Catechismo Libro 5

GESÙ DI NAZARETH

 

LA PAROLA CHE DA’ LA VITA ETERNA.

 

ordine 2

Catechismo di Gesù Messia. Teologia del Regno dei Cieli. Rivelazioni dei misteri sigillati. L’Apocalisse completa.

 

Libro 5

CAP. 336 – 394

2 marzo 1944 – 27 giugno 1944

 

 

SECONDO IL PICCOLO GIOVANNI

 

 

A cura di Fray Jesus Maria de Cabanaconde S.O.S

Servo dell’Ordine dei Salvatori

336. La sapienza dei martiri[1].

La Sapienza salva.

I martiri possedettero la sapienza[2].

Dice Gesù:

1«I miei martiri hanno posseduto la Sapienza. E con essi i miei confessori. E la possiedono tutti quelli che veramente mi amano e fanno di questo amore lo scopo della loro vita.

2Agli occhi del mondo ciò non appare. Anzi, l’esser giusti sembra debolezza, sembra una cosa superata. Quasi che per volgere di secoli fossero avvenuti mutamenti nei rapporti fra Dio e fedeli.

3No. Se Io ho attenuato il rigore della legge mosaica e vi ho dato delle risorse di incalcolabile potenza per aiutarvi a praticare la Legge e giungere alla Perfezione, non è però mutato il dovere di rispetto e di ubbidienza che avete per il Signore Dio vostro. Se Egli si è fatto Buono al punto di dare Sé stesso per farvi buoni, voi dovete ancor più esserlo e non dire: “Ci pensi Lui a salvarci. Noi godiamo”. Ciò non è sapienza: è stoltezza e bestemmia. Ciò è sapienza del mondo, ossia riprovevole, non Sapienza divina.

Lo stolto invoca su di sé la morte[3].

4I miei martiri furono divinamente sapienti. Non hanno, come l’empio, detto a sé stessi: “Godiamo l’oggi perché esso non torna e con la morte ogni gioia finisce. E per godere facciamo della prepotenza un diritto, ed estorcendo dai deboli e dai buoni ciò che non è lecito estorcere traiamo da queste estorsioni di che empire la borsa per empire poi il ventre e saziare concupiscenza di carne e di mente”. Non hanno, come l’empio, detto a sé stessi: “Esser giusti è un sacrificio ed è fatica esserlo. Come è rimprovero vedere il giusto. E perciò leviamolo di mezzo perché la sua giustizia ci ricorda Dio e ci rimprovera del nostro vivere da bestie”.

Con la Sapienza salvarono il mondo[4].

5I miei martiri hanno invece capovolto la teoria del mondo ed hanno voluto unicamente seguire quella di Dio. Il mondo li ha perciò messi alla prova, li ha oltraggiati, tormentati, uccisi, sperando di turbare la loro virtù. E nella sua stoltezza non sapeva che ogni colpo dato per sgretolare la loro anima era simile a meglio che faceva penetrare loro in Me ed Io in loro con un amore di fusione perfetto, tanto che nelle carceri o nei circhi essi erano già in Cielo e vedevano Me così come, dopo l’attimo di dolore e di morte, mi avrebbero visto per la beata eternità.

6Non morti, non distrutti, non torturati, non disperati. Come non è morte il travaglio del parto, non è distruzione, non è tortura, non è disperazione, ma è vita che genera vita, ma è raddoppiamento di carne che era una e diviene due, ma è soddisfazione, ma è speranza di esser madre e di avere dalla maternità gioie ineffabili per tutta la vita, così quel dolore era per loro speranza, sicurezza, vita che li faceva beati.

7Il mondo non li poteva capire questi santi folli la cui follia era amare Dio con tutta la perfezione possibile alla creatura, facendo di sé delle volontarie sterili poiché uniche nozze erano quelle con Me Divino, facendo di sé eunuchi che per uno spirituale amore amputavano in sé la sensualità umana e vivevano casti come angeli. Non poteva capire questi pazzi sublimi che, consci delle dolcezze del talamo e della prole, sapevano rinunciare a questa e a quello e volare ai tormenti, dopo essersi volontariamente lacerato il cuore nel lasciare i figli e i consorti, per amore di Me loro amore.

8Ma il mondo è stato salvato da loro. Se siete divenuti le belve che siete, dopo tanto esempio e tanto lavacro di sangue purificatore, che sareste divenuti, e da quando, senza la generazione santa e benedetta dei martiri miei? Essi vi hanno trattenuto da precipitare in Satana molto prima del momento che le vostre libidini fomentavano. Essi vi invitano tuttora a fermarvi e a rimettervi sulla via che sale, lasciando il sentiero che precipita. Essi vi dicono parole di salute. Ve le dicono con le loro ferite, con le loro parole ai tiranni, con le loro carità, con la cura del loro pudore, con la loro pazienza, purezza, fede, costanza. Essi vi dicono che una sola è la scienza necessaria. Quella che sgorga dalla Sapienza eterna.

Doti della Sapienza.

Amarono le doti della Sapienza[5].

9Saggi ancor più di Salomone, essi preferirono questa Sapienza a tutti i troni e le ricchezze della terra. E per ottenerla e conservarla sfidarono persecuzioni e tormenti, abbracciarono la morte per non perderla. L’amarono più della salute e della bellezza, e vollero averla per loro luce, perché il suo splendore viene direttamente da Dio e possederla vuol dire anticipare all’anima, la Luce beatifica dell’eterno giorno. Con rettezza di cuore la impararono e con carità la comunicarono anche ai loro nemici. Non ebbero paura di rimanerne privi, perché ne facevano parte alle folle che ne erano prive, poiché Essa, vivente in loro, li istruiva che “dare è ricevere”[6]e che, più essi distribuivano le acque celesti che la Fonte divina riversava in loro, e più tali acque aumentavano sino a colmarli come calici di una Messa santa, consumata per il bene del mondo dal Sacerdote eterno.

Le doti della Sapienza[7].

10Il re sapiente fa l’enumerazione delle doti della Sapienza il cui spirito è intelligente, santo, unico, molteplice, sottile… ma tutte queste qualità essi, i miei martiri, le hanno possedute. In loro era quello che Salomone chiama “vapore della virtù di Dio ed emanazione della gloria dell’Onnipotente”.[8] Essi perciò rispecchiavano in sé Dio come nessuno al mondo, rispecchiavano Dio nelle sue qualità e Me Cristo-Salvatore nel mio olocausto.

Utilità della Sapienza[9].

11Oh! come si potrebbero mettere sulla bocca di ogni martire le parole di Salomone proclamante di avere amato e cercato dalla giovinezza la Sapienza e di averla voluta per sposa! Di averla voluta maestra e ricchezza! [10] E come potete pensare, senza tema di errore, che sulle loro labbra fiori quella preghiera per ottenere la Sapienza che è fiorita sulle labbra di Salomone! [11]

Preghiera per ottenere la Sapienza[12].

12E come, soprattutto, dovreste sforzarvi, o voi che la cupidigia della carne ha arretrato a tenebre di paganesimo ben più profonde di quelle alle quali i miei martiri portarono la Luce, a farvi amanti, desiderosi della Sapienza, e a pregare perché vi venga data a guida nelle imprese singole e collettive, onde non siate più quelli che siete: dei maniaci crudeli che vi torturate a vicenda perdendo vita e sostanze, due cose alle quali tenete, e salvezza dello spirito, cosa alla quale tengo Io che sono morto per dare ai vostri spiriti salvezza.

13“È per la Sapienza” dice Salomone “che vengono raddrizzate le vie degli uomini ed essi sanno ciò che è gradito a Dio”.[13] Ricordatevelo. E sappiate che a Dio non è gradito altro che il vostro bene. Perciò, se voi lo conoscerete e seguirete questa via a Lui gradita, farete del bene a voi e nella Terra e nel Cielo.»

337. Tre annotazione per il Portavoce[14].

Sui luoghi santi.

Dice Gesù:

1«Scrivi questo solo.

2Giorni or sono dicesti che muori col desiderio inappagato di vedere i Luoghi Santi. Tu li vedi e come erano quando Io li santificavo con la mia presenza. Ora, dopo venti secoli di profanazioni venute da odio o da amore, non sono più come erano. Perciò pensa che tu li vedi e chi va in Palestina non li vede. E non te ne rammaricare.

Sui libri degli uomini.

3Seconda cosa: ti lamenti che anche quei libri che parlano di Me ti sembrano senza più sapore mentre prima li amavi tanto. Anche questo ti viene dalla tua attuale condizione. Come vuoi che ti paiano più perfetti i lavori umani quando tu conosci la verità dei fatti per opera mia? È quello che avviene delle traduzioni anche buone. Mutilano sempre il vigore della frase originale. Le descrizioni umane, sia dei luoghi come dei fatti e dei sentimenti, sono “traduzioni” e perciò sempre incomplete, inesatte, se non nelle parole e nei fatti, nei sentimenti. Specie ora che il razionalismo ha tanto sterilito. Perciò, quando uno è portato da Me a vedere e a conoscere, ogni altra descrizione è fredda e lascia insaziati e disgustati.

Richiesta di sofferenza in questo venerdì.

4Terzo: è venerdì. Voglio tu riviva il “mio” soffrire. Voglio questo da te, oggi. Che tu lo riviva nel pensiero e nella carne. Basta. Soffri con pace e con amore. Ti benedico.»

338. Martirio di Sta. Fenicola e transito
di Petronilla
[15].

Fenicola e Petronilla.

Invito a scrivere.

Mi dice Gesù:

1«Molto lavoro oggi per riprendere il tempo, non perduto ma usato altrimenti secondo il mio volere[16].

2Sai dalla prima ora di questo giorno (ore 1 ant.ne) su cosa terrò fissa la tua mente, perché il primo e unico punto che ti s’è illuminato ti ha già detto su che poserai gli occhi dello spirito. E quel nome femminile e sconosciuto che t’è rimbombato dentro come campana che chiami e non si placa che quando s’è risposto, ti ha detto che conoscerai anche questo. Ma fra la mia vergine e il Maestro devi scegliere il Maestro e far precedere il mio punto a quello[17].

3Te ne farò conoscere molte di creature celesti. Hanno tutte il loro ammaestramento, utile per voi divenuti consci di tutto, lettori di tutto, ma non di quello che è scienza per conquistare il Cielo. Scrivi.»

Passione di Gesù vissuta dal Portavoce.

4Scrivo, anzi descrivo.

5Questa notte, mentre fra dolori da impazzire mi chiedevo come ha fatto Gesù a sopportare quel gran male al capo – e glie lo chiedevo perché a me era tormento tale da farmi stringere i denti per non urlare al minimo rumore o tentennamento al letto, e mi pareva di avere tanti cuori che battessero veloci e dolenti per quanti denti avevo, per la lingua, le labbra, il naso, le orecchie, gli occhi, e in mezzo alla fronte mi pareva avere un groviglio di chiodi che mi penetrassero nel cranio, e dalla nuca saliva e si irraggiava una fascia di fuoco e di dolore stringente come una morsa, e nel parietale destro mi pareva che ogni tanto urtasse contro un colpo di oggetto pesante a conficcarmi vieppiù quella fascia nella testa e a rimbombarmi tutta – e nel mio spasimo lo contemplavo dall’Orto al Calvario, ecco che, proprio dopo la terza caduta, ho avuto una sosta di sollievo fisico e spirituale, perché mi apparve bello, sano, sorridente sulle acque irate del Mar di Galilea.

Santa Fenicola.

6Poi il tormento è ricominciato, finché verso le due, cessata la contemplazione della Passione del Signore e calmato un pochino (poco, sa?) il tremendo dolore al capo, m’è suonato dentro un nome: Santa Fenicola.

7Chi è? Sconosciuta. Ci è proprio stata? Mah! Chi l’ha mai sentita! E cercavo dormire. Macché! Santa Fenicola. Santa Fenicola. Santa Fenicola.

8Qui non si dorme, mi sono detta, se prima non so chi è. E in grazia del diminuito dolore, che mi permetteva ora di muovermi mentre dalle 15 alla mezzanotte e oltre mi aveva abbattuta e resa inerte, corpo che soffriva spasmodicamente ma non poteva neppur aprire gli occhi – Paola[18] glielo può dire – ho preso un indice dei santi e ho trovato che porta, insieme a S. Petronilla v., porta S. Fenicola vergine martire Io ho sentito dire: Fenicola, ma forse ho capito male.

9Contemporaneamente a questa scoperta ho visto una giovane donna nuda, legata ad una colonna in maniera atroce. Poi nient’altro.

10E ora per ubbidienza scrivo ciò che il Maestro mi mostra, senza rimandare, per quanto ho la testa che gira come una trottola.

Potere della preghiera e la Comunione.

11Il martirio di S. Fenicola.

12Vedo due giovani donne in preghiera. Una preghiera ardentissima che deve proprio penetrare nei cieli. Una è più matura. Pare quasi sui trent’anni; l’altra deve da poco aver passato i venti. Sembrano in perfetta salute tutte e due. Poi si alzano e preparano un piccolo altare su cui dispongono lini preziosi e fiori.

13Entra un uomo vestito come i romani dell’epoca, che le due giovani salutano con la massima venerazione. Egli si leva dal petto una borsa dalla quale trae tutto quanto occorre per celebrare una Messa. Poi si riveste delle vesti sacerdotali e inizia il Sacrificio.

14Non comprendo benissimo il Vangelo, ma mi pare sia quello di Marco: “E gli presentarono dei bambini… chi non riceverà il regno di Dio come un fanciullo non c’entrerà”.[19] Le due giovani, inginocchiate presso l’altare, pregano sempre più fervorosamente.

15Il Sacerdote consacra le Specie e poi si volge a comunicare le due fedeli, cominciando dalla più anziana, il cui volto è serafico di ardore. Poi comunica l’altra. Esse, ricevute le Specie, si prostrano al suolo in profonda preghiera e sembra restino così per pura devozione.

Transito di Petronilla.

16Ma quando il Sacerdote si volge a benedire e scende dall’altare collocato su una pedana di legno – dopo la celebrazione del rito, che è uguale a quella di Paolo nel Tullianum.[20] Solo qui il celebrante parla più piano, date le due sole fedeli; ecco perché capisco meno il Vangelo[21]– una soltanto delle giovani si muove. L’altra rimane prostrata come prima. La compagna la chiama e la scuote. Si china anche il Sacerdote. La sollevano. Già il pallore della morte è su quel viso, l’occhio semispento naufraga sotto le palpebre, la bocca respira a fatica. Ma che beatitudine in quel viso!

17La adagiano su una specie di lungo sedile che è presso una finestra aperta su un cortile, in cui canta una fontana. E cercano soccorrerla. Ma, radunando le forze, ella alza una mano e accenna al cielo e non dice che due parole: “Grazia… Gesù” e senza spasimi spira.

18Tutto ciò non mi spiega che c’entra la giovane legata alla colonna che ho visto questa notte che, per quanto molto più pallida e smagrita, spettinata, torturata, mi pare assomigli tanto alla superstite che ora piange presso la morta. E resto così, nella mia incertezza, per qualche ora.

19Soltanto ora che è sera ritrovo la giovane piangente prima, ora ritta presso la fontana del severo cortile nel quale sono coltivate solo delle piccole aiuole di gigli e sui muri salgono dei rosai tutti in fiore.

Il martirio di Sta. Fenicola.

Verginità consacrata.

20La giovane parla con un giovane romano: “È inutile che tu insista, o Flacco. Io ti sono grata del tuo rispetto e del ricordo che hai per la mia amica morta. Ma non posso consolare il tuo cuore. Se Petronilla è morta, segno era che non doveva essere tua sposa. Ma io neppure. Tante sono le fanciulle di Roma che sarebbero felici di diventare le signore della tua casa. Non io. Non per te. Ma perché ho deciso di non contrarre nozze”.

“Tu pure sei presa dalla frenesia stolta di tante seguaci di un pugno d’ebrei?”.

21“Io ho deciso, e credo non esser folle, di non contrarre nozze”.

“E se io ti volessi?”.

22“Non credo che tu, se è vero che mi ami e rispetti, vorrai forzare la mia libertà di cittadina romana. Ma mi lascerai seguire il mio desiderio avendo per me la buona amicizia che io ho per te”.

“Ah, no! Già una m’è sfuggita. Tu non mi sfuggirai”.

23“Ella è morta, Flacco. La morte è forza a noi superiore, non è fuga di uno ad un destino. Ella non s’è uccisa. È morta…”.

“Per i vostri sortilegi. Lo so che siete cristiane e avrei dovuto denunciarvi al Tribunale di Roma. Ma ho preferito pensare a voi come a mie spose. Ora per l’ultima volta ti dico: vuoi esser moglie del nobile Flacco? Io te lo giuro che è meglio per te entrare signora nella mia casa e lasciare il culto demoniaco del tuo povero dio, anziché conoscere il rigore di Roma che non permette siano insultati i suoi dèi. Sii la sposa mia e sarai felice. Altrimenti…”.

24“Non posso esser tua sposa. A Dio sono consacrata. Al mio Dio. Non posso adorare gli idoli, io che adoro il vero Dio. Fa’ di me quello che vuoi. Tutto puoi fare del corpo mio. Ma la mia anima è di Dio ed io non la vendo per le gioie della tua casa”.

“È la tua ultima parola?”.

25“L’ultima”.

“Sai che il mio amore può mutarsi in odio?”

26“Dio te ne perdoni. Per mio conto ti amerò sempre come fratello e pregherò per il tuo bene”.

“Ed io farò il tuo male. Ti denuncerò. Sarai torturata. Allora mi invocherai. Allora comprenderai che è meglio la casa di Flacco alle dottrine stolte di cui ti nutri”.

27“Comprenderò che il mondo, per non avere più dei Flacchi, ha bisogno di queste dottrine. E farò il tuo bene pregando per te dal Regno del mio Dio”.

“Maledetta cristiana! Alle carceri! Alla fame! Ti sazi il tuo Cristo se lo può”.

Condannata alla colonna.

28Ho l’impressione che le carceri siano abbastanza prossime alla casa della vergine perché la strada è poca, e che il nobile Flacco sia né più né meno che un segugio del Questore di Roma perché, quando la visione, mutando aspetto, mi riporta la sala già vista con la giovane legata alla colonna, vedo che è un tribunale come quello in cui fu giudicata Arnese[22]. Ben poche sono le differenze e che, anche qui, vi è un brutto ceffo che giudica e condanna, e che Flacco gli fa da aiutante e aizzatore.

29Fenicola, estratta dalla muda dove era, viene portata in mezzo alla sala. Appare sfinita di forze ma ancor tanto dignitosa. Per quanto la luce l’abbacini, debole come è e abituata ormai al buio carcere, si tiene eretta e sorride. Le solite domande e le solite offerte seguite dalle solite risposte: “Sono cristiana. Non sacrifico ad altro Dio che non sia il mio Signore Gesù Cristo”.

30Viene condannata alla colonna.

Martirio consumato.

31Le strappano le vesti e nuda, alla presenza del popolo, la legano con le mani e i piedi dietro ad una delle colonne del Tribunale. Per fare ciò le slogano le anche e le slogano le braccia. La tortura deve essere atroce. E non basta, ma torcono le funi ai polsi e alle caviglie, la percuotono sul petto e sul ventre nudo con verghe e flagelli, le torcono le carni con tenaglie e altri così atroci supplizi che non sto a ridire.

32Ogni tanto le chiedono se vuol sacrificare agli dèi. Fenicola, con voce sempre più debole, risponde: “No. Al Cristo. A Lui solo. Or che lo comincio a vedere, ed ogni tortura me lo rende più vicino, volete che io lo perda? Compite la vostra opera. Che io abbia il mio amore compiuto. Dolci nozze di cui Cristo è sposo ed io sposa sua! Sogno di tutta la mia vita!”.

33Quando la slegano dalla colonna, ella cade come morta per terra. Le membra slogate, forse anche spezzate, non la reggono più, non rispondono a nessun comando della mente. Le povere mani, segate ai polsi dalla fune che ha fatto due braccialetti di sangue vivo, pendono come morte. I piedi, pure lacerati ai malleoli sino a mostrare i nervi e i tendini, appaiono chiaramente spezzati dal modo come stanno ripiegati in modo innaturale. Ma il volto è pieno di una felicità d’angelo. Scendono le lacrime sulle gote esangui, ma l’occhio ride assorto in una visione che l’estasia.

34I carcerieri, meglio i boia, la colpiscono di calci, e a calci la spingono, come fosse un sacco tanto immondo da non poter esser toccato, verso la predella del Questore.

“Ancor viva sei?”.

35“Sì, per volontà del mio Signore”.

“Ancora insisti? Vuoi proprio la morte?”

36“Voglio la Vita. Oh! mio Gesù, aprimi il Cielo! Vieni, Amore eterno!”.

“Gettatela nel Tevere! L’acqua calmerà i suoi ardori”.

37I boia la sollevano con mal garbo. La tortura delle membra spezzate deve essere atroce. Ma ella sorride. La avvolgono nelle sue vesti, non per pudicizia ma per impedirle di reggersi in acqua. Inutile cura! Con degli arti in quello stato, non si nuota. Solo la testa emerge dal viluppo delle vesti. Il suo povero corpo, gettato sulle spalle di un carnefice, pende come fosse già morta. Ma ella sorride alla luce delle fiaccole, perché ormai è sera.

38Giunti al Tevere, come fosse un animale da sopprimersi, la prendono e dall’alto del ponte la precipitano nelle acque scure, sulle quali ella riaffiora due volte e poi si inabissa senza un grido.

Petronilla e Fenicola[23]. (insegnamento)

Petronilla gioia e perla di Pietro.

Dice Gesù:

39«Ti ho voluto far conoscere la mia martire Fenicola per dare a te ed a tutti qualche insegnamento.

40Tu hai visto il potere della preghiera nella morte di Petronilla, compagna e maestra di Fenicola di cui era molto più anziana, e il frutto di una santa amicizia.

41Petronilla, figlia spirituale di Pietro, aveva assorbito dalla viva parola del mio Apostolo lo spirito di Fede. Petronilla. La gioia, la perla romana di Pietro. Sua prima conquista romana. Quella che, per la sua rispettosa e amorosa devozione all’Apostolo, lo consolò di tutti i dolori della sua evangelizzazione romana.

42Pietro per amore mio aveva lasciato casa e famiglia. Ma Colui che non mente gli aveva fatto trovare in questa fanciulla – e in maniera sovrabbondante, colma, premuta, secondo le mie promesse-[24] conforto, cure, dolcezze femminili. Come Io a Betania, egli in casa di Petronilla trovava aiuti, ospitalità e soprattutto amore. La donna è uguale, nel suo bene e nel suo male, sotto tutti i cieli e in tutte le epoche. Petronilla fu la Maria[25] di Pietro, con in più la sua purezza di fanciulla che il Battesimo, ricevuto mentre ancora l’innocenza non aveva conosciuto oltraggio, aveva portato a perfezione angelica.

43Maria, ascolta. Petronilla, volendo amare il Maestro con tutta sé stessa senza che la sua avvenenza e il mondo potessero turbare questo amore, aveva pregato il suo Dio di fare di lei una crocifissa. E Dio la esaudì. La paralisi crocifisse le sue angeliche membra. Nella lunga infermità sul terreno bagnato dal dolore fiorirono più belle le virtù e specie l’amore per la Madre mia.

La vita nostra è sempre di Gesù.

44Ascolta ancora, Maria. Quando fu necessario, la sua malattia conobbe una sosta. Per mostrare che Dio è padrone del miracolo. E poi, finito il momento, tornò a crocifiggerla.

45Non conosci nessun’altra, Maria, alla quale il suo Maestro, come Pietro a Petronilla, non dica, quando gli occorre: “Sorgi, scrivi, sii forte” e cessato il bisogno del Maestro non torni una povera inferma in perpetua agonia?

46Morto l’Apostolo e guarita Petronilla, ella trovò che la sua vita non era più sua. Ma del Cristo. Non era di quelle che, ottenuto il miracolo, se ne servono per offendere Dio. Ma la salute la usò per l’interesse di Dio.

47La vita vostra è sempre mia. Io ve la do. Ve lo dovreste ricordare. Ve la do come vita animale facendovi nascere e conservandovi vivi. Ve la do come vita spirituale con la Grazia e i Sacramenti. Dovreste ricordarvelo sempre e farne buon uso. Quando poi vi rendo la salute, vi faccio rinascere quasi dopo malattia mortale, dovreste ancor più ricordarvi che quella vita, rifiorita quando già la carne sapeva di tomba, è mia. E per riconoscenza usarla nel Bene.

48Petronilla lo seppe fare. Non si è assorbita per niente[26]la mia Dottrina. Essa è come sale che preserva dal male, dalla corruzione, è fiamma che scalda e illumina, è cibo che nutre e fortifica, è fede che fa sicuri. Viene la prova, l’assalto della tentazione, la minaccia del mondo. Petronilla prega. Chiama Dio. Vuol essere di Dio. Il mondo la vuole? Dio la difenda dal mondo.

49Il Cristo l’ha detto: “Se avete tanta fede quanto un granello di senape, potrete dire ad un monte: ‘Levati a va’ più in là’”.[27] Pietro glie l’ha detto tante volte. Ella non chiede al monte di muoversi. Chiede a Dio di levarla dal mondo prima che una prova superiore alle sue forze la schiacci. E Dio l’ascolta. La fa morire in un’estasi. In un’estasi, Maria, prima che la prova la schiacci. Ricordala questa cosa, piccola discepola mia.[28]

Fermezza e dolcezza di Fenicola.

50Fenicola era amica, più che amica figlia o sorella, data la poca differenza d’età di una decina d’anni circa. Non si convive senza santificarsi con chi è santo. Come non ci si guasta convivendo con chi è guasto. Se il mondo se la ricordasse questa verità! Ma il mondo invece trascura i santi o li sevizia, e segue i satana divenendo sempre più satana.

51La fermezza e la dolcezza di Fenicola l’hai vista. Che è la fame per chi ha Cristo a suo cibo? Che è la tortura per chi ama il Martire del Calvario? Che è la morte per chi sa che la morte apre la porta alla Vita?

52È sconosciuta dai cristiani d’ora la mia martire Fenicola. Ma essa è ben conosciuta dagli angeli di Dio che la vedono ilare in Cielo dietro l’Agnello divino. Ho voluto renderla nota a te per poterti parlare anche della sua maestra di spirito e per incuorarti al patire.

53Ripeti con lei: “Ora sì che fra questi dolori comincio a vedere il mio sposo Gesù, nel quale ho posto tutto il mio amore”, e pensa che anche per te ho suscitato un Nicomede[29], per salvare dalle acque delle passioni il tuo io che volevo per Me, e per raccogliere quanto di te merita d’esser conservato, ciò che è mio, ciò che può operare del bene all’anima dei fratelli.»

339. Missione e ministero dei martiri[30].

L’anima in grazia.

La storia dei martiri.

Dice Gesù:

1«O voi cristiani del ventesimo secolo, che ascoltate come racconti fiabeschi le storie dei miei martiri e vi dite: “Non può esser vero! Come lo può essere? infine erano anche essi uomini e donne! Ciò è leggenda”, sappiate che ciò non è leggenda. Ma è storia. E se voi credete alle virtù civiche degli antichi ateniesi, spartani, romani, e vi sentite esaltare lo spirito per gli eroismi e le grandezze degli eroi civili, perché non volete credere a queste virtù soprannaturali e non vi sentite esaltare lo spirito e spronarlo a eletta imitazione al racconto delle grandezze e degli eroismi dei miei eroi?

2Infine, vi dite, erano uomini e donne. Sicuro. Erano uomini e donne. Voi dite una grande verità e vi date una grande condanna. Erano uomini e donne e voi siete dei bruti. Dei degradati dalla somiglianza con Dio, dalla figliolanza di Dio, al livello di animali solo guidati dall’istinto ed imparentati con Satana.

“Uomini e donne” in grazia.

3Erano uomini e donne. Erano tornati “uomini e donne” per mezzo della Grazia, così come erano il Primo e la Prima nel Terrestre Paradiso.

4Non si legge nella Genesi che Dio, fece l’Uomo dominatore su tutto quanto era sulla Terra, ossia su tutto meno che su Dio e i suoi angelici ministri? Non si legge che fece la Donna perché fosse compagna all’Uomo nella gioia e nella dominazione. su tutti i viventi? Non si legge che di tutto potevano mangiare fuorché dell’albero della scienza del Bene e del Male[31]? Perché? Quale sotto senso è nella parola ” perché dominino? ” Quale in quello dell’albero della scienza del Bene e del Male? Ve lo siete mai chiesto, voi che vi chiedete tante cose inutili e non sapete chiedere mai alla vostra anima le celesti verità?

L’anima in grazia.

5La vostra anima, se fosse viva, ve le direbbe, essa che quando è in grazia è tenuta come un fiore fra le mani dell’angelo vostro essa che quando è in grazia è come un fiore baciato dal sole e irrorato dalla rugiada per lo Spirito Santo che la scalda e illumina, che la irriga e la decora di celesti luci.

6Quante verità vi direbbe la vostra anima se sapeste conversare con essa, se l’amaste come quella che mette in voi la somiglianza con Dio, che è Spirito come spirito è la vostra anima. Quale grande amica avreste se amaste la vostra anima in luogo di odiarla sino ad ucciderla; quale grande, sublime amica con la quale parlare di cose di Cielo, voi che siete così avidi di parlare e vi rovinate l’un l’altro con amicizie, che se non sono indegne (qual che volta lo sono) sono però quasi sempre inutili e vi si mutano in frastuono vano o nocivo di parole e parole tutte di terra.

7Non ho Io detto: ” Chi mi ama osserverà la mia Parola e il Padre mio l’amerà verremo presso di lui e faremo in lui dimora[32]? ” L’anima in grazia possiede l’amore e possedendo l’amo­re possiede Dio, ossia il Padre che la conserva, il Figlio che l’ammaestra, lo Spirito che la illumina. Possiede quindi la Conoscenza, la Scienza, la Sapienza. Possiede la Luce.

8Pensate perciò quali, conversazioni sublimi potrebbe intreccia­re con voi la vostra anima. Sono quelle che hanno empito i si­lenzi delle carceri, i silenzi delle celle, i silenzi degli eremitaggi, i silenzi delle camere degli infermi santi. Sono quelle che hanno confortato i carcerati in attesa di martirio, i claustrati alla ri­cerca della Verità, i romiti anelanti alla conoscenza anticipata di Dio, gli infermi alla sopportazione ma che dico? all’amore della loro croce.

9Se sapeste interrogare la vostra anima, essa vi direbbe che il significato vero, esatto, vaste ” o quanto il creato, di quella parola ” dominino ” è questo: ” Perché l’Uomo domini. su tutto. Su tutti i suoi tre strati. Lo strato inferiore animale. Lo strato di mezzo morale. Lo strato superiore spirituale. E tutti e tre li volga ad un unico fine: ‘Possedere Dio’”. Possederlo meritandolo con questo ferreo dominio che tiene soggette tutte le forze dell’io e le fa ancelle di questo unico scopo: meritare di possedere Dio.

Il Male e la Grazia.

Origine del Male[33].

10Vi direbbe che Dio aveva proibito la conoscenza del Bene e del Male perché il Bene lo aveva elargito alle sue creature gratuitamente, e il Male non voleva che lo conosceste perché è frutto dolce al palato ma che, sceso col suo succo nel sangue, ne desta una febbre che uccide e produce arsione, per cui più si beve di quel suo succo mendace e più se ne ha sete.

11Voi obbietterete: ” E perché ce la messo? ” E perché! Perché il Male è una forza che è nata da sola come certi mali mostruosi nel corpo più sano.

12Lucifero era angelo, il più bello degli angeli. Spirito perfetto inferiore a Dio soltanto. Eppure nel suo essere luminoso nacque un vapore di superbia che esso non disperse. Ma anzi condensò covandolo. E da questa incubazione è nato il Male. Esso era prima che l’uomo fosse. Dio l’aveva precipitato fuor dal Paradiso, l’Incubatore maledetto del Male, questo insozzatore del Paradiso. Ma esso è rimasto l’eterno Incubatore del Male, e non potendo più insozzare il Paradiso ha insozzato la Terra.

Il peccato originale[34].

13Quella metaforica pianta sta a dimostrare questa verità. Dio aveva detto all’Uomo e alla Donna: ” Conoscete tutte le leggi ed i misteri del creato. Ma non vogliate usurparmi il diritto di essere il Creatore dell’uomo. A propagare la stirpe umana basterà il mio Amore che circolerà in voi, e senza libidine di senso ma per, solo palpito di carità susciterà i nuovi Adami della stirpe. Tutto vi dono. Solo mi serbo questo mistero della formazione dell’uomo”.

14Satana ha voluto levare questa verginità intellettuale all’Uomo e con la sua lingua serpentina ha blandito e accarezzato membra e occhi di Eva suscitandone riflessi e acutezze che prima non avevano, perché la Malizia non li aveva intossicati. Essa ” vide “. E vedendo volle provare. La carne era destata.

15Oh! se avesse chiamato Dio! Se fosse corsa a dirgli: ” Padre! Io son malata. Il serpente mi ha accarezzata e il turbamento è in me “. Il Padre l’avrebbe purificata e guarita col suo alito, ché come le aveva infuso la vita poteva infonderle nuovamente innocenza, smemorandola del tossico serpentino ed anzi mettendo in lei la ripugnanza per il Serpente, come è in quelli che un male ha assalito e che, guariti di quel male, ne portano una istintiva ripugnanza.

16Ma Eva non va al Padre. Eva torna dal Serpente. Quella sensazione è dolce per lei. ” Vedendo che il frutto dell’albero era buono a mangiarsi e bello all’occhio e gradevole all’aspetto, lo colse e ne mangiò”

17E ” comprese “. Ormai la malizia era scesa a morderle le viscere. Vide con occhi nuovi e udì con orecchi nuovi gli usi e le voci dei bruti. E li bramò con folle bramosia.

18Iniziò sola il peccato. Lo portò a termine col compagno. Ecco perché sulla donna pesa condanna maggiore[35]. È per lei che l’uo­mo è divenuto ribelle a Dio e che ha conosciuto lussuria e morte. È per lei che non ha più saputo dominare i suoi tre regni: dello spirito perché ha permesso che lo spirito disubbidisse a Dio; del morale perché ha permesso che le passioni lo signoreggiassero; della carne perché l’avvilì alle leggi istintive dei bruti.

19” Il Serpente mi ha sedotta ” dice Eva. ” La donna m’ha of­ferto il frutto ed io ne ho mangiato ” dice Adamo[36]. E la cupidigia triplice abbranca da allora i tre regni dell’uomo.

Il Vangelo della Grazia[37].

20Non c’è che la Grazia che riesca ad allentare la stretta di que­sto mostro spietato. E, se è viva, vivissima, mantenuta sempre più viva dalla volontà del figlio fedele, giunge a strozzare il mostro ed a non aver più a temere di nulla. Non dei tiranni interni: ossia della carne e delle passioni; non dei tiranni esterni: ossia del mondo e dei potenti del mondo. Non delle persecuzioni. Non della morte.

21E’ come dice l’apostolo Paolo: ” Nessuna di queste cose io temo, né tengo alla mia vita più di me, purché io compia la mia missione ed il ministero ricevuto dal Signore Gesù per rendere testimonianza al Vangelo della Grazia di Dio[38] “.

22I miei martiri hanno tenuto a compiere la loro missione e il ministero ricevuto. da Me di santificare il mondo e rendere testimonianza al Vangelo. Di. Nessun’altra cosa si sono preoccupati. Essi, per la Grazia vivente in loro e da loro tutelata con una cura quale non davano per la pupilla dei loro occhi e per la vita che gettavano con ilare prontezza, sapendo di gettare corruttibile spoglia per acquistarne una incorruttibile di infinito valore, erano tornati ” uomini e donne “, non più bruti. E da uomini e donne, figli del Padre celeste, vivevano e agivano.

Amore è darsi, offrirsi, immolarsi.[39].

23Come dice Paolo, essi ” non hanno bramato né oro, né argento, né vesti da alcuno “, ma anzi si sono fatti spogliare e si sono volontariamente spogliati di ogni ricchezza, fin della vita, ” per seguire Me ” sulla terra e nel Cielo.

24” Con le loro mani ” sempre come dice l’apostolo, ” han provveduto al bisogno loro e di altri”, hanno dato la Vita a sé ed hanno portato altri alla Vita.

25” Lavorando hanno soccorso gli infermi ” di quella tremenda infermità che è il vivere fuori della vera Fede e hanno tutto se stessi prodigato a questo scopo dando affetti, sangue, vita, fatiche, ogni cosa, ricordando le parole mie che ti ho detto tre giorni sono[40]: ” Dare è ricevere “, ” Dare è meglio che ricevere “, quelle parole che oggi, quando ti ho fatto aprire il Libro al capo 20 degli Atti e al versetto 35 tu hai letto con un sussulto perché hai ricordato di averle udite da poco e sei corsa a cercarle. E trovatele hai pianto, perché hai avuto una conferma che sono Io che parlo.

Un’anima di fanciullo

26Sì, sono lo. Non temere. Tu neppure te ne accorgi di quali verità divieni canale. Come l’uccellino sul ramo che canta felice quel canto che da millenni Dio ha messo nella sua piccola gola, e non sa perché escono quelle date note e non altre, e non sa di dire con quelle il suo nome e il nome del. suo Creatore, così tu ripeti quella Parola che parla in te e non sai neppure quanto essa è profonda nelle sue enunciazioni.

27Ma resta così: bambina. Amo tanto i bambini. Lo hai Visto[41]. Non m’hai visto ridere altro che con essi. Essi erano per Me la mia gioia d’Uomo. La Madre e il Discepolo, la mia gioia d’Uomo Dio e di Maestro. Il Padre, la mia gioia di Dio., Ma i bambini il mio sollievo giocondo sulla terra tanto amara.

28Resta così: bambina. Il tuo Salvatore, schiaffeggiato da tanti uomini, ha bisogno di rinfrescare le sue gote sulle gote dei bambini. Ha bisogno di appoggiare la sua fronte su dei capi che sono amorosi e senza malizia.

29Vieni, piccolo Giovanni, dal tuo Gesù. E restami sempre bambina. Il regno dei Cieli è di chi sa avere un’anima di fanciullo ed accogliere la Verità con la fiduciosa prontezza di un fanciullo.

30Sono Io, non temere. Io che ti parlo e ti benedico. Va’ in pace, piccolo Giovanni. Domani ti manderò Giovanni.»

340. Il Paradiso è Luce[42].

Esperienza del Paradiso.

Dice Giovanni:

1«Sono io. Anche di me non temere. Io sono carità. Tanto l’ho assorbita e tanto predicata, e tanto per ciò sono in Essa fuso, che sono carità che parla.

2Piccola sorella, noi lo possiamo dire: “Le nostre mani hanno toccato il Verbo di vita perché la Vita s’è manifestata a noi l’abbiamo veduta e l’attestiamo”.[43]

3Noi lo possiamo dire, noi che ripetiamo le parole che il nostro amore Gesù Cristo ci dice nella sua bontà che ogni bontà supera, e ci conduce in sentieri fioriti di cui ogni fiore è una verità e una beatitudine celeste.

4Noi lo possiamo dire, noi saturi come alveare fecondo della dolcezza che fluisce dalle labbra divine, da quelle labbra santissime che dopo aver spezzato il pane della dottrina alle turbe di Galilea, della Palestina tutta, hanno saputo consacrare il Pane per divenire Carne divina e spezzare Sé stesso per nutrimento dello spirito dell’uomo. Quelle labbra innocentissime che tu hai visto sanguinare e contrarsi e irrigidirsi nella Passione e nella Morte subite per noi.[44]

5Noi lo possiamo dire: “Questo è il messaggio che noi abbiamo ricevuto da Lui e che vi annunziamo: Dio è Luce e in Lui non ci sono tenebre”. La sua luce è in noi perché la sua Parola è Luce. Viviamo nella Luce e ne udiamo la celeste armonia.

6Vieni, piccola sorella. Ti voglio far udire l’armonia delle celesti sfere, l’armonia della luce poiché il Paradiso è Luce. Essa trabocca e si spande dal Trino Splendore e invade di Sé tutto il Paradiso. Noi viviamo nella e della Luce. Essa è il nostro gaudio, il nostro cibo, la nostra voce.

Arpeggio di note luminose.

7Canta il Paradiso con parole di luce. È la luce. Lo sfavillio della luce quello che fa questi accordi solenni, potenti, soavi, in cui sono trilli di bambini, sospiri di vergini, baci di amanti, osanna di adulti, gloria di serafini. Non son canti come quelli della povera Terra, in cui anche le cose più spirituali devono rivestirsi di forme umane. Qui è armonia di fulgori che producono suono. È un arpeggio di note luminose che sale e scende con variar di fulgori, ed è eterno e sempre nuovo, perché nulla si appesantisce di vecchiezza in questo eterno Presente.

Solo l’amore entra in Paradiso.

8Ascolta questo indescrivibile concento e sta’ felice. Unisci il tuo palpito d’amore. È l’unica cosa che puoi unirvi senza profanare il Cielo. Sei ancora umana, sorella, e qui l’umanità non entra. Ma l’amore entra. Esso ti precede. Precede lo spirito tuo. Canta con esso. Ogni altro canto sarebbe stridere di insetto nel grande coro celeste. L’amore è già sospiro armonico nel dolce canto.

9La pace di Gesù, nostro amore, sia con te.»

Il portavoce sa che non può…

10Padre, non posso descrivere la luminosità cantante che vedo e odo. Sono ebbra di questa bellezza, di questa dolcezza.

11Se un’immensa, sconfinata rosa, fatta di una luce rispetto alla quale quella di tutti gli astri e i pianeti è scintilla di focolare, smuovendo ad un vento d’amore i suoi petali desse suono, ecco qualcosa che potrebbe assomigliare a quanto vedo e odo, e che è il Paradiso tuffato nella luce d’oro della Trinità Ss. coi suoi abitanti di luce diamantina.

12Basta. Basta. Taccio perché la parola umana è bestemmia quando tenta di descrivere l’eterna Bellezza di Dio a del suo Regno.

341. L’amore di compassione[45].

Sofferenza mista di dolore e dolcezza.

1A chi lo posso dire quello che soffro? A nessuno di questa terra, perché non è sofferenza della terra e non sarebbe capita.

2È una sofferenza che è dolcezza e una dolcezza che è sofferenza. Vorrei soffrire dieci, cento volte tanto. Per nulla al mondo vorrei non soffrire più questo. Ma ciò non toglie che io soffra come uno preso alla gola, stretto in una morsa, arso in un forno, trafitto fino al cuore.

3Mi fosse concesso di muovermi, di isolarmi da tutto e di potere nel moto e nel canto dar uno sfogo al mio sentimento – poiché è dolore di sentimento – ne avrei sollievo. Ma sono come Gesù sulla croce. Non mi è più concesso né moto né isolamento e devo stringere le labbra per non dare in pascolo ai curiosi la mia dolce agonia.

4Non è un modo di dire: stringere le labbra! Devo fare un grande sforzo per dominare l’impulso di gridare il grido di gioia e di pena soprannaturale che mi fermenta dentro a sale con l’impeto di una fiamma o di uno zampillo.

Visione dell’Ecce Homo.

5Gli occhi velati di dolore di Gesù: Ecce Homo, mi attirano come una calamita. Egli m’è di fronte e mi guarda, ritto in piedi sui gradini del Pretorio, con la testa coronata, le mani legate sulla sua veste bianca di pazzo con cui l’hanno voluto deridere, ed invece lo hanno vestito del candore degno dell’innocente.

6Non parla. Ma tutto in Lui parla e mi chiama e chiede. Che chiede? Che Io lo ami. Questo lo so e questo gli do sino a sentirmi morire come avessi una lama nel petto. Ma mi chiede ancora qualcosa che non capisco. E che vorrei capire. Ecco la mia tortura. Vorrei dargli tutto quanto può desiderare a costo di morire di spasimo. E non riesco.

7Il suo Volto doloroso mi attira e affascina. Bello è quando è il Maestro o il Cristo Risorto. Ma quel vederlo mi dà solo gioia. Questo mi dà un amore profondo che più non può essere quello di una madre per la sua creatura sofferente.

L’amore di compassione.

8Sì, lo comprendo. L’amore di compassione[46]è la crocifissione della creatura che segue il Maestro sino alla tortura finale. È un amore dispotico che ci impedisce ogni pensiero che non sia quello del suo dolore. Non ci apparteniamo più. Viviamo per consolare la sua tortura e la sua tortura è il nostro tormento che ci uccide non metaforicamente soltanto. Eppure ogni lacrima che ci strappa il dolore ci è più cara di una perla, e ogni dolore che comprendiamo somigliante al suo più desiderato e amato di un tesoro.

L’estasi del soffrire.

9Padre, mi sono sforzata di dire ciò che provo. Ma è inutile. Di tutte le estasi che Dio può darmi, sarà sempre quella del suo soffrire quella che porterà l’anima mia al mio settimo cielo. Morir d’amore guardando il mio Gesù penante trovo che sia il più bel morire.

342. Accogliete il dono e traetene frutto e non condanna[47].

Di perfetto non c’è che il Pensiero Divino

Dice Gesù:

1«La parola della Madre mia dovrebbe sperdere ogni titubanza di pensiero anche nei più inceppati nelle formule.

2E ce ne sono tanti! Essi vogliono ragionare nelle cose divine col loro metro umano e pretenderebbero che anche Dio ragionasse così. Ma è così bello invece pensare che Dio ragiona in maniera sovranamente e infinitamente più eletta dell’uomo. E sarebbe così bello e utile che vi sforzaste a ragionare non secondo l’umanità ma lo spirito e seguire Dio. Non rimanere ancorati là dove il vostro pensiero si è ancorato. È superbia anche questa, perché presuppone la perfezione in una mente umana. Mentre di perfetto non c’è che il Pensiero Divino il quale può, se vuole e crede sia utile farlo, scendere e divenire Parola nella mente e sulle labbra di una sua creatura che il mondo sprezza perché ai suoi occhi è ignorante, meschina, ottusa, infantile.

Agli ignoti, ai “nulla”, si rivela la Grazia

3La Sapienza ama, a disorientare la superbia della mente, effondersi proprio su questi rifiuti del mondo, i quali non hanno dottrina loro propria e neanche coltura di dottrina acquisita, ma sono tutti solo nell’amore e nella purezza, grandi nella buona volontà di servire Iddio facendolo conoscere ed amare dopo aver meritato di conoscerlo amandolo con tutte le loro forze. Osservate, uomini. A Fatima, a Lourdes, a Guadalupe, a Caravaggio, alla Salette, dunque, vi sono state apparizioni vere e sante; i veggenti, i vocati a vederle, sono povere creature che per età, per coltura, per condizione, sono fra le più umili della terra. A questi ignoti, a questi “nulla”, si rivela la Grazia e ne fa i suoi araldi.

Che devono fare allora gli uomini?

4Che devono fare allora gli uomini? Chinarsi come il pubblicano e dire: “Signore, io ero troppo peccatore per meritare di conoscerti. Sii benedetto per la tua bontà che mi consola attraverso il tramite di queste creature e mi dà un’àncora celeste, una guida, un ammaestramento, una salvezza”. Non dire: “Ma no! Ubbie! Eresie! Non è possibile!” Come non è possibile? Che uno deficiente divenga un dotto nella scienza di Dio? E perché non è possibile? Non ho risuscitato i morti, guarito i pazzi, curato gli epilettici, aperto la bocca ai muti, gli occhi ai ciechi, l’udito ai sordi, l’intelligenza agli scemi; nello stesso modo come ho cacciato i demoni, ho comandato ai pesci di gettarsi nella rete, ai pani di moltiplicarsi, all’acqua di divenire vino, alla tempesta di calmarsi, all’onda di divenire solida come pavimento? Cosa è impossibile a Dio?

Chi come Dio?

5Anche prima che Dio: il Cristo, Figlio di Dio, fosse fra voi, non ha operato Dio il miracolo per mezzo dei suoi servi che agivano in suo nome? Non si sono rese feconde le viscere sterili di Sarai di Abramo perché divenisse Sara e partorisse in vecchiaia Isacco destinato ad esser colui col quale Io avrei stretto il patto? Non si sono mutate in sangue le acque del Nilo ed empite di animali immondi per il comando di Mosè? E sempre per la sua parola non son morti di peste gli animali e cadute per ulceri le carni degli uomini, e falciate, spezzate come per tramoggia, le biade per la grandine feroce, e spogliati gli alberi per le locuste, e spenta per tre giorni la luce, e percossi i primogeniti con la morte, e aperto il mare al passaggio di Israele, e addolcite le amare acque, e venuta abbondanza di quaglie e di manna, e scaturita acqua dalla roccia arida? E Giosuè non ha fermato il corso del sole? E il fanciullo Davide atterrato il gigante? E Elia moltiplicato la farina e l’olio e risuscitato il figlio della vedova di Sarepta? E non è scesa al suo comando la pioggia sulla terra assetata e fuoco dal cielo sull’olocausto? E il Nuovo Testamento non è una selva fiorita di cui ogni fiore è un miracolo? Chi è il padrone del miracolo? Che è dunque impossibile a Dio? Chi come Dio?

Curvate la fronte e adorate!

6Curvate la fronte e adorate. E se -dato che i tempi divengono maturi per la gran messe, e tutto si deve conoscere prima che l’uomo cessi d’essere, tutto: e delle profezie dopo Cristo e di quelle avanti Cristo e del simbolismo biblico che ha inizio sin dalle prime parole della Genesi- e se Io vi istruisco su un punto sinora inspiegato, accogliete il dono e traetene frutto e non condanna. 9Non fate come i giudei del mio tempo mortale, che vollero chiudere il cuore alle mie istruzioni e, non potendomi eguagliare nel comprendere i misteri e le verità soprannaturali, mi chiamavano ossesso e bestemmiatore.»

343. La passione di Maria Ss[48].

Il Portavoce imbronciato.

1Il giorno 12 non c’è dettato. Il 13 non ho voluto scrivere. E lei sa perché.

2Il 14, col broncio ancora, cedo perché… perché a lasciarlo parlare senza fermare i suoi pensieri mi sento levare l’aria e la vita. Ma il broncio ce l’ho ancora. Sicuro. E se non fosse che oggi è il mio compleanno[49]e che le sue parole sono il regalo più bello per la povera Maria, terrei ancora duro per vedere se, attraverso questo mezzo, mi fa la grazia che chiedo per tutti.

Il mistero della passione di Maria ss.

3È da ieri sera – quando lei è venuto lo diceva già – che Gesù ripete:

4«E non hai capito che ho permesso che conoscessi lo strazio di Maria per tua guida e conforto in quest’ora? [50]

5L’avevo avvolta in un velo la passione di mia Madre, perché è cosa tanto santa che non va data in pasto ai porci[51]. Solo per il Padre[52], perché avesse una guida nel giudicare e assolvere le anime che il dolore fa delirare; solo per te, perché nel tuo soffrire sapessi che la Mamma ti capisce perché ha sofferto e imparassi come si prega mentre il cuore è in un rogo di spasimo, e come si doma il sentimento che insorge contro un volere di cui non conoscete i fini, prostrandolo sotto la persuasione dello spirito della bontà di Dio – persuasione che lo spirito inculca alla ragione e al sentimento, l’impone come un giogo ai due ribelli, per il loro bene – solo per poche altre care e benedette anime di questo mio “piccolo gregge”, ho concesso le parole della Mamma mia in quell’ora tremenda, unicamente inferiore alla mia del Getsemani.

6E tu non hai capito! Se non ti conoscessi come tu non ti conosci, dovrei esser severo con te. Ti accarezzo invece e non ti lascio andare, povera pecorella mia tutta avvolta nelle spine. Guarda: te le levo ad una ad una, districandole dal tuo vello, pungendomi Io per non lasciare che la punta sia tu.

7Sto qui anche se non mi vuoi guardare. E vedremo chi vince.»

Anime che rimproverano Gesù!?

8Stamane poi, dopo una notte d’agonia che mi fa trovare al mattino con una faccia poco dissimile a quella della bimba di Giairo[53], Egli dice:

9«Lo vedi che non puoi stare senza di Me? Senza la tua Messa il cui Vangelo è cantato e commentato dal tuo Gesù, la cui benedizione è data dal tuo Gesù?

10Oh! povera, povera Maria che ci stai così male sulla terra! Bisogna proprio che Io ti prenda con Me. Non sei adatta agli urti brutali del mondo. Ma mi occorri ancora. Pensa alla Mamma. È dovuta rimanere ancora qualche tempo per servire Gesù. Tu non ci vuoi restare per servire Gesù? Andiamo, andiamo! i tuoi rimproveri sono ancora amore e fede, perché tu pensi che tutto può Gesù e che il tuo amare e credere totale debbano operare il miracolo.

11Anche Marta e Maria a Betania mi han rimproverato di non aver affrettato il ritorno, di essermi allontanato mentre Lazzaro moriva.[54] Ma Io le ho amate anche per questo, perché in quel rimprovero era amore e fede: “Se Tu eri qui, nostro fratello non sarebbe morto” hanno detto le due sorelle. E nel rimprovero era palese la loro convinzione che Io potevo operare il miracolo, e l’amore grande nella confidenza che le fa osare di rimproverare Me.

Maria era la Donna.

12Pace, pace, anima mia! Pace fra Me e te. E di’ in mio Nome, a coloro che potrebbero commentare irriverentemente le parole della Mamma[55], che Ella, in quell’ora, era la Donna. La Donna che assommava in sé tutti i dolori della donna, portati alla donna per la colpa della prima, e che doveva espiarli così come Io avevo assommato in Me tutti i dolori dell’uomo per poterli espiare.

13Di’ a coloro che negano che Maria abbia potuto soffrire perché santa, che Ella ha sofferto di tutto, come nessuna altra sua sorella di sesso, di tutto fuorché dei dolori del parto, non essendo in Lei la colpa e la maledizione di Eva, e quelli dell’agonia fisica per la stessa ragione[56]. Dette alla luce il Figlio delle sue viscere immacolate e dette a Dio il suo spirito senza macchia, come era decretato dal Creatore li dessero tutti i figli di Adamo se la colpa non li avesse innestati al Dolore.

14Di’ loro che Io, perché ero l’Espiatore principale, ho dovuto ben subire anche il dolore della morte, e di quella Morte, ed ero il Santo dei santi.

Maria ha sofferto in anima e corpo.

15Di’ a coloro che negano che Maria abbia potuto soffrire e nell’anima, nella sua mente e nella sua carne, nelle ore espiatorie della Passione, che se Io posso fare partecipe delle mie sofferenze e marcare delle mie piaghe un mio servo o una mia serva – creature che mi amano, ma che nel loro amore sono sempre molto relativi – come non avrò potuto associare a queste sofferenze, far partecipe di esse – perché il valore del patire del Figlio di Dio fosse aumentato del valore del patire della Piena di Grazia – la Madre mia, Maria la Santa, Maria la Carità, inferiore unicamente a Dio, Colei che mi amava alla perfezione come Mamma perché nella sua immacolatezza aveva perfezione di sentimento, e come credente perché nella sua santità mi amò come nessuna?

Maria era la Madre.

16Era Madre, uomini. Mi aveva portato, generato, partorito, allevato. Non era di stoppa ma dotata di nervi e di un cuore. Era carne, non solo spirito. Carne pura, ma carne ancora. Se Io ho pianto e ho sudato sangue, Ella non avrà pianto e pianto sangue?

17Ero suo Figlio, uomini. Non ero una larva di uomo. Ero Carne, ero la sua Carne. E in quella e su quella Ella vedeva, per la sua perfetta prescienza, cadere i flagelli, penetrare le spine, scendere le percosse, urtare le pietre e penetrare i chiodi, e per la sua santità in sé li riceveva.

Invito a riflettere.

18O uomini, riflettete. Dite di credere alla Comunione dei Santi, la quale è l’unione delle preghiere e delle sofferenze ai meriti infiniti di Cristo per i bisogni degli spiriti, e non potete ammettere che la prima a parteciparvi fu Maria, la mia e vostra Santa?

19Di’ questo, piccolo Giovanni imbronciato, agli uomini dalla fede e dalle idee svisate da un razionalismo che non sanno neppure di avere e che come gramigna ha invaso subdolamente anche gli spiriti più sinceramente desiderosi d’esser nel vero. Ricordati però che Giovanni non aveva mai il broncio, neppure quando Io lo riprendevo o trascuravo e gli altri lo contendevano.

20Va’ in pace. Ti benedico anche se sei così capretta oggi. Sii buona! Sii buona! Pensa che ti ho amato tanto da fare di te il mio portavoce. Va’ in pace. Ti benedico ancora.»

344. L’ubbidienza redentrice[57].

Dimensioni dell’ubbidienza.

Il nostro Redentore[58].

Dice Gesù:

1«Voglio farti considerare, a con te a molti, una virtù dalla quale vi è venuto un gran bene. Il più grande bene, mentre dal suo contrario vi è venuto tanto male: il più grande male. Te ne ho già parlato, ma la tua sofferenza non ti ha fatto ricordare le parole. Te le ripeto perché mi preme che le abbiate.

2Avendovi amato infinitamente, Io volli essere il vostro Redentore. Ma non lo fui unicamente per la Sapienza, non per la Potenza, neppure per la Carità. Queste sono tre caratteristiche, tre doti divine, che agirono tutte e tre nella Redenzione del genere umano, perché vi istruirono, vi scossero coi miracoli, vi redensero col Sacrificio.

La virtù dei salvatori[59].

3Ma Io ero l’Uomo. Essendo l’Uomo, dovevo possedere quella virtù la cui perdita aveva perduto l’uomo, e redimervi con quella. L’uomo s’era perduto per aver disubbidito al desiderio di Dio. Io, l’Uomo, vi ho dovuto salvare ubbidendo al desiderio di Dio.

4Dice Paolo che Io “avendo con forti grida e con lacrime offerto preghiere e suppliche, nei giorni della mia vita mortale, per salvare l’uomo da morte spirituale, fui esaudito per la mia riverenza”. E aggiunge che, giunto alla perfezione per aver imparato (ossia compiuto per obbedienza) divenni causa di eterna salute per tutti quelli che mi sono obbedienti.

5Paolo, con parola che lo Spirito fa vera, dice dunque che Io, Figlio di Dio fatto Uomo, raggiunsi la perfezione con l’obbedienza e potei esser Redentore per questa. Io, Figlio di Dio. Io raggiunsi la perfezione con l’obbedienza. Io redensi con l’obbedienza.

Dimensioni dell’ubbidienza.

6Se meditate profondamente questa verità, dovete provare quello che prova uno che prono su un’alta insenatura marina, guarda fissamente la profondità e la immensità del mare, e gli pare sprofondare in questo liquido abisso di cui non conosce profondità e confine.

7L’obbedienza! Mare sconfinato e abissale nel quale Io mi sono tuffato prima di voi per riportare alla Luce coloro che erano naufragati nella colpa. Mare in cui devono tuffarsi i veri figli di Dio per essere redentori di sé stessi e dei fratelli. Mare che non ha solo le grandi profondità e le grandi onde, ma anche le spiagge basse e le lievi ondette che sembrano scherzare con la rena del lido, così care ai bambini che giuocano con esse.

8L’obbedienza non è fatta unicamente di grandi ore in cui obbedire è morire come Io ho fatto, in cui obbedire è strapparsi da una Madre come Io ho fatto, in cui obbedire è rinunciare alla propria dimora come Io ho fatto lasciando il Cielo per voi. L’obbedienza è fatta anche di minuscole cose di ogni ora, compiute senza brontolii, man mano che vi si presentano.

Il vento leggero dell’obbedienza.

9Cosa è il vento? Turbine sempre che curva le cime degli alberi secolari e li piega, li spezza, li abbatte al suolo? No. È vento anche quando, più leggero di carezza materna, pettina le erbe dei prati e i grani che incespano e li fa ondulare appena come rabbrividissero lievemente nella cima dei verdi steli per la gioia d’esser sfiorati dal vento leggero. Le piccole cose sono il vento leggero dell’obbedienza. Ma quanto bene vi fanno!

10Ora è primavera. Se il sangue non la bruttasse[60], come sarebbe dolce questa stagione! Le piante, che sanno amare e obbedire al Creatore, stanno mettendo la veste nuova fatta di smeraldo e come spose si fasciano di fiori. I prati sembrano un ricamo, un velluto trapunto di fiori, i boschi una felpa profumata sotto una volta di creste verdi e canore. Ma se non ci fossero i tenui venti d’aprile, e anche le pazze ventate di marzo, quanti fiori rimarrebbero senza fecondazione e quanti prati senza acqua! Fiori ed erbe sarebbero perciò nati per morire senza scopo. Il vento spinge le nubi e li irrora così, il vento fa baciare i fiori, porta ai lontani il bacio dei lontani e con la sua gaia corsa da ramo a ramo, da albero ad albero, da frutteto a frutteto, feconda e fa che quei fiori divengano frutto.

11Anche l’obbedienza spicciola a tutte le piccole cose che Dio vi presenta attraverso agli avvenimenti del giorno, fa quello che fa il vento con le piante e le erbe dei prati e degli orti. Di voi, fiori, fa frutti. Frutti di vita eterna.

Massima dimensione dell’ubbidienza.

12Beatissimi quelli che, presi dal turbine dell’Amore, e del loro amore, consumano il sacrificio totale di sé, i piccoli redentori che mi perpetuano, i quali compiono l’obbedienza somma bevendo il mio stesso calice di dolore. Ma beati anche quelli che, non avendo ardire di dire al turbine dell’Amore: “T’amo, eccomi, prendimi”, sanno piegarsi al vento lieve dell’Amore che sa graduare le forze dell’uomo suo figlio e dare ad ognuno quel tanto di pressione che sia possibile a sopportare.

13Vi pare, o figli, e mai come ora vi pare, che la prova sia tante volte superiore alla forza vostra. Ma è perché voi vi irrigidite. È perché siete superbi e diffidenti. Volete fare da voi e non vi abbandonate a Me. Non sono un carnefice. Sono Colui che vi ama. Sono un Padre buono. E se non posso annullare la Giustizia, aumento in compenso la Misericordia. Tanto più l’aumento quanto più cresce la Giustizia per la marea di delitti, di bestemmie, di disubbidienze alla Legge che copre la Terra.

14Naufragate in essa. Innocenti, quasi innocenti, colpevoli, grandi colpevoli, naufragate in essa. Ma se per gli ultimi il fondo del naufragio sarà nel fondo di Satana (fin dalla vita col dilaniamento di una coscienza che li morde e non dà pace nonostante fingano di averla) per le altre due categorie il fondo sarà nella mia Misericordia, è in essa per i quasi innocenti, ed è nel mio Cuore per gli innocenti. Ma Misericordia e Cuore sono già Cielo e per questi, dopo i conforti sulla Terra che non nego loro – e tu to sai – è pronto il Cielo.

Istruzioni sul più perfetto.

Finalità pedagogica delle rivelazioni.

15Un’altra cosa ho detto al tuo spirito, e il tuo spirito non ha potuto farlo scrivere alla tua carne sfinita, e te la ripeto.

16In tutto questo mio insegnamento non vi è lezione o visione data senza che Io segua un mio disegno educativo che voi non comprendete o comprendete in ritardo e parzialmente. Se meditaste con lucidità di intuizione, vedreste che le lezioni che vi do coi dettati o con le contemplazioni del portavoce sono sempre in rapporto con eventi prossimi a venire. Faccio così per darvi soprannaturale aiuto. Queste pagine, dato che il mondo non si imbesti completamente, faranno molto bene alle anime anche in futuro, perché contengono insegnamenti di Scienza eterna; ma per voi, viventi in questa ora fatale, sono anche una guida e un conforto per le ore che vivete.

Infantilismo spirituale e religioso[61].

17Anche voi, come i primi cristiani di Paolo, “siete divenuti un po’ deboli nell’intendere… e avete ancora, di nuovo, bisogno che vi insegnino i primi rudimenti della parola di Dio, ridotti ad aver bisogno di latte e non di solido cibo”. Bambini siete tornati, non per l’innocenza e la semplicità, non per la fede sicura, ma per la vostra incapacità di camminare nella fede e di comprendere le sue verità.

18Siete tanto retrocessi! Le parole della Giustizia non sono che suono che percuote il vostro orecchio e talora neppure lo percepite. Non ne fate cibo di Vita. Non ne potete fare perché non lo assimilate. Il vostro spirito, per un colpevole vostro indifferentismo, per una colpevole vostra simpatia con la colpa, è colpito da infantilismo e non ha più quel succo che lo rende capace di fare, del cibo robusto degli adulti nella fede, il suo nutrimento. O non avete religione o avete una religione fatta di una coreografia di pratiche e di sentimentalismo.

Adulti nella religione[62].

19Ma lo sapete cosa vuol dire: “Religione”? Vuol dire seguire Dio e la sua Legge, non solo cantare dei begli inni, fare delle belle processioni, delle belle funzioni, andare a prediche eleganti, esser il membro A o B della tale associazione. Tutte cose che vellicano il vostro sentimento. E nulla più. Religione vuol dire fare dell’uomo-animale l’uomo semidio. Occorre annullare, attraverso alla religione, l’animalità nelle sue svariate forme che vanno dalla carne al pensiero. Giù la gola, giù la lussuria, via l’avarizia, abbasso l’accidia, sia uccisa la menzogna e la superbia. Siate casti, caritatevoli, umili, onesti, siate insomma come Dio vuole e come Io vi ho insegnato ad essere. Allora sarete adulti nella religione, nella fede, sarete uomini fatti, aventi “dalla pratica addestrate le facoltà al discernimento del bene e del male”.

Istruzioni sul più perfetto[63].

20È per questo che Io, lasciando da parte l’insegnamento elementare, vengo a istruirvi sul più perfetto, perché voglio portarvi ad esso. Sarete pochi: coloro che hanno fame di Giustizia, fame di Verità, fame di Sapienza. Ma per questi, miei benedetti, Io do un pane che li aiuta a sempre meglio gustare l’altro Pane che sono Io-Eucarestia. Anche nella mia vita pubblica ho fatto precedere il pane della Parola al pane del Sacramento.[64] È sempre quello che deve preparare a Questo. La Chiesa docente c’è per questo. Per perpetuare il mio ministero di Maestro e farvi capaci di trarre dal Sacramento il massimo del potere vitale.

Guai a chi dalla Luce tornano alle tenebre[65].

21Guai però a coloro che, dopo esser stati illuminati, preferiscono tornare nelle tenebre. Guai a quelli che, dopo aver gustato questo cibo celeste, preferiscono i bocconi di Satana. Guai a quelli che, dopo esser stati fatti coscienti del Vero dallo Spirito Santo, tornano bruti, profanando sé stessi. Non è possibile che, precipitati, tornino a penitenza. Ché se Io tanto perdono alla debolezza dell’uomo, sono inesorabile per chi vuole rimanere nel Male dopo avere eletto il Male per suo re spontaneamente.

Beato chi rinascerà in cielo[66].

22E voi, ai quali do a gustare la dolcezza della parola di Dio che si effonde nuovamente per sopperire a troppa mutezza sacerdotale, e troppa cenere tiepida là dove dovrebbe esser fuoco vivo, che si effonde per neutralizzare nei miei discepoli novelli il veleno di Satana che circola sulla Terra, voi ai quali sollevo anche veli sui segreti del mio giorno d’Uomo e sui misteri del secolo futuro, siate degni del dono. Divenite spighe granite e non arida paglia pronta pel fuoco. Spighe per il grano eterno. Rinascerete in Cielo.

23Oh! Gioia di esser fuori dal mondo! Gioia d’esser dove è Dio! Quando, esalato lo spirito, Io ho potuto tornare a vedere il Padre, ho gustato una beatitudine come da eternità mai avevo gustata. Ed essa perdura perché so, ora, cosa vuol dire esser separato dal Cielo, da Dio. Tutte le esperienze ho patito in Me. Per potervi difendere presso l’Altissimo. Ma in verità vi dico che la mia stessa beatitudine sarà la vostra quando sarete qui, fuori dall’esilio, con Me, presso il Padre, nella Patria dell’Amore.

24Dell’Amore, figli. Là dove non è più odio e delitto, più pianto e terrore».

25Gesù mi dice di scrivere anche quelle parole circa la funzione di certe anime nel mondo. Lo faccio benché, debole e tormentata come sono, la testa mi giri come una trottola.

26«Hai capito, ora, il perché dei conventi di clausura? La loro ragione d’essere?

27Non tutti hanno tempo di pregare, presi come sono nella vita attiva. Vero è che l’attività onesta è già preghiera e perciò sono giustificati coloro che orano lavorando. Ma molti sono i bisogni dell’uomo e molti uomini sono che non pregano affatto. Per tutti coloro che non vogliono o non possono pregare in maniera che ogni giorno abbia quel numero di omaggi che la Divinità richiede (pensate che in Cielo non ha sosta il Gloria a Dio), pregano i claustrati. Pregano Dio per onorarlo, lo pregano per placarlo, lo pregano per impetrarlo. Sono le braccia alzate sopra coloro che combattono, e chiedono per tutti.

Missione della piccola claustrata.

28Tu sei nella tua casa la piccola claustrata che preghi per tutti. Ma la tua carità deve essere vasta quanto il mondo. Più ancora: quanto tutto il Creato, e invadere anche il Cielo.

29Cominciare anzi da questo.

30Pregare per dar lode e riparazione a Dio bestemmiato da tanti.

31Pregare per chi non prega. Pregare per la Chiesa.

32Pregare per il Sacerdozio senza il quale, tornato allo splendore di un martire Lorenzo, divenite sempre più idolatri.

33Pregare per la società umana, che venga a Dio se vuol salvarsi.

34Pregare per la patria, che abbia pace e bene.

35Pregare per chi soffre, per chi ha fame, per chi è senza tetto.

36Pregare per chi dubita e sente che la disperazione lo abbranca.

37Pregare, pregare, pregare.

38Per ultimo, pregare per te.

39Non abbiate paura. Se anche, voi che pregate per tutti, non pregate per voi, Io prego per voi il Padre. State tranquilli.

40Le anime oranti nel mondo, quelle che della loro infermità sanno fare non un ozio forzato ma un’attività santa, sono le piccole clausure che Io spargo come fiori nel mondo per aiutare le grandi clausure; e con questa somma di preghiere instancabili placare il Padre e dare sollievo all’umanità.»

Terziaria dell’Addolorata[67].

41Ed ora, Padre, le dirò che sono commossa per la bontà di Dio dalla quale è venuta la sua. È stato Gesù che glie lo ha ispirato. Lo desideravo tanto d’esser nel Terz’Ordine dell’Addolorata. Se non fossi stata fin da bambina devotissima di S. Francesco d’Assisi e non avessi avuto molte penose esperienze con sacerdoti dei Servi di Maria, quando nel 1926 decisi di entrare in un Terzo Ordine mi sarei rivolta a quello dell’Addolorata o del Carmelo. Perché volevo esser di Maria anche quando… ero una capretta, come dice Gesù[68]. L’amavo male conoscendola poco, ma istintivamente andavo verso di Lei. Ora, da quando l’ho vista soffrire, l’amo come amo suo Figlio: “con tutte le mie forze”,[69] e si era acuito il desiderio di esser dell’Addolorata. Tacevo, ma avevo la spina del desiderio infissa in gola.

42Grazie a Gesù e alla Mamma che glie lo hanno detto, e grazie a lei che ha capito. Già è inutile. L’ho detto dallo scorso anno che la Madonna Addolorata ha agito sempre prepotentemente con me. Ha voluto che fossi diretta da un suo figlio[70], ha voluto per il suo altare il lavoro fatto per altri altari[71], ora vuole che io muoia con la sua veste[72]. Ebbene: speriamo che voglia dal Figlio suo quello che chiedo per tutti (la pace) e quello che chiedo per me: la salvezza della povera anima mia. E così anche lei avrà la sua Fernanda Lorenzoni[73].

43E ora basta altrimenti mi svengo.


345. L’altare è da più dell’offerta[74].

L’offerta e l’altare[75].

1Ieri, venerdì, silenzio. Solo dolore ricevuto come dono e offerto come dono.

2Oggi Gesù dice questo:

3«Una delle deviazioni del vostro pensare di cattolici, di cristiani in genere, sta in questo. Voi confondete l’offerta con l’altare. Voi credete più grande l’offerta dell’altare. E questo succede anche a coloro, fra di voi, che sono dei buoni figli del Signore. Ve ne parlo per correggervi.

4Le vostre offerte di preghiere e di sacrifici mi sono tanto care e soltanto nel Paradiso vedrete come le ho usate e quanto bene ho fatto con esse.

5Voi mi date le vostre povere cose sempre intrise di umanità, sempre sporche da imperfezioni. Non avete altro da darmi di più bello. L’uomo, anche il migliore, sinché è uomo è sempre soggetto ad essere imperfetto. Quando sarete qui, con Me, non sarete più tali.

6Le vostre azioni sono sempre imperfette agli occhi miei. Ma Io guardo al vostro sforzo e all’affetto, alla rettitudine con cui le offrite. E non le sdegno. Tutt’altro. Le prendo anzi con amore e le santifico, le purifico col mio contatto e, fatte tutte sante e pure, le uso per il bene del mondo. E per il vostro bene.

Il Banchiere onesto.

7Oh! Io sono un banchiere onesto e buono. Non lascio inerti i vostri risparmi. Non li uso per Me o per altri lasciandovene privi dei frutti. Ma anzi tesaurizzo per voi e, pure spendendo le vostre monete per i bisogni del mondo, con amore accumulo il frutto di esse l perché lo troviate all’ora della morte e vi sia dote per entrare nel mio Regno.

8Voi dunque mi date le vostre povere cose sempre imperfette, ma a Me tanto care. Le date a Me. Perché – Io l’ho detto[76]– tutto quanto fate di opere buone al e per il prossimo vostro lo fate a Me. Ed è dare al prossimo tanto dare il pane, l’acqua, l’ospitalità, la veste, il conforto, l’insegnamento, l’esempio, come dare per esso la vita, offrendomela per la salvezza di uno o di molti e per il trionfo del bene, del mio Bene, nel mondo.

9Ma, qualunque cosa mi diate, pensate sempre che non è per essa che avete quanto chiedete. Ma per il vostro Dio. Sono Io, ossia l’altare – perché l’altare sta a rappresentare il trono di Dio – che vi faccio grazia. Sono Io che santifico l’offerta e non l’offerta che santifica Me. Sono Io che voglio e posso, e non voi che potete e volete.

10Quando perciò nel Pater dite: “Fiat voluntas tua”, dovete pensare dunque che anche nelle vostre richieste dovete accettare la mia volontà di ascoltarvi e di concedervi ciò che chiedete. E non dire: “Ma io ho dato e devo avere”. Avete dato; e che abbiate una fede e fiducia tanto grandi in Me che vi paia impossibile che Io non intervenga ad esaudirvi è per Me più dolce di una carezza di figlio. Ma, se per un pensiero che voi non potete comprendere, Io non do, voi dovete darmi non la carezza ma il bacio, forma di amore più profonda della carezza, il bacio della vostra pronta, ilare, umile, santa obbedienza e rassegnazione alla mia volontà.

L’altare è da più dell’offerta.

11L’altare è da molto più dell’offerta che vi sta sopra ed è l’altare quello che parla. Non confondete perciò la cosa con Quello a cui la cosa è data.

12Non vi voglio chiamare farisei, perché in questa lieve colpa cadete proprio voi che siete i più generosi, i più volonterosi di amarmi con rettezza di cuore. I farisei agiscono con multiformi errori, voi avete questo solo nella vostra attitudine con Dio. Ma poiché Io vi ho detto: “Siate perfetti”,[77] levatevi anche questo dal cuore.

13Quando avete deposto sull’altare il vostro dono, quando avete dato a Me, Dio vostro, le vostre offerte, lasciate che l’altare le elevi, lasciate che Dio le consacri. Ricordatevi di quando su povere offerte Io facevo scendere fuoco divino per consumarle in sacrificio di gradito odore.[78] Nessun sacerdote, nessun fuoco è da più di Me che prendo il vostro dono e lo consacro e lo consumo e lo uso per ciò che trovo utile, anche se a voi così non appare, e nessun dono diventa più bello di quello che viene dato non solo come forma ma anche col pensiero. Dato. E, una volta dato, non più ricordato con alterigia a Colui a cui è stato donato. Mi basta la mia intelligenza per ricordarmi di voi. Mi basta il vostro sorriso, il vostro dire: “Gesù!”, dire: “Padre!”, per tenermi presente, come se il vostro angelo la alzasse all’altezza del mio sguardo, la vostra offerta.

14Animo, figli miei. Il mondo è feroce. Ma è cosa che passa e più non torna. Io resto con la mia bontà e con Me resta il mio mondo paradisiaco, dove siete attesi per dimenticarvi, in una eterna gioia, tutti gli orrori della Terra.»

346. La morte è gloria resa a Dio[79].

Inizio della perfezione.

Dice Gesù:

1«Un altro breve insegnamento per quelli che, quasi giunti alla mèta, hanno bisogno di compiere gli ultimi sforzi per toccare vittoriosamente la fine della prova.

2Siate perfetti, ho detto[80]. La perfezione si inizia dalle cose più pesanti e si compie con le più leggere. Si inizia domando la carne, si compie emendando il pensiero da quelle idee che non sono peccato ma che hanno in sé tara di una ingiustizia mentale non gradita a Dio. Compatita da Dio che è misericorde, ma non gradita. Ora, perché voler venire a Me con la veste non bruttata da macchie, ma non fresca e intatta come quella di un giglio che s’è deterso dalla polvere con la rugiada del mattino?

3Io sono la vostra rugiada e mi effondo per levarvi anche le più lievi appannature di umanità e di errore ed imperlarvi della mia Grazia per farvi gioielli del trono del Padre. Vi ho dato il mio Amore e il mio Sangue. Vi ho dato la mia Parola e il mio Corpo. Ma voglio darvi più che la Parola. Voglio darvi il mio Pensiero.

Cosa è il pensiero?

4Che è il pensiero? È l’anima della parola. Quando due si amano, non si accontentano di dirsi le parole necessarie, ma si comunicano anche gli intimi pensieri. Oh! gioia poter dire a chi ci ama quello che come lampo, come musica, come palpito ferve nella mente e per questo fervere ci distingue dai bruti, i cui moti mentali si limitano ai bisogni rudimentali del vivere!

5L’uomo pensa, e dal pensiero trae capolavori d’arte, di genio, di bellezza. L’uomo pensa, e in questo suo pensare ha un intimo amico che empie di compagnia anche la solitudine del romito. Il pensiero dell’uomo spazia, spirituale come è, per tutto l’universo. Si sprofonda nel rammemorare gli avi lontani, si immerge nella previsione dei tempi avvenire, studia e contempla e medita le mirabili opere di Dio nel creato, riflette sui misteri degli uomini (ogni uomo è un mistero chiuso in veste mortale: luminoso o buio a seconda del suo animo santo o satanico; mistero noto a Dio solo a cui nulla è ignoto) e dalla contemplazione delle cose e degli uomini sale alle contemplazioni di Dio. Come aquila che, rapida, saetta da una valle ai suoi picchi e da questi ascende più alto a spaziare nel cielo, a salire verso il sole, a cercare le stelle, così il pensiero umano può salire, spaziare, immergersi nella purità splendente di Dio dopo aver meditato sulla capacità umana, alla immensità divina dopo aver riflettuto alla relatività umana, sull’eternità divina dopo aver contemplato la labilità umana, alla Perfezione dopo aver guardato, senza superbia che acceca, l’umana imperfezione.

6Ebbene: come è dolce comunicare a chi si ama questo nostro pensiero! Le luci di esso offerte come gemme ai più cari! È l’amore dell’amore: il più puro, il più eletto.

7Io voglio darvi il mio Pensiero. Farvi comprendere il Pensiero celato nella Parola. È come se vi prendessi e vi mettessi nella mia Mente e vi facessi conoscere i tesori chiusi in essa. Per farvi sempre più simili a Me e perciò più graditi al Padre mio e vostro.

La morte è una volontà di Dio che si compie.[81].

8Nel Vangelo di Giovanni, possessore perfetto del Pensiero del Verbo di Dio fatto Carne, del pensiero del suo Gesù, Maestro e Amico, è detta una frase: “Ora disse questo per significare con quale morte avrebbe reso gloria a Dio”.

9Con quale morte avrebbe reso gloria a Dio. Figli! Tutte le morti sono gloria resa a Dio quando sono accettate e subìte con santità. Lungi da voi la anche santa invidia di questa o quella morte. Lungi la misurazione umana del valore di questa o di quella morte. La morte è una volontà di Dio che si compie. Anche se l’esecutore di essa è un uomo feroce che si rende arbitro dei destini altrui e per la sua adesione a Satana ne diviene strumento per tormentare i suoi simili ed assassino dei medesimi, maledetto da Me, la morte è sempre l’estrema obbedienza a Dio che ha comminato la morte all’uomo per il suo peccato.[82]

Le due indulgenze plenarie.

10Conoscete tante indulgenze e vi sono anime piccine (non piccole: piccine) le quali, nella loro religione ristretta e fasciata dalle pratiche come una mummia fra le tenebre di un ipogeo, fanno la somma giornaliera di quanti giorni di indulgenza acquistano con questa e quella preghiera. Le indulgenze ci sono perché ne godiate nella vita futura, è vero. Ma fate luce, date ala alla vostra anima e alla vostra religione. Sono cose celesti. Non fatene delle schiave imprigionate in buio carcere. Luce, luce, ala, ala. Alzatevi! Amate! Pregate per amare, siate buoni per amare, vivete per amare.

11Due sono le più grandi indulgenze. Plenarie. E vengono da Dio, da Me Pontefice eterno. Quella dell’Amore che copre la moltitudine dei peccati. Li distrugge nel suo fuoco. Chi ama con tutte le sue forze consuma di attimo in attimo le sue umane imperfezioni. Più di imperfezioni non fa chi ama. La seconda plenaria indulgenza, data da Dio, è quella di una morte rassegnata, quale che sia il genere di essa, di una morte volonterosa di fare la estrema obbedienza a Dio.

La morte del giusto.

12La morte è sempre un calvario. Grande o piccino, è sempre calvario. Ed è sempre “grande” anche se all’apparenza non ha nulla che la faccia apparire tale, perché è proporzionata da Dio alle forze di ognuno (parlo qui dei figli miei, non di quelli che sono figli di Satana), alle forze che Dio aumenta a misura della morte che è destino della sua creatura; ed è grande perché, se è compiuta santamente, assume la grandezza di ciò che è santo. Ogni morte, dunque, santa, è gloria resa a Dio.

13Come è bello vedere la rosa aprirsi sul suo stelo! Eccola: è chiusa come un rubino nel suo castone di smeraldo, ma schiude le lamine del castone e, come bocca che si apre al sorriso, disserra i petali porporini. Risponde col suo sorriso di seta al bacio del sole. Si apre. È una aureola di velluto vivo intorno all’oro dei pistilli. Canta col suo colore e col suo profumo la gloria di Chi l’ha creata, e poi a sera si piega stanca e muore con un più vivo profumare, che è la sua estrema lode al Signore.

14Come è bello udire nei boschi, a sera, il coro degli uccelli che, prima di mettersi a riposo, cantano con tutti i trilli delle loro gole l’orazione di lode al Padre che li ha nutriti! Sembra che il coro cada, ma vi è sempre il più innamorato che lancia un nuovo trillo e incita gli altri a seguirlo, poiché il sole ancor non è caduto e la luce è cosa tanto bella che si deve salutarla perché essa li ami e torni al mattino; poiché ancor il buon Dio permette si veda un chicco sparso al suolo, un moscerino sperduto, un bioccolo di lana da portare ai piccini o da dare al piccolo gozzo che il buon Signore sfama. E il coro continua sinché la luce muore e i riconoscenti si raccolgono sul ramo, pallottoline di tepore che hanno ancora un pigolio sotto le piume per dire: “Grazie, o mio Creatore”.

15La morte del giusto è come quella della rosa, è come il sonno dell’uccello. Dolce, bella, gradita al Signore. Nell’arena di un circo o nel buio del carcere, fra gli affetti familiari o nella solitudine di chi è senza nessuno, rapida o lunga di tormenti, essa è sempre, sempre, sempre gloria resa a Dio.

Invito ad accettare la morte.

16Accettatela con pace. Desideratela con pace. Compitela con pace. La mia pace permanga in voi anche in questa prova, in questo desiderio, in questa consumazione. Abbiate già la mia pace eterna in voi, sin da ora, e per questa estrema cosa.

17Pensate che la morte cruenta di un’Agata non differisce per Me da quella di una Liduina, e quella di una Teresa Martin da quella di un Domenico di Guzman, quella di un Tommaso Moro da quella di un Contardo Ferrini.[83]

18Colui che fa la volontà del Padre mio, Io l’ho detto, è beato. Beato, Io ho detto, e fratello e sorella e madre mia[84]. Io ho detto questo. Perché Io ho reso gloria a Dio mio Padre facendo la sua volontà nella vita e nella morte. Imitate dunque il Maestro vostro ed Io vi chiamerò: “Fratelli miei, sorelle mie”.»

347. Amare Maria è amare Gesù[85]

A l’autorità di Gesù, Maria porta la carezza dell’amore.

 [Dice Gesù:]

1«Un giorno Maria mia Madre ti ha detto: “Io vi chiedo con lacrime al Figlio mio”. E un’altra volta: “Lascio al mio Gesù la cura di farmi amare… Quando mi amate, vengo. E la mia venuta è gioia e salvezza”.

2La Mamma ti ha voluta. E a Lei ti ho data. Ti ci ho portata, anzi, perché so che, là dove Io posso piegare con l’autorità, Ella vi porta con la carezza dell’amore e vi ci porta meglio ancora di Me, Il suo tocco è un sigillo davanti al quale Satana fugge. Ora hai la sua veste e, se sei fedele alle preghiere dei due Ordini,[86] mediti ogni giorno tutta la vita della Mamma nostra. Le sue gioie e i suoi dolori. Ossia le mie gioie e i miei dolori. Perché, dal momento che da Verbo divenni Gesù, Io ho con Lei e per gli stessi motivi giubilato o pianto.

Chi spira in Maria è già in paradiso.

3Vedi dunque che amare Maria è amare Gesù. È amarlo più facilmente. Perché Io ti faccio portare la croce e sulla croce ti ci metto. La Mamma invece ti porta o sta ai piedi della croce per riceverti sul cuore che non sa che amare. Anche nella morte il seno di Maria è più dolce d’una cuna. Chi spira in Lei non sente che le voci dei cori angelici che turbinano intorno a Maria. Non vede tenebre, ma il dolce raggio della Stella Mattutina. Non ode pianto, ma il suo sorriso. Non conosce terrore. Chi osa strappare, di Noi che l’amiamo, una sua creatura dalle braccia di Maria?

Maria fa ciò che la nostra buona volontà non può

4Non dire: “Grazie” a Me. Dillo a Lei, che non si è voluta ricordare di nulla di te, fuorché del poco bene che hai fatto e dell’amore che hai per Me, e per questo ti ha voluta, per domale sotto il suo piede ciò che la tua buona volontà non riusciva a domare. Grida: “Viva Maria!”. E sta’, ai suoi piedi, ai piedi della Croce. Ti ornerai la veste dei rubini del mio Sangue e delle perle del suo pianto. Avrai una veste da regina per l’entrata nel mio Regno.

5Va’ in pace. Ti benedico.»

348. Natura e finalità del matrimonio[87].

Le filiazioni di Satana.

Dice Gesù:

1“Il dettato di ieri[88]attira il seguente.

2Le famiglie che non sono famiglie, e che sono origine di gravi sciagure che dall’interno della cellula familiare si irradiano a rovinare le compagini nazionali e da queste la pace mondiale, sono quelle famiglie nelle quali non domina Dio, ma bensì dominano il senso e l’interesse e perciò le figliazioni di Satana. Create su una base di senso e di interesse, non si elevano verso ciò che è santo, ma, come erbe malsane nate nel fango, strisciano sempre verso terra.

Famiglie sulle quali ha potere Satana[89].

3Dice l’angelo a Tobia: “Ti insegnerò chi sono coloro su cui ha potere il demonio”.[90]

4Oh! che in verità vi sono coniugi che dalla prima ora del loro coniugio sono sotto il potere demoniaco! Vi sono, anzi, sin da prima d’esser coniugi. Vi sono da quando prendono la decisione di crearsi un compagno o una compagna e non lo fanno con retto fine, ma con subdoli calcoli nei quali l’egoismo e la sensualità imperano sovrani.

5Nulla di più sano e di più santo di due che si amano onestamente e si uniscono per perpetuare la razza umana e dare anime al Cielo.

Dignità del matrimonio.

6La dignità dell’uomo e della donna divenuti genitori è la seconda dopo quella di Dio. Neppure la dignità regale è simile a questa. Perché il re, anche il più saggio, non fa che amministrare dei sudditi. Essi genitori attirano invece su loro lo sguardo di Dio e rapiscono a quello sguardo una nuova anima che chiudono nell’involucro della carne nata da loro. Direi quasi che hanno a suddito Dio, in quel momento, perché Dio, al loro retto amore che si unisce per dare alla Terra e al Cielo un nuovo cittadino, crea immediatamente una nuova anima.

7Se vi pensassero, a questo loro potere al quale Dio subito annuisce! Gli angeli non possono tanto. Anzi gli angeli, come Dio, sono subito pronti ad aderire all’atto degli sposi fecondi ed a divenire custodi della nuova creatura. Ma molti sono quelli che, come dice Raffaele, abbracciano lo stato coniugale in modo da scacciare Dio da sé e dalla loro mente, e da abbandonarsi alla libidine. E sopra questi ha potere il demonio.[91]

8Che differenza c’è fra il letto del peccato e il letto di due coniugi che non si rifiutano al godimento ma si rifiutano alla prole? Non facciamo dei funambolismi di parole e di ragionamenti bugiardi. La differenza è ben poca. Ché, se per malattie o imperfezioni è consigliabile o concesso non concedersi figli, allora occorre saper essere continenti ed interdirsi quelle soddisfazioni sterili che altro non sono che appagamento del senso. Se invece nessun ostacolo si frappone alla procreazione, perché fate di una legge naturale e soprannaturale un atto immorale svisandola nel suo scopo?

9Quando qualsiasi riflessione onesta vi consiglia di non aumentare la prole, sappiate vivere da sposi casti e non da scimmie lussuriose. Come volete che l’angelo di Dio vegli sulla vostra casa quando fate di essa un covo di peccato? Come volete che Dio vi protegga quando lo obbligate a torcere disgustato lo sguardo dal vostro nido insozzato?

Preparazione al matrimonio.

10Oh! misere le famiglie che si formano senza preparazione soprannaturale, le famiglie dalle quali è stata sbandita, a priori, ogni ricerca di Verità e dove anzi si deride la parola della Verità che insegna, cosa e perché è il Matrimonio. Misere le famiglie che si formano senza nessun pensiero all’alto, ma unicamente sotto l’aculeo di un appetito sensuale e di una riflessione finanziaria! Quanti coniugi che, dopo l’inevitabile consuetudine della cerimonia religiosa – consuetudine ho detto, e lo ripeto, perché per la maggioranza non è altro che consuetudine e non aspirazione dell’anima ad avere Dio con sé in tal momento – non hanno più un pensiero a Dio e fanno del Sacramento, che non finisce con la cerimonia religiosa ma si inizia allora e dura quanto dura la vita dei coniugi, secondo il mio pensiero – così come la monacazione non dura quanto la cerimonia religiosa, ma dura quanto la vita del religioso o della religiosa – e fanno del Sacramento un festino e del festino uno sfogo di bestialità!

Finalità del matrimonio[92].

11L’angelo insegna a Tobia che, facendo precedere con la preghiera l’atto, l’atto diviene santo e benedetto e fecondo di gioie vere e di prole.[93]

12Questo occorrerebbe fare. Andare al matrimonio mossi da desiderio di prole, poiché tale è lo scopo dell’unione umana, e ogni altro scopo è colpa disonorante l’uomo come essere ragionevole e ferente lo spirito, tempio di Dio, che fugge sdegnato, e aver presente Dio in ogni ora. Dio non è carceriere oppressivo. Ma Dio è Padre buono, che giubila delle oneste gioie dei figli e che ai loro santi amplessi risponde con benedizioni celesti e con l’approvazione di cui è prova la creazione di un’anima nuova.

13Ma questa pagina chi la comprenderà? Come avessi parlato la lingua di un pianeta sconosciuto, voi la leggerete senza sentirne il sapore santo. Vi parrà paglia trita, ed è dottrina celeste. La deriderete, voi, i sapienti dell’ora. E non sapete che sulla vostra stoltezza ride Satana che è riuscito, per merito della vostra incontinenza, della vostra bestialità, a volgervi in condanna ciò che Dio aveva creato per vostro bene: il matrimonio come unione umana e come Sacramento.

I figli di santi[94].

14Vi ripeto, perché le ricordiate e vi regoliate su esse – se ancor lo potete fare per un resto di dignità umana sopravvivente in voi – le parole di Tobia alla moglie: “Noi siamo figli di santi, e non possiamo unirci come i gentili che non conoscono Dio”.[95]

15Siano la vostra norma. Ché, se anche siete nati là dove la santità era già morta, il Battesimo ha sempre fatto di voi dei figli di Dio, del Santo dei santi, e perciò potete sempre dire che siete figli di santi: del Santo, e regolarvisi questo. Avrete allora “una discendenza nella quale si benedirà il nome del Signore” e si vivrà nella sua Legge.

16E quando i figli vivono nella Legge divina, ne godono i genitori, perché essa insegna virtù, rispetto, amore, ed i primi a goderne dopo Dio sono i fortunati genitori, i coniugi santi che hanno saputo fare del coniugio un rito perpetuo e non un obbrobrioso vizio.»

349. La risurrezione di Lazzaro[96].

Notizie su Lazzaro morente.

Infermità per gloria di Dio.

1Vedo svolgersi la seguente visione,[97] di cui ho avuto un segnale nell’apparizione di Lazzaro che le ho detta a voce.

2Un uomo si avvicina al gruppo apostolico, radunato in una poverissima casa di un posto che non si può neppure chiamare paese tanto è meschino. È già fargli grazia a chiamarlo villaggio. È una manciatina di casupole motose (sembrano fatte proprio di mota e di canne) di un solo piano: il terreno, senza terrazze, senza nulla di gradevole all’aspetto, seminate lungo una stradetta polverosa che finisce in un canneto frusciante, come se ne vedono presso i corsi fluviali. Le canne non sono come le nostre, ma su per giù come se ne vedono presso le risaie, non so il nome esatto di queste erbe fatte di uno stelo lungo e cilindrico, ornate di foglie nastriformi e di una bacca lunga quanto un dito, che sarà il fiore o il frutto di questa erba lacustre.

3L’uomo parla a Pietro e questo si avvia verso un secondo ambiente, seguito dall’uomo. Entra in questa stanza, dove è Gesù seduto sulla sponda di un povero letto, che è anche l’unico mobile della stanza piccola e bassa.

4L’uomo saluta e Gesù risponde al saluto sorridendo. Comprendo che conosce quell’uomo perché gli chiede: “Che nuove mi porti?”

5“Mi mandano le mie padrone a dirti di andare subito da loro perché Lazzaro è molto malato e il medico dice che morrà. Marta e Maria te ne supplicano. Vieni, perché Tu solo lo puoi risanare”.

6“Di’ loro che stiano tranquille. Questa non è infermità da morirne, ma è gloria di Dio affinché la sua potenza sia glorificata nel Figlio suo”.

7“Ma è molto grave, Maestro. La sua carne cade in cancrena ed egli più non si nutre. Ho sfiancato il cavallo per giungere più in fretta”.

8“Non importa. È come Io dico”.

9“Ma verrai?”

10“Verrò. Di’ loro che verrò e che abbiano fede”.

11L’uomo saluta a se ne va. Pietro lo riaccompagna e Gesù rimane solo.

Gesù decide di andare a Betania

12Fin qui la prima parte della visione. La seconda parte è questa.

13Siamo ancora nella povera casa di prima. È sera. Già le prime stelle si accendono in cielo e le canne in fondo alla via si agitano nella brezza serale battendo insieme i loro bizzarri frutti, che suonano come piccole nacchere, e scuotendo i nastri delle foglie che frusciano come seta.

14Gli apostoli congedano gli ultimi che ancora si ostinano a rimanere per sentire ancora Gesù, e chiudono la porta in faccia a tutti. Nell’interno un lume ad olio rischiara le pareti scure sulle quali si riflettono le ombre mobili degli apostoli intenti a preparare un po’ di cena.

15Gesù è seduto presso un rustico tavolo e sta col gomito appoggiato ad esso e la fronte appoggiata sulla mano. Pensa. Si astrae, nel suo pensare, dalle parole e dai fatti degli altri.

16Pietro, con una manciata di foglie che mandano un odore amarognolo, spazza il tavolo dalla polvere che vi può esser sopra e vi appoggia sopra un pane, un’anfora piena d’acqua, una coppa per Gesù – che si versa subito da bere come avesse arsione dopo avere parlato per tutta la giornata alle turbe – e un’altra coppa per tutti loro. Poi Andrea porta dei pesci arrostiti, e li pone in mezzo alla tavola, e dei pani. Giovanni prende il lume, che era verso il focolare, e lo pone in mezzo al tavolo.

17Gesù si alza mentre tutti si avvicinano alla tavola. Pregano tutti in piedi. Gesù, veramente, prega per tutti tenendo il pane sulle palme alzate al cielo e gli altri seguono mentalmente la preghiera. Poi siedono, come possono, perché l’arredamento è molto scarso, e Gesù distribuisce il pane e i pesci.

18Mangiano e parlano degli avvenimenti della giornata, e Giovanni ride di gusto rievocando lo sdegno di Pietro per la pretesa di quell’uomo che voleva che Gesù andasse da lui per guarire le sue pecore malate. Gesù sorride e tace.

19Verso la fine del pasto, Gesù, come prendendo una decisione e annunciandola, disunisce le mani che teneva appoggiate al tavolo e, allargando gli avambracci (come per dire: “Dominus vobiscum”[98]), dice: “Eppure bisogna andare”.

20“Dove, Maestro? – chiede Pietro. “Da quello delle pecore?”. Si capisce che questa faccenda delle pecore non gli va giù.

21“No, Simone. Da Lazzaro. Torniamo in Giudea”.

22“Maestro, ricorda che i giudei ti odiano” (Pietro).

23“Volevano lapidarti or non è poco” (Giacomo).

24“Ma, Maestro, questa è una imprudenza” (Matteo).

25“Non ti importa di noi?” (Giuda iscariota).

26“Oh! Maestro, tutela la tua vita! Che sarebbe di me, di tutti, se non ti avessimo più?” Giovanni è l’ultimo a parlare apertamente. Gli altri sette parlottano fra di loro e non nascondono che disapprovano.

La giornata è di dodici ore. (discorso)

27“Pace, pace” risponde Gesù. “Non è forse di dodici ore la giornata? Se uno cammina di giorno non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte inciampa perché non ci vede. Io so quello che mi faccio perché la Luce è in Me. Voi lasciatevi guidare da Chi ci vede. E poi sappiate che, sinché non è l’ora delle tenebre, nulla di tenebroso potrà avvenire. Quando poi sarà quell’ora, nessuna lontananza e nessuna forza, neppure le armate di Cesare, potranno salvarmi dai giudei. Poiché ciò che è scritto deve avvenire e le forze del male già operano in occulto per compiere la loro opera. Perciò lasciatemi fare. E fare del bene sinché sono libero di farlo. Verrà l’ora in cui non potrò più muovere un dito, né dire una parola per operare il miracolo. Il mondo sarà vuoto della mia forza. Ora tremenda di castigo per l’uomo. Non per Me. Per l’uomo che non mi avrà voluto amare. Ora che si ripeterà, per volontà dell’uomo che avrà respinto la Divinità sino a fare di sé un senza Dio, un seguace di Satana e del suo figlio maledetto. Ora che verrà quando sarà prossima la fine di questo mondo. La non-fede imperante renderà nulla la mia potenza di miracolo. Non perché Io la possa perdere. Ma perché il miracolo non può esser concesso là dove non è fede e volontà di ottenerlo, là dove del miracolo si farebbe un oggetto di scherno e uno strumento di male, usando il bene avuto per fare un male maggiore. Ora posso ancora fare il miracolo, e farlo per dare gloria a Dio. Andiamo dunque dal nostro amico Lazzaro che dorme. Andiamo a svegliarlo da questo sonno perché sia fresco e pronto a servire il suo Maestro”.

28“Ma se dorme è bene. Finirà di guarire. Il sonno è già un rimedio. Perché svegliarlo?”

29“Lazzaro è morto. Ho atteso che fosse morto per andar là, non per lui e le sorelle. Ma per voi. Perché crediate. Perché cresciate nella fede. Andiamo da Lazzaro”.

30“Va bene. Andiamo pure. Moriremo tutti come è morto lui e come Tu vuoi morire”.

31“Tommaso, Tommaso, e voi tutti che nell’interno avete critiche e brontolii, sappiate che chi vuol seguire Me deve avere per la sua vita la stessa cura che ha l’uccello per la nuvola che passa. Lasciarla passare a seconda che il vento la porta. Il vento è la volontà di Dio, il quale può darvi o levarvi la vita a suo piacere, né voi ve ne avete a rammaricare, come non se ne rammarica l’uccello della nube che passa, ma canta ugualmente, sicuro che dopo tornerà il sereno. Perché la nuvola è l’incidente, il cielo è la realtà. E il cielo resta sempre azzurro anche se le nuvole sembrano farlo grigio. È e resta azzurro oltre le nubi. Così è della Vita vera. È e resta anche se la vita umana cade. Chi vuol seguirmi non deve conoscere ansia della vita e paura per la vita. Vi mostrerò come si conquista il Cielo. Ma come potrete imitarmi se avete paura di venire in Giudea, voi a cui nulla sarà fatto di male, ora? Avete scrupolo di mostrarvi con Me? Siete liberi di abbandonarmi. Ma se volete restare dovete imparare a sfidare il mondo, con le sue critiche, le sue insidie, le sue derisioni, i suoi tormenti, per conquistare il Regno mio. Andiamo”.

La risurrezione di Lazzaro[99].

Incontro con le sorelle di Lazzaro.

       32Ed ha fine la seconda parte della visione. La terza è questa.

33Per un bello e vasto giardino che si muta ai margini in frutteto, ora spoglio di foglie e di frutta perché deve essere ancora inverno, si entra nella dimora di Lazzaro. Molta gente va e viene per i viali del giardino. Sono ricchi giudei, e le cavalcature di essi sono legate al cancello che delimita la proprietà cinta di muro e ornata di un pesante cancello di ferro, tutto lavorato come una inferriata araba.

34Vedendo entrare Gesù, dei giudei vanno nella casa, bella e vasta, che sorge in mezzo al giardino, e ne escono con una donna alta e bruna dal profilo piuttosto accentuato ma non brutto. Sembra essere sui quarant’anni. Essa corre verso Gesù e con un grande scoppio di pianto gli si inchina e dice: “La pace sia con Te, Maestro. Ma pace per la tua serva non c’è più. Lazzaro è morto. Se Tu fossi stato qui, egli non sarebbe morto. Perché non sei venuto prima, Maestro? Ti ha tanto chiamato, Lazzaro, il fratello nostro! Or vedi: io sono desolata e Maria piange e non sa darsi pace. Ed egli non è più qui. Tu sai se lo amavano. Speravamo tutto da Te. Ma anche ora io spero, perché so che qualunque cosa Tu chiederai al Padre ti sarà concessa”.

35“Tuo fratello risorgerà”.

36“Lo so, Maestro. Egli risorgerà all’ultimo giorno”.

37“Io sono la Risurrezione e la Vita. Chiunque crede in Me, anche se morto vivrà. E chi crede e vive in Me non morrà in eterno. Lo credi tu tutto questo?” Gesù è pieno di maestà e di bontà nel dire ciò. Tiene la mano appoggiata sulla spalla di Marta che, per quanto alta, è molto più bassa di Lui e che lo guarda col viso lievemente alzato e tutto afflitto.

38“Sì, Signore. Io credo questo. Credo che Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivo, venuto al mondo. E che puoi tutto ciò che vuoi. Credo. Ora vado ad avvertire Maria”.

39Gesù attende nel giardino. Si accosta ad una bella fontana, che col suo zampillo irrora l’aiuola che la circonda e canta ricadendo nel bacino dove dei pesci guizzano con barbagli d’oro e d’argento. Dei giudei non se ne cura mai, come non esistessero affatto. Non li guarda neppure. All’entrare non ha neppure detto come sempre: “Pace a questa casa”.

40Accorre Maria e gli si getta ai piedi, baciandoglieli e singhiozzando fortemente. Molti giudei con Marta l’hanno seguita e fanno cordoglio con lei.

41Anche Maria si lamenta: “Oh! Signore! Perché non sei venuto prima? Perché ti sei tanto allontanato da noi? Lo sapevi che Lazzaro era malato. Se Tu fossi stato qui, non sarebbe morto il fratello mio. 49Perché non sei venuto? Egli doveva vivere. Io dovevo mostrargli che perseveravo nel bene. Tanto l’ho angustiato il fratello mio! E ora, ora che potevo farlo felice, mi è stato tolto. Tu me lo potevi lasciare. Dare alla povera Maria la gioia di consolarlo dopo avergli dato tanto dolore. Oh! Gesù, Gesù! Maestro mio! Mio Salvatore! Speranza mia!”

42“Maria, non piangere! Anche il tuo Maestro soffre per la morte dell’amico fedele. Ma ti dico: non piangere. Alzati! Guardami! Credi tu che Io, che ti ho tanto amata, abbia fatto questo senza motivo? Puoi credere che ti abbia dato questo dolore inutilmente? Vieni. Andiamo da Lazzaro. Dove lo avete posto?”

43“Vieni e vedi”.

Risurrezione di Lazzaro.

44Gesù prende per il gomito Maria e la obbliga a rialzarsi e, tenendola così, si incammina a fianco di Marta che gli indica la via.

45Vanno nel frutteto, verso il limite di esso. Qui il terreno mostra delle anfrattuosità rocciose, perché il luogo non è in pianura ed il terreno è di una composizione calcarea come se ne vede in molte zone del nostro Appennino.

46“È lì, Maestro, che il tuo amico è sepolto” dice piangendo Marta, e indica una botola messa non proprio piana né ritta ma obliqua contro una sporgenza di roccia.

47Gesù osserva e piange. Le due sorelle, Maria in specie, vedendolo piangere singhiozzano più forte.

48“Levate quella pietra” ordina Gesù.

49“Maestro, non è possibile” risponde Marta. “Già da quattro giorni è là sotto. E Tu sai di che male è morto. Solo il nostro amore lo poteva curare. Ora egli già puzza fortemente nonostante gli unguenti. Che vuoi vedere? La sua putredine?”

50“Non ti ho detto che se crederai vedrai la gloria di Dio? Levate quella pietra. Lo voglio!”

51Dei servi levano la pietra pesante. Appare una specie di cunicolo scuro, in pendenza verso il basso. Non si vede altro dopo che la chiudenda di questa specie di botola è levata.

52Gesù alza gli occhi e apre le braccia a croce e prega forte, mentre tutti trattengono il respiro: “Padre, Io ti ringrazio di avermi esaudito. Lo sapevo che Tu mi esaudisci sempre. Ma l’ho detto per il popolo che mi circonda. Per esso ho agito come ho agito, perché credano in Te, in Me, e che Tu mi hai mandato”.

53Resta per qualche momento come rapito, in comunicazione col Padre. Il viso gli si trasfigura. Pare farsi più spiritualizzato e luminoso. La statura pare allungarsi più ancora.

54Poi si avanza fin sulla soglia del cunicolo, passa le braccia dalla posizione di croce in avanti, tese con le mani tese a palma verso terra, le sue lunghe mani dalle quali fluisce tanto bene, e con voce potente e occhi che brillano come zaffiri accesi grida: “Lazzaro, vieni fuori!”.

55La sua voce, ritto come è sulla soglia dello speco, rimbomba nella cavità petrosa, si sparge per eco ripercossa per tutto il giardino.

56La gente ha un brivido di emozione e guarda con occhi sgomenti e attenti nei volti impalliditi. Anche le due sorelle guardano. Marta in piedi. Maria in ginocchio tenendo inconsciamente un lembo del mantello di Gesù in una mano.

57Un lungo biancore si disegna nella cavità oscura. E sebbene stretto nelle fasce e a volto coperto, il già morto avanza fin sulla soglia mentre Gesù arretra. Un passo in avanti il morto e uno indietro Gesù, che obbliga così Maria a lasciargli andare il manto.

58Quando il risuscitato è sul limitare e si ferma là, come una mummia messa in piedi, macabro e spettrale contro il nero della grotta, Gesù ordina: “Scioglietelo e lasciatelo andare. Dategli vesti e cibo”.

59“Maestro…” Marta vorrebbe dire qualche altra cosa.

60Ma Gesù l’interrompe: “Qui, subito. Portate una veste. Vestitelo alla presenza di tutti e dategli da mangiare”.

61I servi si affrettano, chi a portare una tunica, chi a sciogliere le bende, chi a portare dell’acqua e chi del cibo.

62Le bende si srotolano come un nastro. Sono decine di metri di bende strette e pesanti di aromi e di scoli umani. Cadono sul terreno come mucchio di marciume. Fanno scendere il lenzuolo che è sotto le bende, il quale resta trattenuto dai giri sottostanti di bende e cade piano piano man mano che le bende cadono.

” Ben tornato, amico “.

63Lazzaro emerge piano piano dal suo bozzolo di morte e pare proprio una crisalide che buchi un bozzolo. Appare il volto magrissimo e cereo, dai capelli appiccicati dagli aromi e dagli occhi ancor chiusi dagli stessi. Poi si liberano le mani congiunte sul pube.

64I servi e Marta si affrettano a detergere le membra, man mano che appaiono, con una spugna inzuppata in acqua calda aromatizzata con non so che, che la fa rosea e opaca. Quando Lazzaro è pulito sino ai fianchi e il corpo magrissimo appare a tutti respirante, Marta lo veste di una tunichella corta sino al bacino. Poi lo fa sedere, con amore, e vengono slegate le gambe e lavate esse pure. Sono tutte segnate da cicatrici rosso-livide, come di ferite appena rimarginate. Marta e i servi fanno un “Oh!” di stupore. Gesù sorride.

65Anche i giudei osservano. Si accostano, per quanto osano per non contaminarsi con le bende, credo, e guardano, e guardano Gesù, che continua a non curarsi di loro come non ci fossero.

66Vengono messi i sandali a Lazzaro. Egli si alza sicuro e da sé infila la lunga tunica che Marta gli offre. Ora, tolta la magrezza e il pallore, egli è come tutti. Si lava da sé le mani una nuova volta e poi, cambiata l’acqua, si lava di nuovo il viso e tutto il capo. Si asciuga. E così mondo va a prostrarsi ai piedi di Gesù e glieli bacia.

67“Ben tornato, amico” dice Gesù. “La pace sia teco e la gioia. Vivi per compire la tua felice sorte. Alzati, che Io ti dia il bacio di saluto”. E i due si baciano sulle guance.

68Poi Gesù stesso offre un pezzo di focaccia, mi pare coperta di miele, e una mela a Lazzaro, e gli mesce del vino bianco.

69I giudei strabiliano vedendo Lazzaro che mangia con l’appetito di un sano. Le sorelle lo carezzano e adorano, con sguardi d’amore, Gesù.

70La visione mi cessa così.

350. Segno dei tempi[100].

Generazione adultera e perversa.

Questa generazione chiede un segno[101].

Dice Gesù:[102]

1«Quello che il mio antico figlio prudentemente, per il santo timore di Dio, non volle fare, resistendo alla tentazione che Io gli avevo mandato per prova, lo chiedete voi ora, non per tentazione mia ma per rigurgito del vostro spirito ribelle e guidato dalle forze del Male, istigato dal vostro Nemico che amate più di quanto non amiate Me, vostro Signore Altissimo sopra il quale nessun altro è.

2Chiedete un segno. Lo chiedete col vostro cuore impuro e col vostro labbro bestemmiatore. E perciò lo chiedete in modo che è irrisione verso la mia potenza, che è negazione dell’esistenza mia. Mi provocate a mostrarmi con un segno perché dubitate del mio esistere.

3Anche al tempo del Figlio mio i giudei lo provocarono a dargli un segno sulla sua Natura[103], perché negavano in cuor loro che Egli fosse il Figlio di Dio. E l’unico segno che li fece accorti del loro deicidio fu quello che venne dopo la morte del mio Verbo. Castigo imperdonato per coloro che furono sordi e ciechi ai prodigi e alle parole del mio Cristo.

4Non avete un segno del Dio vostro perché Io non mi manifesto a chi mi nega. In cambio avete i segni molteplici di chi adorate come schiavi. Egli, il Nemico, li moltiplica i suoi segni e voi, già prossimi al tempo dell’adorazione della Bestia apocalittica[104], ne rimanete sedotti e giudicate che il creatore di tali segni sia più grande di Me. Sia l’unico che esista. Vi dite: “Chi è Dio? Che è?”, e nell’interno vostro vi rispondete, a giustificazione delle nequizie vostre: “Dio non è”.

Diluvio delle sataniche crudeltà[105].

5Io son chi sono.[106] Sono talmente superiore a voi che nessuna manifestazione mia sarebbe ormai compresa dal mondo disceso nelle tenebre e nella stoltezza più spaventose. Ciò che credete progredire è il vostro regresso verso i crepuscoli dei primi tempi nei quali gli uomini, perduto Dio e il suo Paradiso, furono di ben poco superiori alle bestie e spinsero la loro corruzione ad un punto che mi decise a sterminare la razza di cui avevo sdegno.[107]

6La fine sarà come il principio. Il cerchio si salda innestando i due monconi tenebrosi l’uno all’altro. Il nuovo diluvio, ossia l’ira di Dio, verrà con altra forma. Ma sarà sempre ira. Fedele alla mia parola[108], Io non manderò più il diluvio. Ma lascerò che le forze sataniche mandino il diluvio delle sataniche crudeltà.

Diluvio delle sataniche crudeltà[109].

7Avete avuto la Luce. Ve l’ho mandata, la mia Luce, perché la parabola dell’umanità fosse illuminata da Essa. Ve l’ho mandata perché non si potesse dire che ho voluto tenervi nel crepuscolo dell’attesa. Se l’aveste accolta, tutta l’altra parte del cerchio che unirà il cammino dell’uomo, dal suo sorgere al suo finire, sarebbe stata illuminata dalla Luce di Dio, e l’umanità sarebbe stata avvolta da questa Luce di salvezza che vi avrebbe condotto senza scosse e dolori nella Città della Luce eterna.

8Ma voi avete respinto la Luce. Ed Essa ha brillato al sommo del cerchio e poi sempre più è rimasta lontana da voi che siete discesi per l’altro cammino non dicendo ad Essa: “Signore, resta con noi ché la sera dei tempi sopravviene e noi non vogliamo perire senza la tua Luce”. Come nel corso del giorno, voi uomini siete venuti incontro alla Luce, l’avete avuta e poi siete tornati nelle tenebre. Essa, la mia Luce, il mio Verbo, è rimasto come Sole fisso nel suo Cielo dove è tornato dopo che, non la morte, ma il vostro respingerlo lo hanno riportato.

9Essa, la mia Luce, il Verbo mio, è rimasto Maestro per quei pochi che lo amano e che hanno accolto la sua Luce in loro. E nessuna tenebra la può spegnere poiché essi la difendono, questa Luce, loro amore, a costo anche della vita. Per questo loro amore fedele avranno la Vita in Me, perché già possiedono il mio Emmanuele, hanno perciò già Dio con loro. Quell’Emmanuele che la Vergine a Me congiunta ha concepito e partorito. Unico segno dato da Dio alla casa di Davide, al regno di Giuda, per farlo sicuro della sua durata che sarebbe stata eterna se il mio popolo non avesse respinto il mio Emmanuele.

Il Regno dell’Emmanuelle.

Umiltà e vita nascosta del Messia[110].

10Nella profezia del mio profeta è detto: “Egli si ciberà di burro e miele finché non sappia rigettare il male e scegliere il bene”.[111]

11Per la sua sapienza, perdurante in Lui anche nella sua condizione di Uomo in cui si era annichilita la sua Natura divina, sotto l’esigenza di un amore tanto grande da essere per voi incomprensibile – amore che lo spinse ad avvilire Sé stesso, l’infinito, nella miseria circoscritta di una carne mortale – Egli ha sempre saputo discernere il Bene dal Male. Non aveva necessità di anni per giungere al possesso della ragione e della facoltà di discernimento. E se, per non violentare l’ordine, volle seguire le fasi comuni della vita umana sotto quell’apparenza di incapacità infantile, di semi-incapacità fanciullesca, Egli celava i tesori della sua Sapienza infinita.

12Ma quella parola profetica sta a dire che si sarebbe cibato di umiltà e nascondimento sino al momento in cui, venuta la sua ora, sarebbe divenuto Maestro d’Israele, Maestro del mondo, Testimonianza mia, Difensore della causa del Padre, e come fiamma libera dal moggio avrebbe brillato nella potenza della sua Luce e della sua Natura messianica, usando dolcezza coi buoni, severità coi malvagi, scuotendo, irrigando, fecondando i cuori, dando all’uomo – non a Sé che di tal dono non aveva bisogno – il discernimento per conoscere il Bene dal Male, levando ogni dubbio, ogni nebulosità in proposito.

13Egli è venuto a perfezionare la Legge ed a rendervela chiara col suo insegnamento, seguibile col suo esempio. È venuto, e tanto ha amato il Bene e respinto il Male che ha accettato di morire perché il Bene trionfasse nel mondo e nei cuori e il Male fosse vinto dal suo Sangue divino.

14Non più burro e miele per il mio Cristo giunto alla sua virilità. Ma aceto e fiele. Aceto e fiele nell’ultima ora, preceduto dal metaforico aceto e fiele di tre anni di vita pubblica sempre contrastata dai suoi nemici e resa difficile dalla pesantezza dei suoi amici e discepoli.

I mostri abitano la terra[112].

15Il labbro del mio Cristo è contristato ancora dal fiele e dall’aceto di questa razza proterva. Ed il Padre è contristato del dolore del suo Figlio. E la sua pena si muta in ira per voi, uomini senza più spirito fedele al Dio vostro. Il Sacrificio che si ripete sugli altari della terra non è più per voi salvezza. Ma come dal Golgota il Sangue del Figlio è caduto sui suoi uccisori gridando a Me il suo dolore e provocando la mia punizione, così ora ricade su voi, ipocriti e bestemmiatori, negatori e viziosi, odiatori di Dio e dell’uomo vostro fratello, e vi marca a sangue e fuoco per la condanna.

16La Terra urla come creatura impaurita dai mostri che l’abitano; l’Universo trema di orrore alla vista dei delitti che coprono la Terra; Io, Dio vostro, fremo d’ira divina per la vostra corruzione di carne, di mente, di spirito. Né la pietà del Salvatore, né quella della Vergine e dei Santi, placano col loro pregare l’ira mia.

Il regno della benignità[113].

17Veramente, come ai tempi di Mosè, Io dico: “Coloro che han peccato contro di Me li cancellerò dal mio Libro e se venissi fra voi una volta sola vi sterminerei”.[114] Veramente Io dico che solo ai figli che mi restano Io parlo come ad un amico, perché per la loro fedeltà hanno trovato grazia al mio cospetto e mostrerò loro il mio Bene e avrò misericordia di loro. E più benigno ancora che con il mio servo Mosè, poiché il Figlio mio santissimo vi ha portato la benignità sua ed ha instaurato il Regno della Benignità, Io, senza attendere il giorno del vostro venire al Cielo, farò brillare in voi la Faccia del mio Cristo, o miei figli fedeli che mi adorate con santo rispetto e con amore figliale.

18Amatela, perché chi l’ama ama Me. Amatela perché è la salvezza vostra. La Stella non è spuntata unicamente per Giacobbe.[115]Ma per tutti coloro che amano Dio con tutte le loro forze. E la Stella-Cristo, dopo le lotte della terra, me li condurrà al Cielo dove il vostro posto è preparato, o voi benedetti per i quali il mio Verbo non ha preso Carne invano ed il mio Cristo non è inutilmente morto.»

Esperienza carismatica.

Contemplazione del volto di Maria.

19Dopo tanto tempo ho riudito la voce del Padre. Credevo fosse Gesù, che da stamane mi faceva sentire di avere a parlare su questo brano di Isaia, non commentato nel novembre, quando il Maestro mi commentò i Profeti.[116] Invece era l’Eterno Padre. Ne sono beata, per quanto il dettato sia severo per l’umanità in genere.

20Voglia il Padre aumentare sempre più il mio amore per Lui, in modo che io pure giunga al Cielo.

 

21Dopo aver scritto questo dettato mi sono messa a riposo, erano ormai le due antimeridiane del 26; ho rivisto non in una visione ma come vivesse nella mia stanza, la Mamma. Era tanto che così, per me sola, non la vedevo, e ne ero tanto addolorata. Mi sono addormentata sentendomela vicina proprio come una mamma e mi sono destata sorridendo ancora alla dolce presenza che è tuttora presente.

22Come è bella! Sempre più bella quanto più la si guarda e la si ama!

351. Il significato di essere cristiano[117].

Cammino di perfezione.

Adattarsi al Vangelo.

Dice Gesù:

1«Nel leggere il Vangelo distrattamente come fate, troppe verità vi sfuggono. Prendete i grandi insegnamenti. Male anche questi e adattandoli al vostro modo di vedere attuale.

2Intanto sappiate che non è il Vangelo che deve adattarsi a voi, ma voi al Vangelo. Esso è quello che è. Il suo insegnamento è quello nel primo suo secolo di vita e sarà tale nell’ultimo, anche se l’ultimo secolo avesse a venire fra miliardi di anni. Voi non saprete più vivere secondo il Vangelo – lo sapete fare già molto poco – ma non per questo il Vangelo diverrà diverso. Esso vi dirà sempre le stesse verità vitali.

3Il vostro voler adattare il Vangelo alla vostra maniera di vivere è una confessione della vostra miseria spirituale. Se aveste fede nelle verità eterne e in Me che le ho bandite, vi sforzereste di vivere in modo integrale il Vangelo, così come lo facevano i primi cristiani. E non dite: “Ma la vita di ora è tale che non possiamo seguire alla perfezione questi insegnamenti. Li ammiriamo, ma siamo troppo diversi da essi per seguirli”.

4I pagani dei primi secoli erano anche essi molto, troppo diversi dal Vangelo, eppure hanno saputo seguirlo. Lussuriosi, avidi, crapuloni, crudeli, scettici, viziosi, hanno saputo strappare da sé stessi tutte queste piovre, mettersi a nudo l’anima, farla sanguinare per strapparla dai tentacoli della vita pagana e venire a Me così feriti nel pensiero, negli affetti, nelle abitudini, dicendomi: “Signore, se Tu vuoi, puoi guarirmi”.[118] Ed Io li ho guariti. Ho rimarginato le loro eroiche ferite.

“Rigenerarsi”.

5Poiché è eroismo saper strappare da sé ciò che è un male per amore di una legge accettata totalmente. È eroismo mutilarsi di tutto ciò che è inciampo a seguirmi. È l’eroismo che Io ho indicato: “in verità Io dico che per seguirmi occorre lasciare casa, campi, ricchezze e affetti. Ma a chi sa tutto lasciare per venire a Me, per amor del mio Nome, sarà dato il centuplo nell’altra vita. In verità Io dico che chi si è rigenerato nel seguirmi possederà il Regno e verrà con Me a giudicare gli uomini l’ultimo giorno”.[119]

6Oh! miei veri fedeli! Con Me, con Me sarete, turba festante e fulgida nell’ora del trionfo mio, del trionfo vostro poiché tutto quanto è mio è vostro, è dei miei figli, è dei miei amati amanti, dei miei benedetti, della gioia mia.

7Ma occorre “rigenerarsi”, o uomini, per esser miei. Rigenerarsi. Lo dice anche Giovanni, così come lo dice Matteo, riportando le mie parole: quest’ultimo parlando del giovane ricco, e il prediletto parlando di Nicodemo.[120]Occorre rinascere. Occorre rigenerarsi. Farsi un’anima nuova, o nuovi gentili del ventesimo secolo. Rifarsela spogliandosi dei compromessi e delle idee del mondo, per abbracciare la mia Idea e viverla. Viverla veramente. Integralmente.

Essere come il Cristo ha detto di essere[121].

8Così hanno fatto i gentili dei primi secoli, e sono divenuti i gloriosi santi del Cielo. E hanno portato civiltà alla Terra. Così dovete fare voi, se è vero che mi amate, se è vero che tendete all’altra Vita, se è vero che lavorate per la civiltà della Terra. La Terra, ora! Più incivile di una tribù sepolta nelle foreste vergini! E perché? Perché ha respinto Me. Non è dirsi cristiani che vuol dire esserlo. Non è aver ricevuto un battesimo pro forma che lo costituisce. Cristiani vuol dire essere come il Cristo ha detto di essere. Come il Vangelo ve lo ripete.

L’artista e la sua opera.

9Ma voi il Vangelo lo leggete poco, lo leggete male, lo sfrondate di quanto vi dà noia nei grandi insegnamenti. Ed i più delicati, poi, non li notate neppure.

10Ma dite un poco. Quando un artista si appresta a fare un’opera, si limita alle operazioni di sbozzatura se scultore, di schizzo se pittore, di innalzamento di muri se architetto? No. Dopo il grosso lavoro scende ai particolari. Sono questi molto più lunghi a compiersi che non lo sia il grosso lavoro. Ma sono quelli che creano il capolavoro.

11Con che amore lavora di scalpello e mazzuolo sul marmo, che ad un profano pare già vivo, lo scultore per dare perfezione a quell’opera! Pare un orafo, tanto è minuto e attento il suo lavoro. Ma vedete come quel viso di pietra acquista vita sotto la carezza – ormai è una carezza tanto è attenta e lieve – dello strumento. L’occhio par si orni di sguardo, le narici sembra si gonfino di respiro, la bocca diviene morbida come curva di tepide labbra, i capelli, oh! non son più duri nella pietra, ma ariosi e soffici come il vento li scorresse e una mano amorosa li scompigliasse.

12Guardate quel pittore. La tela è già compita. È bella, pare bella, perfetta. Ma egli non posa. Ecco, qui ci vuole un’ombra nera-azzurra e là un tocco di carminio. Su questo fiore che splende nella mano di questa vergine ci vuole una scintilla di sole per farlo risaltare nel suo perlaceo candore. Su questa guancia ci vuole una stilla di pianto per dar vita alla gioia estatica che sopravvive fra i tormenti. Questo campo fiorito, dove queste greggi passano e brucano, va irrorato di rugiada per dar risalto alle sete dei fiori. Il pittore non posa sinché l’opera è tanto perfetta da farsi dire: “È vera!”. E così l’architetto e così il musicista, e così tutti i veri artisti che vogliono dare al mondo dei capolavori.

“Perfezionarsi”.

13E così dovete fare voi col capolavoro della vostra vita spirituale.

14Ma che credete? Che Io, che ero così alieno dai discorsi, abbia aggiunto parole per il gusto di dire delle parole? No. Io ho detto il puro necessario per portarvi alla perfezione. E se nel grande insegnamento evangelico vi è di che dare salvezza alla vostra anima, nei tocchi più minuti vi è di che darvi la perfezione.

15I primi sono i comandi. Disubbidire a quelli vuol dire morire alla Vita. I secondi sono i consigli. Ubbidire a questi vuol dire avere sempre più sollecita santità e accostarsi sempre più alla Perfezione del Padre.

Consigli per vincere l’iniquità attuale.

Amare come Gesù comanda.

16Ora nel Vangelo di Matteo è detto: “Per il moltiplicarsi dell’iniquità si raffredderà la carità in molti”.[122] Ecco, o figli, una grande verità che è poco meditata.

17Di che soffrite ora? Della mancanza di amore. Cosa sono le guerre, in fondo? Odio. Cosa è l’odio? L’antitesi dell’amore. Le ragioni politiche? Lo spazio vitale? Una frontiera ingiusta? Un affronto politico? Scuse, scuse.

18Non vi amate. Non vi sentite fratelli. Non vi ricordate che siete tutti venuti da un sangue, che nascete tutti a un modo, che morite tutti ad un modo, che avete tutti fame, sete, freddo, sonno ad un modo e bisogno di pane, di vesti, di casa, di fuoco ad un modo. Non vi ricordate che Io ho detto: “Amatevi. Dal come vi amerete si capirà se siete miei discepoli. Amate il prossimo vostro come voi stessi”.[123]

La dottrina che fa salire al Cielo.

19Le credete parole di fola queste verità. La credete dottrina di un pazzo questa dottrina mia. La sostituite con molte povere dottrine umane. Povere o malvagie a seconda del loro creatore. Ma anche le più perfette fra esse, se sono diverse dalla mia sono imperfette. Come la mitica statua,[124] avranno molta parte di esse di metallo pregiato. Ma la base sarà di fango e provocherà infine il crollo di tutta la dottrina. E nel crollo la rovina di coloro che ad esse si erano appoggiati. La mia non crolla. Chi si appoggia ad essa non si rovina, ma sale a sempre maggior sicurezza: sale al Cielo, all’alleanza con Dio sulla terra, al possesso di Dio oltre la terra.

20Ma la carità non può esistere dove vive l’iniquità. Perché la carità è Dio e Dio non convive col Male. Perciò chi ama il Male odia Dio. Odiando Dio aumenta le sue iniquità e sempre più si separa da Dio-Carità. Ecco un cerchio dal quale non si esce e che si stringe per torturarvi.

Iniquità attuale.

21Potenti od umili, avete aumentato le vostre colpe. Trascurato il Vangelo, deriso i Comandamenti, dimenticato Iddio – poiché non può dire di ricordarlo chi vive secondo la carne, chi vive secondo la superbia della mente, chi vive secondo i consigli di Satana – avete calpestato la famiglia, avete rubato, bestemmiato, ammazzato, testimoniato il falso, mentito, fornicato, vi siete fatti dell’illecito lecito. Qui rubando un posto, una moglie, una sostanza; là, più in alto, rubando un potere o una libertà nazionale, aumentando il vostro ladrocinio con la colpa di menzogna per giustificare ai popoli il vostro operato che li manda a morte. I poveri popoli che non chiedono che di vivere tranquilli! E che voi aizzate con velenose menzogne scagliandoli l’uno contro l’altro per garantirvi un benessere che non vi è lecito conseguire al prezzo del sangue, delle lacrime, del sacrificio di intere nazioni.

L’arma che fa cadere l’iniquità

22Ma i singoli, quanta colpa hanno nella grande colpa dei grandi! È la catasta delle piccole colpe singole quella che crea la base alla Colpa. Se ognuno vivesse santamente senza avidità di carne, di denaro, di potere, come potrebbe crearsi la Colpa? i delinquenti ci sarebbero ancora. Ma sarebbero resi innocui perché nessuno li servirebbe. Come pazzi ben isolati, essi continuerebbero a farneticare dietro ai loro sogni osceni di sopraffazioni. Ma i sogni non diverrebbero mai realtà. Per quanto Satana li aiutasse, il suo aiuto sarebbe reso nullo dalla unità contraria di tutta l’umanità fatta santa dal vivere secondo Dio. E l’umanità avrebbe inoltre Dio con sé. Dio benigno verso i suoi figli ubbidienti e buoni. La carità sarebbe dunque nei cuori. Viva e santificante. E l’iniquità cadrebbe.

23Vedete, o figli, la necessità di amare per non esser iniqui, e la necessità di non esser iniqui per possedere l’amore? Sforzatevi ad amare. Se amaste… Un pochino solo! Se cominciaste ad amare. Basterebbe l’inizio e poi tutto progredirebbe da sé.

Il seme di carità.

24La messe non può cogliersi se la spiga non matura. La spiga non può maturare se non si forma. E non si può formare se il cespo non s’è formato. Ma se il contadino non gettasse il piccolo seme nella zolla, potrebbe uscire dal solco il cespo verde che come una coppa viva sorregge la gloria delle spighe? Così piccolo il seme! Eppure rompe le glebe, penetra la terra, la succhia come avida bocca e poi setole al sole la sua benedetta pompa di futuro pane e canta col suo colore di speranza o col suo oro frusciante al vento e splendente al sole la benedizione a Colui che dà il Pane e il pane all’uomo. Se non vi fosse più il seme, così piccino che ce ne vogliono molti per empire il gozzo di un passerotto, non avreste neppure l’Ostia sull’altare. Morireste di fame fisica e di inedia spirituale.

25Mettete in ogni cuore un seme, un piccolo seme di carità. Lasciatevene penetrare. Fate che cresca in voi. Mutate la vostra avidità nuda in ubertoso fiorire di opere sante nate tutte dalla carità. La terra, ora tutta triboli e spine, muterebbe il suo volto e la sua asprezza, che vi tortura, in una placida e buona dimora, anticipo del Cielo beato. Amarsi l’un l’altro è già essere in Cielo. Perché il Cielo altro non è che amore.

26Leggete, leggete il Vangelo, e leggetelo anche nelle frasi più minute. Vivetelo in queste sue tinte di perfezione. Cominciate dall’amore. Sembra il più difficile precetto e consiglio. Ma è la chiave di tutto. Di tutto il Bene. Di tutta la Gioia. Di tutta la Pace.»

352. La potenza della Croce[125].

La santa e lo stregone.

La Croce vince il demonio.

Dice Gesù:

1Scrivi: “Contro il potere del Demonio ogni potere ha la Croce”, e poi descrivi quanto vedrai.

2È la settimana di Passione: la preparatoria al trionfo della Croce. La croce è velata sugli altari, ma il Crocifisso è più che mai operante sul suo glorioso patibolo, dietro il suo velo, per chi lo ama e invoca. Descrivi.»

Proposta di fidanzamento.

3Vedo una giovane, poco più di giovinetta. È alle prese con un giovane sulla trentina. La giovane è bellissima. Alta, bruna, ben formata. Anche il giovane è bello. Ma quanto la giovane ha l’aspetto dolce pur nella sua severità, altrettanto questo uomo sotto il suo imposto sorriso ha un che poco simpatico. Sembra che sotto una patina di benevolenza abbia animo torbido e bieco.

4Fa delle grandi proteste di affetto alla giovane, dichiarandosi pronto a fare di lei una sposa felice, regina del suo cuore e della sua casa. Ma la giovane, che sento chiamare “Giustina”, respinge queste profferte d’amore con serena costanza.

5“Ma tu potresti fare di me un santo del tuo Dio, Giustina. Poiché tu sei cristiana, lo so. Ma io non sono nemico dei cristiani. Non sono incredulo sulle verità d’oltre tomba. Credo all’altra vita e all’esistenza dello spirito. Credo che esseri spirituali vegliano su noi e si manifestano e ci aiutano. Io pure ne ho aiuto. Come vedi, credo quanto tu credi, né potrò mai accusarti perché dovrei accusare me pure del tuo stesso peccato. Non credo come tanti che i cristiani siano uomini che esercitano magia malvagia. E sono convinto che noi due insieme uniti faremo grandi cose”.

La vergine Giustina.

6“Cipriano, non insistere. Io non discuto le tue credenze. Voglio anche credere che uniti faremo grandi cose. Non nego neppure d’esser cristiana e voglio ammettere che tu ami i cristiani. Pregherò che tu li abbia ad amare al punto da divenire un campione fra essi. Allora, se Dio vorrà, noi saremo congiunti in una sorte. In una sorte tutta spirituale, però. Perché d’altre unioni io sono schiva, volendo serbare tutta me stessa al mio Signore per conseguire quella Vita nella quale dici di credere tu pure, e giungere a possedere l’amicizia con quegli spiriti che anche tu ammetti siano veglianti su noi e operanti, in nome del Signore, opere di bene”.

7“Bada, Giustina! Il mio spirito protettore è potente. Ti piegherà a cedermi”.

8“Oh! no. Se egli è spirito di Cielo non potrà che volere ciò che Dio vuole. E Dio per me vuole verginità, e spero martirio. Non potrà perciò il tuo spirito indurmi a cosa contraria al volere di Dio. Ché se poi fosse spirito non di Cielo, allora nulla potrà su me, su cui è a difesa alzato il segno vincitore. Nella mente, nel cuore, nello spirito, sulla carne, è vivo quel segno, e carne, mente, cuore, spirito, saranno vittoriosi su qualunque voce che non sia quella del mio Signore. Va’ in pace, fratello, e Dio ti illumini a conoscere il vero. Io pregherò per la luce dell’anima tua”.

9Cipriano lascia la casa brontolando minacce che non comprendo bene. E Giustina lo guarda partire con lacrime di pietà. Poi si ritira in preghiera dopo aver rassicurato due vecchiotti, certo i genitori, accorsi appena partito il giovane. “Non temete. Dio ci proteggerà e farà nostro Cipriano. Pregate voi pure e abbiate fede”.

10La visione ha due parti, come se il luogo si bipartisse. In una vedo la camera di Giustina e nell’altra una stanza nella dimora di Cipriano.

La preghiera della vergine Giustina.

11La prima prega prostrata davanti ad una croce nuda, graffita fra due finestre come fosse un ornato e sormontata dalla figura dell’Agnello, fiancheggiata da una parte dal pesce e dall’altra da una fonte che pare attingere il suo liquido dalle gocce di sangue sgorganti dalla gola squarciata dell’Agnello mistico. Comprendo sono figure del simbolismo cristiano in auge in quei tempi crudeli. A mezz’aria sopra Giustina, prostrata in preghiera, è sospesa una luminosità dolce che, sebbene incorporea, ha parvenza di essere angelico.

Il rito magico dello stregone Cipriano.

12Nella stanza di Cipriano, invece, in mezzo a strumenti cabalistici e segni cabalistici e magici, è lo stesso Cipriano intento a trafficare intorno ad un tripode su cui getta sostanze resinose, direi, che fanno dense volute di fumo, e a tracciare su esse dei segni, mormorando parole di qualche oscuro rito. Nell’ambiente, che si satura di una nebbia azzurrognola che vela i contorni delle cose e fa apparire il corpo di Cipriano come dietro a lontananze d’acque tremule, si forma un punto fosforescente che ingrandisce piano piano sino a raggiungere un volume simile a quello di un corpo umano. Odo delle parole ma non ne capisco il significato. Vedo però che Cipriano si inginocchia e dà segni di venerazione come pregasse un potente. La nebbia dispare lentamente e Cipriano è di nuovo solo.

La potenza della Croce.

13Nella stanza di Giustina avviene invece un mutamento. Un punto fosforico e danzante come fuoco fatuo stringe cerchi sempre più stretti intorno alla giovane orante. Il mio interno ammonitore mi avverte che è l’ora della tentazione per Giustina e che quella luce cela un maligno il quale, con suscitare sensazioni e visioni mentali, cerca persuadere al senso la vergine di Dio.

14Io non vedo ciò che ella vede. Vedo solo che ella soffre e che, quando sta per essere sopraffatta, supera la potenza occulta col segno della croce tracciato su sé stessa con la mano e nell’aria con una crocetta che si è levata dal seno. Quando, alla terza volta, la tentazione deve essere violenta, Giustina si addossa alla croce graffita sul muro e alza a due mani davanti a sé l’altra piccola crocetta. Sembra un combattente isolato che si difenda al tergo stando addossato ad un incrollabile riparo e davanti con uno scudo invincibile. La luce fosforica non resiste a quel duplice segno e dilegua. Giustina resta in preghiera.

La vergine e lo stregone.

15Qui vi è una lacuna, perché la visione appare troncata. Ma la ritrovo poi negli stessi personaggi. Ancora è la vergine e Cipriano, in un serrato colloquio al quale assistono molti individui, che si uniscono a Cipriano nel pregare la fanciulla a cedere ed a sposarsi per liberare la città da una pestilenza.

16“Non io” risponde Giustina “devo cambiare pensiero, ma Cipriano vostro. Si liberi egli dalla schiavitù col suo spirito malvagio e la città sarà salva. Io, ora più che mai, resto fedele al Dio in cui credo e a Lui tutto sacrifico per il bene di voi tutti. Ed or si vedrà se il potere del mio Dio è superiore a quello dei vostri dèi e del Malvagio che costui adora”.

17La folla tumultua, parte contro Cipriano e parte contro la giovane…

Martirio di Sta Giustina e San Cipriano.

Cipriano Vescovo.

18…che io ritrovo poi unita al giovane, ormai molto più adulto e con i segni talari addosso: palio e tonsura in tondo, non più coi capelli ornati e piuttosto lunghi che aveva prima.

19Sono nella prigione di Antiochia in attesa del supplizio, e Cipriano ricorda alla compagna un antico discorso.

20“Or dunque si compie ciò che in diversa maniera profetammo aversi a compire. La tua croce ha vinto, Giustina. Tu sei stata la mia maestra, non la mia sposa. Tu mi hai liberato dal male e condotto alla Vita. Quando lo spirito tenebroso che adoravo mi confessò la sua impotenza a vincerti, ho compreso. ‘Essa vince per la Croce’ mi ha detto. ‘il mio potere è nullo su di lei. Il suo Dio Crocifisso è più potente di tutto l’inferno riunito. Egli mi ha già vinto infinite volte e sempre mi vincerà. Chi crede in Lui e nel suo Segno è salvo da ogni insidia. Solo chi in Lui non crede e spregia la sua Croce, cade in nostro potere e perisce nel nostro fuoco’. Non ho voluto andare a quel fuoco. Ma conoscere il Fuoco di Dio che ti faceva così bella e pura, così potente e santa. Tu sei la madre dell’anima mia e posto che mi sei madre, in questa ora, te ne prego, nutri la mia debolezza della tua forza, perché insieme si salga a Dio”.

21“Tu ora sei il mio vescovo, fratello mio. Nel nome del Cristo Signore nostro assolvimi da ogni colpa perché più pura del giglio io ti preceda nella gloria”.

22“Io ti benedico, non ti assolvo, ché colpa non è in te. E tu perdona al tuo fratello di tutte le insidie che ti ha teso. Prega per me che tanto errore ho fatto”.

23“Il tuo sangue e il tuo amore presente lavano ogni traccia d’errore. Ma preghiamo insieme: Pater noster…”.

Il martirio.

24Entrano dei carcerieri a turbare l’augusta preghiera.

25“Non vi bastano ancora i tormenti? Resistete ancora? Non sacrificate agli dèi?”.

26“A Dio facciamo il sacrificio di noi. Al Dio vero, unico, eterno, santo. Dateci la Vita. Quella vogliamo. Per Gesù Cristo Signore del mondo e di Roma, per il Re potente davanti al quale Cesare è polvere meschina, per il Dio davanti al quale si piegano gli angeli e tremano i demoni, a noi la morte”.

27I carnefici li rovesciano inferociti al suolo, li trascinano senza poterli disgiungere, ché le mani dei due eroi di Cristo sono saldate l’una all’altra.

28Così vanno al luogo del martirio che pare una delle solite aule dei Questori. E due fendenti, calati da due nerboruti giustizieri, spiccano i due capi eroici e dànno alle anime ali per il Cielo.

29La visione finisce così.

Testimonianza in favore della Croce[126].

Una piccola croce fra le mani.

Dice Gesù:

30«La vicenda di Giustina di Antiochia e di Cipriano è una delle più belle in favore della mia Croce. Essa, il patibolo irrorato dal mio Sangue, ha nel corso dei secoli operato infiniti miracoli. E ancora ne opererebbe se voi in essa aveste fede. Ma il miracolo della conversione di Cipriano, anima in potere di Satana che diventa un martire di Gesù, è uno dei più potenti e belli.

31Cosa vedete, o uomini? Una fanciulla sola con una piccola croce fra le mani e una leggera croce scalfita nel muro. Una fanciulla, con un cuore veramente convinto del potere della Croce, che in quella si rifugia per vincere.

32Di fronte a lei un uomo che il mercimonio con Satana fa ricco di tutti i vizi capitali. In lui lussuria, ira, menzogna, cecità spirituale e errore. In lui sacrilegio e connubio con le forze d’inferno. E in suo aiuto il signore dell’inferno con tutte le sue seduzioni.

La vittoria della Croce.

33Ebbene: vince la fanciulla. Non solo. Ma stretto da una forza invincibile, Satana deve confessare la verità e perdere il suo seguace. Non solo vince per sé la vergine fedele. Ma vince per la sua città, liberando Antiochia dal malefizio che si sparge come pestilenza uccidendo i cittadini. E vince per Cipriano facendo di lui, servo di Satana, un servo di Cristo. Il demonio, la malattia, l’uomo, vinti da una mano di fanciulla sorreggente la croce.

34Voi poco la conoscete questa mia martire. Ma dovreste raffigurarla ritta sulla pietra che chiude l’inferno, sotto la quale ringhia Satana, vinto e prigioniero, con la piccola mano armata della croce. E ricordarvela così, ed imitarla così. Poiché Satana ora più che mai scorre sulla terra e scatena le sue forze di male per farvi perire. E non c’è che la Croce che lo possa vincere. Ricordate che esso stesso ha confessato: “il Dio Crocifisso è più potente di tutto l’inferno. Sempre mi vincerà. Chi crede in Lui è salvo da ogni insidia”.

Fede nella Croce.

35Fede, fede, figli miei. È questione vitale per voi. O credete e avrete bene, o non credete e sempre più conoscerete il male.

36O voi che credete, usate di questo segno con venerazione. O voi che siete dubbiosi e che col dubbio l’avete cancellato dal vostro spirito come sotto dei succhi corrosivi – e il dubbio è infatti corrosivo quanto un acido – tornate a scolpire nel vostro pensiero e nel vostro cuore questo segno che vi fa sicuri di protezione divina.

37Se ora la croce è velata a simbolo della mia morte,[127] non sia mai velata nel vostro cuore. Come su un altare, essa in esso splenda. E vi sia luce che vi guida al porto. Vi sia il vessillo su cui affisserete lo sguardo beato nell’ultimo giorno, quando per quel segno Io separerò le pecore dai becchi e spingerò costoro nelle Tenebre eterne portando meco nella Luce i miei benedetti.»

Ora di abbracciarsi alla Croce.

Dice poi Gesù a me:

38«Tu la potenza della Croce l’hai provata. Tu non hai dubbi sulla veridicità della visione, perché tu pure hai visto fuggire Satana sotto alla tua mano alzante la mia croce.[128] Ma quanto pochi sono quelli che credono così! E non credendo non ricorrono neppure a questo segno benedetto.

39Anche questa visione è da includersi nei vangeli della Fede.[129] Non è Vangelo. Ma è Fede. Ed è ancora Vangelo perché Io ho detto: “A chi crederà in Me darò il potere di calcare serpi e scorpioni e la potenza del Nemico e nulla gli farà male”.[130]

40La tua fede aumenti ad ogni palpito del tuo cuore. E se questo, stanco, rallenta i suoi palpiti, non rallenti il tuo credere.

41Più l’ora della riunione con Dio è prossima e più occorre aumentare la fede. Perché nell’ora della morte, Satana, che mai non si è stancato di turbarvi coi suoi raggiri – e astuto, feroce, lusingatore con sorrisi, con canti, con ruggiti, con sibili, con carezze e unghiate, ha cercato di piegarvi – aumenta le sue operazioni per strapparvi al Cielo. È proprio questa l’ora di abbracciarsi alla Croce, perché le onde dell’ultima satanica bufera non vi abbiano a sommergere. Dopo viene la Pace eterna.

La Croce sia la tua forza.

42Animo, Maria. La Croce sia la tua forza ora e nell’ora della morte.

43La croce della morte, ultima croce dell’uomo, abbia due braccia. Una sia la mia Croce, l’altra il nome di Maria. Allora la morte avviene nella pace dei liberati anche della vicinanza di Satana. Perché esso, il Maledetto, non sopporta la Croce e il Nome della Madre mia.

44Si faccia sapere questo a molti. Poiché tutti avete a morire e tutti abbisognate di questo insegnamento per uscire vittoriosi dall’estrema insidia di chi vi odia infinitamente.»

353. Transito di Maria maddalena[131].

La penitente, visita di Gesù, il transito.

La grotta della Penitente.

1Vedo una spelonca rocciosa in cui è un giaciglio di foglie ammassate su un rustico telaio di rami intrecciati e legati da giunchi. Deve essere comodo come uno strumento di tortura. La grotta ha inoltre un pietrone che fa da tavola e uno più piccolo che fa da sedile. Contro il lato più fondo ve ne è un altro: uno scheggione sporgente dalla roccia che, non so se naturalmente o con paziente e faticosa opera umana, è stato tratto a pulimento e presenta una superficie abbastanza liscia. Su questo, che pare un rustico altare, è posata una croce fatta di due rami tenuti insieme da vimini. L’abitante della grotta ha inoltre piantato in una fessura terrosa del suolo una pianta di edera e ne ha condotto i rami a incorniciare la croce e ad abbracciarla, mentre in due rustici vasi, che paiono modellati nella creta da mano inesperta, stanno dei fiori selvatici colti nelle vicinanze, e proprio ai piedi della croce, in una conchiglia gigante, è una pianticella di ciclamino selvatico con le piccole foglie ben nette e due bocci che sono prossimi a fiorire. Ai piedi di questo altare vi è un fascio di rami spinosi e un flagello di corde annodate. Nella grotta vi è inoltre un rustico orciolo con dell’acqua. Null’altro.

2Dall’apertura stretta e bassa si vede uno sfondo di monti, e per una luminosità mobile che si intravvede lontano si direbbe che da questo punto sia visibile il mare. Ma non lo posso assicurare. Dei rami penduli d’edere e caprifogli e di rosai selvatici, tutta la solita pompa dei luoghi alpestri, pendono sull’apertura e fanno come un velo mobile che separa l’interno dall’esterno.

La penitente nella sua spelonca.

3Una donna scarna, vestita di una rustica veste scura sulla quale è posata una pelle di capra come mantello, entra nella grotta smuovendo i rami penduli. Pare esausta. La sua età è indefinibile. Se si dovesse giudicare il volto appassito, le si darebbero molti anni: oltre sessanta. Se si dovesse giudicare la chioma ancor bella, folta, dorata, non più di un quaranta. Essa le pende in due trecce lungo le spalle curve e magre, ed è l’unica cosa che splenda in quello squallore. La donna sarà stata certo bella perché la fronte è ancor alta e liscia, il naso ben fatto e l’ovale, per quanto smagrito dall’estenuazione, regolare. Ma gli occhi non hanno più fulgore. Sono fortemente affondati nell’orbita e segnati da due bistri bluastri. Due occhi che denunciano il molto pianto versato. Due rughe, quasi due cicatrici, si sono intagliate dall’angolo dell’occhio lungo il naso e vanno a perdersi in quell’altra caratteristica ruga di chi molto ha sofferto, che dalle narici scende come un accento circonflesso agli angoli della bocca. Le tempie sono come scavate e le vene azzurre si disegnano nel grande pallore. La bocca pende con curva stanca ed è di un roseo pallidissimo. Un tempo deve essere stata una splendida bocca, ora è sfiorita. La curva delle labbra è simile a quella di due ali che pendano spezzate. Una bocca dolorosa.

4La donna si trascina sino al masso che fa da tavolo e vi posa sopra dei mirtilli e delle fragole selvatiche. Poi va all’altare e si inginocchia. Ma è così spossata che nel farlo quasi cade e deve sorreggersi con una mano al masso. Prega guardando la croce e delle lacrime scendono per il solco sino alla bocca che le beve. Poi lascia cadere la sua pelle di capra e resta con la sola rozza tunica e prende i flagelli e le spine. Stringe i rami spinosi intorno al suo capo e ai suoi lombi e si flagella con le corde. Ma è troppo debole per farlo. Lascia cadere il flagello e, appoggiandosi all’altare con ambe le mani e la fronte, dice: “Non posso più, Rabbonì! Più soffrire, in ricordo del tuo dolore!”.

L’espiazione.

5La voce me la fa riconoscere. È Maria di Magdala. Sono nella sua grotta di penitente.

6Maria piange. Chiama Gesù con amore. Non può più soffrire. Ma amare può ancora. La sua carne macerata dalla penitenza non resiste più alla fatica del flagellarsi, ma il cuore ha ancora palpiti di passione e si consuma nelle sue ultime forze amando. Ed ella ama, restando con la fronte incoronata di spine e la vita serrata nelle spine, ama parlando al suo Maestro in una continua professione d’amore e in un rinnovato atto di dolore.

7È scivolata con la fronte a terra. La stessa posa che aveva sul Calvario di fronte a Gesù deposto sul grembo di Maria, la stessa che aveva nella casa di Gerusalemme quando la Veronica spiegava il suo velo, la stessa che aveva nell’orto di Giuseppe d’Arimatea quando Gesù la chiamò ed ella lo riconobbe e lo adorò.[132] Ma ora piange perché Gesù non c’è.

8“La vita mi fugge, Maestro mio. E dovrò morire senza rivederti? Quando potrò bearmi del tuo viso? i miei peccati stanno di fronte a me e mi accusano. Tu mi hai perdonata, e credo che l’inferno non mi avrà. Ma quanta sosta nell’espiazione prima di vivere di Te! Oh! Maestro buono! Per l’amore che mi hai dato conforta l’anima mia! L’ora della morte è venuta. Per il tuo morire desolato sulla croce conforta la tua creatura! Tu mi hai generata. Tu. Non la madre mia. Tu mi hai risuscitata più che non risuscitasti Lazzaro, fratello mio. Poiché egli era già buono e la morte non poteva che esser attesa nel tuo Limbo. Io ero morta nell’anima e morire voleva dire morire in eterno. Gesù, nelle tue mani raccomando lo spirito mio! È tuo perché Tu l’hai redento. Accetto per ultima espiazione di conoscere l’asprezza del tuo morire abbandonato. Ma dammi un segno che la mia vita ha servito ad espiare il mio peccare”.[133]

Apparizione del Maestro.

Gesù rende il centuplo di quanto riceve

9 “Maria!” Gesù è apparso. Pare scendere dalla rustica croce. Ma non è piagato e morente. È bello come la mattina della Risurrezione. Scende dall’altare e va verso la prostrata. Si curva su lei. La chiama ancora, e poiché ella pare credere che quella Voce suoni per i suoi sensi spirituali e, volto a terra come è, non vede la luce che Cristo irradia, Egli la tocca posandole una mano sul capo e prendendola per il gomito come a Betania[134] per rialzarla.

10Quando ella si sente toccata e riconosce dalla lunghezza quella mano, ha un gran grido. E alza un volto trasfigurato di gioia. E lo abbassa per baciare i piedi del suo Signore.

11“Alzati, Maria. Sono Io. La vita fugge. È vero. Ma Io vengo a dirti che il Cristo ti aspetta. Non vi è attesa per Maria. Tutto è perdonato a lei. Dal primo momento fu perdonato. Ma ora è più che perdonato. Il tuo posto è già pronto nel mio Regno. Sono venuto, Maria, per dirtelo. Non ho dato ordine all’angelo di farlo perché Io rendo il centuplo di quanto ricevo ed Io ricordo quanto ho da te ricevuto.

Rivivendo l’unzione di Betania

12Maria, riviviamo insieme un’ora passata. Ricorda Betania.[135] Era la sera dopo il sabato. Mancavano sei giorni al mio morire. La tua casa, la ricordi? Era tutta bella nella cintura fiorita del suo frutteto. L’acqua cantava nella vasca e le prime rose odoravano intorno alle sue mura. Lazzaro mi aveva invitato alla sua cena e tu avevi spogliato il giardino dei fiori più belli per ornare la tavola dove il tuo Maestro avrebbe preso il suo cibo. Marta non aveva osato rimproverarti perché si ricordava le mie parole[136] e ti guardava con una dolce invidia perché tu splendevi di amore andando e venendo nei preparativi. E poi Io ero giunto. E più rapida di una gazzella tu eri corsa, precedendo i servi, ad aprire il cancello col tuo grido abituale.

13Pareva sempre il grido di una prigioniera liberata. Infatti Io ero la tua liberazione e tu eri una prigioniera liberata.

L’amante pende il posto del traditore.

14Gli apostoli erano con Me. Tutti. Anche quello che ormai era come un membro incancrenito del corpo apostolico. Ma vi eri tu a prendere il suo posto. E non sapevi che guardando il tuo capo curvato nel bacio ai miei piedi e il tuo occhio sincero e pieno d’amore, guardando soprattutto lo spirito tuo, Io dimenticavo il disgusto di avere al fianco il traditore. Ho voluto te sul Calvario per questo. Te nell’orto di Giuseppe per questo. Perché vederti era esser sicuro che la mia morte non era senza scopo. E mostrarmi a te era ringraziamento per il tuo fedele amore. Maria, tu benedetta che non hai mai tradito, che mi hai confermato nella speranza mia di Redentore, tu in cui vidi tutti i salvati dal mio morire! Mentre tutti mangiavano, tu adoravi.

Gesti che ungono e consacrano il Re dei re.

15Mi avevi dato l’acqua profumata per i miei piedi stanchi e baci casti e ardenti per le mie mani e, non contenta ancora, hai voluto infrangere l’ultimo tuo prezioso vaso e ungermi il capo ravviandomi i capelli come una mamma, e ungermi le mani e i piedi perché tutto del tuo Maestro odorasse come membra di Re consacrato… E Giuda, che ti odiava perché eri onesta ora e respingevi con la tua onestà le cupidigie dei maschi, ti aveva rimproverata… Ma Io ti avevo difesa perché tu avevi compiuto tutto per amore, un amore così grande che il suo ricordo venne meco nell’agonia dalla sera del giovedì all’ora di nona… Ora, per questo atto di amore che tu mi hai dato alla soglia della mia morte, Io vengo, alla soglia della tua morte, a renderti amore.

Martirio, penitenza, amore consumano ugualmente.

16Il tuo Maestro ti ama, Maria. Egli è qui per dirti questo. Non avere timore, non ansia di altra morte. Il tuo morire non è diverso da quello di chi versa il suo sangue per Me. Che dà il martire? La sua vita per l’amore del suo Dio. Che dà il penitente? La sua vita per l’amore del suo Dio. Che dà l’amante? La sua vita per l’amore del suo Dio. Vedi che non vi è differenza. Martirio, penitenza, amore consumano lo stesso sacrificio e per lo stesso fine. In te, dunque, penitente e amante, è il martirio come in chi perisce nelle arene. Maria, Io ti precedo nella gloria. Baciami la mano e posa in pace. Riposa. È tempo per te di riposare. Dammi le tue spine. Ora è tempo di rose. Riposa e aspetta. Ti benedico, benedetta”.

Il transito.

17Gesù ha obbligato Maria a coricarsi sul suo giaciglio. E la santa, col viso lavato di un pianto d’estasi, si è stesa come il suo Dio ha voluto ed ora pare dormire con le braccia conserte al seno, con le lacrime che continuano a scendere, ma la bocca che ride.

18Si rialza a sedere quando un fulgore vivissimo si fa nella grotta per la venuta di un angelo portante un calice che posa sull’altare e che adora. Anche Maria, inginocchiata presso il lettuccio, adora. Non può più muoversi. Le forze calano. Ma è beata. L’angelo prende il calice e la comunica. Poi risale al Cielo.

19Maria, come un fiore arso da troppo sole, si piega, si piega con le braccia ancora conserte sul seno e cade col viso fra le foglie del giaciglio. È morta. L’estasi eucaristica ha reciso l’ultimo filo vitale.

Scena evangelica dell’unzione.

Maria scolta e ama.

20Mentre Gesù parlava io vedevo la scena descritta. La casa di Betania tutta fiorita e festante. La sala del convito riccamente apparecchiata. E Marta in faccende e Maria che si occupa dei fiori.

21E poi l’arrivo di Gesù coi dodici e l’incontro con Maria che lo conduce verso casa. Lazzaro scende prestamente incontro al Maestro ed entra con Lui nella casa, in una sala che precede quella del convito. Maria porta l’acqua in un bacile e vuole lavare lei stessa i piedi di Gesù. Poi cambia l’acqua e tiene il bacile sinché Gesù si è purificate le mani. E quando Egli le rende l’asciugamano, ella gli prende le mani e le bacia. Poi si siede in terra, su un tappeto che copre il pavimento, ai piedi di Gesù, e lo ascolta parlare con suo fratello, il quale mostra a Gesù dei rotoli, nuovi acquisti fatti di recente a Gerusalemme. Gesù discute con Lazzaro circa il contenuto di quelle opere e spiega gli errori dottrinali che contengono, credo, oppure le differenze fra quelle dottrine di gentilesimo e quelle vere. Devono essere opere letterarie che Lazzaro, ricco e colto, ha voluto conoscere. Maria non parla mai. Ascolta e ama.

22Poi vanno a cena. Le due sorelle servono a tavola. Non mangiano. Solo gli uomini mangiano. Anche i servi vanno e vengono portando i piatti che sono ricchi e belli. Ma le due sorelle servono personalmente a tavola prendendo dalle credenze i piatti che i servi vi posano e le anfore piene di vino che mescono. Gesù beve acqua. Solo alla fine accetta un dito di vino.

L’unzione.

23Ma verso la fine del convito, quando già la cena rallenta il suo ritmo e diviene più che altro conversazione, mentre passano le frutta e dei dolciumi, Maria, che è scomparsa da qualche minuto, torna con un’anfora di alabastro e ne spezza il collo contro lo spigolo di un mobile per potervi attingere con più facilità, e a piene mani prende e unge i capelli di Gesù stando in piedi dietro a Lui, e ne ricompone i ricci che li terminano arrotolando ciocca per ciocca sulle dita. Sembra una mamma che pettini il suo bambino. Quando ha finito, bacia lieve lieve il capo di Gesù e poi gli prende le mani e le imbalsama e bacia, e poi fa lo stesso coi piedi.

24I discepoli guardano. Giovanni sorride come incoraggiandola. Pietro tentenna il capo, ma… via, sorride anche lui fra la sua barba, e su per giù fanno così gli altri. Tommaso e un altro vecchiotto brontolano sottovoce. Ma Giuda, con uno sguardo indefinibile ma di certo brutto, esplode nel suo malumore: “Che stoltezza! Basta esser femmine per esser stolte. A che tanto spreco? il Maestro non è già un pubblicano né una meretrice per aver bisogno di simili effeminatezze. È anche disonorante per Lui. Che diranno i giudei nel sentirlo profumato come un efebo? Maestro, mi stupisco che Tu permetta ad una donna tali stoltezze. Se ha ricchezze da profondere le dia a me per i poveri. E sarà più giudiziosa. Donna, dico a te; smetti ché mi fai schifo”.

“Maria, grazie. Persevera nel tuo amore”.

25Maria lo guarda interdetta e arrossendo sta per ubbidire. Ma Gesù le pone la mano sul capo che ella ha curvato e poi fa scendere quella mano sulla spalla di lei attirandola lievemente a Sé come per difenderla: “Lasciala stare” dice. “Perché la rimproveri? Nessuno deve rimproverare un’opera buona e mettervi sotto sensi che unicamente la malizia insegna. Ella ha fatto una buona azione verso di Me. I poveri li avete sempre. Io non sarò più fra voi e i poveri vi saranno. A loro potrete continuare a fare del bene. A Me no perché sono prossimo a lasciarvi. Ella ha anticipato l’omaggio al mio Corpo sacrificato per voi tutti, e mi ha già unto per la sepoltura perché allora non potrà farlo. E troppo le dorrebbe di non avermi potuto imbalsamare. In verità vi dico che fino alla fine del mondo e in ogni luogo ove sarà predicato il Vangelo si ricorderà quanto ella ora ha fatto. E dal suo atto prenderanno lezione le anime per darmi il loro amore, balsamo amato dal Cristo, e prendere coraggio nel sacrificio pensando che ogni sacrificio è imbalsamazione del Re dei re, dell’Unto di Dio, di Colui da cui la Grazia scende come questo nardo dai miei capelli per fecondare all’amore i cuori e a cui l’amore sale in un continuo afflusso e riflusso di amore da Me alle anime mie, e dalle anime mie a Me. Giuda, imita, se puoi. Se lo puoi ancora fare. E rispetta Maria e Me con lei. Rispetta anche te stesso. Poiché non è disonorarsi accettando un puro amore con amore puro, ma nutrire astio e fare insinuazioni sotto il pungolo del senso. Sono tre anni, Giuda, che ti ammaestro. Ma ancora non ti ho potuto mutare. E l’ora è vicina. Giuda, Giuda… Maria, grazie. Persevera nel tuo amore”.

Operatori del Vangelo[137].

Quelli che abbracciano il Vangelo fino all’eroismo.

Dice Gesù:

26«Per quanto una creatura possa essere assoluta nella sua generosità d’amore e nel suo ricompensare chi l’ha amata, è sempre molto relativa. Ma il vostro Gesù supera ogni umana vastità di desiderio e ogni limite di appagamento. Poiché è Dio, Gesù vostro, e a voi, generosi e amanti – perché questa è pagina che Io rivolgo specialmente a voi, anime che non vi accontentate di ubbidire il precetto ma abbracciate il consiglio e spingete il vostro amarmi a eroismi santi – Io do, con la mia larghezza di Dio e di Dio buono.

27Creo il miracolo per voi, per darvi un ricambio di gioia per tutta la gioia che mi date. Mi sostituisco a quanto vi manca o suscito quanto vi occorre. Ma nulla lascio mancare a voi che vi siete spogliati di tutto per amor mio sino a vivere in una solitudine materiale o morale fra il mondo che non vi comprende e che vi schernisce e che, ripetendo l’antico insulto già detto a Me,[138] Maestro vostro, vi grida: “Pazzi”, e scambia le vostre penitenze e le vostre luci come segni diabolici. Perché il mondo asservito a Satana crede che satana siano i santi che hanno messo il mondo sotto ai loro piedi e di esso si sono fatto sgabello per salire di più verso Me e tuffarsi nella mia Luce.

28Ma lasciate pure che vi dicano “pazzi e demoni”. Io so che siete i possessori della vera sapienza, della retta intelligenza, e che avete anima d’angelo in corpo mortale. Io ricordo, e non passa dimenticato un solo vostro sospiro d’amore, quanto avete fatto per Me, e come vi difendo contro il mondo, perché ai migliori del mondo faccio conoscere ciò che voi siete agli occhi miei, così vi compenso quando è l’ora e giudico che al vostro calice è tempo di infondere una dolcezza.

29Non ci sono stato che Io che l’ho bevuto sino in fondo senza temperarlo col miele. Io che ho dovuto aggrapparmi al pensiero di quelli che mi avrebbero amato in futuro, per poter resistere sino in fondo, senza giungere a maledire l’uomo per cui spargevo il mio Sangue e conoscere, più che conoscere: abbandonarmi alla disperazione della mia condizione di abbandonato da Dio.[139]

30Ma quello che Io ho patito, Io non voglio che voi lo soffriate. È stata troppo crudele la mia esperienza per imporvela. E sarebbe un tentarvi sopra le vostre forze. Dio non è mai imprudente. Vi vuole salvare e non perdere. E imporvi certe ore troppo crudeli sarebbe un perdere l’anima vostra che fletterebbe come ramo troppo caricato e finirebbe col rimanere spezzata e conoscere il fango dopo aver conosciuto tanto Cielo.

31Io non deludo mai chi spera in Me. Dillo, dillo, dillo a tutti.»

 

[Seguono, con date del 31-3 e del 2 e 5 aprile, i capitoli 605 e 606 dell’opera sul Vangelo. Dal 1 al 6 aprile sono stati scritti, su un altro quaderno, i capitoli 21-25 della stessa opera.]

354. Esperienza della morte di Gesù[140].

Agonia di Gesù.

1Dopo, dalle 13 alle 16 (ora solare), sono rimasta abbattuta, non in sopore, ma in uno sfinimento così intenso che non potevo né parlare, né muovermi, né aprire gli occhi. Soltanto potevo soffrire. E senza nulla vedere, per quanto nel mio soffrire meditassi continuamente l’agonia di Gesù.

Instante della morte di Gesù

2All’improvviso, alle 16, vidi, mentre pensavo alla inchiodatura delle mani, vidi morire Gesù, unica cosa: morire. Girare la testa da sinistra a manca[141] in un’ultima contrazione, avere un ultimo profondo anelito, smuovere la bocca in un tentativo di parola mutata, dall’impossibilità di pronunciarla, in un alto lamento che finisce in gemito per la morte che ferma la voce e rimanere così, con gli occhi che si chiudono e la bocca che rimane semiaperta, per un attimo colla testa ancor eretta, rigida sul collo come per interno spasmo convulsivo, e poi ricadente in avanti, ma verso destra. Niente altro.

3Dopo ho ripreso un pochino, ma ben pochino, di forza sino alle 19, ora solare, e poi giù da capo, in un sopore tremendo sino a dopo mezzanotte. Ma non c’è nessun conforto di visione. Sono sola anche io come Maria dopo la sepoltura. Non vista e non voce. E ne soffro tanto.

L’addio a Maria avanti la Cena.

4Per consolarmi un pochino, le descrivo come vedevo bene Gesù ieri sera quando mi si illustrava nuovamente l’addio a Maria avanti la Cena.

5Gesù era già in ginocchio ai piedi della Madre e la teneva abbracciata alla vita posandole il capo sui ginocchi e alzandolo a guardarla alternativamente. La luce di una lucerna a olio a tre becchi, posata sull’angolo del tavolo presso al sedile di Maria, batteva in pieno sul volto del mio Gesù. La Mamma invece rimaneva più nell’ombra avendo la luce dietro la spalla. Ma Gesù era ben in luce.

Descrizione minuta dell’aspetto fisico di Gesù

6E io mi perdevo a contemplarne il volto e osservarne i più minuti particolari. E li ripeto una volta ancora[142]. Capelli divisi alla metà del capo e ricadenti in lunghe ciocche sino alle spalle. Ondulati per un buon palmo, poi terminanti in vero ricciolo. Lucidi, sottili, ben ravviati, di un colore biondo acceso che specie nel ricciolo finale ha decise tonalità di rame. Fronte molto alta, bellissima, liscia come una fascia, dalle tempie lievemente incavate sulle quali le vene azzurrine mettono lievi ombre d’indaco trasparendo sotto la pelle bianchissima, di quel bianco speciale di certi individui di capelli rosso-biondi: un bianco di latte di una sfumatura appena tendente all’avorio ma con un “che” lievissimo di azzurrino, pelle delicatissima che pare di petalo di camelia candida, così fina che ne traspare la più lieve venuzza e così sensibile che ogni emozione vi si disegna con pallori più intensi e rossori vivi.

7Ma Gesù io l’ho veduto sempre pallido, appena un poco tinto dal sole, preso liberamente nel suo treenne andare per la Palestina. Maria invece è più bianca perché è stata più ritirata in casa, ed è di un bianco più rosato. Gesù è di un bianco avorio con quel lieve riflesso all’azzurro.

Aspetto fisico di Gesù con accostamento alle fattezze della Madre

8Naso lungo e dritto, con appena una lieve curva in alto, verso gli occhi, un bellissimo naso sottile e ben modellato. Occhi incassati, bellissimi, del colore che ho tante volte descritto di zaffiro molto scuro. Sopracciglia e ciglia folte, ma non troppo, lunghe, belle, lucide, castano scure ma con una microscopica scintilla d’oro al vertice di ogni peluzzo. Quelle di Maria sono invece di un castano chiarissimo, più sottili e rade. Forse appaiono tali perché tanto più chiare, così chiare da esser quasi bionde. Bocca regolare, tendente al piccolo, ben modellata, somigliantissima a quella della Madre, dalle labbra giuste di grossezza, né troppo sottili da parere serpentine, né troppo pronunciate. Al centro sono tonde e accentuate in bella curva, ai lati quasi scompaiono facendo apparire più piccola che non sia la bocca bellissima di un rosso sano che si apre sulla dentatura regolare, forte, dai denti piuttosto lunghi e bianchissimi. Quelli di Maria sono invece piccini ma regolari e uniti ugualmente. Guance magre ma non scarne. Un ovale molto stretto e lungo ma bellissimo, dagli zigomi né troppo salienti né troppo sfuggenti. La barba, folta sul mento e bipartita in due punte crespute, circonda, ma non copre, la bocca sino al labbro inferiore e sale sempre più corta verso le guance dove, all’altezza degli angoli della bocca, diviene corta corta, limitandosi a mettere un’ombra come di spolveratura di rame sul pallore delle guance. Essa è, dove è folta, di un color rame scuro: un biondo-rosso scuro. E così sono i baffi non molto folti e tenuti corti, di modo che coprono appena il labbro superiore fra il naso e il labbro e si limitano agli angoli della bocca. Orecchie piccole ben modellate e molto unite al capo. Non sporgono affatto.

Suo amore compassionevole per il soffrire di Gesù

9Nel guardarlo così bello, ieri sera, e nel pensare come l’ho visto sfigurato quando mi appari, in molte volte, nella Passione o dopo la stessa, rendeva ancor più acuto il mio amore compassionevole per il suo soffrire. E quando lo vedevo tendersi e posare il volto sul petto di Maria, come un bambino bisognoso di carezze, mi chiedevo, una volta di più, come hanno fatto gli uomini ad infierire così contro di Lui, così dolce e buono in ogni suo atto e conquidente, col solo suo aspetto, i cuori. Vedevo le belle, lunghe, pallide mani abbracciare i fianchi di Maria, la cintura di Maria, le braccia di Maria, e mi dicevo: “E fra poco saranno trapassate dai chiodi!” e soffrivo. Che soffra è visibile anche ai meno osservatori.

Inizio della desolazione

10Oggi l’ho tanto desiderata, Padre, perché mi pareva che il cuore mi scoppiasse o cedesse alternativamente. E mi pare un secolo che non ricevo Gesù. Meno male che sono già le due antimeridiane del sabato e si avvicina l’ora della Comunione. Ma sono sola. Tace Gesù, tace Maria, tace Giovanni. Avevo sperato in lui, almeno. 15Niente. Silenzio assoluto e buio assoluto. È proprio la desolazione…

355. Spontaneo naufragio in Satana[143].

Il regno del Male.

Applicazioni delle profezie al tempo di oggi.

Dice Gesù[144]:

1«L’anno passato Io ti ho detto[145], ed è stato il primo dettato: “il Padre è stanco, e a far perire la razza umana lascerà che si scatenino i castighi dell’inferno”. Ho detto, era il Venerdì Santo: “Io verrei una seconda volta a morire per salvarli da una morte più atroce ancora… Ma il Padre non lo permette… Sa che sarebbe inutile… Oh! se gli uomini sapessero ancora volgersi a Me che sono la salvezza!”.

2Vi rimando a tutti i miei dettati antecedenti a quelli di quest’ultimo tempo. Ho parlato usando le profezie del Libro santo, spiegandovele, applicandole ai tempi d’ora, e se ho taciuto, poi, su questo tono, è perché ho compreso che era inutile ai fini del Bene e pericoloso perché quelle parole divine potevano divenire arma di tortura diabolica contro i miei servi che le udivano, le ripetevano, le diffondevano e le accoglievano. Ma il mio Pensiero, se anche non si esprime con la Parola, è quello e non muta.

3Maria, Io ti ho detto, alla fine del maggio passato: “Riguardo al futuro… Cosa vuoi sapere, povera anima?” (dettato del 31-5-43). “Ringrazia la mia Misericordia che, per ora, ti nasconde in buona parte la verità sul futuro”.[146] Povera, povera anima!

4Un’altra volta ho detto: “Vorreste che apparissi e mi mostrassi… Ma, se anche mi mostrassi, dove è nei cuori quel tanto residuo di fede e rispetto che li farebbe curvare col volto a terra per chiedermi perdono e pietà?” (dettato del 5-6-43).[147]

Il regno del Male è già instaurato.

5Anche ora chiedete da Me un segno di potenza, il quale, per esser Potenza di un Santo – del Santo dei santi – dovrebbe essere punizione inesorabile, tremenda, di un numero incalcolabile di persone, perché – ripeto ciò che ho detto mille volte- i grandi colpevoli sono perché la massa è tutta più o meno colpevole dello stesso peccare dei grandi.

6Ma Io – e te lo dico, povera anima alla quale ho dato di vedermi trionfante[148]per infondere forza al tuo essere accasciato nella carne che muore e nello spirito desolato per la prova che hai patito e per gli orrori che ti circondano – ma Io non posso dare questo segno. Questo segno della Potenza mia. Mi è impossibile farlo. Non perché Dio abbia perduto la sua facoltà di fare. Nulla mi è impossibile come Dio. Ma è l’ora della potestà delle Tenebre. E gli uomini l’hanno spontaneamente voluta. Il regno del Male è già instaurato. Qualunque cosa Io facessi sarebbe resa nulla dalla volontà dell’uomo. Qualunque Bene sarebbe distrutto dal Male.

Spontaneo naufragio in Satana.

7Assisto impotente a questa corsa nella morte spirituale di tutta l’umanità. Non vi è mio dono, non mio beneficio, non mio richiamo, non mio castigo, che valga ad arrestare questo spontaneo naufragio dell’umanità, da Me redenta, in Satana. Come toro infuriato, l’umanità atterra tutto: ragione, morale, fede, e va a dare di cozzo contro ciò che l’uccide. La mano profanatrice dell’uomo si alza a nuovo delitto che non merita perdono. E il Padre non vuole perdonare. Vi lascia perire come avete voluto.

8L’unica cosa che posso fare e faccio – e la faccio per pietà dei santi che, rari come fiori in un deserto, pregano ancora, pregano, non fanno protesta di consuetudine e ipocrisia – è di trattenere l’ira del Padre mio il quale, stanco dei delitti di una razza per la quale inutilmente il mio Sangue si è effuso, vuole, vuole, vuole esercitare la Giustizia su voi. E giustizia, poiché siete colpevoli, vorrebbe dire castighi tremendi che la mia Misericordia non vuole dati in aggiunta a quelli che da voi vi date.

Obolo di anime.

9Maria, so che ti ferisco e ti accascio. Ti eri sperata gioia dalla mia Pasqua. Rose dopo le spine. Sorrisi dopo le lacrime. Sei vittima. Restano le spine e le lacrime anche nel tempo pasquale, perché bisogna restare sulla croce per questa umanità perversa.

10Ti chiedo di restare sulla croce per Me. Salvare il mondo è stato il mio sogno. Salvare le anime la mia gioia. Il mondo è perduto a Dio, ma le anime si possono salvare ancora: coloro che hanno ancora un’anima, languente ma viva. Ti chiedo la carità per esse. È Gesù, mendicante d’amore nella sua veste di Risuscitato glorioso, che ti chiede quest’obolo di anime perché il suo Regno abbia ancora dei sudditi.

11Va’ in pace.»

9 aprile. Pasqua di Risurrezione.

L’Amore ha sempre vinto

Dice lo Spirito Santo:

12“Io sono il Consolatore. Io consolo coloro che lo sgomento accascia e l’oggi tortura. Io sono Quello che medica e addolcisce l’amarezza della Parola che parla la verità, la quale oggi è bene amara.

13In questo giorno che è il trionfo della Carità come il Natale ne è la più alta manifestazione – perché il Natale è l’inizio della Redenzione che è Carità operante, mentre la Pasqua è la Redenzione compiuta, la vittoria della Vita sulla Morte attraverso l’Amore sublimato all’olocausto volontario per darvi la Vita, e l’atto per cui fu possibile a Me di scendere in voi, risantificati dal Sangue di Dio-Figlio, per riunirvi a Dio-Padre con la Carità senza la quale Dio non può essere in voi e voi in Dio – Io vengo a dirti: confida ancora. Se anche tutto sembra perduto, confida. Se anche l’abisso del Male erutta i suoi demoni per straziare la Terra e fecondarla a generare l’Anticristo e l’abisso dei Cieli pare chiudersi per decreto del Padre da cui procediamo, Noi, il Verbo e lo Spirito, siamo ancora operanti e amanti per salvarvi e difendervi. Io-Carità e il Verbo-Carità, Io-Santificazione e il Verbo-Redenzione, non cessiamo l’Uno di effondere i meriti del suo Sangue, l’Altro i carismi del suo potere per il bene di voi.

14Confida. L’Amore ha sempre vinto.»

356… La nuda passione del Portavoce[149]

Compagnia di S. Giuseppe e di Maria.

… La mia nuda passione (9-4…)

1S. Giuseppe[150]:Vedo unicamente S. Giuseppe che mi guarda con tanta pietà ma non parla. È nell’angolo solito opposto al mio letto (10-4).

2Maria e Giuseppe[151]: Vedo la Madonna vestita di bianco con il nastro azzurro come a Lourdes. Prega presso il lato destro del mio letto ma non parla. San Giuseppe invece si avvicina e mi carezza sul capo e dice: “Prega, figlia”. Obbedisco piangendo e sperando di nuovo (11-4).

3Preghiera andata persa[152]: Uscendo da un sopore di 11 ore (undici ore) questa mattina alle sette sento il Signore mormorare una preghiera al Crocifisso come per dettarmela. Ma sebbene l’oda distintamente, non posso scriverla nello stato in cui sono e la mente esausta non la ritiene. Si perde dunque. Ma spero come prima sino a sera. Poi mi riprende il tormento e deliro furiosamente. Oh! l’inferno come è brutto! Resto così sino alle 3 antimeridiane, ora nella quale il Padre mi vuole comunicare. Si rifà la calma (12-4).

Giorni di paura.

Disperazione e desolazione[153]:

4Gesù dice mentre prego (ore 10): “Ricordati quando ti parlai delle possessioni”.[154] Non posso ricordare nulla nello stato attuale. Gesù dice ma io non vedo nulla. Fra alti e bassi di tortura passo il giorno. Ma alle 12 mi prende un tale spasimo che deliro ancor più furiosamente del 12. Sono scomparsi tutti: Gesù, Maria, Giuseppe. Tutti!… Disperazione e desolazione (13-4).

L’agonia del Getsemani[155]:

5Dopo una notte inquieta, ho riposo all’alba. Ma mi risveglio per risentire la tortura. Non è il delirio ma ragione esasperante e fredda. Il Padre mi vuole comunicare. Io lo penso quasi sacrilegio tanto ho il cuore chiuso e ostile. La Comunione pacifica tutto lentamente, tanto che posso pregare di nuovo con gioia e odo Gesù – lo odo, non lo vedo – che mi dice: “Ora potresti descrivere la mia agonia del Getsemani”. Oh! se la potrei descrivere! Ma non lo farò mai, credo. Solo chi l’ha vissuta la può capire. Per gli altri sarebbe bestemmia. Sudato sangue? Mi meraviglio non sia rimasto morto contro quel masso. 6Schiacciato dal peso della prova inumana (14-4).

Paura di una disperazione[156]:

6Quando penso che oggi, 15-4, non avrò la Comunione, mi sento accasciata.

7Mi pare già di non poter resistere e di ricadere in quel tormentare atroce… Sono le ore 1,40 antimeridiane. Sono sola perché Marta non c’è in casa questa notte. Se il tormento mi soverchia, come faccio? Io non sono padrona di me in quei momenti.

8Ho detto che non c’era bisogno che altri dormisse con me. Ma ho paura di me. Non di una crisi di cuore. Morire? Magari! Ma di una disperazione. Mi sento tanto male. Ho pregato per un’ora la Madonna Addolorata. Ora farò quello che domani non potrei fare di penitenza, quello che da martedì non ho più potuto fare. Ma devo lottare con il pensiero: “Mi sacrifico inutilmente”. Lo sento crescere e non voglio mi prenda. Voglio a suon di sconfinata fiducia pregare la Misericordia di Dio.

Giorni di Satana:

Battaglia con Satana[157]:

9Alle 11,10, mentre prego per vincere le opere del demonio su questa povera umanità (è tempo di allarme e le bombe cadono vicine), sento una voce che riconosco e ricordo, che mi dice una frase già detta a Nostro Signore: “Adorami ed Io ti aiuterò in tutto e sempre. Sarai felice”.[158] Rispondo: “No, Mai. Di mia volontà, mai. Se poi diverrò pazza per il dolore di esser respinta da Dio, allora potrò anche farlo. Ma finché ragiono, no. Tormentami, ma non cedo”. Questa nuova battaglia (e non può credere come fosse dolce la tentazione così come esso la presentava) mi conferma chi è la causa del mio attuale, grande soffrire. Noti che avevo in mano la croce. Ma che non ha paura neppure di quella, ora? Avevo sulle ginocchia le immagini della Madonna di Fatima e di S. Giuseppe. Ma che non ha più paura di niente? Un giorno Gesù mi ha detto: “Rispondi con le mie stesse parole”. Ho risposto: “Va’ indietro, Satana. Sta scritto: ‘Adorerai il Signore Iddio tuo e servirai Lui solo’”. Ma quanto dura questa prova? (15-4).

Giorni di tentazioni sataniche.

10Paura di tutto e di tutti[159]: Ho riletto i dettati. È un balsamo. Ma sono proprio io che li ho ricevuti? E come posso ora non sentire più nulla di quella dolcezza? Ho letto “Gesù e i fanciulli”[160]e ho pianto pensando alla mia gioia di quella sera, quando mi pareva che Gesù mi desse la sua mano da osservare. Come è lontano tutto ciò! Ora, prossima a morire, non ho più nulla di tanto bene. Più nulla. E ho paura. Mi sento sola. Sola fra le tentazioni e i pericoli. Ho paura. Sono stata ribelle, sono stata non rassegnata. Ho dispiaciuto a Dio, al mio Gesù! Non me lo perdono. Ma se Egli non mi aiuta in quest’ora orrenda per me, come posso uscirne vittoriosa da me sola? Soffro in un modo così completo e inumano che non vale parola a descriverlo. Non mi sento più protetta da Dio. Ho paura, paura! Paura di tutto. Paura della Terra e del Cielo. Paura di me e di Satana che mi vuole strappare a Dio. Paura… (16-4).

Giorni di abbandono:

Giorno senza comunione[161] :

11E penso che oggi lei non c’è e non avrò la Comunione. Penso che d’ora in poi ciò sarà fatto di tutti i giorni.[162] Oh! mio Pane che eri la mia gioia e che ora ti perdo, che ora ti avrò tanto di rado! Come potrò, ora che muoio, stare senza di Te? (17-4).

Il Redentore![163]:

12Ieri sera, nella più grande desolazione per aver visto spezzare anche l’ultimo filo di speranza che mi restava e che cercavo rendere infrangibile circondandolo di fede e di preghiera addolorate ma costanti, mi è apparso il Redentore nella sua veste di scherno datagli da Erode,[164] già flagellato e coronato di spine e a mani legate. Veniva verso di me guardandomi fissamente, dolorosamente. Il Redentore! Prima lo chiamavo con dolce affettuosità: “Gesù”. Ora lo chiamo: Signore. Lo chiamo: Dio. Lo chiamo: Redentore. Bei nomi. Ma troppo di etichetta. E chiamarlo: “Gesù” con la confidenza di prima, non posso più. Non ha parlato. Mi lascia nella tortura senza darmi il minimo conforto. È troppo! Niente mi dà pace. Sento che la ragione vacilla (18-4).

Abbandono[165]:

13Oh! Dio! mi hai proprio abbandonata! Neppure riceverti mi porta pace. Dove sei? (19-4).

La figlia di Maria[166]:

14Dopo tanto silenzio dice Benedetta: «Tu mi hai contemplata dalla nascita alla morte. Sei stata mia come figlia di Maria Bambina, mia come figlia della Regina dei Cieli, mia come figlia dell’Addolorata. Ho voluto che fossi mia in tre congregazioni diverse perché tu mi amassi sempre. Figlia mia! Sono presso al tuo pianto. Abbandonati a me». Udita mentre baciavo l’effigie di Maria Ss. Bambina. Subito dopo viene la lettera di Suor Isa.[167]

Abbandono[168]:

15Scomparso anche quel filo di unione. Eppure prego, Perché allora tanto abbandono?

Desolazione fino alla ribellione.

Desolazione[169]:

16Nulla. Sempre più aspra desolazione.

Desolazione più aspra[170]:

17Nulla. La mia desolazione si inasprisce. Prego unicamente Maria perché non posso di più, perché la sento pietosa anche se assente e non libera di intervenire in mio favore.

Ribellione di un verme schiacciato[171]:

18Mi riprende la ribellione. Dovrei dire: la Ribellione, perché è Satana che mi sbatacchia con ira per svellermi da Dio e portarmi alla pazzia spirituale prima, fisica poi.

19Lascio la mia casa alle 15,30[172]… e il mio spirito ferito a morte resta là.

20Maria-portavoce non c’è più. Lo strumento di Dio è stato spezzato dalla inesorabilità di Dio. Nessuno può capire ciò. Nessuno. E dicono tutti parole di prammatica, sostengono tutti tesi senza senso che sono “controtesi”, perché i fatti con la loro realtà brutale le annullano e ne fanno brillare più che mai l’irrealtà.

21Pure nella mia ora tremenda, fra sofferenze totali che solo Dio sa- se pure Dio si occupa ancora del verme che ha schiacciato, del povero verme che si credeva destinato a divenire farfalla per l’amore che la nutriva all’Amore e che invece fu rigettato con ribrezzo dall’Amore – io spremo ancora una preghiera per la pace, per Paola, e per piegare Dio ad avermi misericordia. Nulla.

Giorni senza Dio.

Senza cielo![173]:

22Notte tremenda. Giornata tremenda. Alle 12 altro distacco da P.M. che riacutizza tutto. Chiamo Maria. Ma sembra anche Lei inesistente. Non c’è più Cielo per me.

Senza Gesù![174]:

23Vedo un crocifisso. Ma non Gesù in croce. Un crocifisso di legno sulla sua croce di legno. Un emblema. Non Lui come lo vedevo prima. Mi sembra uno di quei Crocifissi messi lungo le strade, come quelli che salutai ieri l’altro, morendo, in auto. Perché, se anche Egli non mi ama, io lo amo, ed è questo suo disamore il mio tormento più grande, più sorprendente per me che mai, mai, mai avrei pensato di dovermi persuadere che Gesù non mi ama più.

1° giorno senza Dio![175]:

24Le sofferenze fisiche, morali, spirituali, si accumulano, e così le insofferenze. Tutto mi fa soffrire. Anche la vista di un fiore, prima tanto amati, ora mi è indifferente, anzi mi è cagione di pianto. Non voglio nulla poiché non ho Dio. Rileggo Suor M. Gabriella[176]e più che mai me ne sento uguale nel dolore. Il clima, l’aria, la luce, l’acqua, tutto mi è nocivo. I piccoli avvenimenti, conseguenza del crudele sfollamento, acutizzano il mio soffrire. Piango tutto il giorno fino ad essere esausta. Sento gli altri ridere e scherzare. Li vedo stare lontani senza pietà. Gli altri: i familiari, voglio dire. Perché estranei non ne desidero. Si avvera quanto prevedevo. Confinata quassù, sono una dimenticata. Tanto volentieri dimenticata ora che non sono più quella che ospita e consola, ma sono colei che deve badare a sé ed essere consolata. E Dio non viene. Prego come dice il Padre. Ma Dio non viene. Mi fa impazzire di dolore. Eppure, sebbene in queste condizioni, rinnovo l’offerta di me per i soliti scopi: Pace, Regno di Gesù, ecc. ecc., mettendo per unica riserva questa: “farmi tornare a casa mia”. Anche Suor Gabriella aveva messo una riserva, ed era creatura angelica. Posso metterla io pure. Non si deve pretendere l’impossibile da un’anima di uomo. E chi predica il dono totale senza riserve sono proprio quelli che per sé stessi non sanno offrire neppure uno sgraffio.

252° giorno senza Dio![177]: Sono nelle stesse condizioni.

263° giorno senza Dio![178]: Viene il sacerdote di qui[179], non cercato da me, che so inutile la cosa. Ma da Paola che si illude che ciò mi sollevi. Per rispetto alla sua dignità lo accolgo con onore. Ma mi lascia nelle condizioni di prima.

Giorno di aridità.

Aridità desolante[180]:

27Giornata desolante di dolore. La Comunione mi lascia arida come una pietra e più che mai senza conforto. Il Cielo è chiuso. Piango sulla mia miseria per tutto il giorno. Dio mi ha abbandonata e gli uomini aumentano l’affanno rivelandosi, in questa circostanza, mordenti, indifferenti, incomprensivi. Ma soprattutto mordenti.

28Ieri sera m’era parso che si avvicinasse il Cielo perché vidi, con la vista della mente, la Vergine apparirmi, viva, in alto di un albero che mi sembrò un olmo. Ma fu un attimo. Poi il buio di prima e il silenzio che mi perseguita da 20 giorni. Ma sono io quella che udì tante parole e vide tante cose? Ma ero pazza allora? Ma sono indemoniata ora che non merito più nulla? Non pretendo grazie speciali. Le ho sempre respinte per paura. Ma almeno il conforto dell’unione con Dio di cui fruivo sino dal23-4-1943.[181]

29Eppure prego. Senza sentirvi più gioia, ma prego. Quando vedo nello specchio questo campanile[182]o ne odo il toccheggiare, adoro la Croce o dico il Regina Coeli. Ma, come un ferito alla gola, l’acqua della preghiera non scende a dissetarmi il cuore. Fugge nonostante io, morente, mi stringa a questa fonte.

Apparizioni di S. Francesco.

Due apparizioni del serafico fraticello[183].

30Vedo, e subito lo riconosco, il mio S. Francesco d’Assisi.

31Lo vedo due volte. La prima al mattino. Sta in piedi nella povera tonaca non marrone ma di un grigio-marrone come piuma di tortora selvatica. È scalzo, a capo nudo, e già stigmatizzato. Vedo nettamente le piaghe nel palmo delle mani scarne. Sta con le braccia piegate al gomito e ben strette al corpo, con le mani all’altezza delle spalle, come un sacerdote quando dice: “Dominus vobiscum”. Perciò vedo bene le piaghe nel palmo. Mi guarda con dolcezza compassionevole. Non parla.

32La seconda volta, a sera, torna e lo vedo meglio ancora. Ha il viso tanto scarno da parere quasi triangolare. I capelli, rasati in tondo, mettono una riga lievemente ondulata, brizzolata nel suo castano chiaro, sulla fronte alta e pallidissima. Ha gli occhi di un castano chiaro, mesti e buoni, fortemente incassati nelle orbite, naso lungo e sottile, guance pallidissime e magre, allungate da una barbetta rada tagliata a punta. Sorride, ma senza letizia. Un sorriso che vuole unicamente incoraggiare. Parla. Lentamente. Con voce ben intonata ma come stanca.

33Mi chiede, accennando con la mano piagata: “Ti piacciono i miei ulivi?”

34“No” rispondo.

35“Eppure… A me piacevano tanto perché mi ricordavano il nostro Signore Gesù nella sua Orazione”.[184]

36“Tu, Padre, vi vedevi in mezzo Gesù. Io non vedo più nulla e mi dànno solo tristezza”.

37“Sforzati, figlia, a trovarvi pace e gioia. Io l’ho detto, e soffrivo tanto, allora, perché ero disilluso io pure degli uomini e, direi, del consenso di Dio sulla mia opera: ‘Beati quelli che fanno la volontà di Dio e per Lui sostengono ogni tribolazione’. Prova a raggiungere questa dolorosa beatitudine. È la stigmatizzazione dello spirito, e fa più dolore di questa, vedi? che mi apre le carni. Lo so. Ma prova. Piangi e prova. Ho sofferto tanto anche io, e di tante cose. Mi affezionavo anche io. Ero pieno di nostalgia anche io. Ho sentito anche io ricadere su me la preghiera che avevo fatta, in certe ore. Ho avuto ore in cui non ho saputo che gemere. So cosa sia il dolore tuo. Ma ti dico: sforzati a trovare in tutto il dolore pace e gioia. Dopo viene la gioia e la pace. Sii buona. Ti starò vicino. Ti benedico con la mia benedizione: ‘il Signore abbia di te misericordia, volga verso di te la sua faccia e ti dia pace. Ti dia la sua benedizione’”.[185]

38Non è molto. Ma è già uno spiraglio di Cielo che viene a me. Non avevo mai visto né udito il Santo che venero tanto e, se lei ricorda, me ne ero stupita. È venuto in questa desolazione a consolarmi un pochino…

Respinta in piena bufera.

Lettera del P. spirituale[186].

39Il Serafico mi aveva un poco calmata. Arriva la lettera di P. Migliorini il quale, per volere pretendere l’impossibile da un essere, respinge questo essere in piena bufera.

40Mi avvedo che le teorie sono lo schermo che si eleva e nasconde la realtà e l’unione e l’assonanza fra due spiriti. Chi per bontà di Dio, che gli ha dato un organismo privo di energia nervosa, di impulsi, ecc. ecc., e che perciò si è accomodato facilmente nella nicchia del “così è e così deve essere”, non può assolutamente capire chi ha ben altre molle al suo strumento e vibra anche a tocchi leggeri. Vibra sino a spezzarsi a tocchi rudi. Ciò che basta per Tizio non serve per Caio. Anzi è cagione di maggior dolore, pericolo, eccitazione, ribellione per Caio.

41Non bisogna ancorarsi, Padre, alla teoria come ad una boa. Bisogna disancorarsi e mettersi nello stesso mare in cui la navicella di un’anima, presa nel gorgo di un rigore che la spezza, si trova sbattuta e disalberata. E capire cosa è per quell’anima il doloroso disinganno che succede al suo fidente amore, che si sentiva così certo della condiscendenza di Dio ad una petizione che nessuno può trovare illecita.

42Credere per puro atto di fede è sufficiente per salvarsi. E spero di poter continuare a credere. Ma credere per convinzione d’amore è calamita che attira al vertice del Cielo. E come conservare ciò, quando il nostro amore viene letteralmente sbriciolato, indefessamente sbriciolato, mano a mano che lo riuniamo perché è la nostra vita e sappiamo di morire senza di esso, da una inesorabilità che alla non-grazia concessa unisce anche l’abbandono più assoluto?

Rischio di impazzire.

Il rischio di impazzire per forza[187].

43Marta è a Lucca per la Festa di S. Croce. Per quanto mandarla via sia perdere l’unico conforto che ho intorno, l’ho mandata volentieri perché preghi per me il Volto Santo e porti la mia offerta.

44Oh! che offerta che mi fa nausea! Non è il denaro che amo dare a Dio. Ma posto che ora Egli da me non accetta più nulla, devo e posso solo dare il denaro come i cattolici-farisei usano.

45Ricevo della posta. Parole di conforto. E mi ci inquieto. Paola dice: “Non riesco più a dormire”, lei che dormiva 10 e anche 12 ore filate. Ribatto: “E io neppur più a riposare senza dormire. Devo impazzire per forza”. Non sopporto niente. Persone, cose, fiori, bestie, libri, tutto mi lascia o indifferente o ancor più eccitata.

46Prego. Ma sono presa dalla paura che ogni mia supplica si volga in maggior castigo.

Dopo una notte d’agonia fisica.

La Madre difende la figlia[188].

47Dopo una notte di agonia fisica, tale da far tremare chissà quanti e chissà come di quelli che sanno predicare tanto bene la rassegnazione e la giocondità – quando però loro non sono nel caso di quelli a cui prodigano la predica – odo la voce di Maria. Non la vedo. La odo. Ma il miele paradisiaco scende subito in me.

Dice Maria:

48«Tra fratelli possono ancora avvenire rigori, incomprensioni e conseguenti lacrime. Il fratello maggiore si vale della sua primogenitura per essere esigente verso i minori. Ma una madre buona non è mai rigida, incomprensiva, sorda al soffrire dei suoi nati. Il suo cuore di madre si fende tanto al pianto del primo come a quello dell’ultimo figlio. Il suo seno è guanciale per la carne della sua carne, sia la prima nata o l’ultima nata. Le sue mani si congiungono supplici in favore di quel figlio che soffre per il rigore di un suo fratello, né si dà pace se non vede placato il maggiore e consolato il minore.

49Ciò in chi è madre di carne e sangue. Ma io sono la Madre. Non da carne e sangue mi siete nati ma dal mio spirito congiunto a Dio in nozze eterne e dal mio dolore.

50Bambina mia, mi hai sentito dire: “Sarò una lupa per difendere la dottrina del mio Figlio”.[189] Ma come mi sarei fatta lupa, io, l’Agnella del Signore, per quanto era eredità del mio Gesù, così so erigermi a difesa, come madre che difende la sua prole, contro qualunque cosa possa assalire per uccidere una mia creatura.

51Io ti difendo, Maria. Non piangere. Sei sotto il mio manto. Chiudi gli occhi per non vedere né il rigore di Dio né la ferocia degli uomini. Non parlare. Non muoverti. Non lo potresti, povera bambina mia, senza aumentare il tuo dolore, senza aumentare la tua resistenza.

52Ti è stato detto di fare almeno una preghierina arida, arida di accettazione al sacrificio. No. Sarebbe inutile ipocrisia e ti avvelenerebbe l’anima più di quanto gli avvenimenti non l’abbiano fatto. Io voglio meno ancora. Voglio solo che tu ti abbandoni a me.

53Dormi sul seno mio. Guarirai. Taci. Io parlerò per te. Amami. Sono il tuo conforto. Sono la Mamma. La Mamma Dolorosa. E tu sei poco dissimile al mio Gesù quando mi fu posto morto in grembo. Ma risorgerai, bambina mia. Perché io lo voglio.»

Al limite della vita. Riposo in grembo a Maria[190].

54Sono da ieri in grembo a Maria. E come ci sto bene! Non è un modo di dire. Mi sento proprio sulle sue ginocchia. Mi tiene seduta verso sinistra di modo che appoggio il fianco destro sul suo cuore e il capo verso la sua spalla. Mi cinge col braccio sinistro e ogni tanto mi dice: “Sta’ a tuo agio. Riposa”. Oh! mi pare, ma è ancora più dolce, di esser tornata a quelle rare ore in cui mamma mi prendeva in grembo e mi faceva tanto felice!

55Ho tanto male fisico, la soffocazione, l’enfisema, l’insufficienza cardiaca aumentano sempre più; questa notte sono andata proprio al limite della vita con extra-sistole numerose e pulsazioni ridotte a 46 al minuto, non respiravo più, sudavo freddo, la vera agonia. Ma la Mamma mi aveva detto: “Sta’ a tuo agio”, e io mi sentivo in braccio a Lei, mi ero rannicchiata nel nido del suo grembo, del suo braccio e del suo manto, e non avevo paura neppur della morte.

56Dopo l’atroce agonia di questi 25 ultimi giorni, agonia spirituale rispetto alla quale è una bazzecola questa fisica che soffro ora, la mia agonica sofferenza della carne diventa uno scherzo perché è annullata, anzi è resa beata dalla pace che si riversa in me dal contatto con Maria.

57No, non è, non può essere un inganno il mio. Il dolore, la nostalgia, il desiderio della mia casa ci sono ancora, c’è l’atroce ricordo del sofferto, c’è la sensibile, duratura sensazione dell’abbandono di Dio. Queste ci sono ancora. Ma sono in grembo a Maria. Le posso sopportare. È come se un anestetico celeste attutisse in me la sensibilità morale dolorifica e inoculasse un senso di euforia paradisiaca.

58Che tu sia benedetta, Maria, Madre mia! Tu mi salvi! Salvami ora e nell’ora della morte. Mamma, tienimi sul tuo grembo e sarò salva sino alla fine.

Sofferenza che fa delirare.

Il gemito di Gesù nella sua agonia[191]:

59Rimango come morente dopo la Comunione e sento gemere Gesù nella sua agonia del Getsemani. Incapace di scrivere, resto così, volendo e non volendo trascrivere quei lamenti. Sento che per molti parranno bestemmie… e sono così veri. Ricordo lo strazio di quando lo vidi: 11 febbraio, nel Getsemani… Le parole corrispondono all’espressione di tutto il mio Gesù torturato nello spirito. Disperato!… Ma chi lo ammette?

Sofferenza che fa delirare[192]:

60Mi decido, per trovare requie, e trascrivere queste parole di strazio. Ma Gesù dice: «Siano esclusivamente per te, perché gli altri non le capirebbero. Ti siano di conforto per non temere di esser perduta, come credi, per il tuo desolato soffrire che ti fa delirare.»

Il pianto di Gesù[193]:

61Sono più accasciata dei giorni scorsi. Leggo e rileggo il pianto di Gesù per potermi dire: “Egli mi capisce e compatisce” e mi stringo a Maria perché non ho conforto da nulla e nessuno sulla Terra.

Nuovo assalto del demonio.

Un fuscello nelle mani di Satana[194]:

      62In un quarto d’ora di sonno, stamane sogno uno sbarco in una cittadina tirrena a spiaggia non scogliosa. Non so quale né se sia un presagio o un riflesso del mio spasimare. Mi sveglio più che mai triste, convinta d’essere io pure “un fuscello nelle mani di Satana” come dice Gesù. Lo imito nel rifugiarmi verso il Cielo. Non “nel Cielo”, poiché il Cielo è chiuso da un mese per me…

L’inferno di nuovo[195].

63Ieri ho detto un intero Rosario e la corona delle allegrezze e dei dolori. Ho meditato sui 15 misteri, oltre che le preghiere giornaliere. Ho avuto due sopori in luogo di uno, sono sempre stata male e a sera ho subito un altro assalto… di chi? Non esito a dire: “del demonio”.

64Mi pareva di essere ritornata ai tremendi giorni che vanno dal 10 aprile al 3 maggio e che, dal giorno che la Madonna mi ha parlato (4-5), si erano mutati in triste rassegnazione, venata talora di tinte di letizia. Da ieri sera è l’inferno di nuovo. Ma chi me lo dice, in maniera che io lo possa credere, che io non sono dannata?

65Eppure prego… eppure credo… eppure amo. Ma è l’abbandono più assoluto di quanto è il mio desiderio: Dio. E dietro a Lui stanno assenti le persone dalle quali può venirmi ancora parola di Dio. Anche le Parole udite mi sembrano non vere.

66Pietà, Signore, perché io mi sento impazzire! Non vedo, non capisco più niente. Sento solo questo spasimare. Apro i libri per trovare una parola che mi illumini; una volta, solo un mese fa, mi succedeva. Niente. Cerco un conforto nella preghiera: niente. Nelle persone: niente. Nelle cose: niente. Chi mi capisce? Ma perché sono venuta qui? Ho la sensazione che se andavo altrove, dove volevo e non dove cedetti a venire[196] sotto molte pressioni di chi sperava chissà che da questo luogo – e per chi fa scopo della vita il benessere della carne c’è forse ragione di rallegrarsi d’esser qui – ho la sensazione che se ero dove volevo andare sarei stata meno derelitta.

67Mi scrive la mia fraterna amica Gina.[197] Mi commuovo per la sua bontà. Ma soffro anche per questo. Fossi almeno stata vicina a questa vera cristiana e non in mezzo a questa frivola compagnia che non mi capisce come io non la capisco. Fossi stata presso le mie Suore… Ma qui, senza nessuno che mi sollevi al Cielo e schiacciata come sono dall’abbandono di Dio e dalla ferocia di Satana, io mi perdo. Lo sento. Mi perdo nello spirito e nella carne. Impazzisco, e sarebbe il meno. Il male è che distruggo quanto ho fatto per il mio eterno futuro.

68Pietà, Signore! Maria, pietà!

357. Gli innesti e la lotta con il diavolo[198].

Gli innesti.

I due tipi di innesti.

Dice Gesù:

1«Vieni. Esci per un poco dal tuo carcere. Metti la tua mano nella mia mano. Io ti voglio condurre con Me. Il calore della mia ferita scalderà il gelo della tua mano e più ti scalderà il cuore.

2Sai come si fanno gli innesti? In due modi. L’uno, radicale, è quando di una pianta selvatica si vuole fare una pianta buona. Allora si amputa totalmente la chioma e sui poveri monconi che restano, aperti e – se le piante avessero voce – gementi di dolore, si incastrano, negli spacchi, i polloni d’innesto. Poi si lega e si attende. La linfa dell’albero buono si mescola a quella della pianta selvatica, e se in essa vi è capacità di fusione e di attrazione la linfa benefica prende dominio e vince. L’albero diviene buono e fruttifero.

3Vi è poi la perfezione ottenuta dagli esperti per fare di due piante buone una super qualità nuova e buonissima. Allora non si amputa brutalmente la pianta. Non ve ne è più bisogno poiché è già buona. Si avvicinano soltanto le due piante buone, si scortica uno o più rami di quella che si vuol fecondare con questo connubio vegetale, e contro alla scorticatura – ferita che duole e brucia ma che darà gloria all’albero – si accostano, ben stretti, altri rami, quelli della pianta fecondatrice, e si legano di modo che le gemme della seconda si saldino sulla ferita della prima e ne vengano rami che alle virtù originarie uniscano le virtù innestate.

Gli innesti spirituali.

4Maria, il Battesimo, e i Sacramenti in genere, sono l’innesto totale che sulla mala pianta dell’uomo, macchiato dalla colpa d’origine, innestano la Grazia e ve la mantengono per successivi innesti, poiché la pianta-uomo è di sua natura respingente gli effetti della Grazia, del divino innesto.

5Non sempre, anzi raramente, il mio Sangue, la mia Carne, il mio Martirio e il Fuoco Paraclito possono di voi, selvatici, fare delle piante di celeste frutto. Manca in voi volontà di divenirlo. Ma in coloro che hanno tale volontà – ed essa è la nota predominante del loro canto d’amore – l’Amore pratica un altro innesto. Ed è quello della fusione con Me. Io allora prendo per mano e la cicatrice, non mai completamente guarita, della mia mano versa i suoi ardori e i suoi germi nel vostro essere e vi marca a fuoco indelebile.

6Non occorre esser capitozzati come per il primo innesto. La Grazia è già in voi. Ma occorre esser lacerati dal Dolore, mio Araldo; per potere ricevere, con immediata vitalità, il benefico mio contatto. E quanto più grande è la ferita che vi lede e tanto più posto vi è perché Io vi appoggi le mie Ferite. Se siete tutti una ferita, se da capo a piedi non siete che lacerazione e dolore, ecco che allora Io vi stringo a Me, ad ogni Ferita mia corrisponde una vostra e come per una spirituale trasfusione il Sangue passa da Me, ferito, a voi, feriti. La sofferenza è atroce. Lo so. Ma la reazione è sublime.

7Io sono adagiato su te, Maria. Tu non te ne accorgi. Non te ne puoi accorgere perché sei morente di dolore. Io, dall’ora sesta all’ora di nona, non vedevo neppur più la Madre mia… Il dolore mi rendeva capace solo di sentire il dolore. Cielo, sole, folla, e urla e gemiti e fischi di vento, tutto annullato nel dolore atroce della finale agonia, della Redenzione. Sapevo che mia Madre era ai piedi della croce. Ma più che le tenebre sempre più fitte me la nascondeva il dolore. Dolore di suppliziato e dolore di abbandonato da Dio. E Io soltanto so quanto avrei voluto vederla per trovare un conforto in tale desolazione!…

8Ma Io ora ti prendo per mano e ti dico: “Scendi dalla tua croce e vieni con Me, fuori delle tenebre, per un poco d’ora. Ti voglio parlare di un punto che uno, a Me e a te caro, ha desiderato, e sul cui argomento non ho parlato prima perché lo serbavo ad ora”.

La lotta col diavolo.

Le eterne foreste africane[199].

9Dice il mio Pietro: “… Il diavolo, vostro avversario, come leone ruggente vi gira intorno cercando chi divorare; resistetegli forti nella fede, sapendo che i vostri fratelli dispersi nel mondo soffrono gli stessi vostri patimenti”.[200]

10Nelle contrade africane dove abita il leone sanno, uomini e bestie, come regolarsi con esso. Una volta ti ho portato meco in oriente presso una fonte ricca d’acque… e ti ho detto: “Sii come questa”.[201] Oggi ti porto con Me nelle eterne foreste i cui giganti arborei sono i pronipoti di quelli emersi dal nulla per volere del Padre e che mirarono gli occhi attoniti dei primi padri. Così vedrai qualcosa di diverso da quanto ti immelanconisce.

11Guarda. Alte contro al cielo, di un azzurro più scuro dei miei stessi occhi, stanno le cime di questi millenari giganti verdi. E si intrecciano le une alle altre per parlare lassù, ai venti e alle stelle, delle sottostanti vicende che esse non vedono poiché il tetto verde le cela.

12Sotto è il sottobosco, folto come un labirinto, intricato di liane e di radiche che paiono serpenti, e ornato dei traditori monili che sono le serpi in agguato. Più basso ancora, la felpa dell’erba folta, nata in un vergine terreno ricco di mille succhi e nella quale è dolce trovare pascolo e riposo per antilopi e gazzelle e cibo ai milioni di uccelli di ogni canto e colore. Fiori, felci, collane di corolle, antri verdi, grotte muscose e freschi corsi d’acqua e una luce verde, riposante in mezzo al sole che abbacina là dove penetra, nelle strade aperte a fatica dall’uomo o lungo uno specchio d’acqua tanto vasto da obbligare la volta vegetale ad aprirsi in pozzo verde.

Le abitudini del leone.

13In queste foreste è re il leone. Nessun altro gli tiene fronte fra ciò che corre o balza, o striscia o arrampica, o vola o cammina. L’uomo che passa coi suoi armenti ai margini della foresta, migrante verso zone di pascolo o di mercato, costruisce, per sé e per i suoi simili, recinti pontuti per chiudervi la mandria nelle notti fredde e serene. Gli animali si rintanano nel folto o si rannicchiano in alto delle piante come cala la sera per sfuggire al suo assalto. Perché il leone non assale finché il sole è nel cielo. Attende la notte, l’ombra ingannevole della luna, o la tenebra fonda, per la sua preda. Esce e rugge, come viene la sera. Rugge intorno alle chiusure dell’uomo e intorno agli antri delle bestie. Non penetra, attende. Attende l’imprudente che esce dal suo rifugio.

14Quante imprudenze sempre! Desiderio di sollievo, curiosità di vedere, fretta di giungere. Il leone è là. Attende, pregustando il sapore della preda, battendosi i fianchi per l’impazienza e per l’ira della lunga attesa, e gira cercando il punto da cui uscirà l’imprudente, e quando lo trova si mette alla posta, oppure studia i segni dell’abituale andare e va all’agguato. E tace, ora, poiché sa che l’imprudente viene. Tace per far credere che non c’è più. E non c’è mai tanto come quando tace.

Le tattiche del diavolo.

15Maria, il diavolo fa come il leone. Gira, approfittandosi della caduta del Sole, intorno alle vostre anime. Non osa uscire e assalire sinché il Sole è alto sul vostro spirito. Rugge, ma non assale. E che importa se rugge? Lascialo ruggire di rabbia. Sta’ sotto al Sole, al tuo Dio, e non aver paura. Non vedi più il Sole? Ma Egli c’è. Se un’ora di prova ti fa cieca, sappilo sentire per il suo calore, posto che non puoi vederne l’aspetto. Non sai che moriresti di gelo se il tuo Sole fosse morto per te? Se vive il tuo spirito, nonostante Dio l’abbia reso cieco, è perché il Sole ti bacia ancora.

16Oh! se le anime sapessero rimanere sempre sotto al Sole eterno, e anche nelle tenebre della prova non uscire dallo zenit solare e dire: “io resto al mio posto. Qui, dove mi ha lasciata, Dio mi ritroverà perché io non muto il mio pensiero di fede e d’amore”!

17Il diavolo gira cercando il varco per allungare la zampa unghiuta e strappare l’incauto che sta troppo vicino all’apertura: alla tentazione. Oppure attende che esca: volontaria preda per allettamento di senso. Oppure anche tace e si mette in agguato, è l’insidia più astuta. E chi procede senza collegamento col divino cade nella sua trappola.

18Lo ripeto: sinché rugge è poco pericoloso; quando, dopo essersi fatto sentire, tace, allora è pericoloso al sommo: tace perché ha scoperto il vostro punto debole e le vostre abitudini ed è già pronto al balzo su voi.

La comunione dei viventi.

19Siate vigilanti. Se su voi è la luce di Dio, essa vi illumina e altro non occorre. Ma se siete nelle tenebre, state ancorati alla fede. Nulla e per nessun motivo vi faccia smuovere da essa. Tutto pare morto e annullato? Dite a voi stessi: “No. Tutto è come prima”. Dite a Satana: “No. Tutto è come prima”.

20Prima di voi, quanti hanno subito le vostre stesse torture! “i vostri fratelli dispersi nel mondo”. I vostri fratelli. Nel mondo. Mondo, qui, non è tanto questa Terra, che voi abitate, coi suoi viventi. Mondo è la Comunione di tutti i viventi. “Di tutti i viventi” dico. Ossia di tutti quelli che sono nella Vita in eterno dopo aver voluto e saputo rimanere nella “Vita” mentre erano sulla Terra.

21Ebbene, questi vostri fratelli sparsi come fiori eterni nei miei paradisiaci giardini, non solo ricordano i loro passati combattimenti, e perciò sanno comprendere i vostri. Ma, per la Carità che ormai è la loro Vita, essi soffrono, nella beatitudine, di vedervi soffrire. Sofferenza d’amore che non ottunde la loro gioia, ma che vi mescola una vena di superattiva carità e che li fa pietosi e soccorrevoli ai vostri affanni. Tutto il Cielo sta proteso su voi che lottate col mio Nome nel cuore e per il mio Nome; e vi aiuta.

Le barriere e il Sole dell’anima.

22Non uscite fuor dalla triplice barriera delle teologali virtù, dalla sicura difesa delle quadruplici virtù cardinali. La fede, la speranza e la carità. La giustizia, la temperanza, la fortezza e la prudenza, ecco le vostre difese. Contro esse si spezzano le unghie di Satana ed esso perde il rigore senza nuocervi.

23Quando torna il Sole, il vostro Dio, a splendere ai vostri animi vittoriosi della notte che vi ha torturato, voi rimanete stupiti nel vedere quanta opera di liberazione ha fatto lo stesso demonio, contro la sua stessa volontà, girando furente intorno a voi. Nella sua furia impotente, mettendovi sulle difese, ha fatto sì che le piccole imperfezioni, come erbe leggere troppo calpestate, muoiano definitivamente, e sul suolo, nudo, scenda trionfante la luce a far crescere più forte il vostro fiore, lo spirito vostro, creato per vivere in Cielo.

24Va’ in pace. Torna, con pace, sulla tua croce e nella tua tenebra.[202] E porta con te questo ricordo di sole. Va’. Credi in Me e in mia Madre anche se in queste ore, che sono fra la sesta e la nona, non ci puoi vedere perché il dolore ti acceca.»


358. Le prede di Satana. Le difese dell’anima[203].

Pausa di beatitudine[204].

Dice Gesù:

1«Lazzaro, vieni fuori! Ti do l’antico comando.[205] Lo do a te, non morta ma addormentata. Addormentata per mostrare agli uomini che senza di Me tu, di tuo, sei un povero niente ignorante, debole, in balia della tua umanità.

2Questo non è sonno di morte. Morto è chi vive fuori di Me. Tu in Me sei confitta più di ostrica perlifera a scoglio. Tu in Me sei abbarbicata più di vischio che nasce nel seno di due rami e mette le radici fin nella polpa dell’albero che lo porta. Tu in Me sei più unita, più unita, dico, che non creatura in seno alla madre. Perché questa, passato il suo tempo, la espelle. Tu, più il tempo passa, e più in Me ti compenetri e, quando per te il tempo non sarà più, allora non distinguerai più te da Me, né alcuno potrà distinguere dove cessa Maria e principia Gesù, perché tu sarai assorbita in eterno dal tuo Dio.

Esperienza dell’Inferno.

3O Paradiso! Come lo gusterai, allora, il tuo paradiso, tu che ora attraversi l’inferno per un motivo d’amore e non ne sei distrutta perché l’ardore dell’amore è più forte di quello dell’inferno, ma ne sei terrorizzata. Perché se l’amore ti protegge non ti vieta di vedere. E vedere il regno di Satana è tale orrore da far canuto un giovane, anche perché là non brilla ricordo di Dio. Ricordo. Solo a ricordarlo non sarebbe più inferno l’inferno. E per chi vive adorando il Volto di Dio è già supplizio non vederlo, questo Volto santissimo. Non poterlo poi neppure ricordare è tortura rispetto alla quale tutte le torture e le sevizie umane sono giuoco di bambini. È l’inferno, insomma.

4Io ti dico: “Vieni fuori!”. Se non ti chiamassi così, per delle pause di beatitudine brevi come canto d’uccello ma dolci come attimo di Cielo, tu morresti. Non puoi resistere. Avevi ragione. È troppo forte per te. Bisogna mitigare il decreto.[206] Maria, mia Madre “ha parlato per te” secondo che ti aveva promesso.[207]

5“Vieni fuori dal tuo sepolcro. Respira. Guarda. Odi”. Il tuo Re te lo comanda.

6Ieri non eri più in grado di seguirmi, povera Maria. Riprendo l’argomento non finito.

Le prede di Satana.

7Il leone, ho detto, conosce le abitudini, le studia per conoscerle, di quelli che vuole sbranare. È intelligentissimo. Comprende subito. Anche Satana è intelligentissimo e comprende subito. È sempre un angelo. Decaduto ma rimasto tale nella mente che usa ora per il male mentre glie l’avevo data potente per operare il bene. Il leone sa che le sue prede vanno a dissetarsi a sera alle vene d’acque che rigano le terre arse di sole. Sa a quali pascoli vanno per brucare l’erba folta. Sa quando l’uomo torna dal lavoro alle sue dimore. Non ha che scaglionarsi lungo queste tappe.

8Desiderio di sollievo fisico o imprudenza umana portano uomo e animali verso le sue zanne inesorabili. Ecco le miti gazzelle e le svelte antilopi, così caute e timorose nel giorno, farsi ardite a sera. La sete, la fame le spingono. E vanno incontro alla morte. Ecco l’uomo, troppo avido di guadagno, attardarsi ancora per lavorare oltre il tramonto. E la morte lo ferma per sempre al ritorno. Ecco l’appetito carnale spingere due fuori del riparo dell’abitato per trovare ricovero ai loro illeciti amori. E la belva scioglie in eterno ciò che la loro lussuria aveva allacciato. Ma in terre africane o nelle regioni dei ghiacci è sempre lo stesso pungolo, fatto di tre punte, quello che spinge gli uomini verso l’unghiata di Satana. È sempre concupiscenza di carne, di denaro, di potere, quello che vi mette alla portata di colui che “come leone ruggente vi gira intorno”[208]instancabile.

Le difese dell’anima.

9Ricordatevi che anche Io fui tentato nella carne con la fame delle viscere e con l’offerta del cibo carnale ai miei sensi, nella mente con l’avidità di potere, nello spirito con l’inculcarmi di tentare Iddio.[209] L’imprudenza è tentazione verso Dio.

10Sappiate imitarmi. Fate fuggire Satana imitando Gesù, Maestro vostro. “Non di solo pane vive l’uomo, ma della parola di Dio”. “Non tenterai il Signore Iddio tuo”. “Adorerai il Signore Dio tuo a Lui solo servirai”.

11Fasciate la carne e lo spirito con le bende intrise di aromi della Legge di Dio. Chi vive avvolto di esse preserva la sua carne e il suo spirito dai germi che portano putrefazione di morbi e di morte.

12Basta, Maria. Ti lascio andare. Torna al tuo posto di dolore. Già molto ti usa la Misericordia a darti questi sollievi in quest’ora di espiazione. Vacci: con pace.»

359. Errori e osservazioni[210].

Osservazione dei dottori del cavillo

Errore del “Portavoce”[211].

1Osservazione che mi fa Gesù mentre rileggo il dettato del 20 febbraio in relazione alla Passione di Gesù e ai dolori di Maria (fascicolo 2 P. pag. 27 riga 11 e 12):[212]

2«Hai dimenticato una parola e naturalmente non è stata copiata, e ciò porta un controsenso con quanto poi è detto da te nella visione del Venerdì Santo: l’incontro di Giovanni con Maria nella casa del Cenacolo.

3Metti le cose a posto così: “E fa la spola fra la casa di Caifa e il Pretorio, la casa di Caifa e la reggia di Erode, e da capo la casa di Caifa e il Pretorio”. È per questo che Giovanni può dire: “… ho fatto tutto il possibile perché mi vedesse… ho cercato di ricorrere a chi è potente per ottenere pietà…”.

4È un’inezia in realtà. Ma viviamo fra farisei più attenti a cogliere in fallo di quanto non stessero attenti i farisei del mio tempo. Perciò bisogna essere attentissimi a nostra volta.

5I soliti farisei faranno una acida osservazione: “Perché il Maestro non ha richiamato prima di ora il portavoce sul suo errore?” Per mostrarvi una volta di più, rispondo, che voi siete tanto relativi che anche se siete “portavoce” o direttori di un portavoce non notate le sviste che svisano i fatti. Leggete, meditate, copiate e lasciate l’errore causato da un’omissione di una parola che porta uno spostamento della situazione.

Acida osservazione dei farisei.

6Correggi e fa’ correggere. Almeno nei quaderni originali e completi. Guarda che la parola “Caifa” è omessa sin dal tuo manoscritto. Eri tanto spossata quel giorno, e per la lunga sofferenza della visione avuta (“Sepoltura di Gesù e desolazione di Maria”) e per il bombardamento subito, che eri tarda a seguire il dettato. Né hai sentito e notato poi l’errore. Non è nulla di male. Non lede nessuna verità sacra. Ma è bene essere esatti anche nelle verità secondarie.

7I summenzionati farisei faranno anche un’altra osservazione circa il dettato di ieri. Ho detto: “Avevi ragione. È troppo forte per te. Bisogna mitigare il decreto”. Sento già il coro scandalizzato di questi dottori del cavillo: “Ma come? Dio non lo sapeva che questo era troppo forte? Costei bestemmia facendo accusa a Dio di essere non perfetto nell’intelligere e applicare”.

Seconda osservazione.

8Rispondo, e una volta per tutte, con le parole da Me dette venti secoli or sono: “…Se non fossero abbreviati i giorni del tormento finale, non si salverebbe anima alcuna; ma saranno accorciati in grazia degli eletti”.[213] Se ciò può avvenire per tutti i credenti dell’ultima ora – misericordia larga quanto è larga la terra per salvare il maggior numero di anime dalla disperazione di orrore – non potrà esser usata per questa “piccola” che per un volere divino anticipa in sé ciò che sarà lo spirituale tormento dei buoni nei giorni ultimi?

9Ecco, Io la difendo. Io pure avrei dovuto portare la croce da solo. Tale era il decreto. Ma era troppo per la mia debolezza. E l’uomo mi concesse un aiuto.[214] E non lo dovrà avere costei che porta per voi tutti una croce di espiazione così grande che l’uccide?

Le ragioni del Maestro.

10Che l’uccida, sia. È olocausto. Ma che me la faccia impazzire nel suo spirito che ella mi ha affidato, no. La sua prima parte di prova l’ha subita ed è rimasta fedele. Io solo so quali battaglie ha dovuto combattere. Il Tentatore le ha promesso la gioia. Ha stretto più forte a sé il dolore perché la gioia era il Male e lei ha voluto seguire il Bene. Il sapore del frutto del Bene è amarissimo a carne umana. Solo nell’altra vita diviene miele paradisiaco.

11Aver respinto Satana ha voluto dire per lei attirare l’odio centuplicato dello stesso. Lasciarla in sua balia totale voleva dire perdere questo cuore. Dio non è inesorabile. E per grazia degli eletti modifica il suo decreto.

12Anche Io ho avuto l’angelo nel Getsemani.[215] Non era contemplato. Ma le preghiere di mia Madre me lo ottennero. Costei che ora riceve ogni giorno un raggio di sole, una goccia di conforto, un attimo di aria pura perché non venga a morte prima che la sua missione sia compiuta, ha avuto mia Madre per sua Avvocata e altre anime elette della Terra e del Cielo che hanno pregato per lei. Ha avuto la mia Misericordia che si è eretta regina contro la Giustizia del Padre e ha detto: “Ho pietà. Abbi pietà Tu pure’’. Ché se Io sono il Primo, in Cielo e in Terra, che ho rispetto per i decreti del Padre Eterno, sono anche Colui al quale dal Padre è deferito ogni giudizio[216] e che perciò posso dire al Padre mio e vostro: “Padre, pietà di questa mia creatura!”

La tregua di un’ora.

13Né crediate che ella sia nelle rose, ora. Dopo un mese di rigore spietato[217], conosce adesso la tregua di un’ora. Ma a voi che, scandalizzati, vi pare che si dia troppo importanza ad un breve fatto, non venga mai di provare ciò che ella patisce tuttora e patirà per ancor lungo tempo. Non uno di voi, dottori intransigenti, rimarrebbe fedele come questa seppe restare. Essa soffre anche per voi, aride torri di dura selce all’esterno, piene di molle creta nell’interno, per voi. Per voi che, come sempre[218], imponete gravi pesi agli altri ma non volete per voi neppure esser gravati del peso di una piuma.

14Lasciali mormorare, Maria. Io ai miei mormoratori ho sempre opposto il silenzio[219]. Un silenzio che si è fatto sempre più alto quanto più le mormorazioni sono divenute calunnie e le calunnie accuse e le accuse condanne e le condanne bestemmie. Sulla croce fu silenzio anche di sguardi… Guardavo solo il Cielo per vedere di incontrare lo sguardo di Dio, e mia Madre per rinfrescarmi l’anima alla sua purezza.

15Sei sulla croce, e vi resti. Taci e cerca solamente Dio e Maria.»

Esperienza carismatica.

Lampi di pazzia[220].

(Nota mia).

16Di questo dettato Gesù mi fa mettere la data del 13, ossia domani. Ma me lo detta alle 18 del venerdì 12. E subito dopo finito – ma subito, subito, mio Dio che battaglia! ne sono esterrefatta! – mi riprende quell’ondata di disperazione che mi dà lampi di pazzia. Provo a dire il Rosario. Ma sento il demonio che sghignazza e mi deride. Oh! Padre Eterno! Pietà!

17Sono i momenti in cui Satana mi vuole persuadere che io sono una falsa, una pazza, una che inganno tutti. Mi vuol persuadere che non è vero nulla, che io sono dannata… Urlerei se fossi sola per avere uno sfogo. Ma sono in casa d’altri,[221] e chi può capire?… Sono i momenti in cui mi pare un sogno di mente malata Dio, Gesù, Maria e le loro “voci” e le loro carezze… Eppure io le ho sentite! Mi pare ancora di avere sul palmo l’impressione della ferita del palmo di Gesù! Eppure quelle “voci” io le ho sentite. Possibile che io sia pazza? Solo per questo pazza? Tutte le altre cose – corrispondenze, conti, disposizioni della vita – le compio con facilità e ordine. E allora?

18Perché mi può tormentare così questo orrendo demonio? Annullare anche la certezza di quanto ho udito e sentito! Non basta il non sentire e udire di queste ore? Anche perdere la sicurezza di aver avuto devo provare?

19O Signore! O Maria! Pietà di me!

360. Le sette allegrezze di Maria[222].

Gioie di Maria e teologia dell’amore.

Le sette gioie di Maria

Dice Maria:

1«Voglio che tu comprenda meglio le mie allegrezze. Dirai più volentieri la corona francescana.[223]

2Nella Ia non fui contenta per la gloria e la gioia mia, ma perché era venuto il tempo della redenzione dell’uomo e del perdono di Dio all’uomo.

3La IIa mi fece felice non per la lode a me data dalla cugina, ma per aver dato inizio alla redenzione santificando il Battista col portargli il mio Gesù, Redentore vostro.

4La beatitudine della IIIa non fu unicamente per esser divenuta, senza dolore o macchia alla mia verginità, madre, e nemmeno per la grazia di poter baciare Iddio, mio Figlio. Ma perché la Terra aveva ormai il Salvatore.

5Ciò che mi fece lieta per la 4° volta si fu che nei tre Magi io vidi tutti coloro che da ogni parte del mondo e in ogni epoca della terra, da quel momento, sarebbero venuti verso la Luce, verso il mio Signore, e l’avrebbero proclamato loro Re e loro Salvatore e Dio.

6L’allegrezza del 5° fatto viene non già unicamente per il mio amore di Madre che cessa di soffrire poiché il Figlio smarrito è ritrovato. Sarebbe stato egoismo. Ma era inesprimibile gioia udendo echeggiare per la prima volta la “Buona Novella” e comprendendo che essa, con anticipo di qualche anno, cadeva in qualche cuore e vi germogliava in pianta eterna. Godevo per questi pre-ammaestrati.

7La 6° allegrezza fu ancor più grande amore per voi, creature redente. Il Risorto mi diceva che i Cieli erano aperti a già abitati l dai santi del Signore che da secoli attendevano quell’ora, e che in essi Cieli erano pronti i seggi dei dieci e diecimila salvati. E per me, Madre vostra, sapere pronta la vostra dimora mi era letizia di profondità incalcolabile.

8Infine la settima allegrezza non fu per la mia gloria. Ma perché, fatta dalla bontà di Dio Regina dei Cieli, io potevo da Regina occuparmi di voi, miei amati, ed eletta come ero a sedere alla destra di Dio potevo direttamente, e con supplica potente, parlare, pregare, ottenere per voi.

9Nessuna allegrezza fu per me sola. L’egoismo, anche più giusto e santo, distrugge l’amore. Ogni allegrezza a me venne per amore perfetto e fu spinta ad un ancor più perfetto amore.

10Ora sono beata. Più di così non lo potrei essere perché sono circondata dall’abbraccio trino di Dio. Ma ancora uso della mia beatitudine per l’amore di voi. Anche qua applico la legge: amo Dio con tutta me stessa e il prossimo come me stessa. Me stessa non perché Maria, ma perché Maria ha trovato grazia presso il Signore ed è amata da Lui; perciò è creatura santa in Lui e di Lui, parte di Lui.

La teologia dell’“amore”.

11Oh! la mia Teologia! Non ha che una parola di chiave: “Amore”. Sono Regina dei Cieli perché ho compreso come nessuna fra le creature questa Teologia.

12Ama. Sarai salva. Ama. Ama con la parola o col silenzio. Ama con l’azione o l’immobilità. Ama col fervore o nella sofferenza dell’aridità. Ama nella gioia e nel dolore. Ama nella vittoria e nella debolezza. Ama nella tentazione e nella libertà dal Nemico. Ama sempre.

13Vi sia un punto in te, il più profondo, che in mezzo a tutto un essere ferito, percosso, agonizzante, inebetito dal dolore, spossato dagli assalti del demonio, nauseato dagli eventi della vita, sbattuto come nave in procella, sa rimanere quieto e vivo nell’amore. Un punto in te che abbia questa unica missione: amare, e la esplichi per la mente, il cuore, la carne. E quel punto sia il santuario tuo. Là vi sia l’altare dalla lampada sempre accesa, dai fiori sempre freschi, dalla lode sempre sonante.

14Sia che tu pianga o rida, che tu speri o dubiti, che tu sia esaudita o no, la parte più santa del tuo spirito, quella che vive in quel punto sacrato al culto di Dio, sappia sempre dire: “Gloria tibi, Domine. Gloria! Laudamus Te! Benedicimus Te! Adoramus Te! Glorificamus Te! Quoniam Tu solus Sanctus; Tu solus Dominus; Tu solus Altissimus. Cum Angelis et Archangelis, cum Thronis et Dominationibus, cumque omni militia caelestis exercitus, himnum gloriae tuae canimus, sine fine dicentes: Sanctus, Sanctus, Sanctus!”[224].

15Prima della Elevazione viene la lode. Prima della Consumazione viene la lode. Sappi dire la tua Messa. Ogni vittima è sacerdote. Ma non si è sacerdoti se non si sa celebrare la Messa. In tutte le sue parti.

16Guarda il mio Gesù. Prima di essere elevato e consumato ha dato lode al Padre.[225] E sapeva già quello che l’attendeva.

17Canti il tuo cuore, o Maria. Canti anche se le lacrime piovono dagli occhi tuoi. Il canto copra il tuo gemito e le voci di Satana che ti vuole persuadere a diffidare di te per impedirti di seguire la tua missione; che ti vuol persuadere che Dio non ti ascolta per impedirti di pregare; che ti vuol persuadere che sei perduta per perderti.

18No. Non lo sei. Persevera. Vale più un giorno, un’ora di fedeltà in questo momento, che non i dieci anni passati nel dolore fisico e nella penitenza, ma con la pace nel cuore e Dio sensibile al tuo fianco. Persevera. “Chi persevererà sino alla fine sarà salvo”[226]. Lo dice Gesù mio e tuo. E io te lo dico. Soffri con pace. Presto verrò.»

Esperienza carismatica.

Il tarlo del dubbio[227].

(Nota mia).

19Sono immersa nel dolore. Entro nei sopori accompagnata da quello e quando ne esco lo trovo li, a darmi il suo incubo subito: “Dio non ti ama. Sei dannata. Sei una mentitrice. Una pazza. Una eretica”.

20È un vero incubo. Mi leva ogni conforto. Offusca persino la luce materiale del sole e la vista di quel bello naturale che in altri stati d’animo mi avrebbe rallegrato. Mi rende incapace a qualsiasi occupazione. Mi annulla la quiete che mi dava il pregare e la gioia del pregare. Parlo e sento quel pensiero. Scrivo e mi si agita nel cervello. Leggo e soverchia le parole. È lì, sempre lì…

21Appena torno in me, la prima sensazione è quella di questo pensiero. Non ho ancora aperto occhi, bocca, mosso le mani, ma esso è già in moto a trivellarmi il cuore e la mente. Cessa appena di parlare il Maestro o la Mamma, ed esso riprende il suo lavoro di tarlo che caria instancabile dove si è annidato.

22Bisogna provare per capire cosa è…

361. Penitenzia per i disperati[228].

Penitenza speciale.

1Mezz’ora dopo aver ricevuto il dettato, sono andata in fin di vita per gravissima crisi cardiaca ribelle ad ogni rimedio. Ma non mi importava… Avevo il cuore contento per le parole della Mamma. Dieci crisi al giorno, all’ora, magari, piuttosto che ottima salute e lo stato spirituale del mese 10-4 – 10-5!!!

2Da sabato compio una speciale penitenza per i poveri disperati. Mi hanno sempre fatto pena, anche prima di questa prova tremenda. Ma ora poi!… Perciò tutti i giorni, finché avrò vita, compirò una speciale offerta a Dio per i miei “fratelli disperati”. Perché Dio li levi da quel rogo di spasimo in cui si dibattono, arsi e furenti, e dia loro le sue rugiade, la sua pace, la fede, la speranza, la carità.

Preghiera e giaculatorie.

3È troppo orrendo non amare Te, non sperare in Te, non credere in Te, non sentirti più, mio Dio! Non lo fare, non lo fare con nessuno. Vieta a Satana e al mondo di indurre gli uomini in disperazione, fortifica gli spiriti, anche se sono indegni, fortificali per pietà perché possano non disperare. Puniscili con altre sventure, se sono indegni della tua benignità. Ma questa no, questa tortura no, Padre mio!

4Dirò anche, se appena posso, quelle giaculatorie che mi ha detto di dire, in quei giorni tremendi, P. Migliorini: “Mio Gesù e Dio, aiutami”, “Mio Dio, salvami. Io credo in Te”. Le ho sempre dette anche quando ero impazzita di dolore. Del dolore dell’abbandono di Dio.

L’abbandono di Dio.

5E qui voglio spiegare una cosa per non essere fraintesa. Non è che io mi sia ribellata al mancare delle manifestazioni straordinarie. Non le ho mai desiderate; non le ho mai pretese da quando mi sono state concesse. Dio le dà gratis, né alcuno dei suoi figli può imporgli di concedergliele. Ma l’abbandono che mi ha fatto soffrire è stato sentirmi separata da Dio.

6Prima di queste manifestazioni, per tutta la mia vita, anche quando ero io che mi allontanavo da Lui perché ero imperfetta al sommo, me lo sentivo vicino il mio Dio. Sentivo d’esser vegliata da Lui e che ogni mio atto buono, ogni preghiera, ogni sacrificio era subito accolto da Lui. Era lì, chinato su me proprio per raccogliere queste mie briciole di bene. Anche se non mi esaudiva, mi dava sempre la sensazione d’essermi presso perché la sua pace era in me, intorno a me per lo meno, e avevo la sensazione di non esser mai sola.

7Ora tutto questo era sparito. Non c’era più Dio. Non c’era più Cielo. A chi rivolgere la mia preghiera? Mi pareva che il Paradiso fosse un mito. Il firmamento, oltre il quale figuriamo esser Dio e il suo Paradiso, era per me spopolato… Pregavo il Nulla… Chi non ha provato questo, non sa che sia l’orrore. Altre volte sentivo che Dio c’era. Ma per maledirmi. Credo che sia ciò che provano i dannati quando vedono il loro Dio nel giudizio particolare e quando lo vedranno in quello universale. Terrore di Dio punitore e maledicente i suoi offensori. Anche questo, chi non l’ha provato non sa che sia.

Velata unione con Dio.

8Oggi, domenica, per esempio, io non ho avuto dettati di sorta. Ma sento che il Paradiso è intorno a me e sono quieta e soprannaturalmente lieta. Sento che il mio pregare sale a Dio, che il mio amare si bacia con l’amare di Dio…

9Mille sofferenze, ma questa unione con Dio, anche se velata, è una cosa che non accascia ma esilara. È come uno, che è cieco, in una stanza. Non vede e non sente rumore intorno a sé. Ma sa che se egli ha un bisogno, basta dia una piccola voce, e c’è presso a lui chi lo soccorre subito, e ciò lo rincuora. Non so se riesco a dare l’impressione giusta.

10Penso, e sono certa di non errare, che questa stanza in cui soffro tanto perché non è quella dove tanto Paradiso si è manifestato alla mia miseria l, mi diverrà cara se in essa splenderà l’occhio del mio Signore. Più che cara: sacra. Ma già l’amo un poco perché ora vi sento la sua pace. E vi ho udito la parola di Gesù e Maria. Prima no. I primi giorni l’ho odiata e ne avevo paura… Non vi sentivo Dio.

11E se non sento Dio io ho paura di tutto.

362. Redentore e non giustiziere[229].

Perché Gesù non incenerì i suoi nemici.

La vera ragione.

1Nella tarda sera, quando già le ombre dello sfinimento scendono su me, mi obbliga il mio Gesù a scrivere così.

Dice Gesù:

2«Hai detto, meditandolo, il Rosario. E mi hai visto nei primi quattro quadri dei misteri dolorosi. Non ti ho presentato la Crocifissione perché sei troppo sfinita. Mi hai rivisto una volta ancora nell’orto, nella flagellazione, coronazione e nel quadro dell’Ecce Homo presentato alla folla urlante e poi caricato della croce.

3Non a te per te, ma per tutti, rispondo ora a un “perché” che tanto spesso richiedete. Perché Io, Dio, non ho incenerito con un miracolo di potenza divina i miei accusatori e carnefici? Perché! Perché Io sono Redentore e non giustiziere.

4Avrei potuto, dall’orto in poi, sino alla morte, atterrare, quando avessi voluto, il traditore, i catturatori, gli accusatori, i torturatori, i bestemmiatori, i crocifissori. Tutti. Lo chiedevano quando ero sulla croce: “Egli che ha salvato tanti scenda dalla croce e si salvi”.[230] Avrei potuto infatti farlo, e il già molto Sangue versato sarebbe stato sufficiente alla Redenzione dei passati e dei futuri, mentre i presenti avrebbero morso la polvere, atterrati dal miracolo, uccisi dal mio potere e precipitati nell’abisso per l’eternità.

Il fenomeno di delinquenza collettiva.

5Ma di quelle molte migliaia di tumultuanti, i quali per una di quelle improvvise demenze della folla si erano mutati in tanti assassini di un innocente, e per quel fenomeno di delinquenza collettiva che sempre si produce sotto la spinta di speciali fermentazioni di sentimenti aizzati dai veri colpevoli e dai veri assassini che per scopi loro eccitano le folle stando nell’ombra, quanti sarebbero morti in peccato deicida se Io li avessi folgorati col mio potere! L’Eterno non voleva che si dannassero altro che i veri malvagi. E i sovvertiti si salvassero quando la Redenzione, compiuta sino all’estremo sacrificio, avesse depurato le loro coscienze, liberandole dai veleni che le facevano delirare.

6Vi sono momenti, poveri uomini, che voi siete dei pazzi. E il mio miracolo si esplica nel guarire la vostra pazzia morale.

Le anime vittime.

7Se Io, per esempio, povera Maria, ti avessi levato la vita quando, or è un mese, tu me lo chiedevi a gran voce,[231] che ti avrei fatto? Un bene? No. Un male. Ora te la potrei levare la vita. E sarebbe cosa non contraria al disegno di misericordia che ho sempre seguito con te. Ora sei sanata dal delirio scatenato da eventi crudeli e umani, per non dire satanici, perché, come sempre ho detto[232], questa non è guerra di uomini ma di Satana contro gli spiriti. Né ne sono vittime unicamente chi perisce in battaglia o sotto le macerie di una casa. Sono vittime della lotta di Satana agli spiriti anche, e soprattutto, coloro che perdono fede e speranza e carità, e non la vita di un’ora mortale perdono, ma la Vita eterna, morendo alla Grazia di Dio.

Le risurrezioni richiedono del tempo.

8Ora sei sanata. Hai vinto Satana. Ma perché te ne ho dato il tempo. Il tempo di rialzarti dopo l’assalto improvviso e atroce, improvviso e irridente del Nemico al tuo spirito. Ti ha assalita come quel tale leone di cui parla Pietro[233]e ti ha malmenata. È fuggito perché tu, con quel resto di forza – un briciolo – e con quel resto di voce – un soffio – hai alzato la croce e ripetuto il mio Nome. Quasi inebetita hai ripetuto per consuetudine quello che era da anni il gesto del tuo amore. Ma prima che tu potessi riprenderti a ricostruire te stessa, fatta a brandelli da chi ti odia, è dovuto passare del tempo. Le risurrezioni richiedono sempre del tempo. E tu eri quasi una morta, tanto ti aveva colpita.

Ciò che appartiene al Redentore.

9Ma quel punto in te di cui parla mia Madre[234]: la parte più santa del tuo spirito, non è mai stata colpita. Non poteva esserlo, Maria. È mia, quella parte. È mia. Solo la tua volontà me la potrebbe levare. Ma tu non to farai mai. Io to so. E quella parte ha, come calamita che attira a sé le molecole sparse, riattivato e riunito ciò che Satana, furente d’odio per Me e per te, aveva straziato.

10Guai a te se ti avessi colpito allora! Quanta separazione ancora fra Me e te! Tu non la vuoi. Io non la voglio. Io voglio che la morte sia il momento della Vita per te. Senza languori di attesa.

I salvati dalla pietà del Redentore.

11Vieni. Procedi. Io sono qui. Bacia le mie piaghe dalle quali scende a te la Vita. Le ho aperte per darti questa Vita. Come le ho aperte per tanti e tanti.

12Ecco i miei trionfi dell’ora di Passione. Questi sono i salvati dalla mia Pietà prima che dal mio Sangue. La Pietà li ha lasciati vivere per permettere al Sangue di operare e guarirli.

13Ecco perché, o uomini, Io mi sono lasciato seviziare fino alla morte senza fulminare nessuno. Perché vi ho amato come solo Io potevo amare.

14Riposa, ora. Va’ in pace.»

363. Dopo 40 giorni di tortura[235].

La gioia di rivedere Gesù

1Ho rivisto il mio Gesù! Ah! che son felice! Come era bello! il suo volto, la sua mano, la sua voce! Che sete che ne avevo! ieri, è vero, l’avevo visto, ma come in quadri staccati. E non parlava né si muoveva. Ma oggi, no, è come una volta. Io sono felice, felice!

Quaranta giorni di tortura!

2Ma quanto dolore in questi 40 giorni che non lo vidi! Perché sono 40 giorni precisi. L’ho visto per l’ultima volta vivo e respirante il Venerdì santo, ossia il 7 aprile, proprio a questa stessa ora, dalle 15,30 dell’ora solare. Quaranta giorni di tortura!

Effetti della assenza di Gesù.

3Come capisco lo strazio di Maria quando smarri Gesù! Smarrire la sua presenza, non vedere il suo volto, non udire più la sua voce, vuol dire conoscere la pazzia, la morte, l’inferno.

4Perché, Gesù, mi hai fatto questo?…

364. Il Sangue di Gesù e la Sta. Messa[236].

Il Sangue di Gesù e gli adoratori celesti.

Visione del velo del Sangue divino.

1Mentre prego ho la vista intellettuale di un immenso drappo di porpora che un numero sterminato di angeli, stando inginocchiati con profonda adorazione, tengono steso, per uno degli orli (diciamo così), su tutta la terra.

2Ho detto “porpora” per dire il suo colore. Ma la seta e la porpora più belle sono simili a cotonate di poco conto rispetto a questo tessuto, che non è tessuto, perché il mio interno ammonitore mi avverte che è il Sangue preziosissimo del Nostro Signore che gli angeli continuamente estendono su tutta la terra, perché i suoi meriti scendano negli animi e di fronte a tutto il creato, perché tutto il creato adori il Sangue che un Dio ha sparso per amore delle sue creature.

3Non vedo altro. Ma è visione di tale bellezza che mi assorbe ogni altra sensazione, annulla il dolore e la spossatezza fisica vivissimi, conforta ogni speranza, ravviva ogni letizia.

Le fiamme angeliche.

4Contro quel fulgente azzurro del cielo paradisiaco, rispetto al quale il nostro più azzurro cielo è cosa sbiadita, stanno le fiamme angeliche: luci incandescenti in forma umana, perle e argento fusi e accesi per divenire aspetti di corpi sensibili alla mia pesantezza umana, aspetti di una così perfetta bellezza che mi fan sdegno le figurazioni d’arte più belle. Melozzo e l’Angelico, Tiziano e Dolci, Perugino e Guercino e ogni pittore d’angeli, se sono nella gloria di Dio, devono inorridire di sé confrontando queste angeliche perfezioni coi loro abbozzi informi e così, così avviliti alla nostra umanità.

5E, più splendido di tutti questi zaffiri del cielo paradisiaco e queste perle accese degli angeli, il velo del Sangue preziosissimo, rubino che è fluido, velluto che è liquido, colore che è voce, voce che è Grazia. Grazia per noi.

6Guardo e adoro. Finché Gesù parla.

Messaggio per i figli[237].

Gli increduli razionalisti.

Dice Gesù:

7I soliti spiriti difficili – Io li chiamo: “increduli razionalisti” – troveranno un’incongruenza questo dettato. Parlare del Sangue oggi che è la commemorazione della mia Ascensione al Cielo! Perché?

8Perché così Io voglio. E se lo voglio è segno che non è incongruente, perché Io non faccio mai nulla di illogico. Del resto, non parlo per questa zavorra cieca dell’umanità, turba di idoli privi d’anima, raffigurazioni della superbia e della stoltezza. Parlo per i miei figli. E specie per te, Maria.

Effusione del Sangue sulla terra.

9Siamo stati separati quaranta giorni.[238] Li ha contati il tuo dolore e il tuo amore. Oggi, giorno di separazione commemorativa dai discepoli[239], Io torno, povera violetta della mia croce[240], sommersa e arsa dal sale del suo pianto ma sitibonda del mio Sangue per vivere. Non c’è che il mio Sangue che ti fa vivere. Non c’è che la mia Voce che ti consola. Non c’è che la mia Presenza che ti fa felice. Eccomi che sono con te.

10Piangi? Non piangere. Ascolta. Quanto hai visto intellettualmente è ciò che avviene realmente.

11Il mio Sangue non cessa di effondersi sulla terra. Da venti secoli esso splende, testimonianza di amore, in faccia al creato e, come rugiada, scende ovunque è una croce che dice: “Qui è terra di Cristo”.

Gli angeli e il Sangue di Gesù.

12Gli angeli di ogni singolo credente, anzi di ognuno che porti il nome di “cristiano”, nella loro angelica natura non fanno che tessere voli fra cielo e terra per attingere dai tesori divini per ogni singolo loro custodito. Né qui cessa l’operazione angelica, perché anche l’altro innumero popolo angelico per ordine eterno adora per coloro che, non cristiani, non adorano il vero Dio, e prega il mio Sangue di effondersi su tutte le creature per essere da esse adorato.

13Adorano giubilando gli angeli dei giusti, uniti all’anime dei medesimi che anticipano dalla terra l’adorazione che sarà eterna. Adorano sperando gli angeli di coloro che cristiani non sono, sperando di poter divenire loro custodi nel segno della croce. Adorano piangendo gli angeli dei peccatori che non sono più figli di Dio. E piangendo ancora supplicano il Sangue che per sua virtù redima quei cuori. Adorano infine gli angeli delle chiese sparse per la terra, portando a Dio il Sangue elevato ad ogni Messa in ricordo di Me.

14Il Sangue scende e il Sangue sale con ritmo incessante. Non vi è attimo del giorno in cui non ascenda il mio Sangue a Dio e in cui non discenda dal trono di Dio sulla terra.

La Messa ripete la vita di Gesù Cristo.

15Non vi hai mai riflettuto, Maria. Ma la Messa ripete i tre punti più importanti della mia vita di Gesù Cristo, Verbo di Dio incarnato.

16Quando, alla Consacrazione, le specie divengono Carne e Sangue, ecco che Io mi incarno come un tempo. Non nel seno della Vergine. Ma nelle mani di un vergine. Ecco perché nei miei sacerdoti richiedessi verginità angelica. Guai ai profanatori che, col corpo insozzato da unione carnale, toccano il Corpo di Dio! Ché se il corpo vostro è tempio dello Spirito Santo e perciò deve esser conservato santo e casto, il corpo del sacerdote al cui comando Io scendo dal Cielo per divenire Carne e Sangue, e come nella cuna poso nelle sue mani, deve essere più illibato del giglio. E col corpo la mente, il cuore, la lingua.

17Nell’Elevazione è la Crocifissione. “Quando sarò elevato trarrò tutto a Me”[241]e quando da un altare Io vengo elevato ecco che meco traggo tutti i palpiti dei presenti, tutti i bisogni, tutti i dolori, tutte le preghiere, e con essi mi presento al Padre e dico: “Eccomi. Il Consumato d’amore ti chiede, o Padre, di dare per questi ‘miei’ tutto, perché tutto Io ho dato per essi”.

19E quando viene consumato il Sacrificio con la consumazione delle Specie, ecco che Io torno al Padre mio dicendovi: “Io vi benedico. Sono con voi sino alla fine del mondo”[242]come il mattino dell’Ascensione.

20Per amore mi incarno, per amore mi consumo, per amore ascendo. Per perorare in vostro favore. È sempre l’Amore quello che regna nelle mie opere.

Occorre meditare la Messa.

21Medita la Messa in queste luci che Io ti illumino. E pensa che non vi è attimo del giorno in cui un’Ostia non sia consumata per amore di voi e un Sangue consacrato per aumentare le celesti piscine in cui si mondano gli spiriti degli umani, si sanano le infermità, si irrigano le aridità, si fecondano le sterilità, si fa di Dio ciò che era dell’errore [243].

22Contempla il mio Sangue che dopo essersi effuso in dolori strazianti ascende al Padre gridando per voi: “Padre, nelle tue mani confido questi spiriti miei. Padre, non li abbandonare. Io, l’Agnello eternamente immolato, lo voglio per loro”. E ripeti a te stessa, per annullare anche il ricordo del dubbio passato: “Per questo il mio cuore si rallegra e la mia lingua giubila e anche il mio corpo riposa nella speranza, perché Tu non hai lasciato l’anima mia nell’inferno del dolore. Ma per amore del tuo Sangue mi hai rese note, più ancora di or non è molto, le vie della vita e mi ricolmerai di gioia con la tua presenza”.

23Sono, con poche modifiche, le parole di Pietro dopo la Pentecoste[244]. Dille con anticipo di qualche giorno. Hai bevuto tanto fiele, povera Maria. Consola il tuo cuore col miele delle parole eterne.

24Ti benedico, come gli undici, prima di ascendere.»

365 I sette dolori di Maria[245].

Le sette spade.

La mistica rosa.

Dice Maria:

1«Sabato passato[246]ti ho parlato delle mie allegrezze. Oggi ti parlerò dei miei dolori. Non te li illustrerò. Già te li ho illustrati tutti[247]meno uno. E te lo illustrerò presto. Ma te li faccio comprendere nel loro significato più grande.

2Come ogni allegrezza non fu per me sola, perché questo sarebbe stato egoismo, così ogni dolore non mi fece male per me sola, ma perché, portandovi tutti in me, Madre di tutti i credenti, ho sentito in me tutte le ferite dei vostri spiriti. E se le allegrezze mi fiorirono in rose unicamente quando il fatto si compieva – e della rosa ebbero la corta durata, perché la mano dell’uomo e il fiato di Satana straziarono quella fioritura rendendola nulla per troppi e troppo presto – i dolori furono spine confitte nel cuore dal primo momento e mai più strappate.

3Ecco perché anche i miei illustratori non mi raffigurano con sette rose sboccianti dal cuore ma con sette spade, e se vi è chi me lo cinge di rose me lo cinge in maniera che la fascia fiorita è, di suo, tortura, perché gli steli sono pieni di spine.

4Sono realmente la mistica Rosa e non ho spine sul mio gambo poiché sono la Piena di Grazia. Ma nel mio cuore sono tutte le spine delle colpe umane che mi privano dei miei figli e che fanno offesa al mio Gesù.

La prima spada.

5Il primo dolore non fu unicamente per il mio amore di Madre di Dio. Sapevo la mia sorte. Lo sapevo perché non ignoravo il destino del Redentore. Le profezie parlavano del suo grande soffrire. Lo Spirito di Dio congiunto a me mi illuminava anche più che le profezie non dicessero. Perciò dal momento in cui avevo detto: “Ecco l’ancella del Signore”[248], avevo abbracciato il Dolore insieme all’Amore.

6Ma quanto dolore sentire e già vedere che gli uomini avrebbero preso il Bene, fattosi Carne, per farne a sé un Male. Nelle derisioni date a Simeone[249] io vidi le innumeri derisioni, le sacrileghe negazioni di un numero incalcolabile di uomini. Gesù era venuto per portare la pace. E gli uomini in suo nome o contro il suo nome avrebbero avuto per Lui e fra loro guerra. Tutti gli scismi, tutte le eresie, tutti gli ateismi, ecco, mi erano là davanti… e come un tappeto di spade mi attendevano per lacerarmi il cuore.

La seconda spada.

7Il secondo dolore, che ti illustrerò a suo tempo, non fu unicamente per i disagi della fuga. Ma esso era intriso dell’amarezza di vedere che la povera potenza umana, tale sinché Dio lo permette, in luogo di fare di sé scudo alla Potenza vera e divenire “grande” facendosi “serva di Dio”, per concupiscenza di potere si faceva assassina e deicida. Assassina degli innocenti. Era già grande peccato. Ma assassina di Dio era peccato senza paragone. E se l’Eterno non lo permise, ciò non impedì che la colpa fosse ugualmente attiva. Perché il desiderio di fare il male e il tentativo di compierlo sono di appena un decimo di grado inferiori alla colpa consumata.

8Eppure quanti “grandi” da allora alla fine del tempo avrebbero imitato Erode e calpestato Dio per esser “dèi”. Ecco, Io li vedevo questi sciacalli che uccidevano per distruggere Dio, e insieme al Figlio mi stringevo sul cuore tutti i perseguitati per la Fede e ne udivo i gemiti santi commisti alle bestemmie dei prepotenti e, non sapendo maledire, piangevo… La via da Betlem all’Egitto fu segnata dal mio pianto.

La terza spada.

9Il terzo dolore. Ecco: io lo cercavo Gesù, smarrito non per mia colpa né per quella dello sposo mio. Il mio Bambino aveva voluto far ciò per dare il primo appello ai cuori e dir loro: “L’ora di Dio è giunta”. Ma nei milioni di esseri che sarebbero stati, quanti non avrebbero smarrito Dio! Lo si smarrisce per colpa propria o per volere suo. Quando la Grazia muore, ecco che si smarrisce Dio. Quando Dio vuol portare ad una più grande Grazia, ecco che Egli si nasconde. Nell’uno e nell’altro caso è la desolazione.

10Il peccatore morto alla Grazia non è felice. Pare lo sia. Ma non lo è. E se anche ha dei momenti di ebbrezza che non gli fanno comprendere il suo stato, non mancano mai le ore in cui un richiamo della vita gli fa sentire la sua condizione di separato da Dio. E allora è la desolazione. Quella tortura che Dio fa gustare ai suoi prediletti perché siano come il suo Verbo: salvatori.

11Cosa sia tu lo sai.[250] L’abbandono di Dio! L’orrore più grande della morte. E se è orrore per quelli in cui è unicamente “prova”, medita che sia per quelli che è vera realtà. Il mio terzo dolore fu per vedere come tanti avrebbero dovuto abbeverarsi di questo calice per perpetuare l’opera redentrice e, ancor più aspro, per vedere i moltissimi che sarebbero periti nella disperazione.

12Oh! Maria! Se gli uomini sapessero cercare sempre Gesù! La pianta della disperazione cesserebbe di gemere il suo tossico perché morirebbe per sempre.

La quarta spada.

13Il quarto dolore. Ero Madre, e vedere la mia Creatura sotto la croce era naturale dolore. Ma più grande, soprannaturale dolore, era vedere l’odio, molto più torturante del legno, opprimere il Figlio mio.

14Quanto odio! Un mare senza confini! Da quella turba vociferante bestemmie e scherni sarebbero venuti, per spirituale figliazione, tutti gli odiatori del Martire santo. Avessi potuto levare al mio Gesù la croce e mettermela sulle mie spalle di Madre, avrei sofferto meno che non vedere con gli occhi dello spirito tutti i futuri crocifissori del loro Salvatore. Quelli che tentano abolirlo per non incontrare il suo trono di Giudice, e non sanno che solo per essi Egli sarà Giudice e per gli altri Amico.

La quinta spada.

15La quinta spada fu per la conoscenza che quel Sangue, colante come tanti rivoli di salute dalle membra lacerate, sarebbe sempre stato bestemmiato. Eppure parlava, quel Sangue, e parla. Grida con voce d’amore e chiama. E gli uomini non l’hanno voluto e non lo vogliono intendere. Si affollavano intorno al Messia per chiedere salute alle loro malattie e lo supplicavano di dir loro una parola. E nel momento che Egli non usava tocco di dita, né polvere e sputo, ma la sua Vita e il suo Sangue dava per guarirli della vera, unica, incancellabile malattia: “la colpa”, essi lo sfuggivano più d’un lebbroso.

16E lo sfuggono. “Ricada su noi quel Sangue”[251]. Oh! che ricadrà l’ultimo Giorno per chiedere loro ragione del loro odio e, posto che non lo vollero amare, maledirà. Ed io, Madre, non devo soffrire vedendo che tanti miei figli hanno meritato d’esser maledetti e recisi per sempre dalla spirituale famiglia del Cielo in cui io sono la Madre e il mio Gesù il Primogenito e il Fratello primo?

La sesta spada.

17Quando ricevetti la spoglia esanime del mio Dio e Figlio e potei una per un numerare le sue ferite, sentii lacerarsi il seno mio. Oh! il dolore del generare io non to conobbi[252]. Ma questo l’ho conosciuto e non c’è doglia di genitrice che possa stare a pari di questa. Tutto il dolore di credente, tutto il dolore di madre si sono fusi in un unico dolore. E su questa, base alla mia croce come il Calvario lo fu alla croce del mio Signore, ecco il Dolore.

18Ho visto non Gesù morto nei vostri cuori. Egli non muore. Ma i vostri cuori morti a Lui. Ho visto in quanti cuori Egli sarebbe stato posato come su fredda spoglia. Per quanti inutilmente avrebbe comandato: “Sorgi!”. L’uomo che non vuole vivere. Che non vuole sorgere. Il Sacramento della Vita ricusato o accolto sacrilegamente anche quando i momenti della vostra esistenza sono contati. I Giuda innumerevoli che non sanno con una onesta conversione rendersi degni di ricevere il loro Dio ferito e che il loro pentimento guarirebbe.

La settima spada.

19Guarda, Maria. È preferibile tutto all’essere i novelli iscariota. Eppure è il peccato che si fa con più indifferenza. E non dai soli grandi peccatori. Ma anche da molti che paiono e si credono fedeli al Figlio mio. Egli li chiama: “i farisei di ora”.[253] Li puoi distinguere dalle loro opere. Il contatto con il Figlio mio non li fa migliori. Ma anzi la loro vita è la negazione della Carità e perciò di Dio. Sono dei morti, se non alla Grazia, ai frutti della stessa. Non hanno vitalità. Gesù non può agire in loro perché da parte loro non vi è rispondenza.

20Sono coloro che precedono di una sola misura quelli che di cristiano hanno solo il nome. Templi sconsacrati questi e profanati dalla putredine di tutti i vizi, nei quali il nome, solo il nome di Cristo, sta come vi fu nel sepolcro il corpo del mio Gesù. Senza vita essi pure. E se nel Getsemani la conoscenza di tutti coloro per cui il Sacrificio sarebbe stato inutile fu il martirio spirituale del Figlio mio, nel baciare nell’ultimo addio Gesù, questa visione fu il mio strazio.

Quando si prega l’Addolorata.

21Né cessa. No. Le spade sono sempre nel mio cuore perché l’uomo continua a dare ad esso i suoi sette dolori. Finché il numero dei salvati non sarà compito e completata la gloria di Dio nei suoi beati, io soffrirò nel mio dolore duplice di Madre che vede offeso il Primogenito e di madre che vede troppi figli preferire l’esilio eterno alla dimora del Padre.

22Quando preghi me Addolorata, pensa a queste mie parole. E nei tuoi dolori abolisci ogni egoismo per imitarmi. Io i miei dolori di Madre di Gesù li ho amplificati per tutti i nati. Sono l’Eva nuova. Tu i tuoi dolori usali per tutti i fratelli. Portali a Dio. A me.»

366. L’amarissima croce dell’odio[254].

Persecuzione dei prediletti[255].

Dice Gesù:

1«Non soltanto vi cacceranno dalle sinagoghe,[256] e per queste intendo tutte le posizioni sociali nelle quali potreste avere onore e utile. Sarete perseguitati per il mio Nome e per la vostra fedeltà ad esso anche nello spirito. Non perché chi vi perseguita lo faccia per sincerità di zelo verso di Me ed il mio culto. Ma perché – parlo specialmente a voi, miei portavoce – ma perché le parole che dite sono tali che urtano la maggioranza – e fra questa specie quella parte di maggioranza che dovrebbe essere la migliore – e perciò voi divenite per essa oggetto di odio.

L’odio del mondo[257].

2Non parlo qui per tutti i credenti, per i quali verranno di certo le periodiche persecuzioni del potere umano preso da febbre satanica; ma delle persecuzioni speciali per tutti i miei prediletti ai quali, oltre la dolce croce del mio amore e del mio volere, viene imposta l’amarissima croce dell’odio e del mal volere umano.

3Oh! se sapeste come vi odia il mondo, o miei prediletti! Vi odia come mi ha odiato. E nel mondo vi sono, con doppia colpa, anche i discendenti degli antichi sacerdoti, i loro successori. Pochi fra essi hanno vera fede. Il razionalismo li sterilisce con la sua dottrina e l’egoismo li acceca e li porta a odiare. Perciò vi accuseranno di essere eretici. Ma non vi accasciate. Il mondo cessa col giorno del vostro natale. Allora si apriranno per voi le porte del vero Mondo: eterno e buono perché Mondo di Dio.

L’amore di Dio.

4Io vi amo, o miei diletti. Io vi ringrazio. Io vi benedico e con Me il Padre e lo Spirito, perché voi, servendo Me, servite l’eterna Trinità, ed Essa vi bacia coi suoi raggi d’amore e vi circonda di Sé per compensarvi in maniera ineffabile di tutto il dolore che i misconoscitori di Dio vi dànno.

5Va’ in pace, Maria. E dammi la tua tribolazione e la tua desolazione. Non è che tu sia sola. È che ho bisogno di questa tua pena. Un poco di Getsemani per amor mio.»

367. La Bontà attributo di Dio[258].

Il Bene e il Male.

“E Dio vide che ciò era buono “.

Dice Gesù:

1«Poco, tanto per persuaderti che Io sono con te. Sei troppo affievolita. Non puoi scrivere molto. Né occorre. A Me e a te basta il reciproco amore. Agli altri non necessita dare molte parole, perché ben pochi fra essi le accolgono con animo retto.

2Ti voglio fare osservare il i capitolo della Genesi. Una frase che si ripete sei volte, una per ogni giorno creativo: “E Dio vide che ciò era buono”.[259] Il settimo giorno Dio si riposa sulla bontà di ciò che era stato da Lui fatto.

Discernimento del Bene e del Male.

3La Bontà. Uno dei principali attributi di Dio. Egli, buono, non fa che cose buone. E si riposa, felice, su esse, perché pensa che i suoi figli di esse cose buone ne godono.

4Pensa sempre questo, mia anima fedele. “Il male si insinua ma non viene da Dio. Da Dio viene ciò che è buono”. Perciò, quando le cose sono a te malvagie, non farne accusa a Dio. Ma al Padre volgiti per averne aiuto. Perciò, anche, per capire se una cosa viene da Dio o da ciò che Dio non è – nemico del bene dai molti nomi che vanno da quello di Satana, padre di ogni male, a quelli di guerra, sopraffazioni, crudeltà, invidie, calunnie e così via – osserva in te e nel tuo prossimo le reazioni che produce. Se col dolore è pace, allora è prova che viene da Dio. Se nel dolore è tormento, ma l’anima rimane unita al suo Signore e gli piange in seno, allora è cosa permessa da Dio. Se nel dolore, e più che nel dolore nella gioia, nella riuscita delle cose, nel benessere, nel trionfo – poiché questo avviene in tal caso – vi è inquietudine e distacco da Dio, allora è fatto che viene dal Male.

5Il Male viene sempre con l’effimera e ingannatrice veste di un utile umano. Non ti ingannare mai. L’utile vero è il soprannaturale. Le prove sono le monete con cui si acquista quest’utile. La pace è la carezza di Dio al suo fedele provato.

Dio dal male sa trarre il bene.

6Piangi, sei creatura e devi subire la debolezza della tua natura d’uomo. Ma sta’ in pace. Dio è con te e da questo dolore saprà darti cosa buona, perché Egli medica così le ferite del Nemico dei suoi figli e suo. Traendo dal male un motivo per darvi un maggior eterno bene e sin da ora la sua benedizione.

7Basta. La pace sia con te.»

368. Buona volontà di obbedienza[260].

Le prove.

Dice Gesù:

1«Dio, che è buono, mette alla prova. Ma non impone mai un sacrificio superiore alle regole della giustizia. Porta quasi alle porte del sacrificio e poi sovviene e si accontenta della buona volontà di obbedienza del suo servo fedele.

2Del resto, la “buona volontà di obbedienza” è sovente più penosa del sacrificio in sé stesso. Perché questo, quando è sollecito, porta alla pace con sollecitudine, comunicando un’ebbrezza che è la spiegazione di tutti i sacrifici, anche per fatti umani. Mentre il sapere di dover compiere un sacrificio, saperlo molto avanti, è tortura molto più penosa e priva di tutte quelle forze di impulso che esilarano lo spirito di un eroe.

La Grande Vittima.

3È per questo che la bontà del Signore vi nasconde il futuro e vi dice: “Non cercate mai di sollevarne i veli”. A pochi, vittime scelte dall’Amore che li trova degni di tale elezione, a pochi viene reso noto avanti il volere sacrificatore di Dio.

4Io, anche come Uomo, l’ho sempre saputo. Con la veste di carne non ho ottuso la mia mente divina e mai, neppure per un attimo, mi fu ignoto, da quando fui Gesù, ciò che mi era serbato. Ma Io ero la “Grande Vittima” e ciò spiega tutto.

5Alle altre – vittime, ma come care a Dio! – viene illuminato, il sacrificio quando è già imminente e quando già l’Amore li ha fortificati al martirio. Ad altri, non vittime, ma degni di esserlo, viene prospettata la necessità del sacrificio, viene già iniziato lo stesso, e poi basta.

Il servo fedele.

6Dio premia la buona volontà di obbedienza, la quale è già sacrificio. Sacrificio del cuore e della mente, prova di fedeltà a Dio. E Dio dice al suo fedele le parole che fecero beato Abramo[261]: “…Ho conosciuto che temi il Signore Iddio tuo e che per Me non risparmi le cose più care. Perciò ti dico che come tu per Me hai fatto questo Io ti benedirò, e poiché hai obbedito alla mia voce udirai la stessa dirti: ‘Regna, o mio benedetto, nel Regno che ti ho preparato, e il tuo nome sia scritto nel Libro della Vita e ne esultino i Cieli, perché là è gran festa per ogni nuovo beato che entra nella gloria e che riposa nella inesprimibile gioia di contemplare e possedere Dio’.”

7Sta’ in pace. Io sono con te.»

369. Lo Spirito Santo: Amore eterno[262].

Il Tabernacolo segno della onnipresenza di Dio.

Dice Gesù:

1«Scrivi. Io, dice il Signore Uno e Trino, conoscendo gli uomini tanto facili a dimenticare leggi e benefizi, ho sostituito ad una Legge e ad un Patto, scritti e conservati in cose morte: la pietra e il legno – sempre legno anche se coperto d’oro – una Legge e un Patto scritti su una Carne con un Sangue che son divini e conservati, sempre vivi, come quando servirono per l’Alleanza col Cielo, in un tabernacolo che nella sua piccolezza è immenso quanto il Cielo, poiché lo contiene tutto, e nella sua innumerabilità, che fiorisce in ogni angolo della terra, dà testimonianza della onnipresenza di Dio.

2Ma tanta previdente bontà non ha valso a fare dei “miei tutt’altro che figli” dei figli fedeli. Sempre più siete divenuti la razza prava e perversa di cui canta Mosè.[263]

Cantico di Mosè.

3Nessuno che non sia obbligato a questo, per studio o per missione sacerdotale, legge e medita adesso quel cantico. Male fate. Dovreste leggerlo e meditarlo[264] e, battendovi il petto, dire: “Questo popolo insensato, questo popolo senza riconoscenza[265], che dopo aver ricevuto i benefizi di Dio[266] ha recalcitrato come mulo protervo e ha abbandonato il suo Signore[267], questo popolo che si è permesso, e continua a farlo, di provocare il suo Dio, al culto del quale sostituì culti idolatri e sacrileghi, adorando Satana nelle sue diverse manifestazioni[268], siamo noi. Perciò l’Eterno ci ha puniti. E sempre ci punirà sinché il numero dei buoni non sarà almeno a pari con quello dei malvagi”.

Formazione dell’’Evangelizzatore.

4Né, creature ribelli, dovete terminare il vostro pensiero dicendo: “Orbene, attenderò che gli altri divengano buoni e predicherò che lo divengano”. No. Ognuno, senza curarsi del vicino, cerchi di suo di divenire buono come Dio vuole.

5Poi, quando lo sarà divenuto, parli, nel nome di Dio, per esortare altri ad essere buoni. Ma prima purifichi sé stesso nel dolore e nell’amore[269].

6Ognuno si faccia ostia a Dio[270]. La terra, contaminato altare, ha bisogno di esser risantificata prima di poter tornare altare caro al Signore.

Senza amore non si ha l’Amore.

7Il dolore sia l’olocausto per il peccato, l’amore l’olocausto per il sacrificio pacifico. Ma l’amore nasca primo in voi. Senza di esso non potreste avere Me, che son l’Amore eterno, il Suscitatore di ogni soprannaturale azione o pensiero. L’amore vi spingerà verso la contrizione, la contrizione vi renderà Dio, e riuniti a Lui potrete offrire voi stessi con tutta l’anima, la mente, il cuore, le forze, secondo la Legge[271], a Colui che va amato al disopra di ogni cosa e senza limite di misura.

8Sono l’Amore che parla. Sono l’Amore che benedice. Sono Io che benedico te.»

Grazie Amore eterno.

9Ed io ti benedico, o Amore, perché versi su me la tua luce che è la Luce della Luce, la più esilarante, beatifica Luce, e mi pacifichi ogni mio gran dolore in una gioia che non vi è parola umana atta a descriverla.

370. Contemplazione del Paradiso[272].

Visione del paradiso.

Importanza della penitenza.

1Tenterò descrivere la inesprimibile, ineffabile, beatifica visione della tarda sera di ieri, quella che dal sogno dell’anima mi condusse al sogno del corpo per apparirmi ancor più nitida e bella al mio ritorno ai sensi. E prima di accingermi a questa descrizione, che sarà sempre lontana dal vero più che non noi dal sole, mi sono chiesta: “Devo prima scrivere, o prima fare le mie penitenze?” Mi ardeva di descrivere ciò che fa la mia gioia, e so che dopo la penitenza sono più tarda alla fatica materiale dello scrivere.

2Ma la voce di luce dello Spirito Santo – la chiamo così perché è immateriale come la luce eppure è chiara come la più sfolgorante luce, e scrive per lo spirito mio le sue parole che son suono e fulgore e gioia, gioia, gioia – mi dice avvolgendomi l’anima nel suo baleno d’amore: “Prima la penitenza e poi la scrittura di ciò che è la tua gioia. La penitenza deve sempre precedere tutto, in te, poiché è quella che ti merita la gioia. Ogni visione nasce da una precedente penitenza e ogni penitenza ti apre il cammino ad ogni più alta contemplazione. Vivi per questo. Sei amata per questo. Sarai beata per questo. Sacrificio, sacrificio. La tua via, la tua missione, la tua forza, la tua gloria. Solo quando ti addormenterai in Noi cesserai di esser ostia per divenire gloria”.

Visione del paradiso.

3Allora ho fatto prima tutte le mie giornaliere penitenze. Ma non le sentivo neppure. Gli occhi dello spirito “vedevano” la sublime visione ed essa annullava la sensibilità corporale. Comprendo, perciò, il perché i martiri potessero sopportare quei supplizi orrendi sorridendo. Se a me, tanto inferiore a loro in virtù, una contemplazione può, effondendosi dallo spirito ai sensi corporali, annullare in essi la sensibilità dolorifica, a loro, perfetti nell’amore come creatura umana può esserlo e vedenti, per la loro perfezione, la Perfezione di Dio senza velami, doveva accadere un vero annullamento delle debolezze materiali. La gioia della visione annullava la miseria della carne sensibile ad ogni sofferenza.

4Ed ora cerco descrivere.

5Ho rivisto[273]il Paradiso. E ho compreso di cosa è fatta la sua Bellezza, la sua Natura, la sua Luce, il suo Canto. Tutto, insomma. Anche le sue Opere, che sono quelle che, da tant’alto, informano, regolano, provvedono a tutto l’universo creato. Come già l’altra volta, nei primi del corrente anno, credo, ho visto la Ss. Trinità. Ma andiamo per ordine.

6Anche gli occhi dello spirito, per quanto molto più atti a sostenere la Luce che non i poveri occhi del corpo che non possono fissare il sole, astro simile a fiammella di fumigante lucignolo rispetto alla Luce che è Dio, hanno bisogno di abituarsi per gradi alla contemplazione di questa alta Bellezza.

7Dio è così buono che, pur volendosi svelare nei suoi fulgori, non dimentica che siamo poveri spiriti ancor prigionieri in una carne, e perciò indeboliti da questa prigionia. Oh! come belli, lucidi, danzanti, gli spiriti che Dio crea ad ogni attimo per esser anima alle nuove creature! Li ho visti e so. Ma noi… finché non torneremo a Lui non possiamo sostenere lo Splendore tutto d’un colpo. Ed Egli nella sua bontà ce ne avvicina per gradi.

Paradisiaco fiore.

8Per prima cosa, dunque, ieri sera ho visto come una immensa rosa. Dico “rosa” per dare il concetto di questi cerchi di luce festante che sempre più si accentravano intorno ad un punto di un insostenibile fulgore.

9Una rosa senza confini! La sua luce era quella che riceveva dallo Spirito Santo. La luce splendidissima dell’Amore eterno. Topazio e oro liquido resi fiamma… oh! non so come spiegare! Egli raggiava, alto, alto e solo, fisso nello zaffiro immacolato e splendidissimo dell’Empireo, e da Lui scendeva a fiotti inesausti la Luce. La Luce che penetrava la rosa dei beati e dei cori angelici e la faceva luminosa di quella sua luce che non è che il prodotto della luce dell’Amore che la penetra. Ma io non distinguevo santi o angeli. Vedevo solo gli immisurabili festoni dei cerchi del paradisiaco fiore.

Visione della Santissima Trinità.

La visione aumenta di fulgori.

10Ne ero già tutta beata e avrei benedetto Dio per la sua bontà, quando, in luogo di cristallizzarsi così, la visione si apri a più ampi fulgori, come se si fosse avvicinata sempre più a me permettendomi di osservarla con l’occhio spirituale abituato ormai al primo fulgore e capace di sostenerne uno più forte.

Dio Padre.

11E vidi Dio Padre: Splendore nello splendore del Paradiso. Linee di luce splendidissima, candidissima, incandescente. Pensi lei: se io lo potevo distinguere in quella marea di luce, quale doveva esser la sua Luce che, pur circondata da tant’altra, la annullava facendola come un’ombra di riflesso rispetto al suo splendere? Spirito… Oh! come si vede che è spirito! È Tutto. Tutto tanto è perfetto. È nulla perché anche il tocco di qualsiasi altro spirito del Paradiso non potrebbe toccare Dio, Spirito perfettissimo, anche con la sua immaterialità: Luce, Luce, niente altro che Luce.

Dio Figlio.

12Di fronte al Padre Iddio era Dio Figlio. Nella veste del suo Corpo glorificato su cui splendeva l’abito regale che ne copriva le Membra Ss. senza celarne la bellezza super indescrivibile. Maestà e Bontà si fondevano a questa sua Bellezza. I carbonchi delle sue cinque Piaghe saettavano cinque spade di luce su tutto il Paradiso e aumentavano lo splendore di questo e della sua Persona glorificata.

13Non aveva aureola o corona di sorta. Ma tutto il suo Corpo emanava luce, quella luce speciale dei corpi spiritualizzati che in Lui e nella Madre è intensissima e si sprigiona dalla Carne che è carne, ma non è opaca come la nostra. Carne che è luce. Questa luce si condensa ancor di più intorno al suo Capo. Non ad aureola, ripeto, ma da tutto il suo Capo. Il sorriso era luce e luce lo sguardo, luce trapanava dalla sua bellissima Fronte, senza ferite. Ma pareva che, là dove le spine un tempo avevano tratto sangue e dato dolore, ora trasudasse più viva luminosità.

14Gesù era in piedi col suo stendardo regale in mano come nella visione che ebbi in gennaio, credo.

Maria Santissima.

15Un poco più in basso di Lui, ma di ben poco, quanto può esserlo un comune gradino di scala, era la Ss. Vergine. Bella come lo è in Cielo, ossia con la sua perfetta bellezza umana glorificata a bellezza celeste.

16Stava fra il Padre e il Figlio che erano lontani tra loro qualche metro. (Tanto per applicare paragoni sensibili). Ella era nel mezzo e, con le mani incrociate sul petto – le sue dolci, candidissime, piccole, bellissime mani – e col volto lievemente alzato – il suo soave, perfetto, amoroso, soavissimo volto – guardava, adorando, il Padre a il Figlio.

17Piena di venerazione guardava il Padre. Non diceva parola. Ma tutto il suo sguardo era voce di adorazione e preghiera e canto. Non era in ginocchio. Ma il suo sguardo la faceva più prostrata che nella più profonda genuflessione, tanto era adorante. Ella diceva: “Sanctus!”, diceva: “Adoro Te!” unicamente col suo sguardo.

18Guardava il suo Gesù piena di amore. Non diceva parola. Ma tutto il suo sguardo era carezza. Ma ogni carezza di quel suo occhio soave diceva: “Ti amo!”. Non era seduta. Non toccava il Figlio. Ma il suo sguardo lo riceveva come se Egli le fosse in grembo circondato da quelle sue materne braccia come e più che nell’infanzia e nella Morte. Ella diceva: “Figlio mio!”, “Gioia mia!”, “Mio amore!” unicamente col suo sguardo.

Lo Spirito Santo.

19Si beava di guardare il Padre e il Figlio. E ogni tanto alzava più ancora il volto e lo sguardo a cercare l’Amore che splendeva alto, a perpendicolo su Lei. E allora la sua luce abbagliante, di perla fatta luce, si accendeva come se una fiamma la investisse per arderla e farla più bella. Ella riceveva il bacio dell’Amore e si tendeva con tutta la sua umiltà e purezza, con la sua carità, per rendere carezza a Carezza e dire: “Ecco. Son la tua Sposa e ti amo e son tua. Tua per l’eternità”. E lo Spirito fiammeggiava più forte quando lo sguardo di Maria si allacciava ai suoi fulgori.

20E Maria riportava il suo occhio sul Padre e sul Figlio. Pareva che, fatta deposito dall’Amore, distribuisse questo. Povera immagine mia! Dirò meglio. Pareva che lo Spirito eleggesse Lei ad essere quella che, raccogliendo in sé tutto l’Amore, lo portasse poi al Padre e al Figlio perché i Tre si unissero e si baciassero divenendo Uno. Oh! gioia comprendere questo poema di amore! E vedere la missione di Maria, Sede dell’Amore!

21Ma lo Spirito non concentrava i suoi fulgori unicamente su Maria. Grande la Madre nostra. Seconda solo a Dio. Ma può un bacino, anche se grandissimo, contenere l’oceano? No. Se ne empie e ne trabocca. Ma l’oceano ha acque per tutta la terra. Così la Luce dell’Amore. Ed Essa scendeva in perpetua carezza sul Padre e sul Figlio, li stringeva in un anello di splendore. E si allargava ancora, dopo essersi beatificata col contatto del Padre e del Figlio che rispondevano con amore all’Amore, e si stendeva su tutto il Paradiso.

Visione degli Angeli e beati.

Spiriti perfetti ed eterni.

22Ecco che questo si svelava nei suoi particolari… Ecco gli angeli. Più in alto dei beati, cerchi intorno al Fulcro del Cielo che è Dio Uno e Trino con la Gemma verginale di Maria per cuore. Essi hanno somiglianza più viva con Dio Padre. Spiriti perfetti ed eterni, essi sono tratti di luce, inferiore unicamente a quella di Dio Padre, di una forma di bellezza indescrivibile. Adorano… sprigionano armonie. Con che? Non so. Forse col palpito del loro amore. Poiché non son parole; e le linee delle bocche non smuovono la loro luminosità. Splendono come acque immobili percosse da vivo sole. Ma il loro amore è canto. Ed è armonia così sublime che solo una grazia di Dio può concedere di udirla senza morirne di gioia.

I Beati spiritualizzati.

23Più sotto, i beati. Questi, nei loro aspetti spiritualizzati, hanno più somiglianza col Figlio e con Maria. Sono più compatti, direi sensibili all’occhio e – fa impressione – al tatto, degli angeli. Ma sono sempre immateriali. Però in essi sono più marcati i tratti fisici, che differiscono in uno dall’altro. Per cui capisco se uno è adulto o bambino, uomo o donna. Vecchi, nel senso di decrepitezza, non ne vedo. Sembra che anche quando i corpi spiritualizzati appartengono ad uno morto in tarda età, lassù cessino i segni dello sfacimento della nostra carne. Vi è maggior imponenza in un anziano che in un giovane. Ma non quello squallore di rughe, di calvizie, di bocche sdentate e schiene curvate proprie negli umani. Sembra che il massimo dell’età sia di 40, 45 anni. Ossia virilità fiorente anche se lo sguardo e l’aspetto sono di dignità patriarcale.

Il profeta Mosè.

24Fra i molti… oh! quanto popolo di santi!… e quanto popolo di angeli! I cerchi si perdono, divenendo scia di luce per i turchini splendori di una vastità senza confini! E da lungi, da lungi, da questo orizzonte celeste viene ancora il suono del sublime alleluia e tremola la luce che è l’amore di questo esercito di angeli e beati…

25Fra i molti vedo, questa volta, un imponente spirito. Alto, severo, e pur buono. Con una lunga barba che scende sino a metà del petto e con delle tavole in mano. Le tavole sembrano quelle cerate che usavano gli antichi per scrivere. Si appoggia con la mano sinistra ad esse che tiene, alla loro volta, appoggiate al ginocchio sinistro. Chi sia non so. Penso a Mosè o a Isaia. Non so perché. 35Penso così. Mi guarda e sorride con molta dignità. Null’altro. Ma che occhi! Proprio fatti per dominare le folle e penetrare i segreti di Dio.

Il Regno dei viventi.

Origine delle anime.

26Lo spirito mio si fa sempre più atto a vedere nella Luce. E vedo che ad ogni fusione delle tre Persone, fusione che si ripete con ritmo incalzante ed incessante come per pungolo di fame insaziabile d’amore, si producono gli incessanti miracoli che sono le opere di Dio.

27Vedo che il Padre, per amore del Figlio, al quale vuole dare sempre più grande numero di seguaci, crea le anime. Oh! che bello! Esse escono come scintille, come petali di luce, come gemme globulari, come non sono capace di descrivere, dal Padre. È uno sprigionarsi incessante di nuove anime… Belle, gioiose di scendere ad investire un corpo per obbedienza al loro Autore. Come sono belle quando escono da Dio! Non vedo, non lo posso vedere essendo in Paradiso, quando le sporca la macchia originale.

Ritorno delle anime.

28Il Figlio, per zelo per il Padre suo, riceve e giudica, senza soste, coloro che, cessata la vita, tornano all’Origine per esser giudicati. Non vedo questi spiriti. Comprendo se essi sono giudicati con gioia, con misericordia, o con inesorabilità, dai mutamenti dell’espressione di Gesù. Che fulgore di sorriso quando a Lui si presenta un santo! Che luce di mesta misericordia quando deve separarsi da uno che deve mondarsi prima di entrare nel Regno! Che baleno di offeso e doloroso corruccio quando deve ripudiare in eterno un ribelle!

Natura del Paradiso.

29È qui che comprendo ciò che è il Paradiso. E ciò di che è fatta la sua Bellezza, Natura, Luce e Canto. È fatta dall’Amore. Il Paradiso è Amore. È l’Amore che in esso crea tutto. È l’Amore la base su cui tutto si posa. È l’Amore l’apice da cui tutto viene.

30Il Padre opera per Amore. Il Figlio giudica per Amore. Maria vive per Amore. Gli angeli cantano per Amore. I beati osannano per Amore. Le anime si formano per Amore. La Luce è perché è l’Amore. Il Canto è perché è l’Amore. La Vita è perché è l’Amore. Oh! Amore! Amore! Amore!… Io mi annullo in Te. Io risorgo in Te. Io muoio, creatura umana, perché Tu mi consumi. Io nasco, creatura spirituale, perché Tu mi crei.

31Sii benedetto, benedetto, benedetto, Amore, Terza Persona! Sii benedetto, benedetto, benedetto, Amore, che sei amore delle Due Prime! Sii benedetto, benedetto, benedetto, Amore, che ami i Due che ti precedono! Sii benedetto Tu che mi ami. Sii benedetto da me che ti amo perché mi permetti di amarti e conoscerti, o Luce mia…

Visione comparata esatta.

32Ho cercato nei fascicoli, dopo aver scritto tutto questo, la precedente contemplazione del Paradiso. Perché? Perché diffido sempre di me e volevo vedere se una delle due era in contraddizione con l’altra. Ciò mi avrebbe persuasa che sono vittima di un inganno.

33No. Non vi è contraddizione. La presente è ancor più nitida ma ha le linee essenziali uguali. La precedente è alla data 10 gennaio 1944. E da allora io non l’avevo mai più guardata. Lo assicuro come per giuramento.

Gli eredi del Paradiso[274].

Gli iscritti per restare in vita in Gerusalemme[275].

     Dice a sera Gesù:

34«Nel Paradiso che l’Amore ti ha fatto contemplare vi sono unicamente i “vivi” di cui parla Isaia nel capitolo 4, una delle profezie che saranno lette domani l’altro[276]. E come si ottiene questo esser “vivi” lo dicono le parole susseguenti. Con lo spirito di giustizia e con lo spirito di carità si annullano le macchie già esistenti e si preserva da novelle corruzioni.[277]

All’ombra del Tabernacolo eterno[278].

35Questa giustizia e questa carità che Dio vi dà e che voi gli dovete dare, vi condurranno e vi manterranno all’ombra del Tabernacolo eterno. Là il calore delle passioni e le tenebre del Nemico diverranno cosa innocua poiché saranno neutralizzate dal Protettore vostro Ss., che più amoroso di chioccia per i suoi nati vi terrà al riparo delle sue ali e vi difenderà contro ogni soprannaturale assalto. Ma non allontanatevi mai da Lui che vi ama.

Alla sua santa presenza[279].

36Pensa, anima mia, alla Gerusalemme che ti è stata mostrata. Non merita ogni cura per possederla? Vinci. Io ti attendo. Noi ti attendiamo. Oh! questa parola che vorremmo dire a tutti i creati, almeno a tutti i cristiani, almeno a tutti i cattolici, e che possiamo dire a tanto pochi!

37Basta perché sei stanca. Riposa pensando al Paradiso.»

371. L’Acqua e il Cibo dell’anima[280].

Sitibondi venite all’acqua[281].

Dice Gesù:[282]

1«Perché dice Isaia: “Sitibondi venite all’acqua e anche voi che non avete denaro correte a comprare e mangiare vino e latte”[283]?

2Perché c’è chi ha pagato per voi tutte le ricchezze eterne, e per la vostra fame e la vostra sete ha acquistato e macinato il grano più puro e acquistato e spremuto l’uva più bella. E di questo suo acquisto, pagato con un valore senza misura e macinato e spremuto con un sudore di sangue, vi ha fatto un Pane e un Vino che levano ogni fame e ogni sete che non sia fame e sete di ciò che è spirituale e che dànno, a chi li riceve, la Vita.

Pane e vino eucaristico[284].

3Il Grano è la Carne nata nel seno verginale della Sposa mia. Il Vino è il Sangue la cui sorgente è nel Cuore immacolato che si è aperto come boccio di fiore quando il mio Fulgore è sceso come strale di fuoco a far di Lei una Madre. La Madre di Chi le era insieme Padre e Sposo.

4Oh! momento in cui fummo Noi Tre beati nel suo Cuore e trovammo l’amore della creatura quale l’avevamo desiderato in ogni creatura e quale nessuno, fuorché Ella, Maria Ss., lo possedeva!

5Il suo sangue! Poche stille intorno al Germe del Signore. Ma divenne poi si grande fiume, si inesausto fiume, che mai non cessa da secoli diluire né cesserà sino all’estremo giorno.

Cibo Testimonio della Bontà di Dio[285].

6Io, l’Amore, l’ho donato questo Cibo perché fosse Testimonio ai popoli della Bontà del Padre. Io l’ho donato questo Verbo. Il mio Amore lo ha mandato sulla terra perché fosse Maestro ai popoli e Condottiero di essi a Dio. E per amore Egli da Noi si è scisso[286]e l’eterna Parola è rimasta nel suo penoso esilio la cui fine fu una morte obbrobriosa, sinché non ha dato il frutto atteso dalle genti: la Redenzione. Redenzione dalla colpa attraverso il suo Sangue. Redenzione dalle debolezze attraverso la sua Carne. Redenzione dalle ignoranze attraverso la sua Parola.

7Egli ha compito tutto quanto l’Amore ha voluto, ha operato tutto quanto doveva. In nulla si è risparmiato.

L’Amore vi apre le sue ricchezze[287].

8Non chiudete lo spirito vostro a questo Tesoro. Venite, ché sitibondi siete. Voi che sapete d’esserlo e voi che, più morenti ancora, neppur più sapete d’esserlo. Venite. Qui vi è il Vino che corrobora e il Latte che consola e medica. E se siete poveri e senza denaro venite ugualmente. L’Amore Uno e Trino vi apre le sue ricchezze purché voi lo amiate.»

372. I Prodi della Sapienza[288].

Il popolo che sarà guidato dalla Sapienza.

La Sapienza è sempre pronta[289].

Dice Gesù:

1«Maria. Di’: “Eccomi” come le stelle di cui parla la profezia[290], e piena di letizia vieni ad ascoltare Me.

2È la vigilia della Pentecoste. La Sapienza non è scesa una volta sola col suo fuoco. Ella scende sempre a darvi i suoi lumi. Basta che la amiate e la cerchiate come tesoro preziosissimo. Il mondo perisce perché ha deriso e respinto la Sapienza camminando fuori delle sue vie.

I Cristiani hanno abbandonato la Sapienza[291].

3Molta scienza ha messo l’uomo nella sua mente. Ma è più ignorante di quando era primitivo. Allora cercava la via del Signore e tendeva l’animo per accoglierne le parole. Ora cerca tutto fuorché ciò che dovrebbe cercare e riempie il suo essere di tutte le più inutili e pericolose parole. Ma non di quelle che sarebbero la sua vita.

La Sapienza non sceglie gli orgogliosi[292].

4“Il Signore” dice Baruch “non scelse i giganti per comunicare ad essi la parola della Sapienza”.[293]

5No. Il Signore non sceglie i giganti. Non li sceglie. Non li sceglie, uomini laici o consacrati che vi credete molto soltanto perché siete pieni di orgoglio e agli occhi miei siete meno di stridule cicale. Il Signore non guarda le vostre patenti né le vostre cariche, non la veste e non il nome che avete. Queste sono come bucce messe su quello che Dio guarda per misurarne il valore: l’animo. E se non avete animo acceso di carità, generoso nel sacrificio, umile, casto, no, che il Signore Iddio non vi sceglie per suoi prediletti, per depositari delle sue ricchezze sapienziali.

La Sapienza non è proprietà privata[294].

6Non siete voi che potete dire a Me: “Voglio esser io colui che sa”. Io sono che posso dire: “Voglio che costui sappia”. Posso avere per voi della pietà, questa ancora, perché siete degli infelici, malati delle più brutte lebbre. Ma quanto ad avere per voi una predilezione di scelta, no. Non lo meritate.

La Sapienza è di chi merita possederla[295].

7Sappiate meritarlo con una vita retta. In tutto. Ché se conservate fede ai vostri obblighi più gravi ma mancate nelle cose meno palesi ma più profonde, non siete più retti. Non lo siete. E questo vostro livore non è che un motivo umano che si veste di una bugiarda veste di zelo. L’intenzione non è retta. Perciò non vale.

La Sapienza darà vita e pace[296].

8E tu vieni a conversare col Maestro tuo. Vieni, ché Io ti traggo dal sepolcro del dolore, né ti accascio con una visione, d’altronde già vista[297], di terrificante maestà. Della risurrezione dei morti osserva solo il lato spirituale applicato alla solennità attuale. È lo Spirito di Dio che infuso in voi dà la Vita. Amalo, invocalo, siigli fedele. 9Avrai la Vita e la Pace. Quella oltre la terra. Questa anche sulla terra.»

373. La Pentecoste[298].

Manifestazione dello Spirito Santo[299].

La stanza del Cenacolo[300].

1Vedo[301]la stanza dove fu consumata la Cena.[302]

2Le suppellettili sono sempre le stesse. Però messe in diversa maniera. Le due cassapanche – ossia la vera cassapanca del lato sinistro, rispetto a me che guardo verso la porta, e la bassa credenza del lato opposto – sono state portate fuori dal vano delle finestre in cui erano e messe l’una presso all’altra in fondo alla stanza (nel lato senza finestre).

3Contro l’altro lato, ossia quello in cui si apre, nell’angolo nordovest, la piccola porta alla quale si accede per la scaletta di sei scalini, è stato spinto il tavolone che era al centro della stanza la sera del Giovedì Santo. Fra il muro e il tavolone vi sono i sedili, finché ve ne possono essere. Gli altri sono ai due lati corti della tavola. Così:  . Insomma dodici contro la parete e due per lato. Questi due per lato sono vuoti. Paiono messi lì tanto per poterli mettere in qualche posto. L’uno è lo sgabello usato da Gesù per la lavanda dei piedi.

4La tavola è nuda. Non ha tovaglia né stoviglie. La credenza e la cassapanca pure sono senza stoviglie, ma su esse stanno, piegati, i mantelli degli apostoli.

5Le finestre sono chiuse. La sbarra di ferro le traversa tenendole ben serrate come fosse notte. Perciò il lume è acceso al centro della stanza. Ma deve essere giorno fatto, perché da uno spacco o foro che è in una imposta filtra un ago di sole nel quale danzano i pulviscoli della polvere. La luce è poca essendo acceso un sol becco del lume. Però la poca luce permette di vedere distintamente tutto. Vedo anche i grandi mattoni quadrati del pavimento col loro colore rosa pallido.

In preghiera con Maria[303].

6Al centro della tavola è seduta la Mamma. Alla sua destra Pietro, alla sinistra Giovanni. Davanti a sé la Madonna ha un cofano largo e basso, di stile orientale, chiuso. Contro questo sono appoggiati dei rotoli; fa così da leggio.

7Maria è vestita di azzurro cupo. Sotto ha il velo bianco. Ma ha anche il manto sul capo. L’unica a capo coperto. E mi ricorda molto la Vergine dell’Eucarestia quale mi apparì lo scorso mese di giugno (1943).[304] (Credo sia stato in giugno, se no è agli ultimi di maggio. Non ho modo di confrontare coi dettati passati).

8Maria legge a voce alta. Gli altri seguono la sua lettura mentalmente è, quando è il momento, rispondono. Risento perciò qui l’espressione: “Maranhata” già udita altra volta, non ricordo quando né da chi detta[305]. Deve essere una specie di “Così sia” o di “Sia lodato il Signore”, perché viene detta come diciamo noi una giaculatoria finale.

9Maria sorride nel leggere. Un sorriso, direi, interno. Sorride ad un suo pensiero. Non guarda nessuno e perciò non sorride a nessuno. Sorride ad un suo pensiero d’amore, e chissà quale interna visione beata. Sorride. Gli apostoli l’ascoltano e la guardano sorridere così, mentre la sua dolce voce ha note di canto nel leggere i salmi (suppongo siano salmi) nella lingua d’Israele.

10Pietro si commuove nell’udirla e due lacrimoni scendono per le rughe che fiancheggiano il naso e si perdono nei baffi brizzolati.

11Giovanni la guarda e risponde al suo sorriso sorridendo. Pare un laghetto che divenga un sole riflettendo il sole che esso guarda. Senza appoggiarsi a Maria con la confidenza che aveva con Gesù, si stringe però più che può a Lei e allunga il collo per seguire le righe che Ella legge. Nelle pause, quando viene cambiato il rotolo o risposto il “Maranhata”, la guarda e sorride.

12Non c’è altro rumore che la voce di Maria e il fruscio delle pergamene. Poi anche questo cessa, perché Maria tace e curva il capo in avanti appoggiandolo al cofano. Continua internamente la sua orazione. Gli altri la imitano, chi in una posa, chi nell’altra.

Un rombo come di vento[306].

13Un rombo fortissimo come accordo di organo gigantesco, voce di vento celeste e armonico, eco di tutti i paradisiaci cori al quale fanno da appoggio tutte le voci dei venti e dei canti terrestri, empie il silenzio della quieta mattina, si avvicina sempre più e sempre più potente, e l’aria ne vibra, e ne oscilla la fiammella del lume, e le catene che lo sostengono e che ricadono in penduli ornati tintinnano proprio come fanno quando un’onda fragorosa di suono empie una chiusa stanza. Se vi fossero dei vetri chissà come trillerebbero. Ma non vi sono e non si ode il particolare rumore del vetro percosso da una vibrazione sonora.

14Gli apostoli alzano il capo spauriti. E dato che il suono cresce per ogni attimo di minuto secondo, c’è chi si alza spaventato e cerca fuggire, c’è chi si rannicchia battendosi il petto, e c’è chi si stringe a Maria per cercarne protezione. Il più calmo è Giovanni, che guarda unicamente Maria e vedendola sorridere più beata di prima si rincuora subito.

15Maria alza il capo, sorride a ciò che il suo spirito certo vede e poi scivola in ginocchio aprendo le braccia. Il manto le si apre ed Ella pare un angelo azzurro con due grandi ali che si stendono sul capo di Pietro e Giovanni, che l’hanno imitata inginocchiandosi.

16Ho tenuto più tempo io a descrivere che la cosa a compiersi. Sono stati secondi di tempo.

Il Fuoco Paraclito[307].

17E poi ecco la Luce, il Fuoco, ecco to Spirito penetrare con un ultimo squillo possente ed empire la stanza di un fulgore insostenibile, di un calore ardentissimo, e rimanere per un attimo librato, in meteora rutilante di luce, sul capo di Maria e poi scindersi e spartirsi e scendere in lingue di fiamma e baciare la fronte di ogni presente.

18Ma la fiamma che scende su Maria!… Lunga e vibrante come un nastro di fuoco, non si limita a posarsi sulla fronte, ma gliela cinge, gliela abbraccia e bacia e carezza, fissandosi come un aureo cerchio intorno al capo verginale, scoperto ora perché Maria, quando ha visto il Fuoco Paraclito, ha alzato le braccia come per abbracciarlo, con un grido di gioia, ed il manto e il velo sono scivolati e caduti dal capo, dalle spalle, ed Ella è là, svelata, fatta d’un subito più giovane nelle sue bionde trecce senza rovina di canizie, bella, bella, bella per il suo serto divino che vibra con la fiamma finale sulla fronte dopo averla cinta del suo diadema di Regina celeste, e bella per la gioia che la trasfigura… Oh! non si può dire cosa diviene di bello il volto di Maria nell’abbraccio del suo divino Sposo!

19Il Fuoco permane così qualche tempo e poi dilegua lasciando dietro a Sé una fragranza non terrena. La visione dilegua col suo svanire.

374. Preghiera settimanale[308].

Programma di preghiera.

Bere l’amore che sgorga dal Cuore di Gesù.

Dice Gesù:

1«Vieni, piccolo Giovanni. Ho tante cose da dirti per calmare il tuo soffrire.

2Per prima cosa, vieni e bevi. Sei più fortunata di Giovanni. Egli appoggiò il capo sul mio petto non ancora ferito.[309] Tu, tu vieni stretta sul mio petto squarciato e puoi bere l’amore che sgorga dal cuore ferito. Sta’ buona, sta’ quieta. Come una mamma tiene fra le braccia il bambino ammalato per consolarlo del suo soffrire, così Io ti tengo.

Volontari della sofferenza.

3Oh! tu non sai quanto hai fatto, quanto fai con questo tuo penare. Ti sembra non fare nulla perché non sai fare più altro che soffrire. Fai molto, molto di più di quando istruivi, pregavi, lavoravi per Me. Allora eri tu che facevi e mi davi quello che facevi, che volevi fare. Io lo accettavo, perché sono buono. Lo accettavo perché non sprezzo nulla. Lo accettavo perché le tue povere cose le facevo ricche con i meriti miei.

4Ora sono Io che faccio. E faccio tutto. Prendo tutto. Voglio tutto. Non ti lascio un picciolo della tua ricchezza di vita, di salute, di forza, di quiete, di libertà. Vita, salute, forza, quiete, libertà umana, si intende. Annullo tutto, sopprimo tutto. A te, donna, nulla. A te, anima, do Me: Tutto.

Programma di preghiera.

5Senti il tuo Maestro. Prima di dirti due cose che desideri sapere, voglio darti il programma di sofferenza per i tuoi giorni settimanali.

6E guardiamo le grandi categorie per cui si deve soffrire. Quelle per le quali ho sofferto anche Io nella Passione. Il sacerdozio, i disperati, i peccatori, gli idolatri, le anime in attesa di tornare a Dio: ossia, per te, le anime purganti; per Me, allora, i giusti del Limbo.

7I giorni della settimana sono sette. Per la necessità di tre categorie avrebbero dovuto essere sette volte sette. Ma sette sono. E allora soffrirai così.

Per i sacerdoti.

8La domenica, il lunedì e martedì per il Sacerdozio. Nel Sacerdozio includo tutti i consacrati di ogni genere e categoria. Perché tre giorni per loro soli? Perché, per il bisogno che ne hanno, non basterebbero tutti e sette.

Natura del sacerdozio.

9Cosa è il Sacerdozio per la massa dei fedeli? A che lo paragoneremo? Agli elementi vitali. La terra potrebbe aver avuto vita e conservato vita senza luce, calore, acqua, aria? No. Non avrebbe potuto.

Ordine della creazione[310].

La creazione[311].

10Ebbene, prendi la Bibbia e leggi il suo primo capitolo.[312] Che dice? “In principio Dio creò cielo e terra…

1° giorno: la luce[313].

11Il primo giorno fece la luce” perché la terra era coperta di tenebre e la vita non può esservi dove è perpetua tenebra.

2° giorno: il firmamento[314].

12“Il secondo disse: Sia il firmamento e separi le acque dalle acque” perché per la vita terrestre ci voleva l’acqua. Ma questa non doveva essere tutta sul globo o tutta nel cielo. Ma bensì scendere quando era giusto, raccogliersi dove era giusto, risalire per quanto era giusto. Altrimenti la terra sarebbe divenuta polvere o pantano.

3° giorno: Il mare, la terra, vegetali[315].

13 “Il terzo giorno creò il mare radunando le acque”. Il mare: l’enorme bacino per lo scarico di tutte le acque terrestri e per l’alimentazione di tutte le acque celesti che le nubi avrebbero poi sparso nuovamente sulla terra.

14Tre giorni per preparare la terra ad essere abitata, e nel terzo giorno la vesti d’erba e piante perché ormai poteva ricevere seme e farne un utile vegetale.

4° giorno: Il sole e gli astri celesti[316].

15Allora sulla terra, su cui è già luce, acqua e aria, ecco che accende la fonte del calore, e col sole perfeziona la luce, e con le stelle e la luna vi regola le maree e le onde dei venti e delle acque celesti.

5° giorno: Gli animali marini[317].

16Ecco la terra pronta a ricevere gli animali,

6° giorno: gli animali terrestri e l’uomo[318].

ultimo, nella terra completata di ogni bene, l’uomo, il re.[319]

Missione e responsabilità dei sacerdoti.

Necessità dei sacerdoti.

17Se la settimana avesse più giorni, te ne avrei imposto quattro di penitenza per il Sacerdozio. Perché esso è necessario alla vita dello spirito come i quattro elementi vitali alla terra: luce, acqua, aria e fuoco. Ma come può esser luce se è spento o offuscato? Ma come può esser acqua se è arido? Ma come può esser respiro se è, di suo, asfittico? Ma come può esser fuoco se è gelo?

18O povere anime mie! Mie, perché vi ho conquistate col mio morire! Povere, povere anime mie che divenite sempre più deboli come steli ai quali venga a mancare aria, luce, calore e acqua, quanta pena mi fate! E quanto, quanto, quanto sdegno e ribrezzo coloro che non sanno, non vogliono, non vogliono e non vogliono assorbire i quattro elementi vitali per darli a voi!

Missione affidata al Sacerdozio[320].

19Perché sono, allora, costoro? Quale missione compiono? Quella che Io ho affidata al Sacerdozio?[321] No. La missione del loro utile e del disperdere ciò che Io ho radunato. Oh! che solo un punto mi trattiene dal colpirli!…

Responsabilità dei Sacerdoti.

20Maria, guarda e trema vedendo il mio viso. Con questo viso chiederò loro: “Che avete fatto dei miei figli, dei miei agnelli? Dove sono queste mie greggi? Perché sono divenute selvatici caproni? Perché giacquero sbranate dai quattro nemici dell’uomo: la carne, la scienza, il potere, il demonio? Perché accecati, feriti, dispersi, affamati, assetati, ignudi, analfabeti nello spirito, perseguitati, abbandonati, sono stati costretti a gridare: ‘Dio non c’è poiché non lo vediamo, non lo sentiamo, non lo conosciamo attraverso l’opera e la parola di quelli che si dicono sacerdoti di Dio’? Perché i migliori – quelli che hanno avuto il torto, agli occhi vostri, l’imperdonabile torto di essere migliori di voi nella fede, speranza e carità, nel sacrificio, nella castità, nel distacco da tutto che non fossi Io e Io crocifisso, quelli che riempii di pure acque e di scelta farina per gli affamati e i morenti di sete spirituale al posto delle cisterne che s’erano disseccate e dei granai in cui troppe tignole avevano fatto dimora, quelli che feci luce e calore per i cercanti nelle tenebre una guida a Dio e nel gelo un fuoco per non morire – perché questi li avete colpiti e crocifissi su una ‘vostra’ croce? Essi furono già sulla mia e vi sono stati volentieri, anche per voi. E bastava per la loro sofferenza, o servi presuntuosi e infingardi che non avete voluto soffrire mai nulla, neppure la stanchezza fisica, neppure l’umiliazione salutare di vedervi sorpassati in eroismo da questi miei servi fedeli che Io stringo al cuore perché per loro si è conservata la Luce e la Parola sulla terra, stelle che splendono nei secoli, durante la loro parabola, perché il Cielo splenda sempre sugli uomini ed essi lo possano trovare e dire: ‘Là è Dio. Ecco che in quel raggio tremola la Parola di Dio ed Io la posso udire ancora, quel tanto che mi basti per credere, sperare, amare; per salvarmi’. Bastava per la loro sofferenza. E voi vi siete affigliati a Satana per torturarli. Ma vedete? Essi sono stati medicati dalle vostre torture con il balsamo che esce dal mio cuore. Hanno bevuto conforto, santa ebbrezza, pace e l’amore, l’amore di un Dio, stando così, come Io li tengo, stretti contro il cuor mio”.

21Questo dirò loro. Ma tu dammi tre giorni di dolore per loro. È doloroso per Me, Pontefice eterno, vedere che il mio esercito sacerdotale è pieno di ignavi e di disertori.

Altre intenzioni.

Per i disperati.

22Il mercoledì lo darai al tuo Signore per “i tuoi poveri fratelli disperati” come li chiami tu.[322]

23Fratelli sì. Nessuno ti deve esser tanto fratello come colui che è povero, solo e malato. E i disperati sono poveri della povertà più grande. Hanno perduto tutto perdendo la speranza in Dio. Sono soli. Non vi è solitudine più vera di questa. È l’unica vera solitudine. Sono senza Dio. Sono malati. Una malattia che dà la morte. La vera morte. Bisogna guarirli, renderli a Dio, farli ricchi di Dio.

24Ma la tua fraternità è d’amore, non di natura. Tu non sei “disperata”. Credi, hai creduto d’esser all’inferno[323]ed eri… eri in Paradiso perché servivi Me. Servi Me. Lo sei. Sei nel Getsemani e passi da questo alla Croce e dalla Croce a questo. Ma ad ogni elevazione mi posi sul cuore. Io sono che ti elevo. Ad ogni deposizione posi sul cuore di Maria. Poi torni al tuo Getsemani e alla tua croce. Ma vi vai col sapore del mio amore e col profumo del cuore immacolato della Mamma.

Per gli idolatri.

25Il giovedì soffrirai per la grande categoria degli idolatri.

26Idolatria non è solo adorare un idolo. Per Me è idolatria il culto di qual che sia che non sia il vero Dio. Sono idolatri tanto i selvaggi – anzi lo sono meno di molti civili che, pur conoscendo che vi è un Dio Uno e Trino, adorano mille idoli che vanno dal loro io all’io di un altro pari loro, e lungo questa via hanno molti altari a falsi dei, dal nome: denaro, potere, senso, scienza razionalista, ecc. ecc. -. Sono dunque per Me tanto idolatri i selvaggi quanto i civili, quando hanno culti nazionali o singoli non veri.

27Includi perciò nelle intenzioni del giovedì tutti coloro che devono conoscere il Nome Ss. di Dio ed il mio, coloro ai quali ancora non è nota la Croce come freccia che indica il Cielo, coloro che seguono una religione rivelata ma che non è la Religione, coloro che sono “cristiani” ma non cattolici. Una è la Chiesa: quella di Roma. Offri e soffri per coloro che una scienza errata fa idolatri della mente, e coloro che una passione fa idolatri del cuore. Fa’ che tornino a Me. Io sono il vero Dio e non vi è altri superiore e all’infuori di Me. A Me deve darsi l’amore e il culto delle creature create dal Padre, redente dal Figlio, amate dallo Spirito. Il giovedì sia il giorno di dolore per tutti costoro.

28Una lontana sera di un giovedì, con la ferita del tradimento nel cuore, con l’eco dell’addio di mia Madre nel cuore, con la prescienza del prossimo complesso martirio nel cuore, il Figlio dell’Uomo, il Figlio di Dio, Io, ho pregato per tutti: per quelli che erano “miei” e per quelli che sarebbero divenuti “miei” per la Parola che avevo detta e affidata ai miei amici e discepoli; ho pregato per quelli che si sarebbero, per eresia di un disgraziato, staccati dal tronco vivo della Chiesa romana, perché tornassero ad essere una cosa sola con essa e perciò con Me e col Padre; ho pregato infine per tutti gli uomini poiché per tutti Io morivo.[324]

29Dio, mio Padre, mi aveva affidato tutta la razza umana. Io mi sono fatto Uomo per redimere e salvare i figli di Adamo. E Adamo fu uno. Non vi furono tanti Adami quante sono le razze della terra. Ma un solo Adamo. Ed Io sono venuto per salvare la sua discendenza, quale che sia il suo colore, il suo punto di latitudine o longitudine, il suo grado di civiltà. E Io voglio che dove Io sono, ossia in seno al Padre, essi, tutti gli uomini, siano. Questo sarebbe la mia gioia come è la mia aspirazione.

30Prega dunque per questi che non sono in Me, o che ne sono usciti per errori dei padri loro o per errore delle loro menti orgogliose della larva di scienza che possiedono.

Per le anime del purgatorio.

31Il venerdì sia per coloro che vivono la loro crocifissione spirituale nel Purgatorio cercando Dio e non potendolo ancora avere. Tu sai, come Io so, cosa voglia dire sentirsi separati da Dio.[325] Io so, tu non sai, il giubilo che rapi in un turbine di amore i giusti quando Io apparii un lontano venerdì[326]e dissi: “L’attesa è finita. Venite a possedere Iddio”.

32Perché ogni venerdì i miei angeli possano dire a molti spiriti purganti questa parola, soffri e offri ogni venerdì. I beati sono le gemme nate dal Sangue che ho sparso sino all’estrema stilla il venerdì di Parasceve pasquale. Aprire ad un’anima il Regno e introdurla nella beatitudine è rendermi ciò che è mio. Giustizia dunque e amore per Me.

Per la Mamma Celeste.

33Il sabato è il giorno della Mamma, ed Ella ti ha già chiesto di soffrire per i peccatori.[327] Sia dunque ogni tuo sabato un fascio di spine che ti serri sul cuore perché s’infiori di rose da offrire a Maria. Ogni peccatore che torna a Dio è una rosa che tu deponi ai piedi della Madre, una rosa con cui Ella si deterge il pianto che le sgorga dal ciglio da quando la feci Madre dell’umano genere, così a Me nemico.

34E per te? La settimana è finita e il piccolo Giovanni non ha avuto un’ora di libertà per pensare a sé.

35A te ci penso Io. Io e la Mamma. E mentre tu fai quello che puoi, come puoi, malamente nonostante il tuo buon volere, Io e la Mamma facciamo per te, come Noi sappiamo. Se tu logorassi la vista, le labbra, le ginocchia e il cuore a pregare, a lavorare per te, non ti faresti che uno straccio di veste rispetto a quella regale che ti tesse Maria e che il tuo Gesù fa di porpora nel suo sangue; perché ti amiamo e vediamo che ci ami.

36Ora sei stanca. Riposa. Prima che il tempo pentecostale finisca, ti dirò ciò che desideri sapere. La mia pace sia in te.»

375. Il dono della bellezza e della fortezza[328].

Un solo Maestro.

Dice Gesù:

1«Questa mattina, leggendo il Libro, ti ha colpita una frase. Te la voglio spiegare benché non sia appartenente al ciclo che svolgo. Meriterò perciò un appunto dai dottori difficili.

2Ma dove sarà mai un “maestro” che possa dare lezione al Maestro e dirgli: “Tu devi parlare di questo e non di quello, perché il programma è questo”? Chi me lo dà il programma? Chi è Maestro nella “mia” scuola? Io solo. Parlo perciò di ciò che voglio a chi voglio.

La preghiera di Giuditta.

3Hai letto nel libro di Giuditta: “… dà al mio spirito fermezza per disprezzarlo e forza per abbatterlo, e sarà un monumento per il tuo Nome”.[329] Basta. Il resto non entra nella lezione.

4Faccio solo osservare che a chi persegue un retto fine divengono cose buone anche quelle che, se pur non sono peccato, sono debolezze che inclinano al peccato quando sono concesse all’io per soddisfazione sua propria.

Il dono della bellezza[330].

5La bellezza è cosa buona se si sa valorizzarla.[331] La bellezza è uno dei doni che Dio ha dato ai Progenitori. Essi riflettevano la Perfezione che li aveva creati. Questa era purissimo Spirito. Ma se anche non poteva l’uomo esser tutto spirito come il suo Creatore, poteva – e Dio volle così fosse – testimoniare con la perfezione di un corpo armonico e bellissimo, vaso vivo per contenere uno spirito senza labe di colpa, da quale Origine provenisse. E ciò a frantumare la vergognosa teoria del vostro discendere da un quadrumane.

6Da Dio venite. Non da una bestia che l’antica legge mosaica diceva “immonda”. Ricordate: “Fra tutti gli animali che camminano a quattro piedi, saranno immondi quelli che camminano sopra le loro mani”.[332]

Mezzo elevato a santità[333].

7La bellezza va dunque ammirata in un vostro simile dandone lode a Colui che dette all’uomo tale sovranità di forme su tutti gli animali, e usata in voi a fine di bene, non di vanità, come la usò Giuditta. Ornarsi per sedurre, ornarsi per traviare, ornarsi anche unicamente per superbia di sé e per ostentazione di ricchezza, è colpa. Ma quando col fianco torturato dal cilizio e il corpo macerato nella penitenza si sa usare delle forme e delle ricchezze per un fine retto, allora il mezzo si eleva a santità.

8Io l’ho detto: “Quando digiuni, profumati il capo e lavati la faccia, acciò non apparisca che tu digiuni, ma lo sappia soltanto il Padre tuo”.[334] Ed Io così ho fatto. Perché Io non ho detto parola che prima non l’avessi già fatta atto nella mia vita. E di aver agito così sono stato accusato come amico dei pubblicani e delle meretrici, amante dei conviti e delle feste.[335]

9Se vi era cosa a Me penosa era proprio l’allegria di un convito e la confusione di una festa. Mi nutrivo per vivere. Non facevo del cibo la “gioia del vivere” come molti fanno. E un pane, anche se mangiato solo lungo una proda erbosa, bagnando la mia bocca all’acqua pura del ruscello, seduto fra i fiori del campo, al verde di un albero dimora agli uccelli che il Padre sovviene, fra i miei amici-discepoli, m’era più caro che il ricco convito in cui ero osservato e spiato da una curiosità umana e da un livore insanabile.

10Se vi era cosa a Me penosa era il contatto con gli impuri. Il mio essere riposava quando l’innocenza faceva a Me ghirlanda. Ricordatevi che avevo lasciato gli angeli per scendere fra gli uomini. Ed i bambini erano quelli che non mi facevano rimpiangere gli angeli. Ma ero venuto per salvare i peccatori. E come li avrei salvati se li avessi disprezzati e fuggiti?

I tiranni dell’anima[336].

11Giuditta, dunque, usa e valorizza la sua bellezza e la sua ricchezza per scopo santo. E aumentando le nascoste penitenze per piacere a Dio, aumenta il suo fascino per piacere all’uomo e stroncarlo “con la sua stessa spada”: la sensualità, arma che ha ucciso Oloferne più della spada del tiranno.[337]

12Maria, tutte le creature hanno i loro tiranni. Il senso, il mondo, il prossimo, il demonio.

13Nel prossimo quanti tiranni! Gente che opprime, gente che invidia, gente che condanna ingiustamente. Eppure bisogna amarlo questo prossimo, anche se è malvagio, per amore di Me.

14Vi è il senso, piovra sempre risorgente per trarre al fondo. Vi è il demonio, medusa che tiene sotto il suo sguardo per ipnotizzare le creature di Dio e perderle.

Il dono della fortezza.[338].

15A chi chiedere aiuto contro questi nemici? A Dio: “Da’ al mio spirito fermezza per disprezzarlo e forza per abbatterlo”.

16“Io per me” dice l’anima fedele “non sono nulla. Da me non posso nulla. Vorrei, perché ti amo, piacerti e vincere. Ma sono debole. Debole nei propositi, debole nella forza di lotta. Ma se Tu mi aiuti, Signore, io saprò resistere e vincere”.

17“Può, ad un figlio che gli chiede aiuto, negare Dio il suo aiuto?” No. Egli vi si mette al fianco e appunto perché siete deboli ma fedeli, appunto perché siete nulla ma riconoscete d’esserlo, Egli vi infonde fermezza e forza. Vi trasfonde Sé stesso.

18Di che temete se Dio è con voi?

L’uomo che si india nel Bene[339].

19Perché Dio vi aiuta così? Per amore. Questa è la prima cosa. E poi perché ogni vittoria dell’uomo che si india nel Bene e si perfeziona per esser di Dio-Perfezione è monumento pel Nome santo di Dio. Ogni uomo che diviene santo è monumento alla benignità, potenza, sovranità di Dio. Monumento che una volta di più dice alle genti le meraviglie di Dio, perché esse lo conoscano che Egli è il Potente e che sopra Lui non ve ne è altri di più grande.

20Va’ in pace.»

376. Ordine fisico, morale, spirituale[340].

Dio creatore.

Sul colore delle anime.

Dice Gesù:

1«Quando hai visto l’eterno Paradiso ti sei chiesta perché le anime testé formate avessero gradazione di colore diverso.[341]

2Non è che in realtà queste spirituali scintille animatrici abbiano un colore. Perché i tuoi sensi lo potessero comprendere e la tua attenzione notarlo e chiedertene la ragione di verità, ti fu mostrato questo sensibile variare di colore.

3Ma esso doveva servire unicamente a farti chiedere: “Perché tali differenze se la Sorgente è una?”. Dio Creatore è illimitato nel suo potere. Dio Creatore è perfetto nel suo creare. Dio Creatore è previdente nel suo operare.

L’ordine nella creazione[342].

4Non ha fatto unicamente stelle per il cielo. Non avrebbero servito che alle vostre notti. Non ha fatto unicamente la luna per pianeta. Non avrebbe servito che ad indicarvi il trascorrere dei mesi. Non ha fatto unicamente il sole o unicamente tanti soli. Vi avrebbero arso splendendo notte e giorno senza interruzione.

5Ma ha fatto il sole per il giorno e ne ha regolato il rotare degli altri pianeti intorno perché questi avessero regolati, da legge d’ordine, luce e calore. Ha fatto la luna per prima misura del tempo e perché regoli le maree ed altre più intime leggi creative. Ha fatto le stelle perché abbiate una bussola nelle notti oscure.

6Non ha fatto unicamente le erbe del prato. Non unicamente le messi del campo. Non unicamente la vite e l’ulivo, non unicamente le piante da frutto. Ma ha fatto queste e quelle e vi ha unito le piante di diletto, i fiori, le piante di utilità che dànno legno per le vostre case, le piante medicinali che vi dànno succhi necessari a guarire i morbi.

7Non ha fatto unicamente i placidi ruminanti, ma anche i veloci cavalli. Non unicamente gli uccelli ma anche i pesci. Non solo le bestie facili ad addomesticare, ma anche quelle che nella loro vita selvaggia sono utili alla pulizia dei campi e delle foreste. Anche il serpe, il maledetto serpe carico di veleno, è utile per questo veleno che cura alcune fra le più penose infermità.

Tutto procede nell’ordine avuto da Dio.

8E tutte queste specie ubbidiscono alla ragione per cui furono fatte, all’ordine che venne loro dato. Dal sole al moscerino non vi è alcuno che dica: “io voglio fare ciò che mi pare”. Ma con la loro voce di calore se astri, di succhi se piante, di suono se animali o di guizzo se di animali senza voce quali i pesci, dicono: “Sì, Creatore, eccoci. Tu ci hai fatti per ‘questo’, e noi ‘questo’ facciamo a gloria tua “.

9Pensate, o uomini, che avverrebbe se la terra si impuntasse e non volesse più solcare, immenso bolide, la traiettoria sua nei cieli? Ecco che un emisfero arderebbe e l’altro gelerebbe. Su uno sarebbe eterna tenebra, a perciò morte della vita animale e vegetale per tenebra e gelo. Sull’altro sarebbe eterna luce e calore e perciò morte della vita per eccesso di vita e di ardore.

10Pensate, o uomini, se le pecore non vi dessero più lana, le mucche latte, le piante frutti e così via. Eppure se animali, piante e astri seguissero il vostro esempio, il caos vi farebbe perire in un orrore inconcepibile, ora che tutto, meno voi, procede nell’ordine avuto da Dio.

L’ordine morale

L’ordine nell’umano consorzio[343].

11Il Creatore, come provvede a questo, provvede all’ordine nel riguardo dell’umanità. La sua Mente Ss. pensa che per il bene della terra occorrono tanti pensatori, tanti scienziati, tanti guerrieri, tanti lavoratori e, nei riguardi dei temperamenti, tanti audaci, tanti miti, tanti attivi, tanti contemplativi. E così via.

12Le anime cessano di animare un corpo e tornano a Dio per esser destinate a seconda dei loro meriti. Dio crea nuove anime per mantenere il numero di creature che devono popolare la terra. Prima operazione di divino ordine. La seconda è quella di creare, a seconda delle necessità che Egli vede, quella speciale categoria più numerosa dell’altra, onde tutto sia armonico nella razza e l’uno serva all’altro come i denti di un ingranaggio servono all’ingranaggio vicino, facendo muovere la gigantesca macchina senza attriti e senza lesioni.

Ribellione, disordine, sventura[344].

13Così fa Dio. E se voi ubbidiste così, nell’ordine, tutto procederebbe. Ma voi vi ribellate.

14Chi fra voi è contento della sua sorte? Nessuno. Ben pochi almeno. Sempre irrequieti, dominati dalle passioni, dimentichi di Dio, o molto tiepidi nel fervore, ecco che seguite le voci del disordine e create il disordine.

15Il primo sta nella vostra ribellione alla Legge divina che vi dice: “Amate e rispettate Dio, servite Lui solo, amate e rispettate i genitori, non rubate, non ammazzate, non calunniate, non siate viziosi”.[345] Da questo disordine iniziale ecco che scaturiscono tutte le altre sventure, e voi divenite schiavi di voi stessi o di uno di voi che abusivamente si autoproclama ciò che non è. Lo divenite per non aver voluto essere non schiavi ma figli di un Padre che più buono non ve n’è.

La volontà di Dio.

16Considerate che persino gli angeli hanno differenze di compiti. E questo è custode di un uomo, e quello annunziatore, e quell’altro serafino adorante. E non vogliate voi soli, in tutto ciò che fu creato, regolarvi secondo la vostra misera volontà.

17“Padre nostro… sia fatta la tua volontà”.[346] L’anima testé creata questo lo dice, e se poi è vero che la colpa d’origine la inocula della volontà contraria di Lucifero ribelle, è anche verità di fede che il Sacramento battesimale vi ritorna al candore dell’inizio celeste e lo Spirito Santo ve ne conferma e l’Eucarestia ve ne fortifica.

18Ripudiate dunque le voci di ciò che è concupiscenza e tornate, tornate, tornate all’ubbidienza. Unitevi alle stelle festanti nel loro ubbidire, ai fiori e alle messi, agli alberi e agli animali, tutti lieti nella loro ubbidienza – oh! quanto superiori a voi in questo! – e vogliate seguire la via che Dio vi ha assegnata.

19E non dite: “Come posso conoscerla?”. Se dai più teneri anni rimanete fedeli, essa vi brillerà davanti come aureo nastro. Se, dopo uno smarrimento, la “volete” seguire, essa tornerà a splendere. Perché Dio è buono e vuole il vostro bene singolo e collettivo. È pronto a perdonare e ad aiutare le risurrezioni morali e spirituali.

Il colore delle anime[347].

20Quelle variazioni di colore ti hanno voluto far capire che non proviene da Dio la super-numerabilità di questa o quella categoria, cosa che vi fa soffrire. Sono le anime che spontaneamente escono dalla classe in cui il Signore le aveva collocate e turbano l’armonia dell’umano consorzio seguendo appetiti dei quali i meno malvagi sono quelli unicamente egoisti, per avere un benessere relativo, e i più colpevoli quelli che pur di saziarsi sbranano i loro simili annullando libertà, affetti, fede. Valanghe mosse da Satana in odio a Dio.»

377. Visioni e messaggio
del Sacro Cuore.
[348].

Sofferenza fino all’agonia.

Sofferenza per i disperati e per gli idolatri.

1Ieri non ho avuto particolare dettato. Ho soltanto sofferto sino a credermi in agonia.

2La sofferenza fisica è incominciata – così violenta, perché c’era già da un 24 ore ma era, per me che so sopportare molto, ancora sopportabile – la sera di mercoledì. Ed è andata crescendo con ritmo continuo sino a divenire insopportabile. Ho pensato ad una perforazione peritoneale, tanto il peritoneo era dolente e mi dava tutti i disturbi di una peritonite acuta. Ho sofferto sino ad essere inebetita. Non sapevo più che dire: “Signore, è per i miei poveri fratelli disperati”. Era ancora il mercoledì.[349]

3Ieri, continuando a soffrire, ho offerto tutto questo spasimo per gli idolatri. Non avevo che quello da offrire perché proprio non avevo forza d’altro e ho dovuto fare una vera fatica a compiere le mie solite penitenze. Poi sono rimasta tramortita sentendo solo lo spasimo della carne. Ma non importa. L’anima era in pace, fra le mani di Gesù… e allora nulla fa male!…

Visita di un parroco buono.

4Nel tardo pomeriggio è venuto il sacerdote di qui[350]e mi ha trovata con una faccia da agonia. Mi ha voluto consolare perché è buono, in fondo. Ma un “buono” che serve solo a Maria creatura, non a Maria anima.

Assenza del Direttore spirituale.

5Sento la dolorosa mancanza di chi mi dirige[351], il quale dice che “non fa nulla”. Io invece dico che è l’aria dell’anima mia. Mi manca all’anima come l’aria marina manca ai miei polmoni. E nonostante le infinite bontà di Gesù, mi manca quest’aiuto e ne soffro.

Apparizione del Sacro Cuore.

Monastero di clausura.

6Ieri sera volevo fare l’Ora di adorazione notturna. Ma mi fu impossibile. Non riuscivo a leggere né a pensare. E allora Gesù mi ha fatto… adorare dandomi una visione appropriata.

7Cerco descrivere l’ambiente, cosa difficile per me che in fatto di architettura valgo men che zero e che non ho mai messo piede in un monastero di clausura.

8Credo dunque d’essere nella chiesa interna di un monastero di stretta clausura. Vedo un arco molto alto e spazioso che dà luce sulla chiesa esterna. Dà luce per modo di dire, perché la fitta grata che lo empie tutto è resa ancor più impenetrabile da una cortina di stoffa rosso scura che scende dall’alto fino ad un metro e mezzo circa dal suolo, ossia fino al punto che un muro si eleva per sostenere l’inferriata.

9Nel centro della stessa vi è come una finestra, ossia un pezzo di inferriata mobile che gira come una porta sui suoi cardini. Questa non ha tenda rossa e lascia vedere fra le maglie della grata il tabernacolo che è nella chiesa esterna. Così le suore possono adorare e, credo, ricevere la S. Comunione stando inginocchiate nel banco che fa da balaustra davanti alla finestrella e che è sopraelevato su una predella di tre scalini, per renderlo comodo rispetto all’altezza della finestra. Della chiesa esterna non si vede nulla fuorché il tabernacolo. Forse sono fatti così i cori dei monasteri.

10Vi è poca luce. Dalle finestre alte e strette piove una luce crepuscolare; penso che deve essere o sera o alba, perché vi è motto poco chiarore. Il coro – lo chiamo così ma non so se dico bene – è vuoto. Solo vi sono gli stalli delle suore e il banco davanti alla grata. Una lampada ad olio mette una piccola stella gialla presso la grata.

Suor Margherita Maria Alacoque.

11Entra una suora alta, e magra certo, perché nonostante l’ampio abito monacale il suo corpo è snello molto. Va ad inginocchiarsi alla bancata. Si solleva il velo che teneva calato sul viso e vedo un viso giovane, non bellissimo ma grazioso, pallidissimo, mite. Due occhi chiari – mi paiono di un castano-verdastro – splendono dolcemente quando li alza a guardare il tabernacolo, e la bocca sottile si schiude ad un soave sorriso. Il volto è di un ovale allungato fra le bende bianche, di poco più bianche di esso. Il velo nero scende fin sulla veste nera, di modo che nella figura inginocchiata non appaiono di color chiaro che il volto gentile, le mani lunghe e ben fatte congiunte in preghiera, e una croce d’argento che le splende sul petto oltre il largo soggolo. Prega fervorosamente con gli occhi fissi al tabernacolo.

Apparizione del Sacro Cuore di Gesù.

12Ed ecco il bello della visione. La grata, tutta la grata, splende come se oltre il velario si fosse acceso un fuoco vivissimo. La lampada, che prima pareva una stella di splendore, ora si annulla nella luce che cresce e che si fa sempre più di un bianco argento vivissimo. Tanto vivo che gli occhi non vedono più che essa. La grata si annulla nel vivissimo splendore. E nello splendore appare Gesù. Gesù ritto in piedi nel suo abito candido e nel suo manto rosso, sorridente, bellissimo.

13Chiama: “Margherita!” per scuotere la suora che è rimasta estatica a guardarlo. La chiama tre volte, sempre più dolcemente e sorridendo con sempre maggior intensità. Si avanza camminando alto dal suolo sul tappeto di luce che sta sotto a Lui. “Sono Io, Gesù che ami. Non temere”.

Il messaggio del Sacro Cuore.

14Margherita Maria[352]lo guarda beata e fra le lacrime dice: “Che vuoi da me, Signore? Perché mi appari?”

15“Sono Gesù che ti ama, Margherita, e voglio che tu mi faccia amare”.

16“Come posso, Signore?”

17“Guarda. E tutto potrai perché ciò che vedrai ti darà forza e voce per scuotere il mondo e portarlo a Me. Ecco il mio Cuore. Guarda. È quello che ha tanto amato gli uomini desiderando esserne amato.  Ma amato non è. E in quest’amore sarebbe la salvezza dell’uman genere. Margherita, di’ al mondo che Io voglio sia amato il mio Cuore. Ho sete! Dammi da bere. Ho fame! Dammi da mangiare. Soffro! Consolami. Questa missione sarà la tua gioia e il tuo dolore. Ma ti chiedo di non rifiutarla. Vieni. Vieni a Me. Accostati a Me. Bacia il mio Cuore. Non avrai più paura di nulla…”.

L’estasi mistica di Margherita.

18Margherita Maria si alza e cammina estatica verso Gesù. La grande luce le fa ancor più bianco il volto. Si prostra ai piedi di Gesù.

19Ma Egli la solleva e tenendola sorretta con la sinistra si apre la veste sul petto, e pare che con la veste si apra la carne, e il Cuore divino appare vivo, pulsante fra torrenti di luce che accendono il povero coro, che fanno il corpo umano della discepola diletta splendente come un corpo già spiritualizzato. Gesù piega a sé la sua amata e con amorosa violenza le porta il viso all’altezza del suo Cuore e se lo serra contro e sorregge l’estatica che per la gioia crollerebbe, e quando se la stacca la sorregge ancora, con dolce cura, e la riconduce al suolo – perché Margherita ha camminato nella scia di luce per giungere a Gesù – e non la lascia sinché non la vede sicura al suo posto. Allora dice: “Tornerò per dirti i miei voleri. Amami sempre più. Va’ in pace”.

20La luce lo assorbe come una nuvola e poi si attenua sempre più e infine scompare, e nel coro ormai buio splende solo la stellina gialla della lampada.

21Questo è quanto ho visto. E a me Gesù dice: “Hai fatto l’adorazione del giovedì, vigilia al i venerdì. Che vuoi di meglio di questa?”. Sorride e mi lascia.

Annotazione del Portavoce.

Un libro di santa Caterina di Siena.

22Ora voglio dirle, perché credo che l’interessi, una piccola comunicazione avuta da Gesù il 29 maggio.

23Mi cadde sotto agli occhi un vecchio trafiletto di giornale in cui è l’annuncio di un libro di S. Caterina da Siena. Sono anni che ce l’ho.[353] E non avevo mai preso quel libro, parendomi in parte inutile perché mi pareva di non poter comprendere la mistica di S. Caterina. Troppo sublime per me. E in parte anche inutile farne ricerca dato che era un libro introvabile. L’avevo fatto cercare in un primo tempo e m’era stato riferito: “Non si può avere”. Mi ero rassegnata senza fatica a non averlo e non ci avevo pensato più.

Locuzione di Gesù.

24Il 29 maggio mi torna in mano questo pezzettino di giornale. Lo guardo e lo strappo indifferente. Sento Gesù che dice: “No. Prendi questo libro. Ora lo troverai subito, al primo negozio in cui sarà cercato. Ti aiuterà a persuaderti che una è la Voce che parla. Quella che parla a te e che ha parlato a Caterina. Prendilo, ché è il tempo di prenderlo”.

25Il trenta maggio, dovendo Marta andare a Lucca, le dico di cercarlo. Senza dirle altro. E infatti lo trova nel primo negozio librario in cui entra.

Conferma lo stile del Portavoce.

26Poco ne ho letto, ma quel che ho visto mi ripete, nello stile medioevale, i concetti che odo nello stile attuale. Vado segnando, man mano che li trovo, i punti che già ho sentito dire a me. Questo mi dà pace, perché io ho sempre paura di un inganno.

27Gesù è molto, molto, troppo buono con me! Non solo mi ammaestra e mi consola con parole e visioni, ma le regola a seconda della mia debolezza fisica e sopperisce alla mia impossibilità di pregare, come avvenne ieri sera, facendomi adorare il suo Cuore insieme a Margherita Maria, e mi indica ciò che devo prendere per rassicurarmi nei miei timori.

Gli apostoli del Sacro Cuore.

Ardore di carità e con paziente costanza.

28Riprendo più tardi per dirle questo che odo ora.

Dice Gesù:

29«La fatica che si fa per strappare quell’anima alle sue idee è data dal fatto che è satura di esse.

30Per mettere in un vaso del liquido bisogna che il vaso sia preparato. Se è vuoto si può empire tutto di quel liquido che vogliamo, se è semipieno ne metteremo una metà, se ne manca un dito ad esser colmo potremo mettercene almeno un dito. Non sarà molto, ma servirà a mescolare qualcosa. Ma se è pieno sino all’orlo non possiamo mettere nulla. Nulla. Bisogna prima svuotarlo.

31Ciò è facile quando il vaso si lascia muovere. Ma se è fisso e perciò non movibile, come lo si può svuotare? Bisogna prosciugarlo o col calore del sole o con una paziente opera nostra di immersione di una spugna che ne aspiri il liquido sino ad ottenere il vuoto.

32Certi cuori sono vasi colmi sino all’orlo e inamovibili. La loro volontà li rende tali. Si tengono perciò dentro l’acqua che vi hanno messo e che non è quella che Io e che tu vorremmo avessero. E allora bisogna strappare con ardore di carità e con paziente costanza il loro contenuto.

33Ben più facile opera se si lasciassero rovesciare da un impeto d’amore. Ma più meritoria è di ardere tu di amore per svuotarli dal male e ad asciugarli da ogni male con sacrificio, sacrificio, sacrificio. E poi mettervi Dio. Mettervi il tuo Dio.

34Oh! Maria! … »

35Non dice altro. Questo breve dettato mi viene iniziato mentre io compio le mie devozioni e penitenze e, raccomandando questo e quello, penso ad un cuore che non si smuove dalle sue decisioni. 43Più ancorato ad esse di una nave ad un fondo scoglioso. Il più refrattario di tutti al mio pregare.

Le aralde del Sacro Cuore.

36Alla sera di questo I° venerdì, più ampia e bella mi si ripresenta la visione di Gesù dal Cuore radioso circondato da molti, molti santi. Vi sono molti uomini, ma in prima linea, e più radiose di tutte le altre figure come per una luce di privilegio, sono tre sante.

37Però in questa visione i corpi, per quanto comprenda che sono già corpi spiritualizzati, pure mi si mostrano coi loro abiti terreni, così come mi avviene nelle visioni della vita di Nostro Signore.

38Riconosco fra gli uomini S. Giovanni apostolo, che sta quasi alle spalle di Gesù e lo guarda e sorride. E poi vedo un francescano che non è S. Francesco ma non so chi sia. Ma quelle che mi attirano l’attenzione sono le tre sante che sono in prima fila.

39Una è Margherita Maria. La riconosco bene. L’altra è una piccola e bella suorina tutta vestita di bianco. Solo il velo è nero. Ha un viso intelligentissimo e radioso di gioia sovrannaturale. La terza è una cappuccina magra e austera dall’occhio serio e buono di chi ha molto sofferto e pianto: è la più anziana di tutte. Ora non piange. Ma mi guarda con tanta pietà.

Santa Geltrude la grande.

40Gesù me le indica e dice: Sono le mie aralde. Sono quelle che non hanno serbato per sé l’amore vivissimo per il divino mio Cuore. Ma lo hanno diffuso nel mondo e a costo di ogni fatica e dolore.

41Questa è la prima in ordine di tempo. È la prima voce che parli della confidenza nel mio Cuore. Il mondo era tutto un rovo di ferocie umane e di restrizioni religiose, quando Geltrude[354]ha detto al mondo: “Ama e spera. Gesù ci assicura che siamo riconciliati al Padre. Il suo Cuore trafitto ce lo dice. Lavoriamo per la sua gloria. Facciamo la sua volontà per dargli gioia ed Egli farà per noi i miracoli della sua misericordia”. Ella aveva capito le parole che escono da questa mia Ferita.

42L’altra la conosci’. L’hai vista ieri sera.

Santa Veronica Giuliani.

43La terza è Veronica, clarissa cappuccina.[355] La “voce” che diceva in Italia ciò che Margherita diceva in Francia. Le due che hanno vinto il filosofismo, nemico della Verità, più ancora che non lo abbia fatto la Chiesa con le sue condanne, e l’hanno vinto con la forza del loro amore che predicava la verità di quanto aveva udito e visto. Sono state tormentate per questo dagli uomini ciechi. E fra i ciechi quanti che avrebbero “dovuto vedere”! Quanti consacrati fra essi! Ma esse, le mie messaggere, le mie “voci”, erano state create per questo. E questo hanno fatto perché fare la volontà mia era la loro gioia.

San Giovanni apostolo.

44Sono più le sante, dei santi, le “voci” che parlano del mio Cuore. Perché è della donna la gentilezza d’amare. Giovanni, angelico, è fra i santi perché ebbe cuor di fanciulla in corpo di eroe. Egli è il primo nell’aver compreso il mio Cuore. Ma tutti i santi sono frutti del mio Cuore, dell’amore per il mio Cuore. Anche quelli che pare siano stati creati per farsi apostoli di altre devozioni, sono in realtà i frutti del mio Cuore e dell’amore ad esso.

Nido d’amore per le colombe d’amore.

Concepire il Cuore di Gesù.

45Chi non ama non si santifica. È il cuore quello che ama. E che si ama nell’amato? Il suo cuore. Come in una madre si forma per primo nel seno il cuore della sua creatura, così in coloro che sono i portatori di Dio nel mondo si forma per primo in cuore il Cuore del loro Signore.

46Quando esso vi palpita in seno, Gesù è già nato in voi e vi parla e carezza e vi porta il Padre e lo Spirito, perché dove è Uno gli altri Due non mancano. Voi siete perciò un Cielo nel quale si operano le meraviglie di Dio e dal quale trapelano fulgori ed escono parole che sono luci e parole del Dio che vi abita.

47Oh! beati voi che capite come vi amo! E che questo amore lo ridite al mondo per persuaderlo ad amarmi.

Il Cuore di Gesù e la Croce, mete d’amore.

48Ti ho mostrato questa famiglia di santi, la cui passione fu il Cuore mio, perché tu sei una piccola sorella.

49Il Cuore del tuo Gesù e la sua Croce: le tue mete d’amore. Ma il Cuore di Gesù fu aperto sulla Croce.[356] Nel massimo obbrobrio vi ottenne il supremo rifugio. Per dirvi che più uno accetta d’esser vilipeso per fare la volontà dell’Eterno, e più diviene per i suoi fratelli colpevoli salvezza e benedizione.

50Anche se il cuore si spacca per il dolore che gli uomini dànno ai miei araldi, non tremino e non arretrino questi miei diletti. Io sono con loro e qui, qui in questa Ferita, è il nido per le mie colombe d’amore, ferite dagli sparvieri crudeli. Ed Io le chiamo e dico: “Vieni, venite, o mie colombe, a riposarvi presso chi vi ama. Venite al nido che vi ho preparato, dove asciugherò ogni vostro pianto e guarirò ogni vostra ferita, e vi nutrirò del frutto dell’albero di vita, e vi disseterò al fiume d’acqua viva che scaturisce da sotto al mio trono, e porterete in fronte il Nome mio e sul cuore il segno del mio Cuore, e regnerete in eterno perché con l’amore avete conquistato l’Amore”.»

378. La Desolata[357].

L’ora della Desolata.

Dice Maria:

1«Sono la Mamma. Scrivi.

2Fai tutti i sabati l’ora della Desolata. Che to passi così la notte fra il venerdì e il sabato, te ne benedico. Il primo punto e il terzo punto ti sono facili. Non fai che rileggere visioni e dettati che hai avuti. Ma il secondo ti è penoso perché lo devi fare da te. Nel tuo descrivere hai detto: “Maria col gruppo… per poca via torna alla casa”.[358]E se questo basta nella descrizione – né più potevi dare nella tua debolezza – non basta alla tua preghiera di ora. Scrivi dunque per tua guida quello che ho sofferto allora.

La Desolata.

3Quando la pietra è scorsa nel suo alveo ed ha chiuso il Sepolcro, mi è parso che mi passasse sul cuore e me lo stritolasse, strappandomelo dal seno. Mi sono attaccata alla sua sporgenza con le unghie e con la bocca per respingerla, quella pietra che mi separava da Gesù, che me lo faceva morto una seconda volta, di una più profonda morte, di una separazione ancor più grande in cui neppur le membra di mio Figlio eran più mie… Ma, ahi! che nulla ottenni! Unghie e denti scorsero senza dare moto su quel pietrone. Sanguinarono le dita e le labbra, ma esso rimase chiuso, chiuso e inesorabile come la morte. Allora sul sangue scorse il pianto. E sangue e pianto della sua Mamma furono i primi che bagnarono quel luogo santo dove un Dio conobbe la morte per levare da morte l’uomo.

Nell’orto.

4Mi strapparono di là, ché là sarei rimasta se mi avessero lasciata. Là, ai piedi di quella porta di pietra, come una mendica in attesa di un obolo. Ero in fatti la più misera delle donne e per vivere avevo bisogno di quest’obolo: rivedere il Figlio mio! Ero meno ancora di una mendica. Mi sarei accucciata là come una pecora che ha perduto il pastore, che è randagia, affamata, sola, e che torna al chiuso ovile, all’ovile senza più padrone, e si lascia morire di fame là, contro il muro serrato, poiché non ha più nessuno, e nel mondo pieno di lupi le pare d’esser ancora difesa se sta là, dove un tempo era chi l’amava… E non ero infatti un’agnella in mezzo a lupi feroci, e non m’era morto Colui che mi amava?

5Mi strapparono di là… Oh! che gli uomini nella loro pietà delle volte sono crudeli! Che sarebbero stati quei giorni per me, nell’ortaglia quieta, in attesa del risorgere del mio Gesù? Molto, molto meno strazianti di quelli che dovetti vivere altrove.

6Lì non vi era traccia di delitto. Le piante, buone e innocenti, continuavano a fiorire per dar lode a Dio. Gli uccelli, buoni e innocenti, a nidificare e cantare per ubbidire al Signore. Essi non odiavano, essi non avevano odiato, maledetto, ucciso. Avevano udito i clamori dell’odio e delle bestemmie e si erano rincantucciati nel folto spauriti mentre le piante rabbrividivano nel vento dell’ira. Avevano visto passare il loro Signore inseguito, percosso, ferito, morente, come uno di loro da uno sparviero o da una turba di perversi bambini, e ne avevano avuto pietà e paura pensando che era la fine di ogni creatura se era tratto a morte il Creatore che, così buono, aveva per loro avuto sempre parole d’amore e benedizioni e miche di pane.

7In quella pace avrei potuto sentire assopirsi il mio tormento e avrei pianto, senza sussulti di spasimo, sotto le stelle e nel sole d’oro, fino al momento che l’aurora domenicale m’avesse aperto le porte e reso il Figlio mio.

8Le guardie? Oh, che non avevo paura di esse! in un angolo mi sarei accucciata come una schiava in attesa del padrone e sarei parsa loro così spregevole che mi avrebbero dimenticata. E anche mi avessero dileggiata, che m’avrebbe fatto? Quanti dileggi non m’erano stati lanciati sulla cima del Golgota! Parole più atroci non avrei potuto udirne. Avevo bevuto tutta la feccia del turpiloquio umano e da allora nessuna atroce bestemmia a me, a me, mi stupisce. Le conosco tutte… Potevo dunque udire anche gli scherni di poche guardie assonnate.

9Ma mi hanno strappata di là… E ho dovuto tornare fra gli uomini. Gli uomini!… Gli uomini!… Le belve che mi avevano ucciso il Figlio. E fu il secondo Calvario della Madre…

10Ecco la strada!… È ancora sconvolta dalla fiumana di popolo che l’ha percorsa al mattino dietro al Condannato, e nel pomeriggio fuggendo dal monte. Per tornare a casa dovevo passare per un sentiero che era stato percorso dai crudeli.

11Ecco le tracce dei loro passi. Pedate in ogni senso e brandelli di stoffe, e oggetti perduti, come sempre dove una folla si riversa e nella calca si opprime a vicenda. Ognuno di quei segni, di quelle pedate, mi diceva: “Sono di un torturatore di tuo Figlio”.

Sulla via del Calvario.

12E poi ecco la via vera del Calvario, là al ponticello oltre la Porta… Qui le tracce si fanno più fitte, e più atroce il mio dolore… Qui vedo a terra pietre e randelli… e so a che uso sono serviti. Su essi certo è sangue della mia Creatura, perché me l’hanno percossa sulle membra già tanto straziate!… Oh! vorrei cercare su queste non colpevoli materie, che l’uomo fece colpevoli, il Sangue del mio Figlio. Ma non me lo lasciano fare. La notte scende. È il venerdì di Parasceve. Bisogna affrettarsi.

13Prima di volgere le spalle al Calvario per prendere la via che entra in città, mi volgo e nel crepuscolo della sera vedo tre ombre scure sul cielo già notturno: le tre croci. Su una è stato il Figlio mio! il Figlio mio! Essa è stata il letto della sua agonia! La sua Mamma, che gli ha preparato tanta morbida cuna quando l’attendeva, e mai si era data pace che il primo sonno del suo Bambino avesse dovuto conoscere la durezza pungente di una lettiera di paglia, ha dovuto vederlo morire sul duro di un legno…

14Oh! madri che piangete pensando alle agonie dei vostri figli estinti, pensate al mio dolore! Pensatelo voi tutte, donne dal cuore gentile, anche se madri non siete; pensatelo voi, uomini onesti e buoni, e anche voi, malvagi, se del tutto belve non siete o demoni maledetti, e abbiate pietà del mio dolore!

La Matrigna assassina.

15Mi trascinano oltre la Porta che sta per esser chiusa. Ecco Gerusalemme… La matrigna che ha ucciso il Figlio del suo Sposo! L’assassina che si è avventata sull’inerme per sgozzarlo! La predona che lo ha atteso al varco per catturarlo e spogliarlo del suo unico tesoro: la vita.

16Non aveva che quello il mio Gesù, come uomo. Era povero, senza denaro, senza gioielli, senza possessi. Non aveva, da quando s’era fatto servo dell’uomo per guidare l’uomo cieco a Dio, più neanche la sua casetta materna, il letto fatto da chi gli fece da padre, il pane cotto dalla sua Mamma. Dormiva là dove un misericordioso l’accoglieva, e mangiava là dove un buono gli dava un pane. Altrimenti accoglievano il suo corpo stanco le erbe dei campi e vegliavano il suo sonno le stelle e provvedevano alla sua fame le spighe del grano maturo e le more selvatiche che sono cibo agli uccelli. Non aveva più di quanto ha il passero che cerca nel campo il suo cibo e nel fienile il suo riposo.

17Ma era giovane e sano. Aveva la vita… e glie l’hanno levata! Gerusalemme lo ha spogliato di questa sua vita. Come un vampiro ha succhiato tutto il suo sangue, come un avvoltoio lo ha ferito col rostro del suo livore, come una sadica ribelle lo ha torturato e confitto, godendo dei suoi spasimi, dei suoi tremiti, dei suoi singulti, delle sue convulsioni. Oh! che le vedo ancora tutte!…

I Caini di un Dio.

18Poca gente nelle vie. Dopo il delitto i delinquenti si nascondono. Ma quei pochi, scantonanti furtivi nelle viuzze strette, scomparenti dentro le porticciola subito serrate, come temessero irruzione di nemici, mi fanno sussultare di orrore. Forse quel vecchio è un suo accusatore… quel giovane l’ha forse bestemmiato e quell’uomo membruto e tarchiato, malmenato e percosso… E ora fuggono, si nascondono, si rinserrano. Hanno paura. Di che? Di un morto. Per loro non è che un morto poiché hanno negato che è Dio. Di che hanno dunque paura? A chi chiudono le porte? Al rimorso. Alla punizione.

19Non giova. Il rimorso è in voi, e vi seguirà eterno. E la punizione non è umana.

20E contro essa non servono serrami e sbarre. Essa scende dal Cielo, da Dio vendicatore del suo Immolato, e penetra oltre mura e porte, e con la sua fiamma celeste vi marca per il castigo soprannaturale che vi attende. Il mondo verrà al Cristo, al Figlio di Dio e mio, verrà a Colui che voi avete trafitto, ma voi sarete gli in eterno segnati, i Caini di un Dio, l’obbrobrio della razza umana.

21E io che sono nata da voi, io che son Madre di tutti, devo dire che a me, vostra figlia, siete stati più che padrigni, e che nello sterminato numero dei miei figli voi siete quelli che più a me imponete fatica di accogliervi perché siete sozzi del delitto verso la mia Creatura, né ve ne pentite dicendo: “Eri il Messia. Ti riconosciamo e ti adoriamo”.

La Ronda romana.

22Passa una ronda romana. I dominatori hanno paura della folla scatenata. Oh! non temete! Queste sono iene vili. Si avventano sull’agnello inerme, ma temono il leone armato di lance e di autorità. Non temete di questi striscianti sciacalli. Il vostro passo ferrato li pone in fuga e il brillare delle vostre lance li fa più miti di conigli.

23Ma quelle lance!… Una ha aperto il cuore del mio Figlio! Quale fra esse? Vederle mi è freccia nel cuore. E pure vorrei averle tutte fra queste mie mani che tremano, per vedere quale è quella che ancora ha tracce di sangue e dire: “È questa! Dammela, o soldato! Dalla ad una Madre in ricordo della tua madre lontana. Ed io pregherò per lei e per te”. E nessun soldato me l’avrebbe negata, perché essi, gli uomini di guerra, furono i più buoni davanti alla agonia del Figlio e della Madre…

24Ecco la casa… Quante ore o quanti secoli sono passati da quando vi sono entrata ieri sera? Da quando ne sono uscita questa mattina? Sono proprio io, la Madre cinquantenne, o una vegliarda secolare, una donna dei primi tempi, ricca di secoli sulle spalle curvate e sulla testa canuta? Mi pare d’aver vissuto tutto il dolore del mondo e che esso sia tutto sulle mie spalle che piegano sotto il suo peso. Croce incorporea, ma così pesante! Di pietra. Pesante forse più di quella del mio Gesù. Perché io porto la sua e la mia col ricordo del suo strazio e con la realtà del mio strazio.

25Entriamo. Perché si deve entrare. Ma non è un conforto. È un aumento di dolore. Da questa porta è entrato il Figlio mio per l’ultimo suo pasto. Da questa porta ne è uscito per andare incontro alla morte. E ha dovuto mettere il suo piede là dove il suo traditore lo aveva messo uscendo per chiamare i catturatori dell’innocente. Contro quell’uscio ho visto Giuda… Giuda ho visto!… E non l’ho maledetto, ma gli ho parlato da madre straziata, straziata per il Figlio buono e per il figlio malvagio… Ho visto Giuda!… Il demonio ho visto in lui! Io, che ho sempre tenuto Lucifero sotto il mio calcagno e guardando solo Dio non ho mai abbassato l’occhio su Satana, ho conosciuto il suo volto guardando il Traditore… Ho parlato al Demonio… ed esso è fuggito perché il Demonio non sopporta la mia voce…

L’Iscariota.

26Oh! lasciatemi entrare in quella stanza dove il mio Gesù ha preso l’ultimo suo pasto! Dove la voce del mio Bambino ha detto le sue ultime parole in pace! Aprite! Aprite questa porta! Non potete chiuderla ad una madre! Ad una madre che cerca respirare nell’aria l’odore del fiato, del corpo del suo Bambino. Ma non sapete che quel fiato, che quel corpo glie l’ho dato io? Io, io che l’ho portato nove mesi, che l’ho partorito, allattato, allevato, curato? Quel fiato è mio! Quell’odore di carne è mio! È il mio, fatto più bello nel mio Gesù. Lasciatemelo sentire una volta ancora! Ho negli occhi la vista del suo Sangue e nel naso l’odore del suo Corpo piagato. Che io veda la tavola dove si appoggiò vivo e sano, che io senta il profumo del suo Corpo giovanile. Aprite! Non lo seppellite una terza volta! Già me lo avete celato sotto gli aromi e le bende. Poi me lo avete serrato oltre la pietra. Ora perché, perché negare ad una madre di ritrovare l’ultimo fastigio di Lui nell’alito che Egli ha lasciato oltre questa porta?

27Lasciatemi entrare. Cercherò per terra, sulla tavola, sul sedile, le tracce dei suoi piedi, delle sue mani, e le bacerò, le bacerò sino a consumarmi le labbra… Cercherò… cercherò… Forse troverò un capello del suo capo biondo. Un capello che non sia ingrommato di sangue. Ma lo sapete cosa è un capello del figlio morto per la sua mamma? Tu, Maria di Cleofa, e tu, Salome, siete madri, e non capite?

28Giovanni? Giovanni? Ascoltami. Io ti son Madre. Egli mi ha fatta tale.[359] Egli! Tu mi devi ubbidienza. Apri. Io ti amo, Giovanni. Ti ho sempre amato perché lo amavi. Ti amerò più ancora, ma apri. Apri, dico. Non vuoi? Non vuoi? Ah! non ho dunque più figli? Gesù non mi ricusava mai nulla perché m’era Figlio. Tu ricusi. Non sei tale. Non capisci il mio dolore!… Giovanni, perdona!… Apri… Non piangere… Apri…

29Gesù; Gesù! Ascoltami! il tuo spirito operi un miracolo! Apri alla tua povera Mamma quest’uscio che nessuno le vuole aprire! Gesù, Gesù!… Io manco… Io muoio… Vengo con Te, Gesù… Vengo…»

Esperienza carismatica.

Certezza del carisma.

30…e Maria, dopo aver percosso la porta coi suoi piccoli pugni tentando di aprirla, dopo essersi raccomandata, appoggiandosi alle donne, a Giovanni, si piega, più pallida di un giglio, e scivolerebbe a terra se non la prendessero di peso portandola nella stanza di fronte.

31Perché la visione che mi ha accompagnata durante il dettato finisce così.

32«Sai» dice poi Maria «perché solo oggi ti ho dato queste parole? Perché non hai più il quaderno dove è detta la disperazione di Giuda. Qui ne parlo. E anche questa è una prova che sono cose vere, perché uno che se le inventa da sé si confonde, non avendo modo di ricordare, e cade in bugia. E tu, stanca e debole come sei, non ricordi da un’ora all’altra. Fallo notare al Padre che ti dirige, mio servo.»[360]

33Infatti il quaderno se lo è portato via lei il 27 maggio.[361]

379. Memoriale eucaristico[362].

Il Cenacolo dopo la Pentecoste.

1Gesù mi mostra una riunione di cristiani[363] ai primissimi tempi dopo la Pentecoste. Dico “primissimi” perché i dodici – sono da capo dodici e perciò Mattia è già eletto[364] – non si sono ancora divisi per andare ad evangelizzare la terra. Perciò penso che sia da poco accaduta la Pentecoste. Però coi dodici sono, adesso, molti discepoli.

2Sono tutti nel Cenacolo, il quale ha subito una modificazione necessaria alla sua nuova funzione e imposta dal numero dei fedeli. Il tavolone non è più contro la parete della scaletta, ma contro quella di faccia, di modo che anche coloro che non possono entrare nel Cenacolo, prima delle chiese di tutto il mondo – Gesù me lo fa riflettere – possono vedere ciò che avviene in esso, pigiandosi nel corridoio d’ingresso presso la porticina aperta completamente.

3Vi sono uomini e donne, di tutte le età. In un gruppo di donne, presso il tavolone ma in un angolo, è Maria circondata dalla Maddalena, Marta, Veronica, Maria di Cleofe, Salome, la padrona di casa. Le nomino come mi vengono, non per dare una speciale classificazione. Vi è anche un’altra che era anche sul Calvario. Ma non so come si chiama. Fra gli uomini riconosco Nicodemo, Lazzaro, Giuseppe d’Arimatea, e mi pare anche Longino, ma è…  In licenza, dirò così, perché non è vestito da soldato, ma ha una veste lunga e bigiognola come fosse un cittadino. Forse se l’è messa per non dare nell’occhio. Non so. Altri non ne conosco.

Catechesi sull’istituzione dell’Eucaristia.

4Pietro parla istruendo gli accolti. Racconta ancora dell’ultima Cena.[365] Dico “ancora” perché è lui stesso che dice: «Vi dico ancora una volta di questa Cena in cui, prima d’essere immolato dagli uomini, Gesù Nazzareno, come era detto, Gesù Cristo, Figlio di Dio e Salvatore nostro, come va detto e creduto con tutto il cuore e la mente perché in questo credere è la salvezza nostra, si immolò di sua spontanea volontà e per eccesso di amore, dandosi in Cibo e Bevanda agli uomini dicendo: “Fate questo in memoria di Me”. E questo facciamo. Ma, o uomini, come noi, suoi testimoni, crediamo essere nel pane e nel vino, offerti e benedetti, come Egli fece, in sua memoria e per obbedienza al suo comando, il suo Ss. Corpo ed il suo Ss. Sangue – quel Corpo e quel Sangue che sono di un Dio, Figlio di Dio altissimo, e che sono stati crocifissi e sparsi per noi – così voi lo dovete credere. Credete e benedite il Signore che a noi, suoi crocifissori, lascia questo eterno segno di perdono. Credete e benedite il Signore, che a coloro che non lo conobbero quando era il Nazzareno permette lo conoscano ora che è il Verbo incarnato ricongiunto al Padre. Venite e prendete. Udite le parole che Egli vi dice. Venite e prendete. Egli l’ha detto: “Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue avrà la vita eterna”.[366] E noi allora non capimmo… (Pietro piange). Non capimmo perché eravamo tardi d’intelletto. Ma ora lo Spirito ha acceso la nostra intelligenza, fortificato la fede, infuso la carità, e noi comprendiamo. E nel Nome altissimo di Dio, del Dio di Abramo, di Giacobbe, di Mosè, nel Nome altissimo del Dio che parlò a Isaia, Geremia, Ezechiele, vi giuriamo che questa è verità e vi scongiuriamo di credere per avere vita eterna.»

Culto alle reliquie.

5Pietro è pieno di maestà nel parlare. Non ha più nulla del pescatore alquanto rozzo di solo poco tempo prima. È montato su uno sgabello perché, bassotto come è, non sarebbe visto dai più lontani se stesse coi piedi al suolo, ed egli vuol dominare la folla. Parla misurato, con voce giusta e gesti da vero oratore. I suoi occhi, espressivi sempre, sono ora parlanti più che mai: amore, fede, imperio, contrizione, tutto traspare dallo sguardo e anticipa e rinforza le parole.

6Adesso scende dallo sgabello e passa dietro il tavolone fra il muro e questo, e attende.

7Giacomo e Giuda (Giacomo fratello di Giuda[367]) stendono sulla tavola una tovaglia candida. Sollevano, per fare questo, il cofano largo e basso che è posto al centro del tavolo, e anche sul coperchio di quello stendono un lino finissimo.

8Giovanni va da Maria e le chiede qualche cosa. Ella si sfila dal collo una specie di chiavicina e la dà a Giovanni. Giovanni va al cofano e lo apre. Si apre ribaltando la parte davanti che viene appoggiata sulla tovaglia e ricoperta da un terzo lino.

9Nell’interno vi è una sezione orizzontale che divide in due piani il cofano. In basso è un calice e un piatto di metallo. In alto, al centro, il calice usato da Gesù, il pane spezzato da Lui su un piattello prezioso come il calice. Ai lati di questi, da un lato la corona di spine, i chiodi, la spugna. Dall’altra la sindone, il velo di Maria che fasciò i lombi di Gesù, e il velo della Veronica.

10Vi sono altre cose sul fondo, ma non capisco che sono né nessuno ne parla o le mostra. Mentre per queste che ho detto, meno il calice e il pane che restano dove sono, vengono presi e mostrati alla folla, che si inginocchia, da Giovanni e Giuda.

Celebrazione dell’Eucaristia.

11Poi gli apostoli intonano delle preghiere, degli inni, direi, perché sono cantilenati. La folla risponde.

12Infine vengono portati dei pani e posti sul vassoio di metallo (non quello di Gesù) e delle piccole anfore.

13Pietro riceve da Giovanni, che sta inginocchiato al di qua del tavolo – mentre Pietro è sempre fra il tavolo e il muro, col volto verso la folla – il vassoio coi pani, e Pietro lo alza e offre. Poi lo benedice e lo posa sul cofano. Giuda porge, stando anche lui in ginocchio, il calice (non quello di Gesù) e due anfore dalle quali Pietro mesce nel calice e offre. Poi benedice e posa sul cofano.

14Pregano ancora, poi Pietro spezza i pani in molti bocconi, mentre la folla si prostra più ancora, e dice: «Questo è il mio Corpo. Fate questo in memoria di Me».

15E poi esce da dietro il tavolo portando seco il vassoio carico di bocconi di pane e per prima cosa va da Maria e le dà un boccone. Poi passa sul davanti del tavolo e distribuisce il pane. Ne restano pochi bocconi che vengono, sempre sul loro vassoio, deposti sul cofano. Poi prende il calice e lo gira, cominciando da Maria, fra i convenuti. Giovanni e Giuda lo seguono con le anforette e mescono quando il calice è vuoto.

16Quando tutto è distribuito, gli apostoli consumano i bocconi rimasti e il vino. Indi cantano un altro inno e poi Pietro benedice e la folla se ne va poco a poco.

17Maria si alza – è sempre rimasta in ginocchio – e va al cofano. Si curva attraverso il tavolone e tocca con la fronte il piano del cofano deponendo un bacio sull’orlo del calice di Gesù. Un bacio che è per tutte le reliquie ivi raccolte. Poi Giovanni chiude e rende la chiave a Maria.

Gesù accontenta il suo Portavoce.

18Credo di avere visto, esattamente, come era all’inizio, la S. Messa. E, di questo ne sono certa, entro il tempo pentecostale Gesù, secondo la sua promessa, mi accontenta nella seconda cosa che volevo sapere (29-5). Perché le anime le vedevo di diverso colore, me lo spiega nel dettato del 31 maggio.

19E cosa c’era nel cofano così caro a Maria[368]lo so ora. Esso era insieme reliquiario e primo tabernacolo. E molto mi piace pensare che era Maria colei che lo possedeva e ne aveva la chiave. Maria: la Tesoriera di tutto quanto è Gesù, la Sacerdotessa[369] della più vera Chiesa.

380. Protagonista carismatica[370].

Differenza tra il vedere e l’udire carismatico.

1Scrivo avendo presente il mio Gesù-Maestro. Per me, tutto per me. Tornato dopo tanto, tutto per me.

2Lei dirà: “Ma come? È quasi un mese che torni a sentire e a vedere,[371] e dici che lo hai dopo tanto?”. Rispondo ancora una volta quello che a voce e per scritto ho detto più volte.

3Altro è vedere a altro è udire. E, soprattutto, altro è vedere e udire per gli altri, e altro è vedere e udire tutto per me, esclusivamente per me. Nel primo caso io sono una spettatrice e una ripetitrice di ciò che vedo e odo, ma se questo mi dà gioia, perché sono sempre cose che infondono una grande gioia, è anche vero che è una gioia che è, dirò così, esterna. Il vocabolo dice male ciò che io sento tanto bene. 5Ma non trovo di meglio.

Lo spettatore e il protagonista.

4Insomma, faccia conto che la mia gioia è simile a quella di uno che legge un bel libro o vede una bella scena. Se ne commuove, la gusta, ne ammira l’armonia, pensa: “Che bello essere al posto di questa persona!”. Mentre, quando è il secondo caso, ossia l’udire e il vedere è per me, allora “questa persona” sono io. Per me è la parola che odo, per me la figura che vedo. Sono io e Lui, io e Maria, io e Giovanni. Vivi, veri, reali, vicini. Non di fronte e come se io vedessi sfilare una pellicola cinematografica. Ma di fianco al mio letto, ma aggirantisi per la camera, ma appoggiantisi ai mobili, o seduti, o in piedi, come persone vive, mie ospiti, ciò che è ben diverso da una visione per tutti. Insomma, “è mio” tutto questo.

Fu scritto un memoriale al suo cospetto[372].

5E oggi, anzi da ieri nel pomeriggio, è qui Gesù, nella sua solita veste di lana bianca dal bianco piuttosto avoriato, così diversa nella pesantezza e nella sfumatura dalla splendida veste che pare di un lino immateriale, e tanto candido da parere luce filata, che lo copre in Cielo. È qui con le sue belle mani lunghe e affusolate di un bianco tendente all’avorio vecchio, col suo bel volto lungo e pallido dove splendono gli occhi dominatori e dolci di zaffiro scuro fra le folte ciglia di un castano scintillante di biondo-rosso. È qui coi bei capelli lunghi e morbidi, dal biondo rosso più vivo nei punti in luce e più cupo nel fondo delle pieghe.

6È qui! È qui! E mi sorride e mi guarda scrivere di Lui. Come faceva a Viareggio[373]… e come non faceva più dalla settimana santa[374]… dandomi tutta quella desolazione divenuta febbre di quasi disperazione quando, al dolore che mi veniva dall’esser privata di Lui, si uni anche quello di venire privata di vivere là dove almeno lo avevo visto e potevo dire: “Li si è appoggiato, là si è seduto, qui si è chinato per posarmi la mano sul capo”, e dove erano morti i miei. Oh! chi non ha provato non può capire!

7Non è che si pretenda di avere tutto ciò. Lo sappiamo bene che sono grazie gratuite e che non meritiamo di averle, né possiamo pretendere che durino quando ci sono concesse. Lo sappiamo. E più esse ci vengono date e più noi ci annichiliamo nell’umiltà, riconoscendo la nostra ripugnante miseria rispetto alla infinita Bellezza e alla divina Ricchezza che si dà a noi.

Importanza e necessità della sua presenza.

8Ma che dice, Padre? Un figlio non desidera di vedere suo padre e sua madre? Una moglie di vedere il marito? E quando la morte o una lunga assenza li priva di vederli, non soffrono e non trovano conforto nel vivere dove essi vissero, e se devono lasciare quel posto non soffrono doppiamente perché perdono anche il luogo dove il loro amore fu amato dall’assente? Si possono riprovare questi che soffrono per questo dolore? No. Ed io? Non è Gesù mio Padre e Sposo? Più caro, molto più caro del più caro dei padri e degli sposi?

9E che mi sia tale lo giudichi dal come ho sopportato la morte di mia madre[375]. Ho sofferto, sa? Piango ancora perché le volevo bene, nonostante il suo carattere. Ma lei ha visto come ho superato quell’ora. C’era Gesù. E m’era più caro della mamma. Le devo dire una cosa? Ho sofferto e soffro più ora della morte, ormai avvenuta da otto mesi, della mamma, che non allora. Perché in questi ultimi due mesi ero senza Gesù per me e senza Maria per me, e anche adesso, basta che io sia lasciata un momento da Loro, che ecco che sento più che mai la mia desolazione di orfana ammalata, e riprecipito nel dolore aspro e umano di quei giorni disumani.

10Scrivo sotto gli occhi di Gesù e perciò non esagero o non sviso nulla. Non è mio sistema, d’altronde. Ma anche lo fosse, sarebbe impossibile persistervi sotto questo sguardo.

Per gloria di Maria.

11Ho scritto questo, qui, dove non uso, perché nelle visioni di Maria[376]non interseco il mio povero io, perché so già che devo continuare a descrivere delle sue glorie. La sua maternità, in tutti i suoi momenti, non è stata una corona di glorie?

12Io sto molto male, e lo scrivere mi pesa molto. Dopo sono un cencio. Ma pur di farla conoscere, perché sia più amata, non calcolo nulla. Le spalle dolgono? il cuore cede? La testa spasima? La febbre cresce? Non importa! Che Maria sia conosciuta, tutta bella e cara quale io la vedo per bontà di Dio e sua, e mi basta.

381. Il regno dello spirituale[377].

Equilibrio nel piano dello spirituale[378].

Dice Gesù:

1«Per potere vivere con equilibrio la vita di vittime, bisogna mettersi risolutamente nel piano dello spirituale, dimenticando assolutamente quanto non è questo piano.

2Ho detto “equilibrio” perché nelle cose della terra si usa questo termine per significare una cosa o una persona che è così giustamente posata sul suo asse tanto da non caderne per scosse di veruna sorta; e che se anche le riceve, perché è naturale le riceva, ne sopporta l’urto con un lieve ondeggiamento che non è debolezza, ma che è prova della sua stabilità, perché non si risolve in catastrofi, ma si risolve in un ritorno alla stessa posizione di prima.

3Lo stesso è per le cose non terrestri e perciò spirituali. L’anima giustamente posata sul suo asse non cade per urti che le possono venire impressi. Subisce l’assalto, ne soffre perché è irruzione di forze malvagie nell’atmosfera di soprannaturale pace che la circonda, perché è fragore di basse voci che per un attimo soverchiano le celesti armonie di cui essa si bea e, come stelo percosso da tempesta, ondeggia la sua corona fiorita, ma non si svelle, e passato l’assalto si ristabilizza nella sua pace tesa ad ascoltare le parole che l’amore di un Dio continuamente sussurra al suo spirito.

Il piano spirituale.

4Dove è il piano spirituale? Oh, molto in alto! Dove l’umanità non giunge. Essa è ancora nota, perché lo spirito non è cieco, né il vivere nella sua atmosfera vitale lo rende stolto. No, ché anzi aumenta la sua potenza di vedere e intendere. Ma ciò è perché esso vive già nell’atmosfera della Carità, essendo il piano spirituale l’anticamera del beato Paradiso: il Limbo attuale di coloro che non sono ancora  nati alla Vita eterna, ma il cui spirito è già in attesa per entrarvi, puri spirituali il cui battesimo avverrà nel bacio che l’Eterno darà loro quando, sciolti dal carcere della carne, come frecce di ardore, come colombe di fiamma liberate dall’arco o dalla tagliola, saetteranno a Dio, loro mèta, loro nido, ansia di tutta la loro sosta nell’esilio terreno.

5La Carità, ansiosa di unirsi a queste minori carità, appunta i suoi ardori su questo piano e lo impregna di Sé. Coloro che in esso vivono, di Essa se ne nutrono, l’assorbono con l’avidità del loro spirito. Sono bocche assetate che suggono ciò che è loro gioia e non cessano, neppure mentre suggono, di cantare la loro gioia; non cessano, mentre cantano, di pregare per i fratelli; non cessano, mentre pregano, di ripetere loro le parole che odono e che sono di Dio.

I viventi nel piano spirituale[379].

6Perché gli spiriti viventi nel piano dello spirito sono simili agli animali della Teofania di Ezechiele.[380] Hanno quattro aspetti, perché è quadruplice il loro operare, e usano di quattro bocche. Guardano Dio, che è Sole, col loro volto d’aquila e ne cantano con esso le lodi. Se ne satollano come leoni perché Dio è la loro preda e di Essa sola essi appetiscono. Pazienti come bovi, non si stancano di pregare per i fratelli la cui conquista al regno dello spirito è opera paziente e instancabile. E colla loro bocca d’uomo ripetono agli uomini nel linguaggio dell’uomo ciò che, volando come aquile nel regno del Sole-Dio, hanno udito da Dio.

Carità ardente[381].

7La Carità è sempre attiva, e i viventi nella Carità sono attivi come essa. La Carità è multiforme e multi operante, ed essi hanno carità multiforme e multi operante. La Carità è ardente ed essi sono “carboni incandescenti” che Dio sempre più arroventa. La Carità è leggera e veloce, ed essi hanno ali per andare leggeri e veloci dove l’impeto della carità li porta. E “non si volgono indietro” a guardare ciò che lasciano.

Il ruolo della volontà[382].

8Ecco che ti ho ricondotto al punto primo. “Per potere vivere con equilibrio la vita delle vittime, bisogna mettersi risolutamente nel piano dello spirituale, dimenticando assolutamente quanto non è questo piano”. Ho detto così nel primo periodo di questo dettato. E così ripeto.

9Tu qui sei e qui resti. L’unica cosa che può farti uscire da questo equilibrio, che è perfetto perché in esso ti ho messa Io che sono perfetto nel mio operare, non è che la volontà tua. Tutto il resto ti potrà scuotere, ti potrà turbare, entrando col suo fragore e con la sua tempesta nell’atmosfera di cui sei circondata, ma non potrà levarti dal tuo centro. Non potrà se tu non vuoi.

10E non ti turbare se ti senti turbata. Lascia che il turbamento venga da altri – uomini o Satana che siano – ma non unirvi mai il tuo. Sarebbe il più lesivo. Perché il più interno.

11Non dirti mai: “Non sono capace di fare bene ciò che faccio”, “Non so servire Dio con perfezione”, “Pecco invece di santificarmi”. Certo che non sai fare bene, che non sei perfetta nel servire, che hai ancora imperfezioni molteplici. E chi mai sa fare bene, alla perfezione, senza mai peccare, sinché è uomo? Chi è perfetto, se si paragona alla Perfezione?

12Ma la Perfezione, appunto perché è Perfezione, sa anche giudicare e vedere perfettamente, e perciò sa vedere la vostra intenzione, il vostro studio, il vostro sforzo di fare bene, di servire perfettamente, di non peccare, e con un sorriso annulla e perdona, con un sorriso compie ciò che voi non riuscite a compire.

Eroicità di tutta la vita[383].

13Nel piano dello spirituale deve morire ogni pensiero umano. Molto difficile questo. È perciò che si chiama eroicità la virtù dei santi e che i santi sono tanto pochi; perché gli eroi sono molto pochi. E questa eroicità è più grande, complessa e soprattutto più lunga di quella umana, la quale è un episodio nella vita di un uomo, mentre questa è la vita di un uomo.

14L’eroismo di un uomo è l’atto improvviso che si presenta e che non dà tempo alla carne di mettere avanti le sue voci pavide. L’eroismo di un uomo ha sempre, anche se egli non se ne accorge di averle, due grucce: l’impulsività del carattere e il desiderio della lode.

15Quello del santo non è un atto improvviso: è la vita. Tutta la vita. Da mattina a sera. Da sera a mattina. Da un mese all’altro. Da un anno all’altro. Per il caldo, per il freddo, per il lavoro, per il prossimo, per il riposo, per il dolore, per le malattie, per la povertà, per i lutti, per le offese. Una collana della quale ogni minuto è una perla aggiunta. Una perla che si è formata con le lacrime, la pazienza, la fatica. Non scende dal Cielo questo eroismo, come una manna. Deve nascere in voi. In voi soli. Il Cielo non vi dà più che non dia a tutti. Non è aiutato dal mondo. Anzi il mondo lo combatte e ostacola in tutti i modi.

16Vero è che il suo combattere è il migliore coefficiente di formazione, perché sopportare il mondo con pazienza e amarlo per l’odio che vi dà è il nucleo principale di questo eroismo; intorno ad esso si uniscono cellule di pazienza nella fame, sete, freddo, caldo, notti senza riposo, malattie, povertà, lutti. Ma il più è sempre sopportare il mondo e amarlo soprannaturalmente.

Eroicità dello spirito per puro amore[384].

17Nessun pensiero umano. L’amore di Dio, solo. L’interesse di Dio, solo. Ecco come pensa l’eroe dello spirito. Ecco come agisce colui che vive nell’equilibrio dello spirito. Io? che sono io? i miei dolori? Le mie fatiche? La mia povertà? Le noie che mi vengono dal prossimo? Nulla. Ciò che conta è Dio. Di questo, questo e quest’altro me ne servo per Lui e sono felice di avere questo, questo e quest’altro perché con questo, questo e quest’altro posso amare Dio, non perché mi preserva ma per puro amore; posso servire Dio, usando queste monete, per salvare il prossimo facendo così l’interesse di Dio.

Gioie dello spirito e dolori della carne[385].

18Credi tu, Maria, che non mi dolga di dovervi salare così col patire, voi che prediligo? Credi tu che se potessi non vorrei darvi tutta la gioia per la gioia che voi mi date?

19Ma non vi è altra via per salvare il mondo. Il dolore. Anche Io, che ero Dio, non ho trovato che questa per essere il Salvatore. La gioia diverrà Gioia per voi. Ma nell’altra vita. Qui non c’è, per voi, vittime amate e care. Qui c’è la mia pace, qui c’è l’unione con Me, qui c’è il mio amore. Gioie dello spirito. Ma per la carne nulla. Per essa c’è il dolore. E non basta mai, perché sempre più cresce l’errore. Voi siete le riparatrici degli errori e non potete avere soste nel riparare, perché il Nemico continua a distruggere e bisogna continuare a edificare per mantenere al mondo ancora un aspetto umano e non completamente satanico.

20Il Cristo in Cielo non piange più. Ma soffre ancora perché, se è Dio, è anche l’Uomo ed ha un cuore. E di che soffre questo mio cuore, perfetto nelle sue passioni? Di vedersi disamato e di vedere soffrire, di dover lasciare che soffrano coloro che lo amano e che esso ama.

21Oh! come ne soffro di vedervi soffrire per compiere in voi la redenzione dell’uomo! Come ne soffro! Ma, ad ogni palpito di dolore che risponde al vostro dolore, Io unisco un dono per il Cielo. Per il vostro Cielo. È vostro. Voi lo conquistate ora per ora, ed esso vi attende.

22Oh! Che fulgori sono qui per voi! Oh! che amore vi attende! Oh! che ansia di darvelo! Alza gli occhi e guarda. Fra i mille fulgori di ciò che hai meritato ti splende e sorride la Faccia del tuo Dio. E ti benedice.

23Sì, ti benedico. Va’ in pace.»

382. Consiglio per le anime vittime[386].

Chi sono le anime vittime.

Dice Gesù:

1«Ancora ti dico questo per perfezionarti nel dolore.

2Amare il dolore è già consiglio di perfezione, perché il comando di Dio, che conosce la capacità umana, si limita ad ordinare di sopportare il dolore per ubbidienza a Dio. Molti – la maggioranza – non sanno fare neppure questo.

3Dio ai migliori dice: “Amate il dolore poiché mio Figlio lo amò per bene vostro. Fate voi lo stesso per il bene dei fratelli”.

4Ma fra i migliori, che sono i cristiani fedeli, convinti, generosi, amorosi, ve ne è una categoria eletta. Sono i serafini dei fedeli, i più accesi di amore. L’amore che li accende li fa amorosi del più difficile, al punto che non solo amano il dolore che Dio permette li morda, ma lo chiedono e dicono: “Eccomi, Padre. Io sono qui a chiederti lo stesso calice che desti al tuo Figlio e per la stessa ragione”. E divengono le “vittime”.

5A queste, attraverso te, che ne sei una, do questo consiglio di perfezione.

6Quando il dolore è atroce ma breve, è più facile a compiersi. Ma quando nella sua mordente severità dura, e dura, e dura, e come albero florido si orna di sempre nuovi rami e sul suo tronco accoglie altre prolificazioni – come certi alberi delle selve sui quali si abbarbicano edere e vitalbe e si incrostano muschi e licheni, e nascono, fra la conca di due rami, altre pianticelle che non sai come possano metter radice là, in quell’angolo fra due legni in cui è solo un pizzico di polvere, eppure crescono e divengono veri arbusti, e l’uomo ammira stupito quest’opera dei venti e questo fenomeno di adozione vegetale – allora è difficile persistere nel compimento della missione di vittima.

L’attimo eterno.

7Ebbene, Maria. Io ti ho detto l che per vivere senza squilibri nella vita di vittime bisogna mettersi risolutamente nel piano spirituale. Vedere, pensare, agire, tutto come si agisce nei regni dello spirito. Ossia in una eternità che sempre dice: “ora”.

8Cosa volete considerare, voi che vivete per lo spirito, le cose secondo la carne? Cosa avete chiesto a Dio? Di fare di voi delle creature spirituali. Le creature spirituali, simili a Dio, in che tempo vivono? in quello di Dio. Quale è il tempo di Dio? Un eterno presente. Un eterno “ora”. Non vi è in Cielo, per l’eterno Padre vostro, un passato, non vi è un futuro. Vi è l’attimo eterno.

9Dio non conosce nascita e non morte, non alba e non tramonto, non principio e non fine. Gli angeli, spirituali come Lui, non conoscono che “un giorno”. Un giorno che ha avuto principio dall’attimo in cui furono creati e che non conoscerà termine. I santi, dal momento che nascono al Cielo, divengono possessori di questo immutabile tempo del Cielo che non conosce scorrere e che è fisso nel suo splendore di diamante acceso da Dio, nelle ere del mondo che rotano intorno a questa sua fissità immutabile come i pianeti al sole, che si formano e si dissolvono, che imperano e si disgregano, mentre esso è sempre quello, e quello sarà. Per quanto? Per sempre.

La misura senza misura.

10Pensa, Maria. Se tu potessi contare tutti i granelli di rena che sono nei mari di tutto il globo, nel fondo e sulle rive dei laghi, degli stagni, dei fiumi, torrenti e rii, e mi dicessi: “Mutali in tanti giorni”, avresti ancora un limite a questo numero di giorni. Vi unissi tutte le gocce d’acque che sono nei mari, nei laghi, nei fiumi, torrenti e ruscelli, che tremolano sulle fronde bagnate di pioggia o di rugiada, e vi unissi anche tutta l’acqua che è nelle nevi alpine, nelle nuvole vaganti, nei ghiacciai che vestono di cristallo i picchi montani, avresti ancora un limite a questo numero di giorni. Vi unissi anche tutte le molecole che formano i pianeti, le stelle e le nebulose, tutto quanto vola per il firmamento e lo empie di musiche che solo gli angeli odono – perché ogni astro nella sua corsa canta, come fulgente arpista che scorra le mani su arpe di azzurro, le lodi del Creatore, e il firmamento è pieno di questo concerto d’organo immane – ancora avresti un numero limitato di giorni. Vi unissi la polvere sepolta nella terra, polvere che è terra di uomini tornati colla loro materia al nulla, e che da centinaia di secoli attende il comando per tornare uomo e vedere il trionfo di Dio – e sono miliardi di miliardi di atomi di polvere-uomo, appartenuti a miliardi d’uomini che si credettero tanto, e da secoli e secoli sono nulla, e il mondo ignora persino che vissero – avresti ancora un numero limitato di giorni.

Il tempo del dolore.

11Il Regno di Dio è eterno come il suo Re. E l’eternità conosce una sola parola: “Ora”. Anche tu, e con te tutti i sacrati all’olocausto, devi conoscere questa parola sola per misurare il tempo del dolore.

12“Ora”. Da quanto soffro? Da ora. Quando cesserà? Ora. Il presente. Per le creature spirituali non vi è che ciò che è di Dio. Anche il tempo. Imparate, prima del momento, a calcolare il tempo come lo possederete in Paradiso: Ora.

13Oh! benedetto quel tempo che è immutabile possessione, immutabile contemplazione di Dio, che è immutabile gioia! “La vita è un batter di ciglio, il tempo della terra ha durata di un respiro. Ma il mio Cielo è eterno”, ecco cosa deve esser l’accordo che regge il vostro canto di creature martiri e beate.

Il canto di Cecilia.

14Si legge nella vita della mia martire Cecilia: “Cecilia cantava nel suo cuore”. Anche voi cantate nel vostro cuore. Cantate: “L’ora di Dio mi attende. Io già mi trovo avvolta nel gorgo di questo eterno ‘ora’ e questo gorgo sempre più mi avvicina al centro della sua perfezione. Ecco che vedo cadere questa polvere di cui ogni atomo è un giorno e un granello è un mese; la vedo cadere soffiata via da questo turbine che mi aspira a Dio, ed è l’amore di Dio che mi vuol dare il ‘suo’ tempo. Mi vuol dare il suo eterno presente nel quale, ad ogni secondo del tempo terrestre, corrisponde un ricevere in me la beatitudine di avere Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo, in un abbraccio sempre nuovo, sempre desiderato, sempre voluto, senza stanchezze, ricco di sempre nuovi splendori, di sempre nuovi sapori, di sempre nuovi amori. Ed io nasco ad ogni nuovo arrivo come nel primo momento che l’ho goduto, questo Dio Uno e Trino, mio unico Amore, e ad ogni nuovo arrivo io raggiungo la perfezione della Vita e poi rinasco alla gioia mia di beato per amarlo ancora, ancora, ancora, ed esserne amata ancora, ancora, ancora. Non di più. Perché là, nel Paradiso, tutto ha raggiunto perfezione e non è suscettibile di aumenti o diminuzioni, ma con sempre uguale, fresca letizia. La mia di beato che si abbraccia a Dio. La sua, di Dio, che può effondere il suo amore, la sua essenza, su una sua creatura che Egli creò per amore, per riceverne amore e per darle, per darle, per darle l’amore”.

15Guarda così il tuo soffrire, mia piccola sposa, e la sua durata ti sarà men che nulla. Alla fine di essa io ci sono. Io.

16La pace mia sia sempre con te.»[387]

383. L’Eucaristia è il Cuore di Gesù[388].

Visione del Cuore eucaristico[389].

1È da ieri sera alle 18 che ho la vista di un Cuore fulgidissimo. Pare oro liquido, oro reso vetro prezioso e illuminato all’interno da una luce potente. Raggi veementi si sprigionano da esso e lo circondano di un’aureola splendidissima. Il Cuore palpita veemente, come quando una emozione, un sentimento profondo lo scuote. A tratti di un oro ancor più folgorante e chiaro si legge in esso la sigla: JHS.

2Ma questo Cuore, la cui forma e il cui moto sono proprio in tutto quelli di un cuore, organo umano, mi appare come una viva Ostia, raggiante nel suo ostensorio d’oro, perché il folgorare dei raggi l’arrotonda, direi quasi, nella sua punta, e più che altro perché, là dove è segnata la sigla santa, sembra una grande particola che, luminosissima, viva nella luminosa carne del Cuore divino, quasi fosse l’anima di quel benedetto Cuore.

Esperienza della morte[390].

3Dico le serali orazioni, dette in comune, così, con gli occhi del mio spirito fissi su questo Sole d’amore che è il Cuore di Cristo… e mi prefiggo di fare le mie ultime offerte mentre gli altri mangiano, perché non mi fu possibile farle durante tutto il giorno o per una causa o per l’altra.

4Ma appena sola, mentre metto via i libri che ho sul letto e i lavori per occuparmi di quanto voglio, mi capita fra capo e collo un attacco cardiaco così forte che credo di partire per l’altro mondo. E non posso fare più nulla… posso soltanto dire a Gesù: “Prendi questa sofferenza che Tu mi dai al posto di quella che mi volevo dare io”. E soffro per ore e ore così.

5E soffro anche oggi, anche ora. Ma vedo sempre il raggiante Cuore e ne sono sollevata in tutto fuorché nella carne, la quale è in un vero tormento completo.

6Ieri sera, credendo proprio di morire, per non morire sola mi ero messa davanti, sulle ginocchia un poco flesse, il mio Gesù, la Vergine di Fatima e Gemma.[391] Avrei voluto anche S. Giuseppe, ma non mi potevo muovere per prenderlo. Tenevo in mano le mie corone del Rosario e dell’Addolorata e mi sentivo come circondata da infermieri che meglio non ce n’è. Guardavo fisso Gesù, Maria e Gemma; quando sentivo la morsa farsi più viva e il cuore rallentare i suoi battiti fino a sospenderli per dei secondi e pensavo: “Ora me ne vado”, li guardavo più ancora e li chiamavo. Non per esser preservata da morte. Ma per morire in un atto d’amore, perché l’ultima parola e l’ultimo sguardo fosse per loro. In Gemma erano tutti i santi. Fra Gesù e Maria collocavo anche S. Giuseppe, ed ero a posto.

Il Cuore del Cuore di Gesù[392].

Adesso, poi, dice Gesù:

7“Il tuo spirito ha visto giusto. Il mio Cuore è Eucarestia viva. Da dove si parte l’amore? Dal cuore. Cosa è l’Eucarestia? È amore. Ecco dunque che, quando pensate all’Eucarestia, potete dirvi: “Ecco il Cuore del Cuore di Gesù”. E quando pensate al mio Cuore potete dirvi: “Ecco la matrice in cui si formò l’Eucarestia”.

8Il mio Cuore! L’Ostia che si è immolata anche oltre la morte, volendo essere spaccato anche dopo che aveva tutto sofferto per essere non solo martirizzato dal tradimento, dall’abbandono e dalla tortura, ma anche vilipeso oltre la vita per dare le ultime stille che erano ancora nelle latebre di un Martire svenato.[393]

9L’Ostia che fu ostia quando ancora non era che Pensiero. E che divenne, che si fece Cosa per essere Ostia.

10Non ti dico di più perché non puoi di più scrivere. Ama il mio Cuore col tuo cuore; fino all’ultimo suo palpito. Fra gli spasimi della sua malattia il tuo cuore di amante ami Me, Cuore di Dio.»

384. La perfezione nel Paradiso[394].

Potenza e perfezione del Paradiso[395].

Potenza del Paradiso.

1Rifletto su “Nennolina”[396]e Gesù mi dice: «Abbi un lume sulla potenza che è il Paradiso. Pensa che questa creaturina, che appena aveva raggiunto l’uso di ragione, ora, lassù nella Patria dei figli di Dio, possiede un’intelligenza e un sapere per nulla inferiore di quello del più dotto e più longevo dei mistici dottori.

2Il mio e tuo Giovanni, morto centenario dopo aver conosciuto i misteri più alti di Dio; Paolo, l’apostolo scienziato; Tommaso, l’angelico dottore; e con questi tutti i giganti del vero sapere, non possono aggiungere una luce a quella Piccola, mia santa.

3Lo Spirito Santo, di cui fu precoce sposa sulla terra, e alla quale in abbracci di fuoco insegnava[397]ciò che non insegna ai sapienti superbi e umani, fondendola a Lui in questa Patria beata – sulla soglia della quale trovate a dirvi: “Entra e godi, o mia diletta” il Dio Uno a Trino – ha infuso la perfezione del sapere a questa Piccola così come l’infonde agli adulti e ai dotti. Perché ogni vostra sapienza è sempre imperfetta e solo diviene perfetta quando possedete Dio. Dio Verità. Dio Amore.

Perfezione del Paradiso.

4Qui nulla vi è di imperfetto. Ai suoi santi Dio comunica le sue proprietà. Vi fa simili a Lui che vi rimane Re, per giustizia, massima Perfezione perciò, ma che vi è Re che vi apre tutti i suoi tesori e di essi vi copre e penetra.

5Quando hai visto il Paradiso hai detto che ti sembrava che gli spiriti avessero, là, un’età unica, e che solo nella gravità dello sguardo e dei tratti si rivela l’età più o meno adulta. Questo ti è stato mostrato perché tu sei ancora della terra e non avresti potuto comprendere e distinguere altrimenti.

6Ma qui non vi è età. Lo spirito è eternamente giovane come nel momento in cui Dio lo creò per darvelo come anima alla vostra carne. Sino al momento in cui la risurrezione della carne vi ricoprirà di carne glorificata, gli spiriti sono incorporei e uguali. Quando vi appaiono, nelle apparizioni che Io permetto per vostro bene, vi appaiono in forma corporea per pietà della vostra umana incapacità di percepire ciò che non è materia. Si materializzano perciò per esser sensibili a voi.

7Ma qui è luce che canta le lodi a Dio e basta. Luce. Amore. Sapienza.»

Differenza fra orazione e devozione[398].

Tutto appartiene a Gesù.

8Dato che Gesù si era messo a farsi sentire proprio mentre mi accingevo a pregare, io gli dico: “Ma Gesù! A questo modo io non posso più pregare! Dopo sono stanca, e non riesco più”.

9E Lui, con un sorriso che se non temessi di esser irrispettosa chiamerei “sbarazzino”, mi risponde:

10«È proprio quello che voglio. Tu mi appartieni tutta. Nel bene e nel male. Si. Anche nel male. Non sei contenta che Io ti prenda anche quando sei imperfetta per rendere perfetto, annullando le tue manchevolezze, quello che fai? E allora devi essere contenta anche di sacrificarmi quello che è buono, e nel compire il quale ti dici: “Ora faccio bene”.

Larva di moscerino son le devozioni.

11Il tuo bene! O mio piccolo moscerino! Le tue devozioni sono… devozioni. In esse entrano l’abitudine, lo scrupolo, la paura che se non le dici Io non ti ascolti e benedica, le distrazioni. Io non le voglio. Te le lascio per le ore in cui ti voglio far sentire che sei… meno ancora di un moscerino. Che sei una larva di moscerino, ancora senza ali per volare in cima ad una margherita di campo.

Aquila in volo è l’orazione.

12Ma quando Io piombo su te, ti rapisco nell’orazione. Io sono l’Aquila. L’aquila vola nel più alto del cielo, sale, sale, sale sempre più nell’azzurro a cerchi concentrici e guarda il sole. I suoi occhi guardano il sole senza averne abbaglio. Anzi più lo guardano e più forti si sentono. L’aquila ai suoi pesanti nati, che hanno paura a lasciare il nido a perpendicolo sul burrone, insegna l’ebbrezza del volo prendendoli uno per uno nei vanni robusti e portandoli su, su, su con sé. Inebriati di luce, non possono più sopportare l’antro nella roccia e, senza più paura dell’orrido che sta loro sotto, aprono le ali e, si lanciano… Incontro al sole, nelle altezze. Hanno imparato ad essere aquile. Prima non erano che pulcini come quelli dell’oca. Hanno imparato a volare. A non conoscere più lordura e fango. A vivere di sole. E solitarie.

13Perché – piccoli uomini che non sapete le meraviglie dei miei creati o le sapete tanto male ed Io ve le insegno – l’aquila fa proprio così per fare dei suoi pulcini degli aquilotti. E quando li vede avidi di azzurro e di sole, li lascia, sorvegliandoli sempre. Come Io faccio con te.

14E loro aprono le ali, per istinto e per desiderio. Istinto di reggersi. Hanno intuito che quelle due lunghe cose che babbo e mamma muovono e che loro non hanno mai aperto, servono per reggersi in quel bell’azzurro. E cedono al desiderio di fare come essi e di tuffarsi in quell’azzurro che sale sempre, che pare un muro e che non è che aria sempre più pura.

15E l’aquila adulta, più alta, li segue. E se, stanco o debole, uno cede dopo breve volo e precipita, si precipita essa pure, lo afferra, lo salva, lo riporta al nido e lo corrobora più degli altri, per farlo pronto al nuovo volo il di’ dopo. E così finché gli insegna le vette dove è bello vivere soli, da re, per fare di ogni vetta un regno assoluto in cui re e regina si amino in vortici di luce e di voli.

16E che faccio Io di diverso con te?

17L’orazione è volo d’aquila. La devozione è tremolio annaspante di alucce di moscerino che a fatica si impossessa del grembo di un fiore per godersi il suo briciolo di sole.

18Ed Io ti prendo quando ti voglio. E ti porto con Me. Ora ti poso. Sei stanca? Riposa. Dimmi solo che mi ami. Mi basta. E sta’ pronta al nuovo volo. Non lo capisci che sono il tuo Signore, così assoluto che quel che voglio, voglio?»

Ora santa di Gesù[399].

I. “Se non ti laverò non avrai parte nel mio Regno”[400].

«“Se non ti laverò non avrai parte nel mio Regno” [401]

19Anima che amo, e voi tutti che amo, udite. Io sono che vi parlo, perché voglio passare con voi quest’ora.

20Io, Gesù, non vi allontano dal mio altare anche se ad esso venite con l’anima lesa da piaghe e malattie o avvolta in liane di passioni che vi mortificano nella vostra libertà spirituale, dandovi legati in potere della carne e del suo re: Lucifero.

21Io sono sempre Gesù, il Rabbi di Galilea, quello che i lebbrosi, i paralitici, i ciechi, gli ossessi, gli epilettici chiamavano a gran voce dicendo: “Figlio di Davide, abbi pietà di me”[402]. Io sono sempre Gesù, il Rabbi che tende la mano a colui che affoga e gli dice: “Perché dubiti di Me?”. Io sono sempre Gesù, il Rabbi che dice ai morti: “Alzati e vai. Lo voglio. Esci dal tuo sonno di morte, dal tuo sepolcro, e cammina”[403]e vi rendo a chi vi ama.

22E chi vi ama, o miei diletti? Chi vi ama di amore vero, non egoista, non mutabile? Chi vi ama di un amore non interessato, non avaro, ma unica sua mèta è quella di darvi ciò che per voi ha accumulato e dirvi: “Prendi. È tutto tuo. Tutto questo l’ho fatto per te, perché sia tuo e tu ne goda”? Chi? L’eterno Dio. Ed Io a Lui vi rendo. A Lui che vi ama.

23Io non vi allontano dal mio altare. Perché quell’altare è la mia cattedra, è il mio trono, è la dimora del Medico che guarisce ogni male. Da qui Io vi insegno ad avere fede. Da qui, Re di Vita, vi dono la Vita. Da qui mi curvo sulle vostre malattie e le risano con l’alito del mio amore.

24Faccio più ancora, o figli. Scendo da questo altare e vi vengo incontro. Eccomi che mi faccio alla soglia di queste mie case dove troppo pochi entrano e in meno ancora vi entrano con fede sicura. Eccomi che, figura di pace, mi affaccio sulle vostre vie dove passate accasciati, avvelenati, arsi dal dolore, dall’interesse, dall’odio. Ecco che vi tendo le mani perché vi vedo vacillare stanchi sotto il peso di macigni che vi siete imposti e che hanno preso il posto di quella croce che Io vi avevo data in mano perché vi fosse sostegno come lo è il bordone per il pellegrino. Ecco che vi dico: “Entra. Riposa. Bevi” perché vi vedo esausti, assetati.

25Ma voi non mi vedete. Mi passate accosto, mi urtate, talora per malanimo, talora per offuscamento di vista spirituale, mi guardate delle volte. Ma sapete di essere sozzi e non osate accostarvi al mio candore di Ostia divina. Ma questo Candore vi sa compatire. Conoscetemi, uomini, che di Me diffidate perché non mi conoscete.

26Udite. Io ho voluto lasciare la Libertà e la Purezza che sono l’atmosfera del Cielo e scendere in questa vostro carcere, in quest’aria impura, per aiutarvi, perché vi amo. Più ancora ho fatto: mi sono privato della mia libertà di Dio e mi sono reso schiavo di una carne. Lo spirito di Dio chiuso in una carne, l’infinità serrata in un pugno di muscoli e ossa, soggetta a sentire le voci di questa carne a cui è pena il freddo e il sole, la fame, la sete, la fatica. Tutto potevo ignorare. Ho voluto conoscere le torture dell’uomo decaduto dal suo trono di innocente per amarvi di più.

27Non mi è bastato ancora. Ho voluto – poiché per compatire bisogna patire ciò che patisce chi si compatisce – ho voluto sentire l’assalto di tutti i sentimenti per sentire le vostre lotte, per capire quale astuta tirannide vi pone nel sangue Satana, per comprendere come è facile rimanere ipnotizzati dal Serpente se si abbassano un solo momento gli occhi sul suo sguardo fascinatore, dimenticando di vivere nella luce. Perché nella luce non vive il serpe. Va nei recessi ombrosi che paiono riposanti e sono unicamente insidiosi. Per voi queste ombre hanno nome: donna, denaro, potere, egoismo, senso, ambizione. Vi eclissano la Luce che è Dio. In mezzo ad esse è il Serpente: Satana. Pare un monile. È la corda per il vostro strangolamento. Ho voluto conoscere ciò perché vi amo.

28Non mi è bastato ancora. A Me sarebbe bastato. Ma la Giustizia del Padre poteva dire alla sua Carne: “Tu hai trionfato dell’insidia. L’uomo-carne come Te, ora, non sa trionfare, e perciò sia punito perché Io non posso perdonare a chi è sozzo”. Ho preso su Me le vostre sozzure. Quelle passate, quelle del momento, e quelle future. Tutte. Più di Giobbe[404]immerso in un letamaio putrido per fare velo alle sue piaghe Io fui, quando sommerso dal peccato di tutto un mondo non osavo neppur più alzare gli occhi a cercare il Cielo, e gemevo sentendo pesare su Me il corruccio del Padre accumulato da secoli, cosciente delle colpe avvenire. Un diluvio di colpe sulla terra, dalla sua alba alla sua notte. Un diluvio di maledizioni sul Colpevole. Sull’Ostia del Peccato.

29O uomini! Più innocente di un pargolo che la madre bacia al ritorno dal suo battesimo Io ero. E di Me inorridì l’Altissimo perché ero il Peccato, avendo preso su Me tutto il peccato del mondo. Ho sudato di ribrezzo. Sangue ho sudato per il ribrezzo di questa lebbra su Me che ero l’innocente. Il sangue m’ha rotto le vene nello schifo di questo fetido stagno in cui ero sommerso. E a compiere questa tortura, a spremere dal cuore il mio sangue, si è unito l’amaro di esser maledetto, perché non ero in quell’ora il Verbo di Dio: ero l’Uomo. L’Uomo. Il Colpevole.

30Posso, Io che ho provato, non comprendere il vostro avvilimento e non amarvi perché siete avviliti? Vi amo per questo. Non ho che ricordare quell’ora per amarvi a chiamarvi: “Fratelli!”. Ma chiamarvi così non basta perché il Padre vi possa chiamare: “Figli”. Ed Io voglio che così vi chiami. Che fratello sarei se non vi volessi meco nella Casa paterna?

31Ecco allora che vi dico: “Venite ché Io vi lavi”. Nessuno è tanto lurido che il mio lavacro non lo deterga. Nessuno è tanto puro da non aver bisogno del mio bagno. Venite. Non è acqua questa. Vi sono fonti di miracolo che sanano le piaghe e i morbi della carne. Ma questa è più di esse. Questa fonte sgorga dal mio petto.

32Ecco il Cuore squarciato da cui zampilla l’acqua che lava. Il mio Sangue è la più limpida acqua che sia nel creato. In esso si annullano infermità e imperfezioni. È bianca e integra torna la vostra anima, degna del Regno.

33Venite. Lasciate che Io vi dica: “Io ti assolvo!” Apritemi il vostro cuore. In esso sono le radici dei vostri mali. Lasciate che Io entri. Lasciate che Io sleghi le vostre bende. Vi fanno ribrezzo le vostre piaghe? Viste alla mia luce vi appaiono qual sono: brulicanti di vermi schifosi. Non le guardate. Guardate le mie. Lasciatemi fare. Ho mano leggera. Non sentirete che una carezza… e tutto sarà guarito. Non sentirete che un bacio e una lacrima. E tutto sarà mondato.

34O come belli sarete, allora, intorno al mio altare! Angeli fra gli angeli del Ciborio. E grande gioia ne avrà il mio Cuore. Perché sono il Salvatore e non disprezzo nessuno. Ma sono anche l’Agnello che si pasce fra i gigli, e d’esser circondato di candore mi beo perché per farvi candidi ho preso vita e ho dato vita.

35O come vedo sorridervi il Padre e sfolgorarvi dei suoi fulgori l’Amore, perché non siete più macchiati di peccato!

36Venite alla fonte del Salvatore. Il mio Sangue scenda sull’animo contrito e una voce, in cui è la mia, dica: “io ti assolvo nel nome del Padre, Figlio e Spirito Santo”.»

II. “Uno di voi mi tradirà”[405]

“Uno di voi mi tradirà” [406]

37«Uno di voi! Sì, nella proporzione di uno a dodici uno di voi mi tradisce.

38Ogni tradimento è più penoso di una lanciata. Guardate l’Umanità del vostro Redentore. Dalla testa ai piedi è tutta una ferita. La flagellazione fa inorridire chi la medita e agonizzare chi la prova. Ma fu strazio di un’ora. Voi che mi tradite mi flagellate il Cuore. Sono secoli che lo fate.

39Io vi ho amato. Io vi amo. Io vi compatisco. Io vi perdono. Io vi lavo, levandomi il Sangue per farvene bagno purificatore. E voi mi tradite.

40Sono il Verbo di Dio. Sono glorioso in Cielo. Ma in questo Cielo vi sono non solo come spirito. Vi sono anche come Carne. La carne ha sentimenti e affetti. Perché volete rinnovare a Me, continuamente, quel corrodente fuoco che è la vicinanza di un traditore? il Cielo è lontano? No, figli che mi tradite. Io sono vicino a voi. Sono fra voi. E voi mi bruciate con la vampa del vostro tradire.

41Guardo, cercando un conforto, fra le diverse classi di persone. Ed in ognuna incontro sguardi e sguardi di traditori. Perché mi tradite? Io sto fra voi per farvi del bene. Perché mi volete fare del male? Io vi porto i miei doni. Perché voi mi gettate contro mordenti aspidi? Io vi chiamo: “Amici”. Perché voi mi rispondete: “Maledetto”? Che vi ho fatto? Quale uomo conoscete che sia paziente e buono più di Me?

42Guardate. Quando siete felici nessuno vi abbandona. Ma se piangete, ma se la ricchezza vi abbandona, ma se una malattia vi fa contagiosi, ecco che tutti si allontanano da voi. Io resto. Anzi Io vi accolgo proprio allora, perché allora venite. Non avete più nessuno con cui piangere e parlare, e allora vi ricordate di Me. Ed Io non vi dico: “Va’ via, ché non ti conosco”. Lo potrei dire perché infatti non siete mai venuti a dirmi, mentre eravate ricchi, sani e felici: “Lo sono e te ne dico grazie”.

43Ma no. Non pretendo neppure questo, da chi non è già gigante d’amore. Il “grazie” non lo pretendo. Mi basterebbe mi diceste: “Sono felice”. Dirmelo. Non considerarmi estraneo a voi. Ricordarvi che ci sono anche Io. Avere un pensiero per questo Gesù. Il “grazie” lo direi Io per voi a Dio: Padre mio e vostro. Invece non venite mai. E potrei dire: “Non vi conosco”. Invece, ecco che vi apro le braccia e dico: “Vieni, ché piangiamo insieme”.

44Guardate. Sono nelle carceri, nelle celle piccole e avvilenti, seduto sullo stesso tavolaccio del forzato, e gli parlo di una libertà più vera di quella che è oltre quelle quattro mura, di una libertà che non teme più d’esser lesa da colpe che vanno punite. Eppure quel carcerato è uno che mi ha tradito, offendendo la mia legge d’amore. Forse ha ucciso. Forse ha rubato. Ma ora mi chiama. Eccomi da lui. Il mondo lo sprezza. Io lo amo. Ho chiamato: “Amico” colui che uccideva Me e mi derubava della vita.[407] Posso chiamare “amico” questo infelice che mi ritorna.

45Sono, fiamma d’amore, presso i malati. Le loro febbri conoscono la mia carezza, il loro sudore il mio sudario, i loro languori il mio braccio che li sostiene, le loro angosce la mia parola. Eppure molti sono malati per avermi tradito nella mia legge. Hanno servito la carne. E la carne, pazza belva, si è perduta e li perde, ora, anche nella vita. Pure eccomi che Io sono l’Unico che non mi stanco del loro male e veglio con loro, e soffro con loro, e sorrido alle loro speranze e, se appena il Padre lo vuole, le muto in realtà. Ma se vedo che il decreto è di morte, ecco che prendo questo mio fratello, che trema davanti al mistero della morte e che mi chiama, e gli dico: “Non temere. Credi sia tenebra: è luce. Credi sia dolore: è gioia. Dammi la tua mano. Conosco la morte. L’ho conosciuta prima di te. So che è un attimo e che Dio soprannaturalmente sovviene ad attutire il sensorio per non accasciare l’anima nella lotta estrema. Fidati. Guarda Me. Me solo… Ecco! vedi? Hai passato la soglia. Vieni con Me ora, dal Padre. Non temere neppure ora. Io sono con te. Il Padre ama chi amo”.

46Sono nelle case deserte. Prima erano liete di voci. È passata la morte o la miseria. Il superstite si aggira solo. Gli amici fuggiti. Gli amati lontani, per lavoro o per morte. Vi è il sole nel cielo, ma al superstite tutto è tenebra. Vi è pace nell’aria notturna, ma per il superstite non c’è riposo. Eppure molte volte in quella casa mi si è tradito, facendo delle creature degli dei. Si è amato idolatramente le creature tradendo la mia legge. Ma Io entro e vengo a mettere un raggio nelle tenebre, a infondere una pace dove è tempesta. Quel superstite mi ha chiamato… Forse soprappensiero… forse senza vera volontà di avermi. Ma Io vado senza ritardo.

47Oh! che non chiedo che di esser con voi. Ogni ricordo cade, di passato errore, quando mi chiamate: “Gesù!”.

48Ma non mi flagellate il Cuore! È già aperto e svenato. Non invelenite la sua ferita. E a quelli che mi hanno capito nel mio dolore di tradito, dico: “Uno di voi mi tradirà. Datemi il vostro amore fedele per balsamo”. E lo dico a tutti. Ai santi, i prediletti miei come Dio. Ai peccatori, i prediletti miei come Gesù. Perché anche i peccatori, per cui divenni Gesù, possono medicarmi questa ferita.

49Siete samaritani? Lo so. Ma la mia parabola parla di un samaritano buono che medica le ferite non medicate dai figli della Legge che passano oltre, assorti nella fretta di servire Dio.[408] Non sanno che Dio si serve più amando che facendo pratiche.

50Io sono il Ferito languente sulle vostre vie. I predoni mi hanno assalito e spogliato. I predoni: coloro che indegnamente fruiscono del mio sacrificio di Dio che si fa carne. Mi spogliano: negandomi con le loro eresie molteplici i miei attributi. Spogliano la Verità perché quella veste fa loro gola perché è splendente. Ma non sanno che splende perché è indossata da chi è Sole e in mano a loro, che la coprono della bava della loro mente superba, diviene straccio qualunque.

51La Verità è verità, e di questa luce illumina ogni cosa quando è vista unita a Dio. Divisa, diviene linguaggio babelico. Perché la verità è Scienza e Sapienza. Ma avulsa da Dio diviene caos.

52Voi medicatemi, anche se samaritani. Datemi il vostro olio e vino: l’olio l’amore, il vino la contrizione del vostro io. Medicatemi. Non vi sdegno. La peccatrice che ristora i miei piedi stanchi vi parli e dica se Io sprezzo il peccatore.[409]

53Ma non mi tradite mai più. Andate e non peccate più. Tutto vi perdono se tutto in voi mi ama. Datemi un bacio sincero. La mia guancia brucia per il bacio dei traditori. Medicatela col bacio della fedeltà.»

III. “Amatevi l’un l’altro come Io vi ho amati”[410]

«“Amatevi l’un l’altro come Io vi ho amati” [411]

54Dalla cuna alla croce. Da Betlemme al monte Oliveto, vi ho amato.

55Il freddo e la miseria della prima mia notte nel mondo non mi hanno impedito di amarvi collo spirito mio e, annichilendo Me stesso sino a non poter dirvi, Io-Verbo: “Vi amo’’, vi ho detto quelle parole con to spirito mio, inscindibile da quello del Padre e con esso operante in una attività inesausta.

56L’agonia della mia ultima notte sulla terra non mi ha impedito di amarvi. Anzi ha toccato le vette più alte dell’amore. Anzi ha arso nell’incendio più vivo. Anzi ha consumato tutto quanto non era amore sino a spremere, insieme al ribrezzo per il peccato e al dolore del paterno abbandono, il sangue dalle mie vene.

57Quale amore più grande di quello che sa amare sapendosi odiato? Io vi ho amati così. Il primo gesto delle mie mani, una carezza. L’ultimo, una benedizione. E in mezzo a questi due gesti, nato il primo nel buio di una notte d’inverno, l’ultimo nello splendore di un ardente mattino d’estate, trentatré anni di gesti di amore, rispondenti ad altrettanti moti di amore. Amore di miracoli, amore di carezze ai pargoli e agli amici, amore di maestro, amore di benefattore, amore di amico, amore, amore, amore…

58E amore più che umano nell’ultima Cena. Prima d’essere legate e trafitte, queste mie mani hanno lavato i piedi degli apostoli, anche di colui al quale avrei voluto lavare il cuore, ed hanno spezzato il pane. E mi spezzavo il Cuore con quel pane. Quello vi davo. Perché sapevo prossimo il mio ritorno al Cielo e non volevo lasciarvi soli. Perché sapevo come siete facili a dimenticarvi e volevo vi vedeste, fratelli seduti ad un unico desco, intorno alla mia mensa, per dirvi l’un l’altro “Siamo di Gesù!”

59Quale amore più grande di quello che sa amare chi lo tortura? Eppure Io vi ho amati così. E per voi ho saputo pregare mentre morivo.

60Amatevi come Io vi ho amati. L’odio estingue la luce. Anche il semplice astio offusca la pace. Dio è pace, è luce, perché Dio è amore. Ma se non amate, e amate come Io vi ho amati, non potrete avere Dio.

61Come Io vi ho amati. Perciò senza superbie. Da questo tabernacolo, da questa croce, da questo Cuore non escono che parole di umiltà. Sono Dio e sono Servo vostro, e sto qui in attesa che mi diciate: “Ho fame” per darmi Pane a voi. Sono Dio e mi espongo ai vostri occhi su un legno che era patibolo infame, nudo e maledetto. Sono Dio e vi prego di amare il mio Cuore. Vi prego. Per amore vostro, perché se mi amate fate del bene a voi. Io sono Dio. Con o senza il vostro amore sono sempre Dio. Ma voi no. Senza il mio amore siete nulla: polvere.

62Io vi voglio con Me. Vi voglio qui. Voglio della vostra polvere fare una luce di beatitudine. Voglio che non moriate. Ma viviate perché Io sono Vita e voglio che voi abbiate la Vita.

63Amatevi senza egoismi. Sarebbe un amore impuro, destinato a morire di malattia. Amatevi volendo per gli altri più bene di quello che non augurate a voi. È molto difficile. Lo so. Ma vedete questo eucaristico Pane? Esso ha fatto i martiri. Erano creature come voi: paurose, deboli, viziose anche. Questo Pane ne ha fatto degli eroi.

64Nel primo punto vi ho indicato il mio Sangue per vostra purificazione. Al terzo punto, per fare di voi dei santi, vi indico questa Mensa e questo Pane. Il Sangue da peccatori vi ha fatto giusti. Il Pane da giusti vi fa santi. Un bagno monda ma non nutre. Rinfresca, ristora, ma non si fa carne nella carne. Il cibo invece diviene sangue e carne, diviene voi stessi. Il mio Cibo diviene voi stessi.

65Oh! pensate! Guardate un piccolo bambino. Oggi mangia il suo pane e domani ancora e poi domani, e domani, e domani. Eccolo che si fa uomo: alto, robusto, bello. È sua mamma che l’ha fatto così? No. Sua madre l’ha concepito, portato, dato alla luce, allattato e amato, amato, amato. Ma il piccolino, se dopo il latte non avesse avuto altro che bagni, baci, e amore, sarebbe perito di inedia. Quel piccolo si fa uomo per il cibo da adulto che prende. Quell’uomo è tale perché prende giornalmente il suo cibo.

66Lo stesso è per il vostro io spirituale. Nutritelo del Cibo vero che dal Cielo discende e che dal Cielo vi porta tutte le energie per farvi virili nella Grazia. La virilità sana e forte è sempre buona. Guardate come è più facile vedere uno, malazzato, essere aspro e senza compatimento e pazienza. Il mio Cibo vi farà sani e forti nella virilità dello spirito e saprete amare gli altri più di voi stessi, come Io vi ho amati.

67Perché, guardate, figli, Io vi ho amati non come uno ama sé stesso. Ma più di Me stesso. Tanto che mi sono posto a morte per salvare voi dalla morte. Se amerete così, conoscerete Dio. Sapete cosa vuol dire conoscere Dio? Vuol dire sapere il gusto della vera Gioia, della vera Pace, della vera Amicizia.

68Oh! l’Amicizia, la Pace, la Gioia di Dio! È premio promesso ai beati. Ma esso è già dato a chi ama sulla terra con tutto sé stesso.

69L’amore per esser vero non è di parole. È di fatti. Attivo come la sua fonte che è Dio. Né mai si stanca di operare neppure per delusioni che vengono dai fratelli. Povero quell’amore che cade come uccello dalle ali deboli quando un ostacolo lo ferisce! Il vero amore, anche ferito, sale. Con l’unghiae col becco si arrampica, se più non può volare, per non giacere nell’ombra e nel gelo, per essere nel sole, medicina di ogni male. E appena rinvigorito ecco che riprende il volo. E va da Dio ai fratelli e da questi a Dio, angelica farfalla che porta i pollini dei celesti giardini per fecondare i terrestri fiori, e porta i profumi, rapiti ai più umili fiori, a Dio perché li accolga e li benedica.

70Ma guai se si allontana dal sole. Il Sole è la mia Eucarestia, perché in essa è benedicente il Padre, amante lo Spirito, mentre Io, il Verbo, opero.

71Venite e prendete. Questo è il Cibo che ardentemente chiedo sia consumato da voi.»

IV. Se rimanete in me e Io in voi chiedete e vi sarà dato[412].

“Se rimanete in Me e rimane in voi la mia dottrina, vi sarà dato quel che chiedete” [413]

72«Io scendo in voi e mi faccio cibo vostro. Ma, come Centro che Io sono, a Me vi aspiro. Voi vi nutrite di Me, ma con più ragione Io mi nutro di voi. Le due fami sono insaziabili e continue. La vite nutre i suoi polloni. Ma sono i polloni che fanno la vite. L’acqua nutre i mari, ma sono i mari che nutrono l’acqua, risalendo in evaporazioni per scendere di nuovo. Perciò voi dovete rimanere in Me come Io in voi. Divisi, non Io, ma voi morreste.

73Io sono cibo per lo spirito e cibo per il pensiero. Lo spirito si nutre della Carne di un Dio. Essenza effusa da Dio[414], non può aver cibo che da ciò che è la sua matrice. Il pensiero si nutre della mia Parola che è il Pensiero di un Dio.

74Il vostro pensiero! L’intelligenza è quella che vi fa somiglianti a Dio perché nell’intelligenza è memoria, intelletto e volontà, come nello spirito è somiglianza per essere spirito, libero, immortale.

75Il vostro pensiero, per esser capace di ricordare, intelligere, volere ciò che è bene, deve esser nutrito della mia dottrina. Essa vi ricorda i benefici e le opere di Dio, chi è Dio, che si deve a Dio. Essa vi fa comprendere il bene e discernerlo dal male. Essa vi fa volere fare il bene. Senza la mia dottrina divenite schiavi di altre che hanno nome “dottrina”, ma sono errori. E come navi senza bussola e timone voi andate a naufragio. Uscite dalle rotte. E come potete allora dire: “Dio mi ha abbandonato” quando siete voi che avete abbandonato Lui?

76Rimanete in Me. Se non vi rimanete, è segno che mi odiate. E il Padre mio odia chi mi odia, perché chi odia Me odia il Padre essendo Io uno col Padre. Rimanete in Me. Fate che il Padre non possa distinguere il tralcio dalla vite tanto il tralcio è uno con essa. Fate che il Padre non possa capire dove finisco Io e cominciate voi tanto la somiglianza è piena. Chi ama finisce per prendere dell’amato inflessioni, intercalari e gesti.

77Io voglio che voi siate altrettanti Gesù. E questo perché voglio che voi abbiate quanto chiedete – fusi a Me, non potete chiedere che cose buone – e non abbiate a conoscere ripulse. E questo perché Io voglio che abbiate più ancora di quanto chiedete, perché il Padre effonde in un continuo flusso d’amore i suoi tesori sul Figlio suo. E chi è nel Figlio fruisce di questa infinita effusione, che è l’amore di Dio che si letifica nel suo Verbo e che circola in Lui. Ora Io sono il Corpo e voi le membra, e perciò la Gioia che mi inonda e viene dal Padre, la Potenza, la Pace, ogni altra perfezione che in Me circola, si trasfonde in voi, miei fedeli che siete parte di Me, inscindibile qui e oltre.

78Venite e chiedete. Non abbiate paura di chiedere. Tutto potete chiedere perché Dio tutto può dare. Chiedete per voi e per tutti. Io vi ho insegnato. Chiedete per i presenti e per gli assenti. Chiedete per i passati, i presenti, i futuri. Chiedete per questa vostra giornata e per la vostra eternità, e per questa e quella di chi amate.

79Chiedete, chiedete, chiedete. Per tutti. Per i buoni perché Dio li benedica. Per i malvagi perché Dio li converta. Dite con Me: “Padre, perdona loro”.[415] Chiedete: la salute, la pace in famiglia, la pace nel mondo, la pace per l’eternità. Chiedete la santità. Sì, anche questa. Dio è il Santo ed è il Padre. Chiedetegli, in un con la vita che vi mantiene, la santità attraverso la Forza che viene da Lui.

80Non abbiate paura di chiedere. Il pane quotidiano e la benedizione quotidiana. Non siete tutto corpo, non siete ancora tutto spirito. Chiedete per questo e quello, e vi sarà dato. Non temete di osare troppo. Io per voi ho chiesto la mia stessa gloria, anzi ve l’ho data addirittura perché siate simili a Noi che vi amiamo e il mondo conosca che siete figli di Dio.

81Venite. In questo mio Cuore è il Padre vostro. Entrate, ché Egli vi possa riconoscere e dire: “Si faccia gran festa nei Cieli perché ho ritrovato un figlio che amavo”.»[416]

 

82«Ti ho accontentata» dice Gesù «Ho parlato sempre Io. Ho voluto parlasse la mia eucaristica Voce. Abbiatela per mio regalo. Benedico te e tutti quelli che l’ascolteranno.»

385. L’alito di vita[417].

Soffio infuso da Dio.

Il Libro della Genesi[418].

1Rileggo oggi, 15, l’Ora santa dettata ieri, e Gesù mi dice:

2«Per coloro che sempre si permettono di fare appunti sulle mie parole, dico che se non le capiscono studino teologia. Esse rispondono a quanto la teologia insegna.

3E per la frase, che certo darà loro noia: “Lo spirito è essenza effusa da Dio”, pensino che l’anima è “soffio infuso da Dio”. Voi, privi d’anima, siete cadaveri.

4Aprano la Genesi. Essa dice: “il Signore Iddio formò l’uomo col fango della terra e gli ispirò in faccia il soffio della vita”.[419]Non mi dicano: “Per dargli vita”.

5No. Per dare vita agli animali domestici o selvatici, quadrupedi, rettili, pesci, uccelli che fossero, non ebbe bisogno di “ispirare loro in faccia il soffio vitale”. Li creò e basta. Il soffio di Dio è l’anima, l’anima vita. È l’alito dello Spirito di Dio che diviene spirito vitale nell’uomo.

Le resurrezioni operate da Gesù[420].

6Aprano anche i Vangeli. E con che credete che Io rendessi vita ai morti? Con la mano? Con la voce? No. Infondendo il mio alito, che per esser di Dio era vitale, ossia era spirituale, era anima. Mi curvavo sui morti e li prendevo per mano e comandavo: “Levati”. Si. Ma ciò era la forma esteriore e visibile. Mentre mi curvavo, alitavo loro in volto lo spirito, l’effusione del mio spirito, e tornava la vita.

La resurrezione di Lazzaro[421].

7E se nella risurrezione di Lazzaro[422]essi, coloro che fanno appunti al mio dire, mi dicono: “Tu Lazzaro non lo hai avvicinato”, Io rispondo: “Per questo, in questo miracolo, ho invocato l’aiuto del Padre e – imparate, o uomini – per averlo senza fallo l’ho ringraziato avanti il miracolo per avermi esaudito: ‘Padre, ti ringrazio di avermi esaudito. Io so che Tu mi esaudisci sempre. Ma lo dico per il popolo che mi circonda, affinché creda che Tu mi hai mandato’”. Fede sicura, riconoscenza pronta. Riconoscenza anticipata, anzi, prova della fede sicura. Per Lazzaro sepolto nel sepolcro, oltre lo spazio e le bende e il marciume, lontano da Me, occorre l’effusione vitale da Dio. E la vita ritorna.

La resurrezione operata da Elia[423].

8Aprano anche il Libro. Al libro III dei Re cap. 17.[424] Come rende vita al figlio della vedova di Sarepta il profeta Elia? Stendendosi per tre volte sul morticino e gridando a Dio. Ma anche ispirando al morto lo spirito che la preghiera a Dio gli aveva reso potente di potenza vitale. Elia, profeta, ossia servo di Dio, ma non Dio né Figlio di Dio, deve per tre volte ripetere preghiera e infusione. Ma è sempre alito che infonde. Alito spirituale.

Espressioni bibliche[425].

9E non dice il Libro: “Non vogliate essere simili agli animali la cui vita è nelle nari”?[426] Per dire che la Vita non è nel respiro ma nel profondo, in un punto segreto, ma da cui si diffonde per tutto il corpo e dal quale può effondersi in palpiti risalenti al Cielo: carità verso Dio; spandentesi sulla terra: carità verso il prossimo. Perciò: essenza effusa e infusa da Dio, essa si nutre del cibo di Dio.

Insegnamento della preghiera di Gesù[427].

Nutrimento spirituale quotidiano.

10E per l’altra frase: “Io per voi ho chiesto la mia stessa gloria, anzi ve l’ho data addirittura…”, che certo li urterà, prendano il Vangelo di Giovanni e lo aprano là dove è la mia estrema preghiera avanti la Passione[428]. Sarebbe salute se di essa se ne nutrissero quotidianamente lo spirito e la dessero come sbriciolato pane al gregge dei “piccoli” che ho loro affidato.

11Meno libri e libroni, scribi del 20° secolo! Ma questa, questa, questa preghiera di cui ogni parola apre orizzonti, sorgenti, tesori di salute, perché vi insegna amore, fede, speranza, fortezza, giustizia, prudenza e temperanza. E se non vedono dove sono queste virtù in essa, difficilmente accetteranno la mia lezione che le mostra loro.

Virtù da assimilare.

12È amore la nota fondamentale di tutta la mia preghiera.

13È fede quando Io chiedo per gli uomini i celesti doni.

14È speranza quando parlo di quelli che ancor non sono ma che si santificheranno perché il Padre li santificherà anche dopo che Io non sarò più evangelizzatore fra gli uomini.

15È fortezza perché Io grido questa mia preghiera, che pare un inno di trionfo, nell’ora in cui so che si appresta ciò che è tortura per la carne e apparente fallimento di ogni speranza, fede e amore da parte di Dio e degli uomini e in Dio e negli uomini.

16È giustizia quando Io chiedo che “siano una sola cosa con il Padre a con Me” coloro che non sono figli di perdizione non avendo voluto seguire Satana. No, non perisce chi non vuole perire. Non perisce. E per chi non vuole perire è serbata l’amicizia e l’unione con Dio. Perché il Padre ed Io siamo giusti e giudichiamo con giustizia, tenendo presente la debolezza dell’uomo e le circostanze che aumentano la debolezza.

17Ed ecco che Io metto la prudenza nella preghiera mia. Non dico: “Essi sono santificati da Me e non c’è bisogno d’altro. Sono sicuro di essi”. No, ché anzi dico: “Santificali nella verità”. Prego che questa santificazione sia inesausta per controbilanciare l’inesausta e deleteria azione della natura aizzata da Satana.

18Infine è temperanza quando non oso dire: “Mi sacrifico totalmente e li voglio totalmente gli uomini”. Li vorrei. Ma non sarebbe giustizia, perché molti non meritano salvezza per il loro connubio con Satana. E allora Io chiedo, con temperanza, coloro che si santificheranno per aver creduto e vissuto secondo la Parola che il Padre mi ha data perché Io a loro la dessi. A questi Io do la gloria che il Padre mi ha data. “E la gloria che Tu mi desti l’ho data loro perché siano una sola cosa con Noi” (Giovanni cap. 27 v. 22).

“Questa mia piccola ” voce “”[429].

19Ecco la frase che a loro parrà eresia del mio piccolo Giovanni. No. Io lo proteggo. Me lo stringo al cuore, lo metto nel cerchio delle mie braccia, questo “piccolo” che sa ascoltarmi e comprendermi perché mi ama. Ecco la sua forza. Mi ama e perciò vi supera, dotti che siete dotti come lo potete essere: con una sola ala alla vostra scienza perché l’altra vi manca non avendo ardente, totale carità; che siete dotti, ma che non siete amorosi.

20Questa mia piccola “voce”, che è come quella di un piccolo passero che sta ad ali tese a seguire il volo dell’aquila perché vorrebbe seguirla per udirne il canto e ripeterlo ai suoi compagni, merita – perché l’aquila regale non opprime i piccoli passerotti, ma se ne fa degli amici anche in prigionia – merita che la corrente veemente del volo regale trascini la sua piccolezza, incapace di altezze, ad altezze paradisiache, e che sotto la protezione delle sue potenti ali l’aquila la difenda dai nibbi e dai falchetti e le conceda di nutrirsi sulla roccia solitaria coi minuzzoli che essa le sbriciola. Perché l’aquila l’ama.

21Tanto l’ama, questa piccola voce. E perciò l’ha ribattezzata “Giovanni” perché, oltre all’Aquila divina, essa sia difesa dall’aquila apostolica e impari il suo canto dal nostro, ed abbia pace all’ombra della nostra fortezza, calore per il Sole al quale la trasciniamo, cibo per quanto le diamo. Io la difendo. Io e Giovanni.

22E quando il piccolo passero non avrà più voce e tacerà dopo l’ultima professione d’amore, quando le sue piccole ali si raccoglieranno sul cuore che ha tanto palpitato d’amore ed i suoi occhi si chiuderanno non per sazietà di vedere il Sole, il suo Sole[430], ma perché l’ardore di esso l’avrà consumato, noi lo prenderemo e lo porteremo con noi, oltre il limite che separa l’umano dal sovrumano, e lo poseremo in grembo a Maria, ai piedi del trono di Dio, perché riaprendo ali, bocca e occhi, voli, canti, veda. Voli al Sole-Dio. Canti al Sole-Dio. Veda il Sole-Dio.

23Questo per coloro che “la odiano senza ragione” come hanno odiato Me.

Dedicato ai “piccoli” che amano[431].

24Per coloro, poi, che mi amano e l’amano, dico che Io do loro l’Ora santa. L’ho dettata per molti, ma la dedico a loro che la desideravano e a P. Migliorini.[432]

25Non la dedico alla “mia” piccola voce. Lei è adoratrice perpetua ed ha il suo Maestro che di ora in ora le suggerisce le adorazioni, tenendola Cuore a cuore.

26La dedico al Padre M. che è il piccolo padre di questa piccola voce il cui Padre è Dio. A Paola, che voglio che ora e sempre pensi e senta che ha un Padre e una Madre in Cielo e sia serena perché la fede in un amore vero – e nessun amore è più vero del nostro – dà serenità. A Marta, perché anche lei ha bisogno di pensare che non è sola. E pensarlo anche quando la “piccola voce” sarà lontana da lei, ma attiva per lei nel mio seno più di ora.

27Vi benedico tutti.»

Esperienza carismatica.

L’abbraccio di Gesù[433].

28Quando Gesù diceva: “il mio piccolo Giovanni Io lo proteggo. Me lo stringo al cuore, lo metto fra il cerchio delle mie braccia”, mi sono sentita prendere per le spalle da Gesù. La mano destra sulla mia spalla destra e la mano sinistra sulla spalla sinistra, e Gesù mi attirava a Sé, così, standomi alle spalle e parlandomi fra i capelli per dettare il resto del dettato. Sentivo l’alito di Gesù sul sommo del capo mio, e i suoi lunghi capelli vellicarmi una tempia.

29Come è bello stare così sotto il manto di Gesù e contro il suo cuore! Sentivo, non vedevo. Gesù, per me, l’ho visto soltanto il 7 giugno.

386. Il buio e la cupezza della desolazione[434].

La sofferenza morale.

1Come è buono il Signore!

2Ieri sera avevo un’ora di Getsemani. La sofferenza morale era tale e tanta che faceva reazione anche alla sofferenza fisica, che voleva risolversi nel quotidiano sopore e collasso. Non ero, no, in collasso ieri sera! Ero, al contrario, eccitatissima. Gesù aveva lasciato andare il suo pulcino e, non più sostenuta dai suoi vanni d’Aquila[435], io precipitavo, toccavo il fondo, il buio, la cupezza della desolazione.

3Da questo buio, da ogni parte di esso, sorgevano i fantasmi del dubbio sulla verità di ciò che mi avviene, del timore di rappresaglie umane per me e per chi mi dirige, e lo sconforto di esser senza direzione spirituale e medica, proprio ora che sono sempre più vicina alla morte, e torturata da tali sofferenze morali e fisiche che io provo continuamente l’agonia o per l’una o per l’altra delle mie cinque malattie principali, o per il tedio e la ripugnanza per quanto mi circonda qui, sacerdote per primo, così… diverso da come io penso e desidero il sacerdote, e spasimo al pensiero di non riavere più il bene di tornare a casa mia… Oh! quante cose su un cuore!

4La più torturante, era la voce che mi diceva: “Sei una illusa. Non ti salvi e non salvi. Ti danni. Sarai scomunicata dagli uomini e maledetta da Dio”. Ma anche le altre!… Un cespuglio di spine… Sentivo la pazzia salire dal cuore al capo… Non era disperazione, perché sentivo Gesù e me lo sentivo Amico pietoso. Ma era desolazione fortissima. Avevo paura che si risolvesse in un delirio. Invece – perché quando c’è Gesù si può formare la tempesta, ma non può sommergerci – ha servito unicamente a tenermi desta per fare l’ora di adorazione notturna, insieme a Paola e Marta.

Certezza del carisma.

5Dopo – era ormai passata la mezzanotte – Marta mi dà la sua Filotea[436]perché le cerchi il punto per le preghiere di oggi. Cerco e trovo la devozione al Sacro Cuore. Guardo così, tanto per fare, le note introduttive e, con un tuffo al cuore che mi sommerge tutte le larve di tormento e fa emergere una grande pace, leggo della prima apparizione di Gesù a Margherita Maria.

6Io non so che ben poco di questa santa. So che era Visitandina, che le apparve Gesù, che fu combattuta dai superiori e diretta da La Colombiere[437]e che soffri molto. Non di più, e per averlo sentito dire dodici anni fa, quando ero nell’Azione Cattolica. Mi ricordavo che ci era stato detto che Gesù le era apparso su una pianta di nocciolo. Perciò, quando il l° giugno ho avuto la visione dell’apparizione di Gesù a Margherita Maria[438], l’ho descritta come la vedevo, è naturale, ma mi pareva errata perché vedevo che ciò avveniva nel coro invece che sul nocciolo. E naturalmente diffidavo più che mai di me. Ebbene, per confortarmi, ieri sera Gesù mi fa trovare, descritta su quel libro che non è mio e che io non uso mai perché… non mi piace, l’apparizione così come io l’ho vista, fin nei particolari uguale.

7“Che inezie!” diranno certuni. Provare ad essere nel mio caso e nel mio stato per poter capire se sono o non sono inezie! Per me è stato il colpo di timone che mi ha levato dal fortunale e riportata in porto. L’Aquila mi ha ripreso nei suoi vanni ed è rimasta soltanto la sofferenza fisica, atroce. Ma di questa non ho paura.

Sperare contro ogni speranza.

8Penso le stesse cose di ieri: che potrei avere astio di nemici alla mia missione, che non ho presso un vero sacerdote, che forse non vedrò più la mia casa, che mi sento morire in questo luogo, a me micidiale in tutto… Ma le penso fra le braccia di Gesù e allora… non fanno dare di Volta la testa.

9Certo che la mia povera testa è una palla di vetro soffiato ed è appesa a un filo di ragnatela. Il minimo urto può spezzare per sempre la mia ragione che da troppo tempo e da troppe cose è soggetta a continue burrasche. Ma voglio sperare. Dico insieme al beato Eymard:[439] “Fate che io speri contro ogni speranza, o mio Signore. Voi farete ogni cosa perché mi manca ogni umano appoggio e sono tra le tenebre più fitte”.

387. La Città celeste[440].

Le stelle del firmamento[441].

Dice Gesù:

1«A farti dimenticare gli uomini che sono sempre delle belve pronte a ferire i meno uomini fra loro – sempre belve anche se non malvagi nel vero senso della parola, sempre mordenti le anime, se non le carni, di quelli che per esser “miei” sono meno atti a rendere morso a morso e unghiata a unghiata – vieni, ché ti voglio fare contemplare le stelle.

2Volevo fartele contemplare ieri sera. Ma eri così ferita che non potevi che piangere e dolorare sul mio cuore, e ti ci ho tenuta senza importi altra fatica fuorché quella che non era “mia” ma dell’umanità crudele.

3Ora guarda. E considera con Me.

4Vedi quanti astri splendono nel velluto sereno del cielo notturno? Milioni. La loro luce pare dica parole misteriose. Io, Uomo, nelle mie notti solitarie, mi perdevo a contemplare le stelle. Mi immergevo con lo sguardo, e più con l’anima, fra quelle aiuole di luce passando da fiore a fiore, confrontando grandezze e colori di quelle corolle stellari, paragonando la vaghezza del loro brillio. E mi piaceva pensare che, come i fiori nei campi e nei giardini, ondeggiando mollemente al vento dell’alba e della sera, si comunicano parole di profumo, così lassù da astro ad astro andassero segrete parole di luce, e che ogni intermittenza nel brillare, ogni lampo più vivo, ogni fermo raggiare, fossero altrettanti punti ad una frase, altrettanti assensi ad una domanda, altrettanti discorsi del più acceso oratore, e tutti detti per lodare la magnificenza di Dio.

Regola per raggiungere le stelle[442].

5Le stelle! Così lontane e così vicine! Lontane milioni e milioni di metri, volanti come uccelli di fuoco per i campi sterminati del cielo, eppure così visibili all’occhio dell’uomo per dirgli: “Credi in Dio. Anche noi siamo una prova della sua esistenza”. Si direbbe che con poca fatica si potrebbero raggiungere e toccare, tanto certe sere paiono vicine. Eppure stolto sarebbe chi pensasse di poterlo fare anche salendo sulle cime più alte del globo. Sia che l’uomo le contempli dalla pianura più piatta, sia che alzi il suo sguardo ad esse dalle vette delle montagne asiatiche sulle quali con difficoltà vive anche l’aquila tanto vi è rarefatta l’aria per l’altezza, sia che elevandosi ancora – per uno di quei mezzi che sono prova dell’intelligenza umana, ma che non sapete usare che per servire la barbarie, e perciò la inquinate di odio infernale – non può mai vederle più vicine e tanto meno raggiungerle. Più egli si alza e più esse si sprofondano nell’etere e palpitano, palpitano dicendo: “Noi, figlie di Dio, non siamo per te, perché tu ci contamini con la tua umanità decaduta. Noi, creature di Dio, non siamo che una scintilla di quell’oceano di luce che è il Regno di Dio. Per raggiungere l’Astro vero, per conoscere la sua Luce, non hai che da spogliarti di ogni tua umanità. Conoscerai così Dio, ché Egli si svela a chi lo ama e nell’amore consuma sé-uomo e fa regnare sé-anima, e lo possederai poi, dopo la breve vita, per la Vita eterna. Noi, i millenari astri, conosceremo morte. Non la conoscerete voi se farete di voi dei figli di Dio”.

L’immenso pavimento della celeste Città.

6Vedi, Maria, come Dio vi ama, come ti ama. Scrivilo ben chiaro e sottolinealo perché tu to veda bene. Come Dio ti ama. Nessun uomo, con nessun mezzo, può raggiungere la stellina più vicina alla terra, la più umile nel suo fuoco. Ma Dio concede a te, poiché ti ama e poiché lo ami, di raggiungerlo, di conoscerlo, di immergerti nel suo Fuoco. E pensa che vi è meno distanza fra la terra e le stelle che fra le stelle e il trono di Dio. Esse sono l’immenso pavimento della celeste Città, le fondamenta, più ancora del pavimento. Su, su, molto più su, ad altezze inconcepibili poiché non rispondono a misure umane, è quel beato Regno di cui la Trinità è Signora e nel quale è preparato il posto per chi ama. Ma poiché l’amorosa fretta di Dio non conosce indugi, Egli, anticipando il tempo, a Lui vi aspira con lo spirito, a voi si dona col suo Fuoco.

La capacità di amare[443].

7E che ti importa della meschinità umana? Lasciala agli umani. Vieni. Hai Dio che ti ama. Tutto il resto è nulla. Niente può servire a raggiungere Dio: Stella eterna. Solo l’amore serve a questo.

8Più alto della più alta vetta, più potente del più potente mezzo, con la sua forza, illimitata perché spirituale, l’amore vi congiunge a Dio, ve lo fa conoscere. Basta che cura vostra sia di amare completamente. Di fare dell’amore l’unico sforzo della vostra vita. Non perdetevi in altre ricerche. Cercate di possedere l’amore e coltivatelo, fatelo sempre crescere alimentandolo senza pigrizia e senza paura. Fatene un rogo. La fiamma sale, la fiamma splende, la fiamma canta. Salite verso Dio. Splendete nell’amore che vi accende. Cantate il vostro amore. Rendete a Dio ciò che Egli vi ha messo in cuore per farvi simili a Lui: la capacità di amare.

9Dio è Amore. Chi non ha in sé amore non ha somiglianza con Dio.»

388. Fidanzamento e Matrimonio mistico[444].

Sposalizio mistico.

Promozione spirituale[445].

Dice Gesù:

1«No. Non ti lamentare e non ti rammaricare come, per un cambiamento di amore a tuo riguardo. Questo non è diminuzione; è aumento. Parlo a te e a tutti gli spiriti che si sono votati tutti a Me e che si trovano nel tuo stesso caso. Sono coloro sui quali il mio occhio si riposa e si consola di tutte le infamie che vedo compiere sulla terra.

2Quando uno ha compiuto un lavoro duro, affliggente, ripugnante anche, non trova grande gioia a respirare nell’aria pura ed a guardare un bel prato verde e fiorito? i polmoni si dilatano, l’occhio si riposa, la mente si ricrea. Pare di rinascere.

3Lo stesso accade al vostro Gesù. Tanto addolorato, tanto disgustato! E da tanti! Pensate: sono la Bontà e l’Amore e ricevo offese, odio continuo, e devo usare il rigore per punire i colpevoli. Questo mi stanca più del portare la croce. Non che allora ignorassi che morivo inutilmente per molti. Non lo ignoravo, ma Io parlo della fatica materiale e del momento. Questa è fatica continua e dello spirito mio. I colpevoli affaticano lo spirito di Dio. Pensate a questo e comprenderete quanto è grave la colpa se è atta a stancare uno spirito perfetto come il divino. Ebbene voi, miei prediletti, mi riposate.

Parabola del fidanzamento.

4E senti questa parabola per voi.

5Un uomo ama una donna. L’ha vista bella, gli hanno detto che è buona, pura e modesta, ed egli ha sentito un affetto sorgergli in cuore, e con l’affetto la speranza di potere possedere come moglie quella donna e farne la perla della sua casa.

6Si fa presentare ai parenti e chiede loro la giovane. Glie la concedono. E lui con mille attenzioni cerca di conquistarne l’affetto, perché il suo è già amore gigante e vuole portare allo stesso la sua amata. Ogni volta che va le porta qualcosa che sa di suo gusto, quando le è lontano pensa cosa le può portare, se è lontano dal paese le scrive per dirle quello che a voce non può dirle, e appena torna nel luogo corre da lei. Non le racconta i crucci propri. Quelli li lascia fuori della porta perché non la vuole addolorare, e per lui è già sollievo vedere il viso sorridente dell’amata.

7Così passa il tempo che voi chiamate “fidanzamento” e noi ebrei “sposalizio”, ma che non essendo coniugio consumato era, in fondo, un fidanzamento ufficiale rigorosissimo, tanto che la donna prendeva il nome di “vedova” se to sposo le moriva avanti il matrimonio consumato, lasciandola vergine.

8Ma poi viene il momento in cui la donna lascia la casa paterna ed entra in casa dello sposo per essere “una sola carne con lui” secondo il comando antico[446], e per sempre, secondo il mio nuovo comando che dice: “Ciò che Dio ha congiunto non può essere separato dall’uomo per nessun motivo”.[447] Poiché separare vuol dire spingere all’adulterio, e il peccato di adulterio lo commette non solo chi pecca nella materia ma chi produce le cause del peccato, mettendo una creatura nelle condizioni di peccare.

Legame insolubile.

9E questo vada detto non solo ai mariti che abbandonano le mogli ed alle mogli che si separano dai mariti, ma anche ai parenti dell’una e dell’altra parte che per un loro particolare malanimo od egoismo mettono zizzania fra due coniugi, o a quei bugiardi amici di casa che con menzogne, o anche semplicemente con l’aizzare un malumore, che non aizzato cadrebbe, creano fra due sposi dei fantasmi atti a rendere insopportabile la convivenza.

10In verità vi dico che, se gli sposi sapessero vivere isolati nel cerchio del loro affetto e dell’amore per la prole, il 90% delle separazioni coniugali cesserebbe d’essere, perché gli stessi motivi di incompatibilità che vengono addotti per ottenere una separazione fra coniugi vi sono in ogni convivenza: fra figli e genitori, fra parenti, tra fratelli, anche tra amici che si siano riuniti, né li rendete così imponenti da giungere ad una scissura. E questo, che è il legame insolubile in ogni modo, lo spezzate con la massima facilità.

11Mai dovreste essere infedeli, mai. Ma questo solo potrebbe, non dal mio punto di vista, ma dal vostro, essere l’unico movente di una separazione. Dal punto di vista naturale. Perché il soprannaturale dice: “Se uno dei due ha già mancato, doppio dovere del secondo d’esser fedele per non privare la prole dell’affetto e del rispetto. Affetto dei genitori alla prole, rispetto della stessa ai genitori. E colui o colei che, non sapendo perdonare, allontana il colpevole e rimane solo, difficilmente poi sa rimanere solo e passa, a sua volta, ad illeciti amori le cui conseguenze si riversano sull’immediato presente dei figli e sulla loro moralità futura”. Perciò Io dico: “Non è lecito all’uomo, per nessun motivo, non è lecito al cristiano separare ciò che un Sacramento ha congiunto nel Nome di Cristo”.

Mistici sponsali.

12Ma Io non voglio parlarti di ciò. Voglio parlare a te, anima mia che sei congiunta non a uomo ma a Dio con offerta di carità che Egli ha accolta. Io voglio parlare alle anime tue sorelle nell’amore totale per Me.

13Quando la sposa lascia dunque la casa paterna e diviene moglie di colui che l’ama, sale ad un grado di amore più grande. Non sono più due che si amano. Sono uno che si ama nel suo doppio. L’uno ama sé riflesso nell’altro, poiché l’amore li stringe in un nodo così stretto che la gioia annulla la personalità e i due singoli godono di una unica gioia.

14Corrispondono ai due primi periodi degli sponsali mistici. Prima siete amate e vi affezionate al Dio che vi ama. Poi penetrate in un più alto amore e gioite delle sue gioie che divengono vostre gioie. Ma non è la perfezione della sposa, questa. Già te l’ho detto[448] e ora te lo ripeto per rispondere al tuo perché. “Perché ora non hai più quelle parole di così sicura pace, di così affermativa promessa che Tu mi avresti risparmiato certi dolori?” hai detto poco fa rileggendo le pagine d’ottobre.

15O Maria! Perché! Perché ti ho portata più in alto.

16Gli uomini mi fanno accusa di ripetermi nel mio dire. Ma se devo ripetermi con te che sei tutta tesa ad ascoltarmi e mi sembri un uccellino di nido a bocca spalancata per attendere il cibo che il padre gli porge – il tuo cibo che è la mia parola – come non devo ripetermi quando parlo per chi non mi sta attento? Una, due, cento, mille volte devo ridire le stesse verità per ottenere che un minuzzolo di esse penetri nel loro cuore e vi susciti una luce. Ché se poi tale luce si spegne non è mia la colpa, né possono accusarmi della loro cecità.

Frutti del matrimonio sacramentale.

17Ora Io ti dico. Quando è passato il periodo entusiasmante dell’amore, questo si matura in una virilità dignitosa, e dell’uomo e della donna, dianzi nulla più che due abitanti della terra, e poi divenuti una carne sola, fa un padre ed una madre che si amano su una cuna e si guardano dicendo, dicendo come disse Dio Creatore rimirando l’Uomo– pensate, o genitori, la vostra potenza -: “Abbiamo fatto una creatura che è eterna, che è dei Cieli, di Dio”. Tale è il destino dell’uomo e, se il suo malvolere non lo travia, tale è la sua mèta gloriosa. Ma giunti a questa perfetta unione, non diviene la sposa anche madre, sorella e amica del consorte?

18Oh! dolce conforto per l’uomo quella donna che lo sa amare con tale perfezione che egli possa versare in essa tutti i suoi pensieri ed esser sicuro che sono compresi e consolati!

19Oh! benedetta quella casa dove la santità del Sacramento vive nel vero senso della parola e produce una inesausta fioritura di atti di amore. Amore non di carne soltanto, ma più di spirito. Amore che dura e anzi cresce quanto più gli anni e gli affanni crescono. Amore che è vero amore. Perché non si limita ad amare per il godimento, ma abbraccia la pena del coniuge e la porta seco lui per sollevarlo del peso.

20Si amano meno due che piangono insieme di due che si baciano e sorridono? No, Maria. Si amano di più. L’uomo mostra di stimare molto la sua donna se ad essa confida tutto di sé stesso per averne consiglio e conforto. La donna mostra di amare molto il suo uomo se sa comprenderlo nei suoi pensieri e se volonterosa lo aiuta a portare i suoi affanni. Non vi saranno più baci di fuoco e parole di poesia. Ma vi saranno carezze d’anima ad anima e segrete parole che si mormorano gli spiriti, dandosi l’un l’altro la pace del vero amore. Del vero matrimonio.

Frutti del matrimonio spirituale.

21Ebbene, anima mia. Ora sei in questo stadio. Col tuo amore al mio fuso mi hai partorito dei figli. Sono figli che mi hai dato tutti coloro che hanno conosciuto Me, o conosciuto meglio, attraverso il tuo operante amore. Li conoscerai un giorno e ne gioirai.

22Ora che Io ti amo tante volte di più per ogni figlio che mi hai dato, ora che so che tu mi ami sino a volere prendere su te la croce dell’interesse mio, perché la gloria del tuo Signore ti preme più della tua vita, ecco che Io con te agisco da Sposo sicuro della sposa sua. Non ti mostro più unicamente il sorriso, ma anche il mio pianto. Non ti carezzo più con le rose, ma ti stampo rose di sangue sul cuore appoggiandovi contro la mia fronte coronata di spine; non ti bacio più con le labbra intinte di miele e vino, ma con la bocca amara dell’aceto e del fiele che è stato il mio ultimo beveraggio ed al quale si è mescolato l’acre sapore del sangue che saliva dai polmoni spezzati nell’ultimo rantolo. Se così ti tratto è perché ti giudico “donna forte”[449]nel senso biblico della parola.

23Oh! che riposo per Me avere di questi cuori! Datelo, voi generosi che sapete amare, all’eterno Mendico che va chiedendo amore e non riceve che indifferenza e offese. Dammelo, Maria. E non temere d’esser discesa. Se avessi ali d’angelo saliresti sempre meno ratta che tu non salga con l’ali dell’amore generoso.»

Esperienza carismatica.

Promessa al Portavoce.

24Per sua norma, la mia frase che ha provocato il conforto di Gesù era scaturita così.

25Rileggevo le infuocate pagine dell’ottobre scorso, quando Egli mi prometteva che presto sarebbe venuto a prendere la sua colomba. “[Quando][450] la primavera è nelle nostre contrade e si ode la voce della tortora allora verrò” diceva. Ed io lo speravo tanto, ché di morire non ho nessun ribrezzo. Anzi, non desidero che di morire.

26“Ma perché” gli dicevo stamane pensando alla sua promessa e sentendomi d’ora in ora fuggire la vita come acqua da vaso spezzato – e fuggire in una desolazione tale, in una tale solitudine, che sarebbe meno crudele se fossi in un deserto, fuggire in un con il senno che qui mi si consuma ancor più rapidamente dell’organismo che pure va a rotoli, e solo io so come va a rotoli, in questo clima che mi dissenna per la pressione barometrica deleteria ad un malato dei miei mali, e per la debolezza del corpo sempre più denutrito, dato che non posso assimilare il cibo e perciò lo devo sospendere – “perché” gli dicevo “non mi hai preso prima del… non posso fare a meno di chiamarlo: maledettissimo 10 aprile?[451] Con mille torture, ma prima di quel giorno. Con la carne ròsa da un cancro, come avevo chiesto, ma non così… e non è finita ancora. Possibile che Tu, che mi hai sempre ascoltata per gli altri, per tutti gli altri, grandi e piccini, buoni e malvagi, credenti e atei, non abbia voluto ascoltare me per me? Perché?”

Dolente stupore.

27Il perché che mi trivella cuore e mente. Il perché al quale non è data una risposta che dia così pace al mio io da non farmelo più chiedere questo perché. Perché? Perché? È lo stupore sempre rinascente in me per il rifiuto di Dio a questa grazia che gli avevo chiesta, questa sola per me, dopo avergli dato tutto. Una grazia! Una per me!

28Lo stupore. Perché so quanto è buono. L’ho esperimentato per tutti e per me stessa. Per tutti perché mi ha sempre detto “sì” quando gli ho chiesto grazie per gli altri. Per me perché ha tante carezze per l’anima mia. Ma in questo non mi ha voluta ascoltare. Ecco il mio dolente stupore che non muore, che non può morire, che grida più forte che mai più il tempo passa e più io sento su me la morte e penso che dovrò molto probabilmente spirare fuor della mia casa.

29Sono nove anni che Gesù mi ha chiesto il mio papà[452], e con che strazio ho detto “si” solo Lui, che vede le mie quotidiane lacrime e sente i miei gridi che chiamano “papà, papà!” senza tregua, lo può sapere. E qui le lacrime sono ancor più amare. È un anno che mi ha chiesto la mamma.[453] Il 3 giugno 1943. E con che lacrime glie l’ho data, solo Lui lo sa. Gli altri no, perché io piango quando gli altri dormono o mangiano e credono che io faccia altrettanto. Ma là piangevo con pace, qui no. Non ho conforto, no.

30No, cari. Se la mia carità di prossimo vi risparmia la vista del mio dolore, sappiate tutti, vicini e lontani, che esso è vivo come quando seppi mamma condannata, ed ho sofferto l’agonia dell’orfana prima ancora, quattro mesi ancor avanti che orfana fossi, ed è sempre fresco e rovente come ferita testé data. Qui più rovente che mai.

Volontà di morire.

31Ma volevo morire là, là, là dove essi sono morti e dove, come poterono, mi amarono, e dove li ho amati molto, oh! molto più di me stessa. Volevo morire là dove almeno avevo trovato una guida in lei, Padre, e dove vi era tanto di Gesù. Qui sono una canna che il vento piega e non c’è niente che mi sia sostegno, neppure il ricordo e l’eco di Gesù, perché qui non è come là. Sento le voci, sento anche le carezze (molto raramente, là erano continue) ma li vedo, per me (legga il 7-6, quaderno nero II) una volta sola, né posso tenerne presente l’aspetto.[454]Anzi, tolto Dio, tutto il resto è il vento che piega e spezza la povera canna…

32Ma è anche perché sei Tu solo che non mi torturi, che ti dico: “Abbi pietà. Non farmi conoscere il fango. Non me né far più sentire il nauseante sapore. Io voglio Te, Te solo. Voglio continuamente continuare a dire: Dio è buono. Voglio poterlo continuare a dire, cosa che non potrei più fare se un colpo troppo crudele distruggesse quell’intelligenza che Tu mi hai data e che vuole rimanere integra per intendere Te e ripetere ciò che Tu le dici”.

33Oggi è mercoledì. Nella settimana è il giorno dedicato ai disperati.[455] Forse soffro per loro, per levare loro dalla tortura… Se è così… Basta che domani non sia come oggi. È come un serpe che si attorcigli e soffochi nelle spire viscide e fredde.

34O speranza, speranza, non ti spegnere mai nel cuore degli uomini! Non fare degli uomini dei bruti levando la tua luce che è intelligenza, fede, pace e via alla casa di Dio, al Regno di Dio.

389. Gratitudine del Portavoce[456].

Ringraziamento al direttore spirituale.

1Uscendo da un coma di otto ore e mezza, mi sveglio stamane alle 6,30 e per primo saluto del giorno sento il cannone. Molti cannoni, anzi, che sparano dalle alture vicine smentendo i facili ottimismi e le gratuite asserzioni di quanti dicevano che “qui, per essere una conca di monti, non c’erano artiglierie e perciò si era sicuri’’. Bene! Tiriamo innanzi.

2Ripeto quanto ho sempre detto dal 16 aprile, domenica in albis, giorno in cui, alle 17, mi fu parlato di questo luogo come residenza di sfollamento preferibile alle altre: “A S. Andrea[457]mi sentirò meno sicura che altrove ed avrò paura di tutto”.

3Così è. Ho paura. E orrore di morire qui. E dolore, grandissimo dolore di morire senza avere lei[458]vicino. L’unico che mi dà, fra gli umani, il conforto di cui ho bisogno: il conforto spirituale. Gli altri servono per Maria-carne e Maria-sentimento. Ma ormai carne e sentimento io li guardo come indumenti gettati sull’io vero. E il mio io è oramai ridotto al solo spirito. E a questo manca il suo aiuto.

4Ho tanto sperato di vederla in questi giorni. Per dirle tante cose e per dirle “grazie” per tutto il bene che ha fatto all’anima mia.

5Lei mi ha portato Gesù. Non intendo Gesù-Eucaristia. Qualunque sacerdote lo porta. Intendo Gesù a modo mio. La sua presenza e le sue cure mi hanno messa in condizione di intendere e vedere ciò che prima non vedevo nel selvaggiume che era in me e che da sola cercavo estirpare. Ma da sola facevo poco.

6È stato un grande errore e una grande crudeltà avermi separata da chi mi teneva così placida in Dio. Dio non è dove è tempesta. E se anche Egli vede che la tempesta non è originata da noi, e perciò plana sul mare irato del nostro cuore, la sua voce e la sua faccia male si intendono, con grande fatica, fra le nuvole e i clamori dei venti e delle onde.

Raccomandazioni al direttore spirituale.

7Dato che mi sento malissimo dal 19 giugno, e perciò sono nelle più infelici condizioni per superare gli orgasmi e le paure che sono incombenti e che dovremo assolutamente passare, penso che non resisterò. E me ne dovrò andare senza rivedere la mia casa e senza avere vicino lei. Avessi intorno tutto il mondo, sarò nel silenzio e nel vuoto come in un deserto, perché non avrò la parola che mi aiutava tanto. La sua. È un grande, grandissimo sacrificio questo. E solo Dio lo conosce quanto mi costi subirlo.

8Ad ogni modo: grazie di tutto. Marta sa come agire. Le ripeto: aiuti Marta, che nei suoi difetti di impulsività cela un cuore d’oro, e non l’ho mai capito tanto come da due mesi a questa parte…

9Penso che per ultimo dono le lascio la seconda parte della Desolata: Maria che ripassa per il Calvario; e l’Ora santa[459]. Quando le leggerà, pensi a me che le ho ricevute piangendo e sorridendo. Piangendo per il dolore di Maria e Gesù e mio, e sorridendo per la loro bontà. E preghi per me.

10Quasi non ci vedo e stento molto a scrivere. Penso che, anche se campo, fra poco non potrò più scrivere perché la vista non è più chiara. Vado per pratica, ma non vedo bene. Mi sono costruito un regolo per andare più dritta. Scusi perciò se sono quasi illeggibile.

11Un grazie anche alla Superiora delle Stimmatine.[460] Le dica che ho sempre pregato per lei perché la sua bontà mi ha proprio commossa e che pregherò anche dall’altra parte. Come farò per lei, Padre. Ne stia certo.

12Ora basta. Prego e attendo. Parlerà Gesù?…

Consigli spirituali. Più tardi (ore 12)[461]

Quale è l’unica cura dei beati?

   Dice Gesù:

13«Vedi, Maria. Un altro che si trovasse nel tuo stato d’animo peccherebbe molto di più e non soffrirebbe, spiritualmente, che molto meno. Perché in te è sofferenza anche la tema che la sofferenza ti possa portare a dare dolore a Me. Perciò, te l’ho già detto[462], tu credi di essere all’inferno o poco meno, mentre sei in Paradiso.

14Quale è l’unica cura dei beati? Tenersi fissi in Dio, loro Amore. E tu non fai, e con tanta maggior fatica perché aggrappati al tuo spirito sono carne e mente umana, la stessa cosa?

La vita spirituale non ammette imperfezioni né tiepidezze.

15La vita vera chiusa nell’uomo, ossia lo spirito, è fatta a somiglianza di Dio. Non conosce perciò misure di relatività e tende all’infinito e al Perfetto. E più, nel suo tendersi, gli si avvicina riflettendo in sé come specchio nitido la divina somiglianza, e più odia ciò che è non simile a Dio. Perciò anche l’ombra di una imperfezione, il sospetto di una tiepidezza, fanno a lui più orrore di una colpa grave in uno cristiano di nome soltanto e dell’ateismo in un senza Dio.

Per fare dimorare l’Ospite divino in noi.

16Si è che voi ricevete continuamente l’Ospite che vi è Padre e Signore e conoscendolo, alla sua luce, vedete voi quali siete, e vi abbassate sino all’annichilimento dicendo: “Come, Tu, Signore, vieni a me? Io non sono degno di averti”. Ma è proprio perché vi nutrite di questa amorosa umiliazione che l’Ospite divino viene e fa in voi la sua dimora. Vi trova amore, umiltà e volontà retta. E che altro vuole Dio per amarvi? Nulla. Sa che di più non potete dare sinché siete quaggiù.

Quando cesserà l’anzia?

17Ma vi dice anche, ti dice anche: “La tua ansia cesserà solo quando tu, creatura finita, ti fonderai all’infinito. Allora sarà finita la lotta, la paura di non piacermi, la pena della tua condizione.

18Non temere. Io ti lascio delirare. Non mi fanno paura i tuoi deliri perché so cosa sono e perché sono. Tanto poco mi fanno paura e sdegno che, mentre tu gridi il tuo dolore di creatura, Io ti tengo stretta per impedirti di farti del male vero. Il male vero sarebbe se tu ti allontanassi da Me timorosa di avermi disgustato. E allora Io, anche se tu non mi riconosci perché la prova ti fa velo, ti tengo così.

19Maria, sono il Gesù del Getsemani. E vuoi che non comprenda certe angosce? …”.»

390. Infanzia spirituale[463].

Teresa del Bambino Gesù.

Identificata col suo Modello.

1Dovevo descrivere la visione avuta ieri sera. Ma la scrivo dopo.

Dice Gesù:

2«Colui che ha disegnato questa copertina che ti piace tanto e che solo ora, dopo 19 anni, vedi nel suo vero significato, non ha fatto unicamente un’opera graziosa e simbolica… ma ha detto una verità.

3La piccola Teresa che, appoggiata su nuvole empiree, sfoglia incessantemente rose, e due angeli l’aiutano a convogliare sul mondo la sua pioggia di rose, era una vera somiglianza di Me Bambino. Perciò hanno fatto bene a raffigurarla così somigliante ad un Bambino Gesù da poter essere scambiata con Lui. Tu lo vedi ora che è lei e non sono Io.

4Questo riprende in parte il dettato di ieri. Più il mistico si avvicina col suo desiderio amoroso a Colui che egli ama completamente, e più la sua effigie spirituale si identifica col Modello.

Il piccolo grande Fiore.

5Il mio piccolo grande Fiore era Teresa del Bambino Gesù e del Volto santo. E se il mio doloroso Volto fu il sole impresso nel suo cuore e che lo arse, per voi che aborrite il dolore e che l’austerità sgomenta, ha avuto nel suo esterno spirituale la somiglianza con la mia dolce infanzia, la soavità, la grazia, la semplicità di questa. Così ho voluto e così l’ho guidata con l’ispirazione, per darvi un modello che la vostra incapacità odierna, incapacità spirituale, sappia seguire.

6Teresa è per tutti. Tutti possono sforzarsi ad imitarla. Anche gli appena formati nello spirito. Non credere però che Teresa sia stata risparmiata. Oh! no! Ella vi mostra un volto d’amore e di sorriso, il placido volto di un bambino felice, Ma nel suo interno la mia Passione la scavava con scalpello di fuoco.

Modelli per tutte le personalità spirituali.

7Ve l’ho data per pietà della vostra debolezza. Do i miei santi per tutte le personalità spirituali. Do gli asceti di una severità quasi paurosa per le tempre di acciaio, per le fiamme che non conoscono languore. Do i santi di una ilare santità per coloro che non sanno santificarsi col pianto. Do i santi dalle grazie infantili per quelli che non possono – ed è già assai se lo sanno fare – amarmi altro che con delle ben piccole forze.

Doppio merito di Teresina.

8E notate che la piccola Teresa, avendo un cuore da eroe, dovette – e fu martirio aggiunto a tutti i suoi altri – dovette forzare sé stessa per darvi l’impronta che Io volevo, perché il suo spirito la portava ai voli d’aquila e agli eroismi più fieri. Sapete cosa è contraddire la propria natura? Provatelo e capirete quale fu il suo doppio merito.»

Esperienza carismatica.

Origine del dettato precedente.

9Questo dettato è stato originato dall’osservazione che io facevo sulla copertina del libro: “Storia di un’anima”.[464] Ho questo libro da 19 anni, ma avevo sempre creduto che il pargolo che sparge rose dall’alto della nube fosse Gesù Bambino.

10Questa mattina il mio interno ammonitore mi dice: “No. È la piccola Teresa del Bambino Gesù quel paradisiaco infante. Ella ha voluto ‘l’infanzia spirituale’ per sua forma di santità, e in essa è divenuta tanto perfetta da essere proprio un secondo piccolo Gesù”.

Scrittura dei dettati e delle visioni.

11Dopo, Gesù mi detta il dettato. E lo devo scrivere subito. Perché il dettato è una sequela di parole e io non le posso ricordare esattamente se non le scrivo mentre le ricevo, e non mi permetterei mai di farvi modifiche mie o alterazioni. Mentre una visione la posso ricordare esattissimamente anche dopo delle ore, tanto mi si scolpisce nella mente.

12Perciò ho preferito scrivere il dettato e dopo descrivere la visione avuta ieri sera. E premetto che ieri sera, negli strazi più grandi che mi strappavano lamenti, non potevo proprio stare seduta a scrivere. Ero tutta di un pezzo per i dolori vertebrali che mi si irradiavano, per tutti i nervi, e tutto il corpo. Il cervelletto mi pareva che me lo strappassero continuamente o vi configgessero dentro un fascio di spine. Il dolore alla nuca era insopportabile. E così quello del cuore e dei polmoni. Ma già, dove non ero straziata? Fino nelle più lontane falangi pareva fossero seghe e tenaglie minuscole che segassero, torcessero, strappassero. Ora sono ancora tanto forti. Ma, sebbene con vertigini e nausee, per riflesso cerebrale, posso scrivere, a fatica, ma scrivere.

Una scena della morte di Gesù sulla Croce.

Giustificazione del Portavoce.

13Ieri sera, prima che i dolori, iniziati alle 15, divenissero feroci, mi ero prefissa di fare l’Ora santa. Ma non potevo proprio farla. Ho detto a Gesù: “Tu lo vedi. Volevo passare con Te questa sera in memoria della tua agonia nell’orto. Ma non posso”. E allora Gesù mi ha mandato questa visione.

14La descrivo, per quanto a coloro che odiano le ripetizioni possa esser uggiosa. Ma se è cosa già vista nel complesso e, data la mia particolare condizione di allora, non potuta descrivere nei singoli particolari, ora appare più minuta appunto perché la mia attenzione è presa da un solo punto.

Agonia di Gesù sulla Croce.

15Ecco dunque. È la morte di Gesù.[465]

16Egli è sulla croce nel lividore di una luce di grandissima burrasca, che sempre più si fa cupo. Pure la luce verdognola e, direi quasi, violetta, permette di vedere il Corpo straziato del Morente nei minuti particolari. Così sono visibilissimi gli ansiti affrettati e brevi del povero torace che lotta con l’asfissia. Il movimento respiratorio è limitato al sommo del petto. La bocca aperta e lievemente storta, sia per la contusione zigomatica destra, sia per una contrazione di dolore, cerca bere avidamente l’aria, e la lingua ingrossata appare, e pare frema per il fremito generale del corpo.

Il Corpo straziato dai flagelli.

17Vedo le zebrature del Corpo straziato dai flagelli e dalle percosse e rigato dal sangue che scola dalle ferite delle mani lungo le braccia, perché le mani sono lievemente più alte della spalla per il peso del corpo che tende al basso, così: .

18A destra vi è più sangue che a sinistra, perché Gesù ha anche la spalla lacerata dalla piaga del portare la croce e nel levargli la veste, attaccata alla piaga, questa si è aperta a ha dato molto sangue che è sceso anche sul davanti e sul fianco, lungo le costole. E poi Gesù tiene solitamente il capo coronato di spine piegato a destra, e anche da esso è sceso sangue in minuti rivoli lungo i capelli e la barba.

La veste e il velo che copre il corpo.

19Così Gesù pare sino alla cintola vestito di una aderentissima veste zebrata di molta porpora mista a color viola e a rare chiazzature di un bianco esangue, che pare ancor più esangue fra la porpora e il bluastro delle lividure o del sangue. Ben rari sono i punti in cui l’epidermide appare netta. È una vista di grande pietà.

20Alla cintura il velo di Maria ha assorbito il sangue che cola e il velo sembra mutato in un cordone rosso intorno alla vita. Dopo appare bianco screziato di rosso.

Biancore lugubre delle gambe.

21Le gambe sono di un biancore lugubre, di morte contro il legno scuro e il cielo anche più scuro che pare si sia fatto basso basso. Ma, tolte le lividure di qualche sassata o bastonata è le contusioni ai ginocchi per le cadute – il destro è molto ferito e fra le slabbrature della lacerazione avuta contro la pietra aguzza appare la rotula biancheggiante fra il rosso livido – le gambe non hanno sangue che le righino. Esso è sui piedi e goccia dalle dita a terra.

Maria sotto la Croce.

22Maria sorretta da Giovanni guarda il Figlio che muore. Sta a capo alzato verso la croce. Io vedo Lei e l’apostolo alle spalle. Non parla la Mamma. Sta muta nel suo dolore, tutta scura nel suo vestito e nel suo manto, immobile come una statua. È lontana un due metri dalla croce per vedere bene il suo Gesù ed esserne vista, dato che possa vedere ancora.

La morte di Gesù.

23Ma ecco la convulsione finale… e Gesù muore. Dopo l’estremo grido succede un grande silenzio da parte del Morente. Non vi è più rantolo né più lamento. Silenzio. La terra no. La terra urla e scuote e la gente urla e fugge.

Il grido di Maria.

24Maria non si occupa che del suo Gesù. Lo chiama, poiché nel buio profondo che è sopravvenuto poco lo vede. Lo chiama tre volte: “Gesù! Gesù! Gesù!”. E poi, vedendolo, ad un lampo che riga il cielo, immobile, tutto pendente in avanti, col capo fortemente piegato a destra e in avanti, staccato dalla croce dalle anche in su, comprende. Tende le braccia, le mani. Due biancori che tremano nell’aria nera; e grida: “Figlio mio! Figlio mio! Mio! Mio!”. E ascolta… non si vuole persuadere che Egli non l’ode più e attende un gemito di risposta.

25Ma Gesù non può più gemere. E Giovanni, passando un braccio intorno alle spalle di Maria – prima la teneva per il braccio con rispetto – cerca allontanarla e persuaderla dicendo: “Non soffre più!”.

26Ma Maria ha capito anche prima che Giovanni termini la frase e, girando su sé stessa di modo che ora mi guarda, si curva, non a ginocchi, ma come ad arco, portandosi le mani al viso, a coprirsi gli occhi dilatati dal dolore, e grida: “Non ho più Figlio!”. Io non posso far sentire il tono di questa voce… Ma mi strazia perché ancora l’odo.

Le pie donne presso la Madre.

27Maria vacilla e Giovanni la raccoglie così curva e vacillante e se la appoggia al cuore. E poiché Ella non si regge, la siede adagio là dove prima erano i soldati a giocare ai dadi, e le fa da appoggio col suo petto sinché, nella generale confusione, le Marie accorrono, non più respinte dai soldati, e sostituiscono l’apostolo presso la Madre.

28Vedo che mentre la Maddalena prende la posa che prima aveva Giovanni, e perciò Maria le è quasi adagiata sui ginocchi, un’altra, non avendo altro, afferra la spugna che è nell’aceto e fiele e le fa odorare quell’afrore e le bagna le tempie e le narici con l’aceto.

Longino tempera il dovere con la pietà.

29Longino si avvicina alla croce e guarda. Dice due parole, che non afferro, a Giovanni. Poi guarda il gruppo delle donne. Quando le vede tutte intente intorno a Maria, con le spalle alla croce, vibra il colpo di lancia.

30Solo Giovanni, ritto in piedi fra la croce e le donne e messo per fianco per guardare queste e quella, vede l’atto. Ecco perché può dire: “E ne usci sangue e acqua”,[466] mentre Maria non vede nulla sinché più tardi trova la ferita al costato toccando con le mani.

31Mi piace l’atto di Longino che attende a ferire di lancia quando la Madre non vede. Tempera il dovere con la pietà.

Conforto alla nostra passione.

32Ecco la mia visione di ieri sera. L’ho riportata fedelmente. A molti parrà ripetizione. A me non parve tale perché ho potuto meglio ancora meditare sulla Passione del Salvatore nostro. Cosa che, se mi fa soffrire per la compassione, è conforto alla mia passione. Non posso disperare della Bontà quando vedo quanto ci ha amati.

391. I tre tempi del dolore di Maria[467].

Il Portavoce chiede pietà.

1La marea monta. Non so più come fare a resistere a tanto male fisico e a tanto male morale. Se cedessero le forze spirituali sarebbe la rovina assoluta e irreparabile.

2Queste ultime, per ora, sono sempre integre. Ma ci resisteranno? Di me non assicuro. Se Dio mi aiuta molto, molto, molto, resisterò. Altrimenti mi piegherò. Potrei anche dopo tornare a rialzarmi. Ma trovo che è sempre pericoloso l’esperimento, perché non sempre si fa a tempo a rialzarsi, e io non vorrei morire in un momento in cui ti amassi meno. Offenderti è amarti meno, o mio Dio. Abbi pietà di me.

3Ne hai tanta, ma dammi anche la “grande pietà”. Tu sai quale è questa “grande pietà” che ti chiedo. Riportami nel mio nido d’amore. Nel mio nido di pace. Nel mio nido di Cielo. Se anche Tu dal Cielo fai scendere paradisiaci profumi, come ieri sera, essi non possono durare qui dove è troppo urto di umanità e di animalità. Che Tu abbia attutito il mio soffrire con gli aromi celesti, io ti ringrazio. Ma non bastano. Non bastano alla tua piccola “voce” per non morire e soprattutto per non morire malamente. Abbi pietà.

L’Ora della Desolata.

Più tardi.

4Gesù mi fa la seguente osservazione:

5«Nel fare l’Ora della Desolata voglio che tu consideri i tre tempi del dolore di Maria.[468] Per tua norma nel soffrire e nel conoscere la Giustizia che vi giudicherà del vostro modo di soffrire.

L dolore della Donna.

6Il primo tempo è la donna, la madre, quella che urla il suo strazio. Dio concede che nel momento più atroce del dolore la creatura deliri ed abbia parole dure per coloro che sono causa del suo dolore. Maria, la Santa, non può trattenersi da chiamare “belve, sciacalli e iene” gli uomini, da chiamare gli ebrei “suoi patrigni”, da proclamare che Ella deve farsi violenza per sopportarli, e da marchiarli col nome di Caini di Dio e di obbrobrio della razza umana. Maria, la Santa, non può trattenersi da chiamare Gerusalemme “matrigna, assassina, predona, vampiro e avvoltoio”. Sul Calvario non aveva saputo che ululare: “Non ho più figlio!”. Era la donna.

Il dolore della Credente.

7Nel secondo tempo è la credente che vuole esser fedele alla sua fede anche se i fatti paiono smentire ogni promessa di fede. Il suo cuore di madre e di donna lotta col suo spirito di credente. Trionfa lo spirito perché è realmente nutrito di fede. La donna è superata. Resta la credente.

Allegoria della farfalla colpita.

8Nel terzo tempo la credente, affermata sempre più nella fede, sale, attraverso alla rassegnazione, a riunirsi con Dio dal quale il dolore l’aveva divisa. Oh! il dolore, lo so, è come colpo di fanciullo malvagio sulle morbide ali di una variopinta farfalla. La abbatte al suolo. Pare morta. Ma poi riprende pian piano forza e moto. Prima cammina, poi arrampica, poi tenta di muovere le ali, poi fa il primo timido volo, infine si lancia, riconquista l’azzurro…

9Leggo il tuo pensiero: “Ma se i colpi continuano e ogni volta che la farfalla comincia a volare di nuovo viene abbattuta, finisce col morire per terra”. Umanamente sì. Non può che avvenire questo. Ma per questo Io ci sono. Per raccogliere le vittime della brutalità terrena. Mi basta che esse non diffidino di Me e non mi accusino, odiandomi, d’essere il loro carnefice.

10Date a Dio ciò che è di Dio e all’uomo ciò che è dell’uomo. Date ad ognuno il giudizio giusto. Meditate per bene sui vostri strazi, voi che soffrite, tu che soffri sino a morirne. Vedrai che ogni strazio porta il nome di un uomo. Mai quello di Dio. Oh! che sei ancora creatura e non ti è lecito conoscere i segreti del soprannaturale. Ma quando li conoscerai comprenderai tante cose.

Il dolore della Figlia di Dio

11Maria, nel terzo momento della sua desolazione, non è più la credente: è la Figlia di Dio, è la Santa che parla al Padre, al Re con la solenne sicurezza di chi sa che può parlare perché ha conquistato il diritto d’essere esaudita. Non più oscurità di desolazione umana, non più affanno di credente che vuole e non può raggiungere la pace nel dolore. Ma la gioia del soffrire: una gioia d’anima sotto il pianto della carne che muore per ultimo, ma che si lascia piangere perché – tu l’hai detto[469]– arrivati a certi punti, carne e sentimento sono indumenti gettati sull’io spirituale, l’io vero. E la creatura, santificata dal suo eroismo, può giungere a dire: “Per quel ‘si’ che ho detto, ascoltami!’’.

12Dillo anche tu, Maria. Di’: “Ti ho detto sì tante volte, per questi sì ascoltami”. E spera. Non mettere un nome alla tua speranza. Le daresti sempre nomi della terra. Spera in Me. In Me solo, a lasciami fare.»

Nota del Portavoce.

Dubbio sul proprio carisma di Portavoce.

Nota mia.

13Ma intanto sono due mesi che sono in una galera, in un manicomio, in un inferno. E sempre più ci sprofondo. Due mesi! Due mesi che sono stata strappata da quel posto in cui era la mia vita vera. Mi hanno strappato il cuore perché Tu lo sai, Tu lo sai cosa era per me quella casa. E più il tempo passa e più la ferita fa male. Anche perché non c’è nessuna medicina per essa.

Nostalgia delle Comunioni viareggine.

14Non più una parola illuminata… E io che non credo, non posso credere umanamente che io sento la tua voce. Ne sono troppo indegna.

15Non più una Comunione ben fatta. Io la chiamo ben fatta quando non solo chi la riceve ma anche chi la amministra lo fa con quella riverenza che tale Sacramento merita e che serve a rendere sensibile il mistero. Qui… è preceduta e seguita da chiacchiere che uguali si fanno con chicchessia. Dalla lavandaia alla persona amica che viene a trovarmi, potrebbero dire le stesse parole e fare gli stessi gesti che vedo nelle povere mattine di Comunione. Oh! miseria! Astio, pettegolezzi, interessi…

16Dove sei, attimo solenne delle Comunioni viareggine? Attimo in cui vedevo Te, perché, si, ora lo dico, perché forse presto muoio o impazzisco, e devo dire questa cosa. Perché quando ricevevo la Comunione dalle mani del Padre Migliorini egli scompariva e mi appariva Gesù comunicante. Quasi sempre. Oppure era a fianco del Padre e ci benediceva. Cosa che mi ha fatta sicura di quale tempra sacerdotale sia il mio Direttore. Veniva anche Padre Giosuè.[470] Ma era diverso. Sempre un paradiso rispetto ad ora: un paradiso terrestre in cui sentivo Dio ma non lo vedevo. Con Padre Migliorini era il vero Paradiso. E non ce l’ho più.

17Ne ho più bisogno che mai e non ho più nulla di quello che era atmosfera necessaria alla mia anima per poter udire la Parola che è la mia vita. Lo capite, voi che leggete, cosa m’è stato levato? Due mesi di inferno…

18E la solita domanda del 24 maggio: “Ma perché non mi hai fatta morire prima che io fossi levata dalla mia casa?”.

392. Chirurgia spirituale[471].

Operazione senza anestesia.

Nel campo fisico.

Dice Gesù:

1«Dimmi: mostra maggiore coraggio nel subire un’operazione chirurgica colui che la sopporta con degli anestetici, o colui che la sopporta senza aiuto? L’operazione è la stessa. I ferri usati sono gli stessi. Il loro lavoro su carni, nervi, organi, è lo stesso. Lo scopo è lo stesso. E concediamo pure che sia uguale il risultato di guarigione. Ma quale dei due operati ha avuto maggior forza d’animo, e naturalmente ha suscitato ammirazione? Certo colui che senza nessun soccorso chimico sopporta con piena sensibilità l’opera dei chirurghi, senza ribellarsi con grida, imprecazioni, parole scomposte, e si limita a gemere, perché ciò è umano e comprensibile.

Nel campo spirituale.

2Ebbene: passiamo ora al campo spirituale. Quale sarà, fra due anime, quella che più suscita l’ammirazione, e perciò la lode, la quale si muta in premio certo? Quella alla quale una mia miracolosa azione attutisce lo spasimo anestetizzandola spiritualmente, oppure quella che ha Dio come un buon Padre e un buon Amico presso al suo letto operatorio, ma non più di Padre e Amico che la compatisce, che la veglia, che piange con lei, ma che non interviene con un aiuto diretto e volto a intontire la dolorabilità? Questa seconda di certo.

3Tu sei questa seconda. Non dire: “Perché?”. In ottobre ti ho risparmiata l.[472] Ti ho aiutata perché avevo bisogno che tu fossi ancora capace di questo calvario. Se fossi stata stroncata dallo strazio sin dall’ottobre, non avresti resistito ad un’ora di questo attuale. Ed Io avevo bisogno di questo tuo soffrire.

Necessità delle sofferenze umane.

4Gli angeli non possono soffrire per il loro Dio per aumentare la sua gloria, né per il loro prossimo per ottenergli del bene. Ma gli uomini lo possono fare. Fare la volontà di Dio, per gli angeli, è fare della gioia. Fare la volontà di Dio, per gli uomini, è fare del dolore. È fare ciò che Io ho fatto. Si, quando il dolore ha nome olocausto, ed è non solo rassegnazione ma è unione alla volontà di Dio, così come era unito il mio Corpo alla croce, mediante l’amore, la generosità e la pazienza – i tre chiodi che configgono le vittime al loro patibolo santo – voi fate ciò che Io ho fatto.

” Signore, la tua volontà sia la mia “.

5Non ti preoccupare se piangi. Ho pianto anche Io. Ho gemuto anche Io. Con ripugnanza di carne e di mente ho detto[473]: “Sia la tua volontà la mia”. Ma l’ho detto. Lo spirito solo ha avuto il coraggio di dirlo ancora. Ma l’ho detto. Fra le ripugnanze e le paure del tuo corpo e del tuo pensiero canti il tuo spirito mentre la crudele operazione che darà del bene si compie senza aiuto alcuno – canti il tuo spirito: “Signore, la tua volontà sia la mia”.

6E credi pure che il premio sarà doppio, triplo, decuplo di quello che ti sarebbe stato dato se già avessi avuto doni di misericordia nel tuo soffrire. Dio è giusto. A doppio merito, doppio premio. A merito totale, totale premio.

7Non temere. Va’ in pace.»

393. L’angelo custode[474].

Risveglio della vittima[475].

1A conforto di un ritorno penosissimo alla sensibilità, il buon Dio mi concede il sorriso del mio angelo.

2Devo aver sofferto moltissimo e pianto altrettanto. Lo comprendo dal come mi trovo spezzata e con gli occhi che erano bruciati dalle lacrime seccate fra le ciglia. Ricordo di essermi assopita dopo aver consumato la mia quotidiana ora di tristezza mortale e di pianto che solo Dio vede. Poi non so più nulla. Ma il tronco tutto indolenzito, il cuore e i polmoni che mi paiono lacerati e trapassati da lame, gli occhi che sono più annebbiati che mai, mi dicono senza errore che quando non ero più padrona di me ho pianto senza ritegno e senza riguardo per le mie infinite aderenze che si scuotono nei singhiozzi sfrenati e dopo dolgono tanto.

3Ho chiesto a Marta: “Ma io ho pianto?”. Mi ha detto che ho pianto e che ho riso. Sarà che abbia riso. Pianto, ho pianto certo e molto.

4Ora, mentre ero abbandonata senza forza di muovermi e pregavo guardando il mio angelo che è in ginocchio ai piedi del letto, a destra – e pare pregare con me e mi chiedevo perché sta così ed è così vestito – sento il mio invisibile Maestro dirmi:

Ogni angelo custode adora Dio nella creatura[476].

5«L’angelo custode di ogni creatura adora nella stessa il Dio che l’abita, se è in grazia del Signore. Voi siete templi vivi in cui Dio abita. La colpa scaccia il divino Ospite, ma altrimenti ogni spirito d’uomo è il tabernacolo, chiuso nel tempio del vostro corpo consacrato dai sacramenti, nel quale è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, per l’unione indissolubile delle tre Persone.

6Quando la creatura non è più in stato di grazia, il suo angelo, piangendo, venera l’opera del suo Creatore. Non può più venerare altro. Ma poiché è opera del suo Dio, la venera così come voi venerate un luogo un tempo abitato da Me e poi profanato da nemici miei, ma sempre degno di venerazione non perché mi contenga ma perché mi ha contenuto. Ricorda, per capire, il sacro Cenacolo.

7Ecco perché ogni angelo sta con sommo rispetto presso il suo custodito. Felice quell’angelo che può dire, presso una creatura: “Ti adoro, mio Signore, chiuso in questa tua creatura” e non ha bisogno di volare al Cielo per incontrare lo sguardo di Dio!

Il colore della veste dell’angelo[477].

8La veste del tuo ti dica il carattere della sua missione presso te. Infonderti speranza. È, delle tre virtù, quella che più ti va infusa, perché la tua croce te la sminuzza e distrugge ad ogni ora. E perciò occorre che dal Cielo ad ogni ora discenda a nutrirti. La fede è sicura, forte come l’ali del tuo custode. Vivo è l’amore come il manto che ne orna le spalle. Ma ampia e splendente è la veste e ti dice: “Spera!”.

9Vedi che non sei mai sola? Lo vedevi in ore di grande sicurezza nella tua condizione spirituale e di grande gioia. Lo vedi ora in cui gli eventi ti portano a dubitare completamente della tua missione e in cui la tristezza della solitudine spirituale ti accascia.

10Lo vedi perché c’è. Sempre. È l’angelo del tuo Getsemani.[478] Amalo come un glorioso fratello che ti ama.»

Esperienza carismatica.

Visione dell’angelo custode.

Nota mia.

11L’angelo è in ginocchio al lato destro del letto, in fondo. Sta a capo chino con sommo rispetto e con le braccia congiunte sul seno. Nella stessa posa che aveva ai primi di gennaio[479], credo, quando vidi il Paradiso e il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo, mentre presso me erano Maria e Giovanni.

12L’angelo è uguale. È il mio! Come è bello! Il volto di luce condensata, dalle linee perfette, pur stando così curvo, mi sorride. La sua incorporea veste pare uno smeraldo chiaro fatto abito di luce. Alle spalle un breve manto di un rosso chiaro, vivissimo, come di rubino trapassato da un raggio di sole. Le ali sono due bianchi splendori raccolti lungo i lati. E come è adorante!

13Non faccio che dire degli “Angeles Dei!” per salutarlo e delle “Ave Maria” perché mi ricordo che in gennaio mi insegnava a salutare Maria, presente, con quella preghiera in quella sua composta e venerante attitudine. Forse dovrei dire dei “Gloria”. Ma penso che me lo farebbe capire. Maria è la sua Regina e lodando Maria si loda anche Dio di cui è Figlia, Madre e Sposa. Credo perciò di fare cosa gradita a Dio e al mio custode pregando così.

14Ma stammi sempre presente, perché veramente sono alla “tristezza di morte” di cui piangeva Gesù nel Getsemani…[480]

394. L’invito a recarsi alla nuova Terra[481]

Uscita dal parentado.

Reale e non solo metaforica uscita[482].

Dice Gesù:

1«Le anime che Io prediligo ricevono il comando che ebbe Abramo: “Esci dal tuo paese e dal tuo parentado e vieni nella terra che ti mostrerò”.[483]

2Reale oltreché metaforica uscita. Reale, perché realmente colui che a Me si consacra si rende straniero e ignoto presso i suoi stessi parenti.

3Ignoto con la sua nuova personalità. Straniero perché fra loro e lui avviene come la caduta di un diaframma, come la creazione di una singolare Babele[484]per cui egli va oltre, verso la terra che Dio gli addita, e loro restano là dove sono, né anche, essendo ancora vicini, possono più intendersi, perché egli già parla la lingua di quella terra e ne pratica gli usi mentre essi continuano a pensare, agire, parlare nella loro maniera abituale. Ciò produce un grande motivo di dolore e di stupore, se pure non di derisione.

Segno dell’amore incompreso[485].

4Il dolore è particolarmente sentito da colui che Dio ha chiamato alla “nuova terra”. Egli vorrebbe esser seguito da chi ama, perché ha compreso che “quella terra” è paese di elevazione. Vorrebbe che gli altri lo comprendessero per poter innamorarli delle bellezze che egli discopre.

5Loro si stupiscono del suo mutamento. E quando non lo giudicano “mania”, lo chiamano egoismo, disamore, stranezza. Nulla di ciò. Amore perfetto, e per coloro che ama e per sé stesso, dando e cercando dare agli altri il bene che a sé procura. Non stranezza, ma anzi regola perfetta, essendo costui nella sua eccezione colui che si trova nella regola del figlio di Dio: ubbidienza assoluta, superiore ad ogni altra voce di sangue, di interesse, di rispetto umano, alla voce di Dio.

6La ferita non si sana e non si può sanare. Perché l’eletto alla “nuova terra” con la sua parte inferiore conserva la sensibilità comune ai figli dell’uomo, e di doversi sentire accusare di disamore da quelli che più lo dovrebbero capire, e di doverli respingere, strappandosi il cuore, per inoltrarsi sul sentiero che Dio gli indica, soffre continuamente, tenendo sempre aperta la ferita, in cui sono confitti l’amore dei suoi che per amarlo lo torturano e l’amore suo che per non esser compreso si torce nella piaga e la volontà imperiosa di Colui che egli ama con tutto se stesso. Ferita d’amore, dunque. Ferita, dunque, in cui è Dio, perché Dio è dove è carità.

La nuova terra benedetta.

Verso la Terra promessa.

7 “Vieni nella terra che ti mostrerò”. Dio non la mostra avanti. Dice: “Vieni”. Il premio del vedere questa terra sarà dato a colui che ubbidisce senza attendere di conoscere ciò che lo aspetta. Dio dice: “Vieni’’. Non altro. Egli va e non chiede altro.

8L’inizio della terra benedetta – il cui sole non conosce tramonti, in cui non regnano aspidi e scorpioni né fiere selvagge, in cui sono ignote bufere e brine ed eterna è la primavera, e pingue di sovrannaturale cibo è ogni essere, e miele stillano tronchi e di latte sono le fonti, e l’armonia è luce e laluce è armonia, e felici come fiori in un sereno mattino d’aprile sono gli abitanti e ridono di perenne gioia riflettendo il divino riso del loro Signore – è molto irto e spinoso. Sassi e rovi, liane e stretti passaggi su orridi e torrenti vorticosi, oscure svolte e ventose zone di burrasca sono nel suo principiare.

9In alto una sola stella: Io. Io che devo essere luce, calore, voce, speranza, conforto, fede, guida per l’eroico camminatore. Io solo. Guai a non guardare continuamente Me.

Perseverare nella generosità e nel distacco[486].

10Ma chi persevera vede che ai sassi, ai rovi sussegue più liscia strada e qualche fiore si affaccia ai suoi bordi, vede che alle liane, che prima hanno straziato come funi di ferro spinoso, succedono morbidi festoni che non sono più costrizione ma aiuto, e più ampi si fanno i passaggi, meno paurosi i sentieri, più sicura la via, più ampia, più luminosa, più calda, più serena nel suo continuo salire. In ultimo l’anima vola, non cammina più. Vola. Penetra come strale d’amore nella terra che si è conquistata. Il Cielo è suo.

11Ma quanta generosità è necessaria! Dare tutto, Maria. E non avere nulla. “Neppure tanto da posarvi il piede” (v. 5).[487] Non pretendere nulla perché non prometto nulla quando dico: “Vieni”. 15Nulla di umano. Prometto il sovrumano eterno.

Il necessario e il superfluo.

12Ecco cosa ti devi sforzare di capire e di accettare, e con te tutti i tuoi uguali per la mia elezione che vi consacra nel chiostro o nel mondo, e anche coloro che per esser migliori, pur non essendo i chiamati a vie di perfezione speciale, non essendo militi della perfezione consigliata e non imposta, si chiedono il perché non sia placida di benessere anche terreno la loro vita.

13Io non mento e non ho mai mentito. Io ho promesso e prometto di darvi la Vita e le cose inerenti alla Vita. Questo è necessario e questo vi do. Il resto è il superfluo perché è destinato a ciò che perisce. E ve lo do perché sono buono anche con il moscerino al quale concedo per letto il calice di una mentuccia montana e per cibo la microscopica goccia di miele che essa contiene. Così do a voi, perituri, le cose necessarie a ciò che perisce: cibo, vesti, dimora. Ma vi invito a tendere a ciò che è più alto: allo spirito e a ciò che è dello spirito.

14Chi più mi ama più mi comprenda. E proceda nudo, affamato, misero di ciò che è di questa giornata terrena, ma sazio, ricco, in veste regale di ciò che è del Giorno eterno.


S O M M A R I O

336. La sapienza dei martiri.

La Sapienza salva.

I martiri possedettero la sapienza.

Lo stolto invoca su di sé la morte.

Con la Sapienza salvarono il mondo.

Doti della Sapienza.

Amarono le doti della Sapienza.

Le doti della Sapienza.

Utilità della Sapienza.

Preghiera per ottenere la Sapienza.

337. Tre annotazione per il Portavoce.

Sui luoghi santi.

Sui libri degli uomini.

Richiesta di sofferenza in questo venerdì.

338. Martirio di Sta. Fenicola e transito  di Petronilla.

Fenicola e Petronilla.

Invito a scrivere.

Passione di Gesù vissuta dal Portavoce.

Santa Fenicola.

Potere della preghiera e la Comunione.

Transito di Petronilla.

Il martirio di Sta. Fenicola.

Verginità consacrata.

Condannata alla colonna.

Martirio consumato.

Petronilla e Fenicola. (insegnamento)

Petronilla gioia e perla di Pietro.

La vita nostra è sempre di Gesù.

Fermezza e dolcezza di Fenicola.

339. Missione e ministero dei martiri.

L’anima in grazia.

La storia dei martiri.

“Uomini e donne” in grazia.

L’anima in grazia.

Il Male e la Grazia.

Origine del Male.

Il peccato originale.

Il Vangelo della Grazia.

Amore è darsi, offrirsi, immolarsi..

Un’anima di fanciullo

340. Il Paradiso è Luce.

Esperienza del Paradiso.

Arpeggio di note luminose.

Solo l’amore entra in Paradiso.

Il portavoce sa che non può…

341. L’amore di compassione.

Sofferenza mista di dolore e dolcezza.

Visione dell’Ecce Homo.

L’amore di compassione.

L’estasi del soffrire.

342. Accogliete il dono e traetene frutto e non condanna.

Di perfetto non c’è che il Pensiero Divino

Agli ignoti, ai “nulla”, si rivela la Grazia

Che devono fare allora gli uomini?

Chi come Dio?

Curvate la fronte e adorate!

343. La passione di Maria Ss.

Il Portavoce imbronciato.

Il mistero della passione di Maria ss.

Anime che rimproverano Gesù!?

Maria era la Donna.

Maria ha sofferto in anima e corpo.

Maria era la Madre.

Invito a riflettere.

344. L’ubbidienza redentrice.

Dimensioni dell’ubbidienza.

Il nostro Redentore.

La virtù dei salvatori.

Dimensioni dell’ubbidienza.

Il vento leggero dell’obbedienza.

Massima dimensione dell’ubbidienza.

Istruzioni sul più perfetto.

Finalità pedagogica delle rivelazioni.

Infantilismo spirituale e religioso.

Adulti nella religione.

Istruzioni sul più perfetto.

Guai a chi dalla Luce tornano alle tenebre.

Beato chi rinascerà in cielo.

Missione della piccola claustrata.

Terziaria dell’Addolorata.

345. L’altare è da più dell’offerta.

L’offerta e l’altare.

Il Banchiere onesto.

L’altare è da più dell’offerta.

346. La morte è gloria resa a Dio.

Inizio della perfezione.

Cosa è il pensiero?

La morte è una volontà di Dio che si compie..

Le due indulgenze plenarie.

La morte del giusto.

Invito ad accettare la morte.

347. Amare Maria è amare Gesù

A l’autorità di Gesù, Maria porta la carezza dell’amore.

Chi spira in Maria è già in paradiso.

Maria fa ciò che la nostra buona volontà non può

348. Natura e finalità del matrimonio.

Le filiazioni di Satana.

Famiglie sulle quali ha potere Satana.

Dignità del matrimonio.

Preparazione al matrimonio.

Finalità del matrimonio.

I figli di santi.

349. La risurrezione di Lazzaro.

Notizie su Lazzaro morente.

Infermità per gloria di Dio.

Gesù decide di andare a Betania

La giornata è di dodici ore. (discorso)

La risurrezione di Lazzaro.

Incontro con le sorelle di Lazzaro.

Risurrezione di Lazzaro.

” Ben tornato, amico “.

350. Segno dei tempi.

Generazione adultera e perversa.

Questa generazione chiede un segno.

Diluvio delle sataniche crudeltà.

Diluvio delle sataniche crudeltà.

Il Regno dell’Emmanuelle.

Umiltà e vita nascosta del Messia.

I mostri abitano la terra.

Il regno della benignità.

Esperienza carismatica.

Contemplazione del volto di Maria.

351. Il significato di essere cristiano.

Cammino di perfezione.

Adattarsi al Vangelo.

“Rigenerarsi”.

Essere come il Cristo ha detto di essere.

L’artista e la sua opera.

“Perfezionarsi”.

Consigli per vincere l’iniquità attuale.

Amare come Gesù comanda.

La dottrina che fa salire al Cielo.

Iniquità attuale.

L’arma che fa cadere l’iniquità

Il seme di carità.

352. La potenza della Croce.

La santa e lo stregone.

La Croce vince il demonio.

Proposta di fidanzamento.

La vergine Giustina.

La preghiera della vergine Giustina.

Il rito magico dello stregone Cipriano.

La potenza della Croce.

La vergine e lo stregone.

Martirio di Sta Giustina e San Cipriano.

Cipriano Vescovo.

Il martirio.

Testimonianza in favore della Croce.

Una piccola croce fra le mani.

La vittoria della Croce.

Fede nella Croce.

Ora di abbracciarsi alla Croce.

La Croce sia la tua forza.

353. Transito di Maria maddalena.

La penitente, visita di Gesù, il transito.

La grotta della Penitente.

La penitente nella sua spelonca.

L’espiazione.

Apparizione del Maestro.

Gesù rende il centuplo di quanto riceve

Rivivendo l’unzione di Betania

L’amante pende il posto del traditore.

Gesti che ungono e consacrano il Re dei re.

Martirio, penitenza, amore consumano ugualmente.

Il transito.

Scena evangelica dell’unzione.

Maria scolta e ama.

L’unzione.

“Maria, grazie. Persevera nel tuo amore”.

Operatori del Vangelo.

Quelli che abbracciano il Vangelo fino all’eroismo.

354. Esperienza della morte di Gesù.

Agonia di Gesù.

Instante della morte di Gesù

L’addio a Maria avanti la Cena.

Descrizione minuta dell’aspetto fisico di Gesù

Aspetto fisico di Gesù con accostamento alle fattezze della Madre

Suo amore compassionevole per il soffrire di Gesù

Inizio della desolazione

355. Spontaneo naufragio in Satana.

Il regno del Male.

Applicazioni delle profezie al tempo di oggi.

Il regno del Male è già instaurato.

Spontaneo naufragio in Satana.

Obolo di anime.

9 aprile. Pasqua di Risurrezione.

L’Amore ha sempre vinto

356… La nuda passione del Portavoce

Compagnia di S. Giuseppe e di Maria.

… La mia nuda passione (9-4…)

Giorni di paura.

Disperazione e desolazione:

L’agonia del Getsemani:

Paura di una disperazione:

Giorni di Satana:

Battaglia con Satana:

Giorni di tentazioni sataniche.

Giorni di abbandono:

Giorno senza comunione :

Il Redentore!:

Abbandono:

La figlia di Maria:

Abbandono:

Desolazione fino alla ribellione.

Desolazione:

Desolazione più aspra:

Ribellione di un verme schiacciato:

Giorni senza Dio.

Senza cielo!:

Senza Gesù!:

1° giorno senza Dio!:

Giorno di aridità.

Aridità desolante:

Apparizioni di S. Francesco.

Due apparizioni del serafico fraticello.

Respinta in piena bufera.

Lettera del P. spirituale.

Rischio di impazzire.

Il rischio di impazzire per forza.

Dopo una notte d’agonia fisica.

La Madre difende la figlia.

Sofferenza che fa delirare.

Il gemito di Gesù nella sua agonia:

Sofferenza che fa delirare:

Il pianto di Gesù:

Nuovo assalto del demonio.

Un fuscello nelle mani di Satana:

L’inferno di nuovo.

357. Gli innesti e la lotta con il diavolo.

Gli innesti.

I due tipi di innesti.

Gli innesti spirituali.

La lotta col diavolo.

Le eterne foreste africane.

Le abitudini del leone.

Le tattiche del diavolo.

La comunione dei viventi.

Le barriere e il Sole dell’anima.

358. Le prede di Satana. Le difese dell’anima.

Pausa di beatitudine.

Esperienza dell’Inferno.

Le prede di Satana.

Le difese dell’anima.

359. Errori e osservazioni.

Osservazione dei dottori del cavillo

Errore del “Portavoce”.

Acida osservazione dei farisei.

Seconda osservazione.

Le ragioni del Maestro.

La tregua di un’ora.

Esperienza carismatica.

Lampi di pazzia.

360. Le sette allegrezze di Maria.

Gioie di Maria e teologia dell’amore.

Le sette gioie di Maria

La teologia dell’“amore”.

Esperienza carismatica.

Il tarlo del dubbio.

361. Penitenzia per i disperati.

Penitenza speciale.

Preghiera e giaculatorie.

L’abbandono di Dio.

Velata unione con Dio.

362. Redentore e non giustiziere.

Perché Gesù non incenerì i suoi nemici.

La vera ragione.

Il fenomeno di delinquenza collettiva.

Le anime vittime.

Le risurrezioni richiedono del tempo.

Ciò che appartiene al Redentore.

I salvati dalla pietà del Redentore.

363. Dopo 40 giorni di tortura.

La gioia di rivedere Gesù

Quaranta giorni di tortura!

Effetti della assenza di Gesù.

364. Il Sangue di Gesù e la Sta. Messa.

Il Sangue di Gesù e gli adoratori celesti.

Visione del velo del Sangue divino.

Le fiamme angeliche.

Messaggio per i figli.

Gli increduli razionalisti.

Effusione del Sangue sulla terra.

Gli angeli e il Sangue di Gesù.

La Messa ripete la vita di Gesù Cristo.

Occorre meditare la Messa.

365 I sette dolori di Maria.

Le sette spade.

La mistica rosa.

La prima spada.

La seconda spada.

La terza spada.

La quarta spada.

La quinta spada.

La sesta spada.

La settima spada.

Quando si prega l’Addolorata.

366. L’amarissima croce dell’odio.

Persecuzione dei prediletti.

L’odio del mondo.

L’amore di Dio.

367. La Bontà attributo di Dio.

Il Bene e il Male.

“E Dio vide che ciò era buono “.

Discernimento del Bene e del Male.

Dio dal male sa trarre il bene.

368. Buona volontà di obbedienza.

Le prove.

La Grande Vittima.

Il servo fedele.

369. Lo Spirito Santo: Amore eterno.

Il Tabernacolo segno della onnipresenza di Dio.

Cantico di Mosè.

Formazione dell’’Evangelizzatore.

Senza amore non si ha l’Amore.

Grazie Amore eterno.

370. Contemplazione del Paradiso.

Visione del paradiso.

Importanza della penitenza.

Visione del paradiso.

Paradisiaco fiore.

Visione della Santissima Trinità.

La visione aumenta di fulgori.

Dio Padre.

Dio Figlio.

Maria Santissima.

Lo Spirito Santo.

Visione degli Angeli e beati.

Spiriti perfetti ed eterni.

I Beati spiritualizzati.

Il profeta Mosè.

Il Regno dei viventi.

Origine delle anime.

Ritorno delle anime.

Natura del Paradiso.

Visione comparata esatta.

Gli eredi del Paradiso.

Gli iscritti per restare in vita in Gerusalemme.

All’ombra del Tabernacolo eterno.

Alla sua santa presenza.

371. L’Acqua e il Cibo dell’anima.

Sitibondi venite all’acqua.

Pane e vino eucaristico.

Cibo Testimonio della Bontà di Dio.

L’Amore vi apre le sue ricchezze.

372. I Prodi della Sapienza.

Il popolo che sarà guidato dalla Sapienza.

La Sapienza è sempre pronta.

I Cristiani hanno abbandonato la Sapienza.

La Sapienza non sceglie gli orgogliosi.

La Sapienza non è proprietà privata.

La Sapienza è di chi merita possederla.

La Sapienza darà vita e pace.

373. La Pentecoste.

Manifestazione dello Spirito Santo.

La stanza del Cenacolo.

In preghiera con Maria.

Un rombo come di vento.

Il Fuoco Paraclito.

374. Preghiera settimanale.

Programma di preghiera.

Bere l’amore che sgorga dal Cuore di Gesù.

Volontari della sofferenza.

Programma di preghiera.

Per i sacerdoti.

Natura del sacerdozio.

Ordine della creazione.

La creazione.

1° giorno: la luce.

2° giorno: il firmamento.

3° giorno: Il mare, la terra, vegetali.

4° giorno: Il sole e gli astri celesti.

5° giorno: Gli animali marini.

6° giorno: gli animali terrestri e l’uomo.

Missione e responsabilità dei sacerdoti.

Necessità dei sacerdoti.

Missione affidata al Sacerdozio.

Responsabilità dei Sacerdoti.

Altre intenzioni.

Per i disperati.

Per gli idolatri.

Per le anime del purgatorio.

Per la Mamma Celeste.

375. Il dono della bellezza e della fortezza.

Un solo Maestro.

La preghiera di Giuditta.

Il dono della bellezza.

Mezzo elevato a santità.

I tiranni dell’anima.

Il dono della fortezza..

L’uomo che si india nel Bene.

376. Ordine fisico, morale, spirituale.

Dio creatore.

Sul colore delle anime.

L’ordine nella creazione.

Tutto procede nell’ordine avuto da Dio.

L’ordine morale

L’ordine nell’umano consorzio.

Ribellione, disordine, sventura.

La volontà di Dio.

Il colore delle anime.

377. Visioni e messaggio del Sacro Cuore..

Sofferenza fino all’agonia.

Sofferenza per i disperati e per gli idolatri.

Visita di un parroco buono.

Assenza del Direttore spirituale.

Apparizione del Sacro Cuore.

Monastero di clausura.

Suor Margherita Maria Alacoque.

Apparizione del Sacro Cuore di Gesù.

Il messaggio del Sacro Cuore.

L’estasi mistica di Margherita.

Annotazione del Portavoce.

Un libro di santa Caterina di Siena.

Locuzione di Gesù.

Conferma lo stile del Portavoce.

Gli apostoli del Sacro Cuore.

Ardore di carità e con paziente costanza.

Le aralde del Sacro Cuore.

Santa Geltrude la grande.

Santa Veronica Giuliani.

San Giovanni apostolo.

Nido d’amore per le colombe d’amore.

Concepire il Cuore di Gesù.

Il Cuore di Gesù e la Croce, mete d’amore.

378. La Desolata.

L’ora della Desolata.

La Desolata.

Nell’orto.

Sulla via del Calvario.

La Matrigna assassina.

I Caini di un Dio.

La Ronda romana.

L’Iscariota.

Esperienza carismatica.

Certezza del carisma.

379. Memoriale eucaristico.

Il Cenacolo dopo la Pentecoste.

Catechesi sull’istituzione dell’Eucaristia.

Culto alle reliquie.

Celebrazione dell’Eucaristia.

Gesù accontenta il suo Portavoce.

380. Protagonista carismatica.

Differenza tra il vedere e l’udire carismatico.

Lo spettatore e il protagonista.

Fu scritto un memoriale al suo cospetto.

Importanza e necessità della sua presenza.

Per gloria di Maria.


381. Il regno dello spirituale.

Equilibrio nel piano dello spirituale.

Il piano spirituale.

I viventi nel piano spirituale.

Carità ardente.

Il ruolo della volontà.

Eroicità di tutta la vita.

Eroicità dello spirito per puro amore.

Gioie dello spirito e dolori della carne.

382. Consiglio per le anime vittime.

Chi sono le anime vittime.

L’attimo eterno.

La misura senza misura.

Il tempo del dolore.

Il canto di Cecilia.

383. L’Eucaristia è il Cuore di Gesù.

Visione del Cuore eucaristico.

Esperienza della morte.

Il Cuore del Cuore di Gesù.

384. La perfezione nel Paradiso.

Potenza e perfezione del Paradiso.

Potenza del Paradiso.

Perfezione del Paradiso.

Differenza fra orazione e devozione.

Tutto appartiene a Gesù.

Larva di moscerino son le devozioni.

Aquila in volo è l’orazione.

Ora santa di Gesù.

I. “Se non ti laverò non avrai parte nel mio Regno”.

II. “Uno di voi mi tradirà”

“Uno di voi mi tradirà”

III. “Amatevi l’un l’altro come Io vi ho amati”

«“Amatevi l’un l’altro come Io vi ho amati”


IV. Se rimanete in me e Io in voi chiedete e vi sarà dato.

“Se rimanete in Me e rimane in voi la mia dottrina, vi sarà dato quel che chiedete”

385. L’alito di vita.

Soffio infuso da Dio.

Il Libro della Genesi.

Le resurrezioni operate da Gesù.

La resurrezione di Lazzaro.

La resurrezione operata da Elia.

Espressioni bibliche.

Insegnamento della preghiera di Gesù.

Nutrimento spirituale quotidiano.

Virtù da assimilare.

“Questa mia piccola ” voce “”.

Dedicato ai “piccoli” che amano.

Esperienza carismatica.

L’abbraccio di Gesù.

386. Il buio e la cupezza della desolazione.

La sofferenza morale.

Certezza del carisma.

Sperare contro ogni speranza.

387. La Città celeste.

Le stelle del firmamento.

Regola per raggiungere le stelle.

L’immenso pavimento della celeste Città.

La capacità di amare.

388. Fidanzamento e Matrimonio mistico.

Sposalizio mistico.

Promozione spirituale.

Parabola del fidanzamento.

Legame insolubile.

Mistici sponsali.

Frutti del matrimonio sacramentale.

Frutti del matrimonio spirituale.

Esperienza carismatica.

Promessa al Portavoce.

Dolente stupore.

Volontà di morire.

389. Gratitudine del Portavoce.

Ringraziamento al direttore spirituale.

Raccomandazioni al direttore spirituale.

Consigli spirituali. Più tardi (ore 12)

Quale è l’unica cura dei beati?

La vita spirituale non ammette imperfezioni né tiepidezze.

Per fare dimorare l’Ospite divino in noi.

Quando cesserà l’anzia?

390. Infanzia spirituale.

Teresa del Bambino Gesù.

Identificata col suo Modello.

Il piccolo grande Fiore.

Modelli per tutte le personalità spirituali.

Doppio merito di Teresina.

Esperienza carismatica.

Origine del dettato precedente.

Scrittura dei dettati e delle visioni.

Una scena della morte di Gesù sulla Croce.

Giustificazione del Portavoce.

Agonia di Gesù sulla Croce.

Il Corpo straziato dai flagelli.

La veste e il velo che copre il corpo.

Biancore lugubre delle gambe.

Maria sotto la Croce.

La morte di Gesù.

Il grido di Maria.

Le pie donne presso la Madre.

Longino tempera il dovere con la pietà.

Conforto alla nostra passione.


391. I tre tempi del dolore di Maria.

Il Portavoce chiede pietà.

L’Ora della Desolata.

L dolore della Donna.

Il dolore della Credente.

Allegoria della farfalla colpita.

Il dolore della Figlia di Dio

Nota del Portavoce.

Dubbio sul proprio carisma di Portavoce.

Nostalgia delle Comunioni viareggine.

392. Chirurgia spirituale.

Operazione senza anestesia.

Nel campo fisico.

Nel campo spirituale.

Necessità delle sofferenze umane.

” Signore, la tua volontà sia la mia “.

393. L’angelo custode.

Risveglio della vittima.

Ogni angelo custode adora Dio nella creatura.

Il colore della veste dell’angelo.

Esperienza carismatica.

Visione dell’angelo custode.

394. L’invito a recarsi alla nuova Terra

Uscita dal parentado.

Reale e non solo metaforica uscita.

Segno dell’amore incompreso.

La nuova terra benedetta.

Verso la Terra promessa.

Perseverare nella generosità e nel distacco.

Il necessario e il superfluo.

 

 

 

 


[1]Scritto il 2 marzo 1944.

[2]Chi ama e teme il Signore possiede la sapienza: Rettamente pensate del Signore, cercatelo con cuore semplice. Egli infatti si lascia trovare da quanti non lo tentano, si mostra a coloro che non ricusano di credere in lui. I ragionamenti tortuosi allontanano da Dio; L’onnipotenza, messa alla prova, caccia gli stolti, La sapienza non entra in un’anima che opera il male né abita in un corpo schiavo del peccato. Il santo spirito che ammaestra rifugge dalla finzione, se ne sta lontano dai discorsi insensati, è cacciato al sopraggiungere dell’ingiustizia.  La sapienza è uno spirito amico degli uomini; ma non lascerà impunito chi insulta con le labbra, perché Dio è testimone dei suoi sentimenti e osservatore verace del suo cuore e ascolta le parole della sua bocca (Sap 1,1-6).

[3]Gli empi invocano su di sé la morte con gesti e con parole. Dicono fra loro sragionando: “La nostra vita è breve e triste; non c’è rimedio, quando l’uomo muore. Su, godiamoci i beni presenti, facciamo uso delle creature con ardore giovanile! Inebriamoci di vino squisito e di profumi, non lasciamoci sfuggire il fiore delle primavere, coroniamoci di boccioli di rose prima che avvizziscano. Spadroneggiamo sul giusto povero. La nostra forza sia regola della giustizia. Tendiamo insidie al giusto, perché ci è di imbarazzo ed è contrario alle nostre azioni. Mettiamolo alla prova con insulti e tormenti. Condanniamolo a una morte infame, perché secondo le sue parole il soccorso gli verrà” (Sap 2,1-20).

[4] L’abbondanza dei saggi è la salvezza del mondo (Sap 6,24)

[5]La preferii a scettri e a troni, stimai un nulla la ricchezza al suo confronto; non la paragonai neppure a una gemma inestimabile, perché tutto l’oro al suo confronto è un po’ di sabbia e come fango sarà valutato di fronte ad essa l’argento. L’amai più della salute e della bellezza, preferii il suo possesso alla stessa luce, perché non tramonta lo splendore che ne promana. Di tutti i beni essa è madre. Senza frode imparai e senza invidia io dono, non nascondo le sue ricchezze. Essa è un tesoro inesauribile per gli uomini; quanti se lo procurano si attirano l’amicizia di Dio (Sap 7,7-14).

[6] Luca 6, 38; Atti 20, 35.

[7]Natura della Sapienza: Nella Sapienza c’è uno spirito intelligente, santo, unico, molteplice, sottile, mobile, penetrante, senza macchia, terso, inoffensivo, amante del bene, acuto, libero, benefico, amico dell’uomo, stabile, sicuro, senza affanni, onnipotente, onniveggente e che pervade tutti gli spiriti intelligenti, puri, sottilissimi. La sapienza è il più agile di tutti i moti; per la sua purezza si diffonde e penetra in oggi cosa. È un’emanazione della potenza di Dio, un effluvio genuino della gloria dell’Onnipotente, per questo nulla di contaminato in essa s’infiltra. È un riflesso della luce perenne, uno specchio senza macchia dell’attività di Dio e un’immagine della sua bontà.  Sebbene unica, essa può tutto; pur rimanendo in sé stessa, tutto rinnova e attraverso le età entrando nelle anime sante, forma amici di Dio e profetti. Nulla infatti Dio ama se non chi vive con la sapienza. Essa in realtà è più bella del sole e supera ogni costellazione di astri; paragonata alla luce, risulta superiore; a questa, infatti, succede la notte, ma contro la sapienza la malvagità non può prevalere (Sap 7,22-30).

[8] Sapienza 7, 22-30.

[9]Sorgente di felicità: Questa ho amato e ricercato fin dalla mia giovinezza, ho cercato di prendermela come sposa, mi sono innamorato della sua bellezza. Essa manifesta la sua nobiltà, in comunione di vita con Dio, perché il Signore dell’universo l’ha amata. Essa infatti è iniziata alla scienza di Dio e sceglie le opere sue. Se la ricchezza è un bene desiderabile in vita, quale ricchezza è più grande della sapienza, la quale tutto produce? Se l’intelligenza opera, chi, tra gli esseri, è più artefice di essa? Se uno ama la giustizia, le virtù sono il frutto delle sue fatiche. Essa insegna infatti la temperanza e la prudenza, la giustizia e la fortezza, delle quelli nulla è più utile agli uomini nella vita. Se uno desidera anche un’esperienza molteplice, essa conosce le cose passate e intravede le future, conosce le sottigliezze dei discorsi e le soluzioni degli enigmi, pronostica segni e portenti, come anche le vicende dei tempi e delle epoche (Sap 8,2-8).

[10] Sapienza 8.

[11] Sapienza 9.

[12]Signore, dammi sapienza per darti gloria: “Dio dei padri e Signore di misericordia, dammi la sapienza, che siede in trono accanto a te e non mi escludere dal numero dei tuoi figli, perché io sono tuo servo e figlio della tua ancella (Maria). Con te è la sapienza che conosce le tue opere, essa conosce che cosa è gradito ai tuoi occhi, e ciò che è conforme ai tuoi decreti. Inviala dai cieli santi, mandala dal tuo trono glorioso, perché mi assista e mi affianchi nelle mie fatiche e io sappia ciò che ti è gradito.  Essa infatti tutto conosce e tutto comprende, e mi guiderà prudentemente nelle mie azioni e mi proteggerà con la sua gloria.  Così le mie opere ti saranno gradite. Chi ha conosciuto il tuo pensiero, se tu non gli hai concesso la sapienza e non gli hai inviato il tuo santo spirto dall’alto? Così saranno raddrizzati i miei sentieri; sarò ammaestrato in ciò che ti è gradito; e sarò salvato per mezzo della tua sapienza” (Cfr Sap 9,1-18).

[13] Sapienza 9, 18.

[14]Scritto il Venerdì 3 marzo 1944.

[15]Scritto il 4 marzo 1944, ore 9.

[16] Espresso al terzo punto del dettato che precede.

[17] Prima l’episodio evangelico di Gesù che cammina sulle acque, che indicheremo a pag. 239, e poi quello del martirio di Fenicola, che riporteremo a pag. 243.

[18] Paola Belfanti.

[19] Marco 10, 15; Luca 18, 17. Tutto il periodo è aggiunto dopo dalla scrittrice, che ha inserito Non comprendo benissimo su una parte di rigo rimasta in bianco, ed ha messo tutto il resto in calce alla pagina richiamando con una crocetta.

[20] Nella visione del 29 febbraio

[21] Tutto il brano che abbiamo delimitato con i trattini è stato aggiunto dalla scrittrice in calce alla pagina, richiamandolo nel testo con una crocetta.

[22] Nella visione del 13 gennaio

[23]Scritto nello stesso 4 marzo 1944. Sommario: A commento della visione che precede, Gesù illustra la vita e la spiritualità di Petronilla, compagna e maestra di Genicola e figlia spirituale dell’apostolo Pietro, ponendovi qualche contatto con la vita del Portavoce. Parla anche di Genicola, della sua dolcezza e fermezza. Vengono affermati la potenza della preghiera, i frutti di una santa amicizia e il valore del martirio.

[24] Luca 6, 38.

[25] Maria di Magdala, sorella di Lazzaro e Marta di Betania.

[26]per niente sta per inutilmente

[27] Matteo 17, 20; Marco 11, 23; Luca 17, 6.

[28] Maria Valtorta, della cui vita viene fatto qui un parallelo con quella di Petronilla, morì dopo un lungo periodo di smemorato isolamento, che per molti è rimasto misterioso.

[29] È il nome del presbitero che recuperò il corpo della santa martire Fenicola, le cui notizie storiche sembrano corrispondere al racconto sulla martire Fenicola, qui presentato. Il “Nicomede” della scrittrice, suscitato per il suo recupero spirituale, è Padre Migliorini.

[30]Scritto il 5 febbraio 1944.

[31] Gn 1, 2628; 2, 1525; 3, 13.

[32] Gv 14, 23.

[33]L’Incubatore del Male: Negli inferi è precipitato il tuo fasto, la musica delle tue arpe; sotto di te v’è uno strato di marciume, tua coltre sono i vermi. Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora? Come mai sei stato steso a terra, signore di popoli? Eppure tu pensavi: Salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono, mi farò uguale all’Altissimo. E invece sei stato precipitato negli inferi, nelle profondità dell’abisso! (Is 14,11-15).

     L’Insozzatore della Terra: Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. Allora udii una gran voce nel cielo che diceva: “…Guai a voi, terra e mare, perché il diavolo è precipitato sopra di voi pieno di grande furore, sapendo che gli resta poco tempo” (Ap 12,7-12).

[34]Lussuria e morte: Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: “E’ vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?” Rispose la donna al serpente: “Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”. Ma il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male”. Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture (Gn 3,1-7).

[35] Alla donna disse: “Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà” (Gn 3,16).

[36] Genesi 3,12.

[37]Il testimone del Vangelo della Grazia: Ed ecco ora, avvinto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme senza sapere ciò che là mi accadrà. So soltanto che lo Spirito Santo in ogni città mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. Non ritengo tuttavia la mia vita meritevole di nulla, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di rendere testimonianza al Vangelo della grazia di Dio (Att 20, 22-24).

[38] At 20,24

[39]Vi è più gioia nel dare che nel ricevere: “Ed ora vi affido al Signore e alla parola della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l’eredità con tutti i santificati. Non ho desiderato né argento, né oro, né la veste di nessuno. Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani, In tutte le maniere vi ho dimostrato che lavorando così si devono soccorrere i deboli, ricordandoci delle parole del Signore Gesù, che disse: Vi è più gioia nel dare che nel ricevere!” (At 20, 32-35).

[40] Il 2 marzo, pag. 236.

[41] Il 7 febbraio, pag. 196.

[42]Scritto il 6 3 – 1944. Sommario:

[43] Giovanni 1,1-3.

[44] Nelle visioni dell’11 e del 18 febbraio

[45] Scritto il 7 marzo 1944, sera.

[46] Già nel dettato del 13 febbraio

[47]Scritto l’8 marzo 1944

[48]Scritto fra il 12 e 15 marzo 1944, pag. 258.

[49] La scrittrice compiva 47 anni, essendo nata il 14 marzo 1897.

[50] Nella visione del 19 febbraio

[51] Matteo 7, 6.

[52] Padre Migliorini, al quale spesso si rivolge.

[53] Nell’episodio scritto l’11 marzo

[54] Giovanni 11, 20-32.

[55] A riguardo dello strazio di Lei

[56] Genesi 3.

[57]Scritto il 16 marzo 1944.

[58] Cristo non si attribuì la gloria di sommo sacerdote, ma gliela conferì colui che gli disse: Mio Figlio sei tu, oggi ti ho generato. Come in un altro passo dice: Tu sei sacerdote per sempre, alla maniera di Melchìsedek (Eb 5,5-6).

[59]Imparare l’obbedienza: Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grada e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà; pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono, essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote alla maniera di Melchìsedek (Eb cap. 5,7-10)., 12, 14; cap. 6, v. 1, 4, 6, 8.

[60] Si riferisce alla seconda guerra mondiale, allora in corso.

[61]Incapacità di camminare nella fede: Su questo argomento abbiamo molte cose da dire, difficili da spiegare perché siete diventati lenti a capire. Infatti, voi che dovreste essere ormai maestri per ragioni di tempo, avete di nuovo bisogno che qualcuno v’insegni i primi elementi degli oracoli di Dio e siete diventati bisognosi di latte e non di cibo solido (Eb 5,11-12).

[62]Cristiani praticanti: Ora, chi si nutre ancora di latte è ignaro della dottrina della giustizia, perché è ancora un bambino. Il nutrimento solido invece è per gli uomini fatti, quelli che hanno le facoltà esercitate a distinguere il buono dal cattivo (Eb 5,13-14).

[63]Passiamo a ciò che è più completo: Perciò, lasciando da parte l’insegnamento iniziale su Cristo, passiamo a ciò che è più completo, senza gettare di nuovo le fondamenta della rinunzia alle opere morte e della fede in Dio, della dottrina dei battesimi, dell’imposizione delle mani, della risurrezione dei morti e del giudizio eterno. Questo noi intendiamo fare, se Dio lo permette (Eb 6,1-3).

[64] Luca 24, 27-31.

[65]Impossibile rinnovarlo una seconda volta: Quelli infatti che sono stati una volta illuminati, che hanno gustato il dono celeste, sono diventati partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le meraviglie del mondo futuro. Tuttavia se sono caduti, è impossibile rinnovarli una seconda volta portandoli alla conversione, dal momento che per loro conto crocifiggono di nuovo il Figlio di Dio e lo espongono all’infamia Infatti una terra imbevuta della pioggia che spesso cade su di essa, se produce erbe utili a quanti la coltivano, riceve benedizione da Dio; ma se produce pruni e spine, non ha alcun valore ed è vicina alla maledizione: sarà infine arsa dal fuoco! (Eb 6,4-8).

[66]Gli eredi delle promesse di Dio: Quanto a voi però, carissimi, anche se parliamo così, siamo certi che sono in voi cose migliori e che portano alla salvezza. Dio infatti non è ingiusto da dimenticare il vostro lavoro e la carità che avete dimostrato verso il suo nome, con i servizi che avete reso e rendete tuttora ai santi. Soltanto desideriamo che ciascuno di voi dimostri il medesimo zelo perché la sua speranza abbia compimento sino alla fine, e perché non diventiate pigri, ma piuttosto imitatori di coloro che con la fede e la perseveranza divengono eredi delle promesse (Eb 6,9-12).

[67] Il Portavoce esprime la propria commozione per essere stata iscritta dal suo direttore spirituale, P. Migliorini al Terz’Ordine dell’Addolorata, verso la quale attesta il suo amore.

[68] Nei dettati del 4 e 24 giugno 1943, ne «i quaderni del 1943»; e nell’ultimo capoverso del dettato del 15 marzo 1944

[69] Come al termine del dettato dell’8 dicembre 1943, ne «i quaderni del 1943»

[70] P. Romualdo M. Migliorini, dell’Ordine dei Servi di Maria, direttore spirituale della scrittrice dal 1942 al 1946.

[71] Si trattava di un lavoro di merletto ad ago, eseguito dalla scrittrice per una tovaglia da altare.

[72] Di terziaria dell’Ordine dei Servi di Maria.

[73] Fernanda Paola Lorenzoni, terziaria dell’Addolorata (1906-1930).

[74]Scritto il 18 marzo 1944.

[75]L’altare è più grande dell’offerta: Guai a voi, guide cieche, che dite: Se si giura per il tempio non vale, ma se si giura per l’oro del tempio si è obbligati. Stolti e ciechi: che cosa è più grande, l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? E dite ancora: “Se si giura per l’altare non vale, ma se si giura per l’offerta che vi sta sopra, si resta obbligati. Ciechi! Che cosa è più grande, l’offerta o l’altare. Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che l’abita.  (Mt 23, v. 19).

[76] Matteo 25, 31-46

[77] Matteo 5, 48.

[78] 1 Re (volgata: 3 Re) 18, 36-39.

[79]Scritto il 19 marzo 1944.

[80] Già nel dettato che precede. Matteo 5, 48.

[81]La morte accettata glorifica Dio: “Quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi”. Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. (Gv 21,18-19).

Volontà di Dio: “Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finchè tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!” (Gn 3,19). Se Egli richiamasse il suo spirito a sé e a sé ritraesse il suo soffio, ogni carne morirebbe all’istante e l’uomo ritornerebbe in polvere (Gb 34,14-15). Tu fai ritornare l’uomo in polvere e dici: “Ritornate, figli dell’uomo”. (Sal 90,3). La polvere ritorna alla terra, com’era prima, e lo spirito torna a Dio che lo ha dato (cf Qoèlet 12,7).

[82] Genesi 3, 17-19.

[83] S. Agata (vissuta nel 3° secolo) morì da martire; e S. Liduina (1380-1433) morì da inferma. S. Teresa del Bambino Gesù (1873-1897) morì consumata nella clausura; e S. Domenico (1175-122l), il fondatore dei frati predicatori, mori spossato dalle fatiche dei viaggi. S. Tommaso Moro (1118-1170) mori assassinato; e il beato Contardo Ferrini (1859-1902) morti di tifo.

[84] Matteo 12, 46-50; Marco 3, 31-35; Luca 8, 19-21.

[85]Scritto il 20 marzo 1944

[86] Quello francescano, di cui era terziaria dal 1930 circa, e quello dei Servi di Maria, al cui terz’Ordine era appena stata ascritta.

[87]Scritto il 22 marzo 1944.

[88] Quello di commento all’episodio della “Prima lezione di lavoro a Gesù”, da noi indicato sopra.

[89]Retta intenzione e preghiera: Allora Tobia rispose a Raffaele: “Fratello Azaria, ho sentito dire che essa è già stata data in moglie a sette uomini ed essi sono morti nella stanza nuziale la notte stessa in cui dovevano unirsi a lei. Ho sentito inoltre dire che un demonio le uccide i mariti. Per questo ho paura: il demonio è geloso di lei, a lei non fa del male, ma se qualcuno le si vuole accostare, egli lo uccide Io sono l’unico figlio di mio padre e di mia madre. Ho paura di morire e di condurre così alla tomba la vita di mio padre e di mia madre per l’angoscia della mia perdita. Non hanno un altro figlio che li possa seppellire”.  Ma quello gli disse: “Hai forse dimenticato i moniti di tuo padre, che ti ha raccomandato di prendere in moglie una donna del tuo casato? Ascoltami, dunque, o fratello: non preoccuparti di questo demonio e sposala. Quando però entri nella camera nuziale, prendi il cuore e il fegato del pesce e mettine un poco sulla brace degli incensi. L’odore si spanderà, il demonio lo dovrà annusare e fuggirà e non comparirà più intorno a lei.” (Tb 6,14-18).

[90] Tobia 6, 16 (volgata).

[91] Tobia 6, 16-22 (volgata).

[92]L’incenso della prima notte nuziale: Poi, prima di unirti con essa, alzatevi tutti e due a pregare. Supplicate il Signore del cielo perché venga su di voi la sua grazia e la sua salvezza (Tb 6,18). Accompagnarono il giovane e lo introdussero nella camera da letto della sposa. Tobia allora si ricordò delle parole di Raffaele: prese dal suo sacco il fegato e il cuore del pesce e li pose sulla brace dell’incenso. L’odore del pesce respinse il demonio, che fuggì nelle regioni dell’alto Egitto. Raffaele vi si recò all’istante e in quel luogo lo incatenò e lo mise in ceppi (Tb 8,1-3).

[93] Tobia 6, 16-22; 8, 4-10 e 15-17 (volgata).

[94]Preghiera dei figli dei santi: Tobia si alzò dal letto e disse a Sara: “Sorella, alzati! Noi siamo figli di santi, e non possiamo unirci come i gentili che non conoscono Dio. Preghiamo e domandiamo al Signore che ci dia grazia e salvezza” Essa si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: “Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli!… Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con rettitudine d’intenzione. Degnati di aver misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia” (Tb 8,4-7; Tb 4,12).

[95] Tobia 4, 12.

[96]Scritto il 23 marzo 1944. Descrizione della risurrezione di Lazzaro. La riportiamo perché, pur trattando un episodio evangelico (Giovanni 11, 146), non appartiene all’opera sul Vangelo, per la quale la stessa visione sarà nuovamente scritta nel 1946 con maggior cura e ampiezza. Vedere “Il Vangelo del Regno di Dio”. Dal n. 543 al n. 548.

[97] La riportiamo perché, pur trattando un episodio evangelico (Giovanni 11, 1-46), non appartiene all’opera sul Vangelo, per la quale la stessa visione sarà nuovamente scritta nel 1946 con maggior cura e ampiezza, suddividendosi in tre episodi.

[98]Dominus è nostra correzione da Domine. “Dominus vobiscum” significa “il Signore sia con voi”, ed è il saluto che il sacerdote rivolge ai fedeli nella celebrazione della S. Messa, che ai tempi della scrittrice si diceva in latino.

[99] Il Vangelo del Regno di Dio. n.548,1-128.

[100]Scritto il 25 marzo 1944.

[101] Il Signore parlò ancora ad Acaz: “Chiedi un segno dal Signore tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure lassù in alto”. Ma Acaz rispose: “Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore” (Is 7,10-12).

[102] Invece è l’Eterno Padre che parla, come è scritto al termine del dettato.

[103] Matteo 16, 1-4; Marco 8, 11-13; Luca 11, 29-32.

[104] Apocalisse 13, 1-18

[105] Allora Isaia disse: “Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta di stancare la pazienza degli uomini, perché ora vogliate stancare anche quella del mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno” (Is 7,13-14).

[106] Esodo 3, 14.

[107] Genesi 6, 7.

[108] Genesi 9, 1.

[109] Allora Isaia disse: “Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta di stancare la pazienza degli uomini, perché ora vogliate stancare anche quella del mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno” (Is 7,13-14).

[110]Umiltà e nascondimento del Messia: “Egli mangerà panna e miele finchè non imparerà a rigettare il male e a scegliere il bene. Poiché pima ancora che il bimbo impari a rigettare il male e a scegliere il bene, sarà abbandonato il paese di cui temi i due re” (Is 7, 15-16).

[111] Isaia 7, 15.

[112]Mostruosità e terrorismo contemporaneo: “Il Signore manderà su di te, sul tuo popolo e sulla casa di tuo padre giorni quali non vennero da quando Efraim si staccò da Giuda: manderà il re di Assiria”. Avverrà in quel giorno: il Signore farà un fischio alle mosche che sono all’estremità dei canali di Egitto e alle api che si trovano in Assiria. Esse verranno e si poseranno tutte nelle vali ricche di burroni, nelle fessure delle rocce, su ogni cespuglio e su ogni pascolo. Caduta dei capi terroristi e mafiosi: In quel giorno il Signore raderà con rasoio preso in affitto oltre il fiume, cioè il re assiro, il capo e il pelo del corpo, anche la barba toglierà via (Is 7,17-20).

[113]Abbondanza delle rivelazioni celesti: Avverrà in quel giorno: ognuno alleverà una giovenca e due pecore. Per l’abbondanza dei latte che faranno, si mangerà la panna; di panna e miele si ciberà ogni superstite in mezzo a questo paese (Is 7,21-22). Tanto per nominare alcune: Il Vangelo del Regno di Dio e il Catechismo del Regno dei cieli, rivelati a Maria Valtorta. L’opera degli angeli rivelata a una mistica austriaca; Il Regno della volontà di Dio, rivelata a Luisa Picaretta… Cum Clamore Valido, Grido di supplica di Dio all’umanità, rivelata a una anima che rimane anonima.

[114] Esodo 32, 33-34.

[115] Numeri 24, 17.

[116] Ne «i quaderni del 1943»

[117]Scritto il 28 marzo 1944.

[118] Come il lebbroso: Matteo 8, 2; Marco 1, 40; Luca 5, 12.

[119] Matteo 19, 28-29; Marco 10, 29-30; Luca 18, 29-30.

[120] Matteo 19, 16-30 (ed anche: Marco 10, 17-27; Luca 18, 18-30); Giovanni 3, 1-21.

[121]Essere cristiano: Perché mi chiamate: Signore, Signore, e poi non fate ciò che dico? (Lc 6,46); e ciò che dice è che bisogna essere “poveri in spirito”, “afflitti”, “miti”, “Giusti”, “misericordiosi”, “puri di cuore”, “pacifici” “perseguitati”. In ciò consiste la vera letizia: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli” (Mt 5,3-12).

[122] Matteo 24, 12.

[123] Giovanni 13, 34-35; 15, 12.

[124] Daniele 2, 31-45.

[125]Scritto il 29 marzo 1944, ore 11.

[126] A commento della visione che precede, viene riaffermata la potenza della Croce, che vince Satana con tutte le sue seduzioni. Imitare Giustina e armarci della croce, con fede, fino all’ultimo giorno della nostra vita.

[127] Così si usava fare nelle chiese durante la settimana di Passione,

[128] Probabile allusione all’episodio riportato nell’ «Autobiografia», pag. 264 e 269-274.

[129] Introdotti con il breve dettato del 28 febbraio

[130]Luca 10, 19.

[131]Scritto il 30 marzo 1944.

[132] Nelle visioni, rispettivamente, del 18 febbraio, del 19 febbraio e del 21 febbraio.

[133] Negli scritti di Maria Valtorta, e in particolare nella grande opera sul Vangelo, Maria di Magdala, sorella di Marta e di Lazzaro, è identificata con la peccatrice innominata di Luca 7, 36-50.

[134] Nella visione del 23 marzo,

[135] Matteo 26, 6-13; Marco 14, 3-9; Giovanni 12, 1-11.

[136] Luca 10, 38-42.

[137] Gesù compensa oltre misura le anime generose, e le difende dal mondo che non comprende e che schernisce. Egli soltanto ha bevuto fino in fondo il calice dell’amarezza, che non impone tutto intero a chi si offre. Chi spera in Lui non viene deluso.

[138] Matteo 12, 24; Marco 3, 22 e 30; Luca 11, 15; Giovanni 10, 20.

[139] Matteo 27, 46; Marco 15, 34.

[140]Scritto il 7 aprile 1944, Venerdì Santo, ore 10,30. Ora che il mio interno ammonitore mi dice esser quella in cui Giovanni andò da Maria.  Descrizione dell’aspetto fisico di Gesù con accostamento alle fattezze della Madre

[141] Lasciamo come è scritto, non sapendo se dover correggere sinistra o manca in destra

[142] Già, per esempio, il 29 dicembre 1943, ne «I quaderni del 1943»,

[143]Scritto il 9 aprile 1944, Sera di Pasqua.

[144] “E me lo dice così dolorosamente, ed è soggetto così penoso, che lo scrivo a parte”. Infatti il dettato è scritto su un foglietto di quattro facciate, inserito e cucito con filo di cotone a questo punto del quaderno.

[145] Il 23 aprile 1943, ne «i quaderni del 1943»

[146] Ne «i quaderni del 1943»

[147] Ne «i quaderni del 1943»

[148] Il 10 gennaio

[149]Scritti dal 9 al 30 aprile 1944, Sommario: Note di diario spirituale sulla “nuda passione” del Portavoce, che per tanti giorni prova la terribile sensazione di essere abbandonata da Dio. Interventi di San Giuseppe (10 aprile) e di San Francesco (1° maggio) oltre a quelli più frequenti di Gesù e della Madonna, che sola riesce a darle una parentesi di pace. Insofferenza verso persone e cose, ma soprattutto vi è lo spasimo del dubbio e della disperazione. Tale complesso soffrire è reso più acuto dallo sfollamento a S. Andrea di Còmpito, iniziato il 24 aprile.

[150] 10 aprile 1944.

[151] 11 aprile 1944.

[152] 12 aprile 1944.

[153] 13 aprile 1944.

[154] Il 3 luglio 1943, ne «i quaderni del 1943»,

[155] 14 aprile 1944

[156] 15 aprile 1944

[157] 15 aprile 1944, ore 11,10.

[158] Nell’episodio di “Gesù tentato nel deserto”,

[159] 16 aprile 1944.

[160] Della visione del 7 febbraio, pag. 1361 il 3 luglio 1943, ne «i quaderni del 1943»,

[161] 17 aprile 1944.

[162] Si rivolge, come sempre, al Padre Migliorini.

[163] 18 aprile 1944.

[164] Luca 23,11

[165] 19 aprile 1944.

[166] 20 aprile 1944. Le annotazioni dal 20-4 al 30-4 sono scritte sul quinterno di un piccolo taccuino (8 x 12) inserito e cucito con filo di cotone a questo punto del quaderno.

[167] Quasi certamente si tratta di una suora del Collegio Bianconi di Monza, dove la scrittrice aveva studiato dal 1909 al 1913.

[168] 21 aprile 1944.

[169] 22 aprile 1944.

[170] 23 aprile 1944.

[171] 24 aprile 1944.

[172] L’anno 1944 fu segnato dagli otto mesi dello sfollamento, che costrinse Maria Valtorta a lasciare la sua casa di Viareggio per rifugiarsi a S. Andrea di Còmpito, frazione del comune di Capannori in provincia di Lucca. Nella presente nota raggruppiamo le notizie utili per comprendere i riferimenti a fatti e persone di quel periodo, nel quale si collocano gli scritti dall’aprile al dicembre 1944. Già dal 29 luglio 1943 erano ospiti di casa Valtorta a Viareggio, sfollati da Reggio Calabria, i parenti Belfanti: Giuseppe, cugino della mamma della scrittrice; sua figlia Paola; e Anna, detta Titina, seconda moglie di Giuseppe e matrigna di Paola. Ad essi era venuto ad aggiungersi, in una sera dell’autunno 1943, il giovane Luigi, detto Gigi, figlio di Giuseppe e fratello di Paola, sfuggito ai tedeschi e in cerca di un sicuro rifugio. Fu allora che si pensò per la prima volta a S. Andrea di Còmpito, dove Marta Diciotti aveva delle conoscenze e dove si trasferì subito il giovane Gigi, per rimanervi fino al marzo del 1944, quando gli capitò un mezzo di fortuna che lo condusse a Roma, prima tappa del suo ritorno a Reggio Calabria. Il 10 aprile 1944, una persona amica venne in casa Valtorta ad avvisare, in via riservata, che sarebbe stato decretato lo sfollamento obbligatorio per i cittadini di Viareggio, da effettuarsi entro la fine del mese. Quando, dopo alcuni giorni, la notizia ebbe la sua conferma ufficiale, Maria Valtorta e Marta Diciotti, con i tre della famiglia Belfanti, erano già intenti a predisporre il trasferimento a S. Andrea di Còmpito, ritenuto un luogo adatto dopo la precedente esperienza. Per motivi pratici, era stata scartata Camaiore, località che Maria avrebbe preferita. Il 24 aprile 1944, verso le ore 15,30, Maria partiva su una vecchia “Balilla” noleggiata, non avendo voluto rischiare la richiesta di un’ambulanza al Comando tedesco. L’inferma veniva sistemata alla meglio sul sedile posteriore dell’auto, e Paola le sedeva accanto. L’accompagnava, accanto all’autista, il Padre Migliorini, che portava con sé l’olio santo dell’estrema unzione. Insieme con loro partiva anche Anna, detta Titina, che però prendeva posto sul camion che trasportava la mobilia di casa Valtorta. Marta e Giuseppe, invece, partirono cinque giorni dopo, andando in treno fino a Tassignano e raggiungendo a piedi S. Andrea di Còmpito, dove il gruppo familiare, con la cagnetta Toy a la gabbia degli uccellini, si ritrovò alloggiato in casa dei coniugi Settimo ed Eleonora Giovannetti. Il Padre Migliorini, che era ripartito il 25 aprile, tornando al suo convento di Viareggio, si sarebbe recato qualche volta, durante quegli otto mesi di sfollamento, a S. Andrea di Còmpito per visitare la sua assistita, alla quale portava spesso la s. Comunione il parroco del luogo, Don Narciso Fava. Maria ricevette visite anche da Padre Pennoni (da Viareggio), da Padre Fantoni (da Lucca, latore di notizie del P. Migliorini), da suor Gabriella, stimmatina (da Camaiore), oltre che da persone che si trovavano colà sfollate: amici viareggini (come i Lucarini) o nuove conoscenze. A S. Andrea di Còmpito, tra nascoste manifestazioni e complesse sofferenze, che gli scritti qui pubblicati documentano, l’inferma Maria Valtorta continuava la sua missione di scrittrice iniziata un anno prima e che cominciava ad arricchirsi di brani della grande opera sul Vangelo, anch’essi documentati nel presente volume. Per varie necessità, Marta Diciotti si recava di tanto in tanto a Lucca, con una specie di diligenza oppure a piedi. Fece una prima capatina a Viareggio il 24 settembre 1944, in compagnia di Enzo Lucarini, e vi tornò ancora ai primi di ottobre e di novembre, riportando notizie sullo stato della casa e sui danni della guerra. Il 10 novembre 1944 poterono ripartire Giuseppe, Anna e Paola Belfanti, che intrapresero il difficile viaggio di ritorno verso Reggio Calabria. Il 21 dicembre 1944 una lettera del Padre Migliorini, portata dal confratello P. Fantoni, avvisava che era stato predisposto il tanto sospirato ritorno a casa, che infatti Maria e Marta poterono realizzare due giorni dopo, il 23 dicembre, su un’ambulanza di fortuna e con varie peripezie, precedute dal camion che riportava parte delle loro masserizie. Il Padre Migliorini era in attesa a Viareggio. Nel febbraio 1945 Marta Diciotti sarebbe tornata a S. Andrea di Còmpito per prendere ciò che era rimasto della mobilia.

[173] 25 aprile 1944.

[174] 26 aprile 1944.

[175] 27 aprile 1944.

[176] Trappista di Grottaferrata, offertasi a Dio per l’unità dei cristiani, già ricordata il 10 maggio 1943

[177] 28 aprile 1944.

[178] 29 aprile 1944.

[179] É don Narciso Fava

[180] 30 aprile 1944.

[181] Don Narciso Fava.

[182] Il campanile della chiesa parrocchiale di S. Andrea di Còmpito, che si rifletteva nello specchio posto nella stanza che ospitava la scrittrice inferma.

[183] 1° maggio 1944.

[184] Luca 22, 39-46.

[185] Numeri 6, 24-26.

[186] 2 maggio 1944.

[187] 3 maggio 1944.

[188] 4 maggio 1944.

[189] Non siamo riusciti a trovare questa frase negli scritti.

[190] 5 maggio 1944.

[191] 6 maggio 1944.

[192]7 maggio 1944.

[193] 8 maggio 1944.

[194]9 maggio 1944.

[195] 10 maggio 1944.

[196] A Camaiore, anziché a S. Andrea di Còmpito.

[197] Gina Ferrari, sua cara compagna di collegio.

[198]Scritto l’11 maggio 1944. La scrittrice fa precedere, aggiungendola a matita, la seguente citazione biblica: S. Pietro, I epistola, c. 5 v. 8.

[199]Resistetegli saldi nella fede: Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, perché vi esalti al tempo opportuno, gettando in lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi. Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede, sapendo che i vostri fratelli sparsi per il mondo subiscono le stesse sofferenze di voi. E il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo, egli stesso vi ristabilirà, dopo una breve sofferenza vi confermerà e vi renderà forti e saldi (1 Pt 6-10).

[200] 1 Pietro 5, 8-9

[201] Il 2l giugno 1943, ne «i quaderni del 1943»

[202] Si riferisce al terribile stato di abbandono, che la scrittrice stava provando fin dal 9 aprile,

[203]Scritto il 12 maggio 1944. 

[204] Subito dopo la Comunione di stamane, venerdì.

[205] Che si legge in Giovanni 11, 43

[206] L’espressione viene spiegata nel dettato successivo

[207] Il 4 maggio,

[208] 1 Pietro 5, 8.

[209] Matteo 4, 1-11; Marco 1, 12-13; Luca 4, 1-13

[210]Scritto il 13 maggio 1944,

[211] (ore 18 del 125. Metto la data del 13 perché così vuole Gesù).

[212] Si riferisce, quasi certamente, alla copia dattiloscritta curata dal P. Migliorini.

[213] Vi sarà allora una tribolazione grande, quale mai avvenne dall’inizio del mondo fino a ora, né mai più ci sarà. E se quei giorni non fossero abbreviati, nessun vivente si salverebbe; ma a causa degli eletti quei giorni saranno abbreviati Matteo 24, 22; Marco 13, 20.

[214] Matteo 27, 32; Marco 15, 21; Luca 23, 26.

[215] Luca 22, 43

[216] Il Padre infatti non giudica nessuno ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio non onora il Padre che lo ha mandato Giovanni 5, 22.

[217] Dal 9 aprile,

[218] Gli scribi e i farisei, dicono e non fanno. Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito Matteo 23, 4; Luca 11, 46.

[219]Silenzio: Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca (Is 53,7). Il sommo sacerdote gli disse: “Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?”. Ma Gesù taceva (Mt 26, 6263).

[220]Tentazione di disperazione: Il Portavoce annota una nuova ondata di disperazione, provocata da Satana che vuole convincerla di essere pazza, e che nulla è vero di ciò che ha sentito.

[221] In casa Giovannetti, a S. Andrea di Còmpito.

[222]Scritto il 13 maggio 1944, mattina dopo la comunione in onore al cuore immacolato.

[223] É una pratica di devozione a Maria Ss., della quale contempla 7 “allegrezze”

[224] Espressioni latine prese dal “Gloria” e dal “Prefazio” del Messale allora vigente.

[225] Giovanni 14-17.

[226] Matteo 10, 22; 24, 13.

[227] Ancora una nota del Portavoce sul tarlo del dubbio e della disperazione, che non si piò capire se non lo si prova.

[228]Scritto il 15 maggio 1944.

[229]Scritto il 16 maggio 1944. Martedì.

[230] Matteo 27, 39-43; Marco 15, 29-32; Luca 23, 35.

[231] Il 15 aprile,

[232] Soprattutto ne «i quaderni del 1943»: 4 giugno, 19 giugno, 21 agosto.

[233] 1 Pietro 5, 8-9. Già nei dettati dell’11 a del 12 maggio,

[234] Nel dettato del 13 maggio,

[235]Scritto il 17 maggio 1944.

[236]Scritto il 18 maggio 1944, ore 8 (solari) Ascensione di N. Signore.

[237]Sangue di Gesù e angeli: Il Sangue non cessa di effondersi sulla terra, e gli angeli adorano giubilando per i giusti, sperando per i non-cristiani, piangendo per i peccatori. Messa: La Messa, poi, ripete i tre punti più importanti della vita del Verbo incarnato: l’incarnazione nella consacrazione (che perciò deve avvenire nelle sacerdotali mani di un vergine), la crocifissione nell’elevazione, l’ascensione nella consumazione del sacrificio. Meditazione: invito a meditare la Messa in queste luci e a ripetere le parole di Pietro dopo la Pentecoste

[238] Come è detto nel brano del 17 maggio

[239] Marco 16, 19-20; Luca 24, 50-53.

[240] Nella visione del 22 aprile 1943, ne «i quaderni del 1943»

[241] Giovanni 12, 32.

[242] Matteo 28, 16-20.

[243]Si fa di Dio ciò che era dell’errore è detto nel significato di viene convertito a Dio ciò che apparteneva all’errore

[244] Atti 2, 25-28 (dal Salmo 16, 8-11)

[245]Scritto il 20 maggio 1944.

[246] 13 maggio,

[247] Soprattutto in dettati appartenenti alla grande opera sul Vangelo.

[248] Luca 1, 38.

[249] Derisioni non riportate nel Vangelo (Luca 2, 25-35) ma che si trovano nell’episodio Valtortiano della “Presentazione di Gesù al Tempio”, appartenente al ciclo della “Preparazione” della grande opera sul Vangelo.

[250] Per averlo provato, dal 9 aprile,

[251] Matteo 27, 25.

[252] Vedi, ne «i quaderni del 1943»

[253] Per esempio, nel dettato del 12-13 maggio

[254]Scritto il 21 maggio 1944,

[255] Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, verrà l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me (Gv 16,2).

[256] Giovanni 16, 2.

[257]Odio gratuito: Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me, Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia. Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra (Gv 15,18-19). Sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato (Mt 10,22).

[258]Scritto il 22 maggio 1944, pag. 364.

[259] Genesi 1, 4 e 10 e 12 e 18 e 21 e 25 e 31.

[260]Scritto il 23 maggio 1944.

[261] “Perché tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio, io ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce” (Gn 22,16-18).

[262]Scritto il 24 maggio 1944.

[263] Deuteronomio 32, 1-43.

[264]La parola di Dio è la vostra vita: Ponete nella vostra mente (meditate) tutte le parole che io oggi uso come testimonianza contro di voi. Essa infatti non è una parola senza valore per voi; anzi è la vostra vita (Dt 32,46-47). Voglio proclamare il nome del Signore: date gloria al nostro Dio! Egli è la Roccia; perfetta è l’opera sua; tutte le sue vie sono giustizia; è un Dio verace e senza malizia; Egli è giusto e retto (Dt 32,3-4).

[265]Generazione perversa: Peccarono contro di lui i figli degeneri, generazione tortuosa e perversa. Così ripaghi il Signore, o popolo stolto e insipiente? Non è lui il padre che ti ha creato, che ti ha fatto e ti ha costituito? Ricorda, medita, interroga, e te lo diranno (Dt 32,5-6).

[266]I benefici di Dio: Egli lo trovò, lo circondò, lo allevò, lo custodì come pupilla del suo occhio. Come un’aquila che veglia la sua nidiata, che vola sopra i suoi nati, egli spiegò le ali e lo prese, lo sollevò sulle sue ali. Il Signore lo guidò da solo. Lo fece montare sulle alture della terra e lo nutrì con miele dalla rupe e olio dai ciottoli della roccia; crema di mucca e latte di pecora insieme con grasso di agnelli, arieti di Basan e capri, fior di farina di frumento e sangue di uva, che bevevi spumeggiante (Dt 32,10-14).

[267]Ribellione: Giacobbe ha mangiato e si è saziato e ha recalcitrato come un mulo – sì, ti sei ingrassato, impinguato, rimpinzato – e ha respinto il Dio che lo aveva fatto, ha disprezzato la Roccia, sua salvezza (Dt 32,15).

[268]Idolatria: Lo hanno fatto ingelosire con dèi stranieri e provocato con abomini all’ira. Hanno sacrificato a demoni che non sono Dio, a divinità che non conoscevano, novità, venute da poco, che i vostri padri non avevano temuto (Dt.32,16-17).

[269]I purificati evangelizzeranno: Esultate, o nazioni, per il suo popolo, perché Egli vendicherà il sangue dei suoi servi; volgerà la vendetta contro i suoi avversari e purificherà la sua Terra e il suo Popolo (Dt 32,43).

[270]Ostie di espiazione: “Padre, perdona agli uomini… e se per placare la tua giustizia sono necessarie ostie di espiazione, eccomi, Padre, immolami per la pace fra l’uomo e Dio, fra l’uomo e l’uomo, per l’avvento del tuo Regno”.

[271] Deuteronomio 6, 4-5.

[272]Scritto il 25 maggio 1944, pag. 368.

[273] Già visto il 10 gennaio

[274]Scritto lo stesso 25 maggio 1944, sera, pag. 374.

[275]Giustizia e carità: Chi sarà rimasto in Sion e chi sarà superstite in Gerusalemme sarà chiamato santo, cioè quanti saranno iscritti per restare in vita in Gerusalem- me. Quando il Signore avrà lavato le brutture delle figlie di Sion e avrà pulito l’interno di Gerusalemme dal sangue che vi è stato versato con lo spirito di giustizia e con lo spirito di carità (Is 4,3-4). 

[276] Nel Messale allora vigente.

[277] Isaia 4, 4.

[278]Dio con noi: Allora verrà il Signore su ogni punto del monte Sion e su tutte le sue assemblee come una nube e come fumo di giorno, come bagliore di fuoco e fiamma di notte, perché sopra ogni cosa la gloria del Signore sarà come baldacchino. Una tenda fornirà ombra contro il caldo di giorno e rifugio e riparo contro i temporali e contro la pioggia (Is 4,5-6).

[279]Possesso di Dio: Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente. Esulterà di gioia per te, ti rinnoverà con il suo amore, si rallegrerà per te con grida di gioia, come nei giorni di festa (Sofonia 3,17-18).

[280]Scritto il 26 maggio 1944, pag.375.

[281]Ascoltate e voi vivrete: O voi tutti assetati venite all’acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro e, senza spesa, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro patrimonio per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e voi vivrete (Is 55,1-3). A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita. Chi sarà vittorioso erediterà questi beni; io sarò il suo Dio ed egli sarà mi figlio (Ap 21,6-7).

[282] Ma apparirà evidente che il dettato è dello Spirito Santo.

[283] Isaia 55, 1.

[284]Carne e Sangue divino: Avvicinatevi a me, voi che mi desiderate, e saziatevi dei miei prodotti. Poiché il ricordo di me è più dolce del miele, il possedermi è più dolce del favo di miele. Quanti si nutrono di me avranno ancora fame e quanti bevono di me, avranno ancora sete (Sir 24,18-20). Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darà è la mia carne per la vita del mondo. Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. Chi mangia la mia carne a beve il mio sangue dimora in me io in lui (Gv 6, 51.53-56)

[285]Testimonianza fra i popoli: Ecco l’ho costituito testimonio (eucaristico) fra i popoli, principe e sovrano sulle nazioni. Ecco tu chiamerai gente che non conoscevi; accorreranno a te popoli che non ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio, del Santo di Israele, perché egli ti ha onorato. Cercate il Signore (eucaristico) mentre si fa trovare, invocatelo, (e mangiatelo) mentre è vicino (pane consacrato nei tabernacoli) (Is 55,4-6).

[286] Nel senso del «Credo»: “…discese dal Cielo… e si è fatto uomo”.

[287]Il pane e il vino della Sapienza: La Sapienza si è costruita la casa, ha intagliato le sue sette colonne. Ha ucciso gli animali, ha preparato il vino e ha imbandito la tavola. Ha mandato le sue ancelle a proclamare sui punti più alti della città: “Chi è inesperto accorra qui!”. A chi è privo di senno essa dice: “Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato. Abbandonate la stoltezza e vivrete, andate diritti per la via dell’intelligenza” (Pr 9,1-6).

[288]Scritto il 27 maggio 1944, pag. 385

[289]La Sapienza ha vissuto fra gli uomini: Il Signore che invia la luce ed essa va, che la richiama ed essa obbedisce con tremore. Le stelle brillano dalle loro vedette e gioiscono; Egli le chiama e rispondono: “Eccoci!” e brillano di gioia per colui che le ha create. Egli è il nostro Dio e nessun altro può essergli paragonato. Egli ha scrutato tutta la via della sapienza e ne ha fatto dono a Giacobbe suo servo, a Israele suo diletto. Per questo è apparsa sulla terra e ha vissuto fra gli uomini (Baruc 3,33-38).

[290] Baruc 3, 32-38.

[291]La Sapienza abbandonata dalla sua gente: Ascolta, Israele, i comandamenti della vita, porgi l’orecchio per intender la prudenza. Perché, Israele, perché ti trovi in terra nemica e invecchi in terra straniera? Perché ti contamini con i cadaveri e sei annoverato fra coloro che scendono negli inferi? Tu hai abbandonato la fonte della sapienza! Se tu avessi camminato nei sentieri di Dio, saresti vissuto sempre in pace. Impara dov’è la prudenza, dov’è la forza, dov’è l’intelligenza, per comprendere anche dov’è la longevità e la vita, dov’è la luce degli occhi e la pace (Bar 3,9-14).

[292]Dio non scelse i giganti: Israele, quanto è grande la casa di Dio, quanto è vasto il luogo del suo dominio! È grande e non ha fine, è alto e non ha misura! Là nacquero i famosi giganti dei tempi antichi, alti di statura, esperti nella guerra; ma Dio non scelse costoro e non diede loro la via della sapienza: perirono perché non ebbero saggezza, perirono per la loro insipienza (Bar 3,24-28).

[293] Baruc 3, 24-28.

[294]Chi l’ha comprata a prezzo d’oro puro: Chi è salito al cielo per prenderla e farla scendere dalle nubi? Chi ha attraversato il mare e l’ha trovata e l’ha comprata a prezzo d’oro puro? Nessuno conosce la sua via, nessuno pensa al suo sentiero. Ma colui che sa tutto, la conosce e l’ha scrutata con l’intelligenza. È lui che nel volger dei tempi ha stabilito la terra e l’ha riempita d’animali (Bar 3,29-32).

[295]La Sapienza persona: “è apparsa sulla terra e ha vissuto fra gli uomini” (Bar 3,38). È Gesù di Nazaret, vissuto nel suo tempo. La Sapienza Libro: “Essa è il libro dei decreti di Dio, è la legge che sussiste nei secoli; quanti si attengono ad essa avranno la vita, quanti l’abbandonano moriranno. Ritorna, Giacobbe, e accogliela, cammina allo splendore della sua luce. Non dare ad altri la tua gloria, né i tuoi privilegi a gente straniera. Beati noi, o Israele, perché ciò che piace a Dio ci è stato rivelato (Bar 4,1-4). È il Vangelo del Regno di Dio, e il catechismo del Regno dei Cieli.

[296]La Sapienza libererà e guiderà il suo Popolo: Deponi o Gerusalemme, la veste del lutto e dell’afflizione, rivestiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre. Avvolgiti nel manto della giustizia di Dio, metti sul capo il diadema di gloria dell’Eterno, perché Dio mostrerà il tuo splendore ad ogni creatura sotto il cielo. Sarai chiamata da Dio per sempre: Pace della giustizia e gloria della pietà. Sorgi, o Gerusalemme, e sta’ in piedi sull’altura e guarda verso oriente; vedi i tuoi figli riuniti da occidente ad oriente, alla parola del Santo (Dottrina di Gesù rivelata nel Vangelo), esultanti per il ricordo di Dio (la vita di Gesù rivelata nel Vangelo). Si sono allontanati da te a piedi, incalzati dai nemici (le diverse apostasie del cristianesimo); ora Dio te li riconduce in trionfo come sopra un trono regale.  Poiché Dio ha stabilito di spianare ogni alta montagna (dottori delle scienze profane e religiose) e le rupi secolari (Gerarchie ecclesiastiche), di colmare le valli (congregazioni e movimenti religiosi) e spianare la terra (l’umanità intera) perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio (Bar 5,1-7).

[297] Il 29 gennaio,

[298]Scritto il 28 maggio 1944, ore 2, ant. della Pentecoste.

[299] Atti 2,1-13

[300] Riportiamo la seguente visione sulla “Discesa dello Spirito Santo” poiché essa non appartiene alla grande opera sul Vangelo, per la quale sarà scritta di nuovo e completata nel 1947. Vedere il Vangelo del Regno di Dio n. 640

[301] Riportiamo la seguente visione sulla “Discesa dello Spirito Santo” (Atti 2, 1-13) poiché essa non appartiene alla grande opera sul Vangelo, per la quale sarà scritta di nuovo e completata nel 1947.

[302] Nella visione del 17 febbraio, preceduta dalla “Descrizione del Cenacolo”, da noi indicata nella stessa pagina.

[303] Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo (At 2,1).

[304] Il 23 giugno 1943, ne «i quaderni del 1943»

[305] Nella visione del 29 febbraio, pag. 155. Espressione aramaica che significa: “il Signore viene” o “Vieni, Signore!”

[306]Un rombo dal cielo: Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano (At 2,2).

[307]Lingue come di fuoco: Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi (At 2,3-4)

[308]Scritto il 29 maggio 1944.

[309] Giovanni 13, 23-25.

[310] Gen 1,1-31

[311] In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. (Gen 1,1-2)

[312] Genesi 1.

[313]Primo giorno: Dio disse: “Sia la luce!”. E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno (Gen 1,3-5).

[314]Secondo giorno: Dio disse “Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque”. Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. È così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno. Gen 1,6

[315]Terzo giorno: Dio disse: “Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgono in un solo luogo e appaia l’asciutto”. E così avvenne. Dio chiamò l’asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona.

E Dio disse: “La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie”. E così avvenne. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno (Gen 1,9-13).

[316]Quarto giorno: Dio disse: “Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra”. E così avvenne: Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: quarto giorno (Gen 1,14-19).

[317]Quinto giorno: Dio disse: “Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo”. Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. Dio li benedisse: “Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra”. E fu sera e fu mattina: quinto giorno (Gen 1, 20-23).

[318]Sesto giorno: Dio disse: “La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie”. E così avvenne: Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona. E Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”. Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò (Gen 1,24-27).

[319] Genesi 2, 1-7.

[320]Potere e autorità su demoni e morbi: Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demoni (Mc 3,14). Diede loro potere e autorità su tutti i demoni e di curare le malattie (Lc 9,1).

Evangelizzare: E li mandò ad annunziare il regno di Dio e a guarire gli infermi (Lc 9,2). Strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demoni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date (Mt 10,7-8).

Legare e sciogliere: Tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo (Mt 10,18).

Intercedere: Se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro (Mt 18,19-29).

Ammaestrare: Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,19-20).

Testimoniare la fede: Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno (Mc 16,17-18).

Portare la pace: In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa (Lc 10,5).

Perdonare i peccati: Alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” Gv 20,21-23

Celebrare la Messa: Fate questo in memoria di me” (Lc 22,19-20); Mt 26,26-28; Mc 14,25).

[321] Matteo 10; 16, 17-19; 18, 18; 28, 16-20; Marco 3, 13-19; 6, 7-13; 16, 14-18; Luca 6, 12-16; 9, 1-5; 10, 1-20; 24, 45-49; Giovanni 10, 1-18; 20, 19-23; 2l, 15-17.

[322] Il 15 maggio

[323] A partire dal 9 aprile,

[324] Giovanni 17.

[325] Per Gesù: Matteo 27, 46; Marco 15, 34.

[326] Quello della morte e discesa agli inferi di Gesù.

[327] Per esempio, al termine del dettato del 20 maggio,

[328]Scritto il 30 maggio 1944.

[329] Giuditta 9, 14-15 (volgata).

[330]Bellezza e timor di Dio: Giuditta da quando era vedova digiunava tutti i giorni, eccetto le feste e i giorni di gioia per Israele. Era bella d’aspetto e molto avvenente nella persona. Né alcuno poteva dire una parola maligna a suo riguardo, perché temeva molto Dio (Gdt 8,6-8).

[331]è cosa buona se si sa valorizzarla è correzione della scrittrice, su copia dattiloscritta, da e il valorizzarla

[332] Levitico 11, 27.

[333] Per un fine retto: Quando Giuditta ebbe cessato di supplicare il Dio di Israele, si alzò dalla prostrazione, si tolse il sacco di cui era rivestita, depose le vesti di vedova, poi lavò con acqua il corpo e lo unse con profumo denso; spartì i capelli del capo e vi impose il diadema. Poi si mise gli abiti da festa. Si mise i sandali ai piedi, cinse le collane e infilò i braccialetti, gli anelli e gli orecchini e ogni altro ornamento che aveva e si rese molto affascinante agli sguardi di qualunque uomo che l’avesse vista (Gdt 10,1-4).

[334] Matteo 6, 16-18.

[335] Matteo 11, 19; Luca 7, 34.

[336]Sensualità: Il cuore di Oloferne rimase estasiato e si agitò il suo spirito, aumentando molto nel suo cuore la passione per lei; già da quando l’aveva vista, cercava l’occasione di sedurla… Oloferne si delizio della presenza di lei e bevve abbondantemente tanto vino quanto non ne aveva mai bevuto solo in un giorno da quando era al mondo (Gdt 13, 16-20).

Per abbattere i tiranni del senso, del mondo, del prossimo e del demonio, l’uomo deve chiedere aiuto a Dio, che non glielo nega perché lo ama.

[337] Giuditta 13, 1-10.

[338] Giuditta, avvicinatasi, ne staccò la scimitarra di lui; poi, accostatasi al letto, afferrò la testa di lui per la chioma e disse: “Dammi forza, Signore Dio d’Israele, in questo momento”. E con tutta la forza di cui era capace lo colpì due volte al collo e gli staccò la testa” (Gdt 13,6-8).

[339] Ogni vittoria dell’uomo nel bene è un monumento a Dio.

[340]Scritto il 31 maggio 1944.

[341] il 25 maggio.

[342] Il Creatore non si è limitato a fare ogni cosa, ma ha anche stabilito un ordine, al quale ubbidiscono piante, animali, astri.

[343] Dio crea nuove anime per ripristinare il numero di quelle che tornano a Dio, e le crea diverse nelle loro disposizioni personali e nei caratteri, a seconda delle necessità dell’umano consorzio.

[344] Le anime, a causa della colpa d’origine che le macchia dopo la creazione, seguono le voci del disordine e si ribellano al compito che la volontà di Dio ha affidato a ciascuna di esse.

[345] Esodo 20, 1-17; Deuteronomio 5, 6-22.

[346] Matteo 6, 10.

[347] Quelle variazioni di colore, dunque, stanno ad indicare l’armonia spontaneamente turbata dalle anime. Perciò il Signore invita a ripudiare le voci della concupiscenza e a tornare all’ubbidienza, come è ubbidiente tutto il resto del creato.

[348]Scritto il 2 giugno 1944.I° venerdì del mese.

[349] Le sofferenze del mercoledì erano per i disperati, e quelle del giovedì per gli idolatri: dettato del 29 maggio,

[350] Don Narciso Fava, parroco di S. Andrea di Còmpito.

[351] Padre Migliorini, rimasto a Viareggio.

[352] Margherita Maria Alacoque, messaggera e apostola del Sacro Cuore, santa (1647-1690).

[353] Si riferisce al trafiletto del giornale, e non al libro.

[354] Geltrude di Helfta, detta “la grande”, antesignana della devozione al S. Cuore di Gesù, santa (1256-1301 circa).

[355] Veronica Giuliani, clarissa cappuccina, santa (1660-1727).

[356] Giovanni 19, 33-34.

[357]Scritto il 3 giugno 1944. I° sabato, ore 1,30 antimeridiane.

[358] Nella visione del 19 febbraio, terzo capoverso. Detta visione e il dettato qui riportato, si ritroveranno fusi insieme, in una rinnovata stesura del 1945, a formare l’episodio del “Ritorno al Cenacolo”, appartenente al ciclo della “Passione” della grande opera sul Vangelo.

[359] Giovanni 19, 26-27.

[360] il Padre Migliorini, al quale la scrittrice si rivolge ancora sotto, apparteneva all’Ordine dei Servi di Maria.

[361] Sul rigo di spazio tra il presente brano e la data che segue, la scrittrice annota a matita: Penitenza speciale per Paola.

[362]Scritto lo stesso 3 giugno 1944.

[363] La stessa visione si ritroverà all’inizio del quaderno n. 100, copiata quasi fedelmente dalla scrittrice, con la stessa data e con aggiunta di particolari, come episodio da inserirsi nel ciclo della “Glorificazione” della grande opera sul Vangelo con il titolo: “Pietro, non più rozzo pescatore, nelle sue nuove vesti di pontefice”.

[364] Atti 1, 15-26.

[365] Matteo 26, 17-29; Marco 14, 12-25; Luca 22, 7-20; 1 Corinti 11, 23-34.

[366] Giovanni 6, 22-59.

[367] di Alfeo.

[368] Nella visione del 28 maggio,

[369] Sacerdotessa e Madre del Sacerdozio (come ne «i quaderni del 1943», pag. 209, 230, 420 e 452) nel senso che, essendo vera Madre di Gesù, Sacerdote supremo ed eterno, era la prima ad essere a Lui intimamente unita. Rileggi, nel dettato del 18 maggio, l’ultimo capoverso.

[370]Scritto il 7 giugno 1944. Vigilia del Corpus Domini.

[371] Vedi lo scritto del 17 maggio

[372] Un Libro di memorie fu scritto davanti al Signore per coloro che lo temono ed onorano il suo Nome (Malachia 3,16).

[373] Da dove la scrittrice era sfollata per S. Andrea di Còmpito.

[374] Come riferisce nello scritto del 7 aprile, pag. 222, cui segue il periodo di desolazione, documentato negli scritti dal 9 aprile al 10 maggio,

[375] Nel dettato del 4-5 ottobre 1943, ne «i quaderni del 1943»

[376] Scritte su questo e su altri quaderni, e che appartengono alla grande opera sul Vangelo.

[377]Scritto il 11 giugno 1944.

[378] Io guardavo ed ecco un uragano avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinio di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzi si scorgeva come un balenare di elettro incandescente (Ez 1,4).

[379]I viventi nel piano spirituale: Al centro apparve la figura di quattro esseri animati, dei quali questo era l’aspetto: avevano sembianza umana e avevano ciascuno quattro facce e quattro ali. Le loro gambe erano diritte e gli zoccoli dei loro piedi erano come gli zoccoli dei piedi d’un vitello, splendenti come lucido bronzo. Sotto le ali, ai quattro lati, avevano mani d’umo; tutti e quattro avevano le medesime sembianze e le proprie ali, e queste ali erano unite l’una all’altra. Mentre avanzavano, non si volgevano indietro, ma ciascuno andava diritto avanti a sé. Quanto alle loro fattezze, ognuno dei quattro aveva fattezze d’uomo; poi fattezze di leone a destra, fattezze di toro a sinistra e, ognuno dei quattro, fattezze d’aquila. Le loro ali erano spiegate verso l’altro; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il corpo. Ciascuno si muoveva davanti a sé; andavano là dove lo spirito li dirigeva e, muovendosi, non si voltavano indietro. (Ez 1,5-12).

[380] Ezechiele 1, 4-28.

[381]I viventi nella Carità: Tra quegli esseri si vedevano come carboni ardenti simili a torce che si muovevano in mezzo a loro. Il fuoco risplendeva e dal fuoco si sprigionavano bagliori. Gli esseri andavano e venivano come un baleno. Io guardavo quegli esseri ed ecco sul terreno una ruota al loro fianco, di tutti e quattro (Ez 1,13-15).

[382]Simbiosi delle volontà: Le ruote avevano l’aspetto e la struttura come di topazio e tutt’e quattro la medesima forma, il loro aspetto e la loro struttura era come di ruota in mezzo a un’altra ruota. Potevano muoversi in quattro direzioni, senza aver bisogno di voltare nel muoversi. La loro circonferenza era assai grande e i cerchi di tutt’e quattro erano pieni di occhi tutt’intorno. Quando quegli esseri viventi si muovevano, anche le ruote si muovevano accanto a loro e, quando gli esseri si alzavano da terra, anche le ruote si alzavano. Dovunque lo spirito le avesse spinte, le ruote andavano e ugualmente si alzavano, perché lo spirito dell’essere vivente era nelle ruote. Quando essi si muovevano, esse si muovevano; quando essi si fermavano, esse si fermavano e, quando essi si alzavano da terra, anche le ruote ugualmente si alzavano, perché lo spirito dell’essere vivente era nelle ruote (Ez 1,16-21).

[383]Il rombo nasce dal movimento delle ali: Al di sopra delle teste degli esseri viventi vi era una specie di firmamento, simile ad un cristallo splendente, disteso sopra le loro teste, e sotto il firmamento vi erano le loro ali distese, l’una di contro all’altra; ciascuno ne aveva due che gli coprivano il corpo. Quando essi si muovevano, io udivo il rombo delle ali, simile al rumore di grandi acque, come il tuono dell’Onnipotente, come il fragore della tempesta, come il tumulto d’un accampamento. Quando poi si fermavano, ripiegavano le ali. Ci fu un rumore al di sopra del firmamento che era sulle loro teste (Ez 1,22-25).

[384]Lo splendore dell’amore puro: Sopra il firmamento che era sulle loro teste apparve come una pietra di zaffiro in forma di trono e su questa specie di trono, in alto, una figura dalle sembianze umane. Da ciò che sembrava essere dai fianchi in giù, mi apparve come di fuoco. Era circondato da uno s’splendore il cui aspetto era simile a quello dell’arcobaleno nelle nubi in un giorno di pioggia. Tale mi apparve l’aspetto della gloria del Signore. Quando la vidi, caddi con la faccia terra e udii la voce di uno che parlava Ez 1,26-28

[385]Miele e cardi: Mi disse: “Figlio dell’uomo, io ti mando agli Israeliti, a un popolo di ribelli, che si sono rivoltati contro dime. Essi e i loro padri hanno peccato contro di me fino ad oggi. Ma tu, non li temere; saranno per te come cardi e spine e ti troverai in mezzo a scorpioni; ma tu non temere le loro parole, non t’impressionino le loro facce, sono una genia di ribelli. Tu riferirai loro le mie parole, ascoltino o no. E tu, non esser ribelle come questa genìa di ribelli; apri la bocca e mangia ciò che io ti do” Io guardai ed ecco, una mano tesa verso di me teneva un rotolo. Lo spiegò davanti a me; era scritto all’interno e all’esterno e vi erano scritti lamenti, pianti e guai. Io aprii la bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo, dicendomi: “Figlio dell’uomo, nutrisci il ventre e riempi le viscere con questo rotolo che ti porgo”. Io lo mangiai e fu per la mia bocca dolce come il miele. Mi disse ancora: “Figlio dell’uomo, tutte le parole che ti dico accogliela nel cuore e ascoltale con gli orecchi: poi va’, recati dai deportati, dai figli del tuo popolo, e parla loro. Dirai: Così dice il Signore, ascoltino o non ascoltino”. Uno spirito dunque mi sollevò e mi portò via; io ritornai triste e con l’animo eccitato, mentre la mano del Signore pesava su di me. (Ez 3,1- 14).

[386]Scritto il 12 giugno 1944. Sommario: Consigli di perfezione alle anime vittime, che non si limitano a sopportare e ad amare il dolore, ma lo chiedono per amore. Quando il dolore è lungo e severo, bisogna vedere, pensare e agire nella dimensione spirituale che è l’eternità, misurando il dolore con il tempo di Dio, che è un eterno presente. Allora il dolore diventa gioia di possedere Dio.

[387] A quest’ultima pagina scritta del quaderno è attaccato il foglietto di una “Nota mensile” del Collegio che, datata aprile 1912 e intestata a Valtorta Maria, riporta quanto segue: “Condotta: Ha meritato la medaglia. Contegno: Inscritta nel quadro d’onore. Ordine: Inscritta nel quadro d’onore. Studio: Bene. Lavoro: Attiva ed impegnata. La Direttrice.”

[388]Scritto il 13 giugno 1944.

[389] Descrizione di un Cuore fulgidissimo, che il Portavoce vede fin dalla sera precedente. Porta la sigla del Salvatore (IHS) e la sua forma somiglia ad una viva Ostia.

[390] La visione del Cuore raggiante rimane ancora, dopo che il Portavoce ha creduto di morire per un improvviso attacco cardiaco, e ha offerto la sofferenza al Signore raccomandandosi ai santi per poter morire in un atto d’amore.

[391] Deve trattarsi di Gemma Galgani, vergine lucchese, santa (1878-1903), di cui la scrittrice era devota.

[392] In un breve dettato a commento della visione, Gesù spiega che l’Eucarestia è il Cuore del Cuore di Gesù, che si fece Ostia quando era ancora Pensiero e si fece Cosa per essere Ostia.

[393] Giovanni 19, 33-34.

[394]Scritto il 14 giugno 1944, pag. 430.

[395]Il Paradiso: Poiché il Portavoce rifletteva sulla piccola defunta Nennolina, Gesù le illustra la potenza del Paradiso, il cui possesso rende intelligenti e sapienti anche i più piccoli. Nulla di imperfetto vi è in Paradiso, poiché ai suoi santi Dio comunica le sue proprietà. Lo spirito è eternamente giovane, e gli spiriti sono incorporei e uguali anche se devono assumere forma corporea quando ci appaiono.

[396] Antonietta Meo, detta Nennolina (1930-1937).

[397] Lo Spirito Santo è il soggetto di questa frase subordinata, erroneamente coordinata con la frase che precede, il cui soggetto è Nennolina.

[398]Devozione e orazione: Avendo il Portavoce osservato che i dettati non le lasciano il tempo per pregare, Gesù risponde che ella gli appartiene tutta, anche se deve sacrificare qualcosa di buono, e contrappone alle devozioni l’orazione, portando l’immagine della larva e dell’aquila. La devozione è lo strisciare della larva. L’orazione è volo d’aquila, e il Portavoce ne viene presa ogni volta che il Signore lo vuole.

[399]Scritto lo stesso 14 giugno 1944. L’Ora santa di Gesù si compone di quattro dettati

[400] È il primo dettato e tratta della necessità per le anime di ricevere il lavacro assolutore del Signore, che invita con amore incessante, dopo aver lasciato il Cielo e aver condiviso l’esperienza umana fino a prendere su di sé tutte le colpe

[401] Giovanni 13, 8.

[402] Per esempio: Matteo 15, 22; Marco 10, 47.

[403] Marco 5, 41; Luca 7, 14; 8, 54; Giovanni 11, 43.

[404] Giobbe 2, 8.

[405] È il secondo dettato e tratta dei tradimenti che, provenendo da varie categorie di malati nell’anima e nel corpo, trovano pronto al perdono il Signore, che chiede il balsamo della fedeltà.

[406] Matteo 26, 21; Marco 14, 18; Luca 22, 21-22; Giovanni 13, 21.

[407] Matteo 26, 50.

[408] Luca 10, 29-37.

[409] Luca 7, 36-50.

[410] Il terzo dettato tratta del modo di amarci l’un l’altro sull’esempio dell’amore di Gesù per noi, attraverso il nutrimento corroborante dell’Eucarestia che ci fa conoscere Dio.

[411] Giovanni 13, 34.

[412] Il quarto dettato tratta della nostra unione con Gesù che, rispecchiando l’unione del Figlio con il Padre, dà sicuri frutti spirituali.

[413] Giovanni 15, 7.

[414] Definizione che viene illustrata nel dettato che segue

[415] Luca 23, 34.

[416] Luca 15, 11-32.

[417]Scritto il 15 giugno 1944.

[418] Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente (Gen 2,7).

[419] Genesi 2, 7.

[420] Mt 9, 25; Mc 5, 41; Lc 7, 14; 8, 54.

[421] Gv 11, 144.

[422] Giovanni 11, 1-44.

[423] Elia si distese tre volte sul bambino morto e invocò il Signore: “Signore Dio mio, l’anima del fanciullo torni nel suo corpo”. Il Signore ascoltò il grido di Elia; l’anima del bambino tornò nel suo corpo e quegli riprese a vivere (1 Re 17,17-24).

[424] La citazione, esatta secondo la nomenclatura allora in uso, corrisponde a: 1 Re 17, 17-24.

[425] Chi sa se il soffio vitale dell’uomo salga in alto e se quello della bestia scenda in basso nella terra? (Qo 3,21). Ritorni la polvere alla terra, com’era prima, e lo spirito torni a Dio che lo ha dato (Qo 12,7). Se nascondi il tuo volto, vengono meno, togli loro il respiro, muoiono e ritornano nella loro polvere. Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra (Sal 104,29-30). Se Egli richiamasse il suo spirito a sé e a sé ritraesse il suo soffio, ogni carne morirebbe all’istante l’uomo ritornerebbe in polvere (Gb 34,14-15). Per l’uomo assennato la strada della vita è verso l’alto, per salvarlo dagli inferi che sono in basso (Pr 15,24).

[426] Probabile allusione ad Ecclesiaste 3, 21.

[427] Il Signore parla della sua estrema preghiera riportata dall’evangelista Giovanni nel capitolo 17, e mostra in che modo essa ci insegna le virtù dell’amore, della fede, della speranza, della fortezza, della giustizia, della prudenza e della temperanza.

[428] Giovanni 17.

[429] Gesù difende il suo Portavoce, che è la sua “piccola voce” ribattezzata “Giovanni”

[430] Ricordiamo che la scrittrice, negli anni di isolamento psichico che precedettero la sua morte, quando aveva perduto la capacità di dialogare e se ne stava nel suo letto d’inferma senza più scrivere né lavorare, era solita esclamare: “Che sole che c’è lì!”.

[431] Gesù dedica l’Ora santa a Padre Migliorini, a Paola Belfanti e a Marta Diciotti.

[432] Data il giorno avanti, e ora dedicata a persone ben note e più volte menzionate: Padre Migliorini, Paola Belfanti, Marta Diciotti.

[433] Il Portavoce annota la soave sensazione dell’abbraccio protettivo di Gesù.

[434]Scritto il 16 giugno 1944, ore 6,30. Festa dei Sacro Cuore di Gesù.

[435] Nell’immagine del secondo dettato del 14 giugno,

[436] Questo libro di preghiere, usato da Marta Diciotti, è: «Manuale di Filotea» del sacerdote milanese Giuseppe Riva, senza indicazione di data e di luogo. Il capitolo della “Divozione al Sacro Cuore di Gesù” si trova a pag. 333.

[437] Claudio de la Colombiere, sacerdote della Compagnia di Gesù, beato (1641-1682).

[438] Avuta il 1° giugno ma scritta il 2 giugno,

[439] Pietro Giuliano Eymard, apostolo dell’Eucaristia, ora santo (1811-1868).

[440]Scritto il 20 giugno 1944, pag. 451.

[441] Invito a contemplare le stelle, il cui luminoso linguaggio non fa che lodare la magnificenza di Dio, attestandone ancor più l’esistenza.

[442] L’uomo, che non può raggiungere le stelle che pur sembrano vicine, può invece raggiungere Dio e per raggiungerLo non ha che da spogliarsi di ogni sua umanità per solo amore a Lui, perché Egli si svela a chi lo ama e nell’amore consuma sé-uomo e fa regnare sé-anima.

[443] Nessuno si perda in altra ricerca che non sia quella di possedere l’amore e coltivarlo. Niente può servire a raggiungere Dio: Stella eterna. Solo l’amore serve a questo. Rendete a Dio ciò che Egli vi ha messo in cuore per farvi simili a Lui: la capacità di amare. Chi non ha in sé amore non ha somiglianza con Dio.

[444]Scritto il 21 giugno 1944.

[445] Il Signore, stanco nello spirito per i troppi colpevoli, si riposa nei prediletti, che associa al suo dolore non per diminuzione ma per aumento di amore.

[446] Genesi 2, 24.

[447] Matteo 19, 5-6.

[448] Per esempio, nel dettato del 13 febbraio

[449]La donna perfetta: Una donna forte chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore. In lei confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto. Essa gli dà felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita. I suoi figli sorgono a proclamarla beata e suo marito a farne l’elogio: “Molte figlie hanno compiuto cose eccellenti, ma tu le hai superate tutte!”. Fallace è la grazia e vana è la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare. Proverbi 31, 10-31

[450]Quando è aggiunto da noi.

[451] Giorno in cui era venuta a sapere che ci sarebbe stato l’obbligo dello sfollamento per i cittadini di Viareggio.

[452] Giuseppe Valtorta, sottufficiale di cavalleria, nato a Mantova nel 1862, morto a Viareggio il 30 giugno 1935.

[453] Iside Fioravanzi, insegnante di francese, nata a Cremona nel 1861, morta a Viareggio il 4 ottobre 1943

[454] Da neppure il ricordo fino a questo punto, è stato aggiunto dopo dalla scrittrice, che ha scritto fino alla parola Gesù sulla parte di rigo rimasta in bianco, ed ha continuato il resto in calce alla pagina richiamando con una crocetta.

[455] Come nei dettati del 15 maggio

[456]Scritto il 22 giugno 1944.

[457] S. Andrea di Còmpito.

[458] Padre Migliorini.

[459] Rispettivamente del 3 e del 14 giugno

[460] Suor Gabriella, da Camaiore, che era andata a far visita alla scrittrice sfollata.

[461]Scritto lo stesso 22 giugno 1944. Sommario: Gesù spiega al Portavoce che ella soffre tanto a causa del continuo timore di dar dolore a Lui. Chi è vicino a Dio ha orrore anche dell’ombra di una imperfezione; ma è proprio questa sua amorosa umiliazione che facilita le visite dell’Ospite divino. Ogni ansia cesserà in Cielo. Male sarebbe se l’anima si allontanasse da Gesù per il timore di averlo disgustato, dimenticando che Egli comprende certe angosce.

[462] Forse il 12 maggio,

[463]Scritto il venerdì 23 giugno 1944.

[464] È il titolo dell’autobiografia di S. Teresa di Lisieux (1873-1897).

[465] Già vista il 18 febbraio e il 7 aprile. La definitiva, e ancor più particolareggiata, descrizione della “Crocifissione” sarà del 27 marzo 1945, ed entrerà nel ciclo della “Passione” della grande opera sul Vangelo.

[466] Giovanni 19, 33-34.

[467]Scritto il 24 giugno 1944.

[468]I tre tempi, così come vengono descritti di seguito, si possono ravvisare soprattutto nei capitoli 610-615 de: “L’Evangelo come mi è stato rivelato”

[469] Il 22 giugno

[470] P. Giosuè Bagatti, dei frati minori, cappellano dell’Ospedale di Viareggio.

[471]Scritto il 25 giugno 1944.

[472] Confronta con lo scritto del 21 giugno. Sommario: Come ha più merito colui che affronta un’operazione chirurgica senza anestesia, così, nel campo spirituale, è più meritorio chi spasima senza avere un soccorso miracoloso da parte di Dio, che si limita ad assistere come Padre e Amico. A questa categoria appartengono le anime vittime. Dio ha bisogno delle sofferenze degli uomini, perché questi a differenza degli angeli, possono fare la volontà di Dio come la fece Gesù: con dolore amoroso, generoso e paziente. “Dio è giusto. A doppio merito, doppio premio. A merito totale, totale premio”.

 

[473] Luca 22, 41-42.

[474]Scritto il 26 giugno 1944,

[475] A conforto del ritorno da un penosissimo stato di sopore, nel quale il Portavoce ritiene di aver sofferto molto e di aver pianto senza ritegno, il buon Dio le concede la visione dell’angelo custode.

[476] L’invisibile Maestro le spiega che ogni angelo custode adora Dio nella creatura se questa è in grazia del Signore, o venera l’opera del Creatore se questa non è più in grazia.

[477] L’invisibile Maestro le spiega che la veste del suo angelo sta ad indicare che ella ha bisogno soprattutto di speranza, avendo invece una fede sicura e un amore vivo; e le mostra che non è sola neppure nei momenti del dubbio e della tristezza.

[478] Come in Luca 22,43

[479] Il 10 gennaio

[480] Matteo 26, 38; Marco 14, 33-34

[481]Scritto il 27 giugno 1944.

[482] Il Dio della gloria apparve a nostro padre Abramo e gli disse: Esci dalla tua terra e dalla tua gente e va’ nella terra chi io ti indicherò. Atti 7, 23.

[483] Genesi 12, 1.

[484] Genesi 11, 1-9.

[485] Giuseppe andò in cerca dei suoi fratelli e li trovò a Dotan. Essi lo videro da lontano e, prima che giungesse vicino a loro, complottarono di farlo morire. Si dissero l’un l’altro: “Ecco, il sognatore arriva! Orsù, uccidiamolo e gettiamolo in qualche cisterna! Poi diremo: Una bestia feroce l’ha divorato! Così vedremo che ne sarà dei suoi sogni!” (Gen 37,17-20).

[486] “Dio lo fece emigrare in questo paese dove voi ora abitate, ma non gli diede alcuna proprietà in esso, neppure quanto l’orma di un piede, ma gli promise di darlo in possesso a lui e alla sua discendenza dopo di lui, sebbene non avesse ancora figli (Atti 7,4-5).

[487] Genesi 8, 9. Perciò, il riferimento al versetto 5 sarebbe errato.

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