L’OPERA DI GESÙ
È PAROLA DI DIO
Nuovo tentativo d’infinita misericordia
INTRODUZIONE
L’Opera di Gesù. Gesù chiama, la rivelazione fata al Piccolo Giovanni, Maria Valtorta: “la mia Opera”. In questa relazione presento l’autore dell’Opera, le prove del valore divino, il contenuto, la finalità, l’Opera rifiutata, i rischi e le conseguenze del rifiuto dell’Opera, i nemici e gli amici dell’Opera e la Portavoce dell’Opera. Quest’Opera è rivelazione divina, quindi è Parola di Dio, secondo le profezie, perciò contestarla, da parte delle nostre gerarchie, significa aperta disubbidienza a Dio che per concomitanza porterà allo scisma, se la gerarchia non si ravvede lasciando liberi i fedeli nella loro attività pastorale alla luce di questa rivelazione, perché “bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (At 5,29). “Ruggisce il leone: chi mai non trema? Il Signore Dio ha parlato: chi può non profetare? (Am 3,5-7).
1. L’AUTORE È GESÙ CRISTO
Proposta e Dono di Gesù.
1 L’Opera è una proposta di Gesù, è un tentativo più forte di portare gli uomini alla conoscenza del Messia e del suo Vangelo di salvezza, è un dono concesso da Gesù a tutti, ma in modo particolare, a coloro che cercano di conoscere il vero e unico Pastore, come dice Gesù al suo portavoce:
2 «Sai, Maria, quello che fai? Quello che faccio, anzi, nel mostrarti il Vangelo? Un tentativo più forte di portare gli uomini a Me. Tu lo hai desiderato con preghiere ardenti. Non mi limito più alla parola. Li stanca e li stacca. È una colpa, ma è così. Ricorro alla visione, e del mio Vangelo, e la spiego per renderla più chiara e attraente. A te do il conforto del vedere. A tutti do il modo di desiderare di conoscermi. E, se ancora non servirà e come crudeli bambini getteranno il dono senza capirne il valore, a te resterà il mio dono e ad essi il mio sdegno. Potrò una volta ancora fare l’antico rimprovero: “Abbiamo sonato e non avete ballato; abbiamo intonato lamenti e non avete pianto”. Ma non importa. Lasciamo che essi, gli inconvertibili, accumulino sul loro capo i carboni ardenti, e volgiamoci alle pecorelle che cercano di conoscere il Pastore. Io son Quello, e tu sei la verga che le conduci a Me» [1].
Disegno di Gesù
3 Il disegno di Gesù con questo dono è dare ai credenti una visione esatta del suo ministero messianico in Israele, visione riportata alla verità del suo tempo mortale, come dice al suo portavoce:
4 «È mio disegno alternare le tue contemplazioni, e le mie conseguenti spiegazioni, coi dettati veri e propri, per sollevare te e il tuo spirito dandoti la beatitudine del vedere, e anche perché così è palese la differenza stilistica fra il tuo comporre ed il mio. Inoltre, davanti a tanti libri che parlano di Me e che, tocca e ritocca, muta e infronzola, sono divenuti irreali, Io ho desiderio di dare a chi in Me crede una visione riportata alla verità del mio tempo mortale. Non ne esco diminuito, ma anzi reso più grande nella mia umiltà, che si fa pane a voi per insegnarvi ad essere umili e simili a Me, che fui uomo come voi e che portai nella mia veste d’uomo la perfezione di un Dio. Dovevo essere Modello vostro, e i modelli devono essere sempre perfetti.
Non terrò nelle contemplazioni una linea cronologica corrispondente a quella dei Vangeli. Prenderò i punti che troverò più utili in quel giorno per te o per altri, seguendo una mia linea di insegnamento e di bontà [2]».
Metodo pedagogico
5 Quest’Opera potrebbe, senza equivoci, essere chiamata “Il ritorno del Maestro” perché nelle sue pagine vibra la voce viva di Gesù il Maestro e siccome Gesù è Dio, in quest’Opera si sente la voce di Dio, di Dio che ammaestra il suo popolo con uno stile pedagogico che supera ogni capacità umana, è lo stile divino di un Dio Padre e Maestro, infatti, dice Gesù:
6 «A coloro che leggendo umanamente questi dettati trovano che Io mi ripeto, rispondo: Alla vostra pertinacia nell’errore contrappongo la mia pertinacia nell’insegnare. I buoni maestri non si stancano di ripetere una spiegazione finché non sono sicuri che tutta la scolaresca ha compreso la spiegazione del maestro.
7 In una scolaresca non tutti hanno la stessa volontà o la capacità di comprendere. Anzi, gli scolari che uniscono volontà a intelligenza sono le eccezioni. Sono le perle del maestro, quelle che lo compensano delle delusioni di tutti gli altri.
8 Io sono il Maestro. E solo Io, che oltre che Maestro sono Dio ed ho di Dio l’onniveggenza, so quanto pochi sono nel mio popolo coloro che ascoltano, comprendono, ritengono ed applicano la mia Parola. Quanto pochi quelli ai quali l’amore è luce intellettiva e volontà. Perché sono questi, presi dall’amore, che comprendono e vivono la mia dottrina e ai quali basta dare una volta una spiegazione perché la facciano norma di vita. Gli altri, inebetiti dalla colpa o resi tardi dalla pigrizia spirituale, occorre che Io li ammaestri senza stanchezze e sempre da capo perché un minimo di luce e di dottrina sia capace di insinuarsi in loro e germinare una pianticina di Vita.
9 Ecco la ragione del mio ripetere in mille maniere un’unica scienza. E con questo risultato: chi meno ne abbisogna, poiché è già uno con Me, la accoglie con sempre nuova ansia, come fosse sempre parola nuova, e non si stanca di riceverla poiché essa è per lui cibo e aria di cui, come del cibo e dell’aria naturali, ha sempre bisogno sinché la sosta cessa ed egli viene alla Vita dove la contemplazione di Dio sarà compendio di tutti i bisogni, sarà tutto. Invece coloro che più ne abbisognano più presto se ne stancano e staccano. Sia perché essa dottrina è per loro pungolo e rimprovero, sia perché la loro imperfezione spirituale li ottunde, rendendoli incapaci di sentire i loro bisogni e la bellezza della mia Parola.
10 Ma Io faccio il mio dovere di Maestro ugualmente. Mi stringo sul Cuore i discepoli fedeli per i quali la mia carezza è già parola, e, consolandomi in loro, proseguo il duro compito di parlare agli ostili, agli inerti, ai deboli, ai distratti» [3].
2. motivi
dell’INTERVENTO
DIRETTO DI
GESÙ
1 Il Signore spiega alcune ragioni[4] per cui interviene in prima persona:
L’inedia spirituale
2 La superbia dei sistemi mondani, il linguaggio corrotto dei mass media, il sapore allucinante di tanta corruzione, il piacere psichedelico di troppi contatti carnali, il pervertimento pianificato spingono l’umanità a preferire ciò che è putrido a ciò che è puro e lo spirito cristiano resta schiacciato sotto la valanga del senso, della carne, della superbia, del male dalle mille forme. Allora è necessario l’intervento di Dio, come dice Gesù:
3 «Se l’avvenuta formazione della mia Chiesa e l’affermarsi del Cristianesimo nel mondo avessero dato i frutti che la prima fioritura faceva sperare, non ci sarebbe stato bisogno d’altro.
4 Io avevo dato ai credenti in Me tutto quanto era loro necessario per sempre più crescere nella Fede e nella mia Dottrina. E l’avevo dato in forma perfetta come Io solo, il Perfettissimo, potevo darla. Ora è successo che non quanto vi ho dato ha perduto col tempo la sua efficacia, ma si è attutita in voi la facoltà di comprendere. Si è attutita perché avete offuscato la vostra vista spirituale col fumo delle umane superbie, il vostro udito spirituale col rumore di troppe umane parole, il vostro gusto spirituale col sapore di tanta corruzione, il vostro tatto spirituale con l’abuso di troppi contatti carnali, il vostro olfatto spirituale con il vostro pervertimento che vi spinge a preferire ciò che è putrido a ciò che è puro. Si è attutita perché avete schiacciato il vostro spirito sotto le pietre del senso, della carne, della superbia, del male dalle mille forme. Allora Io intervengo»[5].
L’eresia della sensualità
5 Sul rivolo d’acqua della dottrina del Maestro abbiamo lanciato i sassi delle nostre teorie, le macerie delle nostre convinzioni personali, il fango dei nostri pensieri umani dando origine a troppe scuole e alcune addirittura eretiche dove il pensiero del Maestro ha finito a sperdersi senza giovamento per molti, perciò era necessario che il Maestro intervenisse, come dice Gesù a Maria Valtorta:
6 «Come un rivolo d’acqua destinato ad abbeverare i fiori delle vostre anime, avevo fatto scaturire dai Cieli – meglio: dal mio Cuore che vi ama – la mia Dottrina. Ma voi in esso avete lanciato sassi e macerie, suddividendolo in mille e mille fili di acqua che hanno finito a sperdersi senza giovamento per voi, cristiani che più o meno avete rinnegato il Cristo.
7 Le eresie palesi hanno obliterato addirittura molte vene che, partendo dal mio Cuore, scendevano a nutrire l’organismo della Chiesa Una, Cattolica, Romana, Universale, e molta parte dell’organismo è divenuta un membro paralizzato, morto alla vita, destinato a portare cellule cancrenose.
8 Ma le piccole eresie individuali sono – e quante! – sparse nel nucleo dei cattolici. E sono le più perniciose, le più condannate. Perché – rifletti bene – perché, se a distanza di anni e secoli è condannabile sino ad un certo punto il protestante, di qualsiasi chiesa sia, l’ortodosso, l’orientale, il quale segue con fede ciò che i suoi antenati hanno ad esso lasciato come Fede vera, non è perdonabile il vivente sotto il segno della Chiesa di Roma il quale si crea la particolare eresia della sua sensualità del senso, della mente, e del cuore. Allora Io intervengo»[6].
I compromessi col Male!
9 Alle tante ragioni che giustificano l’intervento diretto del Maestro, possiamo aggiungere: il compromesso dei cristiani col male, la preoccupazione smisurata per le cose terrene, la morte della vita spirituale, la perdita della fede, il materialismo religioso e mercenarismo clericale.
Così, infatti, dice Gesù:
10 «Quanti compromessi col Male! Quanti! E che Io vedo e condanno. Di tutto si preoccupano il novanta per cento dei cattolici, di tutto meno che della vita nella e per la mia Fede. E allora Io intervengo.
Intervengo con l’insegnamento diretto che si sostituisce, con le sue luci e le sue fiamme, a tanti pulpiti troppo gelidi e troppo bui.
Intervengo per essere il Maestro al posto dei maestri che preferiscono coltivare i loro interessi materiali agli spirituali interessi vostri e soprattutto miei. Poiché Io ho loro affidato i talenti vivi che siete voi, anime che ho comprate col mio Sangue, vigne e granai del Cristo Redentore, non perché li lasciassero inoperosi e incolti, ma perché consumassero sé stessi nel farli fruttare e fruttificare»[7].
La rovina provocata da certo clero
11 I Sacerdoti che hanno la missione di essere “Maestri” dovrebbero capire che quest’Opera è un Aiuto offerto da Gesù anche per loro, per riparare la rovina che potrebbero aver causato con una certa inedia spirituale; è il Pane che Gesù spezza alle turbe che sono state lasciate perire di fame per avarizia di cose terrene; è la Parola che accarezza i poveri che a volte sono stati afflitti con intransigenze dottrinali.
Rifiutare questo Aiuto, non accettare questo Pane, non accogliere questa Parola rende certo Clero degno del rimprovero che Gesù rivolse ai dottori della Legge, dimostrando con ciò di aver preferito il denaro, gli onori, i comodi, l’utile dei famigliari alla missione di essere i “Maestri” per continuare il Cristo docente sulla terra, come dice Gesù al Suo “piccolo Giovanni”:
L’apostasia del clero
12 «Ebbene, Maria. Lo sai quali sono i più retrivi ad accettare questo aiuto che Io do per riparare ai danni dell’inedia spirituale per cui voi cattolici morite? Sono proprio i miei sacerdoti. Le povere anime sparse nel laicato cattolico accolgono con devozione questo pane che Io spezzo alle turbe sperse nel deserto poiché ho compassione di esse che vengono meno. Ma i dottori della dottrina no.
13 È logico, del resto. Come 20 secoli or sono, la mia Parola che accarezza voi, povere anime, è rimprovero a loro che vi hanno lasciato impoverire. E il rimprovero pesa sempre, anche se è giusto. Ma ora come 20 secoli or sono non posso che ripetere loro: “Guai a voi, dottori della Legge che avete usurpato la chiave della scienza e non siete entrati voi e avete messo impedimento a quelli che entravano” [8].
14 Coloro che non sono entrati, perché voi avete sbarrato la via con le vostre piccinerie e scandalizzato i cuori, che guardavano a voi come maestri, perché vi hanno visti più indifferenti di essi stessi alle eterne Verità, saranno giudicati con pietà.
15 Ma voi, voi che avete preferito il denaro, gli onori, i comodi, l’utile dei famigliari vostri alla missione di essere i “maestri” in nome e per continuare il Cristo docente; ma voi che siete tanto severi verso i vostri fratelli, pretendendo che diano ciò che voi non date e fruttifichino ciò che voi non avete in essi seminato, mentre siete tanto indulgenti con voi stessi; ma voi che non credete alle mie manifestazioni provocate, in fondo, da voi, poiché è per riparare alle rovine provocate da voi che vengo ad ammaestrare i cuori spersi per il mondo, e osservate che tanto più vengo quanto più i tempi si caricano di eresie, anche nell’interno della mia Chiesa; ma voi che deridete e perseguitate i miei portavoce e li insultate dando loro del ”pazzo” e dell'”ossesso”, come i vostri lontani antenati dettero a Me; ma voi sarete trattati con severità»[9].
Invito alla conversione
16 Come il sordo non ode la voce dell’amico vicino, così l’anima indurita nel male non ode Gesù nelle parole di quest’Opera; come il cieco non vede l’amico che gli sta accanto, così l’anima accecata dal peccato non vede Gesù nel contenuto di quest’Opera; come il malato terminale non gusta più il sapore dei cibi, così il malato spirituale non percepisce e quindi non gusta i sentimenti di Gesù in quest’Opera. Solo un’anima malata d’orgoglio sarà esclusa dal Regno che Gesù rivela in quest’Opera. Perciò Gesù invita alla conversione dell’anima, quando dice:
17 «Purificatevi col fuoco dell’amore e della penitenza i sensi dell’anima, e udrete, vedrete, gusterete, odorerete, sentirete Me nelle parole che dico agli umili, e che taccio a voi superbi perché solo chi ha cuore di pargolo entrerà nel mio Regno, e solo ai piccoli Io rivelo i segreti del Re, perché il più grande fra voi cattolici è non colui che riveste una veste d’autorità, ma colui che viene a Me con puro cuore, fidente come un bambino, amoroso come un pargolo verso la mamma che lo nutre.
18 Beati i piccoli. Io li farò grandi in Cielo!»[10].
Accettiamo il suo dono
19 Quando una cosa nostra preziosa cade nel fango, noi a qualunque sforzo la tiriamo fuori, la purifichiamo e ce lo teniamo cara, così il Salvatore, con quest’Opera, viene a trarci dal miasma in cui asfissiamo. Sarebbe da stolti non sorgere al richiamo della sua voce. Quando la persona depressa perde lo stupore per le cose, si ridesta solo quando ritrova la ragione per vivere, così il Signore viene col suo dono a ridestare la nostra attenzione dal letargo in cui resta inerte davanti ai noti episodi dei Vangeli e l’anima depressa ritrova lo stupore nelle cose spirituali perché ritrova le ragioni della sua vita spirituale, come dice Gesù:
20 «Veramente che non lo meritate questo dono e questo sforzo del vostro Salvatore per trarvi dal miasma in cui asfissiate. Ma, poi che ve lo dono, accettatelo e sorgete. Sono note nuove nel coro che cantano i miei Vangeli. Almeno servissero a ridestarvi l’attenzione che ormai è e resta inerte davanti ai noti episodi dei Vangeli che, oltre tutto, leggete così male e con l’animo assente.
21 Non vorrete già pensare che in tre anni Io abbia fatto i pochi miracoli narrati? Non vorrete pensare che siano state le poche donne nominate quelle guarite, né i pochi prodigi nominati i soli compiuti. Ma se l’ombra di Pietro serviva a sanare[11], che avrà fatto la mia ombra? Che il mio alito? Che il mio sguardo? Ricordatevi l’emorroissa. “Se riesco a sfiorare il lembo della sua veste io sono guarita”. E fu così [12].
22 Potenza di miracolo emanava da Me, continuamente. Ero venuto per portare a Dio e per aprire le dighe dell’Amore, chiuse dal giorno del peccato. Secoli di amore si espandevano come flutti sul piccolo mondo di Palestina. Tutto l’amore di Dio per l’uomo che finalmente poteva espandersi come anelava per redimere gli uomini prima con l’Amore che col Sangue»[13].
Adoriamo il Signore che parla
23 Il Signore per un suo “piccolo strumento” ha rivelato a noi grandi misteri e attraverso una “piccola voce” ha fatto giungere a noi la sua Parola. Per mezzo di questa “piccola voce” ci richiama alla luce che abbiamo nascosta sotto il moggio delle nostre comodità, ci indica la luce che, se non l’abbiamo già spenta coi venti della nostra avarizia, sensualità e anticarità, la teniamo ancora fumigante sotto le nebbie fitte delle nostre scienze umane, sotto i vapori velenosi di razionalismo, sotto le tenebre caliginose delle scienze moderne. Ma il Signore non vuole che il suo popolo perisca, ma che si converta e viva e perciò viene a riaccenderci con la sua parola giunta a noi per mezzo della “piccola voce”. Quindi, adoriamo in ginocchio il Signore che parla e accogliamo con amore e rispetto questa sua Opera, come dice Gesù:
24 «Anche questi, anche questa non mi lascia mai. Ecco perché a lei, e a quelli come lei, membra deboli – vi paiono tali – membra ignobili – vi paiono tali – viene dato ciò che non viene dato a voi.
25 Nel mistico Corpo sono proprio queste membra, sprezzate dal mondo dei superbi, quelle che più fanno. Un dito non è il cervello. Ma senza dita che fareste? Non potreste compiere neppure gli atti più comuni e umili della vita, sareste come neonato fra le fasce che neppur può prendere il capezzolo e trarne cibo se la madre non glielo pone fra le labbra. Sareste, anche se dottissimi e intelligentissimi, incapaci di eternare sulla carta il pensiero del vostro cervello.
26 Così questa. È un dito… Ma a questa piccola parte Io ho dato missione di richiamarvi e indicarvi alla Luce e la Luce. La Luce che vuole riaccendervi, o lampade fumiganti sotto vapori di razionalismo, o spente per molte cause che vanno dal disamore al denaro, dal denaro al senso, dal senso all’anticarità.
27 Giù, in ginocchio. Non davanti alla ”piccola voce”. Ma alla Parola che parla. La ”piccola voce” ripete le sue parole. Strumento del suo Dio. Adorate il Signore che parla. Il Signore. La “piccola voce” è anonima. Io la voglio oscura al mondo. Dopo sarà nota. Ora non è che “voce”. È colei che porta la mia Voce. Il suo onore è il suo martirio perché ogni elezione di Dio è crocifissione dell’essere.
28 Non vi chiedo neppure di amarla. A questo basto Io, ed ella non chiede altro. Ma voglio che la lasciate in pace, col rispetto che si deve avere per cosa usata da Dio» [14].
3. L’OPERA È soprannaturale
L’Opera è rivelazione soprannaturale.
Dice Gesù
1«[…] Giusto è definire che lo scrittore ispirato “ha Dio per autore”. Dio che rivela o illumina misteri o verità, secondo che a Lui piace, a questi suoi strumenti “eccitandoli e movendoli con soprannaturali virtù, assistendoli nello scrivere in modo che essi rettamente concepiscano coll’intelligenza e vogliano fedelmente scrivere, e con mezzi adatti e con infallibile verità esprimano tutte e sole quelle cose da Lui, Dio, comandate.
2È Dio che con triplice azione illumina l’intelletto perché conosca il vero senza errore, o con la rivelazione per verità ancora ignorate, o con l’esatto ricordo se sono stabilite ma ancora alquanto incomprensibili alla umana ragione; muove perché sia scritto con fedeltà quanto soprannaturalmente l’ispirato viene a conoscere; assiste e dirige perché le verità siano dette, nella forma e nel numero che Dio vuole, con verità e chiarezza, perché siano note ad altri per il bene di molti, con la stessa parola divina negli insegnamenti diretti, o con le parole dell’ispirato nel descrivere visioni o ripetere lezioni soprannaturali»[15].
È Dio che parla e non lo strumento.
Dice Gesù
4 «[…] Ho messo questa lacuna per monito agli indiscreti, mostrando e dimostrando che Io sono il Signore e Maestro al quale non vanno poste limitazioni o tesi, il quale non conosce limitazioni, per mostrare che Io sono quello che parlo e non tu, creatura, e meco ti conduco dove voglio: dalle rivelazioni e le contemplazioni di eterni veri e di celestiali visioni, alle considerazioni di quest’ora satanica in cui è annullato ogni riflesso di Cielo e ai frutti che essa ora vi porta» [16].
L’Opera è ‘libro ispirato’ ma non canonico
Dice Gesù.
5«L’opera che viene data agli uomini attraverso il piccolo Giovanni non è un libro canonico. Ma è sempre un libro ispirato, che Io dono per aiutarvi a comprendere certi passi dei canonici e specie a comprendere ciò che fu il mio tempo di Maestro e a conoscermi: Io, Parola, nelle mie parole. Né Io, né tanto meno il portavoce, che per la sua assoluta ignoranza in questo ramo neppure sa distinguere teologia dogmatica da quella mistica o da ascetica, né sa sottigliezze di definizioni, né conclusioni di Concili, ma sa amare e ubbidire – e ciò mi basta né altro voglio dal portavoce – né Io né lui diciamo che l’Opera è libro canonico. In verità, però, Io vi dico che è libro ispirato, non essendo lo strumento capace a scrivere pagine che neppure comprende se Io stesso non gliele spiego per levargli il timore. Eppure, poiché nelle ore che è ”portavoce” – ossia è da Me preso come da Aquila divina che lo porta nel regno della Luce onde veda e torni fra voi portandovi gemme di soprannaturale valore – il piccolo Giovanni è nella sapiente verità del vedere e comprendere.» …[17].
L’Opera è Parola di Dio.
‘Chi si unisce al Signore forma un solo spirito con Lui’[18].
Dice Gesù.
6 «Hai mai meditato su quanto vuol dire l’espressione che ricorre sulle labbra dei teologi parlando di tutti gli scritti dell’Antico e Nuovo Testamento: ‘Dice la Sapienza, dice il Signore’? Poco fa hai sentito dire da un predicatore: ‘Dice il Signore: ‘Quando io parlassi le lingue degli uomini e degli angeli…’ ‘. Non ha detto: ‘Dice Paolo’. Ma ‘dice il Signore’ [19].
7 Perché? Per rispetto pensando che Dio è l’informatore di ogni azione dell’uomo? Anche. Ma soprattutto perché va detta la verità. E la verità è che nei suoi amatori Dio tanto è presente che la personalità, e soprattutto il pensiero di essi, si annulla in quello di Dio, e non è più Paolo, Pietro, Giovanni, Giacomo o Giuda.
8Pietro, Paolo, Giovanni, Giacomo, Giuda, portavoce di Dio, dicono ciò che Dio parla in loro; voce di Dio, dicono le sue parole. E così, in tempi più lontani, Isaia, Geremia, Jesai bar Sirac, Sofonia, Michea, Zaccaria… e in tempi più vicini tutte le voci del Signore, sparse nei secoli per dire agli uomini le parole di Dio. Quelle parole che sono altrettante luci, altrettante medicine, altrettante grazie.
9 Vedi come è buono il Signore con quelli che sono tutti suoi? Di essi uomini fa tanto una cosa con Lui che non più essi ma Egli è loro e parla, agisce sino a potersi dire con vera parola ‘dice il Signore’ di ciò che la loro mano scrive. E vedi ancora come per vera giustizia essi non possono gloriarsi delle parole che scrivono, perché non di loro ma del Signore esse sono.
10 Per questo ti ho sempre detto: sii sempre umile, perché, se un atomo di superbia sorgesse in te per ciò che scrivi, Io ti abbandonerei sinché un lungo sincero pentimento non ti avesse di nuovo resa accettevole al mio cuore. Sta’ in pace, anima mia, piccola crocifissa. La croce, dopo essere stata considerata oggetto di orrore, fu esaltata per avermi portato, divenendo strumento di redenzione. I crocifissi, dopo essere stati provati nel dolore, saranno esaltati per aver compiuto in loro quanto mancava alla mia Passione»[20].
Parola di Dio per noi
Dice Gesù:
11 «Uomo che mi sei caro nonostante i tuoi errori, pecora spersa per la quale ho camminato e per la quale ho versato il mio Sangue per segnarti la via della Verità, questo dettato è per te. Una istruzione per te. Una luce per te. Non rifiutare il mio dono»[21].
La Parola immutabile e sempre nuova di Dio
Dice Gesù:
12 «Non commettere sacrilegio di pensare che è più giusta altra parola di questa. Questa è mia. È la mia voce che da secoli è sempre la stessa, che non muta, che non si contraddice, che non si rinnova col passare dei secoli perché è perfetta e il progresso non la incide. Voi potete aggiornarvi. Non Io che sono come il primo giorno nella mia dottrina così come sono da eternità in eterno nella mia natura. Sono la Parola di Dio, la Sapienza del Padre»[22].
La voce del Maestro
Dice Gesù:
13 «Scrivi, e quanto ti detto sarà messo in testa ad ogni lavoro da dare ai buoni, sia che sia stampato o dattilografato, secondo che già ho detto:
14 «Questa è la Voce del Maestro. Rugge e carezza. Rugge quando si rivolge a coloro che non si vogliono convertire. Carezza quando parla a coloro che, pur essendo imperfetti, hanno la ‘buona volontà’ di trovare Iddio e la sua Parola e, trovatili, di santificarsi. A questi diviene carezza di Amico e benedizione di Gesù».
15 Queste parole in testa ad ogni lavoro».[23].
Gesù quale era nei suoi giorni mortali
Dice Gesù:
15 «Vi è forse parola o atto scritto, nell’Opera che ho dettata e illustrata che possa convincervi di peccato, di un solo peccato, del vostro Maestro? Quell’Opera sono Io. Non solo sono Io che la detto e la illustro, ma sono Io che la vivo, Io che mi vi presento quale ero ai miei giorni mortali, nell’ambiente che mi circondava, nel piccolo mondo santo della mia famiglia, in quello più vasto e diverso, a seconda degli esseri che lo componevano, dei miei discepoli, in quello più vasto – tutta la Palestina – e mutevole, agitato e corso da diverse correnti, simile ad un mare muoventesi intorno a Me, sotto un variabile cielo di marzo, talora tutto placido e sereno, subito dopo, coperto di nembi e corso da venti di tempesta che sollevavano il mare in marosi rombanti il loro livore contro Me, minacciosi e anche assalitori, sino alla violenza finale del Venerdì pasquale.
16 Perché non mi volete riconoscere? Perché non capite il mio linguaggio? Perché volete essere simili a quelli che mi osteggiavano nel Tempio dicendo: ‘Noi non sappiamo chi Tu sia’? Siete anche voi come gli apostoli che nell’ultima Cena mostravano di non conoscermi ancora per ciò che Io ero: il Verbo Figliolo del Padre, che al Padre tornava dopo essere stato a lungo fra gli uomini per dare ad essi le parole che il Padre gli dava? Ma essi, i miei poveri Apostoli, non avevano ancora ricevuto lo Spirito Santo, Colui che illumina ogni vero. Voi invece l’avete ricevuto. Neppur la sua Luce vi illumina il Cristo che è in queste pagine?
17L’eterno sapientissimo Verbo che compie una nuova opera di amore e salvezza perché ha pietà dei troppi che muoiono di inedia spirituale, che si perdono perché non mi conoscono, che assiderano perché non sono soccorsi coi fuochi dell’apostolico amore, che vanno fuori via perché sono dei ciechi e non c’è chi porga loro la mano per condurli a Me che essi cercano smarrendosi su altre strade che voi condannate ma dalle quali non li traete, poveri figli che voi condannate perché percorrono da ciechi quelle strade cercando la Luce, e che Io non condannerò perché vedo i moti del loro cuore, e li trarrò a Me perché sono il Salvatore degli Ebrei e dei Gentili, di tutti quelli che cercano la Verità.
18 Non mi date dolore. Il dolore che mi procurano coloro che Io voglio considerare miei amici è il dolore che più mi è dolore»[24].
Cibo santo per il nostro nutrimento
19 La voce del Signore si rivolse a Giovanni dicendo: “Va’, prendi il libro aperto dalla mano dell’angelo che sta ritto sul mare e sulla terra”. Presi quel piccolo libro dalla mano dell’angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l’ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l’amarezza. Allora mi fu detto: “Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni e re” [25].
Dice Gesù:
20«Nutriti, o figlia diletta, di questa santa Parola che essi ti portano e che Io ti dono. Poiché sei destinata a ripetere insegnamenti del Verbo che prende la tua pochezza per sbalordire i grandi e consolare gli umili, accetta il cibo che Io ti offro e non lo ricusare. Se la sua materia ti pare ostica e immangiabile come pesante rotolo di pergamena, sappi che Io ne spezzo i sigilli e te ne sbriciolo le parti poiché t’amo, e ti voglio nutrire di cibo santo.
21Apri il tuo cuore e saziane l’insaziabile fame, perché il cuore che ha conosciuto Dio ha di Lui insaziata fame. Il mio Vangelo antico e nuovo sarà miele dolcissimo allo spirito tuo» [26].
PROVE DEL VALORE DIVINO DELL’OPERA
4. LE PROVE VALIDE[27]
La debolezza fisica e mentale del portavoce infermo
Dice Gesù al “Piccolo Giovanni”:
2 «Non ti crucciare. Quel pensiero è ombra che la luce, e anche semplicemente un pensiero onesto, disperde.
3 Ma per confortarti, parlo. E manderai queste parole perché è bene che le leggano, meditino, conservino e, se lo credono utile, le uniscano all’opera al giusto momento. Momento che il loro pensiero, sempre così sveglio e acuto nel cercare, suscitare, agitare cause ed effetti – in verità tutti inconsistenti, ma però tali da darti pena – può trovare senza che Io lo indichi, usando l’intelligenza, che stancano in ricerche inutili e poco caritatevoli, per una ricerca utile e buona.
4 Dico: la prova valida che non sei tu quella che scrivi per tuo proprio pensiero e sapere, è proprio data dalle frasi messe fra riga e riga e dalle correzioni visibili che si notano nei dettati.
Esse sono causate dalla debolezza fisica e talora anche mentale del portavoce infermo, sopraffatto da sette malattie croniche che talora si riaccendono, tutte o in parte, dando sofferenze e debolezze di morte allo scrivente; dai disturbi materiali di ambiente dati al portavoce che scrive in condizioni di ambiente né pacifiche né comode; e soprattutto sono causate dalla differenza che è tra l’impeto delle voci, che dettano talora velocemente, e la possibilità della mano indebolita di seguire le veloci parole delle “voci” dettanti.
5 Che avviene in questi casi? Che alcuni periodi rimangono interrotti e alcune frasi omesse. Il portavoce cerca di ricordarle, mentre mi segue, o segue altre “voci”, per aggiungerle poi a visione finita. Ma quando lo fa non ci riesce più con esattezza e dimentica parole dette o le scrive male, quali non sono state dette.
L’intervento soprannaturale nella correzione
6 È allora – e vi ordino di credere a queste parole, ve lo ordino nella mia piena Maestà di Dio e Maestro divino, che può ordinare ai suoi sudditi così come ordinò ai suoi patriarchi e profeti ciò che era da non farsi e da credersi e da eseguirsi per essere suo Popolo eletto sulla Terra e suoi figli eterni nel Regno eterno – è allora che interviene e soccorre il Maestro: Io, Gesù, o l’Angelo Custode del portavoce, assistente venerabondo delle manifestazioni celesti e intelligenza angelica non soggetta a stanchezze e debolezze umane quali le ha il portavoce – che è sempre creatura umana benché sia il diletto Piccolo Giovanni che Io amo in modo straordinario – e soccorriamo lo strumento di Dio, completando i periodi rimasti interrotti, colmando le lacune avvenute nelle frasi, o dettando nuovamente, dal principio alla fine, quei brani nei quali la volontà buona ma ignorante del portavoce ha creato danni, ricostruendo perciò le lezioni quali sono state date e sono state udite. Perciò – e vi ordino di crederlo – l’Opera riporta esattamente il mio pensiero, le mie azioni; le manifestazioni mie, e le parole e azioni di mia Madre, dei Dodici, e di chi si agitava intorno a Me e a noi tutti.
Insinuazioni del demonio
7 Prendete tranquilli l’Opera così come ve l’ho fatta dare. È giusta. Ed è soprannaturale.
8 E lascino da parte, coloro che, più o meno convinti di ciò che dicono, sussurrano di ‘insinuazioni da parte del demonio e di intuizioni di spiriti di tenebre in opera di Luce’, queste loro insinuazioni. Lascino da parte il demonio. Egli è più calcolatore di loro stessi. E non fa mai un lavoro che sa inutile da fare. E in questo caso il demonio sa che insinuare parole d’errore sarebbe perdere tempo e fare lavoro inutile. Perdere tempo: perché il Piccolo Giovanni è molto attento e avverte subito l’accostarsi del Turbatore. Un valente, piccolo Davide il mio Piccolo Giovanni. Frombola subito Lucifero con le parole che lo pongono in fuga. E il suo Angelo lotta insieme a lui per aiutarlo.
Il ministero angelico
9 Credete troppo poco, o uomini, al ministero e magistero angelico dei custodi che Dio vi ha posti al fianco. Ma essi sono, e amorosi, attivi, sapienti, ad amare, aiutare, guidare, istruire le vostre anime. Il buon compagno non manca mai al suo compito, neppure quando l’uomo pecca e lo disgusta. Ma quando poi l’uomo vive nella grazia del Signore e lo adopera e serve con tutte le sue forze, allora, così come è detto di Me dopo la tentazione nel deserto, ‘gli angeli lo servono’. Credete forse che il mio Custode non abbia lottato con Me contro Satana in quell’ora? In verità che lottò! E a vittoria conseguita chiamò i suoi fratelli a sostenere le forze del Vittorioso.
10 E anche il demonio non fa tentativo di guastare le parole dell’Opera con gli sputi del suo veleno, perché sa che sarebbe lavoro inutile, dato che Io veglio e tutelo la mia Parola e il mio strumento. Inoltre Io ho posto al Distruttore dei limiti che il Maledetto non può valicare.
L’ambiente in cui il Portavoce operava
11 Invece di perdersi in supposizioni di insinuazioni diaboliche, considerino, per spiegarsi le parole scritte fra le righe o ricopiate, l’unico vero motivo di esse. Motivo umano, non sovrumano.
Naturale, non preternaturale. Naturale, dico. Considerino lo stato del portavoce, e come e dove egli scrive. Questo solo considerino.
12 Intorno a lui non è la tranquilla pace di un convento e di una cella monastica, dove è facile raccogliersi per comporre lezioni e predicazioni. Ma il portavoce ha intorno l’ambiente di una casa comune, che le voci dei coabitanti disturbano, che disturba il prossimo che Io ho imposto al portavoce di accogliere sempre, e per motivo di carità, e per riparare ai danni che l’imprudente condotta dei preposti a tutelare il ‘segreto del Re’ hanno avuta, suscitando esaltazioni dannose all’Opera e dolorose al portavoce.
13 In verità, per la carità che il portavoce esercita verso il suo prossimo, secondo il mio comando, il prossimo non si fa riguardo di ricorrere al portavoce per tutte le sue necessità o bisogni di conforto. E questo, se fa fiorire molti fiori di pazienza e carità nelle aiuole del portavoce, fa fiorire anche disturbi per il suo lavoro di portavoce.
Le Leggi mistiche
14 È detto e stabilito dai sapienti della mia Chiesa, in merito a coloro che vivono una vita straordinaria, che mentre essi sono nell’estasi – sia essa incompleta per dare loro modo di dettare o scrivere le rivelazioni che hanno, o completa – la loro intelligenza aumenta di capacità di intendere, comprendere e riferire, mentre poi, usciti dall’estasi, essi tornano alla loro intelligenza propria. È quello che avviene nel Piccolo Giovanni, ‘un’aquila mentre Io lo investo, una colombina quando Io non lo investo più dei miei fulgori’.
15 È detto anche, ed è stabilito, che pur essendo la rivelazione, fatta da Dio ad anima scelta per missione soprannaturale e straordinaria, sempre perfetta, può essere interpretata e riferita con errori accessori dalla creatura, e ciò perché la perfezione divina o celestiale si mescola e confonde alla pochezza della creatura e può uscirne alterata in qualche particolare. È per questo che Io veglio, e l’Angelo del piccolo Giovanni veglia, per ristabilire il pensiero così come è stato dettato e come per cause esterne è stato spezzato e involontariamente mal ricostruito dal portavoce.
16 Ma ripeto: così come vi è stata data, l’Opera riporta la verità esatta e completa del mio insegnamento.
Obbiezione che suscita sdegno
17 Qualcuno obbietta: ‘II Signore poteva dare forza, velocità, memoria, capacità intellettiva allo scrivente, e quiete intorno a lui, per impedire i ritocchi che ci dànno noia’.
18 Tutto potevo dare, anche scrittura chiara e sicura. Ma non le ho volute dare per impedirvi di dire: ‘Non c’è calligrafia tremula, non appare stanchezza né lentezza nello scrivere dunque le pretese infermità del portavoce sono una simulazione’. C’è già chi lo dice… Non le ho volute dare per impedirvi di dire: ‘Non c’è una frase aggiunta, non un errore nell’aggiungerla, dunque il portavoce non è un portavoce, ma un autore umano che sa ciò che vuole scrivere, o per averlo imparato altrove, o per capacità propria’. C’è già chi lo dice…
19 E a quest’ultima cosa rispondo: ‘Non è così. Ma se così fosse, starebbe a dimostrare che se, per capacità propria, indotto come è, il piccolo Giovanni dice parole divine, allora è palese che l’Autore della Sapienza, lo Spirito Santo, vive in lui con la pienezza dei suoi doni. Perciò ancora l’Opera è parola di Dio’
20 Tutto potrei fare. Anche distruggere l’Opera e dettarla poi nuovamente. Sarebbe una ripetizione esatta (nei punti dettati da voci soprannaturali) di quella distrutta. Le differenze si riscontrerebbero soltanto nei vocaboli usati dal portavoce per descrivere luoghi ed episodi. Sarebbe una ripetizione esatta dell’opera distrutta, così come è avvenuto per le profezie di Geremia arse da Joachim re di Giuda[28]. Ma allora con più gran voce gridereste: ‘Vedete che il portavoce non è ispirato, non raccoglie voci celesti, ma scrive di suo?’ E cerchereste di demolire una pace e un’Opera. La pace del portavoce. L’Opera del vostro Signore Iddio.
21 Oh! in verità che Io sento sdegno di certi pensieri, azioni, giudizi sul mio volere e sul mio Piccolo Giovanni! In verità vi dico che la scienza vi ha messo scaglie spesse alle pupille e torpori all’intelletto, per cui non mi riconoscete là dove splendo come Maestro e Dio.
Peccato contro lo Spirito Santo
22 Non vogliate addolorare lo Spirito Santo, della cui amicizia avete tanto bisogno, col negare la sua azione – ogni rivelazione e opera ispirata ha il Paraclito per Autore – e col fare guerra e osteggiare un suo tabernacolo. Anche i sapienti d’Israele fecero guerra e perseguitarono lo Spirito Santo visibile nelle parole e azioni del Verbo, ma bene a loro non ne venne.
23 Ho detto: ‘Ogni peccato e bestemmia sarà perdonata, a chi si pente, ma la bestemmia contro lo Spirito Santo non sarà perdonata. Quanto sarà detto contro il Figlio dell’Uomo verrà perdonato, ma non sarà perdonato ciò che è detto o fatto contro lo Spirito Santo [29]. Parole che contengono ancora i comandamenti primi, coll’adempimento dei quali si ha la vita eterna: ”Ama il tuo Dio con tutto te stesso. Ama il tuo prossimo”[30].
24 Amore: salvezza. Non amore: offesa all’Amore divino, ossia allo Spirito Santo per Sé stesso o presente nei templi vivi, il prossimo vostro. Impugnare le sue parole o misconoscerle è fare offesa all’Amore. Perseguitare un suo strumento è offendere l’Amore che sapientemente sa perché ha scelto quello strumento».
5. LA PROVA DEL CUORE E DELLA SAPIENZA[31]
La tentazione del dubbio
Dubi di Maria Valtorta:
1 Mi sveglio. Trovo la mia afflizione al mio capezzale e me la carico come una croce. Ma contemporaneamente ecco la cara, divina Voce: «Viene Gesù a dare il suo bacio (l’Eucarestia) alla sua piccola sposa». Rispondo: “Oh! mio Signore, dammi una luce. Dimmi se proprio sei Tu! Tutto quanto mi fanno soffrire i Padri Servi di Maria in generale, e Padre Migliorini in particolare, mi inducono a credere che io sia una illusa, una malata di mente e un’ossessa. Sei Tu che parli o è il mio cervello che si è ammalato e che delira? Sei Tu o è Satana? Il mio maggior dolore è questo, e Tu lo sai. La tema di ascoltare voci che non sono le tue e dei tuoi santi, o di sbagliare dicendo ‘parola tua’ ciò che invece è soltanto pensiero mio”.
La prova del cuore
Gesù mi risponde:
2.«E anche se fosse? Non ho Io detto che dal cuore escono i pensieri degli uomini e che dal frutto si conosce se la pianta è buona? Non è detto nella Scrittura e nella Sapienza che chi illustra Me avrà la vita eterna e chi per Me lavora non peccherà? Quante volte è detto apertamente o velatamente che chi è saturo di Sapienza è saturo di Me, che chi parla parole soprannaturali è voce dello Spirito di Dio che abita nel suo cuore? Perché è lo Spirito di Dio, anima mia diletta, che compie queste operazioni nel cuore degli uomini in cui fa dimora trovandoli meritevoli di essere da Lui abitati. E lo Spirito Paraclito è l’Amore del Padre e del Figlio.
3 Dunque se tu nel tuo cuore senti suonare queste parole, segno è che tu ascolti i divini colloqui della Trinità SS. Dunque se tu mi senti parlare, segno è che Io sono in te col mio amore. Dunque, anche fosse proprio il tuo cuore che suggerisce questi pensieri che poi tu scrivi, segno è che il tuo cuore è pieno di Dio perché “è dal cuore dell’uomo che viene quello che esce dalla bocca”[32]. Or dunque, se il tuo cuore spinge alla bocca e alla mente pensieri, viste e parole divine o soprannaturali, segno è che il tuo cuore è santo, che il tuo cuore ospita unicamente amore, giustizia, cose celesti; segno è che la tua conversazione è in Cielo e tu abiti col tuo spirito in Cielo avendo il Cielo chiuso dentro di te.
4 Beati quelli che come te sono! E di che ti affliggi, o mio bell’albero, dolce pomo, soave ulivo, se tu dai frutti celesti, dolci della Sapienza che Noi siamo, luminosi come puro olio acceso della Luce che Noi siamo?
La prova dell’amore eroico
5 Sta’ in pace! Sta’ in pace, mia diletta, mia fedele, mia innamorata e mia amata piccola sposa. Sta’ in pace. E procedi con pace. Tu fai ciò che Io voglio. Chi ti osteggia non ferisce te, ma Me ferisce, perché Me osteggia, Me solo, tanto Io, e nessun altro che Io, possiedo e grandeggio e splendo e ammaestro e vivo in te. Procedi. Tu fai amare il Signore, Maria e la celeste popolazione dei Santi. Soltanto per questo, soltanto per questo avresti la vita eterna! E poi c’è tutto il tuo lungo e sempre crescente amore. C’è la tua sofferenza. C’è la tua immolazione. Tutto te c’è. Oh! non temere. Tu non puoi errare perché tu sei immersa nell’amore eroico. Non temere. Ciò che è colmo o ciò che è immerso non può ricevere alcuna cosa più, o essere più bagnato e sommerso da altro che non sia quello in cui già si trova. Non temere. Procedi e perdona.
I miopi dell’intelletto
6 I miopi e quelli che per la sensualità triplice, o anche solo per l’orgoglio, vivono nella piatta pianura, hanno cateratte sulle pupille dell’intelletto e non possono vedere il sole che splende sulle cime dei monti che si tendono al cielo perché amano il cielo, le altezze, le purezze, non vedono le piante che il sole fa crescere sulle cime. Ugualmente essi non vedono i divini contatti del Sole Dio con la vetta del tuo spirito e le piante che il tuo volere di amarmi ha fatto nascere là, sulla vetta dello spirito tuo, e che il Sole Dio fa crescere sempre più rigogliose e nessuna tempesta le potrà sradicare.
La prova della Sapienza
7 Ad ogni anima che si dona tutta alla Sapienza si possono applicare le parole del libro sapienziale:
“Mi sono elevata come cedro sul Libano e qual cipresso sul monte Sion. Mi sono innalzata come palma di Cades e rosa di Gerico. Come un bell’ulivo nei campi e un platano nelle piazze presso le fonti. Come pianta d’aromi o resine soavi io esalo i miei profumi ed empio di essi la mia casa” [33].
Perché chi si dona alla Sapienza esala la Sapienza. E la Sapienza è ubertosa; è utile e bella selva di piante d’ogni specie, dai fiori, frutti, profumi soavi, nutrita dalle fonti eterne della sua stessa natura: la Divinità. Non è solo di Maria SS. questo elogio. In Lei la Sapienza fu completa e ogni perfezione di creatura fu da Lei raggiunta. Ma, Io te lo dico, è anche di tutte le anime che si donano alla Sapienza, e la Liturgia lo applica a molte di esse che hanno saputo possedere la Sapienza.
Il nome nuovo
8 Chi sei tu? Chiedono e ti chiedi chi sei? Io te lo dico con le parole di Isaia quale è il nome tuo: “Io, il Signore, do e darò ad essi un nome migliore di quello di figli e figlie: darò loro un nome eterno che non perirà giammai” [34]. Io te lo dico con le parole di Giovanni il prediletto: “Al vincitore darò nascosta manna, e gli darò un sassolino bianco nel quale sarà scritto un nome nuovo, che nessuno conosce se non colui che lo riceve” [35]. E già te l’ho dato, e non te lo leverò se tu mi resti fedele. Non te lo leverò, e tu lo porterai con molti altri, con tutti “quelli che vengono dalla gran tribolazione” a dove non è più dolore ”perché Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi”.
L’amore senza riserve
9 Sei in pace, piccola sposa? Sono venuto a baciarti come ti ho detto all’inizio? Il mio eucaristico miele è in te? Lo senti come è soave? Non battono i nostri due cuori con un sol palpito? Ti inebria il mio Sangue? Splende in te il mio Sole? Ti scalda, ti consola?
10 Oh! Maria! Ma vieni! Ma abbandonati! È così bello amarsi e dimenticare le quadrighe di Aminadab[36], feroci, dure, scure, gelide, materiali. Vieni all’amore. Dammi l’amore. Ho tante poche anime che mi amino senza riserva come tu fai.
11 Perché vorresti ritirarti spaurita dalle voci di chi sta fra l’erba e il pantano, simile ai ranocchi che vorrebbero far tacere l’usignolo e volare nel sole come la colomba e sono irritati di non poterlo fare?
12 Vieni. Son proprio Io. Vieni. Non puoi dubitare, non dubiti più quando Io ti tengo così. Ma l’estasi non è di tutte le ore. E tu devi saper rimanere beata, sicura come ora sei, anche quando l’estasi si ritira e ti fasciano l’incomprensione e la diffidenza, volute, degli uomini.
13 Tutto passerà, anima mia. Ma Io ti resterò sempre, e per sempre. Dopo il Calvario viene la Risurrezione. Dopo la Passione l’Ascensione. Per il Cristo e per le spose di Cristo.
14 La mia pace, la mia carità in te, a te, con te sempre.».
6. LA PROVA DELLE ESPERIENZE MISTICHE[37]
Esperienze mistiche diverse
Dice Gesù a me:
1 «Quanto hai scritto il 30 gennaio potrebbe dare spunto ai diffidenti di mettere avanti i loro ma e se. Rispondo Io per te. Hai scritto: “… quando vedo così, le mie forze fisiche, e specie cardiache, hanno una grande dispersione” [38].
2 Ci saranno certo i dottori dell’impossibile, che diranno: “Ecco la prova che quanto avviene è umano, perché il soprannaturale dà sempre forza e non mai debolezza”.
3 Mi spieghino allora perché i grandi estatici, dopo un’estasi nella quale hanno superato le potenze umane abolendo dolore, peso della materia, conseguenze di ferite interne e di imponenti emorragie, gioendo di una felicità che li fa belli anche fisicamente, restino, non appena l’estasi cessa, tramortiti al suolo in maniera da far pensare che l’anima si sia dipartita da essi.
4 Mi spieghino anche perché, dopo poche ore della più atroce agonia che ripete la mia, quale è quella della mia serva Teresa, quale furono le agonie della mia santa Gemma[39] e di molti altri spiriti che il mio amore e il loro amore fece degni di vivere la mia Passione, essi riprendano o riprendessero forza ed equilibrio fisico come le persone più sane non hanno.
5 Io sono il Padrone della vita e della morte, della sanità e della malattia. Io uso dei miei servi nei modi che voglio, come userei di un morbido filo messo a trastullo nella mia mano.
Esperienza mistica del Portavoce
6 Il miracolo in te, uno dei miracoli, sta in questo. Che tu, nello stato fisico in
cui sei – stato che è miracoloso che duri – possa andare a quella beatitudine senza morirne, portata in essa mentre sei in una prostrazione che in altri impedirebbe anche i pensieri più rudimentali. Il miracolo sta nella vitalità che rifluisce in te in quelle ore, come vi rifluisce in quelle in cui scrivi i miei dettati o quelli degli altri spiriti che ti portano la loro celeste parola. Il miracolo sta nel riacquistare di colpo la forza, dopo che la gioia ha consumato in te quella larva di vitalità che ti resta, per scrivere.
7 Ma quella vitalità te la trasfondo Io. È come un sangue che da Me entri nelle tue vene esauste, è come un flutto che si riversi su una riva e la irrori di sé, e che dura irrorata sinché il flutto bagna, poi resta di nuovo arsa fino al nuovo flutto, così come è uguale a un’operazione che ti svuoti del mio sangue sino alla nuova trasfusione.
Prova del volere di Dio
8 Tu per conto tuo non sei nulla. Sei un povero essere in agonia che campi perché Io voglio, per i miei fini; sei una povera creatura che vali unicamente per il tuo amore. Altri meriti non ne hai. Amore e desiderio di esser cagione d’altri amori per il tuo Dio, perciò sempre amore. Ciò è quello che giustifica il tuo essere e la mia benignità di conservarti la vita, mentre umanamente dovresti essere dissolta nella morte da tempo.
9 Il tuo sentirti daccapo uno “straccio”, come dici tu, dopo che Io cesso di portarti con Me nei campi della contemplazione o di parlarti, è la prova che Io do a te e agli altri che tutto quanto avviene è per mio unico volere. E se qualcuno umanamente pensa che con lo stesso volere e amore potrei guarirti e che sarebbe la miglior prova di amore e di volere, rispondo che ho sempre conservato la vita ai miei servi sinché ho giudicato che la loro missione doveva continuare, ma che non ho mai dato ad essi una vita umanamente felice perché le missioni si compiono nel e col dolore, e i miei servi, d’altronde, non hanno che un desiderio simile al mio: “Soffrire per redimere”.
10 Non dire dunque: “dispersione di forze”. Di’: ‘Dopo che la bontà di Gesù annulla in me il mio stato d’inferma per i suoi fini e per mia gioia, io torno quella che la sua bontà m’ha concesso d’essere: una crocifissa del suo e per il suo amore’.
11 E ora va avanti con ubbidienza e amore.»
7. ALTRE PROVE
Ciò che solo Dio può[40]
Dice Gesù:
1 «Quando si è in due a portare una pena essa è più lieve. Io sono con te.
2 Al mondo, questo non lasciarti quieta neppure in questa notte dolorosa, può parere una crudeltà. Ma lasciamo dire il mondo. Esso vede, giudica e parla male. La verità è un’altra e questa verità è anche una irrefutabile prova di chi è Colui che ti parla. Prova per gli infiniti Tommasi del giorno d’oggi che non sentono Me e la mia Voce nelle tue pagine.
3 Solo Iddio giusto e santo può, in un’ora di dolore pari a questa, farti scrivere parole quali quelle che scriverai. Solo Iddio. E Io sono Quello.».
Il tono diverso delle comunicazioni[41]
Dice Gesù:
4 «Una delle cose che dovrebbero esser prese in esame da coloro che giudicano il tuo caso con troppo poca fede e con troppa umanità, che il razionalismo rende ostile e incredula per le libere e mirabili opere di Dio, è il tono diverso delle mie comunicazioni.
5 Dovrebbe essere cosa probatoria. Ma, dato che nulla è più accecante della incredulità, nulla è più alterante della realtà divina dello spirito di mondo, sarà questo uno scoglio su cui si arresteranno coloro che non sanno aprire le vele nell’aperto mare della Fede in Dio e preferiscono rimanere presso alla terra, nelle secche della loro scienza razionale e della loro aridità spirituale. Diranno che, mentre uno dei toni è solenne e ieratico, intinto d’antico, l’altro è più dimesso e più umano e più moderno. Quello che a loro pare un anti-alibi in tuo favore, è invece la prova innegabile della sincerità tua.
6 Parlo a tutti da Re e Maestro, ma a te, piccola amata e piccola discepola, parlo prima da Sposo e Fratello che da Re e Maestro. Anzi la regalità con te scompare perché non parlo per te dall’alto d’un trono, ma scendo a prenderti fra le braccia e ad insegnarti, poiché Maestro sono, parlandoti d’amore.
7 Non sono due le persone che parlano e non sei, soprattutto, tu a fare le due voci. Uno è Colui che parla: Io sono Quello. Io Dio, Re e Maestro degli uomini, Io che t’ho scelta per il mio amore, Io, lo Sposo tuo».
Contrasto tra il pensiero personale e il tema scritturale
Dice Gesù:
8 «Di’ al Padre[42] che fra le ragioni probatorie vi è quella di dettati che, per il loro contenuto, non possono certo uscire da un cuore che avvenimenti speciali inducono ad agitarsi creando pensieri contrari a quelli che scrivi: fra questi, noti il Padre, quelli scritti nei giorni della morte di tua madre[43] e recentemente quello del 6 corrente[44]. Aggiunga questa ragione alle altre. È una prova sicura della fonte non umana dei tuoi scritti.
Lacune incolmabili dalla veggente
9 Ho messo questa lacuna per monito agli indiscreti, mostrando e dimostrando che Io sono il Signore e Maestro al quale non vanno poste limitazioni o tesi, il quale non conosce limitazioni, per mostrare che Io sono quello che parlo e non tu, creatura, e meco ti conduco dove voglio: dalle rivelazioni e le contemplazioni di eterni veri e di celestiali visioni, alle considerazioni di quest’ora satanica in cui è annullato ogni riflesso di Cielo e ai frutti che essa ora vi porta.».
Certezze e prove
10 «A voi che leggete paiono tanto belli questi episodi? Una volta li sentivo anche io tali. Ora, tolto il lato artistico, non sento altro in essi. inutilmente cerco e ricerco le frasi che, mentre erano dette, mi portavano tanto in alto, alla beatitudine. Inutilmente penso e ripenso ad atteggiamenti la cui dolcezza mi aveva tanto colpita mentre li vedevo… Tutto spento, tutto è cenere. Il Paradiso – perché questo è paradiso – ha perso i suoi fulgori, o meglio: si apre finché dura il mio giornaliero servizio di portavoce, inondandomi di tutta la sua luce, canto, dolcezza, gioia; e poi, finito il lavoro, ecco serrarsi ermeticamente, ed io sono avvolta e sommersa di nebbie e oscurità, senz’altre voci che quelle del Dubbio e della Negazione che stuzzica e schernisce. Non è una grande pena questa? Eppure io non voglio disperare né dire: “Smetto perché è opera mia”. No, non lo è! Io, specie ora, sfinita e sopraffatta da tante cose, ignorante di tante altre, non potrei fare questo; io, nello stato che sono di debolezza fisica e di mestizia morale, non potrei che avere nausea a questo, e non scriverei nulla. Materialmente impossibilitata a pensare, moralmente nauseata di pensare…
11 Apro a caso la radio e la fermo su radio Firenze delle 17 30. Cosa che non faccio mai perché cerco musica e non parole, e a quell’ora Firenze trasmette solo “parole”. Sento che l’annunciatrice dice: “Tra poco trasmetteremo la funzione dalla basilica di Assisi che terminerà con la benedizione data dall’eminentissimo Cardinale Canali con la reliquia della benedizione scritta da S. Francesco”. Ascolto: è la pace che viene. È il mio S. Francesco, il primo confortatore di Compito[45], che mi viene a dare pace…».
L’amore non erra
Dice Gesù in merito all’epistola della prima domenica di Avvento[46]:
12 «Nessuno, fra i cristiani, oserebbe dire che Paolo non è stato Apostolo, ripieno dello Spirito dello Spirito di Dio, di grazia e santità. Ma come allora spiegano, coloro che speculano con tutti i mezzi nelle parole dell’Opera per dire ‘il portavoce ha fatto errore’, la contraddizione delle parole di Paolo: ‘… essendo già l’ora di svegliarsi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina di quanto credemmo. La notte è inoltrata e il giorno si avvicina’[47]?
13 Queste parole – e non è l’unica volta che Paolo parla della seconda venuta del Cristo, dei tempi ultimi, del giudizio finale sembra che indichino un ben prossimo (ai giorni di Paolo) sorgere del giorno eterno. Ma quale lungo tempo d’alba ha mai questo giorno, se questo tempo dura da 20 secoli e ancor vi è tempo al giorno! Mancò allora in Paolo lo spirito profetico? E se ciononostante egli è chiamato Vaso di elezione, Apostolo delle Genti, e la sua parola è di poco inferiore al Vangelo per potenza ammaestrativa, come si può gettare pietre a te, piccolo Giovanni, se, ai miopi occhi dei leggenti, alcune mie, dico mie parole da te trascritte sembrano contraddire le credenze antiche e i fatti passati, presenti, futuri, così come sono noti o previsti?
14 In verità ti dico che non sbagliò Paolo interpretando male le mie parole[48] e vedendo prossimo il giorno di Dio, così come non sbagli tu, piccolo Giovanni.
15 Egli perché, come tutti coloro che lo Spirito dello Spirito che è Dio investe e innalza ai cieli della veggenza, vede attraverso la pupilla di Dio, ossia in un eterno presente. Il fatto di ora e il fatto che avverrà fra secoli, pari sono per colui che contempla rapito in Dio. Quei fatti sono. Quei fatti sono veri. Che sia oggi il loro avverarsi o fra decine d’anni o di secoli, quei fatti saranno, e solleciti per chi li contempla nel gorgo luminoso dell’eternità nel quale sono pulviscolo di attimi gli anni e i secoli.
16 E tu neppure sbagli, perché tu non sei che la mano che scrive il Pensiero e la Parola per volontà dell’Amore. E l’Amore non erra. Mai. E l’Amore ha azioni che i miopi possono credere contraddittorie, ma che seguono sempre la retta linea, semplice e giusta, delle azioni di Dio.
17 Sta’ in pace e manda pure queste parole che ti ho ripetute per gioia tua e bontà agli altri.».
8. RISPOSTA AGLI STOLTI CALUNNIATORI [49]
Il lungo silenzio
Dice lo Spirito Santo a Maria Valtorta:
1 «Scrivi. E sia risposta alle stolte deduzioni di alcuni. Risposta il lungo silenzio (18 mesi) e risposta la nuova parola.
2 Risposta il lungo silenzio, risposta che dice ai tuoi calunniatori che in te non c’è volontà di scrivere o di non scrivere, ma solo volontà di ubbidienza a Dio. Se Egli parla, tu scrivi. Se Egli tace, tu non scrivi. Perché tu non sei simulatrice di cose straordinarie. Perché, tu non sei una folle che scambia per parole soprannaturali e soprannaturali visioni le parole e le visioni date dal delirio. Tu sei lo strumento, il portavoce. E uno strumento è inerte, sino a che l’artefice non lo prende fra le mani per fargli compiere un lavoro. E un portavoce non ha voce sinché la Voce non lo empie di Sé perché egli la espanda sul mondo. Questo tu sei, e non altro.
La nuova parola
3 Ed è risposta, dopo il lungo silenzio, la nuova parola, per dire la verità ai ciechi dagli occhi coperti dalle scaglie della loro carnalità, i quali vedono come vede il loro pensiero non buono, non già come è realtà, perché sono ciechi. Vedono l’esterno, e non sanno ciò che avviene fra lo Spirito divino e lo spirito del servo di Dio. Vedono l’apparente silenzio, ma non possono penetrare i motivi divini di quel silenzio, perché l’uomo carnale non può penetrare con la sua pesantezza opaca nei misteri della Luce fatta Parola.
Carità e giustizia
4 Ora Io dico che per rispondere a questi stolti Io parlerò dopo tanto tacere. Ma poiché sono Dio, e Dio è Bontà, non sforzerò te, vittima che ti consumi sempre più. Regolerò la mia Parola alle tue possibilità fisiche, dando così una nuova lezione ai colpevoli contro la carità e la giustizia, e quindi contro Dio, i quali non regolano con la carità e la giustizia le loro azioni verso te, malata, e peccano contro il duplice amore che la Legge antica ed il Verbo Incarnato hanno proclamato essere il primo comandamento, senza il quale non possono essere veri, vivi, gli altri, e vane, e false, e spoglie morte, che non han valore per il giudizio di pace e gloria, sono le forme formali, letterali del culto. Perché ciò che è vita divina, ciò che divinizza anche un sorriso e ne fa oggetto di futuro premio, è l’amore. Solo l’amore.
5 Non senza divino consiglio si fermarono le lezioni al v. 4° dell’8° c. ai Romani, per riprendere al 5° v. dello stesso capo dopo 18 mesi. Sino al 4°, di te che vivi nello spirito si parlava e di chi come te. Dal 5° in poi sino al 7°, di costoro si parla. E con questo punto ha ripresa la lezione, giusta per l’ora attuale. Anche un battito di ciglio è regolato dalla Sapienza di Dio.».
Dio non si irride e non si tenta[50].
Dice Gesù a Maria Valtorta:
6 «Il voler scaricare su Dio la responsabilità di quanto avviene, tentando così di diminuire agli occhi tuoi e del mondo la loro colpa, o di malanimo o di pusillanimità o di ignavia e quietismo, col dire: ‘ Dio deve fare ’ li assimila a coloro che, mentre ero sulla Croce, denudavano se stessi, nel loro io più profondo e più vero, avendo nella febbre del creduto trionfo perduto ogni freno e controllo alle loro ipocrite azioni, gridando: ‘Se sei il Figlio di Dio scendi di croce, ora, e salvati, perché si possa credere che sei veramente Tu il Re d’Israele, il Messia’.
7 Gli uomini hanno tutti l’intelletto per giudicare. Gli uomini di Dio, i suoi servi e ministri – i sacerdoti – hanno in più l’aiuto degli studi fatti e degli aiuti soprannaturali confacenti alla loro missione per giudicare meglio ancora. Come dunque imitano i loro antichi predecessori tentando Dio?
8 Facciano, ché sta a loro di fare con santità e giustizia. E li benedirò. Ma se non fanno e non mi servono, pretendendo che Io faccia ciò che del resto non servirebbe perché è in loro la volontà di non servirmi, Io avrò per loro il silenzio di condanna che ebbi per i Capi dei Sacerdoti e per gli Scribi. Quel silenzio che non ebbi per il buon ladrone. Un malfattore, in verità. Ma che non attese che Io facessi per convertirsi. Fece. E poscia, certo che Io avrei premiato la sua buona volontà, a Me si rivolse perché lo assolvessi.
9 Quale lezione per tanti! Dio non si irride e non si tenta. Per non imitare Satana tentante Me nel deserto; e i Sacerdoti ormai condannati insieme al loro Tempio; i Farisei ipocriti e gli Scribi pieni d’iniquità, che si appropriavano dei beni delle donne sole e dei pupilli, beffeggianti Me crocifisso. Come, alla loro sapienza a cui tanto tengono, non appare chiara la loro azione? Quest’azione contro Me e contro le anime che torturate col vostro ‘no’ e private della Parola?»
9. IL VANGELO INTEGRALE E LA NUOVA TEOLOGIA
“La Buona
Novella ai piccoli del gregge di Gesù[51].
Per la Nuova Evangelizzazione
Presentiamo un elenco dei temi contenuti in questa grande Opera:
- Tutto lo scibile sulla Vergine Maria.
- Tutto lo scibile sugli Apostoli, sui Discepoli.
- Storia completa dei grandi amici di Gesù.
- La Fraternità di Gesù: Fondazione, formazione e missione.
- Il Regno messianico: natura, sviluppo, universalità.
- La Legge del Regno messianico: i 10 Comandamenti spiegati da Gesù.
- Codice di spiritualità del Regno: esposizione nuova e completa del sermone della montagna.
- Le parabole messianiche: tutte le parabole raccontate da Gesù durante il suo ministero messianico in Israele, oltre le poche ricordate dagli Evangelisti.
- Formazione e consacrazione della donna all’apostolato, alla missione e la sua emancipazione.
- Il mistero della Misericordia di Dio: la storia completa dei più grandi convertiti del tempo di Gesù.
- Il mistero delle Tenebre: Il diavolo e le possessioni diaboliche, la potenza dell’esorcismo e il Liberatore.
- La Cristologia viva: Contenuto di fondo è Cristo, tutto lo scibile sul Verbo Incarnato, sul Messia evangelizzatore e taumaturgo.
- Il Redentore: Passione, crocifissione, morte, risurrezione, ascensione e glorificazione alla destra del Padre.
- La rivelazione: Teologia ed esegesi biblica dell’Antico Testamento.
- La Chiesa del Cristo: Formazione, istituzione, magistero, sacramenti.
- L’Altro Consolatore: Teologia dello Spirito Santo, formazione del cristiano alla Pentecoste.
La Parola che dà la vita eterna[52]
È la Nuova teologia per il popolo nuovo
- I 122 quaderni autografi che contengono gli scritti originali di Maria Valtorta sono stati pubblicati dal C.E.V. in tre volumi intitolati: I Quaderni del 1943, I Quaderni del 1944, I Quaderni del 1945-1950, seguiti successivamente dall’opera Quadernetti.
Questi Quaderni e i Quadernetti sono la raccolta delle istruzioni, lezioni, insegnamenti dottrinali che ogni giorno Gesù dettava a Maria Valtorta. La pubblicazione è fedele agli originali autografi, perciò segue l’ordine dei giorni e non degli argomenti.
Breve elenco dei temi contenuti: temi di Mariologia, Antropologia, Teologia morale, Teologia spirituale, Teologia biblica, Ecclesiologia, Martirologio, Apocalisse, I Novissimi.
Oltre i quaderni ci sono altre due opere complete
-Lezioni sull’Epistola di Paolo ai Romani[53]. Opera dello Spirito Santo, Opera fatta interrompere dai dottori del cavillo
-Libro di Azaria[54]: Opera dell’angelo custode del Portavoce.
10. L’OPERA CONTIENE SAPIENZA, VERITÀ, CARITÀ, DIO
Insegnamenti di Salvezza eterna [55]
Dice Gesù:
1 In tutto questo mio insegnamento non vi è lezione o visione data senza che Io segua un mio disegno educativo che voi non comprendete o comprendete in ritardo e parzialmente. Se meditaste con lucidità di intuizione, vedreste che le lezioni che vi do coi dettati o con le contemplazioni del portavoce sono sempre in rapporto con eventi prossimi a venire. Faccio così per darvi soprannaturale aiuto. Queste pagine, dato che il mondo non si imbesti completamente, faranno molto bene alle anime anche in futuro, perché contengono insegnamenti di Salvezza eterna; ma per voi, viventi in questa ora fatale, sono anche una guida e un conforto per le ore che vivete.
Sapienza, Verità, Carità di Gesù [56]
2 Dice Gesù mentre io correggo pagine dattiloscritte e ammiro la bellezza stilistica di esse:
3 «Vedi, Maria. Se Io ti avessi dato soltanto belle pagine, letterariamente parlando, non ti avrei dato nulla. Nulla di utile, nulla di vero valore. Una musica ti avrei dato. E anche una di quelle musiche vuote, leggere, che accarezzano soltanto l’udito ma non stimolano in chi le ascolta pensieri eletti. Perché vi è della musica che è preghiera, che è lezione, che è elevazione a contemplazioni nel soprannaturale, musica nelle cui note veramente vibra e traspare non tanto il genio dell’uomo ma la potenza di Dio Creatore dell’uomo.
4 Il genio dell’uomo non è che il mezzo per testimoniare la potenza di Dio che lo ha creato con intelligenza e ragione, oltre che con spirito e con carne e sangue. Il genio dell’uomo non è che la risposta data ai sostenitori di teorie evoluzionistiche secondo le quali l’uomo attuale non è che la bestia evolutasi in un lento ascendere dalla brutalità alla umanità. Il genio dell’uomo non è che la risposta data ai negatori della Creazione, e perciò di Dio Creatore, agli eretici che sostengono l’autogenesi dell’Universo. Il genio dell’uomo non è che la risposta data agli atei. Il genio dell’uomo è la confessione che Dio è e che tutto è perché Egli lo vuole: luce, vita, elementi, intelletto, tutto.
5 Ma Io parlo delle musiche vuote. A queste paragonerei le mie pagine se fossero solo armonia di parole e perfezione stilistica. Ma in esse è la Sapienza. La mia Sapienza. È la Verità, la mia Verità. In esse è la Carità, la mia Carità. È Dio perciò. Ecco perché esse hanno valore. Guai a chi non cerca e non trova in esse questo loro vero valore!
Aumento di conoscenza di Gesù [57]
6 So l’obiezione di molti: ‘Gesù parlava semplicemente’. Nelle parabole parlavo semplicemente perché mi rivolgevo a turbe di popolani. Ma quando parlavo a menti colte, israelitiche o romane e greche, parlavo come più alla Sapienza perfetta si conveniva.
7 Le mie parole, poi, nelle versioni degli evangelisti, dei quali due soli furono apostoli – e se ben si osserva sono i due Vangeli più rispecchianti Me, perché quello di Luca, stilisticamente buono, può dirsi più il Vangelo di mia Madre e della mia infanzia, delle quali narra diffusamente particolari che gli altri non narrano, che non Vangelo della mia vita pubblica, essendo più eco degli altri che luce nuova come è quello di Giovanni, il perfetto evangelista della Luce che è il Cristo Dio-Uomo – le versioni, dicevo, delle mie parole, dagli evangelisti furono molto ridotte, sino ad essere ridotte scheletriche: più un accenno che una versione. Cosa che le priva della forma stilistica che Io avevo dato ad esse.
8 Il Maestro è in Matteo (vedere discorso della Montagna[58], le istruzioni agli apostoli[59], l’elogio al Battista e il resto di questo capitolo[60], il primo episodio del 15° capitolo[61] e il segno del Cielo[62] e il divorzio[63], 19° cap., e i tre cap. 22-23-24). Il Maestro è soprattutto nel luminoso Vangelo di Giovanni, l’Apostolo innamorato, fuso nella carità al suo Cristo-Luce. Confrontate quanto disvela della potenza del Cristo oratore questo Vangelo con quanto ne disvela la esiguità essenziale del Vangelo di Marco, esatto negli episodi sentiti da Pietro, ma ridotto a un minimo, e vedrete se Io, il Verbo, usavo solo uno stile molto umile o se non sfolgorava sovente in Me la potenza della perfetta Parola. Sì, in Giovanni Essa brilla, per quanto molto ridotta in pochi episodi.
9 Ora se al piccolo Giovanni Io ho voluto dare un aumento di conoscenza di Me e del mio insegnamento, perché dovrebbe questo farvi increduli e duri? Aprite, aprite intelletto e cuore, e beneditemi per quanto vi ho dato».
11. VISIONE ESATTA DELLA VITA E DOTTRINA DI GESÙ
L’ordine cronologico del Vangelo[64]
Dice Gesù:
1 «Intanto ti dico che l’episodio di mercoledì (20-9)[65], se farete un’opera regolare, lo dovete collocare un anno avanti la mia morte, perché accadde al tempo della messe del mio 32° anno.»
2 Necessità di conforto e istruzione per te, diletta, e per altri, mi hanno costretto a seguire un ordine speciale nel dare le visioni e i dettati relativi. Ma vi indicherò, a suo tempo, come distribuire gli episodi dei tre anni di vita pubblica. L’ordine dei Vangeli è buono, ma non perfetto come ordine cronologico. Un osservatore attento lo nota.
3 Colui che avrebbe potuto dare l’esatto ordine dei fatti, per esser stato meco, dall’inizio della evangelizzazione alla mia ascesa, non lo ha fatto, perché Giovanni, figlio vero della Luce, si è occupato e preoccupato di far rifulgere la Luce attraverso la sua veste di carne agli occhi degli eretici che impugnavano la verità della Divinità chiusa in carne umana. Il Vangelo sublime di Giovanni ha raggiunto il suo scopo soprannaturale, ma la cronaca della mia vita pubblica non ne ha avuto aiuto.
4 Gli altri tre evangelisti mostrano uguaglianze fra loro, come fatti, ma ne alterano l’ordine di tempo, perché di tre uno solo era stato presente a quasi tutta la mia vita pubblica: Matteo, e non l’aveva scritta che 15 anni dopo, mentre gli altri li scrissero più oltre ancora, e per averne udito il racconto da mia Madre, da Pietro, da altri apostoli e discepoli.
5Vi voglio dare una guida nel riunire i fatti del triennio, anno per anno».
Nulla è di superfluo in questo lavoro[66]
Dice Gesù:
6 «E anche il terzo anno di vita pubblica ha fine. Viene ora il periodo preparatorio alla Passione. Quello nel quale apparentemente tutto sembra limitarsi a poche azioni e a poche persone. Quasi uno sminuirsi della mia figura e della mia missione. In realtà, Colui che pareva vinto e scacciato era l’eroe che si preparava all’apoteosi, e intorno a Lui non le persone ma le passioni delle persone erano accentrate e portate ai limiti massimi.
7 Tutto quanto ha preceduto, e che forse in certi episodi parve senza scopo ai lettori maldisposti o superficiali, qui si illumina della sua luce fosca o splendente. E specie le figure più importanti. Quelle che molti non vogliono riconoscere utili a conoscere, proprio perché in esse è la lezione per i presenti maestri, che vanno più che mai ammaestrati per divenire veri maestri di spirito. Come ho detto a Giovanni e Mannaen, nulla è inutile di ciò che fa Dio, neppure l’esile filo d’erba. Così nulla è di superfluo in questo lavoro. Non le figure splendide e non le deboli e tenebrose. Anzi, per i maestri di spirito, sono di maggior utile le figure deboli e tenebrose che non le figure formate ed eroiche.
Visioni esatte delle scene evangeliche [67].
8 Come dall’alto di un monte, presso la vetta, si può abbracciare tutta la conformazione del monte e la ragione di essere dei boschi, dei torrenti, dei prati e dei pendii per giungere dalla pianura alla vetta, e si vede tutta la bellezza del panorama, e più forte viene la persuasione che le opere di Dio sono tutte utili e stupende, e che una serve e completa l’altra, e tutte sono presenti per formare la bellezza del Creato, così, sempre per chi è di retto spirito, tutte le diverse figure, episodi, lezioni, di questi tre anni di vita evangelica, contemplate come dall’alto della vetta del monte della mia opera di Maestro, servono a dare la visione esatta di quel complesso politico, religioso, sociale, collettivo, spirituale, egoistico sino al delitto o altruistico sino al sacrificio, in cui Io fui Maestro e nel quale divenni Redentore. La grandiosità del dramma non si vede in una scena ma in tutte le parti di esso. La figura del protagonista emerge dalle luci diverse con cui lo illuminano le parti secondarie.
9Ormai presso la vetta, e la vetta era il Sacrificio per cui mi ero incarnato, svelate tutte le riposte pieghe dei cuori e tutte le mene delle sette, non c’è che da fare come il viandante giunto presso la cima. Guardare, guardare tutto e tutti. Conoscere il mondo ebraico. Conoscere ciò che Io ero: l’Uomo al di sopra del senso, dell’egoismo, del rancore, l’Uomo che ha dovuto essere tentato, da tutto un mondo, alla vendetta, al potere, alle gioie anche oneste delle nozze e della casa, che ha dovuto tutto sopportare vivendo a contatto del mondo e soffrirne, perché infinita era la distanza fra l’imperfezione e il peccato del mondo e la mia Perfezione, e che a tutte le voci, a tutte le seduzioni, a tutte le reazioni del mondo, di Satana e dell’io, ha saputo rispondere: “No”, e rimanere puro, mite, fedele, misericordioso, umile, ubbidiente, sino alla morte di Croce.
Tentativo d’infinita misericordia[68].
10 Comprenderà tutto ciò la società di ora, alla quale Io dono questa conoscenza di Me per farla forte contro gli assalti sempre più forti di Satana e del mondo?
11 Anche oggi, come venti secoli or sono, la contraddizione sarà fra quelli per i quali Io mi rivelo. Io sono segno di contraddizione ancora una volta. Ma non Io, per Me stesso, sibbene Io rispetto a ciò che suscito in essi. I buoni, quelli di buona volontà, avranno le reazioni buone dei pastori e degli umili. Gli altri avranno reazioni malvagie come gli scribi, farisei, sadducei e sacerdoti di quel tempo. Ognuno dà ciò che ha. Il buono che viene a contatto dei malvagi scatena un ribollire di maggior malvagità in essi. E giudizio sarà già fatto sugli uomini, come lo fu nel Venerdì di Parasceve, a seconda di come avranno giudicato, accettato e seguito il Maestro che, con un nuovo tentativo di infinita misericordia, si è fatto conoscere una volta ancora.
12 A quanti si apriranno gli occhi e mi riconosceranno e diranno: ‘È Lui. Per questo il nostro cuore ci ardeva in petto mentre ci parlava e ci spiegava le Scritture’?
13 La mia pace a questi e a te, piccolo, fedele, amoroso Giovanni».
Gloria del figlio di Maria [69]
14 A Fatima coi pellegrini. Le orazioni nella notte e nella Conca sparsa di lumi… E Maria SS. di Fatima al mio fianco… Anche al mattino, mentre è qui, in stanza, P. Berti… E Maria mi sprona a molto pregare col Rosario, per il Papa, il Clero, la pace e l’Italia. Il Rosario è la valida difesa del Papato, della Chiesa, della Pace e della nostra Patria. Dice che per questo è apparsa a Roma[70] e per scuotere gli increduli gli indifferenti, gli ostili e contrari al soprannaturale, gli increduli anche sull’Opera che è “gloria di suo Figlio e nella quale è salute per tanti”.
Felice di essere Maestro e Padre [71].
Dice Gesù a me:
15 «Quando Io ti vedo così attenta alle mie lezioni, mi sembri una scolara diligente e affezionata del suo maestro che per essa è lo “scibile” intiero. Quando invece da te scopri delle parti nuove, fai delle osservazioni (e questo nelle visioni), mi fai pensare ad un bambino buono che suo padre tiene per la manina conducendolo davanti a ciò che vuole che il bambino veda per crescere nell’intelligenza, ma che nel contempo non interviene, per dare al suo piccolo la gioia di scoprire qualche cosa di nuovo e di sentirsi crescere nel concetto di sé.
16 Per fare questo, tu devi essere sempre sgombra di sollecitudini umane. Sempre più sgombra. Devi essere sempre più sicura per camminare disinvolta per i sentieri della contemplazione e sempre più tranquilla e fiduciosa in Me che ti tengo per mano.
17 Un papà non se ne fa accorgere, ma con mille arti amorose fa tanto finché la sua creatura vede quella data cosa che egli vuole che il bambino veda. Oh! Io sono il più amoroso dei padri e il più paziente dei maestri per i miei piccoli, e quando posso tenerne uno per mano, docile e attento, Io sono felice. Felice d’esser Maestro e Padre.
18 È tanto difficile che le mie creature mi mettano con fiducia la mano nella mia mano per essere condotte, istruite da Me, e per dirmi: ‘Ti amo sopra tutte le cose e con tutta me stessa!’. A quelle poche che sono così tutte “mie”, senza riserve, Io apro i tesori delle rivelazioni e delle contemplazioni e mi do senza riserva.
19 Però, Maria, siccome vi eleggo al ruolo di divulgatrici della mia Divinità, nelle sue diverse manifestazioni, presso coloro che hanno bisogno d’esser risvegliati e condotti ad intravvedere Dio, ricorda di essere scrupolosa al sommo nel ripetere quanto vedi. Anche una inezia ha un valore e non è tua, ma mia. Perciò non ti è lecito trattenerla. Sarebbe disonesto ed egoista. Ricordati che sei la cisterna dell’acqua divina[72], alla quale essa acqua si versa perché tutti ne vengano ad attingere.
20 Per i dettati sei giunta alla fedeltà più fedele. Nelle contemplazioni osservi molto, ma nella fretta di scrivere, e per le tue speciali condizioni di salute e di ambiente, ti avviene di omettere qualche particolare. Non lo devi fare. Mettili in calce, ma segnali tutti. Non è un rimprovero, è un dolce consiglio del tuo Maestro.
21 Giorni or sono mi hai detto: ‘Che gli uomini ti amino un poco di più, attraverso a me, giustifica e ripaga tutta la mia fatica e la mia vita; fosse anche un solo uomo che torna a Te per mezzo della tua violetta nascosta[73], essa sarebbe felice’.
22 Più sarai attenta ed esatta e più sarà numeroso il numero di coloro che vengono a Me, e più grande la tua felicità spirituale presente e la tua felicità eterna futura.
23 Va’ in pace. Il tuo Signore è con te»,
Acqua divina per dissetare il popolo [74].
Dice Gesù:
24 «Tredici anni or sono Io ti sigillavo sotto il peso dell’infermità, spezzando parola e attività. Hai dovuto per anni salvare col dolore. Poi ti ho fatta fontana per salvare con la Parola. Ti ho fatta “portavoce”. Oggi, mia violetta nascosta, ti autorizzo a disporre delle cose udite e vedute. Con prudenza, senza avarizia, con santità e per santo fine.»
La roccia dell’Oreb [75].
Mi dice Gesù:
25 «Tu sei come la roccia dell’Oreb – e tale devi restare – che custodiva nel profondo l’acqua per dare da bere a tutto un popolo di assetati che si lamentava contro il Signore, perché si diceva da Lui abbandonato[76], Anche ora così dicono. Invece è che il popolo, non guidato bene, non segue più le vie del Signore e non mi conosce più. Tu sei custode, e compatta come roccia devi essere per custodire la fonte pura di miracolo che ti ho affidata, sinché verrà colui che, perché guidato dallo Spirito Santo, ti chiamerà perché tu apra la via alla fonte. E allora apriti. “Quando?” chiedi. Oh! gli uomini non sono Mosè che era ubbidiente e conosceva il Signore, lo riconosceva nelle parole che udiva! E questo non essere gli uomini dei Mosè è il mio dolore».
Gemme di Gesù [77]
Dice Gesù:
26 “Vieni, piccolo Giovanni. Come il piccolo Beniamino la cui visione ti è tanto piaciuta, metti la tua mano nella mia, ché Io ti conduca per i miei campi di grazie. Grazie per te e per gli altri. Doni e doni. Perché ogni cosa che Io ti svelo o ti dico è un grande dono.
27 Tu non ne conosci neppure il valore. Non il valore spirituale. Quello per te è infinito. Il valore culturale, dico, storico, se più ti piace. Sono gemme di prezzo. Tu, come un bambino, te le trovi messe nelle mani e le ami per il loro colore variato, ma non sai dar loro altro valore di quello di dono e di bellezza e di prova del mio amore. Altri invece, più dotti di te, ma meno prediletti di te, te le osservano con ansia e con ansia te le chiedono, queste spirituali gemme che il tuo Gesù ti dona, e le osservano e le studiano e le valutano con maggior scienza della tua e, volesse la loro volontà che fosse, col tuo modo di amare. Ma ciò è più difficile per loro che sono complicati. Non ci sono che i pargoli che sanno amare semplicemente, schiettamente, puramente.
28Tu non sai che amare. Ma restami sempre così. Dilettati con le variegate gemme che Io ti dono e poi dalle, generosa e lieta, a chi attende. Io ti riempirò sempre la manina di nuovi tesori. Non temere. Dai, dai. Il tuo Re ha forzieri inesausti per la gioia dei suoi piccoli. “
Insegnamenti del Verbo [78]
29 Nutriti, o figlia diletta, di questa santa Parola che essi ti portano e che Io ti dono. Poiché sei destinata a ripetere insegnamenti del Verbo che prende la tua pochezza per sbalordire i grandi e consolare gli umili, accetta il cibo che Io ti offro e non lo ricusare. Se la sua materia ti pare ostica e immangiabile come pesante rotolo di pergamena, sappi che Io ne spezzo i sigilli e te ne sbriciolo le parti poiché t’amo, e ti voglio nutrire di cibo santo. Apri il tuo cuore e saziane l’insaziabile fame, perché il cuore che ha conosciuto Dio ha di Lui insaziata fame. Il mio Vangelo antico e nuovo sarà miele dolcissimo allo spirito tuo.
12. L’OPERA NASCENTE
Preparare gli spiriti all’avvento del Regno di Dio.
1 Il Regno di Dio è amore,
gioia e pace nello spirito. Ora, queste virtù sono frutti dello Spirito Santo. Quindi, il Regno di Dio è
la manifestazione dei frutti, dei doni, dei carismi dello Spirito Santo, come infatti disse Gesù; ‘Se
con lo Spirito io esorcizzo i demoni, è dunque arrivato a voi il regno di Dio’. L’Opera di Gesù è
l’albero che dà i frutti, i doni, i carismi, le virtù dello Spirito; perciò nel possesso di quest’Opera
ogni membro cresce nella conoscenza dello Spirito del Regno e in questo modo si forma all’avvento di
questo Regno. A questi volontari va dedicata la benedizione
Dice Gesù:
2 «La benedizione ai buoni. La benedizione sull’Opera nascente. Rientra nell’orbita di quella preparazione degli spiriti all’avvento del mio Regno, di quella coesione per fare resistenza al Disgregatore del mondo, il quale affretta le sue opere e le fa più aguzze per demolire in tempo sollecito e completamente. Puoi dunque dare all’Opera stessa quanto hai: sofferenze, preghiere, opere».[79]
Preparare il volontariato dei consacrati per il Regno
3La consacrazione è un atto di offerta; la consacrazione al Regno di Dio è un atto volontario di offerta all’Amore e alla Giustizia di Dio. All’Amore, perché il Regno di Dio è regno dello Spirito d’Amore. Alla Giustizia, perché il Regno di Dio si manifesta quando la Giustizia divina si placa, solo allora Dio si concede alle sue creature. Quindi, è necessario rivestirsi dei meriti del Figlio prediletto di Dio, Gesù Cristo e fare un atto di offerta all’Amore e alla Giustizia.
Dice Gesù:
4 «Maria, ricordi il tuo atto di offerta all’Amore e alla Giustizia[80]? Rivestita dei meriti del tuo Diletto, ripeti in esso atto le mie parole: ‘Padre, perdona agli uomini… e se per placare la tua giustizia sono necessarie ostie di espiazione, eccomi, Padre, immolami per la pace fra l’uomo e Dio, fra l’uomo e l’uomo, per l’avvento del tuo Regno. E a Me, tuo Amore, dici: ‘Lo hai detto Tu che il più grande amore è dato da colui che dà la vita per i suoi amici[81]‘’. Ecco. Io vengo, mi offro a Te perché il tuo Regno si stabilisca sulla terra e nei cuori’. E mi chiedi di usarti come strumento, cieco strumento che non chiede “perché” di nulla».[82]
Instaurare il Regno di Dio nel cuore dell’uomo
5 La prima sede del Regno di Dio è il cuore di ogni uomo, perché il Regno di Dio è Amore e la sede dell’amore è il cuore dell’uomo. Come nel seno di una madre si forma per prima cosa il cuore della sua creatura, così nel cuore dei portatori del Regno di Dio nel mondo si forma per prima cosa il Cuore del Regno, il Cuore di Gesù. Allora l’uomo diventa un piccolo Cristo e il suo cuore diviene un cielo nel quale si operano le meraviglie di Dio e dal quale trapelano fulgori ed escono parole che sono luci, escono parole che sono del Dio che vi abita. Il cuore è come il tabernacolo che contiene come in una pisside aurea lo spirito nostro in cui per una spirituale transustanziazione si incarna e risiede Dio. Quando questa transustanziazione spirituale avviene, allora dal cuore si manifesta il Regno di Dio.
Dice Gesù:
6 «…dal cuore escono… i buoni pensieri, le rette intenzioni, le ferme volontà d’esser santi, gli eroismi che vi danno il Cielo, i pentimenti sinceri che cancellano anche il ricordo delle vostre colpe dalla mente di Dio e vi portano a Lui, e Lui a voi, per il suo bacio di Padre» [83].
7 Perché nel cuore dell’uomo avvenga questa realtà è necessario che l’uomo conosca e accetti Gesù per quello che è, come si rivela in quest’Opera, come dice Gesù al suo portavoce:
Dice Gesù:
8 «Per questo ti uso. Per il mio Regno nel cuore degli uomini che non mi conoscono più quale sono. Quando mi conoscessero per quello che sono, molti, molti, molti verrebbero a Me. Voglio che vengano. Ho pietà di queste turbe. In esse molti sono traviati perché non conoscono il Pastore» [84].
Formare Cenacoli d’ascolto del Vangelo
9 “Sorgi, o Gerusalemme, e sta in piedi sull’ altura e guarda verso oriente; vedi i tuoi figli riuniti da occidente ad oriente, alla parola del Santo, esultanti per il ricordo di Dio”[85].
Il santo è Gesù e la Sua Parola è il Vangelo del Regno di Dio. Perciò all’ascolto del Vangelo si riuniscono i figli della Chiesa del Santo ed esultano per i ricordi delle gesta dell’Uomo-Dio Gesù, contenute in questo Vangelo. Quindi, il Signore ha decretato di adunare la sua gente, come dice in altra parte della Scrittura:
“Con un fischio li chiamerò a raccolta quando li avrò riscattati e saranno numerosi come prima”.[86]
I riscattati dal sangue del Santo siamo noi. Il fischio è l’appello d’amore del Salvatore, appello che arriva a noi trasformato in Messaggio di salvezza, in Lieto annunzio, in Buona novella e non è altro che il Vangelo del Regno di Dio. Al suono di questo appello d’amore il Signore fa chiamare a raccolta il suo gregge.
Dice Gesù:
10 «Chiamate a raccolta il gregge. Il Pastore viene. Le pecore e gli agnelli si adunino al suono del mio appello di amore. I capri si separeranno da loro. Siete pochi? Erano dodici e rimasero undici. La culla è ignota e meschina? In una greppia, nella più piccola fra le città di Giuda, è nato il Salvatore[87]. Benedico le “buone volontà” che si adunano. Che Io abbia i “miei seguaci” come Satana ha i suoi.
11 Tornate al Vangelo, figli. Tornate. Se ci fossero state opere e parole più sante per portare gli spiriti al Bene, Io, Sapienza, le avrei usate. Non vi è cosa più atta a santificare del Vangelo.
12 Venite alla “Fonte delle acque del Salvatore [88]“. Sì: veramente acque sgorgate dal mio cuore, queste parole d’amore che sono il mio Vangelo: la parola della Buona Novella. La Buona Novella che torno a ripetere con pressante invito al mondo che perisce in ciò che non è buono.
13 Grandi e umili che volete quest’Opera, a voi la mia benedizione. E tu, piccolo Giovanni, sii più martire che mai per questo.
14 Va’ in pace»[89].
Animare Gruppi di preghiera.
15. “Suonate la tromba in Sion, proclamate un digiuno, convocate un’adunanza solenne. Radunate il popolo, indite un’assemblea, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo. Tra il vestibolo e l’altare piangano i sacerdoti, ministri del Signore” [90].
E altrove dice: “Certo ti radunerò tutto, ti raccoglierò resto di Israele. Li metterò insieme come pecore in un sicuro recinto, come una mandria in mezzo al pascolo dove muggisca lontano dagli uomini” [91].
Ecco il tempo di preparare le vie del Signore riunendo il suo popolo in gruppi di preghiera intorno al Vangelo del Regno di Dio.
Dice Gesù:
16 «Sono venti secoli che una “Voce” ha detto il già detto da Isaia: ‘Preparate le vie del Signore’. Ma le vie sono rese sempre più ingombre al Signore dalla vostra mala volontà asservita alla Bestia che vi fa accumulare monti di orgoglio, creare crepacci di colpa, vie storte di menzogna, valli di accidia.
17 Come può il Pastore santo raccogliere il suo gregge sbandato se prima non si sono radunate le pecore intorno alla verga della sua Parola? Eccomi. Io vengo a pascere una volta ancora i miei agnelli e a sorreggere le pecore che allattano, ossia i ministri del Cristo che vi danno il latte della sua Parola.
18 Lasciate da parte ciò che non è pascolo mio. Riunitevi intorno alla Croce. È l’insegna della vittoria su tutti i nemici dell’uomo. Tutti i nemici. Quelli esterni dati da guerre, pestilenze, fame. Quelli interni, doppiamente, incalcolabilmente distruttori; dati da spirito di mondo, razionalismo, triplice idolatria, mene di Satana.
19 Aprite gli occhi, o uomini. Levate da essi la crosta che tanto errore vi ha accumulata, e vedete Me. Me quale sono, in tutta la mia potenza di Dio Uno e Trino, Creatore, Redentore, Animatore vostro.
20 Umiliate la vostra creta superba che non è capace di nulla d’eterno e riconoscete questo vostro nulla che è grande solo se Dio l’alita essendo nel vostro spirito. Umiliate la vostra intelligenza, che è mia perché Io ve l’ho infusa, e pensate sempre a ciò che Io sono. E a ciò che voi siete
13. FORMARE ALL’ASCOLTO DEL VANGELO[92]
1 “Il Vangelo è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” [93]
“Le parole che io vi ho dette, quelle vi giudicheranno nell’ultimo giorno”.[94]
L’ascolto del Vangelo porta a vivere il Vangelo
Dice Gesù:
2 «Nel leggere il Vangelo distrattamente troppe verità vi sfuggono. Prendete i grandi insegnamenti. Male anche questi e adattandoli al vostro modo di vedere attuale.
3 Intanto sappiate che non è il Vangelo che deve adattarsi a voi ma voi al Vangelo. Esso è quello che è. Il suo insegnamento è quello nel primo suo secolo di vita e sarà tale nell’ultimo, anche se l’ultimo secolo avesse a venire fra miliardi di anni. Voi non sapete più vivere secondo il Vangelo – lo sapete fare già molto poco – ma non per questo il Vangelo diverrà diverso. Esso vi dirà sempre le stesse verità vitali.
L’ascolto porta a vivere in modo integrale il Vangelo
4 Il vostro voler adattare il Vangelo alla vostra maniera di vivere è una confessione della vostra miseria spirituale. Se aveste fede nelle verità eterne e in Me che le ho bandite, vi sforzereste di vivere in modo integrale il Vangelo, così come lo facevano i primi cristiani. E non dite: Ma la vita di ora è tale che non possiamo seguire alla perfezione questi insegnamenti. Li ammiriamo, ma siamo troppo diversi da essi per seguirli.
5 I pagani dei primi secoli erano anche essi molto, troppo diversi dal Vangelo, eppure hanno saputo seguirlo. Lussuriosi, avidi, crapuloni, crudeli, scettici, viziosi, hanno saputo strappare da sé stessi tutte queste piovre, mettersi a nudo l’anima, farla sanguinare per strapparla dai tentacoli della vita pagana e venire a Me così feriti nel pensiero, negli affetti, nelle abitudini, dicendomi: ‘Signore, se Tu vuoi, puoi guarirmi’. [95] Ed Io li ho guariti. Ho rimarginato le loro eroiche ferite.
L’ascolto del Vangelo porta all’eroismo
6 Poiché è eroismo saper strappare da sé ciò che è un male per amore di una legge accettata totalmente. È eroismo mutilarsi di ciò che è inciampo a seguirmi. È l’eroismo che Io ho indicato: ‘In verità Io dico che per seguirmi occorre lasciare casa, ricchezze affetti. Ma a chi sa tutto lasciare per venire a Me, per amor del mio Nome, sarà dato il centuplo nell’altra vita. In verità Io dico che chi si è rigenerato nel seguirmi possederà il Regno e verrà con Me a giudicare gli uomini l’ultimo giorno’.[96]
7 Oh! miei veri fedeli! Con Me, con Me sarete, turba festante e fulgida nell’ora del trionfo mio, del trionfo vostro poiché tutto quanto è mio è vostro, è dei miei figli, è dei miei amati amanti, dei miei benedetti, della gioia mia.
L’Ascolto del Vangelo rigenera l’anima
8 Ma occorre “rigenerarsi”, o uomini, per esser miei. Rigenerarsi. Lo dice anche Giovanni, così come lo dice Matteo, riportando le mie parole: quest’ultimo parlando del giovane ricco[97], e il prediletto parlando di Nicodemo. Occorre rinascere. Occorre rigenerarsi. Farsi un’anima nuova, o nuovi gentili del ventesimo secolo. Rifarsela spogliandosi dei compromessi e delle idee del mondo, per abbracciare la mia Idea e viverla. Viverla veramente. Integralmente.
9 Così hanno fatto i gentili dei primi secoli e sono divenuti i gloriosi santi del Cielo. E hanno portato civiltà alla Terra. Così dovete fare voi, se è vero che mi amate, se è vero che tendete all’altra Vita, se è vero che lavorate per la civiltà della Terra. La terra, ora! Più incivile di una tribù sepolta nelle foreste vergini! E perché? Perché ha respinto Me. Non è dirsi cristiani che vuol dire esserlo. Non è aver ricevuto un battesimo pro forma che lo costituisce. Cristiani vuol dire essere come il Cristo ha detto di essere. Come il Vangelo ve lo ripete.
10 Ma voi il Vangelo lo leggete poco, lo leggete male, lo sfrondate di quanto vi dà noia nei grandi insegnamenti. Ed i più delicati, poi non li notate neppure.
L’ascolto del Vangelo forma dei capolavori
11 Ma dite un poco. Quando un artista si appresta a fare un’opera, si limita alle operazioni di sbozzatura se scultore, di schizzo se pittore, di innalzamento di muri se architetto? No. Dopo il grosso lavoro scende ai particolari. Sono questi molto più lunghi a compiersi che non lo sia il grosso lavoro. Ma sono quelli che creano il capolavoro.
12 Con che amore lavora di scalpello e mazzuolo sul marmo, che ad un profano pare già vivo, lo scultore per dare perfezione a quell’opera! Pare un orafo, tanto è minuto e attento il suo lavoro. Ma vedete come quel viso di pietra acquista vita sotto la carezza – ormai è una carezza tanto è attenta e lieve – dello strumento. L’occhio par si orni di sguardo, le narici sembra si gonfino di respiro, la bocca diviene morbida come curva di tepide labbra, i capelli, oh! non san più duri nella pietra, ma ariosi e soffici come il vento li scorresse e una mano amorosa li scompigliasse.
13 Guardate quel pittore. La tela è già compita. È bella, pare bella, perfetta. Ma egli non posa. Ecco, qui ci vuole un’ombra nera-azzurra e là un tocco di carminio. Su questo fiore che splende nella mano di questa vergine ci vuole una scintilla di sole per farlo risaltare nel suo perlaceo candore. Su questa guancia ci vuole una stilla di pianto per dar vita alla gioia estatica che sopravvive fra i tormenti. Questo campo fiorito, dove queste greggi passano e brucano, va irrorato di rugiada per dar risalto alle sete dei fiori. Il pittore non posa sinché l’opera è tanto perfetta da farsi dire: ‘È vera!’. E così l’architetto e così il musicista, e così tutti i veri artisti che vogliono dare al mondo dei capolavori.
14 E così dovete fare voi col capolavoro della vostra vita spirituale.
L’Ascolto del Vangelo porta alla perfezione
15 Ma che credete? Che Io, che ero così alieno dai discorsi, abbia aggiunto parole per il gusto di dire delle parole? No. Io ho detto il puro necessario per portarvi alla perfezione. E se nel grande insegnamento evangelico vi è di che dare salvezza alla vostra anima, nei tocchi più minuti vi è di che darvi la perfezione.
16 I primi sono i comandi. Disubbidire a quelli vuol dire morire alla Vita. I secondi sono i consigli. Ubbidire a questi vuol dire avere sempre più sollecita santità e accostarsi sempre più alla Perfezione del Padre.
17 Leggete, leggete il Vangelo, e leggetelo anche nelle frasi più minute. Vivetelo in queste sue tinte di perfezione. Cominciate dall’amore. Sembra il più difficile precetto e consiglio. Ma è la chiave di tutto. Di tutto il Bene. Di tutta la Gioia. Di tutta la Pace.”[98]
14. AIUTO PER VINCERE LE IDEOLOGIE PERNICIOSE[99]
Aiuto per vincere il Modernismo
Dice Gesù:
1 «La ragione più profonda del dono di quest’Opera, fra le molte altre che il mio portavoce conosce, è che in questi tempi, nei quali il modernismo condannato dal mio S. Vicario Pio X si corrompe in sempre più dannose dottrine umane, la S. Chiesa rappresentata dal mio Vicario abbia materia di più a combattere coloro che negano: la soprannaturalità dei dogmi; la divinità del Cristo; la verità del Cristo Dio e Uomo, reale e perfetto così nella Fede come nella storia che di Lui è stata tramandata (Vangelo, Atti degli Apostoli, Epistole apostoliche, Tradizione); la dottrina di Paolo e Giovanni e dei Concili di Nicea, Efeso e Calcedonia e altri più recenti, come mia vera dottrina da Me verbalmente insegnata o ispirata; la mia sapienza illimitata perché divina; l’origine divina dei Dogmi, dei Sacramenti e della Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica; l’universalità e continuità, sino alla fine dei secoli, del Vangelo da Me d14o e per tutti gli uomini; la natura, perfetta dall’inizio, della mia dottrina che non si è formata quale è attraverso a successive trasformazioni, ma tale è stata data: dottrina del Cristo, del Tempo di Grazia, del Regno dei Cieli e del Regno di Dio in voi, divina, perfetta, immutabile, Buona Novella per tutti i sitibondi di Dio.
Aiuto per vincere il Drago rosso e le Bestie
2 Al dragone rosso con sette teste, dieci corna e sette diademi sulle teste, che con la coda trae dietro la terza parte delle stelle del Cielo e le fa precipitare – e in verità vi dico che esse precipitano ancor più in basso che sulla Terra – e che perseguita la Donna[100], alle bestie del mare[101] e della terra[102] che molti, troppi, adorano, sedotti come sono dai loro aspetti e prodigi, opponete il mio Angelo volante nel mezzo del Cielo tenendo il Vangelo eterno ben aperto anche sulle pagine sin qui chiuse, perché gli uomini possano salvarsi per la sua luce dalle spire del gran Serpente dalle sette facce che li vuole affogare nelle sue tenebre, e al mio ritorno Io ritrovi ancora la fede e la carità nel cuore dei perseveranti, e siano questi numerosi più di quanto l’opera di Satana e degli uomini non danno a sperare che possano essere» [103].
15. DONO PER FARE CONOSCERE E AMARE IL MAESTRO
Dono per far conoscere il Maestro[104]
Dice Gesù:
1 «Come dall’alto di un monte, presso la vetta, si può abbracciare tutta la conformazione del monte e la ragione di essere dei boschi, dei torrenti, dei prati e dei pendii per giungere dalla pianura alla vetta, e si vede tutta la bellezza del panorama, e più forte viene la persuasione che le opere di Dio sono tutte utili e stupende, e che una serve e completa l’altra, e tutte sono presenti per formare la bellezza del Creato, così, sempre per chi è di retto spirito, tutte le diverse figure, episodi, lezioni, di questi tre anni di vita evangelica, contemplate come dall’alto della vetta del monte della mia opera di Maestro, servono a dare la visione esatta di quel complesso politico, religioso, sociale, collettivo, spirituale, egoistico sino al delitto o altruistico sino al sacrificio, in cui Io fui Maestro e nel quale divenni Redentore. La grandiosità del dramma non si vede in una scena ma in tutte le parti di esso. La figura del protagonista emerge dalle luci diverse con cui lo illuminano le parti secondarie.
2 Ormai presso la vetta, e la vetta era il Sacrificio per cui mi ero incarnato, svelate tutte le riposte pieghe dei cuori e tutte le mene delle sette, non c’è che da fare come il viandante giunto presso la cima. Guardare, guardare tutto e tutti. Conoscere il mondo ebraico. Conoscere ciò che Io ero: l’Uomo al disopra del senso, dell’egoismo, del rancore, l’Uomo che ha dovuto essere tentato, da tutto un mondo, alla vendetta, al potere, alle gioie anche oneste delle nozze e della casa, che ha dovuto tutto sopportare vivendo a contatto del mondo e soffrirne, perché infinita era la distanza fra l’imperfezione e il peccato del mondo e la mia Perfezione, e che a tutte le voci, a tutte le seduzioni, a tutte le reazioni del mondo, di Satana e dell’io, ha saputo rispondere: “No”, e rimanere puro, mite, fedele, misericordioso, umile, ubbidiente, sino alla morte di Croce.
3 Comprenderà tutto ciò la società di ora, alla quale Io dono questa conoscenza di Me per farla forte contro gli assalti sempre più forti di Satana e del mondo?
4 Anche oggi, come venti secoli or sono, la contraddizione sarà fra quelli per i quali Io mi rivelo. Io sono segno di contraddizione ancora una volta. Ma non Io, per Me stesso, sibbene Io rispetto a ciò che suscito in essi. i buoni, quelli di buona volontà, avranno le reazioni buone dei pastori e degli umili. Gli altri avranno reazioni malvagie come gli scribi, farisei, sadducei e sacerdoti di quel tempo. Ognuno dà ciò che ha. Il buono che viene a contatto dei malvagi scatena un ribollire di maggior malvagità in essi. E giudizio sarà già fatto sugli uomini, come lo fu nel Venerdì di Parasceve, a seconda di come avranno giudicato, accettato e seguito il Maestro che, con un nuovo tentativo di infinita misericordia, si è fatto conoscere una volta ancora.
5 A quanti si apriranno gli occhi e mi riconosceranno e diranno: ‘È Lui. Per questo il nostro cuore ci ardeva in petto mentre ci parlava e ci spiegava le Scritture’?».
Dono per far amare il Maestro[105]
Dice Gesù:
6 «Scrivi questo solo. Vi è una persona tanto a Me e a te cara che vive presso a te, che deve dare, a te, non a Me che so senza bisogno di misurare nulla, la misura della risonanza negli spiriti delle mie parole e opere di misericordia di cui tu sei il mezzo di divulgazione. Tu vedi come questa creatura si alzi giorno per giorno verso la luce, come terra che emerga da un fondo di mare e piano si elevi verso il sole divenendo monte luminoso e fiorito. Oh! quanto le abbiamo dato a questa a noi cara! Che tesoro per la sua vita! Che amicizia! Che conforto! Ebbene, tu vedi che le pagine del Vangelo, divenute vive per la visione, sono quelle che più la scuotono.
7 Così è di molti. Sii perciò ben felice di vedere e instancabile nel descrivere. Mi fai amare e porti al desiderio di Me, Maestro e Luce. I dotti, i meno, vogliono le più alte cose. I curiosi, dalle intenzioni impure, desiderano spiegazioni di misteri futuri e di tempi futuri. Non ho per essi nessuna pietà. E per i primi ne ho molta meno di quanta ne ho per i “piccoli” del mio gregge. Per loro sono sempre Colui che dice: ‘Ho pietà di queste turbe’[106] e do loro il pane della mia Parola e Vita».
Conferma del Portavoce[107]
8 Ero occupata in un mestiere ben poco mistico: preparavo delle verdure per il pasto, ero senza carta, Gesù mi ha ordinato: “Scrivi”.
Ho lasciato subito in asso le verdure e ho preso il pezzetto di carta che avevo: unico e solo[108].
9 Le parole di Gesù danno gioia al mio cuore di parente e di strumento di Gesù. E danno forza al mio povero essere che fisicamente non ne può più e soffre così tanto a scrivere che… pensa di non poter più continuare.
10 Ma se c’è da fare a molti ciò che la mia fatica di descrivere fa a Paola, ben vengano, a centinaia magari, le visioni, ed io mi consumi, anche prima dell’ora presumibile, per la gran fatica. Muoia magari con la penna fra le dita. Un buon soldato muore in battaglia e un martire nell’arena. Io, che voglio esser della milizia di Cristo e martire del suo amore, voglio morire nella mia battaglia e nella mia arena: per amore e per fatica. E a Dio vada lode e alle anime grazia. Per me, misericordia.
16. L’OPERA È PER I MAESTRI[109]
La favoletta del pomo
1 Dico a Gesù, ripensando a quei dettati sul Peccato Originale che Egli ha voluto annessi all’Opera[110]: “Ora faranno nuove obbiezioni e mi tormenteranno ancora”, e ho paura. Mi risponde Gesù:
Dice Gesù:
2 «L’opera è più per i maestri che per le folle. I maestri daranno alle folle il succo dell’opera. Ma essi, per dare quel miele, hanno bisogno di nutrirsi dei fiori di verità che Io ho dato.
3 Tutto è verità nella Religione. Solo che da millenni e millenni alcune verità sono date e dette con figure o simboli. E questo non basta più ora, in questo secolo di razionalismo e di positivismo e – perché non dirlo? – di incredulità e dubbio che penetrano anche nei miei ministri.
4 Non basta più. La favoletta del pomo, così come è detta, non persuade, non è accettata, non dà aumenti di fede, ma anzi indebolisce la fede sulla verità della Colpa d’origine, e perciò sulla verità della mia venuta per redimere la Colpa d’origine, e perciò sulla mia predicazione perché ero Maestro fra le folle, e perciò sull’istituzione divina della Chiesa, e perciò sulla verità dei Sacramenti, e potrei durare per molto ad elencare quanto fa crollare il non accettare la quarta verità di fede, ossia la colpa d’Adamo».
Le verità di fede.
5 La prima verità è l’esistenza di Dio.
6 La seconda, la ribellione di Lucifero e perciò la libera trasformazione dell’arcangelo nel Demonio, in Satan, e perciò dello spirito del Male e delle Tenebre opposto allo spirito del Bene e della Luce.
7 La terza, la creazione.
8 La quarta, la colpa di Adamo, ante veduta nella sua divina conseguenza da Lucifero che divenne Satan per non adorare Me, Gesù Cristo, Figlio di Dio, Redentore dell’Uomo, suo Avversario e Vincitore.
Risposta al Razionalismo
9 La favoletta del pomo non basta più alle folle di oggi e soprattutto ai maestri di oggi, i quali la insegnano male perché il loro pensiero non la può accogliere più. Alla sottile, metodica erosione e corrosione del razionalismo e altre tendenze dell’oggi, si opponga una aperta, schietta, plausibile, credibile, dignitosa – come si conviene a cosa che ha rapporto con Dio, che è prova messa da Dio ai suoi creati – versione, l’unica sincera, reale versione del primo peccato. E crederanno di più i maestri, e sapranno far credere di più i fedeli. Ciò che è buono all’alba dell’Umanità fra i crepuscoli dei primi evi, è insufficiente e anche nocivo alla sera dell’Umanità, quando gli spiriti sono adulti e ammaliziati da tante cose.
10 Diamo luce! Diamo luce! Che nella luce è vita».
17. L’OPERA È PER LA CHIESA
Per il clero peccatore[111]
1 Notte fra il 7 e 8 maggio, ossia poche ore prima della riunione dei Soci della C.E.P.V. [112] in casa mia per definire tutto e stabilire che io voglio ubbidire e che si ubbidisca alla Chiesa.
2 Gesù aveva detto:
«Riunitevi o il 3 (Invenzione S. Croce) o il 5 (Vittoria di Lepanto per intercessione di Maria SS. del Rosario) o l’8. Ma vorrei l’8 perché in tal giorno Io, Buon Pastore, con l’ausilio della Regina del Rosario e di S. Michele Arcangelo, riesca a riavere nei miei sentieri le pecorelle sviate. La preghiera in comune a mia Madre e la tua in particolare a S. Michele, perché scacci il Perturbatore così attivo in alcuni, otterrà almeno che la prava volontà sia legata e che la tua volontà sia resa nota, senza dubbi».
3 Alle 24 Gesù se ne va e gli succede Maria SS. di Fatima, rivolta ad oriente e intensamente orante.
4 Alle 12 dell’8-5-49, mentre si fa la supplica, la Madonna si volge da oriente ad occidente, e china lo sguardo su P.B…. Uno sguardo maternamente afflitto. Poi disgiunge le mani giunte, apre le braccia, le abbassa verso terra, poi le alza con atto di supplica al Cielo e nuovamente congiunge le mani a preghiera, e due lacrime le rigano le guance cadendo poi verso il suolo.
5 Mi sento impallidire, del mio pallore contemplativo, che vorrei nascondere agli otto presenti che però, meno due, se ne avvedono… Capisco che Maria SS. piange per il Clero peccatore di cui uno è presente.
“Tutto vi è stato dato per salvarvi” [113]
Dice Gesù:
6 «Ed ora avanti, mia piccola voce. Il tempo è breve e molta è la Parola. E ancora maggiore è l’ignoranza della Parola. Diamo a questi disgraziati tutto quanto si può, acciò non ci facciano accusa della loro rovina. Il mondo perirà ugualmente perché vuole perire. Ma la Giustizia e i giusti del Signore potranno dire: ‘Tutto vi è stato dato per salvarvi, anche più di quanto era dovere, poiché l’amore è un prodigo mai sazio di donare’.
7 Non ti accasci la convinzione che è inutile la fatica che compi perché le parole sante cadono su anime tetragone e chiuse come forzieri di acciaio. Per quel Volto tre volte santo che la Bontà t’ha mostrato[114] e che per te è un riso d’amore, per quel Volto che gli uomini hanno forzato a ritirarsi sotto il montare di una valanga di delitti che dopo avere devastata la Terra si avventano contro i Cieli, continua ad essere mano che serve la Parola.
8 Hanno nascosto il Volto di Dio. Lo negano. Non credono in Lui. Vi hanno sostituito ciò che è loro rovina. Sono in balìa delle forze occulte ribelli al segno di Dio e quelle servono, quelle credono, quelle ubbidiscono. Voci e voci escono da fonti bugiarde e non ve ne è una che dica il vero o un riflesso di vero. Sono risa di demoni che irridono l’uomo e che si mutano in parole di menzogna per portarlo sempre più fuori via, quelle che ascoltano.
9 Vogliono conoscere il futuro per regolarsi. Il futuro è qui: nella mia Parola. Per evitare questo presente che è peggio di un incubo e di una condanna bisognava studiare questa Parola, saperla leggere e regolarsi sui suoi insegnamenti morali, storici e soprannaturali. Per rendere meno atroce il futuro ancora occorrerebbe studiare questa Parola che insegna il bene e la Verità».
Per correggere errori radicati nel mondo[115]
Dice Gesù:
10 «Parlare a te, che sei nubile, di questo argomento, può farti stupore. Ma tu non sei che il ”portavoce” e perciò devi assoggettarti a trasmettere qualunque cosa.
11 Ciò che dico ora serve agli altri. Serve a correggere uno e più errori, sempre maggiormente radicatisi nel mondo».
Mezzo per amare perfettamente Maria[116]
Dice Maria:
12 «Tornerò a parlarti oggi perché ti voglio tenere tutto il giorno con me. Oggi sono più che mai Regina in Cielo e porto con me l’anima tua.
13 Sei una bambina che poco sa della Mamma. Ma quando saprai tante cose e mi conoscerai non come stella lontana di cui solo si vede un raggio e si sa il nome, non solo come ente ideale e idealizzato, ma come realtà viva e amorosa, con il mio cuore di Madre di Dio e di Mamma di Gesù, di Donna che capisce i dolori della donna perché i più atroci non le furono risparmiati e non ha che ricordare i suoi per capire gli altrui, allora mi amerai come ami il Figlio mio: ossia con tutta te stessa».
18. L’OPERA È PER QUESTO MILLENNI.
Ultime prove per infiammare le anime[117]
Dice Gesù:
l «No. Per ora quanto ti dico deve servire per te e per il Padre. Tu sai come regolarti.
2 Riguardo al Padre sono molto, molto contento che delle mie parole ne usi per sé, per l’anima sua, per la sua predicazione, per guida e conforto di altre anime sacerdotali o meno. Ma non deve rivelarne la fonte, per ora.
3 Uno dei maggiori dolori che Io abbia è quello di vedere come il razionalismo sia infiltrato nei cuori, anche nei cuori che si dicono miei. Sarebbe inutile mettere a parte di tanto dono i sacerdoti. Proprio fra questi si trovano quelli che, predicando Me e i miei passati miracoli, negano la Potenza mia, quasi Io non fossi più il Cristo capace di parlare ancora alle anime che languono per mancanza della mia Parola, quasi ammettendo la mia incapacità attuale al miracolo e la potenza della grazia in un cuore.
4 Credere è segno di purezza oltre che di fede. Credere è intelligenza oltre che fede. Chi crede in purezza e in intelligenza distingue la mia Voce e la raccoglie.
5 Gli altri sofisticano, discutono, criticano, negano. E perché? Perché vivono della pesantezza e non dello spirito. Sono ancorati alle cose che hanno trovato e non pensano che sono cose venute da uomini, i quali non sempre hanno visto giusto, e se anche hanno visto giusto e scritto giusto hanno scritto per il l o r o tempo e sono, stati male capiti dai futuri. Non pensano che Io posso avere altro da dire, atto ai bisogni dei tempi, e che sono Padrone di dirlo come e a chi mi piace, poiché Io sono il Dio e il Verbo eterno che mai non cessa d’essere Parola del Padre.
6 Tento le ultime prove per infiammare le anime che non sono più anime vive ma automi dotati di moto, ma non di intelligenza e carità. Il mio operare, dal principio di questo secolo, l’ultimo di questo II° millennio, è un miracolo di Carità per tentare la IIa salvezza del genere umano, specie delle anime sacerdotali senza le quali la salvezza di molti è impossibile. Mi sostituisco Io ai pulpiti vuoti o suonanti parole senza vita vera. Ma pochi sono coloro che sono degni di capirmi. Pochi anche fra i miei ministri.
7 Perciò il Padre si regoli. Attinga e s’informi al mio dire per sé, per tutti, ma cerchi soprattutto di accendere carità nei cuori, anche dei confratelli.
8 Meno scienza e più carità. Meno libri e più Vangelo. E luce nelle anime perché Io sono Luce. Sgomberare tutto per far posto alla Luce.
9 Dice il Padre che sono terreno inaccessibile? Dice poco: sono terreno nemico, ed è un grande dolore per Me».
Per assicurarsi un posto fra i 144.000[118]
10 «Le chiese si svuotano, gli altari non hanno adoratori, il mistico Pane non è cercato, le trine virtù sono languenti o morte e quelle cardinali ugualmente.
11 Vi è rovello e caotico sforzo per cercare salvezza e sprezzo, sprezzo, sprezzo per i figli della Luce, più che sprezzo desiderio di oppressione per spegnere quella Luce a loro odiosa. Ma più vi sprezzeranno e vi conculcheranno, o figli cari che siete la mia luce portata agli uomini, e più questo povero mondo precipiterà nelle tenebre. Il Delitto e i delitti faranno muro e barriera alla Luce. E sotto quei gravosi ripari l’umanità perirà in un carcere disperata
12 Respingete pure i segni che dal Cielo vi mando e ridete degli avvertimenti ultraterreni. Credetevi pure tutto lecito. Quando meno ve lo crederete, Io vi farò conoscere un segno davanti al quale precipiterete atterriti e la collera che ora scagliate contro gli inermi si ributterà su di voi.
13 Quel segno sono Io. Al mio apparire, non sulla terra – non è ancora venuto il tempo – ma spiritualmente ai figli dell’ira e al padre dello sterminio, le vostre e le sue armi cadranno come polvere quando cessa il vento. E se dalla terra, in luogo di maledizioni, fossero salite preghiere, quel mio apparire sarebbe già stato, e sareste stati liberati, disgraziati che tremate e non sapete venire a chi vi ama, dai vostri terrori.
14 Io sono che vinco. Io sono che so. E di vedervi correre qua e là come pecore spaurite seguendo i consigli più stolti, ubbidendo a chi è, oltre che stolto, malvagio, mi è grande pena. Vorrei morire una seconda volta pur di aprirvi gli occhi dell’anima e fare di voi quel popolo santo, grande e glorioso, che Dio si era prefisso di fare quando creò il Genitore primo. Vorrei crearvi una seconda volta pur di non vedervi così disformi dal mio Pensiero. Ma ciò che è, è.
15 Parlo a tutti. Sarò udito da pochi. Compreso da meno ancora. La Sapienza non è amata più e non è più compresa. Ma ai suoi fedeli la Sapienza darà sempre forza e luce sulla terra, salvezza e gaudio oltre la terra. Darà Sé stessa, e l’uomo che l’ha servita e meritata sarà fra i centoquarantaquattro mila di cui parla Giovanni, e sarà sua la Gerusalemme santa in cui è il trono della Sapienza che si immolò per portare Sé agli uomini di buona volontà.”
Per risplendere come stelle per tutta l’eternità[119]
16 Seguo la S. Messa trasmessa da Radio Francia. Sento nominare le 12 tribù coi loro 12.000 segnati [120] …Dico: “Mi toccherà un giorno, o Signore, essere fra essi? Per godere Te, non per avere celebrazione sulla Terra, lo sai. Ma mi pare di aver fatto sempre così poco e così male!”.
17 Mi risponde il mio dolce Gesù:
Duce Gesù:
18 «Più ancora che per i tuoi meriti personali, dei quali sono forti e degni di questo luogo, sollecitamente, l’amore e il dolore, tu vi perverrai perché molti hai salvato e salverai col tuo olocausto e colla tua missione di ”portavoce”. Sta’ in pace: Coloro che per te vengono a questa pace – e Io li conosco in anticipo – ti costruiscono il trono su cui sarai beata.
19 Ricorda, è parola della Sapienza: “Coloro che insegnarono la giustizia alla moltitudine risplenderanno come stelle per tutta l’eternità” [121].
20 Tu, reclusa e crocifissa, sei un piccolo maestro dal volto nascosto. Non ti conosce il mondo. Ma ciò che hai imparato da Me per insegnarlo al mondo ti ascrive alle schiere di coloro che insegnano la giustizia alla moltitudine, e perciò ti verrà dato ciò che è promesso a Daniele per parola dell’arcangelo Gabriele, il messaggero di Dio. Sta’ in pace».
19. L’OPERA RIFIUTATA[122]
Dono e missione datti all’Ordine dei Servi di Maria.
Dice il Signore:
1«La pace sia con voi e il Paraclito vi battezzi col suo Fuoco perché mi siate testimoni e tutori di questo prodigio che Io vi ho concesso per amore delle vostre anime e dell’Ordine caro all’immacolato e trafitto cuore della Madre Ss. mia, vostra e di ogni credente nel Signore Ss.
2Non mi rivolgo al mio servo Romualdo, né ad alcun altro servo in particolare e che al presente rivesta cariche che lo distinguono e lo fanno potente nell’Ordine. Parlo all’Ordine[123]. Come nel gruppo apostolico e dei discepoli, finché Io fui fra loro, non permisi distinzioni né a Me stesso né agli altri, e dottrina e amore e rimprovero erano dati in uguale misura perché Io vedevo non Pietro o Giacomo, Giovanni o Matteo, Andrea o l’Iscariota, non Stefano o Elia, non Mattia o Abele, ma vedevo la mia Chiesa, quella Chiesa dove, se è necessaria una gerarchia, questa non è separazione e differenza ma fratellanza sempre, essendo la Chiesa l’organismo perfetto ed omogeneo dove Io, Cristo, sono Capo e voi tutti membra; così ora all’Ordine, al quale la mia Carità ha voluto dare un dono e una missione in questi tempi in cui le tenebre anticristiane salgono a far ciechi gli spiriti e, le febbri delle dottrine maledette si inoculano a uccidere mentre il gregge del quale ho misericordia languisce di fame e di gelo, così all’Ordine dei Servi della Beatissima mia Madre Io parlo.
3Le creature passano. Oggi sono. Domani non sono più. Erba che presto dissecca dopo breve stagione, si polverizzano e anche il loro nome viene dimenticato. Beate quelle che lo hanno scritto in Cielo per avere fatto la mia Volontà. Ma l’Ordine resta. E l’Ordine deve continuare ciò che la Regola o la Morte possono interrompere. E questo Io voglio. Perciò non al mio servo Alfonso, capo dell’Ordine, e non al mio servo Romualdo, nel quale la grazia gratuitamente data dalla mia Bontà crea obblighi di ubbidienza e riconoscenza verso il Donatore per non divenire da grazia disgrazia, non a questi Io mi rivolgo. Ma all’Ordine. Al quale segno questa via. E la segno per la Sapienza, la Giustizia e la Carità.
Volontà espressa di Gesù.
4La mia Volontà, espressa in modo chiaro e costante sino dal principio del lavoro è che la mia Parola sia nota, diffusa, usata da consacrati e da fedeli, mentre lo strumento deve rimanere ignoto sino a dopo la sua morte. Non sarebbe mai celebrata la penna di uno scrittore, neppure per uno di quegli stolti entusiasmi delle folle. Ma è celebrato lo scrittore. Maria è la mia penna. Nulla più. Io sono lo Scrittore. Il Pensiero è il mio. Ne posso dunque disporre come voglio. E Io voglio che il mio Pensiero, tradotto in Parola per impulso d’Amore, vada a vivificare coloro che muoiono in questa terra dove sono tanto attive le forze del Male.
5Cercate una approvazione che difenda e assicuri l’Opera. Cercate subito e non desistete finché trovate.
6Non usate mezze forme. Voglio una sicura approvazione. Il portavoce sia assolutamente sconosciuto. Ella non pretende altro che (né le potete negare di concederle ciò che chiede): I, che l’Opera sia pubblicata con tutte le garanzie; II, che l’Ordine la sovvenga spiritualmente e non soltanto con l’assistenza ecclesiastica di un Padre che le amministri i Sacramenti come ad ogni altra cattolica, ma anche con la guida spirituale morale di un Padre, e dei migliori, perché le anime prese da missioni straordinarie hanno doppio, triplo, decuplo bisogno di guida sacerdotale. Il Cielo parla per cose di Cielo. Il Sacerdote deve vegliare sulla creatura sospesa fra cielo e terra, fatta segno a strali di volere divino, di odio o di esaltazione umana, indifesa più di ogni altra creatura per la sua missione che la strania troppo dal mondo, che l’assorbe, che la sensibilizza in maniera acuta, che la spaurisce con la sua grandezza, con le paure di un inganno diabolico e con la tema di non saper fare come Dio vuole e di disgustare perciò la Divinità.
Volontà del Portavoce.
7Lo strumento non vuole ringraziamenti. La sua fatica è la sua gioia, il sacrificio il suo pane, la mia gloria e il bene delle anime lo scopo della sua immolazione che ha preceduto di più decenni il suo stato attuale di portavoce. Lo strumento non vuole che una cosa: che sia fatta la mia Volontà. Non vi chiede utili finanziari. Non vi chiede onori. Carità vi chiede. In nome di Dio, come sorella, come cattolica, come inferma. Vi chiede di proteggerla e di proteggere l’Opera. Io ve l’ho chiesto prima di lei. Ed Io non decreto cose impossibili. Lo strumento ha un solo desiderio: morire dopo aver avuto fra le mani un volume dell’Opera approvato dalla Chiesa attraverso un suo Ordinario. Morire sapendo che il fiume di luce che è passato dal suo essere per venire agli uomini si sparge ad alimentare gli uomini, illuminarli, portarli a Me. Lo strumento non chiede, non pensa a glorificazioni future. Ma implora che sia glorificato il, Signore e difesa la sua innocenza sulla quale Satana si avventa per, colpire, attraverso il portavoce, il Signore. Non permettete che il Nemico la tragga a sconforti immeritati.
La prova del tempo.
8E siate solleciti. Il portavoce è un lume che si spegne. Agite. Come gli altri agiscono. Agite con giustizia e carità, come gli altri con ingiustizia e anticarità. Agite subito. Dal come e dal tempo come agirete per fare ciò che Io voglio e ciò che vuole la carità verso il portavoce, apparirà la vostra formazione, la vostra fede, la vostra ubbidienza, il vero aspetto del vostro spirito apparirà. E la mia Grazia e Benedizione scenderanno, proporzionata alla vostra perfezione, sull’Ordine e sui singoli, a vostra protezione e conforto.
9State nella mia pace e nella mia unione, e conoscetemi e difendetemi nella mia creatura che ho usata per voi, per tutti, e che vi ho affidata»
20. L’ORDINE RIFIUTA IL DONO.[124]
L’Ordine nega la comunione al Portavoce.
10Sconvolta, amareggiata, resa dubbiosa di tutto e di tutti, e persino della benedetta Voce, dal comportamento degli uomini in merito all’Opera…
11Piango perché è venerdì, giorno di S. Comunione, e Io ne sono privata… Lo spasimo, sempre acuto, si fa tremendo. Tutto lo spirito mio geme ferito e la carne soffre come di essere colpito a morte… E nel piangere penso ai crudeli come ai buoni fra i miei confratelli, penso che i buoni soffrono con me e per la mia stessa causa. E offro la mia sofferenza per sollevare la loro e per strappare a Gesù un “sì”, definitivo, circa i manoscritti. Perché la sua divina intransigenza questa volta non piega a nessuna preghiera.
12Viene il mio Signore e mi consola dicendo:
13«Eccomi, piccolo Giovanni. Non ci lasciano essere una cosa sola: Io in te, tu ciborio che contieni Me, per la gioia di entrambi. Piccolo, piccolo Giovanni, amiamoci e l’amore sia fusione. Vieni. Sul mio petto, piccolo Giovanni, come l’altro Giovanni, e l’amor mio entri in te a darti ciò che ti è stato negato…»
14L’unione dà confidenza. Beata, chiedo la grazia che i P. Berti, Migliorini e altri vogliono.
Gesù disapprova il provvedimento dell’Ordine.
15Gesù si fa severo, con lo sguardo insostenibile dei momenti in cui è più Giustizia che Misericordia… Lo guardo con timore anche se so che quello sguardo non è per la povera Maria. Si muove lento per la stanza, si curva sui quaderni manoscritti ritornati da Roma per le correzioni al Preevangelo. Ripete delle frasi staccate che sono in esso. Le riconosco. Si volge, mi dice: «Tu le comprendi, non è vero?»
«Sì, mio Signore. Vuoi che io le scriva?»
16«No. Sono già scritte. Ripeterle sarebbe provocare la loro ragione, sempre quella: ” Così tu parli ai sacerdoti? “. La frase detta a Me infinite volte dai sacerdoti d’Israele, perché chi manca fa la voce grossa per far tacere chi ha ragione e dice: ” Tu manchi “, per non dire: ” Ho mancato “. E anche quando le parole vengono dalla Sapienza, e lo si sa che vengono di là, si dice: ” Tu sei che hai parlato ” per colpire la creatura. Perciò non riscriverle. Sono già scritte qui, perché le leggano. E sono scritte altrove, dove mano d’uomo non può giungere a distruggere e occhio d’uomo non può rifiutarsi di leggere. Per questo ti dico che in verità un giorno essi le leggeranno. Ma questi quaderni e gli altri che sono ancora a Roma devono tornare in questa casa, sotto la tua tutela. La dilazione ottenuta non cambia il decreto. Fosse il mio stesso Vicario che con viscere di vero Cristo prendesse l’Opera e te sotto la sua protezione ‑ e grazia e benedizione scenderebbero dalla Divinità sul suo capo ‑ i manoscritti devono tornare qui in casa del mio portavoce.
Castigo meritato per il peccato di anticarità.
17Il segno della mia riprovazione per quanto è stato fatto contro il tuo spirito deve rimanere a monito di quelli che hanno fatto e di quelli che saranno i loro successori. Dal tuo spirito non si cancellerà mai più la tremenda tortura che ti hanno data, non sulla terra e non nel cielo: qui marchio di spasimo, là segno di gloria, grande tribolazione che diviene elezione, come è detto nell’Apocalisse di Giovanni[125]. Il segno resti ad essi come in te. Perché posso perdonare tutto quanto si fa allo “strumento”, dato che ho pietà dei ” morti ” simili a quelli della chiesa di Sardi[126], e do loro il tempo di raffermare ciò che non è ancora morto e far rivivere ciò che è spento, ossia la capacità di intendere Dio attraverso te, mia voce. Ma non posso passare senza segno di castigo quanto si fa allo spirito tuo, e più ancora a Me, negandoci di unirci nel Sacramento, di nutrirti dei Sacramenti che Io ho istituito per tutte le anime in grazia di Dio o bisognose di tornare alla Grazia. E negarlo conoscendo le tue condizioni e quelle di questa città.
18Io ho pagato col mio Sangue tutte le anime. Io ho pagato, in anticipo. Io ho dato Me stesso perché voi mi abbiate. Chi può negare Me ai miei figli diletti? Non posso perdonare tutto perché, se è vero che sono Colui che perdona, metto a condizione della misura del perdono la misura dell’amore che ha il colpevole. Qui non si è avuto amore né verso Dio, per il quale è gioia il comunicarsi, né verso te, anima a cui è vita il ricevermi. E se perdono il dolore dato al portavoce, castigo per il dolore dato alla tua anima di cristiana. Fallo pur sapere a chi va detto.»
E Gesù si allontana dopo avermi benedetta.
21. L’OPERA IMPRIGIONATA dal tribunale ecclesiastico.
Il metodo di Dio-Misericordia[127]
Dice Gesù:
1«Ti ho detto molte e molte volte che ogni dono di Dio è mezzo per provare lo spirito dell’uomo. Di ogni uomo. E qualunque dono. Ma più di ogni altro è mezzo il dono spirituale straordinario.
2Perché il Signore è misericorde ed è giusto. E in ogni dono di Dio due sono i moventi che creano quel dono: il palpito della misericordia verso le anime che, sentendosi maggiormente amate da Dio, possono per quel dono amare di più, e quindi santificarsi sempre più perché l’amore è santità; il fuoco della giustizia che pone nel crogiolo l’anima beneficata e ne saggia la purezza dello spirituale metallo. Se l’anima ha elementi impuri ed è amalgama di metalli più o meno bassi, il fuoco della prova svela la vera natura del suo spirito.
3Quando un’anima vedendosi beneficata diviene superba al punto da credersi o necessaria a Dio, o che Dio sia in obbligo da beneficarla in ogni cosa perché l’ha beneficata in una ed essa ha accettato il benefizio con boriosa degnazione, o peggio quando giunge a credere che essa può dettare a Dio le vie da seguire essendo essa più sapiente, giusta, illuminata di Dio, oppure quando un’anima, gonfia del suo lievito che le viene o per le materiali vittorie nella vita e nel mondo, o per la carica che ricopre, fa resistenza al mio volere, si oppone alla giustizia e la calpesta, uccide nel suo cuore la carità verso Dio e prossimo, e nonostante ogni mia ispirazione, e nonostante ogni tentativo da parte di giusti di farla recedere, con ostinazione rimane nel suo pensiero ingiusto, allora Io l’abbandono.
4E sai cosa vuol dire l’abbandono mio? Vuol dire precipitare nei peccati che non sono perdonati. Dio è lento nel giungere a questa orribile misura. Ma vi giunge.
5Dopo avere con tutti i mezzi dolci o amari cercato di toccare il cuore ostinato nell’offendermi, dopo aver inutilmente parlato e fatto parlare a quello spirito cocciuto, Dio si ritrae. Non forza. Lascia liberi di agire. E anche però non perdona sinché l’anima, come liberamente peccò contro l’Amore e si mise sulla via della perdizione, uscì dall’ordine ed entrò nel disordine – perché è ordine l’ubbidienza dell’uomo a Dio, la fedeltà all’amore e alla giustizia, e disordine la disubbidienza, l’idolatrico amore al proprio giudizio – così liberamente non si pente del suo peccato e torna nell’amore e nella giustizia verso Dio e prossimo.
6Questo è il metodo di Dio. Né mai cambiò da quando pose a prova il primo Uomo. E mai muterà sinché l’ultimo uomo sarà sulla Terra con i suoi obblighi di suddito e figlio verso il suo Signore e Padre. Così fu fatto con Adamo da Dio-Giustizia. Così fu fatto con Giuda di Keriot da Dio-Misericordia. Perché così va fatto.
Peccati commessi contro il dono dell’Opera.
7Il dono dell’opera fu prova proposta a te prima d’ogni altra creatura, poi a Romualdo, poi a tutto l’Ordine, infine alla Chiesa docente. Ognuno rispose nella misura della sua capacità e [del suo] amore.
8Di questi quattro provati uno solo: tu, superasti con perfezione la prova.
9Il secondo peccò venialmente di disubbidienza ai miei decreti. Il fumo di essere il Padre del portavoce lo fece lievemente ebbro. Ma poiché peccò di disubbidienza nell’intento di salvare delle anime, la sua colpa fu da Me compatita e il suo soffrire per le conseguenze di essa fu il suo purgatorio da essa.
10Il terzo: l’Ordine, peccò di [mancanza di] giustizia all’inizio e poscia di altre cose: [mancanza di] carità, invidia e soprattutto di tiepidezza nel servire Dio in questo caso. Si trasse in disparte. Non mostrò agli altri ed ultimi provati che ti protegge col suo amore.
11Romualdo, Corrado e pochi, troppo pochi altri non sono “l’Ordine”. L’Ordine è il Capo e gli immediati suoi collaboratori.
12Ha costui, hanno costoro fatto tutto quanto dovevano per ottenere ciò che Io volevo? No. (E per questo parlai in quel modo il 6 gennaio 1949). In verità no. Per tema di apparire stolti, e ciò prova ottusità del loro spirito e boria umana – perché se avessero avuto spirito pronto avrebbero riconosciuto l’Autore dell’opera, il vero Autore, e se avessero avuto umiltà, e quindi giustizia, non si sarebbero stupiti, non avrebbero mal giudicato che Dio eleggesse un nulla a suo strumento in luogo di un “grande” dei loro, e non ti avrebbero giudicata come ti hanno giudicata – per tema di apparire stolti sono stati inerti e nell’ombra, o operanti non bene nell’ombra, in attesa che il giudizio del Tribunale della Chiesa fosse dato per adeguare servilmente le loro parole a quelle di quel Tribunale, fossero giuste o ingiuste, e i loro atti al loro io.
L’Ordine dei Servi di Maria.
13E l’Ordine che, in molti suoi membri, crede d’aver definito questa crucciosa vicenda, mai come ora è alla prova, alla prova ad esso proposta da Dio. Prova che si risolverà col mio giudizio sull’Ordine, col mio traboccare di misericordia e aiuti su esso, o col mio ritrarmi da esso lasciandolo al suo destino. Con dolore.
14È l’Ordine di mia Madre e lo vorrei glorioso e perfetto. Ha avuto a fondatore sette di spirito giusto. Unico ordine che ebbe sette fondatori. Sette, numero sacro che ricorda il luminoso candelabro del Tempio, che ricorda i divini doni dello Spirito Santo, debellatori, là dove son vivi – che ricevere è nulla se vivo poi non si mantiene il dono – dei vizi capitali.
15È prossimo il 20° centenario dell’Assunzione al Cielo della loro Regina. Quest’opera, se è esaltazione mia, è pure esaltazione di Maria. E dico anzi che è specialmente esaltazione di Maria, da Me voluta perché il mondo la conosca in preparazione alla sua venti [volte] secolare instaurazione nel Regno di cui è Regina.
16Io ero nei Vangeli già sufficientemente descritto, in un minimo capace a bastare alla salvezza dei cuori. Maria era poco nota; la sua figura era appena disegnata con linee incomplete che troppo di Lei lasciavano in ombra. Ecco: Io ve l’ho svelata. Ed Io te l’ho data questa perfetta storia di mia Madre, o Ordine che ti fregi del nome di Maria.
17Perché dunque stai inerte e dormi? È l’ora della tua prova. Perché il tuo Capo non interviene? È la sua ora. E come Capo ne ha il dovere. Perché è gloria dell’Ordine questa. Perché è tutela dei suoi figli questa. Perché qui si agisce per coprire di ridicolo e menzogna l’Ordine. E il Capo non deve permettere. Vada e faccia. Insista. Converta. Che il portavoce sia una minima nell’Ordine non ha valore per giustificare l’inerzia. Si faccia per lei ciò che si farebbe per un grande dell’Ordine che fosse ingiustamente condannato in proprio e nel suo lavoro.
18Questo è da farsi ora. E null’altro. Null’altro. Non tentativi oscuri. Non ribellioni stolte che porterebbero a maggiori sanzioni, specie per la più innocente di tutti, per Maria, il mio strumento. Non sciocchi ottimismi sulla fedeltà degli amici, sul loro silenzio e così via. Pensate che Io fui spiato e tradito da Giuda, e che in ogni società che si unisce per agire c’è sempre almeno uno che o per malanimo, o per lucro, o per stoltezza tradisce.
Questo e non altro.
L’Opera imprigionata dal tribunale non istituito da Gesù.
19Prima si muovono tutte le forze religiose e laiche per ottenere giustizia. Se si negano udienze ai Religiosi – ma in verità non sarebbe negata udienza al Superiore Generale di un Ordine – si mandino i laici.
20Si faccia riflettere che non si può tacere a coloro che domandano che l’opera è stata imprigionata, non si può tacere con tutti coloro che attendevano con ansia la pubblicazione perché la conoscono già e non si può mettere su tante labbra il sigillo che un tribunale, che Io non ho istituito, ha messo sulle labbra di pochi religiosi. E che per ogni bocca che parlerà sorgeranno altre dieci, cento, mille bocche che parleranno giudicando l’operato di questo tribunale. E fra questi cento e mille ve ne saranno di quelli che sono i nemici della Chiesa e che si serviranno di questa conoscenza per accusare la Chiesa dei metodi dittatoriali di oppressione della libertà di servire il Signore che la Chiesa rimprovera ad essi nemici.
21Questo si faccia riflettere. E si faccia riflettere che la Chiesa non è sicura neppure in Italia – Io, Dio, ve lo dico – e non ha bisogno di certe propagande per essere scardinata da molte coscienze di italiani.
22L’ingiustizia provoca onde di sdegno contro gli ingiusti. E la calunnia solleva marosi di più fiere calunnie contro i calunniatori. Qui fu ingiusta la denunzia, e fu calunnia, e fu negazione del vero la conclusione.
23E altro non dico sull’ultimo dei quattro messi alla prova col dono dell’opera perché ho già detto i giorni passati e i mesi passati – sono molti mesi che parlo su ciò – e perché per essa Chiesa è venuto il momento in cui, dopo aver tutto tentato per convertirla alla volontà del suo Dio che è giustizia e amore, Io mi ritiro e li lascio liberi di agire, ma già giudicandoli, né si muterà il mio giudizio se essi non mutano rientrando nella giustizia e carità nel giudicare e nell’agire verso il mio dono e il mio strumento».
22. L’OPERA NEGATA[128].
Uno solo ne è autore dell’Opera: Dio.
[Dice lo Spirito Santo:]
1«Anima mia, ti diranno che per fare approvare l’opera è necessario non attirare l’attenzione degli esaminatori sulla sua natura soprannaturale. Lasciali dire. Servirà a farli parlare. Questo è l’unico ostacolo che può incontrare l’opera per essere data alle anime. L’unico che possa essere portato per valido. Ma la Divina Provvidenza ha dettato e illuminato questa opera per le anime, e vuole che vada alle anime, e al più presto. Perché se tardano ancora, dopo non potranno più e dovranno rendere conto a Dio della loro tiepidezza.
2Le turbe languono. La Misericordia Incarnata ha pietà di esse. Per questo ha compiuto questa terza moltiplicazione dei pani della sua Sapienza.
3L’umanità, tenace anche in quelli che hanno nome di “Pastori”, e che dovrebbero essere tutto e solo “spirito”, e che dovrebbero riconoscere il Signore come Autore Divino dell’opera, ha difficoltà a confessare che questa non è opera umana e che viene riconosciuta per soprannaturale anche da coloro che hanno ricevuto la pienezza dei miei doni e del Sacerdozio per potere senza errori distinguere il vero dal falso, lo stile di Dio da quello di una creatura.
Concessa senza clausole all’esaminatore.
4E allora concediamo che l’opera sia, per il momento, presentata così come sta. Così come sta vuol dire senza imporla all’esaminatore e giudice con un giudizio personale e un’indicazione netta da parte dei presentatori. Ma però vuole anche e soprattutto dire: senza alterarla in una sillaba di quelle che tu hai scritto, confessando il fatto straordinario del tuo “vedere e sentire”, descrivendo luoghi e scene, non immaginate ma viste; scrivendo parole, non pensate ma dettate. Veglia che ciò non avvenga mai, perché correzione d’uomo sarebbe sacrilegio. La Sapienza non ti aveva mai detto di scrivere in testa ai dettati “dettati”; in testa alle visioni “visioni”. Chi lo scrisse fu un uomo. E opera d’uomo è sempre difettosa e orba.
5Si torni a come la Sapienza ti insegnò. Ossia l’opera, cronologicamente esatta, secondo il tempo di Gesù, non secondo il tuo di ricezione, senza altra specificazione. I titoli dei capitoli, senza data e senza specificazione particolare di “dettato” o di “visione”. Dopo i titoli sia messo ciò che tu hai scritto. Integralmente. Senza modificare una sillaba. E ognuno giudichi e pensi ciò che la sua formazione spirituale, più o meno imperfetta, gli concede di pensare e di giudicare.
6L’opera, così come non deve subire modifiche, altrettanto non deve portare nome di autore umano.
7Lo stesso nome della Santità del Signore, del Vicario di Gesù, apposto all’Opera, sarebbe furto e menzogna. Uno solo ne è autore: Dio.
8Il titolo sia: “La Parola che dà la vita eterna“. O anche: “La Buona Novella ai piccoli del gregge di Gesù” o anche: “Seguendo Gesù e Maria nelle luci della Sapienza“. Porti questo titolo e nulla più di questo.
9Voglio però, per la giustizia, che venga fatto un atto in duplice copia nel quale sia molto chiaramente scritto che l’Opera suddetta è stata rivelata da fonte soprannaturale a Maria Valtorta, Terziaria dell’Ordine dei Servi di Maria. È un documento molto importante, più che per voi per i futuri. E sia conservato preziosamente, una copia fra gli incartamenti dell’Archivio dell’Ordine, e una fra le tue carte segrete. Dopo la tua morte sia dato a chi ti ho indicato.
Concessione fatta per pietà delle anime.
10Questa concessione non è una vittoria. Né per loro, né per le alte Gerarchie ecclesiastiche. È soltanto pietà per te e per le anime. E viene concessa per dare pace a te, alimentando di nuovo olio di speranza la tua lampada che muore sotto il vento della delusione… E alimento alle anime.
11Per gli altri non è che attestato di come Dio li conosce nella loro umanità, soverchiante lo spirito al punto da impedirgli di riconoscerlo come Autore dell’opera e di un nuovo prodigio: l’elevazione di una umile anima a suo portavoce.
12Conserva nelle carte più preziose queste mie parole, e pensa che qualunque sia il giudizio attuale degli uomini, Dio non muta il suo a tuo riguardo e che verrà un giorno nel quale la verità sarà nota in tutta la sua estensione.
13Dio ha anzi già giudicato. Te e loro. E questa mia guida ne è la prova. L’Opera è un vaglio. Per te e per tutti, dai Pastori ai Padri e da questi ai fedeli. È detto: “Satana ha chiesto di vagliarvi[129]“. E anche: “Le mie pecorelle mi conoscono e riconoscono la mia Voce”. E ancora: “Chi mi disprezza e non riceve le mie parole ha già chi lo giudica”.
Lo Spirito convincerà di peccato.
14E Costui Io sono: lo Spirito Santo che un giorno convincerà di peccato coloro che, nonostante la loro esterna veste, sono “mondo”. Li convincerà del loro peccato verso il Maestro di ogni vero.
15Quando ti diranno ciò di cui al principio parlai, accenna a quanto ti dico ora. Di’ che sai come provvedere definitivamente per la tua pace. Spronali a parlare. È ora che siano aperti. E dopo che avranno confessato ciò che la Sapienza già ti dice da un anno, parla.
16Riposa nell’effusione dell’Amore in te».
17Dice ancora: «Ricorda che anche la più piccola modifica o aggiunta deve essere sottoposta al tuo giudizio perché Io sono Colui che ti guido».
Ultima prova, Ultima ostinazione[130].
Dice Gesù:
18«Oggi, Presentazione di Maria al Tempio di Gerusalemme, i cui sacerdoti seppero almeno accogliere Maria…, ti dico:
19Ad ogni cosa c’è un limite. Valicato che fosse quello, ci sarebbe l’imprudenza da parte di Dio e l’imprudenza da parte degli uomini.
20Ora Dio è sempre prudente perché è sempre Carità. E non può permettere che un suo strumento sia portato a dubitare della Carità che lo ha scelto con fine d’amore, per causa delle tentazioni degli uomini e delle loro azioni. E dice: “Basta”.
21Questa, anima tormentata dagli uomini, è l’ultima prova. L’ultima della mia sopportazione. L’ultima della loro ostinazione. L’ultima della tua ubbidienza. Dopo questa, tutto cessa se essi non cessano.
22Potrei, so, dirti il futuro. Ma esigo che tu abbia fede in Me al punto da non chiedermi nulla.
23Sono l’Amore che ti ama, l’Amore che ti vede flagellata, coronata di spine, abbeverata d’amarezza, schernita in molti modi, e anche… Sì, te lo ricordo. E anche come è detto nel salmo 40° che ti spiegai nel marzo (1946)[131].
24Ma, o piccolo cristo, quando il Cristo vide superata la misura lasciò la Giudea per la Samaria, e più non trattenne Giuda il Traditore.
25Io ti prometto che dopo questo, se l’ultima prova resta senza rispondenza, Io ti darò da seguire altre vie per spargere il seme a chi attende e inselvatichisce e langue perché essi si fanno giucco della mia Volontà di soccorrere le turbe, desiderose della Parola di Vita, e delle anime.
26Oh! non preoccuparsi della perdita delle anime! Oh! non tremare al pensiero che anche un’anima sola non trovi la salvezza che Io ho elargito per le anime, per causa delle loro sordità, cecità, orgogli, disubbidienze, superbie verso Me!
27Ma Io voglio che le anime si sfamino di Me! (come grida forte, mio Dio!) E curerò il pascolo degli agnelli togliendo il bordone e la sacca del sale alle pecore-pastori. E darò. Deve esser dato. Si dia.
28Ognuno risponderà poi di quanto si è reso responsabile del passo che non è sconfessione della soprannaturalità dell’Opera di cui Io, e Io solo, sono l’Autore, Io-Carità, Io-Sapienza, Io-Misericordia, ma che è castigo ai novelli Giudei e misericordia a coloro che cercano, con la loro anima scontenta di quanto vien dato allo spirito loro, di quanto offrono i Pastori, e il mondo e la carne, e le idee, e i poveri onori: la paglia della vita senza spiritualità – tutto è paglia che invano digrumano per averne sapore e nutrizione buona e vera – a coloro che mi cercano, per sentieri anche errati, ma mi cercano, come possono; ma mi cercano, a loro stessa insaputa.
29E se così gli eletti, che non seppero stare al grado in cui li posi, saranno colpiti, non avverrà che non se ne sappia il perché. Perché la Verità renderà nota ogni verità, e sull’opera, e sul portavoce e sulle loro azioni.
30Non si irride Iddio, e Dio non permette che siano calunniati i suoi strumenti».
23. DEFINITIVO DECRETO DI GESÙ’ SULL’OPERA[132]
Ribelli, duri di cuore e tentatori fino alla nausea.
Dice Gesù:
1«Come mi sono manifestato ai tre Savi[133] mi manifesto oggi, nella mia Volontà, a te, e per gli altri.
2Il mio Cuore è colmo di carità per te, di compassione per te, e si apre a te perché tu vi possa trovare balsamo.
3Ma il mio Cuore è offeso e si chiude serrato agli altri, ribelli, duri di cuore e tentatori. Il loro contegno riporta la nausea del fiele alle mie labbra. Ma alla loro astuzia, che aborro, rispondo con la mia prudenza perfetta. E dico: “Ho detto a Satana: ‘È scritto: Non tenterai il Signore Dio tuo’[134]“. E lo dico a voi.
4Voi tentate il vostro Signore attraverso il mio piccolo Giovanni, piccolo ma dilettissimo, che Io amo per tutti voi che non lo amate mentre, almeno per riconoscenza verso la sua lunga fatica, lunga e dolorosa, e senza utile umano, dovreste amarlo, perché per il suo lungo amoroso sacrificio – mezzo secolo quasi di amore e sacrificio – ha meritato che Io lo facessi “portavoce” e perciò mezzo a voi di ricevere il dono dell’opera.
5Voi tentate Dio. E tentate il portavoce. In molti modi e in molte cose. Ma inutilmente.
6Egli non cesserà di amarmi e di credere che Dio è buono, anche se voi lo portate ad una desolazione quale la mia del Getsemani.
7Il portavoce distingue Dio e voi. E non fa accusa a Dio per le azioni fatte da voi. Sa che voi, voi soli le fate, e che il Padre, il Figlio e la Carità di Dio non approvano le vostre azioni. Mi ama perciò più ancora, riversando in Me l’amore che voi respingete, e la fiducia nella giustizia, e tutto quanto il mio portavoce aveva posto in voi, tutto quanto voi deludete e demolite ora per ora.
8E anche inutilmente lo tentate a disubbidire al suo Dio, o al voler atteggiarsi a profeta.
9Non è profeta il mio piccolo Giovanni. È apostolo d’amore e nulla più. E parla se l’Amore lo illumina. E tace se l’Amore dopo averlo illuminato gli dice: “Taci”, perché giudica che non meritate le luci perché avendole pecchereste due volte: di menzogna dicendo: “Non è questo ciò che volevamo sapere”, e di anticarità ancor più forte. E non dice menzogne spacciando per parole divine parole sue. Questo mettetevelo nel pensiero, e imitatelo, perché è “il fanciullo”, è il piccolo Giovanni che insegna come si ama e serve il Signore.
10E alla vostra astuzia che tenta, la mia prudenza risponde – amorosamente consigliando il portavoce e divinamente ordinando a voi – risponde così: “Significate la frase, che qui non siamo nell’antro della maga di Endor[135] (I dei Re c. 28); e se vorrò darò risposta, se non vorrò tacerò, perché Io sono il Signore”.
11Non ignoro la frase. Ma prudenza vuole che sia detta prima da voi. E ringraziatemi se non aggiungo altro e lascio alla vostra mente di completare quanto Io lascio nel silenzio.
12Ma in verità vi dico che bene sarebbe non tentare mai il Signore, né il suo strumento, scambiandolo per uno spirito indovino, che non vi avvenga ciò che avvenne a Saul secondo quanto l’evocato Samuele gli disse.
13Vi ricordo ancora la I ai Corinti[136] c. 12, v. 7-8-9-10-11.
14Il piccolo Giovanni ha avuto il dono di vedere Me fra gli uomini, Me Maestro, e di raccogliere dalle mie labbra la Buona Novella. E non altri doni quali voi pretendereste.
15Per le frasi e le tombe rivolgetevi ad altri nei quali forse credete di più, anche se non sono il mio dilettissimo piccolo Giovanni.
16Però sappiate che Io oggi manifesto al piccolo Giovanni una verità che voi ardete di conoscere. Ma poi che il mio Cuore si è serrato per la vostra pervicacia offensiva a Me e crudele al portavoce, do ordine allo stesso di non parlare, pena il decadere dal mio amore.
17Né potete alzare grida di protesta per questo. Vi applico la legge antica, e giusta molte volte, del taglione[137]. Date e vi sarà dato. Fate e vi sarà fatto. Come fate vi sia fatto. Come dite vi sia detto.
18La vostra astuzia sottile vi fa alzare l’insegna del “segreto” per non essere luminosamente paterni con chi dipende da voi. Io sigillo col mio segreto le labbra del mio Giovanni, e solo quando la giustizia sarà amata e servita egli sarà disigillato».
A me:
19«Vedi… Sappi… Taci… Con tutti. Non ti seducano le blandizie e non ti spaventino le minacce. Ubbidisci a soltanto, tu che sai ubbidire.
20Avevo detto che P. B. non riferisse… Ha riferito. Disubbidienza sempre. E sempre anticarità. Onde ti dico: “Sappi e taci, con tutti, anche coi famigliari, anche con il Padre…”.
… Se morirai prima? Tutto sarà sepolto con te.
21Metti, dove hai il segno più grande del mio amore per te, quanto ti ho detto ora, e non pensare al domani. Se vi sarà un domani diverso dall’oggi ti leverò il sigillo, e tu dissigillerai quanto hai messo in quel luogo.
22Sta’ in pace. A Me la mirra venne in fondo. A te in principio. Ma Io, e te con Me, abbiamo riservato l’incenso a dopo la Passione tremenda. Nell’oro siamo perché la carità arde il Mio e il tuo cuore».
Trionfo dei ribelli sulla volontà di Gesù.
E in seguito dice questo per l’opera.
23«Riprendendo le mie parole del 21 novembre completo la mia guida per il futuro.
Ho detto: “è l’ultima prova, e dopo questa, se in questa dovesse trionfare il volere degli uomini ribelli al mio Volere, ti darò da seguire altre vie”.
24Eccole. Perché tu sia pronta a rispondere quando ne sarai richiesta, senza temere di rispondere disforme al pensiero del tuo Signore, e senza aver ad attendere a parlare che Io parli, perché Io vengo quando voglio, e mai per imposizione di uomini.
25Qualora in maniera definitiva – non ti angustiare, mio piccolo Giovanni, dico tutto ora perché si veda come era il pensiero di Dio, che non approva e benedice chi obbliga a ciò – qualora in maniera definitiva si decretasse, con sacrilego puntiglio, che l’opera Mia è condannabile, così come condannarono, condannando Giovanna d’Arco, le “voci celesti”, che ella udiva, come voci di delirio e di satanismo – né serve il postumo e troppo ritardato decreto di giustizia sulla Martire a cancellare quell’orrendo errore – permetto che l’opera sia pubblicata come ogni scritto d’uomo.
26Ma questo non per consenso Mio al loro giudizio, non per sconfessione della natura dell’opera e del vero Autore di essa, da parte Mia, ma soltanto per pietà delle anime.
27Ho pietà di queste turbe! È sempre l’antico mio grido… Pietà di tutti quelli che – simili alle turbe antiche che seguivano l’Uomo per bisogno di miracolo, per curiosità di vedere, per seduzione, sì, anche questo, per seduzione della mia Persona, della mia loquela, e finirono col divenire discepoli del Cristo – di tutti quelli che mi cercano, anche a loro stessa insaputa, perché l’anima loro si ricorda di Me e a Me tende, in contrasto con le altre volontà del loro io, inferiori, per essere carnali, a quelle dell’anima che è spirituale.
28Voglio che le anime possano bere alla Fonte vitale della mia Parola.
Le anime bevano alla Fonte vitale dell’Opera.
29Fotinai[138] si meravigliava che Io chiedessi da bere a lei, samaritana, acqua di Samaria. Ma Io la invitai a bere l’acqua viva della mia fontana, l’acqua che spegne ogni arsura umana, l’acqua spirituale che fa capaci di adorare Dio in spirito e verità per godere poscia di Lui nell’altra vita.
30Alcuni, con lo spirito della peggior Samaria, vorrebbero alzare barriere a Me perché non andassi, con l’opera, a tante anime, e vorrebbero sigillare la Fonte della mia Parola perché non vi bevano coloro che hanno sete di verità e conoscenza.
31Apriamo allora per costoro un altro sfocio alla Divina Fonte, e il Maestro Buono, Colui che porta la Buona Novella[139], la Parola di Vita che “uscita dalla mia Bocca non tornerà a Me senza frutto, ma opererà tutto quello che voglio e compirà quelle cose per le quali l’ho mandata”, la Parola di Vita, di Salute, di Guida, di Verità, di Amore, per tutti, andrà nuovamente ed ugualmente ai ciechi, ai sordi, agli storpi e paralitici, ai lebbrosi, ai folli, ai morti, agli assetati e affamati dello spirito, per aprire occhi e orecchi al Vero, restituire agilità allo spirito storpiato o paralizzato, guarigione dal senso a chi il senso fa lebbroso di peccato, ragione alle menti deliranti per demoniaca possessione di dottrine antidio, ai morti nell’anima per risuscitare il loro spirito, a chi ha fame e sete di Me e del Cielo perché si satollino, a tutti, a tutti, a tutti, anche a quelli che non pensano di incontrare Me leggendo un’opera.
32Ma poi che il volere degli uomini potrebbe giungere ad imporre questa necessità, è giustizia che Io imponga altre clausole. Umane. Così come di tutta questa cosa ultra umana si mira a fare cosa umana.
33Basta di agire male col mio strumento approfittandosi della sua pazienza, del suo rispetto, della sua educazione, di tutto lei. Basta. Voi non mieterete tutto per voi dove ella ha faticato, né potrete ripetere l’atto del servitore spietato, più ancora: Fatto dei Giudei alla festa della Dedicazione del Tempio, e legare l’innocente e dar pietre a chi vi ha dato parole divine[140].
Prendo le giuste misure.
3Avevo affidato il mio piccolo Giovanni ad un Ordine, ed esso portava all’Ordine un dono di soprannaturale valore, oltre tutto il poco che le restava. Ma l’Ordine non doveva soltanto ricevere, doveva anche dare. Dare aiuto di ogni specie alla consorella strumento di Dio. Soltanto se così si fosse fatto non sarebbe stata necessaria la mia divina prudenza attuale.
L’Ordine e il S. U. hanno fatto danno all’Opera.
35Ma l’Ordine, nel suo capo Generale, in quello Provinciale, in quello locale, è stato capace, una volta, e senza ragione, di levare assistenza sacramentale ad una consorella inferma, rea solo di amare l’Ordine al quale Dio l’aveva affidata e di illudersi di poter trovare in esso spirito di paterna protezione. Ma l’Ordine, sia nel suo Capo che in molti suoi membri, è ostile. Ma l’Ordine, nel suo Capo, sta in disparte, tacendo, se può, nell’ombra, non apertamente influendo in bene per il piccolo Giovanni. Ma l’Ordine coi fatti mostra chiaramente di non credere che la consorella Maria sia il mio portavoce e che Io la guido, perché se lo credesse non avrebbe sistematicamente disubbidito alle mie volontà. Prima, molto prima del S. U[141]., chi ha fatto danno all’Opera è stato l’Ordine. Ma l’Ordine, nel suo Capo, ha fatto un atto di accettazione dubbio, dato che non è firmato dal Capo per sé e successori, e domani sarebbe pronto a dire: “Non è valido. Opera d’altri. Non lo riconosco”.
36E potrei continuare. No. Non c’è sincerità, né carità nei capi e in molti sudditi. E non c’è retta intenzione, ossia onestà. No. Neppure questo c’è. E allora Io impongo.
Premessa
37Quando fosse compiuto il volere nemico degli uomini tu, mio portavoce e creatura che hai ricevuto il mio dono, esigerai che con atto legale, presenti testimoni, si stabilisca quanto segue. E quanto segue annulli ogni altra disposizione o scritto, valido sinché all’opera era conservato il suo carattere soprannaturale e sinché lo scrivente era considerato scrivente sotto dettatura Mia. Negate queste due cose, si procede in maniera diversa: umana, come umano si vuoi ridurre lo spirituale.
Atto legale
38I. che l’Opera “Parole di Vita Eterna” fu ricevuta per divino volere e scritta sotto divino dettato da Maria Valtorta, che quindi è l’unico strumento usato da Dio per la stesura di quest’opera.
37II che sconfessando, da parte degli uomini, la natura soprannaturale dell’opera, e conseguentemente negando il vero Autore di essa, per dirne autrice Maria Valtorta, l’opera deve essere trattata giuridicamente e finanziariamente come opera umana, e così colei che si vuole imporre che ne sia l’autrice. Quindi la stessa, come ogni persona che scriva un’opera, è padrona e proprietaria del suo lavoro, e diviene automaticamente arbitra assoluta dei destini del suo lavoro, che può cedere ad una Casa Editrice dietro giusto compenso o può entrare a far parte della Casa Editrice stessa, con compartecipazione vitalizia per sé e la sua erede (che fu veramente una Marta di Betania per Me e il mio piccolo apostolo), agli utili dell’opera.
38Oh! non alzate grida! Sono stato venduto Io per trenta denari. Può essere venduta anche la Mia opera, posto che voi, non Io, la volete sconsacrare dicendola opera umana
39Oh! non fate volto di scandalo! Un Apostolo tradì Me che ero Dio. Voi, nei vostri Superiori presenti e futuri, potreste, dopo aver tutto avuto, e datovi [?] in buona fede, chiudere le porte del cuore e del dovere verso la consorella che vi ha tutto dato fidandosi di un Ordine. Siete ben stati Capaci di levarle Me-Eucarestia, sua unica gioia nella lunga sua crocifissione, portandola per il dolore in fin di vita!
40III. Dunque: volendo decretare che l’opera è umana e l’autrice di essa è Maria Valtorta, l’opera porti il nome pseudonimo del portavoce. Perché per giustizia nessun altro nome fuorché il Mio, se ci fosse somma giustizia verso il Divino Autore dell’opera, dovrebbe portare l’opera. E dopo il Mio, che si vuole non mettere, quello del piccolo Giovanni, che per anni ha faticato scrivendo quanto le dicevo e mostravo.
41E dico “pseudonimo” perché Io non muto quanto ho stabilito in riguardo del mio portavoce. E perciò voglio che il mio portavoce, sinché è fra i viventi, resti ignoto nella sua identità umana, nel nome suo di creatura, che in verità, in questo caso, non ha alcun valore, perché non è la creatura carnale che ha ricevuto il dono ma lo spirito della stessa, a Me consacratesi sino al sacrificio totale, a imitazione Mia; ed era ben giusto che Io donassi a chi mi aveva tutto donato.
42Ricordate tutti che l’unico nome che abbia veramente valore è quello che Dio scrive sulle bianche pagine di un’anima che seppe rimanere fedele alla Grazia, quel nome che Dio scrive lassù, nel Regno suo, con segni di luce: il nome del vittorioso. Né sempre però attende a chiamarlo con quel nome nuovo dopo che la povera vita ha avuto termine, o meglio: che ha avuto luogo il dì natale, nella vera, unica Vita.
43Io chiamai Simone: Pietra, molto prima che il suo spirito fedele salisse al Cielo. Maria l’ho chiamata: piccolo Giovanni. E Giovanni sia. E per non urtare i nemici del piccolo Giovanni si chiami “Giovanni Amato”. È il nome che gli si conviene, perché Io l’ho amato, lo amo, e lo amerò, anche per quelli che non lo amano. Per Me sarà sempre il mio Giovanni amato.
44Se acconsentite a queste tre cose: I, dichiarazione legale che Maria è colei che ha ricevuto l’opera di origine soprannaturale, necessaria dichiarazione per il presente e per il futuro; II, legale cessione o ben stabilita compartecipazione ai frutti delle edizioni; III, nome pseudonimo del portavoce apposto in testa all’opera; l’opera vi resta.
Avvilente forma umana.
45In caso contrario Maria è libera di cederla a una Casa Editrice, secondo che si usa in questi casi, facendo legale divieto a chicchessia di appropriarsi in tutto o in parte dell’opera. Perché se rifiutaste tali clausole decadreste da ogni diritto umano come altri avrebbero fatto decadere l’opera dall’unica qualifica che per la sua origine le spettava di diritto.
46Era più nobile prima, vero? Più bello prima. Sì. E ne ho schifo, e il mio schifo si comunica al portavoce, di vedere che opera non umana e strumento spirituale si debbono mutare in avvilente forma umana. Lo schifo che ebbi quando Israele volle abbassare il miracolo soprannaturale della mia vita d’Uomo al comune concepimento, alla comune vita di uomo, e da uomo, e uomo mentitore, folle, sacrilego, trattarmi.
47Venni un tempo alla mia Casa e non mi vollero accogliere. Sono tornato e non mi hanno voluto conoscere. I secoli non hanno mutato i cuori degli uomini e il Cristo è sempre oggetto di contraddizione fra essi e spada di dolore per quelli che lo portano in sé o sul cuore, come mia Madre.
48Chiederò un giorno a quelli che non mi vollero accogliere: “Perché non mi avete ricevuto?”. E dirò al piccolo Giovanni: “Entra, perché ebbi fame e mi saziasti del tuo amore, ebbi sete e mi dissetasti della tua pietà, bussai alla porta del tuo cuore e mi ospitasti con gioia. Entra perché beati quelli che furono perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei Cieli”.
Questo per l’opera.
Valore irreversibile del decreto.
49Per il sigillo, poi, che ho messo sulle labbra del portavoce, sappiate che soltanto un anno dopo che l’opera completa sia pubblicata, e senza che poi venga colpita da ingiusti decreti, e con essa lo strumento, sarà levato il sigillo sul segreto.
50Questo decreto Mio non muterà d’un iota, anche se cercate riparare con resipiscenze tardive. Sono oltre due anni e mezzo che vi chiedo di ubbidirmi; ve lo chiedo inutilmente, vedendovi deridere i miei consigli, anche se apparentemente non sembra che lo facciate, ma lo fate col rendere mille le vie che vi ho aperte. Ora Dio è stanco. E prende le più prudenziali misure.
51Non insistete, né con blandizie, né con minacce. Ambedue inutili. E le prime tardive troppo, e troppe volte smentite ormai, perché possano essere credute buone anche dalla creatura.
52Quanto ho detto non muterà. Ripeto: “Date e vi sarà dato. Fate e vi sarà fatto. Come fate vi sia fatto. Come dite vi sia detto. Più presto farete più presto avrete quanto vi posso dare”. Però se nel frattempo il piccolo Giovanni venisse a Me, il segreto resterà segreto in eterno».
53A me: «Scrivi, perché non ci possano essere scuse a quelli che ti si nominava e che Io ti indico. E poi la giustizia abbia il suo corso».
Definitiva disposizione divina circa l’Opera[142]
54«Presentata che sia in un modo, l’unico che gli uomini possano trovare perché le anime che amo abbiano il mio dono d’amore, e che è letterario, non va più ritoccata in futuro.
55Io stesso, lasciando intatte le lezioni, che non vanno alterate altro che per levargli l’aspetto che dà noia a quelli che censurano le opere Mie, volendo mettere limiti, loro: servi, al loro Signore, ho portato modifiche in altri luoghi.
56E ciò che Io ho fatto va lasciato ora, tra un anno, tra dieci, sempre.
57Il fare una prima, e poi una seconda edizione diversa dalla prima, creerebbe veramente confusione.
58Nella seconda edizione, ciò lo concedo, potrebbe al massimo dirsi che si fu costretti ad alterare e modificare la forma “per rendere l’opera più attraente per i più bisognosi di essa”, per coloro di cui ho maggior pietà perché sono anime languenti e sviate, che muoiono nello spirito, e non lo sanno, perché non mi conoscono.
Non di più.
59Ti ho detto da sette anni, sette, numero a Me sacro e che t’ho imposto in tante cose, che tu non sarai santa per aver scritto l’Opera, ma lo sarai per il tuo sacrificio, per tutta la tua vita d’amore e di sacrificio.
60Amore e sacrificio li hai compiuti tu. L’Opera l’ho data Io. È un mio dono. Non un tuo merito. Quindi perché tu sia beata qui, dove Io sono, non è necessaria la presentazione di te come veggente. Ma come serva mia.
61Mi servi anche pubblicando con forma letteraria. E hai doppio merito e doppia pace. E pace vuoi, mentre lodi non ne vuoi dagli uomini, fuorché le Mie.
62Questo sia fatto in triplice copia. Una da unirsi all’opera in tua mano, una da darsi a chi ne ha cura, una da mettersi nelle tue volontà.
63La mia pace sia in te».
24. DONO D’INFINITA MISERICORDIA CALPESTATO[143]
Apparizione di Gesù Re dei re.
(ricopio per ordine avuto il 12-6-1953. Solo oggi [19-6-1953] ritrovo il foglio in questione e trascrivo).
1Mi appare Gesù nella gloria del Cielo. Il Gesù glorioso, imponente, vero Re dei re e Signore dei signori, come fu dopo la sua Risurrezione e Ascensione. Scosta con le Mani bellissime il manto regale, fermato al sommo del Petto da un aureo cesello e ricadente molto oltre i piedi, formando un ampio strascico oltre la veste, lunghissima tanto da coprire totalmente i suoi piedi.
2Lo ammiro, notando a quale perfettissima, anche in potenza di forme, armonia fisica e potenza regale e divina Egli è giunto dopo aver tutto compiuto sulla Terra.
3Dal manto scostato appare il suo Ss. cuore, vero Cuore, ma anche vera fiamma o fuoco di un fulgore insostenibile. Da esso scende un fulgidissimo raggio a cono, che sempre più si allarga più s’avvicina alla Terra. Anche dalle Mani trafitte scendono raggi uguali, e così, da sotto la veste, certo dai Piedi trafitti. Cinque lame di fuochi ardentissimi, di una luce sfolgorante, che scendono sulla Terra.
4L’aspetto di Gesù, che volta le spalle ad oriente e guarda verso occidente, è severo ma non irato. Anzi quando si volge a parlarmi è dolce, poi, man mano che parla, diviene il terribile Rex tremendae majestatis, il Gesù punitore dei mercanti e strozzini del Tempio, degli ingiusti Farisei e Scribi.
Dono dato in tempo per salvare l’umanità.
Mi dice:
5«Ecco, la Carità infinita, che è il mio Attributo, aveva, da questo Cuore Misericordioso, tratto un nuovo dono d’infinita Misericordia, di divina Misericordia per gli uomini: l’Opera. Essa doveva servire a fortificare negli spiriti le tre Virtù Teologali e le quattro Virtù Cardinali, a dare il mio Amore, l’esatta misura dell’estensione di esso a coloro che stanno per essere travolti dall’odio di Satana, dall’Anticristo e dai suoi servi.
6E l’avevo dato in tempo, prima della scadenza tremenda, perché fosse diffuso, manna e medicina alle moltitudini perché non muoiano, fatti senza fede dagli eventi, maledicendo Dio o negandone l’Essere, perché, diranno, se ci fosse non permetterebbe queste cose, Lui, che ci dissero che tutto può. L’avevo data in tempo, chiedendo ai miei Servi primi, i Sacerdoti, che sono pastori d’anime, la ben piccola, facile, giusta, meritoria fatica di concederne la pubblicazione, fatica minuscola rispetto al mio grandissimo Dono e alla tua grandissima fatica, compiuta nelle tue condizioni fisiche e morali. L’avevo data in tempo, Io che sono la Sapienza e tutto so, che sono Carità e tutto faccio per amore, che sono Onniveggenza e so l’ora giusta per ogni evento o manifestazione. Ho parlato in tutti i modi, con le preghiere, con le profezie già compiute, con rimproveri anche, ai Pastori non pastori che, stoltamente sicuri del loro benessere, non hanno visceri di Pastori per i loro agnelli.
Dono irriso, deriso, calpestato,
7Hanno irriso, deriso, calpestato il mio Volere d’amore. Hanno afflitto, condannato ad una lunga passione i miei servi. Hanno agito secondo il loro volere, per partito preso, non suffragato dalla benché minima ragione di agire come agiscono, privando le anime del mio dono.
8Che aspettano? Che una rovina mondiale permetta loro di dire, per giustificarsi della loro mala azione: “Data l’ora particolare che sconvolge il mondo, siamo impossibilitati a concedere, come gli altri lo sarebbero, a stampare”? No. Quella ragione non è valida. Perché sono tre anni che Io ho terminato e ho chiesto che facessero sì che molti potessero tornare a Me per quelle Parole di Vita. E sono tre anni che loro si oppongono a ciò.
9Si oppongono agendo come agiscono, privando le anime dall’aver conforto nelle ore che incombono. Se in un molto prossimo domani l’Umanità venisse travolta in un nuovo turbine di ferocia, rispetto al quale l’ultimo del 40-45 sarebbe stato un nulla, nel vostro perire fra angosce d’inferno non avreste, poveri figli miei, e per colpa di coloro che hanno contravvenuto al mio Volere, impedendo la pubblicazione e diffusione dell’Opera, non avreste il conforto di quelle parole, atte a non farvi morire disperati. Ed Io, dai Cieli, maledirò costoro che si arrogarono il diritto di privarvi di quel dono che Io avevo dato per suprema luce e conforto nell’ora tremenda.
Maledizione del Re dei re
10Io maledico! Perché mi si impedisce, e proprio da parte di uomini miei servi, di essere il Re dei re e il Signore dei signori anche in Terra come lo sono in Cielo, il Re Universale ed Eterno, padrone di beneficare i suoi sudditi, il Pastore dei pastori fra il mio gregge assalito da tanti nemici materiali, morali e spirituali, ai quali ogni libertà è concessa, anche quella di usare i mezzi di natura per farne armi micidiali di distruzione, non solo della Creazione di Dio, ma anche della fede nell’Onnipotenza e Bontà di Dio. Armi contro le quali, con le stesse bugiarde scuse addotte dai miei nemici di Palestina per giustificare, per tentare di giustificare le loro azioni verso di Me – le armi usate dai farisei, scribi, sadducei, erodiani, tutti falsi servi di Dio, bugiardi credenti perché non unirono gli atti giusti alle parole, simoniaci che, davanti all’oro e al potere, e per essi, calpestarono la giustizia – fra l’utile umano e sovrumano scelgono il primo per averne il bene umano. E ne hanno male, invece, e ne avranno, in Terra e in Cielo. Perché essi non alzano la loro voce di uomini liberi, di uomini di verace, buona volontà, per dire, costasse anche il capo, “Non licet” contro il più grande delitto verso l’Umanità, così come il mio eroico Precursore osò urlare al suo re terreno?
11Io maledico! Tutti questi maledico e maledirò se non si pentono, se non riparano al loro atto ingiusto. Questi cocciuti di dura cervice, di collo duro che non si piega sotto il giogo santo del mio Volere di Dio. Questi duri di cuore che non hanno pietà di te, né delle turbe bisognose del Pane della mia Parola. Questi che non sanno dire ai potenti d’ogni razza e nazione: “Basta di odio e di stragi, e di ingiuste azioni! Perché Dio, quel Dio che voi dite d’amare, ma, in verità, o non lo fate o lo fate molto imperfettamente, predica l’amore e non l’odio. Perché Dio, quel Dio che negate nelle sue opere di misericordia, sapienza, carità, e che perseguitate, perseguitando coloro che, da Me scelti per miei strumenti, opprimete opprimendoli anche nella libertà di spirito, già scaglia su di voi”, [sic]
Che cosa è la maledizione del Re dei re.
12Vedi, o Maria, queste spade fiammeggianti che escono dalle ferite che l’amore per gli uomini aprì in Me, Uomo-Dio, Salvatore e Redentore? Sono Misericordia. Ma solo per i buoni. Per te. Per quelli che, come te, sono veri figli del Padre Dio.
13Ma sono anche spada a due tagli, come quella di cui parla il mio diletto apostolo Giovanni, l’Aquila, l’Amore nel complesso apostolico, nella sua Apocalisse[144]. Sono spade che tagliano, fulmini che colpiscono chi ha suscitato il mio divino corruccio. E Io, costoro, li maledico e respingo da Me.
14E la mia maledizione è sferza che percuote, e quel segno mai più si cancella, i mercanti e barattieri, i falsi dottori del Tempio nuovo, falsi perché hanno i segni esteriori, quelli soli, dell’essere miei servi, ma non hanno il segno spirituale di essere i miei servi; quel segno che è luce che illumina a vedere il vero, sapienza a distinguere con vera giustizia, carità che è dare ciò che è bene alle anime, giustizia senza la quale la santità cade.
15È sferza spirituale, ma non meno giusta e vera, pari a quella con cui percossi, una e una volta, i mercanti e barattieri del Tempio antico, e sferza di parole con cui colpii e abbattei i falsi sacerdoti del Tempio sul Moria, poi caduto come essi per castigo divino.
16Perché lo zelo per la Casa del Padre mio – ed è Casa del Padre l’assemblea di tutti i fedeli cristiani, figli adottivi di Dio, rinati, per il mio sacrificio, a questo grado di adozione e alla Grazia, figli sbigottiti, oppressi, che voi, come ben previdi, e come predicai ai miei primi Sacerdoti di non fare, non confortate, non nutrite, non guidate con quanto vi ho dato a questo scopo e, peggio ancora, impedite a Me di farlo con quelle pagine di Vita vera – lo zelo, dicevo, per la Casa del Padre, dei suoi figli d’adozione e fratelli miei per il sangue umano, che voi cooperate a trarre in sconforto e dubbio sulla veridicità del dono e sulla misericordia mia, mi infiamma di sdegno e consuma la mia Pazienza.
Invito alla conversione
17Guai a voi, servi ribelli! Pace a voi, miei fidi agnelli! Ecco quel Cuore che attende il vostro ravvedersi per perdonarvi! Ma che più ancora versa i suoi fiumi di pace su coloro che voi fate schiavi del vostro ingiusto prepotere, povero, transitorio prepotere che in un attimo può divenire cenere, polvere, nulla!
18Sappiate che essi, i vostri oppressi, sono in Me più di voi con le vostre potenze e grandezze di labile durata, e patiscono con Me, come Io sono in loro e patisco in loro. Essi meritano perciò, al termine della loro esistenza fedele, tutto il gaudio del Cielo, e lo avranno, per mitigare quanto faceste loro soffrire in Terra e dimenticare, in una beatitudine senza fine e senza limite, tutto il dolore che ebbero per averli, voi, moralmente e spiritualmente tenuti prigionieri per tanto tempo, sempre timorosi di altre più azioni vostre, crudeli e ingiuste, su loro che meritavano ogni onore».
19Gesù richiude, dopo qualche minuto dalla cessazione del suo parlare, il suo manto e scompare. Ma per altri dieci giorni, ossia sino allo scoppio della guerra in Corea, mi si mostra così, senza parlare ma afflittissimo, pur nella sua sfolgorante bellezza.
25. CONSEGUENZE DEL RIFIUTO DELL’OPERA
Conseguenze nefaste.
Rende vana ogni preghiera[145].
Dice Gesù:
1«Essi così? Tu pure così. Mai più parlerai sul segreto. Neppure se vi sono resipiscenze tardive. Mai più. Per nessun motivo mai più. La loro accusa rende vana ogni loro richiesta. Stolti sarebbero se ricorressero ad una pretesa veggente, eretica, simulatrice. Tale ti dicono? E sia. Ma non ti interroghino più per non disvelarsi troppo per quel che sono: mentitori coscienti nel loro giudizio su te».
Attira i guai sul mondo[146]
2A proposito di una profezia divina che non vollero accettare (dettato 23-12-48).
Tre giorni dopo viene arrestato il Primate d’Ungheria ed ha inizio in quello Stato alla [sic] scristianizzazione e persecuzione.
Poi è la volta della Cecoslovacchia dove anche molto clero defeziona…
Poi persecuzioni ad ogni chiesa (cristiano-cattolica, o solo cristiana) in Bulgaria, Romania e parte della Grecia.
Poi è la volta della Polonia e altri Stati Baltici.
Infine la bolscevizzazione della Cina con distruzione delle Missioni, e alleanza della Cina di Mao (400 milioni di individui) con la Russia…
E non è finita! Ecco metà Germania sovietizzata…
E poi?…
[Le righe seguenti, scritte con inchiostro diverso, sembrano aggiunte a distanza di tempo]
E poi, dal 24-6-50 guerra in Corea…
E in Italia, con la primavera 1950, fioriscono i Pionieri, ossia i Fanciulli comunisti, bestemmiatori per obbligo, profanatori per obbligo, corrotti per obbligo, ecc. ecc.
Assicura l’ungo purgatorio[147].
3Il Purgatorio. In esso, col viso emergente dalle fiamme e la cocolla e la veste apparenti da esse, P. Cordovani, con un volto sbigottito e insieme implorante. Mi guarda, ma non riesce a dire niente. Parla solo il suo sguardo doloroso e contrito.
Per lui parla il Signore. Dice: «Lo vedi? Lo riconosci? È là. E vi starà per molto, molto, molto, e per l’unica causa di avermi e averti e avere combattuto Me, te e l’Opera, agendo contro la Sapienza, la Carità, la Giustizia. Segna ciò che vedi, brevemente, e ciò che Io dico, con la massima esattezza. Perché è verità, per chi vedi e per molti di coloro che agirono o agiranno come lui».
Segni di chi non vuole l’Opera di Gesù.
È segno di condanna[148]
Dice Gesù:
4«Quali segni si vogliono ancora? La tua vita è tutta un segno. Un segno sempre più forte più procede verso la liberazione dal carcere terreno.
È segno per chi vuole vedere. Ma per chi non vuole vedere nessun segno avrebbe altro valore fuorché quello di esser tentazione e condanna. “Se non credono a Mosè e ai profeti non crederanno neppure a chi resuscitasse per loro dandogli un segno: il segno richiesto da essi per credere”[149]. È vecchia storia!
Non so quale altro segno più grande dei molti che hai loro fornito con la tua vita e il tuo contegno antico e recente potresti dare. Per chi non volle credere neppure l’apparizione del Risorto fu utile. Lasciali dire. Un segno certo lo darai, e anche essi lo daranno. Io lo so. Un segno di vita in Dio tu. Un segno di vita nella carne d’Adamo essi. Perché la carne d’Adamo pecca, se non nella concupiscenza della carne, nelle altre due concupiscenze: le peggiori e più gravi perché le meno domabili e perché sono le concupiscenze delle parti più elette dell’uomo.
Destino della paglia.
Quanti saranno condannati per aver agito male con te e con l’Opera! L’Opera, essendo mia, è come Me segno di contraddizione, mezzo di salute per chi l’accoglie, mezzo di condanna per chi la schernisce o anche soltanto la ostacola.
Tu, essendo un piccolo Cristo, sei come Io lo fui oggetto di contraddizione. Però ricorda. Il Battista diceva di Me “Egli col suo ventilabro in mano pulirà la sua aia e raccoglierà il frumento nel suo granaio, ma la paglia la brucerà col fuoco inestinguibile”[150]. Il mio ventilabro è il mio inesorabile e perfetto giudizio su tutte le creature e sulle loro azioni. Non come appaiono, sotto menzogneri aspetti, ma nella loro segreta verità.
Destino del loglio velenoso.
Non entrerà il loglio, che quando vegeta e fiorisce appare più bello del frumento, nel mio granaio. Ma solo il grano eletto, invano mortificato dal loglio che lo avvinse nei suoi viticci ornandosi nel contempo di inutili fiori e di velenosi semi prodotti da quei fiori che erano solo apparenza. Il frumento entrerà nel mio granaio. Ossia i miei veri servi. Quelli che non hanno aspetto appariscente, ma sono tutta spiga buona, tutta farina da ostie. Quelli entreranno da Me, nella mia Dimora eterna. E fatti, da “ostie”, beati in eterno, vedranno quelli che li sfarinarono sotto la macchina della loro autorità ingiusta gemere e gridare: “Perché non riconoscemmo il Signore? Perché non accogliemmo i suoi ‘piccoli’ in suo Nome? Perché non demmo loro quel sorso giustizia che invocavano da noi?”.
Destino di chi respinge l’Opera di Gesù.
Ma ormai il giudizio sarà stato dato e ognuno avrà ciò che ha meritato d’avere, e nulla servirà a mutarlo. Ti dico: Per alcuni sarà giudizio eterno. Per altri si consumerà nei secoli e poi avranno perdono perché avranno espiato.
Ma non uno di quelli che mi respinsero – e chi respinge l’Opera respinge Me, e chi inchioda l’Opera inchioda Me, e chi nega questo Pane della mia Parola alle turbe languenti pecca nella duplice carità verso Me-Dio, verso il prossimo suo – ma non uno di chi male opera contro l’Opera sarà esente da duro castigo. E tu conoscerai i nomi dei principali tuoi avversar! perché te li indicherà prima la loro morte e il genere della stessa, poi il vederli là dove espieranno il loro peccato».
Maligno contegno verso Gesù e l’Opera.
È riprovevole attentato a Dio nelle anime[151]
Dice Gesù.
5«La mia Divina Misericordia aveva dato l’Opera per misericordia d’infinite anime, perdute o sulla via di perdersi, laiche e anche consacrate, perché riavessero Salvezza eterna.
L’Opera era l’applicazione pratica delle opere di misericordia spirituali che Io ho insegnato: “Istruire gli ignoranti, convertire i peccatori…”.
Chi l’ha bloccata da anni, senza giustizia e senza vero motivo, anzi solo per un riprovevole motivo, non ha capito il fine, lo scopo, la potenza del mio dono ed ha ferito profondamente il mio Cuore e si è reso responsabile della morte spirituale di tante creature e di una grande mancanza di carità e giustizia verso di te.
Io l’ho già detto, nel secondo anno di Vita Pubblica, nel primo volume: “Ogni anima che si travia o che viene traviata, ed è traviamento lo svisare a se stessi e ad altri la mia Parola e la mia opera ed impedirne la diffusione, nuoce a Dio nelle anime che si perdono. Ogni anima che si perde è una ferita fatta a Me: Dio e Salvatore”.
E poiché da ormai cinque anni mi si ferisce senza sosta, con l’ingiusta azione verso l’Opera, ho chiuso il fiume della Divina Sapienza che volevo riversare in te, mia cisterna d’amore e di grazia per le anime, dandoti le spiegazioni dell’Apocalisse, delle altre Epistole Paoline e di quelle di Pietro, Giacomo e Giuda d’Alfeo. Tutte le lettere apostoliche».
È diabolica azione contro Gesù[152]
Dice Gesù.
6«Hai visto bene. Sono proprio Io, sul Monte delle Beatitudini, mentre spiego le Beatitudini e con esse le opere di Misericordia. Ah! quelle opere e quelle beatitudini che ho così ben spiegato, e con esse i Dieci Comandamenti, all’Acqua Speciosa, per il bene di un gregge vastissimo di pecore ferite o sperse!
Perché così lungo astio e cecità contro il mio grande dono d’amore e contro il mio amatissimo strumento? Non è valsa, ad ammonire i novelli miei nemici, la morte improvvisa dei sette? Anima mia, mia violetta nascosta ma così olezzante d’amore, mia cisterna, mio granaio, mia sconosciuta grande apostola, se tu vedessi come soffro per questo contegno verso Me, l’Opera e te! Ne soffro come soffrii per l’ingiusta, anzi per la diabolica azione di Giuda di Keriot, per l’ingiusto processo contro Me, Giusto perfetto, per il contegno del Popolo mio, da Me sempre beneficato e che non mi volle, come non vuole te, mia voce, luce, arma di bene per infinite anime».
L’Opera è prova per confermare o no in grazia[153].
Nulla giustifica l’ostinazione verso l’Opera.
Dice Gesù
7«Io non violo la libertà d’arbitrio che ho data all’uomo. Mi limito ad indicare con chiare parole e con spirituali consigli cosa è bene fare per meritare la mia benedizione sulla Terra e la gloria eterna in Cielo, oppure il mio castigo qui e oltre. Così fece il Padre mio con gli angeli e con Adamo ed Eva, perché così va fatto per confermare o no in grazia. Così faccio Io con tutti gli uomini di ogni classe e condizione sociale: dai re ai poveri, dai Sacerdoti ai laici, dai dotti agli ignoranti.
Sottopongo tutti alla prova che li deve confermare in grazia o far cadere in disgrazia. Ma guai a coloro che, come i Progenitori, per spirito di superbia e invidia fanno mal uso della libertà d’arbitrio che Io ho loro data, onde saggiare le loro virtù così come l’orafo saggia la purezza del metallo nel crogiolo! A loro verrà data la stessa condanna di Adamo ed Eva, espulsi dal Paradiso terrestre, separati dalla vicinanza del Padre Creatore, decaduti dalla Grazia, condannati per anni al Limbo. Anche costoro, e non nel Limbo, ma nel Purgatorio, che è luogo ben più tormentoso, sino alla fine dei secoli espieranno le loro colpe di superbia, invidia, astio, ingiustizia e soprattutto mancanza di carità verso il prossimo, ossia te e tutte quelle anime che per l’Opera avrebbero ritrovato fede e quindi Vita e Salvezza eterna.
Relatività del peccato contro l’Opera di Gesù[154].
A chi molto fu dato, molto sarà richiesto.
«Di tutte queste anime, che non poterono salvarsi l’anima per colpa loro, dovranno rendermi conto, ed espiare il mal uso che fecero della libertà d’arbitrio che Io ho loro lasciata. Non solo, ma illuminata, sostenuta, guidata coi carismi propri che il Sacerdozio conferisce ad ogni Ministro del Clero, tanto più ampi e potenti più il loro grado religioso e la loro coltura teologica è grande. Più grande la loro carica e coltura e più severo il castigo per la loro colpa. Io te lo dico. Ah! questi Pastori d’anime che vietano alle pecore e agli agnelli il pascolo sano e non si danno da fare per salvarle quando sono smarrite e in pericolo, quali colpe commettono, quale dolore mi danno!
Chi respinge l’Opera, Gesù respingerà lui.
Vano sarà poi, nel giudizio particolare, invocare il mio perdono, la mia Misericordia, allora! Non potrò che rispondere loro: “Vi detti pane e acqua di vita per chi aveva fame e sete e avete respinto Me e il mio dono. Ora Io respingo voi. Andate ed espiate, ciascuno in proporzione della colpa che fece. Voi non m’avete voluto riconoscere nell’Opera. Ora Io non riconosco voi. Andate. Io sono Misericordia, è vero, sono Carità, è vero. Ma sono anche Giustizia perfetta. E ora faccio agire la Giustizia mia, questa sola, posto che finché aveste vita respingeste Me: Misericordia e Carità. Nulla giustifica la vostra azione e ostinazione verso l’Opera. Quindi nulla può far mutare il mio giudizio divino. Andate ed espiate!
A peccato ostinato, espiazione senza misura.
Altra cosa che non posso perdonarvi e che dovete espiare: la vostra mancanza di verità verso il mio strumento. Avete sempre mentito con lei e verso di lei, maestra a voi, lei, povera creatura, di verità. Espiate anche questo, che non è mai troppo l’espiare per chi ostinatamente mancò. Quale misericordia posso darvi, se voi mai misericordia aveste? Andate ed espiate».
Espiazione di Chi pecca contro l’Opera.
Gesù rispose a questo modo alla mia domanda, fatta mentre il Ss. Sacramento passava presso casa mia: «Perché, Signore, non forzi, con un atto di potenza, coloro che si oppongono da anni alla pubblicazione dell’Opera?». E terminò: «Sono sempre Colui che rimproverò i colpevoli del Tempio. Non muto. Espiate, come essi; poi, dopo la mia Morte, Risurrezione, Ascensione, espiarono, con la perdita di tutto: Tempio, potere, ricchezze, patria e anche vita materiale e spirituale».
Lacrime per l’Opera contestata
Pianto della Vergine della Rivelazione[155].
[Dice Maria:]
8Sono la Vergine della Rivelazione. Lo fui da quando ancor ero in seno a mia madre, perché, essendo Immacolata, sempre tutto seppi e compresi, anche le cose più oscure. Vorrei che la Rivelazione che t’è stata data fosse nota al mondo, perché sarebbe rete di pesca miracolosa, luce nelle tenebre di tanti cuori, sale, pane, vino di Vita eterna. E ho infinito dolore perché la ostacolano, e piango perciò su chi impedisce la diffusione dell’Opera, e su te e chi muore in peccato per questa privazione».
Lacrime per l’Opera contestata
Maria piange di dolore[156].
9«Sì, è vero. La mia immagine si è inumidita del mio pianto, qui, in camera tua, ieri sera. E avrei voluto poter piangere di gioia, per te, per l’opera, per le anime. Invece! Ho pianto di dolore! Dolore, perché proprio mentre sta per iniziare l’Anno Mariano, anno in cui più necessaria che mai sarebbe stata la pubblicazione dell’Opera che mi avrebbe fatta conoscere come nessun’opera scritta su Me neppure dai più valenti mariologhi, vivi o defunti, fece mai, e col farmi conoscere, così esattamente e conformemente alla verità storica della mia vita, alla verità evangelica e teologica, avrebbe portato a Dio, a mezzo mio, infinite anime, vedo più che mai che l’Opera, per molti motivi: d’interesse, di invidia, di superbia, d’ingiustizia, non uscirà in tempo.
Effetto universale dell’Opera contestata[157].
Soffro per te, per tutte le anime che, non avendo l’opera, non avranno salvezza in quest’Anno Mariano, e anche per Me e per il Figlio mio che, dall’alto dei Cieli, e nella luce di Dio, vediamo tutta l’enormità di questa mala azione universale, privando il mondo di luce, salvezza spirituale, privando noi di veder compiuta la Volontà nostra, per il bene delle anime. Privando infine te di quanto sarebbe tuo pieno, santo diritto di avere: il mezzo potente di salvare, in questo tempo tragico, pieno di eresie, persecuzioni, delitti, tante anime. Il tuo unico santo desiderio sin dai tuoi più teneri anni, il tuo perfetto amore per esse, per cui ti offristi “vittima” perché essi avessero conversione, redenzione, e infine gloria eterna.
Gesù piange lacrime di sangue.
Questo impedire che Io e il Figlio da me nato si sia conosciuti in tutta la nostra perfezione, è per Me e per Gesù un dolore che fa piangere a Me pianto amarissimo e a Lui lacrime di Sangue. L’ora della Passione e del Calvario, per l’odio ingiusto della folla, per l’avidità del traditore, per l’uccisione dell’Agnello di vera Redenzione, si ripete in pieno, e questo mi affligge quanto, e più ancora, mi afflisse il tradimento di Giuda, la fuga degli Apostoli, il Processo, le torture, la morte del Figlio mio».
I RISCHI DI CONTESTARE L’OPERA
26. RISCHIO DI CONCULCARE DIO NELLA SUA OPERA
Il popolo che non ascolta Dio
1 “Ascoltate la parola del Signore, popoli, annunziatela alle isole lontane e dite: ‘Chi ha disperso Israele lo raduna e lo custodisce come fa un pastore con il gregge’ [158].
2 “Ma essi non ascoltarono né prestarono orecchio; anzi procedettero secondo l’ostinazione del loro cuore malvagio e invece di voltarmi la faccia mi hanno voltato le spalle. Resero dura la loro nuca divennero peggiori dei loro padri” [159].
3 “Questo è il popolo che non ascolta la voce del Signore suo Dio né accetta la correzione. La fedeltà è sparita, è stata bandita dalla loro bocca” [160].
4 “Udite, cieli; ascolta, terra, perché il Signore dice: “Ho allevato e fatto crescere figli, ma essi si sono ribellati contro di me. Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende” [161].
Provocante sfida a Dio[162]
Dice Gesù:
5 «Quando Io sento l’ipocrita e irragionevole frase, che è sfida alla Carità, alla Sapienza, alla Giustizia, e velario a nascondere la loro volontà contraria, audacemente e superbamente… ed anche vilmente contraria alla mia: ‘Se è opera di Dio, Dio ci penserà e la farà trionfare’ con un sussulto di santa ira vorrei scendere sulla Terra e ripetere il gesto con cui nettai il Tempio dai barattieri, ladri e mercanti.
6.Questo dovrei fare. Ma sono la Misericordia, e tale sono sinché l’uomo è sulla terra. Attendo la loro conversione sin che hanno respiro. Ma poi, per i protervi ed i tentatori del loro Signore – e lo tentano perché lo sanno con essi troppo buono – ci sarà il Giudizio primo e secondo, e conosceranno un Volto del Signore diverso da quello contro il quale gettano lo sputo della loro provocante frase.
7 Che dovrei fare per pensare all’Opera e farla trionfare? Dovrei far operare il tremendo Dio del Sinai, il Dio dei tempi del corruccio e del rigore, e fulminarli dovrei nel loro peccato, nei loro peccati, perché molti sono i peccati contenuti nella loro protervia al mio volere. Che altro, se non questo?
Le prove ci sono[163]
8 Ho dato, attraverso te, tutte le prove. In te non è peccato di ribellione, di simulazione, di superbia. Sei vittima mansueta del loro volere. Difendi tu stessa il loro volere, perché sono “la Chiesa”, da quelli che lo vorrebbero calpestare. Per la tua crocifissione è sicuro che tu non puoi scrutare libri di dottori. Per la tua coltura è certo che tu non puoi scrivere quelle pagine. E che altro vogliono, se questo a loro non basta per dire: ‘Sì. È lo Spirito di Dio qui presente’? Errore dogmatico non ve ne è, in verità non ve ne è nell’Opera.
9 Se lo Spirito ha dato luci (luci di grazia) per far luminoso in pieno quanto questa o quella scuola in 20 secoli ha solo illuminato con un raggio in un punto, benedicano Dio per la sua grazia e non dicano: ‘’Ma noi diciamo diverso.
10 Chi è la Sapienza? È serva o regina loro?
11 Ma per non dirsi ribelli per superbia umana, per nascondere queste loro piaghe, dicono: ‘Tocca a Dio’.
12 Dio ha fatto e fa. Ma il principe del mondo impera in esso mondo mentre il Re dei re regna in Cielo e, fedele – Egli sì, fedele – alla libertà d’arbitrio che ha lasciata all’uomo, per sua prova, suo premio, e molte volte per sua condanna, non violenta la loro volontà. Ma li attende, e presto, al giudizio.
13 Bene farebbero a meditare la pagina del Vangelo dove Io, Maestro dei maestri, Sapienza, Parola e Verità incarnate, dico che i peccati contro lo Spirito Santo non saranno perdonati.
14 Ed in verità questa è opera dello Spirito dello Spirito di Dio, dell’Amore del Padre e del Figlio, dello Spirito che sa ogni vero e viene a dirlo agli uomini presi nel turbine attuale, nei turbini anzi; perché possano difendersi dalle dottrine infernali” [164].
Dio conculcato nella sua Opera[165]
A me poi dice:
15 «Ai tuoi e miei veri amici dirai di non dire mai più quella frase. Essi la dicono senza malizia. Ma mi addolora ugualmente. Figli della Verità come vogliono essere, o tacciano in merito o dicano il vero ‘Gesù non può trionfare con l’Opera perché gli uomini non la vogliono’.
16 La verità va detta in sé stessi e coi propri uguali (non coi nemici) così come Io sempre la dissi anche ammonendo dei figli della Thorà (i miei apostoli e discepoli) contro il lievito e le colpe dei maestri della Thorà (gli scribi e farisei, fossero pure i sommi fra essi, lo stesso Caifa, lo stesso Anna).
17 Avvertili. Tutti. Laici e Sacerdote (il mio P.S.) Perché non mi diano questo dolore.
18 Questo dolore! Che dolore! Vedermi Io-Dio, conculcato nel Volere dagli uomini o non capito al punto da sentirmi dire: ‘ci devi pensare’. Non riflette nessuno che quel ‘se l’opera è da Dio, Lui ci deve pensare’ è prova del dubbio offensivo, presente in loro, che essa non sia da Dio? Non pensano che offendono la carità verso Me insinuando che Dio dovrebbe fare, per persuaderli, opere straordinarie per far trionfare le già straordinarie, e la carità verso te insinuando, anche incoscientemente, che o tu hai simulato, o tu hai avuto a maestro la Tenebra? Non lo dicano più. Mai più.
19 Era tanto che volevo dir questo. Perché vedo coprirsi il tuo cuore di ferite, una per ogni volta che la stolta frase vieni detta. Ma ora sei troppo ferita, anima mia, perché Io possa tacere ancora.
20 Anima mia, anima mia, anima mia! Vieni a piangere qui, per poter vivere ancora. Vieni a Me. Qui. E piangiamo insieme, perché una volta ancora Io venni ‘alla mia casa e non fui accolto né riconosciuto’ ed ancora una volta ‘Gerusalemme uccide i suoi profeti fra il tempio e l’altare…’.
21 Quante, dalla creazione degli Angeli e dell’Uomo, le opere perfette di Dio conculcate o disperse dall’uomo?! E non erano forse da Dio perché non trionfarono? Anzi, proprio perché da Dio, sono conculcate. Io te lo dico, che così è».
27. RISCHIO DI SUBIRE LE TENEBRE E IL SILENZIO DI DIO
Rischio delle tenebre mentali
1 «Ascoltate e porgete l’orecchio, non montate in superbia, perché il Signore parla. Date gloria al Signore vostro Dio, prima che venga l’oscurità e prima che inciampino i vostri piedi sui monti, al cadere della notte. Voi aspettate la luce, ma egli la ridurrà in tenebre e la muterà in densa oscurità! [166]
Risposta ai dottori del cavillo[167]
Dice Gesù:
2 “Quando Io ti svelo episodi sconosciuti della mia vita pubblica, sento già il coro dei dottori difficili dire: “Ma questo fatto non è nominato nei Vangeli. Come può dire costei: ‘Io ho visto questo’?” A costoro rispondo con parole dei Vangeli.
3 “E Gesù andava per tutte le città e i villaggi insegnando nelle loro sinagoghe,
predicando il Vangelo del Regno e sanando tutti i languori e le malattie” dice Matteo[168].
4 E ancora: “Andate a riferire a Giovanni ciò che vedete e udite: i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunziata la buona novella”[169].
5 E ancora: “Guai a te, Corazaim, guai a te, Betsaida, ché, se in Tiro e Sidone fossero avvenuti i miracoli fatti in mezzo a voi, già da gran tempo in cilicio e cenere avrebbero fatto penitenza. E tu, Cafarnao, sarai forse esaltata fino al cielo? Tu scenderai sino all’inferno, che, se in Sodoma fossero avvenuti i miracoli operati in te, forse sussisterebbe ancora” [170].
6 E Marco “… e lo seguì molta folla dalla Galilea, dalla Giudea, da Gerusalemme Gerusalemme, dall’ldumea e d’oltre Giordano. Anche dalle vicinanze di Tiro e di Sidone molta gente, udite le cose che faceva, venne a Lui…” [171].
7 E Luca: “Gesù andava per città e villaggi predicando e annunciando la buona novella e il Regno di Dio, e con Lui erano i dodici e alcune donne che erano state liberate da spiriti maligni e da infermità” [172].
8 E il mio Giovanni: ”Dopo questo, Gesù andò al di là del mare di Galilea e lo seguiva gran folla perché vedeva i prodigi da Lui operati sugli infermi” [173].
9 E poiché Giovanni fu presente a tutti i prodigi, quale che ne fosse la loro natura, che Io ho compiuto in tre anni, il prediletto mi dà questa testimonianza illimitata: “Questo è quel discepolo che ha visto tali cose e le ha scritte. Sappiamo che la sua testimonianza è vera. Ci sono poi altre cose fatte da Gesù, le quali, se fossero scritte ad una ad una, credo che il mondo non potrebbe contenere i libri che si dovrebbero scrivere” [174].
10 E allora? Che dicono ora i dottori del cavillo?
Rischio del silenzio di Dio[175]
11 «Se la mia bontà, per sollevare una mia amante che porta la mia croce per voi – me l’ha tolta dalle spalle e se l’è imposta perché mi ama al punto di voler morire ma di non sapermi afflitto – se la mia bontà, per svegliarvi dal letargo in cui morite, rende noti episodi del suo ministero, vorreste farne ad essa bontà un rimprovero?
12 Veramente che non lo meritate questo dono e questo sforzo del vostro Salvatore per trarvi dal miasma in cui asfissiate. Ma, poi che ve lo dono, accettatelo e sorgete. Sono note nuove nel coro che cantano i miei Vangeli. Almeno servissero a ridestarvi l’attenzione che ormai è e resta inerte davanti ai noti episodi dei Vangeli che, oltre tutto, leggete così male e con l’animo assente.
13 Non vorrete già pensare che in tre anni Io abbia fatto i pochi miracoli narrati? Non vorrete pensare che siano state le poche donne nominate quelle guarite, né i pochi prodigi nominati i soli compiuti. Ma se l’ombra di Pietro serviva a sanare[176], che avrà fatto la mia ombra? Che il mio alito? Che il mio sguardo? Ricordatevi l’emorroissa. ‘Se riesco a sfiorare il lembo della sua veste io sono guarita’ E fu così [177].
14 Potenza di miracolo emanava da Me, continuamente. Ero venuto per portare a Dio e per aprire le dighe dell’Amore, chiuse dal giorno del peccato. Secoli di amore si espandevano come flutti sul piccolo mondo di Palestina. Tutto l’amore di Dio per l’uomo che finalmente poteva espandersi come anelava per redimere gli uomini prima con l’Amore che col Sangue.
15 Mi dite forse: ‘Ma perché a costei che è tanto miserabile cosa?’ Vi risponderò quando costei, che voi sprezzate e che Io amo, sarà meno sfinita. Meritereste il silenzio che ho avuto per Erode [178]. Ma è il mio tentativo di redimervi, voi che l’orgoglio rende i più difficili a persuadere».
28. RISCHIO DI PECCARE CONTRO LO SPIRITO SANTO
Rischio della maledizione
1 “Se non ascolterete la voce del Signore e sarete ribelli alla sua parola, la mano del Signore peserà su di voi, come pesò sui vostri padri” [179].
2. “Ascoltate la parola del Signore, o re di Giuda e voi tutti Giudei e abitanti di Gerusalemme, che entrate per queste porte. Ma se non ascolterete il mio comando, io accenderò un fuoco alle sue porte; esso divorerà i palazzi di Gerusalemme e mai si estinguerà” [180].
3 “Dice il Signore Dio di Israele: Maledetto l’uomo che non ascolta le parole di questa alleanza” [181].
Guai ai negatori dello Spirito di rivelazione[182]
Dice ancora Gesù:
4 «Bisogna che il granello muoia per diventare cibo di vita. Quando non sarai più di questa terra, allora verranno a sfamarsi del pane della Parola che Io ti ho dato per i fratelli. L’uomo è tal essere che solo davanti all’olocausto si arrende. Io ho ottenuto dopo la morte. Tu non sei di più del tuo Gesù. Non temere. Ciò che ora pare cadere su pietra impenetrabile, germinerà quando tu sarai divenuta spiga nel mio Regno. Ma prima viene il lavoro della vita e il buio della morte,
5 Ogni missione per riuscire ha bisogno di lacrime, sofferenza, derisione, sacrificio. Lascia che deridano. Poiché non vogliono vedere e udire, quelli che più ne hanno bisogno, accumulerò su loro tenebre e silenzio. Né potranno meco rammaricarsene, perché loro, e loro soli, hanno voluto questo con la loro pertinacia all’accidia dello spirito, alla superbia dello spirito, alla negazione del potere dello Spirito Santo.
6 Che ho detto per chi pecca contro lo Spirito Santo? E non sanno che nel Cristo è il Padre e lo Spirito? E non ricordano che ho detto che il Consolatore sarebbe venuto a portare la Luce? Ma il Consolatore, lo Spirito di Vita, è Uno con la Parola del Padre e col Padre. Negando Me e la Parola che Io sono, si nega il Padre che permette alla Parola di effondersi ancora, si nega lo Spirito che muove la Parola.
7 Non rinnegateci. Ma guai a voi se negate lo Spirito che scende con le sue luci a far di una creatura una luce e a purificare col suo Fuoco una carne perché possa trasmettervi le parole della Sapienza. Se lo strumento è vile, Noi che l’abitiamo lo facciamo divenire degno d’essere accettato, esso è ciò che esso vi dice di dovervi dare a nostro nome. Non sta a voi giudicare. Io prendo i poveri e i pargoli per farne i dignitari del Cristo Re.
8 “Essi” sono già giudicati, Maria, per la loro pervicacia intrisa di umanità, di quella sola. Lascia che i “morti” si seppelliscano da sé stessi. Tu resta nella Vita e procedi. Quando sarai in Essa completamente, verrà la glorificazione e l’amore senza più ostacoli».
Guai agli empi della carne e dello spirito[183]
9 Io sono dove un figlio mi chiama. Ma non convalido del mio aiuto le opere dei malvagi. Pensate, o uomini, che i loro trionfi effimeri, che vi fanno credere che Io sia con loro e dubitare della Giustizia mia, non sono venuti da Me. È il loro duce e padre: Satana, che glieli concede come a suoi figli e militi devoti, per creare ad essi un sempre più grande tormento dopo la morte. Io sono dove è un fedele che crede in Me. Ma costoro non sono fedeli. Se lo fossero, osserverebbero la mia Parola e la Volontà di Chi mi ha mandato. Invece essi calpestano la prima, disubbidiscono alla seconda e offendono lo Spirito Santo uccidendo il loro spirito con l’odio contrario all’amore, con la lussuria profanatrice, con la superbia corruttrice di anime. Sono barche senza timone prese da vento e da corrente malvagia. Vanno sempre più lontano dalla mèta che è Dio e finiscono a perire nel pozzo d’abisso.
10 Quando un cuore è pieno di pensieri di carne o di pensieri d’inferno, quintessenza dei pensieri di carne, come può entrarvi Iddio con le sue luci? Quando un cuore, già di Dio, se ne separa male operando, come può continuare il mio Spirito ad essergli maestro?
11 Sono il Misericorde. Compatisco e perdono. Tanto perdono. Perdono quello che vi vedo fare per debolezza umana, non quello fatto con freddo calcolo umano. E non sarò mai tanto severo giudice come con chi, col suo pensiero venduto a Satana, compie più delitti di un bandito, induce altri a compierne, e soprattutto compie il delitto dei delitti: quello di indurre gli animi a dubitare di Dio.
12 Oggi questo delitto di omicidio e di deicidio è privativa di non pochi. Uccidono corpi ed anime e uccidono l’idea di Dio nelle anime rendendole cieche come orbite vuote.
13 Troppo tardi le folle distinguono. Ma Io vedo nel momento che pensate ed agite, e voi tutti, empi della carne e dello spirito, sarete giudicati con severissimo giudizio».
29. RISCHIO DELIA SORDITÀ SPIRITUAL
Rischio dell’abbandono e della distruzione
1 “Va’ e riferisci a questo popolo: “Ascoltate pure, ma senza comprendere, osservate pure, ma senza conoscere. Rendi insensibile il cuore di questo popolo, fallo duro d’orecchio e acceca i suoi occhi e non veda con gli occhi, né oda con gli orecchi né comprenda con il cuore né si converta in modo da esser guarito”.
2 Io dissi: “Fino a quando, Signore?” Egli rispose:
3 “Finché non siano devastate le città, senza abitanti, le case senza uomini e la campagna resti deserta e desolata”. Il Signore scaccerà la gente e grande sarà l’abbandono nel paese. Ne rimarrà una decima parte, ma di nuovo sarà preda della distruzione come una quercia e come un terebinto, di cui alla caduta resta il ceppo. Progenie santa sarà il suo ceppo” [184].
4 L’abbandono lo ha subito Israele per il suo deicidio. La distruzione la subiremo noi per la nostra stoltezza. Il ceppo è l’Opera del Signore e i santi saranno i figli di quest’Opera.
Ascoltare per diletto delle parole[185]
Dice Gesù:
5 «Tu, anima mia, non tremare e non insuperbire. Dannosi ugualmente sono il timore e l’orgoglio. Ti lascino indifferente lodi e scherni. Vivi unicamente nel pensiero di servire la causa del tuo Dio. Gli scherni subiti per la causa di Dio sono già aureola.
6 Le lodi! Oh! le lodi degli uomini! Sono la cosa più vana che ci sia e più facile a svanire nel nulla. Più di bolla d’aria che salga da un fondo melmoso, gas di fango putrido, per erompere alla superficie delle acque sulle quali segna un cerchio subito dissolto; tale è la lode degli uomini. Nasce sempre da sentimento umano, trascina con sé i suoi miasmi, rompe lo specchio della pace intima e poi di essa nulla più resta.
7 Beati quelli che, come acqua che vuole restare pura, continuano ad operare in Dio e vanno veloci, lasciando indietro anche il ricordo della inutile lode suscitata passando a contatto della umanità che è solo tale.
8 Non ti seducano mai le lodi umane. Pensa sempre che per metà sono fatte da ipocrisia e per l’altra metà da leggerezza. Come oggi ti adulano, domani ti denigrano. Pensa che anche i più buoni, di quella bontà però tutta umana, ti ascoltano per diletto delle parole, non per il succo delle parole. Piacciono i concetti perché armonici e artistici, non meditano il nerbo che li sorregge: ‘Tu sei per essi come un cantico cantato da voce dolce e soave, essi ascoltano le tue parole ma non le mettono in pratica’.
Sordità e cecità spirituale[186]
9 Lasciali fare. Peggio per loro. Rifiutano un altro dono della mia paziente Misericordia e, rifiutandolo, accumulano su se stessi i carboni della Giustizia mia, perché ebbero chi nuovamente portò la Parola e la Parola una volta ancora hanno sprezzato. Una volta ancora si può applicare a questa generazione la profezia di Isaia: ‘Udrete e non intenderete, guarderete e non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è divenuto insensibile; sono divenuti duri d’orecchi e hanno chiuso i loro occhi affinché non vedano e non ascoltino e non intendano col loro cuore e non si convertano ed Io non li guarisca’.
Generazione di Giuda[187]
10 Generazione adultera e malvagia, che credi con tanta facilità a chi ti uccide nello spirito e rigetti il Cristo e i suoi profeti che ti vogliono dare la Vita, quante volte, generazione dei già segnati dal segno di Cristo che è un controsenso su voi disposati al Nemico e alla carne, quante volte non ho cercato di salvarti ottenendo in cambio le pietre per i miei profeti e la crocifissione per il tuo Maestro! Generazione stolta e traditrice, generazione di Giuda che mi vendi e baratti per un appetito immondo e rinneghi la Luce per inabissarti nelle tenebre, ben ti venga ciò che vuoi. Morte avrai perché Vita non volesti, e non avrai altri segni a svegliare la tua sonnolenza di crapulona che i segni tremendi dell’ira mia.
11 Ma quando avverrà quello che è stato predetto, ed ecco che viene, allora saprai che in mezzo a te v’è stato un profeta, un servo, una ‘voce’ mia».
30. RISCHIO DELLA MORTE SPIRITUALE
Rischio di morte violenta
1 “Ecco, Dio è grande, non toglie gli occhi dai giusti, apre loro gli orecchi per la correzione e ordina che si allontanino dalla iniquità. Se ascoltano e si sottomettono, chiuderanno i loro giorni nel benessere e i loro anni nelle delizie. Ma se non vorranno ascoltare, di morte violenta periranno, spireranno senza neppure saperlo” [188].
2 “Ora a voi questo monito, o sacerdoti, se non mi ascolterete e non vi prenderete a cuore di dar gloria al mio nome, dice il Signore degli eserciti, manderò su di voi la maledizione e cambierò in maledizione le vostre benedizioni” [189]
3 “Ma se vi ostinate e vi ribellate, sarete divorati dalla spada, perché la bocca del Signore ha parlato” [190].
Distruttori dell’opera di Dio[191]
Dice Gesù:
4 “O crudeli che distruggete anche l’opera di Dio e uccidete il tempio del vostro corpo, nel quale è un’anima morta, e il tempio di Dio, poiché nelle chiese non sono più che troppo rari i fedeli e i ministri “vivi”!
5 Che valgono i vostri riti fatti con anima morta? Non ricordate che a Dio vanno offerte ostie vive, perfette e prime? E voi offrite gli avanzi, gli sciancati, i morti? Morti poiché ciò che toccate con l’anima morta lo uccidete, sciancati perché ciò che date a Dio con l’anima malata rendete deforme, avanzi perché a Lui serbate ciò che vi supera dopo esservi impinguati per vostro godere.
6 Tornate a Dio. Tornate al Cristo. Sacerdoti, tornateci per divenire “sacerdoti”. Avete bisogno della sua consacrazione, di quest’olio che stilla dal Sacerdote eterno. Siete in troppi ridotti a lampade prive d’olio, ed i fedeli si smarriscono perché non hanno luce nelle tenebre. Portate la Luce ad essi. Io sono Luce del mondo. Ma non potete portarmi se non mi avete in voi.
7 E non insolentite il mio portavoce se vi dice questo. Beneditelo invece poiché vi fa conoscere la verità e vi dà modo di guardarvi fra le piaghe dell’anima e levarvi tanta polvere che ve la sporca. Se la verità è amara e vi dispiace, pensate che è colpa vostra se vi viene detta. Non bisognava meritarla questa verità. Era meglio. Ma poiché l’avete meritata non abbiate lievito per il mio portavoce che con lacrime ve la dice. Che se Io l’ho eletto a fare ciò, è perché l’amo e vedo nel suo spirito una dimora in cui sono sempre ricevuto con rispetto di suddito a Re e con semplicità di bambino verso il padre.
8 Io l’ho detto: ‘Chi mi ama fa le stesse opere che faccio’ [192]. Perché Io vivo nei miei amatori, vittime che si annichilano nell’amore fino a morirne, e opero in essi le meraviglie del mio potere».
Morte spirituale[193]
Dice ancora:
9 «Il mondo perisce perché non ha custodito la mia Parola, perché l’ha trascurata e derisa. Nessuna forza umana servirà a fermare la corsa del mondo all’abisso perché manca al mondo e alle forze del mondo la cosa che salva. La mia Legge.
10 Si è fatto un vuoto nella mistica foresta che avevo coltivata per voi perché aveste dimora all’ombra del mio previdente amore. Le vostre colpe lo hanno fatto e nel vuoto si è insediato padrone il Serpente eterno che vi avvelena col suo fiato e vi uccide col suo morso e impedisce che la mia Legge sia in voi agente di Bene.
11Fumo, veleno, orrore, disperazione avete in voi e intorno a voi. E potevate avere Luce, Pace, Speranza, Gioia. Questo potevate avere se aveste seguito la mia Parola, perché Io ho consumato tutto l’orrore della vita per preservarne voi e l’ho fatto con quella atrocità di agonia che ho patito per voi.
12 Ma avete gettato il mio dono e avete chiamato a maestro e re Satana. E Satana vi ammaestra e regola, vi sala e sferza per rendervi degni del suo inferno».
31. STOLTI E SAGGI DI FRONTE ALL’OPERA
Analfabetismo spirituale [194]
Dice Gesù:
1 “Io t’ho presa come un piccolo fanciullo e ti ho posta in mezzo a loro perché è ai fanciulli che Dio parla di preferenza. Fanciulli d’anni o fanciulli di spirito, perché vi è in loro semplicità e purezza per accogliere le rivelazioni di Dio.
2 Ma quel giorno in cui tu volessi divenire “grande” e pari a loro, Io cesserei di tenerti per mano e di istruirti. Gli adulti non hanno bisogno d’essere condotti, a meno che non siano dei ciechi, né istruiti poiché “sanno” e se ne vantano.
3 Che sanno? Dice il Prediletto che amo e che ti ama come tu lo ami, sua piccola sorella, che se si scrivessero tutti i prodigi fatti dal Cristo la terra non basterebbe a contenere i volumi. Se l’iperbole è forte, non è men vero che, se da quando venni al mondo ad ora e da ora alla fine del mondo si avessero a scrivere i prodigi che compio, come stelle nel cielo sarebbero numerosi i volumi, ed è anche vero che ciò che sanno coloro che si credono di tutto sapere è un pugno di rena rispetto alla rena della riva.
4 Le luci di Dio sono inesauste e inesauribili e non ve ne è una di inutile o di non esatta. Perciò coloro che “sanno” sono dei semianalfabeti, ai quali non posso esser Maestro, perché nella loro stolta superbia credono di non avere bisogno di maestro e si permettono di sindacare l’opera di Dio che prende un fanciullo per istruire i sapienti.
5 Se ti danno noia con le loro farisaiche critiche e rampogne, rispondi la mia risposta: ‘Non sapete che io devo fare gli interessi del Padre mio?’ e non ti sgomentare.
6 Prima eri nelle mie braccia. Ora ti tengono anche il Padre e la Madre. Sei più sicura di un pargolo sul seno della madre e di un uccellino sotto l’ala materna. Ma resta “piccola”. Avrai sempre il nostro latte per tuo nutrimento.
7 E i ciechi di buona volontà, mettendo la loro mano nella tua manina, che non avvilisce perché l’aiuto di un bambino non mortifica mai, potranno avere la guida nella via della Vita.
8 Va’ in pace, riposa. Ti benedico».
Lo stolto non ama il dono di Dio[195]
9 «… In ginocchio, con l’animo umile degli umili, davanti a Colui che vi parla perché ha pietà di voi, pastori, e degli agnelli, e prende un “nulla” proprio perché è tale e perché ama ripetere il gesto fatto davanti all’umanità concupiscente dei Dodici, per confondere con la sua divina Sapienza la povera scienza umana dei dotti che si attardano a numerare i fili degli zizit, polverosi per essere stati più vicini al suolo che al cielo, e lasciano, per questo lavoro inutile e pedante, di raccogliere e conservare le perle luminose di cui è contesto il lavoro.
10 Sono zizit, per chi non comprendesse la metafora, le inutili perdite di tempo e gli sfoggi ancor più inutili di sapere umano usati per stabilire se la capienza di un luogo o il numero dei suoi abitanti, desunti da lavori umani e molto posteriori al mio tempo, perciò inesatti, corrispondono all’asserito da uno strumento, o se l’epoca e la permanenza in un luogo che egli dice, sempre confrontata secondo una misura che gli uomini si sono data, corrispondono al millesimo di frazione di tempo che essi ritengono perfetta.
11 Ma dite! È il numero dei giorni, la vastità di un paese, la somma dei suoi abitanti che vi interessa, o è la dottrina dell’opera? Nel primo caso, mille e mille autori umani vi possono dar pascolo abbondante. Nel secondo, unicamente Io posso darvi ciò che andrebbe cercato in primo luogo. Perché solo quanto Io vi do vi serve per la vita eterna. Il resto è fieno che dopo essere digerito viene espulso e diviene immondezza. Non entrerete in Cielo per sapere quanti giorni uno fu in un luogo o quanti cittadini erano in una città, ma per esservi perfezionati traendo vita luminosa dalla Parola che è Vita e Luce.
Il saggio ama Dio e le cose di Dio
12 Amate Me più della scienza. Benedite Me e non il vostro sapere. E amate anche il ”fanciullo” che ho preso per collocarlo fra voi. E con Me benedite il Padre, Signore del Cielo e della terra, per avere una volta di più rivelato Sé stesso ad un piccolo in luogo di rivelarsi ai sapienti. Un piccolo, un fanciullo, un nulla. Sì. Ma un nulla consumato dal desiderio di servire e amare Iddio e di farlo conoscere, un nulla che da sé solo ha svegliato in sé sempre più vivo il ricordo di Dio, un nulla che ha consumato col suo amore e il suo volontario olocausto i diaframmi dell’umanità, un nulla che è giunto ad amare la Luce più dell’esistenza e degli onori, un nulla che si è così inabissato nella assoluta libertà del contemplare unicamente Iddio tanto da perdere di vista ogni cosa che Dio non sia, un nulla morto a tutto ciò che per i più è ansia di vita, ma vivo in eterno perché morto per vivere nel Signore.
13 Dio, Io ve lo dico, mostra il suo regno non ai dotti, ma a coloro che sceglie, prende e posa sul vertice del monte, là dove tanto è vicino il Cielo che lo spirito può gridare, ardendo, quello che doveva essere il grido di ogni uomo: “Ecco il mio Dio. Io lo vedo! Io lo intendo! Io lo conosco! Io sono divorato e ricreato dall’Amore”.
14 Piccolo Giovanni, puoi anche ricordare loro che l’uomo ha un angelo a custode e che questo spirito non è inerte presso l’uomo sul quale riflette le luci che egli angelo rispecchia adorando l’infinita Luce. Sta’ in pace, anima mia».
Fame e sete della parola di Dio
15 “Ecco, verranno giorni, – dice il Signore Dio – in cui manderò la fame nel paese, non fame di pane, né sete di acqua, ma d’ascoltare la parola del Signore. Allora andranno errando da un mare all’altro e vagheranno da settentrione a oriente, per cercare la parola del Signore, ma non la troveranno. In quel giorno appassiranno le belle fanciulle e i giovani per la sete. Quelli che giurano per il peccato cadranno senza più rialzarsi!” [196]
I NEMICI E GLI AMICI DELL’OPERA[197]
32. I NEMICI
Gesù e Maria vegliano sull’Opera
Dice Gesù a Maria Valtorta:
1 «Maria, ricordi le tue tentazioni? Non seguì lo stesso sistema per tentare di fare perire te, per farti odiosa al mio sguardo, onde Io non ti chiamassi a ricevere la mia Parola per gli uomini, indi poi – seconda parte della tentazione – già mio portavoce, a tentare di farti peccare in superbia, disubbidienza, menzogna, perché perisse non solo la tua anima ma la mia opera?
2. Dice il Portavoce: Tu pensi: ‘ Ma la tua opera è perita benché io ti sia stata fedele nell’ubbidienza, umile nonostante l’onore che mi desti, sincera sino allo scrupolo nel dire solo e sempre la verità dell’udito e visto ’.
3 No. L’opera non è perita benché gli uomini abbiano servito perfettamente le mire di Satana per farla perire. Io te lo dico: non è perita. Non può perire. Io e mia Madre vegliamo su essa. Periranno coloro che male tutelarono e male giudicarono, ma l’opera non perisce. Gli uomini possono prevalere coi loro sentimenti impuri, ma non distruggere l’opera di Dio. Il castigo andrà a chi ha peccato e pecca. Ma l’opera non pecca e tu non hai peccato. Quindi non perirà.
Gli uomini che hanno rovinato l’Opera
4 Credi di aver finito di essere tentata? Non te lo credere. E per questo ti ho chiamata oggi in quel modo (il 30 marzo ore 15,30)[198] dicendoti di dare a Me le tue mani, per trasfonderti la mia Forza. Perché Io sapevo e so ciò che si scatena ora di odio contro te, ora che per essere fedele alle quattro virtù cardinali, oltre che alle tre teologali, hai deluso gli uomini e vinto una nuova tentazione.
5 Dovrebbero ringraziarti perché tu impedisci loro di peccare e di incorrere in castighi. Ma quando mai quell’Ordine ti amò di amore giusto? Quando con giustizia? Quale membro ti fu santamente tutore? Interesse, boria, diffidenza, calunnia, menzogna, ecco quanto si agita nei diversi cuori sotto la veste nera che li copre. Ma Colui che smascherò scribi e farisei, Colui che è stanco – sono due anni che ho nausea delle loro azioni – li scopre, te li mostra. Eccoli gli uomini, gli uomini che ti hanno già danneggiata tanto, che hanno rovinata l’opera, che ti hanno dato tanto dolore, eccoli col loro vero volto di astiosi perché delusi nei loro disegni.
6 Ricorda! Ricorda! Era il marzo 1947, e ti dissi: “Colui, il sacerdote, che mette la mano nel tuo piatto e mangia del pane che Io ti ho dato – la mia Parola – alza contro te il suo calcagno e stabilisce in cuor suo una cosa iniqua dicendo: ‘Dopo questa non si rialzerà’. Lo vedi? Non importa. Te lo dissi e lo ripeto: in verità l’essere portavoce è l’accidente, ma l’esser fedele nella giustizia è la cosa che dura eterna. Quindi di questo solo ti devi preoccupare.
I nemici della Galilea
7 Andiamo avanti. Riconosciamo altri nemici miei.
8 Ecco, sulle sponde del mio mare di Galilea, coloro che si preoccupano dei morti per lasciare la Vita. Sono quelli tutti presi dalle sollecitudini terrene, i quali perdono di vista il fine giusto, che darà premio eterno, per seguire un fine che finisce qui, sulla Terra. Seppellire i morti, e specie se questi sono i genitori, è opera buona; ma più buona opera è seguire Iddio che dà vita all’anima.
9 Anche pubblicare l’opera è cosa buona, perché le anime troveranno vita in essa; ma ubbidire a Dio, alla giustizia, essere umili, prudenti, rispettosi verso il Corpo Mistico, è cosa più buona, perché dà premio di vita eterna. Premio puro da ogni fomite umano.
10 In verità, se la fretta attuale di stampare venisse da un unico movente – lo zelo per dar cibo alle anime – sarebbe ancora assolta in parte, dalla divina e infinita Misericordia, la loro disubbidienza. Ma molte impurità umanissime sono in questa fretta attuale, molte! Ed Io, giusto oltre che misericorde, non posso in verità assolverli, tanto più che essi, che dovrebbero esser lume alla tua anima, sale, sostegno, esempio, alla tua e a quella dei tuoi testimoni, divengono sorgenti di fumo, peso, sapore che travia il gusto sano, male esempio: scandalo in una sola parola. È noto come Io ho giudicato coloro che scandalizzano i “piccoli”.
11 Eppure, ecco che anche tu trovi coloro che si occupano di cose morte, e vorrebbero che tu te ne occupassi, e che, meno eroici di quello del lago, non sanno seguire i passi miei che tracciano il giusto cammino, ma si attardano con impuro affetto a carezzare cose morte. Non è in tal modo che si ottiene dal Cielo il miracolo della risurrezione delle stesse. Maria di Magdala la grande peccatrice e la grande convertita, l’umile madre del morto di Naim, Giairo il sinagogo, credettero ciecamente alle mie parole, non vollero fare da loro, ma mi lasciarono fare, mi seguirono con fiducia negli ordini che davo, e ottennero la risurrezione dei loro morti. Sono forse costoro, che ti vogliono far compiere azioni che Io ti consiglio di non compiere, più sapienti di Dio? Più potenti di Me?
12 Passiamo oltre senza curarci del mormorio che la mia risposta al figlio del padre morto suscita fra i presenti all’episodio. Mormorio di voce umana. Trascurabile quindi.
I nemici di Nazareth
13 Eccoci nella mia città di Nazareth. Anche in essa sono Maestro e autore di miracoli. Ma essa non mi ama e “a cagione della incredulità dei nazareni il Cristo non fece in Nazareth molti miracoli”. Essa non mi ama, e quando Io dico ad essa la verità per amore verso la mia città che vorrei santa – la verità detta a chi pecca per trarlo dal suo errore è sempre carità e della più eletta – essa prende pietre per lapidarmi e, trascinatomi in cima al monte, cercarono di farmi perire.
14 Anche tu, in quella che dovrebbe essere la tua città (l’Ordine dei Servi di Maria) non sei amata, e per questa loro incredulità non puoi dare l’altro miracolo delle spiegazioni delle Epistole Paoline, che solo Io posso rendere chiare, in piena verità e rispondenza col pensiero di Paolo. E perché dici la verità ti lapidano e vorrebbero precipitarti. Le pietre, sì, ti feriscono, ma farti decadere non riescono, perché tu passi con Me in mezzo a loro. E se non muteranno, non solo passerai con Me, ma con Me te ne andrai lungi da loro. Mancano soltanto ancora poche gocce del loro mal liquido a far piena la misura del calice della loro incredulità, del loro disamore, e della mia sopportazione. Colmo che sia, Io ti trarrò meco lungi da loro, per darti almeno un trapasso pacifico fra le braccia dell’Amore, senza che gli uomini ti turbino l’estrema ora con le loro grida e azioni non buone.
33. I FALSI AMICI
I falsi amici
1 Andiamo oltre ancora. Incontro ai falsi amici.
2 Chi sono? Sono gli Scribi, i Farisei, i Sadducei, gli Erodiani, che mi invitano ai loro banchetti per poi criticare Me ed i miei discepoli perché questi non hanno compiuto purificazioni esteriori; o mormorano perché Io perdono la peccatrice che li ha superati col darmi quei conforti, in uso fra gli Ebrei, che essi non mi avevano dato; o mi interrogano su questioni legali o spirituali, mostrandosi desiderosi di apprendere ma, in verità, covando in cuor loro la speranza di potermi cogliere in fallo; né valsero le mie risposte di incarnata Sapienza e di vero Figlio della Torah a farli persuasi che Io ero il Messia profetizzato. Ma anzi servirono a creare i capi d’accusa per Me, nella notte fra il Giovedì ed il Venerdì.
3 Eccoli! Quelli che mi chiedono perché i miei discepoli non si lavarono prima di assidersi a mensa, dimentichi che un di loro, Simone il fariseo, non mi aveva, volutamente, dato di che lavarmi e profumarmi, secondo gli usi di Palestina, quando mi aveva voluto suo ospite, ma anzi aveva mormorato in cuor suo sull’azione riparatrice della pentita; riparatrice, dico, delle colpe di lei, ma anche della colpa di lui: Simon fariseo.
4 Eccoli! Quelli che mi interrogano sul divorzio, quelli che mi tentano sul tributo a Cesare per avere un capo d’accusa da portare contro Me a Pilato… Oh! gli astuti accusatori che mi vogliono morto, ma non vorrebbero che illegale fosse il martirio!
5 Eccoli! quelli che mi trascinano ai piedi la adultera con duplice scopo…
6 Quelli che si scandalizzano quando Io ripulisco la Casa del Padre mio divenuta luogo di baratto, usura e mercato.
7 Quelli che fingono di fraintendere la seconda vita della carne dopo il Giudizio finale, la risurrezione, per vedere se dico eresia.
8 Quelli che mi fan chiedere capziosamente quale sia il più grande dei precetti.
9 Quelli che dicono che per credere in Me hanno bisogno di un segno. Hanno forse creduto dopo che lo ebbero? No. Come non credono a te, come non ti hanno creduto e non ti crederanno mai veramente, anche se dicono di credere che tu sia il mio portavoce e che le lezioni dell’opera vengono dalla Sapienza, e lo dicono per ingannarti sui loro veri disegni; o credono e credettero e crederanno instabilmente, e solo quando la forza di certe testimonianze li piegheranno a terra come superbi alberi che un uragano piega, pronti a rialzarsi e a negare quella loro transitoria fede non appena il potere di Dio non li preme più e il suo splendore non fiammeggia paurosamente loro dinanzi.
10 Amici? No. Gli amici non tormentano con domande capziose per vedere se riescono a far cadere in errore, posto che errore non v’è nello scritto.
11 Gli amici non rimproverano di colpe non vere mentre sanno che essi andrebbero rimproverati di loro azioni non buone, che hanno fatte e fanno, sapendo di farle.
12 Gli amici non mettono in condizione di criticare le azioni delle Autorità e ribellarsi ad esse, alterando la verità sulle azioni delle Autorità per poi denunciare alle stesse le ribellioni o le critiche aizzate e suscitate dalle loro tendenziose parole.
13 Gli amici non si ribellano quando un giusto zelo spazza come lordura e mercimonio indegno quanto occupa la loro anima profanata da sensualità della mente.
14 Gli amici non fingono di fraintendere le chiare spiegazioni per muovere obbiezioni sperando di farti cadere in eresia.
15 Gli amici non fanno tradimento di azioni illecite per poi dire che l’amico è complice loro.
16 Gli amici non dipingono l’amico come folle o indemoniato, mentitore o subdolo.
17 Tutte queste cose gli amici veri non le fanno. Sono dunque costoro, i tuoi falsi amici, amici? No. Tentatori sono. Calunniatori sono. Negatori sono. Astuti sono. Ladri e bugiardi sono. Attentatori della tua vita che consumano con le loro azioni, e dell’opera che danneggiano con le loro azioni, quindi omicidi e distruttori impuniti… No. Non impuniti. Potevano esserlo sinché la mia pazienza durava… non dopo che essa è esaurita.
18 Senza carità sono, quindi senza Dio. Attenti, come e più degli antichi strategoi del Tempio, ma non per reverenziale amore alla Santità del Signore, vero Capo del Tempio, ma per cercare un motivo con cui convincere di peccato i semplici. Sempre pronti ad asserire il non vero, ad alterare le cose, ad aggiungere o a levare, covando in cuor loro un disegno impuro.
Gli amici “concupiscenti”
19 Io li chiamo “concupiscenti”. E tali sono in due dei tre rami del maledetto albero nato nell’uomo dal seme del vietato pomo. Lo sono nella concupiscenza degli occhi, perché curiosità malsana ed avarizia li mossero ad occuparsi di te, e la concupiscenza degli occhi è curiosità ed avarizia. E lo sono nella concupiscenza della mente, od orgoglio della vita, per renderti più chiara questa faccia della concupiscenza umana. Esso è dato dall’egoismo che l’amor proprio sfrenato ha suscitato in loro al punto di credersi simili a Dio, anzi al punto da poter imporre a Dio di fare ciò che essi vogliono, così come con ogni loro potere cercano premere e piegare il prossimo loro per farne il loro schiavo che li serve e teme non osando reagire alla loro mal larvata violenza. Dal maledetto ramo della concupiscenza mentale pendono gli attossicati frutti della vanagloria che, disordinatamente stimandosi, esige lodi e ringraziamenti da ognuno, al quale i vanagloriosi si impongono con un ipocrito aspetto di santi, steso a coprire la verità oscura della loro anima concupiscente. L’orgoglio della vita spegne in loro la Vita che è gloria vera e senza fine, pospone Dio all’io, fa dell’uomo, che dovrebbe essere servo di Dio, un ribelle alla legge divina e un servo alla legge del peccato.
20 Io li aborro più degli aperti nemici che hanno l’ardire di mostrare ciò che sono, sapendo che per questo vengono giudicati severamente dai buoni. Non amo le serpi che si avvolgono fra rami fioriti per nascondere il loro vero aspetto e mordere senza che l’assalito abbia tempo di difendersi. Odio l’ipocrisia più ancora dell’omicida violenza. Perché la prima uccide non solo una carne e una vita umana sfidando il rigore delle leggi, ma uccide, o tenta di farlo, il buon nome, la stima, la fama di un giusto, e per sempre talora sulla Terra; assassina impunita che non versa sangue, ma in verità è più carnefice di un carnefice, assassina che solo Dio colpirà delle sue punizioni. Ma quanto male, prima di essere punita da Dio, essa compie! Quanto bene distrugge! Quanto dolore crea!
21 Guardati intorno. Li vedi i tuoi falsi amici. E li conosci ormai senza possibile dubbio. Sii ferma, come Io lo fui, nel resistere senza applicare il taglione”[199], ma anche senza scendere a patteggiare con essi, per avere pace terrena. Sarebbe duplice errore. Perché la tua condiscendenza ribadirebbe nei loro animi le loro malvagie conclusioni a tuo carico. E perché, non avendoli ugualmente amici sulla Terra, perderesti l’amicizia eterna dell’eterno Amico tuo: il tuo Gesù. Io te lo dico: sii ferma, non vendicarti, anzi perdona senza cedere, per quanto è grosso un capello del tuo capo, ai loro disegni. E perdona. Tu perdona. Iddio farà poi la sua parte.
Gli amici “instabili”
22 E procediamo per altre regioni, e incontro ad una altra classe di nemici nascosti. Quelli che Io chiamerò “gli amici instabili”. Quelli che sono sedotti dal miracolo, dal fiammeggiare della verità e potenza, da un sogno di speranza, e da speranze di trionfo. Quelli che seguono sinché non c’è pericolo a seguire, pronti domani ad andarsene se pensano che il seguire non dà utile, anzi che può dare dei fastidi.
23 Il primo chi è, non in ordine di tempo, ma di gravità nel suo peccato? È Pietro. Il primo degli Apostoli, la Pietra su cui fondavo la mia Chiesa. Così pronto nel venire a Me, così audace nel difendermi, nel professare la verità su Me! E poi? E poi eccolo, vile, menzognero, traditore, nello spirito, del suo Gesù. ‘’Io non conosco quest’Uomo. Non sono un suo discepolo’.
24 In verità, in verità ti dico che in quel momento Pietro fu più vile di Giuda. Perché Giuda ebbe l’audacia del suo delitto e, pur sapendo di disvelarsi in tutto il suo orrore e di marchiarsi per sempre dello sprezzo del mondo sinché il mondo sarà, sfidò tutto e venne, alla presenza di un popolo, di cui ignorava le reazioni, ad indicarmi ai carnefici. Si professò mio discepolo con quell’atto, non negò di esserlo, fu e volle essere noto come il “traditore” e il “deicida”.
25 Pietro, invece, non ebbe il coraggio di dire: ‘Sono suo discepolo, lo conosco’. Avrebbe dovuto aggiungere: ‘E professo che Egli è il Giusto come si conviene al Figlio vero di Dio vero’. Non avrebbe fatto che rendere onore alla verità, a quella verità nella quale aveva sempre creduto sinché era non pericoloso il crederle, a quella verità che era gloria anche per lui, perché è onore seguire e amare i giusti, e sommo onore essere discepoli di Dio. Ma egli rinnega…
26 Ora il suo Maestro viene trascinato davanti al Sinedrio come malfattore, sacrilego, demonio; e andare contro al Sinedrio è pericoloso, e andare contro una plebe che si rivolta contro al fino a ieri acclamato è pure pericoloso. Ci vuole eroismo a difendere uno caduto in disgrazia. E l’eroismo viene da vita interiore fortemente nutrita di carità, ossia sostenuta dall’unione con Dio, e da Fede amorosa e certa nell’Amico.
27 Pietro non è ancora confermato nella carità e nella grazia. Pietro è ancora “l’uomo” e dell’uomo ha l’egoismo e la viltà, la fede instabile, l’amicizia labile. Pensa a difendersi da possibili pericoli, e non a difendere, almeno con la parola, l’Amico. Lascia che di Lui parlino solo i nemici ed i comperati testimoni. Contro le loro menzogne non alza la sua parola franca e giusta. E così anche Pietro, che solo poche ore prima aveva intinto il suo pane nel mio piatto, s’era nutrito di Me, e m’aveva professato d’esser pronto a dar per mio amore la vita, alza contro Me il calcagno col rinnegarmi dicendo: ‘Non lo conosco’.
28 Perché Pietro ha fatto quel peccato, lui, il già designato Pontefice della Chiesa che già era all’alba della sua fondazione? Perché era “l’uomo carnale” che la prova e il pentimento non avevano ancora potuto convertire ad “uomo interiore”. Perché Dio permise quel peccato nel primo Pontefice della Chiesa di Cristo? Perché, “ravveduto che fosse, confermasse i suoi fratelli”, ossia, ricordando la sua debolezza, la sua, di lui che per tre anni s’era nutrito della mia carità e sapienza, sapesse giudicare con giustizia vera, senza intransigenze di antico israelita e senza debolezze di imperfetto sacerdote, le colpe dei suoi agnelli, sempre meno colpevoli di lui sol per non essersi direttamente nutriti della mia Parola. E anche perché, ad esempio di lui che peccò e fu perdonato e poscia, umiliato e ravveduto, fatto “uomo interiore e sacerdote santo”, vero Padre e Pastore dei figli di Dio e degli agnelli del mio Gregge, ogni Pontefice sia, come il Pietro primo, giudice e padre, senza intransigenze e senza debolezze, Pastore buono, altro Me, perché il mio Gregge non perisca e non sia calpestata la mia Dottrina.
29 Altri amici instabili: i discepoli che abbandonano il Maestro dopo il discorso del Pane del Cielo. Perché questi hanno abbandonato? Perché Gesù li richiama a seguire il Cristo non secondo gli stimoli della carne, ma per gli impulsi dello spirito, ossia con rigenerazione dell’uomo vecchio, rinato figlio di Dio per aver creduto in Me e accolto Me.
30 Non avevo forse detto alla Samaritana: ‘L’ora viene in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità’? E a Nicodemo non avevo detto: ‘Chi non rinascerà nello spirito non avrà il Regno del Cielo’? E la donna dalla vita impura, scismatica per religione, accolse la mia parola e da allora adorò Iddio in spirito e verità. E il grande Nicodemo, luce del Sinedrio, accolse il mio invito e rinacque, tanto da essere apertamente mio amico allorquando un Pietro mi rinnegava. Perché non avrei dunque dovuto richiamare i discepoli che mi seguivano per troppe cose che erano vanità e non spirito e verità?
31 Ma in loro era la superbia di essere “i discepoli” e, presumendo di essere per questo già fondati nel Regno, ecco che si rivoltano al Maestro e vogliono fare da maestri a Lui, in un contraddittorio dal quale appare la loro non certa fede in Me, la loro imperfetta formazione e, ciò che più è grave, la loro volontà di non essere perfezionati da Me. È l’antico peccato che risorge. Sempre quello. Lo Spirito del Male fischia ai loro orecchi la sua canzone, ed essi la accolgono, si sentono dèi, giudicano di saper fare a meno di maestri, e se ne vanno. E se ne vanno! Dove? Là dove vanno tutti coloro che superbia trascina, che legge di carne fa ebbri: lungi dalla via e vicinanza di Dio.
32 Molto meno grave nella sua instabilità è il giovane ricco che, benché attratto dal Maestro, è ugualmente attratto dalle ricchezze e, preso fra le due correnti opposte, preferisce abbandonarsi alla più comoda: godere delle ricchezze.
33 Altro esempio, ma più grave perché l’instabile è qui uno che ottenne da Me grande miracolo e che mi aveva avvicinato più volte, è quello di Cusa. Anche egli è per Me sinché gli dura il ricordo delle sue ansie per la moglie malata e sinché l’essermi vero amico non poteva mettere in pericolo il suo posto a Corte. Ma quando Erode non mi temé più, perché ero, ai suoi occhi umani, il vinto, il lebbroso, il folle, il maledetto, il rinnegato dal Tempio e dalla Nazione, e anzi, non temendomi più e sentendosi offeso del mio silenzio, mi odiò fortemente, ecco che Cusa, che già s’era prestato al tranello dei miei nemici attirandomi nella sua casa per il convito in cui subdolamente mi si offerse il regno – l’umanissimo e spregevole regno – mi si schiera contro sino a punire la moglie d’essermi fedele, né lo converte la mia resurrezione e nessun altro miracolo. L’uomo accecato dai falsi valori, che abbandona le cose sicure ed eterne, per il precario favore di un re e la fuggevole potenza di una carica a Corte!
34 Quanti di questi seguaci di ciò che dà onore effimero, di ciò che è catena anche al libero volere e giudicare dell’anima e della mente, quanti servi, anzi schiavi del loro orgoglio, non ho Io fra i miei stessi ministri!
35 Questi i miei amici instabili. Riconosci in essi le figure dei tuoi?
36 Eccoli quelli che, dopo essersi sentiti aumentati in prestigio perché tuoi amici, sono pronti a dire: ‘Io di questa creatura non mi curo. Non la conosco e non la voglio conoscere’.
37 Eccoli quelli che ti hanno mostrato amore sinché hanno sperato che la tua luce li innimbasse di gloria e la tua fatica fruttasse loro utile, ma il cui vero sentimento è apparso quando è apparsa velata la tua luce da un giudizio provocato più da essi e dalle loro azioni, sempre opposte ai miei consigli, che non dà alcun altro motivo, e che ora non ti mostrano amore, in verità no, che non ti mostrano amore.
38 Eccoli quelli che a pronunciarsi hanno atteso… per non avere il caritativo coraggio di sostenere te, sinché è incerto il tuo trionfo.
39 Eccoli quelli che, tra le ricchezze ingiuste e la vera ricchezza di servire Dio nel suo strumento, hanno preferito i comodi delle prime, scansare le noie…
40 Eccoli quelli che, richiamati al dovere di essere “spirituali” mentre carnali sono, preferiscono andarsene da soli, per il loro sentiero che non è più quello che Io ho indicato.
41 Eccoli quelli che, dopo aver tanto avuto da Me e da te, lasciano l’amicizia del Re dei re e della sua fedele per piacere al loro intimo re, e dopo averti offerto un’aureola di paglia e di fiori, che oggi sono tali ma domani sono strame e poi nulla più sono, ti si schierano contro perché tu la rifiuti, preferendo ad essa la spinosa corona della perfezione e della gloria eterna, e ti cingono di una corona di scherni…
42 Oh! lasciali fare! E lasciali andare! È detto: ‘Guai ai soli’ [200]. Ma è meglio essere soli all’avere amici che tentano al male. È meglio essere coronata di scherni, che cadranno come foglie morte, anzi già cadono, quando Io vorrò fare risplendere la verità, al portare una falsa corona che può ingannare solo gli stolti e i carnali. Quest’ora oscura sarà quella che ti darà la luce perfetta qui e oltre. Io te lo dico.
34. GLI AMICI TRADITORI
Gli amici traditori
9 Ed ora gli amici traditori. Giuda ne è l’esemplare perfetto. Ma tutti quelli che, dopo aver ricevuto benefici, si volgono ad accusare con accuse non vere, ne sono i seguaci. Io li ebbi. Tu li hai.
10 Io ebbi l’esemplare perfetto nell’avido di denaro e nel deluso nei suoi disegni di orgoglio. Tu pure, in questi.
11 Io in colui che m’era caro come un fratello. Tu pure. Mi tradì con un segno d’amore. Con falsi segni d’amore tradirono te.
12 Si diceva mio credente, e mi designò come un satana. A te pure dissero di crederti strumento di Dio, ma quando, per esserlo realmente, ti opponesti ad un loro disegno, ecco che ti dissero, e dicono, essere strumento di Satana.
13 Si diceva sedotto dalla mia Sapienza, ma apertamente mi chiamò folle quando la delusione e l’ira, circa i disegni che aveva nel cuore e per la scoperta di essi lo fece nemico dell’Amico divino. A te pure dissero essere sedotti dalla Sapienza che parlava in te facendoti suo portavoce; ora, delusi e scoperti, dicono che sei una demente, anormale e per vizio di nascita e per le infermità che hanno aggravato la tua imperfezione mentale.
14 Mi tentò al peccare perché non poteva ammettere che Io fossi superiore al peccare per essere Dio e per essere l’Uomo giusto, perfettamente giusto, volontariamente giusto. Ti tentarono a peccare, non nello stesso mezzo tentato da Giuda, ma in quello che a loro premeva, e col duplice scopo di raggiungere il loro scopo utilitario e orgoglioso e di avere una prova valida a farti giudicare colpevole, nel folle sogno che, tu eliminata, maggiore e più libero utile e orgoglio venisse a loro.
15 In verità che i trenta denari furono il macigno che Giuda si mise al collo per precipitare nell’abisso, e la folle speranza di trionfare in un qualsiasi modo, poi che non aveva potuto essere il “grande” di Cristo Re d’Israele, fu la fune che lo fece suicida, privo della Vita e della vita, morto, morto, morto in eterno, satana, satana, satana in eterno, Lucifero secondo del Dio Figlio come Lucifero primo lo fu di Dio Padre-Figlio-Spirito Santo, ribelli ambedue, superbi, avidi, e ambedue fulminati, Arcangelo ed Apostolo, dalla Giustizia divina.
16 Ma che di diverso ora? E in verità se il tuo pregare non avesse interceduto per dare loro tempo a convertirsi, la punizione sarebbe già scesa dal Cielo. Come Giuda, per avere una giustificazione al suo iniquo operare, con ogni mezzo cercò di darmi aspetto di peccatore, atto a farlo apparire, lui; un giusto che con strazio agisce contro l’amico per dare onore a Dio, per persuadere gli incerti che Io ero un falso Cristo, e a fortificare gli avversari; a coronare il suo folle sogno, altrettanto altri con te.
17 È venuta l’ora che ti profetizzai due anni prima d’ora. È sufficiente che tu rilegga quelle mie parole per sapere dove sono giunti, senza che Io continui il parallelo che angoscia te e nausea Me.
18 Altra arma di chi non è giusto e non ha l’ardire di subire le conseguenze delle sue ingiustizie: allora con lacrime e speciosi richiami agli affetti cerca far tacere o fermare parola e atti di chi giustamente compie la sua missione, che agli imperfetti non piace.
19 Il tranello degli affetti! Mi si tentava a non essere il Cristo agitandomi le ansie di mia Madre e il mio dovere di esserle figlio secondo la carne. È nota la mia risposta: ‘Mia madre ed i miei fratelli sono quelli che fanno la Volontà di Dio’. Più della Madre m’era questa Volontà. Per tutti i veri figli di Dio più d’ogni altra cosa deve essere questa Volontà, sia essa dolce o amara come il calice del Getsemani e la spugna col fiele della Croce.
20 Anche tu, vorrebbero farti tacere o recedere dalla via che hai presa invocando l’amore e le fatiche avute e compiute per te e per l’opera. No. Non è amore, né sono fatiche compiute per amor tuo. L’amore è rispetto e condiscendenza, è desiderio di non dare danno o dolore a chi si ama. Tu li ami, tu che, benché appassionata in mille modi dai loro atti, li vuoi salvare, far che non soffrano, e come ti fossero figli li difendi… Oh! povera che ancora non hai conosciuto l’abisso del loro cuore! Dicono di amarti, dicono di ricordarti il loro amore, ma ad esso fanno appello per paralizzarti azioni e parole che potrebbero essere causa di loro punizione e bavaglio e catena che strozza le loro parole e impedisce loro nuove azioni.
21 Non impressionarti di nulla, e nulla ti pieghi su compromessi di cui poi non ti sentiresti felice. Non godere delle loro lacrime più o meno sincere, non delle loro testimonianze d’affetto più o meno sincero, ma ugualmente non ti trattenga quel pianto, o quelle testimonianze, da agire secondo giustizia. Neppure una paura illogica di mancare alla carità ti trattenga, quando ogni pazienza e persuasione saranno esaurite invano.
35. EROICA GIUSTIZIA
Carità e giustizia
1 Ho insegnato: ‘Se tuo fratello ha peccato contro te, va’ e correggilo fra te e lui solo; se ti ascolta hai guadagnato il tuo fratello. Se non ti ascolta prendi teco dei testimoni affinché per bocca di essi si stabilisca ogni cosa. Se non cede e si ravvede, fallo sapere alla Chiesa; se poi non cede e non ascolta neppur la Chiesa, tienilo in conto di gentile e pubblicano’ [201].
2 Ecco perché ti ho eletto dei testimoni, da anni. Ed ora ti dico: entrino essi in attiva azione, essendo presenti e parlando anche per te, perché coloro che abusano della tua pazienza, educazione e rispetto alla veste sacerdotale, si sentano a disagio con altri che non sono te…
3 Non è mancanza di carità essere giusti verso i colpevoli, e giusti esercitando la giustizia in ogni azione. Mancai forse di carità verso mia Madre coll’esercitare l’eroica giustizia di fare tutta la Volontà del Padre mio? No, in verità. Anzi, col fare questo, di Lei Immacolata ho fatto Lei Corredentrice. L’ho incoronata di questo secondo glorioso serto che altrimenti non avrebbe avuto. Né Lei si rifiutò a cingerlo benché fosse serto di smisurato dolore. Guarda Noi. Io: il Figlio che non rinnega la Madre amatissima ma le antepone la Volontà di Dio perché essa volontà deve avere la precedenza su amori, voleri, diritti umani, anche i più santi. E guarda Lei: la Madre che non trattiene il Figlio dal compiere la Volontà per cui vestì carne. Vestiti il cuore del nostro eroismo e con carità vera agisci.
4 La pazienza diviene stoltezza e stoltezza la stessa carità, quando non sono unite a giustizia. Io, il Paziente perfetto, quando vedevo toccato il limite oltre il quale pazienza e carità si sarebbero mutate in complicità e ingiustizia mi separai dai colpevoli dopo parole severe. Non c’è amore, per grande che sia, che possa permettere il delitto dell’amato. Ricordalo. Si agisce. Poi si prega per la redenzione dei colpevoli. Ma si agisce. Sempre. Perché il non farlo vorrebbe dire che si vuole essere complici loro.
Alta e previdente giustizia[202]
5 Ad un mio intimo ragionamento sul come mai adesso il Signore mi spinge, più ancora di permettermi, a ricevere persone e a non nascondere chi sono – e la cosa mi fa paura perché la temo un inganno diabolico – Egli così mi risponde:
6 «Tu ubbidisci e non temere. Non te ne verrà maggior danno di quanto fino ad ora te ne fu fatto anche col tuo stare nascosta. E, per lo meno, il danno fatto da coloro che non sanno capire Dio là dove è, sarà neutralizzato da ciò che constateranno e diranno gli spiriti retti.
7 Usiamo le astuzie del mondo a combattere il mondo. Le astuzie insegnate dal maestro del mondo… Io l’ho detto: ‘Siate semplici come le colombe e astuti come i serpenti’[203]. Satana dei suoi scolari fa dei serpenti astuti ed essi assumono atteggiamenti clamorosi, atti a sedurre i pesanti cuori degli uomini del mondo, mentre gli spiriti retti, che rifuggono da queste esibizioni perché l’anima sente che sono insincere, non sanno dove andare per trovare ciò che sentono loro necessario, solo perché in 90% dei casi le vere “voci” stanno segrete e segregate.
8 Basta. Per te basta. Che almeno gli incerti possano confrontare e scegliere. E ognuno sceglierà secondo che merita, perché i veri cercatori di Dio andranno in un senso, i cercatori impuri di Dio in un altro. Sono cercatori impuri quelli che dall’amicizia con una “voce” o “strumento” sperano diletto o utile umano. Li abborro. Perché non è per queste cose che suscito le mie voci e i miei strumenti. Non Io istrione. Ma neppure le mie voci. Non Io ciarlatano e mimo. Ma neppure essi. Non Io oracolo per tutte le stoltezze. Ma neppure essi. Non Io divertimento. Ma neppure essi. E vanno rispettati. Ma quando si tenta di scalzarli con arti umane e con arti diaboliche, svisarli; calunniarli come malati, per non dire pazzi e mentitori, allora Io dico: ‘Basta del silenzio e del nascondimento! Esci fuori e sii noto ai migliori!’.
9 E non è incongruenza nella mia condotta, ma alta e previdente giustizia. E anche coscienza e conoscenza del tempo. La foce si avvicina… Il fiume da Me nutrito sia noto prima che si sperda nel mare soprannaturale. La mia pace sia con te, martirizzato Giovanni! Ma lo sai, piccolo Giovanni. Il “grande Giovanni” vide la Gerusalemme celeste e le glorie dell’Agnello e i misteri dei tempi ultimi dopo il martirio. Il martirio [204] assottiglia il velo della carne, è la saliva di Dio sui sensi ancora umani. Dopo, la visione si fa sempre più netta. Perché deve preparare alla “possessione” di Dio. E così sarà. E se c’è chi non crede, chi non può credere, la sua incredulità è la macia dalla quale sono levate le pietre per lapidare il “negatore”, il “bestemmiatore” il “prepotente” che vorrebbe mettere termini a Dio col negargli il potere di fare di un nulla un suo strumento, il potere di fare miracolo.
10 Addio, piccolo Giovanni dei martiri. La benedizione di Dio a tuo viatico ora per ora, tormento per tormento».
36. GLI AMICI DELL’OPERA DEL SIGNORE
La vostra vita sia per quest’Opera[205]
Dice Gesù:
1 «Ti ho preparata a meditare la mia Gloria. Domani[206] la Chiesa la celebra. Ma Io voglio che il mio piccolo Giovanni la veda nella sua verità per comprenderla meglio. Non ti eleggo soltanto a conoscere le tristezze del tuo Maestro e i suoi dolori. Chi sa stare meco nel dolore deve aver parte meco nella gioia. Voglio che tu, davanti al tuo Gesù che ti si mostra, abbia gli stessi sentimenti di umiltà e pentimento dei miei apostoli[207].
2 Mai superbia. Saresti punita perdendomi. Continuo ricordo di chi sono Io e di chi sei tu. Continuo pensiero alle tue manchevolezze e alla mia perfezione per avere un cuore lavato dalla contrizione. Ma insieme anche tanta fiducia in Me. Io ho detto: ‘Non temete. Alzatevi. Andiamo. Andiamo fra gli uomini perché sono venuto per stare con essi. Siate santi, forti e fedeli per ricordo di quest’ora’. Lo dico anche a te, e a tutti i miei prediletti fra gli uomini, a quelli che mi hanno in maniera speciale.
3 Non temete di Me. Mi mostro per elevarvi, non per incenerirvi. Alzatevi: la gioia del dono vi dia vigoria e non vi ottunda nel sopore del quietismo credendovi già salvi perché vi ho mostrato il Cielo. Andiamo insieme fra gli uomini. Vi ho invitati a sovrumane opere con sovrumane visioni e lezioni perché possiate essermi di maggiore aiuto. Vi associo alla mia opera.
4 Ma Io non ho conosciuto e non conosco riposo. Perché il Male non riposa mai e il Bene deve essere sempre attivo per annullare il più che si può l’opera del Nemico. Riposeremo quando il Tempo sarà compiuto. Ora occorre andare instancabilmente, operare continuamente, consumarsi indefessamente per la messe di Dio. Il mio contatto continuo vi santifichi, la mia lezione continua vi fortifichi, il mio amore di predilezione vi faccia fedeli contro ogni insidia.
5 Non siate come gli antichi rabbini che insegnavano la Rivelazione e poi non le credevano al punto di non riconoscere i segni dei tempi e i messi di Dio. Riconoscete i precursori del Cristo nel suo secondo avvento, poiché le forze dell’Anticristo sono in marcia e, facendo eccezione alla misura che mi sono imposta perché conosco che bevete a certe verità non per spirito soprannaturale ma per sete di curiosità umana – vi dico in verità che quello che molti crederanno vittoria sull’Anticristo, la pace ormai prossima[208], non sarà che sosta per dare tempo ai nemici del Cristo di ritemprarsi, medicarsi delle ferite, riunire il suo esercito per una più crudele lotta.
6 Riconoscete, voi che siete le “voci” di questo vostro Gesù, del Re dei re, del Fedele e Verace che giudica e combatte con giustizia e sarà il Vincitore della Bestia e dei suoi servi e profeti, riconoscete il vostro Bene e seguitelo sempre. Nessun bugiardo aspetto vi seduca e nessuna persecuzione vi atterri. La vostra “voce” dica le mie parole. La vostra vita sia per questa opera.
7 E se avrete sorte, sulla terra, comune al Cristo, al suo Precursore e ad Elia[209], sorte cruenta o sorte tormentata da sevizie morali, sorridete alla vostra sorte futura e sicura che avrete comune con Cristo, con il suo Precursore, col suo Profeta. Pari nel lavoro, nel dolore, e nella gloria. Qui, Io Maestro ed Esempio. Là, Io premio e Re. Avermi sarà la vostra beatitudine. Sarà dimenticare il dolore. Sarà quanto ogni rivelazione è ancora insufficiente a farvi capire, perché troppo superiore è la gioia della vita futura alla possibilità di immaginare della creatura ancora unita alla carne.
Servi della Parola viva[210]
8 Più tardi mi fa aprire alla fine della profezia di Giona[211] e Gesù dice, lo dice con severità e ne ho paura:
9 «Scrivi. C’è cosa per tutti e due[212]. Ché tutti e due vi affliggete per cosa che non vi è costata nessuna fatica, che non avete fatto crescere, e l’uno in un senso, l’altra nell’altro, vorreste levare questa misericordia alle Ninive moderne. Ossia tu, portavoce, ai tuoi fratelli laici, e P.M. ai suoi fratelli consacrati.
10 Non sapete che nell’una e nell’altra Ninive vi sono centoventimila e centoventimila persone che non sanno distinguere la loro destra dalla sinistra, ossia il bene dal male, perché un complesso di cose, che sono altrettanti trabocchetti e opere di Satana, li ha ridotti deficienti nello spirito? Non sapete che nell’una e nell’altra Ninive vi sono, fra questi centoventimila e centoventimila, almeno una decima e una ventesima parte che sente la sua infelicità di cieca e la sua minorazione di intelletto spirituali e gridano a Me: ‘Gesù, abbi pietà di noi, malati! Fa’ che noi si veda! Apri i nostri cuori e le nostre menti a comprenderti!’. Ed Io, il Gesù di Nazareth, il Maestro buono, il Taumaturgo divino, non dovrei aver compassione di loro? Ma non solo di loro. Anche di quelli che il loro mercimonio col Vizio ha reso simili ad animali.
11 Quanto gran numero di animali ha la terra! Uomini che il maleficio di Satana ha degradato ad essere animali e non altro!
12 Io sono venuto per riportare lo Spirito. Sono stato il Precursore della venuta del Paraclito. Ed Io verrò per radunare i fedeli allo Spirito del Signore, che è Scienza e Coscienza del Bene e Fedeltà e Amore a Dio. Ma ora non posso venire in veste di carne a preparare le vie per il trionfo del Re. Il Padre più non lo vuole. [213] Lascerò, allora, che la barca della povera umanità vada a naufragio e ben pochi si salvino di essa? No. Non viene la Carne ma viene la Parola e si affida ai suoi servi, per i miei poveri uomini.
13 E i miei servi non sono padroni della Parola, ma custodi e distributori della stessa. Lo devono essere senza irritazioni ne attaccamenti umani. Ripeto dunque i miei comandi di ieri[214] e ad essi ci si attenga. Scrupolosamente.”
Mano all’aratro[215]
14 Sono così accasciata di tanta guerra e così stanca e sfinita per dover sempre lottare contro i nemici dell’Opera – sfinita anche fisicamente – che mi pare di non esser più buona di pregare, più generosa, più niente di buono. E lo dico a Gesù. Egli mi risponde:
15«Sei forse uscita dalla via di immolazione che hai preso da tanti lustri? Sei forse pentita di aver chiesto la croce, il sacrificio, il dolore, per amor di Dio e del prossimo? Ti ripugna forse la tua condizione di inferma, sempre più inferma perché lo volesti? Non credi più alla potenza del dolore per amore, forse? Non vuoi più offrire forse il quotidiano tuo olocausto? Si è forse raffreddato, per sfiducia in Me, il tuo amore in Me? Vorresti forse mutare la tua sorte, guarire, godere, vivere come vivono il 98% delle creature umane? Non te la senti forse più di riparare continuamente, col tuo continuo amore fedele a Me e alla mia Chiesa, a tutte le colpe che le anime, e specie quelle sacerdotali e consacrate, compiono? Lo sconforto della constatazione della marea crescente di colpe contro il voto, il sacerdozio, la religione, ti suggerisce forse che è inutile ogni cosa ed è meglio non soffrire più? Rispondi!”.
16 ”No, Signore. Nulla di questo. Voglio soffrire, ora che la sofferenza è totale e totalmente conosciuta, come quando ti chiesi di accettarmi ostia non sapendo a che punto possa salire il dolore. Voglio amarti e soffrire per darti anime e farti contento”.
17 “E allora? Credi che siano le preghiere meccaniche, come suono di strumento caricato, quelle che hanno valore per Me? Lascia perdere le cose che sono orpello e non oro, le falene che non sono fiamma, gli incendi di paglia: cenere che il vento sperde. E vivi nel tuo rogo che ti arde e che arde davanti al mio trono e mi copre, col suo fiammeggiare armonioso, le brutture e le bestemmie. Che cerca di coprirlo. Perché Io sono Dio e vedo… Ma se vedendo ho dolore, il tuo amore mi consola. Sta’ in pace, in pace. È l’amore quello che conta. E tu hai l’amore per Me, per Noi del Cielo. Ami con tutta te stessa, con tutte le tue forze e volontà. Quindi ami in misura perfetta e ci fai felici. Val più il tuo dire: ‘Ti offro le mie sofferenze di oggi per le intenzioni a Te più care’ che mille preghiere fatte con le labbra avendo nel cuore l’egoismo».
37. IL FIORE DI DIO[216]
Prescelta dal seno materno
1 Apro, essendo in riposo da tre giorni, la Bibbia. La apro a caso, tanto per leggere qualche cosa che ancora sia parola veniente da Dio. Mi si apre a pag. 769 e l’occhio mi cade sui versetti 25-26-27-28-29-30-31 del salmo 17 libro 1° [217].
2E il Signore parla: «Non è forse quello che tu puoi dire di te?
3 Un tempo – Io ti amavo con la mia perfezione, ma tu non mi amavi con la tua perfezione perché, se c’era anche il pensiero di Me nel tuo cuore, c’erano affezioni più forti anche di quella data a Me – non meritavi la mia ricompensa. Te lo ricordi quel tempo. E anche Io me lo ricordo. Eri uscita dal tuo educandato tutta profumata di Dio come una vergine del Tempio dei profumi dell’incenso rituale. Ed Io ti avevo scelta già.
4 Quando ti ho scelta? Lo vuoi sapere? Veramente quando ti fu creata un’anima, perché nessun destino d’uomo è ignoto al Pensiero eterno. Ma la piccola Maria, tenuta in vita dal mio volere nonostante le infelici circostanze in cui nascesti e che ti furono compagne nei mesi che eri un angelo poppante, fu mia quando sparse le prime lacrime davanti al divino Deposto di croce. Mi ti ha chiesta. E Io ti ho data con un sorriso di compiacimento. Egli ha ripetuto per te in Cielo, e al Padre e al Paraclito lo ha detto, il suo: ‘Lasciate che i pargoli vengano a Me’.
5 Non ci sono che le labbra dei pargoli che levino il dolore delle sue ferite. Dei pargoli di età e di quelli di volere. Di quelli che per suo amore e per ubbidienza al Maestro ‘divengono simili a pargoli per avere il Regno dei Cieli’[218]. La Delizia di Dio, Maria Madre Vergine, è la perfetta pargola che giubila nel Regno dei Cieli. Le anime di adulti che siano “pargole” sono rare come perle di perfetta rotondità e mirifica grossezza. Ma i pargoli di età sono tutti possessori di quell’anima, come fosse non ancora profanata, che fa la delizia di Dio e il sollievo del Cristo. Ed il Figlio ti volle d’allora. Ogni lacrima innocente ti valse un suo bacio, ogni bacio una grazia, ogni grazia uno sponsale con il Divino Amore.
Il Magnificat e il Miserere
6 Non è errore guardare indietro per poter intonare il Magnificat e il Miserere. E il Magnificat tuo lo potesti intonare fino all’uscita dal tuo educandato. Eri tutta di Dio. Un solo altare in te. E un solo amore. Il giglio dalla coppa appena socchiusa non era colmo che di rugiada celeste e di raggi divini. Poi è venuto il mondo. E con esso molti altri altari e molti altri amori. Gli usurpatori del “mio” posto. E durarono finché Io volli. Avrei potuto anche non volere. E ci sarà chi dice: “È stato un pericoloso esperimento”. No. Era necessario. Gli apostoli furono umiliati con la loro defezione dal Cristo durante la quale ogni ramo dell’umanità corrotta prese il sopravvento in loro e furono di nuovo afferrati e scossi e aizzati da tutto quanto turba l’uomo. E compresero che quanto erano divenuti di diverso non era per loro unico merito, ma perché erano con Gesù. E la superbia, la corruttrice dell’uomo, fu stritolata in loro. Questo è necessario fare con tutti gli eletti a speciale sorte perché non perdano la elezione demeritando il mio amore. Uno per uno sono caduti gli usurpatori del mio posto in te. E il tuo Dio solo è tornato il tuo Re al quale cantasti il Miserere del tuo sapiente pentimento.
7 Ora, figlia, guarda il passato e il presente. Guarda quel tempo dei molti amori all’uomo, alla scienza, a te stessa, e guarda il tempo attuale, da quando non c’è di nuovo che un solo amore. Per Me. E dimmi. Dimmi con l’anima tua, ascoltando questa sola, l’unica che abbia voce vera e preziosa. Non hai tutto, ora? Da quando sei mia non hai tutto? Molti, che stolti sono, diranno: ‘Non ha nulla. Non salute, non gioia, non benessere’. Ma la tua anima, che vede coi suoi occhi d’anima, dice: ‘Ho tutto ora, anche quello che è un santo superfluo’. Se superfluo si può chiamare quanto esula dallo strettamente necessario per salire a Dio.
Premio alla missione
8 Tu hai la tua particolare missione di portavoce. Ma oltre questa, che è dono e non è necessario averla per essere prediletti, tu hai il consenso di Dio sui tuoi desideri. Perché? Perché, come dice il salmo: ‘Il Signore mi ha ricompensato secondo la mia giustizia, secondo la purezza che hanno le mie mani dinanzi agli occhi tuoi’.
9 Io sono infinitamente, divinamente munifico con i giusti e i puri di cuore. Buono coi deboli, sono perfettamente buono con coloro che sanno essere forti per mio amore. E poiché Amore sono, devo fare forza a Me stesso per non essere debole anche verso coloro che mancano. A questi concedo la misericordia del mio Figlio. Ai miei figli concedo la moltitudine dei miei doni. E li salvo e li illumino, e li libero, e li fortifico sempre più, e li conduco tenendoli per mano sulla mia via immacolata, istruendoli con la mia Parola temprata nel Fuoco del Divino Amore.
10 Così con te, anima mia che in Me hai messo il tuo amore ed ogni tua fiducia. Non avere paura, fiore di Dio. Non ve ne è uno, dai microscopici fiori dei paesi del ghiaccio ai fiori giganti delle zone torride, che Io lasci senza rugiada, luce e calore necessario alle loro vite gentili. E sono steli! Ma i fiori delle anime mie che cure avranno dal loro Creatore? Non avere paura, fiore di Dio, imperlato del sangue e del pianto del Figlio e della Vergine. Con queste gemme e con la tua fedeltà mi sei cara tanto. Canta, e per sempre, il Magnificat.
11 Il Padre, il Figlio, il Paraclito sono con te».
Canto dell’anima
12 Oh! Signore, Signore! Tu lo dici e certo è verità. Sarà stato tutto necessario. Ma cosa è mai stato per me il tuo abbandono dello scorso anno! Tu lo vedi. Tu non ignori le sensazioni dei cuori. Vi sono ferite che dolgono anche dopo la cicatrizzazione al più leggero sfioramento. Delle volte dolgono per simpatia nervosa anche quando si fa l’atto di toccarle o si tocca l’arto opposto. I nervi recisi dolgono anche dopo che la ferita è chiusa. E il tuo abbandono, anche ora che mi hai ripresa sul cuore, è una ferita che dà sempre dolore perché ha reciso il nervo che mi univa a Te. Non ti chiedo: ‘Perché lo hai fatto?’. Ma ti dico solo: ‘Tu sai cosa è stato per me il tuo abbandono!’.
38. LO STRUMENTO DELL’OPERA
Affezionata del suo Maestro e Padre[219]
Dice poi Gesù a me:
1 «Quando Io ti vedo così attenta alle mie lezioni, mi sembri una scolara diligente e affezionata del suo maestro che per essa è lo “scibile” intiero. Quando invece da te scopri delle parti nuove, fai delle osservazioni (e questo nelle visioni), mi fai pensare ad un bambino buono che il suo padre tiene per la manina conducendolo davanti a ciò che vuole che il bambino veda per crescere nell’intelligenza, ma che nel contempo non interviene, per dare al suo piccolo la gioia di scoprire qualche cosa di nuovo e di sentirsi crescere nel concetto di sé.
2 Per fare questo, tu devi essere sempre sgombra di sollecitudini umane. Sempre più sgombra. Devi essere sempre più sicura per camminare disinvolta per i sentieri della contemplazione e sempre più tranquilla e fiduciosa in Me che ti tengo per mano.
3 Un papà non se ne fa accorgere, ma con mille arti amorose fa tanto finché la sua creatura vede quella data cosa che egli vuole che il bambino veda. Oh! Io sono il più amoroso dei padri e il più paziente dei maestri per i miei piccoli, e quando posso tenere uno per mano, docile e attento, Io sono felice. Felice d’esser Maestro e Padre.
Divulgatrice della Divinità
4 È tanto difficile che le mie creature mi mettano con fiducia la mano nella mia mano per essere condotte, istruite da Me, e per dirmi: ‘Ti amo sopra tutte le cose e con tutta me stessa!’. A quelle poche che sono così tutte “mie”, senza riserve, Io apro i tesori delle rivelazioni e delle contemplazioni e mi do senza riserva.
5 Però, Maria, siccome vi eleggo al ruolo di divulgatrici della mia Divinità, nelle sue diverse manifestazioni, presso coloro che hanno bisogno d’esser risvegliati e condotti ad intravvedere Dio, ricorda di essere scrupolosa al sommo nel ripetere quanto vedi. Anche una inezia ha un valore e non è tua, ma mia. Perciò non ti è lecito trattenerla. Sarebbe disonesto ed egoista. Ricordati che sei la cisterna dell’acqua divina[220], alla quale essa acqua si versa perché tutti ne vengano ad attingere.
6 Per i dettati sei giunta alla fedeltà più fedele. Nelle contemplazioni osservi molto, ma nella fretta di scrivere, e per le tue speciali condizioni di salute e di ambiente, ti avviene di omettere qualche particolare. Non lo devi fare. Mettili in calce, ma segnali tutti. Non è un rimprovero, è un dolce consiglio del tuo Maestro.
7 Giorni sono mi hai detto: ‘Che gli uomini ti amino un poco di più, attraverso a me, giustifica e ripaga tutta la mia fatica e la mia vita; fosse anche un solo uomo che torna a Te per mezzo della tua, violetta nascosta[221], essa sarebbe felice’.
8 Più sarai attenta ed esatta e più sarà numeroso il numero di coloro che vengono a Me, e più grande la tua felicità spirituale presente e la tua felicità eterna futura».
39. IL PORTAVOCE
Piccola “voce” fedele[222]
1 Sconvolta, amareggiata, resa dubbiosa di tutto e di tutti, e persino della benedetta Voce, dal comportamento degli uomini in merito all’Opera, mi sento decisa a fare resistenza a ciò che giungo a credere un inganno diabolico “perché” mi dico “se fosse Lui, il Signore, che detta, saprebbe anche tutelare i suoi dettati”. E bevo il calice più amaro …
2 Ma angosciata, pressante, amorosissima nel suo affanno, ecco la Voce di Gesù dirmi, chiamandomi, invocandomi:
3 «Maria! Maria! Maria! Sono Io. E come ne puoi dubitare?! Anche in questa bufera hai forse turbato lo spirito? No. Esso è in pace. Esso non teme la morte della carne perché è in pace e non teme il Signore. E non lo teme perché Io sono la Pace. Te l’ho detto all’inizio dei dettati: ‘Un segno che sono Io è la pace che trasfondo’.
4 Oh! Maria! Mia Maria! Non delirare! Non giungere a non riconoscermi più… Giovanni! Piccolo mio Giovanni! È Gesù! È il tuo Gesù che ti chiama, che soffre con te, che piange vedendoti tanto arsa di dolore da non sapermi riconoscere più.
5 Maria, violetta mia, ma non vedi che è il Redentore questo, il tuo Signore, il tuo Amore ? Povera, povera figlia mia! E che dovrei dire a quelli che ti portano in questo stato. Per non dire una parola tremenda taccio con loro. Ma guai a quelli per cui la Parola non parla più! Vieni, povera figlia mia. Qui, così, sul mio cuore, qui fra le mie braccia. Qui, come un pargolo spaurito.
6 La mia Maria! La mia piccola “voce” fedele! Non soffrire. Non resistere alla mia parola. Non temere inganno. Ti consolerò tanto che ti persuaderò, ti riconquisterò, tu che ora adori Dio ma temi Chi ti parla. Io ti sono Padre, Madre, Sposo, Fratello, Amico, Sacerdote, tutto. Te l’ho detto. È l’ora in cui sono tutto, l’ora in cui sei giunta, come ti avevo predetto, ad essere con Me solo perché gli uomini non possono seguire le vittime sulla loro croce, ma anzi sono torture nella tortura della vittima».
7 E mi prende, riluttante come sono, e mi consola… Ne è tempo, perché mi fanno morire levandomi la pace del non temere…
Un povero nulla, ma fedele
8 Come vede, mi sono affrettata a mettere quei particolari che per la loro piccolezza m’erano sfuggiti e che lei ha desiderato di avere[223].
9 Oggi poi, leggendo il fascicolo[224], noto una frase di Gesù che le può essere di regola.
10 Lei stamane diceva che non potrà rendere note le mie descrizioni per via dello stile; ed io, che di essere conosciuta ho una vera fobia, ne fui ben contenta. Ma non le pare che ciò sia contrario a ciò che dice il Maestro nell’ultimo dettato del fascicolo? ‘Più sarai attenta ed esatta (nella descrizione di ciò che vedo) e più sarà numeroso il numero di coloro che vengono a Me’[225]. Ciò implica che le descrizioni debbano esser note, altrimenti come può esservi numero di anime che in grazia ad esse vanno a Gesù?
11 Le sottopongo questo punto e poi faccia lei ciò che le pare meglio, che per me è indifferente. Anzi, umanamente, sono del suo stesso parere. Ma qui non siamo nel campo dell’umano, e anche l’umano del portavoce deve scomparire.
12 Anche nel dettato di oggi Gesù dice:
13«… nel mostrarti il Vangelo faccio un tentativo più forte di portare gli uomini a Me. Non mi limito più alla parola… Ricorro alla visione e la spiego per renderla più chiara e attraente».
14 E allora? Intanto, perché sono un povero nulla che da me sola mi ripiego subito su me stessa, le dico che la sua osservazione mi ha turbata – e l’Invidioso se ne giova – tanto turbata da farmi pensare di non scrivere più ciò che vedo e scrivere unicamente i dettati. Mi soffia in cuore: ‘Tanto, lo vedi? Non servono a un bel nulla le tue famose visioni! Solo a farti passare per pazza. Come sei, in verità. Cosa vedi? Le larve del tuo cervello turbato. Ci vuol ben altro per meritare di vedere il Cielo!’.
15 È tutt’oggi che mi tiene sotto il getto corrosivo della sua tentazione. Le assicuro che non ho tanto sofferto del mio grande dolore fisico quanto ho sofferto e soffro per questo. Mi vuol far disperare. Il mio venerdì è oggi venerdì di tentazione spirituale. Penso a Gesù nel deserto e a Gesù nel Getsemani.
16 Ma non mi do per vinta, per non farlo ridere questo demonio astuto; e lottando contro lui e contro il mio lato meno spirituale le scrivo la mia gioia d’oggi, assicurandole insieme che per conto mio sarei ben lieta se Gesù mi levasse questo dono di vedere che è la mia più alta gioia. Basta mi conservi il suo amore e la sua misericordia.
Il Portavoce[226]
Dice Gesù al piccolo Giovanni:
16 «Tredici anni sono Io ti sigillavo sotto il peso dell’infermità, spezzando parola e attività. Hai dovuto per anni salvare col dolore. Poi ti ho fatta fontana per salvare con la Parola. Ti ho fatta “portavoce”. Oggi, mia violetta nascosta, ti autorizzo a disporre delle cose udite e vedute. Con prudenza, senza avarizia, con santità e per santo fine.
17 Era mio chiaro e fermo desiderio che nessuno potesse attingere alla cisterna, nella quale si riversa la mia Parola attraverso te, se prima essa non era completamente empita. Ma posto che si è voluto attingere a stille – e in verità ciò non mi è molto piaciuto perché imprudente e sminuente l’opera – è stolto che si soffochi ogni respiro alla polla originaria quando poi l’acqua che essa getta non è raccolta in serbatoi per essere usata a tempo debito e con le dovute cautele e tutele, acciò non sia inquinata da elementi estranei, o carpita, o altro, ma è suddivisa e sparsa in mille rivoletti, perdendo la sua imponente bellezza, sperdendosi nell’aridume profano di un deserto più o meno razionalista e incredulo, servendo anche a manovre di spiriti derisori e ostili.
18 Perciò, piccolo Giovanni, quando vedrai che il mio verbo può divenire “balsamo” e salvazione, dà il mio verbo. Non avere paura. Vedrai con chiarezza a chi è bene darlo. Ti illumina la Luce.
19 E prega tanto, tanto, tanto per i sacerdoti che in queste feste saliranno all’altare per la prima volta. Che il loro sia un vero Natale. Una nascita al Cristo, col Cristo e per il Cristo. Ce ne è bisogno. Avere dei sacerdoti santi non impedirà di avere guerre e stragi. Ma almeno farà sì che non moriate tutti imbestiati come state principiando. Dovrei, oh! che in verità dovrei ripetere l’atto della cacciata dal Tempio dei profanatori! Sono disgustato profondamente. Violetta della Croce, prega per i ministri del tuo Gesù…
20 Va’ in pace, anima mia, mia crocifissa, mia voce, mia figlia, mia gioia…».
21 E mi prende con le sue lunghe mani il viso, chinandosi su me fino a sfiorarmi coi capelli la fronte e a respirarmi in volto.
Santa schiavitù del Portavoce[227]
22 «…Se sapeste, o uomini tutti, che schiavitù è l’essere strumenti di Dio! Santa schiavitù, ma totale! Schiavitù da galeotto al remo. Sonno, fame, sofferenze, fatiche, voglia di pensare ad altro, di leggere cose che non siano le parole di fonti ultraterrene, di dirne e udirne di comuni, voglia di essere, almeno per un giorno, creature comuni e vivere la vita comune, sono tutte cose che la sferza inesorabile del volere di Dio impedisce loro di avere e di rendere realtà. E su tutto questo l’astio degli uomini mette il suo sale e il suo acido, come se sulle piaghe delle sferze il padrone della galera facesse cadere sale e aceto.
23 Perché, per troppo amore o per troppo livore, mi colpite i miei servi, già colpiti dall’esigenza del mio volere?
24 Io avevo detto[228], e sin dall’inizio, che il mio “portavoce”, doveva esser lasciato nella pace, avvolto nei veli del silenzio, che sarebbero stati sollevati oltre la sua morte. Quando preghiere e desideri di un che amo, e che m’è gradito per la sua sempre retta intenzione, mi piegarono ad una condiscendenza, a tutela del mio strumento Io misi delle clausole e delle guide. Dissi: ‘Ci si regoli come ci si regolò per Suor Benigna Consolata’[229].
25 Quando ho visto che si eccedeva, e si pascolava in campi che anche un’umana prudenza diceva: ‘Non vanno toccati’, ho cessato ogni dettato che avesse rapporto coi tempi, e ho specificato che ciò era castigo per coloro che perseguivano umane curiosità e anche di una cosa grandiosa, soprannaturalmente grandiosa, facevano quasi il giuoco piccoso di bambini che per far dispetto al rivale dicono: ‘Io so, io ho, e tu non sai e tu non hai. Guarda quanto ho, guarda, guarda, e io so e io so…’ Ma qui non è giuoco di bambini. Qui ci vanno di mezzo gli interessi di Dio e la pace di un cuore. Attenti, uomini tutti!
26 Il mio “portavoce”, voi che lo avvicinate lo sapete, è sempre stato contrario ad ogni violazione del suo segreto, ad ogni esibizionismo, ad ogni bando in suo favore e onore. Non è “violetta”[230] per niente. Se le ho dato quel nome so Io perché. Ha sofferto di certe intrusioni e incensazioni. Non ama incenso per sé. Lo vuole dato tutto al suo Maestro Gesù…».
Prova d’esame[231]
27 Nell’alto della notte, mentre penso, Gesù mi dice:
28 «Hai trascritto, come ho detto[232], le tue preghiere d’amore, i tuoi passi sulla via della Croce. Essi sono di più valore che non le visioni e i dettati. Questi ultimi sono “scuola” e tu ne sei scolara. Quelli sono “prova d’esame” di ciò che sei tu. E tu sai che uno non si può dire istruito altro che quando dimostra con delle prove di esserlo. Finché uno sta sui banchi della scuola e ascolta distrattamente, senza volontà, può dirsi che è istruito? No. Non lo si può dire. Ma quando uno, al termine della scuola, dà il saggio di ciò che è in lui e parla di ciò che ha in sé di sapienza in luogo di ascoltare il maestro, allora si può dire: ‘Questo è il pensiero dello scolaro’. E viene approvato dandogli attestato che gli apre le porte agli impieghi e ai guadagni.
29 E a te le porte del celeste guadagno, il possesso di Dio, ti saranno aperte non perché sei “portavoce” ma perché sei la vittima volontaria, perché con la parola dello spirito, con la parola dell’amore hai scritto “quelle” parole per fissare su una carta quello che già il tuo spirito faceva. Solo questo avrà valore per giudicarti in Terra e in Cielo. E solo questo spiegherà perché Io ti ho fatta “portavoce”. Perché fosti di buona volontà e di forte amore.
Sta’ in pace, con la mia benedizione.»
La roccia dell’Oreb[233]
Mi dice Gesù.
30 “Tu sei come la roccia dell’Oreb – e tale devi restate – che custodiva nel profondo l’acqua per dare da bere a tutto un popolo di assetati che si lamentava contro il Signore, perché si diceva da Lui abbandonato[234]. Anche ora così dicono. Invece è che il popolo, non guidato bene, non segue più le vie del Signore e non mi conosce più. Tu sei custode, e compatta come roccia devi essere per custodire la fonte pura di miracolo che ti ho affidata, sinché verrà colui che, perché guidato dallo Spirito Santo, ti chiamerà perché tu apra la via alla fonte. E allora apriti. “Quando?” chiedi. Oh! gli uomini non sono Mosè che era ubbidiente e conosceva il Signore, lo riconosceva nelle parole che udiva! E questo non essere gli uomini dei Mosè è il mio dolore».
Attestati che contano
1. NICOLA PENDE
Attestato onesto, chiaro, efficace
Nicola Pende, senatore del Regno, professore ordinario nella Facoltà di medicina dell’Università di Roma, clinico e scienziato di fama mondiale, considerato uno dei capiscuola della endocrinologia e patologia costituzionale, è perito medico della Congregazione dei Riti (che tratta le cause dei santi) per l’esame dei miracoli attribuiti alla intercessione dei Servi di Dio.
Nato a Noicattaro (Bari) il 21 aprile 1880, morirà a Roma l’8 giugno 1970.
Ha conosciuto l’Opera valtortiana ancora inedita e ne è diventato un appassionato lettore. Non cessa di cercare per essa una spiegazione scientifica. Più volte si è recato da Maria Valtorta a Viareggio. Nel 1952 scrive di suo pugno il seguente
Attestato
Ho avuto la fortuna, circa tre anni fa, di leggere alcuni volumi del manoscritto di Maria Valtorta sulla Vita di Gesù.
Dirò pure che per incarico ricevuto da Padre Berti ho sottoposto a minuziosa visita medica la signorina Valtorta, compiendo anche su di lei, con l’aiuto del radiologo di Pisa Prof. Duranti, una osservazione radiografica sulla colonna vertebrale della signorina, dato che essa presentava da molti anni una paraplegia che la inchiodava a letto. Prescindendo dalla diagnosi di questa affezione, che rientra nel mio segreto professionale, dirò le mie impressioni ed opinioni sul contenuto dello scritto.
Questo è per me un vero capolavoro dal lato dello stile e della bellezza della lingua e della forma, così come non era possibile aspettarsi da una donna provvista di una cultura letteraria appena discreta.
Ma io, che mi occupo con le modeste mie forze delle caratteristiche umane di Gesù come risultano dai Vangeli, e come può vederle un biologo cristiano, devo affermare di aver trovato nello scritto della Valtorta questa umanità di Gesù non solo corrispondente nei suoi tratti essenziali a quella che ci hanno tramandata i quattro Evangelisti, ma scolpita ed illuminata ancora più dettagliatamente e profondamente, così da potersi dire che la Valtorta riempie col suo racconto le lacune della vita umana del Redentore. Ciò vale, per es., per il periodo dell’adolescenza e della giovinezza passata da Gesù nella casa del falegname Giuseppe, ed i rapporti affettivi di Gesù durante questo lungo periodo con la Madre, e la separazione del Figlio dalla Madre quand’egli intraprende la sua missione presso gli uomini.
Ma quella che in me medico ha suscitato la più grande ammirazione e la meraviglia per la perizia con cui la Valtorta descrive una fenomenologia che solo pochi medici consumati saprebbero esporre, è la scena dell’agonia di Gesù sulla croce.
Il dolore spasmodico, il più atroce sofferto dal Redentore per le ferite della testa e delle mani e dei piedi sopportanti nelle piaghe il peso del corpo, provocano, nel racconto della Valtorta, delle contrazioni toniche di tutto il corpo, degli irrigidimenti tetani formi del tronco e degli arti, che non offuscano né la coscienza né la volontà del morente, pur essendo la espressione del dolore fisico più grande prodotto dalla più grande delle torture. E tutto il corteo fenomenico dell’agonia di Gesù, così come è descritto in questo lavoro, dimostra che è stato il dolore immenso del corpo che ha fermato il respiro ed il cuore del Figliuol dell’Uomo.
La pietà e la commozione più grande invade il lettore cristiano alla lettura di questa pagina stupenda, di stile veramente medico, del manoscritto di Maria Valtorta.
Roma 23/1/1952
Nicola Pende
Nel 1956, quando si cercherà un titolo da dare all’Opera, essendo pronto per la pubblicazione il primo volume, sarà egli a suggerire di chiamarla Il poema di Gesù.
2. Mons. MAURIZIO RAFFA
Attestato esatto
Maurizio Raffa, sacerdote con il titolo di monsignore, fa parte della Sacra Congregazione del Concilio (che diventerà la Congregazione per il Clero); ma soprattutto svolge a Roma un’intensa attività in favore della cultura. Nel 1940 ha fondato il Centro Romano di Comparazione e Sintesi, diventato più tardi Centro Internazionale, e nel 1947 ha dato vita alla rivista “Responsabilità del Sapere”, alla quale collaborano eminenti uomini di scienza. Dirige le riunioni del mercoledì, da lui stesso promosse, che vedono i più noti rappresentanti di ogni ramo del sapere intenti a confrontarsi avendo il solo obiettivo di convergere verso l’unità delle scienze.
Nato a Baiardo (Imperia) nel 1906, morirà a Sanremo nel 1957, logorato dall’eccessivo lavoro.
Mons. Raffa legge l’Opera di Maria Valtorta sui fascicoli dattiloscritti e non manca di farla conoscere ad intellettuali e a gente comune. Dotato di temperamento d’artista (è compositore di musica sacra e profana) ha organizzato al Palazzo Venezia una manifestazione valtortiana, nel corso della quale l’attore Valerio Degli Abbati ha letto il capitolo della Samaritana. Riteniamo che l’evento, primo del genere, abbia preceduto di qualche anno il seguente attestato, da lui rilasciato nel 1952.
Attestato
Sono ben lieto di dichiarare che, a suo tempo, ho letto molti brani dell’Opera “Parole di Vita Eterna”, ponendo particolare attenzione ai numerosi discorsi attribuiti a Gesù, e vi ho trovato ricchezze incomparabili.
Tutti i personaggi ritratti in queste pagine vivono le loro caratteristiche inconfondibili.
Il linguaggio della natura è sempre maestoso ed esalta la gloria di Dio.
Volendo esprimere un giudizio sul valore intrinseco ed estetico, osservo che, per scrivere uno solo fra i molti volumi componenti l’Opera, occorrerebbe un Autore (che oggi non esiste) che fosse insieme grande poeta, valente biblista, profondo teologo, esperto in archeologia e topografia, e conoscitore profondo della psicologia umana.
Mi consta inoltre che la lettura del testo esercita particolare fascino e desta viva commozione non solo presso le persone dotte ma anche nelle anime semplici, che non conoscono la scienza ma posseggono la sapienza.
Ritengo che l’Opera, autorevolmente riveduta e opportunamente presentata, potrebbe fare molto bene alle anime sitibonde di bontà e di luce.
Roma, 25 gennaio 1952
(Mons. Maurizio Raffa)
M. Raffa: Direttore del Centro di Comparazione e Sintesi
3. VITTORIO TREDICI
Attestato benefico
Vittorio Tredici, mineralogista, è stato presidente della Azienda Minerali Metallici Italiani, vice-presidente della Corporazione delle Industrie Estrattive, presidente della Società Italiana Potassa. Le cariche d’altro genere da lui ricoperte, come quelle di ispettore superiore nell’Istituto Nazionale delle Assicurazioni, di podestà di Cagliari e di deputato al Parlamento in epoca fascista, non lo hanno allontanato dal campo delle sue ricerche, che svolge anche per conto di società minerarie, specializzandosi nello studio dei fosfati in Transgiordania. Cattolico fervente, è sposato e padre di nove figli. Nato ad Iglesias (Cagliari) nel 1892, morirà a Roma il 3 marzo 1967.
Impressionato dalla lettura dei dattiloscritti valtortiani, ha voluto conoscere Maria Valtorta, recandosi a Viareggio, e nel 1952 rilascia una «dichiarazione» da uomo di scienza e di fede.
Dichiarazione
Ho letto alcuni volumi di “Parole di Vita” scritti dalla Signorina Maria Valtorta.
Per quanto io debba considerarmi, sotto il profilo della preparazione teologica, semplicemente un profano, tuttavia la impressione da me riportata è stata – immediatamente – quella che tale Opera non può esser frutto della semplice volontà umana, anche se essa fosse dotata di dottrina, di cultura e di capacità veramente superiori.
Vi ho sentito l’impronta inconfondibile del Divino Maestro, anche se Esso si presenta agli occhi del lettore sotto una luce così realisticamente umana quale non può apparire dalla sola lettura dei Vangeli. Ma tale Umanità – pur umile e naturale – resta però nella stessa Opera sempre, inconfondibilmente, l’Umanità vera del Nostro Signor Gesù Cristo, così come nelle nostre meditazioni e nelle nostre aspirazioni ce lo siamo continuamente visto dappresso in tutta la nostra vita di peccatori. Ed ho l’impressione che mentre l’Opera è capace di suscitare, dal più profondo del nostro essere, un immenso tumulto di pensieri, di sentimenti e di buone opere, al tempo stesso convince, in modo oserei dire definitivo, che la verità esiste solamente ed unicamente nel Vangelo, perché Esso – pur in concetti altissimi – è reso accessibile in modo chiaro e perfetto alla mente di tutti.
Ciò che più profondamente mi colpì, sotto il profilo critico, nell’Opera, fu la conoscenza perfetta che la scrittrice aveva della Palestina e dei Luoghi dove si è svolta la Predicazione di Nostro Signor Gesù Cristo. Conoscenza che in taluni passi supera la normale cognizione geografica o panoramica, per diventare addirittura topografica e più ancora geologica e mineralogica. Sotto questo profilo, soprattutto per la zona di oltre-Giordano (attuale Giordania), non esistono – per quanto io conosca – pubblicazioni tanto dettagliate da rendere possibile neppure ad uno scienziato, che non sia stato di proposito in sito, di poter immaginare e descrivere interi percorsi con tale perfezione da far rimanere perplessi coloro i quali hanno avuto invece questa possibilità.
Io ho percorso la Palestina e la Giordania ed altri paesi del Medio Oriente in numerosi viaggi. Mi sono soffermato, in modo particolare, nella Giordania per ricerche minerarie ed ho potuto perciò vedere e seguire con occhio attento quello che sommarie e non precise pubblicazioni inglesi (le uniche che ritengo esistano in materia, per quelle zone) non possono neppur lontanamente offrire.
Ebbene io posso dichiarare, in serena coscienza, che leggendo la descrizione fatta nell’Opera di uno dei viaggi di N.S.G.C. oltre Giordano sino a Gerasa, ho riconosciuto, in modo perfetto, con il ricordo vivo che balzava alla mia mente dalla lettura, il percorso di Nostro Signore, ed ho riconosciuto la descrizione fatta con tale precisione che soltanto chi poteva o vederla od averla vista aveva la possibilità di essere in grado di ritrarla! Ma la mia sorpresa si accentuò allorquando, continuando nella lettura, io lessi una dichiarazione di carattere mineralogico, laddove rappresentando dei dicchi sporgenti simili a graniti afferma che non sono però graniti ma calcari! Dichiaro che tale distinzione poteva essere apprezzata – in sito – soltanto da un esperto! E continuando leggo ancora che sulla sommità, poco discosto, prima di riprendere la lieve discesa per Gerasa, si trova una piccola sorgente ove N.S.G.C. si fermò con la carovana a consumare una breve colazione. Ora io penso che tale sorgente, che esiste, è di così modesta entità che sarebbe sfuggita, anche transitandoci dappresso, a chiunque non fosse stato particolarmente attento.
Questi elementi, oltre alla descrizione di tutto quel viaggio, in quella zona ove la tradizione conforta con l’affermare che i paesi che io ho visto e che sono cristiani quasi al 100%, in un Paese preminentemente musulmano, lo sono tali dall’epoca della Predicazione di N.S.G.C., rappresentano un fattore che non può lasciare indifferente nessuno.
Questi, ed altri che non cito per brevità, i fatti che hanno colpito il mio spirito critico e che hanno rafforzato in me la convinzione assoluta che quest’Opera è frutto del Soprannaturale; se così non fosse, io non riuscirei a trovare spiegazione umanamente convincente a questi dati di fatto che ho citato e che sono tuttavia controllabilissimi. Ma, più che il mio spirito critico, è il mio cuore che si sente migliore ogni volta che può leggere qualche pagina di quest’Opera, che mi assicura che essa è “Opera di Dio”.
Con tutto il mio essere io auspico che quest’Opera divenga al più presto – con la sua sollecita pubblicazione – patrimonio e dominio di tutta l’umanità, perché sento e penso che tante e tante e tante anime di erranti torneranno all’Ovile.
Roma, Gennaio 1952
Vittorio Tredici
4. CAMILLO CORSANEGO
Attestato positivo
Camillo Corsànego, decano degli avvocati concistoriali (che hanno, soprattutto, la funzione di perorare e patrocinare le cause di beatificazione e canonizzazione), è professore di Diritto penale comparato alla Pontificia Università Lateranense ed è Promotore di Giustizia (Pubblico Ministero) nel Tribunale dello Stato della Città del Vaticano. Dal 1922 al 1928 è stato il presidente generale (nazionale) della Gioventù Cattolica italiana. Collaboratore di don Luigi Sturzo e amico di Alcide De Gasperi, come uomo politico ha fatto parte dell’Assemblea Costituente, è deputato al Parlamento italiano fin dalla prima legislatura repubblicana, è assessore al Comune di Roma. Vedovo dal 1950, è padre di sei figli, uno dei quali sarà sacerdote.
Nato a Genova il 20 marzo 1891, morirà a Roma il 9 ottobre 1963.
Tra i primi a conoscere l’Opera valtortiana e ad apprezzarla, assisterà sempre Maria Valtorta con il consiglio e con ogni sorta di aiuti. Il suo attestato è senza data, ma si può presumere che sia del gennaio 1952, come quelli delle altre personalità che hanno letto i fascicoli dattiloscritti dell’Opera ancora inedita.
Pontificiucium Athenaeum Lateranense
Nella mia vita, ormai abbastanza lunga, ho letto moltissime opere apologetiche, agiografiche, di teologia, di critica biblica; però non ho mai trovato un insieme di scienza, di arte, di pietà e di aderenza ai tradizionali insegnamenti della Chiesa come nell’Opera sui Vangeli della Sig.na Maria Valtorta.
Dall’attenta e ripetuta lettura di quelle numerose pagine debbo in coscienza dichiarare che a riguardo di chi le ha scritte non si possono fare che due ipotesi: a) o l’autrice possiede un genio simile a quello del Manzoni o di Shakespeare e una cultura scritturale, teologica, con una conoscenza dei Luoghi Santi perfette, e in ogni caso superiori a [quelle di] ogni creatura oggi vivente in Italia; b) o “Digitus Dei est hic“.
Obbediente come sono e come – con la grazia di Dio – intendo restare per tutta la vita al supremo e infallibile Magistero della Chiesa, non oserò mai sostituirmi ad esso. Tuttavia, come umile fedele, dichiaro di ritenere che la pubblicazione di quest’Opera gioverà a ricondurre a Dio molte anime e avrà nel mondo moderno una risonanza apologetica e un lievito di vita cristiana paragonabile soltanto agli effetti della rivelazione privata di S. Maria Alacoque. Fu detto che l’Opera abbassa la Persona adorabile del Salvatore. Nulla di più inesatto: i cristiani, di solito, dopo di aver affermato col Credo la Fede in Gesù Cristo Dio e Uomo, dimenticano sempre di considerare la Umanità del Verbo Incarnato, il quale è sì considerato come vero Dio, ma rarissimamente come vero Uomo; frustrando cosi l’invito a tante vie di santificazione, che ci viene offerto dalla esemplare vita umana del Figlio di Dio.
Chiunque legge anche un numero limitato di queste pagine meravigliose, letterariamente perfette, se ha l’animo sgombro da pregiudizi, non può che ritrarne frutti di cristiana elevazione.
Camillo Corsanego
Nel 1956, quando uscirà la prima edizione dell’Opera, egli prometterà di farne propaganda. Infatti, i volumi cominceranno a diffondersi soprattutto a Genova, città natale di Camillo Corsànego.
5. GABRIELE MARIA ROSCHINI
Attestato convincente
Gabriele Maria Roschini, sacerdote dell’Ordine dei Servi di Maria, mariologo famoso, è professore alla Pontificia Facoltà Teologica “Marianum” (della quale è stato il fondatore e il primo preside) e alla Pontificia Università Lateranense. Ha partecipato come perito al Concilio Ecumenico Vaticano II ed è consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede e della Congregazione per le Cause dei Santi.
Nato nel 1900 a Castel Sant’Elia (Viterbo), morirà a Roma nel 1977.
Nell’estate del 1972 ha letto l’Opera di Maria Valtorta, che conosceva sommariamente dal 1946, e ne è rimasto conquistato. All’Opera valtortiana ha dedicato le lezioni finali di un corso sulle “intuizioni mariane” dei grandi mistici, che ha tenuto al “Marianum” nell’anno accademico 1972-73.
Alla fine del 1973, quelle lezioni, opportunamente rielaborate, sono pubblicate in un volume dal titolo “La Madonna negli scritti di Maria Valtorta”, che porta la seguente presentazione dell’Autore.
Attestato
È da mezzo secolo che mi occupo di Mariologia: studiando, insegnando, predicando e scrivendo. Ho dovuto leggere perciò innumerevoli scritti mariani, d’ogni genere: una vera “Biblioteca mariana”.
Mi sento però in dovere di confessare candidamente che la Mariologia quale risulta dagli scritti, editi e inediti, di Maria Valtorta, è stata per me una vera rivelazione. Nessun altro scritto mariano, e neppure la somma degli scritti mariani da me letti e studiati, era stato in grado di darmi, del Capolavoro di Dio, un’idea così chiara, così viva, così completa, così luminosa e così affascinante: semplice e insieme sublime.
Tra la Madonna presentata da me e dai miei colleghi (i Mariologi) e la Madonna presentata da Maria Valtorta, a me sembra di trovare la stessa differenza che corre tra una Madonna di cartapesta e una Madonna viva, tra una Madonna più o meno approssimativa e una Madonna completa in ogni sua parte, sotto tutti i suoi aspetti.
Per questo fondamentale motivo, nell’esporre la Mariologia degli scritti valtortiani, ho preferito che parlasse, quasi di continuo, la stessa Valtorta, limitando la mia azione a coordinare quanto ella ha scritto, in vari luoghi, in modo insuperabile. Dove gli altri forse vedranno, in questo mio modo di agire, un difetto, io amo vedere un pregio.
È bene, inoltre, che si sappia che io non sono stato un facile ammiratore della Valtorta. Anch’io infatti sono stato, un tempo, tra coloro che, senza un’adeguata conoscenza dei suoi scritti, hanno avuto un sorrisolino di diffidenza nei riguardi dei medesimi. Ma dopo averli letti e ponderati, ho dovuto – come tanti altri – lealmente riconoscere di essere stato troppo corrivo; e ho dovuto concludere: “Chi vuol conoscere la Madonna (una Madonna in perfetta sintonia col Magistero ecclesiastico, particolarmente col Concilio Vaticano II, con la S. Scrittura e la Tradizione ecclesiastica) legga la Mariologia della Valtorta”.
A chi poi volesse vedere, in questa mia asserzione, uno dei soliti iperbolici “slogan” pubblicitari, non ho da dare che una sola risposta: “Legga, e poi giudichi!… “
Roma, 1973
P. Gabriele M Roschini. O.S.M
6. OGGI È DOMENICA
Dal frutto si conosce l’albero
Oggi è domenica è la rubrica religiosa settimanale del GR2, che è il giornale della seconda rete radiofonica della RAI (Radiotelevisione Italiana). La rubrica presenta ogni volta un’esperienza di vita cristiana o di conversione al Vangelo, raccontata dal protagonista della stessa.
A pochi anni dall’inizio della fortunata trasmissione, i curatori di essa scelgono cinquantadue di quelle “storie vere” e le pubblicano in un volume che ha lo stesso titolo della rubrica: Oggi è domenica, dalla rubrica del GR2, a cura di Roberto Bertucci e Fabrizio Schneider, prefazione di Gustavo Selva, Città Nuova Editrice, Roma 1980.
La “storia” che riportiamo è tratta dalle pagine 163-166 del volume.
Frida e Francesco Nora (25 marzo 1979)
Questi due ex hippies di Roma, entrambi di 28 anni, ci hanno raccontato di essere genitori contenti di ben cinque figli. E questo (la contentezza) grazie ad una lettura che aveva aperto loro una nuova prospettiva. Per loro, come ci hanno detto, il “Vendete ciò che avete… e fatevi delle bisacce che non si logorano”, significò liberarsi da un certo disordine e da un certo sbandamento. L’esperienza, naturalmente, come pensiamo, continua tuttora.
FRIDA – I miei genitori non sono credenti, quindi io non ero neanche battezzata, non conoscevo la religione quasi per niente. Fin da piccola, cercavo però qualche cosa dentro di me, era proprio come una fiammella che, a mano a mano che crescevo, diventava sempre più forte. Nell’adolescenza soffrivo tanto perché non riuscivo a trovare quello che cercavo. Poi, anch’io cominciai a guardarmi attorno, a cercare anche tra i giovani qualche cosa che mi desse una soddisfazione, tra l’altro, mi ricordo, allora, tra certi ragazzi di «Lotta Continua». Proprio in quel periodo, conobbi anche questi capelloni e, non so perché, sentii un’attrazione, come se lì ci fosse qualche cosa che mi attirasse: una specie di religiosità che – adesso capisco – era molto disordinata, apparente più che altro. Però c’era anche questo. Allora cominciai a frequentarli e in quel periodo incontrai Francesco.
FRANCESCO – Allora ci siamo messi insieme e abbiamo cominciato a fare le prime esperienze con le droghe più leggere, passando poi alle altre più forti. Poi, così, a mano a mano la salute andava più…
FRIDA – Io sono rimasta incinta e allora abbiamo proprio cominciato a vivere insieme in una casa. Abbiamo trovato una casa molto povera e lì vivevamo con questi nostri amici, tutti uguali a noi…
FRANCESCO – Ecco, in quel periodo ci hanno chiesto: “Ma voi questo figlio lo volete davvero?”. E anche se noi stavamo così come la società, le persone potevano pensare o possono pensare ancora, tanto disordinatamente nella vita, però ecco, anche in quella situazione noi abbiamo accettato questo bambino, questo figlio.
PRIDA – E poi, abbiamo continuato a vivere in questo modo, sempre così molto disordinato, diciamo. Alla ricerca, con questi amici, sempre… Cominciavamo a stare sempre peggio. Anche fisicamente, soprattutto fisicamente.
FRANCESCO – Io sono stato proprio molto male, quasi per morire. È stato allora che ho conosciuto un sacerdote da cui mi aveva mandato mia madre. Siamo andati da questo sacerdote e lì i primi contatti sono stati un po’ bruschi. Lui mi aveva consigliato di leggere un librettino e io gliel’avevo invece subito restituito: “Ma io adesso non ci credo”, gli dissi. Invece dopo sono ritornato un’altra volta a trovarlo e m’ha dato allora un altro libro, Il poema dell’Uomo-Dio di Maria Valtorta, e lì ho trovato tante risposte a quello che cercavo internamente.
FRIDA – Questo libro Francesco l’ha portato a casa e abbiamo cominciato a leggerlo insieme, in quella situazione tremenda in cui stavamo, e leggendolo…, ogni giorno ci si apriva la mente, il cuore, tutto, l’anima, proprio. Si vede che cominciava a entrare in noi questa luce fortissima e ci ha fatto… non so, ci ha inondato. Si vede che Dio voleva proprio questo, non so… per me, è stata una cosa immensa, una rivelazione. Io ho scoperto cose che non avrei mai neanche supposto, neanche immaginato. E quindi, ormai, non c’era niente da fare, ormai noi dovevamo cambiare, rimetterci a quello che Dio ci aveva dato con questo libro. E leggendo, appunto, questo libro, tra l’altro abbiamo scoperto, cioè io soprattutto, ho scoperto la grandezza della Chiesa. Per me, è stata una scoperta nuovissima, perché avevo scelto, sì, Gesù, e questo era bellissimo, però capire che Gesù è nella Chiesa, che veramente vive nella Chiesa, è stata una cosa enorme.
FRANCESCO – La stessa cosa anche per me, perché proprio in quel periodo io me ne ero staccato completamente. Invece lì ho ritrovato la necessità di questo contatto, di questo innesto nella Chiesa, nella Chiesa con Gesù.
FRIDA – Allora io poi, tra l’altro, mi sono dovuta battezzare. Ho conosciuto una persona molto brava che mi ha aiutato e con lei mi sono preparata, diciamo, a questa nuova vita, perché dovevo quasi rinascere. Mi sono battezzata insieme al bambino, poi è venuta la Cresima, poi alla fine ci siamo sposati… Finalmente, da due siamo diventati veramente uno. E dal momento che ci siamo sposati, la Grazia è entrata subito, immediatamente c’è stato proprio un cambiamento enorme nella nostra vita e tra l’altro, piano piano, si vede che lo Spirito proprio ci ha fatto cambiare. Proprio noi. Prima l’uomo vecchio, poi l’uomo nuovo, insomma, come si può dire? E noi siamo così cambiati in tutto, dopo questo. Tra l’altro, sono venuti negli anni seguenti altri quattro bambini, quindi ora ne abbiamo cinque.
In questi altri anni, noi ci eravamo staccati da tutto, vivevamo un po’ isolati, proprio con Dio in un certo senso, e così abbiamo sentito la necessità di trovare altri che credessero fortemente in Dio come noi e allora per fortuna, abbiamo pregato insieme, e dopo una settimana ci hanno invitato delle persone, ad un incontro tra cristiani che proprio si raccontavano esperienze di vita cristiana. E qui abbiamo trovato ancora una crescita, e una vita veramente grande.
7.BEATO GABRIELE MARIA ALLEGRA
Testimonianza
Gabriele Maria Allegra[235], sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori, missionario in Cina e biblista, ha tradotto l’intera Bibbia in lingua cinese ed ha fondato lo Studio Biblico di Pechino, poi trasferito a Hong Kong. Nato a San Giovanni La Punta (Catania) nel 1907, morirà il 26 gennaio 1976 a Hong Kong, dove si aprirà il processo per la sua beatificazione ad appena otto anni dalla morte.
Nel 1965 ha scritto la seguente lettera al sinologo P Fortunato Margiotti, suo confratello, che gli ha fatto conoscere l’Opera di Maria Valtorta.
Lettera al sinologo P. Fortunato Margiotti
Ave Maria. Hong Kong, li 30 Luglio 1965
Carissimo Fortunato,
vorrei per un istante solo trovarmi a Roma per prendere le sue orecchie e tirargliele proprio forte forte come quando una volta si scioglievano le campane la mattina del Sabato Santo! Ma sa che il Poema di Gesù mi ha distaccato dagli studi della Sacra Scrittura? E mi fa piangere e ridere di gioia e di amore. Ma non continuo! Non credo che un genio possa completare così la narrazione evangelica: digitus Dei est hic! Altro che Formgeschichtemethode![236] Io sento in questo libro il Vangelo, o meglio il profumo inebriante del Vangelo. E sono superbo che tante – non tutte – tante ipotesi corrispondono a quelle che nella mia testa balzana mi ero fatto per coordinare la vita del Salvatore. Ma solo a voce potrei parlare di ciò. Questo libro è per me un atto di divina misericordia per la Chiesa, per le anime semplici, per i cuori che sono evangelicamente fanciulli. Spero che il solerte editore nell’ultimo volume vi aggiunga un bell’indice, almeno per i nomi propri. Ora, caro P. Margiotti, giacché mi sta facendo fare questo peccato di negligenza per il mio dovere, e giacché, quel ch’è peggio, io ho tutta la voglia di commetterlo per intero, stia all’erta e mi mandi gli altri volumi tutti, e se trovasse qualche schizzo biografico di Maria Valtorta me lo mandi pure, ché conoscere la testimone vuol dir tanto. E Noberto pagherà, paga per tanti altri miei capricci, dovrà per prepotenza pagare per il Poema dell’Uomo-Dio!
Ora termino perché voglio tornare al quarto volume di esso… è irresistibile: Maestro benedetto, e che sarà quando lo vedremo?
Se non mi converto questa volta ho bell’e visto: sono peggiore di Giuda!
Mi ossequi il caro P. Alessio e gli altri confratelli di “Sinica Francescana”. L’abbraccio fraternamente, suo dev.mo
fra. Gabriele M. Allegra
Nel giugno 1970, approfittando di una degenza nell’ospedale di Macao, scrive una relazione organica sull’Opera di Maria Valtorta nell’intento di illustrarla ad eventuali traduttori. La riportiamo tralasciandone la parte storica:
Relazione organica dell’Opera
Il Poema contiene, anzi è una serie di visioni, alle quali l’Autrice assiste, come se fosse una contemporanea, e perciò vede e sente quanto riguarda la vita di Gesù a cominciare dalla nascita di Maria SS.ma, avvenuta per grazia celeste nella vecchiaia di Anna e Gioacchino, sino alla Resurrezione e Ascensione del Signore, anzi sino all’Assunzione della Beata Vergine in Cielo.
La Veggente ascoltatrice comincia di solito a descrivere il sito della scena che contempla, riporta il chiacchiericcio della folla e dei discepoli e poi, a seconda di quanto vede e ascolta, descrive i miracoli, riferisce i discorsi del Signore, ovvero i dialoghi dei presenti con Lui, o coi discepoli, o fra di loro. La rievocazione della vita di Gesù, dei tempi e dell’ambiente, nei suoi diversi aspetti: fisico, politico, sociale, familiare, è fatta senza sforzo alcuno; l’Autrice riporta quello che ha visto e sentito; il suo stile non sente l’erudizione, che si nota anche nelle più famose vite di Gesù; è il resoconto di una teste oculare e auricolare. Se Maria di Magdala o Giovanna di Cusa, durante la loro vita, avessero potuto vedere quello che vide Maria Valtorta e l’avessero scritto, credo che la loro testimonianza non differirebbe molto da quella del Poema. La Valtorta osservava con tanta intensità il luogo e i personaggi delle sue visioni che chi è stato per ragioni di studio in Terra Santa e ha letto ripetutamente i Vangeli non fa uno sforzo eccessivo per ricostruire le scene.
Che un romanziere o un drammaturgo di genio creino dei caratteri indimenticabili, lo si sapeva; ma dei tanti romanzieri o drammaturghi che si sono accostati al Vangelo per utilizzarlo nelle loro creazioni, io non ne conosco uno che ne abbia cavato tanta ricchezza e abbia abbozzato con tanta forza o con tanta soavità – ometto per ora di Gesù e di Maria Vergine – le figure di Pietro, di Giovanni, di Maria Maddalena, di Lazzaro, di Giuda, specialmente di Giuda e della sua tragica e pietosa madre, Maria di Simone, e di tanti e tanti altri, come fa con la massima naturalezza e senza il minimo sforzo la Valtorta. Penso che non pochi lettori del Poema ben sovente si siano soffermati a riflettere e, come M. Vinicio allorché ascoltava la rievocazione della Passione del Signore fatta da san Pietro aIl’Ostrianum, abbiano detto: costei ha visto.
La cosa più impressionante, almeno per me, sono i discorsi del Signore. Naturalmente ci sono tutti quelli che si trovano nei SS. Vangeli, ma sviluppati, come pure sono stati sviluppati parecchi temi che nel Vangelo sono appena abbozzati o accennati. Inoltre sono riportati molti altri discorsi di cui nulla si dice nel Vangelo, ma che le circostanze indussero Gesù a pronunziare. Anche questi son costruiti come i primi; è lo stesso Signore che parla, sia che adoperi lo stile parabolico – il Poema contiene una quarantina di parabole “agrapha” – sia quello esortativo o profetico, sia in ultimo quello sapienziale in uso presso i rabbini della epoca Neo-testamentaria. Pertanto, oltre ai grandi discorsi dei Vangeli, come quello della montagna, quello della missione degli Apostoli, quello escatologico, quelli dell’ultima settimana e quelli dell’ultima Cena, nel Poema ce ne sono moltissimi altri che spiegano il Decalogo, le opere di misericordia corporali e spirituali, ovvero che costituiscono speciali istruzioni alle discepole, ai discepoli, a persone singole, a uditori misti di giudei e di gentili… e infine i discorsi sul Regno di Dio o più chiaramente sulla Chiesa, prima della Passione tenuti come un colloquio col fratello-cugino Giacomo sul Carmelo, e dopo la Resurrezione sviluppati parlando agli Apostoli e ai discepoli sul Tabor e su un altro monte della Galilea, il di cui tema è indicato da san Luca con la semplice frase: loquens de Regno Dei.
A considerarne sommariamente la materia, si trova in essi tutta la Fede, la Vita, la Speranza cristiana. Il tono e lo stile non si smentisce mai, è sempre lo stesso: lucido, forte, profetico, a volte pieno di maestà, a volte riboccante di tenerezza. Arreco qualche esempio. Tutti sanno gli affanni dei più grandi esegeti per collocare e spiegare secondo il contesto vitale il colloquio con Nicodemo, il discorso sul Pane di vita, i discorsi teologico-polemici pronunziati a Gerusalemme: quanti sforzi e quanto diversi! Nel Poema la loro concatenazione è spontanea, naturale, come che fluisce logicamente dalle circostanze.
Quello che si dice dei discorsi, vale per i miracoli. Nel Poema ce ne sono tanti, che il Vangelo comprende con le frasi: e guariva e sanava tutti… come pure ci sono alcuni avvenimenti, cui né esegeti, né romanzieri, né apocrifi hanno pensato. Per esempio l’evangelizzazione della Giudea, accennata da san Giovanni (Gv 3, 22) all’inizio del ministero di Gesù, il misericordioso apostolato del Signore in favore dei Samaritani, dei poveri, dei contadini di Doras e di Giocana, degli abitanti del quartiere d’Ofel, i viaggi continui dell’instancabile Maestro per il territorio di tutte le dodici antiche tribù, e la congiura ordita, da alcuni in buona fede, in mala fede dai più, per proclamarlo re, onde distruggerlo più facilmente per mano romana, congiura cui Giovanni (6,14-15) accenna così sobriamente.
E come dimenticare l’eroica fedeltà dei dodici pastori betlemiti, e la duplice prigionia di Giovanni Battista, e i convertiti del convertito Zaccheo; e quelle persone che Gesù salvò anche materialmente, come Sintica, Aurea Galla, Beniamino di Aenon; e le ultime voci profetiche del Popolo eletto: Sabea di Bethlechi, il samaritano lebbroso guarito, Saul di Kerioth; e le relazioni di Gesù con Gamaliele, con alcuni membri del sinedrio, con un gruppo di donne pagane che gravitano attorno a Claudia Procula, la moglie di Pilato; e la storia e la figura di Maria Maddalena, del fanciullo Marziam, dei singoli Apostoli il cui carattere si imprime indelebilmente nel cuore del lettore attento, specialmente il carattere di Pietro, Giovanni e Giuda e della sua pia e sventurata madre?
E quanto non s’impara circa la situazione politica, religiosa, economica, sociale, familiare della Palestina nel primo secolo della nostra era, anche dai discorsi dei più umili, anzi specialmente da questi, che l’Autrice, veggente e ascoltatrice, riporta! Direi che in questa opera il mondo palestinese del tempo di Gesù risusciti davanti ai nostri occhi; e gli elementi migliori e peggiori del carattere del popolo eletto – il popolo degli estremi e schivo di ogni mediocrità – balzino vivi dinanzi a noi.
Il Poema ci si presenta come il completamento dei quattro Vangeli e una lunga spiegazione di essi; l’Autrice è l’illustratrice delle scene evangeliche. La spiegazione e il completamento sono giustificati in parte dalle parole di San Giovanni: “Molti altri prodigi fece Gesù dinanzi ai suoi discepoli, che non sono scritti nel presente libro…” (20, 30); e: “Molte altre cose fece Gesù che se si dovessero scrivere una a una, penso che il mondo intero non potrebbe contenere i libri da scriversi” (21, 25). Completamento e spiegazione, ripeto, giustificati solo in parte o in principio, giacché dal punto di vista storico-teologico la rivelazione si è chiusa con gli Apostoli e tutto ciò che si aggiunge al deposito rivelato, anche se non lo contraddice ma felicemente lo completa, potrà al massimo essere il frutto di un carisma particolare, individuale, che obbliga alla fede colui che lo riceve e coloro che credono trattarsi di un vero carisma o di più veri carismi, che nel caso nostro sarebbero quelli della rivelazione, della visione, del discorso della sapienza e del discorso della scienza (cfr. 1 Cor 12, 8; 2 Cor 12, l… ).
Insomma la Chiesa non ha bisogno di questa opera per svolgere la sua missione salvatrice sino alla seconda venuta del Signore, come non aveva bisogno delle apparizioni della Madonna a La Salette, a Lourdes, a Fatima… Sennonché la Chiesa può tacitamente o pubblicamente riconoscere che certe rivelazioni private possono giovare alla conoscenza e alla pratica del Vangelo e all’intelligenza dei suoi misteri, e quindi approvare in forma negativa, cioè dichiarando che le rivelazioni in parola non sono contrarie alla fede, o può ufficialmente ignorarle, lasciando ai suoi figli piena libertà di formarsi il proprio giudizio.
In forma negativa sono state approvate le rivelazioni di santa Brigida, di santa Matilde, di santa Gertrude, della Ven. D’Agreda, di san Giovanni Bosco e di molti altri santi e sante.
Chi si mette a leggere con animo onesto e con impegno può ben vedere da sé l’immensa distanza che esiste tra Il poema e gli Apocrifi del Nuovo Testamento, specialmente gli Apocrifi dell’Infanzia e quelli dell’Assunzione, e può anche notare la distanza che c’è fra quest’opera e le Rivelazioni della Ven. Emmerich, D’Agreda etc. Negli scritti di queste due visionarie è impossibile non sentire l’influsso di terze persone, influsso, invece, che mi pare si debba assolutamente escludere dal nostro Poema. Per convincersene basta fare il paragone tra la vasta e sicura dottrina teologica, biblica, geografica, storica, topografica… che si addensa in ogni pagina del Poema e la stessa materia o le stesse materie nelle opere summenzionate. Non parlo poi di opere letterarie, ché di quelle che coprono tutta la vita di Gesù, a cominciare dalla nascita all’Assunzione della Madonna, non ce ne sono, o almeno mi sono sconosciute. Ma anche se ci limitiamo all’intreccio delle più celebri, come: Ben Hur, La Tunica, Il grande pescatore, The silver chalice, The spear… questo non può affatto sostenere il paragone con l’intreccio naturale, spontaneo, sgorgante dal contesto degli eventi e dal carattere delle tante persone – una vera folla! – che forma la possente travatura del Poema.
Ripeto: è un mondo che risuscita e l’Autrice lo domina come se possedesse il genio dello Shakespeare o del Manzoni. Però le opere di questi due grandi, quanti studi non richiesero, quante veglie, quante meditazioni! Maria Valtorta, invece, pur possedendo una intelligenza brillante, una memoria tenace e pronta, neppure terminò gli studi medi superiori, fu per anni e anni afflitta da diverse malattie e confinata al letto, aveva pochi libri che stavano tutti in due palchetti del suo scaffale, non lesse alcuno dei grandi commentari della Bibbia, che avrebbero potuto giustificare o spiegare la sua sorprendente cultura scritturistica, ma si serviva della versione popolare della Bibbia del P. Tintori Ofm; eppure scrisse i dieci volumi del Poema dal 1943 al 1947, in quattro anni!
Tutti sanno quante ricerche abbiano fatto gli eruditi, specialmente ebrei, per disegnare le differenti carte della geografia politica della Palestina, dal tempo dei Maccabei sino all’insurrezione di Barcocheba; hanno dovuto compulsare per più di vent’anni un cumulo di documenti: il Talmud, G. Flavio, l’epigrafia, il folklore, gli antichi itinerari … eppure l’identificazione di parecchie località rimane ancora incerta; nel Poema, invece, quale che possa essere il giudizio che si dà della sua origine, non vi è alcuna incertezza (almeno per quattro cinque casi, i recenti studi danno ragione alle identificazioni in esso supposte, e il numero penso che crescerebbe se qualche specialista volesse studiare a fondo questa questione). L’Autrice vede il biforcarsi delle strade, i cippi miliari che ne indicano la direzione, le diverse colture a seconda della diversa qualità del terreno, i tanti ponti romani gettati su diversi fiumi o torrenti, le sorgenti vive in certe stagioni e disseccate in altre; essa nota la differenza della pronunzia fra i diversi abitanti delle diverse regioni della Palestina e un cumulo di altre cose che rendono perplesso o almeno pensoso il lettore.
Una serie di visioni, nelle quali il mistero della nascita di Gesù, della sua agonia, della sua passione e della sua resurrezione vien descritto con parole e immagini celesti, con un eloquio angelico, mentre d’altra parte tanta luce si proietta sul mistero di Giuda, sul tentativo di proclamare re Gesù, sui due fratelli-cugini che non credevano in Lui, sull’impressione da Lui destata nei Gentili, sul suo amore per i lebbrosi, i poveri, i vecchi, i bambini, i Samaritani e specialmente sul suo amore così ardente, soave e delicato per l’Immacolata sua Madre.
E chi, dal punto di vista non solo umano, ma specialmente teologico, può rimanere indifferente leggendo i due capitoli sulla desolazione della SS.ma Madre dopo la tragedia del Calvario, che ci rivelano come la Corredentrice sia stata tentata da Satana come era stato tentato il suo Figlio Redentore? Si paragoni la sublime teologia di questi due capitoli con quella dei tanti Planctus dell’Addolorata.
Oggi sulla storicità del Vangelo dell’Infanzia e sui racconti della Resurrezione gli esegeti, anche cattolici, si prendono le più strane e audaci libertà, come se con la “Formgeschichte” e con la “Redaktionsgeschichte Methode” si sia trovato il toccasana per tutte le difficoltà, che non furono ignote ai Padri della Chiesa. Veramente, per parlare solo di alcuni recenti esegeti, Fouard, Sepp, Fillion, Lagrange, Ricciotti… su questi punti difficili dissero la loro parola equilibrata e luminosa, ma oggi altri sono i maestri, che anche i nostri seguono con tanta fiducia. Ebbene, per tornare a noi, io invito i lettori del Poema a leggere le pagine consacrate alla resurrezione, alla ricostruzione degli eventi del giorno di Pasqua, e constateranno come tutto vi è armoniosamente legato, così come si sforzarono di fare, ma senza riuscirci pienamente, tanti esegeti che seguivano il metodo critico-storico-teologico, i quali non turbavano ma allietavano il cuore dei fedeli e ne rafforzavano la fede!
Ma c’è un’altra sorpresa: questa donna del secolo ventesimo, che, confinata sul letto di dolore, è divenuta la fortunata contemporanea e seguace di Cristo, all’infuori di certi momenti da lei diligentemente notati, quando cioè gli Apostoli e Gesù pregavano in ebraico o aramaico, li sente parlare in italiano, ma in un italiano aramaizzante. Inoltre il Signore, la Madonna, gli Apostoli, anche quando trattano di argomenti trattati nel Nuovo Testamento, adoperano il linguaggio teologico di oggi, cioè il linguaggio iniziato dal primo grande teologo san Paolo e arricchitosi attraverso tanti secoli di riflessione e di meditazione e diventato preciso, chiaro, insostituibile.
C’è dunque nel Poema una trasposizione, una traduzione della buona novella annunziata da Gesù nella lingua della sua Chiesa di oggi, trasposizione voluta da Lui, giacché la veggente era priva di qualsiasi formazione teologica tecnica: e questo, penso, per farci comprendere che il messaggio evangelico annunziato oggi, dalla sua Chiesa di oggi, con la lingua di oggi, è sostanzialmente identico alla sua predicazione di venti secoli fa.
Un libro di grande mole, composto in circostanze eccezionali e in un tempo relativamente brevissimo: ecco un aspetto del fenomeno Valtortiano.
L’Autrice confessa ripetutamente che lei è solo un portavoce, un fonografo, una che scrive quello che vede e sente mentre sta “crocifissa a letto”. Quindi, secondo lei, il Poema non è suo, non le appartiene; le è stato rivelato, mostrato, essa altro non ha fatto che descrivere quello che ha visto, riferire quello che ha sentito, pur partecipando con tutto il suo cuore di donna e di devota cristiana alle visioni. Da questa sua intima partecipazione nasce l’antipatia che sente per Giuda, e al contrario l’affetto intenso che sente per Giovanni, per la Maddalena, per Sintica… e non parlo del Signore Gesù e della Madonna Santissima, verso i quali a volte effonde il suo cuore e il suo amore con parole di un lirismo appassionato, degno delle più grandi mistiche della Chiesa.
Nei dialoghi e nei discorsi che formano l’ossatura dell’opera c’è, accanto a una inimitabile spontaneità (dialoghi), qualcosa di antico e a volte di ieratico (discorsi), si sente insomma una traduzione ottima di una parlata aramaica, o ebraica, in un italiano vigoroso, polimorfo, robusto. È ancora da notarsi che nella struttura di questi discorsi Gesù, o si muove nella scia dei grandi Profeti, ovvero si accorda al metodo dei grandi rabbini che spiegavano il Vecchio Testamento applicandolo alle circostanze contemporanee; si ricordi il Pesher di Habacuc trovato a Qumran e si confronti, passi la parola, col “pesher” che ce ne dà Gesù.
Si paragonino pure altre spiegazioni che il Signore dà di altri passi del Vecchio Testamento, e per i quali possediamo in tutto o in parte i commentari dei Rabbi del 3° o 4° secolo d.C., ma che evidentemente seguono uno stile tradizionale di composizione molto più antico e probabilmente contemporaneo a Gesù, e si constaterà, accanto a una somiglianza esterna di forma, una tale superiorità quanto al fondo, alla sostanza, che comprendiamo finalmente appieno perché la folla diceva: nessuno ha parlato come quest’uomo.
Io ritengo che l’Opera esiga una origine soprannaturale, penso che essa sia il prodotto di uno o più carismi e che essa va studiata alla luce della dottrina dei carismi, pur giovandosi dei contributi dei recenti studi di psicologia e scienze affini, che certo non potevano essere conosciute dagli antichi teologi, come il Torquemada, il Lans Pergius, lo Scaramelli etc.
È proprio dei carismi che essi vengano elargiti dallo Spirito di Gesù per il bene della Chiesa, per l’edificazione del Corpo di Cristo; e io non vedo come si possa ragionevolmente negare che il Poema edifichi e diletti i figli della Chiesa. Senza dubbio la carità è la via più eccellente (1 Cor 13, 1); è pure risaputo che alcuni carismi, che abbondavano nella Chiesa primitiva, si sono in seguito rarefatti, ma è del pari certo che essi non si sono mai estinti del tutto. La Chiesa attraverso i secoli deve perciò continuare a saggiare se essi provengono dallo Spirito di Gesù ovvero sono un camuffamento dello spirito delle tenebre, travestitosi in angelo di luce: probate spiritus si ex Deo sint! (1 Gv 4, 1).
Ora, senza prevenire il giudizio della Chiesa, che sin da questo momento accetto con sottomissione assoluta, mi permetto di affermare che, essendo per il discernimento degli spiriti principale criterio la parola del Signore: ex fructibus eorum cognoscetis…, e producendo il Poema buoni frutti in un numero sempre crescente di lettori, io penso che esso venga dallo Spirito di Gesù.
I nostri attestati sono come sottili fili d’erba sotto i piedi di un gigante, non aumenta la sua statura, ma dimostra la sua presenza: Con la nostra nullità, gridiamo al mondo che l’Opera c’è e che è di Gesù, e chiunque è di Gesù conosce la sua voce, sente la sua presenza, accetta il suo messaggio e collabora nella nuova evangelizzazione per l’instaurazione del Regno di Dio sulla terra e il trionfo universale di Gesù Cristo.
8. PAPA PIO XII
Approvazione
Approvazione di sua Santità il Papa Pio XII che ha letto i fascicoli dattiloscritti e dopo una ponderata riflessione ha detto: “Pubblicatelo cosi come è. Chi legge quest’Opera capirà”, in udienza privata del 26 febbraio 1948 ai Padri dell’Ordine dei Servi di Maria: P. Priore, P. Andrea M. Cecchin. Direttore spirituale di Maria Valtorta, P. Romualdo M. Migliorini. Confessore di Maria Valtorta e curatore dell’Opera Valtortiana.
Non si dica che la Chiesa non si è pronunciata, per gli onesti basta la parola del Papa.
9. CARDINAL BEA
“Quanto all’esegesi, non ho trovato, nei fascicoli da me esaminati, errori di alcun rilievo. Sono poi stato molto impressionato dal fatto che le descrizioni archeologiche e topografiche sono proposte con notevole esattezza…
La lettura dell’Opera è non soltanto interessante e piacevole, ma veramente edificante e, per il popolo meno ben informato sui misteri della vita di Gesù, istruttive… mi sembra che l’Opera… potrebbe fare un gran bene nelle famiglie cattoliche, specialmente del popolo, proponendo in una forma facilmente accessibile e attraente la augusta persona del Signore, la Madonna e gli Apostoli. Potrebbe avere la stessa funzione che avevano, nei secoli passati, le “Bibbie illustrate”; funzione importante nel tempo di oggi, entrando nelle famiglie tante idee e immagini per mezzo dei romanzi, del cinema, dei giornali e delle riviste illustrate”
Mons. Agostino Cardinal Bea
10. LA PIRA
“Nell’Opera non vi sono scorrettezze teologiche e si tratta di una esperienza di singolarissimo interesse”
Prof. Giorgio La Pira
11. CARDINAL SIRI
“La impressione della lettura del dattiloscritto è eccellente”.
Giuseppe Card. Siri
Genova 6 Marzo 1956
12. MONS. NOLLI
“L’ho letto con molto interesse e mi sono accorto che veramente descrive luoghi, usi, costumi con una precisione che raramente si può incontrare anche in chi ha familiarità con gli stessi: è un vero piacere leggerlo e se ne trae grande profitto”
Mons. Gianfranco Nolli
13. APROVAZIONE
DI SUA SANTITA’ IL PAPA PIO XII
“Pubblicatelo cosi come è.
Chi legge quest’Opera capirà”
Udienza privata del 26 febbraio 1948 ai Padri dell’Ordine dei Servi di Maria: il P. Priore P. Andrea M. Cecchin. Il Direttore spirituale del Portavoce Maria Valtorta P. Romualdo M. Migliorini. Il curatore dell’Opera nonché Confessore P. Corrado M. Berti, .
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14.IMPRIMATURBishop Roman Danylak Titular Bishop of Nyssa Parrocchia dei Ss. Sergio e Bacco Piazza della Madonna dei Monti 3 00184 Roma Italia |
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NIHIL OBSTAT, IMPRIMATUR. Nell’Evangelo come mi è stato rivelato e in tutti gli scritti di Maria Valtorta, non c’è nulla contro la fede e la morale.
Roma 13 febbraio
2002
Obispo Roman Danylak,
+Roman Danylak, obispo.
S O M M A R I O
2. motivi dell’INTERVENTO DIRETTO DI GESÙ
La rovina provocata da certo clero
L’Opera è rivelazione soprannaturale.
È Dio che parla e non lo strumento.
L’Opera è ‘libro ispirato’ ma non canonico
La Parola immutabile e sempre nuova di Dio
Gesù quale era nei suoi giorni mortali
Cibo santo per il nostro nutrimento
PROVE DEL VALORE DIVINO DELL’OPERA
La debolezza fisica e mentale del portavoce infermo
L’intervento soprannaturale nella correzione
L’ambiente in cui il Portavoce operava
Peccato contro lo Spirito Santo
5. LA PROVA DEL CUORE E DELLA SAPIENZA
6. LA PROVA DELLE ESPERIENZE MISTICHE
Esperienza mistica del Portavoce
Il tono diverso delle comunicazioni
Contrasto tra il pensiero personale e il tema scritturale
Lacune incolmabili dalla veggente
8. RISPOSTA AGLI STOLTI CALUNNIATORI
Dio non si irride e non si tenta.
9. IL VANGELO INTEGRALE E LA NUOVA TEOLOGIA
“La Buona Novella ai piccoli del gregge di Gesù. Per la Nuova Evangelizzazione
La Parola che dà la vita eterna
10. L’OPERA CONTIENE SAPIENZA, VERITÀ, CARITÀ, DIO
Insegnamenti di Salvezza eterna
Sapienza, Verità, Carità di Gesù
11. VISIONE ESATTA DELLA VITA E DOTTRINA DI GESÙ
L’ordine cronologico del Vangelo
Nulla è di superfluo in questo lavoro
Visioni esatte delle scene evangeliche .
Tentativo d’infinita misericordia.
Felice di essere Maestro e Padre .
Acqua divina per dissetare il popolo .
Preparare gli spiriti all’avvento del Regno di Dio.
Preparare il volontariato dei consacrati per il Regno
Instaurare il Regno di Dio nel cuore dell’uomo
Formare Cenacoli d’ascolto del Vangelo
13. FORMARE ALL’ASCOLTO DEL VANGELO
L’ascolto del Vangelo porta a vivere il Vangelo
L’ascolto porta a vivere in modo integrale il Vangelo
L’ascolto del Vangelo porta all’eroismo
L’Ascolto del Vangelo rigenera l’anima
L’ascolto del Vangelo forma dei capolavori
L’Ascolto del Vangelo porta alla perfezione
14. AIUTO PER VINCERE LE IDEOLOGIE PERNICIOSE
Aiuto per vincere il Modernismo
Aiuto per vincere il Drago rosso e le Bestie
15. DONO PER FARE CONOSCERE E AMARE IL MAESTRO
Dono per far conoscere il Maestro
“Tutto vi è stato dato per salvarvi”
Per correggere errori radicati nel mondo
Mezzo per amare perfettamente Maria
18. L’OPERA È PER QUESTO MILLENNI.
Ultime prove per infiammare le anime
Per assicurarsi un posto fra i 144.000
Per risplendere come stelle per tutta l’eternità
Dono e missione datti all’Ordine dei Servi di Maria.
L’Ordine nega la comunione al Portavoce.
Gesù disapprova il provvedimento dell’Ordine.
Castigo meritato per il peccato di anticarità.
21. L’OPERA IMPRIGIONATA dal tribunale ecclesiastico.
Peccati commessi contro il dono dell’Opera.
L’Opera imprigionata dal tribunale non istituito da Gesù.
Uno solo ne è autore dell’Opera: Dio.
Concessa senza clausole all’esaminatore.
Concessione fatta per pietà delle anime.
Lo Spirito convincerà di peccato.
Ultima prova, Ultima ostinazione.
23. DEFINITIVO DECRETO DI GESÙ’ SULL’OPERA
Ribelli, duri di cuore e tentatori fino alla nausea.
Trionfo dei ribelli sulla volontà di Gesù.
Le anime bevano alla Fonte vitale dell’Opera.
L’Ordine e il S. U. hanno fatto danno all’Opera.
Valore irreversibile del decreto.
Definitiva disposizione divina circa l’Opera
24. DONO D’INFINITA MISERICORDIA CALPESTATO
Apparizione di Gesù Re dei re.
Dono dato in tempo per salvare l’umanità.
Dono irriso, deriso, calpestato,
Che cosa è la maledizione del Re dei re.
25. CONSEGUENZE DEL RIFIUTO DELL’OPERA
Segni di chi non vuole l’Opera di Gesù.
Destino di chi respinge l’Opera di Gesù.
Maligno contegno verso Gesù e l’Opera.
È riprovevole attentato a Dio nelle anime
È diabolica azione contro Gesù
L’Opera è prova per confermare o no in grazia.
Nulla giustifica l’ostinazione verso l’Opera.
Relatività del peccato contro l’Opera di Gesù.
A chi molto fu dato, molto sarà richiesto.
Chi respinge l’Opera, Gesù respingerà lui.
A peccato ostinato, espiazione senza misura.
Espiazione di Chi pecca contro l’Opera.
Lacrime per l’Opera contestata
Pianto della Vergine della Rivelazione.
Lacrime per l’Opera contestata
Effetto universale dell’Opera contestata.
Gesù piange lacrime di sangue.
I RISCHI DI CONTESTARE L’OPERA
26. RISCHIO DI CONCULCARE DIO NELLA SUA OPERA
Dio conculcato nella sua Opera
27. RISCHIO DI SUBIRE LE TENEBRE E IL SILENZIO DI DIO
Risposta ai dottori del cavillo
28. RISCHIO DI PECCARE CONTRO LO SPIRITO SANTO
Guai ai negatori dello Spirito di rivelazione
Guai agli empi della carne e dello spirito
29. RISCHIO DELIA SORDITÀ SPIRITUAL
Rischio dell’abbandono e della distruzione
Ascoltare per diletto delle parole
30. RISCHIO DELLA MORTE SPIRITUALE
31. STOLTI E SAGGI DI FRONTE ALL’OPERA
Lo stolto non ama il dono di Dio
Il saggio ama Dio e le cose di Dio
Fame e sete della parola di Dio
I NEMICI E GLI AMICI DELL’OPERA
Gesù e Maria vegliano sull’Opera
Gli uomini che hanno rovinato l’Opera
36. GLI AMICI DELL’OPERA DEL SIGNORE
La vostra vita sia per quest’Opera
Affezionata del suo Maestro e Padre
Attestato onesto, chiaro, efficace
Pontificiucium Athenaeum Lateranense
Dal frutto si conosce l’albero
Frida e Francesco Nora (25 marzo 1979)
7.BEATO GABRIELE MARIA ALLEGRA
Lettera al sinologo P. Fortunato Margiotti
[1] Maria Valtorta – L’Evangelo come mi è stato rivelato – 45.9 – 4 febbraio 1944 – ed. CEV.
[2] Idem – 44.8 – 9 febbraio 1944 – ed. CEV.
[3] Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 24 dicembre – ed. CEV.
[4] Maria Valtorta – I Quaderni del 1943 -20 settembre – ed. CEV. Le ragioni elencate a continuazione portano questa stessa citazione
[5]Maria Valtorta – I Quaderni del 1943 -20 settembre – ed. CEV.
[6] Maria Valtorta – I Quaderni del 1943 -20 settembre – ed. CEV.
[7] Maria Valtorta – I Quaderni del 1943 -20 settembre – ed. CEV.
[8] Lc 11,52; Mt 23,13
[9] Maria Valtorta – I Quaderni del 1943 -20 settembre – ed. CEV.
[10] Maria Valtorta – I Quaderni del 1943 -20 settembre – ed. CEV.
[11] Atti 5,14-15
[12] Mt 9,20-22; Mc 5,25-29; Lc 8
[13] Maria Valtorta – l Quaderni del 1944 – agosto 1944 – ed. CEV.
[14] Maria Valtorta – I Quaderni del 1944 – 21 agosto – ed. CEV.
[15] Maria Valtorta – I Quaderni del 1945-1950 – 28 gennaio 1947 – ed. CEV.
[16]Maria Valtorta – I Quaderni del 1943 – 29 dicembre – ed. CEV.
[17] Maria Valtorta – I Quaderni del 1945-1950 – 28 gennaio 1947 – ed. CEV.
[18] 1 Cor 6,17
[19] 1 Cor 13,1
[20] Maria V. – I Quaderni de1 1945-1950 – 14 settembre 1947 – ed. CEV.
[21]Maria Valtorta – I Quaderni del 1944 – 7 gennaio – ed. CEV.
[22] Maria Valtorta – I Quaderni del 1944 – 7 gennaio – ed. CEV.
[23] Maria Valtorta – I Quaderni del 1944 – 23 ottobre – ed. CEV.
[24] Maria Valtorta – I Quaderni del 1945-1950 – 18 febbraio 1947 – ed. CEV.
[25] Apocalisse 10, 8-11
[26]Maria Valtorta – I Quaderni del 1943 – 27 dicembre – ed. CEV.
[27] Maria Valtorta – I Quaderni del 1945-1950 – 12-13 ottobre 1947 – ed. CEV.
64 Geremia 36,32
[29] Mt 12,31-32; Mc 3,28-30; Atti 5,9; Ebrei 6,5-6; 10, 26.29
[30] Mt 22,37; Mc 12,29-30; Lc 10,26-27
[31]Maria Valtorta – I Quaderni del 1945-1950 – 14 dicembre 1946 – ed. CEV.
[32] Mt 15,18-20; Mc 7,20-23; Lc 6,45.
[33] Siracide 24,13-15
[34] Isaia 56,4-5
[35] Apocalisse 2,17; 7,13-17 (Isaia 25,8)
[36] Cantico dei Cantici 6,12
[37] Maria Valtorta – I Quaderni del 1944 – 3 febbraio – ed. CEV.
[38] Maria Valtorta -I Quaderni del 1944 – 30 gennaio – ed- CEV.
[39] Teresa Neumann, allora vivente (1890-1962) e Gemma Galgani, santa (1878-1903)
[40] Maria Valtorta – I Quaderni del 1943 – Notte fra i1 4 e il 5 ottobre. 1a notte d’orfana – ed. CEV.
[41]Maria Valtorta – I Quaderni del 1943 – 26 ottobre – ed. CEV.
[42] Padre Migliorini, suo direttore spirituale e primo curatore dell’Opera.
[43] Maria Valtorta – I Quaderni del 1943 – 7 ottobre – ed. CEV.
[44] Maria Valtorta – I Quaderni del 1943 – Uno dei dettati del 5-6 dicembre del 1943 – ed. CEV.
[45]È la località dello sfollamento.
[46] Maria Valtorta – I Quaderni del 1945-1950 – 1° dicembre 1947 – ed. CEV.
[47] Romani 13,11-12
[48] Luca 21 v. 32; Marco 13 v. 30
[49] Maria Valtorta – I Quaderni del 1945-1950 – 6 gennaio 1950 – ed. CEV.
[50] Maria Valtorta – I Quaderni del 1945-50 – 21 novembre 1949 – ed. CEV.
[51] Maria Valtorta – L’Evangelo come mi è stato rivelato. Opera completa in 10 volumi – ed. CEV.
[52] È il titolo voluto dal Signore per i Quaderni del 1943, del 1944, del 1945-1950, Quadernetti
[53] Maria Valtorta, Lezioni sull’Epistola di Paolo ai Romani, ed. CEV.
[54] Maria Valtorta, Libro di Azaria, ed. CEV.
[55] Maria Valtorta – I Quaderni del 1944 – 16 marzo – ed. CEV.
[56] Maria Valtorta – I Quaderni del 1945-1950 – 30 settembre 1947 – ed. CEV.
[57] Maria Valtorta – I Quaderni del 1945-1950 – 30 settembre 1947 – ed. CEV.
[58] Mt Capitoli 5, 6 e 7
[59] Mt 10,1-42
[60] Mt 11,1-30
[61] Mt 15,1-20
[62] Mt 16,1-4
[63] Mt 19,1-12
[64] Maria Valtorta – I Quaderni del 1944 – 23 settembre – ed. CEV.
Nota – Questo brano nella nuova edizione dei Quaderni del 1944 non vi figura più, in quanto è stato spostato dall’editore nel cap. 468 dell’opera “L’Evangelo come mi è stato rivelato” – ed. 2001.
[65] Indicato nei Quaderni del 1944 come cap. 406 dell’opera “L’Evangelo come mi è stato rivelato”. Ed. CEV.
[66] Maria Valtorta – L ‘Evangelo come mi è stato rivelato – 540.12 – ed. CEV.
[67] Maria Valtorta – L ‘Evangelo come mi è stato rivelato – 540.12 – ed. CEV.
[68]Maria Valtorta – L ‘Evangelo come mi è stato rivelato – 540.12 – ed. CEV.
.
[69]Maria Valtorta – I Quaderni del 1945-1950 – 12-13 ottobre 1947 – ed. CEV.
[70] Alle “Tre Fontane”. Ne parla diffusamente il 31 dicembre 1947.
[71] Maria Valtorta – I Quaderni del 1944 – 25 gennaio – ed. CEV.
[72] Maria Valtorta – I Quaderni del 1943 – 21 giugno, 11 dicembre – ed. CEV.
[73] Idem – 22 aprile – ed. CEV.
[74] Maria Valtorta – I Quaderni del 1945-1950 – 18 dicembre 1945 – ed. CEV.
[75] Maria Valtorta – I Quaderni del 1945 – 1950 – 23 maggio 1947 – ed. CEV.
[76] Esodo 17, 1-7
[77] Maria Valtorta – I Quaderni del 1944 – 9 agosto – ed. CEV.
[78] Maria Valtorta – I Quaderni del 1943 – 27 dicembre – ed. CEV.
[79] Maria Valtorta – I Quaderni del 1944 – 20 ottobre – ed. CEV.
[80] Maria Valtorta – Autobiografia”, pagg.248 e 296 – ed. CEV.
[81] Giovanni 15,13
[82] Maria Valtorta – I Quaderni del 1944 – 20 ottobre – ed. CEV.
[83] Maria Valtorta – I Quaderni del 1944 – 20 luglio – ed. CEV.
[84] Maria Valtorta – I Quaderni del 1944 – 20 luglio – ed. CEV.
[85] Baruc 5,5
[86] Zaccaria 10,8
[87] Matteo 2 5-6
[88] Isaia 12 ,3
[89] Maria Valtorta – I Quaderni del 1944 – 20 ottobre – ed. CEV.
[90] Gioele 2,15-17
[91] Michea 2,12
[92] Maria Valtorta – I Quaderni del 1944 – 28 marzo – ed. CEV.
[93] Romani 1,16
[94] Giovanni 12,48
[95] Come il lebbroso: Mt 8,2; Mc 1,40; Luca 5,12
[96] Mt 19,28-29 ; Mc 10,29-30 ; Lc 18,29-30.
[97] Mt 19,16-30 ; Mc 10,17-27 ; Lc 18, 18-30.
[98] Maria Valtorta – I Quaderni del 1944 – 28-3-1944 – ed. CEV.
[99] Maria Valtorta – I Quaderni del 1945-1950 – 3 febbraio 1947 – ed. CEV.
[100] Ap. 12,1-6
[101] Ap. 13,1-10
[102] Ap. 13,11-18
[103] Daniele 7; Ap. 12-13; 17; 20
[104] Maria Valtorta – L’Evangelo come mi è stato rivelato – 540.12 – ed. CEV.
[105] Maria Valtorta – I Quaderni del 1944 – 28 settembre – ed. CEV.
[106] Matteo 15,32; Marco 8,1-3
[107] Maria Valtorta – I Quaderni del 1944 – 28 settembre – ed. CEV.
[108] Pezzetto di carta comune, che poi è stato attaccato alla terza pagina di copertina del quaderno, sulla quale si trova la presente annotazione della scrittrice.
[109] Maria Valtorta – I Quaderni del 1945-1950 – 4 novembre 1947 – ed. CEV.
[110] Già il 31 gennaio 1947.
[111] Maria Valtorta – I Quaderni del 45-50 – 7 e 8 maggio 1949 – ed. CEV.
[112] Casa Editrice Parole di Vita, appositamente costituita per pubblicare l’Opera, ma poi disciolta.
[113] Maria Valtorta – I Quaderni del 1943 – 16 novembre – ed. CEV.
[114] Idem – 15 novembre – ed. CEV.
[115] Maria Valtorta – I Quaderni del 1943 – 25 settembre – ed. CEV.
[116] Idem – 8 dicembre – ed. CEV.
[117] Maria Valtorta – I Quaderni del 1943 – 18 luglio – ed. CEV.
[118] Idem – 6 novembre – ed. CEV.
[119] Maria Valtorta – I Quaderni del 1945-1950 – 1° novembre 1947 – ed. CEV.
[120] Apocalisse 7,4-8
[121] Daniele 12,3
[122] MARIA VALTORTA, I Quaderni dal 1945 al 1950, CEV, Isola del Liri 1985. Scritto il 2 giugno 1946, pag. 290.
[123] È l’ordine dei Servi di Maria, cui apparteneva il P. Romualdo M. Migliorini. All’epoca, Priore Generale dell’O.S.M. era il P. Alfonso M. Benetti, che sarà nominato più sotto.
[124] I Quaderni, Op. cit, Scritto il 17 giugno 1946, pag. 298. Nell’amarezza della notizia portata da Padre Migliorini, le dolcezze delle divine consolazioni.
[125] “Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro” (Ap 7, 13‑15).
[126] “Conosco le tue opere; ti si crede vivo e invece sei morto. Svegliati e rinvigorisci ciò che rimane e sta per morire, perché non ho trovato le tue opere perfette davanti al mio Dio. Ricorda dunque come hai accolto la parola, osservala e ravvediti, perché se non sarai vigilante, verrò come un ladro senza che tu sappia in quale ora io verrò da te. (Ap 3, 1-4).
[127] MARIA VALTORTA, Quadernetti, CEV, Isola del Liri, 25-2-49. N° 49.8, pag. 190
[128] Notte dal 20 al 21-2-48. 48.1 pag.72
[129] Lc 22, 31 – Gv 10, 14
[130] 21 novembre 1948. 48.38, pag. 161
[131] Sal 41
[132] 6 gennaio 1949. 49.1, pag. 170
[133] Mt 2, 1-12
[134] Mt 4, 7
[135] 1 Sam 28
[136] 1 Cor 12, 7-11
[137] Es 21, 23-25
[138] Gv 4, 7-14
[139] Is 55, 11
[140] Mt 25, 24-30 – Mt 18, 23-35 – Gv 10, 22-39
[141] Penso che sia il Santo Ufficio
[142] 16-12-1950. 50.5, pag. 205
[143] 16-6-1950. Festa del S. Cuore.
[144] Ap 2, 12
[145] Martedì 1° marzo 1949.
[146] [1949-1950 ?] 50.1, Pag. 198
[147] 6-6-1950.
[148] 10-3-1949.
[149] Lc 16, 31
[150] Mt 3, 12
[151] Scritto il 17 maggio 1953.
[152] Scritto il 30 maggio 1953.
[153] 14 giugno 1953, ore 19,45, mentre passa la Processione del Corpus Domini sull’angolo.
[154] 14 giugno 1953, ore 19,45, mentre passa la Processione del Corpus Domini sull’angolo.
[155] 2° Sabato di Fatima. 4-7-53, 53,16, Pag.220
[156] Scritto il 9 ottobre 1953.
[157] Scritto il 9 ottobre 1953.
[158] Geremia 31,10
[159] Geremia 7,24
[160] Geremia 7,28
[161] Is 1,2.3
[162] Maria Valtorta – I Quaderni del 45-50 – 16 agosto 1949 – ed. CEV.
[163] Maria Valtorta – I Quaderni del 45-50 – 16 agosto 1949 – ed. CEV.
[164] Questo dettato è in seguito ad uno scritto di P. Cordovani sulla necessità della conoscenza della teologia anche da parte dei laici e della loro richiesta di avere vera e buona teologia…
[165] Ibidem.
[166] Geremia 13,15-16
[167] Maria Valtorta – I Quaderni del 1944 – 20 agosto – ed. CEV
[168] Matteo 4,23; 9,35
[169] Matteo, 11,4 ·-5; Luca 7,22
[170] Matteo 11,20-24; Luca 10,13-15
[171] Marco 3,7-8
[172] Luca 8,1-3
[173] Giovanni 6,1-2
[174] Giovanni 21,24-25
[175] Maria Valtorta – I Quaderni del 1944 – 20 agosto – ed. CEV
[176] Atti 5,14-15
[177] Matteo 9,20-22; Marco 5,25-29; Luca 8,1943-44
[178] Luca 23,8-9
[179] 1 Samuele 12,15
[180] Geremia 17, 20.27
[181] Geremia 11,2
[182] Maria Valtorta – I Quaderni del 1943 – 25 ottobre – ed. CEV.
[183] Idem – 30 ottobre – ed. CEV.
[184] Isaia 6,9-13.
[185] Maria Valtorta – I Quaderni del 1943 – 28 ottobre – ed. CEV.
[186] Ibidem.
[187] Maria Valtorta – I Quaderni del 1943 – 28 ottobre – ed. CEV.
[188] Giobbe 36,5-12
[189] Malachia 2,1-2
[190] Isaia 1,20
[191] Maria Valtorta – I Quaderni del 1943 –2 dicembre – ed. CEV.
[192] Gv 14,12
[193] Maria Valtorta – I Quaderni del 1943 –19 agosto – ed. CEV.
[194] Maria Valtorta – I Quaderni del 1943 –2 dicembre – ed. CEV.
[195] Maria Valtorta – I Quaderni del 1945-1950 –28 gennaio 1947 – ed. CEV.
[196] Amos 8,11.
[197] Maria Valtorta – I Quaderni del 1945-1950 – marzo 1949 – Il parallelo tra le due Passioni – ed. CEV.
[198] Maria Valtorta – I Quaderni del 1945-1950 – marzo 1949 – Il parallelo tra le due Passioni – ed. CEV.
[199] Occhio per occhio, dente per dente: Esodo 21,23-25; Levitico 24,17-20; Deuteronomio 19,21; Matteo 5,38
[200] Qoelet (Ecclesiaste) 4,10
[201] Mt 18,1
[202] Maria Valtorta – I Quaderni del 1945-1950 – 15 febbraio 1946 – ed. CEV.
[203] Matteo 10,16
[204] Apocalisse 21,22
[205] Maria Valtorta – I Quaderni del 1944 – 5 agosto – ed. CEV.
[206] 6 agosto, festa della Trasfigurazione.
[207] Matteo 17,1-8; Marco 9,2-8; Luca 9,28-36
[208] Probabile riferimento alla conclusione della seconda guerra mondiale, che allora si stava combattendo.
[209] Per il Precursore: Mt 14,3-11; Mc 6,17-28; Lc 9,9. Per Elia: 2 Re (Volgata: 4 Re) 2,1-14
[210] Maria Valtorta – I Quaderni del 1944 – 25 settembre – ed. CEV.
[211] Giona 4,10-11
[212] Maria Valtorta e Padre Migliorini.
[213] Come nel dettato del 23 aprile 1943, ne “I Quaderni del 1943”.
[214] 24 settembre 1944.
[215] Maria Valtorta – I Quaderni del 1945-1950 – 5 settembre 1949 – ed. CEV.
[216] Maria Valtorta – I Quaderni del 1945-1950 – 10 aprile 1945 – ed. CEV.
[217] Secondo la Volgata. Per il testo ebraico: Salmo 18,25-31
[218] Mt 18,1-5; Mc 10,13-15; Lc 18,15-17
[219] Maria Valtorta – I Quaderni del 1944 – 25 gennaio – ed. CEV.
[220] Maria Valtorta – I Quaderni del 1943 – 21 giugno e 11 dicembre – ed. CEV.
[221] Maria Valtorta – I Quaderni del 1943 – 22 aprile – ed. CEV.
[222] Maria Valtorta – I Quaderni del 1945 -1950 – 17 giugno 1946 – ed. CEV.
[223] Si riferisce ad alcune postille che la scrittrice ha inserito nell’episodio del 3 febbraio.
[224] Deve trattarsi dei fascicoli dattiloscritti da Padre Migliorini.
[225]Maria Valtorta – I Quaderni del 1944 – 4 febbraio – ed. CEV.
[226] Maria Valtorta – I Quaderni del 1945 -1950 – 18 dicembre 1945 – ed. CEV.
[227] Maria Valtorta – I Quaderni del 1944 – 24 settembre – ed. CEV.
[228] Maria Valtorta – I Quaderni del 1943 – 23 agosto – ed. CEV.
[229] Nello stesso dettato, nota 3. Benigna Consolata Ferrero, suora della Visitazione, serva di Dio (1885-1916)
[230] Allusione alla visione del 22 aprile 1943.
[231] Maria Valtorta – I Quaderni del 1945 -1950 – 17 febbraio 1946 – ed. CEV.
[232] Maria Valtorta – I Quaderni del 1945-1950 – 10 febbraio 1946 – ed. CEV.
[233] Maria Valtorta – I Quaderni del 1945 -1950 – 23 maggio 1947- ed. CEV.
[234] Esodo 17,1-7
[235] P. Gabriel Maria Allegra è stato beatificato il 29 settembre 2012.
[236] Siffatti termini in lingua tedesca, ricorrenti nei testi del P. Allegra riportati nel presente capitolo, si riferiscono ai metodi scientifici dell’esegesi biblica. Per la loro comprensione rimandiamo al documento della Pontificia Commissione Biblica: L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa, Libreria Editrice Vaticana,1993.
