Nuova Evangelizzazione
LE GRANDI DISPUTE
SECONDO IL PICCOLO GIOVANNI
A cura di Fray Jesus Maria de Cabanaconde
S.O.S
Servo dell’Ordine dei Salvatori
S O M M A R I O
1. La disputa di Gesù nel Tempio coi dottori. L’angoscia della Madre e la risposta del Figlio.
Disputa dei dottori sul tempo del Messia.
“Il Messia vive ed è fra voi”.
Il Messia libera dalla schiavitù del peccato
2. La disputa sulle opere del Figlio di Dio.
La piscina di Betseida (Gv 5,1-4).
Guarigione del paralitico (Gv 5,5-9).
Le iene in aguato (Gv 5,10-13).
“Non peccare mai più (Gv 5,14-15)”.
Natura divina del Messia (Gv 5,16-18).
Potere divino del Messia (Gv. 5,19-20).
Autorità divina del Messia (Gv 5,21-23).
Culto alla Trinità (Gv 5,24-27).
Risurrezione degli spiriti(Gv 5,24-27).
Risurrezione dei corpi (Gv 5,28-30).
Testimoni della missione divina del messia
Testimonianza del Battista (Gv 5,31-35).
Testimonianza delle opere (Gv 5,36).
Testimonianza di Dio-Padre (Gv 5,37-38).
Testimonianza della scrittura (Gv 5,39-40).
Le cause dell’incredulità (Gv 5,41-44).
Testimonianza di Mosè (Gv 5,45-47).
3. La disputa con scribi e farisei a Cafarnao. L’arrivo della Madre e dei fratelli.
L’indemoniato cieco e muto (Mt 12,22).
Lingue di vipere! Bestemmiatori! ” (Mt 12,24-; Mc 3,22; Lc 11,16)
Regno di Dio e regno di Satana.
Il Regno di Satana (Mt 12,25-26; Lc 11,17)
Il Regno di Dio e il Re di questo Regno. (Mt 12,28-29; Mc 3,27).
Il Padre del secolo futuro (Mt 12,30)
Il Peccato contro lo Spirito Santo (Mt 12,31-32; Mc 3,28-30)
Dal frutto si conosce l’albero (Mt 12,33-35; Lc 6,43-45)
Conseguenze eterne della parola (Mt 12,36-37).
Il segno di Giona (Mt 12,38-40)
Ascolto e conversione (Mt 12,41-42; Lc 11,31)
Generazione adultera e malvagia.
Le abitudini dello spirito immondo (Mt 12,43-45; Lc 11,24-26).
La vera famiglia di Gesù (Mt 12,46-50; Mc 3,20-21. 31-35; Lc 8, 19-21).
4. Il Messia è la Fonte d’acqua viva. Scontro con i rabbi al sepolcro di Hillele.
Giscala fiorente città rabbinica.
Il Messia è la Fonte di acqua viva.
5. La mano ferita di Gesù. Ma che iene!.
Presso i confini fenici (Mc 7,31).
Antica città levitica e di rifugio.
Cani ringhiosi, sparvieri rapaci e serpi astute.
Profezia di Abacuc sul Messia.
L’anima è il luogo dove si parla con Dio.
E’ donato a Satana l’anima che non si dà al Messia.
I contraddittori chiedono un segno (Mt 16,1; Mc 8,11).
Il Messia protetto dal sinagogo.
Segni dei tempi messianici (Mt 16,2-3).
Confessione e professione di fede.
Guai agli increduli del tempo messianico.
Guardatevi del odio e dell’eresia.
Infettati da elementi farisaici.
Guardatevi dal lievito dei farisei (Mt 16,5-6; Mc 8,14-15).
Uomini di poca fede (Mt 16,7-8; Mc 8,17-19).
Il lievito che corrompe (Mt 16,11-12).
8. Arrivo a Gerusalemme per la Pentecoste e disputa con i dottori nel Tempio.
In Gerusalemme sono abominazioni.
Il simbolo del vasaio e del vaso d’argilla.
Il pentimento e l’indurimento del cuore.
Le guardie del Tempio, soldati da caricatura.
Disputa con i dottori nel Tempio.
Il Regno di Dio è nel cuore dei buoni.
Ognuno dà ciò che è e ciò che ha.
La colpa dei dottori in Israele è inescusabile.
L’ invito del fariseo Elchia (Lc 11,37)
9. Invettiva contro farisei e dottori al convito in casa del sinedrista Elchia.
Al convito del sinedrista e fariseo.
Nella casa del fariseo (Lc 11,37)
Alle tavole senza indugio (Lc 11,37).
Il Messia Re d’Israele è in mezzo a te.
Il fariseo Daniele riconosce in Gesù il Messia.
Lo scandalo del fariseo (Lc11,38).
L’astuzia colpevole del fariseo Elchia.
Invettiva contro i frisei e i dottori.
Corrutori dello Spirito e del corpo (Lc11,38).
Fate opere regali e sante (Lc 11,40-41).
Dio vuole amore e giustizia (Lc 11,42).
Dio vuole trasparenza (Lc 11,44).
Il giudizio di Dio è voce che resta (Lc 11,45).
La Legge di Dio è uguale per tutti (Lc 11,46).
Dio vuole testimoni onesti (Lc 11, 47-51).
Dio vuole la vera Scienza (Lc 11,52).
Cospirazione contro il Messia (Lc 11,53-54).
10. Breve sosta a Betania dopo la disputa in casa di Elchia.
Salvare è la missione del Messia.
Nulla ristora il Messia più dell’ amore.
Nelle cose di Dio non bisogna essere vili.
11. Nel Tempio, il contestato discorso che rivela in Gesù la Luce del mondo.
Il Messia è la Luce del mondo.
Accolta di persone di nazionalità diverse.
Il Messia è la Luce del mondo (Gv 8,12.
La Creazione, la luce cosmica e l’uomo.
La Luce è Vita, è Carità, è Dio.
Le testimonianze a favore del Messia.
Testimonianza del Messia negata dai farisei(Gv 8,13).
Valore della testimonianza del Messia (Gv 8,14).
Il giudizio del Messia è vero (Gv 8,15-16).
Testimonianza di Dio-Padre (Gv 8,17-18).
Per Gesù al Padre (Gv 8,19-20).
12. La grande disputa con i Giudei e fuga dal Tempio con l’aiuto del levita Zaccaria.
Il peccato d’incredulità (Gv 8,21.23-24).
Conflitto di opinioni (Gv 8,22).
“Il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Gv 8,25-27).
Oracolo contro il popolo deicida.
Il Redentore dell’umanità (Gv 8,28).
L’ubbidienza del Messia (Gv 8,29-30.
Ciò che attende Israele che ripudia il Cristo.
Il Messia Liberatore delle anime..
La libertà dei figli di Dio (Gv 8,31-32).
Il liberatore dei figli di Dio (Gv 8,33-36).
Lo schiavo, il servo, il figlio.
I falsi figli di Abramo (Gv 8,37-40).
I falsi figli di Dio (Gv 8,41-42).
I figli del diavolo (Gv 8,43-44).
Chi è da Dio ascolta le parole di Dio.
L’ascolto della Parola di Dio (Gv 8,45-47).
La Parola è Vita e non muore (Gv 8,48-53).
Israele, riconosci il tuo Messia! (Gv 8,54-55).
Gesù Cristo è il Dio-Liberatore (Gv 8,56-59).
Zaccaria salva il suo Salvatore.
13. La guarigione di un cieco nato, provocata da una manovra di Giuda Iscariota.
Rapporto tra malattia e peccato (Gv 9,1-3).
Rapporto tra “giorno” e “notte” spirituale
Fango fatto con la saliva (Gv 9,6).
Fango sugli occhi del cieco (Gv 9,6-7).
Si lavò e tornò che ci vedeva (Gv 9,7).
Dissenso tra i vicini (Gv 9,8-9).
Cronaca del miracolo (Gv 9,9-119).
Le vecchie iene delle mascelle sdentate.
Le iene assalgono la preda (Gv 9,12).
Trascinato nella tana delle vecchie iene (Gv 9,13-14)
Inquisitorio al miracolato (Gv 9,15-17).
L’ottusità fa stolti quando è voluta.
Interrogatorio ai parenti (Gv 9,18-21).
L’uomo animale non afferra le cose spirituali
L’idrofobia infesta le vecchie iene (Gv 9,30-34).
14. A Gerusalemme, l’incontro con il cieco guarito e il discorso che rivela in Gesù il buon Pastore.
Il Messia si rivela al cieco guarito.
Il Messia si manifesta al cieco guarito(Gv 9,35-38).
Il Messia è venuto per un giudizio (Gv 9,39).
Peccato volontario d’incredulità (Gv 9,40-41).
Il pastore ladro e assassino (Gv 10,1).
Il Regno di Dio e il suo vero Messia.
Le azioni mostrano il vero Messia.
L’ unico e vero Messia (Gv 10,7-8).
Un solo ovile sotto un solo Pastore.
Il pastore mercenario (Gv 10,11-13).
Il buon pastore dà la vita per le pecore (Gv 10,14-15).
Un solo Ovile sotto un solo Pastore (Gv 10,16).
Volontaria immolazione del Messia (Gv 10,17-18).
Dissenso tra i Giudei (Gv 10,19-21).
15. Al Tempio nella festa della Dedicazione, Gesù si manifesta vero Dio e tentano di lapidarlo.
Mattinata fredda e ventosa (Gv 10,22).
Il Messia passeggia nel tempio (Gv 10,23).
Il Messia rimette in libertà gli oppressi.
Parole di demonio non vanno ascoltate.
“Se tu sei il Messia dillo a noi” (Gv 10,24-25).
Le opere del Messia testimoniano sul Messia Gv 10,25
Le vittorie sul Male sono la corona degli eletti.
Quelli che non appartengono al Messia(Gv 10,26).
Quelli che sono del Messia (Gv 10,27).
Quelli che seguono il Messia (Gv 10,27).
Il Messia dà ai suoi la vita eterna (Gv 10,28).
Il Messia è Dio (Gv 10,29-31).
Le prove della divinità del Messia (Gv 10,33-38).
Sventato il covo dei lupi (Gv 10,39).
16. Rincarnazione e vita eterna nel dialogo con uno scriba.
Preceduti dalla folla (Mt 14,13-14; Mc 6,33-34; Lc 9,11).
Prese a insegnare loro molte cose(Mc 6,34; Lc 9,11)
Cattiva volontà degli scribi e dei farisei.
Le vittorie e le sconfitte di Gesù.
18. Al Tempio. L’odio giudaico. La missionaria del Regno. Giù le maschere.
Fascia dei suoi lombi sarà la giustizia.
I lupi ringhiosi e il Pastore del gregge.
Il Messia è la voce di chi non ha voce.
Niche la missionaria del Regno.
La verga che percuote il violento.
19. Condanna per il Tempio corrotto.
Il bubbone più fetido è il Tempio.
Un Sommo Sacerdote complice e assassino.
Il Messia giudicato bestemmiatore e sacrilego
Chi crede nel Cristo è nell’amicizia di Dio
20. Tranello teso da nemici giudei e. Intervento di Claudia Procula.
Non impedite ai fanciulli di venire a me.
Il miracolo del piede ricomposto.
Disputa fra due gruppi oposti.
Il sangue dei martiri è seme dei cristiani.
21. Discorso, ad Afeca, dopo una disputa tra credenti e non credenti.
Disputa tra credenti e non credenti.
La liberazione per la fede nel Messia. (Discorso)
I cuori ammaestrati dall’ amore.
Il Messia compie la volontà del Padre.
23. Un complotto per l’elezione di Gesù a re.
Il Regno si fa con l’amore nei cuori.
Annunziare la venuta del Messia.
Chi semina venti, raccoglie tempeste.
Il Regno si fa con l’ amore nei cuori.
Preghino i fanciulli per l’avvento del Regno.
Concetti sbagliati del Regno messianico.
Giovanna consacra al Messia i suoi averi.
Il cuore della discepola fedele.
Folle concetto del Regno messianico.
Pensiero dei gentili e dei subdoli farisei.
La Legge e il Regno sono nel cuore.
Nella casa di campagna di Cusa.
Il tentativo di eleggere re il Messia.
Intesa dei commensali e silenzio del Messia.
Il Messia boccia il potere temporale.
Il Messia corregge le idee storte .
Il Regno del Messia non è di questo mondo.
La più grande sventura di un popolo.
Nel turbine delle imposizioni.
La più grande sventura di un popolo.
Clamore di pareri e reciproci insulti.
L’amore di un cuore di fanciullo.
La testimonianza del Prediletto (Gv 6,15).
Il confidente della vita del Messia.
Il “figlio” della Madre di Dio.
Ragioni della tentata proclamazione.
26. La donna adultera e l’ipocrisia dei suoi accusatori.
Il Messia ammaestra nel tempio (Gv 8,1-2).
Le iene trascinano la loro preda (Gv 8,3).
I morsi delle iene (Gv 8,4-6).
I peccati delle iene (Gv 8,6).
Sentenza del Salvatore (Gv 8,7-9).
Il Salvatore perdona (Gv 8,9.11).
Il male desiderato è già peccato
Rispetto e carità con i colpevoli
27. Giudei in visita a Betania.
28. I giudei nella casa di Lazzaro.
Accoglienza e ospitalità perfetta.
29. Seduta del Sinedrio e udienza da Pilato.
Annotazioni, parere, commenti.
La notizia riempie Gerusalemme.
Annotazioni di Cusa e Mannaen.
Parere di Giuseppe d’Arimatea.
Commenti dei Legionari romani.
Seduta del Sinedrio (Gv 11,46-47).
Il Messia è “Jahve”: Colui che è.
Lunga attesa nel palazzo di Ponzio.
L’udienza del Proconsole di Roma.
Udienza ai buffoni sinedristi.
Uscite! Serpi notturne! Vampiri!
Il sinedrio delibera la morte del Messia
Il mandante del delito (Gv 11,49-52).
Non odiare per amore del Messia.
Curvati dal peso delle delusione.
Gli apostoli consapevoli del loro destino.
Il Messia perseguitato legale.
Sciolti da ogni obbligo verso Dio e il suo il Messia.
Misurarsi e misurare è saggia misura.
Norme per dare la misura di ciò che è un discepoli.
Epoche di eclissi dello spirito di fede.
Consapevolezza vocazionale degli Apostoli.
Consapevolezza dell’Apostolo Giovanni.
Gli apostoli segnano il loro destino.
Provvidenza per Maria di Giacobbe.
Basta un cuore sincero per far felice il Messia.
31. Colloquio nella notte, presso Gofenà, con Giuseppe d’Arimatea, Nicodemo e Mannaen.
Incontro con Giuseppe e Nicodemo.
L’incontro con Giuseppe e Nicodemo.
Concetto sbagliato dell’idea messianica.
Cause che impediscono l’ecumenismo.
Chi ama il Messia non si turba per le apparenze.
Chi segue il Messia non teme gli uomini.
Chi serve il Messia non cerca il suo interesse.
L’amico del Messia non trasgredisce la Legge.
E’ necessario rinascere nello spirito.
Venduti a Satana per abbattere il Messia..
Un pretesto per il losco giuoco degli interessi.
Natura della regalità messianica.
Il Messia, unto da Dio a Re e Signore.
Il Messia è Dio e va amato come tale.
L’amatore del Messia risplenderà come il sole.
Il volo e lo sguardo dell’aquila.
32. Sconosciuti giudei riferiscono sulle accuse raccolte dal Sinedrio. Allegoria per Gerusalemme.
Resistenza ai rigori delle stagioni.
I prodi e le accuse del Sinedrio.
I discendenti dei prodi di David.
Le accuse raccolte del sinedrio.
Il regno mesianico e fine d’Israele.
Il tempio perirà per non più risorgere.
33. Delazioni dell’Iscariota e profezie su Israele.
Non con la spada ma con lo spirito trionferà il Messia.
Dellazione dell’Iscariota, versione del Messia.
Misero Israele che non volle il Messia.
La pianta annosa dal midollo distrutto.
Miseri malati che non chiedono miracolo.
Un fanciullo cerca il Signore Gesù.
Meno triste la sorte di un cane.
34. Giuda Iscariota dai Capi del Sinedrio.
Il segnale convenzionale (Lc 22,3-4).
Adunanza d’assassini (Mt 26,3-5; Mc 14,1-2; Lc22, 1-2).
Seducente sivillo dei serpenti.
Il grdo di un demone vittorioso.
Il prezzo di un comune agnello(Mt 26,14-16; Mc 14,10-11; Lc 22,3-6).
35. Le domande sull’autorità di Gesù e sul battesimo di Giovanni.
Questione sull’autorità del Messia (Mc 11,27; Lc 20,1-2).
Questione sul battesimo di Giovanni (Mc 11,29-30).
Dilemma insolubile (Mt 21,24-27; Mc 11,31-33; Lc 20,7-8)
Calcolo vile dei nemici del Messia.
36. l’invettiva contro scribi e farisei..
Ragioni di essere di scribi e farisei.
Un cerchio folto di ascoltatori.
Scribi e farisei (Mt 23,1-2; Mc 12,37; Lc 20,45).
Bugiardi e sleali, cattivi e ingiusti (Mt 23,3-4).
Elenco delle eresie farisaiche.
Superbia, vanità e ambizione Mt 23,5-7; Mc 12,38-39; Lc 20,46
Fraternità senza titoli (Mt 23,8-10).
La missione è servire (Mt 23,11-13).
Regola per generare Cristo nel proprio cuore.
Le invettive contro scribi e farisei.
Guai all’uomo senza misericordia (Mt 23,13).
Guai a voi usurai! (Mt 23,14; Mc 12,40; Lc 20,47)
Guai a voi corruttori! (Mt 23,15)
Guai a voi disonesti! (Mt 23,16-22)
Guai a voi ingiusti! (Mt 23,23-24).
Guai a voi impuri di cuore! (Mt 23,27-28
Guai a voi criminali figli d’assassini! (Mt 23,29-32)
Serpenti, razza di vipere! (Mt 23,33-36).
Allegoria della chioccia (Mt 23,37).
Un segno del suo ritorno (Mt 23,38-39.
Profezie che parlano del Messia.
Il Germoglio della radice di Jesse.
Pastore, Re vittorioso e Dio potente.
La profezia delle settanta settimane.
Pieno consenso degli ascoltatori.
Labilità delle intenzioni umane.
I pagani onorano il Messia (Gv 12,20-22).
Il granello di frumento (Gv 12,23-24).
Il servitore del Messia (Gv 12,25-26).
La voce di Dio Padre (Gv 12,27-28).
Consapevolezza della folla (Gv 12,29-30).
Consapevolezza della folla (Gv 12,29-30).
Quesito sul Cristo e il Figlio dell’uomo(Gv 12,34).
I figli della Luce (Gv 12,35-36).
I figli delle tenebre (Gv 12,37-43).
Il Messia venuto come Luce nel mondo (Gv 12,44-46).
La parola di Gesù è vita eterna.
La consegna del Messia agli uomini-demoni.
Il Messia si rifugia in una casa amica (Gv 12,36).
1. La disputa di Gesù nel Tempio coi dottori. L’angoscia della Madre
e la risposta del Figlio[1].
Disputa dei dottori sul tempo del Messia.
Luogo misterioso.
1Vedo Gesù. E’ adolescente. Vestito di una tunica che mi sembra di lino candido, lunga sino ai piedi. Su questa si posa e si drappeggia un drappo rettangolare d’un rosso pallido. E’ a testa nuda, coi capelli lunghi sino a metà orecchie, più carichi di tinta di quando lo vidi bambino. E’ un fanciullo robusto e molto alto per la sua età che, come dimostra il viso, è molto fanciulla.
2Mi guarda e sorride tendendomi le mani. Un sorriso però che somiglia già a quello che gli vedo da uomo: dolce e piuttosto serio. E’ solo. Non vedo altro per ora. Sta appoggiato ad un muretto su una stradellina tutta a sali e scendi, sassosa e con una fossa verso il centro che certo in tempo di pioggia si muta in rigagnolo. Ma ora è asciutta perché è giornata serena.
3Mi pare di accostarmi io pure al muretto e di guardare intorno e in basso come fa Gesù. Vedo un agglomerato di case. Un agglomerato disordinato. Le case sono quali alte, quali basse, e vanno in tutti i sensi. Sembra, con un paragone molto povero ma molto somigliante, una manciata di ciottoli bianchi gettata su un terreno scuro. Le vie e viette sono come vene in quel biancore. Qua e là delle piante sporgono dai muri. Molte sono in fiore e molte sono già coperte di foglie novelle. Deve essere primavera.
4A sinistra, rispetto a me che guardo, vi è un grande agglomerato, fatto a tre ordini di terrazze coperte di fabbricati, e torri e cortili e porticati, al centro del quale si alza un più alto, maestoso, ricchissimo fabbricato a cupole tonde, splendenti al sole come fossero coperte di metallo: rame od oro. Il tutto è recinto da una muraglia merlata: dei merli fatti così M come fosse una fortezza. Una torre più alta delle altre, posta a cavalcioni di una via piuttosto stretta e che è in salita, domina nettamente quel vasto agglomerato. Sembra una sentinella severa.
5Gesù guarda fissamente quel luogo. Poi torna a voltarsi, riappoggiando la schiena al muretto, come era prima, e guarda un monticiattolo che sta di fronte all’agglomerato. Un monticiattolo assalito dalle case sino alla base, poi lasciato nudo. Vedo che una via termina là con un arco, oltre il quale non c è che una via lastricata a pietre quadrangolari, irregolari e sconnesse. Non sono troppo grandi, non come le pietre delle strade consolari romane; sembrano piuttosto le classiche pietre dei vecchi marciapiedi viareggini (non so se ne esistano ancora) ma messe senza connessione. Una stradaccia. Il volto di Gesù si fa tanto serio che io mi fisso a cercare su quel monticiattolo la causa di questa malinconia. Ma non trovo nulla di speciale. E’ un’altitudine nuda. E basta. In cambio perdo Gesù, perché quando mi volgo non è più lì. E mi assopisco con questa visione.
Nel recinto del Tempio.
6… Quando mi risveglio col ricordo della stessa nel cuore, dopo esser tornata un poco in forze e in pace, perché tutti dormono, mi trovo in un posto che non ho mai visto. Vi sono cortili e fontane e porticati e case, ossia padiglioni, perché hanno più la caratteristica di padiglioni che di case. Vi è molta folla vestita all’ebraica antica, e molto vociare. Guardandomi intorno comprendo d’essere dentro a quell’agglomerato che Gesù guardava, perché vedo la muraglia merlata che lo cinge, la torre che lo vigila e l’imponente fabbricato che si erge nel centro e contro il quale si stringono i porticati, molto belli e vasti, e sotto ai quali vi è molta folla intenta chi a una cosa, chi ad un’altra[2].
7Comprendo essere nel recinto del Tempio di Gerusalemme. Vedo farisei in lunghe vesti ondeggianti, sacerdoti vestiti di lino e con una placca preziosa al sommo del petto e della fronte e altri punti luccicanti sparsi qua e là sulle diverse vesti molto ampie e bianche, strette alla vita da una cintura preziosa. Poi altri che sono meno ornati, ma devono sempre appartenere alla casta sacerdotale, e che sono circondati da discepoli più giovani. Comprendo che sono i dottori della Legge.
Disputa sul tempo del Messia.
8Fra tutti questi personaggi mi trovo spersa, perché non so proprio che ci sto a fare. Mi accosto al gruppo dei dottori, dove si è iniziata una disputa teologica. Molta folla fa la stessa cosa.
9Fra i “dottori” vi e un gruppo capitanato da uno chiamato Gamaliele e da un altro, vecchio e quasi cieco, che sostiene Gamaliele nella disputa. Costui, che sento chiamare Hillel (metto l’h perché sento una aspirazione in principio al nome) mi pare maestro o parente di Gamaliele, perché questo lo tratta con confidenza e rispetto insieme. Il gruppo di Gamaliele ha vedute più larghe, mentre un altro gruppo, ed è il più numeroso, è diretto da uno che chiamano Sciammai, ed è dotato di quell’intransigenza astiosa e retriva che il Vangelo tanto bene ci illustra[3].
10Gamaliele, circondato da un folto gruppo di discepoli, parla della venuta del Messia e, appoggiandosi alla profezia di Daniele[4], sostiene che il Messia deve ormai essere nato, perché da una decina d’anni circa le settanta settimane profetate sono compiute da quando era uscito il decreto di ricostruzione del Tempio.
11Sciammai lo combatte asserendo che, se è vero che il Tempio è stato riedificato, è anche vero che la schiavitù di Israele è aumentata, e la pace, che avrebbe dovuto portare seco Colui che i Profeti chiamavano «Principe della Pace»[5], è ben lontana d’essere nel mondo e specie a Gerusalemme, oppressa da un nemico che osa spingere la sua dominazione fin entro il recinto del Tempio, dominato dalla torre Antonia piena di legionari romani, pronti a sedare con la spada ogni tumulto di indipendenza patria.
12La disputa, piena di cavilli, va per le lunghe. Ogni maestro fa sfoggio di erudizione, non tanto per vincere il rivale, quanto per imporsi all’ammirazione degli ascoltatori. E’ palese questo intento.
Tempo e missione del Messia.
“Il Messia vive ed è fra voi”.
13Dal folto del gruppo dei fedeli esce una fresca voce di fanciullo: «Gamaliele ha ragione».
14Movimento della folla e del gruppo dottorale. Si cerca l’interruttore. Ma non occorre cercarlo. Non si nasconde. Si fa largo da sé e si accosta al gruppo dei “rabbi”.
15Riconosco il mio Gesù adolescente.
E’ sicuro e franco, con due sfavillanti occhi pieni di intelligenza.
16«Chi sei?» gli chiedono.
«Un figlio di Israele venuto a compiere ciò che la Legge ordina».
La risposta ardita e sicura piace e ottiene sorrisi di approvazione e benevolenza. Ci si interessa del piccolo israelita.
17«Come ti chiami?».
«Gesù di Nazareth».
18La benevolenza si smorza nel gruppo di Sciammai. Ma Gamaliele, più benigno, prosegue il dialogo insieme ad Hillel. Anzi è proprio Gamaliele che con deferenza dice al vecchio: «Chiedi al fanciullo qualcosa».
19«Su cosa fondi la tua sicurezza?» chiede Hillel. (Metto i nomi in testa alle risposte per abbreviare e rendere chiaro).
Gesù:«Sulla profezia che non può errare nell’epoca e sui segni che l’hanno accompagnata quando fu il tempo del suo avverarsi. E’ vero che Cesare ci domina. Ma il mondo era tanto in pace e la Palestina tanto in calma quando si compirono le settanta settimane, che fu possibile a Cesare ordinare il censimento nei suoi domini. Non lo avrebbe potuto se la guerra fosse stata nell’Impero e le sommosse in Palestina. Come era compito quel tempo, così si sta compiendo l’altro delle sessantadue più una dal compimento del Tempio, perché il Messia sia unto e si avveri il seguito della profezia per il popolo che non lo volle. Potete avere dubbi? Non ricordate che la stella fu vista dai Savi d’Oriente e che andò a posarsi proprio sul cielo di Betlemme di Giuda e che le profezie e le visioni, da Giacobbe in poi, indicano quel luogo come il destinato ad accogliere la nascita del Messia, figlio del figlio del figlio di Giacobbe, attraverso Davide che era di Betlemme? Non ricordate Balaam? “Una stella nascerà da Giacobbe”[6]. I Savi d’Oriente, che la purezza e la fede rendevano occhi e orecchi aperti, hanno visto la stella e compreso il suo nome: “Messia”, e sono venuti ad adorare la Luce scesa nel mondo».
20Sciammai, con sguardo livido: «Tu dici che il Messia nacque nel tempo della stella a Betlemme-Efrata?».
Gesù «Io lo dico».
21Sciammai: «Allora non vi è più. Non sai, fanciullo, che Erode fece uccidere tutti i nati di donna, da un giorno a due anni d’età, di Betlemme e dintorni? Tu, tanto sapiente nella Scrittura, devi sapere anche questo: “Un grido s’è sentito nell’alto… E’ Rachele che piange i suoi figli”[7]. Le valli e le cime di Betlemme, che hanno raccolto il pianto di Rachele morente, sono rimaste piene di pianto, e le madri l’hanno ripetuto sui figli uccisi. Fra esse era certo anche la Madre del Messia».
22Gesù: «Ti sbagli, o vecchio. Il pianto di Rachele s’è volto in osanna, perché là dove essa ha dato alla luce il “figlio del suo dolore”, la nuova Rachele ha dato al mondo il Beniamino del Padre celeste, il Figlio della sua destra, Colui che è destinato a riunire il popolo di Dio sotto il suo scettro e a liberarlo dalla più tremenda schiavitù».
23Sciammai: «E come, se Egli fu ucciso?».
Gesù: «Non hai letto di Elia? Egli fu rapito dal cocchio di fuoco[8]. E non potrà il Signore Iddio aver salvato il suo Emmanuele perché fosse Messia del suo popolo? Egli, che ha aperto il mare davanti a Mosè perché Israele passasse a piede asciutto verso la sua terra[9], non avrà potuto mandare i suoi angeli a salvare il Figlio suo, il suo Cristo, dalla ferocia dell’uomo? In verità vi dico: il Cristo vive ed è fra voi, e quando sarà la sua ora si manifesterà nella sua potenza».
24Gesù, nel dire queste parole, che sottolineo, ha nella voce uno squillo che empie lo spazio. I suoi occhi sfavillano più ancora e, con mossa d’imperio e promessa, Egli tende il braccio e la mano destra e li abbassa come per giurare. E’ un fanciullo, ma è solenne come un uomo.
Il Messia libera dalla schiavitù del peccato
25Hillel: «Fanciullo, chi ti ha insegnato queste parole?»
Gesù: «Lo Spirito di Dio. Non ho maestro umano. Questa è la Parola del Signore che vi parla attraverso le mie labbra».
26Hillel: «Vieni fra noi, che io ti veda da presso, o fanciullo, e la mia speranza si ravvivi a contatto della tua fede e la mia anima si illumini al sole della tua».
27E Gesù viene fatto sedere su un alto sgabello fra Gamaliele e Hillel, e gli vengono porti dei rotoli perché li legga e spieghi. E’ un esame in piena regola. La folla si accalca e ascolta. La voce fanciulla di Gesù legge: « “Consolati, o mio popolo. Parlate al cuore di Gerusalemme, consolatela perché la sua schiavitù è finita… Voce di uno che grida nel deserto: preparate le vie del Signore… Allora apparirà la gloria del Signore”.»[10]
28Sciammai: «Lo vedi, o nazareno! Qui si parla di schiavitù finita. Mai come ora siamo schiavi. Qui si parla di un precursore. Dove è egli? Tu farnetichi».
29Gesù: «Io ti dico che a te più che agli altri va fatto l’invito del Precursore. A te e ai tuoi simili. Altrimenti non vedrai la gloria del Signore né comprenderai la parola di Dio, perché le bassezze, le superbie, le doppiezze ti faranno ostacolo a vedere ed udire».
30Sciammai: «Così parli ad un maestro?».
31Gesù: «Così parlo. E così parlerò sino alla morte. Poiché sopra il mio utile sta l’interesse del Signore e l’amore alla Verità di cui sono Figlio. E ti aggiungo, o rabbi, che la schiavitù di cui parla il Profeta, e di cui Io parlo, non è quella che credi, come la regalità non sarà quella che pensi. Ma sibbene per merito del Messia verrà reso libero l’uomo dalla schiavitù del Male che lo separa da Dio, e il segno del Cristo sarà sugli spiriti, liberati da ogni giogo e fatti sudditi dell’eterno Regno. Tutte le nazioni curveranno il capo, o stirpe di Davide, davanti al Germoglio nato da te e divenuto albero che copre tutta la terra e si alza al Cielo. E in Cielo e in terra ogni bocca loderà il suo Nome e piegherà il ginocchio davanti all’Unto di Dio, al Principe della Pace, al Condottiero, a Colui che con Se stesso avrà inebriato ogni anima stanca e saziato ogni anima affamata, al Santo che stipulerà una alleanza fra terra e Cielo. Non come quella stipulata coi Padri d’Israele quando Dio li trasse d’Egitto[11] trattandoli ancora da servi, ma imprimendo la paternità celeste nello spirito degli uomini con la Grazia nuovamente infusa per i meriti del Redentore, per il quale tutti i buoni conosceranno il Signore e il Santuario di Dio non sarà più abbattuto e distrutto».
32Sciammai: «Ma non bestemmiare, fanciullo! Ricorda Daniele. Egli dice che, dopo l’uccisione del Cristo, il Tempio e la Città saranno distrutti da un popolo e da un condottiero che verrà[12]. E Tu sostieni che il Santuario di Dio non sarà più abbattuto! Rispetta i Profeti!».
33Gesù: «In verità ti dico che vi è Qualcuno che è da più dei Profeti, e tu non lo conosci e non lo conoscerai, perché te ne manca la voglia. E ti dico che quanto ho detto è vero. Non conoscerà più morte il Santuario vero. Ma, come il suo Santificatore, risorgerà a vita eterna e alla fine dei giorni del mondo vivrà in Cielo».
Il Messia è re dello spirito.
34Hillel: «Ascolta me, fanciullo. Aggeo dice: “… Verrà il Desiderato delle genti… Grande sarà allora la gloria di questa casa, e di quest’ultima più della prima”[13]. Vuol forse parlare del Santuario di cui Tu parli?».
35Gesù: «Si, maestro. Questo vuol dire. La tua rettezza ti porta verso la Luce ed Io te lo dico: quando il Sacrificio del Cristo sarà compiuto, a te verrà pace, poiché sei un israelita senza malizia».
36Gamaliele: «Dimmi, Gesù. La pace di cui parlano i Profeti come può sperarsi se a questo popolo verrà distruzione di guerra? Parla e da’ luce anche a me».
37Gesù: «Non ricordi, maestro, cosa dissero coloro che furono presenti la notte della nascita del Cristo? Che le schiere angeliche cantarono: “Pace agli uomini di buona volontà”. Ma questo popolo non ha buona volontà e non avrà pace. Esso misconoscerà il suo Re, il Giusto, il Salvatore, perché lo spera re di umana potenza, mentre Egli è Re dello spirito. Esso non lo amerà, dato che il Cristo predicherà ciò che a questo popolo non piace. Il Cristo non debellerà i nemici coi loro cocchi e i loro cavalli, ma i nemici dell’anima, che piegano a possesso infernale il cuore dell’uomo creato per il Signore. E questa non è la vittoria che Israele si attende da Lui. Egli verrà, Gerusalemme, il tuo Re, cavalcando “l’asina e l’asinello”[14], ossia i giusti di Israele e i gentili. Ma l’asinello, Io ve lo dico, sarà a Lui più fedele e lo seguirà precedendo l’asina e crescerà nella via della Verità e della Vita. Israele per la sua mala volontà perderà la pace e soffrirà in sé, per dei secoli, ciò che farà soffrire al suo Re, che sarà da esso ridotto il Re di dolore di cui parla Isaia[15]».
Il suo regno spirituale.
38Sciammai «La tua bocca sa insieme di latte e di bestemmia, nazareno. Rispondi: e dove è il Precursore? Quando lo avemmo?».
39Gesù: «Egli è. Non dice Malachia: “Ecco, io mando il mio angelo a preparare davanti a Me la strada; e subito verrà al suo Tempio il Dominatore da voi cercato e l’Angelo del Testamento, da voi bramato”[16]? Dunque il Precursore precede immediatamente il Cristo. Egli già è come è il Cristo. Se anni passassero fra colui che prepara le vie al Signore e il Cristo, tutte le vie tornerebbero ingombre e contorte. Dio lo sa e predispone che il Precursore anticipi di un’ora sola il Maestro. Quando vedrete questo Precursore, potrete dire: “La missione del Cristo ha inizio”. A te dico: il Cristo aprirà molti occhi e molti orecchi quando verrà a queste vie. Ma non le tue e quelle dei tuoi pari, che gli darete morte per la Vita che vi porta. Ma quando più alto di questo Tempio, più alto del Tabernacolo chiuso nel Santo dei santi, più alto della Gloria sostenuta dai Cherubini, il Redentore sarà sul suo trono e sul suo altare, maledizione ai deicidi e vita ai gentili fluiranno dalle sue mille e mille ferite, perché Egli, o maestro che non sai, non è, lo ripeto, Re di un regno umano, ma di un Regno spirituale, e suoi sudditi saranno unicamente coloro che per suo amore sapranno rigenerarsi nello spirito e, come Gion[17], dopo esser già nati, rinascere, su altri lidi: “quelli di Dio”, attraverso la spirituale generazione che avverrà per Cristo, il quale darà all’umanità la Vita vera».
L’ultimo segno.
40Sciammai e i suoi accoliti: «Questo nazareno è Satana!».
41Hillel e i suoi: «No. Questo fanciullo è Profeta di Dio. Resta con me, Bambino. La mia vecchiezza trasfonderà quanto sa al tuo sapere, e Tu sarai Maestro del popolo di Dio».
42Gesù: «In verità ti dico che, se molti fossero come tu sei, salute verrebbe ad Israele. Ma la mia ora non è venuta. A Me parlano le voci del Cielo e nella solitudine le devo raccogliere finché non sarà la mia ora. Allora con le labbra e col sangue parlerò a Gerusalemme, e sarà mia la sorte dei Profeti lapidati e uccisi da essa. Ma sopra il mio essere è quello del Signore Iddio, al quale Io sottometto Me stesso come servo fedele per fare di Me sgabello alla sua gloria, in attesa che Egli faccia del mondo sgabello ai piedi del Cristo.
43Attendetemi nella mia ora. Queste pietre riudranno la mia voce e fremeranno alla mia ultima parola. Beati quelli che in quella voce avranno udito Iddio e crederanno in Lui attraverso ad essa. A questi il Cristo darà quel Regno che il vostro egoismo sogna umano, mentre è celeste, e per il quale Io dico: “Ecco il tuo servo, Signore, venuto a fare la tua volontà. Consumala, perché di compierla Io ardo”
44E qui, con la visione di Gesù col volto infiammato di ardore spirituale alzato al cielo, le braccia aperte, ritto in piedi fra i dottori attoniti, mi finisce la visione.(e sono le 3,30 del 29).
2. La disputa sulle opere
del Figlio di Dio[18].
L’angelo della salute.
Ingenuità degli apostoli
1Gesù è in Gerusalemme e precisamente nei pressi dell’Antonia. Con Lui sono tutti gli apostoli meno l’Iscariota. Molta folla si affretta al Tempio. Sono in veste di festa tutti, tanto gli apostoli come gli altri pellegrini, e penso perciò siano i giorni di Pentecoste. Molti mendicanti si mescolano alla gente, lamentando le loro miserie con delle nenie pietose e dirigendosi ai posti migliori, presso le porte del Tempio o ai crocevia da cui la folla viene verso di esso. Gesù passa beneficando questi miserabili, dei quali è cura fare l’esposizione integrale delle loro miserie oltre che la narrazione delle stesse. Ho l’impressione che Gesù sia già stato al Tempio, perché sento che gli apostoli parlano di Gamaliele che ha fatto mostra di non vederli, nonostante che Stefano, uno dei suoi uditori, gli segnalasse il passaggio di Gesù.
2Sento anche che Bartolomeo chiede ai compagni: «Che avrà voluto dire quello scriba con la frase: “Un gruppo di montoni da basso macello”?».
3«Avrà parlato di qualche suo affare» risponde Tommaso.
4«No. Indicava noi. L’ho visto bene. E poi! La seconda frase era conferma della prima. Ha detto sarcastico: “Fra poco l’agnello sarà lui pure da tosa e poi da macello”.»
«Sì, ho sentito io pure» conferma Andrea.
5«Già! Ma a me brucia la voglia di tornare indietro e chiedere al compagno dello scriba che cosa sa di Giuda di Simone» dice Pietro.
6«Ma nulla sa! Questa volta Giuda non c’è perché veramente ammalato. Noi lo sappiamo. Forse ha realmente troppo sofferto del viaggio fatto. Noi siamo più robusti. Lui è vissuto qui, comodo. Si stanca» risponde Giacomo di Alfeo.
7«Sì, noi lo sappiamo. Ma quello scriba ha detto: “Manca il camaleonte al gruppo”. Il camaleonte non è quello che cambia colore tutte le volte che vuole?» chiede Pietro.
8«Sì, Simone. Ma certo hanno voluto dire per i suoi abiti sempre nuovi. Ci tiene. E’ giovane. Va compatito…» concilia lo Zelote.
9«E’ vero anche questo. Però!… Che frasi curiose!» conclude Pietro.
10«Sembra sempre che minaccino» dice Giacomo di Zebedeo.
«E’ che noi sappiamo di essere minacciati e sentiamo minacce anche dove non ce ne sono…» osserva Giuda Taddeo.
«E vediamo colpe anche dove non esistono» termina Tommaso.
11«Eh! già! Il sospetto è brutto… Chissà come sta oggi Giuda? Intanto si gode quel paradiso, con quegli angeli… Ci starei anche io ad ammalarmi per avere tutte quelle delizie!» dice Pietro, e Bartolomeo gli risponde: «Speriamo che guarisca presto. E’ necessario terminare il viaggio perché il caldo incalza».
12«Oh! le cure non gli mancano, e poi… ci pensa il Maestro se mai» assicura Andrea.
13«Aveva molta febbre quando lo abbiamo lasciato. Non so come gli sia venuta, così…» dice Giacomo di Zebedeo, e Matteo gli risponde: «Come viene la febbre! Perché deve venire. Ma non sarà nulla. Il Maestro non è per nulla impensierito. Se avesse visto del brutto non avrebbe lasciato il castello di Giovanna».
La piscina di Betseida (Gv 5,1-4)[19].
14Infatti Gesù non è per nulla impensierito. Parla con Marziam e con Giovanni, andando avanti e dando elemosine. Certo spiega al bambino molte cose, perché vedo che gli indica questo e quello. È diretto verso la fine delle mura del Tempio all’angolo nord-est. Là vi è molta folla che si dirige verso un luogo molto porticato, che precede una porta che sento chiamare “del Gregge”.
15«Questa è la Probatica, la piscina di Betsaida. Ora guarda bene l’acqua. Vedi come è ferma ora? Fra poco vedrai che ha come un movimento e si alza, toccando quel segno umido. Lo vedi? Allora scende l’angelo del Signore, l’acqua lo sente e lo venera come può. Egli porta l’ordine all’acqua di guarire l’uomo pronto a tuffarsi in essa. Vedi quanta gente? Ma troppi si distraggono e non vedono il primo movimento dell’acqua; oppure i più forti, senza carità, respingono i più deboli. Non ci si deve mai distrarre davanti ai segni di Dio. Occorre tenere l’anima sempre vigilante, perché non si sa mai quando Dio si mostri o mandi il suo angelo. E non si deve mai essere egoisti, neanche per salute. Molte volte, per stare a litigare su chi tocca prima o chi ne ha maggiore bisogno, questi infelici perdono il beneficio della venuta angelica».
L’angelo del Signore.
16Gesù spiega paziente a Marziam, che lo guarda coi suoi occhi ben spalancati, attenti, e intanto tiene d’occhio anche l’acqua. Si può vedere l’angelo? Mi piacerebbe».
«Levi, pastore della tua età, lo vide. Guarda bene anche tu e sii pronto a lodarlo».
17Il bambino non si distrae più. I suoi occhi sono sull’acqua e sopra l’acqua, alternativamente, e non sente più nulla, non vede più altro. Gesù intanto guarda quel piccolo popolo di infermi, ciechi, storpi, paralitici, che aspettano. Anche gli apostoli osservano attentamente. Il sole fa giuochi di luce sull’acqua e invade da re i cinque ordini di portici che circondano le piscine.
18«Ecco, ecco!» trilla Marziam.
«L’acqua cresce, si muove, splende! Che luce! L’angelo!»… e il bambino si inginocchia.
19Infatti nel moto del liquido nella vasca, che pare accrescersi per un flutto subitamente immesso che lo gonfi, elevandolo verso il bordo, l’acqua splende come uno specchio messo al sole. Un bagliore abbacinante per un attimo. Uno zoppo è pronto a tuffarsi nell’acqua per uscirne dopo poco con la gamba, già rattratta da una grande cicatrice, perfettamente guarita. Gli altri si lamentano e litigano col risanato, dicendo che infine lui non era impossibilitato al lavoro mentre loro sì. E la zuffa continua.
Guarigione del paralitico (Gv 5,5-9)[20].
20Gesù si volge intorno e vede un paralitico sul suo lettuccio che piange piano. Gli va vicino, si curva e lo carezza domandandogli: «Piangi?».
21«Sì. Nessuno pensa mai a me. Sto qui, sto qui, tutti guariscono, io mai. Sono trentotto anni che giaccio sul dorso, ho consumato tutto, mi sono morti i miei, ora sono di peso ad un parente lontano che mi porta qui al mattino, mi riprende alla sera… Ma come gli pesa farlo! Oh! vorrei morire!».
22«Non ti desolare. Tanta pazienza e fede hai avuto! Dio ti esaudirà».
23«Lo spero… ma vengono momenti di sconforto. Tu sei buono. Ma gli altri… Chi è guarito potrebbe, in ringraziamento a Dio, stare qui a soccorrere i poveri fratelli…»
24«Dovrebbe farlo, infatti. Ma non avere rancore. Essi non ci pensano. Non è malanimo il loro. E’ la gioia di essere guariti che li rende egoisti. Perdonali…»
25«Tu sei buono. Tu non faresti così. Io mi sforzo a trascinarmi con le mani fino là, quando la vasca è mossa. Ma sono sempre preceduto da un altro, e presso l’orlo non ci posso stare; sarei calpestato. E anche stessi là, chi mi calerebbe? Se ti avevo visto prima lo chiedevo a Te…»
26«Vuoi proprio guarire? Allora alzati! Prendi il tuo letto e cammina!». Gesù si è rialzato per dare il comando e pare che, alzandosi, alzi anche il paralitico, perché questo sorge in piedi e poi fa uno, due, tre passi, quasi incredulo, dietro a Gesù che se ne va, e visto che cammina proprio ha un grido che fa volgere tutti.
27«Ma chi sei? In nome di Dio, dimmelo! L’angelo del Signore, forse?».
«Io sono da più di un angelo. Il mio nome è Pietà. Va’ in pace».
28Tutti si affollano. Vogliono vedere. Vogliono parlare. Vogliono guarire. Ma accorrono le guardie del Tempio, che credo sorvegliassero anche la piscina, e respingono quel vociante assembramento minacciando castighi.
29Il paralitico prende la sua barellina – due stanghe su due paia di piccole ruote e un telo sdruscito inchiodato sulle stanghe – e se ne va felice, urlando a Gesù: «Ti ritroverò. Non dimenticherò il tuo nome e il tuo volto».
Le iene in aguato (Gv 5,10-13)[21].
30Gesù, mescolandosi alla folla, se ne va in un altro senso, verso le mura. Ma non ha ancora superato l’ultimo portico che giungono, come spinti da una furia di vento, un gruppo di giudei delle caste peggiori, tutti accumunati nel desiderio di dire insolenze a Gesù. Cercano, guardano, scrutano. Ma non riescono a capire bene di che si tratta, e Gesù se ne va mentre questi, delusi, dietro indicazioni delle guardie, assalgono il povero e felice risanato e lo rimproverano: «Perché porti via questo letto? È sabato. Non ti è lecito».
31L’uomo li guarda e dice: «Io non so niente. So che quello che mi ha guarito mi ha detto: “Prendi il tuo letto e cammina”. Questo so».
32«Sarà certo un demonio, perché ti ha ordinato di violare il sabato. Come era? Chi era? Giudeo? Galileo? Proselite?».
33«Non lo so. Era qui. Mi ha visto piangere e mi è venuto vicino. Mi ha parlato. Mi ha guarito. Se ne è andato con un bambino per mano. Credo suo figlio, perché è in età di avere un figlio di quel tempo».
34«Un bambino? Allora non è Lui!… Come ha detto di chiamarsi? Non glielo hai chiesto? Non mentire!».
35«Mi ha detto che si chiama Pietà». Sei uno stolto! Quello non è un nome!».
36L’uomo si stringe nelle spalle e se ne va.
37Gli altri dicono: «Era certo Lui. Lo hanno visto nel Tempio gli scribi Ania e Zaccheo».
«Ma Lui non ha figli!». Eppure è Lui. Era coi discepoli».
«Ma Giuda non c’era. E’ quello che conosciamo bene. Gli altri… possono essere gente qualunque».
«No. Erano loro».
38E la discussione continua mentre i portici si riaffollano di malati…
39Gesù rientra nel Tempio da un altro lato, quello del lato ovest che è quello che fronteggia il più della città. Gli apostoli lo seguono. Gesù si guarda intorno e vede finalmente ciò che cerca, Gionata, che a sua volta lo cerca.
40«Sta meglio, Maestro. La febbre cala. Tua Madre dice che spera potere venire entro il prossimo sabato».
«Grazie, Gionata. Sei stato puntuale».
41«Non molto. Mi ha trattenuto Massimino di Lazzaro. Ti sta cercando. E’ andato al portico di Salomone».
«Vado a raggiungerlo. La pace sia con te, e porta la mia pace alla Madre e alle discepole, oltre che a Giuda».
42E Gesù va svelto verso il portico di Salomone, dove infatti trova Massimino.
43«Lazzaro ha saputo che sei qui. Ti vuol vedere per dirti una grande cosa. Verrai?».
«Senza dubbio. E presto. Puoi dire che mi attenda in settimana».
Anche Massimino arriva dopo poche altre parole.
“Non peccare mai più (Gv 5,14-15)[22]”.
44«Andiamo a pregare ancora, poiché siamo tornati fin qui» dice Gesù e va verso l’atrio degli Ebrei. Ma presso il medesimo incontra il paralitico guarito, che è andato a ringraziare il Signore. Il miracolato lo scorge fra la folla e lo saluta con gioia, e gli racconta quanto è accaduto alla piscina dopo la sua partenza. E termina: «Mi ha poi detto uno, che si è stupito di vedermi qui sano, chi Tu sei. Tu sei il Messia. E’ vero?».
45«Lo sono. Ma anche tu fossi stato guarito dall’acqua, o da un altro potere, avresti sempre lo stesso dovere verso Dio. Quello di usare la salute per buone opere. Tu sei guarito. Va’ dunque con buone intenzioni a riprendere le attività della vita. E non peccare mai più. Che Dio non ti abbia a punire più ancora. Addio. Va’ in pace».
46«Io sono vecchio… non so nulla… Ma vorrei seguirti per servirti, e per sapere. Mi vuoi?».
«Non respingo nessuno. Pensaci però prima di venire. E se sei deciso vieni».
47«Dove? Non so dove vai…».
«Per il mondo. Dovunque troverai dei discepoli che ti guideranno a Me. Il Signore ti illumini per il meglio».
Gesù ora va al suo posto e prega…
Divinità del Messia
Natura divina del Messia (Gv 5,16-18)[23].
48Non so se il guarito vada spontaneamente dai giudei o se questi, essendo alla posta, lo fermino per chiedergli se quello che gli ha ora parlato è colui che lo ha miracolato. So che l’uomo parla coi giudei e poi se ne va, mentre questi vengono presso la scala da dove deve scendere Gesù per passare negli altri cortili e uscire dal Tempio. Senza salutarlo, quando Gesù giunge gli dicono: «Dunque Tu continui a violare il sabato, nonostante tutti i rimproveri che ti vengono fatti? E vuoi che ti si rispetti come inviato di Dio?».
49«Inviato? Più ancora, come Figlio. Perché Dio mi è Padre. Se non mi volete rispettare, astenetevene. Ma Io non cesserò di compiere la mia missione per questo. Non c’è un attimo in cui Dio cessi di operare. Anche ora il Padre mio opera, ed Io pure opero, perché un buon figlio fa ciò che fa il padre suo, e perché per operare sulla terra Io sono venuto».
50Della gente si avvicina per udire la disputa. Fra essa vi sono persone che conoscono Gesù, altre che ne sono state beneficate, altre che lo vedono per la prima volta; alcuni lo amano, altri lo odiano, molti sono incerti. Gli apostoli fanno nucleo col Maestro. Marziam ha quasi paura e fa un visetto prossimo al pianto.
51I giudei, una mescolanza di scribi, farisei e sadducei, gridano alto il loro scandalo: «Tu osi! Oh! Si dice Figlio di Dio! Sacrilegio! Dio è Colui che è, e non ha figli! Ma chiamate Gamaliele! Ma chiamate Sadoc! Adunate i rabbi, che odano e confutino».
La Trinità: Dio è uno e trino
52«Non vi agitate. Chiamateli e vi diranno, se è vero che sanno, che Dio è uno e trino: Padre, Figlio e Spirito Santo, e che il Verbo, ossia il Figlio del Pensiero, è venuto, secondo che era profetizzato, per salvare Israele e il mondo dal Peccato. il Verbo sono Io. Sono il Messia predetto. Nessun sacrilegio perciò se do al Padre il nome di Padre mio. Voi vi inquietate perché Io faccio miracoli, perché con ciò attiro a Me le folle e le convinco. Voi mi accusate di essere un demonio perché opero prodigi. Ma Belzebù è per il mondo da secoli e, in verità, non gli mancano gli adoratori devoti… Perché allora egli non fa ciò che Io faccio?».
53La gente bisbiglia: «È vero! È vero! Nessuno fa ciò che Egli fa.»
Potere divino del Messia (Gv. 5,19-20)[24].
54Gesù continua: «Io ve lo dico: è perché Io so ciò che egli non sa e posso ciò che egli non può. Se Io faccio opere di Dio è perché Io sono suo Figlio. Da sé uno non può arrivare a fare se non ciò che ha veduto fare. Io, Figlio, non posso fare se non ciò che ho veduto fare dal Padre essendo Uno con Lui nei secoli dei secoli, non dissimile nella natura né nel potere. Tutte le cose che fa il Padre le faccio Io pure che sono suo Figlio. Né Belzebù né altri possono fare ciò che Io faccio, perché Belzebù e gli altri non sanno ciò che Io so. Il Padre ama Me, suo Figlio, e mi ama senza misura così come Io lo amo. Perciò mi ha mostrato e mi mostra tutto quanto Egli fa, acciò Io faccia ciò che Egli fa, Io sulla terra, in questo tempo di Grazia, Egli in Cielo, da prima che il Tempo fosse per la terra. E mi mostrerà opere sempre maggiori acciò Io le faccia e voi ne restiate meravigliati.
55Il suo Pensiero è inesauribile nel pensare. Io lo imito essendo inesauribile nel compiere ciò che il Padre pensa e col pensiero vuole.
Autorità divina del Messia (Gv 5,21-23)[25].
56Voi ancora non sapete quanto l’Amore crei inesauribilmente. Noi siamo l’Amore. E non vi è limitazione per Noi, né vi è cosa che non possa essere applicata sui tre gradi dell’uomo: l’inferiore, il superiore, lo spirituale. Infatti, così come il Padre risuscita i morti e rende loro la vita, ugualmente Io, Figlio, posso dare la vita a quelli che voglio, e anzi, per l’amore infinito che il Padre ha per il Figlio, mi è concesso non solo di rendere vita alla parte inferiore, ma bensì anche vita alla superiore liberando il pensiero dell’uomo e il suo cuore dagli errori mentali e dalle male passioni, e alla parte spirituale rendendo allo spirito la sua libertà dal peccato, perché il Padre non giudica nessuno, ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio, essendo il Figlio Colui che col proprio sacrificio ha comperato l’Umanità per redimerla; e ciò il Padre fa per giustizia, perché a Colui che paga con sua moneta è giusto sia dato, e perché tutti onorino il Figlio come già onorano il Padre.
Culto alla Trinità (Gv 5,24-27)[26].
57Sappiate che, se separate il Padre dal Figlio o il Figlio dal Padre e non vi ricordate dell’Amore, voi non amate Dio come va amato, con verità e sapienza, ma commettete un’eresia perché date culto a uno solo mentre Essi sono una mirabile Trinità. Perciò chi non onora il Figlio è come non onorasse il Padre, perché il Padre, Dio, non accetta che una sola parte di Sé sia adorata, ma vuole sia adorato il suo Tutto. Chi non onora il Figlio non onora il Padre che lo ha mandato per pensiero perfetto di amore. Nega dunque che Dio sappia fare opere giuste.
Risurrezione degli spiriti(Gv 5,24-27)[27].
58In verità vi dico che chi ascolta la mia parola e crede in Colui che mi ha mandato ha la vita eterna e non è colpito da condanna, ma passa da morte a vita, perché credere in Dio e accettare la mia parola vuol dire infondere in sé la Vita che non muore. Sta venendo l’ora, anzi per molti è già venuta, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e chi l’avrà sentita risuonare vivificatrice in fondo al cuore vivrà.
59Che dici, tu, scriba?».
«Dico che i morti non odono più nulla, e che Tu sei folle».
60«Il Cielo ti persuaderà che così non è, e che il tuo sapere è nullo rispetto a quello di Dio. Voi avete talmente umanizzato le cose soprannaturali che non date più alle parole altro che un significato immediato e terreno. Avete insegnato l’Haggadda su formule fisse, vostre, senza sforzarvi a comprendere le allegorie nella loro verità, e ora, nel vostro animo stanco di essere pressato da una umanità trionfante sullo spirito, non credete più neppure a ciò che insegnate. E questa è la ragione per cui non potete più lottare contro le forze occulte.
61La morte di cui Io parlo non è quella della carne, ma dello spirito. Verranno coloro che odono con le orecchie la mia parola e l’accolgono nel loro cuore e la mettono in pratica. Costoro, anche se morti nello spirito, riavranno vita, perché la mia Parola è Vita che si infonde. Ed Io la posso dare a chi voglio, perché in Me è perfezione di Vita, perché come il Padre ha in Sé la Vita perfetta così pure il Figlio ebbe dal Padre la Vita, in Se stesso, perfetta, completa, eterna, inesauribile e trasfondibile. E con la Vita il Padre mi ha dato il potere di giudicare, perché il Figlio del Padre è il Figlio dell’uomo, e può e deve giudicare l’uomo.
62E non vi meravigliate di questa prima risurrezione, quella spirituale, che Io opero con la mia Parola. Ne vedrete di più forti ancora, più forti per i vostri sensi pesanti, perché in verità vi dico che non vi è cosa più grande della invisibile ma reale risurrezione di uno spirito.
Risurrezione dei corpi (Gv 5,28-30)[28].
63Presto viene l’ora in cui i sepolcri saranno penetrati dalla voce del Figlio di Dio e tutti quelli che sono in essi la udranno. E coloro che fecero il bene ne usciranno per andare alla risurrezione della Vita eterna, e quanti fecero il male alla risurrezione della condanna eterna.
64Questo Io non dico di fare e non farò da Me stesso, per mio solo volere, ma per volere del Padre unito al mio. Io parlo e giudico secondo che ascolto, e il mio giudizio è retto perché non cerco il mio volere, ma il volere di Colui che mi ha mandato.
65Io non sono separato dal Padre. Io sono in Lui ed Egli è in Me, ed Io conosco il suo pensiero e lo traduco in parola ed in azione.
Testimoni della missione divina del messia
Testimonianza del Battista (Gv 5,31-35)[29].
66Quanto Io dico per rendere testimonianza a Me stesso non può essere accettabile al vostro spirito incredulo, che non vuole vedere in Me altro che l’uomo simile a voi tutti. Anche un altro ve ne è che testifica per Me, e che voi dite di venerare come grande profeta. Io so che la sua testimonianza è vera. Ma voi, voi che dite di venerarlo, non accettate la sua testimonianza perché è disforme al vostro pensiero che mi è nemico. Voi non accettate la testimonianza dell’uomo giusto, del Profeta ultimo di Israele perché, in ciò che vi piace, dite che egli non è che un uomo e può sbagliare.
67Voi avete mandato ad interrogare Giovanni, sperando che dicesse di Me ciò che voi desideravate, ciò che di Me voi pensate, ciò che voi di Me volete pensare. Ma Giovanni ha reso testimonianza di verità e voi non l’avete potuta accettare. Poiché il Profeta dice che Gesù di Nazaret è il Figlio di Dio, voi, nel segreto dei cuori, perché temete le folle, dite che il Profeta è un folle come lo è il Cristo. Io pure, però, non ricevo testimonianza dall’uomo, sia pure il più santo di Israele. Io vi dico: egli era la lampada ardente e luminosa, ma voi avete per poco voluto godere della sua luce. Quando questa luce si è proiettata su Me, per farvi conoscere il Cristo per ciò che Egli è, voi avete lasciato che la lampada fosse messa sotto al moggio, e prima ancora avevate drizzato fra essa e voi un muro, per non vedere nella sua luce il Cristo del Signore.
Testimonianza delle opere (Gv 5,36)[30].
68Io sono grato a Giovanni della sua testimonianza, e grato gliene è il Padre. E Giovanni avrà gran premio per questa sua testimonianza, ardendo anche per questo in Cielo, il primo sole che vi splenderà di tutti gli uomini lassù, ardendo come arderanno tutti quelli che sono stati fedeli alla Verità e affamati di Giustizia. Ma Io però ho una testimonianza maggiore a quella di Giovanni. E questa testimonianza sono le mie opere. Perché le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle opere Io faccio, ed esse testificano che il Padre mi ha mandato dandomi ogni potere.
Testimonianza di Dio-Padre (Gv 5,37-38)[31].
69E così è il Padre stesso che mi ha mandato, Colui che rende testimonianza in mio favore.
70Voi non ne avete mai sentito la Voce, né visto il Volto. Ma Io l’ho visto e lo vedo, l’ho udita e la odo. Voi non avete dimorante in voi la sua Parola, perché non credete a Colui che Egli ha mandato.
Testimonianza della scrittura (Gv 5,39-40)[32].
71Voi investigate la Scrittura perché credete di ottenere, per la sua conoscenza, la Vita eterna. E non vi accorgete allora che sono proprio le Scritture che parlano di Me? E come mai allora continuate a non volere venire a Me per avere la Vita? Io ve lo dico: è perché quando qualche cosa è contraria alle vostre inveterate idee voi la respingete.
72Vi manca l’umiltà. Non potete giungere a dire: “Ho sbagliato. Costui, o questo libro, dice giusto e io sono in errore”. Così avete fatto con Giovanni, così con le Scritture, così con il Verbo che vi parla. Non potete più vedere e capire perché siete fasciati di superbia e rintronati dalle vostre voci.
Le cause dell’incredulità (Gv 5,41-44)[33].
73Credete voi che Io parli così perché Io voglia essere da voi glorificato? No, sappiatelo, Io non cerco e non accetto gloria dagli uomini. Quello che Io cerco e voglio è la vostra salvezza eterna. Questa è la gloria che cerco. La mia gloria di Salvatore, che non può esserci se Io non ho dei salvati, che aumenta più salvati Io ho, che mi deve essere data dagli spiriti salvati e dal Padre, Spirito purissimo. Ma voi non sarete salvati. Vi ho conosciuto per quello che siete. Voi non avete in voi amore di Dio. Siete senza amore. E perciò non venite all’Amore che vi parla e non entrerete nel Regno dell’Amore. Là voi siete degli sconosciuti. Non vi conosce il Padre, perché voi non conoscete Me che sono nel Padre. Non mi volete conoscere.
74Io sono venuto in nome del Padre mio e voi non mi ricevete, mentre siete pronti a ricevere chiunque viene in nome proprio, purché dica ciò che a voi piace. Dite di essere spiriti di fede? No. Non lo siete. Come potete credere, voi che mendicate la gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria dei Cieli che da Dio solo procede? La gloria che è Verità, non giuoco di interessi che si fermano sulla terra e carezzano solo l’umanità viziosa dei degradati figli di Adamo.
Testimonianza di Mosè (Gv 5,45-47)[34].
75Io non vi accuserò al Padre. Non ve lo pensate. Vi è già chi vi accusa. Quel Mosè in cui voi sperate. Egli vi rimprovererà di non credere in lui poiché non credete in Me, perché egli di Me ha scritto e voi non mi riconoscete secondo quanto egli di Me ha lasciato scritto. Voi non credete alle parole di Mosè che è il grande su cui giurate. Come potete allora credere alle mie, a quelle del Figlio dell’uomo, nel quale non avete fede? Umanamente parlando ciò è logico. Ma qui siamo nel campo dello spirito, e sono in confronto le vostre anime. Dio le osserva alla luce delle mie opere e confronta le azioni che fate con ciò che Io sono venuto a insegnare. E Dio vi giudica. Io me ne vado. Per molto non mi troverete. E credete pure che questo non è un trionfo. Ma è un castigo. Andiamo».
76E Gesù fende la folla, in parte muta, in parte bisbigliante approvazioni che la paura dei farisei trattiene a bisbiglio, e se ne va.
3. La disputa con scribi e farisei a Cafarnao. L’arrivo della Madre e dei fratelli[35].
L’indemoniato cieco e muto.
Una terra selvaggia.
1La stessa scena della passata visione. Gesù si accomiata dalla vedova, tenendo però già per mano il piccolo Giuseppe, e dice alla donna: «Non verrà nessuno prima del mio ritorno, a meno che non sia un gentile. Ma chiunque venga trattienilo fino a dopo domani dicendo che verrò senza fallo».
«Lo dirò, Maestro. E se vi saranno malati li ospiterò come Tu mi hai insegnato».
«Addio, allora, e la pace sia con voi. Vieni, Mannaen».
2Da questo breve spunto comprendo che malati e infelici in genere lo hanno raggiunto a Corozim e che all’evangelizzazione del lavoro Gesù ha unito quella del miracolo. E se Corozim resta sempre indifferente è proprio segno che è terreno selvaggio e incoltivabile. Pure Gesù la traversa, salutando quelli che lo salutano, come nulla fosse, e poi riprendendo a parlare con Mannaen, che è incerto se ripartire per Macheronte o rimanere ancora una settimana…
3… Nella casa di Cafarnao intanto si preparano al sabato. Matteo, un poco zoppicante, riceve i compagni, li soccorre d’acqua e di frutta fresche, chiedendo delle loro missioni.
Le iene in agguato
4Pietro arriccia il naso vedendo che già dei farisei bighellonano presso la casa: «Hanno voglia di avvelenarci il sabato. Quasi direi di andare incontro al Maestro e dirgli di andare a Betsaida lasciando costoro delusi».
«E credi che il Maestro lo farebbe?», chiede suo fratello.
«E poi c’è nella stanza bassa quel povero infelice che aspetta», osserva Matteo.
5«Si potrebbe portarlo con la barca a Betsaida, e io, o qualche altro, andare incontro al Maestro», dice Pietro.
«Quasi quasi…», dice Filippo che, avendo famiglia a Betsaida, ci andrebbe volentieri.
6«Molto più che, vedete, vedete! Oggi la guardia è rinforzata con degli scribi. Andiamo senza perdere tempo. Voi, col malato, passate dall’orto, e via per il dietro della casa. Io porto la barca al “pozzo del fico” e Giacomo fa la stessa cosa. Simone Zelote e i fratelli di Gesù vanno incontro al Maestro».
7«Io non vado via coll’indemoniato», proclama l’Iscariota.
«Perché? Hai paura che ti si attacchi il demonio?».
«Non mi inquietare, Simone di Giona. Ho detto che io non vado e non vado».
«Va’ coi cugini incontro a Gesù».
«No».
«Auf ! Vieni in barca».
«No».
«Ma insomma che vuoi? Sei sempre quello degli ostacoli…».
8«Voglio rimanere dove sono: qui. Non ho paura di nessuno e non scappo. E del resto il Maestro non vi sarebbe grato della trovata. E sarebbe un’altra predica di rimprovero, e io non ho voglia di averla per vostra colpa. Voi andate. Io resterò a riferire…».
«No proprio! O tutti o nessuno», urla Pietro.
«Allora nessuno, perché il Maestro è qui. Eccolo che si avanza», dice serio lo Zelote che guardava sulla via.
L’indemoniato cieco e muto (Mt 12,22)[36].
9Pietro, malcontento, borbotta fra la barba. Ma va incontro a Gesù con gli altri. Dopo i primi saluti gli dicono di un indemoniato, cieco e muto, che attende coi parenti la sua venuta da molte ore.
10Matteo spiega: «È come inerte. Si è gettato su dei sacchi vuoti e non si è più mosso. I parenti sperano in Te. Vieni a ristorarti e poi lo soccorrerai».
11«No. Vado subito da lui. Dove è?».
«Nella stanza bassa presso al forno. L’ho messo lì coi parenti perché ci sono molti farisei, e anche scribi, che sembrano in agguato…».
«Sì, e sarebbe meglio non farli contenti», brontola Pietro.
12«Giuda di Simone non c’è?», chiede Gesù.
«È rimasto in casa. Lui deve fare ciò che gli altri non fanno», brontola ancora Pietro.
13Gesù lo guarda ma non lo rimprovera. Si affretta alla casa affidando il bambino proprio a Pietro, che se lo carezza tirando subito fuori dall’alta cintura un fischietto dicendo: «Uno a te e uno a mio figlio. Domani sera ti ci porto a vederlo. Me li sono fatti fare da un pastore al quale ho parlato di Gesù».
14Gesù entra in casa, saluta Giuda che sembra tutto occupato ad ordinare le stoviglie, e poi tira diritto fino ad una specie di dispensa bassa e scura che è addossata al forno.
Malattia dello spirito.
15«Fate uscire il malato», ordina Gesù.
Un fariseo che non è di Cafarnao, ma che ha una mùtria peggiore ancora a quelle dei farisei locali, dice: «Non è un malato. È un indemoniato».
16«È sempre una malattia dello spirito…».
«Ma lui ha legati gli occhi e la favella…».
17«È sempre una malattia dello spirito, che si estende alle membra e agli organi, la possessione. Se mi avessi lasciato terminare avresti saputo che volevo dire questo. Anche la febbre è nel sangue quando si è malati, ma dal sangue attacca poi questa o quella parte del corpo».
Il fariseo non sa che ribattere e tace.
Liberazione (Mt 12,22-23)[37]
18L’indemoniato è stato condotto di fronte a Gesù. Inerte. Ha detto bene Matteo. Molto impedito dal demonio.
19La gente intanto si affolla. È incredibile come, specie nelle ore, dirò così, di svago, facesse presto un tempo ad accorrere gente dove c’era da vedere qualche cosa. Vi sono ora i notabili di Cafarnao, fra i quali i quattro farisei, vi è Giairo, e in un angolo, con la scusa di sorvegliare l’ordine, vi è il centurione romano, e con lui cittadini di altre città.
20«In nome di Dio, lascia le pupille e la lingua di costui! Lo voglio! Libera di te questa creatura! Non ti è più lecito tenerla. Via!», grida Gesù tendendo le mani nel comando.
21Il miracolo si inizia con un urlo di rabbia del demonio e finisce con un urlo di gioia del liberato che grida: «Figlio di Davide! Figlio di Davide! Santo e Re!».
Gente di dura cervice.
22«Come fa costui a sapere chi è colui che lo ha guarito?», chiede uno scriba.
«Ma è tutta una commedia! Questa gente è pagata per fare ciò!», dice alzando le spalle un fariseo.
23«Ma da chi, se è lecito chiedervelo?», interroga Giairo.
«Anche da te».
«E a che scopo?».
«Per rendere celebre Cafarnao».
24«Non umiliare la tua intelligenza dicendo stoltezze e la tua lingua sporcandola di menzogne. Tu sai che ciò non è vero, e dovresti capire che dici una stoltezza. Ciò che qui avviene è avvenuto in molte parti di Israele. Allora dovunque vi sarà chi paga? In verità non sapevo che in Israele la plebe fosse molto ricca! Perché voi, e con voi i grandi tutti, non pagate certo per questo. Allora paga la plebe, che è l’unica che ami il Maestro».
25«Tu sei sinagogo e lo ami. Là è Mannaen. E a Betania è Lazzaro di Teofilo. Questi non sono plebe».
26«Ma sono essi, e sono io, onesti. E non truffiamo nessuno, in niente. E tanto meno nelle cose di fede. Non ce lo permettiamo noi, temendo Dio e avendo capito ciò che a Dio piace: l’onestà».
Lingue di vipere! Bestemmiatori! ” (Mt 12,24-; Mc 3,22; Lc 11,16)[38]
27I farisei voltano le spalle a Giairo e attaccano i parenti del guarito: «Chi vi ha detto di venire qui?».
«Chi? Molti. Già guariti o parenti di guariti».
«Ma che vi hanno dato?».
«Dato? La assicurazione che Egli ce lo avrebbe guarito».
«Ma era proprio malato?».
«Oh! Menti subdole! Credete che si sia finto tutto ciò? Andate a Gadara e chiedete, se non credete, della sventura della famiglia di Anna di Ismaele».
28La gente di Cafarnao, sdegnata, tumultua, mentre dei galilei, venuti da presso Nazaret, dicono: «Eppure costui è figlio di Giuseppe legnaiolo!».
29I cittadini di Cafarnao, fedeli a Gesù, urlano: «No. È quello che Lui dice e che il guarito ha detto: “Figlio di Dio e Figlio di Davide”».
30«Ma non aumentate l’esaltazione del popolo con le vostre asserzioni!», dice sprezzante uno scriba.
31«E che è allora, secondo voi?».
«Un Belzebù!».
32«Uh! Lingue di vipere! Bestemmiatori! Posseduti voi! Ciechi di cuore! Rovina nostra. Anche la gioia del Messia vorreste levarci, eh? Strozzini! Selci aride!». Un bel baccano!
33Gesù, che si era ritirato in cucina per bere un poco d’acqua, si affaccia sulla soglia in tempo per sentire una volta ancora la trita e stolta accusa farisaica: «Costui non è che un Belzebù, perché i demoni lo ubbidiscono. Il grande Belzebù suo padre lo aiuta, ed Egli caccia i demoni non con altro che con l’opera di Belzebù principe dei demoni».
Regno di Dio e regno di Satana.
Il Regno di Satana (Mt 12,25-26; Lc 11,17)[39]
34Gesù scende i due piccoli scalini della soglia e viene avanti, diritto, severo e calmo, fermandosi proprio di fronte al gruppo scribo-farisaico, e fissatili acutamente dice loro:
35«Anche sulla Terra noi vediamo che un regno diviso in partiti contrari fra di loro diviene debole all’interno e facile ad essere aggredito e devastato dagli stati vicini che lo rendono suo schiavo. Anche sulla Terra vediamo che una città divisa in parti contrarie non ha più benessere, e così lo è di una famiglia i cui componenti siano divisi dall’astio fra di loro. Essa si sgretola, diviene un inutile sbocconcellamento che non serve a nessuno e che fa ridere i concittadini. La concordia, oltre che dovere, è furbizia. Perché mantiene indipendenti, forti e amorosi. Questo dovrebbero riflettere i patriotti, i cittadini, i famigliari, quando per l’uzzolo di un utile singolo vengono tentati a separazioni e a sopraffazioni che sono sempre pericolose, essendo alterne nei partiti, essendo distruttrici negli affetti.
36E questa furbizia infatti esercitano coloro che sono i padroni del mondo. Osservate Roma nella sua innegabile potenza, a noi tanto penosa. Domina il mondo. Ma è unita in un unico parere, in una sola volontà: “dominare”. Anche fra di loro ci saranno certo contrasti, antipatie, ribellioni. Ma questo sta nel fondo. Alla superficie è un blocco solo, senza incrinature, senza turbamenti. Vogliono tutti la stessa cosa e riescono perché vogliono. E riusciranno finché vorranno la stessa cosa.
37Guardate questo esempio umano di furbizia coesiva e pensate: se questi figli del secolo sono così, cosa non sarà Satana? Essi sono per noi dei satana. Ma la loro satanicità pagana è nulla rispetto alla satanicità perfetta di Satana e dei suoi demoni. Là, in quel regno eterno, senza secolo, senza fine, senza limite di astuzia e di cattiveria, là dove si gode di nuocere a Dio e agli uomini – ed è loro respiro il nuocere, loro doloroso godimento, unico, atroce – con perfezione maledetta si è raggiunta la fusione degli spiriti, uniti in un solo volere: “nuocere”. Ora se, come voi volete sostenere per insinuare dubbi sul mio potere, Satana è colui che mi aiuta perché Io sono un Belzebù minore, non avviene che Satana è in discordia con se stesso e coi suoi demoni, se caccia questi dai suoi possessi? E se in discordia è, potrà mai durare il suo regno? No, che ciò non è. Satana è furbissimo e non si nuoce. Egli mira ad estendere non a ridurre il suo regno nei cuori. La sua vita è “rubare – nuocere – mentire – offendere – turbare”. Rubare anime a Dio e pace agli uomini. Nuocere alle creature del Padre dando dolore allo stesso. Mentire per traviare. Offendere per godere. Turbare perché egli è il Disordine. E non può mutare. È eterno nel suo essere e nei suoi metodi.
Gli esorcisti (Lc 11,18-19)[40]
38Ma rispondete a questa domanda: se Io caccio i demoni in nome di Belzebù, in nome di chi li cacciano i vostri figli? Vorrete confessare allora che essi pure sono Belzebù? Ora, se voi lo dite, essi vi giudicheranno calunniatori. E se la loro santità sarà tale da non reagire all’accusa, vi giudicherete da voi stessi confessando che credete di avere molti demoni in Israele, e vi giudicherà Iddio in nome dei figli d’Israele accusati d’essere demoni. Perciò, da qual che venga il giudizio, essi in fondo saranno i vostri giudici, là dove il giudizio non è subornato da pressioni umane.
Il Regno di Dio e il Re di questo Regno. (Mt 12,28-29; Mc 3,27)[41].
39Se poi, come è verità, Io caccio i demoni per lo Spirito di Dio, è dunque prova che è giunto a voi il Regno di Dio e il Re di questo Regno. Il quale Re ha un potere tale che nessuna forza contraria al suo Regno gli può resistere. Onde Io lego e costringo gli usurpatori dei figli del mio Regno ad uscire dai luoghi occupati ed a restituirmi la preda perché Io ne prenda possesso. Non fa forse così uno che voglia entrare in una casa abitata da un forte per levargli i beni, bene o male acquistati? Così fa. Entra e lo lega. E dopo averlo fatto può spogliare la casa. Io lego l’angelo tenebroso che si è preso ciò che è mio, e gli levo il bene che mi ha rubato. E Io solo posso farlo, perché Io solo sono il Forte, il Padre del secolo futuro, il Principe della pace».
Il Padre del secolo futuro (Mt 12,30)[42]
40«Spiegaci cosa vuoi dire dicendo: “Padre del secolo futuro”. Credi Tu di vivere fino al nuovo secolo e, più stoltamente ancora, pensi di creare il tempo, Tu, povero uomo? Il tempo è di Dio» chiede uno scriba.
41«E tu, scriba, me lo chiedi? Non sai dunque che vi sarà un secolo che avrà inizio ma che fine non avrà, e che sarà il mio? In esso Io trionferò radunando intorno a me coloro che sono i figli di esso, ed essi vivranno eterni come quel secolo che Io avrò creato, e già lo sto creando mettendo lo spirito in valore, sulla carne e sul mondo e sugli ìnferi che Io scaccio perché tutto Io posso. Per questo vi dico che chi non è con Me è contro di Me, e chi con Me non raccoglie disperde. Perché Io sono Colui che sono. E chi non crede questo, già profetizzato, pecca contro lo Spirito Santo, la cui parola fu detta dai Profeti e non è menzogna né errore, e va creduta senza resistenza.
Il Peccato contro lo Spirito Santo (Mt 12,31-32; Mc 3,28-30)[43]
42Perché Io ve lo dico: tutto sarà perdonato agli uomini, ogni loro peccato e bestemmia. Perché Dio sa che l’uomo non è solo spirito ma è carne, e carne tentata che soggiace ad improvvise debolezze. Ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. Chi avrà parlato contro il Figlio dell’uomo sarà ancora perdonato, perché la pesantezza della carne, che avvolge la mia Persona e avvolge l’uomo che contro Me parla, può ancora trarre in errore. Ma chi avrà parlato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato né i questa né nella vita futura, perché la Verità è quella che è: netta, santa, innegabile, ed espressa allo spirito e in maniera che non induce ad errore. Altro che in coloro che volutamente vogliono l’errore. Negare la Verità detta dallo Spirito Santo è negare la Parola di Dio e l’Amore che quella parola ha dato per amore degli uomini. E il peccato contro l’Amore non è perdonato.
Dal frutto si conosce l’albero (Mt 12,33-35; Lc 6,43-45)[44]
43Ma ognuno dà i frutti della sua pianta. Voi date i vostri, e frutti buoni non sono. Se voi date un albero buono perché sia messo nel verziere, esso darà buoni frutti; ma se date un albero cattivo, cattivo sarà il frutto che da esso sarà colto, e tutti diranno: “Questo albero non è buono”. Perché è dal frutto che si conosce l’albero. E voi come credete di poter parlare bene, voi che siete cattivi? Perché la bocca parla di ciò che gli riempie il cuore. È dalla sovrabbondanza di ciò che abbiamo in noi che noi traiamo i nostri atti e discorsi. L’uomo buono trae dal suo buon tesoro cose buone; il malvagio dal suo cattivo tesoro leva le male cose. E parla e agisce secondo il suo intimo.
Conseguenze eterne della parola (Mt 12,36-37)[45].
44E in verità vi dico che l’ozio è colpa. Ma meglio è oziare che fare opere malvagie. E anche vi dico che è meglio tacere che parlare oziosamente e malvagiamente. Anche se il tacere è ozio, fatelo piuttosto che peccare con la lingua. Io vi assicuro che di ogni parola detta oziosamente agli uomini sarà chiesta la giustificazione nel giorno del Giudizio, e che per le parole dette saranno gli uomini giustificati, e dalle parole stesse saranno condannati. Attenti, perciò, voi che tante ne dite di più che oziose, perché sono non solo oziose ma operanti nel male e allo scopo di allontanare i cuori dalla Verità che vi parla».
Il segno di Giona (Mt 12,38-40)[46]
45I farisei si consultano con gli scribi e poi tutti insieme, fingendo cortesia, chiedono: «Maestro, si crede meglio a quello che si vede. Dacci dunque un segno perché noi si possa credere che Tu sei ciò che dici di essere».
46«Vedete che in voi è il peccato contro lo Spirito Santo, che per Verbo incarnato mi ha indicato più volte? Verbo e Salvatore, venuto nel tempo segnato, preceduto e seguito dai segni profetizzati, operante ciò che lo Spirito dice».
47Essi rispondono: «Allo Spirito crediamo, ma come possiamo credere a Te se non vediamo un segno coi nostri occhi?».
48«Come potete allora credere allo Spirito le cui azioni sono spirituali, se non credete alle mie che sono sensibili ai vostri occhi? La mia vita ne è piena. Non basta ancora? No. Io stesso rispondo che no. Non basta ancora. A questa generazione adultera e malvagia, che cerca un segno, sarà dato un segno soltanto: quello del profeta Giona. Infatti, come Giona stette per tre giorni nel ventre della balena, così il Figlio dell’uomo starà tre giorni nelle viscere della terra.
Ascolto e conversione (Mt 12,41-42; Lc 11,31)[47]
49In verità vi dico che i Niniviti risorgeranno nel giorno del Giudizio come tutti gli uomini e insorgeranno contro questa generazione e la condanneranno. Perché essi fecero penitenza alla predicazione di Giona e voi no. E qui vi è Uno che è da più di Giona. E così risorgerà e insorgerà contro di voi la Regina del Mezzogiorno e vi condannerà, perché essa venne dagli ultimi confini della terra per udire la sapienza di Salomone. E qui vi è Uno da più di Salomone».
Generazione adultera e malvagia.
50«Perché dici che questa generazione è adultera e malvagia? Non lo sarà da più delle altre. In essa vi sono gli stessi santi che vi erano nelle altre. La compagine di Israele non è mutata. Tu ci offendi».
Le abitudini dello spirito immondo (Mt 12,43-45; Lc 11,24-26). [48]
52«Tu troppo ci offendi. Ma perché, se così è, Tu non liberi Israele dal demonio acciò santo diventi?».
53«Ha Israele questa volontà? No. L’hanno quei poveri che vengono per essere liberati dal demonio perché lo sentono in loro come un peso e una vergogna. Voi questo non lo sentite. E inutilmente voi ne sareste liberati, perché, non avendo volontà di esserlo, subito sareste ripresi ed in maniera ancor più forte. Perché, quando uno spirito immondo è uscito da un uomo, vagola per luoghi aridi in cerca di riposo e non lo trova. Luoghi aridi non materialmente, notate. Aridi perché gli sono ostili non accogliendolo, così come la terra arida è ostile al seme. Allora dice: “Tornerò alla casa mia da dove sono stato cacciato a forza e contro la sua volontà. E certo sono che mi accoglierà e mi darà riposo”. Infatti torna a colui che era suo, e molte volte lo trova disposto ad accoglierlo, perché in verità ve lo dico che l’uomo ha più nostalgia di Satana che di Dio, e se Satana non gli opprime le membra per nessun’altra possessione si lamenta. Va dunque e trova la casa vuota, spazzata, adorna, odorosa di purezza. Allora va a prendere altri sette demoni perché non vuole più perderla, e con questi sette spiriti peggiori di lui entra in essa e vi si stabiliscono tutti. E questo secondo stato, di uno convertito una volta e che si pervertisce una seconda, è peggiore del primo. Perché il demonio ha la misura di quanto quell’uomo sia amante di Satana e ingrato a Dio, ed anche perché Dio non ritorna là dove si calpestano le sue grazie e, già esperti di una possessione, si riaprono le braccia ad una maggiore. La ricaduta nel satanismo è peggio di una ricaduta in etisia mortale già sanata una volta. Non è più passibile di miglioramento e guarigione. Così accadrà anche di questa generazione che, convertita dal Battista, ha rivoluto essere peccatrice perché è amante del Malvagio e non di Me».
54Un brusìo, che non è né di approvazione né di protesta, scorre per la folla, che si pigia ormai tanto numerosa che anche la via ne è stipata, oltre l’orto e la terrazza. Vi è gente a cavalcioni del muretto, arrampicata sul fico dell’orto e sulle piante degli orti vicini, perché tutti vogliono sentire la disputa fra Gesù e i suoi nemici. Il brusìo, come un’onda che dal largo giunge al lido, arriva di bocca in bocca fino agli apostoli che più sono vicino a Gesù, ossia Pietro, Giovanni, lo Zelote e i figli di Alfeo. Perché gli altri sono parte sulla terrazza e parte nella cucina. Meno Giuda Iscariota che è sulla via, fra la folla.
La vera famiglia di Gesù (Mt 12,46-50; Mc 3,20-21. 31-35; Lc 8, 19-21). [49]
55E Pietro, Giovanni, lo Zelote, i figli d’Alfeo lo raccolgono questo brusio e dicono a Gesù: «Maestro, c’è tua Madre e i tuoi fratelli. Sono là fuori, sulla via, e ti cercano perché ti vogliono parlare. Da’ ordine che la folla si allontani perché essi possano venire a Te, perché certo un gran motivo li ha portati fin qui a cercarti».
56Gesù alza il capo e vede in fondo alla gente il viso angosciato di sua Madre che lotta per non piangere, mentre Giuseppe di Alfeo le parla concitatamente, e vede i segni di diniego di Lei, ripetuti, energici, nonostante l’insistenza di Giuseppe. Vede anche il viso imbarazzato di Simone, palesemente addolorato, disgustato… Ma non sorride e non ordina nulla. Lascia l’Afflitta nel suo dolore e i cugini là dove sono.
57Abbassa gli occhi sulla folla e, rispondendo agli apostoli vicini, risponde anche a quelli lontani che tentano di far valere il sangue più del dovere. «Chi è mia Madre? Chi sono i miei fratelli?». Gira l’occhio, severo nel volto che impallidisce per questa violenza che si deve fare, per mettere il dovere al disopra dell’affetto e del sangue e per fare questa sconfessione del suo legame alla Madre per servire il Padre, e dice, accennando con un largo gesto la folla che si pigia intorno a Lui al lume rosso delle torce e alla luce argentea della luna quasi piena: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli. Coloro che fanno la volontà di Dio sono i miei fratelli e sorelle, sono mia madre. Non ne ho altri. E i miei saranno tali se, per primi e con maggior perfezione di ogni altro, faranno la volontà di Dio fino al sacrificio totale di ogni altra volontà o voce di sangue e di affetto».
58La folla ha un mormorio più forte, come se fosse un mare sconvolto da un subito vento.
59Gli scribi iniziano la fuga dicendo: «È un demonio! Rinnega persino il suo sangue!».
60I parenti avanzano dicendo: «È un folle! Tortura persino sua Madre!».
60Gli apostoli dicono: «In verità che in questa parola c’è tutto l’eroismo!».
61La folla dice: «Come ci ama!».
62A fatica, Maria con Giuseppe e Simone fendono la folla. Lei tutta dolcezza, Giuseppe tutto furia, Simone tutto imbarazzo. Giungono presso a Gesù.
63E Giuseppe lo investe subito: «Sei folle! Offendi tutti. Non rispetti neppure tua Madre. Ma ora sono qui io e te lo impedirò. È vero che vai come lavorante qua e là? E allora, se vero è, perché non lavori nella tua bottega, sfamando tua Madre? Perché menti dicendo che il tuo lavoro è la predicazione, ozioso e ingrato che sei, se poi vai al lavoro prezzolato in casa estranea? Veramente mi sembri preso da un demonio che ti travia. Rispondi!».
64Gesù si volta e prende per mano il bambino Giuseppe, se lo tira vicino e poi lo alza tenendolo per le ascelle e dice: «Il mio lavoro fu sfamare questo innocente e i suoi parenti e persuaderli che Dio è buono. È stato predicare a Corozim l’umiltà e la carità. E non a Corozim soltanto. Ma anche a te, Giuseppe, fratello ingiusto. Ma Io ti perdono perché ti so morso da denti di serpe. E perdono anche a te, Simone incostante. Non ho nulla da perdonare né da farmi perdonare da mia Madre, perché Ella giudica con giustizia. Il mondo faccia ciò che vuole. Io faccio ciò che Dio vuole. E con la benedizione del Padre e della Madre mia sono felice più che se tutto il mondo mi acclamasse re secondo il mondo. Vieni, Madre. Non piangere. Essi non sanno ciò che fanno. Perdonali».
65«Oh! Figlio mio! Io so. Tu sai. Non c’è altro da dire…».
66«Non c’è altro da dire fuorché alla gente questo: “Andate in pace”».
67E Gesù benedice la folla e poi, tenendo con la destra Maria, con la sinistra il bambino, si avvia alla scaletta e la sale per il primo
4. Il Messia è la Fonte d’acqua viva. Scontro con i rabbi al sepolcro di Hillele[50].
Giscala fiorente città rabbinica.
Il passaggio degli apostoli.
26«Venite. La città è prossima. Dobbiamo attraversarla per trovare la tomba di Hillele. Facciamolo in gruppo», dice Gesù senza spiegare altro, mentre gli undici sbirciano curiosi Lui e Giuda. Ma se quest’ultimo ha un viso pacificato ma dimesso, Gesù non ha un viso radioso. É solenne, ma serio.
27Entrano in Giscala, che è vasta e bella e ben tenuta. Vi deve essere un fiorente centro rabbinico, perché vedo molti dottori raccolti in gruppi qua e là, con allievi vicino a loro in ascolto delle loro lezioni. Il passaggio degli apostoli, e specie del Maestro, è molto notato e molti si accodano al loro gruppo. Qualcuno sogghigna, altri chiamano Giuda di Keriot. Ma lui è al fianco del Maestro e non si volta neppure. Escono dalla città e vanno alla casa nei cui pressi è la tomba di Hillele.
Il verso delle iene.
28«Che sfacciataggine!».
«É imprudente e impudente!».
«Ci provoca».
«Profanatore!».
«Diglielo, Uziel».
29«Io non mi contamino. Diglielo tu, Saul, che sei soltanto allievo».
«No. Diciamolo a Giuda. Vallo a chiamare».
Il giovane detto Saul, un mingherlino, pallido, tutt’occhi e bocca, va da Giuda e gli dice: «Vieni. Ti vogliono i rabbi».
30«Non vengo. Sto dove sono. Lasciatemi stare».
Il giovane torna e riferisce ai suoi capi.
31Intanto Gesù, nel cerchio dei suoi, prega con venerazione presso il sepolcro ben candido di calcina di Hillele.
32I rabbi si accostano piano, come serpi silenziose, e osservano; e due, barbuti, anziani, tirano la veste di Giuda, che nel mettersi in preghiera si è trovato non più difeso dalle coppie degli altri compagni.
«Ma che volete, insomma?», chiede piano ma con risentimento.
«Neanche pregare si può?»
«Una parola sola. Poi ti lasciamo in pace».
Simone Zelote e il Taddeo si voltano e zittiscono i sussurroni. Giuda si scosta due o tre passi e chiede: «Che volete?».
33Non intendo ciò che gli mormora il più vecchio all’orecchio. Ma vedo bene l’atto di Giuda che si scansa d’impeto dicendo: «No. Lasciatemi in pace, anime di veleno. Non vi conosco, non vi voglio più conoscere».
34Una risata di scherno esce dal gruppetto rabbinico e una minaccia: «Bada ciò che fai, stolto ragazzo!».
35«Badateci voi. Via! Andate pure a dirlo agli altri. A tutti gli altri. Avete capito? Rivolgetevi a chi vi pare. Non a me, demoni che siete», e li pianta in asso.
Ha parlato tanto forte che gli apostoli si sono voltati stupefatti.
36Gesù no. Neppure per la risata di scherno e la promessa: «Ci rivedremo, Giuda di Simone! Ci rivedremo!», che risuona nel silenzio del luogo.
37Giuda torna al suo posto, anzi sposta Andrea che si era messo vicino a Gesù e, quasi per essere difeso e protetto, prende un lembo del mantello di Gesù fra le mani.
Crudeltà degli energumeni.
38L’ira si avventa su Gesù, allora. Si fanno avanti, minacciosi, e urlano: «Che fai qui, Tu, anatema di Israele? Via! Non fare fremere le ossa del Giusto che non sei degno di avvicinare. Lo diremo a Gamaliele e ti faremo punire».
Gesù si volta e li guarda. Uno per uno.
39«Perché ci guardi così, indemoniato?».
«Per conoscere bene i vostri volti e i vostri cuori. Perché non solo il mio apostolo si rivedrà con voi. Ma Io pure. E vorrò avervi ben conosciuto per potervi subito ben ravvisare».
«Bene, ci hai visti? Vattene. Gamaliele, se ci fosse, non lo permetterebbe».
«Lo scorso anno fui qui con lui…».
«Non è vero, mentitore!».
40«Chiedeteglielo e, poiché egli è un onesto, vi dirà che sì. Io amo e venero Hillele, e rispetto e onoro Gamaliele. Sono due uomini nei quali si appalesa l’origine dell’uomo per la loro giustizia e sapienza, che ricorda che l’uomo è fatto a somiglianza di Dio».
«In noi no, eh?», interrompono gli energumeni.
41«In voi è offuscata dagli interessi e dall’odio».
«Uditelo! In casa altrui così parla e offende! Via! Via di qui, corruttore dei migliori d’Israele! O noi daremo mano alle pietre. Qui non c’è Roma a proteggerti, trescatore col nemico pagano…».
42«Perché mi odiate? Perché mi perseguitate? Che vi ho fatto di male? Alcuni di voi hanno avuto da Me benefici, tutti rispetto. E allora perché siete con Me crudeli?». Gesù è umile, mite, afflitto e amoroso. Li supplica di amarlo.
43Essi prendono questo per un segno di debolezza e di paura e incalzano. La prima pietra vola e sfiora Giacomo di Zebedeo. Questo, rapido, fa l’atto di reagire col lanciarla agli assalitori, mentre tutti si stringono intorno a Gesù. Ma sono dodici contro un centinaio circa. Un’altra pietra colpisce alla mano Gesù che sta ordinando ai suoi di non reagire. La mano, ferita sul dorso, sanguina. Pare già ferita dal chiodo…
Il Messia è la Fonte di acqua viva.
44Allora Gesù non prega più. Si raddrizza, imponente, li guarda, li fulmina coi suoi sguardi. Ma un altro sasso fa sanguinare Giacomo d’Alfeo sulla tempia. Gesù deve paralizzare ogni altro atto col suo potere, a difesa dei suoi apostoli che, ubbidienti, subiscono la sassaiola senza reagire.
45E quando i vili sono dominati dal volere di Gesù, Egli – ed è di una imponenza spaventosa – dice con voce tonante: «Me ne vado. Ma sappiate che, per quanto fate, Hillele vi avrebbe maledetti. Me ne vado. Però ricordate che neppure il mar Rosso arrestò gli israeliti dal loro cammino segnato da Dio. Tutto si spianò e si fece strada al volere di Dio[51] che passava. E ciò è anche per Me. Come egizi e filistei, amorrei, cananei e ogni altro popolo non arrestarono la marcia trionfale di Israele[52], così voi, peggio che tali, non arresterete il cammino e la missione di Me: Israele. Ricordate che fu cantato al pozzo dell’acqua data da Dio: “Sgorga, o pozzo, pozzo scavato dai principi, preparato dai capi del popolo, col dator della Legge, coi loro bastoni”[53]. Io sono quel Pozzo! Quel Pozzo Io sono[54]! Scavato dai Cieli per tutte le preghiere, le giustizie dei veri principi e capi del Popolo santo, che non siete voi. No. Non lo siete. Per voi mai il Messia sarebbe venuto, perché non ve lo meritate. Perché la sua venuta è la vostra rovina. Perché l’Altissimo sa tutti i pensieri degli uomini e li sa da sempre, da prima che fosse Caino da cui venite, e Abele al quale Io sono simile, da prima che fosse Noè mia figura, Mosé che per primo ha usato il mio simbolo[55], da prima che fosse Balaam che profetizzò la Stella[56], e Isaia e tutti i profeti. E sa i vostri, Dio, e ne inorridisce. Ne ha sempre inorridito, così come ha sempre giubilato per i giusti per i quali era giusto mandarmi, e che veramente, oh! sì! veramente mi hanno aspirato dalla profondità dei Cieli per portare l’Acqua viva alla sete degli uomini. Io sono la Fonte di Vita eterna. Ma voi non vi volete bere[57]. E morrete[58]».
46E passa lentamente in mezzo ai paralizzati rabbini e allievi e prosegue la sua via, lento, solenne, in un silenzio stupefatto di uomini e di cose.
5. La mano ferita di Gesù.
Ma che iene![59].
Presso i confini fenici (Mc 7,31)[60].
Pianto d’amore.
1Non so dove abbiano pernottato i pellegrini. So che è di nuovo mattina, che sono per via, sempre per luoghi montuosi, e che Gesù ha la mano fasciata e Giacomo di Alfeo ha fasciata la fronte, mentre Andrea zoppica forte e Giacomo di Zebedeo é senza la sacca, che ha preso suo fratello Giovanni.
2Per due volte Gesù ha chiesto: «Ce la fai a camminare, Andrea?».
«Sì, Maestro. Cammino male per la fasciatura. Ma il dolori non è forte». E la seconda volta aggiunge: «E la tua mano Maestro?».
«Una mano non è una gamba. Sta a riposo e duole poco».
«Uhm! Poco non credo, così gonfia e aperta fino all’osso come è… L’olio fa bene. Ma forse era meglio se di quell’unguento di tua Madre ce ne facevamo dare un poco da…».
3«Da mia Madre. Hai ragione», dice svelto Gesù sentendo ciò che sta per uscire dalle labbra di Pietro, che arrossisce confuso, guardando con uno sguardo così desolato il suo Gesù che Egli ne sorride e appoggia proprio la mano ferita sulla spalla di Pietro per attirarlo a Sé.
4«Ti farà male a stare così».
«No, Simone. Tu mi vuoi bene e il tuo amore è un grandi olio salutare».
«Oh! allora, se è per questo, dovresti già essere guarito! Abbiamo sofferto tutti di vederti trattato così, e c’è chi ha pianto». E Pietro guarda Giovanni e Andrea…
5«Olio e acqua sono buona medicina, ma il pianto d’amore e di pietà è più potente di tutto. E, vedete? Io sono molto più lieto oggi di ieri. Perché oggi so quanto siete ubbidienti e amorosi di Me. Tutti», e Gesù li guarda col suo sguardo soave, nella cui ormai abituale mestizia è una luce tenue di gioia, questa mattina.
“Ma che iene!”.
6«Ma che iene! Mai visto un odio tale!», dice Giuda d’Alfeo. «Dovevano essere tutti giudei».
7«No, fratello. Non c’entra la regione. L’odio è uguale dappertutto. Ricordati che a Nazaret, da mesi, fui cacciato e mi si voleva prendere a colpi di pietra. Non te lo ricordi?», dice calmo Gesù, e ciò serve a consolare quelli che sono giudei delle parole del Taddeo.
8Tanto consolare che l’Iscariota dice: «Ma questo lo dirò. Oh! se lo dirò! Non facevamo nulla di male. Non abbiamo reagito e Lui ha parlato tutto amore all’inizio. E a sassate, come serpi, ci hanno preso. Lo dirò».
«E a chi mai, se sono tutti contro di noi?».
9«Lo so io a chi. Intanto, non appena vedo Stefano o Erma, glielo dico. Lo saprà subito Gamaliele. Ma a Pasqua lo dirò a chi so io. Dirò: “Non è giusto fare così. Siete illegali nel vostro furore. Voi siete colpevoli, non Lui”».
10«Faresti meglio a non andarci molto vicino a quei signori!… Mi sembra che anche tu sia in colpa agli occhi loro», consiglia saggiamente Filippo.
11«È vero. Meglio è che non li avvicini mai più. Sì. È meglio. Ma a Stefano lo dirò. Lui è buono e non avvelena…».
12«Lascia andare, Giuda. Non muteresti nulla in meglio. Io ho perdonato. Non ci pensiamo più», dice calmo e persuasivo Gesù.
Lacrime di pietà.
13Due volte, incontrando ruscelli, tanto Andrea come i due Giacomi si bagnano le fasce che hanno sulle contusioni. Gesù no. Prosegue tranquillo come non sentisse dolore.
14Pure il dolore deve essere sensibile se, quando si fermano per mangiare, deve chiedere ad Andrea di spezzargli il pane; se, quando gli si slaccia un sandalo, deve pregare Matteo di legarglielo di nuovo…; se, soprattutto, nello scendere per una scorciatoia precipitosa e urtando in un tronco perché gli scivola il piede, non può reprimere un lamento, e se gli si arrossa di nuovo la benda di sangue, tanto che alla prima casa di un paese, dove giungono verso il tramonto, si fermano chiedendo acqua e olio per medicargli la mano che appare, levate le bende, molto gonfia, bluastra nel dorso con la ferita rosseggiante al centro.
15Mentre aspettano che la donna della casa accorra con quanto desiderano, si curvano tutti ad osservare la mano ferita e fanno i loro commenti. Ma Giovanni si ritira un poco più in là a nascondere il suo pianto.
Gesù lo chiama: «Vieni qui. Non è un gran male. Non piangere».
16«Lo so. Lo avessi io non piangerei. Ma l’hai Tu. E non lo dici tutto il male che ti fa questa cara mano, che non ha mai nuociuto a nessuno», risponde Giovanni, al quale Gesù ha abbandonato la sua mano ferita, che Giovanni carezza dolcemente sulla punta delle dita, sul polso, tutto intorno alla lividura, e che volta dolcemente per baciarla sul palmo e appoggiare la sua guancia nel cavo della mano dicendo: «Scotta… Oh! quanto ti deve dolere!», e lacrime di pietà cadono su essa.
17La donna porta l’acqua e l’olio, e con un lino Giovanni vuole detergere il sangue che imbratta la mano, e con delicatezza fa scorrere l’acqua tiepida sul posto ferito e poi la unge, la fascia con strisce pulite e sulla legatura pone un bacio. Gesù gli mette l’altra mano sulla testa china.
6. A Cédès. La profezia di Abacuc sul Messia. Trionfo dell’opposizione. Il segno chiesto dai farisei [61].
Antica città levitica e di rifugio.
Bella città cintata.
1La città di Cedes è su di un monticello, un poco isolato da una lunga catena che da nord a sud è al suo oriente, mentre ad occidente una catena collinosa, quasi parallela, procede ugualmente da nord a sud. Due linee parallele che però restringono formando quasi un abbozzo di X. Al punto più stretto, e più appoggiato alla catena orientale che a quella occidentale, è il monte che ha sulle sue pendici Cedes, che si estende dalla cima alle coste piuttosto pianeggianti e che domina la vallata fresca e verde, molto stretta all’est, più ampia ad ovest.
2É una bella città cintata e con belle case e una imponente sinagoga, come imponente è la fontana dalle molte bocche che lasciano cadere acqua fresca ed abbondante in un sottoposto bacino, dal quale partono rivi destinati ad alimentare altre fonti, forse, o giardini. Non so.
La scorta di Gesù.
3Gesù vi penetra in giorno di mercato. La sua mano non è più fasciata, ma ha ancora una crosta bruna e un ampio lividore sul dorso. Anche Giacomo di Alfeo ha una crosticina rosso bruna alla tempia e un ampio livido tutt’intorno. Andrea e Giacomo di Zebedeo, meno colpiti, non mostrano più segni della passata avventura e camminano spediti guardandosi intorno, e specie ai lati e alle spalle, perché si sono scaglionati vicino, davanti e dietro a Gesù. Ho l’impressione che si siano fermati nel luogo descritto ieri o nelle sue vicinanze per due o tre giorni, forse per riposare oppure per distanziare i rabbi, nella tema che si fossero diretti nelle città principali per la speranza di coglierli in fallo e nuocere loro ancora. Almeno così fanno pensare i loro discorsi.
4«Ma questa è città di rifugio!», dice Andrea.
«Proprio loro a rispettare il rifugio e la santità di un luogo! Come sei ingenuo, fratello!», gli risponde Pietro.
5Gesù è fra i due Giuda. Davanti a Lui sono Giacomo e Giovanni all’avanguardia, e poi l’altro Giacomo con Filippo e Matteo. Dietro di Lui Pietro, Andrea e Tommaso. Ultimi, Simone Zelote e Bartolomeo.
Cani ringhiosi, sparvieri rapaci e serpi astute.
6Tutto va bene fino all’entrata in una bella piazza, quella della vasca e della sinagoga, sulla quale sono fitte le persone che trattano di affari. Il mercato invece è più in basso e a sud ovest della città, là dove sfocia la via maestra che viene da sud e l’altra, quella fatta da Gesù, che viene da ovest, le quali strade, confluendo ad angolo retto, si fondono nell’unica che penetra sotto la porta fino a mutarsi in una vasta piazza bislunga dove sono asini e stuoie, venditori, compratori e il solito baccano…
7Ma giunti invece a questa piazza più bella – il cuore della città, credo, non tanto perché sia equidistante dal perimetro delle mura, quanto perché la vita spirituale e commerciale di Cedes pulsa qui, e pare lo dica anche la sua posizione sopraelevata dal più del paese, dominatrice, atta ad essere difesa come una cittadella – cominciano i guai. Come tanti ringhiosi cani in attesa di dare addosso a un inerme cucciolo, o meglio come tanti segugi alla posta della selvaggina di cui hanno sentito l’odore nel vento, un gruppo numeroso di farisei e sadducei, con mescolato, a drogarlo, un pizzico dei rabbini visti a Giscala, fra i quali quello detto Uziel, è addossato al portale ampio e bello di sculture e fregi della ricca sinagoga. E subito si accennano l’un l’altro Gesù e gli apostoli.
8«Ohimé, Signore! Sono anche qui!», dice sgomento Giovanni volgendosi indietro a parlare con Gesù.
9«Non temere. Va’ avanti sicuro. Però quelli che non si sentono di affrontare quei disgraziati si ritirino andando all’albergo. Voglio assolutamente parlare qui, antica città levitica e di rifugio»[62].
10Protestano tutti: «Maestro, e puoi pensare che ti si lasci solo?! Ci uccidano tutti, se vogliono. Ma noi condivideremo la tua sorte».
Profezia di Abacuc sul Messia.
Invito all’ascolto.
11Gesù passa davanti al gruppo nemico e va a collocarsi contro il muro di un giardino dal quale piovono i petali candidi di un pero in fiore. Il muro scuro e la nuvola candida sono contorno e corona al Cristo, che ha davanti i suoi dodici.
12Gesù inizia a parlare, e la sua bella voce tonata, che dice: «O voi qui raccolti, venite ad ascoltare la Buona Novella, perché più utile dei commerci e delle monete è la conquista del Regno dei Cieli», empie la piazza e fa volgere chi è in essa.
13«Oh! ma quello è il Rabbi galileo!», dice uno.
«Venite, andiamo ad ascoltarlo. Forse farà miracolo».
E un altro: «Io a Betginna ne ho visto fare uno da Lui. E come parla bene! Non come quegli sparvieri rapaci e quelle serpi astute».
Gesù è presto circondato di folla. E prosegue a parlare a questa folla attenta.
L’anima è il luogo dove si parla con Dio.
14«Dal cuore di questa città levitica Io non voglio ricordare la Legge. So che è presente ai vostri cuori come in poche città di Israele, e lo dimostra anche l’ordine che ho osservato in essa, l’onestà di cui mi hanno dato prova i mercanti dai quali ho acquistato il cibo per Me e il mio piccolo gregge, e questa sinagoga, ornata come si conviene al luogo dove si onora Iddio. Ma in voi è un luogo dove pure si onora Iddio, un luogo in cui sono le aspirazioni più sante e dove risuonano le parole più dolcemente speranzose della nostra fede e le preghiere più ardenti perché la speranza si muti in realtà. L’anima. Ecco il luogo santo e singolo, dove si parla di Dio e con Dio in attesa che la Promessa si compia.
15Ma la Promessa è compiuta. Israele ha il suo Messia, il quale vi porta la parola e la certezza che il tempo della Grazia è venuto, che la Redenzione è vicina, che il Salvatore è fra voi, che il Regno senza sconfitte ha inizio.
Israele ha il suo Messia.
16Quante volte voi avrete udito leggere Abacuc! E i più meditativi fra voi avranno mormorato: “Io pure posso dire: ‘Fino a quando, o Signore, io dovrò gridare senza avere da Te ascolto?’.” Secoli sono che Israele geme così. Ma ora il Salvatore è venuto. La grande rapina, il perpetuo affanno, il disordine e l’ingiustizia causati da Satana stanno per cadere, perché il Mandato da Dio sta per reintegrare l’uomo nella sua dignità di figlio di Dio e di coerede del Regno di Dio. Guardiamo la profezia di Abacuc con occhi novelli, e sentiremo che essa testimonia di Me e parla già il linguaggio della Buona Novella che Io porto ai figli di Israele.
Trionfo dell’opposizione.
17Ma qui sono Io che devo gemere: “É fatto il giudizio, ma l’opposizione trionfa”[63]. E Io gemo con tanto dolore. Non tanto per Me che sono al disopra del giudizio umano, quanto per coloro che per essere oppositori si condannano, e per quelli che da questi oppositori sono traviati. Vi fa stupore quanto Io dico? Fra voi sono mercanti di altri luoghi d’Israele. Essi vi possono dire che Io non mento. Non mento conducendo vita contraria a ciò che insegno, non facendo ciò che si spera dal Salvatore, e non mento dicendo che l’opposizione umana si erige contro al giudizio di Dio che mi ha mandato e contro il giudizio delle turbe umili e sincere che mi hanno sentito e giudicato per quello che Io sono».
18Alcuni fra la folla mormorano: «É vero! É vero! Noi del popolo lo vogliamo e lo sentiamo santo. Ma essi (e indicano i farisei e compagni) lo osteggiano».
E’ donato a Satana l’anima che non si dà al Messia.
19Gesù continua: «Per fare questa opposizione è lacerata la Legge, e sempre più lo sarà, fino ad essere abolita pur di commettere la suprema ingiustizia, che però non durerà a lungo. E beati quelli che nella breve e paurosa sosta, in cui sembrerà che l’opposizione abbia trionfato su Me, sapranno continuare a credere nel Gesù di Nazaret, nel Figlio di Dio, nel Figlio dell’uomo, predetto dai Profeti. Io potrei compiere il giudizio di Dio fino in fondo, salvando tutti i figli d’Israele. Ma non lo potrò, perché l’empio trionferà contro se stesso, contro il suo se stesso migliore, e come conculca i miei diritti e conculca i miei credenti, così conculcherà i diritti del suo spirito, che ha bisogno di Me per essere salvato e che viene donato a Satana pur di negarlo a Me».
Invito di Mattia il sinagogo.
20I farisei rumoreggiano. Ma un imponente vegliardo si è da qualche momento avvicinato al luogo dove è Gesù, ed ora, in una pausa del discorso, dice: «Te ne prego. Entra nella sinagoga e ammaestra da quel luogo. Nessuno più di Te ne ha il diritto. Sono Mattia, il sinagogo. Vieni, e la Parola di Dio sia nella mia casa come è sulla tua bocca».
21«Grazie, giusto di Israele. La pace sia sempre con te». E Gesù, attraverso alla folla che si divide come un’onda per lasciarlo passare, e poi si rinchiude in scia e lo segue, riattraversa la piazza ed entra nella sinagoga, passando di nuovo davanti ai ringhiosi farisei. I quali, però, entrano essi pure nella sinagoga, cercando di farsi largo con prepotenza. Ma la gente li guarda male dicendo: «Di dove venite? Andate nelle vostre sinagoghe ad attendere il Rabbi. Qui è casa nostra e ci stiamo noi». E rabbini, sadducei e farisei devono sopportare e stare umilmente presso l’uscio per non essere scacciati dagli abitanti di Cedes.
L’ evento incredibile.
22Gesù è al suo posto, presso il sinagogo e altri della sinagoga, non so se figli o coadiutori. Riprende a parlare: «Abacuc dice – e come vi invita con amore ad osservare! – “Gettate gli occhi sopra le nazioni e osservate, restate meravigliati, stupefatti, perché ai vostri giorni è avvenuta una cosa che nessuno crederà quando gli sarà raccontata”[64]. Anche ora abbiamo nemici materiali sopra Israele. Ma lasciate cadere il piccolo particolare della profezia e guardiamo solo il grande vaticinio tutto spirituale di essa. Perché le profezie, anche se sembra che abbiano un riferimento materiale, sono sempre di contenuto spirituale. La cosa dunque che è avvenuta – ed è tale che nessuno potrà accettarla se non convinto dell’infinita bontà del vero Iddio – è che Egli abbia mandato il suo Verbo per salvare e redimere il mondo. Dio che si separa da Dio[65] per salvare la creatura colpevole. Eppure Io sono mandato a ciò. E nessuna delle forze del mondo potrà trattenere il mio empito di Trionfatore su re e tiranni, su peccati, su stoltezze. Io vincerò perché Io sono il Trionfatore».
Segni dei tempi messianici.
Gli ironici contraddittori.
23Una risata di scherno e un urlo parte dal fondo della sinagoga.
La gente protesta; il sinagogo, che sta persino ad occhi chiusi, tanto è concentrato nell’ascoltare Gesù, si alza in piedi e impone silenzio, minacciando l’espulsione dei disturbatori.
«Lasciali fare. Anzi, invitali a esporre le loro contraddittorie», dice Gesù a voce alta.
24«Oh! bene! Questo è bene! Lasciaci venire vicino a Te. Ti vogliamo interrogare», urlano ironici i contraddittori.
«Venite. Lasciateli passare, o voi di Cedes». E la folla, con sguardi ostili e boccacce – né manca qualche epiteto – li lascia venire avanti.
25«Che volete sapere?», chiede severo Gesù.
«Tu dunque dici che sei il Messia? Ne sei proprio certo?».
26Gesù, con le braccia incrociate sul petto, guarda chi ha parlato con un tale impero che a costui cade di colpo l’ironia e si azzittisce. Ma un altro riprende la parola e dice: «Non puoi pretendere che ti si creda sulla parola tua. Chiunque può mentire anche in buona fede. Ma per credere ci vogliono prove. Dàcci dunque delle prove che Tu sei ciò che dici di essere».
27«Israele è pieno delle mie prove», dice reciso Gesù.
«Oh! quelle!… Piccole cose che qualunque santo può fare. Sono state già fatte e saranno fatte ancora dai giusti di Israele!», dice un fariseo.
28Un altro aggiunge: «Né è detto che Tu le faccia per santità e per aiuto di Dio! Si dice, e in verità è molto credibile, che Tu sia aiutato da Satana. Vogliamo altre prove. Superiori. Quali Satana non le può dare».
«Ma sì! Una morte vinta…», dice un altro.
«L’avete avuta».
29«Erano parvenze di morte. Mostraci uno disfatto che si rianimi e ricomponga, ad esempio. Per avere sicurezza che Dio è con Te. Dio, l’unico che possa ridare alito al fango che già torna polvere».
«Non fu mai chiesto questo ai Profeti per credere in essi».
I contraddittori chiedono un segno (Mt 16,1; Mc 8,11)[66].
30Un sadduceo grida: «Tu sei più di un profeta. Tu, almeno Tu lo dici, sei il Figlio di Dio!… Ah! Ah! Perché allora non agisci da Dio? Su, dunque! Dàcci un segno! Un segno!».
31«Ma sì! Un segno dal Cielo che ti indichi Figlio di Dio, e allora noi ti adoreremo», urla un fariseo.
32«Certo! Dici bene, Simone! Non vogliamo ricadere nel peccato di Aronne[67]. Non adoriamo l’idolo, il vitello d’oro. Ma potremmo adorare l’Agnello di Dio! Non sei Tu? Purché il Cielo ci indichi che lo sei», dice quello che ha nome Uziel e che era a Giscala, e ride sarcastico.
33Prende a vociare un altro: «Lascia parlare me che sono Sadoc, lo scriba d’oro. Odimi, o Cristo. Tu sei stato preceduto da troppi che Cristi non erano. Basta di frodi. Un segno che Tu sei tale. E Dio, se è con Te, non me lo può negare. E noi crederemo in Te e ti aiuteremo. Altrimenti, sai ciò che ti aspetta, secondo il comandamento di Dio»[68].
Il segno del Giudice eterno.
34Gesù alza la destra ferita e la mostra bene al suo interlocutore.
35«Vedi questo segno? Tu lo hai fatto. Hai messo l’indice ad un altro segno. E quando vedrai che esso sarà inciso sulla carne dell’Agnello, tu giubilerai. Guardalo! Lo vedi? Lo vedrai anche in Cielo, quando apparirai a rendere conto del tuo modo di vivere. Perché Io ti giudicherò e sarò col mio Corpo glorificato lassù, con i segni del mio ministero e del vostro, del mio amore e del vostro odio. E lo vedrai tu pure, Uziel, e tu, Simone, e lo vedrà Caifa e Anna, e molti altri, all’ultimo Giorno, giorno d’ira, giorno tremendo, e per questo preferirete esser nel profondo, perché il mio segno sulla mano ferita vi dardeggerà più dei fuochi d’Inferno».
36«Oh! queste sono parole e bestemmie! Tu in Cielo col corpo?! Bestemmiatore! Tu giudice in luogo di Dio?! Anatema su Te! Tu insultatore del Pontefice! Meriteresti di essere lapidato», urlano in coro farisei, sadducei e dottori.
Il Messia protetto dal sinagogo.
37Il sinagogo si alza di nuovo, patriarcale, splendido nella sua canizie come un Mosè, e grida: «Cedes è città di rifugio città levitica. Rispettate…».
38«Vecchie storie! Non contano più!».
39«Oh! lingue blasfeme! Voi siete peccatori, non Lui, ed io lo difendo. Egli non dice nulla di male. Egli spiega i Profeti e ci porta la Promessa Buona e voi lo interrompete, voi lo tentate, voi lo offendete. Non lo permetto. Egli è sotto la protezione del vecchio Mattia, della stirpe di Levi per padre e di Aronne per madre. Uscite e lasciate che ammaestri la mia vecchiezza e la virilità dei figli miei». E tiene la mano rugosa di vecchio sull’avambraccio di Gesù, come a difesa.
40«Ci dia un segno vero. E noi ce ne andremo convinti», urlano i nemici.
Segni dei tempi messianici (Mt 16,2-3)[69].
41«Non ti inquietare, Mattia. Parlo Io», dice Gesù calmando il sinagogo. E rivolto ai farisei, sadducei e dottori, dice: «Quando viene la sera voi scrutate il cielo e se esso rosseggia al tramonto voi, per vecchio detto, sentenziate: “Domani il tempo sarà bello perché il tramonto arrossa il cielo”. Ugualmente all’alba, quando nell’aria pesante per nebbie e vapori il sole non si annuncia d’oro, ma pare che spanda sangue sul firmamento, voi dite: “Non passerà il giorno che sarà tempesta”. Voi dunque sapete leggere il futuro del giorno dai segni instabili del cielo e da quelli ancora più volubili dei venti. E non arrivate a distinguere i segni dei tempi? Ciò non onora la vostra mente e la vostra scienza, e disonora completamente il vostro spirito e la vostra presunta sapienza.
Il segno di Giona (Mt 16,4)[70].
42Voi siete di una generazione malvagia e adultera, nata in Israele dal connubio di chi ha fornicato col Male. Voi ne siete gli eredi e aumentate la vostra malvagità e il vostro adulterio ripetendo il peccato dei padri di questo errore. Ebbene, sappilo Mattia, sappiatelo voi di Cedes e chiunque è presente come fedele o come nemico. Questa è la profezia che Io dico, di mio, al posto di quella che volevo spiegare di Abacuc: a questa generazione malvagia e adultera che chiede un segno non le sarà dato che quello di Giona… Andiamo. La pace sia con i buoni di volontà». E da una porta laterale, che si apre su una strada silenziosa fra orti e case, si allontana insieme agli apostoli.
Il Tempo del Messia è venuto.
Confessione e professione di fede.
43Ma quelli di Cedes non si danno per vinti. Alcuni lo seguono e, vistolo entrare in un piccolo albergo nei sobborghi orientali del paese, ne portano notizia al sinagogo e ai concittadini. E Gesù sta ancora mangiando quando il cortile assolato dell’albergo diviene stipato di gente, e il vecchio sinagogo con altri anziani di Cedes si fa sull’uscio della stanza dove è Gesù e si inchina implorando: «Maestro, in noi è rimasto il desiderio della tua parola. Tanto bella era, spiegata da Te, la profezia di Abacuc! Perché c’è chi ti odia, dovranno rimanere senza conoscerti coloro che ti amano e credono nella tua verità?».
44«No, padre. Non sarebbe giustizia punire i buoni per causa dei malvagi. Udite allora…», (e Gesù lascia di mangiare per farsi sulla porta e parlare a chi si affolla nel quieto cortile).
45«Nelle parole del vostro sinagogo è un’eco di quelle di Abacuc. Egli, per sé e per voi tutti, confessa e professa che Io sono la Verità. Abacuc confessa e professa: “Dal principio Tu sei, e sei con noi e non morremo”[71]. E così sarà. Non perirà chi crede in Me. Mi dipinge il Profeta come Colui che Dio ha stabilito per giudicare, come Colui che Dio ha reso forte per castigare, come Colui i cui occhi sono troppo puri per vedere il male e che avrà l’insopportabilità della iniquità[72]. Ma se è vero che il peccato mi fa ripugnanza, pure vedete che Io apro le braccia, perché sono il Salvatore, a coloro che sono pentiti del loro peccare. Per questo volgo lo sguardo anche sopra il colpevole e invito colui che è empio a pentirsi…[73]
Colui che doveva venire.
46O voi di Cedes, città levitica, città santificata dal bando della carità per chi è colpevole di un delitto – e ogni uomo ha delitti verso Dio, verso la sua anima, verso il suo prossimo – venite allora a Me, Rifugio dei peccatori. Qui, nel mio amore, neppure l’anatema di Dio potrebbe colpirvi, perché il mio sguardo supplice per voi muta l’anatema di Dio in benedizione di perdono. Udite, udite! Scrivete nei vostri cuori questa promessa come Abacuc scrisse la sua profezia certa sul rotolo. Là è detto: “Se tarda, aspettatelo, perché chi deve venire verrà senza tardare”[74]. Ecco: Colui che doveva venire è venuto. Io sono.
Guai agli increduli del tempo messianico.
47“Chi è incredulo non ha in sé un’anima giusta”, dice il Profeta, e nella sua parola è la condanna di quelli che mi hanno tentato e insultato. Non Io li condanno. Ma il Profeta che mi ha antevisto e che in Me ha creduto. Egli, come dipinge Me, il Trionfatore, così dipinge l’uomo superbo, dicendo che è senza onore avendo aperto la sua anima alla cupidigia e all’insaziabilità, come è cupido e insaziabile l’inferno[75]. E minaccia: “Guai a colui che accumula roba non sua e si mette addosso denso fango”[76]. Le male azioni contro il Figlio dell’uomo sono questo fango, e il volere spogliare Lui della sua santità, acciò non offuschi la propria, è cupidigia. “Guai”, dice il Profeta, “a chi raduna nella sua casa i frutti della sua perversa avarizia per mettere in alto il suo nido, credendo di salvarsi dagli artigli del male”[77].
48Ciò è disonorarsi e uccidere la propria anima. “Guai a colui che edifica una città sul sangue e allestisce castelli sull’ingiustizia”[78]. In verità troppo Israele cementa le sue cupide fortezze sulle lacrime e sul sangue, e aspetta l’ultimo per fare il più duro impasto. Ma che può una fortezza contro gli strali di Dio? Che, un pugno di uomini contro la giustizia di tutto il mondo che griderà di orrore per il delitto senza pari?[79] Oh! come ben dice Abacuc! “A che giova la statua?”[80]. E statua idolatrica è ormai la mendace santità di Israele. Solo il Signore è nel suo Tempio santo, e solo a Lui si inchinerà la Terra e tremerà di adorazione e di spavento, mentre il segno promesso verrà dato una e una volta, e il Tempio vero nel quale Dio riposa salirà glorioso a dire nei Cieli: “É compiuto!”, così come lo avrà singhiozzato alla Terra per mondarla col suo annuncio.
49“Fiat!” disse l’Altissimo. E il mondo fu. “Fiat” dirà il Redentore, e il mondo sarà redento. Io darò al mondo di che essere redento. E redenti saranno quelli che avranno volontà di esserlo.
La preghiera del Profeta.
50Ora sorgete. Diciamo la preghiera del Profeta, ma come è giusto dirla in questo tempo di grazia: “Ho sentito, o Signore, il tuo annuncio e ne ho giubilato”[81]. Non è più tempo di spavento, o credenti nel Messia.
51“Signore, la tua opera è nel mezzo degli anni, falla vivere nonostante le insidie dei nemici. Nel mezzo degli anni la farai manifesta”[82]. Sì. Quando l’età sarà perfetta, l’opera verrà compiuta.
52“E nello sdegno splenderà la misericordia”[83], perché sdegno sarà solo per coloro che avranno gettato reti e lacci e lanciato frecce all’Agnello Salvatore.
53“Iddio verrà dalla Luce al mondo”[84]. Io sono la Luce venuta a portarvi Dio. Il mio splendore inonderà la Terra sgorgando a fiumi “là da dove le corna puntute” avranno squarciato le Carni della Vittima[85], ultima vittoria “della Morte e di Satana, che fuggiranno vinti davanti al Vivente e al Santo”[86].
54Gloria al Signore! Gloria a Colui che ha fatto! Gloria al Datore del sole e degli astri! All’Artefice dei monti. Al Creatore dei mari. Gloria, infinita gloria al Buono che volle il Cristo a salvezza del suo popolo, a redenzione dell’uomo[87]. Unitevi, cantate con Me, perché la Misericordia è venuta al mondo ed è prossimo il tempo della Pace. Colui che vi tende le mani vi esorta a credere e a vivere nel Signore, perché il tempo è vicino in cui Israele sarà giudicato con verità.
55La pace sia a voi qui presenti, alle vostre famiglie, alle vostre case».
Commiato.
56Gesù traccia un ampio gesto di benedizione e fa per ritirarsi. Ma il sinagogo prega: «Resta ancora».
«Non posso, padre».
57«Almeno mandaci i tuoi discepoli».
«Li avrete senza fallo. Addio. Va’ in pace».
Restano soli…
58«Ma io vorrei sapere chi ce li ha mandati fra i piedi. Sembrano negromanti…», dice Pietro.
59L’Iscariota si fa avanti, pallido. Si inginocchia ai piedi di Gesù.
«Maestro, io sono il colpevole. Ho parlato in quel paese… con uno di loro del quale ero ospite…».
60«Come? Altro che penitenza! Tu sei…».
61«Silenzio, Simone di Giona! Tuo fratello sinceramente si accusa. Onoralo per questa sua umiliazione. Non ti crucciare, Giuda. Io ti perdono. Tu lo sai che Io perdono. Sii più prudente un’altra volta… Ed ora andiamo. Cammineremo finché la luna dura. Dobbiamo passare il fiume avanti l’alba. Andiamo. Qui dietro ha inizio il bosco. Perderanno le tracce di noi sia i buoni che i malvagi. Domani saremo sulla via di Paneade».
7. Il lievito dei farisei[88].
Guardatevi del odio e dell’eresia.
Ambiente panoramico.
1La pianura fiancheggia il Giordano prima che questo si getti nel lago di Merom. Una bella pianura su cui di giorno in giorno crescono più rigogliosi i cereali e s’infiorano gli alberi da frutto. I colli oltre i quali è Cedes sono ora alle spalle dei pellegrini, che infreddoliti camminano lesti nelle prime luci del giorno, guardando con desiderio il sole che ascende e cercandolo non appena il suo raggio tocca i prati e carezza le fronde. Devono avere dormito all’aperto, al massimo in un pagliaio, perché le vesti sono sgualcite e conservano festuche di paglia e foglie secche che essi si vanno levando man mano che le scoprono nella luce più forte.
2Il fiume si annuncia per il suo fruscio, che pare forte nel silenzio mattutino della campagna e per una folta riga di alberi dalle foglie novelle, che tremolano alla lieve brezza del mattino. Ma ancora non si vede, sprofondato come è nella pianura piatta. Quando le sue acque azzurre, ingrossate da numerosi torrentelli che scendono dai colli occidentali, si vedono luccicare fra il verde novello delle sponde, si è quasi sulla riva.
Infettati da elementi farisaici.
3«Facciamo la riva fino al ponte, oppure passiamo il fiume qui?», chiedono a Gesù che era solo, meditabondo, e che si è fermato ad attenderli.
4«Vedete se c’è barca per passare. È meglio andare di qui…».
5«Sì. Al ponte che è proprio sulla via per Cesarea Paneade potremmo incontrare da capo qualcuno messo sulle tracce», osserva Bartolomeo accigliato, guardando Giuda.
6«No. Non mi guardare male. Io non sapevo di venire qui e non ho detto nulla. Era facile capire che da Sefet Gesù sarebbe andato alle tombe dei rabbi e a Cédès. Ma mai avrei pensato volesse spingersi fino alla capitale di Filippo. Perciò essi lo ignorano. E non li troveremo per mia colpa né per loro volontà. A meno che non abbiano Belzebù che li conduce», dice calmo e umile l’Iscariota.
7«Questo è bene. Perché con certa gente… Bisogna avere occhio e misurare le parole, non lasciare indizi dei nostri progetti. Stare attenti a tutto si deve. Altrimenti la nostra evangelizzazione si tramuterà in perpetua fuga», ribatte Bartolomeo.
8Tornano Giovanni e Andrea. Dicono: «Abbiamo trovato due barche. Ci passano per una dramma a barca. Scendiamo sull’argine».
9E nelle due barchette, in due riprese, passano sull’altra sponda. La pianura piatta e fertile li accoglie anche qui. Una pianura fertile, ma poco popolata. Solo i contadini che la coltivano hanno casa in essa.
Guardatevi dal lievito dei farisei (Mt 16,5-6; Mc 8,14-15)[89].
10«Umh! Come faremo per il pane? Io ho fame. E qui… non ci sono neppure le spighe filistee… Erba e foglie, foglie e fiori. Non sono una pecorella né un’ape», mormora Pietro ai compagni, che sorridono dell’osservazione.
11Giuda Taddeo si volta – era un poco più avanti – e dice: «Compreremo pane al primo paese».
12«Sempre che non ci facciano fuggire», termina Giacomo di Zebedeo.
13«Guardatevi, voi che dite di stare attenti a tutto, dal prendere il lievito dei farisei e dei sadducei. Mi sembra che lo stiate facendo, senza riflettere a ciò che fate di male. State attenti! Guardatevi!», dice Gesù.
Uomini di poca fede (Mt 16,7-8; Mc 8,17-19)[90].
14Gli apostoli si guardano l’un l’altro e bisbigliano: «Ma che dice? Il pane ce lo ha dato quella donna del sordomuto e l’oste di Cedes. E questo è ancora qui. L’unico che abbiamo. Né sappiamo se potremo trovarne da prendere per la nostra fame. Come dunque dice che comperiamo da sadducei e farisei pane col loro lievito? Forse non vuole che si comperi in questi paesi…».
Gesù, che era di nuovo avanti tutto solo, torna a voltarsi.
15«Perché avete paura di rimanere senza pane per la vostra fame? Anche se tutti qui fossero sadducei e farisei, non rimarreste senza cibo per il mio consiglio. Non è di quel lievito che è nel pane che Io parlo. Perciò potrete comperare dove vi pare il pane per i vostri ventri. E se nessuno ve lo volesse vendere, non rimarreste senza pane lo stesso. Non vi ricordate dei cinque pani con cui si sfamarono cinquemila persone? Non vi ricordate che ne raccoglieste dodici panieri colmi di avanzi? Potrei fare per voi, che siete dodici e avete un pane, ciò che feci per cinquemila con cinque pani.
Il lievito che corrompe (Mt 16,11-12)[91].
16Non capite a quale lievito alludo? A quello che gonfia nel cuore dei farisei, sadducei e dottori, contro di Me. È odio, quello. Ed è eresia. Ora voi state andando verso l’odio come fosse entrato in voi parte del lievito farisaico. Non si deve odiare neppure chi ci è nemico. Non aprite neppure uno spiraglio a ciò che non è Dio. Dietro al primo entrerebbero altri elementi contrari a Dio. Talora, per troppo volere combattere con armi uguali i nemici, si finisce a perire o a essere vinti. E, vinti che siate, potreste per contatto assorbire le loro dottrine. No. Abbiate carità e riservatezza. Voi non avete in voi ancora tanto da poterle combattere, queste dottrine, senza esserne infettati. Perché alcuni elementi di esse li avete pure voi. E l’astio per loro ne è uno. Ancora vi dico che essi potrebbero cambiare metodo per sedurvi e levarvi a Me, usandovi mille gentilezze, mostrandosi pentiti, desiderosi di fare pace. Non dovete sfuggirli. Ma quando essi cercheranno darvi le loro dottrine, sappiate non accoglierle. Ecco quale è il lievito di cui parlo. Il malanimo, che è contro l’amore, e le false dottrine. Vi dico: siate prudenti».
Lievito e veleno.
17«Quel segno che i farisei chiedevano ieri era “lievito”, Maestro?», chiede Tommaso.
«Era lievito e veleno».
«Hai fatto bene a non darglielo».
«Ma glielo darò un giorno».
«Quando? Quando?», chiedono curiosi.
«Un giorno…».
18«E che segno è? Non lo dici neppure a noi, i tuoi apostoli? Perché lo si possa riconoscere subito», chiede voglioso Pietro.
19«Voi non dovreste avere bisogno di un segno».
«Oh! non per poter credere in Te! Non siamo la gente che ha molti pensieri, noi. Noi ne abbiamo uno solo: amare Te», dice veementemente Giacomo di Zebedeo.
8. Arrivo a Gerusalemme per la Pentecoste e disputa con i dottori nel Tempio[92].
In Gerusalemme sono abominazioni.
I buoni vogliono il Messia.
1La città è piena di gente. Il Tempio è stipato. Gesù vi ascende non appena entrato a Gerusalemme e vi entra dalla porta presso la Probatica, perciò quasi immediatamente, prima che la gente possa accorgersi che Egli è in città e che la notizia si propaghi dalla casa dove depongono le borse e dove si mondano dalla polvere e dal sudore per entrare mondi nel Tempio.
2La solita indecorosa gazzarra dei venditori e cambiavalute. Il solito caleidoscopio di colori, di volti.
3Gesù, con gli apostoli che hanno comperato il necessario per l’offerta, va direttamente al luogo di preghiera e vi sosta a lungo. Naturalmente è notato da molti, buoni o cattivi che siano, ed un sussurro scorre come vento e con rumore di vento fra le frasche per il largo cortile esteriore dove la gente si ferma a pregare.
4E quando, dopo la preghiera, Egli si volge per tornare sui suoi passi, un codazzo di gente, sempre più ingrossantesi, lo segue per gli altri atrii, portici, cortili, finché, divenuta una folla, lo circonda chiedendo la sua parola.
5«In altro momento, o figli! In altro luogo!», dice Gesù e alza la mano a benedire cercando di allontanarsi.
6Ma se scribi, farisei, dottori e loro discepoli, sparsi fra la gente, sogghignano dicendosi l’un l’altro mezze frasi che sono altrettante beffe, come: «La prudenza consiglia», oppure: «Eh! un poco di paura…», o: «Ha raggiunto l’età del discernere», o anche: «Meno stolto di quanto si credeva…»; i più, quelli che, o per conoscenza amorosa di Lui, o per desiderio buono di conoscerlo, sono senza livore, insistono dicendo: «Ci leverai dunque questa festa nella Festa? Maestro buono, non lo puoi fare! Molti di noi hanno fatto sacrifici per rimanere qui in tua attesa…», e alcuni anche zittiscono o rispondono per le rime a qualche motteggiatore.
7É chiaro che la massa sarebbe pronta a travolgere le minoranze malvagie, le quali, astute e subdole, capiscono l’antifona e non solo si azzittiscono ma cercano di allontanarsi. E, nonostante siano nella cinta del Tempio, molti non si peritano di fare, alle spalle dei partenti, degli atti di motteggio o lanciare qualche epiteto, mentre alcuni altri, dei più anziani e perciò dei più riflessivi, interpellano Gesù dicendo: «Ma che avverrà, Tu che sai, di questo luogo, di questa città, di tutto Israele che non si arrende alla Voce del Signore?».
Il simbolo del vasaio e del vaso d’argilla.
8Gesù guarda con pietà quelle teste brizzolate o canute affatto e risponde: «Geremia vi ha detto che avverrà di coloro che al lampo del corruccio divino rispondono con aumento di peccato, che la pietà divina prendono come prova di debolezza da parte di Dio[93].
9Perché Dio non si irride, o figli. Voi, come disse l’Eterno per bocca di Geremia, siete come l’argilla nelle mani del vasaio, come argilla sono coloro che si credono potenti, come argilla gli abitanti di questo luogo e quelli della reggia. Non c’è potenza umana che possa resistere a Dio. E, se l’argilla resiste al vasaio e vuole prendere forme strane, orribili, il vasaio riduce il già fatto di nuovo in pugno di argilla e rimodella il suo vaso, finché esso si persuade che il più forte è il vasaio e non si arrende al suo volere. E ancora può accadere che il vaso vada a pezzi perché si ostina a non lasciarsi modellare, perché rifiuta l’acqua con cui il vasaio lo bagna per poterlo modellare senza crepe. E allora il vasaio getta l’argilla riottosa, i cocci inutili, inlavorabili, nelle immondezze, e prende argilla nuova e la plasma nella forma che gli sembra meglio[94].
Il pentimento e l’indurimento del cuore.
10Non dice così il Profeta, narrando il simbolo del vasaio e del vaso d’argilla? Così dice. E, ripetendo le parole del Signore, dice: “Così, come l’argilla è in mano del vasaio, così tu sei, o Israele, in mano di Dio”[95]. E aggiunge il Signore, per avviso ai riottosi, che solo la penitenza e il pentimento al rimprovero di Dio possono far modificare il decreto di Dio di punizione verso il popolo ribelle[96].
11Israele non si è pentito. Perciò le minacce di Dio si sono accanite una e dieci volte su Israele[97]. Israele neppure ora si pente, ora che non un profeta, ma più che un profeta parla a Israele. E Dio, che ha avuto per Israele la suprema misericordia e mi ha mandato, ora vi dice: “Poiché non date ascolto alla mia stessa Voce, Io mi pentirò del bene che vi ho fatto e preparerò contro voi la sventura”[98]. Ed Io, che la Misericordia sono, anche sapendo di disperdere inutilmente la mia voce, grido a Israele: “Ciascuno torni indietro dalla sua cattiva strada. Rendete ognuno retta la vostra condotta e le vostre tendenze. Perché almeno, quando il disegno di Dio si compirà per la Nazione colpevole, i migliori fra essa, nella perdita generale dei beni, della libertà, dell’unione, conservino lo spirito libero dalla colpa, unito a Dio, e non perdano i beni eterni così come avranno perduto i beni terreni”.
12Le visioni dei profeti non sono senza uno scopo[99]: quello di avvisare gli uomini di ciò che può avvenire. E detto è, dalla figura del vaso d’argilla cotta, spezzato al cospetto del popolo, cosa attende le città e i regni che non si arrendono al Signore, e…».
Le guardie del Tempio, soldati da caricatura.
13Gli anziani, gli scribi, dottori e farisei, che si erano allontanati prima, devono essere andati ad avvisare le milizie del Tempio e i magistrati preposti all’ordine. E uno di essi, seguito da un pugno di quelle comiche milizie di cartapesta, che di battagliero non hanno che le facce che sono un misto di tontoleria con un poco di malizia e una larga presa di durezza, per non dire di delinquenza, viene verso Gesù che parla appoggiato ad una colonna del portico dei Pagani e, non potendo passare fra la siepe serrata della folla che fa cerchio intorno al Maestro, grida: «Vattene! O io ti farò gettare fuori dalla cinta dai miei soldati…».
14«Uuh! Uuuh! I mosconi verdi! Gli eroi sugli agnelli! E non sapete entrare a prendere prigioni quelli che fanno di Gerusalemme un lupanare, del Tempio un mercato? Va’ via, faccia di coniglio, va’ dalle faine… Uuuh! Uuuh!». La gente si rivolta contro a quei soldati da caricatura e mostra chiaramente che non intende lasciar fare ingiuria al Maestro.
15«Io ubbidisco agli ordini avuti…», si scusa il capo di questi… tutori dell’ordine.
16«Tu ubbidisci a Satana e non te ne accorgi. Va’, va’ a impetrare misericordia per avere osato insultare e minacciare il Maestro! Il Maestro non si tocca! Avete capito? Voi nostri oppressori, Egli l’Amico dei poveri. Voi nostri corruttori, Egli nostro Maestro santo. Voi rovina nostra, Egli nostra Salute. Voi perfidi, Egli buono. Via, o faremo a voi ciò che Matatia fece a Modin[100]. Ribalteremo voi giù dalla discesa del Moria come tanti altari idoli e faremo pulizia lavando il luogo profanato col sangue vostro, e i piedi dell’unico Santo in Israele calpesteranno quel sangue per andare al Santo dei Santi e regnarvi, Lui che lo merita. Via di qua! Voi e i vostri padroni! Via, sgherri che servite gli sgherri…»
Le guardie romane.
17Un tumulto pauroso… Dall’Antonia accorrono le guardie romane con un graduato anziano, severo, spicciativo.
18«Fate largo, fetenti! Che avviene? Vi state sbranando fra voi per qualcuno dei vostri agnelli rognosi?».
19«Si ribellano alle milizie…», vuol spiegare il magistrato.
20«Per Marte invitto! Questi… milizie? Ah! Ah! Va’ a dar guerra agli scarafaggi, guerriero da cantina. Parlate voi…», ordina alla gente.
21«Volevano imporre silenzio al Rabbi galileo. Cacciarlo volevano. Forse prenderlo…».
22«Al Galileo? Non licet. Nella lingua di Roma vi dico la parola del decollato[101]. Ah! Ah! Marcia a cuccia tu e i tuoi botoli. E di’ che a cuccia stiano anche i mastini. La Lupa sa sbranare anche quelli… Inteso? Solo Roma ha diritto di giudizio. E Tu, Galileo, racconta pure le tue favole… Ah! Ah!», e si rivolta tutto d’un pezzo, con un barbaglio di corazze al sole, e se ne va.
23«Proprio come a Geremia…».
24«Come a tutti i profeti[102] devi dire…».
25«Ma Dio trionfa lo stesso».
26«Maestro, parla ancora. Le vipere sono fuggite».
27«No, lasciatelo andare, che non tornino con più forza e lo mettano in catene i novelli Fassur…»[103].
28«Non c’è pericolo… Finché dura il ruggito del leone, non vengono fuori le iene…».
La gente parla e commenta in una bella confusione.
Disputa con i dottori nel Tempio.
Gli acidi farisei.
29«Vi sbagliate», dice tutto mellifluo un impaludato fariseo, seguito da altri suoi simili e da alcuni dottori della Legge.
30«Vi sbagliate. Non dovete credere che tutta una casta sia come qualcuno di essa. Eh! Eh! Il buono e cattivo c’è su ogni pianta».
31«Sì. Infatti i fichi sono dolci in genere. Ma però, se sono acerbi o troppo maturi, sono aspri o acidi. Voi siete acidi. Come quelli del pessimo paniere del profeta Geremia»[104], dice da mezzo alla folla uno che non conosco, ma che deve essere ben noto a molti, e potente anche, perché vedo un grande ammiccare fra la gente e noto che il fariseo incassa il colpo senza reagire.
32Anzi, ancor più mellifluo, si rivolge al Maestro e gli dice: «Splendido soggetto alla tua sapienza. Parlaci, o Rabbi, su questo soggetto. Le tue spiegazioni sono così… nuove… così… dotte… Noi le gustiamo con avida fame».
33Gesù guarda fisso questo campione farisaico e poi gli risponde: «Anche un’altra inconfessata fame hai, o Elchia, e hanno i tuoi amici. Ma vi sarà dato anche quel cibo… E più acido dei fichi. E vi corromperà l’interno come i fichi inaciditi corrompono le viscere».
34«No, Maestro. Te lo giuro nel nome del Dio vivo! Io e i miei amici non abbiamo altra fame fuorché quella di sentirti parlare… Dio ci vede se…».
35«Basta così. L’onesto non ha bisogno di giuramenti. Le sue azioni sono giuramenti e testimonianze. Ma non parlerò dei fichi ottimi e dei fichi guasti…».
36«Perché, Maestro? Temi che i fatti contraddicano le tue spiegazioni?».
«O no! Anzi…».
Il Regno di Dio è nel cuore dei buoni.
37«Allora Tu prevedi per noi gli strazi, gli obbrobri, la spada, la peste, la fame?».
«Questo e più ancora».
38«Più ancora? E che? Dio non ci ama dunque più?».
«Tanto vi ama che ha compiuto la promessa».
39«Te? Perché Tu sei la promessa?».
«Io lo sono».
40«E allora quando fondi il tuo Regno?».
«Le fondamenta di esso già sono».
41«Dove? Dove?».
«Nel cuore dei buoni».
42«Ma quello non è un regno! É un ammaestramento!».
43«Il mio Regno, essendo spirituale, ha per sudditi gli spiriti. E gli spiriti non occorrono di regge, case, milizie, mura. Ma di conoscere la Parola di Dio e metterla in pratica. Ciò che sta avvenendo nei buoni».
Ognuno dà ciò che è e ciò che ha.
44«Ma puoi Tu dire questa Parola? Chi te ne autorizza?».
«Il possesso».
45«Quale possesso?».
«Il possesso della Parola. Io do ciò che sono. Uno che ha vita può dare la vita. Uno che ha denaro può dare denaro. Io ho per mia eterna natura la Parola traducente il divino Pensiero, e la Parola Io do, ché a questo dono mi sprona l’Amore di far conoscere il Pensiero dell’Altissimo che mi è Padre».
46«Bada a ciò che dici! É audace parlare! Potrebbe nuocerti!».
47«Più mi nuocerebbe mentire, perché sarebbe snaturare la mia Natura e rinnegare Colui da cui procedo».
48«Tu dunque sei Dio, il Verbo di Dio?».
«Lo sono».
49«E così lo dici? Alla presenza di tanti testimoni che potrebbero farne denuncia?».
«La Verità non mente. La Verità non calcola. La Verità è eroica».
50«E questa è verità?».
«La Verità è Colui che vi parla. Perché il Verbo di Dio traduce il Pensiero di Dio, e Dio è Verità».
La nuova Pasqua.
51La gente è tutt’orecchi, in un silenzio attento, a seguire il battibecco che però procede senza asprezze. Altri, da altri luoghi, sono affluiti lì e il cortile è pieno, stipato di gente. Centinaia di visi rivolti verso un sol punto. E dagli sbocchi che portano da altri cortili a questo si affacciano volti e volti, a collo teso, nell’intento di vedere e sentire… Il sinedrista Elchia e i suoi amici si guardano… Una vera telefonia di sguardi. Ma si contengono. Anzi, un vecchio dottore chiede tutto cortese: «E per evitare i castighi che Tu prevedi, che si dovrebbe fare?».
«Seguirmi. E soprattutto credermi. E più ancora amarmi».
52«Sei un portafortuna?».
«No. Sono il Salvatore».
53«Ma non hai eserciti…».
54«Ho Me stesso. Ricordate, ricordate per vostro bene, per pietà delle vostre anime, ricordate le parole del Signore a Mosè e ad Aronne quando ancora erano in terra d’Egitto: “Ciascuno del popolo di Dio prenda un agnello senza macchia, maschio, di un anno. Uno per casa, e se non basta il numero dei familiari a finire l’agnello prenda i vicini. E lo immolerete il quattordicesimo giorno di abid, che ora è detto nisam, e col sangue dell’immolato bagnino gli stipiti e l’architrave della porta delle vostre case. E nella stessa notte ne mangerete le carni arrostite al fuoco, col pane senza lievito e lattughe selvatiche. E quanto potrebbe rimanere distruggerete col fuoco. E mangerete coi fianchi cinti, i calzari al piede, il bordone in mano, in fretta, perché è il passaggio del Signore. E quella notte Io passerò percuotendo ogni primogenito d’uomo o d’animale che si trovino nelle case non segnate del sangue dell’agnello”[105].
55Al presente, nel nuovo passaggio di Dio, il più vero passaggio, perché realmente Dio passa fra di voi visibile, riconoscibile ai suoi segni, la salvezza sarà su quelli che saranno segnati del Sangue dell’Agnello col segno salutare. Perché in verità tutti ne sarete segnati. Ma soltanto quelli che amano l’Agnello e ameranno il suo Segno, da quel Sangue avranno salvezza[106]. Per gli altri sarà il marchio di Caino. E voi sapete che Caino non meritò più di vedere il volto del Signore, né mai più conobbe sosta. E percosso a tergo dal rimorso, dal castigo, da Satana, suo re crudele, andò ramingo e fuggiasco per la Terra e finché ebbe vita[107]. Una grande, grande figura del Popolo che percuoterà il nuovo Abele…»
Il segno del Tau.
56«Anche Ezechiele parla del Tau[108]… Tu credi che il tuo Segno sia il Tau di Ezechiele?».
«Quello è».
57«Tu allora ci accusi che in Gerusalemme sono abominazioni?».
«Vorréi non poterlo fare. Ma così è».
58«E fra i segnati del Tau non vi sono peccatori? Lo puoi giurare?».
59«Io non giuro nulla. Però dico che, se fra i segnati vi saranno peccatori, ancor più tremendo sarà il loro castigo, perché gli adulteri dello spirito, i rinnegatori, gli uccisori di Dio dopo essere stati i suoi seguaci, saranno i più grandi nell’Inferno».
La colpa dei dottori in Israele è inescusabile.
60«Ma quelli che non possono credere che Tu sia Dio non avranno peccato. Saranno giustificati…».
61«No. Se non mi aveste conosciuto, se non aveste potuto constatare le mie opere, se non aveste potuto controllare le mie parole, non avreste colpa. Se non foste dottori in Israele, non avreste colpa. Ma voi conoscete le Scritture e vedete le mie opere. Potete fare un parallelo. E, se lo fate con onestà, Me vedete nelle parole della Scrittura, e le parole della Scrittura vedete tradotte in atti in Me. Perciò non sarete giustificati di misconoscermi e odiarmi. Troppe abominazioni, troppi idoli, troppe fornicazioni sono dove solo Dio dovrebbe essere. E in ogni luogo dove voi siete. La salvezza è nel ripudiarle e nell’accogliere la Verità che vi parla. E perciò dove voi uccidete, o tentate di uccidere, sarete uccisi. E per questo sarete giudicati alle frontiere di Israele, là dove ogni potere umano decade e solo l’Eterno è Giudice dei suoi creati».
La luce splende liberamente.
62«Perché parli così, Signore? Severo sei».
63«Veritiero sono. Io sono la Luce. La Luce è stata mandata per illuminare le Tenebre. Ma la Luce deve splendere liberamente. Inutile sarebbe che l’Altissimo avesse mandato la sua Luce se poi ad essa Luce avesse imposto il moggio. Neppure gli uomini così fanno quando accendono un lume, perché allora sarebbe stato inutile lo avessero acceso. Se l’accendono è perché illumini e chi entra in casa ci vegga. Io, nella oscurata casa terrena del Padre mio, vengo a mettere la Luce, perché chi è in essa veda. E la Luce splende. E beneditela se col suo raggio purissimo vi discopre rettili, scorpioni, trabocchetti, ragnatele, crepe delle muraglie. Ve lo fa per amore. Per darvi modo di conoscervi, ripulirvi, cacciare gli animali nocivi – le passioni e i peccati – ricostruirvi prima che sia troppo tardi, vedere dove mettete il piede – sul tranello di Satana – prima che vi precipitiate. Ma per vedere, oltre al lume netto ci vuole occhio netto. Da un occhio che la malattia fa coperto di materia non passa la luce. Pulite i vostri occhi. Pulite il vostro spirito perché la Luce possa scendere in voi. Perché perire nelle Tenebre quando il Buonissimo vi manda Luce e Medicina per guarirvi? Non è ancora troppo tardi. Venite, nell’ora che vi resta, venite alla Luce, alla Verità, alla Vita. Venite al Salvatore vostro che vi tende le braccia, che vi apre il cuore, che vi supplica di accoglierlo per il vostro eterno bene».
L’ invito del fariseo Elchia (Lc 11,37)[109]
64Gesù è veramente supplichevole, amorosamente supplichevole, spoglio di ogni cosa che non sia amore… Anche le belve più ostinate, più ubriache d’odio lo sentono e le loro armi si sentono vinte, i loro veleni non hanno forza di spruzzare fuori il loro acido. Si guardano. Poi Elchia parla per tutti: «Bene hai parlato, Maestro! Ti prego accettare il convito che offro per onorarti».
65«Non chiedo altro onore che quello di conquistare le vostre anime. Lasciami alla mia povertà…».
66«Non vorrai farmi offesa col rifiutare?!».
«Nessuna offesa. Ti prego di lasciarmi coi miei amici».
67«Ma anch’essi, chi può dubitare diversamente? Anche essi con Te. Grande onore per la mia casa!… Grande onore!… Vai pure da altri che grandi sono! Perché non da Elchia?».
68«Ebbene… verrò. Ma credi che non potrò dirti parole diverse, nel segreto della casa, da quelle che ti ho dette qui, fra il popolo».
69«E neppure io! E neppure i miei amici! Lo dubiti forse?…».
70Gesù lo guarda fisso fisso. E poi dice: «Non dubito che di ciò che ignoro[110]. Ma non ignoro il pensiero degli uomini. Andiamo alla tua casa… La pace a coloro che mi hanno ascoltato».
71E al fianco di Elchia si dirige fuor dal Tempio, seguito dal codazzo dei suoi apostoli mescolati, e non entusiasti di esserlo, agli amici di Elchia.
9. Invettiva contro farisei e dottori al convito in casa del sinedrista Elchia[111].
Al convito del sinedrista e fariseo.
Nella casa del fariseo (Lc 11,37)[112]
1Gesù entra nella casa del suo ospite, poco lontana dal Tempio ma spinta verso il rione che è ai piedi di Tofet.
2Una casa dignitosa, un poco arcigna, di stretto osservante, anzi di esagerato osservante. Credo che anche i chiodi siano messi in numero e in posizione quale qualcuno dei seicentotredici precetti lo indica per buono. Non c’è un disegno nelle stoffe, non un fregio alle pareti, non un ninnolo… nulla di quei minimi che anche nelle case di Giuseppe e Nicodemo e degli stessi farisei di Cafarnao sono presenti per abbellire la casa. Questa è… trasudante da ogni parte lo spirito del proprio padrone. Gelida, tanto è spoglia di ciò che è ornamento. Dura nei mobili scuri e pesanti squadrati come tanti sarcofaghi. Respingente. Una casa che non accoglie ma che si serra nemica a chi vi penetra.
Ostentazione di Elchia.
3Ed Elchia lo fa notare vantandosene. «Lo vedi, o Maestro, come io sono osservante? Tutto lo dice. Guarda: tende senza disegno, mobili senza ornati, niente vasi a scultura o lampadari che imitano fiori. C’è tutto. Ma tutto regolato sul precetto: “Non ti farai nessuna scultura, né rappresentazione di quello che è lassù nel cielo, o quaggiù in terra, o nelle acque sotto la terra”. Così nella casa come nelle vesti mie e dei miei famigliari. Io, ad esempio, non approvo in questo tuo discepolo (l’Iscariota) quei lavori sulla veste e sul manto. Tu mi dirai: “Li portano in molti”. Dirai: “Non è che una greca”. Va bene. Ma con quegli angoli, con quelle curve, troppo ricorda i segni dell’Egitto. Orrore! Cifre demoniche! Segni di negromanzia! Sigle di Belzebul! Non ti fai onore, o Giuda di Simone, a portarli, né Tu, Maestro, a concederglielo».
4Giuda risponde con una risatina sarcastica. Gesù risponde umilmente: «Più che i segni delle vesti Io sorveglio che non siano segni d’orrore sui cuori. Ma pregherò, anzi da ora lo prego il mio discepolo, di portare vesti meno ornate, onde non scandalizzare nessuno».
5Giuda ha un movimento buono: «Veramente il mio Maestro mi ha più volte detto che avrebbe preferito più semplicità nelle mie vesti. Ma io… ho fatto ciò che volevo perché mi piace essere vestito così».
6«Male, molto male. Che un galileo insegni a un giudeo è molto male; a te, poi, che eri del Tempio… oh!». Elchia mostra tutto il suo scandalo e i suoi amici lo secondano.
7Giuda è già stanco d’esser buono. E rimbecca: «Oh! allora ci sarebbero tante pompe da levare anche a voi del Sinedrio! Se vi doveste levare tutti i disegni messi a coprire le facce delle vostre anime, apparireste ben brutti».
8«Come parli?».
«Come uno che vi conosce».
9«Maestro! Ma lo senti?».
«Sento e dico che occorre umiltà da una parte e dall’altra, e in ambe verità. E reciproco compatimento. Solo Dio è perfetto».
10«Ben detto, o Rabbi!», dice uno degli amici… Sparuta, solitaria voce nel gruppo farisaico e dottorale.
11«Mal detto, invece», ribatte Elchia. «Il Deuteronomio è chiaro nelle sue maledizioni. Dice: “Maledetto l’uomo che fa immagine scolpita o di getto, cosa abominevole, opera di mano d’artefici, e[113]…”»
12«Ma queste sono vesti, non sono scolture», risponde Giuda.
13«Silenzio tu. Parla il tuo Maestro. Elchia, sii giusto e distingui. Maledetto chi fa idoli. Ma non chi fa disegni copiando il bello che il Creatore ha messo nel creato. Cogliamo pure i fiori per ornare…».
14«Io non ne colgo né voglio vederne ornate le stanze. Guai alle mie donne se fanno questo peccato anche nelle loro. Solo Dio va ammirato».
15«Giusto pensiero. Solo Dio. Ma si può ammirare Dio anche in un fiore, riconoscendo che Lui è l’Artefice del fiore».
«No, no! Paganesimo! Paganesimo!».
16«Giuditta si ornò, e si ornò Ester per scopo santo…»[114].
Alle tavole senza indugio (Lc 11,37)[115].
17«Femmine! E la femmina è sempre essere spregevole. Ma te ne prego, Maestro, di entrare nella sala del convito mentre io mi ritiro un momento dovendo parlare coi miei amici».
Gesù acconsente senza discussione.
«Maestro… Respiro male!…», esclama Pietro.
18«Perché? Ti senti male?», chiedono alcuni.
«No. Ma a disagio… come uno caduto in un trabocchetto».
19«Non ti agitare. E siate tutti molto prudenti», consiglia Gesù.
Restano in gruppo e in piedi, finché rientrano i farisei seguiti dai servi.
20«Alle tavole senza indugio. Abbiamo adunanza e non possiamo attardarci», ordina Elchia. E distribuisce i posti, mentre già i servi scalcano le vivande.
21Gesù è a lato di Elchia, e al suo fianco è Pietro. Elchia offre i cibi, e il pasto ha inizio in un silenzio agghiacciante…
22Ma poi hanno principio le prime parole. Naturalmente rivolte a Gesù, perché gli altri dodici sono lasciati in trascuranza come non ci fossero.
Padri degli inquisitori.
23Il primo ad interrogare è un dottore della Legge. «Maestro, dunque Tu sei sicuro di essere ciò che dici?».
24«Non Io lo dico di mia bocca. I profeti lo hanno detto[116] prima che Io fossi fra voi».
25«I profeti… Tu che neghi che noi si sia santi, puoi anche accogliere per buono il mio detto se dico che i profeti nostri possono essere degli esaltati».
26«I profeti sono santi».
27«E noi no, non è vero? Ma guarda che Sofonia unisce i profeti ai sacerdoti nella condanna contro Gerusalemme: “I suoi profeti sono degli esaltati, uomini senza fede, e i suoi sacerdoti profanano le cose sante e violano la Legge”[117]. Tu questo ce lo rimproveri di continuo. Ma, se accetti il profeta nella seconda parte del suo detto, lo devi accettare anche nella prima e riconoscere che non c’è base di appoggio sulle parole che vengono dagli esaltati».
Il Messia Re d’Israele è in mezzo a te.
28«Rabbi d’Israele, rispondi a Me. Quando poche righe di poi Sofonia dice: “Canta e rallegrati, o figlia di Sion… il Signore ha ritirato il decreto contro te… il Re d’Israele è in mezzo a te”[118], il tuo cuore le accetta queste parole?».
29«É la mia gloria ripetermele sognando quel giorno».
30«Ma sono parole di un profeta, di un esaltato, perciò…»
31Il dottore della Legge resta per un momento interdetto. Lo soccorre un amico. «Nessuno può mettere in dubbio che Israele regnerà. Non uno, ma tutti i profeti e i pre-profeti, ossia i patriarchi, hanno detto questa promessa di Dio».
32«E non uno dei pre-profeti e profeti ha mancato di indicarmi per quello che sono».
La prova della risurrezione.
33«Oh! bene! Ma noi non abbiamo le prove! Puoi essere Tu pure un esaltato. Che prove ci dai che sei Tu il Messia, il Figlio di Dio? Dammi un termine perché io possa giudicare».
34«Non ti dico la mia morte descritta da David e da Isaia[119]. Ma ti dico la mia risurrezione».
35«Tu? Tu? Risorgere Tu? E chi ti farà risorgere?».
36«Non certo voi. Non il Pontefice, non il monarca, non le caste, non il popolo. Da Me stesso risorgerò».
37«Non bestemmiare, o Galileo, e non mentire!».
38«Non faccio che rendere onore a Dio e dire verità. E con Sofonia ti dico: “Aspettami alla mia risurrezione”[120]. Fino ad allora potrai avere dubbi, potrete averli tutti, e potrete lavorare a istillarli al popolo. Ma più non potrete quando l’eterno Vivente da Se stesso, dopo aver redento[121], risusciterà[122] per non più morire, Giudice intangibile[123], Re perfetto che col suo scettro e la sua giustizia governerà e giudicherà fino alla fine dei secoli e continuerà a regnare nei Cieli in eterno».
Il fariseo Daniele riconosce in Gesù il Messia.
39«Ma non sai che parli a dottori e sinedristi?», dice Elchia.
«E che perciò? Voi mi interrogate. Io rispondo. Voi mostrate desiderio di sapere. Io vi illustro la verità. Non vorrai farmi venire alla mente, tu che per un disegno su una veste hai ricordato la maledizione del Deuteronomio, l’altra maledizione dello stesso: “Maledetto chi colpisce di nascosto il suo prossimo”[124]».
«Io non ti colpisco. Ti do cibo».
40«No. Ma le insidiose domande sono colpi dati alle spalle. Attento, Elchia. Perché le maledizioni di Dio si seguono, e quella che ho citata è seguita dall’altra: “Maledetto chi accetta doni per condannare a morte un innocente”[125]».
41«In questo caso i doni li accetti Tu, mio ospite».
«Io non condanno neppure i colpevoli se sono pentiti».
«Non sei giusto, allora».
41«No, giusto è. Perché Egli calcola che il pentimento merita perdono, e perciò non condanna», dice quello che ha già approvato Gesù nell’atrio della casa.
42«Taci là, Daniel! Vuoi saperne più di noi? O sei sedotto da uno sul quale molto è ancora a decidere e che nulla fa per aiutarci a decidere in suo favore?», dice un dottore.
43«So che voi siete i sapienti ed io un semplice giudeo, che neppure so perché mi vogliate spesso fra voi…».
44«Ma perché sei parente! É facile a capirsi! Ed io voglio santi e sapienti coloro che entrano nella mia parentela! Io non posso permettere ignoranze nella Scrittura, nella Legge, negli Halasciot, Midrasciot e nell’Haggada[126]. E non le sopporto. Tutto va conosciuto. Tutto osservato…».
45«E grato ti sono di tanta cura. Ma io, semplice coltivatore di terre, divenuto indegnamente tuo parente, non mi sono preoccupato che di conoscere la Scrittura e i Profeti per avere conforto nella mia vita. E, con la semplicità di un indotto, ti confesso che riconosco nel Rabbi il Messia preceduto dal suo Precursore che ce lo ha indicato… E Giovanni, non lo puoi negare, era invaso dallo Spirito di Dio».
Il Precursore e il Cristo.
46Un silenzio. Negare che il Battista era infallibile non vogliono. Dirlo infallibile neppure.
47E allora un altro dice: «Via… Diciamo che il Precursore e precursore di quell’angelo[127] che Dio manda a preparare la via al Cristo. E… ammettiamo che nel Galileo vi è sufficiente santità per giudicarlo tale angelo. Dopo di Lui verrà il tempo del Messia. Non vi pare conciliante a tutti questo mio pensiero? Lo accetti, Elchia? E voi, amici miei? E Tu, Nazareno?».
«No». «No». «No». I tre “no” sono sicuri.
48«Come? Perché non approvate?».
49Elchia tace. Tacciono i suoi amici. Solo Gesù, sincero, risponde: «Perché non posso approvare un errore. Io sono da più di un angelo. L’angelo fu il Battista, Precursore del Cristo, e il Cristo Io sono».
50Un silenzio glaciale, lungo.
51Elchia, il gomito appoggiato al lettuccio, la guancia appoggiata alla mano, pensa, duro, chiuso come tutta la sua casa.
Lo scandalo del fariseo (Lc11,38)[128].
52Gesù si volge e lo guarda, e poi dice: «Elchia, Elchia, non confondere la Legge e i Profeti con le piccinerie!».
53«Vedo che hai letto il mio pensiero. Ma non puoi negare che Tu hai peccato trasgredendo al precetto».
54«Come tu, e con astuzia, perciò con più colpa, hai trasgredito al dovere dell’ospite, con volontà di farlo lo hai fatto, e mi hai distratto e poi qui mandato mentre tu cogli amici ti purificavi, e al tuo ritorno ci hai pregato di esser solleciti ché avevi adunanza, e tutto per potermi dire: “Hai peccato”».
55«Potevi ricordarmi il mio dovere di darti di che purificarti».
56«Tante cose potrei ricordarti, ma non servirebbe altro che a farti più intransigente e nemico».
L’astuzia colpevole del fariseo Elchia.
57«No. Dille, dille. Ti vogliamo ascoltare e…».
58«E accusare presso i Principi dei Sacerdoti. Per questo ti ho ricordato l’ultima e la penultima maledizione. Lo so. Vi conosco. Sono qui, inerme, fra voi. Sono qui, isolato dal popolo che mi ama e davanti al quale non osate aggredirmi. Ma non ho paura. Ma non vengo a compromessi né faccio viltà. E vi dico il vostro peccato, di tutta la casta vostra e vostro, o farisei, falsi puri della Legge, o dottori, falsi sapienti, che confondete e mescolate di proposito il vero e il falso buono, che agli altri e dagli altri esigete la perfezione anche nelle cose esteriori e da voi nulla esigete. Voi mi rimproverate, uniti al vostro e mio ospite, di non essermi lavato avanti il desinare. Lo sapete che vengo dal Tempio, al quale non si accede altro che dopo essersi purificati dalle immondezze della polvere e della via. Volete allora confessare che il Sacro Luogo è contaminazione?».
59«Noi ci siamo purificati avanti le mense».
60«E a noi è stato imposto: “Andate là, attendete”. E dopo: “Alle tavole senza indugio”. Fra le tue pareti monde di disegni uno dunque ve ne era: quello di trarmi in inganno. Quale mano l’ha scritto sulle pareti il motivo per potermi accusare? Il tuo spirito o un’altra potenza che te lo regola e che ascolti? Orbene, udite tutti».
Invettiva contro i frisei e i dottori.
Corrutori dello Spirito e del corpo (Lc11,38)[129].
61Gesù si alza in piedi e, stando con le mani appoggiate all’orlo della tavola, comincia la sua invettiva: «Voialtri farisei lavate l’esterno del calice e del piatto, e le mani vi lavate e i piedi vi lavate, quasi che piatto e calice, mani e piedi avessero ad entrare nel vostro spirito che amate proclamare puro e perfetto. Ma non voi, sibbene Dio questo lo deve proclamare. Ebbene sappiate ciò che Dio pensa del vostro spirito. Egli pensa che è pieno di menzogna, sozzura e rapina, pieno di nequizia è, e nulla può dall’esterno corrompere ciò che già è corruzione».
62Stacca la destra dalla tavola e involontariamente comincia a gestire con essa mentre continua: «Ma chi ha fatto il vostro spirito, come ha fatto il vostro corpo, non può esigere, almeno con uguale misura, il rispetto all’interno che avete per l’esterno? O stolti che mutate i due valori e ne invertite la potenza, ma non vorrà l’Altissimo un’ancor maggior cura per lo spirito, fatto a sua somiglianza e che per la corruzione perde la Vita eterna, che non per la mano o il piede la cui sporcizia può esser detersa con facilità e che, se anche rimanessero sporchi, non influirebbero sulla nettezza interiore? E può Dio preoccuparsi della nettezza di un calice o di un vassoio quando questi non sono che cose senz’anima e che non possono influire sulla vostra anima?
63Leggo il tuo pensiero, Simone Boetos. No. Non regge. Non è per pensiero di salute, per tutela della carne, della vita, che voi avete queste cure, che praticate queste purificazioni. Il peccato carnale, anzi i peccati carnali della gola, delle intemperanze, delle lussurie, sono certo più dannosi alla carne di un poco di polvere sulle mani o sul piatto. Eppure voi li praticate senza preoccuparvi di tutelare la vostra esistenza e l’incolumità dei vostri familiari. E peccato fate di più nature, perché, oltre che la contaminazione dello spirito e del corpo vostro, lo sperpero di sostanze, il mancato rispetto ai familiari, fate offesa al Signore per la profanazione del vostro corpo, tempio dello spirito vostro, in cui dovrebbe essere il trono per lo Spirito Santo; e offesa per il giudizio che fate, che da voi vi dovete tutelare dai morbi venienti da un po’ di polvere, quasi che Dio non potesse intervenire a proteggervi dai morbi fisici se a Lui ricorreste con spirito puro.
Fate opere regali e sante (Lc 11,40-41)[130].
64Ma Colui che ha creato l’interno non ha forse creato anche l’esterno e viceversa? E non è l’interno il più nobile e il più marcato dalla divina somiglianza?
65Fate allora opere che siano degne di Dio e non grettezze che non si alzano dalla polvere per la quale e della quale sono fatte, della povera polvere che è l’uomo preso come creatura animale, fango composto in forma e che polvere torna, polvere che il vento dei secoli disperde. Fate opere che restino, che siano opere regali e sante, opere che si incoronano della divina benedizione. Fate carità e fate elemosina, siate onesti, siate puri nelle opere e nelle intenzioni e, senza ricorrere all’acqua delle abluzioni, tutto sarà puro in voi.
Dio vuole amore e giustizia (Lc 11,42)[131].
66Ma che vi credete? Di essere a posto perché pagate le decime sugli aromi? No. Guai a voi, o farisei che pagate le decime della menta e della ruta, della senape e del comino, del finocchio e d’ogni altro erbaggio, e poi trascurate la giustizia e l’amor di Dio. Pagare le decime è dovere e va fatto. Ma ci sono più alti doveri e anche quelli vanno fatti. Guai a chi osserva le cose esteriori e trascura le altre interiori basate sull’amore a Dio e al prossimo.
67Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e nelle adunanze e amate essere riveriti sulle piazze, e non pensate a fare opere che vi diano un posto in Cielo e vi meritino la riverenza degli angeli.
Dio vuole trasparenza (Lc 11,44)[132].
68Voi siete simili a sepolcri nascosti che passano inosservati a chi li sfiora e non ne ha ribrezzo, ma ribrezzo ne avrebbe se potesse vedere cosa è chiuso in essi. Dio però vede anche le più riposte cose e non si inganna nel giudicarvi».
Il giudizio di Dio è voce che resta (Lc 11,45)[133].
69Lo interrompe, alzandosi esso pure in piedi, in contraddittorio, un dottore della Legge.
70«Maestro, così parlando Tu offendi noi pure; e non ti conviene, perché noi ti dobbiamo giudicare».
71«No. Non voi. Voi non potete giudicarmi. Voi siete i giudicati, non i giudici, e chi vi giudica è Dio. Voi potete parlare, emettere suoni con le vostre labbra. Ma anche la voce più potente non giunge ai Cieli né scorre tutta la Terra. Dopo poco spazio è silenzio… E dopo poco tempo è oblìo. Ma il giudizio di Dio è voce che resta e non è soggetto a dimenticanze. Secoli e secoli sono passati da quando Dio ha giudicato Lucifero e ha giudicato Adamo. Ma la voce di quel giudizio non si spegne. Ma le conseguenze di quel giudizio sono. E se ora Io sono venuto per riportare la Grazia agli uomini, mediante il Sacrificio perfetto, il giudizio sull’atto di Adamo resta quello che è, e chiamato sarà “colpa d’origine” sempre. Saranno redenti gli uomini, lavati da una purificazione superiore ad ogni altra. Ma nasceranno con quel marchio perché Dio ha giudicato che quel marchio debba essere su ogni nato da donna, meno per Colui che, non per opera d’uomo, ma per Spirito Santo fu fatto, e per la Preservata e il Presantificato, vergini in eterno. La Prima per poter essere la Vergine Deipara, il secondo per poter precorrere l’Innocente nascendo già mondo per una prefruizione dei meriti infiniti del Salvatore Redentore.
La Legge di Dio è uguale per tutti (Lc 11,46)[134].
72Ed Io vi dico che Dio vi giudica. E vi giudica dicendo: “Guai a voi, dottori della Legge, perché caricate la gente di pesi insopportabili, rendendo un castigo il paterno decalogo dell’Altissimo al suo popolo”. Egli con amore e per amore lo aveva dato, onde l’uomo fosse sorretto da una giusta guida, l’uomo, l’eterno e imprudente e ignorante bambino. E voi, alle amorose dande con cui Dio aveva abbracciato le sue creature perché potessero procedere per la sua via e giungergli sul cuore, avete sostituito montagne di pietre aguzze, pesanti, tormentose, un labirinto di prescrizioni, un incubo di scrupoli, per cui l’uomo si accascia, si smarrisce, si ferma, teme Dio come un nemico. Voi ostacolate l’andare a Dio dei cuori. Voi separate il Padre dai figli. Voi negate, con le vostre imposizioni, questa dolce, benedetta, vera Paternità. Ma voi, però, quei pesi che agli altri date, non li toccate neppure con un dito. Vi credete giustificati solo per averli dati. Ma, o stolti, non sapete che sarete giudicati per quel che avete giudicato esser necessario a salvarsi? Non sapete che Dio vi dirà: “Voi dicevate sacra, giusta la vostra parola. Orbene, Io pure la giudico tale. E poiché l’avete imposta a tutti e sul come fu accolta e praticata avete giudicato i fratelli, ecco Io vi giudico con la vostra parola. E poiché non avete fatto ciò che avete detto di fare, siate condannati”?
Dio vuole testimoni onesti (Lc 11, 47-51)[135].
73Guai a voi che innalzate sepolcri ai profeti che i vostri padri uccisero. E che? Credete con ciò di diminuire la grandezza della colpa dei padri vostri? Di annullarla agli occhi dei posteri? No anzi. Voi testimoniate di queste opere dei padri vostri. Non solo. Ma le approvate, pronti ad imitarli, elevando poi un sepolcro al profeta perseguitato per dirvi: “Noi lo abbiamo onorato”. Ipocriti! É per questo che la Sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro dei profeti e degli apostoli. Ed essi ne uccideranno alcuni ed altri li perseguiteranno, onde si possa chiedere a questa generazione il sangue di tutti i profeti che è stato sparso dalla creazione del mondo in poi, dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccaria, ucciso fra l’altare e il santuario”.
74Sì, in verità, in verità vi dico che di tutto questo sangue di santi ne sarà chiesto conto a questa generazione che non sa distinguere Dio là dove è, e perseguita il giusto e l’accora perché il giusto è il confronto vivente con la sua ingiustizia.
Dio vuole la vera Scienza (Lc 11,52)[136].
75Guai a voi, dottori della Legge, che vi siete usurpata la chiave della scienza e ne avete chiuso il tempio per non entrarvi ed essere da essa giudicati, e non avete permesso che altri vi entrassero. Perché sapete che, se il popolo fosse ammaestrato dalla vera Scienza, ossia dalla Sapienza santa, potrebbe giudicarvi. Onde lo preferite ignorante perché non vi giudichi. E mi odiate perché Io sono Parola di Sapienza e vorreste chiudermi anzitempo in una carcere, in un sepolcro perché Io non parlassi più.
76Ma Io parlerò finché al Padre mio piacerà che Io parli. E dopo parleranno le mie opere più ancora delle mie parole. E parleranno i miei meriti più ancora delle opere, e il mondo sarà istruito e saprà, e vi giudicherà. Il primo giudizio su voi. E poi verrà il secondo, il singolo giudizio ad ogni singola vostra morte. E infine l’ultimo: quello universale. E ricorderete questo giorno e questi giorni e voi, voi soli conoscerete il Dio terribile che vi siete sforzati di agitare come una visione d’incubo davanti agli spiriti dei semplici, mentre voi, nell’interno del vostro sepolcro, vi siete irrisi di Lui, e dal primo e principale comandamento, quello dell’amore, all’ultimo dato sul Sinai, non ne avete avuto rispetto e avete disubbidito.
77Inutilmente, o Elchia, non hai figurazioni nella tua casa. Inutilmente, o voi tutti, non avete oggetti scolpiti nelle vostre case. Nell’interno del cuore avete l’idolo, più idoli. Quello di credervi dèi, quelli delle concupiscenze vostre. Venite, voi. Andiamo».
Cospirazione contro il Messia (Lc 11,53-54)[137].
78E, facendosi precedere dai dodici, esce per ultimo. Un silenzio… Poi i rimasti fanno un clamore dicendo tutti insieme: «Bisogna perseguitarlo, coglierlo in fallo, trovare oggetti di accusa! Ucciderlo bisogna!».
Altro silenzio.
79E poi, mentre due se ne vanno, disgustati dell’odio e dei propositi farisaici, e sono il parente di Elchia e l’altro che per due volte ha difeso il Maestro, i rimasti si chiedono: «E come?».
Altro silenzio.
80Poi, con una risata chioccia, Elchia dice: «Occorre lavorare Giuda di Simone…».
81«Già! Buona idea! Ma tu l’hai offeso!…».
82«Ci penso io», dice quello che Gesù ha chiamato Simone Boetos.
83«Io e Eleazaro di Anna… Lo circuiremo…» «Un poco di promesse…». «Un poco di paura…».
«Molto denaro…».
84«No. Molto no… Promesse, promesse di molto denaro…».
«E poi?».
«Cosa, e poi?».
85«Eh! Poi. A cose fatte. Che gli daremo?».
«Ma nulla! La morte. Così… non parlerà più», dice lentamente e crudelmente Elchia.
«Uh! la morte…».
86«Ne hai orrore? Ma va’ via! Se uccidiamo il Nazareno che… è un giusto… potremo uccidere anche l’Iscariota che è un peccatore…»
Vi sono incertezze…
87Ma Elchia, alzandosi, dice: «Sentiremo anche Anna… E vedrete che… dirà buona l’idea. E ci verrete anche voi… Oh! se ci verrete…».
88Escono tutti dietro al loro ospite, che se ne va dicendo: «Ci verrete… Ci verrete!».
10. Breve sosta a Betania dopo la disputa in casa di Elchia[138].
Salvare è la missione del Messia.
Il Messia perseguitato.
1Il tramonto arrossa il cielo quando Gesù giunge a Betania. Accaldati, polverosi, lo seguono i suoi. E sono, Gesù e gli apostoli, gli unici che sfidino la fornace della via, alla quale poco da riparo fanno gli alberi che si prolungano dal monte degli Ulivi fino alle pendici di Betania. L’estate infuria. Ma più ancora infuria l’odio. I campi sono spogli e arsi, fornaci che riverberano fiati di fuoco. Ma gli animi dei nemici di Gesù sono ancor più spogli di, non dico amore, ma di onestà, di morale anche umana, arsi dall’odio… E non c’è che una casa per Gesù. Che un rifugio: Betania. Là è l’amore, il refrigerio, la protezione, la fedeltà… Il Pellegrino perseguitato vi si dirige col suo abito bianco, col suo viso addolorato, col suo passo stanco di chi non può sostare perché pungolato alle reni dai nemici, con lo sguardo rassegnato di chi già contempla la morte che si avvicina ad ogni ora, ad ogni passo, e che già accetta per ubbidienza a Dio…
2La casa, in mezzo al suo vasto giardino, è tutta chiusa e muta, in attesa di ore più fresche. Il giardino è vuoto e muto, e solo il sole vi regna dispotico.
Tommaso dà la voce col suo vocione baritonale.
Il Messia cerca riposo.
3Una tenda si sposta, un viso sbircia… Poi un grido: «Il Maestro!», e i servi corrono fuori, seguiti dalle stupite padrone che non attendevano certo Gesù a quell’ora ancora di fuoco.
4«Rabbonì!», «Mio Signore!». Marta e Maria salutano da lontano, già curve, pronte alla prostrazione che fanno non appena, aperto il cancello, Gesù non è più separato da loro.
5«Marta, Maria, la pace a voi e alla vostra casa».
«La pace a Te, Maestro e Signore… Ma come a quest’ora?», chiedono le sorelle licenziando i servi perché Gesù possa parlare liberamente.
6«Per riposare corpo e spirito dove non mi si odia…», dice mestamente Gesù, tendendo le mani come a dire: «Mi volete?», e si sforza a sorridere, ma è un ben triste sorriso, smentito dallo sguardo degli occhi dolorosi.
«Ti hanno fatto del male?», chiede Maria avvampando.
7«Che t’è accaduto?», chiede Marta e, materna, aggiunge: «Vieni, ti darò ristoro. Da quando cammini, che sei così stanco?».
«Dall’alba… e posso dire di continuo, perché la breve sosta in casa di Elchia il sinedrista fu peggio che un lungo cammino…».
8«Lì ti hanno angosciato?…».
«Sì… e prima al Tempio…».
9«Ma perché vi sei andato da quella serpe?», interroga Maria.
«Perché il non andarvi avrebbe servito a giustificare il suo odio, che mi avrebbe accusato di sprezzare i membri del Sinedrio. Ma ormai… che Io vada o non vada, la misura dell’odio farisaico è colma… e non ci sarà più tregua…».
10«A questo siamo? Sta’ con noi, Maestro. Qui non ti faranno del male…».
«Mancherei alla mia missione… Molte anime attendono il loro Salvatore. Devo andare…».
«Ma ti impediranno di andare!».
11«No. Mi perseguiteranno, facendomi andare per studiare ogni mio passo, facendomi parlare per studiare ogni parola, sorvegliandomi come i segugi la preda per avere… un che, che possa parere colpa… e tutto servirà…»
Per la causa del Messia.
12Marta, sempre così riguardosa, è tanto colpita da pietà che alza la mano come per una carezza sulla guancia smagrita, ma si arresta arrossendo e dicendo: «Perdona! Mi hai fatto la stessa pena che mi fa Lazzaro nostro! D’averti amato da fratello sofferente perdonami, Signore!».
13«Sono il Fratello sofferente… Amatemi con puro amor di sorelle… Ma Lazzaro che fa?».
14«Langue, Signore…», risponde Maria, e alle lacrime che già le pungono gli occhi dà libero sfogo con questa confessione, che si unisce alla pena di vedere il suo Maestro così afflitto.
15«Non piangere, Maria. Né per Me, né per lui. Noi facciamo la divina volontà. Piangere si deve su chi questa volontà non la sa fare…».
16Maria si china a prendere la mano di Gesù e la bacia sulla punta delle dita.
17Sono arrivati intanto alla casa ed entrano andando subito da Lazzaro, mentre gli apostoli sostano rinfrescandosi con quanto i servi porgono.
18Gesù si china sullo smunto, sempre più smunto Lazzaro, e lo bacia sorridendo per sollevare la tristezza del suo amico.
19«Maestro, come mi ami! Non hai neppure atteso la sera per venire a me. Con questo caldo…».
20«Amico mio, Io godo di te e tu di Me. E il resto è nulla».
21«E’ vero. É nulla. Anche il mio soffrire non mi è più nulla… Ora so perché soffro e cosa posso col mio soffrire», e Lazzaro sorride di un intimo, spirituale sorriso.
22«Così è, Maestro. Quasi si direbbe che Lazzaro nostro veda con piacere la malattia e…». Un singhiozzo spezza la voce di Marta, che tace.
23«Ma sì, dillo pure: e la morte. Maestro, di’ loro che mi devono aiutare, come fanno i leviti presso i sacerdoti».
«A che, amico mio?».
«A consumare il sacrificio…».
24«Eppure, tu tremavi della morte fino a poco tempo fa! Non ci ami dunque più? Non ami il Maestro più? Non lo vuoi servire?…», chiede, più forte ma pallida di pena, Maria, carezzando la mano giallastra del fratello.
25«E lo chiedi tu, proprio tu, anima ardente e generosa? Non ti sono fratello? Non ho il tuo stesso sangue e i tuoi stessi santi amori: Gesù, le anime, e voi, sorelle dilette?… Ma da Pasqua l’anima mia ha raccolto una grande parola. E amo la morte. Signore, te l’offro per la tua stessa intenzione».
26«Non mi chiedi dunque più guarigione?».
«No, Rabbonì. Ti chiedo benedizione per saper soffrire e… morire… e se troppo non è chiedere, e per redimere… Tu lo hai detto[139]…».
27«L’ho detto. E ti benedico per darti ogni forza». E gli impone le mani e poi lo bacia.
Nulla ristora il Messia più dell’ amore.
«Staremo insieme e mi istruirai…»
28«Non ora, Lazzaro. Non sosto. Sono venuto per poche ore. A notte partirò».
29«Ma perché?», chiedono i tre fratelli, delusi.
«Perché non posso sostare[140]… Tornerò in autunno. E allora… molto starò e molto farò qui… e nei dintorni…».
30Un silenzio triste. Poi Marta prega: «Allora almeno prendi riposo, ristoro…».
31«Nulla mi ristorerà più del vostro amore. Fate riposare gli apostoli miei e lasciatemi stare qui, fra voi, così in pace…».
Marta esce lacrimando per tornare con delle tazze di latte freddo e delle frutta primaticce…
32«Gli apostoli hanno mangiato e dormono stanchi. Maestro mio, non vuoi proprio riposare?».
«Non insistere, Marta. Non sarà ancora l’alba che essi mi cercheranno qui, al Getsemani, da Giovanna, in ogni casa ospitale. Ma all’alba Io sarò già lontano».
33«Dove vai, Maestro?», chiede Lazzaro.
«Verso Gerico, ma non dalla via usuale… Piego verso Tecua e poi torno indietro verso Gerico».
34«Strada penosa in questa stagione!…», mormora Marta.
«Appunto per questo che è solitaria. Cammineremo di notte. Le notti sono chiare anche prima dell’alzarsi della luna… E l’alba viene così sollecita…».
35«E poi?», interroga Maria.
«E poi l’Oltre-Giordano. E all’altezza della Samaria, nel suo settentrione, passerò il fiume venendo da questa parte».
36«Va’ a Nazaret presto. Sei stanco…», dice Lazzaro.
37«Prima devo andare alle sponde del mare… Poi… andrò in Galilea. Ma mi perseguiteranno anche là…».
38«Avrai sempre tua Madre che ti conforta…», dice Marta.
39«Sì, povera Mamma!».
Nelle cose di Dio non bisogna essere vili.
40«Maestro, Magdala è tua. Lo sai», ricorda Maria.
41«Lo so, Maria… Tutto il bene e tutto il male so…».
42«Separàti così!… per tanto tempo! Mi ritroverai vivo, Maestro?».
43«Non averne dubbio. Non piangete… Anche alle separazioni occorre abituarsi. E utili sono a provare la forza degli affetti. Si capiscono meglio i cuori amati vedendoli con occhio spirituale, da lontano. Quando, non sedotti da piacere umano per la vicinanza fisica dell’amato, si può meditare sul suo spirito e sul suo amore… si comprende di più l’io del lontano… Io sto certo che, pensando al Maestro vostro, lo comprenderete meglio ancora quando vedrete e contemplerete in pace le mie azioni e i miei affetti».
44«Oh! Maestro! Ma noi non abbiamo dubbi su Te!».
45«Né Io su voi. Lo so. Ma ancor più mi conoscerete. E non vi dico di amarmi, perché conosco il vostro cuore. Dico solo: pregate per Me»[141].
I tre fratelli piangono… Gesù è così triste!… Come non piangere?
46«Che volete? Dio aveva messo l’amore fra gli uomini. Ma gli uomini vi hanno surrogato l’odio… E l’odio divide non solo i nemici fra loro, ma si insinua a separare gli amici».
47Un silenzio lungo. Poi Lazzaro dice: «Maestro, va’ via dalla Palestina per qualche tempo…».
48«No. Il mio posto è qui. Per vivere, evangelizzare, morire».
«Ma hai pure provveduto a Giovanni e alla greca. Va’ con loro».
49«No. Essi andavano salvati. Io devo salvare. E questa è la differenza che spiega tutto. L’altare è qui, e qui è la cattedra. Io non posso andare altrove. E del resto… Credete che ciò muterebbe ciò che è deciso? No. Né in Terra né in Cielo. Soltanto offuscherebbe la purezza spirituale della figura messianica. Sarei “il vile” che si salva con la fuga. Devo dare l’esempio, ai presenti e ai futuri, che nelle cose di Dio, nelle cose sante, non bisogna essere vili…».
«Hai ragione, Maestro», sospira Lazzaro…
50E Marta, scostando la tenda, dice: «Hai ragione… La sera si avanza. Non c’è più sole…».
51Maria si mette a piangere angosciosamente, come se questa parola avesse avuto il potere di sciogliere la sua forza morale, che conteneva il suo pianto in silenzioso lacrimare. Piange più straziatamente che nella casa del Fariseo, quando col pianto chiedeva perdono al Salvatore…
52«Perché piangi così?», interroga Marta.
«Perché tu hai detto la verità, sorella! Non c’è più sole… Il Maestro se ne va[142]… Non c’è più sole per me… per noi…».
53«Siate buoni. Vi benedico e resti la mia benedizione su voi. Ed ora lasciatemi con Lazzaro, che è stanco e abbisogna di silenzio. Vegliando il mio amico, riposerò. Provvedete agli apostoli e fate che siano pronti per l’ora delle ombre…».
54Le discepole si ritirano e Gesù resta silenzioso, raccolto in Se stesso, seduto presso l’amico languente che, pago di quella vicinanza, si addormenta con un lieve sorriso sul volto.
11. Nel Tempio, il contestato discorso che rivela in Gesù la Luce del mondo[143].
Il Messia è la Luce del mondo.
Accolta di persone di nazionalità diverse.
1Gesù è ancora in Gerusalemme, ma non dentro ai cortili del Tempio. È però certo in una vasta stanza ben ornata, una delle tante sparse entro la cinta grande quanto un paese. Vi è entrato da poco, vi sta ancora camminando al fianco di chi lo ha invitato ad entrare, forse per ripararlo dal vento freddo che scorre sul Moria, e dietro di Lui camminano gli apostoli e qualche discepolo. Dico “qualche” perché, oltre Isacco e Marziam, vi è Gionata e, mescolati fra la gente, che pure entra dietro al Maestro, vi è quel levita Zaccaria che pochi giorni avanti gli ha detto di volere essere suo discepolo, e vi sono anche altri due che già ho visto coi discepoli, ma dei quali non so il nome. Ma fra questi, benevoli, non mancano i soliti, gli inevitabili ed immutabili farisei. Si fermano quasi sulla porta, quasi si fossero trovati lì per caso a discutere d’affari, ma intanto sono lì per sentire. Viva è l’attesa della parola del Signore fra i presenti.
2Egli guarda questa accolta visibilmente di nazionalità diverse, non tutte palestinesi, sebbene di religione ebraica. Guarda questa accolta di persone, delle quali molti membri domani forse si spargeranno nelle regioni dalle quali vengono e porteranno ad esse la sua parola dicendo: «Abbiamo sentito l’Uomo che è detto il nostro Messia». E non parla ad essi, già istruiti nella Legge, della Legge, come fa molte volte quando comprende di avere di fronte delle ignoranze o delle fedi scosse, ma parla di Se stesso, perché lo conoscano.
Il tema del discorso.
3Dice: «Io sono la Luce del mondo e chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della Vita». E tace, dopo aver enunciato il tema del discorso che svolgerà, come fa abitualmente quando sta per pronunciare un grande discorso. Tace per lasciare tempo alla gente di decidere se l’argomento la interessa o meno, e dare anche tempo a quelli cui il tema proposto non interessa di andarsene. Dei presenti non se ne va nessuno; anzi, i farisei che erano sulla porta, intenti in una conversazione forzata e studiata, e che hanno taciuto e si sono voltati verso l’interno della sinagoga alla prima parola di Gesù, entrano facendosi largo con la loro immancabile prepotenza.
Quando ogni brusio è cessato, Gesù ripete la frase anzidetta con voce ancor più forte ed incisiva, e prosegue.
Il Messia è la Luce del mondo (Gv 8,12[144].
4«Io sono la Luce del mondo, essendo il Figlio del Padre che è il Padre della Luce. Il figlio sempre assomiglia al padre che lo ha generato e ne ha la stessa natura. Ugualmente Io assomiglio ed ho la natura di Colui che mi ha generato[145]. Dio, l’Altissimo, lo Spirito perfetto e infinito, è luce d’Amore, luce di Sapienza, luce di Potenza, luce di Bontà, luce di Bellezza. Egli è il Padre delle luci[146], e chi vive di Lui ed in Lui vede perché è nella Luce, così come è desiderio di Dio che le creature vedano[147]. Egli ha dato all’uomo intelletto e sentimento perché potessero vedere la Luce, ossia Lui stesso, e comprenderla e amarla. E ha dato all’uomo gli occhi perché potesse vedere la cosa più bella fra le cose create, la perfezione degli elementi, quella per la quale è visibile la creazione, quella che è una delle prime azioni di Dio Creatore e porta il segno più visibile di Colui che l’ha creata: la luce, incorporea, luminosa, beatifica, consolante, necessaria, così come lo è il Padre di tutti: Dio eterno e altissimo.
La Creazione, la luce cosmica e l’uomo.
5Per un comando del suo Pensiero, Egli creò il firmamento e la terra, ossia la massa dell’atmosfera e la massa della polvere, l’incorporeo e il corporeo, il leggerissimo e il pesante, ma ambedue ancor poveri e vuoti, informi ancora, perché avvolti nelle tenebre, vuoti di astri e di vita. Ma per dare alla terra e al firmamento la loro vera fisionomia, per farne due cose belle, utili, atte al proseguimento dell’opera creativa, lo Spirito di Dio -che si librava sopra alle acque e che era tutt’uno col Creatore che creava e con l’Ispiratore che spingeva a creare, per poter amare non soltanto Se stesso nel Padre e nel Figlio, ma anche un numero infinito di creature, dai nomi di astri, pianeti, acque, mari, selve, piante, fiori, animali che volano, guizzano, strisciano, corrono, saltano, arrampicano, e l’uomo infine, il più perfetto fra i creati, più perfetto del sole perché avente l’anima oltre che la materia, l’intelligenza oltre l’istinto, la libertà oltre l’ordine, l’uomo simile a Dio per lo spirito, simile all’animale per la carne, il semidio che dio diventa per partecipazione e per grazia di Dio e volontà propria, l’essere umano che volendo può trasformarsi in angelo[148], l’amatissimo del creato sensibile per il quale, pur sapendolo peccatore, da prima che il tempo fosse ha preparato il Salvatore, la Vittima, nell’Essere amato senza misura, nel Figlio, nel Verbo, per cui tutto è stato fatto- ma per dare alla terra e al firmamento la loro vera fisionomia, dicevo, ecco che lo Spirito di Dio, librantesi nel cosmo, grida, ed è la Parola che per la prima volta si manifesta: “Sia la luce”[149], e la luce è, buona, salutare, potente nel giorno, tenue nella notte, ma imperitura sino a che il tempo sarà. Dall’oceano di meraviglie che è il trono di Dio, il seno di Dio, Dio trae la gemma più bella, ed è la luce, che precede la gemma più perfetta, che è la creazione dell’uomo, nel quale non è un gioiello di Dio ma Dio stesso[150], col suo soffio alitato sul fango a farne una carne e una vita e un suo erede nel Paradiso celeste, dove Egli attende i giusti, i figli, per bearsi in loro e loro in Lui.
La Luce è Vita, è Carità, è Dio.
6Se all’inizio della creazione Dio volle sulle sue opere la luce, se per fare la luce si servì della sua Parola, se Dio ai più amati dona la sua somiglianza più perfetta: la luce -luce materiale gaudiosa ed incorporea, luce spirituale sapiente e santificante- potrà al Figlio del suo amore non aver dato ciò che è Egli stesso? In verità, a Colui in cui ab eterno Egli si compiace, l’Altissimo ha dato tutto, e del tutto ha voluto che fosse prima e potentissima la Luce, perché senza attendere di salire al Cielo gli uomini conoscessero la meraviglia della Triade, ciò che fa cantare i Cieli nei beati cori, cantare per l’armonia della gioia ammirata che viene agli angeli dal mirare la Luce, ossia Dio, la Luce che riempie il Paradiso e lo fa beato in tutti i suoi abitanti.
7Io sono la Luce del mondo. Chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della Vita! Come la luce sulla terra informe permise la vita a piante ed animali, così la mia Luce permette agli spiriti la Vita eterna. Io, la Luce che Io sono, creo in voi la Vita e la mantengo, l’aumento, vi ricreo in essa, vi trasformo, vi porto alla Dimora di Dio per vie di sapienza, d’amore, di santificazione. Chi ha in sé la Luce ha in sé Dio, perché la Luce è una con la Carità, e chi ha la Carità ha Dio. Chi ha in sé la Luce ha in sé la Vita, perché Dio è là dove è accolto il suo Figlio diletto».
8«Tu dici parole senza ragione. Chi ha visto ciò che è Dio? Neppure Mosè ha visto Dio, perché sull’Oreb, non appena seppe chi parlava dal roveto ardente, si coperse il volto[151]; e anche le altre volte non poté vederlo fra le abbacinanti folgori. E Tu dici di aver visto Dio? A Mosè, che solo lo sentì parlare, rimase uno splendore sul volto[152]. Ma Tu, che luce hai sul tuo viso? Sei un povero galileo dal volto pallido come i più fra voi. Un malato sei, stanco e magro. In verità, se avessi visto Dio ed Egli ti amasse, non saresti come uno che è prossimo a morire. Vuoi dare la vita Tu che non l’hai neppure per Te stesso?», e scuotono il capo compassionandolo ironici.
Le testimonianze a favore del Messia.
Testimonianza del Messia negata dai farisei(Gv 8,13)[153].
9«Dio è Luce ed Io so quale è la sua Luce, perché i figlioli conoscono il loro padre e perché ognuno conosce se stesso. Io conosco il Padre mio e so chi sono. Io sono la Luce del mondo. Sono la Luce perché mio Padre è la Luce e mi ha generato dandomi la sua Natura[154]. La Parola non è dissimile dal Pensiero, perché la parola esprime ciò che l’intelletto pensa. E del resto, non conoscete più i profeti? Non ricordate Ezechiele e soprattutto Daniele? Descrivendo Dio, visto nella visione, sul carro dei quattro animali, dice il primo: “Sul trono vi stava uno che all’aspetto sembrava un uomo e dentro di lui e intorno a lui io vidi una specie di elettro come l’apparenza del fuoco, e dai suoi lombi al di sopra e al di sotto vidi come una specie di fuoco che risplendeva all’intorno; come l’aspetto dell’arcobaleno quando si forma nella nube in giorno di pioggia, tale era l’aspetto dello splendore all’intorno”[155].
10E dice Daniele: “Io stava ad osservare finché non furono alzati dei troni e non s’assise l’Antico dei giorni. Le sue vesti erano bianche come la neve, i capelli come candida lana; vive fiamme erano il suo trono e le ruote del suo trono erano fuoco divampante. Un fiume di fuoco scorreva rapidamente davanti alla sua faccia”[156]. Così è Dio, e così Io sarò quando verrò a giudicarvi».
11«La tua testimonianza non è valida. Ti rendi testimonianza da Te stesso. Perciò la tua testimonianza che valore ha? Per noi non è vera».
Valore della testimonianza del Messia (Gv 8,14)[157].
12«Benché Io renda testimonianza a Me stesso, la mia testimonianza è vera, perché Io so da dove sono venuto e dove vado. Ma voi non sapete né da dove vengo né dove vado. Voi avete per sapienza ciò che vedete. Io conosco invece tutto quello che è ignoto all’uomo, e sono venuto perché voi pure lo conosciate. Per questo ho detto che Io sono Luce. Perché la luce fa conoscere ciò che era celato dalle ombre. Nel Cielo è luce, in Terra molto regnano le tenebre e celano le verità agli spiriti, perché le tenebre odiano gli spiriti degli uomini e non vogliono che conoscano la Verità e le verità perché non si santifichino. E per questo Io sono venuto. Perché voi abbiate Luce e perciò Vita.
Il giudizio del Messia è vero (Gv 8,15-16)[158].
13Ma voi non mi volete accogliere. Voi volete giudicare ciò che non conoscete e ciò che non potete giudicare, perché è tanto più in alto di voi ed è incomprensibile a chiunque non lo contempli con l’occhio dello spirito, e spirito umile e nutrito di fede. Ma voi giudicate secondo la carne. Perciò non potete essere nella verità di giudizio. Io invece non giudico alcuno, sol che possa astenermi dal giudicare. Vi guardo con misericordia e prego per voi. Perché vi apriate alla Luce. Ma quando devo proprio giudicare, allora il mio giudizio è vero, perché Io non sono solo, ma sono con il Padre che mi ha mandato, ed Egli vede dalla sua gloria l’interno dei cuori. E, come vede il vostro, vede il mio. E se vedesse nel mio cuore un giudizio ingiusto, per amore di Me e per l’onore della sua Giustizia me ne avvertirebbe.
Testimonianza di Dio-Padre (Gv 8,17-18)[159].
14Ma Io e il Padre giudichiamo in un unico modo, e perciò siamo in due, e non sono solo a giudicare e a testimoniare. Nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due testimoni che affermano la stessa cosa è da accertarsi per vera e valida[160]. Io dunque rendo testimonianza alla mia Natura, e con Me il Padre che mi ha mandato testimonia la stessa cosa. Perciò ciò che Io dico è vero».
15«Noi non sentiamo la voce dell’Altissimo. Tu lo dici che ti è Padre…».
16«Egli ha parlato di Me sul Giordano…».
17«Va bene. Ma non eri solo Tu al Giordano. C’era anche Giovanni. Poteva parlare di lui. Egli era un grande profeta».
18«Con le vostre stesse labbra vi condannate. Ditemi: chi parla sulle labbra dei profeti?».
«Lo Spirito di Dio»[161].
19«E per voi Giovanni era profeta?».
«Uno dei più grandi, se non il più grande».
20«E allora perché non avete creduto alle sue parole e non ci credete? Egli mi indicava come l’Agnello di Dio venuto a cancellare i peccati del mondo[162]. A chi lo interrogava se era egli il Cristo diceva: “Io non sono il Cristo, ma colui che lo precede. E dietro di me è Colui che in realtà mi precede[163], perché esisteva da prima di me, ed io non lo conoscevo, ma Colui che mi ha preso dal ventre di mia madre e che mi ha investito nel deserto e mi ha mandato a battezzare, mi ha detto: ‘Colui su cui vedrai scendere lo Spirito, quello è Colui che battezzerà con lo Spirito Santo e nel fuoco”‘[164].
21Non ve ne ricordate? Eppure molti di voi eravate presenti… Perché dunque non credete al profeta che mi indicò avendo sentito le parole del Cielo? Questo devo dire al Padre mio: che il suo Popolo non crede più nei profeti?».
Per Gesù al Padre (Gv 8,19-20)[165].
22«E dove è mai il padre tuo? Giuseppe il legnaiolo dorme da anni nel sepolcro. Tu non hai più padre».
23«Voi non conoscete né Me né il Padre mio. Ma, se mi voleste conoscere, conoscereste anche il mio vero Padre».
24«Sei un ossesso e un mentitore. Sei un bestemmiatore, volendo sostenere che l’Altissimo ti è Padre. E meriteresti di esser colpito secondo la Legge»[166].
25I farisei e altri del Tempio urlano minacciosi, mentre la gente li guarda torva in difesa del Cristo.
26Gesù li guarda senza aggiungere parola e poi esce dalla stanza, da una porticina laterale che dà su un portico.
12. La grande disputa con i Giudei e fuga dal Tempio con l’aiuto del levita Zaccaria[167].
Aria di tempesta.
La cattedra dei rabbì.
1Gesù rientra nel Tempio con apostoli e discepoli. E alcuni apostoli, e non soltanto apostoli, gli fanno osservare che è imprudente il farlo. Ma Egli risponde: «Con quale diritto potrebbero negarmi di entrarvi? Sono forse condannato? No, per ora ancora non lo sono. Salgo dunque all’altare di Dio come ogni israelita che teme il Signore».
«Ma Tu hai intenzione di parlare…».
2«E non è questo il luogo dove solitamente si adunano i rabbi per parlare? Essere fuori di qui per parlare e ammaestrare è l’eccezione, e può rappresentare il riposo preso da un rabbi, o una necessità personale. Ma il luogo dove ognuno ama tenere scuola ai discepoli è questo. Non vedete intorno ai rabbi gente di ogni nazionalità, che si accosta a sentire almeno una volta i celebri rabbi? Se non altro per poter dire, tornando al paese natio: “Abbiamo sentito un maestro o un filosofo parlare secondo il modo d’Israele”. Maestro, per quelli che già sono o tendono d’essere ebrei; filosofo, per i gentili veri e propri. Né i rabbi sdegnano di essere ascoltati da questi ultimi, poiché sperano di farne dei proseliti. Senza questa speranza, che se fosse umile sarebbe santa, essi non starebbero nel cortile dei Pagani, ma esigerebbero di parlare in quello degli Ebrei e, fosse possibile, nel Santo stesso[168], ché, secondo il loro giudizio verso se stessi, essi sono tanto santi che solo Dio è a loro superiore… Ed Io, Maestro, parlo dove i maestri parlano. Ma non temete! Non è ancora il momento loro. Quando sarà il momento loro, Io ve lo dirò, perché voi fortifichiate il vostro cuore».
Dissenso dell’Iscariota.
3«Tu non lo dirai», dice l’Iscariota.
«Perché?».
4«Perché non lo potrai sapere. Nessun segno te lo indicherà. Non c’è segno. Sono quasi tre anni che sono con Te e ti ho sempre visto minacciato e perseguitato. Anzi, allora eri solo. Ora hai dietro a Te il popolo che ti ama e che i farisei temono. Sei dunque più forte. Da cosa vuoi capire il momento?».
«Da ciò che vedo nel cuore degli uomini».
5Giuda resta un attimo interdetto, poi dice: «E non lo dirai anche perché… Tu ci risparmi temendo del nostro coraggio».
«Per non affliggerci tace», dice Giacomo di Zebedeo.
«Anche. Ma certo non lo dirai».
6«Io ve lo dirò. E, finché non ve lo dirò, qualunque sia la violenza e l’odio che vedrete contro di Me, non spaventatevene. Sono senza conseguenze. Andate avanti. Io resto qui ad attendere Mannaen e Marziam».
A malincuore i dodici e chi è con loro vanno avanti.
Gesù torna verso la porta per attendere i due, e anzi esce nella strada e piega verso l’Antonia.
Aria di tentativo criminoso.
7Dei legionari, fermi presso la fortezza, se lo additano e confabulano tra loro. Sembra ci sia come un poco di discussione, poi uno dice forte: «Io glielo chiedo», e si stacca venendo verso Gesù.
«Salve, Maestro. Parli anche oggi là dentro?».
«La Luce ti illumini. Sì. Parlerò».
«Allora… guardati. Uno che sa ci ha avvertito. E una che ti ammira ha ordinato di vegliare. Noi saremo presso il sotterraneo d’oriente. Ne sai l’entrata?».
«Non l’ignoro. Ma è chiusa dall’una e l’altra parte».
«Lo credi?». Il legionario ride di un riso breve, e nell’ombra del suo elmo gli occhi e i denti brillano facendolo più giovane. Poi saluta irrigidendosi: «Salve, Maestro. Ricordati di Quinto Felice».
«Ricorderò. La Luce ti illumini».
Gesù torna a camminare e il legionario torna al posto di prima e parla coi suoi commilitoni.
8«Maestro, abbiamo tardato? Erano tanti i lebbrosi!», dicono insieme Mannaen, vestito semplicemente di marrone scuro, e Marziam.
«No. Avete fatto presto. Andiamo però. Gli altri ci attendono. Mannaen, sei stato tu che hai avvisato i romani?».
«Di che, Signore? Io non ho parlato con nessuno. E non saprei… Le romane non sono in Gerusalemme».
9Sono di nuovo presso la porta della cinta. Come ci fosse per caso, è lì presso il levita Zaccaria.
«La pace a Te, Maestro. Ti voglio dire… Io cercherò di essere sempre dove Tu sei, qui dentro. E Tu non mi perdere d’occhio. E se c’è tumulto e vedi che io vado via, cerca di seguirmi sempre. Ti odiano tanto! Io non posso fare di più… Comprendimi…»
«Dio ti compensi e benedica per la pietà che hai per il suo Verbo. Farò ciò che dici. E non temere, ché nessuno saprà del tuo amore per Me».
Si separano.
«Forse è stato lui a dire ai romani. Stando lì dentro, avrà saputo…», sussurra Mannaen.
10Vanno a pregare, passando fra la gente che li guarda con sentimenti diversi e che si riunisce poi dietro a Gesù quando, finita la preghiera, Egli torna via dal cortile degli Ebrei.
L’ora della misericordia.
Il peccato d’incredulità (Gv 8,21.23-24)[169].
11Fuori della seconda cinta Gesù fa per fermarsi, ma viene circondato da un gruppo misto di scribi, farisei e sacerdoti. Uno dei magistrati del Tempio parla per tutti.
12«Sei qui ancora? Non capisci che non ti vogliamo? Neppure temi il pericolo che qui ti incombe? Vattene. È già molto se ti lasciamo entrare per pregare. Non ti permettiamo più di insegnare le tue dottrine»[170].
«Sì. Vattene. Vattene, bestemmiatore!»[171].
13«Sì. Me ne vado come voi volete. E non solo fuor da queste mura. Me ne andrò, sto già andando, più lontano, dove più non mi potrete raggiungere. E verranno ore in cui mi cercherete anche voi, e non più per perseguitarmi soltanto, ma anche per un superstizioso terrore di esser percossi per avermi cacciato, per un’ansia superstiziosa di essere perdonati del vostro peccato per ottenere misericordia. Ma Io ve lo dico. Questa è l’ora della misericordia[172]. Questa è l’ora di farsi amico l’Altissimo[173]. Passata questa, sarà inutile ogni riparo. Non mi avrete più e morirete nel vostro peccato. Percorreste anche tutta la Terra e riusciste a raggiungere gli astri e i pianeti, non mi trovereste più, perché dove Io vado voi non potete venire. Ve l’ho già detto. Dio viene e passa. Chi è sapiente lo accoglie coi suoi doni nel suo passaggio. Chi è stolto lo lascia andare e non lo ritrova mai più. Voi siete di quaggiù. Io sono di lassù. Voi siete di questo mondo. Io non sono di questo mondo. Perciò, una volta che Io sia tornato nella dimora del Padre mio, fuori di questo vostro mondo, non mi troverete più e morirete nei vostri peccati, perché neppure saprete raggiungermi spiritualmente con la fede».
Conflitto di opinioni (Gv 8,22)[174].
14«Ti vuoi uccidere, insatanassato? Certo che allora, nell’Inferno dove scendono i violenti, noi non potremo venire a raggiungerti, ché l’Inferno è dei dannati, dei maledetti, e noi siamo i benedetti figli dell’Altissimo», dicono alcuni.
15E altri approvano dicendo: «Certo si vuole uccidere, perché dice che dove va noi non potremo andare. Comprende di essere scoperto e di aver fallito la prova, e si sopprime senza attendere di esser soppresso come l’altro galileo falso Cristo»[175].
16E altri, benevoli: «E se fosse invece proprio il Cristo e tornasse proprio a Colui che lo ha mandato?».
17«Dove? In Cielo? Non vi è Abramo e vuoi che Egli ci vada? Prima deve venire il Messia».
18«Ma Elia fu rapito al Cielo su un carro di fuoco»[176].
19«Su un carro, sì. Ma al Cielo… Chi lo assicura?».
E il contrasto dura mentre farisei, scribi, magistrati, sacerdoti, giudei servili ai sacerdoti, scribi e farisei, incalzano il Cristo per i vasti porticati come una muta di cani incalza la selvaggina scovata.
“Il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Gv 8,25-27)[177].
20Ma alcuni, i buoni fra la massa ostile, quelli veramente mossi da desiderio onesto, si fanno largo sino a raggiungere Gesù e gli fanno l’ansiosa domanda, già tante volte sentita fare o con amore o con odio: «Chi sei Tu? Diccelo, perché noi si sappia regolarsi. Di’ la verità in nome dell’Altissimo!».
21«Io sono la Verità stessa e non uso mai menzogna. Io sono quello che vi ho dichiarato sempre d’essere dal primo giorno che ho parlato alle turbe, in ogni luogo della Palestina, quello che ho detto d’essere qui, più volte, presso il Santo dei santi, del quale non temo le folgori perché Io dico la verità. Ho molte cose ancora da dire e da giudicare nel mio giorno e a riguardo di questo popolo e, per quanto paia già prossima per Me la sera, Io so che le dirò e giudicherò tutti, perché così mi ha promesso Colui che mi ha mandato e che è verace. Egli ha parlato con Me in un eterno amplesso d’amore, dicendomi tutto il suo Pensiero, perché Io lo potessi dire con la mia Parola al mondo, e non potrò tacermi, né alcuno potrà farmi tacere sino a che Io avrò annunziato al mondo tutto quanto ho sentito dal Padre mio».
22«E ancora bestemmi? E continui a dirti Figlio di Dio? Ma chi vuoi che ti creda? Chi vuoi che veda in Te il Figlio di Dio?», gli gestiscono i nemici quasi coi pugni sul viso, fatti stravolti dall’odio[178].
23Apostoli, discepoli e bene intenzionati li respingono, facendo come una barriera di protezione al Maestro. Il levita Zaccaria si insinua piano piano, con mosse attente e volte a non attirare l’attenzione degli energumeni, presso Gesù, vicino a Mannaen e ai due figli di Alfeo.
Oracolo contro il popolo deicida.
Il Redentore dell’umanità (Gv 8,28)[179].
24Sono ormai al termine del portico dei Pagani, perché l’andare è lento fra le correnti contrarie, e Gesù si ferma al suo solito posto, all’ultima colonna del lato orientale. Si ferma. Dal luogo dove stanno anche i pagani non possono cacciare un vero israelita, a meno di non eccitare la folla. Cosa che i subdoli evitano di fare. E di lì riprende a parlare, rispondendo ai suoi offensori e a tutti con essi: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo…».
25Urlano i farisei e scribi: «E chi vuoi che ti innalzi? Misero quel paese che ha per re un ciarlatore folle e un bestemmiatore inviso a Dio. Nessuno di noi ti innalzerà, stanne certo. E quel resto di lume che ti rimane te lo ha fatto capire in tempo quando fosti tentato. Tu lo sai che non potremo mai farti nostro re?»[180].
26«Lo so. Non mi innalzerete su un trono, eppure mi innalzerete. E crederete di abbassarmi innalzandomi. Ma proprio quando crederete di avermi abbassato, sarò innalzato. Non soltanto sulla Palestina, non soltanto su tutto Israele sparso nel mondo, ma su tutto il mondo, e persino sulle nazioni pagane, persino su quei luoghi che ancora i dotti del mondo ignorano[181]. E lo sarò non per una vita d’uomo, ma per tutta la vita della Terra[182], e sempre più l’ombra del padiglione del mio trono si estenderà sulla Terra finché tutta la coprirà[183]. Solo allora tornerò e mi vedrete. Oh! mi vedrete!».
27«Ma udite che discorsi da folle! Lo innalzeremo abbassandolo e lo abbasseremo alzandolo! Un pazzo! Un pazzo! E l’ombra del suo trono su tutta la Terra! Più grande di Ciro! Più di Alessandro! Più di Cesare! Dove lo metti Cesare? Credi che ti lasci prendere l’impero di Roma? E durerà sul trono per tutto il tempo del mondo! Ah! Ah! Ah!». Sono schiaffeggianti, peggio, staffilanti nella loro ironia più di un flagello.
L’ubbidienza del Messia (Gv 8,29-30[184].
28Ma Gesù li lascia dire. Alza la voce per essere inteso nel clamore di chi deride e di chi difende, e che empie il luogo col rumore di un mare inquieto.
29«Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora comprenderete Chi sono e che da Me nulla faccio, ma dico ciò che mio Padre mi ha insegnato e faccio ciò che Egli vuole. Né già Colui che mi ha mandato mi lascia solo, ma è meco. Così come l’ombra segue il corpo, altrettanto dietro Me, vegliante, presente se pur invisibile, è il Padre. È dietro di Me e mi conforta e aiuta e non si allontana, perché Io faccio sempre ciò che a Lui piace. Dio si allontana invece quando i suoi figli non ubbidiscono alle sue leggi e alle sue ispirazioni. Allora se ne va e li lascia soli. Per questo molti in Israele peccano. Perché l’uomo lasciato a se stesso difficilmente si conserva giusto e facilmente cade fra le spire del Serpente[185].
Ciò che attende Israele che ripudia il Cristo[186].
30E in verità, in verità vi dico che, per il vostro peccato di resistenza alla Luce e alla Misericordia di Dio, Dio si allontana da voi e lascerà vuoto di Sé questo luogo e i vostri cuori, e ciò che pianse Geremia nelle sue profezie e nelle sue lamentazioni[187] si compirà esattamente. Meditate quelle parole profetiche e tremate. Tremate e rientrate in voi stessi con spirito buono. Sentite non le minacce, ma ancora la bontà del Padre che avverte i suoi figli mentre ancora è loro concesso di riparare e salvarsi. Sentite Dio nelle parole e nei fatti e, se non volete credere alle mie parole, perché il vecchio Israele vi soffoca, credete almeno al vecchio Israele. In esso gridano i profeti i pericoli e le sciagure della Città Santa e di tutta la Patria nostra, se non si converte al Signore Iddio suo e non segue il Salvatore. Su questo popolo già pesò la mano di Dio nei secoli passati. Ma nulla sarà il passato e il presente rispetto al tremendo futuro che lo aspetta per non aver voluto accogliere il Mandato da Dio. Né in rigore, né in durata è paragonabile ciò che attende Israele che ripudia il Cristo.
31Io ve lo dico, spingendo lo sguardo nei secoli: come pianta stroncata e gettata su un turbinoso fiume, così sarà la razza ebraica colpita da anatema divino[188]. Tenace, cercherà di fermarsi sulle rive, in questo o quel punto, e rigogliosa come è getterà polloni e radici. Ma quando crederà di essersi messa a dimora, la riprenderà la violenza della fiumana e la strapperà ancora, la spezzerà nelle radici e nei polloni[189], ed essa andrà più là, a soffrire, per abbarbicarsi, per essere di nuovo strappata e dispersa.
32E nulla potrà darle pace, perché la fiumana che l’incalza sarà l’ira di Dio e lo sprezzo dei popoli. Solo gettandosi in un mare di Sangue vivo e santificante potrebbe trovare pace. Ma essa fuggirà quel Sangue perché, nonostante che esso avrà ancora voci d’invito per essa, sembrerà ad essa che abbia la voce del sangue d’Abele[190] verso essa: Caino dell’Abele celeste».
33Altro vasto brusio che si propaga per il vasto recinto come rumore d’onde. Ma mancano in questo brusio le voci aspre dei farisei e scribi, e dei giudei a loro asserviti.
Il Messia Liberatore delle anime..
La libertà dei figli di Dio (Gv 8,31-32)[191].
34Gesù ne approfitta per tentare di andarsene. Ma alcuni che erano lontani si accostano a Lui e gli dicono: «Maestro, ascoltaci. Non tutti noi siamo come essi (e accennano i nemici), ma però facciamo fatica a seguirti, anche perché la tua voce è sola contro cento e mille che dicono il contrario di ciò che Tu dici. E sono le cose che dicono essi, quelle che abbiamo sentito dai padri nostri sino dall’infanzia. Però le tue parole ci inducono a credere. Ma come faremo a credere completamente e ad avere vita? Noi siamo come legati dal pensiero del passato…».
35«Se vi stabilirete nella mia Parola come se rinasceste ora, crederete completamente e diverrete miei discepoli. Ma occorre che vi spogliate del passato e accettiate la mia dottrina. Essa non cancella tutto il passato. Anzi, mantiene e rinvigorisce ciò che è santo e soprannaturale del passato, e leva il superfluo umano mettendo la perfezione della mia dottrina là dove ora sono le dottrine umane sempre imperfette. Se venite a Me conoscerete la Verità, e la Verità vi farà liberi».
Il liberatore dei figli di Dio (Gv 8,33-36)[192].
36«Maestro, è vero che ti abbiamo detto che siamo come legati dal passato. Ma questo legame non è prigionia né schiavitù. Noi siamo posterità di Abramo. Nelle cose dello spirito. Perché la posterità di Abramo, se non siamo in errore, è detta per dire posterità spirituale contrapposta a quella di Agar[193], che è posterità di schiavi. Come dunque puoi dire che diverremo liberi?».
37«Era posterità di Abramo anche Ismaele ed i figli di lui, ve lo faccio notare. Perché Abramo fu padre e di Isacco e di Ismaele».
«Ma impura, perché figlio di donna schiava ed egizia».
Lo schiavo, il servo, il figlio.
38«In verità, in verità vi dico: non vi è che una schiavitù, quella del peccato. Soltanto chi commette peccato è uno schiavo. E di una schiavitù che nessuna moneta riscatta. E verso un padrone inesorabile e crudele. E perdente ogni diritto alla libera sovranità nel Regno dei Cieli. Lo schiavo, l’uomo che una guerra o delle sciagure hanno fatto schiavo, può cadere anche in possesso di un buon padrone. Ma è sempre precario il suo benestare, perché il padrone lo può vendere ad altro padrone crudele. Egli è una merce e nulla più. Talora serve anche come moneta per saldare un debito. E non ha neppure il diritto di piangere. Il servo invece vive nella casa del padrone finché però esso non lo licenzia. Ma il figlio resta sempre nella casa del padre, né il padre pensa a cacciarlo. Soltanto per sua libera volontà ne può uscire. E in questo sta la differenza fra schiavitù e servitù, e fra servitù e figliolanza. La schiavitù mette l’uomo in catene. La servitù lo mette a servizio di un padrone. La figliolanza lo colloca per sempre, e con parità di vita, nella casa del padre. La schiavitù annichila l’uomo. La servitù lo rende soggetto. La figliolanza lo fa libero e felice. Il peccato fa l’uomo schiavo del padrone più crudele e senza termine: Satana. La servitù, in questo caso l’antica Legge, fa l’uomo timoroso di Dio come di un Essere intransigente. La figliolanza, ossia il venire a Dio insieme al suo Primogenito, con Me, fa l’uomo libero e felice, che conosce e ha fiducia nella carità del Padre suo. Accettare la mia dottrina è venire a Dio insieme a Me, primogenito di molti figli diletti Io spezzerò le vostre catene sol che voi veniate a Me perché le spezzi, e sarete veramente liberi e coeredi con Me del Regno dei Cieli.
I falsi figli di Abramo (Gv 8,37-40)[194].
39Lo so che siete posterità di Abramo. Ma chi fra di voi cerca di farmi morire non onora più Abramo ma Satana, e lo serve da schiavo fedele. Perché? Perché respinge la mia Parola, ed essa non può penetrare in molti di voi. Dio non violenta l’uomo a credere. Non lo violenta ad accettarmi. Ma mi manda perché Io vi indichi la sua volontà. Ed Io vi dico quello che ho veduto e udito presso il Padre mio. E faccio ciò che Egli vuole. Ma quelli fra voi che mi perseguitano fanno quello che hanno imparato dal padre loro e quello che egli suggerisce».
40Come un parossismo che risorge dopo una sosta del male, l’ira dei giudei, farisei e scribi, che pareva calmata alquanto, si ridesta violenta. Si insinuano come un cuneo nel cerchio compatto che stringe Gesù e cercano avvicinarlo. La folla ha un ondeggiare di marosi contrari, come sono contrari i sentimenti dei cuori. Urlano i giudei lividi d’ira e di odio: «Il padre nostro è Abramo. Non abbiamo nessun altro padre».
41«Il Padre degli uomini è Dio. Abramo[195] stesso è figlio del Padre universale. Ma molti ripudiano il Padre vero per uno che padre non è, ma che essi eleggono tale perché sembra più potente e pronto ad accontentarli nei loro desideri smodati. I figli fanno le opere che vedono fare dal padre loro. Se siete figli di Abramo, perché non fate le opere di Abramo? Non le conoscete? Ve le devo enumerare come natura e come simbolo? Abramo ubbidì andando nel paese che Dio gli indicò[196], figura dell’uomo che deve essere pronto a lasciare tutto per andare dove Dio lo manda. Abramo fu condiscendente col figlio di suo fratello e gli lasciò scegliere la regione preferita[197], figura del rispetto alla libertà d’azione e della carità che si deve avere per il prossimo nostro.
42Abramo fu umile dopo la predilezione di Dio e l’onorò in Mambre sentendosi sempre un nulla rispetto all’Altissimo che gli aveva parlato[198], figura della posizione di amore reverenziale che l’uomo deve sempre tenere verso il suo Dio. Abramo credette ed ubbidì a Dio anche nelle cose più difficili a credersi e penose a compiersi, e per sentirsi sicuro non si fece egoista, ma pregò per quei di Sodoma[199]. Abramo non patteggiò col Signore volendo premio per le sue molte ubbidienze, ma anzi per onorarlo sino alla fine, al termine massimo gli sacrificò il figlio diletto…[200]».
«Non lo sacrificò».
43«Gli sacrificò il figlio diletto, perché in verità il suo cuore aveva già sacrificato, durante il tragitto, con la sua volontà di ubbidienza, arrestata dall’angelo quando già il cuore del padre si fendeva nel procinto difendere il cuore del figlio. Uccideva il figlio per onorare Dio. Voi uccidete a Dio il Figlio per onorare Satana. Fate voi allora le opere di chi dite vostro padre? No, non le fate. Voi cercate di uccidere Me perché vi dico la verità così come l’ho udita da Dio. Abramo non faceva così. Non cercava di uccidere la voce che veniva dal Cielo, ma la ubbidiva. No, voi non fate le opere di Abramo, ma quelle che vi indica il padre vostro».
I falsi figli di Dio (Gv 8,41-42)[201].
44«Non siamo nati da una prostituta. Bastardi non siamo. Tu lo hai detto, Tu stesso, che il Padre degli uomini è Dio; e noi, poi, siamo del Popolo eletto, e delle caste elette fra questo Popolo. Perciò abbiamo Dio per unico Padre».
45«Se riconosceste Dio per Padre in spirito e in verità mi amereste, perché Io procedo e vengo da Dio; non vengo già da Me stesso, ma è Lui che mi ha mandato. Perciò, se veramente conosceste il Padre, conoscereste anche Me, suo Figlio e vostro fratello e Salvatore. Possono i fratelli non riconoscersi? Possono i figli di Un solo non conoscere il linguaggio che si parla nella Casa dell’unico Padre?
I figli del diavolo (Gv 8,43-44)[202].
46Perché allora non capite il mio linguaggio e non tollerate le mie parole? Perché Io vengo da Dio e voi no. Voi avete lasciato la dimora paterna e dimenticato il volto e il linguaggio di Colui che l’abita. Siete andati volontariamente in altre regioni, in altre dimore, dove regna un altro che Dio non è, e dove si parla altro idioma. E chi vi regna impone che per entrarvi uno si faccia suo figlio e l’ubbidisca. E voi lo avete fatto e lo fate. Voi abiurate, rinnegate il Padre Iddio per scegliervi un altro padre. E questo è Satana. Voi avete a padre il demonio, e volete compiere ciò che egli vi suggerisce. E i desideri del demonio sono di peccato e di violenza, e voi li accogliete. Fin dal principio egli era omicida, e non perseverò nella verità perché egli, che si ribellò alla Verità, non può avere in sé amore alla verità. Quando egli parla, parla come egli è, ossia da bugiardo e tenebroso, perché in verità egli è bugiardo e ha generato e partorito la menzogna dopo essersi fecondato con la superbia e nutrito con la ribellione. Tutta la concupiscenza è nel suo seno, ed egli la sputa e la inocula ad avvelenare le creature. É il tenebroso, lo schernitore, lo strisciante rettile maledetto, è l’Obbrobrio e l’Orrore. Da secoli e secoli le sue opere tormentano l’uomo, e i segni e frutti di esse sono davanti agli intelletti degli uomini.
Chi è da Dio ascolta le parole di Dio.
L’ascolto della Parola di Dio (Gv 8,45-47)[203].
47Eppure a lui, che mente e rovina, date ascolto, mentre, se Io parlo e dico ciò che è vero ed è buono, non mi credete e mi dite peccatore. Ma chi fra i tanti che mi hanno avvicinato, con odio o con amore, può dire di avermi visto peccare? Chi lo può dire con verità? Dove le prove per convincere Me e chi crede in Me che Io sono peccatore? A quale dei dieci comandamenti ho mancato? Chi davanti all’altare di Dio può giurare di avermi visto violare la Legge e le consuetudini, i precetti, le tradizioni, le preghiere? Chi fra tutti gli uomini potrà farmi mutare nel volto per essere, con prove sicure, convinto di peccato? Nessuno può fare questo. Nessuno fra gli uomini e nessuno fra gli angeli. Dio nel cuore degli uomini grida: “Egli è l’Innocente”. Di questo tutti ne siete convinti, e ancor più voi che mi accusate, di questi altri che sono incerti su chi fra Me e voi ha ragione. Ma soltanto chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Voi non le ascoltate per quanto esse rimbombino nelle vostre anime notte e giorno, e non le ascoltate perché non siete da Dio».
La Parola è Vita e non muore (Gv 8,48-53)[204].
48«Noi, noi che viviamo per la Legge e nella più minuta osservanza dei precetti per onorare l’Altissimo, non siamo da Dio? E Tu osi dirlo? Ah!!!». Sembrano asfissiare dall’orrore come fosse un capestro.
49«E non dobbiamo dire che sei un indemoniato e un samaritano?».
«Non sono né l’uno né l’altro, ma onoro il Padre mio, anche se voi lo negate per vituperarmi. Ma il vostro vituperio non mi addolora. Non cerco la mia gloria. Vi è chi ne prende cura e giudica. Questo dico a voi che mi volete avvilire. Ma a chi ha volontà buona dico che chi accoglierà la mia parola, o già l’ha accolta, e la saprà custodire, non vedrà mai la morte in eterno».
50«Ah! ora ben vediamo che per le tue labbra parla il demonio che ti possiede! Tu stesso lo hai detto: “Egli parla da bugiardo”. Ciò che Tu hai detto è parola di menzogna, perciò è parola demoniaca. Abramo è morto e morti sono i profeti. E Tu dici che chi custodisce la tua parola non vedrà mai la morte in eterno. Tu dunque non morrai?».
51«Io non morrò che come Uomo, per risorgere nel tempo di Grazia, ma come Verbo non morrò. La Parola è Vita e non muore. E chi accoglie la Parola ha in sé la Vita e non muore in eterno, ma risorge in Dio perché Io lo risusciterò».
52«Bestemmiatore! Folle! Demonio! Sei più del nostro padre Abramo, che è morto, e dei profeti? Chi pretendi di essere?».
53«Il Principio che vi parlo».
Israele, riconosci il tuo Messia! (Gv 8,54-55)[205].
54Succede un pandemonio. E, mentre avviene, il levita Zaccaria spinge Gesù insensibilmente verso un angolo del portico, aiutato in ciò dai figli di Alfeo e da altri che forse lo coadiuvano senza neppur saper bene ciò che fanno. Quando Gesù è ben addossato al muro e con la protezione dei più fedeli davanti a Lui, e un poco si quieta il tumulto anche nel cortile, Egli dice con la sua voce così incisiva e bella, calma anche nei momenti più turbati: «Se Io mi glorifico da Me stesso, non ha valore la mia gloria. Ognuno può dire di sé ciò che vuole. Ma chi mi glorifica è il mio Padre che voi dite essere il vostro Dio, sebbene sia tanto poco vostro che voi non lo conoscete e non lo avete mai conosciuto né lo volete conoscere attraverso Me che ve ne parlo, perché Io lo conosco; e se dicessi di non conoscerlo per calmare il vostro odio verso di Me, sarei un mentitore come lo siete voi dicendo di conoscerlo. Io so che non devo mentire per nessuna ragione. Il Figlio dell’uomo non deve mentire, anche se dire la verità sarà cagione della sua morte. Perché, se il Figlio dell’uomo mentisse, non sarebbe più veramente Figlio della Verità, e la Verità lo respingerebbe da Sé. Io conosco Iddio, e come Dio e come Uomo. E come Dio e come Uomo conservo le sue parole e le osservo. Israele, rifletti! Qui è che si compie la Promessa. In Me si compie. Riconoscimi per ciò che Io sono! Abramo vostro padre sospirò di vedere il mio giorno. Lo vide, profeticamente, per una grazia di Dio, e ne tripudiò. E voi che in verità lo vivete…».
Gesù Cristo è il Dio-Liberatore (Gv 8,56-59)[206].
55«Ma taci! Non hai ancora cinquanta anni e vuoi dire che Abramo ti ha veduto e Tu lo hai visto?», e la loro risata di scherno si propaga come un’onda di veleno o di acido che corrode.
56«In verità, in verità Io ve lo dico: prima che Abramo nascesse, Io sono».
57«”Io sono”[207]? Solo Dio lo può dire che è, perché è eterno. Non Tu! Bestemmiatore! “Io sono”! Anatema! Sei forse Dio, Tu, per dirlo?», gli urla uno che deve essere un gran personaggio perché, sopraggiunto da poco, è già vicino a Gesù, dato che tutti si scansano quasi con terrore al suo venire.
58«Lo hai detto», risponde Gesù con voce tonante.
Zaccaria salva il suo Salvatore.
Acutizzazione dell’odio.
59Tutto diventa arma in mano di chi odia. Mentre l’ultimo che ha interrogato il Maestro si abbandona a tutta una mimica di scandalizzato orrore e si strappa dal capo il copricapo, si scompiglia capelli e barba e si slaccia le fibbie che tengono la veste al collo, come se si sentisse mancare dall’orrore, manciate di terra, e sassi, usati dai venditori di colombi e altre bestie per tenere tese le funi dei recinti, e dai cambiavalute per… prudenziale tutela dei loro cofani di cui sono gelosi più che della loro vita, vengono scagliati contro il Maestro, e naturalmente ricadono sulla folla stessa, perché Gesù è troppo in dentro, sotto il porticato, perché sia colpito, e la folla impreca e si lamenta…
Fuga dal Tempio.
60Zaccaria, il levita, dà un potente urto a Gesù, unico mezzo per fargli raggiungere una porticina bassa, celata nella muraglia del portico e già preparata ad aprirsi, e ve lo spinge insieme ai due figli di Alfeo, a Giovanni, Mannaen, Tommaso. Gli altri restano fuori, nel tumulto… E il rumore dello stesso giunge affievolito nel cunicolo, fra le potenti muraglie di pietre, che non so come si chiamino in architettura. Sono fatte a incastro, direi io, ossia pietre larghe e pietre più piccole, e sopra a queste sulle piccole le larghe e viceversa. Non so se mi spiego bene. Scure, potenti, scalpellate rudemente, appena visibili nella penombra che è prodotta da feritoie strette messe a distanza regolari nell’alto, per aereare e rendere non completamente tenebroso il luogo, che è una stretta galleria che non so a che serve, ma che mi dà l’impressione che giri per tutto il porticato. Forse era stata fatta per protezione, per ricovero, per rendere doppie, e perciò più resistenti, le muraglie dei portici che fanno come altrettante cinte al vero e proprio Tempio, al Santo dei santi. Insomma non so. Dico ciò che vedo. Odor di umido, e di quell’umido che non si sa dire se è freddo o no, come in certe cantine.
61«E che facciamo qui?», chiede Tommaso.
«Taci! Mi ha detto Zaccaria che verrà lui, e di stare zitti e fermi», risponde il Taddeo.
«Ma… c’è da fidarsi?».
«Lo spero».
62«Non temete. L’uomo è buono», conforta Gesù.
63Fuori il tumulto si allontana. Passa del tempo. Poi un rumore sordo di passi e una piccola luce tremula, che viene avanti da profondità oscure.
64«Sei lì, Maestro?», dice una voce che vuol farsi sentire ma che teme di esser sentita.
«Sì, Zaccaria».
65«Lode a Jeovè! Mi sono fatto aspettare? Ho dovuto attendere che corressero tutti agli altri sbocchi. Vieni, Maestro… I tuoi apostoli… Sono riuscito a dire a Simone di andare tutti verso Betesda e di attendere. Di qui si scende… Poca luce. Ma via sicura. Si scende alle cisterne… e esce verso il Cedron. Via antica. Non sempre destinata a buon uso. Ma questa volta sì… E questo la santifica…».
66Scendono continuamente in un’ombra rotta soltanto dalla fiammella ballonzolante del lume, finché un chiarore diverso si intravvede là in fondo… e, oltre il chiarore, del verde che par lontano… una cancellata, che è quasi una porta tanto è massiccia e fitta, termina la galleria.
67«Maestro, ti ho salvato. Puoi andare. Ma ascoltami. Non venire per qualche tempo. Non potrei sempre servirti senza essere notato. E… dimentica, dimenticate tutti questa via e me che vi ci ho condotto», dice Zaccaria facendo agire dei congegni che sono nella cancellata pesante e socchiudendola quel tanto che serva a lasciare uscire le persone.
68E ripete: «Dimenticate, per pietà di me».
«Non temere. Nessuno di noi parlerà. E Dio sia con te per la tua carità». Gesù alza la mano posandola sul capo chino del giovane.
69Esce seguito dai cugini e dagli altri. Si trova su un piccolo spiazzo selvaggio di rovi che appena può riceverli tutti, di fronte all’Uliveto. Un sentierino da capre scende fra i rovi verso il torrente.
70«Andiamo. Risaliremo poi all’altezza della porta delle Pecore e Io con i fratelli andrò da Giuseppe, mentre voi andrete a Betesda a prendere gli altri e mi raggiungerete. Andremo a Nobe domani sera dopo il tramonto».
13. La guarigione di un cieco nato, provocata da una manovra di
Giuda Iscariota[208].
Giorno e notte spirituale.
Diretti alla sinagoga.
1Gesù esce insieme ai suoi apostoli e a Giuseppe di Sefori, diretto alla sinagoga. La giornata, limpida e serena, rallegra come una promessa di primavera dopo giorni di vento e di nuvole tutte invernali. Molti di Gerusalemme sono quindi per le vie, chi diretto alle sinagoghe, chi di ritorno da esse o da altri luoghi, chi con la famiglia, intenzionato ad uscire dalla città per godersi il sole nelle campagne. Dalla porta di Erode, visibile dalla casa di Giuseppe di Sefori, si vede uscire la gente per degli allegri svaghi oltre le mura, all’aperto. Un tuffo nel verde, nell’ampio, nel libero, fuori delle vie anguste fra le alte case. Credo che la cintura agreste che era intorno a Gerusalemme fosse voluta spontaneamente dai cittadini, che volevano conciliare la misura del sabato col loro desiderio di aria e sole, presi per le vie e non soltanto sulle altane delle case.
Rapporto tra malattia e peccato (Gv 9,1-3)[209].
2Ma Gesù non va verso la porta di Erode. Anzi volge le spalle alla stessa, dirigendosi verso l’interno della città. Ma non ha fatto che pochi passi nella via più larga, nella quale sbocca la stradetta dove è la casa di Giuseppe di Sefori, che Giuda di Keriot gli richiama l’attenzione su un giovane, che procede verso di loro toccheggiando il muro con un bastone, alzando il volto privo di occhi verso l’alto, nell’andatura caratteristica dei ciechi. Le vesti sono povere, sebbene pulite, e deve essere persona nota a molti di Gerusalemme, perché più di uno lo addita e alcuni vanno a lui dicendo: «Uomo, oggi hai sbagliato la strada. Le vie del Moria sono tutte superate. Già sei in Bezeta».
«Non chiedo elemosina di denaro, oggi», risponde con un sorriso il cieco e procede sempre con quel sorriso verso il nord della città.
3«Maestro, osservalo. Ha le palpebre saldate. Anzi direi che non ha palpebre. La fronte si unisce alle guance senza incavo alcuno, e sembra che sotto non siano le palle degli occhi. È nato così l’infelice. E così morrà, senza aver visto una volta la luce del sole, né il volto dell’uomo. Ora dimmi, Maestro. Per essere così punito, certo ha peccato. Ma se è cieco nato, come certamente è, come può aver peccato prima di nascere? Avranno forse peccato i suoi parenti e Dio li ha puniti facendolo nascere in tal modo?».
4Anche gli altri apostoli e Isacco e Marziani si stringono a Gesù per ascoltare la sua risposta. E affrettando il passo, come attirati dall’altezza di Gesù che domina la folla, accorrono due gerosolimitani di civile condizione, che erano un poco indietro del cieco. E fra questi è Giuseppe d’Arimatea, che non si avvicina ma, addossandosi ad un portone alto su due gradini, gira lo sguardo su tutti i volti osservando tutto.
5Gesù risponde, e si sentono nitidamente le parole nel silenzio che si è fatto: «Non ha peccato né lui né i suoi parenti più di quanto pecchi ogni uomo e forse anche meno. Perché povertà è sovente freno al peccare. Ma egli è nato così perché ancora una volta siano manifeste in lui le potenze e le opere di Dio.
Rapporto tra “giorno” e “notte” spirituale
(Gv 9,4-5)[210].
6Io sono la Luce venuta nel mondo perché quelli del mondo, che hanno dimenticato Iddio o smarrito la sua effigie spirituale, vedano e ricordino, e perché quelli che cercano Dio, o di Lui già sono, siano confermati nella fede e nell’amore. Il Padre mi ha mandato perché nel giorno che ancora è concesso ad Israele Io completi la conoscenza di Dio in Israele e nel mondo. Ecco dunque che Io debbo compiere le opere di Colui che mi ha mandato, a testimoniare che Io posso ciò che Egli può, perché sono Uno con Lui. E il mondo sappia e veda che il Figlio non è dissimile dal Padre, e creda in Me per ciò che Io sono. Dopo verrà la notte nella quale non si può lavorare, la tenebra, e chi non si sarà scolpito il mio segno e la fede in Me non potrà più farlo nelle tenebre e nella confusione, dolore, desolazione e rovina che copriranno questi luoghi e sbalordiranno gli spiriti con gli orgasmi degli affanni. Ma finché Io sono nel mondo, Io sono Luce e Testimonianza, Parola, Via e Vita, Sapienza, Potenza e Misericordia. 3Va’, dunque, e raggiungi il cieco nato e portamelo qui».
Guarigione del cieco nato.
Fango fatto con la saliva (Gv 9,6)[211].
7«Va’ tu, Andrea. Io voglio restare qui e vedere ciò che fa il Maestro», risponde Giuda indicando Gesù, che si è chinato verso la via polverosa, ha sputato in un mucchietto di terriccio e col dito sta stemperando la polvere nella saliva formando una pallina di fango e che, mentre Andrea, sempre condiscendente, va a prendere il cieco che sta per svoltare nella vietta dove è la casa di Giuseppe di Sefori, se la spalma sui due indici restando così, con le mani come le tengono i sacerdoti nella S. Messa, al Vangelo o all’Epistola. Però Giuda si ritira dal suo posto dicendo a Matteo e Pietro: «Venite qui, voi che avete poca statura, e vedrete meglio». E si mette dietro a tutti, quasi celato dai figli d’Alfeo e da Bartolomeo, che sono alti.
8Andrea torna tenendo per mano il cieco, che si affanna a dire: «Non voglio denaro. Lasciami andare. So dove è quello chiamato Gesù. E vado per chiedere…».
«Questo è Gesù, questo che ti è davanti», dice Andrea fermandosi davanti al Maestro.
Fango sugli occhi del cieco (Gv 9,6-7)[212].
9Gesù, contrariamente al solito, non chiede nulla all’uomo. Subito gli stende il poco fango, che ha sugli indici, sulle palpebre chiuse e gli ordina: «Ed ora va’, il più sollecito che puoi, alla cisterna di Siloe, senza fermarti a parlare con nessuno».
10Il cieco, col volto impiastricciato di fango, resta un attimo perplesso e apre le labbra per parlare. Poi le chiude e ubbidisce. I primi passi sono lenti, come di chi è pensieroso oppure deluso. Poi affretta il passo, rasentando col bastoncello il muro, sempre più lesto, lesto quanto lo può un cieco, forse più, come se si sentisse guidato…
11I due gerosolimitani ridono sarcastici scrollando il capo e se ne vanno. Giuseppe d’Arimatea, e mi stupisce il fatto, li segue senza neppure salutare il Maestro, tornando sui suoi passi, ossia verso il Tempio, mentre da quella stessa direzione veniva. Così tanto il cieco, come i due, come Giuseppe d’Arimatea, vanno verso il sud della città, mentre Gesù piega verso occidente e lo perdo di vista, perché il volere del Signore mi fa seguire il cieco e quelli che lo seguono.
Si lavò e tornò che ci vedeva (Gv 9,7)[213].
12Superata Bezeta, entrano tutti nella valle che è fra il Moria e Sion — mi sembra di averla sentita altre volte chiamare Tiropeo — la percorrono tutta fino ad Ofel, lo costeggiano, escono sulla via che va alla fonte di Siloe, sempre stando con quest’ordine: per primo il cieco, che deve essere conosciuto in quella parte popolana, poi i due, ultimo, a qualche distanza, Giuseppe d’Arimatea.
13Giuseppe si ferma presso una casetta meschina, seminascosto da una siepe di bosso, che sporge contornando l’orticello della povera casa. Ma i due vanno proprio vicino alla fonte e osservano il cieco, che si accosta cauto al vasto bacino e, tastando il muro umido, spenzola dentro alla cisterna una mano e la trae gocciante d’acqua e se ne lava gli occhi, una, due, tre volte. Alla terza preme sul viso anche l’altra mano, lasciando cadere il bastone e gettando un grido come di dolore.
Dissenso tra i vicini.
L’uomo che imparò a guardare.
14Poi scosta lentamente le mani e il suo primo grido di pena si muta in un urlo di gioia: «Oh! Altissimo! Io vedo!», e si getta a terra come vinto dall’emozione, le mani messe a parare gli occhi, strette alle tempie, per ansia di vedere, per sofferenza di luce, e ripete: «Vedo! Vedo! Questa è dunque la terra! Questa la luce! Questa l’erba che conoscevo solo per la sua frescura…». Si alza e stando curvo, come uno che porta un peso, il suo peso di gioia, va al ruscello che porta via il soprappiù dell’acqua e lo guarda scorrere scintillante e ridarello, e mormora: «E questa è l’acqua… Ecco! Così la sentivo fra le dita (vi immerge la mano) fredda e che non si tiene, ma non ti conoscevo… Ah! Bella! Bella! Come è tutto bello!». Alza il viso e vede un albero… ci va vicino, lo tocca, stende una mano, attira a sé un rametto, lo guarda e ride, ride, e fa solecchio, e guarda il cielo, il sole, e due lacrime scendono dalle vergini palpebre aperte a contemplare il mondo… E abbassa gli occhi sull’erba dove un fiore ondula sullo stelo, e vede se stesso riflesso nell’acqua del ruscello, e si guarda e dice: «Così io sono!», e osserva stupito una tortora venuta a bere poco più là, e una capretta che strappa le ultime foglie di un rosaio selvatico, e una donna che viene verso la fonte con un figliolino sul seno. E quella donna gli ricorda sua madre, la sua madre dallo sconosciuto volto, e alzando le braccia al cielo grida: «Te benedetto, Altissimo, per la luce, per la madre, e per Gesù!», e corre via lasciando a terra il suo ormai inutile bastone…
15I due non hanno atteso di vedere tutto questo. Appena visto che l’uomo ci vedeva, sono corsi via verso la città. Giuseppe invece resta fino alla fine e, quando il cieco non più cieco gli sfreccia davanti entrando nel dedalo di viuzze del popolano borgo di Ofel, lascia a sua volta il suo posto e torna sui suoi passi, verso la città, molto pensieroso…
Dissenso tra i vicini (Gv 9,8-9)[214].
16Il borgo di Ofel, sempre rumoroso, è ora addirittura in subbuglio. Chi corre a destra, chi a sinistra. Domande, risposte.
«Ma vi sarete sbagliati con un altro…».
«No, ti dico. Gli ho parlato dicendo: “Ma sei proprio tu, Sidonia detto Bartolmai?”, e lui mi ha detto: “Lo sono”. Volevo chiedergli come fu, ma è corso via».
«Dove è ora?».
«Dalla madre, certamente».
«Chi? Chi l’ha visto?», chiedono nuovi accorrenti. «Io, io», dicono in diversi rispondendo. «Ma come avvenne?».
«…L’ho visto correre senza bastone con due occhi nel volto e ho detto: “Guarda! Così sarebbe Bartolmai se…”».
«Ti dico che tremo tutta. Entrando ha gridato: “Madre, io ti vedo!”».
«Una grande gioia per i parenti. Ora potrà aiutare il padre e guadagnare il suo cibo…».
«Quella povera donna! Si è sentita male dalla gioia. Oh! una cosa! una cosa! Io ero andata a farmi dare un po’ di sale e…».
«Corriamo a sentire da lui…».
17Giuseppe d’Arimatea si trova preso in mezzo a questo baccano e, non so se per curiosità o se per spirito di imitazione, segue la corrente e va a finire in un vicoletto cieco, che se proseguisse andrebbe al Cedron, dove la folla si accalca soverchiando col suo parlare il fruscio delle acque del torrente, ingrossato dalle piogge di autunno. E Giuseppe vi arriva quando, da un altro vicolo che sbocca in questo, vengono i due di prima con altri tre: uno scriba, un sacerdote e un altro che non identifico alla veste. Essi si fanno largo con prepotenza e cercano entrare nella casa stipata di gente.
18La casa è fatta di una vasta cucina nera come il catrame, con un angolo tagliato fuori da un rustico assito, oltre il quale è un giaciglio e una porta che dà in un’altra stanza con un letto più grande. Una porta, aperta nella parete opposta, mostra un orticello di pochi metri quadri. Ed è tutto.
Cronaca del miracolo (Gv 9,9-119)[215].
19Il cieco guarito parla addossato al tavolo, rispondendo a chi lo interroga, tutta gente povera come lui, popolo minuto di Gerusalemme, di questo borgo, che è forse il più povero di tutti. Sua madre, ritta vicino a lui, lo guarda e piange asciugandosi gli occhi nel suo velo. Il padre, un uomo sciupato dal lavoro, si stropiccia la barba con la mano scossa da un tremito. Entrare nella casa è impossibile anche alla prepotenza giudea e dottorale, e i cinque devono ascoltare da fuori le parole del guarito.
20«Come mi si sono aperti? Quell’uomo che si chiama Gesù mi ha sporcato gli occhi con della terra bagnata e mi ha detto: “Va’ a lavarti alla fonte di Siloe”. Ci sono andato, mi sono lavato e si sono aperti gli occhi e ho visto».
21«Ma come hai fatto a trovare il Rabbi? Dicevi sempre che eri disgraziato perché mai lo incontravi, neppure quando passava sempre di qui per andare da Giona al Getsemani. E oggi, adesso che non si sa mai dove sia…».
22«Eh! Ieri sera è venuto un suo discepolo e mi ha dato due monete dicendo: “Perché non cerchi di vedere?”. Gli ho detto: “Ho cercato. Ma non trovo mai quel Gesù che fa i miracoli. Lo cerco da quando ha guarito Annalia, del mio stesso borgo, ma se vado qua Egli è là…”, e lui mi ha detto: “Io sono un suo apostolo e ciò che io voglio Egli fa. Vieni domani in Bezeta e cerca la casa di Giuseppe il galileo, quello del pesce secco, Giuseppe di Sefori, presso la porta di Erode e l’arco della piazza, dalla parte d’oriente, e vedrai che prima o poi Egli passa di là o entra nella casa ed io ti accennerò al Maestro”. Ho detto: “Ma domani è sabato”. Volevo dire che Egli non farebbe nulla in sabato. Mi ha detto: “Se vuoi guarire è il giorno, perché dopo si lascia la città, né sai se lo potrai più incontrare”. Io ho detto ancora: “So che lo perseguitano. Ho sentito dalle porte della cinta del Tempio, dove vado a mendicare. E perciò dico che ora che lo perseguitano così, meno ancora vorrà essere perseguitato e non mi guarirà in sabato”. E lui: “Fa’ ciò che ti dico e in sabato tu vedrai il sole”. E io sono andato. Chi non sarebbe andato? Se lo dice un suo apostolo! Mi ha detto anche: “Io sono quello che Egli più ascolta, e vengo apposta perché mi fai pietà e perché voglio che splenda il suo potere dopo che lo hanno vilipeso. Tu, cieco nato, lo farai risplendere. So ciò che dico. Vieni e vedrai”. E io sono andato, e non ero ancora arrivato alla casa di Giuseppe che un uomo mi ha preso per mano, ma alla voce non era quello di ieri, e mi ha detto: “Vieni con me, fratello”, e io non volevo andare, credevo mi volesse dare pane e denaro, vesti forse, e gli dicevo di lasciarmi andare perché avevo saputo dove trovare quello chiamato Gesù, e l’uomo mi ha detto: “Questo è Gesù, questo che ti è davanti”. Ma io non ho visto nulla, perché ero cieco. Ho sentito due dita coperte di terra bagnata toccarmi qui e qui, e una voce dire: “Va’ sollecito a Siloe e lavati e non parlare con alcuno”, e l’ho fatto. Ma ero sconfortato perché speravo vederci subito, e quasi ho creduto che fosse uno scherzo di giovani senza cuore, e non volevo quasi andare. Ma ho sentito dentro una specie di voce dire: “Spera e ubbidisci”, e allora sono andato alla fonte e mi sono lavato e ho visto». E il giovane si ferma estatico a ripensare alla gioia del primo vedere…
Le vecchie iene delle mascelle sdentate.
Le iene assalgono la preda (Gv 9,12)[216].
23«Fate uscire l’uomo. Lo vogliamo interrogare», gridano i cinque.
Il giovane si fa largo ed esce sulla soglia.
24«Dove è Colui che ti ha guarito?».
«Io non lo so», dice il giovane, al quale un amico ha sussurrato: «Sono scribi e sacerdoti».
«Come non lo sai? Dicevi ora che lo sapevi. Non mentire ai dottori della Legge e al sacerdote! Guai a chi cerca ingannare i magistrati del popolo!».
«Non inganno nessuno. Quel discepolo mi ha detto: “È in quella casa” ed era vero, perché c’ero vicino quando sono stato preso e condotto da Lui. Ma dove ora sia non so. Il discepolo mi ha detto che vanno via. Potrebbe già essere uscito dalle porte».
25«Ma dove andava?».
«E che ne so io?! Andrà in Galilea… Per come viene trattato qui!…».
«Stolto e irrispettoso! Bada a come parli, feccia del popolo! Ti ho detto: per che via si dirigeva?».
«Ma come volete che lo sappia se ero cieco? Può un cieco dire dove va un altro?».
I diritti della preda umana.
26«Sta bene. Seguici».
«Dove volete portarmi?».
«Dai capi dei farisei».
27«Perché? Che c’entrano essi con me? Mi hanno forse guarito, essi, che io li debba ringraziare? Quando ero cieco e mendicavo, le mie mani non sentivano mai le loro monete, il mio udito mai la loro parola di pietà, e il mio cuore mai il loro amore. Che devo dire loro? Non ho che uno al quale dire “grazie”, dopo mio padre e mia madre che per tanti anni mi hanno amato infelice. Ed è questo Gesù che mi ha guarito amandomi col suo cuore, come i miei parenti col loro. Io non vengo dai farisei. Sto con mia madre e mio padre, a godere di vedere il loro volto ed essi i miei occhi nati ora, dopo tante primavere da quella in cui nacqui ma non vidi la luce».
28«Non tante parole. Vieni e seguici».
«Che no! Non vengo! Avete voi forse mai asciugato una lacrima o un sudore a mia madre avvilita della mia sventura, a mio padre sfinito dal lavoro? Ora io lo posso fare col mio aspetto, e dovrei lasciarli e seguirvi?».
29«Te lo ordiniamo. Non sei tu che ordini, ma il Tempio e i capi del popolo. Se la superbia di esser guarito ti rende ottusa la mente a ricordare che noi comandiamo, noi te lo ricordiamo. Avanti! Cammina!».
30«Ma perché io devo venire? Che volete da me?».
«Che tu deponga della cosa. È sabato. Opera compiuta nel sabato. Va registrata per il peccato. Peccato tuo e di quel satana».
31«Satana voi! Peccato voi! E io dovrei venire a deporre contro chi mi ha beneficato? Voi siete ebbri! Al Tempio verrò. A benedire il Signore. E non più di così. Nell’ombra della cecità sono stato per tanti anni. Ma le palpebre chiuse non hanno fatto tenebra che agli occhi. L’intelletto è stato in luce lo stesso, in grazia di Dio, e mi dice che non devo danneggiare l’unico Santo che è in Israele».
32«Uomo, basta! Non sai che vi sono castighi per chi si oppone ai magistrati?».
«So niente io. Qui sono e qui sto. E non vi conviene nuocermi. Vedete che tutto l’Ofel è dalla mia parte».
33«Sì! Sì! Lasciatelo! Sciacalli! È protetto da Dio. Non lo toccate! Dio è coi poveri! Dio è con noi, affamatori e ipocriti!». La gente urla e minaccia con una di quelle spontanee manifestazioni popolari che sono le esplosioni di sdegno degli umili verso chi li preme, o di amore per chi li protegge. E grida: «Guai a voi se colpite il nostro Salvatore! L’Amico dei poveri! Il Messia tre volte santo. Guai a voi! Non si è temuto le ire di Erode, non quelle dei Presidi, quando si è voluto. Non temiamo le vostre, vecchie iene dalle mascelle sdentate! Sciacalli dalle unghie mozzate! Inutili prepotenti! Roma non vuole i tumulti e non opprime il Rabbi perché Egli è pace. Ma voi vi conosce. Andate via! Via dai quartieri di quelli che opprimete con decime più forti delle loro forze, ad aver denaro per saziare le vostre fami e a compiere i turpi mercati. Discendenti di Giasone! Di Simone! Torturatori dei veri Eleazari, dei santi Onia. Conculcatori dei profeti! Via! Via!». Il tumulto si accende sempre più fiero.
Trascinato nella tana delle vecchie iene (Gv 9,13-14)[217]
34Giuseppe d’Arimatea, schiacciato contro un muretto, sino allora spettatore attento ma inattivo dei fatti, con un’agilità insospettabile in un vecchio, e per di più così infagottato in vesti e mantelli, salta in piedi sul muricciolo e urla: «Silenzio, cittadini. E ascoltate Giuseppe l’Anziano!».
35Una, due, dieci teste si volgono in direzione del grido. Vedono Giuseppe. Gridano il suo nome. Deve essere molto noto il d’Arimatea e deve godere il favore del popolo, perché le urla di sdegno si mutano in urla di gioia: «C’è Giuseppe l’Anziano! Viva lui! Pace e lunga vita al giusto! Pace e benedizione al benefattore dei miseri! Silenzio, che parla Giuseppe! Silenzio!».
36Il silenzio si fa a fatica, e si ode per qualche minuto il frusciare del Cedron oltre il vicolo. Tutte le teste sono rivolte a Giuseppe, avendo tutti dimenticato l’oggetto che prima li faceva volgere in opposta direzione: i cinque disgraziati e improvvidi che hanno suscitato il tumulto.
37«Cittadini di Gerusalemme, uomini di Ofel, perché volete lasciarvi accecare dal sospetto e dall’ira? Perché mancare al rispetto e alle consuetudini, voi sempre così fedeli alle leggi dei padri? Di che temete? Forse che il Tempio sia un Moloch[218] che non rende ciò che accoglie? Forse che i giudici vostri siano tutti ciechi, più del vostro amico, ciechi nel cuore e sordi nella giustizia? Non è forse usanza che un fatto prodigioso sia deposto, scritto e conservato da chi di dovere per le cronache di Israele? Lasciate dunque che, anche per onore del Rabbi che amate, il miracolato salga a deporre l’opera da Esso compiuta. Ancora titubate? Ebbene, io mi fo mallevadore che nulla avverrà di male a Bartolmai. E voi sapete che io non mento. Come un figlio a me caro lo scorterò lassù, e ve lo ricondurrò qui poi. A me credete. E del sabato non fate un giorno di peccato con la ribellione ai vostri capi».
38«Dice giusto! Non si deve. Possiamo credergli. Egli è un giusto. Nelle buone deliberazioni del Sinedrio è sempre la sua voce». La gente si scambia le sue idee e finisce per gridare: «A te sì. Il nostro amico a te lo affidiamo!». E rivolta al giovane: «Vieni! Non temere. Con Giuseppe d’Arimatea sei sicuro come e più che con tuo padre», e fa largo perché il giovane possa andare da Giuseppe, che è sceso dal suo pulpito improvvisato, e mentre passa gli dicono: «Veniamo anche noi. Non temere!».
39Giuseppe, nelle sue ricche vesti di splendida lana, pone una mano sulla spalla del giovane e si mette in cammino. La tunica bigia e consunta del giovane, il suo piccolo mantello, strusciano contro l’ampia veste rosso cupa e il pomposo manto ancor più scuro del vecchio sinedrista. Dietro, i cinque e, dopo questi, molti e molti di Ofel…
Presso il covo delle belve.
40Eccoli al Tempio, dopo aver traversato le vie centrali attirando l’attenzione di molti, che si additano il già cieco dicendo: «Ma è colui che mendicava cieco! E ora ha gli occhi! Ma forse è uno che gli somiglia! No. È lui certo e lo conducono al Tempio. Andiamo a sentire», e il codazzo aumenta sempre più, sinché le mura del Tempio li inghiottono tutti.
41Giuseppe guida il giovane in una sala, non è il Sinedrio, dove sono molti farisei e scribi. Giuseppe entra e con lui entra Bartolmai e i cinque. I popolani di Ofel vengono respinti nel cortile.
42«Ecco l’uomo. Io stesso ve l’ho condotto, avendo, non visto, assistito al suo incontro col Rabbi e alla sua guarigione. E vi posso dire che fu del tutto casuale da parte del Rabbi. L’uomo, lo sentirete anche voi, fu condotto, o meglio, invitato ad andare dove era il Rabbi, da Giuda di Keriot, che voi conoscete. E io ho sentito, e anche questi due con me hanno sentito perché erano presenti, come fu Giuda a tentare Gesù di Nazaret al miracolo. Or io qui depongo che, se uno vi è da punire, non è il cieco, né il Rabbi, ma l’uomo di Keriot, che -Dio mi vede se mento nel dire ciò che il mio intelletto pensa- è il solo autore del fatto come colui che lo ha con apposita manovra provocato. Ho detto».
43«Il tuo dire non annulla la colpa del Rabbi. Se un suo discepolo pecca non deve peccare il Maestro. Ed Egli ha peccato guarendo in sabato. Ha compiuto opera servile».
44«Sputare in terra non è fare opera servile. E toccare gli occhi di un altro non è fare opera servile. Io pure tocco l’uomo e non credo di peccare».
45«Egli ha fatto miracolo in sabato. In questo sta il peccato».
46«Onorare il sabato con un miracolo è grazia di Dio e sua bontà. È il suo giorno. E non potrà l’Onnipotente celebrarlo con un miracolo che faccia splendere la sua potenza?».
Il tribunale delle belve
Inquisitorio al miracolato (Gv 9,15-17)[219].
47«Non siamo qui per ascoltare te. Tu non sei imputato. È l’uomo che vogliamo interrogare. 10Rispondi, tu. Come hai ottenuto la vista?».
48«L’ho detto. E questi mi hanno sentito. Il discepolo di quel Gesù mi ha detto ieri: “Vieni e io ti farò guarire”. E sono venuto. E mi sono sentito mettere del fango qui e una voce dirmi di andare a Siloe e lavarmi. E l’ho fatto e ci vedo».
49«Ma sai tu chi ti ha guarito?».
«Certo che lo so! Gesù. Ve l’ho detto».
50«Ma sai di preciso chi è Gesù?».
«Non so niente io. Sono un povero e un ignorante. E fino a poco fa ero cieco. Questo so. E so che Lui mi ha guarito. E se lo ha potuto fare, certo Dio è con Lui».
«Non bestemmiare! Non può Dio essere con chi non osserva il sabato», urlano alcuni.
Ma Giuseppe e i farisei Eleazaro, Giovanni e Gioacchino osservano: «Neppure però può un peccatore fare tali prodigi».
51«Siete sedotti voi pure, forse, da quel posseduto?».
«No. Siamo giusti. E diciamo che, se Dio non può essere con chi opera in sabato, neppure può l’uomo senza Dio fare che un cieco nato veda», dice calmo Eleazaro. E gli altri annuiscono.
52«E il demonio dove lo mettete?», urlano bisbetici i malevoli.
«Non posso credere, e neppur voi lo credete, che il demonio possa far opera capace di far lodare il Signore», dice il fariseo Giovanni.
53«E chi lo loda?».
«Il giovane, i suoi parenti, tutto Ofel, ed io con loro, e con me tutti quelli che giusti sono e santamente timorati di Dio», ribatte Giuseppe.
54I malevoli, scornati, non sapendo cosa obbiettare, investono Sidonia detto Bartolmai: «Tu che cosa dici di colui che ti ha aperto gli occhi?».
55«Per me è un profeta. E più grande di Elia col figlio della vedova di Sarepta. Perché Elia fece tornare l’anima nel fanciullo. Ma questo Gesù mi ha dato ciò che non avevo mai perso perché non l’avevo mai avuto: la vista. E se mi ha fatto gli occhi così in un baleno e con nulla, salvo un po’ di fango, mentre in nove mesi mia madre con carne e sangue non era riuscita a farmeli, deve essere grande come Dio, che col fango ha fatto l’uomo».
56«Va’ via! Va’ via! Bestemmiatore! Bugiardo! Merce d’acquisto!», e cacciano fuori l’uomo come fosse un dannato.
L’ottusità fa stolti quando è voluta.
57«L’uomo mente. Non può esser vero. Tutti lo possono dire che chi è nato cieco non può guarire. Sarà uno che gli somiglia a Bartolmai e che il Nazareno ha preparato… oppure… Bartolmai non è mai stato cieco».
58Davanti a questa sorprendente affermazione Giuseppe d’Arimatea scatta: «Che l’odio acciechi si sa dal tempo di Caino. Ma che faccia stolti non si sapeva ancora. Vi pare che uno giunga alla maturità della gioventù fingendosi cieco per… attendere un presumibile evento strepitoso e molto futuro? O che i parenti di Bartolmai non conoscano il figlio o si prestino a questa menzogna?».
59«Il denaro può tutto. Ed essi sono poveri».
«Il Nazareno lo è più di loro».
«Tu menti! Somme da satrapo gli passano fra le mani».
«Ma non vi si fermano un istante. Sono dei poveri quelle somme. Usate per il bene, non per la menzogna».
«Come lo difendi! E sei uno degli Anziani!».
«Giuseppe ha ragione. La verità va detta quale che sia la carica che l’uomo ricopre», dice Eleazaro.
Interrogatorio ai parenti (Gv 9,18-21)[220].
40«Correte a richiamare il cieco. E portatelo di nuovo qui. E altri vadano dai parenti e li portino qui», urla Elchia spalancando la porta e ordinando ad alcuni in attesa lì fuori. E la sua bocca è quasi coperta di bava tanto l’ira lo strozza.
Chi corre di qua, chi di là. Il primo che torna è Sidonia detto Bartolmai, stupito e seccato. Lo ficcano in un angolo guardandolo come una muta di cani guata una selvaggina… Poi, dopo un bel po’, ecco venire i genitori di lui, circondati da folla.
41«Venite dentro voi. E gli altri fuori!».
I due entrano spaventati e vedono il figlio là in fondo, sano, ma in stato di arresto. La madre geme: «Figlio mio! E doveva esser giorno di festa per noi!».
42«Ascoltate noi. È vostro figlio quell’uomo?», interroga rudemente un fariseo.
«Sì che è nostro figlio! E chi volete che sia se non lui?».
«Ne siete proprio sicuri?».
Il padre e la madre sono tanto sbalorditi della domanda che prima di rispondere si guardano.
«Rispondete!».
«Nobile fariseo, e puoi pensare che un padre e una madre si possano ingannare sulla loro creatura?», dice umilmente il padre.
43«Ma… potete giurare che… sì, che per nessuna somma vi fu chiesto di dire che questo è vostro figlio mentre è uno che gli somiglia?».
«Chiesto di dire? E da chi mai? Giurare? Ma mille volte, e per l’altare e il Nome di Dio, se vuoi!». È così sicura l’affermazione che smonterebbe anche il più ostinato.
44Ma i farisei non si smontano! Chiedono: «Ma vostro figlio non era nato cieco?».
«Sì. Così era nato. A palpebre chiuse e, sotto, il vuoto, il nulla…».
45«E come mai ora ci vede, ha gli occhi e le palpebre aperte su essi? Non vorrete già dire che gli occhi possono nascere così, come fiori a primavera, e che una palpebra si schiuda, come giusto fa il calice di un fiore!…», dice un altro fariseo e ride sarcastico.
46«Sappiamo che questo uomo è veramente nostro figlio da quasi trent’anni e che è nato cieco, ma come ora ci veda non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi. Del resto, chiedetene a lui. Non è ebete e non è fanciullo. Ha i suoi buoni anni. Interrogatelo e vi risponderà».
47«Voi mentite. Egli, in casa vostra, ha narrato come fu guarito e da chi. Perché dite che non sapete?», urla uno dei due che avevano sempre seguito il cieco.
48«Eravamo tanto sbalorditi dalla sorpresa che non abbiamo sentito», si scusano i due.
L’uomo animale non afferra le cose spirituali
(Gv 9,24-29)[221].
49I farisei si volgono a Sidonia detto Bartolmai: «Vieni avanti tu. E da’ pur gloria a Dio se ti riesce! Non sai che chi ti ha toccato gli occhi è un peccatore? Non lo sai? Ebbene, sappilo. Noi te lo diciamo, che lo sappiamo».
«Mah! Sarà come voi dite. Io, se sia peccatore, non lo so. So soltanto che prima ero cieco e ora ci vedo, e ben chiaro».
50«Ma cosa ti fece? Come ti aprì gli occhi?».
«Ve l’ho già detto e voi mi avete ascoltato. Ora volete sentire di nuovo? Perché? Forse volete farvi discepoli di Lui?».
51«Stolto! Sii tu discepolo di quell’uomo. Noi siamo discepoli di Mosè. E di Mosè sappiamo ogni cosa e che Dio gli ha parlato. Ma di quest’uomo nulla sappiamo, né di dove venga né chi sia, e nessun prodigio del Cielo lo indica per profeta».
L’idrofobia infesta le vecchie iene (Gv 9,30-34)[222].
52«Qui appunto sta il meraviglioso! Che voi non sapete di dove Egli sia e dite che nessun prodigio lo indica per giusto. Ma Egli mi ha aperto gli occhi e nessuno di noi d’Israele aveva mai potuto farlo, neppur l’amore di una madre e i sacrifici del padre mio. Una cosa però sappiamo tutti, tanto io che voi, ed è che Dio non esaudisce il peccatore, ma colui che ha timore di Dio e fa la sua volontà. Non si è mai sentito che nessuno in tutto il mondo abbia potuto aprire gli occhi ad un cieco nato, ma questo Gesù lo ha fatto. Se Egli non fosse da Dio, non lo avrebbe potuto fare».
53«Sei nato nel peccato interamente, e deforme sei nello spirito come e più che non lo fosti nel corpo, e ti pretendi di insegnare a noi? Va’ via, maledetto aborto, e fatti satana col tuo seduttore. Via! Via tutti, plebe stolta e peccatrice!», e buttano fuori figlio, padre e madre, come fossero tre lebbrosi.
Lode di ringraziamento.
54I tre se ne vanno lesti, seguiti dagli amici. Ma, giunto fuori dalla cinta, Sidonia si volge e dice: «E state! E dite ciò che volete! Il vero è che io ci vedo e ne lodo Iddio. E satana voi sarete, non già il Buono che mi ha guarito».
«Taci, figlio! Taci! Purché ciò non ci faccia del male!…», geme la madre.
55«Oh! madre mia! Ti ha avvelenato l’anima l’aria di quella sala, tu che nel mio dolore mi insegnavi a lodar Dio e che ora nella gioia non lo sai ringraziare e temi gli uomini? Se Dio mi ha amato tanto e ti ha amata tanto da darci il miracolo, non saprà difenderci da un pugno d’uomini?».
56«Il figlio ha ragione, donna. Andiamo alla sinagoga nostra a lodare il Signore, posto che dal Tempio ci hanno cacciato. E andiamoci lesti, prima che termini il sabato…».
E, affrettando il passo, si sperdono nelle vie della valle.
14. A Gerusalemme, l’incontro con il cieco guarito e il discorso che rivela in Gesù il buon Pastore[223].
Il Messia si rivela al cieco guarito.
Al Tempio.
1Gesù, entrato in città dalla porta di Erode, sta attraversandola dirigendosi verso il Tiropeo e il borgo di Ofel.
«Al Tempio ci andiamo?», chiede l’Iscariota.
«Sì».
«Bada a ciò che fai!», ammoniscono in molti.
«Non mi fermerò che il tempo della preghiera».
«Ti tratterranno».
2«No. Entreremo dalle porte di settentrione e usciremo dalle porte di mezzogiorno, e non faranno a tempo ad organizzarsi per nuocermi. A meno che ci sia sempre alle mie spalle uno che mi sorveglia e indica».
3Nessuno ribatte e Gesù prosegue verso il Tempio che appare, in cima al suo colle, quasi spettrale nella luce verde giallastra di un plumbeo mattino d’inverno, nel quale il sole sorgente è soltanto un ricordo che si ostina a tenersi presente cercando di aprirsi un varco nella nuvolaglia pesante. Sforzo vano! Lo splendere allegro dell’aurora non è ridotto che ad un riflesso smorto di un giallo irreale, non diffuso, ma a chiazze miste a toni di piombo venato di verde. E sotto a questa luce i marmi e gli ori del Tempio appaiono smorti, tristi, direi lugubri come rovine emergenti da una zona di morte.
4Gesù lo guarda intensamente nel salire verso la cinta. E guarda i volti dei viandanti mattutini. Per la più parte umile gente: ortolani, pastori con le bestiole da macello, servi o massaie diretti ai mercati. Tutta gente che va via silenziosa, ravvolta nei mantelli, un poco curva per difendersi dall’aria vibrata del mattino. Anche i volti sembrano più pallidi che non come sono solitamente i volti di questa razza. È la luce strana che li fa così verdastri o quasi perlacei nel contorno delle stoffe colorate dei manti, non certo atti nei loro verdi, viola vivo, giallo intenso, a gettare riflessi rosei sui volti. Qualcuno saluta il Maestro, ma non si ferma. Non è ora propizia. Mendichi non ce ne sono ancora a gettare il loro lamentoso grido ai crocicchi e sotto i voltoni che coprono le vie ad ogni poco. L’ora e la stagione contribuiscono alla libertà, per Gesù, di andare senza ostacoli.
5Eccoli alla cinta. Entrano. Vanno nell’atrio degli Israeliti Pregano mentre un suono di trombe, direi di argento per il loro timbro, annuncia certo qualcosa di importante, spargendosi per il colle e mentre un profumo di incenso si sparge soavemente, soverchiando ogni altro odore meno piacevole che possa sentirsi in cima al Moria, ossia il perpetuo, direi naturale, odore di carne che viene sgozzata e consumata dal fuoco, di farina bruciata, di olio ardente che stagna sempre lassù, più o meno forte ma sempre presente per i continui olocausti.
6Vengono via per altra direzione e cominciano ad essere notati dai primi accorrenti al Tempio, da appartenenti allo stesso, dai cambiavalute e venditori che stanno montando i loro banchi e i loro recinti. Ma sono troppo pochi, e la sorpresa è tale che non sanno agire. Fra loro si scambiano parole di stupore: «È tornato!», «Non è andato in Galilea come dicevano», «Ma dove era nascosto, se non fu trovato in nessun luogo?», «Vuole proprio sfidarli», «Che stolto!», «Che santo!», e così via, a seconda dell’animo dei singoli.
La fede di Bartolomai.
7Gesù è già fuori dal Tempio e scende verso la strada che va verso Ofel, quando, all’incrocio con delle vie che salgono a Sion, si imbatte nel cieco nato, guarito da poco, che carico di ceste piene di mele odorose cammina tutto allegro, scherzando con altri giovani ugualmente carichi che vanno in senso opposto al suo.
8Forse al giovane passerebbe inosservato l’incontro, dato che egli ignora il volto di Gesù e quello degli apostoli. Ma Gesù non ignora il volto del miracolato. E lo chiama. Sidonia detto Bartolmai si volge e guarda interrogativamente l’uomo alto e maestoso, nonostante sia vestito umilmente, che lo chiama a nome dirigendosi ad una vietta.
9«Vieni qui», ordina Gesù.
Il giovane si avvicina senza posare il suo carico, sogguarda Gesù e, credendolo uno desideroso di acquistare le mele, dice: «Il mio padrone le ha già vendute. Ma ne ha ancora, se vuoi. Sono belle e buone. Venute ieri dai pometi di Saron. E se ne comperi molte ne hai un forte sconto, perché…».
10Gesù sorride alzando la destra a porre freno alla parlantina del giovane. E dice: «Non ti ho chiamato per acquistare le mele, ma per rallegrarmi con te e benedire con te l’Altissimo che ti ha usato grazia».
11«Oh, sì! Io lo faccio di continuo, e per la luce che vedo e per il lavoro che posso fare, aiutando mio padre e mia madre, finalmente. Ho trovato un buon padrone. Non è ebreo, ma è buono. Gli ebrei non mi volevano per… perché sanno che sono stato cacciato dalla sinagoga», dice il giovane posando al suolo le ceste.
12«Ti hanno cacciato? Perché? Che hai fatto?».
«Io niente. Te lo assicuro. Il Signore ha fatto. Egli in sabato mi ha fatto trovare quell’uomo che si dice sia il Messia, ed Egli mi ha guarito, come Tu vedi. E per questo mi hanno cacciato».
13«Allora Colui che ti ha guarito non ti ha fatto in tutto un buon servizio», tenta Gesù.
«Non lo dire, uomo! È una bestemmia la tua! Prima di tutto mi ha mostrato che Dio mi ama, poi mi ha dato la vista… Tu non sai cosa è “vedere”, perché hai sempre visto. Ma uno che non aveva mai visto! Oh!… È… Sono tutte le cose insieme che si hanno con la vista. Io ti dico che quando ho visto, là presso Siloe, ho riso e pianto, ma di gioia, eh? Ho pianto come non avevo pianto nella sventura. Perché ho capito allora quanto essa era grande e quanto buono era l’Altissimo. E poi posso guadagnarmi la vita, e con lavoro decoroso. E poi… -questo è quello che più di tutto spero mi conceda il miracolo avuto- e poi spero poter incontrare l’uomo che si dice Messia e il suo discepolo che mi ha…».
14«E che faresti allora?».
«Lo vorrei benedire. Lui e il suo discepolo. E vorrei dire al Maestro, che deve venire proprio da Dio, di prendermi per suo servo».
15«Come? Per causa sua sei all’anatema, con fatica trovi lavoro, puoi essere anche più punito, e vuoi servirlo? Non sai che sono perseguitati tutti coloro che seguono Colui che ti ha guarito?».
16«Eh! lo so! Ma Egli è il Figlio di Dio, così si dice fra noi. Per quanto quelli di lassù (e accenna al Tempio) non vogliono che si dica. E non merita lasciare tutto per servire Lui?».
Il Messia si manifesta al cieco guarito(Gv 9,35-38)[224].
17«Credi tu dunque nel Figlio di Dio e nella sua presenza in Palestina?».
«Io lo credo. Ma vorrei conoscerlo per credere in Lui non solamente nell’intelletto ma con tutto me stesso. Se Tu sai chi è e dove si trova, dimmelo, perché io vada a Lui e lo veda, e creda completamente in Lui, e lo serva».
18«Lo hai veduto già, né c’è bisogno che tu vada a Lui. Quello che tu vedi in questo momento e che ti parla è il Figlio di Dio».
19Io non potrei asserirlo con piena sicurezza, ma mi è parso che nel dire queste parole Gesù abbia quasi avuto una brevissima trasfigurazione, divenendo bellissimo e direi splendente. Direi che, per premiare l’umile credente in Lui e confermarlo nella sua fede, abbia, per la durata di un baleno, svelato la sua bellezza futura, voglio dire quella che assumerà dopo la risurrezione e conserverà nel Cielo, la sua bellezza di creatura umana glorificata, di corpo glorificato e fuso all’inesprimibile bellezza della Perfezione che è sua. Un attimo, dico. Un baleno. Ma l’angolo semioscuro, dove si sono ridotti per parlare, sotto l’archivolto del vicolo, si illumina stranamente di una luminosità che si sprigiona da Gesù che, ripeto, si fa bellissimo.
20Poi torna tutto come prima, meno il giovane che ora è a terra, col viso nella polvere, e che adora dicendo: «Io credo, Signore, mio Dio!».
Il peccato d’incredulità.
Il Messia è venuto per un giudizio (Gv 9,39)[225].
21«Alzati. Io sono venuto nel mondo per portare la luce e la conoscenza di Dio e per provare gli uomini e giudicarli. Questo mio tempo è tempo di scelta, di elezione e di selezione. Io sono venuto perché i puri di cuore e d’intenzione, gli umili, i mansueti, gli amanti della giustizia, della misericordia, della pace, coloro che piangono e quelli che sanno dare alle diverse ricchezze il loro reale valore e preferire quelle spirituali alle ricchezze materiali, trovino ciò che il loro spirito anela, e quelli che erano ciechi, perché gli uomini hanno alzato muraglie spesse ad interdire la luce, ossia la conoscenza di Dio, vedano, e quelli che si credono veggenti divengano ciechi…».
22«Allora Tu odii molta parte degli uomini e non sei buono come dici di essere. Se lo fossi, cercheresti che tutti vedessero, e chi già vede non divenisse cieco», interrompono alcuni farisei sopraggiunti dalla via principale e avvicinatisi con altri, cautamente, alle spalle del gruppo apostolico.
23Gesù si volge e li guarda. Non è certo più trasfigurato in dolce bellezza, ora! È un Gesù ben severo quello che fissa sui suoi persecutori i suoi sguardi di zaffiro, e la sua voce non ha più la nota d’oro della letizia, ma è bronzea, e come suono di bronzo è incisiva e severa mentre risponde: «Non sono Io quello che voglio che non vedano la verità coloro che al presente la combattono. Ma sono essi stessi che alzano delle lastre davanti alle loro pupille per non vedere. E si fanno ciechi di loro libera volontà. E il Padre mi ha mandato perché la divisione avvenga e siano veramente noti i figli della Luce e quelli delle Tenebre, coloro che vogliono vedere e coloro che vogliono farsi ciechi».
Peccato volontario d’incredulità (Gv 9,40-41)[226].
24«Siamo forse anche noi fra questi ciechi?».
«Se lo foste e cercaste di vedere, non ne avreste colpa. Ma è perché dite: “Noi ci vediamo”, e poi non volete vedere, che peccate. Il vostro peccato rimane perché non cercate di vedere pur essendo dei ciechi».
25«E cosa dobbiamo vedere?».
«La Via, la Verità, la Vita. Un cieco nato, come era costui, col suo bastoncello può sempre trovare la porta della sua casa e girare in essa, perché conosce la sua casa. Ma, se fosse portato in altri luoghi, non potrebbe entrare dalla porta della nuova casa, perché non saprebbe dove si trova e darebbe di cozzo contro le muraglie.
26Il tempo della nuova Legge è venuto. Tutto si rinnova e un mondo nuovo, un nuovo popolo, un nuovo regno sorgono. Ora quelli del tempo passato non conoscono tutto questo. Essi conoscono il loro tempo. Sono come dei ciechi portati in un nuovo paese dove è la casa regale del Padre, ma della quale non conoscono l’ubicazione.
Il Pastore del gregge di Dio.
Il pastore idolo.
27Io sono venuto per condurli ed introdurli in essa e perché vedano. Ma sono Io stesso la Porta per la quale si accede nella casa paterna, nel Regno di Dio, nella Luce, nella Via, nella Verità, nella Vita. E sono anche Colui che è venuto a radunare il gregge rimasto senza guida e a condurlo in un unico ovile: in quello del Padre. Io so la porta dell’Ovile, perché sono insieme Porta e Pastore. E vi entro e vi esco come e quando voglio. E vi entro liberamente, e dalla porta, perché sono il vero Pastore.
28Quando uno viene a dare alle pecore di Dio altre indicazioni, o cerca traviarle portandole ad altre dimore e ad altre vie, non è il buon Pastore, ma è un pastore idolo.
Il pastore ladro e assassino (Gv 10,1)[227].
29E così, chi non entra dalla porta dell’ovile, ma cerca di entrarvi da un’altra parte scavalcando il recinto, non è il pastore ma un ladro e un assassino che vi entra con intento di rubare e di uccidere, perché gli agnelli predati non abbiano voce di lamento e non richiamino l’attenzione dei guardiani e del pastore. Anche fra le pecore del gregge d’Israele cercano di insinuarsi dei falsi pastori per traviarle fuori dai pascoli, lontane dal Pastore vero. E vi entrano disposti anche a strapparle dal gregge con la violenza, e all’occorrenza sono anche disposti ad ucciderle e colpirle in tante maniere, perché non parlino dicendo al Pastore le astuzie dei falsi pastori né gridino a Dio di proteggerle contro i loro avversari e gli avversari del Pastore.
Il Buon Pastore (Gv 10,2-6)[228].
30Io sono il buon Pastore e le mie pecore mi conoscono, e mi conoscono coloro che sono in eterno i portinai del vero Ovile. Essi hanno conosciuto Me e il mio Nome e lo hanno detto perché fosse noto ad Israele, e mi hanno descritto e preparato le mie vie, e quando la mia voce si è udita, ecco che l’ultimo di essi mi ha aperto la porta, dicendo al gregge in attesa del vero Pastore, al gregge stretto intorno al suo bastone: “Ecco! Questo è Colui di cui ho detto che viene dietro di me. Uno che mi precede perché esisteva prima di me ed io non lo conoscevo. Ma per questo, perché siate pronti a riceverlo, sono venuto a battezzare con l’acqua, affinché fosse manifestato in Israele”[229].
31E le pecore buone hanno sentito la mia voce e, quando le ho chiamate per nome, esse sono accorse e le ho condotte meco, così come fa un vero pastore noto alle pecore che lo riconoscono alla voce e lo seguono dovunque egli vada. E quando le ha fatte uscire tutte, cammina davanti ad esse, ed esse gli vanno dietro perché amano la voce del pastore. Mentre non vanno dietro ad uno straniero, ma anzi fuggono lontano da lui perché non lo conoscono e lo temono. Io pure cammino davanti alle mie pecore per segnare loro la via ed affrontare per primo i pericoli e segnalarli al gregge, che voglio condurre in salvo nel mio Regno».
Il Regno di Dio e il suo vero Messia.
Il Regno del Messia
32«Che Israele non è più forse il regno di Dio?».
«Israele è il luogo da dove il popolo di Dio deve assurgere alla vera Gerusalemme e al Regno di Dio».
33«E il Messia promesso, allora? Quel Messia che Tu asserisci di essere, non deve dunque rendere trionfante Israele, glorioso, padrone del mondo, assoggettando al suo scettro tutti i popoli e vendicandosi, oh!, vendicandosi ferocemente di tutti coloro che lo hanno assoggettato da quando è popolo? Non è vero nulla di questo, allora? Tu neghi i profeti? Tu dici stolti i rabbi nostri? Tu…».
34«Il Regno del Messia non è di questo mondo[230]. Esso è il Regno di Dio[231], fondato sull’amore[232]. Non altro è. E il Messia non è re di popoli e milizie[233], ma re di spiriti[234]. Dal popolo eletto verrà il Messia, dalla stirpe regale, e soprattutto da Dio che lo ha generato e mandato[235]. Dal popolo di Israele si è iniziata la fondazione del Regno di Dio, la promulgazione della Legge d’amore, l’annuncio della buona Novella della quale parla il profeta[236]. Ma il Messia sarà Re del mondo[237], Re dei re, e il suo Regno non avrà limite e confine, né nel tempo[238] né nello spazio[239]. Aprite gli occhi ed accettate la verità».
35«Non abbiamo capito niente del tuo farneticare. Dici parole senza nesso. Parla e rispondi senza parabole. Sei o non sei il Messia?».
36«E non avete ancora capito? Vi ho detto che sono Porta e Pastore per questo. Finora nessuno ha potuto entrare nel Regno di Dio perché esso era murato e senza uscite. Ma ora Io sono venuto e la porta per entrare in esso è fatta».
Le azioni mostrano il vero Messia.
37«Oh! Altri hanno detto di essere il Messia, e sono poi stati riconosciuti per dei ladroni e dei ribelli, e la giustizia umana ha punito la loro ribaldine[240]. Chi ci assicura che Tu non sei come essi? Siamo stanchi di soffrire e di far soffrire al popolo il rigore di Roma, in grazia di mentitori che si dicono re e fanno alzare il popolo a sommossa!».
38«No. Non è esatta la vostra frase. Voi non volete soffrire, ciò è vero. Ma che il popolo soffra non ve ne duole. Tanto è vero che al rigore di chi ci domina unite il vostro rigore, opprimendo con le decime esose e molte altre cose il popolo minuto. Chi vi assicura che Io non sia un malandrino? Le mie azioni. Non sarò Io quello che fa pesante la mano di Roma. Ma anzi, se mai, Io la alleggerisco consigliando a dominatori e dominati pazienza e umanità. Almeno queste».
39Molta gente -perché ormai molta se ne è aggruppata e sempre cresce, tanto che ne è ingombro il traffico sulla via grande e perciò rifluiscono tutti nel vicoletto, sotto le volte del quale le voci rimbombano- approva dicendo: «Ben detto per le decime! E’ vero! Egli consiglia a noi sommissione e ai romani pietà».
L’ unico e vero Messia (Gv 10,7-8)[241].
40I farisei, come sempre, si inveleniscono per le approvazioni della folla e divengono ancor più mordenti nel tono con cui si rivolgono al Cristo. «Rispondi senza tante parole e dimostra che sei il Messia».
41«In verità, in verità Io vi dico che lo sono. Io, Io soltanto sono la Porta dell’ovile dei Cieli. Chi non passa da Me non può entrare. È vero. Ci sono stati altri falsi Messia, e altri ancora ce ne saranno. Ma l’unico e vero Messia sono Io. Quanti sin qui sono venuti, dicendosi tali, non lo erano, ma erano soltanto ladri e briganti. E non solo quelli che si facevano chiamare Messia da pochi del loro stesso animo, ma anche altri ancora che, senza darsi quel nome, esigono però un’adorazione che neppure al vero Messia viene data. Chi ha orecchie per intendere intenda.
42Però osservate. Né ai falsi Messia né ai falsi pastori e maestri le pecore hanno dato ascolto, perché il loro spirito sentiva la falsità della loro voce che voleva mostrarsi dolce ed era crudele. Soltanto dei caproni li hanno seguiti per essere loro compagni nelle ribalderie. Caproni selvatici, indomiti, che non vogliono entrare nell’Ovile di Dio, sotto lo scettro del vero Re e Pastore. Perché questo, ora, si ha in Israele. Che Colui che è il Re dei re diviene il Pastore del gregge, mentre un tempo colui che era pastore di greggi divenne re, e l’Uno e l’altro vengono da un’unica radice, da quella di Isai, come è detto nelle promesse e profezie.
Un solo ovile sotto un solo Pastore.
I falsi pastori (Gv 10,9-10)[242].
43I falsi pastori non hanno avuto parole sincere né atti di conforto. Essi hanno disperso e torturato il gregge, o lo hanno abbandonato ai lupi, o lo hanno ucciso per trarne profitto vendendolo per assicurarsi la vita, o gli hanno sottratto i pascoli per fare di essi dimore di piacere e boschetti per gli idoli.
44Sapete quali sono i lupi? Sono le male passioni, i vizi che gli stessi falsi pastori hanno insegnato al gregge, praticandoli essi per primi.
45E sapete quali sono i boschetti degli idoli? Sono i propri egoismi davanti ai quali troppi bruciano incensi.
46Le altre due cose non hanno bisogno di essere spiegate perché è fin troppo chiaro il sermone. Ma che i falsi pastori così facciano è logico. Non sono che ladri che vengono per rubare, uccidere e distruggere, per portare fuori dall’ovile in pascoli infidi, o condurre a falsi ovili che non sono che macelli.
47Ma quelli che passano da Me sono al sicuro e potranno uscire per andare ai miei pascoli, o rientrare per venire ai miei riposi, e farsi robusti e pingui di succhi santi e sani. Perché Io sono venuto per questo. Perché il mio popolo, le mie pecorelle, sin qui magre e afflitte, abbiano la vita, e vita abbondante, e di pace e letizia. E tanto voglio questo che sono venuto a dar la mia vita perché le mie pecore abbiano la Vita piena e abbondante dei figli di Dio.
Il pastore mercenario (Gv 10,11-13)[243].
48Io sono il Pastore buono. E un pastore quando è buono dà la vita per difendere il suo gregge dai lupi e dai ladroni, mentre il mercenario, che non ama le pecore ma il denaro che ricava dal condurle ai pascoli, non si preoccupa che di salvare se stesso e il gruzzolo che ha in seno e, quando vede venire il lupo o il ladrone, fugge, salvo poi tornare a prendere qualche pecora lasciata malviva dal lupo, o dispersa dal ladrone, e uccidere la prima per mangiarla, o vendere come sua la seconda, aumentando il gruzzolo e dicendo poi al padrone, con bugiarde lacrime, che neppure una delle pecore si è salvata. Che importa al mercenario se il lupo azzanna e disperde le pecore, e il ladrone ne fa razzia per portarle al beccaio? Ha forse vegliato su esse mentre crescevano, e faticato per farle robuste?
Il buon pastore dà la vita per le pecore (Gv 10,14-15)[244].
49Ma colui che è padrone e sa quanto costi una pecora, quante ore di fatica, quante veglie, quanti sacrifici, le ama ed ha cura di esse che sono il suo bene. Ma Io sono più che un padrone. Io sono il Salvatore del mio gregge e so quanto mi costi anche la salvezza di un’anima sola, e perciò sono pronto a tutto pur di salvare un’anima. Essa mi è stata affidata dal Padre mio. Tutte le anime mi sono state affidate col comando che Io ne salvi unnumero stragrande.
50Quante più ne riuscirò a strappare alla morte dello spirito, e tanto più il Padre mio avrà gloria. E perciò Io lotto per liberarle da tutti i loro nemici, ossia dal loro io, dal mondo, dalla carne, dal demonio, e dai miei avversari che me le contendono per darmi dolore. Io faccio questo perché conosco il pensiero del Padre mio. E il Padre mio mi ha mandato a fare questo perché conosce il mio amore per Lui e per le anime. E anche le pecore del mio gregge conoscono Me e il mio amore, e sentono che Io sono pronto a dare la mia vita per dare ad esse la gioia.
Un solo Ovile sotto un solo Pastore (Gv 10,16)[245].
51E ho altre pecorelle. Ma non sono di questo Ovile. Perciò non mi conoscono per ciò che Io sono, e molte ignorano che Io sia e chi Io sia. Pecorelle che a molti fra noi paiono peggio di capre selvagge e riputate indegne di conoscere la Verità e di avere la Vita e il Regno. Eppure non è così. Il Padre vuole anche queste, e perciò devo avvicinare anche queste, farmi conoscere, fare conoscere la buona Novella, condurle ai pascoli miei, radunarle. Ed esse pure daranno ascolto alla mia voce perché finiranno ad amarla. E si avrà un solo Ovile sotto un solo Pastore, e il Regno di Dio sarà composto sulla Terra, pronto ad essere trasportato e accolto nei Cieli[246], sotto il mio scettro e il mio segno e il mio vero Nome. Il mio vero Nome! È noto a Me soltanto!
52Ma quando il numero degli eletti sarà completo, e fra inni di tripudio si assideranno alla grande cena di nozze dello Sposo con la Sposa, allora il mio Nome sarà conosciuto dai miei eletti che per fedeltà ad Esso si saranno santificati, pur senza conoscere tutta l’estensione e la profondità di ciò che è essere segnati dal mio Nome e premiati per il loro amore ad Esso, né quale sia il premio… Questo Io voglio dare alle mie pecore fedeli. Ciò che è la mia stessa gioia…».
53Gesù gira uno sguardo lucido di un pianto estatico sui visi rivolti a Lui, e un sorriso gli tremula sul labbro, un sorriso talmente spiritualizzato nel volto spiritualizzato che un brivido scuote la folla, che intuisce il rapimento del Cristo in una visione beatifica e il suo desiderio d’amore di vederla compita. Si riprende. Chiude un istante gli occhi, celando il mistero che la sua mente vede e che l’occhio potrebbe troppo tradire, e riprende:
Volontaria immolazione del Messia (Gv 10,17-18)[247].
54«Per questo mi ama il Padre, o mio popolo, o mio gregge! Perché per te, per il tuo bene eterno Io do la vita. Poi la riprenderò. Ma prima la darò perché tu abbia la vita e il tuo Salvatore a vita di te stesso. E la darò in modo che tu te ne pasca, mutandomi da Pastore in pascolo e fonte che daranno cibo e bevanda, non per quaranta anni come per gli ebrei nel deserto, ma per tutto il tempo di esilio per i deserti della Terra. Nessuno, in realtà, mi toglie la vita. Né coloro che amandomi con tutti loro stessi meritano che Io la immoli per loro, né coloro che me la levano per odio smisurato e paura stolta. Nessuno me la potrebbe levare se da Me Io non consentissi a darla e se il Padre non lo permettesse, presi ambedue da un delirio d’amore per l’Umanità colpevole. Da Me stesso Io la dono. E ho il potere di riprenderla quando voglio, non essendo conveniente che la Morte possa prevalere sulla Vita. Perciò il Padre mi ha dato questo potere, ed anzi il Padre questo mi ha comandato di fare. E per la mia vita, offerta e consumata, i popoli diverranno un unico popolo: il mio, il Popolo celeste dei figli di Dio, separandosi nei popoli le pecore dai caproni e seguendo le pecore il loro Pastore nel Regno della Vita eterna».
La buona volontà fa scuola.
55E Gesù, che ha fino allora parlato forte, si volge sottovoce a Sidonia detto Bartolmai, rimasto sempre davanti a Lui con il suo cestone di mele fragranti ai piedi, e gli dice: «Tu hai dimenticato tutto per Me. Ora sarai certamente punito e perderai il posto. Lo vedi? Io ti porto sempre dolore. Per Me hai perduto la sinagoga e ora perderai il padrone…».
56«E che me ne faccio di tutto ciò, se ho Te? Tu solo hai valore per me. E lascio tutto per seguirti, sol che Tu me lo concedi. Lascia soltanto che porti queste frutta a chi le ha comperate e poi sono con Te».
57«Andiamo insieme. Poi andremo da tuo padre. Perché tu hai un padre e devi onorarlo col chiedergli la sua benedizione».
58«Sì, Signore. Tutto ciò che vuoi. Però insegnami molto perché io non so nulla, proprio nulla, neppur leggere e scrivere, perché ero cieco».
59«Non preoccuparti di ciò. La buona volontà ti farà scuola».
Dissenso tra i Giudei (Gv 10,19-21)[248].
60E si avvia per tornare sulla via principale, mentre la folla commenta, discute, litiga anche, incerta fra i diversi pareri che sono sempre i soliti: è Gesù di Nazaret un ossesso o un santo?La folla, discorde, disputa mentre Gesù si allontana.
15. Al Tempio nella
festa della Dedicazione, Gesù si manifesta
vero Dio e
tentano di lapidarlo[249].
Nella Casa del Padre.
Mattinata fredda e ventosa (Gv 10,22)[250].
1Stare fermi non è possibile nella mattinata fredda e ventosa. Sulla cima del Moria il vento che viene in direzione nord-est si abbatte frizzante, facendo svolazzare le vesti e arrossando i volti e gli occhi. Eppure vi è della gente che è salita al Tempio per le preghiere. Mancano invece assolutamente i rabbi coi rispettivi gruppi degli allievi. E il portico pare più vasto, e soprattutto più dignitoso, privato della congrega vociante e pomposa che l’occupa di solito.
2E deve essere una cosa molto strana vederlo così vuoto, perché tutti se ne stupiscono come di cosa nuova. E Pietro se ne insospettisce anche. Ma Tommaso, che sembra ancor più robusto, avvolto come è in un largo e pesante mantello, dice: «Si saranno chiusi in qualche stanza per paura di perdere la voce. Li rimpiangi?», e ride.
3«Io no! Mai più li vedessi! Ma non vorrei che fosse…», e guarda l’Iscariota che non parla, ma che afferra l’occhiata di Pietro e dice: «Veramente hanno promesso di non dare altra noia, fuorché nel caso che il Maestro li… scandalizzi. Certo che saranno vigilanti, ma posto che qui non si pecca, né si offende, essi stanno assenti».
«Meglio così. E Dio ti benedica, ragazzo, se ci sei riuscito a farli ragionare».
4É presto ancora. Poca gente è nel Tempio. Dico «poca», e questo pare, data la vastità di esso, che per apparire pieno abbisogna di masse di popolo. Due o trecento persone neppur si vedono in quel complesso di cortili, portici, atri, corridoi…
Il Messia passeggia nel tempio (Gv 10,23)[251].
5Gesù, unico Maestro nel vasto portico dei Pagani, va in su e in giù, parlando con i suoi e con i discepoli che ha trovato già nel recinto del Tempio. Risponde alle loro obbiezioni o domande, chiarisce punti che essi non hanno saputo chiarire a se stessi e ad altri.
6Vengono due gentili, lo guardano, vanno via senza dire nulla. Passano degli addetti al Tempio, lo guardano, ma non dicono nulla neppur loro. Qualche fedele si accosta, saluta, ascolta. Ma sono pochi ancora.
7«Restiamo qui ancora?», domanda Bartolomeo.
«Fa freddo e non c’è nessuno. Però fa piacere essere qui così in pace. Maestro, oggi sei proprio nella Casa del Padre tuo. E da padrone», dice sorridendo Giacomo d’Alfeo. E soggiunge: «Così doveva essere il Tempio quando erano Nehemia ed i re saggi e pii[252]».
Il Messia medico dei corpi.
8«Io direi di andare. Di là ci spiano…», dice Pietro.
«Chi? Farisei?».
«No. Quelli che sono passati prima ed altri. Andiamo via, Maestro…».
9«Attendo dei malati. Mi hanno visto entrare in città, la voce certo si è sparsa. Nelle ore più calde verranno. Restiamo almeno sino ad un terzo da sesta», risponde Gesù. E riprende a camminare avanti e indietro per non rimanere fermo in quell’aria cruda.
Infatti dopo un poco, quando il sole cerca di mitigare gli effetti del tramontano, viene una donna con una bambina malata e chiede la guarigione. Gesù l’accontenta. La donna depone il suo obolo ai piedi di Gesù dicendo: «Questo per altri bambini che soffrono»[253]. L’Iscariota raccoglie le monete.
10Più tardi, su una barellina, portano un uomo anziano, malato nelle gambe. E Gesù lo risana.
Il Messia rimette in libertà gli oppressi[254].
11Terzo viene un gruppo di persone e pregano Gesù di uscire fuor dalle mura del Tempio per cacciare il demonio da una fanciulla, i cui gridi laceranti si sentono fin lì dentro. E Gesù si avvia dietro questi, uscendo nella strada che conduce in città. Della gente, fra la quale sono degli stranieri, si è stretta intorno a quelli che tengono la giovinetta, che spuma e si divincola stravolgendo gli occhi. Parolacce di ogni sorta escono dalle sue labbra, e tanto più escono più Gesù si avvicina a lei, così come cresce il suo dibattersi. A fatica la tengono quattro uomini giovani e robusti. E, con gli improperi, prorompono gridi di riconoscimento al Cristo e suppliche affannose dello spirito che la tiene per non essere cacciato, e anche delle verità, ripetute con monotonia: «Via! Non mi fate vedere questo maledetto! Va’ via! Via! Causa della nostra rovina. Lo so chi Tu sei. Tu sei… Tu sei il Cristo. Tu sei… Non ti ha unto altro olio che quello di lassù. La potenza del Cielo ti copre e ti difende. Ti odio! Maledetto! Non mi cacciare. Perché cacci noi e non ci vuoi, mentre tieni vicino una legione di demoni in un solo? Non lo sai che tutto l’inferno è in uno[255]? Sì che lo sai… Lasciami qui, almeno sino all’ora di…». La parola si arresta delle volte come strozzata, altre volte cambia, o si ferma prima, o si prolunga fra gridi disumani come quando urla: «Lasciami entrare almeno in lui. Non mi mandare là nell’Abisso! Perché ci odii, o Gesù, Figlio di Dio? Non ti basta ciò che sei? Perché vuoi comandare anche su noi? Non vogliamo comando, noi! Perché sei venuto a perseguitarci, se noi ti abbiamo rinnegato? Va’ via! Non ci versare addosso i fuochi del Cielo! I tuoi occhi! Quando saranno spenti noi rideremo… Ah! No! Neanche allora… Tu ci vinci! Ci vinci! Sii maledetto Te e il Padre che ti ha mandato, e quello che da voi viene ed è voi[256]… Aaaah!».
12L’ultimo grido è addirittura spaventoso, di creatura scannata nella quale lentamente entri il ferro omicida, ed è originato dal fatto che Gesù, dopo aver troncato molte volte, per comando mentale, le parole dell’ossessa, pone fine ad esse toccando con un dito la fronte della giovinetta. E il grido termina in una convulsione orrenda, sinché, con un fragore che ha della risata e del grido di un animale da incubo, il demonio la lascia urlando: «Ma non vado lontano… Ah! Ah! Ah!», seguito subito dallo schianto secco come di un fulmine, nonostante che il cielo sia tersissimo.
Parole di demonio non vanno ascoltate.
13Molti scappano terrorizzati. Altri si affollano ancor più ad osservare la giovinetta che si è calmata di colpo, accasciandosi fra le braccia di chi la teneva. Sta così pochi attimi e poi apre gli occhi, sorride, si vede fra la gente senza velo sul volto e sul capo e reclina il viso, per nasconderselo, sul braccio che alza al volto. Chi è con lei vorrebbe che ella ringraziasse il Maestro. Ma Egli dice: «Lasciatela nel suo pudore. La sua anima mi ringrazia già. Riconducetela a casa, dalla madre. Éil posto suo di fanciulla…», e volge le spalle alla gente rientrando nel Tempio, al posto di prima.
14«Hai visto, Signore, che molti giudei ci erano venuti alle spalle? Ne ho riconosciuti alcuni… Eccoli là! Sono quelli che ci spiavano prima. Guarda come disputano fra loro…», dice Pietro.
15«Staranno stabilendo in chi di loro è entrato il diavolo. C’è anche Nahum, il fiduciario di Anna. É tipo adatto…», dice Tommaso.
16«Sì. E tu non hai visto, perché avevi le spalle voltate. Ma il fuoco si è aperto proprio sul suo capo», dice Andrea quasi battendo i denti.
«Io gli ero vicino e ho avuto una paura!…»
17«Veramente erano tutti uniti, loro. Però io ho visto il fuoco aprirsi su di noi e ho creduto di morire… Anzi ho tremato per il Maestro. Pareva proprio sospeso sul suo capo», dice Matteo.
18«Ma no. Io invece l’ho visto uscire dalla fanciulla e scoppiare sul muro del Tempio», ribatte Levi, il pastore discepolo.
19«Non discutete fra voi. Il fuoco non indicò né questo né quello. Fu solo il segno che il demonio era fuggito», dice Gesù.
«Ma ha detto che non andava lontano!…», obbietta Andrea.
20«Parole di demonio… Non vanno ascoltate. Lodiamo piuttosto l’Altissimo per questi tre figli di Abramo guariti nel corpo e nell’anima».
“Se tu sei il Messia dillo a noi” (Gv 10,24-25)[257].
21Intanto molti giudei, sbucati da questa e quella parte -ma non fanno parte dei loro gruppi né un fariseo, né uno scriba, né un sacerdote- si avvicinano e circondano Gesù, e uno si fa avanti dicendo: «Grandi cose Tu hai fatto in questo giorno! Opere veramente da profeta, e gran profeta. E gli spiriti degli abissi hanno detto di Te cose grandi. Ma le loro parole non possono essere accettate se non le conferma la tua parola. Noi sbigottiamo per quelle parole. Ma anche temiamo un grande inganno, poiché è noto che Belzebù è spirito di menzogna. Non vorremmo ingannarci né essere ingannati. Dicci dunque chi sei, con la tua bocca di verità e giustizia».
22«E non ve l’ho detto molte volte chi Io sono? Sono quasi tre anni che ve lo dico, e prima di Me ve lo disse Giovanni al Giordano e la Voce di Dio dai Cieli».
23«E’ vero. Ma noi non c’eravamo le altre volte. Noi… Tu che sei giusto devi capire il nostro affanno. Noi vorremmo credere in Te come Messia. Ma troppe volte ormai il popolo di Dio fu ingannato da falsi Cristi. Consola il nostro cuore, che spera e che attende, con una sicura parola, e noi ti adoreremo».
24Gesù li guarda severamente. I suoi occhi sembrano perforare le carni e mettere a nudo i cuori. Poi dice: «In verità molte volte gli uomini sanno dire menzogne meglio di Satana. No. Voi non mi adorerete. Mai. Qualunque cosa Io vi dica. E, anche giungeste a farlo, chi adorereste voi?».
«Chi? Ma il nostro Messia!».
25«Sareste da tanto? Chi è per voi il Messia? Rispondete, perché Io sappia ciò che valete».
«Il Messia? Ma il Messia è colui che per mandato di Dio riunirà lo sparso Israele e ne farà un popolo trionfale, sotto il cui potere sarà il mondo. E che? Tu non lo sai ciò che è il Messia?».
26«Lo so come voi non lo sapete. Per voi dunque è un uomo che, superando Davide e Salomone e Giuda Maccabeo[258], farà di Israele la Nazione regina del mondo?».
27«Questo è. Dio lo ha promesso. Ogni vendetta, ogni gloria, ogni rivendicazione, verrà dal promesso Messia».
28«É detto: “Non adorerai altro che il Signore Iddio tuo”. Perché allora voi mi adorereste, se in Me soltanto poteste vedere l’Uomo-Messia?».
«E che altro dobbiamo vedere in Te?».
29«Che? E con questi sentimenti mi venite ad interrogare? Razza di vipere subdole e velenose! E sacrileghe anche. Perché, se in Me voi non poteste vedere altro che il Messia umano e mi adoraste, sareste idolatri. Solo a Dio va data adorazione. Ed in verità vi dico una volta ancora che Colui che vi parla è da più del Messia che voi vi fingete con missione e mansioni e poteri quali voi, privi di spirito e sapienza, vi immaginate. Il Messia non viene a dare al suo popolo un regno quale voi vi credete, non viene ad esercitare vendette su altri potenti. Il suo Regno non è di questo mondo e il suo potere supera ogni potere limitato del mondo».
Volontari dell’opposizioni.
30«Tu ci mortifichi, Maestro. Se sei Maestro e noi siamo ignoranti, perché non ci vuoi istruire?».
«Sono tre anni che lo faccio, e voi siete sempre più nelle tenebre perché respingete la Luce».
31«E’ vero. Forse è vero. Ma ciò che fu per il passato può non più essere nell’avvenire. E che? Tu che hai pietà dei pubblicani e delle meretrici e che assolvi i peccatori, vuoi essere senza pietà con noi, solo perché siamo di dura cervice e stentiamo a comprendere chi Tu sei?».
32«Non è che stentiate. È che non volete capire. Essere ebeti non sarebbe una colpa. Dio ha tante luci che potrebbe fare luce nell’intelletto più ottuso ma pieno di buona volontà. In voi questa manca. Anzi avete volontà opposta. Per questo non comprendete chi Io sono».
Le opere del Messia testimoniano sul Messia Gv 10,25[259]
33«Sarà come Tu dici. Tu vedi come siamo umili. Ma te ne preghiamo nel nome di Dio. Rispondi alle nostre domande. Non ci tenere più oltre sospesi. Fino a quando il nostro animo deve rimanere incerto? Se sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
34«Ve l’ho detto. Nelle case, nelle piazze, per le vie, per i paesi, sui monti, lungo i fiumi, in faccia al mare, di fronte ai deserti, nel Tempio, nelle sinagoghe, sui mercati ve l’ho detto, e voi non credete. Non c’è posto di Israele che non abbia sentito la mia voce. Persino i luoghi che portano abusivamente il nome di Israele da secoli, ma che sono separati dal Tempio, persino i luoghi che hanno dato il nome a questa nostra Terra, ma che da dominanti sono divenuti soggetti, e mai però si liberarono completamente dai loro errori per venire alla Verità, persino la Siro-Fenicia, dai rabbi sfuggita come terra di peccato, hanno sentito la mia voce e conosciuto il mio essere.
35Ve l’ho detto, e alle mie parole non credete. Ho fatto, e alle mie azioni non avete posto mente con spirito buono. Lo aveste fatto, con l’intenzione retta di sincerarvi su di Me, sareste giunti alla fede in Me, perché le opere che Io faccio nel nome del Padre mio testimoniano di Me. Quelli di buona volontà, che sono venuti al mio seguito perché mi hanno riconosciuto Pastore, hanno creduto alle mie parole e alla testimonianza che danno le mie opere.
36E che? Credete forse che ciò che Io faccio non abbia un fine di vostra utilità? Di utilità per le creature tutte? Disingannatevi. E non vogliate pensare che l’utile è dato dalla salute del singolo, riacquistata per il mio potere, o dalla liberazione dall’ossessione o dal peccato di questo o quello. Questa è un’utilità circoscritta all’individuo. Troppo poca cosa rispetto alla potenza che viene sprigionata, e dalla fonte soprannaturale, più che soprannaturale, divina, che la sprigiona, per essere l’unica utilità. Vi è l’utilità collettiva delle opere che Io faccio. L’utilità di levare ogni dubbio agli incerti, di convincere i contrari oltre che di rinforzare sempre più la fede dei credenti.
37Per questa utilità collettiva, a favore di tutti gli uomini presenti e futuri, perché le mie opere testimonieranno di Me presso i futuri e li convinceranno di Me, il Padre mio mi dà potere di fare ciò che faccio. Nulla è fatto senza un fine buono nelle opere di Dio. Ricordatevelo sempre. Meditate questa verità».
Le vittorie sul Male sono la corona degli eletti.
38Gesù ha un momento di arresto. Fissa lo sguardo su un giudeo che sta a capo chino e dice poi: «Tu che stai così pensando, tu dalla veste color d’uliva matura, ti chiedi se ha fine buono anche Satana. Non essere stolto per essere a Me contrario e cercare l’errore nelle mie parole. Ti rispondo che Satana non è opera di Dio, ma della libera volontà dell’angelo ribelle. Dio lo aveva fatto suo ministro glorioso[260], e perciò lo aveva creato a fine buono. Ecco, ora tu, parlando col tuo io, dici: “Allora Dio è stolto, perché aveva donato la gloria ad un futuro ribelle e affidato i suoi voleri ad un disubbidiente”.
39Ti rispondo: “Dio non è stolto ma perfetto nelle sue azioni e pensieri. É il Perfettissimo. Le creature sono imperfette, anche le più perfette. Sempre un punto di inferiorità è in esse rispetto a Dio. Ma Dio, che le ama, ha concesso alle creature la libertà di arbitrio, perché attraverso ad essa la creatura si completi nelle virtù e si faccia perciò più simile al Dio e Padre suo”. E ancora ti dico, o derisore e astuto cercatore del peccato nelle mie parole, che dal Male, che si è volontariamente formato, Dio trae ancora un fine buono: quello di servire a far possessori gli uomini di una gloria meritata[261]. Le vittorie sul Male sono la corona degli eletti. Se il Male non potesse suscitare una conseguenza buona per i volonterosi di volontà buona, Dio lo avrebbe distrutto. Perché nulla di quanto è nel Creato deve essere totalmente privo di incentivo o di conseguenza buoni.
40Non rispondi? Ti è duro dover proclamare che ti ho letto in cuore e che ho vinto le illazioni ingiuste del tuo pensiero tortuoso? Non ti forzerò a farlo. Al cospetto di tanti ti lascio nella tua superbia. Non reclamo che tu mi proclami vittorioso. Ma quando sarai solo con questi, simili a te, e con quelli che vi hanno mandato, allora confessa pure che Gesù di Nazaret ha letto i pensieri della tua mente e ti ha strangolato le obbiezioni nella strozza con la sola arma della sua parola di verità.
41Ma abbandoniamo questa interruzione personale e torniamo ai molti che mi ascoltano. Se anche uno solo di tanti, per le mie parole, convertisse il suo spirito alla Luce, sarebbe ricompensata la mia fatica di parlare a delle pietre, anzi a dei sepolcri pieni di vipere.
Quelli che non appartengono al Messia(Gv 10,26)[262].
42Dicevo che quelli che mi amano mi hanno riconosciuto Pastore per le mie parole e le mie opere. Ma voi non credete, non potete credere, perché non siete delle mie pecorelle.
43Cosa siete voi? Ve lo chiedo. Chiedetevelo nell’interno del cuore. Non siete stolti. Potete conoscervi per ciò che siete. Basta che ascoltiate la voce della vostra anima, che non è tranquilla di continuare a offendere il Figlio di Colui che l’ha creata. Voi, pur conoscendo ciò che siete, non lo direte. Non siete né umili né sinceri. Ma Io ve lo dico ciò che siete. Siete in parte lupi, in parte capretti selvatici. Ma nessuno di voi, nonostante la pelle di agnello che portate per fingervi agnelli, è vero agnello. Sotto il vello morbido e bianco avete tutti i colori feroci, le corna pontute e le zanne e gli artigli del caprone o della belva, e volete rimanere tali perché vi compiacete di esser tali, e sognate ferocia e ribellione. Perciò non mi potete amare e non potete seguirmi e comprendermi. Se entrate nel gregge è per nuocere, per dare dolore o portare disordine. Le mie pecore hanno paura di voi. Se fossero come voi siete, vi dovrebbero odiare. Ma essi non sanno odiare. Sono gli agnelli del Principe di pace, del Maestro di amore, del Pastore misericordioso. E non sanno odiare. Non vi odieranno mai, come Io non vi odierò mai.
Quelli che sono del Messia (Gv 10,27)[263].
44Lascio a voi l’odio, che è il malvagio frutto della concupiscenza triplice con l’io scatenato nell’animale uomo, che vive dimentico di essere anche spirito, oltre che carne. Io mi tengo ciò che è mio: l’amore. E questo comunico ai miei agnelli, e offro anche a voi per farvi buoni.
45Se vi faceste buoni, allora mi capireste e diverreste del mio gregge, simili agli altri che sono in esso. Ci ameremmo. Io e le mie pecore ci amiamo. Esse mi ascoltano, riconoscono la mia voce. Voi non capite ciò che è in verità conoscere la mia voce. E non avere dubbi sulla sua Origine e distinguerla fra mille altre voci di falsi profeti come vera voce venuta dal Cielo. Ora e sempre, anche fra quelli che si credono, e in parte lo sono, seguaci della Sapienza, vi saranno molti che non sapranno distinguere la mia voce da altre voci che parleranno di Dio, più o meno con giustizia, ma che saranno tutte voci inferiori alla mia…».
Quelli che seguono il Messia (Gv 10,27)[264].
46«Dici sempre che presto te ne vai e poi vuoi dire che sempre parlerai? Se te ne sarai andato non parlerai più», obbietta un giudeo con il tono sprezzante col quale parlerebbe ad un menomato mentale.
47Gesù risponde ancora, col suo tono paziente e accorato, che ha avuto soltanto un suono severo quando ha parlato in principio ai giudei, e dopo, quando ha risposto alle interne obbiezioni di quel giudeo: «Io parlerò sempre, perché il mondo non diventi tutto idolatra. E parlerò ai miei, eletti a ripetervi le mie parole. Lo Spirito di Dio parlerà, ed essi capiranno ciò che anche i sapienti non sapranno capire. Perché gli studiosi studieranno la parola, la frase, il modo, il luogo, il come, lo strumento attraverso i quali la Parola parla, mentre i miei eletti non si perderanno in questi studi inutili, ma ascolteranno, persi nell’amore, e capiranno poiché sarà l’Amore quello che parlerà. Essi distingueranno le ornate pagine dei dotti o le bugiarde pagine dei falsi profeti, dei rabbi di ipocrisia che insegnano dottrine inquinate o insegnano ciò che essi non praticano, dalle parole semplici, vere, profonde che da Me verranno. Ma il mondo li odierà per questo, perché il mondo odia Me-Luce e odia i figli della Luce, il tenebroso mondo che ama le tenebre propizie al suo peccare. Le mie pecore conoscono e conosceranno Me e mi seguiranno sempre, anche sulle vie di sangue e di dolore che Io percorrerò per il primo ed essi percorreranno dopo di Me. Le vie che conducono alla Sapienza le anime. Le vie che il sangue e il pianto dei perseguitati, perché insegnano la giustizia, fanno luminose perché spicchino nella caligine dei fumi del mondo e di Satana, e siano come scie di stelle per condurre chi cerca la Via, la Verità, la Vita, e non trova chi ad esse li conduca. Perché di questo hanno bisogno le anime: di chi le conduca alla Vita, alla Verità, alla Via giusta.
Il Messia dà ai suoi la vita eterna (Gv 10,28)[265].
48Dio è pietoso verso le anime che cercano e non trovano, non per loro colpa, ma per infingardia dei pastori idoli. Dio è pietoso verso le anime che, lasciate a se stesse, si smarriscono e vengono accolte da ministri di Lucifero, pronti ad accogliere gli smarriti per farne proseliti delle loro dottrine. Dio è pietoso per quelli che cadono nell’inganno soltanto perché i rabbi di Dio, i cosiddetti rabbi di Dio, si sono disinteressati di essi. Dio è pietoso a tutti questi che vanno incontro allo sconforto, alle caligini, alla morte per colpa dei falsi maestri, che di maestri non hanno che la veste e l’orgoglio di essere detti tali. E per queste povere anime, come ha mandato i profeti per il suo popolo, come ha mandato Me per tutto il mondo, così dopo, dopo di Me, manderà i servi della Parola, della Verità e dell’Amore, a ripetere le parole mie. Perché sono le mie parole quelle che danno la Vita. Cosicché le mie pecorelle di ora e di poi avranno la Vita che Io do loro attraverso la mia Parola che è Vita eterna per chi l’accoglie, e non periranno mai e nessuno le potrà strappare dalle mie mani».
Il Messia è Dio (Gv 10,29-31)[266].
49«Noi non abbiamo mai respinto le parole dei veri profeti. Abbiamo sempre rispettato Giovanni che è stato l’ultimo profeta», risponde con ira un giudeo, e i suoi compagni gli fanno eco.
50«É morto in tempo per non venirvi inviso ed essere perseguitato anche da voi. Se egli fosse ancora fra i vivi, il “non è lecito” detto per un incesto carnale[267] lo direbbe anche a voi, che fate un adulterio spirituale fornicando con Satana[268] contro Dio. E voi lo uccidereste come avete in animo di uccidere Me».
51I giudei tumultuano irosi, pronti già a colpire, stanchi di doversi fingere miti.
52Ma Gesù non se ne preoccupa. Alza la voce per dominare il tumulto e grida: «E mi avete chiesto chi Io sono, o ipocriti? Dicevate di voler sapere per essere sicuri? Ed ora dite che Giovanni fu l’ultimo profeta? E due volte vi condannate per peccato di menzogna. Una perché dite di non avere mai respinto le parole dei veri profeti, l’altra perché, dicendo che Giovanni è l’ultimo profeta e che voi credete ai veri profeti, escludete che Io sia anche profeta, almeno profeta, e profeta vero. Bocche di menzogna! Cuori d’inganno! Sì, in verità in verità Io, qui nella casa del Padre mio, proclamo che Io sono più che Profeta. Io ho quello che il Padre mio mi ha donato. Quello che il Padre mio mi ha donato è più prezioso di tutto e di tutti, perché è cosa sulla quale il volere e il potere degli uomini non può mettere le mani rapaci. Io ho quello che Dio mi ha donato e che, pur essendo in Me, è sempre in Dio, e nessuno può rapirlo dalle mani del Padre mio né a Me, perché è l’uguale Natura Divina. Io e il Padre siamo Uno».
53«Ah! Orrore! Bestemmia! Anatema!!». L’urlìo dei giudei rimbomba nel Tempio, e ancora una volta le pietre, usate dai cambiavalute e dai venditori di bestiame per tenere in sesto i loro recinti, sono fornitura per quelli che cercano armi atte a colpire.
54Ma Gesù si aderge con le braccia incrociate sul petto. É salito sopra un sedile di pietra per essere anche più alto e visibile, e di là li domina coi raggi dei suoi occhi di zaffiro. Domina e dardeggia. É così maestoso che li paralizza. In luogo di lanciare le pietre, le gettano o le tengono in mano, ma senza avere più l’audacia di lanciarle contro di Lui. Anche le urla si calmano in uno sbigottimento strano. É proprio Dio che balena nel Cristo. E quando Dio balena così, l’uomo anche più protervo si fa piccolo e spaurito.
55Penso quale mistero è nascosto nell’aver potuto i giudei essere tanto feroci nel Venerdì Santo. Quale nell’assenza di questo potere di dominazione nel Cristo in quel giorno. Veramente era l’ora delle Tenebre, l’ora di Satana, ed essi soli regnavano… La Divinità, la Paternità di Dio aveva abbandonato il suo Cristo, ed Egli era nulla più che la Vittima…
56Gesù sta così qualche minuto. Poi riprende a parlare a questa turba venduta e vile, che ha perso ogni prepotenza soltanto per aver visto un baleno divino: «Ebbene? Che volete fare? Mi avete chiesto chi ero.
57Ve l’ho detto. Siete divenuti furenti. Vi ho ricordato quanto ho fatto, vi ho fatto vedere e ricordare molte opere buone provenienti dal Padre mio e compiute col potere che mi viene dal Padre mio. Per quale di queste opere mi lapidate? Per aver insegnato la giustizia? Per aver portato agli uomini la Buona Novella? Per essere venuto ad invitarvi al Regno di Dio? Per avere guarito i vostri malati, reso la vista ai vostri ciechi, dato moto ai paralitici, parola ai muti, liberato gli ossessi, risuscitato i morti, beneficato i poveri, perdonato ai peccatori, amato tutti, anche quelli che mi odiano: voi e quelli che vi mandano? Per quale dunque di queste opere voi mi volete lapidare?».
Le prove della divinità del Messia (Gv 10,33-38)[269].
58«Non è per le opere buone che hai fatto che ti lapidiamo, ma per la tua bestemmia, perché Tu, essendo uomo, ti fai Dio».
59«Non è scritto nella vostra Legge: “Io dissi: voi siete dèi e figli dell’Altissimo”? Ora, se “dei” nominò Dio coloro ai quali parlò, dando un mandato: quello di vivere in modo che la somiglianza e l’immagine di Dio, che è nell’uomo, appaia manifesta e l’uomo non sia né demone né bruto; se “dèi” sono detti gli uomini nella Scrittura, tutta ispirata da Dio, e perciò la Scrittura non può essere modificata né annullata secondo il piacere e l’interesse dell’uomo; perché voi dite a Me che Io bestemmio, Io che il Padre ha consacrato ed inviato nel mondo, perché dico: “Sono Figlio di Dio”? Se Io non facessi le opere del Padre mio, avreste ragione di non credere a Me. Ma Io le faccio. E voi non volete credere a Me. Credete allora almeno a queste opere, affinché sappiate e riconosciate che il Padre è in Me e che Io sono nel Padre».
Sventato il covo dei lupi (Gv 10,39)[270].
60La bufera degli urli e delle violenze rincomincia più forte di prima. Da uno dei terrazzi del Tempio, sul quale certo erano in ascolto e nascosti sacerdoti, scribi e farisei, gracchiano molte voci: «Ma impadronitevi di questo bestemmiatore. Ormai la sua colpa è pubblica. Tutti abbiamo sentito. A morte il bestemmiatore che si proclama Dio! Dategli lo stesso castigo che al figlio di Salumit di Dabri. Sia portato fuori dalla città e lapidato! E’ nel nostro diritto! É detto: “Il bestemmiatore sia messo a morte”[271]».
61Gli incitamenti dei capi acuiscono l’ira dei giudei. I quali tentano di impadronirsi di Gesù e di darlo legato in mano dei magistrati del Tempio, che stanno accorrendo seguiti dalle guardie del Tempio.
62Ma più svelti di loro sono ancora una volta i legionari che, vigilando dall’Antonia, hanno seguito il tumulto e che escono fuori dalla caserma, venendo verso il luogo dove si urla. E non portano rispetto a nessuno. Le aste delle lance manovrano a dovere sulle teste e le schiene. E si eccitano a vicenda con frizzi e insulti a lavorare sui giudei: «A cuccia, cani! Fate largo! Picchia sodo su quel tignoso, Licinio. Via! La paura vi fa puzzare più che mai! Ma che mangiate, corvacci, per essere così fetenti? Dici bene, Basso. Si purificano ma puzzano. Guarda là quel nasuto! Al muro! Al muro, che ne prendiamo i nomi! E voi, gufi, scendete di lassù. Tanto vi conosciamo. Un buon rapporto avrà da stendere il Centurione per il Preside. No! Quello lascialo. É un apostolo del Rabbi. Non vedi che ha aspetto d’uomo e non di sciacallo? Guarda! Guarda come fuggono per quella parte! E lasciali andare! Per averli persuasi bisognerebbe infilarli tutti sulle aste! Allora soltanto li avremmo domati! Fosse domani! Ah! ma tu sei preso e non scappi. Ti ho visto, sai? La prima pietra è stata la tua. Ne risponderai di aver colpito un soldato di Roma… Anche questo. Ci ha maledetti imprecando alle insegne. Ah! Sì? Proprio? Vieni, che te le faremo amare nelle nostre carceri…». E così, caricando e schernendo, acciuffando alcuni, mettendo in fuga altri, i legionari sgombrano il vasto cortile.
63Ma è soltanto quando i giudei vedono arrestare realmente due di loro, che si svelano per quel che sono: vili, vili, vili. O fuggono schiamazzando come un branco di polli che veda calare lo sparviero, o si gettano ai piedi dei militi per supplicare pietà con un servilismo e una adulazione rivoltanti.
64Un graduato, ai polpacci del quale si attacca un vecchio grinzoso, uno dei più accaniti contro Gesù, chiamandolo “magnanimo e giusto”, se ne libera con una vigorosa scossa, che manda il giudeo a ruzzolare tre passi indietro, e grida: «Va’ via, vecchia volpe tignosa». E rivolto ad un compagno, mostrando il polpaccio, dice: «Hanno unghie di volpe e bava di serpe. Guarda qui! Per Giove Massimo! Ora vado subito alle Terme a cancellare i segni di quel vecchio bavoso!», e realmente se ne va, stizzito, col suo polpaccio rigato di sgraffi.
65Ho perduto affatto di vista Gesù. Non potrei dire dove è andato, per quale porta è uscito. Ho visto soltanto per qualche tempo emergere e scomparire nella confusione i volti dei due figli di Alfeo e di Tommaso, lottanti per farsi strada, e quelli di alcuni discepoli pastori intenti allo stesso lavoro. Poi anche essi mi sono spariti e non è rimasto che l’ultimo starnazzo dei perfidi giudei, intenti a correre qua e là per sottrarsi alla cattura e al riconoscimento da parte dei legionari, per i quali ho l’impressione che fosse una festa poter menar sodo sugli ebrei, a ripagarsi di tutto l’odio di cui si sanno gratificati..
16. Rincarnazione e vita eterna nel dialogo con uno scriba[272].
La rincarnazione è un errore.
Preceduti dalla folla (Mt 14,13-14; Mc 6,33-34; Lc 9,11).[273]
1Quando Gesù mette piede sulla rive destra del Giordano, a un buon miglio, forse più, dalla penisoletta di Tarichea, là dove non vi è che campagna bella verde – perché il terreno, ora asciutto, ma umido nel profondo, mantiene vive le piante anche più esili – trova molta gente ad attenderlo.
2Gli vengono incontro i cugini con Simone Zelote: «Maestro, le barche ci hanno indicato… Forse anche Mannaen è stato un indice…».
3«Maestro», si scusa Mannaen, «io sono partito di notte per non essere visto e non ho parlato con nessuno. Credilo. Mi hanno chiesto in molti dove eri. Ma io a tutti ho detto solo: “È partito”. Ma credo che il male lo abbia fatto un pescatore dicendo che ti aveva dato la barca…».
«Quell’imbecille di mio cognato!», tuona Pietro.
4«E glielo avevo detto di non parlare! E gli avevo detto che andavamo a Betsaida! E gli avevo detto che se parlava gli strappavo la barba! E lo farò! Oh, se lo farò! E ora? Addio pace, isolamento, riposo!».
5«Buono, buono, Simone. Noi abbiamo già avuto le nostre giornate di pace. E, del resto, parte dello scopo che perseguivo l’ho avuto: ammaestrarvi, consolarvi e calmarvi per impedire offese e urti fra voi e i farisei di Cafarnao. Ora andiamo da questi che ci attendono. A premiare la loro fede e il loro amore. Anche questo amore, non è cosa che solleva? Noi soffriamo di quello che è odio. Qui è amore. Perciò godimento».
6Pietro si calma come un vento che cade di colpo. E Gesù va verso la folla dei malati, che lo attendono con il desiderio inciso sul volto, e li guarisce uno dopo l’altro, benevolo, paziente anche verso uno scriba che gli presenta il figlioletto ammalato.
Prese a insegnare loro molte cose(Mc 6,34; Lc 9,11)[274]
7È questo scriba che gli dice: «Lo vedi? Tu fuggi. Ma inutile è farlo. Odio e amore sono sagaci nel trovare. Qui l’amore ti ha trovato come è detto nel Cantico. Ormai per troppi Tu sei come lo Sposo dei Cantici. E si viene a Te come la Sulamite va allo sposo, sfidando le guardie di ronda e le quadriglie di Aminadab».
8«Perché dici questo? Perché?».
«Perché è vero. Venire è pericolo perché sei odiato. Non lo sai che ti posteggia Roma e ti odia il Tempio?».
9«Perché mi tenti, uomo? Tu metti l’insidia nelle tue parole per portare al Tempio e a Roma le mie risposte. Non con insidia Io ho curato tuo figlio…».
10Lo scriba, sotto al dolce rimprovero, china il capo confuso e confessa: «Vedo che realmente Tu vedi i cuori degli uomini. Perdona. Io vedo che realmente Tu sei santo. Perdona. Ero venuto, sì, fermentando in me il lievito che altri vi aveva messo…».
11«E che aveva trovato in te il calore adatto per fermentare».
«Sì. È vero… Ma ora ne parto senza lievito. Ossia con un lievito nuovo».
12«Lo so. E non ho rancore. Molti sono in colpa per propria volontà, molti per volontà altrui. Diversa sarà la misura con cui saranno giudicati dal giusto Iddio. Tu, scriba, sii giusto e non corrompere in avvenire come fosti corrotto. Quando le pressioni del mondo ti premeranno, guarda la grazia vivente che è tuo figlio, salvato da morte, e sii riconoscente a Dio».
«A Te».
13«A Dio. A Lui ogni onore e lode. Io sono il suo Messia e sono il primo a lodarlo e a glorificarlo. Il primo ad ubbidirlo. Perché l’uomo non si avvilisce onorando e servendo Dio in verità, ma si degrada servendo il peccato».
14«Bene dici. Sempre così parli? Per tutti?».
«Per tutti. Parlassi ad Anna o a Gamaliele, o parlassi al mendico lebbroso su una carraia, le parole sono le stesse perché la Verità è una».
15«Parla, allora, perché tutti siamo qui, mendichi di una tua parola o di una tua grazia».
16«Parlerò. Acciò non si dica che ho preconcetti verso chi è onesto nelle sue convinzioni».
17«Sono morte quelle che avevo. Ma è vero. Ero onesto in esse. Credevo servire Dio combattendo Te».
18«Sei sincero. E per questo meriti di comprendere Dio che non è mai menzogna. Ma le tue convinzioni non sono ancora morte. Io te lo dico. Sono come gramigne bruciate. Alla superficie sembrano morte e in verità hanno avuto un duro assalto che le ha sfinite. Ma le radici sono vive. Ma il terreno le nutre. Ma le rugiade le invitano a gettare nuovi rizomi, e questi nuove foglie. Bisogna sorvegliare perché ciò non avvenga, o sarai di nuovo invaso dalle gramigne. Israele è duro a morire!».
La reincarnazione è un errore
19«Deve dunque morire Israele? E pianta malvagia?».
«Deve morire per risorgere».
20«Una rincarnazione spirituale?».
21«Una evoluzione spirituale. Non ci sono rincarnazioni in nessun genere».
«C’è chi vi crede».
«Sono in errore».
«L’ellenismo ha messo anche in noi queste credenze. E i dotti se ne pascono e gloriano come di un cibo nobilissimo».
22«Contraddizione assurda in quelli che gridano l’anatema per la trascuranza di uno dei seicentotredici precetti minori».
«È vero. Ma… così è. Piace imitare ciò che pur si odia».
23«Allora imitate Me, posto che mi odiate. E meglio per voi sarà».
Lo scriba deve sorridere argutamente, per forza, per questa uscita di Gesù. La gente sta a bocca aperta ad ascoltare, e i lontani si fanno ripetere dai vicini le parole dei due.
24«Ma Tu, in confidenza, che credi della rincarnazione?».
«Che è errore. L’ho detto».
«Vi è chi sostiene che i vivi si generano dai morti e i morti dai vivi, perché ciò che è non si distrugge».
25«Ciò che eterno è non si distrugge, infatti. Ma dimmi. Secondo te, il Creatore ha limiti a Se stesso?».
«No, Maestro. Pensarlo sarebbe menomazione».
26«Tu lo hai detto. E può allora pensarsi che Egli permetta che uno spirito rincarni perché più che tanti spiriti non ce ne possono essere?».
«Non si dovrebbe pensare. Eppure vi è chi lo pensa».
27«E, ciò che è peggio, lo pensa Israele. Questo pensiero di una immortalità dello spirito – che è già grande, anche se unito all’errore di una valutazione ingiusta di come avvenga questa immortalità, in un pagano, dovrebbe essere perfetto in un Israelita. Invece, in chi lo ammette nei termini della tesi pagana, diviene pensiero ridotto, abbassato, colpevole. Non gloria del pensiero, che mostra di essere degno di ammirazione per avere rasentato da solo la Verità e che perciò testimonia della natura composita dell’uomo, come lo è nel pagano, per questa sua intuizione di una perenne vita della cosa misteriosa che ha nome anima e che ci distingue dai bruti. Ma menomazione del pensiero che, conoscendo la divina Sapienza e il Dio vero, materialista diventa anche in cosa così altamente spirituale.
La “Vita” e la vita eterna
28Lo spirito non trasmigra che dal Creatore all’essere e dall’essere al Creatore, al quale si presenta dopo la vita per avere giudizio di vita o di morte. Questa è verità. E là dove è mandato, là resta. In eterno».
«Non ammetti il Purgatorio?».
«Sì. Perché lo chiedi?».
«Perché dici “dove è mandato resta”. Il Purgatorio è temporaneo».
29«Appunto lo assorbo nel mio pensiero alla Vita eterna. Il Purgatorio è già “vita”. Tramortita, legata, ma vitale sempre. Finita la temporanea sosta nel Purgatorio[275], lo spirito conquista la perfetta Vita, la raggiunge più senza limiti e legami. Due saranno le cose che resteranno: il Cielo, l’Abisso; il Paradiso, l’Inferno. Due le categorie: i beati, i dannati. Ma da quei tre regni che ora sono, nessuno spirito tornerà mai a vestire carne. E ciò fino alla risurrezione finale, che chiuderà per sempre l’incarnazione degli spiriti nelle carni, dell’immortale nel mortale».
«Dell’eterno no?».
30«Eterno è Dio. L’eternità è non avere un principio e una fine. E ciò è Dio. L’immortalità è continuare a vivere da quando si è iniziato a vivere. E ciò è per lo spirito dell’uomo. Ecco la differenza».
«Tu dici “vita eterna”».
31«Sì. Da quando uno è creato alla vita, può, per lo spirito, per la grazia e per la volontà, conseguire la vita eterna. Non l’eternità. Vita presuppone inizio. Non si dice “vita di Dio”, perché Dio non ha avuto principio».
«E Tu?».
32«Io vivrò perché anche carne sono, e allo spirito divino ho unito l’anima del Cristo in carne d’uomo».
33«Dio è detto “il Vivente”».
34«Infatti non conosce morte. Egli è Vita. L’inesauribile Vita. Non vita di Dio. Ma Vita. Solo questo. Sono sfumature, o scriba. Ma è nelle sfumature che si ammanta Sapienza e Verità».
Cattiva volontà degli scribi e dei farisei.
35«Parli così ai gentili?».
«Non così. Non capirebbero. Mostro loro il Sole. Ma così come lo mostrerei ad un bambino fino allora cieco e stolto, e miracolosamente tornato a vista e intelligenza. Così: come astro. Senza addentrarmi a spiegarne la composizione. Ma voi di Israele non siete né ciechi né stolti. Da secoli il dito di Dio vi ha aperto gli occhi e snebbiato la mente…».
36«È vero, Maestro. Eppure siamo ciechi e stolti».
«Vi siete fatti tali. E non volete il miracolo di chi vi ama».
«Maestro…».
«È verità, scriba».
37Costui china la testa e tace. Gesù lo lascia andando oltre e, nel passare, carezza Marziam e il figlioletto dello scriba che si sono messi a giocare con dei sassolini multicolori.
38Più che una predicazione, la sua è una conversazione con questo o quel gruppo. Ma è una continua predicazione, perché risolve ogni dubbio, chiarisce ogni pensiero, riassume o dilata cose già dette o concetti ritenuti in parte da qualcuno. E le ore passano così…
17. Un mazzo di accuse[276].
Un piccolo sacro al Signore.
35Entrano nel Tempio; e mentre le donne si fermano nella parte inferiore, gli uomini proseguono per il luogo ad essi concesso.
36Giungono così al luogo dove vengono presentati i fanciulli e purificate le donne. Un piccolo gruppetto di gente accompagna una giovane madre e si ferma ad osservare le cerimonie del rito.
«Un piccolo sacro al Signore, Maestro!», dice Andrea che osserva la scena.
«É, se non erro la donna di Cesarea di Filippo, quella del castello. Mi è passata davanti mentre ti aspettavamo alla porta Dorata», dice Giacomo d’Alfeo.
«Sì. C’è anche la suocera e l’intendente di Filippo. Non ci hanno visti. Ma noi abbiamo visto loro», aggiunge il Taddeo. E Matteo aggiunge: «Noi due abbiamo invece visto Maria di Simone con un vecchio. Ma Giuda non c’era. Pareva molto triste la donna. Si guardava intorno con affanno».
37«La cercheremo poi. Ora preghiamo. E tu, Simone di Giona, fa’ l’offerta al gazofilacio. Per tutti».
Pregano a lungo, molto notati dalla gente che si indica il Maestro. Un breve alterco, nel quale emerge la nota acuta di una voce femminile, fa volgere il capo agli oranti meno raccolti.
Il verso delle iene.
38«Se qui sono stata per offrire il maschio a Dio, posso rimanervi un altro poco per offrirlo a Chi lo ha salvato al Signore», dice la voce acuta.
E voci nasali d’uomo insistono: «Non è lecito alla donna fermarsi qui dopo il rito. Va’ via».
«Vi andrò. Ma dietro a Lui».
«Chiamalo, allora, e vattene con Lui».
39«Piano! Piano! Lasciate che la donna parli e dica come può dire che il Nazareno ha salvato a Dio il fanciullo», dice una strascicata voce di uomo.
«E che te ne preme, Gionata di Uziel?».
40«Se me ne preme!? Qui certo è un nuovo peccato. Una nuova prova. Odimi, o donna. Come quell’uomo ti salvò il figlio? Vuoi dirlo ai cercatori tenaci della verità?», chiede mellifluo questo fariseo che non mi è nuovo.
41«Oh! sì. Con gratitudine lo dico. Ero disperata perché il bambino m’era nato morto. Vedova sono, e questa creatura è tutto per me. Egli venne e gli dette vita».
42«Quando? Dove?».
«A Cesarea di Filippo. Sono del castello di Cesarea».
«La vita! Sarà stato solo un mancamento del fanciullo…».
«No. Era morto. La madre mia lo può dire. E dire lo può l’intendente del castello. Egli venne e gli alitò in bocca, e il bimbo si agitò e vagì».
«E tu dove eri?».
«In letto, signore. Avevo partorito allora».
«Oh! orrore!».
«Ah! Anatema».
«Impuro!».
«Sacrilego!».
«Vedete se avevo ragione di interrogare?».
«Sapiente sei, Gionata di Uziel! Come intuisti?».
«Conosco l’uomo. Lo vidi violare il sabato nelle mie terre della pianura per saziare la sua fame».
«Cacciamolo di qua!».
«Riferiamo ai Principi dei sacerdoti».
43«No. Interroghiamolo se si è purificato. Non possiamo accusare senza sapere…».
«Taci là, Eleazar. Non ti sporcare con una stolta difesa».
La giovane Dorca, presa in mezzo, causa di tanto parapiglia, dà uno scoppio di pianto e grida: «Oh! per mia causa non gli nuocete!».
Un mazzo d’accuse.
44Ma alcuni scalmanati hanno raggiunto il Signore e imperiosamente gli dicono: «Vieni qui e rispondi».
Gli apostoli e i discepoli sono agitati da ira e da timore. Gesù calmo e solenne segue chi lo chiama.
45«Riconosci questa donna?», urlano spingendolo nel mezzo del cerchio che si è fatto intorno a Dorca e additandola come fosse una lebbrosa.
«Sì. É una giovane vedova e madre di Cesarea di Filippo. E quella è la suocera sua. E quello è l’intendente del castello. Ebbene?».
46«Ella ti accusa di essere entrato da lei mentre ancora il parto avveniva»[277].
47«Non è vero, Signore! Io non l’ho detto. Ho detto che mi hai rianimato il figlio. E non di più! Volevo farti onore e ti faccio del male. Oh! perdono! perdono!».
48L’intendente di Filippo interviene in suo aiuto e dice: «Non è vero. Voi mentite. La donna così non ha detto ed io ne sono testimone, pronto a giurare questo, e anche che il Rabbi non entrò nella stanza, ma dalla soglia operò il miracolo».
«Taci tu, servo».
49«No. Non tacerò. E lo dirò a Filippo che venera il Rabbi più di voi, falsi devoti del Dio altissimo».
L’alterco scivola dalla donna al terreno religioso e politico. Gesù tace. Dorca piange.
50Eleazar; l’ospite giusto del banchetto in casa di Ismaele, dice: «Credo che sia chiarito il dubbio e cada l’accusa, e il Rabbi, giustificato, possa essere libero d’andare».
51«No. Voglio sapere se si è purificato dall’aver toccato il morto[278]. Lo giuri su Jeovè!», urla Gionata di Uziel.
52«Non mi sono purificato perché il fanciullo non era morto, ma solo stentava a respirare».
«Ah! ti fa comodo ora dire che non risuscitò, eh?», urla un fariseo.
«Perché non ti vanti come facesti a Cedes?», chiede un altro.
«Ma non perdiamo tempo in parole! Cacciamolo e portiamo la nuova accusa al Sinedrio. Un mazzo d’accuse!».
«Quale altra?», chiede Gesù.
53«Quale? E l’aver toccato la lebbrosa senza poi purificarti? Puoi negarlo?[279] E l’avere bestemmiato a Cafarnao tanto che i più giusti ti hanno abbandonato? Puoi negarlo?»[280].
54«Non nego nulla. Ma sono senza peccato perché tu, Sadoc, che accusi, sai dal marito di Anastasica che ella non era lebbrosa, tu lo sai, tu pronubo dell’adulterio di Samuele, tu mentitore davanti al mondo con lui per favorire la libidine del sozzo, dando il nome di lebbra a ciò che non era lebbra, e condannando una donna a quella tortura che è l’esser detti “lebbrosi” in Israele, solo perché sei complice del colpevole marito».
55Lo scriba Sadoc, uno di quelli che erano a Giscala e poi a Cedes, colpito in pieno, se la svigna senza più parlare. La gente gli urla dietro beffarda.
56«Silenzio! Il luogo è sacro», dice Gesù. E ordina alla donna e a chi è con lei: «Andiamo. Venite con Me dove sono atteso». E si avvia severo e maestoso, seguito dai suoi.
57La donna intanto, interrogata da molti, racconta e racconta, ripetendo ogni volta: «Mio figlio è suo e a Lui lo consacro».
Le vittorie e le sconfitte di Gesù.
Dorca madre e martire.
58L’intendente, invece, si accosta a Gesù e dice: «Maestro, ho detto a Filippo il miracolo. Egli mi ha mandato per dirti che egli ti ama. Tienilo presente nelle insidie di Erode… e degli altri. Ma vorrebbe vedere lui pure, e udirti. Non verrai oggi alla sua casa? Ti terrebbe volentieri, anche nella Tetrarchia».
59 «Non sono un istrione né un mago. Sono il Maestro della Verità. Venga alla Verità ed Io non lo respingerò».
Sono nel cortile delle donne.
«Eccolo! Eccolo!», dicono le discepole a Maria che è in pena per il ritardo.
60Si riuniscono, e Gesù vorrebbe congedare quelli di Cesarea per andare alla ricerca di Maria madre di Giuda, ma Dorca si inginocchia e dice: «Ti cercavo io prima di lei, di questa che Tu cerchi e che è madre di un discepolo. Ti cercavo per dirti: “Questo figlio è tuo. Maschio unigenito, io te lo consacro. Tu sei il Dio vivente. Sia egli il tuo servo”».
61«Sai cosa vuol dire questo? Vuol dire consacrare tuo figlio al dolore, perderlo come madre e acquistarlo come martire in Cielo. Ti senti d’essere martire nella tua creatura?».
62«Sì, mio Signore. Martire mi avrebbe fatto la sua morte, e di un martirio di povera donna madre. Per Te lo sarò in maniera perfetta, gradita al Signore».
18. Al Tempio. L’odio giudaico. La missionaria del Regno. Giù le maschere[281].
Fascia dei suoi lombi sarà la giustizia[282].
I lupi ringhiosi e il Pastore del gregge.
1Gesù entra nel Tempio. E dai primi passi che fa in esso è facile capire l’umore degli animi verso il Nazareno. Occhiatacce; ordini alle guardie del Tempio di sorvegliare il «conturbatore», e dati palesemente, perché tutti vedano e sentano; parole di sprezzo per chi è con Lui; anche urtoni, volontariamente dati a discepoli… Insomma l’odio è tale che gli splendidi farisei, scribi e dottori assumono pose e atti da facchini o da peggio ancora, e non pensano, tanto sono accecati dal livore, che si avviliscono molto, anche come uomini, facendo così.
2Gesù passa tranquillo, come neppure lo riguardassero quegli atti! É il primo a salutare non appena vede qualche personaggio che per grado sacro o per potenza è un «superiore» del mondo ebraico. E se quello non risponde al saluto dignitoso che Gesù gli rivolge, non per questo Gesù muta atteggiamento. Certo che il suo viso, quando si volge da uno di questi superbi a uno o a più dei tanti umili – e molti sono i mendichi e malati poveri che ieri Egli ha raccolto e che, per l’impensata fortuna avuta, possono fare una Pasqua quale forse da anni non facevano, e che riuniti in gruppi, in piccole società formatesi spontaneamente, vanno a comperare gli agnelli da immolare, felici di essere, loro, i derelitti, pari agli altri nelle vesti e nelle possibilità – il suo volto diviene dolcissimo di sorriso. E si ferma benigno ad ascoltarli nei loro propositi, nelle loro narrazioni stupefatte, nelle loro benedizioni… Vecchi, bambini, vedove, infermi ieri, ora guariti, miserevoli ieri, stracciati, affamati, derelitti, oggi rivestiti, e nella felicità di essere uomini come gli altri nelle giornate della grande festa d’Azzimi!
3Le voci, così varie, da quelle d’argento dei piccoli a quelle tremule dei vecchi e in mezzo a questi due estremi, le voci trepide delle donne, salutano, accompagnano, seguono Gesù. I baci piovono sulle sue vesti, sulle sue mani. E Gesù sorride e benedice mentre i suoi nemici, lividi di stizza per quanto Lui è luminoso di pace, si rodono d’ira impotente.
Commenti diversi.
Afferro brani di discorsi…
4«Dici bene tu! Ma facessimo un atto, essi (e un fariseo indica il popolo che si stringe a Gesù) ci farebbero a pezzi».
5«Pensate! Ci ha raccolti, sfamati, vestiti, guariti, e molti hanno trovato lavoro e assistenza per mezzo dei ricchi discepoli. Ma in verità tutto è venuto per Lui, che Dio lo salvi sempre!», dice un uomo che forse ieri era infermo e mendico.
6«Sfido io! Compera la plebe così, il sedizioso, per gettarcela contro!», arrota fra i denti uno scriba parlando con un collega.
7«Una sua discepola ha preso il mio nome e mi ha detto di andare da lei dopo la Pasqua, ché mi conduce nelle sue campagne a Bétèr. Capisci, donna? Io e i figli. Lavorerò. Ma cosa è lavorare con protezione e sicurezza? Gioia è! E il mio Levi non si spezzerà nel lavoro dei grani. Perché la discepola che ci prende lo mette ai roseti… Un giuoco, ti dico! Ah! L’Eterno dia gloria e bene al suo Messia!», dice la vedova del piano di Saron ad una israelita benestante che la interroga.
8«Oh! e io non potrei?… Siete tutti a posto, ormai, voi che ieri ha raccolti?», dice la donna ricca israelita.
9«No, donna. Ci sono ancora altre vedove con figli e altri uomini».
10«Vorrei dirgli se mi dà grazia di aiutarlo».
«Chiamalo!»
«Non oso».
11«Va’ tu, Levi mio, a dirgli che una donna gli vuol parlare…».
Il fanciullo va lesto e riferisce a Gesù.
Il Messia è la voce di chi non ha voce.
12Intanto un sadduceo malmena un vecchio che pontifica in mezzo ad una turba venuta da Oltre Giordano e che tesse l’elogio del Maestro di Galilea.
13Il vecchio si difende dicendo: «Che faccio di male? Volevi essere lodato tu? Non avevi che fare ciò che Egli fa. Ma tu, che Dio ti perdoni, alla canizie e alla miseria dai sprezzo e non amore, falso israelita che non rispetti il Deuteronomio avendo pietà per i poveri»[283].
14«Sentite? Ecco il frutto della dottrina del sobillatore! Insegna alla plebe ad offendere i santi d’Israele».
15Gli risponde un sacerdote del Tempio: «Ma di noi è la colpa, se ciò avviene! Non facciamo che minacce senza tradurle in atto!».
16Gesù dice intanto alla donna d’Israele: «Se ti impegni veramente di essere madre agli orfani e sorella alle vedove, vai al palazzo di Cusa, al Sisto. Di’ a Giovanna che Io ti mando. Va’ e ti fruttifichi il suolo come quello dell’Eden per la tua pietà. E più ti fruttifichi il cuore nell’amore sempre più vasto al prossimo tuo».
17Vede intanto le guardie trascinare il vecchio che aveva parlato prima. Grida: «Che fate al vecchio? E che ha fatto?».
18«Ha insultato gli strategoi che lo redarguivano».
19«Non è vero. Un sadduceo mi ha malmenato perché parlavo di Te a quei pellegrini. E avendo alzato su me la mano, perché vecchio e povero, gli ho detto che è un falso israelita che calpesta le parole del Deuteronomio».
20«Rilasciate quel vecchio. É con Me. La verità fu sulla sua bocca. Non la sincerità: la Verità. Dio, se parla sulle labbra dei fanciulli, parla pure sulle labbra dei vecchi. É detto: “Non disprezzare l’uomo nella sua vecchiaia perché sono dei nostri quelli che invecchiano”[284]. E ancora: “Non disprezzare le parole dei vecchi saggi ma abbi famigliari le loro massime, perché da loro tu imparerai la sapienza e gli insegnamenti dell’intelligenza”[285], e ancora: “Dove sono dei vecchi non parlare molto”[286]. Se lo ricordi Israele, quella parte d’Israele che vuol dirsi perfetta, perché altrimenti l’Altissimo ha modo di smentirla. Padre, vieni al mio fianco[287]».
21Il vecchione va da Gesù, mentre i sadducei, colpiti dal rimprovero, se ne vanno con ira.
Niche la missionaria del Regno.
22«Sono una donna ebrea della Diaspora, o Re atteso. Potrei servirti come quella donna che mandasti da Giovanna?», dice una donna che mi pare tutta quella che, di nome Niche, asciugò il volto di Gesù sul Golgota, ottenendo il Sudario. Ma le ebree sono molto somiglianti fra di loro, e potrei, a distanza di mesi da quella visione, sbagliare.
23Gesù la guarda. Vede una donna sui quarant’anni, una ben vestita, franca di modi. Le chiede: «Sei vedova, non è vero?».
24«Sì. E senza figli. Sono tornata di recente e ho preso terre a Gerico. Per essere vicina alla città santa. Ma ora vedo che più grande di essa Tu sei. E ti seguo. E ti prego di avermi per serva. Conosco di Te da discepoli. Ma Tu superi i loro racconti».
25«Va bene. Ma che vuoi di preciso?»
26«Aiutarti nei poveri e, come posso, farti amare e conoscere. Conosco molti delle colonie della Diaspora, avendo seguito il marito nei commerci. Ho mezzi. Ma mi basta poco. Posso fare molto, perciò. E molto voglio fare per tuo amore e per suffragare lo spirito di colui che mi prese vergine vent’anni or sono e che mi fu compagno amabile fino all’estremo sospiro. Lo diceva nel morire. Pareva profetasse: “Morto che io sia, consegna la carne che ti amò alla tomba e va’ nella patria nostra. Troverai il Promesso. Oh! tu lo vedrai! Cercalo. Seguilo. Egli è il Redentore e Risuscitatore e mi aprirà le porte della Vita. Sii buona per aiutarmi ad esser pronto quando Egli aprirà i Cieli a coloro che non hanno più debiti verso la Giustizia, e sii buona per meritare di incontrarlo presto. Giura che lo farai e che muterai le sterili lacrime di una vedovanza in fortezza operosa. Abbi Giuditta[288] a tuo esempio, o sposa, e tutte le nazioni conosceranno il tuo nome”. Povero sposo mio! Io chiedo soltanto che Tu mi conosca…».
27«Ti conoscerò per discepola buona. Va’ tu pure da Giovanna, e Dio sia con te»…
I falsi all’ assalto.
28Noiosi come pecchie tornano all’assalto i nemici di Gesù, mentre Egli, immolato l’agnello e atteso che fossero immolati quelli presi dai discepoli per averne quanti erano necessari per tanti, ritorna verso la cinta del Tempio.
29«Quando fai conto di finirla con le tue pose da re? Tu non sei re! Tu non sei profeta! Fino a quando abusi della nostra bontà, uomo peccatore, ribelle, causa di male ad Israele? Quante volte ti dobbiamo dire che non hai diritto di fare il rabbi qui dentro?».
30«Sono venuto ad immolare l’agnello. Non me lo potete impedire. Ma, del resto, vi ricordo Adonia e Salomone».
«Che c’entrano? Che vuoi dire? Sei Tu Adonia?».
31«No. Adonia con frode si fece re, ma la Sapienza vegliava e consigliava, e re fu soltanto Salomone. Io non sono Adonia. Salomone sono».
32«E Adonia chi è?».
«Voi tutti».
33«Noi? Come parli?».
34«Con verità e giustizia».
35«Noi osserviamo la Legge, in ogni punto, crediamo ai profeti e…».
La verga che percuote il violento[289].
36«No. Non credete ai profeti. Essi mi nominano, e voi in Me non credete. No. Non osservate la Legge. Essa consiglia atti giusti. Voi non li fate. Anche quelle offerte che venite a compiere non sono rette.
37É detto: “Immonda è l’offerta di chi sacrifica roba di mal acquisto”[290].
38Édetto: “L’Altissimo non accetta i doni degli iniqui, non volge l’occhio sulle loro oblazioni, né sarà propizio ai loro peccati per il gran numero dei loro sacrifizi”[291].
39É detto: “Chi offre sacrifizio con la roba dei poveri è come chi sgozza un figlio sotto gli occhi del padre”[292]. Questo è detto, o Giocana!
40Édetto: “Il pane dei bisognosi è la vita dei poveri, chi lo toglie loro è un assassino”[293]. Questo è detto, o Ismael!
41É detto: “Chi toglie il pane del sudore è come se uccidesse il povero”[294]. Questo è detto, o Doras figlio di Doras.
42É detto: “Chi sparge il sangue e chi defrauda la mercede all’operaio sono fratelli”[295]. Questo è detto, o Giocana, Ismael, Chanania, Doras, Gionata.
43E ricordate anche che è detto: “Chiunque chiude i suoi orecchi alle grida del povero griderà anch’egli ma non sarà ascoltato”[296].
44E tu, Eleazar ben Anna, ricordati e ricorda a tuo padre che è detto: “I miei sacerdoti siano santi e non si contaminino per nessuna ragione”[297].
45E tu, Cornelio, sappi che è detto: “Chi avrà maledetto padre e madre sia punito di morte”[298], e morte non è soltanto quella che dà il carnefice. Una più grande attende i peccatori contro i parenti, eterna, tremenda.
46E tu, Tolmè, ricorda che è detto: “Chi esercita magia è sterminato da Me”[299].
47E tu, Sadoc, scriba d’oro, ricorda che fra l’adultero e il suo paraninfo nell’adulterio non c’è differenza agli occhi di Dio, ed è detto che colui che giura il falso è preda delle fiamme senza fine[300]. E di’ a colui che l’ha dimenticato che chi prende una vergine, e sazio la recide da sé mentendo accuse, va condannato. Oh! non qui. Nell’altra vita, e per la menzogna, il falso giuramento, il danno fatto alla moglie, e per l’adulterio. E che? Fuggite? Davanti all’inerme che dice parole non sue ma di quelli che voi citate per santi in Israele, e perciò non potete dire che l’inerme è un bestemmiatore, perché dicendolo direste bestemmiatori i libri sapienziali e quelli mosaici che da Dio sono dettati? Davanti all’inerme voi fuggite? Sono forse pietre le mie parole? O vi destano, picchiando sul bronzo duro del vostro duro cuore, la coscienza, ed essa sente che ha il dovere di purificarsi, essa, non le membra soltanto, in questa Parasceve, per potere consumare senza peccato di immondezza l’agnello santo? Oh! se così è, lode al Signore! Perché vera sapienza, o voi che volete essere lodati per saggi, è conoscere se stessi, riconoscere i propri errori, pentirsene e andare ai riti con “vera” devozione. Ossia con culto e rito dell’anima, e non rito esteriore…
48Sono andati! E noi pure andiamo a dar pace a chi ci attende…».
19. Condanna per il Tempio corrotto[301].
Il bubbone più fetido è il Tempio.
52Torna il servo: «Padrone, ci sono Nicodemo, Giuseppe, Eleazaro e altri farisei e capi del Sinedrio. Vogliono salutarti».
53Lazzaro guarda Gesù interrogativamente. Gesù capisce: «Che vengano! Li saluterò volentieri». Dopo poco entrano Giuseppe, Nicodemo, Eleazaro (quello giusto del banchetto di Ismael), Giovanni (quello del lontano banchetto del d’Arimatea), un altro che sento chiamare Giosuè, uno Filippo, uno Giuda e l’ultimo Gioachino. I saluti non finiscono più. Meno male che la stanza è ampia, se no come facevano a farci entrare tanti inchini e sbracciamenti e paludamenti? Ma, per quanto ampia, si fa tanto colma che i discepoli se la filano. Restano soltanto Lazzaro con Gesù. Forse anche non pare loro vero di non essere sotto il fuoco di tante pupille sinedrali!
54«Sappiamo che sei a Gerusalemme, o Lazzaro. E siamo venuti!», dice quello di nome Gioachino.
55«Me ne fo stupore e gioia. A momenti non ricordavo più il tuo viso…», dice un poco ironico Lazzaro.
«Ma… sai… Sempre si voleva venire. Ma… Tu eri scomparso…».
56«E non pareva vero che lo fossi! Molto difficile, infatti, è venire da un infelice!».
57«No! Non lo dire! Noi… rispettavamo il tuo desiderio. Ma ora che… ora che… vero, Nicodemo?».
58«Sì, Lazzaro. Gli antichi amici tornano. Anche per desiderio di sentire tue notizie e di venerare il Rabbi».
Un Sommo Sacerdote complice e assassino.
59«Che notizie mi portate?».
«Umh!… Ecco… Le solite cose… Il mondo… Già…» sbirciano Gesù che sta rigido sul suo sedile, un poco assorto.
60«Come mai tutti uniti oggi che è appena finito il sabato?».
«Ci fu adunanza straordinaria».
61«Oggi?! Quale ragione mai tanto urgente?…».
I convenuti sogguardano Gesù significativamente. Ma Egli è assorto…
«Molti motivi…», rispondono poi.
62«E non riguardano il Rabbi?».
«Sì, Lazzaro. Anche Lui. Ma anche un grave fatto fu giudicato, mentre le feste ci hanno tutti adunati in città…», spiega Giuseppe d’Arimatea.
63«Un grave fatto? Quale?».
«Un… un errore di… gioventù… Uhm! Già! Una brutta discussione, perché… Rabbi, dàcci ascolto. Sei fra onesti. Se anche non ti siamo discepoli, non siamo però tuoi nemici. In casa di Ismaele Tu mi hai detto che non sono lontano dalla giustizia», dice Eleazaro.
64«E’ vero. E lo confermo».
«E io ti ho difeso al banchetto di Giuseppe contro Felice», dice Giovanni.
65«E’ vero anche questo».
66«E questi la pensano come noi. Oggi noi siamo stati chiamati a decidere… e non siamo contenti di ciò che si decise. Perché la vinsero i più contro di noi. Tu, saggio più di Salomone, ascolta e giudica».
Gesù li trivella col suo occhio profondo. Poi dice: «Parlate».
67«Siamo sicuri di non essere uditi? Perché è… cosa orrenda…», dice quello di nome Giuda.
68«Chiudi porta e tenda, e saremo in un sepolcro», gli risponde Lazzaro.
69«Maestro, ieri mattina Tu hai detto a Eleazaro di Anna di non contaminarsi per nessuna ragione. Perché lo hai detto?», chiede Filippo.
70«Perché andava detto. Egli si contamina. Ma non Io, i libri sacri lo dicono».
71«E’ vero. Ma come sai che si contamina? La fanciulla, forse, ti parlò avanti la morte?», chiede Eleazaro.
72«Quale fanciulla?».
«Quella che è morta dopo la violenza e con lei la madre, né si sa se fu il dolore a ucciderle, o se si uccisero, o se furono uccise con veleno perché non parlassero più».
73«Io non so nulla di questo[302]. Vedevo l’anima corrotta del figlio di Anna. Ne sentivo il fetore. Ho parlato. Altro non sapevo né vedevo».
74«Ma che è stato?», chiede Lazzaro con interesse.
«É stato che Eleazaro di Anna vide una fanciulla, figlia unica di una vedova, e… l’attrasse con la scusa di ordinarle del lavoro, poiché per vivere facevano lavori per le vesti, e… ne abusò. La fanciulla è morta… tre giorni dopo, e con lei la madre. Ma prima di morire, nonostante le minacce avute, hanno detto tutto all’unico parente… E lui è andato da Anna, a portare l’accusa, e non contento l’ha detto a Giuseppe, a me, ad altri… Anna lo ha fatto prendere e gettare in carcere. Da lì passerà alla morte, o non sarà mai più libero. Oggi Anna ha voluto sapere come la pensiamo», dice Nicodemo.
75«Non lo avrebbe fatto se non avesse saputo che noi sapevamo già», brontola fra i denti Giuseppe.
76«Sì… Insomma con una larva di votazione, con una simulazione di giudizio fu deciso dell’onore e della vita di tre infelici e della punizione per il colpevole», termina Nicodemo.
«Ebbene?».
77«Ebbene! É naturale! Noi che votammo per la libertà dell’uomo e la punizione di Eleazaro fummo minacciati e scacciati come ingiusti. Tu che dici?».
78«Che Gerusalemme mi fa ribrezzo e che in Gerusalemme il bubbone più fetido è il Tempio», dice lento e terribile Gesù. E termina: «Riportatelo pure a quelli del Tempio».
79«E Gamaliele che fece?», chiede Lazzaro.
80«Non appena sentito il fatto, si coperse il volto e usci dicendo: “Venga presto il nuovo Sansone a far perire i filistei corrotti”».
«Ha detto bene! Ma presto verrà». Un silenzio.
Il Messia giudicato bestemmiatore e sacrilego
81«E di Lui non è stato parlato?», chiede Lazzaro indicando Gesù.
«Oh, sì! Prima di ogni cosa. Ci fu chi riportò che Tu hai detto “meschino” il regno d’Israele. E perciò bestemmiatore sei stato detto. Sacrilego, anzi. Perché il regno d’Israele è da Dio».
82«Ah, sì?! E come fu chiamato dal Pontefice il violatore di una vergine? L’insozzatore del suo ministero? Rispondete!», chiede Gesù.
83«Egli è il figlio del Sommo Sacerdote. Perché è sempre Anna il vero re là dentro», dice, intimorito dall’imponenza di Gesù, Gioachino che lo ha di fronte, alto, in piedi, col braccio teso…
84«Sì. Il re della corruzione. E volete che non dica “meschino” un Paese in cui abbiamo un Tetrarca sozzo e omicida, un Sommo Sacerdote complice di un violatore e di un assassino?…».
«Forse la fanciulla si uccise o morì di dolore», sussurra Eleazaro.
Il tempio speco di Satana
85«Assassinata sempre dal suo violatore… E ora non si fa la terza vittima nel parente imprigionato perché non parli? E non si profana l’altare accostandovisi con tanti delitti? E la giustizia non viene soffocata con imporre silenzio ai giusti, troppo rari, del Sinedrio? Sì, venga presto il novello Sansone e abbatta questo luogo profanato, stermini per risanare!… Io, al vomito per la nausea che sento, non solo dico meschino questo infelice Paese. Ma mi allontano dal suo cuore marcioso, pieno di delitti senza nome, speco di Satana… Vado. Non per paura della morte. Vi dimostrerò che non ho paura. Ma vado perché non è la mia ora e non dò perle ai porci d’Israele, ma le porto agli umili sparsi per i tuguri, i monti, le valli dei poveri paesi. Là dove ancora si sa credere e amare, se c’è chi lo insegni. Là dove sono degli spiriti sotto le rozze vesti, mentre qua le tuniche e i manti sacri, e più ancora l’efod e il razionale, servono a coprire immonde carogne e a contenere armi omicide. Dite loro che in nome del Dio vero Io li consacro alla loro condanna, e novello Micael li caccio dal Paradiso. E per sempre. Essi che vollero essere dèi, e demoni sono. Non c’è bisogno che siano morti per essere giudicati. Lo sono già. E senza remissione».
86Gli imponenti sinedristi e farisei sembrano divenire piccoli, tanto si rincantucciano davanti all’ira tremenda del Cristo che pare, invece, farsi un gigante, tanto è sfolgorante di sguardi e violento negli atti.
87Lazzaro geme: «Gesù! Gesù! Gesù!»…
Gesù lo sente e, cambiando tono e aspetto, dice: «Che hai, amico mio?».
«Oh! non terribile così! Non sei più Tu! Come avere speranza nella misericordia se Tu ti mostri così terribile?».
88«Eppure così, e più ancora, sarò quando giudicherò le dodici tribù d’Israele. Ma fa’ cuore, Lazzaro. Chi crede nel Cristo è già giudicato…». Si siede di nuovo.
Un silenzio.
Chi crede nel Cristo è nell’amicizia di Dio
89Finalmente Giovanni chiede: «E noi, per avere preferito gli improperi a mentire nella giustizia, come saremo giudicati?».
«Con giustizia. Perseverate e perverrete dove Lazzaro già è: nell’amicizia di Dio».
Si alzano.
90«Maestro, ci ritiriamo. La pace a Te. E a te, Lazzaro».
«La pace a voi».
«Che ciò che fu detto, qui resti», supplicano in diversi.
«Non temete! Andate. Dio vi guidi in ogni nuovo atto».
91Escono. Restano soli Gesù e Lazzaro. Dopo un poco, questo dice: «Che orrore!».
92«Sì. Che orrore!… Lazzaro, vado a predisporre la partenza da Gerusalemme. Sarò tuo ospite a Betania fino alla fine degli Azzimi». Ed esce…
20. Tranello teso da nemici giudei e. Intervento di Claudia Procula[303].
La bava dei rettili.
18«I figli di Dio nelle tenebre? Tu bestemmi!», urla uno dei sinedristi contrari. È il primo spruzzo della bava dei rettili, stati troppo tempo zitti e che non possono più tacere perché affogherebbero nel loro veleno.
«Non i figli di Dio», risponde Gesù.
«L’hai detto Tu! Hai detto: “I figli di questo regno saranno gettati nelle tenebre esteriori”».
19«E lo ripeto. I figli di questo regno. Del regno dove la carne, il sangue, l’avarizia, la frode, la lussuria, il delitto sono padroni. Ma questo non è il mio Regno. Il mio è il Regno della Luce. Questo vostro è il regno delle tenebre. Al Regno della Luce verranno da oriente e occidente, mezzogiorno e settentrione gli spiriti retti, anche quelli per ora pagani, idolatri, spregevoli ad Israele. E vivranno in santa comunione con Dio, avendo in sé accolta la luce di Dio, in attesa di salire alla vera Gerusalemme, dove non è più lacrima e dolore e soprattutto non è la menzogna. La menzogna che ora regge il mondo delle tenebre e satura i figli di esso, al punto che in essi non cade una briciola di luce divina. Oh! vengano i figli nuovi al posto dei figli rinnegatori! Vengano! E, quale che sia la loro provenienza, Dio li illuminerà ed essi regneranno nei secoli dei secoli!».
La prova dei miracoli.
«Hai parlato per insultarci!», gridano i giudei nemici.
20«Ho parlato per dire la verità».
«Il tuo potere sta nella lingua con la quale, novello serpente, seduci le folle e le travii».
21«Il mio potere sta nella potenza che mi viene dall’essere uno col Padre mio».
«Bestemmiatore!», urlano i sacerdoti.
22«Salvatore! O tu che giaci ai miei piedi, di che soffri?».
«Ebbi rotta la spina da fanciullo, e da trenta anni sto sul dorso».
23«Sorgi e cammina! E tu, donna, di che soffri?».
«Pendono inerti le mie gambe da quando questo, che col marito mio mi porta, vide la luce», e accenna ad un giovanetto di almeno sedici anni.
«Tu pure sorgi e loda il Signore. E quel fanciullo perché non va da solo?».
24«Perché è nato ebete, sordo, cieco, muto. Un pezzo di carne che respira», dicono quelli che sono coll’infelice.
«Nel nome di Dio abbi intelletto, parola, vista e udito. Lo voglio!».
25E, compiuto il terzo miracolo, si volge agli ostili e dice: «E che dite?».
26«Dubbi miracoli. Perché non guarisci il tuo amico e difensore, allora, se tutto puoi?».
«Perché Dio vuole altrimenti».
27«Ah! Ah! Già! Dio! Comoda scusa! Se ti portassimo noi un malato, anzi due, li guariresti?».
«Sì. Se lo meritano».
28«Attendici, allora», e vanno lesti, ghignando.
«Maestro, bada! Ti tendono qualche tranello!», dicono in diversi.
Non impedite ai fanciulli di venire a me.
29Gesù fa un gesto, come dire: «Lasciateli fare!», 8e si china ad accarezzare dei fanciulli che piano piano si sono accostati a Lui lasciando i parenti. Alcune madri li imitano, portandogli quelli che sono ancora troppo incerti nel passo o poppanti del tutto.
30«Benedici le nostre creature, Tu benedetto, perché siano amanti della Luce!», dicono le madri.
31E Gesù impone le mani, benedicendo. Ciò origina tutto un movimento fra la folla. Tutti quelli che hanno fanciulli vogliono la stessa benedizione e spingono e urlano per farsi largo. Gli apostoli, parte perché sono innervositi dalle solite cattiverie degli scribi e farisei, parte per pietà di Lazzaro, che rischia di essere travolto dalla ondata dei parenti che portano i piccoli alla divina benedizione, si inquietano e urlano sgridando questo e quello, respingendo questo e quello, specie i fanciullini venuti lì da soli.
32Ma Gesù, dolce, amoroso, dice: «No, no! Non fate così! Non impedite mai ai fanciulli di venire a Me, né ai loro parenti di portarmeli. Proprio di questi innocenti è il Regno. Essi saranno innocenti del gran delitto e cresceranno nella mia fede. Lasciate dunque che ad essa Io li consacri. Sono i loro angeli che a Me li conducono».
33Gesù ora è in mezzo ad una siepe di fanciulli che lo guardano estatici: tanti visetti alzati, tanti occhi innocenti, tante boccucce sorridenti…
34Le donne velate hanno approfittato della confusione per girare dietro alla folla e venire alle spalle di Gesù, come se la curiosità le spronasse a questo.
Truffa tentata a Dio.
Mentitori!
35Tornano i farisei, scribi ecc. ecc. con due che paiono molto sofferenti. Uno specialmente geme, nella sua barellina, stando tutto coperto dal mantello. L’altro è, in apparenza, meno grave, ma certo è molto malato perché è scheletrito e ansimante.
36«Ecco i nostri amici. Guariscili. Questi sono veramente malati. Questo soprattutto!», e indicano il gemente.
37Gesù abbassa gli occhi sui malati, poi li rialza sui giudei. Dardeggia i suoi nemici con uno sguardo terribile. Ritto dietro la siepe innocente dei fanciulli che non gli raggiungono l’inguine, pare alzarsi da un cespo di purezza per essere il Vendicatore, come se da questa purezza traesse forza per esserlo. Apre le braccia e grida: «Mentitori! Costui non è malato! Io ve lo dico. Scopritelo! O realmente sarà morto fra un istante per la truffa tentata a Dio».
L’uomo balza fuori dalla barella urlando: «No, no! Non mi colpire! E voi, maledetti, tenete le vostre monete!», e getta una borsa ai piedi dei farisei fuggendo a gambe levate…
La folla mugola, ride, fischia, applaude…
Il miracolo del piede ricomposto.
38L’altro malato dice: «E io, Signore? Io sono stato preso dal mio letto per forza ed è da questa mattina che subisco disturbo… Ma io non sapevo d’essere in mano ai tuoi nemici…».
«Tu, povero figlio, guarisci e sii benedetto!», e gli impone le mani fendendo la siepe viva dei fanciulli.
L’uomo alza un attimo la coperta stesa sul suo corpo, guarda non so che… Poi si alza in piedi. Così appare nudo dalle cosce in giù. E urla, urla fino ad essere roco: «Il mio piede! Il mio piede! Ma chi sei, ma chi sei che rendi le cose perdute?», e cade ai piedi di Gesù e poi sorge, salta in bilico sul lettuccio e grida: «Il male mi rodeva le ossa. Il medico mi aveva strappato le dita, arsa la carne, aperto tagli fino all’osso del ginocchio. Guardate! Guardate i segni. E morivo lo stesso. E ora… Tutto guarito! Il mio piede! Il mio piede ricomposto!… E non più dolore! E forza, e benessere… Il petto libero!… Il cuore sano!… Oh! mamma! Mamma mia! Vengo a darti la gioia!».
Fa per correre via. Ma poi la riconoscenza lo ferma. Torna da Gesù di nuovo e bacia, bacia i piedi benedetti finché Gesù non gli dice, accarezzandolo sui capelli: «Va’! Va’ da tua madre e sii buono».
Risposta dei perfidi Giudei!
39E poi guarda i suoi nemici scornati e tuona: «E ora? Che vi dovrei fare? Che dovrei fare, o turbe, dopo questo giudizio di Dio?».
40La folla urla: «Alla lapidazione gli offensori di Dio! A morte! Basta di insidiare il Santo! Che siate maledetti!», e danno di piglio a zolle di terra, a rami, a ciottoletti, pronti a iniziare una sassaiola.
41Li ferma Gesù. «Questa è la parola della folla. Questa è la sua risposta. La mia è diversa. Io dico: andate! Non mi sporco a colpirvi. L’Altissimo si incarichi di voi. Egli è la mia difesa contro gli empi».
42I colpevoli, in luogo di tacere, pur avendo paura della plebe, non hanno ritegno di offendere il Maestro e spumanti d’ira urlano: «Noi siamo giudei e potenti! Noi ti ordiniamo di andartene. Ti proibiamo di ammaestrare. Ti cacciamo. Va’ via! Basta di Te. Noi abbiamo il potere nelle mani e lo usiamo; e sempre più lo faremo, perseguitandoti, o maledetto, o usurpatore, o…».
Intervento di Claudia.
43Stanno per dire altro fra un tumulto di grida, di pianti, di fischi, quando, venuta avanti fino a mettersi fra Gesù e i suoi nemici con mossa rapida e imperiosa, con sguardo e voce ancor più imperiosa, la donna velata più alta scopre il viso e, tagliente, sferzante più di una frusta sui galeotti e di una scure sul collo, cade la sua frase: «Chi dimentica di essere schiavo di Roma?». È Claudia. Riabbassa il velo. Si inchina lievemente al Maestro. Torna al suo posto.
Ma è bastato. I farisei si calmano di colpo. Solo uno, a nome di tutti e con un servilismo strisciante, dice: «Domina, perdona! Ma Egli turba il vecchio spirito di Israele. Tu, potente, dovresti impedirlo, farlo impedire dal giusto e prode Proconsole, vita e lunga salute a lui!».
«Questo non ci riguarda. Sufficiente è che non turbi l’ordine di Roma. E non lo fa!», risponde sdegnosa la patrizia; poi dà un ordine secco alle compagne e si allontana, andando verso un folto d’alberi in fondo al sentiero, dietro il quale scompare, per poi ricomparire sul cigolante carro coperto del quale fa abbassare tutte le tende.
Disputa fra due gruppi oposti.
44«Sei contento di averci fatto insultare?», chiedono tornando all’attacco i giudei, i farisei, scribi e compagni.
45La folla urla, presa da sdegno. Giuseppe, Nicodemo e tutti quelli che si sono mostrati amici – e con questi, senza unirvisi ma con uguali parole, è il figlio di Gamaliele – sentono il bisogno di intervenire rimproverando gli altri di passare la misura. La disputa passa dai nemici contro Gesù ai due gruppi opposti, lasciando fuori della disputa il più interessato in essa.
46E Gesù tace, a braccia conserte, ascoltando, mentre credo sprigioni una forza per trattenere la folla e specie gli apostoli, che vedono rosso dall’ira.
47«Noi dobbiamo difenderci e difendere», urla un giudeo scalmanato; «Basta di vedere le turbe affascinate dietro di Lui», dice un altro; «Noi siamo i potenti! Noi soli! E solo noi andiamo ascoltati e seguiti», strepita uno scriba; «Vada via di qua! Gerusalemme è nostra!», sbraita un sacerdote rosso come un tacchino.
48«Siete dei perfidi!»; «Più che ciechi siete!»; «Le turbe vi abbandonano perché voi lo meritate»; «Siate santi se volete essere amati. Non è commettendo soprusi che si conserva il potere, che si fonda sulla stima del popolo in chi lo governa!», urlano alla loro volta quelli del partito opposto e molti della folla.
Il sangue dei martiri è seme dei cristiani.
49«Silenzio!», impone Gesù. E quando esso si fa, dice: «La tirannia e le imposizioni non possono mutare gli affetti e le conseguenze del bene ricevuto. Io raccolgo ciò che ho dato: amore. Voi col perseguitarmi non fate che aumentare questo amore che mi vuole compensare del vostro disamore. Non sapete, con tutta la vostra sapienza, che perseguitare una dottrina non serve che ad accrescerne il potere, specie quando questa corrisponde nei fatti a ciò che insegna? Udite una mia profezia, o voi d’Israele. Quanto più perseguiterete il Rabbi di Galilea e i suoi seguaci, tentando di annullare con la tirannia la sua dottrina, che è divina, e tanto più la farete prospera ed estesa nel mondo. Ogni stilla del sangue dei martiri fatti da voi, sperando trionfare e regnare con le vostre corrotte, ipocrite leggi e precetti, non più rispondenti alla Legge di Dio, ogni lacrima dei santi conculcati, sarà seme di futuri credenti. E voi sarete vinti quando crederete di essere trionfatori. Andate. Io pure vado. Coloro che mi amano mi cerchino ai confini della Giudea e nell’Oltre Giordano, o mi attendano in essi, perché come lampo che da oriente scorre a occidente, ratto così sarà l’andare del Figlio dell’uomo fino a quando salirà sull’altare e sul trono, Pontefice e Re nuovo, e vi starà, ben fermo al cospetto del mondo, del creato e dei Cieli, in una delle sue tante epifanie che solo i buoni sanno comprendere».
50I farisei ostili e i loro compagni se ne sono andati. Restano gli altri. Il figlio di Gamaliele lotta in se stesso per venire a Gesù, ma poi se ne va, senza parlare…
51«Maestro, Tu non ci odierai perché siamo delle stesse loro caste?», chiede Eleazaro.
52«Io non colpisco mai di anatema il singolo perché la classe è rea. Non temere», risponde Gesù.
53«Ora ci odieranno…», mormora Gioachino.
54«Onore per noi l’esserlo!», esclama Giovanni sinedrista.
55«Dio fortifichi i vacillanti e benedica i forti. Io tutti benedico in nome del Signore», e aperte le braccia dà la benedizione mosaica a tutti i presenti.
56Poi si accomiata da Lazzaro e dalle sorelle, da Massimino, dalle discepole, e inizia il suo andare…
57Le verdi campagne che costeggiano la via diretta a Gerico lo accolgono nel loro verde che si arrossa per un tramonto fastoso.
21. Discorso, ad Afeca, dopo una disputa tra credenti e non credenti[304].
Disputa tra credenti e non credenti.
Dialogo col Messia.
1Gesù parla alla gente di Afeca dalla soglia del fòndaco di Sara. E parla ad una folla molto variata, più curiosa che attenta, nella quale i meno numerosi sono gli ebrei, mentre la più parte sono gente di passaggio, mercanti, pellegrini, chi diretti al lago, chi disposti a scendere al guado di Gerico, chi venienti da città orientali e diretti alle città marittime.
2Per ora non è un vero discorso, ma risposte di Gesù a questo, a quello, un dialogo che però viene ascoltato da tutti, sebbene con diversi sentimenti, molto palesi dalle espressioni dei visi e dalle frasi degli astanti, dalle quali capisco anche chi sono e dove sono diretti. Il dialogo talora si muta di tono e di personaggi, perché, trascurando Gesù, diventa disputa fra i presenti per motivi di razza e per diversità di pensiero.
Disputa fra i presenti.
3Così un vecchio di Joppe si attacca con un mercante di Sidone, il quale difende il Maestro contro l’incredulità del giudeo che non vuole ammettere che Gesù sia l’Aspettato delle genti. E in una ridda di citazioni scritturali, applicate a dritto o a storto, controbattute dalla semplice asserzione del siro-fenicio: «Io non mi curo di queste parole, ma dico che è Lui perché ho visto i miracoli suoi e sentito le sue parole», la disputa si estende, perché altri vi prendono parte, urlando i contrari a Cristo: «Belzebù lo aiuta. Non è così il Santo di Dio. É re. Non è un falso rabbi, e mendico», e quelli che la pensano come il sidonita: «I sapienti sono poveri perché onesti. I filosofi non sono parati d’oro e di prepotenza come i vostri falsi rabbi e sacerdoti».
Difensori del Re d’Israele.
4E si capisce che dicono così perché non sono ebrei ma gentili di diverse nazioni, per incidenza in Palestina o naturalizzati lì ma serbando spirito pagano.
«Sacrileghi! ».
«Voi sacrileghi, che non sentite neppure la divinità del suo pensiero», rispondono alcuni.
«Non meritate d’averla. Ma, per Zeus! Noi conculcammo Socrate e non ne avemmo bene. Badate a voi, dico. Badate a voi, che gli dèi non vi colpiscano come noi lo fummo più e più volte», grida uno, certo un greco.
«Uh! i difensori del re d’Israele! Dei gentili!».
5«E dei samaritani! E ci vantiamo di esserlo, perché sapremmo meglio di voi custodire il Rabbi se Egli venisse in Samaria. Ma voi… Avete fatto il Tempio. Bello. Ma è un sepolcro pieno di marciume, anche se l’avete coperto d’oro e di marmi preziosi», urla dai margini della folla un alto personaggio vestito di lino, con balze e ricami, fasce alla vita, nastri, bracciali…
6«Uh! un samaritano!». Pare che dicano: «il diavolo», tanto gli ebrei intransigenti urlano d’orrore scansandosi come da un lebbroso. E, fuggendolo, gridano a Gesù: «Caccialo! É un immondo…».
7Ma Gesù non caccia nessuno. Cerca imporre ordine e silenzio, e gli apostoli con Lui, senza riuscirvi gran che. Allora, per porre fine alle dispute, inizia la sua predicazione.
La liberazione per la fede nel Messia. (Discorso)
La rupe percossa dalla verga.
8«Quando il popolo di Dio, dopo la morte di Maria a Cades, si levò a sedizione nel deserto per la mancanza di acqua e urlò contro Mosè, suo salvatore e condottiero dalla terra del peccato alla terra di promessa, come fosse il suo folle distruttore, e inveì contro Aronne come contro inutile sacerdote[305], Mosè entrò col fratello nel Tabernacolo e parlarono al Signore, esigendo un miracolo per far cessare la mormorazione[306]. E il Signore, nonostante non sia tenuto a cedere ad ogni richiesta, specie se richiesta violenta e di spiriti che hanno perduto la santa fiducia nella Provvidenza paterna, parlò a Mosè ed Aronne. Avrebbe potuto anche parlare unicamente a Mosè, perché Aronne, per quanto Sommo Sacerdote, aveva demeritato un giorno della bontà di Dio con l’adorazione all’idolo[307]. Ma Dio volle provarlo ancora e dargli un modo di crescere in grazia agli occhi di Dio. Ordinò dunque di prendere la verga d’Aronne, deposta nel Tabernacolo dopo essere fiorita in fiori aperti in foglie, divenute poi mandorle, e di andare con essa a parlare alla pietra, ché la pietra darebbe acqua per uomini e animali[308]. E Mosè, con Aronne, fece ciò che il Signore ordinava, ma non tutti e due seppero credere completamente al Signore. E chi meno credette fu il Sacerdote supremo d’Israele: Aronne[309]. La rupe, percossa dalla verga, si aprì e gettò tanta acqua da dissetare popolo e bestiami[310]. E quell’acqua fu detta di Contraddizione, perché ivi gli israeliti contesero col Signore e sindacarono le sue azioni e i suoi ordini, e non tutti ad un modo furono nella fedeltà, ma anzi, proprio dal Sommo Sacerdote ebbe luogo e principio il dubbio sulla verità delle divine parole. E Aronne fu poi tolto di vita senza aver potuto raggiungere la Terra Promessa[311].
9Anche ora il popolo tumultua contro il Signore dicendo: “Tu ci hai condotto a morire come popolo e come singoli sotto il dominio degli oppressori”. E a Me grida: “Fatti re e liberaci”. Ma di quale liberazione parlate? Di quale castigo? Di quelli materiali? Oh! là, nelle cose materiali non è né salvezza né castigo! Un castigo ben più grande e una liberazione ben più grande è a portata del vostro libero volere, e potete scegliere. Dio ve lo concede.
10Questo dico per gli israeliti presenti, per quelli che dovrebbero saper leggere le figure della Scrittura e comprenderle. Ma poiché ho pietà del mio popolo, di cui sono Re nello spirito, voglio aiutarvi a capire una figura almeno, perché vi aiuti a comprendere chi Io sono.
I cuori ammaestrati dall’ amore.
11L’Altissimo disse a Mosè e ad Aronne: “Prendete la verga e parlate alla rupe e scaturiranno fiumi per la sete del popolo, onde non si lamenti più”. All’eterno Sacerdote, l’Altissimo ha detto ancora una volta, per porre fine ai lamenti del popolo suo: “Prendi la verga germogliata dalla stirpe di Jesse, e un fiore verrà da lei non tocca da fango umano, e si muterà in frutto di mandorla dolce e pieno di unzione. E con essa mandorla della radice di Jesse, con esso germoglio mirabile su cui poserà lo Spirito del Signore coi suoi sette doni, percuoti la pietra d’Israele, perché getti acqua abbondante per la salute sua”.
12Il Sacerdote di Dio è lo stesso Amore. E l’Amore fece una Carne gettando il suo germoglio fuor dalla radice di Jesse che fango non aveva nutrita, e la Carne era quella del Verbo incarnato, dell’atteso Messia mandato a parlare alla roccia perché si fendesse. Perché fendesse la sua dura crosta di superbia e di cupidigia e accogliesse le acque che Dio ha mandato, le acque sgorganti dal suo Cristo, l’olio soave del suo amore, a farsi malleabile, buona, a santificarsi accogliendo nel suo cuore il dono dell’Altissimo al suo popolo.
13Ma Israele non vuole l’Acqua viva nel suo seno. Resta chiuso, duro, e specie resta tale nelle persone dei suoi grandi, contro i quali la verga fiorita e fruttificata per solo potere divino inutilmente batte e parla. E in verità vi dico che molti di questo popolo non entreranno nel Regno, mentre molti che di questo popolo non sono vi entreranno, perché avranno saputo credere ciò che i sacerdoti d’Israele non vollero credere. Per questo Io sono in mezzo a voi come segno di contraddizione, e voi sarete giudicati per il modo come mi saprete comprendere.
14Ma agli altri, che non sono Israele, Io dico: la casa di Dio, sfuggita dai figli del popolo suo, è aperta a coloro che cercano la Luce. Venite. Seguitemi. Se Io sono posto a segno di contraddizione, sono anche posto come segno a tutte le nazioni, e chi mi amerà sarà salvo».
Profezia sul deicidio.
15«Tu ami più gli stranieri di noi. Se ci evangelizzassi, finiremmo ad amarti! Ma sei dovunque fuorché in Giudea», dice un giudeo, tocco dalle parole di Gesù.
«Scenderò anche in Giudea e vi farò lunga dimora. Ma non muterà la pietra che è nel cuore di molti. Non si muterà neppure quando il Sangue scenderà sulla pietra. Sei sinagogo, vero?».
«Sì, come lo sai?».
«Lo so. Ebbene, puoi capire allora ciò che dico».
«Il sangue non deve cadere sulla pietra. É peccato».
16«Il Sangue lo verserete con gioia sulla pietra perché resti. E vi parrà un trofeo di vittoria la pietra su cui si sarà versato il Sangue del vero Agnello. Ma poi verrà un giorno che capirete… Capirete il vero castigo e quale era la salvezza vera che vi era offerta. Andiamo…»
.
22. Farisei a
Cafarnao con Giuseppe e Simone d’Alfeo. Gesù non nasconderà
alla Madre l’ora del Sacrificio[312].
Le iene mordono ancora.
L’ Agnello non sarà mai lupo.
21Li congeda e va presso i due cugini, che bacia dopo aver fatto profondi inchini ai farisei presenti, fra i quali è Simone il fariseo di Cafarnao. Gli altri sono visi nuovi.
«Ti abbiamo cercato più per questi che per noi. Sono venuti a Nazaret a cercarti, e allora…», spiega Simone d’Alfeo accennando ai farisei.
22«La pace a voi. Di che abbisognavate?».
«Oh! nulla. Vederti, vederti soltanto. Ascoltarti. Sentire la saggezza delle tue parole…».
23«Per questo solo?».
«Anche per consigliarti, veramente… Tu sei troppo buono e il popolo se ne abusa. Non è buono questo popolo. E Tu lo sai. Perché non maledici i peccatori?».
24«Perché il Padre mi ordina di salvare, non di perdere».
«Andrai incontro a delle sventure…».
25«Non importa. Non posso trasgredire all’ordine dell’Altissimo per nessun utile umano».
«E se… Sai… si dice sottovoce che Tu accarezzi il popolo per servirtene in una sommossa. Noi siamo venuti a chiederti se è vero».
26«Siete venuti o vi hanno mandato?».
«É la stessa cosa».
27«No. Ma Io rispondo a voi e a chi vi ha mandato che l’acqua che trabocca dalla mia secchia è acqua di pace, che il seme che spargo è seme di rinuncia. Io poto i rami superbi, Io sono pronto a scalzare le male piante, perché non nuocciano alle buone se non si piegano all’innesto. Ma ciò che Io chiamo “buono” non è ciò che voi dite buono. Perché Io chiamo buona l’ubbidienza, la povertà, la rinuncia, l’umiltà, la carità che si piega a tutte le umiltà e a tutte le misericordie. Non temete nessuno. Il Figlio dell’uomo non insidia le potenze degli uomini, ma viene ad inculcare potenza agli spiriti. Andate e riferite che l’Agnello non sarà mai lupo».
28«Che vuoi dire? Tu ci comprendi male e noi ti comprendiamo male».
«No. Io e voi ci si comprende molto bene…».
29«Ebbene, allora sai perché siamo venuti?».
«Sì. Per dirmi che non devo parlare alle turbe. E non pensate che non potete interdirmi di entrare, come ogni israelita, là dove si leggono e spiegano le Scritture e dove ogni circonciso ha il diritto di parlare».
30«Chi te lo ha detto? Giairo, non è vero? Lo riferiremo».
«Non ho ancora visto Giairo».
«Tu menti».
«Io sono la Verità».
31Un uomo dice di fra la folla che si è tornata a formare: «Egli non mente. Giairo è partito ieri prima del tramonto con la moglie e la figlia; le ha accompagnate, lasciando qui l’assistente, le ha accompagnate dalla madre che muore e non tornerà che dopo le purificazioni».
32I farisei non hanno la gioia di poter mostrare che Gesù mente, ma hanno quella di saperlo senza l’amico più potente in Cafarnao. Si guardano fra di loro, tutta una mimica di sguardi.
Il Messia compie la volontà del Padre.
33Giuseppe d’Alfeo, maggiore della famiglia, sente il dovere di difendere Gesù e si volge a Simone fariseo: «Tu mi hai onorato volendo spartire con me il pane e il sale, e l’Altissimo terrà conto di questo onore dato ai discendenti di Davide. Tu mi ti sei mostrato giusto. Questo mio fratello è accusato da questi farisei. Ieri essi hanno detto a me, capo della casa, che l’unico dolore era che Gesù trascurasse la Giudea, perché essendo il Messia d’Israele aveva il dovere di amare ed evangelizzare ugualmente tutto Israele. Ho trovato giusto l’argomento e lo avrei detto a mio fratello. Ma perché allora parlano così, oggi? Almeno dicano perché non deve parlare. Non mi risulta che dica cose contrarie alla Legge e ai Libri. Date la ragione e io persuaderò Gesù a parlare altrimenti».
34«É giusto il tuo discorso. Rispondete all’uomo…», dice Simone fariseo.
35«Ha Egli detto cose… sacrileghe?».
«No. Ma il Sinedrio lo accusa di separare, di tentare di separare la nazione. Il Re deve essere d’Israele, non solo di Galilea».
36«Cara tutta la patria, carissima nella patria la regione natia. Non è una causa tanto grave da meritare punizione, questo suo amore per la Galilea. Del resto, noi siamo di Davide e perciò…»
«Venga allora in Giudea. Non ci disprezzi».
37«Li odi? Questo è un onore per Te e per la famiglia!», dice, fra severo e buono, Giuseppe.
«Odo».
38«Io ti consiglio a cedere al loro desiderio. É buono, è tutto onore. Tu dici che vuoi pace. Metti dunque fine, posto che sei amato da un confine all’altro, al dissapore che è fra le due regioni. Lo farai certamente. Oh! certo lo farà. Io lo assicuro per Lui, che è ubbidiente ai maggiori».
39«É detto: “Non c’è alcuno più grande di Me. Non c’è alcun altro dio avanti di Me”[313]. Io ubbidirò sempre a ciò che Dio vuole».
«Lo sentite? Andate dunque in pace».
«Lo sentiamo. Ma, o Giuseppe, prima di andare vogliamo sapere ciò che per Lui è ciò che Dio vuole».
40«Ciò che Dio vuole è che Io faccia la sua volontà».
«E sarebbe? Dilla».
41«Che Io raccolga le pecore d’Israele e le riunisca in un solo gregge. E lo farò».
«Teniamo conto delle tue parole».
42«Bene sarà. Dio sia con voi», e Gesù volge le spalle al gruppo fariseo e va verso casa.
Linguaggio del mondo.
43Giuseppe suo cugino gli si mette al fianco, mezzo contento, mezzo scontento, e con aria di protezione gli fa notare che a saperli prendere (come ha fatto lui), che a essere appoggiato ai parenti (come fortunatamente oggi), che a ricordare che si ha diritto al trono (come discendenti di Davide) e così via, anche i farisei diventano buoni amici.
44Gesù lo interrompe dicendo: «E tu lo credi? Credi alle loro parole? In verità l’orgoglio e la lode bugiarda bastano a coprire di lastre le viste più acute».
45«Io però… li accontenterei. Non puoi pretendere che ti portino in trionfo fra grida di osanna. Di un subito… Li devi conquistare. Un poco di umiltà, Gesù. Un poco di pazienza. L’onore merita ogni sacrificio…».
46«Basta! Tu parli con parola umana e più ancora. Dio ti perdoni. E ti dia luce, fratello. Ma scostati, perché mi dài dolore. E taci a tua madre, ai fratelli, alla Madre mia questi consigli stolti».
«Ti vuoi perdere! Sei causa della nostra rovina e della tua!».
47«Perché sei venuto, se sei sempre lo stesso? Non ho ancora patito per te. Ma lo farò. E allora…».
Giuseppe se ne è andato, inquieto.
48«Tu lo disgusti… É come il padre nostro, lo sai. É il vecchio israelita…», gli sussurra Simone.
«Quando capirà, vedrà che la mia azione, ora a lui disgustosa, era santa…».
49Sono sulla porta di casa. Entrano. Gesù ordina a Pietro: «Fa’ che la barca sia pronta al tramonto. Accompagneremo a Tiberiade le due Marie, e Simone le accompagnerà a casa. Verrà con te Matteo, oltre i tuoi compagni pescatori. Gli altri rimarranno qui ad attenderci».
50Pietro tira in disparte Gesù: «E se viene quello di Antiochia? É per Giuda di Keriot che dico…».
51«Il tuo Maestro ti dice che lo troveremo sul molo di Tiberiade».
«Ah! allora!», e a voce forte: «La barca sarà pronta».
23. Un complotto per l’elezione
di Gesù a re[314].
Il Regno si fa con l’amore nei cuori.
Sulle rive del lago.
1Tiberiade ha riversato tutti i suoi abitanti sulle rive del lago o sul lago stesso per trovare refrigerio nella brezza, che scorre sulle acque e scuote le piante dei giardini lungo la sponda. Mentre i ricchi di questa città, in cui si mescolano molte razze per molti motivi lì riunite, si danno conforto su comode barche da diporto, o dalle ombre verdi dei giardini guardano le evoluzioni delle barche sulle acque di turchese, già depurate dal giallore che vi aveva messo l’acquazzone della sera avanti; i poveri, specie i bambini, ruzzano sulla spiaggia, là dove le ondette vengono a morire, e i loro stridetti per il freddo dell’acqua, che li colpisce più su che non vogliano, sembrano gridi di rondine.
Annunziare la venuta del Messia.
2Le barche di Pietro e di Giacomo si accostano a riva e dirigono verso il moletto.
3«No. Al giardino di Giovanna», ordina Gesù.
Pietro ubbidisce senza parlare e la barca, seguita dalla gemella, con una virata perfetta che fa una scia spumeggiante in forma di interrogativo ripiega verso l’approdo del giardino di Cusa e vi si accosta e ferma. Gesù scende per primo e dà la mano alle due Marie per aiutarle a scendere sul piccolo moletto.
4«Ora voi andate al molo grande e mettetevi a predicare il Signore. Vedrete un uomo che si avvicinerà chiedendovi dove sono. É l’uomo di Antiochia. Conducetemelo dopo avere licenziato la folla».
5«Sì… ma… Che dobbiamo dire alla gente? Predicare la tua venuta o predicare la tua dottrina?».
«La mia venuta. Dire che all’aurora Io parlerò a Tarichea e curerò i malati. Uno di voi sorvegli le barche, o mettete qualche discepolo a farlo, perché siano pronte alla partenza. Andate e la pace sia con voi». E si avvia verso il cancello che si chiude sul pontile.
Gli orfanelli Maria e Mattia.
6Le due Marie lo seguono silenziose. Nell’ampio giardino, dove delle pertinaci rose fioriscono ancora sebbene molto rade, non si vede nessuno. Ma si sentono i gridi felici dei due piccoli che giuocano. Gesù cerca con la mano passata fra i rabeschi del cancello di far scorrere il paletto. Ma non vi riesce. Cerca se c’è qualcosa che possa far rumore e richiamare l’attenzione. Ma non c’è.
7Allora, sentendo più vicine le vocette dei due bambini, chiama forte: «Maria!». Le due voci si ammutoliscono di colpo… Gesù ripete: «Maria!»…
8Ecco là, in mezzo al prato, tenuto rasato come un tappeto dal quale si alzino i cespi ben tenuti dei roseti, spunta a passetti brevi, circospetti, un ditino sulle labbra, gli occhi indagatori scrutanti in ogni senso, la fanciullina, e poi, qualche passo indietro, seguito da un agnellino bianco come una spuma, ecco Mattia.
9«Maria! Mattia!», grida forte Gesù.
La voce guida gli sguardi innocenti. I due fanciulli volgono gli occhi verso il cancello e vedono Gesù col viso contro le sbarre che sorride loro.
«Il Signore! Corri, Mattia, dalla mamma… Chiama Elia o Michea… Che vengano ad aprire…».
10«Va’ te. Io vado dal Signore…», e corrono tutti e due a braccia tese, due farfalle, una bianca, una rosata dal capino bruno. Ma per fortuna, nel correre, chiamano i servi e questi, armati di innaffiatoi e rastrelli, accorrono, di modo che finalmente il cancello si apre e i due bambini si rifugiano nelle braccia di Gesù, che li bacia e varca la soglia tenendoli per mano.
Chi semina venti, raccoglie tempeste.
11«La mamma è in casa con le sue amiche. Noi ci mandano via, allora, perché non ci vogliono», spiega spicciativo Mattia.
12«Non dire così male. Ci manda via la mamma perché quelle dame sono romane e parlano ancora dei loro dèi e noi, i salvati di Gesù, dobbiamo conoscere Lui solo. É per questo, Signore. Mattia è troppo piccolo e non capisce», dice, graziosa nella sua assennatezza di creatura che ha sofferto e che perciò è più matura, più adulta che non l’età comporti.
13«Ci manda via anche il padre quando vengono quelli della Corte. E mi piacerebbe perché sono quasi tutti soldati… guerrieri… La guerra! É bella la guerra! Fa vincere! Manda via i romani. Abbasso Roma! Viva il regno d’Israele», grida fieramente il piccolo.
14«Non è bella la guerra, Mattia, e tante volte non si vince la guerra, e allora da soggetti si diventa schiavi».
«Ma il tuo Regno deve venire. E per farlo venire si farà la guerra. E si manderà via tutti, anche Erode, e Tu sarai re».
15«Ma taci, stolto. Lo sai che non devi ripetere ciò che senti. Fanno bene a cacciarti. Non sai che puoi fare del male al padre, alla madre e anche a Gesù dicendo così?», dice Maria. E poi spiega: «É venuto un giorno quello che è come un principe e parente di Erode e che è tuo discepolo, a parlare col padre. E gridavano tanto, non erano soli ma con molti altri…».
16«Tutti belli, con belle spade e parlavano di guerra…», interrompe Mattia.
17«Taci, dico! E gridavano tanto che si è sentito, e questo stolto da allora non fa che parlare di ciò. Diglielo Tu che non deve… La mamma lo ha detto e il padre ha minacciato di portarlo in cima al grande Ermon, in una grotta, con uno schiavo sordo e muto, finché non ha imparato a tacere. E là dovrebbe tacere perché, se parla con lo schiavo, quello non sente e non risponde, se urla vengono le aquile e i lupi a mangiarlo…».
18«Un castigo veramente terribile», dice Gesù sorridendo, e carezza il fanciullo che ha perduto la baldanza e si stringe a Gesù, come se già vedesse le aquile e i lupi pronti a divorarlo tutt’intero, compresa la linguetta imprudente. «Un castigo veramente terribile!», ripete.
19«Eh! sì, e io ho paura che gli tocchi e di rimanere senza Mattia, e piango… Ma lui non ha pietà né di me né della mamma e ci farà morire di dolore…».
20«Non lo faccio apposta… Ho sentito… e dico… É tanto bello… pensare che i romani siano vinti e cacciato Erode e Filippo, e Gesù sia Re d’Israele», termina in un sussurro, nascondendo il viso contro le vesti di Gesù per smorzare ancor più il suono della sua voce.
Il Regno si fa con l’ amore nei cuori.
21«Mattia non dirà queste cose mai più. A Me lo promette e lo manterrà. Non è vero? Così lui non sarà divorato, Giovanna e Maria non moriranno di dolore, Cusa non sarà inquieto e Io non sarò odiato. Perché, vedi, Mattia, tu mi fai odiare dicendo queste cose. Hai piacere che Gesù sia perseguitato? Pensa che rimorso se un giorno dovessi dire a te stesso: “Io ho fatto perseguitare Gesù che mi ha salvato, e tutto per aver ripetuto quanto ho sentito per caso”. Quelli erano uomini. E gli uomini perdono sovente la vista di Dio perché sono peccatori. Non vedendo Dio, non vedono la Sapienza e fanno degli errori anche a scopo buono, o che credono tale.
Preghino i fanciulli per l’avvento del Regno.
22Ma i fanciulli sono buoni. I loro spiriti vedono Dio e Dio riposa nel loro cuore. Perciò devono capire le cose con sapienza e dire che il mio Regno non si farà con la violenza, sulla Terra, ma con l’amore, nei cuori. E devono pregare perché gli uomini capiscano questo mio Regno come lo capiscono i fanciulli. Le preghiere dei bambini vengono portate dai loro angeli in Cielo e l’Altissimo le converte in grazie. E Gesù ha bisogno di queste grazie per fare, degli uomini che pensano alla guerra e al regno temporale, degli apostoli che comprendono che Gesù è pace e che il suo Regno è spirituale e celeste. Vedi questo agnelletto? Potrebbe mai sbranare?».
«Eh! no! Se potesse farlo, il padre non ce lo avrebbe regalato per non farci sbranare».
23«Ecco, hai detto bene. Anche il Padre che è nei Cieli non mi avrebbe mai mandato se Io avessi avuto potenza e volontà di sbranare. Io sono l’Agnello e il Pastore. E sono mite e mansueto come l’agnello e sono Colui che riunisce con amore, con verga di Pastore buono e non con lancia e spada di guerriero. Hai capito? E prometti a Me, proprio a Me, di non parlare mai più di queste cose?».
«Sì, Gesù. Ma… aiutami Tu… perché da solo…».
«Ti aiuterò. Guarda, ti carezzo le labbra e così sapranno stare chiuse».
Fedeltà del pastore Gionata.
24«Maestro mio. Santa questa sera che mi concede di vederti!», dice Gionata accorrendo dalla casa e prostrandosi ai piedi di Gesù.
«Pace a te, Gionata. Posso vedere Giovanna?».
«Ella sta venendo. Ha licenziato le romane per venire da Te».
Gesù lo guarda interrogativamente, ma non chiede nulla. Cammina in direzione della casa, ascoltando Gionata che parla di Cusa «molto disgustato con Erode» e che dice: «Per amore della mia padrona ti prego di frenarlo, perché vuole fare cose che… non farebbero bene né a Te né a lui, ma a Te soprattutto».
Concetti sbagliati del Regno messianico.
Giovanna consacra al Messia i suoi averi.
25Giovanna, in una splendida veste bianca, sulla quale scende dal capo un velo che pare una filigrana d’argento tanto è trapunto in argento – e non so come la leggerezza della stoffa regga quel ricamo a broccato d’argento – cinta del diadema sottile fatto un poco a punta sul davanti, come una mitria tempestata di perle, perle agli orecchi in pesanti orecchini, perle alla base del collo, perle ai polsi e alle dita – un’apparizione di bellezza, purezza e grazia – viene lesta verso il Signore e, incurante della sua bella veste, si prostra sulla polvere del vialetto e bacia i piedi di Gesù.
«La pace a te, Giovanna».
26«Quando Tu sei con me sempre è pace in me e nella mia casa… Madre!…», e fa per baciare i piedi di Maria, ma questa l’accoglie fra le braccia baciandola. Il bacio viene scambiato anche con Maria di Alfeo.
Gesù, dopo i saluti, dice: «Devo parlarti, Giovanna».
«Eccomi, Maestro. Maria, la mia casa è tua. Ordina ciò che vi occorre. Io vado col Maestro…».
Il cuore della discepola fedele.
27Gesù si e già spostato andando nel prato, ben in vista di tutti, ma isolato tanto che nessuno lo possa ascoltare. Giovanna lo raggiunge.
«Giovanna, devo accogliere un messo da Antiochia, da Sintica certo. Ho pensato di farlo nella tua casa. Qui, nel tuo giardino…».
«Tu sei il padrone di tutto quanto è di Giovanna».
28«Anche del tuo cuore?». Gesù la fissa acutamente.
«Tu sai già, Maestro! Ne ero quasi certa. Ora lo sono del tutto. Cusa… l’incoerenza degli uomini è ben grande! Il loro spirito di interesse è ben forte! E la loro pietà per le mogli è tanto poca! Noi siamo… Che siamo mai, anche noi mogli dei migliori? Un gioiello che si ostenta o si nasconde a seconda che può fare utile… Una mima che deve ridere o piangere, attirare o respingere, parlare o tacere, mostrarsi o stare nascosta secondo che l’uomo vuole… sempre per suo interesse… É triste la nostra sorte, Signore! E degradante, anche!».
29«In compenso vi è dato di saper salire più in alto nello spirito».
«Questo è vero. Hai saputo da Te o te ne hanno parlato? Hai visto Mannaen? Ti cercava…».
«No. Non ho visto alcuno. É qui?».
30«Sì. Tutti siamo qui… Voglio dire: tutti i cortigiani di Erode… e molti per odiarlo. Fra questi anche Cusa da quando, per volere di Erodiade, Erode si compiace di mortificare il suo intendente… Signore, ti ricordi che a Bétèr ti dissi che egli mi voleva separare da Te perché temeva lo sfavore di Erode? Non sono passati che pochi mesi… E già egli vuole ora che io… che io… Sì, Signore. Egli vorrebbe che io ti persuadessi ad accettare il suo aiuto per diventare re al posto del Tetrarca… Io lo devo dire perché sono donna, soggetta perciò all’uomo, e donna ebrea per giunta, perciò più che mai soggetta al volere dello sposo. E lo dico… E non ti consiglio… perché spero di conoscere già che Tu… oh! Tu non ti farai re col favore delle lance prezzolate. Oh!… che ho detto! Non dovevo parlare così… Dovevo lasciarti prima ascoltare Cusa e Mannaen e altri… E se tacevo, non facevo male?… Signore, aiutami a vedere il giusto…».
Folle concetto del Regno messianico.
31«Il giusto è nel tuo cuore, Giovanna. Né con le coorti romane, né con le lance israelite, Io mi farò re, anche se Roma e Israele volessero pacificare questa regione col mio mezzo. Ho già capito abbastanza per ricostruire le cose. Mattia ha avuto imprudenti parole. Gionata ha accennato a disgusti. Tu dici il resto. Io completo così: una folle idea del regno mio spinge i buoni, non ancora giusti, come Mannaen, a creare moti capaci di instaurare il regno d’Israele secondo l’idea fissa dei più. Un pungente, ardente bisogno di vendicarsi di un affronto spinge altri, fra i quali il tuo sposo, alla stessa cosa. Su questi due motivi fa leva l’astuzia farisaica, sadducea, scriba e anche erodiana, per riuscire a disfarsi di Me facendomi apparire agli occhi di chi ci domina quale non sono. Tu hai licenziato le romane per dirmi questo, per non tradire Cusa, né Mannaen, né altri.
Pensiero dei gentili e dei subdoli farisei.
32Ma ti dico in verità che chi mi ha capito più di tutti sono i gentili. Mi chiamano il filosofo, forse mi giudicano un sognatore, un irrealista, un infelice, secondo loro per i quali tutto è nella violenza. Ma hanno capito, almeno essi lo hanno capito, che Io non sono di questa Terra e che il mio Regno non è di questa Terra. Non temono di Me, ma dei miei seguaci. Hanno ragione. Essi, chi per amore, chi per orgoglio, sarebbero capaci di qualunque atto pur di raggiungere la loro idea: fare di Me – il Re dei re, il Re universale – un povero re di un piccolo stato… E in verità Io devo più guardarmi da questa insidia che lavora nell’ombra, aizzata dai miei veri nemici, che non sono nel palazzo proconsolare di Cesarea, né in quello del Legato in Antiochia, e neppure nell’Antonia, ma sono sotto i tefilim, le fimbrie e gli zizit delle vesti ebraiche e specie sotto gli ampi tefilim ed i fioccosi zizit messi alle ampie vesti dei farisei e scribi per dimostrare ancor più ampia aderenza alla Legge La Legge e il Regno sono nel cuore[315].
La Legge e il Regno sono nel cuore.
33Ma la Legge è nel cuore, non sulle vesti… Se fosse nel cuore, costoro che si odiano, ma che ora si riuniscono dimenticando l’odio per nuocere – l’odio che scavava profondi burroni fra l’una e l’altra casta d’Israele e che ora non è separato più ma è livellato, perché i burroni sono colmi dell’odio per Me – se fosse nel cuore di costoro la Legge, e non appesa e legata alle vesti, alla fronte, alla mano, così come un selvaggio si attacca amuleti, conchiglie, ossa, rostri d’avvoltoi per superstizione e ornamento, se fosse nel cuore questa Legge, se la Sapienza non fosse scritta dentro i tefilim ma sulle fibre del cuore, essi comprenderebbero chi Io sono e che contro di Me, per distruggermi come Verbo e come Uomo, non possono andare. Io devo perciò difendermi dagli amici e dai nemici, ingiusti ugualmente nei loro odi come nei loro amori. Io devo cercare di guidare gli amori e sopire gli odi. Io lo faccio, per fare il mio dovere. E lo farò sinché avrò edificato il Regno, bagnando le pietre col mio Sangue perché si cementino. Quando vi avrò aspersi del mio Sangue, i vostri cuori non vacilleranno più. Parlo dei cuori a Me fedeli. Del tuo, Giovanna, così in lotta fra le due forze e i due amori che sono su te e in te: Io – Cusa».
34«Ma vincerai Tu, Signore».
«Vincerò Io. Sì».
«Cerca però di salvare anche Cusa… Ama chi amo».
«Amo chi ti ama».
«Ama Cusa che ti ama…».
35«La menzogna non è per quella fronte, pura come le perle che la cingono e che ora arrossa nello sforzo di volersi e volermi persuadere di un amore di Cusa».
«Eppure egli ti ama».
36«Sì. Per il suo interesse. Come per il suo interesse non mi amava a Zio e a Siram… Ma ecco Simone di Giona con lo straniero. Andiamo da loro…».
24. Invito di Cusa a Gesù[316].
Volontà di Cusa.
24Tenta avviarsi ancora verso la scaletta, ma gli si pone di fronte Cusa, sceso, si capisce, da qualche barca, e lo saluta profondamente. «Ti cerco da molti giorni. Ho fatto il giro del lago sempre inseguendoti, Maestro. Urge che io ti parli. Sii mio ospite. Ho molti amici con me».
«Ieri ero a Tiberiade».
«Me lo hanno detto. Ma non sono solo. Vedi quelle barche dirette all’altra riva? Là sono molti che ti vogliono. Fra questi anche dei tuoi discepoli. Vieni, ti prego, nella mia casa oltre il Giordano».
25«É inutile, Cusa. So ciò che vuoi dirmi».
«Vieni, Signore».
«Malati e peccatori mi attendono; lasciami…».
«Anche noi ti attendiamo, malati di ansia per il tuo bene. E vi sono anche dei malati nella carne, anche…».
26«Hai sentito le mie parole? A che insisti dunque?».
«Signore, non ci respingere, noi…».
Volontà di Pietro.
37Cusa insiste di nuovo mentre vanno verso l’approdo, mentre sulla diga succede una gazzarra fra romani e greci da un lato e israeliti dall’altro.
38«Vieni! Per poche ore soltanto. E’ necessario. Ti riaccompagnerò io stesso. Sei benigno alle meretrici e vuoi esser inesorabile con noi?».
39«Va bene. Verrò. É necessario, infatti…». Si volge agli apostoli già nelle barche: «Andate avanti. Io vi raggiungerò…»
40«Vai solo?», chiede Pietro poco contento.
«Sono con Cusa…»
40«Uhm! E noi non si può venire? Per cosa ti vuole coi suoi amici? Perché non è venuto a Cafarnao?».
«Ci siamo venuti. Non c ‘eravate».
«Ci aspettavate. Ecco tutto!».
«Invece siamo venuti sulle vostre tracce».
41«Venite adesso a Cafarnao. Deve essere il Maestro che viene da voi?»
«Simone ha ragione», dicono gli altri apostoli.
42«Ma perché non volete che venga con me? É forse la prima volta che viene in casa mia? Non mi conoscete forse?».
«Sì che ti conosciamo. Ma non conosciamo gli altri, ecco».
43«E di che temete? Che io sia amico dei nemici del Maestro?».
«Non so niente io! Mi ricordo la fine di Giovanni profeta, io!».
44«Simone! Tu mi fai offesa. Sono uomo d’onore. Ti giuro che prima che venisse torto un capello al Maestro mi farei trafiggere. Mi devi credere! La mia spada è al suo servizio…».
«Eh!… Che trafiggano te… Che servirebbe? Dopo… Sì, lo credo, ti credo… Ma, tu morto, sarebbe la sua volta. Preferisco il mio remo alla tua spada, la mia povera barca e soprattutto i nostri semplici cuori a suo servizio».
45«Ma con me è Mannaen. Credi a Mannaen? E c’è anche il fariseo Eleazar; quello che tu conosci, e il sinagogo Timoneo, e Natanael ben Fada. Tu non lo conosci questo. Ma è un capo importante e vuole parlare col Maestro. E c’è Giovanni detto l’Antipa di Antipatride, favorito da Erode il Grande, ora vecchio e potente, padrone di tutta la valle del Gahas, e…».
«Basta, basta! Tu fai dei gran nomi, a me nulla dicono, meno due… e vengo anche io…».
«No. Vogliono parlare col Maestro…».
46«Vogliono! E chi sono? Vogliono?! Ed io non voglio. Sali qui, Maestro, e andiamo. Non voglio sapere di nessuno io, non mi fido che di me stesso io. Su, Maestro. E tu va’ in pace a dire a costoro che non siamo randagi. Sanno dove trovarci», e spinge Gesù senza tanti riguardi, mentre Cusa protesta a gran voce.
Volontà di Gesù.
47Gesù interviene definitivamente: «Non temere, Simone. Nulla mi accadrà di male. Lo so. Ed è bene che Io vada. Bene per Me. Intendimi… », e lo fissa con i suoi occhi splendidi come per dirgli: «Non insistere. Capiscimi. Vi sono ragioni che consigliano che Io vada».
48Simone cede a malincuore. Ma cede, come dominato… Però borbotta fra i denti malcontento.
49«Va’ tranquillo, Simone. Io stesso ti riaccompagnerò il Signore mio e tuo», promette Cusa.
«Quando?».
«Domani».
50«Domani?! Tanto ci vuole per dire due parole? Siamo fra terza e sesta… Prima di sera, se non è con noi, veniamo noi da te, ricordalo. E non noi soli…», e lo dice con un tono che non lascia dubbi sull’intenzione.
51Gesù posa la mano sulla spalla di Pietro. «Ti dico, Simone, che non mi faranno male. Mostra che credi nella mia vera natura. Io te lo dico. Io so. Non mi faranno nulla. Vogliono soltanto spiegarsi con Me… Va’… Conduci la donna a Tiberiade, sosta pure da Giovanna, potrai vedere che non mi rapiscono con barche e armati…».
52«Già, ma la sua casa (e accenna a Cusa) la conosco. So che dietro c’è la terra, non è un’isola, c’è dietro Galgala e Gamala, Aera, Arbela, Gerasa, Bozra, e Pella e Ramot e quante mai città».
53«Ma non temere, dico! Ubbidisci. Dammi un bacio, Simone. Va’! Anche a voi». Li bacia e li benedice. Quando vede la barca andare grida loro: «Non è la mia ora. E finché non è, nulla e nessuno potrà alzare la mano su Me. Addio, amici».
54Si volge a Giovanna, che appare visibilmente turbata e pensierosa, e dice anche a lei: «Non temere. É bene che ciò avvenga. Va’ in pace». E a Cusa: «Andiamo. Per mostrarti che non ho paura. E per guarirti…».
«Non sono malato, Signore…».
55«Tu lo sei. Io te lo dico. E molti con te. Andiamo».
56Sale sulla barca snella e ricca e si siede. I rematori iniziano la voga sulle acque chete, facendo un arco per sfuggire alla corrente sensibile là verso il termine del lago, presso lo sbocco di esso nel fiume.
25. Nella casa di campagna di Cusa la tentata elezione di Gesù a re. La testimonianza del Prediletto[317].
Nella casa di campagna di Cusa.
Il Messia non è un vile.
1Sull’altra sponda, presso al passaggio costituito dal ponte, attende già un carro coperto.
2«Sali, Maestro. Non ti affaticherai per quanto sia lungo il tragitto, non tanto per lunghezza di via quanto perché ho ordinato di tenere qui sempre delle coppie di buoi, per non dare ombra agli ospiti più ligi alla Legge… Vanno compatiti…».
3«Ma dove sono essi?».
«Ci hanno preceduti su altri carri. Tobiolo?».
«Padrone!», dice il conducente che sta aggiogando i buoi.
«Gli altri ospiti dove sono?».
«Oh! molto avanti. Staranno per arrivare alla casa».
«Lo senti, Maestro?».
«Ma se non fossi venuto?».
4«Oh! Eravamo certi che saresti venuto. Perché non avresti dovuto venire?».
«Perché!! Cusa, Io sono venuto per mostrarti che non sono un vile. Vili sono unicamente i malvagi, coloro che hanno delle colpe per cui temono la giustizia… La giustizia degli uomini, purtroppo. Mentre dovrebbero temere per prima, per unica, quella di Dio. Ma Io non ho colpe e non ho paura degli uomini».
5«Ma Signore! Quelli che sono con me ti venerano tutti! Come me. E non ti dobbiamo fare paura per niente! Ti vogliamo dare onore, non insulto!». Cusa è addolorato e quasi sdegnato.
6Gesù, seduto di fronte a lui, mentre il carro procede lento, cigolando, fra le verdi campagne, risponde: «Più che l’aperta guerra dei nemici Io devo temere quella subdola dei falsi amici, o l’ingiusto zelo di amici veri ma che ancora non mi hanno capito. E tu sei di questi. Non ricordi ciò che dissi a Bétèr?».
«Io ti ho capito, Signore», mormora Cusa, ma non molto sicuro e senza rispondere direttamente alla domanda.
7«Sì. Mi hai capito. Sotto la ventata del dolore e della gioia, il tuo cuore si era fatto limpido come, dopo un temporale e un arcobaleno, è limpido l’orizzonte. E vedevi giusto. Poi… Volgiti, Cusa, a guardare il nostro mar di Galilea. Pareva così limpido all’aurora! Nella notte le guazze avevano deterso l’atmosfera e il fresco notturno aveva calmato l’evaporar delle acque. Cielo e lago erano due specchi di zaffiro chiaro che si riflettevano le singole bellezze, e i colli, intorno, erano freschi e mondi come li avesse creati Dio nella notte. Ora guarda. La polvere delle strade costiere, percorse da persone e animali, l’ardore del sole che fa fumare i boschi e i giardini come caldaie sopra un focolare e incendia il lago facendone evaporar le acque, guarda come hanno turbato l’orizzonte. Prima le sponde parevano vicine, nitide come erano nel gran nitore dell’aria; ora, guarda… Paiono tremolare offuscate, confuse, simili a cose che si vedono attraverso un velo d’acque impure. Così è successo in te. Polvere: umanità. Sole: orgoglio. Cusa, non turbare te stesso…».
Cusa china il capo, giocherellando macchinalmente con gli ornamenti della sua veste e la fibbia della ricca cintura che sorregge la spada.
Gesù tace, stando quasi ad occhi chiusi come preso da sonno. Cusa ne rispetta il riposo, o ciò che egli crede tale.
L’arrivo.
8Il carro va lento in direzione sud-est, verso delle lievi ondulazioni che sono, almeno credo, il primo scaglione dell’altipiano che limita la valle del Giordano da questo lato orientale. Certo per ricchezza di acque sotterranee, o di qualche corso d’acqua, le campagne sono fertilissime e belle; grappoli e frutti appaiono da ogni fronda.
Il carro devia su una strada privata, lasciando quella maestra, e si interna sotto un viale foltissimo, sotto il quale è ombra e frescura, almeno relativa, rispetto alla fornace che è l’assolata via maestra.
9Una casa bassa, bianca, di signorile aspetto, è in fondo al viale. Casette più umili sono sparse qua e là per i campi e i vigneti.
Il carro supera un ponticello e un limite oltre il quale il frutteto si muta in giardino dal viale sparso di ghiaia. Al rumore diverso delle ruote sul ghiaino Gesù apre gli occhi.
10«Siamo arrivati, Maestro. Ecco gli ospiti che ci hanno sentiti e accorrono», dice Cusa.
E infatti molti, tutti di ricca condizione, si affollano all’inizio del viale e salutano con pomposi inchini il Maestro che giunge. Vedo e riconosco Mannaen, Timoneo, Eleazaro, e mi pare di vedere altri non nuovi ma dei quali non so dire il nome. E poi molti e molti mai visti, o per lo meno mai notati particolarmente. Vi sono molti con spade, e vi sono altri che in luogo delle spade ostentano gli abbondanti fronzoli farisaici e sacerdotali o rabbinici.
Rito di presentazione.
11Il carro si arresta e Gesù scende per il primo, inchinandosi in un saluto cumulativo. I discepoli Mannaen e Timoneo si fanno avanti scambiando un saluto particolare. E poi si avanza Eleazaro (il fariseo buono del convito in casa di Ismael) e con lui si fanno largo due scribi che ci tengono a farsi riconoscere. Sono quello che a Tarichea ebbe guarito il figlioletto il giorno della prima moltiplicazione dei pani, e l’altro che ai piedi del monte delle Beatitudini dette cibo a tutti. E un altro ancora si fa largo: il fariseo che in casa di Giuseppe, al tempo dei grani, fu istruito da Gesù sul vero movente della sua ingiusta gelosia.
12Cusa procede alle presentazioni e le risparmio a tutti. Perché c’è da perdere la testa fra i molti Simone, Giovanni, Levi, Eleazar; Natanaele, Giuseppe, Filippo, ecc. ecc.; sadducei, scribi, sacerdoti, erodiani per la più parte, anzi dovrei dire che gli ultimi sono i più, e qualche pizzico di proseliti e di farisei, due sinedristi e quattro sinagoghi e, sperduto non so come qui dentro, un esseno.
13Gesù si inchina ad ogni nome, dando un acuto sguardo ad ogni viso e talora avendo un lieve sorriso, come quando qualcuno, a rendere più chiara la sua identità, specifica qualche fatto che lo mise in rapporto con Gesù.
14Così un certo Gioacchino di Bozra dice: «Mia moglie Maria fu da Te guarita dalla lebbra. Te benedetto».
15E l’esseno: «Ti udii quando parlasti presso Gerico e un fratello nostro lasciò le rive del mar Salato per seguirti. E ancora seppi di Te per il miracolo di Eliseo di Engaddi. In quelle terre noi puri viviamo attendendo…».
16Cosa attendano non so. So che, dicendolo, costui guarda con un aria di superiorità un po’ esaltata gli altri, che non posano certo a mistici ma, per la più parte, paiono usufruire allegramente dei benesseri che la loro posizione concede loro.
Appuntamento al banchetto.
17Cusa sottrae il suo Ospite alle cerimonie dei saluti e lo conduce in una comoda stanza da bagno, dove lo lascia alle abluzioni d’uso, certo gradite con quel caldo, e torna dai suoi ospiti, coi quali confabula animatamente, e giungono quasi ad una disputa perché i presenti sono di pareri diversi. Chi vuole intavolare subito il discorso. Quale? Chi invece propone di non assalire subito il Maestro, ma di persuaderlo avanti del loro rispetto profondo. Vince quest’ultima parte che è la più numerosa, e Cusa, da padrone di casa, chiama i servi per ordinare un banchetto da farsi verso sera, lasciando tempo a Gesù, «che è stanco e lo si vede, di riposare», cosa che viene accettata da tutti, tanto che, quando Gesù riappare, gli ospiti si accomiatano con grandi inchini lasciandolo con Cusa, che lo conduce in una stanza ombrosa dove è un basso giaciglio coperto di ricchi tappeti.
Meditazione distensiva.
18Ma Gesù, rimasto solo dopo aver consegnato ad un servo i sandali e la veste, perché fossero ripuliti dalla polvere e dai segni delle preregrinazioni del giorno avanti, non dorme. Seduto sulla sponda del lettuccio, i piedi scalzi sulla stuoia del pavimento, la corta tunica o sottoveste che gli copre il corpo sino ai gomiti e ai ginocchi, pensa intensamente. E se l’abbigliamento così ridotto lo fa apparire più giovane nella splendida e perfetta armonia del corpo virile, l’intensità del pensiero, che non è certo lieto, gli incide rughe e gli appesantisce il viso in una espressione di stanchezza dolorosa che lo invecchia.
19Nessun rumore nella casa, nessuno nella campagna dove maturano i grappoli nel calore pesante. Le tende oscure che cadono davanti alle porte e alle finestre non hanno il minimo ondulare.
Passano le ore così…
20La penombra cresce col decrescere del sole. Ma il caldo persiste. E persiste la meditazione di Gesù.
Infine la casa dà segni di risveglio. Si sentono delle voci, degli scalpiccii, degli ordini.
21Cusa muove piano la tenda per vedere senza disturbare.
«Entra! Non dormo», dice Gesù.
Cusa entra: è già nella veste ornata del banchetto. Guarda e vede che il lettuccio non mostra segno di aver accolto un corpo.
22«Non hai dormito? Perché? Sei stanco…».
«Ho riposato nel silenzio e nell’ombra. Mi basta».
23«Ti farò portare una veste…».
«No. La mia certo è asciugata. Preferisco quella. Intendo partire non appena ha termine il banchetto. Ti prego provvedere acciò Io abbia il carro e la barca».
«Come vuoi, Signore… Avrei voluto trattenerti sino a domani all’aurora…».
«Non posso. Devo andare…». Cusa esce con un inchino…
Si sente un gran parlottio…
24Passa dell’altro tempo. Torna il servo con la veste di lino fresca di lavatura, odorosa di sole, e coi sandali nettati dalla polvere e ammorbiditi con dell’olio o del grasso che li fa lucidi e flessuosi. Un altro lo segue con un catino, un’anfora e degli asciugamani, e depone tutto su un basso tavolo. Escono…
Il tentativo di eleggere re il Messia.
Abluzioni e bizzarro convito.
25… Gesù raggiunge gli ospiti nell’atrio che divide la casa da nord a sud, creando un luogo ventilato e gradevole, sparso di sedili e ornato di tende leggere, variegate, che modificano la luce senza ostacolare l’aria. Ora, tirate da parte, lasciano vedere la verde cornice che circonda la casa.
26Gesù è imponente. Nonostante non abbia dormito, sembra essersi nutrito di forza ed è regale nell’incesso. Il lino della veste appena indossata è candidissimo e i capelli, fatti lucidi dal bagno del mattino, splendono dolcemente incorniciando il volto del loro color dorato.
«Vieni, Maestro. Attendevamo Te soltanto», dice Cusa e lo conduce per il primo nella stanza dove sono le mense.
Si siedono dopo la preghiera e una supplementare abluzione alle mani, e il pranzo ha inizio, pomposo come sempre e silenzioso sul principio. Poi il ghiaccio si rompe.
27Gesù è vicino a Cusa, e Mannaen è dall’altro suo lato avendo per compagno Timoneo. Gli altri sono distribuiti da Cusa, con esperienza di cortigiano, sui lati della tavola fatta a U. Soltanto l’esseno si è ostinatamente rifiutato di prendere parte al banchetto e di sedersi alla tavola con gli altri, e soltanto quando un servo, per ordine di Cusa, gli offre un cestello prezioso colmo di frutta, accetta di sedere davanti ad una bassa tavola, dopo non so quante abluzioni e dopo essersi rialzate le larghe maniche della sua veste candida per tema di macchiarle o per rito, non so.
28É un bizzarro convito, dove si procede più per sguardi che per discorsi. Appena brevi frasi di cortesia e uno studiarsi reciprocamente, ossia Gesù studia i presenti e questi studiano Lui.
Infine Cusa fa cenno ai servi di ritirarsi dopo aver posato larghi vassoi di frutta fresche, per essere state tenute forse nel pozzo, bellissime, direi quasi ghiacciate tanto mostrano quella brinatura caratteristica delle frutta tenute in ghiacciaia.
I servi escono dopo avere acceso anche le lampade, per ora inutili, perché ancora il giorno è luminoso nel lungo tramonto estivo.
Eloquente discorso di Cusa.
29«Maestro», inizia Cusa, «Tu ti devi essere chiesto il perché di questo ritrovo e di questo nostro silenzio. Ma ciò che ti dobbiamo dire è molto grave, e orecchie imprudenti non lo devono sentire. Ora siamo soli e possiamo parlare. Tu lo vedi. Il massimo rispetto è in tutti i presenti verso di Te. Sei fra uomini che ti venerano come Uomo e come Messia. La tua giustizia, la tua sapienza, i doni dei quali Dio ti ha fatto padrone, sono noti e ammirati fra noi. Tu per noi sei il Messia d’Israele. Messia secondo l’idea spirituale e secondo quella politica. Sei l’Atteso a por fine al dolore, all’avvilimento di tutto un popolo. E non solo di questo popolo rinchiuso nei confini d’Israele, meglio, della Palestina, ma al popolo di tutto Israele, delle mille e mille colonie della Diaspora, sparse per tutta la Terra e facenti echeggiare il Nome di Jeovè sotto ogni cielo e facenti conoscere le promesse e le speranze, che ora si compiono, di un Messia restauratore, di un Vendicatore, di un Liberatore e creatore della vera indipendenza e della patria d’Israele, ossia della Patria più grande che sia nel mondo, la Patria, regina e dominatrice, annullatrice di ogni passato ricordo e di ogni segno vivente di servaggio, l’Ebraismo trionfante su tutto e su tutti, e per sempre, perché così è stato detto e così si compie. Signore, qui, davanti a Te, Tu hai tutto Israele nei rappresentanti delle diverse classi di questo popolo eterno, castigato ma beneamato dall’Altissimo che lo proclama “suo”. Hai il cuore pulsante e sacro d’Israele coi membri del Sinedrio ed i sacerdoti, hai la potenza e la santità con i farisei e i sadducei, hai la sapienza con gli scribi e i rabbi, hai la politica e il valore con gli erodiani, hai il censo con i ricchi, il popolo coi mercanti e possidenti, hai la Diaspora coi proseliti, hai persino i separati che ora si sentono di riunirsi perché vedono in Te l’Atteso: gli esseni, gli irraggiungibili esseni. Guarda, o Signore, questo primo prodigio, questo grande segno della tua missione, della tua verità. Tu, senza violenza, senza mezzi, senza ministri, senza milizie, senza spade, raduni tutto il tuo popolo come un serbatoio raduna le acque di mille sorgenti. Tu, quasi senza parole, senza, assolutamente senza imposizioni, ci riunisci, noi popolo diviso da sventure, da odi, da idee politiche e religiose, e ci pacifichi. O Principe della pace, giubila di aver redento e restaurato prima ancora di aver preso scettro e corona. Il tuo Regno, l’atteso Regno d’Israele è sorto. Le nostre ricchezze, le nostre potenze, le nostre spade, sono ai tuoi piedi. Parla! Ordina! L’ora è venuta».
Intesa dei commensali e silenzio del Messia.
30Tutti approvano il discorso di Cusa. Gesù, le braccia conserte sul petto, tace.
31«Non parli? Non rispondi, o Signore? Forse ti ha stupito la cosa… Forse ti senti impreparato e dubiti soprattutto che sia impreparato Israele. Ma non è. Ascolta le nostre voci. Io parlo, e con me Mannaen, per la Reggia. Essa non merita più di esistere. É l’obbrobrio marcioso d’Israele. É la tirannia vergognosa che opprime il popolo e si curva servile ad adulare l’usurpatore. La sua ora è venuta. Sorgi, o Stella di Giacobbe[318], e fuga le tenebre di quel coro di delitti e di vergogne. Qui sono quelli che, detti erodiani, sono i nemici dei profanatori del nome per loro sacro degli Erodei. Parlate, voi».
32«Maestro. Io sono vecchio e mi ricordo ciò che era lo splendore di un tempo. Come nome di eroe messo ad una sitente carogna, tale è il nome di Erode portato dai degeneri discendenti, avvilenti il nostro popolo. É l’ora di ripetere il gesto più volte fatto da Israele, quando degli indegni monarchi si sedevano sui dolori del popolo[319]. Tu solo sei degno di fare questo gesto».
Gesù tace.
33«Maestro, ti pare che noi si possa dubitare? Abbiamo scrutato le Scritture. Tu sei quello. Tu devi regnare», dice uno scriba.
34«Tu devi essere Re e Sacerdote. Novello Nehemia[320], più grande di questo devi venire e purificare. L’altare è profanato. Lo zelo dell’Altissimo ti sproni», dice un sacerdote.
35«Molti di noi ti hanno combattuto. Quelli che temono il tuo regnare sapiente. Ma il popolo è con Te e i migliori di noi col popolo. Abbiamo bisogno di un sapiente».
36«Di un puro abbisogniamo».
«Di un vero re».
«Di un santo».
37«Di un redentore. Sempre più siamo schiavi, e di tutto e di tutti. Difendici, Signore!».
38«Nel mondo siamo calpestati perché, nonostante il numero e la ricchezza, siamo come pecore senza pastore. Chiama a raccolta col vecchio grido: “Alle tue tende, o Israele!”[321], e da ogni punto della Diaspora come leva sorgeranno i tuoi sudditi, ribaltando i vacillanti troni dei potenti che non sono amati da Dio».
39Gesù tace sempre. Unico seduto, calmo, come non si trattasse di Lui, in mezzo a questa quarantina di scalmanati, dei quali raccolgo appena un decimo delle ragioni perché parlano tutti insieme in una confusione da mercato, Egli conserva la sua posa e il silenzio.
Tutti urlano: «Di’ una parola! Rispondi!».
Il Regno del Messia.
Il Messia boccia il potere temporale.
40Gesù si alza in piedi lentamente, puntando le mani sull’orlo della tavola. Si fa un silenzio profondo. Bruciato dal fuoco di ottanta pupille. Egli apre le labbra e gli altri l’aprono come per aspirare la sua risposta. E la risposta è breve, ma netta: «No».
41«Ma come? Ma perché? Ci tradisci? Tradisci il tuo popolo! Rinnega la sua missione! Ripudia l’ordine di Dio!…». Un baccano! Un tumulto! Visi che si fanno cremisi, occhi che si accendono, mani che quasi minacciano… Più che dei fedeli sembrano dei nemici. Ma così è: quando un’idea politica domina i cuori, anche i miti divengono fiere per chi contrasta quella loro idea.
42Al tumulto succede un silenzio strano. Sembra che, esaurite le forze, tutti si sentano esausti, sopraffatti. Si guardano interrogativamente, desolati i più… alcuni inquieti…
Il Messia corregge le idee storte .
43Gesù volge lo sguardo intorno. Dice: «Sapevo che per questo mi volevate qui. E sapevo l’inutilità del vostro passo. Cusa può dire che l’ho detto a Tarichea. Sono venuto per mostrarvi che non temo insidia alcuna, perché non è l’ora. E non la temerò quando l’ora dell’insidia sarà su Me, perché per questo sono venuto. E sono venuto per persuadervi. Voi, non tutti, ma molti fra voi, siete in buona fede. Ma Io devo correggere l’errore nel quale in buona fede siete caduti. Vedete? Io non vi rimprovero. Non rimprovero nessuno, neppure quelli che, per essere miei discepoli fedeli, dovrebbero sapere con giustizia e regolare le proprie passioni con giustizia. Non rimprovero te, giusto Timoneo, ma ti dico che in fondo al tuo amore che mi vuole onorare è ancora il tuo io, che si agita e sogna un tempo migliore in cui tu possa vedere colpiti coloro che ti colpirono. Non rimprovero te, Mannaen, per quanto tu mostri di avere dimenticato la sapienza e l’esempio tutti spirituali che avesti da Me, e dal Battista prima di Me; ma ti dico che anche in te è una radice di umanità che risorge dopo l’incendio del mio amore. Non rimprovero te, Eleazaro, uomo giusto tanto per la vecchia che ti fu lasciata, giusto sempre, e ora non giusto; e non rimprovero te, Cusa, benché lo dovrei perché in te più che in tutti quelli che mi volete re in buona fede è vivo il tuo io. Re, sì, mi vuoi. Non c’è insidia nel tuo dire. Non vieni per cogliermi in fallo, per denunciarmi al Sinedrio, al re, a Roma. Ma più che l’amore – tu credi che sia tutto amore e non è – più che l’amore tu operi per vendicarti di offese che la reggia ti ha date. Io sono tuo ospite. Dovrei tacere la verità sui tuoi sentimenti. Ma Io sono la Verità in tutte le cose. E parlo. Per tuo bene. E così è di te, Gioacchino di Bozra, e di te, scriba Giovanni, e di te pure, e di te, e di te, e di te». Indica questo, quello, senza rancore, ma con tristezza… e prosegue: «Non vi rimprovero. Perché so che non siete voi che volete questo, spontaneamente.
Il Regno del Messia non è di questo mondo.
44É l’Insidia, è l’Avversario che lavora, e voi… voi siete, senza saperlo, dei succubi nelle sue mani. Anche l’amore, anche del vostro amore, o Timoneo, o Mannaen, o Gioacchino, o voi che realmente mi amate, anche della vostra venerazione, o voi che in Me sentite il Rabbi perfetto, anche di questo egli, il Maledetto, si serve per nuocere e nuocermi. Ma Io dico a voi, come a chi non è nei vostri sentimenti e con scopi che scendono sempre più in basso, fino ad essere tradimenti e delitti, vorrebbe che Io accettassi d’esser re, Io dico: “No. Il mio Regno non è di questo mondo. Venite a Me, ché Io instauri il mio Regno in voi, non altro”. Ed ora lasciatemi andare».
La più grande sventura di un popolo.
Una bugiarda proposta.
45«No, Signore. Noi siamo ben decisi. Noi abbiamo già messo in moto ricchezze, preparato piani, deciso di uscire da questa incertezza che tiene inquieto Israele e della quale se ne approfittano gli altri per nuocere a Israele. Tu sei insidiato. É vero. Hai nemici nel Tempio stesso. Io, uno degli Anziani, non lo nego. Ma per porre fine a questo c’è questo: la tua unzione. E noi siamo pronti a dartela. Non è la prima volta che in Israele uno è proclamato re così, per porre fine a sciagure nazionali e a discordie[322]. Qui c’è chi in nome di Dio lo può fare. Lasciaci fare», dice uno dei sacerdoti.
46«No. Non vi è lecito. Non ne avete l’autorità».
47«Il Sommo Sacerdote è il primo a volere questo, anche se non appare. Non può più permettere lo stato attuale di dominazione romana e di scandalo regale».
48«Non mentire, sacerdote. Sulle tue labbra è doppiamente impura la bestemmia. Tu forse non sai e sei ingannato. Ma nel Tempio ciò non si vuole».
49«La credi dunque una menzogna la nostra asserzione?».
«Sì. Se non di tutti voi, di molti fra voi. Non mentite. Io sono la Luce e illumino i cuori…».
50«A noi ci puoi credere», gridano gli erodiani.
«Noi non amiamo Erode Antipa né alcun altro».
51«No. Voi amate voi soli. É vero. E non potete amare Me. Vi farei da leva per ribaltare il trono per aprirvi la via ad un più potente potere e per aggravare il popolo di peggiore oppressione. Un inganno a Me, al popolo e a voi stessi. Roma schiaccerebbe tutti, dopo che voi aveste schiacciato».
Nel turbine delle imposizioni.
52«Signore, fra le colonie della Diaspora vi sono uomini pronti a insorgere… le nostre sostanze per questo», dicono i proseliti.
53«E le mie e tutto l’appoggio della Auranite e Traconite», urla quello di Bozra.
54«So ciò che mi dico. I nostri monti possono coltivare un esercito, e salvo da insidie, per lanciarlo poi come stormo d’aquile al tuo servizio».
55«Anche la Perea».
«Anche la Gaulanite».
«La valle del Gahas con Te!».
56«E con Te le rive del mar Salato coi nomadi che ci credono dèi, se Tu consenti di unirti a noi», urla l’esseno e prosegue con uno sproloquio da esaltato che si perde nel clamore.
57«I montanari della Giudea sono della razza dei re forti».
58«E quelli dell’Alta Galilea sono eroi della tempra di Debora[323]. Anche le donne, anche i bambini eroi!».
59«Ci credi pochi? Siamo schiere e schiere. Il popolo è tutto con Te. Tu sei il re della stirpe di Davide, il Messia! Questo il grido sulle labbra di sapienti e di ignoranti, perché questo è il grido dei cuori. I tuoi miracoli… le tue parole… I segni…». Una confusione che non riesco a seguire.
60Gesù, come roccia ben salda avvolta da un turbine, non si muove, neppure reagisce.
É impassibile. E la ridda delle preghiere, imposizioni, ragioni, continua.
61«Tu ci deludi! Perché vuoi la nostra rovina? Vuoi fare da Te? Non puoi. Matatia Maccabeo non rifiutò l’aiuto degli Assidei e Giuda liberò Israele con l’aiuto di questi… Accetta!!! »[324]. Ogni tanto l’urlo si accomuna su questa parola.
Il Messia Redentore.
62Gesù non cede. Uno degli Anziani, molto anziano anche d’età, parlotta con un sacerdote e uno scriba più vecchi di lui. Si fanno avanti. Impongono silenzio. Parla il vecchio scriba, che ha chiamato a sé anche Eleazaro e i due scribi Giovanni: «Signore, perché non vuoi cingere il serto di Israele?».
63«Perché non è mio. Non sono figlio di principe ebreo».
64«Signore, Tu forse non sai. Io, con questo e questo, fummo chiamati un giorno perché tre Sapienti vennero chiedendo dove era Colui che era nato re degli ebrei. Capisci? “Nato re”. Fummo riuniti noi, principi dei sacerdoti e scribi del popolo, da Erode il Grande, per la risposta. E con noi era Hillele il Giusto. La risposta nostra fu: “A Betlem di Giuda”. Tu, ci consta, là sei nato e grandi segni accompagnarono la tua nascita. Fra i tuoi discepoli sono dei testimoni di essa. Puoi Tu negare che fosti adorato Re dai tre Sapienti?».
«Non nego».
65«Puoi negare che il miracolo ti precede e ti accompagna e ti segue come segno del Cielo?».
«Non nego».
66«Puoi negare di essere il Messia promesso?».
«Non nego».
67«E allora, in nome del Dio vivo, perché vuoi defraudare le speranze di un popolo?».
«Io vengo a compire le speranze di Dio».
«Quali?».
68«Quelle della redenzione del mondo, della formazione del Regno di Dio. Il mio Regno non è di questo mondo. Riponete le vostre sostanze e le vostre armi. Aprite gli occhi e lo spirito a leggere le Scritture e i Profeti e ad accogliere la mia Verità, e avrete il Regno di Dio in voi».
La più grande sventura di un popolo.
69«No. Le Scritture parlano di un re liberatore».
70«Dalla schiavitù satanica, dal peccato, dall’errore, dalla carne, dal gentilesimo, dall’idolatria. Oh! che vi ha fatto Satana, o ebrei, popolo sapiente, per farvi così cadere in errore sulle verità profetiche? Che vi fa, o ebrei, fratelli miei, per farvi così ciechi? Che, che vi fa, o miei discepoli, perché anche voi più non comprendiate? La più grande sventura di un popolo e di un credente è quella di cadere in una falsa interpretazione dei segni. E qui si compie questa sventura. Interessi personali, preconcetti, esaltazioni, malo amore di patria, tutto serve a creare il baratro… il baratro dell’errore in cui un popolo perirà misconoscendo il suo Re».
«Tu ti misconosci».
71«Voi vi misconoscete e mi misconoscete. Io non sono il re umano. E voi… Voi, tre quarti di voi qui adunati lo sapete e volete il mio male, non il mio bene. Fate per astio, non per amore. Vi perdono. Dico ai retti di cuore: “Tornate in voi, non siate i servi inconsci del male”. Lasciatemi andare. Non c’è altro da dire».
Un silenzio pieno di stupore…
Gli amici buoni del Messia.
72Eleazaro dice: «Io non ti sono nemico. Credevo fare bene. E non sono solo… Amici buoni pensano come me».
73«Lo so. Ma dimmi, tu, e sii sincero: che dice Gamaliele?».
«Il rabbi?… Dice… Sì, dice: “L’Altissimo darà il segno se questo è il suo Cristo”».
74«Dice bene. E che Giuseppe l’Anziano?».
«Che Tu sei il Figlio di Dio e regnerai da Dio».
75«Giuseppe è un giusto. E Lazzaro di Betania?».
«Soffre… Poco parla… Ma dice… che Tu regnerai soltanto quando i nostri spiriti ti accoglieranno».
76«Lazzaro è saggio. Quando i vostri spiriti mi accoglieranno. Per ora voi, anche quelli che credevo spiriti accoglienti, non accogliete il Re e il Regno, e in ciò è il mio dolore».
Peccato noto al Messia.
77«Insomma Tu rifiuti?», urlano in tanti.
«L’avete detto».
78«Ci hai fatto compromettere, ci danneggi, ci…», urlano altri: erodiani, scribi, farisei, sadducei, sacerdoti…
79Gesù lascia la tavola e va verso questo gruppo, dardeggiandolo con i suoi sguardi. Che occhi! Essi, involontariamente, si ammutoliscono, si restringono al muro…
Gesù va proprio viso a viso, e dice, piano, ma con un ‘incisività che taglia come una sciabolata: «É detto: “Maledetto chi colpisce di nascosto il suo prossimo e accetta doni per condannare a morte un innocente”[325]. Io a voi dico: vi perdono. Ma il vostro peccato è noto al Figlio dell’uomo. Se non vi perdonassi Io… Per molto meno furono inceneriti da Jeovè molti d’Israele». Ma è tanto terribile nel dire questo che nessuno osa muoversi, e Gesù alza la pesante doppia cortina ed esce nell’atrio senza che nessuno osi un gesto.
Clamore di pareri e reciproci insulti.
80Solo quando la tenda cessa di agitarsi, ossia dopo qualche minuto, essi si riscuotono.
«Bisogna raggiungerlo… Bisogna tenerlo…», dicono i più inferociti.
81«Bisogna farsi perdonare», sospirano i migliori, ossia Mannaen, Timoneo, dei proseliti, quello di Bozra, i retti di cuore, insomma. Si affollano fuori della sala. Cercano, interrogano i servi: «Il Maestro? Dove è?».
82Il Maestro? Nessuno lo ha visto, neppure quelli che erano alle due porte dell’atrio. Non c’è… Con torce e fanali lo cercano fra le ombre del giardino, nella stanza dove aveva riposato. Non c’è, e non c’è il suo mantello lasciato sul letto, la sua borsa lasciata nell’atrio…
83«Ci è sfuggito! É un satana! No. È Dio. Fa ciò che vuole. Ci tradirà! No. Ci conoscerà per quello che siamo». Un clamore di pareri e di reciproci insulti. I buoni gridano: «Voi ci avete sedotti. Traditori! Dovevamo immaginarlo!». I malvagi, ossia i più, minacciano, e la zuffa, perduto il capro espiatorio su cui volgersi, volge le sue due parti in se stesse…
Incontro col Prediletto.
Verso un luogo solitario.
84E Gesù dove è? Io lo vedo, per suo volere, molto lontano, verso il ponte sull’imbocco del Giordano. Va veloce come portato dal vento. I capelli ondeggiano intorno al volto pallido, la veste sbatte come una vela nel rapido andare. Poi, quando è sicuro che si è distanziato, si inselva nei falaschi della sponda e prende la riva di oriente e, appena trova i primi scogli dell’alta scogliera, vi sale, incurante della poca luce che rende pericoloso il salire sulla costa scoscesa. Sale, sale sino ad uno scoglio proteso sul lago, vegliato da una quercia secolare, e là si siede, pone un gomito sul ginocchio, sulla palma della mano puntella il mento e, con lo sguardo fisso nella vastità che imbruna, appena visibile più per il chiarore della veste e il pallore del volto, sta…
L’amore di un cuore di fanciullo.
85Ma c’è chi lo ha seguito. Giovanni. Un Giovanni seminudo, ossia con la sola corta veste di pescatore, con i capelli tesi di chi è stato in acqua, affannato eppure pallido. Si accosta piano al suo Gesù. Pare un’ombra che scivoli sulla scogliera scabra. Si ferma poco lontano. Sorveglia Gesù… Non si muove. Pare un masso aggiunto al masso. La tunica scura lo annulla ancor più, solo il viso e le gambe e braccia nude sono un poco visibili nell’ombra notturna.
86Ma quando, più che vedere, sente piangere Gesù, allora non resiste più e si accosta finché lo chiama: «Maestro!».
Gesù sente il sussurro e alza il capo; pronto a fuggire, si raccoglie la veste.
87Ma Giovanni grida: «Che ti hanno fatto, Maestro, perché Tu più non conosca Giovanni?».
E Gesù riconosce il suo Prediletto. Gli tende le braccia e Giovanni vi si lancia, e i due piangono per due diversi dolori e un unico amore.
Ma poi il pianto calma e Gesù per il primo torna alla netta visione delle cose[326]. Sente e vede Giovanni seminudo, con la tunica umida, le carni ghiacce, scalzo. «Come sei qui, in questo stato? Perché non sei con gli altri?».
88«Oh! non mi sgridare, Maestro. Non potevo stare… Non potevo lasciarti andare… Mi sono spogliato della veste, di tutto meno questo, e mi sono gettato a nuoto tornando a Tarichea e da lì, per la riva, a corsa al ponte e poi via, via, dietro di Te, e sono rimasto nascosto nel fosso presso la casa, pronto a venire in tuo aiuto, almeno a sapere se ti rapivano, se ti nuocevano. E ho sentito molte voci in contesa e poi ho visto Te passarmi veloce davanti. Parevi un angelo. Per seguirti senza perderti di vista sono caduto in fossi e acquitrini e sono tutto fangoso. Ti avrò macchiato la veste… Ti guardo da quando sei qui… Tu piangevi?… Che ti hanno fatto, mio Signore? Ti hanno insultato? Percosso?».
89«No. Mi volevano fare re. Un povero re, Giovanni! E molti volevano farlo in buona fede, per vero amore, per scopo buono… I più… per potermi denunziare e levarmi di mezzo…».
«Chi sono costoro?».
«Non chiederlo».
«E gli altri?».
«Non chiedere neppure il nome di questi. Non devi odiare e non devi criticare… Io perdono…».
90«Maestro… c’erano discepoli?… Dimmi questo solo».
«Sì».
«E apostoli?».
«No, Giovanni. Nessun apostolo».
«Veramente, Signore?».
«Veramente, Giovanni».
91«Ah! Lode a Dio di ciò… Ma perché piangi ancora, Signore? Io sono con Te. Io ti amo per tutti. E anche Pietro, e Andrea e gli altri… Quando hanno visto che mi gettavo nel lago, mi hanno dato del pazzo, e Pietro era furente, e mio fratello diceva che volevo morire nei gorghi. Ma poi hanno capito e mi hanno urlato: “Dio sia con te. Va’. Va’…”. Ti amiamo noi. Ma nessuno come me, povero fanciullo».
«Sì. Nessuno come te. Hai freddo, Giovanni! Vieni qui sotto il mio mantello…».
92«No, ai tuoi piedi, così… Maestro mio! Perché tutti non ti amano come il povero fanciullo che io sono?».
Gesù se lo attira sul cuore sedendosi al suo fianco.
«Perché non hanno il tuo cuore di fanciullo…».
La testimonianza del Prediletto (Gv 6,15)[327].
93«Ti volevano far re? Ma non hanno capito ancora che il tuo Regno non è di questa Terra?».
«Non hanno capito!».
«Senza far nomi, racconta, Signore…».
«Ma tu non lo dirai ciò che Io ti ho detto?».
«Se Tu non vuoi, Signore, non lo dirò…».
94«Non lo dirai altro che quando gli uomini vorranno mostrarmi come un comune capo popolo. Un giorno questo verrà. Tu ci sarai. E dirai: “Egli non fu re della Terra perché non volle. Perché il suo Regno non era di questo mondo. Egli era il Figlio di Dio, il Verbo incarnato, e non poteva accettare ciò che è terreno. Volle venire nel mondo e vestire una carne per redimere le carni e le anime e il mondo, ma non soggiacque alle pompe del mondo e ai fomiti del peccato, e nulla di carnale e mondano fu in Lui. La Luce non si fasciò di Tenebre, l’Infinito non accolse cose finite, ma delle creature, limitate per la carne e il peccato, fece delle creature che più gli fossero uguali, portando i credenti in Lui alla regalità vera e instaurando il suo Regno nei cuori, avanti di instaurarlo nei Cieli, dove sarà completo ed eterno con tutti i salvati“. Questo dirai, Giovanni, a chi mi vorrà tutto uomo, a chi mi vorrà tutto spirito, a chi negherà che Io abbia subito tentazione… e dolore. Dirai agli uomini che il Redentore ha pianto… e che essi, gli uomini, sono stati redenti anche dal mio pianto…».
«Sì, Signore. Come soffri, Gesù!…».
95«Come redimo! Ma tu mi consoli del soffrire. All’alba partiremo di qua. Troveremo una barca. Tu credi se dico che potremo andar senza remi?».
«Io crederei anche se Tu dicessi che andremmo senza barca… Restano abbracciati, avvolti nell’unico mantello di Gesù, e Giovanni, nel tepore, finisce ad addormentarsi, stanco, come un bambino fra le braccia della mamma.
Lezione di umiltà e fedeltà[328].
Il confidente della vita del Messia.
Dice Gesù:
96«Ecco che, per i retti di cuore, è stata data questa pagina evangelica sconosciuta e tanto, tanto illustrativa. Giovanni, scrivendo dopo molti lustri il suo Vangelo, ha una breve allusione al fatto. Ubbidiente al desiderio del suo Maestro, del quale illustra più di ogni altro evangelista la natura divina, svela agli uomini questo particolare ignorato, e lo svela con quel suo ritegno verginale che fasciava tutte le sue azioni e parole di un pudore umile e ritroso.
Giovanni, il mio confidente dei fatti più gravi della mia vita, non si è mai pomposamente ammantato di questi miei favori. Ma anzi, leggete bene, pare che soffra nel rivelarli e che dica: “Devo dire ciò perché è verità che esalta il mio Signore, ma vi chiedo perdono di dovermi mostrare unico nel saperla”, e con concise parole accenna al particolare solo a lui noto.
L’umile.
97Leggete il primo capitolo del suo Vangelo, dove narra il suo incontro con Me: “Giovanni Battista si trovava di nuovo con due suoi discepoli… I due discepoli, udite queste parole… Andrea, fratello di Simon Pietro, era uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e avevano seguito Gesù. Il primo in cui Andrea si imbatté…”[329]. Egli non si nomina, anzi egli si offusca dietro Andrea che pone in luce.
A Cana era con Me, e dice: “Gesù era coi suoi discepoli… e i suoi discepoli credettero in Lui”[330]. Erano gli altri che avevano bisogno di credere. Egli già credeva. Ma si unifica agli altri come creatura bisognosa di vedere miracoli per credere.
Il Testimone.
98Testimone alla prima cacciata dei mercanti dal Tempio[331], al colloquio con Nicodemo[332], all’episodio della Samaritana[333], non dice mai: “Io c’ero”, ma conserva la linea di condotta presa a Cana e dice: “I suoi discepoli” anche quando era lui solo o lui e un altro. E così continua, non nominandosi mai, mettendo anzi sempre avanti i compagni, quasi non fosse stato il più fedele, il sempre fedele, il perfettamente fedele.
Il Prediletto.
99Ricordate la delicatezza con cui accenna all’episodio della Cena, dal quale risulta che egli era il prediletto riconosciuto tale anche dagli altri, che a lui ricorrono quando vogliono sapere i segreti del Maestro: “Cominciarono perciò i discepoli a guardarsi l’un l’altro, non sapendo a chi il Maestro alludesse. Stava uno di loro, quello da Gesù prediletto, posando sul petto di Lui. A questo fe’ cenno Simon Pietro e chiese: ‘Di chi parla?’. E quello, posato come era sul petto di Gesù, chiese a Lui: ‘Chi è mai, Signore?”‘[334].
Neppur si nomina come chiamato nel Getsemani con Pietro e Giacomo. Neppur dice: “Io seguii il Signore”. Dice: “Lo seguì Simon Pietro e un altro discepolo, e quest’altro, essendo noto al Pontefice, entrò con Gesù nell’atrio del Pontefice”[335]. Senza Giovanni Io non avrei avuto il conforto di vedere lui e Pietro nelle prime ore della cattura. Ma Giovanni non se ne vanta.
Il “discepolo”.
100Personaggio fra i principali nelle ore della Passione, l’unico apostolo sempre presente ad essa amorosamente, pietosamente, eroicamente presente presso il Cristo, presso la Madre, di fronte a Gerusalemme scatenata, tace il suo nome anche nell’episodio saliente della Crocifissione e delle parole del Morente: “Donna, ecco tuo figlio”, “Ecco tua madre”. É il “discepolo”, il senza nome, senza altro nome che quello che è la sua gloria dopo essere stato la sua vocazione: “il discepolo”.
Il “figlio” della Madre di Dio.
101Divenuto il “figlio” della Madre di Dio, neppur dopo questo onore si esalta, e nella Risurrezione dice ancora: “Pietro e l’altro discepolo (ai quali Maria di Lazzaro aveva detto del sepolcro vuoto) uscirono e andarono… Correvano… ma quell’altro discepolo corse più di Pietro e arrivò primo e chinatosi vide… ma non entrò…”[336]. Tratto di umiltà soave! Lascia, egli, il prediletto, il fedele, che Pietro, il capo, benché peccatore per viltà, entri per primo. Non lo giudica. É il suo Pontefice. Lo soccorre anzi con la sua santità, perché anche i “capi” possono, hanno anzi bisogno dei sudditi per esser sorretti. Quanti sudditi migliori dei “capi”! Non negate mai la vostra pietà, o sudditi santi, ai “capi” che flettono sotto il peso che non sanno portare, o ai quali il fumo dell’onore dà cecità ed ebbrezza. Siate, o sudditi santi, i cirenei dei vostri Superiori; siate, sii, o mio piccolo Giovanni, perché a te per tutti parlo, i “Giovanni” che corrono avanti e guidano i “Pietri”, e poi si fermano lasciandoli entrare, per il rispetto alla loro carica, e che – oh! capolavoro di umiltà! – e che, per non mortificare i “Pietri” che non sanno comprendere e credere, giungono a mostrarsi, a lasciar credere, che sono ottusi e increduli essi pure come i “Pietri”[337].
Leggete l’ultimo episodio sul lago di Tiberiade. É ancor Giovanni che, ripetendo l’atto fatto altre volte, riconosce il Signore nell’Uomo ritto sulla riva e, dopo aver spartito il cibo insieme, nella domanda di Pietro: “E di costui che ne sarà?”[338] è sempre “il discepolo”, nulla più.
Prove della vocazione.
102Per quanto riguarda lui, si annulla. Ma, quando è da dire cosa che faccia risplendere di luce sempre più divina il Verbo di Dio incarnato, ecco che Giovanni alza i veli e rivela un segreto. Nel sesto capitolo del Vangelo egli dice: “Accortosi che volevano rapirlo per farlo re, fuggì di nuovo solo sul monte”[339]. Ed è resa nota ai credenti questa ora del Cristo, perché i credenti sappiano che molteplici e complesse furono le tentazioni e le lotte mosse al Cristo nelle sue diverse caratteristiche di Uomo, di Maestro, di Messia, di Redentore, di Re, e che gli uomini e Satana – l’eterno istigatore degli uomini – non risparmiarono nessuna insidia al Cristo per sminuirlo, abbatterlo, distruggerlo. All’Uomo, all’eterno Sacerdote, al Maestro come al Signore si mossero in assalto le malizie sataniche e umane, larvate dei pretesti più accettabili come buoni, e le passioni del cittadino, del patriota, del figlio, dell’uomo, furono tutte stuzzicate o tentate per scoprire un punto debole sotto cui far leva.
103Oh! figli miei che non riflettete che alla tentazione iniziale e alla tentazione ultima, e delle mie fatiche di Redentore vi paiono “fatiche” solo le ultime, e dolorose solo le ore estreme, e amare e disilludenti solo le estreme esperienze, sostituitevi per un’ora a Me, fate conto di essere voi quelli ai quali viene prospettata pace coi compatrioti, aiuto degli stessi, possibilità di compiere le purificazioni necessarie per rendere santo il Paese diletto, le possibilità di restaurare, riunire le sparse membra d’Israele, di por fine al dolore, al servaggio, al sacrilegio.
104E non dico: sostituitevi a Me, pensandovi offerta una corona. Dico solo di avere il mio cuore di Uomo per un’ora, e dite: la seducente proposta, come vi avrebbe lasciati? Trionfatori fedeli alla divina Idea, o non piuttosto vinti? Ne sareste usciti più che mai santi e spirituali, o avreste distrutto voi stessi coll’aderire alla tentazione o col cedere alle minacce? E con che cuore ne sareste usciti, dopo aver constatato sino a che punto Satana spingeva le sue armi per ferirmi nella missione e negli affetti, traviandomi su errata via i discepoli buoni, e mettendomi in lotta aperta coi nemici ormai smascherati, resi feroci dall’essere stati scoperti nelle loro trame?
Ragioni della tentata proclamazione.
105Non state col compasso e misurino, col microscopio e la scienza umana, non state con argomentazioni pedanti da scriba a misurare, a confrontare, a confutare se Giovanni ha detto bene, fino a quanto è vero questo o quello. Non sovrapponete la frase di Giovanni all’episodio dato ieri per vedere se i contorni combacino. Non ha sbagliato Giovanni per debolezza di vecchio e non ha sbagliato il piccolo Giovanni per debolezza di malata. Questo ha detto ciò che ha visto. Il grande Giovanni, dopo molti lustri dal fatto, ha narrato ciò che sapeva e, con fine concatenazione dei luoghi e dei fatti, ha svelato il segreto noto a lui solo della tentata, e non senza malizia, incoronazione del Cristo.
106A Tarichea, dopo la prima moltiplicazione dei pani, sorge nel popolo l’idea di fare del Rabbi nazareno il re d’Israele. Sono presenti Mannaen, lo scriba e altri molti che, imperfetti ancora nello spirito ma onesti nel cuore, raccolgono l’idea e se ne fanno fautori per dare onore al Maestro, per porre fine alla lotta ingiusta contro Lui, per errore nell’interpretazione delle Scritture, errore diffuso per tutto Israele, accecato da sogni di regalità umana, e per speranza di santificare la patria contaminata da molte cose.
107E molti, come era naturale, aderiscono all’idea semplicemente. E molti fingono subdolamente di aderirvi per nuocermi. Uniti questi ultimi dall’odio per Me, dimenticano i loro odi di casta, che li avevano sempre tenuti divisi, e si alleano per tentarmi onde poi dare un’apparenza legale al delitto che già era deciso dai loro cuori. Sperano in una mia debolezza, in un mio orgoglio. Essi, orgoglio e debolezza, e la mia conseguente accettazione della corona offerta, avrebbero dato una giustificazione alle accuse che volevano lanciare contro di Me. E dopo… Dopo sarebbero serviti a dar pace al loro spirito subdolo e preso dai rimorsi, perché si sarebbero detti, sperando di poterlo credere: “Roma, non noi, ha punito il Nazareno agitatore”. L’eliminazione legale del loro Nemico. Tale era per loro il loro Salvatore…
108Ecco le ragioni della tentata proclamazione. Ecco la chiave dei più forti odi successivi. Ecco, infine, l’alta lezione del Cristo. La comprendete? É lezione di umiltà, di giustizia, di ubbidienza, di fortezza, di prudenza, di fedeltà, di perdono, di pazienza, di vigilanza, di sopportazione, verso Dio, verso la propria missione, verso gli amici, verso gli illusi, verso i nemici, verso Satana, verso gli uomini suoi strumenti di tentazione, verso le cose, verso le idee. Tutto deve essere contemplato, accettato, respinto, amato o no, guardando il fine santo dell’uomo: il Cielo, la volontà di Dio.
109Piccolo Giovanni. Questa è stata una delle ore di Satana per Me. Come le ha avute il Cristo così le hanno i piccoli Cristi. Bisogna subirle e superarle senza superbie e senza sfiducie. Non sono senza scopo. E scopo buono. Non temere però. Dio, durante queste ore, non abbandona, ma sorregge chi è fedele. E dopo scende l’Amore a fare, dei fedeli, dei re. E, oltre ancora, finita l’ora della Terra, salgono i fedeli al Regno, in pace per sempre, vittoriosi per sempre… La mia pace, piccolo Giovanni, coronato di spine. La mia pace…».
26. La donna adultera e l’ipocrisia
dei suoi accusatori[340].
Ipocrisia degli accusatori.
Il Messia ammaestra nel tempio (Gv 8,1-2)[341].
1Vedo l’interno del recinto del Tempio, ossia uno dei tanti cortili contornati da porticati. E vedo anche Gesù, il quale, molto ammantellato nel suo manto che lo fascia sopra la veste, non bianca ma rosso cupo (sembra una stoffa di lana pesante), parla a della folla che lo circonda.
2Direi che è una giornata invernale, perché vedo che tutti sono molto ammantellati, e che faccia piuttosto freddo, perché invece di star fermi tutti camminano alla svelta come per scaldarsi. Vi è del vento che smuove i mantelli e solleva la polvere dei cortili.
Le iene trascinano la loro preda (Gv 8,3)[342].
3Il gruppo che si stringe intorno a Gesù, l’unico che stia fermo mentre tutti gli altri, intorno a questo o a quel maestro, vanno avanti e indietro, si fende per lasciar passare un drappello di scribi e farisei gesticolanti e più che mai velenosi. Sprizzano veleno dallo sguardo, dal colore del volto, dalla bocca. Che vipere! Più che condurre, trascinano una donna sui trent’anni, scapigliata, disordinata nelle vesti come chi è stata malmenata, e piangente. La buttano ai piedi di Gesù come fosse un mucchio di cenci o una spoglia morta. E lei resta là, rannicchiata su se stessa, col volto appoggiato alle due braccia, nascosto da esse che le fanno cuscino fra il volto e il suolo.
I morsi delle iene (Gv 8,4-6)[343].
4«Maestro, costei è stata colta in flagrante adulterio. Suo marito l’amava, nulla le faceva mancare. Ella era regina nella sua casa. E lei lo ha tradito perché è una peccatrice, una viziosa, un’ingrata, una profanatrice. Adultera è, e come tale va lapidata. Mosè l’ha detto[344]. Nella sua legge lo comanda che queste tali siano lapidate come bestie immonde. E immonde sono. Perché tradiscono la fede e l’uomo che le ama e le cura, perché come terra mai sazia sempre sono affamate di lussuria. Peggio delle meretrici sono, perché senza morso di bisogno danno se stesse per dare cibo alla loro impudicizia. Corrotte sono. Contaminatrici sono. A morte devono esser condannate. Mosè l’ha detto. E Tu, Maestro, che ne dici?».
5Gesù, che aveva interrotto di parlare all’arrivo tumultuoso dei farisei e che aveva guardato la muta astiosa con sguardo penetrante e poi aveva chinato lo sguardo sulla donna avvilita, gettata ai suoi piedi, tace. Si è curvato, restando seduto, e con un dito scrive sulle pietre del portico, che la polvere sollevata dal vento copre di terriccio. Quelli parlano e Lui scrive.
6«Maestro? Parliamo a Te. Ascoltaci. Rispondici. Non hai capito? Questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Nella sua casa. Nel letto dell’uomo suo. Ella lo ha sporcato con la sua libidine».
Gesù scrive.
7«Ma è stolto quest’uomo! Non vedete che non capisce nulla e traccia dei segni sulla polvere come un povero folle?».
8«Maestro, per il tuo buon nome, parla. La tua sapienza risponda al nostro interrogare. Ti ripetiamo: questa donna non mancava di nulla. Aveva vesti, cibo, amore. E ha tradito».
Gesù scrive.
9«Ha mentito all’uomo che aveva fiducia in lei. Con bocca mendace l’ha salutato e col sorriso l’ha accompagnato alla porta, e poi ha aperto la porta segreta e ha ammesso il suo amante. E mentre il suo uomo era assente per lavorare per lei, essa, come una bestia immonda, s’è avvoltolata nella sua lussuria».
10«Maestro, è una profanatrice della Legge oltre che del talamo. Una ribelle, una sacrilega, una bestemmiatrice».
I peccati delle iene (Gv 8,6)[345].
11Gesù scrive. Scrive e cancella lo scritto col piede calzato dal sandalo e scrive più in là, girandosi piano su Se stesso per trovare altro spazio. Sembra un bambino che giuochi. Ma quello che scrive non è parola di giuoco. Ha scritto successivamente: «Usuraio», «Falso», «Figlio irriverente», «Fornicatore», «Assassino», «Profanatore della Legge», «Ladro», «Libidinoso», «Usurpatore», «Marito e padre indegno», «Bestemmiatore», «Ribelle a Dio», «Adultero». Scritto e riscritto mentre sempre nuovi accusatori parlano.
12«Ma insomma, Maestro! Il tuo giudizio. La donna va giudicata. Non può col suo peso contaminare la terra. Il suo fiato è veleno che turba i cuori».
Sentenza del Salvatore (Gv 8,7-9)[346].
13Gesù si alza. Misericordia! Che viso! È un balenare di lampi che si avventano sugli accusatori. Sembra ancor più alto, tanto tiene la testa eretta. Sembra un re sul suo trono, tanto è severo e solenne. Il manto gli è caduto da una spalla e fa un lieve strascico dietro a Lui. Ma Egli non se ne cura. Con volto chiuso e senza la più lontana traccia di sorriso sulla bocca e negli occhi, pianta questi occhi in volto alla folla, che arretra come davanti a due lame ben pontute. Fissa uno per uno. Con una intensità di indagine che fa paura. I fissati cercano di arretrare nella folla e di nascondersi in essa. Il cerchio così si allarga e sgretola come minato da una forza occulta.
14Infine parla. «Chi di voi è senza peccato scagli sulla donna la prima pietra». E la voce è un tuono accompagnato da un ancor più vivo lampeggiare di sguardi. Gesù ha conserto le braccia sul petto e sta così, ritto come un giudice, in attesa. Il suo sguardo non dà pace. Fruga, penetra, accusa.
Titoli onorifici delle iene.
15Prima uno, poi due, poi cinque, poi a gruppi, i presenti si allontanano a capo basso. Non solo gli scribi e i farisei, ma anche quelli che erano prima intorno a Gesù ed altri che si erano accostati per sentire il giudizio e la condanna e che, tanto quelli che questi, si erano uniti per insolentire la colpevole e chiedere la lapidazione.
16Gesù resta solo con Pietro e Giovanni. Non vedo gli altri apostoli.
17Gesù si è rimesso a scrivere, mentre la fuga degli accusatori avviene, e ora scrive: «Farisei», «Vipere», «Sepolcri di marciume», «Menzogneri», «Traditori», «Nemici di Dio», «Insultatori del suo Verbo»…
Il Salvatore perdona (Gv 8,9.11)[347].
18Quando tutto il cortile si è svuotato e un gran silenzio si è fatto, non rimanendo che il fruscio del vento e quello di una fontanella in un angolo, Gesù alza il capo e guarda. Ora il volto si è placato. È mesto, ma non più irato. Dà un’occhiata a Pietro, che si è lievemente allontanato appoggiandosi ad una colonna, ed una a Giovanni che, quasi dietro a Gesù, lo guarda col suo sguardo innamorato. Gesù ha un’ombra di sorriso guardando Pietro e un più vivo sorriso guardando Giovanni. Due sorrisi diversi.
19Poi guarda la donna, ancora prostrata e piangente ai suoi piedi. L’osserva. Si alza, si riaggiusta il manto come fosse in procinto di mettersi in cammino. Fa un cenno ai due apostoli di avviarsi verso l’uscita.
20Quando resta solo, chiama la donna. «Donna, ascoltami. Guardami». Ripete il comando, perché essa non osa alzare il viso. «Donna, siamo soli. Guardami».
21La disgraziata alza un viso su cui pianto e polvere fanno una maschera di avvilimento.
22«Dove sono, o donna, quelli che ti accusavano?». Gesù parla piano. Con serietà pietosa. Tiene il volto e il corpo lievemente piegati verso terra, verso quella miseria, e gli occhi sono pieni di una espressione indulgente e risanatrice. «Nessuno ti ha condannata?».
23La donna, fra un singulto e l’altro, risponde: «Nessuno, Maestro».
24«E neppure Io ti condannerò. Và. E non peccare più. Và alla tua casa. E sappi farti perdonare. Da Dio e dall’offeso. Non abusare della benignità del Signore. Và».
25E la aiuta a rialzarsi prendendola per una mano. Ma non la benedice e non le da la pace. La guarda avviarsi, a capo chino e lievemente barcollante sotto la sua vergogna, e poi, quando è scomparsa, si avvia a sua volta coi due discepoli.
L’adultero e la lussuria[348].
Il male desiderato è già peccato
Dice Gesù:
26«Quello che mi feriva era la mancanza di carità e di sincerità negli accusatori. Non che mentissero nell’accusa. La donna era realmente colpevole. Ma erano insinceri facendosi scandalo di cosa da loro commessa le mille volte e che unicamente una maggior astuzia e una maggior fortuna avevano permesso rimanesse occulta. La donna, al suo primo peccato, era stata meno astuta e meno fortunata. Ma nessuno dei suoi accusatori ed accusatrici -perché anche le donne, se non alzavano la loro parola, la accusavano in fondo al cuore- erano scevri di colpa.
27Adultero è chi trascende all’atto e chi appetisce all’atto e lo desidera con tutte le sue forze. La lussuria è tanto in chi pecca che in chi desidera di peccare.
28Ricordati, Maria, la prima parola del tuo Maestro, quando ti ho chiamata dall’orlo del precipizio dove eri: “Il male non basta non farlo. Bisogna anche non desiderare di farlo”.
29Chi accarezza pensieri di senso, e suscita con letture e spettacoli cercati appositamente e con abitudini malsane sensazioni di senso, è ugualmente impuro come chi commette la colpa materialmente[349]. Oso dire: è maggiormente colpevole. Perché va col pensiero contro natura[350], oltre che contro morale. Non parlo poi di chi trascende a veri atti contro natura. L’unica attenuante di costui è in una malattia organica o psichica. Chi non ha tale scusante è di dieci gradi inferiore alla bestia più lurida. Per condannare con giustizia occorrerebbe essere immuni da colpa.
30Vi rimando a dettati passati, quando parlo delle condizioni essenziali per esser giudice.
31A Me non erano ignoti i cuori di quei farisei e di quegli scribi, non quelli di coloro che si erano uniti ad essi nell’inveire contro la colpevole. Peccatori contro Dio e contro il prossimo, erano in loro colpe contro il culto, colpe contro i genitori, colpe contro il prossimo, colpe, soprattutto numerose, contro le mogli loro. Se per un miracolo avessi ordinato al loro sangue di scrivere sulla loro fronte il loro peccato, fra le molte accuse avrebbe imperato quella di “adulteri” di fatto o di desiderio.
L’ uomo buono è pietoso
32Io ho detto: “È quello che viene dal cuore che contamina l’uomo”. E, tolto il mio cuore, non vi era alcuno fra i giudici che avesse il cuore incontaminato. Senza sincerità e senza carità. Neppure l’esser simili a lei nella fame concupiscente li induceva a carità. Io ero che avevo carità per l’avvilita. Io, l’Unico che ne avrei dovuto aver schifo. Ma ricordatevi però questo: che quanto più uno è buono e più è pietoso verso i colpevoli. Non indulge alla colpa per se stessa. Questo no. Ma compatisce i deboli che alla colpa non hanno saputo resistere.
33L’uomo! Oh! più che canna fragile e vilucchio sottile è facile ad esser piegato dalla tentazione e portato ad avvinghiarsi là dove spera trovare un conforto. Perché molte volte la colpa avviene, specie nel sesso più debole, per questa ricerca di conforto. Perciò Io dico che chi manca di affetto per la sua donna, ed anche per la figlia sua propria, è per novanta parti su cento responsabile della colpa della sua donna o della sua creatura e ne risponderà per esse. Tanto l’affetto stolto, che è soltanto stupido schiavismo di un uomo ad una donna o di un genitore ad una figlia, quanto una trascuratezza d’affetti, o peggio una colpa di propria libidine che porta un marito ad altri amori e dei genitori ad altre cure che non siano i figli, sono fomite ad adulterio e prostituzione e, come tali, sono da Me condannati.
34Siete esseri dotati di ragione e guidati da una legge divina e da una legge morale. Avvilirsi perciò ad una condotta da selvaggi o da bruti dovrebbe fare orrore alla vostra grande superbia. Ma la superbia, che in questo caso sarebbe anche utile, voi l’avete per ben altre cose.
Rispetto e carità con i colpevoli
35Ho guardato Pietro e Giovanni in diversa maniera, perché al primo, uomo, ho voluto dire: “Pietro, non mancare tu pure di carità e di sincerità”, e dirgli pure, come a futuro mio Pontefice: “Ricorda quest’ora e giudica come il tuo Maestro, in avvenire”; mentre al secondo, giovane dall’anima di bambino, ho voluto dire: “Tu puoi giudicare, e non giudichi perché hai il mio stesso cuore. Grazie, amato, d’esser tanto mio da essere un secondo Me”.
36Ho allontanato i due prima di chiamare la donna per non aumentare la sua mortificazione con la presenza di due testimoni. Imparate, o uomini senza pietà. Per quanto uno sia colpevole, va sempre trattato con rispetto e carità. Non gioire del suo annichilimento, non accanircisi contro neppure con sguardi curiosi. Pietà, pietà per chi cade!
37Alla colpevole indico la via da seguirsi per redimersi. Tornare alla sua casa, umilmente chiedere perdono e ottenerlo con una vita retta. Non cedere più alla carne. Non abusare della bontà divina e della bontà umana per non scontare più duramente di ora la duplice o molteplice colpa. Dio perdona, e perdona perché è la Bontà. Ma l’uomo, per quanto Io abbia detto: “Perdona al fratello tuo settanta volte sette”, non sa perdonare due volte.
38Non le do pace e benedizione perché non era in lei quella completa recisione dal suo peccato che è richiesta per esser perdonati. Nella sua carne, e purtroppo nel suo cuore, non era la nausea per il peccato. Maria di Magdala, sentito il sapore del mio Verbo, aveva avuto disgusto per il peccato ed era venuta a Me con la volontà totale di essere un’altra. In costei era ancora un ondeggiamento fra le voci della carne e dello spirito. Né ella, nel turbamento dell’ora, aveva ancora potuto mettere la scure contro il ceppo della carne e reciderla per andare mutilata del suo peso bramoso al Regno di Dio. Mutilata di ciò che era rovina, ma accresciuta di ciò che è salvezza.
39Vuoi sapere se si è poi salvata? Non a tutti fui Salvatore. Per tutti lo volli essere, ma non lo fui perché non tutti ebbero la volontà d’esser salvati. E questo è stato uno dei più penetranti strali della mia agonia del Gestemani.
“Viva Maria!”
40Và in pace tu, Maria di Maria, e non voler più peccare neppure nelle inezie. Sotto il manto di Maria non stanno che cose pure. Ricordalo.
41Un giorno Maria mia Madre ti ha detto: “Io vi chiedo con lacrime al Figlio mio”. E un’altra volta: “Lascio al mio Gesù la cura di farmi amare… Quando mi amate vengo. E la mia venuta è gioia e salvezza”.
42La Mamma ti ha colata. E a Lei ti ho data. Ti ciho portata, anzi, perché so che là dove Io posso piegare con l’autorità Ella vi porta con la carezza dell’amore e vi ci porta meglio ancora di Me. Il suo tocco è un sigillo davanti al quale Satana fugge. Ora hai la sua veste e se sei fedele alle preghiere dei due Ordini[351] mediti ogni giorno tutta la vita della Mamma nostra. Le sue gioie e i suoi dolori. Ossia le mie gioie e i miei dolori. Perché dal momento che da Verbo divenni Gesù Io ho con Lei e per gli stessi motivi giubilato o pianto.
43Vedi dunque che amare Maria è amare Gesù. E’ amarlo più facilmente. Perché Io ti faccio portare la croce e sulla croce ti ci metto. La Mamma invece ti porta o sta ai piedi della croce per riceverti sul cuore che non sa che amare. Anche nella morte il seno di Maria è più dolce d’una cuna. Chi spira in Lei non sente che le voci dei cori angelici che turbinano intorno a Maria. Non vede tenebre ma il dolce raggio della Stella Mattutina. Non ode pianto ma il suo sorriso: Non conosce terrore. Chi osa strappare, di Noi che l’amiamo, una sua creatura dalle braccia di Maria?
44Non dire “Grazie” a Me. Dillo a Lei che non si è voluta ricordare di nulla di te fuorché del poco bene che hai fatto e dell’amore che hai 0er Me e per questo ti ha voluta, per domare sotto il suo piede ciò che la tua buona volontà non riusciva a domare. Grida: “Viva Maria!” E sta’ ai suoi piedi ai piedi della Croce. Ti ornerai la veste di rubini del mio Sangue e delle perle del suo pianto. Avrai una veste da retina per l’entrata nel mio Regno.
Va’ in pace. Ti benedico».
27. Giudei in visita a Betania[352].
Squittio di avvoltoi.
1Un folto e pomposo gruppo di giudei su cavalcature di lusso entra in Betania. Sono scribi e farisei, nonché qualche sadduceo ed erodiano già visto altra volta, se non erro al banchetto in casa di Cusa per tentare Gesù a proclamarsi re. Sono seguiti da servi a piedi.
2La cavalcata traversa lentamente la cittadina, e gli zoccoli suonanti sul terreno duro, il tintinnio delle bardature, le voci degli uomini attirano fuori dalle porte gli abitanti, che guardano e con palese sbigottimento si curvano in saluti profondi per poi rialzarsi e riunirsi in crocchi bisbiglianti.
3«Avete visto?».
«Tutti i sinedristi di Gerusalemme».
«No. Giuseppe l’Anziano, Nicodemo e altri non c’erano».
«E i farisei più noti».
«E gli scribi».
«E quello sul cavallo chi era?».
«E certo vanno da Lazzaro».
«Deve essere per morire».
«Non so capire perché il Rabbi non sia qui».
«E come vuoi, se lo cercano a morte quei di Gerusalemme?».
«Hai ragione. Anzi, certo quei serpenti che sono passati vengono per vedere se il Rabbi è qui».
«Sia lode a Dio che non c’è!».
Lupi in apparenza di agnelli.
3«Sai che hanno detto al mio sposo, ai mercati di Gerusalemme? Di stare pronti, che presto Egli si proclamerà re e dovremo tutti aiutarlo a fare… Come hanno detto? Mah! Una parola che voleva dire come se io dicessi che mando via tutti di casa e mi faccio io padrona».
4«Un complotto?… Una congiura?… Una rivolta?…», chiedono e suggeriscono.
Un uomo dice: «Sì. Lo hanno detto anche a me. Ma non ci credo».
«Ma sono discepoli del Rabbi che lo dicono!…».
5«Uhm! Che il Rabbi usi violenza e destituisca i Tetrarca, usurpando un trono che, con giustizia o no, è degli erodei, non lo credo. Faresti bene a dire a Gioacchino a non credere a tutte le voci…».
6«Ma sai che chi lo aiuterà sarà premiato in Terra e in Cielo? Io sarei ben contenta che mio marito lo fosse. Sono piena di figli, e la vita è difficile. Se si potesse avere un posto fra i servi del Re d’Israele!».
7«Senti, Rachele, io penso che sia meglio guardare il mio orto e i miei datteri. Se me lo dicesse Lui, oh! allora lascerei tutto per seguirlo. Ma detto da altri!…».
«Ma sono discepoli suoi».
8«Non li ho mai visti con Lui e poi… No. Si fingono agnelli, ma hanno certe facce ribalde che non mi persuadono».
«È vero. 3Da qualche tempo succedono fatti strani, e sempre si dice che sono i discepoli del Rabbi che li fanno. L’ultimo dì avanti il sabato, alcuni di questi malmenarono una donna che portava uova ai mercati e dissero: “Le vogliamo in nome del Rabbi galileo”».
I vampiri in agguato.
9«Ti pare che possa essere Lui a volere queste cose? Lui che dà e non prende? Lui che potrebbe vivere fra i ricchi e preferisce stare fra i poveri, e levarsi il mantello, come diceva a tutti quella lebbrosa guarita che ha incontrato Giacobbe?».
10Un altro uomo, che si è accostato al gruppo e ha ascoltato, dice: «Hai ragione. E quell’altra cosa che si dice, allora? Che il Rabbi ci farà succedere dei grandi guai perché i romani puniranno tutti noi per i suoi eccitamenti alla gente? Ci credete voi? Io dico -e non sbaglierò, perché sono vecchio e saggio- io dico che tanto quelli che ci dicono, a noi povera gente, che il Rabbi vuol prendere con violenza il trono e cacciare via anche i romani -così fosse! se fosse possibile farlo!- come chi fa violenze in nome suo, come chi ci eccita alla ribellione con promesse di utile futuro, come chi ci vorrebbe far odiare il Rabbi come individuo pericoloso che ci porterà ai guai, sono tutti nemici del Rabbi, che cercano di rovinarlo per trionfare loro. Non ci credete! Non ci credete ai falsi amici della povera gente! Vedete come sono passati superbi? A me per poco non mi danno una legnata, perché stentavo a far entrare le pecore e impedivo, a loro, di andare… Amici nostri quelli lì? Mai. Sono i nostri vampiri e, non lo voglia il Signore, vampiri anche di Lui».
11«Tu che stai vicino ai campi di Lazzaro, sai se è morto?».
«No. Non è morto. È lì, fra morte e vita… Ne ho chiesto a Sara, che coglieva foglie d’aromi per le lavande».
12«E allora perché quei là sono venuti?».
«Mah! Hanno girato intorno alla casa, sul dietro, sui lati, intorno all’altra casa del lebbroso, e poi sono andati via verso Betlemme».
12«Ma se l’ho detto io! Sono venuti a vedere se c’era il Rabbi! Per fargli del male. Sai cosa era per loro potergli fare del male? E proprio in casa di Lazzaro? Di’ tu, Natan. Quell’erodiano non era quello che un tempo era l’amante di Maria di Teofilo?».
«Era. Voleva forse vendicarsi in quel modo su Maria…».
13Arriva un ragazzetto di corsa. Grida: «Quanta gente in casa di Lazzaro! Venivo dal ruscello con Levi, Marco e Isaia, e abbiamo visto. I servi hanno aperto il cancello e preso le cavalcature. E Massimino è corso incontro ai giudei e altri sono corsi con grandi inchini. E sono uscite dalla casa Marta e Maria con le loro ancelle, a salutare. E si voleva vedere di più, ma hanno chiuso il cancello e sono andati tutti nella casa». Il fanciullo è tutto emozionato per le notizie che porta, per ciò che ha visto…
Gli adulti commentano fra loro.
28. I giudei nella casa di Lazzaro[353].
Accoglienza e ospitalità perfetta.
1Per quanto affranta di dolore e di fatica, Marta è sempre la signora che sa accogliere e ospitare, dando onore con quella signorilità perfetta della vera signora. Così, ora, dopo avere condotto in una delle sale la comitiva, impartisce ordini perché siano portati quei rinfreschi che sono d’uso e gli ospiti abbiano quanto può essere di conforto.
2I servi circolano mescendo bevande calde o vini pregiati e offrendo frutta bellissime, datteri biondi come topazi, uva secca, una specie del nostro zibibbo, di una perfezione di grappoli fantastica, miele filante, tutto in anfore, calici, piatti, vassoi preziosi. E Marta sorveglia attenta perché nessuno resti trascurato, ma anzi, a seconda dell’età, e forse anche dell’individuo, i cui umori le sono ben noti, regola l’offerta dei servi. Così ella ferma un servo, che si dirige ad Elchia con un’anfora colma di vino e un calice, e gli dice: «Tobia, non vino, ma acqua di miele e succo di datteri». E a un altro: «Certo Giovanni preferisce il vino. Offrigli il bianco dell’uva passita». E personalmente al vecchio scriba Canania offre latte caldo, che abbondantemente dolcifica con il biondo miele dicendo: «Gioverà alla tua tosse. Ti sei sacrificato per venire, sofferente come sei, e nella rigida giornata. Sono commossa di vedervi così premurosi».
3«Dovere nostro, Marta. Eucheria era della nostra stirpe. Una vera giudea che ha onorato noi tutti».
4«L’onore alla venerata memoria della madre mia mi tocca il cuore. Ripeterò a Lazzaro queste parole».
Volpi astute.
5«Ma noi vogliamo salutarlo. Un così buon amico!», dice, falso come sempre, Elchia che si è avvicinato.
6«Salutarlo? Non è possibile. É sfinito troppo».
«Oh! non lo disturberemo. Non è vero, voi tutti? Ci basta solo un addio, dalla soglia della sua camera», dice Felice.
7«Non posso, non posso proprio. Nicomede si oppone ad ogni fatica ed emozione».
8«Uno sguardo all’amico morente non lo può uccidere, Marta», dice Callascebona.
«Troppo ci dorrebbe non averlo salutato!».
9Marta è agitata, titubante. Guarda verso la porta, forse per vedere se Maria viene a darle aiuto. Ma Maria è assente. I giudei osservano questa sua agitazione, e Sadoc, lo scriba, lo osserva a Marta: «Si direbbe che la nostra venuta ti agita, donna».
10«No. No, affatto. Compatite al mio dolore. Sono mesi che vivo presso chi muore e… non so più… non so più muovermi come un tempo nelle feste…».
11«Oh! non è una festa! Non volevamo neppure che tu ci onorassi così! Ma forse… Forse ci vuoi celare qualche cosa, e per questo non ci mostri Lazzaro e ci interdici la sua camera. Eh! Eh! Si sa! Ma non temere! La camera di un malato è asilo sacro a chiunque, credilo…», dice Elchia.
12«Non vi è nulla da celare in camera di nostro fratello. Nulla vi è nascosto. Essa accoglie soltanto un morente al quale sarebbe pietà risparmiare ogni ricordo penoso. E tu, Elchia, e tutti voi siete ricordi penosi per Lazzaro», dice Maria con la sua splendida voce d’organo, apparendo sulla soglia e tenendo scostata la tenda porpurea con la mano.
«Maria!», geme Marta supplichevole, per frenarla.
13«Nulla, sorella. Lasciami dire…». Si rivolge agli altri: «E per levarvi ogni dubbio, un di voi -sarà un solo ricordo del passato che torna a dar dolore- venga meco, se la vista di un morente non lo disgusta e il fetore delle carni che muoiono non lo nausea».
14«E tu non sei un ricordo che dà dolore?», dice ironico l’erodiano, che ho già visto non so dove, lasciando il suo angolo e mettendosi di fronte a Maria.
15Marta ha un gemito. Maria ha uno sguardo d’aquila inquieta. I suoi occhi balenano. Si raddrizza altera, dimenticando la stanchezza e il dolore che le curvavano la persona, e con una espressione di regina offesa dice: «Sì. Io pure sono un ricordo. Ma non di dolore come tu dici. Sono il ricordo della Misericordia di Dio. E, me vedendo, Lazzaro muore con pace, perché sa di rendere il suo spirito nelle mani dell’infinita Misericordia».
16 «Ah! Ah! Ah! Non erano queste le parole di un tempo! La tua virtù! A chi non ti conosce potresti porla in vista…».
17«Ma non a te, non è vero? Invece proprio a te la pongo sotto gli occhi, per dirti che si diventa come coloro che si praticano. Allora, sventuratamente, io avvicinavo te ed ero come te. Ora avvicino il Santo e divengo onesta».
18«Cosa distrutta non si ricostruisce, Maria».
«Infatti il passato, tu, voi tutti, non potete più ricostruirlo. Non potete ricostruire ciò che avete distrutto. Non tu che mi fai ribrezzo. Non voi che avete offeso, al tempo del dolore, il mio fratello, ed ora, per bieco scopo, volete mostrare che siete i suoi amici».
19«Oh! Sei audace, donna. Il Rabbi ti avrà scacciato molti demoni, ma mite non ti ha fatta!», dice uno sui quarant’anni.
20«No, Gionata ben Anna. Non mi ha fatta debole. Ma più forte, dell’audacia di chi è onesto, di chi ha voluto tornare onesto e ha distrutto ogni legame col passato per farsi una nuova vita. Avanti! Chi viene da Lazzaro?». É imperiosa come una regina. Li domina tutti con la sua franchezza, spietata anche contro se stessa. Marta, invece, è angosciata, con le lacrime negli occhi che fissano supplichevoli Maria perché stia zitta.
Scimmie adulatrici.
21«Verrò io!», dice con un sospiro di vittima Elchia, falso come una serpe.
22Escono insieme. Gli altri si volgono a Marta: «Tua sorella!… Sempre quel carattere. Non dovrebbe. Ha tanto da farsi perdonare», dice Uriel, il rabbi visto a Giscala, quello che là ha colpito con sassi Gesù.
23Marta, sotto la sferza di queste parole, ritrova la sua forza e dice: «L’ha perdonata Iddio. Ogni altro perdono non ha valore dopo quello. E la sua vita attuale è d’esempio al mondo». Ma l’audacia di Marta presto cade e si muta in pianto. Geme fra le lacrime: «Siete crudeli! Verso lei… e verso me… Non avete pietà né del dolore passato, né del dolore attuale. Perché siete venuti? Per offendere e dare dolore?».
24«No, donna. No. Unicamente per salutare il grande giudeo che muore. Non per altro! Non per altro! Non devi prendere a male le rette intenzioni nostre. Abbiamo saputo da Giuseppe e Nicodemo dell’aggravamento e siamo venuti… come essi, i due grandi amici del Rabbi e di Lazzaro. Perché volete trattarci in maniera diversa, noi che amiamo il Rabbi e Lazzaro come essi? Non siete giuste. Puoi forse dire che essi, con Giovanni, Eleazar; Filippo, Giosuè e Gioachino, non sono venuti a sentire di Lazzaro, e che anche Mannaen non è venuto?…».
25«Non dico nulla. Ma stupisco che voi sappiate tutto così bene. Non pensavo che anche l’interno delle case fosse sorvegliato da voi. Non sapevo che vi fosse un precetto nuovo oltre i seicentotredici: quello di indagare, di spiare nell’intimo delle famiglie… Oh! scusate! Io vi offendo! Il dolore mi dissenna e voi lo acuite».
Demoni tentatori.
26«Oh! ti comprendiamo, donna! E perché vi pensiamo dissennate, siamo venuti a darvi un consiglio buono. Mandate a chiamare il Maestro. Anche ieri sette lebbrosi vennero a lodare il Signore perché il Rabbi li ha guariti. Chiamatelo anche per Lazzaro».
27«Non è lebbroso mio fratello», grida Marta convulsa.
28«Per questo lo avete voluto vedere? Per questo siete venuti? No. Non è lebbroso! Guardate le mie mani. Io lo curo da anni e non è lebbra su me. Ho la pelle arrossata dagli aromi, ma non ho lebbra. Non ho…».
29«Pace! Pace, donna. E chi ti dice che Lazzaro è lebbroso? E chi sospetta in voi un peccato così orrendo come quello di occultare un lebbroso? E credi tu che, nonostante la vostra potenza, non vi avremmo colpiti se aveste peccato? Anche sul corpo del padre e della madre e della sposa e dei figli noi siamo capaci di passare, pur di far ubbidire ai precetti. Io te lo dico. Io, Gionata di Uziel».
30«Ma certo! Così è! E ora ti diciamo, per il bene che ti vogliamo, per l’amore che avevamo a tua madre, per quello che abbiamo a Lazzaro: chiamate il Maestro. Scuoti il capo? Vuoi dire che è tardi ormai? Come? Non hai fede in Lui, tu, Marta, discepola fedele? É grave ciò! Cominci tu pure a dubitare?», dice Archelao.
31«Tu bestemmi, o scriba. Io credo nel Maestro come al Dio vero».
32«E allora perché non vuoi provare? Egli ha risuscitato i morti… Almeno così si dice… Forse non sai dove è? Se vuoi, te lo cerchiamo noi, ti aiutiamo noi», insinua Felice.
33«Ma no! Certo in casa di Lazzaro si sa dove è il Rabbi. Dillo con schiettezza, o donna, e noi partiremo a cercartelo e te lo condurremo, e staremo presenti al miracolo per gioire con te, con voi tutti», dice tentatore Sadoc.
34Marta è titubante, quasi tentata a cedere. Gli altri incalzano mentre lei dice: «Dove sia non so… Non so proprio… É partito giorni or sono e ci ha salutate come chi va via per lungo tempo… Mi sarebbe conforto sapere dove è… Almeno saperlo… a non so, in verità…».
35«Povera donna! Ma noi ti aiuteremo… Te lo condurremo», dice Cornelio.
36«No! Non occorre. Il Maestro… Voi parlate di Lui, non è vero? Il Maestro ha detto che dobbiamo sperare oltre lo sperabile, e in Dio solo. E noi lo faremo», tuona Maria che torna con Elchia, che la lascia subito chinandosi a parlare con tre farisei.
Fuori le bestie immonde.
37«Ma egli muore, a quel che sento!», dice uno di essi, che è Doras.
«E con ciò? Muoia! Io non ostacolerò il decreto di Dio e non disubbidirò al Rabbi».
38«E che vuoi sperare oltre la morte, o dissennata?», deride l’erodiano.
«Che? La Vita!». La voce è un grido di fede assoluta.
39«La Vita? Ah! Ah! Sii sincera. Tu sai che davanti ad un vero morire nullo è il suo potere, e nel tuo stolto amore per Lui non vuoi che ciò appaia».
40«Uscite tutti! Toccherebbe a Marta di farlo. Ma essa vi teme. Io temo soltanto di offendere Dio che mi ha perdonata. E lo faccio perciò in luogo di Marta. Uscite tutti. Non vi è posto in questa casa per quelli che odiano Gesù Cristo. Fuori! Alle vostre tane tenebrose! Fuori tutti! O vi farò cacciare dai servi come una mandra di pezzenti immondi».
41É imponente nella sua ira. I giudei se la svignano, vili all’estremo, davanti alla donna. Vero è che quella donna pare un arcangelo irato…
42La sala si sgombra e gli sguardi di Maria, man mano che uno varca la soglia passandole davanti, creano una immateriale forca caudina sotto la quale deve abbassarsi la superbia dei vinti giudei. La sala resta vuota finalmente.
Marta si accascia sul tappeto in uno scoppio di pianto.
43«Perché piangi, sorella? Non ne vedo la ragione…».
«Oh! tu li hai offesi… ed essi ti hanno, ci hanno offese… e ora si vendicheranno… e…».
44«Ma taci, stolta femmina! Su chi vuoi che si vendichino? Su Lazzaro? Prima devono deliberare, e avanti che decidano… Oh! su un gulal[354] non ci si vendica! Su noi? E abbiamo bisogno del loro pane per vivere? Gli averi non ce li toccheranno. Si proietta su essi l’ombra di Roma. E su che allora? E se anche fosse che potessero, non siamo noi due giovani e forti? Non potremo lavorare? Non è forse povero Gesù? Non è forse stato operaio Gesù nostro? Non saremmo più simili a Lui, essendo povere e lavoratrici? Ma glòriati di divenirlo! Speralo! Chiedilo a Dio!».
«Ma ciò che ti hanno detto…».
45«Ah! Ah! Ciò che mi hanno detto! È la verità. Me la dico io pure. Sono stata una immonda. Ora sono l’agnella del Pastore! E il passato è morto. Su, vieni da Lazzaro».
29. Seduta del Sinedrio e udienza
da Pilato[355].
Annotazioni, parere, commenti.
La notizia riempie Gerusalemme.
1Se la notizia della morte di Lazzaro aveva scosso e agitato Gerusalemme e buona parte della Giudea, la notizia della sua risurrezione finisce di scuotere e di penetrare anche là dove non aveva dato agitazione la notizia della morte.
2Forse i pochi farisei e scribi, ossia i sinedristi presenti alla risurrezione, non ne avranno parlato al popolo. Ma certo i giudei ne hanno parlato, e la nuova s’è sparsa in un baleno, e da casa a casa, da terrazzo a terrazzo, voci di donne se la ripetono, mentre in basso il popolino la diffonde con un giubilo grande per il trionfo di Gesù e per Lazzaro. La gente ripopola le strade correndo qua e là, credendo di arrivare sempre prima a dare la notizia, ma resta delusa perché essa si sa in Ofel come in Bezeta, in Sion come al Sisto. Si sa nelle sinagoghe e negli empori, nel Tempio e nel palazzo di Erode. Si sa all’Antonia e dall’Antonia dilaga, o viceversa, ai posti di guardia alle porte. Empie i palazzi come i tuguri: «Il Rabbi di Nazaret ha risuscitato Lazzaro di Betania, che è morto il dì avanti il venerdì ed è stato messo nel sepolcro avanti l’inizio del sabato ed è risorto all’ora di sesta di oggi».
3Le acclamazioni ebraiche al Cristo e all’Altissimo si intrecciano agli svariati «Per Giove! Per Polluce! Per Libitina!» ecc. ecc. dei romani.
Annotazioni di Cusa e Mannaen.
4Gli unici che non vedo nella folla che parla nelle vie sono quelli del Sinedrio. Non ne vedo neppure uno, mentre vedo Cusa e Mannaen uscire da uno splendido palazzo, e sento Cusa dire: «Grande! Grande! Ho mandato subito la notizia a Giovanna. Egli è realmente Dio!»; e Mannaen gli risponde: «Erode, venuto da Gerico ad ossequiare… il padrone, Ponzio Pilato, pare pazzo nella reggia, mentre Erodiade è frenetica e lo incalza perché egli ordini l’arresto del Cristo. Essa trema del suo potere. Egli dai rimorsi. Batte i denti dicendo ai più fidi di difenderlo… dagli spettri. Si è ubriacato per darsi coraggio e il vino gli turbina nel capo illuminandogli fantasime. Urla dicendo che il Cristo ha risuscitato anche Giovanni, il quale ora gli urla vicino le maledizioni di Dio. Io sono fuggito da quella Geenna. M’è bastato di dirgli: “Lazzaro è risorto per opera di Gesù Nazareno. Bada a te di toccarlo, perché Egli è Dio”. Gli mantengo quella paura perché non ceda alle voglie omicide di lei».
5«Io ci dovrò andare, invece… Ci devo andare. Ma prima ho voluto passare da Eliel e Elcana. Vivono a sé, ma sono sempre grandi voci in Israele! E Giovanna è contenta che io li onori. E io…».
6«Una buona protezione per te. É vero. Ma non mai quale l’amore del Maestro. Quella è l’unica protezione che abbia valore…»
Cusa non ribatte parola. Pensa… Li perdo di vista.
Parere di Giuseppe d’Arimatea.
7Da Bezeta viene avanti Giuseppe d’Arimatea tutto frettoloso. Lo fermano. Sono un gruppo di cittadini, incerti ancora se la notizia è da credersi. E lo chiedono a lui.
8«Vera. Vera. Lazzaro è risorto ed è guarito anche. Ho visto coi miei occhi».
9«Ma allora… Egli è proprio il Messia!».
«Le sue opere sono tali. La sua vita è perfetta. I tempi son quelli. Satana lo combatte. Ognuno concluda in cuor suo ciò che è il Nazareno», dice, prudente e nello stesso tempo giusto, Giuseppe. Saluta e se ne va.
Quelli discutono e finiscono per concludere: «Egli è proprio il Messia».
Commenti dei Legionari romani.
10Un gruppo di legionari parla: «Se domani posso, vado a Betania. Per Venere e Marte, i miei dèi preferiti! Potrò girare l’Orbe dai deserti ardenti alle gelate terre germaniche, ma trovarmi dove uno, morto da giorni, risuscita, non mi accadrà più. Lo voglio vedere come è uno che torna da morte. Sarà nero dell’onda dei fiumi d’oltre tomba…».
11«Se era virtuoso sarà livido, avendo bevuto all’onda cerula dei Campi Elisi. Non c’è soltanto lo Stige, là…».
«Ci dirà come sono i prati d’asfodelo dell’Ade[356]… Ci vengo io pure…».
«Se Ponzio vorrà…»
12«Oh! che vuole! Ha subito spedito un corriere a Claudia, ché venga. Claudia ama queste cose. L’ho sentita più di una volta, con le altre e coi suoi liberti greci, discutere d’anima e d’immortalità».
«Claudia crede nel Nazareno. Per lei è maggiore a ogni altro uomo».
13«Sì. Ma per Valeria è più che uomo. Dio è. Una specie di Giove e di Apollo per potenza e bellezza, dicono, ed è più sapiente di Minerva. L’avete visto voi? Io sono venuto con Ponzio per la prima volta qui, e non so…».
14«Credo che sei giunto in tempo per vedere molte cose. Poco fa Ponzio urlava come Stentore[357] dicendo: “Qui si deve tutto cambiare. Devono comprendere che Roma comanda, e che essi, tutti, sono servi. E più grandi sono, più servi sono, perché più pericolosi”. Credo fosse per quella tavoletta che gli era stata portata dal servo di Anna…».
«Già. Non li vuole ascoltare… E ci cambia tutti perché… non vuole amicizie fra noi e loro».
«Fra noi e loro? Ah! Ah! Ah! Con quei nasuti che san di becco? Ponzio digerisce male il troppo porco che mangia. Se mai… l’amicizia è con qualche donna che non disdegna il bacio di bocche rasate…», ride uno malizioso.
15«Il fatto è che, dopo le turbolenze dei Tabernacoli, ha chiesto e ottenuto il cambio di tutte le milizie, e che a noi ci tocca andare…».
«Ciò è vero. Già era segnalato a Cesarea l’arrivo della galera che porta Longino e la sua centuria. Graduati nuovi, milizie nuove… e tutto per quei coccodrilli del Tempio. Io ci stavo bene qui».
«Io stavo meglio a Brindisi… Ma mi abituerò», dice quello da poco arrivato in Palestina.
Si allontanano essi pure.
Riunione del Sinedrio.
Seduta del Sinedrio (Gv 11,46-47)[358].
16Delle guardie del Tempio passano con delle tavolette cerate. La gente li osserva e dice: «Il Sinedrio si raduna di urgenza. Che vorrà fare?».
Uno risponde: «Saliamo al Tempio e vediamo…». Si avviano verso la via che va al Moria.
Il sole scompare dietro alle case di Sion e ai monti occidentali. Cala la sera, che presto sgombra le strade dai curiosi. Quelli che sono saliti al Tempio ne scendono inquieti, perché sono stati cacciati via anche dalle porte, dove si erano attardati per vedere passare i sinedristi.
17L’interno del Tempio, vuoto, deserto, avvolto nella luce della luna, pare immenso. I sinedristi si radunano lentamente nella sala del Sinedrio. Ci sono tutti, come per la condanna di Gesù, però non sono presenti quelli che allora facevano come da scrivani. Non ci sono che i sinedristi, parte ai loro posti, parte a crocchi presso le porte.
18Entra Caifa con la sua faccia e il suo corpo da rospo obeso e cattivo, e va al suo posto.
19Cominciano subito a discutere sui fatti avvenuti, e tanto li appassiona la cosa che presto la seduta diviene movimentata. Lasciano i seggi, scendono nello spazio vuoto gesticolando e parlando forte. Qualcuno consiglia la calma e di ben ponderare prima di prendere delle decisioni.
Altri rimbeccano: «Ma non avete sentito quelli venuti qui dopo nona? Se perdiamo i giudei più importanti, che ci serve più accumulare le accuse? Più Egli vive e meno saremo creduti se lo accusiamo».
La forza della verità.
20«E questo fatto non lo si può negare. Non si può dire ai molti che erano là: “Avete visto male. É una finzione. Eravate ebbri”. Il morto era morto. Putrido. Sfatto. Il morto era deposto nel chiuso sepolcro, e il sepolcro era ben murato. Il morto era sotto le bende e i balsami da più giorni. Il morto era legato. Eppure è uscito dal suo posto, è venuto da solo senza camminare sino all’apertura. E liberato che fu, nel suo corpo non era più morte. Respirava. Non c’era più corruzione. Mentre prima, da vivo, era piagato, e da morto era tutto corrotto».
21«Avete sentito i più influenti giudei, quelli che avevamo spinto là per conquistarli a noi del tutto? Sono venuti a dirci: “Per noi è il Messia”. Quasi tutti sono venuti! Il popolo poi!…».
22«E questi maledetti romani pieni di fole! Dove li mettete? Per essi Egli è Giove Massimo. E se entrano in quell’idea! Ci hanno fatto conoscere le loro storie, e fu maledizione. Anatema su chi volle l’ellenismo in noi e per adulazione ci profanò con costumi non nostri! Ma però ciò serve anche a conoscere. E conosciamo che presto fa il romano ad abbattere e ad innalzare con congiure e colpi di stato. Ora, se alcuno, qui, di questi folli, si entusiasma del Nazareno e lo proclama Cesare, e perciò divino, chi più lo tocca?».
23«Ma no! Ma chi vuoi che faccia questo? Essi se ne ridono di Lui e di noi. Per grande che sia ciò che compie, per essi è sempre “un ebreo”. Perciò un miserabile. La paura ti fa stolto, o figlio di Anna!».
24«La paura? Hai sentito come ha risposto Ponzio all’invito di mio padre? Egli è scosso, ti dico. Egli è scosso da quest’ultimo fatto e teme il Nazareno. Miseri noi! Quell’uomo è venuto per nostra rovina!».
25«Almeno non fossimo andati là, e là non avessimo quasi comandato che andassero i più potenti giudei! Se Lazzaro fosse risorto senza testimoni…».
26«Ebbene? Che mutava? Non potevamo certo farlo sparire per far credere che fosse sempre morto!».
Sostenitori del Messia.
I difensori del Messia.
27«Questo no. Ma potevamo dire che era stata una falsa morte. Testimoni pagati per dire il falso se ne trovano sempre».
28«Ma perché tanto agitati? Non ne vedo la ragione! Egli ha forse fatto atto di eccitazione contro il Sinedrio e il Ponteficato? No. Si è limitato a compiere un miracolo».
29«Si è limitato?! Ma sei stolto, o venduto a Lui, Eleazaro? Non ha eccitato contro il Sinedrio e il Ponteficato? E che vuoi di più? La gente…».
30«La gente può dire ciò che vuole, ma le cose sono come le dice Eleazaro. Il Nazareno non ha che fatto un miracolo».
31«Ecco l’altro che lo difende! Non sei più un giusto, Nicodemo! Non sei più un giusto! Questo è un atto contro di noi. Contro di noi, capisci? Nessuna cosa più persuaderà la folla. Ah! miseri noi! Io oggi fui beffato da alcuni giudei. Io beffato! Io!».
32«E taci là, Doras! Tu non sei che un uomo. Ma è l’idea che è colpita! Le nostre leggi! Le nostre prerogative!».
33«Bene dici, Simone, e occorre difenderle».
«Ma come?».
«Offendendo, distruggendo le sue!».
34«Presto detto, Sadoc. Ma con che le distruggi se non sai, di tuo, far rivivere un moscerino? Qui ci vorrebbe un miracolo più grande del suo. Ma nessuno di noi lo può fare, perché…». Colui che parla non sa dire perché.
35Giuseppe d’Arimatea termina la frase: «Perché noi siamo uomini, soltanto uomini».
36Gli si avventano contro chiedendo: «Ed Egli chi è, allora?».
Il d’Arimatea risponde sicuro: «Egli è Dio. Se ne avessi avuto ancora dei dubbi…».
37«Ma non li avevi i dubbi. Lo sappiamo, Giuseppe. Lo sappiamo. Dillo pure apertamente che tu lo ami!».
Intervento di Gamaliele.
38«Nulla di male se Giuseppe lo ama. Io stesso lo riconosco come il più grande Rabbi d’Israele».
«Tu! Tu, Gamaliele, dici questo?».
39«Lo dico. E di essere… detronizzato da Lui mi onoro, perché sin qui io avevo conservato la tradizione dei grandi rabbi, l’ultimo dei quali fu Illele, ma dopo me non avrei saputo chi poteva raccogliere la sapienza dei secoli. Ora me ne vado contento, perché so che essa non morrà, ma anzi diventerà più grande, perché aumentata dalla sua, alla quale certo è presente lo Spirito di Dio».
«Ma che dici, Gamaliele?».
40«La verità. Non è chiudendosi gli occhi che si può ignorare ciò che noi siamo. Noi non siamo più sapienti, perché principio della sapienza è il timor di Dio, e noi siamo peccatori senza timore di Dio. Se avessimo questo timore, non conculcheremmo il giusto e non avremmo la stolta ingordigia per le ricchezze del mondo. Dio dà e Dio toglie. A seconda dei meriti e dei demeriti. E se Dio ora ci leva ciò che ci aveva dato, per darlo ad altri, sia benedetto, perché santo è il Signore e sante sono tutte le sue azioni».
41«Ma noi parlavamo di miracoli e volevamo dire che nessuno di noi li può fare perché con noi non è Satana».
42«No. Perché con noi non è Dio. Mosè separò le acque[359] e aprì la rupe[360], Giosuè fermò il sole[361], Elia risuscitò il fanciullo e fece cadere la pioggia[362], ma con essi era Dio. Vi ricordo che sei sono le cose che Dio odia, ed esecra la settima[363]: gli occhi superbi, la lingua bugiarda, le mani che spargono sangue innocente, il cuore che medita disegni malvagi, i piedi che corrono rapidi al male, il falso testimonio che dice menzogne e colui che mette discordie tra i fratelli. Noi facciamo tutte queste cose. Noi, dico. Ma voi solo le fate. Perché io me ne astengo dal gridare “Osanna” e dal gridare “Anatema”. Io attendo».
La tesi di Gamaliele.
43«Il segno! Già! Tu attendi il segno! Ma quale segno attendi da un povero folle, se proprio vogliamo dargli tutti i perdoni?».
44Gamaliele alza le mani e, le braccia in avanti, gli occhi chiusi, il capo lievemente chinato, ieratico quanto mai, parla lentamente e con voce lontana: «Ho interrogato ansiosamente il Signore perché mi indicasse la verità, ed Egli mi ha illuminato le parole di Gesù figlio di Sirac.
45Queste: “Il Creatore di tutte le cose mi parlò e mi diede i suoi ordini, e Colui che mi creò riposò nel mio Tabernacolo e mi disse: ‘Abita in Giacobbe, tuo retaggio sia in Israele, getta le tue radici tra i miei eletti’[364]…
46E ancora mi illuminò queste, e le ho riconosciute: “Venite a me, voi tutti che mi bramate, e saziatevi dei miei frutti, perché il mio spirito è più dolce del miele e il mio retaggio più del favo. Il ricordo di me durerà nelle generazioni dei secoli. Chi mi mangia avrà di me fame e chi beve di me avrà di me sete, e chi mi ascolta non avrà da arrossire e chi lavora per me non pecca, e chi mi illustra avrà la vita eterna”[365].
47E la luce di Dio crebbe sul mio spirito mentre leggevano i miei occhi queste parole: “Tutte queste cose contiene il libro della Vita, il testamento dell’Altissimo, la dottrina della Verità… Dio promise a Davide di far nascere da lui il Re potentissimo, che deve stare assiso in eterno sul trono della gloria. Egli ridonda di sapienza come il Fison e il Tigri al tempo dei nuovi frutti, come l’Eufrate ridonda d’intelligenza e cresce come il Giordano al tempo della messe. Egli diffonde la sapienza come la luce… Egli per primo l’ha perfettamente conosciuta”[366]. Questo mi ha fatto illuminare Dio!
48Ma, ahi! che dico, che la Sapienza che è fra noi è troppo grande perché noi la si comprenda e si accolga ciò che è pensiero più vasto dei mari e consiglio più profondo del grande abisso. E noi lo sentiamo gridare: “Io come canale d’acque immense sgorgai dal Paradiso e dissi: ‘Innaffierò il mio giardino’, ed ecco il mio canale divenire fiume, e il fiume mare. Come l’aurora io irraggio a tutti la mia dottrina, e la farò conoscere ai più lontani. Penetrerò nelle parti più basse, getterò lo sguardo sui dormenti, illuminerò quelli che sperano nel Signore. E ancor spanderò la mia dottrina come profezia e la lascerò a quelli che cercano la sapienza, non cesserò d’annunziarla sino al secolo santo. Non ho lavorato per me soltanto, ma per tutti quelli che cercano la verità”[367].
Questo mi ha fatto leggere Jeovè, l’Altissimo», e riabbassa le braccia alzando il capo.
Il Messia è “Jahve”: Colui che è.
49«Ma allora per te è il Messia?! Dillo!».
«Non è il Messia».
50«Non è? E allora cosa è per te? Demonio, no. Angelo, no. Messia, no…».
«É colui che è».
«Tu deliri! Dio è? Dio è per te, quel folle?».
51«É colui che è. Dio sa ciò che Egli è. Noi vediamo le sue opere. Dio vede anche i suoi pensieri. Ma non è il Messia, perché per noi Messia vuol dire Re. Egli non è non sarà re. Ma è santo. E le sue opere sono da santo. E noi non possiamo alzare la mano sull’innocente, a meno di non commettere peccato. Io non sottoscriverò al peccato».
«Ma con quelle parole tu quasi lo hai detto l’Atteso!».
52«L’ho detto. Finché durò la luce dell’Altissimo, io lo vidi tale. Poi… non tenendomi più la mano del Signore alto levato nella luce sua, io tornai uomo, l’uomo d’Israele, e le parole non furono più che parole alle quali l’uomo d’Israele, io, voi, quelli prima di noi e, Dio non lo permetta, quelli dopo di noi, danno il significato del loro, del nostro pensiero, non il significato che hanno nel Pensiero eterno che le ha dettate al suo servo».
L’appello a Roma.
Ricorso a Pilato.
43«Noi parliamo, divaghiamo, perdiamo tempo. Ed il popolo intanto si agita», gracchia Canania.
54«Bene dici! Occorre decidere e fare per salvarsi e trionfare».
55«Voi dite che Pilato non ci ha voluti ascoltare quando chiedevamo il suo aiuto contro il Nazareno. Ma se noi gli facessimo sapere… Avete detto prima che, se le milizie si esaltano, possono proclamarlo Cesare… Eh! Eh! Buona idea! Andiamo a prospettare al Proconsole questo pericolo. Avremo onori come a fedeli servi di Roma e… se egli interverrà noi saremo sbarazzati del Rabbi. Andiamo, andiamo! Tu, Eleazaro di Anna, che gli sei più di tutti amico, sii nostro duce», ride serpentino Elchia.
56Vi è un poco di titubanza, ma poi un gruppo dei più fanatici esce per recarsi all’Antonia. Resta Caifa insieme agli altri.
57«A quest’ora! Non saranno ricevuti», obbietta uno.
58«No, anzi! É la migliore. Ponzio è sempre di buon umore quando ha bevuto e mangiato come beve e mangia un pagano…».
59Li lascio là a discutere e mi si illumina la scena dell’Antonia.
Lunga attesa nel palazzo di Ponzio.
60Il breve tragitto è presto fatto e senza difficoltà, tanto è limpida la luna che fa gran contrasto con la luce rossa dei lumi accesi nel vestibolo del palazzo pretorio.
61Eleazaro riesce a farsi annunciare a Pilato, e vengono fatti passare in una sala grande e vuota. Assolutamente vuota. Vi è soltanto una sedia pesante, bassa di spalliera, coperta di un drappo porpureo, che spicca vivamente nel candore assoluto della sala. Stanno raggruppati, un poco timorosi, infreddoliti, ritti sul marmo candido del pavimento. Non viene nessuno. Il silenzio è assoluto. Però, a intervalli, una musica lontana rompe questo silenzio.
62«Pilato è a mensa. Certo è con amici. Questa musica è suonata nel triclinio. Ci saranno danze in onore degli ospiti», dice Eleazaro di Anna.
63«Corrotti! Domani mi purificherò. La lussuria trasuda da queste pareti», dice con ribrezzo Elchia.
64«Perché ci sei venuto, allora? Tu lo hai proposto», gli ribatte Eleazaro.
«Per l’onore di Dio e il bene della Patria so fare qualsiasi sacrificio. E questo è grande! Mi ero purificato per aver avvicinato Lazzaro… e ora!… Giornata tremenda, oggi!…»
65Pilato non viene. Il tempo passa. Eleazaro, pratico del luogo, tenta le porte. Sono tutte chiuse. Lo spavento si impadronisce dei presenti. Paurose storie riaffiorano. Rimpiangono di essere venuti. Si sentono già perduti.
66Finalmente ecco, nel lato opposto al loro, che sono presso la porta dalla quale sono entrati, e perciò presso l’unica sedia dell’ambiente, ecco aprirsi una porta ed entrare Pilato, candido nella sua veste come è candida la sala. Entra parlando con dei convitati. Ride. Si volge ad ordinare ad uno schiavo, che tiene sollevata la tenda oltre l’uscio, di gettare essenze in un braciere e di portare profumi e acque per le mani, che uno schiavo venga con specchio e pettini. Degli ebrei non si cura, come non ci fossero. Quelli si arrovellano, ma non osano gesti…
Danze in onore degli ospiti.
67Laggiù, intanto, vengono portati i bracieri, sparse le resine sui fuochi e versate acque profumate sulle mani romane. E uno schiavo, con mosse esperte, ravvia i capelli secondo la moda dei ricchi romani del tempo. E gli ebrei si arrovellano.
68I romani ridono fra loro e scherzano, guardando ogni tanto il gruppo che attende là in fondo, e uno parla a Pilato che non si è mai voltato a guardare; ma Pilato scrolla le spalle facendo un gesto annoiato e batte le mani per chiamare uno schiavo, al quale ordina a voce alta di portare dolciumi e di far entrare le danzatrici. Gli ebrei fremono d’ira e di scandalo. Pensare ad un Elchia costretto a vedere delle danzatrici! Il suo volto è un poema di sofferenza e di odio.
69Vengono gli schiavi coi dolciumi in coppe preziose, e dietro essi le danzatrici incoronate di fiori e appena coperte da tele così leggere da parere veli. Le carni bianchissime traspaiono dalle vesti leggere, tinte di rosa e di azzurro, quando esse passano davanti ai bracieri ardenti e ai molti lumi messi là in fondo. I romani ammirano la grazia dei corpi e delle movenze, e Pilato chiede ancora un passo di danza che gli è particolarmente piaciuto.
70Elchia -e i suoi compari lo imitano- si volge sdegnato contro al muro per non vedere le danzatrici trasvolare come farfalle fra un ondeggiare di vesti scomposte. Finita la breve danza, Pilato le congeda, mettendo in mano di ognuna la coppa colma di dolciumi, nella quale getta con noncuranza un bracciale. E finalmente si degna di voltarsi a guardare gli ebrei, e dice agli amici con voce annoiata: «E ora… dovrò dal sogno passare alla realtà… dalla poesia alla… ipocrisia… dalla grazia alle laide cose della vita. Miserie dell’esser Proconsole!… Salve, amici, e abbiate compassione di me».
L’udienza del Proconsole di Roma.
Udienza ai buffoni sinedristi.
71Resta solo e lentamente si avvicina agli ebrei. Si siede, si osserva le mani ben curate e scopre qualche cosa che non va sotto un’unghia. Se ne occupa e preoccupa traendo fuor dalla veste un sottile e aureo bastoncino, col quale rimedia al gran danno di un’unghia imperfetta… Poi, bontà sua, gira il capo lentamente. Sogghigna vedendo gli ebrei ancora curvi in un inchino servile, e dice: «Voi! Qui! E siate brevi. Non ho tempo da sciupare in cose senza valore».
72Gli ebrei si avvicinano sempre servili nell’atto, finché un: «Basta! Non troppo vicini» li inchioda al suolo. «Parlate! E state diritti, ché solo degli animali è stare piegati verso il suolo», e ride.
73Gli ebrei si raddrizzano sotto lo scherno e stanno impettiti.
74«Dunque? Parlate! Avete voluto venire per forza. Ora che siete qui, parlate».
«Volevamo dirti… Ci risulta… Noi siamo servi fedeli di Roma…».
75«Ah! Ah! Ah! Servi fedeli di Roma! Lo farò sapere al divo Cesare e ne sarà felice! Felice sarà! Parlate, buffoni! E svelti!».
76I sinedristi fremono, ma non reagiscono. Elchia prende la parola per tutti: «Devi sapere, o Ponzio, che oggi in Betania è stato risuscitato un uomo…».
77«Lo so. Per dirmi questo siete venuti? Lo sapevo già da molte ore. Felice lui, che già sa cosa è il morire e cosa è l’altro mondo! E che ci posso fare se Lazzaro di Teofilo è risorto? Forse mi ha portato un messaggio dall’Ade?». É ironico.
Via! Laidi servi dell’odio.
78«No. Ma la sua risurrezione è un pericolo…».
«Per lui? Certo! Pericolo di dover morire di nuovo. Operazione poco gradevole. Ebbene? Che ci posso fare? Sono Giove io?».
«Pericolo non per Lazzaro. Ma per Cesare».
79«Per?… Domine! Ma forse ho bevuto! Avete detto: per Cesare? E che può nuocere Lazzaro a Cesare? Forse temete che il puzzo del suo sepolcro possa corrompere l’aria che respira l’Imperatore? Datevi pace! Troppo lontano!».
80«Non questo. É che Lazzaro risorgendo può far detronizzare l’Imperatore».
«Detronizzare? Ah! Ah! Ah! Questa è più grande del mondo! Ma allora l’ebbro non sono io, ma voi siete ebbri. Forse lo spavento vi ha sconvolto la mente. Vedere risorgere… Credo, credo che possa turbare. Andate, andate a letto. Un buon riposo. E un bagno caldo. Molto caldo. Salutare contro i deliri».
81«Non deliriamo, Ponzio. Ti diciamo che, se non provvedi, tu passerai ore tristi. Sarai punito certo, se anche non sarai uccido dall’usurpatore. Fra poco il Nazareno sarà proclamato re, re del mondo, capisci? I tuoi legionari stessi lo faranno. Essi sono sedotti dal Nazareno, e il fatto di oggi li ha esaltati. Che servo sei di Roma se non ti preoccupi della sua pace? Vuoi dunque vedere l’Impero sconvolto e diviso in causa della tua inerzia? Vuoi vedere vinta Roma e abbattute le insegne, ucciso l’Imperatore, tutto distrutto…».
82«Silenzio! Parlo io. E vi dico: siete dei pazzi! Più ancora. Siete dei mentitori. Dei malandrini siete. Meritereste la morte. Uscite di qui, laidi servi del vostro interesse, del vostro odio, della vostra bassezza. Servi voi. Non io. Io sono cittadino romano, e i cittadini romani non sono servi a nessuno. Io sono il funzionario imperiale e lavoro per le patrie fortune. Voi… siete i soggetti. Voi… voi siete i dominati. Voi… voi siete i galeotti legati alle bancate e fremete inutilmente. La sferza del capo vi sta sopra.
83Il Nazareno!… Vorreste che io uccidessi il Nazareno? Vorreste che lo imprigionassi? Per Giove! Se per la salute di Roma e del divo Imperatore io dovessi imprigionare i soggetti pericolosi, o ucciderli qui dove io governo, il Nazareno e i suoi seguaci, solo essi, dovrei lasciare liberi e vivi.
Uscite! Serpi notturne! Vampiri!
83Andate. Sgombrate e non tornatemi mai più davanti. Turbolenti! Sobillatori! Ladri e manutengoli di ladri! Non uno dei vostri armeggii mi è ignoto. Sappiatelo. E sappiate anche che armi fresche e legionari novelli hanno servito a scoprire le vostre trappole e i vostri strumenti. Strillate per le imposte romane. Ma quanto vi è costato Melchia di Galaad, e Giona di Scitopoli, e Filippo di Soco, e Giovanni di Betaven e Giuseppe di Ramaot, e tutti gli altri che presto saranno presi? E non andate verso le grotte della valle, perché vi sono più legionari che pietre, e la legge e la galera sono uguali per tutti. Per tutti! Capite? Per tutti. E spero di vivere tanto da vedervi tutti in catene, schiavi fra schiavi sotto il tallone di Roma. Uscite! Andate e riferite -anche tu, Eleazar di Anna, che non desidero vedere più nella mia casa- che il tempo della clemenza è finito, e che io sono il Proconsole e voi i sudditi. I sudditi. E io comando. In nome di Roma. Uscite! Serpi notturne! Vampiri! E il Nazareno vi vuole redimere? Se Egli fosse Dio, fulminarvi dovrebbe! E dal mondo sarebbe sparita la macchia più schifosa. Via! E non osate fare congiure, o conoscerete il gladio e il flagello».
Cacciati come tanti cani.
84Si alza e se ne va sbatacchiando la porta davanti agli allibiti sinedristi, che non hanno tempo di rinvenire, perché entra un drappello armato che li caccia fuori dalla sala e dal palazzo come tanti cani.
85Ritornano all’aula del Sinedrio. Raccontano. L’agitazione è somma. La notizia dell’arresto di molti ladroni e delle battute nelle grotte per prendere gli altri turba fortemente tutti i rimasti. Perché molti, stanchi di attesa, se ne sono andati.
Il delitto perfetto.
Il sinedrio delibera la morte del Messia
(Gv 11,47-48)[368].
86«Eppure non possiamo lasciarlo vivere», urlano dei sacerdoti.
87«Non possiamo lasciarlo fare. Egli fa. Noi non facciamo. E giorno per giorno perdiamo terreno. Se lo lasciamo libero ancora, Egli continuerà a fare miracoli e tutti crederanno in Lui. E i romani finiranno a venirci contro e a distruggerci del tutto. Ponzio dice così. Ma se la folla lo acclamasse re, oh! allora Ponzio ha il dovere di punirci, tutti. Non lo dobbiamo permettere», strilla Sadoc.
88«Va bene. Ma come? La via… legale romana è fallita. Ponzio è sicuro sul Nazareno. La via… legale nostra è… resa impossibile. Egli non pecca…», obbietta uno.
Il mandante del delito (Gv 11,49-52)[369].
89«Si inventa la colpa, se colpa non c’è», insinua Caifa.
90«Ma è peccato fare questo! Giurare il falso! Far condannare un innocente! É… troppo!…», dicono con orrore i più.
91«É un delitto, perché sarà la morte per Lui».
92«Ebbene? Ciò vi spaventa? Siete degli stolti e non vi intendete di nulla. Dopo ciò che è avvenuto, Gesù deve morire. Non riflettete voi tutti che è meglio per noi che muoia un uomo anziché molti uomini? Perciò Egli muoia per salvare il suo popolo, onde non perisca tutta la nostra nazione. Del resto… Egli lo dice di essere il Salvatore. Perciò si sacrifichi per salvare tutti», dice Caifa ributtante di odio freddo e astuto.
«Ma Caifa! Rifletti! Egli…».
93«Ho detto. Lo Spirito del Signore è su me, Sommo Sacerdote. Guai a chi non rispetta il Pontefice d’Israele. Le folgori di Dio su lui! Basta di attesa! Basta di orgasmi! Ordino e decreto che chiunque sappia dove si trova il Nazareno venga e ne denunci il luogo, e anatema su chi non ubbidirà alla mia parola».
«Ma Anna…», obbiettano alcuni.
94«Anna mi ha detto: “Tutto ciò che farai sarà santo”. Leviamo la seduta. Venerdì, fra terza e sesta, tutti qui per deliberare. Tutti, ho detto. Fatelo sapere agli assenti. E siano chiamati tutti i capi delle famiglie e delle classi, tutto il fior di Israele. Il Sinedrio ha parlato. Andate».
95E si ritira per il primo da dove è venuto, mentre gli altri se ne vanno da altre parti, e parlando a voce sommessa escono dal Tempio andando alle loro case.
30. Gli apostoli informati, dopo una sosta da Niche, del bando emesso dal Sinedrio. L’arrivo ai confini della Giudea[370].
Dopo una sosta da Niche.
Preparativi per la partenza.
1Nella fresca e limpida prima aurora, i campi intorno alla casa di Niche sono tutti un verdeggiare di grani novelli, alti pochi centimetri, delicati nel colore come un chiarissimo smeraldo. Più vicino alla casa, il frutteto, ancora spoglio, pare ancor più scuro e massiccio in confronto alla delicatezza degli steli e all’aereo cielo di una serenità paradisiaca. La casa bianca sotto al primo sole si incorona del volo dei colombi.
2Niche è già alzata e, solerte, provvede a che i partenti abbiano quanto può confortarli nel cammino. Licenzia per primi i due servi di Lazzaro, che ha trattenuto per quella notte e che, rifocillati, se ne vanno mettendo i loro cavalli al trotto. Poi rientra nella cucina, dove le serve preparano latte e vivande a dei grandi fuochi. E versa da una grande olla dell’olio in due olle più piccole, e del vino in piccoli otri di pelle. Sollecita una servente, che prepara forme di pane basse come focacce, perché le porti subito al forno già pronto. Sceglie da larghe tavole, sulle quali si essiccano i formaggi nel caldo della cucina, le forme più belle. Prende del miele e lo fa scendere in piccoli recipienti dal tappo sicuro. Poi forma degli involti con tutte queste cibarie, e uno è di un intero caprettino o agnellino, che la servente sfila dallo spiedo su cui si arrosolava. Un altro è di mele rosse come coralli. Un altro di ulive già pronte all’uso. Un terzo di uva seccata. Uno di orzo mondo. Sta chiudendo questo nel sacchetto quando entra in cucina Gesù e saluta tutte le presenti.
Non odiare per amore del Messia.
3«Maestro, la pace a Te. Già alzato?».
4«Avrei dovuto esserlo prima. Ma erano così stanchi i miei discepoli che li ho lasciati dormire ancora. Che fai, Niche?».
«Preparo… Non peseranno, vedi? Dodici carichi. E ho calcolato le forze dei portatori».
«E Io?».
5«Oh! Maestro! Tu hai già il tuo peso…», e negli occhi di Niche si forma un bagliore di pianto.
6«Vieni fuori, Niche. Parleremo con pace».
Escono e si allontanano dalla casa.
7«Il mio cuore piange, Maestro…».
8«Lo so. Ma bisogna essere forti. Forti, pensando che non mi si è dato dolore…».
9«Oh! questo mai! Ma io mi ero creduta poterti stare vicino, e per questo ero venuta a Gerusalemme. Altrimenti sarei stata qui, dove ho le campagne…».
«Anche Lazzaro, Maria e Marta credevano di potere stare con Me. E tu lo vedi!…».
«Lo vedo, sì, lo vedo. A Gerusalemme io non torno più, ora che Tu non ci sei. Sarò sempre più vicina a Te stando qui, e potrò aiutarti».
«Hai già dato tanto…».
10«Nulla ho dato. Vorrei poterti portare, dove vai, la mia casa. Ma verrò, certo che verrò a vedere di che manchi. Ora giusto è ciò che mi hai detto di fare. Starò qui sinché si sono persuasi che Tu qui non sei. Ma poi…».
«É via lunga e penosa per una donna, e insicura».
11«Oh! Non ho paura. Sono troppo vecchia per piacere come donna e non porto tesori per essere desiderata come preda.
I ladroni sono migliori di molti che si credono santi e che ladri sono e vogliono rubarti la pace e la libertà…».
12«Non li odiare, Niche».
«Questo è più faticoso per me di ogni altra cosa. Ma cercherò di non odiare per tuo amore… Ho pianto tutta la notte, Signore!».
13«Ti sentivo andare e venire per la casa, instancabile come un’ape. E mi parevi una mamma in pena per il figlio perseguitato… Non piangere. Piangere devono i colpevoli. Non tu. Dio è buono col suo Messia. Nelle ore più tristi mi fa sempre trovare vicino un cuore materno…».
14«E come farai con tua Madre? Mi avevi detto che presto sarebbe venuta…».
«Verrà ad Efraim… Lazzaro pensa ad avvertirla. Ecco Simone di Giona e i miei fratelli…».
«Sanno?».
«Nulla ancora, Niche. Lo dirò quando saremo lontani…».
«E io dirò a Te, venendo, ciò che avviene qui e in Gerusalemme».
Colazione e partenza.
15Si riuniscono agli apostoli, che escono uno dopo l’altro dalla casa alla ricerca di Gesù.
«Venite, fratelli. Rifocillatevi avanti di partire. É pronto tutto».
16«Niche per noi non ha dormito questa notte. Ringraziate la buona discepola», dice Gesù entrando nella vasta cucina dove su una tavola da refettorio, tanto è grande, fumano ciotole colme di latte e emanano fragranza le focacce appena sfornate, sulle quali Niche spalma burro e miele con generosità, dicendo che sono cibi fortificanti per chi deve fare lungo cammino in quelle ore ancor molto fresche.
17Presto il pasto è finito. Niche ha intanto fatto gli ultimi involti col pane sfornato, che crocchia e odora. Ogni apostolo prende il suo carico, legato in modo da essere portato senza soverchia noia.
Il Messia va in esilio.
18É l’ora di andare. Gesù saluta e benedice. Gli apostoli salutano. Ma Niche li vuole ancora accompagnare sino ai limiti dei suoi campi e poi torna lentamente indietro piangendo nel suo velo, mentre Gesù coi suoi si allontana per una strada secondaria che Niche gli ha indicato.
19Le campagne sono ancora deserte. La viottola passa per campi di grano novello e per vigneti spogli. Perciò mancano anche i pastori, perché essi non portano i greggi nei terreni coltivati. Il sole scalda un poco l’aria mattutina. I primi fioretti sulle prode brillano come gemme sotto il velo della rugiada che il sole accende. Gli uccelli cinguettano i primi canti d’amore. Viene la bella stagione. Tutto si abbella e rinasce, tutto ama… E Gesù va nell’esilio che precede la morte voluta dall’odio.
Curvati dal peso delle delusione.
20Gli apostoli non parlano. Sono pensierosi. La subita partenza li ha disorientati. Erano così sicuri di essere a posto, ormai! Procedono più curvi di quello che il peso relativo delle loro sacche e delle provviste di Niche abbiano potere di farli curvare. Li curva la delusione, la constatazione di ciò che è il mondo e gli uomini.
21Gesù invece, sebbene non sia sorridente, non è né triste né accasciato. Va a testa alta, davanti a tutti, senza spavalderia, ma anche senza timore. Va come chi sa bene dove deve andare e cosa deve fare. Va da forte, da eroe che nulla scuote e sgomenta.
22La strada secondaria finisce nella via maestra. Gesù procede per la via maestra sempre in direzione di settentrione. E gli apostoli dietro, senza parlare. Questa essendo la strada che viene dalla Galilea, per la Decapoli e la Samaria, verso la Giudea, vi sono dei viandanti su essa. Più che altro, carovane di mercanti.
23L’ora passa e il sole ristora sempre di più, quando Gesù lascia la strada maestra per riprendere un’altra viottola che, per campi di grano, si dirige verso le prime colline.
24Gli apostoli si guardano fra di loro. Forse cominciano a capire che non vanno verso la Galilea per la via nella valle del Giordano, ma vanno verso la Samaria. Ma non parlano ancora.
25Gesù, giunto ai primi boschi sui colli, dice: «Sostiamo e riposiamo mangiando. Il sole segna la metà del giorno».
26Sono presso un torrentello che ha poche acque, perché da tempo non piove. Ma quelle che ha sono limpide sul greto sassoso, e le sue rive sono sparse di pietroni che possono fare da tavola e da sedile. Si siedono, dopo che Gesù ha benedetto e offerto il cibo, e mangiano in silenzio e come soprappensiero.
Gli apostoli consapevoli del loro destino.
Il Messia perseguitato legale[371].
27Gesù li scuote dicendo: «Non mi chiedete dove andiamo? La preoccupazione del domani vi fa muta la lingua, o non vi sembro più il vostro Maestro?».
28I dodici alzano il capo. Sono dodici volti afflitti, o almeno sbalorditi, che si volgono verso il volto tranquillo di Gesù, ed è un unico «Oh!» che esce dalle dodici bocche. E all’esclamazione di tutti fa seguito la risposta di Pietro, che parla per tutti: «Maestro, Tu lo sai che sei per noi sempre quello. Ma è che da ieri siamo come coloro che hanno ricevuto un grosso colpo sulla testa. E tutto ci sembra che sia un sogno. E Tu, lo vediamo e sappiamo che sei Tu, ma Tu ci sembri… già come lontano. Un poco ci è rimasta questa sensazione da quando hai parlato col Padre tuo prima di chiamare Lazzaro, e da quando Tu lo hai tratto di là, così legato, col solo mezzo del tuo volere, e l’hai fatto vivo con la sola forza del tuo potere. Quasi ci fai paura. Parlo per me… ma credo che sia così per tutti… Ora poi… Noi… Questa partenza… così pronta e così misteriosa!».
29«Avete doppia paura? Sentite più incombente il pericolo? Non avete, sentite di non avere forza di affrontare e superare le ultime prove? Ditelo con la massima libertà. Siamo ancora in Giudea. Siamo prossimi alle strade basse per la Galilea. Ognuno può andare, se vuole, e andare in tempo per non essere in odio al Sinedrio[372]…».
30Gli apostoli si agitano a queste parole. Chi, da quasi sdraiato sull’erba tiepida di sole, si siede. Chi da seduto sorge in piedi.
30Gesù prosegue: «Perché da oggi Io sono il Perseguitato legale. Sappiatelo. A quest’ora sta per essere letto nelle cinquecento e più sinagoghe di Gerusalemme, e in quelle delle città che hanno potuto ricevere il bando emesso ieri a sesta, che Io sono il Grande Peccatore, e chiunque sa dove Io sono ha il dovere di denunciarmi al Sinedrio perché esso mi catturi…».
31Gli apostoli gridano come già lo vedessero preso. Giovanni gli si attacca al collo, gemendo: «Ah! L’ho sempre previsto!», e singhiozza forte. Chi impreca al Sinedrio, chi invoca la giustizia divina, chi piange, chi è come una statua.
Sciolti da ogni obbligo verso Dio e il suo il Messia.
32«Tacete. Ascoltate. Io non vi ho mai ingannati. Vi ho sempre detto la verità. Se ho potuto, vi ho difeso e tutelato. La vostra vicinanza mi è stata amabile come quella di figli. Non vi ho neppure nascosto la mia ultima ora… i miei pericoli… la mia passione. Ma quelle erano cose mie, esclusivamente mie.
33Ora sono i vostri pericoli, la vostra sicurezza, quella delle vostre famiglie che sono da considerarsi. Vi prego di farlo. Con libertà assoluta. Non considerateli attraverso l’amore che avete per Me, attraverso alla vostra elezione fatta da Me.
34Fate conto, poiché Io vi sciolgo da ogni obbligo verso Dio e il suo Cristo, fate conto di esserci incontrati qui, ora, per la prima volta, e che voi, dopo avermi ascoltato, vi misuriate se vi convenga o meno seguire lo Sconosciuto le cui parole vi hanno commossi. Fate conto di sentirmi e vedermi per la prima volta e che Io vi dica: “Badate che Io sono perseguitato e odiato, e che chi mi ama e segue è perseguitato e odiato come Me, nella persona, negli interessi, negli affetti. Badate che la persecuzione può finire anche nella morte e nella confisca dei beni di famiglia”.
35Pensate, decidete. E Io vi amerò ugualmente, anche se mi direte: “Maestro, io non posso più venire con Te”. Vi rattristate? No. Non dovete. Siamo buoni amici, che decidono con pace e con amore il da farsi, con compatimento reciproco. Io non posso lasciarvi andare incontro al futuro senza farvi riflettere. Non ho disistima di voi. Vi amo tutti. Ma Io sono il Maestro.
Misurarsi e misurare è saggia misura.
36Il Maestro è ovvio che conosca i discepoli. Io sono il Pastore, e il Pastore è ovvio che conosca i suoi agnelli. Io so che i miei discepoli, portati ad una prova senza esserne preparati sufficientemente, non soltanto nella sapienza che viene dal Maestro, e che perciò è buona e perfetta, ma anche nella riflessione che deve venire da loro, potrebbero fallire o quanto meno non trionfare come degli atleti in uno stadio.
37Misurarsi e misurare è saggia misura, sempre. Nelle piccole e nelle grandi cose. Io, Pastore, devo dire ai miei agnelli: “Ecco, ora Io mi inoltro in paese di lupi e di beccai. Avete voi forza per andare fra essi?”. Potrei anche già dirvi chi non avrà forza di sostenere la prova, per quanto vi possa rassicurare e assicurare che nessuno di voi cadrà per mano dei carnefici che sacrificheranno l’Agnello di Dio. La mia cattura è di tal valore che basterà ad essi… Pure vi dico: “Riflettete”.
Norme per dare la misura di ciò che è un discepoli.
38Un tempo vi dicevo: “Non temete quelli che uccidono”. Vi dicevo: “Colui che, messa la mano all’aratro, si volge a considerare il passato e ciò che può perdere o acquistare, non è atto alla mia missione. Ma erano norme per darvi la misura di ciò che era essere i discepoli, e norme per il futuro che verrà quando Io non sarò più il Maestro, ma saranno maestri i miei fedeli. Erano date a darvi un’anima forte. Ma anche questa fortezza, che è innegabile che abbiate raggiunta rispetto al nulla che eravate -parlo del vostro spirito- è ancora troppo poca rispetto alla grandezza della prova.
39Oh! non pensate in cuor vostro: “Il Maestro si fa scandalo di noi!”. Non mi faccio scandalo. Anzi vi dico che neppure voi dovete, e dovrete, scandalizzarvi della vostra debolezza.
Epoche di eclissi dello spirito di fede.
40In tutti i tempi avvenire, fra i membri della mia Chiesa, sia agnelli che pastori, vi saranno persone che saranno inferiori alla grandezza della loro missione.
41Vi saranno epoche in cui i pastori idoli e i fedeli idoli saranno più dei veri pastori e dei veri fedeli. Epoche di eclissi dello spirito di fede nel mondo[373]. Ma l’eclissi non è morte di un astro.
42É unicamente momentaneo oscuramento più o meno parziale dell’astro. Dopo, la sua bellezza riappare e sembra più luminosa. Così sarà del mio Ovile. Vi dico: “Riflettete”. Ve lo dico come Maestro, Pastore e Amico. Io vi lascio in piena libertà di discutere fra voi. Vado là, in quel folto, a pregare. Uno per uno mi verrete a dire il vostro pensiero. E Io benedirò la vostra onestà sincera, quale che sia. E vi amerò per quanto già sin qui mi avete dato. Addio».
Consapevolezza vocazionale degli Apostoli.
43Si alza e se ne va. Gli apostoli sono esterrefatti, perplessi, commossi. Sul principio non sanno neppure parlare. Poi Pietro per il primo dice: «Mi inghiotta l’inferno se io lo voglio lasciare! Io sono sicuro di me. Neanche se mi venissero contro tutti i demoni che sono nella Geenna, col Leviatan in testa, io mi scosterei da Lui per paura!».
44«Ed io neppure. Devo essere inferiore alle mie figlie, io?», dice Filippo.
45«Io sono sicuro che non gli faranno nulla. Il Sinedrio minaccia, ma lo fa per persuadersi di esistere ancora. Lo sa esso per il primo che nulla è se Roma non vuole. Le sue condanne! É Roma quella che condanna!», dice l’Iscariota spavaldo.
46«Ma per cose religiose è ancora il Sinedrio», osserva Andrea.
47«Hai forse paura, fratello? Bada che vigliacchi in famiglia non ce ne sono mai stati», ammonisce minaccioso Pietro, che si sente in cuore uno spirito molto bellicoso.
48«Non ho paura e spero di poterlo dimostrare. Ma dico il mio pensiero a Giuda».
49«Hai ragione. Ma lo sbaglio del Sinedrio è di voler usare l’arma politica per non voler dire e non volersi sentir dire che essi hanno alzato le mani sul Cristo. Lo so di sicuro. Vorrebbero, ossia avrebbero voluto fare cadere Cristo in peccato per renderlo oggetto di disprezzo alle folle. Ma ucciderlo! Loro! Eh! no! Hanno paura! Una paura senza confronti umani, perché è paura di anima. Lo sanno bene, loro, che Egli è il Messia! Lo sanno. Tanto lo sanno che sentono che per loro è finita, perché viene il tempo nuovo. E lo vogliono abbattere. Ma abbatterlo loro!? No. Perciò cercano la ragione politica perché sia il Preside, perché sia Roma che lo abbatte. Ma il Cristo non nuoce a Roma, e Roma non nuocerà a Lui, e il Sinedrio ulula invano».
50«Allora tu resti con Lui?».
«Ma certo. Più di tutti!».
«Io nulla ho da perdere o da guadagnare restando o andando. Ho solo il dovere di amarlo. E lo farò», dice lo Zelote.
51«Io lo riconosco per il Messia e perciò lo seguo», dice Natanaele.
52«Io pure. Lo credo tale dal momento che Giovanni il Battista me lo ha indicato per tale», dice Giacomo di Zebedeo.
53«Noi siamo i suoi fratelli. Alla fede uniamo l’amore del sangue. Non è vero, Giacomo?», dice il Taddeo.
54«Egli è il mio sole da anni. Ne seguo il corso. Se Egli cadrà nell’abisso scavato dai nemici, io lo seguirò», risponde Giacomo d’Alfeo.
55«Ed io? Posso dimenticarmi che mi ha redento?», chiede Matteo.
56«Mio padre mi maledirebbe sette volte e sette se io lo lasciassi. E, del resto, non fosse che solo per amor di Maria, io non mi separerò mai da Gesù», dice Tommaso.
Consapevolezza dell’Apostolo Giovanni.
57Giovanni non parla. Sta a capo chino, accasciato. Gli altri prendono il suo atteggiamento per debolezza e lo interrogano in molti.
58«E tu? Tu solo te ne vuoi andare?».
Giovanni alza il suo volto, così puro anche negli atteggiamenti e sguardi, e fissando quelli che lo interrogano coi suoi limpidi occhi azzurri dice: «Io pregavo per tutti noi. Perché noi vogliamo fare e dire e presumiamo di noi, e non ci accorgiamo, facendolo, di mettere in dubbio le parole del Maestro. Se Egli ci dice impreparati, segno è che lo siamo. Se non siamo in tre anni divenuti preparati, non lo diventeremo in pochi mesi…».
59«Che dici? In pochi mesi? E che sai tu? Sei forse profeta?».
Lo investono, quasi rimproverando.
«Nulla io sono».
60«E allora? Che sai? Egli te lo ha detto forse? Tu sai sempre i suoi segreti…», dice con invidia Giuda di Keriot.
«Non mi odiare, amico, se io so capire che il sereno è finito. Quando sarà? Non so. So che sarà. Egli lo dice. Quante volte lo ha detto! Noi non vogliamo credere. Ma l’odio degli altri è conferma alle sue parole… E allora io prego. Perché non c’è altro da fare. Pregare Dio che ci faccia forti. Non ti ricordi, o Giuda, quando ci disse che Egli pregò il Padre per avere forza nelle tentazioni? Ogni forza viene da Dio. Io imito il mio Maestro, come è giusto di fare…».
61«Ma insomma tu resti?», chiede Pietro.
«E dove vuoi che vada se non resto con Lui che è la mia vita e il mio bene? Ma poiché sono un povero fanciullo, il più misero di tutti, chiedo tutto a Dio, Padre di Gesù e nostro».
62«É detto. Tutti restiamo, dunque! Andiamo da Lui. Certo è triste. La nostra fedeltà lo farà contento», dice Pietro.
Gli apostoli segnano il loro destino.
63Gesù è prostrato in preghiera. Volto a terra, fra l’erbe, certo supplica il Padre suo. Ma si alza al fruscio dei passi e guarda i suoi dodici. Li guarda con un serietà un po’ mesta.
64«Sii contento, Maestro. Nessuno di noi ti abbandona», dice Pietro.
65«Avete deciso troppo presto e…».
66«Ore o secoli non muteranno il nostro pensiero», dice Pietro.
67«Né le minacce il nostro amore», professa l’Iscariota.
68Gesù cessa di guardarli in massa e li fissa uno per uno. Un lungo sguardo, sostenuto senza paura da tutti. Il suo sguardo si attarda specialmente sull’Iscariota, che lo guarda più sicuro di tutti. Apre le braccia con atto di rassegnazione e dice: «Andiamo. Voi, tutti, avete segnato il vostro destino». Torna al posto di prima, raccoglie la sua sacca. Ordina: «Prendiamo la via che va ad Efraim, quella che ci hanno insegnata».
«In Samaria?!!». Lo stupore è enorme.
69«In Samaria. Ai confini, per lo meno, della stessa. Anche Giovanni andò a quei luoghi per vivere sino all’ora segnata per la sua predicazione del Cristo».
«Ma non fu salvo per questo!», obbietta Giacomo di Zebedeo.
70«Non cerco di salvarmi. Ma di salvare. E salverò nell’ora segnata. Alle pecore più infelici va il Pastore perseguitato. Perché esse, le derelitte, abbiano la loro parte di sapienza a prepararle al tempo nuovo».
Luogo dell’esilio.
Provvidenza per Maria di Giacobbe.
71Va con passo svelto, dopo la sosta che ha servito a riposare e a rispettare il sabato, volendo arrivare prima che la notte renda impraticabili i sentieri. Quando giungono al torrentello che viene da Efraim e va verso il Giordano, Gesù chiama Pietro e Natanaele e dà loro una borsa dicendo: «Andate avanti. E cercate di Maria di Giacobbe. Ricordo che Malachia me la disse la più povera del luogo, nonostante la sua grande casa, ora che non ha più in essa figli e figlie. Staremo da lei. Datele buona moneta, perché ci ospiti subito senza fare discorsi con mille. La casa la sapete. Quella grande, ombreggiata dai quattro melograni, che è quasi al ponte sul torrente».
«Lo sappiamo, Maestro. Faremo come dici». Se ne vanno solleciti e Gesù li segue con gli altri a passo lento.
72Dalla conca, che il torrente divide in due semiconche, si vede biancheggiare il paese alle estreme luci del giorno e ai primi candori lunari. Non c’è in giro un’anima quando giungono alla casa già tutta bianca di luna. Solo il torrente ha voce nel silenzio della sera. Volgendosi indietro e guardando l’orizzonte, si vede un grande spazio di cielo stellato curvarsi su una grande vastità di terreni, che divallano verso il piano deserto che scende al Giordano. Una pace profonda regna sulla terra.
Basta un cuore sincero per far felice il Messia.
73Bussano alla porta. Pietro apre: «Tutto fatto, Signore. La vecchia ha pianto vedendosi dare le monete. Non aveva un picciolo più. Le ho detto: “Non piangere, donna. Dove è Gesù di Nazaret non è più dolore”. Mi ha risposto: “Lo so. Ho sofferto per tutta la mia vita e ora ero proprio al limite del soffrire. Ma il Cielo si è aperto per me sulla mia sera e mi porta la Stella di Giacobbe[374] a darmi pace”. Ora è di là che prepara le stanze chiuse da tanto tempo. Uhm! C’è molto poco. Ma la donna pare molto buona. Eccola! Donna! Il Rabbi è qui!».
74Viene avanti una vecchierella rinsecchita, dai miti occhi pieni di malinconia. Si ferma confusa a qualche passo da Gesù. É intimidita.
«La pace a te, donna. Non ti darò molto disturbo».
75«Io… vorrei… vorrei che mi camminassi sul cuore per farti più dolce l’entrata nella mia povera casa. Entra, Signore, e Dio entri con Te». Ha ripreso fiato e ardimento sotto la luce dello sguardo di Gesù.
76Entrano tutti. Chiudono la porta. La casa è vasta come un albergo e vuota come un luogo di abbandono. Soltanto la cucina è allegra per un fuoco che fiammeggia sul focolare al centro della stanza. Bartolomeo, che stava alimentando il fuoco, si volge e sorride dicendo: «Conforta la donna, Maestro. É afflitta perché non ti può onorare».
77«Mi basta il tuo cuore, donna. Non ti preoccupare di nulla. Domani provvederemo. Sono un povero Io pure. Portate le provviste. Fra poveri si divide il pane e il sale senza vergogna e con amore fraterno. Per te è figliale, donna. Perché mi potresti essere madre. Ed Io ti onoro per tale…».
78La donna lacrima silenziose lacrime di vecchia afflitta, asciugandosi gli occhi, al suo velo, e mormora: «Avevo tre maschi e sette fanciulle. Un maschio me lo portò via il torrente e uno la febbre. Il terzo mi ha abbandonata. Le fanciulle presero in cinque il male del padre e morirono, la sesta morì di parto e la settima… Quel che non fece la morte fece il peccato. Nella mia vecchiaia io non ho onore dai figli e mi fa così… Nel paese sono buoni… Ma alla povera donna. Tu sei buono alla madre…»
79«Ho una madre anche io. E in ogni donna che è madre onoro la mia. Ma non piangere. Dio è buono. Abbi fede, e i figli che restano potranno tornarti ancora. Gli altri sono in pace…».
80«Io lo penso un castigo, perché sono di questi luoghi…».
81«Abbi fede. Dio è più giusto degli uomini…».
82Tornano gli apostoli che erano andati con Pietro nelle stanze. Portano le cibarie. Scaldano al fuoco l’agnellino arrostito da Niche. Lo portano in tavola. Gesù offre e benedice e vuole che la vecchietta stia con loro, non nel suo angolino a mangiare i poveri radicchi della sua cena…
83L’esilio ai confini di Giudea ha avuto inizio…
31. Colloquio nella notte, presso Gofenà, con Giuseppe d’Arimatea,
Nicodemo
e Mannaen[375].
Incontro con Giuseppe e Nicodemo.
Lungo un sentiero scabroso
1É una via ben difficile quella presa da Mannaen per guidare Gesù al luogo dove è atteso. Tutta montana, stretta, sassosa, fra macchioni e boschi. La luce di una chiarissima luna, nella sua prima fase, a malapena si fa strada fra l’intrico dei rami e talora cessa affatto, e Mannaen sopperisce con torce preparate, che si è portato seco a tracolla come armi sotto il mantello. Egli avanti, Gesù dietro, procedono in silenzio nel grande silenzio della notte. Due o tre volte qualche animale selvatico, correndo per i boschi, simula un suon di passi che fa arrestare in sospetto Mannaen. Ma, tolto questo, null’altro turba il cammino già tanto faticoso.
2«Ecco, Maestro. Quella là è Gofenà. Ora pieghiamo di qui. Conterò trecento passi e sarò alle grotte dove essi attendono dal tramonto. Ti è parso lungo il cammino? Eppure siamo andati per scorciatoie che credo mantengano la distanza legale».
Gesù fa un gesto come dire: «Non si poteva fare altrimenti».
3Mannaen non parla più, intento a contare i suoi passi. Ora sono in un corridoio roccioso e nudo, simile ad uno speco in salita, fra le pareti del monte che quasi si toccano. Si direbbe la frattura prodotta da qualche cataclisma, tanto è strana. Un’enorme coltellata nel masso del monte, che l’avesse inciso per un buon terzo dalla cima. Al disopra, là in alto, oltre le pareti a perpendicolo, oltre il frascare agitato delle piante nate sull’orlo dell’enorme taglio, splendono le stelle, ma la luna non scende qui, in questo baratro. La luce fumosa della torcia risveglia degli uccelli da preda, che squittiscono agitando le ali sui bordi dei loro nidi fra i crepacci.
4Mannaen dice: «Ecco!», e getta dentro uno spacco della parete rocciosa un grido simile al lamento di un grosso gufo.
5Venendo dal fondo, una luce rossastra si avanza per un altro corridoio roccioso, che però è chiuso in alto come un androne. Giuseppe appare: «Il Maestro?», chiede non vedendo Gesù che è un poco indietro.
L’incontro con Giuseppe e Nicodemo.
6«Sono qui, Giuseppe. La pace a te».
«A Te, la pace. Vieni! Venite. Abbiamo fatto fuoco per vedere serpi e scorpioni e per fugare il freddo. Vi precedo».
Si rivolge e, per le ondulazioni del sentiero fra le viscere del monte, li guida verso un luogo luminoso di vampe. Là, presso al fuoco, è Nicodemo che getta frasche e ginepri sul fuoco.
7«La pace anche a te, Nicodemo. Eccomi fra voi. parlate».
«Maestro, nessuno si è accorto della tua venuta?».
«E chi mai, Nicodemo?».
8«Ma i tuoi discepoli non sono con Te?».
«Con Me sono Giovanni e Giuda di Simone. Gli altri evangelizzano dal di dopo il sabato al tramonto del venerdì. Ma Io ho lasciato la casa prima di sesta, dicendo che non mi si attendesse avanti l’alba del dì dopo il sabato. É ormai troppo abituale in Me l’assentarmi per più ore perché ciò desti sospetti in alcuno. State perciò tranquilli. Abbiamo tutto il tempo di parlare senza ansia alcuna di essere sorpresi. Qui… Il luogo è propizio».
9«Sì. Tane dei serpi e avvoltoi… e di ladroni nella stagione buona, quando questi monti sono pieni di greggi. Ma ora i ladroni preferiscono altri luoghi dove calare più rapidi sugli ovili e le carovaniere. Ci dispiace averti trascinato sin qui. Ma da qui noi potremo partire per vie diverse. Senza dare nell’occhio ad alcuno. Perché, Maestro, dove è sospetto di amore per Te, là è puntata l’attenzione del Sinedrio».
10«Ecco, in questo io dissento da Giuseppe. A me sembra che ormai siamo noi che vediamo ombre dove non sono. Sembra ancora a me che da qualche giorno molto si sia calmata la cosa…», dice Nicodemo.
11«Ti inganni, amico. Io te lo dico. É calmata in quanto non c’è più stimolo di ricerca del Maestro, perché sanno ormai dove è. Per questo Lui, e non noi, è sorvegliato. Per questo gli ho raccomandato di non dire ad alcuno che ci si sarebbe incontrati. Perché non ci fosse qualcuno pronto… a qualunque cosa», dice Giuseppe.
«Non credo che quelli di Efraim…», obbietta Mannaen.
«Non quelli di Efraim e nessun altro di Samaria. Solo per fare diverso di quanto facciamo noi dall’altra parte…».
L’astio divide.
12«No, Giuseppe. Non per questo. Ma perché essi non hanno nel cuore quella serpe maligna che voi avete. Essi non temono di essere spogliati di nessuna prerogativa. Non hanno da difendere interessi settari e di casta. Nulla hanno, fuorché un istintivo bisogno di sentirsi perdonati e amati da Colui che offesero i loro antenati e che essi continuano ad offendere rimanendo fuori dalla Religione perfetta. Fuori perché, orgogliosi essi, e orgogliosi voi, non si sa da ambe le parti deporre l’astio che divide e tendersi la mano in nome dell’unico Padre. Già, anche fosse in loro tanta volontà, voi la stronchereste. Perché voi non sapete perdonare. Non sapete dire, ponendo sotto i piedi ogni stoltezza: “Il passato è morto, perché è sorto il Principe del Secolo futuro che tutti ci raccoglie sotto il suo Segno”[376]. Io infatti sono venuto e raccolgo. Ma voi! Oh! per voi è sempre anatema anche ciò che Io ho ritenuto meritevole di essere raccolto!»
L’idea messianica.
Concetto sbagliato dell’idea messianica.
13«Sei severo con noi, Maestro».
14«Sono giusto. Potete forse dire che non mi fate rimprovero, in cuor vostro, per certe mie azioni? Potete dire che approvate la mia misericordia uguale per giudei e galilei come per samaritani e gentili, anzi ancor più vasta per questi e per i grandi peccatori, proprio perché essi ne hanno il maggior bisogno? Potete dire che non pretendereste da Me gesti di violenta maestà per manifestare la mia soprannaturale origine, e soprattutto, badate bene, e soprattutto la mia missione di Messia secondo il vostro concetto del Messia?
15Dite proprio il vero: a parte la gioia del vostro cuore per la risurrezione dell’amico, non avreste preferito a questa che Io giungessi a Betania bello e crudele, come i nostri antichi con gli Amorrei[377] e i Basaniti, e come Giosuè con quelli di Ai[378] e di Gerico o, meglio ancora, facendo crollare con la mia voce le pietre ed i muri sui nemici, come le trombe di Giosuè fecero per le mura di Gerico[379], o attirando sopra i nemici dal cielo grosse pietre, come avvenne nella discesa di Beteron ancora ai tempi di Giosuè[380], o, come in tempi più recenti, chiamando celesti cavalieri scorrenti nell’aria coperti d’oro, armati di lance come coorti, e uno scorrazzar di cavalli in ordinati squadroni e assalti da una parte e dall’altra, e un agitar di scudi ed eserciti con elmo e spada sguainata, e un lanciar di dardi a terrorizzare i miei nemici[381]?
Cause che impediscono l’ecumenismo.
16Sì, questo avreste preferito perché, nonostante che voi mi amiate molto, è ancora impuro il vostro amore, e ad esso dà esca, nel desiderare ciò che non è santo, il vostro pensiero di israeliti, il vostro vecchio pensiero.
17Quello che è in Gamaliele come nell’ultimo di Israele, quello che è nel Sommo Sacerdote, nel Tetrarca, nel contadino, nel pastore, nel nomade, nell’uomo della Diaspora[382].
18Il pensiero fisso del Messia conquistatore[383]. L’incubo di chi teme di essere reso nulla da Lui. La speranza di chi ama la Patria con violenza di umano amore. Il sospiro di chi è oppresso sotto altre potenze, in altre terre. Non è colpa vostra.
19Il pensiero puro, quale era stato dato da Dio su ciò che Io sono[384], si è andato stratificando nei secoli di scorie inutili. E pochi sanno, con sofferenza, riportare alla sua purezza iniziale l’idea messianica. Ora, poi, essendo vicini i tempi in cui verrà dato il segno che Gamaliele aspetta, e che con lui attende tutto Israele; ora, poi, venendo i tempi della mia perfetta manifestazione, a rendere più imperfetto il vostro amore e più alterato il vostro pensiero, lavora Satana.
20Viene la sua ora. Io ve lo dico. E in quell’ora di tenebre anche quelli che sono attualmente veggenti, o appena un poco orbi, saranno ciechi del tutto. Pochi, ben pochi, nell’Uomo abbattuto riconosceranno il Messia. Lo riconosceranno in pochi per vero Messia, proprio appunto perché sarà abbattuto come lo videro i Profeti[385].
21Io vorrei, per il bene dei miei amici, che mentre è ancora giorno essi sapessero vedermi e conoscermi per potermi riconoscere e vedere anche nello sfiguramento e nelle tenebre dell’ora del mondo… Ma ditemi ora ciò che volevate dirmi. L’ora avanza presto e verrà l’alba. Parlo per voi, perché Io non temo incontri pericolosi».
Attento alla talpa.
22«Ecco. Ti volevamo dunque dire che qualcuno deve aver detto dove Tu sei e che questo qualcuno non è certo né io, né Nicodemo, né Mannaen, né Lazzaro e le sorelle, né Niche. Con chi altro hai parlato del luogo prescelto per tuo rifugio?».
«Con nessuno, Giuseppe».
«Ne sei sicuro?».
«Sicuro».
23«E hai dato ordini ai tuoi discepoli di non parlarne?».
«Prima di partire non parlai a loro del luogo. Giunto in Efraim, detti ordine di andare evangelizzando e di operare in mia vece. E sono sicuro della loro ubbidienza».
24«E… Tu sei solo ad Efraim?».
«No. Sono con Giovanni e con Giuda di Simone. L’ho già detto. Egli, Giuda, poiché leggo il tuo pensiero, non può avermi nuociuto, con la sua irriflessione, perché mai si è allontanato dalla città, né, in questi tempi, passano da essa pellegrini di altri luoghi».
25«Allora… è proprio Belzebù che ha parlato. Perché al Sinedrio si sa che Tu sei lì».
I seguaci del Messia.
Chi ama il Messia non si turba per le apparenze.
26«Ebbene? Quali le reazioni di esso al mio atto?».
«Diverse, Maestro. Molto diverse fra loro. C’è chi dice che questo è logico. Posto che ti hanno messo al bando nei luoghi santi, a Te non rimaneva che rifugiarti in Samaria. Altri invece dicono che questo ti mostra per ciò che sei, un samaritano d’anima più ancor che di razza, e che ciò basta a condannarti. Tutti poi giubilano di poterti aver messo a tacere e di poterti additare alle turbe come amante dei samaritani. Dicono: “Abbiamo già vinto la battaglia. Il resto sarà un giuoco di fanciulli”. Ma, te ne preghiamo, fa’ che ciò non sia vero».
27«Non sarà vero. Lasciate che parlino. Quelli che mi amano non si turberanno per le apparenze. Lasciate che il vento cada del tutto. É vento di Terra. Poi verrà il vento del Cielo e si aprirà il velano apparendo la gloria di Dio. Avete altro da dirmi?».
28«No, al tuo riguardo. Vigila, sii cauto, non uscire da dove sei. E dirti ancora che noi ti faremo sapere…».
Chi segue il Messia non teme gli uomini.
29«No. Non occorre. Rimanete dove siete. Presto avrò con Me le discepole e, questo sì, dite ad Elisa e a Niche di raggiungere le altre, se vogliono. Ditelo anche alle due sorelle. Noto come è ormai il mio luogo, coloro che non temono il Sinedrio possono ormai venire per averne reciproco conforto».
30«Non possono venire le due sorelle sinché Lazzaro non torna. Egli è partito con gran pompa, e tutta Gerusalemme lo ha saputo che egli andava ai suoi possessi lontani, né si sa quando farà ritorno. Ma il suo servo è tornato già da Nazaret e ha detto, anche questo ti dobbiamo dire, che tua Madre sarà qui con le altre entro la fine di questa luna. Essa sta bene e bene sta Maria di Alfeo. Il servo le vide. Ma tardano un poco, perché Giovanna vuol venire con esse e non può sino alla fine di questa luna. E poi, ecco, se ce lo concedi, vorremmo sovvenirti… da amici fedeli anche se… imperfetti come Tu dici».
Chi serve il Messia non cerca il suo interesse.
31«No. I discepoli che vanno evangelizzando portano ogni vigilia di sabato quanto necessita per loro e per noi che stiamo in Efraim. Altro non occorre. L’operaio vive della sua mercede. Ciò è giusto. Il resto sarebbe superfluo. Datelo a qualche infelice. Così ho imposto anche a quelli di Efraim e agli stessi apostoli miei. Esigo che al loro ritorno non abbiano un picciolo di scorta e che ogni obolo sia dato per via, prendendone per noi solo quel tanto che basti al cibo frugalissimo di una settimana».
«Ma perché, Maestro?».
32«Per insegnare loro il distacco dalle ricchezze e la superiorità di spirito sulle preoccupazioni del domani. E per questo, e per altre mie buone ragioni di Maestro, vi prego di non fare insistenza».
L’amico del Messia non trasgredisce la Legge.
33«Come Tu vuoi. Ma ci spiace di non poter servirti».
«Verrà l’ora che lo farete… Non è quella una prima luce d’alba?», dice volgendosi verso oriente, dal lato, cioè, opposto a quello per cui è venuto, e accennando ad un timido chiarore che appare da un’apertura su sfondi lontani.
34«É. Ci dobbiamo lasciare. Io torno a Gofenà, dove ho lasciato la cavalcatura, e Nicodemo per quest’altra parte scenderà verso Berot e da lì a Rama, finito il sabato».
35«E tu, Mannaen?»
«Oh! io anderò apertamente per le scoperte vie verso Gerico, dove ora è Erode. Ho il cavallo in una casa di povera gente, che per un obolo non hanno schifo di alcuna cosa, neppure di un samaritano come mi credono. Ma per ora resto con Te. Nella borsa ho viveri per due».
«Allora salutiamoci. A Pasqua ci ritroveremo».
36«No! Tu non vorrai già metterti a quel cimento!», dicono Giuseppe e Nicodemo.
«Non lo fare, Maestro!».
37«In verità siete dei cattivi amici, perché mi consigliate il peccato e la viltà. Potreste poi amarmi, riflettendo sul mio atto? Ditelo. Siate sinceri. Dove dovrei andare ad adorare il Signore nella Pasqua d’Azzimi[386]? Forse sul monte Garizim[387]? O non dovrei comparire davanti al Signore nel Tempio di Gerusalemme, come deve ogni maschio d’Israele nelle tre grandi feste annuali[388]? Non ricordate che già mi si accusa di non rispettare il sabato, nonostante -qui Mannaen lo può anche testimoniare- anche oggi, per aderire al vostro desiderio, Io mi sia mosso a sera da un luogo che conciliasse il vostro desiderio con la legge sabatica?».
L’ora dell’imolazione.
38«Noi pure abbiamo sostato a Gofenà per questo… E faremo un sacrificio per espiare una involontaria trasgressione per un inderogabile motivo. Ma Tu, Maestro!… Essi ti vedranno subito…».
«Anche non mi vedessero, farò in modo di esser visto».
39«Tu ti vuoi rovinare! É come se Tu ti uccidessi…».
40«No. La vostra mente è molto fasciata di tenebre. Non è come un volermi uccidere, ma è unicamente ubbidire alla voce del Padre mio che mi dice: “Vai. Él’ora”. Ho sempre cercato di conciliare la Legge con le necessità, anche quel giorno che dovetti fuggire da Betania e ricoverarmi ad Efraim perché ancora non era l’ora di esser preso. L’Agnello di Salute non può essere immolato che per Pasqua d’Azzimi. E vorreste che, se così ho fatto per la Legge, non faccia così per l’ordine del Padre mio? Andate, andate! Non vi affliggete così. E per che sono venuto se non per essere proclamato Re di tutte le genti? Perché questo vuol dire “Messia”, non è vero? Sì. Lo vuoi dire. E anche questo vuol dire “Redentore”. Solo che la verità del dire di questi due nomi non corrisponde a quello che voi vi figurate.
Alziamo lo spirito.
41Ma Io vi benedico, implorando che un raggio celeste scenda in voi insieme alla mia benedizione. Perché vi amo e perché mi amate. Perché vorrei che la vostra giustizia fosse tutta luminosa. Perché non siete malvagi, ma siete voi pure “vecchio Israele”, e non avete eroica volontà di spogliarvi del passato e farvi nuovi. Addio, Giuseppe. Sii giusto. Giusto come colui che mi fu tutore per tanti anni e che fu capace di ogni rinnovazione per servire il Signore Iddio suo. Se egli fosse qui, fra noi, oh! come vi insegnerebbe a saper servire Dio perfettamente, ad essere giusti, giusti, giusti. Ma bene è che egli sia già nel seno di Abramo!… Per non vedere l’ingiustizia di Israele. Santo servo di Dio!… Novello Abramo egli, col cuore trafitto, ma con volontà perfetta, non mi avrebbe consigliato alla viltà, ma mi avrebbe detto la parola che usava quando qualche cosa penosa gravava su noi: “Alziamo lo spirito. Incontreremo lo sguardo di Dio e dimenticheremo che sono gli uomini a dare il dolore. E facciamo ogni cosa che ci è grave, come se l’Altissimo ce la presentasse. In tal modo santificheremo anche le più piccole cose, e Dio ci amerà”. Oh! così avrebbe detto anche nel confortarmi a subire i più grandi dolori… Ci avrebbe confortati… Oh! Madre mia!…».
E’ necessario rinascere nello spirito.
42Gesù lascia andare Giuseppe, che teneva abbracciato, e china il capo stando muto, in contemplazione certo del suo prossimo martirio e di quello della sua povera Madre… Poi alza il capo e abbraccia Nicodemo dicendo: «La prima volta che tu a Me venisti come discepolo segreto, Io ti ho detto che per entrare nel Regno di Dio e per avere il Regno di Dio in voi è necessario che voi rinasciate da spirito e amiate la Luce più che il mondo non l’ami. Oggi, e forse è l’ultima volta che ci incontriamo in segreto, ti ripeto le stesse parole. Rinasci nel tuo spirito, Nicodemo, per poter amare la Luce che Io sono ed Io abiti in te come Re e Salvatore. Andate. E Dio sia con voi».
I partiti dell’opposizione.
Impasti che lievitano adagio.
43I due sinedristi se ne vanno per la parte opposta a quella dalla quale è venuto Gesù. Quando il rumore dei loro passi si è allontanato, Mannaen, che si era fatto sull’ingresso della grotta per vederli allontanare, torna indietro, dicendo con faccia molto espressiva: «E per una volta tanto, quelli che violeranno la misura sabatica saranno loro! E non avranno pace sinché non avranno regolato il loro debito con l’Eterno col sacrificio di un animale! Non sarebbe meglio per loro sacrificare la loro tranquillità dicendosi “tuoi” apertamente? Non sarebbe ciò più gradito all’Altissimo?».
44«Lo sarebbe certamente. Ma non li giudicare. Sono impasti che lievitano adagio. Ma al momento giusto, quando tanti che si credono meglio di loro crolleranno, essi si drizzeranno contro tutto un mondo».
Venduti a Satana per abbattere il Messia..
45«Lo dici per me, Signore? Piuttosto levami la vita, ma non far che io ti rinneghi».
46«Tu non rinnegherai. Ma in te sono già elementi diversi dai loro ad aiutarti ad essere fedele».
47«Sì. Io sono… l’erodiano. Ossia, ero l’erodiano. Perché, come mi sono staccato dal Consiglio, così mi sono staccato dal partito da quando lo vedo vile e ingiusto come gli altri verso di Te. Essere erodiano[389]!…
48Per le altre caste è essere poco meno di pagano. Non dico che noi si sia dei santi. É vero. Per un fine impuro noi abbiamo commesso impurità. Parlo come fossi ancora l’erodiano di prima di esser tuo. Siamo perciò doppiamente impuri, secondo il giudizio umano, e perché ci siamo alleati ai romani e perché lo abbiamo fatto per utile nostro.
49Ma dimmi, Maestro, Tu che sempre dici il vero senza astenertene per tema di perdere un amico. Fra noi che ci siamo alleati con Roma per… avere ancora effimeri trionfi personali, e i farisei[390], i capi dei sacerdoti, gli scribi, i sadducei, che si alleano a Satana per abbattere Te, quali sono i più impuri? Io, lo vedi?, ora che ho visto che il partito degli Erodei si schiera contro di Te, li ho lasciati. Non lo dico per averne la tua lode, ma per dirti il mio pensiero.
50E quelli, parlo dei farisei e sacerdoti, degli scribi[391] e dei sadducei[392], credono di avere un utile di questa improvvisa alleanza degli erodiani con loro! Infelici! Non sanno che gli erodiani lo fanno per aver più meriti e perciò più protezione dai romani, e dopo… definita e finita la causa e il movente che li unisce ora, abbattere quelli che ora prendono come alleati. Dall’una e dall’altra parte si giuocano così. Tutto è basato sull’inganno. E questo così mi ripugna che io mi sono reso indipendente del tutto.
Un pretesto per il losco giuoco degli interessi.
51Tu… Tu sei un grande fantasma di paura. Per tutti! E sei anche il pretesto per il losco giuoco degli interessi dei diversi partiti. Il movente religioso? Il sacro sdegno per “il bestemmiatore”, come ti chiamano? Tutte menzogne! L’unico movente è non la difesa della Religione, non il sacro zelo per l’Altissimo, ma i loro interessi, cupidi, insaziabili. Mi fanno schifo come cose immonde. E vorrei… Sì, vorrei più audaci i pochi che non sono immondezza. Ah! mi pesa ormai avere una duplice vita! Vorrei seguire Te solo. Ma ti servo così più che se ti seguissi. Mi pesa… Ma Tu dici che sarà presto… Come… Ma Tu realmente sarai immolato come l’Agnello? Non è linguaggio figurato? La vita d’Israele è tessuta di simboli e figure…»
Natura della regalità messianica.
Il Messia, unto da Dio a Re e Signore.
52«E tu vorresti che così fosse per Me… Ma non è una figura, la mia».
53«Non è? Ne sei proprio sicuro? Io potrei… Molti potremmo ripetere gesti antichi e farti ungere Messia e difenderti. Basterebbe una parola, e a mille e diecimila sorgerebbero i difensori del vero Pontefice santo e sapiente. Non parlo già di un re terreno, posto che ora so che il tuo Regno è tutto spirituale. Ma, dato che umanamente forti e liberi non lo saremo mai più, almeno che sia la tua santità a reggere e risanare il corrotto Israele. Nessuno, e Tu lo sai, ama l’attuale Sacerdozio e chi lo sostiene. Vuoi, Signore? Ordina e io farò».
54«Già molto hai camminato nel tuo pensiero, o Mannaen. Ma ancor sei tanto lontano dalla mèta come la Terra dal sole. Io sarò Sacerdote, e in eterno, Pontefice immortale[393] in un organismo che Io vivificherò sino alla fine dei secoli[394]. Ma non con olio di letizia sarò unto[395], né proclamato e difeso con violenza d’atti voluti da un pugno di fedeli per gettare la Patria in un più fiero scisma e farla più schiava di come mai fu. E credi tu che mano d’uomo possa ungere il Cristo? In verità ti dico che no. La vera Autorità che mi ungerà Pontefice e Messia è quella di Colui che mi ha mandato[396]. Nessun altro, che Dio non sia, non potrebbe ungere Dio a Re dei re e Signore dei signori, in eterno».
Il Messia è Dio e va amato come tale.
55«Allora nulla?! Nulla da fare!? Oh! mio dolore!».
56«Tutto. Amarmi. In questo è tutto. Amare non la creatura che ha nome Gesù, ma ciò che è Gesù[397]. Amarmi con l’umanità e con lo spirito, così come Io con lo Spirito e l’Umanità vi amo, per essere meco oltre l’Umanità.
L’amatore del Messia risplenderà come il sole.
Guarda che bell’aurora. La luce pacata delle stelle non giungeva qui dentro. Ma quella trionfante del sole[398], sì. Così avverrà nei cuori di quelli che giungeranno ad amarmi con giustizia. Vieni fuori. Nel silenzio del monte, puro di voci umane rauche di interessi.
Il volo e lo sguardo dell’aquila.
Guarda là quelle aquile come a larghi voli si allontanano in cerca di preda. Vediamo noi quella preda? No. Ma esse sì. Perché l’occhio dell’aquila è potente più del nostro, e dall’alto dove spazia vede un largo orizzonte e sa scegliere. Anche Io. Io vedo ciò che voi non vedete, e dall’alto dove si libra il mio spirito so scegliere le mie dolci prede. Non per sbranarle come fanno gli avvoltoi e le aquile, ma per portarle con Me. Saremo così felici là, nel Regno del Padre mio, noi che ci amammo!…».
57E Gesù, che parlando è uscito a sedersi al sole sulla soglia della caverna, avendo a fianco Mannaen, lo attira a Sé, tacendo, sorridendo a chissà quale visione…
32. Sconosciuti giudei riferiscono sulle accuse raccolte dal Sinedrio.
Allegoria
per Gerusalemme[399].
Meditazione sotto il sole.
Partenza delle discepole.
1Grande numero di persone sono affollate sui prati di Niche, dove i fieni si asciugano al sole. E due carri pesanti e coperti sono presso questi prati, in attesa. E comprendo la ragione dell’attesa quando vedo condurre ad essi tutte le discepole e salirvi dopo che il Maestro le licenzia e benedice. Anche Maria Santissima se ne va con le altre discepole, se ne va anche il giovanetto di Enon, e molti discepoli si pongono ai lati dei carri e, quando questi si muovono al passo lento dei bovi, anche i discepoli si incamminano. Sui prati restano gli apostoli, Zaccheo e i suoi amici, e un gruppetto di personaggi molto ammantellati, quasi non volessero esser molto riconosciuti.
Meditazione sotto il sole.
2Gesù torna lentamente sui suoi passi, al centro del prato, e si siede su un mucchio di fieno già semisecco che presto sarà portato al fienile. É assorto, e tutti rispettano questa sua concentrazione in Se stesso, stando, in tre gruppi distinti, un poco scosti da Lui e l’un dall’altro.
3La meditazione si prolunga. E si prolunga l’attesa. Il sole si fa sempre più forte e picchia sul prato, che odora forte di steli che asciugano. Chi attende si rifugia ai margini del prato, là dove le ultime piante del frutteto gettano un’ombra refrigerante.
4Gesù resta solo. Solo sotto al sole già forte, tutto bianco nella veste di lino e nel copricapo di bisso leggero, che si smuove leggermente al passar della brezza. Forse è quello tessuto da Sintica. Da qualche stalla vicina viene un mugghiar lento, lamentoso di vaccine, e un pigolio di nidiaci viene dai rami del frutteto e dalle aie. Uccelli implumi e pulcini petulanti.
5La vita che continua, rinnovandosi ad ogni primavera. I colombi roteano alti, prima di tornare ai nidi sotto la gronda con un volo fermo e sicuro. Non so se nella vicina casa di Niche, o se da qualche campo, una voce di donna canta una cullante ninnananna, e la vocina dell’infante, prima alta e tremula come un belar di agnellino, si abbassa e poi tace…
Resistenza ai rigori delle stagioni.
6Gesù pensa. Pensa ancora. Sempre. Insensibile al sole. L’ho notata più volte la resistenza superiore di Gesù benedetto ai rigori delle stagioni. Non ho mai capito se Egli sentisse caldo e freddo fortemente, e li sopportasse senza lamentarsene per spirito di mortificazione, oppure se, come signoreggiava sugli elementi scatenati, così signoreggiasse il freddo o il caldo eccessivo. Non so. So che, pur vedendolo bagnato a dovere sotto gli acquazzoni, sudato a dovere sotto i solleoni, mai ho notato in Lui atti di disagio per freddo o caldo, né gli ho visto prendere quelle misure preventive che l’uomo solitamente prende contro gli eccessi del sole o del gelo.
7Mi fu osservato un giorno che in Palestina non si sta a capo scoperto e che perciò io dicevo male dicendo che la testa bionda di Gesù splende scoperta sotto al sole. Sarà benissimo che in Palestina non si possa andare a capo scoperto. Io non ci sono stata e non so. Ciò che so è che Gesù solitamente andava senza nulla in capo. E, se ha il copricapo all’inizio dell’andare, presto se lo leva, come insofferente di impicci, e lo porta in mano, usandolo più che altro per levarsi dal volto la polvere e il sudore. Se piove, alza un lembo del mantello sul capo. Se c’è il sole, specie se è in cammino, cerca un filare d’ombra, anche intermittente, a riparo dai raggi solari. Ma difficilmente ha, come oggi, un velo leggero sul capo. Équesta una osservazione che a taluni potrà sembrare inutile. Ma anche questa fa parte di ciò che vedo, e la dico mentre Gesù pensa…
8«Ma gli farà male a stare là tanto!», esclama uno del gruppo, che non è il gruppo apostolico e non quello di Zaccheo.
«Andiamolo a dire ai suoi discepoli… Inoltre… io vorrei… Vorrei non attardarmi troppo», risponde un altro.
«Eh! sì. I monti Adomin sono poco sicuri la notte…». Vanno presso gli apostoli e parlano con loro.
«Va bene. Andrò a dir loro che ve ne volete andare», dice l’Iscariota.
9«No. Non così. Vorremmo essere almeno ad Ensemes avanti la sera».
Giuda se ne va sorridendo ironico. Si curva sul Maestro e gli dice: «Dicono che è perché ti può far male il sole -ma il vero è che a loro può far male esser troppo visti- ma i giudei vogliono essere licenziati».
«Vengo… Pensavo… Hanno ragione», e Gesù si alza.
10«Tutti, meno che io…», borbotta l’Iscariota.
Gesù lo guarda e tace. Vanno insieme presso questi uomini che Giuda ha chiamato giudei. «Vi avevo già congedati tutti. L’ho detto da ieri. Non parlerò che a Gerusalemme…».
I prodi e le accuse del Sinedrio.
I discendenti dei prodi di David.
11«E’ vero. Ma è che noi ti vorremmo parlare, noi che… Possiamo parlarti in disparte?».
12«Accontentali. Hanno paura di noi, o di me più propriamente», dice ancora Giuda di Keriot con quel sorriso da serpente.
13«Non abbiamo paura di alcuno. Se volevamo, sapevamo come fare per tutelare la nostra tranquillità. Ma ancora tutti non sono vili in Palestina. Siamo discendenti dei prodi di Davide[400] e, se tu sei non schiavo e sprezzato ancora, alle nostre stirpi devi fare omaggio. Prime al fianco del re santo, prime al fianco dei Maccabei[401]. E prime anche ora, quando c’è da dare onore al Figlio di Davide e consiglio. Perché grande Egli è. Ma ogni creatura, per grande che sia, può aver bisogno di un amico nelle ore decisive della vita», risponde con veemenza uno tutto vestito di lino anche nel manto e nel copricapo, che poco lascia scoperto del suo volto severo.
«Ha noi per amici. Lo siamo da tre anni, da quando voi…».
«Non lo conoscevamo. Troppe volte fummo ingannati coi falsi Messia per credere facilmente ad ogni asserzione. Ma gli ultimi eventi ci hanno illuminati. Le sue opere sono da Dio, e noi lo diciamo Figlio di Dio».
14«E pensate che abbia bisogno di voi?».
«Come Figlio di Dio, no. Ma come Uomo, sì. Egli è venuto per essere l’Uomo. E l’Uomo ha sempre bisogno di uomini suoi fratelli. Del resto, perché temi? Perché non vuoi che noi si parli? Te lo chiediamo».
«Io? Parlate! Parlate! I peccatori sono più ascoltati dei giusti».
15«Giuda! Io credevo che tali parole dovessero parerti fuoco alle labbra! Come osi giudicare là dove non giudica il tuo Maestro? É detto: “Se i vostri peccati fossero come scarlatto diventeranno bianchi come la neve e se fossero vermigli come la cocciniglia diverranno bianchi come la lana“[402]».
«Ma non sai Tu che fra questi…».
«Silenzio! parlate voi».
Le accuse raccolte del sinedrio.
16«Signore, noi lo sappiamo. É pronta per Te l’accusa. Ti si accusa di violare la Legge e i sabati, di amare più quelli di Samaria che noi, di difendere pubblicani e meretrici, di ricorrere a Belzebù e ad altre forze tenebrose, di magia nera, di odiare il Tempio e volerne la distruzione, di…».
17«Basta. Accusare ognuno può. Provare l’accusa è più difficile».
«Ma essi hanno fra loro chi la sostiene. Credi forse che giusti siano là dentro?».
18«Vi risponderò con le parole di Giobbe, che è una figura del Paziente che Io sono: “Lungi da me il pensiero di stimarvi giusti tutti. Ma fino all’ultimo sosterrò la mia innocenza, non rinuncerò alla mia giustificazione che ho cominciata, perchéil mio cuore non mi rimprovera nulla in tutta la mia vita“[403]. Ecco, tutto Israele può testimoniare, perché da Me non mi giustifico, con le parole che anche il mentitore può dire, tutto Israele può testimoniare che Io ho sempre insegnato il rispetto alla Legge, anzi più, che ho perfezionato l’ubbidienza alla Legge, e i sabati non sono stati violati da Me… Che vuoi dire? Parla! Hai fatto un gesto e poi ti sei trattenuto. Parla!».
19Uno del gruppetto… misterioso dice: «Signore, all’ultima seduta del Sinedrio fu letta una denuncia contro di Te. Veniva dalla Samaria, da Efraim dove Tu eri, e diceva che più e più volte era provato che Tu violavi il sabato e…».
20«E ancor ti rispondo con Giobbe: “E quale è la speranza dell’ipocrita, se rapisce per avarizia e Dio non libera l’anima di lui?”[404]. Questo infelice, che finge un volto e sotto ha un altro cuore e vuole commettere la grande rapina per avarizia del mio bene, già cammina sulla strada d’Inferno, e vano gli sarà aver denaro, e sperare onori, e sognare di salire là dove Io non volli per non tradire il decreto santo. Ma ci occuperemo forse di lui, se non per pregare per lui?».
21«Il Sinedrio però ti ha deriso dicendo: “Ecco l’amor dei samaritani per Lui! Lo accusano per ingraziarsi noi tutti”».
22«E siete voi certi che fosse mano samaritana che scrisse quelle parole?».
23«No. Ma Samaria in questi giorni ti fu dura…».
«Perché i messi del Sinedrio l’hanno sovvertita ed eccitata con falsi consigli, suscitando speranze folli che Io ho dovuto stroncare. Del resto è detto, e di Efraim e di Giuda, e dir si può di ogni luogo, perché volubile è il cuor dell’uomo che scorda i benefizi e si piega alle minacce: “La vostra bontà è come nuvola mattutina, come rugiada che al mattino sparisce“[405]. Ma questo non prova che essi, i samaritani, sono gli accusatori dell’Innocente. Uno sbagliato amore me li gettò contro feroci, ma è amore che delira. Quale altra prova, prova l’accusa di preferenza per i samaritani?».
Il regno mesianico e fine d’Israele.
Il regno sarà del Cristo.
24«Ti si accusa che tanto li ami da sempre dire: “Ascolta, Israele”, anziché dire: “Ascolta, Giuda”. E che non puoi rimproverare Giuda…».
25«In verità? La sapienza dei rabbi qui si perde? E non sono Io il Germe di giustizia spuntato da Davide per il quale, come dice Geremia, Giuda sarà salvato? Allora il Profeta prevede che Giuda, soprattutto Giuda, avrà bisogno di salvezza.
26E questo Germe, dice sempre il Profeta, sarà chiamato il Signore, il nostro Giusto, “perché, dice il Signore, non mancherà mai a Davide un discendente assiso sul trono della casa di Israele“. E che? Ha errato il Profeta? Era ebbro forse? Di che? Certo di penitenza e non d’altro. Perché, per accusare Me, nessuno potrà sostenere che Geremia fosse uomo di crapula.
27Eppure egli dice che il Germe di Davide salverà Giuda e siederà sul trono di Israele. Dunque si direbbe che, per i suoi lumi, il Profeta vede che più che Giuda sarà eletto Israele, che il Re andrà ad Israele, e già grazia sarà se Giuda avrà unicamente salvezza.
28Il Regno sarà dunque detto di Israele? No. Di Cristo sarà detto. Di Colui che unisce le parti disperse e ricostruisce nel Signore dopo avere, secondo l’altro Profeta[406], in un mese – che dico in un mese? – in men di un giorno, giudicato e condannato i tre falsi pastori e chiusa a loro la mia anima, perché la loro restò chiusa a Me e, desiderandomi in figura, non seppero amarmi in natura.
29Or dunque, Colui che mi manda e che mi ha dato le due verghe spezzerà l’una e l’altra, perché la Grazia sia persa per i crudeli, perché il Flagello non più dal Cielo ma dal mondo venga. E nulla è più duro dei flagelli che gli uomini dànno agli uomini. Così sarà. Oh! così! Io sarò percosso e le pecore saran disperse per due terzi. Solo un terzo, sempre solo un terzo[407] se ne salveranno e persevereranno sino alla fine. E questa terza parte passerà per il fuoco per il quale Io passo per primo, e sarà purificata e provata come argento e oro, e ad essa verrà detto: “Tu sei il mio popolo” ed essa mi dirà: “Tu sei il mio Signore“.
30E ci sarà chi avrà pesato i trenta denari, prezzo dell’orrenda opera, infame mercede. E là da dove uscirono non potranno più entrare, perché griderebbero d’orrore anche le pietre vedendo quelle monete, lorde di sangue dell’Innocente e del sudore del perseguitato dalla disperazione più atroce, e serviranno, così come è detto, a comperare, dagli schiavi di Babilonia, il campo per gli stranieri.
31Oh! il campo per gli stranieri! Sapete chi sono essi? Quei di Giuda e Israele, quelli che presto, in secoli e secoli, non avranno più patria. E neppur la terra del loro antico suolo li vorrà accogliere. Li vomiterà da sé anche morti, posto che essi vollero rigettare la Vita. Orrore infinito…»
Il tempio perirà per non più risorgere.
32Gesù tace come oppresso, a capo chino. Poi lo alza e gira lo sguardo, vede i presenti: gli apostoli, i discepoli occulti, Zaccheo con i suoi. Sospira come chi si desta da un incubo. Dice: «Che altro dicevate? Ah! che mi si accusa di amare pubblicani e meretrici. Évero. Sono i malati, i morenti. Io, Vita, mi do ad essi come vita. Venite, redenti del mio gregge», ordina a Zaccheo e ai suoi. «Venite e ascoltate il mio comando. A molti, ed erano più bianchi di voi, ho detto: “Non venite a Gerusalemme”. A voi dico: “Venite”. Potrà parere ingiustizia questa…».
«Lo è, infatti», interrompe l’Iscariota.
33Gesù è come non udisse. Continua parlando a Zaccheo e ai suoi compagni: «Ma vi dico: venite, appunto perché voi siete piante più bisognose d’altre di rugiada, perché la vostra buona volontà sia sovvenuta dal Potente e voi cresciate ormai liberamente nella Grazia.
34Sulle altre cose… risponderà il Cielo stesso con segni inconfondibili. In verità potrà essere distrutto il Tempio vivo e in tre giorni essere riedificato, ed in eterno. Ma il Tempio morto, che sarà soltanto scosso e crederà di aver vinto, perirà per non più risorgere.
35Andate! E non temete. In penitenza attendete il mio Giorno e l’aurora di esso vi porterà definitivamente alla Luce», dice rivolto a quelli ammantellati.
36E poi a Zaccheo: «E anche voi andate. Ma non ora. Siate in Gerusalemme per l’aurora del dì dopo il sabato. A fianco dei giusti voglio i risorti, perché nel Regno del Cristo infiniti sono i posti. Quanti sono gli uomini di buona volontà». E si avvia verso la casa di Niche attraverso il folto frutteto ombroso.
Allegoria della chioccia.
37Un piccolo sentiero getta un nastro gialliccio fra il verde del suolo, e una chioccia croccolante lo traversa, seguita dai suoi pulcini color dell’oro, e davanti a tanti ignoti la madre trepida, si accovaccia e stende le ali a difesa, croccolando più forte, timorosa di insidie ai suoi nati. Ed essi, con un pigolio che si spegne al sicuro, accorrono e si nascondono nella piuma materna, e sembra non siano più…
38Gesù si ferma a contemplarla… e delle lacrime scendono dai suoi occhi.
39«Piange! Perché piange? Egli piange!», mormorano tutti: apostoli, discepoli, peccatori redenti. E Pietro dice a Giovanni: «Chiedigli il perché del suo pianto…».
40E Giovanni, nel suo atto solito, un poco curvo in ossequio, il volto levato da sotto in su a guardarlo nel volto, chiede: «Perché piangi, Signor mio? Forse per quanto ti fu detto e dicesti prima?».
41Gesù si scuote, ha un mesto sorriso e, accennando la chioccia che continua a tutelare amorosamente la sua prole, dice: «Io pure, Uno col Padre mio, vidi Gerusalemme, così come è detto da Ezechiele, nuda e piena di vergogna. E vidi e le passai vicino e, venuto il tempo, il tempo del mio amore, stesi il mio manto sopra di lei e copersi la sua nudità. Volevo farla regina dopo esserle stato padre e proteggerla, così come quella chioccia i suoi nati… Ma, mentre dei piccoli figli della gallina hanno riconoscenza per le premure della madre e si rifugiano sotto le sue ali, Gerusalemme respinge il mio manto… Ma Io manterrò il mio disegno d’amore… Io… Il Padre mio, poi, farà secondo la sua volontà». E Gesù scende fra l’erba per non turbare la chioccia, e passa, e lacrime scendono ancora sul volto affilato e pallido.
42Tutti lo imitano, seguendolo e bisbigliando, sino al limite della casa di Niche. E là Gesù solo entra con gli apostoli in casa, e gli altri proseguono verso le loro mète…
33. Delazioni dell’Iscariota e
profezie su Israele[408].
Delazioni dell’Iscariota.
Quattro amici del Messia.
1È un’alba che appena sfuma il suo candore in un primo roseo d’aurora. Il silenzio fresco della campagna si rompe sempre più, ornandosi dei trilli degli uccelli ridesti.
Gesù esce per il primo dalla casa di Niche, accosta silenziosamente la porta e si dirige al verde frutteto, dove si sgranano le note limpide dei capineri e flautano i merli il loro canto.
2Ma non vi è ancora giunto quando da esso vengono avanti quattro persone. Quattro di quelli che erano ieri nel gruppo sconosciuto e che non si erano mai scoperti il volto. Si prostrano sino a terra e, al comando e alla domanda che Gesù fa loro dopo averli salutati col suo saluto di pace: «Alzatevi! Che volete da Me?», si alzano e gettano indietro i mantelli e i copricapi di lino, nei quali avevano tenuto celato il volto come tanti beduini.
3Riconosco il viso pallido e magro dello scriba Gioele di Abia, visto nella visione di Sabea. Gli altri mi sono sconosciuti, sinché non si nominano: «Io, Giuda di Beteron, ultimo dei veri Assidei, amici di Matatia Asmoneo»; «Io, Eliei, e mio fratello Elcana di Betlem di Giuda, fratelli di Giovanna, la tua discepola, e non c’è per noi titolo più grande di questo. Assenti quando eri forte, presenti ora che sei perseguitato»; «Io, Gioele di Abia, dagli occhi ciechi per tanto tempo, ma ora aperti alla Luce».
«Vi avevo già congedati. Che volete da Me?».
«Dirti che… se stiamo coperti non è per Te, ma…», dice Eliei.
«Avanti! Parlate!».
Non con la spada ma con lo spirito trionferà il Messia.
4«Ma… Parla tu, Gioele. Perché tu sei quello che più di tutti sai…».
«Signore… Ciò che io so è così… orrendo… Vorrei che neppure le zolle sapessero, sentissero ciò che sto per dire…».
«Le zolle in verità trasaliranno. Non Io. Perché so ciò che vuoi dire. Ma parla ugualmente…».
«Se lo sai… lascia che le mie labbra non fremano nel dire questa orrenda cosa. Non che io pensi che Tu menti dicendo che sai e che vuoi che io dica per sapere, ma proprio perché…».
5«Sì. Perché è cosa che grida al Signore. Ma la dirò per persuadere tutti che Io conosco il cuore degli uomini. Tu, membro del Sinedrio e conquistato alla Verità, hai scoperto cosa che non hai saputo portare da te solo. Perché è troppo grande. E sei andato da questi, veri giudei nei quali è unicamente spirito buono, per consigliarti con essi. Bene hai fatto, anche se a nulla giova ciò che hai fatto.
6L’ultimo degli Assidei[409] sarebbe pronto a ripetere il gesto dei suoi padri per servire il Liberatore vero. E non è solo. Anche suo parente Barzelai lo farebbe e molti con lui. E i fratelli di Giovanna, per amore di Me e della sorella loro, oltre che della Patria, sarebbero con lui. Ma Io non trionferò per lance né per spade. Entrate del tutto nella Verità. Io trionferò con trionfo celeste.
Dellazione dell’Iscariota, versione del Messia.
7Tu, ecco ciò che ti fa ancor più pallido e smunto del consueto, sai chi è che ha presentato i testi di accusa contro di Me, i testi che, se falsi sono nel loro spirito, veri sono nella realtà delle loro parole, perché Io in verità ho violato il sabato quando dovetti fuggire, non essendo ancor venuta la mia ora, e quando strappai due innocenti ai ladroni, e potrei dire che la necessità giustifica l’atto così come necessità giustificò Davide per essersi nutrito dei pani della proposizione.
8In verità Io mi sono rifugiato in Samaria, anche se, venuta la mia ora e propostomi dai samaritani di star presso loro come Pontefice, ho rifiutato onori e sicurezza per rimanere fedele alla Legge, anche se questo vuol dire consegnarmi ai nemici. E vero è che amo i peccatori e le peccatrici sino a strapparli al peccato.
9E vero è che predico la rovina del Tempio, anche se queste mie parole non sono che conferma del Messia alle parole dei suoi profeti.
10Colui che fornisce queste e altre accuse, e anche i miracoli li volge ad atto di accusa, e di ogni cosa della Terra si è servito per cercare di trarmi in peccato e poter unire altre accuse alle prime, è un mio amico. Anche questo è detto dal re profeta da cui, per Madre, Io discendo: “Colui che mangiava il mio pane alzò contro di Me il suo calcagno“[410]. Lo so. Morirei due volte, se potessi non impedire che egli compia il delitto -ormai… la sua volontà si è data alla Morte, e Dio non violenta la libertà dell’uomo- ma che almeno… oh! che almeno lo schianto dell’orrore compiuto lo gettasse pentito ai piedi di Dio…
11Per questo tu, Giuda di Beteron, ammonivi ieri Mannaen di tacere. Perché il serpente era presente e poteva danneggiare il discepolo, oltre il Maestro. No. Solo il Maestro sarà colpito.
Profezie su Israele.
Misero Israele che non volle il Messia.
12Non temete. Non sarà per Me che avrete pene e sventure. Ma per il delitto di tutto un popolo avrete tutti ciò che hanno detto i profeti[411].
13“Misera, misera Patria mia! Misera terra che conoscerà il castigo di Dio![412]
14Miseri abitanti, e fanciulli che ora Io benedico e vorrei salvi e che, pur innocenti, conosceranno da adulti il morso della più grande sventura[413].
15Guardatela questa vostra terra florida, bella, verde e fiorita come un tappeto mirabile, fertile come un Eden… Imprimetevene la bellezza nel cuore, e poi… quando Io sarò tornato onde venni… fuggite. Fuggite sinché potete farlo, prima che, come rapace d’inferno, la desolazione della rovina si spanda qui e abbatta e distrugga e sterilisca, bruci, più che a Gomorra, più che a Sodoma… Sì. Più che là, che non fu che rapida morte. Qui… Gioele, ricordi Sabea? Ella ha profetato un’ultima volta il futuro del Popolo di Dio che non volle il Figlio di Dio».
16I quattro sono sbalorditi. La paura del futuro li fa muti. Infine parla Eliei: «Tu ci consigli?…».
17«Sì. Andate. Nulla sarà più, qui, che valga a trattenere i figli del popolo di Abramo. E d’altronde, specie voi, notabili di esso, non sareste lasciati… I potenti fatti prigionieri abbellano il trionfo del vincitore. Il Tempio nuovo e immortale empirà di sé la Terra, e ognun che mi cerchi mi avrà, perché Io sarò dovunque un cuore mi ami. Andate. Portate via le vostre donne, i figli, i vecchi… Voi mi offrite salvezza e aiuto. Io vi consiglio salvezza e vi aiuto con questo consiglio… Non lo sprezzate».
«Ma ormai… che più deve nuocerci Roma? Dominati siamo. E se dura è la sua legge, vero è anche che Roma ha riedificato case e città e…».
18«In verità, sappiatelo, in verità non una pietra di Gerusalemme rimarrà intatta[414].
19Fuoco, ariete, frombole e giavellotti atterreranno, morderanno, sconvolgeranno ogni casa[415], e spelonca diverrà la Città sacra, e non essa sola…
20Spelonca questa Patria nostra. Posto di onagri e di lamie, come dicono i profeti[416].
21E non per uno o più anni, o per secoli, ma per sempre[417].
22Il deserto, l’arsione, la sterilità… Ecco la sorte di queste terre! Campo di contese[418], luogo di torture[419], sogno di ricostruzione sempre distrutto da una condanna inesorabile, tentativi di risurrezione spenti in sul nascere[420]. La sorte della Terra che respinse il Salvatore e volle una rugiada che è fuoco sui colpevoli».
La pianta annosa dal midollo distrutto.
23«Non… non ci sarà dunque più, mai più un Regno d’Israele? Non saremo mai più ciò che sognammo?», chiedono con voce affannosa i tre notabili giudei. Lo scriba Gioele piange…
24«Avete mai osservato una pianta annosa dal midollo distrutto dalla malattia? Per anni vegeta stentatamente, tanto stentatamente che non fiorisce né fa frutto. Solo qualche rara foglia sui rami esausti dice che ancor vi è un poco di linfa che sale… Poi, ad un aprile, eccola fiorire miracolosamente e coprirsi di foglie numerose, e se ne rallegra il padrone che per tanti anni la curò senza frutti, se ne rallegra pensando che la pianta è guarita e torna ad essere rigogliosa dopo tanto squallore… Oh! inganno! Dopo tanto esuberante esplodere di vita, ecco la subita morte. Cadono fiori, foglie e i frutticini che parevano già allegare sui rami e promettevano pingue raccolto, e con un improvviso scroscio la pianta crolla al suolo marcita alla base. Così farà Israele. Dopo secoli di sterile vegetare sparso, si riunirà sull’annoso tronco e avrà una parvenza di ricostruzione. Riunito alfine il Popolo disperso. Riunito e perdonato. Sì. Dio attenderà quell’ora per recidere i secoli. Non vi saranno più secoli, ma eternità allora. Beati quelli che, essendo perdonati, costituiranno la fioritura fugace dell’ultimo Israele, divenuto, dopo tanti secoli, del Cristo, e moriranno redenti, insieme con tutti i popoli della Terra, beati con quelli che, fra essi, hanno non solo conosciuto l’esistenza mia, ma abbracciata la mia Legge come legge di Salute e Vita. “Sento le voci dei miei apostoli. Andate prima che vengano…».
Ignoti per servire.
25«Non è per viltà, Signore, che cerchiamo di rimanere ignoti. Ma per servirti. Per poterti servire. Se si sapesse che noi, che io soprattutto, siamo venuti a Te, saremmo esclusi dalle deliberazioni…», dice Gioele.
«Comprendo. Ma badate che il serpente è astuto. Tu in specie sii cauto, Gioele…».
«Oh! mi uccidessero! Preferirei la mia alla tua morte! E non vedere i giorni che dici! Benedicimi, Signore, per fortificarmi…».
26«Vi benedico tutti nel Nome di Dio uno e trino e nel Nome del Verbo incarnato per essere salute agli uomini di buona volontà». Li benedice collettivamente con un largo gesto e poi posa la mano, singolarmente, sulle quattro teste chine ai suoi piedi.
Essi poi si alzano, si coprono di nuovo il volto e si imboscano fra le piante del frutteto e le siepi di more, che dividono i peri dai meli e questi da altri alberi. In tempo, perché in gruppo escono dalla casa i dodici apostoli, cercando il Maestro per mettersi in cammino.
Miseri malati che non chiedono miracolo.
27E Pietro dice: «Sul davanti della casa, verso la città, è una turba di popolo che a stento abbiamo trattenuta per lasciarti pregare. Vogliono seguirti. Nessuno di quelli che hai congedato è partito. Anzi, molti sono tornati indietro e molti sono sopraggiunti. Li abbiamo sgridati…».
«Perché? Lasciate che mi seguano! Così fosse di tutti! Andiamo!».
E Gesù, aggiustatosi il manto che Giovanni gli porge, si mette alla testa dei suoi, raggiunge la casa, la costeggia, mette piede sulla via che va a Betania e intona a gran voce un salmo. La gente, una vera folla, prima tutti gli uomini, poi le donne e i fanciulli, lo seguono, cantando con Lui…
28La città si allontana fra la sua cinta di verde. La strada è percorsa da molti pellegrini. E ai margini molti mendichi alzano i loro lagni per impietosire la folla e fare così questue fruttuose. Storpi, monchi, ciechi… La solita miseria che in ogni era e in ogni regione costuma adunarsi là dove una festività convoglia le folle. E se i ciechi non vedono chi passa, gli altri vedono e, conoscendo la bontà del Maestro verso i poveri, gettano il loro grido più forte del solito per attirare l’attenzione di Gesù. Però non chiedono miracolo. Soltanto obolo. E Giuda dà l’obolo.
L’infelice nipote di Nahum.
38«Andiamo verso la via, incontro a quelli che tornano?», propone Gesù.
«Andiamo».
Escono nel giardino, e sono a mezza via quando Lazzaro chiede: «Ma Tu quando hai mangiato? E dove?».
«A prima».
«Ma è quasi il tramonto. Torniamo indietro».
«No. Non ne sento bisogno. Preferisco andare. Là al cancello vedo aggrappato un povero bambino. Forse ha fame. É lacero e smunto. Lo osservo da qualche tempo. Era già là quando uscì il carro, e fuggì per non essere visto e forse scacciato. Poi è tornato e guarda con insistenza verso la casa e verso di noi».
«Se ha fame, sarà bene che io vada a prendere del cibo. Va’ avanti, Maestro. Io ti raggiungerò subito», e Lazzaro corre indietro mentre Gesù affretta il passo verso il cancello.
Un fanciullo cerca il Signore Gesù.
39Il fanciullo, un viso patito e irregolare dove solo gli occhi splendono belli e vivi, lo guarda.
Gesù gli sorride e dolcemente gli dice, mentre fa agire il congegno della chiusura: «Chi cerchi, fanciullo?».
«Sei Tu il Signore Gesù?».
«Lo sono».
«Te cerco».
«Chi ti manda?».
«Nessuno. Ma voglio parlarti. Tanti vengono a parlarti. Anche io. Tanti esaudisci. Anche io».
40Gesù ha fatto scattare la chiusura e prega il bambino di lasciare andare le sbarre, che tiene con le mani scarne, per poter aprire. Il fanciullo si scansa e nel farlo, movendosi la vesticciuola stinta sul corpo sbilenco, si vede che è un povero bambino rachitico, con la testa incassata nelle spalle per un principio di gobba, le gambe divaricate dal passo insicuro. Proprio un piccolo infelice. Forse ha più anni di quanto non faccia pensare la statura, che è quella di un fanciullo di sei anni circa, mentre il visetto è già quello di un uomo, un poco vizzo, con il mento pronunciato, un viso quasi di vecchietto.
Chiede la grazia di morire.
41Gesù si curva a carezzarlo e gli dice: «Dimmi dunque che vuoi. Ti sono amico. Sono amico di tutti i fanciulli». Con che amorosa dolcezza Gesù prende la faccina smunta nelle sue mani e lo bacia in fronte!
«Lo so. Per questo sono venuto. Lo vedi come sono? Vorrei morire per non soffrire più. E per non essere più di nessuno… Tu che guarisci tanti e fai risuscitare i morti, fa’ morire me che nessuno ama e che non potrò mai lavorare».
«Non hai parenti? Sei orfano?».
«Il padre ce l’ho. Ma non mi ama perché sono così. Ha cacciato via la mamma, le ha dato libello di divorzio, e me con lei ha cacciato, e la mamma è morta. Per colpa mia che sono storto così».
«Ma con chi vivi?».
«Quando è morta la mamma, i servi mi hanno ricondotto al padre. Ma egli, che si è sposato di nuovo e ha figli belli, mi ha cacciato. Mi ha dato a dei contadini suoi. Ma essi fanno ciò che fa il padrone per entrargli nel favore… e mi fanno soffrire».
«Ti picchiano?».
«No. Ma più cura hanno delle bestie che di me, e mi scherniscono, e perché sono sovente malato mi hanno a noia. Io divento sempre più storto, e i loro figli mi beffano e mi fanno cadere. Nessuno mi ama. E questo inverno, quando ebbi tanta tosse e occorrevano le medicine, mio padre non volle spendere, dicendo che l’unica cosa che potevo fare di bene era morire. Da allora io ti ho aspettato per dirti: “Fammi morire”».
Gesù lo prende in collo, sordo alle parole del fanciullo che gli dice: «Ho i piedi fangosi e fangosa la veste, perché mi sono seduto per via. Ti sporcherò la veste».
«Vieni da lontano?».
«Da presso la città, perché chi mi tiene è là che sta. Ho visto passare i tuoi apostoli. So che sono loro, perché i contadini hanno detto: “Eccoli i discepoli del Rabbi galileo. Ma Egli non c’è”. E sono venuto».
«Sei bagnato, fanciullo. Povero fanciullo! Ti ammalerai di nuovo».
«Se Tu non mi ascolti, mi facesse almeno morire la malattia! Dove mi porti?».
«In casa. Non puoi stare così».
Gesù rientra nel giardino col bambino deforme fra le braccia e grida a Lazzaro, che sta venendo: «Chiudi il cancello tu. Io ho questo piccolo tutto bagnato fra le braccia».
Meno triste la sorte di un cane.
42«Ma chi è, Maestro?».
«Non so. Neppure il suo nome so».
«E neppure lo dico. Non voglio essere conosciuto. Voglio ciò che ti ho detto. La mamma mi diceva: “Figlio mio, mio povero figlio, io muoio, ma vorrei che tu morissi con me, perché là non saresti più deforme tanto da soffrire nelle ossa e nel cuore. Là non hanno nome di scherno quelli che nascono infelici. Perché Dio è buono con gli innocenti e gli infelici”. Mi mandi a Dio?».
«Vuol morire il fanciullo. É una storia triste…».
Lazzaro, che guarda fisso il ragazzino, dice ad un tratto: «Ma tu non sei figlio del figlio di Nahum? Non sei quello che stai seduto al sole presso il sicomoro che è al limite degli ulivi di Nahum, e che il padre ha affidato a Giosia suo contadino?».
«Lo sono. Ma perché lo hai detto?».
«Povero bambino! Non per schernirti. Credi, Maestro, che è meno triste la sorte di un cane in Israele che questa di questo fanciullo. Se egli non tornasse più alla casa di dove è venuto, non uno lo cercherebbe. I servi come i padroni. Iene dal cuore feroce. Giuseppe sa bene la storia… Fece molto rumore. Ma io allora ero tanto afflitto per Maria… Però, morta la sposa infelice e venuto costui da Giosia, lo vedevo passando… Dimenticato al sole o al vento sull’aia, perché camminò molto tardi… e sempre poco. Non so come oggi è potuto venire sin qui. Chissà da quanto è per via!».
«Da quando Pietro passò da quel luogo».
«E ora? Che ne facciamo?».
«Io a casa non torno. Io voglio morire. Andarmene via. Grazia e pietà di me, Signore!».
Dieci anni di dolore.
43Sono entrati in casa, e Lazzaro chiama un servo perché porti una coperta e mandi Noemi per curare il fanciullo, che è livido di freddo nelle sue vesti bagnate.
«Il figlio di uno dei più accaniti fra i tuoi nemici! Uno dei più cattivi in Israele. Quanti anni hai, fanciullo?».
«Dieci».
«Dieci! Dieci anni di dolore!».
«E bastano!», dice forte Gesù posando a terra il fanciullo.
É ben storto! La spalla destra più alta della sinistra, il petto eccessivamente sporgente, il collo esile sprofondato fra le clavicole alte, le gambe sbilenche!… Gesù lo guarda con pietà, mentre Noemi lo sveste e lo asciuga prima di avvolgerlo in una calda coperta.
Lazzaro pure lo guarda con pietà.
«Lo coricherò nel mio letto, Signore, dopo avergli dato del latte caldo», dice Noemi.
«Ma non mi fai morire? Abbi pietà! Perché farmi vivere per essere così e soffrire tanto?», e termina: «Io ho sperato in Te, Signore». Un rimprovero, una delusione è nella sua voce.
«Sii buono. Ubbidisci e il Cielo ti consolerà», dice Gesù e si curva a carezzarlo ancora, passando la sua mano sulle povere membra contorte.
«Portalo a letto e veglialo. Poi… si provvederà».
Il bambino viene portato via piangente.
«E sono coloro che si credono santi!», esclama Lazzaro pensando a Nahum…
Ritorno di Pietro.
44La voce di Pietro che chiama il suo Maestro…
«Oh! Maestro! Sei qui? Tutto bene. Nessuna noia. Uh! molta calma, anzi. Al Tempio nessuno ci ha disturbato. Giovanni ha avuto buone notizie. I discepoli lasciati in pace. La gente che ti attende festosa. Io sono contento. E Tu che hai fatto, Maestro?».
Si allontanano insieme parlando, mentre Lazzaro va dove lo chiama Massimino.
34. Giuda Iscariota dai Capi del Sinedrio[421].
Il segnale convenzionale (Lc 22,3-4)[422].
1Giuda giunge a notte alla casa di campagna di Caifa. Ma c’è la luna che fa da complice all’assassino illuminandogli la strada. Deve essere ben sicuro di trovare là, in quella casa fuori le mura, coloro che egli cercava, perché altrimenti penso che avrebbe cercato di entrare in città e sarebbe andato nel Tempio. Invece sale sicuro fra gli ulivi del piccolo colle. È più sicuro questa volta dell’altra. Perché ora è notte, e le ombre e l’ora lo proteggono da ogni possibile sorpresa. Le vie della campagna sono deserte, ormai, dopo essere state percorse per tutto il giorno dalle turbe dei pellegrini che vanno a Gerusalemme per la Pasqua. Persino i poveri lebbrosi sono nei loro spechi e dormono i loro sonni di infelici, smemorati per qualche ora dalla loro sorte.
2Ecco Giuda alla porta della casa biancheggiante al lume della luna. Bussa. Tre colpi, un colpo, tre colpi, due colpi… Persino il segnale convenzionale sa a meraviglia! E deve essere proprio un segnale sicuro, perché la porta si socchiude senza il preventivo sbirciare del portinaio dallo spioncino aperto nella porta.
Adunanza d’assassini (Mt 26,3-5; Mc 14,1-2; Lc22, 1-2)[423].
3Giuda sguscia dentro e al servo portinaio, che l’ossequia, chiede: «L’adunanza è raccolta?».
«Sì, Giuda di Keriot. Al completo, potrei dire».
«Conducimi ad essa. Devo parlare di importanti cose. Svelto!».
4L’uomo chiude con tutti i chiavistelli la porta e lo precede per l’andito semibuio, fermandosi davanti ad un uscio pesante al quale bussa. Il brusio delle voci cessa nella stanza chiusa e lo sostituisce il rumore della serratura e il cigolio della porta, che si apre gettando un cono di luce viva nel corridoio buio.
«Tu? Entra!», dice quello che ha aperto la porta e che non so chi sia. E Giuda entra nella sala, mentre chi gli ha aperto chiude a chiave di nuovo.
5Vi è un movimento di stupore o, per lo meno, di agitazione, vedendo entrare Giuda. Ma lo salutano in coro: «La pace a te, Giuda di Simone».
«La pace a voi, membri del Sinedrio santo», saluta Giuda.
«Vieni avanti. Che vuoi?», gli chiedono.
6«Parlarvi… Parlarvi del Cristo. Non è più possibile che si vada avanti così. Io non vi posso più essere di aiuto se voi non vi decidete a prendere decisioni estreme. L’uomo è in sospetto, ormai».
«Ti sei fatto scoprire, stolto?», lo interrompono.
7«No. Ma voi stolti, voi che per una stupida fretta avete fatto delle mosse sbagliate. Lo sapevate bene che io vi avrei servito! Non vi siete fidati di me».
8«Hai memoria labile, Giuda di Simone! Non ti ricordi come ci lasciasti l’ultima volta? Chi poteva pensare che tu ci eri fedele, a noi, quando proclamasti a quel modo che non potevi tradire Lui?», dice Elchia ironico, serpentino più che mai.
9«E credete che sia facile giungere ad ingannare un amico, l’unico che veramente mi ami, l’Innocente? Credete che sia facile giungere al delitto?». Giuda è già agitato.
Seducente sivillo dei serpenti.
10Cercano di calmarlo. E lo blandiscono. E lo seducono, o almeno tentano di farlo, facendogli osservare che il suo non è un delitto, «ma un’opera santa verso la Patria, alla quale egli evita rappresaglie dai dominatori, che già danno segni di intolleranza per queste continue agitazioni e divisioni di partiti e di folle in una provincia romana, e verso l’Umanità, se proprio egli è convinto della natura divina del Messia e della sua missione spirituale».
11«Se è vero ciò che Egli dice -lungi da noi il crederlo- non sei tu il collaboratore della Redenzione? Il tuo nome andrà associato al suo nei secoli, e la Patria ti annovererà fra i suoi prodi e ti onorerà delle più alte cariche. Un seggio è pronto per te fra noi. Salirai, Giuda. Darai leggi ad Israele. Oh! non dimenticheremo ciò che tu hai fatto per il bene del sacro Tempio, del sacro Sacerdozio, per la difesa della Legge santissima, per il bene di tutta la Nazione! Fai solo di aiutarci e poi, noi te lo giuriamo, io te lo giuro a nome del potente padre mio e di Caifa portante l’efod[424], tu sarai l’uomo più grande di Israele. Più dei tetrarchi[425], più dello stesso mio padre, ormai Pontefice deposto. Come un re, come un profeta sarai servito e ascoltato. Che se poi Gesù di Nazaret non fosse che un falso Messia, anche se in realtà non sarebbe passibile di morte perché le sue azioni non sono da ladrone, ma da folle, ecco che ti ricordiamo le parole ispirate di Caifa pontefice -tu sai che colui che porta l’efod e il razionale parla per suggerimento divino e profetizza il bene e il da farsi per il bene- Caifa, ricordi? Caifa ha detto: “È bene che un uomo muoia per il popolo e non perisca tutta la Nazione”. Fu parola di profezia».
12«In verità fu tale. L’Altissimo parlò per bocca del Sommo Sacerdote. Sia ubbidito!», dicono in coro, già teatrali e simili ad automi che devono fare quei dati gesti, quei laidi burattini che sono i membri del gran consiglio del Sinedrio.
La coscienza di un serpente.
13Giuda è suggestionato, sedotto… ma una radichetta di buon senso, se non di bontà, sussiste ancora in lui e lo trattiene dal pronunciare le parole fatali.
14Circondandolo con deferenza, con simulato affetto, lo incalzano: «Non credi a noi? Guarda: siamo i capi delle ventiquattro famiglie sacerdotali[426], gli Anziani del popolo, gli scribi, i più grandi farisei[427] d’Israele, i rabb[428] sapienti, i magistrati[429] del Tempio. Il fior di Israele è qui, intorno a te, pronto ad acclamarti, e ad una voce ti dice: “Fa’ questo, ché èsanto”».
15«E Gamaliele dove è? E Giuseppe e Nicodemo dove sono? E dove Eleazaro l’amico di Giuseppe, e dove Giovanni di Gaas? Io non li vedo».
16«Gamaliele è in grande penitenza, Giovanni presso la moglie incinta e sofferente questa sera, Eleazaro… non sappiamo perché non sia venuto. Ma un malore può colpire chiunque e all’improvviso, non ti pare? Riguardo a Giuseppe e Nicodemo, non li abbiamo avvisati di questa seduta segreta, e per tuo amore, per cura del tuo onore… Perché, nello sfortunato caso che la cosa fallisse, il tuo nome non andasse riportato al Maestro… Noi tuteliamo il tuo nome. Noi ti amiamo, Giuda, novello Maccabeo salvatore della Patria».
17«Il Maccabeo combatté la buona battaglia. Io… commetto un tradimento».
L’ululo dei sciacalli.
18«Non osservare le particolarità dell’atto, ma la giustizia del fine. Parla tu, o Sadoc, scriba d’oro. La tua bocca fluisce preziose parole. Se Gamaliele è dotto, tu sapiente sei, perché sulle tue labbra è la sapienza di Dio. Parla tu a costui che tituba ancora».
19Quella buona pelle di Sadoc si fa avanti e con lui il decrepito Canania: una volpe scheletrita e morente al fianco di un astuto sciacallo robusto e feroce.
20«Ascolta, o uomo di Dio!», comincia pomposamente Sadoc prendendo una posa ispirata e oratoria, il braccio destro messo ciceronianamente in avanti, il sinistro occupato a sorreggere tutto quell’ingombro di pieghe che costituisce la sua veste di scriba. E poi alza anche il sinistro braccio, lasciando che il suo monumento di vesti si scomponga e si disordini, e così, a volto e braccia levate verso il soffitto della stanza, tuona: «Io te lo dico! Te lo dico davanti all’altissima Presenza di Dio!».
21«Maran-Atà!», fanno eco tutti curvandosi, come se un soffio supremo li curvasse, e poi rialzandosi con le braccia incrociate sul petto.
22«Io te lo dico. È scritto nelle pagine della nostra storia e del nostro destino! È scritto nei segni e nelle figure lasciate dai secoli! È scritto nel rito che non ha sosta dalla notte fatale agli egizi! È scritto nella figura di Isacco! È scritto nella figura di Abele. E ciò che è scritto si avveri».
23«Maran Atà!», dicono gli altri con un coro basso e lugubre, suggestionante, con i gesti di prima, i volti bizzarramente colpiti dalla luce dei due lampadari accesi agli estremi della sala, di mica pallidamente violacea, emananti una luce fantasmagorica. E veramente questa accolta di uomini, quasi tutti biancovestiti, coi coloriti pallidi od olivastri della loro razza, resi ancor più pallidi e olivastri dalla luce diffusa, sembrano proprio un’adunanza di spettri.
«La parola di Dio è scesa sulle labbra dei profeti per segnare questo decreto. Egli deve morire! È detto!».
«È detto! Maran Atà!».
24«Egli deve morire, e segnata è la sua sorte!».
«Egli deve morire. Maran Atà!».
25«Nei più minuti particolari è descritto il suo destino fatale, e fatalità non si infrange!».
«Maran Atà!».
26«Persino è segnato il prezzo[430] simbolico che sarà versato a colui che si fa strumento di Dio per la consumazione della promessa».
«È segnato! Maran Atà!».
27«Come Redentore, o come falso profeta, Egli deve morire!».
«Deve morire! Maran Atà!».
28«L’ora è venuta! Jeové lo vuole! Io sento la sua voce! Essa grida: “Si compia”!».
«L’Altissimo ha parlato! Si compia! Si compia! Maran Atà!».
29«Ti fortifichi il Cielo come fortificò Giaele[431] e Giuditta[432], che donne erano e seppero essere eroi; come fortificò Jefte[433] che, padre, seppe alla Patria sacrificare la figlia; come fortificò David contro il Golia; e compì il gesto che farà eterno Israele nella memoria dei popoli![434]».
«Ti fortifichi il Cielo. Maran Atà!».
«Sii vincitore!».
«Sii vincitore! Maran Atà!».
Le maledizioni degli spettri.
30Si alza la chioccia voce senile di Canania: «Colui che tituba all’ordine sacro è dannato al disonore e alla morte!».
«È dannato. Maran Atà!».
31«Se non vorrai ascoltare la voce del Signore Iddio tuo e non metterai in atto il suo comando e ciò che Egli per nostra bocca ti ordina, tutte le maledizioni su te!».
«Tutte le maledizioni! Maran Atà!».
32«Ti percuota il Signore con tutte le maledizioni mosaiche e ti disperda di fra le genti».
«Ti percuota e disperda! Maran Atà!».
33Un silenzio di morte segue a questa scena suggestionante… Tutto si immobilizza in una immobilità paurosa.
Il grdo di un demone vittorioso.
34Finalmente ecco la voce di Giuda che si alza, e quasi faccio fatica a riconoscerla tanto è mutata: «Sì. Io lo farò. Lo devo fare. E lo farò. Già l’ultima parte delle maledizioni mosaiche è la mia parte, e ne devo uscire perché troppo ho tardato già. E folle divento non avendo tregua e riposo, e cuore pauroso, e occhi smarriti, e anima consumata dalla tristezza. Tremante di essere scoperto e fulminato da Lui nel mio duplice giuoco -che io non so, io non so sino a che punto Egli sa il mio pensiero- vedo la mia vita sospesa a un filo, e mattina e sera invoco di finire quest’ora per lo spavento che sbigottisce il mio cuore. Per l’orrore che compiere devo. Oh! affrettate quest’ora! Traetemi da queste mie angosce! Tutto sia compiuto. Subito! Ora! E io sia liberato! Andiamo!».
35La voce di Giuda si è affermata e fatta forte mano a mano che ha parlato. Il gesto, prima automatico e insicuro, come di sonnambulo, si è fatto libero, volontario. Egli si raddrizza in tutta la sua altezza, satanicamente bello, e grida: «Cadano i lacci di un folle terrore! Io sono libero da una soggezione paurosa. Cristo! Non ti temo più e ti consegno ai tuoi nemici! Andiamo!». Un grido di demone vittorioso, e veramente si avvia con baldanza alla porta.
La furbizia dei volponi.
36Ma lo fermano: «Piano! Rispondi a noi: dove è Gesù di Nazaret?».
«Nella casa di Lazzaro. A Betania».
«Noi non possiamo entrare in quella casa ben munita di servi fedeli. Casa di un favorito di Roma. Andremmo incontro a noie sicure».
37«All’aurora noi veniamo in città. Mettete le guardie sulla via di Betfage, fate tumulto e prendetelo».
«Come sai che viene per quella via? Potrebbe prendere anche l’altra…».
«No. Ha detto ai seguaci che per essa entrerà in città, dalla porta di Efraim, e di essere ad attenderlo presso En Rogel. Se voi lo prendete prima…».
«Non possiamo. Dovremmo entrare in città con Lui fra le guardie, e ogni via che conduce alle porte e ogni via cittadina sono piene di folla dall’alba a notte. Accadrebbe tumulto. E non deve accadere».
38«Salirà al Tempio. Chiamatelo per interrogarlo in una sala. Chiamatelo a nome del Sommo Sacerdote. Egli verrà, perché ha più rispetto di voi che della sua vita. Una volta che è solo con voi… non vi mancherà il modo di portarlo in luogo sicuro e condannarlo nell’ora propizia».
39«Avverrebbe ugualmente tumulto. Te ne dovresti essere accorto che la folla è fanatica per Lui. E non il popolo solo, ma anche i grandi e le speranze di Israele. Gamaliele perde i suoi discepoli, e così Gionata ben Uziel e altri fra noi, e tutti ci lasciano, sedotti da Lui. E persino i gentili lo venerano, o lo temono, il che è già venerare, e sono pronti a rivoltarsi a noi se lo malmeniamo. Fra l’altro, alcuni dei ladroni, che avevamo assoldati per fare i falsi discepoli e suscitare risse, sono stati arrestati e hanno parlato sperando clemenza per la delazione, e il Pretore sa… Tutto il mondo gli va dietro, mentre noi non concludiamo nulla. Ma bisogna agire con sottigliezza, perché non se ne avvedano le turbe».
40«Sì. Così bisogna fare! Anche Anna se ne raccomanda. Dice: “Che non accada durante la festa e non nasca tumulto fra il popolo fanatico”. Così ha ordinato, dando ordini anche perché sia trattato con rispetto nel Tempio e altrove e non sia molestato, onde poterlo trarre in inganno».
Il prezzo di un comune agnello(Mt 26,14-16; Mc 14,10-11; Lc 22,3-6)[435].
41«E allora che volete fare? Io ero ben disposto questa notte, ma voi esitate…», dice Giuda.
42«Ecco, tu dovresti condurci a Lui in un’ora che è solo. Tu sai le sue abitudini. Ci hai scritto che Egli ti tiene vicino più che tutti. Perciò tu devi sapere ciò che Egli vuol fare. Noi staremo sempre pronti. Quando tu giudichi propizia l’ora e il luogo, vieni, e noi verremo».
43«È detto. E che compenso ne avrò?». Ormai Giuda parla freddamente, come si trattasse di un commercio qualunque.
«Ciò che è detto dai profeti, per essere fedeli alla parola ispirata: trenta denari…».
44«Trenta denari per uccidere un uomo, e quell’Uomo? Il prezzo di un comune agnello in questi giorni di festa?! Siete folli! Non che io abbia bisogno di denaro. Ne ho buone scorte. Non pensate perciò di persuadermi per ansia di denaro. Ma è troppo poco per pagare il mio dolore di tradire Colui che mi ha sempre amato».
45«Ma te lo abbiamo detto ciò che ti faremo. Gloria, onori! Ciò che tu speravi da Lui e che non hai avuto. Noi medicheremo la tua delusione. Ma il prezzo è fissato dai profeti! Oh! una formalità! Un simbolo e nulla più. Il resto verrà poi…».
«E il denaro quando?».
«Il momento che tu ci dirai: “Venite”. Non prima. Nessuno paga prima di aver già le mani sulla merce. Non ti pare giusto, forse?».
Veri cachinni di demoni.
46«Giusto è. Ma almeno triplicate la somma…».
«No. Così è detto dai profeti. Così si deve fare. Oh! sapremo ubbidire ai profeti! Non tralasceremo un iota di quanto hanno scritto di Lui. Eh! Eh! Eh! Noi siamo fedeli alla parola ispirata! Eh! Eh! Eh!», ride quel ributtante scheletro di Canania.
47E molti gli fanno coro con delle risate lugubri, basse, insincere, veri cachinni di demoni che non sanno che ghignare. Perché il riso è proprio dell’animo sereno e amante, e il ghigno dei cuori turbati e saturi di livore.
48«Tutto è detto. Puoi andare. Noi attendiamo l’alba per rientrare in città per diverse vie. Addio. La pace sia con te, pecora spersa che ritorni al gregge di Abramo. La pace a te! La pace a te! E la riconoscenza di tutto Israele! Conta su noi! Un tuo desiderio ci è legge. Dio sia con te, come lo fu con tutti i suoi servi più fedeli! Tutte le benedizioni su te!».
49Lo accompagnano con abbracci e proteste di amore sino all’uscio… lo guardano allontanarsi per il corridoio semibuio… ascoltano lo sferragliare dei chiavistelli del portone che si apre e chiude…
Serpenti figli di Lucifero.
Rientrano nella sala, giubilanti.
50Solo due o tre voci si levano, quelle dei meno demoniaci: «E ora? Come faremo con Giuda di Simone? Ben lo sappiamo che non potremo dargli ciò che gli abbiamo promesso, fuorché quei poveri trenta denari!… Che dirà egli, quando si vedrà da noi tradito? Non avremo fatto un danno maggiore? Non andrà egli dicendo al popolo ciò che facemmo? Che sia uomo di non fermo pensiero noi lo sappiamo».
51«Siete ben ingenui e stolti nell’avere questi pensieri e nel darvi questi affanni! È già stabilito ciò che faremo a Giuda. Stabilito dall’altra volta. Non ricordate? E noi non cambiamo pensiero. Dopo che tutto sarà finito, del Cristo, Giuda morrà. È detto».
«Ma se parlasse prima?».
«A chi? Ai discepoli e al popolo, per essere lapidato? Egli non parlerà. L’orrore della sua azione gli è bavaglio…».
«Ma potrebbe pentirsi in futuro, avere rimorsi, divenire folle anche… Perché il suo rimorso, se avesse a destarsi, non potrebbe che fare di lui un pazzo…».
52«Non ne avrà tempo. Provvederemo prima. Ogni cosa a suo tempo. Prima il Nazareno e poi colui che lo ha tradito», dice lentamente, terribilmente, Elchia.
«Sì. E badate! Non una parola agli assenti. Già troppo hanno conosciuto del nostro pensiero. Non mi fido di Giuseppe e Nicodemo. E poco degli altri».
53«Dubiti di Gamaliele?».
«Egli si è astratto da noi da molti mesi. Senza un diretto ordine ponteficale non prenderà parte alle nostre sedute. Dice che scrive la sua opera con l’aiuto del figlio. Ma parlo di Eleazaro e Giovanni».
«Oh! non ci hanno mai contraddetti», dice pronto un sinedrista che ho visto altre volte con Giuseppe d’Arimatea, ma del quale non ricordo il nome.
54«Anzi! Ci hanno contraddetti troppo poco. Eh! Eh! Eh! E bisognerà sorvegliarli! Molte serpi hanno preso covo nel Sinedrio, io credo… Eh! Eh! Eh! Ma saranno snidate… Eh! Eh! Eh!», dice Canania andando curvo e tremolante, appoggiato al suo bastone, a cercarsi un comodo posto su uno dei larghi e bassi sedili coperti di pesanti tappeti che sono lungo le pareti della sala, e soddisfatto si stende e si addormenta presto, la bocca aperta, brutto nella sua vecchiezza cattiva.
55Lo osservano. E Doras, figlio di Doras, dice: «Egli ha la soddisfazione di veder questo giorno. Mio padre lo sognò, ma non l’ebbe. Ma porterò nel cuore il suo spirito, perché sia presente nel giorno della vendetta sul Nazareno e abbia la sua gioia…».
56«Ricordatevi che dovremo a turno, e turno numeroso, essere costantemente nel Tempio».
«Lo saremo».
57«Dovremo ordinare che a qualunque ora Giuda di Simone sia introdotto dal Sommo Sacerdote».
«Lo faremo».
58«Ed ora prepariamoci il cuore al compito finale».
«È già pronto! È già pronto!».
59«Con astuzia».
«Con astuzia».
60«Con finezza».
«Con finezza».
«Per calmare ogni sospetto».
«Per sedurre ogni cuore».
61«Qualunque cosa dica o faccia, nessuna reazione. Ci vendicheremo di tutto in una volta sola».
62«Così faremo. E sarà feroce vendetta».
63«Completa!».
64«Tremenda!».
E si siedono, cercando riposo in attesa dell’alba.
35. Le domande sull’autorità di Gesù e sul battesimo di Giovanni[436].
Questione sull’autorità del Messia (Mc 11,27; Lc 20,1-2)[437].
94I sacerdoti e scribi gli si accostano allora per interrogarlo: «Ti abbiamo sentito. Hai detto giusto. Un consiglio che più saggio non lo poteva dare Salomone. Ma ora di’ a noi, Tu che operi prodigi e dai sentenze quali solo il sapiente re poteva dare, con quale autorità fai queste cose? Donde ti viene tale potere?».
Questione sul battesimo di Giovanni (Mc 11,29-30)[438].
95Gesù li guarda fisso. Non è né aggressivo né sprezzante, ma molto imponente. Dice: «Anche Io ho da farvi una domanda, e se mi risponderete Io vi dirò con quale autorità Io, uomo senza autorità di cariche e povero -perché ciò è questo che volete dire- faccio queste cose. Dite: il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal Cielo o dall’uomo che lo impartiva? Rispondetemi. Con quale autorità Giovanni lo dava come rito purificatore per prepararvi alla venuta del Messia, se Giovanni era ancor più povero, indotto di Me e senza cariche di sorta, essendo vivente nel deserto dalla sua fanciullezza?».
Dilemma insolubile (Mt 21,24-27; Mc 11,31-33; Lc 20,7-8)[439]
96Gli scribi e i sacerdoti si consultano fra loro. La gente, con occhi spalancati e orecchie ben aperte, pronta alla protesta e all’acclamazione, se gli scribi squalificano il Battista e offendono il Maestro o se appaiono sconfitti dalla domanda del Rabbi di Nazaret, divinamente sapiente, si stringe intorno. Colpisce il silenzio assoluto di questa folla in attesa della risposta. È così profondo che si sentono le aspirazioni e i bisbigli dei sacerdoti o scribi, che parlano fra loro senza quasi usar la voce e occhieggiano intanto il popolo, del quale intuiscono i sentimenti pronti ad esplodere.
97Infine si decidono a rispondere. Si volgono al Cristo che, appoggiato ad una colonna, le braccia conserte sul petto, li scruta senza mai perderli d’occhio, e dicono: «Maestro, noi non sappiamo per quale autorità Giovanni faceva questo né donde veniva il suo battesimo. Nessuno ha pensato a chiederlo al Battista mentre era vivo ed egli, spontaneamente, mai lo ha detto».
98«E nemmeno Io vi dirò con quale autorità faccio tali cose». E volge loro le spalle chiamando a Sé i dodici e, fendendo la folla che acclama, esce dal Tempio.
Calcolo vile dei nemici del Messia.
99Quando già sono fuori, oltre la Probatica, essendo usciti da quella parte, Bartolomeo gli dice: «Sono divenuti molto prudenti i tuoi avversari. Forse stanno convertendosi al Signore che ti ha mandato e a riconoscerti per Messia santo».
«È vero. Non hanno discusso la tua domanda né la tua risposta…», dice Matteo.
«Così sia. È bello che Gerusalemme si converta al Signore Dio suo», dice ancora Bartolomeo.
100«Non vi illudete! Quella porzione di Gerusalemme non si convertirà mai. Non hanno risposto in altro modo perché hanno temuto la folla. Io leggevo i loro pensieri anche se non sentivo le loro parole sommesse».
«E che dicevano?», domanda Pietro.
101«Questo dicevano. Ho desiderio che voi lo sappiate per conoscerli a fondo e possiate dare ai futuri un’esatta descrizione dei cuori degli uomini al mio tempo. Essi non mi hanno risposto non per conversione al Signore. Ma perché fra loro hanno detto: “Se noi rispondiamo: ‘Il battesimo di Giovanni veniva dal Cielo’, il Rabbi ci risponderà: ‘E allora perché non avete creduto a ciò che veniva dal Cielo e indicava preparazione al tempo messianico?’; e se diremo: ‘Dall’uomo’, allora sarà la folla che si ribellerà dicendo: ‘E allora perché non credete a ciò che Giovanni, nostro profeta, disse di Gesù di Nazaret?’. È dunque meglio dire: ‘Non sappiamo’”. Ecco cosa dicevano. Non per conversione a Dio, ma per calcolo vile e per non avere a confessare con le loro bocche che Io sono il Cristo e faccio queste cose che faccio perché sono l’Agnello di Dio del quale parlò il Precursore. E neppure Io ho voluto dire con quale autorità faccio queste cose che faccio. Già molte volte l’ho detto fra quelle mura e in tutta la Palestina, e i miei prodigi parlano ancor più delle mie parole. Ora non lo dirò più con le mie parole. Lascerò che parlino i profeti e il Padre mio, e i segni del Cielo. Perché il tempo è venuto in cui tutti i segni verranno dati. Quelli detti dai profeti e segnati dai simboli della nostra storia, e quelli che Io ho detto: il segno di Giona; vi ricordate di quel giorno a Cedes? E il segno che attende Gamaliele. Tu Stefano, tu Erma e tu Barnaba che hai lasciato i compagni, oggi, per seguirmi, certo molte volte avete sentito il rabbi parlare di quel segno. Ebbene, presto il segno sarà dato».
Si allontana su per gli uliveti del monte, seguito dai suoi e da molti discepoli (dei settantadue) oltre altri, come Giuseppe Barnaba, che lo segue per sentirlo parlare ancora.
36. l’invettiva contro scribi e farisei.[440].
Ragioni di essere di scribi e farisei[441].
Un cerchio folto di ascoltatori.
19Apostoli, discepoli e folla lo seguono compatti, mentre Egli torna di nuovo nel luogo della prima cinta che è quasi al riparo del muraglione di cinta del Tempio, là dove è un poco di frescura perché la giornata è molto afosa. Là, essendo il terreno sconvolto dagli zoccoli degli animali, sparso delle pietre che i mercanti e i cambiavalute usavano per tenere fermi i loro recinti e le loro tende, là non ci sono i rabbi di Israele, i quali permettevano che nel Tempio si facesse un mercato, ma che hanno ribrezzo a portare le suole dei loro sandali là dove malamente sono cancellate le orme dei quadrupedi che solo da pochi giorni sono stati sfrattati di là…
Gesù non ne ha ribrezzo e si rifugia là, in un cerchio folto di ascoltatori. Però, prima di parlare, chiama vicino i suoi apostoli, ai quali dice:
Scribi e farisei (Mt 23,1-2; Mc 12,37; Lc 20,45)[442].
20«Venite e ascoltate bene. Ieri volevate sapere molte delle cose che ora dirò e che ieri accennai vagamente, quando riposavamo nell’orto di Giuseppe. State dunque bene attenti, perché sono grandi lezioni per tutti e soprattutto per voi, miei ministri e continuatori.
14Udite. Sulla cattedra di Mosè si assisero al tempo giusto scribi e farisei. Ore tristi, quelle, per la Patria. Finito l’esilio in Babilonia e ricostruita la nazione per magnanimità di Ciro, i reggitori del popolo sentirono la necessità di ricostruire anche il culto e la conoscenza della Legge. Perché guai a quel popolo che non li ha a sua difesa, guida e sostegno, contro i più potenti nemici di una nazione, che sono l’immoralità dei cittadini, la ribellione dei capi, la disunione fra le diverse classi e partiti, i peccati contro Dio e contro il prossimo, l’irreligiosità, tutti elementi disgregatori per se stessi e per le punizioni celesti che provocano!
Gli scribi.
21Sorsero dunque gli scribi, o dottori della Legge, per poter ammaestrare il popolo che, parlante il linguaggio caldeo, retaggio del duro esilio, non comprendeva più le scritture scritte in ebraico puro. Sorsero in aiuto dei sacerdoti, insufficienti per numero ad assolvere il compito di ammaestrare le folle. Laicato dotto e dedicato ad onorare il Signore, portando la conoscenza di Lui negli uomini e portando a Lui gli uomini, ebbe la sua ragione di essere e fece anche del bene. Perché, ricordatevelo tutti, anche le cose che per debolezza umana poi degenerano, come fu questa che si corruppe nell’andare dei secoli, hanno sempre qualche parte di buono e una ragione, almeno iniziale, di essere, per le quali cose l’Altissimo permette che sorgano e durino sinché, la misura della degenerazione essendo colma, l’Altissimo non le disperde.
I farisei.
22Venne poi l’altra setta dei farisei, dalla trasformazione di quella degli Assidei, sorta per sostenere con la più rigida morale e la più intransigente ubbidienza la Legge di Mosè e lo spirito di indipendenza nel nostro popolo, quando il partito ellenista, formatosi per le pressioni e le seduzioni iniziatesi al tempo di Antioco Epifane e presto mutatesi in persecuzioni su chi non cedeva alle pressioni dell’astuto, che più che sulle sue armi contava sulla disgregazione della fede nei cuori per regnare nella nostra Patria, tentava di farci servi.
23Ricordate anche questo: temete piuttosto le fallaci alleanze e le blandizie di uno straniero che le sue legioni. Perché, mentre se sarete fedeli alle leggi di Dio e della Patria vincerete anche se accerchiati da eserciti poderosi, quando sarete corrotti dal veleno sottile, dato come un miele inebriante dallo straniero che ha fatto disegni su di voi, Dio vi abbandonerà per i vostri peccati, e sarete vinti e soggetti, anche senza che il falso alleato dia battaglia cruenta contro il vostro suolo. Guai a chi non sta all’erta come vigile scolta e respinge l’insidia sottile di un astuto e falso vicino, o alleato, o dominatore che inizia la sua dominazione sui singoli, illanguidendo il loro cuore e corrompendolo con usi e costumi che nostri non sono, che santi non sono e che perciò ci rendono sgraditi al Signore! Guai! Ricordate tutti le conseguenze portate alla Patria dall’avere alcuni dei suoi figli adottato usi e costumi dello straniero per ingraziarsi lo stesso e godere. Buona cosa è la carità con tutti, anche con i popoli che non sono della nostra fede, che non hanno i nostri usi, che ci hanno nuociuto nei secoli. Ma l’amore a questi popoli, che sono sempre nostro prossimo, non ci deve mai far rinnegare la Legge di Dio e della Patria per il calcolo di qualche utile carpito così ai vicini. No. Gli stranieri disprezzano coloro che sono servili sino al ripudio delle cose più sante della Patria. Non è col rinnegare il Padre e la Madre -Dio e la Patria- che si ottiene rispetto e libertà.
24Bene dunque fu che al tempo sorgessero anche i farisei a fare diga contro lo straripamento fangoso di usi e costumi stranieri. Lo ripeto: ogni cosa che sorge e che dura ha la sua ragione d’essere. E bisogna rispettarla per ciò che fece, se non per ciò che fa. Ché, se essa è colpevole, ormai, non sta agli uomini insultarla e meno ancora colpirla. C’è ci sa farlo: Dio e Colui che Egli ha mandato e che ha il diritto e il dovere di aprire la sua bocca e di aprire i vostri occhi, perché voi e loro sappiate il pensiero dell’Altissimo e agiate con giustizia. Io e nessun altro. Io perché parlo per mandato divino. Io perché posso parlare non avendo in Me nessuno dei peccati che vi scandalizzano quando li vedete fatti da scribi e farisei, ma che, se potete, fate voi pure».
Discorso degno del Messia.
25Gesù, che aveva iniziato pianamente il suo discorso, ha alzato gradatamente la voce, e in queste ultime parole essa è potente come uno squillo di tromba.
Ebrei e gentili sono intenti ed attenti ad ascoltarlo. E se i primi applaudono quando Gesù ricorda la Patria e chiama apertamente coi loro nomi coloro che, stranieri, li hanno assoggettati e fatti soffrire, i secondi ammirano la forma oratoria del discorso e si felicitano di essere presenti a questa orazione degna di un grande oratore, dicono fra loro.
Bugiardi e sleali, cattivi e ingiusti (Mt 23,3-4)[443].
26Gesù abbassa di nuovo la voce riprendendo a parlare:
«Questo vi ho detto per ricordarvi la ragione d’essere di scribi e farisei, e come e perché si sono seduti sulla cattedra di Mosè, e come e perché parlano e non vane sono le loro parole. Fate dunque ciò che essi dicono. Ma non imitateli nelle loro azioni. Perché essi dicono di fare in una data maniera, ma poi non fanno ciò che dicono che si deve fare. Infatti essi insegnano le leggi di umanità del Pentateuco, ma poi caricano di pesi grandi, insopportabili, inumani, gli altri, mentre per loro stessi non stendono neppure un dito, non a portare quei pesi, ma neppure a toccarli.
Elenco delle eresie farisaiche.
27Loro regola di vita è l’esser visti e notati e applauditi per le loro opere, che fanno in maniera atta a esser viste, per averne lode. E contravvengono alla legge dell’amore, perché amano definirsi separati e hanno sprezzo per coloro che non sono della loro setta, ed esigono il titolo di maestri e un culto dai loro discepoli quali essi non dànno a Dio. Dèi si credono per sapienza e potenza, superiori al padre e alla madre vogliono essere nel cuore dei loro discepoli, e pretendono che la loro dottrina superi quella di Dio ed esigono che sia praticata alla lettera, anche se è manipolazione della vera Legge, inferiore alla stessa come più non lo è per questo monte rispetto all’altezza del Grande Ermon che tutta la Palestina sovrasta; ed eretici sono, credendo, come i pagani, alla metempsicosi e alla fatalità alcuni, negando gli altri ciò che i primi ammettono e, di fatto se non di effetto, ciò che Dio stesso ha dato per fede, definendosi unico Dio al quale va dato culto e dicendo il padre e la madre secondi a Dio soltanto, e come tali in diritto di essere ubbiditi più di un maestro che non sia divino. Ché se ora Io vi dico: “Colui che ama il padre e la madre più di Me non è atto al Regno di Dio”, non è già per inculcarvi il disamore ai parenti, ai quali dovete rispetto ed aiuto, né è lecito levare un soccorso ad essi dicendo: “È denaro del Tempio”, o ospitalità dicendo: “La mia carica me lo vieta”, o la vita dicendo: “Ti uccido perché tu ami il Maestro”, ma è perché abbiate l’amore giusto ai parenti, ossia un amore paziente e forte nella sua mansuetudine, il quale sa -senza giungere all’odio verso il parente che pecca e dà dolore non seguendovi sulla via della Vita: la mia- il quale sa saper scegliere tra la legge mia e l’egoismo famigliare e la sopraffazione famigliare. Amate i parenti, ubbiditeli in tutto ciò che è santo. Ma siate pronti a morire, non già a dar morte ma a morire, dico, se essi vogliono indurvi a tradire la vocazione che Dio ha messa in voi di essere i cittadini del Regno di Dio che Io sono venuto a formare.
Assisa del Cristiano.
28Non imitate scribi e farisei, divisi fra loro sebbene affettino di essere uniti. Voi, discepoli del Cristo, siate veramente uniti, uni per gli altri, i capi dolci ai soggetti, i soggetti dolci coi capi, uni nell’amore e nel fine della vostra unione: conquistare il mio Regno ed essere alla mia destra nell’eterno Giudizio. Ricordate che un regno diviso non è più un regno e non può sussistere. Siate dunque uniti fra voi nell’amore per Me e per la mia dottrina. Assise del cristiano[444],, ché tale sarà il nome dei sudditi miei, sia l’amore e l’unione, l’uguaglianza fra voi nelle vesti, la comunanza negli averi, la fratellanza dei cuori. Tutti per uno, uno per tutti.
29Chi ha, dia umilmente. Chi non ha, accetti umilmente e umilmente esponga i suoi bisogni ai fratelli, sapendoli tali; e i fratelli ascoltino amorosamente i bisogni dei fratelli, sentendosi ad essi veramente tali. Ricordate che il Maestro vostro ebbe spesso fame, freddo e altri mille bisogni e disagi, e umilmente li espose agli uomini, Egli, Verbo di Dio. Ricordate che è dato un premio a chi è misericorde anche di un sol sorso d’acqua. Ricordate che dare è meglio che ricevere. In questi tre ricordi il povero trovi la forza di chiedere senza sentirsi umiliato, pensando che Io l’ho fatto prima di lui, e di perdonare se sarà respinto, pensando che molte volte al Figlio dell’uomo fu negato il posto e il cibo che si dànno ai cani di guardia al gregge. E il ricco trovi la generosità di dare le sue ricchezze, pensando che la moneta vile, l’odioso denaro suggerito da Satana, causa dei nove decimi delle rovine del mondo, se dato per amore si muta in gemma immortale e paradisiaca.
Superbia, vanità e ambizione Mt 23,5-7; Mc 12,38-39; Lc 20,46[445]
30Siate vestiti delle vostre virtù. Esse siano ampie ma note a Dio solo. Non fate come i farisei che portano le filatterie più larghe e le frange più lunghe e amano i primi seggi nelle sinagoghe e gli ossequi nelle piazze, e vogliono essere chiamati dal popolo: “Rabbi”.
Fraternità senza titoli (Mt 23,8-10)[446].
31Uno solo è il Maestro: il Cristo. Voi che in futuro sarete i nuovi dottori, parlo a voi, miei apostoli e discepoli, ricordate che Io solo sono il vostro Maestro. E lo sarò anche quando non sarò più fra voi. Perché solo la Sapienza è colei che ammaestra. Non fatevi perciò chiamare maestri, perché siete voi stessi discepoli. E non esigete e non date il nome padre ad alcuno sulla Terra, perché uno solo è il Padre di tutti: il Padre vostro che è nei Cieli. Questa verità vi faccia saggi nel sentirvi veramente tutti fratelli fra voi, sia quelli che dirigono come quelli che sono diretti, e amatevi perciò da buoni fratelli. Né alcuno di quelli che dirigeranno si faccia chiamare guida, perché una sola è la vostra guida comune: il Cristo.
La missione è servire (Mt 23,11-13)[447].
32Il più grande fra voi sia vostro servo. Non è umiliarsi esser servo dei servi di Dio, ma è imitare Me che fui mite e umile sempre pronto ad avere amore ai fratelli miei nella carne di Adamo e ad aiutarli con la potenza che ho in Me come Dio. Né ho umiliato il divino, servendo gli uomini. Perché il vero re è colui che sa signoreggiare non tanto gli uomini quanto le passioni dell’uomo, prima fra tutte la stolta superbia. Ricordate: chi si umilia sarà esaltato e chi si esalta sarà umiliato.
Regola per generare Cristo nel proprio cuore.
33La Donna di cui ha parlato nel secondo della Genesi il Signore[448], la Vergine di cui è parola in Isaia, la Madre-Vergine dell’Emmanuele[449], ha profetato questa verità del tempo nuovo cantando: “Il Signore ha rovesciato i potenti dai troni ed ha innalzato gli umili”[450]. La Sapienza di Dio parlava sul labbro di Colei che era Madre della Grazia e Trono della Sapienza. E Io ripeto le ispirate parole che mi lodarono unito al Padre e allo Spirito Santo, nelle nostre opere mirabili, quando, senza offesa per la Vergine, Io, l’Uomo, mi formavo nel suo seno senza cessare di essere Dio. Siano norma a quelli che vogliono partorire il Cristo nei loro cuori e venire al Regno di Cristo. Non vi sarà Gesù: il Salvatore; Cristo: il Signore; e non vi sarà Regno dei Cieli per coloro che sono superbi, fornicatori, idolatri, adorando se stessi e la loro volontà.
Le invettive contro scribi e farisei.
Guai all’uomo senza misericordia (Mt 23,13)[451].
34Perciò guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che credete di poter chiudere con le vostre impraticabili sentenza -e realmente, se fossero avvallate da Dio, sarebbero serrame infrangibile alla maggioranza degli uomini- che credete di poter chiudere il Regno dei Cieli in faccia agli uomini che alzano lo spirito ad esso per trovare forza nella loro penosa giornata terrena! Guai a voi che non ci entrate, non ci volete entrare perché non accogliete la Legge del celeste Regno, e non lasciate entrare gli altri che sono davanti a quella porta che voi, intransigenti, rinforzate di chiusure che Dio non ha messe.
Guai a voi usurai! (Mt 23,14; Mc 12,40; Lc 20,47)[452]
35Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che divorate le case delle vedove col pretesto di fare lunghe orazioni. Per questo subirete un giudizio severo!
Guai a voi corruttori! (Mt 23,15)[453]
36Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che andate per mare e per terra, consumando gli averi non vostri, per fare un solo proselite e, fatto che sia tale, lo rendete figlio dell’inferno il doppio di voi!
Guai a voi disonesti! (Mt 23,16-22)[454]
37Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il Tempio non è niente il suo giuramento, ma se giura per l’oro del Tempio allora resta obbligato al suo giuramento”. Stolti e ciechi! E chi è di più? L’oro, o il Tempio che santifica l’oro? E che dite: “Se uno giura per l’altare non ha valore il suo giuramento, ma se uno giura per l’offerta che è sull’altare allora è valido il suo giurare e resta obbligato al suo giuramento”. Ciechi! Che cosa è più grande? L’offerta, o l’altare che santifica l’offerta? Chi dunque giura per l’altare giura per esso e per tutte le cose che sono sopra di esso, e chi giura per il Tempio giura per esso e per Colui che lo abita, e chi giura per il Cielo giura per il trono di Dio e per Colui che vi sta assiso.
Guai a voi ingiusti! (Mt 23,23-24)[455].
38Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate le decime della menta e della ruta, dell’anice e del cumino, e poi trascurate i precetti più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste sono le virtù che bisognava avere, senza tralasciare le altre cose minori! Guide cieche, che filtrate le bevande per paura di contaminarvi inghiottendo un moscerino affogato, e poi trangugiate un cammello senza sentirvi immondi per questo.
39Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che lavate l’esterno del calice e del piatto, ma dentro siete ricolmi di rapina e d’immondezza. Fariseo cieco, lava prima il di dentro del tuo calice e del tuo piatto, di modo che anche il di fuori divenga pulito.
40Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che volate come nottole nelle tenebre per le vostre opere di peccato e patteggiate nella notte coi pagani, i ladroni e i traditori, e poi, al mattino, cancellati i segni dei vostri occulti mercati, salite al Tempio in bella veste.
Guai a voi impuri di cuore! (Mt 23,27-28[456]
41Guai a voi, che insegnate le leggi della carità e della giustizia contenute nel Levitico, e poi siete avidi, ladri, falsi, calunniatori, oppressori, ingiusti, vendicativi, odiatori, e giungete ad abbattere colui che vi dà noia, anche se è vostro sangue, e a ripudiare la vergine che vi è divenuta moglie, e ripudiare i figli avuti da lei perché sono infelici, e ad accusare di adulterio la vostra donna che più non vi piace, o di malattia immonda, per esser liberi di essa, voi che immondi siete nel vostro cuore libidinoso, anche se non parete tali agli occhi della gente che non sa le vostre azioni. Siete simili a sepolcri imbiancati, che di fuori sembrano belli mentre dentro sono pieni d’ossa di morti e di marciume. Così anche voi. Sì. Così! Di fuori sembrate giusti, ma dentro siete ricolmi di ipocrisia e d’iniquità.
Guai a voi criminali figli d’assassini! (Mt 23,29-32)[457]
42Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che innalzati sontuosi sepolcri ai profeti e abbellite le tombe dei giusti dicendo: “Se noi fossimo vissuti ai tempi dei nostri padri non saremmo stati complici e partecipi di coloro che sparsero il sangue dei profeti”. E così testimoniate contro di voi di essere i discendenti di coloro che uccisero i vostri profeti. E voi, del resto, colmate la misura dei padri vostri…
Serpenti, razza di vipere! (Mt 23,33-36)[458].
43O serpenti, razza di vipere, come scamperete alla condanna della Geenna?
Per questo, ecco, Io, Parola di Dio, vi dico: Io, Dio, manderò a voi profeti e sapienti e scribi novelli. E, di questi, voi parte ne ucciderete, parte ne crocifiggerete, parte ne flagellerete nei vostri tribunali, nelle vostre sinagoghe, fuori delle vostre mura, e parte li perseguiterete di città in città, finché non ricada su di voi tutti il sangue giusto sparso sulla Terra, dal sangue del giusto Abele a quello di Zaccaria figlio di Barachia, che voi uccideste fra l’atrio e l’altare perché vi aveva, per amore di voi, ricordato il vostro peccato acciò ve ne pentiste tornando al Signore.
Così è. Voi odiate coloro che vogliono il vostro bene e amorosamente vi richiamano sui sentieri di Dio.
In verità vi dico che tutto ciò sta per avvenire, e il delitto e le conseguenze. In verità vi dico che tutto ciò si compirà su questa generazione.
Allegoria della chioccia (Mt 23,37)[459].
44Oh! Gerusalemme! Gerusalemme! Gerusalemme, che lapidi quelli che ti sono inviati e uccidi i tuoi profeti! Quante volte Io ho voluto radunare i tuoi figli come la chioccia raduna i suoi pulcini sotto le sue ali, e tu non hai voluto!
Un segno del suo ritorno (Mt 23,38-39[460].
45Or ecco, ascolta, o Gerusalemme! Or ecco, ascoltate voi tutti che mi odiate e odiate tutto ciò che viene da Dio. Or ecco, ascoltate voi che mi amate e che sarete travolti nel castigo serbato per i persecutori dei Messi di Dio. E ascoltate anche voi che non siete di questo popolo, ma che mi ascoltate ugualmente, ascoltate per sapere chi è Colui che vi parla e che predice senza bisogno di studiare il volo, il canto degli uccelli, né i fenomeni celesti e le viscere degli animali sacrificati, né la fiamma e il fumo degli olocausti, perché tutto il futuro è il presente per Colui che vi parla. “Questa vostra Casa vi sarà lasciata deserta. Io vi dico, dice il Signore, che non mi vedrete più finché voi pure non diciate: “Benedetto Colui che viene nel nome del Signore”[461]».
37. Quelli della Diaspora. La voce del Padre. Il segno convenuto con il Traditore. L’ossequio di persone ragguardevoli[462].
Quelli della Diaspora.
17Oggi io contemplo più che descrivere. Il mio Signore mi fa proiettare la vista spirituale da ciò che io vedo accadere, nell’ultimo giorno di libertà di Cristo, a ciò che è nei secoli… Oggi io contemplo più i sentimenti, i pensieri del Maestro che non gli avvenimenti intorno a Lui. Sono già nella comprensione angosciosa della sua tortura del Getsemani…
18Gesù è sopraffatto come il solito dalla folla che è già cresciuta, che ora è, nella più parte, ebrea e che si dimentica di affrettarsi al luogo del sacrificio degli agnelli per avvicinarsi a Gesù, Agnello di Dio che sta per essere immolato. E ancora chiede, e ancora vuole spiegazioni.
19Molti sono ebrei venuti dalla Diaspora, i quali, saputo per fama del Cristo, del Profeta Galileo, del Rabbi di Nazaret, sono curiosi di sentirlo parlare e ansiosi di levarsi ogni possibile dubbio. E questi si fanno largo supplicando quelli di Palestina così: «Voi sempre lo avete. Voi sapete chi è. Voi avete la sua parola quando volete. Noi siamo venuti da lontano e ripartiremo subito dopo aver compiuto il precetto. Lasciateci andare a Lui!».
20La folla si apre a fatica per cedere il posto a questi. E questi si avvicinano a Gesù e l’osservano curiosamente. Parlottano fra loro, gruppo per gruppo.
21Gesù li osserva, anche se contemporaneamente ascolta un gruppo di persone venute dalla Perea. Poi, licenziate queste che gli hanno offerto denaro per i suoi poveri, così come molti fanno, ed Egli lo ha passato a Giuda come sempre, si accinge a parlare.
Profezie che parlano del Messia.
Il Germoglio della radice di Jesse.
22«Uni nella religione, ma diversi di provenienza, molti fra i presenti si chiedono: “Chi è costui che è detto il Nazareno?”, e la loro speranza e il loro dubbio cozzano insieme.
23Ascoltate. È detto di Me: “Un germoglio spunterà dalla radice di Jesse, un fiore verrà da questa radice e sopra di Lui riposerà lo Spirito del Signore. Egli non giudicherà secondo quello che apparisce agli occhi, non condannerà per ciò che si sente con gli orecchi, ma giudicherà con giustizia i poveri, prenderà le difese degli umili[463]. Il germoglio della radice di Jesse, posto quale segno fra le nazioni, sarà invocato dai popoli e il suo sepolcro sarà glorioso. Egli, alzata una bandiera alle nazioni, riunirà i profughi d’Israele, i dispersi di Giuda, li raccoglierà dai quattro punti della Terra”[464].
Il Dio potente.
24È detto di Me[465]: “Ecco, il Signore Dio viene, con possanza, il suo braccio trionferà. Porta seco la sua mercede, ha davanti agli occhi l’opera sua. Come un pastore pascerà il suo gregge”.
25È detto di Me[466]: “Ecco il mio Servo col quale Io starò, nel quale si compiace l’anima mia. In Lui ho diffuso il mio spirito. Egli porterà giustizia fra le nazioni. Non griderà, non spezzerà la canna fessa, non spegnerà il lucignolo fumigante, farà giustizia secondo verità. Senza essere né triste né turbolento, giungerà a stabilire sulla Terra la giustizia, e le isole aspetteranno la sua legge”.
Luce delle nazioni.
26È detto di Me: [467] “Io, il Signore, ti ho chiamato nella giustizia, ti ho preso per mano, ti ho preservato, ti ho fatto alleanza del popolo e luce delle nazioni per aprire gli occhi ai ciechi e trarre dal carcere i prigionieri e dalla sotterranea prigione quelli che giacciono nelle tenebre”.
L’Evangelizzatore.
27È detto di Me: [468] “Lo Spirito del Signore è sopra di Me, perché il Signore mi ha unto ad annunziare la Buona Novella ai mansueti, a curare quelli che hanno il cuore affranto, a predicare la libertà agli schiavi, la liberazione ai prigionieri, a predicare l’anno di grazia del Signore”. È detto di Me: [469] “Egli è il Forte, pascerà il gregge con la fortezza del Signore, con la maestà del nome del Signore Dio suo. A Lui si convertiranno, perché sin da ora sarà glorificato, fino agli ultimi confini del mondo”.
Pastore, Re vittorioso e Dio potente.
28E’ detto di Me: “Io stesso andrò in cerca delle mie pecorelle. Andrò in cerca delle smarrite, ricondurrò le scacciate, legherò le fratturate, ristorerò le deboli, terrò d’occhio le grasse e robuste, le pascerò con giustizia”.
29È detto: [470] “Egli è il Principe di pace e sarà la pace”.
30È detto: [471] “Ecco, viene il tuo Re, il Giusto, il Salvatore. Egli è povero, cavalca un asinello. Egli annunzierà pace alle nazioni. Il suo dominio sarà da mare a mare sino agli estremi della Terra”.
La profezia delle settanta settimane.
31È detto: [472] “Settanta settimane sono state fissate per il tuo popolo, per la tua città santa, affinché sia tolta la prevaricazione, abbia fine il peccato, sia cancellata l’iniquità, venga l’eterna giustizia, siano compiute visione e profezia, e sia unto il Santo dei santi. Dopo sette più settantadue verrà il Cristo. Dopo sessantadue sarà ucciso.
32Dopo una settimana Egli confermerà il testamento, ma a mezzo della settimana verranno meno le ostie e i sacrifici, e sarà nel Tempio l’abominio della desolazione, e durerà sino alla fine dei secoli”.
Ecco la Vittima.
33Mancheranno dunque le ostie in questi giorni? L’altare non avrà vittima? Avrà la gran Vittima. Ecco, la vede il profeta:[473] “Chi è costui che viene con le vesti tinte di rosso? È bello nel suo vestito e cammina nella grandezza della sua forza”.
34E come si è tinto di porpora, Colui che è povero, la veste? Ecco, lo dice il profeta: [474]“Ho abbandonato il mio corpo ai percuotitori, le mie guance a chi mi strappa la barba, non ho allontanato il volto da chi mi oltraggia. E la mia bellezza e il mio splendore si è perduto, e gli uomini non mi hanno più amato. Disprezzato mi hanno gli uomini, considerato l’ultimo! Uomo di dolori, sarà velato il mio volto e vilipeso, e mi guarderanno come un lebbroso, mentre è per tutti che Io sarà piagato e morto”.
35Ecco la Vittima! Non temere, o Israele! Non temere! Non manca l’Agnello pasquale[475]! Non temere, o Terra! Non temere! Ecco il Salvatore[476]! Come pecora sarà condotta al macello, perché lo ha voluto, e non ha aperto bocca per maledire quelli che l’uccidono[477]. Dopo la condanna[478] sarà innalzato[479] e consumato nei patimenti[480], le membra slogate[481], le ossa scoperte[482], i piedi e le mani trafitti[483]. Ma dopo l’affanno, col quale giustificherà molti, possederà le moltitudini[484] perché, dopo aver consegnato la sua vita alla morte per la salute del mondo, risorgerà e governerà la Terra[485], nutrirà i popoli delle acque viste da Ezechiele[486], uscenti dal vero Tempio che, anche se è abbattuto, risorge per sua stessa forza, del vino di cui si è anche imporporata la candida veste dell’Agnello senza macchia, e del Pane venuto dal Cielo[487].
Sitibondi venite alle acque.
36Sitibondi, venite alle acque[488]! Affamati, nutritevi! Esausti, bevete il mio vino, e voi malati! Venite voi che non avete denaro, voi che non avete salute, venite! E voi che siete nelle tenebre! E voi che siete morti, venite! Io sono Ricchezza e Salute, Io sono Luce e Vita. Venite voi che cercate la via! Venite voi che cercate la verità! Io sono Via e Verità! Non temete di non poter consumare l’Agnello perché mancano le ostie veramente sante in questo Tempio profanato. Tutti avrete da mangiare dell’Agnello di Dio venuto a togliere i peccati del mondo, come ha detto di Me l’ultimo dei profeti del mio popolo[489].
37Di quel popolo al quale Io chiedo[490]: Popolo mio, che ti ho fatto? In che ti ho contristato? Che potevo darti di più di ciò che Io non ti abbia dato? Ho istruito i tuoi intelletti, ho guarito i tuoi malati, beneficato i tuoi poveri, sfamato le tue turbe, ti ho amato nei tuoi figli, ho perdonato, ho pregato per te. Ti ho amato sino al Sacrificio. E tu che appresti al tuo Signore? Un’ora, l’ultima, ti è data, o mio popolo, o mia città regale e santa. Convertiti in quest’ora al Signore Dio tuo!»[491].
Pieno consenso degli ascoltatori.
38«Ha detto le parole vere!».
«Così è detto! E lui veramente fa quello che è detto!».
«Come un pastore ha avuto cura di tutti!».
«Come fossimo le pecore disperse, malate, nella caligine, è venuto a portarci alla via giusta, a guarirci anima e corpo, a illuminarci».
«Veramente tutti i popoli vanno a Lui. Osservate là quei gentili come sono ammirati!».
«Pace ha predicato».
«Amore ha dato».
«Non capisco ciò che dice del sacrificio. Parla come se dovesse essere ucciso».
«Così è, se è l’Uomo visto dai profeti, il Salvatore».
«E parla come se tutto il popolo dovesse malmenarlo. Ciò non accadrà mai. Il popolo, noi, lo amiamo».
«È nostro amico. Lo difenderemo».
«Galileo è, e noi di Galilea daremo la vita per Lui».
«Di Davide è, e non alzeremo la mano che per difenderlo, noi di Giudea».
«E noi, che ci amò come amò voi, noi dell’Auranite, della Perea, della Decapoli, noi potremo dimenticarlo? Tutti, tutti lo difenderemo».
Labilità delle intenzioni umane.
39Queste le voci fra la folla ormai numerosa molto. Labilità delle intenzioni umane! Giudico dalla posizione del sole essere verso le nove antimeridiane dell’ora nostra. Ventiquattr’ore più tardi questa gente sarà da molte ore intorno al Martire per torturarlo con l’odio e le percosse, e urlerà chiedendo la sua morte. Pochi, molto pochi, troppo pochi fra le migliaia di persone che si affollano da ogni parte della Palestina e oltre, e che hanno avuto luce, salute, sapienza, perdono dal Cristo, saranno coloro che non solo non cercheranno di strapparlo ai nemici, perché la loro pochezza rispetto alla moltitudine dei percuotitori lo vieta, ma anche non sapranno confortarlo dandogli prova d’amore col seguirlo con volto amico. Le lodi, i consensi, i commenti ammirati si spargono per l’ampio cortile come onde che dall’alto del mare vadano lontano a morire sul lido.
Occhi aperti e cuore pronto.
40Degli scribi, dei giudei, dei farisei tentano di neutralizzare l’entusiasmo del popolo, e anche il fermento del popolo contro i nemici del Cristo, dicendo: «Vaneggia. La stanchezza sua è tanta e lo conduce a delirare. Vede persecuzioni dove sono onori. Il suo dire ha fiumi della solita sua sapienza, ma mescolati a frasi di delirio. Nessuno gli vuol fare del male. Abbiamo capito. Capito chi è…».
41Ma la gente è incerta di tanta conversione di umori, e qualcuno fra essa si ribella dicendo: «Egli mi guarì un figlio demente. So ciò che è la pazzia. Non così parla uno che è folle!».
42E un altro: «Lasciali dire. Sono vipere che hanno paura che il bastone del popolo spezzi lore le reni. Cantano la dolce canzone dell’usignolo per ingannarci, ma se ascolti bene c’è dentro il fischio del serpe».
43E un altro ancora: «Scolte del popolo di Cristo, all’erta! Quando nemico carezza ha il pugnale nascosto nella manica e tende la mano per colpire. Occhi aperti e cuore pronto! Gli sciacalli non possono diventare docili agnelli».
44«Dici bene: il gufo alletta e incanta gli uccellini ingenui con l’immobilità del suo corpo e con la mendace letizia del suo saluto. Ride e invita col suo grido, ma è già pronto a divorare».
E così via, da gruppo a gruppo.
Risposta ai gentili.
I pagani onorano il Messia (Gv 12,20-22)[492].
45Ma vi sono anche i gentili. Questi gentili che sono stati costanti e sempre più numerosi ad ascoltare il Maestro in questi giorni di festa. Sempre ai margini della folla, perché l’esclusivismo ebreo-palestinese è forte e li respinge volendo i primi posti intorno al Rabbi, essi hanno desiderato di avvicinarlo e parlargli.
46Un folto gruppo di essi occhieggia Filippo, che la folla ha spinto in un angolo. Si accostano a lui dicendo: «Signore, noi desideriamo vedere da vicino Gesù, il tuo Maestro. E parlargli almeno una volta».
47Filippo si alza sulle punte dei piedi per vedere se scorge qualche apostolo più vicino al Signore. Vede Andrea e gli grida, dopo averlo chiamato: «Qui sono dei gentili che vorrebbero salutare il Maestro. Chiedigli se vuole accoglierli».
48Andrea, separato da Gesù di qualche metro, pigiato nella folla, si fa largo senza riguardi, lavorando generosamente di gomiti e urlando: «Fate largo! Fate largo!, dico. Devo andare dal Maestro». Lo raggiunge e gli trasmette il desiderio dei gentili.
«Conducili in quell’angolo. Io verrò a loro».
49E mentre Gesù cerca di passare fra la gente, Giovanni, che è tornato con Pietro, Pietro stesso, Giuda Taddeo, Giacomo di Zebedeo e Tommaso, che lascia il gruppo dei suoi parenti, trovato fra la folla, per aiutare i compagni, lottano a fargli strada. Ecco Gesù là dove già sono i gentili che lo ossequiano.
«La pace a voi. Che volete da Me?».
50«Vederti. Parlarti. Le tue parole ci hanno conturbati. Desideravamo sempre di parlarti per dirti che la tua parola ci colpisce. Ma attendevamo di farlo in momento propizio. Oggi… Tu parli di morte… Noi temiamo di non poter più parlarti se non prendiamo quest’ora. Ma è possibile che gli ebrei possano uccidere il loro figlio migliore? Noi siamo gentili e la tua mano non ci beneficò. La tua parola ci era sconosciuta. Avevamo sentito parlare di Te vagamente. Ma non ti avevamo mai visto né avvicinato. Eppure, lo vedi! Noi ti rendiamo omaggio. Tutto il mondo con noi ti onora».
Il granello di frumento (Gv 12,23-24)[493].
51«Sì, l’ora è venuta nella quale il Figlio dell’uomo deve essere glorificato dagli uomini e dagli spiriti».
52Ora la gente è di nuovo intorno a Gesù. Ma con la differenza che in prima fila sono i gentili e indietro gli altri.
53«Ma allora, se è l’ora della tua glorificazione, Tu non morrai come dici, o come abbiamo capito. Perché non è essere glorificato morire in tal modo. Come potrai riunire il mondo sotto il tuo scettro, se Tu muori prima di averlo fatto? Se il tuo braccio si immobilizzerà nella morte, come potrà trionfare e radunare i popoli?».
54«Morendo do la vita. Morendo edifico. Morendo creo il popolo nuovo. È nel sacrificio che si ha la vittoria. In verità vi dico che, se il granello di frumento caduto sulla terra non muore, rimane infecondo. Ma se invece muore, ecco che produce molto frutto.
Il servitore del Messia (Gv 12,25-26)[494].
55Chi ama la sua vita la perderà. Chi odia la sua vita in questo mondo la salverà per la vita eterna. Io poi ho il dovere di morire per dare questa vita eterna a tutti coloro che mi seguono per servire la Verità. Chi mi vuole servire venga: non è limitato il posto nel mio regno a questo o a quel popolo. Chiunque mi vuol servire venga e mi segua, e dove Io sono sarà pure il mio servo. E chi mi serve l’onorerà il Padre mio, unico, vero Iddio, Signore del Cielo e della Terra, Creatore di tutto quanto è, Pensiero, Parola, Amore, Vita, Via, Verità; Padre, Figlio, Spirito Santo, Uno essendo Trino, Trino essendo unico, solo, vero Dio.
La voce di Dio Padre (Gv 12,27-28)[495].
56Ma ora l’anima mio è turbata. E che dirò? Dirò forse: “Padre, salvami da quest’ora”? No. Perché Io sono venuto per questo: per giungere a quest’ora. E allora dirò: “Padre, glorifica il tuo Nome!”».
57Gesù apre le braccia in croce, una croce purpurea contro il candore dei marmi del portico, e alza il volto, offrendosi, pregando, salendo coll’anima al Padre.
58E una voce, più forte del tuono, immateriale nel senso che non è simile a nessuna voce d’uomo, ma sensibilissima per tutti gli orecchi, empie il cielo sereno della bellissima giornata d’aprile e vibra, più potente di accordo d’organo gigante, bellissima nella sua tonalità, e proclama: «E Io l’ho glorificato e ancora lo glorificherò».
Consapevolezza della folla (Gv 12,29-30)[496].
59La gente ha avuto paura. Quella voce, così potente che ne ha vibrato il suolo e ciò che su esso si trova, quella voce misteriosa, diversa da ogni altra, veniente da una fonte che è sconosciuta, quella voce che empie tutto, da settentrione a mezzogiorno, da oriente a occidente, terrorizza gli ebrei e stupisce i pagani. I primi si gettano, sol che possano farlo, al suolo, mormorando nel tremore: «Ora morremo! Abbiamo sentito la voce del Cielo. Un angelo gli ha parlato!», e si battono il petto in attesa della morte. I secondi gridano: «Un tuono! Un boato! Fuggiamo! La Terra ha ruggito! Ha tremato!». Ma fuggire è impossibile in quella ressa che si accresce di quelli che, ancor fuor dalle mura del Tempio, accorrono entro di esse gridando: «Pietà di noi! Corriamo! Qui è luogo santo. Non si fenderà il monte dove sorge l’altare di Dio!». E perciò ognuno resta dove è, dove lo blocca la folla e lo spavento.
Consapevolezza della folla (Gv 12,29-30)[497].
60Sulla terrazze del Tempio accorrono i sacerdoti, gli scribi, i farisei che erano sparsi per i meandri di esso, e leviti, e strategoi. Agitati, sbalorditi. Ma di tutti loro non scendono, fra la gente che è nei cortili, altro che Gamaliele con suo figlio. Gesù lo vede passare, tutto candido nella veste di lino, che è così bianca da splendere persino sotto il forte sole che la investe.
61Gesù, guardando Gamaliele ma come parlando per tutti, alza la voce dicendo: «Non per Me, ma per voi è venuta questa voce dal Cielo».
62Gamaliele si arresta, si volge, trivella con gli sguardi dei suoi occhi profondissimi e nerissimi -che l’abitudine ad essere un maestro venerato come un semidio fa involontariamente duri come quelli dei rapaci- lo sguardo zaffiro, limpido, dolce nella sua maestà, di Gesù…
63E Gesù prosegue: «Ora si ha il giudizio di questo mondo. Ora il Principe delle Tenebre sta per essere cacciato fuori. Ed Io, quando sarò innalzato, trarrò tutti a Me, perché così salverà il Figlio dell’uomo».
Quesito sul Cristo e il Figlio dell’uomo(Gv 12,34)[498].
64«Noi abbiamo imparato dai libri della Legge che il Cristo vive in eterno. E Tu ti dici il Cristo e dici che devi morire. E ancora dici che sei il Figlio dell’uomo e salverai essendo esaltato. Chi sei dunque? Il Figlio dell’uomo o il Cristo? E chi è il Figlio dell’uomo?», dice la folla che si rinfranca.
I figli della Luce (Gv 12,35-36)[499].
65«Sono un’unica Persona. Aprite gli occhi alla Luce. Ancora per un poco la Luce è con voi. Camminate verso la Verità sinché avete la Luce fra voi, affinché non vi sorprendano le tenebre. Coloro che camminano nel buio non sanno dove vadano a finire. Finché avete fra voi la Luce credete ad Essa, per essere figli della Luce». Tace.
I figli delle tenebre (Gv 12,37-43)[500].
66La folla è perplessa e divisa. Una parte se ne va scrollando il capo. Una parte osserva l’atteggiamento dei principali dignitari: farisei, capi dei sacerdoti, scribi… e specie di Gamaliele, e regola i propri moti su questo atteggiamento. Altri ancora approvano col capo e si inchinano a Gesù con chiari segni di volergli dire: «Crediamo! Ti onoriamo per ciò che sei». Ma non osano schierarsi apertamente in suo favore. Hanno paura degli occhi attenti dei nemici di Cristo, dei potenti, che li sorvegliano dall’alto delle terrazze che sovrastano i superbi porticati che cingono i cortili del Tempio.
67Anche Gamaliele, dopo essere rimasto pensieroso qualche minuto, e par che interroghi i marmi che pavimentano il suolo per avere risposta alle sue interne domande, si riavvia verso l’uscita dopo aver scrollato testa e spalle come per disappunto o sprezzo… e passa diritto davanti a Gesù senza più guardarlo.
Il Messia venuto come Luce nel mondo (Gv 12,44-46)[501].
68Gesù invece lo guarda, con compassione… e alza di nuovo la voce, fortemente -è come un bronzeo squillo- per superare ogni rumore ed essere sentito dal grande scriba che se ne va deluso. Par che parli per tutti, ma parla per lui solo, è palese.
Dice a voce altissima:
69«Chi crede in Me non crede, in verità, in Me, ma in Colui che mi ha mandato, e chi vede Me vede Colui che mi ha mandato. E questo Colui è bene il Dio d’Israele! Perché non c’è altro Dio fuor che Lui. Per questo dico: se non potete credere a Me come a colui che è detto figlio di Giuseppe di Davide ed è figlio di Maria, della stirpe di Davide, della Vergine vista dal profeta, nato a Betlemme, come è detto dalle profezie, precorso dal Battista, ancor come è detto da secoli, credete almeno alla Voce del vostro Dio che vi ha parlato dal Cielo. Credete in Me come Figlio di questo Dio d’Israele. Ché, se non credete a Chi vi ha parlato dal Cielo, non Me offendete, ma il Dio vostro di cui sono Figlio.
70Non vogliate rimanere nelle tenebre! Io sono venuto Luce al mondo affinché chi crede in Me non resti nelle tenebre. Non vogliate crearvi dei rimorsi, che non potreste più placare quando Io fossi tornato là donde sono venuto, e che sarebbero un ben duro castigo di Dio sulla vostra pervicacia. Io sono pronto a perdonare sinché sono fra voi, sinché il giudizio non è fatto, e per quanto sta a Me ho desiderio di perdonare. Ma diverso è il pensiero del Padre mio. Perché Io sono la Misericordia ed Egli è la Giustizia.
La parola di Gesù è vita eterna.
71In verità vi dico che, se uno ascolta le mie parole e non le osserva poi, Io non giudico. Non sono venuto nel mondo per giudicare, ma per salvare il mondo. Ma anche se Io non giudico, in verità vi dico che vi è chi vi giudica per le vostre azioni. Il Padre mio, che mi ha mandato, giudica coloro che respingono la sua Parola. Sì, chi mi disprezza e non riconosce la Parola di Dio e non riceve le parole del Verbo, ecco che ha chi lo giudica: la stessa Parola che Io ho annunziata, quella lo giudicherà nel giorno estremo.
72Dio non si irride, è detto. E il Dio irriso sarà terribile a coloro che lo giudicarono pazzo e mentitore.
73Ricordate tutti che le parole che mi avete sentito dire sono di Dio. Perché Io non ho parlato di mio, ma il Padre che mi ha mandato, Egli stesso mi ha prescritto quello che debbo dire e di che devo parlare. E Io ubbidisco al suo comando perché Io so che il suo comandamento è giusto. Vita eterna è ogni comando di Dio. Ed Io, vostro Maestro, vi do l’esempio di ubbidienza ad ogni comando di Dio. Perciò siate certi che le cose che vi ho dette e vi dico, le ho dette e le dico così come mi ha detto il Padre mio di dirvele. E il Padre mio è il Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe; il Dio di Mosè, dei patriarchi e dei profeti, il Dio d’Israele, il Dio vostro».
74Parole di luce, che cadono nelle tenebre che già si incupiscono nei cuori!
75Gamaliele, che si era nuovamente fermato, a capo chino, riprende ad andare… Altri lo seguono crollando il capo o sogghignando…
76Anche Gesù se ne va… Ma prima dice a Giuda di Keriot: «Va’ dove devi andare», e agli altri: «Ognuno è libero di andare. Dove deve o dove vuole. Con Me restino i discepoli pastori».
77«Oh! prendi anche me con Te, Signore!», dice Stefano.
«Vieni…».
La consegna del Messia agli uomini-demoni.
Luogo della consegna.
78Si separano. Non so dove va Gesù. Ma so dove va Giuda di Keriot. Va alla porta Speciosa o Bella, salendo i diversi scalini che dall’atrio dei Gentili portano a quello delle donne, e dopo averlo attraversato, salendo al termine di esso altri scalini, occhieggia nell’atrio degli Ebrei e con ira batte il piede al suolo non trovando chi cerca.
Torna indietro. Vede una delle guardie del Tempio. La chiama. Ordina, con la sua solita arroganza: «Va’ da Eleazar ben Anna. Che venga subito alla Bella. Lo attende Giuda di Simone per cose gravi».
79Si appoggia a una colonna e attende. Poco tempo. Eleazaro figlio di Anna, Elchia, Simone, Doras, Cornelio, Sadoc, Nahum e altri accorrono con un grande svolazzìo di vesti.
80Giuda parla a voce bassa ma concitata: «Questa sera! Dopo la cena. Al Getsemani. Veniteci e prendetelo. Datemi il denaro».
«No. Te lo daremo quando tu verrai a prenderci questa sera. Non ci fidiamo di te! Ti vogliamo con noi. Non si sa mai!», ghigna Elchia. Gli altri assentono in coro.
Giuda avvampa di sdegno per l’insinuazione. Giura: «Lo giuro su Jeové che dico il vero!».
Modo della consegna.
81Sadoc gli risponde: «Va bene. Ma è meglio fare così. Quando è l’ora tu vieni, prendi i preposti alla cattura e vai con loro, ché non avvenga che le guardie stolte arrestino Lazzaro, al caso, e facciano accadere guai. Tu indicherai ad esse, con un segno, l’uomo… Devi capire! È notte,… ci sarà poca luce… le guardie saranno stanche, assonnate… Ma se tu guidi!… Ecco! Che dite?». Si volge ai compagni il perfido Sadoc e dice: «Io proporrei per segnalare un bacio. Un bacio! Il miglior segno per indicare l’amico tradito. Ah! Ah!».
Ridono tutti. Un coro di demoni sghignazzanti.
Il volto del traditore
82Giuda è furente. Ma non arretra. Non arretra più. Soffre per lo scherno che gli fanno, non per quello che sta per fare. Tanto che dice: «Ma ricordate che voglio le monete contate nella borsa prima di uscire di qui con le guardie».
«Le avrai! Le avrai! Anche la borsa ti daremo, perché tu possa conservare quelle monete come reliquia del tuo amore. Ah! Ah! Ah! Addio, serpe!».
83Giuda è livido. È già livido. Non perderà mai più quel colore e quell’espressione di spavento disperato. Essa, anzi, coll’andar delle ore si accentuerà sempre più, sino ad essere insostenibile alla vista quando penzolerà dall’albero… Fugge via…
Il Messia si rifugia in una casa amica (Gv 12,36)[502].
84Gesù si è rifugiato nel giardino di una casa amica. Un quieto giardino delle prime case di Sion. Mura alte e antiche lo cingono. È silenzioso e fresco, coperto come è dalle fronde semoventi di vecchi alberi. Una voce di donna canta poco lontano una dolce ninna-nanna.
85Devono essere passate delle ore, perché i servi di Lazzaro, di ritorno dopo essere andati non so dove, dicono: «I tuoi discepoli sono già nella casa dove si prepara per la cena, e Giovanni, dopo aver portato con noi i frutti ai figli di Giovanna di Cusa, se ne è andato a prendere le donne per accompagnarle da Giuseppe di Alfeo, che è venuto solo oggi, quando sua madre non sperava più di vederlo, e poi da lì alla casa della cena, perché è il vespro».
«Andremo anche noi. Sono venute le ore delle cene…». Gesù si alza rimettendosi il manto.
Ultimo incontro con persone che contano.
86«Maestro, lì fuori ci sono delle persone. Persone di censo. Vorrebbero parlarti senza essere viste dai farisei», dice un servo.
«Falli entrare. Ester non si opporrà. Non è vero, donna?», dice Gesù rivolgendosi ad una matura donna che sta accorrendo per salutarlo.
«No, Maestro. La mia casa è tua, lo sai. Per troppo poco hai usato di essa!».
«Tanto che basti a dire al mio cuore: era casa amica». Ordina al servo: «Conduci chi attende».
Quella parola è Dio (Gv 12,47-50)[503].
87Entrano una trentina di persone di dignitoso aspetto. Ossequiano. Uno parla per tutti: «Maestro, le tue parole ci hanno scosso. Abbiamo sentito in Te la voce di Dio. Ma ci dicono folli perché crediamo in Te. Che fare allora?».
87«Non a Me crede chi crede in Me, ma crede in Colui che mi ha mandato e del quale oggi avete sentito la voce santissima. Non Me vede chi vede Me, ma vede Colui che mi ha mandato, perché Io sono una sola cosa col Padre mio.
88Per questo vi dico che dovete credere per non offendere Dio che mi è e vi è Padre, e vi ama sino a sacrificarvi il suo Unigenito. Ché, se è dubbio nei cuori che Io sia il Cristo, non vi è dubbio che Dio sia nel Cielo. E la voce di Dio, che Io ho chiamato Padre, oggi al Tempio, chiedendogli di dare gloria al suo Nome, ha risposto a Colui che Padre lo chiamava, e senza dirgli “mentitore o bestemmiatore” come molti dicono. Dio ha confermato chi Io sono. La sua Luce.
89Io sono la Luce venuta al mondo. Io sono venuto Luce al mondo affinché chi crede in Me non resti nelle Tenebre. Se uno ascolta le mie parole e poi non le osserva, Io non lo giudico.
90Non sono venuto a giudicare il mondo ma a salvare il mondo. Chi mi disprezza e non riceve le mie parole ha chi lo giudica. La Parola da Me annunciata, quella sarà che lo giudicherà nel giorno estremo. Perché era sapiente, perfetta, dolce, semplice, così come è Dio. Perché quella Parola è Dio. Non sono Io, Gesù di Nazaret, detto il figlio di Giuseppe legnaiolo della stirpe di Davide e figlio di Maria, fanciulla ebrea, vergine della stirpe di Davide sposata a Giuseppe, che ho parlato.
91No. Io non ho parlato di mio. Ma è il Padre mio, Colui che è nei Cieli e ha nome Jeové, Colui che oggi ha parlato, Colui che mi ha mandato, che mi ha prescritto quello che devo dire e di che ho da parlare. E Io so che nel suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che dico le dico come me le ha dette il Padre, e in esse è Vita.
92Per questo vi dico: ascoltatele. Mettetele in pratica e avrete la Vita. Perché la mia parola è Vita. E chi l’accoglie, accoglie, insieme a Me, il Padre dei Cieli che mi ha mandato a darvi la Vita. E chi ha in sé Dio ha in sé la Vita. 21Andate. La pace venga a voi e vi permanga».
93Li benedice e congeda. Benedice anche i discepoli. Trattiene solamente Isacco e Stefano. Gli altri li bacia e li congeda. E quando sono andati, esce per ultimo insieme ai due e va con essi, per le viette più solitarie e gia scure, alla casa del Cenacolo. E, giunto là, abbraccia e benedice con particolare amore Isacco eStefano, li bacia, li benedice di nuovo, li guarda andare e poi bussa ed entra…
[1] 28 gennaio 1944. GESU’ DI NZARETH, La Buona Novella ai piccoli del gregge di Gesù, inedito non commerciabile Vol 1. N° 41
[2]<aggiunge > Poi Gesù va al Tempio. Solo. Nel Tempio v’è molta folla; chi è intento a pregare, chi a compiere sacrifici, chi a comperare agnelli, e Gesù si mescola alla moltitudine e ad essa si confonde, come sparisse.
[3] Vedi, ad esempio: Mt 9,1-17; 12,1-14; 15,1-9; 16,1-4.
[4] “Settanta settimane sono fissate per il tuo popolo e per la tua santa città per mettere fine all’empietà, mettere i sigilli ai peccati, espiare l’iniquità, portare una giustizia eterna, suggellare visione e profezia e ungere il Santo dei santi. Sappi e intendi bene, da quando uscì la parola sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme fino a un principe consacrato, vi saranno sette settimane”(Dn 9,24-5)
[5] “Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace; grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e per sempre” (Is 9,5-6).
[6] “Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vicino: Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele” (Nm 24,17)
[7] “Una voce si ode da Rama, lamento e pianto amaro: Rachele piange i suoi figli, rifiuta d’essere consolata perché non sono più. Trattieni la voce dal pianto, i tuoi occhi dal versare lacrime, perché c’è un compenso per le tue pene; c’è una speranza per la tua discendenza: i tuoi figli ritorneranno entro i loro confini” (Ger 31,15-16).
[8] Elia fu rapito in cielo in un carro di fuoco e cavalli di fuoco, come dice il Siracide: Allora sorse Elia profeta, simile al fuoco; la sua parola bruciava come fiaccola. Come ti rendesti famoso, Elia, con i prodigi! Ungesti re come vindici e profeti come tuoi successori. Fosti assunto in un turbine di fuoco su un carro di cavalli di fuoco” (Sir 48,1.8-9)
[9] Es 14,15-22
[10] “Consolate, consolate il mio popolo. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che è finita la sua schiavitù, è stata scontata la sua iniquità, perché ha ricevuto dalla mano del Signore doppio castigo per tutti i suoi peccati”. Una voce grida: “Nel deserto preparate la via al Signore, appianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia colmata, ogni monte e colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso pianura. Allora si rivelerà la gloria del Signore e ogni uomo la vedrà” (Is 40,1-5).
[11] Es Cap 24
[12] “Dopo sessantadue settimane, un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui; il popolo di un principe che verrà distruggerà la città e il santuario”.
[13] “Scuoterò tutte le nazioni e affluiranno le ricchezze di tutte le genti e io riempirò questa casa della mia gloria, dice il Signore. L’argento è mio e mio è l’oro. La gloria futura di questa casa sarà più grande di quella di una volta; in questo luogo porrò la pace” (Ageo 2.7-9).
[14] “Esulta grandemente figlia di Sion giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina. Farà sparire i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annunzierà la pace alle genti, il suo domino sarà da mare a mare e dal fiume ai confini della terra” (Zaccaria 9,9-10).
[15] “Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato”. (Isaia 53:3-4)
[16] Malachia 3,1
[17] Ma il Signore dispose che un grosso pesce inghiottisse Giona; Giona restò nel ventre del pesce tre giorni e tre notti. Dal ventre del pesce Giona pregò il Signore suo Dio. E il Signore comandò al pesce ed esso rigettò Giona sull’asciutto (Giona Cap 2,1-2. 11).
[18] 21 luglio 1945. GESU’ DI NZARETH, La Buona Novella ai piccoli del gregge di Gesù, Vol 3. N° 225
[19]IL VANGELO ETERNO: Vi fu poi una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. V’è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. (Un angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l’acqua; il primo ad entrarvi dopo l’agitazione dell’acqua; guariva da qualsiasi malattia fosse affetto). (Gv 5,1-4).
[20]IL VANGELO ETERNO: Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù vedendolo disteso e, sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: “Vuoi guarire?”. Gli rispose il malato: “Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me”. Gesù gli disse: “Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina”. E sull’istante quell’uomo guarì e, preso il suo lettuccio, cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato. (Gv 5,5-9).
[21]IL VANGELO ETERNO: Dissero dunque i Giudei all’uomo guarito: “E’ sabato e non ti è lecito prender su il tuo lettuccio”. Ma egli rispose loro: “Colui che mi ha guarito mi ha detto: Prendi il tuo lettuccio e cammina”. Gli chiesero allora: “Chi è stato a dirti: “Prendi il tuo lettuccio e cammina?”. Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, essendoci folla in quel luogo. (Gv 5,10-13).
[22]IL VANGELO ETERNO: Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: “Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio”. Quell’uomo se ne andò e disse ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo (Gv 5,14-15).
[23]IL VANGELO ETERNO: Per questo i Giudei cominciarono a perseguitare Gesù, perché faceva tali cose di sabato. Ma Gesù rispose loro: “Il Padre mio opera sempre e anch’Io opero”. Proprio per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo: perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio (Gv 5,16-18)
[24]IL VANGELO ETERNO: Gesù riprese a parlare e disse: “In verità, in verità vi dico, il figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, e voi ne resterete meravigliati.” (Gv. 5,19-20).
[25]IL VANGELO ETERNO: “Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole; il Padre infatti non giudica nessuno ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre” (Gv 5,21-23).
[26] Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato” (Gv 5,23).
[27]IL VANGELO ETERNO: “In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità vi dico: è venuto il momento, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha cocesso al figlio di avere la vita in se stesso; e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo” (Gv 5,24-27).
[28]IL VANGELO ETERNO: “Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno; quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà ma la volontà di colui che mi ha mandato” (Gv 5,28-30).
[29]IL VANGELO ETERNO: “Se fossi Io a render testimonianza a me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera; ma c’è un altro che mi rende testimonianza, e so che la testimonianza che egli mi rende è verace. Voi avete inviato messaggeri da Giovanni ed egli ha reso testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché possiate salvarvi. Egli era una lampada che arde e risplende, e voi avete voluto solo per un momento rallegrarvi alla sua luce” (Gv 5,31-35).
[30]IL VANGELO ETERNO: “Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che Io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato” (Gv 5,36).
[31]IL VANGELO ETERNO: “e anche il Padre, che mi ha mandato, ha reso testimonianza di me. Ma voi non avete mai udito la sua voce, né avete visto il suo volto, e non avete la sua parola che dimora in voi, perché non credete a colui che egli ha mandato” (Gv 5,37-38).
[32]IL VANGELO ETERNO: “Voi scrutate le Scritture credendo di aver in esse la vita eterna; ebbene, sono proprio esse che mi rendono testi- monianza. Ma voi non volete venire a me per avere la vita” (Gv 5,39-40).
[33]IL VANGELO ETERNO: “Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma Io vi conosco e so che non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome dal Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel proprio nome, lo ricevereste. E come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene da Dio solo” (Gv 5,41-44).
[34]IL VANGELO ETERNO: “Non crediate che sia Io ad accusarvi davanti al Padre; c’è già chi vi accusa, Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza. Se credeste infatti a Mosè, credereste anche a me; perché di me egli ha scritto. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?”. (Gv 5,45-47)
[35] 2 settembre 1945. La Buona Novella, op. cit. Vol 4 N° 269
[36]IL VANGELO ETERNO: In quel tempo gli fu portato un indemoniato, cieco e muto (Mt 12,22)
[37]IL VANGELO ETERNO: Ed Egli lo guarì, sicché il muto parlava e vedeva. E tutta la folla era sbalordita e diceva: “Non è forse costui il figlio di Davide?”. (Mt 12,22-23)
[38]IL VANGELO ETERNO: Ma i farisei e gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, udendo questo, dicevano: “Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demoni per mezzo del principe dei demòni” (Mt 12,24-; Mc 3,22; Lc 11,16).
[39]IL VANGELO ETERNO: Egli, conoscendo i loro pensieri, disse: “Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altre; e nessuna città o famiglia discorde può reggersi. Ora, se Satana scaccia Satana, egli è diviso in se stesso; come potrà stare in piedi il suo regno?” (Mt 12,25-26; Lc 11,17)
[40]IL VANGELO ETERNO: “Voi dite che Io scaccio i domòni in nome di Beelzebùl. Ma se Io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl, i vostri discepoli in nome di chi li scacciano? Perciò essi stessi saranno i vostri giudici” (Lc 11,18-19).
[41]IL VANGELO ETERNO: “Ma se Io scaccio i demòni per virtù dello Spirito di Dio, è certo giunto fra voi il Regno di Dio. Come potrebbe uno penetrare nella casa dell’uomo forte e rapirgli le sue cose se prima non lo lega? Allora soltanto gli potrà saccheggiare la casa” (Mt 12,28-29; Mc 3,27).
[42]IL VANGELO ETERNO: “Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde” (Mt 12,30).
[43]IL VANGELO ETERNO: “In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna. A chiunque parlerà male del Figlio dell’uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro”. Poiché dicevano: “E’ posseduto da uno spirito immondo” (Mt 12,31-32; Mc 3,28-30).
[44]IL VANGELO ETERNO: “Se prendete un albero buono, anche il suo frutto sarà buono; se prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo. Non c’è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto; non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l’uomo cattivo trae fuori il male dal suo tesoro. Razza di vipere, come potete dire cose buone, voi che siete cattivi? Poiché la bocca parla dalla pienezza del cuore” (Mt 12,33-35; Lc 6,43-45).
[45]IL VANGELO ETERNO: “Ma Io vi dico che di ogni parola infondata gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio; poiché in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato” (Mt 12,36-37).
[46]IL VANGELO ETERNO: Allora alcuni scribi e farisei lo interrogarono: “Maestro, vorremmo che tu ci facessi vedere un segno”. Ed egli rispose: “una generazione perversa e adultera pretende un segno! Ma nessun segno le sarà dato, se non il segno di Giona profeta, Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra” (Mt 12,38-40).
[47]IL VANGELO ETERNO: “Quelli di Nìinive si alzeranno a giudicare questa generazione e la condanneranno, perché essi riconvertirono alla predicazione di Giona! La regina del sud si leverà a giudicare questa generazione e la condannerà, perché essa venne dall’estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone; ecco, ora qui c’è più di Salomone” (Mt 12,41-42; Lc 11,31).
[48]IL VANGELO ETERNO: “Quando lo spirito immondo esce da un uomi, se ne va, si aggira per luoghi aridi in cerca di riposo e di sollievo, ma non ne trova. Allora dice: ritornerà alla mia abitazione, da cui sono uscito. E tornato la trova vuota, spazzata e adorna. Allora va, prende con sé altri sette spiriti peggiori di lui ed essi entrano a prendervi dimora e vi alloggiano. La nuova condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima. Così avverrà anche a questa generazione perversa” (Mt 12,43-45; Lc 11,24-26).
[49]IL VANGELO ETERNO: Si radunò attorno a Lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: “E’ fuori di sè”. Mentre egli parlava ancora alla folla, giunsero a Lui la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla, e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: “Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano”. Ma egli rispose loro: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Girando lo sguardo su quelli che egli stavano seduti attorno, ed stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: “Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei Cieli, questi è per me fratello, sorella e madre. Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Mt 12,46-50; Mc 3,20-21. 31-35; Lc 8, 19-21).
[50] 24 novembre 1945. La Buona Novella, op. cit. Vol 5 N° 340
[51] Il Signore disse a Mosè: “Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. Tu intanto alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all’asciutto” (Es 14,15). Divise il mare e li fece passare e fermò le acque come un argine (Sal 78,13). Fece loro attraversare il Mar Rosso, guidandoli attraverso molte acque; commerse invece i loro nemici e li rigettò dal fondo dell’abisso (Sap 10,18-19).
[52] “Manderò davanti a te un angelo e scaccerò il Cananeo, l’Amorreo, l’Hittita, il Perizzita, l’Eveo e il Geguseo” (Esodo 33,2). Allora, quando il Signore mise gli Amorrei nelle mani degli Israeliti, Giosuè disse al Signore sotto gli occhi di Israele: “Sole, fermati in Gabaon e tu, luna, sulla valle di Aialon”. Si fermò il sole e la luna rimase immobile finchè il popolo non si vendicò dei nemici… Il Signore combatteva per Israele (Giosuè 10,12-14).
[53] Numeri 21,17-18
[54] Mi condusse poi all’ingresso del tempio e vidi che sotto la soglia del tempio, dal lato destro usciva acqua (Ez 47,1). Risposse loro Gesù: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”. Egli parlava del tempio del suo corpo (Gv 2,19-21). Quando Gesù espiro sulla croce, uno dei soldati gli colpì il fianco destro con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua (Cfr. Gv 19,34). Gesù è il pozzo d’acqua viva profetizzato da tempi antichi: “Vi sarà una sorgente zampillante per lavare il peccato e l’impurità” (Zc 13,1). In quel giorno acque vive sgorgheranno sempre, estate e inverno da Gerusalemme (Zc 14,8). “Attingerete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza” ( Is 12,3).
[55] Esodo 17,1-7; Numeri 20,1-13.
[56] Numeri 24,15-19.
[57] “Essi hanno abbandonato me, sorgente di acqua viva, per scavarsi cisterne, cisterne screpolate, che non tengono l’acqua” (Ger. 1,13)
[58] “O speranza di Israele, Signore, quanti ti abbandonano resteranno confusi; quanti si allontanano da te saranno scritti nella polvere, perché hanno abbandonato la fonte di acqua viva, il Signore” (Ger 17,13).
[59] 25 novembre 1945. La Buona Novella, op. cit. Vol 5 N° 341
[60]IL VANGELO ETERNO. Di ritorno dalla regione di Tiro, passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno teritorio della Decàpoli (Mc 7,31).
[61] 26 novembre 1945. La Buona Novella, op. cit. Vol 5 N° 342
[62] Il Signore disse a Mosè: “Designerete città che siano per voi città di asilo, dove possa rifugiarsi l’omicida che avrà ucciso qualcuno involontariamente, per errore o per inavvertenza, senza averlo odiato prima, perche possa aver salva la vita fuggendo in una di quelle città. Queste città vi serviranno di asilo contro il vendicatore del sangue, perché l’omicida non sia messo a morte prima di comparire in giudizio dinanzi alla comunità” (Numeri 35,912; Es 21,12-13; Dt 4,42; 19,1-13; Giosuè 20,1-9). Consacrarono dunque Kades (Cèdès), Sichem, Ebron Bezer, Ramot e Golan. Queste furono le città di rifugio stabilite per tutti gli Israeliti (Giosuè 20,7-9).
[63] Abacuc 1,4
[64] “Guardate fra i popoli e osservate, inorridite e ammutolite: c’è chi compirà ai vosti giorni una cosa che a raccontarla non sarebbe creduta” (Ab 1,5).
[65] “Il Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato, e avete creduto che io sono venuto da Dio. Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre” (Gv 16,27-28). Perciò, l’espressione “Dio che si separa da Dio per salvare la creatura colpevole” equivale a questa: “Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo” e a quella del Credo: per noi uomini e per la nostra salvezza, discese dal Cielo. “per noi uomini e per la nostra salvezza, discese dal Cielo, sede del “Padre nostro che” è “nei cieli” >
[66]IL VANGELO ETERNO: I farisei e i caducei si avvicinarono a Gesù per metterlo alla prova e incominciarono a discutere con Lui e gli chiesero che mostrasse loro un segno dal cielo (Mt 16,1; Mc 8,11).
[67] Esodo 32,1-2
[68] “Chiunque maledirà il suo Dio, porterà la pena del suo peccato. Chi bestemmiali nome del Signore dovrà essere messo a morte: tutta la comunità lo dovrà lapidare. Straniero o nativo del paese, se ha bestemmiato il nome del Signore, sarà messo a morte” (Levitico 24,15-16)
[69]IL VANGELO ETERNO: Ma egli rispose: “Quando si fa sera, voi dite: Bel tempo, perché il cielo rosseggia; e al mattino: Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi?” (Mt 16,2-3).
[70]IL VANGELO ETERNO: “Una generazione perversa e adultera cerca un segno, ma nessun segno le sarà dato se non il segno di Giona”. E lasciatili, se ne andò (Mt 16,4).
[71] ”Non sei tu fin da principio, Signore, il mio Dio, il mio Santo? Noi non moriremo (Abacuc 1,12). Signore Tu lo hai scelto per far giustizia, l’hai reso forte, o Roccia, per costigare”
[72] “Signore Tu lo hai scelto per far giustizia, l’hai reso forte, o Roccia, per costigare. Tu dagli occhi così puri che non puoi vedere il male e non puoi guardare l’iniquità, perché, vedendo i malvagi, taci mentre l’empio ingoia il giusto?” (Abacuc 1,13)
[73] “Tu tratti gli uomini come pesci del mare, come un verme che non ha padrone. Egli li prende tutti all’amo, li tira su con il giacchio, li raccoglie nella rete, e contento ne gode” (Abacuc 1,14-15)
[74] “Mi metterò di sentinella, in piedi sulla fortezza, a spiare, per vedere che cosa mi dirà, che cosa risponderà ai miei lamenti. Il Signore rispose e mi disse: “Scrivi la visione e incidila bene sulle tavolette perché la si legga speditamente. E’ una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce; se indugia, attendila, perché certo verrà e non tarderà” (Ab 2,1-3)
[75] “La ricchezza rende malvagi; il superbo non sussisterà; spalanca come gli inferi le sue fauci e, come la morte, non si sazia” (Ab 2,5).
[76] “Guai a chi accumula ciò che non è suo, – e fino a quando? – e si carica di pegni! Forse che non sorgeranno a un tratto i tuoi creditori, non si sveglieranno i tuoi esattori e tu diverrai loro preda? Poiché tu hai spogliato molte genti, gli altri popoli spoglieranno te, a causa del sangue umano versato, della violenza fatta alla regione, alla città e ai suoi abitanti” (Ab 2,6-8).
[77] “Guai a chi è avido di lucro, sventura per la sua casa, per mettere il nido in luogo alto, e sfuggire alla stretta della sventura. Hai decretato il disonore alla tua casa; hai soppresso popoli numerosi, hai fatto del male contro te stesso. La pietra infatti griderà dalla parete e dal tavolato risponderà la trave” (Ab 2,9-11).
[78] “Guai a chi costruisceuna città sul sangue e fonda un castello sull’iniquità. Non è forse volere del Signore degli eserciti che i popoli fatichino per il fuoco e le nazioni si stanchino per un nulla? Poiché, come le acque colmano il mare, così la terra dovrà riempirsi di conoscenza della gloria del Signore” (Ab 2,12-14)
[79] Il delitto senza pari fu il deicidio. D’allora in poi i delitti già annunziati dal profeta si moltiplicano fino ai nostri giorni: “Guai a chi fa bere i suoi vicini versando droga per ubriacarli e scoprire le loro nudità. Ti sei saziato di vergogna, non di gloria. Bevi, e ti colga il capogiro. Si riverserà su di te il calice della destra del Signore e la vergogna sopra il to onore, poiché lo scempio fatto alle foreste ricadrà su di te e il massacro degli animali ti colmerà di spavento, a causa del sangue umano versato, della violenza fatta alla regione, alla città e a tutti i suoi abitnati” (Ab 2,15-17).
[80] “A che giova un idolo perché l’artista si dia pena di scolpirlo? O una statua fusa o un oracolo falso, perché l’artista confidi in essi, scolpendo idoli muti? Guai a chi dice al legno: “Svegliati”, e alla pietra muta: “Alzati”. Ecco, è ricoperta d’oro e d’argento ma dentro non c’è soffio vitale. Il Signore risiede nel suo santo tempio. Taccia, davanti a lui, tutta la terra!” (Ab 2,18-20).
[81] “Signore, ho ascoltato il tuo annunzio” (Ab 3,2).
[82] “Signore, ho avuto timore della tua opera. Nel corso degli anni manifestala falla conoscere nel corso degli anni” (Ab 3,2).
[83] “Nello sdegno ricordati di avere clemenza” (Ab 3,2)
[84] “Dio viene da Teman, il Santo dal monte Paràn” (Ab 3,3). Teman è un paese esposto al sole, quindi luogo solare luogo di abbondante luce.
[85] “La sua maestà ricopre i cieli, delle sue lodi è piena la terra. Il suo splendore è come la luce, bagliori di folgore escono dalle sue mani: là si cela la sua potenza” (Ab 3,3-4).
[86] “Davanti a lui avanza la peste, la febbre ardente segue i suoi passi. Si arresta e scuote la terra, guarda e fa tremare le genti; le montagne eterne s’infrangono, e i colli antichi riabbassano: i suoi sentieri nei secoli” (Ab 3,5-796).
[87] “Ma io gioirò nel Signore, esulterò in Dio mio salvatore. Il Signore Dio è la mia forza, egli rende i miei piedi come quelli delle cerve e sulle alture mi fa comminare” (Ab 3,18-19).
[88] 27 novembre 1945. La Buona Novella, op. cit. Vol 5 N° 343
[89]IL VANGELO ETERNO: Nel passare però all’altra riva, i discepoli avevano dimenticato di prendere il pane e non avevano con sé sulla barca che un pane solo. Allora Gesù li ammoniva dicendo: “Fate bene attenzione e guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei e dal lievito di Erode!” (Mt 16,5-6; Mc 8,14-15).
[90]IL VANGELO ETERNO: Ma essi parlavano tra loro e dicevano: “Non abbiamo preso il pane!”. Accortosene, Gesù chiese: “Perché, uomini di poca fede, andate dicendo che non avete il pane? Non intendete e non capite ancora? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?”. Gli dissero: “Dodici”. (Mt 16,7-8; Mc 8,17-19).
[91]IL VANGELO ETERNO: “Come mai non capite ancora che non alludevo al pane quando vi ho detto: Guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei?”. Allora essi compresero che egli non aveva detto che si guardassero dal lievito del pane, ma dalla dottrina dei farisei e dei sadducei. (Mt 16,11-12).
[92] 9 aprile 1946. La Buona Novella, op. cit. Vol 6 N° 413
[93] Così dice il Signore: “Enormi, orribili cose ha commesso la vergine di Israele… Il mio popolo mi ha dimenticato; essi offrono incenso a un idolo vano. Così hanno inciampato nelle loro strade, nei sentieri di una volta, per camminare su viottoli, per una via non appianata. Il loro paese è una desola- zione, un oggetto di scherno perenne. Chiunque passa ne rimarrà stupito e scuoterà il capo. Come fa il vento d’oriente io li disperderò davanti al loro nemico. Mostrerà loro le spalle e non il volto nel giorno della loro rovina” (Ger 18,13-17). E altrove dice il Signore: “Figlia del mio popolo, vèstiti di sacco e rotolati nella polvere. Fa’ lutto come per un figlio unico, lamèntati amaramente, perché piomberà improvviso il distruttore su di noi! Io ti ho posto come saggiatore fra il mio popolo, perché tu conoscessi e saggiassi la loro condotta. Essi sono tutti ribelli, spargono calunnie, tutti sono corrotti. Il mantice soffia con forza, il piombo è consumato dal fuoco; invano si vuol raffinarlo a ogni costo, le scorie non si separno. Scoria di argento si chiamano, perché il Signore li ha rigettati” (Ger 6,26-30).
[94] Dice il profeta: “Io sono sceso nella bottega del vasaio ed ecco, egli stava lavorando al tornio. Ora, se si guastava il vaso che egli stava modellando, come capita con la creta in mano al vasaio, egli rifaceva con essa un altro vaso, come ai suoi occhi pareva giusto” (Ger 18,3-4).
[95] “Forse non potrei agire con voi, casa di Israele, come questo vasaio? Ecco, come l’argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa di Israele” (Ger 18,6).
[96] “Talvolta nei riguardi di un popolo o di un regno io decido di sradicare, di abbattere e di distruggere; ma se questo popolo, contro il quale avevo parlato, si converte dalla sua malvagità, io mi pento del male che avevo pensato di fargli. (Ger 18,7-8).
[97] “Ecco preparo contro di voi una calamità e medito contro di voi un progetto. Su, abbandonate la vostra condotta perversa, migliorate le vostre abitudini e le vostre azioni. Ma essi diranno: “E inutile, noi vogliamo seguire i nostri progetti; ognuno di noi agirà secondo la caparbietà del suo cuore malvagio” (Ger 18,11-12).
[98] “Altra volta nei riguardi di un popolo o di un regno io decido di edificare e di piantare; ma se esso compie cià che è male ai miei occhi non ascoltando la mia voce, io mi pentirà del bene che avevo promesso di fargli” Ger 18,9-10
[99] “Tu poi, spezzerai la brocca sotto gli occhi degli uomini che saranno venuti con te e riferirai loro: Così dice il Signore egli eserciti: Spezzerò questo popolo e questa città, così come si spezza un vaso di terracotta, che non si può più accomodare…” (Ger 19,10-11).
[100] “… Terminate queste parole, si avvicinò un Giudeo alla vista di tutti per sacrificare sull’altare in Modin secondo il devoto del re. Ciò vedendo Mattatia arse di zelo; fremettero le sue viscere ed egli ribollì di giusto sdegno. Fattosi avanti di corsa, lo uccise sull’altare; uccise nel medesimo tempo il messaggero del re, che costringeva a sacrificare, e distrusse l’altare. Egli agiva per zelo verso la legge” (1 Maccabei 2,23-26).
[101]< cioè: di S. Giovanni Battista. Mt 14,3-12; Mc 6,17-29; Lc 3, 19-20>
[102] “O gente testarda e pagana nel cuore e nelle orecchie, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? ( Atti 7,51-52). “Alcuni furono torturati, non accettando la liberazione loro offerta, per ottenere una migliore risurrezione. Altri, subirono scherni e flagelli, catene e prigionia. Furono lapidati, torturati, segati, furono uccisi di spada, andaro- no in giro coperti di pelli di pecora e di capra, bisognosi, tribolati, maltrat- tati – di loro il mondo non era degno! – vaganti per i deserti, sui monti, tra le caverne e le spelonche della terra” (Eb 11,35-38). Da questi ed altri passi biblici appare che svariati furono i Profeti i quali conclusero in martirio la vita terrena per esempio Zaccaria. Isaia. Geremia. Ezechiele. Amos.
[103] Pascùr figlio di Immèr, sacerdote e sovrintendente-capo del tempio, udì Geremia predire tutte queste cose. Pascùr fece fustigare il profeta Geremia e quindi lo mise in ceppi nella prigione che si tovava presso la porta superiore di Beniamino, nel tempio del Signore. Quando poi il giorno dopo Pascùr fece liberare dai ceppi Geremia, questi gli disse: “Il Signore non ti chiama più Pascùu, ma Terrore all’intorno” (Ger 20,1-6).
[104] Il Signore mi mostrò due canestri di fichi posti davanti al tempio. Un canestro era pieno di fichi molto buoni, come i fichi primaticci, mentre l’altro canestro era pieno di fichi cattivi, così cattivi che non si potevano mangiare… “Come si ha riguardo di questi fichi buoni, così io avrò riguardo, per i loro bene dei deportati di Giuda… Come invece si tattano i fichi cattivi, che non si possono mangiare tanto sono cattivi così io farò di Sedecìa re di Giuda, dei suoi capi e del resto di Gerusalemme,ossia dei superstiti in questo paese” (Ger 24,1-10)
[105] Esodo 12,1-14
[106] Vidi poi un altro angelo che saliva dall’oriente e aveva il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli ai quali era stato concesso il potere di devastare la terra e il mare: “Non devastate né la terra, né il mare, né le piante, finchè non abbiamo impresso il sigillo del nostro Dio sulla fronte dei suoi servi” (Ap 7,2-3).
[107] “… La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello. Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra”. Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l’avesse incontrato. Caino si allontanò dal Signore (Gen 4,1-16).
[108] “Avvicinatevi, voi che dovete punire la città, ognuno con lo strumento di sterminio in mano”. In mezzo a loro c’era un altro uomo, vestito di lino, con una borsa da scriba al fianco. Il Signore chiamò l’uomo vestito di lino e gli disse: “Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono”. Agli altri disse: “Seguitelo attraverso la città e colpite! Il vostro occhio non perdoni, non abbiate misericordia. Vecchi, giovani, ragazze, bambini e donne, ammazzate fino allo sterminio:solo non toccate chi abbia il tau in fronte; cominciate dal mio santuario!” (Ez 9,1-7).
[109]IL VANGELO ETERNO: Dopo che ebbe finito di parlare, un fariseo lo invitò a pranzo (Lc 11,37).
[110] “Il Cristo, come Dio e come Santo dei Santi, penetrava nelle coscienze, vedeva e conosceva i loro riposti segreti (introspezione perfetta); come Uomo, conosceva, solo secondo il modo umano, le persone e i luoghi, quando il Padre suo e la sua propria natura divina non giudicavano essere tutile il conoscere luoghi e persone senza chiedere” (Poema dell’Uomo – Dio. 2° volume, pag. 118, nota 7,)
[111] 10 aprile 1946. La Buona Novella, op. cit. Vol 6 N° 414
[112]IL VANGELO ETERNO: Egli entro (nella casa del fariseo) (Lc 11,37)
[113] Deuteronomio 27,15
[114] Giuditta si alzò dalla prostrazione, si tolse il sacco di cui era rivestita, depose le vesti di vedova, poi lavò con acqua il corpo e lo unse con profumo denso; spartì i capelli del capo e vi impose il diadema. Poi si mise gli abiti da festa, che aveva usati quando era vivo suo marito Manàsse. Si mise i sandali ai piedi, cinse le collane e infilò i braccialetti, gli anelli e gli orecchini e ogni altro ornamento che aveva e si rese molto affascinante agli sguardi di qualunque uomo che l’avesse vista (Giuditta 10,1-4). Quando ebbe finito di pregare, Ester si tolse le vesti da schiava e si coprì di tutto il fasto del suo grado. Divenuta così splendente di bellezza… si presentò al re Assuero (Ester 5,1)
[115]IL VANGELO ETERNO: E si mise a tavola (Lc 11,37).
[116] “Perché le genti congiurano, perché invano cospirano i popoli? Insorgono i re della terra e i principi congiurano insieme contro il Signore e contro il suo Messia. Egli mi ha detto: “Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato. Chiedi a me, ti darò in possesso le genti e in dominio i confini della terra” (Sal. 2,1-2.7); 15; 21; 44; 71; 109; Isaia 2,1-5; 4,2-3; 7,10-25; 9,1-6; 11,1-16; 37,30-32; 42,1-9; 49,1-26; 50,4-11; 53,12
[117] Il Signore dice per voca di Sofonia: “Guai alla città ribelle e contaminata, alla città prepotente! I suoi capi in mezzo ad essa sono leoni ruggenti, i suoi giudici sono lupi della sera, che non hanno rosicchiato dal mattino. I suoi profeti sono boriosi, uomini fraudolenti. I suoi sacerdoti profanano le cose sacre, violano la legge” (Sof. 3,1-4). I profeti esaltati, uomini senza fede e fraudolenti sono i falsi profeti e quindi non c’è base di appoggio sulle parole che vengono dai falsi profeti. Ma se dovessimo, da questa profezia concludere che i profeti di tutti i tempi sono fraudolenti, dovremmo dire che Dio ha tratto in inganno il suo popolo e ciò è impossibile.
[118] “Gioisci, figlia di Sion, esulta, Israele, e rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme! Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico. Re d’Israele è il Signore in mezzo a te, tu non vedrai più la sventu- ra. In quel giorno si dirà a Gerusalemme: ‘Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia! Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente. Esulterà di gioia per te, ti rinnoverà con il suo amore, si rallegrerà per te con grida di gioia, come nei giorni di festa’ ” (Sofonia 3,14-18).
[119] “ L’infamia mi sta sempre davanti e la vergogna corpe il mio volto per la voce di chi insulta e bestemmia, davanti al nemico che brama vendetta” (Sal 44,16-17). “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?… Io sono verme, non uomo, infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo. Mi scherni- scono quelli che mi vedono, storcono le labbra, scuotono il capo: ‘Si è affi- dato al Signore, lui lo scampi; lo liberi, se è suo amico’ ” (Sal 22,2.7-9).
[120]“Perciò aspettatemi – parola del Signore – quando risorgerò per accusare, perché ho decretato di adunare le genti, di convocare i regni, per riversare su di essi la mia collera, tutta la mia ira ardente: poiché dal fuoco della mia gelosia sarà consumata tutta la terra” (Sofonia 3,8).
[121] “Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire… egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti… Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo” (Isaia 53,3-8).
[122] “Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza” (Isaia 53,10-11).
“Signore, mi hai fatto risalire dagli inferi, mi hai dato vita perché non rimanessi nella tomba” (Sal 30,4). “Ma Dio potrà riscattarmi, mi strapperà dal potere della morte” (Sal 49,16). “Di quiesto gioisce il mio cuore, esulta la mia anima; anche il mio corpo riposa al sicuro, perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il tuo santo veda la corruzione. Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena nella tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra” (Sal 16,9-11).
[123] Intangibile perchè spirituale e rovente come il fuoco: “ Ecco viene. Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. Siederà per fondere e purificare; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento…” (Ml 3,2-3.19).
[124] “Maledetto chi uccide il suo prossimo in segreto!” (Dt 27,24)
[125] “Maledetto chi accetta un regalo per condannare a morte un innocente! (Dt 27,25).
[126] L’Halascia, l’Haggadha e i Midrasciot sono i commentari rabbinici della Bibbia: Lc 11,51
[127] “Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerò nel suo tempio il Signore, che voi cercate; l’angelo dell’al- leanza, che voi sospirate” (Ml 3,1); Mc 1,2
[128]IL VANGELO ETERNO: Il fariseo si meravigliò che (Gesù) non avesse fatto le abluzioni prima di pranzo (Lc11,38).
[129]IL VANGELO ETERNO: Allora il Signore gli disse: “Voi farisei purificate l’esterno della coppa e del piatto, ma il vostro interno è pieno di rapina e di iniquità” (Lc 11,39).
[130]IL VANGELO ETERNO: “Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Piuttosto date in elemosina quel che c’è dentro, ed ecco, tutto per voi sarà mondo” (Lc 11,40-41)
[131]IL VANGELO ETERNO: “Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima della menta,della rota e di ogni erbaggio, e poi trasgredite la giustizia e l’amore di Dio. Queste cose bisognava curare senza trascurare le altre” (Lc 11,42).
[132]IL VANGELO ETERNO: “Guai a voi perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo” (Lc 11,44).
[133]IL VANGELO ETERNO: Uno dei dottori della legge intervenne: “Maestro, dicendo questo, offendi anche noi” (Lc 11,45).
[134]IL VANGELO ETERNO: Egli rispose: “Guai anche a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!” (Lc 11,46).
[135]IL VANGELO ETERNO: “Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi date testimonianza e approvazione alle opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite loro i sepolcri. Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò a loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno; perché sia chiesto conto a questa generazione del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo, dal sangue di abele fino al sangue di Zaccaria, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione” (Lc 11, 47-51) .
[136]IL VANGELO ETERNO: “Guai a voi, dottori della legge, che avete tolto la chiave della scienza. Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l’avete impedito” (Lc 11,52) .
[137]IL VANGELO ETERNO: Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo ostilmente e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca (Lc 11,53-54) .
[138] 11 aprile 1946. La Buona Novella, op. cit. Vol 6 N° 415
[139] “Offri il dolore per la redenzione degli uomini…Dio si è fatto Uomo per aiutare gli uomini. Ma gli uomini possono aiutare Dio. Le opere dei giusti saranno unite alle mie nell’ora della Redenzione. Dei giusti morti da secoli, viventi o futuri. Tu uniscivi le tue da ora. E’ così bello fondersi alla Bontà infinita, aggiungervi ciò che possiamo dare della nostra bontà limitata, e dire: “Io pure coopero, o Padre, al bene dei fratelli” (Vangelo del Regno di Dio: (VRD). Vol.15, n.376,14-15)
[140] Altrove disse: “Ora vengo e passo senza sostare. Vado al mio destino che mi incalza. Dio e l’uomo mi spronano, e non posso più sostare. Mi pungola l’amore e mi pungola l’odio” (VdRD. Vol. 14 n 359,82).
[141] Altrove disse: “… Pregate per Me. Avrò bisogno delle vostre preghiere… Saranno carezze… Saranno professioni di amore… Saranno aiuti” (VdRD. Vol. 13 n.316,10). Poi spiega: “Pregare è ricordarsi di un essere, sia esso Dio o prossimo. Ricordarsi di uno vuol dire: amare quell’uno. Io avevo desiderio d’amore e di conforto per tutto l’odio che mi circondava. Anche ora ho desiderio che gli uomini si ricordino di pregare perché il mondo mi ami per avere salute” (VdRD. Vol 13 n.316 nota 24).
[142]< La scrittrice di quest’Opera, Maria Valtorta, negli ultimi anni della sua vita, quando ormai sembrava divenuta assente e non profferiva se non poche parole o frasi macchinalmente, di tanto in tanto esclamava, in qualsiasi ora del giorno, anche più volte di fila: “Oh, che sole che d’è qui!” Nessuno capì mai cosa intendesse dire. Forse se ne può intuire o congetturare il significato alla luce dell’esclamazione, qui riferita, di Maria Maddalena, per la quale il Sole era Gesù >.
[143] 28 settembre 1946. GESU’ DI NAZRET, La Buona Novella ai piccoli del gregge di Gesù, inedito Vol. 8 N° 506
[144]IL VANGELO ETERNO: Di nuovo Gesù parlò loro: “Io sono la Luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12) .
[145] Gesù Cristo “è immagine del dio invisibile, generato prima di ogni creatura” (Colossesi 1,15). E “pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio” (Filippesi 2,6).
[146] “Ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall’alto e discende dal Padre della luce, nel quale non c’è variazione né ombra di cambiamento” (Giacomo 1,17)
[147] “Dio è luce e in lui non ci sono tenebre. Se diciamo che siamo in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, mentiamo e non mettiamo in pratica la verità Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri” (1 Gv 1,5-7).
[148] “I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni dell’altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito; e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio” (Lc 20,34-36). “Alla risurrezione infatti si è come angeli nel cielo” (Mt 22,30).
[149] Gen 1,1; 2, 4; Sir 42,15, 43,37; 1Gv
[150] Come in: Gen 1,27; 2,7
[151] Esodo 3,1-6; 34,29-35.
[152] “Se il ministero della morte, inciso in lettere su pietre, fu circonfuso di gloria, al punto che i figli d’Israele non potevano fissare il volto di Mosè a causa dello splendore pure effimero del suo volto, quanto più sarà glorioso il ministero dello Spirito? Forti di tale speranza, ci comportiamo con mota franchezza e non facciamo come Mosè che poneva un velo sul suo volto, perché i figli di Israele non vedessero la fine di ciò che era solo effimero. Ma le loro menti furono accecate; infatti fino ad oggi quel medesimo velo rimane, non rimosso, alla lettura dell’Antico Testamento, perché è in Cristo che esso viene eliminato. Fino ad oggi, quando si legge Mosè, un velo è steso sul loro cuore; ma quando ci sarà la conversione al Signore, quel velo sarà tolto” (2 Cor 3,7-16).
[153]IL VANGELO ETERNO: Gli dissero allora i farisei: “Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera” (Gv 8,13) .
[154] Egli mi ha detto: “Tu sei mio figlio, Io oggi ti ho generato” (Sal 2,7). Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: Tu sei mio figlio; oggi ti ho generato? E ancora: Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio? E di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice: Lo adorino tutti gli angeli di Dio. Mentre degli angeli dice: Egli fa i suoi angeli pari ai venti, e i suoi ministri come fiamma di fuoco,del Figlio invece afferma: Il tuo trono, Dio, sta in eterno (Eb 1,5-8); Col 1,15.
[155] “Sopra il firmamento apparve come una pietra di zaffiro in forma di trono e su questa specie di trono, in alto, una figura dalle sembianze umane. Da ciò che sembrava essere dai fianchi in su, mi apparve splendido come l’elettro e da ciò che sembrava dai fianchi in giù, mi apparve come di fuoco. Era circondato da uno splendore il cui aspetto era simile a quello dell’arcobaleno nelle nubi in un giorno di pioggia. Tale mi apparve l’aspetto della gloria del Signore” (Ez 1,26-28).
[156] Dn 7,9-10
[157]IL VANGELO ETERNO: Gesù rispose: “Anche se Io rendo testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove vengo e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado” (Gv 8,14) .
[158]IL VANGELO ETERNO: “Voi giudicate secondo la carne; Io non giudico nessuno. E anche se giudico, e il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma Io e il Padre che mi ha mandato” (Gv 8,15-16).
[159]IL VANGERLO ETERNO: “Nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera: orbene, sono Io che do testimonianza di me stesso, ma anche il Padre, che mi ha mandato, mi dà testimonianza” (Gv 8,17-18).
[160] “Un solo testimonio non avrà valore contro alcuno, per qualsiasi colpa e per qualsiasi peccato; qualunque peccato questi abbia commesso, il fatto dovrà essere stabilito sulla parola di due o di tre testimoni” (Dt 19,15).
[161] Allora il Signore scese nella nube e gli parlò: prese lo spirito che era su di lui (Mosè) e lo infuse sui settanta anziani: quando lo spirito si fu posato su di essi, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito (Num. 11, 24-30). Lo spirito di Dio investì Saul e si mise a fare il profeta in mezzo a loro (1 Sam 10,10). “Sono io, io solo, il primo e anche l’ultimo. Io, io ho parlato” (Is 48, 12.15). “Dopo questo, io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni. Anche sopra gli schiavi e sulle schiave, in quei giorni, effonderò il mi0o spirito” (Gioele 3,1-2). Michea 3,5-8; Zaccaria 7,4-14.
[162] Gv 1,29-30
[163] Gv 1,19-27
[164] Gv 1,32-34
[165]IL VANGELO ETERNO: Gli dissero allora: “Dov’è tuo padre?”. Rispose Gesù: “Voi non conoscete né me né il Padre; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio”. Queste parole Gesù le pronunziò nel luogo del tesoro mentre insegnava nel tempio. E nessuno lo arrestò, perché non era ancora giunta la sua ora. (Gv 8,19-20) .
[166] Il figlio di una Israelita bestemmiò il nome del Signore, imprecando; perciò fu condotto da Mosè. Il Signore parlò a Mosè: “Chiunque maledirà il suo Dio, porterà la pena del suo peccato. Chi bestemmia il nome del Signore dovrà essere messo a morte: tutta la comunità lo dovrà lapidare. Straniero o nativo del paese, se ha bestemmiato il nome del Signore, sarà messo a morte”. (Levitco 24,10-16).
[167] 30 settembre 1946. La Buona Novella . Op. Cit. Vol 8. N° 507
[168] “Certo, anche la prima alleanza aveva norme per il culto e un santuario terreno. Fu costruita infatti una Tenda: la prima, nella quale vi erano il candelabro, la tavola e i pani del offerta: essa veniva chiamata il Santo. Dietro il secondo velo poi c’era una Tenda, detta Santo dei Santi, con l’altare d’oro per i profumi e l’arca dell’alleanza tutta ricoperta d’oro, nella quale si trovavano un’urna d’oro contenente la manna, la verga di Aronne che aveva fiorito e le tavole dell’alleanza. Disposte in tal modo le cose, nella prima Tenda entrano sempre i sacerdoti per celebrarvi il culto; nella seconda invece solamente il sommo sacerdote, una volta all’anno, e non senza portarvi del sangue” Ebrei cap. 9; (Esodo 25,-27; 33,7-11; 35-38; Lv 16; 1 Re 5-9; 2 Cronache 1-9; Esdra 1-6;
[169]IL VANGELO ETERNO: Di nuovo Gesù disse loro: “Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado Io, voi non potete venire”. E diceva loro: “Voi siete di quaggiù, Io sono di lassù; voi siete di questo mondo, Io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io sono, morirete nei vostri peccati” (Gv 8,21.23-24) .
[170] “Ha sbarrato le mie vie con blocchi di pietra, ha ostruito i miei sentieri. E’ bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore. E’ bene per l’uomo portare il giogo fin dalla giovinezza. Sieda costui solitario e resti in silenzio,poiché egli glielo ha imposto; cacci nella polvere la bocca, forse c’è ancora speranza” (Lam 3,9.26-29).
[171] “Hai visto, o Signore, il torto che ho patito, hai visto tutte le loro vendette, tutte le loro trame contro di me. Hai udito, Signore, i loro insulti. Difendi il mio diritto” (Lam. 3,59-61).
[172] “Le misericordie del Signore non sono finite, non è esaurita la sua compassione; esse son rinnovate ogni mattina, grande è la sua fedeltà (Lamentazioni: Lam 3,22-23).
[173] Buono è il Signore con chi spera in lui, con l’anima che lo cerca” (Lam 3,25).
[174]IL VANGELO ETERNO: Dicevano allora i Giudei: “Forse si ucciderà, dal momento che dice: Dove vado Io, voi non potete venire?” (Gv 8,22) .
[175] Sorse Giuda il Galileo, al tempo del censimento, e indusse molta gente a seguirlo,ma anch’egli perì e quanti s’erano lasciati persuadere da lui furono dispersi (Att 5,37).
[176] “Allora sorse Elia profeta, simile al fuoco; la sua parola bruciava come fiaccola. Come ti rendesti famoso, Elia, con i prodigi! Fosti assunto in un turbine di fuoco su un carro di cavalli di fuoco, designato a rimproverare i tempi futuri per placare l’ira prima che divampi, Per ricondurre il cuore dei padri verso i figli e ristabilire le tribù di Giacobbe” (Siracide 48,1-11).
[177]IL VANGELO ETERNO: Gli dissero allora: “Tu chi sei?”. Gesù disse loro: “Proprio ciò che vi dico. Avrei molte cose da dire e da giudicare sul vostro conto; ma colui che mi ha mandato è veritiero, ed Io dico al mondo le cose che ho udito da lui”. Non capirono che egli parlava loro del Padre (Gv 8,25-27)
[178] “Io sto per cadere. I miei nemici sono vivi e forti, troppi mi odiano senza motivo, mi pagano il bene col male, mi accusano perché cerco il bene” (Sal 38,20).
[179]IL VANGELO ETERNO: Disse allora Gesù: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io sono e non faccio nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così Io parlo”. (Gv 8,28) .
[180] Più numerosi dei capelli del mio capo sono coloro che mi odiano senza ragione. Sono potenti i nemici che mi calunniano. Per te io sopporto l’insulto e la vergogna mi copre la faccia; sono un estraneo per i miei fratelli, un forestiero per i figli di mia madre” (Sal 69,5.8-9).
[181] “Chi non ti temerà, re delle nazioni? Questo ti conviene, poiché fra tutti i saggi delle nazioni e in tutti i loro regni nessuno è simile a te” (Ger 10,7).
[182] “Il Signore è il vero Dio, egli è Dio vivente e re eterno” (Ger 10,10).
[183] “Il Signore sarà re di tutta la terra e ci sarà il Signore soltanto, e soltanto il suo nome” (Zc 14,9).
[184]IL VANGELO ETERNO: “Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché Io faccio sempre le cose che gli sono gradite” A queste sue parole, molti cedettero in Lui (Gv 8,29-30) .
[185] “In realtà l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia. Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di lori propri corpi. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini ricevendo così la punizione che s’addiceva al loro traviamento” (Rm 1,18.24.26-27).
[186] “Gerusalemme ha peccato gravemente, per questo è divenuta un panno immondo; quanti la onoravano la disprezzano, perché hanno visto la sua nudità. La sua sozzura è nei lembi della sua veste, non pensava alla sua fine; essa è caduta in modo sorprendente e ora nessuno la consola” (Lam 1,8-9). “Giusto è il Signore perché mi sono ribellata alla sua parola” Le mie vergini e i miei giovani sono andati in schiavitù. Ho chiamato i miei amanti, ma essi mi hanno tradita; i miei sacerdoti e i miei anziani nella città sono spirati mentre cercavano cibo per sostenersi in vita. Il mio cuore è sconvolto dentro di me, poiché sono stata veramente ribelle. Di fiori la spada mi priva dei figli, dentro c’è la morte”(Lam 1,18-20). Sono più fortunati gli uccisi di spada che i morti per fame, che sono caduti estenuati per mancanza dei prodotti del campo. Mani di donne, già inclini a pietà, hanno cotto i loro bambini, che sono serviti loro di cibo nel disastro della figlia del mi popolo. La gioia si è spenta nei nostri cuori, si è mutata in lutto la nostra danza. E’ caduta la corona dalla nostra testa; guai a noi, perché abbiamo peccato!” (Lam 4,9-10).
[187] Geremia, Lamentazioni dal cap. 1 al cap. 5.
[188] Questa profezia, confermata dall’oracolo d’Ezechiele nel suo lamento sui capi d’Israele, che dice: “Tua madre era come una vite piantata vicino alle acque. Era rigogliosa e frondosa per l’abbondanza dell’acque; ebbe rami robusti buoni per scettri regali; il suo fusto si elevò in mezzo agli arbusti mirabile per la sua altezza e per l’abbondanza dei suoi rami. Ma essa fu sradicata con furore e gettata a terra (Ez 19,10-11). Questa profezia si adempi quando gli israeliti furono letteralmente sradicati da Gerusalemme con l’invasione dei Romani l’anno 70 D.C.
“Il vento d’oriente disseccò la vite sradicata, disseccò i suoi frutti; il suo ramo robusto inaridì e il fuoco lo divorò” (Is 19,12).
“Ogni pianta che non è stata piantata dal mio Padre celeste sarà sradicata” (Mt 15,13).
[190] Genesi 4,1-16
[191]IL VANGELO ETERNO: Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in Lui: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli: conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. (Gv 8,31-32) .
[192]IL VANGELO ETERNO: Gli risposero: “Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?”. Gesù rispose: “In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre; se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero” (Gv 8,33-36) .
[193] Gen. 16 e 17; 21,8-20; Galati 4,21-31
[194]IL VANGELO ETERNO: “So che siete discendenza di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parolanon trova posto in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro! Gli risposero: “Il nostro padre è Abramo”. Rispose Gesù: “Se siete figli di Abramo, fate le opere di Abramo! Ora invece cercate di uccidere me, che vi ho detto la verità udita da Dio; questo, Abramo non l’ha fatto” (Gv 8,37-40) .
[195] Gen 11,27; 27,25; Sir 44,20-23; Atti 7,1-8; Rm 4; Gal,3-4; Ebrei 11,8-19
[196] Il Signore disse ad Abram: “Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò…”. Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore. ( Gen. 12,1-4).
[197] Abram disse a Lot: “Non vi sia discordia tra me e te, tra i miei mandriani e i tuoi, perché noi siamo fratelli. Non sta forse davanti a te tutto il paese? Separati da me. Se tu vai a sinistra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra”. (Gen 13,8):
[198] Il Signore apparve a lui alle Querce di Mambre. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, si prostrò fino a terra, dicendo: “Mio Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po’ di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo, potrete proseguire”… Il Signore riprese : “Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio”(Gen 18,1-15).
[199] Abram disse al Signore: “Davvero sterminerai il giusto con l’empio? Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? Lungi da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?” (Gen 18,16-33)
[200] Il sacrificio di Isacco (Gen 22,1-19)
[201]IL VANGELO ETERNO: “Voi fate le opere del padre vostro”. Gli risposero: “Noi non siamo nati da prostituzione, noi abbiamo un solo Padre, Dio!. Disse loro Gesù: “Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma Lui mi ha mandato” (Gv 8,41-42) .
[202]IL VANGELO ETERNO: “Perché non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alle mie parole, voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna” (Gv 8,43-44)
[203]IL VANGELO ETERNO: A me, inveced voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può convincermi di peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio: per questo voi non le ascoltate, perché non siete da Dio” (Gv 8,45-47) .
[204]IL VANGELO ETERNO: Gli risposero i Giudei: “Non diciamo con ragione noi che sei un Samaritano e hai un demonio?”. Rispose Gesù: “Io non ho un demonio, ma onoro il Padre mio e voi mi disonorate. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca e giudica. In verità, in verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte”. Gli dissero i Giudei: “Ora sappiamo che hai un demonio, Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: Chi osserva la mia parola non conoscerà mai la morte! Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti; chi pretendi di essere?” (Gv 8,48-53)
[205]IL VANGELO ETERNO: Rispose Gesù: “Se Io glorificassi me stesso, la mia gloria non sarebbe nulla; chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: E’ nostro Dio! E non lo conoscete. Io invece lo conosco. E se dicessi che non lo conosco, sarei come voi, un mentitore; ma lo conosco e osservo la sua parola” (Gv 8,54-55).
[206]IL VANGELO ETERNO: “Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò”. Gli dissero allora i giudei: “Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?”. Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io sono”. Allora raccolsero pietre per scagliarle contro di Lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio (Gv 8,56-59) .
[207] Mosè disse a Dio: “Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderò loro?”. Dio disse a Mosè: “Io sono colui che sono!”. Poi disse: “Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi”. Dio aggiunse a Mosè: “Dirai agli Israeliti: Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione (Es. 3,13-15); Is 42,8
[208] 10 ottobre 1946. La Buona Novella, op. cit. Vol 8 N° 510
[209]IL VANELO ETERNO: Passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?”. Rispose Gesù “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio (Gv 9,1-3) .
[210]IL VANGELO ETERNO: Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare. Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo” (Gv 9,4-5) .
[211]IL VANGELO ETERNO: Detto questo sputò a terra , fece fango con la saliva (Gv 9,6)
[212]IL VANGELO ETERNO: spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse “Va’ a lavarti nella piscina di Siloe”. (che significa inviato). (Gv 9,6-7) .
[213]IL VANGELO ETERNO: Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva (Gv 9,7)
[214]IL VANGELO ETERNO: Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, poiché era un mendicante, dicevano: “Non è egli quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?”. Alcuni dicevano: “E’ lui”; altri dicevano: “No, ma gli somiglia” (Gv 9,8-9)
[215]IL VANGELO ETERNO: Ed egli diceva: “Sono io!”. Allora gli chiesero: “Come dunque ti furono aperti gli occhi?”. Egli rispose: “Quell’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Va’ a Sìloe e lavati! Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista” (Gv 9,9-119)
[216]IL VANGELO ETERNO: Gli dissero: “Dov’è questo tale?” Rispose: “Non lo so”. (Gv 9,12) .
[217]IL VANGELO ETERNO: Intanto condussero dai farisei quello che era stato cieco: era infatti sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. (Gv 9,13-14) .
[218] “Chiunque farà qualcuno dei suoi figli a Moloch, dovrà essere messo a morte; il popolo del paese lo lapiderà. Anch’io volgerò la faccia contro quell’uomo e lo eliminerò dal suo popolo”(Lv 20,1-5).
[219]IL VANGELO ETERNO: Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: “Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo”. Allora alcuni dei farisei dicevano: “Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato”. Altri dicevano: “Come può un peccatore compiere tali prodigi?”. E c’era dissenso tra di loro. Allora dissero di nuovo al cieco: “Tu che dici di Lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?”. Egli rispose: “E’ un profeta!”. (Gv 9,15-17).
[220]IL VANGELO ETERNO: Ma i Giudei non vollero credere di lui che era stato cieco e aveva acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E lo interrogarono: “E’ questo il vostro figlio, che voi dite esser nato cieco? Come mai ora ci vede?”. I genitori risposero: “Sappiamo che questo è il nostro figlio e che è nato cieco; come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha l’età, parlerà lui di se stesso”. Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: “Ha l’età, chiedetelo a lui!”. (Gv 9,18-21)
[221]IL VANGELO ETERNO: Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: “Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore”. Quegli rispose: “Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo”. Allora gli dissero di nuovo: “Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?”. Rispose loro: “Ve l’ho già detto e non mi avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli? Allora lo insultarono e gli dissero: “Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè. Noi sappiamo infatti che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia”. (Gv 9,24-29).
[222]IL VANGELO ETERNO: Rispose loro quell’uomo: “Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non s’è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla”. Gli replicarono: “Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?”. E lo cacciarono fuori (Gv 9,30-34).
[223] 25 ottobre 1946. La Buona Novella, op. cit. Vol 8 N° 518
[224]IL VANGELO ETERSNO: Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse: “Tu credi nel Figlio dell’uomo?. Egli rispose: “E chi è, Signore, perché io creda in Lui?”. Gli disse Gesù: “Tu l’hai visto: colui che parla con te, è proprio Lui”. Ed egli disse: “Io credo, Signore!”. E gli si prostrò innanzi. (Gv 9,35-38).
[225]IL VANGELO ETERNO: Gesù allora disse: “”Io sono venuto in questo mondo per un giudizio, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi” (Gv 9,39).
[226]IL VANGELO ETERNO: Alcuni dei farisei che erano con Lui udirono queste parole e gli dissero: “Siamo forse ciechi anche noi?. Gesù rispose: “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane” (Gv 9,40-41).
[227]IL VANGELO ETERNO: “In verità, in verità vi dico: Chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante” (Gv 10,1
[228]IL VANGELO ETERNO: “Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei”. Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro (Gv 10,2-6).
[229] Gv 1,30-31
[230]Il Regno messianico non è mondano: Perché il mondo non ha voluto conoscere Dio (1 Cor 121); perché nel mondo regna il peccato entrato nel per invidia del diavolo (Sap 2,24); perché Satana, il dio di questo mondo ha accecato la mente degli uomini che amano il mondo (2 Cor 4,4); perciò amare il mondo è odiare Dio (Gc 4,4); se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui; perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza” ( 1 Gv 2,12-17);.
[231]E’ Regno di Dio: Il Regno del Messia è regno di Dio perché il Messia è nostro Dio, come leggiamo nei salmi: “Si prostreranno davanti a Lui tutte le famiglie dei popoli. Poiché il regno è del Signore, egli domina su tutte le nazioni. A lui solo si prostreranno quanti dormono sotto terra, davanti a lui si curveranno quanti discendono nella polvere” (Sal 22,28-30); “Il Signore sarà re di tutta la terra e ci sarà il Signore soltanto, e soltanto il suo nome”(Zc 14,9).
[232]Il Regno fondato sull’amore: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,34-35)
[233]Regno pacifico: “Il Messia sarà giudice fra le genti e sarà arbitro fra molti popoli. Dalle loro spade forgeranno vomeri, dalle loro lame, falci. Nessuna nazione alzerà la spada contro un’altra nazione e non impareranno l’arte della guerra e non si eserciteranno più nell’arte della guerra ” (Is 2,4; Mi 4,3).
[234]Regno spirituale: “Il regno di Dio infatti non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo” ( Rm 14,17) e “perché il regno di Dio non consiste in parole, ma in potenza di Spirito Santo” ( 1Cor 4,20). “A Lui solo si prostreranno quanti dormono sotto terra, davanti a Lui si curveranno quanti discendono nella polvere” (Sal 22,29).
[235]Il Re Messia: “Tu sei mio figlio, Io oggi ti ho generato” (Sal 2,7) “Egli mi invocherà: Tu sei mio padre, mio Dio e roccia della mia salvezza. Io lo costituirò mio primogenito, il più alto tra i re della terra” (Sal 89,27-28). ”Io sarò per Lui Padre ed egli sarà per me Figlio. Lo adorino tutti gli angeli di Dio” (Eb 1,5).
[236]Il Messia consacrato e mandato: “Lo spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione, mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri a promulgare l’anno di misericordia del Signore” (Is 61,1-2).
[237]Il Messia Re di tutta la terra: “Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina. Farà sparire i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annunzierà la pace alle genti, il suo dominio sarà da mare a mare e dal fiume ai confini della terra” (Zc 9,9-10).
[238]Il Regno eterno: Il suo regno dura per tutti i secoli (Tb 13,2); il suo regno è un regno eterno (Dn 3,10); il suo regno è di generazione in generazione (Dn 4,31); non sarà mai distrutto (Dan 6,27).
[239]Il Regno universale: Mondiale: “Il Regno è del Signore, egli domina su tutte le nazioni” (Sal 22,29). Il Signore sarà re di tutta la terra (Zc 14,8-9); il suo dominio sarà da mare a mare e dal fiume ai confini della terra” (Zc 9,10). Universale o cosmico: “Il Signore ha stabilito nel cielo il suo trono e il suo regno abbraccia l’universo” (Sal 103,19). E’ il regno dei cieli (Mt 10,7) che ancora noi aspettiamo nelle sua messianica novità promessa come “cieli nuovi e terra nuova” (2 Pt 3,13).
[240] Atti 5,34-39
[241]IL VANGELO ETERNO: Allora Gesù disse loro di nuovo: “In verità, in verità vi dico: Io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati.”(Gv 10,7-8)
[242]IL VANGELO ETERNO: “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,9-10)
[243]IL VANGELO ETERNO: “Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore” (Gv 10,11-13).
[244]IL VANGELO ETERNO: “Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e Io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore” (Gv 10,14-15).
[245]IL VANGELO ETERNO:“E ho altre pecore che non sono di quest’ovile; anche queste Io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore” (Gv 10,16
[246] “Questo vi diciamo sulla parola del Signore: noi che viviamo e saremo ancora in vita per la venuta del Signore, non avremo alcun vantaggio su quelli che sono morti. Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro tra le nuvole, per andare incontro al Signore nell’aria (nei cieli), e così saremo sempre con il Signore” (1 Tes 4,15-17).
[247]IL VANGELO ETERNO: “Per questo il Padre mi ama: perché Io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio” (Gv 10,17-18).
[248]IL VANGELO ETERNO: Sorse di nuovo dissenso tra i Giudei per queste parole. Molti di essi dicevano: “Ha un demonio ed è fuori di sé; perché lo state ad ascoltare?”. Altri invece dicevano: “Queste parole non sono di un indemoniato; può forse un demonio aprire gli occhi dei ciechi?”. (Gv 10,19-21).
[249] 9 dicembre 1946. La Buona Novella. Op. Cit. Vol. 8 N°537
[250]IL VANGELO ETERNO: Ricorreva in quei giorni a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era d’inverno. (Gv 10,22)
[251]IL VANGELO ETERNO: Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di Salomone (Gv 10,23)
[252] “Sorse un figlio saggio, che, in grazia sua, ebbe un vasto regno. Salomone regnò in tempo di pace, Dio dispose che tutto fosse tranquillo all’intorno perché costruisse una casa al suo nome e preparasse un santuario perenne” (Sir 47,14). “Anche la memoria di Nehemia durerà a lungo; egli rialzò le nostre mura demolite e vi pose porte e sbarre; fece risorgere le nostre case” (Sir 49,15).
[253] Lo spirito del Signore Dio è su di me perché perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati” (Is 61,1)
[254] “Il Signore ma ha mandato a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri” (Is 61,2).
[255] Allusione a Giuda Iscariota: «Non ho forse scelto io voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!». Egli parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: questi infatti stava per tradirlo (Giovanni 6,70).
[256] Allusione allo Spirito Santo, per la cui potenza vengono cacciati i demoni. Mt 12,22-32
[257]IL VANGELO ETERNO: Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: “Fino a quando terrai l’animo nostro sospeso? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente”. Gesù rispose loro: “Ve l’ho detto e non credette” (Gv 10,24-25).
[258] Giuda Maccabeo divenne celebre fino all’estremità della terra perché radunò coloro che erano sperduti (1 Maccabei 3,9).
[259]IL VANGELO ETERNO: “Le opere che Io comipio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza” (Gv 10,25)
[260] “Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora?
Come mai sei stato steso a terra, signore di popoli?” (Isaia 14:12)
[261] “Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno” (Romani 8,28)
[262]IL VANGELO ETERNO: “Ma voi non credete perché non siete mie pecore” (Gv 10,26).
[263]IL VANGELO ETERNO: “Le mie pecore ascoltano la mia voce” Gv 10,27
[264]IL VANGELO ETERNO: “E Io le conosco ed esse mi seguono” Gv 10,27
[265]IL VANGELO ETERNO: “Io do loro la vita eterna non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano” (Gv 10,28).
[266]IL VANGELO ETERNO: “Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamouna cosa sola”. I Giudei portarono di nuovo delle pietre per lapidarlo (Gv 10,29-31).
“Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio” (Filippesi 2:6)
[267] Erode aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione per causa di Erodìade, moglie di Filippo suo fratello. Giovanni infatti gli diceva: “Non ti è lecito tenerla!” (Mt 14,3-12).
[268] “Chiunque commette il peccato è schiavo del peccato” (Gv 8,34). Così come “chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito (1 cor 6,17), così anche chi si unisce a Satana forma con lui un solo spirito; questo è adulterio spirituale, fornicazione dell’anima con Satana e il risultato di ciò è la morte, come dice l’Apostolo: “Ciascuno è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce; poi la concupiscenza concepisce e genera il peccato, e il peccato quando è consumato partorisce la morte” (Gc 1,14-15).
[269]IL VANGELO ETERNO: Gli risposero i Giudei: “Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio. Rispose loro Gesù: “Non è forse scritto nella bostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio e la Scrittura non può essere annullata, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: Tu bestemmi, perché ho detto: Sono Figlio di Dio? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non volete credere a me credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e Io nel Padre” (Gv 10,33-38).
[270]IL VANGELO ETERNO: Cercavano allora di prenderlo di nuovo, ma egli sfuggì dalle loro mani (Gv 10,39).
[271] Lv 24,10-16
[272] 6 settembre 1945.La Buona Novella, op. cit. Vol 4 N° 272
[273]IL VANGELO ETERNO: Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero. Egli, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro, perché erano come pecore senza pastore. Egli li accolse, salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli, era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. E prese a guarire quanti avevano bisogno di cure (Mt 14,13-14; Mc 6,33-34; Lc 9,11).
[274]IL VANGELO ETERNO: Prese a parlar loro del Regno di Dio e si mise a insegnare loro molte cose (Mc 6,34; Lc 9,11)
[275] Fino a che dunque il Signore non verrà nella sua gloria, accompagnato da tutti i suoi angeli (cfr. Mt 25,31) e, distrutta la morte, non gli saranno sottomesse tutte le cose (xfr. 1 Cor 15,26-27), alcuni dei suoi discepoli sono pellegrini sulla terra, altri compiuta questa vita, si purificano ancora (Purgatorio), altri infine godono della gloria contemplando “chiaramente Dio uno e trino, qual è” (Lumen Gentium n.49).
Ciascuno stia attento come costruisce. Se, sopra il fondamento che è Cristo, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l’opera di ciascuno sarà ben visibile: la farà conoscere quel giorno che si manifesterà col fuoco, e il fuoco proverà la qualità dell’opera di ciascuno. Se l’opera che uno costruì sul fondamento resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l’opera finirà bruciata, sarà punito: tuttavia egli si salverà, però come attraverso il fuoco. (1 Cor 3,10-15).
[276] 24 gennaio 1946.La Buona Novella, op. cit. Vol 6 N° 368
[277]Dell’impurità per il parto: “Quando una donna sarà rimasta incinta e darà alla luce un maschio, sarà immonda per sette giorni; sarà immonda come nel tempo delle sue regole” (Lev 12,2). “Se l’uomo si trova sul giaciglio o sul mobile mentre essa vi siede, per tale contatto sarà immondo fino alla sera”(Lev. 15,23).
[278]dell’impurità per i cadaveri: “Un sacerdote non davrà rendersi immondo per il contatto con un morto della sua parentela, se non per un suo parente stretto. Signore tra i suoi parenti, non si dovrà contaminare, profanando se stesso” (Lev 21,1.4); “Quando un uomo o una donna farà un voto speciale, il voto di nazireato, per consacrarsi al Signore. Per tutto il tempo in cui rimane consacrato al Signore, non si avvicinerà a un cadavere”(Numeri 6,2.6-8). Se uno che è contaminato per il contatto di un cadavere tocca qualunque cosa, sarà essa imonda ( Cfr. Ageo 2,13): Perciò “Chiunque ha toccato un cadavere si purifichi il terzo e il settimo giorno” (Num 31,19);
[279]dell’impurità per la lebbra: “Il lebbroso colpito dalla lebbra porterà vesti strappate e il capo scoperto, si coprirà la barba e andrà gridando: Immondo! Immondo! Sarà immondo finchè avrà la piaga; è immondo, se ne satarà solo, abiterà fuori dell’accampamento” (Lev 13,45-46; Num 12; Dt 24,8-9)
[280]a riguardo del delitto della bestemmia: “Chiunque maledirà il suo Dio, porterà la pena del suo peccato. Chi bestemmia il nome del Signore dovrà essere messo a morte: tutta la comunità lo dovrà lapidare. Straniero o nativo del paese, se ha bestemmiato il nome del Signore, sarà messo a morte” (Levitino 24,15-16)
[281] 31 gennaio 1946. La Buona Novella, op. cit. Vol 6 N° 373
[282] “Fascia dei suoi lombi sarà la giustizia, cintura dei suoi fianchi la fedeltà” (Is 11,5).
[283] “Non opprimerai il tuo prossimo, né lo spoglierai di ciò che è suo; il salario del bracciante al tuo servizio non resti la notte presso di te fino al mattino dopo. Non disprezzerai il sordo, né metterai inciampo davanti al cieco, ma temerai il tuo Dio” (Lev 19,13-14; Dt 24,10-22)
[284] “Non disprezzare un uomo quando è vecchio, perché anche di noi alcuni invecchieranno” (Siracide 8,6)
[285] “Non disdegnare i discorsi dei saggi, medita piuttosto le loro massime, perché da essi imparerai la dottrina e potrai essere a servizio dei grandi. Non trascurare i discorsi dei vecchi, perché anch’essi hanno imparato dai loro padri; da essi imparerai l’accorgimento e come rispondere a tempo opportuno” (Sir. 8,8-9).
[286] “Fra i grandi non crederti loro uguale, se un altro parla, non ciarlare trop- po. Prima del tuono viene la folgore, la grazia precede l’uomo modesto” (Sir 32,9-10).
[287] Giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese (Is 11,4)
[288] Giuditta 8,16
[289] La sua parola sarà una verga che percuoterà il violento (Is 11,4)
[290] “Sacrificare il frutto dell’ingiustizia è un’offerta da burla; i doni dei malvagi non sono graditi” (Sir 34,18).
[291] L’Altissimo non gradisce le offerte degli empi, e per la moltitudine delle vittime non perdona i peccati” (Sir 34,19).
[292] “Sacrifica un figlio davanti al proprio padre chi offre un sacrificio con i beni dei poveri” (Sir 34,24).
[293] “Il pane dei bisognosi è la vita dei poveri, toglierlo a loro è commettere un assassinio” (Sir 34,25).
[294] “Uccide il prossimo chi gli toglie il nutrimento, versa sangue chi rifiuta il salario all’operaio” (Sir 34,26).
[295] Sir 34,27
[296] “Chi chiude l’orecchio al grido del povero invocherà a sua volta e non otterrà risposta” (Pr, 21,13). “Il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia; la misericordia invece ha sempre la meglio nel giudizio” (Gc 2,13). “Chi opprime il povero offende il suo creatore, chi ha pietà del misero lo onora”(Pr 14,31). ( 4,11; Tobia 4,7-11; Dt 15,7-11)
[297] “Un sacerdote non dovrà rendersi immondo per il contatto con un morto della sua parentela” (Lv 21,1); “Osserveranno dunque ciò che ho comandato, altrimenti porteranno la pena del loro peccato e moriranno per aver profanato le cose sante” (Lv.22,9)
[298] “Chiunque maltratta suo padre o sua madre dovrà essere messo a morte; ha maltrattato suo padre o sua madre: il suo sangue ricadrà su di lui” (Lev. 20,9). “Colui che maledice suo padre o sua madre sarà messo a morte” (Es. 21,17). “Maledetto chi maltratta il padre e la madre!” (Dt 27,16). “Chi abbandona il padre è come un bestemmiatore, chi insulta la madre è maledetto dal Signore” (Sir 3,16).
[299] “Non praticherete alcuna sorta di divinazione o di magia” (Lv 19,26). “Non vi rivolgete ai negromanti né agli indovini; non li consultate per non contaminarvi per mezzo loro” (Lv 19,31). “Se un uomo si rivolge ai negromanti e agli indovini per darsi alle superstizioni dietro a loro, io volgerò la faccia contro quella persona e la eliminerò dal suo popolo” (Lv 20,6). Perciò “non si trovi in mezzo a te chi esercita la divinazione o il sortilegio o l’augurio o la magia; né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore” (Dt 18,10-12).
[300] “Il falso testimone non resterà impunito, chi diffonde menzogne non avrà scampo e perirà” (Pr. 19,5.9; 21,28). “Poi alzai gli occhi e vidi un rotolo che volava. L’angelo mi domandò: “Che cosa vedi?”. E io: “Vedo un rotolo che vola: è lungo venti cubiti e largo dieci”. Egli soggiunse: “Questa è la maledizione che si diffonde su tutta la terra: ogni ladro sarà scacciato via di qui come quel rotolo; ogni spergiuro sarà scacciato via di qui come quel rotolo. Io scatenerò la maledizione in modo che essa penetri nella casa del ladro e nella casa dello spergiuro riguardo al mio nome; rimarrà in quella casa e la consumerò insieme con le sue travi e le sue pietre” (Zaccaria 5,1-4).
[301] 4 febbraio 1946. La Buona Novella, op. cit. Vol 6 N° 376
[302]< per esperienza umana >
[303] 6 febbraio 1946.La Buona Novella, op. cit. Vol 6 N° 378
[304] 15 luglio 1946. La Buona Novella, op. cit. Vol 7 N° 457
[305] Il popolo si fermò a Kades. Qui morì e fu sepolta Maria. Mancava l’acqua per la comunità: ci fu un assembramento contro Mosè e contro Arone. Il popolo ebbe una lite con Mosè…(Numeri: (Nm) 20,1-5)
[306] Allora Mosè e Aronne si allontanarono dalla comunità per recarsi all’ingresso della tenda del convegno;si prostrarono con la faccia a terra e la gloria del Signore apparve loro (Nm 20,6).
[307] (Es 32 1-6).
[308] Il Signore disse a Mosè: “Prendi il bastone e tu e tuo fratello Aronne convocate la comunità e alla loro presenza parlaste a quella roccia, ed essa farà uscire l’acqua; tu farai sgorgare per loro l’acqua dalla roccia e darai da bere alla comunità e al suo bestiame”(Nm 20,7-8).
[309] Mosè dunque prese il bastone che era davanti al Signore, come il Signore gli aveva ordinato. Mosè e Aronne convocarono la comunità davanti alla roccia e Mosè disse loro: “Ascoltate, o ribelli: vi faremo noi forse uscire acqua da questa roccia?” (Nm 20,9
[310] Mosè alzò la mano, percosse la roccia con il bastone due volte e ne uscì acqua in abbondanza; ne bevvero la comunità e tutto il bestiame (Nm 20,11)
[311] Ma il Signore disse a Mosè e ad Aronne: “Poiché non avete avuto fiducia in me per dar gloria al mio santo nome agli occhi degli Israeliti, voi non introdurrete questa comunità nel paese che io le do”. Queste sono le acque di Mèriba, dove gli Israeliti contesero con il Signore e dove Egli si dimostrò santo in mezzo a loro (Nm 20,12-13).
[312] 18 luglio 1946. La Buona Novella, op. cit. Vol 7 N° 460
[313] “Io sono il Signore, tuo Dio, non avrai altri dèi di fronte a me” (Es 20,1; Dt 5,6). “…Prima di me non fu formato alcun dio né dopo ce ne sarà. Io, io sono il Signore, fuori di me non v’è salvatore. Io ho predetto e ho salvato, mi son fatto sentire e non c’era tra voi alcun dio straniero. Voi siete miei testimoni e Io sono dio” (Is 43,10-12).
[314] 23 luglio 1946. La Buona Novella, op. cit. Vol 7 N° 461
[315] Sarà per te segno sulla tua mano e ricordo fra i tuoi occhi, perché la legge del Signore sia sulla tua bocca (Es 13,9). “Ordina agli Israeliti che si facciano, di generazione in generazione, fiocchi agli angoli delle loro vesti e che mettano al fiocco di ogni angolo un cordone di porpora viola. Avrete tali fiocchi e, quando li guarderete, vi ricorderete di tutti i comandi del Signore per metterli in pratica” (Nm15,37-39). “Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte” (Dt 6,8-9).
[316] 27 luglio 1946. La Buona Novella, op. cit. Vol 7 N° 463
[317] 30 luglio 1946. La Buona Novella, op. cit. Vol 7 N° 464
[318] Numero 24,17
[319] Così dice il Signore vostro Redentore, il Santo di Israele: “Per amor vostro l’ho mandato contro Babilonia e farò scendere tutte le loro spranghe, e quanto ai Caldei muterò i oro clamori in lutto. Io sono il signore, il vostro Santo, il creatore di Israele, il vostro re” (Is 43,14-15). “Il Signore avanza come un prode, come un guerriero eccita il suo ardore; grida, lancia urla di guerra, si mostra forte contro i suoi nemici. Per molto tempo ho taciuto, ho fatto silenzio, mi sono contenuto; ora griderò come una partoriente, mi affannerò e sbufferò insieme” (Is 42,13-14).
[320] Neemia disse agli uomini: Voi vedete la miseria nella quale ci troviamo; Gerusalemme è in rovina e le sue porte sono consumate dal fuoco. Venite, ricostruiamo le mura di Gerusalemme e non saremo più insultati!… Il Dio del cielo ci darà successo. Noi, suoi servi, ci metteremo a costruire” (Neemia 2,17-18).
[321] Quando compresero che il re di Giuda non dava loro ascolto, tutti gli Israeliti risposero al re: “Che parte abbiamo con Davide? Nulla in comune con il figlio di Iesse. Alle tue tende, Israele! Ora pensa alla tua casa, Davide” (1 Re 12,16)
[322] E il signore disse a Samuele: “fino a quando piangerai su Saul, mentre io l’ho rigettato perché non regni su Israele? Riempi di olio il tuo corno e parti. Ti ordino di andare da Iesse il Betlemmita, perché tra i suoi figli mi sono scelto un re” (i Sam 16,1)
[323] Giudici capitoli 4 e 5
[324] 1 Maccabei cap. 2
[325] Deuteronomio 27,24
[326]< Espressione usata dalla Scrittrice per indicare che Gesù, vero Dio ma anche vero uomo, quando cessò di piangere e di avere gli occhi pieni di lacrime, che impediscono di vederci bene, tornò alla chiara visione fisica delle cose >
[327]IL VANGELO ETERNO: Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo. (Gv 6,15) .
[328]31 luglio 1946. Vol 7 N° 464
[329] Gv 1,35-40
[330] Gv 2,2-11
[331] Gv 2,22
[332] Gv 3,1-21
[333] Gv 4,5-26
[334] Gv 13,22-25
[335] Gv 18,15
[336] Gv 20,3-6
[337]< Come ai primordi del Cristianesimo, Giovanni, che non occupava il primo posto tra i Messi del Signore, non conobbe debolezze anche nelle più difficili ore, Pietro invece, capo supremo del Collegio apostolico, le conobbe; così potrà accadere sino al ritorno del Salvatore alla fine dei tempi: e, realmente, qualche volta ciò si è verificato nel corso bimillenario della storia della Chiesa. Anche per questo motivo, la sacra Liturgia invita tutti a pregare per i capi della famiglia cristiana, Papi e Vescovi, affinché non cedano mai sotto il peso della loro grave responsabilità. Successe, e probabilmente potrà risuccedere per l’avvenire che, tra i più umili fedeli oranti, ve ne siano a volte alcuni più santi dei loro capi spirituali, ai quali però dovranno sempre dimostrare, col cuore e coi fatti, la più larga comprensione,il più profondo rispetto, la più umile obbedienza, come a rappresentanti di Dio. Gli autentici santi di tutti i tempi si sono sempre distinti e si distinguono per questa marcata triplice caratteristica >
[338] Gv 21,7-24
[339] Gv 6,15
[340] 20 marzo 1944. La Buona Novella, op. cit. Vol 7 N° 494
[341]IL VANGELO ETERNO: Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all’alba si recò di nuovo al tempio e tutto il popolo andava da Lui ed egli, sedutosi, li ammaestrava (Gv 8,1-2)
[342]IL VANGELO ETERNO: Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postola nel mezzo (Gv 8,3)
[343]IL VANGELO ETERNO: Gli dicono: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”. Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo (Gv 8,4-6).
[344] Quando un uomo verrà colto in fallo con una donna maritata, tutti e due dovranno morire: l’uomo che ha peccato con la donna e la donna. Così toglierai il male da Israele (Dt 22,22; Levitico 20,10).
[345]IL VANGELO ETERNO: Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra (Gv 8,6) .
[346]IL VANGEO ETERNO: E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi (Gv 8,7-9) .
[347]IL VANGELO ETERNO: Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Ed essa rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù le disse: “Ne anch’io ti condanno: va’ e d’ora in poi non peccare più (Gv 8,9.11).
[348] Poema: VII, 190
[349] “…Io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (Mt 5,28).
[350] Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio li creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra” (Gn 1,27-28). Il sacramento del Matrimonio è memoriale di questa benedizione. Quindi il rapporto uomo donna è benedetto da Dio quando osserva le leggi di Dio. Perciò il fantasticare a vuoto, l’accarezzare pensieri sensuali non è più la volontà di Dio, in questo senso è atto mentale contro la natura stabilita da Dio.
[351]< Cioè dell’Ordine di san Francesco e dell’Ordine dei Servi di Maria: dei quali, con i dovuti permessi dell’Autorità ecclesiastica, era ugualmente Terziaria >.
[352] 18 dicembre 1946. La Buona Novella, op. cit. Vol 8 N° 541
[353] 19 dicembre 1946.La Buona Novella, op. cit. Vol 8 N° 542. Poema: VIII, 2
[354] Parola ebraica che, in senso metaforico, significa: soazzatyuram soircuzua, obbrobrio: 1 Re 14,10
[355] 27 dicembre 1946. La Buona Novella, op. cit. Vol 8 N° 549
[356]< Espressioni di mitologia pagana. Campi Elisi: parco delizioso destinato ai virtuosi; Stige: palude infernale riservata ai viziosi; asfodèlo: erba sacra già a Prosepina; prati d’asfodèlo dell’ade: dove se ne stavano passeggiando le ombre degli eroi nei Campi Elisi >
[357]< Personaggio dell’Ellade (circa 757 avanti Cristo) la cui voce equivaleva a quella di 50 uomini messi insieme! >
[358]IL VANGELO ETERNO: Ma alcuni andarono dai farisei e riferirono loro quel che Gesù aveva fatto. Allora i sommi sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio (Gv 11,46-47).
[359] Il Signore disse a Mosè: “… alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all’asciutto” (Es 14,15). “Divise il mare e li fece passare e fermò le acque come un argine” (Sal 77,13). “ Fece loro attraversare il Mar Rosso, guidandoli attraverso molte acque; sommerse invece i loro nemici e li rigettò dal fondo dell’abisso” (Sap 10,18-19).
[360] Es 17,1-7; “Spaccò le rocce nel deserto e diede loro da bere come dal grande abisso. Fece sgorgare ruscelli dalla rupe e scorrere l’acqua a torrenti” (Sal 77,15-16). “Quando ebbero sete, ti invocarono e fu data loro acqua da una rupe scoscesa, rimedio contro la sete da una dura roccia” (Sap 11,4).
[361] Giosuè disse al Signore: “Sole, fèrmati in Gàbaon e tu, luna, sulla valle di Aialon”. Si fermò il sole e la luna rimase immobile finchè il popolo non si vendicò dei nemici”. Non è forse scritto nel libro del Giusto: “Stette fermo il sole in mezzo al cielo e non si affrettò a calare quasi un giorno intero. Non ci fugiorno come quello, né prima né dopo, perché aveva ascoltato il Signore la voce d’un uomo, perché il Signore combatteva per Israele”? (Giosuè 10,12-15;). “Al suo comando non si arrestò forse il sole e un giorno divenne lungo come due?” (Sir 46,1-4).
[362] La resurrezione del figlio della vedova (1 Re 17,17-24). La fine della siccità (1 Re 18,41-46). Insegnamento dell’Apostolo Giaccomo sul potere della preghiera (Gc 5,16-18).
[363] “Sei cose odia il Signore, anzi sette gli sono in abominio: occhi alteri, lingua bugiarda, mani che versano sangue innocente, cuore che trama iniqui progetti, piedi che corrono rapidi verso il male, falso testimone che diffonde menzogne e chi provoca litigi tra fratelli” (Pro 6,16-19).
[364] “Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine, il mio creatore mi fece posare la tenda e mi disse: Fissa la tenda in Giacobbe e prendi in eredità Israele” (Sir 24,8). “Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore, sua eredità” (Sir 24,12).
[365]“Avvicinatevi a me, voi che mi desiderate, e saziatevi dei miei prodotti.Poiché il ricordo di me è più dolce del miele, il possedermi è più dolce del favo di miele. Quanti si nutrono di me avranno ancora fame e quanti devono di me, avranno ancora sete. Chi mi obbedisce non si vergognerà, chi compie le mie opere non peccherà” (Sir 24,18-21).
[366] “Tutto questo è il libro dell’allenza del Dio altissimo, la legge che ci ha imposto Mosè, l’eredità delle assemblee di Giacobbe. Essa trabocca di sapienza come il Fison e come il Tigri nella stagione dei frutti nuovi; fa traboccare l’intelligenza come l’Eufrate e come il Giordano nei giorni della mietitura; espande la dottrina come il Nilo, come il Ghicon nei giorni della vendemmia. Il primo non ne esaurisce la conoscenza nè l’ultimo la può pienamente indagare. Il suo pensiero infatti è più vasto del mare e il suo consiglio più del grande abisso. (Sir Cap. 24,22-27).
[367] “ Io sono come un canale derivante da un fiume e come un corso d’acqua sono uscita verso un giardino. Ho detto: “Innaffierò il mio giardino e irrigherò la mia aiuola”. Ed ecco il mio canale è diventato un fiume, il mio fiume è diventato un mare. Farò ancora splendere la mia dottrina come l’aurora; la farò brillare molto lontano. Riverserò ancora l’insegnamento come una profezia lo lascerò per le generazioni future. Vedete, non ho lavorato solo per me, ma per quanti cercano la dottrina” (Sir 24,28-32).
[368]IL VANGELO ETERNO:E dicevano: “che facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo fare così, tutti crederanno in Lui e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione” (Gv 11,47-48).
[369]IL VANGELO ETERNO: Ma uno di loro, di nome Caifa, che era sommo sacerdote di quell’anno, disse loro: “Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera”. Questo però non lo disse da se stesso, ma essendo sommo sacerdote profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi (Gv 11,49-52).
[370] 2 gennaio 1947. La Buona Novella, op. cit. Vol 8 N° 551
[371]“Lo hanno esasperato e colpito, lo hanno perseguitato i tiratori di frecce” (Gen 49,23) “Dalla giovinezza molto mi hanno perseguitato, ma non hanno prevalso” (Salmi 129,2).
[372] Il Sinedrio era l’assemblea giudaica suprema, investita del potere di amministrare la giustizia e di decidere in campo religogo-politico. Constava del Sommo Sacerdote e di altri settanta membri, distribuiti in tre categorie: Sommi Sacerdoti: quello in carica, i suoi predecessori, ecc.Anziani: rappresentanti dell’aristocrazia laica. Scribi: dottori della Legge.
[373]“Lo Spirito dichiara apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti menzogneri e a dottrine diaboliche” (1Timoteo 4,1). “E si attirano così un giudizio di condanna per aver trascurato la loro prima fede” (1Tim 5,12). “Sull’esempio di Iannes e di Iambres che si opposero a Mosè, anche costoro si oppongono alla verità: uomini dalla mente corrotta e riprovati in materia di fede (2Tim 3,8). Senza la fede è impossibile essergli graditi (Eb 11,6). Chi indietreggia nella fede viene tagliato fuori dal progetto di salvezza, come dice l’Apostolo: “Il mio giusto vivrà mediante la fede; ma se indietreggia, la mia anima non si compiace in lui” (Eb 10,38).
[374] “Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele” (Nm 24,17). “Al vincitore darò la stella del mattino” (Ap 2,28). “Io sono la stella radiosa del mattino” (Ap 22,1116).
[375] 23 gennaio 1947. La Buona Novella, op. cit. Vol 9 N° 560
[376] Is 9,6-7; 11,10-16; Rm 15,7-13
[377]Amorrei : Popolo semitico, discendenti di Cam attraverso Canaan. tutti i “Cananei” erano discendenti di Canaan figlio di Cam che era stato maledetto, lui e la sua discendenza, dal suo stesso padre Noè. gli Amorrei risultano il popolo preisraelita più rilevante insediato sulla Terra promessa e il loro solo nome finì per designarli tutti: cinque furono i “re amorrei”, di Gerusalemme, di Iarmut, di Lachis, di Eglon, di Ebron che Giosue dovette battere in una campagna decisiva(Giosuè 10:1-17). Il profeta Amos attribuisce al Signore parole che fanno di questo popolo il simbolo stesso di tutti gli occupanti che Israele dovette scacciare: “Eppure io ho sterminato davanti a loro l’Amorreo, la cui statura era come quella dei cedri, e la forza come quella della quercia; ho strappato i suoi frutti in alto e le sue radici di sotto, per darvi in possesso il paese dell’Amorreo” (Amos 2,9-10). (Nm 21,21.35)
[378]Ai: Città di Canaan quindici chilometri a nord di Gerusalemme e ad almeno tre chilometri da Beitlin, l’antica Betel biblica; il luogo si chiama oggi Khirbet Et-Tell, cioè “la rovina”, che è il significato esatto dell’espressione ebraica ha Ai. L’esercito di Israele guidato da Giousè conquistò Ai: “la rovina”.
[379]Il crollo di Gerico: Non fu un attacco militare a consegnare agli uomini di Giosuè la città, ma un assedio di preghiera, condotto secondo la liturgia che essi ritennero conforme alla volontà divina. Sette giorni furono dedicati alle processioni solenni, aperte dal grosso dell’esercito in armi seguito da sette sacerdoti che recavano sette trombe ricavate da un corno d’ariete, seguiti dall’Arca dall’Alleanza protetta da una retroguardia armata. Nei primi sette giorni il corteo fece una sola volta il giro della città chiusa nella sua corazza di mattoni e pietre, facendo poi ritorno all’accampamento. Il settimo giorno, sfilò sette volte, poi i sacerdoti diedero fiato alle trombe e, su ordine di Giosuè, il popolo fino allora silenzioso lanciò un grido terribile… e le mura crollarono; la città, così catturata, fu votata allo sterminio “con quanto vi è in essa”. A quella maledizione sfuggirono solo Raab e la sua famiglia (Giosuè 6,1-27).
[380]Grandine di pietre: Mentre i nemici fugivano dinanzi ad Israele ed erano alla discesa di Bet-Coron, il Signore lanciò dal cielo su di essi come grosse pietre fino ad azeka e molti morirono. Coloro che morirono per le pietre della grandine furono più di quanti ne uccidessero gli Israeliti con la spada (Giosuè 10,10-11).
[381]Apparizioni terrificanti: “Sopra tutta la città per circa quaranta giorni apparivano cavalieri che correvano per l’aria con auree vesti, armati di lance rotanti e di spade sguainate, e schiere di cavalieri disposti a battaglia e attacchi e scontri vicendevoli e trambusto di scudi e selve di aste e lanci di frecce e bagliori di bardature d’oro e corazze d’ogni specie. Per questo tutti pregarono che l’apparizione fosse di buon augurio” (2 Maccabei 5,1-4).
[382]Diaspora: Il termine derivante dal greco diasporá che significa “disseminazione, dispersione”, indica le comunità israelitiche insediate fuori dalla Palestina. Dopo Cristo la diaspora divenne cattività perché gli israeliti furono dispersi fra i pagani. Questa dispersione fra i pagani che i testi ebraici chiamano Gôla (nel senso originario di “cattività” o “deportazione”) fu fonte di amarezza per il popolo “santo” che veniva così disperso fuori della “Terra santa” ma anche di una certa fierezza giustificata dal dato rilevato da Strabone di cui Giuseppe Flavio cita con compiacimento l’ironica riflessione: “non c’è angolo della terra abitata che non abbia dato asilo a questa nazione e che non sia stato occupato da essa”.
[383]Messia conquistatore: Chi è costui che viene con le vesti tinte di rosso, nella pienezza della sua forza? “Io, che parlo con giustizia. Nel tino ho pigiato da solo. Li ho pigiati con sdegno, li ho calpestati con ira, poiché il giorno della vendetta era nel mio cuore e l’anno del mio riscatto è giunto. Guardai stupito: nessuno aiutava; nessuno mi sosteneva. Allora mi prestò soccorso il mio braccio, mi sostenne la mi ira. Calpestai i popoli con sdegno, li stritolai con ira, feci scorrere per terra il loro sangue” (Is 63,1-6).
[384]Messia liberatore: “Ecco il mio servo che io sostengo, Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni. Non griderò né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta. Ti ho stabilito perché tu apra gli occhi ai ciechi (liberare dalla ignoranza); e faccia uscire dal carcere i prigionieri (liberare dal peccato); dall’opressione coloro che abitano nelle tenebre (liberare dal potere satanico) (Is 42,1-4.6-7).
[385] “Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia. Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità” (Is 53,3-5).
[386]Azimi: Il termine “azimo” (o azzimo) tratto dal greco zymé (lievito) con l’alfa privativo indica il pane senza lievito, come poteva essere preparato in gran fretta per ospiti inattesi o in vista di un viaggio impreveduto quando non c’era il tempo di aspettare la lievitazione della pasta. I pani azimi sono elemento essenziale del pranzo della festa ebraica della Pasqua (Pesah) perché la Scrittura ricorda che gli Ebrei mangiarono pane non lievitato, preparato in gran fretta alla vigilia della partenza dall’Egitto.Secondo la legislazione mosaica ogni anno il rito pasquale avrebbe ripetuto quest’uso la sera di Pesah; l’ESODO prolungè la prescrizione per i sette giorni successivi alla Pasqua: è la festa degli Azimi.
[387]Garizim: Alto monte della Samaria, nella tribù di Efraim, presso la città di Sichem, sul quale il Signore fece porre le benedizione , come dice nel Deuteronomio: “Quando il Signore tuo Dio ti avrà introdotto nel paese che vai a prendere in possesso, tu porrai la benedizione sul monte Garizim e la maledizione sul monte Ebal” (Dt 11,29). Volontà fatta compiere da Giosuè 8,32-34. I samaritani poi edificarono un tempio (scismatico) simile a quello di Gerusalemme.
[388]Feste: Il calendario liturgico dell’Israele biblico prevedeva sei feste annuali principali. Tre erano di istituzione relativamente recente: il Giorno delle Espiazioni o Grande Perdono, la festa della Dedicazione o Hanukkà e quella delle Sorti o Purim che sono oggetto di rituali, scritturali o rabbinici, risalenti agli ultimi secoli prima della nostra era. Le altre tre, molto antiche, segnano il ritmo delle stagioni: in primavera la festa degli Azimi, tempestivamente collegata a quella della Pasqua che inizialmente ne era distinta; in estate la festa della mietitura detta delle Settimane o Pentecoste; in autunno la festa del raccolto detta “delle Capanne” e nei testi greci “delle Tende”, termine reso in latino con “Tabernacula”. Questa festa autunnale viene indicata anche come “festa del Signore” e talvolta semplicemente “festa” senza aggettivi, accezione usuale anche ai tempi del Cristo.
[389]Erodiani: Erano gli Ebrei seguaci di Erode il Grande quando questi, era tetrarca e poi “re” nominato da Roma. Nell’epoca della predicazione di Gesù, il loro partito, che accettava la dominazione romana, sosteneva Erode Antipa e avrebbe auspicato che questi potesse regnare come il padre su tutta la Palestina e in particolare sulla Giudea e la Samaria, poste sotto il diretto dominio di Roma. Gli erodiani erano soprattutto sadducei ma si allearono con i farisei per tentare di far cadere Gesù in varie provocazioni politiche e così screditarlo o causarne l’arresto.
[390]I Farisei: Appartenenti a una setta religiosa che vediamo attiva durante la vita pubblica di Gesù, e che svolse un ruolo importante nel complotto che lo portò alla croce. Il nome che i farisei si davano, perushim, significava “separati”. Tra di loro si chiamavano haberim, “compagni”. Gli adepti di questa setta pretendevano di “separarsi” dall’ignoranza religiosa del loro stesso popolo con la loro conoscenza approfondita della Legge. Si consideravano i kedushim, i santi, che evoca la separazione: “Sarete santi per me poiché io, il Signore, sono santo e vi ho separato dagli altri popoli perché siate miei”. La loro santità era solo esterna, perciò Gesù li accusò di essere “sepolcri imbiancati”, all’esterno giusti, all’interno null’altro che marciume perché avevano trascurato ciò che più contava “della Legge, il giudizio, la misericordia e la fede”. Da quel momento i farisei, almeno episodicamente, fecero parte di coloro che cercavano di farlo morire.
[391]Lo Scriba. In origine lo scriba era colui che, sapendo leggere e scrivere, svolgeva la funzione di segretario nell’amministrazione reale. Dopo il ritomo dall’Esilio, la funzione degli scribi assunse maggiore importanza. Essi cominciarono a fornire le interpretazioni della Legge e soprattutto a insegnarla. A poco a poco, divennero delle guide spirituali. La loro corporazione era rappresentata nel Sinedrio accanto ai sommi sacerdoti e agli Anziani insieme ai quali costituivano il gran consiglio supremo della comunità. Erano onorati e stimati; ma Gesù rimproverò loro il formalismo e l’ipocrisia per la quale li assimila ai farisei e talvolta la condotta indegna. Ben presto essi si unirono a coloro che cercavano di mettere Gesù in difficoltà ponendogli domande imbarazzanti su questioni centrali. Le folle erano colpite dalla differenza fra l’insegnamento degli scribi, che riproduceva con scrupolo e rigore la lettera della Legge, e quello di Gesù.
[392]I Sadducei: Gruppo politico e religioso formato da ricche famiglie sacerdotali che derivava il nome da Zadok, il personaggio che Salomone aveva elevato alla carica di sommo sacerdote. I discendenti di Zadok da quel momento furono addetti al servizio del Tempio. Erano dei privilegiati. Detti “i ricchi” e come tali conservatori. Gesù, come già aveva fatto il Battista, li accomuna ai farisei nella stessa accusa di lassismo: “Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all’ira imminente?”, e di ipocrisia: “guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei”, cioè dal loro insegnamento. Furono soprattutto sadducei – gli anziani e sommi sacerdoti che costituivano la maggioranza del Sinedrio – a operare per la condanna di Gesù. Dopo la Pentecoste i sadducei, “irritati per il fatto che essi insegnavano al popolo e annunziavano in Gesù la resurrezione dei morti” e “pieni di livore”, fecero incarcerare gli apostoli due volte.
[393] “Perciò, fratelli santi, partecipi di una vocazione celeste, fissate bene lo sguardo in Gesù, l’Apostolo e sommo sacerdote della fede che noi professiamo, il quale è fedele a colui che l’ha costituito, come figlio, sopra la sua propria casa. E la sua casa siamo noi, se conserviamo la libertà e la speranza di cui ci vantiamo” (£b 3,1-6).
[394] L’organismo cui allude, è la sua Chiesa: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” (Mt 16,18).
[395] “Il tuo trono, Dio, dura per sempre; è scettro giusto lo scettro del tuo regno. Ami la giustizia e l’impietà detesti: Dio, il tuo Dio ti ha consacrato con olio di letizia, a preferenza dei tuoi eguali” (Sal 45,7-8).
[396] “Dio, il tuo Dio ti ha consacrato” (Sal 45,8). “Il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi , la scarcerazione dei prigionieri” (Is 61,1).
[397] “Tu sei mio figlio; oggi ti ho generato? Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio. Lo adorino tutti gli angeli di Dio. Il tuo trono, Dio, sta in eterno e Scettro giusto è lo Scettro del tuo regno” (Eb 1,5-8).
[398] I giusti risplenderanno come il sole nel Regno del Padre
[399] 15 marzo 1947.La Buona Novella, op. cit. Vol 9 N° 579
[400] I nomi dei trentasette prodi di Davide e le loro gesta si leggono in 2 Samuele 23,8-39.
[401] Sorse Giuda, chiamato Maccabeo; lo aiutavano tutti i fratelli e quanti si erano legati al padre e conducevano la battaglia d’Israele con entusiasmo (1 Maccabei 3,1-2).
[402] Isaia 1,18
[403] “Lungi da me che io mai vi dia ragione; fino alla morte non rinunzierò alla mia integrità. Mi terrò saldo nella mia giustizia senza cedere, la mia coscienza non mi rimprovera nessuno dei miei giorni. Sia trattato come reo il mio nemico e il mio avversario come un ingiusto. (Giobbe 27,5-7).
[404] “Che cosa infatti può sperare l’empio, quando finirà, quando Dio gli toglierà la vita? Ascolterà forse Dio il suo grido, quando la sventura piomberà su di lui?” (Giobbe 227,8-9)
[405] “Perciò saranno come nube del mattino, come rugiada che all’alba svanisce, come pula lanciata lontano dall’aia, come fumo che esce dalla finestra” (Osea 13,3). “Che dovrò fare per te, Efraim, che dovrò fare per te, Giuda? Il vostro amore è come una nube del mattino, come la rugiada che all’alba svanisce” (Osea 6,4)
[406]Israele non ama il Messia: “Io dunque mi misi a pascolare le pecore da macello da parte dei mercanti di pecore. Presi due bastoni: uno lo chiamai Benevolenza e l’altro Unione e condussi al pascolo le pecore. Nel volgere d’un sol mese eliminai tre pastori. Ma io mi irritai contro di esse, perché anch’esse si erano tediate di me. Perciò io dissi: “Non sarò più il vostro pastore. Chi vuol morire, muoia; chi vuol perire, perisca; quelle che rimangono si divorino pure fra di loro!” (Zaccaria 11,7-9).
[407]Israele uccide il Messia: “Insorgi, spada, contro il mio pastore, contro colui che è mio compagno. Percuoti il pastore e sia disperso il gregge, allora volgerò la mano sopra i deboli. In tutto il paese due terzi saranno sterminati e periranno” (Zc 13,-8).
[408] 17 marzo 1947. La Buona Novella, op. cit. Vol 9 N° 380
[409] Gli assidei erano i Giudei fedeli: “I Giudei che si dicono Assidèi, a capo dei quali sta Giuda il Maccabeo” (2 Maccabei 14,6). Erano uomini pii e veri servitori di Dio: “Beato l’uomo che spera nel Signore e non si mette dalla parte dei superbi, né si volge a chi segue la menzogna” (Sal 40,5). “Davanti a me riunite i miei fedeli, che hanno sancito con me l’alleanza offrendo un sacrificio” (Sal 50,5). Contrapposti perciò ai Giudei infedeli, empi, avversari o trasgressori della Legge.
[410] “Anche l’amico in cui confidavo, anche lui, che mangiava il mio pane alza contro di me il suo calcagno” (Sal 41,10). “Se mi avesse insultato un nemico, l’avrei sopportato;se fosse insorto contro di me un avversario, da lui mi sarei nascosto. Ma sei tu, mio compagno, mio amico e confidente; ci legava una dolce amicizia, verso la casa di Dio camminavamo in festa” (Sal 55,13-14); Gv 13,18
[411]Avvertimento: “Io mi accamperò contro di te, Gerusalemme. Allora prostrata parlerai da terra. Sembrerà di un fantasma la tua voce. Sarà come polvere fine la massa dei tuoi oppressori e come pula dispersa la massa dei tuoi tiranni. Dal Signore sarai visitata con tuoni, rimbombi e rumore assordante, con uragano e tempesta e fiamma di fuoco divoratore. E sarà come un incubo notturno la massa di tutte le nazioni che marciano su Gerusalemme, di quanti la attaccano e delle macchine poste contro di essa (Is 29,1-7).
[412]Figura del castigo: “E tu, figlio dell’uomo, prendi una spada affilata, usala come un rasoio da barbiere e raditi i capelli e la barba; poi prendi una bilancia e dividi i peli tagliati. Un terzo lo brucerai sul fuoco in mezzo alla città al termine dei giorni dell’assedio; prenderai un altro terzo e lo taglierai con la spada intorno alla cittàe l’altro terzo lo disperderai al vento, mentre io sguainerò la spada dietro ad essi. Di questi ne prenderai un piccolo numero e li legherai al lembo del tuo mantello; ne prenderai ancora un piccola parte e li getterai sul fuoco e li brucerai e da essi si sprigionerà il fuoco” Ez 5,1-4
Le cause del castigo: Colpe abominevoli, nefandezze, infedeltà (Ez 5,5-9).
[413]Il castigo: “Perciò in mezzo a te i padri divoreranno i figli e i figli divoreranno i padri. Compirò in te i miei giudizi e disperderò ad ognivento quel che resterà di te. Un terzo dei tuoi morirà di peste e perirà di fame in mezzo a te; un terzo cadrà di spada nei tuoi dintorni e l’altro terzo lo disperderò a tutti i venti e sguainerò la spada dietro di essi. Ti ridurrò a un deserto, a un obbrobrio in mezzo alle nazioni. Sarai un vituperio, un esempio e un orrore per le genti, quando scoccherò contro di voi le terribili saette della fae. Allora manderò contro di voi le belve che ti distruggeranno i figli; in mezzo a te passeranno la peste e la strage, mentre farò piombare sopra di te la spada. Io, il Sigore, ho parlato” (Ez 5,10-17).
[414]Caduta di Gerusalemme: “Il Signore ha distrutto senza pietà tutte le dimore di Giacobbe; ha abbattuto con ira le fortezze della figlia di Giuda; ha prostrato a terra, ha profanato il suo regno e i suoi capi. Ha infranto tutta la potenza di Israele; ha distrutto tutti i suoi palazzi, ha abbattuto le sue fortezze. Ha consegnato in balia del nemico le mura delle sue fortezze. Il Signore ha deciso di demolire le mura della figlia di Sion. Non ritrarrà la mano dalla distruzione; ha reso desolati bastione e baluardo. Sono affondate nella terra le sue porte; egli ne ha rovinato e spezzato le sbarre”(Lam 2,2-9).
[415]Colpita da Dio: “Dall’alto egli ha scagliato un fuoco e nelle mie ossa lo ha fatto penetrare” (Lam 1,13). “Il Signore ha esaurito la sua collera, ha rovesciato l’ira ardente; ha acceso in Sion un fuoco, che ha divorato le sue fondamenta” (Lam 4,11). “Io preparerò contro di te i distruttori, ognuno con le armi” (Ger 22,7). “L’avversario ha steso la mano su tutte le sue cose più preziose (Lam 1,10).”Ha ripudiato tutti i miei prodi. Egli ha chiamato a raccolta contro di me per fiaccare i miei giovani” (Lam 1,15). “Di fuori la spada mi priva dei figli, dentro c’è la morte” (Lam 1,20). “I miei occhi grondano lacrime notte e giorno, senza cessare, perché da grande calamità è stata colpita la figlia del mio popolo, da una ferita mortale. Se esco in aperta campagna, ecco i trafitti di spada; se percorro la città, ecco gli orrori della fame” (Ger 14,117-18).
[416]Rifugio di sciacalli: Lamie = sciacalli. “Si ode un rumore che avanza e un grande frastuono giunge da settentrione, per ridurre le città di Giuda un deserto, un rifugio di sciacalli” (Ger 10,22). “Io ti ridurrò a deserto, a città disabitata”(Ger 22,7). “Sion sarà arata come un campo e Gerusalemme sarà un mucchio di rovine, il monte del tempio un’altura selvosa” (Mi 3,12).
[417]Per sempre: “Battetevi il petto per le campagne amene, per i fertili vigneti, per la terra del mio popolo, nella quale cresceranno spine e pruni, per tutte le case in gioia, per la città gaudente; poiché il palazzo sarà abbandonato, la città rumorosa sarà deserta, l’Ofel e il torrione diventeranno caverne per sempre, gioia degli asini selvatici, pascolo di mandrie” (Is 32,12)
[418]Campo di contese: “Tutti stanno in agguato per spargere sangue; ognuno dà la caccia con la rete al fratello. Il principe avanza pretese, il giudice si lascia comprare, il grande manifesta la cupidigia e così distorcono tutto. Il figlio insulta suo padre, la figlia si rivolta contro la madre, la nuora contro la suocera e i nemici dell’uomo sono quelli di casa sua” (Mi 7,2-3.6).
[419]Luogo di torture: “Le donne divorano i loro piccoli, i bimbi che si portano in braccio! Sono trucidati nel santuario del Signore sacerdoti e profeti! Giacciono a terra per le strade ragazzi e vecchi” (Lamentazioni 2,20). “Sono più fortunati gli uccisi di spada che i morti per fame, che son caduti estenuati per mancanza dei prodotti del campo. Mani di donne, già inclini a pietà, hanno cotto i loro bambini, che sono serviti loro di ciibo nel disastro della figlia del mio popolo” (Lam 4,9).
[420]Tempo di ricostruzione: “Siamo stati distrutti, ma ci rialzeremo dalle nostre rovine!, il Signore degli eserciti dichiara: Essi ricostruiranno: ma io demolirò” (Ml 1,4). “Ti renderò simile a un arido scoglio. Tu non sarai più ricostruita, poiché io, il Signore, ho parlato” (Ez 26,14).
[421] 29 marzo 1947. La Buona Novella, op. cit. Vol 9 N° 588
[422]IL VANGELO ETERNO: Allora Satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era nel numero dei Dodici. Ed egli andò a discutere con i sommi sacerdoti e i capi delle guardie sul modo di consegnarlo nelle loro mani (Lc 22,3-4)
[423]IL VANGELO ETERNO: Allora i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo si riunirono nel palazzo del sommo sacerdote, che si chiamava Caifa, e tennero consiglio per arrestare con un inganno Gesù e farlo morire. Ma dice anche: “Non durante la festa, perché non a vengano tumulti fra il popolo”. Infatti , temevano il popolo (Mt 26,3-5; Mc 14,1-2; Lc22, 1-2).
[424]Efod: L’efod attribuito ad Aronne, nell’ESODO, come insegna del suo pontificato. Il testo descrive l’efod che portava il sommo sacerdote nel Tempio di Gerusalemme nel periodo successivo all’Esilio: una specie di ampio scapolare di tessuto prezioso, ricamato d’oro e dipinto di varie sfumature di porpora, tenuto a posto da una sciarpa e munito di spalline adorne di due pietre d’onice su ognuna delle quali erano incisi i nomi di sei tribù d’Israele; all’efod era sospeso, con catenelle infilate in anelli, il pettorale che conteneva gli Urim e Tummim. Perciò l’efod era collegato anche alla consultazione del Signore praticata, almeno nelle epoche più antiche, attraverso l’estrazione a sorte. (Cf. Es 28,6-14).
[425]Tetrarca: Letteralmente: signore di un quarto di territorio. In epoca romana indicava il governatore di una piccola regione dalla popolazione composita, in contrapposizione all’etnarca che era alla testa di un territorio omogeneo. Ai tempi in cui Giovanni Battista cominciò a predicare nel deserto, Erode Antipa, figlio di Erode il Grande, era tetrarca della Galilea e lo restò fino all’anno 39 d.C.; Erode Filippo, suo fratellastro, lo era dell’Iturea e della Traconitide e conservò questa carica, che comprendeva anche le regioni che si estendevano a est del Giordano dall’Antilibano alla Perea, fino al 34 d.C. Lisania, indicato come tetrarca dell’Abilene, è invece attestato solo da due iscrizioni (Cf Lc 3,1).
[426]24 classi sacerdotali secondo il loro servizio; a turno entravano nel tempio secondo la regola stabilita da Aronne, come gli aveva ordinato il Signore, Dio di Israele (1 Cr 24,1-19).
[427]Farisei: I più eminenti membri di quella setta di Giudei, che si distinguevano per lo zelo verso la Legge e soprattutto per l’attaccamento eccessivo alla tradizione orale dei loro dottori, perdendosi in una esagerata e minuziosa, spesso vana e ridicola, casistica, a tale punto che l’Apostolo scrive: “guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi da quelli che si fanno circoncidere!” (Fil 3,11-2).
[428]Rabbi: è parola aramaica, che significa “maestro mio”. Tale appellativo era abitualmente attribuito ai dottori della Legge; e Gesù sgesso veniva così chiamato dai suoi discepoli.
[429] I Magistrati del Tempio erano Leviti eletti ad essere ufficiali di polizia del Tempio stesso (Lc 22,4; At 4,1).
[430] Ger 32; Zc 11,12-13
[431] Giudici cap. 4 e 5
[432] Giuditta Cap 8 al 16
[433] Giudici 10,6-12
[434] 1 Re Cap 17 e 18
[435]IL VANGELO ETERNO: Giuda, detto Iscariota, disse: “Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?”. Essi si rallegrarono e si accordarono di dargli del denaro, e gli fissarono trenta monete d’argento. Egli fu d’accordo e cercava l’occasione propizia per consegnarlo loro di nascosto dalla folla (Mt 26,14-16; Mc 14,10-11; Lc 22,3-6).
[436] 31 marzo 1947. La Buona Novella, op. cit. Vol 9 N° 592
[437]IL VANGELO ETERNO: Mentre egli si aggirava per il tempio, e istruiva il popolo e annunziava la parola di Dio, si avvicinarono i sommi sacerdoti e gli scribi con gli anziani e si rivolsero a Lui dicendo: “Dici con quale autorità fai queste cose o chi è che t’ha dato quest’autorità” (Mc 11,27; Lc 20,1-2).
[438]IL VANGELO ETERNO: Ma Gesù disse loro: “Vi farò anch’Io una domanda e, se mi risponderete, vi dirò con quale potere Io faccio. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi” (Mc 11,29-30).
[439]IL VANGELO ETERNO: Allora essi discutevano fra loro: “Se diciamo dal cielo, risponderà: ‘perché non gli avete creduto?. E se diciamo: dagli uomini, tutto il popolo ci lapiderà, perché è convinto che Giovanni è un profeta”. Allora diedero a Gesù questa risposta: “Non sappiamo” E Gesù disse loro: “Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose”. (Mt 21,24-27; Mc 11,31-33; Lc 20,7-8).
[440] 2 aprile 1947. La Buona Novella, op. cit. ol 9 N° 596
[441] Scritto il 2 aprile 19471
[442]IL VANGELO ETERNO: E mentre tutto il popolo ascoltava, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: “Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei” (Mt 23,1-2; Mc 12,37; Lc 20,45).
[443]IL VANGELO ETERNO: “Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muovergli neppure con un dito” (Mt 23,3-4).
[444] Ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati Cristiani (At 11,26).
[445]IL VANGELO ETERNO: “Guardatevi dagli scribi che amano passeggiare in lunghe vesti. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange; amano posti d’onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare “rabbì” dalla gente” (Mt 23,5-7; Mc 12,38-39; Lc 20,46).
[446]IL VANGELO ETERNO: “Ma voi non fatevi chamare “rabbì”, perché uno solo è vostro maestro e voi tutti siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo” (Mt 23,8-10)
[447]IL VANGELO ETERNO: “Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato” (Mt 23,11-13)
[448] “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Gen 3,15).
[449] “Il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele” (Is 7,14)
[450] Fa parte del “Magnificat”: Lc 1,52
[451]IL VANGELO ETERNO: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il Regno dei Cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci (Mt 23,13).
[452]IL VANGELO ETERNO: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che divorate le case delle vedove, pur sotto pretestoi di lunghe preghiere: voi subirete per questo una condanna più abbondante e piu severa” (Mt 23,14; Mc 12,40; Lc 20,47).
[453]IL VANGELO ETERNO: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi” (Mt 23,15).
[454]IL VANGELO ETERNO: “Guai a voi, guide cieche, che dite: Se si giura per il tempio non vale, ma se si giura per l’oro del tempio si è obbligati. Solti e ciechi: che cosa è più grande, l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? E dite ancora: Se si giura per l’altare non vale, ma se si giura per l’offerta che vi sta sopra, si resta obbligati. Ciechi! Che cosa è più grande, l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che l’abita. E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso” (Mt 23,16-22).
[455]IL VANGELO ETERNO: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della menta, dell’anèto e del cumino, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose bisognava praticare, senza omettetere quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!” (Mt 23,23-24)
[456]IL VANGELO ETERNO: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi apparite giusti all’esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità” (Mt 23,27-28).
[457]IL VANGELO ETERNO: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che innalzate i sepolcri ai profeti e adornate le tombe dei giusti, e dite: Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non ci saremmo associati a loro per versare il sangue dei profeti; e così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli degli uccisori dei profeti. Ebbene, colmate al misura dei vostri padri!” (Mt 23,29-32).
[458]IL VANGELO ETERNO: “Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna? Perciò ecco, Io vi mando profeti, sapienti e scribi; di questi alcuni ne ucciderete e crocifiggerete, altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città; perché ricada su di voi tutti il sangue innocente versato sopra la terra dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachia, che avete ucciso tra il santuario e l’altare. In verità vi dico: tutte queste cose ricadranno su questa generazione” (Mt 23,33-36).
[459]IL VANGELO ETERNO: “Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!” (Mt 23,37).
[460]IL VANGELO ETERNO: “Ecco: la vostra casa sarà lasciata deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più finchè non direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!” (Mt 23,38-39
[461] Salmo 117,26
[462] 3 aprile 1947. La Buona Novella, op. cit Vol 9 N° 598 Poema: IX, 17
[463]Germoglio e virgulto: “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici.Su di lui si poserà lo Spirito del Signore, Spirito di sapienza e di intelligenza, di consiglio e di fortezza, di conoscenza e di timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese” (Is 11,1-4).
[464]Vessillo per le nazioni: “In quel giorno la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli, le genti la cercheranno con ansia, la sua dimora sarà gloriosa. In quel giorno il Signore stenderà di nuovo la mano per riscattare il resto del suo popolo superstite dalle isole del mare. Egli alzerà un vessillo per le nazioni e raccoglierà gli espulsi di Israele; radunerà i dispersi di Giuda di quattro angoli della terra” (Is 11,10-12).
[465]Dio potente: “Ecco, il Signore Dio viene con potenza, con il braccio egli detiene il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e i suoi trofei lo precedono. Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul seno e conduce pian piano le pecore madri” (Is 40,10-11).
[466]Il Servo eletto: “Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni. Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta. Proclamerà il diritto con fermezza; non verrà meno e non si abbatterà, finchè non avrà stabilito il diritto sulla terra; e per la sua dottrina saranno in attesa le isole” (Is 42,1-4).
[467]Luce delle nazioni: “Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perchè tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre” (Is 42,6-7).
[468]L’evangelizzatore: “Lo spirito del Signore Dio è su di me perchè il Signore mi ha consacrato con l’uzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di misericordia del Signore” (Is 61,1-2).
[469]Il Forte, il Grande: “Egli starà là e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore suo Dio. Abiteranno sicuri perché egli allora sarà grande fino agli estremi confini della terra e tale sarà la pace” (Mi 5,3-4)
[470]Dio potente: “Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace; grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine” (Is 9,5-6).
[471]Il Re giusto e vittorioso: “Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina. Farà sparire i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annunzierà la pace alle genti, il suo dominio sarà da mare a mare e dal fiume ai confini della terra” (Zaccaria 9,9-10).
[472] “Settanta settimane sono fissate per il tuo popolo e per la tua santa città per mettere fine all’empietà, mettere i sigilli ai peccati, espiare l’iniquità, portare una giustizia eterna, suggellare visione e profezia e ungere il Santo dei santi.
Sappi e intendi bene, da quando uscì la parola sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme fino a un principe consacrato, vi saranno sette settimane. Durante sessantadue settimane sarnno restaurati, riedificati piazze e fossati, e ciò in tempi angosciosi.
Dopo sessantadue settimane, un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui; il popolo di un principe che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine sarà un’inondazione e, fino alla fine, guerra e desolazioni decretate. Egli stringerà una forte alleanza con molti per una settimana e, nello spazio di metà settimana, farà cessare il sacrificio e l’offerta; sull’ala del tempio porrà l’abominio della desolazione e ciò sarà sino alla fine, fino al termine segnato sul devastatore” (Dn 9,24-27).
[473] “Chi è costui che viene da Edom, da Bozra conle vesti tinte di rosso? Costui, splendido nella sua veste, che avanza nella pienezza della sua forza? – “Io, che parlo con giustizia, sono grande nel soccorrere”. – Perché rossa è la tua veste e i tuoi abiti come quelli di chi pigia nel tino? (Is 63,1-2).
[474] “Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi” (Is 50,6). “Non ha apparenza né bellezza per attiratre i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le suepiaghe noi siamo stati guariti” (Is 53,2-5))
[475] Ciascuno si procuri un agnelo per famiglia (Es 12,3). “Fissando lo sguardo su Gesù, disse: Ecco l’agnello di Dio colui che toglie il peccato del mondo” (Gv 1,29.36).
[476] “Lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt, 1,21).
[477] “Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca” (Is 53,7).
[478] Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo (Is 53,8).
[479] “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna”(Gv 3,14).
[480] “Uomo dei dolori che ben conosce il patire” (Is 53,3).
[481] “Sono slogate tutte le mie ossa” (Sal 22,15).
[482] “Posso contare tutte le mie ossa” (Sal 22,18).
[483] “Hanno forato le mie mani e i miei piedi” (Sal 22,17).
[484] “Dopo il suo intimo tormento, il giusto mio servo giustificherà molti. Perciò io gli darò in premio le moltitudini” (Is 53,11-12).
[485] “Quando offrirà se stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza” (Is 53,10-11).
[486]La sorgente del tempio (Ez 47,1-12; Ap 22,1-2). Leggere tutto.
[487] “Comandò alle nubi dall’alto e aprì le porte del cielo; face piovere su di essi la manna per cibo e diede loro pane del cielo: l’uomo mangiò il pane degli angeli, diede loro cibo in abbondanza” (Sal 77,23-25). “Non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”; Gv 6,22.
[488] “O voi tutti assetati venite all’acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro e, senza spesa, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro patrimonio per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti” (Is 55,1-2).
[489] “Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui, Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce” (Gv 1,6-8).
[490] “Il Signore è in lite con il suo popolo, intenta causa con Israele. Popolo mio, che cosa ti ho fatto? In che cosa ti ho stancato? Rispondimi. (Mi 6,3).
[491] “Torna dunque, Israele, al tuo Dio, poiché hai inciampato nella tua iniquità” (Osea 14,2). “Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te: praticare la giustizia, amare la pietà, comminare umilmente con il tuo Dio” (Mi 6,8).
[492]IL VANGELO ETERNO: Tra quelli che erano saliti per il culto per la festa, c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli chiesero: “Signore, vogliamo vedere Gesù”. Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù (Gv 12,20-22).
[493]IL VANGELO ETERNO: Gesù rispose: “E’ giunta l’ora che sia glorificato il Figlo dell’uomo. In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna” (Gv 12,23-24).
[494]IL VANGELO ETERNO: “Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vitra in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà” (Gv 12,25-26).
[495]IL VANGELO ETERNO: “Ora l’anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da querst’ora? Ma per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome”. Venne allora una voce dal cielo: “L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!”. (Gv 12,27-28).
[496]IL VANGELO ETERNO: La folla che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: “Un angelo gli ha parlato” (Gv 12,29-30).
[497]IL VANGELO ETERNO: La folla che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: “Un angelo gli ha parlato” (Gv 12,29-30).
[498]IL VANGELO ETERNO: Allora la folla gli rispose: “Noi abbiamo appreso dalla Legge che il Cristo rimane in eterno; come dunque tu dici che il Figlio dell’uomo deve essere elevato? Chi è questo Figlio dell’uomo?”. (Gv 12,34).
[499]IL VANGELO ETERNO: Gesù allora disse loro: “Ancora per poco tempo la luce è con voi. Camminate mentre avete la luce, perché non vi sorprendano le tenebre; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce credete nella luce, per diventare figli della luce”. Gesù disse queste cose, poi se ne andò e si nascose da loro (Gv 12,35-36).
[500]IL VANGELO ETERNO: Sebbene avesse compiuto tanti segni davanti a loro, non credevano in Lui; perché si adempisse la parola detta dal profeta Isaia: Signore, chi ha creduto alla nostra parola? E il braccio del Signore a chi è stato rivelato? E non potevano credere, per il fatto che Isaia aveva detto ancora: Ha reso ciechi i loro occhi e ha indurito il loro cuore, perché non vedano con gli occhi e non comprendano con il cuore, e si convertano e io li guarisca! Questo disse Isaia quando vide la sua gloria e parlò di Lui. Tuttavia, anche tra i capi, molti cedettero in Lui, ma non lo riconoscevano apertamente a causa dei farisei, per non essere espulsi dalla sinagoga; amavano infatti la loria degli uomini più della gloria di Dio (Gv 12,37-43).
[501]IL VANGELO ETERNO: Gesù, allora gridò a gran voce: “Chi crede in me, non crede in me, ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi hamandato. Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre” (Gv 12,44-46).
[502]IL VANGELO ETERNO: Gesù disse queste cose, poi se ne andò e si nascose da loro (Gv 12,36)
[503]IL VANGELO ETERNO: “Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, Io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché Io non ho parlato da me, ma il Padre che mi ha mandato egli stesso mi ha ordinato che cosa devo dire e annunziare. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose che Io dico, le dico come il Padre le ha dette a me” (Gv 12,47-50).
