GESÙ DI NAZARETH
Le discepole del Messia
La via dolorosa, la notte oscura
Il nuovo Sole
SECONDO IL PICCOLO GIOVANNI
A cura di Fray Jesus Maria de Cabanaconde
S.O.S
Servo dell’Ordine dei Salvatori
S O M M A R I O
Le pie donne e Niche.(la Veronica) (Lc 23,28-31).
Vocazione del Cireneo (Lc 23,28-31).
Il Cireneo con la croce (Mt 27,32; Mc 15,21; Lc 23,26).
La cima del Volgata (Mc 15,22).
Le tre Marie e i fedeli del Cristo (Mc 15,40-41).
In attesa della Crocifissione.
Maria al piede della croce (Gv 19,25).
LA NOTTE OSCURA DELLE DISCEPOLE
3. Il velo con il Viso del Redentore e la preparazione degli unguenti.
Le prime redenti dell’oscurantismo pagano.
L’ALBA DEL NUOVO GIORNO DELLE DISCEPOLE
4. Il mattino della Risurrezione.
Le due innamorate del Messia-Dio.
I balsami aromatici (Mt 28,1; Mc 16,1; Gv 20,1).
Ancora un sacrificio richiesto alla Madre.
Si incammina al sepolcro (Mc 16,2-3; Lc 24,1).
La Maddalena più due gruppi di donne.
L’esperienza del sepolcro vuoto.
Vi fu un gran terremoto (Mt 28,2-4)
Pietro e Giovanni corrono al sepolcro(Gv 20,2).
L’esperienza dell’incontro con gli angeli
L’angelo del divino Dolore(Mt 28,5-7; Mc 16,5-7).
Fuga delle due donne(Mc 16,8).
Il terzo gruppo di donne si avvia al sepolcro(Lc 24,1)
Pietro e Giovanni al sepolcro(Gv 20,3).
L’angelo Custode e l’angelo del Dolore(Gv 20,11-13).
Apparizioni del Messia risorto.
Il Risorto con volto umano(Gv 20,14-15).
Il Risorto si svela all’innamorata(Gv 20,16-18).
Gli angeli al terzo gruppo di donne(Lc 24,2-10).
Apparizione a Maria D’Alfeo e Salome Mt 28,9-10.
Incredulità dei due apostoli(Lc 24,11; Mc 16,11).
Disonestà dei capi giudei(Mt 11-15).
IL NUOVO SOLE DELLE DISCEPOLE FEDELI
6. Considerazioni sull’apparizione alla redenta .
Regola per meritare la manifestazione di Gesù.
7. Apparizione a Giovanna di Cusa.
Più forte della fede è l’amore
La Passione continua per Giovanna.
Ogni passione termina in una risurrezione.
“Nulla si perde di quanto è mio”.
8. Venuta dei pagani e accenni ad altre apparizioni.
L’amore del Cristo tutti uguaglia e affratella.
Compenso del Signore: un dono pasquale.
9. Apparizioni a varie discepole in luoghi diversi.
Ai bambini di Jutta con la mamma Sara.
A Dorca e al suo bambino, nel castello di Cesarea di Filippo.
A Gioacchino e Maria, a Bozra.
A Maria di Giacobbe, ad Efraim.
Ad una donna della piana di Saron.
Ad una donna galilea, che ottiene la risurrezione del marito morto.
10. Addio alla Madre prima di ascendere al Padre. Tutto noi abbiamo per Maria.
Nella veste del mattino della Risurrezione.
La presenza di Cristo in Maria.
1. La via dolorosa[1].
Le lamentatrici (Lc 23,27)[2].
1Le donne che vanno piangendo, e sono al punto che segno con la lettera D, si volgono nel sentire gli urli e vedono che il corteo piega per quella parte. Si fermano, allora, addossandosi al monte, per tema di essere gettate giù dalla china dai violenti giudei. Calano ancor più i loro veli sul volto. E vi è chi è completamente velata come una mussulmana, lasciando liberi solo gli occhi nerissimi. Sono vestite molto riccamente ed hanno, a difesa, un vecchio robusto che, tutto ammantellato come è, non distinguo nel volto. Ne vedo solo la barba lunga, e più bianca che nera, sporgere dal mantellone scurissimo.
2Quando Gesù giunge alla loro altezza, esse hanno un pianto più alto e si curvano in profondo saluto. Poi si fanno risolutamente avanti. I soldati vorrebbero respingerle con le aste. Ma quella tutta coperta come una mussulmana scosta per un attimo il velo all’alfiere, sopraggiunto a cavallo per vedere che è questo nuovo intoppo, e questo dà ordine di farla passare. Non posso vedere né il volto, né il vestito, perché lo spostamento del velo è fatto con rapidità di lampo e l’abito è tutto nascosto in un mantello lungo fino a terra, pesante, chiuso completamente da una serie di fibbie. La mano, che per un attimo esce da là sotto per spostare il velo, è bianca e bella. Ed è, con gli occhi nerissimi, l’unica cosa che si veda di questa alta matrona, certo influente se è così ubbidita dall’aiutante di Longino.
Le pie donne e Niche (la Veronica) (Lc 23,28-31)[3].
3Si accostano a Gesù piangendo e si inginocchiano ai suoi piedi mentre Egli si ferma ansante… e pure sa ancora sorridere a quelle pietose e all’uomo che le scorta, che si scopre per mostrare che è Gionata. Ma questo le guardie non lo fanno passare. Solo le donne.
4Una è Giovanna di Cusa. Ed è più disfatta di quando era morente. Di rosso non ha che le righe del pianto, e poi è tutta una faccia di neve con i dolci occhi neri che, così offuscati come sono, sembrano divenuti di un viola scurissimo come certi fiori. Ha in mano un’anfora d’argento e l’offre a Gesù. Ma Egli ricusa. D’altronde, è tanto il suo affanno che non potrebbe neppur bere. Con la mano sinistra si asciuga il sudore e il sangue che gli cade negli occhi e che, scorrendo lungo le guance paonazze e il collo, dalle vene turgide nel battito affannoso del cuore, bagna tutta la veste sul petto.
5Un’altra donna, che ha preso una fanciulla servente con uno scrignetto fra le braccia, apre lo scrignetto, ne trae un lino finissimo[4], quadrato, e lo offre al Redentore. Questo lo accetta. E poiché non può con una mano sola fare da Sé, la pietosa lo aiuta, badando di non urtargli la corona, a posarselo sul volto. E Gesù preme il fresco lino sulla sua povera faccia e ve lo tiene, come ne trovasse un grande ristoro.
6Poi rende il lino e parla: «Grazie Giovanna, grazie Niche, … Sara, … Marcella, … Elisa, … Lidia, … Anna, … Valeria, … e tu… Ma… non piangete… su Me… figlie di… Gerusalemme… Ma sui peccati… vostri e su quelli… della vostra città… Benedici… Giovanna… di non avere… più figli… Vedi… è pietà di Dio… non… non avere figli… perché… soffrano di… questo. E anche… tu, Elisabetta… Meglio… come fu… che fra i deicidi… E voi… madri… piangete sui… figli vostri, perché… quest’ora non passerà… senza castigo… E che castigo, se così è per… l’Innocente… Piangerete allora… di avere concepito… allattato e di… avere ancora… i figli… Le madri… di allora… piangeranno perché… in verità vi dico… che sarà fortunato… chi allora… cadrà… sotto le macerie… per primo. Vi benedico… Andate… a casa… pregate… per Me. Addio, Gionata… conducile via…».
7E fra un alto clamore di pianto femminile e di imprecazioni giudee Gesù si rimette in moto.
Coraggio della Madre.
8La strada prosegue. Gira il monte, torna quasi sul davanti, verso la strada erta. Qui, nel posto che segno con la lettera M, è Maria con Giovanni. Direi che Giovanni l’ha portata in quel posto ombroso, dietro la china del monte, per darle un poco di ristoro. È la parte più scoscesa del monte. Non vi è che quella via che la costeggia. Sopra e sotto la costa scoscende o si inerpica ripida, e perciò è trascurata dai crudeli. Lì è ombra, perché direi che è il settentrione, e Maria, addossata come è al monte, è riparata dal sole. Sta appoggiata al terriccio. In piedi, ma già esausta, Ella pure ansante, pallida come una morta nel suo abito blu scurissimo, quasi nero, Giovanni la guarda con pietà desolata. Anche egli ha perduto ogni traccia di colore ed è terreo, con due occhi stanchi e sbarrati, spettinato, dalle gote incavate come per malattia.
9Le altre donne -Maria e Marta di Lazzaro, Maria d’Alfeo e di Zebedeo, Susanna di Cana, la padrona di casa e altre ancora che non conosco- tutte sono in mezzo alla via e guardano se viene il Salvatore. E, visto giungere Longino, accorrono presso Maria a dare la notizia. E Maria, sorretta per un gomito da Giovanni, si stacca, maestosa nel suo dolore, dalla costa del monte e si pone risolutamente in mezzo alla strada, scansandosi solo per il sopraggiungere di Longino, che dall’alto del suo morello guarda la pallida Donna e il suo accompagnatore biondo, pallido, dai miti occhi di cielo come Lei. E crolla il capo, Longino, mentre la supera seguito dagli undici a cavallo.
10Maria cerca passare fra i soldati appiedati. Ma questi, che hanno caldo e fretta, cercano respingerla con le aste, molto più che dalla via selciata volano sassi per protesta contro tante pietà. Sono i giudei, che ancora imprecano per la sosta causata dalle pie donne e dicono: «Presto! Domani è Pasqua. Bisogna finire tutto entro sera! Complici! Derisori della nostra Legge! Oppressori! A morte gli invasori e il loro Cristo! Lo amano! Veh! come lo amano! Ma prendetelo! Mettetelo nel vostro maledetto Urbe! Ve lo cediamo! Non lo vogliamo! Le carogne alle carogne! La lebbra ai lebbrosi!».
Vocazione del Cireneo (Lc 23,28-31)[5].
11Longino si stanca e sprona il cavallo, seguito dai dieci lancieri, contro la canea insultante, che fugge una seconda volta. Ed è nel fare questo che vede fermo un carretto, certo salito lì dalle ortaglie che sono ai piedi del monte, e che attende col suo carico di insalate che la turba sia passata per scendere verso la città. Penso che un poco di curiosità nel Cireneo e nei suoi figli lo abbia fatto salire fin lì, perché non era proprio necessario per lui di farlo. I due figli, sdraiati sull’alto del mucchio verdolino delle verdure, guardano e ridono dietro i giudei fuggenti. L’uomo invece, un robustissimo uomo sui quaranta cinquant’anni, ritto presso il ciuchino che spaventato cerca di rinculare, guarda attentamente verso il corteo.
12Longino lo squadra. Pensa la possa far comodo e ordina: «Uomo, vieni qui».
13Il Cireneo finge di non sentire. Ma con Longino non si scherza. Ripete l’ordine in un modo tale che l’uomo getta la redine ad un figlio e viene vicino al centurione.
14«Vedi quell’uomo?», chiede. E nel dire così si volge per indicare Gesù e vede a sua volta Maria, che supplica i soldati di farla passare. Ne ha pietà e urla: «Fate passare la Donna». Poi torna a parlare al Cireneo: «Non può più procedere così carico. Tu sei forte. Prendi la sua croce e portala per Lui sino alla cima».
«Non posso… Ho l’asino… è riottoso… i ragazzi non sanno tenerlo…».
15Ma Longino dice: «Vai, se non vuoi perdere l’asino e acquistare venti colpi di castigo».
Il Cireneo non osa più reagire. Urla ai ragazzi: «Andate a casa e presto. E dite che vengo subito», e poi va da Gesù.
“Mamma” e “Figlio”[6].
16Lo raggiunge proprio mentre Gesù si volge verso la Madre, che solo ora vede venire verso di Lui, perché procede così curvo e ad occhi quasi chiusi che è come fosse cieco, e grida: «Mamma!».
17È la prima parola, da quando è torturato, che esprima il suo soffrire. Perché in quel grido c’è la confessione di tutto e ogni suo tremendo dolore di spirito, di morale e di carne. È il grido straziato e straziante di un bambino che muore solo, fra aguzzini, fra le peggiori torture… e che giunge ad avere paura anche del suo proprio respiro. È il lamento di un fanciullo delirante che è straziato da visioni d’incubo… E vuole la mamma, la mamma, perché solo il suo bacio fresco calma l’ardore della febbre, la sua voce fuga i fantasmi, il suo abbraccio fa meno paurosa la morte…
18Maria si porta la mano al cuore, come ne avesse una pugnalata, e ha un lieve vacillamento. Ma si riprende, affretta il passo e, mentre va a braccia tese verso la sua Creatura straziata, grida: «Figlio!». Ma lo dice in maniera tale che chi non ha cuore di iena se lo sente fendere per quel dolore.
19Vedo che anche fra i romani vi è un moto di pietà… eppure sono uomini d’arme, non nuovi alle uccisioni, segnati da cicatrici… Ma la parola «Mamma!» e «Figlio!» sono sempre quelle, e per tutti coloro che, ripeto, non sono peggio delle iene, e sono dette e comprese dovunque, e dovunque sollevano onde di pietà…
20Il Cireneo ha questa pietà… E poiché vede che Maria non può abbracciare il suo Figlio per via della croce e, dopo avere teso le braccia, le lascia ricadere, persuasa di non poterlo fare -e lo guarda soltanto, volendo sorridere del suo martire sorriso per rincuorarlo, mentre le labbra tremanti bevono il pianto, e Lui, torcendo il capo da sotto il giogo della croce, cerca a sua volta di sorriderle e di inviarle un bacio con le povere labbra ferite e spaccate dalle percosse e dalla febbre- si affretta a levare la croce, e lo fa con delicatezza di padre, per non urtare la corona o strofinare sulle piaghe.
21Ma Maria non può baciare la sua Creatura… Anche il tocco più lieve sarebbe tortura sulle carni lacerate, e Maria se ne astiene, e poi… i sentimenti più santi hanno un pudore profondo. E vogliono rispetto o almeno compassione. Qui è curiosità e soprattutto scherno. Si baciano solo le due anime angosciate.
22Il corteo, che si rimette in moto sotto la spinta delle ondate di popolo furente che preme dal fondo, li divide, respingendo la Madre contro il monte, allo scherno di tutto un popolo…
Il Cireneo con la croce (Mt 27,32; Mc 15,21; Lc 23,26)[7].
23Ora dietro a Gesù è il Cireneo con la croce. E Gesù, libero di quel peso, procede meglio. Ansa fortemente, si porta sovente la mano al cuore, come avesse un grande dolore, una ferita lì, alla regione sterno-cardiaca, e ora che può, non avendo più le mani legate, si respinge i capelli caduti in avanti, tutti collosi di sangue e sudore, fin dietro le orecchie, per sentire aria sul volto cianotico, si slaccia il cordone del collo, per la sofferenza del respiro… Ma può camminare meglio.
24Maria si è ritirata con le donne. Si accoda al corteo quando è passato e poi, per una scorciatoia, si dirige alla vetta del monte, sfidando gli improperi della plebe cannibalesca.
25Ora che Gesù è libero, si compie abbastanza presto l’ultimo anello del monte, e già si è prossimi alla cima tutta piena di popolo urlante.
26Longino si ferma e dà ordine che tutti, inesorabilmente, siano respinti più in basso, perché la cima, luogo di esecuzione, sia libera. E metà centuria eseguisce l’ordine, accorrendo sul posto e respingendo senza pietà chiunque là si trova, usando daghe e aste per questo. Sotto la grandine delle piattonate e delle bastonate, i giudei della cima fuggono. E vorrebbero collocarsi nella sottostante spianata. Ma quelli che già sono in essa non cedono, e fra la gente si accendono risse feroci. Sembrano tutti pazzi.
La cima del Volgata (Mc 15,22)[8].
27Come le ho detto[9] lo scorso anno, il Calvario, nella sua cima, ha la forma di un trapezio irregolare, lievemente più alto nel lato A, dopo il quale il monte scoscende ripido per oltre metà della sua altezza. Su questa piazzuola sono già pronti tre buchi profondi, tappezzati di mattoni o lavagne, costruiti apposta, insomma. Vicino ad essi sono pietre e terra pronte per rincalzare le croci. Altri buchi invece sono stati lasciati pieni di pietre. Si capisce che li svuotano di volta in volta per il numero che serve.
28Sotto la cima trapezoidale, dalla parte che il monte non scoscende, vi è una specie di piattaforma degradante dolcemente, che fa una seconda piazzuola. Da questa partono due larghi sentieri che costeggiano la cima, di modo che questa è isolata e sopraelevata di almeno due metri da tutti i lati.
29I soldati, che hanno respinto la folla dalla cima, domano, a colpi persuasivi di aste, le risse, e fanno largo perché il corteo possa sfilare senza ostacoli nell’ultimo pezzo di strada, e restano lì a fare ala mentre i tre condannati, inquadrati dai cavalieri e protetti dall’altra metà centuria alle spalle, giungono fino al punto dove vengono fatti fermare: ai piedi del naturale palco sopraelevato che è la cima del Golgota.
Le tre Marie e i fedeli del Cristo (Mc 15,40-41)[10].
30Mentre ciò avviene, scorgo le Marie al punto che segno con un M, e un poco dietro a loro sono Giovanna di Cusa con altre quattro delle dame di prima. Le altre si sono ritirate. E devono averlo fatto da sole, perché Gionata è là, dietro alla sua padrona. Non c’è più quella che noi diciamo Veronica e che Gesù ha detta Niche, e con lei manca la sua servente. E anche quella tutta velata, che fu obbedita dai soldati, non c’è più. Vedo Giovanna, la vecchia chiamata Elisa, Anna (è la padrona di quella casa dove Gesù va alla vendemmia del primo anno) e due che non so identificare meglio.
31Dietro queste donne e le Marie vedo Giuseppe e Simone d’Alfeo, e Alfeo di Sara insieme al gruppo dei pastori. Hanno colluttato con chi li voleva respingere insultandoli, e la forza di questi uomini, che l’amore e il dolore moltiplicano, è stata così violenta che hanno vinto, creando un semicerchio libero contro il quale i vilissimi giudei non osano che lanciare grida di morte e tendere i pugni. Ma non di più, perché i bastoni dei pastori sono nodosi e pesanti, e la forza e la mira non manca a questi prodi. E non dico male a dire così. Ci vuole un vero coraggio a stare in pochi, noti per galilei o seguaci del Galileo, contro tutta una popolazione ostile. L’unico punto di tutto il Calvario dove non si bestemmi il Cristo!
32Il monte, dai tre lati che scendono non ripidi a valle, è tutto un formicolaio di folla. La terra giallastra e nuda non si vede più. Sotto il sole che va e viene pare un prato fiorito di corolle di tutti i colori, tanto sono fitti i copricapi e i mantelli dei sadici che lo coprono. Oltre torrente, per la via, altra folla; oltre le mura, altre ancora. Sulle terrazze più vicine, altra ancora. Il resto della città nudo… vuoto… silenzioso. Tutto è qui. Tutto l’amore e tutto l’odio. Tutto il Silenzio che ama e perdona. Tutto il Clamore che odia e impreca.
La Madre schernita.
33Mentre gli uomini preposti all’esecuzione preparano i loro strumenti finendo di svuotare le buche, e i condannati aspettano al centro del loro quadrato, i giudei, rifugiati nell’angolo opposto alle Marie, le insultano. Anche la Madre insultano: «A morte i galilei. A morte! Galilei! Galilei! Maledetti! A morte il Bestemmiatore galileo. Inchiodate sulla croce anche il seno che lo ha portato! Via le vipere che partoriscono i demoni! A morte! Mondate Israele dalle femmine congiunte col capro! …».
34Longino, che è smontato da cavallo, si volta e vede la Madre… Ordina di far cessare quella gazzarra… La mezza centuria, che era alle spalle dei condannati, carica la marmaglia e sgombera del tutto la seconda piazzuola, mentre i giudei scappano per il monte pestandosi gli uni con gli altri. Smontano anche gli altri soldati, e uno prende gli undici cavalli, oltre quello del centurione, e li porta all’ombra, dietro il costolone B del monte.
35Il centurione si avvia verso la vetta. Giovanna di Cusa si fa avanti, lo ferma. Gli dà l’anfora e una borsa. E poi si ritira piangendo, andando contro lo spigolo del monte con le altre.
In attesa della Crocifissione.
36In alto è pronto tutto. Vengono fatti salire i condannati. E Gesù passa ancora una volta presso la Madre, che ha un gemito che Ella stessa cerca frenare portandosi il mantello sulla bocca.
37I giudei vedono e ridono e deridono. Giovanni, il mite Giovanni, che ha un braccio dietro le spalle di Maria per sorreggerla, si volge con uno sguardo feroce. Ha persino l’occhio fosforescente. Se non avesse da tutelare le donne, io credo che prenderebbe qualcuno dei vili per la gola.
38Non appena i condannati sono sul palco fatale, i soldati circondano la piazzuola da tre lati. Non resta vuoto che quello a strapiombo.
39Il centurione dà ordine al Cireneo di andarsene. E questi se ne va, a malincuore ora, e non direi per sadismo, ma per amore. Tanto che si ferma presso i galilei, dividendo con essi gli insulti che la folla elargisce a questi sparuti fedeli del Cristo.
40I due ladroni gettano al suolo le loro croci bestemmiando. Gesù tace.
La via dolorosa è terminata.
2. La crocifissione[11].
Maria al piede della croce (Gv 19,25)[12].
1Longino invece osserva tutto con curiosità e interesse, confronta e mentalmente giudica. Confronta i crocifissi, e specie il Cristo, e gli spettatori. Il suo occhio penetrante non perde un particolare. E per vedere meglio fa solecchio con la mano, perché il sole gli deve dare noia.
2È infatti un sole strano. Di un giallo rosso d’incendio. E poi pare che l’incendio si spenga di colpo per un nuvolone di pece che sorge da dietro le catene giudee e che corre veloce per il cielo, scomparendo dietro ad altri monti. E quando il sole ritorna fuori è così vivo che l’occhio non lo sopporta che male.
3Nel guardare vede Maria, proprio sotto il balzo, che tiene alzato verso il Figlio il suo volto straziato. Chiama uno dei soldati che giuocano a dadi e gli dice: «Se la Madre vuole salire col figlio che l’accompagna, venga. Scortala e aiutala».
26E Maria con Giovanni, creduto «figlio», sale per la scaletta incisa nella roccia tufacea, credo, e penetra oltre il cordone dei soldati andando ai piedi della croce, ma un poco scosta per essere vista e per vedere il suo Gesù.
28La folla le propina subito i più obbrobriosi insulti. Accomunandola nelle bestemmie al Figlio. Ma Ella, con le labbra tremanti e sbiancate, cerca solo di dargli conforto, con un sorriso straziato su cui si asciugano le lacrime che nessuna forza di volontà riesce a trattenere negli occhi.
La Maddalena[13].
43«Sì! Sì! Andiamo da Lazzaro. Inchiodiamolo dall’altro lato della croce», e pappagallescamente fanno la parlata lenta di Gesù dicendo: «Lazzaro, amico mio, vieni fuori! Slegatelo e lasciatelo andare!».
44«No! Diceva a Marta e Maria, le sue femmine: “Io sono la Risurrezione e la Vita”. Ah! Ah! Ah! La Risurrezione non sa mandare indietro la morte, e la Vita muore!».
45«Ecco là Maria con Marta. Chiediamo dove è Lazzaro e andiamolo a cercare». E si fanno avanti, verso le donne, chiedendo arrogantemente: «Dove è Lazzaro? Al palazzo?».
46E Maria Maddalena, mentre le altre terrorizzate fuggono dietro i pastori, si fa avanti, ritrovando nel suo dolore la antica baldanza dei tempi di peccato, e dice: «Andate. Troverete già in palazzo i soldati di Roma e cinquecento armati delle mie terre, che vi castreranno come vecchi caproni destinati al pasto degli schiavi alle macine».
«Sfrontata! Così parli ai sacerdoti?».
«Sacrileghi! Turpi! Maledetti! Volgetevi! Alle spalle avete, io le vedo, le lingue delle fiamme infernali».
47I vili si volgono, veramente terrorizzati, tanto è sicura l’affermazione di Maria; ma, se non hanno le fiamme alle spalle, hanno alle reni le ben pontute lance romane. Perché Longino ha dato un ordine e la mezza centuria che era in riposo è entrata in fazione e punge alle natiche i primi che trova. Questi fuggono urlando e la mezza centuria resta a chiudere gli imbocchi delle due strade e a fare baluardo alla piazzuola. I giudei imprecano, ma Roma è la più forte.
La Maddalena riabbassa il suo velo -se lo era alzato per parlare agli insultatori- e torna al suo posto. Le altre si riuniscono a lei.
LA NOTTE OSCURA DELLE DISCEPOLE
3. Il velo con il Viso del Redentore e la preparazione degli unguenti[14].
Il Volto Santo[15].
Un ricordo, un dono.
1Un picchio risoluto all’uscio fa sobbalzare tutti. Il padrone di casa fugge coraggiosamente. Maria di Zebedeo vorrebbe che il suo Giovanni lo seguisse e lo spinge verso il cortile. Le altre, meno la Maddalena, si stringono l’una coll’altra gemendo. É Maria di Magdala che va dritta e forte all’uscio e chiede: «Chi bussa?».
2Una voce di donna risponde: «Sono Niche. Ho una cosa da dare alla Madre. Aprite! Presto. La ronda è in giro».
3Giovanni, che si è svincolato dalla madre ed è corso presso la Maddalena, lavora intorno ai molteplici serrami, tutti ben assicurati questa sera. Apre. Entra Niche con la servente ed un uomo nerboruto che le scorta. Chiudono.
4«Ho una cosa…», e piange Niche e non può parlare…
«Che? Che?». Le sono tutti addosso, curiosi.
5«Sul Calvario… Ho visto il Salvatore in quello stato… Avevo preparato il velo lombare perché non usasse i cenci dei boia… Ma era tanto sudato, col sangue negli occhi, che ho pensato darglielo perché si asciugasse. Ed Egli lo ha fatto… E mi ha reso il velo. Io non l’ho usato più… Volevo tenerlo per reliquia col suo sudore e il suo sangue. E vedendo l’accanimento dei giudei, dopo poco, con Plautina e le altre romane Lidia e Valeria, insieme, abbiamo deciso di tornare indietro. Per paura che ci levassero questo lino. Le romane son donne virili. Ci hanno messe nel mezzo, io e la servente, e ci hanno protette. É vero che sono contaminazione per Israele… e che toccare Plautina è pericolo. Ma ciò si pensa in tempi di calma. Oggi erano tutti ubbriachi… A casa ho pianto… per ore… Poi è venuto il terremoto e sono svenuta… Rinvenuta, ho voluto baciare quel lino e ho visto… oh!… Vi è sopra la faccia del Redentore! …»
6«Fa’ vedere! Fa’ vedere!».
«No. Prima alla Madre. É il suo diritto».
«É tanto sfinita! Non resisterà…»
«Oh! non lo dite! Le sarà di conforto, invece. Avvertitela!».
Un sorriso nel suo volto.
7Giovanni bussa piano all’uscio.
«Chi è?».
«Io, Madre. Fuori è Niche… É venuta nella notte… Ti ha portato un ricordo… un dono… Spera darti conforto con quello».
«Oh! un solo dono mi può confortare! Il sorriso del suo Volto…»
8«Madre!». Giovanni l’abbraccia per tema che cada e dice, come confidasse il Nome vero di Dio: «Quello è. Il sorriso del suo Volto, impresso nel lino con cui Niche lo ha asciugato sul Calvario».
«Oh! Padre! Dio altissimo! Figlio santo! Eterno Amore! Siate benedetti! Il segno! Il segno che vi ho chiesto! Falla, falla entrare!».
9Maria si siede perché non si regge più e, mentre Giovanni fa cenno alle donne, che occhieggiano, che Niche passi, Ella si ricompone.
10Niche entra e si inginocchia ai suoi piedi con la servente accanto. Giovanni, ritto in piedi, presso Maria, le tiene il braccio dietro le spalle come per sorreggerla. Niche non dice una parola. Ma apre il cofano, estrae il lino, lo spiega. E il Volto di Gesù, il Volto vivo di Gesù, il doloroso e pur sorridente Volto di Gesù, guarda la Madre e le sorride.
11Maria ha un grido di amore doloroso e tende le braccia. Le donne le fanno eco dal vano dell’uscio dove si affollano. E la imitano nell’inginocchiarsi davanti al Volto del Salvatore.
12Niche non trova una parola. Passa il lino dalle sue alle mani materne e si curva poi a baciarne il lembo. E poi esce a ritroso, senza attendere che Maria rinvenga dalla sua estasi.
13Se ne va… É già fuori, nella notte, quando pensano a lei… Non resta che chiudere il portone come era prima.
14Maria è di nuovo sola. In un colloquio d’anima con l’effigie del Figlio, perché tutti si ritirano di nuovo.
Bella schiera di seguaci.
15Altro tempo passa. Poi Marta dice: «Come faremo per gli unguenti? Domani è sabato…».
«E non potremo prendere nulla…», dice Salome.
«E bisognerebbe farlo… Molte libbre di aloe e mirra… ma era così mal lavato…».
«Bisognerebbe avere pronto tutto per l’aurora del primo giorno dopo il sabato», osserva Maria d’Alfeo.
«E le guardie? Come faremo?», chiede Susanna.
«Lo diremo a Giuseppe, se non ci lasciano entrare», risponde Marta.
16«Non potremo da noi spostare la pietra».
Risponde la Maddalena: «Oh! in cinque dici che non potremo? Siamo robuste tutte… e l’amore fa il resto».
«E poi verrò io con voi», dice Giovanni.
«Tu no proprio. Non voglio perdere anche te, figlio».
«Ma non ci pensare. Basteremo noi».
«Ma intanto… Chi ci dà gli aromi?».
Restano tutte accasciate…
17Poi Marta dice: «Potevamo chiedere a Niche se era vero di Giovanna… delle sommosse…».
«É vero! Ma ebeti siamo. Potevamo allora prendere anche gli aromi. Isacco era sul suo uscio quando tornammo…».
18«In palazzo sono molti vasetti d’essenze, e c’è incenso fino. Vado a prenderli». E Maria Maddalena si alza dal suo posto e si mette il manto.
Marta grida: «Tu non andrai».
«Io andrò».
«Sei folle! Ti prenderanno!»
«Tua sorella ha ragione. Non andare!».
19«Oh! che inutili e urlanti femmine che siete! Invero che Gesù aveva una bella schiera di seguaci! Avete già esaurito la vostra riserva di coraggio? A me, invece, più ne uso e più me ne viene».
«Andrò io con lei. Sono un uomo».
«E io sono tua madre e te lo proibisco».
20«Sta’ buona, Maria Salome, e sta’ buono, Giovanni. Vado sola. Non ho paura. So cosa è girare di notte per le vie. L’ho fatto mille volte per il peccato… e dovrei temere ora che vado per servire il Figlio di Dio?».
«Ma oggi la città è in rivolta. Hai sentito l’uomo».
«È un coniglio. E voi con lui. Io vado».
21«E se ti trovano i soldati?».
«Dirò: “Sono la figlia di Teofilo, Siro, servo fedele di Cesare. E mi lasceranno andare. E poi… L’uomo davanti ad una donna giovane e bella è un trastullo più innocuo di un filo di paglia. Lo so, per mia vergogna…».
«Ma dove vuoi trovare profumi in palazzo se esso è disabitato da anni?».
22«Lo credi? Oh! Marta! Non ricordi che Israele vi obbligò a lasciarlo perché era uno dei miei luoghi di ritrovo con gli amanti? In esso io avevo tutto quanto serviva a farli più folli ancora di me. Quando fui salvata dal mio Salvatore, io ho nascosto, in un luogo noto a me sola, gli alabastri e gli incensi che usavo per le mie orge d’amore. Ed ho giurato che unicamente il pianto sul mio peccato e l’adorazione di Gesù santissimo sarebbero state le acque profumate e gli ardenti incensi di Maria pentita. E di quei segni di un culto profano del senso e della carne ne avrei solo usato per santificarli su Lui e dargli unzione. Ora è l’ora.
23Vado. Restate. E tranquille. Con me viene l’angelo di Dio e nulla di male mi accadrà. Addio. Vi porterò notizie. E a Lei non dite nulla… Le aumentereste l’affanno…».
E Maria di Magdala esce sicura, imponente.
“Il sabato è morto”.
24«Madre, questo ti insegni… E ti dica: “Non fare che il mondo dica che tuo figlio è un vile”. Domani, anzi oggi, perché già è data la seconda vigilia, io andrò cercando i compagni, come Ella vuole…».
«É sabato… non puoi…», obbietta Salome per trattenerlo.
25«”Il sabato è morto”, dico io pure con Giuseppe. L’era nuova è iniziata. Altre leggi, altri sacrifici e cerimonie in essa».
Maria Salome china la testa sui ginocchi e piange senza più protestare.
«Oh! poter sapere di Lazzaro!», geme Maria di Cleofa.
26«Se mi lasciate andare lo saprete. Perché i compagni, Simone Cananeo ne ha avuto l’ordine, sono stati condotti, da lui, da Lazzaro. Gesù lo disse, me presente, a Simone».
«Ohimè! Tutti là? Allora tutti perduti!». Maria Cleofa e Salome piangono desolate.
Prodi o conigli?
27Passa altro tempo fra pianti e attese. Poi torna Maria Maddalena. Trionfante, carica di borse piene di vasetti preziosi.
28«Vedete che nulla è accaduto? Ecco qui: oli di ogni genere, e nardo, e olibano, e benzoino. Non c’è la mirra e l’aloe… Non volevo amarezze io… Le bevo tutte ora… Ma intanto intrideremo queste, e domani prenderemo… oh! pagando, Isacco darà anche di sabato… Prenderemo mirra e aloe».
29«Ti hanno vista?».
«Nessuno.
Non c’è in giro neppure un pipistrello».
30«I soldati?».
«I soldati? Io credo che russino nei loro giacigli».
31«Ma le sedizioni… gli arresti…».
«Li ha visti la paura di quell’uomo…».
32«Chi è nel palazzo?».
«Ma Levi e la moglie. Tranquilli come pargoli. Gli armati sono fuggiti… ah! ah! bei prodi abbiamo, per mia fede!… Sono fuggiti appena seppero della condanna. Dico il vero: Roma è dura e usa il flagello… Ma con questo si fa temere e servire. Ed ha uomini, non conigli… Oh! sì! Egli diceva: “I miei seguaci conosceranno la mia stessa sorte”. Umh! Se molti romani diverranno di Gesù, ciò può essere. Ma se deve avere martiri fra gli israeliti! Resterà solo… Ecco.
33Questo è il mio sacco. E questo è di Giovanna, che… Sì. Non solo vili, ma mentitori siamo. Giovanna non è che accasciata. Lei ed Elisa si sono sentite male sul Golgota. Una è una madre che ebbe morto il figlio, e sentire i rantoli di Gesù la fecero stare male. L’altra è delicata, non usa a tanto cammino e a tanto sole. Ma niente ferite, niente agonie. Piange, come noi, certo. Non di più. Si rammarica di essere stata condotta via. Domani verrà. E manda questi aromi. Quelli che aveva.
34Con lei era rimasta Valeria, per ordine di Plautina, ed ora se ne è andata con gli schiavi alla casa di Claudia, perché loro hanno molti incensi. Quando verrà, perché anche lei, per grazia del Cielo, non è una lepre sempre tremante, non mettetevi ad urlare come sentiste il gladio alla gola.
35Su. Alzatevi. Prendiamo dei mortai. Lavoriamo. Piangere non giova. O, almeno, piangete e lavorate. Sarà stemperato col pianto il nostro balsamo. Ed Egli lo sentirà su di Lui… Sentirà l’amore nostro». E si morde le labbra, per non piangere e per dare forza alle altre, veramente disfatte.
Lavorano con lena (Lc 23,56)[16].
Lavorano con lena.
36Maria chiama Giovanni.
«Madre, che hai?».
«Questi colpi…».
«Tritano gli incensi…».
«Ah!… Ma… perdonate… Non fate quel rumore… mi sembrano i martelli…».
Infatti i pestelli di bronzo contro il marmo dei mortai fanno proprio un rumore di martelli.
Giovanni lo dice alle donne, e queste escono nel cortile per essere udite meno.
Giovanni torna dalla Madre.
37«Come li hanno avuti?».
«É andata Maria di Lazzaro. A casa sua, e da Giovanna… E anche altri ne verranno portati…».
38«Non è venuto nessuno?».
«Nessuno dopo Niche».
«Ma guardalo, Giovanni, come è bello anche in quel suo dolore!». Maria si assorbe a mani giunte contro il telo, che ha steso contro un cofano tenendolo fermo con dei pesi.
39«Bello, sì, Madre. E ti sorride… Non piangere più… Già qualche ora è passata. Meno da attendere il suo ritorno…», e intanto Giovanni piange…
Credere e fare si deve.
40Maria lo accarezza sulla gota. Ma guarda solo l’effigie del Figlio.
Giovanni esce, accecato dal pianto.
41Anche la Maddalena, che è tornata a prendere delle anfore, è nelle stesse condizioni. Ma dice all’apostolo: «Non bisogna farsi vedere piangere. Perché, se no, quelle là non sanno più fare nulla. E fare si deve…».
42«… e credere si deve», termina Giovanni.
«Sì. Credere. Se non si potesse credere, sarebbe la disperazione. Io credo. E tu?».
«Io pure…».
43«Lo dici male. Non ami ancora abbastanza. Se amassi con tutto te stesso, non potresti non credere[17]. L’amore è luce e voce. Anche contro le tenebre della negazione e il silenzio della morte dice: “Io credo”». É splendida la Maddalena, così alta e imponente, imperiosa nella sua confessione di fede! Deve avere il cuore torturato. E i suoi occhi bruciati di pianto lo dicono. Ma l’animo è invitto.
Giovanni la guarda ammirato e mormora: «Tu sei forte!».
44«Sempre. Lo fui tanto che seppi sfidare il mondo. Ed ero senza Dio, allora. Ora che ho Lui, sento di sapere sfidare anche l’inferno. Tu, che sei buono, non dovresti essere che più forte di me. Perché la colpa deprime, sai? Più di una consunzione. Ma tu sei innocente… Per questo ti amava tanto…».
«Anche te amava…».
«E io non ero innocente. Ma ero la sua conquista e.…».
Le prime redenti dell’oscurantismo pagano.
45Bussano al portone con forza.
«Sarà Valeria. Apri».
Giovanni lo fa senza paura, dominato dalla calma di Maria. É infatti Valeria coi suoi schiavi, che portano la lettiga da cui ella è scesa. Entra salutando latinamente: «Salve».
46«La pace sia con te, sorella. Entra», dice Giovanni.
«Posso offrire alla Madre l’omaggio di Plautina? Anche Claudia ha contribuito. Ma se non è dolore per Lei il vedermi».
Giovanni entra da Maria.
47«Chi bussa? Pietro? Giuda? Giuseppe?».
«No. É Valeria. Ha portato resine preziose[18]. Te le vorrebbe offrire… se non ti dà pena».
48«Devo superare la pena. Egli ha chiamato al suo Regno i figli d’Israele e i pagani. Tutti ha chiamato. Ora… è morto… Ma io sono qui per Lui. E tutti ricevo. Entri».
Valeria entra. Si è levato il mantello oscuro ed è tutta bianca nella sua stola. Si inchina fino a terra. Saluta e parla. «Domina. Tu lo sai chi siamo. Le prime redente dall’oscurantismo pagano. Fango e tenebre eravamo. Tuo Figlio ci ha dato ala e luce. Ora è.… è addormentato in pace. Sappiamo i vostri usi. E vogliamo che anche i balsami di Roma siano sparsi sul Trionfatore».
49«Dio vi benedica, figlie del mio Signore. E.… perdonate se non so dire di più…».
«Non ti sforzare, Domina. Roma è forte. Ma sa anche comprendere il dolore e l’amore. Ti capisce, Madre Dolorosa. Addio».
«La pace sia con te, Valeria! A Plautina, a voi tutte, la mia benedizione».
Valeria si ritira, lasciando i suoi incensi e altre essenze.
«Lo vedi, Madre? Tutto il mondo dà per il Re del Cielo e della Terra».
«Sì», dice Maria.
«Tutto il mondo. E la Madre non avrà potuto dargli che il pianto».
50Un gallo canta allegro in qualche posto vicino. Giovanni sussulta.
«Che hai, Giovanni?», chiede la Vergine.
«Pensavo a Simon Pietro…».
«Ma non era con te?», chiede la Maddalena che è rientrata nella stanza.
«Sì. In casa di Anna. Poi ho capito che dovevo venire qui. E non l’ho mai più visto».
51«Fra poco è l’alba».
«Sì. Aprite».
Aprono le impannate, e i volti sembrano ancor più terrei nella luce verdolina dell’alba.
52La notte del Venerdì Santo è finita.
E la Maddalena se ne va, col suo viso bruciato dal pianto, ma sempre forte.
L’ALBA
DEL NUOVO GIORNO
DELLE DISCEPOLE
4. Il mattino della Risurrezione[19].
L’appassionata Maddalena.
Le due innamorate del Messia-Dio.
1Rientra da Maria.
«Che aveva Pietro?».
«Una crisi di nervi. Ma gli è passata».
«Non essere dura, Maria. Soffre».
2«Anche io. Ma vedi che non ti ho chiesto neppure una carezza. Lui è stato già medicato da te… E io invece penso che solo tu, Madre mia, hai bisogno di balsamo. Madre mia, santa, amata! Ma fa’ cuore… Domani è il terzo giorno. Ci chiuderemo qui dentro noi due: le sue innamorate. Tu, l’Innamorata santa; io, la povera innamorata… Ma come posso lo sono, con tutta me stessa. E lo aspetteremo… Loro, quelli che non credono, li chiuderemo di là, coi loro dubbi. E qui metterò tante rose… Oggi farò portare il cofano… Ora passerò dal palazzo e darò ordine a Levi. Via tutte queste orribili cose! Non le deve vedere il nostro Risorto… Tante rose… E tu ti metterai una veste nuova… Non deve vederti così. Io ti pettinerò, ti laverò questo povero volto che il pianto ha sfigurato. Eterna fanciulla, io ti farò da madre… Avrò, infine, la beatitudine di avere cure materne per una creatura più innocente di un neonato! Cara!», e con la sua esuberanza affettiva la Maddalena si stringe al petto il capo di Maria, che è seduta, la bacia, la carezza, le ravvia le lievi ciocche dei capelli scomposti dietro le orecchie, le asciuga le nuove lacrime che scendono ancora, ancora, sempre, col lino della sua veste…
I balsami aromatici (Mt 28,1; Mc 16,1; Gv 20,1)[20].
3Entrano le donne con lumi e anfore e vasi dalle ampie bocche. Maria d’Alfeo porta un pesante mortaio. «Non si può stare fuori. C’è un poco di vento e spegne le lampade», spiega.
4Si pongono in un lato. Su un tavolo, stretto ma lungo, pongono tutte le loro cose, e poi danno un ultimo tocco ai loro balsami, mescendo nel mortaio, su una polvere bianca che estraggono a manciate da un sacchetto, la già pesante manteca delle essenze. Mescolano lavorando di lena e poi empiono un vaso dall’ampia bocca. Lo pongono al suolo. Ripetono con un altro la stessa operazione. Profumi e lacrime cadono sulle resine.
5Maria Maddalena dice: «Non era questa l’unzione che speravo poterti preparare». Perché è la Maddalena che, più esperta di tutte, ha sempre regolato e diretto la composizione del profumo, tanto acuto che pensano di aprire la porta e di socchiudere la finestra sul giardino, che appena inalba.
Tutte piangono più forte dopo l’osservazione sommessa della Maddalena. Hanno finito. Tutti i vasi sono pieni.
6Escono con le anfore vuote, il mortaio ormai inutile, e molte lucerne. Ne restano due sole nella stanzetta e tremano, pare singhiozzino anche esse col palpitare della loro luce…
Rientrano le donne e chiudono di nuovo la finestra, perché l’alba è freddina. Si pongono i mantelli e prendono delle ampie sacche in cui collocano i vasi del balsamo.
Ancora un sacrificio richiesto alla Madre.
7Maria si alza e cerca il suo mantello. Ma tutte le si affollano intorno persuadendola a non venire.
«Non ti reggi, Maria. Sono due giorni che non prendi cibo. Un poco d’acqua soltanto».
«Sì, Madre. Faremo presto e bene. E torneremo subito».
«Non temere. Lo imbalsameremo come un re. Vedi che balsamo prezioso componemmo! E quanto! …».
«Non trascureremo membro o ferita, e lo metteremo con le nostre mani a posto. Siamo forti e siamo madri. Lo metteremo come un bambino nella cuna. E agli altri non resterà che da chiudere il suo posto».
8Ma Maria insiste: «È il mio dovere», dice. «L’ho curato sempre io. Solo, in questi tre anni che fu del mondo, ho ceduto ad altri la cura di Lui quando Egli mi era lontano. Ora che il mondo lo ha respinto e rinnegato, è di nuovo mio. E io torno la sua serva».
9Pietro, che con Giovanni si era avvicinato all’uscio, non visto dalle donne, fugge sentendo queste parole. Fugge in qualche angolo nascosto per piangere sul suo peccato. Giovanni resta presso lo stipite. Ma non dice niente. Vorrebbe andare anche lui. Ma fa il sacrificio di rimanere presso la Madre.
L’appassionata.
10Maria Maddalena riconduce Maria al suo sedile. Le si inginocchia davanti, l’abbraccia ai ginocchi alzando verso Lei il suo volto doloroso e innamorato, e le promette: «Egli, col suo Spirito, tutto sa e vede. Ma al suo Corpo, coi baci, io dirò il tuo amore, il tuo desiderio. Io so cosa è l’amore. So che pungolo, che fame è amare. Che nostalgia di esser con chi è l’amore per noi. E questo è anche nei vili amori che sembrano oro, e fango sono. Quando poi la peccatrice può sapere ciò che è l’amore santo per la Misericordia vivente, che gli uomini non hanno saputo amare, allora meglio può comprendere cosa è il tuo amore, Madre. Tu lo sai che io so amare.
11E tu sai che Egli lo ha detto, in quella sera del mio vero natale, là, sulle rive del nostro lago sereno, che Maria sa molto amare. Ora, questo mio esuberante amore, come acqua che trabocca da un bacino piegato, come roseto in fiore che si rovescia giù da una muraglia, come fiamma che, trovando esca, più si apprende e cresce, si è tutto riversato su Lui, e da Lui-Amore ha tratto nuova potenza… Oh! che la mia potenza d’amare non ha potuto sostituirsi a Lui sulla Croce!…
12Ma quello che per Lui fare non ho potuto -e patire, e sanguinare, e morire al suo posto, fra gli scherni di tutto il mondo, felice, felice, felice di soffrire al suo posto, e, ne sono certa, arso ne sarebbe stato lo stame della mia povera vita più dall’amore trionfale che dal patibolo infame, e sarebbe dalle ceneri sbocciato il nuovo, candido fiore della nuova vita pura, vergine, ignorante di tutto ciò che non è Dio- tutto questo che non ho potuto fare per Lui, per te lo posso fare ancora…,
13Madre che amo con tutto il mio cuore. Fidati di me. Io che ho saputo, in casa di Simone il fariseo, così dolcemente accarezzare i suoi piedi santi, ora, con l’anima che sempre più sboccia alla Grazia, saprò ancora più dolcemente accarezzare le sue membra sante, medicare le ferite, imbalsamarle più col mio amore, più col balsamo tratto dal mio cuore spremuto dall’amore e dal dolore, che non coll’unguento.
14E la morte non intaccherà quelle carni che tanto amore hanno dato e tanto ne ricevono. Fuggirà la Morte. Perché l’Amore è più forte di essa[21]. È invincibile l’Amore. E io, Madre, col tuo perfetto, col mio totale, di amore imbalsamerò il mio Re d’Amore».
15Maria bacia quest’appassionata che ha, finalmente, saputo trovare Chi merita tanta passione, e cede al suo pregare.
Si incammina al sepolcro (Mc 16,2-3; Lc 24,1)[22].
16Le donne escono portando una lucerna. Nella stanza ne resta una sola. Ultima esce la Maddalena, dopo un ultimo bacio alla Madre che resta.
La casa è tutta buia e silenziosa. La strada è ancora oscura e solitaria.
Giovanni chiede: «Non mi volete proprio?».
«No. Puoi servire qui. Addio».
5. Le pie donne al Sepolcro[23].
La Maddalena più due gruppi di donne.
Che pavide sorelle.
1Le donne, intanto, uscite dalla casa camminano rasente al muro, ombre nell’ombra. Per qualche tempo tacciono, tutte imbacuccate e paurose di tanto silenzio e solitudine. Poi, rassicurandosi alla vista della calma assoluta che è in città, si riuniscono in gruppo e osano parlare.
«Saranno già aperte le porte?», chiede Susanna.
«Certo. Guarda là il primo ortolano che entra con le verdure. Va al mercato», risponde Salome.
«Ci diranno nulla?», chiede ancora Susanna.
«Chi?», domanda la Maddalena.
«I soldati, alla porta Giudiziaria. Di lì… entrano pochi ed escono meno ancora… Daremo sospetti…».
«E con ciò? Ci guarderanno. Vedranno cinque donne che vanno verso la campagna. Potremmo essere anche persone che, fatta la Pasqua, andiamo ai nostri paesi».
«Però… Per non dare nell’occhio a qualche malintenzionato, perché non usciamo da un’altra porta e poi giriamo rasente alle mura? …».
«Allungheremo la strada».
«Ma saremo più sicure. Prendiamo la porta dell’Acqua…».
«Oh! Salome! Se fossi in te, sceglierei la porta Orientale! Più lungo il giro dovresti fare! Occorre fare presto e tornare presto». È la Maddalena questa così recisa.
«Allora un’altra, ma non quella Giudiziaria. Sii buona…», pregano tutte.
2«E va bene. Allora, posto che volete così, passiamo da Giovanna. Si è raccomandata di farglielo sapere. Se fossimo andate dirette, si poteva fare senza. Ma poiché volete fare un giro più lungo, passiamo da lei…».
«Oh! sì. Anche per le guardie messe là… Lei è nota e temuta…».
«Io direi di passare anche da Giuseppe d’Arimatea. È il padrone del luogo».
3«Ma sì! Facciamo un corteo, adesso, per non dare nell’occhio! Oh! che pavida sorella che ho! Piuttosto, sai Marta? Facciamo così. Io vado avanti e guardo. Voi venite dietro con Giovanna. Mi metterò in mezzo alla via, se c’è del pericolo, e mi vedrete. E torneremo indietro. Ma vi assicuro che le guardie, davanti a questo –io ci ho pensato (e mostra una borsa piena di monete) – ci lasceranno fare tutto».
«Lo diremo anche a Giovanna. Hai ragione».
La Maddalena vola sola.
4«Allora andate, che io vado».
«Vai sola, Maria? Io vengo con te», dice Marta timorosa per la sorella.
«No. Tu va’ con Maria d’Alfeo da Giovanna. Salome e Susanna ti aspetteranno presso la porta, dalla parte di fuori delle mura. E poi verrete per la via maestra tutte insieme. Addio». E Maria Maddalena tronca altri possibili commenti andandosene veloce con la sua borsa di balsami e le sue monete in seno.
Vola, tanto va lesta nella strada che si fa più lieta nel primo rosare dell’aurora. Passa la porta Giudiziaria per fare più presto. Né nessuno la ferma…
Le altre vanno da Giovanna.
5Le altre la guardano andare, poi volgono le spalle alla biforcazione di vie dove erano e ne prendono un’altra, stretta e oscura, che poi si apre, in prossimità del Sisto, in una più vasta e aperta in cui sono belle case. Si dividono ancora, Salome e Susanna procedendo per la via, mentre Marta e Maria d’Alfeo bussano al portone ferrato e si mostrano al finestrino (spioncino) che il portinaio socchiude.
Entrano e vanno da Giovanna che, già alzata e tutta vestita di un viola scurissimo che la fa ancora più pallida, manipola anche essa degli oli insieme alla nutrice e ad una servente.
6«Siete venute? Dio ve ne compensi. Ma, non foste venute, sarei andata da me… Per trovare conforto… Perché molte cose sono rimaste turbate dopo quel tremendo giorno. E per non sentirmi sola devo andare contro quella pietra e bussare e dire: “Maestro, sono la povera Giovanna… Non mi lasciare sola anche Tu…”».
Giovanna piange piano ma con molta desolazione, mentre Ester, la nutrice, fa dei grandi segni indecifrabili dietro le spalle della padrona, intanto che le mette il mantello.
«Io vado, Ester».
«Dio ti conforti!».
L’esperienza del sepolcro vuoto.
Vi fu un gran terremoto (Mt 28,2-4)[24]
7Escono dal palazzo per raggiungere le compagne. È in questo momento che avviene il breve e forte terremoto, che getta di nuovo nel panico i gerosolimitani, ancora terrorizzati dagli avvenimenti del Venerdì. Le tre donne tornano sui loro passi, precipitosamente, e nell’ampio vestibolo, fra le serve e i servi urlanti e invocanti il Signore, stanno paurose di nuove scosse…
8…La Maddalena, invece, è proprio al limitare del viottolo che porta all’orto dell’Arimatea quando la coglie il boato potente, e pure armonico, di questo segno celeste, mentre, nella luce appena rosata dell’aurora che si avanza nel cielo, dove ancora a occidente resiste una tenace stella, e che fa bionda l’aria fino allora verdolina, si accende una grande luce, che scende come fosse un globo incandescente, splendidissimo, tagliando a zig-zag l’aria quieta.
Maria di Magdala ne è quasi sfiorata e rovesciata al suolo. Si curva un momento mormorando: «Mio Signore!», e poi si raddrizza come uno stelo dopo il passar del vento e, ancora più ratta, corre verso l’ortaglia.
Il sepolcro vuoto(Gv 20,1)[25].
9Vi entra veloce, andando, come un uccello inseguito e cercante il nido, verso il sepolcro di roccia. Ma, per quanto vada veloce, non può essere là quando la celeste meteora fa da leva e da fiamma sul sigillo di calcina messo a rinforzo del pesante pietrone, né quando con fragore finale la porta di pietra cade, dando uno scuotìo che si unisce a quello del terremoto che, se è breve, è di una violenza tale che atterra le guardie come morte.
10Maria, sopraggiungendo, vede questi inutili carcerieri del Trionfatore gettati al suolo come un fascio di spighe falciate. Maria Maddalena non riconnette il terremoto con la Risurrezione. Ma, vedendo quello spettacolo, crede che sia il castigo di Dio sui profanatori del Sepolcro di Gesù, e cade in ginocchio dicendo: «Ahimè! Lo hanno rapito!». È veramente desolata e piange come una bambina che sia venuta sicura di trovare il padre cercato e trovi invece vuota la dimora.
Pietro e Giovanni corrono al sepolcro(Gv 20,2)[26].
11Poi si alza e corre via per andare da Pietro e Giovanni. E, dato che più non pensa che ad avvisare i due, non ricorda di andare incontro alle compagne, di arrestarsi sulla via, ma veloce come una gazzella ripassa per la strada già fatta, supera la porta Giudiziaria e vola per le strade che sono un poco più animate, si abbatte contro il portone della casa ospitale e lo batte e lo scuote furiosamente.
Le apre la padrona. «Dove sono Giovanni e Pietro?», chiede affannosa Maria Maddalena.
«Là», e la donna indica il Cenacolo.
12Maria di Magdala entra e, appena è dentro, davanti ai due stupiti dice, e nella voce tenuta bassa per pietà della Madre è più affanno che se avesse urlato, dice: «Hanno portato via il Signore dal Sepolcro! Chissà dove lo hanno messo!», e per la prima volta traballa e vacilla e, per non cadere, si afferra dove può.
«Ma come? Che dici?», chiedono i due.
E lei, con affanno: «Sono andata avanti… per comperare le guardie… perché ci lasciassero fare. Loro sono là come morte… Il Sepolcro è aperto, la pietra per terra… Chi? Chi sarà stato? Oh! venite! Corriamo…».
13Pietro e Giovanni si avviano subito. Maria li segue per qualche passo. Poi torna indietro. Afferra la padrona di casa, la scrolla, violenta nel suo previdente amore, e le fischia in volto: «Guardati bene da far passare nessuno da Lei (e accenna la porta della stanza di Maria). Ricordati che io sono la tua padrona. Ubbidisci a taci». E poi la lascia esterrefatta e raggiunge gli apostoli, che a gran passi vanno verso il Sepolcro…
L’esperienza dell’incontro con gli angeli
L’angelo del divino Dolore(Mt 28,5-7; Mc 16,5-7)[27].
14…Susanna e Salome, intanto, lasciate le compagne e raggiunte le mura, vengono colte dal terremoto. Impaurite, si rifugiano sotto una pianta e stanno là, combattute fra la smania di andare verso il Sepolcro e quella di scappare presso Giovanna. Ma l’amore vince la paura e vanno verso il Sepolcro.
15Entrano ancora sbigottite nell’ortaglia e vedono le guardie tramortite… vedono una grande luce uscire dal Sepolcro aperto. Si aumenta il loro sbigottimento e finisce di farsi completo quando, tenendosi per mano per farsi coraggio a vicenda, si affacciano sulla soglia e, nel buio della grotta sepolcrale, vedono una creatura luminosa e bellissima, dolcemente sorridente, salutarle dal posto dove sta: appoggiata a destra della pietra dell’unzione, che si annulla col suo grigio dietro a tanto incandescente splendore. Cadono a ginocchi, sbalordite di stupore.
16Ma l’angelo dolcemente parla loro: «Non abbiate timore di me. Sono l’angelo del Divino Dolore. Sono venuto per bearmi della fine di esso. Più non è il dolore del Cristo, il suo avvilimento nella morte. Gesù di Nazareth, il Crocifisso che voi cercate, è risorto. Non è più qui! Vuoto è il posto dove era deposto. Giubilate con me. Andate. Dite a Pietro e ai discepoli che Egli è risorto e vi precede in Galilea. Là lo vedrete ancora per poco, secondo che ha detto».
Fuga delle due donne(Mc 16,8)[28].
17Le donne cadono col volto a terra e quando lo alzano fuggono come fossero inseguite da un castigo. Sono terrorizzate e mormorano: «Ora morremo! Abbiamo visto l’angelo del Signore!».
18Si calmano un poco in aperta campagna e si consigliano. Che fare? Se dicono ciò che hanno visto, non saranno credute. Se dicono anche di venire di là, possono essere accusate dai giudei di aver ucciso le guardie. No. Non possono dire nulla, né agli amici, né ai nemici…
19Pavide, ammutolite, tornano da altra via verso casa. Entrano e si rifugiano nel Cenacolo. Neppure chiedono di vedere Maria… E là pensano che quanto hanno visto non sia che un inganno del Demonio. Umili come sono, giudicano che «non può essere che a loro sia stato concesso di vedere il messo di Dio. È Satana che le ha volute impaurire per allontanarle di là».
Piangono e pregano come due bambine impaurite da un incubo…
Il terzo gruppo di donne si avvia al sepolcro(Lc 24,1)[29]
20…Il terzo gruppo, quello di Giovanna, Maria d’Alfeo e Marta, visto che nulla succede di nuovo, si decide ad andare là dove certo le compagne attendono. Escono nelle strade, dove ormai vi è gente impaurita, che commenta il nuovo terremoto e lo ricollega ai fatti del Venerdì e vede anche quello che non c’è.
«Meglio se sono tutti spauriti! Forse lo saranno anche le guardie e non faranno eccezioni», dice Maria d’Alfeo. E vanno svelte verso le mura.
Pietro e Giovanni al sepolcro(Gv 20,3)[30].
21Ma, mentre loro vanno là, all’ortaglia sono già giunti Pietro e Giovanni, seguiti dalla Maddalena. E Giovanni, più svelto, giunge per primo al Sepolcro. Le guardie non ci sono più. E più non c’è l’angelo.
22Giovanni si inginocchia, timoroso e dolente, sulla soglia spalancata, e per venerare e per cogliere qualche indizio dalle cose che vede. Ma non vede che ammucchiati per terra i panni-lini messi sopra la sindone. «Non c’è proprio, Simone! Maria ha visto bene. Vieni, entra, guarda».
23Pietro, col fiato grosso per il gran correre fatto, entra nel Sepolcro. Aveva detto per via: «Io non oserò accostarmi a quel posto». Ma ora non pensa altro che a scoprire dove può essere il Maestro. E lo chiama anche, come Egli potesse essere nascosto in qualche angolo buio.
24L’oscurità, in questa ora mattutina, è ancora forte nel profondo del Sepolcro, a cui dà luce solo la piccola apertura della porta su cui ora fanno ombra Giovanni e la Maddalena… E Pietro stenta a vedere, e deve aiutarsi con le mani a vedere… Tocca, e trema, il tavolo dell’unzione e lo sente vuoto…
25«Non c’è, Giovanni! Non c’è! … Oh! vieni anche tu! Io ho tanto pianto che non ci vedo quasi in questa poca luce».
26Giovanni si alza in piedi ed entra. E, mentre lo fa, Pietro scopre il sudario posto in un angolo, ben piegato e con dentro la sindone arrotolata con cura.
27«Lo hanno proprio rapito. Le guardie erano non per noi, ma per fare questo… E noi l’abbiamo lasciato fare. Coll’andarcene lo abbiamo permesso! …».
28«Oh! dove lo avranno messo?».
«Pietro! Pietro! Ora… è proprio finita!».
I due discepoli sono annientati.
«Andiamo, donna. Tu lo dirai alla Madre…».
L’angelo Custode e l’angelo del Dolore(Gv 20,11-13)[31].
29«Io non vengo via. Sto qui… Qualcuno verrà… Oh! io non vengo… Qui c’è ancora qualcosa di Lui. Aveva ragione la Madre… Respirare l’aria dove Egli fu è l’unico sollievo che ci resta».
«L’unico sollievo… Ora lo vedi tu pure che era fola sperare…», dice Pietro.
Maria neppure risponde. Si accascia al suolo, proprio presso la porta, e piange, mentre gli altri vanno via lentamente.
30Poi alza il capo e guarda dentro, e fra le lacrime vede due angeli seduti a capo e a piedi della pietra dell’unzione. È tanto intontita la povera Maria, nella sua più fiera battaglia fra la speranza che muore e la fede che non vuole morire, che li guarda inebetita, senza neppure stupirsene. Non ha più altro che lacrime la forte che a tutto ha resistito da eroina.
31«Perché piangi, donna?», chiede uno dei due luminosi fanciulli, perché di adolescenti bellissimi hanno l’aspetto.
«Perché hanno portato via il mio Signore e non so dove me lo hanno messo».
32Maria non ha paura a parlare con loro, non chiede: «Chi siete?». Nulla. Nulla più le fa stupore. Tutto quanto può stupire una creatura ella lo ha già subito. Ora non è che una cosa spezzata che piange senza vigore e ritegno.
33Il giovinetto angelico guarda il compagno e sorride. E l’altro pure. E in un balenare di letizia angelica ambedue guardano fuori, verso l’ortaglia tutta in fiore per i milioni di corolle che si sono aperte al primo sole sui meli fitti del pometo.
Apparizioni del Messia risorto.
Il Risorto con volto umano(Gv 20,14-15)[32].
34Maria si volta per vedere chi guardano. E vede un Uomo, bellissimo, che non so come non possa riconoscere subito. Un Uomo che la guarda con pietà e le chiede: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». È vero che è un Gesù offuscato dalla sua pietà verso la creatura, che le troppe emozioni hanno sfinita e che potrebbe morire per improvvisa gioia, ma proprio mi chiedo come possa non riconoscerlo.
35E Maria fra i singhiozzi: «Mi hanno preso il Signore Gesù! Ero venuta per imbalsamarlo in attesa che sorgesse… Ho tenuto raccolto tutto il mio coraggio e la mia speranza e la mia fede intorno al mio amore… e ora non lo trovo più… Anzi ho messo il mio amore intorno alla fede, alla speranza e al coraggio, per difendere questi dagli uomini… Ma è tutto inutile! Gli uomini hanno rubato il mio Amore e con esso tutto mi hanno levato…
36O mio signore, se sei tu che lo hai portato via, dimmi dove lo hai messo. Ed io lo prenderò… Non lo dirò a nessuno… Sarà un segreto fra me e te. Guarda: sono la figlia di Teofilo, la sorella di Lazzaro, ma ti sto in ginocchio davanti a supplicarti, come una schiava.
37Vuoi che ti compri il suo Corpo? Lo farò. Quanto vuoi? Sono ricca. Posso darti tant’oro e gemme per quanto esso pesa. Ma rendimelo. Non ti denuncerò. Vuoi percuotermi? Fallo. A sangue, se vuoi. Se hai un odio per Lui, fallo scontare a me. Ma rendimelo. Oh! non mi fare povera di questa miseria, o mio signore! Pietà di una povera donna! …
38Per me non vuoi? Per sua Madre, allora. Dimmi! Dimmi dove è il mio Signore Gesù. Sono forte. Lo prenderò fra le braccia e lo porterò come un bambino in salvo. Signore… signore… tu lo vedi… da tre giorni siamo percossi dall’ira di Dio per quello che fu fatto al Figlio di Dio… Non aggiungere Profanazione a Delitto…».
Il Risorto si svela all’innamorata(Gv 20,16-18)[33].
39«Maria!». Gesù sfavilla nel chiamarla. Si svela nel suo fulgore trionfante.
40«Rabboni!». Il grido di Maria è veramente “il grande grido” che chiude il ciclo della morte. Col primo le tenebre dell’odio fasciarono la Vittima di bende funebri, col secondo le luci dell’amore aumentarono il suo splendore. E Maria si alza nel grido che empie l’ortaglia, corre ai piedi di Gesù, li vorrebbe baciare.
41Gesù la scosta toccandola appena col sommo delle dita presso la fronte: «Non mi toccare! Non sono ancora salito al Padre mio con questa veste. Va’ dai miei fratelli e amici, e di’ loro che Io salgo al Padre mio e vostro, al Dio mio e vostro. E poi verrò da loro». E Gesù scompare, assorbito da una luce insostenibile.
42Maria bacia il suolo dove Egli era e corre verso casa. Entra come un razzo, perché il portone è socchiuso per dare passaggio al padrone che esce per andare alla fonte; apre la porta della stanza di Maria e le si abbandona sul cuore gridando: «È risorto! È risorto!», e piange beata.
Gli angeli al terzo gruppo di donne(Lc 24,2-10)[34].
43E mentre accorrono Pietro e Giovanni, e dal Cenacolo avanzano spaurite Salome e Susanna e ascoltano il suo racconto, ecco entrare anche, dalla via, Maria d’Alfeo con Marta e Giovanna, che a fiato mozzo dicono di «essere anche loro state là e di avere visto due angeli che si dicevano il Custode dell’Uomo Dio e l’angelo del suo Dolore, e che hanno dato loro l’ordine di dire ai discepoli che Egli era risorto». E poiché Pietro scrolla il capo, insistono dicendo: «Sì. Hanno detto: “Perché cercate il Vivente fra i morti? Egli non è qui. È risorto, come disse quando ancora era in Galilea. Non ricordate? Disse: ‘Il Figlio dell’uomo deve essere dato nelle mani dei peccatori ed essere crocifisso. Ma il terzo giorno risusciterà?”».
44Pietro scrolla il capo dicendo: «Troppe cose in questi giorni! Ne siete rimaste turbate».
45La Maddalena alza il capo dal petto di Maria e dice: «L’ho visto! Gli ho parlato. Mi ha detto che sale al Padre e poi viene. Come era bello!», e piange come non ha mai pianto, ora che non ha più da torturare sé stessa per fare forza contro il dubbio sorgente da ogni lato.
46Ma Pietro, e anche Giovanni, restano molto dubbiosi. Si guardano, ma il loro occhio dice: «Immaginazione di donne!».
47Anche Susanna e Salome osano allora parlare. Ma la stessa inevitabile diversità nei particolari delle guardie che prima ci sono come morte e poi non ci sono, degli angeli che ora sono uno e ora due e che agli apostoli non si sono mostrati, delle due versioni sul venire qui di Gesù o sul precedere i suoi in Galilea, fa sì che il dubbio e, anzi, la persuasione degli apostoli cresca sempre più.
Apparizione a Maria D’Alfeo e Salome Mt 28,9-10[35].
48Maria, la Madre beata, tace sorreggendo la Maddalena… Non comprendo il mistero di questo silenzio materno.
49Maria d’Alfeo dice a Salome: «Torniamo là noi due. Vediamo se siano tutte ebbre…». E corrono fuori.
50Le altre restano, pacatamente derise dai due apostoli, presso Maria che tace, assorta in un pensiero che tutti interpretano a modo loro, e nessuno comprende che è in estasi.
51Tornano le due attempate donne: «È vero! È vero! Noi lo abbiamo visto. Ci ha detto, presso l’orto di Barnaba: “La pace a voi. Non temete. Andate a dire ai miei fratelli che sono risorto e che vadano fra qualche giorno in Galilea. Là staremo ancora insieme”. Così ha detto. Maria ha ragione. Bisogna dirlo a quelli di Betania, a Giuseppe, a Nicodemo, ai discepoli più fidi, ai pastori, andare, fare, fare… Oh! è risorto! …», piangono tutte beate.
Incredulità dei due apostoli(Lc 24,11; Mc 16,11)[36].
52«Folli siete, donne. Il dolore vi ha turbate. La luce vi è parsa un angelo. Il vento voce. Il sole il Cristo. Io non vi critico. Vi capisco, ma non posso che credere che a ciò che io ho visto: il Sepolcro aperto e vuoto, e le guardie fuggite col Cadavere involato».
Disonestà dei capi giudei(Mt 11-15)[37].
53«Ma se lo dicono le guardie stesse che è risorto! Se la città è in subbuglio e i principi dei Sacerdoti sono folli d’ira, perché le guardie hanno parlato fuggendo esterrefatte! Ora vogliono che dicano diverso e le pagano perciò. Ma già si sa. E se i giudei non credono alla Risurrezione, non vogliono credere, molti altri credono…».
«Uhm! Le donne! …». Pietro alza le spalle e fa per andarsene.
Testimonianza della madre.
54Allora la Madre, che ha sempre sul cuore la Maddalena che piange come un salice sotto un’acquata per la sua troppo grande gioia e che la bacia sui capelli biondi, alza il viso trasfigurato e dice una breve frase: «È realmente risorto. Io l’ho avuto fra le braccia e ne ho baciato le Piaghe». E poi si curva sui capelli dell’appassionata e dice: «Sì, la gioia è ancora più forte del dolore. Ma non è che una briciola di rena di quello che sarà il tuo oceano di gioia eterna. Te beata che sopra la ragione hai fatto parlare lo spirito».
55Pietro non osa più negare… e con uno di quei trapassi del Pietro antico, che ora ritorna ad affiorare, dice, e urla, come se dagli altri e non da lui dipendesse il ritardo: «Ma allora, se è così, bisogna farlo sapere agli altri. A quelli dispersi per le campagne… cercare… fare… Su, muovetevi. Se dovesse proprio venire… che ci trovi almeno», e non si accorge che ancora confessa di non credere ciecamente alla sua Risurrezione.
IL NUOVO SOLE DELLE DISCEPOLE FEDELI
6. Considerazioni sull’apparizione
alla redenta [38].
La redenta.
1E dopo che alla Pura, alla quale per diritto di santità e di maternità è giusto vada il Figlio-Dio, mi presento alla donna redenta, alla capostipite, alla rappresentante di tutte le creature femminee che sono venuto a liberare dal morso della lussuria. Perché dica ad esse che si accostino a Me per guarire, che abbiano fede in Me, che credano nella mia Misericordia che comprende e perdona, che per vincere Satana, che fruga loro le carni, guardino la mia Carne ornata dalle cinque ferite.
2Non mi faccio toccare da lei. Ella non è la Pura che può toccare, senza contaminarlo, il Figlio che torna al Padre. Molto ha ancora da purificare con la penitenza. Ma il suo amore merita questo premio. Ella ha saputo risorgere per sua volontà dal sepolcro del suo vizio, strozzare Satana che la teneva, sfidare il mondo per amore del suo Salvatore, ha saputo spogliarsi di tutto che non fosse amore, ha saputo non essere più che amore che si consuma per il suo Dio. E Dio la chiama: “Maria”. Odila rispondere: “Rabboni!”. Vi è il suo cuore in quel grido.
3A lei, che l’ha meritato, do l’incarico di esser messaggera della Risurrezione. E ancora una volta sarà un poco schernita come avesse vaneggiato. Ma non le importa nulla, a Maria di Magdala, a Maria di Gesù, del giudizio degli uomini. Mi ha visto risorto, e ciò le dà una gioia che attutisce ogni altro sentimento.
4Vedi come amo anche chi fu colpevole, ma volle uscire dalla colpa? Neppure a Giovanni Io mi mostro per primo. Ma alla Maddalena. Giovanni aveva già avuto il grado di figlio da Me. Lo poteva avere perché era puro e poteva essere figlio non solo spirituale, ma anche dante e ricevente, alla e dalla Pura di Dio, quei bisogni e quelle cure che sono connesse alla carne.
5Maddalena, la risorta alla Grazia, ha la prima visione della Grazia Risorta.
Regola per meritare la manifestazione di Gesù.
6Quando mi amate sino a vincere tutto per Me, Io vi prendo il capo ed il cuore malato fra le mie mani trafitte e vi alito in volto il mio Potere. E vi salvo, vi salvo, figli che amo. Voi tornate belli, sani, liberi, felici. Voi tornate i figli cari del Signore. Faccio di voi i portatori della mia Bontà fra i poveri uomini, coloro che testimoniate della mia Bontà ad essi per farli persuasi di essa e di Me.
7Abbiate, abbiate, abbiate fede in Me. Abbiate amore. Non temete. Vi faccia sicuri del Cuore del vostro Dio tutto quanto ho patito per salvarvi.
8E tu, piccolo Giovanni, sorridi dopo aver pianto. Il tuo Gesù non soffre più. Non ci sono più né sangue né ferite. Ma luce, luce, luce e gioia e gloria. La mia luce e la mia gioia siano in te sinché verrà l’ora del Cielo».
7. Apparizione a Giovanna di Cusa[39].
Più forte della fede è l’amore
La Passione continua per Giovanna.
1In una ricca stanza, dove a mala pena filtra la luce esterna, piange Giovanna tutta abbandonata su un sedile presso il basso letto coperto di splendide coperture. Piange con un braccio appoggiato alla sponda e la fronte sul braccio, tutta scossa dai singhiozzi che le devono rompere il petto. Quando, nell’affanno del piangere, solleva per un momento il viso, cercando aria, si vede una larga macchia d’umido sulla coperta preziosa, ed il suo viso è letteralmente inondato di lacrime. Poi torna a curvarlo sul braccio e torna a vedersi di lei solo il collo sottile e bianchissimo, la massa dei bruni capelli, le spalle e il sommo del tronco molto snelli. Il resto si perde nella penombra che annulla il corpo, fasciato nell’abito viola scuro.
2Senza spostare tenda o socchiudere porta, entra Gesù, e senza rumore le va vicino. Le sfiora i capelli con la Mano e chiede in un sussurro: «Perché piangi, Giovanna?»
3E Giovanna, che deve credere che sia il suo angelo che l’interroga, e che non vede nulla perché non alza il capo dalla sponda del letto, con un pianto più desolato dice il suo tormento: «Perché non ho più neppure il Sepolcro del Signore per andare a versare il mio pianto e non essere sola…».
4«Ma è risorto. Non ne sei felice?».
5«Oh! sì! Ma tutte lo hanno visto, meno io e Marta. E Marta certo lo vedrà a Betania… perché là è casa amica. La mia… la mia non è più casa amica… Tutto ho perduto con la sua Passione… E il mio Maestro e l’amore dello sposo… e la sua anima… perché non crede… non crede… e mi deride… e mi impone di non venerare neppure la memoria del mio Salvatore… per non rovinare lui… Per lui è più importante l’interesse umano… Io… io… io non so se continuare ad amarlo o ad averne ribrezzo. Non so se ubbidirlo come moglie o disubbidirlo, come l’anima vorrebbe, per il più grande sponsale dello spirito col Cristo a cui resto fedele… Io… io vorrei sapere… E chi mi dà consiglio se Lui non è più raggiungibile dalla povera Giovanna? Oh!… per il mio Signore la Passione è finita!… Ma per me è cominciata il Venerdì, e dura… Oh! che tanto debole sono e non ho forza di portare questa croce! …»
6«Ma se Egli ti aiutasse, la vorresti portare per Lui?».
«Oh! sì! Purché Egli mi aiuti… Egli sa cosa è portare da solo la croce… Oh! pietà della mia sventura!»
Ogni passione termina in una risurrezione.
7«Sì. Io lo so cosa è portare da solo la croce. Per questo sono venuto e ti sono al fianco. Giovanna, comprendi Chi è che ti parla? La tua casa non è più amica del Cristo? Perché? Se egli, lo sposo terreno, è come astro coperto da una nube di miasmi umani, tu sei sempre Giovanna di Gesù. Non ti ha lasciata il Maestro. Gesù non lascia mai le anime a Lui sposate. É sempre il Maestro, l’Amico, lo Sposo, anche ora che è il Risorto. Alza il capo, Giovanna. Guardami. In quest’ora di ammaestramento segreto, e più dolce che se ti fossi apparso come alle altre, Io ti dico quale deve essere la tua condotta futura. Quella che dovrà essere di tante tue sorelle. Ama con pazienza e sommissione il turbato sposo. Aumenta la tua dolcezza più egli fermenta in sé amarezza di umane paure. Aumenta la tua luminosità spirituale più egli genera da sé ombre di terreni interessi. Sii fedele per due. E sii forte nel tuo sponsale dello spirito. Quante, in futuro, dovranno scegliere fra il volere di Dio e quello del consorte! Ma saranno grandi quando, sopra l’amore e la maternità, seguiranno Iddio. La tua passione incomincia. Sì. Ma tu vedi che ogni passione termina in una risurrezione…».
8Giovanna è andata piano piano alzando il capo. I suoi singhiozzi si sono diradati. Ora guarda e vede, e scivola in ginocchio, adorando e mormorando: «Il Signore!».
9«Sì. Il Signore. Tu vedi che, come con te, con nessuna Io sono stato. Ma Io vedo le necessità particolari e graduo il soccorso da dare alle anime che da Me aspettano aiuto. Sali il tuo calvario di sposa coll’aiuto della mia carezza e di quella del tuo innocente. É entrato con Me in Cielo e mi ha dato la sua carezza per te. Io ti benedico, Giovanna. Abbi fede. Io ti ho salvata. Tu salverai se avrai fede».
“Nulla si perde di quanto è mio”.
10Giovanna ora sorride e osa chiedere: «Dai bambini non vai?».
11«Li ho baciati all’aurora mentre ancora dormivano nel loro lettino, e mi hanno creduto un angelo del Signore. Gli innocenti li posso baciare quando voglio. Ma non li ho destati per non turbarli troppo. La loro anima conserva il ricordo del mio bacio… e lo trasmetterà, a suo tempo, alla mente. Nulla si perde di quanto è mio. Tu sii sempre una madre per essi. E sempre sii figlia di mia Madre. Non ti staccare mai totalmente da Lei. Ella ti perpetuerà, con soavità materna, ciò che fu la nostra amicizia. E portale i bambini. Ella ha bisogno di bambini per sentirsi meno sola della sua Creatura…».
«Cusa non vorrà…»
«Cusa ti lascerà fare».
12«Mi ripudierà, Signore?», è un grido di nuovo strazio.
«È un astro offuscato. Riportalo alla luce col tuo eroismo di sposa e di cristiana. Addio. Fuorché alla Madre mia, non dire ad altri questa mia venuta. Anche le rivelazioni vanno dette a chi e quando è giusto farlo».
Gesù le sorride sfolgorando, e nel fulgore scompare.
Conferma dei bambini.
13Giovanna si alza, trasognata, combattuta fra la gioia e la pena, fra il timore di aver sognato e la certezza di avere visto. Ma quanto sente in sé la rassicura. Va dai piccoli, che giuocano quieti sulla terrazza superiore, e li bacia.
14 «Non piangi più, mamma?», chiede timidamente Maria, non più la povera bambina miserella, ma una gracile e gentile fanciullina dalla veste ben curata ed i cappellucci ravviati; e Mattia, bruno e snello con la sua esuberanza di maschietto, dice: «Dimmi chi ti fa piangere ed io lo punirò».
15Giovanna li raccoglie in un solo abbraccio sul cuore e dice, parlando sulla testolina castana di Maria, sui capelli bruni di Mattia: «Non piango più. Gesù è risorto e ci benedice».
16«Oh! allora non sanguina più? Non ha più male?», chiede Maria.
«Stolta! Di’ piuttosto: non è più morto! Ora è felice, allora!… Perché essere morti deve essere brutto…», dice Mattia.
17«Allora non c’è più da piangere, mamma?», torna a chiedere Maria.
«No. Voi innocenti, no. Cogli angeli giubilate».
18«Gli angeli!… Questa notte, non so che vigilia fosse, ho sentito una carezza e mi sono svegliata dicendo: “Mamma!”, ma non chiamavo te. Chiamavo la mamma morta, perché quella carezza era più leggera e più dolce delle tue, e ho aperto un momento gli occhi. Ma ho visto solo una grande luce e ho detto: “Il mio angelo mi ha baciata per consolarmi del gran dolore che ho per la morte del Signore”», dice Maria.
19«Anche io. Ma io avevo sonno molto e ho detto: “Sei tu?”. Pensavo al mio Custode e volevo dirgli: “Va’ a baciare Gesù e Giovanna, perché non abbiano più paura”, ma non ci sono riuscito. Ho ripreso a dormire e a sognare, e mi pareva di essere in Cielo con te e Maria. Poi è venuto quel terremoto e mi sono svegliato spaventato. Ma Ester mi ha detto: “Non avere paura. É già passato”, e io ho dormito ancora».
20Giovanna li bacia di nuovo e poi li lascia ai loro giuochi sereni e va alla casa del Cenacolo. Chiede di Maria. Entra da Lei. Chiude l’uscio e dice la sua grande parola: «Io l’ho veduto. A te lo dico. Io sono confortata e felice. Amami, perché Egli lo ha detto che ti devo stare unita».
21La Madre risponde: «Te l’ho già detto, che ti amo, nella giornata del sabato. Ieri. Poiché è ieri… E pare tanto lontana, quella giornata di pianto e tenebre, da questa di luce e sorriso!».
22«Sì… Tu hai già detto, ora ricordo, ciò che Egli ora mi ha ripetuto. Tu hai detto: “Noi donne dovremo fare perché noi siamo rimaste e gli uomini sono fuggiti… É sempre la donna la generatrice…”. Oh! Madre, aiutami a generare Cusa! Egli è fuggito dalla Fede! …». Giovanna piange di nuovo.
23Maria la prende fra le braccia: «Più forte della fede è l’amore. È la più attiva virtù. Con essa creerai l’anima novella di Cusa. Non temere. Ma io ti aiuterò».
8. Venuta dei pagani e
accenni
ad altre apparizioni[40].
Le primizie di Roma.
Aria di festa.
1La casa del Cenacolo è piena di gente. Il vestibolo, il cortile, le stanze, meno il Cenacolo e la stanza dove è Maria Vergine, presentano l’aspetto festoso ed eccitato di un luogo dove molti si ritrovino, dopo del tempo, per una festa. Vi sono gli apostoli, meno Tommaso. Vi sono i pastori. Vi sono le donne fedeli e insieme a Giovanna vi sono Niche, Elisa, Sira, Marcella, Anna. Parlano tutti, a voce bassa, ma con una eccitazione palese e festosa. Tutta la casa è ben serrata, come per paura, ma la paura del di fuori non lede la gioia dell’interno.
2Marta va e viene insieme a Marcella e Susanna, preparando per la cena dei «servi del Signore», come lei chiama gli apostoli. Le altre e gli altri si interrogano, si confidano le loro impressioni, gioie, paure… come tanti bambini in attesa di qualcosa che li elettrizza e che li spaura anche un poco.
3Gli apostoli vorrebbero apparire i più sicuri. Ma sono i primi a turbarsi se un rumore sembra un busso al portone o se simula una finestra che si spalanca. Anche l’accorrere di Susanna con due lampade a più fiamme, in soccorso di Marta che cerca delle biancherie, fa fare un balzo indietro a Matteo che grida: «Il Signore!». Cosa che fa cadere in ginocchio Pietro che, è palese, si sente più agitato degli altri.
Le primizie di Roma.
4Un battere risoluto al portone fa troncare tutte le parole e rimanere sospesi.
5Io credo che i cuori battono tutti a gran corsa. Guardano dallo spiraglio e aprono con un «Oh!» di stupore, vedendo il gruppo inaspettato delle dame romane scortate da Longino e un altro che è, come Longino, vestito di scuro. Anche le dame sono tutte avvolte in mantelli scuri, che le coprono anche sul capo. E si sono levati tutti i gioielli per dare meno nell’occhio.
6«Possiamo entrare un momento per dire la nostra gioia alla Madre del Salvatore?», dice la più ossequiata di tutte, Plautina.
«Venite pure. Là è».
7Entrano in gruppo insieme a Giovanna e Maria di Magdala, che ho l’impressione le conosca molto bene.
8Longino con l’altro romano restano isolati, perché sono guardati un poco di storto, in un angolo del vestibolo.
9Le donne salutano con il loro: «Ave, Domina!», e poi si inginocchiano dicendo: «Se prima ammiravamo la Sapienza, ora vogliamo essere figlie del Cristo. E a te lo diciamo. Tu sola puoi vincere la diffidenza ebraica verso di noi. A te verremo per essere istruite finché essi (e accennano agli apostoli fermi in gruppo sull’uscio) ci permetteranno di dirci di Gesù». È Plautina che ha parlato per tutte.
10Maria sorride beata e dice: «Chiedo al Signore di mondarmi le labbra come al Profeta[41] per potere degnamente parlare del mio Signore. Siate benedette, primizie di Roma!».
L’amore del Cristo tutti uguaglia e affratella.
11«Anche Longino vorrebbe… e l’astato, che si è sentito un fuoco nel cuore quando… quando si aprì terra e cielo al grido di Dio. Ma se noi poco sappiamo, essi nulla sanno. Se non che, che Egli era il Santo di Dio e che più non vogliono essere dell’Errore».
12«Dirai loro di venire agli apostoli».
13«Là sono. Ma gli apostoli di essi diffidano». Maria si alza e va verso i soldati.
14Gli apostoli la guardano andare, cercando di intuire il suo pensiero.
15«Dio vi conduca alla sua Luce, figli! Venite! Per conoscere i servi del Signore. Questo è Giovanni. E lo conoscete. E questo è Simon Pietro, l’eletto a capo dei fratelli dal Figlio mio e mio Signore. Questo è Giacomo e questo Giuda, cugini del Signore. Questo Simone, e questo Andrea fratello di Pietro. È questo Giacomo, fratello di Giovanni. E costoro Filippo, Bartolomeo e Matteo. Manca Tommaso, ancora lontano. Ma come fosse presente lo nomino. Questi gli eletti a speciale missione. Ma questi, che umili stanno nell’ombra, sono i primi nell’eroismo dell’amore. Da più di sei lustri predicano il Cristo. Né persecuzioni su loro né condanna sull’Innocente hanno leso la loro fede. Pescatori e pastori, e voi patrizi. Ma nel nome di Gesù non ci sono più distinzioni. L’amore nel Cristo tutti uguaglia e affratella. E il mio amore vi chiama figli, anche voi di altra nazione. Anzi io dico che vi ritrovo dopo avervi smarriti, perché, nel momento del dolore, presso il Morente eravate. E non dimentico la tua pietà, Longino. Non le tue parole, soldato. Parevo uccisa. Ma tutto vedevo. Io non ho come darvi ricompensa. E, veramente, per cose sante non c’è moneta. Ma solo amore e preghiera. E questa vi darò, pregando il nostro Signore Gesù di darvi Lui compenso».
Compenso del Signore: un dono pasquale.
16«Lo avemmo, Domina. Per questo tutti insieme abbiamo osato venire. Ci riunì un comune impulso. Già la fede ha gettato il suo laccio da cuore a cuore», dice Longino.
17Tutti si accostano incuriositi. E c’è chi, vincendo il ritegno e forse il ribrezzo del contatto pagano, dice: «Che aveste?».
18«Io una voce, la sua. E diceva: “Vieni a Me”», dice Longino.
19«Ed io udii: “Se Santo mi credi, credi in Me”», dice l’altro soldato.
20«E noi», dice Plautina, «mentre stamattina stavamo parlando di Lui, vedemmo una luce, una luce! Si formò in volto. Oh! di’ tu il suo splendore. Era il suo. E ci sorrise così dolcemente che non avemmo più che una volontà, venire a dirvi: “Non ci respingete”».
21Vi è del brusio e dei commenti. Tutti parlano, ripetendo come lo videro.
22I dieci apostoli tacciono mortificati. Per rifarsi e non apparire come gli unici rimasti senza il suo saluto, chiedono alle donne ebree se furono senza dono pasquale.
23Elisa dice: «Mi ha levato la spada del dolore del mio figlio morto».
24E Anna: «Ho sentito la sua promessa sulla eterna salute dei miei».
25E Sira: «Io una carezza».
26E Marcella: «Io un lampo e la sua Voce che diceva: “Persevera”».
27«E tu, Niche?», interrogano perché questa tace.
28«Lei ha già avuto», rispondono altri.
29«No. Ho visto il suo Volto, e mi ha detto: “Perché sul cuore ti si imprima questo”. Come era bello!».
30Marta va e viene, tacita e svelta, e tace.
31«E tu, sorella? Nulla a te? Tu taci e sorridi. Troppo dolcemente sorridi per non avere la tua gioia», dice la Maddalena.
32«È vero. Tieni le palpebre calate e muta è la tua lingua, ma è come cantassi una canzone d’amore, tanto il tuo occhio scintilla oltre il velo delle ciglia».
33«Oh! parla dunque! Madre, ti ha detto?».
34La Madre sorride e tace.
35Marta, che è intenta a disporre le stoviglie sulla tavola, vuole tenere calato il velo sul suo felice segreto. Ma la sorella non le dà tregua. Allora Marta, beata, dice arrossendo: «Mi ha dato appuntamento per l’ora della morte e degli sponsali compiuti…» e il viso le si accende in un rossore più vivo e in un riso di anima.
9. Apparizioni a varie
discepole
in luoghi diversi[42].
Alla madre di Annalia.
1Elisa, la madre di Annalia, piange sconsolatamente nella sua casa, chiusa in una stanzetta dove è un lettino senza coperture, forse quello di Annalia. Tiene il capo abbandonato sulle braccia, a loro volta abbandonate, tese sul lettuccio come per abbracciarlo tutto. Il corpo grava sui ginocchi in posa di languore. Di vigoroso non c’è che il suo pianto.
Poca luce entra dalla finestra aperta. Il giorno da poco è risorto. Ma una luce viva si fa quando entra Gesù.
Dico: entra, per dire che è nella stanza mentre prima non c’era. E dirò sempre così per significare il suo apparire in un luogo chiuso, senza stare a ripetermi come Egli si scopra da dietro ad una grande luminosità che ricorda quella della Trasfigurazione, da dietro un fuoco bianco -mi si permetta il paragone- che pare liquefare muri e porte per permettere a Gesù di entrare col suo vero, respirante, solido Corpo glorificato: un fuoco, una luminosità che su di Lui si rinchiude e lo nasconde quando se ne va. Però, dopo, piglia l’aspetto bellissimo di Risorto, ma Uomo, proprio Uomo, di una bellezza centuplicata rispetto a quella che già aveva prima della Passione. È Lui, ma è il Lui glorioso, Re.
«Perché piangi, Elisa?».
Non so come la donna non riconosca la Voce inconfondibile. Forse il dolore l’intontisce. Risponde come se parlasse a un parente che forse l’ha raggiunta dopo la morte di Annalia.
«Hai sentito ieri sera quegli uomini? Egli non era nulla. Potere magico, ma non divino. Ed io che mi rassegnavo alla morte di mia figlia pensandola amata da un Dio, in pace… Me lo aveva detto! …», piange ancor più forte.
«Ma lo videro risorto in molti. Solo Dio da Sé stesso può risuscitarsi».
«L’ho detto anche io a quelli di ieri. Lo hai sentito. Ho combattuto le loro parole. Perché le loro parole erano la morte della mia speranza, della mia pace. Ma essi -hai sentito? – essi hanno detto: “Tutta commedia dei suoi seguaci per non confessarsi folli. Esso è morto e ben morto, e putrido, l’hanno trafugato e distrutto, dicendo che è risorto”. Hanno detto così… E che per questo l’Altissimo ha mandato il secondo terremoto, per fare loro sentire la sua ira per la loro sacrilega menzogna. Oh! non ho più conforto!».
«Ma se tu vedessi il Signore risorto, coi tuoi occhi, e lo palpassi con le tue mani, crederesti?».
«Non ne sono degna… Ma certo che crederei! Mi basterebbe vederlo. Non oserei toccare le sue Carni perché, se così fosse, sarebbero carni divine, e una donna non può avvicinarsi al Santo dei Santi».
«Alza il capo, Elisa, e guarda Chi ti è davanti!».
La donna alza la testa canuta, il viso sfigurato dal pianto, e vede… Cade ancor più ribassata sui calcagni, si sfrega gli occhi, apre la bocca su un grido che vuol salire ma che lo stupore strozza in gola.
8«Sono Io. Il Signore. Tocca la mia Mano. Baciala. Mi hai sacrificato la figlia. Lo meriti. E ritrova, su questa Mano, il bacio spirituale della tua creatura. È in Cielo. È beata. Dirai questo ai discepoli e questo giorno».
La donna è così affascinata che non osa il gesto, ed è Gesù stesso che le preme sulle labbra la punta delle sue dita.
«Oh! sei proprio risorto!!! Felice! Felice sono! Te benedetto che mi hai consolata!».
Si curva per baciargli i piedi e lo fa, e resta così.
La luce soprannaturale fascia nel suo splendore il Cristo, e la stanza è vuota di Lui. Ma la madre ha il cuore pieno di incrollabile certezza.
A Maria di Simone a Keriot.
9La casa di Anna, madre di Joanna. La casa di campagna dove Gesù, accompagnato dalla madre di Giuda, operò il miracolo di guarire Anna. Anche qui una stanza e una giacente sul letto. Una che è irriconoscibile, tanto è sfigurata da un’angoscia mortale. Il viso è consumato. La febbre lo divora accendendo i pomelli sporgenti, tanto le gote sono incavate. Gli occhi, in un cerchio, nero, rossi di febbre e di pianto, sono socchiusi sotto le palpebre gonfie. Là dove non è rossore di febbre, è giallore intenso, verdastro, come per bile sparsa nel sangue. Le braccia scarne, le mani affilate, sono abbandonate sulle coperture che un ansito affrettato solleva.
Presso la malata, che altra non è che la madre di Giuda, è Anna, la madre di Joanna. Essa asciuga lacrime e sudore, agita un ventaglio di palma, muta le pezze bagnate in un aceto aromatizzato sulla fronte e sulla gola della malata, le carezza le mani, le carezza i capelli disciolti, divenuti in poco tempo più bianchi che neri, sparsi sul guanciale e incollati dal sudore sulle orecchie fatte trasparenti. E piange anche Anna, dicendo parole di conforto: «Non così, Maria! Non così! Basta! Egli… egli ha peccato. Ma tu, tu lo sai come il Signore Gesù…».
«Taci! Quel Nome… a me… detto a me… si profana… Sono la madre… del Caino… di Dio! Ah!». Il pianto quieto si muta in sfinito, lacerante singhiozzo. Si sente affogare, si abbranca al collo dell’amica, che la soccorre nel vomito bilioso che le esce dalla bocca.
«Pace! Pace, Maria! Non così! Oh! che dirti per persuaderti che Egli, il Signore, ti ama? Te lo ripeto! Te lo giuro sulle cose a me più sante: il mio Salvatore e la mia creatura. Egli me lo ha detto quando tu me lo portasti. Egli ha avuto per te parole e previdenze di amore infinito. Tu sei innocente. Egli ti ama. Sono certa, certa sono che darebbe Sé stesso un’altra volta per darti pace, povera madre martire».
«Madre del Caino di Dio! Senti? Quel vento, là fuori… Lo dice… Va per il mondo la voce… la voce del vento, e dice: “Maria di Simone, madre di Giuda, colui che tradì il Maestro e lo consegnò ai suoi crocifissori”. Senti? Tutto lo dice… Il rio, là fuori… Le tortore… le pecore… Tutta la Terra grida che io sono… No, non voglio guarire. Morire voglio! … Dio è giusto e non colpirà me nell’altra vita. Ma qui, no. Il mondo non perdona… non distingue… Folle divengo perché il mondo urla…” Sei la madre di Giuda!”». Ricade esausta sui guanciali.
Anna la ricompone ed esce per portare via i panni sporcati…
Maria, ad occhi chiusi, esangue dopo lo sforzo fatto, geme: «La madre di Giuda! di Giuda! di Giuda!». Ansa, poi riprende: «Ma cosa è Giuda? Cosa ho partorito? Cosa è Giuda? Cosa ho…».
Gesù è nella stanza, che un tremulo lume rischiara perché troppo poca ancora è la luce del giorno per illuminare la stanza vasta, nella quale il letto è nel fondo, molto lontano dall’unica finestra. Chiama dolcemente: «Maria! Maria di Simone!».
La donna è quasi delirante e non dà peso alla voce. È assente, rapita nei gorghi del suo dolore, e ripete le idee che ossessionano il suo cervello, monotonamente, come il tic tac di un pendolo: “La madre di Giuda” …».
Gesù ha due lacrime nell’angolo degli occhi dolcissimi. Mi stupiscono molto. Non pensavo che Gesù potesse piangere ancora dopo che è risorto… Si curva. Il letto è così basso, per Lui così alto! Pone la Mano sulla fronte febbrile, respingendo le pezze umide d’aceto, e dice: «Un’infelice. Questo e non altro. Se il mondo urla, Dio copre l’urlo del mondo dicendoti: “Abbi pace, perché Io ti amo”. Guardami, povera mamma! Raccogli il tuo spirito smarrito e mettilo nelle mie mani. Sono Gesù! …».
Maria di Simone apre gli occhi come uscendo da un incubo e vede il Signore, sente la sua Mano sulla sua fronte, porta le mani tremanti al viso e geme: «Non mi maledire! Se avessi saputo cosa generavo, mi sarei strappate le viscere per impedire che egli nascesse».
«E avresti peccato. Maria! oh! Maria! Non uscire dalla tua giustizia per colpa di un altro. Le madri che hanno fatto il loro compito non devono tenersi responsabili del peccato dei figli. Tu lo hai fatto il tuo dovere, Maria. Dammi le tue povere mani. Sii quieta, povera mamma».
«Sono la madre di Giuda. Immonda sono come tutto ciò che quel demonio toccò. Madre di un demonio! Non mi toccare». Si dibatte per sfuggire alle Mani divine che la vogliono tenere.
Le due lacrime di Gesù le cadono sul volto tornato acceso di febbre.
«Io ti ho purificata, Maria. Il mio pianto di pietà è su te. Su nessuno ho pianto da quando ho consumato il mio dolore. Ma su te piango con tutta la mia amorosa pietà». È riuscito a prenderle le mani e si siede, sì, proprio si siede sull’orlo del lettuccio, tenendo quelle mani tremanti fra le sue.
La pietà amorosa dei suoi fulgidi occhi accarezza, fascia, medica l’infelice, che si calma piangendo tacitamente e mormorando: «Non m’hai rancore?».
«Ho amore. Sono venuto per questo. Abbi pace».
«Tu perdoni! Ma il mondo! Tua Madre! Mi odierà».
«Ella pensa a te come a una sorella. Il mondo è crudele. È vero. Ma mia Madre è la Madre dell’Amore, ed è buona. Tu non puoi andare per il mondo, ma Ella verrà a te quando tutto sarà in pace. Il tempo pacifica…».
«Fammi morire, se mi ami…».
«Ancora un poco. Tuo figlio non seppe darmi nulla. Tu dammi un tempo del tuo soffrire. Sarà breve».
«Mio figlio ti ha dato troppo… L’orrore infinito ti ha dato».
«E tu il dolore infinito. L’orrore è passato. Non serve più. Il tuo dolore serve. Si unisce a queste mie piaghe, e le lacrime tue e il Sangue mio lavano il mondo. Tutto il dolore si unisce per lavare il mondo. Le tue lacrime sono fra il mio Sangue e il pianto di mia Madre, e intorno intorno è tutto il dolore dei santi che soffriranno per il Cristo e per gli uomini, per amor mio e degli uomini. Povera Maria!».
La adagia dolcemente, le incrocia le mani, la guarda calmarsi…
Ad Anna la madre di Joanna.
10Rientra Anna e resta sbalordita sulla soglia.
Gesù, che si è rialzato, la guarda dicendo: «Hai ubbidito al mio desiderio. Per gli ubbidienti è pace. La tua anima mi ha compreso. Vivi nella mia pace».
Riabbassa gli occhi su Maria di Simone, che lo guarda fra un fluire di lacrime più calme, e le sorride ancora. Le dice ancora: «Poni tutte le tue speranze nel Signore. Egli ti darà tutte le sue consolazioni». La benedice e fa per andarsene.
Maria di Simone ha un grido appassionato: «Si dice che mio figlio ti ha tradito con un bacio! È vero, Signore? Se sì, lascia che io lo lavi baciandoti le Mani. Non posso fare altro! Altro non posso fare per cancellare… per cancellare…». Il dolore la riprende più forte.
Gesù, oh! Gesù non le dà le Mani da baciare, quelle Mani sulle quali la larga manica della veste candida ricade sino a metà del metacarpo nascondendo le ferite, ma le prende il capo fra le mani e si curva a sfiorare con le labbra divine la fronte bruciante dell’infelicissima fra tutte le donne, e le dice nel rialzarsi: «Le mie lacrime e il mio bacio! Nessuno ha avuto tanto da Me. Sta’ dunque nella pace che fra Me e te non c’è che amore». La benedice e, traversata la stanza sveltamente, esce dietro ad Anna, che non ha osato venire avanti, né parlare, ma che lacrima di emozione.
Quando però sono nel corridoio che conduce alla porta di casa, Anna osa parlare, fare la domanda che le è nel cuore: «La mia Joanna?».
«Da quindici giorni gode nel Cielo. Non l’ho detto là, perché troppo è il contrasto fra la tua figlia e suo figlio».
«È vero! Grande strazio! Io credo che muoia».
«No. Non subito».
«Ora avrà più pace. Tu l’hai consolata. Tu! Tu che più di tutti…».
«Io che più di tutti la compiango. Io sono la divina compassione. Io sono l’Amore. Io te lo dico, donna: sol che Giuda mi avesse gettato uno sguardo di pentimento, Io gli avrei ottenuto il perdono di Dio…».
Che tristezza sul volto di Gesù! La donna ne è colpita. Parole e silenzi combattono sulle sue labbra, ma è donna, e la curiosità la vince. Chiede: «Ma è stata una… un… Sì, voglio dire: quel disgraziato peccò all’improvviso, o…».
«Da mesi peccava e nessuna mia parola, nessun atto mio valse a fermarlo, tanto era forte la sua volontà di peccare. Ma non dire questo a lei…».
«Non dirò! … Signore! Che ora, quando Anania, fuggito senza neppure ultimare la Pasqua da Gerusalemme, la notte stessa del Parasceve, entrò qui urlando: “Tuo figlio ha tradito il Maestro e lo ha consegnato ai suoi nemici! Con un bacio lo ha tradito. E io ho visto il Maestro percosso e sputacchiato, flagellato, coronato di spine, caricato della croce, crocifisso e morto per opera di tuo figlio. E il nome nostro è urlato con trionfo osceno dai nemici del Maestro, e sono narrate le gesta di tuo figlio che, per meno del prezzo che costa un agnello, ha venduto il Messia, e con il tradimento di un bacio lo ha indicato alle guardie!”. Maria cadde a terra, nera di colpo, e il medico dice che si è sparso il suo fiele e crepato il suo fegato, e tutto il sangue ne è corrotto. E… il mondo è cattivo. Ella ha ragione… Ho dovuto trasportarla qui, perché venivano presso la casa di Keriot a gridare: “Tuo figlio deicida e suicida! Impiccato si è! E Belzebù ha preso la sua anima e persino il corpo è venuto a prendersi Satana”. È vero questo orrendo prodigio?».
«No, donna. Egli fu trovato morto, appeso ad un ulivo…».
«Ah! E gridavano: “Cristo è risorto ed è Dio. Tuo figlio ha tradito Dio. Sei la madre del traditore di Dio. Sei la madre di Giuda”. Di notte, con Anania e un servo fedele, l’unico che mi è rimasto perché nessuno ha voluto stare presso di lei… l’ho portata qui. Ma quei gridi Maria li sente nel vento, nel rumore della terra, in tutto».
«Povera madre! È orrendo, sì».
«Ma quel demonio non ha pensato a questo, Signore?».
«Era una delle ragioni che usavo a trattenerlo. Ma non è valso. Giuda giunse a odiare Dio non avendo mai amato di vero amore padre e madre né alcun altro suo prossimo».
«È vero!».
«Addio, donna. La mia benedizione ti conforti a sopportare gli scherni del mondo per la tua pietà per Maria. Bacia la mia Mano. A te. A lei avrebbe fatto troppo male vedere questo». Getta indietro la manica scoprendo il polso trafitto.
Anna ha un gemito mentre sfiora appena con le labbra la punta delle dita.
Ai bambini di Jutta con la mamma Sara.
11Il frutteto della casa di Sara. I bambini che giuocano sotto gli alberi fronzuti. Il più piccolo che si rotola sull’erba presso un filare folto di pampini, gli altri più grandi che si riconoscono con gridi di rondini in festa, giuocano a nascondersi dietro le siepi e le viti e a scoprirsi a vicenda.
Gesù, eccolo là apparire presso il piccino al quale ha dato il nome. Oh! santa semplicità degli innocenti! Jesai non si stupisce vedendolo là, all’improvviso, ma gli tende le braccine per essere preso in braccio, e Gesù lo prende: la massima naturalezza è nell’atto di entrambi.
Sopraggiungono correndo gli altri e -ancora una volta beata semplicità dei fanciulli! – e senza stupore si avvicinano a Lui, felici. Sembra che nulla sia mutato per loro. Forse non sanno. Ma, dopo la carezza di Gesù ad ognuno, Maria, la più grandicella e assennata, dice: «Allora non soffri più, Signore, ora che sei risorto? Ho avuto tanto dolore! …».
«Non soffro più. Vi sono venuto a benedire prima di salire al Padre mio e vostro, nel Cielo. Ma anche di là vi benedirò sempre, se sarete buoni. Direte a quelli che mi amano che ho lasciato a voi la mia benedizione, oggi. Ricordate questo giorno».
«Non vieni in casa? C’è la mamma. A noi non crederanno», dice ancora Maria. Ma suo fratello non chiede. Grida: «Mamma, mamma. Il Signore è qui! …». e correndo verso casa ripete quel grido.
Sara accorre, si affaccia… in tempo per vedere Gesù, bellissimo sul limite del frutteto, annullarsi nella luce che lo assorbe…
«Il Signore! Ma perché non chiamarmi prima? …», dice Sara appena può dire una parola. «Ma quando? da dove è venuto? Era solo? Stolti che siete!».
«Lo abbiamo trovato qui. Un minuto prima non c’era… Dalla strada non è venuto e neppure dall’orto. E aveva in braccio Jesai… E ci ha detto di essere venuto a benedirci e a darci la benedizione per quelli che lo amano a Jutta e di ricordare questo giorno. E ora va in Cielo. Ma ci vorrà bene se saremo buoni. Come era bello! Aveva le mani ferite. Ma non gli fanno più male. Anche i piedi erano feriti. Li ho visti fra l’erba. Quel fiore lì toccava proprio la ferita del piede. Lo colgo io…», parlano tutti insieme, accesi di emozione. Sudano persino nell’orgasmo di dire.
61Sara li carezza mormorando: «Dio è grande! Andiamo. Venite. Andiamo a dirlo a tutti. Parlate voi, innocenti. Voi potete parlare di Dio».
A Dorca e al suo bambino, nel castello di Cesarea di Filippo.
12Il bambino di Dorca, sostenuto dalla madre, fa i primi passi sul bastione della fortezza. E Dorca, curva come è, non vede apparire il Signore. Ma quando, avendo lasciato un poco libero il fanciullino, lo vede darsi a camminare sicuro e svelto verso l’angolo del bastione, si rialza per correre acciò egli non caschi e forse perisca passando fra le merlature o passaggi fatti ad arte per le armi di offesa. E, nel farlo, vede Gesù che si raccoglie sul cuore l’infante e lo bacia.
La donna non osa fare un gesto. Ma grida, forte. Un grido che fa alzare il capo a quelli delle corte e sporgere volti dalle finestre: «Il Signore! Il Messia è qui! È veramente risorto». Ma, prima che la gente possa accorrere, Gesù è già scomparso.
«Sei pazza! Sognavi! Uno scherzo di luce ti ha fatto vedere un fantasma».
«Oh! era ben vivo! Guardate mio figlio come guarda là e come ha nelle mani una mela bella come il suo piccolo volto. La rode coi dentini e ride. Io non ho mele…».
«Nessuno ha mele mature in questi giorni, e fresche così…», dicono rimanendo scossi.
«Interroghiamo Tobia», dicono alcune donne.
«E che volete fare? Sa appena chiamare “mamma”!», deridono gli uomini.
Ma le donne si curvano sul fanciullino e dicono: «Chi ti ha dato la mela?».
E la bocca, che quasi non osa dire le più elementari parole, dice sicura, tutta in un ridere di dentini minuti e di gengive ancor vuote: «Gesù».
«Oh!».
«Eh! lo chiamate Jesai! Sa dire il suo nome».
«Gesù tu, o Gesù il Signore? Quale Signore? Dove lo hai visto?», incalzano le donne.
«Lì, il Signore. Gesù il Signore».
«Dove è? Dove è andato?».
«Là», indica il cielo pieno di sole e ride felice, e morde la sua mela.
E mentre gli uomini se ne vanno scrollando il capo, Dorca dice alle donne: «Era bello. Pareva vestito di luce. E aveva sulle mani il segno dei chiodi, rosso come una gemma in tanto candore. Ho visto bene perché teneva il bambino così», e fa l’atto di Gesù.
Accorre l’intendente, si fa ripetere la storia, pensa, conclude: «Il salmo lo dice: “Sulla bocca dei fanciulli e dei lattanti hai posta la lode perfetta”[43]. E perché non la verità? Essi sono innocenti. E noi… Ricordiamo questo giorno… Ma no! Io vado nel paese dei discepoli. Vado a vedere se là è il Rabbi… Eppure… Era morto… Mah! …».
E su questo «mah!», che finisce di concludersi internamente, l’intendente se ne va, mentre le donne, esaltate, continuano a far domande al piccino, che ride e ripete: «Gesù, là. E poi là. Gesù Signore», e indica dove era Gesù, poi il sole nel quale lo vide sparire, felice, felice.
A Gioacchino e Maria, a Bozra.
13«Maria! Maria! Gioacchino e Maria! Venite fuori».
I due, che sono in una stanza quieta, illuminata da un lume, una intenta a cucire, l’altro a far conti, alzano il capo, si guardano… Gioacchino, sbiancando di paura, sussurra: «La voce del Rabbi! Viene dall’altra vita…». La donna si stringe spaurita all’uomo.
Ma l’appello si ripete e i due, tenendosi stretti per farsi coraggio a vicenda, osano uscire, andare in direzione della voce.
Nel giardino, che illumina il falcetto di una luna n novella, splende, in una luce più forte di molte lune, Gesù. La luce lo circonda e lo fa Dio. Il sorriso dolcissimo e lo sguardo amorevole lo fanno Uomo: «Andate a dire a quei di Bozra che mi avete visto vivo e reale. E ditelo al Tabor, tu, Gioacchino, a quelli là convenuti». Li benedice. Scompare.
«Ma era Lui! Non era un sogno! Io… Domani vado in Galilea. Ha detto al Tabor, vero? ….».
A Maria di Giacobbe, ad Efraim.
14La donna sta intridendo della farina per fare del pane. Si volta sentendosi chiamare e vede Gesù. Volto a terra, mani a terra, muta di adorazione, un poco spaventata.
Gesù parla: «Dirai a tutti che mi hai visto e che ti ho parlato. Il Signore non è soggetto al sepolcro. Sono risorto al terzo giorno come avevo predetto. Perseverate, voi che state nella mia via, e non vi lasciate sedurre dalle parole di quelli che mi hanno crocifisso. La mia pace a te».
A Sintica, ad Antiochia.
15Sintica sta prendendo una sacca da viaggio. È sera, perché arde un lume piccolo, tremulo, dalla luce molto relativa, posato su una tavola presso la donna intenta a ripiegare delle vesti.
La stanza si illumina vivamente e Sintica alza il capo, stupita, a vedere cosa succede, donde viene quella luce così chiara in quella stanza tutta chiusa. Ma, prima che veda, Gesù la previene: «Sono Io. Non temere. Mi sono mostrato a molti per confermarli nella fede. Anche a te mi mostro, discepola ubbidiente e fedele. Sono risorto. Vedi? Non ho più dolore. Perché piangi?».
La donna, davanti alla bellezza del Glorificato, non trova le parole… Gesù le sorride per incoraggiarla e soggiunge: «Sono lo stesso Gesù che ti ha accolta sulla via presso Cesarea. Sapesti parlare allora che eri tanto timorosa e che ti ero lo Sconosciuto. Ed ora non sai dirmi una parola?».
«O Signore! Io stavo partendo… Per levarmi dal cuore tanta inquietudine e dolore».
«Perché dolore? Non ti hanno detto che ero risorto?».
«Hanno detto e contraddetto. Ma delle loro contraddizioni non mi sono turbata. Io sapevo che Tu non potevi corromperti in un sepolcro. Ho pianto sul tuo martirio. Ho creduto, prima ancora che me la dicessero, alla tua risurrezione. E ho continuato a credere quando sono venuti altri a dire che non era vero. Ma volevo venire in Galilea. Pensavo: a Lui non posso fare più del male. Egli ora è più Dio che Uomo. Non so se so dir bene…».
«Capisco il tuo pensiero».
«E dicevo: Lo adorerò, e vedrò Maria. Pensavo che Tu non rimarresti molto fra noi e affrettavo la partenza. Dicevo: quando sarà tornato al Padre, come diceva, sua Madre sarà un poco triste nella sua gioia. Perché è un’anima, ma è anche una madre… E io cercherò di consolarla, ora che è sola… Superba ero!».
«No. Eri pietosa. Dirò a mia Madre il tuo pensiero. Ma non venire là. Resta dove sei e continua a lavorare per Me. Ora più di prima. I tuoi fratelli, i discepoli, hanno bisogno del lavoro di tutti per poter propagare la mia dottrina. Mi hai visto. Maria è affidata a Giovanni. Ogni tua pena cada. Potrai fortificare il tuo spirito nella certezza di avermi visto e con la potenza della mia benedizione».
Sintica ha una gran voglia di baciarlo. Ma non osa. Gesù le dice: «Vieni». E lei osa strascinarsi a ginocchi presso Gesù e fa l’atto di baciargli i piedi. Ma vede le due piaghe e non osa. Prende il lembo della veste e la bacia piangendo. E mormora: «Cosa ti hanno fatto!».
Poi ha una domanda: «E Giovanni-Felice?».
«È felice. Non ricorda più altro che l’amore e vive in esso. La pace a te, Sintica».
Scompare.
La donna resta nell’atto adorante, in ginocchio, il volto alzato, le mani un poco tese, delle lacrime sul volto, un sorriso sulla bocca…
Ad una donna della piana di Saron.
16Una via litoranea. Forse quella che unisce Cesarea a Joppe, o un’altra. Non so. So che vedo campagne all’interno e mare all’esterno, azzurro vivo dopo la linea giallastra della riva. La strada è certo un’arteria romana. La sua pavimentazione lo testimonia.
Una donna piangente va per essa nelle prime ore di un sereno mattino. L’aurora è da poco sorta. La donna deve essere stanchissima, perché ogni tanto si ferma sedendosi su una pietra miliare o sulla via. Poi si rialza e procede, come se qualcosa la spronasse ad andare, nonostante la grande stanchezza.
Gesù, un viandante ammantellato, gli si pone al fianco. La donna non lo guarda. Procede assorbita nel suo dolore. Gesù la interroga: «Perché piangi, donna? Da dove vieni? E dove vai così tutta sola?».
«Vengo da Gerusalemme e torna a casa mia».
«Lontano?».
«A mezza tra Joppe e Cesarea».
«A piedi?».
«Nella valle, prima di Modin, dei ladroni mi hanno preso l’asino e quanto era su esso».
«Sei stata imprudente ad andar sola. Non usa venire soli per la Pasqua».
«Non ero venuta per la Pasqua. Ero rimasta a casa, perché ho, spero di averlo ancora, un bambino malato. Mio marito era andato con gli altri. Io l’ho lasciato andare avanti e quattro giorni dopo sono andata io. Perché ho detto: “Certo Egli è a Gerusalemme per la Pasqua. Lo cercherò”. Avevo un poco paura. Ma ho detto: “Non faccio nulla di male. Dio vede. Io credo. E so che è buono. Non mi respingerà, perché…”». Si arresta come impaurita e getta uno sguardo fugace sull’uomo che le cammina vicino, così tutto coperto che appena se ne vedono gli occhi, gli inconfondibili occhi di Gesù.
«Perché taci? Hai paura di Me? Credi tu che Io sia nemico di Colui che tu cercavi? Perché tu cercavi il Maestro di Nazareth, per chiedergli che venisse nella tua casa a guarire il fanciullo mentre tuo marito era assente».
«Vedo che sei profeta. Così è. Ma, quando sono arrivata in città, il Maestro era morto». Il pianto la soffoca…
«È risorto. Non lo credi?».
«Lo so. Lo credo. Ma io… Ma io… Per qualche giorno ho sperato di vederlo anche io… Si dice che si è mostrato ad alcuni. E ho tardato a partire… ogni giorno uno spasimo, perché… è tanto malato il mio bambino… Il mio cuore diviso… Andare per consolarlo nella morte… Rimanere per cercare il Maestro… Non pretendevo che venisse alla mia casa. Ma che mi promettesse la guarigione».
«E avresti creduto? Pensi che da lontano…».
«Credo. Oh! se mi avesse detto: “Va’ in pace. Tuo figlio guarirà”, io non avrei dubitato. Ma non lo merito, perché…», piange premendosi il velo sulla bocca come per impedirle di parlare.
«Perché tuo marito è uno degli accusatori e carnefici di Gesù Cristo. Ma Gesù Cristo è il Messia. È Dio. E Dio è giusto, donna. Non punisce un innocente per il colpevole. Non tortura una madre perché un padre è peccatore. Gesù Cristo è Misericordia viva…».
«Oh! tu sei forse un suo apostolo? Tu forse sai dove è Egli? Tu… Forse e Egli ti ha mandato a me per dirmi questo. Ha sentito, ha visto il mio dolore, la mia fede, e mi ti manda così come l’Altissimo mandò l’arcangelo Raffaele a Tobiolo[44]. Dimmelo se così è, ed io, benché stanca fino alla febbre, rivolgerò indietro i miei passi per cercare il Signore».
«Non sono un apostolo. Ma a Gerusalemme sono rimasti ancora gli apostoli per molti giorni dopo la sua Risurrezione…».
«È vero. Potevo chiedere a loro».
«Così. Essi continuano il Maestro».
«Non credevo potessero fare miracoli».
«Li hanno fatti ancora…».
«Ma ora… Mi hanno detto che solo uno è rimasto fedele, e non credevo…».
«Sì. Tuo marito ti ha detto così, schernendoti nel suo delirio di falso trionfatore. Ma Io ti dico che l’uomo può peccare, perché solo Dio è perfetto. E può pentirsi. E, se si pente, la sua fortezza cresce, e Dio gli aumenta le sue grazie per la sua contrizione. Non perdonò forse a Davide il Signore Altissimo?».
«Ma chi sei? Ma chi sei, che parli così dolce e sapiente, se apostolo non sei? Un angelo, forse? L’angelo del mio bambino. Egli è forse spirato e tu sei venuto a prepararmi…».
Gesù lascia cadere il manto, e dal capo e dal volto, e passando dall’aspetto dimesso di un comune pellegrino all’imponenza sua di Dio-Uomo, risorto da morte, dice con dolce solennità: «Sono Io. Il Messia invano crocifisso. Sono la Risurrezione e la Vita. Vai, o donna. Tuo figlio vive, perché Io ho premiato la tua fede. Tuo figlio è guarito. Perché, se il Rabbi di Nazareth ha finito la sua missione, l’Emanuele continua la sua sino alla fine dei secoli per tutti coloro che hanno fede, speranza e carità nel Dio uno e trino, di cui il Verbo incarnato è una Persona, che per divino amore ha lasciato il Cielo per venire a insegnare, a patire e morire per dare agli uomini la Vita. Va’ in pace, donna. E sii forte nella fede, perché il tempo è venuto che in una famiglia lo sposo sarà contro la sposa, il padre contro ai figli e questi a quello, per odio o per amore per Me. Ma beati quelli che persecuzione non strapperà dalla mia Via».
La benedice e scompare.
Ad una donna galilea, che ottiene la risurrezione del marito morto.
17La luna, quasi al suo tramonto, sta per nascondere il suo arco ancor sottile di luna novella dietro la gobba di un monte. E la sua luce è dunque molto relativa, e fra poco non sarà più sull’ampia campagna.
Eppure un viandante è sulla via solitaria. Una vietta, un viottolo fra i campi, più che altro. Cammina tenendo sospeso per un anello un rudimentale fanaletto, di quelli che, vecchi come il mondo, io credo, generalmente usano i carrettieri per farsi luce nella notte. Questo, non essendo il vetro cosa comune -anzi credo sia sconosciuto affatto, perché non mi è mai capitato di vederne in nessuna casa né come bicchiere, né come vaso, né come riparo alle finestre- ha per riparo alla fiamma qualcosa che può esser tanto mica come pergamena. La luce ne filtra debole tanto da servire appena a rischiarare un piccolo spazio intorno al lume. Però, come la luna si nasconde del tutto, la luce del povero fanale pare crescere di vigore e mettere un ballonzolante punto chiaro sul nero della campagna.
Il viandante cammina, cammina…
Il cielo ha un principio di alba all’estremo orizzonte. Ma tanto tenue che, per ora, non illumina nulla, e il povero lumino serve ancora.
Presso il ponticello è in attesa, o in riposo, un altro viandante, tutto avvolto nel mantello.
Quello del fanale, diretto a quel ponte, si arresta dubitoso. È incerto se passare di là o tornare indietro, dove il greto di un torrentello ha larghe pietre che possono servire da passaggio fra la poca acqua del fondo.
Quello seduto sulla rustica sponda, fatta di un tronco con ancor sopra la corteccia bianco-verde, alza il capo osservando quello che si è fermato. Si alza in piedi e dice: «Non temere di Me. Vieni avanti. Sono un buon compagno, non un ladrone».
È Gesù. Lo riconosco alla voce più che all’aspetto, che è velato dal crepuscolo fondo, che il lume non serve a rompere sin là dove è Gesù. Ma la persona, ferma, dubita ancora.
«Vieni, donna. Non temere. Andremo insieme, anzi, per qualche tratto, e sarà bene per te».
La donna, ora so che è una donna, viene avanti, vinta dalla dolcezza della voce o da una forza arcana, e scrolla il capo avanzando e mormorando: «Non c’è più bene per me».
19Ora procedono fianco a fianco per il viottolo largo tanto da permettere solo il passaggio di due pedoni. L’alba che avanza mostra, a un lato della via, una rigida foresta in miniatura di grani maturi in attesa della falce. Sull’altro lato i grani, già segati, sono stesi in covoni sul campo spogliato della sua gloria di messi mature.
«Maledetti!», dice sottovoce la donna gettando uno sguardo sui covoni giacenti.
Gesù tace.
Il giorno avanza. La donna spegne il povero lume e, per farlo, scopre il viso devastato dal pianto. E alza il volto a guardare ad oriente, dove una riga giallo-rosa annuncia il levarsi del sole. Agita il pugno verso oriente e dice ancora: «E maledetto te!».
«Il giorno? Dio lo ha fatto. Come ha fatto il grano. Sono benefici di Dio. Non vanno maledetti…», dice dolcemente Gesù.
«E io li maledico. Maledico il sole e le messe. E ne ho ragione».
«Non ti sono stati buoni per tanti anni? Non ti ha maturato, il primo, il pane quotidiano, l’uva che si muta in vino, le verdure e le frutta dell’orto, e fatti crescere i pascoli per nutrire pecore e agnelli, del cui latte e carne ti cibasti e del cui vello ti tessi le vesti? E il grano non ha dato pane a te, ai tuoi figli, al tuo padre e alla tua madre, al tuo sposo?».
Un gran scoppio di pianto e un grido: «Non ho più sposo! Essi me lo hanno ucciso! Era andato ad opera, perché abbiamo sette figli e non ci bastava il poco che avevamo di nostro a sfamare dieci persone. E ieri, a sera, è venuto dicendo: “Sono stanco e balordo”, e si gettò sul lettuccio ardendo di febbre. Io e sua madre lo soccorremmo come si poteva, pensando di chiamare oggi il medico della città… Ma dopo il gallicinio mi è morto. Lo ha ucciso il sole. In città vado, sì. A prendere quanto occorre. Ad avvisare i fratelli penserò nel ritorno. Ho lasciato la madre a vegliare sul figlio e i miei figli… e io sono partita per quel che c’è da fare… E non devo maledire il sole ardente e i grani?».
Così contenuta come era prima, tanto che non avrei pensato fosse una donna, e una afflitta soprattutto, ora ha rotto le dighe al suo dolore, ed esso trabocca forte. Dice tutto quello che non ha detto nella sua casa «per non destare i fanciulli dormenti nella stanza vicina», tutto quello che le pesava tanto sul cuore da darle il senso che fosse per scoppiare. Ricordi d’amore, sgomento del futuro, spasimi di vedova, passano confusi come detriti di rapina sull’onda gonfia di un fiume in piena…
Gesù la lascia parlare. Perché Gesù sa compatire il dolore, lo lascia sfogare, perché la creatura ne abbia sollievo e la stanchezza stessa, che succede all’irruenza del dolore, la renda capace di intendere chi la consola[45]. Allora dice dolcemente: «A Naim e a Nazareth, e nei luoghi fra questo e quello, sono i discepoli del Rabbi di Nazareth. Va’ da loro…».
«E che vuoi che facciano? Se Egli ci fosse ancora! … Ma essi? Non sono santi essi! Mio marito era a Gerusalemme quel giorno. E sa… Oh! no! Sapeva! Non sa più nulla! È morto!».
«Che fece tuo marito quel giorno?».
«Quando il clamore della via lo destò, corse sulla terrazza della casa dove era coi suoi fratelli e vide passare il Rabbi, che veniva condotto al Pretorio, e con altri galilei lo seguì finché fu morto. Lo presero, lui e gli altri, a sassate, quando li scoprirono per galilei, là sul monte, e li respinsero più in basso. Ma furono là sinché non fu tutto compiuto. Poi… se ne vennero via… E ora è morto lui. Oh! almeno sapessi se per la sua pietà al Rabbi egli è in pace!».
Gesù non risponde a questo desiderio. Ma dice: «Avrà allora visto che dei discepoli erano sul Golgota. Forse ché tutti i galilei furono come tuo marito?».
«Oh! no. Molti, e anche di Nazareth, lo insolentirono. Si sa. Vergogna!».
«E allora, se molti anche di Nazareth non ebbero amore per il loro Gesù, eppure Egli li ha perdonati, e molti si santificheranno in futuro, perché tu vuoi giudicare tutti ad un modo i discepoli di Cristo? Vuoi essere più severa di Dio, tu? Dio molto concede a chi perdona…».
«Non c’è più il Rabbi buono! Non c’è più! E mio marito è morto».
«Il Rabbi ha dato ai suoi discepoli il potere di fare ciò che Egli faceva».
«Voglio crederlo. Ma solo Lui vinceva la morte. Solo Lui!».
«E non si legge che Elia rendesse lo spirito al figlio della vedova di Sarepta?[46] In verità ti dico che Elia era un grande profeta, ma che i servi del Salvatore, che è morto e risuscitato perché era il Figlio del Dio vero incarnatosi per redimere gli uomini, hanno ancora più grande potere, perché Egli sulla Croce li ha perdonati dei loro peccati per i primi, conoscendo per divina sapienza il vero dolore dei loro spiriti contriti, li ha santificati dopo la risurrezione con un nuovo perdono, ed ha loro infuso lo Spirito Santo perché potessero rappresentarmi degnamente e con la parola e con le azioni, acciò il mondo non rimanesse desolato dopo la mia dipartita da esso».
La donna arretra vivamente, sbalordita. Getta indietro il velo per guardare bene il suo compagno. Non lo riconosce, però. Crede di aver capito male. Non osa però più parlare…
«Hai paura di Me? Prima mi credesti un ladrone pronto a carpirti i denari che hai in seno, utili a comperare quanto è necessario per la sepoltura. E avesti paura. Ora hai paura di sapermi Gesù? E non è Gesù Colui che dà e non prende? Colui che salva e non rovina? Torna indietro, donna. Io sono la Risurrezione e la Vita. Non sono necessari il sudario e gli aromi per colui che non è morto, che non è più morto, perché Io sono Colui che vince la morte e premia chi ha fede. Va’! Va’ alla tua casa! Tuo marito vive. Non una fede in Me resta senza premio». Fa l’atto di benedirla e andarsene.
La donna esce dal suo impietrimento. Non chiede, non dubita… Nulla. Cade a ginocchi, adorando. E poi, finalmente, apre la bocca e, frugandosi in seno, trae una borsa, piccola, una borsa smunta di povera gente alla quale la miseria interdice solenni onoranze ai suoi morti, e dice, offrendo la borsa: «Non ho altro… Altro per dirti la riconoscenza, per onorarti, per…».
«Non ho più bisogno di denaro, donna. Lo porterai ai miei apostoli».
«Oh! sì. Vi andrò col marito mio… Ma cosa allora darti, mio Signore? Cosa? Tu, apparire a me… questo miracolo… e io non riconoscerti… e io così inquieta… sì, ingiusta persino con le cose…».
«Sì. e non pensavi che esse sono perché Io sono, e che tutto buono è ciò che Dio fece. Se il sole non fosse stato, se i grani non fossero stati, non avresti avuto la grazia attuale».
«Ma quanto dolore però! …». La donna lacrima nel ricordarlo.
Gesù sorride e mostra le sue mani dicendo: «Questa è una parte minima del mio dolore. E l’ho consumato tutto, senza lagnarmene, per il bene vostro».
La donna si curva al suolo per confessare: «È vero. Perdona il mio lamento».
Gesù dispare nella sua luce e quando ella alza il volto si vede sola. Sorge in piedi, gira lo sguardo. Nulla può costituire un ostacolo a vedere, perché ormai è luminoso il giorno e non ci sono che campi di messi intorno. La donna dice a sé stessa: «Eppure non ho sognato!». Forse la tenta il demonio per farla dubitare, perché ha un attimo d’incertezza mentre soppesa la borsa fra le mani.
Ma poi vince la fede, e volge le spalle al luogo dove era diretta, tornando sui suoi passi, rapida come se il vento la portasse senza farle fare fatica, il volto irradiato di una gioia più grande che umana tanto è pacifica. Ripete ogni tanto: «Come è buono il Signore! Egli è veramente Dio! Egli è Dio. Sia benedetto l’Altissimo e Colui che Egli ha mandato». Non sa dire altro. E questa sua litania si mesce ora ai canti degli uccelli.
La donna è assorta in essa tanto da non sentire i saluti di alcuni mietitori, che la vedono passare e le chiedono da dove viene a quell’ora… Uno la raggiunge e le dice: «Marco sta meglio? Sei andata per il medico?».
«Marco è morto a gallicinio ed è risorto. Perché il Messia del Signore ha fatto questo», risponde essa andando sempre sveltamente.
«Il dolore l’ha resa folle!», mormora l’uomo e crolla il capo raggiungendo i compagni che hanno cominciato a falciare i grani.
I campi si popolano sempre più. Ma la curiosità vince molti, che si decidono a seguire la donna che accelera sempre più il passo.
47Va, va. Ecco una poverissima casetta, bassa, solitaria, spersa nella campagna. Vi si dirige, stringendosi le mani sul cuore.
Vi entra. Ma, appena vi ha posto piede, una vecchia le si getta fra le braccia gridando: «Oh! figlia mia, che grazia del Signore! Fa’ cuore, figlia, perché ciò che devo dirti è così grande, così felice, che…».
«Lo so, madre. Marco non è più morto. Dove è?».
«Tu sai… E come?».
«Ho incontrato il Signore. Non l’ho riconosciuto, ma Egli mi ha parlato e, quando gli è piaciuto, mi ha detto: “Tuo marito vive”. Ma qui…quando?».
«Avevo aperto la finestra allora e guardavo il primo raggio di sole sul fico. Sì, proprio così. Il primo raggio toccò allora il fico contro la stanza… quando ho sentito un sospiro forte, come d’un che si sveglia. Mi sono voltata spaventata e ho visto Marco sedersi e gettare indietro il lenzuolo che gli avevo gettato sul volto e guardare in alto con un viso, un viso… Poi mi ha guardato e ha detto: “Madre! Io sono guarito!”. Io… Poco mancò non morissi io, ed egli mi soccorse, e capì che era stato morto. Non ricorda nulla. Dice che si ricorda sino a quando lo mettemmo a letto e poi nulla più sino al momento che vide un angelo, una specie d’angelo che aveva il viso del Rabbi di Nazareth e che gli disse: “Sorgi!”. E sorse. Proprio all’ora che il sole sorgeva tutto».
«All’ora che a me ha detto: “Tuo marito vive”. Oh! madre, che grazia! Come ci ha amato Dio!».
Quelli che sopraggiungono le trovano abbracciate, in pianto. E credono che Marco sia morto e che la moglie abbia, in uno sprazzo di lucidità, compresa la sventura. Ma Marco, che sente le voci, appare, sereno, con un bambino fra le braccia e gli altri attaccati alla tunica, e dice forte: «Eccomi. Benediciamo il Signore!».
I sopraggiunti lo assediano di domande e, come sempre nelle cose umane, sorge la contraddizione. Chi crede ad una vera risurrezione e chi, i più, dicono che egli era solo caduto in torpore ma morto non era. Chi ammette che Cristo sia apparsa a Rachele e chi dice che son tutte fole, perché «Egli è morto», dicono alcuni, e altri: «Egli è risorto, ma è tanto sdegnato, deve esserlo, che non fa più miracoli al suo popolo assassino».
«Dite ciò che vi pare», dice l’uomo perdendo la pazienza, «e ditelo dove vi pare. Basta che non lo diciate qui dove il Signore Gesù mi ha risorto. E andatevene, o infelici! E voglia il Cielo aprirvi la cervice a credere. Ma ora andatevene e lasciateci in pace». Li spinge fuori e chiude la porta.
Si stringe al cuore la moglie e la madre e dice: «Nazareth non è lontana. Io vado là a proclamare il miracolo».
«Così vuole il Signore, Marco. Porteremo questi denari ai suoi discepoli. Andiamo a benedire il Signore. Così come stiamo. Siamo poveri, ma Egli pure lo era, e i suoi apostoli non ci sprezzeranno».
Si dà da fare ad allacciare i sandaletti ai bambini, mentre la madre getta qualche provvista in una borsa e chiude porte e impannate, e Marco va non so a che fare.
Escono quando sono pronti e vanno svelti, i più piccoli in braccio, gli altri lieti e un poco sbalorditi intorno, verso est, verso Nazareth, si capisce. Forse questo luogo è ancora nella piana di Esdrelon, ma in un punto diverso da quello dei poderi di Giocana.
10. Addio alla Madre prima di ascendere al Padre.
Tutto noi abbiamo
per Maria[47].
La Madre è più serena.
1Vedo sempre la stanza abitata da Maria. I segni della Passione sono scomparsi. La Vergine è seduta e legge. Devono essere libri sacri, perché non legge certo altro in quel rotolo che ha per le mani. Non è più torturata. Il suo viso è rimasto più grave di avanti la Passione, più maturo. Ma non è più quel tragico viso. Ora è maestoso ma sereno.
Nella veste del mattino della Risurrezione.
2Sembra mattina, perché vi è già un bel sole che dall’aperta finestra entra nella quieta stanza, ma si vede che il giardino, chiuso da alte mura, su cui si apre la finestra, è ancora tutto fresco di rugiada.
Entra Gesù. Ha ancora la sua splendida veste del mattino della Risurrezione. Il suo Volto emana fulgore e le sue Ferite sono piccoli soli. Maria si inginocchia sorridendo e poi si alza e lo bacia sulla Mano destra. Gesù la stringe al Cuore e la bacia in fronte, sorridendo, e le chiede un bacio che Maria dà pure sulla Fronte.
3«Mamma. Il mio tempo di sosta sulla Terra è finito. Ascendo al Padre. Sono venuto a darti un particolare addio ed a mostrarmi a te ancora una volta così come sarò in Cielo. Non ho potuto mostrarmi agli uomini con questa veste di splendore. Non avrebbero potuto sopportare la bellezza del mio Corpo glorificato. Essa è troppo superiore alle loro possibilità. Ma a te, Mamma, sì. E vengo a letificarti ancora una volta con essa. Bacia le mie Ferite. Che Io senta in Cielo il profumo delle tue labbra e che a te rimanga su esse la dolcezza del mio Sangue.
La presenza di Cristo in Maria.
4Ma sta’ sicura, Mamma, che Io non ti lascerò mai. Uscirò dal tuo cuore quei pochi istanti necessari alla consacrazione del Pane e del Vino per tornarvi poi, dopo essermi staccato da te a fatica, con un’ansia d’amore pari alla tua, o mio Cielo vivo di cui Io sono il Cielo.
5Non saremo mai tanto uniti come d’ora in poi. Prima c’era la mia incapacità embrionale, poi la mia puerizia, e poi la lotta della vita e del lavoro, e poi la missione, e poi la Croce e il Sepolcro a tenermi lontano e impedito a dirti quanto Io ti amo. Ma ora sarò in te non più creatura che si forma, non più presso a te fra gli ostacoli del mondo che interdice la fusione di due che si amano. Ora sarò in te come Dio, e nulla, nulla nella Terra e nel Cielo sarà atto a separare Me da te, tu da Me, Madre santa. Ti dirò parole di ineffabile amore, ti darò carezze di inesprimibile dolcezza. E tu mi amerai per chi non mi ama.
La Regina dello Spirito Santo.
6Oh! Tu colmi la misura dell’amore, che il mondo non darà al Cristo, col tuo amore perfetto, Mamma. Perciò, più che un addio, il mio è il saluto di chi esce per un momento, come andassi a coglier rose e gigli in questo giardino fiorito.
7Ma ti porterò dal Cielo altre rose ed altri gigli più belli di questi qui fioriti. Te ne empirò il cuore, Mamma, per farti dimenticare il puzzo della Terra, che non vuole essere santa, e anticiparti l’aura del beato Paradiso, dove sei attesa da tanto amore. E l’Amore, che non sa attendere, verrà su te fra dieci giorni. Fatti bella della tua più bella letizia, o Madre Vergine, ché il tuo Sposo viene. L’inverno è passato… le vigne in fiore mandano il loro profumo, ed Egli canta: “Sorgi, o tutta bella. Vieni, o mia Sposa, sarai coronata”[48]. Del suo Fuoco ti coronerà, o Santa, e ti farà felice del suo Spirito, che si infonderà in te con tutti i suoi splendori, o Regina della Sapienza, sua Regina, che hai saputo comprenderlo sin dal mattino della tua vita ed amarlo come creatura al mondo mai amò. Madre. Io salgo al Padre nostro. Su te, Benedetta, la benedizione del tuo Figlio».
Maria raggia nell’estasi, nella stanza che rimane luminosa della luce di Cristo.
Presenza in Maria e nell’Eucaristia.
Dice Gesù:
8«Non discutete, o uomini, se era o non era possibile che Io mutassi veste. Non ero più l’Uomo legato alle necessità dell’uomo. Avevo l’Universo di sgabello ai miei piedi e tutte le potenze come serve ubbidienti. E se, mentre ero l’Evangelizzatore, avevo potuto trasfigurarmi sul Tabor, non avrò potuto, divenuto il Cristo glorioso, trasfigurarmi per la Madre mia? Anzi, no: cambiarmi per gli uomini ed apparire ad Essa così come ero ormai: divino, glorioso, trasfigurato, da Uomo quale mi mostravo a tutti, in Quello che ero in realtà. Mi aveva pur visto, povera Madre, trasfigurato dai patimenti. Era giusto mi vedesse trasfigurato dalla Gloria.
9Non discutete se Io potevo essere realmente in Maria. Se voi dite che Dio è in Cielo e in Terra e in ogni luogo, perché potete dubitare che Io potessi essere contemporaneamente in Cielo e nel Cuore di Maria, che era un vivo Cielo? Se voi credete che Io sia nel Sacramento e chiuso nei vostri cibori, perché potete dubitare che Io fossi in questo purissimo e ardentissimo Ciborio che era il Cuore di mia Madre?
10Che cosa è l’Eucarestia? É il mio Corpo e il mio Sangue uniti alla mia Anima e alla mia Divinità. Ebbene, quando Ella si incinse di Me, che aveva nel seno di diverso? Non aveva il Figlio di Dio, il Verbo del Padre col suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità? Voi non mi avete forse perché Maria mi ha avuto e mi ha dato a voi dopo avermi portato per nove mesi?
11Ebbene, come Io ho lasciato il Cielo per dimorare nel seno di Maria, così, ora che lasciavo la Terra, eleggevo il seno di Maria per mio Ciborio. E quale ciborio, in quale cattedrale, più bello e santo di questo? La Comunione è un miracolo di amore che Io ho fatto per voi, uomini.
12Ma, in cima al mio pensiero d’amore, raggiava il pensiero di infinito amore di poter vivere con mia Madre e di farla vivere con Me sinché non fossimo riuniti in Cielo. Il primo miracolo lo feci per la gioia di Maria, a Cana di Galilea. L’ultimo miracolo, anzi gli ultimi miracoli, per il conforto di Maria, a Gerusalemme. L’Eucarestia e il velo della Veronica. Questo, per dare una stilla di miele all’amaritudine della Desolata. Quello, per non farle sentire che non c’era più Gesù sulla Terra.
Tutto, tutto, tutto, ma capitelo una volta, voi avete per Maria! Dovreste amarla e benedirla ad ogni vostro respiro. Il velo della Veronica è anche un pungolo alla vostra anima scettica. Confrontate, voi che procedete per aridi esami, o razionalisti, o tiepidi, o vacillanti nella fede, il Volto del Sudario e quello della Sindone. L’uno è il Volto d’un vivo, l’altro quello d’un morto. Ma lunghezza, larghezza, caratteri somatici, forma, caratteristiche, sono uguali. Sovrapponete le immagini. Vedrete che corrispondono. Sono Io. Io che ho voluto ricordarvi come ero e come ero divenuto per amore di voi. Se non foste dei perduti, dei ciechi, dovrebbero bastare quei due Volti a portarvi all’amore, al pentimento, a Dio. Il Figlio di Dio vi lascia benedicendovi col Padre e collo Spirito Santo».
[1] 26 marzo 1945. L’Evangelo, Op. Cit. Vol 10 Cap. 608. Poema: IX, 28
[2]IL VANGELO ETERNO: Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di Lui (Lc 23,27). “Attenti, chiamate le lamentatrici, che vengano! Fate venire le più brave! Accorrano e facciano presto, per intonare su di noi un lamento. Sgorghino lacrime dai nostri occhi, il pianto scorra dalle nostre ciglia, perché una voce di lamento si ode da Sion: Udite, dunque, o donne, la parola del Signore; i vostri orecchi accolgano la parola della sua bocca. Insegnate alle vostre figlie il lamento, l’una all’altra un canto di lutto” (Ger 9,16-19).
[3]IL VANGELO ETERNO: Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: “Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato. Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! E ai colli: Copriteli! Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?” (Lc 23,28-31).
[4]Il Velo della Veronica, detto anche Volto Santo o Santo Sudario si conserva a S. Pietro in Vaticano. Si ha di esso la seguente descrizione: “Trovassi in esso, non senza tenerissima compunzione, il capo tutto trafitto di spine, la fronte insanguinata, gli occhi pieni di lividure di sangue, tutta impallidita la faccia; nella guancia destra mirassi ivi crudelmente stampata la guanciata della mano ferrata di Malco, e nella sinistra i segni degli sputi dei giudei, e loro macchie; il naso alquanto schiacciato e insanguinato, la bocca aperta e sparsa di sangue, i denti scossi, la barba pelata in qualche parte, e i capelli da un lato svelti; e tutta la santissima faccia mischiata, così contraffatta com’ella è, di maestà e di compassione, di amore e di mestizia; onde quando nelle prescritte solennità si mostra nella basilica Vaticana all’infinito popolo, che vi concorre con celebrità di funzione, cagiona un sagro orrore, una mestissima confidenza, una dolorosa penitenza, e tocca quel beatissimo sembiante, vivo testimonio dell’ingratitudine del genere umano, fin dentro il cuore dei fedeli riguardanti, e risveglia un generoso profluvio di lagrime penitenti, e fiamme d’amore al nostro benignissimo Redentore”. Una copia dipinta, fedele riproduzione di quella custodita a S. Pietro in Vaticano, si conserva nella Chiesa del Gesù, dei Padri Gesuiti, a Roma. M.V disse che se avvicinassimo Volto Santo della Sindone di Torino e Volto Santo del Velo della Veronica, li vedremmo combaciare quanto a caratteristiche e quanto a misure.
[5]IL VANGELO ETERNO: Mentre lo conducevano via, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, (Mt 27,32; Mc 15,21; Lc 23,26).
[6] “Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore, al dolore che ora mi tormenta, e con cui il Signore mi ha punito nel giorno della sua ira ardente. Dall’alto egli ha scagliato un fuoco e nelle mie ossa lo ha fatto penetrare; ha teso una rete ai miei piedi, mi ha fatto cadere all’indietro; mi ha reso desolata” (Lam 1,12-13).
[7]IL VANGELO ETERNO: e lo costrinsero a portare la croce di Lui, e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù (Mt 27,32; Mc 15,21; Lc 23,26). “Un tempo parlasti in visione ai tuoi santi dicendo: «Ho portato aiuto a un prode, ho innalzato un eletto tra il mio popolo” (Sal 88,20). “Se il Signore non fosse il mio aiuto, in breve io abiterei nel regno del silenzio” (Sal 93,17). “Dio, da me non stare lontano” (Sal 35,22). “accorri in mio aiuto, Signore, mia salvezza” (Sal 38,22) “poiché l’angoscia è vicina e nessuno mi aiuta” (Sal 22,12). “Infatti proprio per essere stato messo alla prova ed avere sofferto personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova” (Eb 2,18).
[8]IL VANGELO ETERNO: Condussero dunque Gesù al luogo del Golgota, che significa luogo del cranio (Mc 15,22). “Nella tua bontà, o Signore, mi hai posto su un monte sicuro; ma quando hai nascosto il tuo volto, io sono stato turbato” (Sal 29,8). “Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre che copriva tutte le genti” (Is 25,7). “Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati” (Is 25,6). “Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato, poiché sul monte Sion e in Gerusalemme vi sarà la salvezza, come ha detto il Signore, anche per i superstiti che il Signore avrà chiamati” (Gioele 3,5).
[9] Come le ho detto (a Padre Migliorini) lo scorso anno, nella visione descritta il 18 febbraio 1944 e facente parte di una «Passione» più compendiosa.
[10]IL VANGELO ETERNO: C’erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Solome, che lo seguivano e servivano quando era ancora in Galilea, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme (Mc 15,40-41).
[11] 27 marzo 1945. L’Evangelo, Op. Cit. Vol 10 Cap. 609. Poema: IX, 29
[12]IL VANGELO ETERNO: Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Madgala. (Gv 19,25). “Chi è costei che sorge come l’aurora, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come schiere a vessilli spiegati?” (Cc 6,10).
[13]“Da un capo all’altro della terra non esiste donna simile, per la bellezza dell’aspetto e il senno della parola” (Giuditta 11:21). “Forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore!” (Cc 8:6).
[14] 29 marzo 1945. L’Evangelo, Op. Cit. Vol 10 Cap. 612 Poema: IX, 32
[15] Scritto il 29 marzo 1945
[16]IL VANGELO ETERNO: E prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo secondo il comandamento (Lc 23,56).
[17] La fede, la speranza, la carità vengono elargite dallo Spirito Santo: nascono perciò dall’Amore e sfociano nell’Amore.
[18]< Perciò, secondo questo paragrafo, gli aromi con cui imbalsamarono, contro la volontà di Maria Santissima, il Corpo di Gesù morto, furono: essenze varie. Olii di ogni genere, resine preziose, incenso fino, nardo, alibano >
[19] 1aprile 1945. L’Evangelo, Op. Cit. Vol 10 Cap. 616. Poema: X, 1
[20]IL VANGELO ETERNO: Passato il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, di buon mattino, quand’era ancora buio, Maria di Magdala, Maria di Giacomo e Salome, comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù (Mt 28,1; Mc 16,1; Gv 20,1).
[21] Cc 8,6
[22]IL VANGELO ETERNO: Al levar del sole vennero al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Esse dicevano tra loro: “Chi ci rotolerà via il masso dall’ingresso del sepolcro?” (Mc 16,2-3; Lc 24,1).
[23] 2 aprile 1945. L’Evangelo, Op. Cit. Vol 10 Cap. 619. Poema: X, 5
[24]IL VANGELO ETERNO: Ed ecco che vi fu un gran terremoto; un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come la folgore e il suo vestito bianco come la neve. Per lo spavento che ebbero di lui le guardie tremarono tramortite (Mt 28,2-4).
[25]IL VANGELO ETERNO: Nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro (Gv 20,1).
[26]IL VANGELO ETERNO: Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!” (Gv 20,2).
[27]IL VANGELO ETERNO: Maria di Giacomo e Salomè entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma l’angelo disse alle donne: “Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli e a Pietro: È risuscitato dai morti, e ora vi precede in Galilea; là lo vedrete, come vi ha detto. Ecco, io ve l’ho detto” (Mt 28,5-7; Mc 16,5-7).
[28]IL VANGELO ETERNO: Ed esse, uscite, fuggirono via dal sepolcro perché erano piene di timore e di spavento, e non dissero niente a nessuno, perché avevano paura (Mc 16,8).
[29]IL VANGELO ETERNO: Il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che avevano preparato (Lc 24,1).
[30]IL VANGELO ETERNO: Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti, i discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa (Gv 20,3).
[31]IL VANGELO ETERNO: Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?”. Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto”. (Gv 20,11-13)
[32]IL VANGELO ETERNO: Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo” (Gv 20,14-15).
[33]IL VANGELO ETERNO: Gesù le disse: “Maria!”. Essa allora voltatasi verso di Lui, gli disse in ebraico: “Rabbonì”, che significa: Maestro! Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: ‘Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro” Maria di Madgala andò subito ad annunziare ai discepoli: “Ho visto il Signore”, e anche ciò che le aveva detto (Gv 20,16-18).
[34]IL VANGELO ETERNO: Trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro; me, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre erano ancora incerte, ecco due uomini apparire vicino a loro in veste sfolgoranti. Essendosi le donne impaurite e avendo chinato il volto a terra, essi dissero loro: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea, dicendo che bisognava che il Figlio dell’uomo fosse consegnato in mano ai peccatori, che fosse crocifisso e risuscitasse il terzo giorno” Ed esse si ricordarono delle sue parole. E, tornate dal sepolcro, annunziarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria di Madgala, Giovanna e Maria di Giacomo. Anche le altre che erano insieme lo raccontarono agli apostoli (Lc 24,2-10).
[35]IL VANGELO ETERNO: Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: “Salute a voi”. Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: “Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno” (Mt 28,9-10).
[36]IL VANGELO ETERNO: Quelle parole parvero loro come un vaneggiamento e non cedettero ad esse (Lc 24,11). Ma essi udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credere (Mc 16,11).
[37]IL VANGELO ETERNO: Mentre esse erano per via, alcuni della guardia giunsero in città e annunziarono ai sommi sacerdoti quanto era accaduto. Questi si riunirono allora con gli anziani e deliberarono di dare una buona somma di denaro ai soldati dicendo: “Dichiarate: i suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo. E se mai la cosa verrà all’orecchio del governatore noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni noia”. Quelli, preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questa diceria si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi (Mt 28,11-15).
[38] Scritto il 21 febbraio 1944. L’Evangelo, Op. Cit. Vol 10 Cap. 620 Poema: X, 6 < Il contenuto del presente paragrafo segue nel manoscritto, immediatamente a quello del paragrafo 4. È stato posto qui perché la scrittrice così annota: “Questa considerazione non va messa qui, ma dopo il capitolo: Le pie donne al Sepolcro”, se no non avrebbe senso il parlare dell’incontro di Gesù con Maria di Magdala” >
[39] 4 aprile 1945. L’Evangelo, Op. Cit. Vol 10 Cap. 622. Poema: X, 8
[40] 5 aprile 1945. L’Evangelo, Op. Cit. Vol 10 Cap. 626. Poema: X, 12
[41] “Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impuri io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto io il re, il Signore degli eserciti”. Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e mi disse: “Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua iniquità e il tuo peccato è espiato” (Is 6,4-7)
[42] 16-17 aprile 1947. L’Evangelo, Op. Cit. Vol 10 Cap. 632. Poema: X, 18
[43] Salmo 8, 2-3
[44] Tobia 5, 13
[45] Principio e norma molto importanti, da mettere in pratica nel fare il bene: l’esperienza conferma che sono veramente efficaci.
[46] 1 Re 17,17-24.
[47] 22 febbraio 1944. L’Evangelo, Op. Cit. Vol 10 Cap. 637. Poema: non presente
[48] Cc 2,11-13
