LA PAROLA CHE DA’ LA VITA ETERNA.
Catechismo di Gesù Messia. Teologia del Regno dei Cieli. Rivelazioni dei misteri sigillati. L’Apocalisse completa.
Libro 2
CAP. 108 – 192
11 agosto 1943 – 27 ottobre 1943
SECONDO IL PICCOLO GIOVANNI
A cura di Fray Jesus Maria de Cabanaconde S.O.S
Servo dell’Ordine dei Salvatori
S O M M A R I O
108. La sofferenza degli olocausti.
La croce della sofferenza totale
109. Valore della sofferenza volontaria.
Regola per elevarsi più in alto della natura angelica.
La metamorfosi dell’anima in grazia.
Trasformarsi in parte di Gesù.
Il portatore della Voce del Signore.
La Portavoce è il respiro di Gesù.
Perché il Signore chiede collaboratori?
La preghiera senza l’amore è morta.
113. Sul modo di pregare per la pace.
Valore della catechesi di Gesù.
Desiderare la pace universale.
Consapevolezza degli svantaggi della guerra.
Consapevolezza dei vantaggi della pace.
I requisiti che fanno potente la preghiera.
“Se ci fossero dieci giusti…”.
114. “Il Primogenito di fra i morti”.
Il “Primogenito” di fra i morti.
L’erede della regalità del Padre.
Tornerà con la sua carne glorificata.
Preparazione del Regno futuro.
115. Il regno degli spiritualizzati.
L’uomo morso dalla concupiscenza.
L’anima in un coma spirituale.
Il regno degli spiritualizzati.
Tornerà Re fulgido di un popolo fulgido.
116. Ritorno del Messia, Giudice universale.
I trafittori del corpo e dello spirito del Cristo.
La schiera dei trafittori sarà giudicata.
Amare è fondersi, fondersi è comprendersi.
Gesù prende dimora nel cuore che lo ama.
Gesù è la Vita vera dell’anima.
118. La manna, il sassolino bianco, la colonna.
La “manna nascosta e il sassolino bianco”.
119. È tempo dei sette sigilli.
I sette sigilli sono stati aperti.
Il segno del Tau sulla fronte degli eletti.
Le preghiere dei santi affrettano apertura del 7° sigillo.
Nomi e natura e potere dell’Anticristo.
Natura: Persona molto in alto.
Potere: L’aiuto completo di Satana.
L’aiuto dei nemici del Cristo.
La settima tromba e i tuoni apocalittici.
I “sette tuoni” apocalittici sono ancora sigillati.
La settima tromba e il settimo flagello.
Fine del mondo, premio e castigo eterno.
Sono i dotti e gli illuminati di ogni tempo.
Testimoni apparentemente vinti dall’Anticristo
Perfetti imitatori del Cristo.
Chiamati a fulgida risurrezione.
121. Le forze di Satana sono già in azione.
La Battaglia soprannaturale è già iniziata.
La seconda scalata di Satana al Cielo.
La prima Bestia: potenza umana.
La seconda Bestia: la scienza umana.
Il 2° flagello: Inquinamento del mare.
Il 3° flagello: inquinamento dei fiumi e delle sorgenti.
Il 4° flagello: alterazione della luce solare.
Il 6° flagello: sette sataniche e dottrine demoniache.
124. 7° flagello: La “gran Babilonia”.
Mistero di Babilonia la grande.
Le sette teste e le dieci corna.
Crolleranno le città delle nazioni.
125. Gesù Cristo, il vincitore della Bestia.
Il cavaliere “Fedele” e “Verace”.
La dimora di Dio con gli uomini.
Infedeltà allo Spirito nel regno messianico.
Ritorno del Messia in veste di Dio, Re e Giudice.
Comprensione della parola Terra e terra.
Le pastoie comuni e le esigenze soprannaturali
La povera scribacchina di Gesù.
Discernimento nell’amministrazione delle rivelazioni.
Medicine atte a curare le anime.
Leggere con fede e semplicità di fede.
Scienza degli avvenimenti universali.
Credere è più alto di conoscere.
133. Immersi nella volontà di Dio.
Obbedire è fare la volontà di Dio.
Disubbidire è fare il volere del diavolo.
134. Chiamati alla santità di Dio.
135. Cristianesimo divenuto disonesto
136. Maria Ss. la veronica delle anime vittime.
La santità non sopprime il dolore.
Simile alla Trafitta e all’Immolato.
137. Il grappolo, il sole, il vignaiolo.
La parabola del grappolo d’uva.
Aumento di sforzo e generosità.
138. Preghiera dell’“Ave Maria”.
L’uomo privato dell’unione con Dio.
Potere irradiante di chi è con Dio.
141. “Benedetta tu fra tutte le donne”.
Prima finalità dell’Incarnazione.
Testimoni del super-more misericordioso
«“Benedetta tu fra tutte le donne”.
Prima finalità dell’Incarnazione.
Seconda finalità dell’Incarnazione.
Terza finalità dell’Incarnazione.
La Benedetta fra tutte le donne.
Le glorie della Vergine Benedetta.
142. “Benedetto il Frutto del tuo seno”.
Il dolore è la via della Gloria.
«“Benedetto il frutto del tuo seno”.
Il Dolore superò la Beatitudine.
Benedetto il frutto del tuo seno.
143. Il silenzio e il sorriso di Maria.
Sguardo che purifica, silenzio che innalza e sorriso che insegna.
Visione della Vergine sorridente e silenziosa.
144. Parola che dà vita eterna.
145. Spiritismo, reincarnazione, occultismo.
Curiosità malsana e sacrilega.
I turbatori del mistero: spiritismo.
I profanatori del mistero: La rincarnazione.
I violatori del mistero: occultismo.
La Fede è luce e la Parola vita.
146. Fedeli all’opera del Verbo.
Visione del corpo glorificato di Maria Ss.
147. 7 Arcangeli presenti alla Redenzione.
Visione dell’Arcangelo Gabriele.
148. Scopi per cui fu sparso il Sangue di Gesù.
Festa del Sacrificio del Sangue.
Per santificare i re e i governanti della terra.
Per infondere alle milizie quel senso d’umanità.
Per santificare le vie della città.
Libera e meritoria accoglienza.
La Madre al piede della Croce.
Maria Ss. risparmiata di due condanne.
Maria Ss. è Maestra di Dolore.
Maria Ss. è personificazione delle virtù teologali.
Il Millennio dopo l’Anticristo.
Il Regno messianico sulla terra.
Effusione dello Spirito Santo.
Il Regno eterno dopo il Regno temporale.
Ritorno dell’infedeltà e la corruzione.
L’Ermagedon: l’ultima battaglia satanica.
151. La parola di Dio e Il destino dell’uomo.
L’evoluzione non abolirà mai le leggi dello spirito.
152. Destino di luce e di gloria.
Amare Dio e fare la sua volontà.
Guardare con astio è addolorare Maria Ss.
154. Danni dell’inedia spirituale nella Chiesa.
Il Signore cerca umiltà e amore.
Strumentalizzazione della dottrina.
Intervento diretto del Maestro.
Opposizione del clero cattolico.
155. Insegnamento di alta carità.
Pelago d’Inferno è il razzismo.
156. Conseguenze e rimedio del peccato originale.
Solo una necessità: quella dell’amore.
L’amore respiro e sangue dello spirito.
Consecuencias del pecado original.
Ha sconvolto le radici dell’uomo.
Ha sconvolto l’armonia e la pace del mondo.
Il seme della colpa: il dolore.
Rimedio del peccato originale.
Santificare il dolore unendolo al dolore di Cristo.
Annullare la lussuria della mente.
Sapere amare e sapere soffrire.
Chiamare Gesù senza Lui nessuno si salva.
161. Un esempio di fede limitata.
L’apice dell’insegnamento di Gesù.
Beati i veri credenti in Gesù.
Le più gravi conseguenze dell’infedeltà
Guai ai sedotti dal sibilo del Serpente
Guardare Gesù per saper agire.
La via alla più alta opera di misericordia.
163. Il segno che differenzia i veri dai falsi discepoli.
164. Cristianesimo divenuto ebbro.
L’umile scribacchina del buon Dio.
Società di pazzi e di fedifraghi.
Anime corrose brulicanti di vermi.
Cristiani bugiardi nello spirito.
165. Dimensione spirituale della sofferenza.
Eroismo di fede e di generosità.
166. Preparazione alla buona morte.
Cosa vuol dire aver fede in Gesù.
Vuol dire amare, sperare, vincere, possedere.
167. Il Cibo che dà Vita eterna.
Frutti eterni dell’Eucarestia.
168. L’Eucarestia è segno di risurrezione.
Basta un palpito d’amore per salvarsi.
I salvati dall’Agnello immolato.
169. Chi vive in Cristo non muore.
La morte non vi separa, se vivete nel Signore.
Al termine della vita terrena.
I predestinati ad essere stelle illuminanti.
I predestinati sono fra i giusti e i generosi.
Le potenze anticristiane contro il cristianesimo.
171. Necessità di vivere in Grazia.
Zimbello della propria irriflessione.
La “necessità” del vivere in grazia.
Gestazione e nascita dei nuovi demoni.
172. La sapienza si trae dall’amare Dio con tutte le forze.
L’amore raffina le potenze dell’anima.
Chi ama possiede la vera intelligenza.
173. Termine della perfezione è l’amore.
L’amore è il termine della perfezione umana
L’amore è superamento del dolore.
L’amore è la forza di Dio nell’anima.
Dio vive nell’anima innamorata di Dio.
Le nozze dell’anima con l’Amore.
174. I diritti dell’anima e il dovere della carne.
Mondo e carne levano il candore dell’anima
Levare il candore all’anima è deicidio.
L’anima ha diritti superiori alla carne.
L’anima uccisa dalla carne e dal mondo.
L’anima sepolta sotto le pietre della carnalità
L’anima condannata al buio eterno.
L’anima consegnata in mano a Satana.
Fate morire la carne, non l’anima.
Lavorate per la gloria di Dio.
Riparo intorno all’ardere della umanità.
Le tre pioli della tenda di riparo.
Il migliore riparo il Salvatore stesso.
Il Salvatore è madre, padre, fratello, sposo.
Conseguenze del sistema superbo.
L’universo obbedisce ad una legge di amore verso Dio.
Regolarsi in proporzione all’amore di Gesù per noi.
176. Gli amorosi rapporti fra Dio e l’anima.
177. L’amore e la notte oscura dell’anima.
Oppressione, signoria e martirio.
Quando l’amore dell’anima si ritira.
178. Amore reciproco tra l’anima e lo Sposo divino.
Violenza distruggente dell’amore.
179. La bellezza dell’anima sposa.
La sposa del Canto dei Cantici.
180. Sofferenza dei figli abbandonati.
Sofferenza dei figli senza mamma.
Applicare il dolore al sollievo degli altri dolori.
Le ultime parole di Gesù sulla croce.
Cose che sulla Croce ci ha insegnato.
Nelle ore di prova e di dolore.
Ultima parola detta sulla Croce.
181. Il Purgatorio: fiamme d’amore. L’infedeltà dell’amore si espia con l’more.
Il mezzo di riparazione: l’amore.
182. Visite di Dio-Amore all’anima.
L’unione mistica dell’anima con Dio.
Io dormo, ma il mio cuore veglia.
Priorità dei diritti dell’anima.
Priorità della ricerca di Dio.
Superare le insidie del Nemico .
183. Le astuzie della scienza d’amore.
Aumento di bellezza e ornamenti.
Anima coraggiosa intrepida audace.
Le ultime rifiniture dell’abito nuziale.
Vivere in Maria e uniti a Maria.
Possedere l’Amore è l’unica cosa che conti..
Sigillo sul tuo cuore è l’Amore.
184. L’episodio della donna curvata.
Il martirio è amore professato.
La diserzione è dolore dato a Dio.
La conversione è dolce ritorno a Dio.
Liberazione è guarigione dello spirito.
185. Le mancanze all’amore si espiano con l’amore.
I Comandamenti sono imperniati sull’amore.
Contravvenzione al primo Comandamento.
Contravvenzione al secondo Comandamento.
Contravvenzione al terzo Comandamento.
Contravvenzione al quarto Comandamento.
Contravvenzione al quinto Comandamento.
Contravvenzione al sesto Comandamento.
Contravvenzione al settimo Comandamento.
Contravvenzione all’ ottavo Comandamento.
Contravvenzione al 9° e 10° Comandamento.
186. Il Cristianesimo divenuto popolo superbo e traditore.
Cristianesimo sordo alla voce del Signore.
Cristianesimo sordo alla voce del Signore.
187. Vanità dei tesori dei re.
Chi ama i suoi tesori li perderà.
188. Doveri del popolo verso Dio.
189. Un peccato contro lo Spirito Santo.
Guai a chi nega lo Spirito Santo.
190. Argomento probatorio della rivelazione di Gesù.
Nulla è più accecante della incredulità
Non si terrà più nascosto il tuo Maestro.
191. Battesimo di fuoco ardente.
192. Visite spirituali al Santissimo.
Eucaristici ardori della Maddalena.
Trasporti eucaristici di Maria Ss.
108. La sofferenza degli olocausti[1].
Sulla scia del Maestro.
Sofferenza totale.
Dice Gesù:
1«Ieri sera tuo cugino[2] si stupiva e rammaricava perché mentre scrivi non cessano le tue sofferenze.
2Perché dovrebbero cessare? Le missioni sono sempre penose alla natura umana. La carne soffre nel servire Iddio. Ma tanto più soffre e tanto più si rende fruttifero il lavoro dello spirito.
3Quando Io ho maggiormente compiuto la mia missione? Nelle ore di maggiore sofferenza. E Io non avevo, allora, il bene che tu hai, perché Io ero in quelle ore abbandonato dal Padre[3]. Tu non lo sei da Me, invece.
4Non è più che sufficiente questo per ripagare il soffrire di un pugno di cenere quale è la tua carne? Sì che lo è. Basterebbe ad essere sufficiente il sentirmi vicino. Ma Io ti ho concesso non solo la vicinanza, ma la carezza, la vista, la parola.
La croce della sofferenza totale
5La croce portata così non è, per l’anima, più croce. Lo resta per la carne ed il sangue. Ma quelli me li hai dati in offerta totale, ed è bene siano consumati perché nel sacrificio si annullano le loro colpe, delle quali ‑ sei convinta ‑ non occorre Io te ne parli per ricordartele. Me li hai dati per te e per “molte cose”. Perciò portino essi la croce della sofferenza totale, perché è giusto che così avvenga.
6Lo sai quello che fai scrivendo? La mia Volontà. La volontà di missione che voglio tu faccia. Anche se un’anima sola, una sola, avesse a trovare la via, attraverso questa tua fatica voluta da Me, sarebbe giustificata la fatica che a vista umana sembra inumana.
7Io, lottando contro l’ambascia dell’agonia, ho fino all’estremo compìto la missione di Maestro e Redentore. Ricorda Caifa, Pilato, le donne di Gerusalemme, Disma. Fino all’ultimo, fino all’ultimo ho confortato, ammaestrato, salvato. E Io solo so quello che era il mio soffrire! Il tuo è un nulla, al paragone.
8Nessun discepolo è da più del suo Maestro, in qualunque cosa, e se il tuo Maestro ha sofferto tanto per redimere gli uomini, tu, che ti sei messa sulla scia del Maestro, vuoi soffrire di meno?
9Del resto Io so sino a qual punto devo gravare la mano.
E se la gravo pesantemente è segno che ti do la capacità di sopportare l’aggravio e che vi è un infinito bisogno di sofferenza per l’ora terribile che vi sta sopra. La sofferenza degli olocausti è quella che impedisce non la rovina materiale ma la rovina spirituale, che come nuvola carica di nebbie sta per accecare gli spiriti e condurli a rovinare, materialmente e sempre più, quanto ancora resta salvo.»
Il sacrificio salva[4].
10Dice più tardi sempre rispondendo ad un mio lamento per le prospettive dolorose (sul domani nostro) che mi illumina:
11 «Ma, Maria, alle piccole amiche di Gesù non è concesso sottrarsi alla pena.
12Il povero vostro Gesù, quando era nella sua Passione, ebbe l’unico conforto dalla assistenza della Madre sua. Maria non ha perduto un gemito mio, non le è sfuggita una mia lacrima, non un corrugamento di epidermide, un trasalimento di muscoli, una contrazione di volto, un singulto, un rantolo. Erano tante lanciate per il suo cuore di Mamma, ma non si è sottratta ad esse perché sapeva che la sua presenza era l’unico conforto del suo Gesù.
13La piccola Maria non deve essere dissimile dalla grande Maria. Anche ora Io soffro, soffro tanto davanti alla pervicacia umana. Lo ripeto[5]: verrei di nuovo a morire per salvarvi, o uomini che precipitate nel baratro di mille colpe. Soffro tanto… non posso tacere il mio dolore. E parlarne vuol dire condurre chi mi ascolta alla visione di un ben triste futuro.
14Ma è così dolce piangere insieme. Non mi sottrarre la tua spalla perché Io vi appoggi il mio Capo sul quale l’Umanità ribadisce corone di spine. Le stesse spine pungeranno anche te. Ma pensa: il nostro pianto e il nostro sangue verranno offerti insieme per tentare di arrestare il castigo.
15Di questo c’è bisogno, Maria. Le altre cose lasciano ciò che trovano e vi uniscono nuove potenze di male. Ma il sacrificio salva. Se dalla terra divenuta inferno nascessero molte anime di sacrificio!…
16Non ripeto per mancanza di argomenti, ripeto perché in queste parole è la chiave della salvezza.»
Esperienza carismatica.
Fra le spine di ogni genere[6].
17Creda, Padre[7], che soffro tanto. Le intuizioni che mi vengono sono più torturanti del mio male fisico ed accrescono il medesimo. Confesso che umanamente vorrei sfuggire ad esse con la morte. Ma, come vede, anche questo rientra nel campo di dolore che Dio ha seminato per me e che io devo cogliere e mangiare come pane della mia vita.
18E allora… avanti. Sono fra le spine di ogni genere, perché il buon Gesù mi svela orizzonti di sangue e fuoco e Lucifero tenta sconvolgermi prospettandomi che presto resterò sola (senza il Maestro) e che Egli è già stanco di me. Lo lascio dire, ma certo soffro.
19Meno male che perdura viva la invisibile Presenza e questo mi dà tutto nel mio nulla.
109. Valore della sofferenza volontaria[8].
Regola per elevarsi più in alto della natura angelica.
Dice Gesù:
1«Quando la natura umana sa tanto ricordarsi la sua origine da saper vivere nel soprannaturale, diviene più alta di quella angelica ed è agli angeli ragione di ammirazione.
2Quando avviene questo? Quando una creatura vive inabissata nella mia Volontà, interamente abbandonata a Me, non vivendo, non amando, non agendo che per Me e con Me. Allora eleva la sua carne ad un grado non concesso agli angeli, i quali non conoscono le ansie della carne e non hanno il merito di domarle. Quando poi la creatura crocifigge sé stessa per amore del Maestro crocifisso, allora diviene ragione di ammirazione alle schiere angeliche, le quali non possono soffrire per amor mio e crocifiggere sé stesse come Gesù, Redentore del mondo e Figlio dell’Eterno.
Sigla d’amore.
3Intorno alla mia Croce, come già intorno alla mia cuna, erano schiere di angeli adoranti, perché cuna e croce erano l’alfa e l’omega della mia missione di Redentore. Ma anche intorno ai piccoli crocifissi che si immolano silenziosamente per legge di perfetto amore, sono le schiere degli spiriti angelici, perché vedono Me in voi che per Me morite.
4Lasciami dunque fare. Fare fino in fondo. Fra poco Io ti sarò padre, madre[9], oltreché fratello e sposo. Non avrai più che Me fra poco. Vieni, il colpo è duro, ma siine avvertita e sii generosa. Lasciami fare. Non faccio nulla che non abbia sigla d’amore. Sii come un agnello da poco nato fra le mie mani di pastore buono. Se il tuo Pastore ti fa mangiare quest’erba amara, anche questa, è perché ti vuol dare un posto più bello nel suo Cuore. E non aver paura. Io ti aiuterò. Ti aiuto sempre, lo vedi.
5Ho bisogno del tuo dolore. Del dolore assoluto, completo, profondo. Tu non sai che valore avrà nelle mie Mani. Quando lo saprai dirai che ho valorizzato al mille per cento[10] il tuo soffrire e me ne ringrazierai. Ringraziamene però sin da ora con fiducia e con amore.
Voci che ringraziamo.
6Nel coro delle voci che salgono dalla terra al Cielo mancano le voci che ringraziamo. È una nota muta, e ciò è molto male. È un grande demerito per la stirpe di Adamo che, amata e beneficata in suprema maniera dal Dio Uno e Trino, non sa ringraziare. Ma se ciò sarà perdonato agli analfabeti dell’Amore, a coloro che l’Amore stesso istruisce non viene concesso di non farlo. Quando un piccolo bimbo commette un errore o lo commette un povero ignorante, lo si compatisce. Non così quando lo stesso errore lo fa un adulto e un colto.
7Ti sei educata dal Maestro e non devi mancare all’insegnamento del Maestro. Ti ho cresciuta col mio amore come si cresce un pargolo col latte. Sii fedele all’Amore in tutte, tutte, tutte le cose.»
110. La parabola della perla[11].
Parabola della perla.
Dice Gesù:
1«Anima mia, ascolta la parabola della perla.
2Un granello di arena mosso dalle onde del mare viene inghiottito dalle valve del mollusco. Un sassolino greggio e spregevole, un frammento minuscolo di roccia, una scheggia di pomice, tutte cose che non meritano lo sguardo di un uomo.
3Quel granello di rena inghiottito così rimpiange certo, nel primo tempo, le sconfinate praterie del mare dove rotolava libero sotto la spinta delle correnti e dove vedeva tante cose belle, create dal Padre mio. Ma dopo qualche tempo intorno al grigio e ruvido granellino si fa una pellicola bianca, sempre più bella, più soda, più regolare. E il sassolino non rimpiange più la libertà selvaggia di prima, ma benedice il momento in cui[12] fu precipitato, da un volere superiore alla sua intenzione, fra le valve di quel mollusco. Se il granellino potesse parlare direbbe: “Sia benedetto quel momento in cui ho perduto la libertà! Sia benedetta la forza che la libertà mi ha levato e di me, povero e brutto, ha fatto una preziosa margarita!”
L’anima e la Grazia.
4L’anima è un sassolino di sua natura grezzo. Porta il segno della creazione divina, ma si è così mal ridotto, rotolandosi in basso, che è divenuto sempre più scabro e sempre più grigio. La grazia, come una corrente celeste, lo sospinge per gli sconfinati spazi dell’universo, verso il Cuore di Dio che sta aperto per ricevere le sue creature. Sta col Cuore aperto il vostro Dio desiderando voi, povere creature.
5Ma sovente voi resistete alle correnti della grazia e all’invito di Dio che desidera chiudervi nel suo Cuore. Credete d’esser più felici, più liberi, più padroni di voi stessi rimanendo fuori. No, poveri figli miei. Felicità, libertà, padronanza, sono dentro al Cuore di Dio. Fuori c’è l’insidia della carne, l’insidia del mondo, l’insidia di Satana.
6Credete essere liberi, ma siete legati come schiavi al remo. Credete di esser felici, ma le sollecitudini, esse sole, sono già infelicità. E poi c’è tutto il resto. Credete d’esser padroni, ma siete servi di tutti, servi di voi stessi nella parte inferiore, e non ve ne viene gioia anche se lavorate per darvi gioia.
7Io do la gioia perché do la Pace, perché do la continenza, perché do la rassegnazione, la pazienza, ogni virtù.
La metamorfosi dell’anima in grazia.
8Beate quelle anime che non fanno troppa dura opposizione alla grazia che le sospinge verso di Me. Beatissime quelle che non solo si lasciano portare a Me, ma a Me vengono con l’ansia del desiderio per essere inghiottite dal mio Cuore.
9Esso non respinge nessuno per meschino e grezzo che sia. Esso accoglie tutti, e più siete miseri, ma insieme convinti che Io vi posso far belli, e più Io lavoro la vostra meschinità, la rivesto di veste nuova, preziosa, pura. I miei meriti ed il mio amore operano la metamorfosi. Entrate creature e uscite, alla Luce del Giorno di Dio, perle preziosissime.
10L’anima qualche volta rimpiange la prima libertà. Specie nei primi tempi, poiché il mio lavoro è severo pur sotto veste d’amore. Ma quanto più l’anima è volonterosa e tanto più presto comprende. Tanto più l’anima rinuncia ad ogni desiderio di falsa libertà e preferisce la regale schiavitù dell’amore, e tanto più presto gusta la beatitudine della sua prigionia in Me ed accelera il prodigio santificante dell’amore.
Trasformarsi in parte di Gesù.
11IL mondo perde ogni attrattiva per quell’anima felice che vive chiusa in Me come perla nello scrigno. Tutte le ricchezze della terra, tutti gli effimeri soli, tutte le insincere gioie e le pseudo-libertà perdono luce e voce e resta sola la volontà, sempre più vasta e profonda, del nostro reciproco amore, del nostro volere essere uno per l’altro, uno nell’altro, uno dell’altro.
12Oh! troppo poco conosciuta beatitudine delle beatitudini, vivere con Me che so amare! Che se Pietro esclamò sul Tabor, solo per vedermi trasfigurato: “Signore, è bene per noi lo stare qui”, che dovrebbe dire l’anima che è trasfigurata essa stessa divenendo molecola del mio Cuore di Dio?
13Ma pensa, Maria. Chi vive in Me diventa parte di Me[13]. Capisci? Di Me Gesù, Figlio del Dio vero, Sapienza del Padre, Redentore del mondo, Giudice eterno e Re del secolo futuro, Re in eterno. Tutto questo diviene l’anima che vive sprofondata nel mio Cuore. Parte integrante e viva del Cuore di un Dio, vivrà eterna come Dio nella Luce, nella Pace, nella Gloria della mia Divinità.»
111. Il Portavoce di Gesù[14].
Il portatore della Voce del Signore.
Dice Gesù:
1«Ripeterò quanto ho già detto[15] riguardo ad un’anima che mi devi aiutare a portare alla Luce. Così anche il Padre si regolerà. Inoltre questo ripetere risponde anche a quesiti del Padre il quale, stia sicuro, è nel suo campo d’apostolato e molto avrà ancora da lavorarvi perché i pagani sono qua ed egli è il mio missionario qua. Si armi perciò di fortezza, pazienza e costanza, e mi lavori i cuori, più sordi dei sassi, perché la mia Voce entri in essi.
2Entri. Se poi, entrata che sia, i cuori non la vorranno rendere Vita, peggio per essi. Io, la mia piccola portatrice, e il mio missionario, saremo giustificati presso il Padre[16]. Riguardo ai cuori, ne avranno a rispondere perché avranno chiuso sé stessi alla Misericordia di Dio che usa tutti i mezzi: dal suo Figlio diletto ai servi fedeli del Figlio, per dare soprannaturale aiuto alle creature.
3Usi perciò il Padre quanto giudica utile usare di quello che ti dico. Sono perle che gli do gratuitamente. Ma di tutte le perle ne tengo indietro una, la perla madre, dirò così. Tengo indietro te, di cui sono geloso e su cui esercito potere assoluto di proprietà.
La Portavoce è il respiro di Gesù.
4Tu non sei Maria e non devi essere conosciuta per Maria. Sei un sospiro che esce dal mio Cuore, un vento che spira e rinfresca le fronti senza che esse sappiano da dove venga né che nome abbia. La tua personalità è annullata. Tu, come creatura, devi essere nulla. Devi non essere. Non essendo, nessuno ti deve conoscere come scrittrice del mio Pensiero, nessuno meno due o tre creature di privilegio, che tali siano per mia Volontà[17]. Tu sei il respiro di Gesù e basta. Più tardi, quando Io vorrò, e nessuno ti potrà nuocere, sarà conosciuto il nome della mia piccola voce. Ma allora tu sarai altrove, dove la piccineria umana non arriva e dove non agisce l’umana cattiveria.
Aiuto di Carità.
5Riguardo a quell’anima (e a molte come lei) bisogna esercitare una carità super‑perfetta. Come l’ho esercitata Io molte volte nella mia vita terrena. Sono anime appena abbozzate. Tutto in loro anela per istinto ad un perfezionamento, si tende verso un accrescimento di forma come il neonato che si nutre, si agita, vagisce, aspirando di sapersi nutrire, sapersi muovere, sapersi esprimere, con veri cibi, con veri passi, con vere parole. E come neonati vanno trattate. Senza impazienze e senza ripugnanze.
6Ma lo sai, anima mia, quante volte non mi sono sentito raggricciare le carni per un ribrezzo così vivo che dal cuore affiorava alla carne quando dovevo avvicinare esseri di peccato? Eppure, se non li avessi avvicinati avrei mai potuto attirarli a Me? 11Lo avrei potuto con una violenza da Dio. Ma perché usarla quando vi è l’Amore che è la più cara delle calamite?
L’esempio del Pastore buono.
7Ho iniziato la mia vita pubblica con una festa di nozze[18], nella quale ho dovuto sentire i soliti discorsi e le solite allusioni di simili feste. Non ho ricusato l’invito di Matteo[19], tanto che mi fu rimproverato, dai censori, sporchi di ciò che rimproveravano a Me[20], l’esser entrato in quella casa. Non ho respinto la peccatrice[21] che consumava sulla mia Carne l’ultimo resto dei suoi artifizi di seduzione e annullava il suo debito verso la Grazia con un atto di contrito e coraggioso amore. Non ho sdegnato di parlare con la samaritana che era di tutti e di nessuno. Non ho taciuto perché nella folla che mi ascoltava erano mescolati pagani o peccatori. Ma anzi proprio per loro trovavo gli sguardi, i sorrisi, le parole più dolci d’amore.
8Sono venuto e vengo per raccogliere tutte le mie pecore entro il mio ovile, e per le pecore lontane e che hanno preso vie storte vado, Pastore buono e instancabile, fra rovi e spine, piangendo lacrime e stillando sangue finché le ho trovate e raccolte. Se chiamo altri ad aiutarmi all’opera devono questi altri agire come Me.
Agire come Gesù.
9Lo so che c’è un santo pudore ed una istintiva gelosia che dànno sofferenza quando sono sforzati. Ma bisogna superare il pudore santo e il non santo egoismo e lasciare che i “piccoli vengano a Me” perché sentano la Voce mia attraverso l’opera tua. Agire davanti ad essi con tanto amore e con completa libertà come se fossero persone convinte della mia Legge.
10Non pensare che quanto dite è sprecato. No. Una terra arida su cui piova dopo anni ed anni di siccità pare che non si bagni se l’acqua piove dal cielo su essa; in realtà stenta ad imbibirsi d’acqua più di una terra curata. Ma si bagna sempre. Così è per i cuori. Bisogna innaffiarli[22], metterli a contatto con l’acqua viva che scende dal Cielo e che al Cielo conduce. Io poi faccio il resto.
11I miracoli della grazia nei cuori avvengono per un complesso di agenti, la cui radice è in Me. Potrei fare tutto da solo. Ma amo associare i miei discepoli alla mia opera di Redenzione perché condividano Meco la mia Gloria in Cielo.
12Ho desiderato di assidermi con voi, amici miei, al banchetto celeste dove saranno celebrate le glorie di Me Redentore, l’ho ardentemente desiderato da quando ancora il tempo non era, poiché nulla è ignoto all’Intelligenza eterna. So il nome dei commensali, sono quelli che dopo essersi nutriti di Me sulla terra riceveranno da Me in Cielo il pane spezzato dalle mie Mani nell’agape fraterna in cui Maestro e discepoli saranno per sempre uniti senza l’incubo della imminente Passione e del sozzo tradimento.
13Animo, dunque. Se sarai urtata da idee che la mia Luce ti fa capire errate non ritirarti. Come una mamma tieni sul cuore quegli infanti dello spirito anche se sono coperti di materie non nette. Offri il tuo soffrire per questo urto alla mia Luce perché essa scenda a dar luce di vera fede allo spirito anelante alla Fede, ma ancora incapace di andare ad essa.
Fraterni aiuti.
14Volevo finire di parlarti della perla[23]. Ho parlato d’altro per guidare il Padre la cui opera non è stata inutile presso di te. La sua veste di figlio di Maria ha messo in fuga chi ti paralizzava udito e vista spirituale e aizzava in te la parte inferiore.
15Sei così perché hai avuto l’aiuto del Padre. Vi ho presi da due punti della terra e vi ho condotti l’uno verso l’altro perché così doveva essere. Io so perché. Tu, ricordalo sempre, nel mio Sacerdote devi vedere Me. Egli in te deve vedere Me. E non le briciole ma tutto il Pane Io ho serbato per lui, perché proprio a lui, contro la tua stessa volontà, ho serbato la missione di essere il tuo fraterno aiuto e tu il fraterno aiuto di lui.
16Io so quali sono le pietre da unire per formare le muraglie della mia Città. Sembrano agenti per sé stesse. In realtà una serva all’altra combaciando perfettamente. Io so.
17Non è egli[24] chi sparecchia e raccatta le briciole. Se mai egli è Lazzaro che prepara la casa per il Maestro, la casa sei tu e sei anche Maria… Ma avrebbe potuto Maria stare ad ascoltare il Maestro se Lazzaro non avesse preparato la casa all’ospite e se Marta non avesse atteso alle faccende?
18Di Maria ho fatto una santa. Ma di Lazzaro e di Marta che ho fatto di meno? Chi mi serve mi è ugualmente caro, qualunque sia l’opera che compie. L’importante è fare ciò che Io voglio.»
Esperienza carismatica[25].
Gesù abbandonato dai suoi.
19Ecco risposto alla sua lettera, dove ha reputato utile di rispondere.
20Vedo Gesù con la sua croce sulla spalla destra che va, va e nessuno lo segue. Mi guarda con occhi di immenso dolore.
112. L’amore fraterno[26].
Perché il Signore chiede collaboratori?
Dice Gesù:
1«Ti ho detto[27] che sei così perché hai avuto l’aiuto del Padre[28]. Nessun orgoglio deve venire a lui, nessun avvilimento a te, nessuno stupore a chicchessia per questa mia affermazione.
2Io sono Iddio e non ho bisogno di intermediari, è vero. Ma appunto perché sono perfetto in tutto, nell’intelligenza come nell’amore, così so quanto è necessario a voi per spronarvi e farvi sentire come vi amo. E questo chiedere la vostra collaborazione per compiere i miei prodigi non è prova di debolezza da parte mia o di incapacità ad operare da solo, ma è prova di amore e di intelligenza.
3Vi amo tanto che mi abbasso a chiedervi di aiutarmi. Vi comprendo tanto che so che questa richiesta vi sprona più di qualsiasi altra cosa.
4Per divenire Cibo che nutre il vostro spirito Io non avrei bisogno di alcuno. Eppure chiedo mani sacerdotali per operare il miracolo del pane che si muta in Corpo dell’Uomo‑Dio. E così è per la reciproca elevazione.
Amarsi come fratelli.
5Io ho fondato una società vera in cui i membri sono, nel mio pensiero, uno per l’altro, uno di sostegno all’altro. Dal più grande al più piccolo avete tutti la vostra ragione di essere nella stupenda compagine della mia Chiesa, una nell’essenza e trina nella forma, come il suo Re e Pontefice divino che è Uno e Trino col Padre e lo Spirito.
6La Comunione dei santi unisce i cattolici che furono con quelli che sono, i cattolici che penano con quelli che lottano e con quelli che godono. Cielo, terra e purgatorio si aiutano e completano vicendevolmente, e nello stesso modo i membri della Chiesa militante devono aiutarsi e completarsi vicendevolmente.
7Oh! sublime carità che sei nata dal mio Cuore, squarciato dal tradimento prima che dalla lanciata, segno vivo dell’appartenenza a Me! Se poteste vedere il valore che ha, agli occhi dei celesti, l’amarvi come fratelli, secondo il mio comando d’amore[29], nessuno, fra i dotati di intelligenza, non vorrebbe non amare il fratello con purezza, con vista spirituale e spirituale ardore. Così si amavano i miei primi seguaci[30] e questo loro amarsi ha fatto convinto il mondo della verità del Cristo.
8Ma ora… può più il mondo essere convinto di questo quando l’odio si è sostituito all’amore e l’intelligenza serve per nuocere, la parola per mentire, il cuore per tradire, le mani per uccidere?
La preghiera senza l’amore è morta.
9Pregate… Pregate pure. Ma può vivere una pianta appoggiata su un ardente granito? No. Muore perché la sua radice non trova succo di vita. Così muore la vostra preghiera non nutrita dall’amore.
10E pensare che sarebbe gran festa in Cielo se il grande peccatore: l’uomo, tornasse al Padre che lo aspetta per perdonarlo e coprirlo di doni![31]
11Vado, portando la Croce, raccogliendo le croci che Satana abbatte e che voi non sapete portare.
12Il mondo ha respinto la Chiesa e le chiese cadono. Ma guai a quel giorno in cui il Figlio dell’Uomo non avesse più altari per ripetere il Sacrificio e più cibori per il Sacramento del mio amore.»
113. Sul modo di pregare per la pace[32].
Valore della catechesi di Gesù.
Dice Gesù:
1«Dei tuoi scritti va usato così.
2La parte che è tua avrà il solito valore informativo per la curiosità dell’uomo che vuole sempre scandagliare sui segreti delle anime.
3La parte che è mia, e che va separata dalla tua, avrà valore formativo perché in essa vi è voce evangelica e questa voce evangelica ha sempre valore di formazione spirituale, quale che sia il modo con cui viene a voi. Anche quando il modo, o i modi, con cui essa è pervenuta alla portata delle anime, non sono più di questa terra, essa resta quello che è e non perde il suo valore.
Desiderare la pace universale.
4Ero riluttante a dare la nuova formula di preghiera per oggi perché so che è sentita meno ancora di quella del giugno[33]. Allora si chiedeva che le bombe risparmiassero case e persone di Viareggio e questo era argomento comprensibile alla ottusità e alla paura umana. Oggi si chiede una cosa più alta e universale e, doloroso a constatarsi, non universalmente desiderata, non desiderata neppure dalla totalità del piccolo nucleo viareggino.
Consapevolezza degli svantaggi della guerra.
5Guerra vuol dire rovina di molti, ma anche utilità di molti e davanti all’utilità propria l’uomo trascura l’utilità collettiva. Vi amate così poco fra di voi che vivete ognuno chiuso nel proprio egoismo e armato di aculei per il vicino. Perciò se era poco sentita dallo spirito la prima preghiera, ma era sentita solo dalla carne che tremava di paura per sé stessa e per il suo avere di case, questa è detta con lo spirito ancor più sordo.
Consapevolezza dei vantaggi della pace.
6Non è così che si ottiene ciò che si chiede. La tregua delle armi verrà, perché deve venire, ma non sarà che tregua. E altro è tregua e altro è pace. Pace vuol dire concordia esterna e interna, cercata e voluta con vista e affetto spirituale.
I requisiti che fanno potente la preghiera.
7Se sapeste venire a Me, colle labbra e l’anima monda e accesa di vera carità, vi darei questa pace. Ve la darei contro tutti gli ostacoli che il Male mettesse per impedirla, perché Io sono il Vincitore eterno. Ma anche fra i non molti che oggi pregheranno nelle chiese per questo, pochi, pochi, pochi avranno i requisiti che fanno potente la preghiera. È una verità dolorosa e spaventosa, ma non giova nasconderla poiché il suo male resta anche se nascosto.
8Poveri uomini, come siete cattivi! Se tuonassi questa verità dai cieli, l’uomo ne resterebbe offeso come i farisei quando li denunciavo scoprendo le loro occulte magagne.
“Se ci fossero dieci giusti…”.
9Ma è come dico. La pace santa e vera non è desiderata da tutti. Siete così ottusi e impastati di tendenze malvagie che non riuscite neppure a sentire il tono della verità che Uno da più di voi vi svela. Ma la verità è quella, non vi può essere altra verità poiché ve ne è una sola.
10Siamo sempre a quel discorso: “Se ci fossero dieci giusti…”[34]. 11Ma i giusti sono così pochi contro la massa degli ingiusti. Satana ha un numero sterminato di figli e servitori. Il Figlio di Dio, di veri figli e veri servi ne ha un numero insignificante. E in questo squilibrio sta la causa della vostra rovina.»
114. “Il Primogenito di fra i morti”[35].
Secondo l’ordine naturale.
Dice Gesù:
1«Sono il “Primogenito di fra i morti”[36] secondo l’ordine umano a divino.
2Primogenito secondo l’ordine umano perché figlio, per parte di madre, di Adamo, sono il primo generato, della stirpe di Adamo, che sono nato come avrebbero dovuto nascere tutti i figli dei creati dal Padre mio.
3Non sbarrare gli occhi. Maria è nata per volere di Dio senza macchia e questa preservazione è stata voluta giustamente per preparare la mia venuta. Ma senza uno speciale volere, Maria, nata da uomo e donna insieme congiunti secondo la legge della natura, non sarebbe stata diversa da tutte le altre creature venute dalla radice contaminata di Adamo. Sarebbe stata una grande “giusta”, come molti e molte altre dell’antico tempo, ma nulla di più. La Grazia, Vita dell’anima, sarebbe stata uccisa in Lei dal peccato d’origine.
4Sono Io che ho vinto la morte e la Morte. Io che ho richiamato in Vita i morti del Limbo. Dormivano. Come Lazzaro[37], la cui risurrezione adombra questa più vera. Io li ho chiamati. E sono risorti. Io, nato da donna figlia di Adamo, ma senza macchia d’origine, ossia come avrebbero dovuto essere tutti i figli di Adamo, sono perciò il Primogenito, secondo l’ordine naturale, di Adamo, nato vivo in mezzo ai generati morti di Adamo.
Secondo l’ordine divino.
5Sono il “Primogenito” secondo l’ordine divino perché sono il Figlio del Padre, il Generato, non il creato da Lui.
6Generare vuol dire produrre una vita. Creare vuol dire formare. 7Io posso creare un nuovo fiore. L’artista può creare una nuova opera. Ma solo un padre e una madre possono generare una vita.
7Sono dunque il “Primogenito” perché, nato da Dio, sono alla testa di tutti i nati (secondo la grazia) da Dio.
8Quando con la mia Morte ho squassato le porte dell’al di là e ne ho tratto i dormenti alla prima risurrezione, ho anche aperto le chiuse dei laghi mistici nel cui lavaggio si deterge il segno che uccide, muore la Morte dello spirito, la vera Morte, e nasce la Vita dello spirito, la vera Vita.
Il “Primogenito” di fra i morti.
9Sono infine il “Primogenito” di fra i morti perché la mia Carne entrò prima nel Cielo, dove entreranno alla Risurrezione ultima le carni dei santi i cui spiriti attendono nella Luce la glorificazione del loro io completo, come è giusto che sia perché santificarono se stessi vincendo la carne e martirizzandola per portarla a vittoria, come è giusto che sia perché i discepoli sono simili al Maestro, per amoroso volere del Maestro, e Io, Maestro vostro, sono entrato nella Gloria con la mia Carne che f u martirizzata per la gloria di Dio.
10Più avanti ti parlerò delle due risurrezioni, viste sempre da voi con[38] riferimenti umani, mentre vanno viste con vista spirituale.
L’erede della regalità del Padre.
11Questa mia Primogenitura divina e umana mi dà, di conseguenza, diritti sovrani, poiché è sempre il primogenito di un re colui che eredita la corona. E quale re più Re del Padre mio?
12Re eterno il cui regno non ha principio né fine e contro il quale nessun nemico ha potere. Re unico senza rivali che mi eleva nel generarmi alla sua stessa sovranità perché Io sono Uno col Padre, consustanziale a Lui, inscindibile da Lui, parte viva, attiva, perfetta di Lui. Re santo, santo, santo di una Perfezione tale che è non immaginabile a mente umana. Sfolgora nel Cielo, sulla terra e sugli abissi, dilaga sui monti, investe di Sé quanto è, la santità gloriosa del Padre mio, santità che Noi adoriamo perché è quella da cui siamo generati e da cui procediamo.
13Gloria, gloria, gloria al Padre, Maria, gloria sempre perché da Lui viene ogni bene ed il primo Bene sono Io, tuo Salvatore.
Il Re Messia: Re universale.
14IL mio regno non è di questa terra, secondo quanto vuol dire regnare sulla terra. Ma è Regno della terra. Poiché Io sulla terra avrò regno. Regno palese e vero, non solo spirituale quale è ora e di pochi. L’ora verrà in cui sarò Re solo e vero di questa terra che ho comperata col mio Sangue, della quale sono stato creato Re dal Padre con ogni potere su di essa. Quando verrò? Che è l’ora rispetto all’eternità? E che ti importerà dell’ora quando sarai nell’eternità?
Tornerà con la sua carne glorificata.
15Verrò. Non avrò nuova carne poiché ne ho già una perfetta. Evangelizzerò, non come evangelizzai, ma con forza nuova, perché allora i buoni saranno non umanamente buoni come lo erano i discepoli della mia prima venuta, ma saranno spiritualmente buoni, e i malvagi saranno spiritualmente malvagi, satanicamente malvagi, perfettamente malvagi. Perciò la forma sarà consona alle circostanze, perché se usassi la forma di 20 secoli or sono sarebbe superata, pei perfetti nel bene, e sarebbe offrire modo ai satanici di recare un’offesa che non è permessa recare al Verbo glorificato. Come una rete di maglia fina trascinerò dietro alla mia Luce i giunti alla sottigliezza spirituale, ma i pesanti, per la congiunzione della carne con Satana, i Morti dello spirito che la putredine dell’anima tiene confitti nel fango, non entreranno nella mia Luce e finiranno di corrompersi nella congiunzione col Male e con la Tenebra.
Preparazione del Regno futuro.
16Per ora preparo il tempo futuro usando singolarmente la Parola che scende dai cieli a dar luce alle anime pronte a riceverla. Faccio di voi i radiotelefonisti intenti a udire l’insegnamento che è perfetto e che avevo già dato e che non muto, poiché Una è la Verità, ma che è stato dimenticato o svisato, troppo dimenticato e troppo svisato perché faceva comodo dimenticarlo e svisarlo.
17Faccio questo perché ho pietà dell’Umanità che muore senza il pane dello spirito. Come ho dato Me per pane dell’anima vostra, così ora porgo la mia Parola per pane del vostro spirito. E ripeto: “Beati coloro che ascoltano la parola di Dio a l’osservano”[39].»
115. Il regno degli spiritualizzati[40].
L’uomo morso dalla concupiscenza.
Dice Gesù:
1«Ho detto che la mia nuova venuta avrà forma e forza nuova consona alle circostanze e ti ho spiegato come saranno allora gli uomini. Il tempo dello spirito deve venire.
2L’uomo è partito da una tenebra fonda e da un peso immane di fango, dopo aver perduto la Luce divina di sua propria volontà, ubbidendo alla seduzione nemica il cui vero essere si adombra nel frutto che insegna il Bene e il Male, ossia che ha svelato all’uomo quanto per suo bene Dio aveva nascosto alla materia, alla mente, al cuore. Così puri, così pacifici, così onesti, così pii sareste stati se non aveste morso la triplice concupiscenza che è dolce alla bocca, ma amara allo spirito più dell’aceto e fiele che mi venne porto sulla Croce![41]
3Piombato dalla dimora paradisiaca sulla terra, schiacciato dalla rivelazione della sua carne profanata dalla lussuria, torturato dal rimorso di avere causato il suo male, angosciato dalla persuasione d’aver suscitato l’ira punitiva di Dio Creatore, l’uomo non era che un povero essere animale in cui si dibattevano e lievitavano tutte le forze inferiori.
L’anima in un coma spirituale.
4Ti ho già richiamato l’attenzione[42] sulla differenza dei precetti dati a Mosè rispetto ai miei, precetti necessari, nella loro urtante crudità, per frenare le tendenze dell’uomo, pezzo di carne appena infuso di un moto animico dato da un’anima ferita a morte e tramortita in un coma spirituale. Il ricordo della Luce perduta, vivendo nel profondo dell’anima, spingeva i passi[43] alla luce. Un molto faticoso cammino perché la materia pesa più dello spirito e trascina in basso. Ogni tanto la bontà dell’Eterno dava all’umanità dei “fari” per la traversata tempestosa verso la Luce vera. I patriarchi ed i profeti: ecco i fari dell’umanità cercante il porto di Luce.
Luce che illumina ogni uomo.
5Poi è venuto Quello che Giovanni, l’Amato, chiama “la vera Luce che illumina ogni uomo”[44].
6Io sono venuto Luce del mondo e Verbo del Padre e vi ho riportato la Pace col Padre, l’abbraccio che fa ritornare figli dell’Altissimo.
7Io sono che ho riacceso la vita languente dello spirito vostro.
8Io sono che vi ho insegnato la necessità di nascere nello spirito.
9Io sono che ho raccolto nella mia Persona tutta la Luce, la Sapienza, l’Amore della Triade e ve l’ho portata.
10Io sono che col mio sacrificio ho riannodato la catena, là dove s’era spezzata, saldandovi nuovamente al Padre e allo Spirito di Verità.
11Io sono che, facendo leva del mio patibolo, ho sollevato il vostro spirito giacente nella mota e gli ho dato un potente impulso per procedere verso la Luce di Dio, verso Me stesso che nel Cielo vi attendo.
La vita nello spirito.
12Ma pochi nel mondo e nei secoli ne hanno fruito perché il mondo ha preferito sempre più le tenebre alla Luce. Io con la mia atroce morte vi ho ottenuto la venuta dello Spirito perfetto; ma, nei secoli, sempre più l’umanità lo ha respinto, come ha respinto Me, come ha respinto il Padre.
13Come di un liquore che si depura è avvenuto che ciò che è pesante è precipitato al fondo e le parti nette hanno galleggiato. Così, nel corso dei secoli, è avvenuto dell’uomo. Colui che è voluto rimanere carne e sangue è precipitato sempre più in basso, mentre coloro che, aristocrazia del mio gregge, hanno voluto vivere nello spirito, sono divenuti sempre più spirituali. In mezzo, i tiepidi senza nome. Sono due moti opposti della massa. Una parte, e sventuratamente è la più vasta, sempre più assorbe Satana e scende sotto al livello dei bruti. L’altra parte, la esigua, sempre più assorbe Cristo, nutrendosi della sua Parola, che da 20 secoli non tace, e diviene sempre più capace di comprendere lo Spirito.
14Quando Io uso dei mezzi speciali è per accelerare, poiché i tempi stringono, la pienezza dell’ammaestramento della Parola e la pienezza della formazione spirituale dei discepoli veri, dei sudditi veri del Re Gesù Cristo. 16Non Re dei giudei, come ironicamente disse e scrisse un uomo debole che si credeva forte di un povero potere[45], ma Re del Mondo prima del giudizio del mondo.
15L’uomo, procedendo verso l’ora ultima, deve raggiungere la spiritualità. 18Ma comprendimi. Dio è spirito, Satana è spirito. Il primo è Spirito di Perfezione. Il secondo è spirito di peccato. La massa, scissa in due per volontà propria, che Dio rispetta, segue ognuna la parte prescelta. I figli dell’Altissimo e fratelli miei scelgono la parte di Dio e per amore nostro spiritualizzano la carne. 1 servi di Satana e figli della Bestia, la parte di Lucifero, e per schiavitù voluta da essi stessi uccidono lo spirito sotto la carnalità, fanno del loro spirito una carne e un sangue corrotti e ripugnanti.
Il regno degli spiritualizzati.
16Quando regnerò sugli e negli spiriti giunti a quella maturazione che ora è di singoli e che allora sarà di tutta la massa dei cristiani veri, Io mi rivolgerò a questa parte soltanto, perfezionandola dell’ultimo ammaestramento con una nuova evangelizzazione, non diversa nel senso, che non può mutare, ma nella forza che allora potranno capire e che oggi non capirebbero. Prova ne sia che devo scegliere speciali creature degne di tanto per sforzo proprio o rese degne per miracolo d’amore.
17Venti secoli fa ho parlato a tutti. Quando il tempo sarà venuto parlerò a questi soltanto, convinto dell’inutilità di parlare agli altri. Comincerà così la selezione degli eletti dai reprobi.
18Tu, povera Maria, sei di queste anime rese degne per volontà mia. Di buono non hai che una cosa: la buona volontà d’amore. Ma è quella che mi basta. Su essa posso porre la mia cattedra di Maestro per fare della piccola anima un piedestallo, per dire, ridire, e ridire ancora, le parole d’amore e d’invito all’Amore, che guida e salva.
Tornerà Re fulgido di un popolo fulgido.
19Verrò con la mia Carne glorificata.
20Ho messo in moto la tua curiosità dicendo questo. Non saresti donna se non fossi[46] curiosa. Ma Io dico ciò che credo utile dire per vostro bene e non quello che sarebbe pascolo alla vostra curiosità inutile. Se mi è caro esser Maestro so scegliere fra la Verità quelle verità che vi è utile conoscere e basta.
21Accontèntati perciò di sapere che è giusto che nel Regno dello spirito, i cui sudditi avranno spiritualizzato la carne, sia Re Colui che rivestì il suo Spirito perfetto di carne per redimere ogni carne e santificarla, e santificò la sua di una duplice santità, perché carne innocente, perfettamente innocente, e carne immolata nel sacrificio d’amore.
22Verrò, con la mia Carne glorificata, a radunare le creature per l’ultima battaglia contro il Nemico, giudicherò con la mia veste splendente di Carne glorificata i corpi dei riviventi per l’estremo giudizio, tornerò per sempre al Cielo, dopo avere condannato alla morte eterna le carni che non vollero divenire spiriti; e vi tornerò Re fulgido di un popolo fulgido in cui l’opera del Padre, del Figlio, dello Spirito, sarà glorificata con la creazione del perfetto corpo umano quale il Padre lo fece in Adamo, bello di indescrivibile bellezza, con la redenzione del seme d’Adamo per opera del Figlio, con la santificazione operata dallo Spirito.»
116. Ritorno del Messia, Giudice universale[47].
I trafittori del corpo e dello spirito del Cristo.
Dice Gesù:
1«Quando Io faccio dire dalla bocca dell’Amato che “anche quelli che mi trafissero”[48] mi vedranno, non intendo fare alludere a coloro che mi trafissero or sono 20 secoli.
2Quando Io verrò sarà venuto il tempo del trionfo del mio Regno. Ti ho spiegato[49] come sarà il Regno e come i sudditi di esso. Sarà il tempo della testimonianza dello spirito, parte divina chiusa in voi e che vi dà l’immagine e somiglianza con Dio. Essendo tale, saranno le parti spirituali quelle che saranno in causa avanti la decisione di giudizio che separa i maledetti dai benedetti[50]. E nei maledetti saranno coloro che col loro spirito sacrilego, che ha cercato la Bestia, adorato la Bestia e prostituito con la Bestia, hanno trafitto, nei secoli, lo spirito divino del Figlio di Dio dopo avere, nei capostipiti della serie maledetta, trafitto le carni del Figlio dell’Uomo.
3Figlio dell’Uomo. Hai mai riflettuto che in questa parola è la verità spiegata ieri? Io sono, per linea umana, il Figlio (primogenito) di Adamo.
La schiera dei trafittori sarà giudicata.
4La schiera dei trafittori miei è numerosa come rena sulla spiaggia di mare. Non si contano i suoi granelli.
5Tutti i delitti, tutti i peccati commessi contro di Me, intangibile ormai alla sofferenza umana, ma suscettibile ancora alle offese recate al mio Spirito, sono segnati nei libri che ricordano le opere degli uomini.
6Tutti i tradimenti dopo i miei benefici, tutte le abiure, tutte le negazioni e i peccati contro la Verità, da Me portata, tutti i peccati contro lo Spirito Santo che ha parlato per bocca mia e che per merito mio è venuto ad illuminare la parola del Verbo, tutte queste trafitture, fatte nei secoli, dalla razza che Io volli salvare pur sapendola così restia al Bene, saranno presenti nell’interno degli spiriti adunati, i quali, nella Luce folgorante del mio balenare, riconosceranno quello che fecero colla loro pervicace volontà di impugnare ciò che fu detto e fatto da Uno che non poteva mentire, né fare opere non utili secondo la legge divina d’amore.
Il Giudice universale.
7I negatori dell’Amore sono coloro che mi hanno trafitto e con Me hanno colpito Colui che mi ha generato e Colui che procede dal nostro amore di Padre e Figlio. Ogni giudizio è rimesso al Figlio, ma il Figlio farà giudizio anche delle colpe commesse contro il Padre e lo Spirito.
8Il portatore di Vita, il Vivente eterno e l’eterno Immolato che il mondo volle morto, ucciso come si uccide il delinquente che nuoce ‑ mentre Io ero il Santo che perdonava, il Buono che beneficava, il Potente che guariva, il Sapiente che istruiva – è Colui che aprirà le porte alla Morte vera e immetterà in essa e corpi ed anime dei suoi trafittori. Il portatore della Vita che si vive in Cielo chiuderà le porte dell’Inferno sul numero intoccabile dei maledetti, i quali hanno preferito la Morte alla Vita.
9Io lo farò perché Io, Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore e Signore vostro, Giudice eterno, ho le chiavi della Morte e dell’Inferno.»
117. Il cibo dei vincitori[51].
Chi è il vincitore.
Dice Gesù:
1«Continuo a spiegarti i passi che credo opportuni.
2È detto: “A1 vincitore darò a mangiare dell’albero di vita…”[52] E si è applicato tal pensiero a Me.
3Sì, sono albero di vita eterna e mi do a voi per cibo nell’Eucarestia e la mia vista sarà cibo gaudioso dei vincitori nell’altra vita. Ma vi è un altro significato che molti ignorano appunto perché molti che mi commentano non sono “vincitori”.
4Chi è vincitore? Cosa occorre per esserlo? Opere risuonanti di eroismo? No. Allora sarebbero troppo pochi coloro che vincono. Sono vincitori coloro che vincono in sé la Bestia che vorrebbe avere ragione di loro. In verità tra il martirio atroce ma breve, aiutato da coefficienti soprannaturali e naturali, e la lotta segreta, oscura e continua, è, sulle bilance di Dio, di maggior peso, o quanto meno di un peso di diversa razza, ma prezioso, quest’ultima[53].
5Nessun tiranno è maggior tiranno della carne e del Demonio. E coloro che sanno vincere la carne e il Demonio e fare della carne uno spirito e del demonio un vinto, sono i “vincitori”.
Il cibo del vincitore.
6Ma per esserlo bisogna essersi dati totalmente all’Amore. Totalmente: colui che ama con tutte le sue forze non riserba nulla per sé stesso, e non serbando per sé stesso non serba per la carne e per il demonio. Dà tutto al suo Dio e Dio dà tutto al suo amatore.
7Gli dà il suo Verbo. Ecco ciò che dà al vincitore da mangiare, sin da questa terra, né poteva dargli cosa più grande. Dà Me, Verbo del Padre, per esser cibo dello spirito consacrato al cielo.
8La mia Parola scende a nutrire le anime date tutte al loro Signore Iddio. Viene la mia Parola per esservi sacerdote e guida a voi che cercate la guida vera e che vedete tante deboli guide per le turbe che periscono senza guida vera. Voi che avete capito la Verità, sapete che questo solo è necessario: vivere della mia Parola, credere alla mia Parola, camminare secondo la mia Parola.
9Che te ne pare di uno che vuol vivere di dolciumi, liquori e fumo? Tu dici che colui morrà perché non è quello il cibo che necessita a viver sani. Lo stesso è di chi si affatica in mille esteriorità e non bada a quello che è nucleo di tutta la vita dell’anima: la mia Parola.
Amare è fondersi, fondersi è comprendersi.
10Perché la Messa, perché l’Eucarestia, perché la Confessione non vi santificano come dovrebbe avvenire? Perché sono per voi dei pro‑forma, non li rendete fecondi con l’attenzione alla mia Parola. Peggio: soffocate la mia Parola che Io lancio dall’alto del Cielo a richiamo e a luce vostra, sotto la tiepidezza, l’ipocrisia, la colpa, più o meno grave.
11Non mi amate: ecco tutto. Amare non vuol dire fare dentro per dentro[54] una visita superficiale di mondana cortesia. Amare vuol dire vivere con l’anima unita, fusa, accesa ad un unico fuoco che alimenta un’altra anima. Allora nella fusione avviene anche la comprensione.
Gesù prende dimora nel cuore che lo ama.
12Io parlo, non più lontano, dall’alto dei cieli, ma prendo dimora ‑ e con Me il Padre e lo Spirito, perché siamo una cosa sola ‑ Io prendo dimora nel cuore che mi ama[55] e la mia parola non è più sussurro, ma Voce piena, non è più isolata ma continua. Sono allora il “Maestro” vero. Sono Colui che 20 secoli or sono parlava alle turbe instancabilmente e che ora trova la sua delizia a parlare ai suoi prediletti che lo sanno ascoltare e di cui faccio i miei canali di grazia.
Gesù è la Vita vera dell’anima.
13Quanta Vita vi do! Vita vera, Vita santa, Vita eterna, Vita gaudiosa con la mia Parola che è Parola del Padre e Amore dello Spirito. Sì, che in verità Io do al “vincitore” da mangiare il frutto dell’albero di Vita. Ve lo do da questa terra con la mia spirituale dottrina che torno a portare fra gli uomini acciò non tutti gli uomini periscano. Ve la do nell’altra vita col mio essere fra voi in eterno.
14Io sono la Vita vera. Permanete in Me, miei diletti, e non conoscerete morte.»
118. La manna, il sassolino bianco,
la colonna[56].
La “manna nascosta e il sassolino bianco”[57].
1Dice Gesù:
1«Sempre vedendo con l’occhio mio le parole dell’Amato si comprende che anche la “manna nascosta”[58] è la mia Parola. Manna perché raduna tutta la dolcezza d’amore della Trinità nostra che vi è Padre, Fratello e Sposo dell’anima e vi ama dei tre amori più alti. Nascosta perché è detta nel segreto del cuore ai meritevoli di gustarla.
2Bene Io vorrei poterla far piovere su tutti e nutrire tutti di essa. Ma è detto: “Non date le perle ai porci e le cose sante ai cani”. E molti che pure sono stati lavati nel mio Battesimo e redenti dal mio Sangue sono più abbietti dei porci e più cani dei cani[59].
3Hai letto come agli antichi ebrei, immeritevoli di possederla, si guastasse la manna nel deserto. Essi demeritavano per la loro mancanza di fede e per la loro sollecitudine umana. Posso Io avere meno rispetto della mia Parola di quanto ne abbia avuto per la manna destinata a nutrire il ventre, mentre la Parola è destinata a nutrire lo spirito?
4Perciò do la manna a coloro che vincono la parte inferiore con tutte le sue tendenze alla non fede, al senso, alle sollecitudini meschine ed egoiste. Do la manna della mia Parola che riempie di dolcezza e di luce lo spirito vostro.
5Do il “sassolino bianco nel quale è scritto un nome nuovo” ossia nel quale è rivelata una Verità che è taciuta ai non degni. È la Verità che vi apre le porte dell’eterna Vita, che ve ne dà le chiavi e vi mette sulla Via per giungere alla Porta della mia celeste Città.
La “colonna”[60].
6Io sono Via, Verità, Vita. Fuori di Me non c’è altra via, verità e vita. Colui che vince tutti gli ostacoli per seguire Me, diverrà colonna del mio tempio e per la Parola che ha custodita e praticata, dopo esser stato salvato nell’ora tremenda della prova dalla tentazione che uccide, avrà posto sul mio stesso trono, insieme al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo.»
Il nemico da vincere[61].
Dice ancora:
77«Il mondo perisce perché non ha custodito la mia Parola, perché l’ha trascurata e derisa. Nessuna forza umana servirà a fermare la corsa del mondo all’abisso perché manca al mondo e alle forze del mondo la cosa che salva. La mia Legge.
8Si è fatto un vuoto nella mistica foresta che avevo coltivata per voi perché aveste dimora all’ombra del mio previdente amore. Le vostre colpe lo hanno fatto e nel vuoto si è insediato padrone il Serpente eterno che vi avvelena col suo fiato e vi uccide col suo morso e impedisce che la mia Legge sia in voi agente di Bene.
9Fumo, veleno, orrore, disperazione avete in voi e intorno a voi. 10E potevate avere Luce, Pace, Speranza, Gioia. Questo potevate avere se aveste seguito la mia Parola, perché Io ho consumato tutto l’orrore della vita per preservarne voi e l’ho fatto con quella atrocità di agonia che ho patito per voi.
10Ma avete gettato il mio dono e avete chiamato a maestro e re Satana. E Satana vi ammaestra e regola, vi sala e sferza per rendervi degni del suo inferno.»
119. È tempo dei sette sigilli[62].
I sette sigilli[63] sono stati aperti[64].
Dice Gesù:
1«Se si osservasse per bene quanto da qualche tempo avviene, e specie dagli inizi di questo secolo che precede il secondo mille, si dovrebbe pensare che i sette sigilli sono stati aperti. Mai come ora Io mi sono agitato per tornare fra voi con la mia Parola a radunare le schiere dei miei eletti per partire con essi e coi miei angeli a dare battaglia alle forze occulte che lavorano per scavare all’umanità le porte dell’abisso.
La bestia della morte[65].
2Guerra, fame, pestilenze, strumenti di omicidio bellico ‑ che sono più che le bestie feroci menzionate dal Prediletto – terremoti, segni nel cielo, eruzioni dalle viscere del suolo e chiamate miracolose a vie mistiche di piccole anime mosse dall’Amore, persecuzioni contro i miei seguaci, altezze d’anime e bassezze di corpi, nulla manca dei segni per cui può parervi prossimo il momento della mia Ira e della mia Giustizia.
La preghiera dei martiri[66].
3Nell’orrore che provate, esclamate: “Il tempo è giunto; più tremendo di così non può divenire!” E chiamate a gran voce la fine che vi liberi. La chiamano i colpevoli, irridendo e maledicendo come sempre; la chiamano i buoni che non possono più oltre vedere il Male trionfare sul Bene.
4Pace, miei eletti! Ancora un poco e poi verrò. La somma di sacrificio necessaria a giustificare la creazione dell’uomo e il Sacrificio del Figlio di Dio non è ancora compiuta.
Il segno del Tau sulla fronte degli eletti[67].
5Ancora non è terminato lo schieramento delle mie[68] coorti e gli angeli del Segno non hanno ancora posto il sigillo glorioso su tutte le fronti di coloro che hanno meritato d’essere eletti alla gloria.
La Grande tribolazione[69].
6L’obbrobrio della terra è tale che il suo fumo, di poco dissimile a quello che scaturisce dalla dimora di Satana, sale sino ai piedi del trono di Dio con sacrilego impeto. Prima della apparizione della mia Gloria occorre che oriente e occidente siano purificati per essere degni dell’apparire del mio Volto.
Le preghiere dei santi affrettano apertura del 7° sigillo[70].
7Incenso che purifica e olio che consacra il grande, sconfinato altare dove l’ultima Messa sarà celebrata da Me, Pontefice eterno, servito all’altare da tutti i santi che cielo e terra avranno in quell’ora, sono le preghiere e i patimenti dei miei santi, dei diletti al mio Cuore, dei già segnati del mio Segno: della Croce benedetta, prima che gli angeli del Segno li abbiano contrassegnati.
8È sulla terra che il segno si incide ed è la vostra volontà che lo incide. Poi gli angeli lo empiono di un oro incandescente che non si cancella e che fa splendere come sole la vostra fronte nel mio Paradiso.
Le sette trombe.
Le prime quattro trombe[71].
9Grande è l’orrore di ora, diletti miei; ma quanto, quanto, quanto ha ancora da aumentare per essere l’Orrore dei tempi ultimi! E se veramente pare che assenzio si sia mescolato al pane, al vino, al sonno dell’uomo, molto, molto, molto altro assenzio deve ancora gocciare nelle vostre acque, sulle vostre tavole, sui vostri giacigli prima che abbiate raggiunto l’amarezza totale che sarà la compagna degli ultimi giorni di questa razza creata dall’Amore, salvata dall’Amore e che si è venduta all’Odio.
L’Orrore dei tempi ultimi[72].
10Che se Caino andò ramingando per la terra per avere ucciso un sangue, innocente, ma sempre sangue inquinato dalla colpa d’origine, e non trovò chi lo levasse dal tormento del ricordo perché il segno di Dio era su lui per suo castigo ‑ e generò nell’amarezza e nell’amarezza visse e vide vivere e nell’amarezza morì ‑ che non deve soffrire la razza dell’uomo che uccise di fatto e uccide, col desiderio, il Sangue innocentissimo che lo ha salvato?
11Dunque pensate pure che questi sono i prodromi, ma non è ancora l’ora.
Nomi e natura e potere dell’Anticristo.
Nomi.
12Vi sono i precursori di colui che ho detto potersi chiamare: “Negazione”, “Male fatto carne”, “Orrore”, “Sacrilegio”, “Figlio di Satana”, “Vendetta”, “Distruzione”, e potrei continuare a dargli nomi di chiara e paurosa indicazione. Ma egli non vi è ancora.
Natura: Persona molto in alto[73].
13Sarà persona molto in alto, in alto come un astro. Non un astro umano che brilli in un cielo umano. Ma un astro di una sfera soprannaturale, il quale, cedendo alla lusinga del Nemico, conoscerà la superbia dopo l’umiltà, l’ateismo dopo la fede, la lussuria dopo la castità, la fame dell’oro dopo l’evangelica povertà, la sete degli onori dopo il nascondimento.
14Meno pauroso il vedere piombare una stella dal firmamento che non vedere precipitare nelle spire di Satana questa creatura già eletta, la quale del suo padre di elezione copierà il peccato. Lucifero, per superbia, divenne il Maledetto e l’oscuro. L’Anticristo, per superbia di un’ora, diverrà il maledetto e l’oscuro dopo essere stato un astro del mio esercito.
Potere: L’aiuto completo di Satana[74].
15A premio della sua abiura, che scrollerà i cieli sotto un brivido di orrore e farà tremare le colonne della mia Chiesa nello sgomento che susciterà il suo precipitare, otterrà l’aiuto completo di Satana, il quale darà ad esso le chiavi del pozzo dell’abisso perché lo apra. Ma lo spalanchi del tutto perché ne escano gli strumenti di orrore che nei millenni Satana ha fabbricato per portare gli uomini alla totale disperazione, di modo che da loro stessi invochino Satana Re, e corrano al seguito dell’Anticristo, l’unico che potrà spalancare le porte d’abisso per farne uscire il Re dell’abisso, così come il Cristo ha aperto le porte dei Cieli per farne uscire la grazia e il perdono, che fanno degli uomini dei simili a Dio e re di un Regno eterno in cui il Re dei re sono lo.
L’aiuto dei nemici del Cristo[75].
16Come il Padre ha dato a Me ogni potere, così Satana darà ad esso ogni potere, e specie ogni potere di seduzione, per trascinare al suo seguito i deboli e i corrosi dalle febbri delle ambizioni come lo è esso, loro capo. Ma nella sua sfrenata ambizione troverà ancora troppo scarsi gli aiuti soprannaturali di Satana e cercherà altri aiuti nei nemici del Cristo, i quali, armati di armi sempre più micidiali, quali la loro libidine verso il Male li poteva indurre a creare per seminare disperazione nelle folle, lo aiuteranno sinché Dio non dirà il suo “Basta” e li incenerirà col fulgore del suo aspetto[76].
La settima tromba e i tuoni apocalittici.
I “sette tuoni” apocalittici sono ancora sigillati[77].
17Molto, troppo ‑ e non per sete buona e per onesto desiderio di porre riparo al male incalzante, ma sibbene soltanto per curiosità inutile ‑ molto, troppo si è arzigogolato, nei secoli, su quanto Giovanni dice nel capitolo 10 dell’Apocalisse. Ma sappi, Maria, che Io permetto si sappia quanto può essere utile sapere e velo quanto trovo utile che voi non sappiate.
18Troppo deboli siete, poveri figli miei, per conoscere il nome d’onore dei “sette tuoni” apocalittici. Il mio angelo ha detto a Giovanni: “Sigilla quello che han detto i sette tuoni e non lo scrivere”[78]. Io dico che ciò che è sigillato non è ancora ora che sia aperto e se Giovanni non lo ha scritto Io non lo dirò.
19Del resto a voi non tocca gustare quell’orrore e perciò… Non vi resta che pregare per coloro che lo dovranno subire, perché la forza non naufraghi in essi e non passino a far parte della turba di coloro che sotto la sferza del flagello non conosceranno penitenza e bestemmieranno Iddio in luogo di chiamarlo in loro aiuto. Molti di questi sono già sulla terra e il loro seme sarà sette volte sette più demoniaco di essi.
La settima tromba e il settimo flagello[79].
20Io, non il mio angelo, Io stesso giuro che quando sarà finito il tuono della settima tromba e compito l’orrore del settimo flagello[80], senza che la razza di Adamo riconosca Cristo Re, Signore, Redentore e Dio, e invocata la sua Misericordia, il suo Nome nel quale è la salvezza, Io, per il mio Nome e per la mia Natura, giuro che fermerò l’attimo nell’eternità. Cesserà il tempo e comincerà il Giudizio. Il Giudizio che divide in eterno il Bene dal Male dopo millenni di convivenza sulla terra[81].
Fine del mondo, premio e castigo eterno[82].
21Il Bene tornerà alla sorgente da cui è venuto. Il Male precipiterà dove è già stato precipitato dal momento della ribellione di Lucifero e da dove è uscito per turbare la debolezza di Adamo nella seduzione del senso e dell’orgoglio.
22Allora il mistero di Dio si compirà. Allora conoscerete Iddio. Tutti, tutti gli uomini della terra, da Adamo all’ultimo nato, radunati come granelli di rena sulla duna del lido eterno, vedranno Iddio Signore, Creatore, Giudice, Re.
23Sì, lo vedrete questo Dio che avete amato, bestemmiato, seguito, schernito, benedetto, vilipeso, servito, sfuggito. Lo vedrete. Saprete allora quanto Egli meritava il vostro amore e quanto era meritevole il servirlo.
24Oh! gioia di coloro che avranno consumato sé stessi nell’amarlo e nell’ubbidirlo! Oh! terrore di coloro che sono stati i suoi Giuda, i suoi Caini, di coloro che hanno preferito seguire l’Antagonista e il Seduttore in luogo del Verbo umanato in cui è Redenzione; del Cristo: Via al Padre; di Gesù: Verità santissima; del Verbo: Vita vera.»
120. I due Testimoni[83].
Sono i dotti e gli illuminati di ogni tempo[84].
Dice Gesù:
1«Nei due testimoni miei sono adombrati tutti i maestri nella fede: pontefici, vescovi, ispirati, dottori della Chiesa, anime invase dalla Luce a dalla Voce. Essi, con voce pura da ogni venatura umana, hanno proclamato Me e la verità della mia dottrina e hanno messo sigillo di santità, di dolore, e anche di sangue, a conferma della loro voce.
Testimoni apparentemente vinti dall’Anticristo[85]
2Odiati come Me, Maestro dei maestri, Santo dei santi, sono stati, più o meno, sempre tormentati dal mondo e dal potere, che trovano in essi coloro che con la loro stessa condotta dicono al mondo e ai grandi del mondo: “Non è lecito ciò che fate”. Ma quando l’ora del figlio di Satana sarà venuta, l’Inferno, saliente dall’abisso aperto dall’Anticristo, muoverà guerra spietata ad essi e, secondo la vista umana, li vincerà e ucciderà.
Perfetti imitatori del Cristo.
3Ma non sarà morte vera. Sarà anzi Vita delle vite, Vita vera e gloriosa. Perché se avranno Vita coloro che seguono la mia Legge nei comandamenti, quale infinita pienezza di Vita avranno coloro che seguono anche i miei evangelici consigli di perfezione e spingono il loro essere Meco sino al sacrificio totale per amore del loro Gesù, l’eterno Immolato di cui si fanno imitatori sino al sacrificio della vita?
Chiamati a fulgida risurrezione[86].
4Chiamati ad una fulgidissima risurrezione saranno costoro che si spogliano della cosa più cara all’uomo: la vita, pur di seguire Me per amore di Me e dei fratelli. Non mi stancherò mai di ripetere questo: che non vi è cosa più grande dell’amore nel Cielo e sulla terra, e non vi è amore più grande di quello di colui che dà la sua vita per i suoi fratelli.[87]»
121. Le forze di Satana sono già
in azione[88].
La Battaglia soprannaturale è già iniziata[89].
Dice ancora Gesù:
1«Ti ho detto un giorno[90] che in questa odierna tragedia sono già in moto le forze di Satana, il quale ha mandato i suoi angeli neri a muovere i regni della terra l’uno contro l’altro. La Battaglia soprannaturale è già iniziata. Essa è. È dietro alle quinte della piccola battaglia umana.
2Piccola non per vastità di mole, ma per motivo. Non è, non è il piccolo motivo umano l’origine di essa. Non è. È un altro il motivo vero che fa dei fratelli tante belve omicide che a vicenda si mordono e uccidono.
3Vi battete coi vostri corpi. Ma in realtà sono le anime quelle che si battono. Vi battete per l’ordine di quattro o cinque potenti. Credete sia così. No. Uno è l’esecutore di questa rovina. Uno che è sulla terra, perché voi lo volete, ma non è di questa terra. Satana è che conduce i fili di questa carneficina in cui sono più le anime che muoiono che non i corpi.
4Questa è una delle battaglie iniziali. Il regno dell’Anticristo ha bisogno di un cemento fatto di sangue e di odio per consolidarsi.
Selezione spontanea[91].
5E voi, che non sapete più amare, lo servite a dovere e vi scannate a vicenda, e maledite chi non ha colpa di questo vostro male: Iddio, il quale lotta coi suoi angeli per tutelare quanto è suo: la Fede nel cuore dei cristiani, la Bontà nel cuore dei buoni.
6Non sono Io che faccio la selezione, per ora. Siete voi che vi selezionate, spontaneamente. Coloro che nonostante l’orrore sanno capire che Dio è sempre Dio, ossia Bontà e Giustizia, e che la salvezza è nel seguire la Legge di Dio, si separano da coloro che negano queste verità. I primi ascendono incontro alla Luce, gli altri precipitano verso le Tenebre.
La seconda scalata di Satana al Cielo[92].
7Veramente Satana tende, coi suoi demoni, di dare una seconda scalata al Cielo. Ma respinto dal mio arcangelo precipita sulla terra per vincere Dio attraverso il cuore dei suoi figli. Poiché ogni anima che si perde è una sconfitta per Dio. E ci riesce Satana facilmente perché il cuore degli uomini non ha più fiamma di spirito. Non ha più vita di spirito. 10È un nodo di peccato in cui prospera la triplice lussuria che uccide lo spirito.
8Beati quelli che han vinto in virtù del sangue dell’Agnello e sono rimasti e rimarranno fedeli sempre. Beati quelli che avranno respinto Satana e le sue lusinghe e non si saranno preoccupati dei suoi apparenti trionfi, dei suoi sforzi sferrati in quest’ora, che egli sa esser breve per il suo regno di maledizione, e che rimarranno fedeli al Cristo e alla sua Chiesa, smembrata dalla persecuzione anticristiana, martire invitta come il Gran Martire suo Sposo, il Cristo Crocifisso, ma risorgente più bella, dopo l’apparente morte, per entrare glorificata in Cielo, dove il Pontefice vero l’attende per celebrare le nozze.»
122. Le due Bestie[93].
Lo Scimmiottature di Dio[94].
Dice Gesù:
1«Ti ho detto un giorno[95] che l’eterno invidioso cerca di copiare Dio in tutte le manifestazioni di Dio.
2Dio ha i suoi arcangeli fedeli. Satana ha i suoi. Michele: testimonianza di Dio, ha un emulo infernale; e così l’ha Gabriele: forza di Dio.
La prima Bestia: potenza umana[96].
3La prima bestia, uscente dal mare, che con voce di bestemmia fa proclamare agli illusi: “Chi è simile alla bestia?”, corrisponde a Michele. Vinta e piagata dallo stesso nella battaglia fra le schiere di Dio e di Lucifero, all’inizio del tempo, guarita da Satana, ha odio di morte verso Michele, e amore, se d’amore può parlarsi fra i demoni ‑ ma è meglio dire: soggezione assoluta – per Satana.
4Ministro fedele del suo re maledetto, usa della intelligenza per nuocere alla stirpe dell’uomo, creatura di Dio, e per servire il suo padrone. Forza senza fine e senza misura è usata da essa per persuadere l’uomo a cancellare, da sé stesso, il mio segno che fa orrore agli spiriti delle tenebre. Levato quello, col peccato che leva la grazia, crisma luminoso sul vostro essere, la Bestia può accostarsi ed indurre l’uomo ad adorarla come fosse un Dio ed a servirla nel delitto.
5Se l’uomo riflettesse a quale soggezione si dona collo sposare la colpa, non peccherebbe. Ma l’uomo non riflette. Guarda il momento e la gioia del momento, e peggio di Esaù baratta la divina genitura per un piatto di lenticchie.
La seconda Bestia: la scienza umana[97].
6Satana, però, non usa soltanto di questo violento seduttore dell’uomo. Per quanto l’uomo poco rifletta, in genere, vi sono ancora troppi uomini che, non per amore, ma per timore del castigo, non vogliono peccare gravemente. Ed ecco allora l’altro ministro satanico, la seconda bestia. Sotto veste d’agnello ha spirito di dragone.
7È la seconda manifestazione di Satana e corrisponde a Gabriele, perché annuncia la Bestia ed è la sua forza più forte: quella che smantella senza parere e persuade con finta dolcezza che è giusto seguire le orme della Bestia.
Potere umano e scienza umana.
8È inutile parlare di potenza politica e di terra. No. Se mai potete riferire alla prima il nome di Potenza umana a alla seconda di Scienza umana. E se la Potenza di per sé stessa produce dei ribelli, la Scienza, quando è unicamente umana, corrompe senza produrre ribellione e trae in perdizione un numero infinito di adepti. Quanti si perdono per superbia della mente che fa loro spregiare la Fede e uccidere l’anima con l’orgoglio che separa da Dio! Ché se Io mieterò all’ultimo giorno la messe della terra, già un mietitore è fra voi. Ed è questo spirito di Male che vi falcia e non fa di voi spighe di eterno grano, ma paglia per le dimore di Satana.
L’unica scienza necessaria.
9Una, una sola scienza è necessaria. Lo ripeterò mille volte: conoscere Dio e servirlo, conoscerlo nelle cose, vederlo negli avvenimenti e sapere distinguere Lui dal suo antagonista per non cadere in perdizione. Invece vi preoccupate di aumentare il sapere umano a detrimento del sapere sovrumano.
10Io non condanno la Scienza. Ho anzi piacere che l’uomo approfondisca col sapere le cognizioni che è andato accumulando, per potere sempre più comprendere ed ammirare Me nelle mie opere. Vi ho dato l’intelligenza per questo. Ma dovete usarla per vedere Dio nella legge dell’astro, nella formazione del fiore, nel concepimento dell’essere, e non usare l’intelligenza per violentare la vita o negare il Creatore.
Surrogati di luce.
11Razionalismo, Umanismo, Filosofismo, Teosofismo, Naturismo, Classicismo, Darvinismo, avete scuole e dottrine di tutti i generi e di tutte ve ne preoccupate, per quanto la Verità sia molto snaturata o soppressa in esse. Solo la scuola del Cristianesimo non volete seguire ed approfondire.
12Naturale resistenza, del resto. Approfondendo la cultura religiosa sareste obbligati o a seguire la Legge, e non lo volete fare, o a confessare apertamente che volete calpestare la Legge. E anche questo non lo volete fare. Perciò non volete divenire dotti nella Scienza soprannaturale.
13Ma poveri stolti! E che ve ne farete delle vostre scuolette e delle vostre parolette quando dovrete sostenere il mio esame? Avete spento in voi la luce infinita della Scienza vera e avete creduto di illuminare le vostre anime con dei surrogati di luce; così come dei poveri pazzi che pretendessero di spegnere il sole facendo di tanti fanalini un nuovo sole. Ma se anche le nebbie nascondono il sole, il sole c’è sempre nel mio firmamento. Ma se anche con le vostre dottrine create nebbie che velano il Sapere e la Verità, Verità e Sapere ci sono sempre perché vengono da Me che sono eterno.
La vera Sapienza.
14Cercate la vera Sapienza a comprenderete la Scienza come va compresa. 15Sgombrate le vostre anime da tutte le artificiose soprastrutture e innalzatevi la vera Fede. Come guglie di una cattedrale spirituale fioriranno su di esse Scienza, Sapienza, Intelletto e Fortezza e Umiltà e Continenza, perché il vero sapiente sa non solo lo scibile umano, ma sa la più difficile delle cose: dominare sé stesso nelle passioni della carne e fare della sua parte inferiore il piedestallo per innalzare l’anima sua e lanciare lo spirito verso i Cieli, incontro a Me che vengo e sono in ogni cosa e che amo essere il Maestro vero e santo dei fratelli miei.»
123. Le sette piaghe[98].
Corrispondono ai sette tuoni[99].
Dice Gesù:
1«Le sette piaghe ultime corrispondono ai sette tuoni non descritti[100]. Come sempre, sono descrizioni figurative nelle quali però non è esclusa totalmente la realtà. Ti spiego quanto reputo opportuno che di esse ti sia spiegato.
Il 1° flagello: l’ulcera[101].
2La prima è l’ulcera.
3Sin dai tempi di Mosè punii con malattie schifose le creature che avevano commesso peccati imperdonabili verso di Me. Maria, sorella di Mosè, ebbe il corpo coperto di lebbra per avere parlato male del mio servo Mosè. Come non deve avvenire uguale e più ancora di coloro che parlano male del loro Dio? La lebbra, o l’ulcera che sia, sempre più si estende per avere sempre più voi estesi i vostri peccati contro Dio e contro la mirabile opera di Dio che siete voi.
4Quando vi avvoltolate nella lussuria, non credete forse di fare un peccato contro Dio? Ma sì che lo fate, perché profanate il vostro corpo dove lo spirito risiede per accogliere Me, Spirito Supremo. E a che punto sta arrivando la lussuria dell’uomo, compiuta con fredda e conscia volontà? È meglio non approfondire questo abisso di ripugnante degradazione umana. Io ti dico che si chiamavano immondi certi animali, ma che l’uomo li ha già superati e ancor più li supererà e che se si potesse creare un nuovo animale, ottenuto dall’incrocio delle scimmie coi serpenti e con i porci, sarebbe ancora meno immondo di certi uomini, i quali hanno dell’uomo l’aspetto, ma hanno l’interno più lubrico e repellente del più sozzo animale.
Il 2° flagello: Inquinamento del mare[102].
5Come ti ho detto, l’umanità si scinde sempre più. La parte spirituale, esigua al sommo, ascende. La parte carnale, numerosissima, discende. Discende ad una profondità di vizio spaventosa. Quando sarà venuto il tempo dell’ira, l’umanità avrà raggiunto la perfezione del vizio.
6E vuoi che l’interno fetore delle loro anime morte non trasudi all’esterno e corrompa le carni, adorate più di Me e usate per tutte le prostituzioni? E come le ulceri saranno provocate da voi, così voi empirete di sangue il mare e le acque dei fiumi. Li state già empiendo con le vostre carneficine, e gli abitanti delle acque diminuiscono, uccisi da voi, contribuendo alla vostra fame. Avete tanto calpestato i doni che Dio vi ha dato per i vostri bisogni materiali, che terra, cielo e acque vi stanno divenendo nemici e vi negano i frutti della terra e gli abitanti delle acque, dei fiumi, dei boschi, dell’aria.
Il 3° flagello: inquinamento dei fiumi e delle sorgenti[103].
7Uccidete, uccidete pure, calpestate la legge d’amore e di perdono, spargete il sangue fraterno e specie il sangue dei buoni, che perseguitate appunto perché sono buoni. Badate però che un giorno Iddio non vi obblighi a saziare la vostra fame e la vostra sete con il sangue che avete sparso, in contrasto col mio ordine di pace e d’amore.
Il 4° flagello: alterazione della luce solare[104].
8Ribelli voi alle leggi che vi ho dato, ribelli verso di voi gli astri e i pianeti che vi hanno finora donato luce e calore quali vi abbisognavano[105], ubbidendo, essi, alle regole che Io ho segnate per bontà verso di voi.
9Malattie ripugnanti a marchio del vostro vizio; sangue nelle acque a testimonianza di tutto il sangue che avete voluto spargere, e fra questo vi è il mio; fuoco dal sole per farvi gustare un anticipo delle eterne braci che attendono i maledetti;
Il 5° flagello: Le tenebre[106].
10tenebre per avvertirvi che le tenebre attendono chi odia la Luce; tutto ciò per indurvi a riflettere e a pentirvi.
Il 6° flagello: sette sataniche e dottrine demoniache[107].
11E non gioverà. Continuerete a precipitare. Continuerete a compiere le vostre alleanze col male, preparando la strada ai “re d’Oriente”, ossia agli aiuti del Figlio del Male.
12Sembra che siano i miei angeli a portare le piaghe. In realtà siete voi. Voi le volete e voi le avrete.
Gli esseri immondi[108].
13Divenuti dragoni e bestie voi stessi, per avere disposato il Dragone e la Bestia, partorirete dai vostri interni corrotti gli esseri immondi: le dottrine demoniache assolute che compiendo falsi prodigi sedurranno i potenti e li trascineranno a battaglia contro Dio. Sarete così pervertiti che prenderete per prodigi celesti quanto è creazione infernale.»
124. 7° flagello: La “gran Babilonia”[109].
Mistero di Babilonia la grande[110].
Prosegue Gesù:
1«Maria, ora ti prendo per mano per condurti nel punto più oscuro del libro di Giovanni. I glossatori del medesimo hanno esaurito le loro capacità in molte deduzioni per spiegare a sé stessi e alle folle chi sia la “gran Babilonia”. Con vista umana, alla quale non erano estranee le scosse impresse da avvenimenti desiderati o da avvenimenti accaduti, hanno dato il nome di Babilonia a molte cose.
Babilonia è tutta la Terra[111].
2Ma come non hanno mai pensato che la “gran Babilonia” sia tutta la Terra? Sarei un ben piccolo e limitato Iddio Creatore se non avessi creato che la Terra come mondo abitato! Con un palpito del mio volere ho suscitato mondi e mondi dal nulla e li ho proiettati, pulviscolo luminoso, nell’immensità del firmamento.
3La Terra, di cui siete tanto orgogliosi e tanto feroci, non è che uno dei pulviscoli rotanti nell’infinito, e non il più grande. Certo però è il più corrotto. Vite e vite pullulano nei milioni di mondi che sono la gioia del vostro sguardo nelle notti serene, e la perfezione di Dio vi apparirà quando potrete vedere, con la vista intellettuale dello spirito ricongiunto a Dio, le meraviglie di quei mondi.
Le sette teste e le dieci corna[112].
4La Terra non è forse la gran meretrice che ha fornicato con tutte le potenze della terra e dell’inferno, e gli abitanti della Terra non hanno prostituito sé stessi: corpi ed anime, pur di trionfare nel giorno della terra?
5Sì che così è. I delitti della Terra hanno tutti i nomi di bestemmia, come li ha la Bestia con cui la Terra e i suoi abitanti si sono alleati pur di trionfare. I sette peccati stanno come ornamento orrendo sul capo della Bestia che trasporta Terra a terrestri[113] ai pascoli del Male, e i dieci corni, numero metaforico, stanno a dimostrare le infinite nefandezze compite pur di ottenere, a qualunque costo, quanto vuole la sua feroce cupidigia.
Ebrietà maledetta[114].
6Non è forse la Terra inzuppata del sangue dei martiri, resa ebbra da questo liquore santo che bevuto dalla sua bocca sacrilega si è mutato in essa in filtro di ebbrietà maledetta? La Bestia che la porta: compendio e sintesi di tutto il male compiuto da Adamo in poi pur di trionfare nel mondo e nella carne, trae dietro sé coloro che adorandola diverranno re di un’ora e di un regno maledetto. Siete re come figli di Dio, ed è regno eterno. Ma divenite re di un’ora e di un regno maledetto quando adorate Satana, il quale non può che darvi un effimero trionfo pagato a prezzo di un’eternità d’orrore.
La bestia fu e non è più[115].
7La Bestia ‑ dice Giovanni ‑ fu e non è. Alla fine del mondo così sarà. Fu, perché realmente è stata; non è perché Io, il Cristo, l’avrò vinta e sepolta perché non sarà più necessaria, allora, ai trionfi del mondo[116].
Le acque sono i popoli[117].
8Non è la Terra seduta sulle acque dei suoi mari e non s’è servita di questi per nuocere? Di che non s’è servita? Popoli, nazioni, razze, confini, interessi, cibi, espansioni, tutto ha servito a lei per fornicare e compiere sterminati omicidi e iscariotici tradimenti. Gli stessi suoi figli, nutriti da lei con sangue di peccato, compiranno la vendetta di Dio su lei, distruggendola, distruggendosi, portando la somma dei delitti contro Dio e contro l’uomo al numero perfetto che esige il tuonare del mio: “Basta!”
Crolleranno le città delle nazioni[118].
9Ribollirà in quell’ora, fumando con odore grato al mio trono, il sangue dei martiri e dei profeti, e le zolle della terra, che hanno raccolto i gemiti degli uccisi in odio a Me e ne hanno ricevuto gli ultimi sussulti, getteranno un gran grido fatto di tutti quei gemiti santi e tremeranno di convulsione d’angoscia, scrollando le città e le case degli uomini dove si pecca e uccide e empiendo di voce che chiede Giustizia la volta dei Cieli.
125. Gesù Cristo, il vincitore
della Bestia[119].
Il cavaliere “Fedele” e “Verace”[120].
Prosegue Gesù:
1«E Giustizia sarà. Io verrò. Verrò perché sono Fedele e Verace. Verrò a dare Pace ai fedeli e Giudizio santo ai vissuti. Verrò col mio nome il cui senso è noto a Me solo e nelle cui lettere sono gli attributi principali di Dio di cui sono Parte e Tutto.
2Scrivi: Gesù: Grandezza, Eternità, Santità, Unità. Scrivi: Cristo: Carità, Redenzione, Immensità, Sapienza, Trinità, Onnipotenza (di Dio condensata nel nome del Verbo umanato). E se ti pare che qualche attributo manchi, pensa che la Giustizia è compresa nella santità perché chi è santo è giusto, la Regalità nella grandezza, la Creazione nell’onnipotenza. Nel nome mio sono perciò proclamate le lodi di Dio.
3Nome santo il cui suono atterra i demoni. Nome di Vita che dai Vita, Luce, Forza a chi ti ama e invoca.
Il Vincitore della Bestia
4Nome che è corona sul mio capo[121] di vincitore della Bestia e del suo profeta che saranno presi, conficcati, sommersi, sepolti nel fuoco liquido ed eterno la cui mordente ferocia è inconcepibile a senso umano.
Il Regno messianico[122].
5Sarà allora il tempo del mio Regno della Terra. Vi sarà perciò una tregua nei delitti demoniaci per dar tempo all’uomo di riudire le voci del cielo.
La dimora di Dio con gli uomini[123].
6Levata di mezzo la forza che scatena l’orrore, delle grandi correnti spirituali scenderanno come cascate di grazia, come fiumi di acque celesti, a dire parole di Luce.
Infedeltà allo Spirito nel regno messianico[124].
7Ma come non raccolsero nei secoli le Voci isolate, cominciando da quella del Verbo, che parlano di Bene, così saranno sordi gli uomini, sordi sempre ‑ meno i segnati del mio segno, gli amici miei dilettissimi tesi a seguire Me ‑ sordi alle voci di molti spiriti, alle voci simili al rumore di molte acque che canteranno il cantico nuovo per guidare i popoli incontro alla Luce e soprattutto a Me: Parola eterna.
Il ritorno di Satana[125].
8Quando l’ultimo tentativo sarà compito[126], Satana verrà per l’ultima volta e troverà seguaci ai quattro angoli della terra, e saranno più numerosi della rena del mare.
9Oh! Cristo! Oh! Gesù che sei morto per salvare gli uomini! Solo la pazienza di un Dio può aver atteso tanto, aver fatto tanto, e aver ottenuto così poco senza ritirare agli uomini il suo dono e farli perire molto avanti l’ora segnata! Solo la mia Pazienza che è Amore poteva attendervi, sapendo che come rena che filtra da un sottilissimo crivello qualche rara anima sarebbe venuta alla gloria rispetto alla massa che non sa, che non vuole filtrare attraverso il crivello della Legge, dell’Amore, del Sacrificio, per giungere a Me.
Ritorno del Messia in veste di Dio, Re e Giudice[127].
10Ma nell’ora della venuta, quando, in veste di Dio, Re e Giudice, Io verrò per radunare gli eletti e maledire i reprobi, scagliandoli là dove l’Anticristo, la Bestia e Satana già saranno in eterno, dopo la suprema vittoria di Gesù Cristo, Figlio di Dio, Vincitore della Morte e del Male, a questi eletti che hanno saputo rimanere “vivi” nella vita, vivi nello spirito attendendo la nostra ora di trionfo, Io darò il possesso della celeste dimora, darò Me stesso senza soste e senza misura.
11Tendi a quell’ora, Maria. Chiamala e chiamami con tutte le forze del tuo spirito. Ecco, Io già vengo quando un’anima mi chiama. Insieme al Diletto che vide dalla Terra la gloria dell’Agnello, Figlio di Dio, la gloria del suo e tuo Gesù, di’, ad ogni palpito del tuo cuore: “Vieni, Signore Gesù”.»
Esperienza carismatica.
Comprensione della parola Terra e terra.
12Sono uno straccio, un povero straccetto. Non ho che l’anima immersa nella dolcezza.
13Nel dettarmi, Gesù mi fa capire che quando dice Terra vuol dire mondo preso non come globo di polvere e di acque, ma bensì come unione di persone. Non so se so spiegare bene. Quando dice Terra vuol dire, dirò così: ente morale, e quando dice terra vuol dire semplicemente pianeta composto di zolle, di monti, di acque. Colpevole la prima, innocente la seconda.
14È per questo che può dire senza contraddirsi che il sangue dei martiri è divenuto veleno alla Terra che l’ha bevuto (nei suoi abitanti) con ira sacrilega e l’ha sparso (nelle sue potenze statali) con abuso blasfemo di potere temporale; mentre la terra‑globo, rotante nello spazio dell’etere, ha bevuto con rispetto e accolto con amore il sangue dei martiri e le loro convulsioni agoniche, e li presenta, le une e l’altro, all’Eterno, chiedendo, materna e pietosa, che non siano stati sparsi e sofferte per nulla e che sia fatta di essi giustizia.
Le pastoie comuni e le esigenze soprannaturali
15Sono contenta d’aver avuto la spiegazione diretta del Libro che mi piace tanto, ma umanamente le assicuro[128] che sono disfatta. Mi pare di essere una cosa vuota, una cosa spremuta. Non ho più nulla dentro dopo avere avuto tanto.
16In questi giorni, schiacciata sotto le grandi voci che mi suonavano dentro, avevo una insoffribilità di rumore umano, e ne ho avuto tanto intorno a me! Ho sofferto moltissimo, presa tra le pastoie comuni della vita e le esigenze soprannaturali del Maestro.
La povera scribacchina di Gesù.
17Bene. Ora è fatta. E adesso dico: “Un po’ di riposo, se no la povera scribacchina di Gesù finisce che si spezza come una macchina troppo usata”. Adesso a lei per la copia. Però, quando mi porterà il fascicolo, mi riporti anche questo quaderno. Faccio meno fatica a correggere se ho davanti il manoscritto. Altrimenti come faccio a ricordare e aggiungere le parole che mancano? Chi se le ricorda? Dopo glielo rendo.
126. Le due risurrezioni[129].
La prima risurrezione[130].
Dice ancora Gesù:
1«Prima di[131] chiudere questo ciclo vi è da dire delle due risurrezioni.
2La prima ha inizio nel momento in cui l’anima si separa dal corpo e appare davanti a Me nel giudizio singolo. Ma non è che risurrezione parziale. Più che risurrezione si potrebbe dire: liberazione dello spirito dall’involucro della carne e attesa dello spirito di ricongiungersi alla carne per ricostruire il tempio vivo, creato dal Padre, il tempio dell’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio.
La seconda risurrezione[132].
3Un’opera mancante di una parte è incompleta e perciò imperfetta. L’opera‑uomo, perfetta nella creazione sua, è incompleta e imperfetta se non è riunita nelle diverse sue parti. Destinati al Regno luminoso o al soggiorno tenebroso, gli uomini devono essere in eterno in questi con la loro perfezione di carne e spirito.
4Perciò si parla di prima e di seconda risurrezione. Però osserva.
5Colui che ha ucciso il suo spirito con vita terrena di peccato viene a Me, nel giudizio particolare, con uno spirito già morto. La risurrezione finale farà sì che la sua carne riprenda il peso dello spirito morto per morire con esso totalmente. Mentre colui che ha vinto la carne nella vita terrena viene a Me, nel giudizio particolare, con uno spirito vivo che, entrando nel Paradiso, aumenta il suo vivere.
Le anime purganti.
6Anche i purganti sono dei “vivi”. Malati, ma vivi. Conseguita la guarigione nell’espiazione, entreranno nel luogo che è Vita. Nella risurrezione finale il loro spirito vivo della Vita mia, alla quale saranno indissolubilmente uniti, riprenderà la carne per renderla gloriosa e vivere con essa totalmente così come Io con essa vivo.
Prima morte e seconda morte
7Ecco perché si parla di morte prima e seconda e, di conseguenza, di risurrezione prima e seconda. A questo eterno possesso della Luce ‑ poiché nel Paradiso possedete Dio, e Dio è Luce ‑ l’uomo ci deve giungere per volontà propria, come per volontà propria ha voluto perdere la Luce e il Paradiso. Io vi do gli aiuti, ma la volontà deve essere vostra.
Il libero arbitrio.
8Io sono fedele. Vi ho creato liberi e liberi vi lascio. E se pensate come è degno di ammirazione questo rispetto di Dio per la volontà libera dell’uomo, potete capire come sarebbe doveroso per voi non abusarne, compiendo con essa del male, e doveroso avere per il Signore Iddio vostro rispetto, riconoscenza e amore.
9A quelli che non hanno prevaricato, Io dico: “La vostra dimora in Cielo è pronta, ed Io ardo che voi siate nella mia Beatitudine”.»
127. Nuova evangelizzazione[133].
Parole di 20 secoli fa[134].
Dice Gesù:
1«Ripeto a te a al Padre parole che ho dette 20 secoli fa e che sono sempre nuove e ora particolarmente adatte al vostro caso: “Se osserverete i miei comandamenti, persevererete nell’amor mio… Vi ho detto queste cose affinché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia completa. Voi siete miei amici se fate ciò che vi comando. Non vi chiamo più servi ma amici, perché vi ho fatto conoscere quello che ho udito dal Padre mio. Non siete voi che avete scelto Me, ma sono Io che ho scelto voi e vi ho destinati ad andare a portare frutti duraturi. Amatevi scambievolmente e amatemi sempre più. Il mondo vi odia perché Io vi ho scelto. Il mondo non ama che sé stesso e le proprie opere e odia ciò che è sotto il mio Nome. Eppure Io ho fatto e faccio al mondo opere che nessun altro ha fatto. Perciò non hanno scusante coloro che mi odiano. Ma ciò deve avvenire perché è detto: ‘Mi odiasti senza ragione’. Non hanno scusante neppure al loro ostinarsi nel male, perché se Io non fossi venuto come Maestro sarebbero scusati, ma Io sono venuto e vengo e non mi si vuole ascoltare. Perciò non hanno attenuante alcuna”.
Discernimento nell’amministrazione delle rivelazioni.
2Io vi comando, con comando d’amore perché siete i miei amici, di non far sperdere queste mie parole. Usatele per voi e per molte altre anime. Non sono dette senza ragione. Ve le ho dette per vostra gioia, o amici miei, coi quali mi è dolce dire i pensieri più segreti e chiedere aiuto per essere amato da chi non sa più amare e che perisce senza sapere neppure che sta perendo.
3Voglio che voi siate nella gioia. Ma gioia soprannaturale, perché per il mio amore sarete odiati dal mondo al quale Io sono odioso. Pene e dolore dà il mondo a chi mi ama. Ma non importa. Io vi dico: perseverate nel mio amore. Io sarò la vostra ricompensa.
4Andate a spargere la Parola. Andateci con discernimento e cura. Applicatela non a tutti ugualmente. Lo Spirito di Luce, di cui ieri si parlava nella Messa, vi aiuti nella scelta dei brani da rendere noti e da tenere per ora ignoti. È mio consiglio che facciate una scelta delle parole dette. Vi sono brani che per ora devono restare un dolce colloquio fra di noi. Altri che vanno resi noti solo a persone che, o per la loro veste o per la loro anima, sono già in grado di essere ammessi a certe conoscenze. Altri brani possono essere detti e diffusi fra le anime.
5Sante tutte le mie parole, ma non sante le folle. Occorre perciò che voi siate prudenti come serpi per evitare le spire insidiose del gran serpente che è lo spirito del mondo, il quale soffoca e avvelena ciò che è buono o lo travia in modo che il bene serva di pretesto al male.
6I momenti in cui vivete, poveri amici miei, sono ancor più colmi di astio e di spirito contrario a Dio di quanto non lo fossero quando Io venni giudicato da un pugno d’uomini resi pazzi dal peccato. Perciò occorre essere vigilanti perché sarebbe còlto subito il pretesto di nuocere ai nemici, di aizzare le folle per scopi non santi, che si ammantano di una parvenza buona ma che sotto sono soltanto ribollire di passioni e ambizioni sociali.
7La mia Parola di Verità non deve servire alla menzogna. La mia Parola di Misericordia non deve servire alle vendette, Attenzione, dunque.
Medicine atte a curare le anime.
8Il Padre più di te deve sapere come regolarsi. Preghi, pregate. Lo Spirito Santo vi aiuterà. Ricordate sempre che avete fra le mani medicine atte a curare le anime, e che le anime sono ridotte molto male dallo scempio che hanno fatto di esse le passioni e i peccati. Sono dilaniate dalle interne esplosioni del Male e dissanguate dai colpi che l’esterno dà loro. Sono tutta una piaga e sono esauste. Come medici, dovete avere tocco leggero e pazienza somma per trattare queste povere piagate e trasfondere in esse la Vita.
9Io non posso fare a meno di dire ciò che dico, e voi non potete fare a meno di ricevere ciò che vi dico. Ma ciò non toglie che ci vuole buon senso nell’usare del dono mio.
10Regolatevi come per Suor Benigna[135]. Non una aperta e risuonante diffusione, ma un lento effondere sempre più vasto, e che sia senza nome. Ciò per tutela del tuo spirito che la superbia potrebbe turbare e della tua persona che non ha bisogno di altre agitazioni. Quando la tua mano sarà ferma nella pace in attesa di risorgere nella gloria, allora, solo allora verrà fatto il tuo nome.
Anime quasi tutte morte.
11Essere perseguitati per amor mio è una gloria. Ma ho così pochi amici e così rari portavoce che non voglio siano disturbati o distrutti dall’odio del mondo. Ho compassione delle anime e tutelo i portatori della mia Voce come e più di Me stesso.
12Non illudetevi di ottenere un gran che con le mie Parole. Cadono su anime quasi tutte morte. Ma noi dobbiamo fino all’ultimo tentare la salvezza dei cuori. Siamo stati formati per questo, fratelli miei. Inaliamo perciò l’ossigeno vero alle anime che soccombono all’asfissia del mondo, del senso, del denaro. Noi compiamo la nostra opera. Se loro restano massi senza vita, peggio per loro.
13Ti ho parlato con parole di 20 secoli or[136] sono, perché sono sempre recenti e sempre dolci come allora perché Io sono eterno e fedele e voi, che vi succedete nei secoli, siete sempre i miei apostoli dell’ora presente, i miei amici, gli esecutori della Volontà del Padre e dei desideri miei.
14Vi do la mia Pace, o miei benedetti!»
128. Scienza umana[137].
Fuoco freddo.
Dice Gesù:
1«Sono creature umanamente perfette. In loro tutto ha raggiunto la perfezione, eccetto il loro spirito che è regredito sempre più sino a divenire un embrione di spirito. Hanno un genio perfetto, una serietà perfetta, un’onestà perfetta, un’umiltà perfetta. Ma tutto umanamente perfetto. La loro virtù è fiamma che non scalda. È fuoco freddo. Non ha valore per Me. Preferisco una spiritualità imperfetta ad una umanità perfetta.
Luce artificiale.
2Tanto fulgore di perfezione umana è come la luminosità di 100, di 1.000 lampade ad arco. Fanno luce; è innegabile. Ma è luce artificiale che, se un piccolo congegno si guasta, muore subito e di essa non resta nulla. Mentre lo spirito, anche se è imperfetto, è sempre un piccolo sole vivente della luce sua propria che scaturisce dalla Grazia che è in esso. Parlo dello spirito vivo, ossia vivente in Me, vivificato dalla Grazia.
Scienza senza coscienza.
3L’avere posseduto un’intelligenza superiore che ha permesso loro di addentrarsi nei misteri della natura, avrebbe dovuto anche portarli a vedere la potenza di Dio e la sua esistenza il cui esse è scritto su tutte le cose create. Invece nulla di questo. Sono esseri pieni di scienza, ma mancanti del filo che porta alla conoscenza esatta di quanto è. Inventori del nuovo, ma negatori dell’eterno. Scopritori di forze segrete, ma indifferenti alla Forza delle forze: Dio. Questo non lo cercano, anzi volutamente lo negano. Al minimo lo trascurano.
Frutti avvelenati.
4È per questo che la scienza umana, innegabilmente progredita, non dà frutti buoni, ma avvelenati. Manca nel cuore e nella mente degli scienziati il fuoco dell’amore che fa rispettare e amare Dio, che fa rispettare e amare il prossimo.
5Nel caso particolare, quella donna non nocque, anzi beneficò i fratelli. È già molto. Ma rifletti su[138] quale impulso avrebbe impresso alla sua scuola, ai suoi discepoli e ai discepoli dei discepoli se al fascino del suo io avesse unito una religiosità profonda.
Opache nebulose nel Paradiso.
6Credi pure, anima mia, che all’ora del giudizio appariranno più grandi delle piccole creature illetterate[139] che non dei luminari di scienza. Le prime, rese accese dall’amore, saranno vive stelle del mio cielo. Gli altri, se pur non li condannerò, per il bene che hanno compiuto umanamente, saranno semplicemente nebulose nel mio Paradiso. Saranno i salvati dalla mia Misericordia senza merito alcuno da parte loro, salvati più per le preghiere dei beneficati da loro che per sé stessi.
7Ora dimmi: preferisci essere una piccola nullità nel campo del sapere ed esser mia, molto mia in questa e nell’altra vita, o ti sarebbe piaciuto esser astro quaggiù e opaca nebulosa lassù? So già la tua risposta e per questo ti dico: “Hai risposto. saggiamente. Va’ in pace”.»
129. Fraternità universale[140].
Fraternità e uguaglianza.
Dice Gesù:
1«Per Me non è diverso il grande che abita nelle regge o il pastore che dorme sull’erba in mezzo al suo gregge. Siete tutti fratelli e figli miei, e per ricchi e poveri, per potenti e miseri, ho versato il mio Sangue.
2Non applaudo perciò a certe differenze che si stanno eseguendo ora.
3Non approvo le carneficine, quale che sia il luogo dove si compiono.
4Non le approvo perché contrarie alla carità e perché serio motivo ai deboli per disperare.
5Ma non approvo neppure che ci sia chi, sfruttando una posizione di privilegio, si salva lasciando altri luoghi sotto la tormenta diabolica.
6Però sappi che Io sono là dove i miei soffrono.
7Sono perciò dove più vivo è il pericolo e imminente la sciagura.
8Là dove si muore, per opera dell’uomo, là è il Redentore che assolve e benedice.».
130. Natura della fede[141].
La fede vera.
Dice Gesù:
1«La bellezza, la potenza, la forza della Fede sono tali che la pienezza della stessa la potrete capire solo in Cielo. Quaggiù non ne avete che un pallido riflesso, anche nelle anime più pervase di Fede. Ma questo riflesso è già tanto vasto che basta a dare orientamento a tutta una vita e a condurla dritta dritta a Me.
2Parlo della Fede. Della Fede vera. Della mia Fede. Non vi è che un Dio, non vi è che un Cristo, non vi è che una Fede.
La fede è immutabile.
3Questa Fede vera che è nata con l’uomo, abitante della Terra, unico fiore nel deserto e nell’esilio del primo uomo e dei suoi nati, che si è perfezionata nei secoli, attingendo la pienezza con la mia venuta, sigillo, che non mentisce e che non si può smentire, alla fede dei patriarchi e dei profeti, questa Fede di cui è custode la Chiesa, depositaria dei tesori del Verbo, non è mutabile, perché del suo Creatore condivide gli attributi di immutabilità e di perfezione.
La fede è sicura.
4Guarda bene. Che assicurava la Fede ai padri antichi? La mia venuta, atto di una carità così eccelsa che basta esso solo a render sicuri di un Dio, Padre del genere umano. Assicurava la vita eterna riserbata a tutti coloro che sono morti nel Signore e annunciava eterna punizione ai trasgressori della Legge del Signore. Assicurava la nostra Una e Trina Entità. Assicurava l’esistenza dello Spirito Santo da cui viene ogni soprannaturale lume spirituale.
La fede è indefettibile
5Che assicura la Fede dei cristiani, da 20 secoli a questa parte? Le stesse cose. Ho forse modificato Io la Fede? No. Anzi l’ho confermata e le ho costruito intorno la roccaforte della mia Chiesa Cattolica, apostolica, romana, nella quale è la Verità da Me stesso deposta.
6Fino all’ultimo giorno e all’ultimo uomo la Fede è e resta “quella”. Non ve ne può essere un’altra. Che se voi mi dite che il mondo si evolve, Io vi rispondo che tale evoluzione non è d’ostacolo alla Fede, ma anzi vi deve sempre più rendere facile il credere.
La natura della fede.
7Credere non vuol dire essere dei creduloni. Credere è accettare e comprendere secondo il lume dell’intelligenza quanto vi viene detto da coloro che non hanno mentito mai: dai Santi di Dio, partendo dai patriarchi; credere è capire alla luce della Grazia, che Io vi ho portata piena e sovrabbondante, quanto ancora resta oscuro all’intelligenza. Credere è soprattutto amare. La credulità è sciocca. Il credere è santo perché è avere lo spirito ubbidiente ai misteri del Signore.
Beatitudine della fede.
8Beati coloro che non mutano la loro fede. Beati quelli che restano fedeli al Signore. Luce su luce è la Fede in un essere. Le cose, tutte le cose: soprannaturali o naturali che siano, si svelano in un lume di verità, ignorato dagli increduli, e l’anima sale ad altezze di amore, di venerazione, di pace, di sicurezza.
9No, che non si può descrivere con parola umana ciò che è la Fede in un cuore. E non si può neppure capire, da parte di coloro che credono, quale abisso di terrore, di tenebra, di annientamento, sia un cuore privo di Fede.
Il dono della fede.
10Però non giudicare mai i tuoi disgraziati fratelli increduli. Credi anche per loro. Per riparare alle loro negazioni. Io solo giudico. Io solo condanno. Io solo premio. E solo Io so come vorrei soltanto premiare, perché vi amo. Vi amo al punto che per potervi salvare sono morto per voi, per tutti voi. E non mi potete dare[142] gioia più grande di quella di salvare la vostra anima: di lasciarmela salvare. E non mi potete dare dolore più grande di quello di voler perdere la vostra anima respingendo il mio dono di salvazione.
11Ora pensa tu, Maria mia, quanto dolore ha il tuo Gesù. Il tuo Gesù che vede perire le anime come fiori arsi da un vento di fuoco che giorno per giorno accelera la sua opera distruttrice. In verità ti dico che questo è molto più doloroso della barbara flagellazione.
12Il tuo Gesù piange, Maria. Piangiamo insieme sulle povere anime che vogliono morire. Se anche il nostro pianto non le salverà, resterà sempre il tuo a conforto del tuo Gesù, e di questo conforto che tu sia benedetta.»
131. Periodo apocalittico[143].
I tre periodi satanici.
Dice Gesù:
1«Anche nell’Apocalisse pare che i periodi si confondano, ma non è così. Sarebbe meglio dire: si riflettono nei tempi futuri con aspetti sempre più grandiosi.
2Ora siamo al periodo che Io chiamo: dei precursori dell’Anticristo. Poi verrà il periodo dell’Anticristo che è il precursore di Satana. Questo sarà aiutato dalle manifestazioni di Satana: le due bestie nominate nell’Apocalisse. Sarà un periodo peggiore dell’attuale. Il Male cresce sempre più. Vinto l’Anticristo, verrà il periodo di pace per dare tempo agli uomini, percossi dallo stupore delle sette piaghe e della caduta di Babilonia, di raccogliersi sotto il segno mio. L’epoca anticristiana assurgerà alla[144] massima potenza nella sua terza manifestazione, ossia quando vi sarà l’ultima venuta di Satana.
Leggere con fede e semplicità di fede.
3Avete capito? Credere occorre, e non cavillare. Veramente tu avevi capito, appunto perché non cavilli. I dettati non si contraddicono fra loro. Occorre saperli leggere con fede e semplicità di cuore.
Il Regno messianico.
4Come uno a cui prema di far intendere una cosa, Io vado sempre dritto alla cosa che più importa e che qui è il mio regno. 8Perché nel regno è la giustificazione del mio essermi incarnato e morto. Perché nel regno è la prova della mia infinita potenza, bontà, sapienza. Perché nel regno è la prova della vita eterna, della resurrezione della carne, del mio potere di Giudice. Perciò quando ho parlato per spiegare l’Apocalisse ho, ai singoli punti spiegati, messo quasi sempre a corona il mio Giudizio, il mio trionfo, il mio regno, la sconfitta di Satana in sé stesso, nella sua creatura, nei precursori.
5Leggete bene a vedrete che non vi è contraddizione. Quello che ho detto ho detto.»
132. Onniscienza di Dio[145].
Scienza degli avvenimenti universali.
Dice Gesù:
1«Quando Io dico d’essere “l’eterno Immolato”[146] non dico un concetto nuovo. Coloro che furono a Me più vicini: Pietro e Giovanni, hanno lo stesso concetto. Né possono averlo diverso tutti coloro che meditano sulle opere del Padre, del Figlio e dello Spirito.
2Talora a voi uomini fa stupore che Iddio, sapendo nella sua infinita Intelligenza tutte le cose, abbia proceduto a creare l’uomo, e quasi vi chiedete se Dio sapeva o non sapeva quanto l’uomo avrebbe commesso.
3Oh! lo sapeva! Nulla è ignoto al Dio Uno e Trino. Tutti gli avvenimenti dell’Universo: nascite e morti di pianeti, formarsi e disgregarsi di nebulose, vita o morte sugli astri lanciati nello spazio, cataclismi, deflagrazioni, sono conosciuti, in eterno, dall’Eterno. E ugualmente in eterno sono conosciuti tutti gli avvenimenti della Terra: uno dei milioni di mondi creati da Dio, quello che a voi è noto perché ne siete abitatori.
4E in eterno sono noti tutti gli avvenimenti dell’uomo, preso come abitante della Terra. Prima che Adamo fosse, Iddio sapeva che Adamo avrebbe peccato. E con lui avrebbe peccato, per millenni, la razza di Adamo. Non uno dei peccati degli uomini, non una delle virtù degli uomini, sono ignorati dalla Sapienza nostra, sia nel momento in cui avvengono, sia da un tempo talmente anticipato che non ha paragone con nessun limite del vostro tempo, risalendo a ritroso nei secoli dei millenni sino al non essere del tempo: all’eternità.
L’eternità.
5Spingi lo sguardo, o Maria, nell’eternità nostra. Immergiti in questo segno di Dio. È come se tu affissi lo sguardo verso un cielo tersissimo e pensi che oltre quell’azzurro, che ti pare limite, è altro, altro, altro spazio sconfinato, sempre più alto… Un vortice di etere, un gorgo d’azzurro che tanto più si fa fondo quanto più sali, né trovi confine ad esso. Il suo azzurro, che pure è, non è altro che il suo non essere, come sostanza consistente. Il suo azzurro è fatto di milioni incalcolabili di chilometri di etere nel quale danzano i mondi creati dal Padre mio.
6Lo stesso è la nostra eternità. È! Quando cominciò? Mai! Quando finirà? Mai! Quanto durerà? Sempre! Da quando dura? Da sempre!
7Mai. Sempre. Medita quale sconfinata potenza sta in queste due parolette applicate alla Perfezione. Non il vostro “sempre” legato alla breve vita vostra e che non dura neppure per quanto dura la vita. Non il vostro “mai” soggetto a così rapide smentite. Ma il nostro “sempre” e il nostro “mai” che non conoscono menomazioni di sorta e si rivestono della nostra Perfezione.
Immersi nei misteri.
8Nulla è occulto a Dio. Nulla. E allora, vi chiedete voi, poveri uomini, perché Dio ha creato l’uomo?
9Oh! che inutile perché! Vorreste voi giudicare l’opera di Dio? Fare il processo alle sue azioni? Quando sarete nella gloria comprenderete tutti i perché misteriosi. Leggerete, con lo sguardo dello spirito libero, pagine che ora ignorate, che ora inutilmente volete sfogliare cadendo, per la vostra inutile superbia di formiche che vogliono perforare un monte di marmo, nei più perniciosi errori.
10Quanti misteri ha ancora l’Universo per voi! Siete immersi nel mistero. Mistero di Dio. Mistero dei perché di Dio. Mistero della seconda vita. Mistero di leggi cosmiche. Mistero di rapporti fra questo vostro pianeta e gli altri mondi. Mistero dei rapporti fra i viventi sulla terra e i già passati alla seconda vita.
Sul mistero dell’aldilà.
11La vostra curiosità umana, il bisogno della vostra anima di ricongiungersi alle sue origini, vi dànno sante e non sante inquietudini.
12Sante, quando vi spingono a bene operare desiderando di approfondire il mistero e l’unione col soprannaturale per sentirvi meno esiliati fuor dal Regno dello spirito, e per rendervi sempre più capaci di capire le parole spirituali e di meritare la vita spirituale che raggiunge la perfezione nell’altra vita, nella mia beatitudine.
13Non sante, quando volete, scartando la bella e semplice Fede, imitare Adamo e conoscere ciò che non è utile per ora conoscere, violando il segreto, forzando celestiali porte, disturbando riposi paradisiaci, valicando barriere intoccabili.
14Ciò è male, figli miei. Credetelo. Lasciate al vostro Dio l’iniziativa di istruirvi sui misteri dell’al di là. Egli sa fino a che punto vi può introdurre nel segreto che sta oltre la morte. Fidatevi del vostro Padre e Maestro. Non vogliate irrispettosamente andare oltre al confine. Non vogliate volere più di ciò che vuole Dio. Rispettate.
Credere è più alto di conoscere.
15Questo vada per tutti coloro che non si accontentano di quanto ho detto e vogliono sapere di più. Ma credete voi che se fosse stato bene il saperlo, Io avrei[147] smemorato i tre risuscitati del Vangelo?[148] Eppure nessuno di essi disse ciò che è l’altra parte. Neppure Io, Verbo del Padre e Sapienza infinita, vi ho svelato il mistero della morte e con esso altri, la cui conoscenza non è necessaria alla vostra santificazione, ma anzi è nociva ad essa.
16Credere è più alto di conoscere. Credere è amare. Lo torno a dire[149]. Credete dunque che se Dio vi ha creati è stato per impulso d’amore. Credetelo con amore per rispondere a tale amore.
L’eterno Immolato.
17E con settemplice amore credete che Io, l’eterno Immolato, sono con giusta parola chiamato così perché, da prima che il tempo fosse, Io sono il destinato ad essere immolato per salvare voi.
18Non si è iniziato il mio olocausto con la mia vita corporale. No. Esso era prima che Io divenissi carne nel seno della Vergine. Non si è iniziato con la cacciata di Adamo. No. Esso era prima che Adamo peccasse. Non si è iniziato quando il Padre disse: “Facciamo l’uomo”. No. Esso era prima di tal pensiero creativo.
19Esso olocausto, compiuto dalla seconda Persona della Nostra Trinità santa, è come palpito nel centro dell’eterno cuore del nostro Essere, da sempre. 25Da sempre, capisci? Eterno come Noi siamo eterni. Tutto previsto e tutto preordinato, in eterno.
20Io sono l’eterno Immolato, la Vittima eterna, Colui che vi trasfonde il suo Sangue per guarirvi dalle malattie delle colpe, Colui che vi rinsalda con esso a Dio, Colui che vi dà tutte le certezze della fede e della speranza e vi nutre della sua carità perché possiate credere, vivere in Dio, santificarvi per mezzo della Parola che non muore e che non permette che chi di essa si nutre muoia.
21Credete in Me, amici miei, e chiedetemi la grazia di sempre più credere. La luce della Fede e quella della Carità vi permetteranno di vedere sempre più chiaramente il vostro Dio, il vostro Gesù, fin da questa vita.»
133. Immersi nella volontà di Dio.[150]
Il peccato originale.
Dice Gesù:
1«Vediamo insieme questo punto dei “Re”. “L’obbedienza val più dei sacrifici, il dar retta più che l’offrire il grasso dei montoni; perché la ribellione è come un peccato di magia, il non volere assoggettarsi è come un peccato d’idolatria”[151]
2L’obbedienza. La virtù che non volete praticare. Nascete e, appena potete manifestare un sentimento, è sentimento di ribellione alla obbedienza. Vivete essendo disubbidienti. Morite ancora disubbidienti. Il battesimo cancella il peccato d’origine, ma non annulla la tossina che vi lascia il peccato.
3Cosa è stato, in fondo, il peccato d’origine? Una disobbedienza. Adamo ed Eva vollero disubbidire al Padre Creatore, aizzati a compiere questo atto di disamore dal Disobbediente sommo, il quale è divenuto demone avendo rifiutato obbedienza d’amore al Sommo Iddio. Questo veleno cova nel vostro sangue e solo una costante volontà vostra lo rende incapace di nuocere al vostro spirito in maniera mortale.
Obbedire è fare la volontà di Dio.
4Ma, o figli miei, quale cosa più meritoria di questa può essere da voi compiuta? Guardate bene.
5È più facile ancora compiere un sacrificio, fare un’offerta, praticare un’opera di misericordia, che non essere obbedienti costantemente al volere di Dio. Esso vi si presenta minuto per minuto come acqua che fluisce e passa portando altre onde di acqua e dietro queste altre ancora. E voi siete come pesci immersi nella Volontà di Dio che vi scorre sopra. Se ne volete uscire morite, figli miei. Essa è il vostro elemento vitale. Né v’è stilla di essa che non provenga da una ragione d’amore. Credetelo.
6Obbedire è fare la volontà di Dio. Quella volontà che vi ho insegnato a chiedere che si compia col Pater noster[152] e che vi ho insegnato a praticare con la parola e con l’esempio, condotto sino alla morte[153].
Disubbidire è fare il volere del diavolo.
7Non obbedire e ribellarsi è compiere un peccato di magia, dice il libro. Infatti cosa fate ribellandovi? Peccate. E il peccato che produce? Il vostro sposalizio col demonio. Non fate dunque una magia? Non vi trasformate magicamente da figli di Dio in figli di Satana?
8Non obbedire e non volersi assoggettare è come un peccato di idolatria, dice sempre il libro. Infatti che fate non assoggettandovi? Respingete Dio respingendo la sua Volontà. Lo ripudiate per Padre e Signore. Ma siccome il cuore dell’uomo non può stare senza adorare qualche cosa al posto del Dio vero che respingete, adorate il vostro io, la carne vostra, la vostra superbia, il vostro denaro; adorate Satana nelle sue più acute manifestazioni. Ecco che perciò divenite idolatri. E di che? Di ben orridi dèi che vi tengono schiavi e schiavi infelici.
L’obbedienza salva sempre.
9Venite, venite, cari figli del mio amore, venite al paterno giogo che non fa male, che non opprime, che non avvilisce, ma che anzi vi sorregge e vi guida e vi dà sicurezza di giungere al regno beato dove non è più il dolore.
10Il mondo, che vuole disubbidire, non sa che basterebbe questo atto di obbedienza a salvarlo. Rientrare nel solco di Dio, seguire la voce di Dio, obbedire, obbedire, ritrovare la casa del Padre, voluta fuggire per una chimera di falsa dignità, ritrovare la mano del Padre che benedice e risana, ritrovare il cuore del Padre che ama e perdona.
L’ubbidienza redentrice.
11Riflettete, o figli, che per ridare a voi la grazia perduta due Purissimi, due Innocentissimi, due Buonissimi, dovettero consumare l’Obbedienza somma. La salvezza del genere umano ebbe, nel tempo, inizio dal “fiat” di Maria davanti all’arcangelo mio[154], ed ebbe termine nel “Consummatum!” di Gesù sulla croce[155]. Le due più dolorose ubbidienze e le meno obbligatorie, perché Io e mia Madre eravamo al di sopra della necessità di espiare, con l’obbedienza, il peccato.
12Noi, che non peccammo, abbiamo redento il vostro peccato obbedendo. E non vorrete voi, poveri figli, imitare il vostro Maestro e ottenere misericordia con l’obbedienza che è prova d’amore e di fede?
13Più bello e gradito delle stesse chiese, che mi elevate per voto, e di ogni altro voto, è questo spirituale fiore di anima, nato, sulla terra, nel cuore dell’uomo ma che fiorisce in Cielo, eterno, per vostra gloria.»
134. Chiamati alla santità di Dio[156].
Figli di santi.
Dice Gesù:
1«La tua risposta, sia al prossimo che si stupisce e ti fa osservare l’apparente abbandono di Dio verso di te, sia al tentatore che vuole persuadere che tutto il tuo sacrificio non ti ottiene sollievo da Dio, sia la stessa del vecchio Tobia. Anche a te stessa devi dire[157]: “Noi siam figli di santi, e aspettiamo quella vita che Dio darà a coloro che non perdono mai la loro fede in Lui”[158].
2Figli di santi e chiamati alla stessa santità.
3Non sei tu figlia di Dio, Maria? E chi più santo del Padre tuo? Se Egli, che è il Santo dei santi, vuole per te tanto dolore, è segno che questo dolore ha per fine una gioia proporzionata al dolore: ossia tanta, smisurata gioia, e gioia senza fine.
La via della fede.
4L’anima che arriva a credere fermamente che tutto quanto le accade ha origine da un amore e produce una gioia eterna, è sicura come dentro ad una fortezza. Non può perire. Soffre, ma il suo dolore è soprannaturale e dà frutti soprannaturali di vita.
5Ancora un poco e poi verrà la gioia. Ancora un poco e poi verrò Io. Verrò non nei limiti che devo imporre ora all’incontro per adattarlo alla tua umanità. Ma verrò da Dio ad anima: ossia liberamente, completamente. Non temere. Vedrai allora come la mia dimora sia infinitamente più bella di come l’hai vista nei sogni e immaginata col pensiero. Vedrai allora come sarà privo di pena l’unirsi con Me lasciando un corpo che è laccio all’anima e pericolo continuo.
La via dei sacramenti.
6Non perdere mai la fede nel tuo Gesù. Io ti sono vicino e lo senti. Ma non ricusare nessuno degli aiuti che ho messo a vostra disposizione. La via soprannaturale nella quale cammini non ti esime dal percorrere la via comune a tutte le creature viventi nella Chiesa.
La via della consacrazione.
7Un olio ti ha liberata, e da schiava del Nemico ti ha fatta figlia di Dio. Un olio ti ha fatta milite di Cristo. Un olio ti faccia compartecipe del Regno. L’anima che entra nella gloria diviene regina. E per i re, lo hai letto, era necessaria l’unzione.
La via della Grazia.
8Voglio che anche le appannature dei passati peccati siano cancellate da te. Quando sarà l’ora devi venire incontro, vergine saggia e previdente, con tutti gli ornamenti atti alle nozze.
La via del dolore.
9Il dolore è una grande assoluzione quando è sofferto con santità. Ma, lo ripeto, neppure la mia carezza ti deve far pensare che sei esente dai doveri di tutti. La perla nascosta, che solo Gesù conosce, deve, agli occhi del mondo, non differire per nulla dalle anime sorelle che sono meno trasformate di te in gemma per volere del tuo Signore.»
135. Cristianesimo divenuto disonesto[159]
Cristiani disonesti.
Dice Gesù:
1«È inutile inorridire di certe manifestazioni attuali. Sono frutto dell’interno vostro.
2Io l’ho detto: “È dal cuore che escono pensieri malvagi e malvagi sentimenti, e questi sono quelli che contaminano”[160].
3o ho anche detto che ogni uomo si riconosce dalle sue opere, e che come non si può cogliere dolci frutti sul selvatico pruno così non si può trarre atti onesti da chi ha l’interno disonesto[161].
4La disonestà non consiste soltanto nel rubare, nel mentire, nel nuocere al prossimo. È disonestà il mancare verso Dio, il derubare Lui di quel rispetto amoroso che è dovere dell’uomo verso il suo Creatore. È disonestà far servire i suoi doni per atti malvagi. Tutti i suoi doni e specie il dono della vita.
5Ora guarda e giudica come fate mal uso della vita che il Padre vi dona. Guarda e giudica come fate mal uso del vostro corpo in cui alita l’anima, tempio riservato a Dio, in cui risiede la mente che dovrebbe essere volta a comprendere la Legge di Dio come il cuore dovrebbe esser occupato ad amarla e a praticarla.
6Invece che fate? Fate resistenza alle voci del Signore, ai desideri del Signore, ai comandi del Signore, alle volontà del Signore. Come arieti selvaggi opponete la vostra durezza e la vostra ribellione ‑ due corna ben aguzze ‑ ad ogni invito di Dio. Vi rovinate, ma continuate a resistere.
Anticristiani.
7E vi dite cristiani? No, che non lo siete. Io, il Cristo, non vi ho insegnato ribellione, disubbidienza, lussuria, crudeltà, idolatria. Io vi ho insegnato tutto il contrario. Vi ho mostrato come va usata la vita, vi ho spiegato come voi siete templi di Dio che vuole vivere in voi, che ama vivere in voi ben più che non in sontuosi templi ma fatti solo di pietre e di marmi.
8No, Dio non vuole queste dimore fatte da mano d’uomo. Vuole voi, voi fatti dalla sua mano, voi templi di sangue e di anima, voi che il sangue mio ha rivestito di porpora immortale e purificato come preziosi altari. Questo è quello che vuole Dio per tornare a vivere in amorosa pace con voi.
9Non persistete sulla dura via che avete intrapresa e che vi conduce alla rovina. Siate cristiani veri e non cristiani a parole soltanto. Il mio segno sia realmente inciso nelle fibre vive dei vostri cuori, non sul frontone dei templi vuoti, dove non venite a pregare o ci venite con l’animo turbato da tutte le sollecitudini vane e dalle fermentazioni dei vostri istinti inferiori.
Cristiani senza carità.
10Aprite il cuore all’Amore, figli. È quello che più vi manca. Siete senza carità verso Dio, verso il prossimo, verso voi stessi. Sì, anche verso voi stessi, perché uccidete la vostra anima.
11Ché ‑ ricordatevelo sempre ‑ le tentazioni è inevitabile che ci siano, ma esse non fanno male. Male fate voi quando cedete ad esse. E non dite che esse sono più forti di voi. No. Il Padre dà a seconda di quanto avete voi a dare. La tentazione richiede 10 di forza per resisterle? E Dio ve ne dà 10 e anche più[162]. Il male è che siete voi che non fate che desiderare di cedere al male. E allora che può Dio se voi distruggete le forze di Dio con la vostra volontà perversa e vi abbandonate al bacio della tentazione?
12Così facendo mettete l’anima in una morsa di morte e da un’anima malata o morente escono quei sentimenti di cui vi stupite. Ma non può esser diverso. In corpo corrotto stanno fetori di morte.
13In anime corrotte stanno manifestazioni di peccato.»
136. Maria Ss. la
veronica
delle anime vittime[163].
Due volte simili al Cristo.
Dice Gesù:
1«No, non sei sola. Hai il tuo Gesù vicino come ben pochi hanno, perché se è vero che sono con tutti i miei figli con la mia Grazia, con ben pochi lo sono nella forma che Io sono con te e che ho usata vedendo la tua penosissima condizione generale.
2Io so fin dove può arrivare la resistenza di un essere e, dato che il peso di dolore che devi portare è schiacciante e non comune, ho sopperito ad esso con mezzi straordinari che a ben poco riserbo.
3Mi ricordo del mio bisogno di aiuto nelle ore tragiche della Passione[164]. E quello che ho desiderato per Me voglio lo abbiano anche i miei due volte simili. Simili perché discepoli, simili perché appassionati e crocifissi.
4Non sei sola. Hai Me per Cireneo e hai mia Madre per Veronica. Maria è il modello delle orfane e si ricorda il suo strazio di orfana così come Io ricordo i miei strazi d’agonia.
La santità non sopprime il dolore.
5La santità non sopprime il dolore. Maria nella sua santità immacolata soffrì crudamente della morte dei suoi genitori che Ella non poté confortare coi suoi baci. Vedi come le somigli?[165] Maria nella sua anima così perfetta, seconda solo a Dio, seppe amare e soffrire come nessun altro perché la santità, essendo perfezionamento di tutte le sensibilità buone del cuore, porta di conseguenza una accresciuta capacità di amare o di soffrire, tanto più accresciuta quanto più l’anima è santa. E l’anima di Maria era santissima.
Simile alla Trafitta e all’Immolato.
6Ebbene questa Donna, alla quale non venne risparmiato nessun dolore ‑ e nessuna come Lei avrebbe dovuto esserne esente perché immacolata, libera perciò dal peso del dolore causato dalla colpa di Adamo ‑ questa Donna che ha sparso tante lacrime per tanti lutti e che si è vista rapire padre, madre, sposo e Figlio dalla morte, Io te la do per Veronica e te la do per mamma.
7È il mese del Cuore trafitto di Maria e della Esaltazione della mia Croce. Non rifiutare di essere simile alla Trafitta e all’Immolato.»
137. Il grappolo, il sole, il vignaiolo[166].
La parabola del grappolo d’uva.
Dice Gesù:
1«L’uva è tanto più dolce quanto più è matura, e tanto più è matura quanto più sole piglia. Il padrone della vigna non coglie la sua uva per farne del vino se non è ben maturata, e perché maturi sfronda e pota di modo che il sole possa scendere e circolare fra grappolo e grappolo e fare, dei chicchi aspri e verdi, tante perle di zucchero liquido.
2Se l’uva rimanesse come è nell’aprile, ossia quando la vite è bella con le sue foglie nuove e i suoi grappolini in fiore, o anche come è in giugno, già tutta piena di tralci flessibili e di grappoli formati, non servirebbe a nulla fuorché a una gioia dell’occhio. Invece nell’autunno, dopo tanto sole e tante potature, essa è bella in un’altra maniera e, oltre che bella, utile all’uomo.
Il sole e il vignaiolo.
3Io sono il sole e voi, anime mie, siete la vigna dove si deve formare il vino eterno. Io sono il sole e sono anche il vignaiolo. Io vi circondo e inondo dei miei raggi e vi mortifico perché voi diate tralci carichi di frutti veri e non vani viticci che non servono a niente[167].
4Bisogna lasciare che il sole e il vignaiolo lavorino a loro completo piacere l’anima vostra. Bisogna, Maria mia, imitare molto, molto, molto il grappolo che non ha voci di proteste né atti di resistenza per il sole e per il padrone della vigna, ma anzi si lascia scoprire per ricevere i raggi caldi, si lascia medicare coi liquidi adatti, si lascia sistemare senza reazione alcuna. E così si fa sempre più grosso e dolce, un vero prodigio di succhi e di bellezza.
L’ora della divina vendemmia.
5Anche l’anima deve tanto più desiderare il sole e l’opera dell’eterno Vignaiolo quanto più si avvicina per essa l’ora della divina vendemmia. Non è destinato al mistico tino il grappolo restio e malato che non ha voluto divenire maturo, sano e dolce, e che si è nascosto per non esser curato. Ma invece diviene degno della mia Vendemmia il grappolo che non ha avuto paura di cesoie e di medicine e che docilmente si è sacrificato, nei suoi gusti, per Me.
Aumento di sforzo e generosità.
6Io sono il Vendemmiatore e tu il mio grappolo. La vendemmia si avvicina. Aumenta i tuoi sforzi per assorbire quanto più puoi di Me. Io diverrò in te liquore di vita eterna. Aumenta le tue generosità per assecondare l’opera del tuo amoroso Vignaiolo. Egli, il tuo Gesù, non vuole altro che fare di te un grappolo degno d’esser posato ai piedi del trono di Dio.
7Dolce cosa avere a Maestro Gesù, Maria, ma cosa che diviene perfetta quando del Maestro si assimila tutto l’insegnamento.»
138. Preghiera dell’“Ave Maria”[168].
Io ti saluto Maria.
Dice Gesù:
1«Beate quelle labbra e quelle contrade in cui si pronuncia: “Ave Maria”[169].
2Ave: io ti saluto. Il più piccolo al più grande, il bimbo al genitore, l’inferiore al superiore, sono tenuti, nella legge di educazione umana, a dire sovente il saluto rispettoso, doveroso, amoroso, a seconda dei casi. Il fratello mio non deve negare questo atto di amore riverenziale alla Mamma perfetta che abbiamo in Cielo.
3Ave Maria. È un saluto che monda le labbra e il cuore perché non si possono[170] dire quelle parole, con riflessione e sentimento, senza sentirsi divenire più buoni! È come avvicinarsi ad una sorgente di luce angelica e ad un’oasi fatta di gigli in fiore.
La parola dell’angelo.
4Ave, la parola dell’angelo che vi è concesso di dire per salutare Quella che salutano con amore le Tre eterne Persone, l’invocazione che salva, abbiatela sempre molto sulle labbra. Ma non come movimento macchinale dal quale l’anima sia esclusa, sibbene come moto dello spirito che si inchina davanti alla regalità di Maria e si tende verso il suo cuore di Madre.
5Se voi sapeste dire con vero spirito queste parole, anche solo queste due parole, sareste più buoni, più puri, più caritatevoli. Perché gli occhi del vostro spirito sarebbero allora fissi in Maria e la santità di Lei vi entrerebbe nel cuore attraverso a quella contemplazione. Se le sapeste dire non sareste mai desolati. Perché Ella è la fonte delle grazie e della misericordia. Le porte della misericordia divina si aprono non soltanto sotto la spinta della mano di mia Madre, ma anche al suo semplice sguardo.
Maria non si inganna.
6Torno a dire: beate quelle labbra e quelle contrade in cui si pronuncia: Ave Maria. Ma si pronuncia come si deve. Perché se è vero che Dio non si irride è anche vero che Maria non si inganna.
7Ricordatevi sempre che Ella è la Figlia del Padre, la Madre del Figlio, la Sposa dello Spirito Santo, e che la sua fusione con la Trinità è perfetta. Perciò Ella del suo Signore possiede le potenze, le intelligenze, le sapienze. E le possiede con la pienezza assoluta.
8Inutile andare da Maria con l’anima sporca di corruzione e di odio. Ella vi è Madre e sa medicare le vostre ferite, ma vuole che almeno sia in voi il desiderio di guarire da esse.
9A che giova volgersi a Maria, la Purissima, se lasciando il suo altare, o finendo di pronunciare il suo nome, andate a commettere peccato di carne o a proferire parole di bestemmia? Che vale volgersi a Maria, la Pietosa, se subito dopo, anzi se nel tempo stesso, avete in cuore rancori e sulle labbra maledizioni per i fratelli? Che vi può procurare di salvezza, questa Salvatrice, se voi distruggete con la vostra volontà perversa, la vostra salvezza?
L’amicizia con Maria.
10Tutto è possibile alla Misericordia di Dio e alla potenza di Maria, ma perché arrischiare la vita eterna attendendo di conseguire la buona volontà di pentimento nell’ora della morte? Non sarebbe bene, poiché non sapete quando sarà la vostra chiamata alle mie porte, essere amici veri di Maria per tutta la vita e avere così garanzia di salvezza?
11Perché, lo ripeto, l’amicizia con Maria è causa di perfezione perché infonde e trasfonde le virtù dell’Amica eletta, che Dio non ha sdegnato e che vi ha concesso come coronamento dell’opera di redenzione del Figlio suo. Io, il Cristo, vi ho salvato col Dolore e col Sangue; Ella, Maria, con il Dolore e col suo pianto, e vorrebbe salvarvi col suo Amore e il suo sorriso.»
139. “Piena di Grazia”[171].
Le virtù di Maria.
Dice Gesù:
1«Dio non ha mandato il suo angelo a dire “ave”[172] a Maria soltanto. Dio vi saluta, o figli cari, con le sue attenzioni, Dio vi manda per angeli le sue sante ispirazioni, Dio vi porta le sue benedizioni da mattina a sera e da sera a mattina. Siete sempre circondati dalle onde amorose a previdenti[173] del pensiero di Dio.
2Come mai allora voi non avvertite nulla o tanto poco? Come mai non vivete in giustizia e santità? Perché siete impermeabilizzati all’influsso della grazia, perché siete resi refrattari all’azione dell’amore dalla vostra volontà contraria al Bene.
3Gabriele disse a Maria: “Ave”, e il suono della voce angelica portò, sulla già inondata di grazia, una nuova onda di grazia. La luce vivissima del suo spirito immacolato toccò il vertice della luminosità perché la rispondenza dello spirito di Maria fu perfetta.
4Umiltà, prontezza, pudore, preghiera…, che non trovò di eccelso la parola angelica per divenire prima scintilla dell’incendio dell’Incarnazione? Grande il dono di preservazione dalla colpa di origine che l’Eterno aveva fatto alla prescelta ad essere il primo tabernacolo del Corpo del Figlio. Ma quanta, quanta, quanta rispondenza in Maria!
5Se ad altra creatura fossero stati elargiti, non dico i doni segreti che solo Dio sapeva aver dati, ma i doni palesi, di cui uno si accorge ‑ quali intelligenza somma, istruzioni soprannaturali, contemplazioni accese, e parlo solo dei doni morali e spirituali ‑ come non si sarebbe, almeno ad intervalli, gloriata quella creatura di tanto dono?
6Ma no, in Maria nulla di questo. Più Dio l’innalzava verso il suo trono e più aumentavano in Lei riconoscenza, amore e umiltà. Più Dio le faceva capire come su di Lei fosse stesa la mano divina a protezione contro ogni insidia del male e più in Lei aumentava la vigilanza contro il male.
La tentazione di Maria.
7Maria non ha commesso lo sbaglio che fa crollare tante anime, dotate della capacità di perfezione, ossia non ha mai detto: “Sento che Dio mi veglia, sento che Dio mi ha scelta. Lascio a Lui la briga di difendermi dal Nemico”. No. Maria, pur riconoscendo l’opera di Dio in Lei, agì come se fosse la più derelitta, in doni spirituali, delle creature. Dall’alba al tramonto, e persino nel suo sonno verginale vegliato dagli angeli, la sua anima rimaneva vigilante.
8Non credete che la tentazione abbia risparmiato Maria. Non ha risparmiato Me il Tentatore; con doppia ragione non risparmiò Lei. Doppia ragione. La prima di esse: Maria era la senza macchia ma sempre creatura, Io ero Dio. La seconda: era più importante per Lucifero corrompere il seno della donna che avrebbe portato il Cristo, che non attaccare Cristo stesso.
9Egli, l’Astuto, sapeva che il Verbo si sarebbe fatto carne, per una fusione di spirito a Spirito, in un seno in cui non fosse albergato nessun peccato. 11Nessun peccato, ripeto. Se, da Eva in poi, fosse riuscito a indurre in tentazione tutte le donne, era sicuro che mai sarebbe stato vinto dal Vincitore eterno.
10Una sola gli ha sempre resistito: Maria. E Uno solo sa quale ricamo, quale filigrana di seduzione stese Lucifero intorno a Maria per scuotere e appannare la sua superangelica anima. Quell’Uno che sa è Dio. E dato che certi segreti sono troppo grandi per voi, non ve li dirà. Dallo splendore di Maria in Cielo capirete la grandezza della sua anima. Grandezza conseguita di sua volontà, e che sarebbe stata grandissima anche senza aiuti supremi, tanto Essa volle esser santa per amore del suo Dio.
La “Piena di Grazia”.
11Ben a ragione poté dunque dire l’Angelo: “Piena di grazia”. Sì, piena di grazia. La Grazia era in Lei. La Grazia ossia Dio, e la grazia ossia il dono di Dio, da Lei saputo far fruttare al mille per cento[174].
12Ecco quello che ci vuole, o figli, per far sì che le cose celesti concepiscano in voi il Cristo: la vostra aderenza alla grazia, il vostro raccogliere la grazia, il vostro moltiplicare la grazia, il vostro aspirare la grazia. Il corpo per vivere deve aspirare aria e cibo. L’anima per vivere deve aspirare la grazia. Allora avviene che la Luce scende dove può incarnarsi e il Cristo nasce misticamente in voi come realmente nacque in Maria.
13Ave Maria, piena di grazia. Guardatela, voi tutti, o cristiani, così dissimili dal primo Figlio di Maria, guardatela soprattutto voi donne, così dissimili da Lei, e imparate, e meditate che la strada al male dalle mille facce l’avete dischiusa voi con la vostra carnalità contraria alla vita della grazia nelle creature, senza la quale l’uomo diviene un demone e il mondo un inferno.»
140. “Il Signore è con te”[175].
Dio è con l’anima in grazia.
Dice Gesù:
«“Il Signore è con te”[176].
1Sempre il Signore è con l’anima in grazia[177]. Dio non si allontana neppure quando il Tentatore si avvicina. Dio si allontana soltanto quando la creatura cede al Tentatore e corrompe l’anima sua. Allora Dio si ritira, perché Egli non può coabitare col Nemico. Si ritira e come un Padre, non sdegnato ma addolorato, attende che venga la resipiscenza nel cuore della creatura e che essa riannodi il legame d’amore con il Padre.
2Dio vorrebbe essere sempre con voi. Se tutti i vostri angeli, numerosi come stelle in cielo, potessero salutarvi colle parole: “Il Signore è teco”, la gioia del vostro Signore sarebbe completa poiché Noi desideriamo essere con voi e per questo vi abbiamo creati.
3Maria era con Dio e Dio era con Maria. Le due perfezioni si attiravano e si univano con un incessante moto di affetti. La Perfezione infinita di Dio scendeva, con gioia inconcepibile a voi mortali, a possedere questa creatura. La perfezione umana di Maria: l’unica dei figli dell’uomo che sia sempre stata perfetta, si lanciava incontro alla Perfezione divina per avere modo di vivere.
Il vertice del dolore.
4Sì, l’essere con Dio era la vita di Maria e nell’ora super straziante del Calvario e del Sepolcro, quando i Cieli si chiusero sul Morente e sulla Trafitta, la privazione di Dio fu, delle sette spade, la più accesa e trafiggente[178], tocco insuperabile all’edificio di dolore richiesto dalla Redenzione.
5Io ho toccato il vertice del dolore completo dal Getsemani all’ora di nona; Maria ha toccato il vertice del dolore, completo anche in Lei nonostante non sia stata crocifissa materialmente, dal Calvario al momento della Resurrezione. E il motivo di tale super dolore è uno solo: l’esser privati dell’unione con Dio.
L’uomo privato dell’unione con Dio.
6Anche per voi dovrebbe esser così. Ma l’uomo, ormai, trova gravosa l’unione con Noi e non sente quale miseria è la sua quando è privo di Noi. Miseria, cecità, pazzia, morte, ecco cosa è la perdita dell’unione col vostro Signore. E non ci pensate mai!
7Se perdete poche monete, un oggetto, la salute, un impiego, un animale, vi mettete in moto per ritrovarli e usate di tutti i mezzi umani e soprannaturali per riuscire allo scopo. Sì, per trovare qualcosa di limitato e caduco sapete pregare. Ma quando perdete Dio non lo cercate. Non vi rivolgete ai miei Santi perché vi aiutino a ritrovare la via di Dio, non usate delle cure umane per frenare i vostri impulsi. Vi pare cosa di poco conto perdere l’unione con Dio. Ed è la cosa essenziale.
8Maria non si separò mai da Dio. Gli spiriti rimasero fusi in un abbraccio d’amore che ebbe coronamento in Cielo. Questa unione fu la principale forza di Maria, come figlia d’Adamo, perché in essa trovava la corazza per rendere sé intoccabile dal morso del Tentatore.
Potere irradiante di chi è con Dio.
9Chi è con Dio non è che non veda il male che, come lurido indumento o ripugnante malattia, ricopre tante creature. Lo vede, anzi, con maggiore nitidezza[179] di molti altri, ma la sua vista non corrompe nulla. Dagli occhi il male non entra a solleticare gli istinti covanti nella carne o i malvagi movimenti della mente. Ciò avviene unicamente in coloro che, disuniti da Dio, hanno in sé ospite il Nemico.
10L’unito con Dio è saturo di Dio, e ogni altra cosa che non sia Dio resta alla superficie; vento che corruga leggermente la superficie dell’animo e non entra a sconvolgere l’interno. Non solo. L’unito con Dio, veramente unito con Dio, anziché assorbire l’esterno in sé, diffonde l’interno sui prossimi: diffonde, cioè, il Bene, Iddio.
11Sì, è proprio così: colui che è con Dio ha un potere irradiante, ben più potente di quello di tanti corpi dell’universo sui quali l’uomo ha affaticato la mente e innalzato un monumento di orgoglio. E soprattutto ha un potere soprannaturalmente utile, poiché chi porta il Santo dei santi in sé[180], e vive di Lui, lo comunica agli altri. È quello che fa dire: “Costui è un santo”.
Maria nell’alone di Dio.
12Maria ha posseduto alla perfezione l’unione con Dio e con tutte le sue forze ha teso a sempre più fondersi con Esso. Si potrebbe dire che Maria si annullò in Dio tanto visse di Lui solo.
13Ho detto: “Maria trovò in questo la principale forza per rendersi intoccabile”. Non capite le cose a rovescio. Maria, l’Umilissima, non osava neppure lontanamente pensare d’essere la creatura perfetta. Ella ignorava il suo destino e la sua immacolatezza. Conobbe il mistero alle parole di Gabriele e nell’abbraccio nuziale con lo Spirito Eterno. Ma durante la sua giovinezza, età piena di insidie, ripeto: trovò nell’unione con Dio la forza. La volle trovare a qualunque costo perché avrebbe preferito morire cento volte anziché uscire per un attimo dall’alone di Dio.
14Io vorrei che più di tante pratiche, più o meno pie, i miei diletti in specie, gli altri poi, tendessero a questa pratica sovrana dell’unione con Me. Facile e realmente preghiera la preghiera, acceso il cuore, casto il corpo, onesto il pensiero, tutto in voi diverrebbe[181] santo e buono, e la terra conoscerebbe i giorni nuovi in cui gli angeli potrebbero salutare gli uomini colle parole: “Il Signore è con voi”.»
141. “Benedetta tu fra tutte le donne”[182].
Prima finalità dell’Incarnazione.
Testimoni del super-more misericordioso
Dice Gesù:
«“Benedetta tu fra tutte le donne”[183].
1Questa benedizione che voi dite malamente o non dite affatto a Colei che col suo sacrificio ha iniziato la Redenzione, risuona continuamente in Cielo, pronunciata con infinito amore dalla nostra Trinità, con accesa carità dai salvati dal nostro sacrificio e dai cori angelici. Tutto il Paradiso benedice Maria, capolavoro della Creazione universale e della Misericordia divina.
2Se anche tutta l’opera del Padre per creare dal nulla la Terra non avesse servito che per accogliere Maria, l’opera creativa avrebbe avuto la sua ragione d’essere, perché la perfezione di questa Creatura è tale che essa è testimonianza non solo della sapienza e della potenza, ma dell’amore con cui Dio ha creato il mondo.
3La creazione terrestre avendo invece dato Adamo e la razza di Adamo, Maria testimonia il super‑amore misericordioso di Dio verso l’uomo, perché attraverso Maria, Madre del Redentore, Dio ha operato la salvezza del genere umano. Io sono il Cristo perché Maria mi ha concepito e dato al Mondo.
4Voi mi direte che come Dio potevo superare la necessità di prendere carne nel seno di una donna. Tutto potevo, è vero. Ma riflettete quale legge d’ordine e bontà sta nel mio annichilimento in veste mortale.
Prima finalità dell’Incarnazione.
5La colpa commessa dall’uomo doveva essere scontata dall’uomo e non dalla divinità non incarnata. Come avrebbe potuto la Divinità, Spirito incorporeo, redimere col sacrificio di Sé stessa le colpe della carne? Necessità dunque che Io, Dio, pagassi con lo strazio di una Carne e di un Sangue innocenti, nati da una innocente, le colpe della carne e del sangue[184].
6La mia mente, il mio sentimento, il mio spirito avrebbero sofferto per le colpe vostre di mente, di sentimento e di spirito. Ma per essere Redenzione di tutte le concupiscenze, inoculate in Adamo e nella sua progenie dal Tentatore, doveva, l’Immolato per tutte, essere dotato di una natura simile alla vostra, resa degna d’esser data in riscatto a Dio dalla Divinità nascosta in essa, come una gemma d’infinito soprannaturale valore nascosta sotto una veste comune e naturale.
Seconda finalità dell’Incarnazione.
7Dio è ordine e Dio non viola e non violenta l’ordine, salvo che in casi eccezionalissimi, giudicati utili dalla sua Intelligenza. Tale non era il caso della mia Redenzione.
8Non dovevo unicamente cancellare la colpa dal momento di
essa al momento del sacrificio e annullare nei futuri gli effetti della colpa facendoli nascere, come Adamo avanti di commetterla, ignari del male. No. Io dovevo con un sacrificio totale riparare la Colpa e le colpe di tutta l’umanità, dare l’umanità già estinta l’assoluzione della colpa, a quella vivente in quell’ora e nella futura il mezzo per essere aiutata a resistere al male e per essere perdonata dal male che la sua debolezza l’avrebbe indotta a commettere[185].
9Doveva perciò il mio sacrificio essere tale da presentare tutti i requisiti necessari, e tale poteva essere solo in un Dio fatto uomo: ostia degna di Dio, mezzo compreso dall’uomo. Inoltre Io venivo a portare la Legge[186].
Terza finalità dell’Incarnazione.
10Se la mia Umanità non fosse stata, come avreste potuto credere, voi, poveri fratelli miei, che faticate ad aver fede in Me, vissuto per 33 anni sulla terra, Uomo fra gli uomini? E come potevo apparire già adulto a popoli ostili o ignoranti rendendoli persuasi della mia natura e della mia dottrina? Sarei allora apparso agli occhi del mondo come uno spirito che avesse preso sembianza d’uomo, ma non come uomo che nacque e morì versando sangue vero attraverso alle ferite di una vera carne ‑ e ciò a prova d’esser uomo ‑ e risorse e ascese al Cielo col suo corpo glorificato ‑ e ciò a prova d’esser Dio che torna alla sua dimora eterna[187].
11Non è più dolce per voi pensare che sono realmente vostro fratello, nella sorte di creature che nascono, vivono, soffrono e muoiono, che non pensarmi spirito superiore alle esigenze dell’umanità?
12Necessità dunque che una donna mi generasse secondo la carne, dopo avermi concepito al disopra della carne, poiché da nessun coniugio di creature, per sante che fossero, poteva esser generato[188] il Dio‑Uomo, ma solo da uno sponsale tra la Purezza e l’Amore, tra lo Spirito e la Vergine, creata senza macchia per esser matrice alla carne di un Dio, la Vergine il cui pensiero era gaudio di Dio da prima che il tempo fosse, la Vergine in cui si compendia la Perfezione creativa del Padre, gioia del Cielo, salvezza della Terra, fiore della Creazione più bello di tutti i fiori dell’Universo, astro vivo davanti al quale sembrano spenti i soli creati dal Padre mio[189].
La Benedetta fra tutte le donne.
Le glorie della Vergine Benedetta.
13Benedetta la Pura, destinata al Signore.
14Benedetta la Desiderata della Trinità che anticipava col desiderio l’attimo di fondersi a Lei con amplesso di trino amore.
15Benedetta la Vincitrice che schiaccia il Tentatore sotto il candore della sua natura immacolata.
16Benedetta la Vergine che non conosce che il bacio del Signore.
17Benedetta la Madre divenuta tale per obbedienza santa alla volontà dell’Altissimo.
18Benedetta la Martire che accetta il martirio per pietà di tutti voi.
19Benedetta la Redentrice della donna e dei figli della donna, che annulla Eva e si innesta al suo posto per portare il frutto della vita là dove il Nemico ha messo seme di morte.
20Benedetta, benedetta, tre volte benedetta per il tuo “sì”, o Madre mia che hai permesso a Dio di mantenere la promessa fatta ad Abramo, ai patriarchi e ai profeti, che hai dato sollievo all’Amore, oppresso dal dovere esser punitore e non salvatore, che hai sollevata la Terra dalla condanna portata a lei da Eva.
21Benedetta, benedetta, benedetta per la tua umiltà santa, per la tua carità accesa, per la tua verginità intoccata, per la tua maternità divina, molteplice, sempiterna, vera e spirituale, Madre che col tuo amore e col tuo dolore generi continui figli per il regno del tuo Gesù.
22Generatrice di grazia e di salvezza, generatrice della divina Misericordia, generatrice della Chiesa universale, che tu sia benedetta in eterno per quanto hai compiuto, come benedetta in eterno eri per quello che avresti compiuto.
23Sacerdotessa santa, santa, santa, che hai celebrato il primo sacrificio e preparato con parte di te stessa l’Ostia da immolare sull’altare del mondo.
24Santa, santa, santa Madre mia, che non mi hai fatto rimpiangere il Cielo e il seno del Padre, perché in te ho trovato un altro paradiso non dissimile a quello in cui la Triade opera le sue opere divine; Maria che sei stata il conforto del tuo Figlio sulla terra e il gaudio del Figlio in Cielo, che sei la gloria del Padre e l’Amore dello Spirito.»
142. “Benedetto il Frutto del tuo seno”[190].
Il dolore è la via della Gloria.
Dice Gesù:
«“Benedetto il frutto del tuo seno”[191].
1La maternità divina e verginale rende Maria seconda soltanto a Dio.
2Ma non soffermatevi a guardare unicamente la gloria di Maria. Pensate cosa le costò conseguire quella gloria. Stolto colui che guarda il Cristo nella luce della risurrezione e non medita il Redentore morente nelle tenebre del Venerdì santo. Non avrei avuto risurrezione se non avessi patito la morte, e non avrei compiuto la Redenzione se non avessi avuto il martirio. Stolto colui che pensa la gloria di Maria e non medita a come Ella giunse alla gloria. Il frutto del suo seno, Io, il Cristo Verbo di Dio, ha straziato il suo seno.
3E non capite malamente le mie parole[192]. Non l’ho straziato umanamente. Ella era superiore alle miserie umane, su Lei non era la condanna di Eva, ma non era superiore al Dolore. E il Dolore grande, maiuscolo, sovrano, assoluto, è penetrato in Lei con la violenza di una meteora che precipita dal Cielo nel momento stesso in cui Ella conobbe l’estasi dell’abbraccio con lo Spirito creatore.
Il Dolore superò la Beatitudine.
4Beatitudine e dolore hanno stretto in un unico laccio il cuore di Maria nell’attimo del suo altissimo “fiat” e del suo castissimo sposalizio. Beatitudine e dolore si fusero in una cosa sola come Ella era divenuta una cosa sola con Dio. Chiamata ad una missione di redentrice, il dolore superò sin dal primo momento la beatitudine. 6Questa venne alla sua Assunzione.
5 Congiunta allo Spirito di sapienza, Ella ebbe rivelato allo spirito quale futuro era riserbato alla sua creatura, e non vi fu più gioia, nel senso abituale della parola, per Maria.
6Ad ogni ora che passava, mentre mi formavo attingendo vita al suo sangue di madre‑vergine, e nascosto nel profondo avevo inenarrabili scambi di amore con la Madre mia, un amore e un dolore senza paragone si alzavano come onde di un mare in tempesta nel cuore di Maria e la flagellavano con la loro potenza.
7Il cuore di mia Madre conobbe il morso delle spade del dolore dal momento in cui la Luce, lasciando il centro del Fuoco Uno e Trino, penetrò in Lei iniziando l’Incarnazione di Dio e la Redenzione dell’uomo; e quel morso crebbe, ora per ora, durante la santa gestazione: Sangue divino che si formava con una sorgente di sangue umano, Cuore del Figlio che pulsava al ritmo del cuore della Mamma, Carne eterna che si formava con la carne immacolata della Vergine.
8 Più grande il dolore nel momento in cui nacqui per essere Luce ad un mondo in tenebre. La beatitudine della madre che bacia la sua creatura si cambiò, in Maria, nella certezza della Martire che sa più prossimo il martirio.
Benedetto il frutto del tuo seno.
9Benedetto il frutto del tuo seno.
10Sì. Ma Io, a quel seno che meritava tutta la gioia destinata a un Adamo senza colpa, ho dovuto dare tutto il dolore. E per voi. Per voi la pena di addolorare Giuseppe. Per voi il puerperio fra tanto squallore. Per voi la profezia di Simeone che le rigirò la lama nella ferita, ribadendo e acutizzando il morso della spada[193]. Per voi la fuga in terra straniera, per voi le ansie di tutta una vita, per voi gli affanni di sapermi evangelizzante e perseguitato dalle caste nemiche, per voi lo spavento della cattura, il tormento della molteplice tortura, l’agonia della mia agonia, la morte della mia morte.
11Sono stato raccolto sul seno che m’aveva portato con una pietà quale più non poteva essere; ma, in verità, vi dico che tra il mio cuore fermo al moto vitale e squarciato dalla lanciata, e quello della Afflittissima che mi teneva in grembo, non vi era differenza di vita e di morte. Il cuore di Maria ed il suo seno erano uccisi come ero ucciso Io, l’Innocente.
12Ai miracoli connessi alla Redenzione, noti e ignoti, palesi a tutti o rivelati ai privilegiati, aggiungete anche questo: del continuare della vita in Maria per opera dell’Eterno dopo che il suo cuore fu spezzato dal e per il genere umano come quello del Figlio suo Gesù.
13Voi, che non sapete e non volete sopportare il dolore, lo pensate che dolore sarà stato quello di Benedetta, dell’Immacolata, della Santa, portare in sé un cuore lacerato, morto, abbandonato, e vedere sul suo seno raccolto un corpo senza vita, straziato, sanguinoso, livido, che è stato il corpo del Figlio, la Carne della sua carne, il Sangue del suo sangue, la Vita della sua vita, l’amore del suo spirito?
14Voi mi avete avuto perché Maria ha accettato, trentatré anni prima di Me, di bere il calice dell’amarezza. Sull’orlo della coppa che ho bevuto fra sudori di sangue, ho trovato il sapore delle labbra di mia Madre, e l’amaro del suo pianto era fuso col fiele del mio sacrificio. E, credetelo, di farla soffrire, Lei che non meritava il dolore, è stata per Me la cosa più costosa. L’abbandono del Padre, il dolore di mia Madre, il tradimento dell’amico in cui erano tutti i tradimenti dei futuri, ecco le cose atrocissime del mio atroce strazio di Redentore. La lanciata di Longino in un organo ormai insensibile al dolore è un nulla al paragone.
Amore che ripaga il Dolore.
15Io vorrei che per il dolore che ha straziato mia Madre per voi, voi le deste amore. Amore grande, tenerissimo, di figli verso la più perfetta di tutte le madri, la Madre che non ha ancora cessato di soffrire piangendo lacrime celesti sui figli del suo amore che ripudiano la casa paterna e si fanno guardiani di bestie immonde[194]: i vizi, anziché restare figli di re, figli di Dio.
16E se si può dare una norma, sappiate che Io, Dio, non reputo sminuire Me stesso nell’amare con infinito e venerante amore la Madre mia, della quale vedo la natura immacolata, opera del Padre, ma anche ricordo la vita martirizzata di Corredentrice, senza la quale Io non sarei stato Uomo tra gli uomini e vostro Redentore eterno.»
143. Il silenzio e il sorriso di Maria[195].
Sguardo che purifica, silenzio che innalza e sorriso che insegna.
Dice Gesù:
1«E questo per te sola. Ho detto le altre cose per tutti, per contentare il Padre[196]. Ma il mondo è troppo sordo e corrotto per udire parlare di Maria. Non merita questo dono.
2A te per la tua festa[197] do l’intuizione segreta della Bellezza di Maria, il suo sorriso, il suo silenzio. Sembrano cose senza peso. Hanno un valore infinito.
3Maria ha attirato a sé milioni di creature con queste sue armi soavi. Ha evangelizzato prima di Me col suo riservato tacere e il suo indescrivibile sorriso. Bastava apparisse perché si chetassero le parole acri o impure, cadessero i rancori, si calmassero i dolori.
4Il suo sguardo purificava, il suo silenzio innalzava, il suo sorriso insegnava. Nazareth ne rimase imbalsamata per lungo tempo dopo la sua dipartita. La Chiesa nascente si consolidò per virtù del suo silenzio e del suo sorriso eloquenti più di tutte le parole, perché da essi traspariva il volto di Dio e la verità della sua missione.
5Non ti chiedo che di guardare e imitare la Madre mia e tua. Cresci in bellezza spirituale per somigliarle, impara da Lei il silenzio che parla a Dio e di Dio e il sorriso che insegna la fede, la generosità, la carità.
6Guardala sempre la dolce Madre mia per vederla nitidamente nell’ora della morte. Chi muore in Maria ha subito Gesù.
7Contempla Maria e ricevi la mia pace. Non occorre altro per essere felici.»
Visione della Vergine sorridente e silenziosa.
8Da ieri vedo la Vergine, e la bellezza della visione sorridente e silenziosa supera la facoltà di descrizione umana.
9È il regalo di Gesù per la mia festa.
144. Parola che dà vita eterna[198].
Discepoli di predilezione.
Dice Gesù:
1«Figlia, leggiamo insieme gli ultimi versetti dell’Ecclesiaste[199]. Se egli era sapientissimo, Io sono la Sapienza di Dio. Infinitamente a lui superiore, perciò. Ma come esso istruisco il mio popolo. Lo istruisco da 20 secoli. Ho iniziato l’istruzione con la mia Parola e l’ho portata avanti attraverso la parola dei miei servi diletti.
2Ma fra gli istruiti del mio popolo ho dei discepoli di predilezione ai quali il Maestro diviene oltre che maestro: amico, e con ricchezza di re apre loro le porte dei tesori delle confidenze e delle rivelazioni. Io prendo per mano questi prediletti e li porto meco nei penetrali segreti e li rendo capaci di ricevere la mia Parola, data con una ampiezza che è riservata ai miei novelli Giovanni.
Il dono più sacro e prezioso.
3Mio piccolo Giovanni, ti affido la mia Parola. Trasmettila ai maestri, che ne usino per il bene delle creature. Essa viene dall’Unico Pastore, dal Pastore buono che ha scritto la verità della sua Parola col Sangue suo.
4Quando un Capo del mondo, quando un Genio della Terra affidano a un fedele loro una sacra bandiera o un prezioso segreto, quando trasmettono una consegna o la formula di un’invenzione, con quale sacro rispetto il fedele le porta e le trasmette! Ma Io sono molto più d’un Capo e di un Genio. Io sono Dio, Verbo e Sapienza del Padre, Signore e redentore vostro. La mia Parola non serve soltanto a dare un bene della Terra, ma a dare il Bene che non muore: la Vita eterna. Non c’è perciò cosa più sacra e preziosa della mia Parola.
5Ricevila con l’anima in ginocchio e il tuo amore sia l’incenso che purifica il tuo cuore che la riceve, la tua mano che la scrive, la tua bocca che la ripete, il tuo occhio che la legge. Vivi da angelo e da sacerdote, poiché ti ho concesso di udire ciò che odono gli angeli e ciò che ripetono i sacerdoti. E vivi sempre più da vittima, perché è il sacrificio quello che apre le orecchie dello spirito, ed è il sangue quello che lava la lingua che parla del Signore.
Anime crocifisse.
6In questi giorni che precedono la festa della Croce ho un immenso bisogno di anime crocifisse. Fammi la carità di soffrire per Me. Credi al tuo Gesù! Se potessi tornare sulla Croce per voi, come, come vi tornerei! Ma non posso[200]. E fra tanto sangue nemico, che con odio fratricida l’uomo sparge sulla Terra, manca il mio Sangue che non posso più spargere dalla Croce per voi.
7Mentre Io tramuto le specie del Pane e del Vino in Corpo e Sangue del Cristo sugli altari della terra ‑ troppo pochi, e troppo poco circondati di anime veramente oranti ‑ voi mie piccole, care vittime, cari fiori del mio giardino, sostituitevi al Redentore e datemi il vostro corpo per ostia di propiziazione pei peccati del mondo.
Un piccolo Cristo.
8Figlia mia, non cercare nulla di più, dico anche Io con l’Ecclesiaste. E che vuoi di più della missione di essere un piccolo Cristo al posto del tuo Gesù? E che desideri di più grande della mia Parola?
9Dio è semplice. Più ti avvicinerai a Dio a più diverrai semplice. Sentirai in te sempre più il tedio e la vanità della scienza umana, anche di quella volta a Dio, ma scritta dall’uomo. Più Dio ti parlerà a più avvertirai la sofferenza del suono aspro e acerbo delle umane parole rispetto al tono dolcissimo e soprannaturale della parola mia. Non ti affaticare con molte dottrine, non metterti pastoie di molti regolamenti. Sii semplice e libera. Su te sia soltanto il giogo leggero che non è peso ma ala: il mio.
Le azioni mosse dall’amore.
10Non v’è che una cosa da fare per venire a Me senza errore. Quella che consiglia l’Ecclesiaste ma che Io modifico così: “Ama Dio e osserva i suoi comandamenti”. Non dico: “temi”. Dico: “ama”. L’amore è molto più alto del timore ed è più sicuro per raggiungere il fine. Il timore è per quelli ancora lontani da Dio, per non farli sviare. Come un paraocchio impedisce alla bestialità rinserrata nell’uomo di prendere il sopravvento ad ogni chimerica ombra seduttrice. Ma per coloro che sono già presso a Dio, a coloro, soprattutto, che sono fra le braccia di Dio, l’amore è quello che deve essere guida.
11Tutte le vostre azioni Dio le porterà in giudizio. Ma è naturale che le azioni mosse dall’amore non saranno mai completamente malvagie e tali da disgustare il Signore. Avranno il segno della vostra limitatezza umana, ma esso sarà ricoperto dall’insegna sfolgorante dell’amore che annulla le colpe e rende le azioni dell’uomo grate al Signore.
12Ecco, figlia mia. Mentre il mondo è pieno di fragore omicida e l’odio trabocca dai cuori, noi due che ci amiamo, nel silenzio e nella pace, parliamo d’amore. E non c’è cosa che rallegri tanto il tuo Gesù quanto queste mie piccole Betania in cui Io sono il Maestro che si riposa e che insegna ad una Maria innamorata che lo guarda e ascolta con tutto il suo amore.
13Ieri non hai potuto scrivere quanto ti ho detto? Non importa. Non te ne crucciare. Il seme di quelle parole è in te lo stesso. Quando vorrò lo farò germinare. E sarà più bello ancora.
14Sii sempre buona e paziente. Ti do la mia pace.»
145. Spiritismo, reincarnazione, occultismo[201].
Curiosità malsana e sacrilega.
Dice Gesù:
1«Molte anime si perdono per volere “cercare quello che è al di sopra di esse, e quello che è al disopra delle loro forze di indagine” come dice l’Ecclesiastico[202].
2È l’antico veleno. Sempre l’uomo ha avuto, ed ha, curiosità malsane e sacrileghe profanazioni. Vuole spingere il suo indagare in plaghe che la sapienza divina tiene avvolte nel mistero non per potere geloso ma per previdente amore. Guai se l’uomo conoscesse tutto del futuro e dei segreti dell’universo! Non avreste più pace spirituale e pace naturale. Lasciate il futuro a Dio, creatore e dispensatore del tempo e lasciate verginità a zone dell’universo il cui possesso vi darebbe armi per turbare sempre più la vostra esistenza di individui e di spiriti.
3Ho già detto[203] che Io non sono contrario alle opere dell’intelligenza umana. Se i fossi dovrei dire che sono incoerente verso Me stesso che ho dato all’uomo l’intelletto perché lo usi e non perché lo tenga inerte. Ma però, per bocca della Sapienza[204], vi dico: Non vogliate essere curiosi scrutatori delle opere di Dio, non cercate di andare oltre i confini che Io ho messo per separare la potenza vostra da potenze più forti della vostra, da leggi di cosmo, da segreti di forze naturali, e soprattutto da misteri d’oltre tomba le cui verità e la cui vita Io solo ho il diritto di svelarvi, perché sono il Signore di tutte le cose mentre voi siete soltanto gli ospiti di questa povera terra e non sapete cosa vi è riservato oltre la vita della terra.
I turbatori del mistero: spiritismo.
4Credete nell’altra vita. Basta credere a questo. Credete che in essa vi è un premio e un castigo, frutto di una Giustizia santa, che attende di essere applicato ad ogni singolo. Questo ve l’ho fatto conoscere per vostro bene. Non occorre che sappiate oltre.
5Non turbate, con le vostre pettegole curiosità, la pace soprannaturale dell’altra vita. Anche se è verso i tormentati, ossia verso coloro che non hanno pace perché scissi da Me, il vostro penetrare porta sempre un aumento di turbamento. Perché turbare con echi della terra la serenità dei cieli? Perché aumentare il tormento dei puniti con voci che ricordano il mondo dove meritarono il castigo? Abbiate rispetto dei primi e pietà dei secondi.
Il carisma è dono di Dio.
6Io solo, Signore del Cielo e della Terra, arbitro supremo di tutte le cose, Potenza perfetta in tutte le cose, posso prendere tali iniziative e riallacciare contatti dell’uomo col mistero dell’oltre vita. Io solo. È allora che vi mando i miei messaggeri, e sempre per uno scopo di bene, non mai per piegarmi a stolte e profanatrici indagini umane.
I profanatori del mistero: La rincarnazione.
7Beati coloro che credono senza avere visto, ho detto a Tommaso[205], e lo ridico a tutti i curiosi e gli increduli della terra. Non c’è bisogno di prove per credere alla seconda vita, che – intanto sappiatelo ‑ non è come arzigogolate voi, ma come ho detto Io: una seconda vita, una, non più e più vite. Siete uomini e non chicchi di grano che riseminati germogliano una, due, dieci, cento volte per quante sono seminati.
8Non c’è bisogno di prove. Basta la mia Parola. Ché se dite di credere ad essa e poi cercate prove soprannaturali per credere, voi mentite e mi date del mentitore. Mentite perché colla bocca dite di credere e con la mente non ci credete e cercate prove. Mi date del mentitore perché il vostro cercare prove porta in sé il pensiero, sotto taciuto ma vivissimo, che Io posso aver detto cosa non vera.
9A punizione di tali inutili, pericolose, stolte curiosità e di tali irriverenti e sacrileghi pensieri, Io permetto che nei disgraziati indagatori di ciò che non è necessario all’uomo indagare si crei con fusione mentale, turbamento di spiriti e grave ferita alla Fede nei migliori di essi, morte della Fede e dello spirito nei peggiori.
I violatori del mistero: occultismo.
10Quali sono i migliori fra questi violatori del mistero? Sono coloro che si accostano ad esso non per fare un processo a Me, che sono improcessabile, ma per cercare Me che non sanno trovare per altre vie più sicure: umili e alte come Colui che le ha segnate: il Cristo che è venuto apposta sulla Terra per portare la dottrina sicura che vi guidasse alla seconda vita e per fondare la Chiesa, depositaria e Maestra della mia dottrina. Costoro non sanno con semplicità di bambini e umiltà di santi abbracciare i piedi della Chiesa e dire ad essa: “Ti amo, ti ubbidisco; guidami tu”. Ma però cercano, con retto pensiero, Me. Perciò uso loro ancora molta misericordia.
11Quali sono i peggiori fra questi violatori del mistero? Sono coloro che si accostano ad esso per pura curiosità scientifica, per utile umano, di qualunque genere sia composto: dalla moneta vile data a prezzo delle loro scienze di magia all’utile[206] diretto che può loro venire (almeno credono che possa loro venire) da guide ultraterrene. Ma non è così che si hanno le guide. Esse vengono spontanee, per mio comando e non per chiamata umana. Verso costoro sarò Giudice di una severità inesorabile e li punirò per avere mancato di Fede e rispetto verso il Padrone di questa e della Vita vera e per avere mancato di rispetto ai trapassati, dei quali solo Io ho il diritto di farmi emanatore di ordini capaci di[207] distoglierli dalle loro extraterrena dimore.
La Fede è luce e la Parola vita.
12Beati, beati, tre volte beati quelli che credono senza bisogno di prove; beati, sette volte sette beati coloro che non hanno mai dubitato per un attimo della mia parola e della mia dottrina, affidata alla Maestra mia Sposa: la Chiesa, e senza mai aver osato, e neppure desiderato di osare, una profanazione dei regni oltreterreni, sono convinti che la vita non muore su questa terra, ma cambia natura e diviene eterna: beatifica per coloro che hanno saputo vivere di Me e in Me, orrifica per coloro che ripudiando Dio hanno fornicato con Satana.
13A questi puri credenti, a questi semplici ed umili spiriti, ai quali la Fede è luce e la mia Parola vita, Io concedo ciò che nego agli indagatori: il possesso e la conoscenza della Verità d’oltre terra.»
146. Fedeli all’opera del Verbo[208].
Santi per amore.
Dice Gesù:
1«Fra i puri credenti, fra questi spiriti umili e semplici, di cui ieri ti ho parlato e ai quali concedo il possesso della Verità, Io suscito speciali anime, le eleggo prima della loro incorporazione nella vita perché Io so tutto dell’uomo che è vissuto, che vive e che vivrà, e so perciò già in anticipo come ogni spirito agirà sulla terra, meritando o demeritando.
2E non dite che ciò è ingiustizia perché non vi forzo a meritare. No: ciò è fedeltà alla mia opera e alla mia promessa di creare l’uomo capace di guidarsi e libero di guidarsi. Io ai figli do gli aiuti, tutti gli aiuti, ma non li forzo a servirsene. Lo desidero con tutto il mio amore, ma rispetto il desiderio dell’uomo. Dio ha spinto il suo amore sino a sacrificare il suo Verbo perché vi portasse la Parola e il Sangue. Ma di più non può fare, non vuole fare. Che merito avreste ad esser buoni se vi impedissi d’esser malvagi?
3Alle anime, perciò, che eleggo, perché so in anticipo che saranno sante per amore o diverranno sante dopo l’errore per pentimento sincero e duplice amore, Io do anche ciò che non do alle masse. Insegnamenti e luci che sono beatitudine per le stesse anime e guida per anime sorelle, meno illuminate di esse perché meno fuse a Me di esse.
Il Signore non ama gli avari.
4Guai però se queste predilette mostrano avarizia o superbia del dono mio. Non amo gli avari e detesto i superbi.
5I primi mancano alla Carità perché economizzano per sé stessi ciò che è di tutti, perché Io sono il Padre di tutti e i miei tesori li do agli amati perché siano i miei elemosinieri presso i poveri dello spirito e non perché tesaurizzino avidamente e anticaritatevolmente gli stessi tesori, uccidendo la carità e disubbidendo al volere di Dio. Il solo fatto di uccidere la carità spezza il canale per cui fluiscono ad essi le mie parole e spegne la luce per cui essi vedono la verità delle mie parole. Perciò decadono dalle loro missioni di portatori della mia Voce. Questo spiega perché certe anime, dianzi fari della Chiesa, periscono poi in un grigiore di nebbie perniciose.
Il Signore detesta i superbi.
6Riguardo ai superbi, poi, essi vengono privati inesorabilmente e immediatamente del mio dono. In essi la mia parola non si spegne piano come fiore che muore senz’acqua o uccello imprigionato in buio carcere, come avviene negli avari. Essa muore subito come creatura strangolata. La superbia è la quintessenza dell’anticarità, la perfezione dell’anticarità, e il suo veleno demoniaco uccide istantaneamente la Luce nel cuore.
7Mentre guardo con dolore e compassione le vostre debolezze, volgo altrove lo sguardo quando incontro un superbo. E sapete voi cosa è non avere più su di sé lo sguardo mio? È essere dei poveri ciechi, dei poveri folli, dei miseri ebbri che vanno brancolando, di pericolo in pericolo, e incontrano la morte. Ecco quello che è non avere più su di sé lo sguardo di Dio che vi protegge come nulla di più vi può proteggere.
L’umile serva del Signore.
8Alla santa e benedetta Madre mia fu concesso di esser Portatrice del Verbo non tanto per la sua natura immacolata quanto per la sua umiltà superperfetta. Tutte le umiltà umane non fanno il tesoro di umiltà della Umilissima che è rimasta tale; tale, capite, anche quando seppe il suo destino d’esser la più Alta di tutte le creature. Maria ha consolato le Tre divine Persone, rimaste ferite dalla superbia di Lucifero e della Prima Coppia[209], con la sua umiltà, seconda solo a quella del Verbo.
9Cara Madre mia, nostra perenne gioia! La potessi tu[210] vedere oggi[211] in Cielo mentre tutto il Paradiso la circonda del suo amore e osanna a Lei e al suo Nome di salute! Vedresti un abisso di gloria sprofondato in un super abisso di umiltà, e la luce inconcepibile di Maria sfavilla doppiamente per la sua castissima, verginale umiltà che si raccoglie in adorazione davanti a Noi e ci umilia tutti gli osanna celesti dicendo: “Domine, non sum digna”. Santa e prima Sacerdotessa! Non degna Lei per la quale creeremmo un secondo Paradiso perché avesse delle raddoppiate[212] lodi!…
I vertici dell’umiltà.
10Guarda, Maria. In questo giorno di Maria abbi la visione della luce in cui è la tua e la mia Madre. Hai visto la Luce rutilante, inguardabile, del nostro triplice Fuoco[213]. Guarda ora la luce soavissima di Maria. Abbeveratene, pascitene. Non sentirai mai nulla di più dolce scenderti in cuore. Guarda, fin che te lo concedo, questa fontana, questo astro di luce che è Maria, splendente in Cielo col suo corpo di candore che non poteva corrompersi perché è stato l’involucro santo del Dio fatto carne oltre che perché ha raggiunto la perfezione umana di ogni santità, e super splendente per il suo spirito congiunto allo Spirito di Dio in nozze eterne.
11Vedi: l’azzurro dei Cieli circonda il Candore e lo tinge di celesti riflessi, e la luce di Maria rende luminosi i Cieli come per una soprumana alba d’aprile nella quale rida l’astro del mattino su un mondo vergine e fiorito.
12Guarda e ricorda la visione che gli angeli contemplano con un perenne riso di gioia. Sia[214] la tua serenità, come la nostra[215] è la tua forza.
13A te sono mostrate cose che sorpassano l’intelligenza dell’uomo, e ciò per volere di Dio. Ma per averne sempre il dono impara da Maria a toccare i vertici dell’umiltà che abbassa la creta per portare lo spirito in alto.
14Ti ho serbato questo dono per il Nome di Maria. Per la Natività: il sorriso di Maria, la Donna santa[216]; per il Nome: la gloria di Maria, la Madre di Dio.»
Esperienza carismatica.
Visione del corpo glorificato di Maria Ss.
15Ho visto, e non posso descrivere, la Madre nostra, nella sua dimora in Cielo. Come e, direi quasi, più ancora che per Iddio mi serve qui il paragone “luce” per parlare di Lei.
16Una luce confortevole, bianco‑azzurra come quella del più terso raggio di luna moltiplicato per una intensità soprannaturale. Non distinguo neppure per bene il volto e il corpo di Maria. Troppo “luce” per essere distinti da occhio umano.
17E spiego: non una luce abbagliante che impedisca di guardare. Ma una luce che rende “luce” i contorni e le forme del corpo glorificato di Maria, per cui non posso dire i colori del medesimo.
18Potrei dire che se si fossero rese luce montagne di perle si avrebbe un paragone di ciò che è la Candidissima, beata in Cielo. E potrei anche dire che se una visione avesse potere di cambiare il colore degli occhi umani, intridendo l’iride del colore emanato dalla visione, i miei occhi, color marrone scuro, dovrebbero essere ora di un azzurrino[217] di pallido zaffiro liquido, come quello che si sprigiona da certe stelle nelle notti serene.
19Sono immersa nella commozione che mi fa colare lacrime di spirituale gioia… e non posso dire altro[218].
147. 7 Arcangeli presenti alla Redenzione[219].
L’abbandono del Padre.
Dice Gesù:
1«L’arcangelo Michele, che voi invocate nel Confiteor, ma, secondo la vostra abitudine, con l’anima assente, troppo assente, era presente alla mia morte di croce. I sette grandi arcangeli che stanno in perenne davanti al trono di Dio, erano tutti presenti al mio Sacrificio.
2E non dire che ciò è in contraddizione col mio dire: “Il Cielo era chiuso”. Il Padre, lo ripeto[220], era assente, lontano, nel momento in cui la Grande Vittima compiva l’Immolazione per la salute del mondo[221].
3Se il Padre fosse stato meco, il Sacrificio non sarebbe stato totale. Sarebbe stato unicamente sacrificio della Carne condannata alla morte. Ma Io dovevo compiere il totale olocausto. Nessuna delle tre facce dell’uomo: quella carnale, quella morale, quella spirituale, doveva essere esclusa dal sacrificio, perché Io ero immolato per tutte le colpe, e non soltanto per le colpe del senso. Or dunque è comprensibile che anche il morale e lo spirituale mio dovevano essere stritolati, annichiliti nella mola del tremendo Sacrificio. Ed è anche comprensibile che il mio Spirito non avrebbe sofferto se esso fosse stato fuso con quello del Padre.
4Ma ero solo. Innalzato, non materialmente ma soprannaturalmente, a una tale distanza dalla Terra che nulla più di conforto poteva venirmi da essa. Isolato da ogni conforto umano. Innalzato sul mio patibolo avevo portato su esso il peso immisurabile delle colpe di tutta un’umanità di millenni passati e di millenni avvenire, ed esso peso mi schiacciava più della Croce, trascinata con tanta fatica da un corpo già agonico per le erte, afose, sassose vie di Gerusalemme, fra i lazzi e gli urtoni di una plebe imbestialita.
5Sulla Croce ero col mio soffrire totale di carne seviziata e col mio super soffrire di spirito accasciato da un cumulo di colpe che nessun aiuto divino rendeva sopportabili. Ero un naufrago in mezzo ad un oceano in tempesta e dovevo morire così. Il mio Cuore si è schiantato sotto l’affanno di questo peso e di questo abbandono.
Presenza di Maria.
6Mia Madre m’era vicina. Lei sì. Eravamo noi due, i Martiri, avvolti nello strazio e nell’abbandono. E il vederci l’un l’altro era tortura aggiunta a tortura. Poiché ogni mio fremito lacerava le fibre di mia Madre, ed ogni suo gemito era un nuovo flagello sulle mie carni flagellate e un nuovo chiodo infisso non nelle palme, ma nel mio Cuore. Uniti e divisi nello stesso tempo per soffrire di più, e su noi i Cieli chiusi sul corruccio del Padre e tanto lontani…
Presenza degli Arcangeli
7Ma gli arcangeli erano presenti all’Immolazione del Figlio di Dio per la salute dell’uomo e alla Tortura della Vergine-Madre. E se è detto nell’Apocalisse che agli ultimi tempi un Angelo farà l’offerta dell’incenso più santo al trono di Dio, avanti di spargere il fuoco primo dell’ira divina sulla Terra[222], come non pensate che fra le preghiere dei santi, incenso imperituro e degno dell’Altissimo, non siano, prime fra tutte, le lacrime, oranti più di qualsiasi parola, della mia Santa benedetta, della mia Martire dolcissima, della Madre mia, raccolte dall’angelo che portò l’annuncio e che raccolse l’adesione, del testimone angelico degli sponsali soprannaturali per i quali la Natura Divina contrasse legame con la natura umana, attrasse alle sue altezze una carne e abbassò il suo Spirito a divenire carne per la pace fra l’uomo e Dio?
8Gabriele e i suoi celesti compagni curvi sul dolore di Gesù e di[223] Maria, impossibilitati a sollevarlo, perché era l’ora della Giustizia, ma non assenti da esso, hanno raccolto nel loro intelletto di luce tutti i particolari di quell’ora, tutti, per illustrarli, quando il tempo non sarà più, alla vista dei risorti: gaudio dei beati e condanna prima dei reprobi, anticipo a questi e a quelli di ciò che sarà dato da Me, Giudice supremo e Re altissimo.»
Esperienza carismatica.
Visione dell’Arcangelo Gabriele[224].
9Si è iniziato il parlare di Gesù mentre dicevo il Confiteor e la mia mente ha visto Gabriele, luce d’oro, curvo in adorazione della Croce, credo. Ma non vedevo la Croce.
10Oggi, poi, sfogliando attentamente le pagine dattilografate per correggere i più piccoli errori di trascrizione, acciò non vi siano svarioni che alterano il pensiero, trovo un mio commento, in data 31 maggio, circa la distruzione di Gerusalemme… Ricordo l’impressione avuta quel giorno leggendo S. Luca nel cap. 21 e nei versetti 20 a 24[225]. Dicevo quel giorno: “Ho capito che c’è un riferimento a noi tutti[226]. Non ho visto chiaramente. Sono però rimasta sotto la dolorosa impressione”. Oggi rileggo S. Luca e purtroppo mi pare che il brano calza a dovere coi nostri disgraziati casi…
11Gesù mi parla oggi di sette arcangeli che stanno sempre davanti al trono di Dio[227]. Ci sono proprio o è un numero allegorico? Ho cercato nella Bibbia, ma non ho trovato niente in merito. Questa deve essere una di quelle “lacune” di cui parla Gesù l’11 giugno.
148. Scopi per cui fu
sparso
il Sangue di Gesù[228].
Festa del Sacrificio del Sangue.
Dice Gesù:
1«Si chiama “Festa di S. Croce”. Sarebbe meglio dire “Festa del Sacrificio”, perché sulla Croce c’è stato l’apoteosi del Sacrificio mio di Redentore. E dicendo: del sacrificio, si potrebbe dire “del Sangue”, perché sulla Croce ho finito di spargere il mio Sangue sino all’ultima goccia, sin quando esso non è già più sangue ma siero di sangue[229]: il trasudato estremo di un corpo che muore.
2Quanto sangue, Maria! E l’ho sparso da per tutto, per santificare tutto e tutti. Anche in questo mio soffrire e sanguinare in più luoghi è il suo perché, che voi non indagate ma che Io, per la festa della Croce, ti voglio rivelare.
Per santificare le campagne.
3L’ho sparso nel Getsemani, orto e uliveto, per santificare la campagna e le opere della campagna. La campagna creata dal Padre mio con le sue messi, le sue viti, le sue piante da frutto, le sue pianticelle minori, ma tutte utili all’uomo e delle quali il Padre insegnò l’uso e la coltura[230], con soprannaturale insegnamento, ai primi uomini della terra. L’ho sparso là per santificare la terra e i lavoratori della terra, in cui sono compresi anche i pastori delle diverse specie di animali concessi dal Padre all’uomo per aiuto e sostentamento dell’uomo.
Per santificare il Tempio.
4Ho sparso il mio Sangue nel Tempio, poiché ero già ferito da pietre e bastoni, per santificare nel Tempio di Gerusalemme il Tempio futuro, il cui cemento si iniziava in quell’ora: la mia Chiesa e tutte le chiese, case di Dio, e i ministri di esse.
Per santificare la scienza.
5L’ho sparso anche nel Sinedrio perché esso oltre che la Chiesa rappresentava anche la Scienza. E solo Io so di quanto bisogno di santificazione ha la scienza umana, che usa di sé per rinnegare la Verità e non per credere sempre più ad Essa, vedendo Iddio attraverso le scoperte della intelligenza vostra.
Per santificare i re e i governanti della terra.
6L’ho sparso nel palazzo di Erode, per tutti i re della terra, investiti da Me del supremo potere umano per la tutela dei loro popoli e della moralità dei loro stati. Anche nelle regge so soltanto Io quanto, quanto, quanto ci sarebbe bisogno di ricordarsi che Uno solo è Re: il Re dei re, e che la sua Legge è la legge sovrana anche sui re della terra, i quali sono tali finché Io non devo intervenire a privarli della corona della quale, o per colpa palese e personale o per debolezza ‑ colpa non materiale ma non meno condannata e condannabile perché causa di tante rovine ‑ non sono più degni.
Per santificare le autorità.
7E così ho sparso il mio Sangue nel Pretorio dove risiedeva l’Autorità. Quello che siano, perché siano, finché siano le autorità, il potere, ti ho già detto tempo fa[231]. Quello che dovrebbero essere per non essere maledette dal Giusto eterno, lo possono ottenere soltanto in grazia dell’ubbidienza alla mia Legge d’amore e giustizia e del mio preziosissimo Sangue, che debella il peccato dai cuori e corrobora gli spiriti rendendoli capaci di agire in santità, anche quando eventi, permessi da Dio per prova di una Nazione e per punizione di un’altra Nazione, facciano sì che l’Autorità imperante non è del Paese stesso, ma del Paese vincitore od oppressore. In questo caso soprattutto dovrebbe l’Autorità ricordarsi che è tale per permesso di Dio e sempre per uno scopo che ha per base la santificazione delle due parti. Onde la necessità di non usare del potere per dannarsi e dannare gli oppressi e i dominati con un abuso ingiusto del potere. Ho dato il mio Sangue, spruzzandolo come pioggia santa nella casa di Pilato, per redimere questa classe della Terra che ha un infinito bisogno d’esser redenta, perché da quando il mondo è, essa ha creduto di poter far lecito ciò che lecito non è.
Per infondere alle milizie quel senso d’umanità.
8Ho imporporato di una sempre maggior aspersione di sangue i soldati flagellatori per infondere alle milizie quel senso di umanità nella dolorosa evenienza delle guerre, malattie maledette che sempre risorgono perché non sapete estirpare da voi il veleno dell’odio e inocularvi l’amore. Il soldato deve combattere, tale è la sua legge di dovere, e del suo combattere e uccidere non sarà punito poiché l’ubbidienza lo giustifica. Ma punito sarà da Me quando nel suo combattere usa ferocia e si permette abusi che non sono necessari e che anzi sono sempre da Me maledetti perché inutili e perché contrari alla giustizia, che deve essere sempre giustizia anche quando una umana vittoria inebria o un odio di razza suscita sentimenti contrari alla giustizia.
Per santificare le vie della città.
9Il mio Sangue ha bagnato le vie della Città, stampando orme che, se più non si vedono, sono rimaste e rimarranno eternamente presenti nelle menti degli abitatori dei Cieli altissimi. Ho voluto santificare le vie dove tanto popolo passa e tanto male si commette.
Libera e meritoria accoglienza.
10E se tu pensi che il mio Sangue profuso ogni dove non ha santificato tutti i ministri della Chiesa, non ha santificato le regge, non le autorità, non le milizie, non il popolo, non la scienza, non le città, non le vie e neppure le campagne, Io ti rispondo che Io l’ho sparso ugualmente pur sapendo che per molti si sarebbe ritorto a condanna invece che esser salvezza secondo lo scopo per cui lo spargevo, e l’ho sparso per quei pochi della Chiesa, della Scienza, del Potere, degli Eserciti, del Popolo, delle Città, delle Campagne, che hanno saputo raccoglierlo e comprenderne la voce d’amore e quella voce seguirla nei suoi comandi. Benedetti loro, in eterno!
La Madre al piede della Croce.
11Ma l’ultimo Sangue non fu sparso sulle zolle, sulle pietre, sui volti e sulle vesti, in luoghi dove l’acqua di Dio o la mano dell’uomo lo poteva lavare e sperdere. L’ultimo Sangue, raccolto fra il petto ed il cuore che già si gelava e sgorgato per l’ultimo spregio ‑ perché nel Figlio di Dio e dell’Uomo non restasse una stilla di liquido vitale ed Io fossi realmente l’Agnello sgozzato per l’olocausto accettevole al Signore ‑ le ultime gocce del Sangue mio non sono andate disperse. C’era una Madre sotto quella Croce! Una Madre che finalmente poteva stringersi al legno della Croce, tendersi verso la sua Creatura uccisa, baciarne i piedi trafitti e rattratti nell’ultimo spasimo, e raccogliere nel suo velo verginale le estreme stille del Sangue del suo Figlio che gocciavano dal costato aperto e rigavano il mio corpo senza respiro.
12Dolorosissima Mamma mia! Dalla mia nascita alla morte mia Ella ha dovuto soffrire anche per questo: di non poter dare alla sua Creatura quei conforti primi ed estremi che anche il più misero dei figli dell’uomo ha nel nascere e nel morire, e del suo velo ha dovuto far veste per il Figlio neonato e sudario per il Figlio svenato.
13Quel Sangue non s’è predito. Esso c’è e vive e splende sul velo della Vergine. Porpora divina sul candore verginale, sarà il gonfalone di Cristo Giudice nel giorno del Giudizio.»
149. L’Addolorata[232].
Missione d’infinito dolore.
Dice Gesù:
1«È opinione diffusa in molti cristiani, e cristiani cattolici, che mia Madre non abbia mai sofferto come generalmente soffrono i mortali. Credono che il Dolore sia stato su Lei ma che, data la sua natura immacolata, Ella lo abbia potuto sopportare agevolmente perché la Grazia lo attutiva. Insomma credono che Ella ricevesse l’urto del Dolore, ma che esso non potesse penetrare in Lei perché Ella era difesa, come da una infrangibile corazza, dalla sua natura immacolata e dalla Grazia.
2Ma è un grave errore. Maria era la “Immacolata”, esente dalla eredità della colpa di Adamo e dei frutti di tale colpa, e in tale senso, infatti, avrebbe dovuto essere preservata dal soffrire perché il Creatore aveva creato la razza dell’uomo esente dal dolore e dalla morte, che è il supremo dolore dell’uomo. Ma Maria era la Corredentrice. E la missione di redentore è sempre missione di infinito dolore. Altrimenti come potrebbe un redentore riscattare i peccati degli altri? Come una vittima pagare per i fratelli? Maria era redentrice come Io ero Redentore. Giusto quindi che il Dolore fosse il suo compagno.
3Mi ha forse risparmiato il Dolore? No. Eppure se Maria era, per un miracolo di Dio, esente dalla colpa dell’uomo, Lei nata da due carni divenute una carne sola per umano coniugio, Io, Dio, e perciò puro da ogni e qualsiasi colpa o ombra di colpa, divenuto Uomo per gli sponsali della Innocenza con la Grazia e perciò infinitamente superiore a Lei, sono pure stato sacrificato al Dolore, al Dolore che più grande non è mai stato e mai sarà, perché fu dolore di carne e sangue, di mente, di cuore, d’anima, di spirito.
Maria Ss. risparmiata di due condanne.
4La Giustizia divina, che non mentisce e non contraddice mai Sé stessa, fu fedele alle sue antiche promesse, e alla Senza Colpa, come erano senza colpa i genitori primi, non applicò le due principali condanne della carne, di Eva in specie: il dolore della morte e il dolore del parto[233].
5La mia nascita fu un’estasi dolcissima. Nel silenzio della notte che isolava dal mondo la dimora solitaria e umilissima, Maria s’era immersa nelle sue fervide contemplazioni di Dio. La preghiera di Maria era sempre rapimento in Dio. E uscendo dal rapimento conobbe il Figlio. Fu anzi il primo pianto del Figlio‑Dio quello che strappò la Madre dalla contemplazione spirituale di Dio per portare il suo sguardo a contemplare il Miracolo più grande dell’Universo: un Dio incarnato per la redenzione dell’uomo.
6La morte di Maria fu un altro rapimento. L’orazione l’avvolse nelle sue bende d’amore, precludendole ogni sensibilità umana, e l’Amore le venne incontro per la seconda volta per stringere a Sé la Sposa desiderata da prima che il Tempo fosse.
7E se il primo incontro fu un piegarsi dell’Amore sulla Vergine per coprire della sua divina ombra la Tutta Casta e renderla feconda di una Carne divina, il secondo incontro fu l’abbraccio totale dell’Inviolata con l’Amore che l’attrasse a Sé sin nell’altissimo Cielo. La contemplazione ultima di Maria sulla terra ebbe termine in Cielo dove l’Innamorata di Dio[234], dove l’Ansiosa del Figlio poté per sempre affissarsi, adorando, sul Padre, sul Figlio, sullo Spirito Santo, suoi perenni desideri e suoi eterni amatori.
Maria Ss. è Maestra di Dolore.
8Ma prima di quell’ora, povera Mamma, ha dovuto intridere Sé stessa nel Dolore. E quali siano stati i suoi dolori di tutta una vita, il cui vertice è nei giorni della mia Morte, già te ne ho parlato[235]. E come, essendo destinata a corredentrice, Ella ne sentì tutta l’asprezza, e perché la sentì, più di una volta te l’ho detto.
9Pensa sempre che Ella è Maestra di Dolore come Io sono Maestro di Vita, pensa sempre che il Dolore è vero, assoluto, solo quando Dio non è più presso ad uno spirito per sorreggerlo nella prova. Pensa che Maria fu sola nell’ora tremenda per conoscere l’orrore della solitudine e per espiare le vostre disperazioni di creature.
Maria Ss. è personificazione delle virtù teologali.
10Essa è la Speranza, oltre che la Fede e la Carità. Le tre virtù teologali hanno in Lei la personificazione, perché nessuno al mondo amò come Lei, nessuno credette e soprattutto nessuno sperò.
11Fu un abisso di speranza. E perciò ho messo Lei Stella vostra per indicarvi la via del Cielo. Se in Lei crederete sempre, non conoscerete mai l’orrore della disperazione e non ucciderete voi stessi con la disperazione. Maria, Speranza di Dio che attendeva Lei per compiere la Redenzione dell’uomo, sia dell’uomo la speranza.
12Non perdete, o mortali, la vista della Stella del Mattino i cui raggi sono fatti dalle sette spade infisse nel suo Cuore dolcissimo e purissimo, infisse per vostro amore. Vivete in Lei. E nella Santa che è Madre di Dio e che per voi prega, senza stancarsi, davanti al Nostro Trono, morite.
13Maria, che si addormì sul Cuore di Dio, vive ora in Cielo con la carne glorificata. L’anima che si addormenta sul Cuore di Maria avrà in Cielo la carne glorificata quando il tempo sarà compiuto, perché Ella è Salvezza vostra.»
150. Il Regno di mille anni[236].
Il Millennio dopo l’Anticristo[237].
Dice Gesù:
1«Non è nel senso con cui tu lo intendi. Verrà l’ora della pace e del perdono anche per voi Italiani, verrà l’ora in cui tornerete a stringere alleanza col Signore dopo essere stati nelle mani di Satana che vi ha strapazzati come foste una matassa di filo nelle mani di un pazzo furente. Ma le parole di Gioele (cap. II, v. 18-32) non sono dette particolarmente per questo o per quel popolo.
2Esse sono per il mio popolo, per il popolo dell’Unico, Vero, Grande Re: del Signore Iddio vostro, Uno e Trino, Creatore e Redentore del genere umano. Quel periodo di benessere di cui parla Gioele è l’anticipato annunzio di quanto molto tempo dopo parla Giovanni nel suo Apocalisse.
3Dopo le guerre tremende che Satana avrà portato alla Terra attraverso al suo Messo di tenebre: l’Anticristo, verrà il periodo della tregua in cui, dopo avervi mostrato con la cruenta prova di che doni può esser autore Satana, cercherò di attirarvi a Me colmandovi di doni miei.
Il Regno messianico sulla terra[238].
4Oh! i miei doni! Saranno la vostra dolcezza! Non conoscerete fame, stragi, calamità. I vostri corpi e più le vostre anime saranno pasciute dalla mano mia, la Terra sembrerà sorgere per una seconda creazione, tutta nuova nei sentimenti che saranno di pace e concordia fra i popoli e di pace fra Cielo e Terra, perché farò dilagare su voi lo Spirito mio che vi penetrerà e vi darà la vista soprannaturale dei decreti di Dio.
Effusione dello Spirito Santo[239].
5Sarà il Regno dello Spirito. Il regno di Dio, quello che voi chiedete ‑ e non sapete ciò che chiedete perché non riflettete mai – col Pater noster. Dove volete che avvenga il Regno di Dio se non nei vostri cuori? È da lì che deve iniziarsi il Regno mio sulla Terra. Regno grande, ma sempre limitato.
Il Regno eterno dopo il Regno temporale.
6Dopo verrà il Regno senza confini né di terra, né di tempo. Il Regno eterno che farà di voi degli eterni abitatori dei Cieli, poiché, è naturale, Io parlo a coloro che sono miei sudditi e non ai reprobi che hanno già il loro re orrendo: Satana.
7Il vostro Dio opererà tutti i prodigi per attirare a Sé il maggior numero di viventi, perché Io sono Dio di Misericordia, di Perdono e di un Amore così infinito che per quanto possiate studiarvi e comprenderne la misura non lo potete fare. Quello che voi credete sia l’infinità del mio amore per voi, è come sassolino minuto del greto di un rio rispetto ad una intera catena montana, le cui basi dividono i continenti e le cui cime si fasciano nelle nubi.
Ritorno dell’infedeltà e la corruzione[240].
8Ma credi tu che tanti prodigi di Amore e tante luci di Spirito convertiranno gli uomini al loro Dio Eterno? Disilluditi. Se verso poveri animali privi di ragione Io usassi le cure che userò con voi per i bisogni dei vostri corpi ‑ solo queste ‑ essi animali coi loro linguaggi informi loderebbero Me dall’alba al tramonto, e se sapessero dove trovarmi si partirebbero da tutte le parti del globo per venire a ringraziare il loro benefico Tutore. Ma gli uomini no.
9Nella quasi totalità assolutamente sordi alle voci e ai doni spirituali, e quasi del tutto sordi ai doni corporali, in luogo di riconoscere la mia Bontà e di amarmi per riconoscenza, approfitteranno del benessere che darò loro per discendere sempre più nell’abisso che a loro piace, dove, come immonde bestie in un pantano, si avvoltolano e li attendono ciò che seduce i nove decimi dell’umanità: libidine, lussuria, frode, violenza, ladrocinio, eresia, superstizione e altre corruzioni del senso e della mente, tanto orrende che pare impossibile agli onesti possano essere vere, ma vere sono e fanno arrossire i Cieli e sollevare con moto di sdegno la nostra Divinità.
Giorno del Signore[241].
10Non la paterna elargizione di doni e non i terrorizzanti segni del cielo saranno capaci di fare dei viventi in quel tempo dei figli di Dio. E allora verrà il mio giorno grande e terribile.
11Non giorno di ventiquattro ore. Il mio tempo ha diversa misurazione. È detto “giorno” perché nel giorno si opera, e Io in quel tempo opererò. Opererò l’estrema selezione dei viventi sulla terra. Ed essa avverrà nell’ultimo scatenamento di Satana.
L’Ermagedon: l’ultima battaglia satanica[242].
12Allora si vedranno[243] coloro che hanno in essi il Regno di Dio e coloro che hanno il regno di Satana. Poiché questi ultimi con bocca, atti, e soprattutto con cuore blasfemo commetteranno gli ultimi spregi alla mia Legge e gli estremi sacrilegi verso Dio, mentre i primi, i figli e sudditi del Signore ‑ mentre l’ultima battaglia percuoterà la Terra con un orrore indicibile – si aggrapperanno alla mia Croce, invocheranno il mio Nome che salva; e la mia venuta di Giudice non li atterrirà, ma anzi sarà il loro giubilo poiché i fedeli sono i salvati, quelli che Gioele chiama gli “avanzi” del Signore, ossia coloro che restano al Signore dopo le rapine di Satana.
13Benedetti, benedetti, benedetti in eterno questi miei figli. Di loro è l’eterno Paradiso. Uniti ai fedeli al Signore di tutti i tempi, possederanno Iddio il cui possesso è beatitudine eterna.»
Esperienza del Portavoce[244].
14Dato che stamane pareva che Gesù mi lasciasse in riposo, dopo aver detto il “Veni, Sancte Spiritus” come è mia abitudine, ho aperto a caso la Bibbia. Mi è capitato il II° capitolo del libro di Gioele, e precisamente i versetti che vanno dal numero 18 al numero 32.
15Io davo a quelle parole una interpretazione quale il mio cuore di italiana la sogna con tutte le sue forze. Ma Gesù me ne spiega un ben più alto significato… a Maria asinella lo scrive dicendo a sé stessa che solo il Signore è sapiente.
151. La parola di Dio e Il destino dell’uomo[245].
Lezione della Sapienza[246].
Dice Gesù:
1«Quanto ha detto la Sapienza nel cap. 6° v. 1‑10 è già stato spiegato da Me più di una volta[247] da quando ti sono Maestro in maniera più vasta di quanto non lo sia per molti tuoi fratelli. Non fermiamoci perciò a considerare quelle parole. La Sapienza vera te le ha spiegate molto avanti che il Libro si aprisse per te a quella pagina.
La Parola è una[248].
2E non stupire se più volte troverai nel Libro sentimenti e parole uguali a quelle che hai udite direttamente da Me. Io sono la Parola del Padre. E la Parola è una. Perciò è la stessa ora come lo era al tempo dei patriarchi e profeti. Naturale, quindi, che leggendo le antiche parole tu le abbia a trovare uguali alle nuovissime che odi da Me. Sono Io che ti parlo come ero Io che parlavo ai lontani. E se i tempi vostri e i vostri pensieri sono tanto mutati, e se tu, mio piccolo Giovanni, sei tanto diversa dai solenni patriarchi e dai veementi profeti, Io sono sempre quello, uguale, immutabile nella parola, nella dottrina.
L’evoluzione non abolirà mai le leggi dello spirito[249].
3Non muta Iddio. Si adegua ai vostri mutamenti, alla vostra chiamiamola pure: evoluzione, nei contorni del suo lavoro, ma il nucleo di esso, ma il contenuto vero del suo insegnamento in quello che non è cosa della vita che passa, ma cosa dell’anima che non muore, resta e resterà sempre quello, anche se la Terra rimanesse Terra per mille e diecimila anni ancora e l’uomo raggiungesse una evoluzione materiale ‑ nota bene ‑ tale da permettergli di abolire le leggi dello spazio, della gravitazione, della velocità, e divenisse quasi onnipresente mediante strumenti che aboliscono le separazioni, e ai quali è incamminato, e che voi chiamate con nomi scientifici di televisione, telefoto e simili, o, mediante altri strumenti, abolisse l’impossibilità di agire a distanza, creando i radiocomandi che scateneranno sulla terra la vendetta demoniaca delle deflagrazioni a distanza, dei raggi mortali e simili creazioni dal marchio satanico.
4Non potrò mai Io dirvi, anche se riuscite a divenire assalitori d’altri pianeti e creatori di raggi potenti come il raggio del mio sole e captatori di onde che aboliscono, per l’udito e per l’occhio, le più sconfinate distanze, che vi è lecito abolire la Legge della Carità, della Continenza, della Sincerità, dell’Onestà, dell’Umiltà. No, non ve lo potrò mai, mai dire. Ma anzi ora e sempre vi dico e vi dirò: “Siate benedetti se usate l’intelletto a scoperte di bene comune. Siate maledetti se prostituite la vostra intelligenza con un illecito commercio col Male per partorire opere di malvagità e distruzione”.
Chi segna il vostro destino?[250].
5E basta su ciò[251]. Ti parlo invece per quello che ti può essere conforto e guida.
6È detto nell’Ecclesiastico cap. 33 v. 11‑15 che diversi sono i destini dell’uomo.
7Chi segna il vostro destino? Questo è un grande punto da stabilirsi per non cadere in errore. Errore che può essere cagione di pensiero blasfemo e anche di morte dell’anima. L’uomo dice delle volte: “Posto che il destino lo fa Iddio, Dio fu ingiusto e malvagio con costui perché lo ha colpito da sventure”.
8No, figlia. Dio non è mai malvagio e non è mai ingiusto. Voi siete dei miopi e non vedete che molto malamente e solo le cose che sono vicine alla vostra pupilla. Come potete voi allora sapere il perché ‑ scritto nel Libro del Signore ‑ del destino vostro? Come potete voi, dalla Terra, granello di polvere turbinante nello spazio, comprendere ciò che è la verità vera delle cose e che è scritta in Cielo? Come dare un nome giusto ad una cosa che vi accade?
9l bambino al quale la madre porge una medicina piange, chiama brutta e cattiva la madre, cerca respingere quel farmaco che a lui appare inutile e ripugnante. Ma la madre sa che essa fa ciò non per cattiveria, ma per bontà, sa che nella autorità che dispiega in quel momento per farsi ubbidire essa non è brutta, ma anzi si riveste di una maestà che l’abbellisce, essa sa che quella medicina è utile alla sua creatura e con carezze o con voce severa la obbliga a prenderla. Se la madre potesse prenderla lei per guarire il suo piccino malato, quanta ne prenderebbe!
Scopo del dolore[252].
10Anche voi siete dei bambini rispetto al Padre buono che avete nei cieli. Egli vede le vostre malattie e non vuole che rimaniate ammalati. Vi vuole sani e forti, il vostro Padre d’amore. E vi dà i farmaci per rendere robuste le vostre anime, per raddrizzarle, guarirle, per renderle non solo sane ma anche belle.
11Se Egli potesse farne a meno, di farvi piangere, credete che lo farebbe, Egli il cui Cuore tutto amore è rigato dalle lacrime dei suoi figli? Ma a ognuno il suo tempo. Egli ha fatto tutto per voi, per portarvi alla salute eterna. Si è persino esiliato dai Cieli, ha persino spremuto il suo Sangue fino all’ultima goccia per darvelo, farmaco santissimo che sana ogni piaga, vince ogni malattia, rinforza ogni debolezza.
12Ora è il vostro tempo. Poiché, nonostante la Parola scesa dai Cieli a darvi la guida della Vita e nonostante il Sangue profuso per redimervi, voi non avete saputo staccarvi dal peccato e in esso sempre ricadete, Egli, l’Eterno che vi ama, vi dà un castigo di dolore, più o meno grande a seconda dell’altezza a cui vuole portarvi o del punto fino al quale vuole farvi espiare quaggiù il vostro debito di figli disertori.
Il figlio della Luce.
13Vi sono, è vero, creature che hanno il dolore per divenire splendenti di doppia luce nell’altra vita. Ma vi sono altre creature che devono avere il dolore per detergere la loro stola macchiata e raggiungere la luce. Sono la grande maggioranza. Ma ‑ è un controsenso ma è vero ‑ ma sono proprio costoro che più si ribellano al dolore e dicono ingiusto Iddio e cattivo perché li abbevera di dolore. Sono i più malati e si credono i più sani.
14Quanto più uno è nella Luce e tanto più accetta, ama, desidera il dolore.
15Accetta quando è una volta nella Luce.
16Ama quando è nella Luce due volte.
17Desidera e chiede il dolore quando è tre volte nella Luce, immerso[253] in essa e vivente di essa.
Il figlio delle Tenebre.
18Mentre invece, quanto più uno è nelle tenebre e più fugge, odia, si ribella al dolore.
19Fugge: le anime deboli che non hanno forza di compiere il gran male e il bene ma vivacchiano una povera vita spirituale avvolta nelle caligini della tiepidezza e delle colpe veniali, hanno una paura incoercibile per ogni pena, di qualunque natura sia. Sono spiriti senza scheletro, senza forza.
20Odia: i viziosi ai quali il dolore è ostacolo a seguire i vizi d’ogni natura, odiano questo grande maestro di vita spirituale.
21Si ribella: il grande peccatore, venduto totalmente a Satana, accumula delitto a delitto spirituale attingendo le vette della ribellione che sono bestemmia e suicidio o omicidio, pur di vendicarsi (almeno egli lo crede) della sofferenza. Su questo, l’opera paterna di Dio si tramuta in fermentazione di male, perché esso gran peccatore è impastato col Male come farina impastata col lievito. E il Male, come lievito sotto la lavorazione del dolore, gonfia in essi e li rende pane per l’Inferno.
22A quale hai appartenuto di queste tre categorie? A quale appartieni ora? In quale vuoi restare? Non occorre la risposta. La so. È per questo che ti parlo e sono con te.
Il destino lo fa l’uomo.
23Altre volte l’uomo dice: “Se ognuno ha un destino segnato è inutile arrabattarsi e lottare. Lasciamoci andare, tanto tutto è segnato”.
24Altro pernicioso errore. Il destino è conosciuto da Dio, sì. Ma voi lo conoscete? No. Non lo conoscete ora per ora.
25Ti porto un esempio. Pietro mi rinnegò. Nel suo destino era segnato che egli conoscesse questo errore. Ma egli si pentì di avermi rinnegato e Dio lo perdonò e lo fece suo Pontefice[254]. Se egli avesse persistito nel suo errore, avrebbe potuto divenire il mio Vicario?
26Non dire: era destinato. Non dimenticare mai che Dio conosce i vostri destini, ma il destino lo fate voi. Egli non violenta la vostra libertà d’azione. Vi dà i mezzi e i consigli, vi dà gli avvertimenti per rimettervi sulla via buona, ma se voi non ci volete stare su quella via, Egli non vi ci forza a restare.
Il libero arbitrio.
27Siete liberi. Vi ha creati maggiorenni. Gioia di Dio è se voi rimanete nella casa del Padre, ma se dite: “Voglio andarmene” Egli non vi trattiene. Piange su voi e si accora sul vostro destino. E di più non vuole fare, ché facendo di più vi leverebbe quella libertà che vi ha dato. Gioia di Dio quando, comprendendo, sotto il morso della carestia, che solo nella casa del Padre è gioia, voi tornate a Lui. Gioia e riconoscenza di Dio a coloro che col loro sacrificio e le loro preghiere, soprattutto queste due cose, e poi con le loro parole, riescono a rendermi un figlio. Ma di più no.
28Però sappi che coloro che nella mia mano sono come molle argilla nella mano del vasaio, sono i prediletti del Cuore mio. La mia mano è su loro dolce come una carezza. Le mie carezze li modellano dando ad essi la mia impronta e somiglianza di mitezza, umiltà, carità, purezza, e la più bella di tutte le somiglianze: la mia di Redentore.
29Perché sono queste le anime che continuano la mia missione di Redentore ed alle quali Io dico un continuo “grazie” che è la più protettrice delle benedizioni. E se il velo della Veronica è sacro perché porta la mia effigie, che saranno queste anime che sono la mia vera effigie?
30Animo, Maria! La mia Pace è con te. Io sono con te. Non temere.»
152. Destino di luce e di gloria[255].
Amare Dio e fare la sua volontà.
Dice Gesù:
1«Ho detto ieri: “Il destino ve lo fate voi”. Ora aggiungo: Il destino ve lo fate voi. Ma quando uno fa la Volontà che il Padre gli propone è sicuro di farsi un destino di luce, mentre quando uno si chiude le orecchie e gli occhi per non sentire e non vedere la Volontà del Padre e chiude l’anima all’amore che porta all’ubbidienza, seguendo non la voce dello spirito, ma quella della carne e del sangue, attizzati da Satana, quest’uno si crea un destino di tenebre la cui fine è la morte dello spirito.
2Ora, se rifletti come nella vostra vita colui che ama ‑ sia figlio, fratello, sposo, allievo, inferiore, sia chi sia ‑ cerca sempre di accontentare l’amato, puoi intuire agevolmente come coloro che amano molto Dio seguano i desideri di Dio, quali essi siano; coloro che lo amano poco li seguano meno e seguono solo quei desideri che costano ad essi non troppa fatica; infine coloro che non lo amano affatto non lo seguono affatto nei desideri della sua santa Volontà, ma anzi si ribellano gettandosi sul sentiero che porta agli antipodi della mèta che Dio consiglia e si allontanano dal Padre bestemmiandolo.
Dio non si inganna.
3Si potrebbe concludere perciò, senza tema di errare, che la misura con cui una creatura ama il suo Creatore è data dalla misura con cui essa sa ubbidire ai desideri del suo Signore e Padre. Mentisce colui che dice di amare Iddio e poi non sa seguire la sua Voce che gli parla con amore per condurlo nella sua dimora.
4E chi vuole ingannare con la sua menzogna? Dio? Dio non si inganna. Le vostre parole hanno il vero significato che hanno, e non quello che voi ad esse date, e quel significato vero Dio lo comprende. Ora se voi dite d’amare il Signore e poi gli rifiutate l’ubbidienza, che è una delle prove basilari dell’amore, Egli non può che chiamarvi ipocriti e mentitori e trattarvi per tali.
L’Astuto non si inganna.
5Volete forse ingannare Satana, usufruendo dei comodi accomodamenti di coscienza che vi suggerisce e nello stesso tempo significargli che voi volete godere in questa vita, ma godere anche nell’altra vita, barcamenando fra Dio e Satana, fra Cielo e Inferno? O stolti! L’Astuto non si inganna e, meno paziente di Dio, esige immediato compenso e occorre pagarlo subito, perché egli non accorda dilazione. E in verità vi dico che il suo giogo non è ala, ma è pesante macigno che schiaccia e sprofonda nel fango e nel buio.
La coscienza non si inganna.
6Volete forse ingannare voi stessi dicendovi che non è che una necessità della terra quella che vi spinge a fare la vostra volontà ma che, in fondo, voi vorreste fare quella di Dio perché la preferite? Ipocriti, ipocriti, ipocriti.
7In voi è un giudice che non conosce sonno, ed è il vostro spirito. Anche se voi lo ferite a morte e lo condannate a perire, esso grida in voi, finché siete di questa terra, grida le sue ansie di Cielo. Voi lo gravate e imbavagliate per renderlo immobile e muto, ma esso si agita fin a liberarsi del vostro bavaglio e getta il suo grido nel silenzio desolato del vostro cuore. E, come il grido del mio Precursore[256], è tanto tormentosa per voi quella voce, che cercate di spegnerla per sempre. Non ci riuscirete mai. Finché vivrete la udrete e nell’al di là griderà più forte rimproverandovi il vostro delitto di omicidi della vostra anima.
8La chiave di certe aberrazioni umane che crescono sempre più e portano l’individuo a mostruose delinquenze, è in questa voce della coscienza che voi cercate attutire con nuovi balzi di ferocia, così come l’intossicato cerca di dimenticare la sua voluta sventura attossicandosi sempre più, fino all’ebetimento.
L’esempio di Gesù.
9Siate dei figli, creature mie. Amate, amate il nostro buon Padre che è nei Cieli. Amatelo per quanto potete. Facile vi sarà, allora, seguire la sua benedetta Volontà e farvi un destino di gloria eterna.
10Io, che l’ho amato alla perfezione, l’ho accontentato sino al sacrificio della mia divinità che per trentatré anni si è esiliata dai Cieli e della mia vita distrutta col più atroce martirio di carne, di mente, di cuore, di spirito.
L’esempio di Maria.
11Mia Madre, che fu seconda a Me nel saper amare e che amò con tutta la perfezione possibile alla creatura ‑ perché, sia detto per incidenza e a risposta ad una obbiezione che t’è stata fatta, perché Maria possedeva la pienezza di ogni virtù e attributo, sempre e naturalmente come creatura, perfetta ma sempre creatura umana. Avendo in sé la pienezza della Grazia, ossia possedendo Dio come Lei sola lo ha posseduto, è ovvio che la sua perfezione raggiungesse altezze soltanto inferiori a quelle di Dio. ‑ Ebbene, Maria, che fu seconda a Me nel saper amare, ha aderito alla Volontà di Dio sino al sacrificio della sua vocazione, che era di dedicarsi unicamente alle contemplazioni di Dio, e del suo cuore che le fu chiesto da Dio per essere stritolato.
12La divina Maternità di Maria è la prova viva della sua adesione alla Volontà di Dio. Io, il Figlio che non ha levato alla Madre il suo candore di giglio inviolato, sono la testimonianza della condiscendenza di Maria ai voleri di Dio.
13Ella ha sfidato l’opinione del mondo, il giudizio dello sposo, oltre che abbracciato il suo patibolo di Madre del Redentore, senza esitare. Garantita che Dio non respingeva il dono del suo candore, disse il più alto “fiat” detto da labbra mortali e non ebbe timori: la sua forza era Dio e a Lui Ella fidava il suo onore, il suo futuro, tutto, senza riserve.
14Ecco i vostri modelli: Io e Maria. Seguiteci e vi farete un destino quale Iddio desidera per ogni sua creatura. Seguiteci e possederete la Pace, perché possederete Dio che è Pace e sentirete il benessere del vostro spirito.
15Le beatitudini che ho proclamato le avete già da questa terra se fate la Volontà del Padre vostro. Poi, nel Cielo, esse saranno settanta volte più grandi perché nulla ostacolerà, allora, il vostro fondersi in Dio.»
153. Visione di Maria Ss. [257]
La veste.
1Ieri sera: 18 settembre, soffrivo terribilmente. Era tutta la giornata che soffrivo così ed ero proprio sfinita. Ogni respiro, ogni movimento, anche piccolo, mi era penosissimo e mi obbligava a lamentarmi, io che non mi lamento mai. Tossire poi… avrei preferito una fucilata a un colpo di tosse.
2Nell’ora delle cene, ossia dalle 20 alle 21, mentre ero rimasta sola, la mia vista mentale fu beatificata dalla visione di Maria Ss. Cerco di descrivergliela[258]. Ma come fare a mostrarle la sua bellezza e i suoi colori?
3È vestita di bianco: un abito chiuso alla radice del collo, come fosse arricciato, perché vedo che sul petto la stoffa forma delle molli pieghe che modellano castamente le forme di Maria. Le maniche sono piuttosto strette e lunghe sino al polso. Alla vita una cintura tiene raccolta la veste. Ma non è d’oro e non d’argento. Pare un cordone di seta, uguale di colore e lucentezza alla veste. Non ha fiocchi, non scende sulla veste. La cinge, e basta.
4Sul capo un manto della stessa stoffa, leggera ma non velata, della veste. Esso scende lungo le gote di Maria, si accosta al collo come vi fosse costretto da un fermaglio. Un lungo fermaglio, però, perché vedo la gola candidissima di Maria. Insomma sta appoggiato alle spalle e scende lungo l’alto del braccio e i fianchi sino a terra.
5Ma come fare a dirle la splendidezza di quella candidissima e semplicissima veste? La neve è grigia e opaca, il giglio è ancora meno bello. Sembra argento divenuto stoffa, tanto il suo bianco splende. Oh! impotenza della parola a descrivere la luce! Solo nel Cielo, e per rivestire Maria, vi può essere quella stoffa di un bianco fosforescente, diamantato, perlaceo, opalino, che è una gemma senza essere gemma né conoscere l’alleanza delle gemme per splendere così!
Il volto.
6Vedo l’ovale, piuttosto tondo, del volto di Maria. D’una tinta di avorio come certi petali di magnolia, uguale nel colore a quello del Figlio suo, diverso nella forma che in Gesù è più allungata e magra. Sul viso di fiore solo le labbra e le ciglia sottili, lievemente scure, mettono un colore.
Gli occhi.
7Gli occhi, non spalancati, ma semi velati dalla palpebra, hanno lo stesso sguardo del Figlio, e hanno il colore azzurro di quelli di Gesù, ma più pallido. Sempre per portare paragone umano, potrei dire che Gesù ha occhi di zaffiro e Maria di turchese. Lo sguardo serio e mesto di Gesù è in Maria di una mestizia però unita al sorriso: il sorriso buono di chi è addolorato, ma vuole consolare e incitare nello stesso tempo.
I capelli.
8I capelli sono color del grano maturo o oro zecchino, se più le piace, sempre tendenti al biondo‑rosso, ma più biondi che rossi, mentre in Gesù vi è più tendenza al biondo rame.
Le mani.
9Le mani lunghe e sottili, dalle dita molto lunghe e affusolate, escono dalle maniche strette col loro polso delicato e bianchissimo. 11Sono due petali di magnolia uniti in preghiera. Mi sembra debbano odorare di fiore tanto del fiore in boccio hanno l’aspetto.
Nessun monile.
10Nessun monile, assolutamente nessuno. È tutta Maria che è Gemma di una luminosità di alabastro, meglio di opale illuminato internamente da una fiamma. Il suo corpo glorificato emana luce, una dolcissima luce che mi fa proprio pensare ad una lampada ardente davanti al Tabernacolo: una lampada di candido alabastro o, ripeto, di opale.
11Non vedo i piedi perché l’abito è tanto lungo che li copre.
12Eccole descritta la nostra Mamma.
13Mi ha fatto e mi fa compagnia e mi pare che tutto intorno a me divenga luminoso e verginale, e luce e purezza mi scendono in cuore e con esse un gaudio che mi fa piangere di beatitudine.
14Credo che se Maria dicesse una parola sola l’anima mia tramortirebbe nell’estasi, perché solo un filo mi trattiene dallo[259] sprofondarmici, e questo solo per vedere Benedetta e sentirmi baciata dal suo sorriso e dal suo sguardo.
15È sera ormai e dico a Gesù: “Signore, non dici nulla oggi?”
16Egli risponde che la mia lezione oggi me la dà Maria e che la contemplazione di Lei non richiede altre parole. Infatti il solo vederla insegna la bellezza della purità, della preghiera e del silenzio. Tre grandi cose molto poco e malamente praticate.
17In mezzo al mio dolorare fisico e morale mi trovo nella gioia, perché la luce della più bella Stella, di Maria, splende su me e mi è dato fissarla.
Guardare con astio è addolorare Maria Ss.
Più tardi…
18…e Maria mi dice senza parlare che mi insegna un’altra cosa: a vedere, anche nei nemici, dei figli suoi. Anche per essi Ella ha dato suo Figlio e li ha accettati per figli come ha accettato noi. Mi fa capire che guardare con astio costoro è addolorare Lei e rendersi dissimili da Lei che guardò con amorosa compassione i crocifissori del Figlio e i trafittori del suo Cuore immacolato.
154. Danni
dell’inedia spirituale
nella Chiesa[260].
Il Signore cerca umiltà e amore.
Dice Gesù:
1«Sai perché ho scelto te? Perché sei una miseria, e ne sei convinta di esserlo, e perché sei animata dall’amore.
2Io vado cercando umiltà e amore per depositare le mie parole e le mie grazie e per fare risplendere le mie misericordie, poiché il mondo ha sempre bisogno di prove della misericordia per conservare un minimo di amore e di fede in Me.
3Se l’avvenuta formazione della mia Chiesa e l’affermarsi del Cristianesimo nel mondo avessero dato i frutti che la prima fioritura faceva[261] sperare, non ci sarebbe stato bisogno d’altro.
4Io avevo dato ai credenti in Me tutto quanto era loro necessario per sempre più crescere nella Fede e nella mia Dottrina. E l’avevo dato in forma perfetta come Io solo, il Perfettissimo, potevo darla. Ora è successo che non quanto vi ho dato ha perduto col tempo la sua efficacia, ma si è attutita in voi la facoltà di comprendere. Si è attutita perché avete offuscato la vostra vista spirituale col fumo delle umane superbie, il vostro udito spirituale col rumore di troppe umane parole, il vostro gusto spirituale col sapore di tanta corruzione, il vostro tatto spirituale con l’abuso di troppi contatti carnali, il vostro olfatto spirituale con il vostro pervertimento che vi spinge a preferire ciò che è putrido a ciò che è puro. Si è attutita perché avete schiacciato Il vostro spirito sotto le pietre del senso, della carne, della superbia, del male dalle mille forme.
Strumentalizzazione della dottrina.
5Come un rivolo d’acqua destinato ad abbeverare i fiori delle vostre anime, avevo fatto scaturire dai Cieli ‑ meglio: dal mio Cuore che vi ama ‑ la mia Dottrina. Ma voi in esso avete lanciato sassi e macerie, suddividendolo in mille e mille fili di acqua che hanno finito a sperdersi senza giovamento per voi, cristiani che più o meno avete rinnegato il Cristo.
6Le eresie palesi hanno obliterato addirittura molte vene che, partendo dal mio Cuore, scendevano a nutrire l’organismo della Chiesa Una, Cattolica, Romana, Universale, e molta parte dell’organismo è divenuta un membro paralizzato, morto alla vita, destinato a portare cellule cancrenose.
7Ma le piccole eresie individuali sono ‑ e quante! ‑ sparse nel nucleo dei cattolici. E sono le più perniciose, le più condannate. Perché ‑ rifletti bene ‑ perché, se a distanza di anni e secoli è condannabile sino ad un certo punto il protestante, di qualsiasi chiesa sia, l’ortodosso, l’orientale, il quale segue con fede ciò che i suoi antenati hanno[262] ad esso lasciato come Fede vera, non è perdonabile il vivente sotto il segno della Chiesa di Roma il quale si crea la particolare eresia della sua sensualità del senso, della mente, e del cuore. Allora Io intervengo
Intervento diretto del Maestro.
8Quanti compromessi col Male! Quanti! E che Io vedo e condanno.
9Di tutto si preoccupano i novanta centesimi[263] dei cattolici, di tutto meno che della vita nella e per la mia Fede. E allora Io intervengo. Intervengo con l’insegnamento diretto che si sostituisce, con le sue luci e le sue fiamme, a tanti pulpiti troppo gelidi e troppo bui. Intervengo per essere il Maestro al posto dei maestri che preferiscono coltivare i loro interessi materiali agli spirituali interessi vostri e soprattutto miei. Poiché Io ho loro affidato i talenti vivi[264] che siete voi, anime che ho comprate col mio Sangue[265], vigne e granai[266] del Cristo Redentore, non perché li lasciassero inoperosi e incolti, ma perché consumassero sé stessi nel farli fruttare e fruttificare.
Opposizione del clero cattolico.
10Ebbene, Maria. Lo sai quali sono i più retrivi ad accettare questo aiuto che Io do per riparare ai danni dell’inedia spirituale per cui voi cattolici morite? Sono proprio i miei sacerdoti. Le povere anime sparse nel laicato cattolico accolgono con devozione questo pane che Io spezzo alle turbe sperse nel deserto poiché ho compassione di esse che vengono meno. Ma i dottori della dottrina no.
11È logico, del resto. Come 20 secoli or 4 sono, la mia Parola che accarezza voi, povere anime, è rimprovero a loro che vi hanno lasciato impoverire. E il rimprovero pesa sempre, anche se è giusto. Ma ora come 20 secoli or[267] sono non posso che ripetere loro: “Guai a voi, dottori della Legge che avete usurpato la chiave della scienza e non siete entrati voi e avete messo impedimento a quelli che entravano”[268].
12Coloro che non sono entrati, perché voi avete sbarrato la via con le vostre piccinerie e scandalizzato i cuori, che guardavano a voi come maestri, perché vi hanno visti più indifferenti di essi stessi alle eterne Verità, saranno giudicati con pietà.
Novelli scribi e farisei.
13Ma voi, voi che avete preferito il denaro, gli onori, i comodi, l’utile dei famigliari vostri alla missione di essere i “maestri” in nome e per continuare il Cristo docente; ma voi che siete tanto severi verso i vostri fratelli, pretendendo che diano ciò che voi non date e fruttifichino ciò che voi non avete in essi seminato, mentre siete tanto indulgenti con voi stessi; ma voi che non credete alle mie manifestazioni provocate, in fondo, da voi, poiché è per riparare alle rovine provocate da voi che vengo ad ammaestrare i cuori spersi per il mondo, e osservate che tanto più vengo quanto più i tempi si caricano di eresie, anche nell’interno della mia Chiesa; ma voi che deridete e perseguitate i miei portavoce e li insultate dando loro del “pazzo” e dell’”ossesso”, come i vostri lontani antenati dettero a Me[269]; ma voi sarete trattati con severità.
Invito alla conversione.
14Purificatevi col fuoco dell’amore e della penitenza i sensi dell’anima, e udrete, vedrete, gusterete, odorerete, sentirete Me nelle parole che dico agli umili, e che taccio a voi superbi, perché solo chi ha cuore di pargolo entrerà nel mio Regno, e solo ai piccoli Io rivelo i segreti del Re, perché il più grande fra voi cattolici è non colui che riveste una veste d’autorità, ma colui che viene a Me con puro cuore, fidente come un bambino, amoroso come un pargolo verso la mamma che lo nutre.
15Beati i piccoli. Io li farò grandi in Cielo!»
155. Insegnamento di alta carità[270].
Il tossico anticristiano.
Dice Gesù:
1«Dal mio Vangelo esce un insegnamento per voi, umani così divisi dall’odio.
2Ieri ti ho lasciata tranquilla per darti tempo di cambiare il pensiero e lo sguardo ‑ anche questo, sì, perché vi sono sguardi colpevoli per l’odio che li ricolma come e più di ogni parola – filtrando i movimenti del tuo cuore attraverso l’insegnamento dolcissimo di Maria.
3Le tempeste che sconvolgono un lago non si calmano di colpo e soprattutto, calmandosi, non restituiscono alle acque l’aspetto di prima immediatamente. Il torbido resta per qualche tempo a corrompere colore e limpidità delle acque e solo quando le onde sono totalmente calmate, anche nel profondo, l’acqua si chiarifica e torna azzurra e serena come il cielo. Lo stesso è quando l’odio si precipita col suo vento di inferno in un cuore. Ci vuole del tempo perché l’anima si depuri dal suo tossico anticristiano.
4Bada, Maria, che Io comprendo che sotto certi agenti dolorosi è umano che sorga l’odio. Ma voi non siete umani soltanto. Anzi l’umanità è fase transitoria della vostra vita, mentre il sopraumano è ciò che non conosce brevità, perché dal momento in cui siete creati dal Padre voi siete e sarete sempre, in luce o in tenebre, a seconda del vostro agire sulla terra, non fino alla fine del mondo, ma nell’eternità che non ha fine.
5La terra! La lunga, dieci e dieci e dieci volte[271] millenaria vita della terra cristiana e la sette volte millenaria vita della Terra, pianeta creato dal Padre, che è nel mio tempo? Un attimo di eternità.
6Ieri ti stavi purificando e ti ho lasciata immersa in questo lavoro necessario a tutti e specie ai miei diletti perché Io non posso sostare dove è odio. Ricordalo sempre. Fosse anche il più umanamente giusto e comprensibile degli odi. E ora parlo per te e per tutti.
Pelago d’Inferno è il razzismo.
7L’insegnamento di cui ti parlo e che vi dà il mio Vangelo, e che voi poco o nulla meditate, è insegnamento di alta carità. Tre sono gli episodi che ve lo dànno. Vi sono spiegati con altre forme, ma Io, in quest’ora d’odio fra le razze del mondo, ve lo spiego a modo mio: il modo che tanto vi sarebbe bisogno di meditare per uscire da questo pelago d’inferno nel quale voi avete tramutato la terra.
8Il centurione che implora per il suo servo paralizzato[272], la donna cananea dalla risposta che è grido di smisurata fiducia[273], la moglie di Ponzio Pilato[274]. Tre gentili, tre fuori della Legge del Padre. Ma fra i figli di Abramo, ma fra i viventi nella Legge data dal Signore al suo Profeta fra le folgori del Sinai, chi aveva un cuore pari a quei tre cuori? Hanno avuto fede in Me più dei miei connazionali, hanno riconosciuto chi Io sono al lume di questa fede, e il loro credere non è rimasto senza premio.
9Ora Io voglio che questo vi faccia persuasi che in tutte le razze, in tutte le nazioni, vi sono dei buoni, degli sconosciuti figli di Dio, poiché è mio figlio chi crede in Me e cerca Me con purezza di cuore. Neppure in Israele Io avevo trovato tanta fede quanta ne trovai in questi tre cuori venuti a Me senza che Io li avessi materialmente chiamati. E come questi lontani, quanti ce ne sono fra i viventi!
L’antidoto: amore universale.
10Non giudicate, figli, e non disprezzate. Amate soltanto, amate tutti; avete un unico Padre Creatore, ricordatevelo, siete perciò fratelli fra voi[275]. Un’unica polvere vi ha composto e un unico soffio vi ha animati.
11Perché allora tanto odio l’un verso l’altro? Non siate duri verso i fratelli. Guardate Gesù, il Maestro che non falla e che non ha respinto il centurione pagano e la cananea, giudicata, in Israele, una lebbrosa d’anima.
12Badate che non sia Dio che giudica voi tali, infetti come siete di ferocia, di frode, di lussuria e di superbia. Mondatevi al fuoco dell’amore. Esso è acqua lustrale che vi rende l’anima nuovamente bianca ed è tocco che apre i vostri occhi accecati, i vostri orecchi tappati, che dà vita al vostro animo paralizzato e vi rende capaci di capire ciò che il Divino Spirito dice al vostro spirito bisognoso di tanta luce e di tanto perdono.»
156. Conseguenze e
rimedio del
peccato originale[276].
L’uomo creato per amore.
Solo una necessità: quella dell’amore.
Dice Gesù:
1«Torno ad una delle note dominanti del mio parlare. Due sono le note dominanti, Maria. Necessità dell’amore: la prima. Necessità della penitenza: la seconda.
2Veramente il Dio Uno e Trino ‑ che vi ha creati dandovi un regno in cui tutti vi erano sudditi e da dove il dolore era sbandito, e morte non ci sarebbe stata a troncare fra spaventi dei morenti e gemiti dei superstiti le vite dei più cari, ma solo una dormizione, come quella di Maria, per valicare, fra le placide nebbie d’un sonno innocente, le porte che erano così facili ad aprirsi sul paradiso terrestre per inondarlo della luce del più alto Paradiso e della voce paterna del Signore, che trovava la gioia a star coi figli ‑ veramente il vostro Iddio aveva messo per voi una necessità sola: quella dell’amore. Amore di figli al Padre, amore di sudditi al Re, amore di creati al Creatore Iddio.
L’amore respiro e sangue dello spirito.
3E, se non aveste corroso con l’acido della colpa le radici dell’amore, esso sarebbe cresciuto potente in voi, senza richiedervi nessuna fatica. Non fatica, ma gioia per voi, ma bisogno che dà sollievo quando lo si esplica, così come il respiro lo è per voi. Ed infatti l’amore era destinato che[277] fosse il respiro del vostro spirito, il sangue del vostro spirito.
4Poi è venuta la colpa. Oh! la rovina della colpa!
Consecuencias del pecado original.
Más nefasta que la dinamita.
5Voi che inorridite per le rovine dei vostri palazzi, dei vostri templi, dei vostri ponti, delle vostre città, e maledite gli esplosivi che frangono, polverizzano, lesionano tutto, non pensate quale rovina ha fatto la colpa nell’uomo? Nell’uomo, l’opera più perfetta della creazione, perché non fatto da mano umana, ma dall’Intelligenza eterna che, dirò così, vi ha colati, metallo senza scorie, nella forma sua stessa e ve ne ha tratto fatti a sua immagine e somiglianza, così belli e puri che l’occhio di Dio giubilò davanti alla sua opera e trasalirono i cieli di ammirazione e la Terra cantò con voce altissima, in mezzo all’armonia delle sfere, per la gloria d’esser il pianeta che, nelle origini dell’Universo, diveniva immensa reggia del re‑uomo, figlio di Dio.
6La colpa, più nefasta d’ogni dinamite, ha sconvolto alle radici dell’uomo. E sai dove esse erano? Nel pensiero di Dio, che aveva fatto l’uomo[278].
Ha sconvolto le radici dell’uomo.
7La colpa ha sconvolto, alle radici dell’uomo, quel complesso perfetto di carne e spirito, di carne non dissimile, in moti di sentimento, dallo spirito di cui era solo più pesante ma non contraria e tanto meno nemica; di spirito non prigioniero, e prigioniero vessato nella carcere della carne, ma di spirito giubilante nella docile carne che esso guidava a Dio poiché, molecola dello spirito di Dio, era attratto a Dio, come da calamita divina, mediante i rapporti d’amore fra il Creatore: il Tutto, e lo spirito: la parte[279].
Ha sconvolto l’armonia e la pace del mondo.
8La colpa ha sconvolto quell’armonico contorno che Dio aveva messo intorno a suo figlio perché fosse re, e re felice.
9Caduto l’amore dell’uomo verso Dio, cadde l’amore della Terra verso l’uomo. La ferocia si scatenò sulla Terra fra gli inferiori, fra gli inferiori e l’uomo, e, orrore degli orrori, fra l’uomo e l’uomo. Quel sangue, che doveva esser caldo solo d’amore di Dio, si fece caldo d’odio e ribollì e gocciò, contaminando l’altare della Terra su cui Dio aveva messo i suoi primi perché lo amassero amandosi, e insegnassero l’amore ai futuri: unico rito che Dio voleva da voi.
Il seme della colpa: il dolore.
10Ed ecco allora che una pianta è nata dal seme della colpa; e fu una pianta di amaro frutto e di pungenti rami: il dolore.
11Prima il dolore sofferto come l’uomo lo poteva soffrire nella sua embrionale spiritualità contaminata: un dolore animale fatto dei primi dolori della donna e delle prime ferite inferte alla carne fraterna, un dolore feroce di ululi e maledizioni, seme di sempre nuove vendette. Poi, raffinandosi nella ferocia ma non nel merito, anche il dolore si evolse divenendo più vasto e complicato.
Rimedio del peccato originale.
Santificare il dolore unendolo al dolore di Cristo.
12Io sono venuto a santificare il dolore, soffrendo il Dolore per voi e fondendo i vostri dolori relativi al Mio infinito. Dando così merito al dolore.
13Io sono venuto a confermare con la mia Vita e la mia Morte il monito dato più e più volte dai Profeti: non è la materiale circoncisione ciò che richiede Dio per perdonare e benedire i suoi figli, sempre più, sempre più colpevoli, ma è la circoncisione dei cuori, dei sentimenti vostri, dei vostri stimoli che il germe del primo peccato rende sempre stimoli di carne e sangue o della più alta lussuria: quella della mente.
Annullare la lussuria della mente.
14È lì, o figli, che dovete lavorare di ferro e di fuoco per segnare nella vostra anima il segno che salva: quello di Dio. È lì, non col ferro e il fuoco delle vostre leggi feroci e delle vostre guerre maledette. È lì: nel posto dove leggi e guerre dell’uomo trovano formazione, perché è inutile dire il contrario. Se viveste nel segno del Signore, circoncisi spiritualmente per levare ciò che porta impurità di ogni specie, non sareste quelli che siete: degli insensati, per non dire delle belve. E, notalo, belve e insensati di poco differiscono, poiché in tutti e due non v’è la ragione, ossia quello che Dio ha messo nell’uomo per farlo re su tutti gli esseri della terra.
Sapere amare e sapere soffrire.
15Due sono le necessità dell’uomo: l’amore e il dolore. L’amore che vi impedisce di commettere il male. Il dolore che ripara il male.
16Questa è la scienza da apprendere: sapere amare e sapere soffrire. Ma voi non sapete amare e non sapete soffrire: sapete far soffrire, ma ciò non è amore, è, anzi, odio.
17Perché siete sapienti nel male e tanto ignoranti nel bene? Perché? Non divenite mai sazi di odio e ferocia? E volete che Dio vi perdoni?
18Tornate all’amore, figli, e sappiate sopportare il dolore. Ché se non siete tanto miei figli da saper volere il dolore per espiare l’altrui peccare, come Io seppi e volli, siate almeno figli al punto da non maledirmi per il dolore che voi avete generato e di cui mi fate accusa.
Chiamare Gesù senza Lui nessuno si salva.
19Giù la vostra stolta superbia! Imparate dal pubblicano a riconoscere come siete indegni, come vi siete resi indegni[280] di vivere sotto lo Sguardo che è protezione. Gettate lungi da voi le vane seti della terra e accostatevi alla Fonte di Vita che da venti secoli fluisce per voi. Inoculatevi la Vita nei cuori che muoiono incancreniti nel peccato o intisichiti nell’indifferenza.
20Chiamatemi ai vostri sepolcri. Sono il Cristo, il Risuscitatore. Non chiedo che di essere chiamato per accorrere e dire: “Vieni f fuori”[281]. Fuori dalla morte. Fuori dal male. Fuori dall’egoismo, fuori dalla lussuria, fuori dall’odio maledetto che vi consuma senza darvi gioia. Fuori da ciò che è orrore per entrare in Me, per entrare con Me nella Luce, per rinascere nell’Amore, per conoscere la vera Scienza, per conseguire la Pace e la Vita, che essendo mie hanno di Me l’eternità[282].»
157. Soffrire per salvare[283].
Dolori dell’agonia.
Dice Gesù:
1«Coraggio, Maria. Pensa che soffri i dolori della mia agonia. Anche Io avevo tanto male ai polmoni e al diaframma, ed ogni respiro, ogni movimento, ogni pulsazione, era un dolore aggiunto al dolore. E non ero come te su un letto, ma gravato da un peso e su strade in salita. E poi sospeso, sotto al sole, con tanta febbre che mi picchiava nelle vene come fossero infiniti martelli.
2Ma non erano questi i dolori più gravi. Era l’agonia del cuore e dello spirito quella che più era tormentosa. E tormentosissima, poi, la certezza che per milioni e milioni di uomini il mio soffrire era inutile. Eppure questa certezza non ha diminuito di un atomo la mia volontà di patire per voi.
La chiave della felicità.
3Oh! dolce patire, Maria, perché dato per riparazione al Padre e per vostra salvezza! Sapere che quel segno che era rimasto su voi, offesa, che sarebbe stata eterna, della razza umana a Dio, veniva lavato dal mio Sangue, e che il mio morire vi ridava la Vita. Sapere che, passata l’ora della Giustizia, l’Amore vi avrebbe guardato attraverso di Me, Immolato, con amore. Tutto ciò innestava una vena di balsamo nell’oceano di un’amarezza tale che la più grande delle amarezze subite sulla terra, da quando l’uomo è, è poco più che nulla, perché su Me pesavano le colpe di tutta una umanità e l’ira divina.
4Ho detto: “Siate simili a Me che sono mite ed umile di cuore”. L’ho detto a tutti perché sapevo che in questa mia imitazione era la chiave della vostra felicità su questa terra e nel Cielo.
I tre agenti di delitti.
5Avete tutte le rovine che avete, perché non siete miti e non siete umili. Non nelle famiglie, non nelle vostre occupazioni e professioni, non nel più vasto ambito delle Nazioni. Superbia e ira vi dominano e generano tanti vostri delitti.
6Il terzo agente di delitti è la lussuria vostra; questo vi sembra individuale, ma esso e i due primi coinvolgono molti, molti e molti individui, continenti interi, talora sconvolgono la Terra, unicamente col loro aver raggiunto la perfezione del male nell’anima di pochi figli di Satana, i quali lo ubbidiscono per empire di messi maledette i granai del padre loro.
7E in verità vi dico che ora è un momento in cui, per ordine del padre della menzogna, i suoi figli mietono fra le anime, che erano create per Me e che inutilmente ho fertilizzate col mio Sangue. Messe abbondante più che ogni diabolica speranza concepisse, e i Cieli fremono per il pianto del Redentore che vede la rovina dei due terzi del mondo dei cristiani. E dire due terzi è ancora poco.
Amare per salvare.
8Ho detto a tutti: “Siate miti ed umili di cuore per essere simili a Me”. Ma ai miei benedetti, amatissimi figli, ai prediletti del mio Cuore, ai miei piccoli redentori, il cui stillicidio di sacrificio continua il fluire della sorgente redentrice scaturita dal mio Corpo svenato, Io dico, e lo dico stringendoli al Cuore e baciandoli in fronte: “Siate simili a Me che fui generoso nella sofferenza per il grande amore che mi infondeva tutto”.
9Più si ama e più s’è generosi, Maria. Sali. Tocca il vertice. Io ti attendo sulla cima per portarti Meco nel Regno dell’Amore.»
158. Condanna dell’adulterio[284].
Categorie di uomini.
Dice Gesù:
1«Parlare a te, che sei nubile, di questo argomento, può farti stupore. Ma tu non sei che il “portavoce” e perciò devi assoggettarti a trasmettere qualunque cosa. Ciò che dico ora serve agli altri. Serve a correggere uno e più errori, sempre maggiormente radicatisi nel mondo.
2Il mondo si divide in due grandi categorie. La prima, che è vastissima, è quella dei senza scrupoli di sorta: né umani, né spirituali. La seconda è quella dei timorati, la quale, però, si suddivide in altre due classi: dei giustamente timorati e dei piccinamente timorati. Parlo alla prima grande categoria e alla seconda classe della seconda categoria.
Matrimonio – Sacramento.
3Il matrimonio non è riprovato da Dio, tanto che Io ne ho fatto un sacramento. E qui non parlo neppure del matrimonio come sacramento, ma del matrimonio come coniugio; quale Dio Creatore l’ha fatto creando maschio e femmina, perché si unissero formando una carne sola[285], che una volta congiunta nessuna forza umana può scindere, né deve scindere.
4Io, vedendo la vostra durezza di cuore, sempre più durezza, ho mutato il precetto di Mosè sostituendo ad esso il sacramento. Scopo del mio atto era di dare un aiuto alla vostra anima di coniugi contro la vostra carnalità di animali e un freno contro la vostra illecita facilità di ripudiare ciò che prima avete eletto per passare a nuovi coniugi illeciti, a scapito delle vostre anime e delle anime delle vostre creature.
5Sbaglia tanto colui che si fa scandalo di una legge creata da Dio per perpetuare il miracolo della creazione ‑ e generalmente questi non sono i più casti ma i più ipocriti, perché i casti non vedono nel coniugio che la santità dello scopo, mentre gli altri pensano alla materialità dell’atto ‑ come colui che con leggerezza colpevole crede potere sormontare impunemente il divieto mio di passare a nuovi amori, quando il primo non sia stato sciolto dalla morte.
L’adulterio è maledetto.
6Adultero e maledetto è quel vivente che scinde un’unione, prima voluta, per capriccio di carne o per insofferenza morale. Ché se egli od ella dicono che il coniuge è ormai per essi cagione[286] di peso e ripugnanza, Io dico che Dio ha dato all’uomo riflessione e intelletto perché lo usi, e tanto più lo usi in casi di così grave importanza come è la formazione di una nuova famiglia; Io dico ancora che, se si è in un primo tempo errato per leggerezza o per calcolo, occorre poi sopportare le conseguenze per non creare maggiori sciagure che ricadono specialmente sul coniuge più buono e sugli innocenti, portati a soffrire più che la vita non comporti, e a giudicare coloro che Io ho fatto ingiudicabili per precetto: il padre e la madre[287]. Io dico infine che la virtù del sacramento, se foste cristiani veri e non quei bastardi che siete, dovrebbe agire in voi, coniugi, per fare di voi un’anima sola che si ama in una carne sola e non due belve che si odiano legate ad una stessa catena.
7Adultero e maledetto è quel vivente che con finzione oscena ha due o più vite coniugali, e rientra presso l’altro coniuge e presso gli innocenti con la febbre del peccato nel sangue e l’odore del vizio sulle labbra menzognere.
Nulla giustifica l’adulterio.
8Nulla vi rende lecito d’essere adulteri. Nulla. Non l’abbandono o la malattia del coniuge, e molto meno il suo carattere più o meno odioso. Il più delle volte è il vostro esser lussuriosi che vi fa vedere odioso il compagno o la compagna. Lo volete vedere tale per giustificare a voi stessi il vostro vergognoso operato che la coscienza vi rimprovera.
9Io ho detto, e non muto il mio dire, che è adultero non solo chi consuma adulterio, ma chi desidera consumarlo nel suo cuore perché guarda con fame di sensi la donna o l’uomo non suo.
10Io ho detto, e non muto il mio dire, che è adultero colui che col suo modo d’agire mette nella condizione d’essere a sua volta adultero l’altro coniuge. Due volte adultero, risponderà per la sua anima perduta e per quella che ha portato a perdersi con la sua indifferenza, trascuratezza, villania e infedeltà.
11A tutti costoro la maledizione di Dio incombe, e non crediate che ciò sia un modo di dire.
Conseguenze della libidine.
12Il mondo si frantuma in rovine perché per prime si sono rovinate le famiglie. Il fiume di sangue che vi sommerge ha avuto gli argini sgretolati dai vostri singoli vizi che hanno spinto reggitori più o meno grandi ‑ dai capi di stato ai capi di paeselli – ad essere ladri e prepotenti per avere moneta e lustro per le loro libidini.
13Guardate la storia del mondo: è piena di esempi. La lussuria è sempre nella triplice combinazione che provoca il crearsi delle vostre rovine. Interi stati sono stati distrutti, nazioni divelte dal seno della Chiesa, scissure secolari create a scandalo e tormento di razze per la fame di carne dei reggitori.
14Ed è logico che sia così. La libidine estingue la Luce dello spirito e uccide la Grazia. Senza Grazia e senza Luce voi non differite dai bruti e compite perciò azioni da bruti.
15Fate pure, se così vi piace. Ma ricordate, o viziosi che profanate le case e i cuori dei figli con il vostro peccare, che Io vedo e ricordo e vi aspetto. Nello sguardo del vostro Dio che amava i pargoli ed ha creato per essi la famiglia, vedrete una luce che non vorreste vedere e che vi fulminerà[288].»
159. Castità matrimoniale[289].
L’appestato dai vizi carnali.
Dice Gesù:
1«Avete letto nel mio Vangelo l’avvilimento del figlio prodigo che ha dilapidato nei vizi le ricchezze avute dal padre e si riduce a guardiano di porci[290]. Ma pensate che ciò sia il massimo dell’abiezione[291]?
2In verità vi dico che se vi fosse concesso salire al mio cospetto col vostro corpo e le vostre vesti e uno di voi salisse, per la morte che ve lo porta, con la sua veste più lurida di porcaro che fosse caduto morente in mezzo allo stabbio coperto di lordura, non farebbe tanto ribrezzo ai celesti abitatori del mio Regno e non susciterebbe il mio sdegno quanto crea tutto ciò l’apparire dell’anima di un appestato dai vizi carnali.
3Il primo avrebbe un sudiciume che perisce e che non è giudicato con rigore: frutto del suo penoso lavoro attira, anzi, sull’onesto mandriano la benedizione divina. Il secondo è un sudiciume che non perisce: lebbra dell’anima ha coperto questa di cancrene fetide che l’hanno corrosa senza limite nel tempo. Nei secoli dei secoli il vizioso impenitente ha la sua anima degna di Satana.
4E quando dico “vizioso” non alludo soltanto a certe forme di vizio che voi stessi giudicate tali. Le giudicate tali e le praticate lo stesso perché siete degli stolti che non sapete reagire agli stimoli del male. Non avete in voi la mia Fede. Se l’aveste, vincereste la carne. Ma non l’avete e il senso predomina sull’anima. Quando dico “vizioso” alludo anche ai vostri occulti peccati di senso, per cui fate del matrimonio una prostituzione e distruggete la ragione per cui esso fu creato.
Finalità del matrimonio.
5Dio non fece maschio e femmina perché raggiungessero stanchezza a nausea[292] nei loro vizi. Li ha fatti per una altissima ragione. Quando ha detto: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza e diamogli un aiuto perché non sia solo”[293], col suo divino Pensiero ha sottinteso che oltre alla parte spirituale e intellettiva, che vi fa somiglianti a Dio, voi foste a Lui simili nel creare altre vite. Ma lo pensate che somiglianza sublime vi ha dato Iddio? Quella di creare altre creature: creatori voi pure, o uomini e donne che vi sposate, creatori di uomini come Iddio eterno.
6Ebbene, voi che avete fatto di tale missione? Inveite contro la colpa di Eva, voi, donne, quando soffrite; maledite la colpa di Adamo, voi, uomini, quando faticate. Ma il Serpente non è ancora fra voi, nell’interno delle vostre case, e non vi insegna col suo strisciante e bavoso abbraccio e sussurro l’immoralità che vi fa ripudiatori della vostra missione creativa? E non è vizio questo di aderire al senso sino alla nausea e di negarsi alla paternità e alla maternità?
Castità matrimoniale.
7Siate continenti se temete di non avere vesti e cibi per i nascituri. La castità non è privativa dei vergini. La verginità è la super essenza della castità, ed è depositata nel cuore degli eletti a seguire l’Agnello e a parlare un linguaggio concesso a loro soli[294]. Ma se il candore dei vergini si tinge del fulgore che emanano[295] il Verbo di Dio e la purissima Madre del Verbo, la stola dei coniugi santi che seppero esser casti s’indora della luce che emana dal più casto e buono e santo dei coniugi: il mio padre putativo che è l’esempio di tutte le virtù coniugali.
8Siate casti nell’interno delle vostre case come fuori di esse. Pensate che nulla è nascosto a Dio. Lasciate ai figli di Satana certi delitti occulti. Non siate inferiori ai bruti che comprendono la bellezza del procreare e che sanno imporsi un freno quando la stagione avversa negherebbe nutrimento ai piccoli loro.
9Amatevi e amatemi pensando non al piccolo giorno di quaggiù, ma al giorno eterno, e fate che sia per voi di Luce piena.
10Benedetti da ora, o coniugi, che sapete esser santi e vivere nella mia Legge. Al vostro focolare s’assidono gli angeli e non ricusano di vegliare sui vostri riposi, poiché nulla di voi offende questi luminosi spiriti che vedono il volto mio e, beati della sua Luce, non possono guardare ciò che è in assoluta antitesi con la Luce.
11E voi, coniugi che tali non siete, tornate nella via retta. Non è negando ad una vita di sorgere che aumenteranno le vostre ricchezze. Esse, come da crivello sfondato, fuggiranno in mille rivoli, perché altri vizi e peccati daranno l’assalto ai vostri averi e sarete poveri nel mondo e in Cielo per colpa vostra.
12Ricordate i miei comandamenti e le mie parole. A chi vive in Dio, Dio provvede.»
160. Fedeltà alla Parola[296].
Il vero fedele.
Dice Gesù:
1«Ho detto: “Se rimarrete fedeli alla mia Parola sarete veramente miei discepoli, conoscerete la Verità e la Verità vi farà liberi”[297].
2Rimanere fedeli alla mia Parola vuole dire essere fedeli al Cristo, perché la Parola del Padre è Gesù Cristo, Redentore vostro. Perciò rimanendo fedeli alla mia Parola rimanete fedeli alla eterna Trinità Nostra, perché se amate il Verbo amate anche l’origine di Esso e amando Esso amate anche lo Spirito Santo che ha, insieme al Padre, provveduto a mandare il Cristo in terra per darvi la Dottrina di Vita e la Redenzione.
3Ecco perché non è vero fedele colui che ama Me e non ama la mia Origine e non ama il mio Fattore: l’Amore; perché è l’Amore che ha generato il Cristo ai viventi, come il Padre ha generato il Figlio‑Verbo[298], è l’Amore che ha generato all’uomo il Redentore unendo le due nature divina e umana in un unico nodo di fuoco dal quale è venuto al mondo la Luce vera.
4Colui che ama Uno solo della Triade Santa e non ama gli Altri Due, colui non è un vero fedele e manca verso la Carità e la Fede. Mancando verso la Fede manca anche verso la Verità, perché mette in dubbio la Verità che Io sono venuto a portarvi e si rifiuta di conoscerla mettendo un impedimento alla sua intelligenza.
5Come lo mette? Rifiutando Dio. Perché Dio è Carità, e chi tanto poco conosce la carità da essere incapace di amare ciò che Dio ha fatto e ciò che Dio ha donato, come può dire d’essere in Dio? E se non è in Dio così come figlio in seno del padre, come può avere in sé la capacità di intendere il soprannaturale linguaggio del Padre?
Conseguenze dell’infedeltà.
6Vedete come l’essenza della Fede sia come un cerchio meraviglioso che non conosce interruzione e vi cinge di un unico abbraccio vitale? Ma se voi violentemente lo rompete per superbia della mente, per durezza di cuore, per pesantezza di carne, ecco che allora esso presenta una lacuna che nessuna ragione umana è capace di colmare.
7E succede di voi quello che sempre succede. Che voi precipitate fuori dal baratro aperto dal vostro volere che non accetta con semplicità di pargoli ciò che la Bontà vi dice di credere, e nel vostro precipitare non vi fermate al fango della terra. Sarebbe già una colpa, perché voi siete stati fatti per il Cielo e non per sporcare l’anima nel fango della terra. Ma precipitate oltre la terra, nei regni di Satana, perché chi vive avulso da Dio, dalla sua Parola e dal suo Amore, uccide in sé la Vita e il suo essere è alimento per il fuoco orrendo dove s’aggira l’Odiatore di Dio.
8Credete pure, figli miei, che basta respingere una parte di Verità per fare il caos in voi. Che basta accogliere un vero di meno della mia dottrina perché si sconquassi tutto l’edificio della Fede e voi vi troviate come fra le rovine di un palazzo crollato, pieno di baratri e di pericoli.
9Ora il mondo moderno non fa proprio così? Non sceglie dal mio parlare ciò che più gli fa comodo e non rifiuta il resto? Non crede forse a singoli punti negandone altri? Ma, figli del mio amore, riflettete. Posso Io essere venuto a dirvi parole inutili? Menzognere? 11Impossibili a credersi e a mettersi in pratica?
Appello alla fedeltà.
10No, creature del mio dolore. Io non ho detto una parola sola che sia inutile e non la dico. Non ho detto una parola sola che non sia vera e non la dico. Non ho detto una parola sola che sia impossibile allo spirito ‑ dico allo spirito che è generato da Dio, parte di Dio stesso chiusa in voi [299] ‑ che lo spirito non possa credere. Io non ho detto una parola sola che voi non possiate praticare, sol che vogliate farlo, perché Io sono Intelligente, Giusto, Buono, e non do ordini stolti, pesi superiori alle vostre forze, né ho esigenze che per la loro severità siano in contrasto con la bontà.
11Siatemi fedeli, cari figli. Accettate la mia Parola senza volerla sindacare, e dove la vostra debolezza non giunge a capire volgetevi a Me: Luce del mondo[300].
12Per la milionesima volta Io, Dio, vi assicuro che non voglio la vostra rovina ma la vostra salvezza, e come chioccia trepida della sua prole Io vi tengo sotto il mio abbraccio perché mi preme la vostra eterna vita. Non uscite dal mio abbraccio. Io fedele ai miei figli e voi fedeli a Me.
13Come sarà bello il giorno in cui, dopo esserci amati, attraverso a tanta distanza d’etere, voi verrete a Me per sempre e ci potremo amare in sempiterno: luci tornate alla Luce; vite tornate alla Vita; spiriti tornati allo Spirito; figli tornati al Padre; esuli tornati alla Patria; eredi di un Re assunti al regno del vostro Iddio, Re dei re e Signore dell’Universo.»
161. Un esempio di fede limitata[301].
Esempio di Pietro.
Dice Gesù:
1«Un esempio di fede limitata e delle conseguenze che essa porta lo abbiamo in Pietro.
2Pietro, nella pesantezza del suo essere non ancora acceso dallo Spirito Santo e non corroborato dalla mia Immolazione che sarebbe scesa su lui come su tutti ‑ perché Io lo amavo molto il mio generoso, impulsivo e anche così umano Pietro, nel quale erano tante doti e tanta umanità: campione vero dell’uomo umanamente buono e che per divenire santo ha bisogno di innestare la sua bontà nella Bontà di Dio ‑ Pietro non aveva accettato totalmente la mia Parola. Il suo stesso grande amore per Me ‑ e ciò lo ha assolto da ogni colpa ‑ lo portava a rifiutare quelle verità di sangue che Io annunciavo come a Me riserbate.
3“Signore, questo non sia mai”[302] aveva detto una volta. E se anche dopo il mio rimprovero non l’aveva più ripetuto, nell’interno suo il cuore si rivoltava all’idea che il suo Signore potesse esser serbato a una sorte così orrenda e che il regno del suo Re avrebbe avuto per reggia la cima di un monte e per trono una croce.
Esempio di Giovanni.
4Giovanni invece accettava tutto; col cuore che gli si stritolava ma con anche cuore di bimbo, per il quale la parola di chi lo ama è verità assoluta, chinava il capo e il cuore davanti alle predizioni del suo Gesù a preparava sé stesso, con la fedeltà assoluta nella vita, ad esser fedele al Maestro anche nell’ora della Passione.
5Giovanni, il puro e amoroso credente, restò fedele. Pietro, che voleva accogliere della Verità quelle verità che seducevano il suo spirito troppo ancora amalgamato alla carne, mi rinnegò. E la sua colpa di quell’ora è una mancanza di coraggio, ma anche e soprattutto una mancanza di fede.
L’apice dell’insegnamento di Gesù.
6Se avesse creduto in Me fedelissimamente, avrebbe capito che il suo Maestro non era mai tanto Re, Maestro e Signore, come in quell’ora in cui pareva un delinquente [303] comune.
7Allora Io ho raggiunto l’apice dell’insegnamento perché ho fatto del mio insegnamento non più una teoria, ma un fatto vero.
8Allora Io ho assunto il regno su tutti coloro che furono, che erano e che sarebbero stati, e ho messo porpora e corona che più splendide non potevo assumerle, perché la prima era data dal sangue di un Dio e la seconda era la testimonianza di quale forza raggiunga l’amore di Dio per voi, di Dio che muore di martirio per levare dai martirî eterni gli uomini.
9Allora Io ho ripreso piena e completa la mia veste di Signore del Cielo e della Terra, perché solo il Signore del Cielo poteva dare soddisfazione al Signore Iddio e solo il Signore della Terra poteva cancellare la colpa della Terra; di Signore della Vita e della Morte, perché ho comandato alla Vita di tornare in voi e alla Morte di non più uccidere. Parlo della vita e della morte dello spirito, perché agli occhi miei ha solo valore ciò che è spirito.
Beati i veri credenti in Gesù.
10Beati, beati, beati coloro che sanno esser veramente credenti in Me. Sempre. Qualunque cosa accada e sotto qualsiasi luce si mostri. Ché se un’apparenza si drizza come muro scabro e nero per spaurire la vostra anima, pensate sempre che dietro l’ostacolo che poco dura, Dio, la sua Luce, la sua Verità, sono sempre, uguali ed ugualmente operanti a vostro riguardo.
11Pensate questo, con tutto il vostro cuore e la vostra mente, e saprete agire da veri discepoli miei. Così agendo possederete la Verità. E la Verità, che risiederà come vita al centro del vostro essere, vi condurrà alla Vita.»
162. Fedeltà interessata[304].
Figli infedeli.
Dice Gesù:
1«Dei “Pietri” ce ne sono sempre stati e ce ne sono tanti. Essi vorrebbero da Me doni di benessere terreno che Io non ho mai promesso di dare, perché Io vi indirizzo al Cielo e non alle cose di quaggiù, e tutto quanto vi do di felicità terrena è un soprappiù che voi non meritate e non potete esigere, e che vi do unicamente perché il novanta per cento[305] degli uomini è così carne e sangue che senza aver doni di questa terra mi si rivolterebbero tutti contro.
2Vi ci rivoltate ugualmente, o figli ingrati, dando a Me la colpa del male creato da voi stessi. Almeno lo sapeste sopportare con rassegnazione il male che è opera delle vostre azioni malvagie, delle vostre lussurie, delle vostre prepotenze e sfrenatezze, delle vostre usure e frodi! Se sapeste sopportarlo dicendo: “Ce lo siamo meritato”, esso male vi si muterebbe in bene, perché Dio avrebbe pietà della vostra irriflessione.
L’Amore misericordioso.
3Sì, se vi vedessi umili nel riconoscere i vostri torti, rassegnati a subirne le conseguenze, filiali nel volgere a Me lo sguardo lacrimoso e la parola supplice, Io che sono il Dio della Misericordia e del Perdono, Io che sono venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto, e che non ho perduto né perderò per scorrere di secoli ‑ atomi della mia eternità ‑ la mia sete di portarvi salvezza e bene, interverrei a salvarvi ancora, facendo straripare il mio Amore e la mia Misericordia sulla mia Giustizia che ferisce prima Me che voi, credetelo, poveri figli miei, perché il dovervi punire, il dover lasciare che da voi stessi vi puniate con sofferenze create dal vostro duro cuore e stolto intelletto, è ciò che costituisce il dolore del vostro Gesù, il cui nome è “Salvatore” e non Giustiziere, di Gesù che pur di salvarvi ha operato, col Padre e lo Spirito, quel miracolo di indescrivibile, immisurabile amore, quel miracolo che ha fatto restare immoti di reverente stupore i Cieli, che ha fatto tremare d’ira gli abissi infernali ed arrestare per un’ora la corsa degli astri e le leggi dell’universo, quel miracolo che è stato lo staccarsi della seconda Persona dalla divina Trinità per scendere: Luce eterna, Cuore di Dio, a divenire cuore di uomo nel seno di una Vergine e luce agli uomini che avevano spento in loro la luce.
Le più gravi conseguenze dell’infedeltà
4Questi numerosi e novelli Pietri ‑ e mai come ora il mondo ne è pieno ‑ quando vedono che Io non do loro quello che la loro umanità desidera, giungono a credere che Io non sono quello che dico di essere: ossia il Potente. E davanti a questa mia creduta impotenza, giudicano che non vale la pena seguire Me e mi rinnegano, proprio come Pietro in quell’ora in cui le apparenze erano contro di Me.
5Eppure, poveri figli miei, sono proprio le ore in cui, umanamente, sembra che Io sia assente, quelle in cui Io sono curvo sui miei figli e lavoro per essi. Se non aveste in voi uno spirito contrario a Dio, e molte volte già in possesso di Satana, sentireste la mia invisibile Presenza e il mio desiderio di aiutarvi. Ma voi mi fuggite. Voi preferite darvi all’amico di un’ora che seduce la vostra carne con soddisfazioni dolci solo alla superficie, ma poi attossicanti nel profondo e dannose come un veleno mortale. Voi preferite darvi, mani e piedi legati, al Nemico in agguato.
Guai ai sedotti dal sibilo del Serpente
6Rinnegate non solo Me, vostro Dio, ma la vostra dignità di uomini, la vostra intelligenza che vi fa somiglianti a Dio sopra tutti gli animali creati dal Padre, unici capaci di pensare e agire non coll’istinto rudimentale dei bruti, ma con un fulgore di intelletto che vi alza a sfere molto prossime a Noi. Oh! questo sì che vi fa a Noi somiglianti, e non la conoscenza del Male! Ma voi ascoltate sempre il sibilo del Serpente e volete conoscere anche il Male per essere simili a Dio[306]. O stolti, stolti, stolti!
7Dio nella sua perfetta essenza può conoscere il Male, perché il male non ha potere su Dio. Ma voi no. Voi non siete perfetti e il Male non vi lascia indifferenti quando lo volete investigare, conoscere e assaggiare. L’aver masticato di quell’esperienza portò la condanna dell’uomo al lavoro[307], della donna alla maternità dolorosa[308], della razza al Dolore e alla Morte[309]. Ma voi, non ancora persuasi, sempre volete quel cibo d’inferno, e sempre più esso si evolve in voi in opere maledette che aumentano dolore e morte, fatiche, fame ed ogni castigo su questa terra ed oltre, perché, ripeto, del male che create mi accusate fattore, e mi maledite per ciò di cui sono innocente.
Potenza della fede vera
8Uscite da Dio con ira, figli accecati dal vostro malanimo, e cadete nello stagno di Satana. Siete nello stagno sino al collo e non volete afferrarvi alla Fede, gomena spirituale gettata a voi, naufraghi, dalla Bontà eterna.
9Se aveste quella Fede vera, quale Io vi dissi dovevate avere, nessuna prova contraria potrebbe farvela perdere, e vincereste gli eventi avversi perché forzereste le porte della Misericordia, così poco chiuse e che non chiedono che di essere aperte, e barrichereste quelle della Giustizia, aperte a punire i vostri delitti e che, per l’amore infinito che abbiamo per voi, desideriamo chiudere.
10Come dovete fare coi miei rinnegatori? Quello che Io feci per Pietro. Piangere e pregare per ricondurli a Me.
Guardare Gesù per saper agire.
11Non sta a voi scegliervi un posto in Cielo, l’ho detto a Giacomo e a Giovanni[310] e lo dico a voi pure. Ma fate con le vostre opere di meritarvene uno nel mio Cielo. E sapete quali sono le opere da compiersi per meritarlo. Non avete che da guardare il vostro Gesù per sapere come dovete agire. Carità, carità, carità soprattutto. Vedere in tutti Me, vostro Dio, servire i fratelli come Io vi ho serviti sino all’olocausto della mia vita per strappare anime a Satana.
La via alla più alta opera di misericordia.
12Anime, ho detto. Con questo non intendo che dobbiate non avere carità anche per i corpi dei vostri fratelli. Le opere di misericordia corporale servono a preparare la via alla più alta opera di misericordia che è quella di abbeverare, sfamare, vestire, curare le anime nude e povere, affamate e assetate dei poveri fratelli vostri, allontanatisi dal mio Ovile o cresciuti fuori di esso, e che muoiono nel deserto.
Missione delle anime vittime.
13Sta a voi, cristiani, e soprattutto a voi, mie amorose, benedette, dilettissime vittime, fiori vivi che esalate il vostro spirito di fiore tutto per Me e che vivrete rose eterne in Cielo, sta a voi, miei veri amici, ricondurmi gli erranti, senza giudicare se meritano d’esser degni del Cielo.
Le armi per salvare.
14Non sta a voi giudicare del premio o del castigo. Io solo sono Giudice. A voi spetta solo di ricondurre, con le mie stesse armi: preghiera e sacrificio, e poi per ultima la parola, i prodighi alla casa del Padre, per poter fare giubilare il Cuore di Dio ed empire di gaudio i Cieli per un nuovo peccatore che si converte, lascia le tenebre a ritorna alla Luce, alla Verità, all’Amore.»
163. Il segno che differenzia i veri dai falsi discepoli [311].
Il vero e il falso discepolo.
Dice Gesù:
1«È il segno[312] che differenzia i veri dai falsi miei discepoli.
2Il vero discepolo non ambisce esser conosciuto come da più degli altri. Umile come il suo Maestro e come la Mamma mia dolcissima, vela con ogni cura le sue potenze soprannaturali sotto una veste di vita comune. Sofferenza è per esso il vedere scoperta la sua vera natura e, se fosse possibile ottenerlo, vorrebbe che nessuno se ne accorgesse e soprattutto ne parlasse.
3Il falso discepolo, all’incontrario, si auto eleva, si autocelebra e attira l’attenzione di tutti sui suoi atti e su sé stesso; gli uni e l’altro ugualmente ipocriti. Con falsa umiltà si destreggia in modo da obbligare gli altri a vederlo nella luce che a lui piace, ossia in una luce di santità che è invece duplice peccato di menzogna e di superbia. Ma, figlia mia, come un fiore di carta differisce da un fiore vero, così il falso discepolo differisce dal vero discepolo. Può ingannare chi guarda superficialmente, ma non inganna chi si avvicina ad esso con attenzione.
Luce e profumo di Dio.
4Inoltre ‑ sappilo ‑ su chi è un altro piccolo Me, tanto vive in Me e opera per Me, sta un segno che le anime avvertono. Le anime, ho detto. È inutile rammaricarsi che gli altri se ne accorgono. L’anima posseduta da Dio esala un profumo e una luce che sono di Dio, di Dio vivente in lei. E tu sai che profumo e luce sfuggono ad ogni serrame quando sono intensi. E quale luce e profumo saranno più intensi di quelli di Dio? Ora se una vista e un olfatto umano, ossia limitati, riescono a percepire luce e profumi anche se ben serrati, vuoi tu che l’anima, la cui sensibilità non è umana ma spirituale, non percepisca l’odore di Dio e la luce di Dio vivente in un cuore?
5Te l’ho già detto altre volte[313] che voi, miei prediletti, siete luce e profumo nel mondo e imbalsamate di Me i fratelli e ad essi trasmettete la mia Luce che è in voi. E allora perché te ne stupisci? Lascia che il mondo dica, che il mondo buono e anche il men buono dica: “Tu sei una figlia di Dio”. Serve anche questo per condurre a Me. Tu sii “Maria” anche in questo e di’ il tuo Magnificat. Maria non si esaltava nella superbia dell’altrui lode, ma neppure negava le grandi cose che Dio faceva in Lei[314].
Silenzio d’amore.
6Maria, ossia tu, non si esalti mai. Come un fiore sotto al sole, lasci che altri vedano come il Sole l’abbraccia e umilmente dica: “Sono bella per grazia tua”, e caritatevolmente doni a tutti la gioia che Dio mette in lei con la sua carezza di luce e col suo profumo di verità. E faccia tutto ciò imitando il silenzio mio e di Maria. Santa virtù del saper tacere! Il silenzio, Maria, parla più d’ogni parola quando è silenzio d’amore.»
164. Cristianesimo divenuto ebbro[315].
L’umile scribacchina del buon Dio[316].
1Premetto che da ieri sono rimasta così sconvolta davanti alla profanazione del segreto di Dio in me, che ne ho sofferto anche fisicamente con un bel collasso di cuore che m’ha tormentata dalle 10 alle 17. Ed ho ancor più sofferto spiritualmente.
2Capisco e compatisco la curiosità piccina di molte anime e applico loro tutte le attenuanti. Molte volte, misurando gli altri alla loro misura, dànno lodi ecc. ecc., credendo che ciò piaccia a taluni come piace a loro. Ma quando quei taluni sono già totalmente lavorati dal buon Dio, hanno reazioni molto diverse dalle comuni. E non godono ma soffrono, soffrono e soffrono di sentire certe lodi e di vedere invasioni nel loro segreto.
3E io ho sofferto (e soffro ancora). Sofferto tanto che m’era venuta una pazza voglia di non scrivere più nulla, resistendo (e soffrendone, naturalmente) alla cara Voce, se questa non avesse voluto accontentarmi a tacere per non darmi modo di servire all’altrui curiosità. Ma… Maria non è mai ascoltata da Gesù in certe cose. È Lui che impera, e quel che vuole vuole. Amen!
4Apro a caso la Bibbia con nell’anima i propositi sopraddetti di mettere fine alla mia missione di “scribacchina del buon Dio”. E il libro mi si apre al cap. 58 di Isaia; e Gesù parla così, rispondendo a tutti i miei “ma” e “se”.
Volontà del Signore[317].
Dice Gesù:
5«Voglio, assolutamente voglio che tu sia colei che grida le parole del Signore Iddio tuo, le parole di sdegno per i peccati di questo mio popolo che non vuole convertirsi a Me, e le parole di amore che come olio su flutti sconvolti si effondono dal mio Cuore turbato dal vostro modo di agire e placano la tempesta della Giustizia offesa per attirarvi a Me, o infelici figli che morite in corpo e anima così atrocemente e così diabolicamente.
6Te l’ho detto infinite volte, sotto forma di luce o di suono te l’ho fatto capire: Tu non ti appartieni più. Tu sei una cellula di Me e devi ubbidire al Tutto che sono Io, tuo Maestro e Salvatore e Salvatore del mondo tutto. Perciò va’ avanti e non permetterti mai di rifiutarti al mio Volere. Penserò Io a tutelare te. Tu va’ avanti ad essere il mio piccolo Giovanni al quale mi è tanto di sollievo confidare il mio pensiero e affidare la mia Volontà.
Società di pazzi e di fedifraghi[318].
7Guarda, Maria. Questo mio popolo, divenuto più straniero e ribelle che vero popolo mio ‑ poiché è mio di nome soltanto, ma in realtà milita sotto altre bandiere e obbedisce ad altre leggi che non sono certo la bandiera del Cristo e la Legge di Dio ‑ questo popolo mi va cercando. Ma come mi cerca?
8L’ho, un giorno, paragonato ad un cieco. Oggi lo paragono ad un ebbro. È infatti ebbro per essersi satollato, sino all’abbrutimento[319], dei suoi vizi. L’ebbro è un incapace di comprendere e di guidarsi. La sua mente brancola nelle caligini del vino e ciò lo rende inferiore alle bestie stesse.
9Mi cerca! Oh! popolo di pazzi e di fedifraghi, che avete minato l’integrità del vostro spirito con le febbri dei sensi e dei peccati e che avete tradito Iddio, come puoi trovarmi, o popolo che eri mio, se non levi da te la veste di lordura e non torni con lo spirito al tuo Signore, ma vi torni realmente, e non per ipocrito e saltuario culto il cui pungolo è dato non dall’amore ma dal bisogno, dalla paura, dall’interesse, e tutti e tre terreni, utili solo alla vostra parte che muore e non all’anima immortale?
Anime corrose brulicanti di vermi.
10Ma se anche voi, nella boriosa ingiustizia vostra, trovate di esser viventi nella Giustizia e vi auto lodate come fedeli alla legge del vostro Iddio e accusate Dio di non esser buono perché vi punisce di colpe che non avete commesse, ma anche se voi fate tutto questo, Io, la Verità che non erra, vi dico che è più vivo uno, sepolto non da quattro ma da dieci volte quattro giorni nel fetore di un sepolcro, che non voi che avete l’anima corrosa in sette e dieci punti dalle cancrene dei vostri palesi o subdoli peccati. Ed i subdoli non sono i meno gravi. Ma anzi spesso sono doppiamente colpevoli perché sfuggono alla legge umana e ingannano gli altri nel giudicarvi per quello che siete.
11Gli altri: uomini. Non Dio il quale vede il verminaio brulicante che si è sostituito in voi alla vostra anima di luce, a quell’anima che Io vi ho data e che vi ho redenta e che mi è cara come fosse una parte di Me stesso, e, misticamente, lo è poiché voi siete le membra del mio mistico Corpo e il più piccolo di voi, sulla terra, è ai miei occhi uguale e anche superiore al più grande, perché Io non guardo alle fangose glorie della terra ma al vero valore vostro che è dato da quello che siete rispetto alle leggi eterne.
12La vostra ingiusta rampogna sale al mio trono e, se il peccato m’offende come lordura lanciata alla mia Sublimità, il vostro rimprovero immeritato e irrispettoso è come un fumo che m’infastidia e mi forza a sempre più allontanarmi da voi per sfuggirlo.
Cristiani bugiardi nello spirito[320].
13Avete pregato? Avete frequentato le chiese? Avete digiunato? Avete evitato di uccidere e di rubare? E che perciò? Cosa avete fatto di più di quanto fosse vostro stretto dovere di fare? E come lo avete fatto?
14Avete pregato come e perché? Male, con l’anima assente o con l’anima sporca d’odio, e quasi sempre per vostri interessi personali, quindi egoisti. La vostra preghiera perciò era scissa dalla carità. E come volete che essa mi sia stata da voi offerta se non avete l’aureo calice in cui posarla per alzarla al mio trono?
15Avete frequentato la chiesa? Come e perché? Per abitudine, per ipocrisia, per pettegolezzo. Quanto pettegolezzo si fa anche nel tempio santo del vostro Dio, davanti a Me annichilito nel Sacramento d’amore per insegnarvi a quale dedizione l’essere deve giungere per essere gradito all’Eterno e utile ai fratelli.
16Avete digiunato? Ohimè, i vostri digiuni che, quando veramente li fate, sono così piccini, non per quantità, ma per spiritualità! E vi negate un boccone di pane e poi accontentate la gola con le superfluità. I vostri digiuni fatti senza volontà d’amore, ma solo per paura della punizione divina. Ma non sapete che è meglio digiunare di una parola aspra che non di un sontuoso pasto?
17Avete evitato di uccidere e rubare? Oh! non per Me. Per paura delle vostre galere. Ecco perché. E non sempre questa paura vi trattiene. E poi, ma credete che ci sia molta differenza, o bugiardi nello spirito, fra chi uccide un’altra anima trascinandola al male o uccide una riputazione o ruba un ufficio, una moglie a un marito, un marito a una moglie, un figlio ai genitori, e colui che dà una coltellata o ruba una borsa? Anzi, in verità vi dico, che fra chi uccide un corpo in impeto d’ira e chi uccide un’anima o una riputazione con lenta e premeditata azione, che fra chi ruba una borsa e chi ruba una persona ai suoi famigliari, è[321] molto più colpevole il colpevole verso lo spirito che non l’altro. E questa è verità.
L’ora è piena[322].
18Io voglio, per amarvi ed aiutarvi, o disgraziati figli che da voi stessi vi fate tutto il male di cui morite, che voi imponiate un ben altro digiuno a voi stessi, una ben altra preghiera, un ben altro modo di agire. Mettete a digiuno i vostri sensi, creature affamate di ogni sensualità; sappiate pregare con le vostre opere più che con le vostre labbra; agite come Io vi ho detto di agire, Io e nessun altro, ché uno solo è il Maestro e quell’Uno sono Io: l’Intelligenza, la Giustizia, la Carità.
19Oh! allora come tutto cambierà per voi! Non sarete più i bastardi, gli stranieri, i ribelli del vostro Signore, ma tornerete ad essere i miei figli, ma tornerete ad essere la mia gioia ed Io sarò la vostra. Come vi parrà allora lontano il tempo in cui eravate come pecore sperse che tutti i passanti percuotono, in cui a tutti era lecito rider di voi e criticarvi come folli che vivono dell’elemosina che loro ottiene la loro miseria di cui tanti ridono.
20Tornate al Signore Iddio vostro. L’ora è piena. Piena in tutti i modi. Quattro sono i calici colmi. Due divini e due infernali. In questi ultimi è strage per la terra e morte per lo spirito. Negli altri, divini, è Giustizia in uno e Misericordia nell’altro. Sta a voi, che attirate col vostro agire i flutti straripanti dei calici infernali, far sì che l’altro calice di punizione ‑ quella divina ‑ non si vuoti su voi, ma bensì scenda sul mondo che muore, sull’uomo che muore, sullo spirito che muore, la Misericordia mia. Essa è Vita, figli cari. Non tardate oltre ad attirare la mia Pietà su voi.
Lasciatevi salvare[323].
21Venite al Salvatore vostro. Nel mio Cuore aperto, che parla d’amore, trovate quello che avete dilapidato: l’amore. Se amerete sarete salvi. Tutto è facile a chi ama e tutto è perdonato a chi ama. Sono il Cristo che ha assolto la peccatrice perché molto amò. Sono quello e non muto. Sono qui, proteso su voi, come un padre sul letto del figlio malato e un medico su un infermo per salvarvi ancora, per salvarvi sempre.
22Lasciatevi abbracciare dal vostro Iddio, lasciatevi curare dal vostro Medico, lasciatevi salvare dal vostro Salvatore. Non chiedo che questo: che vi lasciate salvare da Me venendo a Me con la vostra anima malata, ma piena di buona volontà. Le mie mani che hanno sanato i lebbrosi quando ancora non erano fatte due volte sante dal martirio, oltre che per la loro natura di mani di un Dio, versano dai fori gloriosi delle palme l’acqua che monda e il balsamo che rende incorruttibili.
Vi guiderà sempre il Signore[324].
23Venite a Me. Ve ne esorto come Maestro. Ve ne prego come uno che vi ama perché vi amo e di un amore così grande che solo in Cielo potrete vederne l’immensità senza restarne schiacciati.
24E tu, piccola figlia del mio Cuore, va’ in pace. Poiché hai saputo amarmi fino all’estremo, ti ho confidato la Parola che più alta non ve ne è. Essa è in te come una stella chiusa nel tuo spirito e ti illumina con luce di pace e di vita.
25Resta ciò che sei e sii beata in Me. La mia Pace mette il suo balsamo su tutti i tuoi diversi modi di soffrire. Ti benedico e sono Gesù.»
165. Dimensione spirituale della sofferenza[325].
Sofferenza del Portavoce.
1Vedo tutta la giustizia del tuo operare, o mio Gesù, ma sento anche tutto il tormento di questo nuovo dolore. Come sono dolorosi certi “fiat”, amore mio!
2Penso che Tu sulla tua Croce vedevi, almeno la vedevi, la tua Mamma, e che io invece nella mia lunga agonia l’ho avuta così poco vicina, poco per cause giuste e poco per cause ingiuste, date dal suo modo di pensare. E sarò sola, in mano a estranei, nell’ora della morte. Penso che Tu hai pure assistito il tuo Padre putativo, ed io no. Perciò mi vien fatto di pensare che in questo non sono simile al Maestro, ma ho superato il Maestro con una sofferenza morale che Tu non hai avuto.
3E guardo a tua Madre che ha conosciuto questo dolore di non assistere suo padre e sua madre… Non dico neppure: e ha conosciuto quello di non averti vicino nell’ultima ora, perché penso che Tu sarai stato con Lei a renderle l’amoroso ministero di cullare il suo ultimo sonno come Lei ha cullato il tuo primo. Ma io non sono stata cullata dalla mamma nell’ora della nascita e sarò sola nella morte.
4Stàmmi vicino, Gesù. Non te l’ho mai chiesto di farti sentire, perché penso che è bello lasciarti libero di fare come più ti piace, ma ora te lo dico, ora te ne supplico perché non resisto al mio dolore così privo di conforti.
5Aiutami, Gesù! Aiutami a saper soffrire e a non impazzire, perché nella mia povera testa, tanto piena di sofferenza e di dolore morale, Tu sai meglio di me quello che può accadere. Prendimela fra le tue care mani, Gesù.
6Me lo hai promesso[326] di essermi madre, padre, oltre che fratello e sposo. L’ora di esserlo è giunta[327].
7Prendimi, perché Tu vedi quello che soffro…
Sofferenza e purgatorio[328].
Dice Gesù:
8«Non chiedo che di prenderla fra le mie mani, questa tua testa coronata di dolore e quel tuo cuore trapassato dal dolore.
9Io non vengo mai meno alle mie promesse. Sono con te e neppure ti dico: “Non piangere”, ma ti dico anzi: “Piangi fra le mie braccia”. Ci sono dolori che vogliono lacrime, ed Io non impedisco ciò che è giusto. Mai. Piangi e ascolta. Le lacrime si asciugheranno al calore delle mie parole.
10È vero che tu hai quello che Io non ho avuto: ossia la lontananza di tua madre. Ma pensa, figlia mia, che tu non sei innocente e che ella non è innocente. Io e mia Madre lo eravamo, eppure fummo uniti e divisi nella morte. Te l’ho detto[329] che il vedermi, alto sulla croce, era strazio su strazio per la Mamma mia. Ed eravamo gli Innocenti!
11Il soffrire tuo e il soffrire della tua[330] mamma non sono[331] senza scopo, Maria. Ti pare che il tuo Gesù possa fare cosa inutile? Ti può sorgere il sospetto che Egli, che ti ama tanto e ama la madre tua perché anche essa è una figlia della mia Redenzione, possa[332] dare dei dolori senza uno scopo santo? No, Maria. Non mi hai chiesto di avere tutte le misericordie per l’anima di tua madre? Ora sappi che il suo soffrire sulla terra, in questa lunga malattia, è per diminuire il suo espiare di là, sappi che il tuo soffrire ha lo stesso scopo.
Eroismo di fede e di generosità.
12Lo so che questo ti stritola. Ma se l’uliva non venisse franta, potrebbe dare l’olio che nutre, che sana e che consacra?
13Ho detto alla sorella di Lazzaro: “Chi crede in Me non morrà in eterno”[333]. Non tutti giungono ad avere quella fede in Me necessaria per avere sollecita risurrezione nella gloria del mio Paradiso.
14Ho bisogno che ci siano quelli che credono, non una ma sette volte credono, per coloro che credono tiepidamente, per dare ai tiepidi un ultimo bagliore di fede, e tanto assoluta, da farli apparire al mio cospetto rivestiti di questo estremo bagliore. Per gli operai dell’ultima ora vado mendicando eroismi di fede e di generosità che paghino per questi operai che sono privi di celeste moneta.
Spirituali elemosine.
15E, te l’ho già detto[334], la prima di queste spirituali elemosine va fatta a quelli del proprio sangue.
16Non ti ha mai detto “grazie” su questa terra, con la sua bocca mortale. Ma pensa alla tua gioia futura, quando sarà l’anima immortale di tua madre che ricongiungendosi ti dirà: “Grazie, Maria, per la vera vita che mi hai data”. Sarà come se tua madre nascesse da te, e per l’eternità.
17Lascia fra le mie mani il tuo cuore. Vorrei poterli avere tutti i vostri poveri cuori deboli, malati, feriti, dolorosi, per fortificarli, per guarirli, per sanarli, per consolarli.
18Se gli uomini mi dessero il loro cuore! Non vi sarebbe più il peccato sulla terra, non vi sarebbero più i vizi che vi fanno ammalare carne e spirito, non vi sarebbero più le crudeltà reciproche che feriscono, non vi sarebbe più quel dolore spasmodico di chi piange solo e incompreso. Sarebbe la salvezza del mondo il dare i vostri cuori a Me.
19Affidatemi i vostri affetti, i vostri interessi, le vostre speranze, i vostri dolori, figli che amo come Me stesso, così come vi ho insegnato. Vedete in Me non solo il Signore ma soprattutto l’Amico, il Fratello, Colui che vi ama di un amore perfetto come è perfetta la sua natura di Dio.
20Mia piccola discepola che soffri e ascolti, pensa che il tuo Maestro soffre più di te. Consoliamoci a vicenda. Io ti sono Tutto e ti tengo sul Cuore.»
166. Preparazione alla buona morte[335].
L’Autore di questa opera.
Dice Gesù:
1«Quando si è in due a portare una pena essa è più lieve. Io sono con te.
2Al mondo, questo non lasciarti quieta neppure in questa notte dolorosa, può parere una crudeltà. Ma lasciamo dire il mondo. Esso vede, giudica e parla male. La verità è un’altra e questa verità è anche una irrefutabile prova di chi è Colui che ti parla. Prova per gli infiniti Tommasi del giorno d’oggi che non sentono Me e la mia Voce nelle tue pagine.
3Solo Iddio giusto e santo può, in un’ora di dolore pari a questa, farti scrivere parole quali quelle che scriverai. Solo Iddio. E Io sono Quello.
Il martirio del cuore.
4Una delle cose che più stupivano il mondo pagano e facevano nuovi e sempre più numerosi proseliti alla Chiesa, erano la calma, la serenità, la fortezza dei martiri durante l’ora del martirio. Solo da Dio poteva venire questa incrollabile e serena pace. Ma il martirio del cuore non è meno atroce di quello della carne, e solo Dio può comunicare agli straziati nel cuore l’eroismo di una rassegnazione che è veramente la quarta frase del “Pater” vissuta con tutta la carne e l’anima, l’intelletto e lo spirito.
5Il mondo cieco potrà anche scambiare la tua calma eroica, dono del tuo Tutto, per indifferenza. Il mondo insudicia tutto quanto avvicina. Ma il sudicio non penetra in un blocco d’oro o di diamante. Vi si posa sopra e poi cade alla più piccola onda di pioggia o di vento.
6Lascia dunque che i ciechi del mondo non vedano. Gli altri, ai quali il mio Spirito è luce, leggono il mio Nome nel tuo coraggio di martirio. E tu, soffrendo con questo coraggio, sei più missionaria del tuo Gesù che non cento predicatori di parole non corroborate da un fatto.
Il Signore prepara il cuore.
7Vi è una mia parabola che ti presento in quest’ora. È quella del fico sterile[336]. Non piangere, Maria. Sai già a chi voglio alludere. Non piangere.
8Ho usato a tua madre le stesse cure del vignaiuolo per la pianta infingarda. Dammene lode, Maria, perché ho usato infinita misericordia all’anima che ti era tanto cara.
9La sua ora di giudizio era molto prima di ora. E sono venuto due volte nel corso di questi tuoi anni di dolore ad osservare questa pianta spirituale, che neppure il tuo pregare induceva a produrre frutti di vita eterna. E tutte e due le volte la scure era già nella mia Mano per abbattere quella vita che resisteva agli inviti della Grazia. 11E tutte e due le volte ho trattenuto il colpo per dar modo a quell’anima di non venire a Me nuda di opere buone, compiute con l’anima riconciliata con Me.
10Sono il Gesù misericordioso e avevo pietà di lei e di te che per lei ti struggevi.
11Ho predisposto i mezzi per un ultimo lavoro. Ho mandato un mio Servo[337] per compiere la mistica fertilizzazione di quell’anima attraverso il Sacramento, anzi i Sacramenti in cui il mio Sangue fluisce e la mia Carne si fa cibo per dare a voi salvezza, perdono e vita eterna.
Tutto compiuto.
12Ho tutto compiuto di quanto su quell’elemento si poteva compiere, per operare il miracolo di ornare di frutti quello spirito prossimo a presentarsi a Me. E tu mi hai aiutato.
13L’ho presa ora perché più di così non poteva dare e, lasciandola oltre, la ventata del sentimento umano avrebbe bruciato, col calore dei suoi risentimenti e dei suoi egoismi, i frutti provocati dal mio e dal tuo amore.
14Lei non t’ha detto “grazie”. Ma Io te lo dico per lei. E lei, ora, già te lo dice, perché la mia Luce le ha illuminato orizzonti che la sua umanità le velava.
15Figlia, non piangere. Il resto verrà poi. Continua a pregare e a soffrire per lei. E spera in Me.
16Va’ in pace, anima fedele. Io non ti abbandono. Sei fra le mie braccia che sono più dolci di quelle di tutte le madri.»
Cosa vuol dire aver fede in Gesù[338].
Vuol dire amare, sperare, vincere, possedere.
Dice Gesù:
17«Ho detto: “A chi crede in Me farò sgorgare in cuore fontane di vita eterna”[339]. Ma non faccio forse sin da questa vita sgorgare fontane di balsamo che medicano voi attossicati[340] dal dolore?
18Oh! venite a Me, voi tutti che piangete. Credete in Me, voi tutti che soffrite. Amatemi, voi tutti che siete derelitti.
19Come pane caduto in un barile di miele che lo penetra della sua dolcezza, sarà la vostra anima, che lotta e soffre sulla terra, se crede fermamente in Me.
20Credere in Me vuol dire amare, vuol dire sperare, vuol dire vincere. Credere in Me vuol dire possedere.
21Possedere quaggiù le armi per la lotta contro il Male che si avanza da tutte le parti e che cerca di abbattervi con mille tranelli, e vuol dire possedere nel mio Regno quel premio che è Me stesso per tutta l’eternità.»
167. Il Cibo che dà Vita eterna[341].
I morti in Cristo.
Dice Gesù:
1«O tu che piangi perché la separazione[342] ti è penosa e ti pare totale, pensa a ciò che ti dice Gesù. E vedrai che essa separazione non è totale e che il dolore diminuisce.
2Il mio apostolo[343] dice una parola ispirata alla quale solitamente vien dato significato riferentesi solo ai viventi della terra. Ma ne ha uno più ampio e profondo che Io svelo a voi tutti, figli che piangete, a voi tutti dolenti che soffrite per la morte di un vostro diletto.
3Colui o colei che ora son morti, non si nutrirono forse del Sangue mio e della Carne che s’è fatta pane agli uomini? E, se sene nutrirono, la virtù del Sangue e della Carne del vostro Salvatore non permane forse in essi anche oltre alla morte?
4E che fa la morte umana rispetto allo spirito sopraumano? Ha forse potere, la piccola morte, di separare da Me, che vivo eterno, parti delle mie membra, solo perché esse sono morte sulla terra? E voi non vivete forse in Me, costituendo quella parte del mio mistico Corpo che vive sulla terra?
Gli spiriti sono immortali.
5Non sono forse queste verità inoppugnabili? Sì, che lo sono.
6Sappiate, sappiate, o voi tutti che piangete per il dolore di un lutto recente, che colui che piangete non è morto, ma vive in Me. Sappiate che il medesimo Pane che vi ha sfamato l’anima mentre eravate uniti sulla terra, mantiene la vita e la comunione fra i vostri spiriti viventi quaggiù ed i trasumanati viventi in Me.
7Nulla può fare la piccola morte di male agli spiriti immortali. È la grande morte quella da temersi, quella che veramente vi toglie in eterno un vostro parente, un vostro coniuge, un vostro amico. La grande morte, ossia la dannazione dell’anima, la quale separa realmente da Me cellule del mio mistico Corpo cadute in preda delle cancrene di Satana.
Frutti eterni dell’Eucarestia.
8Ma per coloro che sono morti nel mio Nome e che hanno nutrito in sé la vita dello spirito con il Cibo eucaristico, che non perisce e che è sempre preservazione dalla morte eterna, no, per essi non c’è da piangere, ma da giubilare, perché essi sono usciti dal pericolo di morire per entrare nella Vita.
9Pensa, pensate che ben difficilmente chi s’è nutrito di Me può essere fratello di Giuda, simile a lui al quale il mio Pane non fu Vita ma Morte.
10A seconda della loro capacità di assimilazione spirituale, il mio Pane, ossia Me stesso fatto cibo per dare agli uomini la forza di conquistare il Cielo e la moneta per entrarvi, darà ad essi una più o meno sollecita entrata nel Regno della gloria, ma nel 99 per 100 dei casi dà sempre la salvezza dell’anima.
11Non piangete, perciò, genitori senza più figli, coniugi senza più consorti, orfani senza più genitori. Non piangete. Come alla madre del Vangelo, Io, che non mento mai, vi dico: “Non piangete”[344].
12Credete in Me: Io vi renderò l’essere che amate e ve lo renderò in un regno dove la triste morte della terra non ha accesso e dove l’orribile morte dello spirito non è più possibile.
13Non piangete. Su voi tutti scenda questa speranza che è fede e la mia benedizione.»
168. L’Eucarestia è segno
di risurrezione[345].
Basta un palpito d’amore per salvarsi.
Dice Gesù:
1«La mia Misericordia è così infinita che opera prodigi, di cui solo nell’altra vita vedrete la forza e la forma, per conquistare il maggior numero di anime alla Risurrezione della carne in Cristo.
2Io non voglio che voi, segnati del mio Nome, moriate in eterno. Io vi voglio risuscitare. Sono morto per potervi risuscitare. Ho spremuto il mio Sangue dalle mie carni come grappolo torchiato per potervi risuscitare. Le stille del mio Sangue sono in voi e anelano di tornare al Cuore dal quale sono provenute.
3Ripeto quanto ho detto ieri. Pochi sono coloro nei quali[346] il mio Sangue non dà quel minimo di meriti, non per colpa del Sangue ma della loro rispondenza ad Esso, capace di salvare l’anima. I Giuda non sono la massa, perché molte volte, dopo una vita infame vissuta da un corpo in cui l’anima fu tenuta schiava, si ha un trionfo dell’anima sulla materia col fatto che nell’ora estrema essa anima, sulle soglie della morte che libera lo spirito dalla carne, si volge a Dio di cui ha conservato un ricordo, e in Lui si rifugia.
4E credetemi: in verità basta un palpito d’amore, di confidenza e di pentimento, per far sì che il lavacro dei miei meriti scenda sul peccatore e lo porti in salvamento.
5La mia Giustizia non è la vostra, e la mia Pietà è molto diversa dalla vostra.
I salvati dall’Agnello immolato[347].
6Quando si vedrà il numero dei salvati dal mio Amore tutto misericordia, saranno proclamate le virtù dell’Agnello con voce di giubilo da tutti gli spiriti viventi nel suo Regno. Perché voi siete i salvati dall’Agnello che s’è fatto immolare per voi. E se coloro che hanno sempre vissuto in Lui e di Lui, sino al punto da non conoscere il senso, lo seguiranno cantando il cantico noto ad essi soltanto, i salvati dalla sua Misericordia, all’ultima ora terrena, prostrati in adorazione di amore, lo benediranno in eterno perché Egli è per essi doppiamente Salvatore. Salvatore di Giustizia e Salvatore d’Amore. Per la Giustizia è morto per mondarvi nel suo Sangue. Per l’Amore vi dà il suo Cuore aperto per accogliervi ancora bruttati di colpe e mondarvi fra l’incendio del suo amore quando, morendo, chiamate Lui che vi ama e che vi promette un Regno.»
169. Chi vive in Cristo non muore[348].
La morte non vi separa, se vivete nel Signore.
Dice Gesù:
1«Non rattristatevi, perciò, voi tutti che piangete. Confidate in Me ed affidate a Me le sorti dei vostri diletti.
2Il tempo della terra è breve, figli. Presto vi chiamerò dove la vita dura. Siate dunque santi per conseguire la vita eterna, dove già i vostri diletti vi attendono o dove vi raggiungeranno dopo la purgazione.
3La separazione attuale è breve come ora che presto passa. Dopo viene la ricongiunzione degli spiriti nella Luce e, in futuro, la beata risurrezione, per cui non solo gioirete dell’unione coi vostri amati, ma anche della visione di quei volti a voi cari e la cui scomparsa vi fa piangere come se un furto vi avesse derubato della gemma a voi più cara.
4Nulla è mutato, o figli. La morte non vi separa, se vivete nel Signore. Colui che è andato oltre la vita terrena non è separato da voi. Non lo può essere poiché vive in Me come voi vivete. Solo, per portarvi un paragone umano, è salito dalle membra inferiori a parti più alte e nobili, e vi ama perciò con più perfezione perché è ancor più unito a Me, e da Me prende perfezione. Solo i dannati sono “morti”. Solo essi. Ma gli altri “vivono”.
5Vivono, Maria. Capisci: vivono. Non piangere[349]. Prega. Presto verrò.
Al termine della vita terrena.
6L’operaio, come la sera cala, affretta il lavoro per terminare l’opera della sua giornata e andare poi contento al riposo dopo averne avuta degna mercede. Quando anche per una creatura cala la sera della vita della terra, occorre affrettare il lavoro per dare gli ultimi tocchi all’opera quasi terminata. E darli con gioia, pensando che prossimo è il riposo dopo tanta fatica e che la mercede sarà abbondante perché molto si lavorò.
7Io sono un Padrone che ben retribuisce. Io sono un Padre che ti attende[350] per premiarti. Io sono quello che ti ama e che ti ha sempre amata e sempre ti amerà. Non una delle tue lacrime m’è ignota e non una resterà senza premio. Sta’ sempre più in Me e non temere. Non temere che Io ti lasci sola. Anche quando non parlo, sono con te.
Chi vive in Cristo ha tutto.
8Sola tu? Oh! non lo dire! Hai con te il tuo Gesù, e dove è Gesù è tutto il Paradiso. Non sei sola. Maria non era sola nella casetta di Nazareth. Gli angeli erano intorno alla sua solitudine umana. Tu, Maria, non sei sola. Hai Me per Padre, hai Maria per Madre, hai i miei santi per fratelli e gli angeli per amici. Chi vive in Me ha tutto, figlia mia.
9Non ti dico: “Non piangere”. Ho pianto anche Io e ha pianto Maria. Ma ti dico: Non piangere di quel pianto umano che è negazione di fede e di speranza. Questo non lo piangere mai.
10Abbi fede non solo nelle grandi cose della Fede, ma anche nelle mie segrete parole. Sono mie, siine certa. E abbi speranza nelle mie promesse. Quando verrò a darti la Vita vedrai che coloro che hai pianto non li hai perduti. Perduto è colui che muore senza Gesù nel cuore.
11Tu resta in Gesù. In Lui troverai tutto di ciò che sospiri.
12Io asciugherò per sempre ogni lacrima dagli occhi tuoi così come ora consolo ogni tuo dolore, che non posso evitarti perché serve alla gloria del tuo Dio e tua.
13L’inverno della vita presto passa, colomba mia, e quando verrà la primavera eterna Io verrò per incoronarti di fiori levandoti le spine che portasti per mio amore.»
170. I predestinati[351].
I predestinati ad essere stelle illuminanti.
Dice Gesù:
1«Vi sono i venuti a Me per sorte comune e vi sono i predestinati ad essere qualcosa nel mio servizio.
2Fra i predestinati vi sono coloro che vissero da angeli fin dalla nascita e vi sono coloro che si fecero angeli, per amore, dopo essere stati uomini. Ma sono ugualmente i predestinati ad essere stelle illuminanti la via ai fratelli che vanno e che hanno bisogno di tante luci per andare.
3Io sono Luce. Luce potentissima. E dovrei bastare a guidare i popoli sul cammino che porta al Cielo. Ma gli uomini, i cui occhi troppo stanno curvi sul fango, non sopportano più la Luce assoluta. Non la possono più accogliere perché manca in essi lo spirituale esercizio della mente volta a Dio e la confidenza in Dio.
4I miseri uomini o sono da Me separati, e non mi guardano perché a Me non pensano, oppure sono schiacciati dalla loro piccola mentalità la quale fa vedere e pensare Iddio alla stregua loro. Perciò non umilmente, ma soltanto vilmente, dicono: “Sono troppo diverso da come Dio vuole sia l’uomo, e a Dio non posso alzare lo sguardo”.
5Oh! ciechi e stolti! Ma sono forse i sani che vanno dal medico? Ma sono forse i ricchi che vanno dal benefattore? No. Sono i malati e i poveri che ricorrono a chi li può aiutare. E voi siete poveri e malati ed Io sono il Signore e il Medico vostro.
6Inutilmente lo dico. Avete paura di Me. Non avete paura di peccare e di sposarvi con Satana, ma avete paura di guardare Me e accostarvi a Me.
7E allora, perché voi non moriate fuori della mia Via, vi do le stelle dalla luce mite che altro non sono che emanazioni di Me, parte di Me che viene a voi in maniera che non vi induca a stolto terrore. Io: Sole eterno, compenetro di Me i miei predestinati, ed essi raggiano fra voi la mia Luce e sprigionano correnti di attrazioni spirituali per attirarvi a Me che vi attendo sulle soglie dei cieli.
I predestinati sono fra i giusti e i generosi.
8Guai alla terra se venisse un giorno in cui l’occhio di Dio non potesse più scegliere fra i figli dell’uomo gli esseri predestinati ad essere i miei portatori di Luce e di Voce! Guai! Vorrebbe dire che fra i miliardi di uomini non vi è più un giusto e un generoso, poiché i predestinati sono fra i giusti che mai offesero Giustizia, e i generosi che hanno superato tutto, se stessi per primi, per servire Me.
9Tu sei fra questi, piccola creatura che vivi d’amore. Sei fra questi. Dopo tanto tormento hai capito che solo Io potevo esser per te quello che l’anima tua voleva, e sei venuta.
10Ma Io ti avevo scelta prima che tu fossi, per essere la voce della Voce di Gesù‑Maestro. Ho atteso quest’ora, Maria, con cuore di padre e di sposo, ti ho covata coi miei sguardi, attendendo paziente l’ora di dirti la mia Volontà e la mia Parola. Nulla m’era nascosto di quanto avresti fatto di men buono, ma anche nulla di quanto avresti osato dal momento in cui ti saresti gettata nella corrente dell’amore.
11“Tardi” dirai “ti manifestasti, o Signore”. Tardi. Avrei voluto fosse molto prima, figlia, ma ho dovuto lavorarti come fa l’orafo con l’oro greggio. Io ti ho formata due volte. Nel seno di tua madre per darti al mondo, ma poi nel seno mio per darti al Cielo e farti portatrice della mia Luce nel mondo. Sapevo quando saresti venuta e sapevo quando saresti stata adulta per servire. Dio non ha fretta poiché Dio sa tutto della vita dei suoi figli.
L’ora dell’evangelizzazione.
12L’ora è venuta in cui tu non sei più una donna, ma sei solo un’anima del tuo Signore, uno strumento, come tu hai detto. E quando lo scrivevi[352] non sapevi che il mio amore ti avrebbe usata così dopo tanti anni di prova. Ora va’, fa’, parla secondo il mio desiderio. Non dico: comando. Dico desiderio, perché si comanda a un suddito e si chiede all’amico, e tu sei l’amica mia.
13E non avere paura. Di nulla e di nessuno. Non le forze della terra e non le forze dell’inferno potranno nuocerti, poiché tu sei con Me. Quanto dici non è parola tua; è parola mia che Io metto sulle tue labbra perché tu la ridica ai sordi della terra. Quanto fai è forza mia che Io ti do per il bene di chi muore nell’inedia dello spirito.
14Non sei più la povera Maria, una debole donna, malata, sola, sconosciuta, soggetta ad insidie. Sei la mia discepola prediletta, ed Io ti giuro che anche se tutto il mondo si muovesse a farti guerra non potrebbe levarti ciò che ti ho dato, perché Io sono con te.
Le potenze anticristiane contro il cristianesimo[353].
15Hai capito bene. Il settentrione[354] sono i popoli che ora invadono o tentano invadere la terra cristiana per eccellenza: quella dove è Roma, sede della mia Chiesa. Punizione meritata dai prevaricatori che hanno curvato il capo, già segnato del mio segno, davanti agli idoli delle bugiarde potenze straniere che ora sono le prime a portare tormento.
16Dolore per gli onesti è quest’ora. Ma non voluto da Me. Fate che il dolore abbia ad avere un confine. Fatelo tornando a Me.
17Se le quattro forze del settentrione avessero ad allearsi contro di voi in un’orrida congiura di potenze tenebrose, la luce si spegnerebbe sul vostro suolo e il sangue dei martiri tornerebbe fresco per nuovo sangue gocciante su esso.
I piccoli evangelizzatore[355].
18Molto, molto, molto occorre pregare, figlia del mio amore. Non posso più chiederti altri sacrifici di affetti poiché sei nuda come Me sulla croce. Ma se fosse possibile te ne chiederei molti altri a questo scopo. Ti aiuterò; ma poiché ho bisogno di lacrime per acqua lustrale sull’Italia infangata, ti avverto che renderò acerba la tua pena, perché valga per molti lutti e per molti perdoni di Dio all’Italia.
Piccoli redentori.
19Di’ con Me: “Signore, per preservare l’Italia da nuove sciagure, e specie per quelle dello spirito, accetto di bere il calice del dolore. Resta con me, Signore, mentre consumo la mia Passione di piccola redentrice”, ed Io resterò sempre con te sino all’ora di portarti là dove la Passione cessa e ha inizio la gloriosa risurrezione in Me.»
171. Necessità di vivere in Grazia[356].
Quale bestiale irriflessione!
Dice Gesù:
1«Una delle imprudenze perniciosissime, e forse la più comune fra gli uomini, è quella del promettere senza riflettere. Quante promesse giurate[357] fanno gli uomini con irriflessione prima, e con leggerezza poi vengono da essi non mantenute! E quanto male ne viene al mondo!
2Sacri voti che non vengono osservati per negazione della creatura a quella vocazione seguita al suo primo presentarsi alla mente, scambiando per chiamata di Dio un sentimentalismo del cuore. Unioni matrimoniali mutate in sacrileghe disunioni perché davanti alla realtà della convivenza il più debole e irriflessivo dei due diviene spergiuro. Delusioni date ad amici che credevano alla vostra promessa. E, ciò che è più grave, turbamenti mondiali causati da imprudenze di governanti irriflessivi i quali, arbitri dei loro popoli, promettono in loro nome alleanze che poi sono un balzello di sangue per il loro popolo e per l’altrui, sia perché obbligano i sudditi a combattere per l’alleato, o sia perché, con spergiura audacia, infrangono la già stipulata alleanza, impossibile a sostenersi, e divengono nemici.
3Come può l’uomo, dotato di un’intelligenza superiore, dono diretto di Dio, agire con così bestiale irriflessione? Perché in lui si è lesa o spenta del tutto la forza dello spirito col peccato che leva la Grazia.
Zimbello della propria irriflessione.
4Guarda, Maria. Vediamo insieme l’episodio di Erode che fa decollare il cugino e precursore mio[358]. E vediamolo attraverso al mio modo di vedere, così diverso da quello degli uomini. Molto, dai pulpiti delle mie chiese, si parla di questo episodio. Ma, irriflessivi come lo stesso Erode, i commentatori si fermano al “Non lecito” e non traggono dall’episodio l’altro insegnamento, così utile alle anime.
5Dice Marco (cap. 6[359], v. 21‑27) come Erode fu lo zimbello della propria irriflessione. Egli, mosso da compiacimento sensuale, aveva giurato alla giovinetta di darle tutto quanto ella gli avesse richiesto. E dice l’evangelista che, quando seppe ciò che gli si richiedeva, ne fu rattristato, poiché in fondo Erode rispettava il cugino mio del quale aveva riconosciuto la eroica santità e l’intelligenza soprannaturale, alla quale ricorreva per esser illuminato. Ma promessa data va mantenuta, specie se promessa di re, data davanti a tutta la corte. E la testa del più santo fra gli uomini ‑ perché santificato avanti la nascita dall’abbraccio della Portatrice di Dio: la mia Madre santissima[360], piena di Spirito Santo ‑ cadde per stolto giuramento di re.
La “necessità” del vivere in grazia.
6Perché Erode poté fare questo? Perché la Grazia non era più in lui. Satana lo teneva in grazia del peccato. E quando Satana tiene un uomo, quell’uomo è cieco e sordo alle luci e alle voci dello Spirito di Dio, il quale è l’ispiratore delle azioni degli uomini e non consiglia che azioni di giustizia e santità.
7Vedete la necessità, dico “necessità”, del vivere in grazia?
8O uomini che vi affannate ad acquistare ed a conservare le ricchezze che periscono, come non vi affannate a conservare questa immensa ricchezza soprannaturale della Grazia in voi? Della Grazia che vi mantiene in contatto con Dio e vi nutre delle sue luci come nascituri nel seno di una madre, attraverso le fibre che uniscono a lei.
9E infatti voi siete dei nascituri alla Vita del Cielo. Non è questa la Vita, questa che vivete sulla terra nella giornata mortale. Questa è soltanto formazione del vostro essere futuro di vivente eterno. L’esistenza umana è la gestazione che vi forma per darvi alla Luce. Alla Luce vera, e non alla povera luce caliginosa di questa terra.
10Io vi porto in Me come madre che forma la sua creatura, vi circondo e riparo di Me stesso, vi nutro del mio alimento per farvi nascere immortali nell’ora di quella che voi chiamate “morte”, e altro non è che “passaggio”. Passaggio da una fase incompiuta alla compiutezza, dalla segregazione in limitato spazio alla libertà sconfinata, dalle tenebre alla Luce, dalle impedite carezze all’abbraccio assoluto dell’anima col suo Genitore.
Gestazione e nascita dei nuovi demoni.
11Questo è ciò che voi chiamate “morire”. Voi che, col vostro orgoglioso sapere, ancora non sapete dare il giusto nome alle cose, e come fanciulli di pochi anni chiamate le cose con nomi errati. Io vi voglio insegnare cosa è la “morte” e chi sono i “morti”.
12Morte è separarsi da Dio come nascituro che avanti tempo si separa dall’organo materno e putrefà nell’alveo che lo espelle con dolore. Morti sono coloro che, per essere così espulsi, non differiscono dalla spoglia di un animale che si disfà al sole e alla pioggia lungo una carraia della terra, oggetto di ribrezzo a chi la vede. Questo è ciò che è “morte”. Questo è ciò che è l’essere “morti”. Il peccato è la causa che vi separa da Dio e fa di voi una putrefacente carne corrotta, pasto di Satana che vi ha avvelenati per divorarvi, preda alla sua fame di divoratore di anime e di nemico di Dio, Creatore delle anime.
13Come poteva e come può lo Spirito di Luce e Carità essere guida a Erode e ai molti Erodi che sempre sono sulla terra quando il loro peccato li rende avulsi da Dio? In verità vi dico che base di tutti gli errori che si commettono sulla terra è il peccato che separa l’uomo dalla Grazia.
Nascita dei nuovi Cristi.
14Vivete in Grazia se non volete errare. Allora, come pargoli sostenuti dal velo della madre, voi camminate nelle vicende della terra e non cadete nei tranelli del mondo e del padrone del mondo, che ha rinnegato il Padrone santo e vero che è Iddio. Allora, come nascituri che si formano e crescono nel seno materno, voi raggiungete lo sviluppo completo per nascere alla Vita dei Cieli. Allora Io, Sangue tre volte santo, circolo in voi e vi nutro di Me, tanto che il Padre mio e vostro, stringendovi al seno, non distingue più il vostro essere di figli di Adamo e vi chiama “figli”. Figli come Me[361], il suo Verbo, perché il Sangue del Verbo è in voi e, abbracciando voi, il Padre Santo abbraccia il suo stesso Figlio, fatto uomo per darvi la Vita. Allora l’Eterno Spirito vi saluta, all’entrata nella Vita, con i suoi bagliori di Luce, perché riconosce in voi una parte di Sé che torna alla Sorgente divina da cui è scaturita.
15Oh! giorno santo e felice del vostro nascere al Cielo! Oh! giorno che il Dio Uno e Trino anela che venga per voi! Oh! beatitudine che ho preparata agli uomini!
16Sorgete, o miei diletti! La vita della terra è il tempo che vi dono per crescere alla Vita vera e, per quanto possa esser lungo e penoso, è attimo che fugge rispetto alla mia eternità. Eternità che vi prometto e che tengo in serbo per voi. Gioia che vi ho conquistata col mio dolore.
17Vivete in Me e di Me, figli che amo. La gioia che vi attende è smisurata come la gloria di Dio.»
172. La sapienza si trae dall’amare Dio con tutte le forze[362].
L’amore raffina le potenze dell’anima.
Dice Gesù:
1«Se temere il Signore è sapienza e fuggire il male è intelligenza, che sarà amare il Signore con tutte le potenze dell’essere? Sarà perfezione di sapienza e di intelligenza, perché l’amore è quello che raffina le potenze dell’animo a tale elevazione che porta di conseguenza alla perfezione in ogni campo.
Chi ama conosce la sapienza.
2Colui che ama ha conosciuto la vera sapienza in misura che non può essere aumentata perché è perfetta[363]. L’amore lo istruisce a comprendere e lo conduce ad ubbidire, l’amore lo preserva dal male, l’amore lo fa volare nella via del Bene. L’amore, il santo amore che Dio ha voluto come suo principale attributo ‑ Dio è amore ‑ è la scienza delle scienze perché vi fa maestri nella scienza che dà Vita: la scienza di conoscere Iddio.
Chi ama possiede la vera intelligenza.
3Colui che ama possiede la vera intelligenza. Dio non si divide da chi lo ama. Ora, se Dio è in voi, voi possedete in voi l’Intelligenza stessa, ed Essa vi comunica le sue luci, così come fiamma chiusa in un cristallo traspare e riscalda al di fuori.
L’amore indìa l’uomo.
4E Dio è fiamma che vive in voi quando voi lo amate. La vostra natura umana si indìa al contatto. L’uomo, animale dotato di ragione, cade come crisalide di farfalla e subentra il vero superuomo che non è quale lo crede il mondo: un povero superbo pieno di errori e di boria, ma un essere che, non ancora angelo e non più uomo, ha dell’uomo le lotte che dànno il merito e degli spiriti la libertà sopra il senso, la luminosità e la chiaroveggenza, per cui la Verità si disvela e Dio appare ‑ Padre e Signore ‑ nella sua sopressenziale Bellezza.
Beati coloro che amano Dio.
5Beati coloro che amano Iddio. Sette volte beati perché il loro amore è il compendio di tutte le fami, di tutte le seti mistiche, di tutte le virtù, d’ogni cosa, e ottiene loro il premio promesso ai nominati del discorso del monte[364]. Beati perché fin dalla terra vedono, godono di Dio, anticipo alla estasiante, eterna visione, che sarà la loro vita futura e che li attende nel Cielo.»
173. Termine della
perfezione
è l’amore[365].
L’estasi[366].
Dice Gesù:
1«Come mi devi chiamare? Quali sono i più dolci nomi? Ma quelli del Cantico dei Cantici, figlia e sposa del mio amore e del mio dolore.
2Tu dici che solo la preghiera e la mia parola ti calmano nel tuo presente soffrire. Sì, sei arrivata a questo che è il punto più alto di unione con Me che l’uomo possa raggiungere. È già estasi questa.
3Perché l’estasi non è soltanto il restare fuori dei sensi per la gioia del contemplare visioni di Paradiso. È estasi, e anche da un punto di vista spirituale, molto più profonda della prima, questo esser astratti dal dolore morale, oltre che da quello della vita materiale, ma senza perdere i sensi, dal parlare con Me o dall’udirmi parlare[367]. È più profonda perché è opera unicamente data dall’amore.
L’estasi contemplativa [368].
4L’estasi contemplativa è molto opera del Volere di Dio, che vuo1e che una sua creatura abbia la visione di cose celesti, o per maggiormente attrarla a Sé, o per premiarla del suo amore.
L’estasi di fusione[369].
5Questa estasi, invece, di fusione anziché di contemplazione, è opera compiuta di iniziativa dalla creatura innamorata, giunta a tale potenza d’amore da non poter nutrirsi, respirare, agire che coll’amore e nell’amore.
6È la “fusione”. È l’essere “due in uno”. Qualcosa che copia, con le proporzioni imposte dalla natura umana che per quanto trasumanata dall’amore è sempre umana, gli ineffabili, indescrivibili, accesissimi[370] atti che regolano i rapporti fra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, Tre che sono Uno, tre Amori che si cercano, si contemplano, si lodano a vicenda, avvolti e stretti in un unico gorgo d’amore incandescente che fa dei Tre distinti una Unità inscindibile.
7Canta il Gloria, Maria, che sei giunta alla somiglianza di Dio nel punto più difficile ed alto, e vi sei giunta col tuo amore che di più non può crescere, perché ora ami Dio con tutte le tue forze: il corpo e l’anima tua, e se valicassi[371] questo limite che hai raggiunto ne moriresti arsa dall’ardore.
L’amore totale[372].
L’amore è il termine della perfezione umana
8Vedi, anima mia, se il tuo Gesù ha ragione di dire che l’amore è il termine della perfezione umana? Rinunce, penitenze, monacazioni, sono nulla rispetto all’amore totale. Vi può essere un eremita penitente che è povero rispetto ad un vivente nella società che mi sappia amare totalmente, fino all’annichilimento dei suoi sentimenti in Me.
L’amore è superamento del dolore.
9Vedi, anima cara, se il tuo Maestro ha ragione quando dice che l’amore è superamento del dolore? Se non avessi amato così, credi tu, Maria mia, che avrei potuto sopportare la Passione? E credi tu che la Mamma mia e tua avrebbe potuto sopportare la sua? E che i martiri avrebbero resistito alle torture?
L’amore è la forza di Dio nell’anima.
10L’amore non ottunde il senso dolorifico dell’uomo, ma vi mescola un liquore di così corroborante dolcezza, che il più tremendo dei dolori diviene sopportabile alla creatura che lo soffre. Il liquore è la forza di Dio stesso che viene a voi con tutta la sua potenza, sono anzi le potenze di Dio che si precipitano in voi, attratte dal vostro amore, e annullano le fragilità vostre dandovi un vigore di lottatori celesti.
Dio vive nell’anima innamorata di Dio.
11Io, il Vittorioso, vi comunico la mia vittoria sulla debolezza della carne, del cuore, e sulla morte. Io vivo nell’anima innamorata con una unità inscindibile come, Uomo fra gli uomini, vissi in unità col Padre mio. Maria, l’Unita alla Trinità Santa, vi comunica la sua potenza d’amore che attrasse Dio in Lei dal profondo dei Cieli, e col suo sorriso vi insegna ad amare con la perfezione che fu sua.
12Vedi dunque, anima mia, a quali divine e eccelse potenze e somiglianze porta l’amore totale.
Missione di dolore e di luce.
Macerata d’amore.
13Io, che ti ho prescelta alla missione di dolore e di luce, voglio versare su te le onde dell’estasi d’amore. Te ne voglio saturare in modo che tu odori di Me, e ben più celestialmente che non la regina Ester dal capo intriso di profumi della terra per piacere al suo re. Io, nell’ora in cui diverrai regina del Regno che t’ho preparato e sposa ormai unita allo Sposo nella Reggia del Re dei re, voglio che tu sia macerata d’amore, ossia di Me stesso, al punto che di te non resti più nulla e sia Io, Io solo, che vivo in te.
Per la via dell’amore.
14Vieni. Seguimi. Sempre più da presso. Il tuo occhio non deve che cercare Me e il tuo udito esser teso ad udire Me. Il tuo gusto deve trovare insipido ogni cibo che non sia il mio, e il tuo tatto repellente ogni contatto che non sia il mio. L’odorato tuo deve gustare unicamente la fragranza del tuo Sposo, non più nascosto, ma che ti cammina avanti per segnarti la via che conduce alla beatitudine celeste.
Le nozze dell’anima con l’Amore.
15T’ho attirata e sempre più ti attirerò sprigionando onde di odori e di luci che ti rapiranno alle cose della terra. Sei mia. Ti ho voluta e ti ho. Ora ti tengo, e solo un tuo volere, che non verrà, potrebbe levarti a Me. Ma non verrà. Prima verrà la cosiddetta “morte”, ossia le nozze della tua anima con Me.
Ecco la piccola regina.
16Allora sarà gioia completa. Io ti prenderò per mano e davanti alla mia Corte dirò: “Ecco la mia piccola regina la cui veste fu intessuta di penitenze e ornata di lacrime, il cui serto è fatto d’amore. Ella s’è preparata a quest’ora con tanto dolore. Ora per lei il dolore è finito e viene l’amore libero e eterno del Cielo. Rallegratevi, o celesti abitatori, per questa nuova sorella che ha finito le lotte ed entra nella pace[373]”.»
Esperienza carismatica.
17Pregavo, questa mattina alle 5,30, e avevo fra le mani le preghiere di Suor Benigna Consolata[374]. Leggevo il punto: “Come si deve fare in stato d’aridità”. Tutti i giorni leggo un punto che rimane come pensiero religioso di tutta la giornata. Leggevo: “Chiamarlo coi più dolci nomi”, e ho chiesto a Gesù: “Quali sono i nomi più dolci per Te?”
18Mi ha risposto, istantaneamente, con le parole che ho scritto. Credo voglia parlarmi del Cantico dei cantici per portarmi alla vera incandescenza. Credo… perché delle volte cambia soggetto dopo un punto e a me non resta che andargli dietro.
19Creda, Padre[375], che ho pianto di dolcezza e mi sono sentita, anche materialmente, avvolgere e accendere di fiamme.
174. I diritti dell’anima e
il dovere della carne[376].
Mondo e carne levano il candore dell’anima
L’anima bruna[377].
Dice Gesù:
1«Anche tu, come la sposa dei Cantici, sei venuta a Me un po’ bruna. Rarissime sono le anime che, attratte dal mio amore, non vengano a Me un po’ brune. La vita del mondo leva quel candore di giglio che ha l’anima uscita dalle dimore del Cielo per scendere ad animare una carne nata da due amori fatti uno.
2È la terra, l’atmosfera della terra, non l’atmosfera astronomica creata dal Padre mio, ma l’atmosfera morale della terra ‑ quella creata da voi, che per essere stati avvelenati all’origine dallo Spirito del Male portate nel sangue germi di male inoculato[378] ai progenitori ‑ quella che offusca lo splendente candore su cui è solo una macchia che il mio Battesimo lava.
Il candore battesimale[379].
3Oh! fulgore dell’anima dopo il lavacro battesimale! Se vi fosse dato vedere quel luminoso candore, vedreste qualcosa da rapire i vostri sentimenti. Il giglio è opaco e la perla è grigia a confronto dell’anima avvolta nella luce battesimale. Essa è come quella dei due Primi avanti la seduzione di Satana, così come era quando il Padre a loro la infuse per farli a Lui somiglianti. E, in verità, l’anima rivestita dalla grazia battesimale è come uno specchio che riflette Dio, è un piccolo Dio che attende, amando, di tornare al Cielo dove il suo Amore creatore l’attende.
Levare il candore all’anima è deicidio.
4Se l’uomo riflettesse ‑ ed è per questo che la mia Bontà non calcola le colpe commesse avanti l’uso di ragione ‑ se l’uomo, ormai capace di distinguere il Bene dal Male ‑ e nota che gli istinti del senso si destano dopo l’uso di ragione; prima sono vivi solo gli istinti della vita che spingono il bambino a cercare la mammella o il cibo, il calore della madre o del sole, la mano della madre o il sostegno degli oggetti ‑ se l’uomo riflettesse a ciò che fa, a ciò che perde facendo, a quale delitto, a quale furto giunge levando alla sua anima il suo candore battesimale, quale sacrilegio compie profanando in sé la vera immagine di Dio: Spirito di Grazia, di Bellezza, di Bontà, di Purezza, di Carità infinita; se riflettesse al deicidio che compie uccidendo la sua anima, oh! no! l’uomo, essere dotato di ragione, non peccherebbe. Ma l’uomo è un re stolto che disperde con la sua volontà malata i tesori del suo regno e mette in repentaglio il possesso del suo regno stesso.
5E, nota Maria, non parlo in mio Nome. Non dico che peccando offendete Me che sono morto per voi. Parlo solo difendendo gli interessi ed i sentimenti del Padre mio che vi ha creati simili a Lui, che vi ama di una perfezione d’amore paterno, e che l’uomo insulta col suo disamore e defrauda nelle sue speranze, che sono quelle di potervi stringere al seno nel giorno del vostro entrare nella Vita.
L’anima ha diritti superiori alla carne[380].
6Poche sono le anime che non vengano a Dio un po’ brune, fatte brune dalle conseguenze della vita che non hanno saputo condurre con quella santa e attenta riflessione che ci vorrebbe per rispetto all’anima che ha diritti superiori alla carne.
L’idolatria della carne.
7Voi vi ricordate molto dei diritti della carne, cosa che muore e che solo essendo vissuta ancella dello spirito, e non padrona dello spirito, può divenire, a suo tempo, abitatrice nella reggia dei Cieli. Vi preoccupate della vostra estetica, della vostra salute fisica, di prolungare la vita sulla terra il più possibile. Ma non vi preoccupate della vostra anima, di conservarla bella, di renderla sempre più ornata per aggiungere alla sua bellezza creata da Dio le gemme conquistate dalla vostra volontà di figli pensosi del Padre, al quale vogliono tornare arricchiti di meriti: veri gioielli, vere ricchezze che non periscono in eterno. Vi preoccupate della salute fisica, ma non vegliate a preservare dalle malattie spirituali la vostra anima. Vi preoccupate di protrarre ciò che chiamate “vivere” e che sarebbe più giusto chiamare “attendere”, e non vi preoccupate di attendere in modo da conquistarvi la Vita vera che non perisce più.
8Di tutto vi preoccupate in questo periodo oscuro, che vi pare tanto luminoso, della vostra sosta sulla terra ‑ e che già ti ho spiegato[381] essere simile ad una gestazione per esser dati alla Luce, alla Vita ‑ e guardate con orrore alla fossa, buco buio dove questo vostro corpo che amate, da quegli idolatri che siete, torna alla verità della sua origine: fango. Fango da cui si sprigiona una fiamma, una luce: l’anima.
9Ecco ciò che dà pregio al corpo, o uomini stolti. L’anima che è il dono di Dio, lo spirito che è manifestazione di Dio, e che ha un pregio davanti al quale quelli della carne sono un nulla spregevole.
Il dovere della carne: morire[382]
L’anima uccisa dalla carne e dal mondo.
10Ma come potete voi, che vi dite cristiani, non ricordare le parole del Cristo, del Verbo, della Verità? Non ho detto Io: “Colui che vorrà salvare la sua vita la perderà, e chi la perderà per amor mio la salverà”?[383] Non ho Io detto: “E che giova all’uomo guadagnare il mondo se perde la sua anima? Che darà l’uomo in cambio della sua anima?”?[384] Non ho forse detto: “Il granello di frumento caduto se non muore non fa frutto, ma se muore produce molto frutto”?[385] E tutto ciò non vi ha aperto gli occhi dello spirito?
L’anima sepolta sotto le pietre della carnalità
11Ma già, come può il vostro spirito aprire gli occhi se voi lo avete sepolto sotto le pietre della vostra carnalità? Esso è come martire lapidato. Con la differenza che nel martire lapidato morirà la carne e lo spirito entrerà nella gloria, mentre invece voi lapidate il vostro spirito e lo defraudate della Luce qui e nella Vita vera.
L’anima condannata al buio eterno.
12E avete paura del buio della tomba per la vostra carne ormai insensibile come zolla di fango! Di ciò avete paura. Sì. Ma non avete orrore di condannare al buio eterno ciò che in voi è luce e che anela alla Luce infinita. Lo spirito vostro. E non pensate che voi, cercatori assetati di ricchezze, perdete la ricchezza vera. E non pensate, voi affamati di vita, che vi date la Morte. La morte che non muore: la morte dello spirito.
L’anima consegnata in mano a Satana.
13Voi spegnete voi stessi nella vostra immortalità di cittadini celesti. Anzi fate peggio ancora: date la vostra luce in mano a Satana perché ne faccia un chiarore tenebroso nel suo Regno di Tenebre. Oh! profanatori! Peggio che se con le vostre demoniache scoperte, volte al male, riusciste a svellere delle stelle dal mio firmamento e spegnerne la luce di diamante vivo in una palude putrida.
Fate morire la carne, non l’anima.
Sappiate far morire la carne.
14Sappiate far morire la carne, e non l’anima, per germinare in spiga eterna. La vostra posterità sulla terra è sempre labile. I secoli hanno distrutto schiatte che parevano immortali e di loro non sopravvive che il ricordo, e di molte neppur quello. Ma ciò che fate nello spirito non muore. Anche in paragone alla terra non muore. Guardate ai miei santi. Passano i secoli ed il culto resta per essi così come il primo giorno.
Lavorate per la gloria di Dio.
15E poi non lavorate mai per la gloria d’esser conosciuti sugli altari. Ciò è ancora umanità e il vero santo ad essa non pensa. Egli pensa solo ad aumentare il giubilo di Dio con aggiungere nei prati eterni un nuovo fiore di splendore, e ad accontentare la sua anima che grida e si agita in lui per la sua sete di possedere completamente Iddio.
Due amori che si cercano.
16Siamo due seti che si anelano, siamo due amori che si cercano. Anima e Dio, Dio e anima: ecco i due perenni amatori. Perché defraudare Dio e l’anima del loro fine che è l’unirsi, oltre il giorno terreno, nella eterna dimora?
Riparo intorno all’ardere della umanità.
Le tre pioli della tenda di riparo.
17Io, la Pietà perfetta, non guardo se venite a Me “un po’ bruni” dai riverberi del sole terreno delle tendenze vostre. Voglio solo che lottiate perché il sole bruciante della carnalità non vi renda irriconoscibili al mio sguardo e repellenti al mio occhio.
18Mettete un riparo intorno al troppo pericoloso ardere della umanità: sia questo dato dalla vostra assidua attenzione, dalla vostra volontà di esser buoni, dal vostro desiderio di piacermi. Mi basta questo. E se questo fate, fate già tutto, perché attenzione, volontà, desiderio, sono come tre pioli su cui si tende la tenda che preserva un cuore da ciò che può disgustare Iddio.
19Ché, se poi una subitanea bufera scatenata da Satana, invidioso di Dio, strappa il riparo e permette ai nembi e ai raggi di sporcarvi e di scurirvi, Io, che vedo e so, non ve ne accuso, ma vi giustifico e accorro in vostro aiuto.
Il migliore riparo il Salvatore stesso.
20Allora sono Io che mi fo riparo a voi, poveri figli. Vi stringo al seno e vi dico: “Non piangete. Vi compatisco. Sono qui per mondarvi, per aiutarvi. Venite. Il Dio di amore vi dà il suo Sangue per pulirvi dal fango e il suo Cuore per asilo sicuro. Venite, uomini che Satana insidia. Vicino a Me Satana non viene. Alzate la testa verso Iddio. 24Non vi avvilite. Ho voluto esser tentato per provare, come uomo, ciò che è la seduzione di Satana e compatirvi, non con mente di Dio, ma con esperienza di uomo, nelle vostre tentazioni. Non vi avvilite. Mi basta che non vogliate peccare. Mi basta che non disperiate dopo il peccato. La prima cosa offende Me: Dio. La seconda offende Me: Salvatore. Non bisogna mai dubitare del vostro Salvatore. Mai. A chi ha fede nella potenza del Salvatore è riserbato ogni perdono. Ve lo dico Io che sono la Verità”.
Il Salvatore è madre, padre, fratello, sposo.
21Vedi, piccola Maria, quanto c’è da dire su una semplice frase del Cantico[386]? E senti come il tuo soffrire è cessato? No. Non l’hai perduta una mamma[387]. Ci sono Io[388] che ti cullo e ti canto le ninne‑nanne più sublimi per consolare il tuo cuore che piange. Ci sono Io che ti tengo per mano e ti faccio passeggiare con Me nei giardini eterni. L’ho promesso[389] e lo mantengo. Ti sono madre e padre, oltre che fratello e sposo. Alla tua mamma penso Io: Redentore. A te penso Io: Amore.
22Va’ in pace. Io sono sempre con te.»
175. Sulle orme del Maestro[390].
Desiderio di un Dio.
Dice Gesù:
1«Che Io sia con te è atto di bontà mia. Desiderio di un Dio di amore è questo di stare con le sue creature, e quando le creature non lo cacciano con il loro tradimento Iddio non si allontana. In certi casi, e per speciali rispondenze dell’anima, la vicinanza è più sensibile.
2Ma guai se l’anima che gode della benedizione della presenza sensibile di Dio cadesse in peccato di superbia. Perderebbe subito Dio perché Dio non è dove è superbia. Più è grande l’umiltà della creatura e più in essa scende Iddio. Maria ebbe Dio in sé, non solo spiritualmente ma come Carne viva, perché raggiunse il vertice della umiltà santa.
3Ma se Dio desidera stare con le sue creature, le creature dovrebbero desiderare di stare con Dio.
Le divagazioni delle anime.
4Troppe sono le divagazioni delle anime! Corrono dietro agli interessi umani, si sperdono su piste di umano piacere, si sviano dietro a bugiarde dottrine, si abbagliano in troppi miraggi di scienza umana. Giunge la sera della loro vita e si trovano così lontane da Me! Stanche, nauseate, corrose, non hanno più forza di accostarsi al Signore. Già è molto se resta in loro un residuo di nostalgie celesti e di ricordi di Fede che fa loro gettare il grido degli antichi lebbrosi: “Gesù, abbi pietà di me”[391].
5È il grido che salva, perché non si chiama mai inutilmente il mio Nome. Io, che veglio in attesa d’esser chiamato, accorro presso chi mi invoca e per il mio Nome, davanti al cui suono tremano di gioia i Cieli e di terrore gli abissi, opero il miracolo.
6Ma non bisognerebbe, o figli disamorati e imprudenti, venire a Me soltanto all’ultima ora. E sapete voi in anticipo se avrete tempo e modo di chiamare Me? E sapete voi se Satana, con ultima astuzia, vi giuocherà l’ultimo inganno per nascondervi l’appressarsi della morte, onde far sì che essa vi colga come ladro che giunge improvviso?
Conseguenze del sistema superbo.
7Il mondo è pieno di morti improvvise. Sono uno dei prodotti della vostra maniera di esistere. Avete moltiplicato il piacere e la morte, avete moltiplicato il sapere e la morte.
8Il primo vi conduce alla morte, e non soltanto voi che peccate, ma anche i figli e i figli dei vostri figli, così come voi scontate i peccati dei padri dei vostri padri, attraverso le conseguenze delle vostre libidini e delle vostre crapule.
9Il secondo vi conduce alla morte attraverso al vostro cosiddetto “progresso”, del quale tre quarti è opera dell’insegnamento di Satana, perché frutto del vostro progredire sono le opere ed i mezzi di raffinata distruzione che voi create, e l’altro quarto è dato da un eccessivo amore delle comodità, sotto il quale si cela, oltre che l’epicureismo, anche l’antica superbia di voler emulare Iddio nella velocità, nel volo, e in altre cose superiori all’uomo e male usate dall’uomo. Ché se Salomone trovò che chi aumenta il sapere aumenta il dolore[392], e lo trovò allora, che si dovrebbe dire adesso che avete ridotto il mondo un caos di sapere dal quale manca il freno della legge di Dio e della carità?
L’universo obbedisce ad una legge di amore verso Dio.
10Tanto avreste dovuto da studiare senza lambiccarvi la mente in astruserie dannose o dietro opere omicide. Nel mio Universo sono pagine sterminate nelle quali l’occhio dell’uomo poteva, e Io avrei voluto così fosse, leggere soprannaturali insegnamenti e leggi di bellezza e bontà. Io l’ho creato, Io, Dio Uno e Trino, quest’universo che vi circonda, e in esso non ho messo del male per voi.
11Tutto nell’universo obbedisce ad una legge di amore verso Dio e verso l’uomo. Ma voi, dal corso ordinato degli astri, dal succedersi delle stagioni, dal fruttificare del suolo, non imparate nulla. Nulla che serva a conquistare i Cieli. Unici che non ubbidite, siete il disordine dell’Universo. E il vostro disordine pagate con rovine continue, in cui perite come greggi impazzite che si precipitano giù da un burrone in torrente mugghiante.
Regolarsi in proporzione all’amore di Gesù per noi.
12Miseri uomini che avete ottuso lo spirito sotto al peccato; ottuso al punto da non sapere più capire l’armonia delle cose universali, le quali cantano tutte le lodi del Dio Creatore e parlano di Lui, e a Lui ubbidiscono con un amore che inutilmente Io cerco nell’uomo.
13Lasciate il vagolare vano dietro a tanto umano sapere, e tante umane fami. E venite a Me.
14La mia Croce c’è per qualche cosa, così ben alta sul mondo. 16Guardatela questa croce dove un Dio si immola per voi e, se avete viscere d’uomini e non di bruti, regolatevi in proporzione al mio amore per voi.
15Io non vi ho dato la mia vita perché voi continuaste a perdere la vostra. Io ve l’ho data per darvi la Vita. Ma voi dovete volerla avere questa vita eterna e agire di conseguenza, e non emulare gli animali più immondi vivendo nel pantano.
16Ricordatevi di possedere uno spirito. Ricordatevi che lo spirito è eterno. 19Ricordatevi che per il vostro spirito è morto un Dio. Avete tanta paura di un malanno che poco dura, e non temete l’orrore della dannazione i cui tormenti non hanno termine.
17Tornate sulla via della Vita, poveri figli. Ve ne scongiura Colui che vi ama.
18E a te, che ascolti e scrivi, insegno, perché tu lo insegni ai fratelli, il modo sicuro di venire a Me.
Sulle orme del Maestro.
19Imitare il Maestro in ogni cosa. Ecco il segreto che salva. Se Egli prega, pregare. Se Egli opera, operare. Se Egli si sacrifica, sacrificarsi. Nessun discepolo è da più del Maestro e diverso dal Maestro[393]. E nessun figlio è dissimile al genitore, se è buon figlio.
20Non hai mai notato come i bambini amino imitare il padre loro negli atti, nelle parole, nel camminare? Mettono i loro piccoli piedi sulle orme paterne e pare loro di divenire degli adulti nel fare ciò, perché imitare il padre che amano è per loro raggiungere la perfezione.
21Maria mia, fa’ come quei piccini. Fallo sempre. Segui le orme del tuo Gesù. Sono orme sanguinose, perché il tuo Gesù è ferito per amore degli uomini. Anche tu, per amore di essi, sanguina da mille ferite. In cielo si muteranno in gemme, perché saranno tante testimonianze della tua carità, e la carità è la gemma del Cielo.
22Conducimi le anime. Sono riottose come capretti. Ma se tu le attiri con dolcezza esse si piegheranno. Esser dolci fra tanto amaro che il prossimo distilla continuamente, è cosa difficile. Ma occorre filtrare tutto attraverso l’amore di Me. Occorre pensare che, per ogni anima che viene a Me, il mio giubilo è grande e mi fa dimenticare le amarezze che continuamente l’uomo mi dà. Occorre pensare che la Giustizia è molto irritata e che occorre esser più che mai vittime redentrici per placarla.
23Io non voglio che tu mi segua solo con amore. Voglio che tu mi segua anche con dolore. Io ho sofferto per salvare il mondo. Il mondo ha bisogno di sofferenza per essere salvato ancora.
24Questa dottrina, che il mondo non vuole conoscere, è vera. Bisogna usare tutti i mezzi per salvare l’umanità che muore. Il sacrificio nascosto e la palese dolcezza sono due armi per vincere questa lotta della quale Io ti darò premio.
25Come il tuo Signore, sii eroica nella carità, eroica nel sacrificio, dolce nelle prove, dolce verso i fratelli. Prenderai allora il volto e la veste del tuo Re, come un limpido specchio rifletterai il mio Volto.
26Bisogna sapere imitare Maria che portava fra la gente il Cristo: Salute del mondo.»
176. Gli amorosi rapporti
fra Dio e l’anima[394].
I doni dello Sposo.
Dice Gesù:
1«Parlo a te per tutti, per spiegare gli amorosi rapporti fra Dio e l’anima.
2Non per vano modo di dire sono chiamato “sposo” delle anime vostre. Vi ho sposate con rito di dolore e vi ho dato per dote il mio Sangue, poiché siete così povere, da voi stesse, che sareste state un disdoro per la dimora del Re. Nel Regno del Padre mio non entrano coloro che sono denudati da ogni veste[395]. Io vi ho tessuto la veste nuziale[396] e l’ho tinta di porpora divina per renderla ancora più bella agli occhi del Padre mio; Io vi ho incoronati del mio serto, perché chi regna porta corona, e vi ho dato il mio scettro.
3Veramente ciò avrei voluto darlo a tutte le anime, ma infinite hanno spregiato il mio dono. Hanno preferito le vesti, le corone e gli scettri della terra, la cui durata è così relativa e la cui efficacia così nulla rispetto alle leggi dello spirito.
4Onori, ricchezze, glorie, Io non le maledico. Dico solo che non sono fine a sé stesse, ma sono mezzi per conquistare il vero fine: la vita eterna. Bisogna usarne, se la vostra missione di uomini ve le affida[397], con cuore e mente pieni di Dio, facendo di queste ricchezze ingiuste non ragione di rovina ma di vittoria.
La povertà di spirito.
5Esser poveri di spirito[398], guadagnare il Cielo con le ricchezze ingiuste[399]: ecco due frasi che capite poco.
6Poveri di spirito vuol dire non avere attaccamento a ciò che è terreno; vuol dire essere liberi e sciolti da ciò che è veste pomposa, come umili pellegrini che vanno verso la mèta godendo degli aiuti che la Provvidenza elargisce. Ma non godendone con superbia e avarizia, ma sibbene come gli uccelli dell’aria, che beccano contenti i granelli che il loro Creatore sparge per i loro piccoli corpi e poi cantano di gratitudine, tanto[400] sono grati della piumosa veste che li ripara, e di più non cercano, e non si rammaricano con ira se un giorno il cibo è scarso e l’acqua del cielo bagna nidi e penne, ma sperano pazienti in Chi non li può abbandonare.
7Poveri di spirito vuol dire vivere dove Dio vi ha posti, ma coll’animo staccato dalle cose delta terra e unicamente preoccupato di conquistare il Cielo.
8Quanti re, quanti potenti in ricchezze della terra furono “poveri di spirito” e conquistarono il Cielo, usando la forza per domare l’umano che in loro si agitava verso le glorie labili, e quanti poveri della terra non sono tali perché, pur non possedendo ricchezze, le hanno anelate con invidia, e molte volte hanno ucciso lo spirito vendendosi a Satana per una borsa di denaro, per una veste di potere, per una tavola sempre imbandita di ciò che serve a formare il cibo per i vermi della putredine della tomba!
Le ricchezze ingiuste.
9Guadagnare il Cielo con le ricchezze ingiuste vuol dire esercitare carità di ogni forma nelle glorie della terra.
10Matteo, il pubblicano, ha saputo fare delle ricchezze ingiuste scala per penetrare in Cielo[401]. Maria[402], la peccatrice, ha saputo, rinunciando agli artifizi con cui rendeva più seducente la sua carne e usandoli per i poveri di Cristo, cominciando da Cristo stesso, santificare quelle ricchezze di peccato. Nei secoli, cristiani molti di numero, pochi rispetto alla massa, hanno saputo fare delle ricchezze e del potere la loro arma di santità. Sono quelli che hanno capito Me. Ma sono così pochi!
11La mia veste, la veste che vi dono, è quella che Io ho bagnata col mio Sangue durante l’agonia spirituale, morale e fisica, che va dal Getsemani al Golgota. La mia corona è quella di spine e il mio scettro è la croce.
12Ma chi vuole questi monili di Cristo? Solo i veri amatori miei. E quelli li disposo con rito di alta carità. Quando sarà finito il tempo della terra, per ogni mio singolo amatore Io verrò, fulgido, ad introdurli nella gloria.
L’avvento dello Sposo.
13Verrò, Maria, verrò. Per ora è il tempo del reciproco desiderio. Perché, per quanto Io possa essere presso a te, anche sensibilmente, sono sempre come amante che gira intorno alle muraglie che gli impediscono di penetrare dall’amata. Il tuo spirito si affaccia da ogni spiraglio per vedere Me e getta il suo grido d’amore. Ma la carne lo tiene prigioniero. Se anche Io forzando la carne entro, poiché sono il Padrone del miracolo, sono sempre contatti fugaci e relativi.
14Non posso prenderti con Me. Ucciderei la tua carne, ed essa ha ancora un oggi e un domani di utilità per la causa mia. Ancora tutto non è compiuto del tuo lavoro[403] e Io solo so quando fermerò per te l’ora terrena che scorre.
15Ma allora verrò. Oh! come, anima che desideri uscire dalla terra ostile, come ti sembrerà bello il Cielo! E come, confrontandoli coi presenti, ti parranno accesi gli abbracci dell’Amore!
16Tu dici che è cessata per te l’ansia per le vicissitudini che potevano, in questi tempi di sventura, turbare gli ultimi giorni della mamma tua, e che ciò mette nel tuo soffrire di orfana una vena di pace. Ma pensa quando potrai dire a te stessa che è cessata per te ogni ansia e ogni pericolo e nulla più potrà separarti dal tuo Signore!
17Ama con un superamento di forze, poiché Io ti ho amata e ti amo con un superamento di misura.
Tempo del fidanzamento.
18La mia Carità ti ha lavata e vestita per non vedere la tua nudità su cui erano molte ombre di polvere umana. Tutto la mia Carità ha predisposto per il tuo bene immortale.
19Agli occhi del mondo può apparire che la mia mano si sia aggravata su te. Ma il mondo è uno stolto che non sa vedere le verità soprannaturali.
20Tu sei stata sempre amata di un amore di predilezione da Me. Come giardiniere che ha creato un nuovo fiore da un ruvido arbusto sino allora privo di corolle e ne è geloso come di un tesoro, Io ho vegliato e veglio su di te. Mi hai detto che sono di una prepotenza gelosa. È ciò che faccio coi prediletti che serbo a Me soltanto.
21E se ho fatto il deserto intorno a te, è perché ho voluto metterti nella condizione di non avere altro luogo di attrazione che non sia il Cielo. Là, nell’altra vita, è tutto ciò che amasti con tanta forza umana. Ora più niente hai sulla terra e sei come un uccello imprigionato che, attraverso le sbarre della gabbia, guarda il cielo dove i suoi compagni sono liberi e felici, e sta presso la porticciola in attesa che venga socchiusa per prendere il volo.
22Verrò, sta’ certa. Anche la nostalgia presente serve ad ornare il tuo diadema. Sii costante e paziente. Come un bimbo che sa la mamma vicina, riposa senz’ansie sull’amore del tuo Gesù. Egli non ti perde di vista, non ti lascia, non ti dimentica. Ha più ansia di te di pronunciare la parola che libera lo spirito e lo introduce nel Regno. Dopo tanto gelo, dopo tanto spogliamento, dopo tanto pianto, verrò per darti il mio Sole, per rivestirti di fiori eterni, per asciugare ogni tuo pianto.
23Tu che hai avuto una visione della Luce che empie i Cieli[404], pensa cosa sarà entrare in essa, presa per mano dal tuo Re. Se uno spiraglio socchiuso appena su quel Regno di Luce e appena intravisto permane in te con un ricordo che ti empie di letizia, pensa cosa sarà quando la Luce sarà il tuo possesso. Allora, e non più con le limitazioni di ora, Io vivrò in te e tu in Me, e come la sposa del Cantico potrai dire che il tuo Gesù è tuo e tu di Lui.
30Per ora chiamami con ogni tuo affetto. Se son presso non[405] conta. Amo sentirmi chiamare e più sono chiamato e più presto vengo, perché non so resistere alla voce dell’amore.
La primavera dell’amore.
31Prima che venga la sera dell’età verrò. Non ritornerò, perché sei tu che sei tornata a Me e non Io a te, che non ho mai lasciata. 31Verrò. Me ne stavo come un povero nell’ombra attendendo che tu mi dessi[406] il cuore, me ne aprissi[407] la porta e mi facessi entrare da Re e Sposo in te. Ma ora verrò. Verrò per gli sponsali. Sta per cessare il tempo del fidanzamento mortale e per iniziarsi il rito delle nozze eterne.
32Pochi ritocchi ancora ho da darti, o mia vigna, per farti bella del tutto agli occhi miei. Non gemere se le cesoie fanno male. Quando è tempo di potare è segno che è primavera. E nel tempo di primavera verrò perché è il tempo degli amori. L’anima entra nella primavera quando per lei cessa l’inverno mortale e comincia la letizia nel giardino di Dio.»
177. L’amore e la notte oscura dell’anima[408].
Oppressione, signoria e martirio.
L’oppressione della carne[409].
Dice Gesù:
1«Ti ho detto[410] che i libri della Sapienza vanno sempre letti con riferimenti sopra‑umani.
2Proprio l’opposto di quello che fa il mondo, e la scienza del mondo, la quale non sa elevare sé al livello soprannaturale, ma si sforza di abbassare il soprannaturale delle cose al suo livello terreno. In questa maniera, dalle pagine ispirate coglie il senso artistico, sente e nota la poesia e la musica, tutto quanto, insomma, carezza i suoi sentimenti umani, ma non si industria di aprire le porte oltre le quali è rinserrato il suo spirito, che essa umanità nega o dimentica di possedere tanto di esso non si cura.
3E lo spirito, oppresso come schiavo in buia galera, non riceve il riflesso ‑ dico “riflesso” perché il raggio non scende attraverso le strette muraglie della superbia e della lussuria umana – non riceve neppure il riflesso del sole della Sapienza raggiante per tutti e per lui, sepolto nel pozzo oscuro dell’indifferenza al soprannaturale, così lontano; non riceve neppure la più lontana onda di quel riflesso di luce, la più lontana vibrazione di quell’armonia che non è fatta di sole parole ma di significati eccelsi, e sempre più si inebetisce in una segregazione delittuosa.
4Poveri spiriti chiusi in esseri dominati dalla triplice sensualità della carne! Quando una parola soprannaturale valica la loro prigione, come eco venuta da lontano, hanno un soprassalto, e tentano uno sforzo per farsi udire dalla carne che li opprime. Ma sono conati vani di un debole oppresso da un gigante.
La signoria dello spirito[411].
5Per intendere la Parola quale essa è, e per rendere lo spirito quale dovrebbe essere: signore della carne e non schiavo, l’umanità dovrebbe mettere la scure al piede di interi boschi, e abbattere gli alberi malvagi, piantati dall’imprudenza di alcuni o dal loro ribelle pensiero e lasciati crescere liberamente, anzi: aiutati nel crescere da altri imprudenti ed altri ribelli alla legge del Signore. Dovrebbe far questo l’umanità e fare luce. Permettere alla Luce di scendere dall’alto dei Cieli sui prati della terra dove, come erba che passa, voi spuntate, fiorite e cadete in breve ora. E beati quelli che fioriscono in maniera da esser degni del trapianto nel mio Paradiso.
6Questi sono coloro per i quali non è spenta e preclusa la luce dello spirito. Sono i forti che sanno resistere alle correnti umane. Sono i fedeli che sanno credere anche contro le asserzioni umane. Sono i sicuri che sanno continuare a sentire il Sole anche oltre le ombre create dall’uomo, e nulla li leva da questa loro certezza. Come ago sensibile di bussola si orientano verso la Luce, come uccelli migratori seguono il loro Sole. Sanno lasciare case e parenti per venire al Sole dell’anima loro.
I santi martiri dell’amore[412].
7E non alludo, Maria, a chi entra in monastero. Vi sono creature che vivendo nella famiglia la “lasciano per amor mio” più che se si mettessero oltre la duplice grata di un monastero. Tu ne sa qualcosa e sai che lagrime costi “seguire Me”[413] contro il volere ostile dei famigliari.
8“Vengono a Me” coloro che contro l’egoismo, lo scherno, l’incredulità dei parenti, sanno seguire il loro Re d’Amore, coloro che non si turbano o raffreddano sotto il quotidiano assalto degli ingiusti commenti e dell’altrui indifferenza religiosa. Ma anzi ne soffrono e si affannano a moltiplicare in loro la Luce per portarla fra mezzo alla loro famiglia oscurata, si esauriscono nel tutelare gli interessi del loro Dio nel seno della prima fra le società umane: la famiglia, e giungono a donarmi la loro vita pur di ottenere la Vita ai morti della loro famiglia: ai morti dello spirito.
9Oh! benedetti, oh! beati, oh! eroici figli miei! So cosa voglia dire andare contro al dolce legame dell’amore e all’aspra catena del pregiudizio famigliare per spezzarli e seguire l’ordine del Signore. 11So. Ricordo. E premio di premio speciale i nascosti martiri dell’egoismo famigliare e dell’amore famigliare, i santi martiri del mio Amore, prepotente in loro come la morte e struggente come un fuoco.
La notte oscura dell’anima
Quando l’amore dell’anima si ritira.
10La frase del Cantico: “Di notte nel mio letto cercai l’amore dell’anima mia senza trovarlo”[414], va letta soprannaturalmente così:
11Molte volte e per cause diverse viene la notte per l’anima. Le necessità della vita, che voi fate di sovente divenire “sollecitudini della vita”, creano delle ombre crepuscolari, talora così fonde da esser simili a notte senza stelle. La volontà di Dio, per provare la vostra costanza, suscita talora altre notturne tenebre. Durante queste oscurità “l’amore dell’anima vostra” si ritira.
12L’anima, se non è morta del tutto, ama spontaneamente il suo Creatore Iddio. Anche se voi non ve ne accorgete, questa vostra luce, questa vostra fiamma, nascosta entro le opache barriere della carne, tende con nostalgia al Regno da cui è venuta e sospira all’unione con la sua Origine. Si trova spersa fra estranei l’anima sulla terra e cerca la vicinanza dell’Unico che l’assicura: Iddio.
Le cause della notte oscura[415]
13Quando per incuria vostra Iddio si ritira, poiché avete creato la notte con le vostre sollecitudini umane, l’anima soffre. Avviene in lei come uno sbalordimento iniziale. Ma viene poi il momento che essa si ridesta e allora cerca “l’amore suo” e soffre di sentirlo lontano, e per colpa della sua rilassatezza che ha permesso alla carne di signoreggiare con le sue sollecitudini senza valore.
14Quando invece è Iddio che per provare uno spirito si ritira da esso e permette alla notte di avvilupparlo[416], allora questo spirito vigile si accorge subito d’esser stato lasciato dal suo Amore e balza in piedi per cercarlo, e non ha pace sinché non lo abbia raggiunto e stretto al cuore.
La ricerca di Dio[417].
15Alle sollecitudini della terra, questo spirito che ha compreso la Luce oppone l’unica delle sollecitudini che dovreste avere: “quella della ricerca di Dio”. Santa sollecitudine dell’anima innamorata, alla quale corrisponde la divina sollecitudine di Dio innamorato delle anime delle sue creature al punto di dare Sé stesso a salvezza loro.
16Sia che abbiate perduto la vicinanza mia per colpa vostra o per volontà mia, sappiate imitare la sposa del Cantico. Sorgete senza indugio, cercate senza stanchezze e senza titubanze, senza timori.
17Se dipende da voi la lontananza, sarebbe vergognoso che non cercaste di farvi perdonare essendo pazienti e insistenti nella ricerca. Se dipende da Dio, sarebbe offensivo che voi mostraste umana impazienza e quasi con questa rimproveraste Dio che è incensurabile.
18E neppure timori dovete avere. Quando uno cerca Iddio, Iddio, anche se è nascosto, veglia su lui. Perciò nulla di “vero” male può fare il mondo al cercatore di Dio. Anche se infierisce con scherni o con persecuzioni, pensate sempre che ciò sono cose di durata relativa mentre il frutto del vostro amore coraggioso non perisce mai.
La beatitudine dell’amore.
19Quando infine le vostre amorose ricerche vi concedono di riunirvi all’amore dell’anima vostra, stringetevi ad esso con abbraccio ogni volta più forte sino a divenire fusione totale e indissolubile fra voi e Lui.
20Vedi, piccola sposa mia, quando si è giunti a questo punto Gesù non si scosta mai. Basta che tu volga lo sguardo dello spirito per vedermi vicino. Proprio come uno sposo innamorato che si aggira nella casa nuziale, e basta che la sposa si volga o si affacci alla porta per vederlo presso a sé o nella stanza vicina.
21Non è dolce tutto ciò? Non ti dà tanta sicurezza? Tanta pace e conforto?
22Ma non è ancora nulla. Quando da questa tua piccola casa e dalla labile dimora di carne dove è rinchiusa, Io trarrò la tua anima alle dimore eterne, sarai resa cognita di cosa è la beatitudine dell’amore. La gioia di ora è come goccia di miele paragonata al fiume di dolcezza che riverserò su te.»
178. Amore reciproco tra l’anima
e lo Sposo divino[418].
Violenza distruggente dell’amore.
Dice Gesù:
1«Quando l’amore è divenuto così forte da divenire “fusione”, è anche inutile temere delle violenze umane che spezzano la vita o della lunghezza della vita stessa.
2Credi, anima che ascolti, credi che nulla è tanto violento come l’amore e tanto distruggente quanto l’amore. Se anche la spada o le frecce dei tiranni non avessero svenato e trafitto i miei martiri, se il fuoco e la pece non li avessero fusi e inceneriti, se l’acqua non li avesse sommersi o le belve sbranati, sarebbero morti lo stesso, giunti a quel punto di incandescenza d’amore al quale li aveva portati l’amore reciproco fra il cristiano e il Cristo. Più di una spada e di una freccia apre vene e cuore l’amore, più del fuoco e della pece consuma l’amore, più di un’acqua sommerge l’amore e più di una belva affamata aspira a Sé l’Amore.
3Ma questo annichilimento della creatura nell’Amore separa la gemma dal suo involucro, schiude il serrame all’angelo chiuso nella carne, meglio diciamo: allo spirito, per prevenire le obbiezioni dei cavillatori umani che si perdono ad analizzare le rifiniture e non guardano al nucleo del pensiero. Questo annichilimento libera lo spirito immortale e lo fa nascere ai Cieli che l’hanno atteso e che si aprono al suo entrare e si chiudono dietro a lui, mettendo barriere di pace fra esso e la terra ostile ai santi.
Forza immolatrice dell’amore.
4Per questo vi ho detto: “Non temete di chi può uccidere il vostro corpo”[419], perché l’uccisione del corpo è liberazione dello spirito.
5L’Amore è immolatore come la spada e il fuoco, come l’acqua e le belve. E, ai giorni vostri, in cui non sono le grandi persecuzioni che coronarono di porpora la Chiesa nascente, vi dico in verità che non mancano i martiri ai quali è spada, è fuoco, è belva la fiamma d’amore.
6Quella che voi chiamate “Piccolo fiore[420]” non è meno martire di Agnese, perché la lama che bevve la vita dell’una e dell’altra ha in fondo un sol nome: “l’Amore”. E nel Cielo il martirio dell’una e dell’altra, sebbene consumato con forma diversa, hanno ugual premio, perché la gloria di Dio fu l’agente che le spinse ad incontrarlo e l’amore delle anime quello che le spinse a chiederlo.
7Ugualmente è inutile temere la lunghezza della separazione. L’amore la abbrevia perché consuma. Non resiste a lungo un essere preso in un vortice di fuoco.
8Il fuoco porta velocemente presso al Fuoco, presso Dio Uno e Trino che è la perfezione dell’Amore, che è l’Amore stesso, e che ad ogni attimo di tempo rinnova e espande il suo ardore che va dal Centro ai Tre e dai Tre all’Unità con ineffabili, e non comprensibili a mente umana, moti di amore, e come onda da chiusa sorgente trabocca poi e si espande sull’Universo e lo abbraccia, lo feconda, lo attira, dà ad esso vita e chiede di ricevere le vite create per portarle a conoscere l’Amore, ossia Se stesso, con la perfezione che non è più delle creature mentre sono separate dal Creatore, ma delle creature quando sono nuovamente raccolte sul seno del Creatore.
Infedeltà colpevole.
9Oh! Luce beatifica, oh! Amore tre volte santo, perché il mio sacrificio di Dio non è stato sufficiente a donarmi tutte le creature? Perché, anzi, il Nemico ha talmente agito sulla debolezza umana da rendere impenetrabile il mio sacrificio nella quasi totalità delle creature?
10Oh! dolore dell’Uomo Dio, di Dio che ha lasciato i super essenziali splendori per venire sulla terra allo scopo di dare ai terreni l’Amore e di portare all’Amore i terreni, e vede che per milioni e milioni di esseri inutilmente il suo olocausto di Dio che lascia i Cieli, e di Uomo che si immola, è stato compiuto!
11Vi allontanate così dal Bene, dall’Amore che è Bene, e morite. Morite dopo che Io vi ho dato la Vita. Morite per non saper amare e non volervi lasciare amare da Dio.
12Rimanete fedeli, voi, fra gli uomini infedeli a Gesù Signore e Salvatore vostro, infedeli a Dio Uno e Trino, Padre, Redentore, Amore vostro, voi che avete conosciuto l’amore. Non ve ne staccate mai da questa via sicura il cui termine è nel mio Cuore.
13L’amore non solo sia la guida della vostra vita, ma vi spinga in corsa tanto rapida da esser volo verso di Me. Come farfalla che la luce attira, volate alla Luce. Essa è qui per ricevervi e aumenta i suoi bagliori di gioia perché vi vede fedeli.
14Venite. Salite. Non vi è che Dio che sia gioia per la creatura.»
179. La bellezza dell’anima sposa[421].
La sposa del Canto dei Cantici[422].
Dice Gesù:
1«La Chiesa ha applicato a Maria, la Madre mia benedetta, le lodi che lo sposo del Cantico dice per la sua amata. E nessuna creatura al mondo ha, in verità, tanto diritto di avere per sé quelle lodi, lasciando anche e soprattutto da parte la sensualità che celebra le bellezze fisiche, grandi anche in Maria, perché la sua esclusione dalla colpa d’origine aveva fatto di Maria una creatura perfetta come i due primi creati dal Padre. E i due primi, opera eccelsa del Creatore, avevano, oltre la bellezza incorporea dell’anima innocente, la bellezza fisica del corpo creato dal Padre.
Stigmate di delinquenza.
2La bruttezza fisica è venuta all’uomo come una delle tante conseguenze della colpa. La colpa non ha lesionato soltanto lo spirito. Essa ha portato tale lesione anche alla carne. Dallo spirito, che aveva perduto la Grazia, sono venuti istinti contro natura, i quali hanno avuto per frutto le mostruosità della razza. Se l’uomo non avesse conosciuto il peccato, non avrebbe conosciuto certi stimoli e non avrebbe contratto alleanze deprecate e maledette che hanno poi pesato, nei secoli dei secoli, con marchio di bruttezza sulla prima originaria bellezza.
3E anche quando l’uomo non giunse ad avvilire sé stesso con certe colpe, la cattiveria, portata sino alla delinquenza, segnò stigmate sui volti dei malvagi e sui loro discendenti, stigmate che ancora oggi studiate per reprimere la delinquenza.
4Ma dovreste cominciare voi, scienziati che le studiate, a levare la prima stigmate di delinquenza dal vostro cuore: quella che vi fa ribelli a Dio, alla sua Legge, alla sua Fede. Occorre curare lo spirito, non reprimere le colpe della carne e del sangue. Se l’uomo, curando sé stesso per primo, curasse poi l’educazione spirituale dei fratelli, riconoscendo questo spirito che è il motore dei vostri atti e non negandolo con le parole e più con le opere di tutta la vita, la delinquenza diminuirebbe sino a divenire manifestazione sporadica di qualche povero malato di mente.
5Tanto è segno di propria o di lontana congiunzione col Male la bruttezza fisica, che nel tempo mosaico, quando per un complesso di ragioni, che un giorno ti ho spiegato[423], occorreva usare una severità e un assolutismo che Io poi ho modificato con la mia dottrina d’amore, il deforme era escluso dai servizi divini. Non era per insegnare agli uomini a mancare di carità verso gli infelici, che era stata data dalla Giustizia quella legge. Ma era per mettere un freno all’animalità degli uomini, col timore e col terrore che le loro colpe contro natura generassero dei deformi esclusi dal servizio divino, aspirazione somma dei figli d’Israele.
Le deformità redente.
6Dopo sono venuto Io, Sapienza eterna, incarnata per voi, ed ho modificato la Legge al fuoco della mia Carità ed al lume della mia Intelligenza.
7Erano passati secoli e secoli dal tempo di Mosè e, nonostante tutte le leggi, l’uomo aveva fornicato col Male, con la Lussuria spinta ad aberrazioni[424] mostruose, con la Ferocia anche questa portata a capolavori di criminalità. Nei figli dei figli di questi milioni di peccatori si segnavano le stigmate delle lontane colpe dei padri mentre, sotto l’involucro di una carne non bella e resa deforme da difetti fisici o da malattie orrende, palpitava un cuore degno di Dio più di tanti cuori di esseri fisicamente belli.
8E allora Io, frutto dell’Amore e portatore dell’amore fra gli uomini, per insegnarvi l’amore vi ho insegnato ad amare gli infelici; ho chiamato a Me storpi, ciechi, lebbrosi, pazzi, e li ho guariti quando era il caso, li ho amati sempre di amore di predilezione e vi ho insegnato ad amarli così.
9Questo rispondeva anche ad una ragione di alta giustizia. Io, che ero venuto per redimere le deformità dello spirito e ad amare sino all’olocausto i vostri spiriti deformi, per ridare ad essi la bellezza degna d’entrare in cielo, potevo non amare i deformi della carne, la cui deformità era una croce che di per sé stessa redimeva lo spirito che la sapeva portare?
10No. Il Salvatore li ha amati e li ama, gli infelici della terra. E se non può su tutti operare il miracolo di rendere perfette le loro membra destinate a perire ‑ non lo può per motivi inutili a spiegare agli uomini ‑ può dare a tutti coloro che un’infermità avvilisce la sua divina assicurazione del possesso del Cielo, se sanno subire la loro prova di martirio senza dubitare della bontà dell’Eterno e senza ribellarsi alla loro sorte facendone accusa a Dio.
11Mi amino anche per il dolore. Io li premierò per il loro amore e i derelitti della terra diverranno i trionfanti nel Cielo.
Bellezza perfetta di Maria.
12La Madre mia, la Senza colpa, la Tutta bella, la Desiderata di Dio, la Destinata ad essermi Madre, possedeva l’armonica integrità delle membra, in cui era palese il pollice modellatore di Dio che l’aveva creata a sua perfetta somiglianza.
13L’opera dell’artista si è industriata in tanti secoli a rappresentare Maria. Ma come rappresentare la perfezione? Essa trasuda dall’interno all’esterno. E se potete ancora col pennello e con lo scalpello fare una forma perfetta, non potete mettervi quella luce d’anima che è cosa spirituale, e che è l’ineffabile tocco divino apposto su una carne che è santa, tocco che vedete tralucere dall’interno su vostri fratelli e che vi fa esclamare: “Che volto di santo!”.
14Come potete rappresentare Maria? La Tutta Santa del Signore! Ogni qualvolta è apparsa, e poi vi affaticaste a riprodurne le sembianze, i beati della visione di Lei hanno esclamato: “È bella quest’opera, ma non è Maria. Essa è diversamente bella, di una bellezza che non potete riprodurre e che non si può descrivere”.
15Potresti tu riprodurre Maria, tu alla quale per conforto nella prova che era imminente ho concesso vedere la Madre mia e tua[425], lo potresti tu, anche se fossi[426] pittrice o scultrice eccelsa? No. Hai dichiarato che anche la tua efficace parola di donna istruita e capace di comporre è povera, insufficiente, per descrivere Maria. Hai detto che è “luce” per dire la cosa più bella e indescrivibile che è sul mondo e paragonarla alla Madre mia, nostra.
16È lo spirito di Maria che affiora dai veli della carne immacolata, quello che non potete descrivere, o figli di Lei e fratelli miei. Santificatevi per vedere Maria. Anche se nel Paradiso non aveste, per un supposto, a vedere che Lei, sareste già beati. Perché Paradiso vuol dire luogo dove si gode della vista di Dio, e chi vede Maria già vede Iddio. Essa è lo specchio senza macchia della Divinità.
Imitare Maria Ss.
17Tu vedi dunque che le lodi del Cantico sono giustamente appropriate a Maria, la quale con la sua anima pura e innamorata ha ferito il cuore di Dio che è suo Re, ma che l’accontenta nei suoi desideri d’amore per voi, come Ella fosse sua Regina.
18Io vorrei che nell’ambito delle vostre forze, così come dovete amare Dio con tutto voi stessi, vi sforzaste ad amare Maria. Amare vuol dire imitare, per spirito d’amore, colui che si ama. Ed Io ve ne ho fatto dolce comando: “Si capirà che mi amate quando si vedrà che fate le opere che faccio Io”[427]. Ora vi do lo stesso comando per la Madre mia: “Si vedrà che l’amate quando l’imiterete”.
19Oh! se il mondo si sforzasse ad imitare Maria! Il Male, in tutte le sue diverse manifestazioni che vanno dalle rovine di anime alle rovine di famiglie, e dalle rovine delle famiglie alle rovine delle Nazioni e dell’intero globo terracqueo, cadrebbe vinto per sempre, perché Maria tiene il Male sotto il suo calcagno verginale e, se Maria fosse vostra Regina e voi foste veramente suoi figli, sudditi e imitatori, il Male non potrebbe più farvi del male.
20Siate di Maria. Sarete di Dio automaticamente. Perché Ella è il Giardino chiuso dove Dio sta, il Giardino santo dove Dio fiorisce. Perché Ella è la Fontana dalla quale sgorga l’Acqua Viva che ascende al Cielo e vi dà il mezzo di ascendere al Cielo: Io, il Cristo, Redentore del mondo e Salvatore dell’uomo[428].»
180. Sofferenza dei figli abbandonati[429].
Sofferenza dei figli senza mamma.
Dice Gesù:
1«Oggi voglio parlare su di una frase detta da Me sulla croce. Potrà parere un intermezzo dissonante all’argomento di cui ti parlo in questi giorni. Ma non lo è.
2Tutto quanto Io dico si riferisce alla gemma che è in voi: allo spirito. Perché è lo spirito il signore del vostro essere. Voi spesso ne fate uno schiavo, ma ciò è una colpa di cui ne risponderete. Il fatto che voi lo conculcate e l’uccidete non cambia la sua caratteristica di signore del vostro essere.
3Io voglio richiamarti l’attenzione su una frase detta da Me sulla Croce. Sei sulla croce anche tu, povera Maria. E la tua croce ormai abituale si è fatta ora più dura e aspra col dolore presente che ti consuma carne e sangue e ti opprime, fino a frantumarlo, il morale. Se fosse soltanto per la morte, soffriresti meno. Ma nel dolore della dipartita di tua madre si unisce l’altro dolore del come è dipartita da te senza una parola. Hai un groppo di lacrime nel cuore per la tua insaziata fame di carezze, che ti ha accompagnata per tutta la tua vita di figlia e ti accompagnerà per tutta la tua vita di orfana.
4Dàmmi anche questo sacrificio. Ci sono tanti figli senza mamma. Senza, perché la madre non li ama, e senza, perché la madre li ha rifiutati.
5Credi tu che i figli della colpa, quando escono dalle nebbie dell’infanzia e cominciano a pensare, non soffrano di questa loro condizione? La carità umana dà loro pane e tetto, oh! non molto di più, e sovente meno di quanto è dato ad un cucciolo sperso o ad un animale abbandonato. Ma se il cucciolo e l’animale sono felici solo per avere un cibo, un ricovero e una carezza, i figli della donna, che la donna ha ripudiato perché rappresentano per lei la testimonianza di una sua colpa, hanno una mentalità superiore a quella del cucciolo e dell’animale, hanno un’anima che soffre e che può, nella loro sofferenza di bastardi spersi fuori dal nido dove sono nati, gettati fuori dal nido, farli divenire ingiusti e cattivi. Ingiusti con Me e cattivi verso gli uomini, verso i simili di chi li ha generati per condannarli ad una sorte di vergogna.
Applicare il dolore al sollievo degli altri dolori.
6Io soltanto, Io che sono Colui al quale non sfugge lacrima d’uomo e neppure passa inosservato il bisogno del passero che ha fame, Io soltanto so le lacrime e le ribellioni di queste mie povere creature, che non hanno avuto neppure quel minimo di famiglia che è costituito dal ricordo dei genitori estinti. E le lacrime le raccoglie il mio Amore, e le ribellioni le compatisce la mia Misericordia. La Giustizia non è severa con questi poveri figli generati al pianto e alla vergogna, ma va, con volto severo, a giudicare chi li ha generati a tale sorte.
7Ma non è di questo che ti voglio parlare. Per questo ti chiedo soltanto il tuo soffrire di figlia che non ha conosciuto il conforto dell’addio materno. Tu hai Me come pochi mi hanno. Non sanno vedermi e sentirmi, altrimenti sarei con tutti come con te. Dammi il tuo dolore di figlia perché essi sentano che hanno un Padre, che bastardi non sono, che c’è chi li ama. E li ama come nessun genitore della terra può e sa amare. Bisogna saper applicare il proprio singolo dolore al sollievo degli altrui dolori. E tu, che conosci l’amarezza di certe situazioni, la desolazione del cuore e il conforto che solo da Dio viene, soffri con buona volontà per impedire questa che è una delle più amare, desolate e pericolose disperazioni.
Le ultime parole di Gesù sulla croce.
Cose che sulla Croce ci ha insegnato.
8Ed ora parliamo della frase da Me detta sulla croce.
9Se nelle parole della Sapienza non ve ne è una di inutile riguardo allo[430] spirito, che non sarà delle parole dette da Me Sapienza divina? Sulla croce ho completato la mia missione di Redentore, ma anche di Maestro.
10Vi ho insegnato il perdono perdonando ai miei uccisori e a chi mi offendeva come Dio e come morente. Vi ho insegnato ad aver fede nella Misericordia concessa a chi si pente promettendo il Paradiso a Disma. Vi ho insegnato a chi andare per non sentirvi soli: a Maria che vi è Madre. Vi ho insegnato a chiedere umilmente ed a soffrire pazientemente anche delle necessità corporali chiedendo un sorso per le mie labbra. Vi ho insegnato a non lamentarvi se quel sorso è aceto e fiele… aceto e fiele, Maria, che è dato non soltanto alle labbra ma spesso al cuore che chiede di amare e riceve ripulse e offese. Ricordalo che il tuo Gesù di questa più vera mistura amarissima ne ha avuto saturo il Cuore.
Nelle ore di prova e di dolore.
11Vi ho insegnato Chi invocare nelle ore in cui il dolore si precipita su voi e vi pare che tutti, anche Dio, vi abbiano abbandonato. Io ero, per necessità di Redenzione, realmente abbandonato dal Padre, ma l’ho ugualmente invocato. Così bisogna fare, o figli, nelle ore di prova e di dolore. Se anche Dio vi pare lontano, chiamarlo lo stesso in soccorso. Date a Lui sempre filiale amore. Egli vi darà i suoi doni. Potranno non essere quelli che invocavate. Saranno altri a voi più utili ancora. Fidatevi del Signore e Padre vostro. Egli vi ama e provvede a voi. Credete questo sempre. Dio premia chi crede nella sua Bontà.
Ultima parola detta sulla Croce.
12Ma prima di pronunciare l’ultima parola, in cui era unita, al dolore angoscioso di quella morte, la gioia d’avervi conquistato la Vita, ho pronunciato la frase di cui ti voglio parlare: “Padre, nelle tue mani raccomando lo spirito mio”[431].
13Vedete, o figli cari, quale valore ha lo spirito? Il mio ultimo pensiero va ad esso, a raccomandare esso nelle mani del Padre. Valore immisurabile del nostro vivere di uomini è lo spirito, dico “nostro”, perché chi moriva sulla croce era vero Uomo oltre che vero Dio, simile perciò a voi nell’umanità. L’estrema sollecitudine mia va a questo mio spirito prossimo a liberarsi dalla carne per tornare all’Origine da cui era venuto.
14Lo spirito del Cristo non aveva bisogno di divina pietà. Era lo spirito divino e innocente del Figlio del Padre e della Immacolata. Ma Io vi ho voluto insegnare che una sola cosa è preziosa nella vita e preziosa oltre la vita: lo spirito. Esso deve avere tutte le vostre cure durante l’esistenza e le vostre previdenze nell’ora della morte.
15Tutto quanto possedete sulla terra è cosa che muore con la carne. Nulla vi segue nell’altra vita. Ma lo spirito resta, ma lo spirito vi precede. È desso che si presenta al Giudice e riceve la prima sentenza. È desso che riscuoterà[432] la carne nell’ora dell’ultimo Giudizio e la farà di nuovo viva per ascoltare il decreto che la farà beata con esso spirito o con esso maledetta. Secoli o attimi di morte conoscerà la carne avanti la sua risurrezione, ma lo spirito non conosce che una morte e da quella non risorge.
16Guai a quegli spiriti morti che infonderanno morte alla carne che abitarono! La “seconda morte” che non conosce risurrezione, e che è quella che dovete temere per questo corpo che amate più dello spirito, o uomini stolti che capovolgete i valori delle cose.
Affidare lo spirito al Padre
17Cercate di avere pietà di voi stessi, non dal punto di vista umano ma da quello soprannaturale. Pietà di ciò che non muore come carne, ma che può morire unicamente come spirito, perdendo la Luce di Dio quaggiù, la visione e il possesso di Dio nel mio Cielo.
18Cercate. E poiché siete deboli per la carne che vi tenta, presa come è nella seduzione di Satana, in vita e in morte affidate il vostro spirito al Potente, al Santo, al Misericordioso Iddio.
19Quando vi ho insegnato a dire: “Non ci indurre in tentazione ma salvaci dal male”[433], non vi ho forse già insegnato ad affidare lo spirito vostro al Padre, che vi ha creato e che non rinnega la sua paternità come voi rinnegate invece la vostra figliolanza?
20Allo spirito che si affida a Dio poco può nuocere Satana sulla terra; allo spirito che nell’agonia invoca Dio saranno risparmiati i terrori che la Bestia suscita per ultima vendetta; allo spirito che spira in Dio verrà aperto da Dio il Cuore e da morte passerà a vita eterna, santa, beata.»
181. Il Purgatorio: fiamme d’amore. L’infedeltà dell’amore si espia
con l’more[434].
Le fiamme espiatrici[435].
Dice Gesù:
1«Ti voglio spiegare cosa è e in cosa consiste il Purgatorio. E te lo spiego Io, con forma che urterà tanti che si credono depositari della conoscenza dell’al di là e non lo sono.
2Le anime immerse in quelle fiamme non soffrono che per l’amore.
3Non immeritevoli di possedere la Luce, ma neppure degne di entrarvi subito, nel Regno di Luce, esse, al loro presentarsi a Dio, vengono investite dalla Luce. È una breve, anticipata beatitudine, che le fa certe della loro salvezza e le fa cognite di cosa sarà la loro eternità ed esperte di ciò che commisero verso la loro anima, defraudandola di anni di beata possessione di Dio. Immerse poi nel luogo di purgazione, sono investite dalle fiamme espiatrici.
4In questo, coloro che parlano del Purgatorio dicono giusto. Ma dove non sono nel giusto è nel volere applicare nomi diversi a quelle fiamme.
5Esse sono incendio d’Amore. Esse purificano accendendo le anime d’amore. Esse dànno l’Amore perché, quando l’anima ha raggiunto in esse quell’amore che non raggiunse in terra, ne viene liberata e si congiunge all’Amore in Cielo.
Il Comandamento d’amore.
6Ti pare dottrina diversa dalla cognita, vero? Ma rifletti.
7Cosa vuole il Dio Uno a Trino per le anime da Lui create? Il Bene.
8Chi vuole il Bene per una creatura, che sentimenti ha per la creatura? Sentimenti d’amore.
9Quale è il comandamento primo e secondo, i due più importanti, quelli che Io ho detto non esservene più grandi ed essere in quelli la chiave per raggiungere la vita eterna? È il comandamento d’amore: “Ama Dio con tutte le tue forze, ama il prossimo come te stesso”[436].
10Per bocca mia e dei profeti e dei santi, cosa vi ho detto infinite volte? Che la Carità è la più grande delle assoluzioni. La Carità consuma le colpe e le debolezze dell’uomo, perché chi ama vive in Dio, e vivendo in Dio poco pecca, e se pecca subito si pente, e per chi si pente vi è il perdono dell’Altissimo.
Il mezzo di riparazione: l’amore.
11A cosa mancarono le anime? All’Amore. Se avessero molto amato, avrebbero commesso pochi e lievi peccati, connessi alla debolezza e imperfezione vostra. Ma non avrebbero mai raggiunto la pertinacia cosciente nella colpa anche veniale. Si sarebbero studiate di non addolorare il loro Amore, e l’Amore, vedendo la loro buona volontà, le avrebbe assolte anche delle venialità commesse.
12Come si ripara, anche sulla terra, una colpa? Espiandola e, se appena si può, attraverso il mezzo con cui si è commessa. Chi ha danneggiato, restituendo quanto ha levato con prepotenza. Chi ha calunniato, ritrattando la calunnia, e così via.
13Ora, se questo vuole la povera giustizia umana, non lo vorrà la Giustizia santa di Dio? E quale mezzo userà Dio per ottenere riparazione? Sé stesso, ossia l’Amore, ed esigendo amore.
14Questo Dio che avete offeso, e che vi ama paternamente, e che vuole congiungersi con le sue creature, vi porta ad ottenere questo congiungimento attraverso a Sé stesso.
Il motore dei tre regni.
15Tutto si impernia sull’Amore, Maria, fuorché per i “morti” veri: i dannati. Per essi “morti” è morto anche l’Amore. Ma per i tre regni ‑ quello più pesante: la Terra; quello in cui è abolito il peso della materia ma non dell’anima gravata dal peccato: il Purgatorio; e infine quello dove gli abitatori di esso condividono con il Padre loro la natura spirituale che li affranca da ogni gravame ‑ il motore è l’Amore. È amando sulla terra che lavorate per il Cielo. È amando nel Purgatorio che conquistate il Cielo che in vita non avete saputo meritare. È amando in Paradiso che godete il Cielo.
L’anima nel Purgatorio.
16Quando un’anima è nel Purgatorio non fa che amare, riflettere, pentirsi alla luce dell’Amore che per lei ha acceso quelle fiamme, che già sono Dio, ma le nascondono Dio per sua punizione.
17Ecco il tormento. L’anima ricorda la visione di Dio avuta nel giudizio particolare. Si porta seco quel ricordo e, poiché l’avere anche solo intravisto Iddio è gaudio che supera ogni creata cosa, l’anima è ansiosa di rigodere di quel gaudio. Quel ricordo di Dio e quel raggio di luce che l’ha investita al suo comparire davanti a Dio, fanno sì che l’anima “veda” nella loro vera entità le mancanze commesse contro il suo Bene, e questo “vedere” costituisce, insieme al pensiero che per quelle mancanze si è volontariamente interdetto il possesso del Cielo e l’unione con Dio per anni o secoli, costituisce la sua pena purgativa.
18È l’amore, e la certezza di avere offeso l’Amore, il tormento dei purganti. Più un’anima nella vita ha mancato e più è come accecata da spirituali cataratte, che le rendono più difficile il conoscere e raggiungere quel perfetto pentimento d’amore che è il coefficiente primo della sua purgazione e dell’entrata nel Regno di Dio. L’amore è appesantito nel suo vivere e reso tardo quanto più un’anima lo ha oppresso con la colpa. Man mano che per potere dell’Amore essa si monda, si accelera la sua risurrezione all’amore e, di conseguenza, la sua conquista dell’Amore, che si completa nel momento in cui, finita l’espiazione e raggiunta la perfezione dell’amore, essa viene ammessa nella Città di Dio.
Suffragio d’amore.
19Bisogna molto pregare perché queste anime, che soffrono per raggiungere la Gioia, siano veloci nel raggiungere l’amore perfetto che le assolve e le unisce a Me. Le vostre preghiere, i vostri suffragi, sono altrettanti aumenti di fuoco d’amore. Aumentano l’ardore. Ma ‑ oh! beato tormento! ‑ aumentano anche la capacità di amare. Accelerano il processo di purgazione. Innalzano a gradi sempre più alti le anime immerse in quel fuoco. Le portano alle soglie della Luce. Aprono le porte della Luce, infine, e introducono l’anima in Cielo.
20Ad ognuna di queste operazioni, provocate dalla vostra carità per chi vi ha preceduto nella seconda vita, corrisponde un soprassalto di carità per voi. Carità di Dio che vi ringrazia di provvedere ai suoi figli penanti, carità dei penanti che vi ringraziamo di adoperarvi per immetterli nel gaudio di Dio.
21Mai come dopo la morte della terra i vostri cari vi amano, perché il loro amore è ormai infuso della Luce di Dio e a questa Luce essi comprendono come voi li amate e come avrebbero dovuto amarvi.
22Non possono più dirvi parole che invocano perdono e dànno amore. Ma le dicono a Me per voi, ed Io ve le porto, queste parole dei vostri Morti, che ora vi sanno vedere e amare come si deve. Ve le porto insieme alla loro richiesta di amore e alla loro benedizione. Già valida sin dal Purgatorio, perché già infusa dell’accesa Carità che li arde e purifica. Perfettamente valida, poi, dal momento in cui, liberati, verranno incontro a voi sulle soglie della Vita o si riuniranno a voi nella stessa, se già voi li avete preceduti nel Regno d’Amore.
23Fida in Me, Maria. Io lavoro per te e per i tuoi più cari. Solleva il tuo spirito. Vengo per darti la gioia. Fidati di Me.»
182. Visite di Dio-Amore all’anima[437].
L’unione mistica dell’anima con Dio[438].
Dice Gesù:
1«Segreto dell’anima che non vuole perdere il suo Amore: Iddio, deve essere quello – te ne ho già parlato[439] ‑ di[440] rimanere sempre fissa, con le potenze dell’anima, a Dio.
2Qualunque sia la cosa che facciate, sappiate tenere lo spirito fisso in Me. In tal modo santificherete ogni vostra azione rendendola gradita a Dio e soprannaturalmente utile a voi. Tutto è orazione per colei che sa rimanere in Dio, perché l’unione altro non è che amore, e perché l’amore trasforma anche le azioni più umili della vita umana in adorazioni grate al Signore.
3Ti dico in verità che, fra colui che sta molte ore in chiesa a ripetere parole dalle quali l’anima è assente, e colui che sta nella sua casa, nel suo ufficio, nel suo negozio, nella sua occupazione, amando Me e il prossimo per Me, rimanendo unito a Me, prega il secondo ed è da Me benedetto, mentre il primo non fa che eseguire una pratica ipocrita che Io condanno e spregio.
Io dormo, ma il mio cuore veglia[441].
4Quando l’anima ha saputo raggiungere questa amorosa scienza del saper rimanere fissa in Me con le potenze sue, essa produce atti continui d’amore. Persino nel sonno materiale mi ama, perché la carne si addormenta e si sveglia col mio Nome ed il mio pensiero presenti, e mentre riposa il corpo l’anima continua ad amare.
5Oh! santi connubi dell’anima col suo Dio! Legame spirituale che l’occhio umano non vede, ma che, se lo potesse vedere, vedrebbe un cerchio di fuoco che circonda Dio e la creatura, e aumentando il giubilo di Dio aumenta la gloria della creatura, cerchio santo che in Cielo vi sarà nimbo sulla fronte glorificata.
La sonnolenza spirituale [442].
6L’anima, preclusa come è nella carne, subisce talora per contraccolpo le stanchezze della carne. Tentazioni di Satana, mancanze più o meno gravi ‑ non parlo della colpa mortale, la quale separa violentemente l’anima dal suo Dio, ma parlo delle colpe più lievi le quali, per quanto lievi, hanno per conseguenza una spossatezza dello spirito ‑ delusioni, dolori, avvenimenti della vita, nei meno formati alla vita dello spirito provocano, con le altre cause, delle stanchezze dell’anima.
7Ma dovete reagire ad esse. Sono come uno di quei languori fisici che precedono le consunzioni della carne. Guai a non combatterli all’inizio! Ma tre volte guai a non combattere i languori dello spirito che portano alla sonnolenza spirituale e lentamente alla morte dell’anima.
La tiepidezza spirituale[443].
8Dio non ama i pigri, non ama coloro che preferiscono i loro comodi al buon Signore. Dio punisce coloro che si intiepidiscono. Si ritira.
9Il vostro buon Dio vi chiama per destarvi, vi prega di accoglierlo, vi si mostra affannoso per avervi cercato e vi chiede il cuore per ricoverarsi in esso. Ma non sapete che il più bel tabernacolo per il vostro Signore è il cuore vostro? Tutto tenta il buon Dio per trarvi dal sonno spirituale e dalla spirituale pigrizia. Alle volte tenta forzare anche i mistici cancelli del cuore e tenta di entrare. Poi si ritira perché non ricorre che raramente alla violenza. Vi lascia liberi sempre, anche se il lasciarvi tali è per Lui dolore, perché vede che fate della libertà mal uso.
10Qualche volta, quasi sempre anzi, l’anima avverte la venuta del suo Dio, sente il suo tentativo per entrare e, poiché l’anima si ricorda d’esser creata da Dio, si sente trasalire di dolcezza.
11Voi la conculcate l’anima, voi non la seguite nei suoi desideri, ma essa è resistente a morire in voi. Muore per ultima, muore dopo che è morta la mente ed è morto il cuore per la superbia e la lussuria; essa muore solo quando voi la uccidete levandole la Luce, l’Amore, la Vita, ossia Dio. Ma finché non è morta, essa trasale di gioia e palpita di amore quando Dio le si accosta. Guai a coloro che non vogliono secondare questi moti dell’anima. Sono simili a dei malati che, con continue imprudenze e disubbidienze al medico, sempre più aggravano la malattia sino a renderla mortale.
Priorità dei diritti dell’anima.
12Quando la vostra anima si scioglie di dolcezza perché sente Dio oltre i cancelli, secondate il moto dell’anima, lasciate ogni sollecitudine della carne, mettete questa vostra carne superba in ginocchio, riconoscete i diritti della regina chiusa in voi, della regina che vuole seguire il suo Re, e adorate la benignità del Re che è venuto a voi per amare la vostra anima che voi tenevate segregata, che è venuto per amarvi, e darvi il pegno di salvezza anche per questa vostra carne, alla quale tanto tenete ma per la quale non sapete fare nulla di realmente utile.
13Dio vuole che alla risurrezione finale anche le vostre carni splendano di luce e di bellezza soprannaturale ed eterna. Splendano per le opere sante compiute nella vita della terra, per le opere compiute seguendo gli impulsi dell’anima mossa da Dio.
“Vieni, Signore Gesù”.
14Se sapeste che grazia grande è ogni venuta di Dio‑Amore! Se lo comprendeste, direste ad ogni istante: “Vieni, Signore Gesù! Vieni a guidare l’anima mia! Sii il mio Re e il mio Maestro”. Se lo sapeste, segnereste ogni incontro, ogni venuta, fra i giorni fausti della vostra vita di uomini. E in verità nessun avvenimento è tanto fausto quanto quello in cui Io entro col mio amore nel vostro cuore per salvarvi e condurvi, oltre la vita, alla Vita vera, eterna e beata.
Priorità della ricerca di Dio[444].
15Quando per vostra incuria voi avete lasciato passare oltre il vostro Maestro, afflitto per la vostra inerzia spirituale; quando il rimorso, grido della coscienza che non tace mai completamente, neppure nei più depravati, desta la vostra anima che avete intontita nella tiepidezza e nella materialità, siate solleciti ai ripari. Cercate subito Iddio.
16Pensate che senza Dio si erra su vie di morte sino a perire in eterno. Pensate anche che Dio è pietoso ed ha viscere di carità per voi. Egli sente subito il vostro grido che lo richiama e, se anche per vostro castigo sta nascosto qualche tempo, non sta lontano. Voi non lo vedete, ma Egli è già presso a voi col suo cuore di Padre che perdona al figlio sviato e anela di stringerselo al cuore.
Superare le insidie del Nemico [445].
17Cercate subito Iddio. Superate le guardie di ronda: le insidie che il Nemico scagliona lungo la via per impedire che un’anima gli sfugga per ricoverarsi in Dio. Lasciate pure che per vendetta vi spogli, Satana invidioso e crudele.
18Meglio per voi entrare nudi di umanità nella vita eterna, ma ricchi soltanto di ricchezze spirituali, che accompagnati alle soglie di Dio da affetti, onori, gioie terrene, per essere buttati fuori perché avete già avuto tutto e non meritate altro, avendo preferito avere questo “tutto”, che cade e vi trascina nel cadere, all’unica cosa necessaria ad aversi: la moneta per entrare nella Vita eterna, accumulata con fatiche, sforzi, pazienza spirituale, piccioli santi raggranellati ora per ora obbedendo alla mia Legge per amore mio, perle mistiche ottenute col dolore sofferto per amore, rubini eterni creati dal vostro voler essere miei figli, contro le voci della natura carnale, contro gli scherni e le vendette del mondo, contro le seduzioni e le ire di Satana, volute vincendo se stessi e i nemici di se stessi: uomini o demoni che siano, volute stritolando la carne pur di far trionfare lo spirito che vuole seguire la Volontà di Dio, volute sino a sudare sangue vivo come Io davanti alla più forte tentazione, alla più forte paura, alla più forte Volontà divina che uomo abbia potuto subire.
19Se sapeste cosa è un vostro “no” detto alle forze della carne, degli affetti, delle ricchezze, degli onori, per essere fedeli a Colui che vi ama! Se sapeste cosa è esser pronti a lasciarsi togliere anche le cose care pur di essere tutti di Dio!
Il premio del martirio[446].
20Certe spogliazioni, subìte con rassegnazione se non con giubilo, poiché si può giubilare ancora per la salute immolata secondo i fini di Dio, ma non si può giubilare su una tomba che si chiude su un padre, una madre, uno sposo, un figlio, un fratello – sono stato Uomo fra gli uomini Io pure e ricordo cosa è non udire più una voce cara, non vedere più la casa animata da un parente e vuota la dimora di un amico della sua presenza ‑ certe spogliazioni subìte con rassegnazione hanno il valore di un martirio, Maria, ricordalo. Lo hanno come lo ha quello della vita offerta per l’avvento del mio Regno nei cuori, delle febbri, delle malattie subìte perché cadano le febbri delle anime e le malattie degli spiriti.
21E l’uno e l’altro martirio avranno il premio del martirio: la stola purpurea di coloro che sono venuti a Me attraverso una grande tribolazione, teoria di fuoco che seguirà l’Agnello insieme alla candida teoria dei vergini, la seconda alla mia destra, la prima alla mia sinistra perché veramente questi eroi dello spirito sono i figli del mio Cuore squarciato da un martirio d’amore, come i primi sono i nati di Maria che più somigliano alla Madre e al Figlio della Madre, sono coloro che vissero in veste d’uomini con sentimenti d’angeli: oltre la carne e il sangue.
Non separatevi più da Lui[447].
22Con ogni vostro mezzo, con santa audacia, cercate il Signore. Cercatelo per riparare la pigrizia di prima. E una volta trovatolo, non separatevi più da Lui.
23In Lui è il Bene che non muore. In Lui è la Vita e la Verità. Se starete in Lui non perirete. Se vivrete in Lui non morrete, non conoscerete errori. Come barca che entra sicura nel porto perché il suo pilota l’ha saputa condurre, voi, guidati dal Cristo, entrerete nel porto della Pace. Io ve lo dico, Io che non mento.
24Non rinnegatemi mai, figli che amo. Siate fedeli a Me ed Io vi darò la gloria.»
183. Le astuzie della scienza d’amore[448].
Ardente di totale amore[449].
Dice Gesù:
1«Ed ora, anima mia, ora che siamo alla fine del Cantico, ti insegno le ultime astuzie della scienza d’amore.
2Sii pura, poiché più del giglio e della neve è puro il tuo Diletto, e la sposa deve vestire le stesse vesti del suo Signore ed avere in pregio ciò che Egli pregia. La Luce si avvicina, Maria. Leva anche le sfumature delle ombre della carne per essere tu pure tutta luce per l’ora in cui verrò e la Luce: Gesù, ti stringerà al cuore per portarti nella sua dimora dove non saranno più le separazioni imposte dall’essere su questa terra.
Aumento di bellezza e ornamenti[450].
3Aumenta sempre più la tua bellezza poiché le nozze sono vicine. Cingiti dei monili degli ultimi sacrifici, cingitene con gioia perché ti sono stati dati da Chi ti ama di amore eterno.
4Accenditi del fulgore dell’amore per dare vivezza al tuo spirituale aspetto. Una sposa fredda, anche soltanto tiepida, non è una sposa. Io ti voglio ardente di totale amore.
Anima coraggiosa intrepida audace[451].
5Sii intrepida contro tutte le forze del Nemico che tenta conturbarti per infernale invidia. Inutilmente lancerà contro a te le sue demoniache quadrighe. Sinché resti fedele, quattro e quattro e dieci volte quattro demoni saranno meno che filo d’erba sotto al tuo piede che varca gli ultimi passi per valicare quanto ancora ti separa dalla dimora del tuo amore.
6Nulla ti turbi. Tu procedi appoggiata a Me. Restavi fino alla fine, e il tuo passaggio sarà dolce e luminoso, come l’uscita da cammino semioscuro e difficile ed entrata su un prato fiorito e pieno di sole e di canti d’uccelli. E invero per chi amando ha meritato il possesso del Cielo, la morte non è che entrata nella Bellezza eterna e nella Gioia eterna.
Amante fusa all’Amato[452].
7E poiché in passato non fosti senza colpe, cancella anche il ricordo di quelle ombre con il mezzo che ti ho insegnato. Con un sempre più vivo amore. Vivi unicamente per Me, di Me, con Me. Fa’ che il Padre, guardandoti, ti veda tanto fusa a Me da non poterti scindere dal Figlio suo. La mia Carità ti copra come mantello nuziale sotto il quale celo gli strappi della tua veste.
8Guai se vi presentate soli alla Giustizia. Per quanto possiate esser buoni, qualche rovina è sempre su voi. Ma se vi presentate con Me al Padre, il fulgore del Figlio innimba talmente la vostra anima che la fa bella, ed il mio fulgore non è mai tanto vivo come quando posso presentare al Padre uno spirito che mi ama e che non ha reso, per sé, inutile il mio Sacrificio di Redentore. La Giustizia del Padre non ha cuore di addolorare il Figlio, Salvatore di un nuovo cittadino della Gerusalemme santa, e con una benedizione annulla il debito di quello spirito e gli apre il Cielo.
Alla scuola del deserto[453].
9Fuggi le distrazioni della terra, ìsolati con Me. Quando si sta per entrare a dimorare in paese straniero si impara l’idioma di esso per non essere incapaci di vivere in esso, almeno i primi rudimenti di quell’idioma si cerca di apprendere, ed è imprudente colui che va senza saperne neppure una parola. Molto faticherà nei primi tempi.
10Nella dimora eterna la Sapienza vi rende istruiti al primo istante, è vero. Ma vedi, anima mia, gli ultimi tempi della terra sono preparazione al Cielo. Quando la mia Bontà dà tutti i segnali e tutto il tempo per prepararsi alla Vita, quando non per opera soltanto di Misericordia mia, ma anche di volere umano, vi è dato modo di provvedere agli ultimi apparecchi al vostro venire alla Vita, allora beato colui che vi si prepara con cura che non è mai eccessiva.
Alla scuola dell’amore[454].
11Se metteste questa cura, voi tutti che l’età o la lunga malattia, o la spietata contingenza delle guerre, mettono in quasi certa sorte di morire, non vi sarebbero tante penose soste nel Purgatorio. Compireste la vostra metamorfosi in Me con l’amore per Me, con un vero pentimento d’aver addolorato Me, con vera generosità, con vera rassegnazione, con tutte le virtù praticate con buona volontà, e non avreste a compiere tale lavoro che fa dell’uomo, impasto di carne e sangue in cui poco ha regnato lo spirito, uno spirito che ha conosciuto la vera Verità, ossia che Dio è l’unica Cosa che meriti tutti i moti dell’essere.
12Tu hai tutto il tempo per prepararti alla Dimora. Ricorda che se molto è perdonato a chi molto amò, molto è anche richiesto a chi molto è stato dato. E pochi mortali hanno avuto quanto Dio ti ha dato con un amore di predilezione.
Le ultime rifiniture dell’abito nuziale[455].
13Nulla ti pesi, nulla ti ripugni, nulla sia lasciato da te inoperoso per compiere le ultime rifiniture del tuo abito nuziale. Se sempre più faticoso è il cammino, pensa al tuo Gesù che pure trovò tanto penoso l’ultimo sentiero che portava al Golgota. Ogni vittima è un piccolo redentore: di sé stesso e dei fratelli. E le vie della redenzione non sono placidi sentieri fioriti: sono erte sassose, sparse di rovi, che si percorrono con una croce sulle spalle, la febbre nelle vene, il languore nella carne morente, il sapore del sangue nella bocca riarsa, le spine sul capo e la prospettiva della ultima tortura in cuore.
14La redenzione si compie sulla cima. Ed ha per ultima pompa al rito propiziatorio le gemme dei tre chiodi, lo strappo dalle ultime dolcezze di affetti, la solitudine fra Cielo e terra, l’oscurità, non solo dell’atmosfera ma del cuore. Dopo viene il sole a baciare l’immolato. Ma prima sono tenebre e dolore.
15Stammi unita, stammi unita. Più viene l’ora e più stammi unita. Non c’è che Gesù che aiuti e non c’è che Gesù che istruisca, poiché quella esperienza l’ha vissuta, che istruisca a soffrire il martirio d’amore.
Vivere in Maria e uniti a Maria[456].
16Ma come prima di subirlo Io dovetti crescere alla vita e per primo cibo nutrirmi del latte di mia Madre e poi dell’alimento preparato dalle sue mani sante, così ogni piccolo redentore deve vivere in Maria per formarsi ad essere un Cristo. Gesù è forza dell’anima vostra. Maria è dolcezza. Prima di bere l’aceto e il fiele occorre bere il vino drogato. E questo ve lo dà il sorriso rincuorante di Maria. Balsamo che m’ha fatto felice in terra, balsamo che mi fa felice in Paradiso, e con Dio fa felice tutto il Paradiso, il sorriso materno della Madre mia è stella nella vita e stella nella morte. È stella soprattutto nel dolore dell’immolazione.
17Io l’ho guardato quell’eroico sorriso straziato della Madre mia, unico conforto, infinito conforto che saliva verso il mio patibolo. L’ho guardato per non permettere alla disperazione di accostarsi a Me. Guardalo tu pure, sempre. Guardatelo, o voi, uomini che soffrite. 25Il sorriso di Maria mette in fuga il demonio della disperazione.
18Vivete uniti a Maria di cui siete figli come Io lo sono. Vivi sul cuore di Maria, anima che voglio portare al Cielo. Le mani di questa Madre che non delude i figli suoi sono piene di carezze per te. Le sue braccia ti stringono al seno che m’ha portato e la sua bocca ti dice le parole che hanno confortato Me.
19Perché nelle ultime soste sulla terra Io non ti abbia a smarrire, ti chiudo nella dimora di Maria. Là il turbamento non entra perché è la Madre della Pace. Là non entra il Nemico perché Ella è la Vittoriosa.
20Ti insegni Maria le supreme fiamme della Carità, Ella che della Carità è la Figlia, la Madre, la Sposa.
Possedere l’Amore è l’unica cosa che conti.[457].
21Taglia tutti i ponti fra te e il mondo. Vivi in Gesù e Maria. Ricorda che, anche se l’uomo avesse dato tutti i suoi beni per possedere l’amore, ciò[458] sarebbe un nulla, perché l’Amore è tal cosa che rispetto a Dio ‑ Amore dell’anima vostra, scopo vero della vostra vita ‑ tutto perde valore. Possedere l’Amore è l’unica cosa che conti. E l’Amore si possiede quando per Lui si sa rinunciare a tutto quanto si ha.
22Dopo verrà la pace, Maria. Ora è lotta. Ma per chi ama è lotta con coronamento di vittoria.
Sigillo sul tuo cuore è l’Amore[459].
23Presto verrò a cambiare la tua corona di spine con altre di gioia. Persevera.
24Metti il mio sigillo ad ogni palpito, ad ogni lavoro. Incidilo con le lacrime nelle fibre del tuo cuore. Io sono Quello che salvo ed amo.»
184. L’episodio della donna curvata[460].
Il martirio è amore professato.
Dice Gesù:
1«L’episodio della donna curvata guarita in giorno di sabato è proprio il tuo.
2L’umanità tua e degli altri ti avevano curvata.
3Eri tanto diritta prima, piccola anima che camminavi nella mia Via, sospinta da una forza d’amore per il tuo Gesù di cui avevi capito la maestà di Martire più di ogni altra cosa, e che volevi essere simile a Lui nel martirio perché l’Amore ti aveva rivelato che il martirio è amore professato, confessato, compiuto alla perfezione.
La diserzione è dolore dato a Dio.
4Dopo ti eri curvata. Avevi inclinato verso la terra la tua anima che prima guardava soltanto il Cielo. Le sollecitudini e gli affetti umani si erano sostituiti alle sollecitudini spirituali nelle quali solo ti preoccupavi degli interessi di Dio e, per conseguenza, anche senza volerlo fare deliberatamente, degli interessi della tua anima. Gli affetti umani presero il posto dell’amore per Me.
5Queste sollecitudini e questi affetti, ben più schiaccianti della mia Croce perché se la croce è peso è anche appoggio e innalzamento, ti avevano “curvata”. E sul tuo lasciarti curvare da motivi umani aveva lavorato l’Insidiatore delle anime, il quale approfitta delle debolezze vostre per fare di esse mezzi dì peccato.
6E hai peccato, sai? Sì, hai peccato dandomi tanto dolore. La mia Conoscenza sapeva che era fase transitoria, ma non avrei voluto che quella fase tu la vivessi. Ti allontanava tanto dalla mia Via e tanto dal Cielo.
La conversione è dolce ritorno a Dio.
7Amami molto, Maria, perché la mia Misericordia per te ha operato prodigi. Ti ho conteso al Male con amore di Padre, opera di Medico e con pazienza di Dio. Mi hai sentito, infine, e ti sei volta a Me. Eri già sulla mia Via e volevi seguirmi e amarmi. Ma eri curvata.
8Il tuo spirito non riusciva a liberarsi da tutti i postumi delle tue malattie spirituali e dalle tendenze della carne. Eri stata per troppo tempo oppressa e irritata da troppe cose e, veramente, l’altra umanità che ti circondava non era certo coefficiente di una resurrezione totale. Ma anzi annullava i tuoi progressi dello spirito e paralizzava i tuoi sforzi per risorgere totalmente col suo modo di agire. Questa è la tua unica scusante.
9Ma anche di questa situazione voglio che tu te ne faccia un motivo di amore per Me e di amore per il tuo prossimo che ti ha così ostacolata. Qualunque prossimo, ricordalo. Se chi ti ha fatto piangere e ti ha strappato le nuove penne che l’amore, ormai conosciuto e praticato, ti dava per volare a Me, avesse avuto, durante tutta la vita, quanto Io ti ho dato di amore di predilezione, pensa che sarebbe stato migliore di te. Questo è il pensiero che ho avuto presente nel giudicare quegli spiriti ottusi, e questo deve essere il pensiero che tu devi avere per perdonarli totalmente e amarli totalmente.
Liberazione è guarigione dello spirito.
10Quando ti ho giudicata sufficientemente punita della tua diserzione, quando ho pensato che l’avresti[461] espiata, ti ho raddrizzata, anima mia. Sapevo che il dolore stava per abbattersi su te, e col dolore la solitudine. Non sono chiamato “Misericordia” per nulla. Sono Misericordia. E sono venuto per esserti Parentela, Amicizia, Gioia, Tutto. Ma prima ti ho “liberata” dagli ultimi legami che ti intralciavano ancora.
11I “capi delle sinagoghe” ‑ ce ne sono anche ora e sono dati da coloro che vedono come travi i fuscelli altrui e non vedono la loro trave[462]; da coloro che si credono lecito analizzare, sindacare, criticare l’opera di Dio ‑ se conoscessero il momento e la causa che ho scelto per operare il miracolo, ne rimarrebbero scandalizzati.
12Ma che? Non sono forse Io padrone di operare come e quando mi piace? E se del tuo nulla oscurato ho voluto fare una forza luminosa e operante, se di te, miseria, ho voluto fare una ricchezza, non mi è lecito forse? E se ho giudicato che bastava la tua prova; ed ora la tua costanza, la tua fiducia, il tuo pentimento, il tuo amore, meritavano il premio del mio aiuto e del mio amore, vi può essere qualcuno che critica l’opera mia?
Consacrazione alla missione.
13Amo servirmi delle nullità, che l’amore e l’umiltà rendono care al mio Cuore, per far risplendere la mia Potenza. Se prendessi unicamente i “perfetti”, come potrebbero i poveri uomini avere speranza di entrare nel Cielo?
14Prendo i deboli, i peccatori che sanno solo aver fiducia, speranza, affetto per Me ‑ non dico “amore “, perché se amassero non sarebbero deboli e peccatori ‑ prendo questi figli che nelle loro imperfezioni mescolano vene di perfezione, e ne faccio le luci e i maestri dei loro poveri fratelli più deboli e peccatori di loro. Li accendo d’amore, li rendo affamati di sacrificio, ne accetto l’offerta. 15Giunti allo stato di “vittime”, li consacro alla loro missione.
15Tutti i giorni sono “sabato” per Me. Perché in tutti i giorni voi siete sempre insufficienti, se osservati dalla Perfezione, ma anche in tutti i giorni Io reputo opportuno dire: “Basta” a ciò che vi curva ed immettere l’anima che ho scelto al mio servizio.
16Abbi sempre presente il tuo passato e il mio operare. Il primo ti servirà per tenerti umile e a lavarti sempre più col pentimento. Il secondo ad accenderti sempre più d’amore.
17Vivi di speranza nel tuo Gesù. Se tanto ti ho amata non sarò per te severo.
18Vivi di costanza. Solo la tua volontà potrebbe staccarti da Me e ripiombarti nel buio.
19Vivi di umiltà. Mi comunico alle anime umili.
20Vivi di amore. Più mi amerai e più mi comprenderai esattamente.
21Vivi con la pace nel cuore. Io te la do per tuo conforto.»
185. Le mancanze all’amore si espiano con l’amore[463].
I Comandamenti sono imperniati sull’amore.
Dice Gesù:
1«Riprendo l’argomento[464] delle anime accolte nel Purgatorio.
2Se tu hai afferrato il senso completo delle mie parole, non importa. Queste sono pagine per tutti, perché tutti hanno nel Purgatorio degli esseri cari e quasi tutti, con la vita che conducono, sono destinati a sostare in quella dimora. Per gli uni e per gli altri continuo dunque.
3Ho detto che le anime purganti non soffrono che per l’amore ed espiano con l’amore. Ecco le ragioni di questo sistema di espiazione.
4Se voi, uomini irriflessivi, considerate attentamente la mia Legge nei suoi consigli e nei suoi comandi, vedete che essa è tutta imperniata sull’amore. Amore verso Dio, amore verso il prossimo.
Contravvenzione al primo Comandamento.
5Nel primo comandamento Io, Dio, mi impongo al vostro amore riverenziale con tutta la solennità che è degna della mia Natura rispetto alla vostra nullità: “Io sono il Signore Iddio tuo”.
6Troppe volte ve ne dimenticate, o uomini che vi credete dèi e, se non avete in voi uno spirito vivificato dalla grazia, altro non siete che polvere e putredine, animali che all’animalità unite l’astuzia dell’intelligenza posseduta dalla Bestia, che vi fa commettere opere da bestie, peggio che da bestie: da demoni.
7Ditevelo mattina e sera, ditevelo a mezzogiorno e a mezzanotte, ditevelo quando mangiate, quando bevete, quando andate a dormire, quando vi svegliate, quando lavorate, quando riposate, ditevelo quando amate, ditevelo quando contraete amicizie, ditevelo quando comandate e quando ubbidite, ditevelo sempre: “Io non sono Dio. Il cibo, la bevanda, il sonno, non sono Dio. Il lavoro, il riposo, le occupazioni, le opere del genio, non sono Dio. La donna, o peggio: le donne, non sono Dio. Le amicizie non sono Dio. I superiori non sono Dio. Uno solo è Dio: è il Signore mio che mi ha dato questa vita perché con essa mi meriti la Vita che non muore, che mi ha dato vesti, cibi, dimore, che mi ha dato il lavoro perché mi guadagni la vita, la genialità perché testimoni d’essere il re della terra, che mi ha dato capacità d’amare e creature da amare ‘con santità’ e non con libidine, che mi ha dato il potere, l’autorità perché ne faccia mezzo di santità e non di dannazione. Io posso divenire simile a Lui poiché Egli l’ha detto: ‘Voi siete dèi’, ma solo se vivo la sua Vita, ossia la sua Legge, ma solo se vivo la sua Vita, ossia il suo Amore. Uno solo è Dio: Lui. Io sono suo figlio e suddito, l’erede del suo regno. Ma se diserto e tradisco, se mi creo un regno mio in cui voglio umanamente essere re e dio, allora perdo il Regno vero e la mia sorte di figlio di Dio decade e si degrada a quella di figlio di Satana, poiché non si può contemporaneamente servire l’egoismo e l’amore, e chi serve il primo serve il Nemico di Dio e perde l’Amore, ossia perde Dio”.
8Levate dalla vostra mente e dal vostro cuore tutti i bugiardi dèi che vi avete messi, cominciando dal dio di fango che siete voi quando non vivete in Me. Ricordatevi cosa mi dovete per tutto quanto vi ho dato ‑ e più vi avrei dato se voi non aveste legato le mani al vostro Dio col vostro metodo di vita – cosa vi ho dato per la vita di ogni giorno e per la vita eterna. Per questa, Dio vi ha dato suo Figlio, acciò fosse immolato come agnello senza macchia e lavasse col suo Sangue i vostri debiti e non facesse così ricadere, come nei tempi mosaici, le iniquità dei padri sui figli sino alla quarta generazione dei peccatori, che sono “coloro che mi odiano”[465] poiché il peccato è offesa a Dio e chi offende odia.
9Non alzate altri altari a dèi non veri. Abbiate, e non tanto sugli altari di pietra, ma sull’altare vivo del vostro cuore, solo ed unico il Signore Iddio vostro. A Lui servite e porgete culto vero di amore, di amore, di amore, o figli che non sapete amare, che dite, dite, dite parole di preghiera, parole soltanto, ma non fate dell’amore la vostra preghiera, l’unica che Dio gradisca.
10Ricordate che un vero palpito d’amore, che salga come nube di incenso dalle fiamme del vostro cuore innamorato di Me, ha per Me un valore infinite volte più grande di mille e mille preghiere e cerimonie fatte col cuore tiepido o freddo. Attirate la mia Misericordia col vostro amore. Se sapeste come è attiva e grande la mia Misericordia con chi mi ama! È un’onda che passa e lava quanto in voi costituisce macchia. Vi dà candida stola per entrare nella Città santa del Cielo, nella quale splende come sole la Carità dell’Agnello che si è fatto immolare per voi.
Contravvenzione al secondo Comandamento.
11Non usate il Nome santo per abitudine o per dare forza alla vostra ira, per sfogare la vostra impazienza, per corroborare le vostre maledizioni. E soprattutto non applicate il termine “dio” a creatura umana che amate per fame di sensi o per culto di mente. A Uno solo va detto quel Nome. A Me. E a Me deve essere detto con amore, con fede, con speranza. Allora quel Nome sarà la vostra forza e la vostra difesa. Il culto di questo Nome vi giustificherà, perché chi opera mettendo a sigillo delle sue azioni il Nome mio non può commettere azioni malvagie. Parlo di chi agisce con verità, non dei mentitori che cercano coprire sé stessi e le loro opere col fulgore del mio Nome tre volte santo. E chi cercano di ingannare? Io non sono soggetto ad inganno, e gli uomini stessi, a meno che non siano dei malati di mente, dal confronto delle opere dei mentitori col loro dire comprendono che sono dei falsi e ne provano sdegno e schifo.
Contravvenzione al terzo Comandamento.
12Voi che non sapete amare altro che voi stessi e il vostro denaro, e vi pare perduta ogni ora che non sia dedicata ad accontentare la carne o a impinguare la borsa, sappiate, nel vostro godere o lavorare da ingordi e da bruti, mettere una sosta che vi dia modo di pensare a Dio, alle sue bontà, alla sua pazienza, al suo amore. Dovreste, lo ripeto, avermi sempre presente qualunque cosa facciate; ma poiché non sapete operare conservando lo spirito fisso in Dio, cessate, una volta alla settimana, di operare per pensare unicamente a Dio.
13Questa, che vi può parere legge servile, è invece prova di come Dio vi ama. Lo sa il vostro buon Padre che siete macchine fragili che si usurano nell’uso continuo e ha provveduto alla vostra carne, anche a quella poiché è essa pure opera sua, dandovi comando di farla riposare un giorno su sette per dare ad essa giusto ristoro[466]. Dio non vuole le vostre malattie. Foste rimasti suoi figli, proprio suoi, da Adamo in poi, non avreste conosciuto le malattie. Sono queste frutto delle vostre disubbidienze a Dio, insieme al dolore e alla morte; e come fungaia sono nate e nascono sulle radici della prima disubbidienza: quella d’Adamo, e rampollano le une dalle altre, tragica catena, dal germe che vi è rimasto in cuore, dal veleno del Serpente maledetto che vi dà febbri di lussuria, di avarizia, di gola, di accidia, di imprudenze colpevoli.
14Ed è imprudenza colpevole il voler forzare il vostro essere a continuo lavoro per il guadagno, come lo è il volere super godere della gola o del senso col non contentarvi del cibo necessario alla vita e della compagna necessaria alla continuazione della specie, ma saziandovi oltre misura come animali da pantano e spossandovi e avvilendovi come ‑ anzi, non come bruti, i quali non sono simili ma superiori a voi nel connubio al quale vanno ubbidendo a leggi di ordine ‑ ma avvilendovi peggio dei bruti: come dei demoni che disubbidiscono alle leggi sante dell’istinto retto, della ragione e di Dio.
15Il vostro istinto voi lo avete corrotto ed esso ormai vi conduce a preferire pasti corrotti, formati da lussurie nelle quali profanate il corpo vostro: opera mia; l’anima vostra: capolavoro mio; e uccidete embrioni di vite negandole alla vita, perché le sopprimete anzi tempo volontariamente o attraverso le vostre lebbre che sono veleno mortale alle vite sorgenti.
16Quante sono le anime che un vostro appetito sensuale chiama dal Cielo e alle quali voi chiudete poi le porte della vita? Quante quelle che giungono appena[467] al termine, e vengono alla luce morenti o già morte, e alle quali precludete il Cielo? Quante quelle alle quali voi imponete un peso di dolore, che non sempre possono portare, con una esistenza malata, marcata da morbi dolorosi e vergognosi? Quante quelle che non possono resistere a questa sorte di martirio non voluto, ma apposto da voi come un marchio a fuoco sulla carne, che avete generato senza riflettere che, quando si è corrotti come sepolcri pieni di putredine, non è più lecito generare dei figli per condannarli al dolore e al ribrezzo della società? Quante quelle che, non potendo resistere a questa sorte, si suicidano?
17Ma che credete voi? Che Io le dannerò per questo loro delitto contro Dio e se stesse? No. Prima di loro, che peccano contro due, vi siete voi che peccate contro tre: contro Dio, contro voi stessi e contro gli innocenti che generate per portarli alla disperazione. Pensatelo. Pensatelo bene. Dio è giusto, e se pesa la colpa pesa anche le cause della colpa. E in questo caso il peso della colpa alleggerisce[468] la condanna del suicida, ma carica la condanna di voi, veri omicidi delle vostre creature disperate.
18In quel giorno di riposo che Dio ha messo nella settimana, e vi ha dato l’esempio suo di riposo ‑ pensate, Lui: l’Agente infinito, il Generante che da Sé stesso si genera continuamente, Lui vi ha mostrato il bisogno di riposo, per voi lo ha fatto, per esservi Maestro nella vita. E voi, trascurabili potenze, volete non tenerne conto quasi foste più potenti di Dio! ‑. In quel giorno di riposo per la vostra carne che si spezza sotto fatica eccessiva, sappiate occuparvi dei diritti e dei doveri dell’anima. Diritti: alla Vita vera. L’anima muore se è tenuta separata da Dio. La domenica datela all’anima vostra ‑ poiché non sapete farlo tutti i giorni e tutte le ore ‑ perché in essa domenica essa si nutra della Parola di Dio, si saturi di Dio, per avere vitalità durante gli altri giorni di lavoro. Così dolce il riposo nella casa del padre ad un figlio che il lavoro ha tenuto lontano per tutta la settimana! E perché voi questa dolcezza non la date all’anima vostra? Perché insozzate questo giorno con crapule e libidini, invece di farne una tersa luce per beatitudine vostra di ora e di poi?
Contravvenzione al quarto Comandamento.
19E, dopo l’amore per chi vi ha creato, l’amore a chi vi ha generato e a chi vi è fratello. Se Dio è Carità, come potete dire di essere in Dio se non cercate di somigliarlo nella carità? E potete dire di somigliarlo se amate Lui solo e non gli altri creati da Lui? Sì, che Dio va amato più di tutti, ma non può dire di amare Dio chi spregia di amare coloro che Dio ama.
20Amate dunque per primi quelli che per avervi generato sono i creatori secondi del vostro essere sulla terra. Il Creatore supremo è il Signore Iddio, che forma le vostre anime e, padrone come è della Vita e della Morte, permette il vostro venire alla vita. Ma creatori secondi sono coloro che di due carni e di due sangui fanno una nuova carne, un nuovo figlio di Dio, un nuovo futuro abitante dei Cieli. Perché è per i Cieli che siete creati, perché è per i Cieli che dovete vivere sulla terra.
21Oh! sublime dignità del padre e della madre! Episcopato santo, dico con parola ardita ma vera, che consacra un nuovo servo a Dio col crisma di un amore coniugale, lo lava col pianto della genitrice, lo veste col lavoro del padre, lo rende portatore della Luce infondendo la conoscenza di Dio nelle menti pargole e l’amore di Dio nei cuori innocenti. In verità vi dico che di poco inferiori a Dio sono i genitori solo per il fatto di creare un nuovo Adamo. Ma che poi, quando i genitori sanno fare del nuovo Adamo un nuovo piccolo Cristo, allora la loro dignità è appena di un grado inferiore a quella dell’Eterno.
22Amate dunque di amore unicamente inferiore a quello che dovete avere per il Signore Iddio vostro, il padre e la madre vostra, questa duplice manifestazione di Dio che l’amore coniugale fa divenire una “unità”. Amatela perché la sua dignità e le sue opere sono le più simili a quelle di Dio per voi: sono essi genitori i vostri terreni creatori, e tutto in voi li deve venerare per tali.
23E amate la vostra prole, o genitori. Ricordate che ad ogni dovere corrisponde un diritto e che, se i figli hanno il dovere di vedere in voi la dignità più grande dopo Dio e di darvi l’amore più grande dopo quello totale che va dato a Dio, voi avete il dovere di essere perfetti per non sminuire il concetto e l’amore dei figli verso di voi.
24Ricordatevi che generare una carne è molto, ma è niente nello stesso tempo. Anche gli animali generano una carne e molte volte la curano meglio di voi. Ma voi generate un cittadino dei Cieli. Di questo vi dovete preoccupare. Non spegnete la luce nelle anime dei figli, non permettete che la perla dell’anima dei figli vostri prenda abitudine al fango, perché essa abitudine non la spinga a sommergersi nel fango. Date amore, amore santo ai figli vostri, e non stolte cure alla bellezza fisica, alla cultura umana. No. È la bellezza della loro anima, l’educazione del loro spirito, quella che dovete curare.
25La vita dei genitori è sacrificio come è quella dei sacerdoti e dei maestri convinti della loro missione. Tutte e tre le categorie sono di “formatori” di ciò che non muore: lo spirito, o la psiche, se più vi piace. E dato che lo spirito sta alla carne nella proporzione di 1000 a 1, considerate a quale perfezione dovrebbero attingere genitori, maestri e sacerdoti, per essere veramente quali dovrebbero. Dico “perfezione”. Non basta “formazione”. Devono formare gli altri, ma per formarli non deformi devono modellarli su un perfetto modello. E come possono pretenderlo se sono imperfetti essi stessi? E come possono divenire perfetti essi stessi se non si modellano sul Perfetto che è Dio? E cosa può rendere capace l’uomo di modellarsi su Dio? L’amore. Sempre l’amore. Siete ferro grezzo e informe. L’amore è la fornace che vi purifica e scioglie e vi fa fluidi per colare attraverso le vene soprannaturali nella forma di Dio. Allora sarete i “formatori” altrui: quando vi sarete formati sulla perfezione di Dio.
26Molte volte i figli rappresentano il fallimento spirituale dei genitori. Si vede attraverso ai figli ciò che valevano i genitori. Ché, se è vero che talora da genitori santi nascono figli depravati, questa è l’eccezione. Generalmente uno dei genitori almeno non è santo e, dato che vi è più facile copiare il male che il bene, il figlio copia il men buono. È anche vero che talora da genitori depravati nasce un figlio santo. Ma anche qui è difficile che ambedue i genitori siano depravati. Per legge di compenso il più buono dei due è buono per due e con preghiere, lacrime e parole, compie l’opera di tutti e due formando il figlio al Cielo.
27Ad ogni modo, o figli, quali che siano i vostri genitori, Io vi dico: “Non giudicate, amate soltanto, perdonate soltanto, ubbidite soltanto, fuorché in quelle cose che sono contrarie alla mia Legge. A voi il merito dell’ubbidienza, dell’amore e del perdono, del perdono di voi figli, Maria, che accelera il perdono di Dio ai genitori, e tanto più l’accelera quanto più è perdono completo; ai genitori la responsabilità e il giusto giudizio, sia riguardo a voi, sia per quanto spetta a Dio, di Dio, unico Giudice”.
Contravvenzione al quinto Comandamento.
28Superfluo è spiegare che uccidere è mancare all’amore. Amore verso Dio, al quale levate il diritto di vita e di morte verso una sua creatura e il diritto di Giudice. Solo Dio è Giudice e Giudice santo e, se Egli ha concesso all’uomo di crearsi dei consessi di giustizia per mettervi un freno sia nel delitto sia nella punizione, guai a voi se, come mancate alla Giustizia di Dio, mancate alla giustizia dell’uomo erigendovi a giudici di un vostro simile, che ha mancato o credete che vi abbia mancato.
29Pensate, o poveri figli, che l’offesa, il dolore, sconvolgono mente e cuore, e che l’ira e lo stesso dolore mettono un velo alla vostra vista intellettuale, velo che vi preclude la visione della verità vera e della carità quale Dio ve la presenta perché su di essa sappiate regolare il vostro anche giusto sdegno e non farne, con troppa spietata condanna, una ingiustizia. Siate santi anche mentre l’offesa vi brucia. Ricordatevi di Dio soprattutto allora.
30E voi pure, giudici della terra, siate santi. Avete per le mani gli orrori più vivi dell’umanità. Scrutateli con occhio e mente intrisi di Dio. Vedete il “perché” vero di certe “miserie”. Pensate che se anche sono vere “miserie” della umanità che si degrada, molte sono le cause che le producono. Nella mano che uccise cercate la forza che la mosse ad uccidere e ricordatevi che voi pure siete uomini. Interrogatevi se voi: traditi, abbandonati, stuzzicati, sareste stati migliori di colui o di colei che vi è davanti in attesa di sentenza. Facendo il severo esame di voi, pensate se nessuna donna può accusarvi di essere i veri uccisori del figlio che ella soppresse, perché dopo l’ora gioconda voi vi siete sottratti al vostro impegno d’onore. E, se lo potete fare, siate pure severi.
Contravvenzione al sesto Comandamento.
31Ma se, dopo aver peccato contro la creatura nata da una vostra insidia e da una vostra lussuria, volete ancora ottenere un perdono da Colui che non si inganna e non si smemora con anni e anni di vita corretta, dopo quella scorrettezza che non avete voluto riparare, o dopo quel delitto che avete provocato, siate almeno operosi nel prevenire il male, e specie là dove leggerezza femminile e miseria d’ambiente predispongono alle cadute nel vizio e nell’infanticidio.
32Ricordate, o uomini, che Io, il Puro, non ho ricusato di redimere le donne senza onore. E per l’onore che più non avevano ho fatto sorgere nel loro animo, come fiore da un suolo profanato, il fiore vivo del pentimento che redime. Ho dato il mio pietoso amore alle povere disgraziate che un cosiddetto “amore” aveva prostrate nel fango. Il mio amore vero le ha salvate dalla lussuria che il cosiddetto amore aveva inoculato in loro. Se le avessi maledette e fuggite, le avrei perdute per sempre. Le ho amate anche per il mondo, che dopo averle godute le ricopre di ipocrito scherno e di bugiardo sdegno. Al posto delle carezze di peccato, le ho carezzate con la purezza del mio sguardo; al posto delle parole di delirio, ho avuto per loro parole d’amore; al posto della moneta, vergognoso prezzo del loro bacio, ho dato le ricchezze della mia Verità:
33Così si fa, uomini, per trarre dal fango chi nel fango sprofonda, e non ci si avvinghia al collo per perire in due o non si gettano pietre per sprofondarvele di più. È l’amore, è sempre l’amore che salva.
34Quale peccato contro l’amore sia l’adulterio, ne ho già parlato[469] e non ripeto, per ora almeno. Vi è su questo rigurgito di animalità tanto da dire ‑ e tanto che non capireste neppure, perché d’essere traditori del focolare ve ne vantate ‑ che per pietà della mia piccola discepola mi taccio. Non voglio esaurire le forze della creatura sfinita e turbare il suo animo con crudezze umane poiché, prossimo alla mèta, pensa solo al Cielo.
Contravvenzione al settimo Comandamento.
35Colui che ruba, è ovvio che manchi all’amore. Se si ricordasse di non fare agli altri ciò che non vorrebbe fatto a sé stesso, e amasse gli altri quanto sé stesso, non leverebbe con violenza e frode ciò che è del prossimo suo. Non mancherebbe perciò all’amore, come invece vi manca commettendo ladroneccio che può essere di merce, di denaro, come di occupazione. Quanti furti commettete derubando un posto all’amico, un’invenzione al compagno! Siete ladri, tre volte ladri, facendo ciò. Lo siete più che se rubaste un portafoglio o una gemma, perché senza questi si può ancora vivere, ma senza un posto di guadagno si muore, e con il derubato del posto muore la sua famiglia di fame.
Contravvenzione all’ ottavo Comandamento.
36Vi ho dato la parola come segno di elevazione su tutti gli altri animali della terra. Dovreste dunque amarmi per la parola, dono mio. Ma posso dire che mi amate per la parola, quando di questo dono di Cielo vi fate arma per rovinare il prossimo col giuramento falso? No, non amate né Me né il prossimo quando asserite il falso, ma sibbene ci odiate. Non riflettete che la parola uccide non solo la carne, ma la riputazione di un uomo? Chi uccide odia, chi odia non ama.
Contravvenzione al 9° e 10° Comandamento.
37L’invidia non è carità: è anticarità. Chi desidera smodatamente la roba altrui è invido e non ama. Siate contenti di ciò che avete. Pensate che sotto l’apparenza di gioia vi sono sovente dolori che Dio vede e che sono risparmiati a voi, apparentemente meno felici di coloro che invidiate. Ché, se poi l’oggetto desiderato è la altrui moglie o l’altrui marito, allora sappiate che al peccato d’invidia unite quello di lussuria e di adulterio. Compiete perciò una triplice offesa alla Carità di Dio e di prossimo.
Le contravvenzioni all’amore.
38Come vedete, se voi contravvenite al decalogo contravvenite all’amore. E così è per i consigli che vi ho dato, che sono il fiore della pianta della Carità. Ora, se contravvenendo alla Legge contravvenite all’amore, è ovvio che il peccato è mancanza all’amore. E perciò deve espiarsi con l’amore.
39L’amore che non avete saputo darmi in terra, me lo dovete dare nel Purgatorio. Ecco perché dico che il Purgatorio altro non è che sofferenza d’amore.
40Avete per tutta la vita poco amato Dio nella sua Legge. Vi siete buttati dietro le spalle il pensiero di Lui, avete vissuto amando tutti e poco amando Lui. È giusto che, non avendo meritato l’Inferno e non avendo meritato il Paradiso, ve lo meritiate ora accendendovi di carità, ardendo per quanto siete stati tiepidi sulla terra. È giusto che sospiriate per mille e mille ore di espiazione d’amore ciò che avete mille e mille volte mancato di sospirare sulla terra: Dio, scopo supremo delle intelligenze create. Ad ogni volta che avete voltato le spalle all’amore corrispondono anni e secoli di nostalgia amorosa. Anni o secoli a seconda della vostra gravità di colpa.
41Fatti ormai sicuri di Dio, cogniti della superna bellezza di Dio per quel fugace incontro del primo giudizio, il cui ricordo viene seco voi per rendervi più viva l’ansia d’amore, voi sospirate a Lui, la lontananza di Lui piangete, d’esser stati voi la causa di tale lontananza vi rammaricate e pentite, e sempre più vi rendete penetrabili a quel fuoco acceso dalla Carità per vostro supremo bene.
Suffragio salutare.
42Quando i meriti del Cristo vengono, dalle preghiere dei viventi che vi amano, gettati come essenze d’ardore nel fuoco santo del Purgatorio, l’incandescenza d’amore vi penetra più forte e più addentro e, fra il rutilare delle vampe, sempre più si fa lucido in voi il ricordo di Dio visto in quell’attimo.
43Come nella vita della terra più cresce l’amore e più sottile si fa il velo che cela al vivente la Divinità, altrettanto nel secondo regno più cresce la purificazione, e perciò l’amore, e più prossimo e visibile si fa il volto di Dio. Già traluce e sorride fra il balenare del santo fuoco. È come un Sole che sempre più si fa presso, e la sua luce e il suo calore annullano sempre più la luce e il calore del fuoco purgativo, finché, passando dal meritato e benedetto tormento del fuoco al conquistato e beato refrigerio del possesso, passate da vampa a Vampa, da luce a Luce, salite ad esser luce e vampa in Esso, Sole eterno, come scintilla assorbita da un rogo e come lampada gettata in un incendio.
44Oh! gaudio dei gaudi, quando vi troverete assurti alla mia Gloria, passati da quel regno di attesa al Regno di trionfo. Oh! conoscenza perfetta del Perfetto Amore!
45Questa conoscenza, o Maria, è mistero che la mente può conoscere per volere di Dio, ma non può descrivere con parola umana. Credi che merita soffrire tutta una vita per possederla dall’ora della morte. Credi che non v’è più grande carità di procurarla con le preghiere a chi amaste sulla terra e che ora iniziano la purgazione nell’amore, al quale chiusero in vita le porte del cuore tante e tante volte.
46Animo, benedetta alla quale sono svelate le verità nascoste. Procedi, opera e sali. Per te stessa e per chi ami nell’al di là.
Missione di salvare anime.
47Lascia consumare dall’Amore lo stame di tua vita. Riversa il tuo amore sul Purgatorio per aprire le porte del Cielo a chi ami. Te beata se saprai amare sino all’incenerimento di ciò che è debole e che peccò. Allo spirito purificato dall’immolazione d’amore vengono incontro i Serafini e gli insegnano il “Sanctus” eterno da cantare ai piedi del mio trono.»
186. Il Cristianesimo divenuto popolo superbo e traditore[470].
La superbia del cuore[471].
Dice Gesù:
1«Questo ti farà soffrire. Ma non posso sempre parlare a te sola, piccola sposa di amore e dolore.
2Scrivi per tutti. La parola di Abdia è la pagina dell’Italia di questo ultimo secolo. Non vi è errore neppure nella descrizione del suolo.
3O Italia, Italia alla quale tanto ho dato e che mi hai dimenticato e hai dimenticato i miei benefizi! E da quel Piemonte, dove è una testimonianza di Dio non inferiore a quella del Tabernacolo mosaico ‑ perché, se in esso erano due tavole scritte dal profeta di Dio, qui vi è[472] la storia della mia Passione scritta con inchiostro di Sangue divino sul lino[473] che la pietà offerse ad avvolgere la mia nudità di Immolato ‑ e da quel Piemonte[474] doveva iniziarsi l’errore che è sbocciato ora in così doloroso fiore e che darà a voi un così attossicante frutto!
4La superbia del cuore, l’eterno peccato dell’uomo, è venuta a traviare i tuoi reggitori, o Italia, i tuoi reggitori ai quali fu fatale l’aver vinto. Sempre è fatale quando il dono di Dio non scende in un cuore di figlio sincero, rispettoso e amante del Padre.
Superbia del potere[475].
5Il dono fermenta, mescolandosi col suo bene al male che è in voi, e produce un amalgama di distruzione. Distruggete per prima la grazia in voi, poi la benevolenza di Dio per voi, terzo il frutto di essa benevolenza. Nel vostro caso le vittorie iniziali, mescolando il lecito motivo della risurrezione nazionale alla superbia, dalla quale vengono le prepotenze e gli errori, ha distrutto quel bene che Io vi avevo concesso.
6Subito avete sbagliato. Vi siete creduti sicuri perché eravate riusciti. Ma non sapete, o re e governanti, che siete finché Io lo voglio e finché i vostri errori non suscitano il mio: “Basta”? Anche foste divenuti i più potenti della terra e il vostro trono fosse stato fissato sulle vette dove l’aquila spazia, fatto nelle rocce stesse dei monti che coronano questa terra, incoronato delle mie stelle, un pensiero del mio Volere poteva sbriciolarlo e precipitarne i resti in fonda valle.
7Vi dimenticate troppo che Uno è colui che è Potente e che ogni potenza da Lui viene. Pari a coloro che fanno mal uso della miracolosa sanità riconquistata per pietà divina, voi avete fatto mal uso delle soddisfazioni che vi ho dato, e avete pensato poter fare a meno di Me e della mia Legge.
Governanti stolti[476].
8Non giova, o re e popoli, dare un bugiardo ossequio alla mia Croce e alla mia Chiesa. Occorre vivere la legge della Croce e rispettare realmente la Chiesa. Dio non si irride e non si inganna. Non dovete tentare la sua pazienza infinita.
9Un errore, due errori, dieci errori avete fatto. Vi ho mandato castighi, vi ho mandato gioie, vi ho mandato i miei santi per ricondurvi al Bene. Ai castighi avete risposto con le ribellioni, alle gioie approfittandone per fini umani e talora illeciti, ai miei santi irridendoli. Avete sempre peggiorato. Io aumentavo i benefizi per attirarvi e voi sorridevate allo spirito nemico. Sì che si può dire che in questo popolo e nei suoi governanti “non c’è più prudenza”, non c’è più “saggezza”, ma soltanto superbia, derisione, leggerezza, peccato[477].
10Avete messo tutto sotto i piedi per farvene sgabello e salire. Ma le cose di Dio non si mettono sotto i piedi. Vanno accettate in ginocchio e con animo di figli, e non usate come mezzi di trionfo umano. Allora come pietre di un arco trionfale scosse dal fremito dell’ira mia, si sconnettono, precipitano e vi travolgono.
Popolo traditore[478].
11E travolti siete. Fino ai confini saranno sospinti i tuoi figli, povera terra che non hai più lume divino. Come mandrie percosse a tergo da inferociti pastori, i tuoi padroni di ora e di prima ti percuotono i figli, e posto che hai voluto questi padroni di crudeltà in luogo del Padrone santo nelle cui mani stanno benedizioni e pace, e posto che non hai saputo piangere il pianto che ottiene il perdono e lava le colpe, le laverai col sangue mescolato a un pianto lungo e amaro di vinta.
12Dove sono i tuoi amici, o terra che non hai voluto per amico Iddio? A chi tradisce è serbato il tradimento. Ed è inutile e dannoso dire ora: “Fu questo, fu quello il traditore”. Tutti avete tradito. Tradito Dio vostro Padre, tradita la sua Parola di Vita, tradita la vostra coscienza. Siete tanti Giuda. Avete venduto per pochi quattrini e per poche bugiarde promesse i vicini e i lontani, sperando che dal tradire ve ne venisse un frutto. Ma quale, che non fosse veleno? Quale, che non fosse morte?
Demoni in veste umana[479].
13Hai esultato dell’altrui rovina. E perché? Per interesse tuo? No. Sei doppiamente colpevole per questo. Hai adorato il vitello che ti pareva d’oro ed era soltanto di polvere dorata. Hai servito i precursori della Bestia. La Bestia ti dà i frutti del suo regno tenebroso. Morte, rovina, miseria, fame, vergogna, servaggio, crollo della fede, delle libertà, dell’onore, e se non vi avvinghiate alla Croce, vostra ultima salvezza, giungerete ad imitare le belve rese idrofobe dalla fame e dall’ira: vi sbranerete l’un coll’altro e crederete satollarvi uccidendo i servi di Dio. Ma non farete che distruggere il Bene che ancora fiorisce fra di voi e divenire iene in veste d’uomo, demoni in veste umana.
Cristianesimo sordo alla voce del Signore[480].
14Ma non sentite nelle vostre coscienze gridare la Voce di Dio? Non la sentite tuonare per i cieli chiamandovi ancora una volta per salvarvi? No, non la sentite. E, ciò che è male nel male, neppure coloro che dovrebbero esser usi a percepirla e conoscerla, la sentono più. Hanno veste consacrata ma sconsacrato il cuore. Sono sordi. E se non odono, come possono fare udire?
Cristianesimo sordo alla voce del Signore[481].
15Badate, lo dico una volta ancora. Osservate i segni, voi lettori dei libri di Dio e voi semplici fedeli. 1 segni sono tremendi. Stornateli con la Croce. Portate fuori le croci e le mie effigi. Cacciate Satana col Cristo Vincitore. Abbiate fede. Abbiate fede. Morite di non aver fede. Vorrei che benediste ogni regione, ogni provincia, ogni città con Me Redentore. Non feste. Non è tempo. Ma vere adorazioni e pure benedizioni per liberarvi da Quello che fa ossessi voi e i vostri padroni di ora e di prima.»
Consiglio al Portavoce[482].
16Gesù mi fa capire che desidererebbe preghiere ai suoi simulacri di Redentore. Per questa plaga al Volto Santo. Ma senza feste. Città per città, paese per paese, borgata per borgata.
17Il dovere scrivere certe pagine dolorose è una tortura. Mi sento raggricciare i nervi. Ma come fare?
187. Vanità dei tesori dei re[483].
Chi ama i suoi tesori li perderà[484].
Dice Gesù:
1«Se anche ti fa male, scrivi. È ancora una profezia che si compie. E alla lettera. Ciò che Isaia disse ad Ezechia re, è ciò che vi avviene. Insisto col chiedere preghiere. E poiché sei sfinita, ti dico le parole del re: “Sia pace e verità nella tua vita”.
2Riposa ora. Io sono con te.»
188. Doveri del popolo verso Dio[485].
Amore verso Dio.
Dice Gesù:
1«L’uomo si crede potere sindacare Iddio e le sue opere.
2Perché fa questo? Per irriflessione soltanto? No, sempre per superbia. È sempre il veleno, uno dei tre veleni di Lucifero, che agisce in lui. Nella sua superbia non valuta la differenza fra lui e Dio, e lo tratta alla pari.
3È vero che Dio vi chiama suoi figli, fatti a sua immagine a somiglianza, ma ditemi, o uomini, nei rapporti fra padre e figlio, che seguano anche unicamente la legge di una coscienza retta, un figlio tratta alla pari col padre suo? No. L’amore del padre non esime il figlio dall’essere rispettoso verso il padre. E il grande amore del figlio, anche per il più buono dei padri, è sempre infuso di riverenza come quello del padre di autorità. Sarà autorità fatta di sorrisi e parole buone, ma sarà sempre autorità che consiglia e regola.
4E dovrebbe essere diverso per il Padre santo? Ma se un padre della terra merita il vostro riverente, riconoscente amore perché col suo lavoro vi nutre e veste, se merita il vostro rispetto perché la sua esperienza vi guida, se merita la vostra ubbidienza perché egli è la più grande autorità che abbiate come singoli – e tale fu da Adamo in poi ‑ Dio, il Padre che vi ha creato, che vi ha amato, che ha provveduto ai vostri bisogni, che vi ha salvato attraverso il suo Figlio nella parte che non muore, il Padre che regola tutto l’Universo ‑ pensate: tutto l’Universo ‑ perché sia servo all’uomo e gli dia piogge e rugiade, gli dia luce e calore, gli dia guida e cammino, gli dia cibo e vesti, gli dia voce e conforti, gli dia fuoco e bevanda attraverso il corso dei venti e gli evaporamenti delle acque che formano le nubi che irrorano la terra, attraverso il sole che l’asciuga e feconda e coi suoi torrenti di luce sterilizza dai morbi e consola la vita, attraverso gli astri che simili a eterni orologi e a bussole senza difetto vi segnano l’ora e la direzione del vostro cammino per terre e deserti, per monti e oceani, attraverso le messi, i frutti, gli animali e le erbe, attraverso i canti e i linguaggi degli animali a voi servi, attraverso le piante vive o sepolte da millenni e le sorgenti che non solo dissetano ma curano i vostri mali perché in esse ha disciolto elementi salutari, non deve essere amato, rispettato, ubbidito, servito, questo Dio Padre vostro? Servito non perché siete servi, ma perché è dolce e giusto dare, a chi fa tanto per voi, quel poco che potete dare nella vostra pochezza.
5E voi, figli di Dio e fratelli del Cristo che vi parla per insegnarvi ad amare, non avete che dare al Padre nostro, santo e mirabile ‑ poiché Egli di nulla abbisogna, Signore come è dell’Universo che a Lui ubbidisce come voi non sapete e non volete ‑ non avete che dare amore poiché Egli vuol questo amore da voi come Io, Dio come Egli e Figlio suo santissimo, gli ho dato e gli do.
Benefici dell’ubbidienza.
6Questo il dovere vostro. E come questo dovere si esplichi, ve l’ho già mostrato. Amatelo ubbidendolo e farete il dovere vostro. E, dopo averlo amato con l’ubbidienza alle sue voci d’amore, non arrogatevi il diritto di lamento se Egli non ve ne compensa ad usura.
7Quale diritto ne avete? Ditevelo sempre: “Non abbiamo fatto che il nostro dovere”. Ditevelo sempre: “Dio lo ha fatto prima di noi”. Ditevelo sempre: “L’apparente mancanza di premio non è che per i sensi. Dio non lascia senza premio chi lo ama e ubbidisce”.
8Sapete voi, polvere spersa al suolo, i segreti dell’Altissimo? Potete voi dire di leggere i decreti di Dio, scritti nei libri del divino amore? Voi vedete il momento presente. Ma che sapete voi del minuto che segue? Non riflettete che ciò che vi può parere un bene nell’attimo presente è un male nel futuro, e che se Dio non ve lo concede è per evitarvi un dolore, una fatica superiore a quella che vivete? Ma se anche fosse, se anche fosse, vi è lecito imporvi a Dio? Che avete fatto di più di quanto dovevate? Non pensate che non voi ma Dio è sempre in credito verso di voi, perché Egli vi dà infinitamente di più di quanto voi gli date?
Frutto della Giustizia.
9O Giustizia che sei Bontà! O Giustizia sublime e santa che sei giusta verso Te sola e sei misericorde verso i tuoi figli! O Giustizia, fiume che non straripa per punire ma per effondere le sue onde fatte dal Sangue santo delle mie vene, fluito sino all’ultima stilla, fatto delle lacrime di Maria, fatto dell’eroismo dei martiri e dei sacrifici dei santi, fiume la cui corrente è Pietà e che preferisci tornare alla sorgente con un miracolo di potenza, perché la Misericordia è il tuo argine ed è più forte del tuo sdegno, e l’Amore è l’altra diga, ed è amore di un Dio che di Se stesso ha fatto baluardo per riparare l’uomo dal castigo e conquistarlo alla Vita!
10Amatela questa Giustizia che si duole di punirvi, amatelo questo Padre il quale compie il suo dovere di padre ed è benigno a non chiedervi l’esattezza nel compiere il dover vostro.
Potenza dell’atto d’amore.
11L’ho detto e lo ripeto: Per un atto vero di amore, Dio ferma anche il moto degli astri, revoca il decreto del Cielo. Se la fede può smuovere alberi e montagne, l’amore vince Iddio.
12 Ogni atto di amore vero fa balenare di centuplicati fulgori il divino vortice di fuoco e luce in cui viviamo amandoci, fa trascolorare i Cieli di gioia per la gioia del Dio Uno e Trino, e come da celeste nube fa scendere grazie e perdono anche su chi non sa amare per pietà di chi sa amare.
13Amate e benedite il Signore. Come sapete chiedere e come esigete d’essere ascoltati, sappiate ringraziare. Troppe volte ve ne dimenticate. La grazia di Dio si ritira anche perché siete terre sterili che non sanno esprimere un fiore di riconoscenza per il Padre che vi cura.
14A coloro che sanno ricordarsi d’esser figli anche nella gioia Io dico benedicendoli: “Andate in pace. La vostra fede amorosa vi salva ora e sempre”.»
189. Un peccato
contro
lo Spirito Santo[486].
Requisiti di ogni missione.
Dice ancora Gesù:
1«Bisogna che il granello muoia per diventare cibo di vita[487]. Quando non sarai più di questa terra, allora verranno a sfamarsi del pane della Parola che Io ti ho dato per i fratelli.
2L’uomo è tal essere che solo davanti all’olocausto si arrende. Io ho ottenuto dopo la morte. Tu non sei di più del tuo Gesù. Non temere. Ciò che ora pare cadere su pietra impenetrabile, germinerà quando tu sarai divenuta spiga nel mio Regno. Ma prima viene il lavoro della vita e il buio della morte.
3Ogni missione per riuscire ha bisogno di lacrime, sofferenza, derisione, sacrificio. Lascia che deridano. Poiché non vogliono vedere e udire, quelli che più ne hanno bisogno, accumulerò su loro tenebre e silenzio. Né potranno meco rammaricarsene, perché loro, e loro soli, hanno voluto questo con la loro pertinacia all’accidia dello spirito, alla superbia dello spirito, alla negazione del potere dello Spirito Santo[488].
Guai a chi nega lo Spirito Santo.
4Che ho detto per chi pecca contro lo Spirito Santo? E non sanno che nel Cristo è il Padre e lo Spirito? E non ricordano che ho detto che il Consolatore sarebbe venuto a portare la Luce?[489] Ma il Consolatore, lo Spirito di Vita, è Uno con la Parola del Padre e col Padre. Negando Me e la Parola che Io sono, si nega il Padre che permette alla Parola di effondersi ancora, si nega lo Spirito che muove la Parola.
5Non rinnegateci. Ma guai a voi se negate lo Spirito che scende con le sue luci a far di una creatura una luce e a purificare col suo Fuoco una carne perché possa trasmettervi le parole della Sapienza. Se lo strumento è vile, Noi che l’abitiamo lo facciamo divenire degno d’essere accettato, esso e ciò che esso vi dice di dovervi dare a nostro nome. Non sta a voi giudicare. Io prendo i poveri e i pargoli per farne i dignitari del Cristo Re.
6“Essi” sono già giudicati, Maria, per la loro pervicacia intrisa di umanità, di quella sola. Lascia che i “morti” si seppelliscano da sé stessi. Tu resta nella Vita e procedi. Quando sarai in Essa completamente, verrà la glorificazione e l’amore senza più ostacoli.»
190. Argomento probatorio della rivelazione di Gesù[490].
Nulla è più accecante della incredulità
Dice Gesù:
1«Una delle cose che dovrebbero esser prese in esame da coloro che giudicano il tuo caso con troppo poca fede e con troppa umanità, che il razionalismo rende ostile e incredula per le libere e mirabili opere di Dio, è il tono diverso delle mie comunicazioni.
2Dovrebbe essere cosa probatoria. Ma, dato che nulla è più accecante della incredulità, nulla è più alterante della realtà divina dello spirito di mondo, sarà questo uno scoglio su cui si arresteranno coloro che non sanno aprire le vele nell’aperto mare della Fede in Dio e preferiscono rimanere presso alla terra, nelle secche della loro scienza razionale e della loro aridità spirituale. Diranno che, mentre uno dei toni è solenne e ieratico, intinto d’antico, l’altro è più dimesso e più umano e più moderno. Quello che a loro pare un anti‑alibi in tuo favore, è invece la prova innegabile della sincerità tua.
Non si terrà più nascosto il tuo Maestro.
3Parlo a tutti da Re e Maestro, ma a te, piccola amata e piccola discepola, parlo prima da Sposo e Fratello che da Re e Maestro. Anzi la regalità con te scompare perché non parlo per te dall’alto d’un trono, ma scendo a prenderti fra le braccia e ad insegnarti, poiché Maestro sono, parlandoti d’amore.
4Non sono due le persone che parlano e non sei, soprattutto, tu a fare le due voci. Uno è Colui che parla: Io sono Quello. Io Dio, Re e Maestro degli uomini, Io che t’ho scelta per il mio amore, Io, lo Sposo tuo.»
191. Battesimo di fuoco ardente[491].
Battesimo di acqua[492].
Dice Gesù:
1«Vi è battesimo e battesimo, figlia che amo. Tutti voi che siete cattolici avete il Battesimo che lava la colpa d’origine e che dovrebbe avere le stesse conseguenze di santità per tutti, se tutti miraste al Cielo in luogo di essere confitti con gli occhi dello spirito e con le radici del vostro essere nel fango della Terra.
2Il Battesimo, sacramento da Me istituito in luogo del battesimo di Giovanni precursore, ha in sé tutti gli elementi per portarvi alla santità[493]. Vi dà la Grazia e chi ha la grazia ha tutto.
3Ma siete voi che della Grazia non tenete conto e la gettate come inutile dono. Fra il severo dovere per essere fedeli a questa Grazia, la quale altro non è che Dio in voi con tutti i suoi doni, e il facile compromesso con la carne ed il sangue, col denaro, col Male pur di godere, o credere di godere durante quei pochi attimi di eternità che sono la vostra vita della terra, voi preferite il compromesso.
Battesimo di fuoco ardente.
4Quando il Figlio di Dio, Colui che vi ama, viene fra le turbe segnate del suo indelebile segno, quel segno che è più glorioso di una corona regale perché vi dà una regalità ultraterrena di figli e eredi dell’Altissimo Re, trova che pochi hanno lottato contro l’istinto e contro Satana, o lavato le macchie di Satana e dell’istinto col pentimento, in modo da avere terso e operante quel segno di predestinazione. A quei pochi, i diletti del Cuore mio, Io, Figlio di Dio al quale ogni potere di giudizio è deferito dal Padre, vengo ad impartire un battesimo di fuoco ardente, che arde e consuma in loro ogni umanità per fare libero lo spirito e renderlo capace di ricevere lo Spirito che parla.
Selezione severa.
5Selezione severa e elezione dolorosa nel suo gaudio. Poiché chi non è mondo, chi non è mantenuto o reso mondo dall’amore e dal pentimento, non può essere accettato per mio grano. La pula sterile e vuota, il loglio e la cuscuta dannosa, gli inutili viticci parassiti, saranno separati dal mio rigoroso esame[494].
6La pula sono gli orgogliosi: orgogliosi di cuore o di pensiero per la loro scienza razionalizzante e errata, i farisei e gli scribi del tempo attuale.
7 Il loglio e la cuscuta, i ribelli alla Legge e gli avvelenatori dei cuori: corruttori, gli scandalosi per i quali meglio sarebbe stato se fossero stati espulsi dal seno materno già estinti.
8 I viticci sono i deboli, i tiepidi che vogliono beneficiare della comunione dei santi ma senza sforzarsi di dare ad essa il contributo della benché minima fatica. Sono i pigri dello spirito, coloro che hanno sempre bisogno di sprone, di sostegno, di calore, per vivere la loro povera vita spirituale; senza i coefficienti di diversi aiuti, striscerebbero al suolo incapaci di tendersi al cielo a sarebbero calpestati dal Maligno: calpestati dico, non colti. Sono sprezzati anche da esso. Non se ne cura perché sa che da sé stessi si danno la morte dell’anima.
Elezione dolorosa.
9Elezione dolorosa perché bisogna, come spiga destinata a divenire farina di Dio, accettare i colpi della trebbia, l’immolazione della macina, la purificazione del frullone, ossia dolori, dolori, dolori, mortificazioni, ascetismo senza misura.
10Oh! per essere farina da ostie occorre sapersi far spogliare di ogni impurità dall’amore. Nessun’altra cosa come l’amore è assoluto nell’operare questa depurazione della vostra personalità per renderla atta a vivere in Cielo.
11Ma pensa, anima mia, pensa dopo tanto dolore a come ti parrà bello il mio Paradiso. Tutto l’amaro che qui bevi per amore del tuo Re, lo troverai lassù mutato in dolcezza. Tutte le ferite che qui t’hanno straziata, là saranno gemme eterne. Tutto il dolore sarà gioia.
12Il tempo passa, ad ogni attimo passa. Io resto e con Me resta la mia Eternità. Ed Io ed essa saremo il tuo dono, quello che ti sei guadagnato col tuo amore e col tuo dolore. Un’eternità di luce e di sempiterna gioia. Un’eternità con Dio, con Dio, Maria.
13Pensa questo sempre. Anelerai al dolore come all’aria che respiri.»
192. Visite spirituali al Santissimo[495].
Comunione eucaristica.
Dice Gesù:
1«“Aprimi, mia diletta. Il tuo Sposo ti chiede d’entrare. Alla tua bocca che tanto aveva desiderio di esser baciata ho concesso di baciare, alle tue braccia che tante volte erano state strette dal braccio dell’Amore ho dato di stringere l’Amore”[496].
2Questo è il canto di questa mattina. Lo vedi se Chi ti ha dato il giglio[497] sa darti tutto quanto desideri? Ho dato Me, Giglio nato da Maria che è Giglio immacolato. Ora sono insieme a te in Corpo ed Anima, in Sangue e Divinità. Sono con te come su un altare.
3Qui, nella tua camera dove splende la tua fede più di una lampada e profuma il tuo amore più di un incenso, come nella grotta di Betlemme, ho messo la mia cuna, la mia piccola cuna che contiene Me grande come in Cielo. Anche nel frammento più minuscolo, Io sono come in seno al Padre e intorno a Me sono gli angeli che adorano. La tua fede ti fa credere questo e per questa fede che tu sia benedetta.
Eucaristici ardori della Maddalena.
4Ti voglio dire un segreto. La santa che ami fin dalla fanciullezza: Maria di Magdala, penitente ormai nelle terre di Francia e sola fra le rupi, sapeva astrarre lo spirito, preso nel gorgo dell’amore, tanto da mandarlo là dove Io ero nelle Sacre Specie. E questo suo desiderio di adorarmi nel Sacramento come m’aveva adorato vivente sulla terra, mi commuoveva più ancora delle sue penitenze.
Amore e fede eucaristica.
5Troppo poco sono adorato dai cristiani, dai cavillatori che per adorarmi hanno bisogno di più di un apparato. Oh! ma amatemi solo per forza d’amore! Vedetemi e credetemi solo per forza di fede! Sappiate che non ho avuto adorazioni più vive di quelle dei volontari reclusi o esiliati nelle celle e nei deserti, e che non ho avuto altare più degno di quello del piccolo Tarcisio imporporante del suo sangue i sacri lini.
Trasporti eucaristici di Maria Ss.
6Per trovare qualcosa di più perfetto dovete pensare agli ineffabili trasporti di mia Madre curva sulla mia cuna o al palpitante altare, più candido del giglio e fatto luminoso dall’amore, del suo corpo castissimo portante Me o delle sue braccia, del suo seno, fatti guanciale ai sonni del Dio Bambino.
7Maria: sii Maria. Maria adoratrice del Pane vivo disceso dal Cielo, della Carne e del Sangue del Figlio di Dio e di Maria, come lo fu la Madre nostra. Chiedile di insegnarti i suoi eucaristici ardori.
Visita spirituale al Santissimo.
8Maria, fa’ della tua casa una Nazareth e una Betania. Già lo è poiché Io vi sono, e più rendila tale con un amore totale al tuo Gesù eucaristico. Non è di ostacolo la malattia al cuore amante. Infinite sono le chiese dove sono solo. Vieni col tuo spirito in esse. Supplisci alle altrui mancanze d’amore.
Preghiera a Gesù-Eucaristia.
9Impara da Me a dire: “Ho ardentemente desiderato. Ho ardentemente desiderato di venire a Te, Gesù che stai tutto solo su tanti altari, per dirti che ti amo con tutta me stessa. Ho ardentemente desiderato di vederti, o mio eucaristico Sole. Ho ardentemente desiderato di consumare il mio Pane che sei Tu. Per tanto desiderio abbi pietà della tua serva, Signore. Lasciami venire al tuo celeste altare ad adorarti in eterno, o Agnello di Dio. Fa’ che io ti veda con l’anima rapita nella tua gloria, o mio divino Sole che ora mi appari velato per debolezza della mia condizione di vivente. Lascia che io ti ami, come ti vorrei amare, per la beata eternità. Aprimi le porte della Vita, Gesù vita mia. Vieni, Signore Gesù, vieni. Nella Comunione di Luce perisca ciò che è carne, e lo spirito conquisti Te, mio Unico e Trino Iddio, solo amore dell’anima mia”.»
[1] Scritto il 11 agosto 1943.
[2] Giuseppe Belfanti, cugino della mamma della scrittrice. A causa della guerra, da Reggio Calabria si trasferì con la famiglia a Viareggio, e stette con la scrittrice dal luglio 1943 al novembre 1944.
[3] Matteo 27,45-46; Marco 15,33-34.
[4] Il Portavoce, Maria Valtorta, deve imitare Maria Ss., che non si sottrasse ad alcuna sofferenza per essere di conforto a Gesù. Il dolore del Portavoce viene offerto insieme a quello del Signore per tentare di arrestare il castigo, perché nel sacrificio è la chiave della salvezza.
[5] Già nel dettato del 23 aprile, pag. 54.
[6] Il Portavoce confida le proprie sofferenze, provocate dalle premonizioni divine e dalle tentazioni sataniche.
[7] Padre Migliorini.
[8] Scritto il 12 agosto sera 1943.
[9] La scrittrice, che era figlia unica, perderà la mamma il 4 ottobre di quello stesso anno 1943. Il babbo era morto il 30 giugno 1935.
[10] mille per cento è nostra trascrizione da 1000/100
[11] Scritto lo stesso 12 agosto 1943.
[12] in cui è nostra correzione da che
[13] Nel senso spiegato nei dettati del 17 agosto (pag. 93), del 1° ottobre (pag.247), del 7 ottobre (pag. 271), del 10 ottobre (pag. 279).
[14] Scritto il 13 agosto 1943.
[15] Nei dettati del 28 giugno (pag. 46) a del 29 giugno (pag. 49).
[16] Dio Padre. Tutte le altre volte che nel presente dettato viene nominato il «Padre», è il Padre Migliorini.
[17] che tali siano per mia Volontà è nostra costruzione da per mia Volontà che tali siano
[18] Gv 12,1-12.
[19] Mt 9,9-13; Mc 2,13-17; Lc 5,27-32.
[20] Gv 4,1-42.
[21] Lc 7,36-50.
[22] innaffiarli è nostra correzione da inaffiarli
[23] Nel dettato del 12 agosto, pag. 81.
[24] egli è aggiunto da noi.
[25] La scrittrice vede Gesù che procede con la croce senza che alcuno lo segua.
[26] Scritto il 14 agosto 1943.
[27] Nel dettato del 13 agosto, pag. 85.
[28] Padre Migliorini
[29] Gv 15,12-17.
[30] Gv 13,35.
[31] Lc 15,7.
[32] Scritto il 15 agosto 1943.
[33] 5 giugno, pag. 14.
[34] Vedi la nota 4 di pag. 29.
[35] Scritto il 16 agosto 1943.
[36] Primogenito di fra i morti: “Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose. Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli” (Col 1,18-20).
[37] Gv 11,1-44.
[38] con sembra corretto da come
[39] Lc 11,28.
[40] Scritto lo stesso 16 agosto, sera 1943.
[41] Croce/ Mt 27,48; Mc 15,36; Lc 23,36; Gv 19,29.
[42] Nel dettato del 9 luglio, pag. 77.
[43] passi è lettura incerta; potrebbe leggersi anche padri
[44] “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,4.9).
[45] Mc 15,26; Gv 19,19.
[46] fossi è nostra correzione da fosti
[47] Scritto il 17 agosto 1943.
[48] I trafittori del Messia: “Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito” (Zc 12,10). “Ecco, viene sulle nubi e ognuno lo vedrà; anche quelli che lo trafissero e tutte le nazioni della terra si batteranno per lui il petto” (Ap 1,7). “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto” (Gv 19,37).
[49] Nel dettato del 16 agosto, pag. 89.
[50] Mt 25,31-46.
[51] Scritto il 18 agosto 1943.
[52] Il cibo del vincitore: “Sei costante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti. Ho però da rimproverarti che hai abbandonato il tuo amore di prima. Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti e compi le opere di prima. Se non ti ravvedrai, verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto… Al vincitore darò da mangiare dell’albero della vita, che sta nel paradiso di Dio” (Ap 2,3-7).
[53] quest’ultima è nostra correzione da quest’ultimo
[54] dentro per dentro significa ogni tanto, di tanto in tanto
[55] Gv 14,23.
[56] Scritto il 19 agosto 1943.
[57] La manna e il sassolino bianco: “So che abiti dove satana ha il suo trono; tuttavia tu tieni saldo il mio nome e non hai rinnegato la mia fede … Ma ho da rimproverarti alcune cose: hai presso di te seguaci della dottrina di Balaàm, il quale insegnava a Balak a provocare la caduta dei figli d’Israele, spingendoli a mangiare carni immolate agli idoli e ad abbandonarsi alla fornicazione … Ravvediti dunque; altrimenti verrò presto da te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca Al vincitore darò la manna nascosta e una pietruzza bianca sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce all’infuori di chi la riceve” (Ap 2,12-18).
[58] Ap 2,17.
[59] Mt 7,6.
[60] Il vincitore diverrà colonna nel tempio di Dio: Così parla il Santo, il Verace: Ho aperto davanti a te una porta che nessuno può chiudere … Poiché hai osservato con costanza la mia parola, anch’io ti preserverò nell’ora della tentazione che sta per venire sul mondo intero, per mettere alla prova gli abitanti della terra. Verrò presto. Tieni saldo quello che hai, perché nessuno ti tolga la corona. Il vincitore lo porrò come una colonna nel tempio del mio Dio e non ne uscirà mai più. Inciderò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio, della nuova Gerusalemme che discende dal cielo, da presso il mio Dio, insieme con il mio nome nuovo” (Ap 3,7-12).
[61] Il mondo corre verso l’abisso perché non ha saputo custodire la Legge di Dio, lasciando spazio al dominio di Satana che è il nemico da vincere per meritare premio.
[62] Scritto il 20 agosto 1943.
[63] I sette sigilli: E vidi nella mano destra di Colui che era assiso sul trono un libro a forma di rotolo, scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli … Poi vidi ritto in mezzo al trono un Agnello, come immolato. Egli aveva sette corna e sette occhi, simbolo dei sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra. E l’Agnello prese il libro.
[64] Apertura dei sigilli: L’Agnello aprì i sigilli: 1° sigillo: Apparve un cavallo bianco. Il cavaliere aveva un arco, gli fu data una corona e poi egli uscì vittorioso per vincere ancora. 2° sigillo: Cavallo rosso fuoco. Al cavaliere fu dato il potere di togliere la pace dalla terra perché si sgozzassero a vicenda, e gli fu consegnata una grande spada. 3°sigillo: Cavallo nero. Il cavaliere aveva una bilancia in mano: “Una misura di grano per un danaro e tre misure d’orzo per un danaro! Olio e vino non siano sprecati”. (Ap 6,1-6).
[65] 4° sigillo: Cavallo verdastro. Il cavaliere si chiamava Morte e gli veniva dietro l’Inferno. Fu dato loro potere per sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere della terra.
[66] 5° sigillo: Sotto l’altare le anime dei martiri, pregano Dio di fare giustizia. “Allora venne data a ciascuno di essi una veste candida e fu detto loro di pazientare ancora un poco, finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli che dovevano essere uccisi come loro”
[67] Il Tau: Vidi l’angelo che aveva il sigillo del Dio vivente. E gridò ai quattro angeli che avevano il potere di devastare la terra e il mare: “Non devastate né la terra, né il mare, né le piante, finché non abbiamo impresso il sigillo del nostro Dio sulla fronte dei suoi servi” (Ap 7,1-3).
[68] mie è nostra correzione da miei
[69] 6° sigillo: “Quando l’Agnello aprì il sesto sigillo, vidi che vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come sacco di crine, la luna diventò tutta simile al sangue, le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra, come quando un fico, sbattuto dalla bufera, lascia cadere i fichi immaturi. Il cielo si ritirò come un volume che si arrotola e tutti i monti e le isole furono smossi dal loro posto. Allora i re della terra e i grandi, i capitani, i ricchi e i potenti, e infine ogni uomo, schiavo o libero, si nascosero tutti nelle caverne e fra le rupi dei monti; e dicevano ai monti e alle rupi: Cadete sopra di noi e nascondeteci dalla faccia di Colui che siede sul trono e dall’ira dell’Agnello, perché è venuto il gran giorno della loro ira, e chi vi può resistere?”.
[70] 7° sigillo: “Quando l’Agnello aprì il settimo sigillo, si fece silenzio in cielo per circa mezz’ora. Vidi che ai sette angeli ritti danti a Dio furono date sette trombe. Poi venne un altro angelo e si fermò all’altare, reggendo un incensiere d’oro. Gli furono dati molti profumi perché li offrisse insieme con le preghiere di tutti i santi bruciandoli sull’altare d’oro, posto davanti al trono. E dalla mano dell’angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio, insieme con le preghiere dei santi. Poi l’angelo prese l’incensiere, lo riempì del fuoco preso dall’ altare e lo gettò sulla terra: ne seguirono scoppi di tuoni, clamori, fulmini e scosse di terremoto.
[71] Prima tromba: grandine e fuoco mescolati a sangue scrosciarono sulla terra. Un terzo della terra fu arso. Seconda tromba: come una gran montagna di fuoco fu scagliata nel mare. Un terzo del mare divenne sangue. Terza tromba: cadde dal cielo una grande stella, ardente come una torcia, e colpì un terzo dei fiumi e le sorgenti delle acque. La stella si chiama Assenzio; un terzo delle acque si mutò in assenzio e molti uomini morirono perché quelle acque divennero amare. Quarta tromba: un terzo del sole, un terzo della luna e un terzo degli astri fu colpito e si oscurò: il giorno perse un terzo della sua luce e la notte ugualmente.
[72] Quinta tromba: adombra l’Anticristo: l’astro caduto dal cielo (9,1). Il potere che riceverà da Satana (9,2-6). L’aiuto che riceverà dagli uomini (9,7-11). Sesta tromba: Furono sciolti i quattro angeli pronti per l’ora, il giorno, il mese e l’anno per sterminare un terzo dell’umanità. Il numero delle truppe di cavalleria era duecento milioni; Così mi apparvero i cavalli e i cavalieri: questi avevano corazze di fuoco, di giacinto, di zolfo. Le teste dei cavalli erano come le teste dei leoni e dalla loro bocca usciva fuoco, fumo e zolfo. Da questo triplice flagello dal fuoco, dal fumo e dallo zolfo che usciva dalla loro bocca, fu ucciso un terzo dell’umanità. La potenza dei cavalli infatti sta nella loro bocca e nella loro coda; le loro code sono simili a serpenti, hanno teste e con esse cuociono. Il resto non rinunziò alle opere delle sue mani; non cessò di prestar culto al demone e agli idoli; non rinunziò nemmeno agli omicidi, né alle stregonerie, né alla fornicazione, né alle ruberie. (Ap 9,13-21).
[73] L’Anticristo: “Il quinto angelo suonò la tromba e vidi un astro caduto dal cielo sulla terra (Ap 9,1).
[74] Il potere che l’Anticristo riceverà da Satana: Gli fu data la chiave del pozzo dell’Abisso; egli aprì il pozzo dell’Abisso e salì dal pozzo un uomo come il fumo di una grande fornace, che oscurò il sole e l’atmosfera. Dal fumo uscirono cavallette che si sparsero sulla terra e fu dato loro un potere pari a quello degli scorpioni della terra. E fu detto loro di non danneggiare né erba né arbusti né alberi, ma soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte. Però non fu concesso loro di ucciderli, ma di tormentarli per cinque mesi, e il tormento è come il tormento dello scorpione quando punge un uomo. In quei giorni gli uomini cercheranno la morte, ma non la troveranno; brameranno morire, ma la morte li fuggirà (Ap 9,2-6)
[75] L’aiuto che l’Anticristo riceverà degli uomini: “Queste cavallette avevano l’aspetto di cavalli pronti per la guerra. Sulla testa avevano corone che sembravano d’oro e il loro aspetto era come quello degli uomini. Avevano capelli, come capelli di donna, ma i loro denti erano come quelli dei leoni. Avevano il ventre simile a corazze di ferro e il rombo delle loro ali come rombo di carri trainati da molti cavalli lanciati all’assalto. Avevano code come gli scorpioni, e aculei. Nelle loro code il potere di far soffrire gli uomini per cinque mesi. Il loro re era l’angelo dell’Abisso, che in ebraico si chiama Perdizione, in greco Sterminatore (Ap 9,7-11).
[76] Su una copia dattiloscritta, la scrittrice annota a matita: Sconfitta dell’Anticristo, ma non Giudizio universale.
[77] I sette tuoni ancora sigillati: “Vidi un angelo, possente, discendere dal cielo, avvolto in una nube, la fronte cinta di un arcobaleno; aveva la faccia come il sole e le gambe come colonne di fuoco. Nella mano teneva un piccolo libro aperto. Avendo posto il piede destro sul mare e il sinistro sulla terra, gridò a gran voce come leone che ruggisce. E quando ebbe gridato, i sette tuoni fecero udire la loro voce. Dopo che i sette tuoni ebbero fatto udire la loro voce, io ero pronto a scrivere, quando udii una voce dal cielo che mi disse: “metti sotto sigillo quello che hanno detto i sette tuoni e non scriverlo”.” (Ap 10,1-7).
Ap 10,4.
[79] Allora l’angelo che avevo visto con un piede sul mare e un piede sulla terra, alzò la destra verso il cielo e giurò per Colui che vive nei secoli dei secoli: “Non vi sarà più indugio! Nei giorni in cui il settimo angelo farà udire la sua voce e suonerà la tromba, allora si compirà il mistero di Dio come egli ha annunziato ai suoi servi, i profeti (Ap 10,4).
[80] Come sopra, la scrittrice annota: I sette tuoni corrispondono alle 7 piaghe descritte avanti, al dì 22‑8.
[81] Come sopra, la scrittrice annota: Quando parla qui allude al tempo di pace che precederà la fine, tempo in cui comincerà la selezione finale sotto la ultima manifestazione del Cristo‑Re che molti non vorranno seguire. Il mistero di Dio si compie subito dopo. Ma la lettura della nota è incerta.
[82] “Non vi sarà più indugio! Nei giorni in cui il settimo angelo farà udire la sua voce e suonerà la tromba, allora si compirà il mistero di Dio come egli ha annunziato ai suoi servi, i profeti” (Ap 10,6-7).
[83] Scritto il 21 agosto 1943.
[84] I due Testimoni: Poi mi fu data una canna simile a una verga e mi fu detto: “Alzati e misura il santuario di Dio e l’altare e il numero di quelli che vi stanno adorando. Ma l’atrio che è fuori del santuario, lascialo da parte e non lo misurate, perché è stato dato in balìa dei pagani, i quali calpesteranno la città santa per quarantadue mesi. Ma farò in modo che i miei due Testimoni, vestiti di sacco, compiano la loro missione di profeti per mille duecentosessanta giorni”. Questi sono i due olivi e le due lampade che stanno davanti al Signore della terra. Se qualcuno pensasse di far loro del male, uscirà dalla loro bocca un fuoco che divorerà i loro nemici. Così deve perire chiunque pensi di far loro del male. Essi hanno il potere di chiudere il cielo, perché non cada pioggia nei giorni del loro ministero profetico. Essi hanno anche potere di cambiar l’acqua in sangue e di colpire la terra con ogni sorta di flagelli tutte le volte che lo vorranno” (Ap 11,1-6).
[85] Apparente sconfitta: E quando poi avranno compiuto la loro testimonianza, la bestia che sale dall’Abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà. I loro cadaveri rimarranno esposti sulla piazza della grande città, che simbolicamente si chiama Sodoma ed Egitto, dove appunto il loro Signore fu crocifisso. Uomini di ogni popolo, tribù, lingua e nazione vedranno i loro cadaveri per tre giorni e mezzo e non permetteranno che i loro cadaveri vengano deposti in un sepolcro. Gli abitanti della terra faranno festa su di loro, si rallegreranno e si scambieranno doni, perché questi due profeti erano il tormento degli abitanti della terra (Ap 11,7-10).
[86] Fulgida risurrezione: Ma dopo tre giorni e mezzo, un soffio di vita procedente da Dio entrò in essi e si alzarono in piedi, con grande terrore di quelli che stavano a guardarli. Allora udirono un grido possente dal cielo: “Salite quassù” e salirono al cielo in una nube sotto gli sguardi dei loro nemici (Ap 11,11-12).
[87] Gv 15,13.
[88] Scritto lo stesso 21 agosto 1943. La Chiesa i battezzati e il Drago: Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per mille duecentosessanta giorni (Ap 12,1-6).
[89] Satana conduce la carneficina sulla terra: Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. Allora udii una gran voce nel cielo che diceva: “… è stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte. Ma essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio; poiché hanno disprezzato la vita fino a morire … guai a voi, terra e mare, perché il diavolo è precipitato sopra di voi pieno di grande furore, sapendo che gli resta poco tempo” (Ap 12,7-12).
[90] Nei dettati del 4 giugno (pag. 12-23) e del 19 giugno (pag. 121).
[91] Le due ali: Vangelo del Regno di Dio e Catechismo del Regno dei Cieli: Or quando il drago si vide precipitato sulla terra, si avventò contro la donna che aveva partorito il figlio maschio. Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei per esservi nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo lontano dal serpente. Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d’acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque. Ma la terra venne in soccorso alla donna, aprendo una voragine e inghiottendo il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca (Ap 12,13-16).
[92] Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù (Il Vangelo del Regno di Dio). E si fermò sulla spiaggia del mare (Ap 12,17-18).
[93] Scritto il 22 agosto 1943.
[94] Lo scimmiottatore di Dio: Satana, emulo di Dio, ha ministri che si contrappongono agli arcangeli. La prima bestia corrisponde a Michele e rappresenta la forza demoniaca, incarnata nel potere temporale, che allontana da Dio. La seconda bestia corrisponde a Gabriele e rappresenta la scienza ribelle che smantella la fede. La vera scienza è quella che ha per oggetto Dio, e attraverso di essa sono comprensibili tutte le scienze.
[95] Nel dettato del 19 giugno, pag. 121.
[96] La bestia che sale dal mare: Vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo. La bestia che io vidi era simile a una pantera, con le zampe come quelle di un orso e la bocca come quella di un leone. Il drago le diede la sua forza, il suo trono e la sua potestà grande. Una delle sue teste sembrò colpita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita. Allora la terra intera presa d’ammirazione, andò dietro alla bestia e gli uomini adorarono il drago perché aveva dato il potere alla bestia e adorarono la bestia dicendo: “Chi è simile alla bestia e chi può combattere con essa?”.
Il delitto della bestia: Alla bestia fu data una bocca per proferire parole d’orgoglio e bestemmie, con il potere di agire per quarantadue mesi. Essa aprì la bocca per proferire bestemmie contro Dio, per bestemmiare il suo nome e la sua dimora, contro tutti quelli che abitano in cielo. Le fu permesso di far guerra contro i santi e di vincerli; le fu dato potere sopra ogni stirpe, popolo, lingua e nazione. L’adorarono tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello immolato. Colui che deve andare in prigionia, andrà in prigionia; colui che deve essere ucciso di spada, di spada sia ucciso. In questo sta la costanza e la fede dei santi (Ap 13,1-10).
[97] La bestia che sale dalla terra: Vidi poi salire dalla terra un’altra bestia, che aveva due corna, simili a quelle di un anello, che però parlava come un drago. Essa esercita tutto il potere della prima bestia in sua presenza e costringe la terra e i suoi abitanti ad adorare la prima bestia, la cui ferita mortale era guarita. Operava grandi prodigi, fino a fare scendere fuoco dal cielo sulla terra davanti agli uomini. Per mezzo di questi prodigi, che le era permesso di compiere in presenza della bestia, sedusse gli abitanti della terra dicendo loro di erigere una statua alla bestia che era stata ferita dalla spada ma si era riavuta. Le fu anche concesso di animare la statua della bestia sicché quella statua perfino parlasse e potesse far mettere a morte tutti coloro che non adorassero la statua della bestia.
Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei (Ap 13,11-18).
[98] Scritto lo stesso 22 agosto 1943. Più tardi.
[99] I sette flagelli: Poi vidi nel cielo un altro segno grande e meraviglioso: sette angeli che avevano sette flagelli; gli ultimi, poiché con essi si deve compiere l’ira di Dio… Dal tempio uscirono i sette angeli che avevano i sette flagelli, vestiti di lino puro, splendente, e cinti al petto di cinture d’oro. Uno dei quattro esseri viventi diede ai sette angeli sette coppe d’oro colme dell’ira di Dio. Il tempio si riempì del fumo che usciva dalla gloria di Dio e dalla sua potenza: nessuno poteva entrare nel tempio finché non avessero termine i sette flagelli dei sette angeli (Ap 15,1.6-8). Udii poi una gran voce dal tempio che diceva ai sette angeli: “Andate e versate sulla terra le sette coppe dell’ira di Dio” (Ap 16,1).
[100] Nel dettato del 20 agosto, pag. 99.
[101] 1° flagello: Partì il primo angelo e versò la sua coppa sopra la terra; e scoppiò una piaga dolorosa e maligna sugli uomini che recavano il marchio della bestia e si prostravano davanti alla sua statua (Ap 16,2).
[102] 2° flagello: Il secondo versò la sua coppa nel mare che diventò sangue come quello di un morto e perì ogni essere vivente che si trovava nel mare (Ap 16,3).
[103] 3° flagello: Il terzo versò la sua coppa nei fiumi e nelle sorgenti delle acque, e diventarono sangue. Allora udii l’angelo delle acque che diceva: “Sei giusto, tu che sei e che eri, tu, il Santo, poiché così hai giudicato. Essi hanno versato il sangue di santi e di profeti, tu hai dato loro sangue da bere: ne sono ben degni!” (Ap 16,4-6).
[104] 4° flagello: Il quarto versò la sua coppa sul sole e gli fu concesso di bruciare gli uomini con il fuoco. E gli uomini bruciarono per il terribile calore e bestemmiarono il nome di Dio che ha in suo potete tali flagelli, invece di ravvedersi per rendergli omaggio (Ap 16,8-9).
[105] quali vi abbisognavano è nostra correzione da quale vi abbisognava
[106] 5° flagello: Il quinto versò la sua coppa sul trono della bestia e il suo regno fu avvolto dalle tenebre. Gli uomini si mordevano la lingua per il dolore e bestemmiarono il Dio del cielo a causa dei dolori e delle piaghe, invece di pentirsi delle loro azioni (Ap 16,10-11)
[107] 6° flagello: Il sesto versò la sua coppa sopra il gran fiume Eufràte e le sue acque furono prosciugate per preparare il passaggio ai re dell’Oriente (Ap 16,12).
[108] Gli esseri immondi: Poi dalla bocca del drago e dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta vidi uscire tre spiriti immondi, simili a rane: sono infatti spiriti di demoni che operano prodigi e vive vanno a radunare tutti i re di tutta la terra per la guerra del gran giorno di Dio onnipotente (Ap 16,13-14).
[109] Scritto lo stesso 22 agosto 1943. 7° flagello: Il settimo versò la sua coppa nell’aria e uscì dal tempio, dalla parte del trono, una voce potente che diceva: “È fatto!”. Ne seguirono folgori, clamori e tuoni, accompagnati da un grande terremoto, di cui non vi era mai stato l’uguale da quando gli uomini vivono sopra la terra. La grande città si squarciò in tre pareti crollarono le città delle nazioni. Dio si ricordò di Babilonia la grande, per darle da bere la coppa di vino della sua ira ardente. Ogni isola scomparve, i monti si dileguarono. E grandine enorme del peso di mezzo quintale scrosciò dal cielo sopra gli uomini, e gli uomini bestemmiarono Dio a causa del flagello della grandine, poiché era davvero un grande flagello (Ap 16,17-21)
[110] Babilonia la grande: “Vieni, ti farò vedere la condanna della grande prostituta che siede presso le grandi acque. Con lei si sono prostituiti i re della terra e gli abitanti della terra si sono inebriati del vino della sua prostituzione”. Vidi una donna seduta sopra una bestia scarlatta, coperta di nomi blasfemi, con sette teste e dieci corna. La donna era ammantata di porpora e di scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle, teneva in mano una coppa d’oro, colma degli abomini e delle immondezze della sua prostituzione. Sulla fronte aveva scritto un nome misterioso: “Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli abomini della terra” (Ap 17,1-5).
[111] E vidi che quella donna era ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. Al vederla, fui preso da grande stupore. Ma l’angelo mi disse: “Perché ti meravigli? Io ti spiegherò il mistero della donna e della bestia che la porta, con sette teste e dieci corna (Ap 17,6-7).
[112] Le sette teste sono i sette colli sui quali è seduta la donna; e sono anche sette re. I primi cinque sono caduti, ne resta uno ancora in vita, l’altro non è ancora venuto e quando sarà venuto, dovrà rimanere per poco. Quanto alla bestia che era e non è più, è ad un tempo l’ottavo re e uno dei sette, ma va in perdizione. Le dieci corna che hai visto sono dieci re, i quali non hanno ancora ricevuto un regno, ma riceveranno potere regale, per un’ora soltanto insieme con la bestia. Questi hanno un unico intento: consegnare la loro forza e il loro potere alla bestia. Essi combatteranno contro l’Agnello, ma l’Agnello li vincerà, perché è il Signore dei signori e il Re dei re e quelli con lui sono i chiamati, gli eletti e i fedeli” (Ap 17,9-14).
[113] terrestri è nostra correzione da terreni
[114] Ap 17,6-7
[115] La bestia era e non è più: La bestia che hai visto era ma non è più, salirà dall’Abisso, ma per andare in perdizione. E gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, stupiranno al vedere che la bestia era e non è più, ma riapparirà. Qui ci vuole una mente che abbia saggezza (Ap 17,8-9).
[116] Su una copia dattiloscritta, la scrittrice annota in calce, a matita: Dopo la sconfitta dell’Anticristo e la distruzione di Babilonia.
[117] Le acque sono i popoli: Poi l’angelo mi disse: “Le acque che hai viste, presso le quali siede la prostituta, simboleggiano popoli, moltitudini, genti e lingue. Le dieci corna che hai viste e la bestia odieranno la prostituta, la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la bruceranno col fuoco. Dio infatti ha messo loro in cuore di realizzare il suo disegno e di accordarsi per affidare il loro regno alla bestia, finché si realizzino le parole di Dio. La donna che hai vista simboleggia la città grande, che regna su tutti i re della terra” (Ap 17,15-18).
[118] La grande città si squarciò in tre parti e crollarono le città delle nazioni. Dio si ricordò di Babilonia la grande per darle da bere la coppa di vino della sua ira ardente. Vedi nota 134, 7° flagello.
[119] Scritto lo stesso 22 agosto 1943.
[120] Poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco; colui che lo cavalcava si chiamava “Fedele” e “Verace”: egli giudica e combatte con giustizia. I suoi occhi sono come una fiamma di fuoco, ha sul suo capo molti diademi; porta scritto un nome che nessuno conosce all’infuori di lui. È avvolto in un mantello intriso di sangue e il suo nome è Verbo di Dio. Gli eserciti del cielo lo seguono su cavalli bianchi, vestiti di lino bianco e puro. Dalla bocca gli esce una spada affilata per colpire con essa le genti. Egli le governerà con scettro di ferro e pigerà nel tino il vino dell’ira furiosa del Dio onnipotente. Un nome porta scritto sul mantello e sul femore: Re dei re e Signore dei signori (Ap 19,11-16).
[121] Come sopra, la scrittrice annota: nel periodo di pace che precede il giudizio.
[122] Il regno di mille anni: Vidi poi un angelo che scendeva dal cielo con la chiave dell’Abisso e una gran catena in mano. Afferrò il dragone, il serpente antico – cioè il diavolo, satana – e lo incatenò per mille anni; lo gettò nell’Abisso, ve lo rinchiuse e ne sigillò la porta sopra di lui, perché non seducesse più le nazioni, fino al compimento dei mille anni. Dopo questi dovrà essere sciolto per un po’ di tempo. Poi vidi alcuni troni e a quelli che vi si sedettero fu dato il potere di giudicare. Vidi anche le anime dei decapitati a causa della testimonianza di Gesù e della parola di Dio, e quanti non avevano adorato la bestia e la sua statua e non ne avevano ricevuto il marchio sulla fronte e sulla mano. Essi ripresero vita e regnarono con Cristo per mille anni; gli altri morti invece non tornarono in vita fino al compimento dei mille anni. Questa è la prima risurrezione. Beati e santi coloro che prendono parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo e regneranno con lui per mille anni (Ap 20,1-6)
[123] La Gerusalemme celeste: Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: “Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il “Dio-con-loro”. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate”. E Colui che sedeva sul trono disse: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”; e soggiunse: “Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci. Ecco sono compiute! Io sono l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine. A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita. Chi sarà vittorioso erediterà questi beni; Io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio. Ma per i vili e gl’increduli, gli abietti e gli omicidi, gl’immorali, i fattucchieri, gli idolatri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. È questa la seconda morte” (Ap 21,1-8)
[124] I redenti del tempo messianico: Poi guardai ed ecco l’Agnello ritto sul monte Sion e insieme cento quarantaquattromila persone che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo. Udii una voce che veniva dal cielo, come un fragore di grandi acque e come un rimbombo di forte tuono. La voce che udii era come quella di suonatori di arpa che si accompagnano nel canto con le loro arpe. Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono e davanti ai quattro esseri viventi e ai vegliardi. E nessuno poteva comprendere quel cantico se non i cento quarantaquattromila, i redenti della terra. Questi non si sono contaminati con donne, sono infatti vergini e seguono l’Agnello dovunque va. Essi sono stati redenti tra gli uomini come primizie per Dio e per l’Agnello. Non fu trovata menzogna sulla loro bocca; sono senza macchia (Ap 14,3-5). Vidi pure come un mare di cristallo misto a fuoco e coloro che avevano vinto la bestia e la sua immagine e il numero del suo nome, stavano riti sul mare di cristallo. Accompagnando il canto con le arpe divine, cantavano il cantico di Mosè, servo di Dio, e il cantico dell’Agnello (Ap 15,2-3).
Rena del mare/ Ap 20,7-8.
[125] Ritorno di Santa: Quando i mille anni saranno compiuti, Satana verrà liberato dal suo carcere e uscirà per sedurre le nazioni ai quattro punti della terra, Gog e Magòg, per adunarli per la guerra: il loro numero sarà come la sabbia del mare. Marciarono su tutta la superficie della terra e cinsero d’assedio l’accampamento dei santi e la città diletta. Ma un fuoco scese dal cielo e li divorò. E il diavolo, che li aveva sedotti, fu gettato nello stagno di fuoco e zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta: saranno tormentati giorno e notte per i secoli dei secoli (Ap 20,7-10).
[126] Come sopra, la scrittrice annota: Il tentativo della pace dopo i castighi, dell’evangelizzazione spirituale.
[127] “Vieni, Signore Gesù”: Ecco, io verrò presto e porterò con me il mio salario, per rendere a ciascuno secondo le sue opere. Io sono l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il principio e la fine. Beati coloro che lavano le loro vesti: avranno parte all’albero della vita e potranno entrare per le porte nella città. Fuori i cani, i fattucchieri, gli immorali, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna! (Ap 22,12-15). Lo Spirito e la sposa dicono: “Vieni”. E chi ascolta ripeta: “Vieni”. Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente le acque della vita… Colui che attesta queste cose dice: “Sì, verrò presto!”. Amen. Vieni, Signore Gesù (Ap 22, 17.20).
[128] Si rivolge al Padre Migliorini.
[129] Scritto lo stesso 22 agosto 1943.
[130] Prima resurrezione: Vidi anche le anime dei decapitati a causa della testimonianza di Gesù e della parola di Dio, e quanti non avevano adorato la bestia e la sua statua e non ne avevano ricevuto il marchio sulla fronte e sulla mano. Essi ripresero vita e regnarono con Cristo per mille anni; gli altri morti invece non tornarono in vita fino al compimento dei mille anni. Questa è la prima risurrezione. Beati e santi coloro che prendono parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo e regneranno con lui per mille anni (Ap 20,4-6). Noi che viviamo e saremo ancora in vita per la venuta del Signore non avremo alcun vantaggio su quelli che sono morti. Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro tra le nuvole, per andare incontro al Signore nell’aria, e così saremo sempre con il Signore (1 Ts 4,15-17). Prima resurrezione con riferimento alla sostanza dell’anima: separazione o liberazione dell’anima dal suo corpo e giudizio della singola anima. Con riferimento all’ordine di tempo: risurrezione dei morti in Cristo, i giusti, i riscattati, i santi, per regnare con lui nell’universo creato.
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[132] Seconda risurrezione: Essi ripresero vita e regnarono con Cristo per mille anni; gli altri morti invece non tornarono in vita fino al compimento dei mille anni (Ap 20,4-5). Verrà l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la voce e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna (Gv 5,28-29). Seconda risurrezione con riferimento alla sostanza: risurrezione dell’anima nel suo corpo glorificato. Con riferimento al tempo: risurrezione di tutti, buoni e cattivi
[133] Scritto il 23 agosto 1943, ore 7 ant.ne: al Padre e a me.
[134] Gv 15,10 “Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 11 Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. 14 Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. 15 Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi. 16 Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga. 17 Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri. 18 Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia. 24 Se non avessi fatto in mezzo a loro opere che nessun altro mai ha fatto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio. Questo perché si adempisse la parola scritta nella loro Legge: Mi hanno odiato senza ragione (Gv 15)
[135] Suor Benigna Consolata Ferrero (1885‑1916).
[136] or è aggiunto da noi.
[137] Scritto il 24‑8‑1943. (In merito alla signora Curie. Marie Curie (1867‑1934)).
[138] su è aggiunto da noi.
[139] illetterate è nostra correzione da illeterate
[140] Scritto il 25 agosto 1943.
[141] Scritto il 26 agosto 1943. Sommario: La vera Fede è immutabile e perfetta come il Creatore, e assicura oggi le stesse verità che assicurava ai padri antichi. Gesù l’ha confermata, fondando la Chiesa nella quale ha deposto la Verità. Credere non significa essere dei creduloni, ma significa comprendere al lume dell’intelligenza e nella luce della grazia, e significa soprattutto amare. Beati coloro che credono e restano fedeli al Signore. La scrittrice non giudichi i disgraziati che non credono, ma ripari alle loro negazioni, e pianga insieme con Gesù sulle anime che vogliono morire.
[142] dare è nostra correzione da darmi
[143] Scritto il 27 agosto 1943.
[144] alla è nostra correzione da la
[145] Scritto il 28 agosto 1943.
[146] Nel dettato del 17 agosto, pag. 93.
[147] avrei è nostra correzione da avessi
[148] Per la figlia di Giairo: Mt 9,18-26; Mc 5,21-43; LC 8,40-56; per il figlio della vedova di Naim: LC 7,11-17; per Lazzaro, fratello di Maria e Marta: Gv 11,1-44.
[149] Già nel dettato del 26 agosto, pag. 193.
[150] Scritto il 29 agosto 1943.
[151] “Il Signore forse gradisce gli olocausti e i sacrifici come obbedire alla voce del Signore? Ecco, obbedire è meglio del sacrificio, essere docili è più del grasso degli arieti. Poiché peccato di divinazione è la ribellione, e iniquità e idolatria l’insubordinazione”. (1 Sam 15,22-23).
[152] Mt 6,10.
[153] Mt 26,42; Lc 22,42; Gv 4,34; 5,30; 6,38; Fil 2,8; Eb 5,8; 10,9.
[154] Lc 1,26-38.
[155] Gv 19,30.
[156] Scritto il 30 agosto 1943.
[157] dire è nostra correzione da dirti
[158] Tb 2,17-18. (secondo la Valvata latina).
[159] Scritto il 31 agosto 1943.
[160] Mt 15,19-20.
[161] Mt 7,15-20; 12,33; Lc 6,43-45.
[162] 1 Cor 10,13.
[163] Scritto il 1° settembre 1943.
[164] Mt 26,36-46; Mc 14,32-42; Lc 22,39-46.
[165] La scrittrice aveva sofferto acutamente per non aver potuto assistere il babbo nel momento della morte, avvenuta nel 1935
[166] Scritto il 2 settembre 1943.
[167] Is 5,1-6; Gv 15,1-8.
[168] Scritto il 3 settembre 1943.
[169] Lc 1,26-38.
[170] possono è nostra correzione da può
[171] Scritto il 4 settembre 1943.
[172] Lc 1,26-38.
[173] previdenti è nostra correzione da previdendi
[174] mille per cento è nostra trascrizione da 1000/100
[175] Scritto il 5 settembre 1943.
[176] Lc 1,28.
[177] con l’anima in grazia deve intendersi con chi ha l’anima in grazia
[178] Mt 27,45-46; Mc 15,33-34; Gv 19,25-27.
[179] nitidezza è nostra correzione da nitezza
[180] sé è nostra correzione da lui
[181] diverrebbe è nostra correzione da diverebbe
[182] Scritto il 6 settembre 1943, pag. 307.
[183] Lc 1,42.
[184] Fil 2,6-11; Rm 5,6-10; 1 Gv 3,8-9; 4,10.
[185] Is 53,4-7.
[186] Mt 5,17-18.
[187] Gv 20,28-30; At 1,10-11.
[188] generato è nostra correzione da creato
[189] Is 7,10-14; Gv 1,13; Gal 4,4-6. Il tuo sì/ Lc 1,37-38.
[190] Scritto il 7 settembre 1943, pag. 311.
[191] Lc 1,42.
[192] Come potrebbe verificarsi per il dettato del 23 giugno.
[193] Mt 1,18-24; Lc 2,25-35.
[194] Lc 15,11-32.
[195] Scritto l’8 settembre 1943, pag. 314.
[196] Padre Migliorini.
[197] L’8 settembre, natività di Maria Ss., era la festa onomastica della scrittrice.
[198] Scritto il 10 settembre 1943.
[199] Qoèlet: Oltre a essere saggio, Qoèlet insegnò anche la scienza al popolo; ascoltò, indagò e compose un gran numero di massime. Qoèlet cercò di trovare pregevoli detti e scrisse con esattezza parole di verità. Le parole dei saggi sono come pungoli; come chiodi piantati, le raccolte di autori: esse sono date da un solo pastore. Quanto a ciò che è in più di questo, figlio mio, bada bene: i libri si moltiplicano senza fine ma il molto studio affatica il corpo. Conclusione del discorso, dopo che si è ascoltato ogni cosa: Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo per l’uomo è tutto. Infatti, Dio citerà in giudizio ogni azione, tutto ciò che è occulto, bene o male. (Qoèlet = Ecclesiaste) 12,9-14.
[200] Per giustizia. Vedi pag. 53.
[201] Scritto l’11 settembre 1943.
[202] Siracide: Non cercare le dosi troppo difficili per te, non indagare le cose per te troppo grandi. Bada a quello che ti è stato comandato, poiché tu non devi occuparti delle cose misteriose. Non sforzarti in ciò che trascende le te capacità, poiché ti è stato mostrato più di quanto comprende un’intelligenza umana. Molti ha fatto smarrire la loro presunzione, una misera illusione ha fuorviato i loro pensieri. (Siracide = Ecclesiastico, 3,21-24).
[203] Nel dettato del 22 agosto, pag. 102.
[204] Non si tratta di un rinvio al libro della Sapienza, ma di una parafrasi del libro sapienziale dell’Ecclesiastico, sopra citato.
[205] Gv 20,29.
[206] all’utile è nostra correzione da a (od o) dell’utile
[207] di è nostra correzione da da
[208] Scritto il 12 settembre 1943.
[209] La scrittrice annota sotto, a matita: (Adamo ed Eva)
[210] tu è aggiunto da noi.
[211] È il 12 settembre, festa del Nome di Maria.
[212] raddoppiate è nostra correzione da raddopiate
[213] Nello scritto del 1° luglio, pag. 76.
[214] La scrittrice annota sopra, a matita: (la visione di oggi)
[215] La scrittrice annota sopra, a matita: (della Ss. Trinità del 1° luglio)
[216] Nel dettato dell’8 settembre, pag. 212.
[217] azzurrino è nostra correzione da azzurino
[218] Su una copia dattiloscritta, la scrittrice aggiunge a matita: (l’altro… sarebbero le parole di M. Ss., che temo scrivere perché… ho paura degli uomini)
[219] Scritto il 13 settembre 1943. (iniziata nel momento della Comunione).
[220] Già nel dettato del 5 settembre.
[221] Mt 27,46; Mr 15,34.
[222] Ap 8,3-5. Dall ‘Angelo Lc 1,26-37; 22,43.
[223] di è nostra correzione da della, cui forse stava per seguire la parola Madre, subito cambiata in Maria
[224] Il Portavoce annota la visione dell’arcangelo Gabriele in adorazione della Croce, ricorda un dettato che si riferiva ai tristi giorni presenti, esprime dubbi sui sette arcangeli che non trova nella Bibbia.
[225] Oracolo su Gerusalemme: Ma quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, sappiate allora che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano ai monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quali in campagna non tornino in città; saranno infatti giorni di vendetta, perché tutto ciò che è stato scritto si compia. Guai alle donne che sono incinte e allattano in quei giorni, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri tra tutti i popoli; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finchè i tempi dei pagani siano compiuti (Lc 21,20-24). Gerusalemme circondata da eserciti, come in altra parte dice: “Giorni verranno per te in cui i tuoi nemici ti cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata” (Lc 19,43-44). Questo oracolo richiama la rovina di Gerusalemme dell’anno 70 dopo Cristo
[226] Gerusalemme sarà calpestata dai pagani fino al tempo delle nazioni (versione Volgata) questo oracolo richiama l’anno 1967 in cui Israele con la guerra lampo dei sei giorni, riscatta Gerusalemme dal potere dei gentili.
[227] Tb 12,15.
[228] Scritto il 14 settembre 1943.
[229] Gv 19,33-34.
[230] coltura è nostra correzione da cultura
[231] Ad esempio, nei dettati del 30 giugno, del 28 luglio e, più diffusamente, del 29 e 30 luglio.
[232] Scritto il 15 settembre 1943.
[233] Gn 3,16-19.
[234] Dio è nostra correzione da Iddio
[235] Nel dettato del 2 luglio.
[236] Scritto il 16 settembre 1943.
[237] Sconfitta dell’Anticristo: Il Signore si mostri geloso per la sua terra e si muova a compassione del suo popolo. Il Signore ha risposto al suo popolo: “Ecco, io vi mando il grano, il vino nuovo e l’olio e ne avrete a sazietà; non farò più di voi il ludibrio delle genti. Allontanerò da voi quello che viene dal settentrione (l’Anticristo) e lo spingerò verso una terra arida e desolata: spingerò la sua avanguardia verso il mare d’oriente e la sua retroguardia verso il mare occidentale. Esalerà il suo lezzo, salirà il suo fetore, perché ha fatto molto male” (Gioele 2,18-20).
[238] Tempo messianico: “Non temere, terra, ma rallegrati e gioisci, poiché cose grandi ha fatto il Signore. Non temete, animali della campagna, perché i pascoli del deserto hanno germogliato, perché gli alberi producono i frutti, la vite e il fico danno il loro vigore. Voi, figli di Sion, rallegratevi, gioite nel Signore vostro Dio, perché vi dà la pioggia in giusta misura, per voi fa scendere l’acqua, la pioggia d’autunno e di primavera, come in passato. Le aie si riempiranno di grano e i tini traboccheranno di mosto e d’olio… Mangerete in abbondanza, a sazietà, e loderete il nome del Signore vostro Dio, che in mezzo a voi ha fato meraviglie. Voi riconoscerete che io sono in mezzo ad Israele, e che sono Io il Signore vostro Dio, e non ce ne sono altri: mai più vergogna per il mio popolo” (Gl 2,21-27)
[239] Regno dello Spirito Santo: “Dopo questo, Io effonderò il mio Spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni. Anche sopra gli schiavi e sulle schiave, in quei giorni, effonderò il mio Spirito” (Gl 3,1-2).
[240] Infedeltà e corruzione: “Hanno tirato a sorte il mio popolo e hanno dato un fanciullo in cambio di una prostituta, han venduto una fanciulla in cambio di vino e hanno bevuto. Anche voi, Tiro e Sidòne, e voi tutte contrade della Filistea, che siete per me? Voi infatti avete rubato il mio oro e il mio argento, avete portato nei vostri templi i miei tesori preziosi; avete venduto ai Greci i figli di Giuda e i figli di Gerusalemme per mandarli lontano dalla loro patria. Ecco, Io li richiamo dalle città, dal luogo dove voi li avete venduti e farò ricadere sulle vostre teste il male che avete fatto” (Gl 4,3-7)
Terrorizzanti segni del cielo: “Farò prodigi nel cielo e sulla terra, sangue e fuoco e colonne di fumo. Il sole si cambierà in tenebre e la luna in sangue, prima che venga il giorno del Signore, grande e terribile. Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato, poiché sul monte Sion e in Gerusalemme vi sarà la salvezza, come ha detto il Signore, anche per i superstiti che il Signore avrà chiamati” (Gl 3,3-5).
[241] Giorno del Signore: In quel tempo, quando avrò fatto tornare i prigionieri di Giuda e Gerusalemme, riunirò tutte le nazioni e le farò scendere nella valle di Giosafat, e là verrò a giudizio con loro per il mio popolo Israele, mia eredità, che essi hanno disperso fra le genti dividendosi poi la mia terra. (Gl 4,1-2). Il sole e la luna si oscurano e le stelle perdono lo splendore. Il Signore ruggisce da Sion e da Gerusalemme fa sentire la sua voce; tremano i cieli e la terra. Ma il Signore è un rifugio al suo popolo, una fortezza per gli Israeliti. Voi saprete che io sono il Signore vostro Dio che abito in Sion, mio monte santo e luogo santo sarà Gerusalemme; per essa non passeranno più gli stranieri (Gl 4,15-17).
[242] Ultima battaglia satanica: Quando i mille anni saranno compiuti, verrà liberato dal suo carcere e uscirà per sedurre le nazioni ai quattro punti della terra, Gog e Magòg, per adunarli per la guerra: il loro numero sarà come la sabbia del mare. Marceranno su tutta a superficie della terra (Ap 20,7-9).
[243] vedranno è nostra correzione da vedrà
[244] Ultima battaglia satanica: Quando i mille anni saranno compiuti, verrà liberato dal suo carcere e uscirà per sedurre le nazioni ai quattro punti della terra, Gog e Magòg, per adunarli per la guerra: il loro numero sarà come la sabbia del mare. Marceranno su tutta a superficie della terra (Ap 20,7-9).
[245] Scritto il 17 settembre 1943.
[246] Né potenti né scienziati possono mutare la Parola e la Legge di Dio: “Pur essendo ministri del suo regno, non avete governato rettamente, né avete osservato la legge né vi siete comportati secondo il volere di Dio. Con terrore e rapidamente egli si ergerà contro di voi poiché un giudizio severo si compie contro coloro che stanno in alto. L’inferiore è meritevole di pietà, ma i potenti saranno esaminati con rigore. Il Signore di tutti non si ritira davanti a nessuno, non ha soggezione della grandezza, perché egli ha creato il piccolo e il grande e si cura ugualmente di tutti. Ma sui potenti sovrasta un’indagine rigorosa. Pertanto a voi, o sovrani, sono dirette le mie parole, perché impariate la sapienza e non abbiate a cadere (Sap 6,4-9).
[247] Ad esempio, nei dettati del 24 luglio (pag. 175 e seguenti), del 28 luglio (pag. 214 e seguenti), del 25 agosto (pag. 192).
[248] Via immutabile dell’immortalità: “La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l’ama e trovata da chiunque la ricerca. Chi si leva per essa di buon mattino non faticherà, la troverà seduta alla sua porta. Riflettere su di essa è perfezione di saggezza, chi veglia per lei sarà presto senza affanni. Suo principio assai sincero è il desiderio d’istruzione; la cura dell’istruzione è amore; l’amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità e l’immortalità fa stare vicino a Dio. Dunque il desiderio della sapienza conduce al Regno” (Sap 6,12-20).
[249] “Chi custodisce santamente le cose sante sarà santificato e chi si è istruito in esse vi troverà una difesa. Desiderate, pertanto, le mie parole; bramatele e ne riceverete istruzione” (Sap 6,10-11).
[250] Il destino dell’uomo: “Anche gli uomini provengono tutti dalla polvere e dalla terra fu creato Adamo. Ma il Signore li ha destinati nella sua grande sapienza, ha assegnato loro diversi destini. Alcuni li ha benedetti ed esaltati, altri li ha santificati e avvicinati a sé, altri li ha maledetti e umiliati e li ha scacciati dalle loro posizioni. Come l’argilla nelle mani del vasaio che la forma a suo piacimento, così gli uomini nelle mani di colui che li ha creati, per retribuirli secondo la sua giustizia. Di fronte al male c’è il bene, di fronte alla morte la vita: così di fronte al pio il peccatore. Considera perciò tutte le opere dell’Altissimo; a due a due, una di fronte all’altra” (Ecclesiastico = Siracide 33,10-15).
[251] Già, ad esempio, nel dettato del 21 luglio, pag. 152 e seguenti.
[252] Il male non viene da Dio, il quale dà il dolore come medicina necessaria alle anime perché guariscano dal peccato e tendano alla perfezione
[253] immerso è nostra correzione da immersa
[254] Mt 26,69-75; Mc 14,66-72; Lc 22,54-62; Gv 21,15-19.
[255] Scritto il 18 settembre 1943.
[256] Mt 3,1-12; Mc 1,1-8; Lc 3,1-20.
[257] Scritto il 19 settembre 1943.
[258] Si rivolge al Padre Migliorini.
[259] dallo è nostra correzione da dal
[260] Scritto il 20 settembre 1943.
[261] faceva è nostra correzione da facevano
[262] hanno è nostra correzione da ha
[263] novanta centesimi è nostra trascrizione da 90/100
[264] Mt 25,14-30.
[265] At 20,28; Rm 5,9; Ef 1,7; 2,13; Col 1,14 e 20; Eb 9,11-14; 13,12; 1 Pt 1,19; 1 Gv 1,7; Ap 1,5; 5,9; 22,14.
[266] Mt 3,12; 13,30; 20,1-16; 21,28-43.
[267] or è aggiunto da noi tutte a due le volte.
[268] (Mt 23,13); Lc 11,52.
[269] Mt 9,34; 12,24-27; Mc 3,21-30; Lc 11,14-20; Gv 7,20; 8,48-52; 10,20-21.
[270] Scritto il 22 settembre 1943.
[271] volte è aggiunto da noi
[272] Mt 8,5-13; Lc 7,1-10
[273] Mt 15,21-28; Mc 7,24-30
[274] Mt 27,19.
[275] Mt 23,8-10. Gn 2,7.
[276] Scritto il 23 settembre 1943.
[277] che è aggiunto da noi.
[278] aveva fatto l’uomo è nostra costruzione da l’uomo aveva fatto, cui appunto segue, forse per mano di Padre Migliorini, la seguente annotazione a matita: (Il pensiero di Dio ha fatto l’uomo).
[279] Nel senso spiegato nei dettati del 17 agosto (pag. 93), del 1° ottobre (pag. 248), del 7 ottobre (pag. 272), del 10 ottobre (pag. 279).
[280] Lc 18,9-14.
[281] Gv 11,1-44.
[282] La scrittrice aggiunge a matita: Geremia cap. 4° v. 4 e v. 22
[283] Scritto il 24 settembre 1943.
[284] Scritto il 25 settembre 1943.
[285] “All’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne. L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto” (Mc 10,1- 12. Mt 19,3-9; Gn 2,18-25. Dt 24,1-4).
[286] cagione è nostra correzione da ragione
[287] Es 20,12; 21,17; Levitico 20,9; Deuteronomio 5,16; Mt 15,19; Mc 7,613.
[288] La scrittrice aggiunge a matita: S. Marco cap. 10, v. 5‑16
[289] Scritto il 26 settembre 1943.
[290] Lc 15,11-32.
[291] abiezione è nostra correzione da abbiezzione
[292] nausea è nostra correzione da nausa
[293] Gn 1,26; 2,18.
[294] “… Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono e davanti ai quattro esseri viventi e ai vegliardi. E nessuno poteva comprendere quel cantico se non i cento quarantaquattromila, i redenti della terra. Questi non si sono contaminati con donne, sono infatti vergini e seguono l’Agnello dovunque va. Essi sono stati redenti tra gli uomini come primizie per Dio e per l’Agnello. Non fu trovata menzogna sulla loro bocca; sono senza macchia” (Ap 14,1-5).
[295] emanano è nostra correzione da emana
[296] Scritto il 27 settembre 1943.
[297] Gv 8,31-32.
[298] il Figlio‑Verbo è lettura incerta. Potrebbe leggersi anche il Figlio, il Verbo.
[299] È detto meglio nel dettato del 1° ottobre, pag. 247-248
[300] Gv 1,4-9; 8,12; 9,5; 12,46.
[301] Scritto il 28 settembre 1943.
[302] Mt 16,21-23; Mc 8,31-33.
[303] delinquente è nostra correzione da delinquente.
[304] Scritto il 29 settembre 1943.
[305] novanta per cento è nostra trascrizione da 90/100
[306] O stolti, stolti, stolti! “Del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”. Ma il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male”. Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture. (Gn 3,1-7).
[307] Condanna dell’uomo: “Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrranno per te e mangerai l’erba campestre. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!” (Gen 3,17-19).
[308] Condanna della donna: Alla donna disse: “Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà” (Gen 3,16).
[309] Condanna della razza umana: Il Signore disse a Caino: “Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello. Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra” (Gen 4,10-12). È la storia dei latitanti.
[310] Mt 20,20-23; Mc 10,35-40.
[311] Scritto il 30 settembre 1943.
[312] È chiarito nello scritto del 1° ottobre.
[313] Ad esempio, nello scritto del 22 aprile (pag. 52) e nel dettato del 12 settembre (pag. 229).
[314] Lc 1,46-55.
[315] Scritto il 1° ottobre 1943, ore 19.
[316] Il Portavoce spiega come sia rimasta sconvolta da certe curiosità sul suo segreto e vorrebbe non più scrivere resistendo alla Voce, che però non l’accontenta e le presenta un passo di Isaia, rispondendo in tal modo ai suoi dubbi.
[317] Scritto lo stesso 1° ottobre. Missione del Portavoce: “Grida a squarciagola, non aver riguardo; come una tromba alza la voce; dichiara al mio popolo i suoi delitti, alla casa di Giacobbe i suoi peccati” (Is 58,1).
[318] La ricerca dell’ebbro: “Mi ricercano ogni giorno. Bramano di conoscere le mie vie, come un popolo che pratichi la giustizia e non abbia abbandonato il diritto del suo Dio; mi chiedono giudizi giusti, bramano la vicinanza di Dio” (Is 58,2)
[319] abbrutimento è nostra correzione da abbrutimento
[320] Il digiuno del bugiardo: “Perché digiunare, se tu non lo vedi, mortificarci, se tu non lo sai?” Ecco, nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari, angariate tutti i vostri operai. Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi e colpendo con pugni iniqui. Non digiunate più come fate oggi, così da fare udire in alto il vostro chiasso. È forse come questo il digiuno che bramo, il giorno in cui l’uomo si mortifica? Piegare come un giunco il proprio capo, usare sacco e cenere per letto, forse questo vorresti chiamare digiuno e giorno gradito al Signore?” (Is 58,3-5).
[321] è sembra sovrapposto a sono; e il seguente colpevole sembra corretto da colpevoli
[322] Il digiuno voluto da Dio: “Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne?” (Is 58,6-7).
[323] La gloria del Signore ti seguirà: “Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora lo invocherai e il Signore ti risponderà; implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”. Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se offrirai il pane all’affamato, se sazierai chi è digiuno, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio”. (Is 58,8-10).
[324] “Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa; sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono. La tua gente riedificherà le antiche rovine, ricostruirai le fondamenta di epoche lontane. Ti chiameranno riparatore di brecce, restauratore di case in rovina per abitarvi. Se tratterrai il piede dal violare la domenica, dallo sbrigare affari nel giorno a me sacro, se chiamerai la domenica delizia e venerando il giorno sacro al Signore, se lo onorerai evitando di metterti in cammino, di sbrigare affari e di contrattare, allora troverai la delizia nel Signore. Io ti farò calcare le alture della terra, ti farò gustare l’eredità di Giacobbe tuo padre, poiché la bocca del Signore ha parlato” (Is 58,11-14).
[325] Scritto il 2‑3 ottobre 1943.
[326] Nel dettato del 12 agosto.
[327] Il giorno seguente, 4 ottobre 1943, moriva Iside Fioravanzi, mamma della scrittrice. Nata a Cremona nel 1861, era stata insegnante di francese prima di sposare, nel 1893, il sottufficiale di cavalleria Giuseppe Valtorta (nato a Mantova nel 1862, morto a Viareggio nel 1935). Di carattere autoritario, fu sempre molto severa con il docile marito e con l’unica figlia.
[328] Scritto lo stesso 1° ottobre.
[329] Nel dettato del 13 settembre.
[330] Segue un di che omettiamo.
[331] sono è nostra correzione da è
[332] possa è nostra correzione da posso
[333] Gv 11,25-26.
[334] Nel dettato del 17 luglio, pag. 171.
[335] Scritto la notte fra il 4 e il 5 ottobre 1943. Prima notte d’orfana.
[336] Lc 13,6-9.
[337] Padre Migliorini aveva, nei giorni precedenti, comunicato la signora Iside, deceduta a mezzogiorno del 4 ottobre
[338] Scritto all’alba del 5 ottobre 1943.
[339] Gv 7,37-38.
[340] attossicati è nostra correzione da attossicati
[341] Scritto il 7 ottobre 1943.
[342] La morte della mamma, cui si riferiscono brani e dettati del 2‑3 ottobre (pag. 249), del 4‑5 ottobre (pag. 269), del 9 ottobre (pag. 273).
[343] “Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane. Guardate Israele secondo la carne: quelli che mangiano le vittime sacrificali non sono forse in comunione con l’altare? (1cor 10,16-17)
[344] Lc 7,11-17.
[345] Scritto l’8 ottobre 1943.
[346] nei quali è nostra correzione da nel quale
[347] I redenti dall’Agnello: Poi guardai ed ecco l’Agnello ritto sul monte Sion e insieme cento quarantaquattromila persone che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo. Udii una voce che veniva dal cielo, come un fragore di grandi acque e come un rimbombo di forte tuono. La voce che udii era come quella di suonatori di arpe che si accompagnano nel canto con le loro arpe. Essi cantavano un canto nuovo davanti al trono e davanti ai quattro esseri viventi e ai vegliardi. E nessuno poteva comprendere quel cantico se non i cento quarantaquattromila, i redenti della terra Questi non si sono contaminati con donne, sono infatti vergini e seguono l’Agnello dovunque va. Essi sono stati redenti tra gli uomini come primizie per Dio e per l’Agnello. Non fu trovata menzogna sulla loro bocca; sono senza macchia (Ap 14,1-5).
[348] Scritto il 9 ottobre 1943, ore 1 antimeridiana.
[349] Per la morte della mamma.
[350] attende è nostra correzione da attendo
[351] Scritto Ancora il 9 ottobre 1943, a mattina fatta e dopo la mia crisi tremenda e la Comunione.
[352] Nella “Autobiografia”.
[353] Le potenze del settentrione: “Dal settentrione si rovescerà la sventura su tutti gli abitanti del paese. Poiché, ecco, Io sto per chiamare tutti i regni del settentrione. Oracolo del Signore. Essi verranno e ognuno porrà il trono davanti alle porte di Gerusalemme, contro tutte le sue mura e contro tutte le città di Giuda. Allora pronunzierò i miei giudizi contro di loro, per tutto il male che hanno commesso abbandonandomi, per sacrificare ad altri dèi e prostrarsi davanti al lavoro delle proprie mani” (Ger. 1,14‑16).
[354] Sulla riga la scrittrice annota a matita: Geremia cap. 1 v. 14‑16
[355] I piccoli evangelizzatori: “Tu, poi, cingiti i fianchi, alzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò; non spaventarti alla loro vista, altrimenti ti farò temere avanti a loro. Ed ecco oggi io faccio di te come una fortezza, come un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese. Ti moveranno guerra ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti” (Ger 1,17-19).
[356] Scritto il 10 ottobre 1943, pag. 411.
[357] Segue un non che omettiamo, poiché la frase, impostata come interrogativa retorica, risulta corretta nella seconda parte.
[358] Mt 14,1-12; Mc 6,17-29; Lc 3,19-20.
[359] 6 è nostra correzione da 5
[360] Lc 1,39-45.
[361] Me è nostra correzione da Io
[362] Scritto Lo stesso giorno 10 ottobre 1943.
“Ma la sapienza da dove si trae? E il luogo dell’intelligenza dov’è? L’uomo non ne conosce la via, essa non si trova sulla terra dei viventi. L’abisso dice: ‘Non è in me!’ Non si scambia con l’oro più scelto, né per comprarla si pesa l’argento. Coralli e perle non meritano menzione, vale più scoprire la sapienza che le gemme. Ma da dove viene la sapienza? È nascosta agli occhi di ogni vivente. Dio solo ne conosce la via, lui solo sa dove si trovi, perché volge lo sguardo fino alle estremità della terra, vede quanto sotto la volta del cielo. Quando diede al vento un peso e ordinò le acque entro una misura, quando impose una legge alla pioggia e una via al lampo dei tuoni; allora la vide e la misurò, la comprese e la scrutò appieno e disse all’uomo: ‘Ecco, temere Dio, questo è sapienza e schivare il male, questo è intelligenza’” (Giobbe 28,12-28).
[363] Su una copia dattiloscritta la scrittrice annota in calce: di una perfezione quale può essere raggiunta da una creatura.
[364] Mt 5,3-12; Lc 6,20-23.
[365] Scritto l’11 ottobre 1943, pag. 429.
[366] L’estasi: Mi baci con i baci della sua bocca! Sì le tue tenerezze sono più dolci del vino. Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi, profumo olezzante è il tuo nome, per questo le giovinette ti amano (Cantico dei Cantici: Cc 1,2-3).
[367] La frase, un po’ contorta, significa: È estasi… quando il parlare con Me o l’udirmi parlare vi astrae dal dolore… senza farvi perdere i sensi.
[368] Estasi di contemplazione: Attirami dietro a te, corriamo! M’introduca il re nelle sue stanze: gioiremo e ci rallegreremo per te, ricorderemo le tue tenerezze più del vino. A ragione ti amano! (Cc 1,4)
[369] Estasi di fusione: Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come l’incendio è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore! (Cc 8,6).
[370] accesissimi è nostra correzione da accessissimi.
[371] valicassi è nostra correzione da valicasti.
[372] L’amore totale: Come un melo tra gli alberi del bosco, il mio diletto fra i giovani. Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo e dolce è il suo frutto al mio palato. Mi ha introdotto nella cella del vino e il suo vessillo su di me è amore. Sostenetemi con focacce d’uva passa, rinfrancatemi con pomi, perché io sono malata d’amore. La sua sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi abbraccia (Cc 2,3-6).
[373] Ci ricorda la frase: Ho finito di soffrire ma continuerò ad amare, che la scrittrice, fin dal 1952, predispose per il ricordino della sua morte, avvenuta a Viareggio il 12 ottobre 1961
[374] Suor Benigna Consolata Ferrero (1885‑1916).
[375] Padre Migliorini
[376] Scritto il 12 ottobre 1943.
[377] Bruna sono ma bella, o figlie di Gerusalemme, come le tende di Kedar, come i padiglioni di Salma. Non state a guardare che sono bruna, poiché mi ha abbronzato il sole. I figli di mia madre si sono sdegnati con me: mi hanno messo a guardia delle vigne; la mia vigna, la mia, non l’ho custodita. (Cc 1,5-6).
[378] inoculato è nostra correzione da inocoluto
[379] Il candore dell’anima: Come un giglio fra i cardi, così la mia amata tra le fanciulle (Cc 2,2)
[380] L’anima ha diritto agli ornamenti spirituali: Belle sono le tue guance fra i pendenti, il tuo collo fra i vezzi di perle. Faremo per te pendenti d’oro, con grani d’argento (Cc 1,10-11).
[381] Nel dettato del 10 ottobre, pag. 278.
[382] Ogni atleta è temperante in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona corruttibile, noi invece una incorruttibile. Io dunque corro, ma non come chi è senza mèta; faccio il pugilato, ma non come chi batte l’aria, anzi castigo il mio corpo e lo riduco in schiavitù perché non succeda che dopo avere predicato agli altri, venga io stesso squalificato (1 Cor 9,25-26)
[383] Mt 16,25 ; Mc 8,35 ; Lc 9,24.
[384] Mt 16,27 ; Mc 8,36-37 ; Lc 9,25.
[385] Gv 12,24.
[386] Nel dettato del 10 ottobre, pag. 278.
[387] La mamma della scrittrice era deceduta il 4 ottobre
[388] Segue un e che omettiamo.
[389] Nel dettato del 12 agosto, pag. 188.
[390] Scritto il 13 ottobre 1943.
[391] Lc 17,11-19.
[392] Molta sapienza, molto affanno; chi accresce il sapere, aumenta il dolore. (Qoèlet 1,18).
[393] Mt 10,24; Lc 6,40.
[394] Scritto sempre il 13 1943, a sera.
[395] Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l’abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz’abito nuziale? Ed egli ammutolì. (Mt 22,11-12).
[396] “Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, vesti bianche per coprirti e nascondere la vergognosa tua nudità e collirio per ungerti gli occhi e recuperare la vista” (Ap 3,18). Probabile allusione a: Mt 22,1-14.
[397] affida è nostra correzione da affidano
[398] Mt 5,3.
[399] Lc 16,9.
[400] tanto è nostra sostituzione di come
[401] Mt 9,9; Mc 2,14; Lc 5,27-32.
[402] Maria di Magdala. Questa affermazione suppone l’identità, affermata negli scritti valtortiani, tra Maria di Magdala, sorella di Marta e Lazzaro, e la peccatrice innominata di: Lc 7,36-50.
[403] Doveva ancora esser data la monumentale opera sulla vita del Signore.
[404] Nello scritto del 1° luglio.
[405] non è lettura incerta.
[406] dessi è nostra correzione da dasti
[407] aprissi è nostra correzione da apristi
[408] Scritto il 14 ottobre 1943.
[409] Oppressione della carne: “Su, godiamoci i beni presenti, facciamo uso delle creature con ardore giovanile! Inebriamoci di vino squisito e di profumi, non lasciamoci sfuggire il fiore della primavera, coroniamoci di boccioli di rose prima che avvizziscano; nessuno di noi manchi alla nostra intemperanza. Lasciamo dovunque i segni della nostra gioia perché questo ci spetta, questa è la nostra parte… La pensano così, ma si sbagliano; la loro malizia li ha accecati. Non conoscono i segreti di Dio; non sperano salario per la santità né credono alla ricompensa delle anime pure” (Sap 2,6-9. 21-22).
[410] Ad esempio, nel dettato del 9 luglio.
[411] Signoria dello spirito: “Beata la sterile non contaminata, la quale non ha conosciuto un letto peccaminoso; avrà il suo frutto alla rassegna delle anime. Anche l’eunuco, la cui mano non ha commesso iniquità e che non ha pensato cose malvagie contro il Signore, riceverà una grazia speciale per la sua fedeltà, una parte più desiderabile nel tempio del Signore; poiché il frutto delle opere buone è glorioso e imperitura la radice della saggezza” (Sap 3,13-15). “Meglio essere senza figli e avere la virtù, poiché nel ricordo di questa c’è immortalità, per il fatto che è riconosciuta da Dio e dagli uomini. Presente è imitata; assente è desiderata; nell’eternità trionfa, cinta di corona, per aver vinto nella gara di combattimento senza macchia” (Sap 4,1-2).
[412] “Il giusto, anche se muore prematuramente, troverà riposo. Vecchiaia veneranda non è la longevità, né si calcola dal numero degli anni; ma la canizie per gli uomini sta nella sapienza; e un’età senile è una vita senza macchia. Divenuto caro a Dio, fu amato da lui e poiché viveva fra peccatori, fu trasferito. Fu rapito, perché la malizia non ne mutasse i sentimenti o l’inganno non ne traviasse l’animo. Giunto in breve alla perfezione, ha compiuto una lunga carriera. La sua anima fu gradita al Signore; perciò egli lo tolse in fretta da un ambiente malvagio” (Sap 4,7-14).
[413] Mt 19,29; Mc 10,29-30; Lc 18,29-30.
[414] Ct 3,1.
[415] Ct 5,2-6
[416] avvilupparlo è nostra correzione da avviluparlo
[417] Ct 5,6-8
[418] Scritto lo stesso 14 ottobre 1943.
[419] Mt 10,28; Lc 12,4.
[420] S. Teresa di Lisieux.
[421] Scritto il 15 ottobre 1943.
[422] La sposa: Ora parla il mio diletto e mi dice: “Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave, il tuo viso è leggiadro” (Cc 2,13-14).
[423] Nel dettato del 9 luglio, pag. 77‑78.
[424] aberrazioni è nostra correzione da aberrazioni
[425] Negli scritti del 12 settembre e del 19 settembre.
[426] fossi è nostra correzione da fosti.
[427] Gv 14,12-24.
[428] Il commento al Cantico riprende nel dettato del 18 ottobre. Lo annota anche la scrittrice su una copia dattiloscritta.
[429] Scritto il 16 ottobre 1943.
[430] allo è aggiunto da noi.
[431] Spirito mio/ Lc 23,34. Per tutti i vari riferimenti alla Passione di Gesù, che qui affiorano, vedi: Mt 27; Mc 15; Lc 23; Gv 19, passim. Disma, come abbiamo ricordato sopra (431), è il nome non biblico ma tradizionale del buon ladrone.
[432] riscuoterà è nel senso di tornerà a scuotere
[433] Mt 6,13; Lc 11,4.
[434] Scritto il 17 ottobre 1943, pag. 459.
[435] Il Purgatorio è lo stato spirituale, ove le anime di coloro che sono morti in grazia ma con imperfezioni e pene temporali da scontare per i peccati gravi perdonati, espiano e si purificano prima di salire in Paradiso. Esistenza: Mt 5,25-26: “In verità ti dico che non uscirai da quel carcere, finchè non avrai pagato l’ultimo centesimo”. Mt 12, 31-32: In questa e nell’altra vita sarà perdonato qualunque peccato. “Ma a chi avrà peccato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato né in questa né nell’altra vita”. 1 Cor 3,10-17: “Ciascuno stia attento come costruisce, se costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l’opera di ciascuno sarà ben visibile: la farà conoscere quel giorno che si manifesterà col fuoco, e il fuoco proverà la qualità dell’opera di ciascuno. Se l’opera che uno costruì sul fondamento resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l’opera finirà bruciata, sarà punito: tuttavia egli si salverà, però come attraverso il fuoco”. Natura: Sofferenza spirituale dell’anima amante impedita a raggiungere l’oggetto della sua vita d’amore: Dio-Amore.
[436] Mt 22,34-40; Mc 12,28-34; Lc 10,25-28.
[437] Scritto il 18 ottobre 1943.
[438] Son venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa, e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo; mangio il mio favo e il mio miele, bevo il mio vino e il mio latte. Mangiate, amici, bevete; inebriatevi, o cari (Cc 5,1)
[439] Nei dettati del 26 giugno e del 10 ottobre.
[440] di è nostra correzione da da
[441] “Io dormo, ma il mio cuore veglia. Un rumore! È il mio diletto che bussa: “Aprimi, sorella mia, mia amica, mia colomba, perfetta mia; perché il mio capo è bagnato di rugiada, i miei riccioli di gocce notturne” (Cc 5,2).
[442] “Mi sono tolta la veste; come indossarla ancora? Mi sono lavata i piedi; come ancora sporcarli?” (Cc 5,3).
[443] Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio e un fremito mi ha sconvolta. Mi sono alzata per aprire al mio diletto e le mie mani stillavano mirra, fluiva mirra dalle mie dita sulla maniglia del chiavistello. Ho aperto allora al mio diletto, ma il mio diletto già se n’era andato, era scomparso. Io venni meno, per la sua scomparsa (Cc 5,4-6).
[444] Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amato del mio cuore; l’ho cercato, ma non l’ho trovato. “Mi alzerò e farò il giro della città; per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amato del mio cuore”. L’ho cercato, ma non l’ho trovato. (Cc 3,1-2).
[445] L’ho cercato, ma non l’ho trovato, l’ho chiamato, ma non m’ha risposto. Mi han trovata le guardie che perlustrano la città; mi han percossa, mi hanno ferita, mi han tolto il mantello le guardie delle mura. Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme, se trovate il mio diletto, che cosa gli racconterete? Che sono malata d’amore (Cc 5,6-8).
[446] Il mio diletto è bianco e vermiglio, riconoscibile fra mille e mille. Il suo aspetto è quello del Libano, magnifico come i cedri. Dolcezza è il suo palato; egli è tutto delizie! Questo è il mio diletto, questo è il mio amico, o figlie di Gerusalemme (Cc 5,10-16). Il mio diletto era sceso nel suo giardino fra le aiuole del balsamo a pascolare il gregge nei giardini e a coglier gigli. Io sono per il mio diletto e il mio diletto è per me; egli pascola il gregge tra i gigli (Cc 6,2-3).
[447] Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda: “Avete visto l’amato del mio cuore?”. Da poco le avevo oltrepassate, quando trovai l’amato del mio cuore. Lo strinsi fortemente e non lo lascerò finché non l’abbia condotto in casa di mia madre, nella stanza della mia genitrice (Cc 3,3-4).
[448] Scritto il 19 ottobre 1943.
[449] Tu sei bella, amica mia, come Tirza, leggiadra come Gerusalemme. Distogli da me i tuoi occhi: il loro sguardo mi turba (Cc 6,4-5).
[450] Sessanta sono le regine, ottanta le altre spose, le fanciulle senza numero. Ma unica è la mia colomba, la mia perfetta, ella è l’unica di sua madre, la preferita della sua genitrice. L’hanno vista le giovani e l’hanno detta beata, le regine e le altre spose ne hanno intessuto le lodi (Cc 6,8-9).
[451] Tu sei terribile come schiere a vessilli spiegati (Cc 6,4).
[452] Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma del Signore! (Cc 8,6).
[453] “Volgiti, volgiti, Sulammita, volgiti, volgiti: vogliamo ammirarti”. Quanto sei bella e quanto sei graziosa, o amore, figlia di delizie! La tua statura rassomiglia a una palma (del deserto), e i tuoi seni ai grappoli. Ho detto: “Salirò sulla palma, coglierò i grappoli di datteri; mi siano i tuoi seni come grappoli d’uva e il profumo del tuo respiro come di pomi” (Cc 7,1.7-9).
[454] Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo. Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell’amore, onta ne avrebbe, non avrebbe che dispregio (Cc 8,7).
[455] Una sorella piccola abbiamo, e ancora non ha seni. Che faremo per nostra sorella, nel giorno in cui se ne parlerà? Se fosse un muro, le costruiremmo sopra un recinto d’argento; se fosse una porta, la rafforzeremmo con tavole di cedro. Io sono un muro e i miei seni sono come torri! Così sono ai suoi occhi come colei che ha trovato pace! (Cc 8,9-10).
[456] Chi è colei che sale dal deserto, appoggiata al suo diletto? (Cc 8,5). “Chi è costei che sorge come l’aurora, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come schiere a vessilli spiegati?” (Cc 6,10).
[457] Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo. Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell’amore, onta ne avrebbe, non avrebbe che dispregio (Cc 8,7).
[458] Segue un non che omettiamo.
[459] Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma del Signore! (Cc 8,6).
[460] Scritto il 20 ottobre 1943.
[461] avresti è nostra correzione da avesti
[462] Mt 7,3-5; Lc 6,41-42.
[463] Scritto il 21 ottobre 1943.
[464] Già nel dettato del 17 ottobre, pag. 309‑310.
[465] Es 20,5.
[466] Gn 2,2-3; Es 20,8-11.
[467] giungono appena è nostra costruzione da appena giungono
[468] alleggerisce è nostra correzione da allegerisce
[469] Nel dettato del 25 settembre.
[470] Scritto il 23 ottobre 1943.
[471] Ecco, ti faccio piccolo fra le nazioni, tu sei molto spregevole. L’orgoglio del tuo cuore ti ha esaltato, tu che abiti nei crepacci rocciosi, delle alture fai la tua dimora e dici in cuor tuo: “Chi potrà gettarmi a terra?” (erano parole del Duce) Abdia (2-3). (e sono oggi parole della Chiesa cattolica)
[472] è è aggiunto da noi.
[473] La Santa Sindone, che è custodita nel Duomo di Torino.
[474] Regione di origine dei Savoia.
[475] Anche se t’innalzassi come un’aquila (la prima capsula spaziale mandata sulla luna i cristiani americani la chiamarono Aquila) e collocassi il tuo nido fra le stelle (stanno progettando la costruzione di una città spaziale) di lassù ti farei precipitare (Abdia 2-4).
[476] Se entrassero da te ladri o predoni di notte, – come sarebbe finita per te! – non ruberebbero quanto basta loro? Se vendemmiatori venissero da te, non ti lascerebbero forse se non qualche grappolo? Come è stato perquisito Esaù, come sono stati scovati i suoi nascondigli! (Abdia 5-6) il Tesoro del Vaticano e dei santuari faranno la stessa fine.
[477] Perciò arriveranno i ladri e i predoni i vendemmiatori anche per questo cristianesimo superbo, derisore, leggero e peccatore e dei tesori del Vaticano, delle ricchezze dei Santuari e dei beni culturali della Chiesa non rimarrà altro che amari ricordi di aver tradito il Cristo che aveva esplicitamente comandato: “Non accumulate tesori sulla terra”
[478] Ti hanno cacciato fino alla frontiera (il Duce fu preso alle frontiere con la Svizzera), tutti i tuoi alleati ti hanno ingannato (il Duce fu ingannato dai sui alleati), i tuoi amici ti hanno vinto (ucciso da loro), quelli che mangiavano il tuo pane ti hanno teso tranelli: in lui non c’è senno. Forse in quel giorno non disperderò i saggi da Edom e l’intelligenza dal monte di Esaù? (Abdia 7-8).
[479] Saranno fiaccati i tuoi prodi, o Teman, e sarà sterminato ogni uomo dal monte di Esaù. Per la carneficina e la violenza contro Giacobbe tuo fratello (l’olocausto degli Ebri) la vergogna ti coprirà e sarai sterminato per sempre. Poiché tu eri presente quando gli stranieri ne deportavano le ricchezze, quando i forestieri entrano per le sue porte e gettavano le sorti su Gerusalemme, anzi ti sei comportato come uno di loro. (Abdia 9-11).
[480] Non guardare con gioia al giorno di tuo fratello, al giorno della sua sventura. Non gioire dei figli di Giuda nel giorno della loro rovina. Non varcare la soglia del mio popolo nel giorno della sua sventura, non guardare con compiacenza la sua calamità; non stendere la mano sui suoi beni nel giorno della sua sventura. Non appostarti ai crocicchi delle strade, per massacrare i suoi fuggiaschi; non fare mercato dei suoi superstiti, nel giorno dell’angoscia. Perché è vicino il giorno del Signore contro tutte le genti. Come hai fatto tu, così a te sarà fatto, ciò che hai fatto agli altri ricadrà sul tuo capo. Poiché come avete bevuto sul mio monte santo così berranno tutte le genti senza fine, berranno e tracanneranno: e saranno come se non fossero mai stati. (Abdia 12-16).
[481] Non guardare con gioia al giorno di tuo fratello, al giorno della sua sventura. Non gioire dei figli di Giuda nel giorno della loro rovina. Non varcare la soglia del mio popolo nel giorno della sua sventura, non guardare con compiacenza la sua calamità; non stendere la mano sui suoi beni nel giorno della sua sventura. Non appostarti ai crocicchi delle strade, per massacrare i suoi fuggiaschi; non fare mercato dei suoi superstiti, nel giorno dell’angoscia. Perché è vicino il giorno del Signore contro tutte le genti. Come hai fatto tu, così a te sarà fatto, ciò che hai fatto agli altri ricadrà sul tuo capo. Poiché come avete bevuto sul mio monte santo così berranno tutte le genti senza fine, berranno e tracanneranno: e saranno come se non fossero mai stati. (Abdia 12-16).
[482] Breve nota del portavoce sul desiderio di Gesù di essere pregato come Redentore, e sul dolore che a lei è stato procurato dal dettato che precede.
[483] Scritto il 24 – 10 – 1943.
[484] Il re di Babilonia mandò lettere e doni a Ezechia, perché aveva udito che era stato malato ed era guarito. Ezechia se ne rallegrò e mostrò agli inviati la stanza del tesoro, l’argento e l’oro, gli aromi e gli unguenti preziosi, tutto il suo arsenale e quanto si trovava nei suoi magazzini; non ci fu nulla che Ezechia non mostrasse loro nella reggia e in tutto il regno. Allora Isaia disse a Ezechia: Ascolta la parola del Signore degli eserciti: “Ecco, verranno giorni nei quali tutto ciò che si trova nella tua reggia e ciò che hanno accumulato i tuoi antenati fino a oggi sarà portato a Babilonia; non vi resterà nulla, dice il Signore. Prenderanno i figli che da te saranno usciti e che tu avrai generati, per farne eunuchi nella reggia di Babilonia”. Ezechia disse a Isaia: “Buona è la parola del Signore, che mi hai riferita”. Egli pensava: “Per lo meno vi saranno pace e sicurezza nei miei giorni”. (Is 39, 1-8)
[485] Scritto il 25 – 10 – 1943.
[486] Scritto lo stesso 25 ottobre 1943.
[487] Gv 12,24.
[488] Mt 12,31-32; Mc 3,28-30; Lc 12,10.
[489] Gv 14,15-26.
[490] Scritto il 26 ottobre 1943.
[491] Scritto il 27 ottobre 1943.
[492] Giovanni Battista disse: “Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco”. (Matteo 3,11).
[493] Mt 3,11-12; Mc 1,8; Lc 3,16.
[494] Mt 3,12; 13,24-30 e 36-43; Lc 3,17.
[495] Scritto lo stesso 27 ottobre 1943, verso notte.
[496] Ct 1,2; 5,2.
[497] Probabile allusione ad un giglio che la scrittrice chiamava «del divino Seminatore», perché era nato in una vecchia cassetta che si trovava sul balcone di casa e nella cui terra nessuno aveva mai piantato un bulbo. Nello scritto del 10 maggio.
