Nuova Evangelizzazione
Vangeli del vincitore
di Satana.
SECONDO IL PICOLO GIOVANNI.
A cura di Fray Jesus Maria de Cabanaconde S.O.S
Servo dell’Ordine dei Salvatori
Metodo per vincere Satana
Dice Gesù:
“Satana, lo hai visto, si presenta sempre con veste benevola. Con aspetto comune. Se le anime sono attente, e soprattutto in spirituali contatti con Dio, avvertono quell’avviso che le rende guardinghe e pronte a combattere le insidie demoniache. Ma se le anime sono disattente al divino, separate da una carnalità che soverchia e assorda, non aiutate dalla preghiera che congiunge a Dio e riversa la sua forza come da un canale nel cuore dell’uomo, allora difficilmente esse si avvedono del tranello nascosto sotto l’apparenza innocua e vi cadono. Liberarsene è, poi, molto difficile.
Come Io mi sia comportato, lo hai visto. Silenzio e orazione. Silenzio. Perché, se Satana fa la sua opera di seduttore e ci viene intorno, lo si deve subire senza stolte impazienze e vili paure. Ma reagire con la sostenutezza alla sua presenza, e con la preghiera alla sua seduzione.
È inutile discutere con Satana. Vincerebbe lui, perché è forte nella sua dialettica. Non c’è che Dio che lo vinca. E allora ricorrere a Dio, che parli per noi, attraverso a noi. Mostrare a Satana quel Nome e quel Segno, non tanto scritti su una carta o incisi su un legno, quanto scritti e incisi nel cuore. Il mio Nome, il mio Segno. Ribattere a Satana, unicamente quando insinua che egli è come Dio, usando la parola di Dio. Egli non la sopporta.
Poi, dopo la lotta, viene la vittoria, e gli angeli servono e difendono il vincitore dall’odio di Satana. Lo ristorano con le rugiade celesti, con la grazia che riversano a piene mani nel cuore del figlio fedele, con la benedizione che accarezza lo spirito. Occorre avere volontà di vincere Satana e fede in Dio e nel suo aiuto. Fede nella potenza della preghiera e nella bontà del Signore. Allora Satana non può fare del male”.
1. Gesù tentato da Satana nel deserto. Come si vincono le tentazioni[1].
Le tentazioni del Messia nel deserto.
Solitudine petrosa[2].
1Vedo la solitudine petrosa già vista alla mia sinistra nella visione del battesimo di Gesù al Giordano. Però devo essere molto addentrata in essa, perché non vedo affatto il bel fiume lento e azzurro, né la vena di verde che lo costeggia alle sue due rive, come alimentata da quell’arteria d’acqua. Qui solo solitudine, pietroni, terra talmente arsa da esser ridotta a polvere giallastra, che ogni tanto il vento solleva con piccoli vortici, che paion fiato di bocca febbrile tanto sono asciutti e caldi. E tormentosi per la polvere che penetra con essi nelle narici e nelle fauci. Molto rari, qualche piccolo cespuglio spinoso, non si sa come resistente in quella desolazione. Sembrano ciuffetti di superstiti capelli sulla testa di un calvo. Sopra, un cielo spietatamente azzurro; sotto, il suolo arido; intorno, massi e silenzio. Ecco quanto vedo come natura.
Il digiuno[3].
2Addossato ad un enorme pietrone, che per la sua forma, fatta su per giù così
come mi sforzo a disegnarla, fa un embrione di grotta, e seduto su un sasso trascinato nell’incavo, al
punto +, sta Gesù. Si ripara così dal sole cocente. E l’interno ammonitore mi
avverte che quel sasso, su cui ora siede, è anche il suo inginocchiatoio e il suo guanciale quando
prende le brevi ore di riposo avvolto nel suo mantello, al lume delle stelle e all’aria fredda della
notte. Infatti là presso è la sacca che gli ho visto prendere prima di partire da Nazareth. Tutto il suo
avere. E, dal come si piega floscia, comprendo che è vuota del poco cibo che vi aveva messo Maria.
3Gesù è molto magro e pallido. Sta seduto con i gomiti appoggiati ai ginocchi e gli avambracci sporti in avanti, con le mani unite ed intrecciate nelle dita. Medita. Ogni tanto solleva lo sguardo e lo gira attorno e guarda il sole alto, quasi a perpendicolo, nel cielo azzurro. Ogni tanto, e specie dopo aver girato lo sguardo attorno e averlo alzato verso la luce solare, chiude gli occhi e si appoggia al masso, che gli fa da riparo, come preso da vertigine.
Il Tentatore[4]
4Vedo apparire il brutto ceffo di Satana. Non che si presenti nella forma che noi ce lo raffiguriamo, con corna, coda, ecc. ecc. Pare un beduino avvolto nel suo vestito e nel suo mantellone, che pare un domino da maschera. Sul capo il turbante, le cui falde bianche scendono a far riparo sulle spalle e lungo i lati del viso. Di modo che di questo appare un breve triangolo molto bruno, dalle labbra sottili e sinuose, dagli occhi nerissimi e incavati, pieni di bagliori magnetici. Due pupille che ti leggono in fondo al cuore, ma nelle quali non leggi nulla, o una sola parola: mistero. L’opposto dell’occhio di Gesù, tanto magnetico e fascinatore anche esso, che ti legge in cuore, ma nel quale leggi anche che nel suo cuore è amore e bontà per te. L’occhio di Gesù è una carezza sull’anima. Questo è come un doppio pugnale che ti perfora e brucia.
Tentazione dello scoraggiamento
5Si avvicina a Gesù: «Sei solo?».
Gesù lo guarda e non risponde.
«Come sei capitato qui? Ti sei sperduto?».
Gesù lo guarda da capo e tace.
6«Se avessi dell’acqua nella borraccia, te la darei. Ma ne sono senza anche io. M’è morto il cavallo e mi dirigo a piedi al guado. Là berrò e troverò chi mi dà un pane. So la via. Vieni con me. Ti guiderò».
Gesù non alza più neppure gli occhi.
7«Non rispondi? Sai che, se resti qui, muori? Già si leva il vento. Sarà bufera. Vieni».
Gesù stringe le mani in muta preghiera.
8«Ah! sei proprio Tu, dunque? È tanto che ti cerco! Ed ora è tanto che ti osservo. Dal momento che sei stato battezzato. Chiami l’Eterno? È lontano. Ora sei sulla terra ed in mezzo agli uomini. E negli uomini regno io. Pure mi fai pietà e ti voglio soccorrere, perché sei buono e sei venuto a sacrificarti per nulla. Gli uomini ti odieranno per la tua bontà. Non capiscono che oro e cibo, e senso. Sacrificio, dolore, ubbidienza, sono parole morte per loro più di questa terra che ci è d’intorno. Essi sono aridi più ancora di questa polvere. Solo il serpe può nascondersi qui, attendendo di mordere, e lo sciacallo di sbranare. Vieni via. Non merita soffrire per loro. Li conosco più di Te».
9Satana si è seduto di fronte a Gesù e lo fruga col suo sguardo tremendo, e sorride con la sua bocca di serpe.
Tentazione della lussuria
10Gesù tace sempre e prega mentalmente. «Tu diffidi di me. Fai male. Io sono la sapienza della terra. Ti posso esser maestro per insegnarti a trionfare. Vedi: l’importante è trionfare. Poi, quando ci si è imposti e si è affascinato il mondo, allora lo si conduce anche dove si vuole noi. Ma prima bisogna essere come piace a loro. Come loro. Sedurli facendo loro credere che li ammiriamo e li seguiamo nel loro pensiero. Sei giovane e bello. Comincia dalla donna. È sempre da essa che si deve incominciare. Io ho sbagliato inducendo la donna alla disubbidienza. Dovevo consigliarla per altro modo. Ne avrei fatto uno strumento migliore e avrei vinto Dio. Ho avuto fretta. Ma Tu! Io t’insegno, perché c’è stato un giorno che ho guardato a Te con giubilo angelico, e un resto di quell’amore è rimasto, ma Tu ascoltami ed usa della mia esperienza. Fatti una compagna. Dove non riuscirai Tu, essa riuscirà. Sei il nuovo Adamo: devi avere la tua Eva. E poi, come puoi comprendere e guarire le malattie del senso se non sai che cosa sono? Non sai che è lì il nocciolo da cui nasce la pianta della cupidità e della prepotenza? Perché l’uomo vuole regnare? Perché vuole essere ricco, potente? Per possedere la donna. Questa è come l’allodola. Ha bisogno del luccichio per essere attirata. L’oro e la potenza sono le due facce dello specchio che attirano le donne e le cause del male nel mondo.
11Guarda: dietro a mille delitti dai volti diversi ce ne sono novecento almeno che hanno radice nella fame del possesso della donna o nella volontà di una donna, arsa da un desiderio che l’uomo non soddisfa ancora o non soddisfa più. Vai dalla donna se vuoi sapere cosa è la vita. E solo dopo saprai curare e guarire i morbi della umanità. È bella, sai, la donna! Non c’è nulla di più bello nel mondo. L’uomo ha il pensiero e la forza. Ma la donna! Il suo pensiero è un profumo, il suo contatto è carezza di fiori, la sua grazia è come vino che scende, la sua debolezza è come matassa di seta o ricciolo di bambino nelle mani dell’uomo, la sua carezza è forza che si rovescia sulla nostra e la accende. Si annulla il dolore, la fatica, il cruccio quando si posa presso una donna, ed essa è fra le nostre braccia come un fascio di fiori.
Tentazione della gola[5]
12Ma che stolto che sono! Tu hai fame e ti parlo della donna. La tua vigoria è esausta. Per questo, questa fragranza della terra, questo fiore del creato, questo frutto che dà e suscita amore, ti pare senza valore.
13Ma guarda queste pietre. Come sono tonde e levigate, dorate sotto al sole che scende. Non sembrano pani? Tu, Figlio di Dio, non hai che dire: “Voglio”, perché esse divengano pane fragrante come quello che ora le massaie levano dal forno per la cena dei loro familiari. E queste acacie così aride, se Tu vuoi, non possono empirsi di dolci pomi, di datteri di miele? Satollati, o Figlio di Dio! Tu sei il Padrone della terra. Essa si inchina per mettere ai tuoi piedi sé stessa e sfamare la tua fame.
14Lo vedi che impallidisci e vacilli solo a sentir nominare il pane? Povero Gesù! Sei tanto debole da non potere più neppure comandare al miracolo? Vuoi che lo faccia io per Te? Non ti sono a paro. Ma qualcosa posso. Starò privo per un anno della mia forza, la radunerò tutta, ma ti voglio servire, perché Tu sei buono ed io sempre mi ricordo che sei il mio Dio, anche se ora ho demeritato di chiamarti tale. Aiutami con la tua preghiera perché io possa…»
15«Taci. “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che viene da Dio”»[6].
Tentazione della presunzione[7].
16Il demonio ha un sussulto di rabbia. Digrigna i denti e stringe i pugni. Ma si contiene e volge il digrigno in sorriso.
17«Comprendo. Tu sei sopra le necessità della terra e hai ribrezzo a servirti di me. L’ho meritato. Ma vieni, allora, e vedi cosa è nella Casa di Dio. Vedi come anche i sacerdoti non ricusano di venire a transazioni fra lo spirito e la carne. Perché infine sono uomini e non angeli. Compi un miracolo spirituale. Io ti porto sul pinnacolo del Tempio e Tu trasfigurati in bellezza lassù, e poi chiama le coorti di angeli e di’ che facciano delle loro ali intrecciate pedana al tuo piede e ti calino così nel cortile principale. Che ti vedano e si ricordino che Dio è. Ogni tanto è necessario manifestarsi, perché l’uomo ha una memoria tanto labile, specie in ciò che è spirituale. Sai come gli angeli saranno beati di far riparo al tuo piede e scala a Te che scendi!».
18«”Non tentare il Signore Iddio tuo” è detto»[8].
19«Comprendi che anche la tua apparizione non muterebbe le cose, e il Tempio continuerebbe ad esser mercato e corruzione. La tua divina sapienza lo sa che i cuori dei ministri del Tempio sono un nido di vipere, che si sbranano e sbranano pur di predominare. Non sono domati che dalla potenza umana.
Tentazione dell’orgoglio[9]
20E allora, vieni. Adorami. Io ti darò la terra. Alessandro, Ciro, Cesare, tutti i più grandi dominatori passati o viventi saranno simili a capi di meschine carovane rispetto a Te, che avrai tutti i regni della terra sotto il tuo scettro. E, coi regni, tutte le ricchezze, tutte le bellezze della terra, e donne, e cavalli, e armati e templi. Potrai alzare dovunque il tuo Segno, quando sarai Re dei re e Signore del mondo. Allora sarai ubbidito e venerato dal popolo e dal sacerdozio. Tutte le caste ti onoreranno e ti serviranno, perché sarai il Potente, l’Unico, il Signore.
21Adorami un attimo solo! Levami questa sete che ho d’esser adorato! È quella che mi ha perduto. Ma è rimasta in me e mi brucia. Le vampe dell’inferno sono fresca aria del mattino rispetto a questo ardore che mi brucia l’interno. È il mio inferno, questa sete. Un attimo, un attimo solo, o Cristo, Tu che sei buono! Un attimo di gioia all’eterno Tormentato! Fammi sentire cosa voglia dire essere dio e mi avrai devoto, ubbidiente come servo per tutta la vita, per tutte le tue imprese. Un attimo! Un solo attimo, e non ti tormenterò più!». E Satana si butta in ginocchio, supplicando.
22Gesù si è alzato, invece. Divenuto più magro in questi giorni di digiuno, sembra ancora più alto. Il suo volto è terribile di severità e potenza. I suoi occhi sono due zaffiri che bruciano. La sua voce è un tuono, che si ripercuote contro l’incavo del masso e si sparge sulla sassaia e la piana desolata, quando dice: «Va’ via, Satana. E’ scritto: 23“Adorerai il Signore Iddio tuo e servirai Lui solo”!»[10].
Il Messia ha vinto Satana[11]
24Satana, con un urlo di strazio dannato e di odio indescrivibile, scatta in piedi, tremendo a vedersi nella sua furente, fumante persona. E poi scompare con un nuovo urlo di maledizione.
25Gesù si siede stanco, appoggiando indietro il capo contro il masso.
26Pare esausto. Suda. Ma esseri angelici vengono ad alitare con le loro ali nell’afa dello speco, purificandola e rinfrescandola. Gesù apre gli occhi e sorride. Io non lo vedo mangiare. Direi che Egli si nutre dell’aroma del Paradiso e ne esce rinvigorito. Il sole scompare a ponente. Egli prende la vuota bisaccia e, accompagnato dagli angeli, che fanno una mite luce sospesi sul suo capo mentre la notte cala rapidissima, si avvia verso est, meglio verso nord-est. Ha ripreso la sua espressione abituale, il passo sicuro. Solo resta, a ricordo del lungo digiuno, un aspetto più ascetico nel volto magro e pallido e negli occhi, rapiti in una gioia non di questa terra.
Come si vincono le tentazioni. (Insegnamento)
Esperienza carismatica
Dice Gesù:
27«Ieri eri senza la tua forza, che è la mia volontà, ed eri perciò un essere semivivo. Ho fatto riposare le tue membra e ti ho fatto fare l’unico digiuno che ti pesi: quello della mia parola. Povera Maria! Hai fatto il mercoledì delle Ceneri. In tutto sentivi il sapor della cenere, poiché eri senza il tuo Maestro. Non mi facevo sentire. Ma c’ero. Questa mattina, poiché l’ansia è reciproca, ti ho mormorato nel tuo dormiveglia: “Agnus Dei qui tollis peccata mundi, dona nobis pacem”, e te l’ho fatto ripetere molte volte, e tante te le ho ripetute. Hai creduto che parlassi su questo. No. Prima c’era il punto che ti ho mostrato e che ti commenterò. Poi questa sera ti illustrerò quest’altro.
Vigilanza e discernimento
28Satana, lo hai visto, si presenta sempre con veste benevola. Con aspetto comune. Se le anime sono attente, e soprattutto in spirituali contatti con Dio, avvertono quell’avviso che le rende guardinghe e pronte a combattere le insidie demoniache. Ma se le anime sono disattente al divino, separate da una carnalità che soverchia e assorda, non aiutate dalla preghiera che congiunge a Dio e riversa la sua forza come da un canale nel cuore dell’uomo, allora difficilmente esse si avvedono del tranello nascosto sotto l’apparenza innocua e vi cadono. Liberarsene è, poi, molto difficile.
Le vie di Satana
29Le due vie più comuni prese da Satana per giungere alle anime sono il senso e la gola. Comincia sempre dalla materia. Smantellata e asservita questa, dà l’attacco alla parte superiore.
30Prima il morale: il pensiero con le sue superbie e cupidigie; poi lo spirito, levandogli non solo l’amore – quello non esiste già più quando l’uomo ha sostituito l’amore divino con altri amori umani – ma anche il timore di Dio. È allora che l’uomo si abbandona in anima e corpo a Satana, pur di arrivare a godere ciò che vuole, godere sempre più.
Metodo per vincere Satana
31Come Io mi sia comportato, lo hai visto. Silenzio e orazione. Silenzio. Perché, se Satana fa la sua opera di seduttore e ci viene intorno, lo si deve subire senza stolte impazienze e vili paure. Ma reagire con la sostenutezza alla sua presenza, e con la preghiera alla sua seduzione.
32E’ inutile discutere con Satana. Vincerebbe lui, perché è forte nella sua dialettica. Non c’è che Dio che lo vinca. E allora ricorrere a Dio, che parli per noi, attraverso a noi. Mostrare a Satana quel Nome e quel Segno, non tanto scritti su una carta o incisi su un legno, quanto scritti e incisi nel cuore. Il mio Nome, il mio Segno. Ribattere a Satana, unicamente quando insinua che egli è come Dio, usando la parola di Dio. Egli non la sopporta.
33Poi, dopo la lotta, viene la vittoria, e gli angeli servono e difendono il vincitore dall’odio di Satana. Lo ristorano con le rugiade celesti, con la grazia che riversano a piene mani nel cuore del figlio fedele, con la benedizione che accarezza lo spirito. Occorre avere volontà di vincere Satana e fede in Dio e nel suo aiuto. Fede nella potenza della preghiera e nella bontà del Signore. Allora Satana non può fare del male.
2. L’indemoniato guarito
nella sinagoga di Cafarnao[12].
Il Portatore del Regno messianico.
Il Messia nella sinagoga[13].
1Vedo la sinagoga di Cafarnao. È già piena di folla in attesa. Gente sulla porta occhieggia sulla piazza ancora assolata, benché sia verso sera. Finalmente un grido: «Ecco il Rabbi che viene».
2La gente si volta tutta verso l’uscio, i più bassi si alzano sulle punte dei piedi o cercano di spingersi avanti. Qualche disputa, qualche spintone, nonostante i rimproveri degli addetti alla sinagoga e dei maggiorenti della città.
3«La pace sia su tutti coloro che cercano la Verità». Gesù è sulla soglia e saluta benedicendo a braccia tese in avanti. La luce vivissima che è nella piazza assolata ne staglia l’alta figura, innimbandola di luce. Egli ha deposto il candido abito ed è nel suo solito azzurro cupo. Si avanza, fra la folla, che si apre e si rinserra intorno a Lui come onda intorno ad una nave.
4«Sono malato, guariscimi!» geme un giovane, che mi pare tisico all’aspetto, e prende Gesù per la veste. Gesù gli pone la mano sul capo e dice: «Confida. Dio ti ascolterà. Lascia ora che Io parli al popolo, poi verrò a te».
5Il giovane lo lascia andare e si mette quieto.
6«Che ti ha detto?» gli chiede una donna con un bambino in braccio.
«Mi ha detto che dopo aver parlato al popolo verrà a me».
«Ti guarisce, allora?».
«Non so. Mi ha detto: “Confida”. Io spero».
«Che ha detto?»
7«Che ha detto?».
La folla vuol sapere. La risposta di Gesù è ripetuta fra il popolo.
8«Allora io vado a prendere il mio bambino».
9«Ed io porto qui il mio vecchio padre».
10«Oh! se Aggeo volesse venire! Io provo… ma non verrà».
Il Messia si mise a insegnare[14].
11Gesù ha raggiunto il suo posto. Saluta il capo della sinagoga ed è salutato da questi. È un ometto basso, grasso e vecchiotto. Per parlare a lui Gesù si china. Pare una palma che si curvi su un arbusto più largo che alto.
12«Che vuoi che ti dia?» chiede l’archisinagogo.
«Quello che credi, oppure a caso. Lo Spirito guiderà».
13«Ma… e sarai preparato?».
«Lo sono. Dài a caso. Ripeto: lo Spirito del Signore guiderà la scelta per il bene di questo popolo».
14L’archisinagogo stende una mano sul mucchio dei rotoli, ne prende uno, apre e si ferma a un dato punto. «Questo» dice.
15Gesù prende il rotolo e legge il punto segnato: «Giosuè (7, 13): “Alzati e santifica il popolo e di’ loro: ‘Santificatevi per domani perché, dice il Signore Dio d’Israele, l’anatema è in mezzo a voi, o Israele; tu non potrai stare a fronte dei tuoi nemici fino a tanto che non sia tolto di mezzo a te chi s’è contaminato con tal delitto'”». Si ferma, arrotola il rotolo e lo riconsegna.
16La folla è attentissima. Solo bisbiglia alcuno: «Ne udremo di belle contro i nemici!».
17«È il Re di Israele, il Promesso, che raccoglie il suo popolo!».
18Gesù tende le braccia nella solita posa oratoria. Il silenzio si fa completo.
Il Regno messianico[15]
Il Regno di cui il Messia è Re.
19«Chi è venuto per santificarvi si è alzato. È uscito dal segreto della casa dove si è preparato a questa missione. Si è purificato per darvi esempio di purificazione. Ha preso la sua posizione di fronte ai potenti del Tempio e al popolo di Dio, e ora è fra voi. Io sono. Non come, con mente annebbiata e fermento nel cuore, alcuni fra voi pensano e sperano. Più alto e più grande è il Regno di cui sono il Re futuro e a cui vi chiamo.
I figli del Regno messianico.
20Vi chiamo, o voi di Israele, prima d’ogni altro popolo, perché voi siete quelli che nei padri dei padri ebbero promessa di quest’ora e alleanza col Signore altissimo. Ma non con turbe di armati, non con ferocie di sangue sarà formato questo Regno, e ad esso non i violenti, non i prepotenti, non i superbi, gli iracondi, gli invidiosi, i lussuriosi, gli avari, ma i buoni, i miti, i continenti, i misericordiosi, gli umili, gli amorosi del prossimo e di Dio, i pazienti, avranno entrata.
Il nemico del Regno messianico.
21Israele! Non contro i nemici di fuori sei chiamato a combattere. Ma contro i nemici di dentro. Contro quelli che sono in ogni tuo cuore. Nel cuore dei dieci e dieci e diecimila tuoi figli. Levate l’anatema del peccato da tutti i vostri singoli cuori, se volete che domani Dio vi raduni e vi dica: “Mio popolo, a te il Regno che non sarà più sconfitto, né invaso, né insidiato da nemici”.
Il segreto del suo tempo.
22Domani. Quale, questo domani? Fra un anno o fra un mese? Oh! non cercate! Non cercate, con sete malsana, di sapere ciò che è futuro con mezzo che ha sapore di colpevole stregoneria. Lasciate ai pagani lo spirito pitone. Lasciate a Dio eterno il segreto del suo tempo. Voi da domani, il domani che sorgerà dopo quest’ora di sera, e quella che verrà di notte, che sorgerà col canto del gallo, venite a purificarvi nella vera penitenza.
Mutare vita, Dio non si irride e non si inganna.
23Pentitevi dei vostri peccati per esser perdonati e pronti al Regno. Levate da voi l’anatema del peccato. Ognuno ha il suo. Ognuno ha quello che è contrario ai dieci comandi di salute eterna. Esaminatevi ognuno con sincerità, e troverete il punto in cui avete sbagliato. Umilmente abbiatene pentimento sincero. Vogliate pentirvi. Non a parole. Dio non si irride e non si inganna. Ma pentitevi colla volontà ferma, che vi porti a mutare vita, a rientrare nella Legge del Signore. Il Regno dei Cieli vi aspetta. Domani.
Il Giorno del Regno messianico.
24Domani? vi chiedete. Oh! è sempre un domani sollecito l’ora di Dio, anche se viene al termine di una vita longeva come quella dei Patriarchi. L’eternità non ha per misura di tempo lo scorrere lento della clessidra. E quelle misure di tempo che voi chiamate giorni, mesi, anni, secoli, sono palpiti dello Spirito eterno che vi mantiene in vita. Ma voi eterni siete nello spirito vostro[16], e dovete, per lo spirito, tenere lo stesso metodo di misurazione del tempo che ha il Creatore vostro. Dire, dunque: “Domani sarà il giorno della mia morte”. Anzi, non morte per il fedele. Ma riposo di attesa, in attesa del Messia che apra le porte dei Cieli.
La morte è il passaggio a Dio o a Mammona.
25E in verità vi dico che fra i presenti solo ventisette morranno dovendo attendere. Gli altri saranno già giudicati prima della morte, e la morte sarà il passaggio a Dio o a Mammona senza indugio, perché il Messia è venuto, è fra voi e vi chiama per darvi la Buona Novella, per istruirvi alla Verità, per salvarvi al Cielo.
26Fate penitenza! Il “domani” del Regno dei Cieli è imminente. Vi trovi mondi per divenire possessori dell’eterno giorno. La pace sia con voi».
Dibattito.
Obiezione sul Regno messianico.
27Si alza a contraddirlo un barbuto e impaludato israelita. Dice: «Maestro, quanto Tu dici mi pare in contrasto con quanto è detto nel libro secondo dei Maccabei, gloria d’Israele[17]. Là è detto: “È infatti segno di grande benevolenza il non permettere ai peccatori di andare dietro per lungo tempo ai loro capricci, ma di dare subito mano al castigo. Il Signore non fa come con le altre nazioni, che le aspetta con pazienza per punirle, venuto il giorno del giudizio, quando è colma la misura dei peccati”. Tu invece parli come se l’Altissimo potesse esser molto lento nel punirci, attendendoci, come gli altri popoli, al tempo del Giudizio, quando sarà colma la misura dei peccati. Veramente i fatti ti smentiscono. Israele è punito come dice lo storico dei Maccabei. Ma, se fosse come Tu dici, non vi è dissapore fra la tua dottrina e quella chiusa nella frase che ti ho detto?».
28«Chi sei, Io non so[18]. Ma, chiunque tu sia, ti rispondo. Non c’è dissapore nella dottrina, ma nel modo di interpretare le parole. Tu le interpreti secondo il modo umano. Io secondo quello dello spirito. Tu, rappresentante della maggioranza, vedi tutto con riferimenti al presente e al caduco. Io, rappresentante di Dio, tutto spiego e applico all’eterno e al soprannaturale. Vi ha colpiti, sì, Geovè[19] nel presente, nella superbia e nella giustizia d’esser un “popolo”, secondo la terra. Ma come vi ha amati e come vi usa pazienza, più che con ogni altro, concedendo a voi il Salvatore, il suo Messia, perché lo ascoltiate e vi salviate prima dell’ora dell’ira divina! Non vuole più che voi siate peccatori. Ma se nel caduco vi ha colpiti, vedendo che la ferita non sana, ma anzi ottunde sempre più il vostro spirito, ecco che vi manda non punizione ma salvezza. Vi manda Colui che vi sana e vi salva. Io che vi parlo».
Obiezioni sulla messianicità di Gesù.
29«Non trovi di essere audace nel professarti rappresentante di Dio? Nessuno dei Profeti osò tanto, e Tu… Chi sei, Tu che parli? E per ordine di chi parli?».
30«Non potevano i Profeti dire di loro stessi ciò che Io di Me stesso dico. Chi sono? L’Atteso, il Promesso, il Redentore. Già avete udito colui che lo precorre dire: “Preparate la via del Signore… Ecco il Signore Iddio che viene… Come un pastore pascerà il suo gregge, pure essendo l’Agnello della Pasqua vera”[20]. Fra voi sono quelli che hanno udito dal Precursore queste parole e hanno visto balenare il cielo per una luce che scendeva in forma di colomba, e udito una voce che parlava dicendo chi ero[21]. Per ordine di chi parlo? Di Colui che è e che mi manda».
31«Tu lo puoi dire, ma puoi esser anche un mentitore o un illuso. Le tue parole sono sante, ma talora Satana ha parole di inganno tinte di santità per trarre in errore. Noi non ti conosciamo».
32«Io sono Gesù di Giuseppe della stirpe di Davide, nato a Betlem Efrata, secondo le promesse[22], detto nazareno perché a Nazareth ho casa. Questo secondo il mondo. Secondo Dio sono il suo Messo. I miei discepoli lo sanno».
33«Oh! loro! Possono dire ciò che vogliono e ciò che Tu fai loro dire».
34«Un altro parlerà, che non mi ama, e dirà chi sono. Attendi che Io chiami uno di questi presenti».
Prova della Messianicità[23].
35Gesù guarda la folla che è stupita dalla disputa, urtata e divisa fra opposte correnti. La guarda, cercando qualcuno coi suoi occhi di zaffiro, poi chiama forte: «Aggeo! Vieni avanti. Te lo comando»[24].
36Grande brusio fra la folla, che si apre per lasciar passare un uomo, tutto scosso da un tremito e sorretto da una donna.
37«Conosci tu quest’uomo?».
«Sì. È Aggeo di Malachia, qui di Cafarnao. Posseduto è da uno spirito malvagio che lo dissenna in furie repentine».
38«Tutti lo conoscono?».
La folla grida: «Sì, sì».
39«Può alcuno dire che fu meco in parole, anche per pochi minuti?».
La folla grida: «No, no, quasi ebete è, e non esce mai dalla sua casa, e nessuno ti ha visto in essa».
40«Donna, portalo a Me davanti».
La donna lo spinge e trascina, mentre il poveretto trema più forte.
41L’archisinagogo avverte Gesù: «Sta’ attento! Il demonio sta per tormentarlo… e allora si avventa, graffia e morde».
La folla fa largo, pigiandosi contro le pareti. I due sono ormai di fronte.
42Un attimo di lotta. Pare che l’uomo, uso al mutismo, stenti a parlare e mugola, poi la voce si forma in parola: «Che c’è fra noi e Te, Gesù di Nazareth? Perché sei venuto a tormentarci? Perché a sterminarci, Tu, Padrone del Cielo e della terra? So chi sei: il Santo di Dio. Nessuno, nella carne, fu più grande di Te, perché nella tua carne d’uomo è chiuso lo Spirito del Vincitore eterno. Già mi hai vinto in…».
«Taci! Esci da costui. Lo comando».
43L’uomo è preso come da un parossismo strano. Si dimena a strattoni, come se ci fosse chi lo maltratta con urti e strapponate, urla con voce disumana, spuma e poi viene gettato al suolo da cui poi si rialza stupito e guarito.
44«Hai udito? Che rispondi ora?» chiede Gesù al suo oppositore. L’uomo barbuto e impaludato fa una alzata di spalle e, vinto, se ne va senza rispondere. La folla lo sbeffeggia e applaude Gesù.
Tumulto di benedizioni[25].
45«Silenzio. Il luogo è sacro!» dice Gesù, e poi ordina: «A Me il giovane al quale ho promesso aiuto da Dio».
46Viene il malato. Gesù lo carezza: «Hai avuto fede! Sii sanato. Va’ in pace e sii giusto».
47Il giovane ha un grido. Chissà che sente? Si prostra ai piedi di Gesù e li bacia ringraziando: «Grazie per me e per la madre mia!».
48Vengono altri malati: un bimbo dalle gambine paralizzate. Gesù lo prende fra le braccia, lo carezza e lo pone in terra… e lo lascia. E il bambino non cade, ma corre dalla mamma, che lo riceve sul cuore piangendo e che benedice a gran voce «il Santo d’Israele». Viene un vecchietto cieco, guidato dalla figlia. Anche lui viene sanato con una carezza sulle orbite malate.
La folla è in un tumulto di benedizioni.
49Gesù si fa largo sorridendo e, per quanto sia alto, non arriverebbe a fendere la folla se Pietro, Giacomo, Andrea e Giovanni non lavorassero di gomito generosamente e si aprissero un varco dal loro angolo sino a Gesù e, poi, lo proteggessero sino all’uscita nella piazza, dove ora non è più sole.
3. “La sfida tra l’Eterno e Satana”[26].
Duello dell’Amore con l’Odio.
Nemici del Messia.
1Gesù è a Betsaida. Parla stando ritto sulla barca che lo ha ivi portato e che è quasi arenata sulla riva, tenuta legata ad un palo di un moletto rudimentale. Molta gente, seduta a semicerchio sulla rena, lo ascolta. Gesù ha appena iniziato il suo discorso.
2«… e qui vedo che mi amate anche voi di Cafarnao, voi che mi avete seguito, trascurando commerci e comodi pur di udire la parola che vi ammaestra. So anche che, più che trascuranza di commerci e perciò danno alla vostra borsa, questo vi porta derisione e può portarvi danno anche sociale. Lo so che Simone, Eli, Uria e Gioacchino sono a Me contrari. Oggi contrari, domani nemici. E vi dico perché Io non inganno nessuno, né voglio ingannare voi, miei amici fedeli che per nuocere a Me, per darmi dolore, per vincermi coll’isolarmi, essi, i potenti di Cafarnao, useranno tutti i mezzi… Insinuazioni come minacce, derisioni come calunnie. Tutto userà il Nemico comune per strappare anime al Cristo e farsene prede. Io vi dico: chi persevererà sarà salvo[27]; ma anche vi dico: chi ha più amore alla vita e al benessere che alla salute eterna è libero di andare, di lasciarmi, di occuparsi della piccola vita e del transitorio benessere. Io non trattengo nessuno.
Vaglio delle coscienze.
3L’uomo è essere libero. Io sono venuto a liberare vieppiù l’uomo. E dal peccato, e ciò per lo spirito. E dalle catene di una religione svisata, oppressiva, che soffoca sotto fiumi di clausole, di parole, di precetti, la vera parola di Dio, netta, breve, luminosa, facile, santa, perfetta. La mia venuta è vaglio delle coscienze. Io raccolgo il mio grano sull’aia e lo batto colla dottrina di sacrificio e lo crivello col crivello della sua stessa volontà. La pula, le saggine, le vecce, le zizzanie voleranno via leggere e inutili, cadranno pesanti e nocive e saranno pasto ai volatili, e nel mio granaio entrerà solo il grano eletto, puro, solido, buono. Il grano: i santi.
La sfida di Satana.
4Una sfida è corsa da secoli fra l’Eterno e Satana. Satana, inorgoglito dalla prima vittoria sull’uomo, ha detto a Dio: “I tuoi creati saranno per sempre miei. Nulla, neppure il castigo, neppure la Legge che loro vuoi dare li farà capaci di guadagnarsi il Cielo, e questa tua Dimora da cui mi hai cacciato, cacciato me[28], l’unico intelligente fra i tuoi creati, ti rimarrà vuota, inutile, triste come tutte le cose inutili”.
5E l’Eterno rispose al Maledetto: “Questo ancor potrai sinché il tuo veleno è solo a regnare nell’uomo. Ma Io manderò il mio Verbo, e la sua parola neutralizzerà il tuo veleno, sanerà i cuori, li guarirà dalla demenza di cui li hai macchiati o insatanassati, ed essi torneranno a Me. Come pecore che sviate ritrovano il pastore, essi torneranno al mio Ovile, e il Cielo sarà popolato. Per essi l’ho fatto. E tu digrignerai i tuoi orridi denti per rabbia impotente, là nel tuo orrido regno, prigione e maledetto, e su te verrà ribaltata dagli angeli la pietra di Dio e sigillata, e tenebre e odio saranno teco e coi tuoi, mentre luce e amore, canto e beatitudine, e libertà infinita, eterna, sublime, sarà dei miei”. E Mammona con risata di scherno ha giurato: “E sulla mia Geenna io giuro che quando sarà l’ora io verrò. Sarò onnipresente presso gli evangelizzati, e vedremo se io o Tu saremo vincitori”.
Duello dell’Amore contra l’Odio.
6Sì, che Satana vi insidia per vagliarvi. Ed Io pure vi circuisco per vagliarvi. I contendenti sono due: Io e lui. Voi nel mezzo. Il duello dell’Amore con l’Odio, della Sapienza con l’Ignoranza, della Bontà col Male è su voi e intorno a voi. A stornare i colpi malvagi su voi, Io basto. Mi frappongo fra l’arma satanica e il vostro essere, e accetto di esser ferito in vostra vece perché vi amo. Ma i colpi all’interno di voi, voi li dovete stornare con la vostra volontà[29], correndo verso di Me, mettendovi nella mia Via che è Verità e Vita. Chi non è voglioso di Cielo non avrà il Cielo. Chi non è atto ad esser discepolo del Cristo sarà pula leggera che il vento del mondo seco trasporta. Chi è nemico del Cristo è seme nocivo che rinascerà nel regno satanico.
Conseguenze del peccato della prostituzione.
7Io so perché siete venuti, voi di Cafarnao. E tanto ho la coscienza pura del peccato che mi si addebita, e in nome del quale inesistente peccato mi si mormora dietro, insinuandovi che udirmi e seguirmi è complicità col peccatore, che non temo di rendere nota la ragione a questi di Betsaida. Fra voi, cittadini di Betsaida, vi sono degli anziani che non hanno dimenticato, per diverse ragioni, la Bella di Corazim. Vi sono uomini che con essa peccarono, vi sono donne che per essa piansero. Piansero e – oh! ancor non ero venuto a dire: “Amate chi vi nuoce”! – piansero e poi giubilarono quando la seppero morsa dalla putredine, trasudata dalle sue viscere impure all’esterno del suo splendido corpo, figura di quella lebbra più grave che le aveva roso l’anima di adultera, omicida e meretrice. Adultera settanta volte sette, e con chiunque avesse nome “uomo” e avesse denaro. Omicida sette volte sette dei suoi concepimenti bastardi; meretrice per vizio e neppur per bisogno.
8Oh! vi capisco, mogli tradite! Comprendo il vostro giubilare quando vi fu detto: “Le carni della Bella sono più fetide e sfatte di quelle di una carogna giacente nel fosso di una via maestra, preda ai corvi ed ai vermi. Ma vi dico: sappiate perdonare. Dio ha fatto le vostre vendette, e poi Dio ha perdonato. Perdonate voi pure. Io l’ho perdonata anche in nome vostro, perché vi so buone, o donne di Betsaida che mi salutate col grido: “Benedetto l’Agnello di Dio! Benedetto Colui che viene in nome del Signore!” Se sono Agnello, e tale mi conoscete, se vengo fra voi, Io Agnello, voi dovete divenire tutte pecore mansuete, anche quelle che un lontano, ormai lontano dolore di sposa tradita, fa con istinti di fiera che difende il suo nido. Non potrei rimanere fra voi se tigri e iene foste, Io che Agnello sono.
“Siate corredentori!”.
Doveri salvifici del Messia.
9Colui che viene nel Nome santissimo di Dio a raccogliere giusti e peccatori per portarli al Cielo, è andato anche dalla pentita e le ha detto: “Sii mondata. Va’ ed espia”. Questo l’ho fatto in sabato. E di questo mi si accusa. Accusa ufficiale. La seconda è di aver avvicinato una meretrice. Una che fu meretrice. Ora non era che un’anima piangente sul suo peccato.
10Ebbene, Io dico: l’ho fatto e lo farò. Portatemi il Libro, scrutatelo, studiatelo, svisceratelo. Trovate, se vi riesce, un punto che vieti al medico di curare un malato, ad un levita di occuparsi dell’altare, ad un sacerdote di non ascoltare un fedele, solo perché è sabato. Ed Io, se lo trovate e me lo mostrate, dirò, battendomi il petto: “Signore, ho peccato al tuo cospetto e a quello degli uomini. Non sono degno del perdono. Ma, se Tu vuoi esser pietoso al tuo servo, Io ti benedirò finché duri il mio soffio vitale”. Perché quell’anima era una malata. E del medico hanno bisogno i malati. Era un altare profanato ed aveva bisogno che un levita lo mondasse. Era un fedele che andava a piangere nel Tempio vero del Dio vero, ed aveva bisogno del sacerdote che ve l’introducesse. In verità vi dico che Io sono il Medico, il Levita, il Sacerdote. In verità vi dico che, se Io non farò il mio dovere, sperdendo anche una sola delle anime che hanno pungolo di salvezza col non salvarla, Dio Padre me ne chiederà conto e mi punirà per quest’anima perduta.
11Ecco il mio peccato, secondo i potenti di Cafarnao. Avrei potuto attendere il giorno dopo il sabato a farlo. Sì. Ma perché tardare di altre ventiquattro ore a riammettere nella pace di Dio un cuore contrito? Era in quel cuore l’umiltà vera, la sincerità cruda, il dolore perfetto. Io ho letto in quel cuore. La lebbra era ancora sul suo corpo. Ma il cuore ne era già guarito per il balsamo di anni di pentimento, di lacrime, di espiazione. Non aveva bisogno quel cuore, per essere avvicinato da Dio, senza per questa vicinanza rendere impura l’aura santa che circonda Iddio, altro che della mia riconsacrazione. L’ho fatto. Ella è uscita dal lago monda anche nelle carni. Ma ancor più monda nel cuore.
Potenze che levano la colpa.
12Quanti, oh! quanti di quelli che sono entrati nelle acque del Giordano, per ubbidire al comando del Precursore, non ne sono usciti mondi come lei!
13Perché il loro battesimo non era atto volontario, sentito, sincero di uno spirito che voleva prepararsi al mio avvento. Ma solo una forma per apparire perfetti in santità agli occhi del mondo. Perciò era ipocrisia e superbia. Due colpe che aumentavano il cumulo di colpe preesistenti nel loro cuore. Il battesimo di Giovanni non è che un simbolo. Vi vuol dire: “Mondatevi dalla superbia umiliandovi a dirvi peccatori; dalle lussurie lavandovi dalle scorie di esse”. Ma è l’anima che va battezzata con la volontà vostra, per essere monda al convito di Dio. Non vi è colpa tanto grande che non possa esser lavata dal pentimento prima, dalla Grazia poi, dal Salvatore infine[30]. Non vi è peccatore tanto grande che non possa alzare la faccia atterrata e sorridere ad una speranza di redenzione. Basta che egli sia completo nel rinunciare alla colpa, eroico nel resistere alla tentazione, sincero nella volontà di rinascere.
Siate corredentori.
14Io ora vi dico una verità che ai miei nemici sembrerebbe bestemmia. Ma voi siete i miei amici. Parlo specialmente per voi, miei discepoli già scelti, e poi per tutti voi che mi ascoltate. Vi dico: gli angeli, spiriti puri e perfetti, viventi nella luce della SS. Trinità e in essa giubilanti, nella loro perfezione hanno, e riconoscono di averla, una inferiorità rispetto a voi, uomini lontani dal Cielo. Hanno l’inferiorità del non potersi sacrificare, del non poter soffrire per cooperare alla redenzione dell’uomo. E che vi pare? Dio non prende un suo angelo per dirgli: “Sii il redentore dell’Umanità”. Ma prende suo Figlio. E sapendo che, per quanto sia incalcolabile il Sacrificio e infinito il suo potere, ancor manca- ed è bontà paterna che non vuole fare differenza fra il Figlio del suo amore e i figli del suo potere – alla somma di meriti da contrapporre alla somma dei peccati che d’ora in ora l’Umanità accumula, ecco che non prende altri angeli a colmare la misura e non dice loro: “Soffrite per imitare il Cristo”, ma lo dice a voi, a voi uomini. Vi dice: “Soffrite, sacrificatevi, siate simili al mio Agnello. Siate corredentori…” [31].
15Oh! ecco: Io vedo coorti di angeli che, lasciando per un istante di roteare nell’estasi adorante intorno al Fulcro Trino, si inginocchiano, volti alla Terra, e dicono: “Voi benedetti che potete soffrire col Cristo e per l’eterno Dio, nostro e vostro!”.
La più alta dignità dell’uomo.
16Molti non comprenderanno ancora questa grandezza. È troppo superiore all’uomo. Ma quando l’Ostia sarà immolata, quando il Grano eterno risorgerà per mai più morire, dopo esser stato colto, battuto, spogliato e sepolto nelle viscere del suolo, allora verrà l’Illuminatore super spirituale e illuminerà gli spiriti, anche quelli più tardi, rimasti però fedeli al Cristo Redentore, e allora comprenderete che non ho bestemmiato, ma vi ho annunciato la più alta dignità dell’uomo, quella di essere corredentore, anche se prima non era che peccatore. Intanto preparatevi ad essa con purità di cuore e di intenti. Più puri sarete e più comprenderete. Perché l’impurità, quale essa sia, è sempre fumo che annebbia e appesantisce vista e intelletto.
Siate casti negli sguardi.
17Siate puri. Iniziate ad esserlo dal corpo per passare allo spirito. Iniziate dai cinque sensi per passare alle sette passioni. Iniziate dall’occhio, senso che è re e che apre la via alla più mordente e complessa delle fami. L’occhio vede la carne della donna e concupisce la carne. L’occhio vede la ricchezza dei ricchi e concupisce l’oro. L’occhio vede la potenza dei governanti e concupisce il potere. Abbiate occhio pacato, onesto, morigerato, puro, e avrete desideri pacati, onesti, morigerati e puri. Più puro sarà il vostro occhio e più puro sarà il vostro cuore. Siate vigilanti sul vostro occhio, avido scopritore dei pomi tentatori. Siate casti negli sguardi se volete esser casti nel corpo. Se avrete castità di carne, avrete castità di ricchezza e di potere. Tutte le castità avrete e sarete amici di Dio.
Castità permanente.
18Non temete di esser beffati per essere casti. Temete solo di essere nemici di Dio. Un giorno udii dire: “Sarai beffato dal mondo come bugiardo o come eunuco se mostri di non appetire alla donna”. In verità vi dico che Dio ha messo il coniugio per elevarvi a suoi imitatori nel procreare e a suoi aiutanti nel popolare i Cieli. Ma vi è uno stato più alto, davanti al quale si inchinano gli angeli che ne vedono la sublimità senza poterla imitare. Uno stato che, perfetto quando durò dalla nascita alla morte, non è però precluso a coloro che più non sono vergini, ma strappano la loro fecondità, maschile o femminile che sia, annullano la loro virilità animale per divenire fecondi e virili solo nello spirito. É l’eunuchismo senza imperfezione naturale né mutilazione violenta o volontaria. L’eunuchismo che non vieta di accostarsi all’altare[32], ma anzi da esso sarà, nei futuri secoli, servito e circondato l’altare. L’eunuchismo più alto, quello a cui fa da strumento amputatore la volontà di appartenere a Dio solo, e conservare a Lui casto il corpo e il cuore perché siano in eterno fulgidi della candidezza cara all’Agnello.
19Ho parlato per il popolo e per gli eletti fra il popolo. Ora, prima di entrare a spezzare il pane e dividere il sale nella casa di Filippo, ecco che Io vi benedico tutti: i buoni per premio, i peccatori per infondere coraggio di venire verso Colui che è venuto a perdonare. La pace sia con tutti voi».
20Gesù scende dalla barca e passa fra la folla che gli si accalca intorno. All’angolo di una casa è ancora Matteo che ha ascoltato da lì il Maestro, non osando di più. Giunto a quell’altezza, Gesù si ferma e, come se benedicesse tutti, benedice ancora una volta, guarda Matteo e poi se ne va di nuovo fra il gruppo dei suoi, seguito dal popolo, e scompare in una casa.
Influsso do Satana nell’infermità dell’uomo[33].
“In ogni malattia c’è l’unghia di Satana”.
28«Ma è guarito per volontà tua o per potere del Nome tuo?», chiedono in molti.
«Per volontà del Padre, sempre benigno al Figlio. Ma anche il mio Nome è salvezza. Voi lo sapete: Gesù vuol dire Salvatore. La salvezza è dell’anima e dei corpi. Chi dice il Nome di Gesù con vera fede risorge dai morbi e dal peccato, perché in ogni malattia spirituale o fisica è l’unghia di Satana, il quale crea le malattie fisiche per portare alla ribellione e alla disperazione attraverso la sofferenza della carne, e quelle morali o spirituali per portare alla dannazione».
29«Allora secondo Te in ogni afflizione del genere umano non è estraneo Belzebù».
30«Non è estraneo. Per lui malattia e morte sono entrate nel mondo. E delitto e corruzione ugualmente per lui sono entrati nel mondo. Quando vedete uno tormentato da qualche sventura, pensate pure che egli soffre per Satana. Quando vedete che uno è causa di sventura, pensate anche che egli è strumento di Satana».
“Il Nome che fa fuggire Satana”
31«Ma le malattie vengono da Dio»
«Le malattie sono un disordine nell’ordine. Perché Dio ha creato l’uomo sano e perfetto. Il disordine, portato da Satana nell’ordine dato da Dio, ha portato seco le infermità della carne e le conseguenze delle stesse, ossia la morte, oppure le ereditarietà funeste[34]. L’uomo ha ereditato da Adamo ed Eva la macchia di origine. Ma non quella sola. E la macchia sempre più si estende abbracciando i tre rami dell’uomo: la carne sempre più viziosa e perciò debole e malata, il morale sempre più superbo e perciò corrotto, lo spirito sempre più incredulo ossia sempre più idolatra. Perciò occorre, come ho fatto Io con quel deficiente, insegnare il Nome che fuga Satana, scolpirlo nella mente e nel cuore, metterlo sull’io come un sigillo di proprietà».
32«Ma Tu ci possiedi? Chi sei, che tanto ti credi?».
«Fosse così! Ma non è. Vi possedessi, sareste già salvi. E sarebbe il mio diritto. Perché Io sono il Salvatore e dovrei avere i miei salvati. Ma coloro che avranno fede in Me li salverò».
4. Liberazione di un romano indemoniato[35].
Evangelizzazione dei romani
Ambiente.
1Gesù è oggi con i nove rimasti, perché gli altri tre sono partiti per Gerusalemme.
2Tommaso, sempre allegro, si divide perciò fra le sue verdure e le altre più spirituali incombenze, mentre Pietro con Filippo, Bartolomeo e Matteo si occupano dei pellegrini, e gli altri vanno al fiume per il battesimo. Veramente di penitenza con la sizza che tira!
3Gesù è ancora nel suo angolo nella cucina, mentre Tommaso traffica e tace per lasciare in pace il Maestro, quando entra Andrea e dice: «Maestro, c’è un malato che io dico bene guarirlo subito perché… Dicono che è folle perché non sono israeliti. Ma noi diremmo che è posseduto. Urla, sbraita, si divincola. Vieni a vedere Tu»
«Subito. Dove è?».
4«Ancora nel campo. Senti questo ululato? È lui. Pare una bestia ma è lui. Deve essere un ricco perché chi lo accompagna è ben vestito, ed il malato è stato tirato giù da un carro, molto di lusso, da molti servi. Deve essere pagano perché bestemmia gli dèi dell’Olimpo».
«Andiamo».
5«Vengo anche io a vedere», dice Tommaso, più curioso di vedere che preoccupato delle sue verdure. Escono e, in luogo di piegare verso il fiume, girano verso i campi che separano questo cascinale (noi lo diremmo così) dalla casa del fattore. In mezzo ad un prato dove prima brucavano delle pecore, che ora spaurite si sono sparpagliate in ogni senso, invano radunate dai pastori e da un cane – è il secondo cane che vedo da quando vedo – vi è un uomo tenuto legato solidamente e che, ciò nonostante, fa dei balzi da forsennato, con urli atroci che sempre più crescono più Gesù si avvicina.
6Pietro, Filippo, Matteo e Natanaele sono lì vicino, perplessi. E c’è anche della gente: uomini, perché le donne hanno paura.
7«Sei venuto, Maestro? Vedi che furia?», dice Pietro.
«Ora passerà».
«Ma… è pagano, sai?».
«E che valore ha questo?».
«Eh!… per via dell’anima! … Gesù ha un breve sorriso e procede.
Sforzo che merita premio.
8Raggiunge il gruppo del matto, che sempre più si agita. Si stacca dal gruppo uno che l’abito e il volto rasato denunciano per romano, e saluta: «Salve, Maestro. Fama di Te mi è giunta. Sei più grande d’Ippocrate nel guarire e del simulacro di Esculapio per operare miracolo sui morbi. Lo so. Vengo per questo. Mio fratello, lo vedi? Folle per misterioso male. Nessun medico ne capisce. Sono andato con lui nel tempio di Esculapio. Ma ne uscì ancora più folle. A Tolemaide ho un parente. Mi mandò un messaggio con una galera. Diceva che qui è Uno che tutti guarisce. E sono venuto. Tremendo viaggio!».
«Merita premio».
9«Ma, bada. Neppure proseliti siamo. Romani, fedeli agli dèi. Pagani, voi dite. Di Sibari, ora a Cipro».
«È verità. Pagani siete».
«Allora… nulla per noi? Il tuo Olimpo caccia il nostro od è cacciato».
Cosa è l’anima?
10«Il mio Dio, unico e trino regna, unico e solo».
«Sono venuto invano», dice il romano deluso.
«Perché?».
«Perché io sono d’un altro dio».
11«L’anima è creata da Un Solo».
«L’anima? …».
«L’anima. Quella cosa divina che da Dio viene creata per ogni uomo. Compagna nell’esistenza, superstite oltre l’esistenza».
12«E dove è?».
«Nel profondo dell’io. Ma pure essendo, come cosa divina, nell’interno del delubro più sacro, si può dire di lei – e lei dico, non essa, perché non cosa è, ma ente vero e degno d’ogni rispetto – che non è contenuta ma contiene».
Che è filosofia?
13«Per Giove! Ma sei filosofo?».
«Sono la Ragione unita a Dio».
«Credevo lo fossi per quanto dicevi…».
14«E che è filosofia, quando è vera e onesta, se non elevazione della umana ragione verso la Sapienza e la Potenza infinite, ossia verso Dio?».
15«Dio! Dio!… Ho quello sciagurato che mi disturba. Ma quasi dimentico il suo stato per ascoltare Te, divino».
16«Non come tu dici lo sono. Tu divino chiami chi è superiore all’umano. Io dico che tal nome va dato solo a chi è da Dio».
Che è Dio?
17«Che è Dio? Chi mai l’ha visto?».
«È stato scritto: “Tu che ci formasti, salve! Quando io descrivo la perfezione umana, le armonie del corpo nostro, io celebro la tua gloria”. Fu detto: “La tua bontà rifulge nell’avere distribuito i tuoi doni a tutti coloro che vivono, perché ogni uomo avesse ciò che gli è necessario. E la tua sapienza si testimonia per i tuoi doni, come la tua potenza nel compiersi dei tuoi voleri”. Riconosci queste parole?».
«Se Minerva mi soccorre… sono di Galeno. Ma come le sai? Io strabilio! …».
18Gesù sorride e risponde: «Vieni al Dio vero ed il suo divino spirito ti farà dotto della “vera sapienza e pietà che è conoscere te stesso ed adorare la Verità”».
«Ma questo è sempre Galeno! Ora ne sono sicuro. Oltre che medico e mago, sei anche filosofo. Perché non vieni a Roma?».
19«Non medico, non mago, non filosofo, come tu dici. Ma testimonianza di Dio sulla Terra. Portatemi vicino il malato».
Liberazione dell’indemoniato.
Fra urla e divincolii lo trascinano lì.
20«Vedi? Tu lo dici folle. Dici che nessun medico poté guarirlo. È vero. Nessun medico, perché folle non è. Ma uno degli inferi, così dico per te, pagano, è entrato in lui».
«Ma non ha lo spirito pitone[36]. Anzi dice solo errori».
21«Noi lo chiamiamo “demonio”, non pitone. Vi è il parlante e il muto. Colui che inganna con ragioni intinte di vero, e quello che è solo disordine mentale. Il primo di questi due è il più completo e pericoloso. Tuo fratello ha il secondo. Ma ora ne uscirà».
«Come?».
«Esso stesso te lo dirà».
22Gesù ordina: «Lascia l’uomo! Torna al tuo abisso».
«Vado. Contro Te troppo debole è il mio potere. Mi cacci e mi imbavagli. Perché sempre ci vinci? …». Lo spirito ha parlato per bocca dell’uomo, che poi si accascia come spossato.
«É guarito. Scioglietelo senza paura».
«Guarito? Ne sei certo? Ma… Ma io ti adoro!». Il romano fa per prostrarsi. Ma Gesù non vuole.
23«Alza lo spirito. In Cielo è Dio. Lui adora, e va’ verso di Lui. Addio».
«No. Così no. Almeno prendi. Permettimi ti tratti come i sacerdoti di Esculapio. Permettimi di udirti parlare… Permettimi di parlare di Te nella mia patria…».
«Fallo. E vieni col fratello».
24Il quale fratello si guarda intorno stupito e chiede: «Ma dove sono? Questa non è Cintium! Il mare dove è?».
25«Eri…» Gesù fa un cenno per imporre silenzio e dice: «Eri sofferente per grande febbre e ti hanno condotto in altro clima. Ora stai meglio. Vieni».
26Vanno tutti – e non tutti ugualmente commossi, perché vi è chi ammira e chi critica la guarigione del pagano – nello stanzone. E Gesù va al suo posto, avendo sul davanti dell’assemblea proprio i romani.
L’Unificatore universale (Discorso messianico)
Il Profeta Eliseo.
27«Non vi spiaccia se Io cito un brano dei Re. É detto in esso che, essendo il re di Siria in procinto di guerra contro Israele, aveva nella sua corte un uomo grande ed onorato di nome Naaman, che era lebbroso. E che una fanciulla d’Israele, predata dai siri, divenuta sua schiava, gli disse: “Se il mio signore fosse stato dal profeta che è in Samaria, certamente egli lo avrebbe guarito dalla lebbra”.
28Al che Naaman, chiestane licenza al re, seguì il consiglio della fanciullina. Ma il re d’Israele fortemente si agitò dicendo: “Son forse io Dio che il re di Siria mi manda i malati? Questo è un tranello per giungere alla guerra”. Ma il profeta Eliseo, saputo del fatto, disse: “Venga da me il lebbroso ed io lo guarirò ed egli saprà che vi è un profeta in Israele”. Naaman andò allora da Eliseo. Ma Eliseo non lo ricevette. Solo gli mandò a dire: “Lavati per sette volte nel Giordano e sarai mondato”. Naaman se ne sdegnò, parendogli aver fatto per nulla tanta strada, e fece per ripartire sdegnato. Ma i servi gli dissero: “Non ti ha chiesto che di lavarti sette volte, e anche ti avesse ordinato molto di più avresti dovuto farlo, perché egli è il profeta”. Allora Naaman si arrese. Andò, si lavò e tornò sano. Giubilante, fece ritorno dal servo di Dio e gli disse: “Ora so la verità: non vi è altro Dio su tutta la Terra. Ma vi è solo il Dio d’Israele”. E, poi che Eliseo non voleva doni, gli chiese di poter prendere almeno tanta terra da poter sacrificare, su terra d’Israele, al Dio vero.
Il Messia Gesù di Nazareth.
29So che voi non tutti approvate quanto Io ho fatto. So anche che non sono tenuto a giustificarmi a voi. Ma, posto che vi amo di amor vero, voglio che voi comprendiate il mio gesto e da esso impariate, e cada dal vostro animo ogni senso di critica e di scandalo. Qui abbiamo due sudditi di uno stato pagano. Un’era malato, e loro fu detto per tramite di un parente, ma certo per bocca d’Israele: “Se andaste dal Messia d’Israele, Egli sanerebbe il malato”. Ed essi da molto lontano sono venuti a Me. Più grande ancora la loro fiducia di quella di Naaman, perché nulla sapevano di Israele e di Messia, mentre il siro, per vicinanza di nazione e continuo contatto con schiavi d’Israele, già sapeva che in Israele è Dio. Il vero Dio. Non è bene che ora un uomo pagano possa tornare in patria dicendo: “Veramente in Israele è un uomo di Dio, e in Israele adorano il vero Dio”?
30Io non ho detto: “Lavati sette volte”. Ma ho parlato di Dio e dell’anima, due cose da essi ignorate e che, come le bocche di una inesausta sorgente, portano con sé i sette doni. Perché dove è concetto di Dio e di spirito, e desiderio di pervenire ad essi, nascono le piante della fede, speranza, carità, giustizia, temperanza, fortezza, prudenza. Virtù ignote a coloro che dai loro dèi non possono che copiare le comuni passioni umane, aumentate in licenza perché compiute da supposti eccelsi. Ora essi tornano in patria. Ma più della gioia di essere esauditi c’è quella di dire: “Sappiamo che bruti non siamo, che oltre la vita è ancora un futuro. Sappiamo che il vero Dio è Bontà e perciò ama pure noi e ci benefica per persuaderci ad andare a Lui”.
L’anima è l’essenza spirituale dell’uomo.
31E che credete? Che essi solo ignorino il vero? Poco fa un mio discepolo credeva Io non potessi guarire il malato perché aveva un’anima pagana. Ma l’anima che è? E da chi viene? L’anima è l’essenza spirituale dell’uomo. É quella che, creata di età perfetta, investe, accompagna, avviva tutta la vita della carne e continua a vivere dopo che la carne non è più, essendo immortale come Colui che la crea: Iddio[37]. Essendo un solo Dio, non vi sono anime di pagani o anime di non pagani create da diversi dèi. Vi è una sola Forza che crea le anime, ed è quella del Creatore, del Dio nostro, unico, potente, santo, buono, senza altra passione che non sia l’amore, la carità perfetta, tutta spirituale; e, per essere inteso da questi romani, come ho detto carità, dico anche carità tutta morale. Perché il concetto: spirito, non è compreso da questi pargoli che non sanno nulla delle parole sante.
L’Unificatore universale
32E che credete? Che solo per Israele Io sia venuto? Sono Colui che radunerà le stirpi sotto un solo pastorale: quello del Cielo. E in verità vi dico che presto verrà il tempo che molti pagani diranno: “Lasciateci avere quel tanto da potere nel nostro suolo pagano consumare sacrifici al Dio vero, al Dio uno e trino”, di cui Io sono la Parola. Ora essi vanno. Convinti più che se Io li avessi schiacciati con lo sdegno. Essi e nel miracolo e nelle mie parole sentono Dio, e questo diranno dove essi tornano.
33Inoltre vi dico: non era giusto premiare tanta fede? Disorientati dai responsi dei medici, delusi dagli inutili viaggi nei templi, hanno saputo avere ancora fede per venire allo sconosciuto, al grande Sconosciuto del mondo, al deriso, al grande Deriso e Calunniato d’Israele, e dirgli: “Credo che Tu possa”. Il primo crisma alla loro nuova mentalità viene loro da questo avere saputo credere. Non tanto della malattia quanto della errata fede Io li ho sanati, perché ho messo le loro labbra su un calice la cui sete cresce più se ne beve: la sete di conoscere il Dio vero.
34Ho finito. Dico a voi di Israele: sappiate avere fede come questi seppero».
Evangelizzazione.
Sete del Dio vero.
35Il romano si accosta col guarito: «Ma… Non oso più dire: per Giove. Dico: ma sul mio onore di cittadino romano io ti giuro che avrò questa sete! Ma ora io devo andare. Chi mi darà più da bere?».
«Il tuo spirito, l’anima che ora sai di avere, fino al giorno che un mio messo verrà a te».
36«E Tu no?».
«Io… Io no. Ma non sarò assente pur non essendo presente. E non passeranno che poco più di due anni che Io ti farò un dono più grande della guarigione di costui che ti era caro. Addio ad ambedue. Sappiate perseverare in questo sentimento di fede».
37«Salve, Maestro. Il Dio vero ti salvi».
I due romani se ne vanno e si ode che chiamano i servi col carro.
«E neppure sapevano di avere un’anima!», mormora un vecchio.
38«Sì, padre. Ed hanno saputo accettare la parola mia meglio di tanti in Israele. Ora, posto che hanno dato tanto obolo, benefichiamo i poveri di Dio con doppia e tripla misura. E i poveri preghino per questi benefattori, più poveri di loro stessi, perché giungano alla vera, unica ricchezza che è conoscere Iddio».
Le patrie passano. Ma il Cielo resta
39La velata piange sotto il suo velo che impedisce di vederne le lacrime, ma non di udirne i singhiozzi.
«Quella donna piange», dice Pietro.
«Forse non ha più denaro. Gliene diamo?».
40«Non piange per questo. Ma va’ a dirle così: “Le patrie passano. Ma il Cielo resta. Esso è di chi sa avere fede. Dio è Bontà e perciò ama anche i peccatori. E ti benefica per persuaderti di andare a Lui”. Va’. Dille così e poi lasciala piangere. É veleno che esce».
41Pietro se ne va dalla donna già incamminata verso i campi. Le parla e torna.
«Si è messa a piangere più forte», dice.
«Credevo di consolarla…», e guarda Gesù.
42«É consolata, infatti. Anche la gioia fa piangere».
L’unica cosa utile
43«Uhm!… Mah!… Ecco, io sarò contento quando la vedrò in volto. La vedrò?».
«Al giorno del Giudizio».
44«Divina Misericordia! Ma allora sarò morto! E che me ne farò di sapere questo? Avrò da guardare l’Eterno allora!».
«Fallo sin da questo momento. É l’unica cosa utile».
45«Sì… ma… Maestro, chi è?». Ridono tutti.
«Se lo chiedi un’altra volta partiamo subito; così la dimentichi».
«No. Maestro. Però… basta che resti… Tu…»
46Gesù sorride. «Quella donna», dice, «è un avanzo e una primizia».
«Che vuoi dire? Io non capisco».
Ma Gesù lo lascia in asso per andare verso il paese.
47«Va da Zaccaria. Ha la donna morente», spiega Andrea.
«Ha mandato me a dirlo al Maestro».
48«Tu mi fai stizza! Sai tutto, fai tutto e non dici mai nulla. Peggio di un pesce sei». Pietro si sfoga sul fratello della sua delusione.
«Fratello, non te il prendere. Parli tu anche per me. Andiamo a ripescare le nostre reti. Vieni».
Chi va a destra e chi a sinistra e tutto ha fine.
5. Il peccato è meretricio con Satana[38].
Il peccato di Erode
11Cosa dicono quegli uomini là in fondo? Non abbiate paura di parlare».
12«Dicevamo: l’Antipa[39] di che peccato è colpevole? Di furto o di adulterio?».
13«Non vorrei guardaste gli altri ma i vostri cuori. Però vi rispondo che egli è colpevole di idolatria adorando la carne più di Dio, di adulterio, di furto, di illecito desiderio e presto di omicidio».
14«Sarà salvato da Te, Salvatore?».
«Io salverò coloro che si pentono e tornano a Dio. Gli impenitenti non avranno redenzione».
15«Hai detto che è ladro. Ma che ha rubato?».
«La moglie al fratello. Il furto non è di solo denaro. É furto anche levare l’onore a un uomo, levare la verginità ad una fanciulla, levare ad un marito la moglie, come lo è levare un bue al vicino o prendere delle sue piante. Il furto, poi, aggravato da libidine o da falsa testimonianza, si aggrava di adulterio, o di fornicazione, o di mendacio».
Il peccato è meretricio con Satana.
16«E una donna che si prostituisce che peccato fa?».
«Se è sposata, di adulterio e di furto verso il marito. Se è nubile, di impurità e di furto a sé stessa».
17«A sé stessa? Ma dà via del suo!!».
«No. Il nostro corpo è creato da Dio per essere tempio dell’anima che è tempio di Dio. Perciò deve essere conservato onesto, perché altrimenti l’anima viene derubata dell’amicizia di Dio e della vita eterna».
18«Allora una meretrice non può più essere che di Satana?».
«Ogni peccato è meretricio con Satana. Il peccatore, come una femmina prezzolata, si dà a Satana per illeciti amori, sperandone sozzi guadagni. Grande, grandissimo il peccato di prostituzione che rende simili ad animali immondi. Ma credete che non lo è da meno ogni altro peccato capitale. Che dirò dell’idolatria? Che dell’omicidio? Eppure Dio perdonò agli israeliti dopo il vitello d’oro[40]. Perdonò a Davide dopo il suo peccato, e che era duplice[41]. Dio perdona a chi si pente. Sia il pentimento in proporzione del numero e della grandezza delle colpe, ed Io vi dico che a chi più si pente più sarà perdonato. Perché il pentimento è forma d’amore. Di operante amore. Chi si pente dice a Dio col suo pentimento: “Non posso stare col tuo corruccio perché ti amo e voglio essere amato”. E Dio ama chi lo ama. Perciò Io dico: più un’ama e più è amato. Chi ama totalmente ha tutto perdonato.
6. Liberazione dell’indemoniata di Sicar e conversione di Fotinai[42].
Chi usa misericordia offre un sacrificio.
Chi guarda ai venti non semina.
1Gesù cammina avanti, solo, rasentando una siepe di cactacee che, irridendo tutte le altre piante spoglie, splendono al sole con le loro grasse palette spinose, su cui è qualche superstite frutto che il tempo ha reso di un rosso di mattone o su cui già ride qualche precoce fiore col suo giallo pennellato di cinabro.
2Dietro, gli apostoli bisbigliano fra loro, e non mi pare che facciano veramente delle lodi al Maestro. Il quale ad un certo momento si volge di scatto e dice: «”Chi guarda ai venti non semina e chi sta a guardare le nuvole non miete mai”[43]. É proverbio antico. Ma Io lo seguo. E voi vedete che dove voi temevate perversi venti e volevate non sostare Io ho trovato terreno e modo di seminare. E nonostante le “vostre” nuvole che, vi sia detto, non è bene le mostriate là dove la Misericordia vuole mostrare il suo sole, Io sono certo di avere già mietuto».
3«Ma intanto nessuno ti ha chiesto un miracolo. Una fede molto strana hanno in Te!».
«E tu credi, Tommaso, che solo la richiesta del miracolo provi che vi è fede? Sbagli. È tutto il contrario. Chi vuole un miracolo per poter credere è segno che senza il miracolo, prova tangibile, non crederebbe. Invece chi dice: “credo” sulla parola altrui mostra la massima fede».
4«Sicché allora i samaritani sono migliori di noi!».
«Non dico questo. Ma nella loro condizione di menomazione spirituale hanno mostrato una capacità di intendere Iddio molto più dei fedeli di Palestina. Questo lo troverete molte volte nella vostra vita e, ve ne prego, ricordate anche questo episodio per sapervi regolare senza preconcetti verso le anime che verranno alla fede nel Cristo».
Chi usa misericordia offre un sacrificio.
5«Però, perdona Gesù se io te lo dico, mi pare che con tutto l’odio che Tu hai dietro sia nocivo per Te creare nuove accuse. Se i sinedristi sapessero che Tu hai avuto…».
6«Ma di’ pure: “amore”, perché questo ho avuto ed ho, Giacomo. E tu, che sei cugino, puoi capire che Io non posso avere altro che amore. Ti ho mostrato che non ho che amore, anche per chi mi era nemico fra quelli del mio sangue e del mio suolo. E dovrei con questi, che mi hanno rispettato pur non conoscendomi, non avere amore? I sinedristi possono fare tutto il male che vogliono. Ma non sarà la considerazione di questo male futuro che chiuderà le dighe del mio amore onnipresente e onnioperante. Del resto… anche lo facessi… non impedirei al Sinedrio di trovare nel suo odio le accuse».
7«Ma Tu, Maestro, perdi il tuo tempo in paese idolatra mentre tanto luogo in Israele ti attende. Tu dici che ogni ora va consacrata al Signore. Non sono queste ore perdute?».
8«Non è perduta la giornata spesa a raccogliere le pecore sperse. Non è perduta, Filippo. É detto: “Fa molte oblazioni chi rispetta la Legge… ma chi usa misericordia offre un sacrificio”[44]. É detto: “Da’ all’Altissimo in proporzione di quanto t’ha donato e offri con occhio lieto secondo le tue facoltà”[45]. Lo faccio, amico. E non è tempo perduto quello del sacrificio. Io faccio misericordia e uso delle facoltà che ho avuto offrendo il mio lavoro a Dio. State dunque calmi. E del resto… chi di voi voleva una richiesta di miracolo, per persuadersi che quelli di Sicar credono in Me, ecco, è accontentato. Quell’uomo certo ci segue per qualche motivo. Fermiamoci».
L’indemoniata di Sicar.
9Infatti un uomo viene avanti. Pare curvo sotto un grande fagotto che porta a bilico sulle spalle. Vede che il gruppo si ferma e si ferma lui pure.
10«Vuole farci del male. Si ferma perché vede che ce ne siamo accorti. Eh! sono samaritani!».
«Ne sei certo; Pietro?».
«Oh! sicuro!».
11«Allora state qui. Io gli vado incontro».
«Questo no, Signore! Se Tu vai vengo anche io».
«E allora vieni».
12Gesù va verso l’uomo. Pietro gli trotterella al fianco curioso e ostile insieme. Quando sono a pochi metri l’uno dall’altro Gesù dice: «Che vuoi, uomo? Chi cerchi?».
«Te».
13«E perché non mi hai cercato in città?».
«Non osavo… Se mi avessi respinto alla presenza di tutti ne avrei avuto troppo dolore e vergogna».
14«Potevi chiamarmi non appena solo coi miei».
«Speravo raggiungerti quando eri solo, come Fotinai. Ho io pure un grande motivo di essere solo con Te…».
15«Che vuoi? Che porti sulle spalle con tanta fatica?».
«La donna mia. Uno spirito me l’ha posseduta e ne ha fatto un corpo morto e una intelligenza spenta. La devo imboccare, vestire, portare come un pargolo. Così fu d’improvviso, senza malattia… La chiamano “l’indemoniata”. Ne ho dolore. E fatica. E spesa. Guarda». L’uomo cala al suolo il suo fagotto di inerti carni avvolte in un mantello come fosse un sacco, e scopre un volto di donna ancora giovane ma che se non respirasse potrebbe dirsi morta. Occhi chiusi, bocca socchiusa… il viso di uno che è spirato.
16Gesù si curva sulla infelice coricata per terra, la guarda, guarda l’uomo: «Tu credi che Io possa? Perché lo credi?».
«Perché sei il Cristo».
17«Ma tu non hai visto nulla che lo provi».
«Ho sentito la tua parola. Basta quella».
18«Pietro, lo senti? Che dici che Io faccia ora, davanti ad una fede così buona?».
«Ma… Maestro… Tu… Io… Ma fa’ Tu, insomma». Pietro è molto impacciato.
Liberazione della posseduta.
19«Sì. Faccio. Uomo, guarda».
Gesù prende per mano la donna e ordina: «Vattene da costei. Lo voglio».
20La donna, fino allora inerte, ha una orrenda convulsione prima muta e poi di urla e lamenti che terminano con un grande grido, durante il quale apre gli occhi fino allora chiusi, sbarrandoli come chi si sveglia da un sogno d’incubo. Poi si calma e un poco sbalordita si guarda intorno, fissando per primo Gesù, lo Sconosciuto che le sorride… guarda la polvere della via su cui giace, un ciuffo di erba nato al ciglio della via e su cui il capolino bianco rosso delle pratoline mette come delle perle prossime ad aprirsi in raggiera, guarda la siepe di cactacee, il cielo così azzurro, e poi gira l’occhio e vede il suo uomo… il suo uomo che la guarda ansioso e la scruta in ogni suo movimento. Ha un sorriso e poi, nella completa libertà che torna, ha un balzo in piedi e si rifugia sul petto del marito, che la carezza e abbraccia piangendo.
21«Come? Come qui? Perché? Chi è quell’uomo?».
«É Gesù, il Messia. Eri malata. Ti ha guarita. Digli che gli vuoi bene».
22«Oh! sì! Grazie… Ma che avevo? I miei bambini… Simone… io non ricordo ieri, ma ricordo di avere dei bambini…».
23Parla Gesù: «Non occorre che tu ricordi ieri. Sovvieniti sempre di oggi. E sii buona. Addio. Siate buoni e Dio sarà con voi». E Gesù, seguito dalle benedizioni dei due, si ritira velocemente.
24Quando raggiunge gli altri rimasti addossati alla siepe, non parla loro. Ma parla a Pietro: «E ora? Tu, che eri sicuro che quell’uomo voleva farmi del male, che dici? Simone, Simone! Quanto ancora ti manca ad essere perfetto! Quanto vi manca! Avete, meno la palese idolatria, tutti i peccati di questi e in più la superbia di giudizio. Ora prendiamo il nostro pasto. Non possiamo giungere dove volevo prima di notte. Dormiremo in qualche fienile, se non troveremo di meglio».
25I dodici, col sapore del rimprovero nel cuore, siedono senza parlare e mangiano le loro cibarie. Il sole di un placido giorno illumina la campagna che scende per molli ondulazioni verso una pianura.
Conversione di Fotinai.
26Finito il pasto, sostano ancora qualche tempo, finché Gesù si alza e dice: «Venite, tu Andrea e tu Simone. Vado a vedere se quella casa è amica o nemica»; e se ne va mentre gli altri restano e tacciono, finché Giacomo di Alfeo dice a Giuda Iscariota: «Ma questa che viene non è la donna di Sicar?».
27«Sì. É lei. La riconosco alla veste. Che vorrà?».
«Andare per la sua strada», risponde Pietro imbronciato.
28«No. Guarda troppo noi, facendosi solecchio con la mano».
L’osservano finché essa giunge vicina e dice, tutta sommessa: «Il vostro Maestro dove è?».
29«Via. Perché ne chiedi?».
«Avevo bisogno di Lui…».
30«Non si perde con le donne», risponde asciutto Pietro.
«Lo so. Con le donne no. Ma io sono un’anima di donna che ha bisogno di Lui».
31«Lasciala fare», consiglia Giuda d’Alfeo. E risponde a Fotinai: «Aspetta. Fra poco torna».
32La donna si pone in un angoletto della via che svolta e sta ferma e zitta mentre tutti la trascurano.
33Ma Gesù presto torna e Pietro dice: «Eccolo il Maestro. Digli ciò che vuoi e spicciati».
34La donna neppure gli risponde, ma va ai piedi di Gesù e si curva fino al suolo, tacendo.
35«Fotinai, che vuoi da Me?».
«Il tuo aiuto, Signore. Sono tanto debole. E non voglio più peccare. Ho già detto questo all’uomo. Ma, ora che non sono più peccatrice, non so più nulla. Il bene io lo ignoro. Che devo fare? Dimmelo Tu. Io sono fango. Ma il tuo piede pure calpesta la via per andare dalle anime. Calpesta il mio fango, ma vieni all’anima mia con il tuo consiglio», e piange.
36«Dietro a Me, donna sola, non potresti venire. Ma se proprio vuoi non più peccare e conoscere la scienza del non peccare, torna alla tua casa con spirito di penitenza e attendi. Verrà il giorno in cui, donna fra molte altre ugualmente redente, potrai essere vicino al tuo Redentore e imparare la scienza del Bene. Vai. Non avere paura. Sii fedele alla presente volontà di non peccare. Addio».
37La donna bacia la polvere, si alza e si ritira a ritroso per qualche metro, poi va via, verso Sicar…
7. I due indemoniati della regione
dei Geraseni[46].
L’uomo responsabile di essere immondo.
Pastura di porci.
1Gesù, tagliato il lago in direzione nord-ovest sud-est, si raccomanda a Pietro di sbarcare presso Ippo. E Pietro ubbidisce senza discutere, scendendo con la barca fino all’imboccatura di un fiumiciattolo che la primavera e il recente temporale fanno pieno e fragoroso e che sbocca nel lago da una gola aspra e scogliosa, come è tutta la costa in questo punto. I garzoni assicurano le barche – ve ne è uno per ogni barca – e ricevono l’ordine di attendere fino a sera per tornare a Cafarnao.
2«E fate i pesci con chi vi interroga» consiglia Pietro.
«A chi vi domanda dove è il Maestro rispondete sicuri: “Non lo so”. A chi vuole sapere dove è diretto, lo stesso. Tanto è verità. Non lo sapete».
3Si separano, e Gesù intraprende la salita di un ripido sentiero che si inerpica sulla scogliera quasi a picco. Gli apostoli lo seguono per il sentiero malagevole fino al sommo della scogliera, che si placa in un pianoro sparso di querce sotto le quali pasturano molti porci.
4«Fetidi animali!» esclama Bartolomeo. «Ci impediscono di passare»
«No. Non ci impediscono. Vi è posto per tutti» risponde calmo Gesù.
5Del resto i guardiani, vedendo degli israeliti, cercano di radunare i porci sotto le querce lasciando libero il sentiero. E gli apostoli passano, facendo mille boccacce, fra le lordure lasciate dagli animali, che grufolano ben pingui e sempre cercanti maggiore pinguedine.
6Gesù è passato senza tante storie, dicendo ai guardiani del branco: «Dio vi rimuneri per la vostra gentilezza».
7I guardiani, povera gente di poco meno sporca dei loro porci e in compenso infinitamente più magra, lo guardano stupiti e poi bisbigliano fra di loro. Uno dice: «Ma che non sia israelita?». Al che gli altri rispondono: «Non vedi che ha le frange alla veste?».
Il gruppo apostolico si riunisce, ora che può procedere in gruppo su una viottola abbastanza ampia.
Panorama geraseno.
8Il panorama è bellissimo. Sopraelevato di poche decine di metri sul lago, permette però di dominare tutto lo specchio d’acqua con le città sparse sulle rive. Tiberiade splende con le sue belle costruzioni in faccia al luogo dove sono gli apostoli. Qui sotto, ai piedi della scogliera basaltica, la breve spiaggia pare un piccolo cuscino di verdura, mentre nella sponda opposta, da Tiberiade all’imbocco del Giordano, vi è una pianura piuttosto ampia e acquitrinosa per le acque del fiume – che pare stentino a riprendere il corso dopo la sosta nel placido lago – ma talmente folta di tutte le erbe e i cespugli dei posti ricchi d’acque, e talmente popolata di uccelli acquatici dai colori variegati come fossero sparsi di gioielli, che si guarda quel luogo come un giardino. Gli uccelli si alzano dalle folte erbe e dai canneti, volano sul lago, si tuffano per rapire alle acque un pesce, si alzano ancora più splendenti per l’acqua che ha ravvivato i colori delle piume, e tornano verso la fiorita pianura su cui il vento scherza smuovendone i colori. Qui invece sono boschi di altissime querce sotto cui l’erba è soffice e smeraldina, e oltre questa striscia di boschi il monte torna a salire dopo un vallone, facendo un ripido cocuzzolo roccioso su cui sono incrostate le case, costruite su scaglioni di roccia. Credo che il monte faccia tutt’uno con le murature, prestando le sue caverne per abitazioni, in un misto di città troglodita e di città comune.
9È caratteristica con questa ascesa a terrazzoni, per cui il tetto delle case delle terrazzone sottostante è all’altezza dell’ingresso terreno delle case dello scaglione soprastante. Dai lati dove il monte è più ripido, ripido tanto da non permettere nessuna costruzione, sono caverne e spacchi profondi e discese dirupate a valle. In tempo di acquazzoni quelle discese devono divenire altrettanti bizzosi torrentelli. Massi di ogni sorta, rotolati a valle dalle alluvioni, fanno un caotico piedestallo al monticello così aspro e selvaggio, gobbuto e petulante come un signorotto che vuole essere rispettato ad ogni costo.
L’uomo è responsabile di essere immondo.
10«Non è Gamala, quella?» chiede lo Zelote.
«Sì, è Gamala. La conosci?» dice Gesù.
«Vi fui fuggiasco in una notte molto lontana. Poi venne la lebbra e non uscii più dai sepolcri»
11«Fin qui fosti inseguito?» chiede Pietro.
«Venivo dalla Siria, dove ero andato cercando protezione. Ma mi scoprirono e solo la fuga in queste terre mi risparmiò la cattura. Dopo sono sceso lentamente, e sempre minacciato, sino al deserto di Tecua e da lì, lebbroso ormai, alla valle dei Morti. La lebbra mi salvava dai nemici…»
12«Pagani questi, vero?» domanda l’Iscariota.
«Quasi tutti. Pochi ebrei per i traffici, e poi una mescolanza di credenze, o di non credenze affatto. Però non furono malvagi col fuggiasco».
«Luoghi da banditi! Che gole!» esclamano in molti.
13«Sì. Ma, credetelo, banditi ve ne sono di più dall’altro lato» dice Giovanni, ancora impressionato dalla cattura del Battista.
14«Dall’altro lato vi sono banditi anche fra quelli che hanno nome di giusti» termina suo fratello.
15Gesù prende la parola: «Eppure li avviciniamo senza ribrezzo. Mentre qui avete torto il viso dovendo passare presso degli animali».
16«Sono immondi…»
«Lo è molto di più il peccatore. Queste sono bestie fatte così, e non è loro da addebitarsi se così sono. L’uomo è invece responsabile di essere immondo per il peccato».
La proibizione dei cibi immondi.
17«Ma allora perché per noi sono stati classificati immondi?» chiede Filippo.
18«Una volta ne ho accennato. In quest’ordine vi è una ragione soprannaturale e una naturale. La prima è di insegnare al popolo eletto a saper vivere avendo presente la sua elezione e la dignità dell’uomo, anche in un’azione comune come è il mangiare. L’uomo selvaggio si ciba di tutto. Basta empirsi il ventre. L’uomo pagano, anche se selvaggio non è, mangia ugualmente di tutto, senza pensare che il super nutrirsi fomenta vizi e tendenze che avviliscono l’uomo. I pagani anzi cercano di portarsi a questa frenesia di piacere che per loro è quasi una religione. I più colti fra voi sanno di feste oscene in onore dei loro dèi che degenerano in una orgia di libidine. Il figlio del popolo di Dio deve sapersi contenere, e nell’ubbidienza e nella prudenza perfezionare sé stesso, avendo presente la sua origine e il suo fine: Dio e il Cielo. La ragione naturale è di non eccitare il sangue con cibi che portano a calori indegni dell’uomo, al quale non è negato l’amore anche carnale, ma che deve temperarlo sempre con la freschezza dell’anima tendente al Cielo, fare perciò un amore, non una sensualità, di quel sentimento che unisce l’uomo alla compagna, nella quale deve vedere la sua simile e non la femmina.
19Ma le povere bestie non sono colpevoli di essere porci, né degli effetti che la carne dei porci può, a lungo andare, produrre nel sangue. Meno ancora ne hanno colpa gli uomini preposti alla guardia dei porci. Se sono onesti, che differenza sarà, nell’altra vita, fra costoro e lo scriba che sta curvo sui libri e che, purtroppo, non impara da essi la bontà? In verità vi dico che vedremo guardiani di porci fra i giusti, e scribi fra gli ingiusti. Ma cosa è questo rovinio?».
Gli indemoniati.
Folli o indemoniati?
20Si scansano tutti dal fianco del monte perché pietre e terriccio rotolano e rimbalzano per la china, e si guardano attorno stupiti.
21«Ecco, ecco! Ecco là! Due… nudi affatto… vengono verso noi e gesticolano. Folli…»
22«O indemoniati» risponde Gesù all’Iscariota, che ha visto per primo due ossessi venire verso Gesù.
L’unico liberatore è il Messia
23Devono essere usciti da qualche caverna nel monte. Urlano. E uno, il più veloce nella corsa, si precipita verso Gesù. Pare uno strano uccellaccio spogliato delle penne, tanto va svelto e tanto remiga con le braccia come fossero ali. Si abbatte ai piedi di Gesù gridando: «Qui sei, Padrone del mondo? Che ho a fare con Te, Gesù, Figlio di Dio altissimo? Già è venuta l’ora del nostro castigo? Perché sei venuto prima del tempo a tormentarci?».
Legione di demoni nell’uomo
24L’altro indemoniato, sia perché fosse legato nella favella, sia perché posseduto da un demonio che lo fa tardo, non fa che buttarsi bocconi e piangere piano e poi, messosi a sedere, resta come inerte, giocherellando coi sassi e coi suoi piedi nudi. Il demonio continua a parlare per bocca del primo, che si divincola al suolo in un parossismo di terrore. Si direbbe che voglia reagire e non possa che adorare, attratto e respinto nello stesso tempo dal potere di Gesù.
25Urla: «Ti scongiuro in nome di Dio, cessa di tormentarmi! Lasciami andare!».
26«Sì. Ma fuori di costui. Spirito immondo, esci da costoro e di’ il tuo nome».
27«Legione è il mio nome perché siamo molti. Teniamo questi da anni e per essi spezziamo lacci e catene, ne c’è forza d’uomo che li possa tenere. Terrore essi sono, per causa di noi, e ce ne serviamo per farti bestemmiare. Ci vendichiamo su questi del tuo anatema. Abbassiamo l’uomo sotto la belva per irriderti, e non c’è lupo, sciacallo e iena, non avvoltoio e vampiro simili a questi che noi teniamo. Ma non ci cacciare. Troppo orrido è l’inferno!»
La legione si trasferisce nei porci
28«Uscite! In nome di Gesù, uscite!». Gesù ha una voce di tuono e i suoi occhi dardeggiano splendori.
29«Lasciami almeno entrare in quel branco di porci che Tu hai incontrato».
30«Andate». Con un urlo bestiale i demoni si separano dai due disgraziati e, fra un improvviso turbine di vento che fa ondeggiare le querce come steli, si abbattono sui numerosissimi porci, che con stridi veramente demoniaci si danno a correre come invasati attraverso le querce, si urtano, si feriscono, si mordono e infine si precipitano nel lago quando, giunti sul ciglio dell’alta scogliera, non hanno più che l’acqua sottostante per rifugio. Mentre i guardiani, travolti e desolati, urlano di spavento, le bestie, centinaia, con un succedersi di tonfi precipitano nelle acque quiete, spezzandole in un ribollire di spume, affondano, rigalleggiano, mostrando a turno i tondi ventri o i musi puntuti nei cui occhi è il terrore, e infine affogano.
I pastori, urlando, corrono verso la città.
Stato di coscienza dei posseduti.
31Gli apostoli, andati verso il luogo del disastro, tornano dicendo: «Non se ne è salvato uno! Hai reso loro un brutto servizio!».
32Gesù, calmo, risponde: «Meglio che periscano duemila porci che non un solo uomo. Date una veste a costoro. Non possono stare così».
33Lo Zelote apre un sacco e dà una delle sue vesti. Tommaso dà l’altra. I due sono ancora un poco imbambolati come uscissero da un pesante sonno pieno di incubi.
34«Date loro del cibo. Che tornino a vivere da uomini».
E mentre i due mangiano il pane e ulive che viene loro dato e bevono alla fiasca di Pietro, Gesù li osserva.
Infine parlano: «Chi sei Tu?» dice uno.
34«Gesù di Nazareth».
«Non ti conosciamo» dice l’altro.
35«L’anima vostra mi ha conosciuto. Alzatevi ora e andate alle vostre case».
36«Abbiamo molto sofferto, io credo, ma non ricordo bene. Chi è costui?» dice quello che parlava per il demonio, e accenna al compagno.
«Non lo so. Era con te».
37«Chi sei? E perché sei qui?» chiede al compagno.
38Colui che era come muto, e che è il più inerte ancora, dice: «Sono Demetrio. Qui è Sidone?».
«Sidone è sul mare, uomo. Qui sei oltre il lago di Galilea».
Il Salvatore incompreso
39«E perché sono qui?».
Nessuno può dare una risposta. Sta giungendo della gente seguita dai pastori. Pare impaurita e curiosa. Quando poi vede i due rivestiti e composti, il suo stupore aumenta.
40«Quello è Marco di Giosia!… E quello è il figlio del mercante pagano! …»
41«E quello è Colui che li ha guariti e che ha fatto perire i nostri porci perché folli dei demoni entrati in loro» dicono i guardiani delle bestie.
42«Signore, Tu sei potente, lo riconosciamo. Ma già troppo male ci hai fatto! Un danno di molti talenti. Vattene, te ne preghiamo, che il tuo potere non abbia a far scoscendere il monte e a farlo sprofondare nel lago. Va’ via…»
43«Vado. Non mi impongo a nessuno» e Gesù si rivolge per la via già fatta, senza discutere.
Un laico impegnato
44Lo segue, in coda agli apostoli, l’indemoniato che parlava. Dietro, a distanza, molti cittadini, per vedere se parte proprio.
44Rifanno il ripido sentiero e tornano alla foce del torrentello, presso le barche. I cittadini restano sul ciglione a guardare. Il liberato scende dietro Gesù.
45Nelle barche i garzoni sono esterrefatti. Hanno visto la pioggia dei porci nel lago e ancora contemplano i corpi che affiorano sempre più numerosi, sempre più gonfi, con le tonde pance all’aria e le corte zampette stecchite come quattro pioli infissi su un lardoso vescicone.
46«Ma che è avvenuto?» chiedono.
«Ve lo diremo. Ora sciogliete e andiamo…»
«Dove, Signore?» dice Pietro.
«Nel golfo di Tarichea».
47L’uomo che li ha seguiti, ora che li vede salire nelle barche, supplica: «Prendimi con Te, Signore».
48«No. Va’ a casa tua; i tuoi hanno diritto di averti. E parla ad essi delle grandi cose che ti ha fatto il Signore e come ha avuto pietà di te. Questa parte di terra ha bisogno di credere. Accendi le fiamme della fede per riconoscenza al Signore. Va’. Addio».
49«Confortami almeno con la tua benedizione, che il demonio non mi riprenda».
50«Non temere. Se non vuoi non verrà. Ma ti benedico. Va’ in pace».
51Le barche si staccano dalla riva in direzione da est a ovest. Solo allora, mentre fendono i flutti sparsi delle vittime suine, gli abitanti della città, che non ha voluto il Signore, si ritirano dal ciglione e se ne vanno.
8. A Pendo. La spelonca della maga[47].
Sull’occultismo, la negromanzia, il satanismo…
La spelonca della maga
35Arrivano ad una spelonca che è fatta di macerie crollate e di caverne nel monte. L’uomo cerca di fare ferma la voce e dice: «Ecco, è qui. Entra pure».
«Grazie, amico. Sii buono».
36L’uomo non dice nulla e resta dove è, mentre Gesù coi suoi, superando pietroni che certo erano pezzi di muraglie ben robuste, disturbando ramarri e altre brutte bestie, entrano in una vasta grotta affumicata sulle cui pareti, graffiti nel masso, sono ancora segni dello zodiaco e simili storie. In un angolo affumicato vi è una nicchia e, sotto, un buco come fosse un tombino per lo scolo di liquidi. I pipistrelli decorano il soffitto dei loro grappoli che fanno ribrezzo, e un gufo, disturbato dalla luce di un ramo che Giacomo ha acceso per vedere se calpestano scorpioni o aspidi, si lamenta sbattendo le ali ovattate e stringendo gli occhiacci feriti dalla luce. È proprio appollaiato nella nicchia, e un fetore di topi morti, di donnole, di uccelli in putrefazione fra i suoi piedi, si mescola all’odore dello sterco e del suolo umido.
«Un bel posto in verità!» dice Pietro.
37«Era meglio il tuo Tabor e il mare, ragazzo!». E poi, volgendosi a Gesù: «Maestro, accontenta presto Giuda perché qui… non è certo la sala regale di Antipa!».
38«Subito. Che vuoi sapere di preciso?» chiede a Giuda di Keriot.
«Ecco… Vorrei sapere se e perché Saul ha peccato venendo qui… Vorrei sapere se è possibile che una donna possa evocare i morti. Vorrei sapere se… Oh! insomma, parla Tu. Io ti farò domande».
39«Affare lungo! Andiamo almeno lì fuori, al sole, sui massi… Ci salveremo dall’umido e dal fetore» prega Pietro.
E Gesù acconsente. Si siedono come possono sulle muraglie crollate.
40«Il peccato di Saul non è stato che uno dei peccati dello stesso. Fu preceduto e seguito da molti altri. Tutti gravi. Ingratitudine duplice verso Samuele che lo unge re[48] e che si eclissa poi per non dividere col re l’ammirazione del popolo[49]. Ingrato più volte verso Davide che lo libera da Golia[50], che lo risparmia nella caverna di Engaddi[51] e ad Achila[52]. Colpevole di multiple disubbidienze[53] e di scandalo nel popolo. Colpevole di avere addolorato Samuele suo benefattore mancando alla carità[54]. Colpevole di gelosia e di attentati verso Davide[55], altro suo benefattore, e infine del delitto commesso qui»[56]..
La pratica esoterica è delitto
41«Contro chi? Non vi ha ucciso nessuno».
«La sua anima ha ucciso, ha finito di uccidere, qui dentro. Perché abbassi il capo?».
«Penso, Maestro».
42«Pensi. Lo vedo. Che pensi? Perché sei voluto venire? Non per pura curiosità di studioso, confessalo».
43«Sempre si sente parlare di maghi, di negromanzie, di spiriti evocati… Volevo vedere se scoprivo qualcosa… Mi piacerebbe sapere come avviene… Penso che noi, destinati a stupire per attirare, dovremmo essere un poco negromanti. Tu sei Tu e fai col tuo potere. Ma noi dobbiamo chiederlo un potere, un aiuto, per fare opere strane, che si impongano…»
«Oh! ma sei folle? Ma che dici?» urlano in molti.
44«Tacete. Lasciatelo parlare. Non è follia la sua».
«Sì, insomma mi pareva che, venendo qui, qualche poco della magia di un tempo potesse entrare in me e farmi più grande. Per l’interesse tuo, credilo».
45«So che sei sincero in questo tuo desiderio attuale. Ma ti rispondo con parole eterne, perché sono del Libro, e il Libro sarà finché sarà l’uomo. Creduto o schernito, impugnato in nome della Verità o deriso, sarà, sempre sarà. É detto: “Ed Eva, visto che il frutto dell’albero era buono a mangiarsi e bello a vedersi, lo colse e ne mangiò e ne diede al marito… E allora i loro occhi si apersero e si accorsero di essere nudi e si fecero delle cinture… [57] E Dio disse: ‘Come vi siete accorti di essere nudi? Solo per avere mangiato il frutto proibito’. E li cacciò dal paradiso di delizie”[58]. E nel libro di Saul è detto: “Disse Samuele apparendo: ‘Perché mi hai disturbato col farmi evocare? Perché interrogarmi dopo che il Signore si è ritirato da te? Il Signore ti tratterà come ti ho detto… perché tu non hai ubbidito alla voce del Signore’. [59]“
46Figlio, non tendere la mano al frutto proibito. Anche solo accostarlo è imprudenza. Non avere curiosità di conoscere l’ultraterreno per tema che non ti se ne apprenda il satanico veleno. Fuggi l’occulto e ciò che non si spiega. Una sola cosa va accolta con santa fede: Dio… Ma ciò che Dio non è, e che non è spiegabile con le forze della ragione e creabile con le forze dell’uomo, fuggilo, fuggilo, ché non ti si aprano le fonti della malizia e tu non comprenda di essere “nudo”. Nudo: repellente nella umanità mista al satanismo.
47Perché vuoi stupire con prodigi oscuri? Stupisci con la tua santità, e sia luminosa come cosa che viene da Dio. Non avere desiderio di lacerare i veli che separano i viventi dai trapassati. Non disturbare i defunti. Ascoltali, se saggi, finché sono sulla terra, venerali con l’ubbidirli anche dopo la morte. Ma non turbare la loro seconda vita. Chi non ubbidisce alla voce del Signore perde il Signore. E il Signore ha proibito l’occultismo, la negromanzia, il satanismo in tutte le sue forme[60]. Che vuoi sapere più di quanto la Parola non ti dica già? Che vuoi operare più di quanto la tua bontà e il mio potere ti concedono di operare? Non appetire al peccato, ma alla santità, figlio. Non ti mortificare. Mi piace che tu ti sveli nella tua umanità. Quello che piace a te piace a molti, a troppi. Solo, il fine che tu metti a questo tuo desiderio: “essere potente per attirare a Me”, leva a quest’umanità molto peso e vi mette ali. Ma sono di uccello notturno. No, mio Giuda. Mettivi ali solari, ali d’angelo al tuo spirito. Col solo vento di esse attirerai cuori e li trasporterai, nella tua scia, a Dio. Possiamo andare?».
«Sì, Maestro! Ho sbagliato.»
48«No. Sei stato un indagatore… Il mondo ne sarà sempre pieno. Vieni, vieni. Usciamo da questo luogo di puzzo. Incontro al sole andiamo! Fra pochi giorni è Pasqua, e dopo andremo da tua madre. Io ti evoco quella: la tua casa onesta, la tua madre santa. Oh! che pace!».
49Come sempre, il ricordo della madre, la lode del Maestro alla madre, rasserena Giuda. Escono dalle rovine e cominciano a scendere per il sentiero fatto prima.
9. L’albergatore di Betginna e la sua
figlia lunatica[61].
Segreti per convincere
Quando uno è convinto persuade sempre
1Non vedo né il ritorno a Betsur, né i roseti di Bètér che ho tanto desiderato di vedere. Gesù è solo con gli apostoli. Non c’è neppure Marziam, rimasto certo con la Madonna e le discepole. Il luogo è molto montagnoso, ma anche molto ricco di vegetazione con boschi di conifere, meglio, di alberi da pinoli, e l’odore delle resine si spande per ogni dove, balsamico e vitalizzatore. E attraverso questi monti verdi Gesù cammina, voltando le spalle all’oriente, insieme ai suoi.
2Sento che ragionano di Elisa, che è apparsa molto mutata e persuasa a seguire Giovanna nella sua tenuta di Bètér, e della bontà di Giovanna. E che parlano anche del nuovo giro da fare, andando verso le fertili pianure che precedono la marina. E nomi di glorie passate riaffiorano, suscitando racconti, domande, spiegazioni e discussioni bonarie.
3«Quando saremo sulla cima di questo monte vi mostrerò dall’alto tutte le zone che vi interessano. Potrete da esse trarre pensieri per le vostre parole al popolo».
4«Ma come facciamo, mio Signore? Io non sono buono» geme Andrea, e a lui si associano Pietro e Giacomo.
«Siamo i più disgraziati noi!».
5«Oh! per questo! Anche io non sono di meglio. Fosse oro e argento potrei parlarne, ma di queste cose…» dice Tommaso.
6«E io? che ero io?» chiede Matteo.
«Ma tu non hai paura del pubblico, tu sai discutere» ribatte Andrea.
«Ma su altre cose…» replica Matteo.
«Eh! già!… Ma… Insomma tu sai già quello che vorrei dire, e fa’ conto che te lo abbia detto. Il fatto è che tu vali più di noi» dice Pietro.
7«Ma miei cari. Non c’è bisogno di andare nel sublime. Dite semplicemente quello che pensate, con la vostra convinzione. Credete che quando uno è convinto persuade sempre» dice Gesù.
8Ma Giuda di Keriot supplica: «Dacci molti spunti Tu. Un’idea ben data può servire a molte cose. Questi posti sono rimasti senza una parola su di Te, io credo. Perché nessuno mostra di conoscerti»
9«È perché qui c’è ancora molto vento che viene dal Moria… Sterilisce…» risponde Pietro.
10«È perché non si è seminato. Ma noi semineremo» ribatte l’Iscariota sicuro, reso felice dai primi successi.
Panorama storico
11La vetta del monte è raggiunta. Un ampio panorama si apre di là, ed è bello vederlo stando all’ombra delle folte piante che incoronano la cima, così variato e solare, un accavallarsi di catene che vanno in ogni senso come marosi pietrificati di un oceano corso da venti contrari e poi, come in un golfo quieto, tutto placarsi in una luminosità senza termine che prelude a una vasta pianura in cui si erge, solitario come un faro all’imboccatura di un porto, un monticello.
12«Ecco. Questo paese che corre così sulla cresta, quasi per godersi tutto il sole, e dove sosteremo, è come il perno di una raggiera di luoghi storici. Venite qui. Ecco là (al settentrione) Gerimot. Vi ricordate Giosuè? La sconfitta dei re che vollero assalire il campo d’Israele, fatto forte dell’alleanza coi Gabaoniti. E vicino Betsames, la città sacerdotale di Giuda, in cui fu restituita l’arca dai filistei con i voti in oro imposti dagli indovini e sacerdoti al popolo per avere liberazione dai flagelli che tormentavano i colpevoli filistei. Ed ecco là, tutta nel sole, Saraà patria di Sansone, e un poco più a oriente Timnata, dove egli prese moglie e fece tante prodezze e tante sciocchezze. E là Azeco e Soco già campo filisteo. Più giù ancora è Szanoe, una delle città di Giuda. E qui, voltatevi, ecco la valle del Terebinto dove Davide si batté con Golia. E là è Maceda dove Giosuè sconfisse gli Amorrei. Voltatevi ancora. Vedete quel solitario monte in mezzo alla pianura che un tempo fu dei filistei? Là è Get, patria di Golia e luogo di rifugio per Davide presso Achis per fuggire l’ira folle di Saul, e dove il re saggio si finse pazzo perché il mondo preserva i folli contro i savi. Quell’orizzonte aperto sono le pianure della fertilissima terra dei filistei. Noi andremo per là, fino a Ramlè. Ed ora entriamo in Betginna. Tu, proprio tu, Filippo, che mi guardi così implorante, andrai con Andrea per il paese. Noi sosteremo, intanto che voi andate, presso la fontana o nella piazza del paese».
«Oh! Signore! Non ci mandare soli! Vieni anche Tu!» pregano i due.
13«Andate, ho detto. L’ubbidienza vi sarà più di aiuto che la mia muta presenza» …
Cercando alloggio per il Messia
14E dunque Filippo e Andrea vanno, a caso, per il paese finché trovano un molto minuscolo albergo, più stallazzo che albergo, e dentro vi sono dei sensali che contrattano agnelli con dei pastori. Entrano e si fermano interdetti nel mezzo del cortile circondato da portici molto rustici.
15Accorre l’albergatore: «Che volete? Alloggio?».
I due si consultano con lo sguardo, uno sguardo molto sbigottito. Molto probabilmente, di quanto avevano prefisso di dire non trovano più neppure una parola. Ma è proprio Andrea che si riprende per primo e risponde: «Sì, alloggio per noi e per il Rabbi di Israele».
16«Quale rabbi? Ce ne sono tanti! Ma sono molto signori. Non vengono in paesi di poveri a portare la loro sapienza ai poveri. Sono i poveri che devono andare da loro, e ancora è grazia se ci sopportano vicino!».
17«Il Rabbi di Israele è uno solo. Ed Egli viene proprio a portare la Buona Novella ai poveri, e più poveri e più peccatori sono e più li cerca e li avvicina» risponde dolcemente Andrea.
«Ma allora non farà denaro!».
18«Non ne cerca delle ricchezze. È povero e buono. La sua giornata è piena quando può salvare un’anima» risponde ancora Andrea.
19«Hum! È la prima volta che sento che un rabbi è buono e povero. Il Battista è povero ma è severo. Tutti gli altri sono severi e ricchi, avidi come sanguisughe. Avete udito voi? Venite qui, voi che girate il mondo. Questi uomini dicono che c’è un maestro povero, buono, che viene a cercare i poveri e i peccatori».
20«Ah! deve essere quello che veste di bianco come un essenita. L’ho visto anche tempo fa a Gerico» dice un sensale.
21«No. Quello è solo. Deve essere quello di cui parlava Toma, perché si era trovato per caso a parlare di lui con dei pastori del Libano» risponde un alto pastore nerboruto.
22«Sì, proprio! E viene fin qui se era sul Libano! Per i tuoi occhi di gatto!» esclama un altro.
23Mentre l’oste parla e ascolta con i suoi clienti, i due apostoli sono rimasti lì, in mezzo al cortile, come due pioli. Infine un uomo dice: «Ehi! voi! Venite qui! Chi è? Da dove viene questo che dite?».
24«È Gesù di Giuseppe, di Nazareth» dice serio Filippo, e sta come chi attende di essere schernito. Ma Andrea aggiunge: «È il predetto Messia. Io ve ne scongiuro, per il vostro bene, ascoltatelo. Voi avete nominato il Battista. Ebbene, io ero con lui, e lui ci indicò Gesù che passava dicendo: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”. Quando Gesù scese al battesimo nel Giordano, si aprirono i Cieli e una Voce gridò: “Ecco il mio Figlio diletto nel quale Io mi sono compiaciuto” e l’Amore di Dio scese come una colomba a splendere sul suo capo».
25«Lo vedi? È proprio il Nazareno! Ma dite un poco, voi che vi dite suoi amici…»
26«Amici no, apostoli, discepoli siamo, e mandati da Lui per annunciarne l’arrivo, perché chi ha bisogno di salvezza vada a Lui» corregge Andrea.
27«Va bene. Ma dite un poco. È proprio come lo dicono alcuni, ossia un santo più santo del Battista, o è un demonio come lo dicono gli altri? Voi che ci state insieme, perché se siete discepoli ci starete insieme, dite un poco e con sincerità. È vero che è lussurioso e crapulone? Che ama le meretrici e i pubblicani? Che è negromante e nella notte evoca gli spiriti per sapere i segreti dei cuori?».
28«Ma perché chiedi a questi uomini questo? Chiedi piuttosto se è vero che è buono. Questi due se ne avranno a male e se ne andranno dicendo al Rabbi le nostre male ragioni e ne saremo maledetti. Non si sa mai!… Dio o diavolo che sia, è sempre meglio trattarlo bene».
29Questa volta è Filippo che parla: «Vi possiamo rispondere con sincerità, perché nulla di brutto è da tenere occulto. Egli, il Maestro nostro, è il Santo fra i santi. La sua giornata passa nelle fatiche dell’ammaestramento. Instancabile va di luogo in luogo, cercando i cuori. La sua notte la passa pregando per noi. Non sdegna la tavola e l’amicizia, ma non per utile proprio bensì per avvicinare chi altrimenti sarebbe non accostabile. Non respinge pubblicani e meretrici. Ma solo per redimerli. Segna la sua via di miracoli di redenzioni e di miracoli sulle malattie. Gli ubbidiscono i venti ed il mare. Ma non ha bisogno di alcuno per operare prodigi, né di evocare spiriti per conoscere i cuori».
30«E come può?… Hai detto che gli ubbidiscono i venti ed il mare. Ma sono cose senza ragione. Come può comandare loro?» chiede l’oste.
31«Rispondimi, uomo: secondo te è più difficile comandare al vento e al mare, o alla morte?»
32«Per Geové! Ma alla morte non si comanda! Al mare si può buttare dell’olio, si può opporre le vele, si può, saggiamente, non andare su esso. Al vento si possono opporre i serrami delle porte. Ma la morte non si comanda. Non c’è olio che la calmi. Non c’è vela che, messa alla nostra navicella, la faccia tanto rapida da distanziare la morte. E non ci sono serrami per essa. Quando vuol venire passa, anche se son dati i chiavistelli. Eh! nessuno comanda a questa regina!».
33«Eppure il Maestro nostro la comanda. Non solo quando è vicina. Ma anche quando ha già preso. Un giovane di Naim era per essere messo nella bocca orrenda del sepolcro, ed Egli disse: “Io te lo dico: alzati!” e il giovane tornò vivo. Naim non è fra gli iperborei. Potete andare e vedere».
34«Ma così? Alla presenza di tutti?».
«Sulla via, alla presenza di tutta Naim».
Cercando alloggio per il Messia
35Oste e clienti si guardano in silenzio. Poi l’oste dice: «Ma le farà per gli amici, eh! quelle cose lì?».
«No, uomo. Per tutti quelli che credono in Lui e non ad essi soli. È la Pietà sulla terra, credilo. Nessuno si volge a Lui per niente. Udite, voi tutti. Non vi è alcuno fra voi che soffra e pianga per malattie di famiglia, per dubbi, per rimorsi, per tentazioni, per ignoranze? Rivolgetevi a Gesù, il Messia della Buona Novella. Egli è qui, oggi. Domani sarà altrove. Non lasciate passare senza utile la Grazia del Signore che passa» dice Filippo, che si è sempre fatto più sicuro.
36L’oste si arruffa i capelli, apre e chiude la bocca, si tormenta le frange della cintura… infine dice: «Io provo!… Ho una figlia. Fino alla scorsa estate stava bene. Poi divenne lunatica. Sta come una belva muta in un angolo, sempre lì, e a fatica la madre la può vestire e imboccare. I medici dicono che le si è arso il cervello per troppo sole, altri per un triste amore. Il popolo dice che è indemoniata. Ma come, se è una giovinetta mai uscita di qui?! Dove lo ha preso questo demonio? Che dice il tuo Maestro? Che il demonio può prendere anche un innocente?».
Filippo risponde sicuro: «Sì, per tormentare i parenti e portarli in disperazione.»
37«E… Lui li guarisce i lunatici? Devo sperare?».
«Devi credere» dice svelto Andrea. E racconta il miracolo dei Geraseni terminando: «Se quelli, che erano legione in cuori di peccatori, fuggirono così, come non fuggirà quello penetrato a forza nel cuore giovinetto? Io te lo dico, uomo: a chi spera in Lui l’impossibile diviene facile come il respirare. Io ho visto le opere del mio Signore e testimonio del suo potere».
38«Oh! allora chi di voi lo va a chiamare?».
«Io stesso, uomo. Attendimi tosto». E Andrea va lesto, mentre Filippo resta a parlare.
39Quando Andrea vede Gesù, fermo sotto un androne per fuggire il sole implacabile che empie la piazzetta del paese, gli corre incontro dicendo: «Vieni, vieni, Maestro. La figlia dell’alberghiere è lunatica. Il padre ti implora la sua guarigione».
40«Ma mi conosceva?»
«No, Maestro. Abbiamo cercato di farti conoscere…».
41«E lo avete fatto. Quando uno giunge a credere che Io possa guarire un male senza rimedio, è già avanti nella fede. E voi avevate paura di non sapere fare. Che avete detto?».
42«Non te lo saprei neppur dire. Abbiamo detto quello che pensiamo di Te e le tue opere. Soprattutto abbiamo detto che Tu sei l’Amore e la Pietà. Ti conosce così male il mondo!!!».
«Ma voi mi conoscete bene. E questo basta».
Liberazione della lunatica
43Il piccolo albergo è raggiunto. Tutti i clienti sono sulla porta, curiosi, e in mezzo con Filippo è l’oste che continua a monologare fra sé. Quando vede Gesù gli corre incontro: «Maestro, Signore, Gesù… io… io credo, io credo tanto che Tu sei Tu, che sai tutto, che vedi tutto, che conosci tutto, che puoi tutto, tanto lo credo che ti dico: abbi pietà della mia figlia benché io abbia molte colpe sul cuore. Non sulla mia creatura il castigo per essere stato disonesto nel mio mestiere. Non sarò più esoso, lo giuro. Tu vedi il mio cuore col suo passato e col suo pensiero di ora. Perdono e pietà, Maestro, ed io parlerò di Te, a tutti che vengono qui, nella mia casa…». L’uomo è in ginocchio.
44Gesù gli dice: «Alzati e persevera nei sentimenti di ora. Conducimi da tua figlia».
45«È in una stalla, Signore. L’afa fa di lei una ancor più malata. E non vuole uscire».
46«Non importa. Andrò Io da lei. Non è l’afa. È che il demonio mi sente venire».
47Entrano nel cortile e da esso in una stalla oscura, e tutti gli altri dietro. La fanciulla, spettinata, sparuta, si agita nell’angolo più oscuro e come vede Gesù urla: «Indietro, indietro! Non mi disturbare. Tu sei il Cristo del Signore, io un tuo percosso. Lasciami stare. Perché sempre vieni sui miei passi?».
48«Esci da costei. Vattene. Lo voglio. Rendi a Dio la tua preda e taci!».
49Un urlo straziante, uno scatto, un afflosciarsi di corpo sulla paglia… e poi, calme, tristi, stupite, le domande: «Dove sono? Perché qui? Chi sono costoro?» e l’invocazione: «Mamma!» della giovinetta che si vergogna d’essere senza velo, con una veste lacerata, davanti agli occhi di molti estranei.
50«Oh! Signore eterno! Ma è guarita! …» e, strano a vedersi nel rubicondo e colorito oste, un pianto da bambino… È felice, e piange non sapendo che baciare le mani di Gesù, mentre la madre piange, fra la corona degli stupiti figlioletti, e bacia la sua primogenita liberata dal demonio.
51I presenti sono tutti un vocio e altri accorrono per vedere il prodigio. La corte è piena.
52«Resta, Signore. Viene la sera. Sosta sotto il mio tetto».
53«Siamo in tredici, uomo».
54«Foste anche trecento sarebbe nulla. So ciò che vuoi dire. Ma Samuele avido e disonesto è morto, Signore. È andato via anche il mio demonio. Ora c’è il nuovo Samuele. E farà ancora l’alberghiere. Ma da santo. Vieni, vieni con me, che ti onori come un re, come un dio. Quale sei. Oh! benedetto il sole di oggi che mi ti ha portato» …
10. Gli idolatri di Magdalgad e il miracolo sulla partoriente[62].
La sfida del vero Dio
Solo ricordi.
1Ascalona e le sue ortaglie sono già un ricordo. Nelle ore fresche di una splendida mattina, dando le spalle al mare, Gesù coi suoi si dirige verso delle colline tutte verdi, poco alte ma graziose, che si elevano nella pianura ubertosa. I suoi apostoli, riposati e soddisfatti, sono tutti allegri e parlano di Anania, delle sue schiave, di Ascalona, della gazzarra che era in città al loro ritorno per portare i denari a Dina.
2«Era destinato che provassi le strette dei filistei. L’odio e l’amore hanno le stesse manifestazioni, se si vuole. E io, che non avevo patito per l’odio filisteo, per poco vengo ferito per l’amore. Per poco non ci imprigionano per farci dire dove era il Maestro, quegli esaltati dal miracolo. E che strillare! Vero, Giovanni? La città bolliva come un paiolo. Quelli che erano inquieti non volevano sentire ragione e volevano cercare i giudei per legnarli; quelli beneficati, o amici dei beneficati, volevano persuadere i primi che era passato un dio. Una confusione! Hanno da discutere per dei mesi. Il male è che discutono più coi bastoni che con la lingua. Ebbene… sono fra di loro. Facciano quello che vogliono» dice Tommaso.
«Però… non sono cattivi…» osserva Giovanni.
«No. Sono solamente accecati da tante cose» risponde lo Zelote.
3Gesù non parla per un bel tratto di strada. Poi dice: «Ecco, Io ora vado a quel paesello sul monte, voi proseguite per Azoto. Fate attenzione. Siate cortesi, dolci, pazienti. Se anche vi deridono sopportatelo in pace, come ieri faceva Matteo, e Dio vi aiuterà. Al tramonto uscite, andando vicino allo stagno che è alle vicinanze di Azoto. Lì ci troveremo».
4«Ma, Signore, io non ti lascio andare solo!» esclama l’Iscariota.
«Sono dei violenti, questi!… È una imprudenza».
«Non temete di nulla per Me. Vai, vai, Giuda, e sii tu prudente. Addio. La pace sia con voi».
5I dodici se ne vanno non troppo entusiasti. Gesù li guarda andare e poi prende il sentiero della collina, fresco, ombroso. Il colle è coperto di boschi di ulivi, di noci, di fichi e di vigneti ben coltivati e già promettenti pingue raccolto. Nei luoghi pianeggianti sono campicelli di cereali, in quelli in pendio pascolano capre bionde sull’erba verde.
Rito di sortilegi.
6Gesù raggiunge le prime case del paese. Sta per entrarvi quando incontra uno strano corteo. Sono donne urlanti, uomini vocianti in una nenia alterna, e tutti fanno una specie di danza intorno ad un caprone che procede ad occhi bendati, percosso, già sanguinante nei ginocchi per essere inciampato e caduto sulle pietre del sentiero. Un altro gruppo, ugualmente vociante e urlante, si agita intorno ad un simulacro scolpito, molto brutto in verità, e tiene alte delle padelle con brace accese che alimentano buttando loro sopra resine e sale, almeno così mi sembra, perché le prime mandano odore di ragia e il secondo scoppietta come fa il sale. Un ultimo gruppo attornia un santone davanti al quale continuamente si inchinano urlando: «Per la tua forza!» (uomini), «Tu solo puoi!» (donne), «Supplica il dio!» (uomini), «Leva il sortilegio!» (donne), «Comanda alla matrice!», «Salva la donna!»; e tutti insieme, con un ululato da tregenda: «Morte alla maga!». E poi da capo, con la variante: «Per la tua forza!», «Tu solo puoi!», «Ordina al dio!», «Che faccia vedere!», «Comanda al caprone!», «Che mostri la maga!»; e in un urlo da dannati: «Che odia la casa di Fara!».
La sfida Del Messia
7Gesù ferma uno dell’ultimo gruppo e chiede dolcemente: «Che avviene? Sono forestiero…»
8L’uomo, poiché la processione si è fermata un momento per percuotere il capro, gettare le resine sulle braci e prendere fiato, spiega: «La sposa di Fara, il grande di Magdalgad, muore di parto. Una che l’odia ha gettato il maleficio. Le viscere si sono annodate e il figlio non può nascere. Cerchiamo la maga per ucciderla. Solo così la sposa di Fara sarà salva, e se non troveremo la maga sacrificheremo il caprone per impetrare somma misericordia dalla dea Matrice» (si capisce che quello scarabocchio di pupazzo è una dea…).
9«Fermatevi. Io sono capace di guarire la donna e salvare il maschio. Ditelo al sacerdote» dice Gesù all’uomo e ad altri due che si sono accostati.
10«Sei medico?».
«Più ancora».
11I tre fendono la folla e vanno dal sacerdote idolatra. Gli parlano. La voce corre. La processione, che aveva ripreso ad andare, si ferma. Il sacerdote, imponente nei suoi cenci multicolori, fa un cenno a Gesù e ordina: «Giovane, vieni qui!».
12E quando lo ha vicino: «È vero quanto dici? Guarda che, se quanto dici non avviene, noi penseremo che lo spirito della maga si è impersonato in te e ti uccideremo in suo luogo».
13«È vero. Conducetemi subito dalla donna e intanto datemi il capro. Mi occorre. Sbendatelo e portatemelo qui».
Lo fanno. La povera bestia sbalordita, barcollante, sanguinante, viene portata a Gesù che la carezza sul folto pelo nero.
14«Ora però bisogna ubbidirmi senza eccezione. Lo farete?».
«Sì!» urla la folla.
«Andiamo. Non urlate più, non bruciate resine. Lo comando».
Dio non sopporta altri dèi acanto a Lui.
15Vanno, entrando nel paese, e per una via che è la migliore vanno ad una casa messa al centro di un frutteto. Urla e pianti escono dalle porte spalancate, e su tutto, lugubre, il lamento atroce della donna che non può dare alla luce il figlio.
16Corrono ad avvertire Fara, che viene avanti terreo, scarmigliato, affiancato da donne piangenti e da inutili santoni brucianti incensi e foglie su delle padelle di rame.
17«Salvami la donna!», «Salva mia figlia!», «Salvala, salvala!» urlano a vicenda l’uomo, una vecchia, la folla.
18«La salverò e con essa il tuo maschio, perché maschio è, e floridissimo, con due dolci occhi colore dell’uliva che matura e la testa ricoperta di capelli neri come questo vello».
19«Come lo sai? Che vedi? Anche nelle viscere?».
20«In tutto Io vedo e penetro. Tutto conosco e posso. Sono Dio».
Avesse mandato un fulmine avrebbe fatto meno effetto. Tutti si gettano al suolo come morti.
21«Alzatevi. Udite. Io sono il Dio potente e non sopporto altri dèi avanti a Me. Accendete un fuoco e gettatevi quella statua».
22La folla si ribella. Comincia a dubitare del «dio» misterioso che ordina l’arsione della dea. I più accesi sono i sacerdoti. Ma Fara e la madre della sposa, ai quali preme la vita della donna, si oppongono alla folla ostile e, poiché Fara è il grande del paese, la folla frena i suoi sdegni. L’uomo però interroga: «Come posso credere che Tu sei un dio? Dammene un segno e io comanderò sia fatto ciò che Tu vuoi».
23«Guarda. Vedi le ferite di questo caprone? Sono aperte, vero? Sanguinanti, vero? La bestia è quasi morente, vero? Ebbene, Io voglio che ciò non sia… Ecco. guarda».
24L’uomo si curva e guarda… e urla: «È senza ferite!» e si getta al suolo pregando: «La mia donna, la mia donna!».
25Ma il sacerdote della processione dice: «Temi, Fara! Non conosciamo chi è costui! Temi la vendetta degli dèi».
L’uomo è preso da due paure: gli dèi, la donna… Chiede: «Chi sei?».
Professione di fede
27«Io sono Colui che sono, in Cielo, in terra. Ogni forza mi è soggetta, ogni pensiero noto. Gli abitanti dei Cieli mi adorano, gli abitanti dell’Inferno mi temono. E coloro che credono in Me vedranno compiersi ogni prodigio».
«Io credo! Io credo… Il tuo Nome!».
28«Gesù Cristo, l’incarnato Signore. Quell’idolo alle fiamme! Non sopporto dèi al mio cospetto. Quei turiboli spenti. Non vi è che il mio Fuoco che possa e voglia. Ubbidite, o Io vi incenerirò l’idolo vano e me ne andrò senza salvare».
29È terribile Gesù nel suo abito di lino, dalle spalle del quale pende il mantello azzurro che fa strascico dietro a Lui, il braccio levato in atto di comando, il volto folgorante. Ne hanno paura, nessuno parla più… Nel silenzio, l’urlo sempre più sfinito e straziante della sofferente. Ma stentano ad ubbidire. Il volto di Gesù si fa sempre più insostenibile a guardarsi. veramente un fuoco che brucia materie e animi. E le padelle di rame sono le prime a subirne il volere.
30Chi le tiene le deve gettare perché non resiste più al loro ardore. Eppure i carboni appaiono spenti… Poi sono i portatori dell’idolo che devono mettere al suolo la portantina che sorreggevano per le stanghe sulle spalle, perché i legni si carbonizzano come se una misteriosa fiamma li lambisse, e appena al suolo la barella dell’idolo va in fuoco.
La gente fugge terrorizzata…
31Gesù si volge a Fara: «Puoi dunque credere realmente nel mio potere?».
«Credo, credo. Tu sei Dio. Sei il dio Gesù».
32«No. Io sono il Verbo del Padre, di Jeové di Israele, venuto in Carne, Sangue, Anima e Divinità a redimere il mondo e a dargli la fede nel Dio vero, uno, trino che è nei Cieli altissimi. Vengo a dare aiuto e misericordia agli uomini perché lascino l’Errore e vengano alla Verità, che è l’unico Dio di Mosè e dei Profeti. Puoi credere ancora?».
«Credo, credo!».
33«Io sono venuto a portare Via, Verità, Vita agli uomini, ad abbattere gli idoli, a insegnare la sapienza. Per Me il mondo avrà redenzione, perché Io morrò per amore del mondo e per la salvezza eterna degli uomini. Puoi credere ancora?».
«Credo, credo!».
34«Io sono venuto per dire agli uomini che essi, se credono nel Dio vero, avranno la vita eterna in Cielo, presso l’Altissimo che è il Creatore di ogni uomo, animale, pianta e pianeta. Puoi credere ancora?».
«Credo, credo!».
35Gesù non entra neppure nella casa. Solo tende le braccia verso la stanza della sofferente, a mani distese, come nella risurrezione di Lazzaro, e grida: «Esci alla luce per conoscere la Luce divina e per ordine della Luce che è Dio!».
36Un comando tonante al quale, dopo un momento, fa eco un grido di trionfo che ha nel suo suono del gemito e della gioia, e poi un flebile piangere di neonato, flebile eppure ben distinto e che sempre più cresce come per forza che aumenta.
37«Tuo figlio piange salutando la terra. Va’ da lui e digli, ora e poi, che non è la terra la patria, ma lo è il Cielo. Crescilo, e tu cresci con lui, per il Cielo. Questa è la Verità che ti parla. Quelle (e indica le padelle di rame accartocciate come foglie secche, inutili ad ogni uso, giacenti al suolo, e la cenere che segna il posto della barella dell’idolo) sono la Menzogna che non aiuta e non salva. Addio».
Il miracolo non si paga.
38E fa per andarsene. Ma una donna accorre con un vispo neonato avvolto in un lino e grida: «È maschio, Fara. Bello, robusto, dagli occhi morati come uliva che matura e i ricciolini più neri e fini di quelli di un capretto sacro. E la donna riposa beata. Non soffre più, come nulla fosse stato. Una cosa improvvisa, quando già era morente… e dopo quelle parole…».
39Gesù sorride e, poiché l’uomo gli presenta il neonato, Egli lo tocca sul capo col sommo delle dita. La gente, meno i sacerdoti che indignati se ne sono andati vedendo la defezione di Fara, si accosta curiosa di vedere il neonato e di guardare Gesù. Fara vorrebbe dargli oggetti e denaro per il miracolo. Ma Gesù dice, dolce e fermo: «Nulla. Il miracolo non si paga altro che con la fedeltà a Dio che l’ha concesso. Tengo solo questo caprone. Per ricordo della tua città».
40E se ne va col caprone, che gli trotterella vicino come se Gesù fosse il suo padrone, risanato, felice, belante la sua gioia di essere con uno che non lo percuote… Scendono così le balze del colle riprendendo la via maestra che conduce ad Azoto…
41Quando a sera, presso lo stagno ombroso, Gesù vede venire i discepoli, è reciproco lo stupore, vedendo essi Gesù con quell’ariete e Lui loro con i visi mortificati di chi non ha fatto affari.
Nulla è inutile neppure la disfatta.
42«Disastro, Maestro! Non ci hanno percossi. Ma ci hanno cacciati fuori di città. Abbiamo errato per la campagna, e pagando ben caro abbiamo potuto procurarci del cibo. Eppure fummo dolci…» dicono desolati.
43«Non importa. Anche a Ebron lo scorso anno ci cacciarono e questa volta ci fecero onori. Non dovete sconfortarvi».
«E Tu, Maestro? Quella bestia?» interrogano.
44«Sono andato a Magdalgad. Ho arso un idolo e i turiboli dello stesso, ho fatto nascere un maschio, ho predicato il Dio vero attraverso i miracoli e mi sono preso il capro, destinato al rito idolatrico, per mercede. Povera bestia, era tutto una ferita!».
«Ma ora sta bene! È una magnifica bestia».
45«È animale sacro, destinato all’idolo… Sano. Sì. Il primo miracolo per convincerli che Io ero il Potente, non il loro pezzo di legno».
46«E che ne fai?».
«Lo porto a Marziam. Un fantoccio ieri, un capro oggi. Lo farò felice».
46«Ma te lo vuoi condurre dietro fino a Bétèr?».
«Certamente. Non vedo l’orrore di questo fatto. Se sono il Pastore potrò avere un ariete. Poi lo daremo alle donne. E andranno in Galilea così. Troveremo una capretta. Simone, diverrai pastore di caprette. Meglio se fossero pecore… Ma il mondo è più di capri che di agnelli… È un simbolo, Pietro mio. Ricordalo… Col tuo sacrificio farai degli arieti tanti agnelli. Venite. Raggiungiamo quel villaggio fra i frutteti. Troveremo alloggio o nelle case o sui covoni che già sono legati sui campi. E domani andremo a Jabnia».
47Gli apostoli sono stupiti, addolorati, sfiduciati. Stupiti dei miracoli, addolorati di non esserci stati, sfiduciati della loro incapacità, mentre Gesù può tutto. Ma Lui, invece, è così contento!… E riesce a persuaderli che «nulla è inutile. Neppure la disfatta. Perché serve a formarvi all’umiltà, mentre il parlare serve a far risuonare un nome, il mio, e a lasciare un ricordo nei cuori». Ed è così convincente e luminoso di gioia che essi pure si rasserenano.
11. Maria di Magdala Inferma per possesso demoniaco. Crisi che tormenta[63].
Motivo del pianto di Marta.
Marta cerca il Signore
1Accaldato e polveroso, Gesù, con Pietro e Giovanni, rientra nella casa di Cafarnao. Ha appena messo piede nell’orto, diretto alla cucina, quando il padrone di casa lo chiama famigliarmente dicendogli: «Gesù, è tornata quella dama di cui ti ho parlato a Betsaida, è tornata a cercarti. Le ho detto di aspettarti e l’ho condotta di sopra, nella stanza alta».
2«Grazie, Tommaso, vado subito. Se vengono gli altri trattienili qui». E Gesù sale lesto la scala senza neppure levarsi il mantello.
3Sulla terrazza dove la scala immette vi è ferma Marcella, l’ancella di Marta. «Oh! Maestro nostro! La mia padrona è là dentro. Ti aspetta da tanti giorni», dice la donna inginocchiandosi a venerare Gesù.
«Lo immaginavo. Vado subito da lei. Dio ti benedica, Marcella».
4Gesù alza la tenda messa a fare da riparo alla luce ancora violenta, nonostante che il tramonto sia avanzato e faccia di fuoco l’aria e pare accenda le case bianche di Cafarnao con il riverbero rosso di un enorme braciere. Nella stanza, tutta velata e avvolta in un mantello, seduta presso una finestra, è Marta. Forse guarda uno scorcio di lago in cui si tuffa il muso di un colle boscoso. Forse non guarda che i suoi pensieri. Certo è molto assorta, tanto da non sentire il lieve scalpiccio di Gesù che le si avvicina. E ha un sussulto quando Egli la chiama.
5«Oh! Maestro!», grida. E scivola in ginocchio a braccia tese, come invocando aiuto, e poi si curva fino a toccare con la fronte il pavimento e piange.
Motivo del pianto di Marta
6«Ma perché? Su, alzati! Perché questo grande pianto? Hai qualche sventura da dirmi? Sì? Quale dunque? Sono stato a Betania, lo sai? Sì? E là ho saputo che c’erano buone notizie. Ora tu piangi… Che cosa è avvenuto?», e la forza ad alzarsi facendola sedere sul sedile messo contro la parete e sedendosi di fronte a lei.
7«Andiamo, levati il velo e il mantello, come faccio Io. Devi soffocare lì sotto. E poi voglio vedere il viso di questa Marta turbata, per cacciare tutte le nuvole che l’oscurano».
8Marta ubbidisce piangendo sempre, e appare il suo viso arrossato, dagli occhi gonfi.
«Dunque? Ti aiuterò Io. Maria ti ha mandato a chiamare. Ha pianto molto, ha voluto sapere molto di Me, e tu hai pensato che ciò fosse buon segno, tanto che per compiere il miracolo hai desiderato Me. E Io sono venuto. E ora? …».
9«Ora più nulla, Maestro! Mi sono sbagliata. É la troppo viva speranza che fa vedere ciò che non c’è… Ti ho fatto venire per nulla… Maria è peggio di prima… No! Che dico! Calunnio, mento. Non è peggio, perché non vuole più uomini d’intorno. È diversa, ma è sempre tanto cattiva. Mi sembra pazza… Io non la capisco più. Prima, almeno, la capivo. Ma ora! Ora chi la capisce più?», e Marta piange desolatamente.
10«Su, mettiti calma e dimmi cosa fa. Perché è cattiva? Uomini, dunque, non ne vuole più intorno. Suppongo perciò che viva ritirata in casa. É così? Sì? Bene. Ciò è molto bene. L’averti desiderata vicina come per essere difesa dalla tentazione – sono le tue parole – e lo schivare la tentazione inibendosi le colpevoli relazioni, o anche semplicemente ciò che potrebbe indurre a colpevoli relazioni, è segno di volontà buona».
11«Dici di sì, Maestro? Proprio lo credi che è così?».
«Ma certo. In che allora ti sembra cattiva? Raccontami cosa fa…».
“Inferma per possesso demoniaco”.
Volontà di guarire
12«Ecco». Marta, un poco rianimata dalla certezza di Gesù, parla con più ordine. «Ecco. Maria da quando sono venuta non è più uscita dalla casa e dal giardino, neppure per andare sul lago con la barca. E mi ha detto la sua nutrice che anche prima non usciva quasi più. Dalla Pasqua pare che abbia avuto inizio questo mutamento. Però prima della mia venuta ancora venivano persone a trovarla e non sempre lei le respingeva. Delle volte dava l’ordine che nessuno fosse fatto passare. E pareva un ordine dato per sempre. Poi giungeva a percuotere i servi, presa da un’ira ingiusta se, accorrendo lei verso il vestibolo per avere sentito le voci dei visitatori, li trovava già partiti. Da quando sono venuta io, non lo ha fatto più. Mi ha detto la prima notte, e per questo io ho tanto sperato: “Tienimi, legami magari. Ma non mi lasciare più uscire, non lasciare più che io veda altri che te e la nutrice. Perché io sono una malata e voglio guarire. Ma quelli che vengono da me, o che vogliono che io vada da loro, sono come degli stagni di febbre. Mi fanno sempre più ammalare. Ma sono tanto belli, all’apparenza, sono tanto fioriti e pieni di canti, con frutta d’aspetto piacevole, che io non so resistere perché sono una disgraziata, una disgraziata sono. La tua sorella è una debole, Marta. E c’è chi si approfitta della sua debolezza per farle compiere cose infami alle quali un resto di me non consente. L’unico resto che ho ancora della mamma, della povera mamma mia…”, e piangeva, piangeva.
13E io l’ho fatto questo. Con dolcezza nelle ore che lei è più ragionevole; con fermezza nelle ore che mi sembra una fiera in gabbia. Non si è mai ribellata a me. Anzi, passati i momenti di maggiore tentazione, viene a piangere ai miei piedi, col capo sul grembo, e dice: “Perdonami, perdonami!”; e se io le chiedo: “Ma di che, sorella? Tu non mi hai dato dolore”, lei mi risponde: “Perché poco fa, o ieri sera, quando tu mi hai detto: ‘Tu non vai fuori di qui’, io nel mio cuore ti ho odiata, maledetta, e ti ho desiderato la morte”.
14Non fa pena, Signore? Ma è pazza forse? Il suo vizio l’ha resa pazza? Penso che qualche amante le abbia dato un filtro per rendersela schiava nella lussuria e ciò le sia salito al cervello…».
«No. Niente filtro. Niente pazzia. É un’altra cosa. Ma continua».
Incoerenze di una posseduta
15«Dunque con me è rispettosa e ubbidiente. Anche i servi non li ha più maltrattati. Ma però, dopo la prima sera, non ha più chiesto di sapere nulla di Te. Anzi, se io ne parlo, devia il discorso. Salvo poi stare ore e ore sullo scoglio dove è il belvedere a guardare il lago, fino ad esserne abbacinata, e a chiedermi, ad ogni barca che vede passare: “Ti pare quella dei pescatori galilei?”. Non dice mai il tuo Nome, né quello degli apostoli. Ma io so che pensa a loro e a Te nella barca di Pietro. E anche capisco che pensa a Te perché delle volte alla sera, mentre passeggiamo nel giardino oppure attendiamo l’ora del riposo, io cucendo, lei stando con le mani in mano, mi dice: “Così dunque bisogna vivere secondo la dottrina che segui?”. E delle volte piange, altre ride con una risata sarcastica, da pazza o da demonio.
16Altre volte invece si scioglie i capelli, sempre così artisticamente acconciati, e ne fa due trecce, e si mette una delle mie vesti e mi viene davanti con le trecce giù per le spalle o portate sul davanti, tutta accollata, pudica, fatta giovanetta dall’abito, dalle trecce e dall’espressione del volto, e dice ancora: “Così dunque dovrebbe divenire Maria?”, e anche lì delle volte piange baciandosi le sue splendide trecce grosse come braccia, lunghe fino ai ginocchi, tutto quell’oro vivo che era la gloria di mia madre, e alle volte invece fa quell’orrenda risata oppure mi dice: “Ma piuttosto, guarda, faccio così, e mi levo di mezzo”, e si annoda le trecce alla gola e stringe fino a divenire paonazza come per volersi strozzare. Altre volte, si capisce quando più forte sente la sua… la sua carne, ella si compassiona oppure si malmena. L’ho trovata che si percuoteva ferocemente il seno, il grembo, e si graffiava la faccia, picchiava la testa contro il muro, e se io le chiedevo: “Ma perché fai così?”, mi si voltava stravolta, feroce, dicendo: “Per spezzarmi. Me, le mie viscere e la mia testa. Le cose nocive, maledette, vanno distrutte. Mi distruggo”.
17E se io le parlo della misericordia divina, di Te – perché io ne parlo lo stesso di Te, come se lei fosse la più fedele delle tue discepole, e ti giuro che delle volte ho ribrezzo di parlarne davanti a lei – lei mi risponde: “Per me non ci può essere misericordia. Ho passato la misura”. E allora le prende una furia di disperazione, e grida, percuotendosi a sangue: “Ma perché? Perché a me questo mostro che mi dilania? Che non mi dà pace. Che mi porta al male con voci di canto e poi mi ci unisce le voci maledicenti del padre, della mamma, di voi, perché anche tu e Lazzaro mi maledite, e mi maledice Israele, me le porta per farmi impazzire…
18Io allora, quando così dice, rispondo: “Perché pensi a Israele, un popolo sempre, e non a Dio? Ma posto che non hai pensato prima a calpestare tutto, pensa ora a superare tutto, e a non curarti altro che di quello che non è mondo, ossia di Dio, del padre, della madre. Ed essi non ti maledicono se tu cambi vita, ma ti aprono le braccia…”. E lei mi ascolta, pensierosa, stupita come io dicessi una favola impossibile, e poi piange… Ma non risponde. Delle volte invece ordina ai servi vini e droghe, e beve e mangia questi cibi artificiosi e spiega: “Per non pensare.
20Ora, da quando sa che Tu sei sul lago, dice a me, tutte le volte che si accorge che vengo: “Qualche volta vengo anche io” e, ridendo di quel riso che è un insulto a sé stessa, termina: “Così almeno l’occhio di Dio cadrà anche sul letame”. Ma io non voglio che venga. E ora aspetto a venire quando lei, stanca di ira, di vini, di pianto, di tutto, dorme spossata. Anche oggi sono fuggita così, in modo da tornare a notte, prima che lei si ridesti. Questa è la mia vita… e io non spero più…»; e il pianto, non più frenato dal pensiero di dire tutto con ordine, riprende più forte di prima.
Incoerenze di una posseduta
21«Ti ricordi, Marta, cosa ti ho detto una volta? “Maria è una malata”. Tu non lo volevi credere. Ora lo vedi. Tu la chiami pazza. Lei stessa si dice malata di febbri peccaminose. Io dico: inferma per possesso demoniaco. É sempre una malattia. E queste incoerenze, queste furie, questi pianti, e desolazioni, e aneliti a Me sono le fasi del suo male che, giunto al momento della guarigione, ha le più violente crisi. Tu fai bene a essere buona con lei. Fai bene ad essere paziente. Fai bene a parlarle di Me. Non averne ribrezzo a dire il mio Nome in sua presenza. Povera anima della mia Maria! É pure essa uscita dal Padre Creatore, non dissimile dalle altre, dalla tua, da quella di Lazzaro, da quelle degli apostoli e discepoli. Pure essa è stata inclusa e contemplata fra le anime per cui Io mi sono fatto carne per essere Redentore. Anzi per lei più che per te, per Lazzaro, apostoli e discepoli, Io sono venuto. Povera, cara anima che soffre, della mia Maria! Della mia Maria avvelenata con sette veleni oltre che col veleno primogenito e universale! Della mia Maria prigioniera! Ma lascia che venga a Me! Lascia che respiri il mio respiro, che senta la mia voce, che incontri il mio sguardo!… Si dice “letame”… Oh! povera cara, che dei sette demoni ha in sé meno forte quello della superbia! Ma solo per questo si salverà!».
Incoerenze di una posseduta
22«Ma se poi uscendo trova qualcuno che la devia di nuovo verso il vizio? Lei stessa lo teme…».
23«E sempre lo temerà, ora che è giunta ad avere nausea del vizio. Ma non temere. Quando un’anima ha già questo desiderio di venire al Bene, e ne è trattenuta solo dal Nemico diabolico, che sa di perdere la preda, e dal nemico personale dell’io, che ragiona ancora umanamente e giudica sé stesso umanamente, applicando a Dio il suo giudizio per impedire allo spirito di dominare l’io umano, allora quell’anima è già forte contro gli assalti del vizio e dei viziosi. Ha trovato la Stella Polare e non devia più. E ugualmente non dirle più: “E non hai pensato a Dio e invece pensi a Israele?”. É un rimprovero implicito. Non lo fare. É una uscita dalle fiamme. É tutta una piaga. Non la sfiorare altro che con balsami di dolcezza, di perdono, di speranza…
24Lasciala libera di venire. Anzi devi dirle quando conti di venire, ma non dirle: “Vieni con me”. Anzi, se riesci a capire che viene, tu non venire. Torna indietro. Attendila a casa. Ti verrà, spezzata dalla Misericordia. Perché Io le devo levare la malvagia forza che ora la tiene, e per qualche ora sarà come una svenata, una a cui un medico ha levato le ossa. Ma poi starà meglio. Sarà sbalordita.
25Avrà un grande bisogno di carezze e di silenzio. Assistila come fossi il suo secondo angelo custode: senza farti sentire. E se la vedrai piangere, lasciala piangere. E se la udrai farsi domande, lasciala fare. E se la vedrai sorridere, e poi farsi seria, e poi sorridere con un sorriso mutato, con un occhio mutato, con un volto mutato, non farle domande, non metterla in soggezione. Soffre più ora, nell’ascendere, che quando discese. E deve fare da sé, come da sé ha fatto quando è discesa. Non ha sopportato allora i vostri sguardi sulla sua discesa, perché nei vostri occhi era il rimprovero. Ma ora non può, nella sua vergogna finalmente risvegliata, sopportare il vostro sguardo. Allora era forte perché aveva in sé Satana, che era il padrone e la mala forza che la reggeva e poteva sfidare il mondo, eppure non ha potuto essere vista da voi nel suo peccare.
26Ora non ha più Satana per padrone. Egli è ospite in lei, ancora, ma è già tenuto alla gola dal volere di Maria. E non ha ancora Me. Perciò è troppo debole. Non può sostenere neppure la carezza dei tuoi occhi fraterni sulla sua confessione al suo Salvatore. Tutta la sua energia è volta e consumata a tenere alla gola il settemplice demone. Per tutto il resto ella è indifesa, nuda. Ma Io la rivestirò e la fortificherò.
27Va’ in pace, Marta. E domani, con tatto, dille che Io parlerò presso il torrente della Fonte, qui a Cafarnao, dopo il vespero. Va’ in pace! Va’ in pace! Ti benedico».
Utilità delle reliquie
28Marta è perplessa ancora. «Non cadere in incredulità, Marta», le dice Gesù che l’osserva.
29«No, Signore. Ma penso… Oh! dammi qualche cosa che io possa dare a Maria, per darle un poco di forza… Soffre tanto… e io ho tanta paura che non riesca a trionfare sul demonio!».
30«Sei una bambina! Ha Me e te, Maria. Può mai non riuscire? Però vieni e tieni. Dammi questa mano che non ha mai peccato, che ha saputo essere dolce, misericordiosa, attiva, pia. Ha sempre fatto gesti di amore e di preghiera. Non si è impoltrita nell’ozio. Non si è corrotta mai. Ecco, la tengo fra le mie per farla più santa ancora. Alzala contro il demonio ed esso non la sopporterà. E prendi questa mia cintura. Non te né separare mai. E tutte le volte che la vedrai di’ a te stessa: “Più forte di questa cintura di Gesù è il potere di Gesù, e con esso tutto si vince: demoni e mostri. Non devo temere”. Sei contenta ora? La mia pace sia con te. Va’ tranquilla».
Marta lo venera ed esce.
31Gesù sorride mentre la vede riprendere posto nel carro, che Marcella ha fatto venire alla porta, e andare verso Magdala.
12. Guarigione di due ciechi e di un muto indemoniato[64].
Migliorarsi giorno per giorno
Pettegolezzi locali.
1Poi Gesù scende nella cucina e, vedendo che Giovanni sta per andare alla fonte, anziché rimanere nella cucina calda e fumosa preferisce andare con Giovanni, lasciando Pietro alle prese con dei pesci che hanno portato allora allora i garzoni di Zebedeo per la cena del Maestro e degli apostoli.
2Non vanno alla fonte sorgiva che è all’estremo del paese, ma a quella sulla piazza e dove certo l’acqua viene portata ancora da quella bella e abbondante sorgiva che spiccia dalla costa del monte presso il lago. Sulla piazza è la solita folla dei paesi palestinesi a sera. Donne con le anfore, bambini che giuocano, uomini che trattano di affari o.… di pettegolezzi locali. Passano anche, attorniati da servi o da clienti, i farisei diretti alle ricche case. Tutti si scansano per farli passare ossequiandoli, salvo poi, appena passati, maledirli di cuore narrando i loro ultimi soprusi e strozzinaggi.
Matteo imita il suo Maestro
3Matteo, in un angolo della piazza, conciona i suoi antichi amici, il che fa dire con sprezzo e a voce alta al fariseo Uria: «Le famose conversioni! L’affetto al peccato rimane e lo si vede dalle amicizie che durano. Ah! Ah!»
4Al che Matteo si volge risentito rispondendo: «Durano per convertirli».
5«Non ce n’è bisogno! Basta il tuo Maestro. Tu stacci lontano, che non ti torni la malattia, ammesso che tu sia guarito proprio».
6Matteo diviene paonazzo nello sforzo di non dirne quattro, ma si limita a rispondere: «Non temere e non sperare».
«Cosa?».
7«Non temere che io torni ad essere Levi il pubblicano e non sperare che io ti imiti per perdere queste anime. Le separazioni e gli sprezzi li lascio a te e ai tuoi amici. Io imito il mio Maestro e avvicino i peccatori per portarli alla Grazia».
8Uria vorrebbe ribattere, ma sopraggiunge l’altro fariseo, il vecchio Eli, e dice: «Ma non sporcare la tua purezza e non contaminare la tua bocca, amico. Vieni con me», e prende sottobraccio Uria portandolo verso la sua casa.
Migliorarsi giorno per giorno
9Intanto la folla, specie di bambini, si è stretta ancora a Gesù. Vi è fra i bambini la coppia dei fratellini Giovanna e Tobiolo, quelli che in un giorno lontano si litigavano per i fichi, e dicono a Gesù, brancicando con le manine l’alto corpo di Gesù per richiamare la sua attenzione: «Senti, senti. Anche oggi siamo stati buoni, sai? Non abbiamo mai pianto. Non ci siamo mai fatti dispetti, per amore di Te. Ci dai un bacio?».
10«Siete stati buoni dunque, e per amor mio! Che gioia mi date. Eccovi il bacio. E domani siate meglio ancora».
11E vi è Giacomo, il piccolo che portava ogni sabato la borsa di Matteo a Gesù. Dice: «Levi non mi dà più nulla per i poveri del Signore, ma io ho messo via tutti gli spiccioli che mi danno quando sono buono e ora te li do. Li dai ai poveri per il mio nonno?».
12«Certamente. Che ha il nonno?».
«Non cammina più. É tanto vecchio e le gambe non lo reggono più».
13«Ti spiace questo?».
«Sì, perché era il mio maestro quando si andava per la campagna. Mi diceva tante cose. Mi faceva amare il Signore. Anche ora mi dice di Giobbe e mi fa vedere le stelle del cielo, ma dalla sua sedia… Era più bello prima».
14«Verrò da tuo nonno domani. Sei contento?».
E Giacomo è surrogato da Beniamino, non quello di Magdala, il Beniamino di Cafarnao, quello di una lontana visione. Giunto sulla piazza insieme alla madre e visto Gesù, lascia la mano materna e si getta con un grido che pare un garrito di rondine fra la piccola calca e, arrivato davanti a Gesù, lo abbraccia ai ginocchi dicendo: «Anche a me, anche a me una carezza!»
La fede di due ciechi
Chi non crede nel Messia è condannato
15Passa in quel momento il fariseo Simone e fa un pomposo inchino a Gesù, che glielo ricambia. Il fariseo si ferma e, mentre la folla si scansa come intimorita, il fariseo dice: «E a me non daresti una carezza?», e ha un lieve sorriso.
16«A tutti che me la chiedono. Mi felicito con te, Simone, per la tua ottima salute. Mi avevano detto a Gerusalemme che eri stato alquanto malato».
«Sì. Molto. Ti ho desiderato per guarire».
17«Credevi che Io lo potessi?».
Non ne ho mai dubitato. Ma ho dovuto guarire da me perché Tu sei stato molto assente. Dove sei stato?».
«Ai confini di Israele. Così ho occupato i giorni fra Pasqua e Pentecoste».
18«Molti successi? Ho saputo dei lebbrosi di Innom e Siloan. Grandioso. Quello solo? No certo. Ma ciò si sa per il sacerdote Giovanni. Chi non è prevenuto crede in Te ed è beato».
19«E chi non crede perché è prevenuto? Che è di lui, saggio Simone?».
20Il fariseo si turba un poco… è combattuto fra la voglia di non condannare i suoi troppi amici che sono prevenuti contro Gesù e quella di ben meritare gli elogi di Gesù. Ma vince questa e dice: «E chi non vuole credere in Te nonostante le prove che dai è condannato».
«Io vorrei che nessuno lo fosse…».
21«Tu sì. Noi non ti ricambiamo con la stessa misura di bontà che Tu hai per noi. Troppi non ti meritano… Gesù, ti vorrei mio ospite domani…».
22«Domani non posso. Facciamo fra due giorni. Accetti?».
«Sempre. Avrò… amici… e li dovrai compatire se…».
«Sì, sì. Verrò con Giovanni».
«Solo lui?».
23«Gli altri hanno altre missioni. Eccoli che tornano dalle campagne. La pace a te, Simone».
«Dio sia con Te, Gesù». Il fariseo se ne va e Gesù si riunisce agli apostoli.
La fede di due ciechi
24Ma mentre mangiano il pesce arrostito li raggiungono dei ciechi che già avevano implorato Gesù per la via. Ripetono ora il loro: «Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».
25«Ma andate via! Vi ha detto: “domani”, e domani sia. Lasciatelo mangiare», rimprovera Simon-Pietro.
26«No, Simone. Non li cacciare. Tanta costanza merita un premio. Venite avanti voi due», dice poi ai ciechi, e quelli entrano tastando col bastone il suolo e le pareti.
27«Credete voi che Io vi possa rendere la vista?».
«Oh! sì! Signore! Siamo venuti perché ne siamo certi».
28Gesù si alza da tavola, li avvicina, pone i suoi polpastrelli sulle palpebre cieche, alza il volto, prega e dice: «Siavi fatto secondo la fede che avete». Leva le mani e le palpebre senza moto si muovono, perché la luce colpisce di nuovo le pupille rinate in uno, e si dissigillano le palpebre all’altro, e dove prima era una naturale sutura, dovuta certo a ulceri mal curate, ecco che si riforma l’orlo palpebrale senza difetti e si alza e si abbassa con moto d’ala.
I due cadono in ginocchio.
29«Alzatevi e andate. E badate bene che nessuno sappia ciò che vi ho fatto. Portate alle vostre città la novella della grazia ricevuta, ai parenti, agli amici. Qui non è necessario e non è propizio all’anima vostra. Conservatela immune da lesioni nella sua fede così come, ora che sapete cosa è l’occhio, lo preserverete da lesioni per non accecare di nuovo».
Quando Gesù pensava
30La cena ha termine. Salgono sulla terrazza dove è un poco di frescura. Il lago è tutto un brillio sotto il quarto di luna. Gesù si siede sull’orlo del muretto e si astrae a guardare quel lago di argento mosso. Gli altri parlano fra di loro a voce sommessa per non disturbarlo.
31Ma lo guardano come affascinati. Infatti! Come è bello! Tutto aureolato di luna che ne illumina il volto severo e sereno nello stesso tempo, permettendo di studiarne i più lievi particolari, Egli sta colla testa lievemente riversa, appoggiata al tralcio ruvido della vite che sale di lì per stendersi poi sulla terrazza. I suoi occhi lunghi, di un azzurro che nella notte pare quasi color dell’onice, pare riversino onde di pace su tutte le cose. Qualche volta si alzano verso il cielo sereno, sparso d’astri, talaltra si abbassano sulle colline, e più giù, sul lago, altre ancora fissano un punto indeterminato e pare che sorridano ad un loro proprio vedere.
32I capelli ondeggiano lievi al vento leggero. Con una gamba sospesa a poca distanza dal suolo, l’altra che al suolo si appoggia, sta così, seduto di sbieco, con le mani abbandonate sul grembo, e l’abito bianco pare accentuare il suo candore, farsi quasi d’argento per la luce lunare, mentre le mani lunghe e di un bianco d’avorio sembrano accentuare la loro tinta di vecchio avorio e la loro bellezza virile e pure affusolata. Anche il volto, dalla fronte alta, dal naso diritto, dall’ovale sottile delle guance, che la barba biondo rame allunga, sembra, in questa luce lunare, farsi di avorio vecchio perdendo la sfumatura rosea che nel giorno si nota al sommo delle guance.
Un muto indemoniato.
“Antipatie senza peso”
33«Sei stanco, Maestro?», interroga Pietro.
«No».
«Mi sembri pallido e pensieroso…».
34«Pensavo. Ma non credo essere più pallido del solito. Venite qui… Il lume di luna vi fa tutti pallidi voi pure. Domani andrete a Corozim. Forse troverete dei discepoli. Parlate loro. E badate di essere domani al vespero qui. Predicherò presso il torrente».
35«Che bella cosa! Lo diremo a quelli di Corozim. Oggi, nel ritorno, abbiamo incontrato Marta e Marcella. Erano state qui?», chiede Andrea.
«Sì».
36«A Magdala si faceva un gran parlare di Maria che non esce più, che non dà più feste. Abbiamo riposato presso la donna dell’altra volta. Beniamino mi ha detto che quando ha voglia di fare il cattivo pensa a Te e.…».
«…e a me, dillo pure Giacomo», dice l’Iscariota.
«Non lo ha detto».
37«Ma lo ha sottinteso dicendo: “Non voglio essere bello ma cattivo, io” e mi ha guardato storto. Non mi può soffrire…».
«Antipatie senza peso, Giuda. Non ci pensare», dice Gesù.
«Sì, Maestro. Ma è seccante che…».
Liberazione di un muto indemoniato
38«C’è il Maestro?», grida una voce dalla via.
«C’è. Ma che volete da capo? Non vi basta il giorno quanto è lungo? É questa l’ora da disturbare dei poveri pellegrini? Tornate domani», ordina Pietro.
39«É che abbiamo con noi un muto indemoniato. E per la strada ci è scappato tre volte. Se non era così si arrivava prima. Siate buoni! Fra poco, quando la luna sarà alta, urlerà forte e spaventerà il paese. Vedete come già si agita?!».
40Gesù si sporge dal muretto dopo avere attraversato tutta la terrazza. Gli apostoli lo imitano. Una collana di visi curvi su una turba di gente che alza la testa verso quelli che la chinano.
41In mezzo, con mosse e mugolio da orso o da lupo incatenato, un uomo ben legato ai polsi perché non fugga. Mugola dimenandosi con mosse bestiali e come cercando al suolo chissà che. Ma quando alza gli occhi e incontra lo sguardo di Gesù ha un urlo bestiale, inarticolato, un vero ululato, e cerca fuggire.
42La folla, quasi tutta Cafarnao nei suoi adulti, si scansa impaurita. «Vieni, per carità! Gli riprende come prima…».
«Vengo subito».
43E Gesù scende svelto andando di faccia al disgraziato, che è più che mai agitato.
«Esci da costui. Lo voglio».
L’ululo si schianta in una parola: «Pace!».
44«Sì, pace. Abbi pace ora che sei liberato».
La folla urla di meraviglia vedendo il subitaneo passaggio dalla furia alla quiete, dalla possessione alla liberazione, dal mutismo alla favella.
45«Come avete saputo che ero qui?».
«A Nazareth ci dissero: “É a Cafarnao”. A Cafarnao ce lo confermarono due che si dicevano risanati negli occhi da Te, in questa casa».
46«É vero! É vero! Anche a noi lo dissero…», gridano in molti. E commentano: «Mai si videro simili cose in Israele!».
Incredulità dei farisei
47«Se non avesse l’aiuto di Belzebù non le farebbe», ghignano i farisei di Cafarnao, fra i quali manca Simone.
48«Aiuto o non aiuto, io sono guarito e i ciechi pure. Voi non lo potreste fare, nonostante le vostre gran preghiere», rimbecca il muto indemoniato guarito e bacia la veste di Gesù, che non risponde ai farisei ma si limita a licenziare la folla col suo: «La pace sia con voi», mentre trattiene il miracolato e chi lo accompagna offrendo loro ricovero nella stanza alta per il riposo fino all’alba.
Il potere di Satana sull’anima[65].
L’uomo pipistrello.
30La campagna si annulla nella notte serena ma per ora illune. Solo un tenue chiarore di astri serve a mostrare gli ammassi oscuri delle piante e quelli bianchi delle case. Null’altro. Degli uccelli notturni svolazzano col loro volo muto intorno alla casa di Susanna, in cerca di mosche, rasentando anche le persone sedute sulla terrazza intorno ad una lampada che getta una lieve luce giallognola sui volti raccolti intorno a Gesù. Marta, che deve avere una gran paura dei pipistrelli, getta uno strillo ogni qualvolta un nottolone la sfiora. Invece Gesù si preoccupa delle farfalle che la lampada attira e con la lunga mano cerca di allontanarle dalla fiamma.
31«Sono bestie molto stupide tanto le une che gli altri», dice Tommaso.
32«I primi ci scambiano per mosconi, le seconde prendono la fiamma per un sole e si bruciano. Non hanno neppure l’ombra di un cervello».
33«Sono animali. Vuoi che ragionino?», chiede l’Iscariota.
«No. Vorrei che avessero almeno l’istinto».
34«Non fanno a tempo ad averlo. Parlo delle farfalle. Perché dopo la prima prova sono belle e morte. L’istinto si sveglia e si fa forte dopo le prime penose sorprese», commenta Giacomo d’Alfeo.
35«E i pipistrelli? Quelli dovrebbero averlo perché vivono per degli anni. Sono stupidi, ecco», ribatte Tommaso.
36«No, Tommaso. Non più degli uomini. Anche gli uomini sembrano pipistrelli stupidi, molte volte. Volano, o meglio, svolazzano come ubriachi intorno a cose che non servono che a dare dolore. Ecco qua: mio fratello, con una buona sventolata del manto, ne ha abbattuto uno. Datemelo», dice Gesù.
37Giacomo di Zebedeo, ai cui piedi è caduto il pipistrello che ora, sbalordito, si dimena sul pavimento con mosse goffe, lo prende con due dita per una delle ali membranose e, tenendolo sospeso come fosse un cencio sporco, lo depone in grembo a Gesù. «Eccolo qui l’imprudente. Lasciamolo fare e vedrete che si riprende, ma non si corregge».
38«Un singolare salvataggio, Maestro. Io lo uccidevo del tutto», dice l’Iscariota.
39«No. Perché? Anche esso ha una vita e ci tiene», gli risponde Gesù.
«Non mi pare. O non sa di averla, oppure non ci tiene. La mette in pericolo!».
L’uomo severo ed intransigente.
40«Oh! Giuda! Giuda! Come saresti severo con i peccatori, con gli uomini! Anche gli uomini sanno che hanno una e una vita, e non si peritano di mettere in pericolo questa e quella».
41«Due vite abbiamo?».
«Quella del corpo e quella dello spirito, lo sai».
«Ah! credevo alludessi a rincarnazioni. C’è chi ci crede».
42«Non c’è rincarnazione. Ma due vite ci sono. Eppure l’uomo mette in pericolo tutte e due le sue vite. Se tu fossi Dio, come giudicheresti gli uomini che sono dotati di ragione oltre che d’istinto?».
43«Severamente. A meno che non fosse un uomo menomato nella mente».
«Non considereresti le circostanze che rendono folli moralmente?».
«Non le considererei».
44«Sicché tu, di uno che sa di Dio e della Legge, e che pure pecca, non avresti pietà».
«Non avrei pietà. Perché l’uomo deve sapersi reggere».
«Dovrebbe».
45«Deve, Maestro. È una vergogna imperdonabile che un adulto cada in certi peccati, soprattutto, tanto più se nessuna forza ve lo spinge».
46«Quali peccati secondo te?».
«Quelli del senso per i primi. È un degradarsi senza rimedio…».
47Maria di Magdala china la testa… Giuda prosegue: … è un corrompere anche gli altri, perché dal corpo degli impuri esala come un fermento che turba anche i più puri e li porta a imitarli…».
48Mentre la Maddalena curva sempre più il capo, Pietro dice: «Oh! là, là! Non essere così severo! La prima a commettere questa imperdonabile vergogna è stata Eva. E non mi vorrai dire che è stata corrotta dal fermento impuro esalante da un lussurioso. Intanto sappi che, per conto mio, proprio niente si agita anche se siedo a lato di un lussurioso. Affari suoi…».
49«La vicinanza sporca sempre. Se non la carne, l’anima, ed è peggio ancora».
«Mi sembri un fariseo! Ma scusa, allora a questo modo bisognerebbe chiudersi dentro una torre di cristallo e starsene là, sigillati».
50«E non ti credere, Simone, che ti gioverebbe. Nella solitudine sono più tremende le tentazioni», dice lo Zelote.
«Oh! bene! Rimarrebbero sogni. Nulla di male», risponde Pietro.
51«Nulla di male? Ma non sai che la tentazione porta alla cogitazione, questa alla ricerca di un mezzo termine per soddisfare in qualche modo l’istinto che urla, e il mezzo termine spiana la via ad un raffinamento di peccato nel quale è unito il senso al pensiero?», interroga l’Iscariota.
52«Non so niente di questo, caro Giuda. Forse perché non sono mai stato cogitabondo, come tu dici, su certe cose. So che mi pare che siamo andati molto lontani dai pipistrelli e che è bene che tu non sia Dio. Altrimenti in Paradiso ci resteresti da solo, con tutta la tua severità. Che ne dici, Maestro?».
Satana può impossessarsi di un’anima.
53«Dico che è bene non essere troppo assoluti, perché gli angeli del Signore ascoltano le parole degli uomini e le segnano sui libri eterni[66], e potrebbe dispiacere un giorno sentirsi dire: “Ti sia fatto come tu hai giudicato”. Dico che se Dio mi ha mandato è perché vuole perdonare tutte le colpe di cui un uomo si pente, sapendo quanto l’uomo è debole per causa di Satana. Giuda, rispondi a Me: ammetti tu che Satana possa impossessarsi di un’anima di modo da esercitare su di essa una coercizione che le diminuisce il peccato agli occhi di Dio?».
«Non lo ammetto. Satana non può intaccare che la parte inferiore».
54«Ma tu bestemmi, Giuda di Simone!», dicono quasi insieme lo Zelote e Bartolomeo.
«Perché? In che?».
55«Smentendo Dio e il Libro. In esso si legge che Lucifero intaccò anche la parte superiore[67], e Dio, per bocca del suo Verbo, ce lo ha detto infinite volte», risponde Bartolomeo.
56«È detto anche che l’uomo ha il libero arbitrio[68]. Ciò significa che sulla libertà umana del pensiero e del sentimento Satana non può fare violenza. Non la fa neppure Dio».
«Dio no, perché è Ordine e Lealtà. Ma Satana sì, perché esso è Disordine e Odio», ribatte lo Zelote.
«L’odio non è il sentimento opposto alla lealtà. Dici male».
57«Dico bene perché, se Dio è Lealtà e perciò non manca alla parola data di lasciare l’uomo libero delle sue azioni, il demonio non può a questa parola mentire, non avendo promesso all’uomo libertà di arbitrio. Ma è pur vero che esso è Odio e che perciò si avventa contro Dio e l’uomo, e ci si avventa assalendo la libertà intellettiva dell’uomo, oltre che la sua carne, e portando questa libertà di pensiero a schiavitù, a possessi per cui l’uomo fa cose che, se libero da Satana, non farebbe», sostiene Simone Zelote.
«Non lo ammetto».
58«Ma gli indemoniati, allora? Tu neghi l’evidenza», urla Giuda Taddeo.
«Gli indemoniati sono sordi, o muti, o folli. Non lussuriosi».
59«Hai solo questo vizio presente?», chiede ironico Tommaso.
«Perché è il più diffuso e il più basso».
60«Ah! credevo che fosse quello che conoscevi meglio», dice Tommaso ridendo.
61Ma Giuda scatta in piedi come volesse reagire. Poi si domina e scende la scaletta allontanandosi per i campi.
I posseduti nello spirito.
62Un silenzio… Poi Andrea dice: «In tutto la sua idea non è sbagliata. Si direbbe che infatti Satana ha possessi solo sui sensi: occhi, udito, favella, e sul cervello. Ma allora, Maestro, come si spiegano certe cattiverie? Quelle non sono forse possessioni? Un Doras, ad esempio? …».
63«Un Doras, come tu dici per non mancare di carità a nessuno, e di ciò Dio ti doni compenso, oppure una Maria, come tutti, lei per prima, pensiamo dopo le chiare e anti caritatevoli allusioni di Giuda, sono i posseduti più completamente da Satana, che estende il suo potere sui tre gradi dell’uomo. Le possessioni più tiranniche e sottili, dalle quali si liberano solo coloro che sono sempre tanto poco degradati nello spirito da sapere ancora comprendere l’invito della Luce. Doras non fu un lussurioso. Ma con tutto questo non seppe venire al Liberatore.
64In questo sta la differenza. Che mentre nei lunatici, e nei muti, sordi, o ciechi, per opera demoniaca, cercano e pensano i parenti a portarli a Me, in questi, posseduti nello spirito, è solo il loro spirito che provvede a cercare la libertà. Per questo essi sono perdonati oltre che liberati. Perché il loro volere ha per primo iniziato la possessione dal Demonio. E ora andiamo al riposo. Maria, tu che sai cosa è l’esser presi, prega per quelli che prestano sé stessi ad intermittenze al Nemico, facendo peccato e dando dolore».
«Sì, Maestro mio. E senza rancore».
65«La pace a tutti. Lasciamo qui la causa di tanta discussione. Tenebra con tenebra fuori nella notte. E noi rientriamo per dormire sotto lo sguardo degli angeli».
66E depone il pipistrello, che fa i primi tentativi di volo, su una panca, ritirandosi con gli apostoli nella stanza alta, mentre le donne con i padroni di casa scendono al terreno.
13. La disputa con scribi e farisei a Cafarnao. L’arrivo della Madre e dei fratelli[69].
L’indemoniato cieco e muto.
Una terra selvaggia.
1La stessa scena della passata visione. Gesù si accomiata dalla vedova, tenendo però già per mano il piccolo Giuseppe, e dice alla donna: «Non verrà nessuno prima del mio ritorno, a meno che non sia un gentile. Ma chiunque venga trattienilo fino a dopo domani dicendo che verrò senza fallo».
«Lo dirò, Maestro. E se vi saranno malati li ospiterò come Tu mi hai insegnato».
«Addio, allora, e la pace sia con voi. Vieni, Mannaen».
2Da questo breve spunto comprendo che malati e infelici in genere lo hanno raggiunto a Corozim e che all’evangelizzazione del lavoro Gesù ha unito quella del miracolo. E se Corozim resta sempre indifferente è proprio segno che è terreno selvaggio e incoltivabile. Pure Gesù la traversa, salutando quelli che lo salutano, come nulla fosse, e poi riprendendo a parlare con Mannaen, che è incerto se ripartire per Macheronte o rimanere ancora una settimana…
3… Nella casa di Cafarnao intanto si preparano al sabato. Matteo, un poco zoppicante, riceve i compagni, li soccorre d’acqua e di frutta fresche, chiedendo delle loro missioni.
Le iene in agguato
4Pietro arriccia il naso vedendo che già dei farisei bighellonano presso la casa: «Hanno voglia di avvelenarci il sabato. Quasi direi di andare incontro al Maestro e dirgli di andare a Betsaida lasciando costoro delusi».
«E credi che il Maestro lo farebbe?», chiede suo fratello.
«E poi c’è nella stanza bassa quel povero infelice che aspetta», osserva Matteo.
5«Si potrebbe portarlo con la barca a Betsaida, e io, o qualche altro, andare incontro al Maestro», dice Pietro.
«Quasi quasi…», dice Filippo che, avendo famiglia a Betsaida, ci andrebbe volentieri.
6«Molto più che, vedete, vedete! Oggi la guardia è rinforzata con degli scribi. Andiamo senza perdere tempo. Voi, col malato, passate dall’orto, e via per il dietro della casa. Io porto la barca al “pozzo del fico” e Giacomo fa la stessa cosa. Simone Zelote e i fratelli di Gesù vanno incontro al Maestro».
7«Io non vado via coll’indemoniato», proclama l’Iscariota.
«Perché? Hai paura che ti si attacchi il demonio?».
«Non mi inquietare, Simone di Giona. Ho detto che io non vado e non vado».
«Va’ coi cugini incontro a Gesù».
«No».
«Auff! Vieni in barca».
«No».
«Ma insomma che vuoi? Sei sempre quello degli ostacoli…».
8«Voglio rimanere dove sono: qui. Non ho paura di nessuno e non scappo. E del resto il Maestro non vi sarebbe grato della trovata. E sarebbe un’altra predica di rimprovero, e io non ho voglia di averla per vostra colpa. Voi andate. Io resterò a riferire…».
«No proprio! O tutti o nessuno», urla Pietro.
«Allora nessuno, perché il Maestro è qui. Eccolo che si avanza», dice serio lo Zelote che guardava sulla via.
L’indemoniato cieco e muto (Mt 12,22) [70].
9Pietro, malcontento, borbotta fra la barba. Ma va incontro a Gesù con gli altri. Dopo i primi saluti gli dicono di un indemoniato, cieco e muto, che attende coi parenti la sua venuta da molte ore.
10Matteo spiega: «È come inerte. Si è gettato su dei sacchi vuoti e non si è più mosso. I parenti sperano in Te. Vieni a ristorarti e poi lo soccorrerai».
11«No. Vado subito da lui. Dove è?».
«Nella stanza bassa presso al forno. L’ho messo lì coi parenti perché ci sono molti farisei, e anche scribi, che sembrano in agguato…».
«Sì, e sarebbe meglio non farli contenti», brontola Pietro.
12«Giuda di Simone non c’è?», chiede Gesù.
«È rimasto in casa. Lui deve fare ciò che gli altri non fanno», brontola ancora Pietro.
13Gesù lo guarda ma non lo rimprovera. Si affretta alla casa affidando il bambino proprio a Pietro, che se lo carezza tirando subito fuori dall’alta cintura un fischietto dicendo: «Uno a te e uno a mio figlio. Domani sera ti ci porto a vederlo. Me li sono fatti fare da un pastore al quale ho parlato di Gesù».
14Gesù entra in casa, saluta Giuda che sembra tutto occupato ad ordinare le stoviglie, e poi tira diritto fino ad una specie di dispensa bassa e scura che è addossata al forno.
Malattia dello spirito.
15«Fate uscire il malato», ordina Gesù.
Un fariseo che non è di Cafarnao, ma che ha una mutria peggiore ancora a quelle dei farisei locali, dice: «Non è un malato. È un indemoniato».
16«È sempre una malattia dello spirito…».
«Ma lui ha legati gli occhi e la favella…».
17«È sempre una malattia dello spirito, che si estende alle membra e agli organi, la possessione. Se mi avessi lasciato terminare avresti saputo che volevo dire questo. Anche la febbre è nel sangue quando si è malati, ma dal sangue attacca poi questa o quella parte del corpo».
Il fariseo non sa che ribattere e tace.
Liberazione (Mt 12,22-23) [71]
18L’indemoniato è stato condotto di fronte a Gesù. Inerte. Ha detto bene Matteo. Molto impedito dal demonio.
19La gente intanto si affolla. È incredibile come, specie nelle ore, dirò così, di svago, facesse presto un tempo ad accorrere gente dove c’era da vedere qualche cosa. Vi sono ora i notabili di Cafarnao, fra i quali i quattro farisei, vi è Giairo, e in un angolo, con la scusa di sorvegliare l’ordine, vi è il centurione romano, e con lui cittadini di altre città.
20«In nome di Dio, lascia le pupille e la lingua di costui! Lo voglio! Libera di te questa creatura! Non ti è più lecito tenerla. Via!», grida Gesù tendendo le mani nel comando.
21Il miracolo si inizia con un urlo di rabbia del demonio e finisce con un urlo di gioia del liberato che grida: «Figlio di Davide! Figlio di Davide! Santo e Re!».
Gente di dura cervice.
22«Come fa costui a sapere chi è colui che lo ha guarito?», chiede uno scriba.
«Ma è tutta una commedia! Questa gente è pagata per fare ciò!», dice alzando le spalle un fariseo.
23«Ma da chi, se è lecito chiedervelo?», interroga Giairo.
«Anche da te».
«E a che scopo?».
«Per rendere celebre Cafarnao».
24«Non umiliare la tua intelligenza dicendo stoltezze e la tua lingua sporcandola di menzogne. Tu sai che ciò non è vero, e dovresti capire che dici una stoltezza. Ciò che qui avviene è avvenuto in molte parti di Israele. Allora dovunque vi sarà chi paga? In verità non sapevo che in Israele la plebe fosse molto ricca! Perché voi, e con voi i grandi tutti, non pagate certo per questo. Allora paga la plebe, che è l’unica che ami il Maestro».
25«Tu sei sinagogo e lo ami. Là è Mannaen. E a Betania è Lazzaro di Teofilo. Questi non sono plebe».
26«Ma sono essi, e sono io, onesti. E non truffiamo nessuno, in niente. E tanto meno nelle cose di fede. Non ce lo permettiamo noi, temendo Dio e avendo capito ciò che a Dio piace: l’onestà».
Lingue di vipere! Bestemmiatori!” (Mt 12,24-; Mc 3,22; Lc 11,16)[72]
27I farisei voltano le spalle a Giairo e attaccano i parenti del guarito: «Chi vi ha detto di venire qui?».
«Chi? Molti. Già guariti o parenti di guariti».
«Ma che vi hanno dato?».
«Dato? La assicurazione che Egli ce lo avrebbe guarito».
«Ma era proprio malato?».
«Oh! Menti subdole! Credete che si sia finto tutto ciò? Andate a Gadara e chiedete, se non credete, della sventura della famiglia di Anna di Ismaele».
28La gente di Cafarnao, sdegnata, tumultua, mentre dei galilei, venuti da presso Nazareth, dicono: «Eppure costui è figlio di Giuseppe legnaiolo!».
29I cittadini di Cafarnao, fedeli a Gesù, urlano: «No. È quello che Lui dice e che il guarito ha detto: “Figlio di Dio e Figlio di Davide”».
30«Ma non aumentate l’esaltazione del popolo con le vostre asserzioni!», dice sprezzante uno scriba.
31«E che è allora, secondo voi?».
«Un Belzebù!».
32«Uh! Lingue di vipere! Bestemmiatori! Posseduti voi! Ciechi di cuore! Rovina nostra. Anche la gioia del Messia vorreste levarci, eh? Strozzini! Selci aride!». Un bel baccano!
33Gesù, che si era ritirato in cucina per bere un poco d’acqua, si affaccia sulla soglia in tempo per sentire una volta ancora la trita e stolta accusa farisaica: «Costui non è che un Belzebù, perché i demoni lo ubbidiscono. Il grande Belzebù suo padre lo aiuta, ed Egli caccia i demoni non con altro che con l’opera di Belzebù principe dei demoni».
Regno di Dio e regno di Satana.
Il Regno di Satana (Mt 12,25-26; Lc 11,17) [73]
34Gesù scende i due piccoli scalini della soglia e viene avanti, diritto, severo e calmo, fermandosi proprio di fronte al gruppo scriba-farisaico, e fissatili acutamente dice loro:
35«Anche sulla Terra noi vediamo che un regno diviso in partiti contrari fra di loro diviene debole all’interno e facile ad essere aggredito e devastato dagli stati vicini che lo rendono suo schiavo. Anche sulla Terra vediamo che una città divisa in parti contrarie non ha più benessere, e così lo è di una famiglia i cui componenti siano divisi dall’astio fra di loro. Essa si sgretola, diviene un inutile sbocconcellamento che non serve a nessuno e che fa ridere i concittadini. La concordia, oltre che dovere, è furbizia. Perché mantiene indipendenti, forti e amorosi. Questo dovrebbero riflettere i patrioti, i cittadini, i famigliari, quando per l’uzzolo di un utile singolo vengono tentati a separazioni e a sopraffazioni che sono sempre pericolose, essendo alterne nei partiti, essendo distruttrici negli affetti.
36E questa furbizia infatti esercitano coloro che sono i padroni del mondo. Osservate Roma nella sua innegabile potenza, a noi tanto penosa. Domina il mondo. Ma è unita in un unico parere, in una sola volontà: “dominare”. Anche fra di loro ci saranno certo contrasti, antipatie, ribellioni. Ma questo sta nel fondo. Alla superficie è un blocco solo, senza incrinature, senza turbamenti. Vogliono tutti la stessa cosa e riescono perché vogliono. E riusciranno finché vorranno la stessa cosa.
37Guardate questo esempio umano di furbizia coesiva e pensate: se questi figli del secolo sono così, cosa non sarà Satana? Essi sono per noi dei satana. Ma la loro satanicità pagana è nulla rispetto alla satanicità perfetta di Satana e dei suoi demoni. Là, in quel regno eterno, senza secolo, senza fine, senza limite di astuzia e di cattiveria, là dove si gode di nuocere a Dio e agli uomini – ed è loro respiro il nuocere, loro doloroso godimento, unico, atroce – con perfezione maledetta si è raggiunta la fusione degli spiriti, uniti in un solo volere: “nuocere”. Ora se, come voi volete sostenere per insinuare dubbi sul mio potere, Satana è colui che mi aiuta perché Io sono un Belzebù minore, non avviene che Satana è in discordia con sé stesso e coi suoi demoni, se caccia questi dai suoi possessi? E se in discordia è, potrà mai durare il suo regno? No, che ciò non è. Satana è furbissimo e non si nuoce. Egli mira ad estendere non a ridurre il suo regno nei cuori. La sua vita è “rubare – nuocere – mentire – offendere – turbare”. Rubare anime a Dio e pace agli uomini. Nuocere alle creature del Padre dando dolore allo stesso. Mentire per traviare. Offendere per godere. Turbare perché egli è il Disordine. E non può mutare. È eterno nel suo essere e nei suoi metodi.
Gli esorcisti (Lc 11,18-19)[74]
38Ma rispondete a questa domanda: se Io caccio i demoni in nome di Belzebù, in nome di chi li cacciano i vostri figli? Vorrete confessare allora che essi pure sono Belzebù? Ora, se voi lo dite, essi vi giudicheranno calunniatori. E se la loro santità sarà tale da non reagire all’accusa, vi giudicherete da voi stessi confessando che credete di avere molti demoni in Israele, e vi giudicherà Iddio in nome dei figli d’Israele accusati d’essere demoni. Perciò, da qual che venga il giudizio, essi in fondo saranno i vostri giudici, là dove il giudizio non è subornato da pressioni umane.
Il Regno di Dio e il Re di questo Regno. (Mt 12,28-29; Mc 3,27) [75].
39Se poi, come è verità, Io caccio i demoni per lo Spirito di Dio, è dunque prova che è giunto a voi il Regno di Dio e il Re di questo Regno. Il quale Re ha un potere tale che nessuna forza contraria al suo Regno gli può resistere. Onde Io lego e costringo gli usurpatori dei figli del mio Regno ad uscire dai luoghi occupati ed a restituirmi la preda perché Io ne prenda possesso. Non fa forse così uno che voglia entrare in una casa abitata da un forte per levargli i beni, bene o male acquistati? Così fa. Entra e lo lega. E dopo averlo fatto può spogliare la casa. Io lego l’angelo tenebroso che si è preso ciò che è mio, e gli levo il bene che mi ha rubato. E Io solo posso farlo, perché Io solo sono il Forte, il Padre del secolo futuro, il Principe della pace».
Il Padre del secolo futuro (Mt 12,30)[76]
40«Spiegaci cosa vuoi dire dicendo: “Padre del secolo futuro”. Credi Tu di vivere fino al nuovo secolo e, più stoltamente ancora, pensi di creare il tempo, Tu, povero uomo? Il tempo è di Dio» chiede uno scriba.
41«E tu, scriba, me lo chiedi? Non sai dunque che vi sarà un secolo che avrà inizio ma che fine non avrà, e che sarà il mio? In esso Io trionferò radunando intorno a me coloro che sono i figli di esso, ed essi vivranno eterni come quel secolo che Io avrò creato, e già lo sto creando mettendo lo spirito in valore, sulla carne e sul mondo e sugli inferi che Io scaccio perché tutto Io posso. Per questo vi dico che chi non è con Me è contro di Me, e chi con Me non raccoglie disperde. Perché Io sono Colui che sono. E chi non crede questo, già profetizzato, pecca contro lo Spirito Santo, la cui parola fu detta dai Profeti e non è menzogna né errore, e va creduta senza resistenza.
Il Peccato contro lo Spirito Santo (Mt 12,31-32; Mc 3,28-30)[77]
42Perché Io ve lo dico: tutto sarà perdonato agli uomini, ogni loro peccato e bestemmia. Perché Dio sa che l’uomo non è solo spirito ma è carne, e carne tentata che soggiace ad improvvise debolezze. Ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. Chi avrà parlato contro il Figlio dell’uomo sarà ancora perdonato, perché la pesantezza della carne, che avvolge la mia Persona e avvolge l’uomo che contro Me parla, può ancora trarre in errore. Ma chi avrà parlato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato né i questa né nella vita futura, perché la Verità è quella che è: netta, santa, innegabile, ed espressa allo spirito e in maniera che non induce ad errore. Altro che in coloro che volutamente vogliono l’errore. Negare la Verità detta dallo Spirito Santo è negare la Parola di Dio e l’Amore che quella parola ha dato per amore degli uomini. E il peccato contro l’Amore non è perdonato.
Dal frutto si conosce l’albero (Mt 12,33-35; Lc 6,43-45)[78]
43Ma ognuno dà i frutti della sua pianta. Voi date i vostri, e frutti buoni non sono. Se voi date un albero buono perché sia messo nel verziere, esso darà buoni frutti; ma se date un albero cattivo, cattivo sarà il frutto che da esso sarà colto, e tutti diranno: “Questo albero non è buono”. Perché è dal frutto che si conosce l’albero. E voi come credete di poter parlare bene, voi che siete cattivi? Perché la bocca parla di ciò che gli riempie il cuore. È dalla sovrabbondanza di ciò che abbiamo in noi che noi traiamo i nostri atti e discorsi. L’uomo buono trae dal suo buon tesoro cose buone; il malvagio dal suo cattivo tesoro leva le male cose. E parla e agisce secondo il suo intimo.
Conseguenze eterne della parola (Mt 12,36-37)[79].
44E in verità vi dico che l’ozio è colpa. Ma meglio è oziare che fare opere malvagie. E anche vi dico che è meglio tacere che parlare oziosamente e malvagiamente. Anche se il tacere è ozio, fatelo piuttosto che peccare con la lingua. Io vi assicuro che di ogni parola detta oziosamente agli uomini sarà chiesta la giustificazione nel giorno del Giudizio, e che per le parole dette saranno gli uomini giustificati, e dalle parole stesse saranno condannati. Attenti, perciò, voi che tante ne dite di più che oziose, perché sono non solo oziose ma operanti nel male e allo scopo di allontanare i cuori dalla Verità che vi parla».
Il segno di Giona (Mt 12,38-40) [80]
45I farisei si consultano con gli scribi e poi tutti insieme, fingendo cortesia, chiedono: «Maestro, si crede meglio a quello che si vede. Dacci dunque un segno perché noi si possa credere che Tu sei ciò che dici di essere».
46«Vedete che in voi è il peccato contro lo Spirito Santo, che per Verbo incarnato mi ha indicato più volte? Verbo e Salvatore, venuto nel tempo segnato, preceduto e seguito dai segni profetizzati, operante ciò che lo Spirito dice».
47Essi rispondono: «Allo Spirito crediamo, ma come possiamo credere a Te se non vediamo un segno coi nostri occhi?».
48«Come potete allora credere allo Spirito le cui azioni sono spirituali, se non credete alle mie che sono sensibili ai vostri occhi? La mia vita ne è piena. Non basta ancora? No. Io stesso rispondo che no. Non basta ancora. A questa generazione adultera e malvagia, che cerca un segno, sarà dato un segno soltanto: quello del profeta Giona. Infatti, come Giona stette per tre giorni nel ventre della balena, così il Figlio dell’uomo starà tre giorni nelle viscere della terra.
Ascolto e conversione (Mt 12,41-42; Lc 11,31)[81]
49In verità vi dico che i Niniviti risorgeranno nel giorno del Giudizio come tutti gli uomini e insorgeranno contro questa generazione e la condanneranno. Perché essi fecero penitenza alla predicazione di Giona e voi no. E qui vi è Uno che è da più di Giona. E così risorgerà e insorgerà contro di voi la Regina del Mezzogiorno e vi condannerà, perché essa venne dagli ultimi confini della terra per udire la sapienza di Salomone. E qui vi è Uno da più di Salomone».
Generazione adultera e malvagia.
50«Perché dici che questa generazione è adultera e malvagia? Non lo sarà da più delle altre. In essa vi sono gli stessi santi che vi erano nelle altre. La compagine di Israele non è mutata. Tu ci offendi».
51«Voi vi offendete da voi stessi nuocendovi nelle vostre anime, perché le allontanate dalla Verità, e dalla Salvezza perciò. Ma Io vi rispondo lo stesso. Questa generazione non è santa che nelle vesti e nell’esterno. Dentro, santa non è. Vi sono in Israele gli stessi nomi per significare le stesse cose. Ma non c’è la realtà delle cose. Vi sono gli stessi usi, vesti e riti. Ma manca lo spirito di essi. Siete adulteri perché avete respinto il soprannaturale maritaggio con la Legge divina e avete sposato, in seconda adultera unione, la legge di Satana. Non siete circoncisi che in un membro caduco. Il cuore non è più circonciso. E malvagi siete, perché vi siete venduti al Maligno.
Le abitudini dello spirito immondo (Mt 12,43-45; Lc 11,24-26). [82]
52«Tu troppo ci offendi. Ma perché, se così è, Tu non liberi Israele dal demonio acciò santo diventi?».
53«Ha Israele questa volontà? No. L’hanno quei poveri che vengono per essere liberati dal demonio perché lo sentono in loro come un peso e una vergogna. Voi questo non lo sentite. E inutilmente voi ne sareste liberati, perché, non avendo volontà di esserlo, subito sareste ripresi ed in maniera ancor più forte. Perché, quando uno spirito immondo è uscito da un uomo, vagola per luoghi aridi in cerca di riposo e non lo trova. Luoghi aridi non materialmente, notate. Aridi perché gli sono ostili non accogliendolo, così come la terra arida è ostile al seme. Allora dice: “Tornerò alla casa mia da dove sono stato cacciato a forza e contro la sua volontà. E certo sono che mi accoglierà e mi darà riposo”. Infatti torna a colui che era suo, e molte volte lo trova disposto ad accoglierlo, perché in verità ve lo dico che l’uomo ha più nostalgia di Satana che di Dio, e se Satana non gli opprime le membra per nessun’altra possessione si lamenta. Va dunque e trova la casa vuota, spazzata, adorna, odorosa di purezza. Allora va a prendere altri sette demoni perché non vuole più perderla, e con questi sette spiriti peggiori di lui entra in essa e vi si stabiliscono tutti. E questo secondo stato, di uno convertito una volta e che si pervertisse una seconda, è peggiore del primo. Perché il demonio ha la misura di quanto quell’uomo sia amante di Satana e ingrato a Dio, ed anche perché Dio non ritorna là dove si calpestano le sue grazie e, già esperti di una possessione, si riaprono le braccia ad una maggiore. La ricaduta nel satanismo è peggio di una ricaduta in etisia mortale già sanata una volta. Non è più passibile di miglioramento e guarigione. Così accadrà anche di questa generazione che, convertita dal Battista, ha rivoluto essere peccatrice perché è amante del Malvagio e non di Me».
54Un brusìo, che non è né di approvazione né di protesta, scorre per la folla, che si pigia ormai tanto numerosa che anche la via ne è stipata, oltre l’orto e la terrazza. Vi è gente a cavalcioni del muretto, arrampicata sul fico dell’orto e sulle piante degli orti vicini, perché tutti vogliono sentire la disputa fra Gesù e i suoi nemici. Il brusìo, come un’onda che dal largo giunge al lido, arriva di bocca in bocca fino agli apostoli che più sono vicino a Gesù, ossia Pietro, Giovanni, lo Zelote e i figli di Alfeo. Perché gli altri sono parte sulla terrazza e parte nella cucina. Meno Giuda Iscariota che è sulla via, fra la folla.
La vera famiglia di Gesù (Mt 12,46-50; Mc 3,20-21. 31-35; Lc 8, 19-21). [83]
55E Pietro, Giovanni, lo Zelote, i figli d’Alfeo lo raccolgono questo brusio e dicono a Gesù: «Maestro, c’è tua Madre e i tuoi fratelli. Sono là fuori, sulla via, e ti cercano perché ti vogliono parlare. Dà ordine che la folla si allontani perché essi possano venire a Te, perché certo un gran motivo li ha portati fin qui a cercarti».
56Gesù alza il capo e vede in fondo alla gente il viso angosciato di sua Madre che lotta per non piangere, mentre Giuseppe di Alfeo le parla concitatamente, e vede i segni di diniego di Lei, ripetuti, energici, nonostante l’insistenza di Giuseppe. Vede anche il viso imbarazzato di Simone, palesemente addolorato, disgustato… Ma non sorride e non ordina nulla. Lascia l’Afflitta nel suo dolore e i cugini là dove sono.
57Abbassa gli occhi sulla folla e, rispondendo agli apostoli vicini, risponde anche a quelli lontani che tentano di far valere il sangue più del dovere. «Chi è mia Madre? Chi sono i miei fratelli?». Gira l’occhio, severo nel volto che impallidisce per questa violenza che si deve fare, per mettere il dovere al disopra dell’affetto e del sangue e per fare questa sconfessione del suo legame alla Madre per servire il Padre, e dice, accennando con un largo gesto la folla che si pigia intorno a Lui al lume rosso delle torce e alla luce argentea della luna quasi piena: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli. Coloro che fanno la volontà di Dio sono i miei fratelli e sorelle, sono mia madre. Non ne ho altri. E i miei saranno tali se, per primi e con maggior perfezione di ogni altro, faranno la volontà di Dio fino al sacrificio totale di ogni altra volontà o voce di sangue e di affetto».
58La folla ha un mormorio più forte, come se fosse un mare sconvolto da un subito vento.
59Gli scribi iniziano la fuga dicendo: «È un demonio! Rinnega persino il suo sangue!».
60I parenti avanzano dicendo: «È un folle! Tortura persino sua Madre!».
60Gli apostoli dicono: «In verità che in questa parola c’è tutto l’eroismo!».
61La folla dice: «Come ci ama!».
62A fatica, Maria con Giuseppe e Simone fendono la folla. Lei tutta dolcezza, Giuseppe tutto furia, Simone tutto imbarazzo. Giungono presso a Gesù.
63E Giuseppe lo investe subito: «Sei folle! Offendi tutti. Non rispetti neppure tua Madre. Ma ora sono qui io e te lo impedirò. È vero che vai come lavorante qua e là? E allora, se vero è, perché non lavori nella tua bottega, sfamando tua Madre? Perché menti dicendo che il tuo lavoro è la predicazione, ozioso e ingrato che sei, se poi vai al lavoro prezzolato in casa estranea? Veramente mi sembri preso da un demonio che ti travia. Rispondi!».
64Gesù si volta e prende per mano il bambino Giuseppe, se lo tira vicino e poi lo alza tenendolo per le ascelle e dice: «Il mio lavoro fu sfamare questo innocente e i suoi parenti e persuaderli che Dio è buono. È stato predicare a Corozim l’umiltà e la carità. E non a Corozim soltanto. Ma anche a te, Giuseppe, fratello ingiusto. Ma Io ti perdono perché ti so morso da denti di serpe. E perdono anche a te, Simone incostante. Non ho nulla da perdonare né da farmi perdonare da mia Madre, perché Ella giudica con giustizia. Il mondo faccia ciò che vuole. Io faccio ciò che Dio vuole. E con la benedizione del Padre e della Madre mia sono felice più che se tutto il mondo mi acclamasse re secondo il mondo. Vieni, Madre. Non piangere. Essi non sanno ciò che fanno. Perdonali».
65«Oh! Figlio mio! Io so. Tu sai. Non c’è altro da dire…».
66«Non c’è altro da dire fuorché alla gente questo: “Andate in pace”».
67E Gesù benedice la folla e poi, tenendo con la destra Maria, con la sinistra il bambino, si avvia alla scaletta e la sale per il primo.
14. Guai ai volontari del Male[84].
Carisma dell’esorcismo
3Finite le cene, Gesù si avvia verso le pendici dell’Uliveto e i discepoli lo seguono in massa.
4Isolati dal brusio e dalla folla, dopo avere pregato in comune, essi riferiscono a Gesù più ampiamente di quanto non avevano potuto fare prima fra chi andava e veniva. E sono stupiti e lieti mentre dicono: «Lo sai, Maestro, che non solo i morbi ma i demoni, anche essi, ci stettero soggetti per la forza del tuo Nome? Che cosa, Maestro! Noi, noi, poveri uomini, solo perché Tu ci hai mandati, potevamo liberare l’uomo dal potere tremendo di un demonio! …»; e narrano casi e casi, avvenuti qui o là. Solo di uno dicono: «I parenti, o meglio la madre ed i vicini, ce lo hanno portato a forza. Ma il demonio ci beffò dicendo: “Sono tornato qui per sua volontà dopo che Gesù Nazareno mi ci aveva cacciato, e non lo lascio più perché egli ama più me del vostro Maestro e mi ha ricercato” e di colpo, con una forza indomita, strappò l’uomo a chi lo teneva e lo scaraventò giù da un dirupo. Corremmo a vedere se si era sfracellato. Macché! Correva come una giovane gazzella, dicendo bestemmie e lazzi proprio non di questa Terra… Ci fece pietà la madre… Ma lui! Ma lui! Oh! così può fare il demonio?».
«Così e più ancora», dice mesto Gesù.
«Forse se Tu c’eri…».
5«No. Io lo avevo detto a costui: “Va’ e non voler ricadere nel tuo peccato”. Egli ha voluto. Sapeva di volere il Male e ha voluto. È perduto. Diverso è chi viene posseduto per sua primitiva ignoranza da chi si fa possedere sapendo che così facendo si rivende al demonio. Ma non parlate di lui. È un membro reciso senza speranza. È un volontario del Male. Lodiamo piuttosto il Signore per le vittorie che vi ha dato. Io so il nome del colpevole e so i nomi dei salvati. Io vedevo Satana cadere dal Cielo come folgore per vostro merito unito al mio Nome. Perché Io ho visto anche i vostri sacrifici, le vostre preghiere, l’amore con cui andavate verso gli infelici per fare ciò che Io avevo detto di fare. Avete fatto con amore e Dio vi ha benedetti. Altri faranno ciò che voi fate, ma lo faranno senza amore. E non otterranno conversioni… Però non rallegratevi perché avete assoggettato gli spiriti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti in Cielo. Non li levate mai di là…».
15. La fede della donna cananea e liberazione della figlia posseduta[85].
Le prove della fede.
La prova dell’annullamento (Mt 15,21; Mc 7,24)[86].
15«Maestro… quella donna che è di là… non l’ascolti?».
«Non ho tempo, Giona. La via è lunga e del resto sono venuto per le pecore d’Israele. Addio, Giona. Dio ti rimuneri della tua carità. La mia benedizione su te e su tutti i tuoi parenti. Andiamo».
Ma il vecchio si dà ad urlare a squarciagola: «Figli! Donne! Il Maestro parte! Accorrete!».
16E, come una nidiata di pulcini sparsa per un pagliaio accorre al grido della chioccia che la richiama, così da ogni parte della casa accorrono donne e uomini in faccende o ancora mezzo assonnati, e bambini seminudi, sorridenti nel visetto appena uscito dal sonno… Si stringono intorno a Gesù che è in mezzo all’aia, e le madri avvolgono nelle loro ampie gonne i fanciulli per proteggerli dall’aria, oppure li stringono fra le braccia finché una servente accorre con le vesticciole che sono presto messe.
La prova del silenzio (Mt 15,22; Mc 7,25)[87].
17Ma accorre anche una non della casa. Una povera donna piangente, vergognosa… Procede curva, quasi strisciando, e giunta presso il gruppo al cui centro è Gesù si dà a gridare: «Abbi pietà di me, o Signore, Figlio di Davide! La mia figliola è molto tormentata dal demonio che le fa fare cose vergognose. Abbi pietà, perché io soffro tanto e sono schernita da tutti per questo. Quasi che la mia creatura ne abbia colpa di fare ciò che fa… Abbi pietà, Signore, Tu che tutto puoi. Alza la tua voce e la tua mano e comanda allo spirito immondo di uscire da Palma. Non ho che questa creatura, e vedova sono… Oh! non te né andare! Pietà!».
18Gesù, infatti, finito di benedire i singoli componenti della famiglia, dopo aver redarguito gli adulti per avere parlato della sua venuta – ed essi si scusano dicendo: «Noi non parlammo, credilo, Signore!», – se ne va, inspiegabilmente duro verso la povera donna, che si trascina sui ginocchi con le braccia tese in supplica affannosa mentre dice: «Io, io ti ho visto ieri mentre passavi il torrente e ho sentito dirti: “Maestro”. Vi sono venuta dietro, fra i cespugli, e ho sentito i discorsi di costoro. Ho capito Chi sei… E questa mattina sono venuta che era ancora notte a stare qui, sulla soglia, come un cagnolino, finché si è alzata Sara e mi ha fatto entrare. Oh! Signore, pietà! Pietà! Di una madre e di una fanciulla!».
Ma Gesù va lesto, sordo ad ogni richiamo.
La prova dell’abbandono (Mc 7,26; Mt 15,23[88].
19Quelli della casa dicono alla donna: «Rassegnati! Non ti vuole ascoltare. Lo ha detto: è per quelli di Israele che è venuto…».
20Ma lei si alza disperata e nello stesso tempo piena di fede, e risponde: «No. Tanto pregherò che mi ascolterà». E si dà ad inseguire il Maestro sempre gridando le sue suppliche, che attirano sugli usci delle case del villaggio tutti coloro che sono desti e che, come quelli della casa di Giona, si danno a seguirla per vedere come va a finire la cosa.
21Gli apostoli intanto si guardano stupiti fra di loro e mormorano: «Perché mai fa così? Non lo ha mai fatto! …».
E Giovanni dice: «Ad Alessandroscene ha pure guarito quei due».
«Erano proseliti, però», risponde il Taddeo.
«E questa che va a curare ora?».
«È proselite essa pure», dice il pastore Anna.
22«Oh! ma quante volte ha curato anche gentili o pagani! La bambina romana, allora? …», dice desolato Andrea, che non sa darsi pace della durezza di Gesù verso la donna cananea.
23«Io vi dico cosa è», esclama Giacomo di Zebedeo. «È che il Maestro è sdegnato. La sua pazienza ha termine davanti a tanti assalti di cattiveria umana. Non vedete come è mutato? Ha ragione! D’ora in poi si dedicherà solo a chi ben conosce. E fa bene!».
24«Sì. Ma intanto questa ci viene dietro urlando e un bel codazzo di gente la segue. Lui, se vuole passare inosservato, ha trovato il modo di attirare l’attenzione anche delle piante…», brontola Matteo.
La prova delle incomprensioni (Mt 15,23) [89].
25«Andiamo a dirgli di mandarla via… Guardate qui che bel corteo abbiamo alle spalle! Se arriviamo così sulla via consolare, si sta freschi! E questa, se Egli non la caccia, non ci lascia…», dice seccato il Taddeo, che anche si volge e intima alla donna: «Taci e va’ via!». E questo fa anche Giacomo d’Alfeo, solidale col fratello. Ma quella non si impressiona delle minacce e delle ingiunzioni, e continua a supplicare.
26«Andiamo a dirlo al Maestro, che la cacci Lui, posto che non la vuole esaudire. Così non si può durare!», dice Matteo, mentre Andrea mormora: «Poveretta!», e Giovanni ripete senza tregua: «Io non capisco… Io non capisco…». È sbalordito, Giovanni, del modo di agire di Gesù.
27Ma ormai hanno, affrettando il passo, raggiunto il Maestro che va lesto come uno inseguito. «Maestro! Ma licenzia quella donna! È uno scandalo! Ci grida dietro! Ci addita a tutti! La via sempre più si affolla di passeggeri… e molti si mettono dietro a lei. Dille che se ne vada».
«Diteglielo voi. Io le ho già risposto».
«Non ci ascolta. Suvvia! Diglielo Tu. E severamente».
La prova del rifiuto (Mt 15,25)[90].
28Gesù si ferma e si volta. La donna prende ciò per un segno di grazia, accelera il passo e alza il tono già acuto della voce, col viso che si sbianca per la cresciuta speranza.
29«Taci, donna. E torna a casa. Io l’ho già detto: “Sono venuto per le pecore d’Israele”. Per guarire le malate e ricercare le perdute fra esse. Tu non sei d’Israele».
30Ma la donna è già ai suoi piedi e li bacia, adorandolo, tenendolo stretto ai malleoli come fosse una naufraga che ha trovato uno scoglio di salvezza, e geme: «Signore, aiutami! Tu lo puoi, Signore. Comanda al demonio, Tu che santo sei… Signore, Signore, Tu sei padrone di tutto, della grazia come del mondo. Tutto ti è soggetto, Signore. Io lo so. Io lo credo. Prendi dunque ciò che è tuo potere e usalo per la mia creatura».
La prova delle umiliazioni (Mc 7,27;Mt 15,27) [91].
31«Non è bene prendere il pane dei figlioli della casa e gettarlo ai cani della via».
32«Io credo in Te. Credendo, da cane della via sono divenuta cane della casa. Te l’ho detto: sono venuta avanti l’alba ad accucciarmi sulla soglia della casa dove Tu eri, e se fossi uscito di lì avresti inciampato in me. Ma Tu sei uscito dall’altro lato e non mi hai vista. Non hai visto questo povero cane straziato, affamato della tua grazia, che aspettava di entrare, strisciando, dove Tu eri, per baciarti i piedi così, chiedendoti di non cacciarlo…».
33«Non è bene gettare il pane dei figli ai cani», ripete Gesù.
34«Ma però i cani entrano nella stanza dove il padrone mangia coi figli, e mangiano ciò che cade dalla tavola, o gli avanzi che dànno loro i famigliari, ciò che non serve più. Io non ti chiedo di trattarmi da figlia e di farmi sedere alla tua mensa. Ma dammi almeno le briciole…».
Premio alla fede provata (Mt 15,28; Mc 7,28-30)[92]
35Gesù sorride. Oh! come si trasfigura il suo viso in questo sorriso di gaudio!…
La gente, gli apostoli, la donna, lo guardano ammirati… sentendo che qualcosa sta per accadere.
36E Gesù dice: «Oh! donna! Grande è la tua fede. E con questa tu consoli lo spirito mio. Va’, dunque, e ti sia fatto come tu vuoi. Da questo momento il demonio è uscito dalla tua figliuola. Va’ in pace. E, come da cane disperso hai saputo voler essere cane della casa, così sappi in futuro essere figlia, seduta alla mensa del Padre. Addio».
«Oh! Signore! Signore! Signore!… Vorrei correre via, a vedere la mia Palma diletta… Vorrei stare con Te, seguirti! Benedetto! Santo!».
«Va’, va’, donna. Va’ in pace».
37E Gesù riprende la sua via mentre la cananea, più svelta di una fanciulla, corre via per la strada già fatta, seguita dalla folla curiosa di vedere il miracolo…
38«Ma perché, Maestro, l’hai fatta pregare tanto per poi ascoltarla?», chiede Giacomo di Zebedeo.
«Per causa tua e di tutti voi. Questa non è una sconfitta, Giacomo. Qui non sono stato cacciato, deriso, maledetto… Ciò rialzi il vostro spirito abbattuto. Io ho già avuto oggi il mio cibo dolcissimo. E ne benedico Iddio. 8Ed ora andiamo da quest’altra che sa credere e attendere con fede sicura».
Premio alla fede semplice.
39«E le mie pecore, Signore? Fra poco io dovrei prendere una via che non è la tua per andare nel mio pascolo…», domanda di nuovo il pastore Anna.
Gesù sorride ma non risponde.
40È bello andare ora che il sole scalda l’aria e fa splendere come smeraldi le fogliette novelle dei boschi e le erbe dei prati, cambiando in castone ogni calice di fiore per le gocce di rugiada che brillano nelle raggiere multicolori dei fioretti dei campi. E Gesù va, sorridendo. E gli apostoli, subito rincuorati, lo seguono sorridendo…
41Giungono al bivio. Il pastore Anna, mortificato, dice: «E qui ti dovrei lasciare… Non vieni proprio a guarire le mie pecore? Anche io ho fede, e proselite sono… Mi prometti, almeno, di venire dopo il sabato?».
42«Oh! Anna! Ma non hai capito ancora che le tue pecore sono guarite da quando ho alzato la mano verso Lesemdan? Va’ dunque tu pure a vedere il miracolo e a benedire il Signore».
43Credo che la moglie di Lot, dopo la sua pietrificazione in sale, non sarà stata diversa dal pastore che è rimasto così come era, un poco curvo ad inchino, col capo volto in su per guardare Gesù, un braccio semiteso a mezz’aria… Sembra una statua. E potrebbe avere sotto il cartello: “Il supplicatore”. Ma poi si ridesta e si prosterna dicendo: «Te benedetto! Te buono! Te santo!… Ma ti ho promesso molto denaro e qui non ho che poche dramme… Vieni, vieni da me dopo il sabato…».
44«Verrò. Non per il denaro, ma per benedirti ancora per la tua semplice fede. Addio, Anna. La pace sia con te».
E si separano…
45«E anche questa non è una sconfitta, amici! E anche qui non sono stato deriso, cacciato e maledetto… Su, lesti! Vi è una madre che ci attende da giorni…».
Andate avanti tutti e chiedete alloggio. Tu, Giuda di Keriot, resta con Me».
16. Giuda Iscariota perde il potere del miracolo La parabola del coltivatore[93].
L’elemento essenziale per l’esorcismo[94].
27Restano soli e, nelle penombre della sera, procedono vicini nel massimo silenzio.
28Infine Gesù dice, come parlando a Sé stesso: «Eppure, anche se si è caduti in disgrazia di Dio per avere contravvenuto alla sua Legge, sempre si può tornare ad essere ciò che eravamo, rinunciando al peccato…». Giuda non risponde niente.
29Gesù riprende: «E se si è capito che non si può più avere il potere da Dio, perché Dio non è là dove è Satana, con facilità si può rimediare, preferendo ciò che Dio concede a ciò che vuole la superbia nostra».
Giuda tace.
30Gesù – e sono già alla prima casa del paese – sempre come parlando a Sé stesso dice: «E pensare che Io ho sofferto aspra penitenza perché egli si ravveda e torni al Padre suo…».
Giuda ha un sussulto, alza il capo, lo guarda… ma non dice nulla.
Anche Gesù lo guarda… e poi chiede: «Giuda, a chi parlo?».
L’Iscariota non si pente e rimane indemoniato.
31«A me, Maestro. È per Te che io non ho più potere. Perché Tu me lo hai levato per aumentarlo a Giovanni, a Simone, a Giacomo, a tutti, fuorché a me. Non mi ami, ecco! E finirò per non amarti e per maledire l’ora in cui ti ho amato, rovinandomi agli occhi del mondo per un re imbelle che si lascia soverchiare anche dalla plebe. Non questo speravo da Te!».
32«Neppure Io da te. Ma non ti ho mai ingannato, Io. E non ti ho mai costretto. Perché dunque rimani al mio fianco?».
33«Perché ti amo. Non posso separarmi più da Te. Mi attiri e mi fai ribrezzo. Ti desidero come l’aria per il respiro e.… mi fai paura. Ah! Sono maledetto! Sono dannato! Perché non mi cacci il demonio, Tu che puoi?». Il viso di Giuda è livido e stravolto, pazzo, pieno di paura e di odio… Ricorda già, sebbene pallidamente, la maschera satanica del Giuda del Venerdì Santo.
34E Gesù ricorda nel volto il Nazareno flagellato che, seduto nel cortile del Pretorio sul mastello capovolto, guarda i suoi schernitori con tutta la sua pietà amorosa. Dice, e sembra che un singhiozzo sia già nella sua voce: «Perché non c’è pentimento in te, ma solo ira contro Dio, quasi Egli fosse il colpevole del tuo peccato».
Giuda dice fra i denti una brutta imprecazione…
L’Iscariota rifiuta la compagnia di Gesù.
35«Maestro, abbiamo trovato. Cinque in un luogo, tre nell’altro, due in un altro, e uno e uno in altri due. Non fu possibile fare meglio», dicono i discepoli.
36«Va bene. Io vado con Giuda di Keriot», dice Gesù.
37«No. Preferisco essere solo. Sono inquieto. Non ti lascerei riposare…».
38«Come vuoi tu… Allora andrò con Bartolomeo. Voi farete ciò che vorrete. Intanto andiamo dove è più posto, per poter cenare insieme».
17. L’epilettico guarito ai piedi del monte. Un commento per i prediletti[95].
L’epilettico guarito al piede del monte.
Motivi di una disputa (Mt 17,14; Mc 9,14-16; Lc 9,37)[96].
44Tornano ad andare verso la valle. Ma, giunti ad un punto, Gesù piega per un viottolo ripido in direzione di Endor, ossia dal lato opposto di quello nel quale ha lasciato i discepoli.
«Non li troveremo», dice Giacomo. «Il sole inizia la discesa. Si staranno radunando in tua attesa nel luogo dove li lasciasti».
«Vieni e non crearti stolti pensieri».
45Infatti, come la boscaglia si apre in una prateria che scende mollemente a toccare la via maestra, vedono tutta la massa dei discepoli, accresciuta da viandanti curiosi, da scribi venuti da non so dove, agitarsi alla base del monte.
46«Ohimè! Scribi!… E disputano già!», dice Pietro accennandoli. E scende gli ultimi metri a malincuore.
Ma anche quelli giù in basso li hanno visti e se li accennano e poi si danno a correre verso Gesù, gridando: «Come mai, Maestro, da questa parte? Stavamo per venire al posto detto. Ma ci hanno trattenuti in dispute gli scribi e in suppliche un padre affannato».
47«Di che disputavate fra voi?».
«Per un indemoniato. Gli scribi ci hanno scherniti perché non abbiamo potuto liberarlo. Ci si è messo Giuda di Keriot da capo, di puntiglio. Ma fu inutile. Allora abbiamo detto: “Mettetevici voi”. Hanno risposto: “Non siamo esorcisti”. Per caso sono passati alcuni venienti da Caslot-Tabor, fra i quali erano due esorcisti. Ma anche loro niente. Ecco il padre che viene a pregarti. Ascoltalo».
Posseduto da un spirito maledetto (Mt 17,14-15; Mc 9,17-18; Lc 9,38-39)[97].
48Un uomo, infatti, viene avanti supplichevole e si inginocchia davanti a Gesù rimasto sul prato in pendenza, di modo che è più alto della via di almeno tre metri e ben visibile a tutti, perciò.
49«Maestro», gli dice l’uomo, «io venivo a Cafarnao con il figlio mio per cercare Te. Te lo portavo, l’infelice figlio mio, perché Tu lo liberassi, Tu che cacci i demoni e guarisci ogni malattia. Egli è preso spesso da uno spirito muto. Quando lo prende, egli non può più che fare gridi rochi, come una bestia che si strozza. Lo spirito lo butta a terra ed egli là si rotola digrignando i denti, spumando come un cavallo che morda il morso, e si ferisce o rischia di morire affogato o bruciato, oppure sfracellato, perché lo spirito più di una volta lo ha buttato nell’acqua, nel fuoco, o giù dalle scale. I tuoi discepoli ci si sono provati, ma non hanno potuto. Oh! Signore buono! Pietà di me e del mio fanciullo!».
Generazione incredula (Mt 17,16-17; Mc 9,19; Lc 9,40-41)[98].
50Gesù fiammeggia di potenza mentre grida: «O generazione perversa, o turba satanica, legione ribelle, popolo dell’inferno incredulo e crudele, fino a quando dovrò stare a contatto con te? Fino a quando ti dovrò sopportare?». È imponente, tanto che si fa un silenzio assoluto e cessano i sogghigni degli scribi.
Gesù dice al padre: «Alzati e portami qui tuo figlio».
Tutto è concesso a chi crede (Mc 9,20-24; Lc 9,42)[99].
51L’uomo va e torna con altri uomini, al centro dei quali è un ragazzo sui dodici-quattordici anni. Un bel fanciullo, ma dallo sguardo un poco ebete, come fosse sbalordito. Sulla fronte rosseggia una lunga ferita e più sotto biancheggia una cicatrice antica. Non appena vede Gesù che lo fissa coi suoi occhi magnetici, ha un grido roco e un contorcimento convulsivo di tutto il corpo, mentre cade a terra spumando e rotando gli occhi, di modo che appare solo il bulbo bianco, mentre si rotola per terra nella caratteristica convulsione epilettica.
52Gesù viene avanti qualche passo per giungergli vicino e dice: «Da quando gli avviene ciò? Parla forte, che tutti sentano».
53E l’uomo, urlando, mentre il cerchio della folla si stringe e gli scribi si mettono più in alto di Gesù per dominare la scena, dice: «Fin da bambino. Te l’ho detto: spesso cade nel fuoco, nell’acqua o giù dalle scale e dagli alberi, perché lo spirito lo assale all’improvviso e lo scaraventa così per finirlo. È tutto pieno di cicatrici e di bruciature. Molto è se non è rimasto acciecato dalle fiamme del focolare. Nessun medico, nessun esorcista, neppure i tuoi discepoli lo hanno potuto guarire. Ma Tu, se, come credo fermamente, puoi qualche cosa, abbi pietà di noi e soccorrici».
54«Se puoi credere così, tutto mi è possibile, perché tutto è concesso a chi crede».
55«Oh! Signore, se io credo! Ma se ancora non credo a sufficienza, aumenta Tu la mia fede, perché sia completa e ottenga il miracolo», dice l’uomo piangendo, inginocchiato presso il figlio più che mai in convulsione.
L’ esorcismo (Mt 17,18; Mc 9,25-27; Lc 9,42-43)[100].
56Gesù si raddrizza, si tira indietro due passi e, mentre la folla più che mai stringe il suo cerchio, grida forte: «Spirito maledetto, che fai sordo e muto il fanciullo e lo tormenti, Io te lo comando: esci da lui e non rientrarvi mai più!».
57Il fanciullo, pur stando coricato al suolo, fa dei balzi paurosi, puntando testa e piedi ad arco, e ha gridi disumani; poi, dopo un ultimo balzo, nel quale si rivolta bocconi battendo la fronte e la bocca su un masso emergente dall’erba, che si fa rossa di sangue, resta immoto.
58«È morto!», gridano in molti. «Povero fanciullo!», «Povero padre!», compiangono i migliori.
59E gli scribi, ghignando: «Ti ha servito bene il Nazareno!», oppure: «Maestro, come è? Questa volta Belzebù ti ha fatto fare brutta figura…», e ridono velenosamente.
60Gesù non risponde a nessuno. Neppure al padre, che ha rivoltato il figlio e gli asciuga il sangue della fronte e delle labbra ferite, gemendo, invocando Gesù. Ma si china, il Maestro, e prende per mano il fanciullo. E questo apre gli occhi con un sospirone, come si destasse da un sonno, si siede e sorride. Gesù lo attira a Sé, lo fa alzare in piedi e lo consegna al padre, mentre la folla grida di entusiasmo e gli scribi fuggono, inseguiti dalle beffe della folla…
61«E ora andiamo», dice Gesù ai suoi discepoli. E, congedata la folla, gira il fianco del monte portandosi sulla via già fatta al mattino.
18. Lezione ai discepoli sul potere di vincere i demoni[101].
Il carisma dell’esorcismo.
Ambiente serale.
1Sono ora nella casa di Nazareth, nuovamente. Anzi, per essere più precisi, sono sparsi sul balzo degli ulivi in attesa di separarsi per il riposo. E hanno acceso un piccolo falò per rischiarare la notte, perché è già sera e la luna si alza tardi. Ma la sera è tiepida «fin troppo», sentenziano i pescatori prevedendo prossime piogge, ed è bello stare lì, tutti uniti, le donne nell’orto fiorito intorno a Maria, gli uomini quassù; e sullo scrimolo del balzo, di modo da essere ugualmente di questi e di quelle, Gesù, che risponde a questo o a quello, mentre le discepole ascoltano attente. Deve essere stato raccontato del lunatico guarito ai piedi del monte e ancora ne durano i commenti.
Gli esorcisti
2«Ci sei voluto proprio Tu!», esclama il cugino Simone.
«Oh! ma neppure vedendo che anche i loro esorcisti non potevano nulla, pure confessando di avere usato le formule più forti, li ha persuasi quei gheppi!», dice crollando il capo il traghettatore Salomon.
3«E neppure dicendo agli scribi le loro conclusioni, li persuaderanno».
«Già! Mi pareva che parlassero bene, non è vero?», domanda uno che non conosco.
4«Molto bene. Hanno escluso ogni sortilegio demoniaco nel potere di Gesù, dicendo che essi si sono sentiti invasi da pace profonda quando il Maestro fece il miracolo, mentre, dicevano, quando esce, da uno, potere malvagio essi lo sentono come una sofferenza», risponde Erma.
Possessione diabolica e malattia.
5«Però, eh? che spirito forte! Non se ne voleva andare! Ma come mai, poi, non lo teneva sempre? Era uno spirito scacciato, sperduto, oppure è tanto santo il fanciullo che di suo lo cacciava?», chiede un altro discepolo del quale non so il nome.
6Gesù risponde di spontanea volontà: «Ho più volte spiegato che ogni malattia, essendo un tormento e un disordine, può celare Satana, e Satana può celarsi in una malattia, usarla, crearla per tormentare e fare bestemmiare Dio. Il fanciullo era un malato, non un posseduto. Un’anima pura. Per questo tanto con gioia l’ho liberata dall’astutissimo demonio, che voleva dominarla tanto da renderla impura».
Sul carisma dell’esorcismo (Mc 9,28-29; Mt 17,21)[102].
7«E perché, allora, se era una semplice malattia, noi non ci siamo riusciti?», chiede Giuda di Keriot.
«Già! Gli esorcisti si capisce che non potessero nulla se non era un indemoniato! Ma noi…», osserva Tommaso.
8E Giuda di Keriot, al quale non va giù lo scacco di aver provato molte volte sul fanciullo, ottenendo soltanto di farlo cadere in smanie se non in convulsioni, dice: «Ma noi, anzi, sembrava gli si facesse peggio. Ti ricordi, Filippo? Tu che mi aiutavi hai sentito e visto i lazzi che egli mi faceva. Mi ha persino detto: “Va’ via! Fra me e te il più demonio sei tu”. Il che ha fatto ridere alle mie spalle gli scribi».
9«E te ne sei dispiaciuto?», chiede Gesù come con noncuranza.
«Certo! Non è bello essere beffati. E non è utile quando si è tuoi apostoli. Ci si perde di autorità».
10«Quando si ha Dio con sé, si è autorevoli anche se tutto il mondo beffa, Giuda di Simone».
11«Va bene. Ma però Tu aumenta, almeno in noi apostoli, il potere. Perché certe disfatte non ci succedano più».
12«Che Io aumenti il potere non e giusto e non servirebbe. Voi lo dovete fare di vostro, per riuscire. È per vostra insufficienza che non siete riusciti, e anche per avere sminuito quanto vi avevo dato con elementi non santi, che avete voluto aggiungere sperando maggiori trionfi».
13«Lo dici per me, Signore?», chiede l’Iscariota.
«Tu saprai se lo meriti. Io parlo a tutti».
14Bartolomeo chiede: «Ma allora cosa è necessario avere per vincere questi demoni?».
15«La preghiera e il digiuno. Non necessita altra cosa. Orate e digiunate. E non solo nella carne. Perciò bene è che il vostro orgoglio sia rimasto digiuno di soddisfazione. L’orgoglio sazio rende apatica la mente e l’anima, e diviene tiepida, inerte l’orazione, così come il corpo troppo sazio è sonnolento e pesante. E ora andiamo pure noi al giusto riposo. Domani all’alba tutti, meno Mannaen e i discepoli pastori, siano sulla via di Cana. Andate. La pace sia con voi».
Istruzioni per il pellegrinaggio pasquale.
16Ma poi trattiene Isacco e Mannaen e dà particolari istruzioni per il domani, giorno di partenza per le discepole e Maria, che insieme a Simone d’Alfeo e Alfeo di Sara iniziano il pellegrinaggio pasquale.
17«Passerete da Esdrelon perché Marziam veda il vecchio. Darete ai contadini la borsa che vi ho fatto dare da Giuda di Keriot. E per il viaggio soccorrerete con l’altra, che Io vi ho dato poco fa, quanti poveri incontrate. Giunti a Gerusalemme, andate a Betania e dite di attendermi per la neomenia di nisam. Potrò tardare ben poco da quel giorno. Vi affido la persona a Me più cara e le discepole. Ma sto tranquillo che esse saranno sicure. Andate. Ci rivedremo a Betania e staremo a lungo insieme».
18Li benedice e, mentre essi si allontanano nella notte, Egli balza giù, nell’orto, ed entra in casa dove già sono le discepole e la Madre, che con Marziam stanno stringendo i cordoni delle sacche da viaggio e disponendo ogni cosa per l’assenza la cui durata non è nota.
19. Lezione ai discepoli sul potere di vincere i demoni[103].
Il carisma dell’esorcismo.
Ambiente serale.
1Sono ora nella casa di Nazareth, nuovamente. Anzi, per essere più precisi, sono sparsi sul balzo degli ulivi in attesa di separarsi per il riposo. E hanno acceso un piccolo falò per rischiarare la notte, perché è già sera e la luna si alza tardi. Ma la sera è tiepida «fin troppo», sentenziano i pescatori prevedendo prossime piogge, ed è bello stare lì, tutti uniti, le donne nell’orto fiorito intorno a Maria, gli uomini quassù; e sullo scrimolo del balzo, di modo da essere ugualmente di questi e di quelle, Gesù, che risponde a questo o a quello, mentre le discepole ascoltano attente. Deve essere stato raccontato del lunatico guarito ai piedi del monte e ancora ne durano i commenti.
Gli esorcisti
2«Ci sei voluto proprio Tu!», esclama il cugino Simone.
«Oh! ma neppure vedendo che anche i loro esorcisti non potevano nulla, pure confessando di avere usato le formule più forti, li ha persuasi quei gheppi!», dice crollando il capo il traghettatore Salomon.
3«E neppure dicendo agli scribi le loro conclusioni, li persuaderanno».
«Già! Mi pareva che parlassero bene, non è vero?», domanda uno che non conosco.
4«Molto bene. Hanno escluso ogni sortilegio demoniaco nel potere di Gesù, dicendo che essi si sono sentiti invasi da pace profonda quando il Maestro fece il miracolo, mentre, dicevano, quando esce, da uno, potere malvagio essi lo sentono come una sofferenza», risponde Erma.
Possessione diabolica e malattia.
5«Però, eh? che spirito forte! Non se ne voleva andare! Ma come mai, poi, non lo teneva sempre? Era uno spirito scacciato, sperduto, oppure è tanto santo il fanciullo che di suo lo cacciava?», chiede un altro discepolo del quale non so il nome.
6Gesù risponde di spontanea volontà: «Ho più volte spiegato che ogni malattia, essendo un tormento e un disordine, può celare Satana, e Satana può celarsi in una malattia, usarla, crearla per tormentare e fare bestemmiare Dio. Il fanciullo era un malato, non un posseduto. Un’anima pura. Per questo tanto con gioia l’ho liberata dall’astutissimo demonio, che voleva dominarla tanto da renderla impura».
Sul carisma dell’esorcismo (Mc 9,28-29; Mt 17,21)[104].
7«E perché, allora, se era una semplice malattia, noi non ci siamo riusciti?», chiede Giuda di Keriot.
«Già! Gli esorcisti si capisce che non potessero nulla se non era un indemoniato! Ma noi…», osserva Tommaso.
8E Giuda di Keriot, al quale non va giù lo scacco di aver provato molte volte sul fanciullo, ottenendo soltanto di farlo cadere in smanie se non in convulsioni, dice: «Ma noi, anzi, sembrava gli si facesse peggio. Ti ricordi, Filippo? Tu che mi aiutavi hai sentito e visto i lazzi che egli mi faceva. Mi ha persino detto: “Va’ via! Fra me e te il più demonio sei tu”. Il che ha fatto ridere alle mie spalle gli scribi».
9«E te ne sei dispiaciuto?», chiede Gesù come con noncuranza.
«Certo! Non è bello essere beffati. E non è utile quando si è tuoi apostoli. Ci si perde di autorità».
10«Quando si ha Dio con sé, si è autorevoli anche se tutto il mondo beffa, Giuda di Simone».
11«Va bene. Ma però Tu aumenta, almeno in noi apostoli, il potere. Perché certe disfatte non ci succedano più».
12«Che Io aumenti il potere non e giusto e non servirebbe. Voi lo dovete fare di vostro, per riuscire. È per vostra insufficienza che non siete riusciti, e anche per avere sminuito quanto vi avevo dato con elementi non santi, che avete voluto aggiungere sperando maggiori trionfi».
13«Lo dici per me, Signore?», chiede l’Iscariota.
«Tu saprai se lo meriti. Io parlo a tutti».
14Bartolomeo chiede: «Ma allora cosa è necessario avere per vincere questi demoni?».
15«La preghiera e il digiuno. Non necessita altra cosa. Orate e digiunate. E non solo nella carne. Perciò bene è che il vostro orgoglio sia rimasto digiuno di soddisfazione. L’orgoglio sazio rende apatica la mente e l’anima, e diviene tiepida, inerte l’orazione, così come il corpo troppo sazio è sonnolento e pesante. E ora andiamo pure noi al giusto riposo. Domani all’alba tutti, meno Mannaen e i discepoli pastori, siano sulla via di Cana. Andate. La pace sia con voi».
Istruzioni per il pellegrinaggio pasquale.
16Ma poi trattiene Isacco e Mannaen e dà particolari istruzioni per il domani, giorno di partenza per le discepole e Maria, che insieme a Simone d’Alfeo e Alfeo di Sara iniziano il pellegrinaggio pasquale.
17«Passerete da Esdrelon perché Marziam veda il vecchio. Darete ai contadini la borsa che vi ho fatto dare da Giuda di Keriot. E per il viaggio soccorrerete con l’altra, che Io vi ho dato poco fa, quanti poveri incontrate. Giunti a Gerusalemme, andate a Betania e dite di attendermi per la neomenia di nisam. Potrò tardare ben poco da quel giorno. Vi affido la persona a Me più cara e le discepole. Ma sto tranquillo che esse saranno sicure. Andate. Ci rivedremo a Betania e staremo a lungo insieme».
18Li benedice e, mentre essi si allontanano nella notte, Egli balza giù, nell’orto, ed entra in casa dove già sono le discepole e la Madre, che con Marziam stanno stringendo i cordoni delle sacche da viaggio e disponendo ogni cosa per l’assenza la cui durata non è nota.
20. Sull’uso del nome di Gesù[105].
L’ unico nemico da combattere.
I vincitori di lucifero.
64Siate instancabili nel combattere il Male quale che sia la forma che assume. E pazienti. Non c’è limitazione all’operare dell’apostolo, perché non c’è limitazione all’operare del Male. Il demonio non dice mai: “Basta. Ora sono stanco e mi riposo”. Egli è l’instancabile. Passa agile come il pensiero, e più ancora, da questo a quell’uomo, e tenta e prende, e seduce, e tormenta, e non dà pace. Assale proditoriamente e abbatte se non si è più che vigilanti. Delle volte si insedia da conquistatore per debolezza dell’assalito, altre vi entra da amico, perché il modo di vivere della preda cercata è già tale da essere alleanza col Nemico. Tal altra, scacciato da uno, gira e piomba sul migliore, per farsi vendetta dello smacco avuto da Dio o da un servo di Dio. Ma voi dovete dire ciò che dice lui: “Io non riposo”. Lui non riposa per popolare l’Inferno. Voi non dovete riposare per popolare il Paradiso. Non dategli quartiere. Io vi predico che più lo combatterete più vi farà soffrire. Ma non dovete tenere conto di ciò. Egli può scorrere la Terra. Ma nel Cielo non penetra. Perciò là non vi darà più noia. E là saranno tutti quelli che lo hanno combattuto…».
Esorcizzare in nome di Gesù è sempre lecito
(Mc 9,38; Lc 9,49. [106].
65Gesù si interrompe bruscamente e chiede: «Ma insomma, perché date sempre noia a Giovanni? Che vogliono da te?».
Giovanni si fa rosso come una fiamma e Bartolomeo, Tommaso, l’Iscariota chinano la testa vedendosi scoperti.
«Ebbene?», chiede con imperio Gesù.
«Maestro, i miei compagni vogliono che io ti dica una cosa».
«Dilla, dunque».
66«Oggi, mentre Tu eri da quel malato, e noi giravamo per il paese come Tu avevi detto, abbiamo visto un uomo, che non è tuo discepolo e che neppure mai abbiamo notato fra quelli che ascoltano la tua dottrina, il quale cacciava dei demoni in tuo nome da un gruppo di pellegrini che andavano a Gerusalemme. E ci riusciva. Ha guarito uno che aveva un tremito che gli impediva ogni lavoro, e ha reso la favella ad una fanciulla che era stata assalita nel bosco da un demonio in forma di cane che le aveva legato la lingua. Egli diceva: “Vattene, demonio maledetto, in nome del Signore Gesù il Cristo, Re della stirpe di Davide, Re d’Israele. Egli è il Salvatore e Vincitore. Fuggi davanti al suo Nome!”, e il demonio fuggiva realmente. Noi ci siamo risentiti. E glielo abbiamo proibito. Ci ha detto: “Che faccio di male? Onoro il Cristo liberandogli la via dai demoni che non sono degni di vederlo”. Gli abbiamo risposto: “Non sei esorcista secondo Israele e non sei discepolo secondo Cristo. Non ti è lecito farlo”. Ha detto: “Fare il bene è sempre lecito”, e si è ribellato alla nostra ingiunzione dicendo: “E continuerò a fare ciò che faccio”. Ecco, volevano ti dicessi questo, specie ora che Tu hai detto che in Cielo saranno tutti quelli che hanno combattuto Satana».
L‘arma vincente, il nome Gesù (Mc 9,39; Lc 9,50)[107].
67«Va bene. Quell’uomo sarà di questi. Lo è. Egli aveva ragione e voi torto. Infinite sono le vie del Signore e non è detto che solo quelli che prendono la via diretta giungano al Cielo. In ogni luogo e in ogni tempo, e con mille modi diversi, ci saranno creature che verranno a Me, magari da una strada inizialmente cattiva. Ma Dio vedrà la loro retta intenzione e li attirerà alla via buona. Ugualmente vi saranno alcuni che per ebbrezza concupiscente e triplice usciranno dalla via buona e prenderanno una via che li allontana o addirittura li dirotta. Non dovete perciò mai giudicare i vostri simili. Solo Dio vede. Fate di non uscire voi dalla via buona, dove, più che la vostra volontà, quella di Dio vi ci ha messi. E quando vedete uno che crede nel mio Nome e per esso opera, non lo chiamate straniero, nemico, sacrilego. È sempre un mio suddito, amico e fedele, perché crede nel Nome mio, spontaneamente e meglio di molti fra voi. Per questo il mio Nome sulla sua bocca opera prodigi pari ai vostri e forse più. Dio lo ama perché mi ama, e finirà di portarlo al Cielo. Nessuno che faccia prodigi in mio Nome mi può essere nemico e dire male di Me. Ma col suo operare dà al Cristo onore e testimonianza di fede. In verità vi dico che credere al mio Nome è già sufficiente a salvare la propria anima. Perché il mio Nome è Salvezza. Perciò vi dico: se lo incontrerete ancora, non glielo proibite più. Ma anzi chiamatelo “fratello” perché tale è, anche se è ancora fuori del recinto del mio Ovile. Chi non è contro di Me è con Me. Chi non è contro di voi è con voi».
68«Abbiamo peccato, Signore?», chiede attrito Giovanni.
«No. Avete agito per ignoranza, ma senza malizia. Perciò non c’è colpa. Però in avvenire sarebbe colpa, perché ora sapete. Ed ora andiamo alle nostre case. La pace sia con voi».
69Se crede, può mettere, dopo la fine della visione di oggi, il dettato che segue quella del piccolo Beniamino (7-3-44). A sua facoltà.
Venduto a Satana[108].
Le fronti detronizzate
7Gesù volta il viso nella direzione di Giuda. I suoi occhi hanno un baleno fosforico alla luce tremula della lucerna posata sul suolo in mezzo al cerchio degli assisi sul fieno, messo come basso sedile in tondo. Gesù guarda ben fisso Giuda di Keriot e nel guardarlo gli chiede: «E tu mi conosci forse tanto stolto da accogliere per vere le insinuazioni di chicchessia, sino a turbarmene? Sono le realtà, Giuda di Simone, quelle che mi turbano», e il suo sguardo non lascia per un momento di conficcarsi, diritto come uno specillo, nella pupilla bruna di Giuda.
8«Quali realtà ti turbano, allora?», insiste sicuro l’Iscariota.
«Quelle che vedo nel fondo dei cuori e leggo sulle fronti detronizzate». Gesù marca molto questa parola.
Tutti sono in subbuglio: «Detronizzate? Perché? Che vuoi dire?».
Parabola della fronte detronizzata
9«Un re si detronizza quando è indegno di stare sul trono e gli viene per prima cosa strappata la corona, che è sulla sua fronte come sul luogo più nobile dell’uomo, unico animale che tenga la fronte eretta verso il cielo, essendo animale come materia, ma soprannaturale come essere dotato d’anima[109]. Ma non c’è bisogno di esser re su un trono terreno per essere detronizzati. Ogni uomo è re per l’anima e il suo trono è nel Cielo. Ma quando un uomo prostituisce la sua anima e bruto diviene, e demone diviene, allora si detronizza. Il mondo è pieno di fronti detronizzate, che non stanno più erette verso il Cielo ma curve verso l’Abisso, appesantite dalla parola che Satana ha scolpito su esse. La volete sapere? È quella che Io leggo sulle fronti. Vi è scritto: “Venduto!”. E perché non abbiate dubbi su chi è il compratore, vi dico che è Satana, in sé stesso o nei suoi servi che sono nel mondo».
10«Ho capito! Quei farisei, per esempio, sono servi di un servo più grande di loro, il quale è servo di Satana», dice convinto Pietro.
Gesù non ribatte nulla.
21. Lezione ai discepoli sul potere di vincere i demoni[110].
Il carisma dell’esorcismo.
Ambiente serale.
1Sono ora nella casa di Nazareth, nuovamente. Anzi, per essere più precisi, sono sparsi sul balzo degli ulivi in attesa di separarsi per il riposo. E hanno acceso un piccolo falò per rischiarare la notte, perché è già sera e la luna si alza tardi. Ma la sera è tiepida «fin troppo», sentenziano i pescatori prevedendo prossime piogge, ed è bello stare lì, tutti uniti, le donne nell’orto fiorito intorno a Maria, gli uomini quassù; e sullo scrimolo del balzo, di modo da essere ugualmente di questi e di quelle, Gesù, che risponde a questo o a quello, mentre le discepole ascoltano attente. Deve essere stato raccontato del lunatico guarito ai piedi del monte e ancora ne durano i commenti.
Gli esorcisti
2«Ci sei voluto proprio Tu!», esclama il cugino Simone.
«Oh! ma neppure vedendo che anche i loro esorcisti non potevano nulla, pure confessando di avere usato le formule più forti, li ha persuasi quei gheppi!», dice crollando il capo il traghettatore Salomon.
3«E neppure dicendo agli scribi le loro conclusioni, li persuaderanno».
«Già! Mi pareva che parlassero bene, non è vero?», domanda uno che non conosco.
4«Molto bene. Hanno escluso ogni sortilegio demoniaco nel potere di Gesù, dicendo che essi si sono sentiti invasi da pace profonda quando il Maestro fece il miracolo, mentre, dicevano, quando esce, da uno, potere malvagio essi lo sentono come una sofferenza», risponde Erma.
Possessione diabolica e malattia.
5«Però, eh? che spirito forte! Non se ne voleva andare! Ma come mai, poi, non lo teneva sempre? Era uno spirito scacciato, sperduto, oppure è tanto santo il fanciullo che di suo lo cacciava?», chiede un altro discepolo del quale non so il nome.
6Gesù risponde di spontanea volontà: «Ho più volte spiegato che ogni malattia, essendo un tormento e un disordine, può celare Satana, e Satana può celarsi in una malattia, usarla, crearla per tormentare e fare bestemmiare Dio. Il fanciullo era un malato, non un posseduto. Un’anima pura. Per questo tanto con gioia l’ho liberata dall’astutissimo demonio, che voleva dominarla tanto da renderla impura».
Sul carisma dell’esorcismo
7«E perché, allora, se era una semplice malattia, noi non ci siamo riusciti?», chiede Giuda di Keriot.
«Già! Gli esorcisti si capisce che non potessero nulla se non era un indemoniato! Ma noi…», osserva Tommaso.
8E Giuda di Keriot, al quale non va giù lo scacco di aver provato molte volte sul fanciullo, ottenendo soltanto di farlo cadere in smanie se non in convulsioni, dice: «Ma noi, anzi, sembrava gli si facesse peggio. Ti ricordi, Filippo? Tu che mi aiutavi hai sentito e visto i lazzi che egli mi faceva. Mi ha persino detto: “Va’ via! Fra me e te il più demonio sei tu”. Il che ha fatto ridere alle mie spalle gli scribi».
9«E te ne sei dispiaciuto?», chiede Gesù come con noncuranza.
«Certo! Non è bello essere beffati. E non è utile quando si è tuoi apostoli. Ci si perde di autorità».
10«Quando si ha Dio con sé, si è autorevoli anche se tutto il mondo beffa, Giuda di Simone».
11«Va bene. Ma però Tu aumenta, almeno in noi apostoli, il potere. Perché certe disfatte non ci succedano più».
12«Che Io aumenti il potere non e giusto e non servirebbe. Voi lo dovete fare di vostro, per riuscire. È per vostra insufficienza che non siete riusciti, e anche per avere sminuito quanto vi avevo dato con elementi non santi, che avete voluto aggiungere sperando maggiori trionfi».
13«Lo dici per me, Signore?», chiede l’Iscariota.
«Tu saprai se lo meriti. Io parlo a tutti».
14Bartolomeo chiede: «Ma allora cosa è necessario avere per vincere questi demoni?».
15«La preghiera e il digiuno. Non necessita altra cosa. Orate e digiunate. E non solo nella carne. Perciò bene è che il vostro orgoglio sia rimasto digiuno di soddisfazione. L’orgoglio sazio rende apatica la mente e l’anima, e diviene tiepida, inerte l’orazione, così come il corpo troppo sazio è sonnolento e pesante. E ora andiamo pure noi al giusto riposo. Domani all’alba tutti, meno Mannaen e i discepoli pastori, siano sulla via di Cana. Andate. La pace sia con voi».
L’Iscariota, un volontario di Satana[111].
Verso Gadara.
1Gesù è già nell’Oltre-Giordano. E, da quello che comprendo, è questa che si vede in alto di una collina tutta verde, la città di Gadara, e anche è la prima città che toccano dopo essere sbarcati sulla sponda sud-orientale del lago di Galilea, perché lì sono sbarcati, lasciando di scendere a Ippo dove erano stati preceduti dalle barche portanti gli ostili a Gesù. Penso siano sbarcati perciò proprio di fronte a Tarichea, allo sbocco del Giordano dal lago.
«Tu lo sai la via più breve per andare a Gadara, non è vero? Te la ricordi?», chiede Gesù.
«E come! Quando saremo alle sorgenti calde sul Yarmoc non avremo che seguire la via», risponde Pietro.
«E le sorgenti dove le trovi?», chiede Tommaso.
«Oh! basta avere naso per trovarle. Puzzano qualche miglio avanti di esserci!», esclama Pietro arricciando con disgusto il naso.
L’apostolo subdolo e inquisitore.
2«Non sapevo che tu soffrivi di dolori…», osserva Giuda Iscariota.
«Dolori io? E quando mai?».
«Eh! sei così pratico delle sorgenti calde sul Yarmoc che ci devi essere stato».
3«Mai avuto bisogno di sorgenti, io, per stare bene! I veleni dalle ossa mi sono usciti colle sudate dell’onesto lavoro… e del resto, avendo più lavorato che goduto, dei veleni ne sono entrati pochi, sempre pochi in me…»
4«Questa è per me, non è vero? Già! Io sono colpevole di tutte le cose! …», dice inquieto Giuda.
5«Ma chi ti ha morso? Tu chiedi, io rispondo, a te come avrei risposto al Maestro o a un compagno. E credo che nessuno di loro, neppure Matteo che… è stato un gaudente, se ne sarebbe avuto a male».
«Ebbene, io me ne ho a male!».
6«Non ti sapevo così delicato. Ma della supposta insinuazione te ne chiedo scusa. Per amore del Maestro, sai? Del Maestro che ha già tante afflizioni dagli estranei senza avere bisogno di averne altre da noi. Guardalo, invece di correre dietro alle tue sensibilità, e vedrai che ha bisogno di pace e di amore».
7Gesù non parla. Guarda soltanto Pietro e gli sorride riconoscente.
8Giuda non risponde in merito all’osservazione giusta di Pietro. É chiuso e inquieto. Vuole mostrarsi cortese, ma la stizza, il malumore, la delusione che ha in cuore gli trapelano dallo sguardo, dalla voce, dall’espressione e persino dall’andatura prepotente, che fa un grande sbatacchio di suole come per sfogarsi, percuotendo con ira il suolo per dare uno sfogo a tutto quello che gli bolle dentro. Ma si sforza a parere calmo e a voler fare il cortese, non ci riesce, ma tenta… Chiede a Pietro: «E allora come conosci questi luoghi? Forse ci sei stato per tua moglie?».
9«No, ci sono passato quando nell’etamin siamo venuti in Auranite col Maestro. Io ho accompagnato la Madre e le discepole sino alle terre di Cusa. E perciò, venendo da Bozra, sono passato di qui», risponde sinceramente e prudentemente Pietro.
10«Tu solo eri?», chiede ironico Giuda.
«Perché? Credi che io non valga da solo molti, quando è il caso di valere e c’è un lavoro di fiducia da fare e lo si fa con amore, per di più?».
«Oh! quanta superbia! Vorrei averti visto!».
«Avresti visto un uomo serio che accompagnava delle donne sante».
11«Ma eri proprio solo?», chiede con vero atto da inquisitore Giuda.
«Ero coi fratelli del Signore».
«Ah! ecco! Cominciano le ammissioni!».
«E cominciano a tirarmi i nervi! Si può sapere che hai?».
«È vero. É una vergogna», dice il Taddeo.
«Ed è ora di finirla», rincara Giacomo di Zebedeo.
«Non ti è lecito schernire Simone», rimprovera Bartolomeo.
«Che, te lo dovresti ricordare, è il capo di noi tutti», termina lo Zelote.
Gesù non parla.
«Oh! io non schernisco nessuno, non ho proprio nulla. Solo mi piace stuzzicarlo un po’…»
«Non è vero! Tu menti! Tu fai domande astute perché vuoi arrivare a stabilire qualcosa. Il subdolo crede tutti subdoli. Qui non ci sono segreti. C’eravamo tutti, abbiamo fatto tutti la stessa cosa: quella ordinata dal Maestro. E non c’è altro. Lo capisci?», grida proprio irato l’altro Giuda.
12«Silenzio. Siete pari a femmine litigiose. Avete tutti torto. E mi vergogno di voi», dice severo Gesù.
Si fa un silenzio fondo mentre vanno verso la città sulla collina.
Rompe il silenzio Tommaso dicendo: «Che cattivo odore!».
Le Terme di acque solforose.
13«Sono le sorgenti. Quello è lo Yarmoc e quelle costruzioni le terme dei romani. Oltre quelle è una bella via tutta lastricata che va a Gadara. I romani vogliono viaggiare bene. Bella è Gadara!», dice Pietro.
«Sarà anche più bella perché qui non ci troveremo certi… esseri, in abbondanza almeno», brontola fra i denti Matteo.
14Passano il ponte sul fiume fra acri odori di acque solforose. Rasentano le terme, passano fra i veicoli romani, prendono una bella via, pavimentata a larghi lastroni, che conduce alla città in cima alla collina, bella fra la sua cinta di mura.
15Giovanni si fa presso al Maestro: «É vero che dove sono quelle acque li è stato in antico precipitato nelle viscere del suolo un dannato? Mia madre ce lo diceva da piccini, per farci capire che non si deve peccare, se no l’inferno si apre sotto i piedi del maledetto da Dio e lo inghiotte. E poi, per ricordo e ammonizione, restano delle fessure dalle quali esce odore, calore e acque d’inferno. Io avrei paura a bagnarmi in esse…».
«Di che, fanciullo? Non ne saresti corrotto. Più facile è essere corrotti da quegli uomini che hanno dentro l’inferno e ne emanano fetore e veleni. Ma si corrompono solo quelli che hanno già tendenza a farlo da loro».
L’inferno
16«Ne potrei essere corrotto io?».
«No. Anche tu fossi in una turba di demoni, no».
«Perché? Cosa ha di diverso dagli altri, lui?», chiede subito Giuda di Keriot.
«Ha che è puro in tutti i modi, e perciò vede Dio», risponde Gesù.
E Giuda ride malignamente.
17Giovanni torna a chiedere: «Allora non sono bocche dell’inferno quelle sorgenti?».
«No. Sono all’opposto cose buone messe dal Creatore per i suoi figli. L’inferno non è chiuso nella Terra. É sulla Terra, Giovanni. Nel cuore degli uomini[112]. E oltre si completa».
L’ apostolo volutamente eretico.
18«Ma c’è proprio l’inferno?», chiede l’Iscariota.
«Ma che dici?», gli chiedono i compagni scandalizzati.
«Dico: c’è proprio? Io, e non sono solo, non ci credo».
«Pagano!», urlano con orrore.
«No. Israelita. Siamo in molti a non credere certe fole, in Israele».
«Ma allora come fai a credere al Paradiso?», «E alla giustizia di Dio?», «Dove metti i peccatori?», «Come spieghi Satana?», urlano in tanti.
19«Dico quello che penso. Mi è stato rimproverato di essere un mentitore poco fa. Io dimostro che sono sincero anche se questo vi scandalizza di me e mi rende odioso agli occhi vostri. Del resto non sono solo in Israele, da quando Israele si è progredito nel sapere col contatto degli ellenisti e dei romani, che crede così. Né il Maestro, l’unico del quale rispetto il giudizio, può rimproverare né me né Israele, Lui che protegge ed è palesemente amico di greci e romani… Io parto da questo concetto filosofico. Se tutto è controllato da Dio, tutto ciò che facciamo è per sua volontà, e perciò ci deve premiare tutti a un modo perché non siamo che automi mossi da Lui. Noi siamo esseri privi di volontà. Lo dice anche il Maestro: “La volontà dell’Altissimo. La volontà del Padre”. Ecco l’unica Volontà. Ed è tanto infinita che schiaccia e annulla la volontà limitata delle creature. Perciò tanto il bene che il male, che sembra che noi facciamo, lo fa Dio, perché ce lo impone. Perciò non ci punirà del male e sarà così esercitata la sua giustizia, perché le nostre colpe non sono volontarie ma imposte da chi vuole che le facciamo perché bene e male siano sulla Terra. Chi è cattivo è il mezzo espiativo dei meno cattivi. E per sé soffre di non poter essere considerato buono, e così espia la sua parte di colpa. Gesù l’ha detto. L’inferno è sulla Terra e nel cuore degli uomini. Satana io non lo sento. Non c’è. Lo credevo un tempo. Ma da qualche tempo sono sicuro che tutto è fola. E credere così è giungere alla pace».
20Giuda sciorina queste… teorie con una sicumera talmente formidabile che gli altri restano senza fiato… Gesù tace. E Giuda lo stuzzica: «Non ho ragione, Maestro?».
L’ apostolo divenuto demonio.
21«No». Il “no” e così secco che pare uno scoppio.
22«Eppure io… Satana non lo sento e non ammetto il libero arbitrio, il Male. E tutti i sadducei sono con me, e con me sono molti altri, d’Israele o meno. No. Satana non c’è».
23Gesù lo guarda. Uno sguardo che è così complesso che non si può analizzare. É da giudice e da medico, da addolorato, da sbalordito… c’è tutto…
24Giuda, ormai lanciato, termina: «Sarà perché sono meglio degli altri, più perfetto, che ho superato il terrore degli uomini per Satana».
25E Gesù zitto. E lui stuzzica: «Ma parla! Perché io non ne ho terrore?».
Gesù tace.
«Non rispondi, Maestro? Perché? Hai paura?».
26«No. Sono la Carità. E la Carità trattiene il suo giudizio fino a che non è obbligata a darlo… Lasciami e ritirati», dice in ultimo, perché Giuda cerca di abbracciarlo, e termina in un soffio, stretto per forza fra le braccia del bestemmiatore: «Mi fai ribrezzo! Satana non lo vedi e senti perché è tutt’uno con te. Va’ via, demonio!».
27Giuda, sfrontato, lo bacia e ride, come se il Maestro gli avesse detto in segreto qualche lode. Torna dagli altri, che si sono fermati esterrefatti, e dice: «Vedete? Io so aprire il cuore al Maestro. E lo faccio felice perché gli mostro la mia confidenza e ne ho lezione. Voi invece!… Mai osate parlare. Perché siete dei superbi. Oh! io sarò quello che saprà più di tutti di Lui. E potrò parlare…».
L’apostolo infelice.
28Sono raggiunte le porte della città. Vi entrano tutti insieme perché Gesù li ha attesi. Ma mentre passano l’androne Gesù ordina: «I miei fratelli e Simone vadano avanti ad adunare la gente».
29 «Perché non io, Maestro? Non mi dai più delle missioni? Non sono più necessarie ora? Me ne hai date due di seguito, e lunghe dei mesi…».
30«E te ne sei lamentato dicendo che volevo allontanarti. Ora ti lamenti perché ti tengo vicino?».
31Giuda non sa che rispondere e tace. Va avanti con Tommaso, lo Zelote, Giacomo di Zebedeo e Andrea. Gesù si ferma per lasciare passare Filippo, Bartolomeo, Matteo e Giovanni, come volesse stare solo. Lo lasciano fare. Ma l’amoroso cuore di Giovanni, che ha avuto più volte un luccicare di lacrime negli occhi durante le dispute e le bestemmie di Giuda, fa voltare dopo poco l’apostolo, in tempo per vedere che Gesù, credendosi inosservato nella vieta solitaria e cupa per i continui archivolti che la coprono, si porta le mani alla fronte con un gesto di dolore, curvandosi come chi soffre tanto. Lascia in asso i compagni, il biondo Giovanni, e torna dal Maestro suo: «Che hai, Signor mio? Soffri di nuovo tanto, come quando ti ritrovammo ad Aczib? Oh! mio Signore!».
32«Nulla, Giovanni, nulla! Aiutami tu, col tuo amore. E taci con gli altri. Prega per Giuda».
33«Sì, Maestro. É molto infelice, non è vero? É nelle tenebre e non sa di esserci. Crede di avere raggiunto la pace… É pace la sua?».
«É molto infelice», dice Gesù accasciato.
34«Non ti accasciare così, Maestro. Pensa a quanti peccatori, induriti nel peccato, sono tornati buoni. Così farà Giuda. Oh! Tu lo salverai certo! Questa notte la passerò in orazione per questo. Dirò al Padre di fare di me uno che sa solo amare, non voglio più che questo. Sognavo di dare la vita per Te o di fare brillare la tua potenza attraverso alle mie opere. Ora non più di questo. Rinuncio a tutto, scelgo la vita più umile e comune e chiedo al Padre di dare tutto il mio a Giuda… per farlo contento… e perché così si volga alla santità… Signore… io dovrei dirti delle cose… Io credo sapere perché Giuda è così».
35«Vieni questa notte. Pregheremo insieme e parleremo».
36«E il Padre mi ascolterà? Accetterà il mio sacrificio?».
«Il Padre ti benedirà. Ma ne soffrirai…».
Le colpe di Giuda Iscariota[113].
Gesù dà luce al discepolo amato.
6Gesù passa un braccio sulle spalle di Giovanni e se lo attira a Sé dicendo: «Dimmi dunque ciò che senti di dovermi dire. Quali sono le cose che il mio Giovanni ha intuite, con l’aiuto della luce spirituale, nell’anima tenebrosa del compagno?».
7«Maestro… io sono pentito di averti detto questo. Farò due peccati…».
«Perché?».
«Perché ti darò dolore svelandoti anche quello che non sai e.… perché… Maestro, è peccato dire il male che vediamo in un altro? Sì, non è vero? E allora come posso dire questo, ledendo la carità?!…». Giovanni è angosciato.
8Gesù dà luce alla sua anima: «Ascolta, Giovanni. Per te è da più il Maestro o il condiscepolo?».
«Il Maestro, Signore. Tu sei il più».
«E che sono Io per te?».
«Il Principio e la Fine. Sei il Tutto»[114].
9«Credi tu che Io, essendo Tutto, sappia anche tutto ciò che è?».
«Sì, Signore. Per questo è in me un grande contrasto. Perché penso che Tu sai e soffri. E perché ricordo che mi hai detto un giorno che talora Tu sei l’Uomo, solo l’Uomo, e perciò il Padre ti fa conoscere ciò che è essere uomo, che deve guidarsi secondo ragione. E penso anche che Dio, per pietà di Te, potrebbe occultarti queste brutte verità…» [115].
Misericordia per le anime malate.
10«Attieniti a questo pensiero, Giovanni. E parla. Con confidenza. Confidare, a chi ti è “Tutto”, ciò che sai, non è peccato. Perché il “Tutto” non si scandalizza né mormora né mancherà di carità, neppure col pensiero, verso l’infelice. Sarebbe peccato se tu dicessi quello che sai a chi non può essere tutto amore, ai compagni, ad esempio, che farebbero mormorazioni ed anche assalirebbero il colpevole senza misericordia, nuocendo a lui e a loro stessi. Perché bisogna avere misericordia, una misericordia sempre tanto più grande quanto più abbiamo di fronte una povera anima malata di tutti i mali. Un medico, un pietoso infermiere, oppure una madre, se il male di uno malato è poco, poco si impressionano e poco lottano per guarirlo. Ma se il figlio oppure l’uomo è molto malato, in pericolo di vita, già cancrena e paralisi, come lottano, vincendo ripugnanze e fatiche, per guarirlo! Non è così?».
11«Così è, Maestro», dice Giovanni, che ha preso la sua posa abituale del braccio allacciato al collo del Maestro e il capo appoggiato sulla spalla di Lui.
12«Ebbene, non tutti sanno avere misericordia per le anime malate. Perciò si deve essere prudenti nel rendere noti i loro mali, acciò il mondo non le fugga e non nuoccia loro col disprezzo. Un malato che si vede schernito si incupisce e si peggiora. Ma se invece è curato con ilare speranza può guarire, perché l’ilarità fiduciosa dell’assistente entra in lui e aiuta l’opera del farmaco. Ma tu sai che Io sono Misericordia e che non mortificherò Giuda. Parla dunque senza scrupoli. Non sei una spia. Sei un figlio che confida al padre, con amoroso affanno, il male scoperto nel fratello, perché il padre lo curi. Suvvia…».
L’ apostolo corrotto e corruttore.
13Giovanni sospira forte, poi curva ancora di più il capo, lasciandolo scivolare sul petto di Gesù, e dice: «Come è penoso parlare di cose putride!… Signore… Giuda è un impuro… e mi tenta a impurità. Che egli mi schernisca non me ne importa. Ma mi duole che egli venga a Te sozzo dei suoi amori. Da quando è tornato mi ha tentato più volte. Quando il caso ci lascia soli – ed egli lo provoca in tutti i modi – egli non fa che parlare di donne… ed io ne ho il disgusto che avrei essendo immerso in fetide materie che tentassero filtrarmi in bocca…».
14«Ma ne sei turbato nel profondo?».
«Turbato come? L’anima mia freme. La ragione grida contro queste tentazioni… Io non voglio essere corrotto…».
«Ma la tua carne che fa?».
«Si raggriccia di ribrezzo».
«Questo solo?».
15«Questo, Maestro, e piango allora perché mi pare che Giuda non potrebbe recare maggior offesa a chi si è consacrato a Dio. Dimmi: ciò farà lesione alla mia offerta?».
16«No. Non più di una manata di fango gettata su una lastra di diamante. Non incide la lastra, non la penetra. Basta una coppa d’acqua pura gettata sopra essa per nettarla. Ed è più bella di prima».
«Detergimi allora».
17«La tua carità ti deterge e il tuo angelo. Nulla resta su te. Sei un altare pulito sul quale scende Iddio. 5E che altro fa Giuda?».
L’ apostolo ladro.
18«Signore, egli… Oh! Signore!». La testa di Giovanni scivola più in basso ancora.
«Che?».
«Egli… Non è vero che siano soldi suoi quelli che ti dà per i poveri. Sono i soldi dei poveri che egli ruba per sé, per essere lodato di generosità non vera. Tu lo hai inferocito perché nel ritorno dal Tabor gli hai levato tutti i denari. E a me ha detto: “Ci sono spioni fra noi”. Io ho detto: “Spioni di che? Rubi tu forse?”. “No”, mi ha risposto, “ma però uso previdenza e faccio due borse. Qualcuno lo ha detto al Maestro e Lui mi ha imposto di dare tutto, così forte lo ha imposto che fui come legato a farlo”. Ma non è vero, Signore, che faccia ciò per previdenza. Lo fa per avere denaro. Ne potrei deporre con la quasi certezza di dire il vero».
«Quasi certezza! Questo dubbio, sì, che è lieve colpa. Non puoi accusarlo di essere ladro se non ne sei assolutamente certo. Le azioni degli uomini hanno talora brutto aspetto, ma sono buone».
«È vero, Maestro. Non lo accuserò più neppure col pensiero. Ma però che abbia due borse, e quella che dice sua e che ti dà sia ancora tua e lo faccia per essere lodato, è vero. E io questo non lo farei. Sento che non è bene farlo».
«Hai ragione. 6Che altro devi dire?».
L’ apostolo negromante.
18Giovanni alza un viso spaventato, apre la bocca per parlare e poi la chiude e scivola in ginocchio nascondendo il viso fra la veste di Gesù, che gli mette una mano sui capelli.
19«Su, dunque! Potresti aver visto male. Io ti aiuterò a vedere bene. Mi devi anche dire ciò che tu pensi sulle probabili cause del peccare di Giuda».
20«Signore, Giuda si sente senza la forza che vorrebbe per fare i miracoli… Tu lo sai che ci ha sempre ambito… Ti ricordi di Endor? E invece… è quello che ne fa meno. Da quando è tornato, poi, non riesce più a nulla… e nella notte se ne lamenta anche in sogno, come fosse un incubo e… Maestro, Maestro mio!».
«Su. Parla. Fino in fondo».
21«E impreca… e fa della magia. Questa non è menzogna e non è dubbio. L’ho visto io. Mi sceglie per compagno perché dormo sodo. Perché dormivo sodo, anzi. Ora, lo confesso, lo sorveglio, e il mio sonno è meno profondo perché appena si muove io lo sento… Ho fatto male forse. Ma ho finto di dormire per vedere ciò che faceva. E per due volte l’ho visto e sentito fare cose brutte. Io non mi intendo di magia. Ma quella è tale».
«Solo?».
22«No e sì. A Tiberiade io l’ho seguito. È andato in una casa. Ho chiesto dopo chi ci sta. Uno che fa negromanzia con altri. E quando Giuda è uscito, quasi a mattina, dalle parole dette ho capito che si conoscono e sono in tanti… e non tutti stranieri. Chiede al demonio la forza che Tu non gli dai. È per questo che io sacrifico la mia al Padre perché la passi a lui, e lui non sia più peccatore».
23«Dovresti dargli la tua anima. Ma questo né il Padre né Io lo permetteremmo…».
Satana non fa male ai Giovanni.
24Un lungo silenzio. Poi Gesù dice con voce stanca: «Andiamo, Giovanni. Scendiamo. Riposeremo in attesa dell’alba».
«Sei più triste di prima, Signore! Ho fatto male a parlare!».
«No. Io sapevo già. Ma tu almeno sei più sollevato… e ciò è quello che conta».
25«Signore, devo sfuggirlo?».
«No. Non temere. Satana non nuoce ai Giovanni. Li terrorizza, ma non può levare loro la grazia che Dio continuamente fa loro. Vieni. A mattina parlerò e poi andremo a Pella. Occorre fare presto, perché il fiume è già gonfio per le nevi che sciolgono e per le acque degli scorsi giorni. Presto sarà in piena, molto più che la luna cerchiata predice piogge abbondanti…».
22. Fede che spia e salva[116].
La madre di Marco, l’indemoniato.
25La via, quasi alle porte di Pella, è piena di folla. Vi sono mercanti, ma vi sono anche pellegrini.
26Una donna di buon aspetto, che viaggia su un ciuco, accompagnata da una serva e da un servo, si volta sentendo parlare di Gesù e poi tira le redini, ferma il ciuco, scende e si dirige da Gesù. «Tu conosci Gesù di Nazareth? E vai da Lui? Io pure ci vado… Per la guarigione di un figlio. Vorrei parlare col Maestro perché…». Si mette a piangere sotto il fitto velo.
27«Che malattia ha tuo figlio? Dove sta?».
«È di Gerasa. Ma ora è verso la Giudea. Va come un invasato… Oh! che ho detto!».
28«È indemoniato?».
«Signore, lo era e fu guarito. Ora… è più demonio di prima perché… Oh! posso dire questo solo a Gesù di Nazareth!».
29«Giacomo, prendi il fanciullo fra te e Simone, e andate avanti con gli altri. Mi attenderete di là della porta. Donna, puoi mandare avanti i servi. Parleremo fra noi».
30La donna dice: «Ma Tu non sei il Nazareno! Solo a Lui io voglio parlare. Perché Lui solo può capire e avere misericordia».
31Ormai sono soli, però. Gli altri vanno avanti per conto loro. Gesù attende che la via sia vuota e poi dice: «Puoi parlare. Io sono Gesù di Nazareth».
La donna ha un gemito e fa per cadere in ginocchio.
32«No. La gente non deve sapere per ora. Andiamo. Là vi è una casa aperta. Chiederemo riposo e parleremo. Vieni».
Vanno per una Stradella fra due ortaglie ad una casa popolana sulla cui aia ruzzano dei bambini.
33«La pace sia con voi. Mi permettete di fare riposare la donna per qualche momento? Devo parlare con lei. Veniamo da lontano per poterci parlare e Dio ci ha uniti prima della mèta».
34«Entrate. L’ospite è benedizione. Vi daremo latte e pane, e acqua per i piedi stanchi», dice una vecchia.
«Non occorre. Ci basta un luogo quieto per poter parlare».
«Venite», e li conduce su una terrazza che si inghirlanda di una vite che sboccia in foglie smeraldine.
Restano soli.
La madre spia per il figlio.
35«Parla, donna. Io l’ho detto: Dio ci ha uniti prima della mèta per tuo sollievo».
36«Non c’è, non c’è sollievo più per me! Avevo un figlio. Divenne indemoniato. Una belva nei sepolcri. Nulla lo teneva. Nulla lo guariva. Ti vide. Ti adorò con la bocca del demonio e Tu lo guaristi. Voleva venire con Te. Tu pensasti alla madre sua e me lo mandasti. A ridarmi vita e ragione che vacillavano così, per il dolore di un figlio indemoniato. E lo mandasti anche perché ti predicasse, posto che voleva amarti. Io… oh! esser madre di nuovo e di un figlio santo! Di un tuo servo! Ma dimmi, dimmi! Quando lo hai mandato indietro Tu sapevi che egli era… che sarebbe divenuto un demonio ancora? Perché è un demonio, che ti lascia dopo tanto bene avuto, dopo averti conosciuto, dopo essere stato eletto al Cielo… Dimmelo! Lo sapevi? Ma io vaneggio! Parlo e non ti dico perché è un demonio… È tornato come un folle da qualche tempo, oh! pochi giorni! ma più penosi per me dei lunghi anni in cui fu posseduto… E allora credevo che mai avrei avuto dolori più grandi di quello… È venuto… e ha demolito la fede che Gerasa coltivava per Te, per tuo e suo merito, dicendo infamie di Te. E ti precede verso il guado di Gerico facendoti del male, facendoti del male!».
37La donna, che non si è mai levata il velo dietro il quale singhiozza straziatamente, si getta ai piedi di Gesù supplicando: «Va’ via! va’ via! Non ti fare insultare! Io sono partita, d’accordo col marito malato, pregando Dio di trovarti. Mi ha esaudita! Oh! ne sia benedetto! Non voglio, non voglio permettere io che Tu, Salvatore, sia malmenato per causa di mio figlio! Oh! perché l’ho messo al mondo? Ti ha tradito, Signore! Riporta male le tue parole. Il demonio lo ha ripreso. E.… oh! Altissimo e Santo! Pietà di una madre! E sarà dannato. Mio figlio, mio figlio! Prima non ne aveva colpa di essere pieno di demoni. Era una sventura capitata a lui. Ma ora! Ma ora che Tu lo avevi graziato, ora che aveva conosciuto Dio, ora che Tu lo avevi istruito! Ora egli ha voluto essere un demonio, e nessuna forza lo libererà più! Oh! Oh!». La donna è gettata al suolo, mucchio di vesti e di carni che si agitano nei singhiozzi. E geme: «Dimmi, dimmi, che devo fare per Te, per mio figlio? Per riparare! Per salvare! No. Riparare! Tu vedi che il mio dolore è riparazione. Ma salvare! Non posso salvare il rinnegatore di Dio. È dannato… E per me, israelita, cosa è questo? Tormento».
Con che mezzi si salvano le anime?
38Gesù si china. Le posa la mano sulla spalla. «Alzati, calmati! Tu mi sei cara. Ascolta, povera madre».
«Non mi maledici di averlo generato?!».
39«Oh! no! Non sei responsabile del suo errore e, sappilo per tuo conforto, puoi invece essere causa della sua salvezza. Le rovine dei figli possono essere riparate dalle madri. E tu lo farai. Il tuo dolore, perché è buono, non è sterile, ma è fecondo. Per il tuo soffrire sarà salva l’anima che ami. Tu espii per lui, ed espii con così retta intenzione che tu sei l’indulgenza del figlio tuo. Egli tornerà a Dio. Non piangere».
40«Ma quando? Quando mai?».
«Quando il tuo pianto si sarà disciolto nel mio Sangue».
41«Il tuo Sangue? Ma allora è vero ciò che egli dice? Che Tu sarai ucciso perché degno di morte?… Bestemmia orrenda!».
42«È verità vera nella prima parte. Io sarò ucciso per farvi degni di Vita. Sono il Salvatore, donna. E salvezza si dà con la parola, con la misericordia e con l’olocausto. Per tuo figlio questo ci vuole. E questo darò. Ma tu aiutami. Dammi il tuo dolore. Va’ con la mia benedizione. Conservala in te per poter essere misericorde e paziente presso tuo figlio e ricordargli così che Un altro fu misericorde con lui. Va’, va’ in pace».
43«Ma Tu non parlare a Pella! Non parlare in Perea! Egli te li ha messi contro. E non è solo. Ma io vedo e parlo solo di lui…».
44«Parlerò con un atto. E sarà sufficiente ad annullare l’opera di altri. Va’ in pace alla tua casa».
45«Signore, ora che mi hai assolta di averlo generato, vedi il mio volto per conoscere quale è il viso di una madre quando è straziata», e si scopre il volto dicendo: «Ecco la faccia della madre di Marco di Giosia, rinnegatore del Messia e torturatore della sua genitrice», e riabbassa poi il fitto velo sul volto devastato dal pianto gemendo: «Nessun’altra madre d’Israele sarà pari a me nel dolore!».
23. Possessione di un demonio intelligente[117].
Il fedifrago, Marco di Giosia.
69Ma presso la porta Dorata ecco Marco di Giosia, il discepolo fedifrago, che parla animatamente con Giuda Iscariota. Giuda vede venire il Maestro e lo dice al compagno. Questo si volta quando ha già Gesù alle spalle. Gli sguardi si intrecciano. Che sguardo quello del Cristo! Ma l’altro ormai è sordo ad ogni santo potere. Per fuggire più presto, quasi getta Gesù contro una colonna. E Gesù, per tutta reazione, dice: «Marco, fermati. Per pietà della tua anima e di tua madre!».
«Satana!», grida l’altro. E se ne va.
«Orrore!», gridano i discepoli.
«Ma maledicilo, Signore!». E il primo a dirlo è l’Iscariota.
«No. Non sarei più Gesù… Andiamo».
Possessione di un demonio intelligente.
70«Ma come, come ha potuto diventare così? Era così buono!», dice Isacco, che pare trapassato da una freccia tanto è accorato del mutamento di Marco.
«È un mistero. Una inspiegabile cosa!», dicono in molti.
71E Giuda di Keriot: «Sì. Lo facevo parlare. Tutta un’eresia. Ma come detta! Quasi ti persuade. Non era sapiente tanto, quando era giusto».
«Devi dire che non era folle tanto, quando era indemoniato presso Gamala!», dice Giacomo di Zebedeo.
E Giovanni chiede: «Perché, Signore, quando era indemoniato ti nuoceva meno di ora? Non potresti guarirlo perché non ti nuoccia?».
72«Perché adesso ha accolto in sé un demonio intelligente. Prima egli era albergo preso di forza da legione di demoni. Ma mancava in lui il consenso ad averli. Ora la sua intelligenza ha voluto Satana, e Satana ha messo in lui una forza demoniaca intelligente. Contro questa seconda possessione nulla posso. Dovrei violentare la volontà libera dell’uomo».
73«Tu soffri, Maestro?!».
«Sì. Sono le mie angosce… le mie sconfitte[118]… E me ne accoro perché sono anime che si perdono. Per questo solo. Non per il male che fanno a Me».
L’apostolo presuntuoso.
74Fermi come sono, in attesa di avere la via sgombra da un ingorgo di gente e di cavalcature, sono tutti in crocchio. E lo sguardo della madre di Giuda è di una tale potenza che suo figlio le chiede: «Ma insomma? Che hai? Vedi il mio volto per la prima volta? In verità tu sei malata e devo farti curare…».
«Non sono malata, figlio! E non ti vedo per la prima volta!».
«E allora?».
«E allora… nulla. Vorrei solo che tu non meritassi mai quelle parole dal Maestro».
«Io non lo abbandono e non lo accuso. Sono il suo apostolo io!».
75Riprendono a camminare fino a che Gesù si ferma per salutare Giovanna e le discepole che vanno con Giovanna alla casa di questa. Gli uomini, invece, vanno tutti al Getsemani.
«Potevamo andare tutti là. Avrei voluto vedere ciò che diceva Elisa», brontola fra i denti Pietro.
76«Lo vedrai. Perché solo oggi ella saprà, e da Me, che le affido Anastasica».
77«E questa sera convito?».
«Sì. Ho detto a Giovanna ciò che deve fare».
«Che deve fare? Quando lo hai detto?», chiedono in più d’uno.
78«Lo vedrete. Prima di lasciarla. Mentre la salutavo. Andiamo presto per essere presto al giardino di Giovanna».
24. Guai, guai a chi
prende
la via satanica[119].
I doni e la buona volontà.
11Giuda Taddeo chiede: «Non potresti farlo per tutti, da ora? Voglio dire: per i dubitosi, per i colpevoli, per i rinnegatori. Forse un miracolo…».
12«No, fratello. Il miracolo fa molto bene, il miracolo di tal genere specialmente, quando è dato a tempo e luogo, a persone non maliziosamente colpevoli. Dato a persone maliziosamente colpevoli, aumenta la loro colpevolezza perché aumenta la loro superbia. Il dono di Dio lo prendono per debolezza di Dio che supplica loro, gli orgogliosi, di permettergli di amarli. Il dono di Dio lo prendono per un prodotto dei loro grandi meriti. Si dicono: “Dio si umilia con me perché io sono santo”. É la rovina completa, allora. La rovina di un Marco di Giosia, ad esempio, e con lui di altri… Guai, guai a chi prende questa via satanica. Il dono di Dio si muta in esso in veleno di Satana. É la prova più grande e più sicura del grado di elevazione e di volontà santa in un uomo essere beneficato di doni straordinari. Molto sovente l’uomo se ne inebria umanamente, e da spirituale diviene tutto umanità, e poi scende e diviene satanicità».
I doni e il libero arbitrio.
13«E allora perché Dio li concede? Sarebbe meglio non li concedesse!».
«Simone di Giona, per farti imparare a camminare tua madre ti ha sempre tenuto nelle fasce e sulle braccia?».
«No. Mi metteva per terra e a gambe libere».
«Ma sarai caduto?».
«Oh! infinite volte! Molto più che ero molto… Insomma fin da piccolo avevo pretesa di fare da me e di fare tutto bene».
14«Ma ora non caschi più?».
«Ci mancherebbe altro! Ora so che andare in cima ad una spalliera di sedia è pericoloso, che pretendere di usare delle grondaie per scendere dal tetto alla corte è errore, che volere volare dal fico dentro la casa, come fossimo uccelli, è da matto. Ma da piccino non lo sapevo. E se non mi sono ammazzato è proprio un mistero. Però pian piano ho imparato a fare buon uso delle gambe e anche del cervello».
15«Allora Dio ha fatto bene a darti gambe e cervello, e tua madre a lasciarti imparare a tue spese?».
«Certo!».
«Così fa Dio con le anime. Dà loro i doni e, come una madre, avverte e insegna. Ma poi ognuno deve da sé ragionare a come usarli».
16«E se è ebete?».
«Dio non dà i doni agli ebeti. Questi li ama perché sono infelici, ma non dà ciò che non comprenderebbero di avere».
«Ma se li desse e loro li usassero male?».
«Dio li tratterebbe da quel che sono: incapaci, e perciò irresponsabili. Non li giudicherebbe».
17«E se uno, intelligente quando li riceve, poi diviene stolto o folle?».
«Se è per malattia, non è colpevole di non usare il dono avuto».
18«Ma… uno di noi, per esempio? Giosia… o.… o un altro, ecco?!».
«Oh! allora! Meglio per lui non esser nato! Ma così si separano i buoni dai malvagi… Penosa operazione, ma giusta».
Santificarsi santificando.
26«Maestro, temi che mi accordassi con Marco di Giosia?».
«Non temo nulla».
27«Ah! bene! Perché io proprio cercavo di convincerlo. E credo che fosse il mio dovere. Nessuno lo fa! Ho zelo per le anime, io!».
«Sta’ attento che non ti avvenga male», dice Pietro bonariamente.
«Che vuoi dire?», aggredisce Giuda.
28«Niente più che questo: che per toccare ciò che brucia va preso un che di isolante».
«E che, nel nostro caso?».
«Che? Una grande santità».
«E io non ce l’ho, non è vero?».
«Né tu, né io, né nessuno fra noi. Perciò… potremmo scottarci e rimanere segnati».
29«E allora chi si occuperà delle anime?».
«Per ora il Maestro. Dopo, quando, secondo la sua promessa, avremo i mezzi per poterlo fare, noi».
30«Ma io voglio fare prima. Mai troppo presto si lavora per il Signore».
31«Ecco, io penso che dici bene. Ma penso che il primo lavoro per il Signore va fatto in noi. Andare a predicare santità agli altri prima che a noi stessi…».
«Sei egoista».
«No affatto».
«Sì».
«No».
La disputa ha inizio. Interviene Gesù: «Pietro ha ragione per buona parte. Tu pure hai un poco di ragione. Perché la predicazione deve appoggiarsi sui fatti. Perciò santificarsi per poter dire: “Fate ciò che io dico perché giusto”. E ciò appoggia ciò che dice Pietro. Però anche il lavorare sugli spiriti altrui serve a formare i propri, perché ci obbliga a migliorarci per non sentirci fare osservazioni dai convertendi. Ma eccoci alla casa di Giovanna… Entriamo a godere dell’amore di essere fra operai del Signore e a predicare, coi fatti, il tempo futuro».
25. Satanismo imperdonabile[120].
Il Re di un Regno spirituale. (discorso)
L’ Eden.
13«Amici diletti Cusa e Giovanna, e voi, buoni servi di essa, che già conoscete il Signore per la bocca del mio discepolo Gionata, da molti anni, e per bocca di Giovanna da quando m’è discepola fedele, udite.
14Mi sono accomiatato da tutti i paesi giudei dove più numerosi ho discepoli per opera dei discepoli primi, i pastori, e per loro rispondenza al Verbo che è passato istruendo per salvare. Ora mi accomiato da voi perché mai più Io tornerò in questo Eden, bello tanto, ma non bello solo per i roseti e la pace che vi regnano, non solo per la buona padrona che vi è regina, ma quanto perché qui si crede nel Signore e si vive secondo la sua Parola. Un paradiso! Sì. Che era il paradiso di Adamo ed Eva? Uno splendido giardino dove si viveva senza peccato e dove risuonava la voce di Dio, amata, accolta con gioia dai suoi primi due figli… [121]
Satana va scacciato subito
15Orbene, Io vi esorto a vegliare acciò non vi accada ciò che avvenne nell’Eden: che si insinui il serpente della menzogna, della calunnia, del peccato[122], e vi morda nel cuore separandovi da Dio. Vegliate e state fermi nella Fede… Non vi agitate. Non fate atti di incredulità. Ciò potrebbe avvenire perché il Maledetto entrerà, cercherà entrare dovunque, come già è entrato in molti luoghi, per distruggere l’opera di Dio. E finché entra nei luoghi, il Sottile, l’Astuto, l’Instancabile, e scruta, origlia, insidia, sbava, tenta sedurre, poco male ancora è. Nulla e nessuno può impedirgli di farlo. Lo ha fatto nel Paradiso terrestre… Ma male più grande è lasciarvelo sostare senza scacciarlo. Il nemico che non si scaccia finisce a divenire padrone del luogo, perché vi si insedia e vi si costruisce i suoi ripari e le sue offese. Dategli subito la caccia, mettetelo in fuga usando l’arma della fede, della carità, della speranza nel Signore.
Satanismo ancora da compatire.
16Male sommo, malissimo, poi, è quando non solo viene lasciato vivere indisturbato fra gli uomini, ma quando viene lasciato penetrare dall’esterno all’interno, e lasciato a farsi nido nel cuore dell’uomo. Oh! allora!! Eppure già molti uomini lo hanno accolto nel loro cuore, contro il Cristo.
17Hanno accolto Satana con le sue malvagie passioni cacciando il Cristo. E se non avessero conosciuto ancora Cristo nella sua verità, se la loro conoscenza fosse stata superficiale, così come ci si conosce fra viandanti, incontrandosi per caso su una via, molte volte solo guardandosi per un momento, sconosciuti che si vedono per la prima e ultima volta, altre volte scambiandosi soltanto qualche parola per chiedere la via giusta, per chiedere un pizzico di sale, per chiedere l’esca per accendere il fuoco o il coltello per preparare le carni, se così fosse stata la conoscenza del Cristo in questi cuori che ora, e più domani, sempre più, scacciano il Cristo per far posto a Satana, ancora potrebbero essere compatiti e trattati con misericordia, perché ignoranti sul Cristo.
Satanismo imperdonabile.
18Ma guai a coloro che mi conoscono per quello che sono, realmente, che della mia parola e del mio amore si sono nutriti, e adesso mi scacciano, accogliendo Satana che li seduce con bugiarde promesse di trionfi umani la cui realtà sarà l’eterna dannazione.
19Voi, voi che siete umili e non sognate troni e corone, voi che non cercate le glorie umane, ma la pace e il trionfo di Dio, il suo Regno, il suo amore, la vita eterna, e questo solo, non imitateli mai. Vegliate! Vegliate! Serbatevi puri da corruzioni, forti contro le insinuazioni, contro le minacce, contro tutto».
20Giuda, che ha capito che Gesù sa qualcosa, è divenuto una maschera terrea di bile. I suoi occhi saettano lampi cattivi sul Maestro e su Giovanna… Si ritira dietro alle spalle dei compagni, come per appoggiarsi al muro. In realtà lo fa per non essere visto nel suo disappunto.
21Gesù prosegue dopo una breve interruzione, messa come per dividere la prima parte del discorso dalla seconda.
La vigna di Nabot
22Dice: «Vi fu un tempo in cui il Israelita Nabot aveva una vigna presso la reggia di Acab, re di Samaria. Una vigna dei suoi padri, carissima perciò al suo cuore, quasi sacra per lui perché era l’eredità che il padre gli aveva lasciato dopo averla ereditata a sua volta dal suo padre, e questo dal suo, e così via. Generazioni di parenti avevano sudato in quella vigna per farla sempre più florida e bella. Nabot l’amava molto. Acab gli disse: “Cedimi la tua vigna, che è vicina alla mia casa e perciò molto mi servirà a farne un orto per me e chi è con me. In cambio io ti darò una vigna migliore o del denaro, se lo preferisci”. Ma Nabot rispose: “Mi spiace disgustare te, re. Ma non posso accontentarti. Quella vigna mi viene in eredità dai miei padri e sacra mi è. Dio mi guardi dal darti l’eredità dei miei padri”[123].
L’idea messianica, eredità dei Padri.
23Meditiamo questa risposta. Troppo poco è meditata da troppo pochi in Israele. Gli altri, i più, quelli che ho detto prima, facili a scacciare il Cristo per accogliere Satana, non hanno molto riguardo all’eredità dei padri e, pur di avere molto denaro o molto terreno, ossia onori e sicurezza di non essere soppiantati, con facilità aderiscono a cedere l’eredità dei padri. Ossia l’idea messianica per quello che essa è, in verità, così come è stata rivelata ai santi d’Israele e che sacra dovrebbe essere nei suoi minimi particolari, non manomessa, non alterata, non avvilita con limitazioni umane. Quanti, quanti, quanti barattano la luminosa idea messianica, tutta santa e spirituale, con un fantoccio di regalità umana, agitata a spauracchio, a danno, a bestemmia contro le autorità e contro la verità!
La santità di Mosè e d’Aronne.
24Io, Misericordia, non giungo a maledire questi con le tremende maledizioni di Mosè ai trasgressori della Legge[124]. Ma dietro alla Misericordia è la Giustizia. Ognun lo ricordi!
25Io, per mio conto, ricordo a questi – e, se fra i presenti ve ne è alcuno, prenda con cuore buono l’ammonimento – Io ricordo altre parole di Mosè, dette a coloro che volevano essere più che Dio non avesse per loro stabilito. Disse Mosè a Core, Datan e Abiron, che si dicevano santi come Mosè e Aronne e si ribellavano ad esser solo figli di Levi nel popolo di Israele: “Domani il Signore farà conoscere chi gli appartenga e farà accostare a Sé i santi, quelli che avrà eletti si appresseranno a Lui. Mettete fuoco nel vostro incensiere e, sul fuoco, incenso davanti al Signore, e venite voi e i vostri con Aronne. E vedremo chi elegge il Signore. Vi innalzate un po’ troppo, o figli di Levi!” [125].
26Voi, buoni israeliti, conoscete quale fu la risposta di Dio a coloro che si volevano innalzare un po’ troppo, dimenticando che solo Dio è Colui che destina i posti dei suoi figli[126], ed elegge, ed elegge con giustizia, ed elegge fino al punto giusto. Anche Io devo dire: “Vi sono alcuni che si vogliono innalzare un po’ troppo, e saranno puniti in modo che i buoni comprenderanno che essi hanno bestemmiato il Signore”.
Coloro che barattano l’idea messianica.
27Coloro che barattano l’idea messianica, come l’ha rivelata l’Altissimo, con la povera idea loro, umana, pesante, limitata, vendicativa, non sono forse simili a quelli che volevano giudicare il santo che era in Mosè e Aronne? Coloro che, pur di raggiungere il loro scopo, l’attuazione della povera loro idea, vogliono prendere iniziative loro, da loro, superbamente dicendole più giuste di quelle di Dio, non vi pare che vogliano innalzarsi troppo e, da stirpe di Levi, divenire stirpe d’Aronne, illegalmente? Coloro che sognano un povero re d’Israele e lo preferiscono al Re dei re spirituale, coloro ai quali fan da malate pupille la superbia e l’avidità, per cui vedono deformate le verità eterne scritte nei libri santi, e ai quali la febbre di una umanità concupiscente rende incomprensibili le parole chiarissime della Verità rivelata, non sono forse coloro che barattano per un nulla senza valore la eredità di tutta la stirpe? La più sacra eredità?
Fedeltà all’eredità del Padre.
28Ma, se essi lo fanno, Io non baratterò la eredità del Padre e dei padri, e morirò fedele a questa promessa che vive da quando fu necessità di redimere, a quest’ubbidienza che è da sempre, perché Io non ho deluso mai il Padre mio e mai lo deluderò per timore di morte, per orrenda che sia. Procurino i nemici i falsi testimoni, fingano zelo e pratiche perfette. Non muterà questo il loro delitto e la mia santità. Ma colui e quelli che, suoi complici dopo esserne stati corruttori, crederanno poter stendere la mano su ciò che è mio, troveranno i cani e gli avvoltoi a pascersi del loro sangue, del loro corpo sulla Terra, e i demoni a pascersi del loro sacrilego spirito, sacrilego e deicida, nell’Inferno.
29Questo vi ho detto perché sappiate. Perché ognuno sappia. E chi è malvagio possa pentirsi, mentre ancora lo può fare, imitando Acab, e chi è buono non sia turbato nell’ora delle tenebre.
30O figli di Bètér; addio. Il Dio d’Israele sia sempre con voi e la Redenzione faccia scendere le sue rugiade su un campo mondo, perché si aprano in esso tutti i semi sparsi nei vostri cuori dal Maestro che vi ha amato fino alla morte».
31Gesù li benedice e li guarda andare, lentamente. Il tramonto è avvenuto. Solo un rosso, che si smorza lentamente in violaceo, resta a ricordo del sole. Il riposo sabatico è finito. Gesù può partire. Bacia i piccoli, saluta le discepole, saluta Cusa. E sulla soglia del cancello si volge ancora e dice forte, perché tutti odano: «Io parlerò, quando potrò farlo, a quelle creature. Ma tu, o Giovanna, provvedi a far loro sapere che in Me non c’è che il nemico della colpa e il re dello spirito. E ricordalo tu pure, o Cusa. E non tremare. Nessuno deve tremare di Me. Neppure i peccatori, perché Io sono la Salute. Solo gli impenitenti fino alla morte dovranno tremare del Cristo, Giudice dopo essere stato il Tutto Amore… La pace sia con voi».
Ed esce per primo, iniziando la discesa…
26. Lezioni tratte dalla natura[127].
Lezione degli insetti sui fiori.
9Gesù no. Riposa, con le spalle appoggiate ad un albero, e intanto si interessa del lavoro degli insetti sui fiori. Ad un certo punto fa cenno a Giovanni, Giuda Iscariota e a uno dei più anziani che Egli chiama Bartolomeo, e avutili intorno dice: «Ma osservate questo piccolo insetto quale lavoro sta facendo. Guardate. É del tempo che lo sorveglio. Vuole rapire a questo calice così piccino il miele che ne empie il fondo e, poiché non vi passa, guardate, allunga prima una zampina e poi l’altra, le intinge nel miele e poi se ne ciba. A momenti l’ha vuotato. Vedete che ammirabile cosa la provvidenza di Dio! Non ignorando che senza certi organi l’insetto, creato per essere un volante crisolito sul verde dei prati, non avrebbe potuto nutrirsi, ecco che lo ha munito di queste minuscolissime barbe lungo le zampette. Le vedete? Tu, Bartolomeo? No? Guarda. Ora lo piglio e te lo mostro contro luce», e delicatamente prende lo scarabeo, che pare d’oro brunito, e se lo pone a dorso in giù sulla mano. Lo scarabeo fa il morto e i tre osservano le sue zampette. E poi si mette a sgambettare per fuggire. Non vi riesce, naturalmente, ma Gesù l’aiuta e lo mette sulle zampe. La bestiolina cammina sulla palma, va sulla punta delle dita, si spenzola, apre le ali. Ma è sospettoso. «Non sa che Io non voglio che il bene di ogni essere. Non ha che il suo piccolo istinto. Perfetto se si paragona alla sua natura, sufficiente a tutto quanto gli abbisogna. Ma tanto inferiore al pensiero umano. Perciò l’insetto non è responsabile se fa mala azione. L’uomo no. L’uomo ha in sé una luce d’intelligenza superiore, e più l’avrà per quanto più sarà nelle cose di Dio istruito. Perciò sarà responsabile del suo operare».
Lezione del ragno che insidia gli insetti.
10«Allora, Maestro», dice Bartolomeo, «noi che Tu ammaestri abbiamo molta responsabilità?».
11«Molta. E più ne avrete in futuro, quando il Sacrificio sarà compiuto, la Redenzione venuta e con essa la Grazia che è forza e luce. E, dopo essa, verrà Chi ancor più vi farà capaci di volere. Chi, poi, non vorrà, sarà molto responsabile».
«Allora ben pochi si salveranno!».
12«Perché Bartolomeo?».
«Perché è tanto debole l’uomo!».
13«Ma se fortifica la sua debolezza con la fiducia in Me diviene forte. Credete che Io non capisca le vostre lotte? E non compatisca le vostre debolezze? Vedete? Satana è come quel ragno che sta tendendo la sua insidia da quel rametto a questo stelo. É così sottile e così subdolo! Guardate come splende quel filo. Pare argento di una filigrana impalpabile. Sarà invisibile nella notte e domani all’alba sarà splendido di gemme, e le mosche imprudenti, che girano nella notte cercando cibi poco puliti, vi cascheranno dentro, e anche le farfalline leggere, che sono attirate da ciò che splende…».
14Altri apostoli si sono avvicinati e ascoltano la lezione tratta dal regno vegetale e animale.
15«…Ebbene, il mio amore fa, verso Satana, ciò che fa ora la mia mano. Distrugge la tela. Guardate come fugge il ragno e si nasconde. Ha paura del più forte. Anche Satana ha paura del più forte. E il più forte è l’Amore».
Satana obbliga a stare vigilante.
16«Non sarebbe meglio distruggere il ragno?», dice Pietro, molto pratico nelle sue conclusioni.
17«Sarebbe meglio. Ma esso ragno fa il suo dovere. Vero è che uccide le povere farfalline così belle, ma stermina anche gran numero di mosche luride che portano malattie e contaminazioni da malati a sani, da morti a vivi».
18«Ma nel nostro caso che fa il ragno?».
«Che fa, Simone? (anche Simone è molto anziano, ed è quello che si lamentava dei reumatismi). Fa quello che fa la buona volontà in voi. Distrugge le tiepidezze, i quietismi, le vane presunzioni. Vi obbliga a stare vigilanti. Quale è la cosa che vi fa degni di premio? La lotta e la vittoria. Potete aver vittoria se non avete lotta? La presenza di Satana obbliga ad una vigilanza continua. L’Amore, poi, che vi ama, rende la presenza non inesorabilmente nociva. Se state presso all’Amore, Satana tenta, ma viene reso incapace di nuocere veramente».
19«Sempre?».
«Sempre. Nelle grandi e piccole cose. Per esempio, una piccola cosa: a te inutilmente ti consiglia di aver cura della tua salute. Subdolo consiglio per cercare di levarti a Me. L’Amore ti tiene stretto, Simone, e i tuoi dolori perdono valore anche agli occhi tuoi».
20«Oh! Signore! Tu sai? …».
«Sì. Ma non te ne accasciare. Su, su! Te ne darà tanto di ardimento l’Amore, che ora è il primo a sorridere sulla tua umanità che trema per i suoi reumi…» Gesù ride del confuso discepolo e se lo stringe a Sé per consolarlo. Anche nel ridere è pieno di dignità. Anche gli altri ridono.
27. Liberazione di un indemoniato completo. La vocazione della donna all’amore[128].
Un indemoniato completo.
Il mostro dei sepolcri.
1Ancora Gesù e i suoi sono per le campagne. Qui la falciatura dei grani è già compiuta e i campi mostrano le stoppie arse. Gesù costeggia un sentiero ombroso e parla con degli uomini che si sono uniti al gruppo degli apostoli.
2«Sì», dice uno. «Niente lo guarisce. Più che folle è. E, sai, è il terrore di tutti, specie delle donne, perché le rincorre con lazzi osceni. E guai se le prendesse!».
«Non si sa mai dove è», dice un altro.
3«Sui monti, nei boschi, nei solchi dei prati… sbuca improvviso come una serpe… Le donne ne hanno gran paura. Una, giovinetta, che tornava dal fiume, vedendosi avvinghiata dal forsennato, ne è morta in pochi giorni per gran febbre».
4«L’altro giorno mio cognato era andato nel luogo ove si è preparato per sé e i suoi il sepolcro, perché gli è morto il padre della moglie, per preparare tutto alla sepoltura. Ma è dovuto fuggire perché dentro vi era l’ossesso, nudo e urlante come sempre, e che lo minacciava a colpi di pietra… L’ha inseguito fin quasi al paese e poi è tornato al sepolcro, e il morto lo dovetti far seppellire nel mio sepolcro».
5«E quella volta che si è ricordato che Tobia e Daniele lo hanno a forza preso e legato e ricondotto a casa? Li ha aspettati mezzo sepolto fra le canne e il fango del fiume e, quando loro montarono in barca per la pesca o il traghetto, non so bene, con la sua forza di demone ha alzato la navicella e l’ha capovolta. Furono vivi per miracolo, ma quanto vi era nella barca si perse, e la stessa ne uscì con la chiglia rotta e i remi fracassati».
6«Ma non lo faceste vedere ai sacerdoti?», interroga Giuda d’Alfeo.
«Sì. Legato come un carico di merce fu portato fino a Gerusalemme… Un viaggio! un viaggio!… Ti dico, io c’ero, che non ho più bisogno di scendere all’inferno per sapere che avviene là e che si dice. Ma non giovò nulla…».
7«Come prima?».
«Peggio!».
«Eppure… il sacerdote! …», esclama Bartolomeo.
«Ma che vuoi!… Bisognerebbe che…».
«Che? Continua…».
Silenzio.
8«Parla, dunque. Non temere. Non ti accuserò».
«Ecco… dicevo… ma non voglio peccare… dicevo… che… sì… il sacerdote potrebbe riuscire se… se…».
9«Se fosse santo, vuoi dire, e non osi dirlo. Io ti dico: evita di giudicare. Ma è vero quanto dici. È dolorosamente vero! …», dice Pietro.
10Gesù tace e sospira. Un breve silenzio impacciato.
11Poi uno osa di nuovo. «Se lo incontriamo, Tu lo guarisci? Liberi queste contrade?».
12«Tu speri che Io lo possa? Perché?».
«Perché Tu sei santo».
13«Santo è Dio».
«E Tu che ne sei Figlio».
14«Come lo puoi sapere?».
15«Eh! la voce corre, e poi siamo del fiume e sappiamo che hai fatto, or è tre lune. Chi ferma una piena se non è Figlio di Dio?».
16«E Mosè? [129] e Giosuè? [130]».
«Operavano in nome di Dio e per la sua gloria. E potevano perché erano santi. Tu sei da più di loro».
17«Lo farai, Maestro?».
«Lo farò, se lo incontreremo».
18Proseguono. Il caldo che aumenta li porta a lasciare la via ed a cercare ristoro in un intrico d’alberi che sono lungo il fiume, che non è più turbato come quando era in piena. Ma, sebbene ancor ricco d’acque, le ha quiete e azzurre, tutte scintillanti sotto al sole.
19Il sentiero si allarga e mostra nel fondo un biancore di case. Deve essere un paese che si avvicina. Ai margini di esso vi sono delle costruzioni piccole, bianchissime e senza altre aperture che una in una parete. Parte sono aperte. Le più, chiuse ermeticamente. Intorno non c’è nessuno. Sono sparse su un terreno brullo e incolto, pare abbandonato. Solo erbacce e pietroni.
Il ringhio della bestia infernale.
20«Va’ via! va’ via! Indietro o ti uccido!».
21«Ecco l’ossesso che ci ha visti! Io me ne vado».
«Io pure».
«Ed io vi seguo».
22«Non temete. Rimanete e vedete».
23Gesù è così sicuro che i.… coraggiosi ubbidiscono, ponendosi però dietro a Gesù. Anche i discepoli restano indietro. Gesù va avanti solo e solenne, come nulla vedesse e udisse.
24«Va’ via!». L’urlo della voce è lacerante. Ha del ringhio e dell’ululato. Pare impossibile possa uscire da gola umana. «Va’ via! Indietro! Ti uccido! Perché mi perseguiti? Non ti voglio vedere!». L’ossesso balza, completamente nudo, bruno, con barba e capelli lunghi e scomposti. Le ciocche nere e ispide, piene di foglie secche e polvere, gli ricadono sugli occhi torvi, iniettati di sangue, roteanti nelle orbite, fin sulla bocca aperta nell’urlo e in folli risate che paiono un incubo, sulla bocca che spuma e sanguina, perché il forsennato se la percuote con una selce aguzza e dice: «Perché non ti posso uccidere? Chi mi lega la forza? Tu? Tu?».
Delirio del Principe nero.
25Gesù lo guarda e procede.
26Il pazzo si rotola al suolo, si morde, spuma più ancora, si colpisce con la sua selce, riscatta in piedi, punta l’indice verso Gesù che fissa stravolto e dice: «Udite! Udite! Costui che viene è.…».
27«Taci, demonio dell’uomo! Te lo comando».
28«No! No! No! Non taccio, no, non taccio. Che vi è fra noi e Te? Perché non ci dai bene? Non ti è bastato averci confinati nel regno d’inferno? Non ti basta venire, esser venuto per strapparci l’uomo? Perché ci respingi là in fondo? Lasciaci abitare nelle nostre prede! Tu, grande e potente, passa e conquista, se puoi. Ma lascia che noi si goda e si nuoccia. Per questo siamo. Oh! mal… No! Non lo posso dire! Non te lo far dire! Non te lo far dire! Non posso maledire Te! Ti odio! Ti perseguito! Ti aspetto per torturarti! Odio Te e Colui da cui procedi e odio Quello che è il vostro Spirito. L’Amore lo odio, io che Odio sono! Ti voglio maledire! Ti voglio uccidere! Ma non posso. Non posso! Non posso ancora! Ma ti aspetto, o Cristo, ti aspetto. Morto ti vedrò! O ora di gioia! No! Non gioia! Morto Tu? No. Non morto. Ed io vinto! Vinto! Sempre vinto!… Ah!!!…». Il parossismo è al colmo.
29Gesù prosegue verso l’ossesso, tenendolo sotto il raggio dei suoi occhi magnetici. È tutto solo, ora, Gesù. Apostoli e popolani sono rimasti indietro. Questi, dietro agli apostoli. E gli apostoli scosti un trenta metri almeno da Gesù.
30Degli abitanti del paese, che pare molto popolato e, mi pare anche, ricco, sono usciti, attratti dalle grida, e guardano la scena, pronti anche loro a fuggire come l’altro gruppo. Così la scena è in questo modo: al centro l’ossesso e Gesù, a pochi metri ormai l’uno dall’altro; dietro Gesù, a sinistra, apostoli e popolani; a destra, dietro l’ossesso, i cittadini.
La sfida di Belzebù.
31Gesù, dopo il comando di tacere, non ha più parlato. Fissa solo l’ossesso. Ma ora Gesù si arresta e alza le braccia, le tende verso l’indemoniato, sta per parlare. Gli urli divengono veramente infernali. L’ossesso si contorce, fa salti a destra, a manca, in alto. Pare voglia o fuggire o avventarsi, ma non può. È inchiodato lì e, tolto il suo divincolio, non gli è concesso altro moto.
32Quando Gesù tende le braccia, a mani tese come chi giura, il folle urla più forte e, dopo aver tanto imprecato e riso e bestemmiato, si pone a piangere e a supplicare. «Nell’inferno, no! No, nell’inferno! Non mi ci mandare! È orrida la mia vita anche qui, in questa carcere d’uomo, ché io voglio scorrere il mondo e sbranarti i tuoi creati. Ma là, là, là!… No! No! No! Lasciami fuori! …».
Padre dell’Iscariota.
33«Esci da costui. Te lo comando».
«No!».
«Esci».
«No!».
«Esci!».
«No».
34«Nel nome del Dio vero, esci!».
35«Oh! Perché mi vinci? Ma non esco, no. Tu sei il Cristo, Figlio di Dio, ma io sono…».
36«Chi sei?».
37«Io sono Belzebù. Belzebù sono, il Padrone del mondo, e non mi piego. Ti sfido, o Cristo!».
38L’ossesso si immobilizza di colpo, rigido, quasi ieratico, e fissa Gesù con occhi fosforescenti, muovendo appena le labbra su parole non intelligibili e facendo, con le mani portate verso le spalle, i gomiti flessi, dei lievi movimenti. Gesù pure si è fermato. A braccia, ora, conserte sul petto, lo fissa. Anche Gesù muove appena le labbra. Ma non odo parola. I presenti sono in attesa e in contrasto fra loro: «Non ci riesce!»,
39«Sì, ora il Cristo riesce»,
«No. Vince l’altro»,
«È ben forte»,
«Sì»,
«No».
40Gesù disserra le braccia. Il suo volto è un bagliore di imperio, la sua voce un tuono. «Esci. Per l’ultima volta. Esci, o Satana! Io son che comando!».
41«Aaaaah!» (è un urlo lunghissimo di strazio infinito. Non l’ha così chi viene lentamente trapassato da una spada). E poi l’urlo si concreta in parole: «Esco, sì. Mi hai vinto. Ma mi vendicherò. Tu scacci me, ma un demone l’hai al fianco e in quello entrerò per possederlo, investendolo di ogni mio potere. E non ci sarà comando tuo che lo strapperà a me. In ogni tempo, in ogni luogo io mi genero figli. Io, l’autore del Male. E come Dio da Sé stesso si è generato, io, ecco, da me stesso mi genero. Mi concepisco nel cuore dell’uomo, e costui mi partorisce, partorisce un nuovo Satana che è sé stesso, ed io giubilo, giubilo d’aver tanta prole! Tu e gli uomini sempre troverete queste mie creature che sono altrettanti me. Vado, o Cristo, a prendere possesso del mio nuovo regno, come Tu vuoi, e ti lascio questo straccio di uomo malmenato da me. Per lui che ti lascio, elemosina di Satana a Te, Dio, mi prendo mille e diecimila ora, e li troverai quando sarai Tu un lurido sbrendolo di carne data in ludibrio ai cani, e ne prenderò, nei secoli e nei secoli, diecimila e centomila, per farne il mio strumento e il tuo tormento. Credi di vincere alzando il tuo Segno? I miei lo abbatteranno e io vincerò… Ah! non che non ti vinco! Ma ti torturo in Te e nei tuoi! …».
42Si ode un fragore come di un fulmine. Ma non c’è guizzo di luce né brontolio di tuono. Solo uno schianto secco e lacerante, e mentre l’ossesso cade come morto al suolo e vi resta, un grosso tronco presso i discepoli cade a terra, come se a circa un metro dal suolo fosse stato segato da una sega fulminea nell’operare. Il gruppo apostolico fa appena in tempo a scansarsi. I popolani, poi, fuggono del tutto.
Pietà e rispetto verso il liberato.
43Ma Gesù, che si è curvato sul prostrato e lo ha preso per mano, si volge, stando così curvo e con la mano del liberato nella sua, e dice: «Venite. Non temete!». Timorosa la gente si accosta. «È guarito. Portate una veste». Uno parte di corsa.
44L’uomo si rinviene piano piano. Apre gli occhi e incontra lo sguardo di Gesù. Si pone a sedere. Con la mano libera si asciuga sudore, sangue e bava, si getta indietro i capelli, si osserva. Si vede nudo davanti a tanta gente e si vergogna. Si rannicchia su sé stesso e chiede: «Che è stato? Chi sei? Perché sono qui? Nudo?».
«Nulla, amico. Ora ti porteranno vesti e tornerai a casa tua».
45«Da dove vengo? E Tu da dove vieni?». Parla con voce stanca e bianca di malato.
«Io vengo dal mar di Galilea».
46«E come mi conosci? Perché mi soccorri? Come ti chiami?».
Giungono degli uomini con una veste che porgono al miracolato. E giunge una povera vecchia piangente, che si stringe il guarito al cuore.
«Figlio mio!».
47«Mamma! Perché mi hai lasciato per tanto tempo?».
La vecchia piange più forte e lo bacia e carezza. Forse direbbe altre parole, ma Gesù la domina coi suoi occhi e gliene ispira altre, più pietose: «Sei stato tanto malato, figlio mio! Loda Dio che ti ha guarito e il suo Messia che ha operato nel nome di Dio».
48«Questo? Come si chiama?».
«Gesù di Galilea. Ma il suo nome è Bontà. Baciagli le mani, figlio, digli che ti perdoni per quanto hai fatto o detto… certo hai parlato nella tua…».
«Sì, ha parlato nella sua febbre», dice Gesù per fermare le parole imprudenti.
49«Ma non era lui che parlava ed Io non ho severità con lui. Sia buono, ora. Sia continente». Gesù calca sulla parola. L’uomo abbassa il capo, confuso.
Le vipere mordono ancora.
50Ma ciò che Gesù risparmia non lo risparmiano i ricchi cittadini, che ormai si sono accostati. Fra essi ci sono gli ineffabili farisei.
51«Ti è andata bene! Buono per te che hai incontrato costui, padrone dei demoni».
«Indemoniato io?». L’uomo è terrorizzato.
La vecchia scatta: «Maledetti! Senza pietà e rispetto! Vipere esose e crudeli! E tu anche, inutile ministro della sinagoga. Padrone dei demoni il Santo?».
«E chi vuoi che possa su essi, se non il loro re e padre?».
«Oh! sacrileghi! Bestemmiatori! Siate m…»
«Silenzio, donna. Sii felice col figlio tuo. Non imprecare. Io non ne ho pena o affronto. Andate in pace tutti. Ai buoni la mia benedizione. Andiamo, amici».
52«Posso seguirti?». È il guarito che parla.
«No. Resta. Sii testimonianza di Me e gioia di tua madre. Va’».
53E, fra grida di applauso e mormorii di scherno, Gesù traversa parte della cittadina e poi rientra nelle ombre degli alberi lungo il fiume. Gli apostoli gli si serrano intorno.
Per quale sentiero viene Satana?
54Pietro chiede: «Perché, Maestro, lo spirito immondo fece tanta resistenza?».
«Perché era uno spirito completo».
55«Che vuole dire questa parola?».
«Uditemi. Vi è chi si dà a Satana aprendo una porta ad un vizio capitale. Vi è chi si dà due volte, chi tre, chi sette. Quando uno aprì lo spirito ai sette vizi, allora entra in lui uno spirito completo. Entra Satana, il principe nero».
56«Quell’uomo, giovane ancora, come poteva esser preso da Satana?».
«Oh! amici! Sapete per quale sentiero viene Satana? Tre sono le vie generalmente battute, ed una non manca mai. Tre: il senso, il denaro, la superbia della mente. Il senso è quello che non manca mai. Staffetta delle altre concupiscenze, passa seminando il suo veleno e tutto fiorisce di fiorita satanica. Per questo Io vi dico: “Siate padroni della vostra carne”. Sia questa padronanza l’inizio d’ogni altra, così come questa schiavitù è inizio d’ogni altra. Lo schiavo della lussuria diviene ladro e barattiere, crudele, omicida, pur di servire la sua padrona. La stessa sete di potere ha parentela con la carne. Non vi pare? Così è. Meditate e vedrete se erro. Per la carne Satana entrò nell’uomo e, felice se lo può fare, per la carne vi rientra. Lui, uno e settemplice, col proliferare delle sue legioni di demoni minori».
La perfezione della donna.
57«Maria di Magdala Tu dicesti che aveva sette demoni, Tu lo dicesti, e certo erano demoni di lussuria. Eppure la liberasti con molta facilità».
«Sì, Giuda. È vero».
«E allora?».
«E allora, tu dici, la mia teoria cade. No, amico. La donna voleva, ormai, esser libera dal suo possesso. Voleva. La volontà è tutto».
58«Perché, Maestro, noi vediamo che molte donne sono prese dal demonio e, lo si può dire, da questo demonio?».
«Vedi, Matteo. La donna non è uguale all’uomo nella sua formazione e nelle reazioni alla colpa d’origine. L’uomo ha altre mete al suo desiderio, più o meno buono. La donna ha una mèta: l’amore. L’uomo ha un’altra formazione. La donna ha questa, sensibile, ancor più perfetta perché destinata al generare. Tu sai che ogni perfezione genera aumento di sensibilità. Un udito perfetto ode ciò che sfugge ad altro orecchio meno perfetto e ne gode. E così l’occhio, e così il palato e l’olfatto.
59La donna doveva esser la dolcezza di Dio sulla Terra, doveva essere l’amore, l’incarnazione di questo fuoco che muove Colui che è, la manifestazione, la testimonianza di questo amore. Dio l’aveva perciò dotata di uno spirito sovreminentemente sensibile perché, madre un giorno, sapesse e potesse, ai suoi nati, aprire gli occhi del cuore all’amore verso Dio e i loro simili, così come l’uomo avrebbe aperto gli occhi della mente ai suoi nati all’intelligere e all’operare.
Collaboratrice di Dio o strumento di Satana?
60Rifletti il comando di Dio a Se stesso: “Facciamo ad Adamo una compagna”[131]. Dio-Bontà non poteva che voler fare una buona compagna ad Adamo. Chi è buono ama. La compagna di Adamo doveva perciò essere capace di amare per finire di rendere beato il giorno di Adamo nel Giardino felice. Doveva esser tanto capace di amare da essere seconda, collaboratrice e surrogatrice di Dio nell’amare l’uomo, sua creatura, di modo che, anche nelle ore che la Divinità non si palesava al suo creato con la sua voce d’amore, l’uomo non si sentisse infelice per mancanza d’amore.
61Satana sapeva di questa perfezione. Tante cose sa Satana. È lui che parla sulle labbra dei pitoni[132], dicendo menzogne commiste a verità. E queste verità, che esso odia perché egli è Menzogna, le dice solo – tenete a mente, o voi tutti e voi futuri – per sedurvi con la chimera che non sia la Tenebra che parla ma la Luce. Satana, astuto, tortuoso e crudele, si è insinuato in questa perfezione e lì ha morso, e lì ha lasciato il suo veleno. La perfezione della donna nell’amare è divenuta così strumento a Satana per dominare donna e uomo e propagare il male…».
Potenzialità benefica e malefica della donna.
62«Ma le nostre madri, allora?».
«Giovanni, temi di loro? Non tutte le donne sono strumento a Satana. Perfette nel sentimento, sono sempre eccessive nell’azione: angeli se vogliono esser di Dio, demoni se vogliono esser di Satana. Le donne sante, e la tua madre fra queste, vogliono esser di Dio e angeli sono».
63«Non ti sembra ingiusta la punizione alla donna, Maestro? Anche l’uomo peccò».
64«E il premio, allora? È detto[133] che per la Donna tornerà nel mondo il Bene e sarà vinto Satana».
65«Non giudicate mai le opere di Dio. Questo per prima cosa. Ma pensate che, come per la donna entrò il Male, per la Donna è giusto entri il Bene nel mondo. Vi è da annullare una pagina scritta da Satana. E lo farà il pianto di una Donna. E, poi che Satana urlerà in eterno le sue voci, ecco che una voce di Donna canterà per coprire quelle voci».
66«Quando?».
«In verità vi dico che la sua voce è già scesa dai Cieli, dove in eterno cantava il suo alleluia».
67«Sarà più grande di Giuditta?».
«Più grande di ogni donna».
68«Che farà? Che farà mai?».
«Capovolgerà Eva col suo triplice peccato. Ubbidienza assoluta. Purezza assoluta. Umiltà assoluta. Su questo si drizzerà, regina e vittoriosa…».
69«Ma non è tua Madre, Gesù, Colei che è la più grande per averti generato?».
«Grande è colui che fa la volontà di Dio. E Maria per questo è grande. Ogni altro merito viene da Dio. Ma questo è tutto suo, e ne sia benedetta».
E tutto finisce.
Dice Gesù:
70«Hai visto un “possesso” di Satana. Molte risposte sono nelle mie parole. Non tanto per te, ma per altri. Gioveranno? No. A coloro che più ne hanno bisogno non gioveranno. Riposa con la mia pace».
28. L’indemoniato guarito, i farisei e la bestemmia contro lo Spirito Santo[134].
Torturato dal demone uomo.
Un bagno ristoratore.
1Passata la Settimana Santa e conseguente penitenza del non vedere, ritorna stamane la vista spirituale del Vangelo. E ogni mio affanno si oblia in questa gioia, che si annuncia sempre con un’indescrivibile sensazione di giubilo sovrumano…
2Ed ecco che vedo Gesù, ancora camminante lungo i boschetti che costeggiano il fiume, fermarsi ordinando una sosta in queste ore troppo calde per permettere il cammino. Perché, se è vero che l’intrico folto dei rami fa riparo al sole, esso produce però anche come una cappa di ostacolo allo scorrere delle brezze appena sensibili, e perciò l’aria, là sotto, è calda, ferma, pesante, di un umidore che trasuda dal suolo prossimo al fiume, un umidore che non è ristoro, ma tormento appiccicoso che si mescola e aumenta al già tormentoso sudore che scorre sui corpi.
3«Sostiamo fino a sera. Poi scenderemo al greto biancheggiante, visibile anche al lume delle stelle, e proseguiremo nella notte. Ora prendiamo cibo e riposo».
4«Ah! prima del cibo prenderò ristoro nelle acque. Saranno tiepide anche esse come un decotto per la tosse, ma serviranno a levarmi il sudore. Chi viene con me?», chiede Pietro.
5Tutti vanno con lui. Tutti, anche Gesù che è come tutti sudato e colla veste pesante di polvere e sudore. Si prendono ognuno una veste pulita dalla sacca e scendono al fiume. Sull’erba, a segnale della loro sosta, non restano che le tredici sacche e le fiaschette dell’acqua, vegliate dagli alberi annosi e da innumerevoli uccelli, che guardano curiosi coi loro occhietti di giaietto le tredici gonfie sacche multicolori sparse sull’erba.
6Le voci dei bagnanti si allontanano e si confondono nel fruscio del fiume. Solo ogni tanto qualche risata squillante dei più giovani risuona come una nota alta sugli accordi bassi e monotoni del fiume.
7Ma il silenzio è presto rotto da uno scalpiccio di passi. Delle teste si affacciano da un intrico, sbirciano, dicono con espressione contenta: «Sono qui. Si sono fermati. Andiamo a dirlo agli altri», e scompaiono allontanandosi dietro i cespugli…
…8Intanto, rinfrescati, con i capelli ancora umidi per quanto rudimentalmente asciugati, scalzi e coi sandali lavati e gocciolanti tenuti per i cingolini, con le vesti fresche indosso e le altre deposte forse sui canneti dopo una sciacquata nelle acque azzurre del Giordano, tornano gli apostoli col Maestro. Palesemente ristorati da quel lungo bagno.
Stanchezza del cuore.
9Ignorando di essere stati scoperti, si siedono, dopo che Gesù ha offerto e distribuito il cibo. E dopo il cibo, assonnati, si sdraierebbero e dormirebbero.
Ma ecco venire un uomo, e dopo il primo il secondo, e il terzo…
10«Che volete?», interroga Giacomo di Zebedeo che li vede venire e arrestarsi presso un macchione, incerti se farsi avanti o meno. Gli altri, Gesù compreso, si voltano a vedere con chi parla Giacomo.
11«Ah! sono quelli del paese… Ci hanno seguiti!», dice senza entusiasmo Tommaso che si apprestava a dormire un poco.
12Intanto gli interrogati rispondono, un poco intimoriti vedendo la palese ripugnanza degli apostoli a riceverli: «Volevamo parlare al Maestro… Dire che… Vero, Samuele? …», e si arrestano, non osando dire di più.
13Ma Gesù, benigno, li incoraggia: «Dite, dite. Avete altri malati? …», e intanto si alza dirigendosi verso di loro.
14«Maestro, sei stanco anche più di noi. Riposati un poco e loro aspettino…», dicono in più d’un apostolo.
15«Qui vi sono creature che mi desiderano. Perciò essi pure non hanno riposo di pace nel cuore. E la stanchezza del cuore è da più di quella delle membra. Lasciate che Io li ascolti».
16«E va bene! Addio riposo nostro! …», borbottano gli apostoli, abbrutiti dalla stanchezza e dal caldo al punto di rimproverare in presenza di estranei il loro Maestro, tanto che dicono: «E quando, senza prudenza, ci avrai fatti tutti malati, troppo tardi capirai che ti eravamo necessari».
17Gesù li guarda… con pietà. Non c’è altro nei suoi dolci occhi stanchi… Ma risponde: «No, amici. Io non pretendo che voi mi imitiate. Guardate, voi rimanete qui, in riposo. Io mi dilungo con questi, li ascolto e poi vengo a mettermi a riposo fra voi».
18Così dolce la risposta, che ottiene più di un rimprovero. Il buon cuore, l’affetto dei dodici si risveglia e prende il sopravvento: «Non già, Signore! Resta dove sei e parla ad essi. Noi andremo a voltare le nostre vesti per farle asciugare dall’altro lato. Così vinceremo il sonno, e poi verremo e riposeremo insieme».
Crudeltà del demone uomo.
19E i più assonnati vanno verso il fiume… Restano Matteo, Giovanni e Bartolomeo. Ma intanto i tre cittadini sono divenuti più di dieci e sempre crescono…
«Dunque? Venite avanti e parlate senza timore».
20«Maestro, partito Te, si sono fatti ancor più violenti i farisei… Hanno assalito l’uomo da Te liberato e… se non diverrà pazzo sarà un nuovo miracolo… perché… gli hanno detto che… che Tu lo hai levato da un demonio che non impediva che la ragione, ma che gli hai dato un demone più forte, forte tanto che ha vinto il primo, forte più del primo, perché questo danna e possiede il suo spirito, e perciò mentre della prima possessione non avrebbe avuto a portare le conseguenze nell’altra vita, perché le sue azioni non erano… come hanno detto, Abramo?…».
21«Hanno detto… oh! un nome strano… Insomma di quelle azioni Dio non gli avrebbe chiesto conto, perché fatte senza libertà di mente, mentre ora egli, adorando per imposizione del demonio che ha in cuore, messo da Te – oh! ci perdona se te lo diciamo! – da Te, principe dei demoni, adorando Te con mente non più folle, è sacrilego e maledetto, e dannato sarà. Onde il povero infelice rimpiange lo stato di prima e… quasi impreca a Te… Più folle di prima perciò… e la madre si dispera per il figlio che dispera di salvarsi… e ogni gioia in strazio si è mutata. Noi, a dar pace, ti abbiamo cercato, e l’angelo certo qui ci ha guidati… Signore, noi crediamo che Tu sei il Messia. E crediamo che il Messia ha in Sé lo Spirito di Dio. Perciò è Verità e Sapienza. E ti chiediamo di darci pace e spiegazione…».
22«Voi siete nella giustizia e nella carità. Siate benedetti. Ma dove è l’infelice?».
23«Ci segue con la madre, piangendo la sua disperazione. Vedi? Tutto il paese, meno essi, i crudeli farisei, viene a questa volta, incurante delle minacce loro. Perché ci hanno minacciato punizioni per il nostro credere in Te. Ma Dio ci proteggerà».
24«Dio vi proteggerà. Conducetemi al graziato».
25«No. Te lo condurremo. Attendi», e in molti se ne vanno verso il nucleo più numeroso, che viene avanti gestendo mentre due pianti acuti dominano il brusio della folla. Gli altri, i rimasti, sono tanti già e, quando a questi si riuniscono gli altri con al centro l’indemoniato guarito e la madre sua, è veramente una grande folla quella che si pigia fra gli alberi intorno a Gesù, salendo anche sugli alberi per trovare posto per sentire e vedere.
Criterio di discernimento.
26Gesù va incontro al suo miracolato che, come lo vede, strappandosi i capelli e inginocchiandosi dice: «Rendimi il primo demonio! Per pietà di me, della mia anima! Che ti ho fatto perché Tu mi nuocessi tanto?».
27E sua madre, pure in ginocchio: «Egli delira di paura, Signore! Non accogliere le sue bestemmiatrici parole, ma liberalo dalla paura che quei crudeli gli hanno infusa, onde non perda la vita dell’anima. Tu l’hai liberato una volta!… Oh! per pietà di una madre, liberalo ancora!».
28«Sì, donna. Non temere! Figlio di Dio, ascolta!».
30E Gesù appoggia le sue mani sul capo spettinato del delirante di paura soprannaturale. «Ascolta. E giudica. Da te giudica; perché ora il tuo giudizio è libero e puoi giudicare con giustizia. Vi è un modo sicuro per comprendere se un prodigio viene da Dio o da un demonio. Ed è ciò che l’anima prova. Se il fatto straordinario viene da Dio, pace si infonde nell’anima, pace e gaudio maestoso. Se da un demonio, viene, con esso prodigio, turbamento e dolore. E anche dalle parole di Dio pace e gaudio vengono, mentre da quelle di un demonio, sia demonio spirito o demonio uomo, viene turbamento e dolore. E anche dalla vicinanza di Dio viene pace e gaudio, mentre dalla vicinanza di spiriti o uomini malvagi viene turbamento e dolore. Ora rifletti, figlio di Dio. Quando, cedendo al demone della lussuria, tu cominciasti ad accogliere in te il tuo oppressore, godevi gaudio e pace?».
L’uomo riflette e arrossendo risponde: «No, Signore».
31«E quando il perpetuo Avversario ti prese del tutto, avesti pace e gaudio?».
«No, Signore. Mai. Finché ho compreso, finché fui con un lembo di mente libera, ebbi turbamento e dolore dalla prepotenza dell’Avversario. Poi… non so… Non avevo più l’intelletto capace di capire ciò che soffrivo… Ero più di una bestia… Ma anche in quello stato in cui parevo meno intelligente di un animale… oh! quanto ancora potevo soffrire! Non so dire di che… L’inferno è tremendo! È un tutto orrendo… e non si può dire ciò che è…»
32L’uomo trema davanti al rudimentale ricordo delle sue sofferenze di posseduto. Trema, sbianca, suda… La madre lo abbraccia baciandolo sulla guancia per sviarlo da quell’incubo… La gente sussurra commentando.
33«E quando ti risvegliasti con la mano nella mia mano? Che provasti?».
«Oh! uno stupore così dolce… e poi una gioia, una pace più grande ancora… Pareva che io uscissi da un carcere oscura dove erano state catene serpenti senza numero, e aria fetori di putrida fogna, ed entrassi in un giardino in fiore, pieno di sole, di canti… Ho conosciuto il Paradiso… ma anche questo non si può descrivere…». L’uomo sorride come rapito nel ricordo della sua breve e recente ora di gaudio. Poi sospira e termina: «Ma è presto finito…».
34«Ne sei sicuro? Dimmi, ora che sei a Me vicino e lontano sei da quelli che ti hanno turbato, che provi?».
«La pace ancora. Qui con Te io non posso credere di esser dannato e le loro parole mi sembrano bestemmia… Ma io le ho credute… Non ho dunque peccato verso di Te?».
35«Non tu hai peccato. Ma essi. Sorgi, figlio di Dio, e credi alla pace che è in te. Pace viene da Dio. Tu sei con Dio. Non peccare e non temere», e leva le mani dal capo dell’uomo facendolo alzare.
I servi di Satana.
36«Veramente così è, Signore?», chiedono molti.
«Veramente così è. Il dubbio suscitato dalle parole pensatamente dannose fu l’ultima vendetta di Satana uscito da costui, vinto, desideroso di riprendere la preda perduta».
37Con molto buon senso un popolano dice: «Ma allora… i farisei… hanno servito Satana!», e molti applaudono alla giusta osservazione.
«Non giudicate. C’è chi giudica».
38«Ma almeno noi siamo schietti nel giudicare… e Dio vede che giudichiamo su colpe palesi. Essi si fingono ciò che non sono. Agiscono con menzogna e con mire non buone. Eppure trionfano più di noi che siamo onesti e sinceri. Sono il nostro terrore. Estendono la loro potenza persino sulla libertà di fede. Si deve credere e praticare come a loro piace. E ci minacciano perché ti amiamo. Tentano ridurre i tuoi miracoli a stregonerie, a mettere paura di Te. Cospirano, opprimono, nuocciono…»
Peccati contro l’amore e la verità.
Il lievito dei farisei
La folla parla tumultuosamente.
39Gesù fa un gesto imponendo silenzio e dice: «Non accogliete nel cuore ciò che è loro. Non le loro insinuazioni e non i loro sistemi. E neppure l’idea: “essi sono cattivi eppure trionfano”. Non ricordate le parole della Sapienza: “Breve è il trionfo dello scellerato”[135], e l’altra dei Proverbi: “Non seguire, o figlio, gli esempi dei peccatori e non ascoltare le parole degli empi, perché essi rimarranno impigliati nelle catene delle colpe loro e ingannati dalla loro grande stoltezza”[136]? Non mettete in voi ciò che è di coloro che voi stessi, benché imperfetti, giudicate ingiusti. Mettereste in voi lo stesso lievito che corrompe loro. Il lievito dei farisei è l’ipocrisia. Essa non sia mai in voi, né rispetto alle forme del culto verso Dio, né rispetto al modo di usare coi fratelli. Guardatevi dal lievito dei farisei.
Tutto sarà svelato
40Pensate che non c’è nulla d’occulto che non possa essere scoperto, nulla di nascosto che non finisca ad esser noto.
41Voi vedete. Essi mi avevano lasciato partire e poi avevano seminato zizzania dove il Signore aveva gettato seme eletto. Credevano di aver fatto sottilmente e vittoriosamente. E sarebbe bastato che voi non mi aveste trovato, che Io avessi passato il fiume prua l’ha aperta, perché il loro mal fare, sotto aspetto di ben fare, trionfasse. Ma presto è stato scoperto il giuoco e la loro mala opera è annullata. E così di tutte le azioni dell’uomo.
42Uno almeno, Dio, le conosce e provvede. Quanto viene detto all’oscuro finisce ad esser svelato dalla Luce, e quello che viene tramato in segreto in una camera può esser disvelato come fosse stato preparato su una piazza. Perché ogni uomo può avere il suo delatore. E perché ogni uomo è visto da Dio, il quale può intervenire a smascherare i colpevoli.
Temete di quelli che vi possono mandare all’inferno
43Perciò occorre agire sempre con onestà per vivere con pace. E chi così vive non abbia paura.
44Non paura in questa vita, non paura per l’altra vita. No, amici miei, Io ve lo dico: chi agisce da giusto non abbia paura. Non paura di coloro che uccidono, sì, di coloro che possono uccidere il corpo, ma che dopo di ciò non possono fare altro. Io vi dico di che avete a temere. Temete di quelli che, dopo avervi fatto morire, vi possono mandare all’inferno, ossia dei vizi, dei cattivi compagni, dei falsi maestri, di tutti coloro che vi insinuano il peccato o il dubbio nel cuore, di quelli che tentano di corrompere l’anima più del corpo e portarvi al distacco da Dio e a pensieri di disperazione nella divina Misericordia. Di questo avete a temere, Io ve lo ripeto. Perché allora sarete morti in eterno.
Dio ha cura di tutte le sue creature
45Ma per il resto, per la vostra esistenza, non temete. Il Padre vostro non perde d’occhio neppure uno di questi minimi uccelli che nidificano fra le fronde degli alberi. Non uno di essi cade nella rete senza che il suo Creatore lo sappia. Eppure è ben piccolo il loro valore materiale: cinque passeri per due assi. E nullo è il loro valore spirituale. Ciononostante, Dio se ne cura. Come dunque non avrà cura di voi? Della vostra vita? Del vostro bene? Anche i capelli del capo vostro sono noti al Padre, né alcuna ingiuria che viene fatta ai suoi figli gli passa inosservata, perché voi siete i suoi figli, ossia molto più dei passeri che nidificano sui tetti e fra il fogliame. E figli rimanete finché da voi non rinunciate ad esserlo, di vostra libera volontà.
Testimoniare che Gesù è il Messia
46E si rinuncia a questa figliolanza quando si rinnega Iddio e il Verbo che Dio ha mandato fra gli uomini per portare gli uomini a Dio. Allora, quando uno non mi vuole riconoscere davanti agli uomini, perché teme da questo riconoscimento del danno, allora anche Dio non lo riconoscerà per suo figlio, e il Figlio di Dio e dell’uomo non lo riconoscerà davanti agli angeli del Cielo, e chi mi avrà rinnegato davanti agli uomini sarà rinnegato per figlio davanti agli angeli di Dio.
47E chi avrà parlato male e contro il Figlio dell’uomo sarà ancora perdonato, perché Io perorerò il suo perdono presso il Padre, ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato.
48Questo perché? Perché non tutti possono conoscere l’estensione dell’Amore, la sua perfetta infinità, e vedere Dio in una carne simile ad ogni carne d’uomo. I gentili, i pagani non possono credere questo per fede, perché la loro religione non è amore. Anche fra noi il rispetto pauroso che ha Israele per Jeové può impedire che si creda che Dio si sia fatto uomo e il più umile degli uomini. Una colpa il non credermi. Ma quando si appoggia su un eccessivo timore di Dio è ancora perdonata. Ma perdonato non può essere chi non si arrende alla verità che traluce dai miei atti e nega allo Spirito d’Amore di aver potuto mantenere la parola data di mandare il Salvatore al tempo stabilito, il Salvatore preceduto e accompagnato dai segni predetti.
Offese allo Spirito che non saranno perdonati.
49Essi, coloro che mi perseguitano, conoscono i profeti. Le profezie sono piene di Me. Essi conoscono le profezie e conoscono ciò che Io faccio. La verità è palese.
50Ma essi la negano per volontà di negarla. Sistematicamente negano che Io sia non solo il Figlio dell’uomo, ma il Figlio di Dio predetto dai profeti, il Nato da una Vergine non per voler dell’uomo ma dell’Amore eterno, dell’eterno Spirito che mi ha annunciato perché gli uomini mi potessero riconoscere. Essi, per poter dire che il buio dell’attesa del Cristo dura, si ostinano a tener chiusi gli occhi per non vedere la Luce che è nel mondo, e perciò rinnegano lo Spirito Santo, la sua Verità, la sua Luce. E per costoro sarà giudizio più severo che per coloro che non sanno. E dirmi “satana” non sarà loro perdonato, perché lo Spirito per Me fa opere divine e non sataniche. E portare altri a disperazione quando l’Amore li ha portati alla pace non sarà perdonato. Perché queste sono tutte offese allo Spirito Santo.
51A questo Spirito Paraclito che è Amore e dona amore e chiede amore, e che attende il mio olocausto d’amore per effondersi in amore sapiente, illuminante nei cuori dei miei fedeli.
Lo Spirito parlerà nei perseguitati
52E quando ciò sarà avvenuto e ancora vi perseguiteranno accusandovi davanti ai magistrati e ai principi nelle sinagoghe e nei tribunali, non vi preoccupate pensando a come vi scagionerete. Lo stesso Spirito vi dirà ciò che avete a rispondere per servire la Verità e conquistarvi la Vita, così come il Verbo vi sta dando quanto occorre per poter entrare nel Regno della Vita eterna.
Commiato.
5Andate in pace. Nella mia pace. In quella pace che è Dio e che Dio emana per saturarne i suoi figli. Andate e non temete. Io non sono venuto per ingannarvi ma per istruirvi, non a perdervi ma a redimervi. Beati quelli che sapranno credere alle mie parole.
54E tu, uomo, due volte salvato, sii forte e ricorda la pace mia per dire ai tentatori: “Non tentate di sedurmi. La mia fede è che Egli è il Cristo”. Va’, o donna. Va’ con lui e state in pace.
55Addio. Tornate alle case e lasciate il Figlio dell’uomo all’umile riposo sull’erba prima di riprendere il perseguitato suo cammino alla ricerca di altri da salvare, fino alla fine. La mia pace stia con voi».
56Li benedice e torna là dove hanno mangiato. E gli apostoli con Lui. E, sfollata la gente, si stendono col capo sulle sacche e presto il sonno li prende, nel calore afoso del pomeriggio e nel silenzio pesante di queste ore torride.
29 Lezione sulle possessioni, sia divine che diaboliche[137].
Le possessioni spirituali.
Sconforto di Pietro
1Il guado di Betabara è appena superato. Al di là del fiume azzurro e abbastanza pieno di acque per essersi nutrito degli affluenti colmati dalle piogge di autunno, si vede l’altra sponda, quella orientale, con molte persone gesticolanti. Sulla sponda occidentale, invece, qui dove sono Gesù coi suoi, non c’è che un pastore e un gregge brucante l’erba verde della sponda.
2Pietro si getta a sedere su un avanzo di muretto che si trova lì, senza neppure asciugarsi le gambe umide per il guado. Perché di questa stagione usano le barche, è vero, ma, per non arenarle in questo luogo di basso fondo, le usano nella parte più fonda, fermandosi a deporre i traghettati là dove la chiglia struscia già sulle erbe sommerse. Cosicché per qualche passo chi traghetta deve camminare nell’acqua.
3«Cosa hai? Ti senti male?», gli chiedono.
«No. Ma non ne posso più. Sul Nebo quella violenza, e prima a Esebon, e prima a Gerusalemme, e prima a Cafarnao, e dopo il Nebo a Calliroe, e ora a Betabara… Oh! …», curva il capo fra le mani e piange…
4«Non ti accasciare, Simone. Non farmi povero anche del tuo, del vostro coraggio!», gli dice Gesù andandogli vicino e posando una mano sulla pesante veste grigia che copre l’apostolo.
5«Non posso, non posso vedere! Non posso vederti malmenato così! Se mi lasciassi reagire… forse potrei. Ma così… dovermi contenere… e assistere ai loro insulti, alle tue sofferenze, come un pargolo impotente… oh! mi si spezza tutto di dentro e divento uno straccio… Ma guardate se è possibile vederlo così! Pare un malato, uno che muore di febbri… Pare un colpevole inseguito che non trova dove sostare a prendere un boccone, a bere un sorso, a cercarsi una pietra per posarvi il capo! Quella iena del Nebo! Quei serpenti di Calliroe! Quel forsennato che ancora è là! (e indica l’altra sponda). Meno demonio quello di Calliroe, per quanto sia il secondo soltanto che Tu dici dominato da Belzebù!
La possessione diabolica
6Io ho paura degli indemoniati, penso che se li ha presi così Satana devono essere stati cattivi molto. Ma… l’uomo può cadere senza assoluta volontà di farlo. Invece quelli che senza essere ossessi fanno così come fanno, con tutta la loro ragione libera!… Oh! non li vincerai mai, posto che non li vuoi castigare? Ed essi… ti vinceranno…». E il pianto del fedele apostolo, che si era un poco inaridito sotto il fuoco dello sdegno, riprende forte…
7«Pietro mio, e credi che essi non siano ossessi? Credi che per esserlo occorra essere come quello di Calliroe e altri che abbiamo incontrato? Credi che l’ossessione si manifesti soltanto con le grida incomposte, i balzi, le furie, la mania di vivere nelle tane, i mutismi, le membra impedite, la ragione intorpidita, di modo che l’ossesso dice e fa incoscientemente? No. Vi sono anche le ossessioni, anzi le possessioni più sottili e potenti, le più pericolose, perché non ostacolano e indeboliscono la ragione perché non faccia cose buone, ma la sviluppano, anzi, la aumentano perché sia potente nel servire colui che la possiede.
La possessione divina
8Dio, quando possiede un intelletto[138] e lo usa perché lo serva, trasfonde nello stesso, e nelle ore in cui lo stesso è al servizio di Dio, una intelligenza soprannaturale che aumenta di molto l’intelligenza naturale del soggetto. Credete ad esempio che Isaia, Ezechiele, Daniele e gli altri profeti, se avessero dovuto leggere e spiegare quelle profezie come scritte da altri, non avrebbero trovato le oscurità indecifrabili che vi trovano i contemporanei? Eppure, Io ve lo dico, mentre le ricevevano, essi le comprendevano perfettamente. Guarda, Simone. Prendiamo questo fiore nato qui ai tuoi piedi. Che vedi tu nell’ombra che avvolge il calice? Nulla. Vedi un calice profondo e una piccola bocca e nulla più. Ora guardalo mentre lo colgo e lo porto qui sotto quest’occhio di sole. Che vedi?».
9«Vedo dei pistilli, vedo del polline, e una coroncina di peluzzi che paiono ciglia intorno ai pistilli, e una strisciolina tutta cigliata minutamente che orna il petalo largo e i due più piccoletti… e vedo una gocciolina di rugiada nel fondo del calice… e.… oh! ecco! Un moscerino è sceso dentro, a bere, e si è invischiato nel peluzzo cigliato e non si libera più… Ma allora! Fammi vedere meglio. Oh! Il peluzzo è come mielato, appiccica… Ho capito! Dio glielo ha fatto così o perché la pianta si nutra, o si nutrano gli uccellini venendo a beccare le mosche, o si pulisca l’aria di esse… Che meraviglia!».
10«Senza la forte luce del sole non avresti visto nulla, però».
«Eh! no!».
11«Ugualmente avviene nella possessione divina. La creatura, che di suo mette unicamente la buona volontà di amare totalmente il suo Dio, l’abbandono ai suoi voleri, la pratica delle virtù e il dominio delle passioni, viene assorbita in Dio e nella Luce che è Dio, nella Sapienza che è Dio, tutto vede e comprende. Dopo, cessata l’azione assoluta, subentra nella creatura lo stato in cui il ricevuto si trasforma in norma di vita e di santificazione, ma torna oscuro, meglio, crepuscolare ciò che prima sembrava tanto chiaro.
Le peggiori possessioni.
12Il demonio, perpetuo scimmiottatore di Dio, produce un effetto analogo negli ossessi della mente, sebbene limitato perché soltanto Dio è infinito, nei suoi posseduti che spontaneamente gli si sono dati per trionfare, e comunica loro intelligenza superiore ma unicamente volta al male, a nuocere, a offendere Dio e l’uomo. Però l’azione satanica, trovando nell’anima consensi, è continua, portando perciò per gradi alla totale scienza del Male. Sono queste le peggiori possessioni. Nulla ne appare all’esterno, e perciò non sono sfuggiti questi ossessi. Ma esse sono. Come ho più volte detto, il Figlio dell’uomo sarà colpito da quelli posseduti in tale maniera».
13«Ma Dio non potrebbe colpire l’Inferno?», chiede Filippo.
«Potrebbe. É il più forte».
14«E perché non lo fa per difenderti?».
15«Le ragioni di Dio saranno note in Cielo[139]. Su, andiamo.
30. Un sadduceo e l’infelice moglie di un negromante. Saper distinguere il soprannaturale dall’occulto[140].
Negromanzia e occultismo.
Il Sadduceo
37Gesù si ferma fuori le mura della città e, stanco, si siede al rezzo di un ciuffo d’alberi, che fanno ombra a una fonte presso la quale sono quadrupedi all’abbeverata. I discepoli si siedono, pure in attesa. Deve essere una parte molto secondaria della città, perché, tolti questi cavalli e asini, certo di mercanti in viaggio, non c’è folla.
Viene avanti una donna, tutta avvolta in un mantellone scuro e molto coperta nel volto. Il velo fitto e scuro scende fino a metà volto. É con lei il cavaliere di prima, ora a piedi, e altri tre uomini pomposamente vestiti.
«Ti salutiamo, Maestro».
«Pace a voi».
38«Questa è la donna. Odila e secondala nel suo desiderio».
«Se lo potrò».
«Tu puoi tutto».
39«Lo credi, tu, sadduceo?».
Il sadduceo è quello che era a cavallo.
40«Io credo a quello che vedo».
«E hai visto che posso?».
«Ho visto».
41«E perché posso, lo sai?». Silenzio. «Posso sapere, Io, come tu giudichi che Io possa?». Silenzio.
L’infelice moglie di una negromante
42Gesù non si occupa più di lui né degli altri. Parla alla donna: «Che vuoi?».
«Maestro… Maestro…».
«Parla, dunque, senza timore».
La donna ha uno sguardo obliquo sui suoi accompagnatori, i quali lo interpretano a modo loro.
43«La donna ha il marito ammalato e ti chiede la sua guarigione. É persona influente, della corte d’Erode. Ti conviene esaudirla».
44«Non perché è influente, ma perché ella è infelice, l’esaudirò se posso. Già l’ho detto. Che ha tuo marito? Perché non è venuto? E perché non vuoi che Io vada a lui?».
Altro silenzio e altro sguardo obliquo.
45«Vuoi parlarmi senza testimoni? Vieni». Si scostano di qualche passo. «Parla».
46«Maestro… io credo in Te. Tanto credo che sono certa Tu sai tutto di lui, di me, della nostra disgraziata vita… Ma lui non crede… Ma lui ti odia… Ma lui…».
47«Ma lui non può guarire perché non ha fede. Non solo non ha fede in Me. Ma neppure nel Dio vero».
«Ah! Tu sai!».
48La donna piange disperatamente. «É un inferno la mia casa! Un inferno! Tu liberi gli ossessi. Sai cosa è il demonio, perciò. Ma questo demonio sottile, intelligente, falso e istruito, lo conosci? Sai a quali pervertimenti porta? Sai a che peccati? Sai che rovina causa intorno a sé? La mia casa? É una casa? No. É la soglia dell’Inferno. Mio marito? É mio marito? Ora è malato e non mi cura. Ma, anche quando era ancora forte e desideroso d’amore, era un uomo quello che mi abbracciava, che mi teneva, che mi aveva? No! Ero fra le spire di un demonio, sentivo l’alito e il viscidume di un demonio. Gli ho voluto tanto bene, gliene voglio. Sono la sua donna e mi ha preso la verginità quando ero poco più che bambina: avevo appena quattordici anni. Ma anche quando l’ora mi riportava a quella prima ora, e con essa mi riportava le sensazioni intatte del primo abbraccio che mi ha fatto donna, io, con la parte più eletta di me per la prima, poi con la carne ed il sangue, repellevo di orrore quando mi risovvenivo che egli è lurido di negromanzia[141]. Mi pareva che non il mio uomo ma i morti che egli evoca[142] mi fossero sopra a saziarsi di me… E anche ora, ora, anche solo a guardarlo, morente e ancora immerso in quella magia, ne ho ribrezzo. Non vedo lui… Satana vedo. O mio dolore! Neppur nella morte sarò con lui, perché la Legge lo vieta. Salvalo, Maestro. Ti chiedo di guarirlo per dargli tempo di guarirsi». La donna piange angosciosamente.
49«Povera donna! Io non lo posso guarire».
«Perché, Signore?».
50«Perché egli non vuole».
«Sì. Ha paura della morte. Sì, che vuole».
51«Non vuole. Non è un folle, non è un posseduto che non sa il suo stato e non chiede liberazione perché non ha facoltà di libero pensiero. Non è uno dal volere impedito. É uno che vuole esser tale. Sa che ciò che fa è vietato. Sa che è maledetto dal Dio d’Israele. Ma persiste. Anche se Io lo guarissi, e comincerei dall’anima, tornerebbe al suo satanico godimento. La sua volontà è corrotta. É ribelle. Non posso».
La donna piange più forte. Si accostano quelli che l’hanno accompagnata.
L’ occultismo no è lecito
52«Non la accontenti, Maestro?».
«Non posso».
53«Ve lo avevo detto io? E le ragioni?».
54«Tu, sadduceo, le chiedi? Ti rimando al libro dei Re. Leggi quel che disse Samuele a Saul[143]
e quello che disse Elia a Ocozia[144]. Lo spirito del profeta rimprovera il re di averlo disturbato evocandolo dal regno dei morti. Non è lecito farlo. Leggi il Levitico[145], se più non ricordi la parola di Dio, Creatore e Signore di tutto quanto è, Tutore della vita e di coloro che sono nella morte. Morti e viventi sono nelle mani di Dio e non vi è lecito strapparli ad esse. Né per vana curiosità, né per sacrilega violenza, né per maledetta incredulità. Che volete sapere? Se c’è un futuro eterno? E dite di credere in Dio. Se Dio c’è, avrà pure una corte. E che corte sarà se non eterna come Lui, fatta di spiriti eterni? [146] Se dite di credere in Dio, perché non credete alla sua parola? Non dice la sua parola: “Non praticherete divinazione, né osserverete i sogni”? Non dice: “Se uno si rivolgerà ai maghi e agli indovini e fornicherà con essi, Io rivolterò contro di lui la mia faccia e lo sterminerò di mezzo al suo popolo”? Non dice: “Non vi fate degli dèi di getto”? E che siete voi? Samaritani e perduti o siete figli d’Israele? E che siete: stolti o capaci di ragione? E se ragionate negando l’immortalità dell’anima, perché evocate i morti? Se immortali non sono quelle parti incorporee che animano l’uomo, che più avanza di un uomo oltre la morte? Putredine e ossa, calcinate ossa emergenti da un verminaio. E se non credete a Dio, tanto da ricorrere a idoli e segni per avere guarigione, denaro, responsi, come fece costui di cui chiedete salute, perché vi fate degli dèi di getto e credete che essi vi possano dire parole più vere, più sante, più divine di quelle che Dio vi dice? Ora Io vi dico la stessa risposta di Elia ad Ocozia: “Perché tu hai mandato dei messi a consultare Belzebù, dio di Accaron, come se non vi fosse un Dio in Israele da poter consultare, per questo non scenderai dal letto sopra il quale sei salito, e di certo morrai nel tuo peccato”[147]».
Requisitoria ai Satanisti.
Giù la maschera
55«Sei sempre Tu che insulti e ci attacchi. Te lo faccio osservare. Noi ti veniamo incontro per…».
56«Per trarmi in trappola. Ma vi leggo il cuore. Giù la maschera, erodiani venduti al nemico di Israele! Giù la maschera, farisei falsi e crudeli! Giù la maschera, sadducei, veri samaritani! Giù la maschera, scribi dalla parola contraria ai fatti! Giù la maschera, o voi tutti, violatori della Legge di Dio, nemici del Vero, concubini col Male! Giù, profanatori della Casa di Dio! Giù, sobillatori di deboli coscienze! Giù, sciacalli che odorate la vittima nel vento che l’ha sfiorata e seguite quella pista e guatate, attendendo l’ora propizia di uccidere, e vi leccate le labbra su cui già pregustate il sapore del sangue e sognate quell’ora…
Popoli dell’Agnello
37O barattieri e fornicatori, che vendete per molto meno di un pugno di lenticchie la vostra primogenitura[148] fra i popoli e non avrete più benedizione, ché altri popoli si vestiranno del vello dell’Agnello di Dio e veri Cristi appariranno agli occhi dell’Altissimo, il quale, sentendo la fragranza del suo Cristo emanare da loro, dirà[149]: “Ecco l’odore del mio Figlio! Simile all’odore di un fiorito campo benedetto da Dio. Su voi la rugiada del Cielo: la Grazia. In voi la pinguedine della Terra: i frutti del mio Sangue. In voi abbondanza di frumento e vino: il mio Corpo e il mio Sangue, che darò per vita agli uomini e ricordo di Me. Voi servano i popoli, a voi si inchinino le genti, perché là dove sarà il segno del mio Agnello là sarà Cielo. E la Terra al Cielo è soggetta. Siate padroni dei vostri fratelli, perché i seguaci del mio Cristo saranno i re dello spirito avendo la Luce, e ad essa Luce gli altri volgeranno lo sguardo sperando nel suo aiuto. Si inchinino davanti a voi i figli di vostra madre: la Terra. Sì, tutti i figli della Terra si inchineranno un giorno al mio Segno. Maledetto sia chi vi maledice e benedetto chi vi benedice, perché benedizione e maledizione a voi date vengono a Me, Padre e Dio vostro”. Questo dirà.
Satanisti e assassini
38Questo, o fornicatori che, potendo aver ad amata sposa dell’anima la vera fede, fornicate con Satana e le sue false dottrine. Questo dirà, o assassini. Assassini di coscienze e assassini di corpi. Qui sono delle vostre vittime. Ma se due cuori sono assassinati, un Corpo non lo avrete che per il tempo di Giona. E poi Esso, con la sua immortale Essenza congiunto, vi giudicherà».
39Gesù è terribile in questa requisitoria. Terribile! Credo che sarà su per giù così l’Ultimo Giorno.
40«E dove sono questi assassinati? Tu farnetichi! Tu sei un concubino con Belzebù. Tu fornichi con lui e nel suo nome operi miracoli. Né puoi nel nostro caso, perché noi possediamo l’amicizia di Dio».
41«Satana non caccia se stesso. Io caccio i demoni. In nome di chi, allora?». Silenzio. «Rispondete!».
42«Ma non merita occuparsi di questo ossesso! Ve lo avevo detto. Non ci avete creduto. Uditelo da Lui. Rispondi, Nazareno folle. Conosci Tu il sciemanflorasc?».
43«Non ne ho bisogno!».
44«Udite? Ancora una domanda. Non sei Tu stato in Egitto?».
«Sì».
45«Vedete? Chi è il negromante, il satana? Orrore! Vieni, donna. Santo è tuo marito rispetto a costui. Vieni!… Occorrerà tu ti purifichi. Hai toccato Satana! …». E se ne vanno, trascinando la piangente con vivi gesti di repulsione.
46Gesù, con le braccia conserte, li segue coi lampi dei suoi sguardi.
Doppia astuzia con i demonici
47«Maestro… Maestro…». Gli apostoli sono terrorizzati, e della violenza di Gesù e delle parole dei giudei.
48Pietro chiede, è fin curvo nel dirlo: «Che hanno voluto dire con quelle ultime domande? Che è quella cosa?». «Che? Il sciemanflorasc?[150]» (già! che è questo affare?).
«Sì. Che è?».
49«Non ci pensare. Confondono il Vero colla Menzogna, Dio con Satana, e nella loro superbia satanica pensano che Dio, per piegarsi ai voleri degli uomini, abbia bisogno d’esserne scongiurato col suo tetragramma. Il Figlio parla col Padre il linguaggio vero e con esso, per amore reciproco di Padre e di Figlio, si compiono i miracoli».
50«Ma perché ti ha chiesto se sei stato in Egitto?».
«Perché il Male si serve delle cose più innocue per farne atto d’accusa verso chi vuole colpire. La mia sosta infantile in terra d’Egitto sarà fra i capi di accusa nella loro ora di vendetta. Voi e i futuri sappiate che con Satana astuto e coi suoi servitori fedeli occorre aver doppia astuzia. Per questo ho detto: “Siate astuti come serpenti, oltreché semplici come colombe”. Questo per non dare che il minimo delle armi in mano ai demonici. E non serve ugualmente. Andiamo».
Nostalgia della Madre.
51«Dove, Maestro? A Gerico?».
«No. Prendiamo una barca e passiamo di nuovo nella Decapoli. Risaliremo il Giordano sino all’altezza di Enon e poi sbarcheremo. E poi alle sponde di Genezaret prenderemo altra barca e passeremo a Tiberiade e di lì a Cana e a Nazareth. Ho bisogno di mia Madre. E anche voi l’avete. Ciò che il Cristo non fa con la sua parola fa Maria col suo silenzio. Ciò che non fa la mia potenza fa la sua purezza. Oh! Madre mia!».
52«Piangi, Maestro? Tu piangi? Oh! no! Noi ti difenderemo! Noi ti amiamo!».
53«Non piango e non temo per coloro che mi vogliono male. Piango perché i cuori sono più duri del diaspro e nulla posso su molti di loro. Venite, amici».
54E scendono a riva e sulla barca di uno rimontano il fiume. Tutto finisce così.
Il soprannaturale e l’occulto
Nozioni.
Dice Gesù:
«Tu e chi ti guida meditate molto la mia risposta a Pietro.
55Il mondo -e per mondo intendo non solo i laici- nega il soprannaturale, ma poi, davanti alle manifestazioni di Dio, è pronto a tirare in ballo non il soprannaturale ma l’occulto[151]. Confondono l’una cosa con l’altra. Ora udite: soprannaturale è ciò che da Dio viene. Occulto è ciò che viene da fonte extra terrena ma che non ha radice in Dio.
Modi in cui possono manifestarsi gli spiriti.
56In verità vi dico che gli spiriti possono venire a voi. Ma come? In due modi. Per comando di Dio o per violenza d’uomo. Per comando di Dio vengono angeli e beati e spiriti che già sono nella luce di Dio. Per violenza d’uomo possono venire spiriti sui quali anche un uomo ha comando, perché immersi in plaghe più basse di quelle umane, in cui ancora è un ricordo di Grazia, se più non vi è la Grazia attiva. I primi vengono spontanei, ubbidienti ad un solo comando: il mio. E seco portano la verità che Io voglio conosciate. Gli altri vengono per un complesso di forze congiunte. Forze di uomo idolatra con forze di Satana-idolo. Possono darvi verità? No. Mai. Assolutamente mai. Può una formula, anche se insegnata da Satana, piegare Dio al volere dell’uomo? No. Dio viene sempre spontaneo. Una preghiera vi può unire a Lui, non una magica formula.
Le manifestazioni profetiche.
57E se alcuno obbietta: “Samuele apparve a Saul”, Io dico: “Non già per merito della maga. Ma per volere mio, allo scopo di scuotere il re, ribelle alla Legge mia”. Taluni diranno: “E i profeti?”. I profeti parlano per conoscenza di Verità, che ad essi si infonde direttamente o per ministero angelico. Altri obbietteranno: “E la mano scrivente nel convito di re Baldassarre?”. Leggano costoro la risposta di Daniele[152]: “…anche tu ti sei innalzato contro il Dominatore del Cielo… celebrando gli dèi di argento, bronzo, ferro, oro, legno, pietra, i quali non vedono, né odono, né conoscono, e non hai glorificato quel Dio in mano del quale è ogni tuo respiro ed ogni tuo movimento. Per questo, da Lui è stato mandato il dito (spontaneamente mandato, mentre tu, re stolto e stolto uomo, non vi pensavi e badavi a empirti il ventre e a gonfiarti la mente) di quella mano la quale ha scritto ciò che là si trova”.
Manifestazioni medianiche.
58Sì. Talora Dio vi richiama con manifestazioni che voi chiamate “medianiche”, che sono in realtà pietà di un Amore che vi vuole salvare. Ma non dovete volerle creare voi. Quelle che create non sono mai sincere. Non sono mai utili. Non portano mai del bene. Non fatevi schiavi di ciò che vi rovina. Non vogliate dirvi e credervi più intelligenti degli umili, che piegano alla Verità depositata da secoli nella mia Chiesa, sol perché siete dei superbi che cercate nella disubbidienza permessi ai vostri illeciti istinti. Rientrate e rimanete nella Disciplina più e più volte secolare. Da Mosè a Cristo, da Cristo a voi, da voi all’ultimo giorno quella è, e non altra.
Via Satana se volete aver Cristo.
59Scienza questa vostra? No. La scienza è in Me e nella mia Dottrina, e la sapienza dell’uomo è nell’ubbidirmi. Curiosità senza pericolo? No. Contagio di cui poi subite le conseguenze. Via Satana se volete aver Cristo. Sono il Buono. Ma non vengo a convivenza collo Spirito del Male. O Io o lui. Scegliete».
31. Ammaestramenti
agli apostoli mentre fanno lavori manuali in casa di
Giovanni di Nobe[153].
Lavori manuali in casa.
Ambiente agreste.
1Sono fredde e serene giornate d’inverno. Sulla vetta del monticello dove è costruita Nobe il vento non manca quasi mai, temperato però dal sole che dall’aurora al tramonto carezza dei suoi raggi le case e gli orti verzicanti di verdure invernali. Piccoli orti a ridosso delle case, dalle piccole aiuole verdi di erbaggi e altre del colore della terra quando è ben nutrita, nude aiuole già pronte alle semine dei legumi. L’occhio, guardandosi intorno, dove non vede grigiore di ulivi o serpentino e scheletrico correre di viti spoglie, vede piccoli campi arati, certo già seminati a cereali, pronti a germinare ai primi tepori della precoce primavera palestinese, piena di tepori di sole. Quasi direi che nelle giornate serene, quale è quella che contemplo, vi è già un tepore di primavera, un tepore germinativo, tanto che nei mandorli addossati alle case le gemme si gonfiano sui rami, che soltanto pochi giorni prima erano aridi affatto. Gemme appena rilevate sui rametti scuri, scure ancora esse pure, ma già attestanti che la vita sale, il risveglio è prossimo nel tronco robusto.
2Nel piccolo orto di Giovanni, sul dietro della casa, vi è una strisciolina di terreno coltivato, mentre quello che la costeggia è vegliato dal noce. E nella strisciolina si alza appunto un grosso mandorlo, forse vecchio più del padrone, addossato tanto alla casa da aver dovuto per un bel tratto di tronco gettare i rami soltanto da tre parti, perché sulla quarta il muro della casetta lo impediva. Ma più sù la pianta si scapiglia in un intreccio di rami, che quando saranno in fiore devono fare una nuvola leggera sopra la povera terrazza, una preziosa tenda bella più di baldacchino regale.
Lavori manuali in casa.
Ambiente agreste.
3Tanto per non rimanere in ozio, Gesù e gli apostoli lavorano nel solicello che rallegra e scalda. In vesti succinte, quelli che si intendono di falegnameria e di serrature aggiustano o fanno di nuovo utensili e infissi. Altri zappettano il terreno, rincalzano delle verdure trapiantate, rinforzano una siepe di canne secche e di biancospino verde che chiude da due parti l’orticello, oppure potano il mandorlo e il noce, e legano dei tralci di vite che il vento dell’inverno ha slegati. Ho notato che dove è Gesù mai si ozia. Egli per primo insegna la bellezza dell’operosità manuale, quando altre operosità evangeliche sono sospese. Anche oggi Gesù, insieme ai cugini, sta aggiustando una porta che nel basso si era marcita e che aveva il chiavistello a metà sconficcato. Invece Filippo e Bartolomeo lavorano di cesoie e falcetto sulle vecchie piante da frutto, mentre i pescatori armeggiano con delle funi e delle vecchie coperte, chi aggiustandole con dei punti… molto maschili, e chi mettendo anelli e carrucole, forse nell’intento di creare sulla terrazza un velano utile nell’estate.
Elisa non fa conti sul futuro.
4«Ci starai benissimo qui, Elisa», promette Pietro spenzolandosi dal muretto del terrazzo a parlare alla vecchia discepola, che fila della lana, seduta contro il muro soleggiato.
5«Sì. Quando la vite sarà tesa e il mandorlo aggiustato, sarà proprio un luogo buono nell’estate», dice Filippo fra i denti, perché ha in bocca dei giunchi coi quali lega i tralci ai sostegni.
6Gesù alza il capo a guardare, mentre Elisa lo alza a guardare il Maestro e dice: «Chissà se saremo qui nell’estate…».
7«Perché non ci si dovrebbe essere, donna?», chiede Andrea.
«Ma… non so… Io non faccio più dei conti sul futuro da quando… Da quando ho visto che ogni mio pronostico finiva con un sepolcro».
8«Eh! ma dovrebbe morire il Maestro perché noi non si fosse più qui! Ormai il Maestro ha eletto questo luogo a suo domicilio. Non è vero, Maestro?», chiede Tommaso.
9«È vero. Ma è anche vero ciò che dice Elisa…», risponde Gesù lavorando di pialla sulla costa della porta che aggiusta.
«Ma Tu sei giovane. E sano soprattutto!».
«Non si muore di malattia soltanto», dice ancora Gesù.
Non è sempre sereno quando non romba la folgore.
10«Chi parla di morte? Tu, Maestro? Per Te?… Veramente da qualche tempo sembra calmato l’astio. Guarda, non ci disturba più nessuno. Lo sanno che siamo qui. Anche ieri ci hanno incontrati, mentre si tornava dalla città con gli acquisti, e non ci hanno disturbato», dice Bartolomeo.
11«Sì. Anche noi, mentre andavamo per i paesi vicini ad avvisare che Tu sei qui. Mai nessun disturbo. Eppure si sono incontrati Elchia e Simone, e poi Sadoc e Samuele, e ancora Nahum proprio con Doras. Anzi ci hanno salutato. Vero Giacomo?», dice Giovanni rivolto a suo fratello.
12«Sì. Sì deve convenire che Giuda di Keriot ha veramente lavorato in bene mentre noi in cuor nostro lo criticavamo. Tornati qui, non più un disturbo! I fatti hanno confermato le sue parole. Sembra di essere tornati ai bei tempi dell’Acqua Speciosa. Ai primi di quei tempi… Oh! fosse vero!», dice Giacomo di Zebedeo.
«Fosse proprio vero!», sospira Pietro.
13«Non è sempre sereno quando non romba la folgore», sentenzia Elisa prillando il suo fuso.
14«Che vorresti dire con ciò?», chiede Pietro.
«Dico che delle volte la gran pace, dove è luogo di burrasche, è preparazione a bufera più pericolosa che mai. Tu lo dovresti sapere, che sei pescatore».
15«Eh! lo so, donna! Il lago è un enorme tino pieno di olio azzurro, talora. Ma quasi sempre, quando pende la vela e l’acqua è ferma così, è pronta la burrasca, e delle più brutte. Vento di calmeria, vento di sepolcro per i naviganti».
«Uhm! Già. Per questo io, se fossi in voi, diffiderei di tanta pace. Troppa pace!».
La donna è per natura intuitiva.
16«Ma allora! Se quando è guerra si soffre perché è guerra, e quando è pace si soffre perché può venire guerra più crudele ancora, quando è che si ha gioia?», chiede Tommaso.
«Nell’altra vita. Qui è sempre pronto il dolore».
17«Uh! come sei lugubre, donna! É molto lontano il mio tempo di gioia, allora! Sono uno dei più giovani! Rallegrati tu, Bartolmai, tu sei il più vicino a goderlo. Tu e lo Zelote», scherza Giacomo di Zebedeo.
18«Lugubre e astuta, donna! Eh! le donne anziane! Però ci indovinano qualche volta. Anche mia madre, quando dice a uno di noi: “Bada! Sei sulla via di fare una stoltezza per questo e quello”, indovina sempre», dice Tommaso, curvo a raspare fra la terra.
19«Le donne sono maligne o furbe più di volpi. Non si vale nulla noi, rispetto a loro, per capire certe cose che si vorrebbe non capissero», sentenzia Pietro.
20«Tu taci. A te è capitata una donna che crederebbe anche se tu le dicessi che il Libano si è fatto di burro. Ciò che dici tu è legge per lei. Ascolta, crede e tace», dice Andrea al fratello.
21«Sì… ma sua madre vale anche per lei e per altre cento donne. Che serpente!».
Ridono tutti, compresa Elisa e il vecchio che aiuta i giovani a zappettare.
22Rientrano lo Zelote, Matteo e Giuda di Keriot.
«Fatto tutto, Maestro. Siamo stanchi. Che giro lungo! Ma domani mi riposo. Tocca a voi domani», dice l’Iscariota parlando a quelli che zappettano il terreno. E va da loro, prendendo una zappa per lavorare.
23«Ma se sei stanco perché lavori?», gli chiede Tommaso.
«Perché ho da mettere a dimora delle pianticelle. Questo luogo è pelato come il cranio di un vecchio, ed è un peccato», sentenzia sprofondando la zappa nel suolo con energici colpi di piede.
24«Non era così ai bei tempi! Ma poi… Troppe cose sono morte, e per me non valeva la pena che lavorassi a rifare. Sono vecchio e, più che vecchio, ero desolato», risponde il vecchio.
«Ma che buche fai? Da albero sono, non da pianticelle come dici», osserva Filippo che scende dopo avere legato le viti.
25«Quando un albero è giovane è sempre pianticella. Le mie sono tali. Il tempo è buono. Me lo ha assicurato chi me le ha date. Sai chi, Maestro? Quel parente di Elchia che è coltivatore. E coltiva bene. Un frutteto! E degli ulivi! Stava rinnovando un pezzo di uliveto. Gli ho detto: “Dammi di queste piante”. “Per chi?”, ha chiesto. “Per un vecchietto di Nobe che ci ospita. Serviranno a farmi perdonare tutti gli scandali che gli ho dato”».
26«No, figliuolo. Non con le piante, ma con una buona condotta ciò può avvenire. E con Dio. Io… io guardo, prego e perdono. Ma il mio perdono… Però delle piante ti son grato… Benché… Credi tu che possa mangiarne i frutti?».
27«Perché no? Bisogna sempre sperare. Anzi, volere trionfare… E si trionfa allora».
28«Sulla vecchiaia non c’è trionfo! E non lo desidero».
29«Anche su molte altre cose non c’è trionfo. Se servisse volere per avere! Io avrei i miei figli», sospira Elisa.
Chi si dona a Satana diventa demonio.
Donazione di sé a Satana.
30«Maestro, il discorso di Elisa mi fa ricordare una domanda che ci hanno fatto oggi alcuni sulla via. Dicevano, perché c’era stato un fatto in un paese, se è vero che il miracolo è sempre prova di santità. Io dicevo di sì. Ma loro di no, perché in questo paese, ai confini della Samaria, chi aveva fatto cose straordinarie non era certo un giusto. Io li ho fatti tacere dicendo che l’uomo giudica sempre male e che quello che essi dicevano non giusto forse lo era più di loro. Tu che dici?», chiede Matteo.
31«Dico che avevate ragione tutti. Ognuno per la sua parte. Tu dicendo che il miracolo è sempre prova di santità. Generalmente è così. E ancora dicendo che non si deve giudicare per non errare. Ma avevano ragione anche essi di sospettare altre fonti allo straordinario dell’uomo».
32«Quali fonti?», chiede l’Iscariota.
«Quelle tenebrose. Vi sono creature, già adoratrici di Satana[154] perché hanno il culto della superbia, che pur di imporsi agli altri vendono se stesse al Tenebroso per averlo amico»[155], gli risponde Gesù.
33«Ma si può? Non è leggenda di paesi pagani che l’uomo possa fare contratti col demonio o con spiriti infernali?», chiede stupefatto Giovanni.
34«Si può. Non come è narrato nelle leggende pagane. Non con monete e contratti materiali. Ma con l’adesione al Male, ma con la scelta, con la donazione di sé al Male pur di avere un’ora di trionfo[156] purchessia. In verità vi dico che coloro che si vendono al Maledetto, pur di riuscire a un loro scopo, sono più numerosi di quanto non si creda».
La possessione satanica più dannosa.
35«E riescono? Hanno proprio ciò che chiedono?», interroga Andrea.
«Non sempre e non tutto. Ma qualcosa hanno».
36«E come si può? Tanto potente è il demonio da poter simulare Iddio?».
«Tanto… e niente, se l’uomo fosse santo. Ma è che molte volte l’uomo è di suo un demonio. Noi combattiamo le possessioni evidenti, rumorose, vistose. Di esse tutti se ne accorgono… Sono… poco comode a famigliari e cittadini, e sono soprattutto con forme materiali. L’uomo è sempre colpito da ciò che è pesante, che urta i suoi sensi. Ciò che è immateriale e percepibile soltanto con l’immateriale – ragione e spirito – non lo avverte e, se pur lo avverte, non se ne cura, specie se a lui non nuoce. Queste possessioni occulte sfuggono dunque al nostro potere di esorcizzatori! E sono le più dannose, perché lavorano nella parte più eletta, con la parte più eletta e verso altre parti elette: dà ragione a ragione, da spirito a spirito. Sono come miasmi corruttori, impalpabili, inavvertibili, sino a che la febbre della malattia non avverte chi ne è colpito di essere colpito».
L’aiuto potente contro Satana è la “Grazia”.
37«E Satana aiuta? Proprio? Perché? E perché Dio lo lascia fare? E lo lascerà sempre fare? Anche dopo che Tu regnerai?». Tutti chiedono.
38«Satana aiuta per finire di asservire. Dio lo lascia fare, perché da questa lotta fra l’Alto e il Basso, il Bene e il Male, emerge il valore della creatura. Il valore e il volere. Lo lascerà sempre fare. Anche dopo che Io sarò assunto. Però allora Satana avrà contro un nemico ben grande e l’uomo avrà un’amica ben potente».
«Chi? Chi?»
39«La Grazia»
40«Oh! bene! Allora per quelli del nostro tempo, senza grazia, sarà più facile essere asserviti, ma sarà anche meno grave la caduta», dice l’Iscariota sempre zappando.
41«No, Giuda. Il giudizio sarà uguale».
«Cosa ingiusta allora perché, se siamo meno, aiutati, di conseguenza dovremmo essere meno condannati».
«Non hai tutti i torti», dice Tommaso.
42«Ha invece torto, Toma. Perché noi di Israele abbiamo già tanto di fede, speranza, carità, e tante luci di Sapienza, da non poter avere scusa di ignoranza. Voi, poi, voi che avete già la Grazia a Maestra vostra da quasi tre anni, sarete già giudicati come quelli del tempo nuovo», dice Gesù marcando molto le parole e guardando Giuda, che ha alzato il capo ed è pensieroso mentre fissa il vuoto.
L’apostolo infedele deviene demonio.
43Poi Giuda di Keriot crolla il capo, come a conclusione di un suo interno ragionamento, e riaffondando la zappa nel suolo chiede: «E chi si dà così al demonio, che diviene?».
«Un demonio».
44«Un demonio! In tal modo se io, ad esempio, pur di affermare che il tuo contatto dà un potere soprannaturale, facessi cose… che Tu censuri, sarei un demonio?».
«Lo hai detto».
45«Spero bene che tu non le faccia, però…», dice Andrea quasi spaventato.
46«Io? Ah! Ah! Io pianto gli alberelli al nostro vecchio», e corre sull’altro lato dell’orto, torna con cinque pianticelle che la zolla di terra avvolta intorno alle radici rende certo pesanti.
«Ma sei venuto da Beteron con quel carico sulle spalle?», chiede Pietro.
47«Da oltre Gabaon, devi dire! É là che ci sono parte dei frutteti di Daniele. Che terra magnifica. Guardate! …», e sbriciola fra le dita la terra che avvolge le radici. Poi scioglie il laccio che tiene i cinque fusticini grossi già quanto un braccio. Due soli hanno in cima un po’ di fronda. Ed è fronda d’ulivo.
48«Ecco. Questo per Gesù e questo per Maria. Che sono la pace del mondo. Li metto a dimora per primi perché io sono uomo di pace. Qua… e qua», e li sistema ai due estremi della striscetta di terra.
49«E qui un melo, giovane e buono come quello dell’Eden, a ricordarti, o Giovanni, che tu pure vieni da Adamo e non ti devi stupire se… io posso essere peccatore. Attento, tu, al Serpente… E qui… No, qui non ci sta bene. Là, sul davanti, presso il muro, questo giovane fico. Come si fa a non avere un fico nell’orto, quando qui nascono come gramigna? E alla buca del centro metteremo questo giovane mandorlo. Imparerà da quello centenario la virtù del produrre. Ecco fatto! Il tuo orticello sarà bello in avvenire… e guardandolo ti ricorderai di me».
Accettare da Dio l’ora della morte.
50«Ti ricorderei ugualmente perché tu sei stato qui col Maestro. Tutto mi parlerà di questo tempo. E guardando le cose dirò: “Come un figlio Egli mi ha voluto riassettare la casa!”. Però… se potessi avere un volere diverso da quello che è forse già scritto in Cielo, vorrei non avere a ricordare questo tempo così bello per me, più bello di quando questi alberi, ora vecchi, erano giovani, e giovane ero io e la sposa mia, e qui giocava la piccola figlia… e c’era gusto a curare il melo e il melograno, il fico e la vite, perché avide erano le manine della figlia mia, e bello era vedere la sposa, seduta all’ombra verde delle piante, a tessere o a filare… Dopo… partita la figlia… e così dimentica!… Inferma e poi morta la sposa… Perché e per chi curare ciò che un tempo era bello? E tutto è morto, meno i due vecchioni che si ricordano della mia infanzia… Vorrei morire prima di avere a ricordare, e mentre qui c’è una donna giusta come era Lia. Io ti ringrazio delle piante, del lavoro, di tutto. Ringrazio tutti. Ma prego il mio Signore di svellere la mia vecchia pianta da queste zolle prima che tramonti quest’ora di pace per il vecchio Giovanni…».
51Gesù gli va vicino e gli mette la mano sulla spalla, dolce e austero insieme: «Tante cose hai saputo fare nella tua lunga vita. Una ti manca ancora: quella di accettare da Dio l’ora della morte senza chiedere che sia anticipata o posticipata di un minuto. Ti sei rassegnato a tante cose. Perciò Dio ti ama. Sappi rassegnarti alla più difficile: a vivere quando si desidererebbe soltanto di morire. Ed ora rientriamo. Il sole scende dietro i monti e il freddo cresce subito. Il sabato ha inizio. Dopo di esso finiremo i lavori…», e raccogliendo sega, pialla e martello, rientra in casa, mentre gli altri finiscono di affastellare i rami potati, di innaffiare le piante messe a dimora e di sistemare sui suoi gangheri la porta rimessa a nuovo.
32. Giuda Iscariota il figlio di Satana[157].
Un figlio di Satana.
Preghiera sul monte.
1L’alba schiarisce l’orizzonte. Il bosco di ulivi che copre il monte si illumina pian piano uscendo dall’ombra, e i tronchi, ancor nell’ombra, sembrano assenti mentre le chiome argentate già sono visibili. Pare che della nebbia sia stesa sul monte, ma non è che il grigiore delle fronde nella luce incerta del mattino.
Gesù è solo sotto gli ulivi. Ma non è il Getsemani. Perché il Getsemani è parallelo, dirò così, al Moria, mentre qui il Moria resta di fronte. Perciò siamo a nord di Gerusalemme, oltre le tombe dei re. Gesù prega ancora, ne cessa di farlo neppure quando i primi cinguettii degli uccelli gli dicono che è venuto il giorno. Soltanto quando il primo raggio del sole ormai levato accende un punto d’oro nell’oro sino ad allora pacato delle cupole del Tempio, si alza in piedi, si leva e scuote il mantello, che ha impronte di terriccio e qualche fogliolina secca attaccata alla stoffa pesante, si liscia con la mano la barba ed i capelli, e poi si raggiusta la veste e la cintura, si osserva le cinghie dei sandali, si rimette il mantello e si avvia giù dal monte per un sentierino appena tracciato fra i tronchi. Forse si dirige a quella casetta a mezza costa, dal tetto della quale sale un po’ di fumo. Ma no. Devia verso una stradetta più ampia, che scende verso la via maestra che conduce alla città.
La virtù forzata non giova.
2Dietro a Lui rovina dal monte l’Iscariota. Dico rovina perché corre come un matto per raggiungere il Maestro. E giunto a tiro di voce lo chiama. Gesù si ferma. Giuda lo raggiunge ansante: «Maestro… buon per me che ho pensato di venirti a cercare! Te ne andavi così, senza di me? Ziforà mi dicevi di aspettarti nella casa, ché certo saresti venuto. Invece…».
3«Non ho detto a tutti che vi attendevo alla porta di Erode all’aurora? É l’aurora. E vado alla porta di Erode».
«Sì, ma… era per gli altri. Noi due eravamo insieme».
«Insieme?». Gesù è molto serio.
«Ma sì, Maestro. Siamo venuti via insieme. Tu lo hai voluto. Poi hai preferito andare da solo a pregare. Ma io ero disposto a venire con Te».
4«A Nobe hai mostrato chiaramente che non ti era gradevole passare la notte in preghiera col tuo Maestro. Ed Io ti ho risparmiato dal fare un atto di virtù forzato. Non avrebbe giovato a nulla. Il bene bisogna saperlo fare spontaneamente perché abbia profumo e sia fecondo. In caso contrario non è che una… pantomima, e talora è peggio che una pantomima».
Il figlio di Satana.
«Ma io… Perché sei così severo con me da qualche tempo? Non mi ami più?».
5«Con maggior ragione che te, Io potrei chiederti: non mi ami più? Ma non te lo chiedo. Perché anche questa domanda sarebbe una cosa inutile, ed Io non faccio mai cose inutili».
«Eh! già! Perché Tu sai bene che ti amo!».
6«Vorrei saperlo, Giuda di Keriot. E vorrei poterti dire: lo so che mi ami. Ma come non faccio mai cose inutili, così non dico mai parole false. Perciò non ti dico che so che mi ami».
7«Ma come, Maestro! Io non ti amo? Io non lavoro per Te? Ne puoi dubitare? Ciò mi addolora. Io che, appena comprendo che una cosa ti addolora, non la faccio più e veglio perché non sia fatta! Guarda: ho capito che ti spiaceva che io… uscissi di notte. Non sono più uscito. Ho capito che ti stancavano oltre misura le dispute dei tuoi avversari. Sono andato -e non mi sono state risparmiate le offese- a dir loro di smetterla, e Tu vedi che non sei più stato importunato. E spero che non lo sarai neppure nel Tempio. Non sei giusto, Maestro, col povero Giuda!».
8«Sei il primo che, fra quelli che mi sono seguaci, mi rimproveri d’ingiustizia…».
9«Oh! perdono! Ma le tue parole, la tua severità, tanto mi addolorano che non so più riflettere. Mi dissenna, credilo. Suvvia, mia pace, facciamo la pace fra noi. Io voglio essere con Te come fossi un tutto con Te. Insieme sempre…».
10«Un tempo lo eravamo. Ma ora dimmi, Giuda: quando mai lo siamo?».
«Ancor per quella notte? O ancora perché non venni teco a Betabara? Ma Tu sai perché non sono venuto. Per tuo bene… E quella notte… Sono un uomo giovane, Signore! Ma tolti quei momenti in cui, lo confesso, posso aver sbagliato, anzi certamente ho sbagliato, sono sempre vicino a Te».
11«Non è della vicinanza corporale che parlo. Ma di quella spirituale, di quella di pensiero e di cuore. Tu sei lontano, Giuda, dal tuo Salvatore, e sempre più ti allontani».
12«Ecco! A me tutti i rimproveri! Eppure vedi con che umiltà li prendo. Ti ho detto: “Mandami via”. Mi hai trattenuto… e allora che vuoi da me?».
13«Che voglio!! Vorrei non aver preso inutilmente una Carne per te. Questo vorrei! Ma ormai tu sei di un altro padre[158], di un altro paese[159], parli un’altra lingua[160]… Oh! Ma che fare, Padre mio, per mondare il tempio profanato di questo tuo figlio e mio fratello?». Gesù lacrima, pallidissimo, parlando al Padre suo.
14Giuda anche diventa terreo e si scosta alquanto, tacendo.
15Gesù lo sorpassa di qualche passo scendendo a testa china, chiuso nel suo dolore.
16E allora Giuda ha un gesto di scherno, di minaccia, direi di crudele giuramento dietro le spalle dell’Innocente. Il suo viso, sino allora mascherato da un’ipocrita patina di dolcezza e umiltà, si fa angoloso, duro, brutto, crudele. Veramente demoniaco. Tutto l’odio, ma un odio non umano, è nel fuoco delle nere pupille, e quel fuoco d’odio si concentra sull’alta persona di Gesù. Poi, con una scrollata di spalle e un colpo di piede iroso, Giuda mette il punto al suo interno ragionamento. E si rimette in cammino, ricomposto, come uno che ormai ha irrevocabilmente deciso.
Le cose di Dio sono buone.
17La città è prossima con le sue mura. Gente che si affolla alle porte. Forestieri, ortolani, abitanti dei paesi vicini. Fra questi che sono presso le mura sono gli undici apostoli che, vedendo il Maestro, gli vanno incontro.
18«Maestro, mentre attendevamo qui è venuto un uomo a cercarti. Ha detto che Valeria ti prega di andare presso la sinagoga dei liberti romani[161]. Ma di andarci proprio. Che lei sarà là».
19«Va bene. Andremo. Prima andiamo da Giuseppe di Sefori perché la mia veste non è monda».
20«Dove hai dormito, Signore?», chiede Pietro.
«In nessun luogo, Simone. Ho pregato sul monte. E la terra era umida e fangosa anche. Tu vedi».
21«Perché pregare così all’aperto, Signore? Ti potrebbe far del male…».
22«Gli elementi non nuocciono al Figlio dell’uomo. Le cose di Dio sono buone[162]… Sono gli uomini che odiano l’Uomo».
30Pietro sospira… Si allontanano verso la casa del galileo, seguiti dagli altri…
33. Il Messi caccia il demonio da una fanciulla[163]
Il Messia rimette in libertà gli oppressi[164].
11Terzo viene un gruppo di persone e pregano Gesù di uscire fuor dalle mura del Tempio per cacciare il demonio da una fanciulla, i cui gridi laceranti si sentono fin lì dentro. E Gesù si avvia dietro questi, uscendo nella strada che conduce in città. Della gente, fra la quale sono degli stranieri, si è stretta intorno a quelli che tengono la giovinetta, che spuma e si divincola stravolgendo gli occhi. Parolacce di ogni sorta escono dalle sue labbra, e tanto più escono più Gesù si avvicina a lei, così come cresce il suo dibattersi. A fatica la tengono quattro uomini giovani e robusti. E, con gli improperi, prorompono gridi di riconoscimento al Cristo e suppliche affannose dello spirito che la tiene per non essere cacciato, e anche delle verità, ripetute con monotonia: «Via! Non mi fate vedere questo maledetto! Va’ via! Via! Causa della nostra rovina. Lo so chi Tu sei. Tu sei… Tu sei il Cristo. Tu sei… Non ti ha unto altro olio che quello di lassù. La potenza del Cielo ti copre e ti difende. Ti odio! Maledetto! Non mi cacciare. Perché cacci noi e non ci vuoi, mentre tieni vicino una legione di demoni in un solo? Non lo sai che tutto l’inferno è in uno[165]? Sì che lo sai… Lasciami qui, almeno sino all’ora di…». La parola si arresta delle volte come strozzata, altre volte cambia, o si ferma prima, o si prolunga fra gridi disumani come quando urla: «Lasciami entrare almeno in lui. Non mi mandare là nell’Abisso! Perché ci odi, o Gesù, Figlio di Dio? Non ti basta ciò che sei? Perché vuoi comandare anche su noi? Non vogliamo comando, noi! Perché sei venuto a perseguitarci, se noi ti abbiamo rinnegato? Va’ via! Non ci versare addosso i fuochi del Cielo! I tuoi occhi! Quando saranno spenti noi rideremo… Ah! No! Neanche allora… Tu ci vinci! Ci vinci! Sii maledetto Te e il Padre che ti ha mandato, e quello che da voi viene ed è voi[166]… Aaaah!».
12L’ultimo grido è addirittura spaventoso, di creatura scannata nella quale lentamente entri il ferro omicida, ed è originato dal fatto che Gesù, dopo aver troncato molte volte, per comando mentale, le parole dell’ossessa, pone fine ad esse toccando con un dito la fronte della giovinetta. E il grido termina in una convulsione orrenda, sinché, con un fragore che ha della risata e del grido di un animale da incubo, il demonio la lascia urlando: «Ma non vado lontano… Ah! Ah! Ah!», seguito subito dallo schianto secco come di un fulmine, nonostante che il cielo sia tersissimo.
Parole di demonio non vanno ascoltate.
13Molti scappano terrorizzati. Altri si affollano ancor più ad osservare la giovinetta che si è calmata di colpo, accasciandosi fra le braccia di chi la teneva. Sta così pochi attimi e poi apre gli occhi, sorride, si vede fra la gente senza velo sul volto e sul capo e reclina il viso, per nasconderselo, sul braccio che alza al volto. Chi è con lei vorrebbe che ella ringraziasse il Maestro. Ma Egli dice: «Lasciatela nel suo pudore. La sua anima mi ringrazia già. Riconducetela a casa, dalla madre. É il posto suo di fanciulla…», e volge le spalle alla gente rientrando nel Tempio, al posto di prima.
14«Hai visto, Signore, che molti giudei ci erano venuti alle spalle? Ne ho riconosciuti alcuni… Eccoli là! Sono quelli che ci spiavano prima. Guarda come disputano fra loro…», dice Pietro.
15«Staranno stabilendo in chi di loro è entrato il diavolo. C’è anche Nahum, il fiduciario di Anna. É tipo adatto…», dice Tommaso.
16«Sì. E tu non hai visto, perché avevi le spalle voltate. Ma il fuoco si è aperto proprio sul suo capo», dice Andrea quasi battendo i denti.
«Io gli ero vicino e ho avuto una paura! …»
17«Veramente erano tutti uniti, loro. Però io ho visto il fuoco aprirsi su di noi e ho creduto di morire… Anzi ho tremato per il Maestro. Pareva proprio sospeso sul suo capo», dice Matteo.
18«Ma no. Io invece l’ho visto uscire dalla fanciulla e scoppiare sul muro del Tempio», ribatte Levi, il pastore discepolo.
19«Non discutete fra voi. Il fuoco non indicò né questo né quello. Fu solo il segno che il demonio era fuggito», dice Gesù.
«Ma ha detto che non andava lontano! …», obbietta Andrea.
20«Parole di demonio… Non vanno ascoltate…
34. Il peccato originale spiegato
in parabola ai tre bambini[167].
La parabola dell’Eden, il serpente e i fiumi.
L’Eden.
71I tre bambini vanno tanto vicino che gli si siedono addirittura sulle gambe. Gesù li cinge con le braccia e incomincia a narrare: «Un giorno il Signore Iddio disse: “Farò l’uomo[168], e l’uomo vivrà nel Terrestre Paradiso dove è il gran fiume che poi si divide in quattro capi, che sono il Fison, il Geon, l’Eufrate e il Tigri, che scorrono la Terra. E l’uomo sarà felice, avendo tutte le bellezze e bontà del Creato e il mio amore per gaudio del suo spirito”[169]. E così fece. Era come se l’uomo fosse su una grande isola, ma ancor più fiorita di questa e con piante di ogni specie e con tutti gli animali. E sopra lui fosse l’amore di Dio a far da sole per l’anima, e la voce di Dio era nei venti, più melodiosa di canto d’uccello.
Il serpente.
72Ma ecco che in questa bell’isola fiorita, fra tutte le bestie e le piante, entrò strisciando un serpente diverso da quelli che erano stati creati da Dio e che erano buoni, senza veleno nei denti, senza ferocia nelle spire del corpo flessuoso. Anche questo serpente si era vestito della pelle dai colori di gemme che avevano gli altri, anzi si era fatto ancor più bello di questi, tanto che pareva un grande monile di re che andasse guizzando fra gli splendidi alberi del Giardino. Andò ad attorcigliarsi intorno ad un albero che sorgeva in mezzo al giardino, un albero bello, solitario, alto molto più di questo, coperto di foglie e frutti meravigliosi. E il serpente pareva un gioiello intorno al bell’albero, e scintillava al sole, e tutti gli animali lo guardavano perché nessuno si ricordava di averlo visto creare, né di averlo visto prima di allora. Ma nessuno gli si avvicinava, anzi tutti si allontanavano dall’albero, ora che aveva attorno al fusto il serpente.
Il peccato[170].
73Soltanto l’uomo e la donna si avvicinarono là, la donna prima dell’uomo, perché le piaceva quella cosa lucente che brillava al sole e muoveva il capo simile ad un fiore ancor semichiuso, e ascoltò quello che diceva il serpente, e disubbidì al Signore e fece disubbidire Adamo. Soltanto dopo avere disubbidito, videro il serpente per ciò che era e compresero il peccato, perché ormai avevano perduto l’innocenza del cuore. E si nascosero a Dio che li cercava, e poi mentirono a Dio che li interrogava.
74Allora Dio mise degli angeli a confine del Giardino e cacciò gli uomini da esso. Fu come se gli uomini fossero, dalla riva sicura dell’Eden, gettati nei fiumi terrestri colmi d’acque come quando vengono le piene di primavera. E Dio lasciò però nel cuore degli scacciati il ricordo del loro destino eterno, ossia del passaggio dal bel Giardino, dove sentivano la voce e l’amore di Dio, al Paradiso dove avrebbero goduto di Dio completamente. E col ricordo lasciò lo stimolo santo a risalire verso il luogo perduto con una vita di giustizia.
Risalire la corrente.
75Ma, fanciulli miei, voi lo avete provato poco fa che, finché la barca scende seguendo la corrente, è facile il suo cammino, mentre quando risale la corrente fatica a stare a galla, a non esser travolta dall’onda, a non naufragare fra le erbe e le sabbie o le pietre del fiume. Se Simon Pietro non avesse legato le vostre barchettine con i giunchi sottili della riva, le avreste perdute tutte, così come è accaduto a Isacco per aver lasciato andare il giunco.
76Lo stesso succede degli uomini gettati sulle correnti della Terra. Devono stare sempre nelle mani di Dio, affidando la loro volontà, che è come il giunco, alle mani del buon Padre che è nei Cieli e che è Padre di tutti e specie degli innocenti, e devono avere l’occhio vigilante ad evitare le erbe ed i falaschi, le pietre, i mulinelli e il fango che potrebbero trattenere, frantumare o inghiottire la barca della loro anima, strappando il filo della volontà che li tiene uniti a Dio. Perché il Serpente, che non è più nel Giardino, è ora sulla Terra, e cerca proprio di far naufragare le anime, cerca di non farle risalire, per l’Eufrate, il Tigri, il Geon e il Fison, al Gran Fiume che scorre nel Paradiso eterno e alimenta gli alberi della Vita e Salute, che portano perpetui frutti, di cui godranno tutti coloro che hanno saputo risalire la corrente per riunirsi a Dio e agli angeli suoi senza avere mai più a soffrire di nulla».
35. Estremo tentativo
di redimere
Giuda Iscariota[171].
Sicut vita, finis ita[172]
La paura di morire.
«Maestro! Maestro! Siamo qui. Io ed Elisa. Oh! Maestro, quanto affanno per Te! E quanta paura di morire…», dice Giuda di Keriot sbucando da dietro dei filari di vite e correndo a Gesù. Una benda gli fascia la fronte. Elisa lo segue più calma.
«Hai patito? Hai temuto di morire? Tanto ti è cara la vita?», chiede Gesù liberandosi da Giuda che lo abbraccia e piange.
«Non la vita. Temevo Dio. Morire senza il tuo perdono… Io ti offendo sempre. Tutti offendo. Anche questa… E lei mi ha risposto facendomi da madre. Colpevole mi sentivo e temevo la morte…».
«Oh! salutare timore se può farti santo! Ma Io ti perdono, sempre, tu lo sai, sol che tu abbia volontà di pentimento. E tu, Elisa? Hai perdonato?».
«È un grande fanciullo sfrenato. So compatire».
«Sei stata forte, Elisa. Lo so».
«Se essa non c’era! Non so se ti avrei rivisto, Maestro!».
«Tu vedi dunque che non per odio ma per amore ella era rimasta al tuo fianco… Non hai patito ferita, Elisa?».
«No, Maestro. Le pietre mi cadevano intorno senza farmi danno. Ma il cuore ha avuto molta ambascia pensando a Te…».
«Tutto è finito ormai. Seguiamo la donna che ci vuole condurre in una casa sicura».
Si rimettono in cammino, prendendo una stradetta bianca di luna che va verso oriente.
Vivere da giusti per avere un placido morire.
Gesù ha preso per un braccio l’Iscariota ed è avanti con lui. Dolcemente gli parla. Cerca di lavorare sul cuore scosso dalla passata paura del giudizio di Dio: «Tu vedi, Giuda, come è facile il morire. Sempre in agguato la morte intorno a noi. Tu vedi come ciò che pare trascurabile cosa quando siamo pieni di vita divenga grande, paurosamente grande cosa quando la morte ci sfiora. Ma perché voler avere queste paure, crearsele per trovarsele di fronte nel momento del morire, quando con una vita santa si può ignorare lo spavento del prossimo giudizio divino? Non ti pare che meriti vivere da giusti per avere un placido morire? Giuda, amico mio. La divina, paterna misericordia ha permesso questo avvenimento perché fosse un richiamo al tuo cuore. Sei ancora in tempo, Giuda… Perché non vuoi dare al tuo Maestro che sta per morire la gioia grande, grandissima di saperti tornato al Bene?».
Non c’è possessione senza libera adesione.
«Ma mi puoi ancora perdonare, Gesù?».
«E così ti parlerei se non lo potessi? Come mi conosci ancora poco! Io ti conosco. So che sei come chi è abbrancato da una piovra gigante. Ma, se tu volessi, potresti liberarti ancora. Oh! soffriresti, certo. Strapparsi di dosso quelle catene che ti mordono e ti avvelenano, sarebbe dolore. Ma, dopo, quanta gioia, Giuda! Temi di non aver forza di reagire ai tuoi suggestionatori? Io posso assolverti in anticipo del peccato di trasgressione al rito pasquale… Tu sei un malato. Per i malati la Pasqua non è obbligatoria. Nessuno è più malato di te. Tu sei come un lebbroso. I lebbrosi non salgono a Gerusalemme, sinché sono tali. Credi, Giuda, che il comparire davanti al Signore con lo spirito immondo, quale lo hai tu, non è onorarlo, ma offenderlo. Bisogna prima…».
Ultimo tentativo per salvar l’Iscariota.
Linguaggio di Satana.
«Perché allora non mi purifichi e guarisci?», chiede già duro, riottoso, Giuda.
«Non ti guarisco! Quando uno è malato cerca da sé la guarigione. A meno che non sia un fanciullino o uno stolto, che non sanno volere…».
«Trattami come tali persone. Trattami da stolto e provvedi Tu, a mia stessa insaputa».
«Non sarebbe giustizia, perché tu puoi volere. Tu sai ciò che è bene e ciò che è male per te. E non gioverebbe il mio guarirti senza la tua volontà di rimanere guarito».
«Dammi anche questa».
«Dartela? Importela, allora, una volontà buona? E il tuo libero arbitrio? Che diverrebbe, allora? Che sarebbe il tuo io di uomo, creatura libera? Succube?».
«Come sono succube di Satana, potrei esserlo di Dio!».
«Come mi ferisci, Giuda! Come mi trapassi il cuore! Ma per quello che mi fai, Io ti perdono… Succube di Satana, hai detto. Io non dicevo questa tremenda cosa…».
«Ma la pensavi, perché è vera e perché Tu la conosci, se è vero che Tu leggi nei cuori degli uomini. Se così è, Tu sai che io non sono più libero di me… Esso mi ha preso e.…».
«No. Esso si è a te accostato, tentandoti, assaggiandoti, e tu lo hai accolto. Non c’è possessione se non c’è all’inizio un’adesione a qualche tentazione satanica. Il serpente insinua il capo fra le sbarre fitte messe a difesa dei cuori, ma non entrerebbe se l’uomo non gli allargasse un varco per ammirarne l’aspetto seduttore, per ascoltarlo, per seguirlo… Solo allora l’uomo diviene succube, posseduto, ma perché lo vuole. Anche Dio saetta dai Cieli le luci dolcissime del suo paterno amore, e le sue luci penetrano in noi. Meglio: Dio, a cui tutto è possibile, scende nel cuore degli uomini. È il suo diritto. Perché allora l’uomo, che sa divenire schiavo, succube dell’Orrendo, non sa farsi servo di Dio, anzi figlio di Dio, e scaccia il Padre suo Santissimo? Non mi rispondi? Non mi dici perché hai preferito, voluto Satana a Dio? Ma pure saresti ancora in tempo a salvarti! 12Tu lo sai che Io vado a morire. Nessuno come te lo sa… Io non mi rifiuto dal morire… Vado. Vado alla morte perché la mia morte sarà la Vita per tanti. Perché non vuoi essere fra questi? Solo per te, amico mio, mio povero, malato amico, sarà inutile il mio morire?».
«Sarà inutile per tanti, non ti illudere. Faresti meglio a fuggire e a vivere lontano di qui, godere la vita, insegnare la tua dottrina, perché è buona, ma non sacrificarti».
«Insegnare la mia dottrina! Ma cosa insegnerei più di vero, se facessi il contrario di ciò che insegno? Che Maestro sarei se predicassi l’ubbidienza alla volontà di Dio e non la facessi, l’amore per gli uomini e poi non li amassi, la rinuncia alla carne e al mondo e poi amassi la carne mia e gli onori del mondo, il non dare scandalo e poi scandalizzassi non solo gli uomini ma gli angeli, e così via? Per te parla Satana in questo momento. Come ha parlato a Efraim. Come tante volte ha parlato e agito, attraverso a te, per turbare Me. Io le ho riconosciute tutte queste azioni di Satana, compiute con tuo mezzo, e non ti ho odiato, non ho avuto stanchezza di te, ma soltanto pena, infinita pena.
Linguaggio del redentore.
Come una madre che sorvegli i progressi di un male che porta alla morte il suo figlio, Io ho guardato il progredire del male in te. Come un padre che non si fa rincrescere cosa alcuna pur di trovare i farmaci al suo figlio malato, Io non mi sono fatto rincrescere nulla per salvarti, ho superato ripugnanze, sdegni, amarezze, sconforti… Come un padre e una madre desolati, disillusi su ogni potere terreno, si volgono al Cielo per ottenere la vita del figlio, così Io ho gemuto e gemo implorando un miracolo che ti salvi, ti salvi, ti salvi sull’orlo dell’abisso che già frana sotto i tuoi piedi. 13Giuda, guardami! Fra poco il mio Sangue sarà sparso per i peccati degli uomini. Non me ne resterà goccia. Lo beveranno le zolle, le pietre, le erbe, le vesti dei miei persecutori e le mie…, il legno, il ferro, le funi, le spine del nabacà… e lo beveranno gli spiriti che attendono salute… Solo tu non ne vuoi bere? Io, per te soltanto, lo darei tutto questo mio Sangue. Tu sei l’amico mio. Come si muore volentieri per l’amico! Per salvarlo! Si dice: “Io muoio. Ma io continuerò a vivere nell’amico al quale ho dato la vita”. Come una madre, come un padre che continuano a vivere nella loro prole anche dopo che sono spenti. Giuda, Io te ne supplico! Non chiedo altro in questa mia vigilia di morte. Al condannato anche i giudici, anche i nemici concedono un’ultima grazia, esaudiscono l’ultimo desiderio. Io ti chiedo di non dannarti. Non lo chiedo tanto al Cielo quanto a te, alla tua volontà… Pensa a tua madre, Giuda. Che sarà tua madre, dopo? Che, il nome della tua famiglia? Invoco al tuo orgoglio, questo è più che mai fiero, di difenderti contro il tuo disonore. Non disonorarti, Giuda. Pensa. Passeranno gli anni e i secoli, cadranno i regni e gli imperi, si illanguidiranno le stelle, muterà la configurazione della Terra, e tu sarai sempre Giuda, come Caino è sempre Caino, se tu persisti nel tuo peccato. Finiranno i secoli. E resterà soltanto Paradiso e Inferno, e in Paradiso e nell’Inferno, per gli uomini risorti e accolti con anima e corpo, in eterno, là dove è giusto che siano, tu sarai sempre Giuda, il maledetto, il colpevole più grande, se non ti ravvedi. Io scenderò a liberare gli spiriti dal Limbo[173], li trarrò a schiere dal Purgatorio[174], e tu… non ti potrò trarre dove Io sono… Giuda, Io vado a morire, felice vado, perché è venuta l’ora che da millenni attendevo, l’ora di riunire gli uomini al Padre loro. Molti non li riunirò. Ma il numero dei salvati che contemplerò nel morire mi consolerà dello strazio del morire inutilmente per tanti. Ma, Io te lo dico, sarà tremendo vederti fra questi, tu, mio apostolo, amico mio. Non mi dare l’inumano dolore!… Ti voglio salvare, Giuda! Salvare. 14Guarda. Noi scendiamo al fiume. Domani all’alba, quando ancora tutti dormono, noi lo passeremo, noi due, e tu andrai a Bozra, ad Arbela, ad Aera, dove vuoi. Tu sai le case dei discepoli. A Bozra cerca di Gioacchino e di Maria, la lebbrosa da Me guarita. Ti darò uno scritto per loro. Dirò che per la tua salute si esige un riposo quieto in aria diversa. È la verità, purtroppo, poiché tu sei malato nello spirito e l’aria di Gerusalemme ti sarebbe letale. Ma essi crederanno che tu lo sia nel corpo. Starai là sinché Io non te ne venga a trarre. Ai tuoi compagni penserò Io… Ma non venire a Gerusalemme. Vedi? Non ho voluto le donne, meno le più forti fra esse, e quelle che per diritto di madri devono essere presso i figli loro».
«Anche la mia?».
«No. Maria non sarà a Gerusalemme…».
«È madre di un apostolo essa pure e ti ha sempre onorato».
«Sì. E avrebbe diritto come le altre di stare vicino a Me, che ama con perfetta giustizia. Ma appunto per questo non ci sarà. Perché Io le ho detto di non esserci, ed ella sa ubbidire».
«Perché non deve esserci? Cosa in lei di diverso dalla madre dei tuoi fratelli e dei figli di Zebedeo?».
«Tu. E tu lo sai perché dico questo. Ma se tu mi ascolti, se vai a Bozra, Io manderò ad avvisare tua madre e te la farò accompagnare, perché ella, che è tanto buona, ti aiuti a guarire. 15Credilo, noi soli ti amiamo così, senza misura. Tre sono che ti amano in Cielo: il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo, che ti hanno contemplato e che attendono il tuo volere per fare di te la gemma della Redenzione, la preda più grande strappata all’Abisso; e tre in Terra: Io, tua madre e mia Madre. Facci felici, Giuda! Noi del Cielo, noi della Terra, questi che ti amano di vero amore».
Nella superbia è ancora Satana.
«Tu lo dici: tre soli sono che mi amano; gli altri… no».
«Non come noi. Ma tanto ti amano. Elisa ti ha difeso. Gli altri erano in affanno per te. Quando tu ci sei lontano, tutti ti hanno in cuore e il tuo nome è sulle labbra. Tu non conosci tutto l’amore che ti circonda. Il tuo oppressore te lo nasconde. Ma credi alla mia parola».
«Ti credo. E cercherò di farti contento. Ma voglio fare da me. Da me ho sbagliato, da me devo sapermi guarire dal male».
«Unicamente Dio può fare da Sé. Questo tuo pensiero è di superbia. Nella superbia è ancora Satana. Sii umile, Giuda. Afferra questa mano che ti si offre amica. Rifugiati su questo cuore che ti si apre protettore. Qui, con Me, non ti potrebbe far del male Satana».
«Ho provato a stare con Te… Sono sempre più disceso… È inutile!».
«Non lo dire! Non lo dire! Respingi lo sconforto. Dio può tutto. Stringiti a Dio. Giuda! Giuda!».
«Taci! Che gli altri non sentano…».
«E ti preoccupi degli altri e non del tuo spirito? Misero Giuda! …».
Veglia del Redentore e la corredentrice per l’Iscariota.
Gesù non parla più. Ma continua a stare al fianco dell’apostolo sinché la donna, che era avanti qualche metro, entra in una casa emersa da un folto d’ulivi. Allora dice Gesù al suo discepolo: «Io non dormirò questa notte. Pregherò per te e ti attenderò… Dio parli al tuo cuore. E tu ascoltalo… Resterò qui, dove sono ora, a pregare. Sino all’alba… Ricordalo».
Giuda non gli risponde. Sono sopraggiunti gli altri e le donne, e sostano tutti insieme in attesa che la samaritana ritorni. Non sta molto a tornare. È insieme ad un’altra donna che le somiglia e che li saluta dicendo: «Non ho molte stanze, perché già sono qui i segatori che per ora lavorano agli ulivi. Ma ho grande il granaio e molta paglia è in esso. Per le donne ho posto. Venite».
«Andate! Io resto qui in preghiera. La pace a voi tutti», dice Gesù. E mentre gli altri se ne vanno, Egli trattiene sua Madre dicendole: «Io resto a pregare per Giuda, Madre mia. Aiutami tu pure…».
«Ti aiuterò, Figlio mio. Rinasce forse in lui il volere?».
«No, Mamma. Ma noi dobbiamo fare come se… Il Cielo può tutto, Mamma!».
«Sì. E io posso ancora illudermi. Non Tu, Figlio mio. Tu sai. Santo Figlio mio! Ma io ti imiterò sempre. Va’ tranquillo, amor mio! Anche quando Tu non potrai più parlargli, perché egli ti fuggirà, io cercherò di condurtelo. E sol che il Padre Santissimo ascolti il mio dolore… Mi lasci stare con Te, Gesù? Pregheremo insieme… e saranno tante ore da averti per me sola…».
«Resta, Mamma. Ti attendo qui».
Maria va lesta e lesta torna. 17Si siedono sulle loro sacche, ai piedi degli ulivi. Nel gran silenzio si sente il fruscio del fiume poco lontano, e il canto dei grilli sembra forte nel gran tacere della notte. Poi cantano gli usignoli. E ride una civetta. E piange un assiolo. E le stelle trasmigrano lente nel firmamento, regine, ora che la luna più non le offusca essendo già tramontata. E poi un gallo rompe l’aria cheta col suo squillante richiamo. Molto più lontano, appena percepibile, un altro gallo risponde. Poi di nuovo il silenzio, rotto da un arpeggiar di guazze, che cadono dalle tegole della prossima casa sul selciato che la contorna. E poi un fruscio nuovo fra le fronde, come perché scuotano l’umido notturno, e un isolato pispolio di uccello che si ridesta, e contemporaneamente un mutar del cielo, un ridestarsi della luce. È l’alba. E Giuda non è venuto…
Gesù guarda la Madre, bianca come un giglio contro l’ulivo scuro, e le dice: «Abbiamo pregato, Madre. La preghiera nostra Dio la userà[175]…».
«Sì, Figlio mio. Sei pallido come la morte. Veramente la tua vitalità si è esalata tutta in questa notte per premere sulle porte dei Cieli e sui decreti di Dio!».
«Tu pure sei pallida, Madre. Grande è la tua fatica».
«Grande è il mio dolore per il tuo dolore».
Il Messia muta i cuori dei volontari.
La porta della casa si apre cauta… Gesù trassale. Ma non è che la donna che li ha condotti, quella che esce senza fare rumore. Gesù sospira: «Ho sperato di essermi potuto sbagliare[176]!».
La donna viene avanti col suo cesto vuoto. Vede Gesù. Lo saluta e proseguirebbe. Ma Egli la chiama. Le dice: «Il Signore di tutto ti compensi. Io pur vorrei, ma non ho nulla con Me».
«Nulla vorrei, Rabbi. Nessun compenso. Ma una cosa vorrei, pur non volendo denaro. E questa me la puoi dare!».
«Che, donna?».
«Che il cuore del mio sposo mutasse. E questo Tu lo puoi fare, perché Tu sei veramente il Santo di Dio».
«Va’ in pace. Ti sarà fatto come tu chiedi. Addio».
La donna se ne va lesta verso la sua casa, che deve essere ben triste.
Maria commenta: «Un’altra infelice. Per questo è buona! …».
19Si affaccia dal granaio la testa arruffata di Pietro e, dietro la sua, quella luminosa di Giovanni, e poi il profilo severo del Taddeo, e il volto brunastro dello Zelote, e il viso magro del giovinetto Beniamino… Tutti sono desti. Ecco dalla casa uscire prima di tutte Maria di Magdala, e dietro lei Niche, e poi le altre. Quando tutti sono riuniti e la donna che li ha ospitati ha già portato un secchiello di latte ancor schiumoso, appare l’Iscariota. Non ha più la benda. Ma il livido della percossa gli tinge metà della fronte, e l’occhio è ancor più cupo nel cerchio violaceo.
Gesù lo guarda. Giuda guarda Gesù e poi volge il capo altrove. Gesù gli dice: «Acquista dalla donna quanto può darci. Noi andiamo avanti. Raggiungici».
E veramente Gesù, salutata la donna, si avvia. Tutti lo seguono.
S O M M A R I O
1. Gesù tentato da Satana nel deserto. Come si vincono le tentazioni.
Le tentazioni del Messia nel deserto.
Tentazione dello scoraggiamento
Come si vincono le tentazioni. (Insegnamento)
2. L’indemoniato guarito nella sinagoga di Cafarnao.
Il Portatore del Regno messianico.
Il Messia si mise a insegnare.
Il Regno di cui il Messia è Re.
Il nemico del Regno messianico.
Mutare vita, Dio non si irride e non si inganna.
Il Giorno del Regno messianico.
La morte è il passaggio a Dio o a Mammona.
Obiezione sul Regno messianico.
Obiezioni sulla messianicità di Gesù.
3. “La sfida tra l’Eterno e Satana”.
Duello dell’Amore contra l’Odio.
Conseguenze del peccato della prostituzione.
La più alta dignità dell’uomo.
Influsso do Satana nell’infermità dell’uomo.
“In ogni malattia c’è l’unghia di Satana”.
“Il Nome che fa fuggire Satana”
4. Liberazione di un romano indemoniato.
L’Unificatore universale (Discorso messianico)
L’anima è l’essenza spirituale dell’uomo.
Le patrie passano. Ma il Cielo resta
5. Il peccato è meretricio con Satana.
Il peccato è meretricio con Satana.
6. Liberazione dell’indemoniata di Sicar e conversione di Fotinai.
Chi usa misericordia offre un sacrificio.
Chi guarda ai venti non semina.
Chi usa misericordia offre un sacrificio.
7. I due indemoniati della regione dei Geraseni.
L’uomo responsabile di essere immondo.
L’uomo è responsabile di essere immondo.
La proibizione dei cibi immondi.
L’unico liberatore è il Messia
La legione si trasferisce nei porci
Stato di coscienza dei posseduti.
8. A Pendo. La spelonca della maga.
Sull’occultismo, la negromanzia, il satanismo…
La pratica esoterica è delitto
9. L’albergatore di Betginna e la sua figlia lunatica.
Quando uno è convinto persuade sempre
Cercando alloggio per il Messia
Cercando alloggio per il Messia
10. Gli idolatri di Magdalgad e il miracolo sulla partoriente.
Dio non sopporta altri dèi acanto a Lui.
Nulla è inutile neppure la disfatta.
11. Maria di Magdala Inferma per possesso demoniaco. Crisi che tormenta.
“Inferma per possesso demoniaco”.
12. Guarigione di due ciechi e di un muto indemoniato.
Chi non crede nel Messia è condannato
Liberazione di un muto indemoniato
Il potere di Satana sull’anima.
L’uomo severo ed intransigente.
Satana può impossessarsi di un’anima.
13. La disputa con scribi e farisei a Cafarnao. L’arrivo della Madre e dei fratelli.
L’indemoniato cieco e muto (Mt 12,22) .
Lingue di vipere! Bestemmiatori!” (Mt 12,24-; Mc 3,22; Lc 11,16)
Regno di Dio e regno di Satana.
Il Regno di Satana (Mt 12,25-26; Lc 11,17)
Il Regno di Dio e il Re di questo Regno. (Mt 12,28-29; Mc 3,27) .
Il Padre del secolo futuro (Mt 12,30)
Il Peccato contro lo Spirito Santo (Mt 12,31-32; Mc 3,28-30)
Dal frutto si conosce l’albero (Mt 12,33-35; Lc 6,43-45)
Conseguenze eterne della parola (Mt 12,36-37).
Il segno di Giona (Mt 12,38-40)
Ascolto e conversione (Mt 12,41-42; Lc 11,31)
Generazione adultera e malvagia.
Le abitudini dello spirito immondo (Mt 12,43-45; Lc 11,24-26).
La vera famiglia di Gesù (Mt 12,46-50; Mc 3,20-21. 31-35; Lc 8, 19-21).
14. Guai ai volontari del Male.
15. La fede della donna cananea e liberazione della figlia posseduta.
La prova dell’annullamento (Mt 15,21; Mc 7,24).
La prova del silenzio (Mt 15,22; Mc 7,25).
La prova dell’abbandono (Mc 7,26; Mt 15,23.
La prova delle incomprensioni (Mt 15,23) .
La prova del rifiuto (Mt 15,25).
La prova delle umiliazioni (Mc 7,27;Mt 15,27) .
Premio alla fede provata (Mt 15,28; Mc 7,28-30)
16. Giuda Iscariota perde il potere del miracolo La parabola del coltivatore.
L’elemento essenziale per l’esorcismo.
L’Iscariota non si pente e rimane indemoniato.
L’Iscariota rifiuta la compagnia di Gesù.
17. L’epilettico guarito ai piedi del monte. Un commento per i prediletti.
L’epilettico guarito al piede del monte.
Motivi di una disputa (Mt 17,14; Mc 9,14-16; Lc 9,37).
Posseduto da un spirito maledetto (Mt 17,14-15; Mc 9,17-18; Lc 9,38-39).
Generazione incredula (Mt 17,16-17; Mc 9,19; Lc 9,40-41).
Tutto è concesso a chi crede (Mc 9,20-24; Lc 9,42).
L’ esorcismo (Mt 17,18; Mc 9,25-27; Lc 9,42-43).
18. Lezione ai discepoli sul potere di vincere i demoni.
Possessione diabolica e malattia.
Sul carisma dell’esorcismo (Mc 9,28-29; Mt 17,21).
Istruzioni per il pellegrinaggio pasquale.
19. Lezione ai discepoli sul potere di vincere i demoni.
Possessione diabolica e malattia.
Sul carisma dell’esorcismo (Mc 9,28-29; Mt 17,21).
Istruzioni per il pellegrinaggio pasquale.
20. Sull’uso del nome di Gesù.
L’ unico nemico da combattere.
Esorcizzare in nome di Gesù è sempre lecito
L‘arma vincente, il nome Gesù (Mc 9,39; Lc 9,50).
Parabola della fronte detronizzata
21. Lezione ai discepoli sul potere di vincere i demoni.
Possessione diabolica e malattia.
L’Iscariota, un volontario di Satana.
L’apostolo subdolo e inquisitore.
L’ apostolo volutamente eretico.
Gesù dà luce al discepolo amato.
Misericordia per le anime malate.
L’ apostolo corrotto e corruttore.
Satana non fa male ai Giovanni.
La madre di Marco, l’indemoniato.
Con che mezzi si salvano le anime?
23. Possessione di un demonio intelligente.
Il fedifrago, Marco di Giosia.
Possessione di un demonio intelligente.
24. Guai, guai a chi prende la via satanica.
Il Re di un Regno spirituale. (discorso)
Satanismo ancora da compatire.
L’idea messianica, eredità dei Padri.
La santità di Mosè e d’Aronne.
Coloro che barattano l’idea messianica.
Fedeltà all’eredità del Padre.
26. Lezioni tratte dalla natura.
Lezione degli insetti sui fiori.
Lezione del ragno che insidia gli insetti.
Satana obbliga a stare vigilante.
27. Liberazione di un indemoniato completo. La vocazione della donna all’amore.
Il ringhio della bestia infernale.
Pietà e rispetto verso il liberato.
Per quale sentiero viene Satana?
Collaboratrice di Dio o strumento di Satana?
Potenzialità benefica e malefica della donna.
28. L’indemoniato guarito, i farisei e la bestemmia contro lo Spirito Santo.
Peccati contro l’amore e la verità.
Temete di quelli che vi possono mandare all’inferno
Dio ha cura di tutte le sue creature
Testimoniare che Gesù è il Messia
Offese allo Spirito che non saranno perdonati.
Lo Spirito parlerà nei perseguitati
29 Lezione sulle possessioni, sia divine che diaboliche.
L’infelice moglie di una negromante
Modi in cui possono manifestarsi gli spiriti.
Via Satana se volete aver Cristo.
31. Ammaestramenti agli apostoli mentre fanno lavori manuali in casa di Giovanni di Nobe.
Elisa non fa conti sul futuro.
Non è sempre sereno quando non romba la folgore.
La donna è per natura intuitiva.
Chi si dona a Satana diventa demonio.
La possessione satanica più dannosa.
L’aiuto potente contro Satana è la “Grazia”.
L’apostolo infedele deviene demonio.
Accettare da Dio l’ora della morte.
32. Giuda Iscariota il figlio di Satana.
33. Il Messi caccia il demonio da una fanciulla
Il Messia rimette in libertà gli oppressi.
Parole di demonio non vanno ascoltate.
34. Il peccato originale spiegato in parabola ai tre bambini.
La parabola dell’Eden, il serpente e i fiumi.
35. Estremo tentativo di redimere Giuda Iscariota.
Vivere da giusti per avere un placido morire.
Non c’è possessione senza libera adesione.
Ultimo tentativo per salvar l’Iscariota.
Nella superbia è ancora Satana.
Veglia del Redentore e la corredentrice per l’Iscariota.
Il Messia muta i cuori dei volontari.
[1] 24 febbraio 1944. GESU’ DI NAZARET, L Buona Novella ai piccoli del gregge di Gesù, Opera inedita. Vol. 1 N° 46
[2] (Mt 4,1; Mc 1,12; Lc 4,1).
[3] (Mt 4,2; Mc 1,13; Lc 4,2).
[4] (Mt 4,2; Mc 1,13; Lc 4,2)
[5] (Mt 4,3-4 ; Lc 4,3-4).
[6] Deut. 8, 3
[7] (Mt 4,5-7 ; Lc 4,9-12).
[8] Dt 6,16
[9] (Mt 4,5-7 ; Lc 4,9-12).
[10] Dt 6,13
[11] (Mt 4,11 ; Mc 1,13 ; Lc 4,5-8.13.
[12] 2 novembre 1944. La Buona Novella, op. cit. Vol. 1 N°59
[13] (Mc 1,21; Lc 4,31).
[14] (Mc 1,21).
[15] (Mc 1,22; Lc 4,32).
[16] Lo spirito dell’uomo, infatti, quantunque abbia avuto un principio, se Dio lo conserva non avrà mai fine
[17] 2 Maccabei (2 Mac) 6,13-14
[18] (In calce) Il Cristo, come Dio e come Santo dei Santi, penetrava nelle coscienze, vedeva e conosceva i loro riposti segreti (introspezione perfetta); come Uomo, conosceva, solo secondo il modo umano, le persone e i luoghi, quando il Padre suo e la sua propria natura divina non giudicavano essere utile il conoscere luoghi e persone senza chiedere
[19] (in calce) I galilei, dalla parlata più dolce, dicevano: “Geové, con un “g” molto dolce, quasi un “sgi”. I giudei: “Jevé”, duro, reciso
[20] Is 40,3.10-11; Mc 1,2-3; Lc 3,4; Gv 1,23
[21] Mt 3,16-17; Mc 1,9-11; Lc 3,21-22; Gv 1,32-34
[22] Michea (Mi)5,1; Mt 2,1-11; Gv 7,42
[23] (Mc 1,23-26; Lc 4,33-35).
[24] (in calce) Qui, dovendo dar prova al fariseo della sua onniscienza divina, chiama a nome lo sconosciuto Aggeo che sa indemoniato, mentre, nella pagina precedente, come Uomo, aveva detto al fariseo: “Io non so chi tu sia”
[25] (Mc 1,27-28; Lc 4,36-37).
[26] 3 febbraio 1945. La Buona Novella, op. cit. Vol. 2 N° 96
[27] Mt 10,22
[28] “Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora? Come mai sei stato steso a terra, signore di popoli? Eppure tu pensavi: Salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono, dimorerò sul monte dell’assemblea, nelle parti più remote del settentrione. Salirò sulle regioni superiori delle nubi, mi farò uguale all’Altissimo. E invece sei stato precipitato negli inferi, nelle profondità dell’abisso!” (Is 14,12-15).
[29] “Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede, sapendo che i vostri fratelli sparsi per il mondo subiscono le stesse sofferenze di voi” (1Pt 5,8-9). “Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti” (Ef 6,11-12). Regola nell’agire: Con l’aiuto dello Spirito fate morire le opere del corpo che sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere” (Cfr. Rm 8,13; Gal 6,19-21).
[30] < Notare che nel contesto si tratta anche del battesimo di Giovanni, rito penitenziale precedente il battesimo cristiano e la Passione di Cristo; e, inoltre, che il pentimento può nascere anche dalla sola buona volontà mossa dallo Spirito Santo: buona volontà e pentimento, insostituibili basi umane di ogni conversione>.
[31] “Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la chiesa”. “Voglio infatti che sappiate quale dura lotta io devo sostenere per voi” (Col 1,24; 2,1). Gesù ha sofferto per stabilire il regno di Dio e tutti coloro che condividono la sua opera devono condividere le sue sofferenze.
[32] Lv 21,16-24; Mt 19,10-12; 1Cor 7,1.7-8
[33] 3 MARZO 1945. Vol. 2 N° 122
[34] “Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura. Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono” (Sap. 2,23-24; Genesi 3,1-6)). “Quindi, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato” (Romani: Rm 5,12). “Perché il salario del peccato è la morte” (Rm 6,23).
[35] 13 marzo 1945. La Buona Novella, op. cit. Vol. 2 N°129
[36] Lo spirito pitone è il demonio che esercita la divinazione, il sortilegio, l’augurio, la magia, l’incantesimo, lo spiritismo, la negromanzia e attira l’ira di Dio dovunque operi: “Non praticherete alcuna sorta di divinazione o di magia” (Lv 19,26) “Non vi rivolgete ai negromanti né agli indovini; non li consultate per non contaminarvi per mezzo loro” (Lv 19,31). “Se un uomo si rivolge ai negromanti e agli indovini per darsi alle superstizioni dietro a loro, io volgerò la faccia contro quella persona e la eliminerò dal suo popolo” (Lv 20,6). “Non si trovi in mezzo a te chi esercita la divinazione o il sortilegio o l’augurio o la magia; né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore” (Dt 18,10-12). Una giovane aveva uno spirito di divinazione. Paolo si volse e disse allo spirito: “In nome di Gesù Cristo ti ordino di partire da lei”. E lo spirito partì all’istante” (Atti 16,16-24).
[37] <L’anima qui viene detta immortale come il suo Creatore, nel senso che essendo spirituale e non avendo perciò in sé stessa un principio di corruzione, una volta creata da Dio, mai cesserà di esistere>
[38] 15 marzo 1945. La Buona Novella, op. cit. Vol 2 N° 131
[39] Mt 14,3-12; Mc 6,14-29; Lc 3,19-20; 9,7-9
[40] Es. 32,1-35
[41] Samuele 11,1-27
[42] 26 aprile 1945. La Buona Novella, Vol. 2 N° 147
[43] Qoèlet 11,4
[44] “Chi osserva la legge moltiplica le offerte, chi adempie i comandamenti offre un sacrificio di comunione. Chi serba riconoscenza offre fior di farina, chi pratica l’elemosina fa sacrifici di lode” (Sir 35,1-2).
[45] “Perché il Signore è uno che ripaga, e sette volte ti restituirà” (Sir 35,9-10).
[46] 11 giugno 1945. Vol. 3 N° 186
[47] 13 giugno 1945. La Buona Novella, op. cit. Vol. 3 N° 188
[48] Samuele prese allora l’ampolla dell’olio e gliela versò sulla testa, poi lo baciò dicendo: “Ecco: il Signore ti ha unto capo sopra Israele suo popolo” (I Samuele 10,1)
[49] Allora Samuele disse a tutto Israele: “Ecco ho ascoltato la vostra voce in tutto quello che mi avete chiesto e ho costituito su di voi un re. Da questo momento ecco il re procede davanti a voi. Quanto a me sono diventato vecchio e canuto…” (I Sam. 12,1-2)
[50] I Sam 17,1-52 Davide disse a Saul: “Nessuno si perda d’animo a causa di costui. Il tuo servo andrà a combattere con questo Filisteo” (17,32). Davide ebbe il sopravvento sul Filisteo con la fionda e con la pietra e lo colpì e uccise, benché Davide non avesse spada (17,50)
[51] Come Davide risparmiò Saul nella caverna di Engaddi: I Sam.24,1-23
[52] Come Davide risparmiò Saul sull’altura di Achila (Cachilà) I Sam 26,1-25
[53] La disubbidienza che causo la rottura con Samuele: I Sam 13,6-15. E un’altra disubbidienza che fece esclamare a Samuele: “Il Signore forse gradisce gli olocausti e i sacrifici come obbedire alla voce del Signore? Ecco, obbedire è meglio del sacrificio, essere docili è più del grasso degli arieti. Poiché peccato di divinazione è la ribellione, e iniquità e idolatria l’insubbordinazione. Perché hai rigettato la parola del Signore, egli ti ha rigettato come re” (I Sam 15,22-23)
[54] Saul vuole uccidere Davide davanti a Samuele: I Sam 19,18-24
[55] Come entrò in Saul lo spirito di gelosia che lo spinse a numerosi attentati: I Sam 18,6-16; 19,8-10
[56] “Se un uomo si rivolge ai negromanti e agli indovini per darsi alle superstizioni dietro a loro, io volgerò la faccia contro quella persona e la eliminerò dal suo popolo” (Levitino 20,6) Ecco l’ultimo delitto di Saul.
[57] Genesi 3,6-7
[58] Il signore Dio lo scacciò dal giardino di eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto. Scacciò l’uomo e pose ad oriente del giardino di eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all’albero della vita (Genesi 3,23-24)
[59] I Sam. 28,15-18
[60] Non praticherete alcuna sorta di divinazione o di magia. Non vi rivolgete ai negromanti né agli indovini; non li consultate per non contaminarvi per mezzo loro. Io sono il Signore, vostro Dio. (Levitino 19,26.31).
“Non si trovi in mezzo a te chi immola, facendoli passare per il fuoco, il suo figlio o la sua figlia, né chi esercita la divinazione o il sortilegio o l’augurio o la magia; né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore…” (Deuteronomio 18,10-12)
[61] 11 luglio 1945. La Buona Novella, op. cit. Vol. 3 N° 215
[62] 16 luglio 1945. La Buona Novella, Vol. 3 N° 220
[63] 27 luglio 1945. La Buona Novella, Vol. 4 N° 231
[64] 28 luglio 1945. La Buona Novella, Vol. 4 N° 232
[65] 4 agosto 1945. La Buona Novella, Vol. 4 N° 243
[66] “Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi e tutto era scritto nel tuo libro; i miei giorni erano fissati, quando ancora non ne esisteva uno” (Sal 139,16). “Io continuavo a guardare, quand’ecco furono collocati troni e un vegliardo si assise… La corte sedette e i libri furono aperti” (Dn 7,9-10). “Poi vidi i morti, grandi e piccoli, ritti davanti al trono. Furono aperti dei libri. Fu aperto anche un altro libro, quello della vita. I morti vennero giudicati in base a ciò che era scritto in quei libri, ciascuno secondo le sue opere” (Ap. 20,12). “Io cancellerò dal mio libro colui che ha peccato contro di me” (Es 32,30-35). Siano cancellati dal libro dei viventi e tra i giusti non siano iscritti” (Sal 69,29). “In quel tempo sarà salvato il tuo popolo chiunque si troverà scritto nel libro” (Dn 12,1). “Allora parlarono tra di loro i timorati di Dio. Il Signore porse l’orecchio e li ascoltò: un libro di memorie fu scritto davanti a Lui per coloro che lo temono e che onorano il suo nome” (Mal 3,16). “Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli” (Lc 10,20 “Non cancellerò il nome del vincitore dal libro della vita, ma lo riconoscerò davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli” (Ap 3,5)
[67] Vedi: Nota 5 a pag. 598 2° volume del “IL Poema dell’Uomo-Dio”
[68] “Io pongo oggi davanti a voi una benedizione e una maledizione: la benedizione, se obbedite ai comandi del Signore vostro Dio; la maledizione, se non obbedite ai comandi del Signore vostro Dio” (Deuteronomio 11,26). “Io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza” (Dt. 30,19).
“Il Signore da principio creò l’uomo e lo lasciò in balia del suo proprio volere. Se vuoi, osserverai i comandamenti; l’essere fedele dipenderà dal tuo buon volere. Egli ti ha posto davanti il fuoco e l’acqua; là dove vuoi stenderai la tua mano. Davanti agli uomini stanno la vita e la morte; a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà. Egli non ha comandato a nessuno di essere empio e non ha dato a nessuno il permesso di peccare” (Siracide 15,11-20). “La tua immondezza è esecrabile: ho cercato di purificarti, ma tu non ti sei lasciata purificare. Perciò dalla tua immondezza non sarai purificata finché non avrò sfogato su di te la mia collera. Ti giudicherò secondo la tua condotta e i tuoi misfatti” (Ezechiele 24,13-14).
[69] 2 settembre 1945. Vol. 4 N° 269
[70] IL VANGELO ETERNO: In quel tempo gli fu portato un indemoniato, cieco e muto (Mt 12,22)
[71] IL VANGELO ETERNO: Ed Egli lo guarì, sicché il muto parlava e vedeva. E tutta la folla era sbalordita e diceva: “Non è forse costui il figlio di Davide?”. (Mt 12,22-23)
[72] IL VANGELO ETERNO: Ma i farisei e gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, udendo questo, dicevano: “Costui è posseduto da Belzebù e scaccia i demoni per mezzo del principe dei demoni” (Mt 12,24-; Mc 3,22; Lc 11,16).
[73] IL VANGELO ETERNO: Egli, conoscendo i loro pensieri, disse: “Ogni regno diviso in sé stesso va in rovina e una casa cade sull’altre; e nessuna città o famiglia discorde può reggersi. Ora, se Satana scaccia Satana, egli è diviso in sé stesso; come potrà stare in piedi il suo regno?” (Mt 12,25-26; Lc 11,17)
[74] IL VANGELO ETERNO: “Voi dite che Io scaccio i domani in nome di Belzebù. Ma se Io scaccio i demoni in nome di Belzebù, i vostri discepoli in nome di chi li scacciano? Perciò essi stessi saranno i vostri giudici” (Lc 11,18-19).
[75] IL VANGELO ETERNO: “Ma se Io scaccio i demoni per virtù dello Spirito di Dio, è certo giunto fra voi il Regno di Dio. Come potrebbe uno penetrare nella casa dell’uomo forte e rapirgli le sue cose se prima non lo lega? Allora soltanto gli potrà saccheggiare la casa” (Mt 12,28-29; Mc 3,27).
[76] IL VANGELO ETERNO: “Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde” (Mt 12,30).
[77] IL VANGELO ETERNO: “In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna. A chiunque parlerà male del Figlio dell’uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro”. Poiché dicevano: “È posseduto da uno spirito immondo” (Mt 12,31-32; Mc 3,28-30).
[78] IL VANGELO ETERNO: “Se prendete un albero buono, anche il suo frutto sarà buono; se prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo. Non c’è albero buono che faccia frutti cattivi, né albero cattivo che faccia frutti buoni. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto; non si raccolgono fichi dalle spine, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono trae fuori il bene dal buon tesoro del suo cuore; l’uomo cattivo trae fuori il male dal suo tesoro. Razza di vipere, come potete dire cose buone, voi che siete cattivi? Poiché la bocca parla dalla pienezza del cuore” (Mt 12,33-35; Lc 6,43-45).
[79] IL VANGELO ETERNO: “Ma Io vi dico che di ogni parola infondata gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio; poiché in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato” (Mt 12,36-37).
[80] IL VANGELO ETERNO: Allora alcuni scribi e farisei lo interrogarono: “Maestro, vorremmo che tu ci facessi vedere un segno”. Ed egli rispose: “una generazione perversa e adultera pretende un segno! Ma nessun segno le sarà dato, se non il segno di Giona profeta, Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra” (Mt 12,38-40).
[81] IL VANGELO ETERNO: “Quelli di Ninive si alzeranno a giudicare questa generazione e la condanneranno, perché essi riconvertirono alla predicazione di Giona! La regina del sud si leverà a giudicare questa generazione e la condannerà, perché essa venne dall’estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone; ecco, ora qui c’è più di Salomone” (Mt 12,41-42; Lc 11,31).
[82] IL VANGELO ETERNO: “Quando lo spirito immondo esce da un uomo, se ne va, si aggira per luoghi aridi in cerca di riposo e di sollievo, ma non ne trova. Allora dice: ritornerà alla mia abitazione, da cui sono uscito. E tornato la trova vuota, spazzata e adorna. Allora va, prende con sé altri sette spiriti peggiori di lui ed essi entrano a prendervi dimora e vi alloggiano. La nuova condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima. Così avverrà anche a questa generazione perversa” (Mt 12,43-45; Lc 11,24-26).
[83] IL VANGELO ETERNO: Si radunò attorno a Lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: “È fuori di sé”. Mentre egli parlava ancora alla folla, giunsero a Lui la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla, e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: “Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano”. Ma egli rispose loro: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Girando lo sguardo su quelli che egli stavano seduti attorno, e stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: “Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei Cieli, questi è per me fratello, sorella e madre. Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Mt 12,46-50; Mc 3,20-21. 31-35; Lc 8, 19-21).
[84] 19 settembre 1945. La Buona Novella, Vol. 4 N° 280
[85] 15 novembre 1945. La Buona Novella, op. cit. Vol. 5 N° 331
[86] IL VANGELO ETERNO: Partito di là, andò nella regione di Tiro e di Sidone. Ed entrato in una casa, voleva che nessuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto (Mt 15,21; Mc 7,24)
[87] IL VANGELO ETERNO: Subito una donna Cananea che veniva da quelle regioni si mise a gridare: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio” (Mt 15,22; Mc 7,25).
[88] IL VANGELO ETERNO: Ora, quella donna che lo pregava di scacciare il demonio dalla figlia era greca, di origine siro-fenicia. Ma egli non le rivolse neppure la parola (Mc 7,26; Mt 15,23).
[89] IL VANGELO ETERNO: Allora i discepoli gli si accostarono implorando: “Esaudiscila, vedi come ci grida dietro” (Mt 15,23)
[90] IL VANGELO ETERNO: Ma egli rispose: “Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele”. Ma quella venne e si prostò dinanzi a Lui dicendo: “Signore, aiutami!” (Mt 15,25).
[91] IL VANGELO ETERNO: Ed egli le disse: “Lascia prima che si sfamino i figli; non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”. “È vero, Signore”, disse la donna, “ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”. (Mc 7,27; Mt 15,27)
[92] IL VANGELO ETERNO: Allora Gesù le rispose: “Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri. Per questa tua parola va’, il demonio è uscito da tua figlia”. E da quell’istante sua figlia fu guarita. Tornata a casa, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n’era andato (Mt 15,28; Mc 7,28-30).
[93] 22 novembre 1945. La Buona Novella, op. cit. Vol. 5 N° 338
[95] 3 dicembre 1945. La Buona Novella, op. cit. Vol. 5 N° 349
[96] IL VANGELO ETERNO: Il giorno seguente, quando furono discesi dal monte e giunti presso i discepoli, li videro circondati da molta folla e da scribi che discutevano con loro. Tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. Ed egli li interrogò: “Di che cosa discutete con loro?” (Mt 17,14; Mc 9,14-16; Lc 9,37).
[97] IL VANGELO ETERNO: Si avvicinò a Gesù un uomo che, gettatosi in ginocchio, si mise a gridare: Maestro, ho portato da te mio figlio. Signore, abbi pietà di mio figlio, perché è l’unico che ho. Egli è epilettico e soffre molto. È posseduto da uno spirito muto. Quando lo afferra, lo getta al suolo, cade spesso nel fuoco e spesso nell’acqua e subito egli grida, lo scuote ed egli dà schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce, e solo a fatica se ne allontana lasciandolo sfinito. (Mt 17,14-15; Mc 9,17-18; Lc 9,38-39).
[98] IL VANGELO ETERNO: Egli allora in risposta, disse loro: “O generazione incredula e perversa! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Conducimi qui tuo figlio (Mt 17,16-17; Mc 9,19; Lc 9,40-41).
[99] IL VANGELO ETERNO: E glielo portarono. Alla vista di Gesù lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a guerra, si rotolava spumando. Gesù interrogò il padre: “Da quanto tempo gli accade questo?”. Ed egli rispose: “Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci”. Gesù gli disse: “Sa tu puoi! Tutto è possibile per chi crede”. Il padre del fanciullo rispose ad alta voce: “Credo, aiutami nella mia incredulità” (Mc 9,20-24; Lc 9,42).
[100] IL VANGELO ETERNO: Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito immondo dicendo: “Spirito muto e sordo, Io te l’ordino, esci da lui e non vi rientrare più”. E il demonio uscì da lui gridando e scuotendolo fortemente. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: “È morto”. Ma Gesù, presolo per mano, lo sollevò ed egli si alzò in piedi. E da quel momento il ragazzo fu guarito e lo consegnò a suo padre. E tutti furono stupiti per la grandezza di Dio (Mt 17,18; Mc 9,25-27; Lc 9,42-43).
[101] 4 dicembre 1945. La Buona Novella, op. cit. Vol. 5 N° 350
[102] IL VANGELO ETERNO: Entrò poi in una casa e i discepoli gli chiesero in privato: “Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?”. Ed egli disse loro; Questa specie di demoni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera e il digiuno” (Mc 9,28-29; Mt 17,21).
[103] 4 dicembre 1945. La Buona Novella, op. cit. Vol. 5 N° 350
[104] IL VANGELO ETERNO: Entrò poi in una casa e i discepoli gli chiesero in privato: “Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?”. Ed egli disse loro; Questa specie di demoni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera e il digiuno” (Mc 9,28-29; Mt 17,21).
[105] 6 dicembre 1945. La Buona Novella, op. cit. Vol. 5 N° 352
[106] IL VANGELO ETERNO: Giovanni prese la parola dicendo: “Maestro, abbiamo visto un tale che scacciava demoni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito e vietato, perché non era dei nostri e non è tra i tuoi seguaci” (Mc 9,38; Lc 9,49.
[107] IL VANGELO ETERNO: Ma Gesù gli rispose: “Non glielo impedite, non glielo proibite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. Chi non è contro di noi, è per noi, chi non è contro di voi, è per voi” (Mc 9,39; Lc 9,50).
[108] 13 ottobre 1945. La Buona Novella, Vol. 5 N° 301
[109] < spirituale e immortale. L’uomo è detto “soprannaturale” perché, oltre a partecipare della natura umana (avendo anima e corpo umani), per libera bontà di Dio partecipa della suprema natura divina (2 Pt 1,3-4), la quale è Amore (1 Gv 4,8,16), fin da questa terra ed è da Dio invitato e aiutato a parteciparvi più pienamente e ineffabilmente nell’eternità (Mt 25,34; Rm 8,14-17). In altre parole: l’Eterno Padre non si è limitato a volere che noi uomini fossimo figli di un padre e di una madre terreni, ma liberamente e amorosamente ha voluto che, per i meriti del Figlio suo Gesù Cristo, con lui e in lui, e per la virtù dello Spirito Santo Divino Amore, noi fossimo inoltre figli di Dio, e quindi coeredi del Regno eterno>
[110] 4 dicembre 1945. La Buona Novella, Vol. 5 N° 350
[111] 10 dicembre 1945. La Buona Novella, Vol. 5 N° 356
[112] “Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota di tradirlo, Gesù si alzò da tavola…Si commosse profondamente e dichiarò: In verità, uno di voi mi tradirà” (Gv13,2.21)
[113] 11 dicembre 1945. Vol. 5 N° 357
[114] Così dice il Re di Israele, il suo Redentore, il Signore degli eserciti: “Io sono il primo e io l’ultimo; fuori di me non vi sono dèi. Chi è come me? Si faccia avanti e lo proclami, lo riveli di presenza e me lo esponga…” (Is 44,6-7). “Io, il Signore, sono il primo e io stesso sono con gli ultimi” (Is 41,4). “Io sono l’Alfa e l’Omega, dice il Signore Dio, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente! Il Principio e la Fine” (Ap. 1,8; 21,6). “Io sono l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il Principio e la Fine” (Ap 22,13).
[115] “Quanto a quel giorno e a quell’ora, però, nessuno lo sa, neanche gli angeli del cielo e neppure il Figlio, ma solo il Padre” (Mt 24,36) Il Cristo ha ricevuto dal Padre la conoscenza di tutto ciò che interessava la sua missione, ma ha potuto ignorare certi punti del piano divino per volontà del Padre.
[116] 12 dicembre 1945. La Buona Novella, op. cit. Vol. 5 N° 358
[117] 24 gennaio 1946. La Buona Novella, op. cit. Vol. 6 N° 368
[118] < Espressione di spiccata umiltà ed amore, perché tali “sconfitte” non sono dovute a… impotenza dell’Onnipotente ma alla libera volontà di Dio di non violentare la libera volontà dell’uomo. Iddio, perciò, pur di conservare all’intera umanità questa altissima rassomiglianza con Lui, quale è la libertà, strumento di merito e quindi di conseguimento della beatitudine eterna per tanti, sopporta che alcuni, abusandone con animo impenitente cioè sprezzante del Divino Amore sino alla fine, trasformino la libertà stessa in istrumento di demerito e quindi di conseguimento della dannazione perpetua >
[119] 25 gennaio 1946. La Buona Novella, op. cit. Vol. 6 N° 369
[120] 16 marzo 1946. La Buona Novella, op. cit. Vol. 6 N° 402
[121] Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò (Gen 1,27). Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. (Gen 2,8-9). Poi Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra” (Gen 1,28). Il Signore Dio passeggiava nel giardino alla brezza del giorno (Gen 3,8).
[122] “La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo, e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono” (Sap. 2,24; Gen cap. 3)
[123] Nabot di Izreèl possedeva una vigna vicino al palazzo di Acab re di Samaria. Acab disse a Nabot: “Cedimi la tua vigna; siccome è vicina alla mia casa, ne farei un orto. In cambio ti darà una vigna migliore oppure, se preferisci, te la pagherò in denaro al prezzo che vale” Nabot rispose ad Acab: “Mi guardi il Signore dal cederti l’eredità dei miei padri” (1 Re 21,1-3).
[124] “Ma se non mi ascolterete e se non metterete in pratica tutti questi comandi, ecco che cosa farò a voi a mia volta: manderò contro di voi il terrore, la consunzione e la febbre, che vi faranno languire gli occhi e vi consumeranno la vita. Seminerete invano il vostro seme: se lo mangeranno i vostri nemici… Spezzerò la vostra forza superba. Le vostre forze si consumeranno invano…Manderò contro di voi le bestie selvatiche, che vi rapiranno i figli… Manderò contro di voi la spada, vindice della mia alleanza… Mangerete perfino la carne dei vostri figli e mangerete la carne delle vostre figlie. Butterò i vostri cadaveri sui cadaveri dei vostri idoli e io vi avrò in abominio… (Levitico 26,14-46); Deuteronomio 27; 28,15-46
[125]; Numeri 16,4-7; Levitico 10,1-3
[126] Mosè disse alla comunità: “Da questo saprete che il Signore mi ha mandato per fare tutte queste opere e che io non ho agito di mia iniziativa…Allontanatevi dalle tende di questi uomini empi …” Quelli si ritirarono dal luogo dove stavano Core, Datan e abiron… La terra spalancò la bocca e li inghiottì: essi e le loro famiglie, con tutta la gente che apparteneva a Core e tutta la loro roba. Scesero vivi agli inferi essi e quanto loro apparteneva; la terra li ricoprì ed essi scomparvero dall’assemblea… un fuoco uscì dalla presenza del Signore e divorò i duecentocinquanta uomini, che offrivano l’incenso. (Num 16,28-35).
[127] 27 settembre 1944. La Buona Novella, op. cit. Vol. 6 N° 411
[128] 29 settembre 1944. La Buona Novella, op. cit. Vol. 6 N° 420
[129] Il Signore disse a Mosè: “… alza il bastone, stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all’asciutto…”. Allora Mosè stese la mano sul mare. E il Signore durante tutta la notte, risospinse il mare con un forte vento d’oriente, rendendolo asciutto; Le acque si divisero. Gli Israeliti entrarono nel mare sull’asciutto, mentre le acque erano per loro una muraglia a destra e a sinistra” (Es 14,15.21).
[130] Appena i portatori dell’arca furono arrivati al Giordano e i piedi dei sacerdoti che portavano l’arca si immersero al limite delle acque si fermano- no le acque che fluivano dall’alto e stettero come un solo argine a grande distanza, mentre quelle che scorrevano verso il Mar Morto, se ne staccarono completamente e il popolo passò di fronte a Gerico (Giosuè 3,14-17).
[131] Poi il Signore Dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile” (Genesi 2,18-25)
[132] Mentre andavamo alla preghiera, venne verso di noi una giovane schiava, che aveva uno spirito di divinazione e procurava molto guadagno ai suoi padroni facendo l’indovina. Essa seguiva Paolo e noi gridando: “Questi uomini sono servi del Dio Altissimo e vi annunziano la via della salvezza”. Questo fece per molti giorni finché Paolo, mal sopportando la cosa, si volse e disse allo spirito: “In nome di Gesù Cristo ti ordino di partire da lei” E lo spirito partì all’istante (Atti 16,16-18). Lo spirito di divinazione: alla lettera: “spirito pitone”. Così era detto in ricordo del serpente Pitone dell’oracolo di Delfi.
[133] Il Signore Dio disse al serpente: “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Gen 3,15)
[134] 22 aprile 1946. La Buona Novella, op. cit. Vol. 6 N° 421
[135] “Ci siamo saziati nelle vie del male e della perdizione; abbiamo percorso deserti impraticabili, ma non abbiamo conosciuto la via del Signore. Che cosa ci ha giovato la nostra superbia? Che cosa ci ha portato la ricchezza con la spavalderia? Tutto questo è passato come ombra e come notizia fugace” (Sap. 5,6-9; Sap 2,1.4-5);
[136] “L’empio è preda delle sue iniquità, è catturato con le funi del suo peccato. Egli morirà per mancanza di disciplina, si perderà per la sua grande stoltezza” (Pr 5,22-23)
[137] 25 settembre 1946. La Buona Novella, op. cit. Vol. 8. N° 502
[138] < Si legga, con attenzione, la dottrina qui esposta a riguardo delle possessioni divine, poiché la Scrittrice, Maria Valtorta, più volte l’applicherà a sé, umilmente ma decisamente, per spiegare il fenomeno della sua Opera, cioè di questi libri. Tale era la sua profonda persuasione, che però non imponeva agli altri >
[139] Questa è la vita eterna che conoscano te unico Dio vero e colui che hai mandato Gesù Cristo.
[140] 3 ottobre 1944. La Buona Novella, op. cit. Vol. 8. N° 503
[141] “Tu hai rigettato il tuo popolo, la casa di Giacobbe, perché rigurgitano di maghi orientali di indovini come i Filistei” (Is 2,6). “Tu sarai irreprensibile verso il Signore tuo Dio, perché le nazioni, di cui tu vai ad occupare il paese, ascoltano gli indovini e gli incantatori, ma quanto a te, non così ti ha permesso il Signore tuo Dio” (Dt 18,13).
[142] “Quando vi diranno: “Interrogate gli spiriti e gli indovini che bisbigliano e mormorano formule. Forse un popolo non deve consultare i suoi dèi? Per i vivi consultare i morti? voi non fatelo attenetevi invece alla Rivelazione, alla Testimonianza dei profeti” (Cfr. Is8,19-20).
[143] Samuele era morto e tutto Israele aveva fatto il lamento su di lui… Saul disse ai suoi ministri: “Cercatemi una negromante, perché voglio andare a consultarla”. Essa disse: “Chi devo evocarti?”. Rispose: “Evocami Samuele”. La donna disse a Saul; “Vedo un essere divino che sale dalla terra”. Samuele disse a Saul: “Perché mi hai disturbato e costretto a salire? Perché mi vuoi consultare, quando il Signore si è allontanato da te ed è divenuto tuo nemico? Poiché non hai ascoltato il comando del Signore Il Signore ha strappato da te il regno e abbandonerà Israele insieme con te nelle mani dei Filiste” (1 Sam 28,3-19).
[144] Elia disse a acacia: “Poiché hai mandato messaggeri a consultare Baal-Zebub, dio di Ekròn, come se in Israele ci fosse, fuori di me, un Dio da interrogare, per questo, dal letto, su cui sei salito, non scenderai, ma certamente morirai”. Difatti morì (2 Re 1,16-17).
[145] “Non rivolgetevi agli idoli” Levitino 19,4. “Se un uomo si rivolge ai negromanti e agli indovini per darsi alle superstizioni dietro a loro, io volgerò la faccia contro quella persona e la eliminerò dal suo popolo” (Levitino 20,6). “Devasterò le vostre alture di culto agli idoli, distruggerò i vostri altari per l’incenso agli dèi, butterò i vostri cadaveri sui cadaveri dei vostri idoli e io vi avrò in abominio. Devasterò i vostri santuari” (Levitino 26,30-31).
[146] < cioè di angeli, creati da Dio ma che sussisteranno in eterno >
[147] (2 Re 1,16-17).
[148] Una volta Giacobbe aveva cotto una minestra di lenticchie; Esau arrivò dalla campagna ed era sfinito: Disse a Giacobbe: “lasciami mangiare un po’ di questa minestra rossa, perché sono sfinito”. Giacobbe disse: “Vendimi subito la tua primogenitura”. Quegli lo giurò e vendette la primogenitura a Giacobbe (Genesi 25,29-34).
[149] “Ecco l’odore di un campo come l’odore di un campo che il Signore ha benedetto. Dio ti conceda rugiada del cielo e terre grasse e abbondanza di frumento e di mosto. Ti servano i popoli e si prostrino davanti a te le genti. Sii il signore dei tuoi fratelli e si prostrino davanti a te i figli di tua madre. Chi ti maledice sia maledetto e chi ti benedice sia benedetto!” (Gen 27,27-29).
[150] Si tratta di espressione usata, per scongiuri, da persone dedite alla magia: Molti di quelli che avevano abbracciato la fede venivano a confessare in pubblico le loro pratiche magiche e un numero considerevole di persone che avevano esercitato le arti magiche portavano i propri libri e li bruciavano alla vista di tutti (Att 19,13-19).
[151] Ora vi preghiamo, fratelli, riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù cristo e alla nostra riunione con lui, di non lasciarvi così facilmente confondere e turbare, né da pretese ispirazioni, né da parole, né da qualche lettera fatta passare come nostra” (2 Tessalonicesi 2,1-2). Nella scrittura non mancano le chiare regole per distinguere l’autentico soprannaturale dalle sue contraffazioni: “Ora voi avete l’unzione ricevuta dal Santo e tutti avete la scienza. Nessuna menzogna viene dalla verità. Chi è il menzognero se non colui che nega che Gesù è il Cristo?” (1 Gv 2,20-22). “Carissimi, non prestate fede a ogni ispirazione, ma mettete alla prova le ispirazioni, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono comparsi nel mondo”1 Gv 4,1
[152] Daniele 5,22-24
[153] 12 novembre 1946. La Buona Novella, op. cit. Vol. 8 N° 529
[154] “Essi appartengono alla sinagoga di satana” (Ap 2,9). Di questi parla il Signore quando dice: “so che abiti dove satana ha il suo trono”.
[155] Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: “Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuto” Ecco la ragione per cui molti vendono sé stessi al Tenebroso.
[156] Attualmente sono i maghi, cartomanti, indovini, chiromanti, guaritori, atei, massoni, materialisti, settari, tiranni, occultisti, spiritisti, anticristi, Killer, mostri, pedofili e satanisti “ai quali il dio di questo mondo ha accecato la mente incredula” (2Cor 4,4).
[157] 25 novembre 1946. La Buona Novella, op. cit. Vol. 8 N° 533
[158] “Chi pratica la giustizia è giusto com’egli è giusto. Chi commette il peccato viene dal diavolo, perché il diavolo è peccatore fin dal principio. Da questo si distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo: chi non pratica la giustizia non è da Dio” (1 Gv 3,8-12). Ora, i figli del diavolo fanno le opere del loro padre il diavolo: “Voi avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna” (Gv 8,44)
[159] Il paese dei figli di Satana è l’abisso è lo Stato di Lucifero, vedi nota 34
[160] Lingua perfida e adulatrice: “Non c’è sincerità sulla loro bocca, è pieno di perfidia il loro cuore; la loro gola è un sepolcro aperto, la loro lingua è tutta adulazione (Sal 5,10). Lingua iniqua e fraudolenta: “Di spergiuri, di frodi e d’inganni ha piena la bocca, sotto la sua lingua sono iniquità e sopruso (Sal 9,28). “Ami ogni parola di rovina, o lingua di impostura” (Salmi 51,6). Lingua amara e velenosa: “Affilano la loro lingua come spada, scagliano come frecce parole amare” (Salmi 63,4). “Aguzzano la lingua come serpenti; veleno d’aspide è sotto le loro labbra” (Salmi 139,4). Una lingua dolce è un albero di vita, quella malevola è una ferita al cuore” (Pr 15,4)
[161] “Lo schiavo che è stato chiamato nel Signore, è un liberto affrancato del Signore! Similmente chi è stato chiamato da libero, è schiavo di Cristo. Siete stati comprati a caro prezzo: non fatevi schiavi degli uomini! Ciascuno, fratelli, rimanga davanti a Dio in quella condizione in cui era quando è stato chiamato” 1 Cor 7,22-24
[162] La Scrittura insegna che in ogni elemento creato è cosa buona: “Dio vide che era cosa buona” (Gen 1,1-25). Pr 8,22-31
[163] 9 dicembre 1946. La Buona Novella, op. cit. Vol. 8 N°537
[164] “Il Signore ma ha mandato a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri” (Is 61,2).
[165] Allusione a Giuda Iscariota: «Non ho forse scelto io voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!». Egli parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: questi infatti stava per tradirlo (Giovanni 6,70).
[166] Allusione allo Spirito Santo, per la cui potenza vengono cacciati i demoni. Mt 12,22-32
[167] 12 gennaio 1947. La Buona Novella, op. cit. Vol. 8 N° 554
[168] “Il Signore creò l’uomo dalla terra e ad essa lo fa tornare di nuovo. Egli assegnò agli uomini giorni contati e un tempo fissato, diede loro il dominio di quanto è sulla terra. Secondo la sua natura li rivestì di forza, e a sua immagine li formò. Discernimento, lingua, occhi, orecchi e cuore diede loro perché ragionassero. Li riempì di dottrina e d’intelligenza, e indicò loro anche il bene e il male. Pose lo sguardo nei loro cuori per mostrar loro la grandezza delle sue opere” (Sir 17,1-7).
[169] “Che cosa è l’uomo perché te ne curi? L’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato: gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi” (Sal 8,5.8).
[170] Sì, Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura. Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono (Sap 2,23-24).
[171] 5 marzo 1947. La Buona Novella, op. cit. Vol. 9 N°575 Poema: VIII, 36
[172] Come è la tua vita così è anche la tua morte.
[173] Limbo: è il soggiorno dei giusti che attendono il Salvatore, per entrare al suo seguito nella “santa città” escatologica, come sta scritto: “Eppure, tutti costoro, pur avendo ricevuto per la loro fede una buona testimonianza, non conseguirono la promessa” (Eb 11,39).
[174] Purgatorio: è il soggiorno dei purganti che attendono il perdono dei peccati, per entrare nel regno dei Cieli, come dice l’apostolo: “Cristo, in spirito, andò ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione; essi avevano un tempo rifiutato di credere quando la magnanimità di Dio pazientava nei giorni di Noè” (1 Pt 3,19-20).
[175] L’umanità, ed ancor più perfettamente la Chiesa, è una famiglia, un corpo: la preghiera che non giova ad un membro, il quale resiste allo Spirito Santo chiesto e ottenuto mediante la prece, giova ad altro membro e certamente va a vantaggio dell’intera famiglia, dell’intero corpo, dome dice il Signore parlando del servo malvagio e infingardo: “Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha” (Mt 25,28-29).
[176] Gesù non di rado occultava la sua onnisciente ed onnipotente Divinità sotto espressioni e atteggiamenti di limitatezza e debolezza umana. Come lo vediamo per esempio alla morte di Lazzaro. Lui sa tutto eppure domanda: “Dove l’avete posto?”. Lui è forte eppure piange a dirotto: “Gesù scoppiò in pianto” (Gv 11,34-35).
