Amministratori del Cibo di Dio

GESÙ DI NAZARETH

I discepoli del Messia

 

Moltiplicazione dei pani per cinquemila uomini

 

 Amministratori del cibo di Dio

SECONDO IL PICCOLO GIOVANNI.

 

A cura di Jesus Maria de Cabnaconde S.O.S

Servo dell’Ordine dei Salvatori

REQUISITI PER ESSERE DISCEPOLI

1. A Magdala, nei giardini di Maria. L’amore e la correzione tra fratelli[1].

Nei giardini di Maria.

Nel giardino di Maria a Magdala.

[…]

1Gesù non è più dove era nell’ultima visione. Ma è in un vasto giardino che si prolunga fino al lago, oltre il quale, anzi in mezzo al quale, vi è la casa, preceduta e costeggiata da questo giardino che sul dietro, però, si prolunga almeno tre volte tanto quanto è lo spazio ai lati e sul davanti della casa.

2Vi sono fiori, ma più che altro alberi e boschetti e recessi verdi, quali chiusi intorno a vasche di marmo prezioso, quali come chioschi intorno a tavole e sedili di pietra. E dovevano esserci statue qua e là, sia lungo i sentieri come al centro delle vasche. Ma ora restano solo i piedestalli delle statue a mettere un ricordo di esse presso i lauri e i bossi od a specchiarsi nelle vasche colme di limpida acqua. La presenza di Gesù coi suoi e quella di gente di Magdala, fra i quali è il piccolo Beniamino che ha osato dire all’Iscariota che egli era cattivo, mi fa pensare che siano i giardini della casa della Maddalena… riveduti e corretti, per il loro nuovo ufficio, con levare dagli stessi quelle cose che potevano disgustare e scandalizzare, e ricordare il passato.

3Il lago è tutto un crespo grigio azzurro, riflettendo il cielo su cui scorrazzano nubi cariche delle prime piogge dell’autunno. Eppure è bello anche così, in questa luce ferma e pacata di un giorno che non è sereno e che ancora non è del tutto piovoso. Le sue rive non hanno più molti fiori, ma in compenso sono dipinte da quel sommo pittore che è l’autunno, e mostrano pennellate d’ocra o di porpora ed estenuato pallore di foglie morenti per gli alberi e i vigneti, che trascolorano prima di cedere alla terra le loro vesti vive.

4Vi è tutto un punto, nel giardino di una villa che è sul lago come questa, che rosseggia, quasi traboccasse nelle acque del sangue, per una siepe di rami flessibili che l’autunno ha fatta di un rame acceso da un fuoco, mentre i salici sparsi sulla riva, poco lontano, tremano nelle loro foglie glauco-argentee, sottili, ancor più pallide del solito prima di morire.

Un fratello infelice.

5Gesù non guarda ciò che io guardo. Guarda dei poveri malati ai quali impartisce guarigione. Guarda dei vecchi mendichi ai quali dà denaro. Guarda dei bambini che le madri gli offrono perché li benedica. E guarda pietosamente un gruppo di sorelle che gli raccontano della condotta dell’unico fratello, causa della morte per crepacuore della madre e della loro rovina, e lo pregano, queste povere donne, di consigliarle e di pregare per loro.

6«In verità che pregherò. Pregherò che Dio vi dia pace e che vostro fratello si converta e si sovvenga di voi, rendendovi ciò che è giusto e soprattutto tornando ad amarvi. Perché, se questo farà, tutto il resto farà. Ma voi lo amate, oppure è rancore in voi? Lo perdonate di cuore, oppure nel vostro pianto è sdegno? Perché anche egli è infelice. Più di voi. E, nonostante le sue ricchezze, è più povero di voi e bisogna averne pietà. Non possiede più l’amore ed è senza l’amore di Dio. Vedete quanto è infelice? Voi, vostra madre per prima, con la morte finirete in giubilo la vita triste che egli vi ha fatto fare. Ma lui no. Anzi, dal falso godere di ora passerebbe ad un tormento eterno e atroce. Venite presso a Me. Parlerò a tutti parlando a voi».

7E Gesù si avvia al centro di un prato sparso di cespugli di fiori, al centro del quale un tempo doveva esservi una statua. Ora resta il basamento, circondato da una bassa siepe di mirto e di rosette minute. 3Gesù si addossa a quella siepe e fa l’atto di parlare. Tutti tacciono e si affollano intorno a Lui.

L’amore fraterno.

Gerarchia d’amori.

8«La pace sia a voi. Udite.

9È detto: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Ma nel prossimo chi c’è? Tutto il genere umano, preso in generale. Poi, più in ristretto, tutti i connazionali; poi, ancora più in ristretto, tutti i concittadini; poi, sempre più stringendosi, tutti i parenti; infine, ultimo cerchio di questa corona d’amore stretta come petali di una rosa intorno al cuore del fiore, l’amore ai fratelli di sangue: il primo dei prossimi. Il centro del cuore del fiore d’amore è Dio, l’amore per Lui è il primo da aversi. Intorno al suo centro ecco l’amore ai genitori, secondo ad aversi perché realmente il padre e la madre sono i piccoli “Dio” della Terra, creandoci e cooperando con Dio per crearci, oltreché curandoci con amore instancabile. Intorno a questo ovario, che fiammeggia di pistilli e esala i profumi degli amori più eletti, ecco che si stringono i giri dei diversi amori. Il primo è quello ai fratelli nati dallo stesso seno e dallo stesso sangue dal quale noi nascemmo.

L’amore fraterno.

10Ma come va amato il fratello? Solamente perché la sua carne e il suo sangue sono uguali alla nostra? Ciò sanno fare anche gli uccellini raccolti in un nido. Essi, infatti, non hanno che questo di comune: di essere nati da un’unica covata e di avere in comune sulla lingua il sapore della saliva materna e paterna. Noi uomini siamo da più di uccelli. Abbiamo più di una carne e un sangue. Abbiamo il Padre, oltre un padre e una madre. Abbiamo l’anima e abbiamo Dio, Padre di tutti. E allora ecco che bisogna saper amare il fratello, come fratello per il padre e la madre che ci hanno generato, e come fratello per Dio che è Padre universale.

11Amarlo perciò spiritualmente oltre che carnalmente. Amarlo non solo per la carne e il sangue, ma per lo spirito che abbiamo in comune. Amare, come va dovuto, più lo spirito della carne del fratello nostro. Perché lo spirito è più della carne. Perché il Padre Dio è più del padre uomo. Perché il valore dello spirito è più del valore della carne. Perché nostro fratello sarebbe molto più infelice se perdesse il Padre Dio che perdendo il padre uomo. L’orfanezza del padre uomo è straziante, ma non è che una mezza orfanezza. Lede solo ciò che è terreno, il nostro bisogno di aiuto e carezze. Ma lo spirito, se sa credere, non è leso dalla morte del padre. Anzi, per seguirlo là dove il giusto si trova, lo spirito del figlio sale come attratto da forza d’amore. E in verità vi dico che ciò è amore, amore di Dio e del padre, asceso col suo spirito a luogo sapiente. Sale a questi luoghi dove più vicino è Dio e agisce con maggior dirittura, perché non manca del vero aiuto, che sono le preghiere del padre che ora sa amare compiutamente, e del freno che è dato dalla certezza che il padre ora vede meglio che in vita le opere del figlio e dal desiderio di potersi riunire a lui mediante una vita santa.

12Per questo bisogna preoccuparsi più dello spirito che del corpo del proprio fratello. Sarebbe un ben povero amore quello che si rivolgesse solo a ciò che perisce, trascurando quello che non perisce e che, trascurato che sia, può perdere la gioia eterna. Troppi sono coloro che si affaticano di inutili cose, si affannano per ciò che ha un merito relativo, perdendo di vista ciò che è veramente necessario. Le buone sorelle, i buoni fratelli non devono solo preoccuparsi di tenere ordinate le vesti, pronti i cibi, oppure aiutare col lavoro i loro fratelli. Ma devono curvarsi sui loro spiriti e sentirne le voci, percepirne i difetti, e con amorosa pazienza affaticarsi a dar loro uno spirito sano e santo se in quelle voci e in quei difetti vedono un pericolo per il loro vivere eterno. E devono, se egli verso di loro ha peccato, darsi da fare per perdonare e per farlo perdonare da Dio mediante il suo ritorno all’amore, senza il quale Dio non perdona.

Ramificazione dell’odio

13È detto nel Levitico: “Non odiare tuo fratello nel tuo cuore, ma riprendilo pubblicamente, per non caricarti di peccati per causa di lui”[2]. Ma dal non odiare all’amare è ancora un abisso. Può parervi che l’antipatia, il distacco e l’indifferenza non siano peccato, perché odio non sono. No. Io vengo a dare luci nuove all’amore, e necessariamente all’odio, perché ciò che fa lucido in ogni particolare il primo sa fare lucido in ogni particolare il secondo. La stessa elevazione ad alte sfere del primo porta di conseguenza un maggior distacco dal secondo, perché, più il primo si alza, pare che il secondo sprofondi in un basso sempre più basso.

14La mia dottrina è perfezione. È finezza di sentimento e di giudizio. È verità senza metafore e perifrasi. Ed Io vi dico che antipatia, distacco e indifferenza sono già odio. Semplicemente perché non sono amore. Il contrario dell’amore è l’odio. Potete dare altro nome all’antipatia? All’allontanarsi da un essere? All’indifferenza? Chi ama ha simpatia verso l’amato. Dunque, se lo ha antipatico, non lo ama più. Chi ama, anche se la vita lo allontana materialmente dall’amato, continua ad essergli vicino con lo spirito. Perciò, se uno da un altro si distacca con lo spirito, non lo ama più. Chi ama non ha mai indifferenza per l’amato ma, anzi, tutto di lui lo interessa. Perciò, se uno ha indifferenza per uno, è segno che non l’ama più. Voi vedete dunque che queste tre cose sono ramificazioni di un’unica pianta: quella dell’odio.

Sopportazione fraterna.

15Or che avviene non appena uno che amiamo ci offende? Nel novanta per cento, se non viene odio, viene antipatia, distacco o indifferenza. No. Così non fate. Non gelatevi il cuore con queste tre forme dell’odio. Amate.

16Ma voi vi chiedete: “Come possiamo?”. Vi rispondo: “Come può Dio, che ama anche chi l’offende. Un amore doloroso, ma sempre buono”. Voi dite: “E come facciamo?”. Io do la nuova legge sui rapporti col fratello colpevole e dico: “Se tuo fratello ti offende, non avvilirlo pubblicamente col riprenderlo pubblicamente, ma spingi il tuo amore a coprire la colpa del fratello agli occhi del mondo”. Perché ne avrai gran merito agli occhi di Dio, precludendo per amore ogni soddisfazione al tuo orgoglio.

17Oh! come piace all’uomo far sapere che fu offeso e che ne ebbe dolore! Va come un mendico folle, non a chiedere obolo d’oro dal re, ma va da altri stolti e pezzenti come lui a chiedere manciate di cenere e letame e sorsi di tossico bruciante. Il mondo questo dà all’offeso che va rammaricandosi e mendicando conforti. Dio, il Re, dà oro puro a chi, offeso, ma senza rancore, va a piangere solo ai suoi piedi il suo dolore e a chiedere a Lui, all’Amore e Sapienza, conforto d’amore e insegnamento per la contingenza penosa. Perciò, se volete conforto, andate da Dio e agite con amore.

Regola di correzione fraterna (Mt 18,15-17).[3]

18Io vi dico, correggendo la legge antica: “Se tuo fratello ha peccato contro di te, va’, correggilo fra te e lui solo. Se ti ascolta, hai guadagnato di nuovo tuo fratello. E insieme hai guadagnato tante benedizioni da Dio. E se tuo fratello non ti ascolta, ma ti respinge cocciuto nella colpa, tu, acciò non si dica che sei consenziente ad essa o indifferente al bene dello spirito fraterno, prendi con te due o tre testimoni seri, buoni, fidati, e con essi torna dal fratello e benignamente ripeti alla loro presenza le tue osservazioni, affinché i testimoni possano di loro bocca dire che tu hai fatto tutto quanto potevi per correggere con santità tuo fratello. Perché questo è il dovere di un buon fratello, dato che il peccato verso di te, fatto da lui, è lesione alla sua anima, e della sua anima tu ti devi preoccupare. Se anche questo non serve, fallo sapere alla sinagoga, acciò essa lo richiami all’ordine in nome di Dio. Se non si corregge neppure con questo, e respinge la sinagoga o il Tempio come ha respinto te, tienlo in conto di pubblicano e di gentile”.

Mandato di riconciliazione (Lc 12,57-59)[4].

19Questo fate coi fratelli di sangue e con quelli di amore. Perché anche col prossimo vostro più lontano dovete agire con santità, senza avidità, senza inesorabilità, senza odio. E quando sono cause per cui è necessario andare dai giudici e tu ci vai col tuo avversario, Io ti dico, o uomo che sovente ti trovi in mali maggiori per tua colpa, di fare di tutto, mentre sei per la strada, per riconciliarti con lui, sia che tu abbia torto come che tu abbia ragione. Perché giustizia umana è sempre imperfetta, e generalmente l’astuto la vince sulla giustizia e potrebbe il colpevole passare per innocente e tu, innocente, passare per colpevole. E allora ti avverrebbe non solo di non avere riconosciuto il tuo diritto, ma di perdere anche la causa, e da innocente passare al ruolo di colpevole di diffamazione, e perciò il giudice ti passerebbe all’esecutore di giustizia, il quale non ti lascerebbe andare sino a che tu abbia pagato l’ultimo spicciolo.

20Sii conciliante. Il tuo orgoglio ne soffre? Molto bene. La tua borsa si smunge? Meglio ancora. Basta che cresca la tua santità. Non abbiate nostalgia per l’oro. Non siate avidi di lode. Fate che sia Dio colui che vi loda. Fate di farvi una gran borsa in Cielo. E pregate per coloro che vi offendono. Perché si ravvedano. Se ciò avviene, essi stessi vi renderanno onori e beni. Se non lo fanno, ci penserà Iddio.

21Andate, ora, che è l’ora del pasto. Restino solo i mendichi a sedersi alla mensa apostolica. La pace sia con voi».

2. Il perdono e la parabola del servo iniquo. Il mandato a settantadue discepoli[5].

0Obbligo del perdono giornaliero

La pesca di Pietro

1Licenziati dopo il pasto i poveri, Gesù resta cogli apostoli e discepoli nel giardino di Maria di Magdala. Vanno a sedersi al limite di esso, proprio vicino alle acque quiete del lago, su cui delle barche veleggiano intente alla pesca.

2«Avranno buona pesca», commenta Pietro che osserva.

«Anche tu avrai buona pesca, Simone di Giona».

3«Io, Signore? Quando? Intendi che io esca a pescare per il cibo di domani? Vado subito e.…».

«Non abbiamo bisogno di cibo in questa casa. La pesca che tu farai sarà in futuro e nel campo spirituale. E con te saranno pescatori ottimi la maggior parte di questi».

«Non tutti, Maestro?», chiede Matteo.

4«Non tutti. Ma quelli che perseverando diverranno miei sacerdoti avranno buona pesca».

«Conversioni, eh?», domanda Giacomo di Zebedeo.

«Conversioni, perdoni, guide a Dio. Oh! tante cose».

Ministero sacerdotale (Mt 18,18)[6].

5«Senti, Maestro. Tu prima hai detto che, se uno non ascolta il fratello neppure alla presenza di testimoni, sia fatto consigliare dalla sinagoga. Ora, se io ho ben capito quanto Tu ci hai detto da quando ci conosciamo, mi pare che la sinagoga sarà sostituita dalla Chiesa, questa cosa che Tu fonderai. Allora, dove andremo per fare consigliare i fratelli zucconi?».

6«Andrete da voi stessi, perché voi sarete la mia Chiesa. Perciò i fedeli verranno a voi, o per consiglio da avere per causa propria, o per consiglio da dare ad altri. Vi dico di più. Non solo potrete consigliare. Ma potrete anche assolvere in mio Nome. Potrete sciogliere dalle catene del peccato e potrete legare due che si amano facendone una carne sola. E quanto avrete fatto sarà valido agli occhi di Dio come fosse Dio stesso che lo avesse fatto. In verità vi dico: quanto avrete legato sulla Terra sarà legato nel Cielo, quanto sarà sciolto da voi sulla Terra sarà sciolto in Cielo.

Potenza della preghiera (Mt 18,19-20).[7].

7E ancora vi dico, per farvi comprendere la potenza del mio Nome, dell’amore fraterno e della preghiera, che se due miei discepoli, e per tali intendo ora tutti coloro che crederanno nel Cristo, si riuniranno a chiedere qualsiasi giusta cosa in mio Nome, sarà loro concessa dal Padre mio. Perché grande potenza è la preghiera, grande potenza è l’unione fraterna, grandissima, infinita potenza è il mio Nome e la mia presenza fra voi. E dove due o tre saranno adunati in mio Nome, ivi Io sarò in mezzo a loro, e pregherò con loro, e il Padre non negherà a chi con Me prega. Perché molti non ottengono perché pregano soli, o per motivi illeciti, o con orgoglio, o con peccato sul cuore. Fatevi il cuore mondo, onde Io possa essere con voi, e poi pregate e sarete ascoltati».

Regola del perdono fraterno (Mt 18,21-22).[8].

8Pietro è pensieroso. Gesù lo vede e gliene chiede ragione. E Pietro spiega: «Penso a che gran dovere siamo destinati. E ne ho paura. Paura di non sapere fare bene».

«Infatti Simone di Giona o Giacomo di Alfeo o Filippo e così via non saprebbero fare bene. Ma il sacerdote Pietro, il sacerdote Giacomo, il sacerdote Filippo, o Tommaso, sapranno fare bene perché faranno insieme alla divina Sapienza».

9«E.… quante volte dovremo perdonare ai fratelli? Quante, se peccano contro i sacerdoti; e quante, se peccano contro Dio? Perché, se succederà allora come ora, certo peccheranno contro di noi, visto che peccano contro di Te tante e tante volte. Dimmi se devo perdonare sempre o se un numero di volte. Sette volte, o più ancora, ad esempio?».

10«Non ti dico sette, ma settanta volte sette. Un numero senza misura. Perché anche il Padre dei Cieli perdonerà a voi molte volte, un numero grande di volte, a voi che dovreste essere perfetti. E come Egli fa con voi, così voi dovete fare, perché voi rappresenterete Dio in Terra. Anzi, sentite. Racconterò una parabola che servirà a tutti».

Obbligo del perdono giornaliero (Lc 17,3-4).[9].

11E Gesù, che era circondato dai soli apostoli in un chioschetto di bossi, si avvia verso i discepoli che sono invece rispettosamente aggruppati su uno spiazzo decorato di una vasca piena di limpide acque. Il sorriso di Gesù è come un segnale di parola. E mentre Lui va col suo passo lento e lungo, per cui percorre molto spazio in pochi momenti, e senza affrettarsi perciò, essi si rallegrano tutti e, come bambini intorno a chi li fa felici, si stringono in cerchio. Una corona di visi attenti, finché Gesù si mette contro un alto albero e inizia a parlare.

12«Quanto ho detto prima al popolo va perfezionato per voi che siete gli eletti fra esso. Dall’apostolo Simone di Giona mi è stato detto: “Quante volte devo perdonare? A chi? Perché?”. Ho risposto a lui in privato ed ora a tutti ripeto la mia risposta in ciò che è giusto voi sappiate sin da ora.

13Udite quante volte e come e perché va perdonato. Perdonare bisogna come perdona Dio, il quale, se mille volte uno pecca e se ne pente, perdona mille volte. Purché veda che nel colpevole non c’è la volontà del peccato, la ricerca di ciò che fa peccare, ma sibbene il peccato è solo frutto di una debolezza dell’uomo. Nel caso di persistenza volontaria nel peccato, non può esservi perdono per le colpe fatte alla Legge. Ma per quanto queste colpe vi danno di dolore, a voi, individualmente, perdonate. Perdonate sempre a chi vi fa del male. Perdonate per essere perdonati, perché anche voi avete colpe verso Dio e i fratelli. Il perdono apre il Regno dei Cieli tanto al perdonato come al perdonante. Esso è simile a questo fatto che avvenne fra un re ed i suoi servi.

Parabola del servo spietato.

Il condono dei debiti (Mt 18,23-27)[10]

14Un re volle fare i conti coi suoi servi. Li chiamò dunque uno dopo l’altro cominciando da quelli che erano i più in alto. Venne uno che gli era debitore di diecimila talenti. Ma il suddito non aveva con che pagare l’anticipo che il re gli aveva fatto per potersi costruire case e beni d’ogni genere, perché in verità non aveva, per molti motivi più o meno giusti, con molta solerzia usato della somma ricevuta per questo. Il re-padrone, sdegnato della sua infingardia e della mancanza di parola, comandò fosse venduto lui, la moglie, i figli e quanto aveva, finché avesse saldato il suo debito. Ma il servo si gettò ai piedi del re e con pianti e suppliche lo pregava: “Lasciami andare. Abbi un poco di pazienza ancora ed io ti renderò tutto quanto ti devo, fino all’ultimo denaro”. Il re, impietosito da tanto dolore – era un re buono – non solo acconsentì a questo ma, saputo che fra le cause della poca solerzia e del mancato pagamento erano anche delle malattie, giunse a condonargli il debito.

Il servo spietato (Mt 18,28.30)[11].

15Il suddito se ne andò felice. Uscendo di lì, però, trovò sulla sua via un altro suddito, un povero suddito al quale egli aveva prestato cento denari tolti ai diecimila talenti avuti dal re. Persuaso del favore sovrano, si credette tutto lecito e, preso quell’infelice per la gola, gli disse: “Rendimi subito quanto mi devi”. Inutilmente l’uomo piangendo si curvò a baciargli i piedi gemendo: “Abbi pietà di me che ho tante disgrazie. Porta un poco di pazienza ancora e ti renderò tutto, fino all’ultimo spicciolo”. Il servo, spietato, chiamò i militi e fece condurre in prigione l’infelice perché si decidesse a pagarlo, pena la perdita della libertà o anche della vita.

Con la stessa misura sarete misurati (Mt 18,31-34)[12].

16La cosa fu risaputa dagli amici del disgraziato i quali, tutti contristati, andarono a riferirlo al re e padrone. Questi, saputa la cosa, ordinò le fosse tradotto davanti il servitore spietato e, guardandolo severamente, disse: “Servo iniquo, io ti avevo aiutato prima perché tu diventassi misericordioso, perché ti facessi una ricchezza, poi ti ho aiutato ancora col condonarti il debito per il quale tanto ti raccomandavi che io avessi pazienza. Tu non hai avuto pietà di un tuo simile mentre io, re, per te ne avevo avuta tanta. Perché non hai fatto ciò che io ti ho fatto?”. E lo consegnò sdegnato ai carcerieri, perché lo tenessero finché avesse tutto pagato, dicendo: “Come non ebbe pietà di uno che ben poco gli doveva, mentre tanta pietà ebbe da me che re sono, così non trovi da me pietà”.

Come fate così vi sarà fatto(Mt 18,35; Mt 6,14-15).[13].

17Così pure farà il Padre mio con voi se voi sarete spietati ai fratelli, se voi, avendo avuto tanto da Dio, sarete colpevoli più di quanto non lo è un fedele. Ricordate che in voi è l’obbligo di essere più di ogni altro senza colpe. Ricordate che Dio vi anticipa un gran tesoro, ma vuole che gliene rendiate ragione. Ricordate che nessuno come voi deve saper praticare amore e perdono.

18Non siate servi che per voi molto volete e poi nulla date a chi a voi chiede. Come fate, così vi sarà fatto. E vi sarà chiesto anche conto del come fanno gli altri, trascinati al bene o al male dal vostro esempio. Oh! che in verità se sarete santificatori possederete una gloria grandissima nei Cieli! Ma, ugualmente, se sarete pervertitori, o anche solamente infingardi nel santificare, sarete duramente puniti.

Vittima della propria missione

19Io ve lo dico ancora una volta. Se alcuno di voi non si sente di essere vittima della propria missione, se ne vada. Ma non manchi ad essa. E dico: non manchi nelle cose veramente rovinose alla propria e all’altrui formazione. E sappia avere amico Dio, avendo sempre in cuore perdono ai deboli. Allora ecco che ad ognun di voi che sappia perdonare sarà da Dio Padre dato perdono.

I settantadue discepoli (Lc 10,1)[14]

20La sosta è finita. Il tempo dei Tabernacoli è prossimo. Quelli ai quali ho parlato in disparte questa mattina, da domani andranno, precedendomi e annunciandomi alle popolazioni. Quelli che restano non si avviliscano. Ho trattenuto alcuni di loro per prudenziale motivo, non per spregio di loro. Essi staranno con Me, e presto li manderò come mando i settantadue primi.

La preghiera vocazionale[15].

21La mésse è molta e gli operai saranno sempre pochi rispetto al bisogno. Vi sarà dunque lavoro per tutti. E non basta ancora. Perciò, senza gelosie, pregate il Padrone della messe che mandi sempre nuovi operai per la sua mietitura.

I discepoli itineranti (Lc 10,2)[16].

22Andate, intanto. Io e gli apostoli abbiamo in questi giorni di sosta completato la vostra istruzione sul lavoro che avete da fare, ripetendo quello che Io dissi prima di mandare i dodici.

23Uno fra voi mi ha chiesto: “Ma come guarirò in tuo Nome?”. Curate sempre prima lo spirito. Promettete agli infermi il Regno di Dio se sapranno credere in Me e, vista in essi la fede, comandate al morbo di andarsene, ed esso se ne andrà. E così fate per i malati dello spirito. Accendete per prima cosa la fede. Comunicate con la parola sicura la speranza. Io sopraggiungerò a mettere in essi la divina carità, così come a voi l’ho messa in cuore dopo che in Me avete creduto e nella misericordia avete sperato. E non abbiate paura né degli uomini né del demonio. Non vi faranno male. Le uniche cose di cui dovete temere sono la sensualità, la superbia, l’avarizia. Per esse potrete consegnarvi a Satana e agli uomini-satana, che ci sono essi pure.

24Andate, dunque, precedendomi per le vie del Giordano. E, giunti a Gerusalemme, andate a raggiungere i pastori nella valle di Betlemme e con essi venite a Me nel posto che sapete, e insieme celebreremo la festa santa, tornando poi più corroborati che mai al nostro ministero.

25Andate con pace. Io vi benedico nel Nome santo del Signore»

3. Il ritorno dei settantadue. Profezia
sui mistici futuri
[17].

Profezie sul cristianesimo del terzo millennio

Il ritorno dei settantadue (Lc 10,17)[18]

1Nel lungo crepuscolo di una serena giornata ottobrina, ritornano i settantadue discepoli con Elia, Giuseppe e Levi. Stanchi, impolverati, ma così felici! Felici i tre pastori di essere ormai liberi di servire il Maestro. Felici anche di essere, dopo tanti anni di separazione, uniti ai compagni di un tempo. Felici i settantadue di avere ben esplicato la loro prima missione. I visi splendono più delle lucernette che illuminano le capannucce costruite per questo numeroso gruppo di pellegrini.

Le capanne.

2Al centro è quella di Gesù, e sotto ad essa è Maria con Marziam che l’aiuta a preparare la cena. Intorno, le capannelle degli apostoli. E in quella di Giacomo e Giuda è Maria d’Alfeo; in quella di Giovanni e Giacomo, Maria Salome col marito; in quella accosto a questa vi è Susanna col marito, che non è apostolo e discepolo… ufficiale, ma che deve aver vantato il suo diritto di stare lì, posto che ha concesso alla moglie di essere tutta di Gesù. Poi, intorno, quelle dei discepoli, chi con e chi senza famiglia. E chi è solo, e sono i più, sì è aggregato ad uno o più compagni. Giovanni di Endor si è preso il solitario Ermasteo, ma ha cercato di stare il più possibile vicino alla capanna di Gesù, di modo che Marziam va spesso da lui, portando questo o quello, o rallegrandolo con le sue parolette di bambino intelligente e felice di essere con Gesù, Maria e Pietro, e a una festa.

Carisma dell’esorcismo (Lc 10,17-20)[19].

3Finite le cene, Gesù si avvia verso le pendici dell’Uliveto e i discepoli lo seguono in massa.

4Isolati dal brusio e dalla folla, dopo avere pregato in comune, essi riferiscono a Gesù più ampiamente di quanto non avevano potuto fare prima fra chi andava e veniva. E sono stupiti e lieti mentre dicono: «Lo sai, Maestro, che non solo i morbi ma i demoni, anche essi, ci stettero soggetti per la forza del tuo Nome? Che cosa, Maestro! Noi, noi, poveri uomini, solo perché Tu ci hai mandati, potevamo liberare l’uomo dal potere tremendo di un demonio! …»; e narrano casi e casi, avvenuti qui o là. Solo di uno dicono: «I parenti, o meglio la madre ed i vicini, ce lo hanno portato a forza. Ma il demonio ci beffò dicendo: “Sono tornato qui per sua volontà dopo che Gesù Nazareno mi ci aveva cacciato, e non lo lascio più perché egli ama più me del vostro Maestro e mi ha ricercato” e di colpo, con una forza indomita, strappò l’uomo a chi lo teneva e lo scaraventò giù da un dirupo. Corremmo a vedere se si era sfracellato. Macché! Correva come una giovane gazzella, dicendo bestemmie e lazzi proprio non di questa Terra… Ci fece pietà la madre… Ma lui! Ma lui! Oh! così può fare il demonio?».

«Così e più ancora», dice mesto Gesù.

«Forse se Tu c’eri…».

5«No. Io lo avevo detto a costui: “Va’ e non voler ricadere nel tuo peccato”. Egli ha voluto. Sapeva di volere il Male e ha voluto. È perduto. Diverso è chi viene posseduto per sua primitiva ignoranza da chi si fa possedere sapendo che così facendo si rivende al demonio. Ma non parlate di lui. È un membro reciso senza speranza. È un volontario del Male. Lodiamo piuttosto il Signore per le vittorie che vi ha dato. Io so il nome del colpevole e so i nomi dei salvati. Io vedevo Satana cadere dal Cielo come folgore per vostro merito unito al mio Nome. Perché Io ho visto anche i vostri sacrifici, le vostre preghiere, l’amore con cui andavate verso gli infelici per fare ciò che Io avevo detto di fare. Avete fatto con amore e Dio vi ha benedetti. Altri faranno ciò che voi fate, ma lo faranno senza amore. E non otterranno conversioni… Però non rallegratevi perché avete assoggettato gli spiriti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti in Cielo. Non li levate mai di là…».

Carisma dell’evangelizzazione

6«Maestro, quando verranno quelli che non otterranno conversioni? Forse quando Tu non sarai più con noi?», chiede un discepolo di cui non so il nome.

«No, Agapo. In ogni tempo».

«Come? Anche mentre Tu ci ammaestri e ami?».

«Anche. E amare vi amerò sempre, anche se lontani da Me. Il mio amore verrà sempre a voi, e lo sentirete».

7«Oh! è vero. Io l’ho sentito una sera che ero crucciato perché non sapevo che dire ad uno che mi interrogava. Ero per fuggire vergognosamente. Ma mi sono ricordate le tue parole: “Non abbiate paura. Vi saranno date al momento buono le parole da dire” e ho invocato con lo spirito Te. Ho detto: “Certo Gesù mi ama. Io chiamo il suo amore in soccorso” e amore mi è venuto. Come un fuoco, una luce… una forza… L’uomo di fronte a me osservava e ghignava ironico facendo ammicchi ai suoi amici. Era sicuro di vincere la disputa. Ho aperto la bocca ed era come un fiume di parole che usciva con gioia dalla mia bocca stolta. Maestro, sei proprio venuto o è stata una illusione? Io non lo so. So che alla fine l’uomo, ed era un giovane scriba, mi ha gettato le braccia al collo dicendomi: “Te beato e beato chi a questa sapienza ti ha condotto” e mi è sembrato volonteroso di cercarti. Verrà?».

8«L’idea dell’uomo è labile come parola scritta sull’acqua, e la sua volontà è irrequieta come ala di rondine che svolazzi per l’ultimo pasto del giorno. Ma tu prega per lui… E, sì. Io sono venuto a te. E con te mi ha avuto Mattia e Timoneo, e Giovanni di Endor e Simone e Samuele e Giona. Chi mi ha avvertito, chi non mi ha avvertito. Ma Io sono stato con voi. Ed Io sarò con chi mi serve in amore e verità fino alla fine dei secoli».

“Sforzatevi tutti di possedere l’amore”

9«Maestro, non ci hai detto ancora se fra quelli che sono presenti ci saranno persone senza amore…».

«Non è necessario saperlo. Sarebbe mancanza d’amore da parte mia mettervi sdegno verso un compagno che non sa amare».

«Ma ce ne sono? Questo lo puoi dire…».

10«Ce ne sono. L’amore è la più semplice, la più dolce e la più rara cosa che ci sia, e non sempre, anche se seminata, alligna».

«Ma se non ti amiamo noi, chi ti può amare?». Quasi vi è dello sdegno fra apostoli e discepoli, che tumultuano per il sospetto e per il dolore.

11Gesù abbassa le palpebre sugli occhi. Cela anche lo sguardo perché non sia indicatore. Ma ha l’atto rassegnato, dolce, triste delle mani che si aprono a palme in fuori, il suo atto di rassegnata confessione, di rassegnata constatazione, e dice: «Così dovrebbe essere. Ma così non è. Molti ancor non si conoscono. Io li conosco però. E ne ho pietà».

12«Oh! Maestro, Maestro! Ma non sarò io, eh?», chiede Pietro andando proprio accosto a Gesù, schiacciando il povero Marziam fra sé e il Maestro e gettando le sue braccia corte e nerborute verso le spalle di Gesù che afferra e scuote, pazzo dal terrore di essere uno che non ama Gesù.

13Gesù riapre gli occhi, luminosi e pur mesti, e guarda il viso interrogativo e spaurito di Pietro, e gli dice: «No, Simone di Giona. Tu non sei. Tu sai amare e saprai sempre più amare. Tu sei la mia Pietra, Simone di Giona. Una buona pietra. Su questa Io appoggerò le cose a Me più care, e sono certo che tu le sosterrai senza conoscere turbamento».

«Io allora?», «Io?», «Io?». Le interrogazioni si ripetono come un’eco da bocca a bocca.

«Pace! Pace! State tranquilli e sforzatevi di possedere tutti l’amore».

14«Ma chi fra noi sa amare di più?».

Gesù gira lo sguardo su tutti – una carezza sorridente… – poi abbassa lo sguardo su Marziam sempre stretto fra Lui e Pietro e, scostando un poco Pietro, rivolgendo il bambino col viso verso la piccola folla, dice: «Ecco colui che sa amare di più fra voi. Il fanciullo. Ma non tremate voi che avete già barba sulle gote e anche fili bianchi nei capelli. Chiunque rinasce in Me diviene “un fanciullo”.

Il privilegio dei discepoli (Mt 13,16-17; Lc 10,23-24[20].

15Oh! andate in pace! Dite la lode di Dio che vi ha chiamati, perché realmente voi vedete coi vostri occhi i prodigi del Signore. Beati quelli che vedranno ugualmente ciò che voi vedete. Perché vi assicuro che molti profeti e re bramarono vedere ciò che voi vedete e non lo videro, e molti Patriarchi avrebbero voluto sapere ciò che voi sapete e non lo seppero, e molti giusti avrebbero voluto ascoltare ciò che voi udite e non lo poterono ascoltare. Ma d’ora in poi quelli che mi ameranno conosceranno ogni cosa».

Profezie per il Cristianesimo del terzo millennio

16«E dopo? Quando Tu te ne sarai andato come dici?».

«Dopo voi parlerete per Me. E poi… Oh! grandi schiere, non per numero ma per grazia, di coloro che vedranno, sapranno e ascolteranno ciò che voi ora vedete, sapete, udite![21] Oh! grandi, amate schiere dei miei “piccoli-grandi”![22] Occhi eterni, menti eterne, orecchie eterne![23] Come potervi spiegare, a voi che mi state intorno, cosa sarà questo eterno vivere, più che eterno, smisurato, di coloro che mi ameranno e che Io amerò fino ad abolire il tempo, e saranno “i cittadini di Israele” anche se viventi quando Israele non sarà più che un ricordo di nazione[24], e saranno i contemporanei di Gesù vivente in Israele?[25] E saranno con Me, in Me, fino a conoscere ciò che il tempo ha cancellato e la superbia ha confuso. Che nome darò loro? Voi apostoli, voi discepoli, i credenti saranno detti “cristiani”[26]. E questi? Questi che nome avranno? Un nome noto solo in Cielo. Che premio avranno sin dalla Terra? Il mio bacio, la mia voce, il tepore della mia carne. Tutto, tutto, tutto Me stesso. Io, loro. Loro, Io. La comunione totale… Andate. Io resto a bearmi lo spirito nella contemplazione dei miei conoscitori futuri e amatori assoluti. La pace sia con voi».

Requisiti per essere discepolo del Messia.

Rinunciare a tutti gli amori

32Gesù riprende: «Ma sapete voi cosa vuol dire e vuole essere venire dietro a Me? Io rispondo a queste sole parole, perché non merita risposta la curiosità e perché chi ha fame delle mie parole è, di conseguenza, di Me amante e desideroso di unirsi a Me. Perciò, fra chi ha parlato, vi sono due gruppi: i curiosi che trascuro, i volonterosi che ammaestro senza inganno sulla severità di questa vocazione.

33Venire a Me come discepolo vuol dire rinuncia di tutti gli amori a un solo amore: il mio. Amore egoista verso se stessi, amore colpevole verso le ricchezze o il senso o la potenza, amore onesto verso la sposa, santo verso la madre, il padre, amore amabile dei e ai figli e fratelli, tutto deve cedere al mio amore se si vuole essere miei. In verità vi dico che più liberi di uccelli spazianti nei cieli devono essere i miei discepoli, più liberi dei venti che scorrono i firmamenti senza che nessuno li trattenga, nessuno e nessuna cosa. Liberi, senza catene pesanti, senza lacci d’amore materiale, senza neppure le ragnatele sottili delle più lievi barriere. Lo spirito è come una delicata farfalla serrata dentro al bozzolo pesante della carne, e può appesantirne il volo, o arrestarlo del tutto, anche l’iridescente e impalpabile tela di un ragno: il ragno della sensibilità, della ingenerosità nel sacrificio. Io voglio tutto, senza riserve. Lo spirito abbisogna di questa libertà di dare, di questa generosità di dare, per poter esser certo di non essere impigliato nella ragnatela delle affezioni, consuetudini, riflessioni, paure, tese come tanti fili da quel ragno mostruoso che è Satana, rapinatore di anime.

Odiare la pesantezza dell’amore (Lc14,25-26)[27]..

34Se uno vuol venire a Me e non odia santamente suo padre, sua madre, sua moglie, i suoi figli, i suoi fratelli e le sue sorelle, e persino la sua vita, non può esser mio discepolo. Ho detto “odia santamente”. Voi in cuor vostro dite: “L’odio, Egli lo insegna, non è mai santo. Perciò Egli si contraddice”. No. Non mi contraddico. Io dico di odiare la pesantezza dell’amore, la passionalità carnale dell’amore al padre e madre, e sposa e figli, e fratelli e sorelle, e alla stessa vita, ma anzi ordino di amare, con la libertà leggera che è propria degli spiriti, i parenti e la vita. Amateli in Dio e per Dio, non posponendo mai Dio a loro, occupandovi e preoccupandovi di portarli dove il discepolo è giunto, ossia a Dio Verità. Così amerete santamente i parenti e Dio, conciliando i due amori e facendo dei legami di sangue non peso ma ala, non colpa ma giustizia. Anche la vostra vita dovete esser pronti a odiare per seguire Me. Odia la sua vita colui che, senza paura di perderla o di renderla umanamente triste, la fa servire a Me. Ma non è che una apparenza di odio. Un sentimento erroneamente detto “odio” dal pensiero dell’uomo che non sa elevarsi, dell’uomo tutto terrestre, di poco superiore al bruto. In realtà questo apparente odio, che è il negare le soddisfazioni sensuali alla esistenza per dare una sempre più vasta vita allo spirito, è amore. Amore è, e del più alto che esista, del più benedetto.

Abbracciare la propria croce (Lc 14,27)[28].

35Questo negarsi le basse soddisfazioni, questo interdirsi la sensualità degli affetti, questo procurarsi rimproveri e commenti ingiusti, questo rischiare punizioni, ripudi, maledizioni e forse anche persecuzioni, è una sequela di pene. Ma occorre abbracciarle e imporsele come una croce, un patibolo sul quale si espia ogni passata colpa per andare giustificati a Dio, e dal quale si ottiene ogni grazia, vera, potente, santa grazia di Dio per coloro che noi amiamo. Chi non porta la sua croce e non viene dietro a Me, chi non sa fare questo, non può essere mio discepolo.

Conoscere se stessi.

36Pensateci dunque molto, molto, voi che dite: “Siamo venuti perché vogliamo unirci ai tuoi discepoli”. Non è vergogna ma sapienza pesarsi, giudicarsi e confessare, a sé stessi e agli altri: “Io non ho stoffa di discepolo”. E che? I pagani hanno a base di un loro insegnamento la necessità di “conoscere sé stessi”; e voi israeliti, per conquistare il Cielo, non lo sapreste fare?

37Perché, ricordatevelo sempre, beati quelli che verranno a Me. Ma piuttosto che venire per poi tradire Me e Colui che mi ha mandato, meglio è non venire affatto e rimanere i figli della Legge come fin qui foste.

38Guai a coloro che, avendo detto: “Vengo”, portano poi danno al Cristo essendo i traditori dell’idea cristiana, gli scandalizzatori dei piccoli, dei buoni! Guai a loro! Eppure vi saranno, e sempre vi saranno!

Similitudine del costruttore e lo stratega

Prudenza del costruttore (Lc 14,28-30)[29].

39Imitate perciò colui che vuole edificare una torre. Prima calcola attentamente la spesa necessaria e fa i conti del suo denaro per vedere se ha di che portarla a termine, perché, terminate le fondamenta, non debba sospendere i lavori non avendo più denaro. In questo caso perderebbe anche quanto aveva prima, rimanendo senza torre e senza talenti, e in cambio si attirerebbe le beffe del popolo che direbbe: “Costui ha cominciato a fabbricare senza poter finire. Ora può empirsi lo stomaco delle rovine della sua incompiuta fabbrica”.

Accortezza dello stratega (Lc 14,31-32)[30].

40Imitate ancora i re della Terra, facendo servire i poveri avvenimenti del mondo a insegnamento soprannaturale. Costoro, quando vogliono muovere guerra ad un altro re, esaminano con calma e attenzione ogni cosa, il pro e il contro, meditano se l’utile della conquista valga il sacrificio delle vite dei sudditi, studiano se è possibile conquistare quel luogo, se le loro milizie, inferiori della metà a quelle del rivale, anche se più combattive, possono vincere; e giustamente pensando che è improbabile che diecimila vincano ventimila, prima che avvenga lo scontro mandano incontro al rivale una ambasceria con ricchi doni e, ammansendo il rivale, già insospettito dalle mosse militari dell’altro, lo disarmano con prove di amicizia, ne annullano i sospetti e fanno con esso trattato di pace, in verità sempre più vantaggioso, tanto umanamente che spiritualmente, di una guerra.

Regola d’oro (Lc 14,33).[31].

41Così dovete fare voi prima di iniziare la nuova vita e di schierarvi contro il mondo. Perché questo è essere miei discepoli: andare contro la turbinosa e violenta corrente del mondo, della carne, di Satana. E, se non sentite in voi il coraggio di rinunciare a tutto per amor mio, non venite a Me perché non potete essere miei discepoli».

Dibattito.

42«Va bene. Ciò che Tu dici è vero», ammette uno scriba che si è mescolato al gruppo. «Ma se ci spogliamo di tutto, con che ti serviamo poi? La Legge ha dei comandi che sono come monete che Dio dà all’uomo perché usandole si compri la vita eterna. Tu dici: “Rinunciate a tutto” e accenni il padre, la madre, le ricchezze, gli onori. Dio ha pur dato queste cose e ci ha detto, per bocca di Mosè, di usarle con santità per apparire giusti agli occhi di Dio. Se Tu ci levi tutto, che ci dai?».

43«Il vero amore, l’ho detto, o rabbi. Vi do la mia dottrina che non leva un iota alla antica Legge, ma anzi la perfeziona».

44«Allora tutti siamo discepoli uguali, perché tutti abbiamo le stesse cose».

45«Tutti le abbiamo secondo la Legge mosaica. Non tutti secondo la Legge perfezionata da Me secondo l’Amore. Ma non tutti raggiungono, nella stessa, la stessa somma di meriti. Anche fra i miei stessi discepoli non tutti giungeranno ad avere somma di meriti in uguale misura, e alcuno fra essi non solo non avrà somma ma perderà anche l’unica sua moneta: la sua anima».

46«Come? A chi più è dato più resterà. I tuoi discepoli, meglio i tuoi apostoli, ti seguono nella tua missione e sono al corrente dei tuoi modi, hanno avuto moltissimo; molto hanno avuto i discepoli effettivi, meno i discepoli solo di nome, nulla quelli che, come me, non ti ascoltano che per accidente. È ovvio che moltissimo avranno in Cielo gli apostoli, molto i discepoli effettivi, meno i discepoli di nome, nulla quelli che sono come me».

47«Umanamente è ovvio, e male anche umanamente. Perché non tutti sono capaci di far fruttare i beni avuti. Odi questa parabola e perdona se troppo a lungo qui insegno. Ma Io sono la rondine di passaggio, e non sosto che per poco nella Casa del Padre, essendo venuto per tutto il mondo e non volendo, questo piccolo mondo che è il Tempio di Gerusalemme, permettermi di raccogliere il volo e rimanere là dove la gloria del Signore mi chiama».

48«Perché dici così?».

«Perché è verità».

49Lo scriba si guarda intorno e poi china la testa. Che sia verità lo vede scritto su troppi volti di sinedristi, rabbi e farisei che sono andati sempre più ingrossando l’assembramento che è intorno a Gesù. Volti verdi di bile o porpurei d’ira, sguardi che equivalgono a parole di maledizione e a sputi di veleno, rancore che lievita da ogni parte, desiderio di malmenare il Cristo, che resta desiderio solo per paura dei molti che circondano il Maestro con devozione e che sono pronti a tutto per difenderlo, paura forse anche di punizioni da parte di Roma che ha benignità verso il mite Maestro galileo.

La parabola dei talenti

La capacità personale (Mt 25,14-15)[32].

50Gesù riprende calmo a esporre con la parabola il suo pensiero:

51«Un uomo, essendo in procinto di fare un lungo viaggio e una lunga assenza, chiamò tutti i suoi servi e consegnò a loro tutti i suoi beni. A chi diede cinque talenti d’argento, a chi due d’argento, a chi uno solo d’oro. A ciascuno a seconda del suo grado e della sua abilità. E poi partì.

L’essenzialità del lavoro (Mt 25,16-18)[33].

52Ora, il servo che aveva avuto cinque talenti d’argento andò a negoziare con accortezza i suoi talenti, e dopo qualche tempo essi gliene procurarono altri cinque. Quello che aveva avuto due talenti d’argento fece lo stesso e raddoppiò la somma avuta. Ma quello al quale il padrone aveva più dato – un talento d’oro schietto – preso dalla paura di non saper fare, dei ladri, di mille cose chimeriche, e soprattutto dall’infingardia, fece una grande buca in terra e vi nascose il denaro del suo padrone.

Operosità e fedeltà premiata (Mt 25,19-23)[34].

53Passarono molti e molti mesi e tornò il padrone. Chiamò subito i suoi servi perché rendessero il denaro avuto in deposito.

54Venne quello che aveva avuto cinque talenti d’argento e disse: “Ecco, mio signore. Tu me ne desti cinque. Io, parendomi male di non fare fruttare quanto mi avevi dato, mi sono industriato e ti ho guadagnato altri cinque talenti. Di più non ho potuto…”. “Bene, molto bene, servo buono e fedele. Sei stato fedele nel poco, volonteroso e onesto. Ti darò autorità su molto. Entra nella gioia del tuo signore”.

55Poi venne l’altro dei due talenti e disse: “Mi sono permesso di usare i tuoi beni per tuo utile. Ecco qui i conti che ti mostrano come ho usato il tuo denaro. Vedi? Erano due talenti d’argento. Ora sono quattro. Sei contento, mio signore?”. E il padrone dette al servo buono la stessa risposta data al primo servo.

Pigrizia e infedeltà punita (Mt 25,24-27)[35].

56Venne per ultimo quello che, godendo della massima fiducia del padrone, aveva avuto dallo stesso il talento d’oro. Lo svolse dalla sua custodia e disse: “Tu mi hai affidato il maggior valore, perché mi sai prudente e fedele, così come io so che tu sei intransigente ed esigente e che non tolleri perdite nel tuo denaro, ma se disgrazia ti incoglie ti rifai su chi ti è prossimo, perché in verità mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso, non condonando uno spicciolo al tuo banchiere o al tuo fattore, per nessuna ragione. Tanto deve essere il denaro quanto tu dici. Ora io, temendo di sminuire questo tesoro, l’ho preso e l’ho nascosto. Non mi sono fidato di nessuno, neppure di me stesso. Ora l’ho dissotterrato e te lo rendo. Eccoti il tuo talento”.

57“O servo iniquo ed infingardo! In verità tu non mi hai amato, poiché non mi hai conosciuto e non hai amato il mio benessere perché l’hai lasciato inerte. Hai tradito la stima che avevo posta in te, e da te stesso ti smentisci, ti accusi e condanni. Tu sapevi che io mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso. E perché allora non hai fatto che io potessi mietere e raccogliere? Così rispondi alla mia fiducia? Così mi conosci? Perché non hai portato il denaro ai banchieri, che lo avrei al ritorno ritirato con gli interessi? A questo con particolare cura ti avevo istruito, e tu, stolto infingardo, non ne hai fatto conto. Ti sia dunque levato il talento e ogni altro bene e sia dato a quello che ha i dieci talenti”.

Conseguenze irreversibili (Mt 25,28-30).[36].

58“Ma colui ne ha già dieci, mentre questo ne resta privo…”, gli obbiettarono.

59“Bene sta. A chi ha e, su quanto ha, lavora, sarà dato più ancora e fino alla sovrabbondanza. Ma a chi non ha, perché non volle avere, sarà tolto anche quello che gli fu dato. Riguardo al servo disutile, che ha tradito la fiducia mia e lasciato inerti i doni datigli, gettatelo fuori dalla mia proprietà e vada piangendo e rodendosi in cuor suo”.

Le sorprese del Signore.

60Questa è la parabola. Come tu vedi, o rabbi, a chi più aveva meno restò, perché non seppe meritare di conservare il dono di Dio. E non è detto che uno di quelli che tu chiami discepoli solo di nome, aventi ben poco da negoziare perciò, e anche fra chi, ascoltandomi solo per accidente, come tu dici, e avendo per unica moneta l’anima, non giungano ad avere il talento d’oro, e i frutti dello stesso anche, che verrà levato ad uno dei più beneficati. Infinite sono le sorprese del Signore, perché infinite sono le reazioni dell’uomo. Vedrete gentili giungere alla Vita eterna e samaritani possedere il Cielo, e vedrete israeliti puri e seguaci miei perdere il Cielo e l’eterna Vita».

61Gesù tace e, come volesse troncare ogni discussione, si volge verso la cinta del Tempio.

La parabola del buon samaritano

Chi è il mio prossimo? (Lc  10,25-29)[37]

62Ma un dottore della Legge, che si era seduto in serio ascolto sotto il porticato, si alza e gli si para davanti chiedendogli: «Maestro, che debbo fare per ottenere la Vita eterna? Hai risposto ad altri, rispondi a me pure».

63«Perché mi vuoi tentare? Perché vuoi mentire? Speri che Io dica cosa disforme alla Legge perché aggiungo concetti più luminosi e perfetti ad essa? Cosa c’è scritto nella Legge? Rispondi! Quale è il comandamento principale di essa?».

64«”Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze, con tutta la tua intelligenza. Amerai il tuo prossimo come te stesso”».

65«Ecco. Bene hai risposto. Fa’ questo e avrai la Vita eterna».

66«E chi è il mio prossimo? Il mondo è pieno di gente buona e malvagia, nota e ignota, amica e nemica di Israele. Quale è il mio prossimo?».

Il sacerdote e il levita. (Lc 10,30-32)[38]

67«Un uomo, scendendo da Gerusalemme a Gerico per le gole delle montagne, incappò nei ladroni, i quali, dopo averlo ferito crudelmente, lo spogliarono di ogni suo avere e fin delle vesti, lasciandolo più morto che vivo sul bordo della strada.

68Per la stessa via passò un sacerdote che aveva cessato il suo turno al Tempio. Oh! era ancor profumato degli incensi del Santo! E avrebbe dovuto avere l’anima profumata di bontà soprannaturale e di amore, essendo stato nella Casa di Dio, quasi a contatto coll’Altissimo. Il sacerdote aveva fretta di tornare alla sua casa. Guardò dunque il ferito ma non si arrestò. Passò oltre sollecito, lasciando il disgraziato sulla proda.

69Passò un levita. Contaminarsi lui che deve servire nel Tempio? Ohibò! Raccolse la veste perché non si sporcasse di sangue, gettò uno sguardo sfuggente su colui che gemeva nel suo sangue e affrettò il passo verso Gerusalemme, verso il Tempio.

Il buon samaritano (Lc 10,33-37)[39].

70Terzo, venendo dalla Samaria, diretto al guado, venne un samaritano. Vide il sangue, si fermò, scoperse il ferito nel crepuscolo che si infittiva, scese dal giumento, si accostò al ferito, lo ristorò con un sorso di vino gagliardo, strappò il suo mantello per farne fasce e, lavate e unte le ferite prima con aceto e poi con olio, gliele fasciò con amore, e caricato il ferito sul suo giumento guidò con accortezza la bestia, sorreggendo nel contempo il ferito, confortandolo con buone parole, non preoccupandosi della fatica né sdegnandosi per essere questo ferito di nazionalità giudea. Giunto in città, lo condusse all’albergo, lo vegliò per tutta la notte e all’alba, vedendolo migliorato, lo affidò all’oste, pagandolo in anticipo con dei denari e dicendo: “Abbine cura come fossi io stesso. Al mio ritorno, quanto avrai speso in più io te lo renderò e con buona misura, se bene avrai fatto”. E se ne andò.

71Dottore della Legge, rispondimi. Quale di questi tre fu “prossimo” per colui che incappò nei ladroni? Forse il sacerdote? Forse il levita? O non piuttosto il samaritano che non si chiese chi era il ferito, perché era ferito, se faceva male a soccorrerlo perdendo tempo, denaro e rischiando di essere accusato d’essere il feritore?».

Il dottore della Legge risponde: «Fu “prossimo” costui, perché ebbe misericordia».

72«Fa’ tu pure il somigliante e amerai il prossimo e Dio nel prossimo, meritando vita eterna».

Bere il calice con buona volontà.

73Nessuno osa più parlare e Gesù ne approfitta per raggiungere le donne, che erano in attesa presso la cinta, e con esse andare di nuovo in città. Ora ai discepoli si è aggiunta una coppia di sacerdoti, o meglio, un sacerdote e un levita, giovanissimo quest’ultimo, patriarcale l’altro.

74Ma Gesù ora parla con la Madre avendo in mezzo, fra Sé e Lei, Marziam. E le chiede: «Mi hai udito, Madre?».

«Sì, Figlio mio, e alla tristezza di Maria Cleofe si è aggiunta la mia. Ella ha pianto poco prima di entrare nel Tempio…».

75«Lo so, Madre. E ne so il motivo. Ma non deve piangere. Solo pregare».

«Oh! prega tanto! In queste sere, sotto la sua capanna, fra i figli dormenti, ella pregava e piangeva. Io la sentivo piangere attraverso la parete sottile delle frasche vicine. Vedere a pochi passi Giuseppe e Simone, vicini ma divisi così!… E non è la sola a piangere. Con me ha pianto Giovanna che ti pare tanto serena…».

76«Perché, Madre?».

«Perché Cusa… Ha una condotta… inesplicabile. Un poco la seconda in tutto. Un poco la respinge in tutto. Se sono soli, dove nessuno li vede, è il marito esemplare di sempre. Ma se con lui sono altre persone, della Corte, è naturale, ecco allora che egli diviene autoritario e sprezzante per la mite sua sposa. Ella non capisce perché…».

77«Io te lo dico. Cusa è servo di Erode. Comprendimi, Madre. “Servo”. Io non lo dico a Giovanna per non darle dolore. Ma così è. Quando non teme biasimo e derisione sovrana, è il buon Cusa. Quando li può temere, non è più tale».

78«È perché Erode è molto irritato per Mannaen e.…».

«È perché Erode è folle del rimorso tardivo di aver ceduto ad Erodiade. Ma Giovanna ha già tanto bene nella vita. Deve, sotto il diadema, portare il suo cilizio».

79«Anche Annalia piange…».

«Perché?».

«Perché lo sposo devia contro di Te».

«Non pianga. Diglielo. Ciò è una risoluzione. Una bontà di Dio. Il suo sacrificio porterà di nuovo Samuele al Bene. Per ora questo la lascerà libera da pressioni per il matrimonio. Le ho promesso di prenderla con Me. Mi precederà nella morte…».

80«Figlio! …». Maria stringe la mano di Gesù, col viso che si fa esangue.

«Mamma cara! È per gli uomini. Lo sai. È per amore degli uomini. Beviamo il nostro calice con buona volontà. Non è vero?».

Maria inghiotte le lacrime e risponde: «Sì». Un “sì” straziato e straziante tanto.

Marziam: Sacerdote, Medico-Pastore.

81Marziam alza il visetto e dice a Gesù: «Perché dici queste brutte cose che fanno dolore alla Mamma? Io non ti lascerò morire. Come ho difeso gli agnelli, così difenderò Te».

Gesù lo carezza e, per sollevare il morale dei due afflitti, chiede al bambino: «Che faranno, ora, le tue pecorelle? Non le rimpiangi?».

82«Oh! sono con Te! Però ci penso sempre e mi chiedo: “Porfirea le avrà portate al pascolo? e avrà fatto attenzione che Spuma non vada nel lago?”. È tanto vivace Spuma, sai? Sua madre lo chiama, lo chiama… Macché! Fa ciò che vuole. E Neve, così ghiotta che mangia fino a star male? Sai, Maestro? Io capisco cosa è esser sacerdote in tuo Nome. Meglio degli altri lo capisco. Loro (e accenna con la mano gli apostoli che vengono dietro) dicono tanti paroloni, fanno tanti progetti… per dopo. Io dico: “Farò il pastore. Come per le pecorine, per gli uomini. E sarà sufficiente”. La Mamma mia e tua mi ha detto ieri un così bel punto dei profeti… e mi ha detto: “Proprio così è il nostro Gesù”. E io nel cuore ho detto: “E io pure sarò proprio così”. Poi ho detto alla Mamma nostra: “Per ora sono agnello, poi sarò pastore. Invece ora Gesù è Pastore e poi è anche Agnello. Ma tu sei sempre l’Agnella, solo l’Agnella nostra, bianca, bella, cara, dalle parole più dolci del latte. È per questo che Gesù è tanto Agnello: perché è nato da te, Agnellina del Signore”».

83Gesù si china e lo bacia, con slancio. Poi chiede: «Tu dunque vuoi proprio essere sacerdote?».

«Certo, mio Signore! Per questo cerco di farmi buono e di sapere tanto. Vado sempre da Giovanni di Endor. Mi tratta sempre da uomo e con tanta bontà. Voglio essere pastore delle pecore sviate e non sviate, e medico-pastore delle ferite e fratturate, come dice il Profeta. Oh! che bello!», e il bambino fa un salto, battendo le mani.

84«Cosa ha questo capinero da esser tanto felice?», chiede Pietro venendo avanti.

«Vede la sua via. Nettamente. Sino alla fine. Ed Io consacro questa sua visione col mio “sì”».

Si fermano davanti ad un’alta casa che, se non erro, è verso il sobborgo di Ofel, ma in luogo più signorile.

Il delitto farà crollare il tempio.

85«Qui ci fermiamo?».

«Questa è la casa che Lazzaro mi ha offerta per il banchetto di letizia. Qui già vi è Maria».

86«Perché non è venuta con noi? Per paura degli scherni?».

«Oh! no! Io solo gliel’ho ordinato».

«Perché, Signore?».

«Perché il Tempio è più suscettibile di una sposa gravida. Finché posso, e non per viltà, non voglio urtarlo».

87«Non ti servirà a niente, Maestro. Io, se fossi Tu, non solo lo urterei. Ma lo butterei giù dal Moria con tutti quelli che ci sono dentro».

«Sei un peccatore, Simone. Occorre pregare per i propri simili, non ucciderli».

88«Io sono peccatore. Ma Tu no… e… dovresti farlo».

«Ci sarà chi lo fa. E dopo che la misura del peccato sarà raggiunta».

89«Quale misura?».

«Una misura tale che empierà tutto il Tempio, traboccando per Gerusalemme. Non puoi capire… Oh! Marta! Apri dunque al Pellegrino la tua casa!».

La casa di Lazzaro

90Marta si fa riconoscere e aprire. Entrano tutti in un lungo atrio che finisce in un cortile selciato, avente quattro alberi ai quattro angoli. Una vasta sala si apre sopra al terreno, e dalle finestre aperte si vede tutta la città nei suoi sali-scendi. Arguisco perciò che la casa sia sulle pendici meridionali, o sud-orientali, della città. La sala è apparecchiata per molti, molti ospiti. Tavole e tavole sono messe le une parallele alle altre. Un centinaio di persone può comodamente prendervi ristoro.

91Accorre Maria Maddalena, che era altrove, intenta alle dispense, e si prostra davanti a Gesù. E viene Lazzaro con un sorriso beato sul volto malaticcio. Entrano man mano gli ospiti, un poco impacciati taluni, più sicuri gli altri. Ma la gentilezza delle donne li fa tutti presto a loro agio.

La fede antica e la fede nuova.

92I1 sacerdote Giovanni conduce a Gesù i due presi nel Tempio. «Maestro, il mio buon amico Gionata e il mio giovane amico Zaccaria. Sono veri israeliti senza malizia e senz’astio».

93«La pace a voi. Sono lieto di avervi. Il rito deve essere osservato anche in queste dolci consuetudini. È bello che la Fede antica dia la mano di amica alla nuova Fede venuta dal suo stesso ceppo. Sedete al mio fianco mentre viene l’ora del pasto».

94Parla il patriarcale Gionata, mentre il giovane levita guarda qua e là curioso, stupito, e forse anche intimidito. Penso che si voglia dare un contegno spigliato, ma in realtà sia come un pesce fuor d’acqua. Per fortuna Stefano viene in suo soccorso e gli porta, uno dopo l’altro, gli apostoli e i discepoli principali.

95Il vecchio sacerdote, lisciandosi la barba di neve, dice: «Quando Giovanni venne a me, proprio a me, suo maestro, a mostrarmi la sua guarigione, io ebbi voglia di conoscerti. Ma, Maestro, io quasi più non esco dal mio recinto. Vecchio sono… Speravo vederti però prima di morire. E Jeové mi ha esaudito. Lode sia a Lui! Oggi ti ho sentito al Tempio. Tu superi Hillele, il vecchio, il saggio. Io non voglio, anzi io non posso dubitare che Tu sia ciò che il mio cuore attende. Ma sai cosa è avere bevuto per quasi ottanta anni la fede d’Israele quale è divenuta in secoli di… lavorazione umana? Si è fatta sangue nostro. E io sono così vecchio! Sentire Te è come sentire l’acqua che esce da una fresca sorgente. Oh! sì! Un’acqua vergine! Ma io… ma io sono saturo dell’acqua stanca che viene da tanto lontano… che si è appesantita di tante cose. Come farò per levarmi questa saturazione e gustare di Te?».

«Credermi e amarmi. Non necessita altro per il giusto Gionata».

«Ma presto io morirò! Farò in tempo a credere tutto quello che dici? Non riuscirò più neppure a seguire tutte le tue parole, o a conoscerle dalla bocca altrui. E allora?».

96«Le imparerai in Cielo. Non muore alla Sapienza che il dannato. Mentre chi muore in grazia di Dio attinge la Vita e vive nella Sapienza. Cosa credi tu che Io sia?».

«Non puoi essere che l’Atteso che ha precorso il figlio del mio amico Zaccaria. Lo hai conosciuto?».

«Mi era parente».

«Oh! Allora Tu sei parente del Battista?».

«Sì, sacerdote».

«Egli è morto… e non posso dire: “Infelice!”. Perché è morto fedele alla giustizia, dopo aver compiuto la sua missione, e perché… Oh! tempi atroci che viviamo! Non è meglio tornare ad Abramo?».

«Sì. Ma più atroci verranno, sacerdote».

«Tu dici? Roma, eh?».

«Non Roma sola. Israele colpevole ne sarà la causa prima».

     «È vero. Dio ci colpisce. Lo meritiamo. Ma però anche Roma…

Cronaca di sangue (Lc 13,1)[40].

97Hai sentito parlare dei galilei uccisi da Pilato mentre consumavano un sacrificio? Il loro sangue si fuse con quello della vittima. Fin presso l’altare! Fin presso l’altare!».

«Ho sentito».

Tutti i galilei tumultuano per questo sopruso. Gridano: «È vero che egli era un falso Messia. Ma perché uccidere i suoi seguaci dopo aver già percosso lui? E perché in quell’ora? Erano più peccatori forse?».

Invito alla conversione. (Lc 13,2-5)[41]

98Gesù impone pace e poi dice: «Vi chiedete se erano più peccatori quelli di tanti altri galilei e se è per questo che furono uccisi? No, che non lo erano. In verità vi dico che essi hanno pagato e che molti altri pagheranno se non vi convertite al Signore. Se non farete tutti penitenza, perirete tutti in ugual misura, in Galilea e altrove. Dio è sdegnato del suo popolo. Io ve lo dico. Non bisogna credere che i colpiti siano sempre i peggiori. Ognuno esamini sé stesso, sé giudichi e non altro. Anche quei diciotto su cui cadde la torre di Siloe e li uccise non erano i più colpevoli in Gerusalemme. Io ve lo dico. Fate, fate penitenza se non volete essere stritolati come essi, e anche nello spirito.

Il Messia è Dio sotto il velo di carne.

99Vieni, sacerdote d’Israele. La mensa è pronta. Tocca a te, perché il sacerdote è sempre colui che va onorato per l’Idea che rappresenta e richiama, tocca a te, patriarca fra noi, tutti più giovani, offrire e benedire».

«No, Maestro! No! Non posso davanti a Te! Tu sei il Figlio di Dio!».

«Offri pure l’incenso davanti all’altare! E non credi forse che là è Dio?».

«Sì che lo credo! Con tutte le mie forze!».

100«E allora? Se non tremi di offrire davanti alla Gloria Ss. dell’Altissimo, perché vuoi tremare davanti alla Misericordia che si è vestita di carne per portare anche a te la benedizione di Dio prima che venga a te la notte? Oh! che non sapete voi di Israele che, proprio perché l’uomo possa avvicinare Dio e non morirne, ho messo sulla mia Divinità insostenibile il velo della carne. Vieni e credi e sii felice. In te Io venero tutti i sacerdoti santi, da Aronne all’ultimo che sarà sacerdote d’Israele con giustizia, a te forse, perché in verità la santità sacerdotale langue fra noi come pianta senza soccorso».

4. Le virtù del discepolo[42].

Un discepolo e un amico.

Filippo di Arbela discepolo.

«Sapere della mia carovana è facile…», dice Misace.

1«No, mercante. Non di te. Ma di altri che sono con Gesù. Io non so e non voglio sapere. Non vedo e non voglio vedere. Però ti dico: se sai di essere colpevole ripara, se sai d’essere tradito provvedi».

2«Non colpevole, uomo. E non tradito. Solo è che Israele non comprende Me. Ma tu come sai di Me?».

«Per un ragazzo. Un discolo che faceva parlare di sé Bozra e Arbela. Qui perché veniva a consumare i suoi peccati, là perché disonorava la sua famiglia. E poi si è convertito. E più onesto di un giusto si è fatto. E ora è passato coi tuoi discepoli, discepolo esso pure, e ti attende ad Arbela per onorarti col padre e la madre. E narra a tutti che Tu gli hai mutato il cuore per le preghiere di sua madre. Filippo di Giacobbe, se santa diverrà mai questa regione, avrà merito di esserne il santificatore. E se in Bozra c’è chi ti crede, è per lui».

Fara l’oste di Bozra.

3«Dove sono ora gli scribi qui venuti?».

«Non lo so. Se ne sono andati, perché ho detto che non avevo posto per loro. Ce l’avevo. Ma non ho voluto ospitare i serpenti vicino alla colomba. Nella zona sono di certo. Sta’ attento».

4«Io ti ringrazio, uomo. Come ti chiami?».

«Fara. Ho fatto il mio dovere. Ricordati di me».

«Sì. E tu di Dio. E perdona al mio Simone. Il molto amore che mi porta lo acceca talora».

«Niente di male. L’ho offeso anche io… Ma fa male sentirsi insultare. Tu non insulti…».

5Gesù sospira… Poi dice: «Vuoi aiutare il Nazareno?».

«Se posso…».

«Io parlerei volentieri da questo cortile…».

«E io ti lascerò parlare. Quando?».

«Fra sesta e nona».

«Va’ tranquillo dove vuoi. Bozra saprà che parli. Ci penso io».

6«Dio te ne compensi», e Gesù gli dà un sorriso che è già un compenso. Poi si avvia verso la stanza dove era prima.

7Alessandro Misace dice: «Maestro, sorridi anche a me così… Vado anche io a dire ai cittadini di venire a sentire la Bontà che parla. Ne conosco molti. Addio».

«Anche a te Dio dia compenso», e Gesù gli sorride.

Le virtù di un discepolo.

Carità, mitezza e bontà.

8Entra nella stanza. Le donne sono intorno a Maria che ha il viso addolorato e che si alza subito andando dal Figlio. Non parla. Ma tutto in Lei è domanda. Gesù le sorride e le risponde dicendo a tutti: «Fate di essere liberi per l’ora di sesta. Dopo qui Io parlerò a molti. Intanto andate, tutti meno Simon Pietro, Giovanni ed Ermasteo. Annunciatemi e fate molte elemosine».

Gli apostoli se ne vanno.

Pietro si accosta lentamente a Gesù, che è presso le donne, e chiede: «Perché non anche io?».

9 «Quando si è troppo impulsivi si sta in casa. Simone, Simone! Quando mai saprai piegare la tua carità verso il prossimo? Per ora è una fiamma accesa, ma tutta per Me, è una lama diritta e rigida, ma solo per Me. Sii mite, Simone di Giona».

«Hai ragione, Signore. Mi ha già rimproverato tua Madre, come Lei sa, senza far male. Ma fin di dentro mi ha penetrato. Però… rimproverami anche Tu, ma… poi non mi guardare più così triste».

L’ubbidienza è la virtù del giusto.

10«Sii buono. Sii buono… Sintica, vorrei parlarti in disparte. Sali sulla terrazza. Vieni tu pure, Madre mia…».

11E sul rustico terrazzo che copre un’ala del fabbricato, nel sole tepido che scalda l’aria, Gesù, passeggiando lentamente fra Maria e la greca, dice: «Domani ci separeremo per qualche tempo. Presso Arbela voi donne, insieme a Giovanni di Endor, andrete verso il mar di Galilea, proseguendo fino a Nazareth insieme. Ma, per non mandarvi sole con un uomo quasi inabile, vi farò accompagnare dai miei fratelli e da Simon Pietro. Prevedo che ci saranno delle ripugnanze per questa separazione. Ma l’ubbidienza è la virtù del giusto. Passando dalle terre che Cusa sorveglia in nome di Erode, Giovanna può avere scorta per il resto della via. Allora rimanderete i figli di Alfeo e Simon Pietro. Ma quello per cui ti ho chiesto di salire qui è questo. Io ti voglio dire, o Sintica, che ho deciso per te una sosta in casa di mia Madre. Ella sa già. Con te sarà Giovanni di Endor e Marziam. Statevi di cuore, formandovi sempre più alla Sapienza. Io voglio che tu abbia molta cura del povero Giovanni. A mia Madre non dico questo perché Ella non occorre di consigli. Tu puoi capire e compatire Giovanni, ed egli può farti tanto bene perché è un esperto maestro. Poi verrò Io. Oh! presto! E ci vedremo sovente. Spero trovarti sempre più sapiente nella Verità. Io ti benedico, Sintica, in particolare. Questo è il mio addio per te, per questa volta. A Nazareth troverai amore e odio come dovunque. Ma nella mia casa troverai pace. Sempre».

Onde d’amore e di fedeltà.

12«Nazaret mi ignorerà e io la ignorerò. Vivrò nutrendomi della Verità e il mondo sarà nulla per me, Signore».

13«Sta bene. Vai pure, Sintica. E silenzio per ora. Madre, tu sai… Ti affido queste mie perle più care. Mentre siamo in pace, fra noi, Mamma, fa’ che il tuo Gesù si ristori nelle tue carezze…»

14 «Quanto odio, Figlio mio!».

«Quanto amore!».

«Quanta amarezza, Gesù caro!».

«Quanta dolcezza!».

«Quanta incomprensione, Creatura mia!».

«Quanta comprensione, Mamma!».

«Oh! mio Tesoro, Figlio caro!».

«Mamma! Gioia di Dio e mia! Mamma!».

15Si baciano restando poi vicini, sulla panchina di pietra che costeggia il muretto del terrazzo, Gesù tenendo abbracciata la Madre, protettore e amoroso, Lei stando col capo sulla spalla del Figlio, le mani nella sua mano: beati… Il mondo è tanto lontano… sepolto da onde di amore e di fedeltà…


ACCOGLIENZA E GENEROSITA

5. La casetta donata da Salomon. Quattro discepoli resteranno in Giudea[43].

Mercimonio con Satana.

Dare tutto per amore.

1Gesù ritorna con gli apostoli da una gita apostolica nelle vicinanze di Betania. Deve essere stata una breve gita, perché non hanno neppure le sacche delle cibarie. Parlano fra loro. Dicono: «É stato un buon pensiero quello di Salomon il barcaiolo, non è vero, Maestro?».

«Sì, un buon pensiero».

2Naturalmente l’Iscariota dissente dagli altri: «Io non vedo molto di buono in questo. Ci ha dato ciò che a lui discepolo non serve più. Non c’è da vantarlo…»

3«Una casa serve sempre», dice serio lo Zelote.

«Fosse come la tua. Ma cosa è? Una bicocca malsana».

«É tutto quello che ha Salomon», ribatte lo Zelote.

4«E come ci si è invecchiato lui senza malanni, ci potremo sostare noi di tanto in tanto. Cosa vuoi? Tutte case come quelle di Lazzaro?», aggiunge Pietro.

5«Io non voglio nulla. Non vedo la necessità di questo dono. Quando si è in quel luogo, si può essere anche a Gerico. Non c’è che pochi stadi di mezzo. E per della gente come noi, che siamo simili a dei perseguitati, costretti a sempre andare, pochi stadi che sono?».

6Gesù interviene prima che la pazienza degli altri fallisca, come già chiari segni lo avvisano.

7«Salomon, proporzionalmente alle sue ricchezze, ha dato più di tutti. Perché ha dato tutto. Lo ha dato per amore. Lo ha dato per darci un asilo in caso di pioggia che ci colga in quella zona poco ospitale, o di piena, e soprattutto in caso che il malanimo giudeo si faccia tanto forte da consigliare di porre fra esso e noi il fiume. Questo per il dono. Che un discepolo, umile e rozzo, ma tanto fedele e volonteroso, abbia saputo giungere a questa generosità, che denuncia in lui la chiara volontà di essere per sempre mio discepolo, mi procura una grande gioia. In verità Io vedo che molti discepoli, col poco che hanno avuto di lezioni da Me, hanno superato voi, che tanto avete avuto. Voi non mi sapete sacrificare, tu in specie, neppure quello che non costa nulla: il giudizio personale. Il tuo te lo conservi duro, resistente ad ogni piega».

Mercimonio dell’anima con satana.

8«Tu dici che la lotta contro sé stessi è la più costosa…».

9«E vuoi con ciò dirmi che Io sbaglio dicendo che non costa nulla. É vero? Ma tu hai ben capito ciò che Io voglio dire! Per l’uomo, e in verità tu sei un vero uomo, non ha valore che ciò che è commerciabile. L’io non si commercia a prezzo di moneta. A meno che… a meno che vendersi ad alcuno sperandone un utile. Un mercimonio simile a quello che l’anima contrae con Satana, anzi più vasto. Perché oltre l’anima abbraccia anche il pensiero, o giudizio, o libertà dell’uomo, chiamala come ti pare. Vi sono anche di questi disgraziati… Ma per il momento ad essi non pensiamo. Io ho elogiato Salomon perché vedo tutto il buono che è nel suo atto. E basta così».

6. Il discorso e i miracoli ad Arbela, già evangelizzata da Filippo di Giacobbe[44].

Casa di accoglienza

Marianna di Eliseo.

1Alla prima persona alla quale si rivolgono chiedendo di Filippo di Giacobbe, si accorgono di quanto ha lavorato il giovane discepolo. L’interrogata, una vecchierella grinzosa che porta a fatica una brocca piena d’acqua, fissando con gli occhietti incavati dall’età il bel volto di Giovanni – che le ha fatto sorridendo la domanda, precedendola da un «La pace sia con te», così dolce che la vecchia ne è stata conquisa – dice: «Sei tu il Messia?».

«No. Ma il suo apostolo. Egli è là che viene».

2La vecchia pone al suolo la sua brocca e arranca nella direzione indicata, per poi inginocchiarsi davanti a Gesù.

3Giovanni, rimasto con Simone davanti alla brocca che si è quasi ribaltata spargendo metà del suo liquido, sorride dicendo al compagno: «Ci conviene prendere questa brocca e andare a raggiungere la vecchia». E lo fa avviandosi, mentre il compagno soggiunge: «E ci servirà per bere. Abbiamo tutti sete».

4Quando raggiungono la vecchierella – che, non sapendo cosa dire di preciso, continua a ripetere: «Bello, santo Figlio della più santa Madre!», stando in ginocchio e bevendo con gli occhi la figura di Gesù, che le sorride ripetendo a sua volta: «Alzati, madre. Ma alzati, dunque», – quando la raggiungono, Giovanni le dice: «Abbiamo preso la tua brocca. Ma si è quasi capovolta. Poca acqua c’è. Ma, se tu ce lo concedi, noi beveremo quest’acqua e poi ti riempiremo la brocca».

5«Sì, figli, sì. E mi spiace di non avere che acqua per voi. Latte come quando nutrivo il mio Giuda vorrei avere nel seno, per darvi la più dolce cosa che sia sulla Terra: un latte di madre. Vino vorrei avere del più scelto, per corroborarvi. Ma Marianna di Eliseo è vecchia e povera…».

6«La tua acqua mi è vino e mi è latte, madre, perché è data con amore», risponde Gesù bevendo per il primo alla brocca che Giovanni gli porge. Poi bevono gli altri.

7La vecchia, che si è infine alzata, li guarda come guarderebbe il Paradiso, e quando vede che, avendo bevuto tutti, stanno per gettare l’acqua rimasta e per dirigersi alla fonte che chioccola in fondo alla via, ecco che allora la vecchia si getta avanti, difendendo la brocca e dicendo: «No, no. Più di acqua lustrale è santa questa in cui Lui ha bevuto. Io la terrò con cura per essere con essa mondata dopo la morte». E si afferra la sua brocca, dicendo: «La porto in casa. Ne ho delle altre. Empirò quelle. Ma prima vieni, Santo, che ti mostro la casa di Filippo»; e trotterella lesta, tutta curva e tutta un riso nel volto grinzoso, negli occhietti che la gioia ravviva. Trotterella tenendo un lembo del mantello di Gesù fra le dita, quasi temesse che Egli le possa sfuggire, e difende la sua brocca dalle insistenze degli apostoli che vorrebbero che lei non portasse quel peso. Trotterella beata, guardando la via e le case di Arbela, deserta la prima, chiuse le altre nella sera che scende, con lo sguardo di un conquistatore, felice della sua vittoria.

8Finalmente, passando da questa via secondaria ad una più centrale dove vi è della gente che si affretta alle case – e la gente la osserva stupita, additandosela e interpellandola – ella, dopo aver atteso di avere intorno un cerchio di gente, strilla: «Ho con me il Messia di Filippo. Correte a darne l’avviso ovunque e per primo alla casa di Giacobbe. Che siano pronti ad onorare il Santo». Strilla a perdifiato. Sa farsi ubbidire. É la sua ora di comando, povera vecchietta popolana, sola, sconosciuta. E vede tutta una città commuoversi per il suo comando.

9Gesù, tanto più alto di lei, le sorride quando lei lo guarda di tanto in tanto, e le pone la mano sul capo senile, in una carezza di figlio che la fa tramortire di felicità.

Casa della carità.

10La casa di Giacobbe è in una via del centro. Tutta aperta e illuminata, mostra dal portone un lungo ingresso in cui si agita della gente con dei lumi, che corre fuori festante non appena Gesù appare nella via. Il giovane discepolo Filippo, poi la madre e il padre, i parenti, i servi, gli amici.

11Gesù si ferma e risponde con maestà al saluto profondo di Giacobbe, poi si china sulla madre di Filippo che lo venera in ginocchio e la fa alzare benedicendola e dicendole: «Sii sempre felice per la tua fede». Indi saluta il discepolo accorso con l’altro che era con lui, che Gesù pure saluta.

12La vecchia Marianna, nonostante tutto, non lascia il lembo del mantello e il suo posto a fianco di Gesù finché non sono per porre piede nell’atrio.

13Allora geme: «Una benedizione perché io sia felice! Ora Tu stai qui… io vado nella mia povera casa e.… tutto il bello è finito!». Quanto rimpianto nella voce senile!

14Giacobbe, al quale la moglie ha parlato piano, dice: «No, Marianna di Eliseo. Resta tu pure nella mia casa come tu fossi una discepola. Resta finché il Maestro sarà con noi e sii felice così».

«Dio ti benedica, uomo. Tu comprendi la carità».

15«Maestro… Ella ti ha condotto alla mia casa. Tu mi hai fatto grazia e carità. Non faccio che rendere, e sempre in maniera meschina, il molto che da Te e da lei ho ricevuto. Entra, entrate, e vi sia ospitale la mia casa».

16La folla, di fuori nella via, li vede entrare e grida: «E noi? Vogliamo sentire la sua parola».

17Gesù si volge: «É notte. Stanchi siete. Preparate l’anima con un santo riposo e domani sentirete la Voce di Dio. Per ora siano con voi pace e benedizione». E il portone si chiude sulla felicità di questa casa.

18Giacomo di Zebedeo osserva al Signore, mentre si purificano dal viaggio: «Forse era meglio parlare subito e partire all’alba. I farisei sono in città. Me lo ha detto Filippo. Ti daranno noia».

19«Quelli che avrebbero avuto noia da essi, sono lontani. La noia che potranno darmi non ha valore. C’è l’amore che l’annulla…»

20La mattina di poi… L’uscita festante fra i famigliari di Filippo e gli apostoli. La vecchietta è dietro. L’incontro con quelli di Arbela che attendono pazienti. L’andata nella piazza principale dove Gesù inizia a parlare.

Discorso messianico.

Il ritorno nella casa del Padre.

21«Si legge nel capo ottavo del secondo dell’Esdra quanto ora Io qui vi ripeto: “Giunto il settimo mese…” (Gesù mi dice: “Non mettere altro. Ripeto integralmente le parole del libro”)[45].

22Quando è che un popolo rimpatria? Quando ritorna nelle terre dei suoi padri. Io vengo a riportarvi nelle terre del Padre vostro, nel Regno del Padre. E lo posso perché a tanto Io sono stato mandato. Io vengo a portarvi perciò nel Regno di Dio, ed è perciò giusto equipararvi ai rimpatriati con Zorobabele in Gerusalemme, la città del Signore[46], ed è giusto fare con voi come Esdra lo scriba fece col popolo raccolto di nuovo fra le sacre mura. Perché ricostruire una città dedicandola al Signore, ma non ricostruire le anime che sono simili a tante piccole città di Dio, è stoltezza senza pari.

Ricostruire la città spirituale.

23Come ricostruire queste piccole città spirituali che tante ragioni hanno diroccato? Quali materie usare per farle solide, belle, durature?

24Le materie sono nei precetti del Signore. I dieci comandamenti[47], e voi li sapete perché Filippo, vostro figlio e mio discepolo, ve li ha ricordati. I due santi fra i santi precetti: “Ama Dio con tutto te stesso[48]. Ama il prossimo come te stesso”[49]. Questi sono il compendio della Legge. E questi Io predico, perché con essi è sicura la conquista del Regno di Dio. Nell’amore si trova la forza di conservarsi santi o di diventarlo, la forza del perdono, la forza dell’eroismo nelle virtù. Tutto si trova nell’amore.

La paura.

25Non è la paura quella che salva[50]. La paura del giudizio di Dio, la paura delle sanzioni umane, la paura delle malattie. La paura non è mai costruttiva. Essa scrolla[51], sgretola[52], scompagina[53], dirompe[54]. La paura porta a disperazione, porta solo ad astuzie per celare il malfare, porta solo a temere quando ormai la tema è inutile perché il male è ormai in noi. Chi pensa, mentre è sano, ad agire con prudenza, per pietà del suo corpo? Nessuno. Ma appena il primo brivido di febbre serpeggia per le vene, o una macchia fa pensare a malattie immonde, ecco allora che viene la paura ad essere tormento aggiunto alla malattia, ad essere forza disgregatrice in un corpo che la malattia già disgrega.

L’amore.

26L’amore invece è costruttore. Esso edifica, solidifica, mantiene compatti, preserva. L’amore porta speranza in Dio. L’amore porta fuga dal malfare. L’amore porta a prudenza verso la propria persona, che non è il centro dell’universo, come lo credono e lo fanno gli egoisti, i falsi amorosi di sé stessi perché amano una parte sola, quella meno nobile, a scapito della parte immortale e santa, ma che è sempre doveroso conservare sana fino a che a Dio non piacerà il contrario, per essere utili a sé stessi, ai parenti, alla propria città, alla nazione tutta.

Le malattie.

27É inevitabile che vengano le malattie. Né è detto che ogni malattia sia prova di vizio o di punizione[55]. Vi sono le sante malattie mandate dal Signore ai suoi giusti[56] perché nel mondo, che fa di se stesso il tutto e il mezzo del godimento, vi siano i santi che sono come ostaggi di guerra per la salvezza degli altri, e pagano di persona perché sia espiata con la loro sofferenza la dose di colpa che il mondo giornalmente accumula e che finirebbe a crollare sull’umanità, seppellendola sotto la maledizione sua. Vi ricordate del vecchio Mosè orante mentre Giosuè combatteva in nome del Signore?[57] Dovete pensare che chi soffre con santità dà la più grande battaglia al feroce guerriero che sia nel mondo, nascosto sotto apparenze di uomini e popoli, a Satana, il Torturatore, l’Origine di ogni male, e si batte per tutti gli altri uomini. Ma quanta differenza tra queste sante malattie che Dio manda e quelle che sono mandate dal vizio per un peccaminoso amore verso il senso! Le prime, prove della volontà benefica di Dio; le seconde, prove della corruzione satanica.

28Perciò bisogna amare per essere santi, perché l’amore crea, preserva, santifica.

La gioia di Dio è la vostra forza.

       29Io pure, annunciandovi questa verità, vi dico, come Nehemia ed Esdra: “Questo giorno è consacrato al Signore Iddio nostro. Non fate lutto, non piangete”. Perché ogni lutto cessa quando si vive il giorno del Signore. La morte cessa la sua asprezza perché da perdita di un figlio, di uno sposo, di un padre, madre o fratello, diviene momentanea e limitata separazione. Momentanea perché con la nostra morte cessa. Limitata perché si limita al corpo, al senso. L’anima nulla perde con la morte del parente estinto. Ma anzi non ne è limitata la libertà che a una delle parti: la nostra di superstiti con l’anima ancora serrata nella carne, mentre l’altra parte, quella già passata alla seconda vita, gode della libertà e della potenza di vegliarci e di ottenerci più, molto più di quando ci amava dal carcere del corpo.

30Io vi dico, come Nehemia ed Esdra: “Andate a mangiare pingui carni e a bere dolce vino, e mandatene delle porzioni a quelli che non ne hanno, perché è giorno santo al Signore e perciò nessuno deve soffrire in esso. Non vi attristate, perché il gaudio del Signore, che è fra voi, è la forza di chi riceve la grazia del Signore altissimo fra le proprie mura e nei propri cuori”.

I Tabernacoli.

31Voi non potete più fare i Tabernacoli. Il loro tempo è passato. Ma alzatene di spirituali nei cuori. Salite sul monte, ossia ascendete verso la Perfezione. Cogliete rami d’ulivo, di mirto, di palma, di quercia, d’issopo, di ogni pianta più bella. Rami delle virtù di pace, di purezza, di eroismo, di mortificazione, di fortezza, di speranza, di giustizia, di tutte, tutte le virtù. Ornatevi lo spirito celebrando la festa del Signore. I suoi Tabernacoli vi attendono. I suoi. E sono belli, santi, eterni, aperti a tutti coloro che vivono nel Signore. E insieme con Me, oggi, proponete di fare penitenza sul passato, proponete di prendere una vita nuova.

Dio vi ama.

32Non temete del Signore. Egli vi chiama perché vi ama. Non temete. Siete suoi figli come ognun d’Israele. Anche per voi Egli ha fatto il Creato e il Cielo, ha suscitato Abramo e Mosè, e aperto il mare, e creata la nuvola di guida, ed è sceso dal Cielo per dare la Legge, e ha aperto le nubi perché piovessero manna, e rese feconde le rupi perché dessero acqua. Ed ora, oh! che ora anche per voi manda il vivo Pane del Cielo alle vostre fami, manda la vera Vite e la Fonte di Vita eterna alle vostre seti. E per mia bocca vi dice: “Entrate a possedere la Terra sulla quale Io ho alzato la mano per darla a voi”. La mia spirituale Terra: il Regno dei Cieli».

Alle iene pute il sangue.

I miracoli.

33La folla si scambia parole entusiaste… Poi ecco i malati. Tanti. Gesù li fa allineare su due file e, mentre ciò si fa, chiede a Filippo di Arbela: «Perché non li hai guariti tu?».

34«Perché essi abbiano ciò che io ho avuto: la guarigione per mezzo tuo».

35Gesù passa benedicendo uno per uno i malati, ed è il solito prodigio che si ripete di ciechi che vedono e sordi che odono, muti che parlano, rattrappiti che si raddrizzano, febbri che cadono, debolezze che cessano.

Le iene mordono ancora.

36Le guarigioni sono finite. In ultimo, dopo l’ultimo malato, sono i due farisei andati a Bozra e altri due. «La pace a Te, Maestro. E a noi non dici nulla?». 

«Ho parlato per tutti».

«Ma noi di quelle parole non abbiamo bisogno. Noi siamo i santi d’Israele».

37«A voi che maestri siete dico: commentate fra voi il capo che segue, il nono del secondo di Esdra, ricordando quante volte Dio vi ha usato fin qui misericordia e, battendovi il petto, dite, come fosse una preghiera, la conclusione del capitolo».

38«Ben detto, ben detto, Maestro. E i tuoi discepoli lo fanno?».

«Sì. Lo esigo per prima cosa».

39«Tutti? Anche gli omicidi che sono nelle tue file?».

«Vi pute l’odore del sangue?».

«È voce che grida al Cielo».

«Fate allora di non imitare mai coloro che lo spargono».

«Non siamo assassini!».

40Gesù li fissa trapanandoli con lo sguardo. Non osano aggiungere parola per qualche tempo. Ma si accodano al gruppo che torna alla casa di Filippo, il quale si sente in dovere di invitarli ad entrare prendendo parte al banchetto.

«Molto volentieri, molto! Staremo più a lungo col Maestro», dicono fra enormi inchini.

41Ma giunti nella casa paiono segugi… Guardano, sbirciano, fanno domande astute ai servi e persino alla vecchierella, che mi sembra attratta a Gesù come lo è il ferro dalla calamita. Ma lei risponde svelta: «Io ieri ho visto questi soli. Voi vi sognate. Io li ho accompagnati qui, e di Giovanni non c’era che quel fanciullo biondo e buono come un angelo».

42Quelli fulminano la nonnetta con un improperio e si volgono altrove. Ma un servo, senza rispondere direttamente a loro, si curva su Gesù, che seduto parla col padrone di casa, e gli chiede: «Dove è Giovanni di Endor? Questo signore lo cerca».

43Il fariseo fulmina il servo e lo bolla di «stolto». Ma Gesù ormai è al corrente delle loro intenzioni e occorre riparare come si può. Il fariseo dice: «Era per felicitarci con questo prodigio della tua dottrina, Maestro, e fare onore a Te attraverso al convertito».

44«Giovanni è per sempre lontano e sempre più lo sarà».

«É ricaduto nel peccato?».

«No. Sta salendo verso il Cielo. Imitatelo e nell’altra vita lo troverete».

I quattro non sanno più che dire e prudentemente parlano d’altro. I servi annunciano pronte le mense e tutti passano nella stanza del convito.

7. L’arrivo ad Aera sotto la pioggia e guarigione dei malati in attesa. Ognuno ha la sua missione[58].

Chi è nato da donna deve morire.

Ieri, oggi e sempre è il migliore.

1Anche Arbela è lontana ormai. Nella comitiva ora sono Filippo d’Arbela e l’altro discepolo che sento chiamare Marco.

2La strada è fangosa come avesse molto piovuto. Il cielo è bigio. Un fiumicello abbastanza degno di questo nome taglia la via per Aera. Gonfio per le piogge, che certo hanno imperversato sulla zona, non è certo cerulo, ma di un giallo rossastro come avesse in sé acque passate su terreni ferrosi.

3«Ormai il tempo è al brutto. Bene hai fatto a mandare via le donne. Non è più tempo per loro stare per le strade», sentenzia Giacomo. E Simone lo Zelote, sempre pacato anche nella sua assoluta dedizione al Maestro, proclama: «Il Maestro fa tutto bene quello che fa. Non è ottuso come noi. Egli vede e prevede tutto per il meglio, e più per noi che per Lui».

4Giovanni, felice di essergli a lato, lo guarda di sotto in su col suo volto ridente e dice: «Sei il più caro e buon Maestro che la Terra ebbe, ha e avrà, oltre che il più santo».

Viva l’acqua!

5«Quei farisei… Che delusione! Ed è servito anche il maltempo a persuaderli che proprio Giovanni di Endor non c’era. Ma perché poi ce l’hanno così con lui?», chiede Ermasteo, che ha per Giovanni di Endor molta tenerezza.

6Risponde Gesù: «Non è su lui e per lui il loro astio. Ma è uno strumento che agitano contro di Me».

7Filippo di Arbela dice: «Ebbene, l’acqua li ha fatti più che persuasi che era inutile aspettare e sospettare di Giovanni di Endor. Viva l’acqua! Ha servito anche a tenerti nella mia casa cinque giorni».

«Chissà come sono in pensiero quelli ad Aera! È molto se non vediamo venirci incontro mio fratello», dice Andrea.

«Incontro? Verrà dietro a noi», osserva Matteo.

8«No. Faceva la strada del lago. Perché da Gadara andava al lago e con qualche barca a Betsaida, per vedere la moglie e dirle che il bambino è a Nazareth e che lui presto sarà di ritorno. Da Betsaida per Meron prendeva la via di Damasco per qualche po’, e poi quella per Aera. É certo ad Aera».

Chi è nato da donna deve morire.

9Vi è un silenzio. Poi Giovanni dice sorridendo: «Ma quella vecchierella, Signore!».

«Io quasi credevo che Tu le dessi la gioia di morirti sul seno, come a Saul di Keriot», osserva Simone Zelote.

10«Le ho voluto anche più bene. Perché aspetto a chiamarla a Me quando il Cristo starà per aprire le porte dei Cieli. Non farà molta sosta in mia attesa, la piccola madre. Ora vive col suo ricordo e con l’aiuto di tuo padre, Filippo, la sua vita sarà meno triste. Io ancora benedico te e i tuoi parenti».

11La letizia di Giovanni si è velata di una nube più spessa di quella che copre il cielo. Gesù lo vede e dice: «Non sei contento tu che la vecchierella venga presto in Paradiso?».

«Sì… ma non lo sono perché ciò vorrà dire che Tu te ne vai… Perché morire, Signore?».

12«Chi è nato da donna muore».

«Avrai quella sola, Signore?».

«Oh! no! E come sarà festoso l’andare di questi che salvo come Dio e che ho amato come uomo…».

Ma intanto piove.

13Altri due fiumiciattoli, molto vicini l’uno all’altro, vengono superati. Comincia a piovere sulla piatta regione, che si stende davanti ai pellegrini dopo che hanno superato i colli all’incrocio di essi con la strada che si approfitta di una valle per proseguire in avanti verso nord. A nord, anzi a un nord-ovest molto poco ovest, si delinea un’alta, poderosa catena di monti, sui quali si accavallano nubi e nubi quasi a fare nuove cime illusorie, di nuvole, sulle reali cime di roccia coperte di boschi sui fianchi e sulla vetta di nevi. Ma è una catena molto lontana.

14«Qui acqua. Lassù neve. Quella è la catena dell’Hermon. Si è messa più ampia coltre di biancore sulla vetta. Se avremo sole ad Aera, voi vedrete come è bello quando il sole fa di rosa il grande picco», dice Timoneo, che amor di patria spinge a lodare le bellezze della sua regione.

«Ma intanto piove. É ancora lontana Aera?», chiede Matteo.

«Molto. Fino a sera non vi saremo».

15«Dio ci salvi allora dai malanni», termina Matteo, poco entusiasta di camminare con questo maltempo. Sono tutti imbacuccati nei mantelli e sotto hanno le sacche da viaggio per ripararle dall’umido, e così riparare le vesti per poterle mutare appena giunti, posto che queste che hanno sono ormai grondanti d’acqua e nel basso sono tutte pesanti di fanghiglia.

Ma intanto piove.

16Gesù è in testa, assorto nei suoi pensieri. Gli altri sbocconcellano il loro pane, e Giovanni scherza dicendo: «Non c’è bisogno di cercare fontane per la sete. Basta stare a capo indietro e a bocca aperta, e l’acqua ce la danno gli angeli».

17Ermasteo, che per essere lui pure giovane ha con Filippo di Arbela e Giovanni l’invidiabile sorte di prendere tutto allegramente, dice: «Simone di Giona si lagnava dei cammelli. Ma preferirei di essere su quella torre scrollata da un terremoto che in questo fango. Tu che ne dici? E Giovanni: «Io dico che sto bene da per tutto, purché ci sia Gesù…».

18I tre giovani si danno a parlare fitto fitto fra loro. I quattro più adulti affrettano il passo raggiungendo Gesù. La superstite coppia di Timoneo e Marco si mette in coda parlando…

Ognuno ha la sua missione.

Utilità della diversità.

19«Maestro, ad Aera ci sarà Giuda di Simone…», dice Andrea.

«Certamente. E con lui Toma, Natanaele e Filippo».

«Maestro… io rimpiango questi giorni di pace», sospira Giacomo.

«Non devi dire così, Giacomo».

«Lo so… Ma non posso farne a meno…», e tira un altro sospirone.

20«Ci sarà anche Simon Pietro coi miei fratelli. Non ne sei contento?».

«Io tanto! Maestro, perché Giuda di Simone è tanto diverso da noi?».

21«Perché l’acqua si alterna col sole, il caldo col freddo, la luce con le tenebre?».

«Ma perché non si potrebbe avere sempre una cosa. Morirebbe la vita sulla terra».

«Ben detto, Giacomo».

22«Sì, ma ciò non c’entra con Giuda».

23«Rispondi. Perché le stelle non sono tutte come il sole, grandi, calde, belle, potenti?».

«Perché… la Terra si brucerebbe sotto tanto fuoco».

24«Perché le piante non sono tutte come quei noci? Per piante intendo ogni vegetale».

«Perché… le bestie non potrebbero mangiarne».

25«E allora perché non sono tutte come erbe?».

«Perché… non avremmo legna per ardere, per le case, per gli utensili, carri, barche, mobili».

26«Perché gli uccelli non sono tutti aquile e gli animali tutti elefanti o cammelli?».

«Si starebbe freschi se ciò fosse!».

27«Queste varietà ti paiono dunque buona cosa?».

«Senza dubbio».

28«Giudichi dunque che… Perché, secondo te, Dio le ha fatte?».

«Per darci tutto l’aiuto possibile».

29«Dunque a fin di bene? Ne sei sicuro?».

«Come di vivere in questo momento».

30«E allora, se trovi giusto che ci siano diversità nelle specie animali, vegetali e astrali, perché pretendi che tutti gli uomini siano uguali? Ognuno ha la sua missione e la sua forma. La infinita diversità delle specie ti pare segno di potenza o di impotenza del Creatore?».

«Di potenza. Una serve a far risaltare l’altra».

31«Molto bene. Anche Giuda serve alla stessa cosa, e tu servi presso i compagni, e i compagni verso te. Abbiamo trentadue denti in bocca e, se li guardi bene, sono ben differenti fra loro. Non solo nelle tre classi, ma fra gli individui di una stessa classe. Eppure, posto che stai mangiando, osserva il loro ufficio. Vedrai che anche quelli che sembrano poco utili, poco lavoratori, sono proprio quelli che fanno il primo lavoro di tagliare il pane e di portarlo agli altri, che lo sgranocchiano per passarlo agli altri, che lo riducono a poltiglia. Non è così? Giuda a te sembra che non faccia nulla, o faccia male. Ti ricordo che ha evangelizzato, e bene, la Giudea meridionale, e che, tu lo hai detto, sa avere tatto coi farisei».

«È vero».

32Matteo osserva: «È anche molto capace di far moneta per i poveri. Chiede, sa chiedere come neppure io so… Forse perché il denaro a me, ora, fa schifo».

L’apostolo che non sa elevarsi ad essere spirito.

33Simone Zelote china il volto che diventa cremisi tanto è rosso. Andrea, che vede, chiede: «Ti senti male?».

«No, no… La fatica… non so».

Gesù lo guarda fisso e quello diventa sempre più rosso. Ma Gesù non dice nulla.

34Corre avanti Timoneo: «Maestro, ecco là che si vede il paese che precede Aera. Potremo sostare lì o chiedere asinelli».

«Ma ormai la pioggia cessa. È meglio proseguire».

35«Come vuoi, Maestro. Però allora, se permetti, vado avanti».

«Vai pure».

Timoneo parte di corsa con Marco. E Gesù sorridendo osserva: «Vuole che abbiamo un ingresso trionfale».

36Sono di nuovo tutti in gruppo. Gesù lascia che si accalorino a parlare della diversità delle regioni e poi si ritira indietro, prendendo con Sé lo Zelote. Appena sono soli chiede: «Perché sei arrossito, Simone?».

Quello torna di bragia e non parla. Gesù ripete la domanda, e quello più rosso e più zitto. Gesù torna a chiedere.

37«Signore, ma Tu sai! Perché mi fai dire?», grida lo Zelote, dolente come fosse un torturato.

38«Ne hai la certezza?».

«Egli non me l’ha negato. Però ha detto: “Faccio così per previdenza. Io ho buon senso. Il Maestro non pensa mai al domani”. Se si vuole, è vero. Ma però… è sempre… è sempre… Maestro, metti Tu la parola esatta».

39«È sempre dimostrazione che Giuda è soltanto un uomo. Non sa elevarsi ad essere uno spirito. Ma, più o meno, siete tutti tali. Temete di cose stolte. Vi crucciate per previdenze inutili. Non sapete credere che la Provvidenza è potente e presente. Ebbene, ciò resti fra noi due. Non è vero?».

«Sì, Maestro».

40Un silenzio. Poi Gesù dice: «Presto torneremo al lago… Sarà bello un poco di raccoglimento dopo tanto andare. Noi due andremo a Nazareth per qualche tempo, verso le Encenie. Tu sei solo… Gli altri saranno in famiglia. Tu sarai con Me».

«Signore, Giuda e Tommaso, e anche Matteo, sono soli».

«Non ci pensare. Ognuno farà le feste in famiglia. Matteo ha la sorella. Tu sei solo. A meno che tu voglia andare da Lazzaro…»

«No, Signore», prorompe Simone.

«No. Amo Lazzaro. Ma stare con Te è stare in Paradiso. Grazie, Signore», e gli bacia la mano.

Un grande bambino.

41Il paesello è sorpassato da poco quando, sotto un nuovo acquazzone, riappaiono sulla via inondata Timoneo e Marco che urlano: «Fermatevi! C’è Simon Pietro con dei ciuchini. L’ho incontrato che veniva. É tre giorni che viene verso questo luogo con le bestie, sotto l’acqua».

42Si fermano sotto un folto di roveri che riparano un poco dallo scroscio. Ed ecco venire a cavallo di un asino, capofila di una fila di somarelli, Pietro, che pare un frate sotto la coperta che si è messa sul capo e sulle spalle.

43«Dio ti benedica, Maestro! Ma se l’ho detto io che sarebbe bagnato come uno caduto nel lago! Su, presto, a cavallo tutti, che Aera da tre giorni è in fuoco tanto tiene accesi i camini per asciugare Te! Presto, presto… In che stato! Ma guardate qui! Ma voi non eravate buoni di trattenerlo? Ah! se non ci sono io! Ma dico io! Guardate qua! Ha i capelli stesi come fosse un annegato. Devi essere gelato. Sotto quest’acqua! Che imprudenze! E voi? E voi? Oh! sciagurati! Tu per il primo, fratello stolto, e poi tutti gli altri. Bellini siete! Sembrate sacchi cascati in una gora. Su, svelti! Ah! non mi fido più di affidarvelo. Sono dietro che affogo dall’orrore…».

44«E dal parlare, Simone», dice calmo Gesù mentre l’asino trotterella a fianco di quello di Pietro, in capo alla carovana asinina. Gesù ripete: «E dal parlare. E da un inutile parlare. Non mi hai detto se sono giunti gli altri… Se le donne sono partite. Se tua moglie sta bene. Niente mi hai detto».

45«Ti dirò tutto. Ma perché sei partito sotto quest’acqua?».

«E tu perché sei venuto?».

«Perché avevo fretta di vederti, Maestro mio».

«Perché avevo fretta di riunirmi a te, Simone mio».

46«Oh! caro il mio Maestro! Come ti voglio bene! Sposa, bambino, casa? Niente, niente! Tutto brutto se non ci sei Tu. Lo credi che ti amo così?».

«Lo credo. So chi sei, Simone».

«Chi?».

«Un grande bambino pieno di piccoli difetti, e sotto questi sono sepolte tante belle doti. Ma una non è sepolta. Ed è la tua onestà in tutto. Ebbene, chi c’è ad Aera?»

Salute e benedizione

Notizie e accoglienza.

47«Giuda tuo fratello con Giacomo, più Giuda dì Keriot con gli altri. Pare che abbia fatto un gran bene Giuda. Tutti lo lodano…».

48«Ti ha fatto domande?».

«Oh! tante! Non ho risposto a nulla dicendo che non sapevo nulla. Infatti che so, se non che di avere accompagnato fin presso Gadara le donne? Sai… non gli ho detto nulla di Giovanni di Endor. Egli crede sia con Te. Dovresti dirlo agli altri».

49«No. Essi pure, come te, non sanno dove è Giovanni. Inutile dire di più. Ma questi asini!… per tre giorni!… Quanta spesa! E i poveri?».

«I poveri… Giuda è pieno di denaro e ci pensa lui. Questi non mi costano uno spicciolo. Quelli di Aera me ne avrebbero dati mille, senza spesa, per Te. Ho dovuto alzare la voce per impedire di venirti incontro con un esercito di asini. Ha ragione Timoneo. Qui tutti credono in Te. Sono meglio di noi…», e sospira.

50«Simone, Simone! Nell’Oltre Giordano fummo onorati; un galeotto, delle pagane, delle peccatrici, delle donne vi hanno dato lezione di perfezione. Ricordatelo, Simone di Giona. Sempre».

51«Cercherò, Signore. Ecco, ecco i primi di Aera. Guarda quanta gente! Ecco la madre di Timoneo. Ecco i tuoi fratelli fra la folla. Ecco i discepoli che avevi mandato avanti e quelli venuti con Giuda di Keriot. Ecco il più ricco di Aera con i suoi servi. Ti voleva in casa sua. Ma la madre di Timoneo ha fatto valere il suo diritto, e Tu sei da lei. Guarda, guarda! Sono stizziti perché l’acqua spegne le torce. Ci sono molti malati, sai?  Sono rimasti in città, presso le porte, per vederti subito. Uno che ha un magazzino di legna li ha accolti sotto le tettoie. Sono tre giorni che stanno là, povera gente; da quando siamo arrivati noi, stupendoci che Tu non ci fossi».

 52L’urlo della folla impedisce a Pietro di continuare, ed egli tace stando a fianco di Gesù come uno scudiero. La folla, ormai raggiunta, si fende, e Gesù passa sul suo asinello, benedicendo mentre passa, continuamente. Entrano in città.

Guarigione collettiva.

53«Dai malati, subito», dice Gesù, incurante delle proteste di chi lo vorrebbe ricoverare sotto un tetto e dargli cibo e fuoco per paura che soffra troppo.

«Essi soffrono più di Me», risponde.

Piegano a destra. Ecco il rustico recinto del magazzino del legno. La porta è spalancata e un querulo lagnio ne viene: «Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».

54Un coro supplice, costante come una litania. Voci di bimbi, voci di donne, voci di uomini, voci di vecchi. Tristi come belati di agnelli sofferenti, accorate come di madri che muoiono, avvilite come di chi ha una sola speranza, tremule di chi non sa più che piangere…

55Gesù pone piede nel recinto. Si raddrizza più che può sulla staffa e, con la destra alta, dice con la sua voce potente: «A tutti coloro che credono in Me, salute e benedizione».

56Si riappoggia alla sella e fa per arretrare nella via. Ma la folla lo pigia, ma i risanati gli si serrano intorno. E alla luce di torce, che al riparo dei portici ardono e fanno vivo di luci il crepuscolo, si vede la folla che tumultua in un delirio di gioia acclamando il Signore. Il Signore che scompare quasi in una fiorita di bambini risanati che le mamme gli hanno posto fra le braccia, sul grembo, e fin sul collo del ciuchino, sorreggendoli perché non cadano. Gesù ne ha colme le braccia come fossero fiori e sorride beato, baciandoli perché non può benedirli, così con le braccia messe a far da sostegno. Infine i bimbi vengono tolti di lì e sono i vecchi risanati che piangono di gioia e che gli baciano la veste, e poi gli uomini e le donne… È notte fatta quando può entrare nella casa di Timoneo e ristorarsi col fuoco e con le vesti asciutte.

8. Con il discorso ad Aera termina il secondo grande viaggio apostolico[59].

Discorso messianico.

Attenti al lupo!

Gesù parla sulla piazza principale di Aera:

1«Ed Io non sto a dirvi, come dissi altrove, le prime e indispensabili cose da sapersi e da farsi per salvarsi. Voi le sapete, e molto bene, per opera di Timoneo, sapiente sinagogo della Legge antica, ora sapientissimo perché la rinnovella nella luce della Legge nuova[60]. Ma vi voglio mettere in guardia contro un pericolo che, nello stato di spirito in cui vi trovate, voi non potete vedere. Il pericolo di essere deviati da pressioni ed insinuazioni per staccarvi da quella fede che ora avete in Me. Ora Io vi lascerò Timoneo per qualche tempo. E con altri egli vi spiegherà le parole del Libro alla luce nuova della mia Verità che egli ha abbracciata. Ma prima di lasciarvi, dopo aver scrutato i vostri cuori e averli visti sinceri nel loro amore, volonterosi e umili, Io voglio con voi commentare un punto del quarto libro dei Re.

La sfida al Santo di Israele.

2Quando Ezechia re di Giuda fu assalito da Sennacherib, vennero a lui, per terrorizzarlo, i tre grandi del re nemico. Per terrorizzarlo coi timori delle disfatte alleanze e delle potenze che lo circondavano già. E, alle parole dei messi potenti, Eliacim, Sobna e Joae[61] risposero: “Parla in modo che il popolo non comprenda”[62], e ciò allo scopo che il popolo terrorizzato non invocasse pace. Ma i messi di Sennacherib questo volevano[63] ed a gran voce dissero, in ebraico perfetto: “Non vi seduca Ezechia… Fate con noi ciò che vi è utile e arrendetevi, e ciascuno potrà mangiare della sua vigna e del suo fico e bere le acque delle vostre cisterne finché noi si venga a trasportarvi in una terra simile alla vostra, in una terra feconda e fertile di vino, in una terra abbondante di pane e di uve, in una terra di ulive e di olio e di miele, e voi vivrete e non morrete…”. Ed è detto: “Il popolo non rispose perché aveva avuto dal re l’ordine di non rispondere”.

La guerra degli spiriti.

3Ecco. Io pure, per pietà delle vostre anime assediate da forze ancor più feroci di quelle di Sennacherib, che poteva offendere i corpi ma non intaccare gli spiriti – mentre per voi è agli spiriti che si muove guerra da un esercito nemico capitanato dal più fiero e crudele despota che sia nel creato – ho pregato i messi di questo, che per offendere Me in voi tentano terrorizzare Me e voi con minacce di tremendi castighi, dicendo così: “Parlate a Me solo. Ma lasciate in pace le anime che nascono ora alla Luce. Crucciate Me, torturate Me, accusate Me, uccidete Me, ma non vi accanite su questi pargoli della Luce. Sono deboli ancora. Un giorno saranno forti. Ma ora deboli sono. Non infierite su essi. Non infierite sulla libertà degli spiriti di scegliersi una via. Non infierite sul diritto di Dio di chiamare a Sé questi che lo cercano con semplicità e amore”.

La strategia del silenzio.

4Ma può mai uno che odia cedere alle preghiere di colui che esso odia? Può mai uno che è preso dall’odio conoscere amore? Non può. Onde, con ancor più durezza, e sempre più con durezza, verranno a dirvi: “Non vi seduca il Cristo. Venite con noi e avrete ogni bene”. E vi diranno: “Guai a voi se lo seguirete. Sarete perseguitati”. E incalzeranno con finta bontà verso di voi: “Salvate le vostre anime. Egli è un Satana”. Tante cose vi diranno di Me. Tante per persuadervi a lasciare la Luce. Io vi dico: “Ai tentatori rispondete col silenzio”. Quando poi la Forza del Signore sarà scesa nel cuore dei fedeli di Gesù Cristo, Messia e Salvatore, allora potrete parlare, perché non voi, ma lo stesso Spirito di Dio parlerà sulle vostre labbra, e i vostri spiriti saranno adulti nella Grazia, forti ed invincibili nella Fede.

La virtù vincente.

5Siate perseveranti. Non vi chiedo che questo. Ricordate che Dio non può acconsentire ai sortilegi di un suo nemico. I vostri malati, coloro che hanno avuto conforto e pace allo spirito loro, parlino sempre fra voi, con la loro sola presenza, di chi è Colui che è venuto fra voi per dirvi: “Perseverate nel mio amore e nella mia dottrina e avrete il Regno dei Cieli”.

Lo scudo della fede.

6Le mie opere parlano più ancora delle mie parole e, per quanto sia perfetta beatitudine saper credere senza aver bisogno di prove, Io vi ho permesso di vedere i prodigi di Dio perché voi siate fortificati nella fede. Rispondete al vostro cervello, tentato dai nemici della Luce, con le parole del vostro spirito: “Io credo perché ho visto Dio nelle sue opere”. Rispondete ai nemici col silenzio operoso. E con queste due risposte procedete nella Luce. La pace sia sempre con voi».

E li congeda avviandosi poi fuori della piazza.

Il ritorno del Messia.

Ritorno verso l’occidente.

7«Perché hai parlato loro così poco, Signore? Timoneo ne potrebbe essere deluso», dice Natanaele.

8«Non lo sarà perché è un giusto e comprende che avvertire uno di un pericolo è amarlo di più forte amore. Questo pericolo è molto presente».

«Sempre i farisei, eh?», chiede Matteo.

«Questi e altri».

«Sei accasciato, Signore?», domanda affannato Giovanni.

«No. Non più del solito…».

«Eppure eri più lieto i giorni passati…».

«Sarà tristezza per non avere più i discepoli con Sé. Ma perché poi li hai mandati via? Vuoi forse continuare il viaggio?», chiede l’Iscariota.

«No. Questo è l’ultimo luogo. Da qui si va a casa. Ma le donne non potevano più proseguire con questa stagione. Hanno fatto molto. Non devono fare di più».

9«E Giovanni?».

«Giovanni, ammalato, è in casa ospitale come tu lo fosti».

10Poi Gesù si accomiata da Timoneo e da altri discepoli che restano nella zona e ai quali certo ha dato degli ordini per il futuro, perché non ripete altri consigli. Sono sulla porta di casa di Timoneo, perché ancora una volta Gesù ha voluto benedirne la padrona. La folla, rispettosa, lo osserva e lo segue quando riprende il cammino verso il sobborgo, le ortaglie, l’aperta campagna. E i più tenaci lo seguono per qualche po’, in gruppo sempre più sparuto, fino ad essere nove, poi cinque, poi tre, poi uno… E anche quell’uno si volge e torna ad Aera, mentre Gesù prende la direzione d’occidente, solo coi dodici apostoli, perché anche Ermasteo è rimasto con Timoneo.

Nota al Portavoce:

Gesù dice:

11«E il viaggio, il secondo grande viaggio apostolico è compiuto. Ora si torna nelle note campagne della Galilea.

12Povera Maria, sei sfinita più di Giovanni di Endor. Ti autorizzo ad omettere le descrizioni dei luoghi. Tanto abbiamo dato per i ricercatori curiosi. E saranno sempre “ricercatori curiosi”. Nulla più. Ora basta. La forza fugge. Serbala per la parola. Con lo stesso animo col quale constatavo l’inutilità di tante mie fatiche, constato l’inutilità di tante tue fatiche. Perciò ti dico: “Serbati solo per la parola”. Sei il “portavoce”. Oh! che invero per te si ripete il detto: “Abbiamo suonato e non avete cantato, abbiamo fatto lamenti e non avete pianto”. Hai ripetuto le mie parole sole, e i dottori difficili hanno arricciato il naso. Hai unito alle parole mie le descrizioni tue, e ci si trova a ridire. Ora troveranno ancora a ridire. E tu sei sfinita. Ti dirò Io quando dovrai descrivere il viaggio. Io solo. É un anno, a momenti, che ti ho colpita. Ma vuoi, prima che l’anno si compia, riposare di nuovo sul mio cuore? Vieni, dunque, piccola martire…».

9. Incontro con i discepoli a Cesarea di Filippo e spiegazione del segno
di Giona
[64].

La casa di accoglienza.

Cesarea di Filippo.

1La città deve essere di recente costruzione come lo è Tiberiade e Ascalona. Messa a piano inclinato, culmina nella fortezza massiccia irta di torri, fiancheggiata da muraglie ciclopiche, difesa da fossati profondi nei quali scende parte dell’acqua di due fiumiciattoli che, quasi uniti ad angolo prima, si allontanano poi, scorrendo uno al di fuori della città e uno al di dentro. Belle vie, piazze, fontane, un atteggiarsi delle costruzioni alla moda di Roma, dicono che anche qui l’ossequio servile dei Tetrarchi si è manifestato calpestando ogni rispetto alle usanze della Patria.

2La città, forse perché nodo di importanti strade maestre e carovaniere per Damasco, Tiro, Sefet e Tiberiade, come indicano ad ogni porta i cippi indicatori, è piena di movimento e di folla. Pedoni, cavalieri, lunghe carovane di asini e di cammelli si incrociano per le vie ampie e ben tenute, e crocchi di negozianti o di sfaccendati sostano nelle piazze, sotto i portici, presso le abitazioni lussuose – forse vi sono anche delle terme – trattando di affari o oziando in chiacchiericci fatui.

«Sai dove potremmo trovarli?», chiede Gesù a Pietro. 

3«Sì. Mi hanno detto quelli che ho interrogato che i discepoli del Rabbi sogliono radunarsi per i pasti in una casa di fedeli israeliti, presso la cittadella. E me l’hanno descritta. Non posso sbagliare: una casa d’Israele anche all’aspetto esterno, con una facciata senza finestre esterne e un alto portone con lo spioncino, con sul fianco del muro una piccola fontana e le muraglie alte del giardino che si prolungano per due lati in piccoli vicoli, e una terrazza alta sul tetto piena di colombi».

«Va bene. Allora andiamo» …

La vecchietta generosa di cuore e di lingua.

4Traversano tutta la città fino alla cittadella. Raggiungono la casa ricercata, bussano. Allo spioncino si affaccia il viso rugoso di una vecchia.

5Gesù si fa avanti, saluta: «La pace sia con te, donna. Sono tornati i discepoli del Rabbi?».

«No, uomo. Sono verso la “grande sorgente” con altri venuti da molti paesi dell’altra sponda a cercare proprio del Rabbi. Sono tutti in attesa di Lui. Anche Tu sei di quelli?».

«No. Io cercavo i discepoli».

6«Allora guarda: vedi quella via quasi di fronte alla fontanella? Prendi quella e va’ in su, fino a che ti trovi in faccia ad un muraglione di rocce dal quale esce dell’acqua in una specie di vasca che poi diventa come un fiumicello. Lì vicino li troverai. Ma vieni da lontano? Vuoi rinfrescarti, entrare qui ad attenderli? Se vuoi, chiamo i padroni miei. Sono buoni israeliti, sai? E credono nel Messia. Discepoli solo per averlo visto una volta a Gerusalemme nel Tempio. Ma ora i discepoli del Messia li hanno istruiti su Lui e hanno fatto miracoli qui, perché…».

7«Va bene, buona donna. Tornerò più tardi coi discepoli. La pace a te. Torna pure alle tue faccende», dice Gesù con bontà ma anche con autorità per fermare quella valanga di parole.

Si rimettono in cammino e i più giovani degli apostoli ridono di gusto per la scenetta della donna e fanno sorridere anche Gesù.

8«Maestro», dice Giovanni, «pareva lei la “grande sorgente”. Non ti pare? Gettava parole a onda continua e ha fatto di noi tante vasche che si mutano in ruscello perché sono piene di parole…»

9«Sì. Io spero che i discepoli non avranno fatto miracoli sulla sua lingua… Sarebbe da dire: avete fatto troppo miracolo», dice il Taddeo, che contrariamente al solito ride di gusto.

«10Il bello sarà quando ci vedrà ritornare e conoscerà il Maestro per quello che è! Chi la farà più tacere?», chiede Giacomo di Zebedeo.

11«No, anzi resterà muta dallo stupore», dice, prendendo parte ai giovanili commenti, Matteo.

12«Ne loderò l’Altissimo se lo stupore le paralizzerà la lingua. Sarà perché sono quasi digiuno, ma il certo è che le sue parole a turbine mi hanno dato il capogiro», dice Pietro.

13«E come strillava! Che sia sorda?», chiede Tommaso.

«No. Credeva sordi noi», risponde l’Iscariota.

«Lasciatela stare, povera vecchietta! Era buona e credente. Il suo cuore è generoso come la sua lingua», dice semiserio Gesù.

«Oh! allora! Maestro mio, allora quella vecchia è eroica tanto è generosa», dice ridendo di gusto Giovanni.

La gioia dei discepoli.

14La parete rocciosa e calcarea è già visibile e già si ode il mormorio dell’acque che ricadono nel bacino.

15«Ecco il ruscello. Seguiamolo… Ecco la fonte… e là… Beniamino! Daniele! Abele! Filippo! Ermasteo! Siamo qui! C’è il Maestro!», grida Giovanni ad un folto gruppo di uomini che sono raccolti intorno ad uno che non si vede.

16«Taci, ragazzo, o sarai simile tu pure a quella vecchia gallina», consiglia Pietro.

17I discepoli si sono voltati. Hanno visto. E vedere e precipitarsi a salti giù dallo scaglione è stata tutta una cosa. Vedo, ora che si snodano dal gruppo serrato, che ai molti discepoli, anziani ormai, sono mescolati abitanti di Cédès e anche del paese del sordomuto. Devono aver preso vie più dirette, perché hanno preceduto il Maestro. La gioia è molta. Le domande e le risposte anche. Gesù, paziente, ascolta e risponde finché, con altri due, spunta il magro e sorridente Isacco, carico di provviste.

18«Andiamo alla casa ospitale, mio Signore. E là ci dirai ciò che noi non abbiamo potuto dire perché neppure noi lo sappiamo. Questi, gli ultimi venuti – e sono con noi da poche ore -vogliono sapere ciò che è per Te il segno di Giona che Tu hai promesso di dare alla generazione malvagia che ti perseguita», dice Isacco.

«Lo spiegherò loro nell’andare…».

19Andare! É una parola! Come se un odore di fiori si fosse sparso nell’aria e numerose api fossero accorse ad esso, da ogni parte accorre gente per unirsi a quelli che stanno intorno a Gesù.

20«Sono i nostri amici», spiega Isacco.

21«Gente che ha creduto e che ti attendeva…».

22«Gente che da questi, e da lui in specie, ha avuto grazie», urla uno della folla accennando Isacco.

23Isacco si fa di bragia e quasi per scusarsi dice: «Ma io sono il servo. Questo è il Padrone. Voi che attendete, ecco il Maestro Gesù!».

24Allora sì! L’angolo quieto di Cesarea, un poco fuori mano, confinato come è alla periferia, diviene più movimentato di un mercato. E più rumoroso. Osanna! Acclamazioni! Suppliche! Di tutto c’è.

25Gesù procede molto lentamente, stretto in quella tenaglia d’amore. Ma sorride e benedice. Tanto lentamente che alcuni fanno a tempo a correre via, a spargere la notizia e a ritornare con amici o parenti, tenendo alti i bambini perché possano giungere senza danno fino a Gesù, che li carezza e benedice.

Paternità e maternità spirituali.

26Giungono così alla casa di prima e bussano. La vecchia serva di prima, sentendo le voci, apre senza ritegno. Ma… vede Gesù framezzo alla folla acclamante e capisce… Piomba al suolo gemendo: «Pietà, mio Signore. La tua serva non ti aveva conosciuto e non ti ha venerato!».

27«Nulla di male, o donna. Tu non conoscevi l’Uomo, ma credevi in Lui.

28Questo è quello che ci vuole per essere amati da Dio. Alzati e conducimi dai tuoi padroni».

29La vecchia ubbidisce, tremebonda di rispetto. Ma vede i padroni, pure annichiliti di rispetto, schiacciati contro la parete nel fondo dell’androne un poco oscuro. Li accenna: «Eccoli».

30«La pace a voi e a questa casa. Vi benedica il Signore per la vostra fede nel Cristo e per la vostra carità ai suoi discepoli», dice Gesù andando incontro ai due vecchi coniugi, o fratello e sorella.

31Lo venerano, lo accompagnano sull’ampia veranda dove sono preparate molte mense sotto un velano pesante. La vista spazia su Cesarea e sui monti che ha alle spalle e ai fianchi. I colombi intrecciano voli dalla terrazza al giardino pieno di piante in fiore. Mentre un vecchio servo aumenta i posti, Isacco spiega: «Beniamino e Anna non accolgono solo noi ma quanti vengono alla tua ricerca. Lo fanno in tuo Nome».

«Li benedica ogni volta il Cielo».

32«Oh! abbiamo mezzi e non abbiamo eredi. Al termine della vita adottiamo per figli i poveri del Signore», dice semplicemente la vecchia.

33E Gesù le pone la mano sul capo canuto dicendo: «E questo ti fa madre più che se avessi concepito sette e sette volte. Ma ora permettete che spieghi a questi ciò che desideravano sapere, per potere congedare poi i cittadini e sederci a mensa».

34La terrazza è invasa di gente, e sempre ne entra e si accalca negli spazi liberi. Gesù è seduto fra una corona di bambini che lo guardano estatici coi loro occhioni innocenti. Volge le spalle alla tavola e sorride a questi fanciulli anche parlando del grave argomento. Sembra che legga sulle faccine innocenti le parole della verità richiesta.

I segni non convertono i malvagi.

Il segno di Giona (Lc 11,29)[65].

35«Udite. Il segno di Giona che ho promesso ai malvagi e che prometto anche a voi, non perché siate malvagi, ma anzi perché possiate raggiungere la perfezione del credere quando lo vedrete compito, è questo. Come Giona rimase tre giorni nel ventre del mostro marino e poi fu reso alla terra per convertire e salvare Ninive, così ugualmente sarà per il Figlio dell’uomo. Per calmare i marosi di una grande satanica tempesta, i grandi di Israele crederanno utile sacrificare l’Innocente. Non faranno che aumentare i loro pericoli, perché oltre Satana conturbatore avranno Dio punitore dopo il loro delitto. Potrebbero vincere la tempesta di Satana credendo in Me. Ma essi non lo fanno perché vedono in Me la ragione dei loro turbamenti, paure, pericoli e smentite alla loro insincera santità. Ma quando sarà l’ora, il mostro insaziabile che è il ventre della Terra, che inghiotte ogni uomo che muore, si riaprirà per restituire la Luce al mondo che l’ha rinnegata.

36Ecco dunque che, come Giona fu un segno per i Niniviti della potenza e della misericordia del Signore, così il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione. Con la differenza che Ninive si convertì, mentre Gerusalemme non si convertirà, perché piena della generazione malvagia di cui ho parlato. Perciò la Regina del Mezzogiorno sorgerà nel Giorno del Giudizio contro gli uomini di questa generazione e li condannerà. Perché ella venne, ai suoi giorni, dai confini della Terra per udire la sapienza di Salomone, mentre questa generazione che mi ha fra mezzo ad essa non vuole udirmi e mi perseguita e caccia come un lebbroso e un peccatore, Io che sono assai più di Salomone. Anche i Niniviti sorgeranno nel dì del Giudizio contro la generazione malvagia che non si converte al Signore Iddio suo, essi che si convertirono alla predicazione di un uomo. Io sono da più di un uomo, fosse egli pure un Giona o qualunque altro Profeta.

37Perciò darò il segno di Giona a chi chiede un segno senza possibili equivoci. Uno e un segno darò a chi non piega la fronte proterva davanti alle prove già date di vite che tornano per mio volere. Darò tutti i segni. E quello di un corpo disfatto che torna vivo e integro, e quello di un Corpo che da Sé si risuscita perché al suo Spirito è dato ogni potere. Ma non saranno grazie codeste. Non saranno alleggerimento della situazione. Né qui, né nei libri eterni. Ciò che è scritto è scritto. E come pietre per una prossima lapidazione, le prove si accumuleranno. Contro di Me per nuocermi senza riuscirvi. Contro di loro per travolgerli in eterno sotto la condanna di Dio agli increduli malvagi. Ecco il segno di Giona di cui ho parlato. Avete altro da chiedere?».

38«No, Maestro. Lo riporteremo al nostro sinagogo, che era molto vicino alla verità nel giudicare il segno promesso».

39«Mattia è un giusto. La Verità si svela ai giusti come si svela a questi innocenti che meglio di ogni altro sanno chi Io sono.

Il segno dei bambini.

40Lasciatemi, prima di congedarvi, che Io senta lodare la misericordia di Dio dagli angeli della Terra. Venite, fanciulli».

I bambini, che erano stati fermi con pena fino a quel punto, corrono a Lui.

«Ditemi, creature senza malizia, per voi quale è il mio segno?».

«Che Tu sei buono».

«Che fai guarire la mamma col tuo Nome».

«Che vuoi bene a tutti».

«Che sei bello non come può esserlo un uomo».

«Che fai buono anche chi era cattivo come mio padre».

Il più piccolo discepolo.

41Ogni bocchina infantile o fanciulla annuncia una dolce proprietà di Gesù e denuncia pene che Gesù ha mutato in sorrisi. Ma più caro di tutti è un frugolo di un quattro anni, che si arrampica sul grembo di Gesù e gli si stringe al collo dicendo: «Il tuo segno è che vuoi bene a tutti i bambini e che i bambini ti vogliono bene. Un bene grande così…», e spalanca le braccette grassottelle e ride, per poi stringersi di nuovo al collo di Gesù strofinando la guancia infantile alla guancia di Gesù che lo bacia chiedendo: «Ma perché mi volete bene se non mi avete mai visto prima d’ora?».

«Perché sembri l’angelo del Signore».

«Tu non lo hai visto, piccino…», tenta Gesù sorridendo.

42Il bambino resta un momento interdetto. Ma poi ride scoprendo tutti i dentini e dice: «Ma lo ha ben visto la mia anima! Lo dice la mamma che ce l’ho, ed è qui, e Dio la vede, e l’anima ha visto Dio e gli angeli, e li vede. E la mia anima ti conosce perché sei il Signore».

43Gesù lo bacia sulla fronte dicendo: «Ti si aumenti per questo bacio la luce nell’intelletto», e lo depone in terra, e il bambino corre saltellando dal padre, tenendosi la mano premuta sulla fronte dove è stato baciato, e grida: «Dalla mamma, dalla mamma! Che baci qui dove ha baciato il Signore e le torni la voce e non pianga più».

44Spiegano a Gesù che è una sposa malata nella gola, desiderosa di miracolo e non miracolata dai discepoli, che non hanno potuto guarire quel male intoccabile tanto è profondo.

45«La guarirà il più piccolo discepolo, il figlioletto suo. Va’ in pace, uomo. E abbi fede come tuo figlio», dice congedando il padre del fanciullino.

46Bacia gli altri bimbi, che sono rimasti vogliosi dello stesso bacio sulla fronte, e congeda i cittadini. Restano i discepoli e quelli di Cédès e dell’altro luogo.

L’ordine di partenza.

47Mentre si attendono i cibi, Gesù ordina la partenza per l’indomani di tutti i discepoli, che lo precederanno a Cafarnao per unirsi con gli altri venuti da altri luoghi.

48«Prenderete poi con voi Salome e le mogli e figlie di Natanaele e Filippo, e Giovanna e Susanna, man mano che scendete verso Nazareth. Là prenderete con voi mia Madre e la madre dei miei fratelli e le accompagnerete a Betania, nella casa dove è Giuseppe, nelle terre di Lazzaro. Noi verremo dalla Decapoli».

49«E Marziam?», chiede Pietro.

«Ho detto “precedetemi a Cafarnao”. Non “andate”. Ma da Cafarnao potranno avvisare le donne del nostro arrivo, di modo che siano pronte, quando noi andremo verso Gerusalemme per la Decapoli. Marziam, ormai giovanetto, andrà coi discepoli scortando le donne…»

50«É che… volevo portare anche la moglie a Gerusalemme, poverina. Lo ha sempre desiderato e.… non c’è mai venuta perché non volevo noie io… Ma vorrei farla contenta quest’anno. É tanto buona!».

51«Ma sì, Simone. Ragione di più che Marziam vada con lei. Faranno lentamente il viaggio e ci ritroveremo tutti là…».

52Il vecchio padrone di casa dice: «Così poco da me?».

«Padre, molto ancora ho da fare, e voglio essere a Gerusalemme otto giorni almeno avanti la Pasqua. Considera che la prima fase della luna di adar è finita…».

53«È vero. Ma tanto ti ho desiderato… Mi pare di essere nella luce del Cielo ad averti… e che la luce si debba spegnere come Tu parti».

54«No, padre. Te la lascerò in cuore. E alla moglie tua. A tutta questa casa ospitale».

55Si siedono alle tavole e Gesù offre e benedice i cibi, che poi il servo distribuisce alle diverse tavole.


POTERE D’INCATENARE SATANA

10. Lezione ai discepoli sul potere di vincere i demoni[66].

Il carisma dell’esorcismo.

Ambiente serale.

1Sono ora nella casa di Nazareth, nuovamente. Anzi, per essere più precisi, sono sparsi sul balzo degli ulivi in attesa di separarsi per il riposo. E hanno acceso un piccolo falò per rischiarare la notte, perché è già sera e la luna si alza tardi. Ma la sera è tiepida «fin troppo», sentenziano i pescatori prevedendo prossime piogge, ed è bello stare lì, tutti uniti, le donne nell’orto fiorito intorno a Maria, gli uomini quassù; e sullo scrimolo del balzo, di modo da essere ugualmente di questi e di quelle, Gesù, che risponde a questo o a quello, mentre le discepole ascoltano attente. Deve essere stato raccontato del lunatico guarito ai piedi del monte e ancora ne durano i commenti.

Gli esorcisti

2«Ci sei voluto proprio Tu!», esclama il cugino Simone.

«Oh! ma neppure vedendo che anche i loro esorcisti non potevano nulla, pure confessando di avere usato le formule più forti, li ha persuasi quei gheppi!», dice crollando il capo il traghettatore Salomon.

3«E neppure dicendo agli scribi le loro conclusioni, li persuaderanno».

«Già! Mi pareva che parlassero bene, non è vero?», domanda uno che non conosco.

4«Molto bene. Hanno escluso ogni sortilegio demoniaco nel potere di Gesù, dicendo che essi si sono sentiti invasi da pace profonda quando il Maestro fece il miracolo, mentre, dicevano, quando esce, da uno, potere malvagio essi lo sentono come una sofferenza», risponde Erma.

Possessione diabolica e malattia.

5«Però, eh? che spirito forte! Non se ne voleva andare! Ma come mai, poi, non lo teneva sempre? Era uno spirito scacciato, sperduto, oppure è tanto santo il fanciullo che di suo lo cacciava?», chiede un altro discepolo del quale non so il nome.

6Gesù risponde di spontanea volontà: «Ho più volte spiegato che ogni malattia, essendo un tormento e un disordine, può celare Satana, e Satana può celarsi in una malattia, usarla, crearla per tormentare e fare bestemmiare Dio. Il fanciullo era un malato, non un posseduto. Un’anima pura. Per questo tanto con gioia l’ho liberata dall’astutissimo demonio, che voleva dominarla tanto da renderla impura».

Sul carisma dell’esorcismo (Mc 9,28-29; Mt 17,21)[67].

7«E perché, allora, se era una semplice malattia, noi non ci siamo riusciti?», chiede Giuda di Keriot.

«Già! Gli esorcisti si capisce che non potessero nulla se non era un indemoniato! Ma noi…», osserva Tommaso.

8E Giuda di Keriot, al quale non va giù lo scacco di aver provato molte volte sul fanciullo, ottenendo soltanto di farlo cadere in smanie se non in convulsioni, dice: «Ma noi, anzi, sembrava gli si facesse peggio. Ti ricordi, Filippo? Tu che mi aiutavi hai sentito e visto i lazzi che egli mi faceva. Mi ha persino detto: “Va’ via! Fra me e te il più demonio sei tu”. Il che ha fatto ridere alle mie spalle gli scribi».

9«E te ne sei dispiaciuto?», chiede Gesù come con noncuranza.

«Certo! Non è bello essere beffati. E non è utile quando si è tuoi apostoli. Ci si perde di autorità».

10«Quando si ha Dio con sé, si è autorevoli anche se tutto il mondo beffa, Giuda di Simone».

11«Va bene. Ma però Tu aumenta, almeno in noi apostoli, il potere. Perché certe disfatte non ci succedano più».

12«Che Io aumenti il potere non e giusto e non servirebbe. Voi lo dovete fare di vostro, per riuscire. È per vostra insufficienza che non siete riusciti, e anche per avere sminuito quanto vi avevo dato con elementi non santi, che avete voluto aggiungere sperando maggiori trionfi».

13«Lo dici per me, Signore?», chiede l’Iscariota.

«Tu saprai se lo meriti. Io parlo a tutti».

14Bartolomeo chiede: «Ma allora cosa è necessario avere per vincere questi demoni?».

15«La preghiera e il digiuno. Non necessita altra cosa. Orate e digiunate. E non solo nella carne. Perciò bene è che il vostro orgoglio sia rimasto digiuno di soddisfazione. L’orgoglio sazio rende apatica la mente e l’anima, e diviene tiepida, inerte l’orazione, così come il corpo troppo sazio è sonnolento e pesante. E ora andiamo pure noi al giusto riposo. Domani all’alba tutti, meno Mannaen e i discepoli pastori, siano sulla via di Cana. Andate. La pace sia con voi».

Istruzioni per il pellegrinaggio pasquale.

16Ma poi trattiene Isacco e Mannaen e dà particolari istruzioni per il domani, giorno di partenza per le discepole e Maria, che insieme a Simone d’Alfeo e Alfeo di Sara iniziano il pellegrinaggio pasquale.

17«Passerete da Esdrelon perché Marziam veda il vecchio. Darete ai contadini la borsa che vi ho fatto dare da Giuda di Keriot. E per il viaggio soccorrerete con l’altra, che Io vi ho dato poco fa, quanti poveri incontrate. Giunti a Gerusalemme, andate a Betania e dite di attendermi per la neomenia di nisam. Potrò tardare ben poco da quel giorno. Vi affido la persona a Me più cara e le discepole. Ma sto tranquillo che esse saranno sicure. Andate. Ci rivedremo a Betania e staremo a lungo insieme».

18Li benedice e, mentre essi si allontanano nella notte, Egli balza giù, nell’orto, ed entra in casa dove già sono le discepole e la Madre, che con Marziam stanno stringendo i cordoni delle sacche da viaggio e disponendo ogni cosa per l’assenza la cui durata non è nota.

11. Parabola per il piccolo Beniamino e lezioni su chi è il più grande nel regno dei Cieli, sullo scandalo ai bambini e sull’uso del nome di Gesù[68].

I discepoli della dottrina cristiana.

1Sono già alle viste di Cafarnao quando, allo sbocco della via fatta da loro con quella che costeggia il lago venendo da Magdala, incrociano i discepoli venuti a piedi, evangelizzando da Tiberiade. Tutti meno Marziam, i pastori e Mannaen, che sono andati da Nazareth verso Gerusalemme con le donne. E anzi i discepoli sono aumentati per qualche altro elemento che si è unito a loro di ritorno dalla missione e che porta seco nuovi proseliti della dottrina cristiana.

2Gesù li saluta dolcemente, ma subito si torna ad isolare in una meditazione ed orazione profonda, avanti di qualche passo da loro.

3Gli apostoli invece si imbrancano con i discepoli, specie coi più influenti, ossia Stefano, Erma, il sacerdote Giovanni, Giovanni lo scriba, Timoneo, Giuseppe di Emmaus, Ermasteo (che da quel che capisco vola sulla via della perfezione), Abele di Betlemme di Galilea, la cui madre è in fondo alla turba con altre donne. E discepoli e apostoli si scambiano domande e risposte su quanto è avvenuto da quando si sono lasciati. Così viene raccontato della guarigione e conversione di oggi, e del miracolo dello statere nella bocca del pesce… Questo, per le cause che lo hanno originato, suscita un grande parlare che si propaga da fila a fila come un fuoco appiccato a paglie asciutte…

Il piccolo Beniamino di Cafarnao[69].

Dialogo animato.

4Vedo Gesù che cammina per una strada di campagna, seguito e contornato dai suoi apostoli e discepoli.

5Il lago di Galilea traluce poco lontano tutto quieto e azzurro sotto un bel sole o di primavera o di autunno, perché non è un sole violento come quello estivo. Ma direi che è primavera, perché la natura è molto fresca, senza quei toni dorati e stanchi che si vedono in autunno.

6Sembra che, data la sera che si avvicina, Gesù si ritiri nella casa ospitale e si diriga perciò al paese che si vede già apparire. Gesù, come fa sovente, è qualche passo più avanti dei discepoli. Due o tre, non di più, ma tanto da poter isolarsi nei suoi pensieri, bisognoso di silenzio dopo una giornata di evangelizzazione. Cammina assorto, tenendo nella mano destra un rametto verde, certo colto a qualche cespuglio, col quale frusta leggermente, soprappensiero, le erbe della proda.

7Dietro di Lui i discepoli parlano invece animatamente. Rievocano gli episodi della giornata e non hanno la mano troppo leggera per pesare i difetti altrui e le altrui cattiverie. Tutti più o meno criticano il fatto che quelli della riscossione del tributo al Tempio abbiano voluto essere pagati da Gesù.

8Pietro, sempre veemente, definisce ciò un sacrilegio, perché il Messia non è tenuto a pagare il tributo: «Questo è come volere che Dio paghi a Sé stesso», dice. «E ciò non è giusto. Se poi credono che Egli non sia il Messia diventa un sacrilegio».

9Gesù si volta un momento e dice: «Simone, Simone, ce ne saranno tanti che dubiteranno di Me! Anche fra chi crede di esser sicuro e incrollabile nella fede in Me. Non giudicare i fratelli, Simone. Giudica sempre per primo te stesso».

10Giuda, con un sorrisetto ironico, dice all’umiliato Pietro che ha curvato il capo: «Questa è per te. Perché sei il più anziano vuoi sempre fare il dottore. Non è detto che si vada giudicati nel merito per età. Fra noi vi è chi ti supera per sapere e per potere sociale».

Dispute sul primato (Lc 9,46)[70].

11Si accende una discussione sui rispettivi meriti. E chi vanta d’esser fra i primi discepoli, e chi appoggia la sua tesi di preferenza al posto influente lasciato per seguire Gesù, e chi dice che nessuno come lui ha dei diritti perché nessuno come lui ha convertito tanto sé stesso passando da pubblicano a discepolo. La discussione va per le lunghe e, se non temessi di offendere gli apostoli, direi che assume il tono di una vera lite.

12Gesù se ne astrae. Pare non udire più nulla. Intanto si è giunti alle prime case del paese, che so essere Cafarnao. Gesù prosegue, e gli altri dietro, sempre discutendo.

Beniamino, l’agnellino fedele.

13Un bimbetto di un sette, otto anni, corre saltellando dietro a Gesù. Lo raggiunge sorpassando il gruppo vociferante degli apostoli. È un bel bambino dai capelli castano scuro tutti ricciuti, corti. Ha due occhietti neri, intelligenti nel visetto bruno. Chiama confidenzialmente il Maestro come lo conoscesse bene. «Gesù», dice, «mi lasci venire con Te fino a casa tua?».

«La mamma lo sa?», chiede Gesù guardandolo con un sorriso buono.

«Lo sa».

«In verità?». Gesù, pur sorridendo, guarda con sguardo penetrante.

«Sì, Gesù, in verità».

«Allora vieni».

Il bambino fa un salto di gioia e afferra la mano sinistra di Gesù che gliela porge. Con che amorosa fiducia il bambino mette la sua manina bruna nella lunga mano del mio Gesù! Vorrei fare altrettanto anche io!

Utilità delle parabole.

14«Raccontami una bella parabola, Gesù», dice il bambino saltellando al fianco del Maestro e guardandolo da sotto in su con un visetto splendente di gioia.

15Anche Gesù lo guarda con un allegro sorriso che gli schiude la bocca ombreggiata di baffi e dalla barba biondo-rossa, che il sole accende come fosse d’oro. Gli occhi di zaffiro scuro gli ridono di gioia mentre guarda il bambino.

16«Cosa te ne fai della parabola? Non è un giuoco».

«È più bella di un giuoco. Quando vado a dormire me la penso e poi me la sogno e domani me la ricordo e me la ridico per esser buono. Mi fa esser buono».

17«Te lo ricordi?».

«Sì. Vuoi che ti dica tutte quelle che mi hai dette?».

18«Sei bravo, Beniamino, più degli uomini, che dimenticano. In premio ti dirò la parabola».

19Il bambino non salta più. Cammina serio e composto come un adulto e non perde una parola, non un’inflessione di Gesù, che guarda attentamente, senza più occuparsi neppure di dove mette i piedi.

Parabola dell’agnellino fedele.

20«Un pastore molto buono, venuto a conoscenza che in un luogo del creato erano molte pecore abbandonate da pastori poco buoni, le quali pericolavano su vie perverse e in pascoli nocivi e andavano sempre più verso burroni privi di luce, venne in quel posto e, sacrificando tutto il suo avere, acquistò quelle pecore e quegli agnelli. Voleva portarli nel suo regno, perché quel pastore era anche re come lo sono stati tanti re in Israele. Nel suo regno quelle pecore e quegli agnelli avrebbero trovato pascoli sani, fresche e pure acque, vie sicure e ripari inabbattibili contro i ladroni e i lupi feroci. Perciò quel pastore radunò le sue pecore e i suoi agnelli e disse loro: “Sono venuto a salvarvi, a portarvi dove non soffrirete più, dove non conoscerete più insidie e dolore. Amatemi, seguitemi perché io vi amo tanto e per avervi mi sono sacrificato in tutti i modi. Ma se mi amerete, il mio sacrificio non mi peserà. Venitemi dietro e andiamo”. E il pastore davanti, dietro le pecore, presero il cammino verso il regno della gioia.

21Il pastore ogni momento si volgeva per vedere se lo seguivano, per esortare le stanche, per rincuorare le sfiduciate, per soccorrere le malate, per carezzare gli agnelli[71]. Come le amava! Dava loro il suo pane e il suo sale e per primo assaggiava l’acqua delle fonti e la benediva per sentire se era sana e per renderla santa. Ma le pecore – lo credi, Beniamino? – le pecore dopo qualche tempo si stancarono. Prima una, poi due, poi dieci, poi cento, rimasero indietro a brucare l’erba fino ad empirsi senza poter più muoversi, e si sdraiarono stanche e sazie nella polvere e nel fango. Altre si spenzolarono sui precipizi nonostante il pastore dicesse: “Non lo fate”; talune, poiché egli si metteva dove era maggior pericolo per impedire a loro di andarvi, lo urtarono col capo protervo e tentarono di precipitarlo più di una volta. Così molte finirono nei burroni e morirono miseramente. Altre si azzuffarono fra di loro e, incorna e intesta, si uccisero fra loro. Solo un agnellino non si distrasse mai. Esso correva, belando, e diceva col suo belato al pastore: “Ti amo”; correva dietro al pastore buono e, quando giunsero alle porte del suo regno, non erano che loro due: il pastore e l’agnellino fedele. Allora il pastore non disse: “entra”, ma disse: “vieni”, e lo prese sul petto, fra le braccia, e lo portò dentro chiamando tutti i suoi sudditi e dicendo loro: “Ecco. Costui mi ama. Voglio che sia meco in eterno. E voi amatelo perché esso è il prediletto del mio cuore”. 8La parabola è finita, Beniamino. Ora mi sai dire: chi è quel pastore buono?».

Il segreto dell’amore e dell’ubbidienza.

22«Tu sei, Gesù».

«E quell’agnellino chi è?».

«Io sono, Gesù».

«Ma ora Io andrò via. Tu ti dimenticherai di Me».

«No, Gesù. Non ti dimenticherò perché ti amo».

«L’amore ti cesserà quando non mi vedrai più».

23«Dirò dentro di me le parole che Tu mi hai dette e sarà come Tu fossi presente. Ti amerò e ubbidirò così. E, dimmi, Gesù: Tu ti ricorderai di Beniamino?».

«Sempre».

24«Come farai a ricordarti?».

«Mi dirò che tu mi hai promesso d’amarmi e di ubbidirmi e mi ricorderò così di te».

25«E mi darai il tuo Regno?».

«Se sarai buono, sì».

«Sarò buono».

26«Come farai? La vita è lunga».

27«Ma anche le tue parole sono tanto buone. Se io me le dirò e farò quello che esse dicono di fare, mi conserverò buono per tutta la vita. E lo farò perché ti amo. Quando si vuol bene non è fatica essere buoni. A me non è fatica ubbidire alla mamma perché le voglio bene. Non mi sarà fatica essere ubbidiente a Te perché ti voglio bene».

28Gesù si è fermato e guarda il visetto acceso dall’amore più che dal sole. La gioia di Gesù è così viva che pare un altro sole si sia acceso nella sua anima e irraggi dalle pupille. Si china e bacia sulla fronte il bambino.

Lezione sul primato nel Reino dei cieli.

Imparare dai piccoli   (Lc 9,47-48)[72].

29Si è fermato davanti ad una casetta modesta con un pozzo sul davanti. Gesù va poi a sedersi presso il pozzo e là lo raggiungono i discepoli, che ancora stanno misurando le rispettive prerogative.

30Gesù li guarda. Poi li chiama: «Venite qui intorno e udite l’ultimo insegnamento della giornata, voi che vi fate rochi nella celebrazione dei vostri meriti e pensate di aggiudicarvi un posto in base a quelli. Vedete questo fanciullo? Egli è nella verità più di voi. La sua innocenza gli dà la chiave per aprire le porte del mio Regno. Egli ha compreso, nella sua semplicità di pargolo, che nell’amore è la forza per divenire grandi e nell’ubbidienza fatta per amore quella per entrare nel mio Regno. Siate semplici, umili, amorosi di un amore che non è solo dato a Me ma è scambievole fra di voi, ubbidienti alle mie parole, a tutte, anche a queste, se volete giungere dove entreranno questi innocenti. Imparate dai piccoli. Il Padre rivela loro la verità come non lo rivela ai sapienti».

31Gesù parla tenendo ritto contro le sue ginocchia Beniamino, al quale tiene le mani sulle spalle. Ora il volto di Gesù è pieno di maestà. È serio, non corrucciato, ma è serio. Proprio da Maestro. L’ultimo raggio di sole gli fa un nimbo di raggi sul capo biondo.

La visione mi cessa qui, lasciandomi piena di dolcezza nei miei dolori.

Timore riverenziale[73].

32Dunque: i discepoli non sono potuti entrare nella casa, è naturale. Per numero e per rispetto. Non lo fanno mai se non sono invitati a farlo, in massa o in particolare, dal Maestro. Noto sempre un grande rispetto, un grande ritegno, nonostante l’affabilità del Maestro e la sua lunga dimestichezza. Anche Isacco, che potrei dire il discepolo primo, nel numero dei discepoli, non si concede mai libertà di andare a Gesù senza che un sorriso, almeno un sorriso del Maestro, non lo chiami vicino.

33Un po’ diverso, no? dal modo spicciativo e quasi burlesco con cui molti trattano ciò che è soprannaturale… Questo è un mio commento, e che sento giusto, perché non mi va giù che la gente abbia con ciò che è al di sopra di noi i modi che non abbiamo per gli uomini pari a noi, solo che siano un cincino da più di noi… Mah!… E andiamo avanti…

34I discepoli, dunque, si sono sparsi sulla riva del lago a comperare pesce per la cena, pane e quanto occorre. Torna anche Giacomo di Zebedeo e chiama il Maestro, che è seduto sulla terrazza con Giovanni accoccolato ai suoi piedi in un dolce e abbandonato colloquio… Gesù si alza e si sporge dal parapetto.

35Giacomo dice: «Quanto pesce, Maestro! Mio padre dice che Tu hai benedetto le reti con la tua venuta. Guarda: questo è per noi», e mostra una cesta di pesce che sembra d’argento.

36«Dio gli dia grazie per la sua generosità. Preparatelo, che dopo cena andremo sulla riva coi discepoli».

37E così fanno. Il lago è nero nella notte, in attesa della luna che si alza tardi. E più di vederlo lo si sente borbottare, sciacquettare fra i sassi del greto. Solo le inverosimili stelle dei paesi d’oriente si specchiano nelle acque tranquille. Si siedono in cerchio intorno ad una barchetta capovolta, sulla quale si è seduto Gesù. E i piccoli fanali delle barche, portati qui, al centro del circolo, illuminano appena i volti più vicini. Quello di Gesù è tutto illuminato da sotto in su per un fanaletto messo ai suoi piedi, e tutti perciò lo possono vedere bene mentre parla a questo e a quello.

Mutare il castigo in benedizione.

38E sul principio è una conversazione alla buona, famigliare. Ma poi assume il tono di una lezione. Anzi Gesù lo dice apertamente:

39«Venite e ascoltate. Fra poco ci separeremo e voglio ammaestrarvi ancora per formarvi meglio.

40Oggi Io vi ho sentito discutere e non sempre con carità. Ai maggiori fra voi ho già dato la lezione. Ma voglio darla a voi pure, né farà male a questi, di voi maggiori, se la sentono ripetere. Ora il piccolo Beniamino non è qui contro i miei ginocchi. Dorme nel suo letto e sogna i suoi sogni innocenti. E forse la sua anima candida è qui fra mezzo a noi lo stesso. Ma fate conto che egli, o qualche altro fanciullo, sia qui, a vostro esempio. Voi, in cuor vostro, avete tutti un chiodo fisso, una curiosità, un pericolo. Questo: essere il primo nel Regno dei Cieli. Questa: sapere chi sarà questo primo. E infine il pericolo: il desiderio ancora umano di sentirsi rispondere “tu sei il primo nel Regno dei Cieli” dai compagni compiacenti o dal Maestro, soprattutto dal Maestro del quale sapete la verità e la conoscenza del futuro. Non è forse così? Le domande tremano sulle vostre labbra e vivono in fondo al cuore.

41Il Maestro, per vostro bene, aderisce a questa curiosità per quanto Egli abborra di cedere alle curiosità umane. Il vostro Maestro non è un ciarlatano che si interroga per due spiccioli fra i frastuoni di un mercato. E non è uno preso dallo spirito pitonico il quale gli procura denaro col fargli fare l’indovino, per aderire alle ristrette menti dell’uomo che vogliono sapere il futuro per “regolarsi”. L’uomo non si può regolare da sé. Dio lo regola se l’uomo ha fede in Lui! E non serve sapere, o credere di sapere il futuro, se poi non si ha il mezzo per stornare il futuro profetizzato. Il mezzo è uno solo: la preghiera al Padre e Signore perché per sua misericordia ci aiuti. In verità vi dico che la preghiera fidente può mutare un castigo in benedizione. Ma chi ricorre agli uomini per potere, da uomo e con mezzi da uomo, deviare il futuro, non sa pregare affatto o sa pregare molto male. Io, questa volta, perché questa curiosità può darvi buon insegnamento, rispondo ad essa, Io che aborro le domande curiose e irrispettose.

“Il più grande” nel Regno dei cieli (Mt 18,3-4)[74].

42Voi vi chiedete: “Chi fra noi è il più grande nel Regno dei Cieli?”.

43Io annullo la limitazione del “fra noi” e allargo i confini a tutto il mondo presente e futuro, e rispondo: “Il più grande nel Regno dei Cieli è il minimo fra gli uomini”. Ossia quello che è considerato “minimo” dagli uomini. Il semplice, l’umile, il fiducioso, l’ignaro. Perciò il fanciullo, o chi sa rifarsi anima di fanciullo. Non è la scienza, non il potere, non la ricchezza, non l’attività, anche se buona, quelle che vi faranno “il più grande” nel beato Regno. Ma è l’essere come i pargoli per amorevolezza, umiltà, semplicità, fede.

44Osservate come mi amano i fanciulli, e imitateli. Come credono in Me, e imitateli. Come ricordano ciò che dico, e imitateli. Come fanno ciò che insegno, e imitateli. Come non insuperbiscono di ciò che fanno, e imitateli. Come non si ingelosiscono di Me e dei compagni, e imitateli. In verità vi dico che se non mutate il vostro modo di pensare, di agire e di amare, e non ve lo rifate sul modello dei pargoli, non entrerete nel Regno dei Cieli. Essi sanno ciò che voi sapete, di essenziale, nella mia dottrina. Ma con quale differenza praticano ciò che insegno! Voi dite per ogni atto buono che compite: “Io ho fatto”. Il fanciullo mi dice: “Gesù, mi sono ricordato di Te oggi, e per Te ho ubbidito, ho amato, ho trattenuto una voglia di rissa… e sono contento perché Tu, io lo so, sai quando sono buono e ne sei contento”. E ancora osservate i fanciulli quando mancano. Con che umiltà mi confessano: “Oggi sono stato cattivo. E mi spiace perché ti ho dato dolore”. Non cercano scuse. Sanno che Io so. Credono. Si dolgono per il mio dolore.

Accoglienza di bambini (Mt 18,5; Mc 9,37)[75].

     45E chi accoglie Me, accoglie Colui che mi ha mandato, il Signore Altissimo.

Sacralità del fanciullo (Mt 18,6-7; Mc 9,42; Lc 17,1-3)[76].

46E guardatevi dallo scandalizzare uno di questi piccoli il cui occhio vede Iddio. Non si deve mai dare scandalo a nessuno. Ma guai, tre volte guai, chi sfiora il candore ignaro dei fanciulli! Lasciateli angeli più che potete. Troppo ripugnante è il mondo e la carne per l’anima che viene dai Cieli! E il fanciullo, per la sua innocenza, è ancora tutt’anima. Abbiate rispetto all’anima del fanciullo e al suo stesso corpo, come avete rispetto al luogo sacro. Sacro è anche il fanciullo perché ha Dio in sé. In ogni corpo è il tempio dello Spirito. Ma il tempio del fanciullo è il più sacro e profondo, è oltre il doppio Velo. Non scuotete neppure le tende della sublime ignoranza della concupiscenza col vento delle vostre passioni.

47Io vorrei un fanciullo in ogni famiglia, in mezzo ad ogni accolta di persone, perché fosse di freno alle passioni degli uomini. Il fanciullo santifica, dà ristoro e freschezza solo col raggio dei suoi occhi senza malizia. Ma guai a coloro che levano santità al fanciullo col loro modo di agire scandaloso! Guai a coloro che con le loro licenze danno malizie ai fanciulli! Guai a coloro che con le loro parole e ironie ledono la fede in Me dei fanciulli! Sarebbe meglio che a tutti questi si legasse al collo una pietra da macina e si gettassero in mare perché affogassero col loro scandalo. Guai al mondo per gli scandali che dà agli innocenti! Perché se è inevitabile che avvengano scandali, guai all’uomo che per sua causa li provoca.

Evitare l’occasione di scandalo (Mt 18,8-9; Mc 9,43; Lc 9,48-49)[77].

48Nessuno ha il diritto di fare violenza al suo corpo e alla sua vita. Perché vita e corpo ci vengono da Dio, e solo Lui ha diritto di prenderne delle parti o il tutto. Ma però Io vi dico che se la vostra mano vi scandalizza è meglio che la mozziate, che se il vostro piede vi porta a dare scandalo è bene che voi lo mozziate. Meglio per voi entrare monchi o zoppi nella Vita che essere gettati nel fuoco eterno con le due mani e i due piedi. E se non basta avere mozzo un piede o una mano, fate che vi siano mozzati anche l’altra mano o l’altro piede, per non fare più scandalo e per avere tempo da pentirvi prima di essere lanciati dove il fuoco non si estingue, e rode come un verme in eterno. E se è il vostro occhio che vi è cagione di scandalo, cavatevelo. È meglio essere orbi di un occhio che essere nell’inferno con tutti e due. Con un occhio solo, o anche senz’occhi, giunti al Cielo vedreste la Luce, mentre coi due occhi scandalosi, tenebre e orrore vedreste nell’inferno. E questo solo.

L’angelo custode (Mt 18,10)[78].

49Ricordatevi tutto questo. Non disprezzate i piccoli, non scandalizzateli, non derideteli. Sono da più di voi, perché i loro angeli vedono sempre Iddio che dice loro le verità da rivelare ai fanciulli e a quelli dal cuor di fanciullo.

50E voi come fanciulli amatevi fra di voi. Senza dispute, senza orgogli. State in pace fra voi. Abbiate spirito di pace con tutti. Fratelli siete, nel nome del Signore, e non nemici. Non ci sono, non ci devono essere dei nemici per i discepoli di Gesù. L’unico Nemico è Satana. Di quello siate nemici acerrimi, scendendo in battaglia contro di lui e contro i peccati che portano Satana nei cuori.

L’ unico nemico da combattere.

I vincitori di lucifero.

51Siate instancabili nel combattere il Male quale che sia la forma che assume. E pazienti. Non c’è limitazione all’operare dell’apostolo, perché non c’è limitazione all’operare del Male. Il demonio non dice mai: “Basta. Ora sono stanco e mi riposo”. Egli è l’instancabile. Passa agile come il pensiero, e più ancora, da questo a quell’uomo, e tenta e prende, e seduce, e tormenta, e non dà pace. Assale proditoriamente e abbatte se non si è più che vigilanti. Delle volte si insedia da conquistatore per debolezza dell’assalito, altre vi entra da amico, perché il modo di vivere della preda cercata è già tale da essere alleanza col Nemico. Tal’altra, scacciato da uno, gira e piomba sul migliore, per farsi vendetta dello smacco avuto da Dio o da un servo di Dio. Ma voi dovete dire ciò che dice lui: “Io non riposo”. Lui non riposa per popolare l’Inferno. Voi non dovete riposare per popolare il Paradiso. Non dategli quartiere. Io vi predico che più lo combatterete più vi farà soffrire. Ma non dovete tenere conto di ciò. Egli può scorrere la Terra. Ma nel Cielo non penetra. Perciò là non vi darà più noia. E là saranno tutti quelli che lo hanno combattuto…».

Esorcizzare in nome di Gesù è sempre lecito (Mc 9,38; Lc 9,49. [79].

52Gesù si interrompe bruscamente e chiede: «Ma insomma, perché date sempre noia a Giovanni? Che vogliono da te?».

Giovanni si fa rosso come una fiamma e Bartolomeo, Tommaso, l’Iscariota chinano la testa vedendosi scoperti.

«Ebbene?», chiede con imperio Gesù.

«Maestro, i miei compagni vogliono che io ti dica una cosa».

«Dilla, dunque».

53«Oggi, mentre Tu eri da quel malato, e noi giravamo per il paese come Tu avevi detto, abbiamo visto un uomo, che non è tuo discepolo e che neppure mai abbiamo notato fra quelli che ascoltano la tua dottrina, il quale cacciava dei demoni in tuo nome da un gruppo di pellegrini che andavano a Gerusalemme. E ci riusciva. Ha guarito uno che aveva un tremito che gli impediva ogni lavoro, e ha reso la favella ad una fanciulla che era stata assalita nel bosco da un demonio in forma di cane che le aveva legato la lingua. Egli diceva: “Vattene, demonio maledetto, in nome del Signore Gesù il Cristo, Re della stirpe di Davide, Re d’Israele. Egli è il Salvatore e Vincitore. Fuggi davanti al suo Nome!”, e il demonio fuggiva realmente. Noi ci siamo risentiti. E glielo abbiamo proibito. Ci ha detto: “Che faccio di male? Onoro il Cristo liberandogli la via dai demoni che non sono degni di vederlo”. Gli abbiamo risposto: “Non sei esorcista secondo Israele e non sei discepolo secondo Cristo. Non ti è lecito farlo”. Ha detto: “Fare il bene è sempre lecito”, e si è ribellato alla nostra ingiunzione dicendo: “E continuerò a fare ciò che faccio”. Ecco, volevano ti dicessi questo, specie ora che Tu hai detto che in Cielo saranno tutti quelli che hanno combattuto Satana».

L‘arma vincente, il nome Gesù (Mc 9,39; Lc 9,50)[80].

54«Va bene. Quell’uomo sarà di questi. Lo è. Egli aveva ragione e voi torto. Infinite sono le vie del Signore e non è detto che solo quelli che prendono la via diretta giungano al Cielo. In ogni luogo e in ogni tempo, e con mille modi diversi, ci saranno creature che verranno a Me, magari da una strada inizialmente cattiva. Ma Dio vedrà la loro retta intenzione e li attirerà alla via buona. Ugualmente vi saranno alcuni che per ebbrezza concupiscente e triplice usciranno dalla via buona e prenderanno una via che li allontana o addirittura li dirotta. Non dovete perciò mai giudicare i vostri simili. Solo Dio vede. Fate di non uscire voi dalla via buona, dove, più che la vostra volontà, quella di Dio vi ci ha messi. E quando vedete uno che crede nel mio Nome e per esso opera, non lo chiamate straniero, nemico, sacrilego. È sempre un mio suddito, amico e fedele, perché crede nel Nome mio, spontaneamente e meglio di molti fra voi. Per questo il mio Nome sulla sua bocca opera prodigi pari ai vostri e forse più. Dio lo ama perché mi ama, e finirà di portarlo al Cielo. Nessuno che faccia prodigi in mio Nome mi può essere nemico e dire male di Me. Ma col suo operare dà al Cristo onore e testimonianza di fede. In verità vi dico che credere al mio Nome è già sufficiente a salvare la propria anima. Perché il mio Nome è Salvezza. Perciò vi dico: se lo incontrerete ancora, non glielo proibite più. Ma anzi chiamatelo “fratello” perché tale è, anche se è ancora fuori del recinto del mio Ovile. Chi non è contro di Me è con Me. Chi non è contro di voi è con voi».

55«Abbiamo peccato, Signore?», chiede attrito Giovanni.

«No. Avete agito per ignoranza, ma senza malizia. Perciò non c’è colpa. Però in avvenire sarebbe colpa, perché ora sapete. Ed ora andiamo alle nostre case. La pace sia con voi».

56Se crede, può mettere, dopo la fine della visione di oggi, il dettato che segue quella del piccolo Beniamino (7-3-44). A sua facoltà.

La scienza dell’ amore[81]

Dice poi Gesù:

57«Quello che ho detto al mio piccolo discepolo lo dico anche a voi. Il Regno è degli agnelli fedeli che mi amano e mi seguono senza perdersi in lusinghe, mi amano sino alla fine. E dico a voi ciò che ho detto ai miei discepoli adulti: “Imparate dai piccoli”.

58Non è l’esser dotti, ricchi, audaci quello che vi fa conquistare il Regno dei Cieli. Non è l’esserlo umanamente. Ma è l’esserlo della scienza dell’amore, che fa dotti, ricchi, audaci soprannaturalmente. Come illumina l’amore a comprendere la Verità! Come fa ricchi per acquistarla! Come fa audaci per conquistarla! Che fiducia che ispira! Che sicurezza!

59Fate come il piccolo Beniamino, il mio piccolo fiore che m’ha profumato il cuore quella sera ed ha cantato ad esso una musica angelica, che ha ricoperto l’odore dell’umanità ribollente nei discepoli e il rumore delle beghe umane.

60E tu vuoi sapere che avvenne poi di Beniamino? Rimase il piccolo agnello di Cristo e, perduto il suo grande Pastore poiché era tornato al Cielo, si fece discepolo di quello che più mi somigliava, prendendo per sua mano il battesimo e il nome di Stefano primo mio martire. Fu fedele sino alla morte e con lui i suoi parenti, trascinati alla Fede dall’esempio del loro piccolo apostolo famigliare.

61Non è conosciuto? Molti sono gli sconosciuti dagli uomini conosciuti da Me nel mio Regno. E di questo sono felici. La fama del mondo non aggiunge una scintilla all’aureola dei beati.

62Piccolo Giovanni, cammina sempre con la tua mano nella mia. Andrai sicura e, giunta al Regno, non ti dirò “entra” ma “vieni”, e ti prenderò fra le braccia per posarti là dove il mio Amore t’ha preparato un posto e il tuo amore lo ha meritato.

63Va’ in pace. Ti benedico».

COMUNIONE EUCARISTICA GIORNALIERA

12. Il discorso sul Pane del Cielo, nella sinagoga di Cafarnao, e la defezione di molti discepoli[82].

I cercatori del Messia.

Quelli che cercano Gesù (Gv 6,22-24)[83].

1La spiaggia di Cafarnao formicola di gente che sbarca da una vera flottiglia di barche di tutte le dimensioni. E i primi che sbarcano vanno cercando fra la gente se vedono il Maestro, un apostolo, o almeno un discepolo. E vanno chiedendo…

2Un uomo, finalmente, risponde: «Maestro? Apostoli? No. Sono andati via subito dopo il sabato e non sono tornati. Ma torneranno perché ci sono i discepoli. Ho parlato adesso con uno di loro. Deve essere un grande discepolo. Parla come Giairo! È andato verso quella casa fra i campi, seguendo il mare».

3L’uomo che ha interrogato fa correre la voce e tutti si precipitano verso il luogo indicato. Ma, fatto un duecento metri sulla riva, incontrano tutto un gruppo di discepoli che vengono verso Cafarnao gestendo animatamente. Li salutano e chiedono: «Il Maestro dove è?».

4I discepoli rispondono: «Nella notte, dopo il miracolo, se ne è andato coi suoi, colle barche, al di là del mare. Vedemmo le vele, al candore della luna, andare verso Dalmanuta».

5«Ah! ecco! Noi lo cercammo a Magdala presso la casa di Maria e non c’era! Però… potevano dircelo i pescatori di Magdala!».

6«Non lo avranno saputo. Sarà forse andato sui monti d’Arbela in preghiera. Ci fu già un’altra volta, lo scorso anno avanti Pasqua. Io l’ho incontrato allora, per somma grazia del Signore al suo povero servo», dice Stefano.

«Ma non torna qui?».

7«Certamente tornerà. Ci deve dare il commiato e gli ordini. Ma che volete?».

«Sentirlo ancora. Seguirlo. Farci suoi».

La verità sulla propria vocazione.

8«Adesso va a Gerusalemme. Lo ritroverete là. E là, nella Casa di Dio, il Signore vi parlerà se per voi è utile seguirlo. 3Perché è bene che sappiate che, se Egli non respinge alcuno, noi abbiamo in noi elementi che sono respingenti la Luce. Ora, chi ne ha tanti da essere non solo saturo di essi – che poco male sarebbe, perché Egli è Luce e nel divenire lealmente suoi con volontà decisa la sua Luce ci penetra e vince le tenebre – ma da esserne composto e affezionato ad essi come alla carne della nostra persona, allora è bene che costui si astenga dal venire, a meno che non si distrugga per ricrearsi novello. Meditate, dunque, se avete in voi la forza di assumere un nuovo spirito, un nuovo modo di pensare, un nuovo modo di volere. Pregate per poter vedere la verità sulla vostra vocazione. E poi venite, se credete. E voglia l’Altissimo, che ha guidato Israele nel “passaggio”, guidare voi, in questo “pèsac”, a venire sulla scia dell’Agnello, fuori dai deserti, alla Terra eterna, al Regno di Dio», dice Stefano parlando per tutti i compagni.

9«No, no! Subito! Subito! Nessuno fa ciò che Egli fa. Lo vogliamo seguire», dice la folla in tumulto.

10Stefano ha un sorriso di molte espressioni. Apre le braccia e dice: «Perché vi ha dato il buono e abbondante pane volete venire? Credete che vi dia in futuro solo questo? Egli promette ai suoi seguaci ciò che è sua dote: il dolore, la persecuzione, il martirio. Non rose ma spine, non carezze ma schiaffi, non pane ma pietre sono pronte per i “cristi”. E così dico senza essere bestemmiatore, perché i suoi veri fedeli saranno unti coll’olio santo fatto della sua Grazia e del suo patire; e “unti” noi saremo per essere le vittime sull’altare e i re nel Cielo».

11«Ebbene? Ne sei geloso forse? Ci sei tu? Ci vogliamo essere noi pure. Il Maestro è di tutti».

12«Sta bene. Ve lo dicevo perché vi amo e voglio che sappiate ciò che è essere “discepoli”, onde non essere poi dei disertori. Andiamo allora tutti insieme ad attenderlo alla sua casa. Il tramonto ha inizio ed ha principio il sabato. Egli verrà per passarlo qui avanti la partenza».

Intervista a Stefano ed Erma.

13E vanno verso la città, parlando. E molti interrogano Stefano ed Erma, che li ha raggiunti, i quali, agli occhi degli israeliti, hanno una luce speciale perché allievi prediletti di Gamaliele.

14Molti chiedono: «Ma che dice Gamaliele di Lui?», altri: «Vi ci ha mandati lui?», e altri ancora: «Non si è doluto di perdervi?», oppure: «E il Maestro che dice del grande rabbi?».

15I due rispondono pazienti: «Gamaliele parla di Gesù di Nazareth come del più grande uomo d’Israele».

«Oh! più grande di Mosè?», dicono quasi scandalizzati.

16«Egli dice che Mosè è uno dei tanti precursori del Cristo. Ma non è che il servo del Cristo».

17«Allora per Gamaliele questo è il Cristo? Dice così? Se così dice rabbi Gamaliele, la cosa è decisa. Egli è il Cristo!».

18«Non dice ciò. Non riesce ancora a credere questo, per sua sventura. Ma dice che il Cristo è sulla Terra perché egli gli ha parlato molti anni fa. Egli e il saggio Illele. E attende il segno che quel Cristo gli ha promesso per riconoscerlo», dice Erma.

19«Ma come ha fatto a credere che quello era il Cristo? Che faceva quello? Io sono vecchio quanto Gamaliele, ma non ho mai sentito che da noi fossero fatte le cose che il Maestro fa. Se non si persuade di questi miracoli, che vide mai di miracoloso in quel Cristo per potergli credere?».

20«Lo vide unto della Sapienza di Dio. Egli dice così», risponde ancora Erma.

21«E allora cosa è per Gamaliele questo?».

«Il più grande uomo, maestro e precursore di Israele. Quando potesse dire: “È il Cristo”, sarebbe salva l’anima sapiente e giusta del mio primo maestro», dice Stefano e termina: «Ed io prego perché ciò sia, a qualunque costo».

«E se non lo crede il Cristo, perché vi ha mandati?».

«Noi volevamo venirci. Egli ci ha lasciati venire dicendo che era bene».

22«Forse per poter sapere e riferire al Sinedrio…», dice insinuando uno.

«Uomo come parli? Gamaliele è un onesto. Non fa la spia a nessuno, e specie ai nemici di un innocente!», scatta Stefano e pare un arcangelo tanto è sdegnato e quasi raggiante nel suo sdegno santo.

23«Gli sarà spiaciuto perdervi, però», dice un altro.

«Sì e no. Come uomo che ci voleva bene, sì. Come spirito molto retto, no. Perché ha detto: “Egli è da più di me e di me più giovane. Perciò io potrò chiudere gli occhi in pace sul vostro futuro sapendovi del ‘Maestro dei maestri’ ”».

24«E Gesù di Nazareth che dice del grande rabbi?».

«Oh! non ha che parole elette per lui!».

«Non ne è invidioso?».

25«Dio non invidia», dice severo Erma. «Non fare supposizioni sacrileghe».

26«Ma per voi allora è Dio? Ne siete certi?».

E i due ad una voce: «Come di essere vivi in questo momento». E Stefano termina: «E vogliate crederlo pure voi per possedere la vera Vita».

“Predestinazione” e “Primizia”.

27Sono da capo sulla spiaggia che si muta in piazza e la traversano per andare a casa. Sulla soglia è Gesù che carezza dei bambini.

Discepoli e curiosi si affollano chiedendo: «Maestro, quando sei venuto?».

«Da pochi momenti». Il viso di Gesù ha ancora la maestà solenne, un poco estatica, di quando ha molto pregato.

28«Sei stato in orazione, Maestro?» chiede Stefano a voce bassa per riverenza, così come ha curva la persona per lo stesso motivo.

29«Sì. Da che lo comprendi, figlio mio?» dice Gesù posandogli la mano sui capelli scuri con una dolce carezza.

30«Dal tuo volto d’angelo. Sono un povero uomo, ma è tanto limpido il tuo aspetto che su esso si leggono i palpiti e le azioni del tuo spirito».

31«Anche il tuo è limpido. Tu sei uno di quelli che fanciulli restano…»[84].

32«E che c’è sul mio viso, Signore?».

33«Vieni in disparte e te lo dirò», e lo prende per il polso portandolo in un corridoio oscuro. «Carità, fede, purezza, generosità, sapienza[85]; e queste Dio te le ha date, e tu le hai coltivate e più lo farai. Infine, secondo il tuo nome, hai la corona: d’oro puro, e con una grande gemma che splende sulla fronte. Sull’oro e sulla gemma sono incise due parole: “Predestinazione” e “Primizia”[86]. Sii degno della tua sorte[87], Stefano. Va’ in pace con la mia benedizione». E gli posa nuovamente la mano sui capelli, mentre Stefano si inginocchia per poi curvarsi a baciargli i piedi.

34Tornano dagli altri.

«Questa gente è venuta per sentirti…» dice Filippo.

«Qui non si può parlare. Andiamo alla sinagoga. Giairo ne sarà contento».

35Gesù davanti, dietro il corteo degli altri, vanno alla bella sinagoga di Cafarnao; e Gesù, salutato da Giairo, vi entra, ordinando che tutte le porte restino aperte perché chi non riesce ad entrare possa sentirlo dalla via e dalla piazza che sono a fianco della sinagoga.

36Gesù va al suo posto, in questa sinagoga amica, dalla quale oggi, per buona sorte, sono assenti i farisei, forse già partiti pomposamente per Gerusalemme. E inizia a parlare.

Ricerca sbagliata: quella sensuale (Gv 6,25-26[88].

37«In verità vi dico: voi cercate di Me non per sentirmi e per i miracoli che avete veduto, ma per quel pane che vi ho dato da mangiare a sazietà e senza spesa. I tre quarti di voi per questo mi cercava e per curiosità, venendo da ogni parte della Patria nostra. Manca perciò nella ricerca lo spirito soprannaturale, e resta dominante lo spirito umano con le sue curiosità malsane, o per lo meno di una imperfezione infantile, non perché semplice come quella dei pargoli, ma perché menomata come l’intelligenza di un ottuso di mente. E con la curiosità resta la sensualità e il sentimento viziato. La sensualità che si nasconde, sottile come il demonio di cui è figlia, dietro apparenze e in atti apparentemente buoni, e il sentimento viziato che è semplicemente una deviazione morbosa del sentimento e che, come tutto ciò che è “malattia”, abbisogna e appetisce a droghe che non sono il cibo semplice, il buon pane, la buona acqua, lo schietto olio, il puro latte, sufficienti a vivere e a vivere bene. Il sentimento viziato vuole le cose straordinarie per essere scosso e per provare il brivido che piace, il brivido malato dei paralizzati, che hanno bisogno di droghe per provare sensazioni che li illudano di essere ancora integri e virili. La sensualità che vuole soddisfare senza fatica la gola, in questo caso, col pane non sudato, avuto per bontà di Dio.

38I doni di Dio non sono consuetudine, sono lo straordinario. Non si possono pretenderli, né impigrirsi dicendo: “Dio me li darà”. È detto: “Mangerai il pane bagnato col sudore della tua fronte”[89], ossia il pane guadagnato col lavoro. Ché se Colui che è Misericordia ha detto: “Ho compassione di queste turbe, che mi seguono da tre giorni e non hanno più da mangiare e potrebbero venire meno per via prima di avere raggiunto Ippo sul lago, o Gamala, o altre città”, e ha provveduto, non è però detto che Egli debba essere seguito per questo.

Ricerca giusta: quella spirituale (Gv 6,27)[90].

39Per molto di più di un po’ di pane, destinato a divenire sterco dopo la digestione, Io vado seguito. Non per il cibo che empie il ventre ma per quello che nutre l’anima. Perché non siete soltanto animali che devono brucare e ruminare, o grufolare e ingrassare. Ma anime siete! Questo siete! La carne è la veste, l’essere è l’anima[91]. È lei che è duratura. La carne, come ogni veste, si logora e finisce, e non merita curarla come fosse una perfezione alla quale va data ogni cura.

40Cercate dunque ciò che è giusto procurarsi, non ciò che è ingiusto. Cercate di procurarvi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna. Questo, il Figlio dell’uomo ve lo darà sempre, quando voi lo vogliate. Perché il Figlio dell’uomo ha a sua disposizione tutto quanto viene da Dio, e può darlo, Egli padrone, e magnanimo padrone, dei tesori[92] del Padre Dio, che ha impresso su di Lui il suo sigillo perché gli occhi onesti non siano confusi. E se voi avrete in voi il cibo che non perisce, potrete fare opere di Dio essendo nutriti del cibo di Dio».

Origine, natura, ed effetti della manna.

Necessità di credere nel Messia (Gv 6,28-29)[93].

41«Che cosa dobbiamo fare per fare le opere di Dio? Noi osserviamo la Legge e i Profeti. Perciò già siamo nutriti di Dio e facciamo opere di Dio».

42«È vero. Voi osservate la Legge. Meglio ancora: voi “conoscete” la Legge. Ma conoscere non è praticare. Noi conosciamo, ad esempio, le leggi di Roma, eppure un fedele israelita non le pratica altro che in quelle formule che sono imposte dalla sua condizione di suddito. Per il resto noi, parlo dei fedeli israeliti, non pratichiamo le usanze pagane dei romani pur conoscendole. La Legge che voi tutti conoscete ed i Profeti dovrebbero, infatti, nutrirvi di Dio e darvi perciò capacità di fare opere di Dio. Ma per fare questo dovrebbero essere divenute un tutt’uno con voi, così come è l’aria che respirate e il cibo che assimilate, che si mutano entrambi in vita e sangue. Mentre essi rimangono estranei, pure essendo di casa vostra, così come può esserlo un oggetto della casa, che vi è noto e utile, ma che, se venisse a mancare, non vi leva l’esistenza. Mentre… oh! provate un poco a non respirare per qualche minuto, provate a stare senza cibo per giorni e giorni… e vedrete che non potete vivere. Così dovrebbe sentirsi il vostro io nella denutrizione e nell’asfissia della Legge e dei Profeti, conosciuti ma non assimilati e fatti tutt’uno con voi. Questo Io sono venuto ad insegnare e a dare: il succo, l’aria della Legge e dei Profeti, per ridare sangue e respiro alle vostre anime morenti di inedia e di asfissia. Voi siete simili a bambini che una malattia rende incapaci di conoscere ciò che è atto a nutrirli. Avete davanti dovizie di cibi, ma non sapete che vanno mangiati per mutarsi in cosa vitale, ossia che vanno veramente fatti nostri, con una fedeltà pura e generosa alla Legge del Signore che ha parlato a Mosè e ai Profeti per voi tutti. Venire dunque a Me per avere aria e succo di Vita eterna, è dovere. Ma questo dovere presuppone una fede in voi. Perché se uno non ha fede, non può credere alle parole mie, e se non crede non viene a dirmi: “Dammi il vero pane”. E se non ha il vero pane non può fare opere di Dio, non avendo capacità di farle. Perciò per essere nutriti di Dio e per fare opere di Dio è necessario che voi facciate l’opera-base, che è questa: credere in Colui che Dio ha mandato».

Origine della Manna (Gv 6,30-33)[94].

43«Ma che miracoli fai Tu dunque perché noi si possa credere in Te come il Mandato da Dio e perché si possa vedere su Te il sigillo di Dio? Che fai Tu che già, sebbene in forma minore, non abbiano fatto i Profeti? Mosè ti ha superato, anzi, perché, non per una volta tanto, ma per quarant’anni, nutrì di meraviglioso cibo i nostri padri. Così è scritto: che i nostri padri per quarant’anni mangiarono la manna del deserto, ed è detto che perciò Mosè diede loro da mangiare pane venuto dal cielo, egli che poteva»[95].

44«Siete in errore. Non Mosè ma il Signore poté fare questo. E nell’Esodo si legge: “Ecco: Io farò piovere del pane dal cielo. Esca il popolo e ne raccolga quanto basta giorno per giorno, e così Io provi se il popolo cammina secondo la mia legge. E il sesto giorno ne raccolga il doppio per rispetto al settimo dì che è il sabato”[96]. E gli ebrei videro il deserto ricoprirsi, mattina per mattina, di quella “cosa minuta come ciò che è pestato nel mortaio e simile alla brina della terra, simile al seme di coriandolo, e dal buon sapore di fior di farina incorporata col miele”[97]. Dunque non Mosè, ma Dio provvide alla manna. Dio che tutto può. Tutto. Punire e benedire. Privare e concedere. Ed Io ve lo dico, delle due cose preferisce sempre benedire e concedere a punire e privare.

Natura ed effetti della Manna

45Dio, come dice la Sapienza, per amore di Mosè – detto dall’Ecclesiastico “caro a Dio e agli uomini, di benedetta memoria, fatto da Dio simile ai santi nella gloria, grande e terribile per i nemici, capace di suscitare e por fine ai prodigi, glorificato nel cospetto dei re, suo ministro al cospetto del popolo, conoscitore della gloria di Dio e della voce dell’Altissimo, custode dei precetti e della Legge di vita e di scienza”[98] – Dio, dicevo, per amore di questo Mosè, nutrì il suo popolo col pane degli angeli, e dal cielo gli donò un pane bell’e fatto, senza fatica, contenente in sé ogni delizia ed ogni soavità di sapore[99]. E – ricordate bene ciò che dice la Sapienza – e poiché veniva dal Cielo, da Dio, e mostrava la sua dolcezza ai figli, aveva per ognuno il sapore che ognuno voleva, e dava ad ognuno gli effetti desiderati[100], essendo utile tanto al pargolo, dallo stomaco ancora imperfetto, come all’adulto, dall’appetito e digestione gagliardi, alla fanciulla delicata come al vecchio cadente. E anche, per testimoniare che non era opera d’uomo, capovolse le leggi degli elementi, onde resisté al fuoco, esso, il misterioso pane che al sorgere del sole si squagliava come brina. O meglio: il fuoco – è sempre la Sapienza che parla – dimenticò la propria natura per rispetto all’opera di Dio suo Creatore e dei bisogni dei giusti di Dio, di modo che, mentre è solito ad infiammarsi per tormentare, qui si fece dolce per fare del bene a quelli che confidavano nel Signore[101].

46Per questo allora, trasformandosi in ogni maniera, servì alla grazia del Signore, nutrice di tutti, secondo la volontà di chi pregava l’eterno[102]  Padre, affinché i figli diletti imparassero che non è il riprodursi dei frutti che nutrisce gli uomini, ma è la parola del Signore quella che conserva chi crede in Dio[103]. Infatti non consumò, come poteva, la dolce manna, neppure se la fiamma era alta e potente, mentre bastava a scioglierla il dolce sole del mattino[104], affinché gli uomini ricordassero e imparassero che i doni di Dio vanno ricercati dall’inizio del giorno e della vita, e che per averli occorre anticipare la luce e sorgere, per lodare l’Eterno, dalla prima ora del mattino[105].

47Questo insegnò la manna agli ebrei. Ed Io ve lo ricordo perché è dovere che dura e durerà sino alla fine dei secoli. Cercate il Signore ed i suoi doni celesti senza poltrire fino alle tarde ore del giorno e della vita. Sorgete a lodarlo prima ancora che lo lodi il sorgente sole, e pascetevi della sua parola che conserva e preserva e conduce alla Vita vera.

Sul nutrimento spirituale.

Condizioni per una buona comunione eucaristica (Gv 6,34-36)[106].

48Non Mosè vi diede il pane del Cielo, ma in verità lo diede il Padre Iddio, e ora, in verità delle verità, è il Padre mio quello che vi dà il vero Pane, il Pane novello, il Pane eterno che dal Cielo discende, il Pane di misericordia, il Pane di Vita, il Pane che dà al mondo la Vita, il Pane che sazia ogni fame e leva ogni languore, il Pane che dà, a chi lo prende, la Vita eterna e l’eterna gioia».

49«Dacci, o Signore, di codesto pane, e noi non morremo più».

50«Voi morrete come ogni uomo muore, ma risorgerete a Vita eterna se vi nutrirete santamente di questo Pane, perché esso fa incorruttibile chi lo mangia[107]. Riguardo a darvelo sarà dato a coloro che lo chiedono al Padre mio con puro cuore, retta intenzione e santa carità. Per questo ho insegnato a dire: “Dacci il pane quotidiano”. Ma coloro che si nutriranno indegnamente diverranno brulichio di vermi infernali, come i gomor di manna conservati contro l’ordine avuto[108]. E questo Pane di salute e vita diverrà per loro morte e condanna. Perché il sacrilegio più grande sarà commesso da coloro che metteranno quel Pane su una mensa spirituale corrotta e fetida, o lo profaneranno mescolandolo alla sentina delle loro inguaribili passioni. Meglio per loro sarebbe non averlo mai preso!»[109].

51«Ma dove è questo Pane? Come lo si trova? Che nome ha?».

Questa è la Volontà di Dio-Padre (Gv 6,37-40)[110].

52«Io sono il Pane di Vita. In Me lo si trova. Il suo nome è Gesù. Chi viene a Me non avrà più fame, e chi crede in Me non avrà mai più sete, perché i fiumi celesti si riverseranno in lui estinguendo ogni materiale ardore. Io ve l’ho detto, ormai. Voi mi avete conosciuto, ormai. Eppure non credete. Non potete credere che tutto quanto è in Me. Eppure così è. In Me sono tutti i tesori di Dio. E a Me tutto della terra è dato, onde in Me sono riuniti i gloriosi cieli e la militante terra, e fino la penante e attendente massa dei trapassati in grazia di Dio sono in Me, perché in Me e a Me è ogni potere. Ed Io ve lo dico: tutto quanto il Padre mi dà verrà a Me. Né Io scaccerò chi a Me viene, perché sono disceso dal Cielo non per fare la mia volontà ma quella di Colui che mi ha mandato. E la volontà del Padre mio, del Padre che mi ha mandato, è questa: che Io non perda nemmeno uno di quelli che mi ha dato, ma che Io li risusciti all’ultimo giorno. Ora la volontà del Padre che mi ha mandato è che chiunque conosce il Figlio e crede in Lui abbia la vita Eterna e Io lo possa risuscitare nell’Ultimo Giorno, vedendolo nutrito della fede in Me e segnato del mio sigillo».

Origine e natura divina del Messia (Gv 6,41-47)[111].

53Vi è non poco brusìo nella sinagoga e fuori della stessa per le nuove e ardite parole del Maestro. E questo, dopo avere per un momento preso fiato, volge gli occhi sfavillanti di rapimento là dove più si mormora, e sono precisamente i gruppi in cui sono dei giudei. Riprende a parlare.

54«Perché mormorate fra voi? Sì, Io sono il figlio di Maria di Nazareth figlia di Gioacchino della stirpe di Davide, vergine consacrata nel Tempio e poi sposata a Giuseppe di Giacobbe, della stirpe di Davide. Voi avete conosciuto, in molti, i giusti che dettero vita a Giuseppe, legnaiolo regale, e a Maria, vergine erede della stirpe regale. Ciò vi fa dire: “Come può costui dirsi disceso dal Cielo?», e il dubbio sorge in voi.

55Vi ricordo i Profeti nelle loro profezie sull’Incarnazione del Verbo[112]. E vi ricordo come, più per noi israeliti che per qualsiasi altro popolo, è dogmatico che Colui che non osiamo chiamare non potesse darsi una Carne secondo le leggi della umanità[113], e umanità decaduta per giunta. Il Purissimo, l’Increato, se si è mortificato a farsi Uomo[114] per amore dell’uomo, non poteva che eleggere un seno di Vergine più pura dei gigli[115]  per rivestire di Carne la sua Divinità.

56Il pane disceso dal Cielo al tempo di Mosè è stato riposto nell’arca d’oro, coperta dal propiziatorio, vegliata dai cherubini, dietro i veli del Tabernacolo. E col pane era la Parola di Dio. E giusto era che ciò fosse, perché sommo rispetto va dato ai doni di Dio e alle tavole della sua SS. Parola[116]. Ma che allora sarà stato preparato da Dio per la sua stessa Parola e per il Pane vero che è venuto dal Cielo? Un’arca più inviolata e preziosa dell’arca d’oro, coperta dal prezioso propiziatorio della sua pura volontà di immolazione[117], vegliata dai cherubini di Dio[118], velata dal velo di un candore verginale[119], di una umiltà perfetta[120], di una carità sublime e di tutte le virtù più sante.

57E allora? Non capite ancora che la mia paternità è in Cielo e che perciò Io di là vengo? Sì, Io sono disceso dal Cielo per compiere il decreto del Padre mio, il decreto di salvazione degli uomini secondo quanto promise al momento stesso della condanna[121] e ripeté ai Patriarchi e ai Profeti.

58Ma questo è fede. E la fede viene data da Dio a chi ha l’animo di buona volontà. Perciò nessuno può venire a Me se non lo conduce a Me il Padre mio, vedendolo nelle tenebre ma rettamente desideroso di luce. È scritto nei Profeti: “Saranno tutti ammaestrati da Dio”[122]. Ecco. È detto: È Dio che li istruisce dove andare per essere istruiti di Dio. Chiunque, dunque, ha udito in fondo al suo spirito retto parlare Iddio, ha imparato dal Padre a venire a Me».

59«E chi vuoi che abbia sentito Iddio o visto il suo Volto?» chiedono in diversi che cominciano a mostrare segni di irritazione e di scandalo. E terminano: «Tu deliri, oppure sei un illuso».

60«Nessuno ha veduto Iddio eccetto Colui che è da Dio; questo ha veduto il Padre. E questo Io sono.

L’Eucaristia e le sue conseguenze eterne(Gv 6,48-51)[123].

61Ed ora udite il “credo” della vita futura, senza il quale non ci si può salvare.

62In verità, in verità vi dico che chi crede in Me ha la Vita eterna. In verità, in verità vi dico che Io sono il Pane della Vita eterna.

63I vostri padri mangiarono nel deserto la manna e morirono. Perché la manna era un cibo santo ma temporaneo, e dava vita per quanto necessitava a giungere alla terra promessa da Dio al suo popolo. Ma la Manna che Io sono non avrà limitazione di tempo e di potere. È non solo celeste, ma è divina, e produce ciò che è divino: l’incorruttibilità, l’immortalità di quanto Dio ha creato a sua immagine e somiglianza. Essa non durerà quaranta giorni, quaranta mesi, quaranta anni, quaranta secoli. Ma durerà finché durerà il tempo, e sarà data a tutti coloro che di essa hanno fame santa e gradita al Signore, che giubilerà di darsi senza misura agli uomini per cui si è incarnato, onde abbiamo la Vita che non muore.

64Io posso darmi, Io posso transustanziarmi per amore degli uomini, onde il pane divenga Carne e la Carne divenga Pane per la fame spirituale degli uomini, che senza questo Cibo morirebbero di fame e di malattie spirituali[124]. Ma se uno mangia di questo Pane con giustizia, egli vivrà in eterno. Il pane che Io darò sarà la mia Carne immolata per la vita del mondo, sarà il mio amore sparso nelle case di Dio, perché alla mensa del Signore vengano tutti coloro che sono amorosi o infelici e trovino ristoro al loro bisogno di fondersi a Dio e di trovare sollievo al loro penare».

Vero Cibo e Bevanda di vita eterna (Gv 6,52-58)[125].

65«Ma come può darci da mangiare la tua carne? Per chi ci hai presi? Per belve sanguinarie? Per selvaggi? Per omicidi? A noi ripugna il sangue e il delitto».

66«In verità, in verità vi dico che molte volte l’uomo è più di una belva, e che il peccato fa più che selvaggi, che l’orgoglio dà sete omicida, e che non a tutti dei presenti ripugnerà il sangue e il delitto. E anche in futuro l’uomo tale sarà, perché Satana, il senso e l’orgoglio lo fanno belluino. E perciò con maggior bisogno che mai dovete e dovrà l’uomo sanare sé stesso dai germi terribili con l’infusione del Santo.

67In verità, in verità vi dico che se non mangerete la Carne del Figlio dell’uomo e non berrete il suo Sangue, non avrete in voi la Vita. Chi mangia degnamente[126] la mia carne e beve il mio Sangue ha la Vita eterna ed Io lo risusciterò all’Ultimo Giorno. Perché la mia Carne è veramente Cibo e il mio Sangue è veramente Bevanda. Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue rimane in Me ed Io in lui. Come il Padre vivente mi inviò, ed Io vivo per il Padre, così chi mi mangia vivrà anch’egli per Me e andrà dove lo mando, e farà ciò che Io voglio, e vivrà austero come uomo e ardente come serafino, e sarà santo, perché per potersi cibare della mia Carne e del mio Sangue si interdirà le colpe e vivrà ascendendo per finire la sua ascesa ai piedi dell’Eterno.»

Fattori che determinano la salvezza.

La crisi di fede (Gv 6,59-60)[127].

68«Ma costui è folle! Chi può vivere in tal modo? Nella nostra religione è solo il sacerdote che deve essere purificato per offrire la vittima. Qui Egli ci vuole fare, di noi, tante vittime della sua follia. Questa dottrina è troppo penosa e questo linguaggio è troppo duro! Chi li può ascoltare e praticare?» sussurrano i presenti, e molti sono discepoli già riputati tali.

69La gente sfolla commentando. E molto assottigliate appaiono le file dei discepoli quando restano solo nella sinagoga il Maestro e i più fedeli. Io non li conto, ma dico che, ad occhio e croce, sì e no si arriva a cento. Perciò ci deve essere stata una bella defezione anche nelle schiere dei vecchi discepoli ormai al servizio di Dio.

70Fra i rimasti sono gli apostoli, il sacerdote Giovanni e lo scriba Giovanni, Stefano, Erma, Timoteo, Ermasteo, Agapo, Giuseppe, Salomon, Abele di Betlemme di Galilea e Abele il già lebbroso di Corozim col suo amico Samuele, Elia (quello che lasciò di seppellire il padre per seguire Gesù), Filippo di Arsela, Aser e Ismaele di Nazareth, più altri che non conosco di nome. Questi tutti parlano piano fra loro commentando la defezione degli altri e le parole di Gesù, che pensieroso sta con le braccia conserte appoggiato ad un alto leggio.

Il senso spirituale (Gv 6,61-63)[128].

71«E vi scandalizzate di ciò che ho detto? E se vi dicessi che vedrete un giorno il Figlio dell’uomo ascendere al Cielo dove era prima e sedersi al fianco del Padre? E che avete capito, assorbito, creduto fino ad ora? E con che avete udito e assimilato? Solo con l’umanità? È lo spirito quello che vivifica e ha valore. La carne non giova a niente. Le mie parole sono spirito e vita, e vanno udite e capite con lo spirito per averne vita.

L’incredulità uccide lo spirito (Gv 6,64-66).[129].

72Ma ci sono molti fra voi che hanno morto lo spirito perché è senza fede. Molti di voi non credono con verità. E inutilmente stanno presso Me. Non ne avranno Vita ma Morte. Perché vi stanno, come ho detto in principio, o per curiosità, o per umano diletto, o, peggio, per fini ancora più indegni. Non sono portati qui dal Padre per premio alla loro buona volontà, ma da Satana. Nessuno può venire a Me, in verità, se non gli è concesso dal Padre mio. Andate pure, voi che vi trattenete a fatica perché vi vergognate, umanamente, di abbandonarmi, ma avete ancora maggior vergogna di rimanere al servizio di Uno che vi pare “pazzo e duro”. Andate. Meglio lontani che qui per nuocere».

73E molti si ritraggono di fra i discepoli, fra i quali lo scriba Giovanni e Marco, il geraseno indemoniato, guarito mandando i demoni nei porci. I discepoli buoni si consultano e corrono dietro a questi fedifraghi tentando di fermarli.

74Nella sinagoga sono ora Gesù, il sinagogo e gli apostoli…

75Gesù si volge ai dodici che, mortificati, stanno in un angolo e dice: «Volete andarvene anche voi?». Lo dice senza acredine e senza mestizia. Ma con molta serietà.

76Pietro, con impeto doloroso, gli dice: «Signore, e dove vuoi che si vada? Da chi? Tu sei la nostra vita e il nostro amore. Tu solo hai parole di Vita eterna. Noi abbiamo conosciuto che Tu sei il Cristo, Figlio di Dio. Se vuoi, cacciaci. Ma noi, di nostro, non ti lasceremo neppure… neppure se Tu non ci amassi più…», e Pietro piange senza rumore, con grandi lacrimoni…

77Anche Andrea, Giovanni, i due figli di Alfeo, piangono apertamente, e gli altri, pallidi o rossi per l’emozione, non piangono, ma soffrono palesemente.

L’apostolo-demonio (Gv 6,70)[130].

78«Perché vi dovrei cacciare? Non sono stato Io che ho eletto voi dodici? …».

79Giairo, prudentemente, si è ritirato per lasciare Gesù libero di confortare o redarguire i suoi apostoli. Gesù, che ne nota la silenziosa ritirata, dice, sedendosi accasciato come se la rivelazione che fa gli costasse uno sforzo superiore a quello che Egli può fare, stanco come è, disgustato, addolorato: «Eppure uno di voi è un demonio».

80La parola cade lenta, paurosa, nella sinagoga, nella quale è solo allegra la luce delle molte lampade… e nessuno osa dire nulla. Ma si guardano l’un con l’altro con pauroso ribrezzo e angosciosa indagine e, con una ancor più angosciosa e intima domanda, ognuno esamina sé stesso…

81Nessuno si muove per qualche tempo. E Gesù resta solo, sul suo sedile, le mani incrociate sui ginocchi, il viso basso. Lo alza infine e dice: «Venite. Non sono già un lebbroso! O mi credete tale? …».

82Allora Giovanni corre avanti e gli si avviticchia al collo dicendo: «Con Te, allora, nella lebbra, mio solo amore. Con Te nella condanna, con Te nella morte, se credi che ciò ti attenda…»; e Pietro striscia ai suoi piedi e li prende e se li mette sugli omeri e singhiozza: «Qui, premi, calpesta! Ma non mi fare pensare che Tu diffidi del tuo Simone».

83Gli altri, vedendo che Gesù carezza i due primi, si fanno avanti e baciano Gesù sulle vesti, sulle mani, sui capelli… Solo l’Iscariota osa baciarlo sul viso.

84Gesù si alza di scatto, e quasi lo respinge bruscamente tanto lo scatto è improvviso, e dice: «Andiamo a casa. Domani sera, di notte, partiremo con le barche per Ippo».

13. Il nuovo discepolo Nicolai di Antiochia e il secondo annuncio della Passione[131].

I consolatori del Messia.

Mossa stanca e sofferente di Gesù.

1Gesù è tutto solo sulla terrazza della casa di Tommaso di Cafarnao. Il paese ozia nel sabato, già molto ridotto nei suoi abitanti, perché i più zelanti nelle pratiche di fede sono già partiti per Gerusalemme, e così pure quelli che vi si recano con le famiglie ed hanno bambini che non possono fare marce lunghe ed obbligano gli adulti a soste e a brevi tragitti. Così manca, nella giornata già di suo un po’ nuvolosa, la nota d’oro dell’infanzia giuliva.

2Gesù è molto pensieroso. Seduto su una panchetta bassa, in un angolo, presso il parapetto, le spalle alla scala, quasi nascosto da questo parapetto, tiene un gomito sul ginocchio e appoggia la fronte sulla mano con mossa stanca, quasi di sofferenza.

Davide, il piccolo consolatore.

      3È interrotto nel suo meditare dalla venuta di un fanciullino che vuole salutarlo prima di partire per Gerusalemme. «Gesù! Gesù!», chiama ad ogni scalino, non vedendo Gesù perché il muretto lo nasconde alla vista di chi è in basso. E Gesù è così concentrato che non sente la vocetta leggera e il passo da colombino… di modo che, quando il piccolo arriva sulla terrazza, Egli è ancora in quella posizione di sofferenza. E il bambino ne resta intimorito. Si ferma sul limitare della terrazza, si mette un ditino fra le labbra e pensa… poi decide e lentamente viene avanti… ormai è quasi alle spalle di Gesù… si china per vedere ciò che fa… e dice: «No, bello! Non piangere! Perché? Per quei brutti omacci di ieri? Lo diceva il padre mio con Giairo che sono indegni di Te. Ma Tu non devi piangere. Io ti voglio bene. E te ne vuole la mia sorellina e Giacomo e Tobiolo, e Giovanna e Maria e Michea e tutti, tutti i bambini di Cafarnao. Non piangere più…», e gli si stringe al collo, carezzoso, finendo: «Altrimenti piangerò anche io, e piangerò sempre… per tutto il viaggio…».

4«No, David, non piango più. Tu mi hai consolato. Sei solo? Quando partite?».

«Dopo il tramonto. Colla barca fino a Tiberiade. Vieni con noi. Il padre mio ti vuole bene, sai?»

«Lo so, caro. Ma devo andare da altri bambini… Io ti ringrazio di essere venuto a salutarmi e ti benedico, piccolo Davide. Diamoci il bacio di addio e poi torna dalla mamma. Lo sa che sei qui? …».

«No. Sono scappato via perché non ti ho visto coi tuoi discepoli e ho pensato che piangevi».

«Non piango più. Lo vedi. Va’, va’ dalla mamma che forse ti cerca con spavento. Addio. Sta’ attento agli asini delle carovane. Vedi? Ce ne sono fermi da ogni parte».

«Ma non piangi proprio più?».

«No. Non ho più dolore. Tu me lo hai levato. Grazie, bambino».

Il bambino scende saltellando la scaletta e Gesù lo osserva. Poi crolla il capo e torna al suo posto nella penosa meditazione di prima.

Giairo, un sinagogo saggio.

5Passa del tempo. Il sole, nelle schiarite di nuvole, si mostra nella sua discesa.

6Un passo più pesante sulla scala. Gesù alza il viso. Vede Giairo che sta dirigendosi da Lui. Lo saluta. Ne è salutato con rispetto.

«Come mai qui, Giairo?».

7«Signore! Io forse ho sbagliato. Ma Tu che vedi il cuore degli uomini vedrai che nel mio errore non era malanimo. Io non ti ho invitato alla sinagoga per parlare, oggi. Ma ho tanto sofferto per Te, ieri, e tanto ti ho visto soffrire che… non ho osato. Ho interrogato i tuoi. Mi hanno detto: “Vuole stare solo”… Ma poco fa è venuto Filippo, padre di Davide, dicendomi che il suo bambino ti ha visto piangere. Ha detto che Tu lo hai ringraziato di essere venuto da Te. Sono venuto io pure. Maestro, chi ancora è a Cafarnao sta per adunarsi alla sinagoga. E la sinagoga mia è tua, Signore».

8«Grazie, Giairo. Oggi parleranno altri in essa. Io verrò come semplice fedele…».

«Né vi saresti tenuto. Tua sinagoga è il mondo. Non vieni proprio, Maestro?».

«No, Giairo. Sto qui col mio spirito davanti al Padre che mi capisce e che non trova colpe in Me». Gesù ha un brillio di lacrime nell’occhio mesto.

«Io pure non trovo colpe in Te… Addio, Signore».

«Addio, Giairo». E Gesù si siede di nuovo, sempre meditabondo.

La figlia di Giairo.

9Leggera come una colomba sale, nella sua veste bianca, la figlia di Giairo. Guarda… Chiama piano: «Salvatore mio!». Gesù volge il capo, la vede, le sorride, le dice: «Vieni a Me».

«Sì, mio Signore. Ma io vorrei portarti agli altri. Perché deve essere muta la sinagoga, oggi?».

«Vi è tuo padre e tanti altri per empirla di parole».

10«Ma sono parole… La tua è la Parola. Oh! mio Signore! Con la tua parola mi hai restituito alla mamma e al padre mio, ed ero morta. Ma guarda quelli che ora vanno verso la sinagoga! Molti sono più morti di me allora. Vieni a dare loro la Vita».

«Figlia, tu la meritavi; essi… Nessuna parola può dare vita ad uno che per sé elegge la morte»[132].

11«Sì, mio Signore. Ma vieni lo stesso. C’è anche chi vive sempre più, sentendoti… Vieni. Metti la tua mano nella mia e andiamo. Io sono la testimonianza del tuo potere, e sono pronta a testimoniarlo anche davanti ai tuoi nemici, anche a prezzo che mi venga levata questa seconda vita, che d’altronde non è più mia. Tu me l’hai data, Maestro buono, per pietà di una madre e di un padre. Ma io…». La fanciulla, una bella fanciulla già donnina, dai dolci occhioni splendenti nel viso puro e intelligente, si arresta per un’onda di pianto che la strozza, gocciando dalle lunghe ciglia sulle guance.

12«Perché piangi, ora?», chiede Gesù ponendole la mano sui capelli.

«Perché… mi è stato detto che Tu dici che morrai…».

«Tutti si muore, fanciulla».

«Ma non così come Tu dici! Io… oh! ora io non avrei voluto essere tornata viva, per non vedere ciò, per non esserci quando… questo orrore sarà…».

«Allora non ci saresti neppure stata per darmi la consolazione che mi dai ora. Non sai che la parola, anche una sola, di un puro e di uno che mi ama, leva ogni pena da Me?».

«Sì? Oh! allora Tu non ne devi più avere perché io ti amo più del padre, della madre e della mia vita!».

«Così è».

13«Allora vieni. Non stare solo. Parla per me, per Giairo, per la mamma, per il piccolo Davide, per quelli che ti amano, insomma. Siamo tanti e saremo più ancora. Ma non stare solo. Viene malinconia», e materna d’istinto come ogni donna onesta, termina dicendo: «Con me vicino nessuno ti farà male. Ed io, del resto, ti difenderò».

Ogni pianta dà il suo frutto.

14Gesù si alza e l’accontenta. La mano nella mano, traversano le vie ed entrano nella sinagoga da una porta laterale.

Giairo, che sta leggendo ad alta voce un rotolo, sospende la lettura e dice, inchinandosi profondamente: «Maestro, te ne prego, per i retti di cuore parla. Preparaci alla Pasqua con la tua santa parola».

«Stai leggendo dei Re, non è vero?».

«Sì, Maestro. Cercavo di fare riflettere che chi si separa dal Dio vero cade in idolatria di vitelli d’oro».

15«Bene hai detto. Nessuno ha da dire nulla?».

Si alza un brusio fra la folla. Chi vuole che parli Gesù e chi urla: «Abbiamo fretta. Si dicano le preghiere e si cessi l’adunanza. Andiamo a Gerusalemme, d’altronde, e là udremo i rabbi», e chi urla così sono i molti disertori di ieri, che il sabato ha trattenuto a Cafarnao.

Gesù li guarda con somma mestizia e dice: «Avete fretta. È vero. Anche Dio ha fretta di giudicarvi. Andate pure». Poi, volgendosi a quelli che li rimproverano, dice: «Non li sgridate. Ogni pianta dà il suo frutto».

16«Signore! Ripeti il gesto di Nehemia![133]  Parla contro di loro, Tu, Sacerdote supremo!», grida sdegnato Giairo, e gli fanno coro gli apostoli, i discepoli fedeli e quelli di Cafarnao.

17Gesù apre le braccia a croce e, pallidissimo, un vero viso straziato eppure dolcissimo, grida: «Ricordati di Me, o mio Dio! E in bene! E ricordati pure in bene di loro! Io li perdono!».

Il nuovo discepolo.

Nicolai di Antiochia.

18La sinagoga si svuota, rimanendo i fedeli a Gesù…

E vi è uno straniero in un angolo. Un uomo robusto che nessuno osserva, al quale nessuno parla. Del resto egli pure non parla con nessuno. Guarda solo fissamente Gesù, tanto che il Maestro volge il suo sguardo in quella direzione, lo vede e chiede a Giairo chi sia.

«Non so. Uno di passaggio certo».

19Gesù lo interpella: «Chi sei?».

«Nicolai, proselite di Antiochia, diretto a Gerusalemme per la Pasqua».

«Chi cerchi?».

«Te, Signore Gesù di Nazareth. Ho desiderio di parlarti».

«Vieni». E avutolo vicino esce con lui nell’orto dietro la sinagoga per ascoltarlo.

20«Ho parlato ad Antiochia con un tuo discepolo di nome Felice. Ho ardentemente desiderato di conoscerti. Mi ha detto che luogo di sosta tua è Cafarnao, e hai la Madre a Nazareth. E anche che vai al Getsemani o a Betania. L’Eterno fa che io ti trovi al primo luogo. C’ero ieri… E ti ero presso stamane mentre Tu piangevi pregando, presso la fonte… Ti amo, Signore. Perché sei santo e mite. Credo in Te. Le tue azioni, le tue parole mi avevano già fatto tuo. Ma la tua misericordia di poco fa, per i colpevoli, mi ha deciso. Signore, accoglimi al posto di chi ti abbandona! Vengo a Te con tutto quanto ho: la vita e i beni, tutto». Si è inginocchiato dicendo le ultime parole.

21Gesù lo guarda fissamente… poi dice: «Vieni. Da oggi sarai del Maestro. Andiamo dai tuoi compagni».

Tornano nella sinagoga, dove è un grande parlare dei discepoli e degli apostoli con Giairo.

22«Ecco un nuovo discepolo. Il Padre mi consola. Amatelo come un fratello. Andiamo con lui a dividere il pane e il sale. Poi nella notte voi partirete con lui per Gerusalemme e noi colle barche andremo a Ippo… E non dite la mia strada a nessuno, onde Io non sia trattenuto».

La prova della vocazione.

23Ma intanto il sabato è finito, e quelli che vogliono fuggire Gesù sono in folla sulla spiaggia, per contrattare i traghetti per Tiberiade. E litigano con Zebedeo che non vuole cedere la sua barca, già pronta, vicina a quella di Pietro, per la partenza nella notte di Gesù con i dodici.

«Io vado ad aiutarlo!», dice Pietro che è irritato.

24Gesù, ad evitare urti troppo forti, lo trattiene dicendo: «Andiamo tutti, non tu solo».

E vanno… E gustano l’amarezza di vedere che i fuggenti se ne vanno senza un saluto, tagliando netto ogni discussione pur di allontanarsi da Gesù… e sentono anche qualche epiteto spregevole e consigli acri ai fedeli discepoli…

25Gesù si volge per tornare a casa dopo che la turba ostile se ne è andata, e dice al nuovo discepolo: «Li senti? Questo è ciò che ti attende venendo a Me».

26«Lo so. Per questo resto. Ti avevo visto in un giorno glorioso fra folla che ti acclamava salutandoti “re”. Ho scosso le spalle dicendo: “Un altro povero illuso! Un’altra piaga per Israele!”, e non ti ho seguito perché parevi un re, e neppure a Te pensavo più. Ora ti seguo perché nelle tue parole e nella tua bontà vedo il promesso Messia».

Secondo annuncio della Passione (Mt 17,22-23; Mc 9,30-32; Lc 9,43-45)[134].

27«In verità tu sei più giusto di molti altri. Però ancora una volta lo dico. Chi spera in Me un re terreno si ritiri. Chi sente che si vergognerà di Me nel cospetto del mondo accusatore si ritiri. Chi si scandalizzerà di vedermi trattato da malfattore si ritiri. Ve lo dico mentre ancora potete farlo senza essere compromessi agli occhi del mondo. Imitate coloro che fuggono su quelle barche, se non vi sentite di condividere la mia sorte nell’obbrobrio per poterla condividere poi nella gloria. Perché questo sta per avvenire: il Figlio dell’uomo sta per essere accusato e messo poi nelle mani degli uomini, i quali lo uccideranno come un malfattore e crederanno averlo vinto. Ma inutilmente avranno fatto il loro delitto. Perché Io risorgerò dopo tre giorni e trionferò. Beati quelli che sapranno essere meco fino alla fine!».

L’Iscariota, modello dei traditori.

28Sono giunti alla casa e Gesù affida ai discepoli il nuovo venuto, salendo da solo dove era prima. Anzi entra nella stanza superiore e si siede, pensando.

Salgono dopo un poco l’Iscariota con Pietro.

«Maestro, Giuda mi ha fatto riflettere a delle cose giuste».

«Dille».

29«Tu prendi questo Nicolai, un proselite, e del quale ignoriamo il passato. Già tante noie abbiamo avuto… e abbiamo. E ora? Che sappiamo di lui? Possiamo fidarci? Giuda giustamente dice che potrebbe essere una spia mandata dai nemici».

30«Ma sì! Un traditore! Perché non vuole dire da dove viene e chi lo manda? Io l’ho interrogato, ma dice solo: “Sono Nicolai di Antiochia, proselite”. Io ho fieri sospetti».

30«Ti ricordo che egli viene perché mi vede tradito».

«Può essere menzogna! Può essere un tradimento!».

31«Chi dovunque vede menzogna o vede tradimento è anima capace di tali cose, perché si misura sul proprio modello», dice serio Gesù.

«Signore, Tu mi offendi!», grida Giuda sdegnato.

«Lasciami, dunque, e vai con chi mi abbandona».

Giuda esce sbatacchiando la porta con mal modo.

Gesù-Messia, Re solo per lo spirito.

32«Però, Signore, Giuda non ha tutti i torti… E poi non vorrei che… quell’uomo dicesse di Giovanni. Non può essere che l’uomo di Endor il Felice che ti manda questo…».

33«Così è certamente. Ma Giovanni di Endor è prudente ed ha ripreso il suo antico nome. Sta’ tranquillo, Simone. Un uomo che si fa discepolo, perché sente che la mia causa umana è già persa, non può essere che uno retto di spirito. Ben diverso è quello di colui che ora è uscito, e che è venuto a Me perché sperava di essere il principe di un re potente… e non si persuade che Io sono Re solo per lo spirito…».

«Sospetti di lui, Signore?».

34«Di nessuno. Ma in verità ti dico che dove giungerà Nicolai, discepolo e proselite, Giuda di Simone apostolo, israelita e giudeo, non giungerà».

Il Cuore di Gesù.

35«Signore, io avrei voglia di interrogare Nicolai su… Giovanni».

«Non lo fare. Giovanni non gli ha dato incarichi perché è prudente. Non essere tu l’imprudente».

«No, Signore. Te lo chiedevo soltanto…».

36«Scendiamo ad affrettare le cene. A notte alta partiremo… Simone… mi ami tu?».

«Oh! Maestro! Ma che dici?».

37«Simone, il mio cuore è più scuro del lago in una notte di tempesta e tanto agitato come quello…»[135].

38«Oh! Maestro mio!… Che ti devo dire, se io sono ancor più… scuro e agitato di Te? Ti dirò: “Ecco il tuo Simone. E se ti può dare conforto il mio cuore, prenditelo”. Non ho che questo, ma è sincero».

39Gesù gli pone per un momento la testa sul petto ampio e robusto e poi si alza e scende, con Pietro[136].

14. Dopo la preghiera Per la Pasqua nel Tempio. Un nuovo discepolo, fratello di latte di Gesù. [137].

L’ubbidienza delle discepole.

1«La pace a voi tutti! Eccomi, Mamma!».

«Solo? Perché?».

«Sono corso avanti. Gli altri li ho lasciati al Tempio… Ma ero con Marziam…»

2«E dove è ora il figlio mio, che non lo vedo?», chiede Porfirea un poco inquieta.

«É salito lassù… Ma ora verrà. Avete cibo per tutti? Fra poco verranno gli altri».

3«No, Signore. Avevi detto che andavi a Betania…».

«Già… Ma ho pensato essere bene di fare così. Andate svelte a prendere quanto occorre, e svelte tornate. Io resto con la Madre mia».

Le discepole ubbidiscono senza discutere.

Carità profonda di Maria Ss.

4Giungono al piazzaletto dove è la casa. Un gruppo di persone attende e, appena vede Gesù, si prostra. Ma subito una donna si alza e corre a gettarsi ai piedi di Maria salutandola a nome.

«Chi sei? Io non ti ricordo. Alzati».

La donna si alza e sta per parlare quando giungono trafelati gli apostoli.

5«Ma Signore! Ma perché? Abbiamo corso come pazzi per Gerusalemme.

Ti credevamo andato da Giovanna o da Annalia… Perché non ti sei fermato?», domandano e informano confusamente.

6«Ora siamo insieme. Inutile spiegare il perché. Lasciate che questa donna parli in pace».

Tutti si affollano ad ascoltare.

7«Tu non ti ricordi di me, o Maria di Betlemme. Ma io da trentuno anni ricordo il tuo nome e il tuo viso come quello della pietà. Ero venuta anche io da lontano, da Perge, per l’Editto. Ed ero gravida. Ma speravo tornare in tempo. Il marito si ammalò per via, e a Betlemme languì fino a morire. Io avevo partorito da venti giorni quando egli morì. E le mie grida forarono il cielo e mi seccarono il latte o lo fecero veleno. Io mi coprii di pustole e di pustole si coprì il figlio mio… E fummo gettati in una spelonca a morire… Ebbene… Tu, tu sola venisti, guardinga, ogni poco per tutta una luna, portandomi cibo e medicando le mie piaghe, piangendo con me, dando latte alla mia creatura che è viva per te, per te sola… Hai rischiato di essere uccisa a colpi di pietra, perché mi chiamavano “la lebbrosa”… Oh! mia stella soave! Non ho dimenticato questo. Sono partita dopo la guarigione. E ho saputo della strage a Efeso. Ti ho cercata tanto! Tanto! Tanto! Non potevo crederti uccisa col Figlio nella notte tremenda. Ma non ti ho mai trovata. Nella scorsa estate uno di Efeso udì tuo Figlio, seppe chi era, lo seguì alcun tempo, fu con altri al suo seguito ai Tabernacoli… E tornando ha detto. Io sono venuta per vederti, o Santa, prima di morire. Per benedirti tante volte quante sono le stille del latte che hai dato al mio Giovanni, levandolo al Figlio tuo benedetto…». La donna piange, stando in posa riverente, un poco curva, con le mani strette alle braccia di Maria…

8«Il latte non si nega mai, sorella. E.…».

9«Oh! no. Io non sorella tua! Tu, Madre del Salvatore; io, povera donna sperduta, lontana dalla sua casa, vedova con un figlio al seno, al seno arido come torrente in estate… Senza te sarei morta. Tu tutto mi hai dato, ed ho potuto tornare dai fratelli miei, mercanti ad Efeso, per te».

10«Eravamo due madri, due povere madri, con due bambini, per il mondo. E tu avevi il tuo dolore di vedova, io quello di dover essere trafitta nel mio Figlio, come diceva nel Tempio il vecchio Simeone. Non ho fatto che il mio dovere di sorella dandoti ciò che tu non avevi più. E il figlio tuo vive?».

Il fratello di latte.

11«Egli è là. E il tuo Figlio santo me lo ha guarito questa mattina. Che ne sia benedetto!».

E la donna si prostra al Salvatore gridando: «Vieni, Giovanni, a ringraziare il Signore».

Viene avanti, lasciando i compagni, un uomo dell’età di Gesù, robusto, dal volto leale se non bello. Di bello ha l’espressione degli occhi profondi.

12«La pace a te, fratello di Betlem. Di che ti ho guarito?».

«Dalla cecità, Signore. Un occhio perduto, l’altro prossimo a perdersi. Ero sinagogo, ma non potevo più leggere i sacri rotoli».

13«Ora li leggerai con maggior fede».

«No, Signore. Ora leggerò Te. Voglio rimanere come discepolo. E senza vantare diritti per le gocce del latte succhiate al seno dove Tu ti nutrivi. Non sono niente i giorni di una luna per creare un legame. Ma tutto è la pietà di tua Madre, allora, e la tua di questa mattina».

14Gesù si volge alla donna: «E tu che ne pensi?».

«Che mio figlio ti appartiene per due volte. Accettalo, Signore. E il sogno della povera Noemi sarà compiuto».

15«Sta bene. Sarai del Cristo. A voi: ricevete il compagno in nome del Signore», dice volgendosi agli apostoli.

16I proseliti sono esaltati di emozione. Gli uomini vorrebbero subito rimanere. Tutti. Ma Gesù fermamente dice: «No. Voi restate ciò che siete. Tornate alle vostre case conservando la fede e attendendo l’ora della chiamata. E il Signore sia sempre con voi. Andate».

17«Potremo trovarti ancora qui?», chiedono.

18«No. Come un uccello che vola di ramo in ramo, Io andrò senza sosta. Non mi troverete qui. Non ho itinerario e dimora. Ma, se giusto sarà, ci vedremo e mi udrete. Andate. Resti la donna col nuovo discepolo». Ed entra in casa seguito dalle donne e dagli apostoli, che commentano commossi l’episodio, ignorato fino ad allora, e la carità profonda di Maria.

 

 


S O M M A R I O

REQUISITI PER ESSERE DISCEPOLI

1. A Magdala, nei giardini di Maria. L’amore e la correzione tra fratelli.

Nei giardini di Maria.

Nel giardino di Maria a Magdala.

Un fratello infelice.

L’amore fraterno.

Gerarchia d’amori.

L’amore fraterno.

Ramificazione dell’odio

Sopportazione fraterna.

Regola di correzione fraterna (Mt 18,15-17).

Mandato di riconciliazione (Lc 12,57-59).

2. Il perdono e la parabola del servo iniquo. Il mandato a settantadue discepoli.

0Obbligo del perdono giornaliero

La pesca di Pietro

Ministero sacerdotale (Mt 18,18).

Potenza della preghiera (Mt 18,19-20)..

Regola del perdono fraterno (Mt 18,21-22)..

Obbligo del perdono giornaliero (Lc 17,3-4)..

Parabola del servo spietato.

Il condono dei debiti (Mt 18,23-27)

Il servo spietato (Mt 18,28.30).

Con la stessa misura sarete misurati (Mt 18,31-34).

Come fate così vi sarà fatto(Mt 18,35; Mt 6,14-15)..

Vittima della propria missione

I settantadue discepoli (Lc 10,1)

La preghiera vocazionale.

I discepoli itineranti (Lc 10,2).

3. Il ritorno dei settantadue. Profezia  sui mistici futuri.

Profezie sul cristianesimo del terzo millennio

Il ritorno dei settantadue (Lc 10,17)

Le capanne.

Carisma dell’esorcismo (Lc 10,17-20).

Carisma dell’evangelizzazione

“Sforzatevi tutti di possedere l’amore”

Il privilegio dei discepoli (Mt 13,16-17; Lc 10,23-24.

Profezie per il Cristianesimo del terzo millennio

Requisiti per essere discepolo del Messia.

Rinunciare a tutti gli amori

Odiare la pesantezza dell’amore (Lc14,25-26)..

Abbracciare la propria croce (Lc 14,27).

Conoscere se stessi.

Similitudine del costruttore e lo stratega

Prudenza del costruttore (Lc 14,28-30).

Accortezza dello stratega (Lc 14,31-32).

Regola d’oro (Lc 14,33)..

Dibattito.

La parabola dei talenti

La capacità personale (Mt 25,14-15).

L’essenzialità del lavoro (Mt 25,16-18).

Operosità e fedeltà premiata (Mt 25,19-23).

Pigrizia e infedeltà punita (Mt 25,24-27).

Conseguenze irreversibili (Mt 25,28-30)..

Le sorprese del Signore.

La parabola del buon samaritano

Chi è il mio prossimo? (Lc  10,25-29)

Il sacerdote e il levita. (Lc 10,30-32)

Il buon samaritano (Lc 10,33-37).

Bere il calice con buona volontà.

Marziam: Sacerdote, Medico-Pastore.

Il delitto farà crollare il tempio.

La casa di Lazzaro

La fede antica e la fede nuova.

Cronaca di sangue (Lc 13,1).

Invito alla conversione. (Lc 13,2-5)

Il Messia è Dio sotto il velo di carne.


4. Le virtù del discepolo.

Un discepolo e un amico.

Filippo di Arbela discepolo.

Fara l’oste di Bozra.

Le virtù di un discepolo.

Carità, mitezza e bontà.

L’ubbidienza è la virtù del giusto.

Onde d’amore e di fedeltà.

ACCOGLIENZA E GENEROSITA

5. La casetta donata da Salomon. Quattro discepoli resteranno in Giudea.

Mercimonio con Satana.

Dare tutto per amore.

Mercimonio dell’anima con satana.

6. Il discorso e i miracoli ad Arbela, già evangelizzata da Filippo di Giacobbe.

Casa di accoglienza

Marianna di Eliseo.

Casa della carità.

Discorso messianico.

Il ritorno nella casa del Padre.

Ricostruire la città spirituale.

La paura.

L’amore.

Le malattie.

La gioia di Dio è la vostra forza.

I Tabernacoli.

Dio vi ama.

Alle iene pute il sangue.

I miracoli.

Le iene mordono ancora.


7. L’arrivo ad Aera sotto la pioggia e guarigione dei malati in attesa. Ognuno ha la sua missione.

Chi è nato da donna deve morire.

Ieri, oggi e sempre è il migliore.

Viva l’acqua!

Chi è nato da donna deve morire.

Ma intanto piove.

Ma intanto piove.

Ognuno ha la sua missione.

Utilità della diversità.

L’apostolo che non sa elevarsi ad essere spirito.

Un grande bambino.

Salute e benedizione

Notizie e accoglienza.

Guarigione collettiva.

8. Con il discorso ad Aera termina il secondo grande viaggio apostolico.

Discorso messianico.

Attenti al lupo!

La sfida al Santo di Israele.

La guerra degli spiriti.

La strategia del silenzio.

La virtù vincente.

Lo scudo della fede.

Il ritorno del Messia.

Ritorno verso l’occidente.

Nota al Portavoce:

9. Incontro con i discepoli a Cesarea di Filippo e spiegazione del segno  di Giona.

La casa di accoglienza.

Cesarea di Filippo.

La vecchietta generosa di cuore e di lingua.

La gioia dei discepoli.

Paternità e maternità spirituali.


I segni non convertono i malvagi.

Il segno di Giona (Lc 11,29).

Il segno dei bambini.

Il più piccolo discepolo.

L’ordine di partenza.

POTERE D’INCATENARE SATANA

10. Lezione ai discepoli sul potere di vincere i demoni.

Il carisma dell’esorcismo.

Ambiente serale.

Gli esorcisti

Possessione diabolica e malattia.

Sul carisma dell’esorcismo (Mc 9,28-29; Mt 17,21).

Istruzioni per il pellegrinaggio pasquale.

11. Parabola per il piccolo Beniamino e lezioni su chi è il più grande nel regno dei Cieli, sullo scandalo ai bambini e sull’uso del nome di Gesù.

I discepoli della dottrina cristiana.

Il piccolo Beniamino di Cafarnao.

Dialogo animato.

Dispute sul primato (Lc 9,46).

Beniamino, l’agnellino fedele.

Utilità delle parabole.

Parabola dell’agnellino fedele.

Il segreto dell’amore e dell’ubbidienza.

Lezione sul primato nel Reino dei cieli.

Imparare dai piccoli   (Lc 9,47-48).

Timore riverenziale.

Mutare il castigo in benedizione.

“Il più grande” nel Regno dei cieli (Mt 18,3-4).

Accoglienza di bambini (Mt 18,5; Mc 9,37).

Sacralità del fanciullo (Mt 18,6-7; Mc 9,42; Lc 17,1-3).

Evitare l’occasione di scandalo (Mt 18,8-9; Mc 9,43; Lc 9,48-49).

L’angelo custode (Mt 18,10).

L’ unico nemico da combattere.

I vincitori di lucifero.

Esorcizzare in nome di Gesù è sempre lecito (Mc 9,38; Lc 9,49. .

L‘arma vincente, il nome Gesù (Mc 9,39; Lc 9,50).

La scienza dell’ amore

Dice poi Gesù:

COMUNIONE EUCARISTICA GIORNALIERA

12. Il discorso sul Pane del Cielo, nella sinagoga di Cafarnao, e la defezione di molti discepoli.

I cercatori del Messia.

Quelli che cercano Gesù (Gv 6,22-24).

La verità sulla propria vocazione.

Intervista a Stefano ed Erma.

“Predestinazione” e “Primizia”.

Ricerca sbagliata: quella sensuale (Gv 6,25-26.

Ricerca giusta: quella spirituale (Gv 6,27).

Origine, natura, ed effetti della manna.

Necessità di credere nel Messia (Gv 6,28-29).

Origine della Manna (Gv 6,30-33).

Natura ed effetti della Manna

Sul nutrimento spirituale.

Condizioni per una buona comunione eucaristica (Gv 6,34-36).

Questa è la Volontà di Dio-Padre (Gv 6,37-40).

Origine e natura divina del Messia (Gv 6,41-47).

L’Eucaristia e le sue conseguenze eterne(Gv 6,48-51).

Vero Cibo e Bevanda di vita eterna (Gv 6,52-58).

Fattori che determinano la salvezza.

La crisi di fede (Gv 6,59-60).

Il senso spirituale (Gv 6,61-63).

L’incredulità uccide lo spirito (Gv 6,64-66)..

L’apostolo-demonio (Gv 6,70).

13. Il nuovo discepolo Nicolai di Antiochia e il secondo annuncio della Passione.

I consolatori del Messia.

Mossa stanca e sofferente di Gesù.

Davide, il piccolo consolatore.

Giairo, un sinagogo saggio.

La figlia di Giairo.

Ogni pianta dà il suo frutto.

Il nuovo discepolo.

Nicolai di Antiochia.

La prova della vocazione.

Secondo annuncio della Passione (Mt 17,22-23; Mc 9,30-32; Lc 9,43-45).

L’Iscariota, modello dei traditori.

Gesù-Messia, Re solo per lo spirito.

Il Cuore di Gesù.

14. Dopo la preghiera Per la Pasqua nel Tempio. Un nuovo discepolo, fratello di latte di Gesù. .

L’ubbidienza delle discepole.

Carità profonda di Maria Ss.

Il fratello di latte.

 

 

 


[1] 16 settembre 1945. L’Evangelo Op. Cit. Vol 4. Cap. 277.  Poema: IV, 141 

 

[2] Levitino 19,17

[3]IL VANGELO ETERNO: “Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all’assemblea; e se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano” (Mt 18,15-17).

[4]IL VANGELO ETERRNO: “E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto? Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada procura di accordarti con lui, perché non ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esecutore e questi ti getti in prigione. Riassicuro, non ne uscirai fi chè non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo” (Lc 12,57-59).

[5] 17 settembre 1945. L’Evangelo Op. Cit. Vol 4. Cap. 278

[6]IL VANGELO ETERNO: “In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo” (Mt 18,18).

[7]IL VANGELO ETERNO: “In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, Io sono in mezzo a loro” (Mt 18,19-20).

[8]IL VANGELO ETERNO: “Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: “Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?”. E Gesù gli rispose: “Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette” (Mt 18,21-22).

[9]IL VANGELO ETERNO: “Se un tuo fratello pecca, rimproveralo; ma se si pente, perdonagli. E se pecca sette volte al giorno contro di te e sette volte di dice: Mi pento, tu gli perdonerai” (Lc 17,3-4).

[10]IL VANGELO ETERNO: “A proposito, il Regno dei Cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito” (Mt 18,23-27).

[11]IL VANGELO ETERNO: “Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito”. (Mt 18,28.30).

[12]IL VANGELO ETERNO: “Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho comodato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto” (Mt 18,31-34)

[13]IL VANGELO ETERNO: “Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello. Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe” (Mt 18,35; Mt 6,14-15).

[14]IL VANGELO ETERNO: Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. (Lc 10,1)

[15]IL VANGELO ETERNO: “Diceva loro: La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe” (Lc 10,2).

[16]IL VANGELO ETERNO: “Andate: ecco Io vi mando come angeli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l’operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi” (Lc 10,3-8).

[17] 19 settembre 1945. L’Evangelo Op. Cit. Vol 4. Cap. 280

[18]IL VANGELO ETERNO: I settantadue tornarono pieni di gioia (Lc 10,17)

[19]IL VANGELO ETERNO: “Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome”. Egli disse: “Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. Ecco, Io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare. Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei Cieli” (Lc 10,17-20).

[20]IL VANGELO ETERNO: e volgendosi ai discepoli, in disparte, disse: “Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, m non lo videro, e udire ciò che voi udite, ma non l’udirono” (Mt 13,16-17; Lc 10,23-24).

[21] Ora se compie questa profezia nella Buona Novella a noi rivelata, perché in essa noi vediamo, sappiamo, ascoltiamo, ciò che videro, seppero, udirono.

[22] Il titolo dato da Gesù a questo Vangelo rivelato conferma la profezia annunziata in questo punto: “La Buona Novella ai piccoli del gregge di Gesù”

[23] Queste espressioni vanno intese nel contesto, dove si dice: “più che eterno, smisurato”. Qui si allude ai grandi mistici e carismatici, che mai mancheranno alla Chiesa attraverso i secoli: creature privilegiate, trasformate in Gesù Cristo, come dice l’Apostolo delle genti: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Galati 2,20).

[24] Attualmente Israele è ancora nazione e lotta per mantenere la sua dignità di nazione, ma quando il Messia, secondo le profezie, istaurerà il regno messianico nella creazione, allora Israele sarà solo un ricordo di nazione, perché il regno messianico è destinato ad essere non solo mondiale, ma universale, stellare, cosmico.

[25] Infatti, l’Apostolo amato, testimonia così: “Vidi anche le anime dei decapitati a causa della testimonianza di Gesù e della parola di Dio, e quanti non avevano adorato la bestia e la sua statua e non ne avevano ricevuto il marchio sulla fronte e sulla mano. Essi ripresero vita e regnarono con Cristo” (Apocalisse 20,4). Ecco i contemporanei di Cristo, quelli che amarono Cristo, risorgendo regneranno con Lui.

[26] Noi siamo i credenti detti “cristiani”, dopo di noi, e con noi, se abbiamo amato il Cristo, viene il regno dei risorti, dei trasfigurati, dei cristificati, loro avranno per premio il bacio, la voce, il tepore della carne del Cristo Risorto.

[27]IL VANGELO ETERNO: Siccome molta gente andava con Lui, egli si voltò e disse: “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo” (Lc14,25-26).

[28] “Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo” (Lc 14,27).

[29]IL VANGELO ETERNO: “Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se gettale fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono cominciano a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro” (Lc 14,28-30).

[30]IL VANGELO ETERNO: “Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasciata per la pace”.  (Lc 14,31-32)

[31]IL VANGELO ETERNO: “Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo” (Lc 14,33).

[32]IL VANGELO ETERNO: “Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì” (Mt 25,14-15).

[33]IL VANGELO ETERNO: “Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che ave a ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone” (Mt 25,16-18).

[34]IL VANGELO ETERNO: “Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parti alla gioia del tuo padrone. Presentandosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone” (Mt 25,19-23).

[35]ILVANGELO ETERNO: “Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il tuo talento sottoterra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse” (Mt 25,24-27).

[36]IL VANGELO ETERNO: “Toglieteli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti” (Mt 25,28-30).

[37]IL VANGELO ETERNO: Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: “Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?”. Costui rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tuta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso”. E Gesù: “Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai”. Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è il mio prossimo?” (Lc 10,25-29).

[38]IL VANGELO ETERNO: Gesù riprese: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre” (Lc 10,30-32).

[39]IL VANGELO ETERNO: “Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?”. Gli rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù gli disse: “Va’ e anche tu fa’ lo stesso” (Lc 10,33-37).

[40]IL VANGELO ETERNO: In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici. (Lc 13,1).

[41]IL VANGELO ETERNO: Prendendo la parola, Gesù rispose: “Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Siloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”. (Lc 13,2-5).

[42] 1 ottobre 1945. La Buona Novella, op. cit. Vol 4 N° 292.  Poema: IV, 156 

[43] 23 settembre 1945. L’Evangelo Op. Cit. Vol 4. Cap. 284

 

[44] 4 ottobre 1945 L’Evangelo Op. Cit. Vol 4. Cap. 295

 

[45] “Il primo giorno del settimo mese, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere. Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntar della luce fino a mezzogiorno; tutto il popolo porgeva l’orecchio a sentire il libro della legge.

Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutto il popolo; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. Esdra benedisse il Signore Dio grande e tutto il popolo rispose: “Amen, amen”, alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore. I leviti, spiegavano la legge al popolo e il popolo stava in piedi al suo posto.

Essi leggevano nel libro della legge di Dio a brani distinti e con spiegazioni del senso e così facevano comprendere la lettura. Poi dissero al popolo: “Questo giorno è consacrato al Signore vostro Dio; non fate lutto e non piangete!”. Perché tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge. Poi Neemia disse loro: “Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza”. Tutto il popolo andò a far festa, perché aveva compreso le parole che erano state loro proclamate” (Neemia 8,2-12).

[46] “Giunse il settimo mese e gli Israeliti si erano ormai insediati nelle loro città. Il popolo si radunò come un solo uomo a Gerusalemme. Allora … Zorobabele figlio di Sealtiel con i suoi fratelli, si misero al lavoro per ricostruire l’altare del Dio d’Israele, per offrirvi olocausti, come è scritto nella legge di Mosè uomo di Dio” (Esdra 3,1-2)

[47] “Io pongo oggi davanti a voi una benedizione e una maledizione: la benedizione, se obbedite ai comandi del Signore vostro Dio; la maledizione, se non obbedite ai comandi del Signore vostro Dio e se vi allontanate dalla via che oggi vi prescrivo” (Deuteronomio 11,26-28). “Io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male; poiché io oggi ti comando di amare il Signore tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi e il Signore tuo Dio ti benedica” (Dt 30,15-16).

[48] “Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze” (Deuteronomio 6,5).

[49] “Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello. Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso” (Levitino 19,17-18).

[50] “E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: “Abbà, Padre!”  (Romani 8,15).

[51] Fu dunque annunziato alla casa di Davide: “Gli Arami si sono accampati in Efraim”. Allora il cuore del re e il cuore del suo popolo si agitarono, come si agitano i rami del bosco per il vento. (Isaia 7,2). Perché hanno sentito una cattiva notizia; esse sono agitate come il mare, sono in angoscia, non possono calmarsi (Geremia 49,23-24).

[52] “Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte” Lc 21,25-26).

[53] “Chi hai temuto? Di chi hai avuto paura per farti infedele? (Is 57,11).

[54] I discepoli vedendo Gesù camminare sul mare, pensarono: “È un fantasma”, e cominciarono a gridare dalla paura (Mc 6,49. Quando arrestarono Gesù, “tutti allora, abbandonandolo, fuggirono. Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo” (Mc 14,50-52).

[55] Passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?”. Rispose Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio” (Gv 9,1-3).

[56] Passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?”. Rispose Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio” (Gv 9,1-3).

[57] Amalek dichiara guerra contro Israele Giosue scese a combattere mentre Mosè pregava sul monte. Quando Mosè alzava le mani, Israele era il più forte, ma quando le lasciava cadere, era più forte Amalek. Allora presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l’altro dall’altra, sostenevano le sue mani.

[58] 6 ottobre 1945. L’Evangelo Op. Cit. Vol 5. Cap.  296

 

[59] 7 ottobre 1945. L’Evangelo Op. Cit. Vol 5. Cap.  297

[60] “Ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche” (Mt 13,52).

[61] “Ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche” (Mt 13,52).

[62] “Parla, ti prego, ai tuoi servi in aramaico, perché noi lo comprendiamo. Non parlare in ebraico, mentre il popolo che è sulle mura ascolta” (2 Re 18,26).

[63] Il gran coppiere replicò: “Forse io sono stato inviato al tuo signore e a te e non piuttosto agli uomini che stanno sulle mura, i quali saranno ridotti a mangiare i loro escrementi e a bere la loro urina con voi?” (2Re 18,27).

[64] 28 novembre 1945. L’Evangelo Op. Cit. Vol 5. Cap.   344

[65]IL VANGELO ETERNO: Mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: “Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non gli sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona. Poiché come Giona fu un segno per quelli di Ninive. Così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione. Quelli di Ninive sorgeranno nel giudizio insieme con questa generazione e la condanneranno; perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, ben più di Giona c’è qui”. (Lc 11,29).

[66] 4 dicembre 1945. L’Evangelo Op. Cit. Vol 5. Cap. 350

[67]IL VANGELO ETERNO: Entrò poi in una casa e i discepoli gli chiesero in privato: “Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?”. Ed egli disse loro; Questa specie di demoni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera e il digiuno” (Mc 9,28-29; Mt 17,21).

[68] 6 dicembre 1945. L’Evangelo Op. Cit. Vol 5. Cap. 352 Poema: V, 40 

[69] Dice Gesù: «Qui metterete la visione del 7 marzo 1944: “Il piccolo Beniamino di Cafarnao” senza il commento. E prose­guirete con il resto della lezione e della visione. Va avanti».

Premetto di omettere l’ultima frase: «La visione mi cessa qui ecc.». Sarebbe fuori luogo ora che la visione prosegue.

[70]IL VANGELO ETERNO: frattanto sorse una discussione tra loro, chi di essi fosse il più grande (Lc 9,46).

[71]<in calce> Nota. Dolce figura del Buon Pastore Divino, come previsto e descritto dai Profeti: Geremia 23,1-6; Ezechiele Cap. 34; Zaccaria 11,4-17; 13,7-9)

[72]IL VANGELO ETERNO: Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un fanciullo, se lo mise vicino e disse: “Chi è il più piccolo tra tutti voi, questi è grande” (Lc 9,47-48)

[73] SCRITTO IL 6 DICEMBRE 1945.

[74]IL VANGELO ETERNO: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerò piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli” (Mt 18,3-4)

[75]IL VANGELO ETERNO: “E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato” (Mt 18,5; Mc 9,37)

[76]IL VANGELO ETERNO: “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! E inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo! State attenti a voi stessi!” (Mt 18,6-7; Mc 9,42; Lc 17,1-3).

[77]IL VANGELO ETERNO: “Se la tua mano o il tuo piede ti è occasione di scandalo, taglialo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella viga monco e zoppo, che avere due mani e due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno. E se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nel Regno di Dio con un occhio solo, che avere due occhi ed essere gettato nella geenna del fuoco, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue. Perché ciascuno sarà salato con il fuoco” (Mt 18,8-9; Mc 9,43; Lc 9,48-49).

[78]IL VANGELO ETERNO: “Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei Cieli” (Mt 18,10)

[79]IL VANGELO ETERNO: Giovanni prese la parola dicendo: “Maestro, abbiamo visto un tale che scacciava demoni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito e vietato, perché non era dei nostri e non è tra i tuoi seguaci” (Mc 9,38; Lc 9,49.

[80]IL VANGELO ETERNO: Ma Gesù gli rispose: “Non glielo impedite, non glielo proibite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. Chi non è contro di noi, è per noi, chi non è contro di voi, è per voi” (Mc 9,39; Lc 9,50).

[81] SCRITTO IL 7 MARZO 1944. Poema: V, 41 

Se crede, può mettere, dopo la fine della visione di oggi, il dettato che segue quella del piccolo Beniamino (7-3-44). A sua facoltà.

[82] 7 dicembre 1945. L’Evangelo Op. Cit. Vol 5. Cap. 354 Poema: V, 44. Prima della visione del 7-12 va messa quella della seconda moltiplicazione dei pani, avuta il 28 maggio 1944, col relativo dettato.

[83]IL VANGELO ETERNO: Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, notò che c’era una barca sola e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma soltanto i suoi discepoli erano partiti. Altre barche erano giunte nel frattempo da Tiberiade, presso il luogo dove avevano mangiato il pane dopo che il Signore aveva reso grazie. Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafarnao alla ricerca di Gesù (Gv 6,22-24).

[84] E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto (di Stefano) come quello di un angelo (Att 6,15).

[85] Stefano intanto, pieno di grazia e di fortezza, faceva grandi prodigi e miracoli tra il popolo (Atti 6,8).

[86] Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra (Atti 7,55).

[87] Lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E così lapidavano Stefano mentre pregava e diceva: “Signore Gesù, accogli il mio spirito. Poi piegò le ginocchia e gridò forte: “Signore, non imputar loro questo peccato”. Detto questo, morì (Atti 7,

[88]IL VANGELO ETERNO: Trovatolo di là del mare, gli dissero: “Rabbì, quando sei venuto qua?”. Gesù rispose: “In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati” (Gv 6,25-26).

[89] “All’uomo disse: “Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre. Con il sudore della tua fronte mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!”. (Genesi 3,17-19).

[90]IL VANGELO ETERNO: “Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di Lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo” (Gv 6,27).

[91] La carne è l’elemento che l’uomo ha in comune con gli animali quindi elemento materiale, corruttibile, imperfetto, perituro, visibile, terreno, mortale, temporale; l’anima è l’elemento che l’uomo ha in comune con Dio e gli altri esseri spirituali puri, ci è con gli angeli, quindi elemento spirituale, incorruttibile, perfetto, imperituro, imbisibile, celeste, immortale, eterno.

[92] In Cristo sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza (Col 2,3).

[93]IL VANGELO ETERNO: Gli dissero allora: “Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?”. Gesù rispose: “Questa è l’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato” (Gv 6,28-29).

[94]IL VANGELO ETERNO: Allora gli dissero: “Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo”. Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo; quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo” (Gv 6,30-33).

[95] Gli Israeliti mangiarono la manna finché furono arrivati ai confini del paese di Canaan (Esodo 16,35)

[96] Esodo 16,4-5

[97] “Ecco sulla superficie del deserto vi era una cosa minuta e granulosa, minuta come è la brina sulla terra. Gli Israeliti la videro e si dissero l’un l’altro: “Man hu: che cos’è?”, Mose disse loro: “È il pane che il Signore vi ha dato in cibo”. Ora la manna era simile al seme del coriandolo e aveva l’aspetto della resina odorosa. Il popolo la riduceva in farina con la macina o la pestava nel mortaio, la faceva cuocere nelle pentole o ne faceva focacce” (Essodo 16,14-15; Numeri 11,7-8).

[98] “Fece sorgere un uomo di pietà, che riscosse una stima universale e fu amato da Dio e dagli uomini: Mosè, il cui ricordo è benedizione. Lo rese glorioso come i santi e lo rese grande a timore dei nemici. Per la sua parola fece cessare i prodigi e lo glorificò davanti ai re; gli diede autorità sul suo popolo e gli mostrò una parte della sua gloria. Lo santificò nella fedeltà e nella mansuetudine; lo scelse fra tutti i viventi. Gli fece udire la sua voce; lo introdusse nella nube oscura e gli diede a faccia a faccia i comandamenti, legge di vita e di intelligenza, perché spiegasse a Giacobbe la sua alleanza, i suoi decreti a Israele” (Siracide 45,1-6).

[99] “Sfamasti il tuo popolo con un cibo degli angeli, dal cielo offristi loro un pane già pronto senza fatica, capace di procurare ogni delizia e soddisfare ogni gusto” (Sap 16,20)

[100] “Questo tuo alimento manifestava la tua dolcezza verso i tuoi figli; esso si adattava al gusto di chi l’inghiottiva e si trasformava in ciò che ognuno desiderava” (Sap 16,21).

[101] La manna come “Neve e ghiaccio resistevano al fuoco senza sciogliersi, perché riconoscessero che i frutti dei nemici il fuoco distruggeva ardendo tra la grandine e folgoreggiando tra le piogge. Al contrario, perché si nutrissero i giusti, dimenticava perfino la propria virtù. La creazione infatti, a te suo creatore obbedendo, si irrigidisce per punire gli ingiusti, ma s’addolcisce a favore di quanti confidano in te” (Sap 16,22-24).

[102] “Per questo anche allora, adattandosi a tutto, serviva alla tua liberalità che tutti alimenti, secondo il desiderio di chi era nel bisogno (Sap 16,25).

[103] “Perché i tuoi figli, che ami, o Signore, capissero che non le diverse specie di frutti nutrono l’uomo, ma la tua parola conserva coloro che credono in te” (Sap 16,26).

 “Ciò che infatti non era stato distrutto dal fuoco si scioglieva appena scaldato da un breve raggio di sole” (Sap 16,27).

 

[105] “Perché fosse noto che si deve prevenire il sole per renderti grazie e pregarti allo spuntar della luce, poiché la speranza dell’ingrato si scioglierà come brina invernale e si disperderà come un’acqua inutilizzabile” (Sap.16,28-29).

[106]IL VANGELO ETERNO: Allora gli dissero: “Signore, dacci sempre questo pane”. Gesù rispose: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete. Vi ho detto però che voi mi avete visto e non credete” (Gv 6,34-36).

[107] “In essa c’è uno spirito intelligente, santo, unico, molteplice, sottile, mobile, penetrante, sena macchia, terso, inoffensivo, amate del bene, acuto, libero, benefico, amico dell’uomo, stabile, sicuro, senz’affanni, onnipotente, onniveggente e che pervade tutti gli spiriti intelligenti, puri, sottilissimi” (Sap. 7,22-23).

[108] Ne raccolsero chi molto chi poco. Si misurò con l’omer: colui che ne aveva preso di più, non ne aveva di troppo, colui che ne aveva preso di meno non ne mancava: avevano raccolto secondo quanto ciascuno poteva mangiarne. Poi Mosè disse loro: “Nessuno ne faccia avanzare fino al mattino”; Essi non obbedirono a Mosè e alcuni ne conservarono fino al mattino; ma vi si generarono vermi e imputridì (Esodo 16,17-20).

[109] “Tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo. Ma della maggior parte di loro Dio non si compiacque e perciò furono abbattuti nel deserto. Ora ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono. Non diventate idolatri come alcuni di loro, secondo quanto sta scritto: Il popolo sedette a mangiare e a bere e poi si alzò per divertirsi. Non abbandoniamoci alla fornicazione, come vi si abbandonarono alcuni di essi e ne caddero in un solo giorno ventitremila. Non mettiamo alla prova il Signore, come fecero alcuni di essi, e caddero vittime dei serpenti. Non mormorate, come mormorarono alcuni di essi, e caddero vittime dello sterminatore. Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per ammonimento nostro” (1 Cor 10,3-11)

[110]IL VANGELO ETERNO: “Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me; colui che viene a me, non lo respingerò, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che Io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in Lui abbia la vita eterna; Io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6,37-40).

[111]IL VANGELO ETERNO: Intanto i Giudei mormoravano di Lui perché aveva detto: “Io sono il pane disceso dal Cielo”. E dicevano: “Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di Lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?”. Gesù rispose: “Non mormorate tra di voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e Io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da Lui, viene a me. Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna” (Gv 6,41-47).

[112] “Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele cioè Dio con noi” (Is 7,14; 8,8.10).

 “Susciterò a Davide un germoglio giusto, che regnerò da vero re e sarà saggio ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra. Nei suoi giorni giuda sarà salvato e Israele starà sicuro nella sua dimore; questo sarà il nome con cui lo chiameranno: Signore-nostra-giustizia” (Ger 23,5-4). “È noto infatti che il Signore nostro è germogliato da Giuda” (Eb 7,14).

[113] “Ecco un uomo che si chiama Germoglio: spunterà da sé e ricostruirà il tempio del Signore. Egli riceverà la gloria, egli siederà da sovrano sul suo trono” (Zaccaria 6,12-13).

[114] “Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spoglio sé stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini…” (Filp. 2,6-8).

[115] “In essa c’è uno spirito santo, senza macchia, terso; nulla di contaminato in essa s’infiltra. È un riflesso della luce perenne, uno specchio senza macchia dell’attività di Dio e un’immagine della sua bontà” (Sap 7,22.25-26).

[116] “Dietro il secondo velo poi c’era una Tenda, detta Santo dei Santi, con l’altare d’oro per i profumi e l’arca dell’alleanza tutta ricoperta d’oro, nella quale si trovavano un’urna d’oro contenente la manna, la verga di Aronne che aveva fiorito e le tavole dell’alleanza” (Ebrei 9,4-5).

[117] Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38).

[118] “E sopra l’arca stavano i cherubini della gloria, che facevano ombra al luogo dell’espiazione” (Eb. 9,5)

[119] “Tutta bella tu sei, amica mia, in te nessuna macchia. Giardino chiuso tu sei, sorella mia, sposa, giardino chiuso, fontana sigillata” (Ct. 4,7.12)

[120] “Bruna sono ma bella. Non state a guardare che sono bruna, poiché mi ha abbronzato il sole. I figli di mia madre si sono sdegnati con me: mi hanno messo a guardia delle vigne” (Ct 1,5-6). Si riferisce, non al colore della pelle, ma all’umiltà perfetta maturata sotto il sole della carità. Per il colore della pelle di Maria possiamo citare: “Chi è costei che sorge come l’aurora, bella come la luna, fulgida come il sole?” (Ct 6,10). L’aurora è rosea, la luna è bianca e il sole è biondo…” La chioma del tuo capo è come la porpora un re è stato preso dalle tue trecce.

” (Ct 7,6).

[121] Allora il Signore Dio disse al serpente: “… Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Gen 3,15).

[122] “Tutti i tuoi figli saranno discepoli del Signore, grande sarà la prosperità dei tuoi figli” (Is 54,13). “Non dovranno più istruirsi gli uni gli altri, dicendo: Riconoscete il Signore, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande” (Ger 31,34). “Ti fidanzerò con me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore” (Os 2,22).

[123]IL VANGELO ETERNO: “Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in terno e il pane che Io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Gv 6,48-51).

[124] “Chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti. Se però ci esaminassimo attentamente da noi stessi, non saremmo giudicati” (1 Cor 11,29-31)

[125]IL VANGELO ETERNO: Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”. Gesù disse: “In verità, in verità vi dico: “se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e Io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e Io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e Io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno” (Gv 6,52-58).

[126] “Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini sé stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice” (1 Cor 11,27-28).

[127]IL VANGELO ETERNO: Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga a Cafarnao. Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: “Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?” (Gv 6,59-60).

[128]IL VANGELO ETERNO: Gesù, conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: “Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che do la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita” (Gv 6,61-63).

[129]IL VANGELO ETERNO: “Ma vi sono alcuni tra voi che non credono”. Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E continuò: “Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio”. Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con Lui (Gv 6,64-66).

[130]IL VANGELO ETERNO: Rispose Gesù: “Non ho forse scelto Io voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!”. Egli parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: questi infatti stava per tradirlo, uno dei Dodici” (Gv 6,70).

[131] 9 dicembre 1945. L’Evangelo Op. Cit. Vol 5. Cap. 355

[132] “Non dire: “Mi sono ribellato per colpa del Signore”, perché ciò che egli detesta, non devi farlo. Non dire: “Egli mi ha sviato”, perché egli non ha bisogno di un peccatore. Il Signore odia ogni abominio, esso non è voluto da chi teme Dio. Egli da principio creò l’uomo e lo lasciò in balìa del suo proprio volere. Se vuoi, osserverai i comandamenti; l’essere fedele dipenderà dal tuo buon volere. Egli ti ha posto davanti il fuoco e l’acqua; là dove vuoi stenderai la tua mano. Davanti agli uomini stanno la vita e la morte; a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà. Egli non ha comandato a nessuno di essere empio e non ha dato a nessuno il permesso di peccare” (Sir.15,11-20).

[133] Neemia riprese duramente i notabili e i magistrati perché esigevano un interesse da usuraio dai loro fratelli: “Quello che voi fate non è ben fatto. Non dovreste voi camminare nel timore del nostro Dio per non essere scherniti dagli stranieri nostri nemici? Anch’io e i miei fratelli abbiamo dato loro in prestito denaro e grano. Ebbene, condoniamo loro questo debito! Rendete loro oggi stesso i loro beni e l’interesse del denaro del grano, vino e olio di cui siete creditori nei loro riguardi” (Neemia 4,7-11)

[134]IL VANGELO ETERNO: Mentre i discepoli si trovavano insieme in Galilea e mentre tutti erano sbalorditi per tutte le cose che faceva, Gesù istruiva i suoi discepoli e diceva loro: “Ascoltate bene quello che sto per dirvi: Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni risusciterà”. Ed essi furono molto rattristati e non riuscivano a capire queste parole; per loro restavano così misteriose che non ne comprendevano il senso e avevano paura di rivolgergli domanda su tale argomento (Mt 17,22-23; Mc 9,30-32; Lc 9,43-45).

[135] Più il Signore si avvicinava all’ora delle tenebre, ora in cui fu quasi sommerso dalla tristezza e dall’angoscia: “La mia anima è triste fino alla morte” (Mt 26,37-38), più cominciava a provare le ore di oscurità.

[136] Gesù trasse conforto da un angelo (Lc 22,43). Ora ne trae dal suo Pietro.

[137] 3 gennaio 1946. L’Evangelo Op. Cit. Vol 6. Cap. 365

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