tutta, sento tali strette d’amore, che vedo la punteggiatura della piccola figlia del mio Volere unita alla nostra punteggiatura celeste. Ma dimmi, figlia mia, perché mi dici «ti amo» e vuoi investire tutte le cose create, gli stessi atti miei, col tuo «ti amo»?”

Ed io: “Perché ti amo e voglio essere amata da Te.”

E Lui: “Dunque, perché mi ami mi dici «ti amo»? E [150] non è questo il più grande dei miei contenti, i miei sospiri, le mie ansie, i miei deliri, essere amato dalla creatura? Or sappi che ad ogni tuo «ti amo», Io ti sussurro all’orecchio del cuore «ti amo» e metto la mia punteggiatura celeste nella pagina e [nei] caratteri della tua vita; non ne sei tu contenta?”

Ed io: “Amor mio, non mi basta, no, la tua sola punteggiatura, non ne sono contenta; può bastare a Te la mia sola punteggiatura, perché essendo io piccola e buona a nulla non so fare altro, ma Tu che sai far tutto, per farmi contenta voglio che Tu stesso mi formi la pagina e i caratteri della mia vita.”

E Gesù: “Sì, sì, ti contenterò e potrei dirti che lo sto facendo. Or sappi che per avere una pagina scritta ci vuole la carta, l’inchiostro, la penna, tutte cose [che sono le] materie prime per formare una pagina scritta. Se ne manca una, lo scritto non può avere vita. Ora, la carta è la mia Divina Volontà, la quale, come fondamento di tutto, deve formare la pagina della vita. [151] Vedi, posso dire che la mia Volontà si stese come fondamento di tutta la Creazione, più che carta, per ricevere i nostri caratteri distinti del nostro amore incessante, nella quale riversammo, più che caratteri incan-cellabili, le nostre qualità e opere divine. I nostri caratteri sono formati di opere e d’amore incessante. Così l’anima deve possedere come fondo di tutto la mia Divina Volontà; ma non basta, ci vuole l’amore incessante per formare l’inchiostro per scrivere su questa carta di luce. Ma carta ed in-chiostro non sono sufficienti per formare i caratteri, perciò ci vuole la penna delle opere sante, la diversità dei sacrifici, le circostanze della vita per for-marsi la penna e così scrivere i caratteri ordinati, le espressioni più belle e commoventi, che ora fanno piangere ed ora riempiono il cuore di gioia, in modo che chi li potrà leggere si sentirà trasformato e [sentirà] ridonata la vita del bene che possiede quella pagina, [152] ed Io, artefice e scrittore divi-no, quando trovo carta, inchiostro e penna, come formai e scrissi la pagina della Creazione, così mi occupo con mio sommo diletto a formare e scrivere la pagina di questa creatura, forse più bella della stessa pagina della Crea-zione. Perciò abbi sempre pronta carta, inchiostro e penna, ed Io ti prometto di scrivere la pagina della tua vita, nella quale si vedrà che Io solo sono stato colui che l’ha formata e scritta, e così resterai contenta tu e contento Io.” 24Fiat!!!

18 Gennaio 1933

Solitudine di Gesù nell’Eucaristia, perché tanti, pur ricevendolo,
non condividono la sua Vita. L’anima che Gli fa compagnia diventa
la sua Eucaristia vivente, in cui continua la sua Vita e la sua Passione.

Solitudine in cui viene messo Gesù da quelli che lo ricevono Sacramentato, le sue lacrime,

i suoi dolori. Le specie mute e le specie viventi. Continuazione della vita di Gesù nella creatura.

Avendo fatto la santa Comunione, stavo facendo i miei soliti ringraziamenti, ed il mio sommo Bene Gesù si faceva vedere afflitto e taciturno, come se sentisse il bisogno di compagnia, ed io, stringendomi [153] a Lui, cercavo di consolarlo con esibirmi di stare sempre unita a Lui per non lasciarlo mai solo; e Gesù pareva tutto contento, e per sfogare il suo dolore mi ha detto:

“Figlia mia, siimi fedele e non lasciarmi mai solo, perché la pena della solitudine è la più opprimente, perché la compagnia è l’alimento dello sfogo di chi soffre; invece senza compagnia si soffre il dolore e si è costretto a sentire la fame, perché manca chi dia lo sfogo dell’alimento, manca tutto e forse manca chi possa offrire il sollievo, fosse pure una medicina amara.

Figlia mia, quante anime mi ricevono sacramentato nei loro cuori e mi mettono in solitudine. Mi sento in esse come in un deserto, come se non appartenessi loro, mi trattano da estraneo. Ma sai perché non prendono parte alla mia vita, alle mie virtù, alla mia santità, alle mie gioie e ai miei dolori? Compagnia significa prendere parte a tutto ciò che fa e soffre la persona che sta [154] vicino; quindi ricevermi e non prendere parte alla mia vita, è per Me la solitudine più amara e, restando solo, non posso dir loro quanto brucio d’amore per loro e perciò resta isolato il mio amore, isolata la mia santità, le mie virtù, la mia vita, insomma, tutto è solitudine in Me e fuori di Me. Oh, quante volte scendo nei cuori e piango, perché mi vedo solo! E quando scendo, vedendomi solo, mi sento non curato, né apprez-zato, né amato, tanto che sono costretto dalla loro noncuranza a ridurmi al silenzio e alla mestizia, e siccome non prendono parte alla mia vita sacra-mentale, mi sento appartato nei loro cuori e, vedendo che non ho che fare, con pazienza divina ed invitta aspetto la consumazione delle specie sa-cramentali, nelle quali il mio «Fiat» eterno mi aveva imprigionato, lasciando appena le tracce della mia discesa, perché nulla posso lasciare della mia vita sacramentale; forse le sole mie lacrime, perché non avendo preso parte alla [155] mia vita, manca il vuoto dove poter lasciare le cose che a Me appartengono e che Io volevo mettere in comune con loro.

Perciò si vedono tante anime che mi ricevono sacramentato e non dan-no26 di Me, sono sterili di virtù, sterili d’amore, di sacrificio; poverette, si cibano di Me, ma siccome non mi fanno compagnia restano digiune. Ahi, a quali strette di dolore e di crudele martirio è messa la mia vita sacramen-tale! Molte volte mi sento affogato d’amore, vorrei sbarazzarmi e sospiro di scendere nei cuori, ma ahimè, sono costretto ad uscirmene più affogato di prima. Come posso sfogar[mi], se neppure fanno attenzione alle fiamme che mi bruciano? Altre volte la piena del dolore mi inonda, sospiro un cuore per avere un sollievo alle mie pene, macché! Vorrebbero che Io prendessi parte alle loro, non loro alle mie…, e lo faccio, nascondo i miei dolori, le mie la-crime per consolarli, ed Io resto senza il sollievo sospirato. Ma chi può dirti [156] i tanti dolori della mia vita sacramentale e come sono più quelli che mi ricevono e mi mettono in solitudine nei loro cuori (ma solitudine amara), che quelli che mi fanno compagnia? E quando trovo un cuore che mi fa compagnia, metto in comunicazione la mia vita con esso, lasciandogli il deposito delle mie virtù, il frutto dei miei sacrifici, la partecipazione della mia vita, ed Io lo scelgo per mia dimora, per nascondiglio delle mie pene e come luogo di mio rifugio, e mi sento come contraccambiato del sacrificio della mia vita eucaristica, perché trovo chi mi spezza la mia solitudine, chi mi asciuga le lacrime, chi mi dà libertà di farmi sfogare il mio amore e i miei dolori. Sono loro che mi servono di specie viventi, non come le specie sacramentali che nulla mi danno; solo mi nascondono, faccio tutto il resto da Me solo, non mi dicono una parola che spezzi la mia solitudine, sono specie mute.

Invece nelle anime che mi servono come specie [157] viventi svolgiamo la vita insieme, palpitiamo con un solo palpito, e se le vedo disposte comunico loro le mie pene e continuo in esse la mia passione. Posso dire che dalle specie sacramentali passo nelle specie viventi per continuare la mia vita sulla terra, non da solo, ma insieme con esse. Tu devi sapere che non sono più in mio potere le pene e le vado chiedendo per amore a queste specie viventi delle anime, che mi suppliscano in ciò che a Me manca27 . Perciò, figlia mia, quando trovo un cuore che mi ama e mi fa compagnia, dandomi libertà di fare quello che voglio, Io giungo agli eccessi, non bado a nulla, do tanto che la povera creatura si sente affogare dal mio amore e dalle mie grazie, e allora non resta più sterile la mia vita sacramentale quando scen-do nei cuori, no, si riproduce, bilocando e continuando la mia vita in essa, e queste sono le mie conquistatrici che somministrano a questo povero [158] indigente di pene la loro vita e mi dicono: «Amor mio, Tu avesti il tuo turno di pene e finì, ora è il mio turno; perciò lasciami che ti supplisca e che io soffra in vece tua», ed oh, come resto contento! La mia vita sacramentale resta al suo posto d’onore, perché riproduce altre sue vite nelle creature. Perciò sempre insieme con Me ti voglio, affinché facciamo vita insieme e tu prenda a petto la mia vita ed Io prenda la tua.” 25Fiat!!!

22 Gennaio 1933

Tutto ciò che la creatura può dare a Dio, prima lo ha ricevuto da Lui. Ma Dio può darle
la Divina Volontà, se lei Gli dà pure la sua. Essa in mano a Dio diventa potente
e preziosa, un giardino di delizie. Nel crearla, Dio dà alla creatura una dote dei suoi beni,
ma essa può aumentarla operando nel Divin Volere.

Come Gesù non vuol fare i conti con la creatura. Il Giardiniere celeste.

La volontà umana, campo di Gesù. Dote e corredo che Dio dà alla creatura.

Stavo pensando al Volere Divino e mille pensieri si affollavano nella mia mente, e dicevo tra me: “Ma perché Gesù ama tanto [e] vuole la mia volontà? Se vuole darmi la sua io ci guadagno; avendo una Volontà Divina in mio potere, posseggo tutto, racchiudo [159] tutto, anche lo stesso Dio, ma volere Lui la mia, niente meno in cambio della sua, c’è più da stupire. Che cosa gli potrà giovare, essere utile una volontà così debole ed insignificante, che sa produrre più male che bene? Si vede che Gesù non se ne intende di conti, né sa dare, o meglio, non vuol dare il giusto valore a quello che dà, al ricambio che riceve; purché ottenga il suo intento, non bada se ottiene poco o nulla al confronto del molto che dà. Però qui si vede che l’amore suo è vero amore, perché disinteressato”.

Ma mentre la mia mente spropositava, il mio dolcissimo Gesù si è fatto vedere che stava tutto attento ad ascoltare i miei spropositi, e tutto compiacendosi mi ha detto: “Figlia mia benedetta, se Io volessi fare i conti, alla creatura non avrei mai nulla da dare, perché ciò che essa mi può dare, prima è stato dato tutto da Me, quindi dandomi non mi dà altro che il mio, e perciò il mio amore[160] mi fa mettere sempre da parte i conti. Fare i conti con le creature sarebbe inceppare il mio amore e fargli perdere la libertà di fargli dare ciò che vuol dare alla creatura, e si troverebbe a disagio. Oltre a ciò, per darti la mia Divina Volontà è necessario che [tu] dia la tua, perché due volontà non possono regnare in un cuore, si farebbero guerra a vicenda, la tua sarebbe di ostacolo alla mia e quindi [la mia] non sarebbe libera di fare ciò che vuole; ed Io, per rendere libera la mia, con tante insistenze ti chiedo la tua.

Ma ciò non è tutto ancora. Tu devi sapere che la tua volontà, stando in te, è debole, insignificante, ma come giunge nelle mie mani creatrici e tra-sformatrici cambia aspetto, Io la rendo potente, la vivifico e racchiudo in essa il valore produttore del bene, me ne servo per non stare in ozio e, facendomi celeste giardiniere, lavoro in questo campo della tua volontà e ne faccio un bel prato fiorito e un giardino di mie delizie. Sicché ciò che nelle tue [161] mani è insignificante e forse anche dannoso, nelle mie cambia natura e mi serve per divertirmi e avere un po’ di terra a mia disposizione per formare le più belle fioriture. E poi, per poter dare Io voglio il piccolo, l’insignificante, anche come pretesto per poter dare il grande e così dire: «mi ha dato e ho dato; è vero che mi ha dato il piccolo, ma quello aveva», e spogliarsi anche del piccolo, per Me è il dono più grande e [lo] affido al-l’esuberanza del mio amore, affinché supplisca a ciò che manca alla creatura”.

Dopo ciò continuavo a pensare alla Divina Volontà, e mentre cercavo di seguire i suoi atti, il mio amato Gesù mi ha detto: “Figlia mia benedetta, tu devi sapere che come tu cerchi di seguire gli atti della mia Divina Volontà, ti metti in via in Essa e il mio «Fiat» ti viene incontro per riceverti, per porgerti i suoi atti affinché li faccia uno coi tuoi, ed Io riceva le dolci sorprese delle tue atten-zioni, l’incanto del tuo amore. Io non ti perdo mai di vista [162] e assisto alle scene più commoventi del tuo nulla nel Tutto, del piccolo tuo essere nel grande, del finito nell’Infinito. Pare un alternarsi a vicenda tra Dio e la crea-tura, ed in questo alternarsi28 l’uno si sviscera nell’altro di puro amore.

Ora, tu devi sapere che quando mettiamo fuori, alla luce del giorno, la creatura, Noi le diamo la dote, il corredo delle nostre particelle divine. La dote è la nostra Volontà; non mettiamo un limite, anzi le diamo la libertà di aumentare la sua dote. Ora, gli atti che fa nella nostra Volontà sono nuove proprietà che acquista, oltre a quelle che le ha dato il suo Creatore, e Noi, nell’enfasi dell’amore, le diciamo: «Quanti più atti farai nel nostro Volere, tanto più campo divino ti daremo per darti il posto dove mettere i tuoi atti; così tu lavorerai nel nostro campo celeste e Noi ti daremo quanto più cam-po vuoi, basta che non lo tenga vuoto; sii attenta a metterlo in traffico, anzi avremo il gran contento di vedere [163] le tue proprietà più estese». Noi fac-ciamo come un padre quando dà la sua dote al figlio: questo figlio lavora, si sacrifica tanto, in modo che aumenta la sua dote, estende di più le sue proprietà, e il padre gode più che se fossero sue le proprietà e la fortuna del figlio. Così facciamo Noi, anzi di più, quando la vediamo tutta attenzione, pronta a qualunque sacrificio, Noi non la lasciamo sola, ma lavoriamo in-sieme, le prestiamo tutto ciò che occorre, volontà, santità, atti nostri, tutto, per avere il contento di vedere posseditrice di molte proprietà la figlia nostra.” 26Fiat!!!

29 Gennaio 1933

Le verità manifestate avvicinano Dio e la creatura; la sua Parola forma
la nuova creazione. Non tornerà senza produrre il bene che contiene,
ma prima forma nell’anima il posto dove metterlo.

Potenza delle verità, passi d’ambo le parti, Dio e la creatura. Aspetto insolito dell’Ente Supremo.

Stavo pensando alle tante verità che il mio adorabile Gesù mi ha manifestato sulla Divina Volontà, [164] ed oh, quanti pensieri di sorprese, di gioie, di commo-zione, si affollavano nella mia mente su queste verità! Mi pareva che scendessero dal Cielo tutte ordinate, per riempire la terra, e il loro lavorio era di formare la via in loro stesse, per farci rientrare in queste verità, ed esse si muravano intorno alle creature, per non farle uscire.

Ed il mio celeste Gesù, visitando la piccola anima mia, mi ha detto: “Mia piccola figlia del mio Volere, tu devi sapere che ogni verità che ho manife-stato sulla mia Divina Volontà non è stato altro che un avvicinamento di più verso le creature. Il nostro Essere Supremo, come parlava, così faceva un passo di più verso di loro, metteva una particella divina di più a loro disposizione e gettava nuovi vincoli di unione e di amore. La nostra Parola è sempre parto nostro, è il nostro Verbo che mettiamo in via dal Cielo per cercare la nostra sospirata creatura, e la nostra Trinità Sacrosanta, attirata dalla potenza del Verbo, perché inseparabile da Noi, fa [165] i suoi passi appresso [alla nostra parola] e passo passo ci avviciniamo dove la nostra Parola giunge.

Ora, tu devi sapere che quando decidiamo di manifestare una verità per mezzo del nostro Verbo, siccome è una parte di Noi stessi che mettiamo fuori, il nostro Ente Supremo prende un aspetto insolito, una nuova gioia ci investe, esce da Noi una forza comunicativa di nuove beatitudini, tutto il Cielo nel vedere il nostro aspetto insolito già intuisce che stiamo per [far]uscire una nostra parola di verità, perché i primi a festeggiare le verità che [facciamo] uscire siamo le Tre Divine Persone, e poi tutto il Cielo insieme con Noi. Sono i doni del gran Re, che sa muovere tutto, investe tutto, è la nostra Parola che ha virtù creatrice, vivificatrice, trasformatrice, e delle volte atterra, stritola, mette tutto in frantumi e sulle rovine fa sorgere la vita della nostra Parola e vi forma le cose più belle, la nuova creazione, le opere di magnificenza, da far stupire Cielo e terra.

Che cosa non può [166] un nostro «Fiat»? Tutto; e che non farà la catena di tanti nostri «Fiat»? Il nostro «Fiat», trasformato in parola di verità, possiede virtù invincibile, potenza inarrivabile, fermezza irremovibile nel bene che vuol formare nella potenza del mio «Fiat» parlante. Tu non puoi comprendere il gran dono e il gran bene che racchiude una sola mia parola di verità divina, ma lo comprenderai col tempo, quando vedrai i fatti, le opere che hanno prodotto le mie verità, perché le mie verità non solo hanno la potenza di attirare il nostro Essere Divino appresso, di farci fare dei passi, e molte volte ci fanno anche correre per avvicinarci alle creature, ma danno ad esse grazie di far fare loro dei passi e farle correre incontro a Colui che già sta venendo per incontrarle e dar loro il gran bene che pronunziò il nostro «Fiat». Sicché le nostre verità agiscono potentemente sul nostro Essere Divino quando [le facciamo] uscire, perché se escono vogliono dare la vita e il bene che posseggono e nel contempo vogliono disporre le creature ad avvicinarsi [167] alla fonte donde sono partite, per trasformarle nel bene della stessa verità.

Il tutto sta se esce da Noi una nuova verità. Al più potranno passare tempi, secoli; questo dice nulla, giacché sono armate non solo di potenza, ma di pazienza invitta e divina e non si stancano nell’aspettare, sono infaticabili, sono inflessibili; prima devono dare ciò che hanno di bene, la vita che posseggono, e poi, trionfanti e vittoriose, rimandano al Cielo i frutti che hanno conquistato29 .

Perciò, figlia mia, sii attenta ad ascoltare le mie verità; prima devi pen-sare da dove vengono, chi te le porge, il bene che ti vogliono fare, i passi di avvicinamento d’ambo le parti, e non voler mettere dubbio perché non vedi nel mondo gli effetti, il bene, la vita che posseggono le mie verità; il tempo farà e dirà tutto. Per ora prendi la parte tua, al resto penserà il tuo Gesù.

Oltre a ciò, tu devi sapere che prima formiamo [168] l’appoggio, il luogo, l’anima dove devono discendere le nostre verità, e poi ci decidiamo a [farle]uscire dal nostro seno paterno, perché il nostro Ente Supremo, nel [far] usci-re da Noi le verità che per le creature si cambiano in opere, non le lascia in aria30 e oziose, no; la nostra saggezza non fa mai cose inutili, se le [faccia-mo] uscire devono essere portatrici del bene che racchiudono. Ecco perché la necessità dell’appoggio dove la nostra bontà le dirige, per incominciare subito il loro lavorio di partecipazione e di trasformazione del bene che posseggono, forse pure al principio [in] un’anima sola, e poi si diffondono tanto da formare eserciti di creature col bene che le nostre verità posseg-gono, e quando hanno formato questi nobili eserciti, le nostre verità ce li portano nel loro grembo nella nostra Patria celeste. Sono esse le conqui-statrici che popolano il Cielo, [che] fanno [169] da messaggeri, percorrono la terra, gettano il seme, lo lavorano, lo raccolgono e, trionfanti, per metterlo al sicuro lo portano nelle celesti regioni; sono instancabili, né mai si arre-stano se non hanno ottenuto il loro intento. Perciò sii attenta e non trasgredire nulla di ciò che il tuo Gesù ti ha insegnato.” 27Fiat!!!

12 Febbraio 1933

Dio fece la Creazione senza la creatura, ma poi continua a farla in essa e in sua compagnia,
per una necessità voluta di amore. Nella misura che lei ha bisogno e coopera,
Dio svolge in lei la sua virtù creatrice, redentrice e santificatrice.
Nel suo mare d’Amore, Dio pesca ogni atto d’amore dell’anima.

Dio possiede in natura la forza creatrice. Necessità d’amare.

Dio, prigioniero volontario della creatura. Il divin Pescatore, la pesca giornaliera.

Stavo seguendo i miei atti nel Volere Divino e sentivo una forza potente che mi travolgeva, mi unificava, mi immedesimava nelle stesse opere divine. Potrei dire che il mio essere si era tanto impicciolito, che si sperdeva nel mare immenso che sentivo rigurgitare dentro e fuori di me, le sue onde eterne [170] mi innalzavano e mi inabissavano ed io sentivo più la vita divina che la mia. Ed il mio sempre amabile Gesù, che atterra e suscita, che dà la morte e nel medesimo istante fa risorgere a vita novella, visitando la piccola sua figlia mi ha detto:

“Figlia benedetta, il nostro amore è esuberante, e quanto più diamo più vogliamo dare alle creature; anzi, nel dare il nostro amore straripa da ogni parte e vorrebbe affogarle d’amore, di santità, di bellezza, di luce, di bontà nostra. Quanto più diamo, più cresce in Noi la passione di amarle e di farci amare. Tu devi sapere che il nostro Ente Supremo possiede per natura la forza creatrice, la virtù redentrice e la vita che tutto vivifica e santifica. Ora, nel creare la Creazione facemmo da soli, senza la creatura, ma dopo [aver-la] creata, il nostro amore è tanto verso di essa che vogliamo continuare e svolgere la forza creatrice insieme con lei, e mentre col conservare la Crea-zione è come se in atto la stessimo [171] creando, questa forza creatrice unifica ed investe le anime e continua la creazione nell’interno di ciascuno. E che cosa creamo? Nuovi cieli d’amore, nuovi soli di conoscenze, nuovi mari di grazie, nuova aria di santità, nuovi venti di refrigeri balsamici31 [nel]la creatura, nuova vita sempre crescente di nostra Volontà Divina, nuovi fiori di bellezza, di santi desideri; insomma, l’eco della creazione di tutte le cose. La nostra virtù creatrice fa eco nelle anime e con una sapienza e bontà tutta nostra creamo sempre, senza mai cessare. Se mai cessasse, ciò che non può essere, dovremmo restringere questa nostra natura creatri-ce, che ha virtù di sempre creare.

Ma [con] tutto ciò la nostra Altezza divina si abbassa tanto [che] scendia-mo nel fondo delle creature e là svolgiamo insieme la nostra virtù creatrice. Da soli non vogliamo fare, la solitudine ci spezzerebbe le braccia e mette-rebbe un limite alla nostra forza e virtù [172] creatrice. Per poter più amare, Noi stessi ci siamo formata una legge d’amore e abbiamo creato in Noi il bisogno d’amare, sicché amare in Noi è necessità, ma necessità voluta, non forzata da nessuno32 , ed è questa necessità d’amare che ci fa fare tante cose inaudite, ci fa dare in eccessi e in follie verso le creature. Sarebbe stato assurdo e non [sarebbero stati] modi di un Essere perfetto, qual è il nostro, creare le cose e gli esseri viventi e non amarli, anzi prima li amia-mo, facciamo correre come atto primo il nostro amore, e poi li [facciamo]uscire alla luce come parto, sbocco e trionfo del nostro amore. Se ciò non fosse, la Creazione sarebbe stata di peso insopportabile e non di gloria e di onore; le cose che non si amano si fuggono. Invece Noi le amiamo tanto, che ci rinchiudiamo in esse, facendoci prigionieri volontari per formare la nostra vita divina nelle creature e riempirle di Noi, per quanto ne sono capaci. E per fare che la amassimo di più e per essere più amati, vogliamo che lo [173] sappia e la vogliamo in nostra compagnia, per fare che essa stessa veda e tocchi con mano ciò che stiamo operando e come svolgiamo la nostra vita divina nell’anima sua. Il nostro amore non si dà posa e a seconda [del]le disposizioni e [del]la cooperazione della creatura, ora svol-giamo la forza creatrice, ora la redentrice ed ora la santificatrice, a seconda [de]i suoi bisogni e [del]la corrispondenza che ci presta. Ma tutto ciò sempre insieme con lei, mai da soli.

Vogliamo usare la virtù creatrice, ma vogliamo che la conosca e riceva. Vogliamo usare la virtù redentrice, se il peccato la tiranneggia, ma voglia-mo che senta il bene che vogliamo farle e lo riceva con amore e gratitudine. Vogliamo usare la virtù santificatrice, ma vogliamo che si presti a ricevere la trasformazione dei nostri atti santi nei suoi, per ricevere la nostra virtù santificatrice. Se l’anima non stesse insieme con Noi e non unisse il suo piccolo lavorio al nostro grande lavoro, per Noi sarebbe come se volessimo svolgere [174] il nostro lavorio d’amore su cose inanimate, che non sentono e non sanno nulla del bene che ricevono, e per loro sarebbe come il Dio lontano, che non conoscono, né amano.

Tu devi sapere che il nostro amore è tanto, che tutte le creature nuotano e sono dentro questo mare immenso del nostro amore; e come se non fossimo contenti di tanta immensità di questo nostro amore, il nostro Ente Supremo si fa pescatore e va pescando le piccole goccioline d’amore delle creature, i loro piccoli atti, i piccoli sacrifici, le pene sofferte per amore no-stro, un «ti amo» che ci dicono di cuore. Tutto peschiamo da dentro lo stes-so mare nostro per prenderci il contento, la felicità del contraccambio del-l’amore della creatura, e l’agogniamo tanto che ne facciamo la nostra pesca giornaliera ed imbandiamo la nostra mensa celeste. L’amore vero ha virtù di trasformare le cose, mette un dolce incanto alle nostre pupille divine e ci rende belli, graziosi, simpatici i piccoli atti amorosi [175] delle creature, in modo che ci rapiscono, ci feriscono, ci felicitano, e Noi ci facciamo rapitori, facendone la nostra più gradita conquista. Perciò, se vuoi renderci felici ed essere portatrice di gioie e di felicità al tuo Dio, ama, ama sempre, non ces-sare mai di amarci, e per essere più sicura, chiudi tutta te stessa nel «Fiat»Divino, il quale nulla ti farà sfuggire che non sia amore per il tuo Creatore.” 28Fiat!!!

12 Febbraio 1933

Si ama ciò che si conosce, ma si conosce se si ama; così è delle verità che Gesù manifesta,
che semina nelle anime. Malgrado le difficoltà e le chiusure dei cuori che trova,
prosegue immutabile e aspetta il tempo del raccolto abbondante.
Il Padrenostro dimostra che il Regno verrà con certezza.

La verità è seme; l’Agricoltore celeste è seminatore umano.

Immutabilità dei modi divini. A che servono le pene e le contraddizioni.

La mia piccola mente era tutta occupata dalle tante verità che il benedetto Gesù mi aveva manifestato sulla Divina Volontà e ciascuna di esse mi si presen-tava come [un] portento, distinto l’uno dall’altro, ma portento divino, non [176] umano, non di terra, ma di Cielo, e stavano tutte come in atto di voler assalire le creature per comunicar loro e trasformarle nella loro portentosa virtù, tutta celestiale e divina.

Ma mentre la mia mente era così occupata, pensavo tra me: “Eppure innanzi a verità così celesti e divine, [in] cui l’ombra dell’umano non esiste, così amabili, così penetranti, sante, piene di luce, ciascuna delle quali racchiude la vita, l’amore, la santità di Colui che le ha manifestate, vi è qualcuno [che] leggendo qualcosa di queste verità le mette in dubbio, fa difficoltà, e Tu lo sai, o Gesù, a Te tutto è noto”, e mi sentivo tutta oppressa e sospiravo il mio dolce Gesù per dirgli la mia pena. E Lui, sorprendendomi, mi ha detto:

“Mia buona figlia, non ti affliggere per questo. Tu devi sapere che per co-noscere una verità bisogna amarla. L’amore fa sorgere l’appetito, l’appetito dà il gusto, il gusto fa sorgere la fame di mangiarne a sazietà e masticare [177] ben bene la sostanza di un cibo, ossia delle mie verità; la masticazione produce la facile digestione, in modo che si sente il possesso del gran bene che possiede e produce la mia verità, e allora i dubbi cessano, le difficoltà si sciolgono come neve innanzi ai raggi di un sole cocente.

Ora, se appena le hanno sfiorate senza mangiarle con uno studio pro-fondo, con un amore che genera l’appetito, che meraviglia se hanno dubbi e difficoltà? Oh, come avrebbero fatto meglio [a] dire: «Non è cibo per noi, né abbiamo volontà di mangiarlo», anziché dare giudizi! Ma si sa che le mie verità trovano più posto nei cuori semplici che nei dotti. Ciò successe nella mia Redenzione. Con mio dolore nessun dotto mi seguì, ma tutti poveri, ignoranti e semplici.

Tu devi sapere che le mie verità sono semi che Io, agricoltore celeste, continuo a seminare nelle anime, e se faccio la mia semina con certezza devo raccogliere il frutto. Molte volte succede a Me come al povero semina-tore che getta il suo seme [178] nella terra, la quale, per mancanza di umido, non ha la forza di mangiarsi il seme per digerirlo e convertirlo in terra e, dalla sostanza che ha assorbito dal seme, dare al povero agricoltore il dieci, il venti, il cento [per uno] del seme che ha mangiato. Altre volte, men-tre getta il seme, per mancanza di pioggia la terra si fa dura sul seme e non trova la via di far uscire la vita, la sostanza del seme che racchiude, e il povero agricoltore deve avere pazienza a ricevere il raccolto dei suoi semi. Ma con aver seminato il seme, ha già fatto una cosa e può avere speranza [che], chissà, una pioggia dia l’umidità alla terra, la quale, possedendo la sostanza del suo seme, metterà fuori ciò che è stato seminato; oppure togliendo la durezza, smuovendola, formerà le vie per fare riprodurre il suo seme. Sicché, ad onta che la terra non produca subito la molteplicità del seme che ha ricevuto, il tempo, le circostanze, la pioggia, possono far pro-durre un [179] raccolto più abbondante che il seminatore non si aspettava.

Ora, se l’agricoltore, ad onta di tutte le difficoltà della terra, può sperare e ricevere un abbondante raccolto, molto più Io, agricoltore celeste, avendo [fatto] uscire dal mio seno divi-no tanti semi di verità celesti per seminarli nel fondo dell’anima tua, col raccolto riempirò tutto il mondo. Vuoi tu dun-que credere che per dubbi e difficoltà di alcuni –chi come terra senza umidi-tà e chi come terra dura ed incallita– Io non debba avere il mio raccolto sovrabbondante? Figlia mia, ti sbagli! Il tempo, le persone, le circostanze cambiano, e ciò che oggi si può vedere nero, domani si potrà vedere bianco, perché molte volte si vede secondo le predisposizioni che hanno e secondo la vista lunga o corta che l’intelletto possiede.

Poveretti, bisogna compatirli. Ma il tutto sta che Io ho già fatto la semina. La cosa più necessaria, più sostanziosa, più interessante, era mani-festare le mie verità. Se [180] il mio lavoro l’ho fatto, la parte principale è stata messa in opera, ho trovato la tua terra per gettare il mio seme, il resto verrà da sé, e serviranno i dubbi, le difficoltà, le pene. Come al povero agricoltore possono servire la legna [e] il fuoco per cuocere il seme raccolto e farne suo cibo, così [le mie verità] possono servire a Me e a te come soli, per farle maturare nei cuori, e come legna e fuoco, per darle non con le sole parole, ma [per] cuocerle con la pratica e col sacrificio del fuoco della pro-pria vita, per convertirle in cibo dolcissimo ed imboccarlo alle creature.

Figlia mia, se Io avessi voluto dare ascolto a ciò che si diceva di Me e alle contraddizioni che facevano alle verità che manifestai quando venni sulla terra, non avrei fatto la Redenzione né manifestato il mio Vangelo. Eppure erano i più dotti, la parte nobile, coloro che avevano studiato le Scritture e che insegnavano al popolo la religione; li lasciai dire e sopportai con amore e pazienza [181] invitta le loro continue contraddizioni, e mi servii delle pene che mi diedero come [di] legna per bruciarmi e consumarmi sulla croce per amor loro e di tutti.

Così oggi, se Io volessi dare ascolto a ciò che dicono sulle verità della mia Divina Volontà, avrei dovuto mettere un termine alle manifestazioni su di Essa e ai disegni che voglio compiere col manifestarle. Ma no, non sof-friamo di mutabilità, l’operato divino è immutabile; l’operato umano ha que-sta debolezza e agisce secondo l’apprezzamento che fanno gli altri, ma Noi no; quando decidiamo non c’è chi ci sposti, né tutte le creature, né tutto l’inferno, ma col nostro amore inestinguibile aspettiamo tempi, circostanze e persone che devono servirci a ciò che abbiamo stabilito. Perciò non volerti preoccupare e, facendo tuo il nostro modo divino, se occorre, metti il sacri-ficio della tua vita per ottenere che la mia Divina Volontà sia conosciuta e regni in tutto il mondo.”

[182] Il mio dolce Gesù ha fatto silenzio ed io continuavo a pensare all’impos-sibilità che la Divina Volontà possa regnare come in Cielo così in terra. Gesù, sospirando, ha soggiunto: “Figlia benedetta, tutto ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio, e se fosse impossibile che la mia Volontà potesse regnare come in Cielo così in terra, la mia bontà tutta paterna non avrebbe insegnato la preghiera del «Pater Noster», perché [per] far pregare per cose impossibili non l’avrei recitato con tanto amore Io per primo, mettendomi a capo di tutti, né l’avrei insegnato agli apostoli affinché l’insegnassero a tut-to il mondo come la preghiera più bella e più sostanziosa della mia Chiesa. Cose impossibili Io non voglio né pretendo dalla creatura, né Io stesso fac-cio le cose impossibili. Quindi, se fosse stato impossibile che la mia Volontà Divina potesse regnare come in Cielo così in terra, avrei insegnato una pre-ghiera inutile e senza effetto, [183] ed Io cose inutili non so fare. Al più aspet-to anche secoli, ma devo far sorgere il frutto della mia preghiera insegnata.

Molto più che, gratuitamente, senza che nessuno mi avesse detto che Io dessi questo gran bene, che la mia Volontà si facesse come in Cielo così in terra, Io stesso, come [in una] seconda creazione, senza che nessuno mi [avesse] pregato, distesi i cieli, creai il sole e tutto. Così, di mia Volontà tutta spontanea, Io dissi: «Pregate che la mia Volontà si faccia come in Cielo così in terra». E quando spontaneamente dissi «pregate che ciò avvenga», senza che nessuno mi abbia importunato, significa che prima guardai tutto nella mia onniveggenza, ponderai ben bene le cose e, quando vidi che ciò era possibile, allora mi decisi ad insegnare il «Pater Noster», volendo che la volontà umana unita alla nostra sospirasse che venisse a regnare come in Cielo così in terra. Sicché tutto ciò che ho manifestato sulla mia Volontà, sta racchiuso in quelle sole parole: [184] «Sia fatta la tua Volontà come in Cielo così in terra». In queste poche parole sono racchiusi abissi di grazie, di san-tità, di luce, e abissi di comunicazioni e trasformazioni divine tra Creatore e creatura. Figlia mia, era il regalo che faceva il tuo Gesù alle umane gene-razioni, come compimento della mia Redenzione. Il mio amore non era contento ancora, le mie pene non mi avevano portato piena sazietà; volevo, volevo dare ancora, volevo vedere il mio Cielo in terra in mezzo ai figli miei. Perciò pochi giorni prima di partire per il Cielo33 , prima decisi di dare la mia Volontà come in Cielo così in terra e dopo insegnai il «Pater Noster», nel quale Io presi [il] compromesso di dare questo gran dono, e il tuo Gesù, quando si compromette, non viene mai meno. Perciò non avere dubbi, e se gli altri dubitano, lasciali fare. Che ne sanno loro come devo svolgere le cose! Ho potere e volere nelle mie mani e ciò mi basta, e tu resta in pace e [185] segui sempre il mio Volere, fidati del tuo Gesù e vedrai.” 29Fiat!!!

5 Marzo 1933

La volontà umana fa guerra a Dio e alla creatura, riducendo anima e corpo in rovine,
come una città assediata. Il dolore più traffiggente e continuo del Cuore di Gesù
fu vedere così ridotte le creature.

Come la volontà umana riduce l’anima in brandelli e forma

le piccole cittadelle sconvolte senza re e senza difesa. Pianto di Gesù.

La mia povera mente, mentre valicava il mare del “Fiat” Divino, secondo la mia piccola capacità comprendeva il suo valore, la sua santità e il gran prodigio che la creatura, purché viva in Essa, può racchiudere in sé una Volontà [co]sì santa ed interminabile e si fa portatrice e posseditrice di questo Volere sì santo, che coinvolge e racchiude tutto. Che il grande racchiuda il piccolo, non c’è alcuna meraviglia, ma che il piccolo racchiuda il grande dà dell’incredibile e solo Iddio può fare questi prodigi. Bontà divina, quanto sei ammirabile e più [186] che madre tenera ed amorosa, che vuole racchiudersi nel figlio per metterlo al sicuro e farsi ripetitrice della vita del suo stesso parto, per avere la gloria di poter dire: il figlio è tutto simile alla madre sua!

Ma mentre la mia mente si felicitava nelle pure gioie del “Fiat” Divino, un turbine triste ha funestato le mie gioie e comprendevo il gran male e l’affronto terribile che si fa a Dio quando, arbitrandoci, facciamo la nostra volontà.

E l’amato Gesù, ripetendo la sua breve visitina, tutto amareggiato mi ha detto:

“Mia figlia buona, ahi, la volontà umana guerreggia Dio e guerreggia se stessa. Le armi che muove contro il suo Creatore feriscono se stessa e la sua anima resta come un corpo fatto a brandelli innanzi a Dio; ogni atto di volontà umana la divide dal suo Creatore, dalla sua santità, dalla sua for-tezza, potenza, dal suo amore ed immutabilità. Senza la mia Divina Volontà la creatura diventa come una città assediata, che i nemici [187] costringono a morire di fame, martoriandola in tutte le membra; con questa differenza, che il carnefice che le strappa le membra è la propria volontà, non sono i nemici che la tormentano, ma lei stessa si fa nemica di sé.

Se tu sapessi il dolore che sento quando vedo le anime fatte in brandelli! Ogni atto di sua volontà è una divisione che forma tra Dio ed essa, è uno spostarsi dalla bellezza della sua creazione, è un raffreddarsi dal vero e puro amore, è smarrirsi dalla sua origine, è un prepararsi un inferno anti-cipato se la volontà precipita nel male grave, o un purgatorio se il male è leggero. La volontà umana è come la cancrena al corpo, che ha virtù di far cadere le carni a brandelli e di deformare la bellezza della creatura. Povere anime, senza la mia Volontà Divina! Essa sola ha la virtù unitiva, che unificando tutto insieme, il pensiero, il desiderio, l’affetto, l’amore, la volon-tà umana, dà la bella forma unitiva all’anima della creatura. Invece, senza la [188] mia Volontà, il pensiero vuole una cosa, la volontà un’altra, il desi-derio ne vuole un’altra, l’affetto un’altra, in modo che si dibattono tra loro, si arruffano, si dividono… Ahi, non vi è pace né unione senza la mia Volon-tà, manca chi vi metta il cemento per riunire le parti divise e renderla forte contro tutti i mali che possono insorgere.

Perciò il tuo Gesù non fa altro che piangere sulle rovine di queste più che Gerusalemme sconvolte, che invece di riconoscere il loro Messia, lo disconobbero e gli diedero la morte. Così la mia Volontà viene discono-sciuta mentre sta in mezzo a loro ed in loro, e delle loro anime formano piccole città sconvolte, che mi costringono a farmi ripetere la minaccia che di loro non rimarrà pietra su pietra, perché senza la mia Volontà sono cittadelle senza re, quindi non hanno chi le protegga, né chi le difenda, né chi somministri loro gli alimenti necessari per fare il bene e non farle intisi-chire34 nel male. Ed Io piango [189] sulla loro sorte e prego che riconoscano la mia Volontà, la amino e la facciano regnare, e tu prega insieme con Me.”

Dopo ciò seguivo gli atti che il mio dolce Gesù fece stando su questa terra, e lo pregavo di cuore che in virtù dei suoi atti facesse conoscere a tutti la sua Volontà; e seguendolo nelle vie che percorreva, la mia mente si è fermata nell’atto quando il mio eterno Amore Gesù attraversava i campi e si dilettava di guardare i fiori e di coglierli con le sue mani creatrici, ed io volevo mettere il mio “ti amo” su ciascun fiore, affinché si cambiassero in voci e fiori parlanti che chiedessero che il suo Volere sia conosciuto ed amato.

E Gesù, facendosi sentire, tutto bontà, ha soggiunto: “Figlia benedetta, vo-glio dirti i miei dolori e il segreto del mio Cuore. Tu devi sapere che la volontà umana fu il chiodo più trafiggente del mio Cuore. Io, nel percorrere le vie, i campi, guardavo i campi fioriti, gli alberi carichi di frutti e sentivo le gioie [190] della mia Creazione, e quei campi fioriti mi simboleggiavano, più che fiori, la bellezza, le vivacità, la freschezza e il bel colorito della creatura, ed Io ne gioivo, ma subito il chiodo dell’umano volere me li faceva vedere trasformati in fiori appassiti, scoloriti, secchi, declinati sullo stelo in atto di morire, che invece di profumo davano cattivo odore, e i frutti degli alberi acerbi ed infracidiati, simbolo del male in cui la volontà umana riduce la creatura, l’opera più bella delle nostre mani creatrici. Io avevo un dolore e quei fiori mi strappavano le lacrime dagli occhi, perché mi sentivo adden-trarsi più forte il chiodo dell’umano volere. Ed è tanto forte il mio dolore, che aspetto il tuo «ti amo», che mi chieda che si conosca il bene della mia Volontà e il male dell’umana volontà, affinché si faccia la mia e si aborri-scano la loro.

Molte volte guardavo il cielo azzurro tempestato di stelle ed il sole con la sua maestà sfolgorante di luce, che dominava tutta la terra, simbolo del cielo [191] dell’anima e del sole della mia Volontà che doveva sfolgorare in questo cielo [co]sì incantevole, che doveva dominare con la sua luce il cielo dell’anima e la bella terra fiorita dei loro corpi, ed il mio Cuore aveva dei sussulti di gioia; macché, erano brevi istanti, subito il chiodo dell’umano volere usciva in campo e, formando nubi nerissime, cariche di tuoni, lampi, grandine, occultava il sole, toglieva la bella vista del cielo sereno e, scaricandosi sulle povere creature, devastava il cielo dell’anima e la terra dei loro corpi, gettando ovunque desolazione e raccapriccio. Posso dire che non feci un passo quando vissi quaggiù, [senza] che il chiodo dell’umano volere non mi trafiggesse, dacché nacqui finché Io morii. Fu proprio esso che formò il mio più duro e continuo martirio, perché trasformò la mia più bella opera creatrice da bella in brutta, ed Io in tutto ciò che facevo e soffrivo avevo di mira sempre l’umana volontà per metterla [192] in salvo. Ed oh, come amo chi chiama gli atti miei, si unisce a Me e sul rogo del mio stesso sacrificio e del mio amore sacrifica se stesso, per ottenere il gran bene che la mia Volontà sia conosciuta e a domini sull’umano volere, fonte di tutti i mali della povera creatura. Perciò sempre insieme con Me ti voglio, non mi lasciare mai solo per poter ripetere la mia Vita in te.”

Deo gratias!


Note

  1. Luisa dice: “col suo Ente Supremo”. È una svista. ↩
  2. Cioè, di Lei come organo o strumento per operare. ↩
  3. Luisa dice: “sebbene l’abbiamo uscita fuori, ma l’abbiamo uscita inseparabile da noi”. ↩
  4. Luisa dice “attitudine”. ↩
  5. Luisa dice “non le restammo”. ↩
  6. Luisa dice “fuori del”. ↩
  7. Luisa dice “si lascia essa”. ↩
  8. Luisa dice “d’ambi le parti”. ↩
  9. Luisa dice “restai”. ↩
  10. Luisa dice “un metallo di oro”. ↩
  11. Luisa dice “un metallo di rame, di ferro”. ↩
  12. Luisa scrive “lascierebbero”. ↩
  13. Cioè, “la copia”. ↩
  14. Luisa dice: “che c’è dentro”. ↩
  15. Luisa dice: “subisce”. ↩
  16. Luisa dice: “faccendiera”, che però significa “chi si dà da fare in intrighi o in affari poco onesti”. ↩
  17. Luisa dice: “che faccio”. ↩
  18. “Farla da Dio”: una espressione di Luisa, per dire “agire come Dio che sono, comportarmi nel modo proprio di Dio”. ↩
  19. Luisa dice “dall’alto dove discende col mio impero di luce e colla mia supremazia che posseggo”. ↩
  20. Luisa dice “e mi resto a riserbo”. ↩
  21. Luisa dice “lasciamo”. ↩
  22. Luisa dice “maricello”, parola in disuso; non significa “piccolo mare”, ma “amarezza, rancore”. ↩
  23. Luisa dice “un piccolo censo”. ↩
  24. Significa: “un testo o uno scritto senza punti, né virgole, né altri segni di interpunzione”. ↩
  25. È straordinario il contrasto tra il modo poverissimo di scrivere di Luisa, colmo di errori gramma- ticali (che in questa edizione si è cercato di correggere, il più possibile), e il contenuto di quanto scrive, di altissimo valore in ogni concetto. ↩
  26. L’espressione “non danno di Me”, significa che non fanno sentire o percepire il sapore, il profu- mo, ecc. di Gesù. ↩
  27. “Sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24). ↩
  28. Luisa dice “alterco”, che significa invece litigio, violento scambio di parole. ↩
  29. “Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della Parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a Me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata” (Isaia, 55,10-11). ↩
  30. Luisa dice “nell’uscirle non le restiamo in aria…” ↩
  31. Luisa dice “che imbalsano” . ↩
  32. Dio è perfetto in Se stesso, nessuno potrebbe aggiungergli nulla che a Lui mancasse. Il suo Amore è assolutamente libero. ↩
  33. “Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del Regno di Dio” (Atti, 1,3). Il vangelo di S. Matteo (cap. 6) inquadra l’inse- gnamento del Padrenostro nel “discorso della montagna”, mentre S. Luca (cap. 11) riferisce che lo insegnò dopo che un discepolo, vedendo Gesù pregare, gli chiese un giorno: “Signore, insegnaci a pregare…” Si può pensare che Egli abbia insegnato la sua preghiera e ne abbia parlato a più riprese, soprattutto collegata alla sua Ascensione al Cielo e al suo Ritorno glorioso. ↩
  34. Cioè, “far diventare tisiche”, “deperire”. ↩

Libro di Cielo – Volume 31

TRENTUNESIMO VOLUME

Luisa Piccarreta,

la Piccola Figlia della Divina Volontà

“… Il titolo che darai al libro che stamperai

sulla mia Volontà sarà questo:

IL REGNO DELLA MIA DIVINA VOLONTÀ

IN MEZZO ALLE CREATURE

LIBRO DI CIELO

IL RICHIAMO DELLA CREATURA

NELL’ORDINE, AL SUO POSTO

E NELLO SCOPO PER CUI FU CREATA DA DIO

(27 Agosto 1926)

(Dal 24 Luglio 1932 al 5 Marzo 1933)

Responsabile di questa copia e di ogni correzione:

D. Pablo Martín

N.B.: I titoli dei capitoli qui aggiunti non sono di Luisa,

ma vorrebbero essere un brevissimo riassunto di ognuno.

In questo volume e nei successivi, Luisa fa precedere i capitoli da

titoli di sua redazione (non sono stati corretti) non sempre precisi,

aggiunti da lei dopo aver scritto i brani nello spazio lasciato apposta.

Le correzioni non sono indicate in questa edizione e neppure è stato

indicato l’ordine delle parole quando spesso è stato necessario

cambiarlo. Il numero in rosso tra parentesi quadre [n]indica

dove inizia ogni pagina del manoscritto originale di Luisa.[1] Fiat!!! In Voluntate Dei!1

24 Luglio 1932

Ogni parola di Gesù crea quel bene che esprime per darlo alla creatura.
Quando essa si fa dominare dalla Divina Volontà, in ogni particella del suo essere
la possiede operante, e così si forma in lei la santità divina. Questo dare
e ricevere tra lei e Dio è il loro diritto reciproco e la loro crescente unione

Come Gesù con la sua parola genera la sua santità, bontà, ecc. nella creatura.

Follie d’amore per mettere la creatura a pari ed a gara con Lui.

Vita mia dolcissima, Gesù, mio celeste Maestro, prendi la mia piccola anima nelle tue mani e, se vuoi, continua le tue lezioni divine sulla tua Volontà. Sento l’estremo bisogno di essere alimentata dalla tua parola; del resto Tu stesso mi hai così abituata, Tu stesso mi hai dato questa forma di vita, mi hai fatto vivere di Te e della tua dolce parola. Certo che non me lo sono formato io questo modo di vivere, no, ma Tu, o Gesù, tanto che io sentivo più Te che me, e come Tu taci, mi sento spezzare [2] questa vita e, sebbene sia il più duro dei miei martiri, pure sono pronta a dire Fiat! Fiat! Fiat!, se vuoi smettere il tuo dire, ma abbi pietà di me e non mi lasciare sola e abbandonata.

Onde mi sentivo tutta abbandonata nelle braccia della Divina Volontà e non sospiravo altro che il Cielo. Mi sembra che non mi resti più nulla da fare, se non finire la mia vita nella Divina Volontà in terra, per ricominciarla in Cielo. Ed il mio celeste Gesù, visitando la piccola anima mia, mi ha detto:

“Mia piccola figlia del mio Volere, tu ti opprimi troppo ed Io non lo voglio. [Nel] vederti oppressa in mezzo a tanti miei beni, fai vedere che hai più l’occhio a te stessa che ai beni che il tuo Gesù ti ha dato, e da ciò fai vedere che non hai compreso bene ancora i doni e i beni che il tuo Gesù ti ha dato. Tu devi sapere che ogni mia parola è dono e quindi [3] un bene grande che essa racchiude, perché la mia parola ha la virtù creatrice, comunicativa, formativa, e come viene da Noi pronunciata, così forma il bene nuovo da dare alla creatura. Vedi, [per] quante parole ti ho detto e quante verità ti ho fatto conoscere, tanti doni ti [ho] donato, e tali doni rinchiudono beni divini, distinti l’uno dall’altro; il tutto sta [nel]la parola che esce da Noi, in cui viene formato il bene che vogliamo [far]uscire da Noi. Quando questo bene è uscito, con certezza avrà la sua vita in mezzo alle creature, perché questi doni sono animati e formati dalla nostra potenza creatrice e conservati dentro della nostra stessa parola per assicurare il bene che vogliamo dare, e la nostra parola muoverà Cielo e terra per dare il frutto del bene che possiede.

Ora, figlia mia, tu devi sapere un’altra sorpresa del nostro dire. Supponi che Io ti parli della mia santità: questa mia [4] parola racchiude il dono della santità divina da dare alla creatura, sempre per quanto a creatura è possibile. Se parlo della bontà divina, la mia parola racchiude il dono della bontà; se parlo della Volontà Divina, racchiudo il dono della nostra Volontà. Insomma, [la] cosa che dice la nostra parola di bello, di buono, di grande, di santo, quel dono racchiude.

Ora senti un tratto dei nostri stratagemmi amorosi, è come se non ci contentassimo mai di formare nuove invenzioni d’amore da dare alla crea-tura. Quindi, se la nostra parola dice santità, è perché vogliamo dar[le] il dono della nostra santità divina, affinché essa si metta a pari con la nostra santità e possa stare a gara con Noi; ed oh, il nostro contento quando vediamo la nostra santità divina operante nella creatura! E se sentiamo che essa dice: «sento in me impressa la santità del mio Creatore; oh, come mi sento felice [di] poterlo amare con la sua stessa santità», [5] oh, allora il nostro amore va in follia e si riversa su di lei, in modo [co]sì esuberante che giungiamo agli eccessi. E così, se la parola nostra dice bontà, Volontà Divina, è perché vogliamo dare il dono della nostra bontà e Volontà Divina, affinché essa possa stare alla pari con la nostra bontà e Volontà, e possa sostenere la gara col nostro1 Ente Supremo.

Tu non puoi comprendere qual è il nostro contento [nel]vedere la crea-tura dotata di queste nostre qualità divine, di cui la nostra parola è porta-trice. E come è nostro solito rivolgere ad una creatura la nostra parola, essa è tanto feconda, potente e piena di luce, che fa come il sole, formato da una delle nostre parole, che con un colpo di luce illumina tutti e dà il bene che la luce possiede. Ora, perché ti opprimi se vedi che il tuo Gesù spesso fa uso della sua parola per aggiungere doni a doni? Questi doni non solo avranno vita in te, ma in [6] tante altre creature, perché posseggono la forza generativa; danno e generano, per dare e generare di nuovo. La nostra parola è parto del nostro seno, quindi è figlia nostra e, come figlia, porta il bene che ha generato nel Padre suo. Onde invece di opprimerti, pensa piuttosto che il tuo Gesù vuole farti le nuove sorprese delle sue parole divine, affinché ti disponga a ricevere un tanto bene.”

Dopo ciò, continuavo a pensare alla Divina Volontà, ed il mio dolcissimo Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, quando l’anima si fa dominare, investire, soggio-gare dalla mia Divina Volontà, in modo che nessunaparticella del suo essere, tanto nell’anima quanto nel corpo, [resti non dominata], tutte posseg-gono la mia Volontà operante, sicché la mente la possiede animata dalla sua scienza, la voce la possiede parlante, le mani la posseggono operante, i piedi posseggono i suoi passi divini, il cuore la possiede amando e come sa amare la mia Volontà. [7] Ora, tutto ciò unito insieme forma la santità divina nella creatura, e allora troviamo tutti i diritti nostri nella creatura, diritti di creazione, perché tutto è nostro; troviamo i diritti della nostra santità, delle nostre opere, [i] diritti del nostro «Fiat» Divino, della nostra bontà, del nostro amore; insomma non vi è cosa nostra che non troviamo in essa, come diritto nostro, e la creatura trova in contraccambio i suoi diritti nel suo Creatore, perché essendo una la Volontà d’ambo le parti, i diritti del-l’uno sono diritti dell’altra.

Ecco dunque che significa vivere nel nostro Volere, ricevere con diritto la santità nostra, l’amore, la scienza, la bontà nostra, perché non si può fare a meno di darle, perché sono proprietà sue, come lo sono del nostro «Fiat», perché la sua vita vive già in Esso. Molto più che chi vive nella mia Volontà cresce sempre nella santità, nell’amore, [8] nella bellezza nostra, e così di seguito. Questo crescere continuo forma nella creatura un atto nuovo da dare al suo Creatore: Noi diamo ad essa l’atto nuovo che possediamo in na-tura, e lei lo dà a Noi in virtù della nostra Volontà, ed oh, il contento d’ambo le parti, la felicità che si sente [di]poter ricevere dalla creatura e Noi [di]poter dare. Dare e ricevere mantengono l’alimento della corrispondenza, conservano l’unione sempre crescente e sono come il soffio che mantiene sempre acceso il fuoco e viva la fiamma dell’amore, senza pericolo di poter-si smorzare. Perciò, sempre avanti nella mia Volontà e tutto andrà bene.” 2[9] Fiat!!!

7 Agosto 1932

La luce della Divina Volontà converte le pene in pace perenne, gioie
e conquiste, e i timori e tutte le altre cose perdono la vita. Chi vive
in Essa è confermato come cittadino del Cielo, pur essendo sulla terra.

Come la luce della D. Volontà fa perdere la vita a tutte le altre cose, dà la freschezza divina

e chi vive in Essa è confermato nel bene ed acquista il diritto di cittadino del Cielo

Sono tra le braccia della Divina Volontà, sebbene sotto il torchio delle privazioni del mio dolcissimo Gesù. Senza di Lui le ore sono secoli, i giorni sono intermi-nabili, ed oh, come rimpiango la sua dolce e amabile presenza e sento tutta la durezza del mio lungo esilio! Ma mentre gemo e sospiro, il “Fiat” Divino fa scorrere la sua luce sul mio dolore e, attutendolo, mi fa scorrere nelle onde eterne dei suoi atti per unire i miei coi suoi e farne uno solo. Ah, mi sembra che non mi dia il tem-po neppure di dolermi di essere priva di Colui che tanto mi ama ed amo; la sua luce s’impone su tutto, eclissa ed assorbe tutto, vuole tutto per sé, non permette di [10] perdere tempo anche nelle cose più sante, qual è la privazione di Gesù.

Ma mentre nuotavo nel mare del dolore, la cara mia Vita, appena come lampo che fugge, visitando la piccola anima mia, mi ha detto: “Figlia buona, coraggio, lasciati guidare dalla luce della mia Divina Volontà, la quale ti saprà con-vertire i dolori, le pene, le mie stesse privazioni, in pace perenne e in con-quiste divine. La natura della sua luce è eclissante, corroborante, fortifican-te, e dove la sua luce giunge il dolore perde la forza e la vita, e lo cambia in conquiste e in gioie, perché la forza della sua luce supera tutto, e dove prende il suo posto tutte le altre cose perdono la vita; e se innanzi alla luce della mia Divina Volontà si sentono altri effetti e desideri, significa che la pienezza della sua luce non è completa nell’anima, né vi regna in modo assoluto. Il suo regno è regno assoluto, non condizionato; perciò ha il supremo diritto [11] di assorbire tutto, di far perdere la vita a tutte le altre cose e di convertire tutto in Volontà Divina. Tu devi sapere che ogni qual volta la creatura fa i suoi atti nella mia Volontà, una rugiada benefica le piove addosso, la quale le conserva la freschezza divina e le dà l’oppio per tutto ciò che ad Essa non appartiene; ed oh, com’è bello vederla sempre fresca nei suoi atti, fresca nel suo amore, nel suo dolore, in atto [di] aspet-tare di ricevere la sua rugiada, per riceverne l’oppio, per convertirlo in dolce conquista di Volere Divino. La freschezza rende amabile, attraente, tanto una persona quanto un oggetto; le cose vecchie non piacciono a nessuno. Perciò Io amo tanto chi vive nella mia Divina Volontà, perché sento in esso la nostra freschezza divina, i nostri soavi profumi; insomma dà di roba nostra, ed [Io], il tuo Gesù, chiudo nel mio Cuore divino questa amata crea-tura e la vado formando, crescendo tutta di mia Volontà. [12] Sicché questa nobile schiera dei figli del mio Volere sarà formata nel mio Cuore Santis-simo come [di] tante piccole regine, di figlie del gran Re.”

Onde, continuando il mio stato d’oppressione per le privazioni del mio dolce Gesù, pensavo tra me: “Eppure, ad onta che sono priva di Colui che per me è più che la mia stessa vita, pure sento una pace profonda, non temo nulla, né ho alcun timore se è per mia colpa che il celeste Gesù mi priva di Lui, né ho alcuna paura che mi possa perdere; non sento altro nella piccola anima mia che un mare placido, che, sebbene mormori, il suo mormorio non è altro che «ti amo», e questo mio piccolo «ti amo» non ti chiede altro che venga il regno della tua Volontà sulla terra, e senza mai cessare di mormorare, faccio le mie piccole onde spesso spesso, per sbarazzarmi dal mio esilio e prendere il Cielo d’assalto, per chiudermi nella mia Patria celeste; macché, invano, [13] le mie onde cadono nel mio mare e continuo placidamente a mormorare «ti amo, ti amo», ed impegno Cielo e terra a chiederti il tuo «Fiat».”

Ma mentre la mia mente spropositava, il mio sommo Bene Gesù, stringendomi tra le sue braccia, tutto tenerezza mi ha detto: “La mia neonata della mia Volontà pare che vai cercando come turbarsi, ma Io non lo voglio, non voglio le tempeste nel mare dell’anima tua, ma pace perenne. Le tempeste, cioè, i timori, le paure, i dubbi ti impedirebbero il continuo mormorio del tuo placido «ti amo», che deve correre e mormorare sempre per vincere il tuo Creatore, affinché mandi il suo Volere e scenda sulla terra per farlo regnare.

Ora, tu devi sapere che [per] chi si fa dominare dalla mia Volontà e vive in Essa, i mali perdono la vita; il timore di offendermi, le paure, i turba-menti, perdono il [14] seme per rinascere, l’anima e il corpo restano confer-mati nel bene; si trova nelle condizioni dei beati, per [i quali] il male non ha più vita, perché in quelle regioni celesti, il male assolutamente non può entrare nella mia Volontà. Sicché chi vive in Essa si può chiamare ed acquista il diritto di cittadino del Cielo, ed è come un cittadino smarrito dalla Patria celeste, se si trova sulla terra, in cui la tiene la mia Divina Volontà per i suoi grandi disegni e per [il] bene della misera umanità. Ma ad onta che sta sulla terra, non perde i diritti di essere cittadino del Cielo, né di vivere con le stesse proprietà della Patria celeste; e sebbene si senta come smarrito, per diritto deve possedere il Cielo nell’anima sua, per vivere non di terra, ma di Cielo. Ah, il vivere nella mia Volontà chiama il Cielo in terra e la sua luce scrive sulla sua fronte, con caratteri [15] incancellabili: «amore perenne, pace imperturbabile, conferma di tutti i beni, figlio dell’Ente Supre-mo». Perciò sempre nella mia Volontà ti voglio, affinché goda le proprietà della tua Patria celeste, che sono amore continuo, pace somma e Volontà Divina, come vita di tutti i beati.” 3Fiat!!!

14 Agosto 1932

Come la luce interna degli occhi si unifica con la luce che arriva dall’esterno per poter
operare, così l’anima deve accogliere la Luce del “Fiat” eterno. Dio vuole formare
il suo Atto generativo anche nelle anime, per formare in esse la sua Trinità:
la Luce, quindi la Conoscenza e da questa l’Amore.

Chi non vive nella D. Volontà si trova nelle condizioni degli oziosi innanzi

alla luce del sole. Chi vive in Essa possiede la SS.ma Trinità in atto.

Stavo pensando alla Divina Volontà e come [per] chi si fa dominare da Essa, dandole il pieno dominio, tutti i diritti sono suoi e tutto ciò che gli altri ottengono per pietà, per misericordia, per bontà di Dio, essa l’ottiene per diritto. Per diritto ottiene la santità, perché quella che la domina [16] è santa e ha virtù di trasformare anima e corpo in santità, in bontà, in amore. Sicché tutte le vittorie, le conquiste, i diritti sono suoi e da padrona prende d’assalto il Cielo. Che grande differenza tra chi vive nella Divina Volontà e chi vive di volontà umana!

Ma mentre ciò pensavo, il mio adorabile Gesù, ripetendo la sua breve visitina, mi ha detto: “Figlia benedetta, la differenza tra l’una e l’altra è grande ed incalcolabile. Per chi non vive nella mia Volontà, Essa è come il sole per gli oziosi: per quanto li investa con la sua luce e li dardeggi col suo calore, essi nulla fanno, nulla imparano e nulla guadagnano, e rendono per loro sterile la luce del sole; e siccome stanno senza far nulla, si stancano, si annoiano della stessa luce e cercano l’oscurità come riposo del loro ozio infelice. Invece per chi lavora, la luce è operante, è luce all’occhio per fargli guar-dare ciò [17] che deve fare, perché per quanta luce abbia al di fuori, se il suo occhio non ha la vita della luce, a nulla gli servirà la luce che lo circonda, e se non ha la luce esterna a nulla gli gioverà avere la vita della luce nel suo occhio. La mia paterna bontà ha messo tale accordo d’unione tra [la] luce esterna che può avere la creatura e quella del suo occhio, che l’una non può operare senza l’altra. Luce alle mani, se vuole operare, se vuole scrivere, se vuole leggere, e così di seguito. Sicché la prima parte operante nella crea-tura la svolge la luce. Senza di essa le riuscirebbe quasi difficile poter fare alcun bene e potersi guadagnare un tozzo di pane per vivere. Ora, tale è la luce della mia Volontà. Per chi non vive in Essa, Essa investe ed esiste per tutti, ma non è operante né dominante nell’atto della creatura, [e] questa, con tutta la sua luce, resta [18] oziosa, non impara nulla di divino, né fa al-cuna conquista, e le cose più belle la stancano e l’annoiano. La volontà che vuole vivere nella Mia è come l’occhio pieno di luce, che si rende capace di unificarsi con la luce della mia Volontà, e mettendosi d’accordo tra loro, fanno e formano lavori ed opere prodigiose, da fare strabiliare Cieli e terra. Vedi dunque che significa vivere nella mia Volontà? Non stare oziosa, ac-cordarsi la piccola luce dell’anima con la luce del «Fiat» eterno per renderlo operante negli atti suoi e così formare l’inseparabilità tra l’una e l’altra.”

Onde la folla dei pensieri sulla Divina Volontà seguiva nella mia mente, ed il mio celeste Gesù ha soggiunto: “Figlia benedetta, la mia Volontà produce la luce nell’anima, la luce genera la conoscenza, luce e conoscenza si amano e generano l’amore. Sicché dove regna la mia [19] Volontà Suprema regna la Trinità Sacrosanta in atto.

La nostra Divinità adorabile è portata per natura, in modo irresistibile, senza mai interrompere, a generare continuamente, e il primo atto genera-tore lo facciamo in Noi stessi. Il Padre mi genera continuamente, ed Io, suo Figlio, mi sento generato continuamente in Lui. Il Padre Celeste mi genera e mi ama, Io sono generato e lo amo, e dall’Uno e l’Altro procede l’Amore. In quest’atto generativo, senza mai cessare, si racchiudono tutte le nostre conoscenze mirabili, i nostri segreti, le nostre beatitudini, i tempi, le nostre disposizioni, la nostra potenza e sapienza, tutta quanta l’eternità racchiusa in un solo atto generatore, che forma tutto l’assieme del nostro Essere Divino. Quindi, questo nostro Amore reciproco, che forma la Terza Persona del nostro Ente Supremo, inseparabile da Noi, pare che non si contenta del nostro atto [20] generatore in Noi, ma vuole generare fuori di Noi stessi, nelle anime, ed ecco il compito [che] affidiamo alla nostra Volontà, animata dal nostro Amore, che scenda nelle anime e vada a formare con la sua luce la nostra generazione divina.

Ma può fare ciò in chi vive nel nostro Volere; fuori di Esso non c’è posto per formare la nostra vita divina, la nostra parola non troverebbe l’udito per farsi ascoltare e, mancando le nostre conoscenze, l’amore non troverebbe la sostanza per generare, ed ecco perché la nostra Trinità Santissima è scom-pigliata nella creatura. Perciò la sola nostra Volontà è quella che può for-mare questa nostra generazione divina. Quindi sii attenta ad ascoltare ciò che ti vuol dire questa luce, per dare campo al suo atto generatore.” 4[21] Fiat!!!

21 Agosto 1932

L’Amore incessante di Dio vuole il “ti amo” della creatura.
La Divina Volontà è la vita dell’anima e l’amore è il suo sangue.
La mancanza d’amore fa morire ogni cosa; solo il “ti amo” può preparare il Regno.

Desiderio di Gesù e bisogno che sente del “ti amo” della creatura.

Come il suo amore resta fallito. L’amore, sangue dell’anima. Anemia che esiste nel mondo.

Stavo girando negli atti della Divina Volontà, ed oh, come vorrei mettere il con-traccambio degli atti miei negli atti suoi; ed essendo troppo piccola ed incapace di poter fare atti equivalenti per contraccambio dei suoi, me ne esco col mio piccolo “ti amo”; ma ad onta che sia piccolo, Gesù lo vuole, lo aspetta per dirmi: “La neonata della mia Volontà ha messo del suo negli atti nostri, sicché non sono più soli, hanno la compagnia di colei per la quale furono creati, e que-sta fu ed è la nostra Volontà, per dare il campo d’azione alla creatura negli stessi atti nostri, per poterle dire: amiamo ed operiamo in un solo campo”.

Ma pensavo tra me: [22] “Che gran che [è] questo mio piccolo «ti amo» che Gesù vuole e tanto ama?” Ed il mio amato Gesù, tutto bontà, mi ha detto:

“Piccola figlia del mio Volere, tu devi sapere che Io amo il tuo «ti amo» e sto sempre in atto di aspettarlo. Io ti amo sempre, non cesso mai d’amarti, e se tu fai le soste nell’amarmi, sento che Io ti do il mio amore continuo e tu non me lo dai, e il mio amore si sente come [de]rubato da te. Invece quando il mio «ti amo» corre ed il tuo si fa trovare pronto per darmi e ricevere il mio «ti amo», il mio si sente ripagato, e succede che il tuo «ti amo» non dà tempo al mio e il mio non dà tempo al tuo; succede una corsa, una gara d’amore tra Creatore e creatura. Molto più, quando vedo che stai per dirmi «ti amo», la mia Volontà investe il tuo «ti amo» per farlo [diventare] da piccolo grande, ed Io trovo il mio amore nel tuo; come non devo amarlo e volerlo? Figlia, sono i miei soliti [23] stratagemmi, le mie industrie, ché do per ricevere. Questo è il mio commercio: amo, do amore per ricevere amore, e quando non sono amato il mio commercio resta fallito; e siccome la mia passione è l’amore, non mi stanco né mi tiro indietro, incomincio da capo, ripeto, ripeto le industrie, abbondo di stratagemmi e di tenerezze per rifarmi del mio amore fallito nella creatura. Oh, se sapessi come resta ferito e dolente il mio Cuore quando Io dico «ti amo» ed essa non sente la chiamata che le fa il mio per avere il suo!

Oltre a ciò, tu devi sapere che l’amore è il sangue dell’anima, come la mia Volontà è la vita, e come nell’ordine naturale la vita non può funzionare senza il sangue e il sangue non può circolare se non ha una vita, e a seconda [del]l’abbondanza del sangue così gode salute, così [è] nell’ordine soprannaturale: l’anima, la mia [24] Divina Volontà, non può funzionare senza il sangue dell’amore. Quanto più amore [avrà], tanto più si sentirà forte, robusta, attiva nell’operare, altrimenti soffrirà d’anemia e potrà finire in tisi, sicché quando non è sufficiente il sangue dell’amore, la mia stessa Volontà, per quanto sia vita, si rende malata nell’anima e inoperante, per-ché le manca il sangue dell’amore per funzionare. Tutte le virtù si rendono anemiche, e invece di pazienza, di fortezza, di santità, queste virtù si ve-dranno tutte scolorite, cambiandosi in difetti. Perciò c’è molta anemia nel mondo, perché manca il sangue puro del mio amore, e di conseguenza [le creature] vanno incontro ad una tisi terribile, che le porta alla rovina nell’anima e nel corpo.

Ecco perché amo tanto il tuo «ti amo» e lo voglio in tutti gli atti miei, in tutte le cose create, in ogni atto di creatura, per poter formare molto sangue [25] come antidoto e rimedio all’anemia che esiste, e questo sarà preparativo al regno della mia Volontà. Perciò sento il bisogno del tuo amore. È vero che è piccolo, ma Io non guardo se è piccolo o grande, piuttosto guardo se è stato fatto nella potenza della mia Volontà, che gli atti più piccoli me li fa grandi e li investe di tale bellezza da sentirmi rapire. Quindi, per farlo ti basta sapere che lo voglio, mi piace, mi rendi contento. Se è piccolo o gran-de, me la vedo Io, e questo tuo «ti amo» lo voglio nel palpito del tuo cuore, nell’aria che respiri, nel cielo, nel sole, insomma in tutto. Oh, come vorrei vedere che il tuo «ti amo» investe Cielo e terra, creature e Creatore!” 5[26] Fiat!!!

28 Agosto 1932

Gesù tace dopo aver parlato: dopo il lavoro riposa. La sua parola forma la nuova Creazione,
che deve dare alle anime la vita della sua Volontà. Il suo lavoro inizia col suo “ti amo”.
Quando la creatura lo ricambia col suo “ti amo”, Gesù aggiunge al suo amore generale
un amore speciale.

Alternative divine, lavoro e riposo. Come Dio prende la creatura sempre a via d’amore.

Amore universale ed amore speciale.

La mia piccola mente continua a sperdersi nel Volere Divino; mi sembra che non so stare se non mi tuffo nelle sue onde per trovare in atto ciò che ha fatto per amore nostro. Ma in mezzo a tanta immensità d’amore il mio cuore ha i suoi gemiti dolorosi per le privazioni del mio dolce Gesù, [per] il suo silenzio profondo. Sento che nella mia anima, sebbene c’è un’aria pura, un cielo tersissimo tem-pestato di stelle scintillanti di tutti i colori, un sole fulgidissimo che con la sua luce batte continuamente sulla mia piccolezza per fare che tutto sia in me Volontà [27] Divina, tutto è pace e serenità [e] non vi è neppure un leggero soffio di vento che possa far rumore, questo però è tutto effetto e proprietà del “Fiat” eterno; eppure dicevo tra me: “Mi sembra che mi manchi il Re, mi manca Colui che con un amore che non so dire, tutto ha operato e ordinato in me, e mancandomi Lui mi sento sola; ma dimmi, perché mi hai lasciato? Perché non parli?”

Ed il mio caro Gesù, facendosi ferire dai miei gemiti e sostenendomi nelle sue braccia, mi ha detto: “Figlia mia, non ti meravigliare, è mio solito; dopo il lavoro voglio trovare riposo nel mio stesso lavoro, in mezzo alle mie stesse opere, che più che soffice letto si prestano in atto di adorazione profonda e in muto silenzio a darmi riposo. Il riposo dopo il lavoro è il ricambio del lavoro, è il gusto e il contento che sa dare il sacrificio. Non feci lo stesso nella Creazione? Prima la creai col mio [28] «Fiat», perché la nostra parola è opera, è passo, è tutto, e dopo [aver] ordinato e operato tutto, trovai il più bello e dolce riposo. Queste sono le alternative del nostro Essere Supremo, lavoro e riposo; il lavoro ci chiama al riposo e il riposo ci chiama al lavoro. Quindi, non vuoi tu che riposi nell’anima tua? Tutto ciò che tu vedi in te, non è altro che lavoro del tuo Gesù. Ogni parola che ti dicevo era un lavoro che Io facevo e da dentro la mia parola formavo la nuova Creazione in te, più bella della stessa Creazione, perché quella doveva servire ai corpi, questa deve servire alle anime per dar loro la vita della mia Volontà. Se non facessi le alternative di lavoro e riposo, sarebbe segno che non mi avresti dato la libertà di operare con la mia forza creatrice il mio lavoro nell’anima tua, onde avrei continuato il mio lavoro fino a tanto [che] ne [29] avessi l’intento, per poi riposarmi. Io, se non finisco non riposo, e se dopo il riposo riprendo il lavoro, è perché riprendo nuovi lavori.

Non vuoi tu che mi riposi sotto questo cielo così sereno? Queste stelle e [questo] sole che mi piovono addosso come dolci refrigeri, facendomi le più belle nenie, mi invitano al riposo e in muto silenzio mi dicono: «Come sono belle le opere tue! La tua Volontà operante, la tua potenza creatrice ci ha dato la vita. Siamo opere tue; riposati in noi e noi formeremo la tua gloria, la tua adorazione perenne». Ad un dire [co]sì dolce prendo riposo e nello stesso tempo veglio e conservo il mio lavoro, e preparo altri lavori da fare.

E se sapessi qual è il primo lavoro che faccio dopo il riposo! Apro il mio lavoro col dire alla creatura un dolce mio «ti amo»; voglio iniziare il mio lavoro col mio amore, affinché la creatura, sentendosi ferire e rapire [30] dalla forza irresistibile del mio amore, mi lasci fare e mi dia il campo d’azione nell’anima sua. Io la prendo sempre, inizio i miei lavori, chiedo dei sacrifici a via e a forza d’amore. Il mio amore la felicita, la investe, la assorbe, la inebria, e di fronte al mio amore, inebriata com’è, mi fa fare ciò che voglio e giunge a sacrificarmi la pro-pria vita; perché un mio «ti amo»esce dal fondo della mia Divinità, che contiene l’immensità che si trova dappertutto, l’infinità che non finisce mai, la potenza che tutto può, la sapienza che dispone di tutto, sicché tutto ciò che esiste sente la forza del mio «ti amo» e tutti lo dicono insieme con Me: glielo dice il Cielo con tutta la corte celeste, lo dicono le stelle e il loro scintillio si cambia in «ti amo»; il sole, il vento, l’aria, l’acqua le dicono «ti amo», perché avendolo detto Io, il mio «ti amo» ha risuonato in tutto e [31] dappertutto e tutti lo dicono insieme con Me, e la creatura si sente sotto la pioggia di un «ti amo» immenso e, sentendosi affogata dal mio amore, mi lascia fare, non fiata e si presta a farmi compiere le mie opere più belle. E sebbene anch’essa senta il bisogno di dirmi «ti amo», vede che il suo è troppo piccolo di fronte al mio, perché non ha le armi dell’immensità, potenza ed infinità, [ep]pure non vuole resta-re dietro ed usa l’industria di dirlo nella potenza della mia Volontà, ed oh, quanto lo gradisco, e mi è di spinta non solo al lavoro, ma a ripeterle un mio «ti amo» diretto e speciale; perché è vero che amo tutti, il mio amore non cessa mai per nessuno, ma quando voglio fare lavori speciali, nuove opere, disegni più distinti, non mi contento del mio amore generale, ma vi aggiungo un amore speciale e distinto, che mentre serve ad affascinare la creatura, serve come [32] materia, come terreno dove formare il mio lavoro e distendere le mie opere. Perciò lasciami fare; so Io quando è necessario il lavoro, la parola, il silenzio e il riposo.” 6Fiat!!!

4 Settembre 1932

Dio ha creato tutte le cose per amare l’uomo ed essere da lui amato.
Per avere questo ricambio mise la sua Volontà Divina operante nell’uomo,
al quale dà l’unità di un atto solo, l’ordine e la forza operante.

Il ricambio, bisogno dell’amor Divino. La D. Volontà operante, continuazione di Creazione.

Sono sempre nel mare del Volere Divino, il quale mi fa presente tutta la Crea-zione. Che teatro immenso, nel quale ci sono scene [co]sì commoventi che a chia-re note rivelano il grande amore di Dio verso le creature e che rapiscono il cuore ad amarlo. E pensavo alla grande ingratitudine umana, che non si fa rapire ad amarlo.

Ed il mio dolce Gesù, sorprendendomi, col suo Cuore gonfio d’amore mi ha detto: “Mia buona figlia, [33] la Creazione fu fatta dal nostro Ente Supremo per dare amore e per ricevere il ricambio dell’amore delle creature. Non vi è cosa da Noi creata [in]cui non ci fu questo nostro scopo, farla per riceverne il ricambio, altrimenti le nostre opere non sarebbero state opere comuni-cative, fruttifere, alimentatrici e piene di vita per felicitare l’uomo; sarebbero state come opere dipinte, che al più alletterebbero la vista, ma non fareb-bero bene a nessuno. Invece, col volere il ricambio, Noi mettevamo come in via la comunicazione della luce per dargli la vita della luce, l’aria per dargli la vita della respirazione, l’acqua, il cibo, il fuoco per dargli la vita e il bene che essi posseggono, e così tutto il resto. Quanti atti di vita mettevamo intorno alla creatura per [far] crescere, alimentare e sostenere la sua vita! Ora, volere il suo ricambio era un bisogno del nostro amore; le opere senza [34] ricambio sono opere senza corteggio, senza apprezzamento, e per quanto si serva di esse, restano opere isolate, come se non fossero gradite. Il ricambio non prende l’opera solo per servirsene, ma entra dentro di essa per riconoscere Colui che per amor suo l’ha creata; il ricambio dà vita alla gratitudine, al ringraziamento; si può dire che il ricambio mantiene la conversazione, l’amicizia, la corrispondenza tra il donatore e chi riceve il dono, altrimenti tutto resta spezzato.

Ora senti, figlia mia, un altro tratto del nostro intenso amore verso l’uomo. Per avere questo ricambio, nel crearlo mettemmo in lui la nostra Volontà operante unita alla sua, affinché come la nostra Volontà nell’opera della Creazione fece tante opere per amor suo, così [l’uomo], possedendo la nostra Volontà Divina nell’anima sua, in virtù di Essa potesse avere ugual forza e potere di darci il ricambio [35] da Noi voluto. Il nostro «Fiat», agente nella Creazione e agente nella creatura, doveva mettere in gioco l’umano volere per servirsi di tutti i suoi atti, piccoli e grandi, e formare il giusto ricambio di tutte le opere che aveva fatto nella Creazione, molto più che sapeva il numero, la varietà, la bellezza, il peso di tutte le sue opere. Nella creatura operante non doveva fare di meno, [doveva] operare con la stessa molteplicità, sontuosità e bellezza [con cui] aveva operato nell’universo, e così ricambiarsi le sue opere esterne e le sue opere interne fatte nel fondo dell’anima. La Volontà Divina doveva servirsi dell’umana volontà come materia nelle sue mani, per continuare la sua Creazione.

Ecco perché l’uomo, col respingere la nostra Volontà, fece cessare la sua vita operante negli atti suoi, dei quali poteva servirsi per creare e trasfor-marli in cieli, in stelle, in soli, [36] in mari, eccetera; inceppò l’opera nostra, l’arrestò, sconvolse le nostre dolci armonie, i cari ricambi, che solo in virtù del nostro Volere potevano esistere. Tutto [avremmo] potuto fare in lui se la nostra Volontà avesse [avuto] la sua vita operante in lui. Ecco perché le nostre premure, i nostri sospiri, le insistenze, i nostri dolori, che la terra umana potesse diventare nostro campo d’azione, in cui il nostro Volere avesse piena libertà di fare quello che vuole.

E non credere che solo l’Ente Supremo vuole il ricambio nelle sue opere, anche la creatura; il primo scopo nelle sue opere è il ricambio. Se c’è questo, o almeno lo spera, ha mani e piedi per muoversi, bocca per parlare, forza per sacrificarsi, tempo per operare, ma se non vi è il ricambio, le sembra di non avere né mani, né piedi, né bocca, né forza, né tempo; sente che la vita le muore per quell’opera. Sembra che il ricambio [37] sia nulla, ma non è vero, anzi è il principio e la vita di ogni opera; perciò il ricambio è un bisogno del mio amore e mi fa continuare l’opera della Creazione.”

Dopo ciò, continuavo il mio abbandono nel “Fiat” Divino e una folla di pensieri, dubbi e difficoltà sorgevano nella mia mente. Ed il mio celeste Maestro ha sog-giunto: “Figlia mia, la mia Volontà ha virtù di fare l’accentramento di tutto l’essere umano in un atto solo. Se opera, con la sua virtù unitiva accentra in Sé i pensieri, il cuore, i passi e tutto, in modo che la creatura sente che non solo l’opera, ma tutto l’essere suo è investito dalla sua forza operante, sente l’impero della mia Volontà operante e fa [di] tutto una sola cosa. Questa forza unitiva rende dominante e ordinata la creatura, perché la prima dote che [le] sa dare il mio «Fiat» è il dominio di se stessa e l’ordine, e allora [38] prende il suo dominio divino e diventa nelle sue mani materia fattibile, che si presta alle sue opere meravigliose. Invece, senza la mia Volontà, la crea-tura non possiede neppure la forza unitiva negli atti suoi e quindi si vede tutta sparpagliata, senza ordine, e materia dura che non cede alle forme che il nostro Volere le vuole dare.” 7Fiat!!!

8 Settembre 1932

La Natività di Maria racchiuse tutti i prodigi, perché in Lei nacque
la Divina Volontà nel mondo. Le cose create sono altrettante vie aperte
per andare a Dio. Il bene che fa l’uomo è la sua nobiltà.

Prodigio della nascita della Regina del Cielo.

Vie di comunicazione tra Creatore e creatura. Chi forma la nobiltà.

La mia piccola mente fa sempre la rondine dentro e fuori il Volere Divino, e per quanto gli giri intorno non mi stanco mai; sento una forza misteriosa che, allettandomi, non mi dice mai basta, ma dice: “Corri, cerca i suoi atti, amali, ado-rali, baciali, trasforma i tuoi nei suoi e forma [39] tutta la tua vita di Volontà Divina”. E se non so dire nulla, nelle mie corse e giri dico la mia piccola storiella: “ti amo, ti amo, ti adoro, ti benedico, o Volontà adorabile, in tutte le opere tue”.

Ed essendo oggi la Natività della Regina del Cielo, mi sono fermata a pensare al grande portento della sua nascita, che pareva che Cieli e terra si mettevano sull’attenti per adorare questo prodigio divino.

Ed il mio sommo Bene Gesù, con amore e tenerezza indicibile, mi ha detto:

“Figlia benedetta della mia Volontà, la nascita della mia Mamma Celeste racchiude tutte le meraviglie, tutti i prodigi uniti insieme, ma sai perché? Non nasceva solo Lei, la pura, la santa, la bella, l’Immacolata, no, no, ma insieme con la celeste bambinella nasceva in Lei la mia Volontà Divina, concepita già e racchiusa in Lei per formare la sua vita operante e crescente nella graziosa [40] bambina. Racchiudersi la mia Volontà per nascere insieme, servirsi dell’organo2 della celeste creatura per operare e formare la sua vita divina, questo fu un prodigio che solo l’eterno Amore, la divina Sapienza e Potenza potevano operare. Non era la sola vita che le si dava, né il solo dono di liberarla dalla macchia d’origine, questo sarebbe stato nulla per la nostra potenza; quello che fece stupire e che richiamò l’atten-zione di tutti, fu la mia Volontà che nasceva insieme con Lei nel mondo, tanto che Cieli e terra ne restarono scossi, si misero sull’attenti, sentivano una forza misteriosa, quella stessa forza che li dominava e conservava tutta la Creazione. Era la nostra stessa Volontà che moveva tutto e metteva Se stessa e tutta la Creazione a servizio e [a] disposizione di questa neonata bambinella. Quindi questo nascere della mia Volontà insieme con [41] Lei fu l’origine che chiamò tutti gli altri prodigi ad accentrarsi in Essa. Dove regna il mio «Fiat» non vi è bene che non racchiuda, né prodigio che non compia; vuole fare sfoggio del suo amore e potenza col formare la sua vita operante e metterci del suo per quanto a creatura è possibile contenere. Perciò ammira e ringrazia il nostro Essere Supremo, che giunge a tanto amore verso questa neonata bambina, da far rinascere in Lei la nostra Volontà non nata, che non ha principio, né fine, né limiti nei suoi confini.”

Onde seguivo l’operato della Divina Volontà in tutte le cose create, ed il mio amabile Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, le cose create furono fatte da Noi per formare tante vie, per fare che l’uomo se ne potesse servir per venire a Noi, perché le lasciammo tutte aperte, affinché quando volesse venire non aves-se bisogno di bussare [42] né di aprire per venire a Noi. Era il nostro figlio; era giusto e ragionevole che avesse aperte tutte le vie per andare da suo Padre Celeste e trattenersi insieme per amarlo ed essere amato, e come figlio [Gli] chiedesse grazie e favori. Ma sai che fece l’ingrato figlio? Lui stesso chiuse le vie, formò le sbarre e col peccato formò le porte, chiudendo le corrispondenze con chi gli aveva dato la vita. Ora, vuoi tu sapere chi ritorna ad aprire le porte, a bruciare le sbarre? Chi mi ama e vive nella mia Divina Volontà; l’amore ed il mio «Fiat» sono forze potenti che bruciano e svuotano tutto e aprono tutte le vie per mettere di nuovo il figlio lontano nelle braccia del suo Padre Celeste.

Ora, tu devi sapere che tutte le virtù, le opere buone, l’amore, il fare la mia Divina Volontà, formano la nobiltà dell’uomo, ma la sostanza di questa nobiltà [43] è la ricchezza della mia grazia. Tutto il bene viene poggiato su di Essa, che si fa fonte e conservatrice di tutto il bene che si può operare, altrimenti l’uomo si può dire nobile di origine, qual è, ma siccome gli manca la ricchezza, si trova quasi per necessità a fare atti non degni della sua nobiltà. Difatti, se uno è nobile e non è ricco, non può vestire da nobile, né abitare palazzi, sicché la sua nobiltà si riduce al solo ricordo che era nobile. Così, [per] chi non possiede la ricchezza della mia grazia, tutto il bene si riduce a squallide virtù, che spesso spesso fanno vedere che non è ricco di pazienza, di preghiera, di carità e così di seguito. Ora, il bene forma la nobiltà, la ricchezza della mia grazia la conserva, la mia Volontà forma il Re che domina e con maestria divina regola [44] e ordina tutto.” 8Fiat!!!

18 Settembre 1932

Dall’eternità, l’Amore di Dio ha stabilito la pagina della vita di ogni creatura
e di tutta la Creazione. L’uomo deve copiare la pagina scritta da Dio per lui.
Nessuno può uscire mai dalla Divina Volontà, ma solo chi vive in Essa
sente in sé la sua luce, forza e vita. Dio sa solo amare, anche se non è amato.

La pagina scritta nella D. Volontà, storia della creatura. Come Iddio non ci vuole servi,

ma principini del suo regno. L’amor divino in cerca di tutte le creature per amarle.

Il mio abbandono continua nel Volere Divino. Mi sento nascondere dalle sue onde eterne, nelle quali tutto nasconde, nulla sfugge dalla sua immensità, sicché chi vuol trovare tutto, abbracciare tutto, sentire la storia di ciascuno, deve entrare in questo mare del “Fiat” Supremo. Ma mentre la mia mente si perdeva in Esso, il mio dolce Gesù, visitando la mia piccola anima, mi ha detto:

“Figlia benedetta, la mia Volontà racchiude tutto, anzi, per ciascuna creatura ha la sua pagina scritta di come si deve svolgere la sua storia [45] e formare la sua vita, e questa pagina fu scritta «ab eterno» nella luce della nostra Volontà, sicché la vita di ciascuna creatura ebbe il suo principio nel tempo, ma nel nostro Ente Supremo non ebbe principio e fu amata da Noi con amore senza principio e senza fine. Ora, la Creazione tutta non esisteva ancora e Noi l’amavamo, perché già stava dentro di Noi; tenevamo chiuso dentro il Sacrario della nostra Divinità il gran parto di tutte le creature, guardavamo in ciascuna di esse la nostra pagina scritta, le sue vicende, la sua piccola storiella, e a seconda di ciò che era scritto, del più o del meno che doveva essere compiuta e glorificata la nostra Volontà Santissima, così più inten-samente le amavamo. Tu non esistevi, ma la nostra Volontà ti racchiudeva, e Noi, amandoti, ti davamo il luogo, il riposo sulle nostre ginocchia paterne, ti davamo le svariate lezioni sul [46] nostro «Fiat», ed oh, quanto piacere prendevamo nel vederti ascoltare e scrivere nell’anima tua, come copiando, ciò che stava scritto nella nostra pagina eterna, perché tu devi sapere che ciò che vogliamo che la creatura faccia di nostra Volontà, prima viene fatto da Noi, formato da Noi nel nostro stesso Volere, e poi, straripando da Noi, vuole farlo e formarlo nella creatura, facendone suo campo d’azione divina.

È tanto il nostro amore, che non vogliamo altro [se non] che essa faccia ciò che abbiamo fatto Noi, dandole il modello dell’atto nostro, affinché ne faccia la copia; e quanti aiuti [e] assistenza non diamo mentre fa la copia, dandole la nostra stessa Volontà come atto suo, come materia prima, affin-ché la copia riesca secondo il nostro disegno! Ora, [per] chi fa la sua volon-tà, ogni suo atto non fa altro che guastare il nostro disegno, formare delle cancellature sulla nostra pagina scritta, ogni nostra parola [47] scritta conte-neva un amore speciale ed eterno, conteneva lo svolgimento della sua vita a seconda della nostra somiglianza, in cui doveva racchiudere la sua storia d’amore e di compimento di sua Volontà Divina verso il suo Creatore. L’umano volere non fa altro che contraffare questa pagina, sconvolgere la nostra somiglianza, e invece di formare la copia della nostra pagina scritta con tanto amore per essa, si ha formato la sua pagina scritta con note di dolore, di confusione e con una storia sì vile e bassa, che i secoli non ne faranno memoria e l’Eterno non troverà in essa l’eco della storia scritta nella sua pagina, in cui doveva essere decantata la sua storia divina nella creatura.

Figlia mia, vi è una conoscenza sbagliata nel basso mondo, e credono che la creatura possa vivere come scostata da Noi. Che sbaglio! Che sba-glio! La Creazione tutta non è altro [48] che una eredità uscita da Noi, quindi è nostra; ci appartiene tanto che, sebbene l’abbiamo messa fuori, ma l’ab-biamo resa inseparabile da Noi3 e vogliamo l’onore, la gloria della nostra eredità, e che le creature non siano vili servi nostri, ma figli e come tanti principini del nostro regno. Questo principato veniva loro dato dall’insepa-rabilità della nostra Volontà, tanto che la creatura non può fare a meno di Essa, né può vivere né separarsi, neppure nello stesso inferno. Al più, [c’è]chi la tiene operante e chi la tiene conservatrice del suo essere, senza darle l’agio di farle operare il bene. Vivere senza la mia Volontà sarebbe come vivere il corpo senza l’anima, ciò che sarebbe impossibile, e si vede che quando un membro è troncato dal corpo non ha moto, perde il calore e si imputridisce, perché manca l’anima. Così sarebbe se mancasse la mia Volontà, tutto si risolverebbe nel nulla.

Ora, [49] il vivere nella mia Volontà è proprio questo, sentirsi scorrere in tutto l’essere, in tutti gli atti la luce, la forza divina, la vita della mia Volontà; perché dove non vi è la sua vita operante, quell’atto rimane senza vita, senza calore, senza forza e luce divina e come morto per il bene, e quando non vi è il bene dentro, si forma il male e finisce col putrefarsi. Oh, se la creatura si potesse vedere senza la vita operante del mio Volere, si vedrebbe talmente contraffatta, che essa stessa avrebbe orrore a guardarsi. Perciò, lasciati travolgere sempre dalle onde eterne del mio Volere, in cui troverai la tua pagina scritta, la tua storia tessuta con tanto amore su di te, e così non ti farà più impressione ciò che di te abbiamo disposto; troverai tutto come cose che a te appartengono e che di assoluta necessità devono formare la tua vita, riempire la tua storia e soddisfare al nostro bisogno [50] d’amore, perché «ab eterno» volevamo far conoscere la nostra Volontà. Sii fedele e non inceppare il nostro amore; lasciaci liberi di svolgere i nostri mirabili disegni formati su di te.”

Dopo ciò seguivo il mio abbandono nel “Fiat” Divino, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto: “Figlia buona, chi fa e vive nel mio Volere, sale nell’unità della mia Volontà e in Essa vi scende in tutte le cose, per darmi il suo amore in tutte le cose, in tutte le creature e [nei] loro atti.”

Ed io: “Amor mio, per quanto faccia per amarti in tutte le creature ed in tutti gli atti di esse, volendoli coprire tutti col mio amore, affinché Tu non riceva che amore da tutti, pure vedo che non tutti ti amano. Questo è un dolore per me, perché penso che il mio amore non ha forza vitale e perciò non so farti amare da tutti.”

E Gesù: “Figlia mia, è la forza dell’unità [51] del mio Volere che ti slancia su tutti e su tutto, per amare in tutto e darmi il contraccambio dell’amore di tutti, e se non mi amano, non posso dire che il tuo non lo ricevo, anzi, nel tuo amore sento le note dell’amore che tutti mi dovrebbero dare, ed oh, come sono contento! Tu devi sapere che questo è il nostro ufficio divino: dall’altezza del nostro unico e solo atto che mai interrompiamo, scende la nostra luce, amore, potenza e bontà, che vanno rintracciando tutti gli atti, i palpiti, i passi, le parole, i pensieri, per plasmarli, investirli, suggellarli col nostro amore. Sentiamo l’irresistibile bisogno d’amore di andare in cerca di tutto e di tutti e non ci facciamo sfuggire nulla, neppure un palpito, se non diamo un nostro «ti amo», eppure non ci amano, anzi vi è chi sfugge da sotto la pioggia del nostro amore; ma con tutto ciò continuiamo, non ci arrestiamo, perché la nostra natura divina è amore [52] e deve amare, e sentiamo il contento, la felicità che il nostro amore ci dà con l’amare, che ha virtù di amare tutti, di estendersi a tutti e ovunque. Non sarebbe piena felicità in Noi se il nostro amore soffrisse d’impotenza di poter amare tutto, oppure [se] si arrestasse se non si vedesse contraccambiato. Così tu, conti-nua ad amarci per tutti e a travolgere tutti nel nostro amore, e ad onta che non ottieni tutto il tuo intento, sentirai le note del nostro amore felicitante, [per]ché vuoi amarci per tutti.” 9Fiat!!!

25 Settembre 1932

L’oppressione e l’abbandono. Esso chiama l’operato divino nell’anima,
e il fare la Divina Volontà chiama la vita divina. Tutto il Creato gira
dando a Dio i suoi omaggi e così insieme chi vive nella Divina Volontà.

La D. Volontà chiama la vita di Nostro Signore nell’anima, l’abbandono

chiama le opere sue. Diritto che dà la D. Volontà a chi vive in Essa.

Sono sempre nelle braccia del Volere Divino, come una piccola bimba che vuol essere cullata nelle braccia della mamma per prendere il [53] suo dolce sonno, e se la mamma non la culla, la povera piccina non si sente sicura, si opprime e piange, ed implora le braccia della madre per letto e riposo, e allora si quieta, quando ne ottiene l’intento. Tale sono io, sono la piccola bimba neonata appena, e per essere sicura, sento il gran bisogno delle braccia del “Fiat” per essere cullata e difesa, ed essendo inesperta nel suo mare divino, perché sono neonata appena, sento il bisogno di essere guidata in ciò che devo fare nella sua stessa Volontà. E siccome mi sentivo oppressa per le privazioni del mio dolce Gesù e per altri inci-denti [che mi sono] succesi, il mio sommo Bene Gesù, tutto bontà, mi ha detto:

“Mia piccola neonata del mio Volere, vieni fra le mie braccia; tu hai ragione che solo nelle mie braccia puoi essere sicura. Non vi sono pericoli nella mia Volontà che, più che mamma, ti tiene stretta al suo seno, ti ali-menta con la sua luce e col suo amore. [54] Non ci sono oppressioni, né mestizia, né timore; queste sono cose fuori della mia Volontà, non dentro di Essa, dove non vi è altro che pace, gioia, attività4 continua. C’è tanto da fare, che l’anima non trova tempo né luogo per opprimersi. E poi, l’op-pressione è mancanza d’abbandono totale nelle mie braccia; l’abbandono produce il dolce sonno, e nello stesso sonno sogna Colui che ama e che l’ama tanto che la tiene stretta al suo seno. Invece l’oppressione, il timore, produce la veglia, e diventa tutt’occhi per guardare se stessa, non Colui che ama ed è tutt’occhi per essa. Tu devi sapere che il fare e il vivere nella mia Volontà chiama la mia vita a formarsi in te, e l’abbandono totale in Me chiama le mie opere. Chi non vive abbandonato, inceppa in sé la mia vita e le mie opere, ed Io mi sentirei male se non potessi svolgere ciò che voglio fare nella [55] creatura. Perciò abbandonati totalmente in Me ed Io ci penserò a tutto.”

Dopo ciò stavo facendo il mio giro nella Creazione, per mettervi il mio ricambio d’amore per tutto ciò che ha creato e conserva per solo e puro amore, ed il mio amato Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, la gran mole del mondo attaccata alla gran mole divina gira continuamente, animata dal nostro moto incessante; ci gira intorno per ridarci la gloria, l’onore, l’amore con cui la [facemmo]uscire fuori di Noi. Sicché siamo in mezzo alle opere nostre che, mentre ci girano, ci decantano con voci segrete ed arcane il nostro Essere Supremo. Onde Noi sentiamo nelle cose create la nostra vita sparsa in esse e sentiamo ridarci il palpito del nostro amore, la profondità della nostra adorazione, il corteggio della nostra gloria, l’aureola della nostra fulgida bellezza, la vita della nostra luce. Ora, chi gira nelle opere nostre [56] si unisce a darci tutto ciò che ci dà tutta la Creazione; la mia Divina Volontà le dà il luogo in tutte le cose create, per fare che ciò che fanno loro [lo] faccia pure essa, e succede che, come gira, così prende più amore, più luce di conoscenza, si abbellisce di più. È un incanto vedere che, come gira, così prende in sé la vita del suo Creatore e se la copia, ed il mio «Fiat» Divino le dà il diritto di tenere il suo posto d’onore nelle opere sue. Chi vive nella nostra Volontà è inseparabile da Noi e dalla più grande alla più piccola opera da Noi creata; la sua forza creatrice ed unitiva la unisce con tutto, con vincolo indissolubile e perenne.” 10[57] Fiat!!!

9 Ottobre 1932

Dio creò l’uomo rapito in un’estasi d’amore. Le sue opere furono preparativi per poi creare
l’uomo e chi gira in esse, conoscendole, trova quell’Amore per amare a sua volta il Creatore.
Il Concepimento della Vergine Immacolata fu un atto nuovo della Divina Volontà
nel quale fu rinnovata tutta la Creazione.

Dio creò l’uomo in un’estasi d’amore. La Creazione, corredo dell’uomo. Il dolce suono del campanello;

estasi a vicenda del Creatore e della creatura. Prodigio del Concepimento della Vergine.

Il mio abbandono nel “Fiat” continua, e quanto più mi abbandono, tanto più sento la sua forza che mi fortifica, la sua vita che anima la mia, la sua luce che mi conforta, mi rischiara e, facendosi rivelatrice, mi rivela Colui nelle cui braccia sono tutta abbandonata e con attrazione potente mi fa girare nelle opere sue; ama e vuole che la sua piccola figlia sia spettatrice di ciò che ha fatto per amore delle creature. Onde mentre giravo, il mio divino e sovrano Gesù, soffermandomi nel-l’atto della creazione dell’uomo, mi ha detto:

“Figlia mia, che dolce ricordo la creazione [58] dell’uomo! Lui fu creato in una nostra estasi d’amore; fu tanto il nostro amore, che restammo rapiti innanzi alla nostra stessa opera che mettemmo alla luce; ci rapiva la beltà con cui lo avevamo investito, ci rapiva la santità con cui lo avevamo riem-pito, ci rapiva la forma, l’armonia con cui lo avevamo formato, le sue pre-rogative, ciascuna sua qualità era un’estasi d’amore che sentivamo, [che] ci rapiva ad amarlo. Sicché il nostro amore restò scosso, soggiogato, e met-tendoci in estasi, faceva sorgere in Noi l’amore operante ed imperituro verso l’uomo. Ed in questa estasi d’amore, rapiti come stavamo, non si badava a nulla, non si mettevano limiti, si sfoggiava tanto nell’amarlo e nell’arricchirlo di tutti i beni, che non gli lasciammo5 alcun vuoto, affinché il suo amore fosse pieno per Noi e così ci potesse rapire ad amarlo [59] conti-nuamente; onde il solo ricordo di come fu creato l’uomo ci ripete la nostra estasi amorosa verso di lui. Ora, chi gira nella nostra Volontà, come trova le nostre opere, che furono preparativi per poi creare l’uomo, suona il campanello per chiamare tutte le creature a riconoscere questo amore di Dio verso l’uomo, ed il suo dolce suono chiama la nostra attenzione, ridesta il nostro amore e fa risorgere in Noi la nostra estasi d’amore verso di lui. Estasi significa riversamento totale verso chi si ama, e chi viene nella nostra Volontà ha forza di farci subire la nostra estasi d’amore, affinché ci riversiamo in lei e Noi mettiamo con la nostra potenza la creatura in estasi per Noi, affinché nulla le resti e tutta si riversi nel nostro Essere Supremo. Succede un riversarsi a vicenda, l’uno nell’altro. Perciò non vi è cosa che più ci piaccia, che vedere la creatura in quella stessa [60] Volontà in cui fu creata.

Mirare le opere nostre, conoscerle, sentire le pulsazioni del nostro amore che ciascuna cosa creata possiede, era il corredo che preparavamo e dava-mo all’uomo nel creare tante cose e la Creazione tutta. Ora, chi riceve la vita del bene che le cose create contengono? Chi fa uso di questo corredo [co]sì splendido; e con diritto chi le conosce, conoscendole, trova il nostro Amore palpitante, la nostra Volontà operante, e le ama ed ama in esse quell’Ente Supremo che tanto l’ama. Perciò sii attenta e costante nel girare nelle opere nostre, affinché ci diamo la mano nell’amarci, ci mettiamo in estasi a vicenda, e con utilità farai uso del gran corredo che con tanto amore ti ha dato il tuo Creatore.”

Dopo ciò, la mia piccola mente spaziava negli atti fatti dalla Divina Volontà e, passando da un atto all’altro, [61] giunsi al concepimento della Vergine Santissima. O Dio, i cieli restano muti innanzi a quest’atto compiuto dalla Divina Volontà; gli angeli sembrano balbuzienti e per quanto dicono, pare che non sanno dir tutto di questo prodigio sì grande. Ah, solo Iddio può parlarne, perché autore del prodigio che operò in questo concepimento.

E mentre io rimanevo stupita, il mio amabile Gesù, sorprendendomi, mi ha detto: “Figlia mia, il concepimento della Vergine Immacolata fu un atto nuovo della nostra Volontà, nuovo nel modo, nuovo nel tempo, nuovo nella grazia; in Lei fu rinnovata tutta la Creazione. Nella nostra onniveggenza ed immensità, chiamammo tutte le creature, tutti i loro atti buoni presenti, passati e futuri come se fossero uno solo, affinché su tutti e su tutto fosse formato questo concepimento, per dare il diritto a tutti e su tutto, non con le parole, ma coi fatti. Quando [62] la nostra Volontà fa un atto che deve servire al bene universale di tutti, non mette nessuno da parte e, facendo uso della sua onnipotenza, riunisce tutto insieme, creature ed atti di esse, tranne6 il peccato, perché il male non entra negli atti nostri, e compie l’atto che vuol fare.

Vedi, anche i tuoi atti contribuirono; mettesti la tua parte, perciò con diritto sei la figlia sua e la Vergine Regina con diritto è la Mamma tua. Ma sai perché tenemmo questo modo nel [far] uscire alla luce questa santa creatura? Per rinnovare la Creazione tutta, per amarla di nuovo amore e per mettere al sicuro tutti e tutto, come sotto le ali di questa creatura e Madre Celeste. Le nostre opere non le facciamo mai isolate, ma partiamo sempre dal nostro atto unico e solo, e mentre è unico unisce tutto e fa tutto come se fossero una sola [opera]. È questa la nostra onnipotenza, la nostra forza creatrice: [63] in un solo atto fare tutto, trovare tutto e far bene a tutti.” 11Fiat!!!

16 Ottobre 1932

Tutti gli atti buoni delle creature di tutti i secoli sono un atto solo della Divina Volontà.
Quando la creatura si dispone a operare nella Divina Volontà,
Essa divinizza e forma la sua via nella volontà umana.

La D. Volontà di tutti i secoli ne forma uno solo. Essa semplifica, forma il vuoto

e forma la natura divina ed il suo cammino nella volontà umana.

Il Volere Divino va sempre tessendo nell’anima mia la sua vita divina. Col suo dolce incanto la fa crescere, la plasma, l’alimenta e con le sue ali di luce la copre, la nasconde, affinché nessun alito di vento le possa nuocere e possa impedire la crescita della sua vita nell’anima mia. Oh, se non fosse per la Divina Volontà, che più che madre tenera ed amorosa mi tiene nelle sue braccia, coperta con la sua luce, nelle circostanze della mia vita, ahimè, troppo dolorose, io non so che cosa farei, ma la sua luce mi calma, mi fortifica e tiro avanti. O Volontà adorabile, quanto devo [64] ringraziarti di un tanto bene e ti offro l’infinità del tuo stesso Volere per ringraziarti come meriti.

Onde, mentre la mia mente si sentiva sotto la sua luce, il mio amato Gesù, ripetendo la sua breve visitina all’anima mia, mi ha detto: “Figlia mia benedetta, com’è bello vedere la creatura crescere sotto le ali di luce della mia Volontà. Essa, ravvolta in questa luce, non vede, non sente, non tocca che la sua Madre luce che la tiene ravvolta, e se le creature la feriscono, la battono, la amareggiano, più si sente addentrare e stringere dalle sue braccia di luce, e risponde col sorriso della luce a chi la vuole amareggiare e ferire e, burlan-dosi di lui, confonde la sua umana perfidia. O potenza della mia Volontà operante, Essa si svigna da tutto, trionfa su tutto e con la sua luce forma il suo trono di gloria imperitura nell’anima che le dà la libertà [65] di operare.

Tu devi sapere che la sua potenza è tanta, che di tutti i secoli ne forma uno solo; il suo impero si stende ovunque e di tutti gli atti forma un solo atto. I secoli scompaiono innanzi al suo potere e tutti gli atti buoni delle creature non sono altro che tanti atomi che, uniti insieme, formano un solo atto, i quali riconoscono la sua potenza e, prostrati ai suoi piedi, formano la gloria, l’adorazione delle umane generazioni a questa Volontà Suprema.

Simbolo [di ciò] è il sole, che non è altro che tanti atomi di luce, che uniti insieme formano il sole che dà luce a tutta la terra. Quegli atomi sono armati d’una potenza divina e ciascuno contiene una potenza meravigliosa, tanto che con solo toccare la terra, le piante, comunicano beni ed effetti meravigliosi, da formare una vita distinta in ciascuna pianta e fiore. Così gli atti delle creature, sebbene siano atomi, [66] contengono la potenza mera-vigliosa della mia Volontà, quindi sono pregni di mirabili effetti.

Tu devi sapere che quando la creatura si dispone a fare un atto nella mia Volontà, [la mia Volontà] arma la sua potenza e semplifica, forma il vuoto e forma [la] natura divina nella volontà umana; come vittoriosa forma la sua via nella volontà della creatura e cammina, cammina sempre; e allora si arresta e le viene impedito il passo quando il volere umano le mette le sbarre, col fare non la mia, ma la sua volontà. Che delitto impedire il cammino, il passo al mio Volere nella volontà della creatura! Perciò creai le creature, per formarmi tante vie nelle umane volontà, per potere avere il mio cammino continuo e quindi il mio atto operativo in esse, e chi impe-disce il mio cammino vorrebbe impedirmi la continuazione della mia [67] Creazione, inceppare i miei passi e legarmi le mani, affinché non operi. Ahi, il non fare la mia Volontà sembra che sia cosa da nulla, eppure è il più grande dei delitti, che grida vendetta innanzi alla Maestà Divina per le povere creature, specie quando la mia Volontà è conosciuta [e si sa che vuole] che si faccia un’opera, che vuole un sacrificio; non facendola è come se si volesse impugnare la verità, e questo è peccato contro lo Spirito Santo e grida vendetta innanzi a Dio. Conoscere la mia Volontà e non farla è chiudere il Cielo, spezzare le relazioni divine, [è] non riconoscere la padro-nanza divina che ogni creatura è obbligata a conoscere e a sottomettersi a ciò che il mio Volere vuole, ancorché le costasse la vita. Perciò sii attenta, adora la mia Volontà e ciò che ho disposto di te, se vuoi contentare il tuo Gesù.” 12[68] Fiat!!!

21 Ottobre 1932

Dio creò per la creatura un cielo esterno ed un cielo interno, che è la sua anima.
Tutta la Creazione è nella creatura; la sua vita è la Volontà di Dio,
e lei deve praticarla. Segno che Gesù è nell’anima.

La creatura, cielo tempestato di stelle. La Creazione racchiusa in essa. Come la pratica

del bene forma la vita del bene nella creatura. Segno che Gesù dimora nell’anima.

Sono sempre in preda del “Fiat” Divino. Egli mi aspetta in tutte le cose create per duplicare l’amore che ebbe nel creare tante cose per me. Sembra che il Volere Divino sospiri l’amore della sua amata creatura, per poter trovare il piccolo appoggio d’amore, dove poggiare il suo grande amore. Onde cieli, sole, venti, non sono altro che chiamate insinuanti e continue per dirci: “Io ti ho prevenuta col mio amore e tu non lasciarmi senza il tuo.”

Ma mentre sentivo che tutte mi chiamavano ad amare il mio Creatore, il mio amato Gesù, sorprendendomi, mi ha detto: “Figlia mia, come creai [69] un cielo tempestato di stelle che si stende sul tuo capo, così creai un cielo dentro di te, e questo cielo è l’anima tua che si stende ovunque, dalla sommità del capo, fino all’estremità dei piedi; non vi è parte di te dove questo cielo non si stenda, sicché hai un cielo al di fuori ed un cielo al di dentro, più bello ancora, e tutto ciò che fa questo cielo per mezzo della tua natura, cioè, pensare, parlare, operare, soffrire, non è altro che stelle fulgidissime con cui si va adornando questo cielo dell’anima. Il sole che splende dentro di esso è la mia Volontà, il mare che scorre è la mia grazia, il vento [sono] le mie sublimi verità che formano i prati fioriti delle più belle virtù; la Creazione è tutta racchiusa nella creatura. Non era della nostra sapienza, né del nostro potente amore, creare la Creazione solo al di fuori della creatura e [lasciare]al di dentro la parte vitale e sostanziale di [70] essa senza cielo, stelle e soli, no, no; quando Noi facciamo un’opera, la riempiamo dentro e fuori delle opere nostre e della nostra stessa vita, ma tanto, che non ci dev’essere particella del suo essere che non senta la nostra vita e la forza delle nostre opere creatrici.

Perciò amiamo tanto la creatura, perché opera nostra, e lasciammo la nostra vita in essa per conservare ciò che Noi avevamo fatto. Ecco perché chi non sente in sé la vita della mia Divina Volontà, significa che la conosce teoricamente, ma non in pratica, perché quando si conosce un bene e si pratica, [si ha] virtù di formare la sostanza della vita del bene che si conosce, altrimenti resterebbe senza pratica, come una pittura dipinta, che non avendo vita, non ha virtù di formare la sua vita in chi la mira. La mia Volontà è vita, le nostre opere sono opere vive, [71] non morte, eppure per chi non le conosce, o non cerca di conoscerle, o non le mette in pratica, possono essere opere morte e senza vita. Quindi è alla pratica che aspetto la creatura per realizzare, formare e [far] crescere la vita del mio Volere e rendere vive per essa le opere nostre.”

Dopo ciò sentivo un timore, un dubbio, se nell’anima mia [ci] fosse il mio dolce Gesù, oppure si fosse ritirato, lasciandomi sola e abbandonata. Ahimè, che spina crudele, che punge e fa sentire la morte più spietata! Ma il mio sempre ama-bile Gesù, sorprendendomi, mi ha detto: “Figlia mia, non temere; per rassicu-rarti voglio dirti il segno quando vi dimoro e quando parto. Quindi se l’anima si sottomette alla mia Volontà, l’ama, le dà il primo posto, è segno che Io vi dimoro, perché la mia presenza ha virtù di tenere l’umana volontà sottoposta alla mia. Invece, se si sente ribelle [72] alla mia Volontà, allora è segno certo che Io mi sono ritirato. Perciò quietati e non temere.” 13Fiat!!!

30 Ottobre 1932

Chi vive nel Divin Volere concorre con i suoi atti a quelli che fa Dio,
vi assiste e li riceve, ma solo nella Divina Volontà li può possedere.
Chi vive in Essa è chiamato a crescere conforme agli attributi divini.

Chi vive nella nostra Volontà D. emette tre atti: concorrente, assistente e ricevente. Tutte le qualità D.

chiamano continuamente chi vive nella sua Volontà, per formarla e crescerla simile ad esse.

Il mare del Volere Divino continua a mormorare nell’anima mia. Oh, come è dolce, penetrante e travolgente il suo mormorio! Mi travolge tanto, che mormoro insieme, come se fosse mio questo mare divino, e fusa insieme, non so fare altro che ciò che fa la stessa Volontà Suprema. Ma mentre mormoravo amore, adora-zione, gioie, felicità, bellezza, le quali come tante vene entravano in me, il mio dolce Gesù, visitando la sua piccola figlia, mi ha detto:

“Figlia mia benedetta, la [73] tua piccolezza nel mare interminabile del nostro Volere è la nostra gioia più grande. Tu devi sapere che chi vive in Esso emette atti concorrenti, assistenti e riceventi. Nei primi concorre con gli stessi atti del suo Creatore, essendo l’uno la volontà dell’altro. Non vi è cosa che questa Divina Volontà faccia, [in] cui non metta la creatura a con-correre insieme nel suo operato, ed ecco che il mio Volere non è più solo, sente l’inseparabilità di chi vive in Esso negli atti suoi, sente una volontà finita nell’infinita, [una volontà] che ama insieme e concorre alla molteplicità e [all’]operato incessante delle nostre opere, sicché chi vive nella nostra Volontà spezza la nostra solitudine e come connaturale Ce la sentiamo con-corrente nel nostro mare divino, e con un riversamento continuo della sua piccolezza in Noi acquista i diritti del nostro Volere per fare ciò che Esso fa. Ah, tu non puoi comprendere qual è il nostro contento, la nostra [74] gioia nel sentire concorrere la creatura insieme, per fare, non altro, ma solo quello che Noi facciamo!

[Dal]l’atto concorrente sorge l’atto assistente. [La creatura] concorre ed assiste, non vi è cosa che Noi facciamo che essa non conosca e assista. Come nasconderci da chi già è con Noi, concorre e ha il suo posto nel nostro Volere? Ma concorrerà e assisterà solamente? Ah, no, un altro atto sorge ed è quello di ricevere come sua e come nostra l’infinità del nostro amore e delle nostre opere, tanto che la sua piccolezza non ha dove mettere un amore e [un] operato [così grande, e perciò essa rimane7 nel nostro Volere con tutto il deposito dei beni che ha ricevuto, e questo con diritto, perché ha del suo. Tu devi sapere che tutto ciò che si fa nella nostra Volontà è tanto grande, che la creatura è incapace di poterlo possedere e restrin-gere in se stessa; perciò sente il bisogno di servirsi [75] della stessa Volontà in cui ha operato per tenere il deposito. Molto più che tutto ciò che fa la creatura nel nostro Volere, anche il piccolo «ti amo», le piccole offerte delle sue azioni, la sua piccolezza in balia della nostra Volontà, non sono altro che posti che prende nella nostra Volontà, e quanti più posti prende, tanti più diritti acquista e sente in sé la forza divina che continuamente la rapisce e le dà il volo per fare che la sua vita venga formata tutta nella Divina Volontà.

E siccome questo modo di vivere doveva essere di tutte le creature, era questo lo scopo della nostra Creazione, ma con somma nostra amarezza vediamo che quasi tutte vivono nel basso della loro volontà umana. Ora, chi vive nell’alto del nostro Volere vede il gran male di chi vive nel basso e, avendo a sua disposizione il nostro atto ricevente, cioè l’infinità del nostro amore e la molteplicità delle nostre opere, lo mette a disposizione nostra [76] e delle creature, affinché Noi restiamo ricambiati dell’amore di tutti ed esse ricevano grazie, luce, amore, per quanto compete la loro piccolezza. Sicché tra il Cielo e la terra abbiamo presso [di] Noi e presso le creature l’intermediaria che con la potenza del nostro «Fiat» Divino vuole vincolare Cielo e terra. Come non contentare chi vive nella nostra Volontà? Sarebbe come se volessimo scontentare Noi stessi.”

Onde continuavo il mio abbandono nel Volere Supremo, ed oh, come mi sentivo felice nel pensare che nel “Fiat” io concorrevo a tutto ciò che faceva l’Ente Supremo! La mia volontà fusa nella Loro era il gran segreto e il portentoso pro-digio, che la mia piccolezza era presa come nel laccio di fare e concorrere a tutto ciò che fa la Maestà Divina; né io mi potevo mettere da parte, né Loro si potevano disfare di me, perché era la loro stessa Volontà che mi aveva preso nel mezzo, la [77] quale era tanto immensa che io non trovavo la via per uscirne, e dovunque potessi andare trovavo la Divina Volontà operante, che mi chiudeva nella stessa opera sua a concorrere, né io ero una intrusa. Essa stessa mi aveva steso le brac-cia per tenermi come sua conquista, molto più che da ambo le parti c’era somma felicità, io di starmi e il Volere Divino di tenere la mia piccolezza avvinta a Sé.

Quindi io non so dire con chiarezza come spaziavo in questa luce intermina-bile; e mentre ero tutta sorpresa, la cara mia vita, il mio sovrano Gesù ha sog-giunto: “Mia piccola figlia del mio Volere, il vivere nella mia Volontà è un richiamo continuo che facciamo alla creatura nelle nostre qualità divine. Il nostro Essere è sempre operante e i nostri attributi sono sempre in moto, ma siccome il nostro Volere è quello che forma l’opera e il moto nel Essere nostro, quindi chi vive in Esso [78] sente che il nostro Volere lo chiama ora nella [nostra] potenza, ora nella nostra sapienza, ora nel nostro amore, ora nella misericordia, ora nella giustizia, [nella] bontà e bellezza divina; insomma, tutti i nostri attributi con voci potenti chiamano la creatura in essi, perché si formi e cresca secondo le loro qualità. Si sentirebbero disonorati, se si potesse dare che chi vive con quello stesso Volere di cui sono animati, non fosse conforme ad essi, né godesse le loro prerogative. Se tollerano la piccolezza, questa non li nuoce, perché si sa che il finito non può raggiungere mai l’infinito, anzi che la piccolezza fa loro più onore, perché tutto il bello e il buono che vedono in essa, è tutto opera loro, ma che sia dissimile da loro, questo mai. Ecco pertanto il sussurrio e il vocio continuo che sente chi vive nella nostra Volontà; sono le chiamate continue che il nostro Ente Supremo, per mezzo delle [79] sue qualità, fa alla sua amata creatura; prima, [per]ché non vuole, non sa stare e non può stare [senza di essa], perché la nostra Volontà, essendo una, ha tale virtù d’unione e d’inseparabilità, che tutto ciò che liberamente entra in Essa perde la virtù separativa, e la nostra somma bontà sente il bisogno d’amore di tenere con sé ciò che è suo e che forma una particella della sua stessa Volontà. Ecco perché le nostre qualità divine reclamano nel loro moto ed opere chi è animato dalla stessa loro Volontà, per far vita insieme. Sentirebbero uno strappo e la volontà spezzata se non lo avessero con loro; non fu uno strap-po [ciò] che fece il primo uomo da dentro la nostra Volontà, col sottrarsi ad Essa? E questo strappo fu tanto grave, che capovolse tutto l’ordine della Creazione per lui e giunse a respingere il suo Creatore con tutta la corrente delle sue grazie divine. Perciò chi vive nel nostro Volere è il rifacimento di questo [80] strappo sì doloroso, che ci costò tanto, e il nostro Essere Divino arma tutti i nostri attributi intorno ad essa, affinché non si ripeta lo stesso tiro e, vivendo insieme con Noi, restiamo felici, essa e Noi, e se tu volessi dubitare di ciò che dico, è segno che non hai compreso bene quanto amo la creatura, e per averla con me e tutta mia, il mio amore mi fa giungere agli eccessi, al delirio e alle follie. Del resto ho tutti i diritti di amarla, perché è mia e fatta da Me. E se tu sei mia, Io sono tuo, e perciò anche tu hai i diritti di amarmi, e se non mi amassi, mancheresti ad un dovere più sacrosanto verso chi ti ha dato l’essere e ti ama tanto. Quindi, amiamoci a vicenda8 sempre ed assai e l’amore non se ne starà quieto, farà risorgere nuovi ritrovati d’amore.” 14[81] Fiat!!!

6 Novembre 1932

La Divina Volontà fa morire tutto ciò che non è suo e cambia in vita e luce
le debolezze e miserie umane. Chi vive nel Divin Volere opera nell’eternità e tutto ciò che
fa è confermato come divino; chi non vive in Esso opera nel tempo, in attesa del giudizio.
Le parole di Gesù adesso sono per fare la nuova Creazione per il Regno della sua Volontà.
Differenza tra chi vive nel Divin Volere e chi non vive in Esso

Come Dio fa fatti e non parole. Chi opera nella D. Volontà opera nell’eternità,

chi opera fuori di Essa opera nel tempo. Le parole di Gesù sono opere.

La mia piccola mente si sentiva riempita delle dolci lezioni del mio amabile Gesù ed impensierita voleva suscitarmi dubbi e timori, e sebbene so che quando Gesù vuole, fa giungere l’anima dove vuole e come vuole, [e] non ci sono leggi per Lui, né si fa dettare leggi da alcuno, né dà retta alle vedute umane –anzi ne fa sempre delle nuove per confonderli–, né si fa mettere il passo davanti alla potenza del suo amore [da] chiunque sia, per quanti dubbi e difficoltà possano dire e fare, anzi, si fa una burla di loro e li fa restare nelle loro chiacchiere e fa i fatti con l’anima che ha eletto, con tutto ciò [82] la mia fragilità ricordava le mie vicende dolorose, e mi sentivo scossa e dicevo: “Chissà quanti dubbi avranno su questo modo di dire di Gesù”; e mi sentivo tutta afflitta e oppressa.

Ma Gesù, che vigila la povera anima mia, ripetendo la sua visitina, tutto bontà mi ha detto: “Figlia benedetta, non ti dar pensiero di nulla; la mia Volontà ha virtù di far morire tutto ciò che ad Essa non appartiene e di cambiare in vita di luce le stesse debolezze e miserie della creatura. Tutto ciò che ti dico non è virtù di essa, ma è virtù e potenza della mia Volontà che tutto può. La mia Volontà simboleggia il sole, che come sorge mette in fuga le tenebre, le fa scomparire e morire e, come investe la terra, così dà a tutte le cose la sua vita di luce. Così il mio Volere: come la creatura si fa investire dalla potenza della sua luce, così le tenebre la lasciano, i suoi mali muoiono e vengono cambiati in vita di luce; e chi ciò non comprende [83] significa che è anal-fabeta e perciò non comprende né che cosa è la mia Volontà, né che può fare, né dove può giungere chi vive in Essa e si fa investire dalla sua luce. Quindi lasciali dire; Io farò i fatti e loro resteranno con le parole. Se non hanno fatto uno studio profondo, che vuoi che comprendano? Forse saran-no dotti, dottori di altre cose, ma della mia Volontà saranno sempre igno-rantelli. Perciò mettiamoli da parte e pensiamo a fare, non parole, ma veri fatti.

Tu devi sapere che [per] chi opera nella mia Divina Volontà, le sue opere, i suoi atti, le sue adorazioni, il suo amore verso Dio, vengono fatti e formati nell’ambito dell’eternità, perché la mia Divina Volontà è eterna e tutto ciò che si può fare in Essa non esce dall’eternità, e resta confermato per sem-pre in opere, adorazioni, amore divino e perenne. Si possono chiamare opere della creatura trasfuse in Dio, nelle quali [84] Dio stesso ha operato, l’umano non entra nel Volere Divino, né nell’eternità, e se entra deve perde-re la vita per riacquistare la vita e le opere di Dio medesimo. Perciò, chi vive nel nostro Volere viene guardato da Noi non nel tempo, ma nell’eternità, e per decoro e onore nostro i suoi atti devono essere atti nostri, il suo amore [deve essere] amore nostro. Sentiamo che la creatura viene nel nostro Volere per darci l’occasione di farci operare e di darle il nostro amore per farci amare col nostro medesimo amore. Tutto deve essere nostro e tutto ciò che fa deve essere coniato con l’immagine del suo Creatore. Invece chi opera fuori della mia Volontà Divina, opera nel tempo, ama, adora nel tempo, viene guardato nel tempo, e tutto ciò che si fa nel tempo sono opere senza conferma, anzi devono aspettare il giudizio per essere confermate o con-dannate, oppure purificate dal fuoco del purgatorio, [85] e sono guardate come opere di creature nelle quali può mancare pienezza di santità, pienez-za d’amore e pienezza di valore infinito.

Tutto al contrario per chi vive ed opera nella nostra Volontà. Essendo atti nostri, tutto è pienezza di santità, d’amore, di bellezza, di grazia, di luce e di valore infinito. C’è tale distanza tra l’uno e l’altro, che se tutti lo comprendessero, oh, come sarebbero attenti a vivere nel nostro Volere, per restare svuotati dell’atto umano e riempiti dell’atto operante di una Volontà Divina! Quindi sii attenta e non fare nulla che non sia trafilato e svuotato dalla luce della mia Volontà, e mi darai il sommo contento di mettermi all’opera e di farmi operare da quel Dio che sono. Perciò in Essa ti aspetto sempre, per muovere il passo e venirti incontro, per stenderti le braccia per operare in te, per aprire la bocca e trattenermi con te [86] in dolce conver-sazione, per manifestarti gli arcani segreti del mio «Fiat» Supremo.”

Dopo ciò stavo pensando a tutto ciò che il mio sommo Bene Gesù mi aveva detto, come se volessero sorgere in me dubbi e difficoltà; e Lui con una maestria indicibile mi ha detto:

“Mia figlia buona, non ti meravigliare di ciò che ti dico, tutto è possibile alla mia Volontà, l’impossibile non esiste; purché la creatura si faccia condurre da Essa, tutto è fatto. Tu devi sapere che tutto ciò che ti dico serve per formare, ordinare, armonizzare il regno della mia Divina Volontà.

Sto ripetendo il modo che tenni nella Creazione: pronunziavo il «Fiat» e tacevo; e sebbene dicano «giorni», a quei tempi il giorno non esisteva, quin-di potevano essere anche epoche in cui formai la gran macchina dell’uni-verso. Parlavo e operavo, ed era tanto il mio compiacimento dell’opera che produceva la mia [87] parola, che un mio «Fiat» mi disponeva e mi rapiva un altro mio «Fiat», e poi un altro ancora, fino a tanto che il mio «Fiat» si arrestò [solo] quando vidi che nulla mancava all’opera sua, anzi tutto era sontuosità, bellezza, ordine ed armonia, e per godermi le mie opere lasciai9 come vita e a guardia il mio stesso «Fiat». Lo stesso mio «Fiat» con la sua potenza mi legò nelle mie opere e mi rese inseparabile da esse.

Il tutto sta nel pronunciare il mio primo «Fiat», dare le mie prime lezioni, deporre nell’anima la potenza e l’opera del mio «Fiat», e quando ho inco-minciato posso dire che non la finisco più, fino ad opera compiuta. Che avresti detto se fosse fatta la Creazione a metà? Non sarebbe stata un’ope-ra degna di Me, né un amore esuberante il mio. Perciò un «Fiat» mi tira e mi rapisce l’altro, forma il vuoto nella creatura dove mettere l’ordine, l’armonia del mio «Fiat» operante, la dispone e si [88] impone su di Me a farmi dare altre lezioni, da poter formare tanti atti insieme, i quali, uniti tra loro, for-mano la nuova creazione, più bella [e] più artificiosa della macchina del-l’universo, la quale deve servire per il regno della mia stessa Volontà. Quin-di ogni mia parola è un’opera, è un sbocco d’amore di più, è un mettere termine al mio primo «Fiat» incominciato, [e] dandosi la mano il primo e l’ultimo che verrà pronunciato, formeranno l’intreccio della nuova creazione del mio regno nel fondo dell’anima, il quale, trasmesso ai posteri, sarà portatore, più dello stesso universo, di beni, di santità, di grazie alle umane generazioni. Vedi dunque che significa una parola in più, una parola in meno, una lezione in più, una lezione in meno? Sono opere che, se non vengono ricevute col non farne conto, il mio «Fiat» non tira e [non] rapisce a pronunziare altri «Fiat» e [89] quindi [l’opera] non sarà completa. Ed Io aspetterò e ripeterò le mie lezioni; e se le ripeto è segno che non hai tenuto [in] conto quello che ti ho detto, ed Io non voglio che manchi nulla, perché è stabilito tutto quello che debbo dirti della mia Volontà. Perciò sii attenta e lasciami fare ciò che voglio.”

Dopo ciò stavo pensando a ciò che sta scritto all’inizio di questo capitolo, cioè, che chi opera nella Divina Volontà opera nell’eternità [e] chi opera fuori di Essa opera nel tempo, e pensavo tra me: “E perché questa gran differenza?” Ed il mio sommo Amore Gesù ha soggiunto:

“Figlia mia, è facile comprenderlo. Supponi che ti fosse dato dell’oro10 , col quale tu, lavorandolo, formassi tanti begli oggetti d’oro; se invece del-l’oro ti fosse dato rame o ferro11 , tu non potresti cambiare il rame ed il ferro in oro10 , quindi faresti [90] oggetti di rame, oppure di ferro. Ora, paragona gli oggetti di ferro con quelli d’oro: quale ne è la differenza del valore? Eppure hai impiegato lo stesso tempo nel lavorarli, hai fatto oggetti simili, ma per diversità di metallo, quelli di oro superano in modo sorprendente in valore, in bellezza [e] in finezza quelli di ferro. Ora, chi opera anche il bene con la sua volontà umana, siccome si trova nel tempo a valicare la sua via, si può dire che tutto ciò che fa sono opere temporanee, soggette a mille miserie; saranno sempre opere umane di minimo valore, perché manca loro il filo d’oro di luce della mia Volontà. Invece chi opera in Essa avrà il filo d’oro in suo potere; non solo, ma avrà il suo Creatore operante nell’atto suo, avrà non il tempo, ma l’eternità in suo potere. Quindi [ecco] la sola differenza tra Volontà Divina e umana, non [91] c’è paragone che regga tra l’una e l’altra.

È proprio questo il vivere nella mia Volontà. Essa ha l’atto primo e operante nella creatura; fa come un maestro che vuole [che si] svolga il tema che ha dato al suo alunno; lui stesso gli dà la carta, gli mette la penna in mano, mette la sua mano sopra la stessa mano del discepolo e svolge il tema, scrivendo insieme la mano del maestro e quella del discepolo. Ora, non si deve dire che il maestro è stato operante e ha messo in quel tema la sua scienza, la sua bella calligrafia, in modo che nessuno possa trovare ombra di difetto? Ma l’alunno non si è spostato, ha subito l’opera del maestro, si è fatto condurre la mano senza alcuna resistenza, anzi felice nel vedere le belle idee, i preziosi concetti nei quali si sentiva rapire. Ora, non si deve dire che il fortunato discepolo possiede il valore, il merito del lavoro del suo maestro?

[92] Così succede a chi vive nella mia Volontà: la creatura deve subire l’atto che vuol fare il mio Volere, non si deve mettere da parte, ed Esso deve mettere l’occorrente che conviene al suo atto divino; ed è tanta la nostra bontà, che la facciamo posseditrice dei nostri stessi atti. Invece [a] chi non vive nel nostro Volere, succede come quando il maestro dà il tema al suo discepolo, ma non si fa lui autore del tema del discepolo, lo lascia nella libertà sua, in modo che può fare degli errori e lo fa secondo la sua piccola capacità, perché non sente sopra e dentro di sé la capacità, né l’atto operante del suo maestro. Il tema non è altro che la nostra grazia, [che] non lascia mai la creatura, anche nel piccolo bene che fa, e a seconda [del]le disposizioni della creatura, si presta come atto operante o come atto assi-stente, perché non c’è bene che [la creatura] fa [in cui] non sia aiutata e sostenuta dalla grazia divina.” 15[93] Fiat!!!

13 Novembre 1932

Nell’Eucaristia Gesù si dà alla creatura con tutte le sue opere, perché abbia tutte
le opere e gli atti di Gesù da dargli. Lo scopo di Dio nella Creazione e nella Redenzione
è di avere il ricambio dell’uomo, ma non regnando in lui la Divina Volontà,
Essa si è fermata senza proseguire in lui la Creazione interna.

Industrie e traffici di Gesù in Sacramento. Chi forma il suo paradiso e chi forma il suo purgatorio.

Mi sentivo tutta inabissata nel mio nulla e, sentendomi priva del mio dolcissimo Gesù, sentivo il mio nulla svuotato della sua vita, senza appoggio e senza forza. E avendo fatto la santa Comunione, sentivo che non avevo che offrire a Gesù e mi sentivo oppressa e amareggiata, e Lui, compassionandomi, mi ha detto:

“Figlia mia, coraggio, il tuo nulla col tuo Gesù è tutto e puoi darmi tutto, perché tu devi sapere che Io non scendo solo quando mi ricevi in Sacra-mento, ma vi scendo con tutte le opere mie, e come ti faccio padrona della mia Vita Sacramentale, così ti faccio padrona di tutte le opere mie. Quindi, se vuoi, [94] hai molto da darmi, perché hai le mie opere in tuo potere, molto più che la mia vita sacramentale che ricevi nell’ostia santa è circondata dagli atti che fece la mia Umanità quando ricevetti Me stesso nell’istituire il SS. Sacramento, è circondata dagli atti che mi fece la mia Mamma Celeste quando mi ricevette sacramentato, e circondata da tutti gli atti di quelli che vivono della mia Volontà, perché questi atti sono inseparabili da Me e restano incorporati in Me, come parte della mia stessa vita. Quindi tutto puoi darmi, perché essi servono per coprire la tua miseria e supplire al tuo amore, quasi per non farti [sentire] vergogna, ché venendo in te non avresti che darmi, anzi, come tu te ne servi per darmeli e potermi compiacere ed amarmi per mezzo di questi atti, essi si bilocano e diventano atti tuoi e atti miei, atti della Sovrana Regina e delle [95] anime che vivono della mia Volontà, in modo che Io, invece di averne uno, ne ho due, e la mia vita sacramentale resta circondata da duplici atti, da doppio amore, da mag-giore gloria.

Questi sono i miei traffici che faccio quando mi comunico alle anime: do del mio per avere il doppio da loro, e così mi industrio di mettere in traffico la mia stessa vita sacramentale, per averne il ricambio. Ma, ahimè, quanti non se ne servono e restano che non hanno né sanno che darmi, ed Io rimango senza nuovo corteggio, digiuno dei loro atti e col dolore di non potermi neppure industriare nei miei traffici amorosi. Questo non me lo farai tu, perché se vengo non è solo per venire, ma è pure perché voglio darmi; e ricevere la creatura, per quanto può, forma la mia soddisfazione, il mio contento e il mio paradiso nel SS. Sacramento. Darmi e nulla [96] ricevere da esse, forma il mio purgatorio nella mia piccola prigione dell’ostia sacramentale, purgatorio che mi forma l’ingratitudine umana. Perciò sii attenta, e con coraggio e senza alcuna riserva dammi del mio e tutta te stessa a Me, affinché possa dire: «tutto le ho dato e tutto mi ha dato». Così formerai il mio contento e il mio traffico d’amore.”

Dopo ciò stavo facendo il mio giro negli atti della Divina Volontà e mi pareva che tutte le cose create mi invitassero, una dopo l’altra, a farsi conoscere come opere del “Fiat” onnipotente, nelle quali [Esso] aspettava il mio piccolo ricambio d’amore e, per quanto piccolo, lo voleva, lo pretendeva, per ottenere il suo scopo di aver messo fuori tutta la Creazione. E mentre cercavo di seguire la Divina Volontà, il mio amabile Gesù, ripetendo la sua breve visitina, mi ha detto:

“Figlia mia benedetta, tutto ciò che la nostra [97] paterna bontà ha ope-rato nella Creazione e Redenzione non ha ricevuto ancora il ricambio dalla creatura, e la ragione è perché il nostro scopo, per il quale fu creata la Creazione, fu che l’uomo compisse in tutto la nostra Volontà. Quella stessa Volontà operante nella Creazione doveva ottenere il suo atto continuo ope-rante nella creatura, in modo che l’eco dell’una doveva formare lo stesso eco nell’altra, in modo da formare un solo [eco]. Ma la virtù operante della mia Volontà resta sola con tutta la sua magnificenza, potenza, sapienza e bellezza nelle sfere celesti, ma nell’uomo è repressa, e siccome [egli] non ha la mia Volontà operante in sé, non ha udito per ascoltare l’eco della sua virtù operante nella Creazione. Perciò, non avendo ottenuto lo scopo, le nostre opere sono senza ricambio. Lo scopo forma il ricambio di qualsiasi opera piccola o grande che si faccia. E tu devi essere [98] convinta che nessuno, tanto nell’ordine divino quanto nell’umano, opera senza scopo e senza ottenere il suo ricambio. Lo scopo si può chiamare il principio e la vita di un’opera, il ricambio [è] il compimento. Oh, quante opere non avreb-bero principio se non ci fosse lo scopo, e resterebbero12 a metà se non ci fosse la certezza del ricambio. Il ricambio fa sostenere sacrifici inauditi e dà l’eroismo eccessivo a Dio e alle creature.

Ora, se la mia Divina Volontà non forma il suo regno nelle anime ed esse non le danno la libertà di farsi dominare con la sua virtù creatrice e operatrice, vero ricambio non ci sarà dato, quindi staremo sempre in attesa e vedremo le nostre opere più belle come a metà e senza il compimento del nostro scopo. Sicché manca la cosa più bella, l’atto più importante, man-candoci lo scopo per cui tutte le cose furono create. Vedi dunque com’è necessario che venga il regno [99] della mia Divina Volontà? Molto più che, non avendo avuto il vero ricambio, la nostra opera creatrice è rimasta come sospesa e non ha potuto andare avanti nell’opera della Creazione, perché è stabilito che dalla creazione esterna che [le creature] posseggono, doveva proseguire la creazione interna nel fondo delle anime, e questo si poteva fare se la mia Volontà avesse [avuto] il primo posto, la libertà di operare nell’umana volontà; ma non avendola, non può andare avanti nella sua opera creatrice, resta inceppata, non potendo creare in esse i nuovi cieli, stelle, soli e così di seguito, per [essere] ricambiata di quelli che diede loro nella Creazione di tutte le cose. E il solo non poter andare avanti nelle opere nostre [è] non poter proseguire quello che abbiamo stabilito di fare nelle creature in virtù della nostra Volontà. Come possiamo [essere] ricam-biati, se ancora non abbiamo finito di fare quello che vogliamo e non [è]compiuta [100] l’opera della Creazione, da tanti secoli incominciata? Perché [nel]l’opera della Creazione va compreso insieme tutto ciò che doveva fare il mio «Fiat» in tutte le creature, per potersi dire opera nostra compiuta. E se il nostro Volere ancora non ha fatto tutto ciò che vuol fare, come posso dire che ho compiuto l’opera mia [e] molto meno [avere] il ricambio di tutto ciò che ha fatto? Onde, quando Noi otterremo lo scopo che la creatura faccia in tutto la nostra Volontà e viva in Essa, e [la creatura] avrà per scopo vivere di Volontà nostra e farla regnare per dare campo alla magnificenza delle sue opere, quando lo scopo dell’uno sarà quello dell’altro, allora potremo ricevere il vero ricambio di tutto ciò che abbiamo fatto per amore delle creature. Perciò sii attenta e sempre avanti nella mia Volontà.” 16[101] Fiat!!!

20 Novembre 1932

Le opere divine contengono beni e felicità inesauribili per la creatura che vuole
comprenderle. Nella Divina Volontà la creatura possiede tutto e fa tutto con l’impero
di un Atto divino. Ogni volta che entra nel Volere Divino, Dio le fa nuovi doni di Sé
perché con amore divino concorra in tutto ciò che Dio fa.

Iddio nelle sue opere metteva la felicità per rendere felice la creatura. Ogni atto

fatto nella D. Volontà è un’opera, un passo, un amore che Dio cede alla creatura.

Sono sempre daccapo nel girare negli atti della Divina Volontà, e mentre mi sembra di aver girato nelle sue opere e [di aver] compreso tutto il bello, il santo, i beni infiniti che contengono, nel girare di nuovo mi sento analfabeta, piccola igno-rantella e vedo che c’è molto ancora da comprendere, da prendere e da imparare, delle opere della Volontà Suprema. Ma mentre la mia piccola intelligenza restava come rapita nel guardare la magnificenza delle sue opere, il mio Celeste Re Gesù, visitando la mia povera anima, mi ha detto:

“Figlia mia benedetta, tutte le mie opere contengono valore e beni in-finiti; perciò, mentre ti pare che hai [102] compreso tutto, tornando di nuovo in mezzo alle opere nostre trovi che ti resta molto e molto da comprendere, e questo avviene [per]ché l’infinito non può essere racchiuso nel finito; al più [il finito] si può riempire, ma racchiudere tutto l’infinito gli sarà impossi-bile. Ed essendo la tua intelligenza finita si esaurisce innanzi all’infinito, si riempie e le pare di aver compreso tutto, ma non è vero; è piuttosto che, essendosi riempita, non ha dove mettere altre cognizioni divine; ma poi, masticandole e ripensandole, forma il nuovo posticino nella sua intelligenza e, trovandosi di nuovo in mezzo alle opere nostre, trova nuove cose da prendere ed imparare. Ecco perché tu ti senti sempre un’analfabeta ogni qual volta ti trovi di fronte alla magnificenza delle nostre opere divine.

Tu devi sapere che tanto [nel]le opere della Creazione quanto [in] quelle della Redenzione, Noi mettevamo in ciascuna di esse la pienezza [103] della felicità, della luce, della grazia, della bontà e così di seguito, di tutte le qualità divine, e tutte queste prerogative [sono] in atto di versarsi sulla crea-tura per renderla felice. La felicità delle opere nostre, come aria celeste, porta il profumo, il balsamo divino a chiunque si avvicina per compren-derle, e straripando da loro, comunicano i beni infiniti che posseggono. Noi mettevamo le creature, per mezzo delle opere nostre, sotto la pioggia della nostra felicità per renderle felici, ma siccome non si avvicinano per com-prenderle, sono infelici e sentono l’aria velenosa della loro volontà umana. Nessuno opera con lo scopo di rendersi infelice o di essere portatore d’in-felicità e di non prendere l’utilità [e] il bene dell’opera sua; molto più l’Ente Supremo, che tutto ha fatto per formare la scala della felicità alla creatura. Ora, è l’unico nostro contento vedere la creatura in mezzo alle [104] opere nostre per unificarsi, godersele e comprenderle, e formarsi la norma [di]come deve operare nelle opere sue; e siccome la nostra Volontà non sa fare opere dissimili, ripete nella creatura il facsimile13 delle nostre opere.”

Dopo ciò continuavo a sentirmi tutta immersa nella Divina Volontà, ed il mio sempre amabile Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, non ti meravigliare, tutto è possibile nella mia Volontà; con Essa la creatura ha il Tutto in suo potere e tutto può fare, anzi sente il suo impero sul suo essere e nessun atto esce da lei se non è investito da un atto, potere e forza divina. L’umano muore nella nostra Volontà, ma morte felice e gloriosa; muore per risorgere con la vita degli atti di un potere divino e di una Volontà che non è sua, ed è tanto l’impero che sente sopra di sé, che se le venisse dato di fare altre cose di proprio [105] volere, anche sante e buone, essa non le farebbe giammai; si contenterebbe di stare anche secoli senza far nulla, anziché fare un atto solo [in] cui non sentisse su [di esso] l’impero dell’atto operante della mia Volontà, perché in Essa la creatura comprende con chiarezza che significa un atto solo della mia Volontà operante nell’atto suo, che paragonato ai suoi mille atti senza l’atto divino, [essi] sarebbero quasi nulla.

Tu devi sapere che, come la creatura entra nel nostro Volere, la nostra bontà è tanta e godiamo tanto di tenerla con Noi, che le cediamo le nostre opere, i nostri passi, il nostro amore, per quanto a creatura è possibile. Sicché ogni qual volta fa un atto nella Divina Volontà, ora acquista un passo nostro, ora un’opera, ora prende il nostro amore, la nostra bontà in suo potere, e tutta felice ci dice: «Nel vostro Volere ho il vostro amore in mio potere, quindi posso amarvi assai, il mio amore non è [106] dissimile dal vostro, quindi posso amarvi quanto vi amate Voi stessi; ho le vostre opere in mio potere per glorificarvi e i vostri passi nei miei per battere la stessa via che Voi battete in cerca di tutte le creature, per condurle tutte innanzi alla vostra adorabile Maestà». E siccome il nostro Ente Supremo con la sua immensità si trova dappertutto, quindi è vita di ogni opera, passo di ogni piede e palpito di ogni cuore, [e] la creatura che vive nella nostra Volontà, avendole ceduto del nostro, ce la sentiamo camminare insieme con Noi nei passi di tutti, nelle opere di ciascuno, e ci ama nel palpito di ogni cuore, e quando vede che le creature ci offendono, ah, essa, come fida nostra, ci vorrebbe nascondere nella sua piccolezza e mettere la sua vita, che è pure nostra, per nostra difesa. Oh, come non amare questa creatura? Nella nostra Volontà ci sono prodigi inauditi, e siccome non [107] è conosciuta, non è meraviglia che non credano a quello che ti dico, ma tu non ti arrestare, segui la sua luce e sii la sua preda felice.” 17Fiat!!!

27 Novembre 1932

La conoscenza dà il valore all’atto. Dio dà valore di moneta all’atto umano,
coniando in esso la Sua immagine e dando il valore della conoscenza. L’atto fatto
nella Divina Volontà riceve la fecondità divina e in esso si vede Dio in atto di dargli la vita.
Differenza tra operare nella Divina Volontà e fuori di Essa.

L’umana volontà è come carta in cui viene coniata l’immagine divina e Dio vi mette

il valore del numero che vuole: esempio. Dio racchiuso nell’atto della creatura.

Sono sempre in preda del “Fiat” Divino. La mia piccolezza non si stanca di girargli intorno e dentro di Esso, con la speranza certa di consumarmi nella sua luce e con l’appetito di addentrarmi sempre più nelle sue conoscenze per poter gustare nuovi gusti divini, perché ogni conoscenza in più è un gusto di più che si riceve e stuzzica l’appetito a volerne gustare altro. A volte si sente una fame insa-ziabile che non [si] sazia [108] mai e si vorrebbe stare sempre [a] bocca aperta per ricevere questo alimento celeste. Quindi la mia mente era affollata di tante cose che riguardavano la Divina Volontà, che se io volessi scrivere tutto, non so dove andrei a prendere la carta; perciò mi limito per quanto posso.

E siccome qualche dubbio serpeggiava nella mia mente, il mio celeste maestro Gesù, visitando la sua piccola neonata, mi ha detto: “Figlia benedetta, un atto allora ha più valore quando si conosce il bene che contiene14 , e quanto più si conosce, tanto più acquista [valore], perché la creatura fa quell’atto in base al valore che conosce, e la nostra paterna bontà non sa ingannare né burlare nessuno. Se facciamo conoscere che c’è quel valore in quell’atto è perché vogliamo dare il valore da Noi manifestato, e il segno certo è la stessa conoscenza che per se stessa già possiede quel valore.

Noi facciamo come un re, che prende una carta che non ha valore e vi mette, [109] dove cento, dove mille, dove un milione…, la carta ha la stessa qualità, la stessa forma, ma a seconda del numero così possiede il suo valore, quindi chi dà il valore alla carta [è] il numero e l’immagine del re, il quale se ne serve come [di] moneta del regno. Ora, così facciamo Noi: la carta è l’atto della creatura, la conoscenza è la nostra immagine divina, il valore è il numero che mettiamo. Dunque, quale meraviglia se diciamo che un atto solo nella nostra Volontà supera in valore tutti gli atti insieme di tutte le altre creature fatti fuori di Essa? È la nostra immagine che si conia come su carta nell’atto umano, ed è il valore della nostra conoscenza che vi mette il numero. Non siamo Noi padroni di mettere il numero che vogliamo sulla carta dell’umano volere? Se il re è padrone di mettere il numero che vuole su una vilissima carta, molto più Noi per formare la moneta [110] che deve correre nella nostra Patria azzurra.

Oltre a ciò, la nostra Volontà fu un dono gratuito che demmo all’uomo, nulla ci pagò per averlo, né lui aveva monete o mezzi sufficienti per pagarci, se non la vilissima carta della sua volontà umana, che per sua sventura neppure ci volle prestare per tenersi il nostro gran dono.

E poi, Noi eravamo il suo Padre tenerissimo ed amantissimo, e tra Padre e figli non si fanno i conti, perché si sa che il Padre deve dare ai figli, ed essi sono obbligati per dovere di giustizia ad amare e tenere con stima ciò che dà loro il Padre. Ecco perché la necessità delle conoscenze sulla Divina Volontà che facciamo a grado a grado, affinché la creatura apprezzi questo dono sì grande, che gratuitamente le vogliamo dare. La conoscenza genera l’appetito, il desiderio di conoscere di più, e l’umano volere si dispone a poco a poco a subire [111] la trasformazione, l’unificazione della Divina Volontà. E Noi senza far conti, né badare se ci può pagare o no, metteremo la nostra immagine ed il numero incalcolabile di un valore divino, e saremo contenti di vedere i nostri figli ricchi e felici, della nostra stessa felicità e ricchezza divina.”

Oltre a ciò, il mio dolcissimo [Gesù] ha soggiunto: “Figlia mia, tu devi sape-re che come la creatura opera nella nostra Volontà, riceve15 nell’atto suo la fecondità divina, la quale forma il germe divino in tutti gli atti di essa, e diramandosi in tutta l’anima, forma il germe divino nel pensiero, nella paro-la, in tutto, in modo che si vede nel suo piccolo atto il dolce incanto del suo Creatore, felice di dar vita con la sua amabile presenza all’atto della creatu-ra. Oh, se si potesse vedere da tutti la dolce sorpresa, il prodigio inaudito, l’Ente Supremo racchiuso nel breve [112] giro dell’atto umano, resterebbero talmente stupiti, che tutto il prodigio dell’universo sarebbe un bel nulla a paragone di questo. Perciò c’è gran differenza tra chi opera nella mia Volon-tà e chi opera senza di Essa. Il primo è sorgente, la cui fonte si può vantare che mai finisce la sua acqua e può dare acqua a chi vuole, senza mai seccare; il secondo è fonte che non sorge e si secca. Il primo è terra feconda e i suoi prati sono sempre fioriti; il secondo è terra sterile che appena produce qualche pianta selvatica. Il primo ha il Sole a sua disposizione, il quale gli fa bere i suoi larghi sorsi di luce, di dolcezza, di santità, di pa-zienza invitta, di eroismo, di sacrifici; il secondo ha la notte, che gli dà i sorsi per mantenere le sue passioni, per debilitarlo e fargli perdere la vista del Cielo. La differenza tra l’uno e l’altro è grande. Perciò sii attenta e fa’ [113] che la mia Volontà Divina ti consumi e ti trasformi tutta nella sua luce.” 18Fiat!!!

6 Dicembre 1932

Un atto fatto nella Divina Volontà è così grande che la creatura che lo fa
non può contenerlo; coinvolge tutto e fa fare a tutte le cose ciò che fa la creatura.
Così la creatura tiene compagnia a Dio in tutto.

Valore di un atto fatto nella D. Volontà. Come si rende potente su tutti

ed è la sola faccendiera che muove tutto per fare amare il suo Creatore.

Il mio abbandono nel “Fiat” continua; la sua forza rapitrice dolcemente rapi-sce, investe ed assorbe e la mia piccola anima si sente piccola, piccola, appena un atomo; pure sente la sua immensità che non le vien dato di racchiudere nella sua piccola cerchia. Ma ad onta della sua piccolezza non vuole stare oziosa, vuole amare, benedire, glorificare, ringraziare Colui che l’ama tanto, che le ha dato la sua stessa Volontà Divina a sua disposizione.

Ma mentre la mia mente si perdeva in Essa, il mio celeste [114] Sovrano Gesù, visitando la piccola anima mia, mi ha detto: “Figlia mia, tu non puoi compren-dere tutto il valore che contiene un atto fatto nella mia Divina Volontà. È tanto il suo valore, la sua grandezza, che la stessa creatura che l’ha fatto non lo può racchiudere tutto in se stessa, si riempie e, non potendo con-tenerlo, straripa e corre nella stessa immensità del «Fiat» eterno e tutto ciò che Esso involge e che racchiude nella sua immensità, ripete lo stesso atto della creatura. Sicché se tu ami, adori, mi benedici, mi ringrazi, dai a tutte le cose create largo campo a ripetere l’atto tuo, in modo che cieli e terra, sole e vento, mari e fiumi, piante e fiori, tutti in coro dicono: «vi amiamo, vi adoriamo, vi preghiamo», e così di seguito. È come un eco che risuona in tutto e in tutti e con la forza investitrice che possiede la mia Volontà, assorbe e fa subire a tutte le cose lo stesso atto che [115] ha fatto la creatura nella mia Volontà, ed oh, che dolce sorpresa, che incanto meraviglioso [è]che un atto imperi su tutto e faccia ripetere a tutti l’atto suo! Questo piccolo atomo che entra nel nostro Volere si rende potente su tutti e dolcemente imbocca a tutti il suo stesso atto per fare amare il suo Creatore. Perciò il nostro Ente Supremo sente che la creatura che entra nel nostro Volere muove tutto, fa scorrere la sua voce in tutte le cose e non volendo essere sola, investe, impera e fa dire a tutte le cose che sono investite dal «Fiat»ciò che essa vuole. Vuole amare? E fa dire a tutte le cose «amore». Vuole adorare, benedire? E tutti si prestano ad adorare e [a] benedire. Insomma, comanda su tutta la Creazione e Noi la facciamo fare. È il nostro stesso Volere che vuole che ciò faccia; è la sua stessa potenza, il suo impero di cui è stata investita, e Noi ci dilettiamo tanto nel vedere la [116] piccolezza della creatura scorrere nella nostra immensità e sentiamo la compagnia della creatura, perché tenerci compagnia significa riconoscere che già stiamo insieme a lei, riconoscere l’atto che fa, il suo valore, affinché possa dirci quanto ci ama, perché quanto più conosce che il suo atto è grande, più ci dà e più ci sentiamo amati e più l’amiamo. Sicché è essa sola che viene dalla terra a spezzare la nostra solitudine, è la sola fattiva16 che vuole muovere tutte le cose per farci amare, benedire, ringraziare. È vero che le altre creature ci sono nella nostra Volontà Divina, ma non conoscendo che stiamo con loro, né per chi operano, né il valore delle loro opere, vivono da estranei e come lontani da Noi; e questo è un grande dolore per Noi, avere dei figli, tenerli in casa nostra, cioè nella nostra Volontà, come se non li avessimo, [perché] non riconoscono Colui che dà loro la vita e li ama tanto. [117] Ciò non avviene per chi già conosce che vive nella nostra Volontà; ci conosciamo a vicenda, viviamo come tra figli e Padre, anzi essa vive in Noi e Noi in essa e formiamo una sola Volontà.” 19Fiat!!!

16 Dicembre 1932

L’essenza della santità è operare il bene, che porta in sé una gloria eterna.
Gesù previene col suo amore le anime affinché anche loro Lo amino;
sente l’irresistibile bisogno di amare e di essere amato

Come il bene fa sorgere in natura la gloria e si fa narratrice di Colei che lo ha fatto. Come in ogni

“ti amo” è un trionfo di Gesù, e come per essere amato vi mette il suo amore di nascosto.

Il mio abbandono nel Volere Divino continua, sebbene sotto l’incubo delle ripetute privazioni del mio amato Gesù, ad onta che la luce dell’eterno “Fiat” non mi lascia mai; le sue ondate di luce mi investono dentro e fuori e si fanno palpito, respiro, moto, alimento della piccola anima mia. Ahi, se non fosse per la Divina Volontà, che come vita si sostituisce a tutto e anche allo stesso Gesù, [118] in un colpo finirei la vita e quella stessa luce mi porterebbe al Cielo, ma, ahimè –dicevo tra me–, come è lungo il mio esilio! Qual è il bene che faccio? E ancorché lo facessi, che gran che è il bene che potrei fare?

Ma mentre ciò pensavo, la cara mia Vita, il dolce Gesù, ripetendo la sua breve visitina, mi ha detto: “Figlia mia, coraggio, la mia Volontà ti sta consumando nella sua luce per formare in te la sua copia divina, ed è tanta la sua gelosia, che non cessa un istante di mandarti luce, per non darti il tempo di fare la tua volontà, ma sempre la mia. E poi, che gran che [è] il bene? Eppure il tutto sta nell’operare il bene; esso è la sostanza della santità, è il sole che splende per mezzo delle sante parole, opere e passi [di chi lo fa] in mezzo alle creature, che mentre dà luce a se stesso e lo riscalda, dà luce e riscalda chi gli sta intorno. Il bene produce la gloria imperitura in terra e in [119] Cielo. Chi mai può togliere la gloria di un bene che uno ha fatto? Nessuno, né Dio, né le creature; anzi nell’atto buono sorge da dentro di sé, come in natura, la gloria che lo stesso atto contiene, tanto che molte volte si dimenticano le creature, ma il bene operato resta come vita in mezzo ad esse e non è facile dimenticarlo. Perciò ogni bene fatto canta la gloria e si fa narratore di chi lo ha fatto. Quindi, se tu facessi anche un solo atto buono stando in vita, tutta l’eternità ti canterebbe una gloria maggiore.”

Onde seguivo il mio giro nel Volere Divino; secondo il mio solito, animavo tutte le cose create col mio piccolo “ti amo” e volevo lasciarlo impresso in tutte le cose, affinché si facesse voce e chiedesse il regno della Divina Volontà sulla terra.

E Gesù benedetto, sorprendendomi di nuovo, ha soggiunto: “Mia piccola figlia del mio Volere, tu devi sapere [120] che è tanta la smania, il delirio di voler amare ed essere amato dalle creature, che di nascosto, senza farmi avvertire, metto nel fondo delle loro anime una dose del mio amore; a seconda [del]le loro disposizioni, così aggiungo la dose, ed esse, sentendo in loro il mio amore, mi dicono col cuore «ti amo, ti amo». Io, nel sentirmi amato, trionfo nell’amore della creatura. Sicché ogni suo «ti amo» è un trionfo che ottengo17 e, sebbene l’abbia messo Io di nascosto, non bado che è stato un mio artifizio per farmi amare, bado piuttosto che è passato dal [suo] canale, cioè dalla sua volontà, dalla sua voce, e sentendomi ferire, lo guardo come amore che mi viene dalla creatura. Onde ogni tuo «ti amo» è un trionfo di più che fai fare al tuo Gesù, e siccome tu cerchi di coprire Cielo e terra, cose animate ed inanimate, col tuo «ti amo», Io guardo tutto cospar-so dalla bellezza dell’amore della creatura e, [121] restando rapito, dico con tutta l’enfasi del mio amore: Ah, sì, come sono contento! Già sono amato! E mentre Io trionfo nel suo amore, essa trionfa nell’amor mio.”

Detto ciò ha fatto silenzio ed era tanta la foga del suo amore che, come sve-nuto, cercava riposo nelle mie braccia; e dopo, come rinfrancato, ha ripetuto con enfasi più forte: “Figlia mia carissima, tu devi sapere che quello che voglio e che più m’interessa è far sapere che Io amo la creatura. Voglio dire all’orec-chio di ogni cuore: «figlio, ti amo», e sarei contento se mi sentissi rispon-dere col mio stesso ritornello: «Gesù, ti amo». Sento l’irresistibile bisogno di amare e di essere amato. Oh, quante volte resto soffocato nel mio amore, perché mentre Io amo, non sentendo che mi amano, il mio amore non trova sfogo e resto affogato nel mio stesso amore. Ecco perché amo tanto il tuo «ti amo»; come tu lo dici, prende [122] forma di una fiammella ristoratrice, che venendo nel mio gran fuoco d’amore mi porta il ristoro e, spargendosi come rugiada benefica sulle fiamme che mi bruciano, porta la quiete al mio amore, ai miei deliri, alle mie smanie amorose, perché se sono stato amato posso dare il mio e, potendo dare il mio, il mio amore si sfoga.

Figlia mia, cieli e terra sono pieni e gonfi del mio amore; non vi è punto dove il mio amore non senta il bisogno di straripare, per sgonfiarsi e correre e correre in cerca di cuori per dire loro la sua parolina: «figlio, ti amo, ti amo tanto, e tu dimmi che mi ami», e sta tutto orecchio per sentire se la creatura gli dice che lo ama. Se ciò gli viene affermato, il suo amore si sente rassicurato in essa e vi prende il suo dolce riposo. Invece, se non gli viene affermato, corre, gira Cielo e terra, [e] non si ferma se non trova chi gli dice che lo ama. Ora, ogni «ti amo» della creatura [123] è uno sfogo al mio amore, il quale, entrando nel mio, s’incorpora nel mio stesso amore e ha virtù di fenderlo, mentre resta tutto intero qual è, e formando come [del]-le fessure, forma le vie per far sfogare il mio amore. Ma questo amore allora è puro, quando è animato dalla mia Volontà.

Vedi dunque che cosa è la lunga cantilena del tuo «ti amo»? Sono tanti sfoghi che dai al tuo Gesù e [che] mi chiamano al riposo nell’anima tua. Perciò voglio che mi dica sempre il tuo «ti amo», lo voglio vedere in tutte le cose che ho fatto per te, amo sentirlo sempre, sempre; e quando non me lo dici, sospirando dico: ahimè, neppure la piccola figlia del mio Volere mi dà il continuo sfogo di potermi sfogare nel suo piccolo amore! E resto tutto afflitto e aspetto il tuo caro ritornello, «ti amo, ti amo». Amami, figlia mia, amami, abbi pietà del mio Cuore ferito che spasima, smania, delira e spasi-mante [124] ti chiede amore; e smaniando ti abbraccio, ti stringo forte, forte al mio Cuore, per farti sentire come brucio d’amore, affinché sentendo le mie fiamme, ti muova a pietà di Me e mi ami. Deh, rendimi contento, ama-mi! Quando non sono amato mi sento sventurato nel mio amore e perciò giungo ai deliri, e quando un cuore pietoso si muove a pietà di Me e mi ama, mi sento cambiare la sventura in felicità. E poi, ogni tuo «ti amo» non è altro che un piccolo legnetto che getti nell’oceano immenso del mio amore e, convertendosi in fiammella, accresci [di] un grado di più l’amore per il tuo spasimante Gesù.” 20[125] Fiat!!!

21 Dicembre 1932

In ogni atto della creatura Dio le dona la sua Volontà perché lei Gli dia il suo volere:
è una rinascita della creatura a vita divina, è uno sposalizio con Dio.
Questo scambio deve essere continuo.

Scambio di doni di volontà tra Dio e l’anima. Rinascita continua nella vita divina,

vincolo di sposalizio, festa di tutti. Come la D. Volontà tiene assediata la creatura.

Mi sento come una piccola bambina nelle braccia della Divina Volontà. Oh, come mi sembra vero che sono la piccola neonata, che mentre sto per nascere, un altro suo atto di Volontà Divina che si versa su di me, oppure un’altra sua conoscenza che mi manifesta, [mi fa] rinascere di nuovo in quell’atto e in quella conoscenza come ad una vita novella nella sua Volontà Divina, che prima non avevo in mio potere [e] neppure conoscevo; e nell’atto di riceverlo io mi sento rinata, ma mentre sto per rinascere mi dà un altro suo atto, m’investe di un’altra sua conoscenza, ed io sto sempre in atto di rinascere. O potenza del Fiat Supremo! Tu non sai lasciare mai la creatura, anzi mi [126] sembra che mi metta nel labirinto della tua luce immensa, in atto di darle sempre nuova vita, ed io sento il bisogno di ricevere da Te la tua vita continua, quindi di restare sperduta in Te. Ma felice perdita, perché non è perdita, ma conquista di nuova vita divina che fa la creatura.

Ma mentre la mia mente si perdeva nel “Fiat” Divino, il mio Maestro Celeste, visitando la sua piccola neonata, tutto bontà mi ha detto: “Mia piccola figlia, il mio amore è tanto, che sto sempre in atto di far dono della mia Volontà in tutti gli atti che fa la creatura per ricevere il dono della sua. Io sono il primo a cederle il dono della mia; sto alla spia per vedere quando la creatura sta per fare un atto, per darle il dono della mia Volontà nell’atto suo, affinché in vista del gran dono che le faccio, mi dia il piccolo dono del suo volere. Ora, con questo mio dono del mio Volere che vado dando in tutti gli atti della [127] creatura, [essa] riceve un atto nuovo di vita divina, la faccio rinascere in quell’atto nuovo che le do ed essa sente la novella vita divina che acquista e, mentre sta per formarsi in quella vita divina, Io non aspetto, ma subito le faccio di nuovo dono del mio Volere, e così vado alternando la vita della creatura, col dare il mio dono e col voler ricevere il suo, affinché senta la crescita e la rinascita continua della sua vita nella divina. Ora, è tanto grande questo dono che faccio, che mentre sto per farlo, i cieli stupiscono e riverenti si abbassano per adorare un dono così grande, magnificano il loro Creatore di tanta liberalità e tutti si mettono sull’attenti per essere spettatori di come si svolge questo dono nell’atto della creatura. E quando vedono la nuova rinascita che fa nella vita divina, essi sono tremebondi nel vedere il gran portento, che [la creatura] rinasce a novella vita divina quante volte le vien dato questo dono della mia Volontà, ed oh, come [128] mi ringraziano di tanta mia bontà, perché tutti si sentono più felici nel vedere questo dono del mio Volere operante nell’atto della creatura.

Si può dire che in questo scambio di volontà, in questi doni reciproci d’ambo le parti, succede uno sposalizio tra l’anima e Dio, sposalizio ripetu-to, sempre nuovo, e quando c’è sposalizio tutti fanno festa ai novelli sposi e inneggiano al loro Creatore, perché con questo dono del mio «Fiat» non è solo [un] dono che faccio, ma insieme col dono do la mia Vita, che forma il vincolo dell’inseparabilità, in cui consiste la sostanza del vero sposalizio tra l’umano e il Divino. Ed oh, la somma ingratitudine di chi non riceve il dono del mio Volere nell’atto suo, specie nel vedere le mie premure di voler darlo! Prego e supplico che lo ricevano, e molte volte mi industrio di procurare nuovi incidenti, circostanze non aspettate, per avere nuove occasioni per poter [129] dare più spesso il mio dono del «Fiat», e quando vedo che non lo accettano, mi sento cambiare in dolore le mie industrie d’amore e potrei dire che i cieli piangono insieme a Me, perché quando agisce questo dono della mia Volontà nell’atto della creatura, i cieli sono compromessi insieme con Essa e tutti sentono la festa se viene accettato, o il dolore se viene respinto. Perciò sii attenta, non voglio altro, nei tuoi piccoli atti, in tutto ciò che fai, se preghi, se soffri, se lavori, in tutto, che lo scambio continuo, che prenda il dono della mia Volontà e mi dia la tua. Oh, come mi renderai felice, Io sarò tutt’occhi sull’atto tuo, affinché abbia tutti i requisiti di un atto degno della mia Divina Volontà.”

Onde mi sentivo tutta investita di Volere Divino, me lo sentivo palpitante nella piccola anima mia; la sua aria celestiale e balsamica formava il Cielo in me e provavo la felicità [130] di lassù, anzi mi sentivo più felice dei cittadini celesti, perché loro non hanno in dono l’atto di Volontà Divina come conquista, come nuova rinascita in Dio; hanno il dono di Essa solo per felicitarsi e beatificarsi, ma come conquista, no; io invece posso fare nuove conquiste e posso chiudere nell’atto mio una Volontà Divina operante. Ma mentre la mia mente spropositava, il dolce Gesù, sorprendendomi, ha soggiunto:

“Figlia benedetta, voglio dirti la ragione per cui voglio che la creatura riceva il dono della mia Volontà in tutti gli atti suoi e mi dia volta per volta la sua, perché se in un atto c’è questo scambio e in un altro no, nell’atto dove non c’è lo scambio si forma il vuoto nell’anima, e questo vuoto viene riempito di miserie, di debolezze, di passioni. Con ciò la vita divina resta spezzata e come distaccata in essa, quindi le vere rinascite non possono succedere, perché [131] manca l’alimento, la materia prima dell’atto conti-nuo del mio «Fiat» che forma queste nuove rinascite in Dio; molto più che solo Essa possiede e forma l’atto continuo, quindi senza il suo atto continuo è impossibile ricevere [un co]sì gran dono e beni da far stupire cieli e terra”.

Onde nel sentire ciò ho detto: “Dimmi, Amor mio, perché ti interessa tanto, che vuoi la volontà della creatura e vuoi dare la tua?”

E Gesù: “Vuoi sapere il perché? Perché col prendere la sua volontà metto al sicuro la creatura, e col darle la mia la prendo da tutti i lati e metto al sicuro la mia vita in essa, e siccome non vi è cosa o persona [con la quale]la mia Volontà Divina non abbia i suoi vincoli di dominio e di conserva-zione, sento la fortunata creatura insieme con Me in tutto e in tutti, e allora posso dire coi fatti, non con le parole: «ciò che è mio è tuo, e tutto ho fatto per te». Con ciò il mio scopo è realizzato, l’opera mia creata con [132] tanto amore, qual è la creatura, non mi preoccupa più, né c’è più pericolo, perché la mia Divina Volontà la tiene assediata nei suoi infiniti confini, sicché non [mi] resta altro che godermela e renderci felici, con una felicità mai interrot-ta d’ambo le parti. Ecco perché fino a tanto [che] non vedo la creatura dotata del dono del mio «Fiat» non mi do pace, sto a guardia continua, perché so che il suo volere può tradire lei e Me, quindi devo usare strata-gemmi, industrie amorose, devo sempre lavorare, per Me non vi è riposo. Invece quando il suo volere sta in potere mio e il mio in potere suo, Io riposo sulla sua sorte, non vi è più pericolo, e se voglio lo scambio continuo tra Me ed essa è per avere occasione di avere [a] che fare, di dire e di trattenerci dolcemente in conversazione; e siccome voglio darle sempre del mio, uso il pretesto di volere lo scambio della sua, per darle di nuovo la mia [133] Volontà, ma già era mia la sua e la mia era già sua; solo che, col darla di nuovo, accresco nuova vita divina e grazie più sorprendenti. Perciò sempre nel mio Volere ti voglio e così potremo essere sicuri, tu di stare sempre con Me ed Io con te.” 21Fiat!!!

25 Dicembre 1932

La nascita di Gesù, come il sole, è stata universale: la sua Umanità si è moltiplicata
in tutte le cose e in ciascuno, per amore alle creature e per glorificare il Padre
dandogli il ricambio dell’amore di tutti.

La nascita del Pargoletto Gesù fu universale, nacque in tutto ed in ciascuno.

Come per tenerci sicuri venne a coprirci con la veste della sua Umanità. Esempio del Sole.

Il mio abbandono nel “Fiat” continua, ed essendo oggi il giorno del Santo Natale, ho passato tutta la notte senza vedere il mio Celeste Bambino e ho sentito uno schianto nel cuore senza di Colui che forma la mia vita e il mio tutto. Ah, vivere senza di Lui è vivere come se non si avesse vita, torturata, senza forza, senza appoggi, [il] che forma la più terribile delle morti [134] per la povera e piccola anima mia, e tra le ansie e il timore, pregavo il Volere Supremo che mi svelasse Colui che mi ama e che forma il mio duro martirio.

Onde, in questo mentre, la mia mente è rimasta come rapita da una luce immensa che riempiva cieli e terra, ed, o meraviglia, vedevo il piccolo Bambino divino rinato in ogni cosa creata, in ogni cuore, in tutto; il piccolo pargoletto Gesù moltiplicato, bilocato, rinato in modo infinito in tutto ed in ciascuno, sicché tutti avevano il bene di sentire nato in loro il celeste Bambino. Oh, com’era bello vederlo piccino, piccino nel sole, nelle stelle, in tutti gli elementi, nelle creature tutte, e tutti inneggiavano e avevano il grande onore, il bene immenso di averlo ri-nato in ciascuno e di possedere come proprio il dolce pegno del bambinello Gesù.

Onde tra la meraviglia e lo stupore, vedevo che anche in me era nato Colui che con tanti sospiri ed ansie cercavo, me lo stringevo forte [135] forte tra le mie braccia e Lui mi lasciava fare,anzi godeva che ciò facessi;e tutto tenerezza mi ha detto: “Figlia mia, amami, amami, sono nato per amare e per essere amato, e per farla da Dio18 la mia nascita è universale. Non l’avrei fatta da Dio se non fossi rinato in modo universale, in modo che tutti potessero dire coi fatti: «il celeste Infante è nato per me, è mio, ed è tanto vero che già lo pos-seggo». Il mio amore resterebbe inceppato se non avessi potuto rinascere in tutti; la mia potenza [sarebbe] limitata, la mia immensità ristretta, se non fosse universale la mia rinascita. E non è meraviglia: come la mia Divinità riempiva cieli e terra, così, incorporandosi nella mia piccola Umanità, la moltiplicava e bilocava in modo da farmi rinascere in tutti ed in ciascuno. Sono i nostri modi divini ed infiniti che abbiamo, che tutti devono prendere il bene che facciamo ed essere pregni delle opere nostre.

Molto più che Io, sceso dal Cielo in terra, volli prendere [136] umana carne per glorificare completamente la gloria del Padre Celeste, per supplire a tutto ciò che l’uomo non aveva fatto. Ecco perché la mia piccola Umanità volle rinascere anche nelle cose create, perché l’uomo non ci aveva dato la gloria, il contraccambio dell’amore [con] cui avevamo creato un cielo, un sole e tante altre cose, e la mia Umanità, rinascendo in esse, glorificava il mio Padre Celeste completamente per tutta l’opera della Creazione. L’uomo, col respingere la mia Divina Volontà, si era reso impotente a tutto, ed Io venivo per essere il suo salvatore, riparatore, glorificatore, difensore, e lo coprivo dentro la veste della mia Umanità per tenerlo sicuro, e in ogni cosa rispondere Io per lui al mio Padre Celeste. Era tanto il mio amore, che la mia Divinità, per dare uno sfogo al mio amore, mi portava a nascere in ogni cuore ed in tutte le cose; tanto [è] vero, che i primi a riconoscermi e ad inneggiarmi furono le cose create, perché sentendo la mia nascita [137] in loro tripudiarono di gioia e mi fecero festa. Ma sai tu chi sono coloro che mi fanno festa nel nascere nei loro cuori? Coloro che posseggono la mia Divina Volontà. Questi avvertono subito che Io sono nato nei loro cuori e mi fanno festa perenne; invece gli altri mi fanno piangere, mi danno dolore e col peccato mi preparano il coltello per ferirmi o per uccidermi.”

Dopo ciò io sono rimasta tutta immersa nel suo amore. La scena commovente della nascita del celeste Bambino, così universale ed in ciascuno, mi faceva com-prendere chissà quante cose, ma credo che sia meglio passarle in silenzio, perché non sapendole dire bene potrei spropositare. Onde per fare la festa al celeste Infante mi abbandonavo tutta nella Divina Volontà, e Lui è tornato di nuovo, ma era tanto grazioso, di una beltà sì rara che non si trova un’altra simile; e chiudendosi nel mio cuore, tutto amore, come luogo della sua [138] nascita, ha ripetuto in me i suoi pianti infantili, i gemiti amorosi, i suoi singhiozzi ripetuti. Oh, com’era commovente vederlo ora piangere, ora singhiozzare, ora vagire! Faceva il primo ingresso di rinascita in ciascuno e in tutto con le armi delle sue lacrime, con gli stratagemmi dei suoi singhiozzi, con le preghiere dei suoi vagiti. Con ciò si faceva rapitore, e a via di rapire con la forza di un Dio che possedeva, entrava nei cuori per formare la sua rinascita novella. O cieli, inchinatevi ed insieme con me amate e adorate il celeste Infante.

Ma mentre la mia mente si sperdeva in un mistero così grande, il dolce Bam-binello, tra le lacrime e i singhiozzi, misto ad un celeste atteggiamento di sorriso, ha soggiunto: “Figlia benedetta, la mia nascita non solo fu universale, per-ché come Dio non potevo fare diversamente, [ma] mi trovai nella condizione del sole, che, vogliano o non vogliano, tutte le cose create, la Creazione tutta e tutte le creature devono ricevere la sua luce, il suo [139] calore. Dall’alto dove discende col suo impero di luce e con la sua supremazia che possiede19 su tutti e su tutto, pare che il sole dica nel suo mutismo, ma più forte che se parlasse: «o mi ricevi con amore, o ti investo coi diritti che posseggo di darti luce, e se non mi vuoi ricevere, ti circonderò da tutti i lati, in modo che non potrai sfuggire alla mia luce, e avrò la grande gloria che a tutti ho dato la mia luce». Simbolo della mia nascita è il sole, che anch’esso rinasce tutti i giorni, per tutti e per ciascuno, ed Io non solo rinasco in modo universale, ma mentre rinasco faccio un’invasione, non solo rinasco nel cuore, ma invado la mente coi miei pensieri, gli occhi con le mie lacrime, la voce con i miei vagiti, in modo che faccio l’invasione universale di tutta la creatura, la prendo da tutti i lati, affinché non mi possa sfuggire. Se mi ricevono con amore, la mia vita non solo nasce in esse, ma cresce in modo sorprendente; [140] se poi non mi ricevono con amore, rinasco in loro coi miei diritti di Dio che posseggo, ma non cresco in loro, rimango piccino e solo, e rimango in riserva20 , aspettando [che], chissà, con i miei vagiti e lacrime si inducano ad amarmi, e se ciò non riesce, la mia vita si cambia per loro in giustizia. Ed oh, come strazia il mio cuoricino vedere la mia nascita, tutta amore, cambiata in giustizia per la povera creatura! Quindi, giacché sono nato in te, dammi il bene di farmi crescere; così cambierai in gioie le mie lacrime ed i miei vagiti.” 22Fiat!!!

6 Gennaio 1933

La creatura che fa la Divina Volontà, nei suoi atti si riversa in Essa,
ed Essa riversa tutti i suoi atti divini, come se fossero uno solo, nell’atto umano.
La Divina Volontà fa morire il male; operando in Essa, la creatura e Dio si danno
a vicenda il diritto di dare e di ricevere sempre più nel mare della Divina Volontà.

Chi opera nella D. Volontà, Dio si nasconde nella creatura con tutti gli atti suoi. Riconoscenza

che sente per chi le fa produrre la sua Vita. Diritti d’ambo le parti, il piccolo naviglio.

Stavo facendo il mio giro nella Creazione per seguire gli atti che la Divina Vo-lontà aveva fatto in essa, e mi pareva che ciascuna cosa creata [141] mi desse l’en-trata per ricevere l’atto mio e metterlo in corteggio e in ricambio alla Divina Volon-tà che possedevano come attrice e conservatrice delle cose create. Ora, mentre ciò facevo, il celeste Bambinello mi ha fatto la sua breve visitina e mi ha detto:

“Figlia mia, chi fa la Divina Volontà, nel fare i suoi atti si riversa in Essa. Non vi è particella del suo essere che non prenda posto nel Volere Supre-mo, e allora tutto ciò che Dio ha creato, tutto ciò che ha fatto e farà, stando tutto racchiuso nel mio Volere, come un atto solo si riversa tutto sull’atto della creatura, in modo che il suo atto resta riempito, abbellito, circondato di tutto ciò che ha fatto e farà la mia Volontà, tanto che nell’atto della creatura si vedono impressi, fusi, circonfusi tutti gli atti divini. Quando la mia Volontà opera, tanto nella nostra Divinità, quanto nell’atto umano, non sa né vuole distaccare un atto suo dall’altro atto, ma li unisce tutti insieme e forma il nuovo atto che vuol fare. Si può dire che tutto [142] il nostro Essere Divino, con tutti i nostri atti, lo riversiamo sulla creatura, ci nascondiamo in essa, ci muriamo, mentre rimaniamo21 nella nostra immensità e potenza interminabile quali siamo. Però la nostra felicità resta raddoppiata da parte della creatura, perché ci ha dato l’occasione di bilocare la nostra vita insie-me coi nostri atti, e Noi riceviamo la gloria, l’onore, l’amore della stessa vita nostra e di tutti i nostri atti da parte di chi si fa possedere dalla nostra Volontà.

Succede a Noi come al sole, che quando dall’altezza della sua sfera si dà alla terra pare che dia solo luce, ma non è vero, insieme con la sua luce dà tutto ciò che possiede; tanto [è] vero, che si vede la terra fiorita di tante varietà di colori, varietà di dolcezze, di sapori. Chi ha dato tanta bellezza, tante sostanze, tanti colori? La luce? Ah, no, è perché la luce ha dato le sostanze, le proprietà che possiede. Si può dire che la terra è ricca, abbel-lita dalle proprietà che possiede [143] il sole, ma mentre il sole dà, nulla perde di ciò che possiede. Oh, se il sole avesse ragione, come si sentirebbe più felice, più glorificato del gran bene che fa alla terra. Riprodurre la nostra vita, i nostri atti nella nostra amata creatura, per Noi è felicità e ci sentiamo come riconoscenti verso di essa, perché ci ha dato campo di fare uso della nostra potenza comunicativa, di riprodurci in essa.”

Ond’io, nel sentire ciò, pensavo tra me: “E se ci fosse il peccato, le passioni, come potrebbe la creatura ricevere questo gran bene?”

E Gesù ha soggiunto: “Figlia benedetta, quando l’anima si dà in balia della mia Volontà, Essa ha virtù di far perdere la vita del male; non vi sono peccati o passioni che non sentano darsi la morte, più che da ferro mici-diale, anzi, da se stesse muoiono. Come la mia Volontà regna nel-l’anima, così si sentono perdere la vita. Essa è per il male come il gelo alle piante, che le inaridisce, le secca e le fa morire; è come la luce [144] alle tenebre, le quali, come compare la luce, spariscono e muoiono, anzi neppure si sa dove sono andate; la mia Volontà è come il caldo al freddo, il freddo muore sotto la virtù del caldo. Se il gelo, la luce, il caldo, hanno virtù di far morire le piante, le tenebre, il freddo, molto più la mia Divina Volontà ha virtù di far morire tutti i mali insieme. Al più, se l’anima non si fa dominare sempre dalla mia Volontà, dove Essa non regna sempre, non può comunicare tutti i beni e convertire in vita divina tutto l’assieme della creatura; e dove manca la vita divina sorge il male e può succedere come alle piante: se si ritira la forza del gelo, le piante, sebbene stentata[mente], incominciano a rinver-dire; se si ritira la luce, le tenebre sorgono di nuovo; e se si ritira il caldo, il freddo acquista di nuovo la sua vita. Ecco perché la grande necessità di fare sempre, sempre la mia Volontà e di vivere in Essa, se vuoi sbandire tutti i mali [145] e sradicare anche le radici delle passioni.

Molto più che il mio Volere Divino vuol dare sempre alla creatura, ma per dare sta alla vedetta per vedere quando opera nella sua Volontà, perché [per] ogni atto che fa in Essa acquista un diritto divino, sicché quanti atti fa, tanti diritti acquista nel mare del mio «Fiat», ed Essa acquista tanti diritti sulla creatura. Questi diritti di [entr]ambe le parti rendono padroni Dio e la povera creatura. E la mia Volontà, bilocata e racchiusa nell’anima per quanto è capace di racchiudere, siccome vuol dare sempre, la porta a navigare nel mare immenso del suo Volere che regna in Dio stesso, e rendendola più capace prende dal suo mare e allarga il piccolo mare22 del suo Volere nel fondo dell’anima. Si può dire che fa di essa il suo piccolo naviglio, per andare a veleggiare nel mare immenso del suo Volere, e a seconda [di come] si dispone ed opera, così racchiude nuove dosi di Volontà Divina. Perciò sempre in Essa ti [146] voglio; così mi darai il diritto di poterti sempre dare e tu di sempre ricevere.” 23Fiat!!!

14 Gennaio 1933

Il “ti amo” è la punteggiatura nel testo della vita: dà ordine e senso ad ogni cosa.
Il “ti amo” si unisce alla punteggiatura che Dio ha messo nella pagina della Creazione.
Per scrivere la pagina della nostra vita occorre la carta, l’inchiostro e la penna:
cioè, la Divina Volontà, l’amore incessante e le opere sante.

La pagina della vita. La Creazione, pagina celeste.

Il ti amo, punteggiatura di queste pagine. L’artefice e lo scrittore divino.

Stavo secondo il mio solito girando per tutta la Creazione per incontrarmi con la Divina Volontà dominante in essa e ricambiare col mio amore il suo tanto amore per me, nel creare tante cose per amor mio, e mi sembrava che ciascuna cosa creata stesse nell’aspettativa di ricevere il suggello del mio “ti amo”. Questo era un diritto, un tributo, una piccola tassa23 che [le cose] esigevano dalla terra verso quella Volontà che tanto aveva dato a tutte le creature e che era la loro autrice e conservatrice. Ma mentre ciò facevo, pareva che il mio dolce Gesù con le sue [147] stesse mani prendesse il mio “ti amo” e lo mettesse come suggello in quelle cose create a cui io lo dirigevo e, mettendole da parte, aspettava che se-guissi il lavorio del “ti amo” in tutte le altre cose create, ed io, meravigliandomi nel vedere l’interesse di Gesù, il suo aspettare, pensavo tra me: “Ma che gran che è il mio piccolo «ti amo», che giunge a formare l’occupazione e l’interesse di Gesù?”

E Lui, soffermandosi per parlarmi, mi ha detto: “Mia figlia benedetta, sai che cosa è il tuo «ti amo»? Esso è come la punteggiatura al carattere. Un carat-tere senza punteggiatura24 si vede [come]una confusione,senza idee giuste, senza espressioni formate, in modo che chi lo legge, non trovando il vero senso, può avere le idee che vuole, belle o brutte, come gli piace. Quindi, mancando la punteggiatura, si può chiamare uno scritto senza vero valore, e a chiare note dice l’ignoranza e il poco valore di chi l’ha scritto. Eppure che gran che è un punto, una [148] virgola, un punto interrogativo e tutto il resto della punteggiatura? Si può dire nulla in confronto al lavoro del-l’estensione di un carattere 25 .

Tale è il tuo «ti amo», è la punteggiatura al carattere della tua vita, delle tue parole, opere, passi e [per]fino del tuo cuore. La punteggiatura del tuo «ti amo» getta l’ordine in tutti gli atti tuoi, mette le idee giuste, dà le espres-sioni più belle e ti fa conoscere Colui per amore del quale viene formata la pagina e il carattere della tua vita.

Ma questo è nulla ancora: questo punto, questa piccola virgola del tuo «ti amo» sale in alto e punteggia la nostra pagina divina, i nostri caratteri celesti di tutta la Creazione. Che cosa è tutta la Creazione, se non la nostra pagina divina messa fuori di Noi? E i nostri caratteri celesti impressi in tutta la pagina della Creazione, punteggiata con tale ordine ed armonia, con le idee più giuste, con le espressioni più belle e commoventi, fatte con tale va-lore di arte, che nessun artefice [149] può imitare? Ora, il tuo «ti amo» si unisce alla punteggiatura divina e punteggiando conosce il valore dei nostri caratteri, impara a leggere la nostra pagina, comprende con idee giuste quanto abbiamo fatto per amore suo, riceve le espressioni più belle e com-moventi del suo Creatore e ci dà il piccolo tributo, ci paga la piccola tassa23 che Noi, con amore, per giustizia aspettiamo dalla creatura. Non solo; sic-come il «ti amo» ha virtù per natura sua di convertirsi in luce, Io con tutto amore prendo questi punti e virgole del tuo «ti amo» e metto la tua piccola luce sulla nostra punteggiatura divina, e guardando la Creazione tutta, sento tali strette d’amore, che vedo la punteggiatura della piccola figlia del mio Volere unita alla nostra punteggiatura celeste. Ma dimmi, figlia mia, perché mi dici «ti amo» e vuoi investire tutte le cose create, gli stessi atti miei, col tuo «ti amo»?”

Ed io: “Perché ti amo e voglio essere amata da Te.”

E Lui: “Dunque, perché mi ami mi dici «ti amo»? E [150] non è questo il più grande dei miei contenti, i miei sospiri, le mie ansie, i miei deliri, essere amato dalla creatura? Or sappi che ad ogni tuo «ti amo», Io ti sussurro all’orecchio del cuore «ti amo» e metto la mia punteggiatura celeste nella pagina e [nei] caratteri della tua vita; non ne sei tu contenta?”

Ed io: “Amor mio, non mi basta, no, la tua sola punteggiatura, non ne sono contenta; può bastare a Te la mia sola punteggiatura, perché essendo io piccola e buona a nulla non so fare altro, ma Tu che sai far tutto, per farmi contenta voglio che Tu stesso mi formi la pagina e i caratteri della mia vita.”

E Gesù: “Sì, sì, ti contenterò e potrei dirti che lo sto facendo. Or sappi che per avere una pagina scritta ci vuole la carta, l’inchiostro, la penna, tutte cose [che sono le] materie prime per formare una pagina scritta. Se ne manca una, lo scritto non può avere vita. Ora, la carta è la mia Divina Volontà, la quale, come fondamento di tutto, deve formare la pagina della vita. [151] Vedi, posso dire che la mia Volontà si stese come fondamento di tutta la Creazione, più che carta, per ricevere i nostri caratteri distinti del nostro amore incessante, nella quale riversammo, più che caratteri incan-cellabili, le nostre qualità e opere divine. I nostri caratteri sono formati di opere e d’amore incessante. Così l’anima deve possedere come fondo di tutto la mia Divina Volontà; ma non basta, ci vuole l’amore incessante per formare l’inchiostro per scrivere su questa carta di luce. Ma carta ed in-chiostro non sono sufficienti per formare i caratteri, perciò ci vuole la penna delle opere sante, la diversità dei sacrifici, le circostanze della vita per for-marsi la penna e così scrivere i caratteri ordinati, le espressioni più belle e commoventi, che ora fanno piangere ed ora riempiono il cuore di gioia, in modo che chi li potrà leggere si sentirà trasformato e [sentirà] ridonata la vita del bene che possiede quella pagina, [152] ed Io, artefice e scrittore divi-no, quando trovo carta, inchiostro e penna, come formai e scrissi la pagina della Creazione, così mi occupo con mio sommo diletto a formare e scrivere la pagina di questa creatura, forse più bella della stessa pagina della Crea-zione. Perciò abbi sempre pronta carta, inchiostro e penna, ed Io ti prometto di scrivere la pagina della tua vita, nella quale si vedrà che Io solo sono stato colui che l’ha formata e scritta, e così resterai contenta tu e contento Io.” 24Fiat!!!

18 Gennaio 1933

Solitudine di Gesù nell’Eucaristia, perché tanti, pur ricevendolo,
non condividono la sua Vita. L’anima che Gli fa compagnia diventa
la sua Eucaristia vivente, in cui continua la sua Vita e la sua Passione.

Solitudine in cui viene messo Gesù da quelli che lo ricevono Sacramentato, le sue lacrime,

i suoi dolori. Le specie mute e le specie viventi. Continuazione della vita di Gesù nella creatura.

Avendo fatto la santa Comunione, stavo facendo i miei soliti ringraziamenti, ed il mio sommo Bene Gesù si faceva vedere afflitto e taciturno, come se sentisse il bisogno di compagnia, ed io, stringendomi [153] a Lui, cercavo di consolarlo con esibirmi di stare sempre unita a Lui per non lasciarlo mai solo; e Gesù pareva tutto contento, e per sfogare il suo dolore mi ha detto:

“Figlia mia, siimi fedele e non lasciarmi mai solo, perché la pena della solitudine è la più opprimente, perché la compagnia è l’alimento dello sfogo di chi soffre; invece senza compagnia si soffre il dolore e si è costretto a sentire la fame, perché manca chi dia lo sfogo dell’alimento, manca tutto e forse manca chi possa offrire il sollievo, fosse pure una medicina amara.

Figlia mia, quante anime mi ricevono sacramentato nei loro cuori e mi mettono in solitudine. Mi sento in esse come in un deserto, come se non appartenessi loro, mi trattano da estraneo. Ma sai perché non prendono parte alla mia vita, alle mie virtù, alla mia santità, alle mie gioie e ai miei dolori? Compagnia significa prendere parte a tutto ciò che fa e soffre la persona che sta [154] vicino; quindi ricevermi e non prendere parte alla mia vita, è per Me la solitudine più amara e, restando solo, non posso dir loro quanto brucio d’amore per loro e perciò resta isolato il mio amore, isolata la mia santità, le mie virtù, la mia vita, insomma, tutto è solitudine in Me e fuori di Me. Oh, quante volte scendo nei cuori e piango, perché mi vedo solo! E quando scendo, vedendomi solo, mi sento non curato, né apprez-zato, né amato, tanto che sono costretto dalla loro noncuranza a ridurmi al silenzio e alla mestizia, e siccome non prendono parte alla mia vita sacra-mentale, mi sento appartato nei loro cuori e, vedendo che non ho che fare, con pazienza divina ed invitta aspetto la consumazione delle specie sa-cramentali, nelle quali il mio «Fiat» eterno mi aveva imprigionato, lasciando appena le tracce della mia discesa, perché nulla posso lasciare della mia vita sacramentale; forse le sole mie lacrime, perché non avendo preso parte alla [155] mia vita, manca il vuoto dove poter lasciare le cose che a Me appartengono e che Io volevo mettere in comune con loro.

Perciò si vedono tante anime che mi ricevono sacramentato e non dan-no26 di Me, sono sterili di virtù, sterili d’amore, di sacrificio; poverette, si cibano di Me, ma siccome non mi fanno compagnia restano digiune. Ahi, a quali strette di dolore e di crudele martirio è messa la mia vita sacramen-tale! Molte volte mi sento affogato d’amore, vorrei sbarazzarmi e sospiro di scendere nei cuori, ma ahimè, sono costretto ad uscirmene più affogato di prima. Come posso sfogar[mi], se neppure fanno attenzione alle fiamme che mi bruciano? Altre volte la piena del dolore mi inonda, sospiro un cuore per avere un sollievo alle mie pene, macché! Vorrebbero che Io prendessi parte alle loro, non loro alle mie…, e lo faccio, nascondo i miei dolori, le mie la-crime per consolarli, ed Io resto senza il sollievo sospirato. Ma chi può dirti [156] i tanti dolori della mia vita sacramentale e come sono più quelli che mi ricevono e mi mettono in solitudine nei loro cuori (ma solitudine amara), che quelli che mi fanno compagnia? E quando trovo un cuore che mi fa compagnia, metto in comunicazione la mia vita con esso, lasciandogli il deposito delle mie virtù, il frutto dei miei sacrifici, la partecipazione della mia vita, ed Io lo scelgo per mia dimora, per nascondiglio delle mie pene e come luogo di mio rifugio, e mi sento come contraccambiato del sacrificio della mia vita eucaristica, perché trovo chi mi spezza la mia solitudine, chi mi asciuga le lacrime, chi mi dà libertà di farmi sfogare il mio amore e i miei dolori. Sono loro che mi servono di specie viventi, non come le specie sacramentali che nulla mi danno; solo mi nascondono, faccio tutto il resto da Me solo, non mi dicono una parola che spezzi la mia solitudine, sono specie mute.

Invece nelle anime che mi servono come specie [157] viventi svolgiamo la vita insieme, palpitiamo con un solo palpito, e se le vedo disposte comunico loro le mie pene e continuo in esse la mia passione. Posso dire che dalle specie sacramentali passo nelle specie viventi per continuare la mia vita sulla terra, non da solo, ma insieme con esse. Tu devi sapere che non sono più in mio potere le pene e le vado chiedendo per amore a queste specie viventi delle anime, che mi suppliscano in ciò che a Me manca27 . Perciò, figlia mia, quando trovo un cuore che mi ama e mi fa compagnia, dandomi libertà di fare quello che voglio, Io giungo agli eccessi, non bado a nulla, do tanto che la povera creatura si sente affogare dal mio amore e dalle mie grazie, e allora non resta più sterile la mia vita sacramentale quando scen-do nei cuori, no, si riproduce, bilocando e continuando la mia vita in essa, e queste sono le mie conquistatrici che somministrano a questo povero [158] indigente di pene la loro vita e mi dicono: «Amor mio, Tu avesti il tuo turno di pene e finì, ora è il mio turno; perciò lasciami che ti supplisca e che io soffra in vece tua», ed oh, come resto contento! La mia vita sacramentale resta al suo posto d’onore, perché riproduce altre sue vite nelle creature. Perciò sempre insieme con Me ti voglio, affinché facciamo vita insieme e tu prenda a petto la mia vita ed Io prenda la tua.” 25Fiat!!!

22 Gennaio 1933

Tutto ciò che la creatura può dare a Dio, prima lo ha ricevuto da Lui. Ma Dio può darle
la Divina Volontà, se lei Gli dà pure la sua. Essa in mano a Dio diventa potente
e preziosa, un giardino di delizie. Nel crearla, Dio dà alla creatura una dote dei suoi beni,
ma essa può aumentarla operando nel Divin Volere.

Come Gesù non vuol fare i conti con la creatura. Il Giardiniere celeste.

La volontà umana, campo di Gesù. Dote e corredo che Dio dà alla creatura.

Stavo pensando al Volere Divino e mille pensieri si affollavano nella mia mente, e dicevo tra me: “Ma perché Gesù ama tanto [e] vuole la mia volontà? Se vuole darmi la sua io ci guadagno; avendo una Volontà Divina in mio potere, posseggo tutto, racchiudo [159] tutto, anche lo stesso Dio, ma volere Lui la mia, niente meno in cambio della sua, c’è più da stupire. Che cosa gli potrà giovare, essere utile una volontà così debole ed insignificante, che sa produrre più male che bene? Si vede che Gesù non se ne intende di conti, né sa dare, o meglio, non vuol dare il giusto valore a quello che dà, al ricambio che riceve; purché ottenga il suo intento, non bada se ottiene poco o nulla al confronto del molto che dà. Però qui si vede che l’amore suo è vero amore, perché disinteressato”.

Ma mentre la mia mente spropositava, il mio dolcissimo Gesù si è fatto vedere che stava tutto attento ad ascoltare i miei spropositi, e tutto compiacendosi mi ha detto: “Figlia mia benedetta, se Io volessi fare i conti, alla creatura non avrei mai nulla da dare, perché ciò che essa mi può dare, prima è stato dato tutto da Me, quindi dandomi non mi dà altro che il mio, e perciò il mio amore[160] mi fa mettere sempre da parte i conti. Fare i conti con le creature sarebbe inceppare il mio amore e fargli perdere la libertà di fargli dare ciò che vuol dare alla creatura, e si troverebbe a disagio. Oltre a ciò, per darti la mia Divina Volontà è necessario che [tu] dia la tua, perché due volontà non possono regnare in un cuore, si farebbero guerra a vicenda, la tua sarebbe di ostacolo alla mia e quindi [la mia] non sarebbe libera di fare ciò che vuole; ed Io, per rendere libera la mia, con tante insistenze ti chiedo la tua.

Ma ciò non è tutto ancora. Tu devi sapere che la tua volontà, stando in te, è debole, insignificante, ma come giunge nelle mie mani creatrici e tra-sformatrici cambia aspetto, Io la rendo potente, la vivifico e racchiudo in essa il valore produttore del bene, me ne servo per non stare in ozio e, facendomi celeste giardiniere, lavoro in questo campo della tua volontà e ne faccio un bel prato fiorito e un giardino di mie delizie. Sicché ciò che nelle tue [161] mani è insignificante e forse anche dannoso, nelle mie cambia natura e mi serve per divertirmi e avere un po’ di terra a mia disposizione per formare le più belle fioriture. E poi, per poter dare Io voglio il piccolo, l’insignificante, anche come pretesto per poter dare il grande e così dire: «mi ha dato e ho dato; è vero che mi ha dato il piccolo, ma quello aveva», e spogliarsi anche del piccolo, per Me è il dono più grande e [lo] affido al-l’esuberanza del mio amore, affinché supplisca a ciò che manca alla creatura”.

Dopo ciò continuavo a pensare alla Divina Volontà, e mentre cercavo di seguire i suoi atti, il mio amato Gesù mi ha detto: “Figlia mia benedetta, tu devi sapere che come tu cerchi di seguire gli atti della mia Divina Volontà, ti metti in via in Essa e il mio «Fiat» ti viene incontro per riceverti, per porgerti i suoi atti affinché li faccia uno coi tuoi, ed Io riceva le dolci sorprese delle tue atten-zioni, l’incanto del tuo amore. Io non ti perdo mai di vista [162] e assisto alle scene più commoventi del tuo nulla nel Tutto, del piccolo tuo essere nel grande, del finito nell’Infinito. Pare un alternarsi a vicenda tra Dio e la crea-tura, ed in questo alternarsi28 l’uno si sviscera nell’altro di puro amore.

Ora, tu devi sapere che quando mettiamo fuori, alla luce del giorno, la creatura, Noi le diamo la dote, il corredo delle nostre particelle divine. La dote è la nostra Volontà; non mettiamo un limite, anzi le diamo la libertà di aumentare la sua dote. Ora, gli atti che fa nella nostra Volontà sono nuove proprietà che acquista, oltre a quelle che le ha dato il suo Creatore, e Noi, nell’enfasi dell’amore, le diciamo: «Quanti più atti farai nel nostro Volere, tanto più campo divino ti daremo per darti il posto dove mettere i tuoi atti; così tu lavorerai nel nostro campo celeste e Noi ti daremo quanto più cam-po vuoi, basta che non lo tenga vuoto; sii attenta a metterlo in traffico, anzi avremo il gran contento di vedere [163] le tue proprietà più estese». Noi fac-ciamo come un padre quando dà la sua dote al figlio: questo figlio lavora, si sacrifica tanto, in modo che aumenta la sua dote, estende di più le sue proprietà, e il padre gode più che se fossero sue le proprietà e la fortuna del figlio. Così facciamo Noi, anzi di più, quando la vediamo tutta attenzione, pronta a qualunque sacrificio, Noi non la lasciamo sola, ma lavoriamo in-sieme, le prestiamo tutto ciò che occorre, volontà, santità, atti nostri, tutto, per avere il contento di vedere posseditrice di molte proprietà la figlia nostra.” 26Fiat!!!

29 Gennaio 1933

Le verità manifestate avvicinano Dio e la creatura; la sua Parola forma
la nuova creazione. Non tornerà senza produrre il bene che contiene,
ma prima forma nell’anima il posto dove metterlo.

Potenza delle verità, passi d’ambo le parti, Dio e la creatura. Aspetto insolito dell’Ente Supremo.

Stavo pensando alle tante verità che il mio adorabile Gesù mi ha manifestato sulla Divina Volontà, [164] ed oh, quanti pensieri di sorprese, di gioie, di commo-zione, si affollavano nella mia mente su queste verità! Mi pareva che scendessero dal Cielo tutte ordinate, per riempire la terra, e il loro lavorio era di formare la via in loro stesse, per farci rientrare in queste verità, ed esse si muravano intorno alle creature, per non farle uscire.

Ed il mio celeste Gesù, visitando la piccola anima mia, mi ha detto: “Mia piccola figlia del mio Volere, tu devi sapere che ogni verità che ho manife-stato sulla mia Divina Volontà non è stato altro che un avvicinamento di più verso le creature. Il nostro Essere Supremo, come parlava, così faceva un passo di più verso di loro, metteva una particella divina di più a loro disposizione e gettava nuovi vincoli di unione e di amore. La nostra Parola è sempre parto nostro, è il nostro Verbo che mettiamo in via dal Cielo per cercare la nostra sospirata creatura, e la nostra Trinità Sacrosanta, attirata dalla potenza del Verbo, perché inseparabile da Noi, fa [165] i suoi passi appresso [alla nostra parola] e passo passo ci avviciniamo dove la nostra Parola giunge.

Ora, tu devi sapere che quando decidiamo di manifestare una verità per mezzo del nostro Verbo, siccome è una parte di Noi stessi che mettiamo fuori, il nostro Ente Supremo prende un aspetto insolito, una nuova gioia ci investe, esce da Noi una forza comunicativa di nuove beatitudini, tutto il Cielo nel vedere il nostro aspetto insolito già intuisce che stiamo per [far]uscire una nostra parola di verità, perché i primi a festeggiare le verità che [facciamo] uscire siamo le Tre Divine Persone, e poi tutto il Cielo insieme con Noi. Sono i doni del gran Re, che sa muovere tutto, investe tutto, è la nostra Parola che ha virtù creatrice, vivificatrice, trasformatrice, e delle volte atterra, stritola, mette tutto in frantumi e sulle rovine fa sorgere la vita della nostra Parola e vi forma le cose più belle, la nuova creazione, le opere di magnificenza, da far stupire Cielo e terra.

Che cosa non può [166] un nostro «Fiat»? Tutto; e che non farà la catena di tanti nostri «Fiat»? Il nostro «Fiat», trasformato in parola di verità, possiede virtù invincibile, potenza inarrivabile, fermezza irremovibile nel bene che vuol formare nella potenza del mio «Fiat» parlante. Tu non puoi comprendere il gran dono e il gran bene che racchiude una sola mia parola di verità divina, ma lo comprenderai col tempo, quando vedrai i fatti, le opere che hanno prodotto le mie verità, perché le mie verità non solo hanno la potenza di attirare il nostro Essere Divino appresso, di farci fare dei passi, e molte volte ci fanno anche correre per avvicinarci alle creature, ma danno ad esse grazie di far fare loro dei passi e farle correre incontro a Colui che già sta venendo per incontrarle e dar loro il gran bene che pronunziò il nostro «Fiat». Sicché le nostre verità agiscono potentemente sul nostro Essere Divino quando [le facciamo] uscire, perché se escono vogliono dare la vita e il bene che posseggono e nel contempo vogliono disporre le creature ad avvicinarsi [167] alla fonte donde sono partite, per trasformarle nel bene della stessa verità.

Il tutto sta se esce da Noi una nuova verità. Al più potranno passare tempi, secoli; questo dice nulla, giacché sono armate non solo di potenza, ma di pazienza invitta e divina e non si stancano nell’aspettare, sono infaticabili, sono inflessibili; prima devono dare ciò che hanno di bene, la vita che posseggono, e poi, trionfanti e vittoriose, rimandano al Cielo i frutti che hanno conquistato29 .

Perciò, figlia mia, sii attenta ad ascoltare le mie verità; prima devi pen-sare da dove vengono, chi te le porge, il bene che ti vogliono fare, i passi di avvicinamento d’ambo le parti, e non voler mettere dubbio perché non vedi nel mondo gli effetti, il bene, la vita che posseggono le mie verità; il tempo farà e dirà tutto. Per ora prendi la parte tua, al resto penserà il tuo Gesù.

Oltre a ciò, tu devi sapere che prima formiamo [168] l’appoggio, il luogo, l’anima dove devono discendere le nostre verità, e poi ci decidiamo a [farle]uscire dal nostro seno paterno, perché il nostro Ente Supremo, nel [far] usci-re da Noi le verità che per le creature si cambiano in opere, non le lascia in aria30 e oziose, no; la nostra saggezza non fa mai cose inutili, se le [faccia-mo] uscire devono essere portatrici del bene che racchiudono. Ecco perché la necessità dell’appoggio dove la nostra bontà le dirige, per incominciare subito il loro lavorio di partecipazione e di trasformazione del bene che posseggono, forse pure al principio [in] un’anima sola, e poi si diffondono tanto da formare eserciti di creature col bene che le nostre verità posseg-gono, e quando hanno formato questi nobili eserciti, le nostre verità ce li portano nel loro grembo nella nostra Patria celeste. Sono esse le conqui-statrici che popolano il Cielo, [che] fanno [169] da messaggeri, percorrono la terra, gettano il seme, lo lavorano, lo raccolgono e, trionfanti, per metterlo al sicuro lo portano nelle celesti regioni; sono instancabili, né mai si arre-stano se non hanno ottenuto il loro intento. Perciò sii attenta e non trasgredire nulla di ciò che il tuo Gesù ti ha insegnato.” 27Fiat!!!

12 Febbraio 1933

Dio fece la Creazione senza la creatura, ma poi continua a farla in essa e in sua compagnia,
per una necessità voluta di amore. Nella misura che lei ha bisogno e coopera,
Dio svolge in lei la sua virtù creatrice, redentrice e santificatrice.
Nel suo mare d’Amore, Dio pesca ogni atto d’amore dell’anima.

Dio possiede in natura la forza creatrice. Necessità d’amare.

Dio, prigioniero volontario della creatura. Il divin Pescatore, la pesca giornaliera.

Stavo seguendo i miei atti nel Volere Divino e sentivo una forza potente che mi travolgeva, mi unificava, mi immedesimava nelle stesse opere divine. Potrei dire che il mio essere si era tanto impicciolito, che si sperdeva nel mare immenso che sentivo rigurgitare dentro e fuori di me, le sue onde eterne [170] mi innalzavano e mi inabissavano ed io sentivo più la vita divina che la mia. Ed il mio sempre amabile Gesù, che atterra e suscita, che dà la morte e nel medesimo istante fa risorgere a vita novella, visitando la piccola sua figlia mi ha detto:

“Figlia benedetta, il nostro amore è esuberante, e quanto più diamo più vogliamo dare alle creature; anzi, nel dare il nostro amore straripa da ogni parte e vorrebbe affogarle d’amore, di santità, di bellezza, di luce, di bontà nostra. Quanto più diamo, più cresce in Noi la passione di amarle e di farci amare. Tu devi sapere che il nostro Ente Supremo possiede per natura la forza creatrice, la virtù redentrice e la vita che tutto vivifica e santifica. Ora, nel creare la Creazione facemmo da soli, senza la creatura, ma dopo [aver-la] creata, il nostro amore è tanto verso di essa che vogliamo continuare e svolgere la forza creatrice insieme con lei, e mentre col conservare la Crea-zione è come se in atto la stessimo [171] creando, questa forza creatrice unifica ed investe le anime e continua la creazione nell’interno di ciascuno. E che cosa creamo? Nuovi cieli d’amore, nuovi soli di conoscenze, nuovi mari di grazie, nuova aria di santità, nuovi venti di refrigeri balsamici31 [nel]la creatura, nuova vita sempre crescente di nostra Volontà Divina, nuovi fiori di bellezza, di santi desideri; insomma, l’eco della creazione di tutte le cose. La nostra virtù creatrice fa eco nelle anime e con una sapienza e bontà tutta nostra creamo sempre, senza mai cessare. Se mai cessasse, ciò che non può essere, dovremmo restringere questa nostra natura creatri-ce, che ha virtù di sempre creare.

Ma [con] tutto ciò la nostra Altezza divina si abbassa tanto [che] scendia-mo nel fondo delle creature e là svolgiamo insieme la nostra virtù creatrice. Da soli non vogliamo fare, la solitudine ci spezzerebbe le braccia e mette-rebbe un limite alla nostra forza e virtù [172] creatrice. Per poter più amare, Noi stessi ci siamo formata una legge d’amore e abbiamo creato in Noi il bisogno d’amare, sicché amare in Noi è necessità, ma necessità voluta, non forzata da nessuno32 , ed è questa necessità d’amare che ci fa fare tante cose inaudite, ci fa dare in eccessi e in follie verso le creature. Sarebbe stato assurdo e non [sarebbero stati] modi di un Essere perfetto, qual è il nostro, creare le cose e gli esseri viventi e non amarli, anzi prima li amia-mo, facciamo correre come atto primo il nostro amore, e poi li [facciamo]uscire alla luce come parto, sbocco e trionfo del nostro amore. Se ciò non fosse, la Creazione sarebbe stata di peso insopportabile e non di gloria e di onore; le cose che non si amano si fuggono. Invece Noi le amiamo tanto, che ci rinchiudiamo in esse, facendoci prigionieri volontari per formare la nostra vita divina nelle creature e riempirle di Noi, per quanto ne sono capaci. E per fare che la amassimo di più e per essere più amati, vogliamo che lo [173] sappia e la vogliamo in nostra compagnia, per fare che essa stessa veda e tocchi con mano ciò che stiamo operando e come svolgiamo la nostra vita divina nell’anima sua. Il nostro amore non si dà posa e a seconda [del]le disposizioni e [del]la cooperazione della creatura, ora svol-giamo la forza creatrice, ora la redentrice ed ora la santificatrice, a seconda [de]i suoi bisogni e [del]la corrispondenza che ci presta. Ma tutto ciò sempre insieme con lei, mai da soli.

Vogliamo usare la virtù creatrice, ma vogliamo che la conosca e riceva. Vogliamo usare la virtù redentrice, se il peccato la tiranneggia, ma voglia-mo che senta il bene che vogliamo farle e lo riceva con amore e gratitudine. Vogliamo usare la virtù santificatrice, ma vogliamo che si presti a ricevere la trasformazione dei nostri atti santi nei suoi, per ricevere la nostra virtù santificatrice. Se l’anima non stesse insieme con Noi e non unisse il suo piccolo lavorio al nostro grande lavoro, per Noi sarebbe come se volessimo svolgere [174] il nostro lavorio d’amore su cose inanimate, che non sentono e non sanno nulla del bene che ricevono, e per loro sarebbe come il Dio lontano, che non conoscono, né amano.

Tu devi sapere che il nostro amore è tanto, che tutte le creature nuotano e sono dentro questo mare immenso del nostro amore; e come se non fossimo contenti di tanta immensità di questo nostro amore, il nostro Ente Supremo si fa pescatore e va pescando le piccole goccioline d’amore delle creature, i loro piccoli atti, i piccoli sacrifici, le pene sofferte per amore no-stro, un «ti amo» che ci dicono di cuore. Tutto peschiamo da dentro lo stes-so mare nostro per prenderci il contento, la felicità del contraccambio del-l’amore della creatura, e l’agogniamo tanto che ne facciamo la nostra pesca giornaliera ed imbandiamo la nostra mensa celeste. L’amore vero ha virtù di trasformare le cose, mette un dolce incanto alle nostre pupille divine e ci rende belli, graziosi, simpatici i piccoli atti amorosi [175] delle creature, in modo che ci rapiscono, ci feriscono, ci felicitano, e Noi ci facciamo rapitori, facendone la nostra più gradita conquista. Perciò, se vuoi renderci felici ed essere portatrice di gioie e di felicità al tuo Dio, ama, ama sempre, non ces-sare mai di amarci, e per essere più sicura, chiudi tutta te stessa nel «Fiat»Divino, il quale nulla ti farà sfuggire che non sia amore per il tuo Creatore.” 28Fiat!!!

12 Febbraio 1933

Si ama ciò che si conosce, ma si conosce se si ama; così è delle verità che Gesù manifesta,
che semina nelle anime. Malgrado le difficoltà e le chiusure dei cuori che trova,
prosegue immutabile e aspetta il tempo del raccolto abbondante.
Il Padrenostro dimostra che il Regno verrà con certezza.

La verità è seme; l’Agricoltore celeste è seminatore umano.

Immutabilità dei modi divini. A che servono le pene e le contraddizioni.

La mia piccola mente era tutta occupata dalle tante verità che il benedetto Gesù mi aveva manifestato sulla Divina Volontà e ciascuna di esse mi si presen-tava come [un] portento, distinto l’uno dall’altro, ma portento divino, non [176] umano, non di terra, ma di Cielo, e stavano tutte come in atto di voler assalire le creature per comunicar loro e trasformarle nella loro portentosa virtù, tutta celestiale e divina.

Ma mentre la mia mente era così occupata, pensavo tra me: “Eppure innanzi a verità così celesti e divine, [in] cui l’ombra dell’umano non esiste, così amabili, così penetranti, sante, piene di luce, ciascuna delle quali racchiude la vita, l’amore, la santità di Colui che le ha manifestate, vi è qualcuno [che] leggendo qualcosa di queste verità le mette in dubbio, fa difficoltà, e Tu lo sai, o Gesù, a Te tutto è noto”, e mi sentivo tutta oppressa e sospiravo il mio dolce Gesù per dirgli la mia pena. E Lui, sorprendendomi, mi ha detto:

“Mia buona figlia, non ti affliggere per questo. Tu devi sapere che per co-noscere una verità bisogna amarla. L’amore fa sorgere l’appetito, l’appetito dà il gusto, il gusto fa sorgere la fame di mangiarne a sazietà e masticare [177] ben bene la sostanza di un cibo, ossia delle mie verità; la masticazione produce la facile digestione, in modo che si sente il possesso del gran bene che possiede e produce la mia verità, e allora i dubbi cessano, le difficoltà si sciolgono come neve innanzi ai raggi di un sole cocente.

Ora, se appena le hanno sfiorate senza mangiarle con uno studio pro-fondo, con un amore che genera l’appetito, che meraviglia se hanno dubbi e difficoltà? Oh, come avrebbero fatto meglio [a] dire: «Non è cibo per noi, né abbiamo volontà di mangiarlo», anziché dare giudizi! Ma si sa che le mie verità trovano più posto nei cuori semplici che nei dotti. Ciò successe nella mia Redenzione. Con mio dolore nessun dotto mi seguì, ma tutti poveri, ignoranti e semplici.

Tu devi sapere che le mie verità sono semi che Io, agricoltore celeste, continuo a seminare nelle anime, e se faccio la mia semina con certezza devo raccogliere il frutto. Molte volte succede a Me come al povero semina-tore che getta il suo seme [178] nella terra, la quale, per mancanza di umido, non ha la forza di mangiarsi il seme per digerirlo e convertirlo in terra e, dalla sostanza che ha assorbito dal seme, dare al povero agricoltore il dieci, il venti, il cento [per uno] del seme che ha mangiato. Altre volte, men-tre getta il seme, per mancanza di pioggia la terra si fa dura sul seme e non trova la via di far uscire la vita, la sostanza del seme che racchiude, e il povero agricoltore deve avere pazienza a ricevere il raccolto dei suoi semi. Ma con aver seminato il seme, ha già fatto una cosa e può avere speranza [che], chissà, una pioggia dia l’umidità alla terra, la quale, possedendo la sostanza del suo seme, metterà fuori ciò che è stato seminato; oppure togliendo la durezza, smuovendola, formerà le vie per fare riprodurre il suo seme. Sicché, ad onta che la terra non produca subito la molteplicità del seme che ha ricevuto, il tempo, le circostanze, la pioggia, possono far pro-durre un [179] raccolto più abbondante che il seminatore non si aspettava.

Ora, se l’agricoltore, ad onta di tutte le difficoltà della terra, può sperare e ricevere un abbondante raccolto, molto più Io, agricoltore celeste, avendo [fatto] uscire dal mio seno divi-no tanti semi di verità celesti per seminarli nel fondo dell’anima tua, col raccolto riempirò tutto il mondo. Vuoi tu dun-que credere che per dubbi e difficoltà di alcuni –chi come terra senza umidi-tà e chi come terra dura ed incallita– Io non debba avere il mio raccolto sovrabbondante? Figlia mia, ti sbagli! Il tempo, le persone, le circostanze cambiano, e ciò che oggi si può vedere nero, domani si potrà vedere bianco, perché molte volte si vede secondo le predisposizioni che hanno e secondo la vista lunga o corta che l’intelletto possiede.

Poveretti, bisogna compatirli. Ma il tutto sta che Io ho già fatto la semina. La cosa più necessaria, più sostanziosa, più interessante, era mani-festare le mie verità. Se [180] il mio lavoro l’ho fatto, la parte principale è stata messa in opera, ho trovato la tua terra per gettare il mio seme, il resto verrà da sé, e serviranno i dubbi, le difficoltà, le pene. Come al povero agricoltore possono servire la legna [e] il fuoco per cuocere il seme raccolto e farne suo cibo, così [le mie verità] possono servire a Me e a te come soli, per farle maturare nei cuori, e come legna e fuoco, per darle non con le sole parole, ma [per] cuocerle con la pratica e col sacrificio del fuoco della pro-pria vita, per convertirle in cibo dolcissimo ed imboccarlo alle creature.

Figlia mia, se Io avessi voluto dare ascolto a ciò che si diceva di Me e alle contraddizioni che facevano alle verità che manifestai quando venni sulla terra, non avrei fatto la Redenzione né manifestato il mio Vangelo. Eppure erano i più dotti, la parte nobile, coloro che avevano studiato le Scritture e che insegnavano al popolo la religione; li lasciai dire e sopportai con amore e pazienza [181] invitta le loro continue contraddizioni, e mi servii delle pene che mi diedero come [di] legna per bruciarmi e consumarmi sulla croce per amor loro e di tutti.

Così oggi, se Io volessi dare ascolto a ciò che dicono sulle verità della mia Divina Volontà, avrei dovuto mettere un termine alle manifestazioni su di Essa e ai disegni che voglio compiere col manifestarle. Ma no, non sof-friamo di mutabilità, l’operato divino è immutabile; l’operato umano ha que-sta debolezza e agisce secondo l’apprezzamento che fanno gli altri, ma Noi no; quando decidiamo non c’è chi ci sposti, né tutte le creature, né tutto l’inferno, ma col nostro amore inestinguibile aspettiamo tempi, circostanze e persone che devono servirci a ciò che abbiamo stabilito. Perciò non volerti preoccupare e, facendo tuo il nostro modo divino, se occorre, metti il sacri-ficio della tua vita per ottenere che la mia Divina Volontà sia conosciuta e regni in tutto il mondo.”

[182] Il mio dolce Gesù ha fatto silenzio ed io continuavo a pensare all’impos-sibilità che la Divina Volontà possa regnare come in Cielo così in terra. Gesù, sospirando, ha soggiunto: “Figlia benedetta, tutto ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio, e se fosse impossibile che la mia Volontà potesse regnare come in Cielo così in terra, la mia bontà tutta paterna non avrebbe insegnato la preghiera del «Pater Noster», perché [per] far pregare per cose impossibili non l’avrei recitato con tanto amore Io per primo, mettendomi a capo di tutti, né l’avrei insegnato agli apostoli affinché l’insegnassero a tut-to il mondo come la preghiera più bella e più sostanziosa della mia Chiesa. Cose impossibili Io non voglio né pretendo dalla creatura, né Io stesso fac-cio le cose impossibili. Quindi, se fosse stato impossibile che la mia Volontà Divina potesse regnare come in Cielo così in terra, avrei insegnato una pre-ghiera inutile e senza effetto, [183] ed Io cose inutili non so fare. Al più aspet-to anche secoli, ma devo far sorgere il frutto della mia preghiera insegnata.

Molto più che, gratuitamente, senza che nessuno mi avesse detto che Io dessi questo gran bene, che la mia Volontà si facesse come in Cielo così in terra, Io stesso, come [in una] seconda creazione, senza che nessuno mi [avesse] pregato, distesi i cieli, creai il sole e tutto. Così, di mia Volontà tutta spontanea, Io dissi: «Pregate che la mia Volontà si faccia come in Cielo così in terra». E quando spontaneamente dissi «pregate che ciò avvenga», senza che nessuno mi abbia importunato, significa che prima guardai tutto nella mia onniveggenza, ponderai ben bene le cose e, quando vidi che ciò era possibile, allora mi decisi ad insegnare il «Pater Noster», volendo che la volontà umana unita alla nostra sospirasse che venisse a regnare come in Cielo così in terra. Sicché tutto ciò che ho manifestato sulla mia Volontà, sta racchiuso in quelle sole parole: [184] «Sia fatta la tua Volontà come in Cielo così in terra». In queste poche parole sono racchiusi abissi di grazie, di san-tità, di luce, e abissi di comunicazioni e trasformazioni divine tra Creatore e creatura. Figlia mia, era il regalo che faceva il tuo Gesù alle umane gene-razioni, come compimento della mia Redenzione. Il mio amore non era contento ancora, le mie pene non mi avevano portato piena sazietà; volevo, volevo dare ancora, volevo vedere il mio Cielo in terra in mezzo ai figli miei. Perciò pochi giorni prima di partire per il Cielo33 , prima decisi di dare la mia Volontà come in Cielo così in terra e dopo insegnai il «Pater Noster», nel quale Io presi [il] compromesso di dare questo gran dono, e il tuo Gesù, quando si compromette, non viene mai meno. Perciò non avere dubbi, e se gli altri dubitano, lasciali fare. Che ne sanno loro come devo svolgere le cose! Ho potere e volere nelle mie mani e ciò mi basta, e tu resta in pace e [185] segui sempre il mio Volere, fidati del tuo Gesù e vedrai.” 29Fiat!!!

5 Marzo 1933

La volontà umana fa guerra a Dio e alla creatura, riducendo anima e corpo in rovine,
come una città assediata. Il dolore più traffiggente e continuo del Cuore di Gesù
fu vedere così ridotte le creature.

Come la volontà umana riduce l’anima in brandelli e forma

le piccole cittadelle sconvolte senza re e senza difesa. Pianto di Gesù.

La mia povera mente, mentre valicava il mare del “Fiat” Divino, secondo la mia piccola capacità comprendeva il suo valore, la sua santità e il gran prodigio che la creatura, purché viva in Essa, può racchiudere in sé una Volontà [co]sì santa ed interminabile e si fa portatrice e posseditrice di questo Volere sì santo, che coinvolge e racchiude tutto. Che il grande racchiuda il piccolo, non c’è alcuna meraviglia, ma che il piccolo racchiuda il grande dà dell’incredibile e solo Iddio può fare questi prodigi. Bontà divina, quanto sei ammirabile e più [186] che madre tenera ed amorosa, che vuole racchiudersi nel figlio per metterlo al sicuro e farsi ripetitrice della vita del suo stesso parto, per avere la gloria di poter dire: il figlio è tutto simile alla madre sua!

Ma mentre la mia mente si felicitava nelle pure gioie del “Fiat” Divino, un turbine triste ha funestato le mie gioie e comprendevo il gran male e l’affronto terribile che si fa a Dio quando, arbitrandoci, facciamo la nostra volontà.

E l’amato Gesù, ripetendo la sua breve visitina, tutto amareggiato mi ha detto:

“Mia figlia buona, ahi, la volontà umana guerreggia Dio e guerreggia se stessa. Le armi che muove contro il suo Creatore feriscono se stessa e la sua anima resta come un corpo fatto a brandelli innanzi a Dio; ogni atto di volontà umana la divide dal suo Creatore, dalla sua santità, dalla sua for-tezza, potenza, dal suo amore ed immutabilità. Senza la mia Divina Volontà la creatura diventa come una città assediata, che i nemici [187] costringono a morire di fame, martoriandola in tutte le membra; con questa differenza, che il carnefice che le strappa le membra è la propria volontà, non sono i nemici che la tormentano, ma lei stessa si fa nemica di sé.

Se tu sapessi il dolore che sento quando vedo le anime fatte in brandelli! Ogni atto di sua volontà è una divisione che forma tra Dio ed essa, è uno spostarsi dalla bellezza della sua creazione, è un raffreddarsi dal vero e puro amore, è smarrirsi dalla sua origine, è un prepararsi un inferno anti-cipato se la volontà precipita nel male grave, o un purgatorio se il male è leggero. La volontà umana è come la cancrena al corpo, che ha virtù di far cadere le carni a brandelli e di deformare la bellezza della creatura. Povere anime, senza la mia Volontà Divina! Essa sola ha la virtù unitiva, che unificando tutto insieme, il pensiero, il desiderio, l’affetto, l’amore, la volon-tà umana, dà la bella forma unitiva all’anima della creatura. Invece, senza la [188] mia Volontà, il pensiero vuole una cosa, la volontà un’altra, il desi-derio ne vuole un’altra, l’affetto un’altra, in modo che si dibattono tra loro, si arruffano, si dividono… Ahi, non vi è pace né unione senza la mia Volon-tà, manca chi vi metta il cemento per riunire le parti divise e renderla forte contro tutti i mali che possono insorgere.

Perciò il tuo Gesù non fa altro che piangere sulle rovine di queste più che Gerusalemme sconvolte, che invece di riconoscere il loro Messia, lo disconobbero e gli diedero la morte. Così la mia Volontà viene discono-sciuta mentre sta in mezzo a loro ed in loro, e delle loro anime formano piccole città sconvolte, che mi costringono a farmi ripetere la minaccia che di loro non rimarrà pietra su pietra, perché senza la mia Volontà sono cittadelle senza re, quindi non hanno chi le protegga, né chi le difenda, né chi somministri loro gli alimenti necessari per fare il bene e non farle intisi-chire34 nel male. Ed Io piango [189] sulla loro sorte e prego che riconoscano la mia Volontà, la amino e la facciano regnare, e tu prega insieme con Me.”

Dopo ciò seguivo gli atti che il mio dolce Gesù fece stando su questa terra, e lo pregavo di cuore che in virtù dei suoi atti facesse conoscere a tutti la sua Volontà; e seguendolo nelle vie che percorreva, la mia mente si è fermata nell’atto quando il mio eterno Amore Gesù attraversava i campi e si dilettava di guardare i fiori e di coglierli con le sue mani creatrici, ed io volevo mettere il mio “ti amo” su ciascun fiore, affinché si cambiassero in voci e fiori parlanti che chiedessero che il suo Volere sia conosciuto ed amato.

E Gesù, facendosi sentire, tutto bontà, ha soggiunto: “Figlia benedetta, vo-glio dirti i miei dolori e il segreto del mio Cuore. Tu devi sapere che la volontà umana fu il chiodo più trafiggente del mio Cuore. Io, nel percorrere le vie, i campi, guardavo i campi fioriti, gli alberi carichi di frutti e sentivo le gioie [190] della mia Creazione, e quei campi fioriti mi simboleggiavano, più che fiori, la bellezza, le vivacità, la freschezza e il bel colorito della creatura, ed Io ne gioivo, ma subito il chiodo dell’umano volere me li faceva vedere trasformati in fiori appassiti, scoloriti, secchi, declinati sullo stelo in atto di morire, che invece di profumo davano cattivo odore, e i frutti degli alberi acerbi ed infracidiati, simbolo del male in cui la volontà umana riduce la creatura, l’opera più bella delle nostre mani creatrici. Io avevo un dolore e quei fiori mi strappavano le lacrime dagli occhi, perché mi sentivo adden-trarsi più forte il chiodo dell’umano volere. Ed è tanto forte il mio dolore, che aspetto il tuo «ti amo», che mi chieda che si conosca il bene della mia Volontà e il male dell’umana volontà, affinché si faccia la mia e si aborri-scano la loro.

Molte volte guardavo il cielo azzurro tempestato di stelle ed il sole con la sua maestà sfolgorante di luce, che dominava tutta la terra, simbolo del cielo [191] dell’anima e del sole della mia Volontà che doveva sfolgorare in questo cielo [co]sì incantevole, che doveva dominare con la sua luce il cielo dell’anima e la bella terra fiorita dei loro corpi, ed il mio Cuore aveva dei sussulti di gioia; macché, erano brevi istanti, subito il chiodo dell’umano volere usciva in campo e, formando nubi nerissime, cariche di tuoni, lampi, grandine, occultava il sole, toglieva la bella vista del cielo sereno e, scaricandosi sulle povere creature, devastava il cielo dell’anima e la terra dei loro corpi, gettando ovunque desolazione e raccapriccio. Posso dire che non feci un passo quando vissi quaggiù, [senza] che il chiodo dell’umano volere non mi trafiggesse, dacché nacqui finché Io morii. Fu proprio esso che formò il mio più duro e continuo martirio, perché trasformò la mia più bella opera creatrice da bella in brutta, ed Io in tutto ciò che facevo e soffrivo avevo di mira sempre l’umana volontà per metterla [192] in salvo. Ed oh, come amo chi chiama gli atti miei, si unisce a Me e sul rogo del mio stesso sacrificio e del mio amore sacrifica se stesso, per ottenere il gran bene che la mia Volontà sia conosciuta e a domini sull’umano volere, fonte di tutti i mali della povera creatura. Perciò sempre insieme con Me ti voglio, non mi lasciare mai solo per poter ripetere la mia Vita in te.”

Deo gratias!


Note

  1. Luisa dice: “col suo Ente Supremo”. È una svista. ↩
  2. Cioè, di Lei come organo o strumento per operare. ↩
  3. Luisa dice: “sebbene l’abbiamo uscita fuori, ma l’abbiamo uscita inseparabile da noi”. ↩
  4. Luisa dice “attitudine”. ↩
  5. Luisa dice “non le restammo”. ↩
  6. Luisa dice “fuori del”. ↩
  7. Luisa dice “si lascia essa”. ↩
  8. Luisa dice “d’ambi le parti”. ↩
  9. Luisa dice “restai”. ↩
  10. Luisa dice “un metallo di oro”. ↩
  11. Luisa dice “un metallo di rame, di ferro”. ↩
  12. Luisa scrive “lascierebbero”. ↩
  13. Cioè, “la copia”. ↩
  14. Luisa dice: “che c’è dentro”. ↩
  15. Luisa dice: “subisce”. ↩
  16. Luisa dice: “faccendiera”, che però significa “chi si dà da fare in intrighi o in affari poco onesti”. ↩
  17. Luisa dice: “che faccio”. ↩
  18. “Farla da Dio”: una espressione di Luisa, per dire “agire come Dio che sono, comportarmi nel modo proprio di Dio”. ↩
  19. Luisa dice “dall’alto dove discende col mio impero di luce e colla mia supremazia che posseggo”. ↩
  20. Luisa dice “e mi resto a riserbo”. ↩
  21. Luisa dice “lasciamo”. ↩
  22. Luisa dice “maricello”, parola in disuso; non significa “piccolo mare”, ma “amarezza, rancore”. ↩
  23. Luisa dice “un piccolo censo”. ↩
  24. Significa: “un testo o uno scritto senza punti, né virgole, né altri segni di interpunzione”. ↩
  25. È straordinario il contrasto tra il modo poverissimo di scrivere di Luisa, colmo di errori gramma- ticali (che in questa edizione si è cercato di correggere, il più possibile), e il contenuto di quanto scrive, di altissimo valore in ogni concetto. ↩
  26. L’espressione “non danno di Me”, significa che non fanno sentire o percepire il sapore, il profu- mo, ecc. di Gesù. ↩
  27. “Sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24). ↩
  28. Luisa dice “alterco”, che significa invece litigio, violento scambio di parole. ↩
  29. “Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della Parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a Me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata” (Isaia, 55,10-11). ↩
  30. Luisa dice “nell’uscirle non le restiamo in aria…” ↩
  31. Luisa dice “che imbalsano” . ↩
  32. Dio è perfetto in Se stesso, nessuno potrebbe aggiungergli nulla che a Lui mancasse. Il suo Amore è assolutamente libero. ↩
  33. “Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del Regno di Dio” (Atti, 1,3). Il vangelo di S. Matteo (cap. 6) inquadra l’inse- gnamento del Padrenostro nel “discorso della montagna”, mentre S. Luca (cap. 11) riferisce che lo insegnò dopo che un discepolo, vedendo Gesù pregare, gli chiese un giorno: “Signore, insegnaci a pregare…” Si può pensare che Egli abbia insegnato la sua preghiera e ne abbia parlato a più riprese, soprattutto collegata alla sua Ascensione al Cielo e al suo Ritorno glorioso. ↩
  34. Cioè, “far diventare tisiche”, “deperire”. ↩
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