Lezioni dello Spirito Santo

SPIRITO SANTO

 

 

LEZIONE 4 – LO SPIRITO SANTO -

 

 

LEZIONI SULL’EPISTOLA DI PAOLO AI ROMANI

 

SECONDO IL PICCOLO GIOVANNI

 

A cura di Fray Jesus Maria de Cabnaconde S.O.S

(Servo dell’Ordine dei Salvatori)


Lo Spirito Santo[1].

 

Dice il divinissimo Autore:

 

“Quello Spirito Santo senza il quale gli uomini sono impotenti ad amare, comprendere, vivere l’amore.

Quello Spirito Santo senza il quale non è conoscenza di Dio.

Quello Spirito Santo senza il quale non è figliolanza in Dio.

Quello Spirito Santo suscitatore[2] degli eroismi dei santi.

Quello Spirito Santo teologo divino dei teologi umani.

Quello Spirito Santo che avvalora le preghiere dei mortali gridando: ” Padre ” in nome loro[3].

Quello Spirito Santo munifico datore di doni che perfezionano e completano le virtù soprannaturali, fertilizzando lo spirito, rendendolo attivo, docile, pronto a vivere la vera vita del cristia­no ossia del figlio di Dio.

Ecco, questo Spirito dello Spirito di Dio, la super essenza del Divino Amore, ve lo ha[4] dato il Cristo, e ve lo ha dato per Maria, Madre del Cristo e Madre vostra, non in un senso simbolico ma reale, perché è madre colei che dà la vita, e Maria vi ha dato la Vita e conseguentemente lo Spirito Santo, ossia Colui che man­tiene la Vita in voi e, più ancora, fa di voi dei portatori di Cristo; più: degli ” altri Cristi “, secondo la frase di Paolo: ” Non sono più io che vivo: è Cristo che vive in me[5] ‘”.

1.  Gesù Figlio di Dio[6]

Dichiarato Figlio di Dio[7]

Testo biblico[8]

intorno al suo Figliolo, fatto a Lui dal seme di Davide secondo la carne, dichiarato Figliuolo di Dio per propria virtù secondo lo spirito di santificazione e per la risurre­zione da morte“.

Per la sua natura divina.

Dice l’Autore Ss.:

1«“Dichiarato Figliuolo di Dio per propria virtù “. Quale? Una? Molte? Di che natura? Io te le dirò.

Primo[9]. Di natura divina.

2Il Figlio del Padre è Dio come il Padre, e l’aver preso car­ne umana non ha distrutto, né messo una pausa nell’unione fra il Padre, dal quale il Figlio si genera e nel quale Figlio il Pa­dre si compiace. Non solo. Il Figlio di Dio non cessa d’essere Dio per aver assunto natura d’uomo. Generato dal Padre Dio per naturale espandersi dell’Amore perfetto, che per sua natura ha necessità di amare e che per sua dignità ha necessità di amare una Perfezione pari alla sua infinita — ogni altro amore di Dio, eccettuato[10] quello per la Beatissima, nostro amore, è benignità di Dio — Egli solo, coll’amore di Figlio e di Figlio di Dio, sod­disfa Dio con un amore degno di Lui.

Maria il seno di Dio.

3Prevengo la tua obiezione dicendoti: Amando Maria, Dio ancor ama Sé stesso, perché Egli l’ha formata piena di Grazia, per un pensiero di Grazia, perché partorisse la Grazia al mondo. Maria può dirsi: il seno di Dio, perché ha partorito il Figlio di Dio, la Grazia di cui era piena, e ha dato un Uomo, sulla Terra, degno del paterno Amore.

4Come circolare peschiera nella quale le acque defluiscono sen­za mai andare alla foce, così Maria, acqua purissima di fontana sigillata[11], uscì dall’incandescente fervore del Pensiero eterno e scorse per rive di pace, seco portando pace e purezza, e in Dio rientrò per accogliere Dio e generare il Figlio di Dio, e tornò fra le selvagge arene per dare ai deserti dei cuori la Luce, la Verità, la Vita, e nuovamente, compiuta la sua missione, come acqua aspirata dal sole assunse al grembo mistico che l’ha partorita a voi perché vi partorisse la Salvezza. E là è: inviolata Fonte di purezza, unico degno specchio alla Perfezione che tutto di­mentica di ciò che è offesa guardando l’Immacolata.

5Non cessa il Verbo di essere Dio perché fattosi Uomo. Non è, l’Umanità presa, avvilimento della Divinità, sua eterna Natura. Ma è l’Umanità elevata, pur senza perdere la sua natura, a per­fezione di unione con la Divinità, cosa attestata dai prodigi fatti dal Cristo. Il Padre sempre col Figlio. Il Figlio sempre Dio come il Padre. Perché la Divinità non può esser scissa o mutare natura per divisione apparente e annichilimento in natura inferiore a quella divina.

6Gesù Cristo è dunque Figliolo di Dio per la Natura divina del Verbo generato dal Padre, incarnatosi per opera di Spirito Santo[12]per la salute dell’umanità.

Per la sua natura umana

7Ma — secondo[13] modo — ma si è dichiarato Figlio di Dio anche per natura umana, virtuosa in maniera perfetta.

8Gesù Cristo, il Figlio fatto al Padre dal seme di Davide[14], aveva volontà libera. E come Dio e come uomo. Questa libertà della sua volontà la mostrano le sue azioni, fatte a seconda che Egli voleva, quando voleva, su chi voleva. Né elementi[15] né crea­ture potevano[16] opporsi alla sua volontà che era perfetta della libertà propria di Dio.

9Non potevano. Una sola volta poterono. Ma allora fu perché il Figlio di Dio non prevaricò. Non abusò di questa sua libera vo­lontà potente per sfuggire alla morte di croce[17]. Se lo avesse fatto, avrebbe fatto rapina, abuso, prevaricazione dei suoi infiniti poteri di Figlio di Dio. E Lucifero ribelle[18], più ancora che Lucifero, sarebbe divenuto.

10Ma il Cristo non fu mai ribelle. Nessuna cosa, neppure la naturale ripugnanza umana al supplizio, lo fece[19] tale. Perché sopra la sua volontà libera era la Volontà del Padre. E il perfet­tissimo Figlio divino, della sua Natura uguale al Padre non se ne fece profitto, ma con riverenziale amore sempre disse a Colui che l’aveva generato: ” Sia fatta la tua volontà[20] “, e mite e ubbi­diente porse i polsi alle ritorte per essere trascinato al sacrificio[21].

11Ebbe dunque volontà libera. Ma la usò per essere perfetto co­me uomo, così come era perfetto come Dio.

12Si dice: Non poteva peccare”. Questa parola sarebbe giusta qualora il Cristo fosse stato solo Dio. Dio non può peccare essen­do perfezione. Ma la sua seconda natura è soggetta a tentazio­ni[22]. E tentazioni sono mezzo al peccare, se non sono respinte. E dure tentazioni furono sferrate contro l’Uomo. Tutto l’odio con­tro di Lui. Tutto il rancore, la paura, l’invidia dell’Inferno e de­gli uomini, contro di Lui. Contro il Forte che sentivano Vincitore, anche se aveva mitezza d’agnello[23].

13Ma Gesù non volle peccare. Date al Forte il giusto riconosci­mento della sua fortezza. Non peccò perché non volle peccare. E anche per questa sua perfezione di giustizia, contro tutte le in­sidie e gli eventi, Egli ha dichiarato d’esser Figlio di Dio.

14Non vi è detto, anche a voi: ” Siate dèi e figli dell’Altissimo[24] “? Egli lo fu perché nella sua umanità, pari alla vostra, fu dio e fi­glio dell’Altissimo per la giustizia di ogni suo atto.

15La Sapienza vi dice, o uomini, che la dichiarazione della fi­gliolanza divina nel Gesù nato da Maria della stirpe di Davide, oltreché dalla parola del Padre, dai miracoli, dalla parola del Maestro e dalla sua risurrezione, è data da questa sua signoria sulle passioni dell’uomo e sulle tentazioni date all’Uomo. Santo per natura divina volle esser santo anche secondo natura umana. Primogenito[25] vero della famiglia eterna dei figli di Dio coeredi del Regno dei Cieli[26].

Per l sua risurrezione.

16Si è dichiarato infine Figliuolo di Dio per la sua risurrezione spontanea. Dio: Egli, a Sé stesso: Dio-Uomo, ucciso dagli uomini per salute degli stessi, consumato il sacrificio, data la prova sicura di esser stato morto, si infuse nuovamente la vita[27], e da Sé stesso, senza attese e giudizio, glorificò anche il suo Corpo vinci­tore su tutte le miserie conseguenti al primo originale peccato.»

17Mentre[28] la divina Voce parla, io penso: «Diranno che queste cose furono già dette.» E la Voce divina:

18«È vero. E i dotti, che, pur essendo anche eccessivamente con­vinti di esser dotti, frugano fra le gemme senza numero che Dio ti ha donate per ornarsene, annoteranno[29] una volta di più queste pa­role, le confronteranno, le sminuzzeranno come medici che indaga­no i segreti della natura e della vita e morte degli uomini.

19Ma tu no. Tu non ricordi e non cataloghi. Per te è sempre nuovo. È bello. Tu sei il fanciullo semplice e pieno di fede e amore. E Io parlo per te. Per te sola.

20Quale migliore, pacifica compagnia, per il tuo avviarti al Regno della Vita e varcarne la soglia, delle mie lezioni tratte dalle epistole di colui che predicò Cristo anche dopo la morte, col triplice sgorgo delle 3 fontane, là dove ora si è aperta una sorgente di miracolo per la misericordia di Maria[30], Chiave alla apertura di ogni divina misericordia?»

2. Difendere l’idea religiosa per avere salvezza e pace[31].

Il giusto vive della fede (Rm 1,17)[32]

Dice l’Autore Ss.:

1«“II giusto vive di fede[33] “. Riportando queste parole l’Apostolo, un tempo orgoglioso del­la propria scienza rabbinica, si fa ” fanciullo “, ossia umile e semplice[34], e confessa, anzi professa: “Io non mi vergogno del Vangelo, virtù di Dio a salvezza d’ogni credente… In esso infatti si manifesta la giustizia di Dio che vien dalla fede e tende alla fede[35] “.

I persecutori di Dio

Nei suoi istrumenti.

2Un tempo ci fu, per Paolo, in cui, ancor più che vergognarsi di credere in proprio nel Vangelo, si vergognava del Vangelo co­me di un obbrobrio gettato fra le ispirate parole, o le dotte paro­le della sapienza di Israele. E per cancellare quell’obbrobrio, scritto nelle menti dei seguaci del Nazareno, perseguitava gli stessi spegnendo in uno parole evangeliche e vita, credendo di vincere. Ma la Parola eterna, quella che nessuna forza umana o diabolica può far tacere, lo atterrò sulla via di Damasco, chie­dendogli; “‘Perché mi perseguiti?”[36].

3Coloro che opprimono le piccole voci, coloro che opprimono quelli che parlano in nome di Dio, e che essi, i dotti di ora: sanno come erano chiamati nell’Antico Testamento[37], e sanno quale sia la loro missione — perché essi sono, e sempre saranno, fino alla fine del tempo, come araldi di Dio fra le turbe cieche — molto dovrebbero meditare e imparare da quel “mi perseguiti”, e temere di perseguitare il Verbo, e tremare di farlo.

4Nello strumento di Dio vive Dio. Vive non nella maniera co­mune, ma in maniera straordinaria. La personalità umana non è più che il velo che custodisce il Santo dei Santi[38] operante, poiché “Dio non è mai inerte sul suo trono, oltre il velo.

Nell’idea di Dio.

5Quando le feroci schiere dei Caldei, vinti gli Israeliti nella città capitale, non paghe ancora, arsero la casa dì Dio e asportarono le ricchezze e le santità del Tempio[39]; quando le potenti legioni ro­mane distrussero per sempre, secondo la profezia di Gesù Cri­sto[40], il Tempio sul Moria; contro chi, veramente, si avventarono? Contro l’edificio, il sacerdozio, gli utensili del Tempio, o contro l’immateriale Ente che, nella mente degli Israeliti, lo empiva di Sé[41]?

6Dico “nella mente degli Israeliti ” perché dall’ora di nona di quel Parasceve, che è abisso di Misericordia e abisso di Delit­to, lo Spirito di Dio aveva abbandonato[42] il Santo dei Santi, e vuota era, anche nelle ore dell’incenso[43], la gloria del Tabernacolo. Ma l’Idea era ancora. Ed era tutto per Israele quell’Idea.

7Contro chi perseguitò il nemico? Contro uomini e pietre, o contro l’Idea? Contro l’Idea. Per colpire il popolo, colpì l’Idea. Distrusse. Disperse.

La vittoria dei credenti.

L’idea è forza e vittoria.

8Oh! miseri, miseri uomini superficiali che, anche se cattolici praticanti, così tiepidi siete per l’Idea, per il Cristianesimo, per la Chiesa, che sono l’Idea che è forza, potenza, coesione, vittoria, salvezza contro le armate umane ed extraumane dei servi del Dragone[44], meditate questa grande lezione che viene dagli evi: quando l’inerzia, il peccato, o il consentimento a dottrine sataniche, permettono che i nemici di Dio e degli spiriti assalgano, di­struggano, disperdano l’Idea unica, santa, vera, eterna — Dio — in ciò che lo predica e lo rappresenta, tutto, dico tutto viene di­sperso e distrutto, anche ciò che non vorreste lo fosse: il vostro personale egoistico bene, la fortuna familiare[45], la quiete, la fa­miglia stessa talora.

Ai tuoi Tabernacoli, o cristiani

8Sorgete, o cristiani. Un giorno, a Gesù che dormiva, fu gridato: ” Svegliati, o Maestro, che noi periamo[46] “. Ma ora è Dio che vi grida: “Svegliatevi, o cristiani, perché se non vi svegliate voi perirete. La burrasca vi è sopra”. Al vecchio Israele era detto: “Alle tue tende, o Israele[47] ” per radunarlo a difesa della religio­ne e della patria. A voi Io grido: ” Ai tuoi tabernacoli, o popolo cristiano. Alla tua fede! Al tuo Signore Gesù Cristo! Alla Vincitrice che vince Satana! Sorgi! Riaccendi il lume e il fuoco della fede e della carità, svesti le vesti troppo carnali che ti fanno ot­tuso e pigro, e rivestiti di giustizia[48]“.

Cristiano, nella tua volontà è la tua salvezza.

10Tu, tu solo ti devi salvare. Nella tua volontà è la tua vittoria. Dio ti osserva, ma non ti salva più, per sua propria volontà. Tante volte lo ha fatto, e tu, della vittoria della salvezza, ti sei fatto gra­dino per scendere nelle tenebre, nel gelo, nel vizio. L’ho detto all’inizio del lavoro del piccolo Giovanni[49]. Avete riso, deriso o imprecato alla piccola voce che vi ripeteva le mie parole. Ma molte, perché divine, hanno già avuto compimento.

11Non ridete, non deridete, non imprecate per queste. Accoglie­tele. Difendete voi stessi, le vostre famiglie, la vostra quiete, il vostro benessere, difendendo l’Idea divina, la Chiesa, la Fede. Satana e i suoi servi cercano colpire l’Idea: la Chiesa, la Fede, ossia il cuore, il sangue, il respiro che mantengono viva la stessa vita vostra. Dolorosa, sì. Faticosa, sì. Ma se trionfasse Satana in un mondo senza più Dio, tre volte guai a voi.

12Non sapete! Non alzo il velo su quell’orrore che già è in atto e rinserra le file per sferrare l’attacco. Vi addito l’alto: il Cielo, Dio; vi addito il cuore della Cristianità: Roma vaticana; vi addito il tabernacolo. Difendeteli per essere difesi. E meditate bene le mie parole.

13E non siate, singolarmente, simili a coloro che si accingono a perseguitare Dio nell’Idea di Lui, nella Chiesa Romana, nella Fede, col perseguitare Gesù Cristo nelle sue piccole voci. Non perseguitate Gesù Cristo, dico. Perché Lui, a voi che opprimete i suoi strumenti, dice, con la sua divina, giusta sincerità: “Perché mi perseguiti?”.

134Sì. Voi, Lui perseguitate in questi ai quali non date pace. Sì. Voi, Lui perseguitate in questi, perché negate che in essi il Ver­bo parli, parli lo Spirito Santo che sempre è autore di ogni in­segnamento divino.

La giustizia viene dalla fede e tende alla fede

Un esempio da imitare.

15Imitate Paolo nel suo secondo tempo di vita mortale, posto che lo sapete imitare quando è ancor Saulo di Tarso, della tribù di Beniamino, fariseo e persecutore dei cristiani[50]. E non vergo­gnatevi di apprendere, voi, i novelli rabbi, cose di fede e sapien­za sinora da voi ignorate, di apprenderle da una piccola voce.

16Rispetto al ricco, potente e imponente Gamaliele[51], simile a un re per fasto e per cortigiani, vivente libro della sapienza di Israe­le, il mite Maestro di Nazareth doveva apparire ben spregevole a Saulo di Tarso che ne conosceva la condizione sociale, il me­todo di insegnamento e la maniera di vita… Ma quando gli cad­dero le scaglie del fariseismo[52], non dalle pupille degli occhi ma dello spirito, e con decenne applicazione penetrò nella sapienza del Vangelo ” virtù di Dio a salvezza di ogni credente[53] “, Paolo ri­conobbe che nel Vangelo ” si manifesta la giustizia che vien dalla fede e tende alla fede”.

17Questa giustizia, resa luminosa, comprensibile dalla bontà del­la stessa Parola di Dio, che ha pietà di voi, si manifesta nel dono che la piccola voce vi ha dato in nostro Nome.

“II giusto vive di fede”.

18giusti amano. L’amore è luce. La luce permette di ricono­scere. I giusti credono. Hanno una viva sete di sempre più cre­dere. Comprendono che la conoscenza è grandissimo aiuto a cre­dere. Sentono che il credere è vita perché è carità. E la carità è vita perché è Dio, il Vivente, accolto in loro, e loro accolti in Dio[54].

19Ed ecco che, per lunga via, abbiamo raggiunto la prima pro­posizione del dettato d’oggi: “II giusto vive di fede”. E più il giusto ha cuor di fanciullo, più sa vivere di fede. Per questo il Maestro divino ha detto “Se non divenite simili a fanciulli non entrerete nel Regno dei Cieli[55]. Il fanciullo sa credere. E per questo suo saper credere conosce Dio e merita di posse­derlo e goderlo eternamente, anche se muore prima di esser dotto quale voi siete.

20Veramente il molto sapere difficilmente è salvezza[56]. Non fosse che perché ” a chi più è stato dato più viene richiesto[57] “, e ” a chi si è impadronito di tesori difficilmente non viene assalto di ladroni[58] “. Ma questo antico proverbio non Io conoscevate an­cora né sapete di quali ladroni Io parlo. Voi, che dotti siete, cercate di conoscerli. Conoscendoli potrete difendervi dalla mor­te che essi sono armati a darvi.

I piccoli del gregge di Gesù.

21Ma i ” piccoli fanciulli ” non hanno questi pericoli. Essi sanno “vivere di fede”. Semplicemente. Essi confidano nel Signore, ed è detto che chi confida nel Signore comprende la verità[59]. Perciò essi comprendono, anche senza scientificamente sapere. Comprendono: per la carità viva in loro, e perché hanno a mae­stri la Carità e il loro angelico custode.»

3.  L’ira di Dio contro ogni empietà
e ingiustizia
[60].

L’ira di Dio[61]

Quando si manifesta l’ira di Dio.

1Ora l’ira di Dio si manifesta dal Cielo contro ogni empietà ingiustizia degli uomini che soffocano la verità di Dio nell’ingiustizia “.

Dice l’Autore Ss.:

2«Nella lezione avanti questa ho invitato a difendere l’Idea religiosa per avere salvezza e pace, perché quando un popolo cade in ” empietà e ingiustizia ” — e la più grande empietà, la più grande ingiustizia, è offendere Dio, deridere la Religione, attac­carla, spegnerla nelle menti, disubbidirla scientemente, premedi­tatamente, in tutti i suoi comandi — allora l’ira di Dio si mani­festa dal Cielo.

L’ira ancor misericordiosa.

3Non occorrono folgori perché sia manifesta. Non cataclismi. Non diluvi. Ma basta che Dio vi abbandoni a voi stessi per­ché vi diate da voi stessi la morte, l’angoscia, la disperazione. L’ira di Dio, più che manifestarsi con castighi, la vera, immuta­bile ira, si manifesterà coll’abbandonarvi a voi stessi. Quelle che voi chiamate ira di Dio — le guerre, i mezzi atroci di distruzione, i cataclismi, le pestilenze — ancora non sono ira senza mutazione, ira assoluta. Sono rimproveri e richiami di Padre, offeso, ma ancora premuroso di dare soccorso e perdono ai figli colpevoli.

L’ira senza misericordia. Desolazione. Anticristo

4Ma quando ogni “empietà e ingiustizia ” sarà nel cuore dei 99/100 dell’umanità, quando empietà e ingiustizia mentale o ma­teriale avrà invaso ogni classe sociale, e financo l’abominio sarà penetrato nella casa di Dio — l’abominio della desolazione[62] di cui parla il profeta, e lo conferma il Verbo, né ancora avete dato il giusto significato alla parola ” desolazione ” di cui è detto che sarà segno della fine, e lo sarà — allora Dio non vi riprenderà più con paterni castighi — che purtroppo, è vero, salvano pochi, ma perché i più già sono servi di Satana — ma vi lascerà a voi stessi. Si ritirerà. Non farà più atto. Sino al momento in cui un baleno del suo volere ordinerà ai suoi angeli di aprire i sette si­gilli[63], di suonare le quattro trombe[64], di liberare l’aquila dei tre guai[65], e poi, orrore, sarà dato fiato alla quinta tromba[66], e il Giuda dei tempi ultimi aprirà il pozzo d’abisso[67] per farne uscire ciò che l’uomo avrà desiderato più di Dio.

5Quando? Quando? Già siete in quest’ora o state per entrarvi? Temete. Ve Io chiedete… Ma non vi pentite. Non vi sarà detto il quando. Esso è scritto nel cuore dei presenti profeti, ” ma è sigillato quel che hanno detto i sette tuoni ad essi, ed essi non lo diranno[68].

Il Precursore della seconda venuta.

L’avvento di Gesù avrà per precursore Maria.

6E allora, come astro pacifico sull’orrore e terrore delle onde in tempesta — tutta la Terra sommossa come mare in tempesta e tutti gli uomini naufraganti come in mare in tempesta, meno i servi di Dio raccolti sulla barca di Pietro, fedeli al Nauta san­to — e allora verrà l’aurora della Stella del Mare, precorritrice al sorgere, all’apparire ultimo della Stella del Mattino[69].

7Nella sua seconda, ultima venuta, l’Agnello di Dio[70], il Redento­re, il Santo dei santi, avrà per precursore non il penitente del de­serto[71], salato dalle macerazioni, e salante i peccatori per guarirli dalle pesantezze e farli agili ad accogliere il Signore, ma avrà per precursore l’Angelo nostro, Colei che, pur avendo carne, fu Serafino, Colei in cui abbiamo fatto dimora, né più dolce e più degna[72] potevamo averla, l’Arca dilettissima di puro oro che ancor ci contiene così come è da Noi contenuta[73], e che tra­svolerà nei cieli, raggiando il suo amore per preparare al Re dei re la strada profumata e regale e per preparare — per gene­rare e partorire, in un’ultima maternità — quanti più germi di viventi sono e vorranno essere partoriti al Signore[74].

Il tempo di Maria.

8Guardate là, all’oriente dei tempi… Già sulle tenebre che co­prono, sempre più folte e maledette, la Terra, si delinea un al­bore che più dolce non v’è. Esso è il tempo di Maria che sorge. L’estrema misericordia che il nostro Amore ha pensata per voi.

9Grande sarà la lunghezza del suo cammino. Contrastata dal suo eterno nemico, che, per essere vinto, non è meno ostinato a crucciarla e combatterla. Egli ottunde gli intelletti degli uo­mini per non far loro conoscere Maria. Spegne le fedi in Lei.

10Crea nebbie. Getta fango. Ma la Stella del Mare è troppo alta sulle onde inquinate. Trascorrerà, né il fango sporcherà l’orlo della sua veste. Scenderà solo, ratta come un arcangelo, a scri­vere, presso il segno del Tau[75], la sua sigla sulla fronte dei fedeli, dei salvati al Regno eterno. E fortezza e pace entrerà nei loro spiriti sotto il tocco della mano di Lei, Madre della Vita, Sorgen­te della Salute.

11Benedite Iddio che ha concesso alla Stella purissima di ini­ziare il suo cammino per attrarvi a Dio con la dolcezza del suo amore, Salvatrice pietosa, estrema, compensante gli spiriti buoni del sempre più profondo allontanarsi di Dio, disgustato dalle colpe degli uomini.

Un esempio da evitare.

12Non vi sembri ingiusto questo ritiro di Dio. Si legge nei Mac­cabei[76] che, quando con Antioco Epifane la corruzione entrò in Israele, ed Israele si allontanò dalla Legge per essersi asserviti molti capi d’Israele, “figli di iniquità’ “, alle “nazioni vicine”, sino al punto da far loro i perversi costumi delle stesse ” venden­dosi per fare il male “, il santuario restò desolato come un deser­to, le feste solenni si cambiarono in lutti, i sabati in obbrobrio e la sua gloria fu annientata. Non solo, ma fu accettato ” il culto degli idoli'”. E ciò provocò la persecuzione dei pochi rimasti fe­deli, e morte, rovina, violenza, dolore, divennero retaggio del po­polo che aveva suscitato l’ira del Signore. Fate i confronti. Medi­tate. Scegliete.

Ancora per poco Dio è con noi.

13Una nuova volta Gesù vi dice ciò che disse agli ultimi Taber­nacoli: ” Ancora per poco sono con voi… e poi me ne andrò. E allora mi cercherete ma non mi troverete[77] “.

14Sì, o dormienti. Parlo a voi più che ai nemici aperti. A voi che, se vi svegliaste, potreste far difesa all’Idea e al vostro bene. A voi che dormite mentre gli altri lavorano, e vi cullate nella illu­sione che Dio vi sia servo, che Gesù vi sia servo, e servo stolto, che dopo esser stato trascurato, non cercato, non seguito, sino a farlo persuaso di andarsene data l’inutilità del suo rimanere fra voi, possa esser pronto e prono al vostro bisogno quando sarete per essere sommersi e finalmente, ma non per tutti in tem­po, vi desterete.

15Cercate il Salvatore mentre ancora è fra voi, prima che l’odio lo mandi fuor dai vostri confini… in Efraim[78], fra popoli sorgenti alla luce mentre voi sprofondate fra le tenebre. Fra le tene­bre che ” soffocano la verità, non facendola vedere, alzando il mu­ro delle tiepidezze, dei quietismi là dove non alzano quello delle empietà e ingiustizie[79] “.»

Carisma solo per le anime amanti.

Lo Spirito soffia dove e quando vuole.

16Prima[80] di essere lasciata dalla Ss. Voce, dico: «O Divinissimo, ora, che Tu parli sovente, di nuovo, essi diranno che questo è male. Perché mi ha detto P.B.[81] che li ha fatti persuasi che ora Tu, o Divinissi­mo, parli molto saltuariamente.»

Mi risponde:

17«Faccio come voglio. Ho mostrato che vengo quotidianamente o non vengo per decine di giorni, né tu colmi quei vuoti con parole tue.  E questo è a loro lezione. Tutto ho fatto a persuaderli.  Ma è come è detto: “Abbiamo sonato e non avete ballato, abbiamo into­nato lamenti e non avete pianto[82]”.

18Ma queste non sono pagine per loro. Ti ordino anzi di levarle di qui e farne fascicolo a parte da darsi come e a chi ti ho detto. Quanto era necessario per avere l’approvazione dell’Opera di Gesù, l’hanno avuto. Il resto è tesoro che per averlo bisogna meritarlo. E c’è chi lo ha meritato per aver fatto il nostro Volere verso te con perfezione di carità e senza aver nessuna pretesa per la sua opera verso di te. E vi è ancora un altro motivo di divina provvidenza che origina questo ordine.»

Il miracolo presuppone la fede.

19Così amata mi sento, così beata per il ritorno di Maria di Lourdes che ieri è venuta (dalle 17 in poi, e così… potentemente che ero fuori dai sensi, e Marta[83] può testimoniare), che chiedo in merito al fatto di S. Paolino[84] e alle parole di Maria Ss. ieri sera: «Se avranno fede opererò prodigi di grazie»; e il Divinissimo mi risponde:

20«Nel 4° dei Re[85], cap. 7″ v. 19, è detto da colui al cui braccio il re si appoggiava: “Anche se il Signore facesse delle cateratte nel cielo, potrebbe mai avvenire quel che tu dici?”. Io dico che molti sono che, anche se il Signore facesse delle cateratte di grazie nel cielo e di miracolo per rovesciarle sulla terra, molti sarebbero quelli che continuerebbero a dire: “Può esser questo? No”.

21Il miracolo presuppone la fede. Dio dà il segno. Si manifesta. È una continua epifania per richiamare gli spiriti alla fede, speranza, carità, a Dio. Ma poi vi lascia liberi di credere o non credere.

22Però vi dico che il fiume di grazie pronto a scorrere, se gli uomini vi fanno diga con la loro incredulità, si volge altrove. Ecco per­ché la Beatissima mette la condizione “se avranno fede ” per pro­mettere di ” operare prodigi di grazie “.

23L’ora della grazia viene, sosta in attesa. Ma se l’uomo non la in­vita: “Resta con noi”, passa e non torna.»

4. Evoluzionismo avvilente[86]

I Negatori e demolitori di Dio (Rm 1,20-22)[87].

Dice l’Autore Ss.;

1« Quelli che soffocano la verità di Dio nell’ingiustizia, dividen­dosi nelle due male classi dei negatori che dicono: ” Non credo in Dio perché non lo vedo “, e dei demolitori, dei pazzi, che vor­rebbero demolire Dio e, non potendolo fare, sgretolano con una fatica immane e inutile il monumento della testimonianza di Dio e — lavora, lavora, lavora — non fanno che farne cadere la pol­vere e le muffe e farlo così più bello e splendente — perché, giocando così a carte scoperte, non fanno che suscitare sante rea­zioni negli uomini retti — queste due categorie di disgraziati che si precludono pace sulla terra e pace oltre la terra, sono, oltre a tutto, dei mentitori, o confessano di essere degli stolti privi di ragione. Perché non è possibile all’uomo negare Iddio. Sol che l’uomo consideri sé stesso — la armonica formazione della sua natura nella quale, senza urti o dissonanze, l’animale e lo spiri­tuale si intersecano, formando un tutto meraviglioso — sol che consideri questo, l’uomo non può negare l’esistenza di Dio di­cendo: “Non ci credo, perché Dio non lo vedo”‘.

Teoria avvilente.

2Parlare di avvilenti discendenze non serve per giustificare il prodigio spontaneo dell’uomo intelligente. L’evoluzione non po­trebbe mai dare a una bestia la perfezione umana visibile. Par­lando di quelli che non ammettono lo spirituale, non parlo che di perfezione umana materiale e perciò visibile. Ma anche que­sta sola è sufficiente a negare l’evoluzione della bestia a uomo e a testimoniare della creazione divina.

Tutto parla di Dio.

3Dio è visibile ” nelle sue invisibili perfezioni, la sua eterna possanza e la sua divinità””, all’intelligenza dell’uomo intelligen­te, ” per mezzo delle cose create “. Tutto — dalla goccia di brina al sole, dal mare ai vulcani, dal verme all’uomo, dalle muffe ar­boree alle sequoie gigantesche, dalla luce alle tenebre — parla di Dio, lo mostra nella sua possanza divina. Perciò ho detto che coloro che negano Dio, visibile in tutte le cose, sono mentitori o confessano di essere stolti[88]. Ma stolti, no, non sono.

4Sono asserviti alla Menzogna, alla Superbia, all’Odio. Que­sto solo sono. Perché veramente conoscono che Dio è, ma lo negano, lo ripudiano, tentano schernirlo in luogo di lodarlo e glo­rificarlo, e lo odiano in luogo di avere riconoscenza per le prov­videnze infinite che Egli ha per loro, benché essi non le meritano.

La pazienza di Dio.

5Se Dio non fosse Dio, ossia Colui che è al disopra dell’astio e della vendetta, se Dio fosse simile a loro, forse ché darebbe loro aria, luce, sole, cibo? Non sì obbietti; ” Lo dà per i buoni, e per questi ne godono tutti. Non può fare morire i buoni per levare ai malvagi aria, luce, sole, cibo”. E chi lo potrebbe impedire? Tutto è possibile a Dio. Ma Egli è Colui che fa piovere i raggi del sole sui buoni e sui cattivi[89] per carezzare i buoni e ammonire i cattivi, dando loro tempo a convenirsi. Perché Dio è paziente, e la sua vendetta è il perdono dato 70 volte 7[90] e 700 volte 7. Sinché c’è vita nell’uomo, Egli è longanime[91]. Poi giudica, e inap­pellabile è il suo giudizio.

Giudizio inappellabile.

6L’ultima parola è la sua, ed è tale che anche il più pertina­cemente delirante degli uomini uscirà[92] dal suo vaneggiamento be­stemmiatore, e sbigottito, come colui che vien tratto fuor da buio carcere alla gran luce, folgorato dalla Luce divinissima, rien­trerà in sé gridando; ” Maledizione al mio superbo pensiero! Ho negato la Verità ed essa mi colpisce in eterno. Ho adorato ciò che non era e ho negato ciò che è. Potevo avere il premio incor­ruttibile che viene dalla fusione coll’Incorruttibile perfetto. Ho preferito la Corruzione molteplice e, eterno ma corrotto, in eter­no affonderò in essa “.»

5. Epoca della religione satanica[93].

Costumi sataniche[94](Rm 1,24-31).

Dice il Ss. Autore:

1«Più esatta di una pittura che ritragga alla perfezione il vero, più esatta di una cronaca che riporti fedelmente gli avvenimenti e i costumi di un’epoca, ecco che l’epistola paolina descrive i co­stumi di quest’epoca che si insatanassa.

2Ogni parola è una pennellata di colore per delineare l’uomo di quest’epoca, i nove decimi degli uomini di quest’epoca. Tutte le sfumature necessarie a dipingere non l’uomo figlio di Dio, co­me Dio avrebbe voluto che fosse, non l’uomo superuomo, come credono[95] di essere questi mostri dall’aspetto umano che sono i nove decimi degli uomini, ma a dipingere l’antiuomo, il degenere figlio di Dio, il frutto pauroso del connubio[96] dell’Umanità con la Corruzione, il servo di Satana, sono usate nella pittura perfetta.

3E le tinte meno atroci sono date dagli epiteti: sussurroni, millantatori, stolti, disordinati. Poi le tinte si incupiscono sempre più, sino alle tinte che già hanno il colore del più profondo in-freno, delle colpe contro natura, così diffuse ora, e usate non solo a soddisfazione del loro reprobo senso, ma bensì a soddisfa­zione della loro avidità di ricchezze.

4Ma per quanto Paolo parlasse a uomini del tempo suo, a uomini viventi in mezzo ai pagani, più che a pagani: a senza dio alcuno[97] perché se ancor avessero rispettato un dio, ossia una legge morale, anche se imperfetta, perché anche l’uomo assolutamente ignorante di ogni codice religioso sente istintivamente, quando non è uno che non vuole sentire, la esistenza di un Ente Supremo al quale il suo spirito aspira per sua propria natura Spirituale, per cui cerca come spirituale che è di riunirsi allo Spirito dal quale ebbe principio — a senza alcun dio, volutamente voluto ignorare per non avere alcun freno di legge morale anche sol naturale, per quanto Paolo parlasse a questi uomini viventi fra questi mostri, no, ancora ha lasciato la tinta più fosca del quadro.

Mistero della iniquità in azione: orge sataniche

5Perché l’ha lasciata? Perché la ignorava. Egli è salito con lo Spirito al terzo cielo[98] e molte verità ha conosciuto, anche quelle degli ultimi tempi[99]. Ma non ha conosciuto una perversità di questi tempi semifinali, una perversità che prepone l’avvento del­l’apostasia e la manifestazione dell’uomo del peccato.

6Egli scriveva ai Tessalonicesi; ” Già il mistero dell’iniquità è in azione “, ma confutava poi dicendo: ” Solamente v’è chi ora lo trattiene e lo tratterrà[100] finché sia tolto di mezzo”.

7Ma quando i nove decimi dell’Umanità respingono Colui che trattiene l’evolversi del mistero dell’iniquità sino a farsi, da mistero, realtà orrenda, con il nefando regno della Bestia[101] che si proclamerà Dio pretendendo onori divini; ma quando già alla Be­stia sono dati onori divini; ma quando è invocata ed evocata con riti osceni, per il suo onore; può Dio continuare a fare di­fesa contro l’avanzarsi del Serpente d’abisso[102]?

Messe nere.

8E che nome Io darò ai riti osceni, alle orrende orge[103] terminanti in copule sataniche nelle quali signore e sacerdote è[104] ” lo stesso Satana?

9E che nome Io userò per chiamare col giusto nome questo peccato supremo, questa religione satanica, superiore in atrocità ad ogni più barbara religione antica o ancora esistente fra sel­vaggi?

10Qui non si immolano agli dèi i corpi di vittime innocenti, come un tempo a Moloc[105]. Qui non si uccidono uomini civili per farne omaggio all’idolo selvaggio. Qui si immola l’Immolato, qui si colpisce l’Innocente, qui si dà in sacrificio all’Avversario l’in­carnato Figlio di Dio vivente nel Ss. Sacramento col suo Corpo Sangue Anima e Divinità.

11Oh! come deve ridere del suo orrendo riso Lucifero, in queste sue epoche e ore di gloria! È — egli, il maledetto, il fulminato, lo scacciato da Dio[106] — sul suo trono, su quel trono che gli uomini gli innalzano, e al suo orrendo dileggio è offerto l’Agnello[107]Colui che egli mai non vinse, Colui nel quale mai egli poté en­trare, Colui che lo vinse cento e mille volte, e lo vince da venti secoli, e lo vincerà sino alla fine, liberando gli spiriti di buona volontà dalla sua potestà infame.

12Sarà vinto. Ma intanto ha una parvenza di vincitore. E il Sa­cramento dei sacramenti, questo mistero d’amore per il quale anche il più serafico amore d’uomo è sempre insufficiente a dargli il degno onore, è dato da uomini come mezzo a Satana per il suo effimero trionfo.

Profanazione suprema

13Questo Paolo non lo conobbe. No. La misericordia di Dio gli occulto questo peccato che fa fremere il Cielo tutto. E — ascoltate bene, o voi che col Cielo fremete d’orrore — e se coloro che profanano le Sacre Specie ignorassero che in esse è il Cristo vivo e vero, così come fu in Terra ed è in Cielo, se non credessero alla sua presenza nelle Specie consacrate, a semplice atto di magia si ridurrebbero le loro pratiche. Ma essi sanno. E questo costituisce il loro peccato senza perdono.

14Non è applicabile per loro la preghiera del Redentore, perché essi ” sanno ciò che fanno[108]. Non è applicabile la parola di Paolo — ” Avendo conosciuto che la divinità, quale che sia pensata e creduta, premia i giusti e punisce i malvagi, perché un concetto di giustizia, anche se molto imperfetto, lo pensa ogni credente nella divinità che si è creata, o che conosce di essere vera ed uni-ca, non compresero che chi fa tali cose è degno di morte[109]“— perché essi comprendono, e ciononostante compiono la profanazione suprema.»

6. La parte eletta del gregge[110].

Il fior della farina (Rm 2,1)[111]

Dice il Ss. Autore:

1«L’Apostolo dice: ” Tu… ti rendi inescusabile perché nel giu­dicare gli altri condanni te stesso facendo le medesime cose che tu condanni“.

2A chi parlo Io? Ai comuni fedeli o alla parte eletta del greg­ge? Parlo alla parte eletta. Perché la mia parola è lievito che deve far lievitare la farina pura, la farina da ostie, perché essa farina divenga con la sua perfezione lievito nella gran massa[112], nella fari­na con buratto più o meno forte.

3Quando la massaia vuole fare il suo pane, non prende già la farina impura, piena di crusca, per fare la palla di lievito, ma prende il fior della farina e la bagna d’acqua pura e la pone a fermentare, perché formi il lievito che solleverà la farina anche impura e la farà mangiabile pane. Gli azzimi[113] erano senza lievito, ma allora era presa farina pura, da ostie, perché fossero mangia­bili in piccole focacce[114] basse e cotte al vivo fuoco.

Uomini-dèi

4La parte eletta del gregge dell’Agnello che è Pastore[115], che è Pane di Vita[116], che è il Signore, è la farina da ostie, di quelle ostie che in uno spiritual sacrificio, che è quello della Nuova Legge, vengono, si pongono anzi da sé stesse, come un memoriale sopra l’altare, come oblazione di soavissimo odore ardente sull’’altare del sacrificio (Levitico cap. II).

5L’antico rito, offerto e consumato con farine o carni, si è tra­sportato nel nuovo, ma con forme nuove e più elette, non depo­nendosi sull’altare dei Cieli che i sacrifici degli uomini santi, così come sugli altari della Terra non vengono consumate che la Carne e il Sangue del Dio Uomo. E questo perché il Dio Uomo sia modello agli uomini che per ubbidienza al Vangelo diven­gono uomini-dèi, e perché, fatti per la loro carità sacerdoti e vittime, possano offrire e consumare il sacrificio loro sull’universale altare dei Cieli per la gloria di Dio e la redenzione del mondo.

6Questi singoli, eletti sacrifici della parte eletta del gregge, sono il lievito che solleva[117] la massa impura della parte scadente del grande gregge e, a sua stessa insaputa, da[118] ad essa quel minimo di lievitazione che la formi a passabile parte del gregge.

Anime nascoste.

7E per questo Io parlo alla parte eletta, a quella che opera, pur essendo nascosta e apparentemente assente; e vale più il suo secreto operare di tutte le palesi azioni, talora rumorose, talaltra intransigenti, altra ancora tinte di superbia — di quella stessa su­perbia che corruppe il Sacerdozio, gli Scribi e i Rabbi d’Israele — di coloro che credono tutto fare e che molte volte meritano di sentirsi dire: ” Tu ti rendi inescusabile perché nel giudicare gli altri condanni te stesso, facendo le medesime cose che tu con­danni “.

Anime vittime.

8Parlo ad essa, chiedendo espiazione, riparazione, perfezione di carità, onde almeno la parte docente del gregge di Cristo, i pastori più o meno piccoli di questo gregge[119], quando non so­no essi stessi “parte eletta, ostia di sacrificio “, siano almeno messi fra la parte impura — fra la grande maggioranza disdice­volmente informe dei cristiani d’oggi — e la parte eletta: quella delle vittime che sono le colonne che sorreggono il tempio di Dio, il baluardo di difesa alla mia Chiesa, la scala aurea[120] per la quale i deboli del gregge possono salire a Dio posto che non sanno volare a Lui, le lucerne che segnano la via, anzi: le stelle che indicano la via che ha fine sul cuore di Cristo.

Anime-ostie

9Parlo alle anime-ostie. La Divinità ha bisogno di ostie pure, sante e fatte immacolate dalla loro carità che le purifica dalle debolezze umane. Ha bisogno di ostie. Ostie di amore in ri­parazione di tutte le offese fatte all’Amore. Ostie di espiazione in riparazione dei peccati del mondo. Ostie di purificazione. Il fetore dei peccati che ammorba il mondo sale verso i Cieli, tanto è va­sto e potente. Purificate l’immensa cattedrale del Creato perché Dio possa ancora guardarla con pietà che salva.

10E state contenti di esser chiamati, desiderati da Dio per questa funzione di ostie. Più necessari degli elementi per il continuare del­la vita umana sono i sacrifici delle anime-vittime. L’Amore ve lo dice: ” Coloro che sono le vittime d’olocausto sono le legioni di arcangeli che sconfiggono le legioni dei demoni e sorreggono il mondo mantenendo ad esso propizio Iddio. Coloro che sono ostie sono i più veri imitatori di Cristo. Coloro che si sacrificano generano figli al Signore Iddio loro “.»

7. Giudizio di Dio e carità dell’uomo[121].

Il Giudizio di Dio. (Rm 2,2-8)[122]

Dio giudicherà secondo verità e giustizia.

Dice il Ss. Autore:

1«II giudizio di Dio è secondo verità. Sia per chi è reprobo, co­me per chi è tiepido, come per chi arde di purissimo amore sino al sacrificio. Non il censo, o la veste, o la condizione, o la posi­zione, altereranno il giudizio di Dio. Non lo confonderanno i ri­pieghi e gli scenari messi ad ingannare gli uomini, non le ipocri­sie, non gli impuri atti di bontà, di fede, di onestà, di amore.

2Le parole del Maestro sono sempre vive e giuste, sia quando dicono; ” Non soltanto chi dice ‘ Signore, Signore ‘ entrerà nel regno dei Cieli[123] “, come quando fa il parallelo fra il pubblica­no e il fariseo[124], sia quando dà il mirabile codice della Nuova Legge col discorso della montagna (Matteo cap. 5-6-7).

3Non c’è mutazione di legge per mutar dei tempi. E non ci sarà diversità di giudizio, perché sempre secondo verità e giustizia Dio giudicherà.

la Sapienza si impara più per amore che per istruzio­ne.

4E più ancora sarà giudicato colui che è deputato a giudicare o si arroga il diritto di farlo. Più giudicato, perché più sarà chie­sto a chi più ha conosciuto della Legge. E più giudicato perché è detto: ” Non giudicate per non essere giudicati[125] “.

5Siate piccoli! Siate piccoli, o voi che Io amo. Se lo sarete, Io vi insegnerò la Sapienza. Ve la insegnerò col mio amore. Perché, sappiatelo, la Sapienza si impara più per amore che per istruzio­ne. Io che vi amo, voi che mi amate, siamo lume a capire le parole della Sapienza, che senza luce d’amore, ma per sola col­tura, restano oscure in tutto o in parte.

Potenza della carità.

6Per questo mai finirà di gridare l’Amore: ” È per la carità che avrete salute e pace[126] “. Poiché chi ha carità non disprezza le ricchezze della bontà divina, della sua pazienza e tolleranza; chi ha carità ama la penitenza, non giudica, non condanna, non da scandalo, non diviene tiepido o freddo, o sozzo di corruzione.

7Chi ha carità disarma il cuore di Dio anche per quanto gli av­viene di colpevolezza. Dio perdona a chi lo ama e gli piange in grembo, e non solo darà a ciascuno secondo le opere, sempre imperfette, dell’uomo, ma tenendo conto del suo amore che so­vente è più grande della sua capacità di far bene. Anche il desi­derio di perfezione sarà calcolato, quando sarà un desiderio at­tivo, ossia un vero desiderio che non si compie perfettamente soltanto perché la creatura non ha la capacità di compierlo.

8Dio vede. Realmente vede. E vede come può vedere Iddio per­fettissimo: con perfezione che non si ferma alle apparenze, E con perfezione giudica dopo paziente attesa.»

8. Il giudizio divino[127].

Dio non fa deferenza di persone (Rm 2, 9-11)[128].

Origine del rimorso.

Dice il Ss. Autore:

1«La tribolazione e l’angoscia sono sempre compagne dell’ani­ma dell’uomo che fa il male. Anche se non appare agli occhi de­gli altri uomini.

2Chi è colpevole non gode di quella pace che è frutto della buo­na coscienza. Le soddisfazioni della vita, quali che siano, non bastano a dare pace. Il mostro del rimorso assale i colpevoli con assalti improvvisi, nelle ore più impensate, e li tortura. Talora serve a farli ravvedere, talaltra a farli maggiormente colpe­voli, spingendoli a sfidare Dio, spingendoli a cacciarlo del tutto dal loro io. Perché il rimorso viene da Dio e da Satana. Il primo lo desta per salvare. Il secondo per finire di rovinare, per odio, per scherno.

Il colpevole.

3Ma l’uomo colpevole, che è già di Satana, non pensa che è il suo tenebroso re che lo tortura dopo averlo sedotto ad essergli schiavo. E accusa solo Dio del rimorso che sente agitarsi in lui, e cerca di dimostrarsi che non teme Dio, che cancella Iddio coll’aumentare le sue colpe senza paura, con la stessa malsana sma­nia con la quale il bevitore, pur sapendo che il vino gli è nocivo, aumenta il suo bere, con la stessa frenesia con la quale il lus­surioso aumenta il suo pasto di sozzo piacere, e chi usa droghe venefiche aumenta la dose di esse per godere più ancora e della carne e delle droghe stupefacenti. Tutto ciò nell’intento di stor­dirsi, inebriarsi[129] di vino, di droghe, di lussuria, al punto da ine­betirsi e non sentire più il rimorso. E il colpevole nell’intento di soffocarne la voce sotto quella di trionfi più o meno grandi e temporanei.

4Ma l’angoscia resta. La tribolazione resta. Sono le confessioni che un colpevole non fa neppure a sé stesso, o attende a farle nel momento estremo, quando cade tutto ciò che è scenario dipinto e l’uomo si trova nudo, solo davanti al mistero della morte e dell’incontro con Dio. E questi ultimi sono già i casi buoni, quelli che ottengono pace oltre la vita dopo la giusta espiazione. Talora, come per il buon ladrone[130], giunto al perfetto dolore, è pace immediata.

Il grande colpevole.

5Ma è molto difficile che i grandi ladroni — ogni grande colpe­vole è un grande ladrone poiché deruba Dio di un’anima: la sua di colpevole, e di molte anime ancora: quelle travolte nella colpa dal grande colpevole, e sarà chiamato a rispondere di queste, talora buone, innocenti prima dell’incontro col colpevole e dal colpevole fatte peccatrici, più severamente ancora che della sua, ed è grande ladrone perché deruba la sua anima del suo bene eterno, e con la sua le anime di quelli indotti da lui al male — ma è difficile, dico, che un grande, ostinato ladrone, all’ultimo momento giunga al pentimento perfetto. Sovente non giunge nep­pure al pentimento parziale. O perché la morte lo coglie improv­visa o perché egli respinge la salute sino al momento supremo.

L’inferno e il paradiso.

6Ma la tribolazione e l’angoscia della vita non sono che un mi­nimo saggio della tribolazione e angoscia dell’oltre vita. Poiché l’inferno, la dannazione, sono orrori che anche l’esatta descrizio­ne di essi, data da Dio stesso, è sempre inferiore a ciò che essi sono. Voi non potete, neppure per descrizione divina, concepire esattamente cosa è la dannazione, cosa è l’inferno. Così come visione e lezione divina di ciò che è Dio ancor non può darvi la gioia infinita della esatta conoscenza dell’eterno giorno dei giusti nel Paradiso, così altrettanto né visione né lezione divina sul­l’Inferno[131] può darvi un saggio di quell’orrore infinito. Per la co­noscenza dell’estasi paradisiaca e per l’angoscia infernale, a voi viventi sono messi confini. Perché se conosceste tutto quale è, morireste d’amore o di orrore.

Il premio e il castigo.

7E castigo o premio saranno dati con giusta misura al giudeo come al greco, ossia al credente nel Dio vero come a colui che è cristiano ma fuor dal tronco dell’eterna Vite[132], come all’eretico, come a colui che segua altre religioni rivelate o la sua propria, se è creatura alla quale è ignota ogni religione

8Premio a chi segue giustizia. Castigo a chi fa il male. Perché ogni uomo è dotato di anima e di ragione e per queste ha in sé quanto basta ad essergli guida e legge. E Dio nella sua giustizia premierà o castigherà a seconda che lo spirito seppe, più severa­mente perciò più lo spirito e la ragione sono di essere civile e a contatto di sacerdoti o ministri cristiani, o di religioni rivelate, e a seconda della fede dello spirito. Perché se uno, anche di chiesa scismatica oppure separata, crede fermamente di essere nella giusta fede, la sua fede lo giustifica, e se opera il bene per con­seguire Dio, Bene supremo, avrà, un giorno, il premio della sua fede e del suo retto operare, con maggior benignità divina di quella concessa ai cattolici. Perché Dio calcolerà quanto più sfor­zo dovettero fare i separati dal Corpo mistico, i maomettani, braminici, buddisti, pagani, per essere dei giusti, essi nei quali la Grazia, la Vita, non sono, e con esse i miei doni e le virtù che da essi doni scaturiscono.

9Non vi è accettazione di persone davanti a Dio. Egli giudicherà per le azioni compiute, non per le origini umane degli uomini. E molti saranno che, credendosi eletti perché cattolici, si ve­dranno preceduti da molti altri che servirono il Dio vero, a loro ignoto, seguendo la giustizia.»

9. L’elemento determinante nel giudizio di Dio è la Legge[133].

Categorie di uomini di fronte alla Legge (Rm 2,12)[134].

L’uomo e la Legge.

Dice il Ss. Autore:

1« La grande misericordia di Dio risplende ancor più luminosa­mente infinita nelle parole di Paolo che, ispirato, proclama come unicamente coloro che non riconoscono nessuna legge — né na­turale, né soprannaturale, né ragionevole — periranno[135], mentre quelli che hanno conosciuto la Legge e non l’hanno praticata, dalla stessa Legge, che salva, saranno condannati; e ancora: che i Gentili, che non hanno la Legge, ma naturalmente e ragionevol­mente fanno ciò che la Legge a loro sconosciuta prescrive — dan­dosi, per solo lume di ragione, rettezza di cuore, ubbidienza alle voci dello Spirito, sconosciuto ma presente, unico maestro al loro spirito di buona volontà, ubbidienza a quelle ispirazioni che essi seguono perché la loro virtù le ama, e non sanno di servire inconsapevolmente Dio — che questi Gentili, che mostrano con le loro azioni che la Legge è scritta nel loro cuore virtuoso, nel giorno del Giudizio saranno giustificati.

2Osserviamo queste tre grandi categorie, nel giudizio divino delle quali risplendono misericordia e giustizia perfette.

I senza legge: I luciferini.

3Coloro che non riconoscono nessuna legge né naturale, né uma­na, e perciò ragionevole, né sovrumana. Chi sono? I selvaggi? No. Sono i luciferi della Terra. E il loro numero cresce sempre più col passare dei tempi, nonostante che civiltà e diffusione del Vangelo, predicazione inesausta di esso, dovrebbero far sempre più esiguo il loro numero. Ma pace, ma giustizia, ma luce, sono promesse agli uomini di buona volontà[136]. Ed essi sono di mala volontà.

4Sono i ribelli ad ogni legge, anche a quella naturale. Perciò in­feriori ai bruti. Rinnegano volontariamente la loro natura di uo­mo: essere ragionevole dotato di mente e di anima. Fanno cose contro natura e contro ragione. Non meritano più che di perire di fra il numero degli uomini che son creati a immagine e somi­glianza di Dio[137], e periranno da come uomini per prendere la loro voluta natura di demoni.

I non praticanti: Gli ipocriti i falsi

5Seconda categoria: gli ipocriti, i falsi, coloro che irridono Dio, avendo la Legge, ma avendola solo, non praticandola. E può al­lora dirsi di averla veramente e trame benefici? Simili a co­loro che possiedono un tesoro ma lo lasciano inoperoso e incusto­dito[138], essi non ne traggono frutti di vita eterna, gaudi immediati al loro morire, e Dio li condannerà perché ebbero il dono di Dio e non ne usarono con riconoscenza al Donatore che li aveva messi nella parte eletta dell’Umanità: in quella del Popolo suo perché segnato del segno cristiano.

I gentili: I fedeli

6Terza categoria: i Gentili. Al tempo d’oggi diamo tale qualifica a quelli che non sono cristiani cattolici. Chiamiamoli così, men­tre meditiamo le parole di Paolo. Essi, che non avendo la Legge fanno naturalmente ciò che la Legge impone — e son legge a sé stessi mostrando così come il loro spirito ami la virtù e tenda al Bene supremo — essi, quando Dio giudicherà per mezzo del Salvatore le azioni segrete degli uomini, saranno giustificati.

7Sono molti, costoro. Un numero grande. E sarà la folla immen­sa… di ogni nazione, tribù, popolo, linguaggio, sulla quale, nell’ultimo giorno, per i meriti infiniti del Cristo immolato sino all’estrema stilla di sangue e di umore, verrà impresso il sigillo[139]del Dio vivo a salvezza e premio prima dell’estremo inappellabile giudizio.

L’obbedienza alla legge delle virtù.

8La loro virtù, la loro spontanea ubbidienza alla legge di vir­tù, li avrà battezzati senza altro battesimo, consacrati senza al­tro crisma che i meriti infiniti del Salvatore. Il Limbo non sarà più dimora dei giusti. Così come la sera del Venerdì Santo[140] esso si svuotò dei suoi giusti, perché il Sangue versato dal Redentore li aveva detersi dalla macchia di origine[141], così alla sera del Tem­po i meriti del Cristo trionfante su ogni nemico li assolverà dal non essere stati del suo gregge per ferma fede di essere nella religione giusta, e li premierà della virtù esercitata in vita.

9Se così non fosse, Dio farebbe frode a questi giusti che si det­tero legge di giustizia e difesero la giustizia e la virtù. E Dio non defrauda mai. Lungo talora a compiersi, ma sempre certo il suo premio.»

10. L’elemento determinante nella condotta temporale dell’uomo
è la Legge
[142].

Mimi e commedianti (Rm 2, II, 17-29)[143].

Dice l’Autore Ss.:

1«Veramente che l’osservanza dei precetti della Legge è circon­cisione anche per l’incirconciso, e al tempo di ora è assoluzione anche per quelli che non sono della Legge. Paolo dice; ” Vero giudeo non è chi tale apparisce, né è circoncisione quella che si manifesta nella carne, ma è giudeo colui che tale è interiormente; la circoncisione è quella del cuore, secondo lo spirito e non secondo la lettera, e questa avrà premio da Dio “.

2” Circoncidete il vostro cuore ” [144] è molto antica parola. È il co­mando divino. Perché vano è avere la conoscenza della Legge secondo la parola se poi non la si conosce e pratica, perciò, con lo spirito. E l’unica vera circoncisione è questa.

3Che importa indossare una veste talare — dico talare per dire: di figli della Legge — se poi l’uomo che l’indossa non è figlio della Legge, ma servo del senso, del mondo, del demonio? Anche i mimi e i commedianti mettono vesti di re, o di sacerdoti, o di guerrieri, o di operai, o di contadini, senza per questo divenire re, sacerdoti, guerrieri, operai, contadini. Finita la scena, calato il sipario, essi si spogliano delle vesti messe per la rappresenta­zione e indossano le loro. Né il loro cuore muta da ciò che è, per avere rappresentato la magnanimità[145] di un re, la santità di un sacerdote, il valore di un guerriero, i sentimenti di un operaio o di un contadino. Essi restano ciò che sono: giusti se giusti an­che se hanno rappresentato alla perfezione un mostro di ne­quizia, e mostri di nequizia anche se hanno rappresentato alla perfezione un santo.

4Molti, troppi, che per la Legge che mostrano di servire agli occhi del mondo sembrano circoncisi — anzi: decapitati dalla triplice concupiscenza — agli occhi di Dio e degli abitanti dei Cieli appaiono con i loro sette serpenti vivi nel cuore. Costoro, no, non possono dirsi circoncisi nel cuore. Anzi alla loro natura non mutilata della triplice concupiscenza, retaggio del peccato che ogni uomo ha ereditato per Adamo, aggiungono un serpente di più: quello dell’ipocrisia, del tradimento che fanno ai loro si­mili mostrandosi ad essi come in verità non sono, e che pensano poter fare a Dio. Come se Dio potesse essere ingannato dalla pol­vere dorata che essi gettano per aria perché il mondo li ammiri.

Polvere d’oro.

5Polvere. Dio non accetta polvere d’oro. Dio accetta oro puro, compatto, perfetto. La vera carità. La vera carità che è ubbidien­za alla Legge, e perciò circoncisione del cuore che si amputa della triplice concupiscenza per essere realmente figlio della Leg­ge, e perciò: figlio di Dio.

6E Io vi dico che se il Padre Ss. sa ancora essere tutto miseri­cordia per i volenterosi soverchiati proditoriamente da Satana, dalla carne, dal mondo, ma non consenzienti, ma non ricercanti volontariamente la tentazione, è tutto rigore per gli ipocriti, e tanto più lo è quanto più uno, o perché sacerdote, o perché re­ligioso, o perché profeta di Dio, voce di Dio, allievo di Dio, è in condizione, per grazia di stato o per dono sapienziale straordina­rio, di essere perfetto più della massa, è in dovere di essere per­fetto, non solo per riconoscenza a Dio che lo elesse sacerdote, religioso o suo profeta (voce), ma anche per non essere scandalo ai piccoli del gregge.

Conseguenze dello scandalo.

73Scandalo, dico. Molti scandali avvengono nel mondo, e la massa non se ne commuove che un attimo, finché il rumore dello scan­dalo dura. Delle volte, specie in momenti di generale rilassamen­to dei valori morali — non dico neppure di quelli spirituali, ma semplicemente di quelli morali — non se ne commuove neppure…

8Ma vi sono scandali che colpiscono l’emozione sincera dei giusti, e anche quella degli indifferenti, e fanno talora, dei giusti, dei disgustati, e degli indifferenti fanno dei derisori. Non dico poi ciò che sono certi scandali in mano ai nemici di Dio e della sua Chiesa. Simili a leva sotto un masso, a mina sotto un edificio, a foro in una barca, questi scandali pongono in serio pericolo e Fede e Chiesa. La Fede muore per essi in molti cuori, e la Chiesa ne subisce rudi scosse di un valore incalcolabile.

9Quando poi gli scandali si susseguono, è come un allargarsi di cerchi ondosi in un lago turbato da un precipitare di massi. Un solo masso provoca una serie di cerchi che poi si placano moren­do sul greto. Ma se i massi si susseguono, e sempre più grandi, sino ad essere caduta di un’intera parete di monte, allora i cer­chi si mutano in onde contrastanti, le onde in traboccare d’acque sulle rive sino a provocare sventure.

Scandalo dei “ministri di Dio”.

10Così per gli scandali di coloro che ” portano il nome di Giu­dei e si riposano nella Legge e si gloriano di Dio “… e soprat­tutto di essere ” i ministri di Dio “, e non sono lucerna a chi cerca luce, non guida a chi è cieco, non maestro vero ai piccoli del gregge, ma sono confusione, crepuscolo, disordine, negazione. Sì. Negazione perché ” insegnano agli altri ma non a sé stessi “, perché la loro vita è colma delle colpe o debolezze che rimpro­verano ai loro agnelli. Essi, con la loro vita di pastori-idoli[146], di pastori mercenari, disonorano Dio calpestando la Legge che co­noscono e predicano.

11” E per cagione loro, il Nome di Dio è bestemmiato fra le gen­ti ”. Sì. Bestemmiato. Perché i nemici di Dio additano allo sprez­zo dei popoli i servi di Dio troppo peccatori o anche troppo im­perfetti, pigri, tiepidi, senza vera fede. In verità è più fede negli agnelli che nella maggioranza dei pastori che del loro ministero hanno fatto un mestiere, non più una missione regale. Sì. Be­stemmiato perché, capovolgendo l’osservazione che i Gentili dei primi secoli facevano sui sacerdoti cattolici e che valse a convertirli al Cristo: ” Vedete come si amano fra loro e come i loro sa­cerdoti sono perfetti[147] “, ora i più, anche fra i cattolici ferventi, dicono, o si dicono nell’interno del cuore: ” Vedi come sono i sacerdoti! Peggio di noi. Se fossero veramente ministri di un Dio, Dio non permetterebbe questi scandali”. E concludono: ” Per ciò credo (o comincio a credere) che il Dio che predicano non esiste, non esiste una seconda[148] vita, non esistono i sacra­menti… “. Ed ecco la morte della fede, della Grazia, della Vita.

Dio prende i gentili.

12Ma Dio è. E prende i Gentili. Quelli che i boriosi ministri di Dio — boriosi e peccatori, male esempio ai piccoli agnelli — sprezzano, combattono, perseguitano, perché non pare giusto, a loro, ai boriosi e imperfetti pastori-idoli, che debba un agnello sapere ciò che essi non sanno, saperlo direttamente da Dio, dei quali essi pastori-idoli non meritano di udire la Voce Ss., perché non pare giusto a loro che un agnello possa essere “voce di Dio ” e continuare perciò la rivelazione[149].

13Prende i Gentili. Chiamiamo così quelli che non sono i mini­stri di Dio, che non sono i ” depositari della Rivelazione, della Sapienza “, che non sono quelli che ” chiudono la porta del Re­gno in faccia ai piccoli, e non c’entrano essi e non ci lasciano entrare[150]“. Li prende, questi che i dotti sprezzano, perseguitano e condannano, e li mette in mezzo alle turbe che non vedono, non sanno, non credono più chiaramente, e li fa suoi[151] ” nunzi “. Così come è detto nel profetico salmo sul quale s’affaticano inu­tilmente i dottori: ” Tieni la parola il Signor mio. Fausti annunziatori (i profeti e gli angeli) gridano: ‘ milizia molta[152] ‘ ” ‘. S. 67.

14Questa ” milizia molta “, da Dio promessa attraverso i profeti e gli spiriti[153] agli assediati dai nemici di Dio e dei suoi figli, si­mile ” a pioggia benefica all’eredità del Signore ” — pioggia che ristora, voce che dà forza, parola di buona novella che consola — è quella delle ” voci”. Delle ” voci ” che sempre parleranno in nome di Dio, di quel Dio che — lo ha promesso e non vien me­no alla sua parola — darà la sua Parola, la sua sempre Buona Novella, ai continuatori del Cristo, Verbo e Maestro eterno.

Le voci: I profeti nuovi.

15Le voci: quelli che stan sul monte, sul monte di Dio, monte pingue, dalle molte cime, su cui si compiace stare il Signore in mezzo ai suoi servi nascosti, da Lui solo conosciuti per ciò che sono, e amato da essi come solo essi, pieni di Lui, sanno amare. Le voci: coloro che formano il cocchio trionfale di Dio, fulgido di carità.

16E vi stupite che le ” voci ” siano? E siano numerose? Non è forse detto nel salmo, oscuro ai dotti ma non a Me? E non è detto che ” son migliaia di esultanti e il Signore è in mezzo ad essi[154] “? Sono le voci dei profeti d’ogni tempo; son quelle anime che son voci di Dio col loro esempio, se non con la parola; sono i santi, gli eletti della Terra: anime già paradisiache sparse sulla Terra a testimoniare Dio; sono i “piccoli Beniamini nell’estasi dell’anima[155] “. Invano li conculcano le fiere del canneto e branchi di tori vorrebbero escluderli, questi che son provati come l’argento.

17Al Signore che  si mostra dalla parte d’oriente, e da ad essi la voce della sua potenza, essi, i profeti nuovi, gli araldi del Ver­bo, i suoi continuatori nello spargere la Buona Novella, gli evan­gelisti nuovi — non perché facciano un nuovo vangelo, ma parchè vi aiutano a veder luminosamente il mistero del vangelo di Cristo, e Paolo di Tarso è uno dei primi di questi nuovi evange­listi — al Signore che si manifesta, lucente divino Sole che sor­ge da oriente e scorre ad occidente sull’Universo suo, essi, ora e poi, fanno corteggio,  ed  esultando coi serafini faranno  coro nell’ora finale cantando nella verità della loro  natura sopran­naturale — non Gentili  come sono considerati da  troppi, ma eletti fra il popolo eletto — il loro:  ” L’anima mia magnifica il  suo Signore… che ha rivolto lo sguardo su noi piccoli… e gran­di cose ha fatto in noi Colui che è potente[156] (Lc 1,46-55)” »


11. Il timor di Dio[157].

Il dono del timor di Dio. (Rm 3,1-20)[158].

Ignoranza dei cattolici.

Dice l’Autore Ss.:

1«“II timore di Dio non è dinanzi ai loro occhi ” dice l’Apo­stolo. E con questa breve sentenza spiega ogni depravazione del­lo spirito incirconciso.

2La maggioranza degli uomini cattolici — parlo a questi e di questi, perché costoro hanno ricevuto i sette mirabili doni del Paraclito e dovrebbero, per questo, conoscere almeno la forza, la pace, la luce che da essi viene e la verità della loro natura — la maggioranza dei cattolici non sa esattamente cosa sia il timo­re di Dio né come lo si pratichi.

3Anche qui ci sono tre categorie. Quella degli scrupolosi, quel­la dei quietisti o indifferenti, e quella dei giusti. Ma prima di parlare di loro parlerò del dono.

Che cosa è il timor di Dio

4Cosa è il timore di Dio? Paura di Lui, quasi Egli fosse un giustiziere inesorabile che si compiace di punire, un inquisitore che non lascia di notare le più piccole imperfezioni per mandare alle torture eterne? No. Dio è carità, e di Lui non si deve avere paura. Bene il suo occhio divino vede tutte le azioni, anche le minime degli uomini. Bene la sua giustizia è perfetta. Ma pro­prio perché è tale, Egli sa valutare la buona volontà degli uomi­ni e le circostanze nelle quali l’uomo si trova, quelle circostanze che sono sovente altrettante tentazioni a peccare di superbia e perciò di disubbidienza, ira, avarizia, gola, lussuria, invidia, ac­cidia.

Il peccato di Adamo ed Eva.

5Dio punì duramente Adamo ed Eva, ma nel suo castigo fu su­bito unita misericordia: la promessa di un Redentore che li avrebbe tolti dalla prigione conseguente alla colpa, essi e i figli loro e quelli venuti dai figli dei figli[159]. Ad Adamo ed Eva pieni di innocenza e grazia, dotati di integrità e di scienza proporzionata al loro eccelso stato e al loro ancor più eccelso fine — passare dal Paradiso terrestre a quello celeste e godere in eterno del loro Dio — Dio avrebbe ben potuto dare condanna eterna. Perché essi tutto avevano avuto di quanto serve a santificarsi ed essere perfetti contro ogni tentazione, e l’avevano avuto senza aver fo­miti di peccato in essi.

6Voi uomini, questi fomiti li avete. Il Battesimo e i Sacramenti vi cancellano la macchia di origine, vi rendono la Grazia e vi in­fondono le virtù principali, o vi cancellano i peccati consumati dopo l’uso della ragione, o vi fortificano della forza stessa di Cristo cibandovi di Lui, o vi sostengono con la grazia di stato. Ma il retaggio del Peccato originale resta coi fomiti, e su questa eredità, su questo residuo del contagio ricevuto dal Progenitore, lavora Satana con più facilità di riuscita che non su Adamo ed Eva.

7Dato che uno degli assiomi della divina Giustizia è questo: ” A chi più ha ricevuto più viene chiesto[160] “, ad Adamo ed Eva, che avevano tutto ricevuto e non avevano tare ereditarie in loro, ma unicamente la perfezione di essere usciti formati dalle mani di Dio, dal Pensiero di Dio — perché Dio col suo solo pensiero comandò all’argilla di formarsi secondo il suo disegno, e le mo­lecole dell’argilla, materia inerte e sorda, ubbidirono[161], perché tutto ubbidisce al comando di Dio, tutto fuorché Satana e l’uo­mo più o meno ribelle — ad Adamo ed Eva, usciti formati dal Pensiero di Dio e animati dal suo soffio, ad Adamo ed Eva tutto doveva esser chiesto e preteso, e in caso di peccato tutto doveva esser levato e castigo senza fine doveva essere dato.

8Essi conoscevano Dio. Conversavano con Lui nel vento della sera[162]. Egli, oltre essere il loro Autore, era il loro Maestro, ed essi erano le prime ” voci ” destinate a rivelare ai futuri le veri­tà imparate da Dio. E ciononostante, pur avendo conosciuto la Perfezione, furono curiosi dell’Orrore e ascoltarono l’Orrore non seguendo la Parola di Dio. Offesero duramente il Padre Creatore, il Figlio Verbo che li istruiva sul Bene e sul Male, sulle cose e animali e piante create, e l’Amore perché, ingrati, dimenticarono, per un lubrico Seduttore che li tentava ad un frutto, a uno solo, tutto quanto la Carità aveva loro dato perché fossero felici[163]. Ma Dio non comminò l’Inferno ad essi. Non poteva forse ful­minarli, là ai piedi dell’albero della Prova che per essi era di­venuto l’albero della Concupiscenza? Volontariamente essi lo avevano mutato in tale e sarebbe stato giusto che perissero, essi, vera mala pianta nata da perfetto Seme — il Pensiero divino — divenuta maligna perché avvelenata dalla bava infernale. Non poteva Dio ordinare all’Arcangelo di colpirli con la sua spada di fiamma là, alle soglie del Paradiso terrestre, perché la loro spo­glia immonda non contaminasse la Terra e[164] da quel limite essi precipitassero nell’Abisso dal quale era uscito colui che essi ave­vano preferito a Dio?

9Poteva. E sarebbe stato nel suo pieno diritto. Ma la Miseri­cordia, ma l’Amore, temperarono la condanna con la promessa della Redenzione e perciò del premio eterno.

Il comando dell’amore.

10Coloro, tutti coloro che muoiono negli scrupoli e offendono così la Paternità di Dio, il suo Amore, la sua Essenza, credendo­lo un Dio terribile, insofferente di ogni debolezza nei piccoli suoi figli, intransigente, misurante i piccoli sulla sua Perfezione infinita, dovrebbero riflettere a questo. Chi mai si salverebbe se Dio fosse come essi lo concepiscono? Se misura della per­fezione umana dovesse essere la Perfezione divina, chi abitereb­be i Cieli fra i figli di Adamo? Una sola: Maria.

11Ma se è stato detto: ” Siate perfetti come il Padre mio e vo­stro[165] “, non è già per sgomentarvi ma per spronarvi a fare il più che potete. Sarete giudicati — non mi stanco di ripeterlo — non per la perfezione conseguita in misura perfetta prendendo a mi­sura quella divina, ma per l’amore con il quale avrete cercato di fare.

12Nel comando d’amore è detto: ” Ama con tutto te stesso[166] “. Questo ” te stesso ” cambia da persona a persona. C’è chi ama come un serafino e chi sa amare soltanto come un pargolo, molto embrionalmente. Ma il Maestro, posto che la maggioranza sa amare come i pargoli — molto embrionalmente — mentre sera­ficamente sanno amare soltanto creature di eccezione, ecco che vi ha proposto a modello un fanciullo[167]. Non Sé stesso. Non sua Madre. Non il padre suo putativo. No. Un fanciullo. Ai suoi Apo­stoli, a Pietro capo della Chiesa, ha proposto a modello un fan­ciullo.

13Amate con la perfezione di un fanciullo che crede senza elu­cubrazioni[168] scientifiche per spiegarsi i misteri; che spera, sen­za timore paralizzante, frutto di troppo raziocinare, di andare nel bel Paradiso; che ama serenamente Iddio pensato buon papa, buon fratello, buono e protettore amico, e fa il suo piccolo bene per far piacere a Gesù; e sarete perfetti nella vostra misura per­fetta, perfetti nella vostra bontà relativa, come è perfetto Iddio nella sua bontà infinita.

Categoria di uomini dinanzi al timor di Dio.

Gli scrupolosi.

14Timore di Dio non è dunque terrore di Dio. Questo ricordino i malati di scrupoli, i quali offendono Dio nel suo amore e para­lizzano se stessi in un perpetuo tremore. Ricordino che un’azione non buona diventa più o meno peccato a seconda che uno è con­vinto che sia peccato, o è incerto che lo sia, o non crede affat­to che lo sia. Perciò, se uno fa anche un’azione non veramente peccaminosa ma è convinto che essa lo sia, fa cosa ingiusta per­ché il suo desiderio è di fare cosa ingiusta, mentre se uno fa cosa non giusta ma ignorando che sia tale, veramente ignorando che sia tale, Dio non gli imputa quella cosa come colpa.

15Così pure, quando speciali circostanze obbligano un uomo a compiere azioni che il decalogo[169] o altra legge evangelica proi­biscono (giustizieri che devono compiere giustizia, soldati che devono combattere e uccidere, congiurati che per non manda­re al patibolo i loro compagni e nuocere a interessi superiori giurano di essere loro soli i colpevoli e muoiono per salvare gli altri), Dio giudicherà con giustizia l’imposto omicidio o l’eroico spergiuro. Basta che il fine dell’azione sia retto e compiuto con giustizia.

I quietisti o indifferenti.

16Timore non è terrore. Però anche timore di Dio non è quieti­smo. I contrari degli scrupolosi sono i quietisti. Sono quelli che per un eccesso di fiducia, ma fiducia disordinata, non si danno premura di fare il bene perché sono sicuri che Dio è così buono da essere sempre contento di tutto. E con ogni studio, seduti nella loro staticità sonnolenta, cercano di restarvi, chiudendo la mente alle verità che a loro non piace di sapere, ossia a quelle che parlano di castigo, di purgatorio, di inferno, del dovere di fare penitenza, di lavorare a perfezionarsi.

17Sono anime torbide e superbe. Sì, perché i quietisti sono dei superbi. Superbi credendosi già perfetti al punto da essere cer­ti di non peccare mai. Superbi perché, anche se fanno atti di pietà e di penitenza, sono atti esterni, per aver nome e lode di ” santi “. Sono senza carità perché sono egoisti. Sul loro altare è il loro io, non è Dio. Sono bugiardi e sovente si fingono con­templativi e prediletti da Dio con doni straordinari. Ma non è Dio che li predilige, sebbene[170] Satana, il quale li seduce per tra­viarli sempre più. Si credono poveri di spirito perché non hanno santa premura di compiere azioni buone per meritare il Cielo, ma poveri di spirito non sono; anzi sono pieni della golosità e avarizia più grette e profonde, e sono accidiosi. Sono intempe­ranti perché non negano nulla alla materia, e se uno dice loro: ” Non è lecito ciò che fai “, rispondono: ” Dio lo vuole per pro­varci. Ma noi sappiamo uscire dall’illecito con la stessa facilità con cui vi entriamo perché noi siamo stabiliti in Dio “. Sono dei veri eretici, e Dio li aborre.

I giusti.

18Infine vi sono i giusti. Essi hanno il dolce, riverenziale timo­re di Dio. Temono di dare dolore a Dio, e per questo con tutte le loro forze cercano di fare ogni azione buona e nel miglior modo a loro possibile. Se cadono in imperfezione o peccato, han­no un ardente pentimento e lo vanno a deporre ai piedi di Dio, e un’ardente volontà di riparazione. La colpa involontaria non li paralizza. Sanno che Dio è Padre e li compatisce. Lavano, ri­parano, riedificano ciò che l’Insidia multipla e assalente prodi­toriamente ha sporcato, sciupato, abbattuto; fanno ciò col loro amore che invocano sempre più forte dall’Amore divino; ” In­fondi il tuo amore nel mio cuore”. Costoro hanno il vero timor di Dio.

Il vero Modello del timore perfetto

169Cosa è dunque il vero timor di Dio sempre vivo nel loro spi­rito? Il timore di Dio è amore, è umiltà, è ubbidienza, è fortez­za, è dolcezza, è mitezza, è temperanza, è attività, è purezza, è sapienza, è ascensione. E il vero Modello del timore perfetto di Dio è dato dal Cristo, che amò Dio con un amore che si piegò ilare e volonteroso a ogni desiderio del Padre, sino all’ub­bidienza di croce[171], che fu umile sino ad abbassarsi sui piedi del traditore e baciarli[172], che fu forte contro tutte le insidie, dolce come un pargolo, temperante come un asceta, mite come un agnello, puro come un angelo, più di un angelo, sapiente es­sendo l’Uomo uno con Dio, contemplatore che ascendeva con lo spirito rapito alle adorazioni perfette che facevano esultare i Cieli ai quali, finalmente, saliva dalla Terra, dall’Uomo, un’ado­razione che saziava il fuoco di Dio.

Esempio di timor perfetto.

20Anche Maria fu un esempio di timore perfetto. Ma Ella fu ciò che fu in vista dei meriti del Figlio. E perciò ancora bisogna dire che Colui che in eterno fu possessore del timore perfetto fu il Verbo di Dio per il quale tutto fu compiuto[173], anche la me­raviglia del Cielo e della Terra: la Vergine Immacolata, Figlia, Madre, Sposa di Dio.

21Un solo versetto su tanti ha avuto commento. Ma l’impor­tanza di esso è tale che la Sapienza su esso si è attardata.

22Possedete il perfetto timore di Dio e voi possederete l’amore perfetto, e perciò possederete Dio e sarete da Lui posseduti. In eterno.»

12. Fede, Legge e giustificazione[174].

Universalità della salvezza (Rm 3,21-31)[175].

La Legge e la Grazia.

Dice l’Autore Ss.:

1«Se il mondo intero debba essere riconosciuto colpevole da­vanti a Dio, se dalla Legge viene la coscienza del peccato e nes­suno sarà giustificato dinanzi a Dio mediante le opere della Leg­ge, chi mai si salverà? Con che? E meriterà allora appartenere al Popolo di Dio se tutto il mondo debba essere riconosciuto col­pevole davanti a Lui?

2Queste parole dell’Apostolo, a chiusura del brano meditato avanti, non distruggono la speranza nella promessa divina? No. Non distruggono né speranza, né promessa. Non condannano il mondo ad un perire inesorabile. Non sconfortano con il pensie­ro dell’inutilità di appartenere al Popolo di Dio. Ma anzi ampli­ficano la speranza e la promessa, la fiducia nell’amore del Padre Creatore d’ogni creatura, sollecitano ad entrare in questo Popolo benedetto, confortano ad operare le opere della Legge senza te­mere che esse non valgano a salute, col conoscerle e praticarle, ma anzi a condanna perché compiute sempre imperfettamente. E perché? Perché ” tutti quelli che credono nel Cristo so­no giustificati gratuitamente per la grazia di Lui mediante la Redenzione da Lui compiuta ”.

Eternità della redenzione.

3Oh! veramente Egli ” ha preso sopra di Sé tutti i mali dell’’uomo; Dio, suo Padre, ha messo su di Lui l’iniquità di tutto il mondo ed Egli patì il castigo che ridona agli uomini la pace[176] “. Ecco il Pastore e l’Agnello che raduna ” le pecore erranti che hanno deviato dalla via del Cielo[177] “. Egli, agli uomini svagati dagli allettamenti della carne, del mondo, di Satana, facili a pas­sare in pascoli infidi, ha tracciato, col suo Sangue, un segno. Quel segno va da questa fangosa Terra dove vivete al Regno di Dio. Quel Sangue, quel divino Sangue dell’Incarnato Verbo, quel­l’innocente Sangue del Figlio dell’Uomo, splende e grida a tutti gli uomini indicando la via e le verità da seguirsi per avere la Vita.

4Notate[178] che Io parlo al presente, perché la Redenzione me­diante ” la Vittima propiziatoria preordinata da Dio ” è un eter­no presente che ha inizio non dall’ora di nona, non dal vagito di Betlem[179], non dalle rivelazioni ai profeti[180], non dalla promessa ad Abramo[181], non dalla condanna dell’Eden[182], non dal primo[183] co­mando creativo: ” Sia la luce[184] “, ma è sempre stato, sempre, co­me Dio sempre fu, Uno e Trino, generando dalla sua perfetta Unità il Figlio, e il Paraclito che dai due Primi procede senza per questo produrre divisione di Unità e senza, per questa inal­terata Unità, creare confusione di Persone.

5Sempre il Pensiero ha, nell’eterno presente del Pensiero divi­no, pensato, preordinato, voluto la Vittima redentiva. E questo suo infinito palpito di amore misericordioso, eternamente avuto dall’Unità pensante i giorni dell’Universo ancora increato e le creature di questo Universo, perfette per origine, imperfette per loro volontà, ha generato il Verbo, la Vittima.

6Ecco perché giusto è dire che Dio è Amore e che ogni opera­zione di Dio è amore, da quella misteriosamente e infinitamente mirabile della generazione del Verbo, e perciò anche dall’esse­re del Paraclito che è l’amore infinito e reciproco dei due Pri­mi, al seme che in questo minuto, dopo millenni dalla Creazio­ne, getta il suo germe fuori dal solco per creare un giorno una famiglia di grani, futuro pane all’uomo.

Universalità della salvezza.

7Dio è infinitamente buono, amoroso, sapiente, paziente. Per queste sue perfezioni Egli ha voluto il Redentore prima ancor che fosse il Peccato, e per queste sue perfezioni ha saputo ” sop­portare i precedenti delitti degli uomini per far conoscere la giu­stizia al momento che era giusto e perché avessero redenzione tutti coloro che, o per spirituale luce, o per conoscenza dottri­nale, credono nel Cristo Gesù”.

8Ho detto: ” tutti coloro che o per spirituale luce o per cono­scenza dottrinale “. Ecco un punto che molti non meditano abba­stanza e sul quale cadono nello stesso errore degli antichi ebrei, che si credevano gli unici destinati al Cielo perché erano gli uni­ci che conoscevano l’esistenza e la Legge del vero Iddio.

9Oh! miseri! A quanti di loro questa conoscenza fu condanna! Condanna perché la conoscenza non fu in essi ragione di umiltà ma di superbia. Si giudicarono giustificati, senza bisogno di cir­concidere lo spirito, solo perché la circoncisione era sulla loro carne. Pensarono di avere il trionfo per rapina, per diritto pre­potente. No. Il Cielo, per tutti, è conquista. Dura. Lunga. Certa solo a coloro che perseverarono nella buona volontà sino al ter­mine dell’esistenza.

     10E’ detto dai profeti che la Sinagoga sarà ripudiata e distrutti il Tempio e la Nazione d’Israele mentre ” il deserto della Terra senza vie sarà pieno di letizia “, e nel deserto sorgeranno le mol­titudini dei nuovi popoli di Dio ” e vedranno la gloria del Si­gnore ” e udranno le parole invitanti; ” Non temete. Ecco il vo­stro Dio. Egli viene e vi salva”. E “allora gli occhi dei ciechi e le orecchie dei sordi (i Gentili) si apriranno”. E ” gli zoppi (gli incivili) correranno come cervi”, come fossero sani, alle acque del Salvatore. E ” le acque purificatrici sgorgheranno anche là dove ora (parlo al presente di Dio, ma alludo ai tempi iniziati con l’evangelizzazione apostolica e che non avranno fine che col finire del tempo) è aridume di idolatria, e i torrenti (della sapien­za) scorreranno dove è ignoranza di Dio e della sua dottrina… e dove prima erano i covili dei dragoni” (il peccato, l’idolatria, le eresie, ogni male nato dal Male) sorgeranno le dimore degli eletti alla divina figliolanza e ” vi sarà una via, e sarà chiamata santa”. Quella via segnata dal Sangue di Cristo. ” Chi la segue, anche se ignorante, non potrà sbagliare “. Oh! consolante promessa! ” Non vi saranno in essa leoni né bestie malefiche, ma vi cammineranno soltanto i liberati, i redenti dal Signore[185] “che torneranno alla divina amicizia e figliolanza fra Dio e l’uomo, infranta da Adamo, e pieni di soprannaturale allegrezza compiranno il loro giorno, sinché l’entrata nel Regno di Dio non asciugherà ogni pianto e annullerà ogni dolore in eterno.

11Ecco la promessa. Ed ecco la risposta a chi crede che solo un cattolico può salvarsi. Ed ecco la spiegazione delle mie paro­le: “o per spirituale conoscenza”.

12Dio ha ogni potere. E Dio ha ogni misericordia. E sua gioia è comunicarsi agli spiriti che anelano al Dio ignoto che sentono essere senza sapere come, chi, dove sia, né come andare a Lui. Molti, se si guarda al loro numero, pochi, se si calcolano i mi­liardi di uomini che da Adamo in poi hanno premuto la pol­vere della Terra, sono coloro che sono ” salvati ” per la fede nel Dio vero, per quella fede trovata misteriosamente viva nel mezzo del loro spirito e che Dio ha fatta più forte e limpida, per premio della loro giustizia offerta all’ignoto Dio che essi cerca­vano di conoscere.

13Molti! Molti! Sì. Perché Dio giustifica gli incirconcisi per mez­zo della fede e i circoncisi per mezzo della fede. E molte volte veramente gli incirconcisi, per la fede misteriosa che li anima (un dono divino a questi di buona volontà) senza conoscere le opere prescritte dalla Legge, operano meglio di coloro che le co­noscono, mostrando così che la fede è ancor più valida della Leg­ge a salvare l’uomo, perché dove è fede in un Dio ignoto che ama e premia per il bene compiuto in suo onore, là è speranza, e là è carità. E dove è carità è salute. Perché veramente al finire dei tempi coloro che non furono battezzati con l’acqua saranno battezzati col Fuoco, ossia con la Carità data a premio della lo­ro carità.»

13. La voce di Dio e i requisiti
per sentirla
[186]

La voce spirituale e ineffabile di Dio (Cap. 4°)[187]

Ogni uomo sente l’appello di Dio.

1«Abramo fu il padre di tutti i credenti[188], ossia di coloro che per la loro giustizia non solo meritano di sentire risuonare nel loro spirito la Voce spirituale e Ss. di Dio, ma sanno compren­dere le parole di questa Voce ineffabile e credere e ubbidire ad essa e ai suoi comandi.

2Questa Voce, non ci fu, non c’è e non ci sarà creatura che, in un attimo fuggente ed unico, o per più volte e a lungo, non la senta risuonare in sé stesso. È il misterioso appello del Si­gnore unico santo, del Creatore universale. Come un dardo di luce, come un’onda di suono, viene e penetra, talora dolce, talaltra severo, talaltra terribile.

3Non importa che l’uomo sia nella Religione eletta per avere questo richiamo. Dio è il Creatore dei figli del popolo suo come del selvaggio che non conosce il suo Nome Ss., e il suo richiamo, come risuona nelle chiese cattoliche, nelle nazioni cattoliche e civili, in quelle civili e non cattoliche, fra i popoli di altre reli­gioni rivelate, così riempie di sé le solitudini selvagge e gelide, le zone ancora inesplorate, le isole sperdute, gli arcipelaghi dove l’uomo è ad un livello quasi simile a quello delle fiere — fatto di istinti, e sovente di istinti sfrenati — le calde, intricate foreste ancor vergini dove la civiltà non ha portato il suo progresso e la sua corruzione sottile. Dovunque parla Iddio. Perché Dio è il Creatore di ogni uomo.

Il superbo non distingue la voce di Dio.

4Ma molte volte l’uomo, e non soltanto l’uomo incivile, scam­bia il misterioso richiamo di Dio, specie se è richiamo che rim­provera, con la voce della propria coscienza, col rimorso che grida in fondo all’io. Qualche volta, e specie all’inizio dei tempi, il colpevole sapeva distinguere la voce di Dio da quella dell’io turbato dal rimorso. Caino esempio di questi colpevoli che san­no distinguere[189]. Ma sempre più, col volgere dei secoli, la capacità dell’uomo di comprendere e distinguere — parlo dell’uomo di cuore perfido — si è offuscata, perché come parete massiccia che preclude voce e luce si è innalzata la negazione di un Dio, si è radicato nell’uomo il disprezzo per Dio.

5II ” superuomo ” auto creatosi tale è un mostro, una deformazione dell’uomo, è il bastardo venuto dal connubio della ragione umana, creata da Dio e ribelle a Dio, col Nemico di Dio. Avul­so da Dio per propria volontà, l’uomo del secolo, ossia quel­lo che si è creato secondo le dottrine umano-sataniche, non può e non vuole comprendere il richiamo di Dio. Manca in lui ogni requisito per poterlo. Anche se ha nome di cattolico, più ancora: anche se è praticante, più ancora: anche se veste abito sacro, difficilmente distingue la voce di Dio per tale.

6Troppe ci sono anche in coloro che, per l’abito e la missione e la grazia di stato, dovrebbero essere sensibilissimi al richiamo di Dio e alla comprensione delle parole di Dio, perché essi le possano comprendere. La loro superbia uccide o turba la loro ragione e fa sordo il loro spirito. Ragione superba è ragione im­pazzita. Perciò non è più ragione. Spirito superbo è occupato altare. Perciò è altare dove l’Eterno non può scendere a dire le sue volontà. Altri vi parla. Con l’aspra voce della concupiscenza. E se anche dal suo eccelso trono Dio getta un richiamo ed esso penetra, resta soverchiato, lo si vuole tale, perché udirlo e sprez­zarlo sarebbe troppo, e si preferisce non udirlo.

Requisiti per sentire la voce di Dio.

7Ma Abramo era uomo che amava il Dio vero. La sua ragione non era superba. Riconosceva Dio in ogni cosa. Si sentiva sua creatura. Piegava il suo pensiero in riverenziale soggezione da­vanti all’Altissimo la cui manifestazione è in tutto il creato. Il suo spirito era giusto, serbandosi puro da idolatrie di ogni sorta.

8E giusto era il suo corpo, ubbidiente ai comandi dati da Dio al padre degli uomini: Adamo[190]. Aveva sposato Sarai per essere con lei una carne sola e crescere e moltiplicare il numero degli uomini sulla Terra, lavorava la terra per trame nutrimento e gli era cara la fatica e trovava giusto che fosse penosa, e che il suo pane avesse a condimento il sale del suo sudore, e giusta gli era la morte che della sua carne avrebbe[191] rifatto polvere. Umile davanti all’Altissimo, si sentiva ” polvere”, granello di polvere davanti all’Immenso, all’Infinito, al Potentissimo. E come gra­nello di polvere si lasciava trasportare dalla volontà del Signore, senza attaccamento a cosa alcuna che transitoria fosse.

9Credente in Dio, fiducioso della bontà di Dio, ubbidiente a Dio, aveva i requisiti per sentire risuonare nel suo spirito la Vo­ce Ss. di Dio e comprendere le parole di essa, ed eseguire ciò che esse parole comandavano.

La fede di Abramo.

10Paolo scrive, riportando le parole della Scrittura: “Abramo credette a Dio e gli fu imputato a giustizia”. Ma sebbene la Scrit­tura dica questo dopo che Abramo credette alla promessa divina di una discendenza, veramente Io vi dico che Abramo cre­dette molto prima, quando già aveva la certezza che da Sarai non avrebbe avuto discendenza, quando, profugo fuor dalla sua terra e dal suo parentado, era nelle condizioni meno favorevoli a credere che il Signore avrebbe fatto di lui ” una grande Na­zione ” e che alla ” sua progenie Dio avrebbe dato quella terra ” che poscia fu la Palestina, quella terra estesa ” a settentrione, mezzogiorno, oriente e occidente “, data a lui e ai suoi posteri, a quella ” progenie che Dio avrebbe moltiplicata come polvere della Terra”.

11Da un seme può venire spiga granita e da questa, sparsa coi suoi granelli, cento nuove spighe e da queste, riseminate, mille e poi dieci e centomila. Ma se manca il seme primo, come può aversi posterità e moltiplicazione?

12Abramo non aveva il seme: l’erede. Dal grembo sterile di Sarai non fioriva seme di posterità. Eppure, nonostante tutto, Abramo credette che Dio gli avrebbe concesso l’erede, né la sua fede si affievolì per passar di tempo senza compimento di promessa. E ciò gli fu imputato a giustizia. Senza tener conto delle altre opere sue, Dio lo giudicò degno di grazia per la sua fede.

La fede e la Legge.

13La fede è dunque circoncisione mistica, valida come e più del rito materiale. Dio riconosce suoi servi coloro che credono in Lui e ubbidiscono alle sue volontà. Vano è aver il segno sulla carne, il nome nei registri, se non vi è segno di sudditanza al Dio vero nel cuore e se[192]il nome è contraddetto dalle opere. L’erede fu promesso ad Abramo per la sua fede. L’eredità vi sarà data per la vostra fede. Avere la Legge ma non compirla, perché non c’è fede, è cagione di perdita del Regno celeste anziché di conquista.

14E come compiere la Legge se non si credono le verità rivelate da Dio? Quando premio e castigo, eternità, inferno, paradiso, risurrezione della carne, giudizio divino, sono sprezzati come fole, quando il dubbio sull’esistenza di Dio fa trascurare la Leg­ge, a che vi giova avere e conoscere il codice della Vita? Quale scudo contro i fomiti e le tentazioni vi resta se, non avendo la fede, non curate di vivere la Legge?

Il granello di fede.

15Il Verbo di Dio disse un giorno: ” Se avrete tanta fede quanto un granello di senape, potrete dire a quel monte, o a questa pian­ta: ” Strappati di là e piantati in mare ‘ e l’otterreste[193] “.

16Ma è questo granello di fede che vi occorre per strappare da voi i fomiti e le tentazioni, per comandare a questi tentacoli che vi abbrancano e torturano, e talora vi conducono a morte spi­rituale, di “gettarsi in mare ” lasciandovi liberi. Ma è questo granello di fede che vi farà forti come eroi e vi sarà giustifica­zione e perdono anche delle opere imperfette o delle cadute.

17Uno che ha fede non può perire. Colui che ha fede ha in sé il mezzo che gli impedisce di[194] offendere irreparabilmente il Pa­dre. Colui che ha fede crede in Gesù Figlio del Padre, in Gesù Salvatore e Redentore, e di lui è detto che chi crede in Lui e in Chi lo ha mandato avrà la vita eterna[195]. Colui che ha fede crede nella Terza Persona, nell’Amore dell’Amore di Dio, nel perfettis­simo Amore che è Dio Uno e Trino, e chi crede nell’Amore ama, e chi crede e ama ha Dio in sé, e chi ha Dio non può conoscere la morte eterna.

18Per questo, chi ha fede ha il Regno di Dio. In sé, nella giorna­ta terrena, il regno di Dio nel suo interno. Dio Re, Dio Amico, Dio Maestro, Luce, Via, Verità, Vita. Nell’altra vita, possesso e co­noscenza beatifica senza più fine.»

14. Possedendo in voi lo Spirito Santo, avete tutto l’A­more, ossia Iddio Uno e Trino[196].

Lo Spirito Santo e la creazione.

La Trinità inabita nell’anima.

1Dice il Divinissimo Autore rispondendo ad una mia obbiezione circa la frase contenuta nel dettato del 6 gennaio 1948[197]: ” … l’Ar­ca dilettissima (Maria)… che ancor ci contiene così come è da Noi contenuta”:

2«È detto che il corpo dell’uomo è tempio allo Spirito Santo[198]. E va creduto perché è una verità. Una verità che sprona a vita perfetta per possedere l’Ospite divino, che è lo Spirito Eterno che inabita nell’anima dei giusti. Ma non si deve credere che solo la Terza Persona abita in voi. Ella è nominata perché è Quella che abbraccia e contiene le Due che la precedono. Ma essendo inscindibile l’Unità-Trina, dove è Uno gli Altri sono. Dunque voi, possedendo in voi lo Spirito Santo, avete tutto l’A­more, ossia Iddio Uno e Trino.

Lo Spirito Santo riempie l’universo.

3 È detto anche: ” Lo Spirito del Signore empie tutto il mon­do[199] “. Tutto il mondo. E da sempre. E per sempre. Seguendo le diverse evoluzioni del mondo volute dal volere di Dio. Volute. Non autoevoluzioni, ma evoluzioni volute dal Creatore, dall’E­terno, Onnipotente Signore.

4” Lo Spirito di Dio si librava sopra le acque ” è detto[200], ed è una delle prime parole della meravigliosa storia della Creazione. Già era Dio. Sempre Egli fu. E per il suo Essere poté creare dal nulla il tutto; dal disordine l’ordine; dall’incompleto — più: dall’informe — il completo, il formato con legge di sapienza potentissima. Dal caos sorse l’universo. Dai vapori carichi di mo­lecole confuse, dalla anarchia degli elementi, ” creò il cielo e la terra” e subito il suo Spirito “si librò sopra le acque”.

5E a mano a mano che le successive opere della Creazione si com­pievano, ” lo Spirito del Signore ” si librava su esse con le sue leggi e provvidenze. Successive opere e sempre più potenti. Dal caos che si separa e ordina per, dirò, famiglie — parti solide con parti solide per formare il globo del pianeta Terra, parti umide con parti umide per formare successivamente i mari, laghi, fiu­mi, ruscelli — alla luce, la prima[201] delle cose non solo ordinate con elementi già esistenti nel caos, ma creata, con potere pro­prio, dal nulla.

Dio creò la luce.

6Perché la luce non era, ” le tenebre coprivano la faccia dell’abisso[202], ossia del caos nel quale confusamente si urtavano masse di vapori, carichi di umidità, di gas, di molecole. E Dio creò la luce. La sua luce. Egli concesse al mondo, che sorgeva dal nulla per suo volere, l’attributo, uno degli attributi suoi: la luce.

Infusione dello Spirito di Dio nell’anima.

7Dio è Luce ed è il Padre della Luce e delle luci. E alla Terra, sua prima creatura, concede e dona la luce. Così come all’uomo, perfezione della creazione e ultima delle sei opere delle sei gior­nate divine dopo le quali Dio si riposò, concede l’attributo che lo fa a Lui somigliante: lo spirito libero, immortale, l’alito suo divino, infuso nella materia perché essa sia animata da Dio e abbia diritto al Cielo, alla Dimora del Padre.

8A questo spirito dell’uomo Egli, il Buonissimo, ha già prepa­rato la pienezza della Vita e dei suoi doni col suo Cristo, e il Cristo verrà quando sarà giunta l’ora della sua venuta, e gli uo­mini possederanno la pienezza della Vita, della Grazia, dell’U­nione, per i meriti del Cristo e i Sacramenti da Lui istituiti.

9Ma non è in questa lezione che parlerò di quest’ultimo supre­mo dono[203]. Ora ti ammaestro sul dubbio di aver compreso e scrit­to male. Per levartelo e farti sapiente.

Inabitazione di Dio in noi.

10Il corpo dell’uomo è animato dal soffio di Dio. Ogni uomo. Per questo in ogni uomo e su ogni uomo si estende e penetra lo Spi­rito di Dio con diritto di Re e con amore di Padre Creatore. An­che prima della Redenzione lo Spirito del Signore — l’Amore — guidò i patriarchi e ammaestrò i profeti e i giusti. E la sua voce risuonò negli spiriti, dall’inizio dei giorni, e risuona, e risuonerà, per dare ad ogni uomo quel tanto di guida che la Provvidenza Creatrice non ricusa a nessun uomo, e che aumenta più l’uomo è mosso da buona volontà di onorare e servire l’Ente Supremo, dai molti nomi, dalle diverse forme di parvenza, a seconda dei popoli e religioni, ma dai credenti d’ogni popolo sentito essere ed essere degno di ogni adorazione.

11L’inabitazione di Dio nell’uomo sarebbe stata perfetta se l’uo­mo non avesse peccato. La Passione di Cristo e l’appartenenza alla sua Chiesa, ristabilendo l’Ordine, restituendo la Grazia, con­cede nuovamente l’inabitazione di Dio in voi: il Regno di Dio in voi.

12E in tal modo, così come l’anima è in voi eppure vi contiene, essendo cosa superiore, per origine e immortalità, alla carne, così voi contenete Dio nel tempio del vostro corpo nel quale èSanto dei Santi — l’anima in grazia, ma siete da Dio abbrac­ciati perché Dio è l’Infinito che raccoglie nella sua Immensità tutti i suoi diletti.

Inabitazione di Dio in Maria.

13Detto questo, ti chiedo: se voi, peccatori, se voi in cui resta la cicatrice della grande piaga del Peccato d’origine, i suoi fo­miti che talora turbano anche i più eroici nel Bene, avete lo Spirito Santo nel tempio del vostro corpo, avete la Carità in voi e dalla Carità siete abbracciati, sempre più a Lei fusi più nella carità vivete, ossia siete nella Carità perché in Essa è tutto ciò che è santo, potrà dubitarsi che Maria, Colei che ab eterno fu pensata dal divino Pensiero — che è Volere e Potere perfetti — Immacolata e Piena di Grazia, Figlia, Sposa, Madre di Dio, Colei che al Volere divino corrispose con la sua volontà che, libera co­me quella di Gesù, volle usare questa sua libera volontà per camminare sempre alla presenza di Dio ed essere perfetta, non avesse Dio in Sé e non fosse in Lui?

14Ella pure ” non peccò perché non volle peccare “. Seconda Eva, non imitò la prima[204] e calpestò il Serpente perché, tutta per­sa in Dio regnante nel suo spirito e abbracciante Lei, suo amore, fu cieca, sorda, dimentica di tutto ciò che non fosse Dio e l’amo­re per Lui.

15Arca più santa di quella di legno di setim[205], in Sé contenne la Trinità e la Parola Incarnata, e poi ancora la Trinità e il Cristo Eucaristico, ed ora ancora Ci contiene, essendo Noi in Lei, Lei in Noi.

16Dove riposa Dio? Nello spirito dei giusti. Cosa è lo spirito? È la parte migliore dell’anima vostra. Quando cessa d’esser trono a Dio? Quando la concupiscenza lo soverchia. Quando vi lascia l’anima? Quando si separa dalla carne nell’ora della morte per essere giudicata e attendere la risurrezione della carne e con lei[206] avere eterno finale giudizio.

17Ma. Maria non morì. Trapassò in un rapimento da questa all’altra vita e nel trapasso il suo spirito purissimo fu più che mai trono di Dio. Così anche doveva essere di ogni uomo se, in Ada­mo, non avessero tutti peccato.

18Maria non fu giudicata. Era l’Innocente. Non soggetta a giu­dizio né a morte qual voi l’avete. Maria non tornò polvere nel­la sua carne immacolata quanto l’anima e fatta incorruttibile per aver portato il Figlio di Dio e dell’Uomo. In corpo e anima fu assunta al Cielo dagli Angeli. E neppure nell’ora del trapasso l’anima si separò totalmente, ma intellettualmente e completa­mente assurse, non al terzo[207] ma al Cielo supremo ed empireo, e adorò, mentre ugualmente lo Spirito Uno e Trino non lasciò il suo dolce verginale tabernacolo dove aveva riposo.

19Maria è in Cielo in corpo e anima, viva come era in Terra, beata come Lei può esserlo, in Cielo. E Dio, che inabitò in Lei sulla Terra, inabita in Lei in Cielo. Nulla è mutato. Messa al centro del divino Fuoco, che su Lei converge i suoi ardenti amori. Ella eternamente ci dice: ” Ecco l’Ancella, o Dio[208] “e chi apre il suo cuore e ci accoglie in un mistero d’amore ineffabile.

Divina Genitrice e santa Matrice.

20I Santi amanti di Maria hanno intuito questo e hanno pro­clamato che chi vuol trovare Dio, la Salvezza, la Vita, vada a Maria, e là troverà la Carità, il Salvatore, la Vita, la Luce, la Sapienza. E là rinascerà da uomo a vero figlio di Dio.

21Perché Maria, divina Genitrice, è anche la feconda santa Ma­trice che sino alla fine dei secoli accoglie e accoglierà nel suo seno coloro che vogliono nascere figli di Dio, e di queste debo­lezze informi, di questi germi incompiuti — difficilmente, per sé soli, capaci di vivere — fa e farà i “viventi ” del Regno di Dio, da e darà questi figli al suo Dio.

22Maria è Corredentrice e Cooperatrice instancabile per il divi­no[209] trionfo finale, è carità inesausta e inesauribile, operosa co­me di Serva e gloriosa come di Regina, per la gloria di Dio, è Madre, Madre perfetta per tutti coloro che chiedono a Lei la Vita.»

15. La creazione tocca con Gesù
la massima perfezione
[210].

La creazione del regno minerale, vegetale, animale (Rm 5,1-5)[211].

Introduzione.

Dice il Divinissimo Autore:

1«Nella lezione precedente (del 2-2) ti ho parlato della creazio­ne e delle successive giornate della creazione, nonché del dono in­finito che il Buonissimo aveva già preparato all’uomo prima an­cora che l’uomo avesse peccato: il Cristo.

2Al principio di queste lezioni sulle epistole paoline ti ho detto[212]come Gesù, il Cristo, ” Figlio di Dio, fatto a Dio dal seme di Davide secondo la carne, dichiarato Figliolo di Dio per propria virtù secondo lo spirito di santificazione e per la risurrezione da morte[213] “, mostrò la sua natura divina con molti prodigi — attestanti la sua natura di Dio non scisso, perché fattosi Carne, dal Dio Uno e Trino — con le testimonianze del Padre, con la risurrezione da morte, e la mostrò con la sua virtù perfetta che li­beramente volle essere tale, con volontà giusta e caritativa verso il suo Autore Ss.

3Riprendo questi temi per farti contemplare il Cristo, tua Salute.

Dal caos Dio creò l’universo.

4Ho detto[214] che dal caos Dio creò l’Universo, ordinando le caotiche materie ed elementi in quella perfezione di mondi, sta­gioni, creature ed elementi, che da milioni di secoli dura. Ma pochi, osservando il Creato, sanno meditare come la creazione sia simile ad una scala ascensionale, ad un canto che sempre più sale da nota a nota sino a toccare la nota perfetta e sublime. Come sia simile ad un generarsi di vite che dalla precedente escono sempre più complete e perfette, sino a raggiungere la completezza perfetta.

La terra e l’acqua.

5Guarda: prima dalle molecole solide, dai vapori e fuochi disordinati che erano la nebulosa primitiva, si formano la Terra e le acque, e nella Terra e nelle acque ancor mescolati ai futuri mari, laghi, sorgenti, fiumi, vengono chiusi o diluiti i minerali, mentre le molecole solide fanno crosta e forno agli interni fuochi e agli interni zolfi e metalli e fondo alle acque. L’atmosfera si purifica alquanto, liberata come è in parte, da ciò che rendeva pesante la nebulosa originaria, il nulla caotico, e la Terra, lancia­ta nella sua traiettoria, ancor nuda, sterile, muta, trascorre pei muti spazi con le creste calve delle sue montagne emergenti ap­pena dalle cupe acque dei futuri bacini.

La luce.

6Poi fu la luce. Non quella solare, non quella lunare, non quel­la stellare. Il sole, la luna, le stelle, sono creature più giovani del globo terrestre. Dopo la loro creazione il Cielo, ossia l’elemento ” aria “, fu mondo da ogni resto della nuvola primitiva, e gli astri e i pianeti splendettero dando col loro splendore elementi vitali al globo terrestre.

7Ma la luce fu prima di essi. Una luce propria, indipendente da ogni altra sorgente che non fosse il volere di Dio. Una luce misteriosa, che solo gli angeli videro operare misteriose opera­zioni a favore del globo terrestre. Perché nessuna delle cose create da Dio è inutile, né nessuna estata creata senza una ra­gione d’ordine perfetto. Così, se prima fu la luce che non gli astri e pianeti, segno è che la Perfezione volle quest’ordine crea­tivo per motivo utile e ragionevole. Poi fu il sole, la luna, le stelle.

L’elemento “aria”.

8E l’elemento ” aria “, privato dai gas deleteri e ricco di quelli utili alla vita, favorì il persistere delle nuove creature: i vege­tali. Quelle che ancora sono creature schiave nelle radici, ma che già hanno moto nelle fronde; quelle che, create una volta, han­no già in sé stesse elementi per riprodursi, cosa che non è con­cessa alla polvere della Terra, ai minerali, alle acque. Queste tre cose possono mutare aspetto e natura, da legna sommersa di­ventar carbone, da fuochi zolfi, da carboni gemme, trasformarsi da acque in vapori e da questi in acque, o consumarsi, ma ripro­dursi non possono.

Il mondo vegetale.

9Il mondo vegetale sì. In esso è già la linfa, gli organi riprodut­tivi atti a fecondare e ad essere fecondati. Manca però ad essi la libertà del volere, anche istintivo. Ubbidiscono a leggi climatiche, stagionali, al volere degli elementi e dell’uomo. Non può la palma vivere e fruttificare nelle terre fredde, né il lichene polare decorare le rocce delle zone torride. Non può la pianta fiorire fuor della stagione della fioritura o sfuggire al ciclone, all’incen­dio, alla scure. Eppure la vita vegetale è già un prodigio di ascesa dal caos alla perfezione della Creazione.

Il mondo animale.

10Ascesa che aumenta con la vita animale, libera nei moti, ne­gli istinti, nel volere dei suoi esseri. Vi è un ordine anche in essa. Ma l’animale gode già della libertà di scegliersi una tana e una compagna, di fuggire dall’insidia dell’uomo e degli elemen­ti; ha anzi un istinto, più: un magnetismo suo proprio, che lo avverte dell’avvicinarsi di un cataclisma e lo guida nel cercare salvezza, così come ha una rudimentale capacità di pensare e decidere sul come nutrirsi, e difendersi, e offendere, sul come farsi amico l’uomo ed essergli amico.

11Nell’animale, oltre che le perfezioni creative della linfa vitale (il sangue) e gli organi riproduttori come sono nelle piante, so­no anche le perfezioni creative della polvere, della pietra, dei mi­nerali. Lo scheletro, il midollo, il sangue, gli organi, non vi in­segnano forse gli scienziati che sono composti e contengono quel­le sostanze chiamate minerali delle quali è, in fondo, composta la Terra che l’uomo abita e che popolano gli animali?

12Dunque negli animali è già rappresentato e perfezionato ciò che è nei regni inferiori: il minerale e il vegetale. E la scala ascen­de. La nota si fa più alta e pura, più completa, più magnificante Iddio.

La creazione dell’uomo, l’anima e lo spirito.

Ecco l’uomo.

13Ed ecco l’uomo. L’uomo nel quale ai tre regni precedenti — privo di linfa il primo, di moto il secondo, di ragione il terzo — è aggiunto[215] il quarto[216] regno: quello della creatura ragionevole dotata di parola, di intelligenza, di ragione. Ragione che regola gli istinti. Intelligenza che apre il pensiero a comprensioni e vi­sioni che sono molto, talora infinitamente, superiori a quelle che danno agli animali capacità di pensare ad un bene materiale. Pa­rola che lo fa capace di esprimere i suoi bisogni e affetti, capire quelli del suo simile e soprattutto lodare Dio suo Creatore e pre­garlo o evangelizzarlo a chi lo ignora.

141Nell’uomo sono il regno minerale, quello vegetale, quello ani­male, quello umano e, perfezione nella perfezione, quello spiri­tuale.

15Ecco la scala che dal disordine del caos sale all’ordine sopran­naturale passando per quello naturale. Ecco che alla creatura naturale in cui sono rappresentati e riuniti in sintesi tutti gli elementi e caratteri di ciò che forma[217] le altre creazioni, riuni­ti e perfezionati; alla creatura — medita bene — fatta col fan­go, ossia con la polvere nella quale sono sminuzzati i sali mi­nerali, e con l’elemento acqua, dotata di calore (elemento fuoco), di respiro (elemento aria), di vista naturale e intellettiva (ele­mento luce), di sangue e umori, di glandole e organi riproduttivi (linfa), di istinti e di pensiero, di moto, libertà e volere, Dio in­fonde il suo soffio, ossia ” il soffio della Vita[218] “.

L’anima e lo spirito.

16L’anima: la parte immortale come tutto ciò che viene dato direttamente dall’Eterno, lo spirito che non muore, lo spirito libero da tutte le leggi di tempo, di malattie, di cataclismi metereologici, di insidie umane, lo spirito creato per riunirsi al suo Fonte, possederlo, goderlo eternamente, lo spirito che l’uomo soltanto, di sua propria volontà, può fare schiavo di un re cru­dele, ma che, per sua natura e per volontà divina, non ha schia­vitù alcuna, ma solo dolce figliolanza, sublime destino di eredità al Signore e al suo Regno.

17Coloro che negano l’anima e la sua immortalità (immortali­tà perché creazione, infusione, parte[219] di Dio eterno) e dicono che l’uomo ha l’intelletto, il genio, la libertà e volontà e capacità di rapire al Creato le sue forze e i suoi segreti solo perché è ” l’uomo “, ossia la creatura che si è evoluta al grado perfetto, e non per l’anima, sono simili a cocciuti che pretendessero che una perfetta opera di artista (scultore o pittore) abbia vita e vi­sta solo perché è stata modellata o dipinta con una realtà per­fetta.

18Anche l’animale ha vita e vista. Ha anche una rudimentale ra­gione. Nell’animale da secoli addomesticato dall’uomo, questa rudimentale ragione si è ancor più sviluppata, raggiungendo più una ragione che un istinto, per comportarsi nei suoi rapporti con l’uomo, cosa che manca negli animali selvatici e selvaggi nei quali predomina solo l’istinto. Ma nessun animale, per ad­domesticato che sia, amato, istruito, può avere quella potenza di intelletto e di capacità multiformi che ha l’uomo.

19 È l’anima quella che distingue l’uomo dall’animale, e lo fa dio sopra tutti gli altri essere creati, dio-re che domina, soggio­ga, comprende, istruisce, provvede, e Io fa dio per sua origine e destino futuri.

20 È l’anima quella che, illuminata dalla sua divina origine, sa, vuole, può, con forza già semidivina. Forza che Dio potentemen­te sorregge e aiuta quanto più l’anima si eleva nella giustizia e l’uomo si divinizza con una vita di giustizia.

21 È l’anima che da all’uomo il diritto di dire a Dio: “Padre mio “.

22 È l’anima che fa dell’uomo un vivente tempio dello Spirito di Dio.

23 È l’anima che fa della creazione dell’uomo l’opera più perfet­ta del Creato.

24E allora si potrebbe dire: ” Ecco che con l’uomo, e uomo giu­sto, si è toccato l’ultimo gradino della scala ascensionale, la nota più alta di questo divino canto, la perfezione della perfe­zione creativa “. No. Tutto ciò è creazione di un creato sensi­bile. È processione da processione. È unione della creazione naturale con una creazione soprannaturale. Ma non è ancora la Perfezione.

La perfezione della perfezione creativa.

Gesù l’uomo –Dio.

25La Perfezione è Gesù. La Perfezione è il Cristo. L’Uomo-Dio. La Perfezione è il Figlio di Dio e dell’Uomo, Colui che per la Divinità non ebbe che il Padre, Colui che per l’Umanità non ebbe che la Madre. Colui che in veste di carne rinchiuse due Natu­re. Unite queste due nature, che l’infinita distanza, che è fra la perfezione anche dell’uomo più santo e quella di Dio, tiene sempre separate.

26Solo in Gesù è la natura divina e quella umana unite e non confuse e pur facenti un sol Cristo. In Lui, Figlio dell’uomo, è rappresentato tutto il creato sensibile così come in ogni uomo; è rappresentato il creato soprasensibile: la natura spirituale; è infine rappresentato l’Increato, l’Eterno: Dio, Colui che, senza mai essere stato generato, è, Colui che, senza altra operazione che il suo amore, genera.

27Il Cristo: Colui che divinizza la materia, la glorifica, restitui­sce all’Adamo la sua dignità; il Cristo: anello che ricongiunge ciò che si era spezzato, l’Agnello che riverginizza l’uomo nell’in­nocenza che è Grazia. Per la sua natura divina può tutto; per la sua carità umano-divina può tutto; per la sua volontà può tutto, poiché da tutto.

28Chi sa contemplare il Cristo possiede la Sapienza. Perché Egli è la Perfezione non solo divina ma anche umana. Chi lo contem­pla con sapienza vede l’ammirabile persona del Figlio dell’Uo­mo nel quale è la pienezza della santità.

29Ma la sapienza che viene da questa contemplazione, e l’imi­tazione che naturalmente sorge in chi lo sa veramente contem­plare, fanno l’anima così illuminata che essa, rapita d’amore e conoscenza, esclama: ” Ecco il Dio vivo, l’Emmanuele. Ecco il mistero vivo della infinita Carità di Dio! “. Ed è la comprensione di ciò che è il Cristo: compendio dell’Amore triplice, testimo­nianza dell’amore di Dio verso l’uomo.

Concepimento verginale.

30Ed allora, ecco che l’ineffabile mistero del Concepimento ver­ginale si illumina degli incandescenti bagliori dell’Amore, e l’a­nima del contemplante, inondata di questa Luce che è Fuoco, di questo Fuoco che è Sapienza, di questa Sapienza che è Lu­ce, non solo crede per fede, ma crede poiché vede. Ed ecco così spiegata la parola del serafico Giovanni di Betsaida: ” Chi ama è nato da Dio e conosce Dio… Chi crede in Gesù Cristo è nato da Dio[220] “. Veramente solo chi ama con tutto sé stesso può conoscere Dio e l’ineffabile mistero che è l’Incarnazione del Ver­bo.

Primogenito di tutte le creature.

31Primogenito di tutte le creature, immagine dell’invisibile Id­dio, come lo definisce Paolo[221]; Agnello immacolato e senza mac­chia, preordinato dalla creazione del mondo per fare gli uomini partecipi della divina natura, come scrive Pietro[222]; vincitore, Re dei re e Signore dei signori, come lo canta Giovanni[223]: Novel­lo Adamo, non concepito da uomo ma dallo Spirito del Signore Eterno, posto in Maria, paradiso vivo dove la Trinità prende le sue compiacenze, l’amore di Dio prese carne, il Verbo amato dal Padre s’incarnò per essere offerto vittima per la salute del mon­do.

32E sacerdotessa regale e purissima fu la Vergine ardente della carità più pura e forte che creatura nata d’uomo mai ebbe. Es­sa lo accettò e l’offerse per tutti gli uomini, e 1′”Ecco la serva del Signore, si faccia di me come la sua Parola vuole[224]“, fu il ” Sia la Luce[225] ” della più vera creazione, della ” ricreazione dell’uomo a figlio di Dio ed erede del Regno dei Cieli.

Datore di Vita, di Grazia, di Gloria.

33Dunque per il Cristo gli uomini hanno la Vita. Per il Figlio di Dio, Figlio per la Natura divina, Figlio per perfezione umana, gli uomini hanno la Grazia. Per Gesù e nella sua imitazione gli uomini, sorretti dalla Grazia, avranno la gloria di figli di Dio. Per la Seconda Persona, infine, e la sua perfetta ubbidienza alla Prima, gli uomini hanno lo Spirito Santo, ossia[226] il Maestro, la Forza, la Carità, la Sapienza.»

16. Maria. Lo Spirito S. I Cristificati[227].

La speranza non inganna (Rm 5,5)[228]. 5 v. 5.

Le due voci, un dall’alto, l’altra dal baso

Dice il Divinissimo Autore:

1« Ti ho fatto contemplare le due nature di Gesù, Figliuolo di Dio e dell’Uomo, e come la natura divina, annichilendosi, limi­tandosi nei brevi confini di una carne umana — essa: infinita — non si sia per questo avvilita, ma anzi abbia divinizzato la na­tura umana ricreando il novello Adamo, nel novello paradiso terrestre dove tutto è bello e buono — bello a vedersi, buono a gustarsi — dove sono forti e incontaminati da abbracci serpen­tini l’albero della Vita, ossia della Grazia, e quello della Scienza del Bene e del Male, al quale però non viene tesa avida la mano per cogliere il frutto e divenire ” dèi “, secondo la promessa fal­lace, ma al cui sussurro sapienziale viene porto puro orecchio per apprendere il Bene e fuggire il Male, pregando con compas­sione per gli incauti che non ascoltano il sussurro delle fronde mosse dal vento buono di Dio ma lo[229] zufolare, presso le radici, del Tentatore[230].

2Due voci. Ma come diverse! L’una viene dalle cime che spa­ziano nella purezza dell’aere e sono luminose di sole. L’altra viene dal basso, dalla terra, dalla penombra. La voce di Dio: Luce e Sapienza verità. La voce di Satana: Tenebra, Fango, Menzogna.

3L’Eva prima porse orecchio e abbassò lo sguardo alla voce della tenebra, fango e menzogna. L’Eva seconda — il secondo pa­radiso terrestre dove Dio si è compiaciuto di conversare con l’Innocenza nel fresco della sera, ossia nella pace di uno spirito che ignora le febbri, il caldo della lussuria — porse orecchio al­la voce di Luce, Sapienza, Verità.

Novello terrestre paradiso.

4O novello terrestre paradiso di Dio! O bello, vago, puro giardino di delizie, dove tutto ciò che è, è dono di Dio, con venerabonda cura d’amore conservato bello e puro per essere aperto a riposo all’Eterno, offerto alla Carità perché sia sua Dimora, giardino irrorato dalla Fonte purissima fertilizzante[231] la terra (gli uomini) che alla sua Acqua — Gesù — si volgono, luogo di de­lizie dal fiume di grazia che in quattro rami si divide, in quat­tro braccia: la prima di adorazione all’Eterno; la seconda di amore al prossimo; la terza di pietà per i prodighi o gli smar­riti fuor dai confini paterni, i separati dalla Vite benedetta e dalla Vita; la quarta di misericordia per tutte le miserie dei vi­venti e dei già vivi.

Umiltà e mediazione di Maria.

5Da Te, o Maria, o Vergine, per un capovolgimento dei fattori fu tratto l’Uomo, il Cristo, senza che fecondazione di seme uma­no fosse necessaria a far fertile il tuo grembo. Tu sola Generante. Da Te sola concepisti e donasti la Luce alla luce. La Grazia, in Te già piena, in un tripudio d’ardori incontenibili, penetrò il tuo seno, e il Verbo prese carne per abitare fra gli uomini e dare loro la Vita.

6L’Eva prima, per voler essere ” come dio “, perse ciò che fa dell’uomo animale il figlio di Dio. Tu, senza golosità di alcuna maniera, per voler essere soltanto serva, divina fosti per spon­sali d’amore divino e per divina Maternità.

7A Te, che ti sentivi la più piccola e povera fra tutte le donne, e giusto trovavi il dolore che ti fu sollecito compagno nella vita, a Te che giusto trovavi il dover subire le conseguenze del Pecca­to con le fatiche, le sofferenze, la morte, o Vergine bella, umile, casta, paziente, ubbidiente, amorosa, Eva nuova, per volere di Dio Immacolata, per volere tuo fedele alla Grazia, Dio decretò: ” Tu non morrai, non può morire Colei che ha dato alla Terra la Vita “. Ma anzi, per aver dato il Frutto del tuo seno, per averlo dato onde fosse colto, e preso, e mangiato, e spremuto, Pane, Vino, Sangue, Redentore, si apriranno i tuoi occhi e sarai come Dio avendo la conoscenza del Bene e del Male, per amare e inse­gnare ad amare, mirabile Maestra, il primo, e per combattere con le tue armi il secondo.

8Per Te l’Adamo nuovo. Per Te l’Ordine ricostruito. Per Te la Grazia agli uomini. Per Te la Redenzione. Per Te il Cristo e, per Te e il Cristo, Io, lo Spirito Santo.

9Io ti ho resa feconda e sembra così che Tu agli uomini abbia dato soltanto il Verbo fatto Carne. Ma Colui che vede e sa, dice che Tu hai dato — in una maternità sopra eccelsa, nella quale la tua carne non è neppur argilla a modellarvi la divina Forma — hai dato agli uomini lo Spirito Santo.

Lo Spirito Santo datore dei doni.

10Quello Spirito Santo senza il quale gli uomini sono impotenti ad amare, comprendere, vivere l’amore.

Quello Spirito Santo senza il quale non è conoscenza di Dio.

Quello Spirito Santo senza il quale non è figliolanza in Dio.

Quello Spirito Santo suscitatore[232] degli eroismi dei santi.

Quello Spirito Santo teologo divino dei teologi umani.

Quello Spirito Santo che avvalora le preghiere dei mortali gridando: ” Padre ” in nome loro[233].

11Quello Spirito Santo munifico datore di doni che perfezionano e completano le virtù soprannaturali, fertilizzando lo spirito, rendendolo attivo, docile, pronto a vivere la vera vita del cristia­no ossia del figlio di Dio.

12Ecco, questo Spirito dello Spirito di Dio, la super essenza del Divino Amore, ve lo ha[234] dato il Cristo, e ve lo ha dato per Maria, Madre del Cristo e Madre vostra, non in un senso simbolico ma reale, perché è madre colei che dà la vita, e Maria vi ha dato la Vita e conseguentemente lo Spirito Santo, ossia Colui che man­tiene la Vita in voi e, più ancora, fa di voi dei portatori di Cristo; più: degli ” altri Cristi “, secondo la frase di Paolo: ” Non sono più io che vivo: è Cristo che vive in me[235] ‘”.

13Il minore si offusca davanti al maggiore, ne viene assorbito, e il maggiore soverchia e splende annullando il minore, non per sopraffazione[236] ma per elevazione a un grado più alto, assorben­do assimilando la pochezza alla Pienezza, la debolezza alla For­za la limitatezza all’Infinito.

I cristificati.

14Un re che traesse seco sul trono un povero fanciullo nudo, tro­vato per via e l’amasse al punto di farlo suo erede e lo facesse acclamare dalle folle tenendolo sotto il suo manto regale, e non potessero le folle schernirlo, questo piccolo povero fanciullo, perché non lo vedono, vedendo solo il re nella sua maestà, il piccolo fanciullo stringendosi beato al re buonissimo sino a scomparire nei  paludamenti regali, felice di sparire così, sareb­be il simbolo più esatto di questa condizione del cristiano di­venuto altro Cristo.

15Non diversamente Maria, incinta di Dio, sentì sé, creatura, an­nullata dal Tutto chiuso nel suo seno. Non Lei, ma Colui che era in Lei, Lei vedeva, Lei portava, Lei dava alla venerazione degli uomini.

La Trinità.

16Anche voi cristiani lo Spirito feconda del Cristo, e se la volontà vostra seconda la volontà dell’Amore, il Cristo prende vita in voi, e voi uni con Lui divenite, onde ” una sol cosa ” voi siete col Padre, col Figlio e con lo Spirito che li unisce, così come è chie­sto da Gesù nell’orazione dell’ultima Cena[237], perché coi Tre, che Uno sono, facciate eterna dimora e godiate dell’amore, e poi del­la gloria di Dio e della pace gaudiosa che è il premio di coloro che accolsero la Luce e la Parola e vissero nella Carità verità, nascendo a Dio e da Dio, e dando testimonianza al Cristo viven­te in loro con una vita perfetta, secondo il comando e l’esempio di Gesù. »

17. Quanto Dio stabilisce è sempre perfetto, sia riguardo al tem­po
che al modo e alla persona
[238].

La promessa di un Messia.

Dice il Divinissimo Autore:

1«Quanto Dio stabilisce è sempre perfetto, sia riguardo al tem­po che al modo e alla persona.

2Ecco dunque che, promesso all’inizio del castigo[239], il Cristo vie­ne all’ora perfetta. I secoli si tramandano con voce sempre più chiara, con particolari sempre più netti, la voce della divina promessa di un Messia Redentore e della Donna senza concu­piscenza, che punirà il Prevaricatore partorendo il Vincitore del Peccato e della Morte.

Maria: l’arcobaleno di pace.

3Molti i simboli e le voci che ripetono nei secoli la promessa. Ma una parola divina non è stata ancora capita nella sua verità.

4Nel 9″ della Genesi è detto: ” …porrò il mio arcobaleno nelle nubi e sarà il segno del patto fra Me e la Terra. E quando avrò accumulate le nubi (i castighi) nel cielo, nelle nubi comparirà il mio Arcobaleno ed Io mi ricorderò del mio patto… del patto sempiterno stabilito fra Dio e ogni carne che è sulla Terra[240] “.

5Arcobaleno: segno di pace. Arcobaleno: ponte fra Cielo e Terra.

6Maria, pacifico ponte che ricongiunge Cielo e Terra, Amatissima che con la sua sola presenza ottiene misericordia ai pecca­tori. E Dio, nei secoli avanti il Cristo, quando le prevaricazioni degli uomini accumulavano le nubi dei divini castighi sull’Uma­nità dalla dura cervice e dallo spirito superbo, contemplando nel suo Pensiero Colei che ab eterno era stabilita Arca della divi­na Parola, Fonte della Grazia, Sede della Sapienza, pacifica gioia del suo Signore, disperse le nubi dell’inesorabile castigo, con­cedendo tempo all’Umanità in attesa della Salvezza.

7La voce della Vergine non ancor nata: ” Pace! Pietà! Signor mio! “. Il suo amore perfetto, la sua perfetta ubbidienza, già noti a Dio prima che la Stella purissima fosse, sacrificio d’odor soave che placava l’ira del Signore. E, nei secoli dopo il Cri­sto, pace e misericordia è, per l’Umanità, Maria. E coll’accrescersi dei peccati e l’aumentare dei nembi dell’ira divina e dei fumi satanici, sempre è Maria quella che dirada le nubi, che disarma le folgori, che getta il suo mistico ponte all’Umanità caduta nell’abisso perché essa risalga per via soave al suo Bene.

8” Porrò il mio arcobaleno fra le nubi… e mi ricorderò del mio patto”.

9Oh! veramente l’Arcobaleno di pace, la Corredentrice è fra le nubi, sopra le nubi, dolce astro che splende al cospetto di Dio per ricordargli che Egli ha promesso misericordia agli uomini ed ha dato il Figlio suo perché gli uomini abbiano perdono. Vi è non come dolcezza pensata, ma come realtà vera, completa, con la sua anima senza macchia e la sua carne senza corruzio­ne. Né si accontenta di esservi adorante e beata. Ma attiva si mostra e chiama, richiama l’Umanità alla Salvezza.

“L’ora di Maria. Quest’ora”.

10L’arca di Noè non salvò tutti gli uomini, ma coloro fra gli uo­mini che Dio trovò giusti al suo cospetto[241] Anche nell’ora attuale, ora che sorge e dovrà scorrere tutta, e più inoltrerà e più sarà cupa di nembi, l’Arca di Dio non potrà salvare tutti gli uomini, ma[242] perché gli uomini, molti uomini, non vorranno salvarsi, trovare salute per mezzo dell’Arca di Dio.

11L’arcobaleno dopo il diluvio fu visto dai soli giusti rimasti vivi sulla Terra[243]. Ma nell’ora presente, invece, l’arcobaleno, il segno di pace, Maria, in un sovrabbondare di misericordia sarà visto da molti che giusti non sono. La sua voce, il suo profumo, i suoi prodigi, saranno noti a giusti e a peccatori, e beati quel­li, fra questi ultimi, che, come per l’Arcobaleno di Dio l’ira di Dio non si scatena, così per esso alla giustizia, alla fede nel Gesù in cui è salvezza, si volgeranno.

Tempo stabilito per ristabilire l’ordine.

12Cristo, dunque, è venuto al tempo stabilito per ristabilire l’or­dine turbato dalla Colpa d’origine e i legami di figliolanza fra Dio e gli uomini. Vittima stabilita, è venuto a morire non già per i giusti soltanto, ma anche e soprattutto per i peccatori.

13Tutti erano peccatori almeno del peccato ereditario. Solo Ma­ria era senza peccato. Le opere sante dei giusti, pur essendo benedette dall’Eterno, non davano agli spiriti dei giusti l’eredità del Regno di Dio.

14Essere giusti era grave fatica perché la Grazia non era negli spiriti. La Legge era causa di peccato più che di salvezza, perché per troppi del popolo di Dio la Legge era ormai ” cagione d’ira[244]tanto era manomessa e violata. La Sapienza era falsata nelle sue voci, adattate dagli uomini a predicare ciò che non era da farsi a gloria di Dio, ma a beneficio degli avidi maestri.

15Un caos più grave, perché spirituale, era succeduto alla sem­plice, perfetta Legge del Signore, e gli spiriti si smarrivano in esso quando non si perdevano del tutto dandosi la morte spiri­tuale. Un’idolatria peggiore di quella del vitello d’oro[245] era nelle coscienze dei più. Ogni potente d’Israele era ” vitello d’oro “, e da sé stesso si idolatrava e voleva essere idolatrato dalle folle.

16Il Tempio era un nome. I riti una rappresentazione mimica. L’invisibile divina Presenza nel Santo dei Santi non era creduta altro che dai semplici, dai piccoli fra il popolo che aveva nome di santo. Ancora i Sacerdoti e i Rabbi insegnavano che Dio era nel suo Tempio, magnifico nella sua gloria, parlante ai suoi ministri. Ma essi ben sapevano che Dio aveva già abbandona­to il Tempio dove non Lui era adorato, ma gli interessi dei Prin­cipi dei Sacerdoti, degli Scribi e dei Farisei. Essi sentivano il vuoto successo alla Presenza. L’insanabile vuoto. Perché nulla delle industrie degli uomini può colmare il vuoto di Dio. Ogni opera è vana a colmare, a nascondere almeno, il vuoto di un al­tare dal quale Dio se ne è andato. Nulla. E nulla può illudere e dare pace a chi ha dentro alla sua coscienza la conoscenza che Dio non è più presente, che Egli ha abbandonato i superbi al loro destino, alle loro concupiscenze, alle loro idolatrie.

Tempo di misericordi e di Giustizia.

17E in quell’ora Gesù è venuto. Se Dio misurasse le cose alla misura degli uomini, mai ora meno propizia di quella avrebbe dovuto essere scelta per l’avvento dell’ora di Misericordia. Ma non era soltanto ora di Misericordia. Lo era anche di Giusti­zia. Giustizia per Israele non più meritevole d’essere Popolo di Dio. Un altro popolo doveva essere eletto in suo luogo: quello cristiano.

18La fine del Tempio era venuta. La Legge nuova, perfezione del­l’antica, si imponeva, predicata agli uomini direttamente da Dio. La Carità di Dio si mostrava nella sua pienezza agli uomini.

19Carità non vuole dire ingiustizia, benché sia tutta misericor­dia. Carità vuoi dire tutto compiere per amor degli uomini. Que­sto è anche il precetto che Gesù vi ha dato.

20Ma Egli, Perfezione, non si è limitato a insegnare che non vi è più grande amore di quello di colui che muore per i suoi amici[246]. Egli è morto. E non solo per gli amici, per i giusti e i volonterosi di giustizia — anche questi ultimi sono amici di Dio, sebbene an­cora deboli, informi di spirito —. Egli è morto anche per i suoi nemici. Dalla croce non ha pregato per gli amici, ma per i ne­mici[247].

21Sapienza eterna e infinita, il Cristo sapeva come per l’uomo il peccato fosse entrato nel mondo insieme alla morte e si fosse esteso a tutti gli uomini, come era anche prima della Legge. Se non ci fosse stato peccato non ci sarebbe stata necessità di un codice contro il peccato. Esso è fermentato nelle sue diverse forme dalla superbia, gola e avarizia che insanirono i Progenitori sino a renderli ribelli a Dio. E dopo la violenza fatta all’ordine di Dio, a Dio perciò, seguì la violenza fatta all’innocenza violata e distrutta per dar luogo alla malizia, e a questa seguì la vio­lenza fatta al fratello, con il fratricidio compiuto da Caino[248], e l’omicidio di Lamec[249], e la libidine dei figli di Dio verso le figlie degli uomini[250], e la superbia dei costruttori di Babele[251], e l’avidità dei popoli e delle tribù, e i molteplici peccati di Sodoma e Gomorra[252], rifioriti sempre più forti nei secoli.

La bilancia di Dio.

22E Cristo, morendo, prega per i nemici di Dio perché abbiano il perdono e tornino nella giustizia. Gesù è il ristabilizzatole dell’ordine.

23Se su una bilancia si mette un peso sproporzionato al peso equilibratore, la bilancia pende da una parte; ma se si ristabili­sce l’equilibrio, i due piatti della bilancia si mettono su una sola linea.

24Ecco: per il delitto di uno, molti perirono[253]. La bilancia di Dio pendeva tutta dalla parte della Giustizia. Ma: per il sacrificio di Cristo, la Grazia e la Vita vengono date a tutti coloro che credono in Gesù. E in tal modo l’equilibrio non solo è rista­bilito, ma dato che il sacrificio dell’Uomo-Dio è di valore infi­nito e infiniti sono i meriti del Cristo Salvatore, mentre la colpa di Adamo pur nella sua gravita non è mai senza limiti — e lo dimostra il fatto che poté essere riparata, mentre se fosse sta­ta infinita non lo avrebbe potuto essere e le due infinità, quel­la della Grazia e quella della Colpa, si sarebbero fronteggiate senza potersi combattere e una vincere, che due forze uguali re­stano tali l’una in opposizione all’altra — la bilancia di Dio pende dalla parte della Misericordia, e misericordia e perdono traboccano dal piatto colmo del Sangue divino effuso per la sa­lute del mondo.

25Tutto effuso. Tanto più effuso più abbondante era il peccato, perché la Grazia, abbondando, vincesse il peccato e la Vita vinca la Morte, morendo per rendere la Vita agli spiriti immortali de­gli uomini: la Vita, ossia il Regno di Dio in voi e per voi qui, e oltre la vita, nel Regno dei Cieli.»

 

20 – 2.   Lo Sp. S. parla sul come regolarmi per l’Opera.

22 – 2.  sulla transustanziazione delle Specie.

23 – 2.“Vincono. Hanno vinto. E alzata b. r.…’\ “Dove?000000 Dove?”.

Nelle ore, seguenti so di Praga…

24 – 2. Ancora sul mistero del Cristo… 26 – 2.    Il Pontificale. È vero?”…

18. Non si può avere insieme
il peccato e la grazia
[254].

L’uomo vecchio con Cristo crocifisso (Rm6,1-10)[255].

L’eresia del quietismo.

Dice il Divinissimo Autore:

1«Molti, fra i cristiani, e anche fra coloro che se alcuno dicesse loro che sono affetti da quietismo si ribellerebbero come davan­ti ad una calunnia, cadono nell’eresia di credere che, posto che c’è Chi ha espiato per tutti e dato la Grazia con abbondanza in­finita, è inutile reprimersi dal peccare facendo violenza al pro­prio io. Anzi spingono la loro eresia sino a dirsi e a dire che così facendo essi aumentano la gloria e potenza di Dio, dimostrando che solo per i meriti infiniti dell’Uomo-Dio, e senza cooperazione di buona volontà umana, gli uomini si salvano.

2No. Così non è. Infinita l’abbondanza della Grazia. Ma quasi senza confini l’enormità di questa eresia che è vilipendio del San­gue divino, del divino Sacrificio di Cristo.

3Egli è morto per tutti, pietoso a tutti, medicina a tutti, sa­lute a tutti, Vita a tutti. Ma questi tutti devono avere la volon­tà di giustizia. Che se poi la loro debolezza li fa cadere, se il de­monio proditoriamente li atterra e trascina, Gesù, secondo il suo Nome[256], salva, accorre, solleva, guarisce, perdona, purifica. È l’eterno Riparatore.

Il Sangue di Cristo.

4Ogni sorgente può cessare di gemere, ogni bacino acqueo si può essiccare. Nei secoli e secoli della Terra, interi mari e laghi si sonò prosciugati dando luogo a sabbiosi deserti o a desolati e petrosi bassopiani circondati da monti che prima si specchiavano in un lago. Ma una sorgente non si prosciugherà mai, sino alla fine dei secoli. Generosa e santissima, Essa effonderà sempre il suo flusso per misericordia degli uomini. Essa è la Sorgente scaturente dal Corpo dell’Agnello immolato.

5Ma lo pensate, voi, cristiani, quale onda continua di Sangue divino vi bagna e nutre di continuo?

6Se un re fosse così ricco e munifico da congiungere le case dei suoi sudditi con un suo pozzo meraviglioso fluente oro, i sud­diti di questo re lo adorerebbero come un dio. Eppure quell’oro non sarebbe eternamente loro. Alla loro morte essi dovrebbero lasciarlo. Ma il Sangue di Cristo, questo Sangue più prezioso di ogni più prezioso metallo o gioiello, questo Sangue del Re dei re, non vi è gratuitamente dato, riversato su voi con abbon­danza, senza limite nel potere e nel tempo? Esso Sangue vin­ce la Morte, vince il Peccato, supera il tempo e dura, nei suoi frutti ricchissimi, per l’eternità. Anzi è proprio in virtù di Es­so che salite in veste purpurea, di re, al Regno; e nell’eternità, nel Cielo, più che nel tempo e sulla Terra, godete dell’infinito Tesoro.

7Egli, il Vivente, ha consumato l’orrore della morte perché voi moriste al peccato e risorgeste nella Grazia. Non vi è dunque lecito ritornare al peccato e alla morte con previa volontà di tornarvi.

8Egli disse: “Non si può servire insieme Dio e Mammona[257] “.

9Io dico: ” Non si può avere insieme la Vita e la Morte “.

Le cose Che Gesù testimonio quando risorse.

10Quando Gesù risorse testimoniò tre cose:

11Che era Dio.

12che era Dio, e perciò da Sé solo poteva risorgere;

Che era realmente morto

13che era realmente morto crocifisso. Per questo conservò nel Corpo glorioso le stimmate della Passione. Da quel Corpo erano spariti tutti i segni della Passione, l’invecchiamento, le sozzure, i balsami pesanti dell’imbalsamazione. Ma a mostrare che il Cristo reale, umano, e non una figurazione incorporea di Lui, era stato affisso in croce, rimasero nella vera Carne i veri bu­chi dei chiodi e il taglio della lancia.

Che aveva per sempre vinto la morte.

14Che aveva vinto per sempre la morte ed era risorto, da Dio, in Corpo ed Anima, per i secoli dei secoli. Così come lo videro le pie donne al sepolcro, gli apostoli la sera della Risur­rezione, i discepoli nelle successive apparizioni[258], così lo videro e lo vedono e lo vedranno nell’attimo del giudizio particolare ogni spirito d’uomo trapassato dalla vita terrena a quella ultra­terrena; e così lo vedranno tutti gli uomini al Giudizio finale, come già lo videro apparire nel Limbo[259]e disserrarne le porte i giusti saliti con Lui al Cielo riaperto ai santi di Dio.

Che il cristiano per il suo sangue abbia vita nuova.

15Ma una quarta cosa testimoniò il Cristo risorgendo, e la te­stimoniò con il simbolo del suo risorgere dopo il sacrificio. Que­sta: che il cristiano, sommerso nelle onde salutari del suo San­gue, sepolto in questo bagno salvatore come in una tomba che dal suo profondo esprime vita e non morte, incorruttibilità e non corruzione, risusciti a vita novella, a vita gloriosa. Così co­me lo fu di Lui, deposto nelle viscere del sepolcro ” simile a leb­broso dalle ossa slogate e scoperte e le membra trafitte[260] “, ma uscito da quelle viscere in una veste di così gloriosa bellezza che solo gli angeli e la Purissima poterono mirarla nel suo completo splendore.

Il nome nuovo.

16Cristo dopo la Risurrezione raggiunse la completezza della perfezione del suo mistero. Prima della Passione era già perfe­zione: perfezione dell’Uomo. Perfezione dell’Uomo-Dio. Perfezione di Dio. Ma nella Passione la perfezione antecedente di Uomo-Dio si perfezionò in quella di Dio-Redentore. E dopo la Risur­rezione si completò in quella, misteriosa sino alla fine dei se­coli, contenuta e spiegata ” nel nome noto a Lui solo ” di cui parla Giovanni nel suo Apocalisse[261].

17Anche l’uomo, vivendo in Cristo (la lotta dell’uomo, la sof­ferenza, la passione diuturna lottata, sopportata, consumata in giustizia) e risorgendo per Cristo e in Cristo, raggiungerà la per­fezione che dà adito ai Cieli e riceverà ” il nome nuovo scritto sul sassolino bianco, il nome che nessuno conosce se non colui che lo riceve[262] “.

Occorre morire al peccato.

La vite e i tralci.

18” Io sono la vera Vite… Il tralcio se non può rimanere uni­to alla vite non da frutto. Così voi se non rimarrete innestati in Me non porterete frutto… e sarete gettati via come ramo sec­co ” Egli disse[263].

19 È verità. Egli ” ha portato tutti i vostri mali ” perché ha por­tato e consumato tutte “‘ le vostre iniquità[264] “. Egli si è ” dissecca­to come un coccio[265] “perché per farvi vivere vi ha dato il suo San­gue, la linfa vitale della vera Vite fruttifera.

20Egli: Vite fruttifera. Voi: tralci selvatici incapaci di dar frut­to. E il Padre suo e vostro, coltivatore della Vigna eterna, ha preso voi, tralci sterili e selvatici, e vi ha innestati in Lui. Ed Egli ha accettato di assorbire e consumare tutti i vostri succhi omicidi, tutte le vostre febbri di concupiscenza, sino a morire nella carne vittima senza che la vostra corruzione turbasse e avvelenasse il suo spirito santo di Innocente eterno, perché voi foste alla fine dei secoli come Lui gloriosi in anima e corpo avendo rivestito di incorruttibile carne i vostri spiriti santi, e beati già foste prima ancora del giudizio primo e di quello ultimo per l’amicizia di Dio, l’inabitazione in voi dello Spiri­to Santo, la fusione col Cristo Amico e Pane del Cielo sulla Terra, e la pace in Dio dopo la morte in attesa della risurrezione della carne per essere compartecipe della gioia e gloria dell’a­nima.

I meriti infiniti di Cristo.

21Il Pensiero e il Volere divini hanno operato un mistero volen­do che, prima ancora che voi foste, i peccati vostri fossero espia­ti da Cristo. ” Egli ha preso su di Sé i peccati di molti ” dice Isaia[266]. E questi molti sono coloro che durante la vita, o almeno avanti la morte, per loro volontà buona, non lasceranno inerti, per loro, i meriti infiniti di Cristo.

22Sulla bilancia della Croce, su quel patibolo di Giustizia in cui erano tutta la Santità e tutta l’Iniquità, e la prima consumava la seconda, ogni vostro peccato era infisso come una freccia nel Corpo del Martire. Numerosissime le battiture dei flagelli, numerose le punture delle spine sul Capo torturato, atroci gli spasimi dei chiodi. Ma nessuno dei tanti che compassionano il Cristo penante delle torture date da una giustizia umana e crudele, si batte il petto dicendo: ” Ecco: questo, questo, questo, questi mille e diecimila aculei, io te li ho infissi nelle carni e nel cuore coi miei mille e diecimila peccati. Tu mi hai conosciuto, o mio Redentore, con tutti i miei mille peccati. Non te ne è stato ignoto uno solo. Io ti sono stato tortura nelle torture”.

Occorre morire al peccato.

23Chi numera i milioni di milioni di peccati che il Purissimo ha sentito infissi nel suo Corpo espiatore? Chi, meditando questo, non dovrebbe sentire l’odio perfetto al peccato, la fuga da esso, l’obbligo, il dovere di non servire più il peccato, posto che il Sa­crificio di un Dio vi ha affrancati da esso?

24Siete morti ad esso peccato. Il morto non compie più le opere che faceva da vivo. Come allora, se in voi è fede sicura che la morte di Cristo e la Grazia che essa morte vi ha meritata vi hanno affrancati dalla morte del peccato e dato i mezzi per rimanere affrancati, come allora voi similmente a Cristo non ri­sorgete per sempre da questa morte e vivete per sempre in Dio, così come Gesù — il Figlio di Dio, il Figlio dell’Uomo, morto come Uomo per espiare la Colpa e le colpe dell’uomo — vive “per Iddio”, ossia da Dio?

25Ma non solo Lui Dio. Ognuno che vive in Cristo e per Cristo, ricordatelo, si divinizza divenendo figlio dell’Altissimo.»

19. Il regale sacerdozio di ogni persona[267].

Il Dono dell’immunità da ogni dolore. (Rm 6,11-23)[268]

I sacrifici nel tempo mosaico.

Dice il Divinissimo Autore:

1«Si legge nei libri mosaici come le ostie dei sacrifici e delle oblazioni dovessero essere di animali senza macchia e difetto, e le[269] offerte e oblazioni di fior di farina, olio, o biade, doveva­no esser condite con sale ma prive[270] di lievito o di miele e, se di primizia di biade ancora verdeggianti, queste dovevano esser tostate e tritate prima d’essere offerte, e sempre cosparse d’olio e unite all’incenso[271].

2Si legge anche che coloro che appartenevano alla stirpe d’Aronne, e perciò alla stirpe sacerdotale, venivano esclusi dal sa­cerdozio se avevano qualche difetto fisico o malattia incurabile[272]. Corpo perfetto di costruzione e di salute doveva stare officiante davanti al Creatore dell’uomo, all’Altissimo che aveva nell’Uo­mo messo perfezione di membra, di sensi e sentimenti, e per il Quale il vedere le deformità e le malattie era testimonianza della ribellione dell’uomo e dello spregio di Satana all’opera più cara a Dio, perciò ancora spregio a Dio.

I sacrifici nel tempo cristiano.

3Al tempo mosaico i sacrifici erano di animali e di biade, cose materiali. Nel tempo cristiano i sacrifici sono di spirito. Davide profetizzò questo tempo nel quale i sacrifici sarebbero stati non di animali, ma “sacrificio di spirito compunto, di cuore con­trito e umiliato[273] “.

4Era tempo di rigore. L’uomo non osava pensare di poter of­frire in sacrificio soave il suo cuore. Su quel cuore era la mac­chia corruttrice[274]. Tutti impuri, a quel tempo, i cuori degli uo­mini anche più giusti. La Colpa d’origine, quella sola nei più san­ti, bruttava il cuore dell’uomo. E allora come offrirlo in sacri­ficio di odor soave a Colui che aveva prescritto che senza difetto dovessero essere gli animali e le biade da offrire al suo altare, senza neppur macchia di pelame o di ruggine?

5È forse colpevole un vitello o un agnello di nascere pezzato? O una spiga di esser colpita da muffe o ruggini? Non lo sono. Ma ciononostante non dovevano esser deposte sull’altare. Né do­vevano esserlo da uomo in cui fosse testimoniata l’eredità del peccato con difetti, gracilità o malattie.

Per il peccato d’Adamo.

6Per il peccato d’Adamo entrarono la malattia, le deformità, la morte fra gli uomini. Perché la malizia, accesasi dove prima era solo fiamma di pura carità, condusse gli uomini a perver­sioni del senso e sentimento, origine di ogni malattia o mostruo­sità che si manifesti nell’uomo. Da radici corrotte vengono al­beri e fronde e frutti corrotti. E posto che la corruzione iniziale aumentò continuamente per nuovi pervertimenti, la carne dell’uomo sempre più scontò e sconta e sconterà la dolorosissima[275]conseguenza della decadenza di troppi uomini da uomini a bruti.

Ogni battezzato deve essere ostia e sacerdote.

7 Nel tempo della Misericordia, quando la Grazia riverginizza gli spiriti dei suoi divini candori;  nel tempo dello spirito nel quale i valori umani sono alla base ma al vertice sono i valori sovrumani, e questi più che quelli sono offerti a Dio e accettati come dono da Dio; nel tempo in cui la carne è veste all’anima regina, mezzo a conseguire vittoria, ma è lo spirito colui che do­mina, o dovrebbe dominare; nel tempo in cui ” per le virtù di Colui che dalle tenebre vi chiamò all’ammirabile luce facendo dei cristiani la nazione santa, il nuovo popolo di Dio a Dio acquistato col Sangue dell’Uomo-Dio, la stirpe eletta, il regale sa­cerdozio ” come scrive Pietro[276], sono decadute le limitazioni del­la Legge mosaica, e ogni uomo che sia segnato del segno di Cristo, unto suo servo dal Pontefice eterno, santo, innocente e immacolato, può, deve essere ostia e sacerdote, materia e mini­stro del sacrificio spirituale che è a Dio gradito.

8Nell’epistola paolina (v. 13) manca una parola. La parola ” ostia “. ” Offritevi a Dio come ostie viventi dopo esser stati morti, offritegli le vostre membra come strumento di giustizia “. Ecco il regale sacerdozio al quale il cristiano è chiamato, il sacerdozio di ogni cristiano a imitazione di quello del ” Sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec[277] “.

Sacerdote e vittima del tempo nuovo.

9Dell’antica Legge viene preso, elevandolo al grado spirituale, l’obbligo di essere senza macchia mortale, senza vizi capitali ac­consentiti dalla ragione e dallo spirito e consumati con piena avvertenza, senza lievito d’odio e concupiscenza, senza miele di mollezza sensuale, senza malattie spirituali che non si cer­ca di guarire, senza cecità verso la Luce e neppure albugine, senza rogna ed erpete di serpeggiante simpatia anche alle piccole colpe, senza fratture o gobbe nella magnifica formazione cri­stiana.

10Soldati del Dio vero, atleti della religione santa, sacerdoti e vittime del tempo nuovo, voi dovete salarvi del sale della eroica volontà la quale brucia e cauterizza, ma fortifica le parti deboli e le fa immuni dalle cancrene, voi dovete tostarvi e tritu­rarvi al fuoco della carità e alla macina della mortificazione, per divenire farina da ostie, fior di farina. E poi, cosparsi della san­ta unzione delle virtù e odorosi dell’incenso — e sia abbondan­te — dell’adorazione, offrirvi e immolarvi dicendo la perpetua parola di Cristo: ” Eccomi, o Padre, a fare non la mia ma la tua volontà[278] “, pronti a rispondere, a chi con blandizie o minac­ce, con amore o con odio, vuol ritrarvi dal predicare con la vo­stra vita il Cristo fra i dottori del mondo: “Non sapete che io debbo occuparmi di ciò che è interesse del Padre mio?[279] “.

Offrite le vostre membra.

11Tutto di voi sia ostia santa. Perché su tutto è il crisma santi­ficante del Sacrificio di Cristo. Le membra anche più ignobili sono chiamate al servizio di Dio come le parti più nobili del corpo. Non sono esclusi dal servizio coloro che la volontà di Dio ha unto dello speciale crisma dei consacrati al dolore: i malati, gli infermi, gli innocenti condannati ingiustamente, i perseguitati e derisi dal mondo. La Grazia giudica e la Grazia eleva.

12Con la sua divina sapienza e munificenza Gesù disse: ” Gli ul­timi saranno i primi[280] “. E anche, prima di guarire il cieco di Ge­rusalemme perché divenisse suo discepolo e lo evangelizzasse, disse, spingendo lo sguardo negli evi futuri nei quali molti di coloro che il mondo disprezza sarebbero divenuti ” salute ” per il mondo, disse: ” Non lui né i suoi genitori hanno peccato, ma è così perché si manifestino in lui le opere di Dio[281] “. In lui e per lui. Quanti, per generosa ubbidienza o per eroica do­manda non sono “‘ostie”, “redentori”, “continuatori e completatori della Passione di Cristo “!

13Ma anche senza considerare questi speciali eroi della più alta carità, tutti voi cristiani siete “‘ ostie viventi ” e dovete ” offrire le vostre membra come oggetto di giustizia”. Offrirle monde di colpa, perché ormai non ” siete sotto la legge, ma sotto la gra­zia 3 Liberati come siete dalla schiavitù del peccato, sorretti co­me siete dalla Grazia, non dovete più conoscere la morte dello spirito e non la conoscerete se, volontariamente, non vi rifarete servi della colpa.

Servite il Signore vostro Dio.

14Servite il Signore Iddio, il quale ha dato agli uomini la Legge perché fosse freno e morso contro la turpitudine sempre più forte della Terra, ma che, con la venuta del suo Cristo e la resti­tuzione della Grazia per i meriti di Lui, pur lasciandovi il freno e morso della Legge per combattere le seduzioni di Satana, del mondo e della carne, ha messo ali al vostro spirito, liberan­dolo dalle catene perché volasse, ben alto sopra il fango delle concupiscenze, incontro a Colui che appare dalla parte d’orien­te, e voi lo conosceste e ne ardeste, per quanto vi è concesso fin­ché siete nell’esilio, e lo seguiste per le vie della Vita, lasciando per sempre i sentieri della Terra, della Morte, attirati dall’odore dei suoi profumi, conquisi dall’unica suprema Bellezza, dal Ver­bo fatto Carne, Gesù Cristo vostro Signore, Redentore e Mae­stro, la cui dottrina è dolce, il cui giogo è leggero, e corroborante contro ogni languore e morte è la Carne e il Sangue di Lui per voi dati, e a voi dati, sull’altare del Golgota e sugli altari dei templi nella Comunione Ss. con il Figlio di Dio, Dio come il Pa­dre.

15Quella Comunione che è Vita. Vita in Gesù Cristo e con Gesù Cristo. Vita nel Padre per Gesù Cristo. Vita nell’Amore che è l’Autore di Cristo. Vita nei Tre perché dove Uno è gli Altri sono, così in Cielo come nel cuore degli uomini.»

20. Il dono della Scienza[282]

Ai Romani 7,1-13[283]

Effetti del Dono della Scienza

I Doni concessi ai Progenitori.

Dice il Divinissimo Autore:

1«È verità stabilita che i Progenitori, oltre alla Grazia santifi­cante e all’innocenza, ebbero, alla loro creazione, altri doni dal loro Creatore. E questi erano l’integrità, ossia la perfetta sog­gezione del senso alla ragione, la scienza proporzionata al loro stato, l’immortalità, l’immunità da ogni dolore e miseria.

Dono proporzionato al loro stato.

2Sull’immunità e sulla perdita di questa immunità ne ho par­lato ieri. Oggi richiamo la tua mente al dono della scienza pro­porzionata al loro stato. Una scienza vasta, vera, capace di illu­minare l’uomo in tutte le cose necessarie al suo stato di re su tutte le altre creature naturali e di creatura creata a immagine e somiglianza di Dio per l’anima che è spirituale, libera, immortale, ragionevole, capace di conoscere Dio e perciò di amarlo, de­stinata a goderlo eternamente, l’anima dotata dei doni gratuiti di Dio, e primo fra tutti la Grazia che eleva l’uomo all’ordine so­prannaturale di figlio di Dio erede del Regno dei Cieli.

La Scienza regola l’amore verso il Creatore

3Per questo dono di scienza l’uomo sapeva luminosamente e soprannaturalmente quali azioni compiere, quali vie tenere per raggiungere lo scopo per il quale era stato creato. Amava Dio con tutta la sua capacità, ossia con scienza perfetta secondo il suo grado di uomo pieno di Grazia e innocenza. Ma lo amava di un amore ordinato che era ardente, ma non usciva da quel reverenziale rispetto che la creatura anche più santa deve sem­pre avere per il suo Creatore.

4Questo amore potente, ma che nella sua potenza non straripa mai dagli argini della doverosa reverenza della creatura verso il suo Creatore, non lo si è più ritrovato, fiore di perfezione a Dio diletta, altro che in Gesù e Maria, perché il Figlio dell’Uomo e l’Immacolata furono l’Adamo ed Eva nuovi, riparatori dell’of­fesa dei primi, e i consolatori del Padre Iddio, usando con per­fezione di tutti i doni da Dio ricevuti, senza mai prevaricare per superbia di essere i prediletti fra tutte le creature.

Regola l’amore verso la creatura: la compagna.

5Questo dono di scienza, così come regolava l’amore della crea­tura verso il Creatore, altrettanto regolava l’amore della creatu­ra verso la creatura: verso la compagna e sua simile per prima cosa, avendo per essa un amore senza disordine di libidine, l’amo­re ardente degl’innocenti che solo i lussuriosi e i corrotti credo­no incapaci di amare.

6O cecità prodotta dai fermenti della corruzione! Gli innocen­ti, i casti, sanno amare, veramente amare. Amare i tre ordini che sono nell’uomo e coi tre ordini che sono nell’uomo, ma iniziando dal più alto, e dando al più basso — quello naturale — quella tenerezza verginale che è nel più ardente amor materno e nel più ardente amor filiale. Ossia di quei due soli amori che so­no senza attrazione[284] sensuale: amore d’anima, amor di creatura – figlio per il vivo tabernacolo che lo ha portato, amor di creatura-madre per la viva testimonianza della sua qualità di procreatrice, gloria della donna che per le pene e il sacrificio del­la maternità si eleva da femmina a cooperatrice di Dio, ” otte­nendo un uomo coll’aiuto di Dio ” (Genesi c. 4 v. 1).

Regola l’amore verso le altre creature.

7Regolava l’amore dell’uomo verso le altre creature a lui di uti­le o diletto. In tutte le create cose egli vedeva la potenza amo­rosa di Dio che le aveva create per l’uomo, e le vedeva così co­me Dio le vedeva ” molto buone ‘” (Genesi c. 1 v. 31).

8Avrebbe regolato anche l’amore dell’uomo per le creature nate dal suo amore santo con Eva. Ma Adamo ed Eva non giunsero a questo amore perché — prima ancora che ” le ossa delle ossa di Adamo e la carne della sua carne, per la quale l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà alla sua moglie e i due saranno una carne sola[285] ” gli fiorisse un figlio, così come da pianta ba­ciata dal sole, e non da altri tocca, nascono fiori e frutta — il Disordine aveva corrotto del suo veleno il santo amore dei Progenitori che vollero conoscere più di quanto era giusto e suf­ficiente che conoscessero, onde la Giustizia disse: ” Badiamo che ora l’uomo non stenda la mano e prenda anche dell’albero della vita e ne mangi e viva in eterno[286].

9Questa frase lascia perplessi molti, e a ott’altri serve per mostrare il Buonissimo e Generoso come un avaro crudele. Ser­ve anche a negare una delle verità religiose: quella di uno dei doni di Dio ai progenitori, ossia l’immortalità.

10Dono è dono, deve essere dato. Dio aveva dato immortalità come aveva dato gli altri doni, fra i quali quello di una scienza proporzionata allo stato dell’uomo. Non tutta la Scienza. Solo Dio è sapientissimo. Così aveva dato immortalità ma non eter­nità. Dio solo è eterno.

11L’uomo doveva nascere, essere procreato dall’Uomo creato da Dio, e non più morire, ma trapassare dal paradiso terrestre a quello celeste e là godere del perfetto conoscimento di Dio. Ma l’uomo abusò. Volle più che non avesse avuto in dono gratuito. Volle tutta la Scienza, non riflettendo che anche le cose buone vanno usate con misura proporzionata alle proprie capacità che[287] soltanto l’Immenso e Perfettissimo può tutto conoscere senza pericolo, perché la sua infinita Perfezione può conoscere tutto il Male senza averne turbamento corruttore.

L’interferenza di Satana.

Satana offende Dio usando noi.

12Dio soffre del Male che vede. Ma ne soffre per ciò che esso produce in voi. Non per Sé stesso. Poiché Egli è al disopra di ogni sforzo del Male, e neppure l’instancabile e astuta potenza che ha nome Satan può recare offesa alla sua Perfezione.

13Satan offende Dio in voi. Ma se voi foste dei forti, Satan non avrebbe maniera di offendere Dio col mezzo di voi. Se pensaste questo non pecchereste mai, voi che amate Dio più o meno for­temente, perché nessuno di voi che vi gloriate del nome di cri­stiani-cattolici vorrebbe sentirsi complice di Satana per offen­dere Dio.

14Eppure lo fate. Non riflettete mai che Satana è astuto, che è predace, che non si accontenta di tentare o vincere voi, ma che mira più che a voi a schernire Dio, a strappargli le anime, a deridere disperdere il Sacrificio di Cristo col renderlo nullo per molti di voi e per molti altri appena sufficiente a risparmiar­vi la dannazione.

15Satan sa, ha numerato tutte le lacrime e le stille di sangue del Figlio dell’Uomo. Su ogni lacrima o stilla esso ha visto il ve­ro nome, il vero motivo di esse: la tiepidezza inerte di un cat­tolico per le lacrime, la dannazione di un cattolico per le stil­le del Sangue divino. Sa di che fu fatto il dolore che strappò lacrime e sudore purpureo al Cristo[288], al suo divino Avversario, Avversario dal momento della sua Ribellione, Avversario eterno e Vincitore in eterno per milioni di spiriti ai quali il Cristo dona, e donò, il Cielo.

Il peccato di Lucifero.

16Ma torniamo alla lezione e, per i doni che il Sacrificio di Cri­sto vi ha resi, ognuno completi il pensiero che Io tronco.

17Dopo aver voluto tutta la Scienza, Adamo avrebbe potuto volere tutta la vita, ossia il possesso della vita non per dono dato e conservato con amore, ma per violenza che irride il rispetto, di­strugge l’ordine, si auto crea eterno senza merito per essere pari a Dio. Pari a Dio, voler essere tale, sarebbe stato commettere lo stesso peccato di Lucifero[289]. E per il peccato di Lucifero non c’è perdono.

Il peccato rende l’uomo ottuso.

18Dio voleva poter perdonare all’uomo. Voleva potergli rende­re l’immortalità, il possesso del Cielo, la Scienza sufficiente al suo stato, la Grazia, Egli stesso. E intervenne con la condan­na per salvare. Dette morte per dare Vita. Dette esilio per da­re la Patria eterna. Dette — ecco l’inizio della lezione che tor­na ad essere il soggetto — dette una legge al posto della Scien­za gratuita che l’uomo aveva perduto con la morte della Gra­zia nel suo cuore. La Legge è frutto delle conseguenze del Peccato.

19Il Peccato rese l’uomo ottuso nella intelligenza del discernere il bene e il male e nella integrità. Come un fumo, aveva offu­scato la Verità conosciuta. Come un frastuono, aveva coperto il suono delle parole divine udite nel fresco della sera nel bell’Eden[290]. Decaduto da figlio adottivo di Dio al grado di ani­male ragionevole, l’uomo[291] sentiva per istinto che uccidere do­veva essere ” male “, che corrompersi in libidini oscene doveva essere male. Ma non sapeva distinguere sino a che punto era male l’uccidere e quali le lussurie più abbiette a Dio.

Il Decalogo è pietà, punizione e prova

20Onde Dio, dopo aver punito e nuovamente ripunito col dilu­vio[292] e aver, dopo questo, dato le prime norme ad esser meno vio­lenti (divieto del mangiare la carne col sangue: Genesi c. 9 v. 4); e poscia con la dispersione delle genti e la confusione delle lin­gue (Genesi 11 v. 8), origine dei futuri popoli e reami e guerre che ancor vi tormentano; e ancora nuovamente punito col fuoco dal Cielo su Sodoma e le altre città peccatrici[293]; dopo aver dato al giusto Abramo una più chiara legge di sudditanza al Signore  (Genesi c. 17 v. 10), chiama a Sé Mosè, e per successivi ordini e appelli lo conduce alla celebrazione del primo sacrificio pasqua­le[294] — sacrificio perpetuo sino alla fine dei secoli, perché nell’ora della Grazia all’agnello di un anno si sostituì l’Agnello divino, Ostia perpetua su tutti gli altari del mondo e per i secoli — e da questa legge pasquale conduce Mosè al Decalogo[295].

21Ma il Decalogo non sarebbe stato se la ragione avesse sempre dominato i sensi, ossia se la Colpa non fosse stata commessa nell’Eden. E non sarebbe stato se dal disordine dei sensi non fosse venuta perdita di Grazia e di Innocenza e perciò anche di Scienza. E il Decalogo è insieme pietà e punizione. Pietà ai de­boli, punizione ai derisori di Dio che compiono il male con co­gnizione di farlo.

22Il Decalogo, con la sua parte positiva: ” Farai ” e negativa: “Non farai”, crea il peccato con tutte le sue conseguenze. Poi­ché si pecca quando si sa di peccare, e l’uomo, dopo la Legge, non ebbe più la scusa di dirsi: ” Non sapevo di peccare “.

23Il Decalogo è pietà, punizione e prova. Come ” prova ” era l’al­bero che sorgeva in mezzo all’Eden. Senza prova non ci può es­sere saggio dell’uomo. È detto che Dio prova l’uomo così come l’orafo saggia l’oro nel crogiolo[296].

I veri cristiani.

24Solo le virtù forti, la carità sopra tutto, aderiscono al coman­do negativo della Legge. Perché generalmente l’uomo, per insi­nuazione satanica e per fomiti latenti, appetisce a ciò che è proi­bito. Onde veramente eroici sono coloro che schiacciano senso e tentazione sotto il peso del loro forte amore e non tendono le avide mani al frutto proibito.

25E questi sono i veri cristiani, coloro che non fanno mal uso dei meriti infiniti del Cristo, della Grazia ottenuta per suo mez­zo e, tralci selvaggi innestati alla vera Vite, portano a Dio frutti copiosi di virtù attive, e perciò sono certi di avere eterna vita.

26Questi sono i veri cristiani, nei quali vivi sono i doni dello Spi­rito Santo, il Quale completa Gesù comunicando agli uomini in grazia di Dio la scienza, il grande dono perduto col Peccato d’Adamo, la scienza senza la quale la Legge, data per essere ” vi­ta “, può divenire ” morte “.

Quando manca la Scienza proporzionata.

27Perché l’uomo che non possiede la scienza proporzionata al suo stato, non ha amore ordinato né a Dio, né alle creature, quali che siano; cade nelle diverse idolatrie, nella concupiscenza triplice[297]; svisa la stessa religione in un ibrido accozzo di pratiche peccaminose quanto e più — essendo che il cristiano ha rice­vuto col Battesimo l’infinito dono della Grazia — delle pratiche farisaiche condannate dal Verbo divino[298]; non conosce se stesso, e perciò scambia il suo piacere con un ossequio al divino volere; altera in sé l’immagine e somiglianza di Dio; i doni avuti per suo bene li volge e impiega a fare e farsi il male; se fa elemosine lo fa non per misericordia ai miseri ma per averne lode umana; se scruta i misteri del Creato lo fa per esser glorificato dagli uomini ma non per dare gloria al Creatore. In tal modo le sue azioni perdono quel profumo che le rende sante agli occhi di Dio ed egli ha sulla Terra il suo fuggevole bene, ma ” gelo e strider di denti “, come diceva il Verbo[299], lo attende là dove non sono valutate le apparenze ma le verità delle azioni umane.0

L’eresia delle opere.

28E se, per aver fatto male il bene che poteva compiere e per la misericordia di Dio, evita il gelo infernale e l’infernale tortura, lunga sosta nella scuola del Purgatorio lo attende, onde impari la carità vera che non è ” eresia delle opere ‘”, il flagello dei vo­stri giorni dove molti si affannano a servire Cristo soltanto con un agitarsi in pratiche e azioni esteriori, che lasciano i buoni qua­li sono e forse li scandalizzano, e non servono a migliorare i malvagi e a convertirli. La vera carità. L’esempio, perciò, di una vita profondamente, coscientemente cristiana, in tutto. La vera carità. Quella che Gesù voleva da Marta, che troppo si affannava di dare onori esteriori al Figlio di Dio[300].

Vita attiva e contemplativa.

29La vita di questo secolo non consente la contemplazione quale molti la concepiscono. Ma Dio non benedice la sola azione. Egli vuole che vita attiva e contemplativa si completino, e le opere non siano soltanto fragore, agitazione e anche diatriba coi nemici, non siano ” eresia “, ma religione, ossia lavoro che è pre­ghiera per la continua offerta delle proprie azioni a Dio, com­piendole tutte ad unica sua gloria, e la preghiera sia lavoro. Lavoro continuo su sé stessi, riscalpellandosi sempre più secon­do il divino Modello di Gesù Cristo, e sugli altri con l’esempio.

30Inutilmente gli uomini si agitano se Dio non benedice le loro azioni. Ma come volete che Dio sia con voi, benedicente, e le vostre azioni trionfino, se in esse non è attivo il dono di scienza per il quale un uomo si conduce in tutte le sue azioni secondo un fine santo e non per gloria propria?»

21. Sapienza, Fede e Scienza[301].

Pentecoste

La vera Sapienza.

Dice il Dolce Ospite (dal 7 marzo lo Spirito Santo vuole che io lo chiami così):

1Nell’ultima lezione per voi, uomini, e specie uomini prepo­sti all’insegnamento della Verità e a quello della conoscenza del­l’essenza di Dio, ossia della Carità senza la quale nel cuore non siete suoi figli, Io ho parlato della scienza vera e della scienza non vera, non completamente vera, perché spazia in plaghe di sapere umano. La vera scienza supera queste plaghe basse, mi­sere, ristrette, relative, e si lancia, freccia d’oro ardente, oltre ciò che è umanità, incontro agli eterni Veri che sono la vera scienza o, con più giusto nome, la vera Sapienza.

2La vera sapienza si trova nel luminoso e ardente centro che è la Carità. Non è nel sapere molto di opere umane, e soprattutto non è nel discutere molto in lunghe, pedanti, scribacchi dispute teologiche, che si acquista la vera sapienza, ossia la vera cono­scenza di ciò che è Dio, di ciò che vuole Dio, di ciò che si deve fare per possedere in eterno Dio. Ma è nell’amare molto.

3Colui che perfettamente ama, perfettamente nella relatività dell’uomo — ma è amare perfettamente se amate con tutte le vo­stre forze — infonde la perfezione non solo nel suo spirito ma anche nel suo intelletto[302].

4Perché una intelligenza illuminata dalla carità è intelligenza perfetta. E intelligenza perfetta è intelligenza sopraumana, os­sia intelligenza sapiente di quella scienza vera, che non ebbe bisogno di libri e di studi per essere nell’uomo, di quella scien­za vera che Adamo ed Eva ebbero infusa, proporzionata al lo­ro stato, nell’albore beato, puro, perfetto, dei primi giorni del­l’Umanità, quella scienza vera che Dio infuse direttamente al­la creatura fatta a sua immagine e somiglianza. E un dato di questa divina immagine e somiglianza è questa scienza del Vero eterno che Dio possiede senza misura, e che l’uomo doveva pos­sedere nella misura a lui sufficiente e che lo doveva guidare in tutte le sue opere e rapporti fatti per amore a Dio, al prossimo e alle creature inferiori.

5Io, Carità e Sapienza, dico a voi: meno scienza e più amore, e possederete la Sapienza.

Fede e scienza.

6“Volere spiegare con scienza umana il mistero di Dio ed i meravigliosi processi della Creazione, della evoluzione, della tra­sformazione delle cose create, è follia che degenera poi in ere­sia. Non si può spiegare l’origine del finito che contemplando con amore, ossia con fede — che la fede non è mai disgiunta dall’a­more — l’Infinito.

7La fede illumina la scienza e l’aiuta a comprendere. È come il latte materno che fa dell’infante un essere sempre più forma­to. Ma come non potrebbe un neonato sostenere e nutrire la ma­dre e neppure un adulto, così non può la scienza nutrire e aiuta­re la fede. Perché fede è religione; e la religione permette alla creatura, intelligente ma limitata, di comprendere il sopraintelligibile e l’infinito.

8E se scienza è sufficiente per conoscere le nozioni finite, sa­pienza — ossia fede e amore — è indispensabile per conoscere le verità eccelse. Nel credere è luce. Nell’analizzare per com­prendere, disputare e accettare il mistero, perché investigato co­me un medico o un avvocato investigano su una malattia fisica o su una lesione morale, è creare tenebre e gelo.

9La fede non è contraria alla scienza. Anzi la scienza umana dalla religione trova aiuto a spiegarsi e a raggiungere le scoper­te e le leggi del Creato. Ma mentre una scienza umana senza aiuto della religione deve necessariamente cadere nell’errore, la reli­gione, anche senza aiuto della scienza, conduce alla Verità e alla conoscenza delle verità essenziali.

10Quando poi non le leggi naturali e i fatti naturali sono le cose investigate unicamente con scienza umana, ma si vogliono spie­gare e investigare i misteri soprannaturali — Dio, che all’uomo è sempre mistero — allora più che all’errore si giunge alla nega­zione.

La ragione e la fede.

11La ragione, questa grande cosa che distingue l’uomo dal bru­to, è grande se la si paragona all’istinto, unica luce degli esseri inferiori; ma è piccola, piccola, piccola cosa se si cimenta nel­l’investigazione di ciò che è Dio. E la ragione, se è umile, ca­de in ossequio davanti all’incomprensibile, infinito Iddio, gri­dando: ” Credo! Per capirti credo, e la fede nella tua Rivelazio­ne mi è luce, mi è alimento per ‘ vivere ‘. Vivere di Te, in Te, con Te, per venire a Te e conoscerti quale sarà dato di conoscerti ai giusti, viventi nel tuo celeste Regno”.

12Né idealismo né positivismo spiegano Dio, la Creazione, la se­conda[303] vita, né[304] servono a leggere le risposte ai perché scienti­fici scritte nei corpi umani, sulle pagine dei firmamenti, negli strati terrestri. Non spiegano Dio, la Creazione, la seconda vi­ta, né la superbia della mente, che da sé vuol capire ciò che è superiore a umana ragione, né l’ignoranza, o la semi-ignoranza, che crede di sapere e di poter giudicare di ciò che, senza il mio lume, non possono giudicare e sapere, in modo da giudicare giu­stamente, neppure quelli che sono chiamati i dottori nella reli­gione.

13Ma tutto spiega la carità. Perché unisce a Dio, e mette Dio in voi, Ospite e Maestro. Per questo è giusta verità il detto che ” veri teologi sono coloro che sono condotti dallo Spirito Santo, ossia dall’Amore[305] “.»

Carisma Maria Valtorta.

Raccomandazione

III° Quaderno di Lezioni del Dolce Ospite sulle Epistole Paoline

14Fatto trascrivere, con aggiunte che lo completano, nel luglio 1950. Perciò questo non è da copiarsi, ma l’altro che pure porta il N. III dei quaderni di Lezioni del Dolce Ospite sulle Epistole Paoline[306].

15Continuano qui le lezioni sull’Epistola ai Romani. Le altre lezio­ni sono sui due quaderni dati al R. P. Corrado M. Berti[307], che ha ritenuto opportuno ritirarli benché l’ultimo non fosse ancora ultima­to, così come è ben lontano dall’essere ultimato il commento dello Spirito Santo sull’Epistola ai Romani.

16Ma per tutto quello che devo di rispetto e riconoscenza, e di rico­noscimento soprattutto, a Padre Corrado, per come si è sempre com­portato con carità e con pazienza e con ubbidienza verso me povera creatura e verso i desideri del Signore, ho aderito a consegnare tut­to quanto avevo. A chi ha tanto fatto per l’Opera è giusto che tanto venga dato.

17Padre Migliorini[308] ha anche lui fatto tanto… Basterebbe pensare a quanto ha dattilografato! Ma… Ogni cosa ha il suo ” ma “.

18E l’Opera ha questo “ma”: ma se non ci fosse stato Padre Berti era certo che, per il comportamento di tutti — o almeno di tutti meno pochissimi, vere eccezioni nella massa dei P. S. di M., che hanno sempre osteggiato, criticato, addolorato a dismisura, e solo da poco tempo hanno mutato sistema e pensiero verso l’Opera di Ge­sù e il povero strumento di Gesù — l’Opera avrebbe finito a non an­dare all’O. S. di M.

19Ma la dolcezza, la sincerità, l’onestà disarmano. Sì. Disarmano Dio e lo strumento di Dio che deve tenacemente difendere gli interessi e voleri di Dio, anche se ciò gli costa tanto, perché non è piacevole di­sputare, rimproverare e minacciare castighi.

20Io non so quanto ancora resterò sulla Terra, né se mi sarà da­to di vedere l’Opera stampata. Ma ci tengo a dichiarare che se l’O­pera andrà a dare luce e bene alle anime, e lustro all’O. S. di M., anime e S. di M. devono aver gratitudine per P. Berti e P. Migliorini che, in modo diverso, ma con unica costanza, hanno lavorato perché la Volontà divina si compisse e le anime avessero il dono di Dio.

21E mi piace, dopo i due primi, costanti lavoratori di Dio, ricordare pochi altri che cooperarono, con carità, a dare sollievo allo strumen­to e aiuto ai due principali artefici del trionfo della Volontà di Dio e della sua Parola: il R. P. Gargiani, P. Sostegno Benedetti e P. Tozzi e P. Mariano De Santis.

 

22. La legge del peccato sta nelle
nostre membra
[309].

Regola nel giudicare gli uomini (Rm 7,14-25)[310].

Dice il Dolce Ospite:

1« Dal v. 14 al v. 25, è lezione che andrebbe sempre ripetuta dai maestri di spirito a loro stessi; alle anime farisaiche che vedono il bruscolo nell’occhio dei fratelli e lo censurano aspramente, mentre non vedono la trave dell’anticarità che è nel loro e che schiaccia il loro spirito sotto il peso dell’egoismo e della super­bia[311]; e andrebbe ripetuta alle povere anime — oh! meno colpevoli di quelle farisaiche, anche se sono colpevoli e se ne dolgono perché riconoscono di esserlo, e umiltà e pentimento sono già assoluzione — e alle povere anime che hanno peccato e pian­gono temendo il Signore, Giudice della loro debolezza.

2Perché questi 12 versetti sono regola nel giudicare gli uomini e misura nel giudicare ciò che sarà il giudizio di Dio verso i pec­catori pentiti.

L’Apostolo dei Gentili.

3Chi li ha scritti è Paolo, fariseo, figlio di farisei, discepolo di Gamaliele[312], di quel Gamaliele che era una biblioteca vivente di tutta la dottrina di Israele. Paolo, prima feroce persecutore di quelli che credeva anatema, poi vaso di elezione e di giusti­zia, apostolo perfetto, eroico nell’evangelizzare e nel reprimere l’antico suo io, degno di salire con la parte eletta della sua ani­ma al terzo Cielo e udirvi le misteriose parole divine[313]. Un uomo, dunque, che per l’intransigenza della sua prima epoca di vita e per l’eroicità della sua seconda epoca di vita, potrebbe pensarsi essere stato sempre al di sopra degli stimoli carnali.

4Se lo fosse stato, però, non avrebbe potuto essere ” l’Apostolo dei Gentili”, di quelli cioè che la licenza consentita dal pagane­simo faceva, salvo poche eccezioni di spiriti naturalmente vir­tuosi, più bruti che creature dotate di ragione e coscienza. Solo Gesù, Uomo-Dio, poté comprendere i peccatori pur non avendo peccato. Per ogni altro maestro è un doloroso bene l’avere, nel poco o nel tanto, ceduto al demonio, al mondo, alla carne, perché nella conoscenza della forza delle tentazioni e della debolezza propria, acquista la sapienza per essere maestro e medico ai di­scepoli e ai fratelli peccatori.

Nulla più che uomini

5Voglio che osserviate la regola del Maestro divino nello[314] sce­gliersi il collegio apostolico e i 72. Nel primo, solo Giovanni era vergine. Nei secondi, meno pochi, quasi ancora fanciulli quando divennero discepoli, non uno che non avesse morso al­l’appetitoso frutto, via ad ogni altro cedimento alla colpa. Era­no uomini. Nulla più che uomini. Figli di Adamo. E il fomite si agitava come serpe nei loro corpi. Il ramo della concupiscenza carnale era vivo anche nei più giusti fra loro, ossia in quelli che avevano domato già la concupiscenza dell’oro e la superbia del­la vita.

L’Apostolo della carità.

6Ma nessuno era senza imperfezioni. Neppure lo stesso Giovanni, il serafino dei discepoli del Maestro. Facile all’ira, come il fratello, meritò il nome di ” figlio del tuono[315] ” da Colui che lo amava. L’apostolo della Carità, perfetto nell’amore al Maestro, divenne apostolo della carità contemplando la mansuetudine, la carità, la misericordia del Martire divino dall’alba al tramonto del venerdì pasquale, e depose per sempre l’abito dell’ira da­vanti alla nudità Ss. del Re dei re che si spogliò finanche della sua immortalità divina per conoscere la morte e salvare l’uomo.

I 12 e i 72 erano materia grezza, informe, impura.

7Gesù Dio, scorrendo la Terra — lo poteva fare se lo avesse vo­luto fare — avrebbe potuto trovare, negli abitanti dei 3 continenti di allora, 12 e 72 giusti più giusti dei 12 e 72 che scelse in Israele. Perché Dio Creatore ha messo (e mette) nell’anima di ogni uomo un dono eccelso, che sviluppa nelle migliori santità di vita quale che sia la loro conoscenza della Divinità: la legge naturale. E chi la osserva e la riconosce come veniente dall’Ente supremo, da Dio, o dalla deità massima della propria religione, può, senza errare, dirsi che è spirito naturalmente unito al Dio vero Uno e Trino. Il Re universale poteva dunque col suo volere chiamare a Sé dai 3 continenti 12 e 72, così come per voce d’astri aveva chiamato alla sua cuna i 3 Savi[316], ed avere così un Collegio di giusti al suo servizio. Non lo fece.

8Prese degli uomini molto umani. Materia grezza, informe, con molte parti impure. La formò. Soffrì nel farlo per le defezioni e i tradimenti di parti di essa.

La Pentecoste.

9Ma alla sua Ascensione lasciò una Chiesa docente capace di continuarlo nella redenzione del mondo. Capace per la dottrina e l’esempio avuti dal Verbo; ca­pace per l’aiuto dello Spirito Santo, ricevuto da Gesù risorto una prima[317] volta nel Cenacolo[318], e una seconda volta, nello stesso Cenacolo, 10 giorni dopo l’Ascensione[319], come da promessa divi­na, e per diretta azione dello Spirito Santo, onde i 12 fossero ripieni dello Spirito Paraclito e lo potessero trasmettere ai loro coadiutori nel ministero sacerdotale; e capace infine perché, istruita nei diversi membri di Essa dalla conoscenza propria del­le loro debolezze, delle loro lotte di uomini per formarsi nella giustizia, delle loro ricadute, non fosse incapace di essere mae­stra, ma sapesse capire, compatire, sorreggere, guidare coloro che venivano al cristianesimo deboli tutti perché uomini, debolissimi nello spirito perché pagani, essendo il paganesimo dot­trina di materialità e di piacere sfrenato.

10Questo è il prologo alla lezione tratta dai versetti che ti ho in­dicato e che ti spiegherò domani, non consentendo il tuo stato più lunga fatica.»

23. L’uomo, il peccato e la misericordia
di Dio
[320].

L’uomo (Rm 7,14-25)[321].

Per capire la confessione di Paolo.

Dice il Dolce Ospite:

1«Per ben comprendere le parole di Paolo, bisogna ben consi­derare il Peccato d’origine[322].

2Lezione data molte volte, ma che non è mai data troppe volte, perché la dolorosa realtà di quel peccato e le dolorose conse­guenze reali di esso sono sovente negate o messe in dubbio da molti, da troppi. E tra questi non mancano quelli che più di tutti dovrebbero esser convinti della realtà del peccato originale e delle sue conseguenze per gli studi compiuti, e soprattutto per le loro esperienze di ministero che mette di continuo sotto i loro occhi saggi della decadenza dell’uomo che, da creatura perfetta,  per il peccato di origine si è mutata in creatura debole ed im­perfetta contro gli assalti di Satana e di ciò che è intorno ed en­tro all’uomo, meravigliosa creazione infidamente turbata dal Ne­mico di Dio.

3Alcuno dirà: “Lezione che si ripete, perciò lezione inutile”. Sempre utile, perché, al bisogno, non la sapete mai abbastanza, né per voi stessi, né per gli altri.

4Troppo preme a Satana che voi non la sappiate! E perciò esso crea in voi nebbie ad offuscarvi la giusta conoscenza di questo episodio che non ha avuto termine e limite nel giorno che Io vide e negli esseri che lo compirono, ma che, come per seme e per sangue tutti gli uomini hanno ereditato la vita (esistenza) da Adamo e da Eva — e nell’ultimo uomo nato sulla Terra sarà ancora la discendenza dei due Primi Uomini — così, per funesta eredità, si propaga dal primo generante. Adamo, di progenie in progenie a tutti i figli dell’uomo sino all’ultimo generato.

5Per ben comprendere la confessione di Paolo, che è la deso­lata voce di tutti gli uomini che, volonterosi di operare perfetta­mente il bene, si sentono impotenti ad eseguirlo con la perfe­zione desiderata, bisogna contemplare il frutto della Colpa pri­ma, e perciò anche la Colpa prima, per non trovare ingiusta la condanna e la conseguenza.

“Io sono carnale”.

6Paolo confessa: ” Io sono carnale, venduto e soggetto al peccato “. E prosegue: ” Non so quel che faccio; non faccio il bene che voglio, ma il male che odio. Anche se faccio quello che non voglio, riconosco ugualmente che la legge è buona (nel proibire o comandare ciò che proibisce e comanda), però (quando fac­cio il male che odio con la mia parte migliore mentre non fac­cio il bene che vorrei fare) non sono, in questi momenti, io che opero, ma il peccato che abita in me… Nella mia carne non abita il bene… È in me la volontà di farlo, ma non trovo la via di compierlo… Quando voglio fare il bene, il male mi è già a lato… Mi diletto della Legge di Dio secondo l’uomo interiore, ma vedo nelle mie membra un’altra legge che si oppone alla legge della mia mente e mi fa schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra… “.

2” Io sono carnale ”.

L’uomo e la creazione.

Stato preternaturale di Adamo.

7Anche Adamo era formato di carne oltre che di spirito. Ma non era carnale, in quanto sopra la materia signoreggiavano lo spiri­to e la ragione. E lo spirito innocente e pieno di Grazia aveva somiglianza mirabile col suo Creatore, in quanto era intelligente tanto da comprendere quanto supera tutte le cose naturali. L’e­levazione dell’uomo all’ordine soprannaturale, ossia alla figlio­lanza da Dio per mezzo della Grazia, aveva elevato l’intelligenza dell’uomo, già vastissima per il dono preternaturale di scienza infusa e capace perciò di capire tutte le cose naturali, alla in­telligenza soprannaturale del poter comprendere ciò che è in­comprensibile a chi non vi è predisposto da un dono sopranna­turale: del poter comprendere Dio e, in misura minore, di poter essere una sua immagine fedele per l’ordine e la giustizia, per la carità, la sapienza, la libertà da ogni restrizione avvilente.

8Splendida libertà dell’uomo pieno di grazia! Libertà rispettata da Dio stesso, libertà non insidiata da forze esteriori o da stimoli interiori. Regalità sublime dell’uomo deificato, figlio di Dio ed erede del Cielo, regalità dominante su tutte le creature e su quel che ora vi è sovente tiranno: l’io in cui fermentano senza posa i veleni della gran ferita.

9Quando si dice: ” l’uomo, re del creato sensibile, è stato crea­to con potere di dominio su tutte le creature”, occorre riflettere che egli, per la Grazia, e per gli altri doni ricevuti sin dal primo momento del suo essere, era formato ad essere re anche di sé stesso e della sua parte inferiore, per la conoscenza del suo fine ultimo, per l’amore che lo faceva tendere soprannaturalmente ad esso, e per il dominio sulla materia e i sensi esistenti in essa. Unito all’Ordine e amante dell’Amore, era formato a saper da­re a Dio ciò che gli è dovuto, e all’io ciò che è lecito dargli, senza disordini nelle passioni o sfrenatezza degli istinti. Spirito, intelletto e materia, costituivano un tutto armonico in lui, e a quest’armonia pervenne sin dal primo momento del suo essere, non per fasi successive, come vogliono alcuni.

Il creato non è prodotto di un’auto genesi.

10Non ci fu autogenesi, e non ci fu evoluzione; ma ci fu la Crea­zione voluta dal Creatore. La ragione, di cui siete tanto orgogliosi, dovrebbe farvi persuasi che dal nulla non si forma la cosa iniziale, e dalla cosa unica ed iniziale non può venire il tutto.

11Solo Dio può ordinare il caos e popolarlo delle innumeri crea­ture che formano il Creato. E questo potentissimo Creatore non ha avuto limitazioni nel suo creare, che fu molteplice, né nel creare creature già perfette, ognuna perfetta secondo il fine per il quale è stata creata. È stolto pensare che Dio abbia creato, vo­lendo darsi un Creato, cose informi, attendendo di essere da esse glorificato quando le singole creature, e tutte le creature, avessero raggiunto, con successive evoluzioni, la perfezione del­la loro natura perché fossero atte al fine naturale o soprannatu­rale per il quale sono state create.

L’uomo non è risultato di una evoluzione.

12E se questa verità è sicura per le creature inferiori, con un fine naturale e limitato nel tempo, ancor più è certa per l’uo­mo, creato per un fine soprannaturale e con destino immortale di gloria celeste. Può pensarsi un Paradiso le cui legioni di Santi, alleluianti intorno al trono di Dio, siano il prodotto ultimo di una lunga evoluzione di belve?

13L’uomo attuale non è il risultato di un’evoluzione ascendenta­le, ma il doloroso risultato di una evoluzione discendentale, in quanto la colpa di Adamo ha per sempre leso la perfezione fi­sico-morale-spirituale dell’uomo originale. Tanto l’ha lesa che neppure la Passione di Gesù Cristo, pur restituendo la vita della Grazia a tutti i battezzati, può annullare i residui della colpa, le cicatrici della gran ferita, ossia quei fomiti che sono la rovina di coloro che non amano o poco amano Dio, e il tormento dei giusti, che vorrebbero non avere neppure il pensiero più fugace at­tirato dalle voci dei fomiti e che lottano per tutta la vita l’eroica battaglia pur di rimanere fedeli al Signore.

14L’uomo non è il risultato di un’evoluzione, così come il Crea­to non è il prodotto di un’autogenesi. Per avere un’evoluzione occorre avere sempre una prima sorgente creativa. E pensare di avere avuto dalla autogenesi di una sola cellula le infinite spe­cie, è un assurdo impossibile.

Tutti veniamo da un’unica cellula.

15Per vivere, la cellula ha bisogno di un terreno vitale in cui sia­no gli elementi che permettono e mantengono la vita. Se la cellula si auto formò dal nulla, dove trovò gli elementi per formarsi, vivere e riprodursi? Se essa non era ancora quando iniziò ad essere, come trovò gli elementi vitali: aria, luce, calore, acqua? Ciò che non è ancora, non può creare. E come allora essa, la cellula, trovò al suo formarsi i quattro elementi? E chi le dette, quale sorgente, il germe “vita”? E quando, per ipotesi, questo inesistente avesse potuto formarsi dal nulla, come, dalla sua uni­ca unità e specie, avrebbero potuto venire tante specie diverse quante sono quelle che si trovano nel Creato sensibile?

16Astri e pianeti, zolle, rocce, minerali, le svariate numerosissi­me qualità del regno vegetale, le ancor più diverse e numerose specie e famiglie del regno animale, dai vertebrati agli inverte­brati, dai mammiferi agli ovipari, dai quadrupedi ai quadru­mani, dagli anfibi e rettili ai pesci, dai carnivori feroci ai mi­ti ovini, da quelli armati e vestiti di dure armi di offesa e difesa agli insetti che un nulla basta a distruggere, dai giganteschi abi­tatori delle vergini foreste, all’assalto dei quali non resistono che colossi pari loro, a tutta la classe degli artropodi sino ai protozoi e bacilli; tutti venuti da un’unica cellula? Tutto da una spon­tanea generazione?

Dio operò per sei epoche.

17Se così fosse, la cellula sarebbe più grande dell’Infinito. Per­ché l’Infinito, il Senza Misura in ogni suo attributo, operò per sei giorni, sei epoche, a fare il Creato sensibile, suddividendo il lavoro creativo in sei ordini di creazioni ascendenti, evolventi, questo sì, verso una perfezione sempre maggiore[323]? Non già per­ché Egli imparasse sempre più a creare, ma per l’ordine che re­gola tutte le sue divine operazioni. Il quale ordine sarebbe stato violato — e si sarebbe così reso impossibile il sopravvivere del­l’ultima creatura creata: l’uomo — se questo fosse stato fatto per primo, e prima che fosse stata creata la Terra in tutte le sue parti, e resa abitabile per l’ordine messo nelle sue acque e nei suoi continenti, e resa confortevole per la creazione del firmamento; fatta luminosa, bella, feconda, dal benefico sole, dalla lucente luna, dalle stelle innumerevoli; fatta dimora, dispensa, giardino all’uomo per tutte le creature vegetali e animali di cui è coperta e popolata.

L’uomo fu creato completo e perfetto.

18Il sesto giorno fu fatto l’uomo, nel quale sono in sintesi rap­presentati i tre regni del Creato sensibile e, in meravigliosa ve­rità, la sua creazione da Dio per l’anima spirituale infusa da Dio nella materia dell’uomo.

19L’uomo: vero anello di congiunzione fra Terra e Cielo, vero punto di unione fra il mondo spirituale e quello materiale, l’es­sere in cui la materia è tabernacolo allo spirito, l’essere in cui lo spirito anima la materia non già solo per la vita limitata mor­tale, ma per la vita immortale dopo la finale risurrezione.

20L’uomo: la creatura in cui splende e dimora lo Spirito Crea­tore.

21L’uomo: la meraviglia della potenza di Dio che infonde il suo soffio, parte[324] di Se stesso Infinito, nella polvere elevandola alla potenza di uomo, e dona ad esso la Grazia che eleva la potenza dell’uomo animale alla potenza della vita e condizione di crea­tura soprannaturale, di figlio di Dio per partecipazione di natu­ra, facendola capace di mettersi in diretta relazione con Dio, disponendola a comprendere l’Incomprensibile, rendendole pos­sibile e lecito l’amare Colui che sovrasta talmente ogni altro essere che, senza un suo divino dono, non potrebbe l’uomo, per capacità e per venerabondo rispetto, anche soltanto desiderare di amare.

22L’uomo: il creato triangolo che poggia la base — la materia — sulla Terra da cui fu tratto; che tende con le sue facoltà intellet­tuali ad ascendere alla conoscenza di Colui a cui somiglia; e toc­ca col suo vertice — lo spirito dello spirito, la parte eletta dell’anima — il Cielo, perdendosi nella contemplazione di Dio-Cari­tà mentre la Grazia, ricevuta gratuitamente, lo unisce a Dio, e la carità, accesa dall’unione con Dio, lo deifica. Poiché: ‘” colui che ama è nato da Dio[325] “, ed è privilegio dei figli partecipare del­la somiglianza di natura. Per l’anima deificata dalla Grazia, dunque, l’uomo è immagine di Dio, e per la carità, possibile per la Grazia, è somigliante a Dio.

23Il sesto giorno fu dunque creato l’uomo, completo, perfetto in ogni sua parte materiale e spirituale, fatto secondo il Pensiero di Dio, secondo l’ordine (il fine) per cui era stato creato: amare e servire il suo Signore durante la vita umana, conoscerlo nella sua Verità, e quindi godere di Lui, per sempre, nell’altra.

24Fu creato l’unico Uomo, quello dal quale doveva venire tut­ta l’Umanità, e per prima la Donna compagna dell’Uomo e al­l’Uomo, col quale avrebbe popolato la Terra regnando su tutte le altre creature inferiori. Fu creato l’unico Uomo, quello che come padre avrebbe trasmesso ai suoi discendenti tutto quanto aveva ricevuto: vita, sensi, facoltà materiali, nonché immunità da ogni sofferenza, ragione, intelletto, scienza, integrità, immor­talità, e infine, dono dei doni, la Grazia.

La teoria evoluzionista non ha consistenza.

25La tesi dell’origine dell’uomo secondo la teoria evoluzionista, che si appoggia sulla conformazione dello scheletro e sulla di­versità dei colori della pelle e dell’aspetto per sostenere il suo errato asserto, non è tesi contro la verità dell’origine dell’uomo — creatura creata da Dio — ma a favore. Perché ciò che rivela l’esistenza di un Creatore è proprio la diversità dei colori, delle strutture, delle specie delle creature da Lui, il Potentissimo, vo­lute.

26E se questo vale per le creature inferiori, più ancora vale per la creatura-uomo; il quale è uomo creato da Dio anche se, per circostanze di clima e di vita, e anche per corruzione — per cui venne il diluvio[326]  e poi, molto dopo, nelle prescrizioni del Sinai e nelle maledizioni mosaiche, così severo comando e castigo (Levitico c. XVIII v. 23 e Deuteronomio c. XXVII v. 21) — mostra di­verso aspetto e colore da razza a razza.

27 È cosa provata, ratificata e confermata da continue prove, che una forte impressione può agire sulla madre concipiente in modo da farle dare alla luce un piccolo mostro che ripete nelle sue forme l’oggetto che turbò la madre. Anche è cosa provata che la lunga convivenza tra genti di razza diversa dall’ariana, produce, per mimetismo naturale, una trasformazione più o me­no accentuata dei tratti di un volto ariano in quelli di popoli che non sono ariani. È pure provato che speciali condizioni di ambiente e di clima influiscono sullo sviluppo delle membra e sul colore della pelle.

28Perciò le nuvole su cui gli evoluzionisti vorrebbero posare l’e­dificio della loro presunzione non sostengono lo stesso, ma anzi favoriscono il crollo dello stesso.

29Nel diluvio perirono i rami corrotti dell’umanità brancolante nelle tenebre conseguenti alla caduta, nelle quali, e solo per i pochi giusti, come attraverso a nebbie pesanti, giungeva ancora un solo raggio della perduta stella: il ricordo di Dio e della sua promessa.

30Perciò, distrutti i mostri, l’Umanità fu conservata e moltiplicata nuovamente dalla stirpe di Noè, giudicata giusta da Dio. Venne perciò resa alla natura prima del primo[327] uomo; fat­ta sempre di materia e di spirito, e rimasta tale anche dopo che la colpa aveva spogliato lo spirito della Grazia divina e della sua innocenza.

31Quando e come avrebbe l’uomo dovuto ricevere l’anima, se egli fosse il prodotto ultimo di un’evoluzione dai bruti? È da supporsi che i bruti abbiano ricevuto insieme alla vita animale l’anima spirituale? L’anima immortale? L’anima intelligente? L’anima libera? È bestemmia solo il pensarlo. Come allora po­tevano trasmettere ciò che non avevano? E poteva Dio offendere Sé stesso infondendo l’anima spirituale, il suo divino soffio, in un animale, evoluto sin che si vuole pensarlo ma sempre venuto da una lunga procreazione di bruti? Anche questo pensiero è offensivo al Signore.

Dio ha creato l’uomo direttamente.

32Dio, volendosi creare un popolo di figli per espandere l’amore di cui sovrabbonda e ricevere l’amore di cui è sitibondo, ha crea­to l’uomo direttamente, con un suo volere perfetto, in un’unica operazione avvenuta nel sesto giorno creativo, nella quale fece della polvere una carne viva e perfetta, che poi ha animata, per la sua speciale condizione di uomo, figlio adottivo di Dio ed erede del Cielo, non già solo dell’anima ” che anche gli animali hanno nelle nari[328] ” e che cessa con la morte dell’animale, ma del­l’anima spirituale che è immortale, che sopravvive oltre la mor­te del corpo e che rianimerà il corpo, oltre la morte, al suono del­le trombe del Giudizio finale e del Trionfo del Verbo Incarnato, Gesù Cristo, perché le due nature, che insieme vissero sulla Ter­ra, vivano insieme gioendo o soffrendo, a seconda di come insie­me meritarono, per l’eternità.

33Questa è la verità. Sia che l’accogliate o che la respingiate. Ma nonostante che in molti vogliate respingerla ostinatamente, un attimo verrà che la conoscerete perfettamente, e vi si scolpirà nello spirito, facendovi convinti di aver perso il Bene in eterno per voler seguire superbia e menzogna.

34Vero è che chi non ammette la creazione dell’uomo per opera di Dio — e creazione così come ho detto, ossia in modo tale da renderlo subito e sempre capace, se vuole, di guidarsi in tutte le sue azioni perché tutte siano volte al raggiungimento del fine per cui l’uomo fu creato; fine immediato: amare e servire Dio durante la vita terrena; fine ultimo: goderlo nel Cielo — non può capire con esattezza da che esattamente è costituita la Col­pa, il perché della condanna, le conseguenze di esse due.

35Ma seguitemi. La mia parola è luminosa e semplice perché so­no Dio. E Dio, Sapienza Infinita, sa adeguarsi all’ignoranza e relatività dei suoi piccoli, perché Io amo i piccoli, purché siano umili, e dico loro: ” Chi è piccolo venga a Me, ed Io gli insegne­rò la Sapienza[329] “.

Il peccato originale.

La prova.

36Quando l’uomo si destò dal suo primo sonno e trovò al suo fianco la compagna, sentì che la sua felicità era stata resa da Dio completa.

37Era già tanto grande anche prima. Tutto in Adamo ed intorno ad Adamo era stato fatto perché egli godesse una felicità com­pleta, sana e santa, e la delizia, ossia l’Eden, non era soltanto intorno ma anche dentro all’Adamo. Lo circondava il giardino pieno di bellezze vegetali, animali ed equoree, ma entro di lui un giardino di bellezze spirituali fioriva con virtù d’ogni ge­nere, pronte a maturarsi in frutti di santità perfetta; e vi era l’albero della scienza adatto al suo stato, e quello della vita so­prannaturale: la Grazia; né vi mancavano le acque preziose del­la divina fonte che si divideva in quattro rami e irrorava di sem­pre nuova onda le virtù dell’uomo, onde crescessero giganti, a farlo sempre più specchio fedele di Dio.

38Come creatura naturale godeva di ciò che vedeva: la bellezza di un mondo vergine, testé uscito dal volere di Dio; godeva di ciò che poteva: la sua signoria sulle creature inferiori. Tutto era stato messo da Dio al servizio dell’uomo: dal sole all’insetto, per­ché tutto gli fosse delizia.

39Come creatura soprannaturale godeva — un’estasi ragionante e soavissima — della comprensione della Essenza di Dio: l’Amo­re; dei rapporti d’amore fra l’Immenso che si donava e la crea­tura che lo amava adorando. La Genesi adombra questa facoltà dell’uomo e questo comunicarsi a lui di Dio, nella frase: ” aven­do udito la voce di Dio che passeggiava nell’Eden nel fresco del­la sera[330] “.

40Per quanto il Padre avesse dato ai figli adottivi una scienza proporzionata al loro stato, pure ancora li ammaestrava. Perché infinito è l’amore di Dio, e dopo aver dato anela a nuovamente dare, e tanto più da quanto più la creatura gli è figlia. Dio si dà sempre a chi a Lui si dà generosamente.

41Quando, dunque, l’uomo si svegliò e vide la donna sua simile, sentì che la sua felicità di creatura era completa avendo il tutto umano e avendo il Tutto soprumano, essendosi l’Amore dato all’amor dell’uomo.

42Unica limitazione messa da Dio all’immenso possedere dello uomo era il divieto di cogliere i frutti dell’Albero della Scienza del bene e del male. Raccolto inutile, ingiustificato, sarebbe sta­to questo, avendo l’uomo già quella scienza che gli era necessa­ria, e una misura superiore a quella stabilita da Dio non poteva che causare danno.

43Considerate: Dio non proibisce di cogliere i frutti dell’albero della Vita, perché di essi l’uomo aveva naturale bisogno per vi­vere una esistenza sana e longeva, sino a che un più vivo de­siderio divino di svelarsi totalmente al figlio d’adozione non fa­cesse pronunciare a Dio il: ” Figlio, ascendi alla mia dimora e inabissati nel tuo Dio “, la chiamata, senza sofferenza di morte, al celeste Paradiso.

44L’Albero della Vita che si incontra al principio del Libro della Grande Rivelazione (Genesi c. II v. 9 e c. III v. 22), e che si ri­trova nuovamente alla fine del Libro della Grande Rivelazione: la Bibbia (Apocalisse di Giovanni c. XXII v. 2 e v. 14), è figura del Verbo Incarnato — il cui frutto, la Redenzione, pendé dal legno della croce — di quel Gesù Cristo che è Pane di Vita, Fonte d’Acqua Viva, Grazia, e che vi ha reso la Vita con la sua Morte, e sempre potete mangiare e bere di Lui, per vivere la vita dei giusti e giungere alla Vita eterna.

45Dio non proibisce ad Adamo di cogliere i frutti dell’Albero della Vita, ma vieta di cogliere quelli, inutili, dell’Albero della Scienza. Perché un eccesso di sapere avrebbe svegliato la super­bia nell’uomo, che si sarebbe creduto uguale a Dio per la nuova scienza acquisita e stoltamente creduto capace di poterla posse­dere senza pericolo, con il conseguente sorgere di un abusivo diritto di auto-giudizio delle azioni proprie, e dell’agire, di con­seguenza, calpestando ogni dovere di filiale ubbidienza verso il suo Creatore — dato che ormai gli era simile in scienza — del suo Creatore che gli aveva amorosamente indicato il lecito e l’illecito, direttamente o per grazia e scienza infuse.

46La misura data da Dio è sempre giusta. Chi vuole più di quan­to Dio gli ha dato, è concupiscente, imprudente, irriverente. Of­fende l’amore. Chi prende abusivamente è un ladro e un violen­to. Offende l’amore. Chi vuol agire indipendentemente da ogni ossequio alla Legge soprannaturale e naturale è un ribelle. Of­fende l’amore.

47Davanti al comando divino i Progenitori dovevano ubbidire, senza porsi dei perché che sono sempre il naufragio dell’amore, della fede, della speranza. Quando Dio ordina, o agisce, si deve ubbidire e fare la sua volontà, senza chiedere perché ordina o agisce in quel dato modo. Ogni sua azione è buona, anche se non sembra tale alla creatura limitata nel suo sapere.

48Perché non dovevano andare a quell’albero, cogliere quei frut­ti, mangiare di quei frutti? Inutile saperlo. Ubbidire è utile, e non altro. E accontentarsi del molto avuto. L’ubbidienza è amo­re e rispetto, ed è misura di amore e rispetto. Tanto più si ama e si venera una persona e tanto più la si ubbidisce.

45Ora qui, essendo Colui che ordinava Dio — l’infinitamente Grande, il Buono, il Benefattore munifico dell’uomo — l’uomo, e per rispetto e per riconoscenza, doveva dare a Dio non ” mol­to ” amore, ma ” tutto ” l’amore adorante di cui era capace, e perciò tutta l’ubbidienza, senza analizzare le ragioni del divino divieto.

50e discussioni presuppongono un’auto giudizio e una critica all’ordine od azione altrui. Giudicare è difficile cosa e raramente il giudizio è giusto; ma non lo è mai quando giudica inutile, er­rato, o ingiusto, un ordine divino.

51L’uomo doveva ubbidire. La prova di questa sua capacità, che è misura d’amore e rispetto, era nel modo con cui avrebbe o non avrebbe saputo ubbidire.

Il mezzo: l’albero e il pomo

52Il mezzo: l’albero e il pomo. Due cose piccole, insignificanti, se paragonate alle dovizie che Dio aveva concesso all’uomo.

53E che? Si era dato Lui: Dio, e vietava di mirare un frutto? E che? Aveva dato alla polvere la vita naturale e soprannaturale, aveva infuso il suo soffio nell’uomo, e vietava di cogliere un frut­to? E che? Aveva fatto l’uomo re di tutte le creature e lo consi­derava non suddito suo, ma figlio, e vietava di mangiare un frutto?

54A chi non sa sapientemente meditare, questo episodio può sembrare un puntiglio inspiegabile, simile al capriccio di un be­nefattore che, avendo ricoperto un mendico di ricchezze, gli vie­ti, poi, di raccogliere un sassolino giacente nella polvere. Ma così non è.

55Il pomo non era solo la realtà: frutto. Era anche il simbolo. Il simbolo del diritto divino e del dovere umano.

56Anche quando Dio chiama e benefica straordinariamente, i be­neficati devono sempre ricordarsi che Egli è Dio e che l’uomo non deve mai prevaricare, anche se si sente straordinariamen­te amato. Eppure questa è la prova che pochi eletti sanno su­perare. Vogliono più di quanto già non abbiano avuto, e van­no a cogliere il non dato. E trovano così il Serpente ed i suoi frutti velenosi.

57Attenti, o eletti di Dio! Ricordate sempre che nel vostro giar­dino, così colmo dei doni di Dio, c’è sempre l’albero della prova e intorno ad esso cerca sempre di avvinghiarsi l’Avversario di Dio e vostro, per strappare a Dio uno strumento e sedurvi alla superbia e cupidigia, alla ribellione. Non violate il diritto di Dio. Non calpestate la legge del dovere vostro. Mai.

58Molti[331] sembrano, troppi secondo alcuni, gli strumenti di Dio, le “voci “. Io dico a voi tutti, teologi e fedeli, che cento volte cento di più sarebbero, se tutti coloro che Dio chiama a speciale ministero sapessero non cogliere ciò che Dio non ha dato, per avere più ancora.

59Tutti i fedeli hanno nel Decalogo, albero della scienza del Be­ne e del Male, la loro prova di fede, di amore, di ubbidienza. Per le ” voci ” e gli strumenti straordinari più che mai è allet­tante quell’albero e insidiato da Satana. Perché più grande è il donato, e più è facile il sorgere della superbia e della cupidi­gia, la presunzione di essere sicuri di salvarsi in ogni modo. Invece Io vi dico che chi più ha avuto, più è in dovere d’es­sere perfetto per non avere grande condanna, quale non sarà data a chi, avendo poco avuto, ha l’attenuante dell’avere poco saputo.

60Prevengo una domanda. Quell’albero portava dunque frutti buoni e frutti cattivi?

61Portava frutti non diversi da quelli di ogni altra pianta. Ma era pianta di bene e di male, lo diveniva a seconda del compor­tarsi dell’uomo, non tanto verso la pianta quanto verso l’ordine divino. Ubbidire è bene. Disubbidire è male.

62Dio sapeva che a quell’albero sarebbe andato Satana, per ten­tare. Dio tutto sa. Il malvagio frutto era la parola di Satana gu­stata da Eva. Il pericolo di accostare la pianta era nella disub­bidienza. Alla scienza pura che Dio aveva dato, Satana inoculò la sua malizia impura, che presto fermentò anche nella carne. Ma prima Satana corruppe lo spirito facendolo ribelle, poscia l’intelletto facendolo astuto.

63Oh! ben conobbero, dopo, la scienza del Bene e del Male! Per­ché tutto, persino la nuova vista, per cui conobbero d’esser nudi, li avvertì della perdita della Grazia, che li aveva fatti beati nella loro intelligente innocenza sino a quell’ora, e perciò della per­dita della vita soprannaturale.

64Nudi! Non tanto di vesti quanto dei doni di Dio. Poveri! Per aver voluto essere come Dio. Morti! Per aver temuto di morire con la loro specie se non avessero agito direttamente.

65Hanno commesso il primo atto contro l’amore con la superbia, la disubbidienza, la diffidenza, il dubbio, la ribellione, la concu­piscenza spirituale e, per ultimo, con la concupiscenza carnale. Dico: per ultimo. Alcuni credono che sia invece stato l’atto pri­mo la concupiscenza carnale. No. Dio è ordine in tutte le cose.

66Anche nelle offese verso la legge divina, l’uomo peccò prima contro Dio, volendo essere simile a Dio: ” dio ” nella conoscen­za del Bene e del Male, e nella assoluta, e perciò illecita, liber­tà di agire a suo piacere e volere contro ogni consiglio e divie­to di Dio; poscia contro l’amore, amandosi disordinatamente, negando a Dio l’amore riverenziale che gli è dovuto, metten­do l’io al posto di Dio, odiando il suo prossimo futuro: la sua stessa prole, alla quale procurò l’eredità della colpa e della con­danna; in ultimo contro la sua dignità di creatura regale che aveva avuto il dono di perfetto dominio sui sensi.

67II peccato sensuale non poteva avvenire sinché durava lo stato di Grazia e gli altri stati conseguenti. Poteva esserci tentazione ma non consumazione della colpa sensuale sinché durava l’inno­cenza, e perciò il dominio della ragione sul senso.

Il castigo non sproporzionato, ma giusto.

68Per capirlo bisogna considerare la perfezione di Adamo ed Eva. Considerando quel vertice, si può misurare la grandezza della caduta in quell’abisso.

69Se alcuni di voi venissero presi da Dio e messi in un nuovo Eden, lasciandovi quello che siete, ma dandovi gli stessi coman­di che dette ad Adamo, e voi disubbidiste come Adamo, credete voi che Dio vi condannerebbe con l’uguale rigore con cui con­dannò Adamo? No. Dio è giusto. Sa quale tremenda eredità è in voi.

70Le conseguenze del peccato d’origine sono state riparate dal Cristo, per quanto è la Grazia. Ma la debolezza della lesione alla perfezione originale rimane. E questa debolezza è costituita dai fomiti, simili a germi infettivi rimasti nell’uomo in latenza, ma sempre pronti ad entrare in potenza e soverchiare la creatura. Anche nei santi più santi essi sono. E la santità altro in fondo non è che frutto della lotta e vittoria continua che l’anima e la ragione del giusto sostengono e riportano per e sugli assalti dei fomiti, per rimanere fedeli all’Amore.

71Ora Dio, che è infinitamente giusto, non sarebbe inesorabile con uno di voi come con Adamo lo fu. Perché considererebbe la vostra debolezza.

7268Con Adamo lo fu, essendo Adamo dotato di tutto quello che lo poteva far vincitore, e facile vincitore, sulla tentazione. On­de il castigo. Quel castigo in cui si vede che se l’uomo prevari­catore non rispettò i limiti messi da Dio, Dio rispettò i limiti che si era messo verso l’uomo.

739Dio non violentò il libero arbitrio dell’uomo. Mentre l’uomo violentò i diritti di Dio. Né prima, né dopo la colpa, Dio violentò la libertà d’azione dell’uomo. Lo sottopose ad una prova. Non ignorava, essendo Dio, che l’uomo non l’avrebbe superata. Ma era giusto che ve lo sottoponesse per confermarlo in grazia, co­me aveva, per lo stesso fine, sottoposto alla prova gli angeli, e confermato in grazia quelli tra loro che avevano vinto la prova. E, sottoponendolo alla prova, lo lasciò libero di agire rispetto ad essa.

74Se Dio avesse voluto violentare la libera volontà dell’uomo di scegliersi il suo destino, o non gli avrebbe proposto la prova, o gli avrebbe legato le potenze del volere in modo che l’uomo fos­se impedito di agire male. Così pure, se lo avesse voluto pre­miare nonostante tutto, gli avrebbe o perdonato tutto in anti­cipo o, per avere base a perdonarlo, gli avrebbe suscitato nel cuore la contrizione perfetta, o quanto meno un’attrizione per i beni che aveva perduto, aiutando, con un suo raggio d’amore, a volgere l’imperfetto dolore di attrizione, per la perdita dei beni presenti in quell’istante e futuri, in perfetto dolore di con­trizione per l’offesa fatta a Dio e per la perdita della sua Grazia e Carità.

75Ma tutti questi casi sarebbero stati delle ingiustizie verso gli angeli, che furono sottoposti alla prova, che non ebbero legate le potenze del volere, che non furono perdonati in anticipo, e che non ebbero suscitato nel loro essere, e da Dio stesso, alcun moto di contrizione o attrizione, atto a suscitare un perdono divino. Vero è che gli angeli erano più degli uomini favoriti al non pec­care per i doni di grazia e per quelli di natura (spiriti privi di corpo e perciò di sensi) e per essere quindi esenti da pressioni interne di senso e da pressioni esterne (il Serpente), e soprattut­to per la conoscenza-di Dio; e ciononostante peccarono, senza at­tenuanti d’ignoranza e di stimolo di senso, per pura malizia e sacrilego volere. Ma non ci fu nulla di quanto detto prima. Né da parte di Dio, né da parte dell’uomo.

76Dio rispettò la volontà umana. L’uomo perseverò nel suo stato di rivolta verso il suo divino Benefattore. Superbamente uscì dall’Eden dopo aver mentito — perché ormai il suo congiungi­mento con la Menzogna era avvenuto — e l’aver addotto povere scuse al suo peccato, mentre che l’essersi fatto cinture di foglie testimoniava che, non perché erano nudi e di apparir tali a Colui che li aveva creati e conservati vestiti solo di grazia e innocenza si vergognavano, ma perché erano colpevoli avevano paura di comparire davanti a Dio.

77Paura, sì. Pentimento, no. Onde Dio, dopo averli cacciati dal­l’Eden, ” pose due cherubini sulle soglie dello stesso[332] “, onde i due prevaricatori non vi rientrassero fraudolentemente per fare bottino dei frutti dell’albero della vita, rendendo nulla una parte del giusto castigo e defraudando ancora una volta Dio di un suo diritto: quello di dare e levare la vita dopo averla conservata sana, lieta e longeva coi frutti salutari dell’albero della vita.

78Castigo giusto, dunque. Privazione di quanto spontaneamente l’uomo aveva spregiato: la Grazia, l’integrità, l’immortalità, la immunità, la scienza. E perciò la perdita della paterna carità di Dio, del suo aiuto possente; e perciò la debolezza dell’anima fe­rita, la febbre della carne svegliata, delirante e soverchiante la ragione; e perciò la paura di Dio, la perdita dell’Eden dove senza fatica e dolore era la vita; e perciò la fatica, la morte, la sogge­zione della donna all’uomo, l’inimicizia tra uomo e uomo, tra i figli di un seno, il delitto, l’abuso, tutti i mali che tormentano l’umanità, la paura di morire e del giudizio, il tormento di aver provocato il dolore, e di trasmetterlo a quelli più amati, in un con la vita.

Le conseguenze.

79Oltre la condanna immediata e personale e le sue immediate personali conseguenze, il peccato di Adamo e la condanna pro­vocata da esso ha avuto conseguenze che sino alla fine del tem­po dureranno, pesando sull’Umanità. Come capostipite della fa­miglia umana, Adamo ha trasmesso la sua infermità nei suoi discendenti.

80Non avviene diverso quando un uomo tarato procrea dei figli. Con più o meno virulenza, i veleni della malattia sono nella sua prole e nella prole della prole, e se, con medicine adatte, la ma­lattia ereditaria da virulenta e datrice di morte può mutare in forma più benigna, pure mai quei figli, e i figli dei figli, saranno sani come quelli venuti da un sangue sano.

81” Per opera di un sol uomo il peccato è entrato nel mondo ” è scritto[333]. Ed è verità.

82Questo dolore, prima che da Paolo, è detto dalla Sapienza, dal Verbo docente, dai Salmisti[334]. Da Dio sempre perciò, perché è sempre Dio che parla per bocca dei suoi ispirati.

83Questo dolore empie il mondo, si tramanda da generazione a generazione, né finirà sinché non avrà fine il mondo. Ha empito del suo ululo il luogo dove Adamo con fatica traeva pane dalle zolle sulle quali gocciava il suo sudore. Si è sparso per la Ter­ra, e orizzonti, e gole, e selve, e animali, lo hanno sentito rab­brividendo e se lo sono trasmesso. E, come luce accecante, ha fatto vedere ad Adamo ed Eva l’immensità del loro peccato, non commesso soltanto verso Dio, ma anche verso la carne e il san­gue loro.

84Sino a quel momento il verdetto di Dio non aveva ancora fran­tumato la ribellione dell’uomo, il quale, col facile adattamento dell’animale — che l’uomo privo di Grazia non è che il più perfet­to degli animali — si era presto adattato al suo nuovo destino, non più facile e giocondo come quello primo, ma non privo di gioie umane che compensavano dei dolori umani.

85La passione del senso si soddisfaceva nella carne compagna, fusa, non santamente come Dio voleva e come l’uomo innocente e pieno di scienza aveva compreso nell’Eden, a farsi una carne sola; la gioia del creare da soli — oh! orgoglio persistente! — nuove creature, illudendosi con ciò di essere simili a Dio Crea­tore; il dominio sugli animali, la soddisfazione dei raccolti e del bastare a sé stesso, senza avere a ringraziare nessuno. Gioie sen­suali, ma sempre gioie.

86Oh! quanta oscurità da fumo d’orgoglio e da caligine di con­cupiscenze sfrenate perdurò ostinata nei due protervi!

87La maternità era ottenuta con dolore, ma la gioia dei figli compensava quel dolore.

88II cibo era ottenuto con fatica, ma il ventre si empiva ugual­mente e la gola era soddisfatta, che la Terra era colma di cose buone.

89La malattia e la morte erano lontane, godendo i corpi, creati perfetti, di una salute e virilità che facevano pensare ai due pro­tervi longeva la vita, se non eterna.

9086E la superbia fermentante suscitava il pensiero derisore: ” Do­ve è dunque il castigo di Dio? Noi siamo felici anche senza di Lui”.

91Ma un giorno il verde dei campi, su cui sbocciavano i fiori multicolori creati da Dio, rosseggiò del primo sangue umano ver­sato sulla Terra, e ululò la madre sul corpo del dolce Abele estin­to[335], e il padre comprese che non era stata minaccia vana quel­la che prometteva: “‘ Ritornerai nella terra dalla quale fosti trat­to, perché sei polvere e polvere ritornerai[336] “, e Adamo morì due volte, per sé e per suo figlio, che un padre muore la morte dei figli vedendoli spenti, ed Eva partorì, con strazio, dando alla Terra il corpo esanime del suo diletto, e comprese cosa è il par­torire in peccato.

92Ma ugualmente nella stessa ora, nella quale folgoreggiava — ed era misericordia ancora — il castigo di Dio, morì l’orgoglio e venne partorito il pentimento, la nuova vita per la quale i due Colpevoli iniziarono l’ascesa del sentiero della Giustizia e me­ritarono, dopo lunga espiazione ed attesa, il perdono divino per i meriti del Cristo.

Per meriti di Maria.

93E di Maria. Oh! lasciate che Io qui celebri questa verità del­l’Immacolata che fu, che è mia, e che per il nostro congiunto amore ha dato al mondo il Verbo fatto Carne: l’Emmanuele.

94Per una infedeltà della donna l’umano genere conobbe il pec­cato, il dolore, la morte. Per la fedeltà della Donna l’umano ge­nere ha ottenuto la rigenerazione alla Grazia, e perciò il perdo­no, la gioia pura, la Vita.

95Per la concupiscenza, la morte, tutte le morti. Per la purezza di una verginità triplice — di corpo, d’intelletto, di spiri­to — la Vita, la vera Vita, e della carne risorta dei giusti e vi­vente in eterno, e della mente aperta alla Verità, e dello spirito rinato alla Grazia.

96Per il connubio con Satana, l’odio fratricida e deicida. Per il connubio con Dio, l’amore fraterno e l’amore spirituale che abbracciano Divinità e Umanità, e su ambe si effondono, e per ambe operano, l’Amore Incarnato e l’Amore verginale, ambedue offerti, volontariamente, totalmente, e consumati perché Dio fos­se consolato e l’uomo salvato.

97La morte di Abele frantumò l’orgoglio di Adamo e fece esperta Eva del più atroce partorire alle Tenebre. La morte di Cristo frantumò il Peccato e mostrò all’Umanità cosa costi il partorire alla Grazia. L’ululo di Eva ha corrispondenza nel grido di Maria alla morte del Figlio Ss.

98Io dico, a coloro che credono Maria sopra al dolore perché piena di Grazia, che neppure Eva soffrì, nella sua desolazio­ne meritata, ciò che sofferse Maria innocente. Perché se l’ululo di Eva segnava la nascita del Pentimento, il grido di Maria segnò la nascita dell’era nuova. E se in quell’ora segnata dal primo san­gue umano, sparso per criminale violenza, per cui la Terra fu maledetta due volte, ebbe inizio l’ascesa verso la Giustizia, nel­l’ora di nona, segnata dall’ultima stilla del Sangue divino, di­scese dai Cieli la Redenzione, uscendo come fiume di salute dai due Cuori innocenti e piagati del Figlio e della Madre.

99Veramente non solo per i meriti di Gesù, ma anche per quelli di Maria, voi avete la Vita; ed Ella, Madre della Vita, Madre Ver­gine, pura, innocente, che non conobbe le doglie nel[337] partorire — secondo la legge della carne decaduta — il suo Gesù, ha cono­sciuto però, e ben conosciuto, le doglie del più doloroso parto, partorendo voi, Umanità peccatrice, alla novella Vita della Grazia.

La Grazia non annulla tutte le conseguenze della colpa.

100Per un solo uomo, l’uomo conobbe la morte. Per l’Uomo solo, l’uomo conosce la Vita[338]. Per Adamo l’Umanità ha ereditato la Colpa e le sue conseguenze. Per Gesù, Figlio di Dio e di Maria, l’Umanità eredita nuovamente la Grazia e le sue conseguenze.

10197La quale Grazia, sebbene non annulli tutte le conseguenze ter­rene della colpa d’origine — che il dolore, la morte e gli stimoli restano a darvi pena, paura e battaglia — fortemente vi aiuta a sopportare il dolore presente con la speranza del Cielo, vi aiuta ad affrontare la paura del morire con la conoscenza della Mise­ricordia divina, vi aiuta a reagire e domare gli stimoli o fomiti con gli aiuti soprannaturali per i meriti di Cristo e i Sacramenti da Lui istituiti.

102Ho detto; ” La Grazia, sebbene non annulli tutte le conseguen­ze della Colpa… “‘. Questo è un punto sul quale molti si ribel­lano, dicendo: ” È giusto questo? Non poteva il Redentore ren­dere tutta la perfezione?”.

98 È giusto. Tutto in Dio è giusto.

103L’uomo non fu ferito in uno scontro con Dio, per cui Dio do­vesse sentirsi in dovere di riparare al danno fatto volontaria­mente o involontariamente. L’uomo da sé stesso si è volontaria­mente ferito, e consciamente ferito. Or quando un uomo si fe­risce in modo talmente grave, nella vita d’ogni giorno, resta o mutilato, o tarato, o segnato almeno da gravi cicatrici; né opera di medico può cancellare del tutto il danno, e soprattutto rifare le parti perdute.

104Adamo si è mutilato della Grazia e della vita soprannaturale, dell’innocenza, integrità, immunità, immortalità e scienza. E co­me capo-stipite di tutta l’umana famiglia ha trasmesso la sua penosa eredità a tutti i suoi discendenti.

105Ma l’Umanità, più fortunata dell’uomo singolo, per mezzo di Gesù-Salvatore-Redentore, ha ottenuto la guarigione. Più ancora: la ” ricreazione ” nella Grazia: vita dell’anima. E per i Sacramen­ti da Lui istituiti, le virtù che essi infondono, ed i miei doni, ha ottenuto anche i mezzi per sempre più crescere nella perfezione, sino a raggiungere il culmine con la ” super creazione” che è la santità.

106Però neppure il Sacrificio dell’Uomo-Dio, capace e sufficiente a restituirvi i doni perduti ed a rielevarvi all’ordine soprannaturale — ossia alla capacità di amare, conoscere, servire Dio in questa vita, per possederlo in gaudio, in eterno, nell’altra — ha cancellato le cicatrici delle grandi ferite che l’uomo si è inferto volontariamente, e specie quelle della concupiscenza triplice, che è sempre pronta a rifarsi piaga se lo spirito non veglia a tenere soggette le male passioni.

La misericordia di Dio.

La conoscenza della Misericordia divina

107Ho anche detto: ”La conoscenza della Misericordia divina”. Sì. L’eredità della Colpa, come vi ha ottenuto il Redentore, così vi ha ottenuto la conoscenza dell’infinita carità, e sapienza, e potenza divine.

108L’uomo, rigenerato figlio di Dio per mezzo di Gesù, conosce ciò che Adamo non conosceva. Conosce a quale immensità giunga l’amore del Padre, che dal suo Unigenito a cancellare col suo Sangue il decreto di condanna dell’Umanità decaduta nel suo Capostipite.

109Adamo, per la scienza infusa, e più per la Grazia che elevandolo all’ordine soprannaturale lo aveva reso capace di conoscere Dio molto conosceva di quanto Dio lo amasse, perché tutto, intorno ed entro Adamo, aveva voce di amore divino. E Adamo, per l’ele­zione all’ordine soprannaturale, molto sapeva amare. Sapeva amare in quella giusta misura che Dio aveva giudicata sufficiente durante la vita a preparare l’uomo alla visione e al[339] godimento di Dio dopo il trapasso da Terra a Cielo. Ma mai, neppure nei trasporti d’amore più grande, l’Adamo innocente poté giungere a salire, col suo desiderio di conoscere e amare, sino al centro della Verità, mai poté inabissarsi in questa fornace ardente del­l’Amore che è anche Verità, mai poté possedere la conoscenza totale di quella verità che ha nome Amore Infinito.

110L’uomo vivente sulla Terra non può vedere Dio quale è. Neppur l’Uomo-Adamo, testé creato e ricco di doni. Tutto aveva voce di Dio. Tutto gli parlava di Dio. Tutto lo attirava a Dio. L’uomo era il grandemente amato e ricoperto di doni, per aiutarlo ad amare. Ma tra l’uomo e Dio è sempre un abisso. Sono due abissi che si guardano, e il Maggiore attira il minore, gli sfavilla dinanzi[340] allo spirito, lo investe dei suoi fuochi, lo fa ricco delle sue luci dardeggiate sullo spirito dell’uomo come per una continua infu­sione di sapienza.

111Il Divino Amore ha, per l’uomo, il gesto d’invito di due brac­cia e di un seno che si aprono e si offrono per l’amplesso che beatifica, e l’amore umano dona ali all’uomo perché possa di­menticare la Terra e lanciarsi verso il Cielo, verso Dio che lo chiama. Ma una legge di giustizia stabilisce che l’incontro totale, la fusione, si abbia solo dopo la prova che conferma nella grazia. Per questo, più l’uomo sale nel tentativo e desiderio di rag­giungere Dio, e più Dio sfugge, si ritira nel suo abisso senza fine. Né fa ciò per crudeltà, ma per tenere attive le forze e le volontà dell’uomo di raggiungerlo, e così aumentare la capacità umana a ricevere con frutto e farsi colmare dalla Grazia, ossia ancora da Dio stesso. Perché veramente l’uomo è tanto più atto a rice­vere e possedere Dio e la sua Grazia Ss., quanto più attivamente, instancabilmente, intensamente, muove verso Dio.

112Ho parlato al presente perché tale è la condizione dell’uo­mo verso l’immensa Divinità, incomprensibile ad ogni intelli­genza creata. Anche i più grandi contemplatori — e metto qui i nomi di Giovanni e Paolo per indicarvi due già redenti da Cri­sto, ai quali si aperse il Cielo sino al terzo e al settimo grado[341], e anche Mosè, Ezechiele, Daniele, che videro, rispettivamente, ” il tergo di Dio[342]“, la “luce lasciata dall’Infinita Luce”, “l’Essere dall’aspetto d’uomo ” ma che era ” fuoco d’elettro ” e ” voce che si faceva sentire da sopra il firmamento[343] ” ” l’Antico dei giorni il cui volto era velato dal fiume di fuoco che scorreva rapidamen­te davanti alla sua faccia[344]” lasciando visibili soltanto i capelli e le vesti — non poterono conoscere l’Inconoscibile sinché furono tra i mortali i due primi, nel Cielo dopo la Redenzione gli altri. Ma tale, particolarmente, era la condizione di Adamo, elevato all’ordine soprannaturale, e perciò dotato, come voi restituiti e fedeli alla Grazia, di un’intelligenza spirituale capace di ac­costarsi molto alla Verità di Dio, ma non di conoscere il Mistero di Dio.

113Solo per Gesù l’uomo ha potuto penetrare più avanti — oh! molto più avanti! — valicare distanze, alzare veli, accostarsi al­l’ardore del Focolare Uno e Trino e conoscere l’immensità del­l’Amore con una profondità sconosciuta ad Adamo.

114Sconosciuta per misura di prudenza. Perché Adamo, ove avesse avuto proposto da Dio il Cristo futuro e avesse avuto da Dio ri­chiesta di adorare il Verbo Incarnato per amore e per opera del­l’Amore, non si rifiutasse di adorare il Compendio vero dell’Amo­re Trino e si rendesse così colpevole dello stesso peccato di Lu­cifero, divenuto Satana per aver rifiutato adorazione all’Amore fatto carne, pretendendo superbamente di esser capace esso stes­so di redimere l’uomo essendo simile a Dio in sostanza, potenza. sapienza, bellezza, anziché simile per partecipazione di natura, offendendo così particolarmente lo Spirito Santo, Datore delle luci, sapienze e verità contenute in Dio, E i peccati contro lo Spirito Santo, dei quali Lucifero e i suoi simili in ribellione si sono resi colpevoli, come molti uomini, non sono perdonati[345].

115Dio voleva perdonare all’uomo. Gli propose perciò la prova di ubbidienza. Ma gli risparmiò la prova di adorazione per il Verbo fatto Uomo, onde Adamo non peccasse, in modo non perdona­bile, invidiando la potenza del Cristo, presumendo di potersi sal­vare e di poter salvare senza bisogno del Cristo, negando come impossibile la verità conosciuta che l’Increato potesse farsi ” creato ” nascendo da donna, che il Purissimo Spirito, che è Dio, potesse farsi uomo assumendo carne umana.

Per Cristo conosciamo l’amore infinito di Dio.

116Voi no. Voi redenti dal Cristo, voi venuti dopo l’avvento di Cristo, e soprattutto dopo il sacrificio di Cristo, conoscete tutto l’amore di Dio. Il Cristo questo amore infinito ve lo ha rivelato, con Sé stesso, con la sua parola, col suo esempio e le sue azioni.

117Mirate il Cristo bambino vagente in una grotta, e non ne avete paura. Anzi quella debolezza umana attira la vostra debolezza spirituale, la quale non si sente sconfortata né spaurita davan­ti al Dio Infante, al Dio che si è annichilito, Egli, l’Immenso, in piccole membra, Egli, il Potente, in membra bisognose di tut­ti gli aiuti, tanto esse sono incapaci di provvedere ai bisogni del­l’organismo.

118Mirate il Cristo fanciullo e non ne avete paura. La sua sapien­za è dolce. Con poche parole vi indica la via sicura per giungere alla Casa del Padre: ” Occuparsi di ciò che vuole Dio, di ciò che va dato a Dio[346]“. Tutta la Legge è In questa risposta breve e sa­piente. Egli vi dice, parlando a quelli che rappresentano l’uma­nità eletta e cara al Signore: ” Non sapete che si deve fare que­sto, questo solo, questo al disopra di ogni altra occupazione, ave­re questo amore al disopra di ogni altro amore, per avere posto in Cielo?”.

119E già tutto il Cristo docente è in queste brevi parole, il Cristo che dice a Marta: ” Tu ti occupi di troppe cose, una sola è neces­saria[347] “. Il Cristo che dice al discepolo ancor troppo attaccato al­le cose del mondo: ” Lascia che i morti seppelliscano i morti[348] “, e ancora: ” Chi, dopo aver messo la mano all’aratro, volge in­dietro lo sguardo, non è adatto al Regno di Dio[349] “.

120Il Cristo che, amando con perfezione la Madre, non l’antepone alla sua missione, ma chiaramente dice che “è suo sangue chi fa la volontà di Dio[350] “, ed Egli per primo la fa, perché l’amore verso Dio è sempre, doverosamente, il più grande rispetto ad ogni al­tro amore, anche a quello per la Madre Ss,

121I Cristo che rimprovera Pietro chiamandolo ” Satana “, per­ché lo tenta a non fare la volontà del Padre suo[351]. Il Cristo del Ser­mone del Monte[352]. Il Cristo che dice l’ultima beatitudine: ” Beati quelli che mettono in pratica la parola di Dio[353], ossia ancora la Legge.

122Il Cristo che a Nicodemo insegna come l’uomo vecchio, l’erede di Adamo decaduto, possa raggiungere la rigenerazione e vedere il Regno di Dio ” rinascendo per acqua “, e quest’acqua di vita Egli, il Cristo, ve la dà, ” e per Spirito Santo[354] “, ossia per amore, e amore è fare la volontà di Dio nell’ubbidienza alla sua Legge per tutti, e ai suoi singoli decreti per ognun di voi.

123Il Cristo che insegna la religione che è giudicata vera, me­ritevole di premio da parte della Divina Giustizia: ” Non cerco il mio volere, ma quello di Colui che mi ha mandato[355].

124Il Cristo che vi dà il Dio che si può amare sensibilmente: ” Voi non avete mai sentito la voce di Dio e visto il suo volto sino ad ora. Ma eccomi. Io sono Colui sul quale Dio ha impresso il suo sigillo. Chi vede Me vede Colui che mi ha mandato. Chi mi ascol­ta, ascolta il Padre, perché Io non ho parlato di mio, ma ho detto quanto il Padre mi ha detto di dire[356] “. E vi disvela l’amore del Padre che dalla colpa di Adamo trae il mezzo per incuorarvi ad un più grande amore, ad una più esatta conoscenza e più stretta unione: ” La Volontà del Padre mio è che voi mi conosciate per ciò che sono: Dio[357]“.

125Il Cristo che proclama: ” Io non faccio niente da Me, ma dico e faccio ciò che vuole il Padre mio. Sempre faccio ciò che a Lui piace[358] “.

126Il Cristo, Pastore buono, che confessa la ragione più vera del grande amore del Padre per Lui: ” Per questo mi ama il Padre: perché do la vita volontariamente, perché questo è il desiderio del Padre mio, onde voi siate salvati[359]“.

127Il Cristo che, alle soglie della Passione, dice: ” II Padre mio mi ha mandato e mi ha prescritto ciò che devo dire e fare. E so che il suo comandamento è vita eterna[360].

128Il Cristo che, per Sé stesso, assolve Pilato dicendogli: ” Non avresti su Me alcun potere, se non ti fosse stato dato dall’alto. per questo, Colui che mi ha consegnato nelle tue mani è più col­pevole di te del mio morire[361] “. E Colui che lo consegnava nelle mani dell’autorità, in una divina follia d’amore per l’uomo, è il Padre suo, il Dio infinito davanti al quale il Figlio dice la sua orazione perfetta. ” Non la mia, ma la tua Volontà si compia[362]. Sia fatta la tua Volontà in Terra come nel Cielo[363] “; è Dio Padre che permette alle autorità umane di essere tali sinché Egli lo vuole, dopo di che né forza d’armi né alcun’altra forza vale a mantener­le al loro posto di comando.

129Oh! Il Cristo ubbidiente dalla nascita alla morte, il Cristo che dice ” Sì ” al primo vagito, e dice ” Sì ” con l’estrema pa­rola del Golgota, il Verbo del ” Sì ” eterno al Padre suo, il Cri­sto che non fa mai paura, che non sgomenta con la sua legge per­ché vi dà l’esempio che essa legge è possibile ad eseguirsi da par­te dell’uomo poiché Egli — l’Uomo — l’ha vissuta prima ancor di insegnarvela, questo Dio-Uomo che si consegna alla morte, ai nemici, agli spregi, alla fatica, alla povertà, alla carne — ed ho messo la morte per prima e la carne per ultima, non per errore, ma perché al Salvatore fu più dolce il morire che al Verbo-Dio il limitarsi in una carne — vi da, o uomini, la conoscenza di ciò che è Dio-Amore.

130E quel Divinissimo Padre, che immola il suo Dilettissimo, vi dà la misura dell’amore di Dio per voi.

131 È detto: ” Non vi è più grande amore di quello di colui che dà la vita per i suoi amici[364] “. Ma è anche da dirsi: ” L’amore di un Padre che sacrifica il suo vero, unico Figlio per salvare la vita dei suoi figli adottivi, i quali, veri figli prodighi[365], hanno volon­tariamente lasciato la casa paterna e si sono resi infelici, dando dolore al Padre, è un amore ancor più grande”.

132E di questo amore vi ha amato Iddio. Ha sacrificato il suo Unigenito per salvare l’Umanità colpevole, quell’Umanità che, come non fu grata, ubbidiente, amorosa per Lui all’inizio dei giorni, quando gioiva del molto ricevuto gratuitamente da Dio, così non è grata, ubbidiente, amorosa per Lui ora che da venti secoli ha avuto da Dio non il molto, ma il Tutto, ma l’Immenso, dando Dio Sé stesso nella sua Seconda Persona.

Più grande del castigo è stato la Misericordia.

133Dopo aver meditato tutto questo, è dolce concludere che se grande fu il castigo, che però non fu ingiusto, più grande, infi­nitamente più grande del castigo è stata la Misericordia. Quella Misericordia che, non paga di restituirvi, a prezzo del suo Do­lore, del suo Sangue, della sua Morte di croce, i doni di cui vi aveva defraudato Adamo, vi da Se stessa nella Ss. Eucarestia, vi dà le acque della Vita di cui è fontana saliente al Cielo, vi dà la sua dolce Legge d’amore, l’esempio suo, la sua Umanità per rendere facile alla vostra umanità di amarlo, la sua Divinità perché le vostre preghiere siano ascoltate, come voce stessa del Figlio amatissimo vivente in voi, dal Padre suo, vi dà lo Spi­rito Santo con tutti i suoi doni, per i quali le virtù infuse col Battesimo sono potentemente aiutate a svilupparsi ed a perfe­zionarsi, quei doni che aiutano grandemente il cristiano a vi­vere la sua vita di cristiano, ossia la vita divinizzata, da figlio di Dio, e che, senza annullare i fomiti, danno a voi la forza di re­primerli, facendo di essi, che ” male ” sono, ” bene “, ossia eroi­smo, mezzo di vittoria, corona e veste di gloria.

134Come per Paolo, la vita di ognun di voi è lotta interiore fra la carne e lo spirito, fra l’aspirazione al Bene e l’azione non sem­pre perfettamente buona, lotta in cui Dio vi conforta e aiuta. Per questo, nessuno abbia scandalo se un suo prossimo con­fessa con la parola e l’azione d’esser come Paolo ” carnale e soggetto “. E nessuno si accasci se comprende di esserlo. Ma l’esempio di Paolo guidi e sostenga.»

24. Amore, predestinazione
e Dio Trino
[366].

L’amore a Dio.

La perfezione della Legge (Rm 7,14-25)[367]

Dice il Dolce Ospite:

1«La Legge è spirituale. Lo è anche quando vieta cose mate­riali.

2Veramente nel Decalogo[368] i comandi puramente spirituali sono i primi tre. Gli altri sette, e specie gli ultimi sei, sono divieti a peccati contro il prossimo, contro la sua vita, la sua proprietà, i suoi diritti, il suo onore. Si potrebbe allora dire che chiamare ” spirituale ” la Legge è giusto perché essa viene da Dio, ma non è in tutto giusto in quanto essa comanda, per due buoni terzi di essa, di non commettere atti materiali che Dio vieta di com­mettere.

3Ma al disopra dei dieci Comandamenti della Legge perfetta sta la perfezione della Legge, coi due comandamenti dati dal Verbo docente: ” ‘ Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente ‘. Questo è il massimo e primo comandamento. Il secondo è simile a questo: ‘ Amerai il tuo prossimo come te stesso ‘. Da questi due coman­damenti dipende tutta la Legge ed i profeti[369] ‘:

4Nella luce della Luce, che è il Verbo, si illumina la spiritua­lità che è in tutta la Legge perché è data a far vivere nell’amore. Perché tutta la Legge riposa e vive per l’amore. E perché l’amore è cosa spirituale, quale che sia l’Ente o la creatura verso i quali si volge.

Triplice amore a Dio.

5Triplice amore a Dio: amore del cuore, dell’anima, della men­te; perché nell’uomo è questa piccola trinità: materia (cuore), anima (spirito), mente (ragione); e giusto è che le tre cose create da Dio per fare un’unica creatura — l’uomo — a Dio ugualmente diano riconoscenza per l’essere che hanno avuto da Dio.

6Triplice amore dunque: amore del cuore, dell’anima, della mente; perché Adamo peccò col cuore (concupiscenza della car­ne), con l’anima (concupiscenza dello spirito), con la mente (concupiscenza della ragione), uscendo dall’ordine, per abusare dei doni ricevuti da Dio, e offendendo Dio con gli stessi doni da Lui ricevuti perché l’uomo potesse somigliargli ed essergli causa di gloria.

Motivo della venuta di Cristo.

7Con le cose che peccarono va dunque riparato il peccato, can­cellata l’offesa, ristabilito l’ordine violato.

8E il Verbo si fece Carne per fare ciò, e per ridarvi ” la grazia e verità ” e in misura piena, traboccante, inesauribile.

9Con quanto peccò il primo uomo, l’Uomo-Dio ripara.

10E insegna a voi, con l’esempio più ancor che con la dottrina, che è perfetta ma che potreste giudicare impossibile a praticarsi, come si ripara. Egli è Maestro di fatti, non solo di parole. E quanto Egli ha fatto voi potete fare.

11In ogni uomo persiste l’eredità di Adamo. È come nascosto in ogni carne un Adamo che può essere debole nella prova, come lo fu il primo Adamo all’origine del tempo. Ma Cristo è venu­to perché le vostre cadute siano riparate, risarcite le vostre piaghe, restituita la Grazia vitale quando la vostra debolezza nelle prove quotidiane vi fa morti di quella vita soprannaturale che il Battesimo vi aveva data. Ma Cristo è venuto per esservi Maestro e Modello e perché voi gli siate discepoli e fratelli, non soltanto di nome e nella carne, ma in spirito e verità, imitandolo nella sua perfezione, nel suo triplice amore verso Dio.

Fedeltà di Gesù nel triplice amore.

12Per questo triplice amore, Gesù fu fedele alla giustizia della carne, nonostante fosse provato e fosse libero nel suo libero ar­bitrio come ogni uomo.

13Per questo triplice amore, Gesù fu perfetto nella giustizia del­l’anima, ossia nell’ubbidienza all’antico precetto divino: ” Ame­rai il Signore Iddio tuo[370], non sentendosi esente da questo do­vere perché era Dio come il suo Eterno Generante; Uomo-Dio, vero Uomo e vero Dio non per infusione temporanea dello Spi­rito di Dio in una carne predestinata a tal sorte, o per unione morale di un giusto col suo Dio, ma per unione ipostatica del­le due Nature, senza mutazione della natura divina perché unita a quella umana, senza alterazione della natura umana — composta di carne, mente, spirito — perché unita alla natura di­vina.

14Per questo triplice amore, infine, Gesù fu sublime nella giusti­zia della mente, sottomettendo il suo intelletto perfettissimo non soltanto alla Legge divina, come deve fare ogni uomo che la co­nosca, ma anche ai disegni di Dio Padre per Lui e su Lui: l’Uo­mo, accettando ogni cosa proposta, compiendo ogni ubbidienza, sino all’estrema della morte di croce.

15” Fattosi servo[371] “per tutta un’Umanità decaduta, Gesù ha pas­sato il segno da Lui stesso messo agli uomini perché raggiunga­no l’amore perfetto, ma non ha imposto agli uomini il sacrificio totale come termine d’amore per possedere il Cielo, e nel secon­do precetto d’amore non vi dice altro che: ” Amate il vostro prossimo come amereste voi stessi “. Egli è andato oltre. Non si è limitato ad amare il prossimo suo come amava Sé stesso, ma lo ha amato ben più di Sé stesso, perché per dare ” bene ” a questo suo prossimo ha sacrificato la sua vita e l’ha consumata nel dolore e nella morte. Ma a voi non propone tanto. Gli basta che la grande maggioranza dei membri del suo Corpo Mistico portino la piccola croce di ogni giorno e amino il prossimo come amano sé stessi.

La predestinazione.

Dottrina della predestinazione.

16Solo ai suoi eletti, ai suoi predestinati, Egli indica la sua Croce e la sua sorte e dice: “Amatevi come Io vi ho amato “, e insiste: ” Nessuno ha un amore più grande di quello di colui che dà la vita per i suoi amici “, e termina: ” Voi siete miei amici, se fa­rete quello che Io comando[372] “.

Predestinazione ed eroismo.

17La predestinazione non è mai separata dall’eroismo. I santi so­no eroi. In questa o in quella maniera, nella maniera che Dio loro propone, la loro vita è eroica. Essi sanno ciò che fanno, sanno a cosa li conduce il fare ciò che fanno. Ma non se ne spa­ventano. Sanno anche che ciò che loro fanno serve a continuare la Passione di Cristo, e ad aumentare i tesori della Comunio­ne dei Santi, a salvare il mondo dai castighi di Dio, a strappare all’Inferno tanti tiepidi e peccatori che, senza la loro immola­zione, non si salverebbero dalla dannazione. Perché anche la tie­pidezza, raffreddando gradatamente la carità che ogni uomo de­ve avere per poter vivere in Dio, conduce lentamente alla morte dell’anima come per un’inedia spirituale.

18Se la predestinazione fosse disgiunta dal volere eroico della creatura, sarebbe cosa non giusta. E Dio non può volere cose non giuste. Parlo qui della predestinazione alla santità, proclamata dalla giustizia della vita e dai fatti straordinari che punteggiano come stelle la vita e la via del predestinato fedele alla sua pre­destinazione alla gloria, e che continuano ad essere proclamati dai miracoli oltre la morte del predestinato.

Predestinazione e Grazia divina.

19Perché altra è la predestinazione alla Grazia divina, comune a tutti gli uomini, e perciò concessa gratuitamente da Dio in mi­sura sufficiente a salvarsi; e altra è la predestinazione alla glo­ria che viene data a quelli che durante la vita terrena hanno bene usato del dono della Grazia, e le sono rimasti fedeli nono­stante ogni prova di tentazione al male, o di ogni altro dono straordinario, accettato con commossa gioia, ma non preteso e non distrutto facendo di esso una stolta presunzione di essere tanto amati e tanto sicuri di possedere già la gloria, da non essere più necessario lottare e perseverare nell’eroismo per ar­rivarvi.

20Il quietismo, nel quale degenerano talora i primi impulsi di uno spirito chiamato a via straordinaria, è inviso a Dio. E così pure la superbia e la gola spirituale: i due peccati così facili ne­gli eletti, beneficati — e provati per confermarli nella missione o privarli di essa come indegni — da doni straordinari, i pecca­ti di Lucifero, di Adamo, di Giuda di Keriot, che avendo moltis­simo vollero aver tutto; che credendosi sicuri di salvarsi sen­za merito e per il solo amore da parte di Dio; che fidando sol­tanto nell’infinita Bontà senza pensare che la perfetta, divina Bontà, pur essendo infinita, non diviene mai stoltezza e ingiusti­zia; che credendosi ” dèi” perché tanto erano stati eletti, pecca­rono così gravemente. Dio certamente sa quali saranno coloro che rimarranno perseveranti eroicamente sino alla fine, mentre l’uomo non sa se sarà perseverante sino alla fine.

Predestinazione e libero arbitrio.

21E anche in questo è giustizia. Perché se Dio volesse che nono­stante il libero arbitrio dell’uomo, molto sovente causa contra­ria rispetto al conseguimento della gloria — perché l’uomo diffi­cilmente usa giustamente di questo regale dono di Dio, donato onde l’uomo, conscio del suo fine ultimo, liberamente elegga di compiere solo le azioni buone per meritare il conseguimento di quel beato fine — ogni uomo fosse salvo, costringerebbe gli uo­mini a non peccare. Ma allora verrebbe meno al suo rispetto per la libertà dell’individuo, creato da Lui con tutti quei doni che lo rendono capace di distinguere il bene e il male, capace di com­prendere la legge morale e la legge divina, capace di tendere al suo fine e di raggiungerlo.

22E verrebbe pure a mancare per ogni singolo predestinato la causa della gloria: l’eroicità della vita per rimanere fedele al fine per cui fu creato e per usare, e usare santamente, dei doni gratuiti avuti da Dio, di quei doni che sono i frutti mirabili del­l’Amore divino che vorrebbe la salvezza e il gaudio eterno di ogni uomo, ma che lascia libero l’uomo di volere il suo eterno futuro di gloria o di condanna.

23Ed è anche giustizia, questo ignorare, da parte vostra, la vo­stra sorte ultima. Perché se voi sapeste il vostro futuro eterno, restereste senza il movente che spinge i giusti ad agire per me­ritare la visione beatifica di Dio che è gaudio senza misura, e po­treste cadere o in quietismo o in superbia anche transitori, ma sempre sufficienti a crearvi più lunga espiazione e minor grado di gloria, mentre gli ingiusti avrebbero in ciò il movente che li spingerebbe a divenire veri satana tanto giungerebbero ad odiare e bestemmiare Dio, odiare e nuocere al prossimo loro, senza più alcun freno, sapendosi già destinati all’inferno.

24No. Conoscendo la Legge e il fine a cui porta l’ubbidienza o la disubbidienza alla Legge, ma ignorando quanto solo l’onni­veggenza di Dio sa, onde non manchi ai giusti lo sprone del puro amore che meriterà loro la gloria, e non manchi ai perversi, che preferiscono peccato e delitto a giustizia e amore, la libertà di  seguire ciò che a loro piace — onde, nell’ora della divina condan­na, non compiano l’estremo peccato contro l’Amore lanciando­gli questa blasfema accusa: ” Ho agito così perché Tu, da sem­pre, mi avevi destinato all’inferno ” — ogni creatura ragionevole deve liberamente scegliere la via che le piace, ed eleggersi il fi­ne preferito.

25La predestinazione alla gloria non è un dono gratuito conces­so a tutti gli uomini, ma è una conquista, oltre che un dono, fat­ta dai perseveranti nella giustizia, una conquista che si ottiene coll’uso perfetto dei doni e aiuti di Dio e con la buona volontà che non lascia mai inerte alcuna cosa proposta o donata da Dio, ma tutto rende attivo e tutto volge al fine santo della visione intuitiva di Dio, e al possesso gaudioso di Lui.

Il Purgatorio e il Limbo cesseranno.

26lcuno obbietta: ” Ma allora solo coloro che sono santi al mo­mento della morte hanno la gloria? E gli altri? Il Purgatorio è forse prigione meno dolorosa, ma sempre costringente, che se­para le anime da Dio? Non sono dei predestinati al Cielo anche gli spiriti purganti? “.

27Lo sono. Un giorno verrà, e sarà quello del Giudizio finale, nel quale il Purgatorio non sarà più, e i suoi abitanti passeranno[373]al Regno di Dio. E anche il Limbo non sarà più, perché il Reden­tore è tale per tutti gli uomini che seguono la giustizia per ono­rare il Dio in cui credono, e per tendere a Lui, così come lo co­noscono, con tutte le loro forze.

28Però quanto esilio ancora, dopo la vita terrena, per costoro! E quanto, per coloro che limitano il loro amare ed operare a quel minimo sufficiente a non farli morire in disgrazia di Dio, che co­noscono come cattolici!

29Quanta differenza tra costoro, salvati, più che per merito loro, per i meriti infiniti del Salvatore, per l’intercessione di Maria, per i tesori della Comunione dei Santi e le preghiere e sacri­fici dei giusti, e coloro che vollero la gloria non per egoismo ma per amore a Dio!

30Quanta tra i primi che, a fatica e con molte soste di languore, sussurri di malcontento, e anche smarrimenti su vie di egoismo, trascinano come una catena e un peso il loro limitatissimo amo­re, e i secondi che, veri amanti di Dio e imitatori di Gesù Cristo, ” amano come Gesù ha amato ” dando anche la vita, e sempre abbracciando ogni croce, chiedendo anzi la croce come dono dei doni, per salvare la vita dell’anima al prossimo loro, anime-ostie le quali al conoscimento divino appaiono da sempre ” ami­ci di Gesù” perché faranno ciò che Egli comanda loro!

L’Opera dell’amore.

Il condizionale di Gesù.

31Presente eterno: “Siete miei amici”. Dio conosce. Condizio­nale individuale: ” Se farete ”. Perché la conquista di un’amici­zia richiede opere capaci di ottenere quell’amicizia. Ma l’assi­curazione che tali opere vi fanno amico colui che volete tale, vi aiuta[374] a compierle. Come tra gli uomini, così, e anche più per­fettamente, tra Dio e uomini.

32Gesù, quando già la lezione era più “fatto” che parola, da l’ultima lezione ai suoi apostoli, perché raggiungano la perfezio­ne richiesta da Gesù per chiamarli “amici”. E quella è la perfe­zione richiesta da Gesù a tutti i predestinati a gloria rapida, pro­clamata dalla giustizia eroica della vita, dai fatti straordinari du­rante la vita, e dai miracoli dopo la morte. ” Voi siete miei amici, se farete quello che Io vi comando”. Rincuora allo sforzo futuro premiando già col presente: “siete”‘.

La carità di Cristo.

33Gesù conosceva i suoi apostoli, come conosce ogni uomo, e li considerava, come vi considera, per quel che erano: creature indebolite dalla eredità di Adamo, appesantite da tanti elementi contrari all’elevazione nelle sfere della perfezione. E sapeva, co­me sa, quale fattore potente è l’amore dato in anticipo per spronare al ricambio. L’uomo è come un bambino che impara a farsi adulto e indipendente del soccorso altrui; proprio in gra­zia di quanto vale ad indicarlo un incapace che deve essere soc­corso in tutto per crescere, nutrirsi, camminare, va aiutato da chi è già formato avendo raggiunto l’età perfetta, nel corpo, nel­l’intelletto, nello spirito.

34E Gesù si fa ” madre ” per fare dell’uomo, ” pueri spirituale “, un adulto della stirpe eletta, un regale sacerdote, un’ostia viven­te che continuamente si offre a Dio come Cristo, con Cristo e per Cristo, onde continuare il sacrificio perpetuo che si è iniziato col Cristo ed avrà termine alla fine dei secoli. E il latte di cui vi nutre è la sua Carità. Le braccia con cui vi sorregge sono la sua Carità. Le parole che vi dice per insegnarvi la vera sapienza della vita sono la sua Carità.

35Il Vangelo di S. Luca dice: ” Le sono perdonati molti peccati perché molto ha amato[375] “. Ma chi portò la peccatrice alla re­denzione del molto amare Colui che è Santo, se non il molto amore del Redentore per lei? In ogni uomo è un Adamo, ho det­to. E aggiungo: ” In ogni creatura è una Maria di Magdala “. E ciò che molte volte salva l’anima peccatrice è l’infinito amore di Dio per lei.

Per l’amore eterno di Dio siamo salvati.

36Veramente voi siete i redenti dall’amore prima ancora che dal Sangue e dalla Morte del Figlio di Dio. Sangue e Morte sono stati l’accidente finale della vostra redenzione. Ma l’amore di Dio per voi è lo stato eterno di Dio per voi, e questo divino amo­re ha iniziato a salvarvi dal suo eterno essere, perché prima an­cora che il tempo fosse voi eravate nel pensiero di Dio. Voi tutti, da Adamo all’ultimo uomo. Con i vostri eroismi e i vostri smarri­menti, i vostri tesori e le vostre miserie, con il vostro grande bi­sogno di essere fortissimamente aiutati, divinamente aiutati, per potere giungere al fine per il quale foste creati. E l’Amore aveva già stabilito ” dal principio “, nel suo Sapere e Volere di­vini, quanto era necessario per riportarvi alla Vita, come Uma­nità e come singoli. Ha abbracciato tutto quanto era sacrificio e dolore per amor vostro. Si è immolato da sempre per vostro amore, per amore di voi così spesso ingrati, e ancor più spesso deboli.

37Sol che voi contempliate il volere eroico del Figlio di Dio, fu­turo Cristo, tale da sempre, tale da prima della Redenzione, tale da prima della sua Nascita, tale da prima della sua Incarnazio­ne, tale dal principio del mondo e prima del principio del mondo, arretrando in un’immensità di tempo che non è più tempo ma è ” eternità “, voi potete comprendere che è per l’amore che voi siete salvati. Perché così come ” in principio il Verbo era presso Dio[376] “, altrettanto ” in principio l’amore era presso Dio “, anzi era Dio. Che Dio altro non è fuorché Amore. E così come è scritto: ” Tutte le cose sono state fatte per mezzo di Lui[377] “, al­trettanto è giusto scrivere che “‘ tutte le cose sono state fatte per mezzo dell’Amore “.

Tutto è opera dell’amore.

38Tutto il creato sensibile e soprasensibile è opera dell’amore. Tutte le provvidenze, le leggi fisiche, morali, soprannaturali, so­no opere dell’amore. Tutte le azioni di Dio sono opere dell’amo­re. Amore la creazione di Dio[378], e amore la creazione particolare dell’uomo, figlio adottivo di Dio. Amore l’Incarnazione del Ver­bo. Amore la Passione per redimere l’uomo. Amore l’Eucarestia. Amore i doni del Paraclito, che il Paraclito[379], Teologo dei teologi, Datore della Sapienza, Intelletto, Consiglio, Fortezza, Scienza, Pietà, Timor di Dio[380], da a coloro che degnamente lo ricevono, Egli, Amore del Padre e del Figlio, Fecondatore e Santificatore di quanti lo sanno in sé trattenere con una vita pura e santa. Amore la Chiesa, dispensatrice di grazia e Maestra ai fedeli.

Le due perfezioni per arrivare a la gloria.

Proposte da Gesù.

39Il perfetto Amore Uno e Trino vi colma di Sé stesso e delle sue munificenze per farvi perfetti in Terra, beati in Cielo; e il Cristo vi propone le due perfezioni per le quali perverrete alla gloria eterna.

40Gesù, come verbo a creature divinizzate dalla Grazia, vi propone la santità stessa del Padre Suo: “Siate perfetti come è perfetto il vostro Padre celeste[381]”. Come maestro a uomini simili a Lui nella carne e anima, Lui uomo, vi propone la sua santità: “Imparate da me. Vi ho dato l’esempio affinché come ho fatto Io così voi facciate. Beati sarete se metterete in pratica il mio esempio. Siete i miei amici se farete quello che vi comando[382].”

41Fra le parallele di queste due santità proposte, via a voi di Vita eterna, è il Cristo, che unisce in Sé stesso, come Verbo Fi­glio di Dio, la Santità di Dio, e come Gesù, Figlio di Maria Im­macolata, la perfetta giustizia dell’Uomo innocente e pieno di Grazia e Verità. E poiché ” voi siete dèi e figli dell’Altissimo[383] ”, o uomini redenti dal Cristo, voi potete e dovete, come figli di Dio e figli dell’uomo, copiare il Fratello vostro Gesù, divenire altri Cristi, veri figli di Dio, eredi del Cielo; né è cosa impossibile perché Egli, Gesù, lo ha dimostrato come è possibile esserlo.

Esempio di Gesù.

42Se il Verbo si fosse manifestato soltanto come Parola divina, come Maestro increato e spirituale, così come Dio si manifestò a Patriarchi e Profeti prima dell’avvento di Cristo, l’uomo sbi­gottito, o ribelle, avrebbe potuto gemere o imprecare, a seconda della sua anima: ” Come posso io, carnale, io, perpetuo Adamo, tentato al peccato e debole per natura, fare ciò che Tu insegni, Tu, che Spirito purissimo sei, né ti tenta Satana, e teco non hai imperfezioni di natura? “. O anche: ” Perché hai permesso che dal seno della madre io fossi corrotto, perché hai permesso che i1 padre della Umanità lo fosse, se mi volevi santo? Al tuo scher­no rispondo con la mia maledizione “.

43Ma il Verbo si è fatto Carne, ha preso natura umana, in tutto simile ai fratelli in Abramo, non dissimile, per il tempo in cui fu Gesù di Nazareth, non dissimile dall’Adamo pieno di grazia e in­nocenza del primo suo giorno nell’Eden, e come lui tentato[384]per essere provato, onde comprendere ed aiutare, anche per la sua diretta esperienza d’Uomo e per il suo esempio, quelli che sono nella prova.

L’uomo di buona volontà tutto può in Gesù.

44E l’uomo non può più sconfortarsi dicendo: ” Io, carnale, non posso esser perfetto come il Padre dei Cieli, né fare ciò che il Verbo insegna”. E neppure può chiamare “scherno” l’insegna­mento del Verbo, dato a chi, per natura umana, resa debole e corrotta dal Peccato originale, solo con molto e continuo sforzo riesce a metterlo in pratica.

45E neppure può l’uomo dire: ” A me, carnale, non si conviene la Legge spirituale, perché troppo in contrasto è la voce esterio­re delle mie membra, del mondo che mi è intorno, del demonio che continuamente mi aggira e tenta le forze basse della mia natura animale e quelle morali della mia natura razionale, con la voce interiore della coscienza che si volge alla mia natura spi­rituale con la voce stessa di Dio — che la voce della coscienza è il richiamo di Dio al suo creato perché non si discosti dalla Legge o la calpesti — la voce che nel profondo mi parla per dirmi: ‘ Fa’ questo ‘, oppure: ‘ Non fare quello ‘. Ma io — pur avendo la volontà di fare il bene, e riconoscendo santa questa Legge, che la mia coscienza d’uomo e la ragione che mi distin­gue dal bruto, e che m’è stata data da Dio per rendermi ca­pace di intendere, riflettere, scegliere e volere ciò che è bene, mi dice esser buona, nonostante l’impulso divino che entro mi muove Egli stesso, Dio, eterno Movente di tutte le sue creature, Immenso che mi comunica, come ad ogni uomo divinizzato, chia­mato a grandi cose, la sua Immensità perché io sia capace, io, suo figlio d’adozione, di compiere opere grandi in cui sia una so­miglianza delle sue grandissime e perfettissime, prima e più grande di tutte quella di tendere a Lui, con tutto il mio amore, perché Egli è l’unico vero Bene — ma io non riesco a compiere il bene che vorrei, ma cedo al male che in me fermenta più forte del bene “.

46No. Non potete dire questo. Perché il male è grande, grande: l’eredità al male che è in voi, più grande il male che è nascosto per nuocervi nelle circostanze della vita (il mondo), grandissimo il male che ha nome Satana, principio del Male, mo­stro divorante ed insaziabile, odio eterno vivente ed instanca­bile verso il Creatore e le creature. Ma Uno solo è infinito: Dio. E l’uomo divinizzato ha seco la Grazia, ossia Dio. Dio Carità, Dio Intelligenza, Dio Santità, Dio Forza, Dio Potenza, Dio Sapienza, Dio Vita, Dio Bellezza, Dio Verità, Dio Bontà, Dio Purezza, tutte; perfettissime e infinite, Dio il Tutto.

47E l’uomo di buona volontà può tutto se resta unito a Gesù Cristo, il quale, per non intimorire l’uomo coi clangori divini della Legge del Sinai — spaurenti, con le quattro imposizioni e le sei proibizioni, l’uomo in cui vive la legge disordinata del sen­so più forte della ragione, o quanto meno lottante, a forze pari, con la ragione da quando il dono dell’integrità fu ferito nell’Eden — riduce e conclude tutta la Legge in un duplice coman­do d’amore, e ve la presenta così, nella veste dolce, attraente, gaudiosa dell’amore. ” Amate Dio, amate il prossimo “.

Conseguenza del santo amore di Dio.

48Amare è più facile che adorare, che onorare, che vietarsi di fare. Amare Dio, avvicina Dio all’uomo e l’uomo a Dio. Amare è più invitante che temere. Ed è scala ad ascendere all’adora­zione.

49L’uomo non può d’un subito raggiungere le vette dell’adora­zione. La stessa grandezza infinita di Dio lo trattiene dal farlo, e insieme con la temenza di Dio, comune agli antichi ebrei, e con le miserie della natura, forma i vincoli che lo trattengono lon­tano da Dio. Ma l’amore scioglie col suo ardore quei vincoli e mette le sue ali di fuoco all’anima, ed essa può salire, sempre più salire, a seconda che sempre più si lancia senza pensare a quello che lascia: miserie, poveri onori, limitatezze, ricchezze e affetti caduchi; ma pensando soltanto a ciò che raggiunge e conquista: Dio, il Cielo. Nessun atto di culto formale vi unisce a Dio quanto l’atto spontaneo e continuo dell’amore.

50Frutto dell’unione con Dio è la sapienza. E la sapienza con­duce all’esercizio della giustizia in tutte le cose.

51L’uomo unito a Dio è attivo e gaudioso. Dal gaudio che gli vie­ne dal compiacimento di Dio per le sue azioni di uomo amante di Dio, l’uomo trova impulso a sempre maggior attività di bene. Perché l’unione con Dio, se da pace altissima, non dà mai pace inerte.

52Nessuna inerzia è in Dio, l’eternamente operante. Nessuna inerzia è nell’uomo congiunto a Dio dall’amore. Esso ama attiva­mente Dio. E ne è attivamente amato. E questa duplice attività produce un traboccare, un irradiare di fuochi caritativi sulle creature, non bastando l’uomo a contenere in sé l’Amore infinito, che in lui si riversa, per dare sollievo al suo amore, come in un bacino degno e desideroso di accoglierlo, e neppure bastando al­l’uomo, entrato nel gorgo ardente dell’amore divino, di amare soltanto il Creatore, perché gli occhi del suo spirito e lo spirito della sua anima, contemplando il Creatore, nel Creatore vedo­no anche tutte le creature, e l’uomo si sente perciò portato ad amarle tutte santamente, perché opere dell’Amore suo amatissimo.

Conseguenza del santo amore di prossimo.

53Ed ecco l’amor di prossimo che nasce, che sgorga, che si ef­fonde, santa e inevitabile conseguenza del santo amore di Dio. L’amore di prossimo esercitato con giustizia, vedendo ogni crea­tura nel suo giusto grado, ossia inferiore sempre a Dio, anche fosse la più cara per vincoli di sangue o d’affetto o la più santa per giustizia di vita, e perciò non anteponendola mai a Dio ma vedendola anche essa come un nuovo dono di Dio, concesso per rendere più facile, gradevole, dolce e meritoria la vita al viven­te sulla Terra.

54Ed ecco che, in virtù dell’amore, l’uomo conquista la sublime libertà dalle insidie dell’io, del mondo, del demonio, le costri­zioni conseguenti alla Colpa d’origine.

55La carità è fuoco vivo. Il fuoco vivo è fiamma. La fiamma è libera e saliente al cielo. Pure irradia calore e luce, è benefica a chi ad essa si accosta. Ed ecco infatti che l’uomo acceso da carità sale con la sua fiamma verso Dio, centro d’ogni fuoco d’amore, e nel contempo irradia i suoi fuochi sui fratelli, ne sov­viene le miserie, ne illumina le tenebre, le rallegra portando in esse la luce che è Dio, purifica la loro impurità perché ogni san­to — e chi ama con tutto se stesso Dio e prossimo è santo — è purificatore dei fratelli, benefica con pietà sublime gli afflitti, i poveri, i malati di corpo o di spirito, predica e stabilisce così il Regno di Dio, in se stesso e nel mondo.

56Perché il regno di Dio nell’uomo è l’amore. Entro l’uomo e nel mondo il regno di Dio è l’amore, in opposizione al regno di Satana che è l’odio, l’egoismo e la lussuria triplice.

Saper vivere Il ” Pater noster “.

Il Regno di Dio!

57Ossia il ” Pater noster ” vissuto, reso vivo dai giusti, reso ” azione ” continua e non sterilito a parola mormorata più o me­no distrattamente. Il ” Pater ” veramente vissuto, santificando il Nome Ss. di Dio col dargli la lode più vera: quella di adorarlo in spirito e verità, e lavorare perché altri lo adorino mediante l’amore duplice che è ubbidienza alla Legge data per indirizzare l’uomo alla religione, ossia all’unione con Dio e coi fratelli ve­dendoli in Dio, e al rispetto venerabondo verso i diritti di Dio e fraterno verso i diritti del prossimo.

58Il “Pater” reso vivo dall’instaurazione del Regno di Dio nelle creature e nel mondo per il duplice amore a Dio e al prossimo, via al possesso del Regno del Cielo.

59Il ” Pater ” reso vivo dall’aderenza alla Volontà di Dio, quale che sia, per il duplice amore che fa accettare prove, pene, ago­nie, lutti, con pacifica ubbidienza, dalla mano di Dio, e sopporta­re il prossimo, per il soffrire che esso ci può dare, considerando­lo ” mezzo ” al conseguimento dei meriti eterni, per la pazienza continua che vi abbisogna esercitare verso coloro che vi prova­no, e che sono i vostri poveri fratelli colpevoli contro l’amore, per i quali occorrono misericordia e preghiera perché rientrino nella via della Vita.

60Il ” Pater ” reso vivo nella carità di prossimo più difficile a compiersi: quella del perdono ai propri offensori, offerto a Dio Amore perché vi perdoni dei vostri debiti verso di Lui.

La più grande delle purificazioni.

61La carità è la più grande delle purificazioni, e può essere con­tinua: un continuo lavacro delle vostre imperfezioni, compiuto dalle fiamme del duplice amore. E la carità è ancora la Legge spirituale messa in pratica. Potuta mettere in pratica anche dall’uomo carnale perché unita ad essa carità è sempre la fede, la quale, col proporvi le sue verità, vi sprona a superare le prove della vita in vista dell’Origine e del fine d’ogni creatura: da Chi creati, perché creati, a qual sorte creati, da Chi aiutati a rag­giungere tal sorte beata, da Chi assicurati che quella beata sorte è retaggio di ogni uomo che viva in giustizia.

Il Signore Uno e Trino.

Dio Padre Creatore.

62Ogni verità rivelata è conferma di quanto sia buono, provvi­do, giusto, il Signore Uno e Trino. Buono, provvido, giusto Dio, Padre, Creatore, che ” tutte le cose ha disposto con misura, numero e peso[385] “, e tutte ha ordinate al loro fine, dando al­l’uomo, il cui fine è soprannaturale, oltre la Grazia, mezzo indi­spensabile per raggiungere detto fine, la ragione e la coscienza. Le quali permettono all’uomo di conoscere e seguire la legge morale naturale, non scritta da legislatore peribile e fallibile su materie corruttibili, ma dal dito di Dio sulle pagine spirituali e perciò immortali dell’anima, perché non sia soggetta ad altra manomissione che non sia quella volontaria dell’uomo ribelle. Il quale, d’altronde, può fuggirla e soverchiare le voci della ra­gione e coscienza con l’urlo dei sensi sfrenati, ma non riesce mai a soffocare e per sempre queste voci interiori. Perché esse sono la stessa voce di Dio, risuonante in ogni uomo, sia esso cattolico o infedele, scismatico o ebreo, eretico, separato o scomunicato, perché ogni creatura razionale conosca e viva, se vuole, secondo i dettami della Legge eterna di Bene.

Dio Figlio Salvatore.

63Buono, provvido, giusto, Dio Figlio Salvatore, il quale si è incarnato per essere Gesù, ed è morto perché voi foste nuova­mente ” una sol cosa con Dio[386] “, così come i figli sono un solo amore col padre loro. Ed è risorto ed asceso al Cielo non solo per dare agli uomini la prova principale della sua Divinità, ma anche per darvi, con il suo risorgere e ascendere al Cielo, pro­messa e garanzia della risurrezione finale della carne e dell’esi­stenza del Regno dei Cieli, nel quale coloro che vissero e mori­rono nel Signore saranno assunti perché godano la visione bea­tifica di Dio, giungendo in tal modo alla gaudiosa conoscenza del mistero di Dio, che nessun intelletto umano può[387] penetrare.

Dio Spirito-Santo Santificatore.

64Buono, provvido, giusto Dio Spirito-Santo Santificatore, anima della Chiesa che vivifica con la sua Grazia e i suoi Doni, che guida, ammaestra e satura d’amore perché discerna e decreti con giustizia e sapienza quanto è attinente alla fede e ai costu­mi, ed applichi con amore e giustizia sia i beni spirituali come i castighi, e con amore e giustizia, staccata da ogni attaccamen­to personale a giudizi, o calcoli, o interessi, o preconcetti, o qualsiasi altro moto umano, guidi, sorregga, ammaestri i suoi figli, continuando il magistero del suo Sposo, suo Capo e suo Signore, che deve servire e non addolorare col porre ostacoli alle sue Volontà, anche quando escono dall’ordinario. Perché Dio può volere qualsiasi cosa buona per i suoi figli, ed a nessuno è lecito giudicare gli atti di Dio e condannarli con l’ostacolarli.

 

 

La Chiesa e le virtù teologali.

65La Chiesa è, perché Dio Verbo l’ha fondata per volere di Dio Padre e con l’aiuto di Dio Spirito Santo, e l’Unità Trina l’ha fatta tanto feconda, ampliando così, in estensione e profondità, il Regno di Dio nei cuori e sulla Terra, onde l’Umanità pervenga, quanto più numerosamente è possibile, al Regno di Dio nel Cielo.

66E con la fede è la speranza che si alimenta della fede, così co­me ambe sono tenute vive dalla carità. La speranza che nasce e riposa dalla e sulla certezza che Dio non mentisce né viene me­no alle sue promesse, e quindi da all’uomo tutti gli aiuti per­ché possa conseguire la beata risurrezione e la vita eterna per aver conosciuto e creduto nel Figlio di Dio e messo in pratica la sua Parola che salva dalla morte spirituale. Perché la fede e l’u­nione con Cristo, il vivere in Cristo, è ” vita “, e non conoscerà morte colui che in Cristo e di Cristo vive. Ma anzi, anche se è tralcio morto, e poscia, per grazia di Dio e buona volontà umana, perviene alla prima risurrezione: quella di innestare il suo tral­cio — fatto morto dall’esser separato dal tronco della Vite: Gesù, o per il peccato, o per appartenenza a chiese separate — al­l’unica Chiesa Cattolica Apostolica Romana, muta la sua morte spirituale in vita.

67Ecco dunque che per la Carità — carità di Dio per l’uomo, e dell’uomo per Dio e per il suo simile — per la Fede e la Spe­ranza, per tutto quello che vi viene dalle tre virtù teologali, per tutto quello che esse producono in voi, l’uomo carnale, pur por­tando ancora in sé il tremendo peso della sua umanità ferita, può seguire la Legge spirituale e pervenire alla gloria.

68” E chi vi libera da questo corpo di morte? La Grazia di Dio per Gesù Cristo Signor vostro “.»

25. Martirio del dolore e dell’amore[388].

La Grazia fa l’uomo nuovo

Dice il Dolce Ospite:

1«Carità, fede, speranza, permettono all’uomo carnale di segui­re la legge spirituale, così in contrasto con la legge del peccato vivente nelle sue membra.

2” E chi vi libera da questo corpo di morte? La Grazia di Dio per Gesù Cristo Signor nostro[389] “.

3Essa non abolisce l’uomo, ma fa dell’uomo vecchio un uomo nuovo. Né si limita a rigenerarvi una volta sola mediante le ac­que salutari del Battesimo, sepolcro del Peccato originale, seno dal quale emerge una creatura nuova, innocente, santa, diviniz­zata. Ma tante volte vi rigenera e aiuta quante l’uomo si pente dopo una caduta volontaria in materia grave, o piange sulla sua debolezza, causa di involontarie cadute, o anche solo si turba, sentendo agitarsi in sé il vento dei fomiti e temendo che esso pro­vochi tempesta di sensi nella quale si perda la vicinanza di Dio e venga soverchiata la sua voce pacifica, sempre simile “al sof­fio di un’aura leggera[390] “. Altrettante volte vi rigenera, o vi con­forta, o vi rassicura, quante volte di ciò abbisognate, coi suoi di­vini aiuti, per Gesù Cristo, e mediante i Sacramenti, mezzi da Lui istituiti per rigenerarvi e rinforzarvi nella Grazia.

4E chi potrà resistere a Colui che vinse il demonio, il peccato e la morte? Nessuno e nulla, se voi gli rimanete fedeli. Fedeli nell’uomo interiore, che è quello che ha realmente valore, come Gesù disse a Nicodemo[391], e non a lui solo.

5Perché è lo spirito quello che anima la carne inferma, così come il sangue mantiene la vita nel corpo dell’uomo. Ma se l’uomo perde tutto il suo sangue, o se il sangue tutto si corrom­pe, non giova all’uomo aver sane le membra. La morte lo co­glierà lo stesso, perché il liquido vitale è il sangue e, perduto o corrotto che questo sia, il corpo perisce, mentre che un corpo ancorché molto ferito, ma non svenato o corrotto nel sangue, certo guarirà.

6Rimanete dunque fedeli nell’uomo interiore, e non temete.

7Gli angeli, che vedono Dio e ne conoscono il pensiero, vi han­no annunciato questa grazia nella notte della Nascita del Figlio di Dio e di Maria: la grazia della pace agli uomini di buona vo­lontà[392].

Dio vuole la “buona volontà”.

8Dio sa e vede. Dio è Padre ed Amore. Dio è Giustizia e Miseri­cordia. Sa compatire e premiare. Ma vuole ” la buona volontà “. Non sempre essa permane buona e costante realtà. Ha flessioni, e cadute anche. Ma l’occhio divino che vi vede cadere o flettere, vede anche chi vi assale nella buona volontà interiore, e vede la vostra pena per essere caduti o per esservi piegati nell’urto di un assalto improvviso, e perdona perché non vede in voi il con­senso ” al male che odiate, ma l’aspirazione a compiere il bene “, anche se non sempre riuscite a compierlo, vede che non il vostro io intellettuale, ma le conseguenze, nella parte inferiore, della colpa d’Adamo: i fomiti, operano in voi.

9E da questo contrasto tra le due forze che combattono in voi e le due volontà che si contrastano — una mossa dall’amore di Dio e verso Dio, l’altra dall’Odio che tiene desto il suo ve­leno, per odio a voi e a Dio — il Signore trae le ricchezze che vi daranno accesso al Regno dei Cieli.

10Sono esse la vostra veste di nozze, quella veste di cui Gesù parlò nella parabola del convito per le nozze regali[393]. E guai a chi non fila e tesse la sua veste di nozze durante la sua giornata ter­rena, traendo materia per filare e strumento per tessere dall’as­sidua volontà interiore di fare ciò che la Legge di Dio propone o Dio presenta, e dalla lotta continua tra la volontà dell’uomo interiore e la legge del peccato che è nelle membra, o tra la vo­lontà buona e quanto di male vi circonda: il mondo, e vi tenta: il demonio. Guai a quelli che non si tessono quotidianamente la veste di nozze e non l’ornano con i gioielli conquistati, patendo la ” grande tribolazione ” che li fa degni di stare intorno al trono dell’Agnello con le palme dei vittoriosi tra le mani[394]!

11Non avete mai riflettuto a quelle palme viste da Giovanni nelle mani degli eletti? Nel simbolismo cristiano si suole met­tere tra le mani dei martiri la palma gloriosa. Ma Giovanni, che fu rapito dallo Spirito di Dio a contemplare, a conoscere, a scrivere i misteri eccelsi e quelli dei tempi ultimi, dice che le palme sono nelle mani degli eletti, dei 144.000 che stanno intor­no al trono dell’Agnello.

12La moltitudine dei santi, degli eletti, non è composta solo di martiri che abbiano sofferto il martirio cruento. Ma veramente ogni santo è degno di portare la palma dei martiri perché ogni santo è un martire dell’Amore e dell’Odio, dello spirito e della carne, e tutte le potenze dei Cieli, quelle del mondo, quelle del­l’io carnale e quelle degli abissi della Tenebra, lo hanno assalito sulla Terra per provarlo, tentarlo, martirizzarlo quotidianamente.

Martirio che viene da Satana.

13Veramente che è astuto, tenace, feroce, il martirio che da colui che Cristo chiama ” omicida fin dal principio[395] “! Né vi è omicida pari a lui. Perché nessun assassino può fare violenza altro che alla carne dell’uomo. Ma Satana uccide, o tenta uccidere, la parte immortale dell’uomo, privandola non dell’esistenza — per­ché l’anima, creata che sia, non perisce più in eterno — ma della Vita, ossia del suo Dio. E ciò fa perché mentre Dio ha, per fine della sua creazione, il premio da darsi agli uomini, ossia il riunire a Sé gli uomini dopo la loro morte — con lo spirito subito dopo la morte, con lo spirito riunito alla carne dopo la risurrezione e giudizio finale — per farli beati della sua Cono­scenza e Visione e per giubilare tra il Popolo dei suoi figli, così Satana ha per fine della sua ribellione quello di privare il Crea­tore di quante più creature a Lui paternamente dilette può, e di privare quante più creature può del godimento del loro Creatore.

14La scimmia di Dio vuole essa pure darsi il suo popolo, e lo fa predando, perché è ladrone, mentre Dio, per crearsi il suo popolo, ha dotato l’uomo, creato a sua immagine e somiglianza, di tutti i doni soprannaturali atti a condurlo al Regno eterno e, non ancora contento, ha dato il suo Figlio Unigenito e diletto perché venisse immolato onde essere Salvatore degli uomini. E ciò perché, mentre Satana è principio del male, è odio, è men­zogna, è disordine, è ladrone, Dio è Principio del Bene, è Amo­re, è Verità, è Ordine, è divinamente munifico Datore d’ogni grazia.

15Dal momento che Satana volle essere uguale a Dio in ogni sua azione, libertà, potenza e volontà d’azione, desiderando disordi­natamente di essere esso, creatura creata, uguale a Colui che è Increato — perché Dio come il Padre da cui è generato: Unige­nito Figlio — e desiderandolo perché il creato potesse dire di esso ciò che è detto del Verbo Incarnato al principio del Vangelo di Giovanni, dettato, all’Evangelista dell’Amore e della Luce, dal­lo Spirito di Dio che è Amore e Luce: ” Tutte le cose sono state fatte per mezzo di Lui[396] “, da quel momento il fulminato arcangelo è sacrilego, omicida, predone.

16Era Lucifero. Si pensò: Luce. Ma essere ” apportatore di luce ” non è essere la Luce. Ben diverso è il “portare” dall'” essere”. La Luce: il Figlio di Dio, il Verbo del Padre, l’Increato ed Eterno, Immenso e Perfettissimo, ” generato, non fatto, consu­stanziale al Padre “, per mezzo del Quale ” tutte le cose sono state fatte “, non ha nulla di uguale e comune con la creatura an­gelica creata ad essere apportatrice di luce e messaggera di Dio, quale, in origine, era Lucifero, che prevaricò volendo essere la Luce, perché liberamente e volontariamente volle essere infedele al Signore suo Creatore e alla Grazia sua. Delirante orgoglio del volersi credere Dio, e quindi non soggetto all’ubbidienza e ado­razione a Dio, che folgorò il ribelle[397].

17Da quel momento Satana vuole il suo popolo da contrapporre al Popolo di Dio. E questo fine persegue senza soste, in odio a Dio e alle creature che Dio ama da Padre. E la sua intelligenza, conservata anche dopo la folgorazione divina — intelligenza acutissima, quale si conveniva al principe del popolo angelico — e il suo potere, usa a questo scopo, spiando ogni azione del­l’uomo, ascoltando ogni sua parola, traendo dalla cognizione di ogni azione e parola umana, dalla costituzione fisica dell’indi­viduo, dalle malattie, dalle sventure, dagli studi, dagli affetti, dalle occupazioni, da tutto, tanti terreni per gettarvi la sua ziz­zania, creando prodigi atti a sedurre e trarre in errore.

18Quei prodigi di cui parla Gesù Cristo[398], predicendo i tempi ulti­mi e mettendo in guardia gli uomini verso essi prodigi e verso le voci dei falsi profeti e falsi cristi, che sorgeranno e appari­ranno qua e là, e che altro non saranno che satanici tranelli e satanici profeti servi dell’Anticristo profetizzato, suscitati per sedurre gli uomini alla Menzogna e a false dottrine di menzogna e farli trovare impreparati al momento tremendo del regno del­l’Anticristo sulla Terra e della consecutiva ultima venuta del Fi­glio dell’Uomo, del Cristo Vincitore per l’ultimo Giudizio di se­parazione degli agnelli e delle pecore dai capretti e dagli arieti, di elezione e condanna, di benedizione e maledizione. Quei pro­digi dei quali parla Paolo nella IIa Epistola a quei di Tessalonica (c. II). Quei prodigi di cui parla Giovanni nel XIII capo del suo Apocalisse.

19Sì. Veramente che è astuto, tenace, feroce, il martirio che Sa­tana dà agli spiriti fedeli al Signore!

Martirio del dolore.

Cause di questo martirio.

20Né meno costante, mordente, pungente e consumante è il mar­tirio che danno all’uomo interiore le forze del fomite individuale e di quanto si è instaurato nel mondo da quando Satana ne è il principe tenebroso: la concupiscenza triplice, la zizzania male­detta gettata nei campi del Signore, per nuocere al grano eletto, per soffocarlo, piegarlo al suolo, o pervertirlo al punto di ren­derlo capace di disprezzare Iddio e idolatrare sé stesso.

21Né è meno causa di martirio il dolore, che può essere di ge­nere diverso, ma che è sempre dolore, e talora grandissimo, il quale non manca mai nella vita degli eletti.

Dolore permesso da Dio.

22Dolore permesso da Dio, e che può venire da malattie, da sven­ture, da astio, o invidia, o odio di creature. Astio, invidia e odio che possono giungere al delitto materiale o a quello morale, le­vando al prossimo la vita o la riputazione o la libertà, oppure conculcandolo nei suoi diritti, appropriandosi delle cose altrui, siano esse ricchezze materiali o ricchezze intellettuali, alterando la verità delle cose sino a presentare come opere di un demente, o di un demonio, o di un simulatore, ciò che è opera e azione di un genio o di un giusto eletto da Dio ad opere straordinarie.

Dolore permesso, ma condannato da Dio

23Dolore permesso da Dio, ma condannato da Dio, dato dalle creature alle creature loro simili, dato in mille modi, per tortu­rare il giusto con calunnie, derisioni, esperimenti, odiosi a Dio, sulla psiche del santo per aizzarlo, per mettergli dubbi in cuo­re su se stesso, sull’accettazione divina del suo sacrificio, su ciò che vede o sente; esperimenti senza prudenza, carità e giu­stizia, compiuti con fine non retto che offende e addolora insie­me Dio e la creatura, esperimenti illeciti perché oltrepassano quel limite sacro che la carità di prossimo ha messo, e che con nessuna speciosa scusa andrebbe oltrepassato.

24Dolore che può venire dall’io per la sofferenza di sentirsi an­cora tanto dissimile, imperfetto, debole, lontano da quella per­fezione alla quale ogni giusto aspira giungere, per puro amore di Dio e per ubbidienza al consiglio di Gesù.

Consigli alle anime sommerse nel dolore.

25Anime generose, non vi crucciate. Sopportate voi stesse, così come sopportate gli altri. Abbiate pazienza per le vostre piccole miserie spirituali come l’avete nelle piccole malattie del corpo. Abbiatela, e sempre unita a confidenza, anche nei momenti, pa­ragonabili a malattie pericolose e improvvise, nei quali ” per­ché la grandezza dei doni straordinari non vi faccia insuper­bire, vi viene dato lo stimolo della carne, un angelo di Satana che vi schiaffeggi[399]“. È una vicinanza e uno stimolo che vi ripu­gnano come una lordura che vi sfiori, o una nausea che si agiti in voi e trabocchi in vomito. Ma sopportateli con pazienza. Senza consentire ad essi, e senza sconfidarvi o accasciarvi per causa di essi.

26Rimanete nella pace pensando all’amor di Dio che soccorre la vostra debolezza con la potenza della sua grazia, proprio con maggior abbondanza in quelle ore in cui Io stimolo della carne o l’angelo di Satana vengono a insinuarvi il pensiero che, nono­stante ogni dono soprannaturale o straordinario, l’uomo rimane l’uomo, creatura in cui la natura spirituale divinizzata dalla gra­zia si trova in contrasto con la natura umana soggetta ai disordi­nati appetiti della concupiscenza, e che quindi voi non potete ri­manere fedeli alla giustizia. Rimanete indifferenti a queste vo­ci inferiori o sataniche che parlano per scoraggiarvi. Rimanete nella pace e non turbatevi per il lezzo dei fermenti, del mondo, di Satana.

27Non turbatevi pensando che Dio si possa allontanare da voi per questo ribollire di fomiti e questo scatenarsi di assalti che si è formato improvviso in voi e intorno a voi, per turbarvi e farvi dubitare della vostra missione di veri figli di Dio. Soltanto se consentiste, allontanereste il Signore. Perché è il consenso alla tentazione quello che ha valore, come è il consenso all’ispi­razione quello che ha valore, sia nel male che nel bene, sia nel­l’odio che nell’amore, di rendere reale un atto meritevole di con­danna o di premio.

28Se non c’è consenso, le voci basse restano rumore inutile. Se non c’è consenso, le voci dell’alto restano appelli inutili. Se non c’è consenso al male, rimanete fedeli a Dio anche se tentati ru­demente sino ad essere momentaneamente sopraffatti. Se non c’è consenso al bene, soltanto in questo caso, mancate all’amo­re. Perché l’amore è consenso. Se non c’è consenso reciproco tra due esseri, non si crea l’amore. Ma se non c’è consenso, ossia ubbidienza pronta alle voci dell’Amore eterno, non esiste reciproco amore tra Dio che ama e la creatura che ama poco o male, e l’amore vero non si crea e non cresce.

29Anche l’odio è consenso. Però l’odio non ha bisogno del con­senso reciproco tra odiante e odiato. Ma ha però sempre biso­gno del consenso di un complice per sorgere. Parlo dell’odio spirituale. Questo complice non può essere che il vostro io, ossia voi stessi, con la vostra volontà e ragione uscenti dall’ordine per entrare nel disordine. Perché anche nell’odio fra creature, anche se motivato da colpe certe dell’odiato verso l’odiante, sempre si instaura un disordine nei rapporti tra uomo e uomo. Perché l’ordine è nell’amore, l’ordine è amore, e chi esce dall’amore esce dall’ordine.

30Nell’odio, poi, della creatura verso il suo Creatore — e il pec­cato è odio al Creatore del quale si viene, peccando, a[400]disprez­zare la Legge, così come la giustizia è amore della creatura per il suo Creatore del quale si viene, amando, a praticare in spirito e verità la Legge — è sempre unicamente l’io il complice o l’ele­mento indispensabile perché odio o amore siano.

31Come non c’è amore se la libera volontà e ragione dell’uomo non consentono ai comandi ed alle ispirazioni di Dio e non se­condano i desideri sorti nell’anima — quei desideri che lo stesso Dio suscita nello spirito dell’uomo perché il suo grado di gloria sia sempre più grande e, dopo averli suscitati, aiutando potente­mente le volontà e facoltà limitate dell’uomo, fa sì che egli possa realizzare i desideri santi che il Signore ha suscitato nel suo spirito — così altrettanto, se non c’è consenso della volontà e ragione agli stimoli interni ed esterni della carne, del mondo e di Satana, se non c’è secondamento degli appetiti irascibili o concupiscibili, ossia se l’anima non offende con piena avver­tenza e volontà il suo Signore, non c’è odio della creatura verso il suo Creatore.

Il dolore: ottavo sacramento e nona beatitudine.

32Il martirio del dolore è sempre nella vita degli eletti, i quali mostrano la loro giustizia anche mediante il loro amore al dolo­re, non soltanto sopportato con rassegnazione, ma anche chiesto come ottavo sacramento e nona beatitudine, per essere unti vit­time e per essere vera effigie di Gesù-Vittima.

33ono il sacramento non istituito e la beatitudine non proposta, apertamente, dal Maestro divino e Sacerdote eterno. Ma[401] coloro che sanno leggere e comprendere il Vangelo, non nella lettera ma nel suo spirito, trovano questa beatitudine sempre proposta dalle stesse azioni di Gesù, l’Uomo del Sacrificio e del Dolore, e trovano questo sacramento, che non abbisogna di materia e for­ma né di ministro per rendersi sensibile ed efficace segno di grazia, ma è esso stesso materia e forma di grazia, e facendo dell’uomo una vittima rassegnata o, raggiungendo un grado più alto di identificazione col Maestro divino e Redentore Ss., una vittima volontaria e accettata da Dio, fa di lui il ministro della sua immolazione e un piccolo cristo, continuatore del Sacrificio divino di Gesù Cristo.

34Perché è per il dolore e la morte che Gesù fu ” Gesù “, ossia Salvatore. Fu per il dolore e la morte che Gesù raggiunse il fine per cui si fece Uomo e compì il disegno di Dio: quello di fare del suo Unigenito, il Verbo, l’Uomo-Dio, perché potesse essere Redentore e Datore della Grazia ai figli di Adamo, diseredati, per colpa di lui, da tal sublime dono.

35Ed è ancora e sempre per il dolore e l’olocausto che l’uomo salva, continuando l’opera di salute iniziata dal Cristo. Il dolo­re meditato, compreso, contemplato soprannaturalmente, non è castigo del rigore divino, ma è grazia dell’amore divino. Gra­zia che Dio concede ai suoi figli migliori per farne dei cristi per compartecipazione.

36Sì. Per compartecipazione al calice amaro, alla dolorosa pas­sione, dal Getsemani al Golgota, alla Croce, che fu il giogo di Cri­sto, giogo pesantissimo, schiacciante, giogo che non potrebbe ve­nire portato se l’amore a Dio e al prossimo non lo rendesse ” soa­ve e leggero “, se non alla carne, almeno al cuore, alla mente, al­lo spirito. Fu il perfetto amore a Dio e al prossimo che fece cor­rere il Verbo di Dio incontro alla sua Croce con santa ansia di ” aver tutto compiuto “.

37Tutta la sua Vita, ossia la sua Eternità di Verbo, fu un anelito a questo compimento. Tutta la sua Vita, sia quando era ancora col Padre nel Cielo, sia quando scese ad incarnarsi nel seno di Maria, sia quando ebbe il primo respiro, come quando cresceva in età, grazia, sapienza, stando soggetto a Maria e Giuseppe, come poi alla Legge e ai Voleri supremi del Padre Ss., sino a consumarsi per poter esalare lo spirito dicendo: ” È compiu­to[402] “, ebbe questo anelito. Aveva insegnato che se il granello non muore non da frutto[403]. Ed era morto, Egli, il Vivente, l’Eterno, per farsi, da granello di spiga verginale, Pane di Vita agli uo­mini.

38Il dolore e l’olocausto è compartecipazione alla sorte del Gra­nello Ss. nato da spiga immacolata e verginale, Gesù; è comparte­cipazione all’amore perfetto del Figlio dell’uomo per i suoi fra­telli al punto di dare la vita per loro; è compartecipazione alla santità del Cristo, santità che si raggiunge attraverso alla rinun­cia, al sacrificio, alla morte anche.

39Gesù fu esaltato dal Padre e ricevette Nome superiore ad ogni altro nome, e tale che a quel Nome tutto si deve prostrare, adorando, in Terra e in Cielo, dopo che si umiliò sino alla morte di croce[404].

40Quindi chi ama la sua anima e vuoi dare ad essa la vita eter­na e beata, deve odiare la sua carne, amando anche le perse­cuzioni e le infermità che distruggono la materia, amando anche l’innalzamento, materiale o spirituale, sulla croce di un qualsivoglia martirio, sulla croce che stacca dalla Terra e solleva ver­so il Cielo in una elevazione mistica, in una continua ” messa ” del cristiano, veramente formato, che si muta da uomo in ostia, in piccola ostia che vuol esser consumata con la grande Ostia, Gesù Eucarestia, in sacrificio latreutico, eucaristico, propiziato­rio, impetratorio.

Il martirio dell’amore.

Le esigenze dell’amore.

41E col martirio del dolore è quello dell’amore. Non meno strug­gente, nella sua ardente dolcezza, di quello del dolore.

42Il martirio dell’amore. Le esigenze dell’amore. L’assolutismo dell’amore che isola in una santa follia la creatura abbracciata dall’Amore e immersasi con pieno e volontario consenso nell’o­ceano fiammeggiante dell’amore. La generosità totale dell’amo­re, ormai regnante con potenza di re assoluto in uno spirito, generosità che non misura più cosa alcuna, né rinunce, né pene, né perdoni, né soccorsi di misericordia corporale e spirituale, purché Dio abbia gloria e il prossimo abbia sollievo, perdoni e grazie.

43L’adesione assoluta e continua della creatura datasi all’amore, alla Ss. Volontà di Dio, conservante, della sua libera volontà di uomo, un unico ramo: quello di voler fare ciò che Dio vuole. Fare ciò che il Dio, vivente nelle anime, inabitante nelle anime che amano, indica, comanda o propone di fare. Questo amore ubbidiente, attivo, costante, mette la vita divina in voi e com­pleta l’identificazione vostra con Dio che è Amore, oltre che Spi­rito, come spirito è l’anima vostra; che è Libero, come voi siete liberi di volere; che è l’Eterno come eterno è, da quando è crea­to, lo spirito vostro.

L’a­more, vi fa ” dèi e figli dell’Altissimo”.

44Somiglianza divina di natura spirituale, di moti d’amore, di luci intellettive, mette l’amore, il più grande dei comandamen­ti, in voi; e, non per prevaricazione arbitraria come quella di Adamo, seguente l’insinuazione e suggestione del Serpente e mordente al frutto proibito per divenire ” come dèi[405] “, ma per partecipazione a quella che è essenza dell’Essere Supremo: l’a­more, vi fa ” dèi e figli dell’Altissimo[406] “. Perché l’amore presup­pone la Grazia nello spirito che ama, e la Grazia è partecipazione di vita divina; è, attraverso la capacità di intuire ciò che è Iddio, operare secondo il suo volere, amare come siete amati, prepara­zione a vedere ciò che credeste, a conoscere il Mistero di Dio e tutti i misteri di Dio, e tutti i misteriosi moventi delle azioni di Dio, talora incomprensibili sinché siete nell’esilio terrestre e nelle sue nebbie, a contemplare faccia a faccia Iddio, a possedere la piena conoscenza di ogni Verità, a divenire una sol cosa con Dio, nella perfezione dell’unione che solo può aversi in Cielo, dopo la prova e dopo l’elevazione alla gloria, nella perfezione dell’Amore che ormai avrà raggiunto la misura perfetta, anzi le tre misure perfette.

45L’amore è veramente il dono dei doni, mezzo al mantenimento del dono della Grazia, alla crescita delle virtù, al raggiungimen­to del fine ultimo. Per questo viene donato dallo Spirito Santo, Spirito dello Spirito divino, essenza dell’amore perfettissimo e reciproco del Padre e del Figlio, procedente dal loro bacio, dalla loro attrazione mutua, dalla loro contemplazione giubilante.

L’amore predestina alla Grazia e alla Gloria.

46La volontà dell’uomo può rendere attivissimo questo dono dello Spirito d’Amore, sufficiente per sé stesso a far conseguire il fine per cui gli uomini furono creati: la predestinazione alla Grazia e alla Gloria. Perché, in verità, tutti coloro che sono mos­si dall’amore divengono ” figli di Dio ” (Paolo ai Romani c. 8 v. 16) poiché ogni loro azione ispirano all’amore, ossia al bene ver­so Colui che sentono esservi, anche se esattamente non lo cono­scono, e verso i loro simili; e vivono perciò secondo la legge naturale-morale, messa e conservata da Dio Creatore nel cuore dell’uomo.

47di costoro che S. Paolo scrive: ” Quando i Gentili, che non hanno legge, fanno naturalmente ciò che la legge impone, e non avendo legge, son legge a sé stessi, e mostrano che il timor della legge è scritto nel loro cuore, testimone la loro coscienza… sa­ranno giustificati nel giorno in cui Dio, per mezzo di Gesù Cristo, giudicherà le azioni segrete degli uomini[407] “.

48Infatti chiunque agisca con retta coscienza, seguendo i detta­mi della legge morale, dimostra di avere un’anima naturalmente cristiana, aperta al Bene e al Vero, e Gesù, morto perché gli uo­mini avessero la Vita eterna — gli uomini di buona volontà — sarà la loro giustificazione. Perché tutti coloro che, anche non sapendo di Dio quale è conosciuto dai Cattolici, credono ferma­mente che un Dio è, un Dio giusto, provvido e rimuneratore ad ognuno di ciò che ognuno ha meritato, appartengono, per la carità che per Lui sentono e per la carità e giustizia che han­no verso il loro prossimo e verso sé stessi, per il desiderio di Dio, per la contrizione perfetta delle colpe potute commettere, all’anima della Chiesa.

49Come ho detto che il dolore è l’ottavo sacramento e la nona beatitudine, così dico che l’amore, veramente vissuto e praticato, e il pentimento sincero del male potuto involontariamente com­mettere, sono battesimo di desiderio, valido a dare la partecipa­zione implicita al Corpo Mistico e quindi la partecipazione alla Grazia. Solo Dio e gli uomini in cui Dio opera conoscono le azio­ni divine per portare le creature umane a quella salvezza e a quel conoscimento celeste della Verità per cui sono state create.

L’amore è sapienza e la sapienza è libertà.

50L’amore è santa attività che muove tutte le forze dell’uomo volgendole al loro ultimo fine. L’amore è sapienza. E la sapienza è libertà dalle cose caduche e limitate. E la libertà da ciò che limita e tiene attaccati alla Terra, apre allo spirito gli spazi del­l’infinito perché esso vi voli, si lanci incontro alla eterna Verità che si abbassa verso il suo amatore, e già si concede facendo­si gustare ed amare, per quanto creatura ancor mortale può, strappando l’uomo alle nebbie del suo triste esilio per elevarlo a Sé e disvelarsi in parte per esserne sempre più amato, senza, con ciò, renderlo distaccato ed estraneo ai bisogni dei fratelli. Che, anzi, l’uomo perduto in Dio adora Dio e attinge da Lui grazie e benefizi non per sé solo, ma anche per fratelli sui quali li sparge con azione santa e continua di carità.

I vincitori dal nome nuovo

51Per questi molti martirii, dati dal dolore e dall’amore, coloro che resteranno fedeli all’uomo interiore avranno in Cielo la veste e la palma descritte da Giovanni. Perché con la loro volontà si saranno fatta quella veste, mondando le loro stole nel Sangue dell’Agnello che avrà cancellato, sotto la sua onda purificatrice, le ombre dei trascorsi iniziali e quelle delle imperfezioni termi­nali, e i martirii sopportati, quello dell’amore più d’ogni altro, secondando, con tutte le forze dell’uomo, l’azione della Grazia di­vina, avuta per Gesù Cristo Signor vostro, faranno che costoro siano i vincitori dal nome nuovo, ai quali verrà data la man­na nascosta[408], la corona di vita[409], la potestà sulle nazioni[410], la gloria di sedere intorno al Trono eccelso, stando in eterno dinanzi[411]all’Agnello[412], alla Stella del Mattino[413]che li guidò durante la via dalla Terra al Cielo, alla Stella del loro mattino terreno, di cui invocarono sollecito termine ad ogni palpito del cuore col grido dell’anima amante: ” Vieni, Signore Gesù[414] “, alla Stella del loro mattino celeste ed eterno, del giorno in cui entreranno per sempre nel Regno celeste. »

26. Gesù il nostro redentore[415].

Dice il Dolce Ospite:

1«Come Dio dà la predestinazione alla Grazia a tutti gli uomini, e la predestinazione alla gloria a coloro tra gli uomini che riman­gono fedeli alla Grazia, così da la giustificazione a quelli che con ferma volontà sanno rendere attivi in loro i doni gratuiti dati, o lasciati, o restituiti, per Gesù Cristo. Ed essendo cristiani non soltanto di nome e per alcuni segni ricevuti ma non più vita­li in essi — perché i peccati in materia grave e la permanenza negli stessi li hanno distrutti — ma cristiani di fatto per la loro volontaria fedeltà alla legge spirituale, rinascono in spirito e per lo Spirito Santo e per l’acqua, segno della Grazia che monda e seppellisce l’uomo morto restituendo l’uomo nuovo, e per lo Spi­rito d’Amore e il Sangue, che purifica e lava dalle colpe in cui possono esser caduti.

3Con la loro volontà costoro operano la loro seconda creazione, o ” ricreazione ” in Cristo e per Cristo, instancabilmente, senza sconforti o stanchezze, si formano, si modellano sull’esempio e somiglianza di Cristo, Capo del Corpo del quale essi sono mem­bra. Né, per riconoscersi umilmente e sinceramente membra de­boli o anche ignobili, cessano di sforzarsi ad assumere l’ordinata bellezza che splende dal Corpo Mistico e specie dal Capo di esso, Gesù, ma anzi, appunto perché tali si riconoscono, indefessa­mente lavorano ad imitare il Cristo, prendendo sempre più la somiglianza dell’Uomo perfetto il quale, nella sua perfezione, fu vera immagine e somiglianza di Dio, tanto da poter dire: ” Chi vede Me vede il Padre mio[416] “.

Giustificati da Cristo.

4Uniti a Lui, fedeli a Lui, volonterosi, per amore di Lui, di ” non camminare secondo la carne[417] “, voi, cristiani di fatto, da Lui siete giustificati, e le vostre azioni, anche se ancora imperfette, diven­gono buone perché Egli le riveste dell’abbondanza dei suoi me­riti infiniti.

5Più ancora: per lo spirito di Dio che abita in voi, e che in voi nuovamente torna ad abitare ogni qualvolta il Sangue divino vi riconsacra templi in cui può abitare la Grazia-Dio, voi venite rinnovellati, ricreati, risuscitati, guariti, dopo esser stati morti o feriti dal peccato attuale più o meno grave.

6Tutto dunque vi viene da Lui e per Lui, che ha tutto dato e tutto patito per amore di voi, e insieme alla sua Carne innocen­te, fatta ostia pura, santa e immacolata, ha crocifisso e consu­mato il Peccato sulla Croce[418].

Gravità della pigrizia volontaria.

7(Parentesi. Interrotta a questo punto da una più forte debolezza, mi ero abbandonata sui guanciali, e il divino Dettatore mi aveva la­sciata riposare. Però, appena ripresa un poco, lo Spirito Santo mi di­ce un pensiero che io, in un momento di pigrizia conseguente al lan­guore in cui sono, non mi sforzo a scrivere, dicendo: ” Lo ricorderò “.

8Erano le 12. Ora sono le quattordici. E lo ricerco invano. Perduto! Ed era così profondo! Soffro nello spirito. Mi agito nella inutile ricerca di quel che, per. mia colpa, ho perduto. Per la prima volta sento lo Spirito Santo, severo nella sua voce, che mi dice: «Ti sei fatta pigra da qualche tempo. Quando sei interrotta da motivo di carità, o da disturbo dell’altro, Noi soccorriamo. Ma quando perdi una perla per una tua pigrizia, non soccorriamo. Sta’ con la tua pena. E non cercare. Non troveresti quelle mie parole neppure se tu sfogliassi tutti i libri della Terra. Questo tuo soffrire sia la tua pu­nizione.»

9Ha ragione. Ma ero così stanca! Tanto debole che la penna mi ca­deva dalle dita e cascavo da tutte le parti. Non riuscivo a tenere aperti gli occhi, né Dio mi trasmetteva la sua forza per servirlo, come fa quando vuole. Eppure… avrei dovuto scrivere, come e dove pote­vo, salvo poi ricopiare. Ora è fatta e non c’è rimedio. Se qui resta una lacuna, è colpa mia.

10 È vero. Sto ormai così male che mi sono fatta pigra. Sino ad oggi Dio ha compatito. Oggi punisce. Pazienza. Cosa meritata, e giusto ca­stigo.)

 

Continuando il dettato del 12 giugno, oggi 14 giugno.

Gesù riparò tutti i nostri peccati morendo per noi

11E tutti i peccati ha scontato nel suo Ss. Corpo. E perché voi poteste rivestirvi della veste di nozze, veste monda e ornata, s’è rivestito Egli di piaghe, trafitture, lividure e sangue.

12L’ira di Dio si è abbattuta su di Lui, l’ira per i vostri infiniti peccati, dal primo Peccato, padre d’ogni altro, all’ultimo che sarà compiuto, e la Giustizia ha inchiodato ogni colpa e l’ha spenta sul suo Corpo innocente. Come cerbiatto inseguito da una torma di arcieri, così Egli, inseguito dalle frecce di Dio, perché ogni colpa fosse espiata col suo Sangue.

13Dalla testa dove non erano stati che pensieri santi e dalla quale non erano uscite che parole di sapienza, giustizia, amore, ai suoi miti piedi di Messaggero di pace, di Colui che, per venire, aveva superato distanze e disceso valli quali nessun uomo mai supererà e scenderà — avendo valicato la distanza abissale che è tra la sua natura divina e quella umana, ed era disceso sino alla profondissima, stretta, buia, contaminata valle di peccato e dolore che è la Terra, così diversa dall’Empireo senza confini, tutto luce, purezza, armonia, gaudio, superiori ad ogni conce­zione umana, per trovare in essa, dopo tante prove, fatiche e pene, la Croce — dalla testa ai piedi non fu più che una sola ferita.

14E se non si possono contare le stelle sparse nell’immensità dei Cieli, neppure si poterono contare le ferite sparse sull’Im­menso che si fece limitato in una Carne espiatoria. Perché ogni piaga e lividura era la somma di molte ferite e percosse patite da Colui che, per sua natura divina, non era passibile al dolore e alla morte, ma che si fece Uomo per consumare i peccati del mondo, fare le offerte che riscattano ogni impurità, conoscere il dolore e la morte, abbandonarsi ad essi per dare ai morti alla grazia la Vita, e ai fedeli ad essa la pace dei figli di Dio sulla Terra e la gloria gaudiosissima in Cielo.

Poteva bastare la redenzione incruenta.

15Poteva Dio essere pago con altri sacrifici[419] del suo Figlio di­letto, che non fossero quelli atroci ed infamanti[420] della flagel­lazione e della croce, supplizi da malfattori e da schiavi. Il so­lo mortificarsi del Verbo in una Carne, il suo vivere soggetto alle necessità dell’uomo, il suo vivere tra peccatori, bestemmia­tori, falsi adoratori di Dio, lussuriosi, violenti, menzogneri, per santificarli con il suo passaggio tra loro, poteva saziare il Padre.

16La conversione dell’uomo dal disordine del peccato all’ordine della Legge poteva avvenire, sì, poteva avvenire per mezzo del solo ammaestramento di Cristo. La fondazione della religione cristiana poteva avverarsi per la sola permanenza dell’Emanuele in Palestina. Altri hanno fondato religioni che resistono ai seco­li, ed erano semplici uomini. A maggior ragione si sarebbe po­tuta avere la fondazione della religione cristiana per mezzo del Cristo, Verbo di Dio fattosi Uomo, durante il suo soggiorno tra gli uomini, che nessuno fu Maestro più Maestro di Lui. Dio avrebbe anche potuto scegliere di fra gli uomini il più giusto di essi e ad esso unire temporaneamente lo Spirito del suo Verbo perché la novella religione fosse, per la sua giustizia e verità, veramente divina.

17Il Peccato originale e tutti gli altri peccati avrebbero potuto essere cancellati e gli uomini essere redenti anche con una sola stilla del Sangue di Gesù Cristo. Sarebbe più che bastato il san­gue sgorgato nella circoncisione dal suo prepuzio sacrificato, per quanto il Figlio dell’uomo, essendo l’Innocente nato dall’inno­cente e immacolata Vergine, non fosse tenuto al rito imposto ai discendenti di Abramo, facenti parte del popolo ebreo[421]. Non ne­cessitava alleanza tra il Figlio di Maria e Dio Padre, perché Egli era non il figlio d’adozione, ma il Figlio Unigenito del Padre Ss.

18Il Cristo era Uomo, ma la Carne assunta nel tempo non abolì in Lui la Divinità, sibbene si unirono nella sua sola Persona le due nature, senza che alcuna delle due subisse mutazione nella sua reale sostanza. Per cui il Cristo-Uomo e Dio fu, durante il tempo, ancora e sempre Dio, Uno col Padre e con lo Spirito San­to, come lo era avanti l’Incarnazione, e fu veramente Uomo per esser stato fatto da Donna, per opera di Spirito Santo, senza concupiscenza di carne, senza soggezione alla Colpa originale o a qualsivoglia altra colpa.

19Oh! se sarebbero bastate quelle gocce di Sangue divino a redi­mere l’Umanità, senza giungere all’effusione totale di esso fra tanti martiri! Ma nella reale unione delle due nature in una sola persona, nell’annichilimento di un Dio in una carne prima, in una immolazione totale poi, sta la misura dell’immensità del­l’amore divino e della gravita della Colpa, così come nella Ri­surrezione sta la prova innegabile della vera personalità di Gesù di Nazareth, il Cristo, l’Emanuele, Figlio di Dio e Figlio dell’Uomo, senza possibilità di dubbio o di errore. Perché solo un Dio pote­va da Sé risuscitare Se stesso nella sua parte umana, dopo tal morte e tal sepoltura, e risuscitare glorioso, senza tracce di ferite, fuor che quelle salutifere delle Cinque Piaghe, fatto bellissimo — Egli che già era il ” Bello tra i figli degli uomini[422] ” non solo per eredità di bellezza materna e per esenzione da tare conse­guenti alla Colpa, ma anche per dono divino, necessario alla sua missione e al suo fine — fatto bellissimo, ancor più maestoso e potente, della bellezza dei corpi glorificati.

20Tutto avrebbe potuto bastare al Padre per raggiungere il fine di rendere la Grazia all’uomo decaduto, e tutto il Padre avrebbe potuto compiere senza giungere a quell’abisso di annichilimento e a quel vertice di dolore che volle per suo Figlio onde fosse cancellata la Colpa e riaperto il Cielo ai figli adottivi di Dio. Ma quali conseguenze ne sarebbero venute? Quelle di nuovi peccati di ribellione, di disordine, di superbia, di durezza, di negazione, che avrebbero riprecipitato nell’abisso l’Umanità tratta da esso dal Redentore, e nulla sarebbe stata la sua opera di Maestro, Fondatore, Santificatore degli uomini.

Ragioni che giustificano la redenzione cruenta.

21L’umanità superba, quella d’Israele più di ogni altra, avreb­be forse chinato la fronte davanti alla dottrina, alla giustizia, alle dichiarazioni di un uomo, e uomo del popolo, del figlio del falegname di Nazareth, se non si è arresa ai prodigi dei suoi mi­racoli e della sua Risurrezione ed Ascensione? La potenza di un uomo anche santissimo al quale si fosse temporaneamente uni­to Dio, avrebbe conseguito lo scopo di fare accettare una reli­gione così contraria, nelle sue dottrine, alla sensualità triplice che morde, brucia, rende insani[423] gli uomini? Era convenien­te e giusto che la Religione perfettissima venisse predicata e fon­data per la sola permanenza dell’Emanuele in Palestina? È da pensarsi un mondo convertito dall’ammaestramento di un uo­mo ancorché sapientissimo?

22Nulla di queste cose può avere risposta affermativa. Non sa­rebbe stato possibile, né giusto, né conveniente. Perché l’uomo l’avrebbe resa nulla e impossibile a seguirsi con i suoi cavilli, incredulità, scandali ingiusti, ironie stolte ed irriverenti.

23Perché la Religione di Cristo doveva essere universale, e tale fu sempre contemplata dal Pensiero divino; perciò doveva esser appoggiata, suffragata e riconosciuta unica e perfetta, perpetua sino alla fine dei secoli, degna d’esser seguita da tutti i popoli, non soltanto da quello palestinese, già ” Popolo di Dio “, ma mutatosi, nel corso dei secoli, e specie negli ultimi tre anni della vita terrena del Verbo Incarnato, in ” Popolo di antidio “.

24Perché troppo grande sarebbe stata la sproporzione tra la col­pa e l’espiazione, fra l’oceano delle colpe passate, presenti, future dell’Umanità tutta, da Adamo all’ultimo vivente, e la misura del sacrificio, se questo non fosse stato di immolazione totale.

25Perché troppo deboli sarebbero state, per i troppi increduli, le prove della vera Personalità di Gesù Cristo, se Egli fosse tornato al Padre, dopo aver compiuto la sua missione di Maestro, Fon­datore, Santificatore, senza prima esser stato torturato e ucciso, in quella maniera, alla presenza delle moltitudini d’ogni nazione, convenute in Gerusalemme per la Pasqua, di modo che sia gli israeliti prevaricatori e deicidi, che i Gentili ignoranti il Dio vero, divennero, loro malgrado, testimoni e testimoniatori della vera Personalità di Gesù Cristo, Dio e Uomo, che da Se stesso risorse e apparve a molti dopo la risurrezione, dopo esser stato catturato, torturato, ucciso da quelli del suo Popolo e confer­mato morto dalla lanciata del romano, e che ascese al Cielo, per forza propria, ancora alla vista di molti, accorsi di nuovo a Gerusalemme, per l’imminente festa delle messi o delle sette set­timane, detta poi Pentecoste, da ogni parte della Diaspora, sia che fossero israeliti puri o proseliti, o famiglie miste composte di gentili e di ebrei[424].

26Nulla è senza ragione nelle cose stabilite o permesse da Dio. E ragione perfetta e buona. Per questo, Cristo fu immolato nel venerdì pasquale, risuscitò mentre ancora durava l’affollamento della Pasqua, ascese quaranta dì dopo, quando novellamente la città era affollata di pellegrini che tornavano per la Pentecoste o che vi avevano sostato per compiere il duplice rito di presenta­zione di ogni maschio nel Tempio, per le due feste di primavera.

27Quei pellegrini, spargendosi poi per tornare alle loro città del­la Diaspora, e anche altrove, avrebbero sparso ovunque abitava­no la novella dei prodigi visti, e a loro stessa insaputa avrebbero servito a divulgare nel mondo la verità che Gesù di Nazareth era il Figlio di Dio, il Predetto dai Profeti, l’atteso Messia, il Salva­tore e Redentore; come servì allo stesso scopo Ponzio Pilato col suo rapporto a Caio Tiberio Cesare sul processo e la condanna di ” un ebreo di Nazareth, di nome Gesù, ucciso per volontà di popolo perché accusato di sovvertire la nazione e di istigare il popolo a non pagare i tributi a Cesare, poiché un sol re era sulla Terra e quello era Lui: Gesù “; come servì Longino[425] e gli altri legionari, che ne videro la mansuetudine e la maestà tra­lucente anche sotto la veste di ferite che sfiguravano il Martire, ne sentirono le parole solenni nell’interrogatorio del Proconsole, e lungo la via dolorosa e dalla croce assistettero ai prodigi che ac­compagnarono la sua Morte.

27Tutto e tutti servirono a testimoniare che Gesù di Nazareth era il Figlio di Dio.

Redenzione dell’Umanità.

28Osservate e meditate, o uomini, in quali tempi avvennero i principali eventi del Cristo. La Nascita avvenne quando l’editto di un Cesare richiama gli ebrei sparsi per la Terra alle loro città d’origine per essere censiti[426]. La Morte, la Risurrezione, l’Ascen­sione, avvengono quando i comandi della Legge mosaica[427]  raccol­gono gli sparsi figli d’Israele intorno al Santo del Tempio, nella Città santa.

29 È l’Umanità che deve essere salvata da quell’Infante vagente in una mangiatoia. E l’Umanità, rappresentata non solo da pale­stinesi ma da ebrei esuli in altre nazioni, si aduna, per quel tempo, nella nazione dove Egli viene alla luce.

30 È l’Umanità, che deve esser redenta dall’innocente Agnello di Dio morente sulla Croce, che si aduna nella città deicida e omi­cida per quel tempo in cui Egli viene immolato, per essere pre­sente al delitto compiuto nel tempo e nel modo predetti dai Pro­feti[428] per il Re Messia: Uomo Dio.

31 È ancora l’Umanità, che è agitata da turbamenti e rimorsi, da dubbi e affermazioni, e che deve essere confermata nella Fede, che è presente quando, tra lo scuotimento del secondo terremo­to, l’Ucciso risorge mentre il Sepolcro si svuota del Vivente inu­tilmente ucciso, ed ha la risposta del Dio Uno e Trino, risposta placante o torturante, sull’Uomo di Nazareth.

32 È ancora l’Umanità, tuttora dubbiosa, perché sempre superba e proterva, che è presente nel fulgido mattino di nisan, quando Colui che non si volle riconoscere per ciò che era né ascoltare, che anzi venne messo a morte sperando spegnerne la voce, ascende al Cielo, Parola e Carità eterna che sempre parlerà, che sempre accenderà gli uomini, di buona volontà, di amore per Lui, e l’Umanità lo vede ascendere nella luce del sole, più splendente di esso per la luminosa bellezza e proprietà dei corpi gloriosi.

33 È infine l’Umanità, ancora titubante dopo tante prove, che è presente al miracolo pentecostale[429], alla epifania della Chiesa do­cente, la quale Chiesa, non per capacità propria, ma per esse­re stata fatta ripiena di Spirito Santo, dell’incorporea Terza Per­sona della Triade Eterna, discesa sulla Terra — come la Secon­da Persona aveva detto prima di consumare il suo Sacrificio e pri­ma di ascendere al Cielo, al Cielo dal quale era scesa per volere della Prima Persona, e per un unico trino amore che vuole, in Uno, ciò che gli altri Due vogliono, essendo Essi un’unica Unità in tre Persone — inizia il suo magistero sapiente ed infallibile nelle verità della Religione.

Le opere di Dio.

34Le opere di Dio sono opere di verità e di luce. Nella luce si compiono, nella verità si affermano. La verità ama e cerca la lu­ce. La luce fa splendere la verità anche alle pupille che vogliono essere cieche. E questo perché non possano dire: ” Non abbia­mo visto “, e perché la condanna che verrà loro data dal Giu­dice divino sia condanna motivata dalla loro malvagia volontà, e volontariamente meritata per essersi ostinatamente fatte cie­che per non riconoscere la verità.

35Dio, nella sua amorosa volontà, agisce in modo che tutti pos­sano vedere il Vero per avere il modo di salvarsi. La salvezza di tutti è il desiderio di Dio. La gloria per tutti è il suo eterno so­spiro. Il respingere salute e gloria da parte di troppi è il suo infinito dolore.

36Onde tutti coloro che sono di buona volontà abbiano giustifi­cazione, salute e gloria, Egli ha mandato il suo Verbo tra gli uo­mini, lo ha vestito di Carne pura, santa e immacolata, perché la Sapienza di Dio parlasse alle turbe e le ammaestrasse, e l’Agnello di Dio fosse immolato, e così redimesse l’Umanità dalla Colpa che la privava della Grazia, e gli uomini ricreati alla vita sopran­naturale potessero camminare nella via di Cristo e raggiungere il Regno celeste, la conoscenza e visione di Dio, la Vita eterna e gloriosa per il cui fine il Creatore li ha creati[430]. »

27. Carisma di Maria Valtorta[431]

Missione di Portavoce.

“Tu sei lo strumento, il portavoce. E uno strumento è inerte sino a che l’artefice non lo prende”

Dice lo Spirito Santo:

1«Scrivi. E sia risposta alle stolte deduzioni di alcuni. Risposta il lungo silenzio (18 mesi), e risposta la nuova parola.

2Risposta il lungo silenzio, risposta che dice ai tuoi calunniatori che in te non c’è volontà di scrivere o di non scrivere, ma solo volontà di ubbidienza a Dio.

3Se Egli parla, tu scrivi. Se Egli tace, tu non scrivi. Perché tu non sei simulatrice di cose straordinarie. Perché tu non sei una folle che scambia per parole soprannaturali e soprannaturali visioni le parole e le visioni date dal delirio. Tu sei lo strumento, il portavoce. E uno strumento è inerte sino a che l’artefice non lo prende fra le mani per fargli compiere un lavoro. E un portavoce non ha voce sinché la Voce non lo empie di Sé perché egli la espanda sul mondo. Questo tu sei, e non altro.

La colpa dei carnali.

4Ed è risposta, dopo il lungo silenzio, la nuova parola, per dire la verità ai ciechi dagli occhi coperti dalle scaglie della loro carnalità, i quali vedono come vede il loro pensiero non buono, non già come è realtà, perché sono ciechi. Vedono l’esterno, e non sanno ciò che avviene fra lo Spirito divino e lo spirito del servo di Dio. Vedono l’apparente silenzio ma non possono penetrare i motivi divini di quel silenzio, perché l’uomo carnale non può penetrare con la sua pesan­tezza opaca nei misteri della Luce fatta Parola.

Ciò che divinizza è l’amore.

5Ora Io dico che per rispondere a questi stolti Io parlerò dopo tanto tacere. Ma poiché sono Dio, e Dio è Bontà, non sforzerò te, vittima che ti consumi sempre più. Regolerò la mia Parola alle tue possibi­lità fisiche, dando così una nuova lezione ai colpevoli contro la carità e la giustizia, e quindi contro Dio, i quali non regolano con la carità e la giustizia le loro azioni verso te, malata, e peccano contro il dupli­ce amore che la Legge antica ed il Verbo incarnato hanno proclamato essere il primo comandamento[432], senza il quale non possono essere veri, vivi, gli altri; e vane, e false, e spoglie morte, che non han valore per il giudizio di pace e gloria, sono le forme formali, letterali del culto. Perché ciò che è vita divina, ciò che divinizza anche un sorriso e ne fa oggetto di futuro premio, è l’amore. Solo l’amore.

6Non senza divino consiglio si fermarono le lezioni al v. 4° dell’8° c. ai Romani, per riprendere al 5° v. dello stesso capo dopo 18 mesi. Sino al 4°, di te che vivi nello spirito si parlava, e di chi come te. Dal 5° in poi sino al 7°, di costoro si parla. E con questo punto ha ripresa la lezione[433], giusta per l’ora attuale.

7Anche un battito di ciglio è regolato dalla Sapienza di Dio.»

28. La saggezza della carne è morte[434].

Legge dello spirito e libero arbitrio (Rm 8,5-7)[435] .

Libero arbitrio ed i fomiti.

1«La legge dello spirito ha, per Gesù Cristo[436], liberato dal pec­cato e dalla carne, redimendo dalla colpa d’origine, lavando dalle colpe della carnalità sorte per i fomiti lasciati dalla Colpa prima, fomiti che l’uomo non reprime con acuta ed eroica vo­lontà.

2Ma la legge dello spirito non ha soppresso la legge della liberta d’arbitrio. Ove lo avesse fatto, non ci sarebbe più stata giustizia nel dare il premio ai vittoriosi, che tutti sarebbero stati senza colpa, ma anche senza merito di non aver voluto peccare.

3Il libero arbitrio ed i fomiti lasciati dalla Colpa prima, sono un pericolo di morte per la creatura creata ad immagine e somi­glianza divina, predestinata alla grazia e alla gloria. Ma sono un pericolo santo, venuto, dato dalla Santità infinita, permesso dal­l’infinito Amore, per poter dare con giustizia ad ogni creatura ciò che essa ha meritato col suo amore o col suo disamore, nel tem­po della carne, e con l’aiuto della carne, e con la vittoria della volontà spirituale sulla carne per amore a Dio e aspirazione al Cielo. Non per evitare l’Inferno, ma per solo moto d’amore al­l’Amore inesprimibile, inconoscibile, che solo una vita e morte in grazia permetteranno di comprendere e conoscere e possedere.

La vita cristiana è amore.

4Ora nelle turbe dei cristiani, e cristiano-cattolici, molti sono quelli che portano il segno esteriore del cristiano, come gli anti­chi farisei portavano le filatterie alla fronte e al polso, ma che poi non hanno il segno vero del cristiano nel cuore, come non ave­vano i farisei la vera legge nell’interno del cuore, regola a quelli e a questi della vera vita di figli di Dio. Hanno il nome e il segno esteriore di cristiani. Ma non ne hanno la vita.

5La vita cristiana è amore. Tutto amore. L’Amore ha dato i co­mandamenti ai cristiani. E l’amore dei cristiani rende loro pos­sibile la vera esecuzione dei comandi. L’Amore propone, dispo­ne, per premiare. E l’amore dei cristiani accoglie ed esegue per meritare il premio e far contento l’Amore.

6Ma l’amore, movimento che viene dal Generatore di tutto, che è Dio Creatore di tutte le cose create, delle creature della sua Vo­lontà — dallo stelo d’erba al sole, dal sasso opaco e inerte alla stella splendente e trasvolante per i firmamenti, dal verme al­l’uomo che la Grazia divinizza, dall’animale all’angelo — è spiri­tuale movimento, come purissimo Spirito è Colui che, essendo l’Amore infinito, lo ha infuso in un con l’essere nelle creature abitatrici del Regno del Cielo dalla creazione loro (gli angeli fe­deli) a quelle che vi assursero e assurgeranno (spiriti beati) du­rante i millenni.

7E l’amore, essendo cosa spirituale, non può essere gustato e posseduto da quelli che domina la carne[437]. La carne usa chia­mare ” amore ” l’appetito concupiscibile per un’altra o molte al­tre carni. Ma quello non è amore: quello è libidine, lussuria, con­cupiscenza della carne.

8L’amore lo ebbero, perfetto per quanto può essere nella crea­tura e a seconda dei suoi meriti e della sua santità, il Figlio del­l’Uomo, Maria sua Madre, e Giuseppe il Giusto. Tre gradi diversi di perfezione che splendono, separati dalle altre perfezioni di giusti, da quelle di Giovanni il vergine apostolo di Gesù, a quelle dei giusti di tutti i tempi, ossia a quelle di coloro che cammina­rono secondo lo spirito, e spirito divinizzato dalla carità che è ancora Dio nell’uomo.

I sacri a Dio.

9Costoro, i separati, i segregati, sacri a Dio, possiedono e gu­stano l’amore. Gli altri: i cristiani secondo la lettera e non se­condo lo spirito, possiedono e gustano la concupiscenza della carne, che non è amore ma appetito di piacere carnale. Fra i pri­mi ed i secondi è l’abisso. Fra i primi ed i secondi è l’impossi­bilità di alleanze e l’incomprensibilità in tutto. Un ponte è sul­l’abisso, un ponte in ascesa: il nome di Dio.

10I primi, col loro amore compassionevole verso i poveri fratel­li, dal limite più alto del ponte chiamano e tendono la mano ai poveri fratelli per far loro varcare l’abisso e portarli sulla via dello spirito con la santa seduzione di quel Nome che accende visioni di gaudi inenarrabili.

I Giuda di Dio.

11Ma i secondi, o non accolgono l’invito, o dopo poca ascesa, appesantiti dal peso della carne, sedotti dai frutti di essa, che sono dalla parte bassa del ponte che congiunge la Terra col Cielo, precipitano di nuovo verso i palpabili, materiali, carnali frutti della carne, e vi si pascono, lasciando di appetire ai mi­steriosi, spirituali frutti celesti, insipidi al loro gusto carnale e corrotto, e che corruzione porta al loro spirito perché ” la sag­gezza della carne è morte[438] “.

12Ma i secondi, che credono poter servire Dio e Mammona bilanciando e controbilanciando con pratiche e riti religiosi let­terali le azioni sostanziali della carne, e scambiando la divina Misericordia per stolta bontà che è lecito irridere sinché la vita è bella, la salute buona, gli affari e ricchezze floride cose, ri­ducendosi ad un’estrema contrizione per evitare l’inferno, con­trizione non sempre concessa di compiere dal Dio schernito per tutta una vita, si credono ” saggi ” perché sanno godere e pre­gare, oh! infangate orazioni oggetto di ribrezzo al Purissimo! Questa è ” saggezza della carne ” e non è pace, e non è vita, e non è terreno e moneta di futura ed eterna pace e vita celeste. Ma costoro sono gli amici-Giuda di Dio. Quelli che, come il Traditore, fingono ossequio a Dio e al prossimo, ambi presenti nel Dio-Uomo Gesù, e ” Amico ” lo chiamano — Lui, sempre pre­sente nei suoi veri figli, in quelli che vivono secondo lo spirito e di spiritual cibo si pascono e gustano quel solo — e poi Dio tra­discono e a Lui sono nemici disubbidendo alla sua Legge d’amo­re e al Decalogo tutto, ostacolando il suo volere, opprimendo e crocifiggendo i suoi servi, le sue voci, i suoi strumenti.

13Or la fine di Giuda non fu solo morte della carne, ma morte dello spirito. Egli era già un ” morto “, una ” spoglia ” di Satana, mentre ancora mangiava l’agnello con l’Agnello e mentre il Pa­ne di Vita scendeva in lui[439]. Anzi fu giusto allora, per la sua ipo­crisia, che Satana entrò in lui da supremo, eterno padrone. Perché Dio è Verità e non può esservi Dio dove è menzogna, ipocrisia, falsa testimonianza contro un innocente. Tutto ciò era Giuda. Il Pane di Vita non ebbe potere di vincere il sapore del frutto carnale e Giuda, sacrilegamente mescolando l’appetito concupiscibile della carne col frutto soavissimo e santissimo del Sacramento d’amore, segnò il suo decreto di morte eterna.

14Perché amore e odio non possono vivere uniti. Perché Dio e Satana non possono insieme servirsi. Perché non v’è perdono al peccato contro l’Amore, peccato deicida e fratricida. Perché non può venire al regno di Verità l’ipocrita, il menzognero, il calun­niatore.

I falsi cristiani.

15” I cani, i venefici, gli impudichi, gli omicidi, gli idolatri, chiun­que ama e pratica la menzogna, sia fuori dalla celeste Gerusa­lemme ” (Apocalisse c. 22 v. 15). Ora si avvelena e si uccide anche senza altro veleno che la calunnia e il dolore dato al fratello. Ora si è idolatri anche se per idolo si adora l’io proprio credendolo perfetto, o l’idolo di un altro io.

16Io dico che è più facile si salvi un Disma[440], sincero nella sua confessione, che un falso servitore della Legge e di Cristo. Per­ché Dio ama paternamente il peccatore che si pente. Ma la sua bontà respinge chi fa frutto concupiscibile anche dei doni di Dio, e mette ragione di interessi carnali anche là dove è solo interesse divino.

17E come Gesù respinse i falsi discepoli, di cui parla Giovanni nel cap. 6 v. 22-72 del suo Vangelo, così al Padre non piacciono[441] i falsi cristiani che, onorandolo con forme esteriori, in verità lo combattono col criticare i suoi disegni e i suoi servi e giudican­do, da stolti, ciò che solo il tempo e Dio stesso spiegheranno; azione o apparente contraddizione che ha ragione, e divina ra­gione, d’essere, e che sarà sigillo di grazia al servo di Dio e con­danna a coloro che vollero giudicarlo e giudicare Dio con esso. »

29. “Violenza cristiana”[442]

Vivere secondo lo spirito (Rm 8,8-9)[443].

La perfezione è amore, armonia, ordine.

1«La perfezione è amore. L’amore è armonia. L’armonia è or­dine.

2Non c’è armonia là dove viene ad essere turbato l’ordine. Non c’è amore là dove viene ad essere turbata l’armonia. Non c’è perfezione là dove viene a mancare l’amore.

3Così avviene in tutte le cose e le opere. In quelle umane, e soprattutto in quelle sovrumane.

4Non potrebbe aversi una musica, veramente armonica, se il musicista o i suonatori venissero a mancare all’esatta applica­zione delle leggi musicali di tempo e di tono. In luogo di una musica armoniosa, di una armonia, risulterebbe un discorde ru­mor5

Non potrebbe aversi armonia morale se fra i componenti di una famiglia, di una società, di una nazione, di un complesso di nazioni, venisse a mancare l’amore. Il disamore, ossia il di­sordine nelle reciproche relazioni, porterebbe alla scissione e rovina della famiglia, alla fine di una società, alla rovina della nazione, alla guerra fra le nazioni.

6Non può aversi perfezione di costumi, di leggi, di vita, se vie­ne a mancare l’amore, ossia ancora l’armonia e l’ordine che è base di quanto è buono.

7Per questo la Perfezione infinita ed eterna — che è Amore, che è Ordine, che è Armonia superperfetta al punto da essere Una e Trina senza che ciò porti ad annullamento o confusione di una Persona o delle Persone, che restano ben distinte pur essendo così armonicamente fuse dall’Amore sino ad essere una per­fetta Unità, e che tale perfezione ripete in diversa forma ma con uguale ordine nel Verbo fatto Carne, nel quale Divinità e Umanità si unirono senza confondersi o sopraffarsi, ognuna del­le due qualità restando ciò che era, senza separazione del Figlio dal Padre, senza abusivo privilegio della Umanità del Cristo per essere Egli Dio — per questo, dicevo, la Perfezione infinita ed eterna creò armonicamente tutte le cose e creature create, e tutto il Creato può dirsi una sublime armonia che dura da quan­do è, per quanto riguarda le sempiterne leggi che regolano il corso degli astri e pianeti, l’avvicendarsi delle stagioni, il conti­nuo ricrearsi delle specie animali e vegetali, perché alla creatu­ra-uomo non venga a mancare quanto è necessario alla sua vita terrena.

Opera di Lucifero e dell’Uomo-Adamo.

8Compiuta senza fatica, perché compiuta ordinatamente, la creazione sarebbe continuata senza sforzo da parte delle crea­ture, se il disordine non fosse venuto a turbare l’armonia dei Cieli con la ribellione di Lucifero e l’armonia dell’Eden con la ribellione dell’Uomo-Adamo.

9” Eden ” era chiamato il luogo dove l’Uomo era stato creato e posto perché con la compagna lo popolasse. Così come ” Cielo ” era chiamato il luogo dove gli angeli, spiriti puri, erano stati po­sti dopo esser stati creati da Dio, per adorarlo e servirlo nei se­coli dei secoli. Eden vuoi dire ” giardino ‘”, ossia luogo di delizie. Cielo vuoi dire ” Regno di Dio “, ossia luogo di santità e gaudio. Se l’ordine non fosse mai stato volontariamente violato dalle creature che da Dio avevano ricevuto l’essere e luoghi di gaudio e delizie, l’Eden sarebbe rimasto Eden per tutti i discendenti dell’Uomo-Adamo e l’Inferno non sarebbe stato.

10Ma l’angelo per primo, conoscendo per sublime dono i misteri futuri e le future opere del Signore, misteri ed opere che Lucife­ro, benché sublime fra gli angeli, mai avrebbe potuto compiere, in luogo di[444] contemplare adorando l’infinita Potenza e Carità del suo Creatore — e ciò sarebbe stato ” vivere nell’ordine, vivere nell’armonia dei moti intellettivi buoni ” — si aderse contro il suo Signore, in una folle ribellione che uccise in lui e nei suoi se­guaci la carità, e quindi l’armonia e l’ordine, e creò. Sì, esso pure creò. Ma che? Creò il disordine, il peccato, l’inferno. Ciò che poteva creare uno che si era avulso da Dio.

11Il disordine nei moti ed istinti umani, che Dio aveva dato buoni, ordinati ed armonici fra loro, in ordine ed armonia al fine ultimo per cui Dio aveva creato l’uomo, venne creato da Lucifero, il ribelle, che per essere stato ” splendente al mattino ” della ce­leste creazione degli angeli, si credette ” simile all’Altissimo ” sopra i cui cieli tentò ” innalzare il suo trono” (Isaia 14).

12Il peccato contro l’amore, ossia la superbia della mente e del cuore per cui l’Uomo-Adamo innocente divenne colpevole, il tre­mendo peccato dell’io che vuole ” divenire come Dio ” (Genesi II[445]), è stato creato da Lucifero, che poi ad esso peccato sedusse l’Uomo per farlo simile a lui in ribellione al Signore.

L’Inferno e il Cielo.

13L’Inferno, il luogo di eterna e inconcepibile tortura in cui precipitano quelli che ostinatamente vivono in odio al Signore ed alla sua Legge, è stato creato a causa di lui, dell’Arcangelo ri­belle folgorato coi suoi seguaci dall’ira divina e vinto dagli an­geli fedeli, vinto, perché ormai spogliato della[446] potenza del suo stato di grazia, folgorato e ” precipitato nel profondo dell’Abis­so” (Isaia) nel quale il suo orrendo fuoco d’odio, la sua ormai or­renda luce e fiamma, così diversa dalla luce e fiamma di grazia e d’amore di cui Dio lo aveva dotato nel crearlo, accesero i fuo­chi eterni ed atrocissimi.

14Il Cielo rimase Cielo, anche dopo la ribellione e la caduta dei ribelli. Perché nel Regno di Dio tutto è fissato da regole eterne e — cacciati i superbi, i ribelli, gli autoidolatria, la cui dimora è lo stagno ardente infernale — santità, gaudio, amore, armonia, or­dine perfetti, continuano eterni.

Il disordine creato dal Ribelle.

15Ma il disordine ormai era, e con esso il peccato, il dolore e la morte poterono insinuarsi sinuosamente fra le delizie del­l’Eden, turbarne l’ordine, l’armonia, l’amore, spargervi il tossico, corrompere intelletto, volontà, sentimenti e istinti, suscitare ap­petiti colpevoli, distruggere innocenza e grazia, addolorare il Creatore, fare delle creature, dianzi soprannaturalmente e na­turalmente felici, due infelici, condannato uno a trarre faticosa­mente il suo pane dalla terra ormai maledetta e producente tri­boli e spine, condannata l’altra a partorire con dolore, a vivere nel dolore e nella soggezione dell’uomo, condannati entrambi a conoscere il dolore del figlio ucciso dal figlio e la vergogna d’es­ser genitori di un fratricida, ed infine a conoscere il dolore del morire.

16Tutto questo millenario dolore viene da un disordine creato da un ribelle in Cielo e da un’acquiescenza al disordine propo­sto da esso, ormai maledetto serpente, nell’Eden, ai due pri­mi abitatori della Terra. Né mai più la prima perfezione, il pri­mo amore, la prima armonia, l’ordine primo, poterono risor­gere dopo che volontariamente un angelo e due innocenti prefe­rirono il Male al Bene supremo.

17Neppure il Sacrificio di un Dio, fattosi Uomo per redimere, valse a ristabilire lo stato primevo di ordine, armonia, amore, perfezione. La Grazia restaura, ma la ferita resta. La Grazia soc­corre, ma i fomiti restano.

18Mentre prima sarebbe stato dolce e senza sforzo il pervenire al Regno di Dio, ora occorre ” usare violenza[447] ” per consegui­re il Regno dei Cieli. Violenza santa contro violenza maligna. Perché dal momento del Peccato il Bene ed il Male sono, e si combattono fuori ed entro l’uomo.

Dio chiama ispira, offre. Satana chiama ispira, offre.

19Dio chiama. Satana chiama. Dio ispira. Satana ispira. Dio of­fre i suoi doni. Satana i suoi. E tra Dio e Satana sta l’uomo. L’uomo nel quale sono due nature già in lotta fra loro. Quella carnale in cui sono i fomiti della Colpa. Quella spirituale in cui sono le voci della Grazia. E se Dio si volge alla parte che da Lui ha somiglianza, perché è il Padre che ama la sua creatura e ad essa si vuole riunire dopo la prova terrena di essa, Satana, l’Av­versario, l’Odiatore di Dio e dell’Uomo creatura di Dio, all’una e all’altra parte si volge, ed aizza la carnale mentre tenta se­durre la spirituale, per vincere e fare preda, da quel “‘ leone rug­gente che vuoi divorare “, di cui parla l’apostolo Pietro[448]

30. Conseguenze del Peccato e
facoltà per vincerlo
[449].

Lo spirito vive per la Giustizia (Rm 8,10)[450].

Nessuno sfugge alle conseguenze del peccato originale.

1«A questa dolorosa conseguenza del disordine di un angelo e dei Progenitori nessuno sfugge.

2Neppure il Figlio dell’Uomo, il Ss. Verbo del Padre che, senza compiere peccato, conobbe però l’assalto del Tentatore[451], e che, nell’ora in cui fu ” l’Uomo “, Colui che, come l’ariete d’espiazione, carico dei peccati di tutti gli uomini, venne cacciato a mo­rire fuor della Città Santa[452], nel deserto dei deserti — quello del­l’abbandono non solo del suo popolo, ma degli amici e fin del Padre suo — pur essendo Dio, e quindi Eterno, Purissimo e quindi esente dalle conseguenze della Colpa, conobbe il dolore e la morte.

3Neppure Maria, la Senza Macchia per divino privilegio e per eroica volontà e fedeltà, sfuggì alla legge del dolore, conseguen­za del peccato. E se non morì materialmente, ma trapassò ado­rando, separandosi il suo spirito dalla carne nell’empito della contemplazione — per far strada a Colei che non doveva co­noscere la putredine della carne, per non aver conosciuto la ancor più non riparabile totalmente putredine della Colpa e dei peccati, ma doveva con la carne glorificata, ricongiunta all’ani­ma purissima, entrare in Cielo, Regina — pur conobbe il dolore ed assaporò la morte del cuore vedendo spirare su una croce il suo Dio e il Figlio del suo seno.

4Nessuno dunque, dei nati di donna, è esente dalle conseguenze della Colpa che violò per sempre l’ordine stabilito da Dio, alterò l’armonia fra le creature ed il Creatore, inquinò l’amore, prima tutto santo, con falsi amori, ossia con il ribollire di passioni carnali e facilmente disordinate, atte a trarre all’imperfezione e alla morte spirituale l’anima umana creata con predestinazio­ne di gloria.

Ruolo dell’intelletto, la coscienza, la Legge.

5Irreparabili queste conseguenze? Ostacolo al Cielo per i figli di Adamo? No. Se incancellabili sono i segni della Colpa, se il castigo del dolore e della morte permane, se i fomiti restano anche dopo che il Redentore ed i Sacramenti da Lui istituiti ren­dono la Grazia ai discendenti d’Adamo, non chiusi per questo sono i Cieli, né negata è la gloria a quelli che eroicamente sanno conseguire santità.

6L’uomo ha ricevuto da Dio, tra i molti doni che sono stati la­sciati anche dopo la Colpa o sono stati reintegrati dopo la Reden­zione, l’intelletto, la coscienza, la Legge.

7L’intelletto è capace di distinguere ciò che è bene e ciò che è male. Ancor più lo aiuta nel distinguere la Legge divina che indica ciò che è bene e ciò che è male ed ammaestra sul co­me ed il perché si può e si deve volere fare il bene e non voler fare il male.

8La voce della coscienza — e potrebbe chiamarsi ” voce dello stesso Iddio parlante nell’interno dell’uomo ” — è altro aiuto non solo nello spronare la volontà ad azioni buone o nel tratte­nere la stessa da azioni malvagie, ma è sorgente al pentimento, è sprone alla riparazione di un male compiuto, perché l’uomo rientri in grazia di Dio quando l’ha perduta peccando.

La libertà e la buona volontà.

9Dio ha dato questa all’uomo. E perché avessero merito le sue azioni, ha dato libertà di volere. L’uomo può fare tutto ciò che vuole. Il bene come il male. Nella sua volontà di fare l’uno o l’altro sta la prova che lo riconfermerà in Grazia o lo getterà fuor della Vita vera.

10La parola angelica della notte di Betlem[453] non è stata parola di gaudio e promessa soltanto. È stata lezione agli uomini presenti e futuri che quell’Innocente, accolto in una mangiatoia e desti­nato a morire su una croce, era, sì, il Principe della Pace, il Prin­cipe del secolo futuro, il Salvatore — Jeosciua — il Messia, il Promesso nell’ora stessa della condanna ai Primogenitori, il Re­dentore e Pontefice Ss. ed Eterno della vera e perfetta religione, ma che per essere tutto questo alle moltitudini dei discendenti di Adamo era necessario, da parte loro, la ” buona volontà “.

11Con essa non sarebbe rimasto inutile per i singoli il sacrificio di un Dio che si incarna e del Figlio dell’Uomo che muore su una croce. Con essa i singoli avrebbero avuto la pace, la vera pace. Pace del cuore sulla Terra, nel tempo dell’esilio. Pace dello spirito, e poscia dello spirito e della carne risorta, nel Regno del Cielo, pace di smisurato gaudio. Pace fra gli uomini, fra paesi e città e nazioni. Condizione essenziale perché la venuta del Cri­sto dia i frutti per cui fu dal Padre voluta, è la buona volontà dell’uomo.

12Nelle opposte voci del Bene e del Male, che Dio lascia pur che operi per saggiare gli uomini, e dal Male stesso trarre motivo di gloria eterna per i suoi figli adottivi, eroici nel vincere il Male e volere il Bene, la volontà libera dell’uomo ha modo di conqui­stare il posto che lo attira più fortemente. Ogni azione dell’uo­mo trae origine dalla sua volontà. Se la sua volontà è buona, l’uomo farà azioni buone, o almeno desidererà fortemente di far­le. Se la sua volontà è cattiva, l’uomo farà azioni cattive, o al­meno desidererà fortemente di farle.

Conseguenza e potere del desiderio.

13E qui, anima mia, ti ricordo una lontana parola dell’Eterno Amore che si incise con caratteri indelebili nel tuo spirito, e là splende, faro a tutta la tua vita ed alla tua via verso il tuo Amo­re: Iddio. ” II male non basta non farlo. Bisogna anche non desi­derare di farlo[454] “. Fu detto a te. Per condurti ove sei giunta e ove finirai.

14Ma andrebbe detto a tutti. Predicato. Scritto nei libri e nelle chiese, e più nelle anime. Perché colui che oggi desidera di fa­re il male, domani lo farà veramente. Per questo il Verbo dis­se: ” Colui che guarda una donna con desiderio è già adultero nel suo cuore[455] “. Mentre colui che desidera oggi di fare il bene, e lo desidera ogni giorno, veramente è come se lo compisse[456], an­che se, per malattia od altro ostacolo, gli è vietato di compierlo.

15Un desiderio infocato dall’amore perché Dio sia amato, conosciuto, servito, perché un peccatore si ravveda, può conquistare più anime a Dio che non un attivo prodigarsi privo di puro a-more, e quindi anche da sacrificio nascosto. Perché il desiderio infocato d’amore perché Dio sia amato e siano redente le anime, talmente si fonde all’eterno sospiro e desiderio del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, da fare della creatura umana ” una cosa sola[457] ” con Dio, cooperando alla gloria del Padre, alla redenzione del Figlio, alla santificazione dello Spirito Santo. Gli uomini di buona volontà, che con le azioni o col desiderio martirizzante di compierle, talora più consumante della stessa azione, così vivono, possiedono la saggezza dello spirito e quin­di praticano la legge della Carità e del Decalogo divino e perven­gono alla gloria eterna.

Lo spirito vive per la Giustizia.

16Veri figli di Dio, viventi secondo lo spirito, pur obbligati a lottare contro gli assalti del male e della carne, restano fedeli al­l’ordine, all’armonia, all’amore verso Dio ed il prossimo e fini­scono a fondersi alla Perfezione eterna, mentre[458] coloro che vo­lontariamente eleggono la sapienza della carne, nemica a Dio e alla sua Legge, dopo il transitorio e impuro trionfo terreno, conoscono la disperazione dei respinti da Dio e l’orrore dell’A­bisso il cui re è Satana.»

31. Il corpo mistico[459].

Lo Spirito di Cristo abita in noi (Rm 8,11)[460]

Nessuno ignora il giogo del peccato originale.

1«L’Apostolo si rivolge ai figli di Dio. L’Amore pure si rivolge ad essi, quello stesso Amore che ispirò Paolo e che ispira, am­maestra e santifica coloro che hanno amore a Dio. Anche in essi è ” la legge del peccato “, congenita alla carne da quando essa volle gustare il frutto proibito.

2Nessuno dei servi di Dio ignorò questo giogo, questa catena, questo ” aculeo ” di cui parla lo stesso Paolo, che pur fu rapito al terzo Cielo e udì parole arcane, ma non per questo fu rispar­miato dagli assalti ” di un angelo di Satana “, eccitatore crudele, invido della santità dell’Apostolo, degli stimoli della carne[461].

3E l’ispirato Apostolo, che è penetrato nei misteri di Dio senza poter ripetere quelle ” parole arcane ” che glieli hanno svelati, non leva lamenti per questi assalti e stimoli, non leva rimpro­veri al Signore che li ha permessi, ma ” avendo lo spirito di Cristo in lui ” comprende la ragione soprannaturale di amore e di giustizia che permise quegli assalti e quello stimolo dopo ” la grandezza delle rivelazioni “, accetta la risposta di Dio e pro­clama: ” Dunque mi glorierò delle[462] mie infermità affinché in me abiti la potenza di Cristo “.

Il Cristo innabita nell’uomo.

4Ecco come l’uomo in cui è natura carnale e natura spirituale, legge carnale e legge spirituale, può vivere secondo lo spirito: avendo in sé la potenza dello spirito di Cristo. La Grazia e la buona volontà contribuiscono a tenere ordine fra le parti carna­le e spirituale in contrasto tra loro. Ma quello che afferma, con­ferma, stabilisce nella legge dello spirito, nella vita dello spirito, è l’avere il Cristo inabitante nell’uomo, ossia la vita in Cristo Vita. In Cristo, mistica Vite che alimenta i tralci. In Cristo, Capo del mistico Corpo la cui composizione è data dall’unione di tutti i cattolici vivi per la Grazia divinamente data, per la buona vo­lontà eroicamente praticata, per l’unione, anzi: la fusione col Cristo, agendo in ogni momento e azione in Lui, come Lui e per Lui.

5Tutta la dottrina di Gesù, tutta la dottrina di Paolo, si ritro­vano in questa lezione.

6” Io sono la vera Vite e voi i tralci. Il tralcio non può dar frut­to se non rimane unito alla vite. Se uno rimane in Me ed Io in lui, questo porta molto frutto[463], e potrà fare le opere che Io faccio e anche delle maggiori, perché il Padre mio farà ciò che voi gli domanderete in mio Nome. Io stesso farò in voi ciò che in mio Nome mi chiederete. E anche lo Spirito di verità che procede dal Padre, abiterà in voi, vi insegnerà in ogni vero[464] “.

Doppio effetto della Parola

7E ciò disse dopo uscito il Traditore che non era degno di sentire altre, le più sublimi, parole di Vita, essendo già un morto, un impuro, essendolo sempre stato un impuro, un patteggiatore | fra Cristo e Satana. La Parola era Vita a chi l’accoglieva acqui­stando con ciò il diritto di divenire ” figlio di Dio”. Ma era Morte a chi, avendola conosciuta, non l’aveva accolta con purità d’intenzione, ma anzi, dopo averne sperato utile e gloria umana, la condannava e vendeva.

8Veramente anche ora è così. Coloro che della Parola fanno un mezzo di gloria umana e di umano utile, o tentano farlo, muoiono più ancora di quelli che la Parola non hanno cono­sciuta, ai quali, davanti agli occhi giustissimi di Dio, sarà mez­zo di premio anche la legge naturale e le buone opere compite secondo la religione da essi conosciuta per onorare la divinità, così come ad essi era dato di conoscerla.

9Guai a chi ” molto ha avuto[465] ” senza aver molto dato! Guai a chi tenta servire Dio e Mammona[466] nello stesso tempo! Guai a chi avendo ricevuto, direttamente od indirettamente, un dono straor­dinario di Dio, lo avvilisce a mezzo di baratto e contratto per concupiscenza di gloria umana e di denaro!

10Anche la dottrina di Paolo è in questa lezione. La profonda dottrina del Corpo mistico.

Il Corpo mistico.

11” Voi siete il corpo di Cristo e membri uniti ai membri… Come il corpo è uno ed ha molte membra, e tutte, sebbene siano molte, formano un sol corpo, così è del Corpo mistico di Cristo… che è Capo nel Corpo della Chiesa… E anche le membra che sembrano più deboli sono le più necessarie… avendo Dio disposto il corpo in maniera da dare maggior onore alle membra che non ne ave­vano[467]… ma che sono divenute degne d’onore per l’inabitazione nel Corpo mistico e per l’inabitazione del Cristo in loro, del Cri­sto in cui è la pienezza della divinità e dell’unione col Padre e con lo Spirito Santo, quello stesso Spirito ” che chiede (per le membra) con gemiti ineffabili “, mentre il Padre ” conosce quel che brami il suo Spirito Santo “, mentre il Figlio diletto, vivente nel vero cristiano, grida, col suo spirito infuso nei cuori dei fi­gli di Dio: ” Abba – Padre[468] “.

12Ed ecco così possibile all’uomo, nonostante il contrasto tra carne e spirito, e leggi di carne e spirito, e assalti satanici, mantenersi nell’ordine, nell’armonia, nell’amore, e raggiungere la per­fezione ed il Cielo.

13Il corpo sarà sempre corpo e conoscerà gli stimoli, come co­noscerà la morte alla fine dei suoi giorni. Ma il corpo sarà reso suddito allo spirito che il Cristo inabitante in esso rende forte, giusto, vivo della seconda e soprannaturale vita che non conosce morte.

Non perirà chi vive in Cristo.

14Non perirà quindi chi vive in Cristo, per Cristo, con Cristo. Non precipiterà nell’abisso. Potrà esser combattuto, ed anche talvolta atterrato, ma non resterà tale. Risorgerà, dopo ogni as­salto, più forte di prima, sino all’ultima risurrezione senza ter­mine.

15Anche il Cristo parve vinto più volte, posto in fuga, costretto a ritirarsi, durante la vita pubblica. Anche il Cristo parve abbat­tuto per sempre nel Venerdì santo. Ma quel suo completo annichilimento fece più completo il suo trionfo. Proprio per essere stato per qualche ora ” il reo ” meritevole del supplizio della croce, per essere stato accusato d’essere ” il bestemmiatore, il sacrilego, l’obbrobrio del Popolo santo “, fu poi il Vincitore, il Santo dei santi, il Pontefice eterno, la Gloria del Popolo cri­stiano.

16Egli ha vinto la tentazione, il peccato, la morte. Chi vive in Lui e per Lui, come Lui sopporta la tentazione e la vince, anche se cade non muore restando nel peccato. Non resta nella morte, ma risorge. Sempre risorge, anche se è morto per improvviso sopravvento carnale, purché voglia esser di Cristo e vivere nella legge sua, che è legge dello spirito. Perché Egli, il Cristo Sal­vatore, che istituì i Sacramenti per ridare vita agli spiriti e mo­rì per redimere, e insegnò ai suoi Apostoli a perdonare settan­ta volte sette[469] alle debolezze umane che si pentono d’aver pecca­to, è là, presso la porta del cuore dal quale un peccato lo ha escluso, e bussa per entrare nuovamente e riportare ” Vita e Luce “.

Pietre vive della casa spirituale.

Ed è la dottrina di Pietro in questa lezione:

17” … Al quale (il Signore) … accostandovi, siete anche voi come pietre vive, edificate sopra di Lui, per essere casa spirituale (del Signore, essendo che il corpo di un giusto è tempio allo Spirito di Dio), sacerdozio santo per offrire vittime spirituali[470] (essendo che ogni uomo giusto offre sé stesso in perpetua immolazione di ubbidienza alla Legge per amore a Dio e può essere maestro spirituale, con la parola e l’esempio, che porta a Dio altri uo­mini) … La divina potenza di Cristo ci ha donato tutto ciò che riguarda la vita e la pietà… per farvi partecipi della divina na­tura[471] “.

Chi è in Gesù vive come Gesù.

Ed è la dottrina di Giovanni in questa lezione:

18” Se diciamo d’aver comunione con Lui e camminiamo nelle tenebre, siamo bugiardi e non pratichiamo la verità. Se invece camminiamo nella luce, siamo in comunione scambievole e il San­gue di Gesù Cristo[472] suo Figlio ci purifica d’ogni peccato[473]… Ab­biamo un avvocato presso il Padre, Gesù Cristo, il Giusto[474]… Chi dice di stare in Lui (Dio) deve vivere come Gesù ha vissu­to[475]… Chiunque è nato da Dio (per aver creduto e accolto Gesù e la sua Legge) non commette il peccato, perché tiene in sé il germe vitale di Dio[476]… Dio ci ha dato la vita eterna, e questa vita è nel Figliuolo. Chi ha il Figliuolo (in sé) ha la vita, chi non[477] lo ha, non ha la vita[478]… La divina generazione lo conserva (quello che ha in sé Cristo Vita) … Il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato intelligenza per conoscere il vero Dio ed essere nel suo vero Fi­gliuolo[479] “.

19Veramente dunque per ” vivere ” la vera vita che non conosce termine, l’uomo deve avere ” lo spirito di Cristo “. In tal modo la carne, schiava del peccato, sarà doppiamente schiava dello spirito animato dallo spirito di Gesù Ss. che ha reso soggetti peccato e carne, e non potrà dare morte allo spirito. Ma anzi, in grazia della santità di esso, anche la carne avrà, alla fine dei se­coli, resa la vita per giubilare essa pure nel Regno eterno.»

32. Il Dono dello spirito divinizzato.

Vivere la vita dello spirito (Rm 8,12-16)[480]

L’uomo deve riconoscenza allo spirito.

1«A chi deve riconoscenza, verso chi ha obbligo di ripagare gli aiuti ed i doni ricevuti, colui che fu beneficato? A colui che lo beneficò.

2L’uomo a chi allora deve riconoscenza? Alla carne che si lasciò corrompere dalla seduzione del frutto proibito e di lui, uomo, dio per la grazia avuta dal Creatore, fece unicamente l’uomo de­stinato al dolore, alla fatica, alla morte, all’esilio dal Cielo, op­pure allo spirito che, rinato e rigenerato alla grazia per i meriti del Cristo, ridivinizzato, darà anche alla carne di godere il Cielo?

3Veramente l’uomo deve riconoscenza, anzi ubbidienza, allo spirito che lo conduce verso il gaudio eterno. E lo spirito, che è mosso dallo Spirito Santo, deve dare ubbidienza e riconoscen­za a Dio.

4Se tutti gli uomini sono creature di Dio, soltanto quelli che vivono la vita dello spirito sono ” figli di Dio “. Gli altri, ub­bidienti soltanto, schiavi soltanto degli istinti e stimoli della carne, sono soltanto figli della carne. Ossia creature animali, non diversamente dalle specie animali viventi sulla Terra, nelle acque, nell’aria, create da Dio nel sesto giorno (Genesi e. I[481])

L’uomo spirituale è “figlio di Dio”.

5Ma mentre tutte le creature animali piacciono[482]al Creatore, essendo che ognuna ubbidisce al compito per cui fu creata, sen­za violare la legge naturale sua propria nel procreare, nel servire all’uomo e alla natura tutta, l’uomo che viola l’ordine in se stesso col violare la legge divina, e perciò andando contro Dio e volon­tariamente sottraendo a Dio la gioia di dare ad un uomo ciò per cui lo creò — come privando se stesso del premio eterno, che è il fine per cui fu creato — fortemente spiace a Dio, che da Sé lo rigetta e dal suo Regno, perché è un omicida, un violen­to contro la sua propria natura.

L’uomo animale è figlio di Satana l’omicida.

6Non paia un errore. Il peccatore che vive e muore nel peccato è omicida di sé stesso nelle sue due nature così strettamente unite da farne una sola cosa. Non si può uccidere impunemente la natura soprannaturale dell’uomo senza coinvolgere nella mor­te eterna anche la natura naturale dell’uomo. E non si può vivere da bruti senza uccidere precocemente anche la natura animale: la carne, con le malattie, conseguenze dei vizi.

7Quindi l’uomo che viva animalmente è un omicida ed un dei­cida, uccidendo la vita animale in sé e uccidendo la vita spiri­tuale divinizzata, colpendo l’Amore Creativo che ha eletto sua sede nello spirito dell’uomo (voi siete templi dello Spirito di Dio[483]) sino a quando lo spirito dell’uomo sarà assunto nella sede eterna di Dio: il Cielo.

La carne è serva dello spirito.

8Dunque l’uomo non è e non deve essere debitore alla carne, dalla quale solo castigo e morte gli può venire. Ma deve essere debitore dello spirito e quello servire, perché è desso spirito che dà alla carne le luci, le voci, le forze, gli aiuti, i soprannaturali gaudi che compensano dai triboli quotidiani; luci, voci, forze, aiuti, gaudi, che vengono allo spirito in grazia dallo Spirito di Dio che in esso inabita.

9Questo esser debitore e servo dello spirito, è forse una schia­vitù per l’uomo? No. È forse una ragione di timore esagerato, di paura continua, di incertezza paralizzante? No.

10Quando uno è debole o per età o per malattia, quando uno è cieco, o anche soltanto di vista difettosa, duro d’orecchio, ot­tuso di mente, si fa aiutare da chi non ha difetti o debolezze. Ugualmente l’uomo si deve far aiutare dalle luci, voci, forze, aiuti dello spirito che trae le sue luci, voci, forze, dallo Spirito di Dio.

Il dono dello spirito divinizzato.

11Fra i molti doni del Padre Ss. ai suoi figli di adozione, questo della signoria dello spirito divinizzato sulla materia, è uno dei più grandi, perché dà modo alla carne di pervenire alla vita glo­riosa. Non schiavitù ma elezione al grado più alto che creatura possa raggiungere: l’adozione divina, e quindi la figliazione spi­rituale da Lui, Dio, per cui possono gli uomini chiamare ” Pa­dre ” — parlo degli uomini ai quali il Cristo, e la vita in Cri­sto, ha reso la Grazia e la mantiene viva nell’uomo — Colui che lo stesso popolo eletto non osava chiamare direttamente col suo Ss. Nome e lo chiamava, tremando: “‘ Colui che è – Jeové[484] “.

12Ma l’uomo in cui vive Cristo-Grazia può chiamare ” Padre ” l’Eterno di cui il Verbo Incarnato è Figlio. Perché è ancora il Cristo che chiama, dall’interno dell’uomo, il Padre Creatore di tutti gli uomini. E poiché Cristo è Verità, il suo chiamare ” Pa­dre “, dall’interno dell’uomo, per l’uomo e con l’uomo, Iddio, è testimonianza sicura che tutti coloro che vivono e agiscono per lo spirito e perché mossi dallo Spirito Santo che li inabita, sono veramente ” figli di Dio.»

33. Figli eredi di Dio coeredi
di Cristo (Rm 8,17-19)
[485]

Immagine e somiglianza di Dio.

1«È del figlio avere la somiglianza col padre. Ed è stato spie­gato[486] in che è la somiglianza e l’immagine dell’uomo, figlio adot­tivo di Dio, col Padre celeste. Ed è anche stato detto con che mezzi e dietro quale esempio sempre più l’uomo può pervenire alla somiglianza coll’eterna Perfezione. È stato infine dato co­me verità che[487] coloro che vivono secondo lo spirito possono chiamare Dio: ” Padre “, e chiamarlo con la voce a Lui graditissima: quella di Gesù che col suo spirito inabita nei figli di Dio.

2Ma un padre non dà soltanto amore e somiglianza ai figli. Dà anche le sue ricchezze e le sue eredità.

Compartecipazione ai doni

3La Prima Persona della Triade Ss., così come dà al Figlio con­sustanziale al Padre il Regno e il possesso di tutto quanto è nel Cielo e sulla Terra, così da ai figli di adozione e fratelli nella carne di Gesù, la compartecipazione al Regno e al possesso del Figlio. Già ha dato agli uomini la compartecipazione alla vita divina mediante la Grazia. Già ha dato la compartecipazione ai tesori di Cristo mediante la vita nel Corpo mistico. Ma oltre l’esistenza terrena vuol dare la compartecipazione ai beni cele­sti, la coeredità con il Cristo.

4Questi i doni e il desiderio del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, i Tre che, come sono una sola cosa, così hanno un sol pensiero, una sola volontà, un solo amore.

Compartecipazione al dolore.

5Quale deve essere il desiderio dei figli di adozione, corrispon­dente a quello di Dio? Lo stesso: compartecipazione alla vita di­vina mediante la fedeltà alla Grazia e l’unione al Corpo mistico, e vita vissuta in modo da raggiungere il fine ultimo: la compar­tecipazione, la coeredità ai beni celesti.

6E dato che s’è visto[488] come non vi è vittoria senza lotta, come non può aversi veste ornata né palma di gloria senza il dolore e senza la croce — i mezzi per cui il Cristo fu dal Padre esal­tato dopo la suprema umiliazione[489] e ubbidienza — così come giustamente desiderate d’esser coeredi del Regno celeste di cui l’Agnello di Dio, Verbo incarnato, è il Re dei re e Signore dei signori, così dovete desiderare di essere coeredi della sua parte di dolore, di immolazione, umiliazione, ubbidienza. Perché solo in tal modo potrete con Lui, il Vittorioso e Glorioso, essere glo­rificati.

7Breve, sempre breve la prova terrena rispetto all’eternità. Re­lative, sempre relative la sofferenza e la croce rispetto al gaudio celeste e infinito come tutte le cose che vengono da Dio, per coloro che ormai sono nella conoscenza di Dio ” figli suoi e suoi eredi “.

 

Il premio dei beati.

8Cosa è il premio dei beati? L’avere Dio. Non è dunque errore dire che sarà gaudio infinito, perché Dio è infinito, e nella Rive­lazione di Lui, del suo Mistero, i beati godranno un gaudio senza misura e quindi un gaudio infinito.

9Ugualmente: sempre relative saranno le umiliazioni terrene rispetto a quella gloria che si manifesterà negli eletti quando Dio comunicherà ad essi, in misura piena e perfetta, la sua Gran­dezza, Bellezza, Conoscenza, il suo Fuoco d’Amore, la sua Luce, tutti i suoi Attributi, tutti quei Beni, quelle glorie, quelle virtù, che Egli tende a comunicare in forma relativa, proporzionata al vivente, e sempre più vasta, profonda e alta, a misura che il vi­vente cresce nella vita soprannaturale e si svuota di sé e d’ogni cosa per accogliere Dio, mentre ancora l’uomo è sulla Terra.

La grande rivelazione dei figli di Dio.

10Allora, e solo allora, alla fine dei tempi, e quando i corpi ri­sorti dei santi saranno assunti alla gloria e ricongiunti allo spi­rito già beato e glorioso, la creazione, in attesa da millenni[490], ve­drà la rivelazione dei figli di Dio. Di quello che sarebbero sempre stati i figli di Dio, dal principio, se al principio il primo di essi non avesse peccato deturpando di una Macchia sacrilega, avvi­lente, dolorosa, la Creazione perfetta operata da Dio.

11Allora tutte le cose saranno restaurate quali Dio le aveva con­cepite avanti di crearle. E, gettati il diavolo ed i suoi servi nello stagno eterno[491] senza più libertà di uscita e di azione, per i secoli dei secoli, e con il Principe del male — per cui entrarono[492] nel mondo, con la colpa, il dolore e la morte — spariti dal creato an­che la morte e il dolore, le cose di prima cesseranno. Le cose che erano belle, buone, senza lutti e miserie, senza ferocie e men­zogne, senza malizie e corruzioni, e che Satana e la debolezza del­l’Uomo e degli uomini bruttarono e resero cattive, dolorose, cru­deli, subdole e corrotte.

12E sarà il nuovo mondo, con la Gerusalemme eterna[493], il nuovo eterno mondo dove non sarà più possibile a Satana di penetrare, dove non sarà possibile al dolore di torturare, alla malizia di intorbidare, alla violenza di nuocere e dare morte.

13Sarà la grande rivelazione dei figli, del Popolo eterno di Dio, quella rivelazione la cui magnificenza solo Dio, che tutto conosce e vede da eternità, conosce e vede nel suo Pensiero e con l’occhio del Verbo, attraverso al quale anche tutti i figli di Dio avranno la rivelazione perfetta di Dio e lo vedranno e conosceranno sen­za limitazioni di sorta.»

34. La speranza della creazione[494].

Desiderio della creazione e nostra (Rm 8,20-21)[495]

Conseguenza del peccato nella creazione.

1«“La creazione è stata assoggettata alla vanità ” dice Paolo.

2Ho spiegato[496]  come sia stata la smisurata vanità di essere co­me Dio, quella che causò la Colpa e le sue conseguenze. Tutta la creazione, per colpa della vanità folle dell’uomo, che era il capolavoro della creazione, conobbe la bruttura del Peccato e dei peccati contro Dio e contro il prossimo. E più di ogni altra creatura inferiore della creazione, lo conobbe l’uomo, la crea­tura superiore, essendo l’unica creatura di natura razionale, li­bera, intellettuale, capace di sviluppo non soltanto fisico e an­che intellettivo, nel senso umano della parola, ma di sviluppo spi­rituale, essendo egli, l’uomo, secondo le giuste sentenze del grande teologo[497]: un infinito in potenza, una capacità che solo Dio può colmare.

Promessa della redenzione.

3Veramente che così è. Così è da quando l’uomo è, né la Col­pa, pur infirmando fortemente tale potenza, poté privare l’uomo di queste due qualità che Dio aveva posto in lui nel crearlo.

4Nella stessa coppia primigenia, dopo che il dolore per la mor­te d’Abele[498] dissipò i folli fumi dell’orgoglio che sino a quel mo­mento avevano tenuto asservito l’uomo alla suggestione del Ri­belle eterno, si ridestò questa potenza tramortita sotto l’urto del peccato e del castigo. E l’uomo, rialzando lo sguardo al Cielo perduto, cercando Colui che lo aveva giustamente scacciato, sen­tì nuovamente che solo Dio poteva consolare il suo dolore, col­mare il suo desiderio d’amore, sorreggere le sue forze morali con le speranze eterne e con la promessa, scesa in Adamo in­sieme con la condanna[499], che il suo seduttore sarebbe stato vin­to e che la liberazione dalla sua stretta infame, ossia la restitu­zione dello stato di Grazia e quindi dell’eredità del Regno dei Cieli, sarebbe avvenuta per mezzo della Donna[500] che, essendo Ver­gine, avrebbe partorito l’Emmanuele[501], il Salvatore e Redentore.

5Ecco allora che la creazione, assoggettata alla vanità e, potrebbesi dire, impedita a progredire verso la sua perfezione fi­nale: quella dello spirito sempre più trionfatore sulla materia, riprese il suo cammino verso la luce, verso l’alto, verso Dio, suo Fine, ai quali aveva volto le spalle, scendendo la china che porta non solo dal Paradiso terrestre alla Terra, ma da essa verso i regni delle tenebre e del peccato.

6Mancava, è vero, la Grazia, sole dell’anima che per essa vede distintamente, che per essa germina le virtù e cresce in perfe­zione, ma rimaneva la coscienza e la sua voce: il paterno ri­chiamo di Dio a Se stesso e al fine ultimo; ossia permaneva nel­l’uomo, in un con l’anima spirituale e unita alla stessa, quel mi­nimo sufficiente atto a renderlo capace di tendere al suo fine, quel terreno atto ad accogliere, sino alla reintegrazione alla Gra­zia, quelle luci di cui Dio non fu mai avaro a nessun uomo per colpevole che sia, e a tener vivi quella cognizione e quell’amore di Dio che l’uomo aveva ricevuto dallo Stesso in un con l’esisten­za e che, in latenza, erano rimasti in lui.

La creazione assoggettata alla nullità.

7Paolo scrive — ed è frase mal capita o per insufficienza di in­tendere o per volontà di intendere male allo scopo di sconfortare gli uomini dal perseguire il Bene per avere il Cielo, che tanto non c’è salvezza per l’uomo di tendenza peccatore; teoria eretica nata da rami che si separarono dal tronco della mistica Vite, da membra ribelli che si staccarono dal mistico Corpo; professione contro l’Amore divino che ha creato predestinando alla Grazia e alla Gloria, e non già per la dannazione, che la Chiesa docente giustamente condanna — Paolo scrive: ” Assoggettata alla vanità non per sua volontà, ma di Colui che l’assoggettò con la speranza che essa pure sia liberata dalla servitù della corruzione per aver parte alla libertà gloriosa dei figli di Dio “.

8Or molti, sacrileghi, eretici, negatori dell’attributo principale di Dio, satana perché odiatori dell’amore e della verità, prendono questa frase per base della loro pseudo-religione, e dicono: ” Ve­dete chi volle la vostra caduta, la vostra debolezza, la vostra ro­vina? Lui, quello che chiamate Padre “.

9No. A questa bestemmia orrenda, a questa insinuazione della più sottile astuzia diabolica, Io rispondo. E rispondo così.

La prova dell’uomo e degli angeli.

10Dio sottopose l’uomo alla prova per confermarlo nella Grazia. E questo per coloro che seppero essere giusti anche dopo una o più momentanee cadute, mondate da un pentimento sincero e da una carità ardente. Mentre per gli Angeli ribelli, la cui natura angelica era superiore a quella umana — tanto che è detto del Cristo: “‘ Tu lo hai fatto di poco inferiore agli angeli[502]  — non vi fu né promessa di perdono, né permanenza di quanto atto in essi a ricondurli, attraverso alla contrizione perfetta e al perfet­to amore, alla loro prima[503] condizione beata, per l’uomo vi fu tutto questo e più ancora: le voci dei Patriarchi e Profeti ricon­fermanti la promessa del Redentore contenuta nel Protovangelo[504], le rivelazioni di Dio attraverso le sue manifestazioni e ispirazio­ni ai Patriarchi, a Mosè — il liberatore e legislatore del popolo ebreo — a Giosuè, ai Profeti, e culminate nel prodigio della donazione, ammaestramento e immolazione del Figlio di Dio.

11Mai levò Dio la predestinazione alla Grazia per tutti gli uomini. Mai. Perché Dio non è volubile nelle sue volontà, e ciò che volle una volta, per sempre lo vuole, per quanto sta alla Volontà sua. Mai. Per quanto Dio non abbia agito come agì ” sperando “, come impropriamente è scritto, ma ” sapendo “. Dio nulla ignora. Quin­di a Lui è negato lo sperare. Spera chi ignora il futuro del tutto e dei singoli. Non chi, come Dio, nulla ignora e tutto conosce, dalla sua Eternità, della sorte d’ognuno.

12Quindi si dica e si creda che Dio assoggettò alla prova la creazione, nella creatura più perfetta di essa, ben sapendo che essa avrebbe peccato di superbia e di ribellione per la vanità di divenire come Dio, ma volendo dare ad essa la misura senza misura del suo amore per gli uomini.

13Prima della creazione dell’uomo, e quindi della prova, Dio aveva già stabilito il Mezzo con cui l’uomo sarebbe stato liberato in un primo tempo dalla servitù della corruzione e letificato poi della libertà gloriosa dei figli di Dio, avendo conseguito la sua parte d’eredità nel Regno celeste. Dunque Dio non volle la vo­stra caduta, né la vostra debolezza, né la vostra rovina. Ma, vo­lendosi dare un popolo di figli, vi creò e, sapendo che non avreste persistito nella Grazia, ancor prima di crearvi predispose il Mezzo Ss., quale più santo e potente non può esservi, per salvarvi e darvi la vostra parte nel suo Regno.

14Onde anche qui può dirsi che splende in tutta la sua verità la Carità infinita e insaziabile di Dio per gli uomini, suoi figli d’ado­zione.»

35. L’uomo nuovo[505].

Nei dolori del parto (Rm 8,22-25)[506]

Bontà della prima coppia.

1«II mondo è popolato, anzi è stato popolato dal principio di creature irragionevoli e di creature ragionevoli. Popolato non perché fossero molte di ogni specie, ma perché erano molte le specie delle creature irragionevoli, e su esse, regina, la coppia delle due creature dotate di ragione e d’anima spirituale e im­mortale, ben diversa da quella che viene detta ” anima vivente ” nel 1° capitolo[507] della Genesi al versetto 30, e che non era che il respiro per cui nel Libro è scritto di loro che ” avevano l’anima nelle nari[508] “. E tutte le cose fatte erano ” buone[509] ” a giudizio del­lo stesso Dio Creatore che è Bontà assoluta e perfetta.

L’Eden.

2Erano “molto buone”. Di quale bontà? Solo di quella di ser­vire all’uomo come aiuto nel coltivare l’Eden, o come cibo, o come diletto? Ossia di una bontà passiva, perché quello doveva­no fare, o di una bontà servile verso l’uomo, creatura diversa d’ogni altra per la sua posizione eretta, per la maestà dell’in­cesso, la bellezza del volto, la possanza degli atti e della voce, per quel dominio proprio dell’essere ragionevole che si manife­sta nella volontà sicura, nel comando deciso, nella capacità di premiare o punire giustamente, tutte cose che incutono all’es­sere inferiore natural soggezione?

3No. Erano ” molto buone ‘” perché ancor prive di ferocia, di malvagità, di astuzia; e il leone stava con la pecorella, e il lupo con l’agnello, e il leopardo col capretto, e i piccoli dell’orso pa­scolavano con quelli della giumenta, così come traluce dal ver­setto 19″ del II c. del Genesi, quando è detto che Adamo famigliarmente si intrattenne con tutti gli animali della terra e dell’aria, dando a tutti il nome, senza patire insulto dai feroci tra essi, né senza incutere timore a nessun d’essi, poiché erano buoni e sentivano istintivamente che l’uomo, lui pure ” buo­no ‘”, non li avrebbe puniti senza averne motivo; e così anche, come predice Isaia che sarà, quando ” la scienza del Signore “, ossia il regno dello spirito, avrà veramente riempito la Terra (Isaia c. XI dal v. 6° al 9°).

L’insubordinazione delle creature fino al Regno.

4Poi Adamo peccò e la Terra fu maledetta per causa di lui, e fra i molti triboli che essa produsse all’uomo decaduto, perché fattosi insubordinato a Dio, vi fu quello dell’insubordinazione delle creature inferiori a lui. Ed egli, oltre al trarre con fatica il nutrimento giornaliero dalla terra divenuta maledetta, dovette a fatica difendersi dagli animali non più buoni, ribelli a lui co­me egli al Creatore, nemici tra loro, perché il disordine aveva ormai instaurato il suo regno, che durerà sinché non venga il Giorno del Signore ed il suo Regno, e il cielo e la terra quali sono ora spariranno e verranno un nuovo cielo e una nuova terra (Apocalisse c. 21, v. 1) e sarà finito il travaglio delle creature.

5Perché sarà venuto veramente il giorno e il regno eterno per tutti i figli di Dio, i quali, sino a quel giorno, dovranno sempre lottare, sospirare e gemere, per generare da sé stessi il “‘ figlio di Dio “, nato tale non ” da sangue e da voler carnale[510] ma per aver accolto la Vita divina, avendo accolto il Verbo fattosi Uomo, Co­lui di cui Isaia scrive, ripetendo le parole della Parola eterna:’ … Io t’ho redento e ti ho chiamato a nome: tu sei mio, … Io sono tuo Salvatore … Tutti quelli che invocano il mio Nome li ho creati per la mia gloria, li ho formati, li ho fatti ”, e ancora: ” Sono mio popolo, figli non rinnegati[511] “.

Chiamati a nome.

6Accogliere la Vita divina vuol dire potenziare la propria vita d’uomo ad opere soprannaturali. Esser chiamati a nome e accor­rere alla divina chiamata vuol dire fare ciò che l’Uomo-Dio fece e ciò che si può fare, perché Egli vi ha redenti e salvati, quin­di avete in voi elementi soprannaturali, prima di tutti la Gra­zia, per cui da giusti potete vivere e da santi ascendere col vo­stro spirito, sino al ricongiungimento di esso con la carne, al Cielo, ognuno al grado di gloria meritato con la corrispondenza alla misura del dono di Cristo ad ogni singolo uomo.

La gloria e la beatitudine.

7Non è da dirsi né da pensarsi che in Cielo, pur essendo diverse dimore, ossia diversi gradi di gloria, il premio dei beati sia più o meno grande. No. La gloria alla[512] quale il Padre vostro celeste vi ha predestinati è costituita dal vivere nel suo Tabernacolo. La beatitudine celeste è costituita dal vedere Dio faccia a faccia. E tale visione tutti i beati l’avranno ugualmente. Diverso il grado, perché non a tutti in ugual misura fu dato il dono di Cristo, ma però a tutti in misura sufficiente a raggiungere il grado che l’e­terna Sapienza sa, da sempre, raggiungibile da[513] quella creatu­ra. Ma uguale il premio, perché, sia il servo della gleba che il re potente, sia il dottore della Chiesa come l’indotto che appe­na sa dire, e neppur sempre bene, le orazioni più semplici e co­muni, né sa altro che le verità essenziali della religione, se vivo­no in giustizia e in una misura di giustizia corrispondente alla chiamata divina e alla donazione divina proporzionata alla sin­gola missione nel mondo, usano con uguale venerabondo rispet­to i tesori da Dio dati loro e li fanno fruttare. Quindi troveran­no il loro tesoro nel Cielo[514].

8Non tutti apostoli, non tutti profeti, non tutti evangelisti né sacerdoti, i santi del Cielo. Non tutti eremiti, non tutti penitenti, non tutti martiri per la fede, i beati. Non tutti vergini, non tutti genitori, non tutti fanciulli ” i 144.000, la folla immensa che nes­suno poteva contare, d’ogni nazione e tribù, popolo e lignag­gio ” di cui parla Giovanni[515]. Il Corpo mistico è fatto di mem­bra d’ogni specie. Però tutte, anche le più umili, sospirano e soffrono nella Chiesa militante per generare in sé il Cristo e giungere ” per l’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, all’uomo perfetto, alla misura dell’età piena di Cristo[516] “, quella perfezione simile a quella del Padre, che Gesù ha propo­sto agli uomini come misura perfetta dei figli di Dio.

“Dolori del parto “

9Questo formare, generare per dare alla luce dei Cieli un ” figlio di Dio “, è lavoro doloroso. Per questo è detto che il popolo dei salvati osannanti all’Agnello è composto da quelli che ” vengono dalla grande tribolazione[517] ” data dalle sorgenti che già vi ho spie­gato: il demonio, il mondo, l’io reso debole e alterato dalle con­seguenze della Colpa. E il paragone paolino: ” dolori del parto[518] “, richiama più che mai a queste conseguenze.

10Come, se Adamo e la moglie di lui fossero rimasti innocen­ti e fedeli al Signore, senza dolore sarebbe stato per la donna il partorire e senza lotta e fatica per l’uomo e la donna il rag­giungere il fine ultimo, così per tutti i discendenti di Adamo non sarebbero occorsi dolori, simili a quelli di un lungo travaglio, per pervenire al dì natale del Cielo avendo generato in sé il Cri­sto: il cristiano vero, altro cristo.

11Ma con la colpa venne la condanna, e con la condanna la fatica d’ogni specie, da quella fisica a quella morale, a quella spirituale, per divenire ” figli di Dio “. Fatica che trova il sostegno suo nella speranza certa della finale salvazione. Una speranza certa al pun­to che è simile già ad un vedere per intuizione ciò che sarà il fu­turo beato. E la speranza diventa fede. E la fede vi dà la pazien­za nell’attesa di quel futuro.

 

12La fede, la speranza, la carità, le tre virtù teologali che, spe­cie la carità, aiutano a raggiungere lo sviluppo completo di quanto in germe è in voi: la Grazia, radice alla Gloria, e che, come dice il grande dottore[519], ha bisogno della cooperazione di tutte le vostre facoltà intellettive e spirituali e di tutte le vostre attività, sia di quelle sensibili, che di quelle spirituali, che di quelle soprannaturali, ossia quelle che si volgono con appetito e desiderio santo a Dio, per operare efficacemente in voi e portar­vi al conseguimento del fine ultimo: la Gloria.

13La trasformazione dell’uomo carnale in uomo spirituale, e da questo in figlio salito al possesso del Regno del Padre, di cui è coerede per Cristo e con Cristo[520], è realmente simile ad una lunga e laboriosa gestazione e ad un doloroso travaglio di parto.

14Ma, voi che lo state vivendo, confortate il vostro spirito con le parole del Maestro divino: ” La donna, quando partorisce, è in doglie, perché è giunta la sua ora; quando però ha dato alla luce il figlio, non ricorda più l’angoscia a motivo dell’allegrez­za perché è venuto al mondo un uomo[521] “. E ben più grande nascita è quella di un uomo che rinasce, per volontà propria, in spirito e verità, da uomo carnale a figlio di Dio. E ancora ricor­date le altre parole divine: ” Con la vostra pazienza guadagnere­te le vostre anime[522] “, ossia darete ad esse la gloria dopo il lungo travaglio terreno.

Trasformazione in figli di Dio.

15Lavorate quindi con fedeltà e costanza alla vostra trasforma­zione in figli di Dio, e attendete con pazienza di vedere ciò che ora soltanto credete che sia e sperate di poter vedere. Per lunga che sia l’esistenza ed aspra la prova, sempre smisuratamente in­feriori in lunghezza e profondità sono rispetto all’eternità e alla beatitudine che vi attendono. Per forti che siano le cause e gli agenti che vi danno lotta e dolore, pensate che Dio vi ha da­to agenti e cause di forza e di vittoria infinitamente più gran­di di quelle che vi attaccano e affliggono: la Grazia, i Sacra­menti, la Parola evangelica, la Legge resa facile dal movente messovi dal Cristo: l’amore; e infine l’aiuto e la preghiera dello Spirito Santo.»

36. Attività trasformatrici
dello Spirito S
[523].

I gemiti ineffabili dello Spirito S. (Rm 8, 26-27)[524]

Lo Spirito Santo tutto feconda.

1«II quale Divinissimo Spirito ha più modi per aiutare la vo­stra debolezza.

2Dandosi a voi con la sua immensità di luce e di potenza, vi pe­netra e illumina sino nei fondi più abissali del vostro spirito, e tutto lo feconda, facendovi prosperare la Grazia e le altre virtù, facendovi conoscere il Padre ed il Figlio e il loro reciproco Amo­re, ossia Egli stesso, quale nessun libro e nessuna parola di sa­pienza umana possono riuscire a farlo.

Attività trinitaria.

3Perché nella sua immensità di Sapienza, Dio è sempre lumi­noso e semplice, la sua istruzione è un tocco divino che accen­de luci atte ad illuminare i misteri, è una carezza che sveglia l’amore in voi, è un bacio che vi fa gustare il sapore di Dio, di quel Dio Padre che del suo amore previdente vi nutre come di un latte, di quel Dio Figlio che della sua Carne e del suo Sangue vi pasce, di quel Dio Spirito Santo che del suo miele sapienziale vi ciba onde farvi desiderosi di Dio come le api lo sono del suc­co del fiore.

4E quale più splendido, soavissimo, purissimo fiore, di Dio? E quale cosa che più attragga di un fiore odoroso, vago di tinte, salutifero di succhi, e attragga anche i più semplici e indotti, an­che i fanciulli, anche i vecchi senza più illusioni umane, anche i malati crocifissi alla loro croce, perché attrae senza stancare, perché rallegra, perché testimonia dell’esistenza di Dio, della sua provvidenza che sovviene anche all’erba del campo?

Lo Spirito istruisce, ammaestra.

5Così semplicemente, col suo umanamente divino Silenzio, ma spiritualmente con la sua instancabile Voce risuonante nel si­lenzio attento dell’anima, lo Spirito vi istruisce, vi ammaestra, vi consiglia, vi guida, vi comunica, ad ogni sua effusione da voi secondata, una più vasta conoscenza di Dio, generatrice di un grado più alto di amore verso Dio, una più sicura persuasione che le azioni compiute per amore a Dio, e quindi nella sua Cari­tà, sono compiute con l’aiuto e l’unione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e perciò vengono sopra naturalizzate, men­tre l’individuo uomo si trasforma, per una continua generazione del Verbo, per volere del Padre che vi vuole “altri cristi”, in figlio di Dio, in figlio sempre più tale quanto più vive nella Carità del Padre e del Figlio, ossia nell’abbraccio dello Spirito di Dio.

Trasformazione totale.

6Questa trasformazione, quando diviene totale, per quanto può esserlo in creatura ancora vivente nell’esilio terreno, per essersi la creatura svuotata di tutto quanto non è amore puro — ed è amore puro di Dio e a Dio quello che s’è spogliato da ogni co­sa che possa essere di impedimento: affetti sensibili non ordi­nati al fine caritativo soprannaturale, timori eccessivi in riguar­do alla imperfezione di ogni atto umano rispetto alla Perfezione che è Dio, ansia di fare troppo, e troppe cose venute dalla pro­pria volontà di fare, anche a fine buono, il che produce affatica­mento e distrazione, e impedimento nell’ascoltare e nell’eseguire le divine ispirazioni e intenzioni, ispirate o proposte da Dio allo spirito dell’uomo — questa trasformazione, ho detto, quando di­viene totale, per quanto può esserlo a spirito ancor chiuso in una carne, porta a superare tutti i limiti e le limitazioni connesse alla natura umana e ad innalzare ad altezze abissali di carità sino all’immolazione, o di contemplazione sino all’estasi o alle rivelazioni, durante le quali un’anima mistica, per brevi istanti — che di più non potrebbe la creatura goderne senza morirne — gusta ciò che è anticipazione del perfettissimo gaudio eterno, e le gusta senza morirne di dolcezza, perché una segreta azione di Dio la sovviene nel riceverle. Vi aiuta col suscitare in voi de­sideri santi che vi portano ad opere sante, sempre che voi siate docili e attenti alle sue ispirazioni.

Esempio di Gesù e dello Spirito Santo.

7Quando vi lasciate ispirare e muovere dall’eterno e perfetto Movente, che ogni suo movimento compie per amore, voi vi tra­sformate in creature d’amore ed eleggete a vostra guida e a vo­stra virtù regina l’amore. Allora, qualunque cosa voi facciate o diciate, anche se ad alcuno parrà che voi nulla facciate — perché la vostra attività non sarà appariscente, rumorosa, agitata, ma tutta intima: preghiera e offerta quotidiana, immolazione richie­sta e poi compiuta, nell’interno del vostro io, memori delle pa­role: ” Quando volete pregare non imitate gli ipocriti che amano esser veduti dagli uomini, ma anzi entrate in casa e ivi chiude­tevi[525] ” — allora veramente vi trasformate da uomini in figli di Dio. Perché imitate il Padre che opera nel mistero del suo Cielo; imitate[526] il Figlio che non amò le acclamazioni e che, finché poté farlo senza contravvenire ai disegni del Padre, amò il na­scondimento di Nazareth, sfuggendo poi, dopo ogni miracolo gran­dioso, che doveva compire alla presenza delle turbe per confer­mare la sua vera Natura di Verbo del Padre e di Messia, col ritirarsi sui monti[527], o allontanarsi con la barca sul lago[528], o sull’Oliveto[529], o dalle parti di Tiro e Sidone[530], o nei dintorni di Magdala, e anche ai confini della Samaria[531]; imitate[532] lo Spirito Santo, la cui azione santificatrice si svolge senza rumore né agitazione nel­l’interno dello spirito umano.

Assunzione del Io perfetto di Gesù.

8Vi trasformate e compite opere da figli di Dio, aumentando anche per questa cosa la vostra identificazione con Lui, la vostra ascesa verso la perfezione. Più ancora: il vostro io, sia natu­rale che spirituale, sempre imperfetti per conseguenza della Colpa di origine, si annullano — è la vera parola — per assume­re l’io perfetto di Gesù.

9Paolo dice: ” Non vivo io, Cristo vive in me[533] “. Ogni cristiano che operi questa trasformazione terrena, che è il mezzo per cui dopo la morte egli si trasformerà in erede eterno del Cielo, erede in possesso della sua parte di eredità, può dire con Paolo: ” Non io, Cristo vive in me”. E veramente le sue azioni saranno azioni fatte secondo lo spirito di Cristo, le sue orazioni saranno orazio­ni che continueranno l’orazione continua fatta da Cristo mentre era in terra, i suoi patimenti saranno veramente continuazione e compimento ai patimenti di Cristo, per lo stesso scopo: la san­tificazione degli uomini; e conseguenti lo stesso fine: l’esaltazio­ne gloriosa ed eterna, dopo l’umiliazione e il martirio dell’immo­lazione.

Lo Spirito Santo aiuta con la sua preghiera.

10Infine, dopo avere operato l’unione[534] mediante la comunica­zione di Sé stesso a voi e la trasformazione di voi in Lui con la docile aderenza alle sue ispirazioni — che Egli non suscitereb­be in voi ove vedesse che voi non poteste compierle di modo che da sorgente di bene si tramutassero per voi in oggetto di condanna — lo Spirito che è in voi, per sostenere la vostra debolezza e operare la vostra santificazione, vi aiuta con la sua preghiera perfetta.

11Egli, essendo Dio, sa in che modo occorre pregare, e lo fa con voi e per voi, e la sua preghiera sale con la vostra, resa efficace dall’unione con la preghiera dello Spirito, al Cielo, al trono di Colui che ” scruta ” i cuori e conosce quel che brami lo Spirito e come interceda per i santi, secondo i desideri che Dio ha per ognun d’essi. Ed è questo l’aiuto degli aiuti: vostra giustifica­zione, vostra fortezza, vostra santificazione che avviene, si eser­cita, si inizia in terra, e si corona in Cielo.»

37. Tutto torna a bene di chi ama Dio[535]

L’amore di Dio per gli eletti (Rm 8,28-30)[536].

I predestinati alla grazia.

1«Tutte le cose tornano a bene di chi ama Dio, perché Dio pre­dispone tutte le cose perché siano mezzo di bene per i suoi santi. Anche quelle che, per la loro natura, sembrano ai superficiali mezzo di dolore e pericolo di male, potendo con la loro sostanza portare l’anima all’accasciamento, al dubbio o alla ribellione.

2Ma non sono le cose in sé stesse che possono portare a queste conseguenze. È il carattere non formato alla legge morale anche naturale, ed è l’anima non formata alla legge divina, ossia priva della buona volontà di servire Dio in ogni cosa che Egli propon­ga, quello che può fare delle cose predisposte da Dio a scopo di bene un mezzo anche di caduta in imperfezioni o colpe più o meno gravi. Se si pensasse il contrario, ossia che Dio predispone le cose a fine non di bene, tanto varrebbe dire che anche la pre­destinazione alla grazia è un male, perché sovente diventa il ta­lento non fatto fruttare della parabola[537], tanto che all’infingar­do, dal giudizio ingiusto verso il suo padrone, lo stesso leva il talento per darlo ad altri capaci di farlo fruttare.

3Ma è forse Dio che impedisce che gli uomini, tutti gli uomini predestinati alla grazia, usino, in maniera giusta e a seconda di come è loro concesso di poter fare, di questo tesoro? No. Tanto che Egli, anche a coloro che non sanno del Dio vero, mette in cuore una legge naturale e una coscienza, per cui possano vivere in modo da appartenere, se non al Corpo, all’anima del Corpo mistico, quindi poter godere dei benefici della Grazia.

4Dio sa quali sono, o quali furono, o quali saranno — e da sem­pre sa — quelli che non lasceranno inerti i misteriosi aiuti di Dio perché l’uomo pervenga al suo fine. E sa pure quali furono, sono o saranno, quelli che in maniera più o meno completa tra­sformano se stessi, o si trasformarono o si trasformeranno, nel­la somiglianza e immagine dell’Uomo Dio, mediante l’amore, l’ubbidienza alla voce della coscienza e ai dettami della legge morale.

Le sorprese nell’ora del giudizio.

5Veramente che all’ultimo giorno, al Gran Giudizio, si vedran­no, tra coloro che saranno alla destra del Figlio dell’Uomo, molti di quelli che gli uomini giudicavano non eletti al Regno perché non appartenenti alla Chiesa, mentre saranno alla sua sinistra molti che, per essere stati almeno in apparenza — che solo Dio sa la verità delle cose — membra vive del Corpo mistico, gli uo­mini giudicarono certi coeredi del Cielo. È grande sarà lo stu­pore di quelli che giudicarono, come delle due categorie di giu­dicati.

6E gli eletti per misteriose operazioni di Dio, secondate dalla loro retta coscienza, diranno: ” Come noi qui, se non ti abbiamo conosciuto né servito come Tu dici, sfamandoti, dissetandoti, accogliendoti e visitandoti? “.

7E il giusto Giudice, che morì per dare a tutti quelli di buona volontà la Vita eterna, risponderà: ” Perché mi avete conosciuto senza saperlo, e senza saperlo servito mediante la carità data al prossimo vostro. Me siete sovvenuti, perché anche un sorso d’acqua dato per amore ad un assetato è stato amore dato a Me”.

8E chiederanno i reietti: ” Come ci puoi chiudere il tuo Regno se noi fummo dei tuoi?”.

9Ed Egli risponderà: ” Come chiudeste il vostro cuore ai bi­sogni dei fratelli, così Io vi chiudo le porte del Regno. Ciò che non faceste al minimo tra voi, a Me non l’avete fatto, e con maggior gravita di colpa perché voi sapevate di Me, del mio Van­gelo e della Legge. Andate dunque lungi da Me, operatori d’ini­quità, perché è mio fratello chi mi somiglia e voi, sotto ipocrita maschera, non mi somigliate essendo senza l’Amore che è mia Natura[538] “.

La somiglianza sta nell’amore.

10Ecco in che sta la somiglianza: nell’amore. Amore perfettis­simo nel Primogenito tra i fratelli. Amore che mirò a divenire il più perfetto possibile nei fratelli al Cristo nella carne e nella fede. Chi non vive nell’amore e praticando opere d’amore, non è fratello del Cristo che amò sino a morire per i suoi fratelli, e quindi non è suo coerede.

Regola per i predestinati alla gloria.

11I predestinati alla gloria li ha poi anche chiamati. Ed i chia­mati non rimasero né rimangono sordi alla chiamata, né si stan­carono di seguirlo. Ma anzi con eroismo andarono e vanno die­tro le sue orme per la via erta della perfezione. Né si accascia­rono o sconfortano se l’amore di elezione del Signore per loro fu una sequela di prove e di pene. Né si credettero e credono meno amati se Dio permise che uomini ed eventi si accanissero su di loro. Né si sconfortarono se la debolezza della carne o una flessione dello spirito li fecero cadere o li fanno cadere. Anzi, conoscendo Colui che li ha chiamati, il suo Amore, la sua Mi­sericordia, lo sentono Padre e Fratello anche nelle ore di tem­peste dolorose, e fidando nei meriti infiniti del Cristo nel quale fermamente credono o credettero, compirono e compiono il lo­ro cammino sino al Cielo dal quale venne la chiamata.

12Nessuno può uscire da questa regola se vuoi rimanere nel gra­do di gloria a cui Dio lo ha predestinato. Nessuno, per amato che sia, può cadere in quietismo dicendo: ” Tanto Dio mi vuole là e ci penserà Lui a condurmi là”. Ognuno deve lavorare per far fruttare e non lasciare inattivi i doni divini.

13Adamo ed Eva, che pure erano innocenti pieni di Grazia e d’altri doni, dilapidarono tanto tesoro e per secoli e secoli scon­tarono la loro infedeltà e il loro stolto giudizio che, poiché erano tanto amati da Dio, non necessitava aver tanti timori e asso­luta ubbidienza.

14Gesù, Uomo per nascita da Donna, e Maria, ambedue come il primo Adamo e la prima Eva innocenti, colmi di doni e amatissimi dal Padre, furono fedeli custodi e attivi nell’usare con giustizia i doni avuti e, così come sarebbe avvenuto per tut­ti gli uomini se fossero rimasti innocenti e pieni di Grazia, non conobbero[539] corruzione di carne, ma con essa unita all’anima senza macchie di sorta, entrarono nel Regno eterno, alla com­pleta glorificazione, senza attendere la fine dei secoli per giubi­lare anche con la carne del perfetto giubilo dei risorti e glorifi­cati dopo l’ultimo Giudizio. »

38. Simili a Gesù nelle prove
e nel dolore
[540].

La natura nostra e quella di Cristo.

1«Voi non potete essere esenti dalla corruzione della carne e non potete salire immediatamente alla completa glorificazione dell’anima e della carne, come avvenne per Gesù e Maria. E queste sono le due uniche cose in cui, pur avendo la comune sorte dei figli fedeli e amanti di Dio, differite dall’Unigenito per natura consostanziale[541] a quella del Padre, e dal Primoge­nito per natura umana e perfezione di vita tra tutti gli uomini, e dalla Madre di Lui, che la Rivelazione (Eccl. XXIV, [542]5) e i Dot­tori della Chiesa chiamano: “Primogenita” e che, per grazia e santità, è seconda solo al Verbo fatto Carne, che, essendo Dio, è la Grazia e la Santità stesse, perfettissime ed infinite.

2In tutte le altre cose non differite. Che Dio, per il suo Cristo, immolato per potervi dare i tesori della Grazia, dei Sacramenti, della Vita nel Corpo mistico, della Comunione dei Santi di cui Egli è il santissimo Capo, della Vita eterna e gaudiosa, vi fa partecipi e coeredi delle ricchezze soprannaturali di cui ricoprì i suoi due Diletti: Gesù e Maria. Non differite da Essi nella sor­te. Però meditate. Non differite nella sorte e nel destino ultra­terreno e soprannaturale. Ma neppure in quello naturale.

Glorificazione di Gesù e di Maria.

3Come Gesù e Maria ebbero le loro prove, i loro dolori, le lotte, le ansie, le incomprensioni, così voi le avete, le dovete avere, per essere simili a loro.

4Come Dio giustificò i due Eletti tra gli eletti eli glorificò al cospetto degli uomini e degli angeli, e al Giordano[543] e al Tabor[544] e sul Moria (S. Giovanni. c. XII v. 27-28) e sull’Uliveto[545] 40 dì dopo la Pasqua, per il Figlio e nelle forme più solenni — che ogni mira­colo compiuto dal Cristo nei 3 anni di vita evangelica era giusti­ficazione del Padre alle azioni del Figlio e alle accuse dei suoi nemici — e, per Maria, sul Calvario, nel Sepolcro e nel Cenacolo, durante lo strazio e i lamenti della più santa e trafitta delle ma­dri, e sull’Uliveto ancora quando, lo spirito purissimo di Ma­ria essendosi separato dal corpo verginale e innocente nell’ul­tima delle sue ardenti estasi d’amore, Maria fu assunta dagli angeli al Cielo[546], così voi sarete giustificati da Dio e poi glorificati, se vivrete da figli di Dio.

Le ripugnanze al dolore.

5Dio non condanna le lacrime e le ripugnanze dell’uomo alla sofferenza e al dolore. Condanna solo il peccato, l’impenitenza, la disperazione nella sua misericordia. Ve ne siano esempio Ge­sù e Maria. Giustificato il primo per il suo aborrimento d’uomo verso la morte, e tal morte; giustificata la seconda per il suo angoscioso lamento, muto o clamante che fosse, verso il Padre di suo Figlio e suo, dall’inizio della Passione alla Risurrezione.

6Aborrire la morte, ripugnare al dolore, piangere nell’abban­dono e davanti allo strazio di chi amate, lamentarvene a Dio, non è condannato da Dio. Anzi quelle lacrime e quelle ripugnan­ze sono le monete più preziose per la conquista del Cielo se voi, patendole e versandole, non uscite dall’amore per Iddio e dalla giustizia.

7Gesù, che le ha versate, e tante, e le ha provate, ed ha consu­mato ogni dolore, e per lo strazio di sua Madre e per lo strazio del suo Corpo, intercede per voi presso il Padre. Egli sa cosa è essere Uomo. Egli vi dice:

Amate ed imitate Gesù e Maria.

8” Fate come Io ho fatto. Piangete, rabbrividite davanti alla vostra passione e alla vostra croce, gemete. Ma, come Me, com­pite la Volontà del Padre[547]. Ed Io vi giustificherò di tutto. State uniti a Me e a Maria come Io al Padre e alla Madre mia, e Noi vi sosterremo. Io sono la Vita[548], ed Ella è Madre della Vita e Madre vostra e, quali figli, vi ha preso[549] nell’ora in cui non morì per volontà e aiuto divino, ma più di Me stesso era straziata ve­dendomi morire in tanto strazio. Tutto Noi conoscemmo[550]:   la fame, la fatica, la povertà, l’angoscia, le persecuzioni, i pericoli, la spada della giustizia e del dolore che tronca la vita o trapassa cuore ed anima, e per questo intercediamo per voi. Amateci co­me vi amiamo. E diverrete vincitori di tutte le cose che potreb­bero separarvi da Dio. Amateci, e la carità, a Dio Uno e Trino ed alla Figlia-Sposa e Madre di Dio e vostra, sarà la vostra giustifi­cazione e la vostra gloria futura ed eterna. Chi potrà separarvi da Dio[551], chi strapparvi al Cielo al quale siete predestinati, se ri­manete uniti a Dio e al Cielo mediante il vincolo dell’amore? Quali cose potranno entrare in voi e darvi separazione e allon­tanamento da Dio se Io, l’Amore, vi farò colmi di Me perché voi vi sarete fatti vuoti di tutto per accogliere Me solo? Quali cose potranno darvi la vera morte se la Vita, ossia ancora la Carità, sarà in voi? Chi potrà vincervi se avrete in voi Colui che ha vinto il mondo, il demonio e la carne? Nulla potrà separarvi da Dio, privarvi del Cielo, farvi schiavi di Satana e degli uomini, farvi ‘ morti ‘ alla    vera Vita, se voi non vorrete. Nulla potrà nuocervi per l’eternità se voi vorrete coraggiosamente esser di Dio. Nulla potrà vincervi se il Tau sarà sulla vostra fronte[552], e se nel vostro cuore sarà la carità. Il Cielo è di chi lo sa meritare. E Dio lo vuol colmo di voi. Per questo vi da tutte le cose che possono aiutarvi a meritare il Cielo, e con le cose il suo stes­so Figlio, Sé stesso e il suo Spirito Santo. ‘ Chi come Dio? ‘ è il grido e il nome dell’Arcangelo difensore[553]. E l’Arcangelo pugna con voi e per voi e vi assicura che, avendo voi Dio in voi, nulla e nessuno potrà vincervi e darvi la morte dell’anima e la miseria eterna”.»

39. Paolo esempio di perfetta carità
di prossimo
[554]

Dolore per la riprovazione d’Israele (Rm 9,1-13)[555]

Amore di Paolo per i confratelli.

1«Questo è punto molto profondo, e per la norma che dà nella pratica della carità, e nella lezione che dà a quelli che per i beni terreni rinunciano ai beni celesti.

2Invocando lo Spirito Santo, abitatore dei cuori e dei corpi dei giusti, Voce parlante alla coscienza che ne fa la sua voce di am­maestramento, di guida, di legge, Paolo dice: ” Ho una grande tristezza, un continuo dolore nel cuore, vorrei essere io stesso separato da Cristo pei miei fratelli (per il bene dei miei fra­telli), che sono del sangue mio secondo la carne: gli Israeliti, ai quali appartengono l’adozione in figli (di Dio), la gloria, l’al­leanza, la legge, il culto, le promesse, i patriarchi, e dai quali è (venuto), secondo la carne, il Cristo … “.

Paolo Giudeo – Romano.

3Paolo era ebreo e israelita, discendente d’Abramo, e lo attesta come colui che testimonia e si gloria della nobiltà del sangue avuto dagli avi[556], anche dopo che la folgorazione sulla via di Da­masco[557]lo strappò alla Sinagoga arida per immergerlo nel settemplice fiume di grazie che sgorga dal seno della Chiesa, dalla Pie­tra stabilita dal Pontefice eterno: il Cristo[558], contro la quale inva­no Saulo s’era avventato, non sfracellandosi nell’urto solo per un volere divino che aveva stabilito per Saulo grandi cose.

4Per quanto ormai staccato dalla Sinagoga, era ancor unito da vincoli d’affetto ai fratelli nel sangue d’Abramo. Né è riprovevo­le tale affetto, perché se è prossimo che si deve amare ogni uo­mo che abiti la Terra, più che mai è prossimo colui col quale si è uniti per una comune discendenza, una patria, una legge. Paolo era di Tarso nella Cilicia[559]. Cittadino romano quindi per­ché la Cilicia dipendeva da Roma. Ma giudeo della tribù di Be­niamino[560]per nascita e per la Legge, che pochi come lui, tra i proseliti, o gli abitanti della Diaspora, o gli stessi farisei di Pa­lestina, erano ardenti nelle pratiche mosaiche e farisaiche come Saulo, che era ardente sino al fanatismo e all’ingiustizia.

Affetto terreno elevato e sublimato.

5L’attaccamento ai fratelli nel sangue e nella passata fede per­maneva dunque anche dopo aver abbracciato la nuova fede ed essersi fatto apostolo di Cristo, il più ardente degli apostoli, an­zi, avendo trasportato sé stesso, con tutta la sua intransigenza, con tutto il suo fanatismo del tempo passato, congeniti alla sua natura umana, nel tempo nuovo.

6Ma poiché il passaggio era avvenuto per opera straordinaria di Dio — il Verbo incarnatesi — così il suo amore ai fratelli d’un tempo s’era trasformato, come ogni cosa in lui, da affetto ter­reno a carità soprannaturale. Anche la sua intransigenza e il suo fanatismo si erano trasformati, pur permanendo. Che Sau­lo, l’ardente, intransigente, fanatico fariseo, lapidatore di Ste­fano[561], se non con le pietre con le parole, persecutore dei cristia­ni, divenuto Paolo, divenne ardente non nell’odio ma nell’amore, intransigente per l’onore di Dio e il bene delle anime, prima con sé stesso e poi con tutti, da Pietro pontefice all’ultimo fedele. Ed ecco perciò che l’affetto terreno ai fratelli d’un tempo si eleva e sublima, e diviene in lui martirio di carità soprannatura­le, perché li vorrebbe essi pure nel Regno, convertiti, pentiti, rinnovati da, per, e in Cristo, che essi avevano respinto mentre era fra di loro e perseguitato sino alla morte, chiedendo il suo Sangue su loro[562], non per fine santo di redenzione, ma per odio e dileggio.

7Quel peccato di deicidio è il dolore che stringe ed empie il cuore di Paolo. La loro ostinata permanenza in questo pecca­to, che durava con il durare della persecuzione a Cristo col perseguitare i cristiani, era la grande tristezza di Paolo. Al pun­to che Paolo desidera e quasi chiede d’esser separato da Cri­sto, suo Amore degli amori, purché essi pervengano a pentir­si e ad amarlo, meritando così di divenire vivi figli adottivi di Dio e fratelli del Cristo, non solo per la carne — assunta da Lui per discendenza da Adamo per linea di madre, e da Abramo, Isacco, Giacobbe e, per successive generazioni, Jesse, poi, infine, ultima Maria della stirpe di Davide, per cui Gesù di Nazareth è israelita del ceppo più puro del Popolo eletto[563] — ma anche per coeredità nel Regno del Padre celeste.

Perfetta carità di prossimo.

8Coloro che vogliono essere veri cristiani devono avere gli stes­si sentimenti di Paolo per i fratelli separati, figli prodighi di diverse specie, da quella di coloro che sono cristiani perché in Cristo credono, ma non sono membra del Corpo mistico perché non uniti al ceppo della mistica Vite, ossia della Chiesa roma­na, sia di coloro che sono membra morte di questa Chiesa ro­mana, avendo avuto il battesimo e altri sacramenti dalla vera Chiesa, ma che poi, o per mala voglia che li fece cadere in colpe mortali e in forme di vita peccaminose, o per essere caduti in ere­sie di diverse specie, sono incorsi nelle sanzioni ecclesiastiche (per superstizioni, idolatrie anche per l’uomo, commercio col demonio, appartenenza a sette anticristiane, spiritismo, magia, e altre cose del genere).

9Sacrificarsi per costoro, perché tornino alla Vita e abbiano Sa­lute eterna, è perfetta carità di prossimo. E la norma è questa: amare non soltanto coloro che sono simili a voi in religione e giustizia, e quelli che vi amano, ma anche e soprattutto quelli che vi sono dissimili e nemici[564], sia perché ne hanno maggior bi­sogno, sia perché amare chi ci perseguita od odia noi e la nostra fede e maniera di agire, è testimonianza di perfetta formazione in Cristo, il quale perdonò anche ai suoi crocifissori[565] e scherni­tori, ed è moneta d’infinito prezzo per il vostro tesoro nel Cielo.

Diversi valori di beni terrestri o celesti.

10La seconda lezione, quella sui diversi valori dei beni terrestri o celesti, è nel v. 6, 7 e 8, e la conclusione è nel v. 13.

11” Non tutti quelli che vengono da Israele sono israeliti, né i nati dalla stirpe di Abramo son tutti figliuoli, ma ‘ in Isacco sarà la tua discendenza ‘. Quindi non i figli della carne sono figli di Dio, ma i figli della promessa sono contati come discendenti”.

12Ecco. È ancora la volontà libera dell’uomo quella che decide la sorte futura ed eterna. Come per Adamo fu il suo volere a farlo decaduto, come per Caino[566] fu il suo volere a farlo fratricida e fuggiasco dando origine ai figli della carne, ossia a coloro usciti da ogni legge anche morale, così anche fu il mal volere di Ismaele[567] a farlo espulso dalla tribù d’Abramo e generatore di figli del­la carne anziché di Dio, perché congiuntosi a donna d’Egitto, ossia idolatra.

13Passeranno i secoli, ed Israele ripeterà quell’errore, contraendo il suo Re nozze con donne straniere ed idolatre[568], ed instauran­do il culto degli idoli presso il Tempio del Signore, creando così il terreno per lo scisma politico e religioso[569], che divise per se­coli Israele in Regno di Giuda e d’Israele e mise gli abitanti di Palestina — Giudei e Galilei — contro i Samaritani sino a dopo la morte di Cristo.

14Ma prima ancora un altro, per disprezzo delle cose veramente preziose e imperiture, e per attaccamento alle cose terrene, per­derà la primogenitura[570] nella stirpe eletta, e poscia la benedizio­ne paterna, simile a benedizione trasmessa dal Padre Creatore al padre naturale per investire il primogenito di poteri straordinari, e infine perderà l’appartenenza al Popolo della Promessa, creando la stirpe degli edoniti o idumei, popolo contro il quale il Signore è sdegnato (Malachia I, 4), che non era più Israele ma razza di schiavi e non di liberi, come quella d’Ismaele, se­gno della differenza futura tra i figli della Legge della Sinagoga e quelli della Legge della Chiesa di Cristo, che fa degli uomini che la seguono i figli di Dio, fratelli al Cristo, coeredi del Cielo.

15Dunque non mutamento dell’eterno e perfetto Volere condu­ce[571] alla perfetta libertà e alla vita nel Regno questi piuttosto che quelli, come vorrebbero dire le chiese riformate ed eretiche. Ma il libero volere dell’uomo, che può eleggere ciò che più a lui pia­ce: la carne o lo spirito, il mondo o il Cielo, satana o Dio.

16Però, soltanto coloro che restano fedeli a Dio e credono fer­mamente nel Cristo suo Figlio e praticano la sua Legge e la sua Dottrina — che è il completamento della Legge del Sinai[572], spo­gliata dalle catene della Sinagoga e rifatta libera come libero è Dio, buona come buono è Dio, semplice come semplice è Dio — questi solo divengono o restano figli di Dio.

I figli della promessa.

17E coloro che, credendosi i ” primogeniti ” tra il popolo di Dio per esser venuti prima, perseguitarono coloro reputati mino­ri perché venuti dopo, a seguito del ” Figliuolo del falegname di Nazareth[573] ” da loro schernito, sol per averlo sprezzato — e aver sprezzato insieme a Lui la predilezione che Dio ebbe per Israele, facendo nascere in Israele l’incarnato suo Verbo — come fu per Ismaele ed Esau[574], da primogeniti di discendenza eletta divennero gli schiavi del loro peccato, coloro che restarono indietro, ap­pesantiti dalle loro colpe e soprattutto dalla gran colpa del dei­cidio, i recisi dal Popolo dei figli, gli odiati dall’Amore eterno perché non seppero accogliere ed amare l’Amore fattosi Carne per amore.

18Quelli invece che non erano Popolo di Dio (i Gentili d’ogni pae­se e tempo), lo divennero, appartennero al Regno di Cristo, in Terra, con l’appartenere alla Sposa regale di Lui, la Chiesa, e in Cielo col salirvi al possesso, così come l’immutabile Parola di Dio ha promesso sin dall’Eden[575] e poi, attraverso i Patriarchi e Profeti, sino al Cristo e per bocca di Lui, e poi ancora attra­verso al Magistero della Chiesa, sin che la Chiesa sarà.

19L’antica promessa del Redentore, essendosi ormai compiuta con il suo avvento e col compimento della sua missione nel mondo, viene sostituita dalla promessa nuova: ” Chiunque creda nel Cristo e lo accolga, Egli e la sua dottrina, diviene figlio di Dio ed ha la vita eterna[576] “. Così come l’antica Sinagoga viene sostituita, e per sempre, sino alla fine dei secoli, dalla Chiesa di Cristo, e all’Antico succede il Nuovo Testamento.

20Solo i figli della promessa, ossia i credenti nel Cristo e viventi nel Corpo mistico di cui Egli è il Capo Ss. e l’assemblea dei fe­deli le membra, ” sono contati come discendenti ” e quindi coe­redi nel Regno della Gerusalemme eterna n

40. Giustizia e misericordia di Dio[577].

Dio non è ingiusto a salvare chi vuole. (Rm 9,14-18)[578]

Non si fanno osservazioni né imposizioni a Dio.

1«Nessuno può arrogarsi di fare osservazioni né imposizioni a Dio, anche se gli pare ingiusto il modo tenuto da Dio verso sin­goli, nazioni, o umanità tutta, a meno di divenire sacrilego, o di dimostrarsi incredulo.

2Perché veramente coloro che non credono che una cosa può esser da Dio se non vedono una manifestazione divina, oltre ad[579] imitare la colpa di Tommaso apostolo[580] — colpa d’uomo non ancora confermato nella fede nel Cristo, anzi scosso nella stessa dalla cattura e morte ignominiosa[581] del Cristo — ripetono la colpa, non perdonabile e non perdonata, dei Farisei, principi dei Sacerdoti, Scribi, e di chiunque che, nel momento della consu­mazione del più grande sacrificio d’amore di Dio, infinita Carità, esigevano, per credere — né poi sarebbe loro bastato, che avreb­bero detto: ” Lo fece perché è un satana, e Belzebù lo ha aiuta­to[582] ” — che il Cristo scendesse di croce e si salvasse[583].

3Nessuno può fare osservazioni o imposizioni a Dio. Perché Dio è Dio, e tutto — le persone e le cose passate, presenti e future — sono un nulla rispetto a Lui. Unico e Trino, Immenso, Perfetto, in tutte le sue Tre Persone e nella sua Unità mirabile, come nei suoi Attributi ed Atti.

Dio Uno e Trino.

4Non c’è altro Dio fuorché Lui: il Dio Padre, Creatore e Signore del Cielo e della Terra, Prima Persona della Triade Ss., il Quale da nessuno fu generato perché Eterno, e da Se stesso, per di­vina generazione, ha generato il suo Verbo — per mezzo del qua­le tutte le cose sono state fatte — la Seconda Persona, divina, eterna, immensa, perfetta, in tutto uguale alla Prima che in Lui si compiace, così come il Figlio si compiace nel Padre che l’ha generato, dando, per questo duplice compiacimento, origine allo Spirito Santo che procede dal Padre e dal Figlio ed è il loro stesso amore, il nodo che li stringe, l’abbraccio che li unisce, il fuoco che li fonde senza creare confusione di Persone, la pa­ce in cui instancabilmente operano e si riposano insieme nell’’Amore, per l’Amore e con l’Amore, che da Loro procede e che è l’attributo maggiore e l’essenza stessa di Dio.

Dio essendo amore è anche giustizia.

5Egli, Dio, essendo Amore, non può essere anche che Giustizia. Perché solo chi non ama è ingiusto verso i suoi simili, o i suoi figli e fratelli. Ma chi ama è sempre giusto, e pur riconoscendo che le azioni di uno sono ingiuste — che non riconoscerle per tali, se tali sono, sarebbe non bontà ma stoltezza — è giusto an­che nel punirle, non eccedendo in severità né in indulgenza, ma agendo nella misura che la colpa esige.

6Dio ama. Ama come Padre i suoi figli; come Gesù, Dio-Uomo, i suoi fratelli. Quindi è giusto sempre, nel punire come nel pre­miare. E quando dalle labbra della Sapienza incarnata uscivano i consigli evangelici: ” Fate quanto e come Io faccio. Siate per­fetti come il Padre dei Cieli[584] ”, a questa perfezione di giustizia amorosa il Verbo spronava: alla Giustizia perfetta del Padre e del Figlio fattosi Uomo. A quella giustizia che non propen­de per parte alcuna, né dietro pressioni né per donativi, né per amicizia o parentela, ma, con spirito superiore ad ogni cosa materiale e terrena, giudica, assolve o condanna, a seconda che si deve.

7Essere giusti col prossimo è ancora più difficile che essere amanti di Dio. Perché Dio è buono ed è facile amare chi è buo­no. Dio è conforto ed è facile amare chi conforta e consola. Dio è sostegno ed è facile amare chi sostiene. Dio è perdono ed è facile amare chi perdona. Ma il prossimo è sovente cattivo, in­giusto, pronto ad addolorare e ad aumentare il vostro dolore con le sue incomprensioni, ostinazioni, derisioni e durezze, fa­cile ad abbandonarvi se siete oppressi o infelici, quando non si fa complice di chi già vi opprime per opprimervi e addolorarvi ancor più, duro a perdonare anche quando si ritenne ingiusta­mente offeso o danneggiato da voi mentre voi siete innocenti, durissimo poi a perdonare quando è provata la vostra colpa. Amarlo è quindi difficile.

Chi ama assume la Vita stessa di Dio.

8Ma è detto: ” Amate coloro che vi odiano e sarete figli del­l’Altissimo[585] “. Perché? Perché avrete il perfetto amore. La più grande somiglianza e immagine con Dio. Anzi, così come ogni fi­glio assume la vita che il padre gli trasmette per seme, e incan­cellabili sono, o nel sangue, o nell’aspetto, o nel carattere, oltre che nel nome, le eredità fisiche paterne, così voi, se assumete il principale degli attributi di Dio, quello che è la sua essenza, as­sumete in voi la Vita stessa di Dio, vivete per Lui e in Lui e ne divenite veri figli, non per uguaglianza di natura e sostanza, ma per sopra naturalizzazione della creatura che così diviene divi­nizzata per partecipazione relativa alle azioni di Dio Uno e Trino e per somiglianza, facendo ciò che Egli fa da sempre: amando.

Misericordia e compassione di Dio.

9Dio lo dice a Mosè: ” Avrò misericordia . . . avrò compassio­ne[586] …”. Ma non ha inizio da quel momento la sua misericordia e compassione. Benché unite a divina giustizia, esse sono già vive nell’Eden, davanti ai due prevaricatori, condannati nel tempo col lavoro, il dolore, la fatica, l’esilio, la morte, ma perdonati per l’eternità con la promessa della Redenzione e mediante la Re­denzione[587].

10Anzi più: la misericordia e compassione sono vive da prima che vivesse l’uomo, la cui colpa futura non era ignorata dal suo Creatore. E questo, di aver creato l’uomo per dare ad esso il Cielo e la figliolanza e somiglianza divina[588], e di averlo creato co­noscendolo già destinato ad essere, di propria volontà, un pec­catore, un ribelle, un prevaricatore, un ladro, omicida, violento, bugiardo, concupiscente, sacrilego, idolatra — tutte le male ten­denze umane essendo presenti, per condiscendenza umana, in lui, nell’uomo che doveva essere santo — e di averlo soprat­tutto creato sapendolo capace di uccidere una volta il suo Ver­bo, che per l’uomo aveva assunto l’Umanità, e ferirlo volte in­numerevoli, quante sono i granelli di rena che costituiscono il fondo dei mari, coi suoi peccati, dalla sua venuta redentiva alla fine dei secoli, dà la misura esatta dell’infinita misericordia e compassione di Dio.

Conoscenza eterna di Dio.

11Egli guardava ab eterno il suo Verbo, e il suo eterno Pensiero pensava a tutte le cose che per il Verbo avrebbe creato; giubi­lando ammirava nel suo pensiero le innumeri bellezze e meravi­glie della Creazione, che per il Verbo sarebbero state fatte al giusto momento[589]. Ma nel contempo il Padre delle luci vedeva quel poema creativo, tutto luce e bontà, macchiarsi di una mac­chia deturpatrice, venefica, origine d’ogni colpa e sciagura.

12Come colui che si ferma ammirato a contemplare un luogo di delizie, tutto balsami e fiori, pure acque e canti d’uccelli, e poi freme d’orrore vedendo da esso uscire un velenoso e aggres­sivo serpente che rompe, morde e uccide piante e animali, e corrompe acque e fiori, così il Padre del Verbo e dell’uomo, con­templando ab eterno il futuro Creato in cui tutto sarebbe stato creato ” buono[590]“, vide il serpente attaccare, corrompere, avvele­nare ogni cosa, portarvi il dolore; vide l’uomo decaduto, vide Caino uccisore d’Abele[591], figura all’altro Caino (Israele) che avreb­be ucciso il novello Abele: il suo Verbo.

La Misericordi di Dio non illanguidisce.

13Anche il più santo degli uomini, davanti a una simile cono­scenza, avrebbe, se non odiato, sentito almeno sorgere indiffe­renza per l’ingrato, inutilmente beneficato, disperditore dei be­nefici ricevuti.

14Dio no. Dio sa tutto. Ma la sua misericordia e compassione non muoiono né illanguidiscono. Anzi nascono proprio per que­sta conoscenza eterna, ed ab eterno decretano che, poiché l’Uo­mo e gli uomini saranno peccatori, omicidi della loro parte eterna e dei fratelli, per farli di nuovo ” vivi “, ” figli “, ” coere­di “, occorre sacrificare il Figlio.

15Egli sarà il Figlio dell’Uomo, l’Adamo fedele e santissimo, l’Abele e l’Agnello immolato dai Caini deicidi. E dalla Colpa prima e dalla Colpa seconda — quella dell’Eden e quella del Tempio[592]— verrà la Redenzione.

16E Dio sarà compassionevole e misericordioso con chi vorrà. Ossia con tutti coloro che, alla loro volta, vorranno, con buona volontà, essere ” figli di Dio ” avendo accolto con amore il Cri­sto e seguito e praticato i comandi e insegnamenti della divina Parola.

Dio trae bene da tutte le cose.

Sempre Dio trae bene da tutte le cose.

17Trasse il bene della Redenzione, misura della Carità divina che è infinita e perfettissima, dalla Colpa d’Adamo.

18Trasse la conferma della sua infinita potenza, giustizia, bontà, dall’ostinazione del Faraone[593] verso gli ordini divini che Mosè, suo servo, trasmetteva al monarca egizio, il quale conobbe così — per le piaghe che colpirono l’Egitto, lo sterminio dei primogeniti e degli Egizi nel Mar Rosso — che Dio è il Signore, e lo conobbe il Popolo di Dio che, per i prodigi, fu confermato nella sua fede nel Dio Unico, nel suo Dio.

19Trasse dalla colpa d’Israele, crocifissore del suo Verbo incar­nato, la beata certezza della Risurrezione della carne e della Ge­rusalemme eterna, dove ascendono gli spiriti dei giusti e dove poi si riunirà la carne dei giusti ai loro spiriti, per una vita eter­na di gaudio.

20Da tutto il Buonissimo trae buone cose. Solo necessitava che l’uomo, con la sua volontà, che deve esser buona, sappia trarre il suo bene da tutto quanto Dio fa. Come? Col non ribellarsi, col non allontanarsi dal Padre dei Cieli se la sua mano è gra­vosa e il suo calice amaro.

Sappiate quindi imitarlo

21Voi siete peccatori. Tutti. Anche i più buoni, imperfetti sono. Gesù era innocente, santo, perfetto[594]. Eppure il Padre gli gra­vò sopra tutta la soma delle colpe degli uomini perché la con­sumasse sul Golgota e gli presentò il calice più amaro[595], amaro di tutte le amarezze e di tutti i disgusti: da quella dell’abbandono del Padre[596], al dolore della Madre, al tradimento dell’amico e a-postolo, alla viltà degli altri apostoli, al rinnegamento del suo Cefa[597], all’ingratitudine del popolo. Nessuno tra gli uomini ha portato e porterà la soma, né berrà il calice che schiacciò e amareggiò il Cristo: l’Innocente.

22Sappiate quindi imitarlo. Nella sua perfetta buona volontà, nella sua ubbidienza santissima, per trarre il vostro bene da tutto quanto Dio permette vi accada per prova vostra e per pre­mio vostro.»

41. La Misericordia di Dio bestemmiata dagli uomini[598].

Chi è l’uomo da contendere con Dio? (Rm 9,19-24)[599]

Accusa blasfema.

1«Molti, quando si sentono richiamare sulle vie di giustizia per non dare dolore a Dio, rispondono, ed è accusa blasfema: ” E di che si lamenta? È Lui che ci ha creati così. Lui poteva crear­ci intangibili all’assalto del Male, o almeno interdire al Ma­le di assalirci. Lui poteva farci tutti buoni, tutti santi. Invece! Dove è la sua equanime misura di bontà e provvidenza per tutti? Chi è ricco, chi è miserabile, chi è sano e chi è sempre malato; chi è amato da parenti, da sposa, da figli, da amici, e chi è in­compreso, sfruttato, tradito, disamato dagli stessi; chi trionfa sempre e chi mai, pur avendo tutti i motivi anche santi per trion­fare. Come si può pretendere che chi è vittima della società, del­la famiglia, degli infortuni o malattie, non divenga ribelle veden­do che molti altri non sono vittime ma trionfatori? E chi fu crea­to con sangue bollente d’ira o lussuria non deve forse dire: ‘ Perché m’hai creato così? ‘. È Lui, Dio, che vuole così, e al suo volere è inutile opporsi. Non nel Bene, e non nel Male. È Lui che vuole “.

L’uomo non è nato per essere dannato.

2No. Non è Lui. Non cadete nell’eresie di certe sette ormai ufficialmente cadute, ma in realtà tuttora vive nei cuori con le loro eretiche dottrine, o di altre ufficialmente vive, le quali, dalle loro dottrine avulse dalla verità, luce, sapienza divine — perché avulse, esse sette, dal Corpo mistico — traggono la con­clusione che l’uomo non è stato creato per il Cielo, ma per dive­nire dannato perché creato in modo che non può che peccare.

3Non è così. Non credetelo se vi vien detto. Non accogliete que­sto pensiero se Satana ve lo insinua nella mente. Sarebbe rinne­gamento, disconoscimento, disperazione. Rinneghereste Dio, di­sconoscereste la sua Natura, la sua Paternità, tutti i suoi attri­buti, cadreste nel peccato di disperazione di salvarvi, e come fo­glie morte vi lascereste trascinare lungi dalla vera mèta: il Cielo, e per vie di tenebre e fango precipitereste nell’abisso. In quell’a­bisso in cui è fatale precipitino coloro che non credono, non sperano, non amano più Dio, le sue certe promesse, la sua Legge.

Cristo nell’oceano di dolori mai accusò il Padre.

4Imitate il Cristo. Nessuno fu più provato di Lui. Nessuno come Lui conobbe la solitudine, l’incomprensione, gli abbando­ni[600]. Da quelli celesti a quelli umani. Nessuno patì tutti i dolori: non parlo solo di quelli delle sue estreme giornate terminate nel sepolcro, parlo di tutti i dolori patiti da quando aprì gli occhi in Betlemme[601]. Dolori d’ogni specie. E sempre più grandi. Ma mai Egli rimproverò il Padre per questo oceano di dolori di cui era circondato, e che saliva con le sue onde amare, sempre più saliva a sommergerlo.

5Mai accusò il Padre. Sapeva che Egli permetteva questo per esaltarlo[602] poi per i suoi meriti, in misura senza misura, in pro­porzione al patito. Sapeva che il male, il dolore, ogni solitudine e angoscia che soffriva, veniva dall’Uomo decaduto[603], da Adamo e dai suoi discendenti che, per esser decaduti, non potevano che dare dolore a Colui che era Dio in veste umana e che tale era per renderli figli di Dio. Lo stesso Satana li muoveva, ed egli lo sapeva, perché conscio della sua prossima sconfitta per la re­stituzione dello stato di grazia ai redenti, e si vendicava col mas­simo del suo odio verso l’Amore.

6Imitate il Cristo. E non bestemmiate incolpando Dio per le vostre debolezze.

È l’uomo causa del nostro soffrire.

7Non vi ha Egli creato tutti uguali? Non vi ha dato, a tutti, ugualmente un intelletto per comprendere, un cuore per amare, una coscienza per vedere il bene e il male, un’anima perché in voi siano spirituali slanci e possibili incontri tra voi e Dio?

8Soffrite? Pensate a che è a chi vi fa soffrire. Vedrete che è l’uomo. O perché vi trasmise sangue impuro, essendo stato pec­catore, o perché attentò alla vostra integrità fisica, o perché eb­be invidia e odio per voi e vi calunniò o nocque moralmente, è l’uomo che è causa del vostro soffrire.

9Vi sentite deboli nello spirito e mortificati per le vostre ca­dute? Esaminatevi bene. È proprio Dio che vi trasse a quella tentazione, o siete voi che vi ci siete messi, o non avete fuggito i vostri tentatori?

L’anima tende sempre alla ricerca di Dio.

10Nell’anima vostra la Colpa, che il Battesimo lava, ed i fomiti, che restano, nonché le vostre colpe, sono proprio tali da fare di voi dei perversi che non possono che essere tali, dei ripudiati che non hanno più somiglianza col Padre, né mezzo di sempre più aumentare questa divina somiglianza?

11No. Come un uomo, anche se nasce o diviene deforme, bestiale, mostruoso, non cessa per questo d’esser uomo e, anche se sia lesa l’intelligenza, resta viva l’anima, o suscettibile a tornare vi­va anche se, per degenerazione psichica, l’uomo cade in pecca­ti da bruto, ma[604] poi se ne pente e invoca le acque della Vita per la sua anima morta, così, e con più ragione, l’anima non perde totalmente mai la sua somiglianza col Padre che l’ha crea­ta, né si spegne totalmente in essa la tendenza al Bene, il richia­mo alla sua origine e al suo fine. È anche qui la parte umana del­l’uomo quella che, di spontanea e satanica volontà, può volere per l’anima la morte; ma l’anima, ove fosse libera e sola, tendereb­be sempre alla ricerca di Dio, al ricrearsi per essere con Lui.

Il Giuda della propria anima è Giuda del suo corpo.

12Chi spontaneamente e premeditatamente uccide la sua anima, finisce quasi sempre a uccidere anche il suo corpo. Violento al­l’anima, lo diviene anche verso la carne e, avendo rinnegato l’Es­sere, il Fine, la Fede e l’esistenza, in lui, dello spirito, si uccide, imitando Giuda[605].

13Chi senza premeditazione uccide la propria anima col peccato mortale, ma poscia ha volontà di Vita e, pentito, cerca rigenera­zione e confida nella Misericordia, imitando Disma[606], non solo ridà vita al suo spirito ma, per l’umiliazione della caduta, dimi­nuisce in superbia e cresce in umiltà; e quindi la colpa, le sue stesse tendenze, servono, col tenerlo umile, a farlo procedere verso la perfezione, che non può mai essere dove è la superbia, mentre l’esperimentare l’amore di Dio, che perdona al colpevole pentito, lo porta a più vivo amore a Dio, e quindi verso il suo Fine.

Dio è il divino vasaio.

14Molte volte — e ne è esempio Paolo — dalle grandi miserie, dai vasi di argilla, magari colmi di fango di lussuria e d’odio, Dio trae i suoi vasi di elezione.

15Egli è come il vasaio. È il divino Vasaio. Con la stessa mate­ria fa i vasi, tutti i vasi. Con la stessa materia. Nello stesso mo­do. Vi mette dentro le stesse cose. Da a tutti una stessa missione e uno stesso fine. Il suo Pensiero sa quali di essi rimarranno fe­deli al fine e alla missione e quali no. Ma non è Lui che li vuole tali. È la materia che vuole rimanere fedele o non lo vuole.

16E la pazienza divina tutto sopporta. Sa attendere. Fa degli uo­mini — vasi di elezione o perdizione, di carità o di odio, di verità o di menzogna, di castità o di lussuria — altrettanti mezzi a pro­vare altri uomini nella loro volontà di salute o di rovina, di cu­pidigia o di amore alla povertà spirituale per distacco da tutto ciò che non è Dio, di ribellione o di mansuetudine, d’ira o di docile pianto nel dolore, d’ingiustizia o di giustizia, di durez­za o di misericordia, di triplice concupiscenza o di triplice pu­rezza, d’iracondia o di pace, di persecuzione verso i fratelli o di fedeltà anche durante la persecuzione, per premiare o punire, secondo che merito o demerito esige. E anche per far risplende­re la sua Potenza, dando il Regno a coloro che rispondono alle sue luci, ai suoi inviti, ai suoi comandi, e levandolo a chi, auto-proclamandosi ” dèi e giusti “, non si piegano alle sue Voci, chia­mano ” tenebre ” le sue luci, suggestioni di satana i suoi prodigi.

Infedeltà d’Israele.

17Così fece Israele verso il Signore e il suo Verbo. E Dio, che voleva punire Israele che della Legge divina aveva ormai la let­tera ma non lo spirito[607], ed era caduto nei perenni peccati di su­perbia, durezza di cuore, di ribellione e anche, sì, di idolatria — schernendo il Dio vero incarnatesi per amore, uccidendolo per esser loro ” dèi ” — dopo aver sopportato per secoli con pa­zienza questi vasi, su cui già scendeva la sua ira a dannarli a perdizione, ripudiando la Sinagoga e i suoi ministri, dalla riprovazione di Israele colpevole del massimo peccato trasse la salute, la misericordia, la gloria eterna per i Gentili, e al posto del Tem­pio e dell’altare demoliti — come era detto dai Profeti e dal Cri­sto[608]— e dei vecchi sacrifici, ricostruì il Tempio nuovo, e il nuovo altare e il nuovo Sacrificio perpetuo e santissimo, come eterno e santissimo ne è il suo eterno Pontefice: il Cristo, Figlio di Dio.

18Al qual Tempio, altare e sacrificio, tutti i popoli erano am­messi, e lo sono, perché ogni uomo è creato da Dio, ha la stessa origine, lo stesso fine, gli stessi diritti di figlio presso il Padre, che è misericorde e compassionevole verso tutti coloro che si volgono a Lui.»

42. La Misericordia rivolge il suo amore a chi lo accetta[609].

Riprovazione d’Israele e vocazione dei gentili (Rm 9,25-29)[610].

Il padre buono e figli ingrati.

1«Non avviene forse così anche tra uomini? Quando un padre, un buon padre di famiglia, che ha amato con giusto amore i suoi figli, ha lavorato per essi, si è consumato per dare ad essi be­nessere, ha vegliato su essi per farli crescere sani di corpo e di spirito, si vede rinnegato da essi, abbandonato o maltrattato o sfruttato od altro, non rivolge forse il suo bisogno di amare e beneficare su qualche povero bambino orfano o figlio di nessu­no — la più angosciosa delle orfanezze — e non lo accoglie forse, adottandolo e[611] destinando a lui quel bene che i figli del suo san­gue hanno respinto? E ciò per amare e per aver chi lo ami.

2Dio Padre fa così. Ha fatto così.

Israele preferito da Dio.

3Dal principio dell’umanità aveva amato l’uomo. Tra gli uomini aveva particolarmente amato i giusti antichi, i padri e patriarchi pieni di dignità, di prudenza, di valore, di giustizia e d’ogni altra virtù per cui piacquero a Dio. Da Enoc a Noè[612], da Abramo ad Isacco e Giacobbe[613], poi al grande Mosè[614] — condottiero e sal­vatore del Popolo eletto, legislatore per volere di Dio che gli af­fidò la Legge e gli ordini — ad Aronne primo sacerdote[615], a Giosuè[616] che portò a termine gli ordini dati da Dio a Mosè circa il possesso della Terra promessa ai figli del Popolo eletto, ai Giu­dici, e Profeti, e Re, quanto amore aveva dato Dio al suo popolo attraverso questi eletti tra gli eletti!

Tradimento d’Israele.

4Ma, per sentirsi infinitamente amati, caddero nello stesso pec­cato di Adamo. Credettero tutto esser lecito. Credettero inutile ubbidire a Dio. Non solo: osarono sindacare le azioni di Dio e le giudicarono o inutili, o stolte, o sataniche, o impossibili. Più Dio — e dal Cielo il Padre e sulla Terra il Figlio — manifestava­no la natura di quei prodigi, di quelle parole, e testimoniavano con gli stessi prodigi e con la sapienza di quelle parole che ” ciò era da Dio “, e più Israele giudicava satanici i prodigi, satana chi li compiva, bestemmiatrici le sue parole come sacrileghe le sue azioni.

Elezione dei gentili.

5E Dio ripeté il gesto avuto verso i due prevaricatori dell’Eden. Ripudiò Israele. E per avere un Popolo elesse i Gentili.

6 È stato profetizzato dallo Spirito di Dio ad Osea suo pro­feta: ” Vostra madre (la Sinagoga) non è più mia moglie … Non avrò compassione dei suoi figli perché sono figli di forni­cazione . . . Farò cessare tutta la sua allegrezza, le sue feste, i suoi noviluni, i suoi sabati e tutti i suoi giorni di festa … E dirò a quello che non era mio Popolo (i Gentili): ‘ Tu sei il mio popo­lo ‘ ed esso mi dirà: ‘ Tu sei il mio Dio[617] ‘.

7E ancora, profetizzando i pochi che, del numeroso Popolo già di Dio, del Popolo del ” Colui che è ” del tempo antico e dell’an­tico Tempio, sarebbero divenuti del nuovo Popolo di Dio-Gesù e del nuovo Tempio, è detto: ” Gli avanzi, gli avanzi, dico, di Gia­cobbe (ossia gli israeliti ancora giusti come quelli della stirpe diretta e primigenia di Giacobbe) si convertiranno al Dio forte[618]“.

8Ed è detto ciò che dice Paolo, riportando altri punti delle pro­fezie d’Osea e Isaia. E ciò che è detto si compì. E Popolo suo di­vennero i Gentili e i pochi israeliti che seppero accogliere il Cri­sto, divenendo, per questo, ” figli di Dio “.

9Figli è ben più che sudditi. Perché ai sudditi non è concesso di abitare nella casa regale, mentre ai figli è dato. E i figli di Dio, fratelli del Cristo, abiteranno la Casa del Re dei re, in eter­no.»

43. Gesù chiama al Regno tutti
gli uomini
[619].

La colpa d’Israele (Rm 9,30-33)[620]

Dio è Padre per tutte le creature.

1«Se la venuta al Regno di Dio — Regno di Amore, Giustizia e Purezza — fosse stata solo per gli israeliti ed ebrei della Diaspo­ra[621], non avrebbe rifulso che, essendo Gesù l’Uomo-Dio, Re uni­versale e di infinito potere, tutta l’Umanità poteva aspirare, me­ritare, ottenere il Regno di Dio in sé prima, il Regno di Dio pres­so Dio poi.

2Se questa chiamata ed eredità al Regno fosse rimasta circo­scritta al solo Popolo ebreo — cosa che solo avrebbe potuto verificarsi per un miracolo folgorante di Dio, capace di frantumare l’errato mondo di idee che, cocciutamente, gli ebrei difendevano da ogni cosa atta a farlo cadere e disperdere — come avreb­be potuto dirsi che Dio è Padre infinitamente buono per tut­te le creature dotate d’anima spirituale? Le altre, tutte le altre, sparse per i continenti allora conosciuti e in quelli ancora ignoti, come avrebbero potuto, alla fine dei secoli, dire che Dio era buo­no e paterno per tutti gli uomini? Essi erano incolpevoli d’esser nati in altre patrie, in altre religioni. Se una colpa c’era, era quella degli ebrei che avevano un odio accanito e un ribrezzo schifil­toso per ogni incirconciso, fosse anche moralmente molto più giusto di essi.

Evangelizzate tutte le genti.

3Mai, per questo ribrezzo ingiustificato e contrario al coman­do d’amore verso il prossimo che non è solo formato dai com­patrioti e correligionari, mai Israele aveva cercato di far cono­scere il vero Dio a quelli che molti dèi adoravano, e neppure a quelli che, per essere particolarmente virtuosi tra i pagani, tan­to sentivano esservi un Dio vero — diverso dai falsi dèi, Unico, Santo, Creatore in modo ben diverso di quanto dicessero le mitiche leggende. Tutore e Movente di tutto il Creato — da in­nalzare un’ara al Dio Ignoto[622] e conservarla là, per secoli, quasi ad invocarlo. E, senza un comando preciso del Verbo incarnato — ” Andate ad evangelizzare tutte le genti battezzandole nel no­me del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando quanto vi ho insegnato[623]  — neppure i migliori di Palestina, gli eletti, gli ammaestrati per tre anni da Lui con la parola e l’esempio, avrebbero rimosso le pietre pesanti delle loro concezioni ebree, che giudicavano ” abominio e impurità ” tutto quanto non era Israele, accomunando nel disprezzo i Samaritani[624] coi Fenici, coi Romani, con quanti non erano della Sinagoga d’Israele.

Il Regno di Gesù è spirituale ed eterno.

4Gli Atti degli Apostoli testimoniano su questa persistente ot­tusità ed avversione anche tra gli Apostoli[625]. Gesù, il Maestro che per tre anni aveva loro spiegato che il suo Regno non era di questo mondo[626], che aveva rifiutato ogni loro insinuazione a farsi ” re[627] ”, che aveva rimproverato i loro sogni di umana gloria, sino a far di uno di essi il suo traditore per la delusione di un delirio svanito, sta per tornare al Padre. E mentre benedicendoli ancora sta per lasciarli, dopo che già una volta da Lui (Givo. c. XX v. 22) hanno ricevuto lo Spirito Santo per poter capire le cose sopranna­turali e le cose spirituali — per poter così assolvere comprendendo i misteri dei cuori e delle carni — ancora gli chiedono: ” Rico­struirai ora il regno d’Israele? ” (Atti c. I v. 6). Ancora non aveva­no capito, tanto erano Israele antico, che il Messia era Re d’un re­gno spirituale ed eterno.

Le prevenzioni contro i gentili.

5E anni dopo, quando già Saul era Paolo, e Pietro era Pontefice e ripieno di Spirito Santo da tempo, ancor così viva era la pre­venzione verso i Gentili che Dio, a far persuaso Pietro di non respingere il centurione Cornelio di Cesarea, dovette operare un duplice miracolo (Atti c. X v. 11-16 e c. X v. 25-33) e una conferma, sia per Pietro che per gli altri Apostoli e fratelli di Giudea, pron­ti a rimproverare Pietro per il suo operato (Atti c. X v. 44-48 e c. XI v. 2 e versetti 15-17).

6Queste cose, certe perché sono contenute in un completamen­to del Vangelo che i Padri della Chiesa hanno ritenuto accetta­bile e di fede, sono prova di come era forte, anche nei migliori del vecchio Israele e nei santi della nuova Chiesa di Cristo, la prevenzione contro i Gentili.

Tutti gli uomini sono predestinati al Cielo.

7Ma Gesù, Redentore di tutti i giusti di volontà e di spirito, vol­le, col chiamare al Regno tutti gli uomini, dare testimonianza e prova che tutti gli uomini sono predestinati al Cielo[628], per quanto sta a Dio, essendo Egli, di tutti gli uomini, Padre amoroso e provvido.

8Non cercavano la giustizia i Gentili, la vera Giustizia; ma non già per sprezzo di essa, bensì perché non sapevano che vi fosse, né alcuno insegnava ad essi che essa era. Ma, conosciuto che essa era, l’abbracciarono, e con un eroismo di fede che stupì il mondo e lo fece cristiano.

9Veramente che il fango del paganesimo fu lavato dai fiumi di sangue dei martiri che, per la massima parte, erano Gentili convertiti al Cristo; e il fumo dei roghi, su cui ardevano gli eroi di Cristo, purificarono il mondo, mentre le fondamenta del­la Chiesa furono date dalle ossa dei confessori, cementate dalle loro ceneri e sangue. E i loro stessi nomi testimoniano quanto po­polo di martiri confessori del Cristo abbiano dato i Gentili.

10E come Gesù, chiamando al Regno tutti gli uomini, testimonia che il Regno fu predestinato a tutti gli uomini perché venisse poi donato a quelli che con le loro virtù se lo fossero meritato, così i Gentili, eleggendo di spontanea buona volontà di voler far par­te di questo Regno di Dio, nell’uomo prima, nel Cielo poi, testi­moniano che ogni uomo può appartenervi, purché lo voglia, a prescindere dal suo passato.

Israele non volle essere giusto.

11All’opposto, Israele, che pur conosceva la Giustizia e la Sa­pienza da secoli, e che, ove avesse voluto, era stato in grado di completare, perfezionare, accogliere la vivente Sapienza e la vi­vente Giustizia — Gesù, Sapienza e Giustizia[629] divine e incarna­te — non volle cercare questo completamento, questa perfe­zione; anzi, in luogo di accogliere Colui che veniva per farli ve­ramente giusti e sapienti, respinse, conculcò, uccise il Cristo san­to e sapiente e, persistendo nel suo mal volere, i suoi continua­tori.

12Non volle essere giusto, Israele. Mai. Né verso il Maestro, né verso il Taumaturgo, né verso il Messia, né verso il Verbo incar­nato, né verso l’Innocente. Condannò come blasfeme e sataniche[630]le parole e le azioni del Maestro e Taumaturgo, derise e chiamò simulatore e sacrilego il Messia, non volle riconoscere il Verbo, la cui divinità era palese anche a chi non la volesse ammettere, e a Colui che meritava ogni onore, come Uomo giustissimo e come Dio vero, dette la Croce.

13Così, sempre così fa il perpetuo Israele, ossia l’immortale classe dei farisei e scribi, verso i giusti, i servi di Dio, gli eletti di Dio. Il nemico di tutto quanto è santità e bene, nemico di Dio, nemico dei servi di Dio, agita i suoi veleni, le eredità della Colpa d’Adamo, contro gli uomini, e li fa concupiscenti, ossia invidiosi, astiosi, mentitori, ingiusti verso i santi che servono Dio, nel mo­do che Dio li ha chiamati a servirlo.

L’antico e il nuovo Israele ha solo la lettera.

14Israele, l’antico e il nuovo, ha la lettera della giustizia, ma non ha lo spirito della giustizia. Non lo ebbe 20 secoli or sono, e non lo ha ora.

15La lettera, anzi una valanga di lettere: ” i pesi ” insopportabili posti sulle spalle dei “piccoli”, mentre sulle loro di “potenti” non ne mettono[631]; i ” serrami ” posti perché sia impossibile alla gente l’entrare nel Regno dei Cieli[632]; le ” decime ” che vengono pa­gate per palese ossequio alla Legge e che non pesano ai ricchi mentre sono gravame ai poveri, per i quali non v’è giustizia e ca­rità, ossia le cose più essenziali della Legge e, per giustificare la durezza, l’egoismo, l’avarizia, è definito ” corban ” il denaro che meglio sarebbe speso per soccorrere una miseria; tutte queste cose, di cui il Cristo parlò ai suoi amici e nemici con l’imparzia­lità propria di chi è veritiero e staccato da ogni pensiero umano, erano e sono la ” lettera ” e non lo ” spirito ” della Legge, e sono impedimento ad entrare nella giustizia[633].

“Pietra angolare “che sfracella.

16Così Israele non entrò nella giustizia e, rimanendo fasciato e mummificato nelle formule che s’era date, sepolto e fatto cieco dalle macie che si era appesantite sull’intelletto e sullo spirito, rimase privo, come un cadavere della vita, della fede perfetta: quella di Cristo e in Cristo; e ciò che avrebbe dovuto essere ” Luce “, ” Pietra angolare ”, anche e soprattutto per esso, gli divenne pietra d’inciampo. Quella pietra di cui Isaia aveva parlato e predetto[634] e di cui anche il Cristo, profetizzato dal vec­chio Simeone ” rovina e risurrezione di molti e segno di contrad­dizione[635] “, dice: ” La pietra che riprovarono è divenuta pietra an­golare . . . e chi andrà contro questa pietra si sfracellerà, e colo­ro che saranno colpiti da questa pietra (cadere della stessa sopra costoro) saranno stritolati[636]“.

17Chi sono coloro che si sfracellano per andare contro la Pietra-Gesù-Chiesa? I nemici di Cristo che è Pietra – Chiesa – Capo del­la Stessa.

18Ancora non s’è visto che un vero, grande oppositore della Chie­sa Cattolica Apostolica Romana abbia avuto vittoria. La storia di venti secoli dimostra che chi alzò la mano prepotente sul­la Chiesa e le andò contro, per odio, rimase sfracellato nei suoi sogni di perversa gloria, come dimostra che le condanne ecclesiastiche non sono ” lettera “, ma realtà che Dio sottoscrive col suo volere, e che i colpiti da esse non possono che conoscere rovina nel tempo e nell’eternità.

“Pietra angolare “che stritola.

19Chi sono coloro su cui la Pietra cade stritolandoli? Coloro che invocarono su essi quella Pietra stritolatrice urlando: ” II suo Sangue ricada su noi e sui nostri figli[637] “.

20E quel Sangue ricadde. E stritolò il Tempio e l’Altare, i sacer­doti, i potenti, e anche i minimi d’Israele, e con essi stritolò il loro stolto orgoglio nazionale, le loro durezze spietate verso i mi­nimi, le loro errate deduzioni e convinzioni sul Regno e sul Mes­sia-Re. Tutto stritolò. Per secoli. Né ancora è finito lo stritola­mento. Sinché dall’orgoglio e dalla cocciuta cecità d’Israele — tali anche se la Pietra caduta su Israele ha polverizzato e sparso come polvere l’orgoglioso Israele — non si alzerà umile il grido invocante perdono, il grido di conoscimento e riconosci­mento che da 20 secoli l’Eterno attende per perdonare ad Israele il suo orrendo peccato di deicidio e per riammetterlo alla visio­ne salvatrice del Cristo: ” Benedetto Colui che viene nel nome del Signore! Osanna al Cristo Figlio di Dio per generazione eter­na e al Figlio di Davide[638] per generazione umana dalla Vergine, germoglio della radice di lesse[639], fiore, giglio inviolato venuto da questa radice, dal quale, sopravvenendo sulla vergine e imma­colata corolla lo Spirito del Signore, è venuto l’Emmanuele[640] ! “.

21Sino a quel momento peserà la condanna su Israele, mentre per quelli, di qualunque luogo siano, che credono nel Cristo o, quantomeno, appartengono, per desiderio buono, per giustizia praticata, per carità esercitata verso il prossimo e verso il Dio intuito, se anche non conosciuto, all’anima della Chiesa, non vi sarà che conferma delle loro speranze e premio delle loro virtù.»

44. L’umiltà virtù essenziale del Regno[641].

L’amore di Paolo per i Giudei. (Rm 10,1-5)[642]

Bontà di Paolo col suo popolo

1«Non può quindi dirsi che Dio non abbia misericordia e giu­stizia anche per Israele. Attende. Da secoli, dopo averlo prepara­to da secoli ad accogliere il Cristo e a riconoscerlo per tale, da secoli attende che Israele torni sulle vie della Verità e della Vita per aprirgli le braccia e il Regno.

2Buono col popolo colpevole, Iddio; come buono l’Apostolo ve­nuto da quel popolo[643], amato da esso sinché fu di quel popolo e fedele sino al fanatismo[644] delle idee di quel popolo, e poi scherni­to e odiato da esso come un rinnegatore della Legge ebraica e un disertore della Sinagoga e della stirpe.

3Paolo, buono perché vero seguace, servo e apostolo di Cristo[645], di cui ha accolto ogni insegnamento, e specie quello sulla carità, così in contrasto col suo temperamento focoso e duro ma che predicò e praticò eroicamente, piegando e spezzando se stesso e il suo io sino a farsi, di questa lotta tra la natura e la volontà, un martirio intimo, incruento, ma non meno doloroso, dice: ” II voto del mio cuore e la preghiera che faccio è che siano sal­vati, perché so che hanno lo zelo di Dio ma non secondo la cognizione del vero e, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio “.

4Paolo dunque, esperto del peccato e delle cause che costituiva­no il peccato degli ebrei che non si vollero sottomettere alla giu­stizia di Dio, per averlo commesso egli stesso prima della folgo­razione sulla via di Damasco[646], da giusti nomi, anche se palese­mente non li dice, alle passioni non buone che traviano Israele, e riconosce che esse sono le stesse che preclusero l’Eden e il Pa­radiso, per secoli, ad Adamo, così come per secoli precluderan­no il Paradiso agli ebrei. Esse sono ancora una volta i frutti con­cupiscenti nati dal veleno sparso dal Serpente per corrompere i due Innocenti[647]. Sono superbia, disubbidienza, avarizia.

Pretesto d’Israele per non riconoscere il Messia.

5Colui che è, aveva detto a Mosè suo profeta: ” Io sono il Si­gnore Dio tuo. Non avere altri dèi, perché Io sono un Dio ge­loso[648] “. Aveva, per secoli e per mezzo dei profeti venuti poi, invitato il suo Popolo a riconoscere il Messia, nella sua verità di Salvatore e Re celeste, di Re dei re e Signore dei signori, Ver­bo del Padre e Verità eterna, quindi degno d’essere adorato co­me Dio, venerato come Santo dei santi, ascoltato ed ubbidito nei suoi insegnamenti. Ma questi insegnamenti, e la stessa umiltà di aspetto e condizione del Cristo, urtavano il concetto che di Esso s’erano fatto i superbi ebrei, e soprattutto urtavano il loro abito morale.

6Si sentivano ” dèi “, non per santità di vita ma per potenza di potere. Erano i Principi dei Sacerdoti. Erano i Farisei, gli Scribi, gli Erodiani, i Sadducei. Gesù era solo ” il falegname di Nazareth[649]“. Essi tenevano lezioni nel Tempio. ” Sedevano sulla cattedra di Mosè ” anzi, come dice il Cristo nel 2° v. del 23° di Matteo. Gesù aveva avuto per 30 anni a cattedra il banco del falegname di Nazareth: Giuseppe; per altri tre anni, eccetto[650] brevi apparizioni al Tempio nelle feste comandate e rare lezioni in qualche si­nagoga, aveva avuto per cattedra e Tempio e sinagoga le vie, i boschi, le rive dei laghi o dei fiumi, le piazze dei mercati, i cor­tili di povere case, per lo più, qualche volta quelli delle ricche di­more di Lazzaro[651], Giovanna[652] e pochi altri amici elevati di grado.

7Per coloro che tutto facevano consistere nell’esteriorità e nel­l’opulenza, questa umiltà d’origini, di carattere, di vesti, di luo­ghi, di insegnamento, erano tanti motivi, anzi: tanti pretesti, per non riconoscere nel figlio del falegname di Nazareth il Figlio di Dio e il Messia promesso.

L’umiltà virtù essenziale del Regno del Messia.

8Egli aveva insegnato l’umiltà, e con la parola e con l’esempio[653], scegliendo fra il popolo umile i suoi apostoli, e del più ignorante e rozzo, ma buono nella volontà, facendone il Capo, la Pietra, il Continuatore e il Pontefice primo[654]. Uno solo fra i dodici aveva somiglianze di pensiero, di gusti, di carattere, con coloro che se­devano sulla cattedra di Mosè. E fu quello solo che lo tradì[655].

9Sia nei capitoli 18° di Matteo che[656] nel 9° di Marco e di Luca e ancora nel 10° di Marco e Luca, Egli, il Maestro di infinita Sapienza, aveva detto, presentando un fanciullo ai suoi eletti: ” Se non diverrete umili come questo fanciullo, non entrerete nel Regno dei Cieli. Il più piccolo (umile), quello è il più grande agli occhi di Dio. Il quale tiene nascoste le cose eccelse ai sa­pienti e intelligenti e le rivela[657] ai piccoli per la loro umiltà[658]”.

10Prima ancora di Gesù, divina incarnata Parola di Dio, la Pie­na di Grazia e di Spirito Santo, fatta già, anche materialmente, ” una sol cosa ” con Dio, per essere incinta del divino Verbo, ave­va cantato: ” Dio ha disperso i superbi, rovesciato il trono dei potenti, ed ha esaltato gli umili[659] “. E, in verità, era Dio stesso che parlava dalle labbra di Maria. In verità era l’eterno Verbo, chiuso, piccolo embrione che si vestiva di carne, nel suo seno verginale, che poneva questa verità — che poi, fatto Uomo e adulto, avrebbe tante volte predicata — sulle labbra della Ma­dre, Sede della Sapienza.

11E con queste lezioni aveva indicato come si può divenire sa­pienti e maestri di sapienza, nonché figli del Regno, figli di Dio, santi del Cielo.

12Altre volte, e nel c. 22° di Matteo e nel 14° e 18° di Luca, aveva insegnato che non tutti i chiamati restano eletti quando, montati in superbia, mancano verso il Re benevolo, e come i pri­mi posti nel Regno e nel convito celeste sono per chi sulla Terra fu umile e caritatevole verso i poveri, e come è grata a Dio la preghiera dell’umile e spregiata quella del superbo che si giudica perfetto solo perché ha l’esteriorità della Legge.

13Il Maestro parlava per tutti. Ma chi aveva presente, chi era indicato sotto il velame delle parabole e delle lezioni? Pietro: l’umile che fu esaltato per la sua umiltà semplice e buona; Giu­da di Keriot, che fu abbassato per la boria, la concupiscenza triplice[660], l’esteriorità della Legge e dell’amicizia al Cristo, il cal­colo di adulto — e adulto astuto — per cui anche un sospiro era fatto con duplice fine. Pietro: il fanciullo, anche se adulto, al quale fu dato il Regno spirituale come Papa[661] e quello celeste co­me santo. Giuda: il sapiente vanaglorioso, il quale, per esser di­venuto malevolo al Re infinitamente benevolo, fu gettato fuori dal Regno di Dio nel buio e nel tormento infernale.

14Occorrerebbe meditare il Vangelo e i caratteri degli apostoli, molto più profondamente di quanto generalmente non si fac­cia. Se ne ricaverebbero risposte e luminose lezioni atte a gui­dare gli spiriti di buona volontà sulle vie della vera Sapienza che conduce al Cielo.

Israele esempio di superbia.

15Ma i Farisei, Scribi e Sacerdoti, non potevano, perché super­bi, fare questo, né volevano farlo perché si riputavano perfetti nella Sapienza. Ho detto[662] e ripeto: ” Possedevano la conoscenza perfetta della lettera della Sapienza, ma erano assolutamente privi dello spirito della Sapienza. Quindi non possedevano la verità, la luce per vedere la verità, la carità per avere la luce del­l’amore ad illuminare le verità della Legge d’amore “. Avevano zelo, ma zelo sbagliato perché fuori della carità, e quindi della verità, sul come essere zelanti nel servizio di Dio. Avevano una loro propria giustizia, tutta umana[663], da loro stessi datasi, alla quale non sapevano rinunciare, perché rinunciarvi voleva dire piegare il capo, spogliarsi dei propri abiti morali per accogliere altri dettami di una giustizia non consona ai loro gusti, amanti degli onori e delle supremazie.

16E da chi proposta? Da un popolano galileo. Vero era che co­stui si professava Figlio di Dio e faceva opere[664] e aveva lezioni da Dio. Ma poteva il superbo Israele accettare ciò che veniva da un uomo di umile condizione, se — pur sapendo, per certa verità storica, come Mosè avesse ricevuto tra folgori e fuochi divini la Legge del Sinai[665] e ogni altro ordine, e pur sapendo come Dio avesse rivelato le cose future e messianiche ai Profeti — aveva sostituito alla Legge prima, semplice, perfetta, tutto un codice di precetti umani che, mentre scaricavano i potenti dai pesi, op­primevano i poveri, il piccolo popolo, e se, in luogo del Messia spirituale così come era stato presentato nelle profezie, s’era costruita l’idea di un Messia umano, conquistatore per Israele di tutta la Terra? Non poteva.

17E quindi non si sottomise alla giustizia di Dio, che lo stesso Dio, non più tra le folgori e ad un solo — Mosè — ma a tutto il Popolo, per bocca di Gesù, suo Verbo, e con lungo e chiaro insegnamento, era venuto ad inculcare alle genti perché ogni cre­dente divenisse un giusto e avesse la Vita eterna e il Regno di Dio[666]

45. Gli evangelizzatori del Regno[667].

Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato (Rm 10,5-29)[668]

Mosè promulgò la Legge.

1« Quando ancora tal comando e insegnamento non era stato dato e ripetuto instancabilmente dal Cristo, ma solo era stato dato ad un solo: Mosè, e per un numero molto limitato di volte, ; Mosè, sentendo prossima la fine del suo tempo mortale, perché il popolo, morto lui, non deviasse fuor dalla via del Signore, raccolse il suo popolo e promulgò la Legge al cospetto degli Anziani e delle tribù, e le maledizioni e benedizioni congiunte alle opere fatte secondo o contro la Legge di Dio, terminando con le parole che Paolo ricorda[669].

2In verità la giustizia viene dall’adempimento della Legge, né, anche nei tempi avanti il Cristo, o del Cristo, v’era scusa per chi non la praticava. Perché i comandamenti erano stati dati chiari, ed erano stati manifestati, da colui che li aveva ricevuti, a tutto il popolo.

3Altre volte Dio aveva dato i suoi ordini ai suoi figli. Da Adamo sino a Mosè più volte Dio aveva istruito questo o quello dei suoi figli. Ma mai come sul Sinai gli ordini e le istruzioni furono com­pleti, e non per questo o quel figlio di Dio, ma per tutto il suo Popolo eletto. E perché quelle leggi non si sperdessero, furono scritte dal dito di Dio sulle tavole di pietra più ancora che dalla mano di Mosè sulle tavole della testimonianza, e conservate nel­l’Arca santa[670]. Non potevano perciò quei d’Israele avere scuse se non praticavano la Legge, non più chiusa in Cielo e nella Mente divina; né più occorreva, perché la credessero celeste, che un uomo, eletto a ciò da Dio, fosse rapito col suo spirito al Cielo per conoscere la rivelazione, o che uno spirito del Cielo scendes­se per comunicargli la rivelazione.

4La parola di Dio, come dice Mosè, era, dal Sinai, ormai ” molto vicina ai membri del Popolo di Israele[671] ”, nell’Arca posta nel Ta­bernacolo che era sempre in mezzo al popolo d’Israele; era an­zi, perché ormai nota, ” nella bocca e nel cuore ” dei figli di quel popolo, e i giusti tra esso potevano vivere secondo la Legge.

Mosè profetizzò il Cristo.

5Con più ragione avrebbero dovuto vivere la giustizia della Legge coloro che erano coetanei e contemporanei del Cristo, i quali, oltre la Legge e la profezia di Mosè sul Messia futuro — ” II Signore Dio tuo susciterà nella tua Nazione e tra i figli di essa (e fratelli a Mosè) un grande profeta: ascoltalo. Sarà pro­feta come te, ma Io porrò la mia Parola nella sua bocca, ed Egli dirà tutto quello che Io gli ho comandato di dire. E se qualcuno non vorrà ascoltarlo, né ascoltare la mia Parola che parlerà in mio Nome, Io ne farò vendetta” (Deut. 18,15-19) — sentivano queste parole sulla bocca stessa del Cristo: ” La mia dottrina non è mia, ma di Colui che m’ha mandato (Gv 7,16). Io dico quello che il Padre m’ha insegnato (Gv. 8,28). Chi non crede in Me è condannato (Gv. 3,18). Sono venuto in nome del Padre mio e non mi accoglie­te… Io non vi accuserò al Padre perché v’è già chi vi accusa: quel Mosè in cui sperate… che di Me disse: ‘ Se non crederete alle sue parole e non le ascolterete, come crederete e ascolterete le mie? ‘ (Gv. 5,43-47). Voi cercate di uccidermi perché la mia parola non penetra in voi (Gv. 8,37) “.

Condanna di coloro che non accettano Cristo.

6Ma, secondo la profezia di Isaia, ” essi ebbero occhi e non vi­dero, orecchi e non udirono, un cuore duro che non comprese, perché non volle comprendere[672] “; e quindi, benché la Parola stessa di Dio fosse scesa dal Cielo per istruirli e fosse tornata dagl’in­feri per persuaderli e ammaestrarli ancora onde convertirli, non si convertirono, non vollero riconoscere Cristo fine e perfezione della Legge, e da questo venne la loro condanna.

7Quella stessa condanna che, sulla Terra e fin dalla Terra e oltre la Terra, colpirà di condanna più o meno temporanea e tremenda tutti coloro che non credono nel Cristo e non ne pra­ticano la Legge; non solo, ma, novelli giudei, gli negano il di­ritto di poter ancora operare opere sante di continua evange­lizzazione per mezzo dei suoi eletti, e non accolgono, ma scher­niscono e perseguitano, le mistiche lampade che Dio di continuo accende perché questo mondo non perisca nelle tenebre e nel gelo spirituale.

Occorre nella potenza della evangelizzazione.

8Non basta credere nell’esistenza di Dio, del Cristo, dell’altra vita, del premio, e in tante verità di fede che è colpa non credere. Occorre anche credere all’infinita potenza e misericordia di Dio che, come ha mandato il Figlio suo ad evangelizzare il mondo, e il suo Spirito a dare i suoi lumi ed i suoi doni agli Apostoli e discepoli della nuova Chiesa perché la Terra conoscesse il Cri­sto, Salvatore di quanti in Lui credono, così manda i fuochi e i lumi dello Spirito Santo a quelli che vuole e a quelli che han me­ritato tal dono, perché facciano fiammeggiare le fiamme della carità e risvegliare e completare le verità nei cuori[673], onde fe­de e amore siano alimentati di continuo nella massa degli uo­mini, che, molte volte, non periscono perché lo vogliono, ma per mancanza di aiuti straordinari che li traggano dalle debolezze e dalla morte dello spirito, come Gesù traeva a salute e a nuova vita i languenti o i morti della carne e dello spirito.

I cristi-evangelizzatori.

9Voi siete altri cristi ” è detto da bocca ispirata[674]. E per i veri ” altri cristi ” è da negarsi che possano fare opere di sapienza e salute, come il Cristo le faceva? Non ha Egli detto: ” Voi farete opere simili alle mie, e più grandi ancora[675] “? Non ha forse Egli chiamato alla luce e portato nel suo Regno pagani, gentili, greci e giudei? Non hanno forse gli eventi confermato[676] la parola di Paolo: ” Non c’è distinzione tra Giudeo e Greco[677] “? e ancora: ” Nessuno che parli per lo Spirito di Dio dice anatema a Gesù … C’è varietà di doni, ma è lo stesso Spirito che opera in tutti, ad utilità comune[678] “?

10Dunque, chiunque crede e invoca il Signore — e se lo invoca è perché lo ama — è salvo, vive in Dio, serve Dio nel modo come Dio vuole essere dal suo servo servito; e un ugual premio at­tende coloro che con varietà di modi, avendo ricevuto da Dio missioni diverse e doni atti ad ogni missione, hanno servito il Signore.

11Belli i piedi che si stancano nell’andare evangelizzando. Ugual­mente belli gli intelletti ed i cuori dei contemplativi che pregano per coloro che si consumano nella vita attiva. E belli gli spiriti ubbidienti, attenti, umili, che fanno la volontà di Dio, anche se straordinaria, e non divagano il loro spirito né cadono in superbia per essere divenuti orecchio che ascolta il Signore e stru­mento di privata rivelazione ai fratelli.

12Belli i perseguitati per questo. Alla corona dei giusti si aggiun­ge per essi la corona dei martiri, perché essi hanno sofferto per la giustizia. In verità essi sono beati in tutte le beatitudini[679].

Sono beati in tutte le beatitudini.

13Essi: poveri di spirito, perché non hanno attaccamento né alle ricchezze né alle lodi, non fanno mercato dei doni di Dio, non fanno bando del loro straordinario servizio. Sul segreto del Re[680] calano i veli della loro umiltà, dando, nascoste sorgenti di sa­pienza, ai fratelli bisognosi, senza volere ricevere neppure il plau­so della gente che, anzi, è per loro soltanto disturbo. E per que­sto il Regno dei Cieli è già loro, nel loro cuore, e apre i suoi mi­steri ai loro sensi spirituali in attesa di accoglierli per sempre, oltre la vita.

14Essi: mansueti al volere di Dio, anche se è volere che diviene per essi dolore, possiedono la Terra, ossia operano nel loro nascon­dimento come ben pochi operano, conquistando innumeri animi a Dio. Sono re e maestri di molti durante ed oltre la vita, e può dirsi di loro ciò che è detto nel Cantico: ” Si correrà dietro l’odo­re dei loro profumi di sapienza diffusa come un balsamo, perché molti n’abbiano guarigione e ristoro spirituale[681] “.

15Essi che, poiché il mondo[682], ove non è tenebre, è almeno fu­mosa nebbia d’orgoglio, sono afflitti e piangono lacrime ama­re per l’incomprensione umana, sono dal Re dei dolori e dalla Madre desolata consolati qui ed oltre, mille volte mille per quan­to hanno pianto.

16Essi che, per fame e sete di giustizia, dovettero gustare cenere, fiele, assenzio e aceto da parte degli uomini, solo saziati nello spirito dallo Spirito d’amore, loro quotidiana manna, siederanno, alla fine, al banchetto nuziale dell’Agnello[683], e Dio stesso li sazierà rivelandosi ad essi e rivelando tutti i letificanti misteri di Dio.

17Essi che, per spirito di misericordia, non si rifiutarono al ser­vizio di Dio — ben sapendo con ciò di dover incontrare e di dover subire la non misericordia umana, che è invida verso gli eletti e se ne vendica in mille modi per fare della loro elezione una croce — trovano e troveranno ogni misericordia presso il cuore dell’indistruttibile Misericordia: Gesù, e presso quello della Donna che non odiò gli uccisori del Figlio suo, ma pregò per la loro conversione.

18Essi, puri di cuore, non avendo altro sguardo che non fosse per il Signore, per servirlo prontamente sempre — né potevano ascoltare altre voci, né di sensi né di tentazioni, perché tesi solo ad ascoltare il Cielo — già gustano la beatitudine della visione di Dio, della sua conoscenza, grande sebbene ancor limitata, e puramente attendono l’ora del vederlo quale è[684]; in eterno.

19Essi, pacifici, perché figli e servi del Re della pace, compene­trati delle parole del Pacifico, i cui esempi seguono anche verso i loro avversari, veri figli di Dio sono, e saranno così chiamati in eterno ed abiteranno nei suoi tabernacoli[685], dopo averlo ospita­to nel cuore, perché Dio è con l’uomo di pace.

20Essi che, per amore alla giustizia, e per essersi adoperati per­ché essa crescesse in molti, e molti andassero ad essa, soffersero persecuzioni d’ogni specie, né può dirsi che persecuzione sia solo martirio cruento, ma almeno rapido. No. Il padrone del mon­do ed i suoi servi, più o meno coscienti[686] d’essere suoi servi, hanno mille modi per perseguitare, modi subdoli, nascosti, lenti, basati su menzogna, calunnia, ingiustizia, e quelli usano sui ser­vi di Dio, con raffinata astuzia, martirizzandoli anche e soprat­tutto in quelle parti dell’io che nessun carnefice può martirizza­re, sulle parti incorporee: la mente e soprattutto lo spirito. Co­storo spogliano i servi della giustizia di tutto, sin del diritto di servire il Signore e di lavorare per portare alla giustizia i fra­telli, sin del loro buon nome, sin della verità della loro condizione, e li rivestono della veste di scherno con cui i nemici del Cristo rivestirono il Cristo[687], eli dileggiano con le stesse parole: ” Se è vero che sei ciò che dici di essere, di’ al Signore che intervenga e ti aiuti[688] “. Ma ad ogni spogliazione, ad ogni dileggio patito da essi sulla Terra, corrisponde un nuovo ornamento sulla veste di nozze che li attende nel Cielo, un aumento di gloria per questi certi cittadini del Regno e una laude maggiore da parte del po­polo dei santi e degli angeli che dall’alto dei Cieli, con giu­stizia soprannaturale, vedono e giudicano tutte le azioni degli uomini.

Gli istrumenti di Dio.

21I quali, ahimè, non tutti ubbidiscono al Vangelo, legge e dot­trina di carità, verità e giustizia. Verità che insegna come Dio non fa distinzione di persona[689], non bada a censo, cariche o col­tura, ma guarda al cuore, allo spirito delle persone. E dato che più vi è umiltà di vita e semplicità di costumi, più, generalmente, vi è anche umiltà di mente e di cuore, semplicità di sentimenti e purezza di fini, così generalmente, come il Cristo prese dei sem­plici ed umili per farne i suoi Dodici, altrettanto Dio sceglie i suoi strumenti tra i semplici, umili, puri di cuore e d’intenzione. La povertà dello strumento serve, d’altronde, a far risplendere la potenza e l’azione diretta di Dio. Ma questi strumenti di Dio possono ben gridare al Signore il lamento dei profeti e degli apostoli, ripetuto e riassunto da Paolo: “Chi ha creduto a ciò che noi diciamo[690]?”.

22Però non si sconfortino costoro e, per persecuzione, vessa­zione, oppressione, calunnia, scherno che possano subire da chi ripete i modi dell’antico Tempio e dei grandi per censo e su­perbia di Palestina verso il Cristo, guardino lo Stesso e lo imi­tino[691], senza arrestarsi nella missione loro e senza sconfortarsi.

Potenza della persecuzione.

23La Parola di Dio fu derisa, calunniata e spenta su una croce. Ma da venti secoli Essa trionfa, empie la Terra, risuona non solo sino agli estremi confini di essa ma, come eco che non si può soffocare e luce che non si può spegnere, Essa è anche là dove Cristo è perseguitato nei suoi figli. Non la spada né i tor­menti, ha detto Paolo, possono separare da Cristo chi ama il Cristo[692]. Non lo poterono i romani pagani coi primi cristiani. Non lo possono gli indemoniati servi dell’Anticristo[693] attuale coi loro sudditi.

24 È come una mistica lampada chiusa nei cuori, pronta ad esserne tratta e fiammeggiare di nuovo. La alimentano le lacrime dei perseguitati nella fede, di coloro che mai come ora cercano il Cristo e il suo Regno, unica loro pace, unica loro luce nelle tenebre e nelle atrocità che regnano là dove Cristo è proscritto, unica loro speranza di una vita di gaudio dopo l’oppressione terrena.

25Nulla è tanto potente quanto la persecuzione a un’idea o ad una religione per farne aumentare la potenza. Lo stesso Cristo, dalla lunga persecuzione morale e dalla feroce persecuzione fi­nale, ottenne quel sigillo di gloria imperitura, per cui regna e regnerà come Santo dei santi anche nella sua natura d’uomo. E come lo trovano quanti lo cercano per amore, e come si presen­ta a quanti sono oppressi e afflitti, curvi sotto un giogo tempo­raneo, e si presenta con inaspettati conforti noti a Lui solo, così pure si presenta e si fa trovare col suo severo giudizio a quanti, dagli ebrei del suo tempo a Lui nemici, ai nemici suoi di ora, lo hanno perseguitato e lo perseguitano nei suoi fedeli.

Israele “Popolo di dura cervice”.

26Non solo ” tutto il giorno “, ma per tutta la sua vita tra gli uomini, Egli stese le mani[694], aprì il cuore e versò i tesori del­la Parola eterna al popolo d’Israele. Ma i grandi di esso non vollero vedere quel gesto, non vollero andare a quel cuore, non vollero attingere a quei tesori.

27Anche sulla Croce accettò — perché solo una sua libera accettazione poteva far sì che Egli fosse innalzato in tal modo — di stare a braccia aperte e stese, Sacerdote e Amante che si offri­va e che invitava per e il suo Popolo e, benché morto, volle aper­to il cuore,[695] tacito e postumo insegnamento all’umanità tutta del­l’immensa carità di Dio e della porta santa che accoglie nel re­gno della misericordia infinita quanti al Dio-Uomo si volgono con spirito buono.

28Ma mentre i popoli hanno accolto l’invito e l’insegnamento estremo del Cristo, Israele, incredulo e ribelle, che non aveva scusa al suo pertinace giudizio sul Cristo dopo tutte le prove da Egli date — dai miracoli alla dottrina, dalla risurrezione al­l’ascensione — persistette nel suo volontario accecamento me­ritando la riprovazione di Dio.»

46. Israele e i gentili nel piano della misericordia di Dio[696].

La riprovazione d’Israele sarà parziale (Rm 11,1-24)[697]

Graduale conversione d’Israele.

1«La qual riprovazione non è totale, né perpetua. Se Dio è Giustizia, Egli è anche Misericordia. E che Misericordia sia ne è testimonianza l’aver fatto del suo Verbo l’Agnello destinato al sacrificio per la redenzione degli uomini.

2Quindi per ciò non tutto Israele fu riprovato. Perché non tutto Israele era malvagio. Come in ogni società umana, anche in Israele vi erano dei giusti. I più giusti tra esso compresero, se­guirono e amarono il Cristo da quando lo conobbero. Altri, meno semplici e meno giusti, attesero ad avere prove potenti per cre­dere che Egli fosse il Messia. Altri ancora furono scossi sol da­gli estremi miracoli (risurrezione e ascensione). Infine, alcuni si arresero soltanto quando videro gli Apostoli, rozzi e incolti, mu­tarsi in evangelizzatori pieni di dignità e sapienza, divenire dei coraggiosi mentre prima erano dei paurosi, degli operatori di miracoli come il Maestro loro, e soprattutto così fermi nella fede da saper tener testa al Sinedrio, rispondendo una e una volta alle ingiuste ingiunzioni dello stesso: ” Se sia giusto di­nanzi a Dio l’ubbidire a voi piuttosto che a Dio, giudicatelo voi stessi. Per conto nostro noi non possiamo non parlare di quanto abbiamo visto e udito (Atti c. IV v. 19-20). Bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini. Il Dio dei padri nostri ha risusci­tato quel Gesù che voi uccideste appendendolo alla croce. Que­sto Principe e Salvatore, Iddio lo esaltò con la sua destra, per dare ad Israele penitenza e remissione dei peccati. E ne siamo noi testimoni e quello Spirito Santo che Dio ha dato a coloro che gli ubbidiscono (Atti 5,29-32) “.

3I più giusti tra i capi d’Israele, tra i quali Gamaliele[698], sommo tra i rabbi di quel tempo, si convertirono allora al Signore Gesù. Perché non tutto dell’uomo e nell’uomo è malvagio, anche se esso non è in tutto giusto. Il peccato d’origine e i peccati della triplice concupiscenza[699]non distruggono tutto quanto è da Dio nell’uomo; ossia tutto quanto è buona tendenza della parte in­corporea (spirito e intelletto). La ragione, che solo una demen­za può completamente annullare, può sempre aprire la via del­la verità e della giustizia, illuminarle agli uomini perché, fa­cendo buon uso del loro libero arbitrio, accolgano quanto in principio hanno ripudiato apertamente o stentato ad accogliere, riconoscendolo per vero e per buono, e come mezzo per andare verso la Verità.

4Gli altri d’Israele, ” popolo di dura cervice[700] “, sin dai tempi mosaici, persistettero nel loro errore, rigettando la fede nel Cri­sto, ripudiando la sua dottrina, che è via di salute. Pur precono­scendo il Messia, predetto più volte da Dio ai suoi figli, non lo accolsero, anzi lo rigettarono[701] come un peccatore. Perché in essi non era la carità che è vita in Dio e vita di Dio nell’uomo, ma era la superbia che è durezza di cuore e fumo che impedisce di vedere la verità.

Dio non rigettò tutto Israele.

5Dio invece, benché enorme fosse la colpa d’Israele, non ri­gettò tutto il suo popolo, avendo, come già aveva detto ad Elia[702], riservato da esso un certo numero di uomini che non avreb­bero piegato il ginocchio davanti ad idolo alcuno e che, più o meno rapidamente, sarebbero venuti al Re dei re. A questi resti del Popolo eletto — perché gli altri s’eran fatti, da figli, figliastri di Dio, non riconoscendo il Primogenito di tutti i figli veri di Dio, Primogenito per Natura e per Grazia — andò la Grazia, che è il dono che Dio ha predestinato per tutti gli uomini, è vero, ma che va e resta dono a chi non la respinge o se ne spoglia col peccato.

Israele fu pagato con la stessa moneta.

6Così Israele, per voler essere troppo ” sommo “, secondo le sue viste, e per essersi assise coi suoi grandi sulla cattedra di Mosè[703], senza peraltro vivere secondo la giustizia di Mosè, per volersi ri­tenere ” maestro ‘” al mondo, rendendo impossibile la Legge per il cumulo delle leggicole umane aggiunte e sovrapposte alla Leg­ge, per volersi ritenere giudice anche del Santo dei santi, ve­nuto dal Cielo per riportare Israele alla Giustizia e la Legge al­la sua divina e perfetta semplicità[704] per cui ad ogni uomo giusto è possibile metterla in pratica, sia esso giudeo o samaritano, gre­co o romano, non conseguì la gloria umana che cercava, non la gloria soprannaturale di cui, orgogliosamente, si giudicava già possessore, ma sibbene, meno che per i pochi ebrei convertiti al Cristo, meritò la punizione del Cielo, l’accecamento, lo stordi­mento, il laccio, la rete, l’inciampo e la punizione umana che lo[705] fece curvare al suolo sotto i colpi degli oppressori e andare di­sperso ed inviso[706], per il mondo e per i secoli.

7Hanno respinto, negato, ucciso il Re dei re, quel Re che avrebbe dato loro un regno senza fine. E re e imperatori, domina­tori umani d’ogni tempo, ebbero per castigo e per umiliazione.

8Alla loro superbia fu offerto questo pane: vedersi sostitui­to come Popolo di Dio dai Gentili, e veder distrutti il Tempio e l’altare e la città, di cui tanto erano orgogliosi sino a mancare di carità per chiunque non ne fosse cittadino per nascita o per elezione a cariche superbe.

9Sprezzarono e si videro sprezzati. Dominarono con scettro di ferro e furono dominati con verghe e catene da quelli che ave­vano per tanto tempo schernito. Divennero i reietti, e gli altri presero il loro posto. Non ci fu più Gerusalemme e Sinagoga, ma Roma e la Chiesa. Loro, ” i primi “, divennero ” gli ultimi “, come la Parola onnisciente e onniveggente aveva detto[707].

10Eppure ancora, poiché Dio da ogni cosa trae un bene, anche se è cosa sostanzialmente[708] cattiva in sé stessa, eppure ancora dal delitto dei giudei è venuto il bene ai Gentili.

11Non peggiori ai giudei verso il Cristo ma pagani, rispettavano in Lui l’uomo dotto e pacifico, l’uomo che non li disprezzava e non insegnava alle turbe a disprezzarli, ma anzi anche con loro, Gentili, era buono. Ma dopo il delitto del Golgota i loro occhi si aprirono alla verità e nell’uomo buono, pacifico, dotto, ca­pace di miracoli, riconobbero ” il Figlio di Dio[709], ed a Lui, vi­vente nella sua Chiesa, si volsero ed ebbero la Vita.

Il delitto dei Giudei divenne salvezza ai gentili.

12Ecco dunque che il delitto dei Giudei[710], delitto di avari per con­cupiscenza di potere, divenne ricchezza di tesori spirituali ai Gentili che ne erano privi, e la loro (dei Giudei) volontaria scar­sezza di comprensione e d’intelletto, che ostinatamente si chiuse respingendo la Luce, preferendo le tenebre alla Luce[711], fu causa che la Luce andasse ai Gentili e da questa prima causa venissero le altre: la carità per cui uomini di nazioni nemiche tra loro, o che si odiavano perché dominatori e dominati, gente d’ogni luo­go e d’ogni lingua, si riconciliarono fra loro, chiamandosi ” fra­telli ” nel nome del Fratello Ss. venuto a morire per dar loro un’unica Vita, fossero Giudei o Gentili, Ebrei della Diaspora[712] o Greci, Romani, Libici, Egizi, Parti, o Siri.

La linfa divina trasmessa ai tralci.

13Prima sorse, o risorse là dove era morta, la carità che è vi­ta in Dio, e la carità fece sante le primizie e santa la massa e santa tutta la mistica Vite[713]. Dalle radici — che eran d’Israele per Maria Madre di Gesù, vergine della stirpe di Davide[714], e per Gesù Unigenito di Lei; per gli Apostoli figli d’Israele, e i discepoli tratti dalle dodici tribù — ai rami nuovi dati dai Gentili, innestati sul suo tronco al posto dei rami che, per non essere voluti ri­manere uniti al Cristo, tronco della mistica Vite, ne furono recisi perché morti.

14Santo tutto il Corpo mistico, perché santo il Capo e santa la radice dal cui germoglio purissimo era venuto il Capo. Santi i rami, innestati su esso — anche se, avanti, santi non erano — purché non ripetessero l’antico peccato per cui Adamo perdette la Grazia[715], e Israele, per la quasi totalità del suo popolo, la Grazia e la benedizione di Dio.

15Vita ai tralci novelli, vita ad ogni germoglio della Vite, è la carità, linfa divina che alimenta chi non si stacca, per superbia, dal tronco. Perché la superbia porta al dubbio, e sulle verità e sui doveri che, ove non si compiano, rendono invisi a Dio. E dal dubbio viene l’intiepidimento della fede, poscia l’incredu­lità, poscia la perdita del timor di Dio, poscia la convinzione che Dio è tanto buono da non saper essere mai severo.

Giustizia e misericordia di Dio.

16Dio è giusto nella sua bontà. Severo sinché l’uomo persiste nel suo peccato, dolce quando l’uomo di esso si pente, pronto più a riammetterlo alla sua amicizia che a condannarlo, felice se di uno, spiritualmente morto, può farne o rifarne un vivo. Ma stolto, Dio non lo è mai.

17Ogni miracolo può operare il Signore, perché infinita è la sua potenza e la sua misericordia, ed infiniti i meriti del Cristo Re­dentore. Ma una cosa è necessaria per ottenere ogni miracolo: la buona volontà dell’uomo, la sua fede in Dio, la sua speranza nel Signore, la sua carità verso Dio e prossimo, la carità soprattutto, perché essa è il terreno che permette il fiorire d’ogni virtù e l’unione con Dio.

47. Dio-Padre pieno di misericordia[716].

Alla fine anche Israele sarà salvo (Rm 11,25-36)[717]

La conversione d’Israele.

1«Uno dei segni della venuta finale di Dio e del Giudizio che seguirà alla fine del mondo, è la conversione d’Israele, che sarà l’estrema conversione del mondo a Dio.

2Perché loro gli ultimi, essi che furono i primi ad esser popolo di Dio? Per decreto eterno e per decreto umano.

3Né paia ingiusto il decreto eterno. Essi, che già primi — anzi: unicierano nel conoscere le verità soprannaturali, avrebbero dovuto essere i primissimi nel nuovo popolo di Dio: il popolo dei cristiani; così come Adamo e la sua compagna avrebbero do­vuto essere i primissimi del popolo celeste. Ma la volontà non buona fece dei primi gli ultimi. E mentre è detto nella Scrittura[718] che Enoc ed Elia furono, viventi, rapiti da Dio fuor dal mondo, in un altro mondo migliore, per tornare, al giusto tempo, a pre­dicare penitenza e combattere l’Anticristo quando il mondo sarà fatto Babilonia e Anticristo[719] — e ciò per la loro giustizia straor­dinaria — altrettanto nella Scrittura è detto che per i suoi pec­cati Israele sarà riprovato da Dio e da primo diverrà ultimo ad entrare nel Regno di Cristo[720].

4Adamo è ben figura di ciò che vuoi dire cadere nella riprova­zione di Dio. Ben egli dovette attendere secoli e millenni negli inferi, nonostante avesse già lungamente espiato sulla Terra il suo peccato, avanti di rientrare nel Paradiso almeno terrestre, dove Enoc ed Elia già da secoli godevano della letificante ami­cizia di Dio.

5Anche per il popolo ebreo, pur non essendo per esso inesorabilmente chiuso il Regno di Dio per averlo respinto quando po­teva accoglierlo, dovranno passare secoli e millenni prima che Israele torni amico di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. Prima diverranno ” popolo di Dio ” gli altri popoli. Ultimi essi: i giudei. Ultimi, anche se sempre da Sion verranno coloro che saranno salvezza.

6Sion sta qui per dire Israele, e Israele sta qui per dire ” po­polo dei figli di Dio “. Da Israele venne Gesù. Da Israele vennero Enoc ed Elia, e torneranno. A preparare, questi, il ritorno del Figlio di Dio: il Cristo, perché alla sua venuta l’empietà o l’a­bominio della desolazione[721], secondo la parola evangelica, non siano come palude corrotta su tutta la Terra e in tutti i[722] luoghi di essa, e perché tutti, anche quelli che per secoli furono pro­tervi, tutti i predestinati alla Vita, l’abbiano prima che il tempo non sia più.

7Tutti, anche Israele. Perché se, come è detto da Colui che è l’incarnata Parola e Sapienza del Padre, i giorni della desolazione saranno accorciati in grazia dei meriti degli eletti[723], altrettanto è da credersi che non tutto Israele sarà riprovato ed escluso, e ciò in grazia del merito dei suoi padri (i patriarchi, i profeti e i giusti del popolo ebreo). Per la giustizia di questi, Dio userà misericor­dia e non cancellerà l’elezione degli ebrei a suo popolo per non separare i padri dai figli e perché Dio non è mutevole nei suoi disegni[724].

Dio, Padre di misericordia.

8Pieno di misericordia anche per i pagani e gli idolatri, pie­no di misericordia anche per i peccatori che si pentono, non potrà cessare d’esser Padre di misericordia[725] per coloro che erano suo popolo e che, per uno zelo non più giusto, perché non mi­surato, non ordinato — uno zelo che voleva e si riteneva più per­fetto dello stesso decreto e volere e disegno di Dio — non seppe­ro credere, accettare, accogliere il Cristo così come Dio Padre lo aveva mandato.

9Anche per gli ebrei è morto il Cristo. Anzi, nelle sue estreme preghiere dalla Croce raccomandò al Padre gli ebrei più d’ogni altro popolo[726], perché erano coloro che più avevano meritato la riprovazione di Dio, e che pertinacemente avrebbero persistito nel loro errore.

10Perché proprio il popolo eletto doveva essere il più colpevole? Non poteva Dio impedire che tale divenisse? Come ha folgorato Saul[727], non poteva folgorare i Principi dei Sacerdoti, i Farisei e Scribi, per convertirli alla Verità e Giustizia? Certo che avreb­be potuto. Ma dove il merito, allora, della loro conversione, non spontanea ma forzata da un potere e volere divino?

11Vi fu o non vi fu un motivo imperscrutabile in questa condot­ta di Dio? Certo che vi fu, perché Dio non fa nulla senza uno scopo ed un fine. Ed ogni fine è giusto, anche se misterioso per i mortali.

12Verrà il momento in cui tutte le cose operate da Dio, incom­prensibili ora, vi si sveleranno. Ed allora, insieme a Paolo ripe­terete: ” O profondità delle ricchezze della Sapienza e scienza di Dio! “. »

48. Eucaristia e carità[728].

“Sacrificio vivente – ragionevole culto”. (Rm Cap. XII e XIII)[729].

Sacrificio antico

«“Sacrificio vivente – ragionevole culto “.

1I sacrifici erano la base e la forma della religione antica. Tut­to si impetrava e tutto si espiava mediante sacrifici[730]. Col sacri­ficio si intendeva onorare Dio e placarlo, ringraziarlo per una vit­toria o una guarigione. Era l’epoca del sacrificio materiale. Ed era logico che fosse così, dato che non v’era altro rito, né altro modo palese di onorare l’Eterno ed impetrarne l’aiuto.

2. L’uomo, non ancora istruito dalla Parola incarnata, e mancan­do di una Vittima santa per un Sacrificio perpetuo e perfetto[731], e ciononostante sentendo, per legge anche naturale, che al Crea­tore, al Dio vero o al dio adorato nelle singole religioni, andava fatta offerta dei doni che Egli aveva dati all’uomo, ricorreva agli animali e ai frutti della terra e li consumava col fuoco perché realmente fossero sacrificati.

3Ma erano ” sacrificio vivente”? No. Erano sacrificio di animali o prodotti vegetali, già morti i primi, già strappati alla terra nutrice i secondi. Non vi era vittima viva posta a consumare il suo sacrificio per onorare Iddio. E relativo sempre era il sacri­ficio, anche se esso era di grossi animali dal molto valore ma­teriale.

4Mai, prima del Cristo-Agnello immolato per placare ed espiare l’ira divina e le colpe umane, mai un uomo, meno che nelle re­ligioni idolatriche, era stato sacrificato, o si era sacrificato, per dare onore e riparazione perfetta a Dio. E quindi il sacrificio era sempre relativo e imperfetto, che, per le colpe dell’uomo, specie per quelle, non il colpevole ma animali, meno colpevoli degli uomini, venivano immolati, sostituendo, sull’ara, il vero colpevole. E tutte le colpe, per benignità di Dio che aveva di Sé stesso indicato questi sacrifici, in attesa di quello perfetto, ve­nivano così espiate.

5Tutte, meno una: la Colpa d’origine. Per quella non sarebbero state sufficienti montagne di vittime. Anche se in una volta sola si fossero immolati tutti i tori, vitelli, agnelli e capri che per se­coli tramutavano, specie nelle feste rituali, il Tempio in un per­petuo ammazzatoio scolante fiumi di sangue e fumante dei roghi delle vittime, non sarebbe stato sufficiente il sacrificio a lavare la Colpa originale.

Sacrificio di Gesù.

6Perché lo spirito dell’uomo fosse ricreato in Grazia e l’uo­mo fosse reintegrato alla sua dignità di figlio di Dio, coere­de del Cielo; perché la Giustizia fosse placata e il Male vinto, occorreva una Vittima perfetta, una Vittima unica, che, essendo Dio come il Dio offeso, pagasse, da Dio a Dio, il riscatto dell’uo­mo, e da Uomo santissimo espiasse per l’uomo peccatore.

7Solo l’Uomo-Dio, Gesù, poteva placare Dio e redimere l’uomo, essendo vero Dio e vero Uomo.

8E Gesù fu immolato. Ma il suo Sacrificio non fu consumato su carni morte, ma da Corpo vivo, sul quale furono scagliati tutti i tormenti ad espiare tutte le colpe di cui l’Innocente s’era gra­vato per consumarle tutte.

9Sacrificio totale: dello spirito del Cristo provato dall’abban­dono del Padre[732], per riparare la colpa dello spirito di Adamo colpevole di avere abbandonato Dio e la sua Legge; dell’intel­letto perfetto del Figlio dell’Uomo, per riparare la superbia d’A­damo; della carne innocente dell’Agnello di Dio, per riparare la lussuria d’Adamo. E, perché il mondo, sempre peccatore, aves­se sempre una vittima perfetta, avanti l’immolazione il Cristo e Pontefice eterno costituisce il sacrificio perpetuo: quello eu­caristico, in cui è ancora e sempre il Cristo in Corpo, Sangue, Anima e Divinità, che viene offerto e consumato sugli altari.

105Sacrificio perpetuo e sacrificio vivente. Il nuovo sacrificio del­la Religione perfetta. ” Questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue, che sono consumati per voi. Fate questo in memoria di Me[733] “. Il Verbo dice ” è “. Usa il presente. Perché infatti, sino alla fine dei secoli, il Sacrificio sarà sempre nuovo e sempre in tutto uguale come quello consumato dal Cristo, ugualmente va­lido presso Dio e a pro degli uomini.

Sacrificio del cristiano.

11Ma al Sacrificio vivente che si consuma sugli altari l’uomo deve unire il proprio individuale sacrificio, quello di tutte le ore, da esplicarsi in tutte le occupazioni, doveri, volontà di Dio soprat­tutto, anche se è volontà di dolore. Sacrificio che può essere della parte carnale, o di quella morale, o di quella spirituale. Malattie, povertà, lavoro estenuante, per la parte materiale di voi. Ingiustizie, calunnie, incomprensioni, per la parte morale. Persecuzioni da parte degli uomini o abbandoni di Dio per provare la fedeltà del suo servo, per la parte spirituale. E ancora: fedeltà alla Legge, conservando casti e giusti e amorosi i corpi, i pensieri, i sentimenti e gli spiriti.

12Perché questo, più che i riti esteriori, costituisce il culto ra­gionevole di cui parla Paolo[734]. Non la forma sola, ma la sostanza del culto a Dio. E la sostanza è data dal rinnovarsi, un continuo rinnovarsi dell’io individuale, come è continuo il rinnovarsi del creato tutto nei suoi animali, vegetali, e nelle sue[735] stagioni, un continuo rinnovarsi spiritualmente e moralmente per farsi una umanità nuova e sempre più trasformarsi in Cristo. È data, la sostanza del culto a Dio, da un continuo, faticoso, e anche talora doloroso, ascendere verso la perfezione per fare la volontà di Dio, la prima e comune volontà divina per tutti i creati con somiglianza divina e con predestinazione alla gloria: che si fac­ciano santi per salire alla dimora del Padre, in eterno.

13Questo rinnovamento, questa trasformazione, questa ascesa verso la perfezione, questa volontà umana, propria però dell’uo­mo in cui più viva è la somiglianza col Padre, l’unione col Fi­glio, la docilità a tutte le ispirazioni dello Spirito Santo — di modo che i suoi doni non restano inerti come seme caduto sulla pietra, ma attivi come seme caduto in terra fertilissima e che da gran pianta, atta a nutrire di santificanti frutti non solo chi la possiede ma anche molti altri, più infelici che colpevoli, più poveri di Dio perché non sanno, e non c’è chi li istruisce, che perché indifferenti a Dio — si ha facendo in tutto e per tutto ciò che Dio propone di fare, nel modo come Dio lo propone, nella misura che Dio segna.

14Contribuisce al bene di tutto il Corpo mistico tanto chi per­corre i continenti e si consuma nel lavoro apostolico per portare nuovi cristiani alla Chiesa militante, come chi, ignoto e nascosto, soffre, e del suo dolore fa preghiera e aiuto ai missionari; né la sua piccola Messa (le vittime sono ostie e il loro letto è il Gol­gota su cui consumano il sacrificio per il bene di molti) è meno gradita al Signore. Contribuisce al bene dei fratelli chi scri­ve le rivelazioni di Dio, perché Dio fece di lui un rivelatore, come chi scrive opere del genio per rendere comprensibili punti oscuri della Scrittura, o verità di fede, e più amabili, perché più conosciuti, Gesù e Maria. Basta che ogni azione o ministero siano mossi e retti dalla carità. Carità vera[736].

Questa è la vera carità.

15Vera carità che fa odiare il male per sé stesso, non perché è causa di punizione ultraterrena ma perché è dolore dato a Dio. Carità vera che, come ci porta a non volere fare il male, così ci spinge a strappare dal male fratelli peccatori, e ci ispira per essi rimproveri che, per dover essere giustamente severi, non sono però privi di misericordia al punto di inasprire o sconfor­tare in luogo di sollevare i caduti. Carità vera che fa degli uo­mini dei fratelli che scambievolmente si sopportano se imperfet­ti molto, e si aiutano sempre e si amano nel Signore. Carità vera che fa solerti nello zelo per zelo verso Dio, ferventi nello spirito, sereni nelle prove, pazienti nelle tribolazioni, senza stan­chezze nella preghiera, anche se sembra che il Cielo non l’esau­disca, misericordiosi e perciò praticanti tutte le opere di mi­sericordia corporale e spirituale, senza rancore, odio o deside­rio di vendetta, pieni di comprensione per il prossimo, senza invidiarlo se gioisce, senza indifferenza o malvagio piacere se soffre, non avidi di salire a posti d’onore detronizzando, anche col mezzo della calunnia, altri, sempre contenti del proprio stato, mai vendicativi anche verso chi vi ha nuociuto.

16, Questa è la carità. La vera carità che da gloria a Dio e bene ai fratelli. E Dio, se non i fratelli, la compenserà, ristabilendo la giustizia, mettendo in luce la verità dei fatti, punendo e premian­do così come ognuno ha meritato.

Dovere che implica essere capi.

17E la carità sia regola anche nei rapporti tra autorità e sud­diti, siano autorità ecclesiastiche o autorità laiche. Nessuna di esse, per esser posta in alto, deve essere senza carità e giu­stizia. Dio — perché è Dio che ha permesso che questo o quello raggiungesse un potere — non ha messo nessuno in alto perché sia tormento ai fratelli, ma per provare la giustizia e carità delle autorità e per punire coloro che non praticano giustizia e carità, credendosi stoltamente esenti da tali doveri perché posti in alto.

18Essere in alto, essere ” capi “, implica doveri di paternità oltre che di fratellanza, e chi vi manca è giudicato severamente da Dio, il quale li rende responsabili non soltanto della loro propria colpa di non carità e giustizia, ma anche delle reazioni che tali loro colpe provocano nei sudditi. Colui che, perché è in alto, per­seguita, cruccia e colpisce ingiustamente un umile, un suddito, sarà chiamato a rispondere a Dio degli scandali e degli sconforti e dei dubbi sulla giustizia e provvidenza divine che, inevitabil­mente, sorgono nel cuore degli oppressi.

19Dio non punisce e non punirà chi è punito ingiustamente da­gli uomini che hanno una qualsiasi autorità; non lo punisce neppure se l’oppresso ha giustificate reazioni. Ma sarà ineso­rabile verso chi, col suo modo di agire da prepotente, attenta allo spirito degli umili, vi suscita dubbi, ribellioni o altro.

20E li punirà perché costoro colpiscono ancora Dio. Sì. Dio. Il quale può esser privato di un figlio, o sentirsi mettere in dub­bio da un figlio, per la libertà di male azioni dei ” potenti “. In­fatti il colpito che pensa? ” Ma Dio, che è onnipotente, perché non interviene?”. “Allora non è vero che la preghiera fidente ottiene aiuto da Dio?”. Lo comprendono i “potenti” chi colpi­scono, colpendo ingiustamente un suddito? Dio colpiscono. Dio che soffre con e in chi patisce ingiustizia. Dio che è colpito ogni volta che si manca alla carità.

Dovere che implica essere sudditi.

21E la carità sia anche regola nei rapporti dei sudditi verso le autorità. Non le giudichino, lasciando a Dio il giudicarle. Non si ribellino loro, purché però i loro ordini non siano contrari alla religione e alla morale, per la collettività, o ad un precedente e immutato ordine divino, nel qual caso, a costo di patire mar­tirio cruento o incruento, occorre prendere esempio dal Cristo che non si piegò ai disordinati voleri del Sinedrio[737] e dei Farisei in genere, né a quelli di Erode[738]; ad esempio dal Battista[739]che servì la giustizia anche sapendo che così agendo avrebbe perso la vita; ad esempio da Pietro e Giovanni davanti al Sinedrio[740], da Giacomo[741], poi da tutto il popolo sterminato dei martiri d’ogni tempo, da quelli sbranati, arsi, straziati nei circhi e altrove, a quelli bruciati sui roghi come servi del demonio o eretici per aver fatto ciò che Dio loro ordinava.

22Saper dire: ” Bisogna ubbidire a Dio solo ” e ” Dio va servito per primo ” come[742] seppero dire gli eroi di Dio, da Pietro a Gio­vanna d’Arco. Saper dire, per altre persecuzioni incruente, ciò che dissero Bernarda di Lourdes, Lucia di Fatima e i suoi pic­coli cugini, e molti, molti altri.

23Salvo che i potenti, finché son tali — perché dall’oggi al do­mani una fossa o un movimento di popolo potrebbe umiliare a putridume e a nulla la loro potenza, di cui tanto erano orgo­gliosi, sino a farne strumento di tortura ai piccoli — salvo che i potenti non ordinino cose contrarie al volere di Dio, che è l’uni­co, vero, eterno, perfetto Potente, anzi Onnipotente — e di ciò chiunque, per in alto che sia, se ne dovrebbe ricordare per non cadere in molteplici peccati — e cose contrarie alla religione e alla morale, salvo questi casi, vanno ubbiditi. Perché in tal caso, che ordinino cose lecite, essi servono a notificare gli ordini di bene che Dio per primo ha insegnato agli uomini.

24La legge umana non colpisce forse quelli che già colpisce la legge divina? Dunque, e per sfuggire il castigo di Dio e quello degli uomini, e vivere nella giustizia e carità come devono vivere i figli di Dio per essere veramente tali e mantenersi tali, occor­re non fare il male, nessun male, né verso Dio, né verso gli uo­mini; occorre non mancare alla legge della carità e non[743] di­subbidire alla voce della coscienza che Dio ha messo in ogni uomo perché abbia una guida al bene.

25In tal modo — non venendo meno alla legge della carità, della giustizia e della coscienza, ma soprattutto non mancando in al­cun modo alla carità — darete a Dio culto ragionevole e raggiun­gerete la perfezione nell’osservanza della Legge, perché l’amore è il compimento della legge[744] e chi vive nell’amore non cade nella concupiscenza della carne, in quella della mente e in quella del­lo spirito[745], e rimane nella Luce: in Dio[746]; si identifica col Cristo e con Lui dividerà il suo Regno.»

49. Il Buon Pastore[747].

Cap. XIV-XV sino alla fine dell’Epistola[748].

No tutti pastori.

1«La carità — e maestri in essa dovrebbero esserlo coloro che Gesù ha fatto ” pastori, maestri, sale e lucerna[749] “— va esplicata anche verso i deboli nella fede.

2Non a tutti è dato di divenire pastori, maestri, sale e lucerna, o campioni di sapienza e di giustizia. Come nel firmamento gli astri non sono tutti potenti come il sole — e guai se lo fos­sero! — altrettanto nella Chiesa militante non tutti sono gigan­ti in potenza e, ciò che più conta perché ha valore e durata soprannaturale, e in santità. Vi sono gli agnelli e i pastori[750], e gli agnelli hanno diversa robustezza. Alcuni sono facili alle cadute, altri alle distrazioni, altri alla sonnolenza. Bisogna saper tutti capire, compatire, aiutare con carità.

Il Buon Pastore.

3” Ecco, Io stesso andrò in cerca delle mie pecorelle … le con­durrò via dai luoghi di nuvole e caligine … le condurrò alla loro terra … agli ottimi pascoli… andrò in cerca delle smarrite, ricondurrò le scacciate, legherò le fratturate, ristorerò le debo­li…” dice il Buon Pastore in Ezechiele[751] c. 34 v. 11-16; e in Gio­vanni dice: ” Io do la mia vita perché le mie pecore abbiano la Vita e in sovrabbondanza[752] “.

Guai i pastori idoli.

4Ma, rivolto ai cattivi pastori che non pascono[753] le pecore e non le soccorrono, ma le sfruttano e le opprimono, dice: ” Non forti­ficaste il debole, non risanaste il malato, non legaste il fracas­sato, non faceste ritornare lo scacciato, non andaste a cercare il perduto, ma esercitaste il dominio con rigore e crudeltà. Al­le mie pecore deste a mangiare il cibo e a bere l’acqua corrotti dai vostri piedi (Ezechiele 34 v. 4 e v. 19). Il mio furore perciò si è acceso contro i pastori … Guai ai pastori idoli che abbando­nano od opprimono il gregge . . . Ho preso ed ho rotto la verga della Grazia per rompere il patto con quelli che non m’erano ri­masti servi-pastori fedeli”.

5Così parla in eterno la Sapienza avanti, mentre e dopo la sua venuta. Carità, compatimento, aiuto alle pecore e agli agnelli, così come il Cristo vi ha insegnato, facendolo Lui per primo. Non violazione della libertà individuale che Dio stesso rispetta nel­l’uomo e che è mezzo di prova, e di premio o di condanna, per ognuno.

Se giudicate, giudicate almeno con carità, sempre.

6Nessuno sa come Dio conduce le singole anime. Nessuno è tanto potente da poter giudicare sempre con giustizia. Vi sono creature che ai miopi per superbia paiono ribelli o colpevoli, e non lo sono. Altre che lo sono ma che, per essere sottili in astuzia, hanno aspetto di giuste facendo bene le opere esteriori e male quelle segrete; hanno aspetto di giuste e sono doppia­mente ingiuste, e perché simulano e perché male agiscono.

7” Non giudicate ” ha detto la Parola di verità[754]. E sarebbe la regola perfetta. Ma se giudicate, umili o potenti che siate, giudi­cate almeno con carità, sempre, non potendo, per la vostra limi­tatezza d’uomini, penetrare nell’interno degli uomini e vedere il perché di ogni loro azione. Pensate che nulla è segreto all’Onni­veggente, anche se nel segreto compite le vostre azioni ingiuste e pronunciate i vostri insinceri, ingiusti, anti caritativi giudizi sul prossimo vostro. Dio vi vede, vi sente, mentre fate e parlate, e vi giudica, Lui sì, con giudizio giusto e inappellabile.

Una sola colpa contro l’Amore può distruggere tutti i meriti.

8Non sarà l’esser stati potenti che vi risparmierà dal giudizio di Dio. Anzi, siccome più vi è stato dato, più rigoroso sarà il giudizio quando, come ogni uomo, dovrete presentarvi a Dio per render conto delle vostre azioni. E ognuno che sia posto più in alto della massa del gregge di Cristo, o per carica o per elezione straordinaria, ricordi che talora una sola colpa contro l’Amore, ossia contro lo Spirito Santo che è Spirito di Sapienza, di Pietà, di Giustizia, d’Amore, può distruggere tutti i meriti di una vita vissuta nella Legge. Dio può colpirvi subito dopo che voi lo avete colpito in un suo servo o in una sua opera d’amore; può colpirvi, come colpì Adamo[755], subito dopo una vostra colpa di superbia. E allora? Che vi avranno giovato le opere preceden­ti? Che le cariche? Che le elezioni?

Guai agli scandalizzatori.

9” Guai a colui per cui avviene scandalo[756]! ” ha detto Colui nelle cui mani trafitte il Padre ha messo ogni potere di giudizio[757]. E, benché Egli fosse la Misericordia incarnata, chiaramente disse la sorte che attende chi scandalizza le anime con azioni ingiuste. Se è vero che, per un’anima che uno porta a salvezza, co­stui salva di certo la propria[758], è anche vero che per ogni ani­ma che si arresta, o retrocede nella perfezione, o peggio cade in peccato di sfiducia in Dio, nella forza della preghiera, nella ve­rità delle cose in cui credeva, un castigo, che può arrivare sino al tormento eterno — e certo arriva sino a lunghissima espia­zione purgativa — colpirà colui che fu cagione di quell’arresto, retrocessione o caduta di un’anima.

10Come può turbare un’anima di ” piccolo ” una ingiustizia ver­so di lui, così può turbare il vedere che i pastori, le luci, i maestri, danno esempio contrario a quanto insegnano. Guai a co­loro che sono intransigenti coi ”piccoli” e li gravano di pesi, mentre per loro e per il loro io hanno tutte le condiscendenze! Edificarsi a vicenda è un dovere per tutti, ma lo è mille volte di più per coloro che sono in alto.

Valore dell’atto secondo coscienza.

11Così nel mangiare come nel bere, nella maniera di vita, di vesti, di abitazione, si abbia sempre presente la carità, il pen­siero di chi ha fame e sete, ed è poco vestito e non ha ricovero. Né i manti reali, né le vesti di porpora e d’oro, danno dirit­to ad entrare nei Cieli, ma sibbene il modo come furono por­tate. Più facile sarà veder la veste delle nozze eterne su uno che portò — con rassegnazione se povero, con umiltà per spirito di carità se potente — una veste semplice e anche dimessa, che non su chi, amando i segni esterni della pompa più che quelli interni di misericordioso, portò vesti di pregio, ben sapendo che la sua coscienza gli consigliava altri modi di vita.

12Perché in questo è la condanna: fare ciò che la coscienza con­siglia di non fare. Farlo con piena avvertenza e deliberato pro­posito, dopo libera scelta.

13Un’azione non buona, per divenire peccato, occorre che sia compiuta con piena avvertenza. Or dunque ognuno, in alto o in basso che sia, esamini sé stesso, consideri il perché di ogni suo atto, ed esame e considerazione siano veramente sinceri, co­me lo è il coltello del chirurgo nel mettere a nudo anche le ra­dici più profonde di un male. E visto che la sua azione è non buona, la recida dalla sua volontà per levarle la vita, e non si limiti a questo, ma affondi la scure di una retta coscienza nel proprio terreno, nella sua umanità, per levare anche la ra­dice e i succhi che favoriscono il sorgere, nel cuore, nella mente e nello spirito, di piante non buone perché superbe, e bruci tutto sul fuoco della carità, che certamente tornerà a fiammeggiare quando sarà liberato il terreno dalla gelida superbia e dalle ziz­zanie[759]venute da essa, sterili, venefiche, oscuranti zizzanie semi­nate dall’io eccitato dal Superbo: Satana.

Gesù modello di misericordia.

14E se forti sono, coloro che sono in alto, sorreggano con pietà i deboli, senza orgogli stolti, riconoscendo che Dio più dell’io coo­pera a fare di un uomo un santo. Benedicano Dio, se li amò in modo straordinario. Ma non si credano autori assoluti della loro santità e non sprezzino chi è meno santo, o tale appare, di loro.

15Il Cristo, santissimo e perfettissimo essendo Dio ed essendo l’Uomo senza alcun peccato, né ereditario né volontario, non sprezzò alcuno e, per la sua compassione per tutte le miserie, portò un grande numero di persone alla salute.

16Il Cristo operò molti e potenti miracoli e sparse fiumi di sapienza. Ma ciò che più attirò le persone a Lui, e quindi alla Salute e alla Vita, furono la sua misericordia anzitutto, poi la sua giustizia incorruttibile e imparziale con tutti.

17Non cercando la propria soddisfazione ma il vero bene per le anime e la gloria di Dio, attirò su di Sé oltraggi, improperi, rancori, odi, vendette, ma però poté in tal modo condurre molte anime alla Verità e alla Vita.

18Con pazienza, costanza, fedeltà alla Legge, zelo santo per il Padre, amore infinito a tutte le anime, fu esempio a Giudei e a Gentili, e salute a tutti coloro che non respinsero volontaria­mente la Luce venuta per portarli alla Vita e per riportarli alla figliolanza da Dio.

19Ministro ai circoncisi e Pastore unico, eterno, universale, che non raccoglie soltanto le pecore del suo Ovile, ma anche ” quelle che non erano del suo Ovile[760] “, perché fossero anche quelle sotto la guida dell’unico Pastore, raccolse ed accolse Gentili come Giu­dei, perché tutti glorificassero Dio per la sua misericordia.

20E i Gentili lo glorificarono. Glorificarono il Dio Padre final­mente conosciuto, e il Figlio suo Ss., e lo Spirito che da Essi procede, ed entrarono a far parte del gregge di Cristo, e così si avverarono le profezie, là dove è detto che Dio ha dato il suo Verbo perché fosse ” alleanza ” tra i popoli[761], luce alle nazioni, perché aprisse gli occhi (non solo materiali) ai ciechi, traesse dalla carcere del paganesimo i prigionieri, perché aprisse le fonti d’acqua viva che dà la Vita eterna, e desse, a chiunque la voles­se, la Parola che è vita, e le nazioni che non conoscevano il Si­gnore accorressero a Lui, e figli di Dio divenissero quanti osser­vassero la sua Legge e si mantenessero fedeli all’amicizia stretta con Lui, vivendo nella ” Casa d’orazione per tutti i popoli della Terra[762] “, ossia nella Chiesa di Cristo.

21Questo ha operato il Signore per salvare ogni uomo, decaduto per colpa d’Adamo. Ha portato la Luce e la Legge anche ai Gentili, ha dato i doni soprannaturali per aiutare l’uomo a vin­cere la legge della carne che lo fa carnale e incline al male, e per seguire la legge dello spirito che la soprannaturalità da essere ragionevole a creatura divinizzata. Perché chi vive fedele ai doni di Dio, riottenuti per mezzo del Cristo, e fedele alla Dot­trina perfetta insegnata dal Cristo, merita che di lui sia detto ciò che dice la parola del salmo: ” Voi siete dèi e figli dell’Altissi­mo[763] “.

22Così come era, nel pensiero di Dio, destino di tutti gli uomini.

23Così come sarebbe stato se Adamo non avesse peccato.

24Così come è possibile che sia, per un numero sterminato di creature, grazie al Sacrificio di Cristo che tanto ha amato gli uomini da dare per essi la vita[764].

25Così come sarà, sino alla fine dei secoli.

26E vita avranno quanti, d’ogni epoca e nazione, avranno amato il Cristo, Causa per loro di eterna Salute[765]

 

 

Fine della spiegazione dell’Epistola di Paolo ai Romani.

 


S O M M A R I O

1. Gesù Figlio di Dio

Dichiarato Figlio di Dio

Testo biblico

Per la sua natura divina.

Maria il seno di Dio.

Per la sua natura umana

Per l sua risurrezione.

2. Difendere l’idea religiosa per avere salvezza e pace.

Il giusto vive della fede (Rm 1,17)

I persecutori di Dio

Nei suoi istrumenti.

Nell’idea di Dio.

La vittoria dei credenti.

L’idea è forza e vittoria.

Ai tuoi Tabernacoli, o cristiani

Cristiano, nella tua volontà è la tua salvezza.

La giustizia viene dalla fede e tende alla fede

Un esempio da imitare.

“II giusto vive di fede”.

I piccoli del gregge di Gesù.

3.  L’ira di Dio contro ogni empietà  e ingiustizia.

L’ira di Dio

Quando si manifesta l’ira di Dio.

L’ira ancor misericordiosa.

L’ira senza misericordia. Desolazione. Anticristo

Il Precursore della seconda venuta.

L’avvento di Gesù avrà per precursore Maria.

Il tempo di Maria.

Un esempio da evitare.

Ancora per poco Dio è con noi.

Carisma solo per le anime amanti.

Lo Spirito soffia dove e quando vuole.

Il miracolo presuppone la fede.

4. Evoluzionismo avvilente

I Negatori e demolitori di Dio (Rm 1,20-22).

Teoria avvilente.

Tutto parla di Dio.

La pazienza di Dio.

Giudizio inappellabile.

5. Epoca della religione satanica.

Costumi sataniche(Rm 1,24-31).

Mistero della iniquità in azione: orge sataniche

Messe nere.

Profanazione suprema

6. La parte eletta del gregge.

Il fior della farina (Rm 2,1)

Uomini-dèi

Anime nascoste.

Anime vittime.

Anime-ostie

7. Giudizio di Dio e carità dell’uomo.

Il Giudizio di Dio. (Rm 2,2-8)

Dio giudicherà secondo verità e giustizia.

la Sapienza si impara più per amore che per istruzione.

Potenza della carità.

8. Il giudizio divino.

Dio non fa deferenza di persone (Rm 2, 9-11).

Origine del rimorso.

Il colpevole.

Il grande colpevole.

L’inferno e il paradiso.

Il premio e il castigo.

9. L’elemento determinante nel giudizio di Dio è la Legge.

Categorie di uomini di fronte alla Legge (Rm 2,12).

L’uomo e la Legge.

I senza legge: I luciferini.

I non praticanti: Gli ipocriti i falsi

I gentili: I fedeli

L’obbedienza alla legge delle virtù.

10. L’elemento determinante nella condotta temporale dell’uomo  è la Legge.

Mimi e commedianti (Rm 2, II, 17-29).

Polvere d’oro.

Conseguenze dello scandalo.

Scandalo dei “ministri di Dio”.

Dio prende i gentili.

Le voci: I profeti nuovi.

11. Il timor di Dio.

Il dono del timor di Dio. (Rm 3,1-20).

Ignoranza dei cattolici.

Che cosa è il timor di Dio

Il peccato di Adamo ed Eva.

Il comando dell’amore.

Categoria di uomini dinanzi al timor di Dio.

Gli scrupolosi.

I quietisti o indifferenti.

I giusti.

Il vero Modello del timore perfetto

Esempio di timor perfetto.

12. Fede, Legge e giustificazione.

Universalità della salvezza (Rm 3,21-31).

La Legge e la Grazia.

Eternità della redenzione.

Universalità della salvezza.

13. La voce di Dio e i requisiti  per sentirla

La voce spirituale e ineffabile di Dio (Cap. 4°)

Ogni uomo sente l’appello di Dio.

Il superbo non distingue la voce di Dio.

Requisiti per sentire la voce di Dio.

La fede di Abramo.

La fede e la Legge.

Il granello di fede.

14. Possedendo in voi lo Spirito Santo, avete tutto l’Amore, ossia Iddio Uno e Trino.

Lo Spirito Santo e la creazione.

La Trinità inabita nell’anima.

Lo Spirito Santo riempie l’universo.

Dio creò la luce.

Infusione dello Spirito di Dio nell’anima.

Inabitazione di Dio in noi.

Inabitazione di Dio in Maria.

Divina Genitrice e santa Matrice.

15. La creazione tocca con Gesù  la massima perfezione.

La creazione del regno minerale, vegetale, animale (Rm 5,1-5).

Introduzione.

Dal caos Dio creò l’universo.

La terra e l’acqua.

La luce.

L’elemento “aria”.

Il mondo vegetale.

Il mondo animale.

La creazione dell’uomo, l’anima e lo spirito.

Ecco l’uomo.

L’anima e lo spirito.

La perfezione della perfezione creativa.

Gesù l’uomo –Dio.

Concepimento verginale.

Primogenito di tutte le creature.

Datore di Vita, di Grazia, di Gloria.

16. Maria. Lo Spirito S. I Cristificati.

La speranza non inganna (Rm 5,5). 5 v. 5.

Le due voci, un dall’alto, l’altra dal baso

Novello terrestre paradiso.

Umiltà e mediazione di Maria.

Lo Spirito Santo datore dei doni.

I cristificati.

La Trinità.

17. Quanto Dio stabilisce è sempre perfetto, sia riguardo al tempo  che al modo e alla persona.

La promessa di un Messia.

Maria: l’arcobaleno di pace.

“L’ora di Maria. Quest’ora”.

Tempo stabilito per ristabilire l’ordine.

Tempo di misericordi e di Giustizia.

La bilancia di Dio.

18. Non si può avere insieme  il peccato e la grazia.

L’uomo vecchio con Cristo crocifisso (Rm6,1-10).

L’eresia del quietismo.

Il Sangue di Cristo.

Le cose Che Gesù testimonio quando risorse.

11Che era Dio.

Che era realmente morto

Che aveva per sempre vinto la morte.

Che il cristiano per il suo sangue abbia vita nuova.

Il nome nuovo.

Occorre morire al peccato.

La vite e i tralci.

I meriti infiniti di Cristo.

Occorre morire al peccato.

19. Il regale sacerdozio di ogni persona.

Il Dono dell’immunità da ogni dolore. (Rm 6,11-23)

I sacrifici nel tempo mosaico.

I sacrifici nel tempo cristiano.

Per il peccato d’Adamo.

Ogni battezzato deve essere ostia e sacerdote.

Sacerdote e vittima del tempo nuovo.

Offrite le vostre membra.

Servite il Signore vostro Dio.


20. Il dono della Scienza

Ai Romani 7,1-13

Effetti del Dono della Scienza

I Doni concessi ai Progenitori.

Dono proporzionato al loro stato.

La Scienza regola l’amore verso il Creatore

Regola l’amore verso la creatura: la compagna.

Regola l’amore verso le altre creature.

L’interferenza di Satana.

Satana offende Dio usando noi.

Il peccato di Lucifero.

Il peccato rende l’uomo ottuso.

Il Decalogo è pietà, punizione e prova

I veri cristiani.

Quando manca la Scienza proporzionata.

L’eresia delle opere.

Vita attiva e contemplativa.

21. Sapienza, Fede e Scienza.

Pentecoste

La vera Sapienza.

Fede e scienza.

La ragione e la fede.

Carisma Maria Valtorta.

Raccomandazione

22. La legge del peccato sta nelle  nostre membra.

Regola nel giudicare gli uomini (Rm 7,14-25).

L’Apostolo dei Gentili.

Nulla più che uomini

L’Apostolo della carità.

I 12 e i 72 erano materia grezza, informe, impura.

La Pentecoste.


23. L’uomo, il peccato e la misericordia di Dio.

L’uomo (Rm 7,14-25).

Per capire la confessione di Paolo.

“Io sono carnale”.

L’uomo e la creazione.

Stato preternaturale di Adamo.

Il creato non è prodotto di un’auto genesi.

L’uomo non è risultato di una evoluzione.

Tutti veniamo da un’unica cellula.

Dio operò per sei epoche.

L’uomo fu creato completo e perfetto.

La teoria evoluzionista non ha consistenza.

Dio ha creato l’uomo direttamente.

Il peccato originale.

La prova.

Il mezzo: l’albero e il pomo

Il castigo non sproporzionato, ma giusto.

Le conseguenze.

Per meriti di Maria.

La Grazia non annulla tutte le conseguenze della colpa.

La misericordia di Dio.

La conoscenza della Misericordia divina

Per Cristo conosciamo l’amore infinito di Dio.

Più grande del castigo è stato la Misericordia.

24. Amore, predestinazione  e Dio Trino.

L’amore a Dio.

La perfezione della Legge (Rm 7,14-25)

Triplice amore a Dio.

Motivo della venuta di Cristo.

Fedeltà di Gesù nel triplice amore.

La predestinazione.

Dottrina della predestinazione.

Predestinazione ed eroismo.

Predestinazione e Grazia divina.

Predestinazione e libero arbitrio.

Il Purgatorio e il Limbo cesseranno.

L’Opera dell’amore.

Il condizionale di Gesù.

La carità di Cristo.

Per l’amore eterno di Dio siamo salvati.

Tutto è opera dell’amore.

Le due perfezioni per arrivare a la gloria.

Proposte da Gesù.

Esempio di Gesù.

L’uomo di buona volontà tutto può in Gesù.

Conseguenza del santo amore di Dio.

Conseguenza del santo amore di prossimo.

Saper vivere Il ” Pater noster “.

Il Regno di Dio!

La più grande delle purificazioni.

Il Signore Uno e Trino.

Dio Padre Creatore.

Dio Figlio Salvatore.

Dio Spirito-Santo Santificatore.

La Chiesa e le virtù teologali.

25. Martirio del dolore  e dell’amore.

La Grazia fa l’uomo nuovo

Dio vuole la “buona volontà”.

Martirio che viene da Satana.

Martirio del dolore.

Cause di questo martirio.

Dolore permesso da Dio.

Dolore permesso, ma condannato da Dio

Consigli alle anime sommerse nel dolore.

Il dolore: ottavo sacramento e nona beatitudine.

Il martirio dell’amore.

Le esigenze dell’amore.

L’amore, vi fa ” dèi e figli dell’Altissimo”.

L’amore predestina alla Grazia e alla Gloria.

L’amore è sapienza e la sapienza è libertà.

I vincitori dal nome nuovo


26. Gesù il nostro redentore.

Giustificati da Cristo.

Gravità della pigrizia volontaria.

Continuando il dettato del 12 giugno, oggi 14 giugno.

Gesù riparò tutti i nostri peccati morendo per noi

Poteva bastare la redenzione incruenta.

Ragioni che giustificano la redenzione cruenta.

Redenzione dell’Umanità.

Le opere di Dio.

27. Carisma di Maria Valtorta

Missione di Portavoce.

La colpa dei carnali.

Ciò che divinizza è l’amore.

28. La saggezza della carne  è morte.

Legge dello spirito e libero arbitrio (Rm 8,5-7) .

Libero arbitrio ed i fomiti.

La vita cristiana è amore.

I sacri a Dio.

I Giuda di Dio.

I falsi cristiani.

29. “Violenza cristiana”

Vivere secondo lo spirito (Rm 8,8-9).

La perfezione è amore, armonia, ordine.

Opera di Lucifero e dell’Uomo-Adamo.

L’Inferno e il Cielo.

Il disordine creato dal Ribelle.

Dio chiama ispira, offre. Satana chiama ispira, offre.

30. Conseguenze del Peccato e  facoltà per vincerlo.

Lo spirito vive per la Giustizia (Rm 8,10).

Nessuno sfugge alle conseguenze del peccato originale.

Ruolo dell’intelletto, la coscienza, la Legge.

La libertà e la buona volontà.

Conseguenza e potere del desiderio.

Lo spirito vive per la Giustizia.

31. Il corpo mistico.

Lo Spirito di Cristo abita in noi (Rm 8,11)

Nessuno ignora il giogo del peccato originale.

Il Cristo innabita nell’uomo.

Doppio effetto della Parola

Il Corpo mistico.

Non perirà chi vive in Cristo.

Pietre vive della casa spirituale.

Chi è in Gesù vive come Gesù.

32. Il Dono dello spirito divinizzato.

Vivere la vita dello spirito (Rm 8,12-16)

L’uomo deve riconoscenza allo spirito.

L’uomo spirituale è “figlio di Dio”.

L’uomo animale è figlio di Satana l’omicida.

La carne è serva dello spirito.

Il dono dello spirito divinizzato.

33. Figli eredi di Dio coeredi  di Cristo (Rm 8,17-19)

Immagine e somiglianza di Dio.

Compartecipazione ai doni

Compartecipazione al dolore.

Il premio dei beati.

La grande rivelazione dei figli di Dio.

34. La speranza della creazione.

Desiderio della creazione e nostra (Rm 8,20-21)

Conseguenza del peccato nella creazione.

Promessa della redenzione.

La creazione assoggettata alla nullità.

La prova dell’uomo e degli angeli.

35. L’uomo nuovo.

Nei dolori del parto (Rm 8,22-25)

Bontà della prima coppia.

L’Eden.

L’insubordinazione delle creature fino al Regno.

Chiamati a nome.

La gloria e la beatitudine.

“Dolori del parto “

Trasformazione in figli di Dio.

36. Attività trasformatrici  dello Spirito S.

I gemiti ineffabili dello Spirito S. (Rm 8, 26-27)

Lo Spirito Santo tutto feconda.

Attività trinitaria.

Lo Spirito istruisce, ammaestra.

Trasformazione totale.

Esempio di Gesù e dello Spirito Santo.

Assunzione del Io perfetto di Gesù.

Lo Spirito Santo aiuta con la sua preghiera.

37. Tutto torna a bene  di chi ama Dio

L’amore di Dio per gli eletti (Rm 8,28-30).

I predestinati alla grazia.

Le sorprese nell’ora del giudizio.

La somiglianza sta nell’amore.

Regola per i predestinati alla gloria.

38. Simili a Gesù nelle prove  e nel dolore.

La natura nostra e quella di Cristo.

Glorificazione di Gesù e di Maria.

Le ripugnanze al dolore.

Amate ed imitate Gesù e Maria.

39. Paolo esempio di perfetta carità di prossimo

Dolore per la riprovazione d’Israele (Rm 9,1-13)

Amore di Paolo per i confratelli.

Paolo Giudeo – Romano.

Affetto terreno elevato e sublimato.

Perfetta carità di prossimo.

Diversi valori di beni terrestri o celesti.

I figli della promessa.


40. Giustizia e misericordia  di Dio.

Dio non è ingiusto a salvare chi vuole. (Rm 9,14-18)

Non si fanno osservazioni né imposizioni a Dio.

Dio Uno e Trino.

Dio essendo amore è anche giustizia.

Chi ama assume la Vita stessa di Dio.

Misericordia e compassione di Dio.

Conoscenza eterna di Dio.

La Misericordi di Dio non illanguidisce.

Dio trae bene da tutte le cose.

Sappiate quindi imitarlo

41. La Misericordia di Dio bestemmiata dagli uomini.

Chi è l’uomo da contendere con Dio? (Rm 9,19-24)

Accusa blasfema.

L’uomo non è nato per essere dannato.

Cristo nell’oceano di dolori mai accusò il Padre.

È l’uomo causa del nostro soffrire.

L’anima tende sempre alla ricerca di Dio.

Il Giuda della propria anima è Giuda del suo corpo.

Dio è il divino vasaio.

Infedeltà d’Israele.

42. La Misericordia rivolge il suo amore a chi lo accetta.

Riprovazione d’Israele e vocazione dei gentili (Rm 9,25-29).

Il padre buono e figli ingrati.

Israele preferito da Dio.

Tradimento d’Israele.

Elezione dei gentili.

43. Gesù chiama al Regno  tutti gli uomini.

La colpa d’Israele (Rm 9,30-33)

Dio è Padre per tutte le creature.

Evangelizzate tutte le genti.

Il Regno di Gesù è spirituale ed eterno.

Le prevenzioni contro i gentili.

Tutti gli uomini sono predestinati al Cielo.

Israele non volle essere giusto.

L’antico e il nuovo Israele h solo la lettera.

“Pietra angolare “che sfracella.

“Pietra angolare “che stritola.

44. L’umiltà virtù essenziale  del Regno.

L’amore di Paolo per i Giudei. (Rm 10,1-5)

Bontà di Paolo col suo popolo

Pretesto d’Israele per non riconoscere il Messia.

L’umiltà virtù essenziale del Regno del Messia.

Israele esempio di superbia.

45. Gli evangelizzatori del Regno.

Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato (Rm 10,5-29)

Mosè promulgò la Legge.

Mosè profetizzò il Cristo.

Condanna di coloro che non accettano Cristo.

Occorre nella potenza della evangelizzazione.

I cristi-evangelizzatori.

Sono beati in tutte le beatitudini.

Gli istrumenti di Dio.

Potenza della persecuzione.

Israele “Popolo di dura cervice”.

46. Israele e i gentili nel piano della misericordia di Dio.

La riprovazione d’Israele sarà parziale (Rm 11,1-24)

Graduale conversione d’Israele.

Dio non rigettò tutto Israele.

Israele fu pagato con la stessa moneta.

Il delitto dei Giudei divenne salvezza ai gentili.

La linfa divina trasmessa ai tralci.

Giustizia e misericordia di Dio.

47. Dio-Padre pieno di misericordia.

Alla fine anche Israele sarà salvo (Rm 11,25-36)

La conversione d’Israele.

Dio, Padre di misericordia.


48. Eucaristia e carità.

“Sacrificio vivente – ragionevole culto”. (Rm Cap. XII e XIII).

Sacrificio antico

Sacrificio di Gesù.

Sacrificio del cristiano.

Questa è la vera carità.

Dovere che implica essere capi.

Dovere che implica essere sudditi.

49. Il Buon Pastore.

Cap. XIV-XV sino alla fine dell’Epistola.

No tutti pastori.

Il Buon Pastore.

Guai i pastori idoli.

Se giudicate, giudicate almeno con carità, sempre.

Una sola colpa contro l’Amore può distruggere tutti i meriti.

Guai agli scandalizzatori.

Valore dell’atto secondo coscienza.

Gesù modello di misericordia.

 

 

 


      [1] Scritto il 13 febbraio 1948

[2] suscitatore è nostra correzione da suscitare o suscitare

[3] Romani 8, 15

[4]ha è aggiunto da noi

[5] Calati 2, 20

[6] Scritto il 2-1-48

[7] Cap. 1°, v. 3 e 4. di S. Paolo. Ai Romani

[8]Paolo, servo di Gesù Cristo, chiamato apostolo, segregato pel Vangelo di Dio 2Vangelo che Dio aveva già promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sante Scritture, 3intorno al suo Figliolo, (fatto a lui dal seme di David, secondo la carne, 4predestinato Figliolo di Dio per propria virtù, secondo lo spirito di santifica­zione, per la risurrezione da morte), Gesù Cristo Signor nostro (Rm 1,1-4)

[9]Primo è nostra trascrizione da I

[10] Segue un che che omettiamo

[11] Cantico dei Cantici 4, 12

[12]Luca 1, 35

[13]secondo è nostra trascrizione da II

[14] Matteo 9, 27

[15]Luca 8, 22-25; Matteo 8, 23-27; Marco 4, 35-41

[16]potevano potrebbe leggersi anche potarono 

[17]Matteo 26. 36-46; Marco 14, 32-42; Luca 22, 39-46;  Giovanni 18, 10

[18] Isaia 14, 10-15

[19]fece è nostra correzione, qui e tre righe più sotto, da fe’

[20] Matteo 26, 39; Marco 14, 36; Luca 22, 42

[21] Matteo 26, 39; Marco 14, 36; Luca 22, 42

[22] Matteo 4, 1-11; Marco   1, 12-13; Luca 4, 1-13

[23] Isaia 53, 7; Matteo 11, 29; Giovanni 1, 29

[24] Salmo 82 (volgata: 81), 6

[25]Colosesi 1, 15; Apocalisse 1, 4-5

[26] Romani 8, 14-17; Calati 4, 1-7

[27] Giovanni 10, 17-18

[28]II brano che qui inizia, di carattere personale, è cassato dà segni di matita rossa; ma noi lo riportiamo ugualmente, in corpo minore

[29]annoteranno è nostra correzione da annotteranno o da altra parola di non facile lettura

[30]Allusione al martirio di San Paolo, che fu decapitato a Roma nell’anno 67 e la cui testa, rimbalzando tre volte, avrebbe fatto scaturire tre fonti d’acqua. Nella stessa località, detta appunto delle ” Tre Fontane “, nel 1947 sarebbe ap­parsa la Madonna

[31] Scritto il 4-1-48

[32]sono pronto ad annunziare il Vangelo anche a voi che siete in Roma.16Perché io non mi vergogno del Vangelo, virtù di Dio a salvezza d’ogni credente, prima del Giudeo, poi del Greco. 17In esso infatti si manifesta la giustizia di Dio che viene dalla fede e tende alla fede, come sta scritto: II giusto vive di fede (Rm 1,16-17).

[33]Abacuc 2, 4

[34] Matteo 11, 25-30; 18, 1-4; Marco 10, 13-15; Luca 10, 21-22

[35] Romani 1, 16-17

[36] Atti 9, 4; 22. 7; 26, 14

[37] Matteo 23, 1-12

[38] Esodo 25-27; 33, 7-11; da 35, 8 a 38, 31; da 39, 33 a 40, 38; Numeri 9, 15-2

[39] 2 Re (volgata: 4 Re) da 24, 18 a 25, 21

[40] Matteo 23, 37-39; Luca 13, 34-35

[41] Esodo 40, 34-35; 1 Re 8, 10-13

[42] Matteo 27, 45-54; Marco   15.  33-39; Luca   23, 44-47; Giovanni   19, 28-30

[43] Esodo 30, 1-10

[44] Daniele 7; Apocalisse 12-13

[45]familiare è nostra correzione da famigliare

[46] Matteo 8, 23-27; Marco 4, 35-41; Luca 8, 22-25

[47] 2 Samuele (volgata: 2 Re) 20, 1; 1 Re (volgata: 3 Re) 12, 16

[48] Efesini 6, 10-20

[49] Appellativo di Maria Valtorta, che per spiritualità e missione viene avvicinata al grande Giovanni, apostolo ed evangelista

[50] Filippesi 3, 4-6

[51] Atti 5, 34-42; 22, 1-5

[52] Atti 9, 18

[53] Romani 1, 16

[54] 1 Gv 4, 16

[55] Matteo 18, 3; Marco 10, 15; Luca 18, 17  

[56] Corinti 8, 1

[57] Luca 12, 48

[58] Matteo 6, 19-21; Luca 12, 33-34

[59] Sapienza 3, 9

[60] Scritto il 6-1-48

[61]Rm 1,18

[62]Daniele 9, 20-27; Matteo 24, 15-25; Marco 13, 14-23

[63] Apocalisse 6

[64] Apocalisse 8, 6-11

[65]Apocalisse 8, 13

[66]Apocalisse 9, 1-12

[67]Apocalisse 9, 1-12

[68]Apocalisse 10, 1-7

[69] Apocalisse 2, 28; 22, 16

[70] Giovanni 1, 29-30

[71] Matteo 3; Marco 1, 1-11; Luca 3, 1-22; Giovanni 1, 19-34

[72] Segue un non che omettiamo

[73] La frase sarà chiarita nella lezione del 2 febbraio, soprattutto a partire dal­14.9

[74] Apocalisse 12

[75] Ezechiele 9, 4-6; Apocalisse 7, 1-8

[76]  1 Maccabei 1, 11-67 (testo greco: 10-64)

[77]  Giovanni 7, 31-34

[78] Giovanni 11, 54

[79]  Ampliamento di: Romani 1, Ì8

[80]  II brano che qui inizia, di carattere personale, è cassato dà segni di matita rossa; ma noi lo riportiamo ugualmente in corpo minore

[81] Deve trattarsi di Padre Berti. Il padre Corrado M. Berti, dell’Ordine dei Servi di Maria, professore alla Facoltà teologica ” Marianum ‘” in Roma, ferveva raccolto l’incarico di occuparsi di Maria Valtorta dal confratello padre Romualdo M. Migliorini, quando questi, dopo circa quattro anni di direzione spirituale della scrittrice inferma, aveva dovuto lasciare Viareggio e ritirarsi a Roma.

[82] Matteo 11, 17; Luca 7, 32

[83] Marta Diciotti, nata a Lucca nel 1910, vissuta accanto a Maria Valtorta che assistette amorevolmente, dal 1935 fino alla morte della scrittrice inferma avvenuta il 12 ottobre 1961

[84] È la parrocchia della scrittrice, a Viareggio, dove alcuni ritennero di aver notato un segno straordinario nella statua dell’Immacolata

[85] 4° dei Re è secondo la Volgata e corrisponde a 2° dei Re

[86] Scritto il 7-1-48

[87]Infatti le sue invisibili perfezioni, la sua eterna possanza, la sua divinità, dopo la crea­zione del mondo, sono rese visibili all’intelligenza per mezzo delle creature. 21Quindi essi sono senza scusa, perché avendo conosciuto Dio, non l’hanno glorificato come Dio, né l’hanno ringraziato; ma han vaneggiato nei loro pensamenti e il loro stolto cuore s’è ravvolto nelle tenebre. 22Vantandosi di essere saggi son divenuti pazzi, (Rm 1,20-22)

[88]  Salmo 13 (ebraico: 14), 1

[89]  Matteo 5, 43-48; Luca 6, 27-35 4 Matteo 18, 21-35; Luca 17, 3-4

[90]  Matteo 18, 21-35; Luca 17,3-4.

[91]longanime è nostra correzione da longanime

[92]uscirà è nostra correzione da escirà

[93] Scritto l’8-1-48

[94] Per questo Dio li ha abbandonati ai desideri del loro cuore, all’immondezza, in modo che disonorino tra di loro i propri corpi, 25essi che han mutato la verità di Dio nella menzogna, e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore (il quale è benedetto in eterno. Così sia!)

26Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami: le loro donne han cambiato l’uso naturale in quello che è contro na­tura, 27e similmente gli uomini lasciata la naturale unione con la donna, arsero di libidine gli uni verso gli altri, facendo, uo­mini con uomini, delle turpitudini, e ricevendo in sé stessi la condegna mercede della loro degenerazione. 28E siccome non si son curati di riconoscere Dio, Dio li ha abbandonati al reprobo senso, in modo che fanno cose immorali. 29Son ricolmi di ogni iniquità, di malizia, di fornicazione, di avarizia, di malvagità, pie­ni d’invidia, di omicidio, di discordia, di frode, di malignità, sussurroni, 30detrattori, nemici di Dio, oltraggiatori, superbi, mil­lantatori, inventori di perversità, disubbidienti ai genitori, 31stol-ti, disordinati, senza amore, senza legge, spietati (Rm 1,24-31).

[95]credono è nostra correzione da credeno

[96]connubio è nostra correzione da corinubbio

[97] Inizia qui una frase incidentale contorta e in forma di anacoluto, ma comprensibile nel concetto

[98] 2 Corinti 12, 1-9

[99] 2 Tessalonicesi 2, 1-12 (e vale anche per la citazione di tre righe più sotto)

[100]tratterrà è nostra correzione da   tratterà

[101] Apocalisse da 13, 19 a 20, 10

[102] Genesi 3; Apocalisse 9, 1; 11, 7; 12, 7-9; 17, 8

[103]orge è nostra correzione da orgie

[104]èè aggiunto da noi

[105] Levitico 18, 21; 2 Samuele (volgata: 2 Re) 12, 26-30; 1 Re (volgata: 3 Re) 11, 1-13; Geremia 32, 28-35; 49, 1-6. A Moloc segue una e con una riga in bianco, come se la scrittrice avesse dovuto o voluto completare una frase

[106] Apocalisse 20, 7-10

[107] Giovanni 1, 29-31

[108] Luca 23, 33-34

[109] Romani 1, 32

[110] Scritto il 9-1-48

[111] 32Essi, avendo conosciuta la giustizia di Dio, non compresero che chi fa tali cose è degno di morte; né soltanto chi le fa, ma anche chi approva coloro che le fanno (Rm 1,32). Tu dunque, o uomo, chiunque tu sia, ti rendi inescusabile, perché nel giudicare gli altri condanni te stesso, facendo le me­desime cose che tu condanni (Rm 2,1).

[112] 1 Corinti 5, 6

[113] Esodo 12, 15-20

[114]Focacce è nostra correzione da focaccte

[115] Giovanni 10, 1-21

[116] Giovanni 6, 30-40

[117]Solleva è nostra correzione da sollevano

[118]è nostra correzione da danno

[119] Precede un coloro che che omettiamo; al rigo seguente, siano è nostra cor­rezione dà sono; e subito dopo delimitiamo con due trattini una incidentale. Sono cambiamenti che abbiamo ritenuto necessari per correggere un anacoluto e rendere più comprensibile il testo.

[120] Probabile allusione a: Genesi 28, 10-22

[121] Scritto l’11-1-48

[122] 2Or noi sappiamo che il giudizio di Dio contro coloro che 56 fanno tali cose è secondo verità. 3E tu, o uomo che giudichi quelli che fanno tali cose e le fai, credi forse di sfuggire al giudizio di Dio? “Ovvero disprezzi le ricchezze della sua bontà, del­la sua pazienza, della sua tolleranza? E non sai che la bontà di Dio t’invita a penitenza? 5Ma tu, colla tua durezza e col cuore impenitente, ti accumuli un tesoro d’ira pel giorno dell’ira e della manifestazione del giusto giudizio di Dio, 6che renderà a ciascuno secondo le opere: 7a quelli che, perseveranti nel bene, cercano la gloria, l’onore e l’immortalità, la vita eterna; 8a quelli che, ostinati, non danno retta alla verità, ma obbediscono al­l’ingiustizia, ira e indignazione.

[123] Matteo 7, 21; Luca 6, 46

[124] Luca 18, 9-14

[125] Matteo 1, 1; Luca 6, 37

[126] Calati 5, 22

[127] Scritto il 14-1-48

[128] 9Tribolazione ed angoscia sopra ogni anima d’uomo che fa il male, del Giudeo prima, poi del Greco; 10gloria e onore e pace a chiunque fa il bene, al Giudeo prima, poi al Greco; 11perché non v’è accettazione di persone avanti a Dio (Rm 2,9-11).

[129]inebriarsi  è nostra correzione da inebbriarsi

[130] Luca 23, 39-43

[131] Segue un non che omettiamo

[132] Giovanni 15, 1-6.

[133] Scritto il 16 gennaio 1948

[134] 12Tutti quelli che senza la Legge hanno peccato, senza Legge periranno; e tutti quelli che sotto una legge han peccato, saranno da essa condannati;

[135]periranno è nostra correzione da periraranno

[136] Luca 2, 14

[137] Genesi 1, 27

[138] Matteo 25, 14-30

[139] Apocalisse 5, 9-10

[140] Matteo 27, 45-50

[141] Genesi 3; Romani 5, 12-21

[142] Scritto il 17-1-48

[143] 17Tu che porti il nome di Giudeo e ti riposi nella legge e ti 63 glorii di Dio, 18e conosci la sua volontà, e, istruito nella legge, distingui quel che più giova, 19e ti credi d’esser guida ai ciechi, luce a quelli che son nelle tenebre, 20dottore degl’ignoranti, mae­stro dei fanciulli, perché hai nella legge la regola della scienza e della verità, 21come mai, dunque, tu che insegni agli altri, non insegni a te stesso? Tu che predichi di non rubare, rubi? 22Tu che dici non doversi commettere adulterio, sei adultero? Tu che hai in abominio gli idoli, fai sacrilegio? 23Tu che ti vanti della legge, violandola, disonori Dio? 24Per cagione vostra il nome di Dio (come sta scritto) è bestemmiato tra le Genti.

25Certo, la circoncisione giova se tu osservi la legge, ma se tu la trasgredisci, con la tua circoncisione sei un incirconciso. *Se invece un incirconciso osserva i precetti della legge, la sua in circoncisione non sarà considerata come circoncisione? ^Quin­di chi per nascita è incirconciso, se osserva la legge, giudicherà te, che, colla Scrittura e colla circoncisione, trasgredisci la leg­ge. 28Vero Giudeo non è chi tale apparisce, né è circoncisione quella che si manifesta nella carne; 29ma Giudeo è colui che tale interiormente è; la circoncisione è quella del cuore, secon­do lo spirito e non secondo la lettera. Questa avrà lode non dagli uomini, ma da Dio (Rm 2,17-29).

[144] Deuteronomio 10, 16; Geremia 4, 4

[145]magnanimità è nostra correzione da magnanimità

[146] Ezechiele 34

[147] Giovanni 13, 35

[148]seconda è nostra trascrizione da II

[149] Nel senso ristretto ed esatto di: Giovanni 14, 25-26; 16, 13-15

[150] Matteo 23, 13

[151]suoi è nostra correzione da sue; e il seguente   nunzi risulta corretto   da nttnzie

[152] Salmo 68 (volgata: 67), 12-13

[153] spiriti è lettura incerta

[154] M Salmo 68 (volgata: 67), 18

[155] Matteo 11, 25; Luca 10, 21 

      [156] Lc 1,46-55

[157] Scritto il 22-1- 48

[158]Qual è dunque il vantaggio del Giudeo, o qual è l’utilità della circoncisione? 2Grande sotto ogni rispetto. E principalmente perché ad essi furono confidati gli oracoli di Dio. 3E che impor­ta se alcuni di essi non hanno creduto? La loro infedeltà annul­lerà forse la fedeltà di Dio? No, certamente. 4Dio è verace, an­che se ogni uomo è menzognero, come sta scritto: Affinché tu sia trovato giusto nelle tue parole e trionfi quando sei chiama­to in giudizio.

5Or se la nostra ingiustizia mette in evidenza la giustizia di Dio, che diremo noi? È forse ingiusto Dio quando castiga? 6(parlo alla maniera degli uomini). No, certo; altrimenti come potrà Dio giudicare questo mondo? 7E se la verità di Dio ridon­dò in gloria di lui per la menzogna, perché sono ancora io giu­dicato come peccatore? 8E perché (come malamente dicono di noi e come alcuni spacciano che si dica da noi) non facciamo il male affinché ne venga il bene? La dannazione di essi è giusta.

9E che dunque? Siamo noi da più di essi? Niente affatto; per­ché abbiamo dimostrato che tutti, Giudei e Greci, sono sotto del peccato, 10come sta scritto: Non vi è neppure un giusto. 11Non vi è chi abbia intelligenza; non v’è chi cerchi Dio. 12Tutti sono usciti di strada, son divenuti tutti quanti inutili, non v’è chi faccia del bene, non ve n’è neppure uno. 13Sepolcro aperto è la loro gola, colle loro lingue tessono inganni, veleno di aspi­di sta sotto le loro labbra. 14La loro bocca è piena di maledizio­ne e di amarezza; 15i loro piedi veloci a spargere il sangue. 16Dolore e sventura è nelle loro vie, 17e non han conosciuto i sentieri della pace. 18Non è dinanzi ai loro occhi il timor di Dio.

15Or noi sappiamo che tutto quello che dice la legge, lo dice per quelli che sono sotto la legge, affinché ogni bocca sia chiusa e il mondo intero sia riconosciuto colpevole dinanzi a Dio. 20In-fatti nessuno sarà giustificato dinanzi a lui mediante le opere della legge, perché dalla legge vien la coscienza del peccato (Rm 3,1-20).

[159] Genesi   3, 14-15

[160] Luca 12, 47-48

[161] Genesi 1, 26-31

[162] Genesi 3, 8

[163] Genesi 3, 1-13

[164] Segue un che che omettiamo

[165] Matteo 5, 48

[166] Deuteronomio 6, 5; Matteo 22, 37

[167] Matteo 18, 1-11; Marco 10, 15; Luca 18, 17

[168]elucubrazioni è nostra correzione da elucubrazioni

[169] Esodo 20, 1-17; Deuteronomio 5, 6-22

[170]sebbene è nostra correzione da sibbene

[171] Filippesi 2, 8 h is15Colossesi 1, 15-20

[172]Giovanni 13, 1-20

[173]Colosesi 1, 15-20

[174] Scritto il 25-1-48

[175]21Ma, ora, senza la legge, si è manifestata la giustizia di Dio, comprovata dalla legge e dai profeti, 22la giustizia di Dio per la fede di Gesù Cristo, in tutti e sopra tutti quelli che credono in lui. Non v’è alcuna distinzione, 23perché tutti hanno peccato ed hanno bisogno della gloria di Dio, 24e son giustificati gratui­tamente per la grazia di lui mediante la redenzione che è in Cristo Gesù, 25da Dio preordinato vittima propiziatoria median­te la fede nel suo sangue, per dimostrare la propria giustizia nella remissione dei precedenti delitti,26sopportati da Dio per far conoscere la sua giustizia nel tempo presente, in modo che sia giusto e giustifichi colui che crede in Gesù Cristo.

27Dov’è dunque il tuo vanto? È tolto. Per qual legge? Per quella delle opere? No: per la legge della fede. 28Noi riteniamo che l’uomo è giustificato per mezzo della fede, senza le opere della legge. 29E’ forse Dio dei soli Giudei? E non è anche Dio dei Gentili? 30Certamente anche dei Gentili, perché v’è un Dio solo che giustifica i circoncisi per mezzo della fede e gl’incirconcisi per mezzo della fede.

31Distruggiamo dunque la legge per mezzo della fede? No, certamente; anzi noi confermiamo la legge (Rm 3,21-31).

[176] Isaia 53, 4-12

[177] Ezechiele 34, 12

[178]Notate nostra correzione da Egli, notate

[179]Matteo 2, 1; Luca 2, 1-7 5

[180]Ebrei 1, 1-2

[181]Genesi 15

[182]Genesi 3, 16-19

[183]primo nostra trascrizione da I”

[184] Genesi 1, 3

[185] Isaia 35 76

[186] Scritto il 1° febbraio 1948

[187] Abramo giustificato non dalle opere, ma dalla fede (4,1-8)

      Avanti la circoncisione fu giustificato Abramo (4,9-129

      Le promesse furono fatte alla fede (4,13-25)

[188] Genesi 12,25

[189] Genesi 4, 9-15

[190] Genesi 1, 26-27

[191]avrebbe è nostra correzione da riavrebbe

[192]Segue un altro se che omettiamo

[193]Matteo 17, 20

[194]vi è nostra correzione da da

[195]Giovanni 6, 47

[196]LO SPIRITO DI VERITÀ, Lezioni sull’epistola di Paolo ai Romani. Inedito. N°14. Scritto il 2 febbraio 1948

[197] Cap. 3, 7

[198] 1 Corinti 6, 19

[199] Sapienza 1, 7 t

[200] Genesi 1, 2

[201]Prima è nostra trascrizione da I”

[202] Genesi 1, 2

[203] Ne parlerà nelle lezioni successive, in particolare in quella del cap. 17 s.

[204] Genesi 3, 6-7

[205] Esodo 25, 10

[206]con lei è nostra correzione da secolei

[207]Terzo è nostra trascrizione da 7/7°

[208]Luca 1, 38

[209]Divino è lettura incerta

[210]Scritto il 12-2-48

[211]1Giustificati adunque mediante la fede, abbiamo pace con Dio per mezzo   del nostro Signore Gesù Cristo, 2a cui dobbiamo d’avere per la fede accesso a questa grazia, nella quale stiamo saldi, e di gloriarci nella speranza della gloria dei figli di Dio. 3E non soltanto di questo ci gloriamo, ma anche delle tribola­zioni, sapendo come la tribolazione produce la pazienza, 4la pa­zienza l’esperienza, l’esperienza la speranza. 5Or la speranza non inganna, perché la carità di Dio è stata diffusa nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, che ci è stato donato.

[212] Cap.1, 5ss

[213] Romani 1, 34

[214] Nella lezione cap.14, 5 s.

[215]Aggiunto è aggiunto da noi

[216]Quarto è nostra trascrizione da

[217]Forma è nostra correzione da formano

[218] Genesi 2, 7

[219] Nel senso spiegato né I quaderni del 1943, pag. 366-367 e 404

[220] 1 Giovanni 4, 7 e 5, 1

[221]Colosesi 1, 15

[222] 1 Pietro 1, 18-21

[223] Apocalisse 19, 16

[224] Luca   1, 38

[225]Genesi 1, 3

[226]Alla pagina di quaderno che inizia qui, è cucito con filo di cotone un pezzo di carta, sul quale si legge la seguente annotazione della scrittrice: Le meravigliose pagine su Maria Ss.: il 13-2-1948

[227] Scritto il 13-2-48

[228]5Or la speranza non inganna, perché la carità di Dio è stata diffusa nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, che ci è stato donato.

[229]lo è nostra correzione dà il

[230] Genesi 3, 1-13

[231]fertilizzante è nostra correzione da ferlilizzunli

[232] suscitatore è nostra correzione da suscitare o suscitare

[233] Romani 8, 15

[234]ha è aggiunto da noi

[235] Calati 2, 20

[236]sopraffazione è nostra correzione da soprafazzione

[237] Giovanni 17

[238] Scritto il 14-2-48

[239] Genesi 3, 15 

[240] Genesi 9, 13-16

[241]Genesi 6, 9; 7, 7; 1   Pietro 3, 20

[242] Da sottintendere: non potrà salvarli tutti

[243]Genesi 9, 12-13 

[244]Romani 4, 15 

[245]Esodo 32, 1-6

[246] Giovanni 15, 13

[247]Luca 23, 33-34.

[248] Genesi 4, 1-16

[249] Genesi 4, 23-24

[250] Genesi 6, 1-4

[251] Genesi 11, 1-9

[252] Genesi 18, 16-33; 19, 1-29

[253]Riteniamo di inserire qui la seguente annotazione della scrittrice, trovata su un pezzette di carta tra le pagine della Lettera ai Romani nella Bibbia da lei usata: Dice il Consolator: “Interpreta così: Come per opera di un solo nomo (Adamo) il peccato è entrato nel mondo e per il peccato entrò la morte, così a tutti gli uomini si è estesa la morte per Adamo nel quale tutti peccaro­no “. (Ai Romani e. 5 v. 12).

[254] Scritto il 26-2-48

[255] 1Che diremo dunque? Rimarremo nel peccato, affinché abbon­di la grazia? 2Non sia mai. Noi che siam morti al peccato, come potremo seguitare a vivere in esso? 3Non sapete forse che, quan­ti siamo battezzati in Gesù Cristo, nella morte di lui siamo stati battezzati? 4Noi dunque pel battesimo siamo stati sepolti con lui nella (sua) morte, affinché, come Cristo è risuscitato da morte per la gloria del Padre, così anche noi viviamo d’una vita novella. 5Se infatti siamo stati innestati su lui per somi­glianza di morte, lo saremo anche per somiglianza di resurre­zione.

6Questo ben lo sappiamo: che il nostro uomo vecchio è stato con luì crocifisso, affinché il corpo del peccato sia distrutto e noi non serviamo più al peccato, 7essendo il morto affrancato dal peccato. 8Or se noi siam morti con Cristo, crediamo di vi­vere ancora con lui, 9sapendo che Cristo, risuscitato da morte, non muore più, sopra di lui non regna più la morte 10perché se egli è morto per il peccato, è morto una sola volta; ma se vive, vive per Iddio.

[256] Matteo 1, 20-21

[257] Matteo 6, 24; Luca 16, 13

[258]Matteo 28; Marco 16; Luca 24; Giovanni 20-21

[259]1 Pietro 3, 18-19

[260]Isaia 53, 3

[261]Apocalisse 2, 17

[262]Apocalisse 2, 17

[263]Giovanni 15, 1-6.

[264]Isaia 53, 1-12.

[265]Salmo 22, 16

[266] Isaia 53, 12

[267] Scritto il 27-2-48

[268] 11Così voi pure consideratevi come morti al peccato, ma vivi per Iddio in Gesù Cristo Signor nostro. 12I1 peccato non regni dunque nel vostro corpo mortale, da farvi obbedir alle sue concupiscenze: 13non date le vostre membra come strumenti d’iniquità al peccato, ma offritevi a Dio come viventi dopo es­sere stati morti, offritegli le vostre membra come strumento di giustizia.

14I1 peccato adunque non vi dominerà, perché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia.

15Che dunque? Peccheremo, perché non siamo sotto la legge ma sotto la grazia? Non sia mai.  16Non sapete che a chiunque vi diate a obbedire come servi, siete servi di colui al quale ob­bedite, sia del peccato che mena alla morte, sia dell’obbedienza che mena alla giustizia? 17Ma, grazie a Dio, voi che foste servi del peccato, avete poi obbedito di cuore nella regola di dot­trina che vi è stata insegnata. 18Liberati così dal peccato siete divenuti servi della giustizia. 19Parlo a mo’ degli uomini, a causa della debolezza della vostra carne: come dunque deste le vostre membra al servizio dell’immondezza e dell’iniquità per l’impurità, così date ora le vostre membra al servizio della giu­stizia per la santificazione. 20Quando eravate servi del peccato eravate   liberi   dalla giustizia; 21ma qual   frutto   aveste allora dalle cose di cui ora vi vergognate? Certamente la fine di esse è la morte. 22Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, avete per vostro frutto la santificazione e per fine la vita eterna, 23essendo paga del peccato la morte, e grazia, di Dio la vita, eter­na in Gesù Cristo nostro Signore.

[269]e le è nostra correzione da od, che è correzione della scrittrice, che ha cas­sato una precedente forma rimasta indecifrabile

[270] dovevano… condite… prive sono nostre correzioni da doveva… condita … priva

[271]  Levitico 1, 3; 6, 7-16; t, 1-15; 22, 17-30

[272]  Levitico 21, 16-24

[273] Salmo 51 (volgata: 50), 18-19

[274]corruttrice nostra correzione da corruttrice

[275]Dolorosissima è nostra correzione da dolorissima

[276]1 Pietro 2, 9-10

[277]Salmo 110 (volgata: 109), 4; Ebrei 7, 17

[278]Matteo 26, 39; Marco 14, 36; Luca 22, 42

[279] Luca 2, 49

[280] Matteo 19, 30; 20, 16; Marco 10, 31; Luca 13, 30

[281] Giovanni 9, 3

[282] Scritto il 28-febbraio-48

[283]1Forse ignorate, o fratelli (siccome parlo con periti nella leg­ge) che l’uomo è sotto l’impero della legge finché vive? 2Così la donna maritata è legata per legge al marito vivente; ma se le muore è sciolta dalla legge del marito. 3Infatti sarà chiamata adultera se, vivente il marito, starà con un altro uomo; se poi le muore il marito, è liberata dalla legge del marito, in modo da non essere adultera, dato che stia con altro uomo. 4Così, anche voi, miei fratelli, siete morti alla legge pel corpo di Cri­sto, per appartenere ad un altro, che è risuscitato da morte, affinché portiamo dei frutti a Dio. 5Mentre vivevamo secondo la carne, le passioni peccaminose, occasionate dalla legge, agiva­no nelle nostre membra in maniera da produrre frutti per la morte. 6Ma ora siamo stati liberati dalla legge, essendo morti alla legge che ci legava, e possiamo servire Dio secondo il nuovo spirito e non secondo l’antiquata lettera.

7Che diremo dunque? La legge è peccato? No, certamente. Ma io non ho conosciuto il peccato se non per mezzo della legge. Infatti non avrei conosciuto la concupiscenza se la leg­ge non avesse detto: Non desiderare. 8Ma il peccato, presa l’oc­casione da quel comandamento, fe nascere in me ogni sorta di concupiscenza; mentre senza la legge il peccato non esisteva. 9Io poi una volta vivevo senza legge; ma, venuto il comanda­mento, ebbe vita il peccato, 10ed io morii, ed il comandamento che doveva darmi la vita mi risultò cagione di morte. Perché il peccato, presa l’occasione dal comandamento, mi sedusse, e per mezzo di esso mi die la morte. 12E’ santa dunque la legge, e santo e giusto e buono il comandamento.

13Una cosa buona m’è dunque divenuta causa di morte? Non può essere. Ma il peccato, per apparire peccato, mi ha data la morte per mezzo d’una cosa buona, in modo da mostrarsi estremamente colpevole attraverso il precetto.

[284]attrazione è nostra correzione da attraimento

[285] Genesi 2, 23-24.

[286]Genesi 3, 22

[287] Segue un altro che che omettiamo

[288] Luca 22, 44

[289]Isaia 14, 14.

[290]Genesi 3, 8-10

[291]l’uomo è aggiunto da noi

[292]Genesi 7

[293] Genesi 19, 1-29

[294] Esodo 12, 1-14

[295] Esodo 20, 1-17; Deuteronomio 5, 6-21

[296] Proverbi 17, 3

[297] 1 Giovanni 2, 16

[298] Matteo 23, 1-11

[299] Matteo 8, 13; 13, 42-49; 22, 13; 25, 30

[300] Luca 10, 38-4

[301] Scritto il 16 maggio 48

[302]Qui la scrittrice annota che bisogna andare a capo. Inoltre, a partire dal secondo capoverso della lezione, si trovano, a lato dello scritto, lunghi segni di matita rossa, quasi ad indicare l’importanza dell’argomento trattato.

[303]Seconda è nostra trascrizione, qui e due righe più sotto, da II”

[304] è nostra correzione da e

[305] Giovanni 16, 4-15

[306] Questa avvertenza si trova sul frontespizio del quaderno n. Ili (3° delle le­zioni sull’Epistola ai Romani) e ad essa segue, a partire dalla prima pagina in­terna, il brano che anche noi riportiamo di seguito. Poi vengono le lezioni (dal 20 maggio al 14 giugno 1948) che però riprendiamo, rispettando le indicazioni della scrittrice, dal quaderno n. 112, sul quale la scrittrice stessa le copiò con alcune correzioni e aggiunte. Le suddette lezioni non portano, in questa seconda stesura, la consueta introduzione: ~ Dice il Dolce Ospite “, che noi continuiamo ad inserire perché essa si trova sempre nella prima stesura delle stesse lezioni.

[307] Vedi la nota 20 del cap. 3.

[308]Brevi cenni biografici del P. Romualdo M. Migliorini, che per circa quattro anni fu direttore spirituale della scrittrice, si trovano né I quaderni del 1943, pag. 13, nota 3.

[309] Scritto il 20-5-1948

[310]14Noi sappiamo difatti che la legge è spirituale; ma io sono carnale, venduto e soggetto al peccato. 15Io non so quello che faccio: non fo il bene che voglio, ma il male che odio. 16Or se faccio quel che non voglio, riconosco che la legge è buona; 17però in questo caso non sono io che opero, ma il peccato che abita in me.

18Difatti io so che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: è in me certamente la volontà di fare il bene, ma non trovo la via di compierlo, 19poiché, non il bene che voglio io fo, ma il male che non voglio quello io faccio. 20Or se io fo quello che non voglio, non son più io che lo faccio, ma il peccato che abita in me.

21Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male mi è già a lato. 22Infatti, mi diletto nella legge di Dio, secondo l’uomo interiore; 23ma vedo nelle mie membra un’altra legge che si oppone alla legge della mia mente, e mi fa schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. 24Oh, me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? 25La grazia di Dio per Gesù Cristo Signor nostro. Dunque io stesso colla mente servo alla legge di Dio, colla carne invece alla legge del peccato.

[311]Matteo 7, 1-5; Luca 6, 37-42

[312] Atti 5, 34; 22, 3

[313] 2 Corinti 12, 1-4

[314]nello è nostra correzione da nel

[315] Marco 3, 17

[316] Matteo 2, 1-12

[317]prima è nostra trascrizione da I”

[318] Giovanni 20, 22-23 

[319] Atti 2, 1-4

[320] Scritto il 20-5-1948

[321] Impotenza della legge nella lotta tra la carne e lo spirito

14Noi sappiamo difatti che la legge è spirituale; ma io sono carnale, venduto e soggetto al peccato. 15Io non so quello che faccio: non fo il bene che voglio, ma il male che odio. 16Or se faccio quel che non voglio, riconosco che la legge è buona; 17però in questo caso non sono io che opero, ma il peccato che abita in me.

18Difatti io so che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene: è in me certamente la volontà di fare il bene, ma non trovo la via di compierlo, 19poiché, non il bene che voglio io fo, ma il male che non voglio quello io faccio. 20Or se io fo quello che non voglio, non son più io che lo faccio, ma il peccato che abita in me.

21Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male mi è già a lato. 22Infatti, mi diletto nella legge di Dio, secondo l’uomo interiore; 23ma vedo nelle mie membra un’altra legge che si oppone alla legge della mia mente, e mi fa schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. 24Oh, me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? 25La grazia di Dio per Gesù Cristo Signor nostro. Dunque io stesso colla mente servo alla legge di Dio, colla carne invece alla legge del peccato.

[322] Genesi 3; Romani 5

[323] Genesi 1

[324] Nel senso di -partecipazione”, come è detto tre righe più sotto e come è spiegato né I quaderni del 1943, pagg. 366-367 e 404

[325] 1 Giovanni 4, 7

[326] Genesi da 7, 17 a 8, 14

[327]primo è nostra trascrizione da I”

[328]Qoèlet (volgata: Ecclesiaste) 3, 19-21

[329] Proverbi 9, 1-6

[330] Genesi 3, 8

[331] La scrittrice stessa annota, a questo punto, che bisogna andare a capo

[332] Genesi 3, 24

[333] Romani 5, 12; e vedi la nota 15 di pag. 101

[334] Per la Sapienza: Sapienza 2, 24; per il Verbo docente: Ebrei   1, 1-3; per i Salmisti: Salmo 6; 38 (volgata: 37); 51 (volgata: 50); 88 (volgata: 87)

[335] Genesi 4, 1-16

[336] Genesi 3, 19

[337]nel è nostra correzione da del

[338] Vedi la nota 1 del cap. 17, 25

[339]al è aggiunto da noi

[340]dinanzi è nostra correzione da dinnanzi

[341] Per Giovanni: Apocalisse 12, 1; per Paolo: 2 Corinti 12 2

[342] Esodo 33, 18-23

[343] Ezechiele 1, 25-28

[344] Daniele 7, 9-10

[345] Matteo 12, 30-32; Marco 3, 28-30; Luca 12, 8-12; Ebrei 6, 1-8; 10, 26-31; 1 Giovanni 5, 14-17

[346] Luca 2, 41-52

[347] Luca 10, 38-42

[348] Matteo 8, 21-22; Luca 9, 59-60

[349] Luca 9, 61-62″

[350] Matteo 12, 46-50; Marco 3, 31-35; Luca 8, 19-21

[351] Matteo 16, 21-23; Marco 8, 31-33

[352] Matteo 5, 7; Luca 6, 20-49

[353] Luca 11,27-28

[354] Giovanni3, 1-8

[355] Giovanni5, 30; 6, 38-40

[356] Giovanni14, 9-10

[357] Giovanni8, 9

[358] Giovanni8, 29

[359] Giovanni10, 17

[360] Giovanni 17, 3

[361] Giovanni 19, 11

[362] Luca 22, 42

[363] Matteo 6, 10

[364] Giovanni 15, 13

[365] Luca 15, 11-32

[366] Scritto il 29-5 / 3-6-48

[367]14Noi sappiamo difatti che la legge è spirituale; ma io sono carnale, venduto e soggetto al peccato. 15Io non so quello che faccio: non fo il bene che voglio, ma il male che odio. 16Or se faccio quel che non voglio, riconosco che la legge è buona; 17però in questo caso non sono io che opero, ma il peccato che abita in me (Rm 7,14-17).

[368]Esodo 20, 1-17; Deuteronomio 5,  

[369] Matteo 22, 37-40

[370] Deuteronomio 6, 5

[371] Filippesi 2, 7

[372] Giovanni 15, 9-17

[373]Passeranno è nostra correzione da passerranno

[374]Aiuta è nostra correzione da aiutano

[375] Luca 7, 47

[376]Giovanni 1, 1

[377] Giovanni 1, 3

[378] Da intendersi: la creazione universale operata da Dio

[379] Precede: che è, aggiunto con grafia che non sembra della scrittrice e da noi omesso

[380] Precede: tesori che Dio, aggiunto con grafia che non sembra della scrittrice e da noi omesso

[381] Matteo 5, 48

[382] Giovanni 13, 15-17; 15, 14

[383] Salmo 82 (volgata: 81), 6; Giovanni 10, 34

[384] Matteo 4, 1-11; Marco 1, 12-13; Luca 4, 1-13; Ebrei 4, 15

[385] Sapienza 11, 20

[386] Giovanni 17, 11

[387]può nostra correzione da più

[388] Scritto il 7-11 giugno. Ai Romani Cap. 7

[389] Romani 7, 24-25

[390] 1 Re (volgata: 3 Re) 19, 12-13

[391] Giovanni 3, 1-21

[392] Luca 2,14

[393] Matteo 22, 1-14

[394] Apocalisse 7, 9-17

[395] Giovanni 8, 44

[396] Giovanni 1, 3

[397] Isaia 14, 12

[398] Matteo 24, 4-31; 25, 31-46; Marco 13, 5-23; Luca 21, 8-28

[399] 2 Corinti 12, 8

[400]a è nostra correzione da col che risulta corretto proprio da a

[401] Segue un per che omettiamo

[402] Giovanni 19, 30

[403] Giovanni 12, 24    

[404] Filippesi 2, 6-11

[405] Genesi 3, 4-5

[406] Salmo 82 (volgata: 81), 6; Giovanni 10, 34

[407] Romani 2, 14-16

[408] Apocalisse 2, 17

[409] Apocalisse 2, 10 Apocalisse 2, 26

[410] Apocalisse 2, 26

[411]dinanzi è nostra correzione da dinnanzi

[412] Apocalisse 3, 21

[413] Apocalisse 2, 28; 22, 16

[414] Apocalisse 22, 20

[415] Scritto il12 giugno – 14 giugno 1948. Romani Cap. 8.

[416]Giovanni 14, 9

[417]Romani 8, 4

[418]Nella prima stesura (vedi nota 1 cap.22.1) la presente lezione viene a que­sto punto interrotta dal brano che riportiamo in corpo minore.

[419]altri sacrifici è nostra correzione da altro sacrificio

[420]infamanti è nostra correzione da infamati

[421]Genesi 17, 9-14

[422] Salmo 45 (volgata: 44), 3

[423]rende insani è nostra correzione da insania

[424] Matteo 26-28; Marco 14-16; Luca 22-24; Giovanni 18-21; Atti 1, 6-11

[425] È il nome non biblico ma tradizionale del soldato romano che trafisse il costato di Gesù con la lancia: Giovanni 19, 34

[426] Luca 21, 3

[427] Esodo 12, 21-27; 23, 14-19

[428] Salmo 22 (volgata: 21); Isaia da 52, 13 a 53, 12

[429] Atti 2, 1-36

[430] Terminano qui le lezioni trascritte e completate, delle quali si parla nella nota 1 del cap. 22,1

[431]Scritto il 6 gennaio 1950

[432]Deuteronomio 6, 4-7; Matteo 22, 34-40; Marco   12, 28-31; Luca   10, 25-28

[433]ha ripresa la lezione non è forma errata, come sembrerebbe, se si   intende per la lezione ha la sua ripresa

[434] Scritto l’8 gennaio 1950

[435]5Quelli infatti che vivono secondo la carne gustano le cose della carne; ma quelli che vivono secondo lo spirito gustano le cose dello spirito. 6Or la saggezza della carne è morte; la saggezza dello spirito è vita e pace, 7perché la sapienza della carne è nemica di Dio, non essendo soggetta né potendosi assoggettare alla legge di Dio (Rm 8,5-7)

[436]Gesù Cristo è nostra trascrizione da G. C

[437]quelli che domina la carne deve intendersi quelli che sono dominati dalla carne

[438] Romani 8, 6

[439] Giovanni 13, 27

[440]È il nome non biblico ma tradizionale del buon ladrone: Luca 23, 39-43

[441]piacciono è nostra correzione da piacciono

[442]Scritto il 19 gennaio 1950

[443]8quindi quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio. 9Ma voi non vivete più secondo la carne, ma secondo lo spirito, se lo spirito di Dio abita in voi. Che se uno non ha lo spirito di Cristo, egli non è dei suoi (Rm 8,8-9).

[444]di è nostra correzione da da

[445]Ma la citazione andrebbe corretta in: Genesi 3, 5

[446]della è nostra correzione da dalla

[447] Matteo 11, 12; Luca 16, 16 5 1 Pietro 5, 8

[448] 1 Pietro 5, 8

[449] Scritto il 26-1-50

[450]10Se poi Cristo è in voi, il corpo certamente è morto a causa del peccato, ma lo spirito vive a cagione della giustizia (Rm 8,10).

[451] Matteo 4, 1-11; Marco 1, 12-13; Luca 4, 1-13.

[452] Levitico 16; Ebrei 13, 12.

[453]Luca 2, 13-14

[454] vedi: Autobiografia, prima edizione, pag. 155

[455] Matteo 5, 27-28

[456]Compisse è nostra correzione da compiesse

[457] Giovanni 17, 11-21

[458] Segue un per che omettiamo

[459] Scritto il 29-1-50

[460]11Che se lo spirito di Colui che risuscitò Gesù da morte abita in voi, chi risuscitò Gesù Cristo da morte renderà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi (Rm 8,11).

[461] 2 Corinti 12, 1-10

[462]Delle è nostra correzione da sulle o nelle

[463] Giovanni 15, 1-8

[464] Giovanni 14, 12-14 e 26

[465] Luca 12, 48

[466] Matteo 6, 24; Luca 16, 13

[467] 1 Corinti 12, 12-27

[468] Romani 8, 14-27

[469] Matteo 18, 22

[470]1 Pietro 2, 4-5

[471]2 Pietro 1, 4

[472]Gesù Cristo è nostra trascrizione, qui e nel rigo successivo, da G. C.

[473]1 Giovanni 1, 6-7

[474]1 Giovanni 2, 1

[475]1 Giovanni 2, 6

[476]1 Giovanni 3, 9

[477]Non è scritto due volte per errore

[478]1 Giovanni 5, 12

[479]1 Giovanni 5, 20

[480]12Così dunque, fratelli, noi non siamo debitori alla carne per vivere secondo la carne. l3Se quindi vivrete secondo la carne, morrete; se invece collo spirito darete morte alle azioni della carne, vivrete, 14essendo, tutti quelli che son mossi dallo spirito di Dio, figli di Dio. 15Difatti, voi non avete ricevuto lo spirito di servitù per nuovo timore, ma avete ricevuto lo spirito di adozione in figli, pel quale gridiamo: Abba (Padre). 16Questo stesso Spirito attesta allo spirito nostro che noi siamo figli di Dio (Rm 8,12-16).

[481] meglio: Genesi 1, 20-25

[482]Piacciono è nostra correzione da piaciono

[483] 1 Corinti 3, 16; 6, 19; 2 Corinti 6, 16

[484] Esodo 3, 14

[485]Scritto il 20-2-50. Ai Romani: 17E se figlioli, siamo anche eredi: eredi di Dio e coeredi di Cristo, se però soffriamo con lui da essere con lui glorificati. 18Io tengo per certo che i patimenti del tempo presente non sono da paragonarsi alla futura gloria che sarà manifestata in noi. 19Difatti, la creazione sta ansiosamente aspettando la rivelazione dei figli di Dio (8,17-19).

 

[486] Nelle lezioni che immediatamente precedono e in quelle, ad esempio, di cap. 14, di cap. 15 e di cap. 24.

[487] Segue un in che omettiamo

[488]Nella lezione del 7-11 giugno 1948, cap. 26.

[489]Umiliazione è nostra correzione da umiliazione

[490]Millenni è nostra correzione da millenni

[491]Apocalisse 19, 20; 20, 10 e 14-15; 21, 8

[492]Entrarono è nostra correzione da entrò

[493]Apocalisse 21-22

[494] Scritto il 3 marza 1950

[495]20Poiché la creazione è stata assoggettata alla vanità, non per sua volontà, ma di Colui che l’assoggettò colla speranza 2Iche essa pure sia liberata dalla servitù della corruzione, per aver parte alla libertà gloriosa dei figli di Dio.

[496]Nelle lezioni sul peccato originale, da noi indicate nell’indice degli argomenti

[497]S. Agostino (in Confessioni, libro I, cap. I, num. 1) esprime un pensiero equivalente: «Fecisti nos ad te et inquietum est cor nostrum donec requiescat in te» (Ci hai creati, Signore, per te, e il nostro cuore è inappagato fino a quando non riposi in te). migne, Patrologia Latina, vol. 32, col. 661

[498] Genesi 4, 1-16

[499] Genesi 3, 14-19

[500] Genesi 3, 15

[501] Isaia 7, 14; Matteo 1, 22-23

[502]Salmo 8, 6; Ebrei 2, 5-9

[503]Prima è nostra trascrizione da I

[504]Genesi 3, 15

[505] Scritto il 14 marzo 1950

[506]22E noi sappiamo che fino ad ora tutte insieme le creature sospirano e son nei dolori del parto. 23E non esse soltanto, ma anche noi che abbiamo le primizie dello Spirito, anche noi sospiriamo dentro di noi stessi aspettando l’adozione dei figli di Dio, la redenzione del nostro corpo, 24essendo noi salvati in speranza. Ma vedere quel che si spera non è più sperare. E come sperare quel che già si vede? 25Or se noi speriamo quel che non si vede, aspet­tiamolo con pazienza (Rm 8,22-25).

[507]capitolo è nostra trascrizione dac. I

[508]Isaia 2, 22

[509]Genesi 1, 31

[510]Giovanni 1, 13

[511]Isaia 43, 1-3 e 7; 63, 8

[512]Alla è nostra correzione da al

[513]da è nostra correzione da a

[514]Matteo 7, 20; Luca 12, 33

[515] Apocalisse 7, 4-9

[516] Efesini 4, 13

[517] Apocalisse 7, 14

[518] Romani 8, 22

[519] S. Tommaso (in Somma teologica, parte terza, questione 62, art. 6, risposta alla terza obiezione) esprime il concetto di grazia quale radice o causa della gloria. Ma già S. Agostino (in Sermone 169, num. 13) esprime la necessità della cooperazione dell’uomo all’opera della grazia con la celebre frase: «Qui fecit te sine te, non te iustificat sine te» (Colui che ti ha creato senza di te, non ti salva senza di te). migne, Patrologia Latina, voi. 38, col. 923.

[520]Romani 8, 17

[521]Giovanni 16, 21

[522]Luca 21, 19

[523] Scritto il 29 marzo 1950

[524]26Nello stesso modo anche lo Spirito sostiene la nostra debolezza; perché noi non sappiamo pregare come si deve; ma lo stesso Spirito chiede per noi con gemiti ineffabili; 27e Colui che scruta i cuori conosce quel che brami lo Spirito e come egli interceda secondo Dio per i santi (Rm 8,26-27).

 

[525]Matteo 6, 5-6

[526]Imitate è aggiunto da noi

[527]Marco 6, 46; Giovanni 6, 15

[528]Matteo 14, 13

[529]Luca 22, 39

[530]Matteo 15, 21; Marco 7, 24

[531]Luca 17, 11; Giovanni 4, 4

[532]Imitate è nostra correzione da imitando

[533]Calati 2, 20

[534]operato l’unione è aggiunto da noi

[535] Scritto il 25-4-50

[536]28Noi sappiamo che tutte le cose tornano a bene di chi ama Dio di coloro che secondo il disegno son chiamati ad esser santi. 29Perché quelli che ha preveduti, li ha pur predestinati ad esser conformi all’immagine del suo Figliolo, affinché questi sia il primogenito tra molti fratelli. 30E quelli che ha predestinati li ha anche chiamati; e quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; e quelli che ha giustificati li ha anche glorificati.

 

[537] Matteo 25, 14-30

[538]Matteo 25, 31-46; Marco 9, 41  

[539]conobbero è nostra correzione da conobbero

[540] Scritto il 18-5-50. Ascenzione

[541]consostanziale è nostra correzione da consonstanziale

[542]Siracide (volgata: Ecclesiastico) 24, 5

[543]Matteo 3, 13-17; Marco 1, 9-11; Luca 3, 21-22; Giovanni 1, 32-34

[544]È il monte sul quale la tradizione colloca la trasfigurazione di Gesù: Mat­teo 17, 1-8; Marco 9, 2-8; Luca 9, 28-36

[545]Marco 16, 19; Luca 24, 51

[546]Gli episodi qui richiamati sono narrati nella monumentale opera sulla vita di Gesù, scritta da Maria Valtorta

[547] Giovanni 4, 34; 5, 30; 6, 38

[548] Giovanni 14, 6

[549] Giovanni 19, 25-27

[550]conoscemmo è nostra correzione da conobbimo

[551] Romani 8, 35-39

[552] Ezechiele 9, 4; Apocalisse 7, 3

[553] II nome di Michele: Daniele 10, 13 e 21

[554] Scritto il 2 giugno 1950. Venerdì del mese del S. Cuore.

[555]1Dico la verità in Cristo, non mentisco e me lo attesta la mia coscienza per lo Spirito Santo: 2ho una grande tristezza, un continuo dolore nel mio cuore, 3(tale) che vorrei essere io stesso separato da Cristo pei miei fratelli che sono del sangue mio secondo la carne, 4gli Israeliti, ai quali appartengono l’adozione in figli, la gloria, l’alleanza, la legge, il culto, le promesse, 5i patriarchi, e dai quali è, secondo la carne, il Cristo, che è sopra tutte le cose Dio benedetto nei secoli. Così sia (Rm 9,1-5; 6-13)

 

[556] Atti 22, 3; Romani 11, 1; Calati 1, 13-14; Filippesi 3, 4-6; 2 Corinti 11, 22

[557] Atti 9, 1-18; 22, 5-16; 26, 9-18

[558] Matteo 16, 13-19; Giovanni 21, 15-17

[559] Atti 9, 11; 21, 39; 22, 3

[560] Romani 11, 1; Filippesi 3, 5

[561] Atti da 7, 55 a 8, 4

[562] Matteo 27, 25

[563] Matteo 1, 1-17; Luca 3, 23-38

[564] Matteo 5, 44-46; Luca 6, 27

[565] Luca 23, 34

[566] Genesi 4, 1-16

[567]Genesi 21, 8-21

[568] 1 Re (volgata: 3 Re) 11, 1-6

[569] 1 Re (volgata: 3 Re) 12, 1-33

[570] Genesi 25, 29-34

[571]Conduce è nostra correzione da conducono

[572] Esodo 20-23; Deuteronomio da 5, 1 a 6, 13

[573] Matteo 13, 55

[574] Genesi 21, 8-21

[575]Genesi 3, 14-15

[576] Giovanni 6, 45-47 & Apocalisse 21, 1-8

[577] Scritto il 16-giugno 1950. Festa del S. Cuore.

[578]I4Che diremo adunque? Ve l’ingiustizia in Dio? Giammai! 15Perché egli dice a Mosè: Avrò misericordia di colui al quale mi piacerà usar misericordia, e avrò compassione di colui con il quale vorrò essere compassionevole. 16Quindi non dipende da chi vuole, né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia. l7Dice infatti la Scrittura a Faraone: Io t’ho suscitato apposta per mostrare in te la mia potenza e perché il mio nome sia celebrato su tutta la terra. 18Egli dunque usa misericordia a chi vuole, e indura chi vuole (Rm 9,14-18).

[579]Ad è aggiunto da noi

[580] Giovanni 20, 19-29

[581]Ignominiosa è nostra correzione da ignomignosa

[582] Matteo 12, 24; Luca 11, 15

[583] Matteo 27, 39-44; Marco 15, 29-32; Luca 23, 35-39

[584]Matteo 5, 48

[585]Matteo 5, 44-45

[586] Esodo 33, 19

[587] Genesi 3, 14-20

[588] Genesi 1, 26-27

[589] Giovanni 1, 3; Colossesi 1, 16

[590] Genesi 1, 1-31

[591] Genesi 4, 1-16

[592] Giovanni 11, 45-53

[593]Esodo da 7, 8 a 12, 34

[594]Ebrei 7, 26

[595]Luca 22, 42

[596]Matteo 27, 46; Marco 15, 34

[597]Matteo 26, 69-75; Marco 14, 66-72; Luca 22, 55-62; Giovanni 18, 25-2

      [598] Scritto il 22-6-50

[599]19Tu mi dirai: E di che ora si lamenta? Chi mai può opporsi ai suoi voleri? 20O uomo, chi sei tu da contendere con Dio? Dirà forse il vaso d’argilla al vasaio: Perché mi hai fatto così? 21Il vasaio non è egli padrone dell’argilla da poter fare della medesima quantità un vaso per uso onorato, come un vaso per uso vile?

22E che (c’è da ripetere) se Dio volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta pazienza vasi d’ira già pronti alla perdizione, 23per far conoscere le ricchezze della sua gloria in favore dei vasi di misericordia che Egli aveva già preparati per la sua gloria, 24(in favore di noi) che Egli ha chiamati non solo dai Giudei, ma anche dai Gentili? (Rm 9,19-24)

 

[600]Matteo 27, 46; Marco 15,34.

[601]Matteo 2, 1; Luca 2, 1-7

[602]Filippesi 2, 5-11.

[603]Genesi 3; Romani 5, 12-21.

[604]Ma è nostra correzione da di cui che risulta corretto proprio da un ma

[605]Matteo 27, 1-5

[606]È il nome non biblico ma tradizionale del buon ladrone: Luca 23, 33-43

[607] 2 Corinti 3, 5-6

[608] Giovanni 2, 19-22

[609] Scritto il 16-7-50

[610]25Come dice in Osea: Chiamerò mio popolo quello che non era mio popolo, e diletta quella che non era amata, e pervenuta a misericordia quella che non aveva conseguito misericordia. 26E dove loro fu detto: Voi non siete il mio popolo, quivi saran chiamati figli del Dio vivente. 27Isaia poi esclama sopra Israele: Anche se il numero dei figli d’Israele fosse come la rena del mare, soltanto gli avanzi saranno salvati; 28perché Dio compirà e affretterà con equità ciò che ha detto, e sarà di poche parole sulla terra. 29E come pure predisse Isaia: Se il Signore degli eserciti non avesse di noi lasciata semenza, saremmo divenuti come Sodoma e saremmo stati simili a Gomorra Rm 9,25-29

[611]Adottandolo è nostra correzione da addotlandolo; e è aggiunta da noi

[612] Genesi da 5, 21 a 6, 12

[613] Genesi 12-35

[614] Esodo 2-20

[615] Esodo 29

[616] Giosuè 1-24

[617] Osea 2, 4-25

[618]Isaia 10, 21

[619] Scritto il 24-7-50

[620]  30 diremo dunque? Che i Gentili, i quali non cercavano la giustizia, hanno abbracciata la giustizia, quella giustizia che viene dalla fede; 31mentre Israele, che seguiva la legge della giustizia, non ha raggiunto la legge della giustizia. 32E perché? Perché (la cercò) non nella fede, ma come venisse dalle opere: e così urtò nella pietra d’inciampo, 33secondo quello che è scritto: Ecco io pongo in Sion una pietra d’inciampo, una pietra di scandalo; ma chi crede in lui non resterà confuso (Rm 9,30-33).

[621] Così sono chiamati gli israeliti che vivono fuori della terra promessa: Giacomo 1, 1

[622]Atti 17 22-34

[623]Matteo 28, 19-20

[624]Giovanni 4, 9-10

[625]Atti 10, 1-11 e 18

[626]Giovanni 18, 36

[627]Giovanni 6, 15

[628]Romani 11, 26; 1 Timoteo 1, 15; 2,4

[629]1 Corinti 1, 24

[630]Matteo 26, 65; Giovanni 8, 48

[631]Matteo 23, 3-4; Luca 11, 46

[632]Matteo 23, 13

[633]Matteo 23, 23-24

[634]Isaia 8, 14

[635]Luca 2, 33-35

[636]Salmo 118 (volgata: 117), 22-23; Matteo 21, 42-44

[637] Matteo 27, 25

[638] Matteo 21, 9; Marco 11, 9-10; Luca 19, 38; Giovanni 12, 13

[639]Isaia 11, 1

[640]Isaia 7, 14; Matteo 1, 23

[641] Scritto l’1-9-50

[642]1Fratelli, il voto del mio cuore e la preghiera che fo a Dio per essi è che siano salvati; 2perché, rendo loro questa testi­monianza, hanno lo zelo di Dio, ma non secondo la cognizione del vero: infatti, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio; 4perché fine della legge è Cristo, per dare la giustizia ad ogni credente Rm 10,

[643]Romani 11, 1

[644] 1 Timoteo 1, 13; Atti 8, 3; Calati 1, 13-14; 1 Corinti 15, 9; Filippesi 3,

[645] Tito 1, 1

[646] Atti 9, 1-19; 22, 1-16; 26, 9-18; Calati 1, 11-24

[647] Genesi 3

[648] Esodo 20, 2-6

[649] Matteo 13, 55; Marco 6, 3.

[650]eccetto è nostra correzione   da   meno

[651] Giovanni   12, 1-11

[652] Luca 8, 3

[653] Matteo 11, 29

[654] Matteo 16, 13-19; Luca 22, 31-32; Giovanni 21, 15-17

[655] Matteo 10, 4; 26, 20-25 e 47-50; 27, 3-5; Marco 3, 19; 14, 18-21 e 43-46; Luca 6, 16; 22, 21-23 e 47-48; Giovanni 6, 71; 13, 21-27; 18, 1-5.

[656]Che è nostra correzione da  e

[657]Rivela è nostra correzione da  rileva

[658] Matteo 11, 25; 18, 1-5; Marco 9, 33-37; 10, 13-16; Luca 9, 46-48; 10, 21; 18, 15-17

[659] Luca 1, 51-52

[660] 1 Giovanni 2, 16

[661] Matteo 16, 13-20

[662] Nella lezione del 24 luglio 1950, cap. 24, 11-16.

[663]Matteo 5, 20

[664] Luca 2, 19-20; Giovanni 10, 37-38

[665] Esodo 19, 16-21; Deuteronomio 5, 1-22

[666] Giovanni 20, 30-31

[667] Scritto il 14-9-50. Esaltazione della Santa Croce.

[668]14Ma come invocheranno uno in cui non hanno creduto? E come crederanno in uno di cui non hanno sentito parlare? Co­me poi ne sentiranno parlare, senza chi predichi? 15E come predicheranno se non sono mandati? come sta scritto: Quanto son belli i piedi di coloro che evangelizzano la pace, che evangelizzano il bene! 16Ma non tutti obbediscono al Vangelo. Isaia infatti dice: Signore, chi ha creduto a ciò che ha da noi udito? 17La fede vien dunque da ciò che è udito, e si ode per la parola di Cristo. 18Ma domando: Non han forse udito? Eppure: Per tutta la terra ha risuonato la loro voce, e le loro parole son giunte fino agli estremi confini della terra. 19Ma chiedo ancora: Forse Israele non ne seppe nulla? Mosè pel primo dice: Ecciterò la vostra gelosia contro una nazione, che non è nazione, provocherò il vostro sdegno contro una nazione stolta. 20Isaia poi ha l’audacia di dire: Mi han trovato quelli che non mi cercavano, mi son presentato a coloro che non chiedevano di me. 21Ad Israele poi dice: Tutto il giorno stesi le mie mani verso un popolo incredulo e ribelle (Rm 10.

[669] Deuteronomio 31-33

[670] Esodo 25, 16; Deuteronomio 10, 1-5; Ebrei 9, 14

[671] Esodo 25, 22; 29, 45-46

[672]Isaia 6, 9-10; Matteo 13, 14-15; Giovanni 12, 40

[673] Giovanni 16, 5-15

[674]1 Corinti 6, 15; 12, 12-27; Romani 12, 4-5; Calati 2, 19-20

[675] Giovanni 14, 12

[676]gli eventi confermato è nostra costruzione da confermato gli eventi

[677]Romani 10, 12

[678] 1 Corinti 12, 3-7

[679] Matteo 5, 1-12; Luca 6, 20-23

[680] Tobia 12, 7

[681] Cantico dei Cantici 1, 3

[682] Segue un ce che omettiamo

[683] Apocalisse 19, 7-9

[684]1 Giovanni 3, 2

[685]Luca 16, 9

[686]Coscienti è parola di difficile lettura, perché sovrapposta ad altra parola che potrebbe essere convinti o coerenti o qualcosa di simile

[687]Matteo 27, 27-30; Marco 15, 16-20; Giovanni 19, 2-3

[688]Matteo 27, 39-44; Marco 15, 29-32; Luca 23, 35-37

[689]Romani 2, 11

[690]Isaia 53, 1; Romani 10, 16

[691]Imitino è nostra correzione da imitano

[692] Romani 8, 3849

[693] 1 Giovanni 2, 18-29; 2 Giovanni 7-11

[694] Isaia 65, 2; Romani 10, 21

[695] Giovanni 19, 31-37

[696] Scritto il 29-10-50. Festa di Cristo Re.

[697]1Io dico adunque: Forse che Dio ha rigettato il suo popolo? Non sia mai! Perché anch’io sono Israelita della progenie d’Abramo, della tribù di Beniamino. 2Dio non ha rigettato quel suo popolo che ha preconosciuto. Non sapete quello che narra la Scrittura nella storia d’Elia? Come egli sollecita Dio contro Israele, dicendo: 3Signore, hanno ucciso i tuoi profeti, han distrutto i tuoi altari; io son rimasto solo, e vogliono togliermi la vita? 4Ma che gli rispose la voce divina? «Mi son riservato settemila uomini che non han piegato il ginocchio dinanzi a Baal». 5NelIo stesso modo anche ora son salvati i resti, secondo l’elezione della grazia (Rm 11,1ss.

 

[698] Atti 5, 34-42

[699] Genesi 3; 1 Giovanni 2, 16

[700] Esodo 32, 9

[701]Rigettarono è nostra correzione da rigettare 

[702] 1 Re (volgata: 3 Re) 19, 10 e 14

[703] Matteo 23, 1-12

[704] Matteo 5, 17

[705]Lo è nostra correzione da li

[706]Disperso ed inviso sono nostre correzioni da dispersi ed invisi

[707] Matteo 19, 30; Luca 13, 30

[708]sostanzialmente è nostra correzione da sostalzialmente

[709] Matteo 27, 54; Marco 15, 39

[710]dei Giudei risulta aggiunto in un secondo tempo dalla scrittrice, la quale non ha però depennato il pronome loro che precedeva la parola delitto e che noi abbiamo omesso

[711] Giovanni 1, 4-5

[712] Giacomo 1, 1

[713] Giovanni 15, 1-17

[714] Matteo 1, 1-17; Luca 3, 23-38

[715] Genesi 3

[716] Scritto il 2 novembre – 1950

[717]25Affinché dentro di voi non vi stimiate sapienti, non voglio che ignoriate, o fratelli, questo mistero: l’accecamento prodottosi in una parte d’Israele durerà finché non sia entrata la totalità dei Gentili. 26E così Israele sarà salvato, conforme sta scritto: Da Sion verrà il Liberatore che toglierà l’empietà da Giacobbe, 27e questa sarà la mia alleanza con essi, quando avrò tolti i loro peccati.

28Veramente, riguardo al Vangelo, son nemici a causa di voi, ma riguardo all’elezione sono carissimi a causa dei loro padri; 29perché i doni e la vocazione di Dio sono senza pentimenti…

          33O profondità delle ricchezze della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono incomprensibili i suoi giudizi ed imperscrutabili le sue vie! 34Chi ha conosciuto il pensiero del Signore? E chi gli è stato consigliere? 35Chi gli ha dato per il primo, per averne da ricevere il contraccambio? 36Da lui e per lui e in lui son tutte le cose. A lui gloria nei secoli. Così sia Rm 11,

[718] Genesi 5, 21-24; 2 Re (volgata: 4 Re) 2, 11-12; Ebrei 11, 5

[719] Apocalisse 17-18

[720] Isaia 27, 6-13

[721] Daniele 9, 27; 11, 31; 12, 11; Matteo 24, 15; Marco 13, 14

[722]l’aggiunta da noi

[723] Matteo 24, 22; Marco 13, 20

[724] Numeri 23, 19

[725] 2 Corinti 1, 3

[726] Luca 23, 34

[727] Atti 9, 1-19; 22, 5-16; 26, 9-18; Calati 1, 12-17

[728] Scritto l’8-11-0

[729]Cap.12: Doveri verso Dio (12,1-2); Doveri verso il corpo sociale (12,3-8); Come devono amare i cristiani (12,9-21)

     Cap.13: Doveri verso l’autorità (13,1-7); L’amore è il compendio della legge (13,8-10); Esortazione alla vita cristiana (13,11-14)

[730] Levitico 1-7

[731] Ebrei 10, 1-18

[732] Matteo 27, 46; Marco 15, 34

[733] Matteo 26, 26-29; Marco 14, 22-25; Luca 22, 19-20; 1 Corinti 11, 23-25

[734] Romani 12, 1

[735]nelle sue è aggiunto da noi

[736]1 Corinti da 12, 31 a 13, 13 278

[737]Matteo 26, 57-67; Marco 14, 53-65; Luca 22, 54-55 e 66-71; Giovanni 18, 24

[738]Luca 23, 8-12

[739] Matteo 14, 1-12; Marco 6, 14-16; Luca 9, 7-9

[740] Atti 12, 1-2

[741] Atti 4, 1-22

[742]Come è nostra correzione da che

[743]Non è aggiunto da noi

[744] Romani 13, 10

[745] Genesi 17; Deuteronomio 10, 12-22; da 29, 29 a 30, 14; Geremia da 3, 1 a 4, 4-9, 24-25; Ezechiele 44, 4-9; Atti 7, 51-53; Romani 2, 25-29; 1 Corinti 7, 17-24; Calati 5-6; Colossesi 2, 11-13; 3,9-11; 1 Giovanni 2, 16-17

[746] 1 Giovanni 3, 6

[747] Scritto il 16 novembre – 50

[748]Capo 14. I cristiani non devono gli uni condannare gli altri (14,1-12;)

                       Bisogna guardarsi dallo scandalizzare i deboli (14,13-23).

     Capo 15. Come Cristo dobbiamo aiutare e accogliere i deboli (15,1-13);

S. Paolo si scusa d’aver scritto ad una chiesa da lui non fondata (15,14-21).

Cap. 16. Raccomandazioni e saluti (16, 1-24); Dossologia (16,25-27).

[749] Matteo 5, 13-16; Marco 9, 50; Luca 14, 34-35

[750] Giovanni 21, 15-19

[751]Ezechiele è nostra correzione da Isaia

[752] Giovanni 10, 10

[753]Pascono è nostra correzione da pasciona

[754] Matteo 7, 1; Luca 6, 37

[755] Genesi 3

[756] Matteo 18, 6-7; Marco 9, 42; Luca 17, 1-2

[757] Giovanni 5, 22

[758] Giacomo 5, 19-20

[759] Matteo 13, 24-30 e 36-43 

[760] Giovanni 10, 16

[761] Isaia 42, 6-7

[762]Matteo 21, 13

[763]Salmo 82 (volgata: 81), 6

[764]1 Giovanni 4, 9-10

[765]Ebrei 5, 9

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