Investiti dallo Spirito Santo

GESU’ DI NAZARETH

 

Può includere: Illustrazione ad acquerello raffigurante una scena religiosa. Un gruppo di uomini in abiti sono riuniti attorno a una vasca. Sopra di loro, una colomba scende da una luce brillante, simboleggiando lo Spirito Santo. L'opera utilizza colori tenui e ombre.

Libro 8

Testimoni posseduti dallo Spirito Santo

 

SECONDO IL PICCOLO GIOVANNI.

A cura di Fray Jesus Maria de Cabanaconde

S.O.S. Servo Ordine Salvatori

S O M M A R I O

Simeone e la profetessa Anna

1. Presentazione di Gesù al Tempio. La virtù di Simeone e la profezia di Anna M. (M. Valtorta 1-2- 1944).

Il rito della presentazione (Lc 2,21-24) .

Il profeta Simeone (Lc 2,25-28) .

Nuc dimittis (Lc 2,29-33) .

La profezia di Simeone (Lc 2,34-35) .

La profetessa Anna (Lc 2,36-38) .

Volontà di meritare l’effusione dello Spirito (M. Valtorta 2-2- 1944).

Insegnamento di Gesù Maestro e Signore

Fede e amore prepotente

I tre re saggi dell’oriente

2. Adorazione dei Magi.  È “vangelo della fede” (M. Valtorta 28-2- 1944).

Vangelo della Fede.

Nota del Portavoce.

Betlemme sotto le stelle (Mt 2,1-8) .

Una stella di insolita grandezza (Mt 2,9) .

La cavalcata dei re (Mt 2,10) .

L’adorazione dei Magi (Mt 2,11) .

Discorso del Savio

I doni dei re (Mt 2,11) .

Lacrime e sorrisi di commiato (Mt 2,12)

Insegnamento di Gesù Maestro (M. Valtorta 28-2- 1944).

Quando si cerca Dio.

Umiltà vera

Amore ardente

La virtù genera virtù

Il vecchio Saul (M. Valtorta 14-1- 1945)

3. Il Messia va incontro al vecchio Saul.

Il vecchio Saul.

Investito dallo Spirito di Dio.

Muore vedendo la luce.

sabea la profetessa del  vero Messia

4. A Gerico. Discernimento del carisma di Sabea. La parabola del fariseo  e del pubblicano (M. Valtorta 2-11- 1946).

Il Messia Salvatore.

I vincitori del mondo.

Incertezze sul carisma di Sabea.

Fede senza misura!

Insegnamento di Gesù Maestro e Signore

sul comportamento cristiano.

Comportamento con i malati.

Comportamento con i peccatori.

Comportamento con i convertiti.

Altari riconsacrati.

Imitare e aiutare.

Parabola del fariseo e del pubblicano (Lc 18,9).

Due uomini salirono al Tempio.

Il fariseo.

Il pubblicano.

I due salgono al Tempio (Lc 18,10).

Preghiera del fariseo (Lc 18,11).

Preghiera del pubblicano (Lc 18,13).

Chi si esalta sarà umiliato (Lc 18,14).

5. Profezie di Sabea di Betlechi  e giudizio su di lei (M. Valtorta 5-11- 1946).

Discernimento del Messia.

Il Messia benedice le terre della Fraternità.

Il Messia conosce l’intenzione degli uomini.

Senza discernimento le prove non bastano.

Profetessa e testimone del Messia.

La Profetessa non mente.

La profetessa adora il Messia.

Sabea, il tipo classico della donna ebrea.

La profetessa.

Il trono del Messia.

Il Santo dei Santi chiuso nell’Uomo-Messia.

La Madre del Messia.

La Donna preannunziata dai profeti.


Ultima, delle voci che grida il delitto d’Israele.

Israele resiste al Messia.

Sabea di Carmel teme il Signore ma non la morte.

Il delitto d’Israele.

Il Deicidio d’ Israele.

Ululo, pianto e voce dei profeti.

L’ira di Dio contro Israele.

Allegoria del Giordano in piena.

Il Messia è Re di tutte le anime.

Il Messia è sacerdote eterno.

Futuro di un popolo maledetto.

I profeti ci saranno sempre.

Bocca di serpente.

Serpenti accecati da superbia.

I Profeti ci saranno sempre.

Sabea confermata profetessa.

Solidarietà del Messia

Le virtù del profeta.

i 12 apostoli dello spirito santo

6. Lezione di Gesù per ricevere il Battesimo di Fuoco (M. Valtorta 24-4- 1947)

In attesa dello Spirito Santo (Lc 24,49).

Matrice della Chiesa è Gerusalemme, la sua sede è Roma.

“Benedizione è il mio Nome”.

Prepararsi alla pentecoste.

Nel gorgo della contemplazione.

Nell’apice della santità.

Sarete battezzati in Spirito Santo e fuoco (Atti 1,4-5).

Riceverete lo Spirito Santo (Atti 1,6-8).

Abbiate ad amico l’amore.

Giacomo capo della Chiesa di Gerusalemme.

Abbiate ad amico l’amore.

Risposta agli avversari.

Premio al vincitore.

7. L’elezione di Mattia (M. Valtorta 26-4- 1947).

Assemblea degli apostoli (Atti 1,12-14).

Incontro di preghiera.

I volti apostolici.

Invocazione allo S.S.

L’elezione di Mattia

La sostituzione di Giuda (Atti 1,15-18).

Il denaro dell’infame mercato (Atti 1,19-20)

“Il suo ufficio lo prende un altro” (At 1,21-22).

I due candidati: Giuseppe e Mattia (Atti 1,23).

Elezione di Mattia (Atti 1,24-26).

8. Maria Santissima e gli Apostoli investiti dal Fuoco dello Spirito Santo (M. Valtorta 27-4- 1947).

Il Battesimo di fuoco.

Il cenacolo (At 2,1).

Lettura biblica.

Il battesimo di fuoco (At 2,2).

Il fuoco dello Spirito Santo (At 2,3).

Essi furono tutti pieni di Spirito Santo (At 2,4).

9. Battesimo di fuoco ardente (M. Valtorta 27-10- 1943).

Battesimo di acqua.

Battesimo di fuoco ardente.

Selezione severa.

Elezione dolorosa

10. La grande promessa pentecostale.

Chi pensa al mio Nome con amore mi ama e ottiene.

Osservare i comandamenti per avere il vero amore.

Dio è carità e chi ama ha in sé Dio .

La dimora di Dio Amore.

Alla scuola dello Spirito d’Amore.

11. Il regno dello spirituale.

Equilibrio nel piano dello spirituale.

Il piano spirituale.

I viventi nel piano spirituale.

I viventi nella carità ardente.

Il ruolo della volontà.

Eroicità di tutta la vita.

Eroicità dello spirito per puro amore.

Insegnamento di Gesù Maestro e Signore

Gioie dello spirito e dolori della carne.

23. L’anima posseduta dallo  Spirito santo (M. Valtorta 3-7- 1943).

Insegnamento di Gesù Maestro e Signore

Discernimento.

L’anima martire di Dio.

L’anima impregnata dell’aroma divino.

L’anima “posseduta” da Dio.

Metodo sperimentale.

Simeone e la profetessa Anna

1. Presentazione di Gesù al Tempio. La virtù di Simeone e la profezia di Anna M. (M. Valtorta 1-2- 1944)[1].

Il rito della presentazione (Lc 2,21-24) [2].

13Non so se chiamato da Giuseppe o se venuto di suo, accorre un sacerdote. Maria offre i due poveri colombi ed io, che capisco la loro sorte, volgo altrove lo sguardo. Osservo gli ornati del pesantissimo portale, del soffitto, dell’atrio. Mi pare però di vedere, con la coda dell’occhio, che il sacerdote asperga Maria con dell’acqua. Deve essere acqua, perché non vedo macchie sul suo abito. Poi Maria, che insieme ai colombini aveva dato un mucchietto di monete al sacerdote (mi ero dimenticata di dirlo) entra con Giuseppe nel Tempio vero e proprio, accompagnata dal sacerdote.

14Io guardo da tutte le parti. È un luogo ornatissimo. Sculture a teste d’angeli e palme e ornati corrono sulle colonne, le pareti e il soffitto. La luce penetra da curiose finestre lunghe, strette, naturalmente senza vetri, e tagliate diagonalmente alla parete. Suppongo che sia per impedire agli acquazzoni di entrare.

15Maria si inoltra sino ad un certo punto. Poi si arresta. A qualche metro da Lei vi sono degli altri gradini e su questi sta un’altra specie di altare, oltre il quale vi è un’altra costruzione.

16Mi accorgo che credevo essere nel Tempio e invece ero in ciò che contorna il Tempio vero e proprio, ossia il Santo, oltre il quale pare che nessuno, fuorché i sacerdoti, possano entrare. Quello che io credevo Tempio non è perciò che un chiuso vestibolo, che da tre parti cinge il Tempio, dove è chiuso il Tabernacolo. Non so se mi sono spiegata per bene. Ma non sono architetto o ingegnere.

17Maria offre il Bambino – che si è svegliato e gira i suoi occhietti innocenti intorno con lo sguardo stupito degli infanti di pochi giorni – al sacerdote. Questo lo prende sulle braccia e lo solleva a braccia tese, volto verso il Tempio, stando contro a quella specie di altare che sta su quei gradini. Il rito è compiuto. Il Bambino viene restituito alla Mamma e il sacerdote se ne va.

Il profeta Simeone (Lc 2,25-28) [3].

18Vi è della gente che guarda curiosa. Fra questa si fa largo un vecchietto curvo e arrancante, che si appoggia ad un bastone. Deve essere molto vecchio, direi certo oltre gli ottant’anni. Egli si accosta a Maria e le chiede di dargli per un attimo il Piccino. Maria lo accontenta sorridendo.

19Simeone, che io ho sempre creduto appartenesse alla casta sacerdotale e invece è un semplice fedele, almeno a giudicare dalla veste, lo prende, lo bacia. Gesù gli sorride con la smorfietta incerta dei poppanti. Sembra che lo osservi curioso, perché il vecchietto piange e ride insieme, e le lacrime fanno tutto un ricamo di luccichii insinuandosi fra le rughe e imperlando la barba lunga e bianca, verso la quale Gesù tende le manine. È Gesù, ma è sempre un bambinello, e ciò che gli si muove davanti attira la sua attenzione e gli dà velleità di afferrare quella cosa per capire meglio cosa è. Maria e Giuseppe sorridono, e anche i presenti, che lodano la bellezza del Piccino.

Nuc dimittis (Lc 2,29-33) [4].

20Sento le parole del santo vecchio e vedo lo sguardo stupito di Giuseppe[5], quello commosso di Maria, e anche quelli della piccola folla, in parte stupita e commossa e in parte, alle parole del vecchio, presa da ilarità. Fra questi vi sono dei barbuti e tronfi sinedristi, che scuotono il capo, guardando Simeone con compatimento ironico. Lo devono pensare andato fuor di cervello per l’età.

La profezia di Simeone (Lc 2,34-35) [6].

21Il sorriso di Maria si spegne in un più vivo pallore quando Simeone le annuncia il dolore. Per quanto Ella sappia, questa parola le trafigge lo spirito.

La profetessa Anna (Lc 2,36-38) [7].

22Si avvicina di più a Giuseppe, Maria, per confortarsi, si stringe con passione il suo Bambino al seno e beve, come anima assetata, le parole di Anna, la quale, donna come è, ha pietà del suo soffrire e le promette che l’Eterno le addolcirà di una forza soprannaturale l’ora del dolore.

23«Donna, a Chi ha dato il Salvatore al suo popolo non mancherà il potere di dare il suo angelo a confortare il tuo pianto. Non è mai mancato l’aiuto del Signore alle grandi donne d’Israele, e tu sei ben più di Giuditta[8] e di Giaele[9]. Il nostro Dio ti darà cuore di oro purissimo per resistere al mare di dolore, per cui sarai la più grande Donna della creazione, la Madre. E tu, Bambino, ricordati di me nell’ora della tua missione».

E qui mi cessa la visione.

Volontà di meritare l’effusione dello Spirito (M. Valtorta 2-2- 1944)[10].

Insegnamento di Gesù Maestro e Signore

Dice Gesù:

24«Due insegnamenti per tutti sgorgano dalla descrizione che hai data.

25Il primo: non al sacerdote immerso nei riti, ma con lo spirito assente, sibbene ad un semplice fedele si svela la verità. Il sacerdote, sempre a contatto con la Divinità, volto alla cura di quanto ha attinenza con Dio, dedicato a tutto quanto è più alto della carne, avrebbe dovuto intuire subito chi era il Bambino che veniva offerto al Tempio quella mattina. Ma, perché potesse intuire, occorreva che avesse uno spirito vivo. Non unicamente una veste ricoprente uno spirito, se non morto, molto assonnato. Lo Spirito di Dio può, se vuole, tuonare e scuotere come folgore e terremoto anche lo spirito più ottuso. Lo può. Ma generalmente, poiché è Spirito di ordine come è ordine Dio in ogni sua Persona e modo di agire, Esso si effonde e parla non dico dove è merito sufficiente a ricevere la sua effusione – allora ben poche volte si effonderebbe, e tu pure non ne conosceresti le luci – ma là dove vede la “buona volontà” di meritare la sua effusione.

26Come si esplica questa buona volontà?

Con una vita fatta, per quanto vi è possibile, tutta di Dio. Nella fede, nell’ubbidienza, nella purezza, nella carità, nella generosità, nella preghiera. Non nelle pratiche, nella preghiera. Vi è differenza minore fra la notte e il giorno che non fra le pratiche e la preghiera. Questa è comunione di spirito con Dio, dalla quale uscite rinvigoriti e decisi a sempre più essere di Dio. L’altra è una abitudine qualunque, fatta per scopi diversi ma sempre egoisti, la quale vi lascia quelli che siete, anzi vi aggrava di una colpa di menzogna e di accidia.

27Simeone aveva questa buona volontà. La vita non gli aveva risparmiato affanni e prove. Ma egli non aveva perduto la sua buona volontà. Gli anni e le vicende non avevano intaccato e scosso la sua fede nel Signore, nelle sue promesse, e non avevano stancato la sua buona volontà d’esser sempre più degno di Dio. E Dio, prima che gli occhi del servo fedele si chiudessero alla luce del sole, in attesa di riaprirsi al Sole di Dio rutilante dai Cieli aperti al mio salire dopo il Martirio, gli mandò il raggio dello Spirito che lo guidasse al Tempio, per vedere la Luce venuta al mondo.

28“Mosso da Spirito Santo” dice il Vangelo[11]. Oh! se gli uomini sapessero quale Amico perfetto è lo Spirito Santo, quale Guida, quale Maestro! Se lo amassero e lo invocassero, questo Amore della SS. Trinità, questa Luce della Luce, questo Fuoco del Fuoco, questa Intelligenza, questa Sapienza! Quanto più saprebbero di ciò che è necessario sapere! Vedi, Maria; vedete, figli. Simeone ha atteso tutta una lunga vita di “vedere la Luce”, di sapere compiuta la promessa di Dio. Ma non ha mai dubitato. Non si è mai detto: “E’ inutile che io perseveri nello sperare e nel pregare”. Ha perseverato. E ha ottenuto di “vedere” ciò che non videro il sacerdote e i sinedristi pieni di superbia e di opacità: il Figlio di Dio, il Messia, il Salvatore in quelle carni infantili che gli davano tepore e sorrisi. Ha avuto il sorriso di Dio, primo premio della sua vita onesta e pia, attraverso le mie labbra di Bambino.

Fede e amore prepotente

29Seconda lezione: le parole di Anna. Anche ella, profetessa, vede in Me, neonato, il Messia. E questo, data la sua capacità di profezia, è naturale. Ma ascolta, ascoltate ciò che, spinta da fede e da carità, dice a mia Madre. E fatevene luce al vostro spirito, che trema in questo tempo di tenebre e in questa festa della Luce.

30“A Chi ha dato un Salvatore non mancherà il potere di dare il suo angelo a confortare il tuo, il vostro pianto”. Pensate che Dio ha dato Sé stesso per annullare l’opera di Satana negli spiriti. E non potrà vincere ora i satana che vi torturano? Non potrà asciugare il vostro pianto, sgominando questi satana e mandando da capo la pace del suo Cristo? Perché non glielo chiedete, con fede? Fede vera, prepotente, una fede davanti alla quale il rigore di Dio, sdegnato da tante vostre colpe, cada con un sorriso e venga il perdono che è aiuto, e venga la sua benedizione ad essere arcobaleno su questa terra che si sommerge in un diluvio di sangue voluto da voi stessi?

31Pensate: il Padre, dopo aver punito gli uomini col diluvio, disse a Sé stesso e al suo patriarca: “Io non maledirò più la terra a causa degli uomini, perché i sensi e i pensieri del cuore umano sono inclinati al male fin dall’adolescenza; quindi non colpirò più ogni vivente come ho fatto”[12]. Ed è stato fedele alla sua parola. Non ha più mandato il diluvio. Ma voi quante volte vi siete detti, e avete detto a Dio: “Se ci salviamo questa volta, se ci salvi, non faremo mai più guerre, mai più”, e poi ne avete sempre fatte di più tremende? Quante volte, o falsi e senza rispetto per il Signore e per la parola vostra? Eppure Dio vi aiuterebbe ancora una volta, se la gran massa dei fedeli lo chiamasse con fede e amore prepotente.

32Mettete – o voi tutti che, troppo pochi per controbilanciare i molti che mantengono vivo il rigore di Dio, rimanete però a Lui devoti nonostante l’ora tremenda che incombe e cresce di attimo in attimo – mettete il vostro affanno ai piedi di Dio. Egli saprà mandarvi il suo angelo come ha mandato il Salvatore al mondo. Non temete. State uniti alla Croce. Essa ha vinto sempre le insidie del demonio, che viene con la ferocia degli uomini e le tristezze della vita a cercare di piegare alla disperazione, ossia alla separazione da Dio, i cuori che non può prendere in altra maniera».

I tre re saggi dell’oriente

2. Adorazione dei Magi.
È “vangelo della fede” (M. Valtorta 28-2- 1944)
[13].

Vangelo della Fede.

Nota del Portavoce.

1Il mio interno ammonitore mi dice: «Chiama queste contemplazioni, che avrai e che ti dirò, “i Vangeli della Fede”, perché a te e agli altri verranno ad illustrare la potenza della fede e dei suoi frutti e a confermarvi nella fede in Dio».

Betlemme sotto le stelle (Mt 2,1-8) [14].

2Vedo Betlemme piccola e bianca, raccolta come una chiocciata sotto al lume delle stelle. Due vie principali la tagliano a croce, l’una venendo da oltre il paese, ed è la via maestra che poi prosegue oltre il paese, l’altra andando da un’estremità all’altra dello stesso, ma non oltre. Altre viuzze lo segmentano, questo piccolo paese, senza la più piccola norma di piano stradale come noi lo concepiamo, ma anzi adattandosi al suolo che è a dislivelli ed alle case sorte qua e là, secondo i capricci del suolo e del loro costruttore. Volte quali a destra e quali a manca, chi messa per spigolo, rispetto alla via che le costeggia, obbligano questa ad essere come un nastro che si sgomitola sinuosamente e non un rettilineo che va da qua a là senza deviare. Ogni tanto una piazzetta, sia per un mercato, sia per una fontana, sia perché, costruito qui e là senza regola, è rimasto uno scampolo di suolo sghimbescio su cui non è possibile costruire più nulla.

3Nel punto dove mi pare di sostare particolarmente è proprio una di queste piazzette irregolari. Dovrebbe essere quadrata o quanto meno rettangolare. Invece è venuta un trapezio tanto strano da parere un triangolo acuto smusso nel vertice. Nel lato più lungo – la base del triangolo – vi è un fabbricato largo e basso. Il più largo del paese. Di fuori è un muraglione liscio e nudo, sul quale si aprono appena due portoni, ora ben serrati. Dentro invece, nel suo largo quadrato, si aprono molte finestre al primo piano, mentre sotto vi sono porticati che cingono cortili sparsi di paglia e detriti, con delle vasche per abbeverare cavalli e altri animali. Alle rustiche colonne dei portici sono anelli per tenere legate le bestie, e su un lato vi è una vasta tettoia per ricoverare mandrie e cavalcature. Comprendo che è l’albergo di Betlemme.

4Sugli altri due lati uguali sono case e casette, quali precedute e quali no da un poco d’orto, perché fra esse vi è quella che è con la facciata sulla piazza, e quella col retro della casa sulla piazza. Sull’altro lato più stretto, fronteggiante il caravanserraglio, un ‘unica casetta dalla scaletta esterna che entra a metà facciata nelle camere del piano abitato. Sono tutte chiuse perché è notte. Non vi è nessuno per le vie, data l’ora.

Una stella di insolita grandezza (Mt 2,9) [15].

5Vedo aumentare la luce notturna piovente dal cielo pieno di stelle, così belle nel cielo orientale, così vive e grandi che paiono vicine e che sia facile raggiungerle e toccare quei fiori splendenti nel velluto del firmamento. Alzo lo sguardo per comprendere la fonte di questo aumento di luce. Una stella, di insolita grandezza che la fa parere una piccola luna, si avanza nel cielo di Betlemme. E le altre paiono eclissarsi e farle largo come ancelle al passare della regina, tanto il suo splendore le soverchia e annulla. Dal globo, che pare un enorme zaffiro pallido, acceso internamente da un sole, parte una scia nella quale, al predominante colore dello zaffiro chiaro, si fondono i biondi dei topazi, i verdi degli smeraldi, gli opalescenti degli opali, i sanguigni bagliori dei rubini e i dolci scintillii delle ametiste. Tutte le pietre preziose della terra sono in quella scia, che spazza il cielo con un moto veloce e ondulante come fosse viva. Ma il colore che predomina è quello piovente dal globo della stella: il paradisiaco colore di pallido zaffiro che scende a fare di argento azzurro le case, le vie, il suolo di Betlemme, culla del Salvatore.

6Non è più la povera città, per noi meno di un paese rurale. È una fantastica città di fiaba in cui tutto è d’argento. E l’acqua delle fonti e delle vasche è di liquido diamante.

7Con un più vivo raggiare di splendori la stella si ferma sulla piccola casa che è sul lato più stretto della piazzetta. Né i suoi abitanti, né i betlemiti la vedono, perché dormono nelle chiuse case, ma essa accelera i suoi palpiti di luce, e la sua coda vibra e ondeggia più forte tracciando quasi dei semicerchi nel cielo, che si accende tutto per questa rete d’astri che essa trascina, per questa rete piena di preziosi che splendono tingendo dei più vaghi colori le altre stelle, quasi a comunicare loro una parola di gioia.

8La casetta è tutta bagnata da questo fuoco liquido di gemme. Il tetto della breve terrazza, la scaletta di pietra scura, la piccola porta, tutto è come un blocco di puro argento sparso di polvere di diamanti e perle. Nessuna reggia della terra ha mai avuto od avrà una scala simile a questa, fatta per ricevere il passo degli angeli, fatta per esser usata dalla Madre che è Madre di Dio. I suoi piccoli piedi di Vergine Immacolata possono posarsi su quel candido splendore, i suoi piccoli piedi destinati a posarsi sui gradini del trono di Dio.

9Ma la Vergine non sa. Essa veglia presso la cuna del Figlio e prega. Nell’anima ha splendori che superano gli splendori di cui la stella decora le cose.

La cavalcata dei re (Mt 2,10) [16].

10Dalla via maestra si avanza una cavalcata. Cavalli bardati ed altri condotti a mano, dromedari e cammelli cavalcati o portanti il loro carico. Il suono degli zoccoli fa un rumore di acqua che frusci e schiaffeggi le pietre di un torrente. Giunti sulla piazza, tutti si fermano. La cavalcata, sotto il raggio della stella, è fantastica di splendore. I finimenti delle ricchissime cavalcature, gli abiti dei loro cavalcatori, i volti, i bagagli, tutto splende unendo e ravvivando il suo splendore di metallo, di cuoio, di seta, di gemma, di pelame, al brillio stellare. E gli occhi raggiano e ridono le bocche, perché un altro splendore si è acceso nei cuori, quello di una gioia soprannaturale.

11Mentre i servi si avviano verso il caravanserraglio con gli animali, tre della carovana smontano dalle rispettive cavalcature, che un servo subito conduce altrove, e a piedi vanno verso la casa. E si prostrano, fronte a terra, a baciare la polvere. Sono tre potenti. Lo dicono le vesti ricchissime. Uno, di pelle molto scura, sceso da un cammello, si avvolge tutto in uno sciamma di candida seta splendente, stretto alla fronte ed alla vita da un cerchio prezioso, da cui pende un pugnale o una spada dall’elsa tempestata di gemme.

12Gli altri, scesi da due splendidi cavalli, sono vestiti l’uno di una stoffa rigata, bellissima, in cui predomina il color giallo, fatto quest’abito come un lungo domino ornato di cappuccio e di cordone, che paiono un sol lavoro di filigrana d’oro tanto sono trapunti di ricami in oro. Il terzo ha una camicia setosa, che sbuffa da larghe e lunghe brache strette al piede, e si avvolge in uno scialle finissimo, che pare un giardino fiorito tanto sono vivi i fiori che lo decorano tutto. In testa ha un turbante trattenuto da una catenella tutta a castoni di diamanti.

13Dopo avere venerato la casa dove è il Salvatore, si rialzano e vanno al caravanserraglio, dove i servi hanno bussato e fatto aprire.

E qui cessa la visione.

14Che riprende, tre ore dopo, con la scena dell’adorazione dei Magi a Gesù.

L’adorazione dei Magi (Mt 2,11) [17].

15E’ giorno, ora. Un bel sole splende nel cielo pomeridiano. Un servo dei tre traversa la piazza e sale la scaletta della piccola casa. Entra. Esce. Torna all’albergo.

16Escono i tre Savi, seguiti ognuno dal proprio servo. Traversano la piazza. I rari passanti si volgono a guardare i pomposi personaggi che passano molto lentamente, con solennità. Fra l’entrata del servo e quella dei tre è passato un buon quarto d’ora, che ha dato modo agli abitanti della casetta di prepararsi a ricevere gli ospiti.

17Questi sono ancor più riccamente vestiti della sera avanti. Le sete splendono, le gemme brillano, un gran pennacchio di penne preziose, sparse di scaglie ancor più preziose, tremola e sfavilla sul capo di colui che ha il turbante.

18I servi portano l’uno un cofano tutto intarsiato, le cui rinforzature metalliche sono in oro bulinato; il secondo un lavoratissimo calice, coperto da un ancor più lavorato coperchio tutto d’oro; il terzo una specie di anfora larga e bassa, pure in oro, e tappata da una chiusura fatta a piramide, che al vertice porta un brillante. Devono essere pesanti, perché i servi li portano con fatica, specie quello del cofano.

19I tre montano la scala ed entrano. Entrano in una stanza che va dalla strada al dietro della casa. Si vede l’orticello posteriore da una finestra aperta al sole. Delle porte si aprono nelle due altre pareti, e da queste sbirciano coloro che sono i proprietari: un uomo, una donna e tre o quattro fra giovinetti e bimbi.

 

20Maria è seduta col Bambino in grembo ed ha vicino Giuseppe in piedi. Però si alza Ella pure e si inchina quando vede entrare i tre Magi. È tutta vestita di bianco. Così bella nella sua semplice veste candida che la copre dalla radice del collo ai piedi, dalle spalle ai polsi sottili, così bella nella testina coronata di trecce bionde, nel viso che l’emozione fa più vivamente roseo, negli occhi che sorridono con dolcezza, nella bocca che s’apre al saluto: «Dio sia con voi», che i tre si arrestano un istante colpiti. Poi procedono e le si prostrano ai piedi. E la pregano di sedere.

21Essi no, non siedono, per quanto Ella li preghi di farlo. Essi restano in ginocchio, rilassati sui calcagni. Dietro a loro, pure in ginocchio, sono i tre servi. Essi sono subito dopo il limitare. Hanno posato davanti a loro i tre oggetti che portavano, e attendono.

22I tre Savi contemplano il Bambino, che mi pare possa avere dai nove mesi ad un anno, tanto è vispo e robusto. Egli sta seduto in grembo alla Mamma, e sorride e cinguetta con una vocina di uccellino. È vestito tutto di bianco come la Mamma, con sandaletti ai piedini minuscoli. Una vestina molto semplice: una tunichella da cui escono i bei piedini irrequieti, le manine grassottelle che vorrebbero afferrare tutto, e soprattutto la bellissima faccina nella quale splendono gli occhi azzurro cupi, e la bocca fa le fossette ai lati ridendo e scoprendo i primi dentini minuti. I ricciolini sembrano una polvere d’oro tanto sono splendenti e vaporosi.

Discorso del Savio

23Il più vecchio dei Savi parla per tutti. Spiega a Maria che essi hanno visto, una notte del passato dicembre, accendersi una nuova stella nel cielo, di inusitato splendore. Mai le carte del cielo avevano portato quell’astro e parlato di esso. Il suo nome non era conosciuto, perché essa non aveva nome. Nata allora dal seno di Dio, essa era fiorita per dire agli uomini una verità benedetta, un segreto di Dio. Ma gli uomini non le avevano fatto caso, perché avevano l’anima confitta nel fango. Non alzavano lo sguardo a Dio e non sapevano leggere le parole che Egli traccia, ne sia in eterno benedetto, con astri di fuoco sulla volta dei cieli.

24Essi l’avevano vista e si erano sforzati a capirne la voce. Perdendo contenti il poco sonno che concedevano alle loro membra, dimenticando il cibo, s’erano sprofondati nello studio dello zodiaco. E le congiunzioni degli astri, il tempo, la stagione, il calcolo delle ore passate e delle combinazioni astronomiche avevano a loro detto il nome e il segreto della stella. Il suo nome: «Messia». Il suo segreto: «Essere il Messia venuto al mondo». E si erano partiti per adorarlo. Ognuno all’insaputa dell’altro. Per monti e deserti, per valli e fiumi, viaggiando la notte, erano venuti verso la Palestina, perché la stella andava in tal senso. Per ognuno, da tre punti diversi della terra[18], andava in tal senso. E si erano trovati poi oltre il Mar Morto. Il volere di Dio li aveva riuniti là, ed insieme avevano proceduto, intendendosi, nonostante ognuno parlasse la sua lingua, e intendendo e potendo parlare la lingua del Paese per un miracolo dell’Eterno.

25E insieme erano andati a Gerusalemme, poiché il Messia doveva essere il Re di Gerusalemme, il Re dei giudei. Ma la stella si era celata, sul cielo di quella città, ed essi avevano sentito frangersi di dolore il loro cuore e si erano esaminati per sapere se avevano demeritato di Dio. Ma avendoli rassicurati la coscienza, si erano rivolti a re Erode per chiedergli in quale reggia era il nato Re dei giudei che essi erano venuti ad adorare. E il re, convocati i principi dei sacerdoti e gli scribi, aveva chiesto dove poteva nascere il Messia. Ed essi avevano risposto: «A Betlemme di Giuda».

I doni dei re (Mt 2,11) [19].

26Ed essi erano venuti verso Betlemme e la stella era riapparsa ai loro occhi, lasciata la Città santa, e la sera avanti aveva aumentato gli splendori – il cielo era tutto un incendio – e poi si era fermata, adunando tutta la luce delle altre stelle nel suo raggio, sopra questa casa. Ed essi avevano compreso esser lì il Nato divino. Ed ora lo adoravano, offrendo i loro poveri doni e più che altro offrendo il loro cuore, che mai avrebbe cessato di benedire Iddio della grazia concessa e di amare il suo Nato, di cui vedevano la santa Umanità. Dopo sarebbero tornati a riferire al re Erode, perché egli desiderava adorarlo esso pure.

27«Ecco intanto l’oro come a re si conviene possedere, ecco l’incenso come a Dio si conviene, ed ecco, o Madre, ecco la mirra, poiché il tuo Nato è Uomo oltre che Dio, e della carne e della vita umana conoscerà l’amarezza e la legge inevitabile del morire. Il nostro amore vorrebbe non dirle, queste parole, e pensarlo eterno anche con la carne come eterno è lo Spirito suo. Ma, o Donna, se le nostre carte, e più le nostre anime, non errano, Egli è, il Figlio tuo, il Salvatore, il Cristo di Dio, e perciò dovrà, per salvare la terra, levare su Sé il male della terra, di cui uno dei castighi è la morte. Questa resina è per quell’ora. Perché le carni, che son sante, non conoscano putredine di corruzione e conservino integrità sino alla loro risurrezione. E per questo nostro dono Egli di noi si ricordi, e salvi i suoi servi dando loro il suo Regno». Per intanto, per esserne santificati, Ella, la Madre, dia il suo Pargolo «al nostro amore. Che baciando i suoi piedi scenda in noi benedizione celeste».

Lacrime e sorrisi di commiato (Mt 2,12) [20]

28Maria, che ha superato lo sgomento suscitato dalle parole del Sapiente e ha celato la tristezza della funebre evocazione sotto un sorriso, offre il Bambino. Lo pone sulle braccia del più vecchio, che lo bacia e ne è accarezzato, poi lo passa agli altri due. Gesù sorride e scherza colle catenelle e le frange dei tre, e guarda curiosamente lo scrigno aperto pieno di una cosa gialla che luccica, e ride vedendo che il sole fa un arcobaleno battendo sul brillante del coperchio della mirra.

29Poi i tre rendono a Maria il Bambino e si alzano. Si alza anche Maria. Si inchinano a vicenda, dopo che il più giovane ha dato un ordine al servo, che esce. I tre parlano ancora un poco. Non sanno decidersi a staccarsi da quella casa. Lacrime di emozione sono negli occhi. Infine si dirigono all’uscita, accompagnati da Maria e Giuseppe.

30Il Bambino ha voluto scendere e dare la manina al più vecchio dei tre, e cammina così, tenuto per mano da Maria e dal Savio, che si curvano per tenerlo per mano. Gesù ha il passetto ancora incerto dell’infante e ride picchiando i piedini sulla striscia che il sole fa sul pavimento.

31Giunti alla soglia – non si deve dimenticare che la stanza era lunga quanto la casa – i tre si accomiatano inginocchiandosi ancora una volta e baciando i piedini di Gesù. Maria, curva sul Piccino, gli prende la manina e la guida, facendole fare un gesto di benedizione sul capo di ogni singolo Mago. È già un seguo di croce[21] tracciato dalle ditine di Gesù, guidate da Maria.

32Poi i tre scendono la scala. La carovana è già li pronta che attende. Le borchie dei cavalli splendono al sole del tramonto. La gente si è affollata sulla piazzetta a vedere l’insolito spettacolo.

33Gesù ride battendo le manine. La Mamma lo ha sollevato e appoggiato al largo parapetto che limita il pianerottolo e lo tiene con un braccio contro il suo petto perché non caschi. Giuseppe è sceso con i tre e regge ad ognuno la staffa mentre salgono sui cavalli e sul cammello.

 34Ora servi e padroni sono tutti a cavallo. L’ordine di marcia viene dato. I tre si curvano fin sul collo della cavalcatura in un ultimo saluto. Giuseppe si inchina, Maria pure e torna a guidare la manina di Gesù in un gesto di addio e di benedizione.

Insegnamento di Gesù Maestro (M. Valtorta 28-2- 1944)[22].

Quando si cerca Dio.

Dice Gesù:

35«Ed ora? Che dirvi ora, o anime che sentite morire la fede? Quei Savi d’oriente non avevano nulla che li assicurasse della verità. Nulla di soprannaturale. Solo il calcolo astronomico e la loro riflessione che una vita integra faceva perfetta.

36Eppure hanno avuto fede. Fede in tutto: fede nella scienza, fede nella coscienza, fede nella bontà divina. Per la scienza hanno creduto al segno della stella nuova, che non poteva che esser “quella”, attesa da secoli dall’umanità: il Messia. Per la coscienza hanno avuto fede nella voce della stessa che, ricevendo “voci” celesti, diceva loro: “E’ quella stella che segna l’avvento del Messia”. Per la bontà hanno avuto fede che Dio non li avrebbe ingannati e, poiché la loro intenzione era retta, li avrebbe aiutati in ogni modo per giungere allo scopo.

37E sono riusciti. Essi soli, fra tanti studiosi dei segni, hanno compreso quel segno, perché essi soli avevano nell’anima l’ansia di conoscere le parole di Dio con un fine retto, che aveva a principale pensiero quello di dare subito a Dio lode ed onore.

38Non cercavano un utile proprio. Anzi vanno incontro a fatiche e spese, e nulla chiedono di compenso che sia umano. Chiedono soltanto che Dio si loro si ricordi e li salvi per l’eternità. Come non hanno nessun pensiero di futuro compenso umano, così non hanno, quando decidono il viaggio, nessuna umana preoccupazione. Voi vi sareste messi mille cavilli: “Come farò a fare tanto viaggio in paesi e fra popoli di lingua diversa? Mi crederanno o mi imprigioneranno come spia? Che aiuto mi daranno nel passare deserti e fiumi e monti? E il caldo? E il vento degli altipiani? E le febbri stagnanti lungo le zone paludose? E le fiumane gonfiate dalle piogge? E il cibo diverso? E il diverso linguaggio? E.… e.… e”.

39Così ragionate voi. Essi non ragionano così. Dicono con sincera e santa audacia: “Tu, o Dio, ci leggi nel cuore e vedi che fine perseguiamo. Nelle tue mani ci affidiamo. Concedici la gioia sovrumana di adorare la tua Seconda Persona fatta Carne per la salute del mondo”.

40Basta. E si mettono in cammino dalle Indie lontane. (Gesù mi dice poi che per Indie vuol dire l’Asia meridionale, dove ora è Turchestan, Afganistan e Persia). Dalle catene mongoliche sulle quali spaziano unicamente le aquile e gli avvoltoi e Dio parla col rombo dei venti e dei torrenti e scrive parole di mistero sulle pagine sterminate dei nevai. Dalle terre in cui nasce il Nilo e procede, vena verde azzurra, incontro all’azzurro cuore del Mediterraneo, né picchi, né selve, né arene, oceani asciutti e più pericolosi di quelli marini, fermano il loro andare. E la stella brilla sulle loro notti, negando loro di dormire. Quando si cerca Dio, le abitudini animali devono cedere alle impazienze e alle necessità sopra umane.

Umiltà vera

41La stella li prende da settentrione, da oriente e da meridione, e per un miracolo di Dio procede per tutti e tre verso un punto, come, per un altro miracolo, li riunisce dopo tante miglia in quel punto, e per un altro dà loro, anticipando la sapienza pentecostale, il dono di intendersi e di farsi intendere così come è nel Paradiso, dove si parla un’unica lingua, quella di Dio. Un unico momento di sgomento li assale quando la stella scompare e, umili perché sono realmente grandi, non pensano che sia per la malvagità altrui che ciò avviene, non meritando i corrotti di Gerusalemme di vedere la stella di Dio.

42Ma pensano di avere demeritato di Dio loro stessi, e si esaminano con tremore e contrizione già pronta a chiedere perdono. Ma la loro coscienza li rassicura. Anime use alla meditazione, hanno una coscienza sensibilissima, affinata da una attenzione costante, da una introspezione acuta, che ha fatto del loro interno uno specchio su cui si riflettono le più piccole larve degli avvenimenti giornalieri. Ne hanno fatto una maestra, una voce che avverte e grida al più piccolo, non dico errore, ma sguardo all’errore, a ciò che è umano, al compiacimento di ciò che è io. Perciò, quando essi si pongono di fronte a questa maestra, a questo specchio severo e nitido, sanno che esso non mentirà. Ora li rassicura ed essi riprendono lena.

43“Oh! dolce cosa sentire che nulla è in noi di contrario a Dio! Sentire che Egli guarda con compiacenza l’animo del figlio fedele e lo benedice. Da questo sentire viene aumento di fede e fiducia, e speranza, e fortezza, e pazienza. Ora è tempesta. Ma passerà, poiché Dio mi ama e sa che lo amo, e non mancherà di aiutarmi ancora”. Così parlano coloro che hanno la pace che viene da una coscienza retta, che è regina di ogni loro azione.

44Ho detto che erano “umili perché erano realmente grandi”. Nella vostra vita, invece, che avviene? Che uno, non perché è grande, ma perché è più prepotente, e si fa potente per la sua prepotenza e per la vostra idolatria sciocca, non è mai umile. Ci sono dei disgraziati che, solo per essere maggiordomi di un prepotente, uscieri di un ufficio, funzionari in una frazione, servi insomma di chi li ha fatti tali, si danno delle pose da semidei. E fanno pietà!…

45Essi, i tre Savi, erano realmente grandi. Per virtù soprannaturali per prima cosa, per scienza per seconda cosa, per ricchezza per ultima cosa. Ma si sentono un nulla, polvere sulla polvere della terra, rispetto al Dio altissimo, che crea i mondi con un suo sorriso e li sparge come chicchi di grano per saziare gli occhi degli angeli coi monili delle stelle.

46Ma si sentono nulla rispetto al Dio altissimo, che ha creato il pianeta su cui vivono e lo ha fatto variato mettendo, Scultore infinito d’opere sconfinate, qua, con una ditata del suo pollice, una corona di dolci colline, e là un’ossatura di gioghi e di picchi, simili a vertebre della terra, di questo corpo smisurato a cui sono vene i fiumi, bacini i laghi, cuori gli oceani, veste le foreste, veli le nubi, decorazioni i ghiacciai di cristallo, gemme le turchesi e gli smeraldi, gli opali e i berilli di tutte le acque che cantano, con le selve e i venti, il grande coro di laude al loro Signore.

47Ma si sentono nulla nella loro sapienza rispetto al Dio altissimo, da cui la loro sapienza viene e che ha dato loro occhi più potenti di quelle due pupille per cui vedono le cose: occhi dell’anima, che sanno leggere nelle cose la parola non scritta da mano umana, ma incisa dal pensiero di Dio.

48Ma si sentono nulla nella loro ricchezza: atomo rispetto alla ricchezza del Possessore dell’universo, che sparge metalli e gemme negli astri e pianeti e soprannaturali dovizie, inesauste dovizie, nel cuore di chi l’ama.

Amore ardente

49E, giunti davanti ad una povera casa, nella più meschina delle città di Giuda, essi non crollano il capo dicendo: “Impossibile”, ma curvano la schiena, le ginocchia, e specie il cuore, e adorano. Là, dietro quel povero muro, è Dio. Quel Dio che essi hanno sempre invocato, non osando mai, neppur lontanamente, sperare di averlo a vedere. Ma invocato per il bene di tutta l’umanità, per il “loro” bene eterno. Oh! questo solo si auguravano. Di poterlo vedere, conoscere, possedere nella vita che non conosce più albe e tramonti!

50Egli è là, dietro quel povero muro. Chissà se il suo cuore di Bambino, che è pur sempre il cuore di un Dio, non sente questi tre cuori che, proni nella polvere della via, squillano: “Santo, Santo, Santo. Benedetto il Signore Iddio nostro. Gloria a Lui nei Cieli altissimi e pace ai suoi servi. Gloria, gloria, gloria e benedizione”? Essi se lo chiedono con tremore di amore. E per tutta la notte e la seguente mattina preparano con la preghiera più viva lo spirito alla comunione con il Dio-Bambino. Non vanno a questo altare, che è un grembo verginale portante l’Ostia divina, come voi vi andate con l’anima piena di sollecitudini umane.

51Essi dimenticano sonno e cibo e, se prendono le vesti più belle, non è per sfoggio umano ma per fare onore al Re dei re. Nelle regge dei sovrani i dignitari entrano con le vesti più belle. E non dovrebbero essi andare da questo Re con le loro vesti di festa? E quale festa più grande di questa per loro?

52Oh! nelle loro terre lontane, più e più volte si sono dovuti ornare per degli uomini pari a loro. Per far loro festa e onore. Giusto dunque umiliare ai piedi del Re supremo porpore e gioielli, sete e preziose piume. Mettergli ai piedi, ai dolci piccoli piedi, le fibre della terra, le gemme della terra, le piume della terra, i metalli della terra – sono ancora opera sua – perché esse pure, queste cose della terra, adorino il loro Creatore. E sarebbero felici se la Creaturina ordinasse loro di stendersi al suolo e fare un vivo tappeto ai suoi passetti di Bambino, e li calpestasse, Egli che ha lasciato le stelle per loro, polvere, polvere, polvere.

La virtù genera virtù

53Umili e generosi. E ubbidienti alle “voci” dell’Alto. Esse comandano di portare doni al Re neonato. Ed essi portano doni. Non dicono: “Egli è ricco e non ne ha bisogno. È Dio e non conoscerà la morte”. Ubbidiscono. E sono coloro che per primi sovvengono la povertà del Salvatore. Come provvido quell’oro per chi domani sarà fuggiasco! Come significativa quella resina a chi presto sarà ucciso! Come pio quell’incenso a chi dovrà sentire il lezzo delle lussurie umane ribollenti intorno alla sua purezza infinita!

54Umili, generosi, ubbidienti e rispettosi l’uno dell’altro. Le virtù generano sempre altre virtù. Dalle virtù volte a Dio, ecco le virtù volte al prossimo. Rispetto, che è poi carità. Al più vecchio è deferito di parlare per tutti, di ricevere per primo il bacio del Salvatore, di sorreggerlo per la manina. Gli altri potranno vederlo ancora. Ma egli no. È vecchio, e prossimo è il suo giorno di ritorno a Dio. Lo vedrà, questo Cristo, dopo la sua straziante morte e lo seguirà, nella scia dei salvati, nel ritorno al Cielo. Ma non lo vedrà più su questa terra. E allora per suo viatico gli rimanga il tepore della piccola mano, che si affida alla sua già rugosa.

55Nessuna invidia negli altri. Ma anzi un aumento di venerazione per il vecchio sapiente. Ha meritato certo più di loro e per più lungo tempo. Il Dio-Infante lo sa. Ancora non parla, la Parola del Padre, ma il suo atto è parola. E sia benedetta la sua innocente parola, che designa costui come il suo prediletto.

Il vecchio Saul (M. Valtorta 14-1- 1945)[23]

3. Il Messia va incontro al vecchio Saul.

Il vecchio Saul.

63Un vecchio dice: «Odi, Signore. Un tempo, molto tempo fa, al tempo dell’editto, giunse sin qui notizia che era nato a Betlemme il Salvatore… ed io vi andai con altri… Vidi un piccolo Bambino, in tutto uguale agli altri. Ma lo adorai, per fede. Poi seppi che vi è uno, santo, di nome Giovanni. Quale è il Messia vero?».

64«Colui che tu adorasti. L’altro è il suo Precursore. Grande santo agli occhi dell’Altissimo. Ma non Messia».

«Tu eri?».

65«Io ero. E che vedesti intorno alla mia neonata persona?».

«Povertà e lindura, onestà e purezza… Un artiere gentile e serio di nome Giuseppe, artiere ma della stirpe di Davide, una giovane madre bionda e gentile di nome Maria, davanti alla cui grazia impallidiscono le rose più belle d’Engaddi e paiono deformi i gigli delle aiuole regali, e un Bambino dai grandi occhi celesti, dai capelli di fili d’oro pallido… Non altro vidi… E sento ancora la voce della Madre dirmi: “Per la mia Creatura io ti dico: sia il Signore con te sino all’eterno e la sua Grazia venga incontro a te sulla tua strada”. Ho ottantaquattro anni… la strada è sul finire. Non speravo più incontrare la Grazia di Dio. Ma ti ho trovato, invece… ed ora non desidero più di vedere altra luce che non sia la tua… Sì. Ti vedo quale sei sotto questa veste di pietà che è la carne che hai preso. Ti vedo! Udite la voce di colui che nel morire vede la Luce di Dio!».

Investito dallo Spirito di Dio.

66La gente si affolla intorno al vegliardo ispirato che è nel gruppo di Gesù e che, non più sorreggendosi sul bastoncello, alza le braccia tremule, la testa tutta canuta, dalla barba lunga e bipartita, una vera testa da patriarca o profeta.

67«Io vedo Costui: l’Eletto, il Supremo, il Perfetto, qui sceso per forza d’Amore, risalire alla destra del Padre, tornare Uno con Lui. Ma ecco! Non Voce ed Essenza incorporea, come Mosè vide l’Altissimo[24] e come la Genesi dice lo conoscessero i Primi e seco Lui parlassero nel vento della sera[25]. Come vera Carne lo vedo salire all’Eterno. Carne sfolgorante! Carne gloriosa! Oh! pompa di Carne divina! Oh! Bellezza dell’Uomo Dio! È il Re! Sì. È il Re. Non di Israele: del mondo. E a Lui si inchinano tutte le regalità della terra e ogni scettro e corona si annulla nel fulgore del suo scettro e dei suoi gioielli. Un serto, un serto ha sulla sua fronte. Uno scettro, uno scettro ha nella sua mano. Sul petto ha un razionale: perle e rubini di uno splendore non mai visto sono in esso. Fiamme ne escono come da una fornace sublime. Ai polsi sono due rubini, e una fibbia di rubini è sui suoi piedi santi. Luce, luce dai rubini! Guardate, o popoli, il Re eterno! Ti vedo! Ti vedo! Salgo con Te… Ah! Signore! Redentore nostro!… La luce cresce nel mio occhio dell’anima… Il Re è decorato del suo Sangue! Il serto è una corona di sanguinanti rovi, lo scettro è una croce… Ecco l’Uomo! Eccolo! Sei Tu!… Signore, per la tua immolazione abbi pietà del tuo servo. Gesù, alla tua pietà consegno il mio spirito».

Muore vedendo la luce.

68Il ve0cchio, sin allora ritto, tornato giovane nel fuoco del profetare, si accascia di improvviso e cadrebbe se Gesù, pronto, non lo sorreggesse contro il suo petto.

«Saul!».

69«Muore Saul!».

«Aiuto!». 

«Correte».

70«Pace intorno al giusto che muore» dice Gesù, che lentamente si è inginocchiato per poter sostenere meglio il vecchio sempre più pesante.

71Si fa silenzio. Poi Gesù lo depone completamente al suolo. E si drizza. «Pace al suo spirito. È morto vedendo la Luce. Nell’attesa, e breve sarà, vedrà già il volto di Dio e starà felice. Non vi è morte, ossia separazione dalla vita, per coloro che morirono nel Signore».

72La gente, dopo qualche tempo, si allontana commentando. Restano i maggiorenti, Gesù, i suoi e il sinagogo.

73«Ha profetato, Signore?».

     «I suoi occhi hanno visto la Verità. Andiamo».


sabea la profetessa del
vero Messia

4. A Gerico. Discernimento del carisma di Sabea. La parabola del fariseo
e del pubblicano (M. Valtorta 2-11- 1946)
[26].

Il Messia Salvatore.

I vincitori del mondo.

1Gesù esce dalla casa di Zaccheo. È mattina inoltrata. È con Zaccheo, Pietro e Giacomo di Alfeo. Gli altri apostoli sono forse già sparsi per la campagna per annunciare che il Maestro è in città.

2Dietro al gruppo di Gesù con Zaccheo e gli apostoli ve ne è un altro, molto… variato per fisionomie, età, vesti. Non è difficile dichiarare con sicurezza che questi uomini appartengono a razze diverse, forse anche antagoniste fra di loro. Ma gli eventi della vita hanno portato questi in questa città palestinese e li hanno riuniti perché dal loro profondo risalissero verso la luce. Sono per lo più volti appassiti di chi ha usato e abusato della vita in più modi, occhi stanchi per la più parte; in altri, sguardi che la lunga abitudine ad occupazioni di… rapina fiscale o di comando brutale ha fatto rapaci o duri, e ogni tanto questo loro antico sguardo riaffiora da sotto un velo dimesso e pensoso che vi ha messo la nuova vita. E ciò avviene specialmente quando qualcuno di Gerico li guarda con sprezzo o borbotta qualche insolenza a loro carico. Poi l’occhio torna stanco, dimesso, e le teste si riabbassano avvilite.

3Gesù si volta per due volte ad osservarli e, vedendoli indietro, rallentanti il loro passo più si avvicinano al luogo prescelto per parlare, e già pieno di gente, rallenta il suo per attenderli, e infine dice loro: «Passatemi avanti e non temete. Avete sfidato il mondo quando facevate il male; non dovete temerlo ora che vi siete spogliati di esso. Ciò che avete usato per domarlo allora -l’indifferenza al giudizio del mondo, unica arma per stancarlo di giudicare- usatelo anche ora, ed esso si stancherà di occuparsi di voi, e vi assorbirà, seppure lentamente, annullandovi nella grande massa anonima che è questo misero mondo, al quale in verità si dà troppo peso».

Gli uomini, quindici, ubbidiscono e passano avanti.

4«Maestro, là sono i malati della campagna», dice Giacomo di Zebedeo andando incontro a Gesù e indicando un angolo tiepido di sole.

«Vengo. Gli altri dove sono?».

5«Fra la gente. Ma già ti hanno visto e stanno venendo. Con loro sono anche Salomon, Giuseppe di Emmaus, Giovanni d’Efeso, Filippo di Arbela. Sono diretti alla casa di quest’ultimo e vengono da Joppe, Lidda e Modin. Hanno seco loro uomini della costa del mare e donne. Ti cercavano, anzi, perché è discordia fra loro sul giudicare una donna. Ma parleranno con Te…».

6Gesù è infatti presto circondato dagli altri discepoli e salutato con venerazione. Dietro ad essi sono i nuovi attirati alla dottrina di Gesù. Ma non c’è Giovanni d’Efeso, e Gesù ne chiede la ragione.

Incertezze sul carisma di Sabea.

7«Si è fermato con una donna e con i parenti della stessa in una casa lontana dalla gente. La donna non si sa se è indemoniata o profetessa. Dice cose meravigliose, a detta di quelli del suo paese. Ma gli scribi che l’hanno ascoltata l’hanno giudicata posseduta. I parenti hanno chiamato gli esorcisti[27] più volte, ma essi non poterono cacciare il demonio parlante che la tiene. Però uno di loro disse al padre della donna (è una vedova vergine rimasta in famiglia): “Per tua figlia ci vuole il Messia Gesù. Egli capirà le sue parole e saprà donde vengono. Io ho provato di imporre allo spirito che parla in lei di andarsene in nome di Gesù detto il Cristo. Sempre gli spiriti tenebrosi sono fuggiti quando ho usato questo Nome. Questa volta no. Da questo io dico che, o è lo stesso Belzebù che parla e riesce a resistere anche a quel Nome detto da me, o è lo stesso Spirito di Dio, e perciò non teme essendo che è una cosa sola col Cristo. Io sono convinto più di questo che del primo caso. Ma, per esserne certi, solo il Cristo può giudicare. Egli conoscerà le parole e la loro origine”. E fu malmenato dagli scribi presenti, che lo dissero posseduto lui pure come la donna e come Te. Perdona se dobbiamo dirlo… E degli scribi non ci hanno più lasciati, e sono di guardia alla donna perché vogliono stabilire se può essere avvisata del tuo arrivo. Perché essa dice che conosce il tuo volto e la tua voce, e fra mille e mille ti riconoscerebbe, mentre è provato che essa mai è uscita dal paese, anzi, dalla sua casa da quando, quindici anni or sono, le morì lo sposo la vigilia della festa nuziale; ed è anche provato che mai Tu sei passato dal suo paese che è Betlechi. E gli scribi attendono questa ulti ma prova per dirla indemoniata. 3Vuoi vederla subito?».

8«No. Devo parlare alla gente. E sarebbe troppo chiassoso l’incontro qui, fra le turbe. Va’ a dire a Giovanni d’Efeso e ai parenti della donna, e anche agli scribi, che li attendo tutti all’inizio del tramonto nei boschi lungo il fiume, sul sentiero del guado. Va’».

Fede senza misura!

9E Gesù, congedato Salomon, che ha parlato per tutti, va dai malati invocanti guarigione e li guarisce. Sono una donna anziana anchilosata dall’artrite, un paralitico, un giovanetto ebete, una fanciulla che direi etica e due malati agli occhi. La gente ha i suoi trillanti gridi di gioia.

10Ma non è finita ancora la serie dei malati. Una madre si avanza, sfigurata dal dolore, sorretta da due amiche o parenti, e si inginocchia dicendo: «Ho il figlio morente. Non può essere portato qui… Pietà di me!».

11«Puoi credere senza misura?».

«Tutto, o mio Signore!».

«E allora torna a casa tua».

12«A casa mia?… Senza Te?». La donna lo guarda un momento con affanno, poi comprende. Il povero viso si trasfigura. Grida: «Vado, Signore. E benedetto Te e l’Altissimo che ti ha mandato!». E corre via, più svelta delle stesse sue compagne…

13Gesù si volge ad uno di Gerico, ad un dignitoso cittadino. «Quella donna è ebrea?».

«No. Di nascita almeno, no. Viene da Mileto. Sposa però a uno di noi e da allora nella nostra fede».

14«Ha saputo credere meglio di molti ebrei», osserva Gesù.

Insegnamento di Gesù Maestro e Signore

sul comportamento cristiano.

15Poi, salendo sull’alto gradino di una casa, fa il gesto abituale, di aprire le braccia, che precede il suo parlare e serve ad imporre silenzio. Ottenutolo, raccoglie le pieghe del manto, apertosi sul petto nel gesto, e lo tiene fermo con la sinistra mentre abbassa la destra nell’atto di chi giura, dicendo:

16«Ascoltate, o cittadini di Gerico, le parabole del Signore, e ognuno poi le mediti nel suo cuore e ne tragga la lezione per nutrire il suo spirito. Lo potete fare perché non da ieri, né dalla passata luna, e neppure dall’altro inverno, conoscete la Parola di Dio. Prima che Io fossi il Maestro, Giovanni, mio Precursore, vi aveva preparato al mio venire e, dopo che lo fui, i miei discepoli hanno arato questo suolo sette e sette volte per seminarvi ogni seme che Io avevo loro dato. Dunque potete capire la parola e la parabola.

Comportamento con i malati.

17A che paragonerò Io coloro che, dopo essere stati peccatori, poi si convertono? Li paragonerò a malati che guariscono. A che paragonerò gli altri che non hanno pubblicamente peccato, o che, rari più di perle nere, non hanno fatto mai, neppur nel segreto, colpe gravi? Li paragonerò a delle persone sane. Il mondo è composto di queste due categorie. Sia nello spirito che nella carne e sangue. Ma, se uguali sono i paragoni, diverso è il modo del mondo di usare coi malati guariti, che erano malati nella carne, da quello che esso usa coi peccatori convertiti, ossia coi malati dello spirito che tornano in salute.

18Noi vediamo che quando anche un lebbroso, che è il malato più pericoloso e più isolato perché pericoloso, ottiene la grazia di guarigione, dopo essere stato osservato dal sacerdote e purificato, viene riammesso nel consorzio delle genti, e anzi quelli della sua città lo festeggiano perché guarito, perché risuscitato alla vita, alla famiglia, agli affari. Gran festa in famiglia e in città, quando uno che era lebbroso riesce ad ottenere grazia e a guarire! È una gara fra i famigliari e i cittadini a portargli questo e quello e, se è solo e senza casa o mobili, a offrirgli tetto o mobiglia, e tutti dicono: “È uno prediletto da Dio. Il suo dito lo ha sanato. Facciamogli dunque onore, e onoreremo Colui che lo ha creato e ricreato”. È giusto di fare così. E quando, sventuratamente invece, uno ha i primi segni di lebbra, con che amore angoscioso parenti e amici lo colmano di tenerezze, finché è possibile ancora farlo, quasi per dargli, tutto in una volta, il tesoro di affetti che gli avrebbero dato in molti anni, perché se lo porti seco nel suo sepolcro di vivo.

Comportamento con i peccatori.

19Ma perché allora per gli altri malati non si fa così? Un uomo comincia a peccare, e famigliari e soprattutto concittadini lo vedono? Perché allora non cercano con amore di strapparlo al peccare? Una madre, un padre, una sposa, una sorella ancora lo fanno. Ma è già difficile che lo facciano i fratelli, e non dico poi che lo facciano i figli del fratello del padre o della madre. I concittadini, infine, non sanno che criticare, schernire, insolentire, scandalizzarsi, esagerare i peccati del peccatore, segnarselo a dito, tenerlo discosto come un lebbroso quelli che sono più giusti, farsi suoi complici, per godere alle sue spalle, quelli che giusti non sono. Ma non c’è che ben raramente una bocca, e soprattutto un cuore, che vada dall’infelice con pietà e fermezza, con pazienza e amore soprannaturale, e si affanni a frenarne la discesa nel peccato.

20E come? Non è forse più grave, veramente grave e mortale la malattia dello spirito? Non priva essa, e per sempre, del Regno di Dio? La prima delle carità verso Dio e verso il prossimo non deve essere questo lavoro di sanare un peccatore per il bene della sua anima e la gloria di Dio?

Comportamento con i convertiti.

21E quando un peccatore si converte, perché quell’ostinatezza di giudizio su di lui, quel quasi rammaricarsi che egli sia tornato alla salute spirituale? Vedete smentiti i vostri pronostici di certa dannazione di un vostro concittadino? Ma dovreste esserne felici, perché Colui che vi smentisce è il misericordioso Iddio, che vi dà una misura della sua bontà a rincuorarvi nelle vostre colpe più o meno gravi.

22E perché quel persistere a voler vedere sporco, spregevole, degno di stare nell’isolamento, ciò che Dio e la buona volontà di un cuore hanno fatto netto, ammirevole, degno della stima dei fratelli, anzi della loro ammirazione?

23Ma ben giubilate anche se un vostro bue, un vostro asino o cammello, o la pecora del gregge, o il colombo preferito guariscono da una malattia! Ben giubilate se un estraneo, che appena ricordate a nome per averne sentito parlare al tempo in cui fu isolato perché lebbroso, torna guarito! E perché allora non giubilate per queste guarigioni di spirito, per queste vittorie di Dio? Il Cielo giubila quando un peccatore si converte. Il Cielo: Dio, gli angeli purissimi, quelli che non sanno cosa è peccare. E voi, voi uomini, volete essere più intransigenti di Dio?

Altari riconsacrati.

24Fate, fate giusto il vostro cuore e riconoscete il Signore non soltanto come presente fra le nuvole d’incenso e i canti del Tempio, nel luogo dove solamente la santità del Signore, nel Sommo Sacerdote, deve entrare, e dovrebbe essere santa come il nome lo indica. Ma anche nel prodigio di questi spiriti risorti, di questi altari riconsacrati, sui quali l’Amore di Dio scende coi suoi fuochi ad accendere il sacrificio»[28].

25Gesù viene interrotto dalla madre di prima, che con gridi di benedizione lo vuole adorare. Gesù la ascolta e benedice e la rimanda a casa, riprendendo il discorso interrotto.

Imitare e aiutare.

26«E se da un peccatore, che un tempo vi ha dato spettacolo di scandalo, ricevete ora spettacoli di edificazione, non vogliate schernire ma imitare. Perché nessuno è mai tanto perfetto da essere impossibile che un altro lo ammaestri. E il Bene è sempre lezione che va accolta, anche se colui che lo pratica un tempo era oggetto di riprovazione. Imitate e aiutate. Perché, così facendo, glorificherete il Signore e dimostrerete che avete capito il suo Verbo. Non vogliate essere come quelli che in cuor vostro criticate perché le loro azioni non corrispondono alle loro parole. Ma fate che ogni vostra buona azione sia il coronamento di ogni vostra buona parola. E allora veramente sarete guardati e ascoltati benevolmente dall’Eterno.

Parabola del fariseo e del pubblicano (Lc 18,9)[29].

Due uomini salirono al Tempio.

27Udite quest’altra parabola, per comprendere quali sono le cose che hanno valore agli occhi di Dio. Essa vi insegnerà a correggervi da un pensiero non buono che è in molti cuori. I più degli uomini si giudicano da sé stessi e, posto che solo un uomo su mille è veramente umile, così avviene che l’uomo si giudica perfetto, lui solo perfetto, mentre nel prossimo nota cento e cento peccati.

28Un giorno due uomini, andati a Gerusalemme per affari, salirono al Tempio, come si conviene ad ogni buon israelita ogni qualvolta pone piede nella Città Santa. Uno era un fariseo. L’altro un pubblicano. Il primo era venuto per riscuotere il fitto di alcuni empori e per fare i conti con i suoi fattori, che abitavano nelle vicinanze della città. L’altro per versare le imposte riscosse e per invocare pietà in nome di una vedova che non poteva pagare la tassazione della barca e delle reti, perché la pesca, fatta dal figlio maggiore, le era appena sufficiente per dare da mangiare ai molti altri figli.

Il fariseo.

29Il fariseo, prima di salire al Tempio, era passato dai tenutari degli empori e, gettato uno sguardo in essi empori, vistili pieni di merci e di compratori, si era compiaciuto in sé stesso e poi aveva chiamato il tenutario del luogo e gli aveva detto: “Vedo che i tuoi commerci vanno bene”.

30“Sì, per grazia di Dio. Sono contento del mio lavoro. Ho potuto aumentare le merci e spero di farlo ancora di più. Ho migliorato il luogo, e l’anno veniente non avrò le spese dei banchi e scaffali, e perciò avrò più guadagno”.

31“Bene! Bene! Ne sono felice! Quanto paghi tu per questo luogo?”.

“Cento didramme al mese. È caro, ma la posizione è buona…”.

“Lo hai detto. La posizione è buona. Perciò io ti raddoppio il fitto”.

“Ma signore”, esclamò il negoziante. “In tal maniera tu mi levi ogni utile!”.

“È giusto. Devo forse io arricchire te? E sul mio? Presto. O tu mi dai duemilaquattrocento didramme, e subito, o ti caccio fuori e mi tengo la merce. Il luogo è mio e ne faccio ciò che voglio”.

32Così al primo, così al secondo e al terzo dei suoi affittuari, ad ognuno raddoppiando il prezzo, sordo ad ogni preghiera. E perché il terzo, carico di figli, volle fare resistenza, chiamò le guardie e fece porre i sigilli di sequestro, cacciando fuori l’infelice.

33Poi, nel suo palazzo, esaminò i registri dei fattori, trovando di che punirli come fannulloni e sequestrando loro la parte che si erano tenuta di diritto.

34Uno aveva il figlio morente, e per le molte spese aveva venduto una parte del suo olio per pagare le medicine. Non aveva dunque che dare all’esoso padrone. “Abbi pietà di me, padrone. Il mio povero figlio sta per morire, e dopo farò dei lavori straordinari per rifonderti ciò che ti sembra giusto. Ma ora, tu lo comprendi, non posso”.

35“Non puoi? Io ti farò vedere se puoi o non puoi”. E, andato col povero fattore nel frantoio, lo privò anche di quel resto d’olio che l’uomo si era tenuto per il misero cibo e per alimentare la lampada che permetteva di vegliare il figlio nella notte.

Il pubblicano.

36Il pubblicano invece, andato dal suo superiore e versate le imposte riscosse, si sentì dire: “Ma qui mancano trecentosettanta assi. Come mai ciò?”.

37“Ecco, ora ti dico. Nella città è una vedova con sette figli. Il primo solo è in età di lavorare. Ma non può andare lontano da riva con la barca, perché le sue braccia sono deboli ancora per il remo e la vela, e non può pagare un garzone di barca. Stando vicino a riva, poco pesca, e il pescato basta appena a sfamare quelle otto infelici persone. Non ho avuto cuore di esigere la tassa”.

38“Comprendo. Ma la legge è legge. Guai se si sapesse che essa è pietosa! Tutti troverebbero ragioni per non pagare. Il giovinetto cambi mestiere e venda la barca se non possono pagare”.

39“È il loro pane futuro… ed è il ricordo del padre”.

“Comprendo. Ma non si può transigere”.

40“Va bene. Ma io non posso pensare otto infelici privati dell’unico bene. Pago io i trecentosettanta assi”.

I due salgono al Tempio (Lc 18,10)[30].

41Fatte queste cose, i due salirono al Tempio e, passando presso il gazofilacio, il fariseo trasse con ostentazione una voluminosa borsa dal seno e la scosse sino all’ultimo picciolo nel Tesoro. In quella borsa erano le monete prese in più ai negozianti e il ricavato dell’olio levato al fattore e subito venduto ad un mercante. Il pubblicano invece gettò un pugnello di piccioli, dopo aver levato quanto gli era necessario al ritorno al suo luogo. L’uno e l’altro dettero perciò quanto avevano. Anzi, in apparenza, il più generoso fu il fariseo, perché dette fino all’ultimo dei piccioli che aveva seco. Però occorre riflettere che nel suo palazzo egli aveva altre monete e aveva crediti aperti presso dei ricchi cambiavalute.

42Indi andarono davanti al Signore. Il fariseo proprio avanti, presso il limite dell’atrio degli Ebrei, verso il Santo; il pubblicano in fondo, quasi sotto la volta che portava nel cortile delle Donne, e stava curvo, schiacciato dal pensiero della sua miseria rispetto alla Perfezione divina. E pregavano l’uno e l’altro.

Preghiera del fariseo (Lc 18,11)[31].

43Il fariseo, ben ritto, quasi insolente, come fosse il padrone del luogo e fosse lui che si degnasse di ossequiare un visitatore, diceva: “Ecco che sono venuto a venerarti nella Casa che è la nostra gloria. Sono venuto benché senta che Tu sei in me, perché io sono giusto. So esserlo. Però, per quanto sappia che soltanto per mio merito sono tale, ti ringrazio, come è legge, di ciò che sono. Io non sono rapace, ingiusto, adultero, peccatore come quel pubblicano che ha gettato contemporaneamente a me un pugnello di piccioli nel Tesoro. Io, lo hai visto, ti ho dato tutto quanto avevo meco. Quell’esoso, invece, ha fatto due parti e a Te ha dato la minore. L’altra, certamente, la terrà per le gozzoviglie e le femmine. Ma io sono puro. Non mi contamino io. Io sono puro e giusto, digiuno due volte alla settimana, pago le decime di quanto possiedo. Sì. Sono puro, giusto e benedetto, perché santo. Ricordatelo, o Signore”.

Preghiera del pubblicano (Lc 18,13)[32].

44Il pubblicano, dal suo angolo remoto, senza osare di alzare lo sguardo verso le porte preziose al cielo e battendosi il petto, pregava così: “Signore, io non son degno di stare in questo luogo. Ma Tu sei giusto e santo, e me lo concedi ancora perché sai che l’uomo è peccatore e, se non viene da Te, diviene un demonio. Oh! mio Signore! Vorrei onorarti notte e giorno, e devo per tante ore essere schiavo del mio lavoro. Lavoro rude che mi avvilisce, perché è dolore al mio prossimo più infelice. Ma devo ubbidire ai miei superiori, perché è il mio pane. Fa’, o mio Dio, che io sappia temperare il dovere verso i superiori con la carità verso i miei poveri fratelli, perché nel mio lavoro non trovi la mia condanna. Ogni lavoro è santo se operato con carità. Tieni la tua carità sempre presente al mio cuore perché io, miserabile qual sono, sappia compatire i miei soggetti, come Tu compatisci me, gran peccatore. Avrei voluto onorarti di più, o Signore. Tu lo sai. Ma ho pensato che levare il denaro destinato al Tempio per sollevare otto cuori infelici fosse cosa migliore che versarlo nel gazofilacio e poi far versare lacrime di desolazione a otto innocenti infelici. Però se ho sbagliato fammelo comprendere, o Signore, e io ti darò fino all’ultimo picciolo, e tornerò al paese a piedi mendicando un pane. Fammi capire la tua giustizia. Abbi pietà di me, o Signore, perché io sono un gran peccatore”.

Chi si esalta sarà umiliato (Lc 18,14)[33].

45Questa la parabola. In verità, in verità vi dico che, mentre il fariseo uscì dal Tempio con un nuovo peccato aggiunto a quelli già fatti avanti di salire al Moria, il pubblicano uscì di là giustificato, e la benedizione di Dio lo accompagnò a casa sua e restò in essa. Perché egli era stato umile e misericordioso, e le sue azioni erano state ancor più sante delle sue parole. Mentre il fariseo solo a parole e all’esterno era buono, mentre nel suo interno era e faceva opere da satana per superbia e durezza di cuore, e Dio lo odiava perciò.

46Chi si esalta sarà sempre, prima o poi, umiliato. Se non qui nell’altra vita. E chi si umilia sarà esaltato, specie lassù nel Cielo, ove si vedono le azioni degli uomini nella loro vera verità.

47Vieni, Zaccheo. Venite voi che siete con lui. E voi, miei apostoli e discepoli. Vi parlerò ancora in privato».

48E, avvolgendosi nel mantello, torna alla casa di Zaccheo.

5. Profezie di Sabea di Betlechi
e giudizio su di lei (M. Valtorta 5-11- 1946)
[34].

Discernimento del Messia.

Il Messia benedice le terre della Fraternità.

1É un ben povero podere quello che alimenta l’accolta eterogenea degli amici di Zaccheo. Specie ora che è inverno, non rallegra certo il cuore. Ma pure essi lo amano e lo mostrano con orgoglio a Gesù. I tre campi a grano, arati e bruni, il frutteto con pochi alberi produttivi e gli altri ancora troppo giovani per sperare che lo siano, qualche striminzito filare di viti, l’ortaglia… una stalletta con una vaccherella e un asino per il bindolo, un recinto con poche galline e cinque coppie di colombi, sei pecore, una stamberga con una cucina e tre camere, una tettoia che fa da legnaia, ripostiglio e fienile, un pozzo dalla bocca sbrecciata e una cisterna dall’acqua melmosa. Nulla più.

2«Se ci aiuterà la stagione…»

«Se le bestie figlieranno…»

«Se gli alberelli attecchiranno…».

3Tutto è al condizionale… Speranze molto precarie… Ma uno si ricorda di ciò che ha sentito dire anni prima -del prodigioso raccolto avuto da Doras per una benedizione data dal Maestro perché Doras fosse umano con i suoi servi contadini- e dice: «E se Tu benedicessi questo luogo… Anche Doras era peccatore…».

4«Hai ragione. Ciò che ho fatto sapendo che non avrebbe mutato quel cuore, lo farò anche per voi dal cuore mutato». E apre le braccia a benedire, dicendo: «Lo faccio subito, perché voglio persuadervi che vi amo».

Il Messia conosce l’intenzione degli uomini.

5Poi proseguono la strada verso il fiume, costeggiando campi arati, dalla grassa terra scura, e frutteti spogliati dalla stagione. Ad una curva ecco alcuni scribi farsi avanti.

6«La pace a Te, Maestro. Ti abbiamo atteso qui per… venerarti».

«No. Per essere sicuri che non faccio frode. Avete fatto bene. Persuadetevi che non ho avuto modo di vedere la donna né alcuno di quelli che sono con lei. Voi, tu e tu, eravate di guardia alla casa di Zaccheo e avete visto che nessuno di noi è uscito. Voi mi avete preceduto sulla via e avete visto che nessuno di noi è andato avanti. Voi avete in cuore di impormi delle clausole all’incontro con quella donna, ed Io vi dico che le accetto prima ancora che le facciate».

«Ma… se non le sai…».

7«Non è forse vero che me le volete fare?».

È vero».

8«Come dunque so questa vostra intenzione, nota a voi soli, così so ciò che mi direte. Ed Io vi dico che accetto ciò che volete propormi, perché servirà a dar gloria alla Verità. Parlate».

9«Sai come sono le cose?».

«So che la donna è giudicata da voi indemoniata e che però nessun esorcista poté cacciarle il demonio. E so che però essa non dice parole di demonio. Così dicono quelli che l’han sentita parlare».

10«Puoi giurare che non l’hai mai vista?».

«Il giusto non giura mai, perché sa che ha diritto di essere creduto sulla sua parola. Io vi dico che non l’ho mai vista e che non sono mai passato dal suo paese, e tutto il paese può confermarlo».

«Eppure lei pretende di conoscere il tuo volto e la tua voce».

11«La sua anima infatti mi conosce per volere di Dio».

12«Tu dici “per volere di Dio”. Ma come lo puoi asserire?».

«Mi è stato detto che dice parole ispirate».

«Anche il demonio parla di Dio».

«Ma con errori mescolati ad arte, per traviare gli uomini in pensieri di errore».

Senza discernimento le prove non bastano.

13«Ebbene… noi vorremmo che Tu ci lasciassi provare la donna».

«In che modo?».

«Tu non la conosci proprio?».

«Vi dico di no».

14«Ecco, allora. Mandiamo avanti qualcuno gridando: “Ecco il Signore” e vediamo se lei saluta chi è con costui come Tu fossi».

«Povera prova! Ma pure accetto. Scegliete voi, fra quelli che mi accompagnano, coloro da mandare avanti. E Io vi seguirò con gli altri. Però se la donna parlerà voi la dovete lasciar parlare, perché Io giudichi le sue parole».

«É giusto. Il patto è fatto e lo manterremo lealmente».

15«Così avvenga, e serva a toccarvi il cuore».

«Maestro, non tutti siamo avversari. Alcuni fra noi sono su posizione di attesa… e con sincera volontà di vedere il vero per seguirti», dice uno scriba.

È vero. E costoro saranno amati ancora da Dio».

16Gli scribi esaminano gli apostoli e si stupiscono dell’assenza di molti, e specie dell’Iscariota, e poi scelgono Giuda Taddeo e Giovanni. In più prendono il giovane ladro convertito, che è pallido e magro e con i capelli tendenti al rossiccio. Quelli insomma che, per età e fisionomia, hanno punti uguali col Maestro.

«Noi andiamo avanti con costoro. Tu resta qui con i nostri compagni e coi tuoi, e seguici fra qualche tempo».

Così fanno.

Profetessa e testimone del Messia.

La Profetessa non mente.

17Sono già in vista i boschi che costeggiano il fiume. Un sole d’inverno al tramonto indora le vette delle piante e sparge una luce gialla e vivida sulle persone raccolte presso gli alberi.

18«Ecco! Ecco il Messia! Alzatevi! Venitegli incontro!», gridano gli scribi andati avanti, deviando verso un sentiero che termina contro un rovere colossale dalle radici potenti semi scoperte a far da sedile a chi si ricovera presso il suo tronco.

19Il gruppo di persone raccolte là intorno si volge, si alza, si apre e si scioglie per venire incontro a quelli che vengono. E presso il tronco restano soltanto tre scribi, Giovanni d’Efeso e un uomo e una donna anziani, più un’altra donna che sta seduta su una radice sporgente, le spalle al tronco, la testa china sui ginocchi stretti fra le braccia allacciate, tutta coperta da un velo di un viola tanto carico da parere nero. Sembra estranea a tutto. Non si scuote per il gridio. Uno scriba la tocca sulla spalla: «É qui il Maestro, Sabea. Sorgi e salutalo».

La donna non risponde e non si muove.

20I tre scribi si guardano e sorridono ironici, facendo un cenno d’intesa agli altri che vengono avanti. E, posto che quelli che erano in attesa, non vedendo Gesù, si erano zittiti, gridano essi più forte che mai, essi e i compari, perché la donna non si avveda dell’inganno.

21«Donna», dice uno scriba alla vecchia madre che è con la figlia, «almeno tu saluta il Maestro e di’ a tua figlia di farlo».

22La donna si prostra, insieme al marito, davanti al Taddeo e Giovanni e al ladro pentito e poi, alzandosi, dice alla figlia: «Sabea, il tuo Signore è qui. Veneralo».

23La giovane non si muove. Il sorriso ironico degli scribi si accentua, e uno, magro e nasuto, dice con voce nasale e strascicata: «Non te l’aspettavi questa prova, non è vero? E il tuo cuore trema. Senti che la tua fama di profetessa è in pericolo e non tenti la sorte… Mi pare che ciò basti a definirti per menzognera…».

24La donna alza la testa di colpo. Getta indietro il velo e guarda con occhi bene aperti mentre dice: «Non mento, scriba. E non ho paura, perché sono nella verità. Dove è il Signore?».

25«Come? Dici che lo conosci e non lo vedi? Lo hai davanti».

26«Nessuno di questi è il Signore. Per questo non mi movevo. Nessuno di questi».

«Nessuno di questi? Come? Quel galileo biondo non è il Signore? Io non lo conosco, ma so che è biondo e con occhi di cielo».

«Non è il Signore».

«Allora quello alto e severo. Guarda che tratti da re. É Lui certo».

«Non è il Signore. Non è fra questi il Signore», e la donna riabbassa il capo fra le ginocchia come prima.

La profetessa adora il Messia.

27Qualche tempo passa. Poi ecco avanzarsi Gesù. Gli scribi hanno imposto silenzio alla poca gente. Perciò il suo venire non è accusato da nessun osanna.

28Gesù viene avanti fra Pietro e Giacomo suo cugino. Cammina lentamente… silenziosamente… L’erba folta attutisce ogni fruscio di passi. Mentre la vecchia si asciuga delle lacrime col suo velo e uno scriba ferisce dicendo: «Vostra figlia è folle e mentitrice», mentre il padre sospira e anche rimprovera la figlia, Gesù giunge ai limiti del sentiero e si ferma.

29La giovane, che non ha potuto sentire niente, che non ha potuto vedere nulla, balza in piedi, getta il velo, scopre così tutto il capo, stende le braccia con un grido potente: «Eccolo che a me viene il mio Signore[35]! Questo è il Messia[36], o uomini che mi volete ingannare e avvilire. Io vedo su Lui la luce di Dio che me lo indica[37], e lo onoro!», e si getta a terra ma rimanendo al suo posto, a un due metri circa da Gesù. Volto a terra, fra l’erba, ella grida: «Io ti saluto, o Re dei popoli[38], o Ammirabile, o Principe di pace, Padre del secolo senza fine, Duce del popolo nuovo di Dio[39]!», e resta prostrata sotto il suo ampio mantello scuro, di un viola quasi nero come il velo.

Sabea, il tipo classico della donna ebrea.

30Ma nel momento che si è alzata in piedi contro il tronco nero -e dopo aver gettato il velo è rimasta con le braccia tese in avanti, come una statua- ho potuto notare che sotto il manto è vestita di una veste di pesante lana di un bianco avoriato, stretta semplicemente da un cordone al collo e alla cintura. E soprattutto ho potuto ammirare la sua bellezza di donna matura. Avrà un trent’anni. E trent’anni in Palestina equivale almeno a quaranta dei nostri, generalmente, ché se per Maria Santissima questa regola ha un’eccezione, per le altre donne la maturità viene presto, e specie per quelle brune di capelli e di viso e formose come questa.

31Essa è il tipo classico della donna ebrea. Io credo che così saranno state Rachele e Rut e Giuditta, celebri per la loro bellezza. Alta, formosa eppure slanciata, dalla pelle liscia e di un pallore brunetto, bocca piccola e dalle labbra un poco tumide e vivamente rosse, naso diritto, lungo, sottile, due occhi profondi, scuri, vellutati fra un arco di ciglia lunghe e folte, fronte alta, liscia, regale, un ovale piuttosto allungato e delle chiome d’ebano splendide come un serto d’onice. Non un gioiello, ma un corpo statuario e un’imponenza da regina.

La profetessa.

32Ecco che si alza puntando le mani lunghe, brunette, bellissime, congiunte al braccio da un polso sottile. Eccola di nuovo in piedi, contro il tronco scuro. Guarda in silenzio, ora, il Maestro, e scrolla il capo perché degli scribi le dicono: «Ti sbagli, o Sabea. Non è Lui il Messia, ma è quello che hai visto prima senza riconoscere».

33Ella scrolla il capo ferma, severa, e non toglie gli occhi dal Signore. E poi il suo viso si trasfigura in un’espressione che non so dire se di gioia fervida o di sonnolenza estatica. Ha dell’una e dell’altra cosa, perché pare trascolorare come in chi è prossimo a svenire, mentre tutta la vita si concentra negli occhi che si fanno luminosi di una luce di gioia, di trionfo, d’amore… Non so. Ridono quegli occhi? No, non ridono, come non ride la bocca severa. Eppure è una luce di gioia in loro, e sempre più quegli occhi acquistano una potenza di intensità che colpisce. Gesù la guarda con il suo sguardo mite, un poco mesto.

«Lo vedi che è una folle?», gli sussurra uno scriba.

Gesù non ribatte parola. La mano sinistra pendente lungo il fianco, la destra a tenersi raccolto il mantello sul petto, guarda e tace.

Il trono del Messia.

34E la donna apre la bocca e stende le braccia come prima. Sembra un’enorme farfalla dalle ali viola e il corpo d’avorio vecchio. E un nuovo grido esce dalle sue labbra: «O Adonai, Tu sei grande! Tu solo sei grande, o Adonai! Grande Tu sei e in Cielo e in Terra, e nel tempo e nei secoli dei secoli, e oltre il tempo, da sempre e per sempre, o Signore, Figlio del Signore. Sotto ai tuoi piedi sono i tuoi nemici, e regge il tuo trono l’amore di quelli che ti amano»[40].

35La voce si fa sempre più sicura e forte, mentre gli occhi si staccano dal volto di Gesù e guardano in un punto lontano, un poco al disopra delle teste che le stanno intorno attente e che ella, stando ritta contro il tronco del rovere, che è su un rialzo del suolo Come fosse su un basso argine, domina senza fatica.

36Dopo una pausa riprende: «Il trono del mio Signore è ornato delle dodici pietre delle dodici tribù dei giusti[41]. Nella grande perla che è il trono, il bianco prezioso trono splendente del santissimo Agnello, sono incastonati topazi con ametiste, smeraldi con zaffiri, e rubini con sardonici, e agate e crisoliti e berilli, onici, diaspri, opali. Quelli che credono, quelli che sperano, quelli che amano, quelli che si pentono, quelli che vivono e muoiono nella giustizia, quelli che soffrono, quelli che lasciano l’errore per la Verità, quelli che erano duri di cuore e miti si sono fatti in suo Nome, gli innocenti, i pentiti, quelli che si spogliano di ogni cosa per essere agili a seguire il Signore, i vergini dallo spirito splendente di luce simile ad un’alba del Cielo di Dio… Gloria al Signore! Gloria a Adonai! Gloria al Re assiso sul suo trono!».

37La voce è uno squillo. La gente è scossa da un fremito. La donna sembra veramente vedere quello che dice, quasi che la nube dorata, che naviga in un cielo sereno e che ella sembra seguire con lo sguardo rapito, le fosse lente per vedere le glorie celesti. Si riposa come stanca ma senza cambiare attitudine. Soltanto il suo viso si fa ancor più trasfigurato in pallore di epidermide e in fulgore di occhi.

Il Santo dei Santi chiuso nell’Uomo-Messia.

38E poi riprende a parlare abbassando lo sguardo su Gesù, che l’ascolta attento fra una cerchia di scribi, che crollano il capo scettici e schernitori, e di apostoli e seguaci pallidi di emozione sacra. Riprende a parlare a voce distinta ma meno alta: «Io vedo! Io vedo nell’Uomo ciò che si cela nell’Uomo. Santo è l’Uomo, ma il mio ginocchio si piega davanti al Santo dei Santi chiuso nell’Uomo»[42].

39La voce torna forte, imperiosa come un comando: «Guarda il tuo Re, o popolo di Dio! Conosci il suo Volto! La Bellezza di Dio ti è davanti[43]. La Sapienza di Dio ha preso una bocca per istruirti[44]. Non sono più i profeti, o popolo d’Israele, quelli che ti parlano dell’Innominabile. É Lui stesso[45]. Lui, che conosce il Mistero che è Dio, che ti parla di Dio. Lui, che conosce il Pensiero di Dio, che ti accosta al suo seno, o popolo ancor pargolo dopo tanti secoli, e ti nutre col latte della Sapienza di Dio per farti adulto in Dio.

La Madre del Messia.

40Per fare questo si è incarnato in un seno. In un seno di donna d’Israele, grande più al cospetto di Dio e degli uomini di ogni altra donna. Ella ha rapito il cuore di Dio con uno solo dei suoi palpiti di colomba[46]. La bellezza del suo spirito ha sedotto l’Altissimo ed Egli di Lei ha fatto il suo trono. Maria d’Aronne peccò perché in lei era il peccato[47]. Debora giudicò ciò che era da farsi, ma non operò con le sue mani[48]. Giaele fu forte, ma si sporcò di sangue[49]. Giuditta era giusta e temeva il Signore, e Dio fu nelle sue parole e le permise l’atto perché fosse salvato Israele, ma per amor di patria usò astuzia omicida[50].

41Ma la Donna che lo ha generato supera queste donne, perché è l’Ancella perfetta di Dio e lo serve senza peccare[51]. Tutta pura, innocente e bella, è il bell’Astro di Dio[52], dal suo sorgere al suo tramontare. Tutta bella, splendente e pura per essere Stella e Luna[53], Luce agli uomini per trovare il Signore. Non precede e non segue l’Arca santa come Maria d’Aronne, perché Arca è Ella stessa[54].

42Sulla torbida onda della Terra, coperta dal diluvio delle colpe[55], Ella scorre e salva[56], perché chi entra in Lei trova il Signore. Colomba senza macchia[57], esce e porta l’ulivo, l’ulivo di pace agli uomini, perché Ella è Uliva speciosa[58].

43Tace, e nel suo silenzio parla e opera più di Debora, Giaele e Giuditta[59], e non consiglia battaglia, non incita a stragi, non sparge altro sangue che il suo più eletto, quello col quale ha fatto il suo Figlio. Misera Madre! Madre sublime!…

44Temeva Giuditta il Signore, ma di un uomo era stato il suo fiore. Questa il suo fiore inviolato[60] ha dato all’Altissimo, e il Fuoco di Dio è sceso nel calice del giglio soave, e un seno di donna ha contenuto e portato[61] la Potenza, la Sapienza e l’Amore di Dio. Gloria alla Donna! Cantate, o donne d’Israele, le lodi di Lei! [62]».

45La donna tace come fosse spossata la sua voce. Infatti non so come faccia a tenere quel timbro così forte.

La Donna preannunziata dai profeti.

46Gli scribi dicono: «È pazza! È pazza! Falla tacere. Pazza o posseduta. Imponi allo spirito che la tiene che se ne vada».

47«Non posso. Non c’è che spirito di Dio, e Dio non scaccia Sé stesso».

«Non lo fai perché ella loda Te e la Madre tua, e ciò solletica il tuo orgoglio».

48«Scriba, rifletti a ciò che sai di Me[63] e vedrai che Io non conosco l’orgoglio[64]».

49«Eppure solo un demonio può parlare in lei per celebrare così una donna… La donna! E che è in Israele e per Israele la donna? E che, se non peccato agli occhi di Dio? La sedotta e seduttrice[65]! Se non fosse fede, si stenterebbe a pensare un’anima nella femmina. Le è interdetto di accostarsi al Santo per la sua immondezza. E costei dice che Dio scese in lei!», dice un altro scriba, scandalizzato, e i suoi compari gli fanno bordone.

50Gesù dice senza guardare nessuno in volto, pare che parli a Sé stesso: «”La Donna schiaccerà la testa del Serpente[66]… La Vergine concepirà e partorirà un Figlio che sarà chiamato Emmanuele[67]… Un germoglio spunterà dalla radice di Jesse, un fiore verrà da questa radice e su Lui si riposerà lo Spirito del Signore”[68]. Questa Donna. Mia Madre. Scriba, per onore del tuo sapere, ricorda e comprendi le parole del Libro».

51Gli scribi non sanno che rispondere. Quelle parole sono state mille volte lette da loro e dette vere. Possono ora negarlo? Tacciono.

Ultima, delle voci che grida il delitto d’Israele.

Israele resiste al Messia.

52Uno ordina di accendere dei fuochi, perché il freddo si fa sentire presso le rive dove scorre il vento della sera. Ubbidiscono e dei falò di frasche fiammeggiano a corona intorno al gruppo serrato.

53La luce danzante del fuoco pare riscuotere la donna, che si era azzittita e che stava ad occhi chiusi come raccolta in sé stessa. Riapre gli occhi, si scuote. Guarda di nuovo Gesù e grida di nuovo: «Adonai! Adonai, Tu sei grande! Cantiamo al Divino un cantico nuovo! Shalem! Shalem! Malchich[69]!!… (scrivo così, ma l’h è aspirata come quasi un c detto da toscani). Pace! Pace! o Re al quale nulla resiste…»

 54La donna tace di colpo. Gira gli occhi, per la prima volta da quando parla, su quelli che circondano Gesù, e fissa gli scribi come li vedesse per la prima volta, e senza un motivo apparente delle lacrime si formano nei suoi grandi occhi e il viso si fa triste e senza splendore.

55Parla lentamente, ora, e con voce profonda come chi parla di cose di dolore: «No. Vi è chi ti resiste! O popolo, ascolta! Da dopo il mio dolore, o popolo di Betlechi, mi hai sentito parlare. Dopo anni di silenzio e di dolore ho sentito e ho detto ciò che sentivo. Ora non sono più fra i verdi boschi di Betlechi, vergine vedova che trova nel Signore la sua unica pace. Non ho intorno soltanto i miei concittadini ai quali dire: “Temiamo il Signore perché l’ora è giunta di esser pronti alla sua chiamata. Facciamo bella la veste del cuore per non essere indegni al suo cospetto. Cingiamoci di fortezza perché l’ora del Cristo è ora di prova[70]. Purifichiamoci come ostie per l’altare perché si possa essere accolti da Colui che lo manda. Chi è buono si faccia più buono. Chi è superbo si faccia umile. Chi patisce lussuria si cavi la carne per potere seguire l’Agnello. L’avaro diventi benefattore perché Dio ci benefica nel suo Messia, e ognuno pratichi giustizia per poter appartenere al Popolo del Benedetto che viene”[71].

Sabea di Carmel teme il Signore ma non la morte.

56Ora io parlo davanti a Lui e davanti a chi crede in Lui, e anche davanti a chi non crede e deride il Santo e quelli che parlano e credono nel suo Nome e in Lui. Ma non ho paura. Voi dite che io sono folle, voi dite che in me parla un demonio. Io so che potreste farmi lapidare come bestemmiatrice[72]. So che ciò che dirò vi parrà insulto e bestemmia, e mi odierete. Ma non ho paura. Ultima, forse, delle voci che parlano di Lui prima della sua Manifestazione[73], avrò forse la sorte di molte altre voci, e non ho paura[74].

57Troppo lungo è l’esilio nel freddo e nella solitudine della Terra, per chi pensa al seno d’Abramo, al Regno di Dio che il Cristo ci apre, più santo del santo seno di Abramo[75]. Sabea di Carmel della stirpe di Aronne non teme la morte. Ma teme il Signore[76]. E parla quando Egli la fa parlare per non disubbidire al suo volere. E dice il vero perché parla di Dio con le parole che Dio le dà. Non temo la morte.

58Anche se mi direte demonio e mi lapiderete come bestemmiatrice, anche se il padre e la madre e i fratelli miei per questo disonore moriranno, io non tremerò di paura e di pena.

59So che il demonio non è in me perché in me tace ogni fomite, e tutta Betlechi lo sa. So che le pietre non potranno che mettere una sosta più breve di un respiro al mio canto, e dopo al mio canto sarà dato più ampio respiro nella libertà d’oltre Terra. So che il dolore di quelli del mio sangue Dio lo conforterà, e sarà breve, mentre eterno sarà poi il loro gaudio di parenti martiri di una martire. Non temo la vostra morte, ma quella che mi verrebbe da Dio se non l’ubbidissi. E parlo. E dico ciò che mi vien detto. O popolo ascolta, e ascoltate voi, scribi d’Israele». 

Il delitto d’Israele.

60Alza di nuovo la voce accorata e dice: «Una voce, una voce viene dall’alto e grida nel mio cuore. E dice: “L’antico Popolo di Dio non può cantare il nuovo cantico perché non ama il suo Salvatore[77]. Canteranno il cantico nuovo i salvati di ogni nazione, quelli del Popolo nuovo del Cristo Signore, non quelli che odiano il mio Verbo”[78]…

61Orrore! (dà veramente un urlo che fa rabbrividire). La voce dà luce, la luce dà vista! Orrore! Io vedo!». L’urlo è quasi un ululo. Ella si torce come fosse tenuta fissa davanti ad uno spettacolo tremendo che le torturasse il cuore e cercasse di porvi termine con la fuga. Il mantello le scivola dalle spalle ed ella rimane nella sua veste bianca contro il gran tronco nero. Nella luce, che si riduce lentamente nel riflesso verde del bosco e in quello rossastro e danzante delle fiamme, il suo viso acquista una tragicità potente.

62Delle ombre si formano sotto gli occhi, intorno alle narici, sotto il labbro. Pare un volto scavato dal dolore. Si torce le mani ripetendo più piano: «Io vedo! Io vedo!», e beve le sue lacrime mentre continua: «Io vedo i delitti di questo mio popolo[79]. E sono impotente a fermarli. Io vedo il cuore dei miei compatrioti[80] e non lo posso mutare. Orrore! Orrore! Satana ha lasciato i suoi luoghi ed è venuto a prender dimora nel cuore di questi[81]».

«Falla tacere!», ordinano gli scribi a Gesù.

«Avete promesso di lasciarla parlare…», risponde Gesù.

Il Deicidio d’ Israele.

63La donna continua: «Volto a terra, nel fango, o Israele che ancora sai amare il Signore. Copriti di cenere, vestiti di cilicio[82]. Per te! Per loro! Gerusalemme! Gerusalemme, salvati! Io vedo una città che tumultua chiedendo un delitto[83]. Io sento, io sento l’urlo di quelli che invocano con odio un sangue su loro[84]. Io vedo innalzare la Vittima nella Pasqua di Sangue e fluire quel Sangue, e gridare quel Sangue più del sangue d’Abele[85], mentre si aprono i cieli e la terra si scuote e il sole si oscura. E quel Sangue non grida vendetta, ma prega pietà per il suo Popolo uccisore, pietà per noi[86]! Gerusalemme!!! Convertiti! Quel Sangue! Quel Sangue! Un fiume! Un fiume che lava il mondo guarendo ogni male[87], cancellando ogni colpa[88]… Ma per noi, per noi d’Israele, quel Sangue è fuoco, per noi è scalpello che scrive sui figli di Giacobbe il nome di deicidi e la maledizione di Dio[89]. Gerusalemme! Abbi pietà di te stessa e di noi!»

64«Ma falla tacere, ti ordiniamo!», urlano gli scribi mentre la donna singhiozza coprendosi il volto.

«Non posso imporre alla Verità di tacere».

65«Verità! Verità! È una folle che delira! Che Maestro sei, se prendi per verità le parole di una delirante?».

66«E che Messia sei se non sai far tacere una donna?».

67«E che Profeta sei se non sai porre in fuga il demonio? Eppure altre volte lo hai fatto!».

68«Lo ha fatto, sì. Ma ora non gli conviene. È tutto un ben congegnato giuoco per intimorire le turbe!».

Ululo, pianto e voce dei profeti.

69«E avrei scelto quest’ora, questo luogo e questo pugno d’uomini per farlo, quando potevo farlo in Gerico, quando ho avuto cinque e più di cinquemila persone che mi hanno seguito e circondato più volte, quando il recinto del Tempio è stato ristretto per accogliere tutti quelli che mi volevano sentire? E può forse il demonio dire parole di sapienza? Chi di voi, in coscienza, può dire che un errore è uscito da quelle labbra? Non risuonano sulle sue labbra, con voce di donna, le terribili parole dei profeti? Non sentite l’ululo di Geremia e il pianto di Isaia e degli altri profeti? Non sentite la voce di Dio attraverso alla creatura, la Voce che cerca di farsi accogliere per vostro bene? Me, non mi ascoltate. Parlo, potete pensarlo, in mio favore. Ma costei, che mi è ignota, quale favore spera da queste parole? Che ne avrà, se non il vostro disprezzo, le vostre minacce, forse la vostra vendetta? No, che non le impongo silenzio! Anzi, perché questi pochi la sentano, e voi pure sentiate e possiate ravvedervi, le ordino: “Parla! Parla, ti dico, in nome del Signore!”».

70Ora è Gesù che è imponente, è il Cristo potente delle ore di miracolo, dai grandi occhi magnetici nel loro splendore di stella azzurra, che la fiamma di un falò, acceso fra la donna e Lui, ravviva ancor di più.

L’ira di Dio contro Israele.

Allegoria del Giordano in piena.

71La donna, invece, oppressa dal dolore, è meno regale e sta a capo chino col viso velato dalle mani e dai capelli neri, che si sono disciolti e le piovono sulle spalle e in avanti, come un velo di lutto sulla veste bianca.

72«Parla, ti dico. Non sono senza frutto le tue dolorose parole. Sabea, della stirpe d’Aronne, parla!».

73La donna ubbidisce. Ma parla piano, tanto che tutti si stringono più vicino per sentirla meglio. Pare che parli a sé stessa, guardando verso il fiume che scorre frusciando alla sua destra con un ultimo sfaccettìo d’acque, nelle ultime luci del giorno.

74E pare che parli al fiume: «O Giordano, sacro fiume dei padri[90], che hai l’onda cerula e cresputa come un bisso prezioso, e vi rifletti le pure stelle e la candida luna, e carezzi i salici delle tue rive, e fiume di pace sei, e pur conosci tanto dolore; o Giordano, che nelle ore di tempesta sull’onde gonfie e turbate trasporti le arene di mille torrenti e le loro rapine, e talvolta tronchi un tenero arbusto su cui è un nido e lo trasporti vorticoso verso l’abisso mortale del mar Salato, e non hai pietà della coppia di uccelli che seguono a volo, stridendo di dolore, il loro nido distrutto dalla tua rapina; così vedrai, o sacro Giordano, percosso dall’ira divina, strappato alle case e all’altare, andare alla rovina, perendo nella morte più grande, andare il popolo che non volle il Messia. 

Il Messia è Re di tutte le anime.

75Popolo mio, salvati! Credi nel tuo Signore! Segui il tuo Messia! Riconoscilo per ciò che è. Non re di popoli e milizie. Re delle anime, delle tue anime, di tutte le anime è. Disceso a raccogliere le anime giuste, risalirà per condurle nel Regno eterno. O voi che ancora potete amare, stringetevi al Santo! O voi che avete a cuore le sorti della Patria, unitevi al Salvatore! Che tutto non muoia il seme d’Abramo! Fuggite i falsi profeti dalle bocche di menzogna e i cuori di rapina che vogliono strapparvi alla Salvezza. Uscite dalle tenebre che vi innalzano intorno. Ascoltate la voce di Dio! I grandi che oggi temete sono già polvere, nel decreto di Dio. Uno solo è il Vivente.

76I luoghi nei quali regnano e dai quali opprimono sono già rovine. Uno solo dura. Gerusalemme! Dove sono gli orgogliosi figli di Sion dei quali ti vanti? Dove i rabbi e i sacerdoti dei quali ti orni e nei quali ti ammiri?

77Guardali! Oppressi, in catene, vanno verso l’esilio, fra le macerie dei tuoi palazzi, fra il fetore dei morti di spada e di fame[91]. Su te è il furore di Dio, o Gerusalemme che respingi il tuo Messia e lo colpisci nel volto e nel cuore. Ogni bellezza è in te distrutta. Ogni speranza per te è morta. Profanato è il Tempio e l’altare…».

Il Messia è sacerdote eterno.

«Falla tacere! Bestemmia! Falla tacere, diciamo».

78«…strappato è l’efod. Non serve più[92]…».

«Sei colpevole se non le imponi silenzio!»

79«…perché non regna più. Vi è un altro, eterno Pontefice, ed è santo, e messo da Dio: Re e Sacerdote in eterno, da Colui che fa sue le offese fatte al Cristo e ne fa le vendette. Un altro Pontefice. Il vero, il santo, unto da Dio e dal suo Sacrificio[93], al posto di quelli sulla cui fronte è un disdoro la tiara, perché copre pensieri d’orrore! …».

80«Taci, maledetta! Taci, o ti colpiamo!», e gli scribi la malmenano rudemente. Ma lei pare non senta.

Futuro di un popolo maledetto.

81Il popolo tumultua: «Lasciatela parlare, voi che parlate tanto. Dice il vero. Così è. Non c’è più santità fra voi. Uno solo è il Santo e voi lo angariate».

82Gli scribi reputano prudente tacere, e la donna prosegue con la sua voce stanca e dolente: «Era venuto a portarti la pace. E guerra gli hai dato… Salute. E tu lo hai schernito… Amore. E lo hai odiato… Miracolo. E lo hai detto demonio… Le sue mani hanno guarito i tuoi malati. E tu le hai trafitte. Ti portava la Luce. E tu hai coperto di sputi e lordure il suo volto. Ti portava la Vita. E tu gli hai dato la morte.

83Israele, piangi il tuo fallo e non imprecare al Signore mentre vai verso il tuo esilio, che non avrà termine come quelli di un tempo. Tutta la Terra scorrerai, Israele, ma come popolo vinto e maledetto, inseguito dalla voce di Dio, e con le stesse parole dette a Caino[94]. E qui non potrai tornare a ricostruire un solido nido se non quando riconoscerai con gli altri popoli che questo è Gesù, il Cristo, il Signore Figlio del Signore…».

84La voce della donna è bianca di pena e fatica, stanca come la voce di uno che muore. Ma non tace ancora, anzi si rianima per un ultimo comando: «A terra, popolo che sa ancora amare. Copriti di cenere, vestiti di cilicio. Il furore di Dio è sospeso su noi come nube gravida di grandine e folgori su un campo maledetto».

85La donna crolla in ginocchio, a braccia tese verso Gesù, e grida: «Pace, pace, o Re di giustizia e di pace! Pace, o Adonai grande e potente, al quale neppure il Padre resiste! Impetra per noi pace, per il tuo Nome, o Gesù, Salvatore e Messia, Redentore e Re, e Dio, tre volte santo[95]!», e si abbatte, scossa dai singhiozzi, col viso sull’erba.

I profeti ci saranno sempre.

Bocca di serpente.

86Gli scribi circondano Gesù tirandolo in disparte e allontanando ogni altro con sguardi e parole minacciose, e uno di essi dice: «Il meno che Tu possa fare è di guarirla. Perché, se proprio vuoi dirla libera da un demonio, non puoi negare che sia una malata. Donne!… E donne sacrificate dal destino… La loro vitalità deve bene effondersi da qualche parte… e divagano… e vedono cose irreali… e soprattutto vedono Te che sei giovane e bello… e.…».

87«Taci, bocca di serpente! Tu stesso non credi a ciò che dici», scatta Gesù con un impero che tronca le parole sulle labbra dello scriba magro e nasuto, che all’inizio del fatto aveva schernito la donna come falsa profetessa.

88«Non offendiamo il Maestro. Lo abbiamo eletto a giudice di un caso che noi non riusciamo a giudicare…», dice un altro scriba, quello che, andato con gli altri incontro a Gesù sulla via, ha detto a Gesù che non tutti gli scribi gli sono avversi, ma alcuni l’osservano anche per giudicare e con sincera volontà di seguirlo se giudicato Dio.

89«Ma taci, Gioele detto Alamot, figlio di Abia! Solo un mal nato come te può dire queste parole», lo investono gli altri.

90Lo scriba diventa congestionato sotto l’insulto. Ma si domina e risponde con dignità: «Se natura mi è stata nemica nella persona, ciò non ha reso monco il mio intelletto. Anzi, precludendomi molti piaceri, ha fatto di me l’uomo di sapienza. E se voi foste santi non avvilireste l’uomo, ma rispettereste il sapiente».

Serpenti accecati da superbia.

91«Bene! Parliamo di ciò che ci preme. Tu hai il dovere di guarirla, Maestro, perché nel suo delirio spaventa la gente e offende il sacerdozio, i farisei e noi».

92«Se vi avesse lodato, mi direste di guarirla?», domanda Gesù dolcemente.

«No. Perché servirebbe a rendere la gente rispettosa di noi, questo popolo caprino che ci odia nel suo cuore e ci schernisce sol che possa», risponde uno scriba senza avvedersi di cadere in una trappola.

93«Ma non sarebbe ancora una malata? Non avrei dovere di guarirla?», chiede ancora dolcemente Gesù. Sembra uno scolaro che chieda al pedagogo ciò che deve fare. E gli scribi, accecati da superbia, non capiscono che stanno confessando sé stessi…

«In quel caso, no. Anzi! Lasciarla, lasciarla nel suo delirio! Fare quanto si può perché la gente la creda profetessa. Onorarla! Indicarla…»

94«Ma se fossero cose non vere?!…»

«Oh! Maestro! Tolto il punto nel quale dice cose contro noi, il resto servirebbe molto a rialzare l’orgoglio d’Israele contro il romano, a tenere basso l’orgoglio del popolo verso di noi!».

«Ma non si potrebbe dirle: Parla così, ma non dire questo”», dice fermamente Gesù.

«E perché?».

95«Perché chi delira parla senza sapere ciò che dice».

«Oh! con delle monete e qualche minaccia… si otterrebbe tutto. Si regolavano anche i profeti…».

«Non mi risulta, in verità…».

«Eh! perché non sai leggere fra le righe e perché non tutto è stato lasciato scritto».

96«Ma lo spirito profetico non conosce imposizioni, o scriba. Esso viene da Dio, e Dio non si compera e non si spaurisce», dice Gesù cambiando tono. È l’inizio del suo contrattacco.

«Ma costei non è profetessa. Non è più tempo di profeti».

97«Non è più tempo di profeti? E perché?».

«Perché non ce li meritiamo. Siamo troppo corrotti».

98«Veramente? E tu lo dici? Tu che poc’anzi la giudicavi degna di castigo perché diceva la stessa cosa?».

Lo scriba resta disorientato. Lo aiuta un altro: «Il tempo dei profeti è cessato con Giovanni. Non servono più».

«E perché mai?».

«Perché Tu ci sei a dire la Legge e a parlare di Dio».

«Anche al tempo dei profeti c’era la Legge e la Sapienza parlava di Dio. Eppure essi pure c’erano».

«Ma che profetizzavano? La tua venuta. Venuto sei. Essi non servono più».

99«Cento e cento volte mi sono sentito chiedere da voi, da sacerdoti e farisei, se ero o non ero il Cristo, e poiché lo affermavo fui detto bestemmiatore e folle, e furono prese pietre per lanciarmele contro. Non sei tu Sadoc, detto lo scriba d’oro?», dice Gesù indicando lo scriba nasuto che ha malmenato la donna dopo averla tentata allo sbaglio.

«Lo sono. Ebbene?».

I Profeti ci saranno sempre.

100«Ebbene, tu, proprio tu, sei sempre stato il primo, a Giscala come al Tempio, ad iniziare la violenza contro di Me. Ma Io ti perdono. Ti ricordo soltanto che tu lo facevi dicendo che non potevo essere il Cristo, mentre ora lo sostieni. E ti ricordo anche la sfida che ti ho data a Cedes. Fra poco vedrai compiersi una parte di essa. Quando la luna sarà tornata alla fase con cui ora splende nel cielo, Io te la darò la prova. La prima. L’altra l’avrai quando il grano, che ora dorme nella terra, scuoterà le spighe ancor verdi ai venticelli di nisam.

101Ma a quelli che dicono che sono inutili i profeti, rispondo: “E chi potrà mettere limiti al Signore Altissimo?”. In verità, in verità vi dico che i profeti sempre ci saranno fino a che ci saranno gli uomini. Sono le fiaccole fra le tenebre del mondo. Sono i focolari fra il gelo del mondo. Sono gli squilli di tuba che sveglieranno gli assonnati. Sono le voci che ricordano Dio e le sue verità cadute in dimenticanza e trascuranza col tempo, e portano all’uomo la voce diretta di Dio, suscitando fremiti di emozione nei dimentichi, negli apatici figli dell’uomo.

102Avranno altri nomi, ma uguale missione e uguale sorte di umano dolore e di sovrumano godere. Guai se non ci fossero questi spiriti che il mondo odierà e Dio sovramarea! Guai se non ci fossero a patire e perdonare, amare e operare in obbedienza al Signore! Il mondo perirebbe fra le tenebre, il gelo, in un sopore di morte, in una ebetudine, in una ignoranza selvaggia e abbrutente.

103E perciò Dio li susciterà, e sempre ci saranno. E chi potrà imporre a Dio di non farlo? Tu, Sadoc? o tu? o tu? In verità vi dico che neppur gli spiriti di Abramo, Giacobbe e Mosè, di Elia ed Eliseo potrebbero imporre a Dio questa limitazione, e solo Dio sa quanto erano santi e quali luci eterne essi siano».

Sabea confermata profetessa.

104«Allora Tu non vuoi guarire la donna e neppure condannarla?».

«No».

105«E la giudichi profetessa?».

«Ispirata, sì».

106«Sei un demonio come lei. Andiamo. Non ci conviene perdere altro tempo con dei demoni», dice Sadoc dando un urtone da… facchino a Gesù, per scansarlo.

Molti lo seguono. Alcuni restano. Fra questi, quello che hanno chiamato Gioele Alamot.

107«E voi non li seguite?», chiede Gesù indicando quelli che se ne vanno.

«No, Maestro. Andremo via perché è notte. Ma vogliamo dirti che crediamo nel tuo giudizio. Dio può tutto, è vero. E per noi, che cadiamo in molte colpe, può suscitare degli spiriti che ci richiamino alla giustizia», dice uno molto anziano.

108«Hai detto bene. E questa tua umiltà è più grande agli occhi di Dio del tuo sapere».

109«Allora ricordati di me quando sarai nel tuo Regno».

«Sì, Giacobbe».

«Come sai il mio nome?». Gesù sorride senza rispondere.

110«Maestro, anche di noi ricordati», dicono gli altri tre. E l’ultimo a parlare, Gioele Alamot, dice anche: «E benediciamo il Signore che ci ha dato quest’ora».

«Benediciamo il Signore!», risponde Gesù.

Si salutano. Si separano.

Solidarietà del Messia

111Gesù si riunisce ai suoi apostoli e va con essi presso la donna, che ha ripreso ancora la posizione che aveva all’inizio: raggomitolata in sé stessa sulla radice sporgente.

112La madre e il padre di lei affannosamente chiedono al Maestro: «È dunque un demonio nostra figlia? Essi prima di andarsene lo hanno detto».

113«Non lo è. Abbiate pace. E amatela perché la sua sorte è molto dolorosa. Come tutte le sorti simili alla sua».

«Ma essi hanno detto che così Tu hai giudicato…».

114«Essi hanno mentito. Io non mento. Abbiate pace».

Giovanni d’Efeso si fa avanti con Salomon e gli altri discepoli: «Maestro, Sadoc ha minacciato costoro. Io te lo dico».

«Costoro o costei?».

«Costoro e costei. Non è vero, voi due?».

115«Sì. Ci hanno detto, a me e alla madre, che se non sapremo far tacere la figlia nostra, guai a noi. E a Sabea hanno detto: “Se parlerai ti denunceremo al Sinedrio”[96]. Giorni cattivi prevediamo per noi… Ma il cuore è in pace per quello che Tu ci hai detto… e sopporteremo il resto. Ma per lei… Che dobbiamo fare? Consigliaci, Signore».

116Gesù pensa e risponde poi: «Non avete parenti lontani da Betlechi?».

«No, Maestro».

117…Gesù pensa e poi alza il volto e guarda Giuseppe, Giovanni d’Efeso e Filippo di Arbela. Ordina: «Vi metterete in viaggio con costoro e poi da Betlechi con costei e il corredo di costei andrete ad Aera. Direte alla madre di Timoneo che la custodisca in mio nome. Ella sa cosa è avere un figlio perseguitato».

118«Faremo, Signore. Ben deciso. Aera è lontana e fuori mano», dicono i tre.

119Il padre e la madre di Sabea baciano le mani al Maestro e lo ringraziano e benedicono.

Le virtù del profeta.

120Gesù si curva sulla donna e la tocca sul capo velato chiamandola con dolcezza: «Sabea, ascoltami!».

121La donna alza il capo e lo guarda e poi scivola in ginocchio.

122Gesù le tiene la mano sul capo: «Ascolta, Sabea. Tu andrai dove ti mando. Da una madre. Avrei voluto mandarti dalla mia. Ma non m’è concesso. E continua a servire il Signore in giustizia e ubbidienza. Io ti benedico, donna. Va’ in pace».

123«Sì, mio Signore e Dio. Ma quando dovrò parlare, potrò? …».

124«Lo Spirito che ti ama ti guiderà a seconda dell’ora. Non temere del suo amore. Sii umile, casta, semplice e sincera, ed Egli non ti abbandonerà. Va’ in pace!».

125Si riunisce di nuovo agli apostoli ed a Zaccheo coi suoi, che si erano fermati lontano qualche passo trattenendo anche altri curiosi.

126«Andiamo. È notte. Non so come farete a tornare a Gerico, voi che dovete andare là».

127«Piuttosto la donna e i suoi parenti, diciamo. Ma, se Tu lo giudichi buono, noi staremo fuori della casa, e Tu e loro potrete dormire in essa sino al mattino», propone uno degli amici di Zaccheo.

128«Buona proposta. Andate a dire a Sabea di venire con i suoi e con i discepoli. Essi dormiranno. Io starò con voi. Non è notte ventosa. Faremo dei fuochi e attenderemo l’alba così, istruendovi Io, ascoltandomi voi».

130E lentamente si mette in cammino nel primo chiarore di luna…

i 12 apostoli dello spirito santo

6. Lezione di Gesù per ricevere il Battesimo di Fuoco (M. Valtorta 24-4- 1947)[97]

In attesa dello Spirito Santo (Lc 24,49)[98].

1Il pasto è finito. Gesù apre le mani al di sopra della tavola, col suo atto abituale davanti ad un fatto ineluttabile, e dice:

2«Ecco. È venuta l’ora che Io debbo lasciarvi per tornare al Padre mio. Ascoltate le ultime parole del vostro Maestro.

3Non allontanatevi da Gerusalemme in questi giorni. Lazzaro, al quale ho parlato, ha provveduto una volta ancora a fare realtà i desideri del suo Maestro e cede a voi la casa dell’ultima Cena, perché abbiate una dimora nella quale raccogliere l’adunanza e raccogliervi in preghiera.

4State là dentro in questi giorni e pregate assiduamente per prepararvi alla venuta dello Spirito Santo, che vi completerà per la vostra missione. Ricordatevi che Io, che pure ero Dio, mi sono preparato con una severa penitenza al mio ministero di Evangelizzatore.

5Sempre più facile e sempre più breve sarà la vostra preparazione. Ma non esigo altro da voi. Mi basta solo che preghiate assiduamente, in unione coi settantadue e sotto la guida di mia Madre, che vi raccomando con premura di Figlio. Ella vi sarà Madre e Maestra di amore e sapienza perfetta.

6Avrei potuto mandarvi altrove per preparavi a ricevere lo Spirito Santo, ma voglio invece che qui rimaniate, perché è Gerusalemme negatrice che deve stupire per la continuazione dei prodigi divini, dati a risposta delle sue negazioni.

      7Dopo, lo Spirito Santo vi farà comprendere la necessità che la Chiesa sorga proprio in questa città che, giudicando umanamente, è la più indegna di averla. Ma Gerusalemme è sempre Gerusalemme, anche se il peccato la colma e se qui si è compiuto il deicidio. Nulla gioverà per essa. È condannata. Ma, se condannata essa è, non tutti condannati sono i suoi cittadini.

      8State qui per i pochi giusti che essa ha nel suo seno, e state qui perché questa è la città regale e la città del Tempio, e perché, come è predetto dai profeti, qui, dove è stato unto e acclamato e innalzato il Re Messia, qui deve avere inizio il suo regno sul mondo, e qui ancora, dove da Dio ha libello di ripudio la sinagoga per i suoi troppo orrendi delitti, deve sorgere il Tempio nuovo al quale accorreranno genti d’ogni nazione. Leggete i profeti[99]. In essi tutto è predetto. Mia Madre prima, poscia lo Spirito Paraclito, vi faranno comprendere le parole dei profeti per questo tempo.

Matrice della Chiesa è Gerusalemme, la sua sede è Roma.

9Rimanete qui fino a quando Gerusalemme ripudierà voi come mi ha ripudiato e odierà la mia Chiesa come ha odiato Me, covando disegni per sterminarla.

10Allora portatela altrove, la sede di questa mia Chiesa diletta, perché essa non deve perire. Io ve lo dico: neppur l’inferno prevarrà su essa. Ma, se Dio vi assicura la sua protezione, non tentate il Cielo esigendo tutto dal Cielo.

11Andate in Efraim come vi andò il vostro Maestro perché non era l’ora di esser preso dai nemici. Vi dico Efraim per dirvi terra di idoli e di pagani. Ma non sarà Efraim di Palestina che dovrete eleggere a sede della Chiesa mia.

12Ricordatevi quante volte, a voi uniti o a un di voi singolarmente, ho parlato di questo, predicendovi che avreste dovuto calcare le vie della Terra per giungere al cuore di essa e là fissare la mia Chiesa.

13È dal cuore dell’uomo che il sangue si propaga per tutte le membra. È dal cuore del mondo che il Cristianesimo si deve propagare a tutta la Terra.

14Per ora la mia Chiesa è simile a creatura già concepita ma che ancora si forma nella matrice. Gerusalemme è la sua matrice, e nel suo interno il cuore ancor piccolo, intorno al quale si radunano le poche membra della Chiesa nascente, dà le sue piccole onde di sangue a queste membra.

15Ma, giunta l’ora che Dio ha segnata, la matrice matrigna espellerà la creatura formatasi nel suo seno, ed essa andrà in una terra nuova, e là crescerà divenendo grande Corpo, esteso a tutta la Terra, e i battiti del forte cuore della Chiesa si propagheranno a tutto il gran Corpo.

16I battiti del cuor della Chiesa, affrancatasi da ogni legame col Tempio, eterna vittoriosa sulle rovine del Tempio perito e distrutto, vivente nel cuore del mondo, a dire ad ebrei e gentili che Dio solo trionfa e vuole ciò che vuole, e che né livore di uomini né schiere di idoli arrestano il suo volere.

“Benedizione è il mio Nome”.

17Ma questo verrà poi, e in quel tempo voi saprete cosa fare. Lo Spirito di Dio vi condurrà. Non temete. Per ora raccogliete in Gerusalemme la prima adunanza dei fedeli. Poi altre adunanze si formeranno più il numero di essi crescerà. In verità vi dico che i cittadini del mio Regno aumenteranno rapidamente come semi gettati in ottima terra. Il mio popolo si propagherà per tutta la Terra. Il Signore dice al Signore: “Siccome Tu hai fatto questo e per Me non ti sei risparmiato, Io ti benedirò e moltiplicherò la tua stirpe come le stelle del cielo e come le arene che sono sul lido del mare. La tua progenie possederà la porta dei suoi nemici e nella tua progenie saranno benedette tutte le nazioni della Terra”. Benedizione è il mio Nome, il mio Segno e la mia Legge, là dove sono conosciuti sovrani.

Prepararsi alla pentecoste.

18Sta per venire lo Spirito Santo, il Santificatore, e voi ne sarete ripieni. Fate d’esser puri come tutto quello che deve avvicinare il Signore. Ero Signore Io pure come Esso. Ma avevo indossato sulla mia Divinità una veste per potere stare fra voi, e non solo per ammaestrarvi e redimervi con gli organi e il sangue di essa veste, ma anche per portare il Santo dei santi fra gli uomini, senza la sconvenienza che ogni uomo, anche impuro, potesse posare gli occhi su Colui che temono di mirare i Serafini. Ma lo Spirito Santo verrà senza velo di carne e si poserà su voi e scenderà in voi coi suoi sette doni e vi consiglierà.

19Ora, il consiglio di Dio è cosa così sublime che occorre prepararsi ad esso con una volontà eroica di una perfezione che vi faccia somiglianti al Padre vostro e al vostro Gesù, e al vostro Gesù nei suoi rapporti col Padre e con lo Spirito Santo. Quindi, carità perfetta e purezza perfetta, per poter comprendere l’Amore e riceverlo sul trono del cuore.

Nel gorgo della contemplazione.

20Perdetevi nel gorgo della contemplazione. Sforzatevi di dimenticare che siete uomini e sforzatevi a mutarvi in serafini. Lanciatevi nella fornace, nelle fiamme della contemplazione. La contemplazione di Dio è simile a scintilla che scocca dall’urto della selce contro l’acciarino e suscita fuoco e luce. È purificazione il fuoco che consuma la materia opaca e sempre impura e la trasmuta in fiamma luminosa e pura.

21Non avrete il Regno di Dio in voi se non avrete l’amore. Perché il Regno di Dio è l’amore, e appare con l’Amore, e per l’Amore si instaura nei vostri cuori in mezzo ai fulgori di una luce immensa che penetra e feconda, leva le ignoranze, dà le sapienze, divora l’uomo e crea il dio, figlio di Dio, mio fratello, il re del trono che Dio ha preparato per coloro che si dànno a Dio per avere Dio, Dio, Dio solo. Siate dunque puri e santi per l’orazione ardente che santifica l’uomo, perché lo immerge nel fuoco di Dio che è la carità.

Nell’apice della santità.

22Voi dovete essere santi. Non nel senso relativo che questa parola aveva sinora, ma nel senso assoluto che Io ho dato alla stessa proponendovi la santità del Signore per esempio e limite, ossia la santità perfetta. Fra noi è chiamato santo il Tempio, santo il luogo dove è l’altare, Santo dei santi il luogo velato dove è l’arca e il propiziatorio. Ma in verità vi dico che coloro che possiedono la Grazia e vivono in santità per amor del Signore sono più santi del Santo dei santi, perché Dio non si posa soltanto su essi, come sul propiziatorio che è nel Tempio per dare i suoi ordini, ma abita in essi per dare ad essi i suoi amori.

Sarete battezzati in Spirito Santo e fuoco (Atti 1,4-5)[100].

23Ricordate le mie parole dell’ultima Cena? Vi avevo promesso allora lo Spirito Santo. Ecco, Egli sta per venire a battezzarvi non già con l’acqua, come ha fatto con voi Giovanni preparandovi a Me, ma col fuoco per prepararvi a servire il Signore così come Egli vuole da voi. Ecco, Egli sarà qui, di qui a non molti giorni. E dopo la sua venuta le vostre capacità aumenteranno senza misura, e voi sarete capaci di comprendere le parole del vostro Re e fare le opere che Egli vi ha detto di fare per estendere il suo Regno sulla Terra».

Riceverete lo Spirito Santo (Atti 1,6-8)[101].

24«Ricostruirai allora, dopo la venuta dello Spirito Santo, il Regno d’Israele?», gli chiedono interrompendolo.

25«Non ci sarà più Regno d’Israele. Ma il mio Regno. Ed esso sarà compiuto quando il Padre ha detto. Non sta a voi di sapere i tempi e i momenti che il Padre si è riservato in suo potere.

26Ma voi, intanto, riceverete la virtù dello Spirito Santo che verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, in Giudea, e in Samaria, e sino ai confini della Terra, fondando le adunanze là dove siano uomini riuniti nel mio Nome; battezzando le genti nel Nome Ss. del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo, così come vi ho detto, perché abbiano la Grazia e vivano nel Signore; predicando il Vangelo a tutte le creature, insegnando ciò che vi ho insegnato, facendo ciò che vi ho comandato di fare. Ed Io sarò con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo.

Abbiate ad amico l’amore.

Giacomo capo della Chiesa di Gerusalemme.

27E questo voglio ancora. Che a presiedere l’adunanza di Gerusalemme sia Giacomo, fratello mio. Pietro, come capo di tutta la Chiesa, dovrà sovente intraprendere viaggi apostolici, perché tutti i neofiti desidereranno conoscere il Pontefice capo supremo della Chiesa. Ma grande sarà l’ascendente che sui fedeli di questa prima Chiesa avrà il fratello mio.

28Gli uomini sono sempre uomini e vedono da uomini. Parrà loro che Giacomo sia una continuazione di Me, solo perché è mio fratello. In verità Io dico che più grande, e somigliante al Cristo, egli è per sapienza che per parentela. Ma così è. Gli uomini, che non mi cercavano mentre ero fra loro, ora cercheranno Me in colui che mi è parente. Tu, poi, Simon Pietro, sei destinato ad altri onori…».

29«Che non merito, Signore. Te lo dissi quando mi apparisti e ancor te lo dico alla presenza di tutti. Tu sei buono, divinamente buono, oltreché sapiente, e giustamente hai giudicato me, che ti ho rinnegato in questa città, non adatto ad esserne il capo spirituale. Tu mi vuoi risparmiare da tanti giusti scherni…».

30«Tutti fummo uguali meno due, Simone. Io pure sono fuggito. Non per questo, ma per le ragioni che ha detto, il Signore ha destinato me a questo posto; ma tu sei il mio Capo, Simone di Giona, ed io tale ti riconosco, e alla presenza del Signore e di tutti i compagni ti professo ubbidienza. Ti darò ciò che posso per aiutarti nel tuo ministero, ma, te ne prego, dammi i tuoi ordini, perché tu sei il Capo ed io il suddito. Quando il Signore mi ha ricordato un discorso lontano, io ho chinato il capo dicendo: “Sia fatto ciò che Tu vuoi”. Così lo dirò a te dal momento che, avendoci lasciati il Signore, tu ne sarai il Rappresentante in Terra. E ci ameremo aiutandoci nel ministero sacerdotale», dice Giacomo inchinandosi dal suo posto per rendere omaggio a Pietro.

Abbiate ad amico l’amore.

31«Sì. Amatevi fra voi, aiutandovi scambievolmente, perché questo è il comandamento nuovo e il segno che voi siete veramente di Cristo.

32Non turbatevi per nessuna ragione. Dio è con voi. Voi potete fare ciò che Io voglio da voi. Non vi imporrei delle cose che non potreste fare, perché non voglio la vostra rovina, ma anzi la vostra gioia. Ecco. Io vado a preparare il vostro posto a fianco del mio trono. State uniti a Me e al Padre nell’amore. Perdonate al mondo che vi odia. Chiamate figli e fratelli quelli che vengono a voi, o già sono con voi per amor mio.

33State nella quiete di sapermi sempre pronto ad aiutarvi a portare la vostra croce. Io sarò con voi nelle fatiche del vostro ministero e nell’ora delle persecuzioni, e non perirete, non soccomberete, anche se ciò sembrerà a quelli che vedono con gli occhi del mondo. Sarete gravati, addolorati, stanchi, torturati, ma il mio gaudio sarà in voi, perché Io vi aiuterò in ogni cosa.

34In verità vi dico che, quando avrete ad Amico l’Amore, capirete che ogni cosa subita e vissuta per amor mio diviene leggera, anche se è tortura pesante del mondo. Perché a colui che riveste ogni sua azione, volontaria o impostagli, di amore, muta il giogo della vita e del mondo in giogo a lui dato da Dio, da Me. Ed Io vi ripeto che il mio carico è sempre proporzionato alle vostre forze e il mio giogo è leggero perché Io vi aiuto a portarlo.

Risposta agli avversari.

35Voi lo sapete che il mondo non sa amare. Ma voi d’ora in poi amate il mondo di amor soprannaturale, per insegnargli ad amare. E se vi diranno, vedendovi perseguitati: “Così vi ama Dio? Facendovi soffrire, dandovi dolore? Allora non merita conto esser di Dio”, rispondete: “Il dolore non viene da Dio.

36Ma Dio lo permette, e noi ne sappiamo la ragione e ci gloriamo di avere la parte che ebbe Gesù Salvatore, Figlio di Dio”. Rispondete: “Noi ci gloriamo di esser confitti alla croce e di continuare la Passione del nostro Gesù”.

37Rispondete con le parole della Sapienza: “La morte e il dolore sono entrati nel mondo per invidia del demonio, ma Dio non è autore della morte e del dolore e non gode del dolore dei viventi. Tutte le cose di Lui sono vita e tutte sono salutari” [102].

38Rispondete: “Al presente noi sembriamo perseguitati e vinti, ma nel giorno di Dio, cambiate le sorti, noi giusti, perseguitati sulla Terra, staremo gloriosi davanti a coloro che ci vessarono e disprezzarono”.

39Però anche dite loro: “Venite a noi! Venite alla Vita e alla Pace. Il nostro Signore non vuole la vostra rovina, ma la salute vostra. Per questo ha dato il suo Figlio diletto, acciò voi tutti foste salvati”.

40E rallegratevi di partecipare ai patimenti miei per poter poi essere con Me nella gloria. “Io sarò la vostra ricompensa oltremodo grande”, promette in Abramo il Signore a tutti i suoi servi fedeli.

41Voi sapete come si conquista il Regno dei Cieli: con la forza, e vi si giunge attraverso a molte tribolazioni. Ma colui che persevera come Io ho perseverato sarà dove Io sono.

Premio al vincitore.

42Io ve l’ho detto quale è la via e la porta che conducono nel Regno dei Cieli, e Io per primo ho camminato per quella e sono tornato al Padre per quella. Se ve ne fosse un’altra ve l’avrei insegnata, perché ho pietà della vostra debolezza d’uomini.

43Ma non ve ne è un’altra… Indicandovela come unica via e unica porta, anche vi dico, vi ripeto quale è la medicina che dà forza per percorrerla ed entrare. È l’amore. Sempre l’amore.

44Tutto diviene possibile quando in noi è l’amore. E tutto l’amore vi darà l’Amore che vi ama, se voi chiederete in Nome mio tanto amore da divenire atleti nella santità.

7. L’elezione di Mattia (M. Valtorta 26-4- 1947)[103].

Assemblea degli apostoli (Atti 1,12-14)[104].

Incontro di preghiera.

1È una placida sera. La luce decade dolcemente facendo del cielo, poc’anzi purpureo, un delicato velario d’ametista. Presto sarà buio, ma per ora ancora è luce, ed è dolce questa luce serotina languida dopo tanto ardore di sole.

2Il cortile della casa del Cenacolo, vasto fra i muri bianchi della casa, è pieno di gente come nelle sere dopo la Risurrezione. E da questa gente raccolta sale un brusio concorde di preghiere, interrotte ogni tanto da pause di meditazione.

3Calando sempre più la luce nel cortile, chiuso fra le alte mura della casa, alcuni portano dei lumi che mettono sul tavolo presso il quale sono radunati gli apostoli: Pietro al centro, al suo fianco Giacomo d’Alfeo e Giovanni, poi gli altri.

I volti apostolici.

4La luce palpitante delle fiammelle illumina di sotto in su i volti apostolici, dando grande risalto ai loro tratti e mostrando le loro espressioni: concentrata quella di Pietro, come tesa nello sforzo di fare degnamente queste prime funzioni del suo ministero; di una mitezza ascetica quella di Giacomo d’Alfeo; serena e sognante quella di Giovanni, e al suo fianco il viso di pensatore di Bartolomeo, seguito da quello pieno di vivacità di Tommaso e poi da quello di Andrea, velato dalla sua umiltà che lo fa stare ad occhi quasi chiusi, un poco chino: pare che dica “io non sono degno”; vicino a lui Matteo, un gomito puntato sulla mano dell’altro braccio, la guancia appoggiata sulla mano del braccio sorretto; e, dopo Giacomo d’Alfeo, il Taddeo dal viso d’imperio e dallo sguardo così ricordante, nel colore e nell’espressione, quello di Gesù: un vero dominatore di folle.

5Anche ora tiene quieta l’assemblea, tenendola sotto il fuoco dei suoi occhi più che non lo facciano tutti gli altri presi insieme; eppure, dalla sua involontaria imponenza regale si vede affiorare il sentimento compunto del cuore, specie quando viene il suo turno di intonare una preghiera. Quando dice il salmo[105]: «Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo Nome dà gloria per la tua misericordia e fedeltà, perché non abbiano a dire le nazioni: “Dove è il loro Dio?”», egli prega realmente con l’anima inginocchiata davanti a Colui che lo ha eletto, e il sentimento più forte nel suo interno vibra nella sua voce; anche egli dice con tutto il suo pregare: «io non son degno di servire Te, così perfetto».

6Filippo, al suo fianco, volto già segnato dagli anni sebbene ancor nell’età virile, sembra uno che contempli uno spettacolo noto a lui solo, e sta con le mani premute contro le guance, un poco chino e un poco mesto… mentre lo Zelote guarda in alto, lontano, e ha un intimo sorriso che gli fa più bello il volto non bello ma attraente per la sua signorilità austera. Giacomo di Zebedeo, tutto impulso e fremiti, dice le sue preghiere come ancora parlasse al Maestro amato, e il 12° salmo[106] esce irruente dal suo spirito acceso. Terminano col lungo e bellissimo salmo 118°[107], che dicono una strofa per uno, ripetendo per due volte il turno per compire il numero delle strofe.

Invocazione allo S.S.

7Poi si raccolgono tutti in silenzio sinché Pietro, che si è seduto, sorge in piedi come sotto l’impulso di un’ispirazione, pregando forte a braccia aperte come faceva il Signore: «Manda a noi il tuo Spirito, o Signore, perché noi si possa vedere nella sua Luce».

«Maran-atà», dicono tutti.

8Pietro si raccoglie in un intenso e muto pregare, ma forse è più un ascoltare che un pregare, o per lo meno un attendere parole di luce… Poi alza il capo di nuovo e di nuovo disserra le braccia che aveva incrociate sul petto e, poiché è piccolo rispetto ai più, sale sul suo sedile per dominare la piccola folla che si assiepa nel cortile e per essere visto da tutti. E tutti, comprendendo che ha da parlare, tacciono guardandolo attenti.

L’elezione di Mattia

La sostituzione di Giuda (Atti 1,15-18)[108].

9«Fratelli miei, era necessario che si adempisse quella Scrittura predetta dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda il quale fu di guida a coloro che catturarono il Signore e Maestro nostro benedetto: Gesù. Egli, Giuda, era uno dei nostri ed ebbe la sorte di questo ministero. Ma la sua elezione si mutò per lui in rovina, perché Satana entrò in lui per molte vie e da apostolo di Gesù lo fece traditore del suo Signore. Credette di trionfare e godere e vendicarsi così del Santo, che aveva deluso le speranze immonde del suo cuore pieno di ogni concupiscenza. Ma allor che credeva di trionfare e godere, comprese che l’uomo che si fa schiavo di Satana, della carne, del mondo, non trionfa, ma anzi morde la polvere come chi è sconfitto. E conobbe che il sapore dei cibi dati dall’uomo e da Satana è amarissimo e diverso totalmente dal pane soave e semplice che Dio dà ai suoi figli. E allora conobbe la disperazione e odiò tutto il mondo dopo avere odiato Dio, e maledisse tutto ciò che il mondo gli aveva dato, e si dette la morte appiccandosi ad un ulivo dell’uliveto che si era comperato con le sue iniquità, e il giorno che il Cristo risorse glorioso da morte il suo corpo putrido e già verminoso crepò e le sue viscere si sparsero a terra a piè dell’ulivo, rendendo immondo quel luogo.

10Sul Golgota piovve il Sangue redentore e purificò la Terra, perché era il Sangue del Figlio di Dio incarnatosi per noi. Sul colle che è presso al luogo dell’infame Consiglio non sangue, non lacrime di rimorso buono, ma lordure di viscere sfatte piovvero sulla polvere. Perché non poteva nessun altro sangue mescolarsi a quello santissimo in quei giorni di purificazione, nei quali l’Agnello ci lavava nel suo Sangue, e men che mai poteva la Terra, che beveva il Sangue del Figlio di Dio, bere anche il sangue del figlio di Satana.

Il denaro dell’infame mercato (Atti 1,19-20)[109]

11La cosa è risaputa. E con questo si sa ancora che, nel suo furore di dannato, Giuda riportò nel Tempio il denaro dell’infame mercato percuotendo con esso, immondo, il volto del Sommo Sacerdote. E si sa che con quel denaro, preso dal Tesoro del Tempio, ma che in esso più non poteva venire riversato perché era prezzo di sangue, i principi dei Sacerdoti e gli Anziani, consigliatisi fra loro, hanno comperato il campo del vasaio, così come avevano detto le profezie specificando persino il prezzo di esso. E il luogo passerà alle storie dei secoli col nome di Aceldama. E tutto quanto è di Giuda così è detto, e sparisca di fra mezzo a noi anche il ricordo del suo volto, ma si abbia presente le vie per le quali da vocato dal Signore al Regno celeste scese ad esser principe nel Regno delle tenebre eterne, onde non calcarle imprudentemente noi pure divenendo altri Giuda, per la Parola che Dio ci ha affidata e che è ancora il Cristo, Maestro fra noi.

“Il suo ufficio lo prende un altro” (At 1,21-22)[110].

12Però sta scritto nel libro dei Salmi[111]: “Diventi la loro abitazione deserta, né vi sia chi la abiti e il suo ufficio lo prenda un altro”. Bisogna dunque che di questi uomini, i quali sono stati insieme con noi per tutto il tempo in cui il Signore Gesù è stato con noi, andando e venendo, a cominciare dal Battesimo da parte di Giovanni fino al giorno in cui di mezzo a noi fu assunto al Cielo, uno sia con noi costituito testimone della Risurrezione di Lui. E occorre farlo con sollecitudine, perché sia presente con noi al Battesimo di Fuoco, del quale il Signore ci ha parlato, onde egli pure, che non ricevette lo Spirito Santo dal Maestro Ss., lo riceva direttamente da Dio e ne sia santificato e illuminato, ed abbia le virtù che noi avremo, e possa giudicare e rimettere e fare ciò che noi faremo, e siano validi e santi i suoi atti.

I due candidati: Giuseppe e Mattia (Atti 1,23)[112].

13Io proporrei di scegliere costui fra i fedelissimi fra i fedeli discepoli, quelli che già hanno patito per Lui rimanendogli fedeli anche quando Egli era l’Ignorato dal mondo. Molti di essi vengono a noi da Giovanni Precursore del Messia, animi modellati da anni al servizio di Dio. Il Signore li aveva molto cari, e carissimo fra essi Isacco, che tanto aveva patito per causa di Gesù infante. Ma voi lo sapete che il suo cuore si è spezzato nella notte che seguì l’Ascensione del Signore. Non lo rimpiangiamo. Egli è ricongiunto al suo Signore. Era l’unico desiderio del suo cuore… È anche il nostro… Ma noi dobbiamo patire la nostra passione. Isacco l’aveva già patita.

14Proponete dunque voi qualche nome fra questi, onde si possa eleggere il dodicesimo apostolo secondo gli usi del nostro popolo, lasciando nelle occorrenze più gravi al Signore Altissimo la potestà di indicare, Lui che sa».

15Si consultano fra loro. Non passa molto tempo che i più importanti discepoli (fra i non pastori), di comune accordo con i dieci apostoli, comunicano a Pietro che essi propongono Giuseppe figlio di Giuseppe di Saba, per onorare il padre, martire per Cristo col figlio discepolo fedele, e Mattia, per le stesse ragioni del primo e inoltre per onorare anche il suo primo maestro: Giovanni.

Elezione di Mattia (Atti 1,24-26)[113].

16E avendo accettato Pietro il loro consiglio, fanno venire avanti al tavolo i due, e pregano intanto con le braccia tese in avanti nella posa abituale degli ebrei: «Tu, Signore Altissimo, Padre, Figlio e Spirito Santo, unico e trino Iddio, che conosci i cuori di tutti, mostra quale di questi due Tu hai scelto a prendere in questo ministero e apostolato il posto dal quale prevaricò Giuda, per andare al posto di lui».

«Maran-atà», fanno coro tutti.

17Non avendo dadi o altra cosa con cui tirare la sorte, e non volendo usare denaro per questa funzione, prendono dei sassetti sparsi nel cortile, dei poveri sassolini, tanti di bianchi, tanti di scuri, in numero uguale, decidendo che quelli bianchi sono per Mattia e gli altri per Giuseppe, e li chiudono in una borsa che vuotano da ciò che conteneva, la scuotono e la offrono a Pietro che, tracciato su essa un gesto di benedizione, vi immerge la mano e, pregando con gli occhi al cielo che si è fiorito di stelle, estrae un sasso: bianco come neve.

18Il Signore ha indicato Mattia per successore di Giuda.

Pietro passa sul davanti della tavola e lo abbraccia «per farlo simile a lui», dice. Anche gli altri dieci ripetono lo stesso gesto fra le acclamazioni della piccola folla.

19In ultimo Pietro, dopo esser tornato al suo posto tenendo per mano l’eletto che tiene al suo fianco -così Pietro è ora fra Mattia e Giacomo d’Alfeo- dice: «Vieni al posto che Dio ti ha serbato e cancella con la tua giustizia il ricordo di Giuda, aiutando noi, tuoi fratelli, a compiere le opere che Gesù Ss. ci ha detto di compiere. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia sempre con te».

Si volge a tutti congedandoli…

20Mentre i discepoli sfollano lentamente da una uscita secondaria, gli apostoli rientrano nella casa conducendo Mattia a Maria, che è raccolta in preghiera nella sua stanza, perché anche dalla Madre di Dio il novello apostolo riceva la parola di saluto e di elezione.

8. Maria Santissima e gli Apostoli investiti dal Fuoco dello Spirito Santo (M. Valtorta 27-4- 1947)[114].

Il Battesimo di fuoco.

Il cenacolo (At 2,1)[115].

1Non ci sono voci e rumori nella casa del Cenacolo. Non c’è presenza di discepoli, almeno io non sento nulla che mi autorizzi a dire che in altri ambienti della casa siano raccolte delle persone. Ci sono soltanto la presenza e le voci dei Dodici e di Maria Santissima, raccolti nella sala della Cena.

2Sembra più ampia la stanza, perché le suppellettili, messe diversamente, lasciano libero tutto il centro della stanza e anche due delle pareti. Contro la terza è spinto il tavolone usato per la Cena, e fra esso e il muro, e anche ai due dei lati più stretti del tavolo, sono messi i sedili-lettucci usati per la Cena e lo sgabello usato da Gesù per la lavanda dei piedi. Però non sono, questi lettucci, messi verticalmente alla tavola, come per la Cena, ma parallelamente, di modo che gli apostoli possono stare seduti senza occuparli tutti, pur lasciando un sedile, l’unico messo verticale rispetto alla tavola, tutto per la Vergine benedetta, che è al centro della tavola, al posto che nella Cena occupava Gesù.

3La tavola è nuda di tovaglie e stoviglie, nude le credenze, denudati i muri dei loro ornamenti. Solo il lampadario arde al centro, ma con la sola fiamma centrale accesa; l’altro giro di fiammelle che fanno da corolla al bizzarro lampadario sono spente.

4Le finestre sono chiuse e sbarrate dalla pesante sbarra di ferro che le traversa. Ma un raggio di sole si infiltra baldanzoso da un forellino e scende come un ago lungo e sottile sino al pavimento, dove mette un occhiolino di sole.

Lettura biblica.

5La Vergine, seduta sola sul suo sedile, ha ai lati, sui lettucci, Pietro e Giovanni: alla destra Pietro, alla sinistra Giovanni. Mattia, il novello apostolo, è tra Giacomo d’Alfeo e il Taddeo. Davanti a Lei, la Madonna ha un cofano largo e basso di legno scuro, chiuso. Maria è vestita di azzurro cupo. Ha sui capelli il velo bianco e sopra questo il lembo del suo manto. Gli altri sono tutti a capo scoperto.

6Maria legge lentamente a voce alta. Ma, per la poca luce che giunge sin là, io credo che più che leggere Ella ripeta a memoria le parole scritte sul rotolo che Ella tiene spiegato. Gli altri la seguono in silenzio, meditando. Ogni tanto rispondono se ne è il caso[116].

7Maria ha il viso trasfigurato da un sorriso estatico. Chissà cosa vede di così capace da accenderle gli occhi, come due stelle chiare, e da arrossarle le guance d’avorio, come se su Lei si riflettesse una fiamma rosata? È veramente la mistica Rosa…

8Gli apostoli si sporgono in avanti, stando un poco per sbieco, per vederla in viso mentre così dolcemente sorride e legge, e pare la sua voce un canto d’angelo. E Pietro se ne commuove tanto che due lucciconi gli cascano dagli occhi e per un sentiero di rughe, incise ai lati del suo naso, scendono a perdersi nel cespuglio della barba brizzolata. Ma Giovanni riflette il sorriso verginale e si accende come Lei di amore, mentre segue col suo sguardo ciò che la Vergine legge sul rotolo e, quando le porge un nuovo rotolo, la guarda e sorride.

9La lettura è finita. Cessa la voce di Maria. Cessa il fruscio delle pergamene svolte e avvolte. Maria si raccoglie in orazione segreta, congiungendo le mani sul petto e appoggiando il capo contro il cofano. Gli apostoli la imitano…

Il battesimo di fuoco (At 2,2)[117].

10Un rombo fortissimo e armonico, che ha del vento e dell’arpa, che ha del canto umano e della voce di un organo perfetto, risuona improvviso nel silenzio del mattino. Si avvicina, sempre più armonico e più forte, ed empie delle sue vibrazioni la Terra, le propaga e imprime alla casa, alle pareti, alle suppellettili. La fiamma del lampadario, sino allora immobile nella pace della stanza chiusa, palpita come se un vento l’investisse, e le catenelle della lumiera tintinnano vibrando sotto l’onda di suono soprannaturale che le investe.

11Gli apostoli alzano il capo sbigottiti e, come quel fragore bellissimo, in cui sono tutte le note più belle che Dio abbia dato ai Cieli e alla Terra, si fa sempre più vicino, alcuni si alzano pronti a fuggire, altri si rannicchiano al suolo coprendosi il capo con le mani e il manto, o battendosi il petto domandando perdono al Signore, altri ancora si stringono a Maria, troppo spaventati per conservare quel ritegno verso la Purissima che hanno sempre.

12Solo Giovanni non si spaventa, perché vede la pace luminosa di gioia che si accentua sul volto di Maria, che alza il capo sorridendo ad una cosa nota a Lei sola e che poi scivola in ginocchio aprendo le braccia, e le due ali azzurre del suo manto così aperto si stendono su Pietro e Giovanni, che l’hanno imitata inginocchiandosi.

13Ma tutto ciò, che io ho tenuto minuti a descrivere, si è fatto in men di un minuto.

Il fuoco dello Spirito Santo (At 2,3)[118].

14E poi ecco la Luce, il Fuoco, lo Spirito Santo, entrare, con un ultimo fragore melodico, in forma di globo lucentissimo, ardentissimo, nella stanza chiusa, senza che porta o finestra sia mossa, e rimanere librato per un attimo sul capo di Maria, a un tre palmi dalla sua testa, che ora è scoperta, perché Maria, vedendo il Fuoco Paraclito, ha alzato le braccia come per invocarlo e gettato indietro il capo con un grido di gioia, con un sorriso d’amore senza confini. E dopo quell’attimo in cui tutto il Fuoco dello Spirito Santo, tutto l’Amore è raccolto sulla sua Sposa, il Globo Ss. si scinde in tredici fiamme canore e lucentissime, di una luce che nessun paragone terreno può descrivere, e scende a baciare la fronte di ogni apostolo.

15Ma la fiamma che scende su Maria non è una lingua di fiamma dritta sulla fronte che bacia, ma è una corona che abbraccia e cinge come un serto il capo verginale, incoronando Regina la Figlia, la Madre, la Sposa di Dio, l’incorruttibile Vergine, la Tutta Bella, l’eterna Amata e l’eterna Fanciulla che nulla cosa può avvilire e in nulla, Colei che il dolore aveva invecchiata ma che è risorta nella gioia della Risurrezione, avendo in comune col Figlio un accentuarsi di bellezza e di freschezza di carni, di sguardi, di vitalità… avendone già un anticipo della bellezza del suo glorioso Corpo assunto al Cielo ad essere il fiore del Paradiso.

16Lo Spirito Santo rutila le sue fiamme intorno al capo dell’Amata. Quali parole le dirà? Mistero! Il viso benedetto è trasfigurato di gioia soprannaturale e ride del sorriso dei Serafini, mentre delle lacrime beate sembrano diamanti giù per le gote della Benedetta, percosse come sono dalla luce dello Spirito Santo.

17Il Fuoco rimane così per qualche tempo… E poi si dilegua… Della sua discesa resta a ricordo una fragranza che nessun terrestre fiore può sprigionare… Il profumo del Paradiso…

Essi furono tutti pieni di Spirito Santo (At 2,4)[119].

18Gli apostoli tornano in loro stessi… Maria resta nella sua estasi. Soltanto si raccoglie le braccia sul petto, chiude gli occhi, abbassa il capo… Continua il suo colloquio con Dio… insensibile a tutto… Nessuno osa turbarla.

19Giovanni, accennandola, dice: «È l’Altare. E sulla sua gloria si è posata la Gloria del Signore…».

20«Sì. Non turbiamo la sua gioia. Ma andiamo a predicare il Signore e siano manifeste le sue opere e le sue parole fra i popoli», dice Pietro con soprannaturale impulsività.

21«Andiamo! Andiamo! Lo Spirito di Dio arde in me»[120], dice Giacomo d’Alfeo.

9. Battesimo di fuoco ardente (M. Valtorta 27-10- 1943)[121].

Battesimo di acqua[122].

1«Vi è battesimo e battesimo, figlia che amo. Tutti voi che siete cattolici avete il Battesimo che lava la colpa d’origine e che dovrebbe avere le stesse conseguenze di santità per tutti, se tutti miraste al Cielo in luogo di essere confitti con gli occhi dello spirito e con le radici del vostro essere nel fango della Terra.

2Il Battesimo, sacramento da Me istituito in luogo del battesimo di Giovanni precursore, ha in sé tutti gli elementi per portarvi alla santità[123]. Vi dà la Grazia e chi ha la grazia ha tutto.

3Ma siete voi che della Grazia non tenete conto e la gettate come inutile dono. Fra il severo dovere per essere fedeli a questa Grazia, la quale altro non è che Dio in voi con tutti i suoi doni, e il facile compromesso con la carne ed il sangue, col denaro, col Male pur di godere, o credere di godere durante quei pochi attimi di eternità che sono la vostra vita della terra, voi preferite il compromesso.

Battesimo di fuoco ardente.

4Quando il Figlio di Dio, Colui che vi ama, viene fra le turbe segnate del suo indelebile segno, quel segno che è più glorioso di una corona regale perché vi dà una regalità ultraterrena di figli e eredi dell’Altissimo Re, trova che pochi hanno lottato contro l’istinto e contro Satana, o lavato le macchie di Satana e dell’istinto col pentimento, in modo da avere terso e operante quel segno di predestinazione. A quei pochi, i diletti del Cuore mio, Io, Figlio di Dio al quale ogni potere di giudizio è deferito dal Padre, vengo ad impartire un battesimo di fuoco ardente, che arde e consuma in loro ogni umanità per fare libero lo spirito e renderlo capace di ricevere lo Spirito che parla.

Selezione severa.

5Selezione severa e elezione dolorosa nel suo gaudio. Poiché chi non è mondo, chi non è mantenuto o reso mondo dall’amore e dal pentimento, non può essere accettato per mio grano. La pula sterile e vuota, il loglio e la cuscuta dannosa, gli inutili viticci parassiti, saranno separati dal mio rigoroso esame[124].

6La pula sono gli orgogliosi: orgogliosi di cuore o di pensiero per la loro scienza razionalizzante e errata, i farisei e gli scribi del tempo attuale. Il loglio e la cuscuta, i ribelli alla Legge e gli avvelenatori dei cuori: i corruttori, gli scandalosi per i quali meglio sarebbe stato se fossero stati espulsi dal seno materno già estinti. I viticci sono i deboli, i tiepidi che vogliono beneficiare della comunione dei santi ma senza sforzarsi di dare ad essa il contributo della benché minima fatica. Sono i pigri dello spirito, coloro che hanno sempre bisogno di sprone, di sostegno, di calore, per vivere la loro povera vita spirituale; senza i coefficienti di diversi aiuti, striscerebbero al suolo

7incapaci di tendersi al cielo e sarebbero calpestati dal Maligno: calpestati dico, non colti. Sono sprezzati anche da esso. Non se ne cura perché sa che da sé stessi si dànno la morte dell’anima.

Elezione dolorosa

8Elezione dolorosa perché bisogna, come spiga destinata a divenire farina di Dio, accettare i colpi della trebbia, l’immolazione della macina, la purificazione del frullone, ossia dolori, dolori, dolori, mortificazioni, ascetismo senza misura.

9Oh! per essere farina da ostie occorre sapersi far spogliare di ogni impurità dall’amore. Nessun’altra cosa come l’amore è assoluto nell’operare questa depurazione della vostra personalità per renderla atta a vivere in Cielo.

10Ma pensa, anima mia, pensa dopo tanto dolore a come ti parrà bello il mio Paradiso. Tutto l’amaro che qui bevi per amore del tuo Re, lo troverai lassù mutato in dolcezza. Tutte le ferite che qui t’hanno straziata, là saranno gemme eterne. Tutto il dolore sarà gioia.

11Il tempo passa, ad ogni attimo passa. Io resto e con Me resta la mia Eternità. Ed Io ed essa saremo il tuo dono, quello che ti sei guadagnato col tuo amore e col tuo dolore. Un’eternità di luce e di sempiterna gioia. Un’eternità con Dio, con Dio, Maria.

12Pensa questo sempre. Anelerai al dolore come all’aria che respiri.»

10. La grande promessa pentecostale.

Chi pensa al mio Nome con amore mi ama e ottiene[125].

1«Io vi dico, e ve lo dico con verità: chi crede in Me farà le opere che Io faccio, e ancor di maggiori ne farà, perché Io vado al Padre. E tutto quanto domanderete al Padre in mio nome Io lo farò, perché il Padre sia glorificato nel suo Figlio. E farò quanto mi domanderete in nome del mio Nome.

2Il mio Nome è noto, per quello che realmente è, a Me solo, al Padre che mi ha generato e allo Spirito che dal nostro amore procede. E per quel Nome tutto è possibile. Chi pensa al mio Nome con amore mi ama e ottiene.

Osservare i comandamenti per avere il vero amore[126].

3Ma non basta amare Me, occorre osservare i miei comandamenti per avere il vero amore. Sono le opere quelle che testificano dei sentimenti. E per questo amore Io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro Consolatore che resti per sempre con voi, Uno su cui Satana e il mondo non può infierire, lo Spirito di Verità che il mondo non può ricevere e non può colpire, perché non lo vede e non lo conosce. Lo deriderà. Ma Egli è tanto eccelso che lo scherno non lo potrà ferire, mentre, pietosissimo sopra ogni misura, sarà sempre con chi lo ama, anche se povero e debole. Voi lo conoscerete, perché già dimora con voi e presto sarà in voi.

Dio è carità e chi ama ha in sé Dio [127].

4In quel giorno voi conoscerete che Io sono nel Padre mio, e voi in Me ed Io in voi. Perché chi accoglie i miei precetti e li osserva, quello è colui che mi ama, e colui che mi ama sarà amato dal Padre mio e possederà Iddio, perché Dio è carità e chi ama ha in sé Dio. Ed Io lo amerò, perché in lui vedrò Iddio, e mi manifesterò a lui facendomi conoscere nei segreti del mio amore, della mia sapienza, della mia Divinità incarnata.

5Saranno i miei ritorni fra i figli dell’uomo, che Io amo nonostante siano deboli e anche nemici. Ma costoro saranno solo deboli. Ed Io li fortificherò; dirò loro: “Sorgi!”, dirò: “Vieni fuori!”, dirò: “Seguimi”, dirò: “Odi”, dirò: “Scrivi”… e voi siete fra questi».

  La dimora di Dio Amore[128].

6«Perché mi amate e osservate le mie parole. Chi così farà, sarà amato dal Padre e Noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui, in lui. Mentre chi non mi ama non osserva le mie parole e fa secondo la carne e il mondo.

Alla scuola dello Spirito d’Amore[129].

7Ora sappiate che ciò che Io vi ho detto non è parola di Gesù Nazareno ma parola del Padre, perché Io sono il Verbo del Padre che mi ha mandato. Io vi ho detto queste cose parlando così, con voi, perché voglio Io stesso prepararvi al possesso completo della Verità e Sapienza.

8Ma ancora non potete capire né ricordare. Però, quando verrà a voi il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà in mio Nome, allora voi potrete capire, ed Egli tutto vi insegnerà, e vi ricorderà quanto Io vi ho detto.

11. Il regno dello spirituale[130].

Equilibrio nel piano dello spirituale[131].

Dice Gesù:

1«Per potere vivere con equilibrio la vita di vittime, bisogna mettersi risolutamente nel piano dello spirituale, dimenticando assolutamente quanto non è questo piano.

2Ho detto ” equilibrio ” perché nelle cose della terra si usa questo termine per significare una cosa o una persona che è così giustamente posata sul suo asse tanto da non caderne per scosse di veruna sorta; e che se anche le riceve, perché è naturale le riceva, ne sopporta l’urto con un lieve ondeggiamento che non è debolezza, ma che è prova della sua stabilità, perché non si risolve in catastrofi, ma si risolve in un ritorno alla stessa posizione di prima.

3Lo stesso è per le cose non terrestri e perciò spirituali. L’anima giustamente posata sul suo asse non cade per urti che le possono venire impressi. Subisce l’assalto, ne soffre perché è irruzione di forze malvagie nell’atmosfera di soprannaturale pace che la circonda, perché è fragore di basse voci che per un attimo soverchiano le celesti armonie di cui essa si bea e, come stelo percosso da tempesta, ondeggia la sua corona fiorita, ma non si svelle, e passato l’assalto si ristabilizza nella sua pace tesa ad ascoltare le parole che l’amore di un Dio continuamente sussurra al suo spirito.

Il piano spirituale.

4Dove è il piano spirituale? Oh, molto in alto! Dove l’umanità non giunge. Essa è ancora nota, perché lo spirito non è cieco, né il vivere nella sua atmosfera vitale lo rende stolto. No, ché anzi aumenta la sua potenza di vedere e intendere. Ma ciò è perché esso vive già nell’atmosfera della Carità, essendo il piano spirituale l’anticamera del beato Paradiso: il Limbo attuale di coloro che non sono ancora nati alla Vita eterna, ma il cui spirito è già in attesa per entrarvi, pueri spirituali il cui battesimo avverrà nel bacio che l’Eterno darà loro quando, sciolti dal carcere della carne, come frecce di ardore, come colombe di fiamma liberate dall’arco o dalla tagliola, saetteranno a Dio, loro mèta, loro nido, ansia di tutta la loro sosta nell’esilio terreno.

5La Carità, ansiosa di unirsi a queste minori carità, appunta i suoi ardori su questo piano e lo impregna di Sé. Coloro che in esso vivono, di Essa se ne nutrono, l’assorbono con l’avidità del loro spirito. Sono bocche assetate che suggono ciò che è loro gioia e non cessano, neppure mentre suggono, di cantare la loro gioia; non cessano, mentre cantano, di pregare per i fratelli; non cessano, mentre pregano, di ripetere loro le parole che odono e che sono di Dio.

I viventi nel piano spirituale[132].

      Dice Gesù

6 “Perché gli spiriti viventi nel piano dello spirito sono simili agli animali della Teofania di Ezechiele. Hanno quattro aspetti, perché è quadruplice il loro operare, e usano di quattro bocche. Guardano Dio, che è Sole, col loro volto d’aquila e ne cantano con esso le lodi. Se ne satollano come leoni perché Dio è la loro preda e di Essa sola essi appetiscono. Pazienti come bovi, non si stancano di pregare per i fratelli la cui conquista al regno dello spirito è opera paziente e instancabile. E colla loro bocca d’uomo ripetono agli uomini nel linguaggio dell’uomo ciò che, volando come aquile nel regno del Sole‑Dio, hanno udito da Dio”.

I viventi nella carità ardente[133].

      Dice Gesù

7 “La Carità è sempre attiva, e i viventi nella Carità sono attivi come essa. La Carità è multiforme e multi operante, ed essi hanno carità multiforme e multi operante. La Carità è ardente ed essi sono “carboni incandescenti ” che Dio sempre più arroventa. La Carità è leggera e veloce, ed essi hanno. ali per andare leggeri e veloci dove l’impeto della carità li porta. E ” non si volgono indietro ” a guardare ciò che lasciano”.

Il ruolo della volontà[134].

      Dice Gesù

8“Ecco che ti ho ricondotto al punto primo. ” Per potere vivere con equilibrio la vita delle vittime, bisogna mettersi risolutamente nel piano dello spirituale, dimenticando assolutamente quanto non è questo piano”. Ho detto così nel primo periodo di questo dettato. E così ripeto.

9Tu qui sei e qui resti. L’unica cosa che può farti uscire da questo equilibrio, che è perfetto perché in esso ti ho messa Io che sono perfetto nel mio operare, non è che la volontà tua. Tutto il resto ti potrà scuotere, ti potrà turbare, entrando col suo fragore e con la sua tempesta nell’atmosfera di cui sei circondata, ma non potrà levarti dal tuo centro. Non potrà se tu non vuoi.

10E non ti turbare se ti senti turbata. Lascia che il turbamento venga da altri ‑ uomini o Satana che siano – ma non unirvi mai il tuo. Sarebbe il più lesivo. Perché il più interno.

11Non dirti mai: ” Non sono capace di fare bene ciò che faccio”, “Non so servire Dio con perfezione”, “Pecco invece di santificarmi”. Certo che non sai fare bene, che non sei perfetta nel servire, che hai ancora imperfezioni molteplici. E chi mai sa fare bene, alla perfezione, senza mai peccare, sinché è uomo? Chi è perfetto, se si paragona alla Perfezione?

12Ma la Perfezione, appunto perché è Perfezione, sa anche giudicare e vedere perfettamente, e perciò sa vedere la vostra intenzione, il vostro studio, il vostro sforzo di fare bene, di servire perfettamente, di non peccare, e con un sorriso annulla e perdona, con un sorriso compie ciò che voi non riuscite a compire”.

Eroicità di tutta la vita[135].

      Dice Gesù

13 “Nel piano dello spirituale deve morire ogni pensiero umano. Molto difficile questo. È perciò che si chiama eroicità la virtù dei santi e che i santi sono tanto pochi; perché gli eroi sono molto pochi. E questa eroicità è più grande, complessa e soprattutto più lunga di quella umana, la quale è un episodio nella vita di un uomo, mentre questa è la vita di un uomo.

14L’eroismo di un uomo è l’atto improvviso che si presenta e che non dà tempo alla carne di mettere avanti le sue voci pavide. L’eroismo di un uomo ha sempre, anche se egli non se ne accorge di averle, due grucce: l’impulsività del carattere e il desiderio della lode.

15Quello del santo non è un atto improvviso: è la vita. Tutta la vita. Da mattina a sera. Da sera a mattina. Da un mese all’altro. Da un anno all’altro. Per il caldo, per il freddo, per il lavoro, per il prossimo, per il riposo, per il dolore, per le malattie, per la povertà, per i lutti, per le offese. Una collana della quale ogni minuto è una perla aggiunta. Una perla che si è formata con le lacrime, la pazienza, la fatica. Non scende dal Cielo questo eroismo, come una manna. Deve nascere in voi. In voi soli. Il Cielo non vi dà più che non dia a tutti. Non è aiutato dal mondo. Anzi il mondo lo combatte e ostacola in tutti i modi.

20Vero è che il suo combattere è il migliore coefficiente di formazione, perché sopportare il mondo con pazienza e amarlo per l’odio che vi dà è il nucleo principale di questo eroismo; intorno ad esso si uniscono cellule di pazienza nella fame, sete, freddo, caldo, notti senza riposo, malattie, povertà, lutti. Ma il più è sempre sopportare il mondo e amarlo soprannaturalmente”.

Eroicità dello spirito per puro amore[136].

      Dice Gesù

16“Nessun pensiero umano. L’amore di Dio, solo. L’interesse di Dio, solo. Ecco come pensa l’eroe dello spirito. Ecco come agisce colui che vive nell’equilibrio dello spirito. Io? che sono io? I miei dolori? Le mie fatiche? La mia povertà? Le noie che mi vengono dal prossimo? Nulla. Ciò che conta è Dio. Di questo, questo e quest’altro me ne servo per Lui e sono felice di avere questo, questo e quest’altro perché con questo, questo e quest’altro posso amare Dio, non perché mi preserva ma per puro amore; posso servire Dio, usando queste monete, per salvare il prossimo facendo così l’interesse di Dio”.

Insegnamento di Gesù Maestro e Signore

Gioie dello spirito e dolori della carne[137].

      Dice Gesù

17 “Credi tu, Maria, che non mi dolga di dovervi salare così col patire, voi che prediligo? Credi tu che se potessi non vorrei darvi tutta la gioia per la gioia che voi mi date?

18Ma non vi è altra via per salvare il mondo. Il dolore. Anche Io, che ero Dio, non ho trovato che questa per essere il Salvatore. La gioia diverrà Gioia per voi. Ma nell’altra vita. Qui non c’è, per voi, vittime amate e care. Qui c’è la mia pace, qui c’è l’unione con Me, qui c’è il mio amore. Gioie dello spirito. Ma per la carne nulla. Per essa c’è il dolore. E non basta mai, perché sempre più cresce l’errore. Voi siete le riparatrici degli errori e non potete avere soste nel riparare, perché il Nemico continua a distruggere e bisogna continuare a edificare per mantenere al mondo ancora un aspetto umano e non completamente satanico.

19Il Cristo in Cielo non piange più. Ma soffre ancora perché, se è Dio, è anche l’Uomo ed ha un cuore. E di che soffre questo mio cuore, perfetto nelle sue passioni? Di vedersi disamato e di vedere soffrire, di dover lasciare che soffrano coloro che lo amano e che esso ama.

20Oh! come ne soffro di vedervi soffrire per compiere in voi la redenzione dell’uomo! Come ne soffro! Ma, ad ogni palpito di dolore che risponde al vostro dolore, Io unisco un dono per il Cielo. Per il vostro Cielo. È vostro. Voi lo conquistate ora per ora, ed esso vi attende.

21Oh! che fulgori sono qui per voi! Oh! che amore vi attende! Oh! che ansia di darvelo! Alza gli occhi e guarda. Fra i, mille fulgori di ciò che hai meritato ti splende e sorride la Faccia del tuo Dio. E ti benedice.

Sì, ti benedico. Va in pace.»

23. L’anima posseduta dallo
Spirito santo (M. Valtorta 3-7- 1943)
[138].

Insegnamento di Gesù Maestro e Signore

Discernimento.

Dice Gesù:

1«Ti ho detto ieri che vi sono generi di infermità che esulano dalle comuni, volute cioè da forze spirituali. Dio o Satana, agendo l’Uno dall’abisso del Cielo, agendo l’altro dall’abisso dell’Inferno, colpiscono, per cause diverse e con diverso scopo, certe creature.

 2 Ma, data la sorgente diversa e opposta, una infermità, quella che viene da Dio, porta seco, traendola dalle scaturigini di una immisurabile Luce e di un immisurabile Amore, luce e amore per la creatura martire del suo Dio. L ‘altra, provenendo dall’abisso stagnante dove regna Satana, avviluppa di tenebre e di tormento.

L’anima martire di Dio.

3Ho detto creatura martire del suo Dio. Sì. L’anima che si è abbandonata al suo Dio; totalmente, ne diviene la martire. Dio stesso agisce qui da sacrificatore, né il martirio della creatura abbandonata all’Amore è meno cruento, anche se sangue non è sparso materialmente, di colei che è immolata da un carnefice. Poiché non solo la carne e il sangue, ma l’intelletto, l’anima e lo spirito, vengono torturati in un felice martirio la cui fine, dopo la crocifissione spirituale ‑ che stigmatizza ogni potenza dell’essere, nella carne, nel sangue, nell’intelletto, nell’anima, nello spirito, mettendo il glorioso sigillo mio ‑ è l’abbraccio infuocato col Fuoco stesso, con la Carità accesa, l’inabissamento nella ardente Unità che è la nostra Trinità, la conoscenza completa di cosa sia Dio e il possedere e l’essere posseduti in eterno da Dio.

L’anima impregnata dell’aroma divino.

4Sì. Due sono le forme delle spirituali infermità, e due sono le forme di possessione spirituale. Se si dice “posseduto” colui che è afferrato, straziato, premuto, dominato da Satana, perché non si deve, con ancor più giusta ragione, chiamare “posseduto” colui che è abbracciato, sollevato, plasmato, dominato da Dio?

5Beatifica, sublime, felice possessione! L’anima non ha che abbandonarsi, in amore, all’Amore che la circonda, l’abbraccia, la penetra, la trasporta, le dà sensi nuovi e conoscenze sconosciute ai mortali. È il tuffo nel gorgo di Dio, gorgo di Luce, di Scienza, di Carità, di ogni virtù. È tuffo nel gorgo della Pace.

6L’anima ne esce, in quei rari istanti in cui ne esce ‑ sempre più rari quanto più l’anima è spersa in Dio ‑ profumata della Essenza del suo Dio, e nessun miasma della Terra e dell’Inferno può agire sul suo spirito impregnato dell’aroma divino.

L’anima “posseduta” da Dio.

7L’anima ” posseduta” da Dio ne prende talmente la somiglianza che persino la forma esterna e materiale. del suo essere subisce modificazioni. Dio traluce dal suo sguardo, dalle sue parole, dal suo sorriso, dalla maestà nuova della sua espressione, onde chi la sfiora dice: “Qui c’è qualcosa non di questa terra”.

8L’anima ” posseduta ” da Dio è prezioso vaso sigillato, ma da cui esala l’aroma che lo colma. Sigillato poiché l’amore consacra e il possesso rende proprietà d’ Un solo e solo il Solo apre e chiude quel sigillo apposto sullo spirito che si è dato a Lui. E s a l a perché l’aroma di Dio è tanto potente che non solo empie l’interno del vaso, ma ne imbibisce la materia, onde l’effluvio spirituale se ne effonde e passa fra la folla, purificandola dall’odore della carne e del sangue.

Metodo sperimentale.

9Se le creature sapessero cosa è “il possesso” di Dio, tutti vorrebbero essere ” posseduti “. Ma per saperlo occorre compiere il primo passo, il primo atto di generosità, di rinuncia, e poi perseverare in quel primo atto. Il resto viene, perché, come un’onda elettrica, sprigionata dal polo A, viene attirata dal più forte polo Z, così ugualmente l’anima che si è messa nell’orbita di Dio viene attirata dallo Stesso, da qualunque punto dell’orbita si trovi.

10Poiché Io sono l’Alfa e l’Omega[139] e tutto abbraccio di quanto è. Solo il contrario volere umano, che mette sotto il sigillo della Bestia, distorna la mia azione, perché Io vi ho fatti liberi e non violento la vostra volontà. Se perciò la vostra volontà è carne e sangue, ossia è Satana, la mia Volontà non può agire poiché la mia Volontà è Spirito e agisce sul vostro spirito e lo spirito muore dove regna la materia.

11Occorre rinascere nello spirito per potere entrare nell’orbita di Dio e vincere la carne e il suo padrone: Mammona[140]. Allora avviene il ” possesso”. Paradiso anticipato sulla terra, felice ascesa dell’anima al Cielo nella morte, pienezza del Paradiso nel mio Regno dove i “miei” saranno con Me in eterno, luce nella Luce, pace nella Pace, gioia nella Gioia, gloria nella Gloria.»

 

 

 


 

 

 


[1]  Poema: I, 53.  1° febbraio 1944.

[2] VANGELO SECONDO LUCA: Quando furono passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito nel grembo della madre. Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore (Lc 2,21-24).

[3] VANGELO SECONDO LUCA: Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele; Lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore.  Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio (Lc 2,25-28).

[4] VANGELO SECONDO LUCA: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele. Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui” (Lc 2,29-33).

[5] Simeone, tenendo fra le braccia Gesù, prorompe nel suo cantico che fa stupire Giuseppe, non perché egli ignori chi è Gesù, ma per il prodigio dello Spirito Santo che rende profetico il vegliardo

[6] VANGELO SECONDO LUCA: Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima» (Lc 2,34-35).

[7] VANGELO SECONDO LUCA: C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme (Lc 2,36-38).

[8] Giuditta, da quando era vedova digiunava tutti i giorni, eccetto le feste e i giorni di gioia per Israele. Era bella d’aspetto e molto avvenente nella persona; inoltre suo marito Manasse le aveva lasciato oro e argento, schiavi e schiave, armenti e terreni ed essa era rimasta padrona di tutto. Né alcuno poteva dire una parola maligna a suo riguardo, perché temeva molto Dio (Giuditta 8,6-8). Di lei disse Oloferne e i suoi servi: “Da un capo all’altro della terra non esiste donna simile, per la bellezza dell’aspetto e il senno della parola” (Gdt 11,20-21). Tagliò la testa a Oloferne dicendo: “Dammi forza, Signore Dio d’Israele, in questo momento” (Gdt 13,7-8).

[9] Giaele, moglie fedele, donna forte, Israelita praticante, famosa per il suo coraggio: “Prese un picchetto della tenda, prese in mano il martello, venne pian piano a Sisara (generale dell’esercito cananeo) gli conficcò il picchetto nella tempia, fino a farlo penetrare in terra. Egli era profondamente addormentato e sfinito; così morì” il nemico d’Israele (Giudici 4,17-23).

[10] MARIA VALTO, l’Evangelo come mi è stato rivelato, CEV, Isola del Liri, Vol. 1. Cap. 32, Scritto il 2 febbraio 1944

[11] Lc 2,27

[12] Gen. 8,21

      [13] MARIA VALTORTA, l’Evangelo. Op. Cit. Vol. 1. Cap. 34. Scritto il 28 febbraio 1944.

[14] VANGELO SECONDO MATTEO: Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: “dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo”. All’udire queste parole il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: “A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele”. Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: “Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo”. (Mt 2,1-8).

[15] VANGELO SECONDO MATTEO: 9 Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. (Mt 2,9).

[16] VANGELO SECONDO MATTEO: Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia (Mt 2,10).

[17] VANGELO SECONDO MATTEO: entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono (Mt 2,11).

[18] Essendo questo uno dei prodigi che accompagnarono la venuta e la vita di Gesù, non è da stupirsi se a tre, da tre punti diversi, la stella ispirò un’unica direzione.

[19] VANGELO SECONDO MATTEO: Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra (Mt 2,11).

[20] VANGELO SECONDO MATTEO: 12 Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese (Mt 2,12).

[21] Gli israeliti praticavano l’uso del Tau: T (Ez 9,4-6; Ap 7,2-3; 9,4), come segno di buon augurio e protezione di Dio, quindi, è già un segno di croce, ma non è ancora una croce.

[22] MARIA VALTORTA, L’Evangelo. Op. Cit. Vol 1. Cap.34.10. Scritti il 28 febbrai 1944

[23] MARIA VALTPRTA. L’Evangelo. Op. Cit. Vol. 1. Cap78. Scritto il 14 gennaio 1945.

[24] Esodo 3,1-6 e 13-15; 19,9-25; 24,12-18

[25] Gen. 2,18-22; 3,8

[26] MARIA VALTPRTA. L’Evangelo. Op. Cit. Vol. 8. Cap. 523.  Scritto il 2 novembre 1946.

[27] Atti 19,11-17

[28] “Aronne dopo aver fatto il sacrificio espiatorio, l’olocausto e i sacrifici di comunione, scese dall’altare. Mosè e Aronne entrarono nella tenda del convegno; poi uscirono e benedissero il popolo e la gloria del Signore si manifestò a tutto il popolo. Un fuoco uscì dalla presenza del Signore e consumò sull’altare l’olocausto e i grassi; tutto il popolo lo vide, mandò grida d’esultanza e si prostrò con la facci a terra” (Lv 9,

[29] VANGELO SECONDO LUCA: Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: (Lc 18,9).

[30] VANGELO SECONDO LUCA: “Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano”. (Lc 18,10).

[31] VANGELO SECONDO LUCA: “Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: o Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo” (Lc 18,11)

[32] VANGELO SECONDO LUCA: “Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore” (Lc 18,13).

[33] VANGELO SECONDO LUCA: “Il vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato” (Lc 18,14).

[34] MARIA VALTORTA. L’Evangelo. Op. Cit. Vol. 8. Cap 525. Scritto il 5 novembre 1946.

[35] “Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re” (Zc 9,9).

[36] “Colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall’antichità dai giorni più remoti” (Michea 5,1)

[37] “Sulle sue spalle è il segno della sovranità” (Is 9,5). “Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio” (2 Sam 7,14).

[38] “Egli starà là e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore suo Dio. Abiteranno sicuri perché egli allora sarà grande fino agli estremi confini della terra e tale sarà la pace” (Mi 5,3).

[39]“Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace; grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre; questo farà lo zelo del Signore” (Is 9,5-6).

[40] Signore, Dio: “Innalzerò al mio Dio un canto nuovo: Signore, grande sei tu e glorioso, mirabile nella tua potenza e invincibile. Ti sia sottomessa ogni tua creatura: perché tu dicesti e tutte le cose furon fatte; mandasti il tuo spirito e furono costruite e nessuno può resistere alla tua voce. I monti sulle loro basi insieme con le acque sussulteranno, davanti a te le rocce si struggeranno come cera; ma a coloro che ti temono tu sarai sempre propizio” (Giuditta 16,13-15).

[41] Il pettorale del giudizio: coperto con una incastonatura di pietre preziose: prima fila: cornalina, topazio, smeraldo. Seconda fila: turchese, zaffiro, berillo. Terza fila: giacinto, agata, ametista. Quarta fila: crisolito, onice, diaspro. Le pietre corrispondono ai nomi degli Israeliti, secondo le dodici tribù (Esodo 28,15-21).

      Le fondamenta delle mura della città santa: sono adorne di ogni specie di pietre preziose. “Il primo fondamento è di diaspro, il secondo di zaffiro, il terzo di calcedonio, il quarto di smeraldo, il quinto di sardoniche, il sesto di cornalina, il settimo di crisolito, l’ottavo di berillo, il nono di topazio, il decimo di crisopazio, l’undecimo di giacinto, il dodicesimo di ametista” (Ap 21,19-20). 

      Significato delle pietre preziose: Topazi: credono; ametiste: sperano; smeraldi: amano; zaffiri: si pentono; rubini: vivono e muoiono nella giustizia; sardonici: soffrono; agate: lasciano l’errore per la Verità; crisoliti: erano duri di cuore e miti si so­no fatti; berilli: gli innocenti; onici: i pentiti; diaspri: quelli che si spo­gliano di ogni cosa per essere agili a seguire il Signore; opali: i vergi­ni dallo spirito splendente di luce.

[42] “Collocherai il velo sotto le fibbie e là, nell’interno oltre il velo, introdurrai l’arca della Testimonianza. Il velo sarà per voi la separazione tra il Santo e il Santo dei santi” (Es 26,33). Il velo chiude al fedele il Santo dei santi, dimora di Yahvè. Solo il sommo sacerdote vi entra, nel grande giorno dell’espiazione (Lv 16; cfr. Eb 9,6-14). Questo velo si squarciò in due da cima a fondo dopo che il Messia spirò (Mt 27,50-51) per indicare la fine della religione del tempio e che d’allora in poi, ogni ginocchio si deve piegare davanti al Messia risorto, vivo e presente nell’uomo e nei sacramenti della sua chiesa. 

[43] “Maestà e bellezza sono davanti a lui” (Sal 96,6). Perché piacque a Dio di fare abitare in Cristo ogni pienezza (Col 1,19).

[44] “Né alcuno avrà più da istruire il suo concittadino, né alcuno il proprio fratello, dicendo: Conosci il Signore! Tutti infatti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande di loro” (Eb 8,11).

[45] “E’ in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Col 2,9)

[46] “Come sei bella, amica mia, come sei bella! Gli occhi tuoi sono colombe, dietro il tuo velo. Tutta bella tu sei, amica mia, in te nessuna macchia. Tu mi hai rapito il cuore, sorella mia, sposa, tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo, con un perla sola della tua collana!” (Cc 4,1.7.9).

[47] Maria e Aronne parlarono contro Mosè a causa della donna etiope che aveva sposata. Dissero: “Il Signore ha forse parlato soltanto per mezzo di Mosè? Non ha parlato anche per mezzo nostro?” L’ira del Signore si accese contro di loro ed egli se ne andò la nuvola si ritirò di sopra alla tenda ed ecco Maria era lebbrosa” (Nm Cap. 12,1-2.9-10)

[48] In quel tempo era giudice d’Israele una profetessa, Debora, Essa sedeva sotto la palma di Debora e gli Israeliti venivano a lei per le vertenze giudiziarie. Essa mandò a chiamare Barak, e gli disse: “Il Signore, Dio d’Israele, ti dà quest’ordine: Va’, marcia sul monte Tabor. Io attirerò verso di te al torrente Kison Sisara, con i suoi carri e la sua numerosa gente, e lo metterò nelle tue mani” Cc 4,4-7).

[49] “Sia benedetta fra le donne Giaele, benedetta fra le donne della tenda! Acqua egli chiese, latte essa diede, in una coppa da principi offrì latte acido. Una mano essa stese al picchetto e la destra a un martello da fabbri, e colpì Sisara, lo percosse alla testa, ne fracassò, ne trapassò la tempia. Ai piedi di lei si contorse, ricadde, dove si contorse, là ricadde finito” (Giudici 5,24-27).

[50] Oloferne si deliziò della presenza di Giuditta e bevve abbondantemente tanto vino quanto non ne aveva mai bevuto solo in un giorno da quando era al mondo. Quando si fece buio, i suoi servi si affrettarono a ritirarsi. Giuditta, fermatasi presso il divano di lui. Avvicinatasi alla colonna del letto che era dalla parte del capo di Oloferne, ne staccò la scimitarra di lui; poi, accostatasi al letto, afferrò la testa di lui per la chioma e disse: “Dammi forza, Signore Dio d’Israele, in questo momento”. E con tutta la forza di cui era capace lo colpì due volte al collo e gli staccò la testa…” (Giuditta 13,1-10).,

[51] “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. “L’anima mia magnifica il Signore perché ha guardato l’umiltà della sua serva” (Lc 1,38. 46-48).

[52] “Chi è costei che sorge come l’aurora, bella come la luna, fulgida come il sole” (Cc 6,10).

[53] “Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle” Ap 12,1-2).

[54]  Maria è la nuova Arca della nuova Alleanza, con Maria cessa, per volontà di Dio, il culto all’Arca dell’Alleanza d’Israele, come dice il Profeta: “In quei giorni non si parlerà più dell’arca dell’alleanza del Signore; nessuno ci penserà né se ne ricorderà; essa non sarà rimpianta né rifatta. In quel tempo chiameranno Gerusalemme trono del Signore” (Ger 3,14-18); Maria è il Trono del Signore e l’Arca della Nuova Alleanza visto dall’Apostolo: “Allora si aprì il santuario di Dio nel cielo e apparve nel santuario l’arca dell’alleanza” (Ap 11,19). Quindi, Sabea vedette giusto.

[55] Allusione al nostro tempo, tempo delle nazioni, tempo del colmo dei peccati, tempo di mostruosità, di terrorismo, di nubi tossiche, di sterminio, di tenebre mentale, di oscurità morale, di caligine infernale, di allarme, di angoscia e di afflizione (Sofonia 1,14-16)

[56] Le apparizioni mariane di tutti i tempi, ma specialmente La Salette, Fatima, Lourdes…

[57] “Unica è la mia colomba, la mia perfetta” (Cc 6,9)

[58] “Sono cresciuta come un ulivo maestoso nella pianura. Avvicinatevi a me, voi che mi desiderate, e saziatevi dei miei prodotti. Quanti si nutrono di me avranno ancora fame. Chi mi obbedisce non si vergognerà, chi compie le mie opere non peccherà” (Sir 24, 14.18-21) Gen. 8,6-12.

[59] Giudici 4-5; Giuditta 8-16

[60] “Giardino chiuso tu sei, sorella mia, sposa, giardino chiuso, fontana sigillata” (Cc 4,12)

[61] Mentre Gesù parlava, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: “Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!” (Lc 11,27)

[62] Allora Maria disse: “D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome” (Lc 1,49)

[63] Lo scriba doveva sapere che il Messia sarebbe stato umile per natura, perché così sta scritto: “Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina”.

[64] “Egli mangerà panna e miele” (Is 7,15: Il cuore del Messia si alimenta di Mitezza e Umiltà, sono virtù che non hanno nulla in comune con l’orgoglio, perciò il Messia non conoscendo orgoglio e superbia poté affermare: “Imparate da me che sono mite e umile di cuore”. 

[65] Gen. 3,1-13; Sir 25,33; 2 Cor 11,13; 1 tm2,11-14

[66] “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe; questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Gen. 3,15).

[67] “Il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio che chiamerà Emmanuele” (Is 7,14).

[68] “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, di consiglio e di fortezza, di conoscenza e di timore del Signore (Is 11,1-2).

[69] “Pace! Pace! O Re” Si noti che la Scrittrice non sapeva il latino, il greco e l’ebraico.

[70] Anche questa ora è ora di prova, perché il Signore è venuto in modo nuovo ed è in questo “Libro” per una scernita: chi lo ama lo segue; chi non lo ama, lo legge e poi lo lascia per altri libri, per altra dottrina, per altri idoli.

[71] “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle sia abbassato; i passi tortuosi siano diritti; i luoghi impervi spianati. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio” (Is 40,3-5; Lc 3,4-6).

[72] “Chiunque maledirà il suo Dio, porterà la pena del suo peccato. Chi bestemmia il nome del Signore dovrà essere messo a morte: tutta la comunità lo dovrà lapidare. Straniero o nativo del paese, se ha bestemmiato il nome del Signore, sarà messo a morte” (Levitico 24,15-16).

[73] “Non vergognarti della testimonianza da rendere al Signore nostro Gesù Cristo. Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, secondo il suo proposito e la sua grazia che ci è stata rivelata solo ora con l’apparizione del salvatore nostro Cristo Gesù, che ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’immortalità per mezzo del Vangelo (2 Tm 1,9-11). “Quando però si sono manifestati la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati per sua misericordia” (Tt 3,4-7). “Si è manifestata infatti la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini, che ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo, nell’attesa della beata speranza e della (seconda) manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo” (Tt 2,11-14);

[74] “Beati voi quando vi perseguiteranno. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi” (Mt 5,11-12)

[75] Seno d’Abramo: stato di pace e di consolazione celeste (cf. Lc 16,22-25). Significa anche il limbo dei Patriarchi e dei giusti d’Israele in attesa del Messia – Redentore: Gen. 15,15; 47,30; Dt 31,16; Giudici 2,10; Mt 8,11

[76] “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna” (Mt 10,28).

[77] “Il popolo che io ho plasmato per me celebrerà le mie lodi. Invece tu non mi hai invocato, o Giacobbe; anzi ti sei stancato di me, o Israele” (Is 43,21-22)

[78] “La voce che udii era come quella di suonatori di arpa che si accompagnano nel canto con le loro arpe. Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono e davanti ai quattro esseri viventi e ai vegliardi. E nessuno poteva comprendere quel cantico se non i cento quarantaquattromila, i redenti della terra” (Ap 14,1-4).

[79] “Le vostre iniquità hanno scavato un abisso fra voi e il vostro Dio. Le vostre palme sono macchiate di sangue e le vostre dita di iniquità. I loro piedi corrono al male, si affrettano a spargere sangue innocente. Speravamo la luce ed ecco le tenebre. Tastiamo come ciechi, inciampiamo a mezzogiorno. Noi tutti urliamo come orsi. Speravamo nella salvezza ma essa è lontana da noi. Poiché i nostri delitti ci stanno davanti e noi conosciamo le nostre iniquità: prevaricare e rinnegare il Signore” (Is 59,1ss)

[80] “Figlio dell’uomo, io ti mando agli Israeliti, a un popolo di ribelli, che si sono rivoltati contro di me. Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito” (Ez 2,3-4). “Ma gli Israeliti non vogliono ascoltar te, perché non vogliono ascoltar me: tutti gli Israeliti sono di dura cervice e di cuore ostinato” (Ez 3,7). “Essi hanno rifiutato di ascoltarmi, mi hanno voltato le spalle, hanno indurito gli orecchi per non sentire. Indurirono il cuore come un diamante per non udire le parole che il Signore rivolgeva loro” Zc 7,11-12

[81] “Vi si stabiliranno gli animali del deserto, i gufi riempiranno le loro case, vi faranno dimora gli struzzi, vi danzeranno i demoni. Ululeranno le iene nei loro palazzi, gli sciacalli nei loro edifici lussuosi” (Is 13,21-22). “Se il Messia rimane velato “lo è per coloro che si perdono, ai quali satana ha accecato la mente incredula” (1 Cor 4,4). Satana, il principe delle potenze dell’aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli” (Ef 2,2).

[82] “Cingete il cilicio e piangete, o sacerdoti, urlate, ministri dell’altare, venite, vegliate vestiti di sacco, ministri del mio Dio, poiché priva d’offerta e libazione è la casa del vostro Dio” (Gl 1,13). Ger 6,26

[83] Disse loro Pilato: “Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?” Tutti gli risposero: “Sia crocifisso!”. Ed egli aggiunse: “Ma che male ha fatto?”. Essi allora urlarono: “Sia crocifisso!” (Mt 27,22-23).

[84] È tutto il popolo rispose: “Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli”. (Mt 27,25).

[85] Dio disse a Caino: “La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!” (Gen. 4,10).

[86] “Voi vi siete accostati al Mediatore della Nuova Alleanza e al sangue dell’aspersione dalla voce più eloquente di quello di Abele (Eb 12,24).

[87] Giustificati per il suo Sangue saremo salvati dall’ira per mezzo di lui (Rm 5,9). Hanno reso candide le vesti col sangue dell’Agnello (Ap 7,14). Lo hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello (Ap 12,11).

[88] Ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue (Ap 1,5). Il sangue di Gesù ci purifica da ogni peccato (1Gv 1,7).

[89] “Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello. Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra” (Gen. 4,11-12). Gen. 32,24-29

[90] Passaggio del Giordano: Preliminari del passaggio Gs 3,1-6; il passaggio del fiume Gs 3,14-17; Le dodici pietre commemorative Gs 4,1-9.

[91] Distruzione di Gerusalemme, da parte dei Romani nel 70 dopo Cristo

[92]“Poiché per lunghi giorni staranno gli Israeliti senza re e senza capo, senza sacrificio e senza stele, senza efod e senza terafim” (Os 3,4) 

[93] “Tale era infatti il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli; egli non ha bisogno ogni giorno, come gli altri sommi sacerdoti, di offrire sacrifici prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo, poiché egli ha fatto questo una volta per tutte, offrendo sé stesso” (Eb 7,26-27); At 10,34-43;

[94] “Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello. Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra” (Gen. 4,11-12).

[95] “Vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato. Attorno a lui stavano dei serafini. Proclamavano l’uno all’altro: ‘Santo, Santo, Santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria’” (Is 6,1-4); Ez 10; Ap 4

[96] Il Sinedrio era l’assemblea giudaica suprema, investita del potere di amministrare la giustizia e di decidere in campo religioso-politico. Constava del Sommo Sacerdote e di altri settanta membri, distribuiti in tre categorie: Sommi Sacerdoti, Anziani (rappresentanti dell’aristocrazia laica), Scribi (dottori della Legge)

[97] MARIA VALTORTA. L’Evangelo. Op- Cit. Vol. 10. Cap. 638.7. Scritto il 24 aprile 1947.

[98] VANGELO SECONDO LUCA: Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre” (Atti 1,4). “E Io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dell’alto” (Lc 24,49).

[99] Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà eretto sulla cima dei monti e sarà più alto dei colli; ad esso affluiranno tutte le genti (Is 2,2). Ma io ti renderò luce delle nazioni perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra (Is 49,6). Ecco l’ho costituito testimonio fra i popoli, principe e sovrano sulle nazioni. Ecco tu chiamerai gente che non conoscevi; accorreranno a te popoli che non ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio” (Is 55, 4‑5) Egli ci indicherà le sue vie e noi cammineremo sui suoi sentieri. Egli sarà arbitro tra molti popoli e pronunzierà sentenza fra numerose nazioni (Mi 4, 1‑3) Popoli numerosi e nazioni potenti verranno a Gerusalemme a consultare il Signore degli eserciti e a supplicare il Signore (Zc 8, 20‑23) (Is. 60 tutto il Cap). Il cristianesimo era mandato a chiamare la nazione all’amore e alla pace del nostro buon Gesù, invece dalle crociate alle colonizzazioni e da queste alle nostre lotte contro il terrorismo non facciamo altro che continuare a massacrare i popoli per i quali Cristo era morto. A noi cristiani del Vangelo del Regno rimane il compito di chiamare le nazioni al Regno di Dio con la potenza dello Spirito Santo.

[100] ATTI DEGLI APOSTOLI: “Voi avete udito da me: Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni” (Atti 1,4-5).

[101]  ATTI DEGLI APOSTOLI: Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: “Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?”. Ma egli rispose: “Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra” (Atti 1,6-8).

[102]“La pensano così, ma si sbagliano; la loro malizia li ha accecati. Non conoscono i segreti di Dio; non sperano salario per la santità né credono alla ricompensa delle anime pure. Sì, Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura. Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono” (Sap. 2,21-24).

[103] MARIA VALTORTA. L’Evangelo. Op. Cit. Vol. 10. Cap. 639. Scritto il 26 aprile 1947.

[104] ATTI DEGLI APOSTOLI: Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato. Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano. C’erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelota e Giuda di Giacomo. Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui (Atti 1,12-14).

[105] Salmo 115,1-2.

[106] Salmo 13

[107] Salmo 119.

[108]ATTI DEGLI APOSTOLI: In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli (il numero delle persone radunate era circa centoventi) e disse: “Fratelli, era necessario che si adempisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, che fece da guida a quelli che arrestarono Gesù. Egli era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. Giuda comprò un pezzo di terra con i proventi del suo delitto e poi precipitando in avanti si squarciò in mezzo e si sparsero fuori tutte le sue viscere (Atti 1,15-18).

[109] ATTI DEGLI APOSTOLI: La cosa è divenuta così nota a tutti gli abitanti di Gerusalemme, che quel terreno è stato chiamato nella loro lingua Aceldama, cioè Campo di sangue. Infatti sta scritto nel libro dei Salemi: La sua dimora diventi deserta, e nessuno vi abiti. E: Il suo incarico lo prenda un altro (Atti 1,19-20).

[110] ATTI DEGLI APOSTOLI: Bisogna dunque che tra coloro che ci furono compagni per tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto in mezzo a noi, incominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di tra noi assunto in cielo, uno divenga, insieme a noi, testimone della sua risurrezione” (Atti 1,21-22).

[111] Salmo 69,26; 109,8.

[112] ATTI DEGLI APOSTOLI: Ne furono proposti due, Giuseppe detto Barsabba, che era soprannominato Giusto, e Mattia (Atti 1,23).

[113] ATTI DEGLI APOSTOLI: Allora essi pregarono dicendo: “Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostraci quale di questi due hai designato a prendere il posto in questo ministero e scelto”. Gettarono quindi le sorti su di loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli (At 1,24-26).

[114] MARIA VALTORTA. L’Evangelo. Op. Cit. Vol. 10. Cap. 640. Scritto il 27 aprile 1947.

[115] ATTI DEGLI APOSTOLI: Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo (At 2,1).

[116] < È veramente un tipo di “Lectio divina”: letta, ascoltata, meditata, con partecipazione attiva. E Maria Santissima, Madre della Chiesa, ne è la Maestra >

[117] ATTI DEGLI APOSTOLI: Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano (At 2,2)

[118] ATTI DEGLI APOSTOLI: Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro (At 2,3).

[119] ATTI DEGLI APOSTOLI: Ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi (At 2,4).

[120] Is 61-1-2

[121] MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV, Emilio Pisani editore, Isola del Liri, 1976. Scritto il 27 ottobre 1943.

[122] Giovanni Battista disse: “Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco”. (Matteo 3,11‑12).

[123] Mt 3,11; Mc 1,8; Lc 3,16.

[124] Mt 3,12; 13,24-30 e 36-43; Lc 3,17.

[125] Gv 14,12-13

[126] Gv 14,15-17

[127] Gv 14,18-21

[128] Gv 14,22-24

[129] Gv 14,25-26

[130] MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1944, Emilio Pisani editore, Isola del Liri, 1976. Scritto il 11 giugno 1944. Tutti i discorsi di Gesù sotto la voce: comprensione, si rifanno a questa citazione.

[131] Io guardavo ed ecco un uragano avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinio di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzi si scorgeva come un balenare di elettro incandescente (Ez 1,4).

[132] Testo biblico: viventi nel piano spirituale: Al centro apparve la figura di quattro esseri animati, dei quali questo era l’aspetto: avevano sembianza umana e avevano ciascuno quattro facce e quattro ali. Le loro gambe erano diritte e gli zoccoli dei loro piedi erano come gli zoccoli dei piedi d’un vitello, splendenti come lucido bronzo. Sotto le ali, ai quattro lati, avevano mani d’uomo; tutti e quattro avevano le medesime sembianze e le proprie ali, e queste ali erano unite l’una all’altra. Mentre avanzavano, non si volgevano indietro, ma ciascuno andava diritto avanti a sé. Quanto alle loro fattezze, ognuno dei quattro aveva fattezze d’uomo; poi fattezze di leone a destra, fattezze di toro a sinistra e, ognuno dei quattro, fattezze d’aquila. Le loro ali erano spiegate verso l’altro; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il corpo. Ciascuno si muoveva davanti a sé; andavano là dove lo spirito li dirigeva e, muovendosi, non si voltavano indietro. Ez 1,5-12

[133] Testo biblico: Tra quegli esseri si vedevano come carboni ardenti simili a torce che si muovevano in mezzo a loro. Il fuoco risplendeva e dal fuoco si sprigionavano bagliori. Gli esseri andavano e venivano come un baleno. Io guardavo quegli esseri ed ecco sul terreno una ruota al loro fianco, di tutti e quattro Ez 1,13-15

[134] Testo biblico: Simbiosi delle volontà: Le ruote avevano l’aspetto e la struttura come di topazio e tutt’e quattro la medesima forma, il loro aspetto e la loro struttura era come di ruota in mezzo a un’altra ruota. Potevano muoversi in quattro direzioni, senza aver bisogno di voltare nel muoversi. La loro circonferenza era assai grande e i cerchi di tutt’e quattro erano pieni di occhi tutt’intorno. Quando quegli esseri viventi si muovevano, anche le ruote si muovevano accanto a loro e, quando gli esseri si alzavano da terra, anche le ruote si alzavano. Dovunque lo spirito le avesse spinte, le ruote andavano e ugualmente si alzavano, perché lo spirito dell’essere vivente era nelle ruote. Quando essi si muovevano, esse si muovevano; quando essi si fermavano, esse si fermavano e, quando essi si alzavano da terra, anche le ruote ugualmente si alzavano, perché lo spirito dell’essere vivente era nelle ruote Ez 1,16-21

[135] Testo biblico: Il rombo nasce dal movimento delle ali: Al di sopra delle teste degli esseri viventi vi era una specie di firmamento, simile ad un cristallo splendente, disteso sopra le loro teste, e sotto il firmamento vi erano le loro ali distese, l’una di contro all’altra; ciascuno ne aveva due che gli coprivano il corpo. Quando essi si muovevano, io udivo il rombo delle ali, simile al rumore di grandi acque, come il tuono dell’Onnipotente, come il fragore della tempesta, come il tumulto d’un accampamento. Quando poi si fermavano, ripiegavano le ali. Ci fu un rumore al di sopra del firmamento che era sulle loro teste Ez 1,22-25

[136] Testo biblico: Lo splendore dell’amore puro: Sopra il firmamento che era sulle loro teste parve come una pietra di zaffiro in forma di trono e su questa specie di trono, in alto, una figura dalle sembianze umane. Da ciò che sembrava essere dai fianchi in giù, mi apparve come di fuoco. Era circondato da uno splendore il cui aspetto era simile a quello dell’arcobaleno nelle nubi in un giorno di pioggia. Tale mi apparve l’aspetto della gloria del Signore. Quando la vidi, caddi con la faccia terra e udii la voce di uno che parlava Ez 1,26-28

[137] Testo biblico: Miele e cardi: Mi disse: “Figlio dell’uomo, io ti mando agli Israeliti, a un popolo di ribelli, che si sono rivoltati contro di me. Essi e i loro padri hanno peccato contro di me fino ad oggi. Ma tu, non li temere; saranno per te come cardi e spine e ti troverai in mezzo a scorpioni; ma tu non temere le loro parole, non t’impressionino le loro facce, sono una genìa di ribelli. Tu riferirai loro le mie parole, ascoltino o no. E tu, non esser ribelle come questa genìa di ribelli; apri la bocca e mangia ciò che io ti do” Io guardai ed ecco, una mano tesa verso di me teneva un rotolo. Lo spiegò davanti a me; era scritto all’interno e all’esterno e vi erano scritti lamenti, pianti e guai. Io aprii la bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo, dicendomi: “Figlio dell’uomo, nutrisci il ventre e riempi le viscere con questo rotolo che ti porgo”. Io lo mangiai e fu per la mia bocca dolce come il miele. Mi disse ancora: “Figlio dell’uomo, tutte le parole che ti dico accoglile nel cuore e ascoltale con gli orecchi: poi va’, recati dai deportati, dai figli del tuo popolo, e parla loro. Dirai: Così dice il Signore, ascoltino o non ascoltino”. Uno spirito dunque mi sollevò e mi portò via; io ritornai triste e con l’animo eccitato, mentre la mano del Signore pesava su di me. Ez 3,1- 14

[138] Scritto il 3 luglio 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, Emilio Pisani editore, Isola del Liri, 1976

[139]  Apocalisse 1,18; 21,6; 22,13.

[140]  Matteo 6,27; luca 16,13.

Torna in alto