Catechismo Libro 6

GESÙ DI NAZARETH

 

LA PAROLA CHE DA’
LA VITA ETERNA.

 

ordine 2

Catechismo di Gesù Messia. Teologia del Regno dei Cieli. Rivelazioni dei misteri sigillati. L’Apocalisse completa.

 

Libro 6

CAP. 395 – 517

29 giugno 1944 – 17 agosto 1945

 

 

SECONDO IL PICCOLO GIOVANNI

 

A cura di Fray Jesus Maria de Cabanaconde S.O.S

Servo dell’Ordine dei Salvatori

395. La parabola delle mine[1].

Ogni disobbedienza attira castigo.

1Riporto qui le parole dette ieri e messe in fondo al singolare lavoro[2] che mi ha fatto fare il mio Signore e del quale lavoro ignoro ancora lo scopo.

Dice Gesù:

2«Per amore di ubbidienza e verità. Sei stata molto castigata per non avere voluto seguire la “voce” interna e la parola del tuo Direttore. Ma se il castigo dura, la colpa è stata annullata dalla causa stessa che ti ha portata a fare resistenza. Hai agito per un motivo d’amore e l’amore copre il peccato e lo distrugge. Però non farlo più. Sopra le voci di qualsiasi genere vi è la mia e quella di chi parla in mio nome, e queste vanno sempre ascoltate. Hai agito da bambina sventata. Ma poiché sono giusto, calcolo le attenuanti e guardo il motivo d’amore che, se anche umano, è sempre amore, e saprò trarre un bene anche da questo tuo sbaglio. Va’ in pace.»

Il momento passato non torna più[3].

Più tardi dice Gesù:

3«Ogni vivente ed ogni cosa dei viventi muore e dilegua per non più tornare. Gioia, dolore, salute, malattia, vita, sono episodi che vengono e si dissolvono, prima o poi, né tornano, in quella forma, mai più. Potrà la gioia o il dolore, la salute o la malattia, tornare con altre forme e altri volti. Ma quella data gioia, quel dato dolore, quella malattia, quella salute non tornano più. È cosa del momento. Passato quel momento, verrà un altro momento consimile, ma non mai più quello.

4E la vita… Oh! la vita, passata che sia, non torna mai più. Vi è data un’ora di eternità, un momento di eternità per conquistarvi l’Eternità.

5Non hai mai riflettuto che potrebbe essere questo motivo applicato alla parabola delle mine di cui parla Luca[4]?

I servi fedeli[5].

6Vi è data una moneta di eternità. Il Signore ve la affida e vi dice: “Andate. Negoziate la vostra moneta finché Io ritorno”. E al suo ritorno, anzi al vostro ritorno a Lui, Egli vi chiede: “Che ne hai fatto della moneta avuta?”. E il servo fedele, lui felice, può rispondere: “Ecco, mio Re. Con questa moneta di eternità ho fatto questo, questo e questo lavoro. E, non per calcolo mio, ma per parola angelica, so di aver guadagnato dieci volte tanto”. E a lui il Signore dice: “Bravo servo fedele! Poiché sei stato fedele nel poco, avrai potere su dieci città e, nel tuo caso, regnerai qui, dove Io regno per l’eternità, subito, poiché hai lavorato come più e meglio non potevi”.

7Un altro, chiamato da Dio, dirà: “Con la tua moneta ho fatto questo e questo. Vedi, mio Re, ciò che di me è scritto”. E lo dirò: “Anche tu entra, poiché hai lavorato come e quanto hai potuto”.

Il servo fannullone[6].

8Ma a colui che mi dirà: “Ecco: la moneta è tale a quale. Io non l’ho negoziata perché avevo paura della tua giustizia”, dirò: “Va’ a conoscere l’Amore nel Purgatorio e lavora là a conquistarti il regno, poiché sei stato un servo ignavo né ti sei dato pena di conoscere chi Io sono e mi hai giudicato ingiusto, dubitando della giustizia mia e dimenticando che Io sono l’Amore. Il tuo denaro sia mutato in espiazione”.

Il servo malvagio[7].

9E a quello che mi si presenterà dicendo: “io ho dilapidato la tua moneta e me la sono goduta poiché non credevo che vi fosse realmente questo Regno e ho voluto godere l’ora che mi era data”, Io dirò sdegnato: “Servo stolto e bestemmiatore! Ti sia levato il mio dono e sia versato nel Tesoro eterno, e tu va’ dove Dio non è e non è Vita, poiché hai voluto non credere e hai voluto godere. Hai goduto. Hai avuto dunque già la tua gioia di carne senza anima. Basta. Il Regno d’eternità ti è per sempre chiuso”.

Amore è la natura di Dio.

10Quante volte non dovrei tuonare queste parole, se fossi soltanto Giustizia! Ma l’Amore è più grande della mia Giustizia. Perfetta l’una e perfetto l’altro. Ma l’Amore è la mia natura e ha la precedenza sulle mie altre perfezioni. Ecco perché temporeggio col peccatore operando in modo che non perisca del tutto il colpevole.

11Vi do tempo. Questo è amore ed è giustizia insieme. Che direste se vi percuotessi al primo errore? Direste: “Ma, Signore! Se mi davi tempo da riflettere mi sarei pentito!”. Vi lascio tempo. Una, due, dieci, settanta volte mancate e potrei colpirvi. Vi do tempo. Perché non possiate dirmi: “Non hai avuto benignità”.

12No. Siete voi che non siete benigni con voi stessi. E vi defraudate della ricchezza che Io ho creata per voi. E vi suicidate levandovi la Vita che vi ho creata.

Far fruttare al dieci per uno.

13La maggioranza di voi disperde o fa mal uso della moneta di eternità che Io vi dono, e della giornata terrena fate non già la vostra eterna gloria ma il mezzo di una eterna sofferenza. La minoranza, avendo paura della mia Giustizia, sta inerte e si condanna a imparare chi è Dio-Amore fra le fiamme dell’amore purgativo.

14Solo una parte piccolissima sa apprezzare la mia moneta e farla fruttare al dieci per uno, sa tuffarsi nell’amore come pesce in limpida peschiera e risalire la corrente per giungere alla sorgente, al Dio suo, e dirgli: “Eccomi. Ho creduto, amato, sperato in Te. Tu sei stato la mia fede, il mio amore, la mia speranza. Ora vengo, e la mia fede e la mia speranza cessano e tutto diviene amore. Poiché ora non ho più bisogno di credere che Tu sei, ora non ho più bisogno di sperare in Te e in questa Vita. Ora ti ho, mio Dio. E l’amarti, unicamente l’amarti, è l’eterno compito di questa mia eterna Vita”.

15Sii di queste, anima mia, e la mia pace sia con te per aiutarti a questa opera.»

396. Il Cristo vero Dio e vero Uomo[8].

Il Testimone del Verbo incarnato.

La bestemmia contro il Cristo[9].

1Ieri non ho scritto perché ero in agonia e Gesù mi ha lasciata riposare e soffrire.

Dice[10] ora S. Giovanni:

2“Io, testimone, vi testifico che il Cristo Gesù, per averci amato sino ad odiare Sé stesso – poiché per amore di noi si è dato in mano degli uomini e della morte, Egli, il Vivente eterno – ha effuso tutto il suo Sangue per noi.

3Io ve lo testifico, che ho messo i miei piedi sulle impronte lasciate da Lui per le vie di Gerusalemme e che sotto la croce ricevetti sul capo stille del suo Sangue, e Sangue e acqua vidi colare dal costato aperto, e tutto di Sangue fui tinto quando lo staccammo di croce come grappolo tanto maturo da esser aperto in ogni sua parte e colante umore per farne vino che inebria e ristora.

4Coloro che bestemmiano dicendo non essere stato il Cristo vero Dio e vero Uomo, per pietà dell’anima loro cessino di bestemmiare.

Il Verbo per amore si fece carne[11].

5Nulla impediva al Verbo di Dio di apparire fra gli uomini materializzando il suo divino spirito, già uomo fatto, adulto, apparso per prodigio fra le turbe per ammaestrarle nella perfezione della Legge e redimerle con la Parola. Nulla ancora poteva impedire al Potente di non soltanto materializzare il suo spirito ma di renderlo in tutto simile al nostro in un corpo munito di vera carne, vere vene, veri nervi, vere ossa, vero sangue, conoscendo che per la Parola gli uomini non si sarebbero redenti e che per la Giustizia era necessario un Sacrificio. Gli angeli si sono materializzati e così facciamo noi quando dobbiamo apparirvi per divina volontà. Sangue hanno gemuto particole e simulacri per scuotere i vostri dubbi e le vostre indifferenze.

6Ma perché la Negazione non avesse scuse, ecco che Egli volle divenire piccolo germe che matura in un seno di donna e poscia piccolo bambino che geme e sugge per vivere, e poi fanciullo, adolescente, giovane e uomo come il più grande e il più piccolo fra i nati di donna. Ché, in verità, il nascere ed il morire ci fa tutti uguali. Ed Egli, il Dio, non volle esser diverso da noi, posto che per amore volle divenire l’Uomo.

7Unicamente diverso fu nella Perfezione sua e nella sua Passione, che così completa e orrenda – di carne, di mente, di cuore e di spirito – nessuna creatura patì. Ed Egli per Sé la volle essendo in verità Colui che nessun castigo meritava, essendo l’eterno innocente la cui attività è solo amore e luce, scienza e bontà.

L’anima del Verbo incarnato.

8Prese dunque un’anima e con essa scese nel seno senza macchia.

9O felice anima creata dal Padre per esser l’anima del suo Verbo incarnato! O felice seno che portò la perfezione della sua immacolatezza alla perfezione della Maternità divina e riempi il suo alvo della Luce! Faro del mondo, sinché il mondo avrà vita, sei divenuto, seno beato della Madre di Gesù e mia! Torre di Davide, perlacea torre, torre d’avorio, torre di giglio, splendente più della luna per il Sole che si rinchiuse in te!

10Prese anima il mio Signore e la vesti di una carne che si nutriva e si formava col sangue della Vergine, ed è stupore che rosso fosse più del rubino quel sangue che Egli aveva preso dalla Pura in cui pareva dovesse esservi solo candore più netto di quello che veste il giglio. Prese carne poiché l’Amore aveva fecondato l’Amorosa di Dio, onde si può dire che Gesù Cristo sia il frutto dell’Amore perfetto sposatosi al più perfetto amore, che Gesù Cristo sia il Fuoco fuso con la neve per fare la Materia più preziosa, sacra e pura, che la Creazione abbia espresso e visto fiorire.

11E quest’anima, come noi facciamo, rese, con grande grido, quando, consumato il Sacrificio, ebbe il cuore e le vene vuote di sangue e, per mostrare che nella sua carità nulla si era riservato, per il costato aperto gridò: “Eccomi morto per voi”, gemendo l’ultima goccia di sangue e l’acqua della carne estinta acciò non aveste a dire: “Egli non era uomo e non mori realmente”.

Gesù vero uomo è vero Dio[12].

12Egli era uomo e dell’uomo che muore ebbe tutti i languori e gli strazi. Egli morì realmente poiché nessuno sarebbe vissuto dopo la profonda lanciata attraverso lo squarcio della quale io vidi il cuore, aperto non diversamente di quello dell’agnello che il beccaio espone nella sua bottega, e il polmone fermo e rattratto dopo l’ultimo anelito. Lo spirito, l’acqua e il sangue testimoniano in terra che Gesù Cristo era Uomo. Come la sua parola, che la voce del Padre e l’apparizione su Lui dello Spirito confermano,[13] attesta essere Egli il Figlio di Dio.

13Non vogliate avere dubbi. Né sulla sua natura divina. Né sulla sua natura umana. Trionferanno coloro che hanno vinto il mondo. Il mondo che nega, poiché saturo d’odio satanico non può credere che ci fu chi amò tanto da umiliarsi, essendo Dio, ad esser Uomo, e da volere la morte per ridarci la Vita.

La vittoria della fede[14].

14Il mondo si vince con la fede. E la fede vi attesta che Gesù Cristo, nostro Signore, è vero Dio e vero Uomo, e che per amor nostro prese carne nel seno di Maria e, nato non da potere d’uomo ma per divino sponsale, mori per noi sulla croce dando per noi tutto il suo preziosissimo Sangue, chiedendoci in cambio solo di credere, sperare, amare Lui ed in Lui.

15Questo è quel Sangue nel quale si fanno monde le stole dei credenti e degne di splendere davanti al trono di Dio. Questo è quel Sangue che come fiume sgorga dal trono dell’Agnello e nutre l’albero di Vita i cui frutti sono medicina del mondo, e chi sta alla sua ombra non conoscerà più pianto, né fame, né sete, né dolore, perché saranno finite per esso tutte le miserie della carne e lo spirito sarà beato in Gesù Signor nostro. Così sia. Così sia per tutti i tuoi servi, o Signore! Per tutti vieni, Signore Gesù!

16La grazia del Signor nostro Gesù sia sempre con te.»

Esperienza carismatica.

Rapimento in cielo.

17E il mio S. Giovanni mi rapisce in Cielo. Quanto era che non sentivo la sua dolce voce[15], la più bella dopo quella di Gesù a Maria! Se lei la sentisse una volta sola, anche una frase sola, detta da questa voce, non la dimenticherebbe più. Udirlo parlare è un riposo e una forza. Pacato, passionale e potente, egli è proprio l’aquila che porta verso il Sole. Sono tanto contenta che proprio oggi e proprio lui abbia parlato del preziosissimo Sangue del quale io sono tanto amorosa.

Offerta totale di sé.

18Tredici anni fa avevo fatto l’offerta totale di me. Proprio nella festa del Sangue di Gesù. Non mi pento d’essermi data. Potessi tornare indietro, anche ora che so cosa vuol dire essersi data, lo rifarei subito. Per la mia generosità – non ho che quella – Dio mi usi misericordia e alla povera formica dia ali per salire a Lui.

397. Grazia sponsale[16].

Presenza di Dio per la Grazia.

Dice Gesù:

1«Non ci cercare affannosamente. Noi siamo con te.

2Una volta fu permesso a Maria di cercare il suo Dio smarrito, il suo Gesù[17], ma fu l’accidente. Maria aveva Dio prima ancora d’essergli Madre, poiché Dio è sempre dove è grazia, perché la grazia è amore e Dio è dove è amore.

3Come per mia Madre così succede per voi, fratelli fedeli e figli di Dio e di Maria. Quando voi cercate Dio è perché l’amore ve lo ha già posto in cuore. Quando vi pare che giunga non è che voi lo vediate arrivare: è che il vostro spirito, fatto più lucido ancora da febbre d’amore più viva, ve lo fa vedere là dove Egli già era. Vi pare che venga in voi. Siete in realtà voi che più intimamente vi congiungete a Lui. Unicamente là dove non è grazia, e perciò non è amore, non è desiderio, non è ricerca di Dio, Egli non giunge mai perché l’odio lo respinge.

4Ecco perché ha capitale importanza la Grazia. È dessa che vi concede, con anticipo d’amore, il possesso di Dio che è la gioia e la gloria dei beati.

La vetta del monte nuziale.

5Tu perciò non cercarmi affannosamente. Pensa che se talora sembra che Io non ci sia, non è per castigo. Che ho detto a mia Madre? “Perché mi cercavi? Non sai che Io devo occuparmi degli interessi del Padre mio?”. Ebbene, quando ti privo della mia presenza sensibile e sembra che Io ti abbia abbandonata, è perché mi occupo degli interessi del Padre mio. Ho bisogno delle tue lacrime d’amore per riscattare un’anima che l’odio fa schiava del Male. Vedi come ti amo? Ti associo a Me nel riscatto dei poveri smarriti e nel servire la gloria del Padre nostro.

6Sorridi, piccola sposa. Prima che raffreschi il giorno e si allunghino le ombre, ce ne andremo al monte della mirra e al colle dell’incenso.[18] Sorridi, piccola sposa. Sulla vetta sarai coronata.

7Sai quale è la vetta del monte nuziale per le mie piccole, care spose? Sai quale è la corona con cui divengono regine? La cima del Golgota perfora il cielo e fiorisce in Paradiso e mettono rose d’oro i bronchi delle spine che mi hanno torturato. Quanto cammino sotto la croce! Quanto dolore sulla croce! Quanto sangue devono bere per fiorire quelle spine!

8Vieni e sorridi collo spirito tuo. Le lacrime sono le perle sui rubini delle rose e i singhiozzi l’accordo delle cetre della tua entrata trionfale quando salirai dal deserto, colma di delizie, appoggiata al tuo Diletto.»

398. Lo spirito è il tempio di Dio[19].

Dio dimora nello spirito del figlio fedele.

Dice Gesù:[20]

1«Mi avete innalzato sontuose cattedrali e la croce del Figlio mio proclama dovunque la bontà nostra e la vostra sudditanza.

2Ma corrisponde la parola della croce a quella del vostro spirito? Anche sulle tombe degli antichi faraoni sono scritte storie che proclamano la loro eternità e la fedeltà dei sudditi. Ma a che servono? Essi, i re di cui è detto: “siete immortali”, sono ben morti e morti i sudditi. Polvere, morte, oblio, nulla: ecco cosa è la realtà, e le parole gridano vane professioni su delle tombe.

3Non è lo stesso con voi? Cosa sono i templi se non sono fatti vivi del vostro vero amore? Mi possono bastare? Esser degni di Me? È detto: “L’Altissimo non abita in templi fatti dalla mano dell’uomo”.[21] E ciò era detto per il Tempio di Salomone, la più sontuosa delle case che mano d’uomo mi elevò. Ora in ogni chiesa vive il Figlio mio, per la sua infinita bontà di Redentore e Amico. Ma Io, Io Padre e lo Spirito Paraclito dove possiamo far dimora?

4Nostro tempio, non fatto da mano d’uomo, ma da mia potenza creato, è lo spirito vostro. E sono così rari gli spiriti in cui come in parato cenacolo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo possano riunirsi a dimora e prendere il loro ristoro. E come l’unione delle tre Persone ha operato ed opera tutti i prodigi del creato e i miracoli dell’amore, così la nostra dimora in uno spirito che ci accoglie opera prodigi la cui vastità sarà nota nella seconda vita.

5E stupirà il mondo di conoscerli. Quale umiliazione per coloro che si credettero “grandi”, “sapienti”, “potenti”, e criticarono, avversarono, tormentarono le anime a Noi dilette, quando vedranno che sapienza, grandezza e potenza erano in queste, essendo in esse Noi!

6Lo ripeto: “L’Altissimo non abita nei templi umani. Sua dimora è nello spirito del figlio fedele”.»[22]

7E subito dopo viene l’inferno…

399. Esperienza carismatica[23].

Sofferenze per le anime disperate.

1Oggi nessun dettato, non per assenza della Voce ma per incapacità mia di riceverla. Troppo turbata, quasi delirante, con crisi uguali a quelle degli infausti giorni di Viareggio l, non sono in grado di intendere. Troppa tempesta! Non ce ne sta più nel mio povero cuore e nel mio povero capo. Più ce ne sta! Signore, pietà! Tu hai avuto un’agonia nel Getsemani… a me quante ne dai? Quante sono le anime disperate che devono ritrovare la pace attraverso al mio tormento?[24]

Aspra lotta con Satana.

2A colmo di tortura, oggi dalle 16 alle 17 ho dovuto sostenere un’aspra tentazione. Il Tentatore mi voleva persuadere a simulare per uno scopo umano. Mi diceva: “Scrivi con le parole tue, ormai puoi, con un poco di studio, imitare lo stile del Maestro; scrivi ciò che può esserti utile per mettere in imbarazzo e peggio chi ti ha dato dolore. Egli è un credulone e ci casca subito”. “No” ho risposto. “Mai userò la menzogna né per altre cose né per questa. Anche contro mio utile, io scrivo soltanto ciò che ricevo dalle varie ‘voci’ e non altro. Nulla di mio. Va’ indietro!”

3È stata una lotta lunga… Sudavo come fossi stata in un forno. Ho vinto. Ma il demonio si è vendicato acutizzandomi tutte le nostalgie, le paure, gli sconforti…

4Chi le conosce queste lotte? Se la ragione e la vita dureranno e ci rivedremo, le dirò meglio. Ora non dico di più perché sono spezzata dalla crisi di stamane e dalla lotta di oggi.

400. L’opera dei Salvatori[25].

I destinati a sorte sovrumana.

Un alimento speciale.

Dice Gesù:

1«Sii buona e paziente, anima mia. Se sai rimanere buona e paziente ti farò un grande regalo. Quale a ben pochi nei secoli ho fatto.

2Persuaditi, anima mia. Nessuno ti può amore come Io ti amo. L’uno fallisce e disillude per una cosa, l’altro fallisce e disillude per un’altra cosa. Solo Io non manco mai e non disilludo mai. Persuaditi, anima mia.

3I piccoli affetti e i piccoli conforti umani possono servire per le piccole anime. Ma quando una è stata scelta da Dio, e non per suo merito ma per dono dato gratuitamente da Colui che la vuole cessa di essere una piccola anima e viene nutrita con un midollo che fa del suo piccolo un grande, allora le piccole cose non servono più. Ossia servono per rallegrare come i fiori lungo un sentiero.

Come i fiori lungo un sentiero.

4Ma non sono, neppure i più abbondanti, profumati, bei fiori, grano che nutre. Non è vero? Sono diletto. Si guardano, si sorride loro, perché sono puri e buoni, più buoni ancora degli animali che sono sempre più buoni dell’uomo. Si colgono qualche volta per avere una compagnia che non tradisce e una carezza semplice nel suo intento che è solo di consolare. Si odorano per dimenticare i fetori che escono dalle concupiscenze umane, dagli egoismi, dalle menzogne. Nessuno ama tanto i fiori come coloro che sono buoni e infelici, coloro che sono destinati a sorte sovrumana. Perché nei fiori leggono parole di bontà di Dio e perché appunto nei fiori possono trovare la bontà che non trovano altrove, la compagnia che consola senza secondi fini, la fragranza che ricorda l’aura dei Cieli. Ma di fiori non si potrebbe vivere. Ci vuole del pane.

5Così sono le piccole cose per un “vero spirito”. Sono i fiori. Intrecciati anche a molte spine. Che vuoi farci! Nascono sui sentieri della terra. Là dove l’uomo passa sporcando della sua traccia carnale e dove Lucifero semina le sue sementi di odio.

6Sono ben diversi dai fiori dei “miei” sentieri. Li han fatti nascere il pianto mio e di Maria, li han fecondati il mio Sangue e quello dei miei corredentori, anche il tuo, anima vittima. Essi sono fiori eterni. Ci si giunge attraverso un baluardo di spine: il mondo. Ma poi… oh! poi! Che pace! Io, che amo, ogni tanto ne colgo uno, di questi miei fiori, e ve lo porto oltre il baluardo perché non voglio vedervi piangere senza che da Me abbiate conforto, Io che so cosa è il dolore d’esser redentore e disamato.

Spose crocifisse.

7Persuaditi, anima mia. Tu non sei più una donna. Sei la mia… non serva come tu ti dici, non schiava come ti professi, ma “sposa”. E solo lo Sposo ti può capire, amare e darti quei conforti che ti sono realmente bastevoli.

8Su, dunque. Vieni. Dove lo trovi un petto che ti sia più sicuro guanciale del mio? Dove un cerchio di braccia che ti facciano asilo più sicuro? Dove una bocca che ti dica parole e ti sappia baciare con maggior dolcezza della mia bocca? Dove un cuore che sappia ritmare i suoi palpiti col tuo, soffrendo se soffri, gioendo se gioisci, come fa il mio?

9Vieni, dunque. Qui! Da qui escono i dolci tormenti che ti feriscono per darti la mia impronta di crocifissa e i dolci torrenti di fuoco che ti consumano per portarti pura al Cielo. Da qui è giusto che escano anche i dolci flutti dell’amore per sommergerti in una dolcezza che medica tutte le ferite aspre degli uomini. Le mie no, le mie non vanno medicate. Sarebbe distruggere il dono più bello che anima possa ricevere.

10Ma di’: cosa è il dolore di una mia ferita? Spasimo che dissenna? No. È spasimo che aumenta intelligenza e forza. Solo le ferite umane fanno realmente male perché il loro dardo è cosparso di veleno d’odio. I miei dardi hanno, sopra, il miele dell’amore e nel ferire indiano.

11La mia pace sul tuo dolore.»

L’opera dei corredentori[26].

Anime abissali.

Dice Gesù:

12Cosa devi fare? Quello che ho fatto Io. Tacere e perdonare. È per questo che ti presto il mio sguardo.

13Nessun microscopio e nessun raggio elettrico o radiologico è potente come il mio occhio per vedere il vero aspetto delle creature. Si disilludano tutti quelli che credono che Io-Uomo non conoscessi le persone. Non c’era latebra in loro che non mi fosse chiara e visibile come pagina di libro aperta ed esposta a chiara luce. Con quest’occhio ti faccio guardare, quando voglio, perché tu possa conoscere.

14Vi sono anime abissali. Può mai esservi, in un abisso, luce? No. Nelle profondità marine o in quelle terrestri non vi è che tenebra. Talora un ricordo di luce. Ma generalmente tenebra assoluta. In essa vivono ancora esseri ciechi. Ciechi appunto perché per loro inutile sarebbe la vista, fasciati di tenebre come sono. Più che inutile, sarebbe tormentosa perché soffrirebbero di non vedere. Sono ciechi per loro destino e nel loro destino è ancora amore.

15Negli uomini vi sono dei ciechi (di spirito), ma non per loro destino e tanto meno per volontà d’amore. Sebbene per loro mala volontà.

16La Luce brilla per tutti gli uomini. La Voce chiama tutti gli uomini. La Verità è pronta ad istruire tutti gli uomini. La Via è aperta a tutti gli uomini. La Vita vuol darsi a tutti gli uomini. La maggioranza degli uomini si chiudono occhi e orecchi per non vedere la Luce, per non udire la Voce; si allontanano dalla Verità che ammaestra; prendono vie che sono l’opposto della Via; si condannano a effimera esistenza respingendo la Vita. Sono abissi di tenebrore.

L’opera dei salvatori.

17Bisogna per loro dire le mie parole: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”.[27] È l’unica loro attenuante. Non sanno. Se sapessero esattamente quello che fanno, e lo volessero continuare a fare, non basterebbe l’inferno a punirli.

18Ma sono abissi. Risponderanno di esser voluti rimanere abissi nonostante che Io e i miei corredentori[28]si sia fatto di noi stessi rete che scende fin nell’abisso, accettando l’amaritudine delle tenebre, noi, figli della Luce, per portare a loro un ricordo di Luce, invogliarli di essa, portarli ad essa.

19Estrarli dalle tenebre. Ecco l’opera dei redentori. Anche quando ci sembra di esser nelle tenebre, noi che tenebre non siamo – perché per avere l’eroismo di essere redentori occorre esser tutti accesi, tutti uno con la Luce – abbiamo sempre tanta luce in noi da parere fulgore rispetto alle vere tenebre degli spiriti ciechi. Dovrebbero amarci per la luce che portiamo loro. Ci odiano invece proprio per questo. Oh! ma non importa! Noi risaliamo dal loro abisso al nostro abisso. Perché anche noi siamo in un abisso. In Dio: abisso di Perfezione. Noi risaliamo. E perdoniamo. Non solo. Preghiamo che siano perdonati e che abbiano desiderio di Luce. Il desiderio è il primo scalino dell’ascesa verso la Luce.

Perfezione di generosità.

20Oh! sii generosa! Noi siamo tanto ricchi e loro sono così miserabili! Noi siamo uni col Padre e di Lui possediamole spirituali dovizie, eterne dovizie. Essi… essi, avessero anche tutti i tesori del mondo, sono miserabili perché non hanno che fumo e polvere che il vento sperde. Non hanno il Padre nostro.

21Sii generosa. La generosità della sofferenza, e della rinuncia stessa, sono quisquilie rispetto a questa perfezione di generosità che è spogliarsi da ogni fermento umano per guardare, compatire, perdonare e amare i fratelli che, credilo, anche se per orgoglio mostrano un volto sicuro, felici e sicuri non si sentono.

22Qui. Su questo cuore che ti ama, una lacrima, un bacio e un perdono per i tuoi poveri fratelli. Ora tutto duole meno. Non è vero?

23Sono molto diverse le mie parole da quelle che ieri ti voleva suggerire il Nemico. Non è vero? E anche la dolcezza, il riposo attuale, è ben diverso da ciò che provavi ieri quando egli ti girava intorno. Sentivi l’acre del suo fiato, eri bruciata dal suo odio, soffrivi perché non sei ad esso amica e ti fa ribrezzo. Ma ora, senti? Questo è quello che emana da Me: tuo Dio. Pace. Dolcezza. Bontà.

24Sta’ sicura. Hai meritato questa doppia effusione d’amore perché ieri hai amato la Verità al di sopra di ogni calcolo umano.

25Va’ in pace, o mia benedetta. L’amore di Dio è sempre con te.»

401. Apparizione di Nennolina, anima[29]

Un sorriso di bambina felice.

Supplica all’anima di Nennolina.

1Per chi giudica umanamente, Io dovrei essere in stato di disgrazia. Invece da ieri sono in stato di grande grazia.

2Dopo aver subito l’infernale battaglia del 4 nel pomeriggio, e che ho voluto scrivere perché mi pareva giusto fosse scritta, ho pianto tanto. Ero proprio sfinita, spezzata. Nella notte l’orgasmo mi ha tratta dal sopore alle 3. Era molto che non mi accadeva più. Ho pianto ancora desolatamente. Credo si sia ancor più spostato il cuore.

3Poi ho pregato. Poi ho fatto le mie solite offerte. È arrivata a quella per Nennolina[30] le ho detto: “Nennolina, dalla tu a Gesù e digli che mi faccia tornare alla mia casa. Se lo dici tu, Egli ti ascolta… e tu puoi capire, tu che sei stata tanto inferma, cosa è il soffrire di una inferma”.

Apparizione dell’anima di Nennolina.

4E Nennolina mi è apparsa. Biancovestita, alta quasi quanto Marta, coi suoi occhioni pensosi e fulgenti, sorridente, luminosa, una cintura di luce al costato, là dove era la grande ferita.

5“Sei tu?” ho chiesto.

6Mi ha risposto con un sorriso di bambina felice.

7“Sei molto felice?!”

8Altro sorriso di assenso.

9“E la gambina?”

10Nennolina ha parlato: “Non serve più. Qui, dove sono, non serve più nulla. Basta l’amore”. E con atto proprio di bambina ha fatto una mezza piroetta su sé stessa, ridendo con tutti i dentini.

11“Mi vuoi bene, Nennolina?”

12Un sorriso d’assenso.

13“Ricordati di dire a Gesù che la povera Maria non ha che Lui e che spera in Lui solo”.

14Un sorriso e un addio e la forma si dissolve in luce.

Gioia nello spirito e nel corpo.

15Dopo viene Gesù con quei due dettati e stamane, dopo una notte di sopore quieto, consolato dalle carezze divine, ecco il dettato sublime.[31] E anche umanamente sono contenta… perché sono ancora una donna e ho avuto oggi “un fiore” come dice Gesù. “Una piccola cosa per un… grande spirito” come dice Gesù.

16Grande? Grande il mio? No!!! Ma uno spirito che tende a crescere per piacere a Dio. A Lui solo.

17Ebbene, ho avuto una piccola cosa: un fiore di amore umano, e mi ha fatto tanto bene sulla povera mia umanità scorticata. Tutta scorticata e percossa sulle lacerazioni da fasci di ortiche… Perciò in me sono in gioia spirito e umanità.

18Oh! benedetto Signore che hai avuto pietà della tua povera Maria… Ma il Maestro mio mi fa capire che tale pietà vi è stata perché ieri l’altro ho saputo essergli fedele e non ricorrere a menzogna servendo Satana.

19Queste pagine saranno lette da Paola, Peppino, Marta[32]e P. Migliorini, se lo vedrò ancora. E basta. Così vuole il Maestro.

402. Segregati fin dal seno materno[33].

La miseria delle affezioni umane.

Dice Gesù:

1«Sì, ti ho concesso un fiore[34]perché sei “ancora” una donna. E quello che soffri nella tua sensibilità di donna, che non è capita, mi fa pietà.

2Ma Io voglio che tu sia di Me soltanto. Tu non sei ancora tanto generosa da saper spezzare tutti i legami della terra, da far sordo il tuo cuore alle voci della terra per legarti a Me solo, per udire Me solo. E allora Io spezzo. Ti faccio vedere la miseria delle affezioni umane e te la faccio paragonare alla mia. Sono stagnola rispetto a foglio d’oro zecchino, anzi a blocco d’oro zecchino. Sono frantumi di vetro rispetto a brillante purissimo. E ti vuoi indugiare a rimirarli e a rimpiangerli? O bambina! Ma procedi, libera e lieta della libertà e letizia dei benedetti!

Importanza e necessità della “segregazione”.

3Vi è una frase che voi, da Me scelti, meditate troppo poco. È dell’apostolo Paolo. Dice: “Quando a Colui che mi segregò fin dal seno di mia madre e mi ha chiamato per sua grazia piacque di rivelare in me il suo Figliuolo… Io subito senza dar retta alla carne a al sangue…[35] Dopo è tornato Paolo fra le genti. Ma ormai, per ubbidienza a Dio, aveva terminato la “segregazione” iniziata da Dio col porre in disparte carne e sangue per darsi tutto all’Amore vero.

4Siete tutti dei “segregati”, voi, i miei scelti a particolare missione. Te ne ho già parlato giorni sono (27-6). “Esci dal tuo paese e dal tuo parentado”.

Amare di perfetto amore.

5Fra l’anima vocata e il resto del mondo si eleva un impalpabile muro, più tenace di quello d’una fortezza. Voi divenite stranieri agli altri, rimanendo fratelli a loro, perché voi con le lacrime della vostra evangelica solitudine lavorate per il loro bene. Voi no, voi non li ripudiate. Anzi li amate di perfetto amore poiché non la carne, né il sangue, né l’utile, né l’affetto, hanno peso nel vostro amore, ma solo quella carità che viene da Dio e che fa fratelli amici e nemici, parenti e sconosciuti, buoni e malvagi, perché non i loro volti e i loro cuori voi guardate, ma il volto santo di Dio, Padre di tutti i creati, e il cuore mio, amante di tutti gli uomini.

Liberi da ogni peso.

6Passa oltre, passa oltre. L’ultimo tratto di via è il più erto. Occorre esser liberi da ogni peso per salirlo. Ma ad ogni passo si dilata l’orizzonte e si fa più prossimo il sole.

7Vieni, vieni. Guarda Me solo. Guarda questa Dimora, questa Patria. Non le piccole e mutevoli dimore e patrie della terra. Questa eterna tua Casa. Questa eterna tua Patria. Questo eterno tuo Amore. Io, Io, Io: Amore.»

403. L’Assunzione gloriosa di Maria[36].

Una candida e gloriosa visione.

1A conforto del mio dolorosissimo agonizzare di corpo – ammalatissimo come dieci anni sono, senza avere più quelle riserve di forza che dieci anni fa aveva, quei conforti che dieci anni fa aveva e quel clima che mi ha permesso di sopravvivere – e agonizzare d’anima – così desolata, non appena cessa la voce del mio Gesù, che ne muoio – ho una candida e gloriosa visione.[37]

2Essa mi è presente da ore e mi blandisce lo spasimo, me lo rende sopportabile, tanto quello fisico, che è inenarrabile, come quello morale, ancor più incomprensibile e incompreso da chi mi sta presso.

3Vedo l’Assunzione gloriosa di Maria Ss.[38] Non vedo da dove ha inizio. Io direi da una casa perché, spettatrice esterna, io vedo come un cubo coperto di calcina, come fosse una piccola casetta.

Una luminosa schiera d’angeli.

4Dal tetto, chiamiamolo così, dalla parte superiore, insomma, vedo uscire una schiera di angeli: Luminosa, bella, e commossa. Non cantano, né parlano. Paiono tutti assorti in una occupazione d’amore che li fa splendere di accesa letizia nel volto.

5Stanno curvi come su un’apertura, osservando. Poi spiegano le ali di perle e si pongono su due schiere. Il loro sorriso aumenta e aumenta la loro luce di gigli e perle fusi a diamanti, una luce che vince quella di una timida alba che appena s’è mostrata e che pare crescere stentatamente, nonostante la serenità del giorno, forse perché questa altra luce celeste la vince di molto. Direi che l’assorbe come assorbe il brillio delle ultime stelle e l’estremo raggio della luna ancora visibile come un falcetto sottile nel cielo che schiarisce.

6Io ho messo molto a descrivere questa parte della visione, ma mi è parsa della durata di pochi minuti.

Il corpo della Madre nostra.

7Poi, come flutto che trabocca fuor da un argine superato, un intenso splendore erompe dal sommo del cubo calcinoso e teste d’angeli e ali e corpi di luce sorgono con esso. In mezzo a loro, fra le loro braccia, placida come creatura dormiente in un bel sogno, vedo la Madre nostra.

8È tutta vestita di bianco. Abito, velo e una larga striscia di tela sottile, che potrebbe essere la sua sindone, sono di un’unica tinta perlacea di lino finissimo e nuovo. Il volto non è più scuro delle tele. Pare fatto di bocci di magnolia e solo le ciglia sottili mettono due virgole un poco oscure su quel niveo colore. Le mani sono congiunte sul seno, all’altezza dello stomaco, con la punta delle dita volta verso gli inguini. Paiono far velo al Ventre santificato dall’incarnazione di Dio. E sono anch’esse due petali di magnolie che riposano sulla neve delle vesti.

9Maria pare dormire. La testa, sostenuta da un angelo con la venerazione di chi porta una grande reliquia, è lievemente piegata verso destra. Un sorriso è rimasto su quel volto. Forse lasciatovi dall’ultimo pensiero d’amore.

L’ascesa della coorte angelica.

10Gli angeli si elevano portando il sacro peso e gli altri si uniscono facendo corona. Maria sale nell’aria di turchese, verso le ultime stelle e la pallida luna. E il mondo non sa che la sua Regina va a prendere posto sul suo trono.

11Posso seguire l’ascesa della coorte angelica che si fa sempre più numerosa perché angeli scendono ad incontrarla dai cieli sereni per una santa fretta di venerare la loro Regina. Vedo che man mano che la terra si allontana e si avvicina il Cielo, … come è piccola la terra! 13Un pugno di sudicia mota!… Vedo che man mano che la terra si allontana e si avvicina il Cielo, il corpo di Maria perde la sua pesantezza di sonno e pare esser prossimo ad un destarsi. Anche il volto si colora lievemente come è quello di chi esce da uno svenimento, le labbra si socchiudono a respirare più profondamente e divengono più porporine.

12Quando nel cielo, tutto rosa ad oriente, balena il primo raggio di sole – e non corre verso la terra ma saetta a ricercare nel cielo Colei che sale e la bacia e veste di un giallo-rosa di corallo delicatissimo, e la scalda col suo bacio, e la chiama col suo calore – allora Maria socchiude placidamente gli occhi, azzurri come il cielo che le è tanto vicino e che l’avviluppa del suo azzurro perché ormai il pugno di mota che è la terra non è più visibile. Annullato con tutte le sue miserie.

La Regina dei Cieli.

13Maria apre gli occhi e vede gli angeli… Maria sorride e vede il sorriso angelico. Maria alza gli occhi, più in alto, più in alto, e vede la Gloria di Dio.

14E sorge… Gli angeli appena la reggono, standole intorno. Pare che ormai Ella non abbia più bisogno di sostegno per salire. È già la Regina dei Cieli e gli angeli non sono che le spirituali ancelle che le stanno intorno per servirla.

15Maria sale ratta e felice, portando le mani ora ad incrociarsi verso l’alto, in atto di adorazione. E la coorte angelica adesso canta con tutta la sua luce divenuta insostenibile.

16Anche Maria è ora una luce splendentissima. Velo, telo e veste non son più lino. Sono l’immateriale veste di diamante tessuto e misto a perle che sempre le vedo. La sua bellezza si accresce di una maestà non descrivibile. Pare ringiovanire di una eterna giovinezza. Non è più vecchia del suo Figlio e Signore, e accanto a Lui che le viene incontro fra coorti di angeli pare la Bellezza presso la Maestà.

17Il Cielo si chiude su questo corteo che entra fra incandescenti fiamme di amore e paradisiache armonie. Restami, visione celeste, restami presente! Non posso trovare conforto che in ciò che è oltre la terra, perché sulla terra per me non c’è più che dolore e solitudine. Restami presente nelle mie agonie perché io muoia guardando la Mamma, lo Sposo, e gli Amici che sanno comprendere e compassionare.

Gli amici delle anime fedeli.

     Dice Maria:

18«Non temere. Dio sovviene divinamente.

19Dei tanti che mi avevano amata, uno solo era con me alla mia morte. Ma quella pausa fra la vita della terra e quella del Cielo, che fu la mia Dormizione, non fu solitaria. Gli angeli vegliarono il mio sonno come tante madri vegliano una cuna. E quando nacqui al Cielo, come madri mi presero per portare la mia debolezza sino all’aura che abolì l’umanità nelle sue leggi di peso e mi fece simile nel corpo al mio amato Figlio glorioso.

20Li hai giustamente chiamati. Sono gli “amici” delle anime fedeli. E, fatti di natura angelica, sono capaci di capire ciò che gli amici della terra malamente e non sempre intuiscono.

21Ti è stato levato l’angelo sacerdotale che era il tuo conforto.[39] Ti è stato levato l’amico che ti capiva. Ti sono stati levati genitori e persone da cui avevi, sebben imperfetto, sollievo. Ma ancora qualcuna t’è rimasta. E Noi ti restiamo. Siine sicura. Solo una tua colpa potrebbe spopolare il luogo in cui vivi da questi esseri che non conoscono mutevolezza d’amore e che siamo Noi tutti del Cielo.

22Non piangere, figlia mia. Pensa che ogni ora che passa ti avvicina alla gioia.

23Ora dormi. Il tuo spirito è nel buio popolato di visioni d’oro che ti manda l’eterna Bontà, e di parole di Verità che la stessa divina fonte ti manda, così come era il mio nel suo ultimo sonno della terra. Nel mio ultimo sonno. È più lunga questa tua sosta nel buio e nel silenzio umano. Ma cesserà nella luce e nei canti del Cielo.

24Non piangere, ché Noi siamo con te.»

Nel contrasto di due voleri[40].

25Ieri sera[41] volevo fare l’Ora della Desolata come tutte le settimane. Venerdì sera non avevo potuto farla per la crisi gravissima e subitanea di cuore che mi aveva atterrata. Ieri sera mi ci misi con fervore. Ma i dettati sono al sicuro e perciò dovevo fare da me.

26Riuscii bene per la prima parte: Maria nel Sepolcro. Ma poi, che fatica! Quel che volevo meditare contrastava con la luminosità e festività della visione mattinale. Ben volevo piangere con Maria desolata. Ma oltre le tre lugubri croci che il mio spirito contemplava con Lei in cima al Calvario nel crepuscolo della sera, vedevo salire al Cielo, con la leggerezza fragrante di un grande fascio di candide rose portate dagli angeli a Dio, la Mamma addormentata e beata. E lacrime e sangue erano annullate da sorrisi e candore di petali…

27Proprio! Mi pareva un cumulo di petali di rose sfogliate, una nuvola di petali di rose che salisse al Cielo.

28E non riuscii a seguire la meditazione. La Mamma, che mi vede troppo addolorata, non ha voluto altre lacrime da me. Lei è buona!… Mi sono assopita nel contrasto fra il mio volere meditare il suo dolore e il suo voler farmi contemplare la sua gioia.

404. Comunione solenne[42].

Presenza reale di Gesù

1Ieri giorno di grande festa. È venuto P. Migliorini. Gesù ha ben visto che non potevo più andare avanti senza Cireneo![43] Ne sia benedetto!

2Stamane confessione e comunione ben fatte.[44] Le calcolo come viatico se avessi a morire prima di rivedere il Padre. La Comunione mi diventa solenne per la presenza visibile di Gesù, bianco vestito a fianco del Padre, e nel ringraziamento mi appare anche Maria, bianco-vestita, che segue con un sorriso e a mani giunte il mio ringraziamento. È ben diverso tutto ciò dal sapore di cenere e dalla tinta di cenere delle altre volte!

3Tu lo vedi, Gesù, mio Signore! È proprio di questo che ha bisogno la tua povera Maria.

Il dolore e l’esilio dura come prima

4I dolori sono fortissimi e generali, oggi in cui risento la fatica dell’esser stata mossa ieri per rifare il letto e quella dell’emozione e del molto parlare che ho fatto poi Il tempo brutto fa dolere più che mai le vertebre e il cielo bigio è melanconico. L’esilio dura come prima. Il pericolo è sempre incombente. Le nostalgie sempre vivono. Ma Tu lo vedi. Io oggi sono forte e, se non felice, almeno serena. In pace.

5Dunque Gesù affrettati a rendermi al mio ambiente salutare, vitale più ancora all’anima mia che al mio corpo.

405. La Regina del Carmelo[45].

Le carezze della Mamma.

1Il mio risveglio (dal sopore) è stato caratterizzato questa mattina alle 7 da una grande dolcezza.

2Erano otto ore e mezza che ero sprofondata in quello stato e tornando alla sensibilità e all’intelligenza mi sono subito detta: “Ah! questa mattina niente sole. Non c’è la Comunione con Padre Migliorini. Non c’è niente…” e sentivo salire il pianto della mia miseria.

3Mi sono messa a pregare quieta quieta, mentre Marta continuava a dormire. Avevo cominciato da poco ed ero coricata sul lato sinistro, quando dietro le spalle ho udito l’appena percepibile rumore del passo ben noto della Mamma e poi le sue manine sulla fronte e sul capo. Mi accarezzava. Mi sono messa supina per non voltarle le spalle e sono stata raccolta e beata sotto le sue lievi e morbide carezze.

4Ho osato di più. Dato che dalla fronte la materna mano scendeva a carezzarmi le guance, io girando un poco la testa l’ho baciata sulla palma così liscia da parere di seta, tepida come il cavo di un nido e profumata di un indefinibile odore fra la violetta e la mandorla amara, l’odore che hanno certi fiori molto fioriti in cui sono fragranze di mille sfumature che divengono una sola fragranza.

5La Mamma mi ha lasciata fare ed io, proprio come in un nido, mi sono raccolta col volto nel cavo della piccola mano e, non contenta ancora, ho osato prenderla con la mia destra e baciarla anche sul dorso e sulle dita sottili e passarmela ancora sul volto per sentirne la carezza. La Mamma sorrideva e lasciava fare. Che dolcezza!

6E poi mi ha incitata a terminare le mie preghiere e Lei è stata lì vicino carezzandomi ancora. E poi se ne è andata lasciandomi per ricordo il suo profumo fresco e gentile che non ha un sicuro indice nei profumi della terra.

7Così la mia tristezza si è mutata in pace. Non ha parlato, però. Per ora nessuno parla.

8Noti, Padre, che dato che pregavo S. Teresa del Bambino Gesù, quando ho udito il fruscio e la prima carezza della manina affusolata ho pensato fosse lei che mi assicurava di udire le mie preghiere. Con la coda dell’occhio vedevo anche un lembo di stoffa piuttosto marrone scura sul polso bianco e sottile, e ciò mi faceva pensare ancor più a S. Teresina. Ma poi non ho avuto più dubbi. Era la Mamma nostra. Però vestita di scuro come è nella vita domestica. 11Proprio la Mamma che viene a dare il buongiorno alla sua figlia malata.

La Regina del Carmelo.

9Più tardi, mentre penso alla gioia mattutina, dice Maria:

10«Ero proprio io nella mia veste di Regina del Carmelo. Tu preghi me per tale mia qualifica e preghi mia figlia Teresa del B. G. e, dato che preghi, offri e soffri per il sacerdozio e per i peccatori[46], intreccia le tue intenzioni nelle intenzioni carmelitane, anche se non appartieni a quest’Ordine. E alla mia piccola Maria io ho voluto portare il mio bacio di pace, dirle che è sotto la protezione delle mie carezze, che sei amata anche dalle sante del Carmelo e di non temere. Amami sempre in ogni mia qualifica Mi sono tutte care ugualmente perché tutte venute da amore. E io ti amerò in ogni tua necessità. Sai cosa è l’amore della Mamma? È sovente miracolo di grazia; è sempre conforto a benedizione. Abbi fede.»

406. La morte del peccatore[47].

Vite tormentate.[48].

Dice Gesù:

1«Non soltanto la morte del peccatore è orribile. Ma anche la sua vita. Non bisogna illudersi sul loro aspetto esterno. È una vernice, una tenda messa a coprire la verità. In verità ti dico che un’ora, soltanto un’ora della pace del giusto – non dico neppure un’ora del gaudio di un prediletto che posa sul mio seno, dico del giusto – è incalcolabilmente più ricca di felicità che non la più lunga vita di peccato.

2L’apparenza è diversa? Sì, è diversa. Ma come agli occhi del mondo non appare la ricchezza di gioia di un mio santo, così anche agli occhi del mondo non appare il baratro di inquietudine e di scontento che è nel cuore dell’ingiusto e che, come da cratere di vulcano in eruzione, erutta continuamente vapori acri, corrodenti, velenosi, che sempre più intossicano quello sciagurato. Sì, per cercare di soffocare l’inquietudine, colui che non agisce nel bene cerca darsi le soddisfazioni che possono appetire al suo animo traviato. E perciò soddisfazioni di male, perché dal suo fermento non può venire che veleno.

3Ecco la chiave che spiega certe vite così oscure, in cui l’oscurità cresce di giorno in giorno come per caduta di balzo in balzo nei baratri più profondi. È il peso stesso delle loro azioni di fuori Legge – parlo della mia Legge, sulla quale del resto si appoggiano tutte le leggi umane volte a contenere gli uomini entro delle regole di morale – che li trascina sempre più in basso.

4Coloro che vedono – poiché già assurti in Dio possono vedere l’invisibile agli occhi dei viventi – inorridiscono nel contemplare la perfezione nel male dei peccatori ostinati e impenitenti. La loro morte, come dice il salmo[49], è un orrore. Un orrore che li scaglia all’altra Vita perché sprofondino in un Orrore più grande.

I giganti del peccato.

5Vi sono i giganti del peccato anche perché la loro posizione sociale li fa già giganti nella società. Ma vi sono anche i grandi nel peccato che sono confusi nella folla e non si distinguono esternamente per opere speciali, ma dentro sono corrotti da quelle colpe che gridano contro Dio e contro il prossimo.

6Quante! I buoni, quando per grazia speciale riescono a conoscere spiritualmente, ne hanno orrore come di una putrefazione. E realmente sono putrefazione che altera colore e tratti e che ammorba col suo fetore in cui è sensibilissimo l’odore di Satana e dell’inferno.

7Ma ricordatevi, o voi tutti buoni, il vostro Maestro. A voi fanno ripugnanza? A voi? E a Me, puro e santo, che dovevano fare? Schifo. Eppure li ho amati sino a morirne per tentare di salvarli.

8Amateli dunque dell’amore più grande: di quello che supera tutto per salvare. Non salvate? Non importa. Voi amate ugualmente quell’anima soltanto perché è opera di Dio. Imbrattata ora dagli escrementi di Satana? Detergetela con una costante rugiada di soprannaturale amore. Di vero amore. Perché spoglio di ogni umana attrattiva, anzi eroico perché resiste nonostante che la vostra umanità, e anche la vostra anima, si sentano rivoltare dal suo verminaio fetido.

9Se la salverete, ne avrete gioia grande. Se non la salverete, il merito sarà ugualmente vostro e lo troverete perché voi avrete amato secondo il mio comando.»[50]

407. Con Sta Teresina
del Bambino Gesù
[51].

Un’ora di agonia.

Dice S. Teresa del Bambino Gesù:

1«Sì, sono proprio io che vengo a passare con te quest’ora di agonia e a passarla ricordando Gesù, il cui volto si altera sotto il sudore sanguigno e comincia ad assumere l’espressione dolorosa che è quella che ci fa delirare di amore compassionevole noi, sue piccole vittime e spose.

2Sono io. Vengo anche io a carezzarti. È la mia ora. Perché quando stanno per iniziarsi i “grandi silenzi”, che sono i tocchi di perfezione dell’Artefice divino alla nostra anima, è necessario avere vicino un’amica che li conosce.

3Non avere paura. Il nostro Gesù è morto anche di sete[52]… Oh! divina sete! Eppure, pur non potendo quasi più parlare per le fauci asciutte, ha detto le parole che salvano. E ha detto la preghiera che salva: “Padre, perdona loro”, “Oggi sarai meco”, “Nelle tue mani affido lo spirito mio”.[53] Quasi muto per la sete e per l’agonia, quasi cieco per la crosta di sangue sulle palpebre e per la morte vicina, ha saputo dire le orazioni che salvano e vedere ancora la volontà del Padre e adorarla.

4Non occorre fare molto quando si è prossime all’immolazione, piccola sorella. Basta saper restare fedeli. E vedere Dio oltre la crosta del dolore che ci impiaga il cuore, e dire a Dio che lo si ama ancora, sempre…

5Non avere paura. Dio è contento di te. Mi manda a dirtelo. Credi di non essere una “bambina nell’infanzia spirituale”[54]? Lo sei. Perché fai tutto con semplicità. Anche le tue imperfezioni. E non cerchi di velarle con astuzia di adulto per vestirle di una falsa veste di giustizia. Sei una “piccola” nella via che io ho insegnato, perché a Gesù piacciono i “piccoli” e ha detto che di essi è il regno dei Cieli.[55] E sei “vittima”. Una adulta, dunque. Perché lo spirito che volontariamente sceglie d’esser immolato, anche fosse di creatura fanciulla, è spirito adulto.

Il duplice amore.

6Ieri ti chiedevi cosa è il “duplice amore” che io ho chiesto per me. Per te è questo, sorellina: esser bambina e amare Gesù con semplicità di pargolo, ed esser vittima e amarlo con eroismo di martire. Con Lui nella povera culla di paglia, con Lui sulla ruvida croce. Sempre con Lui. 9Per non lasciarlo mai solo. Per farlo sorridere. Per bere il suo pianto e morire con Lui.

7Come ti ama! Ti ha dato i suoi due letti più santi: la culla sulla quale veglia la Madre, e la croce sulla quale sta curvo tutto il Cielo. Sono i posti dove il suo amore ti chiama in divino appuntamento d’amore. Da lì prenderai il volo per il Cielo.

8Ora riposa, sorellina. Io sto qui a pregare con te. Ma credi che basta amare, amare molto, e basta dire solo: “Gesù, io ti amo!”, e dirlo con vero amore, per essere non solo giustificati ma amati da Dio di un amore di predilezione.

9Felici quelli che ad ogni palpito del cuore sanno dire: “io t’amo”. Spireranno con questa professione d’amore nella mente, nel cuore e sulle labbra. Ed essa aprirà loro il Paradiso. Perché Dio ama chi lo ama e si dà a chi lo ama.»

Visita della prediletta santina.

10Ero incerta, sentendo queste nuove carezze di una mano gentile ma più lunga di quella di Maria. Non so neppure se più lunga, ma diversa certo e nella forma e nella pesantezza e nel modo di carezzare. Non vedevo che la mano coperta sin quasi sul dorso da una larga manica marrone. Una bella mano affusolata, ma proprio mi pare più lunga di quella della Mamma. Me la sentivo sfiorare il capo dentro per dentro. Ne ero felice. Il mio soffrire fisico, che è molto forte, si consolava a quel tocco. Ma non osavo dire a me stessa: “È santa Teresina”. Mi ero sbagliata anche ieri mattina. Ma quando non è stata solo carezza ma anche vista della mano, non ho avuto più dubbi.

11Però non ho visto altro. Le mani e la voce, molto bella e dolce, e una grande pace, una sicurezza, un senso caldo di amicizia… non so spiegare bene. Le sue parole, poi, mi hanno fatta ancor più felice.

12Sto tanto male da ieri nel pomeriggio, per il cuore. Mentre ieri mattina, dopo la venuta della Mamma, ero così sollevata anche fisicamente che ho persino cantato una canzone d’amore a Gesù che mi sono fatta io sia di parole che di musica. Ma non importa. Sono molto contenta di aver avuto visita della mia prediletta santina, tanto contenta che il dolore fisico mi pare un nulla…

408. L’immagine e somiglianza di Dio[56].

Dio fece l’uomo a sua immagine e somiglianza.

Dice Gesù:

1«Ascoltami bene, figlia, perché la lezione di oggi è molto difficile.

2L’uomo, ogni uomo, ha in sé l’immagine che Dio ha ideato per l’Uomo. Ma non tutti gli uomini hanno in sé la somiglianza con Dio.

3È detto: “Dio fece l’uomo a sua immagine e somiglianza”[57]. Come può dunque essere che taluni abbiano la sola immagine? E come possono avere l’immagine di Dio se Dio è incorporeo, purissimo Spirito, Luce infinita e sempiterna, Pensiero operante, Forza creativa, ma non corpo?

4Quanta ignoranza vi è ancora fra i credenti! Ignoranza conseguente e ignoranza non conseguente.

Ignoranza conseguente, non colpevole.

5È ignoranza conseguente quella che viene da una istruzione veramente primordiale, da una istruzione religiosa che si ferma all’abc della Religione, causata da lontananza da centri religiosi o da – il che è molto colpevole da parte del colpevole – da noncuranza di ministri che non consumano sé stessi nel far conoscere Dio ai propri agnelli, pastori idoli che Io guardo con volto severo.[58]

6Questa ignoranza non leva il Cielo a coloro che la posseggono. Perché Io sono giusto e non faccio accusa ad uno spirito, se so che l’ignoranza di costui non è volontaria. Ma anzi lo guardo per la fede, e se vedo che si è retto, con quel filo di scienza di Dio che gli hanno dato, come avesse molto saputo, lo premio come premio un dottore santo. Non è sua colpa se poco sa. È suo merito se del poco sa farsi una forza in queste poche, lineari idee: “Dio è. Io son suo figlio. Mi rende tale l’obbedire alla sua Legge. E ubbidendo giungerò a possedere Iddio in eterno per i meriti del Salvatore che mi ha reso la Grazia”. Lo Spirito di Dio si sostituisce con idee di luce nell’illuminare il credente che il suo pastore trascura o che è in zone dove raramente è il pastore.

Ignoranza non conseguente, colpevole.

7Ma vi è anche l’ignoranza non conseguente. Quella di chi, potendo, non vuole istruirsi o, dopo essersi istruito, trascura e torna ignorante perché così vuole che sia per comodo suo. Dimenticare la Verità è necessario a chi vuol vivere da bruto.

8Questa ignoranza Io la maledico. È uno dei peccati che attirano il mio sdegno senza perdono. Perché? Perché è ripudio a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.

9Un figlio che non vuole conoscere nulla del padre, o che conoscendolo vuole (e giunge) a dimenticarlo, che figlio è? Ribelle non dico alle voci soprannaturali, ma anche alle voci del sangue. Inferiore perciò ai bruti che, finché sono, per età, sottoposti al padre, lo riconoscono e lo seguono. Quale ribellione sia poi quella rivolta ad un Dio che è Padre per la carne e il sangue e per l’anima e lo spirito, lascio a voi pensarlo.

10Ripudiano il Figlio perché, senza pensiero per il sacrificio del Dio-Figlio che si è incarnato per portare la Verità all’uomo, oltre che la Redenzione, annullano in sé ogni voce di questa Verità per vivere nella loro menzogna.

Peccato contro lo Spirito Santo.

11Ripudiano lo Spirito Santo perché la Verità è sempre unita alla Scienza, ed è la Scienza che con la sua luce vi fa comprendere le verità più sublimi. Io l’ho detto: “Io me ne vado e molte cose avrei ancora da dirvi, ma per ora non siete capaci di comprenderle. Ma quando sarà venuto lo Spirito di Verità vi ammaestrerà d’ogni vero e compirà l’opera mia di Maestro rendendovi capaci di capire”.[59]

12O eterno Divino Spirito, che così ci ami che per gloria del Padre sei sceso a purissimo sponsale per generare il Redentore e che, essendomi uguale, mi sei divenuto generatore, Tu procedente da Me e dal Padre! O eterno Divino Spirito, che per gloria del Figlio hai effuso il tuo Fuoco e continuamente l’effondi perché la Parola sia compresa e le creature da uomini divengano dei, vivendo secondo la Grazia e la Parola! Mistero del nostro Amore! Inconcepibile poema che solo nel Paradiso sarà conosciuto in pieno dagli eletti!

13Io l’ho detto: “Sarà perdonata ancora la bestemmia contro di Me. Ma non sarà perdonato chi bestemmia contro lo Spirito Santo”.[60] Che bestemmia viene usata verso di Lui? il disamore che si esplica col rifiutare di accogliere la Verità illuminata da Esso.

L’immagine che per l’uomo Dio ha ideato.

14E torniamo al principio del dettato.

15L’ignoranza diffusissima fra i credenti dà idee errate sulla immagine con Dio. Non immagine fisica. Dio-Spirito non ha volto, non ha statura, non ha struttura. Ma l’uomo ha l’immagine che per l’uomo Dio Creatore ha ideato.

16Non aveva certo bisogno il Potente e l’infinito di ottenere l’uomo da una evoluzione secolare di quadrumani. Il quadrumane fu quadrumane dal momento che fu creato e fece i primi lazzi sugli alberi del terrestre paradiso. L’uomo fu uomo dal momento che Dio lo creò dal fango e, cosa non fatta per nessun altro creato, gli alitò lo spirito in volto.[61]

La somiglianza con Dio[62].

17La somiglianza con Dio è in questo spirito eterno, incorporeo, soprannaturale, che avete in voi. È in questo spirito, atomo dell’infinito Spirito, che rinchiuso in angusta e precaria carcere attende e anela di ricongiungersi alla sua Sorgente e condividere con Essa libertà, gioia, pace, luce, amore, eternità.

18L’immagine persiste anche là dove non è più somiglianza. Poiché l’uomo rimane fisicamente tale agli occhi degli uomini anche se agli occhi di Dio e dei soprannaturali abitatori dei Cieli e di pochi eletti della terra appare col suo nuovo aspetto di demone. Col suo vero aspetto da quando la colpa mortale lo priva della somiglianza con Dio, non avendo in lui più vita lo spirito.

La misura della somiglianza con Dio.

19L’uomo senza la Grazia, che la colpa leva, non è più che il sepolcro dove si putrefà lo spirito morto. Ecco perché alla risurrezione della carne gli umani, pur avendo tutti una comune immagine fisica, saranno dissomigliantissimi fra di loro. Di aspetto semidivino i beati, di aspetto demoniaco i dannati. Allora trasparirà all’esterno il mistero delle coscienze. Terribile cognizione!

20L’uomo tanto più si rende somigliante a Dio quanto più vive nella Grazia e accresce questa, di per sé già infinita, coi meriti del suo vivere santo. Occorre sforzarsi a raggiungere la perfezione della somiglianza. Non la raggiungerete mai perché non può la creatura essere simile al Creatore; ma vi avvicinerete, per quanto vi è concesso, a questa soprannaturale Bellezza.

Non c’è limite di perfezione.

21Io l’ho detto: “Siate perfetti come il Padre mio”.[63] Non vi ho messo limite di perfezione. Più voi vi sforzerete a raggiungere questa perfezione e più i diaframmi dell’umano cadranno come muro assalito da forze vittoriose, e diminuiranno le distanze, e crescerà la vista, e aumenterà la capacità di intendere, comprendere, vedere, conoscere Dio.

22Ma occorre tendere ad essa con tutte le vostre forze, con tutte le vostre generosità. Senza “voltarsi indietro”[64]a guardare ciò che si lascia. Senza fermarsi mai. Senza stancarsi. Il premio giustifica l’eroismo, perché il premio è tuffarsi nel godimento dell’Amore; avere perciò Dio come lo avrete in Cielo.

23O beatifica unione e possesso meraviglioso! È vostro, figli fedeli. Venite e saziatevene!»

Esperienza carismatica.

Graduale apparizione di Sta Teresina.

24Mi ero prefissa di scrivere questa mattina la continuazione della mia gioia di ieri sera. Ma appena iniziato il giorno Gesù ha dettato e perciò lo faccio solo ora.

25Dopo aver fatto l’ora di agonia con Gesù nell’Orto, mi sono messa giù quieta, pensando alle belle mani della mia santina.[65] Non potevo, del suo aspetto, pensare che alle mani, non avendo visto che quelle. E come una bambina avevo un grande desiderio di vedere se è proprio come appare nei ritratti annessi alla sua autobiografia. Ma non speravo di vederla. Invece, come un quadro che si illumina piano piano, ella si è svelata. Dopo le mani, le braccia, un poco stese verso me come per gesto d’abbraccio, e poi il corpo e ultimo il volto.

26Sì, i ritratti, i primi specialmente – perché ora, tocca e ritocca, l’hanno quasi svisata – le somigliano. Però trovo che la fanno più rotonda d’ovale che non sia. Io la ritrovo molto nell’ovale smagrito degli ultimi momenti. Forse perché il viso spiritualizzato che ho visto pareva consumarsi nella fiamma luminosa che sprigionava.

27Sorrideva colla bocca e cogli occhi. Molto bella e giovane, con due fossette agli angoli della bocca e due occhi, di un grigio tendente al pervinca, bellissimi. Non mi è parsa molto alta. Su per giù come è Paola[66], ma lo sembra di più per l’abito lungo e per il portamento dignitoso, regale direi. Non aveva mantello, né crocifisso coperto di rose. Sembrava come sarà stata durante le sue occupazioni monastiche, col solo e semplice abito marrone scuro e soggolo bianco sotto il velo nero. Ha proprio le mani più lunghe di quelle di Maria, ma molto belle. Si è lasciata guardare con un sorriso soave e pregare con un sorriso di promessa. Poi se ne è andata e a me non è rimasto che il ricordo e un tenue profumo nell’aria.

I santi apparsi al Portavoce.

28Penso che a me, per me, sono apparsi ben pochi santi: S. Giovanni molte volte. San Giuseppe una volta in gennaio (visione del Paradiso) e più volte negli orrendi giorni dal 10 al 24 aprile. Poi S. Francesco una volta, qui, ai primi di maggio, mi pare. E ora S. Teresa del Bambino Gesù. Gli altri li ho visti in visione e per lutti[67]. Ah! no. Anche S. Agnese quando mi ha dettato le sue parole. E basta. A certuni parrà che ne vedo molti. Ma non mi pare. In oltre un anno di… missione speciale (dirò così) ne ho visti, per me, soltanto cinque: sei, se vi unisco Nennolina. E quelli che prego sempre: S. Francesco e Teresina, dopo oltre un anno di dettati, e nessuno dei due come generalmente si raffigurano.

29Sono molto contenta, sa? Ieri sera, mentre la guardavo, le dicevo: “Un petalo, un petalo solo delle tue rose per dirmi che mi viene fatta grazia” e non sarei stata per nulla stupita di trovarlo per davvero. Invece ho sentito solo, dalla parte dove era la santa, un lieve odore di rosa dopo che ella se ne era andata.

30Lei e S. Francesco sono stati i miei maestri quando cominciavo a ricercare Gesù. Non ho avuto per degli anni altre guide. E ora che penso esser prossima alla fine, anzi al principio, sono molto felice di sentirmeli vicini. Mi aiuteranno a comprendere Gesù. La serenità è ancora in me, nonostante fisicamente soffra tanto.

31Non è bello che in preparazione della festa del Carmine io abbia avuto la visita di Maria, Regina del Carmelo, e della santina del Carmelo?

Volontà di imitare la santa.

32Penso che il 16 luglio 1897 la Comunione alla serafica Teresina le fu portata come viatico e che fu salutata dal canto che io canto spesso:

33Tu che il mio nulla ben comprendi, o Dio,

di abbassarti non temi fino a me…

Sacramento adorato! Nel cuor mio

scendi, nel cuor mio che anela a Te.

Vo’ che la tua bontà, dolce Signore,

mi faccia dopo ciò morir d’amore.

La voce ascolta del mio gran desio.

Discendi nel cuor mio…

34Io allora avevo pochi mesi: quattro. Ora forse ne avrò quattro da vivere, da attendere la Vita. Ma non ho gli stessi sentimenti di Teresa, sebbene più imperfetti? La stessa sete di Eucarestia, lo stesso desiderio di morire d’amore, la stessa unica speranza: Gesù?

35Vorrei, non per desiderio di umana lode, ma per amore di Dio, essere come la santina. Faccio quanto posso. Oh! no! Non mi pento d’essermi data all’Amore, anche io non me ne pento. Mi spiace solo d’essermici data troppo tardi e molto male, e mi dolgo solo che l’Amore mi consumi così lentamente.

Darsi all’Amore e lasciare che Lui faccia.

36Io non ho voce per farmi udire dal mondo. Ma, se ne avessi vorrei dire a tutti: “Non abbiate paura di darvi a Gesù, all’Amore soave e misericordioso. Egli ripaga con tali dolcezze la nostra donazione che non vi è parola atta a spiegarla. Ogni raffronto è riflesso di luce tremolante di un lumino rispetto al grande sole. E per le piccole anime che hanno peccato e ora tornano a Dio, o per le piccole anime che non sanno fare grandi cose, non c’è che questa via da seguire per raggiungere coloro che non errarono o che seppero toccare le vette dell’eroismo penitenziale: darsi all’Amore e lasciare che Lui faccia… Faccia ciò che vuole di noi e in noi. Ci farà fare sempre molto di più di quello che faremmo da noi, anche con molti anni di vita austera e generosa”.

La grazia di amarti sempre più.

37L’Amore! Che Maestro! Che iniziatore! Che purificatore! Io non ho che questa moneta: il mio amore dato all’Amore. E con questa, non per mio merito ma per la misericordia del mio Amore, sono certa di conquistarmi il Cielo.

38Come sono certa che le cose straordinarie che mi accadono non sono certo monete di conquiste per me, ma anzi… contro monete, perché possono indurmi alla superbia. E io le devo ricevere con umiltà, con vero riconoscimento che non sono per me ma per tutti. Io sono soltanto il canale per cui scendono ed ho l’obbligo di santificarmi sempre più per esser degna di riceverle senza profanarle con un contatto impuro. Un dono perciò non scevro di pericolo.

39Mentre, quando amo con tutte le mie forze e per amore dell’Amore mi sacrifico, oh! allora sono sicura di non errare! Anzi sarà proprio questo amore l’assoluzione mia sulle imperfezioni che posso avere in ogni campo. E cresca, cresca, cresca per essere la mia salvezza eterna.

40Signore, non ti chiedo la gloria delle visioni, ma ti chiedo la grazia di amarti sempre più.

409. Richiamo alla bontà[68].

Bontà illimitata di Dio.

Dice Gesù:

1«Tu stessa mi dai il tema di questa lezione. Tu hai detto: “Io compatisco e ho pazienza con animali e bambini perché non sono dotati o non hanno ancora la ragione. Ma con un adulto che sragiona o per cattiveria o per cocciutaggine, allora non ragiono più neppure io perché non lo compatisco”.

2Brava! Ma se il tuo Signore, che ti ha dotata di ragione, dovesse fare così con te, quante volte nella tua vita ti avrebbe dovuto punire? E se – dato che a tutti gli uomini Io ho dato la ragione – e se dovessi colpire e non compatire quando gli uomini vanno contro ragione, cosa dovrei fare? Quale uomo si salverebbe dal castigo? Non dico neppure: quando gli uomini vanno contro la mia Legge. Dico: contro ragione, come dici tu.

Nessuno abusi della bontà del Signore[69].

3Da questo, tu e tutti misurate quanto è migliore Dio al migliore degli uomini. Una perfezione di bontà senza limiti. E verso la quale voi, abusando appunto di questa illimitatezza, vi permettete qualsiasi mancanza.

4Ma non dovete farlo. Se sono buono, non è neanche giusto che voi ve ne abusiate. Vorrei dirvi: “Trattatemi da Dio”. Mi limito a dirvi: “Trattatemi da vostro Padre, Fratello e Amico, e agite con Me come agiscono i buoni figli, i buoni fratelli, i buoni amici fra gli uomini”.

5Ma purtroppo non sapete fare neppure questo. E vi lamentate poi se non avete del bene sulla terra?»

410. Il “povero di spirito “è, atto a possedere il Cielo[70].

Dio crea le anime di diverse tendenze

Dice Gesù:

1«Nelle mie diverse beatitudini[71] ho enunciato i requisiti or necessari per raggiungerle e i premi che ad essi beati saranno dati. Ma, se sono diverse le categorie nominate, uguale è il premio, se osservate bene: godere delle stesse cose che gode Dio.

2Categorie diverse. Ho già mostrato come Dio provvede a creare col suo pensiero anime di diverse tendenze[72], allo scopo che la Terra goda di un equilibrio giusto in tutte le sue necessità inferiori e superiori. Che se poi la ribellione dell’uomo altera questo equilibrio volendo andare sempre contro la Volontà divina che amorosamente lo guida per via giusta, non è di Dio la colpa.

La prepotenza e l’anticarità crea il disordine sociale

3Gli umani, perennemente scontenti del loro stato, o con sopruso vero e proprio o con conati di sopruso, invadono o turbano il campo altrui. Cosa sono le guerre mondiali o le guerre famigliari e quelle di professione se non questi soprusi operanti? Cosa sono le rivoluzioni sociali, cosa le dottrine che si ammantano del nome di “sociali” ma che in realtà non sono che prepotenza e anticarità, perché non sanno volere e praticare il giusto che predicano, ma traboccano sempre in violenze che non sollevano gli oppressi ma ne aumentano il numero a vantaggio di pochi prepotenti?

Dove Gesù regna nulla turba l’ordine

     4Ma dove regno Io, Dio, queste alterazioni non avvengono. Negli spiriti veramente miei e nel mio Regno nulla turba l’ordine. Ecco dunque che sono vissute e sono premiate le diverse forme della multiforme santità di Dio, il quale è giusto, puro, pacifico, misericordioso, libero da avidità di ricchezze effimere, gioioso della gioia del suo amore.

Il premio per i beati è “godere Dio”

5Nelle anime, quale tende ad una forma e quale all’altra. Tende in maniera eminente, poiché in un santo le virtù sono tutte presenti. Ma ne predomina una per cui quel santo è particolarmente celebrato fra gli uomini. Io lo benedico e premio però per tutte, perché il premio è “godere Dio” sia per i pacifici come per i misericordiosi, per gli amanti di giustizia come per i perseguitati dall’ingiustizia, per i puri come per gli afflitti, per i mansueti come per i poveri di spirito.

Cosa non vuol dire povero di spirito.

6I poveri di spirito! Come è intesa sempre male, anche da chi la in intende nel senso giusto, questa definizione! Povero di spirito, per la superficialità umana e la sciocca ironia umana, nonché ignoranza che si crede sapienza, vuol dire “stupido”.

Lo spirito è il re di tutto quanto è nell’uomo

7Credono i migliori che lo spirito sia l’intelligenza, il pensiero; che sia furbizia e malignità, i più materiali. No. Lo spirito è al disopra molto dell’intelligenza. È il re di tutto quanto è in voi. Tutte le doti fisiche e morali sono suddite e ancelle di questo re. Là dove una creatura filialmente devota a Dio sa tenere le cose al posto giusto. Dove invece la creatura non è filialmente devota, allora avvengono le idolatrie, e le ancelle divengono regine, detronizzando lo spirito re. Anarchia che produce rovina come tutte le anarchie.

Significato del povero in spirito.

8La povertà di spirito consiste nell’avere quella libertà sovrana da tutte le cose che sono delizia dell’uomo, e per le quali l’uomo giunge anche al delitto materiale o all’impunito delitto morale, che sfugge troppo sovente alla legge umana ma che non fa vittime minori, anzi ne fa più numerose e con conseguenze che non si limitano a levare la vita alla vittima, ma talora levano stima e pane alla vittima e ai famigliari suoi.

Beneficio del povero di spirito

9Il povero di spirito non ha più schiavitù di ricchezze. Se anche non giunge a rinnegarle materialmente, spogliandosi di esse e di ogni agio entrando in un ordine monastico, sa usarle per sé con una parsimonia che è doppio sacrificio, per essere invece prodigo di doni ai poveri del mondo. Costui ha compreso la mia frase: “Fatevi degli amici con le ricchezze ingiuste”. Del suo denaro, che potrebbe esser nemico del suo spirito portandolo alla lussuria, gola e anticarità, egli fa il suo servo che gli spiana la via del Cielo, tutta tappezzata – per il ricco: povero di spirito – delle sue mortificazioni e delle sue opere di carità per le miserie dei suoi simili.

10Quante ingiustizie non ripara e medica il povero di spirito! Ingiustizie sue proprie, del tempo in cui, come Zaccheo, non era che un avido e duro di cuore. Ingiustizie dei suoi prossimi vivi o defunti. Ingiustizie sociali.

I nascosti benefattori dell’umanità

11Elevate monumenti a persone che furono grandi solo per essere prepotenti. Perché non elevate monumenti ai nascosti benefattori dell’umanità indigente, povera o lavoratrice, a coloro che usano le loro ricchezze non per fare della propria vita un perpetuo festino ma per renderla luminosa, migliore, più elevata a chi è povero, a chi soffre, a chi è menomato nelle capacità funzionali, a chi è lasciato nell’ignoranza dai prepotenti perché l’ignoranza serve meglio ai loro maledetti scopi? Quanti ve ne sono, anche fra coloro che non sono nelle dovizie, anzi che sono poco meno che poveri e che pure sanno sacrificare anche “i due piccioli” che possiedono per sollevare una miseria che, per essere senza luce, quale loro hanno – e che l’abbiano si comprende dal modo come agiscono – è più grande della loro!

La grande categoria dei “poveri di spirito”

12Sono poveri di spirito quelli che, perdendo il molto o il poco che hanno, sanno conservare la pace e la speranza, non maledire e non odiare. Nessuno. Né Dio né gli uomini.

13La grande categoria dei “poveri di spirito” che Io ho nominato per primi – perché potrei dire che, senza questa libertà dello spirito sopra tutte le delizie della vita, non si possono avere le altre virtù che danno le beatitudini – si divide e suddivide in tante forme.

14Umiltà di pensiero che non si gonfia e non si proclama! Super pensiero, ma usa del dono di Dio riconoscendone l’Origine per il Bene. Solo per quello.

15Generosità negli affetti, per cui sa spogliarsi anche di questi pur di seguire Dio. Anche della vita. La ricchezza più vera e più istintivamente amata dalla creatura animale. I miei martiri sono stati tutti generosi in tal senso, perché il loro spirito si era saputo far povero per divenire “ricco” dell’unica ricchezza eterna: Dio.

16Giustizia nell’amare le cose proprie. Amarle perché, testimonianza della Provvidenza verso di noi, è dovere. Ne ho già parlato in dettati precedenti. Ma non amarle al punto di amarle più di Dio e della sua volontà; amarle non al punto di maledire Dio se mano d’uomo ve le strappa.

17Infine, lo ripeto, libertà da schiavitù di denaro.

18Ecco le diverse forme di questa spirituale povertà che Io ho detto possederà, per giustizia, i Cieli. Sotto i piedi tutte le labili ricchezze della vita umana per possedere le ricchezze eterne. Mettere la terra e i suoi frutti dal sapore subdolo, che è dolce alla superficie e amaro al centro, all’ultimo posto, e vivere lavorando per la conquista del Cielo. Oh! là non vi sono frutti di bugiardo sapore. Là vi è l’ineffabile frutto del godimento di Dio.

19Questo, Zaccheo l’aveva compreso. Fu questa frase lo strale che gli aprì il cuore alla Luce e alla Carità. A Me, che venivo a lui per dirgli: “Vieni”. E quando Io venni a lui per chiamarlo, egli era già un “povero di spirito”. Perciò fu atto a possedere il Cielo».


411. Il segno degli apostoli minori[73].

Condanna farisaica[74].

Dice Gesù:

1«Già era stato detto sino dai tempi antichi:[75] “Se Dio dà pace, chi potrà condannare?”

2Eppure quei dottori che sempre mi accusavano, e che sapevano alla perfezione le parole del Libro, giudicavano in modo diverso. Perché? Perché sapevano alla lettera, ma non comprendevano lo spirito della lettera. Simili in tutto ai dottori di ora, i quali giudicano e condannano con appigli ridicoli e crudeli i miei prediletti e Me con loro.

3Anche per Zaccheo hanno usato condanna[76]. Dio aveva dato pace al suo servo pentito che tornava alla casa del Padre, più che del Padrone. Essi condannano Lui e il suo servo perché, secondo loro, non era sufficiente la forma del pentimento di Zaccheo.[77] È naturale! Non aveva quelle ipocrite forme, tutte esterne, che essi, farisei e scribi, amavano; forme usate per ingannare il mondo su una pretesa santità che era unicamente finzione, perché l’interno era e restava appestato dai loro vizi. Era un pentimento vero, del suo cuore.

Sorgente di Bene e di Male.

Il cuore è sorgente di Bene o di Male.

4Io ho detto: “È dal cuore che escono le cose che contaminano l’uomo’’.[78] Ma vi escono anche le cose che lo santificano. Da questo tabernacolo che contiene come in pisside aurea lo spirito vostro, in cui per una spirituale transustanziazione si incarna e risiede Dio, escono i buoni pensieri, le rette intenzioni, le ferme volontà d’esser santi, gli eroismi che vi dànno il Cielo, i pentimenti sinceri che cancellano anche il ricordo delle vostre colpe dalla mente di Dio e vi portano a Lui, e Lui a voi, per il suo bacio di Padre.

Il “Portavoce”.

5Anche per i miei prediletti il mondo farisaico, sempre esistente e operante, giudica e condanna. Costui è una “voce”? Non può essere. Che ha fatto per meritarlo?

6Nulla e tutto, rispondo. Nulla se si considera la sua miseria rispetto alla potenza di Dio e alla sua perfezione. Tutto se si considera la sua generosità che è tutta donata a Dio, e a Dio solo, operante sotto l’umiltà di una vita comune, amante sino a consumare le forze fisiche, ubbidiente nelle grandi e nelle piccole cose, sin nelle inezie che Io chiedo per tenerlo sempre docile al mio desiderio e provarlo continuamente nella sua mansuetudine. Credete che solo chi ama “con tutto sé stesso” può dare con un sorriso, al Dio che glielo chiede, il vivere come il frutto che porta alle labbra, il sacrificio di un genitore o di altro affetto santo come la parola che gli dico di tacere, la casa e il pane come il riposo che gli dico di annullare in ore di stanchezza profonda per continuare a servire Me.

La pace di Dio.

7Se Io gli do pace, chi potrà condannare? Cosa condannare? Quello che Dio giudica meritevole di benedizioni e carezze ora, di beatitudine poi? Condannare il bene che fa a sé e agli altri? imitatelo e non condannatelo, e vergognatevi, o servi disutili, o satana blasfemi, di non sapere più servire il Signore Iddio vostro, di non sapere più ricevere, comprendere e dire le parole dello Spirito eterno, di non sapere più farvi pane per le anime dei vostri simili, ma gelo, ma veleno, ma catena.

8Condannare cosa? Il modo come parla o scrive? Oh! osservate, o angelici spiriti, o beati possessori del Paradiso, i piccoli uomini, dall’animo con l’ali spezzate o mancanti, che non potendo più alzarsi in volo giudicano che altri non lo possa fare! Osservate le talpe cieche che non potendo vedere il sole negano che esso sia e che altri lo veda! Osservate i corvi senza canto che non potendo ripetere le armonie che altri hanno appreso dai Cieli negano che sia la voce!

Il Paradiso è realtà spirituale.

9Là dove non bastano l’ali del piccolo uccello innamorato di Dio, accorrono le ali angeliche e lo sollevano a quell’altezza che Io voglio. Io, Io stesso, Aquila d’amore, piombo e lo rapisco in alto, sino al mio Paradiso,[79] e gli mostro questa bellezza che voi quasi non sapete più immaginare, parendovi fola, e nascondete la vostra incapacità sotto una valanga di parole il cui costrutto è questo: “il Paradiso non ha descrizione perché è Pensiero”.

10È pensiero? È realtà. Parla, tu, mio piccolo uccello che vi sei salito[80] fra le ali dell’Aquila che t’ama e di’ se il Paradiso sia solo pensiero o realtà spirituale, realtà di luce, canto, gioia, bellezza. Di’ a questi che hanno l’ali trascinanti nella mota – perché la loro inerzia le ha spezzate e ridotte membra morte – cosa meriti il Paradiso e come il dolore, la povertà, la malattia siano da salutarsi con un sorriso pensando a questo Luogo dove li attende la Gioia senza fine.

Il Sole del Paradiso.

11Il Sole che voi a malapena vedete dietro cortine spesse di nebbie, date dalle vostre sensualità di carne e di pensiero, dai vostri razionalismi che hanno sbriciolato in voi la capacità di credere con la semplicità dei pargoli e la fermezza dei martiri, il Sole che voi non potete più contemplare perché non riuscite più a sollevare il capo dal giogo pesante della vostra umanità che soverchia in voi lo spirito – mentre i miei benedetti, spogli di ogni umana costrizione, stanno col capo dell’animo sempre alzato ad adorare Me-Sole – vi è, e spande oceani di luce e fuoco per investire di calore e rivestire di splendore questi miei amici per i quali ho pronto un trono eterno. Vi è, ed è già loro, perché splende sul loro capo come volto di padre sulla culla del suo bambino, e cosa più dolce non vi è di questa amorosa, gelosa tutela d’amore che non li lascia un minuto.

L’inno d’amore.

12Voi che non sapete più cantare le vostre armonie a Dio, non sapete neppur più dirgli che lo amate, non con la bocca ma col cuore – ed è questa l’armonia che Dio vuole udire dall’uomo – non negate che questi miei amatori possano ripetere armonie soprannaturali, apprese da Me e dai miei santi. I miei amatori hanno reso duttile la loro spirituale ugola gorgheggiando senza stancarsi, né per passar di tempo, né per contrarietà di vita, il loro inno d’amore, e di tutte le cose si fanno spunto per dirmi: “T’amo”. Hanno così potuto esser capaci di imparare a ridire i canti dei Cieli.

13Oh! benediteli questi che vi scoprono punti e luci, che vi riportano luci e parole che la vostra miseria non conosce, costoro che con una totale schiavitù d’amore stanno confitti su un patibolo che come il mio ha la base fissata nel fango terrestre e il vertice nell’azzurro del cielo, ponti per cui voi potete salire – voi che non sapete che strisciare – salire a conoscere come sia bello l’azzurro e innamorarvene e aver desiderio di imitarli.

Gli apostoli minori.

14Perché volete negare, perché volete dire a Dio: “Non ti è lecito fare ciò”? L’apostolicità della Chiesa non è finita con gli Apostoli. Continua con gli apostoli minori. Ogni santo ne è uno, ogni “voce” ne è uno. Ed Io, Capo della Chiesa apostolica, posso dovunque scegliere e spargere questi miei piccoli apostoli per il bene vostro.

15Sono umili rispetto a voi dotti? E che erano i primi dodici? Pescatori, analfabeti, ignoranti. Ma ho preso loro e non i dotti rabbini perché costoro, perché consci di esser nulla, erano capaci di accettare la Parola mentre i rabbini, saturi d’orgoglio, non avevano capacità di farlo. L’umiltà è quella che Io cerco, e se costoro, pur rimanendo amorosi, puri e generosi, divenissero superbi, li abbandonerei senza fallo.

16Due sono le cose che assolutamente richiedo in loro: amore e fedeltà alla Verità – e non solo alla Verità-Dio, ma anche alla Verità-virtù – e umiltà sincera. Ma più ancora sono inesorabile per questa. La superbia, segno di Satana, primo segno di Satana, mi allontana con disgusto.

17Perciò pensate che se Io do loro la mia pace nessuno di voi può condannarli. Essi sono al disopra delle vostre condanne. Fra le mie braccia amano e ascoltano i segreti di Dio e poi ve li offrono secondo che Dio vuole, per gettarvi una collana di perle paradisiache che vi sia guida e scala al Cielo.

18Ti do la mia pace, mia “voce”. Riposati in essa come un bambino sul seno del padre suo.»

412. Burrasca dei ricordi[81].

Tormento diabolico.

Burrasca nel cuore.

1Ieri sera, non so se per farmi fare un’ora di Getsemani, dato che era giovedì sera, o se per tormento diabolico, sentii formarsi una burrasca nel mio cuore che era tanto in pace da quando lei è venuto.[82] E creda, Padre, che ne ho avuto paura.

2Mi sono detta: “Se il Tentatore mi riprende, sto fresca!” Ho più paura delle nostalgie, che mi suscita con una violenza che mi fa perdere il controllo, che non d’una crisi di cuore. Perché so come mi lasciano poi, indebolita moralmente e atta a sentire troppo acutamente le inevitabili miserie della vita. Mi innestano, se si può dire, nella vita e nel passato, strappandomi dal mio Presente che è Dio, mia Vita. E ne spasimo perché sono come un uccello, abituato all’azzurro e allo spazio, chiuso in una gabbietta al buio e tormentato da persone che, a lui sconosciute, sono per lui terrore solo a vederle.

3Può parere forte quanto Io dico, dato che non sono fra sconosciuti né fra tormentatori. Ma questo è vero per Maria donna, la quale ormai è così poco più donna che può dirsi di lei che ormai è fuor della vita. La mia Vita è altrove. Per un capovolgimento miracoloso mi paiono cose estranee, fuori di me, le cose che sono il tutto degli altri, mentre mi pare vera vita quella che vive il mio spirito. Vita segreta e sconosciuta al mondo, e così viva!

La schiera di intercessori celesti.

4Ieri sera, proprio prima che si formasse la burrasca dei ricordi, e degli spasimi consecutivi, stavo ripassando nella mente le cose vedute in visione e me ne beavo ancora, ripensando a questo o a quell’episodio di cui rivedevo con vivezza le fasi. Rivedevo col pensiero, non con la vista interiore. Ricordavo, insomma. E sorridevo al piccolo Beniamino, e mi allietavo della gioia di Gesù fra i bambini,[83] e rivedevo la casa di Zaccaria a Ebron e la Vergine intenta alle donnesche cure e così via. E mi dicevo: “Quante cose mi ha fatte vedere Gesù per innamorarmi sempre più di Lui! Quanto ho dentro con cui vivere felice come re fra i suoi tesori! Grazie, Gesù!”.

5E dopo è venuto il… babau… Ma è durato poco, se non ritorna. Ho chiamato tutti i miei celesti amici: Gesù, Maria, Giuseppe; Giovanni e la piccola Teresa, e ho detto loro: “Soffiate via le nubi nere. Io non ne ho la forza… ma non voglio perdere il mio Sole. È in me e mi dà tanta pace. Aiutatemi”. Ed ho sentito che mi aiutavano. Sorrisi e carezze e pace, pace, pace.

Lettera di Suor Saviane.

6Stamane mi sono destata dal sopore cantando la canzone che mi sono fatta per dire a Dio che lo amo e lo desidero. Proprio cantando, sa? Come un uccello lieto del primo sole.

7Suor Saviane[84]mi ha scritto: “La fede che ti ha sostenuta sempre trionfi nella tua anima purificata dalla sofferenza e faccia brillare le perle nuove e preziose della immortale corona. La cara Madonna ti accompagni e ti prepari all’ingresso nella nuova Gerusalemme quando e come vorrà Gesù. Tu a Lui ti sei offerta… In questa svolta, per te più angosciosa che per altri, senti il Cielo con la schiera dei tuoi intercessori assai, assai vicino a te nel doloroso pellegrinaggio… Senti me pure vicina con la preghiera… Gesù non ti abbandona… Gesù sia il tuo scudo, il tuo balsamo, il tuo premio…”.

Una suora illuminata.

8Come sempre, questa suora santa, che non sa umanamente niente, scrive come sapesse tutto. Il mio tutto, la vita speciale che Dio mi fa vivere. Ho chiamato i miei “intercessori” celesti seguendo il suo consiglio, perché credo che questa suora sia illuminata. E ho fatto bene. Lo farò sempre quando tornerà il… babau. Dato che io non valgo niente e che lei è lontano per infondermi la sua pace. Me ne ha infusa tanta nelle 24 ore che è stato qui, or sono 10 giorni, che sono ancora forte… È inutile! in Cielo Dio e in terra lei ci vogliono per la povera Maria!…

Importanza dell’attesa.

Utilità dell’attesa[85]..

9Ora apro la Bibbia. Mi si apre al salmo 118 (se leggo bene il numero romano).

10E precisamente alla strofa Caf.[86]

11Gesù mi dice:

12«Leggi. Pare scritto per te. Ma l’anima tua non si strugge nell’attesa del mio soccorso. Una cosa che si strugge si consuma e annulla. Invece la tua anima cresce e si fortifica nell’attesa. L’attesa serve a spogliarti da ogni resto di umanità. Ti voglio avere semplice e nuda come petalo di fiore. L’attesa serve a fortificare la tua speranza. Ti voglio con una speranza più perfetta e forte di un blocco d’acciaio.

13Anche fossi sulle soglie dell’abisso e vedessi l’inferno teso per ghermirti e dietro a te il mondo latrante come canea che vuole sbranare e pronto ad avventarsi, non devi avere paura. Io te lo dico: “Non devi avere paura”. Sono la Parola che non mente. Spera e credi in Me.

14Non solo i tuoi occhi ma anche le tue labbra si sono consumate e stancate nel dirmi con la voce e lo sguardo: “Quando mi consolerai?” Oh! presto, diletta. Ancora un poco di croce e poi sarai consolata[87] molto più di quanto lo speri, consolata così soprannaturalmente che rimarrai estatica di gioioso stupore. Non ti parrà possibile, allora, di aver meritato tanto. Non ti parrà possibile perché la gioia smemora del dolore antecedente e perché l’umiltà tiene bassi i sentimenti di un mio servo.

Dì sempre la parola di Dio: ” Ora [88].

15Mia piccola, amata discepola, dolce figlia del mio amore, non guardare se la grandine delle pene ha fatto di te come un otre esposto alla brina. Ogni lacrima è una gemma. Ogni atto di fede, mentre il dolore percuote, è più che una gemma. Verrai a Me più ornata di sposa.

16Già ti ho insegnato[89]a non contare i giorni del passato e del futuro. Di’ sempre la parola di Dio: “Ora”. “Io soffro ora. Il passato non c’è più. Il futuro potrebbe non esserci. Ma ora Dio mi ama, ma ora amo Dio, ma ora Dio mi premia per l’eternità. Ora, sempre ora”.

Ama e lascia a Dio la giustizia[90].

17Il salmista chiede: “Quando farai giustizia dei miei persecutori?”. Lui lo poteva dire. Io non ero ancora venuto a portare il perdono e l’amore. Tu non lo devi dire. Non lo devi neppure desiderare. Perché Io ho detto: “Quando uno ti percuote, offri l’altra guancia. Ama chi ti disama per non essere simile a quelli del mondo che amano solo chi li ama. Beati voi se sarete perseguitati”.[91] Lascia a Me il compito di difesa e di castigo. Tu ama. È più dolce e più santo.

18Se tu sapessi come ti amo quando vedo che non solo non sai odiare più – tu che odiavi – non sai odiare più da quando ti ho detto di amare anche i nemici per amor mio, ma che soffri di sentire gli altri odiare perché l’odio fra fratelli è offesa a Me Padre di tutti gli uomini!

19Se anche gli iniqui ti raccontassero favole, sarebbe inutile. Ormai sei al disopra di loro e delle loro parole. Stabile in Dio, nel rifugio del suo cuore come un uccellino in un nido. Perciò sai, nutrita come sei direttamente al mio seno, quale sia il vero cibo, e i mendaci sapori dei cibi di menzogna non ti possono più sedurre. Tu vivi della e nella Parola di Verità, e l’odio dei golosi di menzogna non ti può che stupire, come stupisce un bimbo dello sgarbo che un adulto oppone alla sua carezza. Ma non suscita odio. Anzi ti stacca dagli uomini. È ciò che voglio. E ti spinge sempre più verso Me, in Me. È ciò che voglio più ancora.

La Fedeltà assoluta[92].

20Colui che parla la verità che Dio gli pone sulle labbra diviene tanto odioso al mondo che esso cerca non tanto di farne sparire la persona, poiché il mondo è vile ed ha paura delle prigioni, quanto di distruggerne stima e memoria fra i buoni. Ma resta fedele.

21Ai comandamenti dati a tutti se ne aggiunge uno speciale per le mie “voci”, per i miei prediletti. La fedeltà assoluta. Una fedeltà non solo nel comandato ma nel consigliato, non solo nel consigliato: anche nel desiderato da Me. Perciò contro ogni utile umano siimi fedele. Giovanna[93]fu fedele fino al rogo alle sue “voci”. Ed erano voci di angeli e santi. La tua Voce è la mia. Siile fedele sino al martirio, se ti sarà chiesto. A qualunque martirio. E quello della bassa calunnia, della guerra subdola, delle invidie e menzogne non è meno torturante di un rogo. Siimi fedele. Io ti aiuterò.

Bevi, alla fonte della divina Parola[94].

22E ora di’ tu l’ultimo distico: “Nella tua misericordia dammi vita; e metterò in pratica gli insegnamenti della tua bocca”.

23Sì. Vita, e Vita ti darò. Qui finché mi servi, in Cielo perché tu riposi nel mio gaudio. Vita qui perché sempre più tu viva ciò che Io ti insegno. Bevi, bevi alla fonte della mia divina Parola. Gesù-Maestro è più che mai Maestro tuo, perché troppo rari sono coloro che lo vogliono per loro Maestro, ed Egli si dona senza misura ai pochi che hanno compreso che non vi è scienza nel mondo e non vi è parola che siano più della sua santa e vere.

24O dilettissimi, che mi amate e vivete della mia parola, scrigni vivi in cui Io depongo le gemme del mio pensiero, lampade d’oro che splendete della luce che arde in voi, venite, venite. Io guardo a questo piccolo gregge d’agnelli amorosi fra le torme dei lupi feroci, degli agnelli che testimoniano di Me fra il mondo insatanassato, degli agnelli la cui vita è una professione di fede e una prova che vi è Dio, e sfavillo di gioia.

25Contrassegnati del mio Segno! Oh! venite, benedetti! il mio cuore vi è aperto. Venite e posate su esso. Venite…

26Io te lo dico: “Giubila! Dio è con te”.»

413. Cecilia la vergine pura e fedele[95].

Celebrazione nelle catacombe.

Le Catacombe.

1Una bella e lunga visione che non ha nulla a che fare con la Santa penitente che io ho sempre amata tanto. La scrivo aggiungendo fogli a questo quaderno perché sono sola e prendo quanto ho sotto mano.

2Vedo le catacombe. Per quanto io non sia mai stata nelle catacombe, capisco che sono esse. Quali non so. Vedo oscuri meandri di stretti corridoi scavati nella terra, bassi e umidi, fatti tutti a giravolte come un labirinto. Si cammina diritti e sembra di poter continuare, al massimo di poter svoltare in un altro corridoio, invece ci si trova di fronte una parete terrosa e occorre svoltare, tornare indietro sino a ritrovare un altro corridoio che vada oltre.

3In essi sono loculi e loculi, pronti per ricevere martiri. Pronti in questo senso: che ognuno è leggermente scavato nella parete per dare una norma ai fossori. Così in principio. Ma più ci si addentra e più loculi sono già fondi e compiti, messi tutti nel senso della parete, come tante cuccette di nave. Altri sono invece già colmi della loro santa spoglia e chiusi da una rozza lapide incisa malamente col nome del martire o del defunto e i segni cristiani, oltre una parola di addio e di raccomandazione.

4Ma questi loculi già completati e chiusi sono proprio in quella zona che suppongo sia la centrale della catacomba, perché qui si aprono sovente ambienti più vasti, come sale e salette, e più alti, ornati di graffiti e più luminosi degli altri per delle lucernette a olio sparse qua a là per devozione e per comodità dei fedeli ai quali per qualche motivo si spenga la propria lampadetta.

I fedeli cristiani.

5Anche le persone qui sono più numerose e sboccano da tutte le parti, salutandosi con amore, a voce bassa come il luogo santo lo richiede. Vi sono uomini, donne e bambini. Di ogni condizione sociale. Vestiti da poveri e da patrizi. Le donne hanno il capo coperto da una stoffa leggera come una mussola. Non è il velo di tulle, certo, ma è come una garza fitta fitta, più bella nelle ricche, più povera nelle povere, scura per le spose e vedove, bianca per le vergini. Vi sono spose che hanno i bambini in braccio. Forse non avevano a chi lasciarli e se li sono portati seco e, se i più grandicelli camminano al fianco delle mamme loro, i più piccini, certuni infanti, dormono beati sotto il velo materno, cullati dal passo della madre e dai canti lenti e pii che si elevano sotto le volte. Sembrano angioletti scesi dal Cielo e sognanti il Paradiso a cui sorridono nel sonno.

6La gente aumenta e finisce a radunarsi in una vastissima sala semicircolare che ha nel culmine del cerchio l’altare volto verso la folla ed è tutta coperta di pitture o mosaici. Non capisco bene. So che sono figurazioni colorate in cui splendono i toni più vivi o chiari e brillano le raggiere d’oro. Sull’altare molti lumi accesi. Intorno all’altare una corona di vergini bianco-vestite e bianco-velate.

7Entra, benedicente, un vecchio dall’aspetto buono e maestoso. Credo sia il Pontefice, perché tutti si prostrano riverenti. Egli è circondato da preti e diaconi e passa fra la siepe di teste chine con un sorriso di bellezza ineffabile sul volto. Il solo sorriso dice della sua santità. Sale all’altare e si prepara al rito mentre i fedeli cantano.

La celebrazione Eucaristica.

8La celebrazione ha luogo. È quasi simile alla nostra.[96] Molto più complessa di quella vista nel Tullianum, celebrata dall’apostolo Paolo, e di quella vista celebrare in casa di Petronilla.[97]

9Il vecchio celebrante, Vescovo di certo se non Pontefice, è aiutato e servito dai diaconi, i quali hanno vesti molto diverse dalle sue perché, mentre questo porta una veste (di celebrazione) che somiglia, tanto per darle un’idea, a quegli accappatoi da toletta che le donne usano per pettinarsi – mantellette tonde che coprono sul davanti e sul dietro e le spalle e braccia sino quasi al polso – i diaconi hanno una veste di celebrazione quasi uguale alle attuali, lunga sino al ginocchio e con maniche larghe e corte.

10La Messa consta di canti, che comprendo essere brani di salmi o dell’Apocalisse, di letture di brani epistolari o biblici e del Vangelo, i quali vengono commentati ai fedeli dai diaconi a turno.

11Finito di leggere il Vangelo – lo legge con voce di canto un giovane diacono – si alza il Pontefice. Lo chiamo così perché sento che così è indicato da una mamma ad un suo bambino piuttosto irrequieto. Il brano scelto era la parabola delle dieci vergini: sagge a stolte.[98]

Omelia sulla “verginità”.

Il Pontefice dice:

12«Propria delle vergini, questa parabola si rivolge a tutte le anime, poiché i meriti del Sangue del Salvatore e la Grazia riverginizzano le anime e le fanno come fanciulle in attesa dello Sposo.

13Sorridete, o vecchi cadenti; alzate il volto, o patrizi sino a ieri immersi nella fanghiglia del paganesimo corrotto; guardate senza più rimpianto al vostro candido ignorare di fanciulle, o madri e spose. Non siete, nell’anima, dissimili da questi gigli fra cui passeggia l’Agnello e che ora fanno corona al suo altare. L’anima vostra ha bellezze di vergine che nessun bacio ha sfiorata, quando rinascete e permanete in Cristo, Signor nostro. Il suo venire fa più candida di alba su un monte coperto di neve l’anima che prima era sporca e nera dei vizi più abbietti. Il pentimento la deterge, la volontà la depura, ma l’amore, l’amore del nostro santo Salvatore, amore che viene dal suo Sangue che grida con voce d’amore, vi rende la verginità perfetta. Non già quella che aveste all’alba della vostra vita umana. Ma quella che era del padre di tutti: Adamo, ma quella che era della madre di tutti: Eva, prima che Satana passasse, traviando, sulla loro innocenza angelica, sull’innocenza: dono divino che li vestiva di grazia agli occhi di Dio e dell’universo.

14O santa verginità della vita cristiana! Bagno di Sangue, di Sangue di un Dio che vi fa nuovi e puri come l’Uomo e la Donna usciti dalle mani dell’Altissimo! O nascita seconda della vostra vita, nella vita cristiana, preludio di quella terza nascita che vi darà il Cielo quando vi salirete al cenno di Dio, candidi per la fede o purpurei per il martirio, belli come angeli e degni di vedere e seguire Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore nostro!

15Ma oggi, più che alle anime rinverginiate dalla Grazia, mi volgo a quelle chiuse in corpo vergine, con volontà di vergine. Alle vergini sagge che hanno compreso l’invito d’amore del Signor nostro e le parole del vergine Giovanni, e vogliono seguire per sempre l’Agnello fra la schiera di coloro che non conobbero contaminazione e che empiranno in eterno i Cieli del cantico che niuno può dire se non coloro che vergini sono per amore di Dio.[99] E parlo alla forte nella fede, nella speranza, nella carità, che si ciba questa notte delle Carni immacolate del Verbo e si corrobora col suo Sangue come di Vino celeste per esser forte nella sua impresa.

16Una fra voi si alzerà da questo altare per andare incontro a un destino il cui nome può essere “morte”. E vi va fidente in Dio, non della fede comune a tutti i cristiani, ma di una ancor più perfetta fede che non si limita a credere per sé stessa, a credere nella protezione divina per sé stessa. Ma crede anche per gli altri e spera di portare a questo altare colui che domani sarà agli occhi del mondo il suo sposo ma agli occhi di Dio il fratello suo dilettissimo. Doppia, perfetta verginità che si sente sicura della sua forza al punto di non temere violazione, di non temere ira di sposo deluso, di non temere debolezza di senso, di non temere paura di minacce, di non temere delusione di speranze, di non temere paura e quasi certezza di martirio.

17Alzati e sorridi al tuo Sposo vero, casta vergine di Cristo che vai incontro all’uomo guardando a Dio, che ci vai per portare l’uomo a Dio! Dio ti guarda e sorride e ti sorride la Madre che fu Vergine e gli angeli ti fanno corona. Alzati e vieni a dissetarti alla Fonte immacolata prima di andare alla tua croce, alla tua gloria.

18Vieni, sposa di Cristo. Ripeti a Lui il tuo canto d’amore sotto queste volte che ti sono più care della cuna della tua nascita al mondo, e portalo teco sino al momento che l’anima lo canterà nel Cielo mentre il corpo poserà nell’ultimo sonno fra le braccia di questa tua vera Madre: l’apostolica Chiesa.»

La seconda parte della Messa.

19Finita l’omelia del Pontefice, vi è un poco di brusio, perché i cristiani sussurrano guardando e accennando la schiera delle vergini. Ma viene zittito per far fare silenzio e poi vengono fatti uscire i catecumeni e la Messa prosegue.

20Non c’è il Credo. Almeno io non lo sento dire. Dei diaconi passano fra i fedeli raccogliendo offerte, mentre altri diaconi cantano con la loro voce virile alternando le strofe di un inno alle voci bianche delle vergini. Volute di incenso salgono verso la volta della sala mentre il Pontefice prega all’altare e i diaconi sollevano sulle palme le offerte raccolte in vassoi preziosi e in anfore pure preziose.

21La Messa prosegue ora così come è adesso. Dopo il dialogo che precede il Prefazio, e il Prefazio cantato dai fedeli, si fa un grande silenzio in cui si odono solo le aspirazioni e i sibili del celebrante che prega curvo sull’altare e che poi si solleva e a voce più distinta dice le parole della Consacrazione.

22Bellissimo il Pater intonato da tutti. Quando si inizia la distribuzione delle Specie i diaconi cantano. Vengono comunicate le vergini per prime. Poi cantano esse il canto udito per la sepoltura di Agnese:[100] “Vidi sopra monte Sion Agnum stantem…”. Il cantico dura sinché dura la distribuzione delle Specie alternandosi al salmo: “Come il cervo sospira alle acque, così l’anima mia anela Te mio Dio”[101] (credo avere tradotto bene).

Sposalizio di Cecilia.

La vergine Cecilia.

23La Messa ha termine. I cristiani si affollano intorno al Pontefice per esserne benedetti anche singolarmente e per accomiatarsi dalla vergine a cui si è rivolto il Pontefice. Questi saluti avvengono però in una sala vicina, una anticamera, direi, della chiesa vera e propria. E avvengono quando la vergine, dopo una preghiera più lunga di tutte degli altri presenti, si alza dal suo posto, si prostra ai piedi dell’altare e ne bacia il bordo. Pare proprio un cervo che non sappia staccarsi dalla sua fonte d’acqua pura.

24Sento che la chiamano: “Cecilia, Cecilia”[102] e la vedo, finalmente, in viso, perché ora è ritta presso il Pontefice e si è un poco sollevato il velo. È bellissima e giovanissima. Alta, formosa con grazia, molto signorile nel tratto, con una bella voce e un sorriso e uno sguardo d’angelo. Dei cristiani la salutano con lacrime, altri con sorrisi. Alcuni le dicono come mai si è potuta decidere a nozze terrene, altri se non teme l’ira del patrizio quando la scoprirà cristiana.

25Una vergine si rammarica che ella rinunci alla verginità. Risponde Cecilia a lei per rispondere a tutti: “Ti sbagli, Balbina. Io non rinuncio a nessuna verginità. A Dio ho sacrato il mio corpo come il mio cuore e a Lui resto fedele. Amo Dio più dei parenti. Ma li amo ancora tanto da non volerli portare a morte prima che Dio li chiami. Amo Gesù, Sposo eterno, più d’ogni uomo. Ma amo gli uomini tanto da ricorrere a questo mezzo per non perdere l’anima di Valeriano. Egli mi ama, ed io castamente lo amo, perfettamente lo amo, tanto da volerlo avere meco nella Luce e nella Verità. Non temo le sue ire. Spero nel Signore per vincere. Spero in Gesù per cristianizzare lo sposo terreno. Ma se non vincerò in questo, e martirio mi verrà dato, vincerò più presto la mia corona. Ma no!… Io vedo tre corone scendere dal Cielo: due uguali e una fatta di tre ordini di gemme. Le due uguali sono tutte rosse di rubini. La terza è di due fasce di rubini intorno e un grande cordone di perle purissime. Esse ci attendono. Non temete per me. La potenza del Signore mi difenderà. In questa chiesa ci troveremo presto uniti per salutare dei nuovi fratelli. Addio. In Dio”.

Lo sposalizio di Cecilia.

26Escono dalle catacombe. Si avvolgono tutti in mantelli scuri e sgattaiolano per le vie ancora semioscure perché l’alba è appena appena al suo inizio.

27Seguo Cecilia che va insieme a un diacono e a delle vergini. Alla porta di un vasto fabbricato si lasciano. Cecilia entra con due vergini sole. Forse due ancelle. Il portinaio però deve essere cristiano perché saluta così: “Pace a te!”.

28Cecilia si ritira nelle sue stanze e insieme alle due prega e poi si fa preparare per le nozze. La pettinano molto bene. Le infilano una finissima veste di lana candidissima, ornata di una greca in ricamo bianco su bianco. Sembra ricamata in argento e perle. Le mettono monili alle orecchie, alle dita, al collo, ai polsi.

29La casa si anima. Entrano matrone e altre ancelle. Un via vai festoso e continuo.

30Poi assisto a quello che credo sia lo sposalizio pagano. Ossia l’arrivo dello sposo fra musiche e invitati e delle cerimonie di saluti e aspersioni e simili storie, e poi la partenza in lettiga verso la casa dello sposo tutta parata a festa. Noto che Cecilia passa sotto archi di bende di lana bianca e di rami che mi paiono mirto e si ferma davanti al larario, credo, dove vi sono nuove cerimonie di aspersioni e di formule. Vedo a odo i due darsi la mano e dire la frase rituale: 38“Dove tu, Caio, io Caia”.

31Vi è tanta di quella gente e su per giù tutta in vesti uguali: toghe, toghe e toghe, che non capisco quale sia il sacerdote del rito e se c’è. Mi pare di avere il capogiro.

32Poi Cecilia, tenuta per mano dallo sposo, fa il giro dell’atrio (non so se dico bene), insomma della sala a nicchie e colonne dove è il larario, e saluta le statue degli antenati di Valeriano, credo. E poscia passa sotto nuovi archi di mirto ed entra nella vera casa. Sulla soglia le offrono doni e, fra l’altro, una rocca e un fuso. Glie la offre una vecchia matrona. Non so chi sia.

33La festa si inizia col solito banchetto romano e dura fra canti e danze. La sala è ricchissima come tutta la casa. Vi è un cortile – credo si chiami impluvio, ma non ricordo bene i nomi della edilizia romana né so se li applico giusti – che è un gioiello di fontane, statue e aiuole. Il triclinio è fra questo e il giardino folto e fiorito che è oltre la casa. Fra i cespugli, statue di marmo e fontane bellissime.

34Mi sembra passi molto tempo perché la sera scende. Si vede che per i romani non c’erano le tessere.[103] Il banchetto non finisce mai. È vero che vi sono soste di canti e danze. Ma insomma…

35Cecilia sorride allo sposo che le parla e la guarda con amore. Ma pare un poco svagata. Valeriano le chiede se è stanca e, forse per farle cosa gradita, si alza per licenziare gli ospiti.

L’evangelizzatrice dello sposo.

36Cecilia si ritira nelle sue nuove stanze. Le sue ancelle cristiane sono con lei. Pregano e, per avere una croce, Cecilia bagna un dito in una coppa che deve servire alla toletta e segna una leggera croce scura sul marmo di una parete. Le ancelle la svestono del ricco abito mettendole una semplice veste di lana, le sciolgono i capelli levandone le forcine preziose e glie li annodano in due trecce. Senza gioielli, senza riccioli, così, con le trecce sulle spalle, Cecilia pare una giovinetta, mentre giudico abbia dai 18 ai 20 anni.

37Un’ultima preghiera e un cenno alle ancelle che escono per tornare con altre più anziane, certo della casa di Valeriano. In corteo vanno ad una magnifica camera e le più vecchie accompagnano Cecilia al letto che è poco dissimile dai divani alla turca di ora, soltanto la base è di avorio intarsiato e colonne di avorio sono ai quattro lati, sorreggenti un baldacchino di porpora. Anche il letto è coperto di ricchissime stoffe di porpora. La lasciano sola.

38Entra Valeriano e va a mani tese verso Cecilia. Si vede che l’ama molto. Cecilia sorride al suo sorriso. Ma non va verso lui. Resta in piedi al centro della stanza, perché, non appena uscite le vecchie ancelle che l’avevano adagiata sul letto, ella si è rialzata.

39Valeriano se ne stupisce. Crede non l’abbiano servita a dovere ed è già iracondo verso le ancelle. Ma Cecilia lo placa dicendo che fu lei a volerlo attendere in piedi.

40“Vieni, allora, Cecilia mia” dice Valeriano cercando di abbracciarla. “Vieni, ché io ti amo tanto”.

41“Io pure. Ma non mi toccare. Non mi offendere con carezze umane”.

42“Ma Cecilia!… Sei mia sposa”.

43“Son di Dio, Valeriano. Son cristiana. Ti amo, ma con l’anima in Cielo. Tu non hai sposato una donna, ma una figlia di Dio cui gli angeli servono. E l’angelo di Dio sta meco a difesa. Non offendere la celeste creatura con atti di triviale amore. Ne avresti castigo”.

44Valeriano è trasecolato. Dapprima lo stupore lo paralizza, ma poi l’ira d’esser beffato lo soverchia ed egli si agita e urla. È un violento, deluso sul più bello. “Tu mi hai tradito! Tu ti sei fatta giuoco di me. Non credo. Non posso, non voglio credere che tu sei cristiana. Sei troppo buona, bella e intelligente per appartenere a questa sozza congrega. Ma no!… È uno scherzo. Tu vuoi giuocare come una bambina. È la tua festa. Ma lo scherzo è troppo atroce. Basta. Vieni a me”.

45“Sono cristiana. Non scherzo. Mi glorio d’esserlo perché esserlo vuol dire esser grandi in terra e oltre. Ti amo, Valeriano. Ti amo tanto che sono venuta a te per portarti a Dio, per averti con me in Dio”.

46“Maledizione a te, pazza e spergiura! Perché mi hai tradito? Non temi la mia vendetta? …”

47“No, perché so che sei nobile e buono e mi ami. No, perché so che non osi condannare senza prova di colpa. Io non ho colpa…”.

48“Tu menti dicendo di angeli e dei. Come posso credere a questo? Dovrei vedere e se vedessi… se vedessi ti rispetterei come angelo. Ma per ora sei la mia sposa. Non vedo nulla. Vedo te sola”.

49“Valeriano, puoi credere che io menta? Lo puoi credere, proprio tu che mi conosci? Sono dei vili, Valeriano, le menzogne. Credi a quanto ti dico. Se tu vuoi vedere l’angelo mio, credi in me e lo vedrai. Credi a chi ti ama. Guarda: sono sola con te. Tu potresti uccidermi. Non ho paura. Sono in tua balìa. Mi potresti denunciare al Prefetto. Non ho paura. L’angelo mi ripara delle sue ali. Oh! se tu lo vedessi! …”

50“Come potrei vederlo?”

51“Credendo in ciò che io credo. Guarda: sul mio cuore è un piccolo rotolo. Sai cosa è? È la Parola del mio Dio. Dio non mente, e Dio ha detto di non avere paura, noi che crediamo in Lui, ché aspidi e scorpioni saranno senza veleno per il nostro piede…”.[104]

52“Ma pure voi morite a migliaia nelle arene…”

53“No. Non moriamo. Viviamo eterni. L’Olimpo non è. Il Paradiso è. In esso non sono gli dei bugiardi e dalle passioni brutali. Ma solo angeli e santi nella luce e nelle armonie celesti. Io le sento… Io le vedo… O Luce! O Voce! O Paradiso! Scendi! Scendi! Vieni a far tuo questo tuo figlio, questo mio sposo. La tua corona prima a lui che a me. A me il dolore d’esser senza il suo affetto, ma la gioia di vederlo amato da Te, in Te, prima del mio venire. O gioioso Cielo! O eterne nozze! Valeriano, saremo uniti davanti a Dio, vergini sposi, felici di un amore perfetto…” Cecilia è estatica.

54Valeriano la guarda ammirato, commosso. “Come potrei… come potrei avere ciò? Io sono il patrizio romano. Sino a ieri gozzovigliai e fui crudele. Come posso esser come te, angelo?”

55“Il mio Signore è venuto per dare vita ai morti. Alle anime morte. Rinasci in Lui e sarai simile a me. Leggeremo insieme la sua Parola e la tua sposa sarà felice d’esserti maestra. E poi ti condurrò meco dal Pontefice santo. Egli ti darà la completa luce e la grazia. Come cieco a cui si aprono le pupille tu vedrai. Oh! vieni, Valeriano, e odi la Parola eterna che mi canta in cuore”.

56E Cecilia prende per mano lo sposo, ora tutto umile e calmo come un bambino, e si siede presso a lui su due ampi sedili e legge il I capitolo del Vangelo di S. Giovanni sino al v. 14, poi il cap. 3° nell’episodio di Nicodemo.

57La voce di Cecilia è come musica d’arpa nelle leggere quelle pagine e Valeriano le ascolta prima stando seduto col capo appuntellato alle mani, posando i gomiti sui ginocchi, ancora un poco sospettoso e incredulo, poi appoggia il capo sulla spalla della sposa e a occhi chiusi ascolta attentamente e, quando lei smette, supplica: “Ancora, ancora”. Cecilia legge brani di Matteo e Luca, tutti atti a persuadere sempre più lo sposo, e termina tornando a Giovanni del quale legge dalla lavanda in poi.[105]

58Valeriano ora piange. Le lacrime cadono senza sussulti dalle sue palpebre chiuse. Cecilia le vede e sorride, ma non mostra notarle. Letto l’episodio di Tommaso incredulo[106], ella tace…

59E restano così, assorti l’una in Dio, l’altro in sé stesso, sinché Valeriano grida: “Credo. Credo, Cecilia. Solo un Dio vero può aver detto quelle parole e amato in quel modo. Portami dal tuo Pontefice. Voglio amare ciò che tu ami. Voglio ciò che tu vuoi. Non temere più di me, Cecilia. Saremo come tu vuoi: sposi in Dio e qui fratelli. Andiamo, ché non voglio tardare a vedere ciò che tu vedi: l’angelo del tuo candore “.

60E Cecilia raggiante si alza, apre la finestra, scosta le tende perché la luce del nuovo giorno entri, e si segna dicendo il Pater nostre: adagio, adagio perché lo sposo possa seguirla, e poi con la sua mano lo segna in fronte e sul cuore e per ultimo gli prende la mano e glie la porta alla fronte, al petto, alle spalle nel segno di croce, e poi esce tenendo lo sposo sempre per mano, guidandolo verso la Luce.

61Non vedo altro.

Insegnamento del maestro.

Dall’altare alla prova.

Ma Gesù mi dice:

62«Quanto avete da imparare dall’episodio di Cecilia! È un vangelo della Fede.[107] Perché la fede di Cecilia era ancor più grande di quella di tante altre vergini.

63Considerate. Ella va alle nozze fidando in Me che ho detto: “Se avrete tanta fede quanto un granello di senapa, potrete dire a un monte: ritirati, ed esso si sposterà”.[108] Vi va sicura del triplo miracolo di esser preservata da ogni violenza, di esser apostola dello sposo pagano, di esser immune per il momento, e da parte di lui, da ogni denuncia. Sicura nella sua fede, ella fa un passo rischioso, agli occhi di tutti, non ai suoi, perché i suoi fissi in Me vedono il mio sorriso. E la sua fede ha ciò che ha sperato.

64Come va al cimento? Corroborata di Me. Si alza da un altare per andare alla prova. Non da un letto. Non parla con uomini. Parla con Dio. Non si appoggia altro che a Me.

65Ella lo amava santamente Valeriano, lo amava oltre la carne. Angelica sposa, vuole continuare ad amare così il consorte per tutta la vera Vita. Non si limita a farlo felice qui. Vuole farlo felice in eterno. Non è egoista. Dà a lui ciò che è il suo bene: la conoscenza di Dio. Affronta il pericolo pur di salvarlo. Come madre, ella non cura pericoli pur di dare alla Vita un’altra creatura.

66La vera Religione non è mai sterile. Dà ardori di paternità e maternità spirituali che empiono i secoli di calori santi. Quanti coloro che in questi venti secoli hanno effuso sé stessi, facendosi eunuchi volontari[109] pur di esser liberi di amare non pochi, ma tanti, ma tutti gli infelici!

67Guardate quante vergini fanno da madri agli orfani, quanti vergini da padri ai derelitti. Guardate quanti generosi senza tonaca o divisa fanno olocausto della loro vita per portare a Dio la miseria più grande: le anime che si sono perdute e impazzano nella disperazione e nella solitudine spirituale. Guardate. Voi non li conoscete. Ma Io li conosco uno per uno e li vedo come diletti del Padre.

“Beati i puri perché vedranno Dio”.

68Cecilia vi insegna anche una cosa. Che per meritare di vedere Iddio bisogna esser puri. Lo insegna a Valeriano e a voi. Io l’ho detto: “Beati i puri perché vedranno Dio”.[110]

69Esser puri non vuol dire esser vergini. Vi sono vergini che sono impuri, e padri e madri che sono puri. La verginità è l’inviolatezza fisica e, dovrebbe essere, spirituale. La purezza è la castità che dura nelle contingenze della vita. In tutte. È puro colui che non pratica e seconda la libidine e gli appetiti della carne. È puro colui che non trova diletto in pensieri e discorsi o spettacoli licenziosi. È puro colui che, convinto della onnipresenza di Dio, si comporta sempre, sia che sia con sé solo che con altri, come fosse in mezzo ad un pubblico.

70Dite: fareste in mezzo ad una piazza ciò che vi permettete di fare nella vostra stanza? Direste ad altri, coi quali volete rimanere in alto concetto, ciò che ruminate dentro? No. Perché su una via incorrereste nelle pene degli uomini e presso gli uomini nel loro disprezzo. E perché allora fate diversamente con Dio? Non vi vergognate di apparire a Lui quali porci, mentre vi vergognate di apparire tali agli occhi degli uomini?

71Valeriano vide l’angelo di Cecilia e ebbe il suo e portò a Dio Tiburzio. Lo vide dopo che la Grazia lo rese degno, e la volontà insieme, di vedere l’angelo di Dio. Eppure Valeriano non era vergine. Non era vergine. Ma quale merito sapersi strappare, per un amore soprannaturale, ogni abitudine inveterata di pagano! Grande merito in Cecilia che seppe tenere l’affetto per lo sposo in sfere tutte spirituali, con una verginità doppiamente eroica; grande merito in Valeriano di saper volere rinascere alla purezza dell’infanzia, per venire con bianca stola nel mio Cielo.

72I puri di cuore! Aiuola profumata e fiorita su cui trasvolano gli angeli. I forti nella fede. Rocca su cui si alza e splende la mia Croce. Rocca di cui ogni pietra è un cuore cementato all’altro nella comune Fede che li lega.

73Nulla Io nego a chi sa credere e vincere la carne e le tentazioni. Come a Cecilia, Io do vittoria a chi crede ed è puro di corpo e di pensiero.

“Beati i puri perché vedranno Dio”.

74Il Pontefice Urbano ha parlato sulla riverginizzazione delle anime attraverso la rinascita e la permanenza in Me. Sappiatela raggiungere. Non basta esser battezzati per essere vivi in Me. bisogna sapervi rimanere.

75Lotta assidua contro il demonio e la carne. Ma non siete soli a combatterla. L’angelo vostro ed Io stesso siamo con voi. E la terra si avvierebbe verso la vera pace quando i primi a far pace fossero i cuori con sé stessi e con Dio, con sé stessi e i fratelli, non più essendo arsi da ciò che è male e che a sempre maggior male spinge. Come valanga che si inizia da un nulla e diviene massa immane.

76Tanto dovrei dire ai coniugi. Ma a che pro? Già ho detto[111]. Né si volle capire. Nel mondo decaduto non soltanto la verginità pare mania ma la castità nel coniugio, la continenza, che fa dell’uomo un Uomo e non una bestia, non è più riputata che debolezza e menomazione.

77Siete impuri e trasudate impurità. Non date nomi ai vostri mali morali. Ne hanno tre, i sempre antichi e sempre nuovi: orgoglio, cupidigia e sensualità. Ma ora avete raggiunto la perfezione in queste tre belve che vi sbranano e che andate cercando con pazza bramosia.

78Per i migliori ho dato questo episodio, per gli altri è inutile perché alla loro anima sporca di corruzione non fa che muovere solletico di riso. Ma voi buoni state fedeli. Cantate con cuore puro la vostra fede a Dio. E Dio vi consolerà dandosi a voi come Io ho detto. Ai buoni fra i migliori darò la conoscenza completa della conversione di Valeriano per il merito di una vergine pura e fedele.»

414. Conversione di Valeriano[112].

Battesimo di Valeriano e Tiburzio.

1La bontà del Signore mi concede il proseguimento della visione.

2Vedo così il battesimo dei due fratelli,[113] istruiti certo dal Pontefice Urbano e da Cecilia. Lo comprendo perché Valeriano dice nel salutare Urbano: “Or dunque tu, che mi hai dato la conoscenza di questa gloriosa Fede, mentre Cecilia mia me ne ha dato la dolcezza, aprimi le porte della Grazia. Che io sia di Cristo per esser simile all’angelo che Egli m’ha dato per sposa e che mi ha aperto vie celesti in cui procedo dimentico di tutto il passato. Non tardare oltre, o Pontefice. Io credo. E ardo di confessarlo per la gloria di Gesù Cristo, nostro Signore”.

3Questo lo dice alla presenza di molti cristiani che appaiono molto commossi e festanti, e che sorridono al nuovo cristiano e alla felice Cecilia che lo tiene per mano, stando fra sposo e cognato, e che sfavilla nella gioia di quest’ora.

4La chiesa catacombale è tutta ornata per la cerimonia. Riconosco drappi e coppe preziose che erano nella dimora di Valeriano. Certo sono stati donati per l’occasione e per inizio di una vita di carità dei nuovi cristiani.

5Valeriano a Tiburzio sono vestiti di bianco senza nessun ornamento. Anche Cecilia è tutta bianca e pare un bell’angelo.

6Non vi è fonte battesimale vero e proprio. Almeno in questa catacomba non c’è. Vi è un largo e ricchissimo bacile appoggiato su un basso tripode. Forse in origine era un brucia-profumi in qualche casa patrizia o un brucia-incensi. Ora fa da fonte battesimale. Le laminature d’oro, che rigano con greche e rosoni l’argento pesante del bacile, splendono alla luce delle numerose lampadette che i cristiani hanno in mano.

7Cecilia conduce i due presso il bacile e sta loro al fianco mentre il Pontefice Urbano, usando una delle coppe portate da Valeriano, attinge l’acqua lustrale e la sparge sulle teste chine sul bacile pronunciando la formula sacramentale. Cecilia piange di gioia e non saprei dire dove guardi di preciso, perché il suo sguardo, pur posandosi carezzoso sullo sposo redento, pare vedere oltre e sorridere a ciò che solo lei vede.

8Non vi è altra cerimonia. E questa termina con un inno e la benedizione del Pontefice. Valeriano, con ancora gocce di acqua fra i capelli morati e ricciuti, riceve il bacio fraterno dei cristiani e le loro felicitazioni per avere accolto la Verità.

9“Non ero capace di tanto, io, infelice pagano avvolto nell’errore. Ogni merito è di questa soave mia sposa. La sua bellezza e la sua grazia avevano sedotto me uomo. Ma la sua fede e la sua purezza hanno sedotto lo spirito mio. Non le ho voluto essere dissimile per poterla amare e comprendere più ancora. Di me, iracondo e sensuale, ella ha fatto ciò che vedete: un mite e un puro, e spero, con l’aiuto di lei, crescere sempre più in queste vie. Ora ti vedo, angelo del verginale candore, angelo della sposa mia, e ti sorrido poiché mi sorridi. Ora ti vedo, angelico splendore!… La gioia del contemplarti è ben superiore ad ogni asprezza di martirio. Cecilia, santa, preparami ad esso. Su questa stola io voglio scrivere col mio sangue il nome dell’Agnello”.

La casa cristiana.

10L’assemblea si scioglie e i cristiani tornano alle loro dimore. Quella di Valeriano mostra molti mutamenti. Vi è ancora ricchezza di statue e suppellettili, ma già molto ridotta e soprattutto più casta. Mancano il larario e i bracieri degli incensi davanti agli dei. Le statue più impudiche hanno fatto posto ad altri lavori scultorei che, per essere o rappresentazioni di bambini festanti o di animali, appagano l’occhio ma non offendono il pudore. È la casa cristiana.

11Nel giardino sono raccolti molti poveri e ad essi i neo-cristiani distribuiscono viveri e borse con oboli. Non vi sono più schiavi nella casa, ma servi affrancati e felici.

12Cecilia passa sorridente e benedetta, e la vedo poi sedersi fra sposo e cognato e leggere loro dei brani sacri e rispondere alle loro domande. E poi, ad istanza di Valeriano, ella canta degli inni che allo sposo devono piacere molto. Comprendo perché sia patrona della musica. La sua voce è duttile e armoniosa, e le sue mani scorrono veloci sulla cetra, o lira che sia, traendone accordi simili a perle ricadenti su un cristallo sottile e arpeggi degni della gola di un usignolo.

13E non vedo altro perché la visione mi cessa su questa armonia.

Le tre corone del martirio.

14Ritrovo Cecilia sola e comprendo già perseguitata dalla legge romana.

15La casa appare devastata, spoglia di quanto era ricchezza. Ma questo potrebbe esser opera anche degli sposi cristiani. Il disordine invece fa pensare che siano entrati con violenza e con ira i persecutori ed abbiano manomesso e frugato ogni cosa.

16Cecilia è in una vasta sala seminuda e prega fervorosamente. Piange, ma senza disperazione. Un pianto dato da un dolore cristiano in cui è fuso anche conforto soprannaturale.

17Entrano delle persone. “La pace a te, Cecilia” dice un uomo sulla cinquantina, pieno di dignità.

18“La pace a te, fratello. Lo sposo mio? …”

19Il suo corpo riposa in pace e la sua anima giubila in Dio. Il sangue del martire, anzi dei martiri, è salito come incenso al trono dell’Agnello unito a quello del persecutore convertito. Non abbiamo potuto portarti le reliquie per non farle cadere in mano dei profanatori”.

20Non occorre. La mia corona già scende. Presto sarò dove è lo sposo mio. Pregate, fratelli, per l’anima mia. E andate. Questa casa non è più sicura. Fate di non cadere fra le unghie dei lupi perché il gregge di Cristo non sia senza pastori. Saprete quando sarà l’ora di venire, per me. La pace a voi, fratelli”.

21Intuisco da questo che Cecilia era già in stato d’arresto. Non so perché è lasciata in casa sua, ma è già, virtualmente, prigioniera.

22La vergine prega, avvolta in una luminosità vivissima, e mentre delle lacrime scendono dai suoi occhi un sorriso celeste le schiude le labbra. È un contrasto bellissimo in cui si vede il dolore umano fuso col gaudio soprannaturale.

23Mi viene risparmiata la scena del martirio. Ritrovo Cecilia in una specie di torre, dico così perché l’ambiente è circolare come una torre. Un ambiente non vasto, piuttosto basso, almeno mi pare per la nebbia di vapore che lo empie e specie verso l’alto fa nube che vieta di vedere bene. È sola anche ora. Già abbattuta ma non ancora nella posa che è stata eternata nella statua del Maderno (mi pare).[114]

24È su un fianco come se dormisse. Le gambe lievemente flesse, le braccia raccolte a croce sul seno, gli occhi chiusi, un lieve ansare di respiro. Le labbra molto cianotiche si muovono lievemente. Certo prega. Il capo posa sulla massa dei capelli semi sfatti come su un serico cuscino. Il sangue non si vede. È scolato via dai buchi del pavimento che è tutto traforato come un crivello. Solo verso la testa il marmo bianco mostra anelli rossastri ad ogni buco come li avessero, questi buchi, tinti all’interno con del minio.

25Cecilia non geme, non piange. Prega. Ho l’impressione che sia caduta così quando fu ferita e che così sia rimasta forse per impossibilità di alzare il capo, il collo in specie, dai nervi recisi. Pure la vita resiste. Quando ella sente che la vita sta per fuggire, fa uno sforzo sovrumano per muoversi e porsi in ginocchio. Ma non ottiene che di fare una semi rotazione su sé stessa e cadere nella posa che le vediamo,[115] sia del capo che delle braccia, sulle quali si è inutilmente puntellata, e che sono slittate sul marmo lucido senza sorreggere il busto. Là dove era primo il capo appare una chiazza rossa di sangue fresco, ed i capelli da quel lato della ferita[116]sono simili ad una matassa di fili purpurei, imbevuti di sangue come sono.

26La santa muore senza sussulti in un ultimo atto di fede, compiuto dalle dita per la bocca che non può più parlare. Non vedo l’espressione del volto perché è contro il suolo. Ma certo ella è morta con un sorriso.

Insegnamento di Gesù.

Il profumo delle virtù.

Dice Gesù:

27«La fede è una forza che trascina e la purezza un canto che seduce. Ne avete visto il prodigio.

28Il matrimonio deve essere non scuola di corruzione ma di elevazione. Non siate inferiori ai bruti, i quali non corrompono con inutili lussurie l’azione del generare. Il matrimonio è un sacramento. Come tale è, e deve rimanere, santo per non divenire sacrilego. Ma anche non fosse sacramento, è sempre l’atto più solenne della vita umana i cui frutti vi equiparano quasi al Creatore delle vite, e come tale va almeno contenuto in una sana morale umana. Se così non è, diviene delitto e lussuria.

29Due che si amino santamente, dall’inizio, sono rari, perché troppo corrotta è la società. Ma il matrimonio è elevazione reciproca. Deve esser tale. Il coniuge migliore deve essere fonte di elevazione, né limitarsi ad esser buono, ma adoperarsi perché alla bontà giunga l’altro.

30Vi è una frase nel Cantico dei cantici che spiega il potere soave della virtù: “Attirami a te! Dietro a te correremo all’odore dei tuoi profumi”.[117]

31Il profumo della virtù. Cecilia non ha usato altro. Non è andata con minacce e sussieghi verso Valeriano. Vi è andata intrisa, come sposa da presentarsi al re, nei suoi meriti come in tanti odoriferi oli. 38E con quelli ha trascinato al bene Valeriano.

32“Attirami a Te” mi ha detto per tutta la vita, e specie nell’ora in cui andava alle nozze. Sperduta in Me, non era più che una parte di Cristo. E come in un frammento di particola vi è tutto Cristo, così in questa vergine vi ero, operante e santificante come fossi stato di nuovo per le vie del mondo.

33“Attirami a Te, perché Valeriano ti senta attraverso di me e noi (ecco l’amore vero della sposa) e noi correremo dietro di Te”. Non si limita a dire: “e io correrò dietro di Te perché non posso più vivere senza sentirti”. Ma vuole che il consorte corra a Dio insieme a lei perché lui pure santamente nostalgico dell’odore di Cristo.

34E vi riesce. Come capitano su nave investita dai marosi – il mondo – ella salva i suoi più cari, e per ultima lascia la nave, solo quando per essi è già aperto il porto di pace. Allora il compito è finito. Non resta che testimoniare ancora, oltre la vita, la propria fede.

35Non vi è più bisogno di pianto. Esso era di amoroso affanno per i due che andavano al martirio e che, perché uomini, potevano esser tentati all’abiura. Ora che sono santi in Dio, non più pianto. Pace, preghiera e grido, muto grido di fede: “io credo nel Dio uno e trino”.

36Quando si vive di fede, si muore con uno splendore di fede in cuore e sul labbro. Quando si vive di purezza, si converte senza molte parole. L’odore delle virtù fa volgere il mondo. Non tutto si converte. Ma lo fanno i migliori fra esso. E ciò basta.

37Quando saranno cognite le azioni degli uomini, si vedrà che più delle altisonanti prediche sono valse a santificare le virtù dei santi sparsi sulla terra. Dei santi: gli amorosi di Dio.»

415. L’altare dei profumi[118].

Favori celesti.

Profumi spirituali.

1Ieri nessun dettato. Riposo per le mie povere spalle, rotte dal molto scrivere dei giorni passati. Ma non assenza di favori celesti.

2Tanta pace per prima cosa, e poi presenza visibile dei miei Amici del Cielo e le loro carezze e, sensibile anche ad altri, quel profumo di rose che talora è schietto come vi fossero cespi di rose appena colte in camera, tal altra pare fuso con un odore tenue di iodio o di aceto come se le rose fossero appassite un poco sul loro stelo. Il profumo viene lentamente, in principio è appena una sfumatura, poi si afferma e cresce venendo come a ondate, talora intensissime, tal altra meno forti. Poi dilegua come è venuto.

3Generalmente è odore di rose. Ma qualche volta è complesso come vi fossero gardenie, gelsomini, violette, mughetti, gigli e tuberose. Non sento mai odore di garofani, di giaggioli, giunchiglie e fresie o altri fiori. Solo quelli che ho nominato sopra.

4Penso sia portato da qualche “Amico” o venga con la benedizione di Padre Pio.[119] Ma non so di preciso. E lo saluto ogni volta con un ringraziamento dicendo: “Chiunque tu sia, grazie per la tua sensibile protezione”. Perché io mi sento protetta quando sono fra quelle fragranze, ancor più del solito. Come fossi fra le braccia di chi mi ama con la perfezione di un santo.

5Adesso, prima di scrivere quello che ho scritto, ho preso la Bibbia e l’ho aperta a caso. Mi si è aperta all’incontrario. Pensi lei se era a caso! E, girato il libro nel senso giusto, vedo: Cap. 30 dell’Esodo: L’altare dei profumi.

6Gesù mi dice: “Lascia aperto lì. È la lezione di oggi. Prima scrivi tu sui profumi che ti mando e poi parlerò Io su quelli che voglio tu mi mandi”. Ho scritto e attendo.

La metafora dell’altare biblico[120].

“Fai del tuo cuore un altare”[121].

Dice Gesù:

7«Ad ogni anima che mi ama Io dico: “Fai del tuo cuore un altare su cui profumi il tuo amore davanti alla mia santità”. Ma ai miei prediletti do più minuto comando. Perché vi voglio perfetti. Lo voglio per amore e lo voglio per giustizia. Ogni dono esige un ricambio. Io vi ho dato oltre misura. Voi dovete darmi senza misura.

8Comprendimi come voglio tu sia, sotto la metafora dell’altare biblico.[122]

9Come deve essere il tuo cuore altare del profumo? Di materia preziosa all’interno e all’esterno e in ogni sua parte.

Il Legno di setim[123].

10Nel legno di setim è nascosto il significato della preziosità, dell’incorruttibilità, della resistenza e della leggerezza. Questo legno, prezioso per la sua poca quantità e per le sue doti, era dotato di queste qualità. Prezioso perché scarso e raro in tronchi tanto robusti da poter essere squadrato in blocchi di un metro di altezza per mezzo di lato. Incorruttibile all’azione dell’acqua e dei tarli per la sua durezza che aumentava più diveniva vecchio, come si faceva più prezioso il colore che dalla tinta di un giallo paglia carico diveniva piano piano sempre più scuro sino a parere nero come l’ebano. Resistentissimo perciò all’azione deleteria dell’umido e dei tarli, era particolarmente usato per quegli oggetti che per il loro uso si voleva fossero preservati da rapida usura. Gli oggetti sacri per primi. Nello stesso tempo era di un peso leggero più di altri legni, meno resistenti ma molto più pesanti. Atto perciò ad essere usato in oggetti che all’occorrenza dovevano essere trasportati a braccia per rispetto.

La realtà del cuore consacrato.

11Il tuo cuore deve essere così. Prezioso perché formato dall’amore e dall’unione con Dio e dalla generosità nell’amore. Incorruttibile all’azione deleteria del senso e della tentazione, dell’insidia satanica, i tre tarli dell’anima, perché l’amore generoso e l’unione rendono le fibre del cuore incorruttibili all’azione disgregatrice che viene dall’esterno. Come può entrare altro in un cuore che è pieno di Me? Come può entrare corruzione dove è saturazione di Colui che non ha mai conosciuto in eterno ciò che sia corruzione? Come può entrare Morte là dove ha dimora il Vivente?

12Durissimo, fortissimo, resistentissimo deve essere il tuo cuore. Un blocco su cui come ala di mosca inutilmente scorrono le forze avverse. Tu sei di Dio. Su ogni tua fibra è il mio sigillo. Nessun altro segno vi deve essere. Irrobustisciti sempre più nell’amore e nell’unione per rendere sempre più resistente il tuo cuore a tutto ciò che non è il tuo Dio.

13Leggerissimo sia nel contempo. Non imprigionato da nessuna radica di umanità, non appesantito da nessuna materialità, né da convenzioni meschine. Non avvilire mai il tuo spirito e la tua fede con piccinerie. Sono due cose celesti e devono esser conservate in atmosfera soprannaturale.

14Molto ti ho dato perché molto tu mi dia. Molto ti ho insegnato perché tu mi serva con sapienza. Non lo dimenticare. Come Io ti ho presa, te meschina, per portarti molto più su di dove non meritavi di venire, così tu devi con ogni studio evitare di scenderne, anzi devi con le tue forze di volo cercare di sempre più salire. Non avere paura di non essere capace. Io ci sono che veglio e aiuto. Tu mettevi tutta la tua volontà.

I lati dell’altare[124].

15Quadrato il tuo spirito come pietra angolare. Le virtù siano i lati e le facce di questo tuo spirito divenuto altare del profumo per Me. E si appoggi su base di sacrificio: questo il lato che posa al suolo. Sulla misera terra che va salvata col sacrificio. Abbia i quattro lati che salgono fatti di temperanza, fortezza, giustizia e prudenza, e il lato superiore, quello opposto alla base, fatto di carità. La carità viene dal Cielo e tende al Cielo. La carità è pietra dell’altare sul quale si consumano le oblazioni in omaggio a Dio e in propiziazione dei fratelli. I due corni siano la speranza e la fede.

La copertura[125].

16E come si conviene alle tre teologali virtù e alla dignità dell’altare, sia tutto ricoperto d’oro finissimo. Ogni molecola dell’oro è data da un tuo atto d’amore e di sacrificio. Sacrificio e amore: l’amalgama prezioso che riveste di splendore l’altare del cuore. Tutto in oro deve essere ciò che ha attinenza a Dio. Il tuo olocausto, profumo gradito a Dio più di quello di tutti i fiori della terra, deve essere offerto su utensile degno del Signore. L’oro, dunque, che l’uomo ha pervertito come metallo facendone strumento di delitto, ma che l’anima vuole, spiritualmente, possedere per offrirlo al culto di Dio.

La cornice e le stanghe[126].

17La cornice deve essere data dalla tua vigilanza che sorveglia sempre perché non si abbia ad affievolire il fuoco profumato del tuo amore. Gli anelli sono la tua buona volontà, le stanghe la tua prontezza a servire Iddio, lasciandoti portare dove Egli vuole.

Il luogo dove deve stare[127].

18E terrai costantemente questo altare davanti a Me. Davanti all’Arca della Testimonianza di Dio che è il tuo Salvatore, Verbo del Signore velato da carne umana. Attraverso questo velo Io ti parlerò. Perché ancora devo usare mezzi atti alla tua condizione di vivente. Quando sarà il tempo della tua pace, allora parlerò al tuo spirito ed esso mi comprenderà unicamente col mirarsi nella luce del Cielo.

Il profumo e l’oblazione[128].

19 “E Aronne brucerà sopra di esso un profumo”.

20Chi è Aronne? Ma Io! Io sono il tuo Sacerdote e Pontefice, ed Io sull’altare che tu mi hai preparato brucio mattina e sera il profumo di soave fragranza della tua immolazione d’amore. Mattina e sera, cioè sempre. Tu mi devi fornire questo incenso perché Io lo consumi. Per te, per i tuoi fratelli e per gloria di Dio, lasciati ardere.

21Vi sono in oriente piante di preziosi aromi, le quali più ne dànno più sono ferite e scorticate dall’uomo. Se vengono lasciate senza ferite non hanno nulla di diverso dalle altre piante. Fronde verdi e scorza rugosa e senza profumo. Ma se il ferro apre ferite, ecco che, come lacrime spremute dal dolore, gocciano stille di balsami che servono per profumare gli oli e preservare dalla corruzione. E la pianta deve esser sempre ferita per dare, dare, dare sino alla sua morte. Se la lasciano stare, la ferita si rimargina e le preziose stille non gemono più.

22Medita e impara.

Riservato al profumo della carità[129].

23Su questo altare nessun altro profumo o oblazione o vittima deve esser posta. Ma unicamente il profumo della tua carità, l’oblazione di te stessa, vittima offerta alla Carità divina per carità di tutti.

Sacrificio di espiazione per i peccati[130].

24“E una volta all’anno” è detto nell’Esodo “Aronne farà l’espiazione col sangue offerto per il peccato”. Ma Io ti dico: “E ogni volta che Io voglio farò col tuo sangue, spremuto e sparso sotto il coltello del Dolore, Io farò sacrificio di espiazione per i peccati del mondo”.

25Non ti lamentare. Io salgo ogni giorno, mille e mille volte al giorno, sull’altare per esser consumato. Non vi è minuto, non vi è secondo durante la giornata nelle sue 24 ore, nel quale non vi sia, in un punto del globo, un altare sul quale non splenda, elevata, l’Ostia innocente. Voi siete ancora per questo mio perpetuo e continuo olocausto; altrimenti da tempo l’ira del Padre vi avrebbe distrutti, perché il vostro male supera la pazienza infinita di Dio.[131]

Cosa santissima per il Signore[132].

26Cosa dice il sacerdote all’altare? “Pro me et omnia umano genere”. Questo è il pensiero del sacerdote mentre offre e immola. Anche il tuo: “Per me e per tutto l’umano genere Gesù si è immolato. Io pure per tutto l’umano genere mi immolo con Lui, in Lui, per Lui”. E ogni tua angoscia, ogni tuo tormento, che non è disperazione perché tu continui a sperare in Me, ma ha già sapore di disperazione tanto è aspro, pensa – e pensalo sempre, ogni volta che angoscia e tormento ti ardono e trapassano, ti stritolano e inchiodano con strumenti di fuoco – che servono a dare all’umano genere una grazia.

27Non è sterile spasimare. Non è neppure spasimare egoista che dia bene a te. È spasimo con cui comperi doni di grazia ai disgraziati che non sanno amare e pregare, o non lo sanno fare come va fatto. Perciò quando più spasimi di’ a te stessa: “Con questo si annullano delle vere disperazioni. Grazie, mio Dio, di usarmi per questo”.

28Va’ in pace, piccolo Giovanni. Dove è carità e amore là è Dio, ha detto il grande Giovanni.[133] Perciò Io sono con te e tu con Dio perché hai compreso l’amore.»

416. Le vie della purezza di cuore[134].

La purezza di cuore[135].

Dice Gesù:

1«L’amore, la misericordia, la preghiera, la mortificazione, il desiderio di possedere i doni di Dio e di possedere la santità, sentimenti innegabilmente degni di lode, possono macchiarsi di impurità che li guasta e li fa non accetti a Dio.

2La purezza di cuore non consiste nell’avere un cuore chiuso in un corpo vergine, né nell’avere desiderio di cuore di rimanere tale. La purezza di cuore è cosa talmente delicata che quella fisica è un nulla in paragone. Massiccio muro questa, contro la quale rimbalzano senza seria lesione i tentativi di Satana. Basta che uno non voglia, che non giunge a violare sé stesso. Ma l’altra è tela argentea di ragno e anche l’ala di un moscone la può spezzare. L’ala di un moscone. La sventatezza dello spirito che cessa di sorvegliarsi costantemente e attentamente. Allora è facilissimo che le cose più sante si macchino di umane ruggini decomponendosi o almeno deturpandosi nella loro essenza buona.

L’amore puro e l’amore impuro[136].

3L’amore di Dio è impuro quando date a Dio un culto il cui fine è questo: “Ti amo perché voglio molto da Te”. Tutto potete chiedere e attendere da Dio che vi ama. Ma come è più bello dire: “Padre, io ti amo e voglio ciò che Tu vuoi. Non chiedo che di fare ciò che Tu vuoi. Voglio solo quello che Tu mi mandi perché, se Tu me lo mandi, è certo per mio bene. Tu mi sei Padre ed io mi abbandono al tuo amore”. È impuro quando è per averne compenso. Dio va amato sopra ogni calcolo. Amato in Sé e per Sé. Se ho detto: “Amate senza speranza di compenso” riferendomi al prossimo[137], con più ragione questo amore puro da calcolo non deve esser dato a Dio?

4Ugualmente l’amore del prossimo è impuro quando fra il prossimo amate soltanto quelli che vi amano, quelli che vi servono o in qualsiasi modo vi sono utili.

5Io non ho messo limitazione all’amore di prossimo. Ho detto: “Amate il prossimo vostro come voi stessi”.[138] E conoscendo la vostra tendenza ad autoproclamarvi buoni, gentili, cari, santi, e così via, e anche la vostra sottigliezza nel distinguere in ciò che vi fa pro distinguere-[139] cosa che vi avrebbe portati ad amare ben pochi, perché in tutti avreste trovato difetti rispetto alle vostre virtù, difetti che avrebbero giustificato, agli occhi vostri, il vostro rigore verso il prossimo – ho specificato: “Offrite l’altra guancia a chi già vi ha percosso, a chi ti ha prepotentemente levato la tunica cedigli anche il mantello. Amate e beneficate chi vi odia, pregate per chi vi fa soffrire”.[140]

6Lo so che il senso del mondo chiama questi consigli “stoltezza”. I porci chiamano le perle sudici sassi e preferiscono ad essi la broda fetida su cui galleggiano gli escrementi e i rifiuti. Il senso del mondo ha molte affinità coi gusti dei porci. Ma ciò che è stoltezza al mondo è scienza per i figli dell’Altissimo, è intelligenza e grazia.

7Seguite questa scienza, intelligenza e grazia, e ne avrete gran premio in Cielo e conforti soprannaturali in terra, quei conforti di tutte le ore che invano i mondani cercano trovare fra le cose del mondo, e più vi si tuffano e più l’amaro e il disgusto penetrano il loro cuore. Non vi è che Dio che dia pace. Dio e la buona coscienza. Due cose che i peccatori non hanno amichevoli a loro.

La misericordia pura[141].

8La misericordia è pur bella. Ma per esser veramente bella e pura come vergine felice che va all’altare, bisogna si appoggi alla retta intenzione come a braccio di sposo amoroso al quale si giura fede. Altrimenti diviene vanità e superbia, e anche il dare è inutile come gettaste i vostri oboli nelle fauci di Satana.

9Io ho detto: “Siate misericordiosi come lo è il Padre mio”.[142] Ma il Padre Iddio suona forse la tromba o si affaccia al balzo dei Cieli per dire: “Udite, udite! Io oggi ho dato pane e vita a tante creature, ho difeso da pericoli tante altre, ho perdonato altre tante”? No. Egli fa e tace. Fa con una tale modestia, con una così riservata cura che voi, o stolti del mondo, non pensate neppure che quanto godete ve lo concede Iddio sempre troppo buono per voi; e voi, che stolti non siete ma siete però ancor molto lungi dall’essere cristiani quali esser dovreste, dite: “Dio me l’ha dato. Ma io l’ho meritato”. Oh! oh! egli l’ha meritato! E non è questa superbia già fonte di demerito? E chi può dire così sottintendendo: “Se Dio non lo avesse fatto avrebbe errato”?

10Da mattina a sera e dal tramonto all’aurora Dio vi è misericorde e benefico, e solo rarissime eccezioni tra i figli della terra alzano sguardo e cuore per dirgli con un sorriso: “Grazie, Padre buono. Riconosco in questo dono la tua mano”. Quando fate della misericordia, fatela unicamente per amore: di Dio per imitare il Padre buono, di prossimo per ubbidire alla mia parola e al mio esempio.

La preghiera pura[143].

11La preghiera! Oh, che buona cosa la preghiera! Dio l’ha messa nel cuore dell’uomo come il bisogno del respirare. Non è infatti il respiro dell’anima? Senza respiro cessa anche il moto del sangue e il corpo muore. La preghiera è quella che mantiene vitale lo spirito tenendolo sempre al cospetto di Dio. Due che si vedono non possono dimenticarsi. Non è vero? Ebbene, la preghiera è mettersi al cospetto di Dio, in veste di figlio, e dirgli: “Eccomi. So che Tu sei il Padre mio e perciò mi accosto a Te. Con chi parlare certo d’esser inteso se non con Colui che mi ha insegnato la Parola, la sua Parola?”

12Ma la preghiera deve, come le altre cose, esser pura. Non fatta per utile umano. Sui mille milioni di preghiere che vengono fatte sulla terra quotidianamente, 999 milioni sono fatte per chiedere gioia umana, denaro, salute, e delle volte si spingono persino a chiedere morte per avere libertà da uno che vi è odioso, a chiedere del male per un vostro simile che, a torto o a ragione, ha la colpa di non piacervi. Può mai Dio dare del male per fare contento uno che odia?

13Solo un milione di preghiere è fatto per chiedere aiuti soprannaturali che vi permettano di salire a quella perfezione che volete raggiungere per fare cosa grata a Dio, che vi vuole santi e ricongiunti a Lui. Questo milione di preghiere salgono umili e grate e dicono: “Padre, aiutami a santificarmi. La mia debolezza ha bisogno di Te per esser forte. Padre, io voglio amarti perfettamente e non so. Insegnami a farlo, Tu, Amore. Padre, io so e ricordo quanto mi hai già dato. Senza di Te sarei un miserabile nel corpo e più nello spirito. Grazie, Padre, di tutto. Ti dico: ‘Ancora, ancora dei tuoi benefici’. Ma non per sete di benessere umano. Più che per la carne, io dico ‘ancora’ per lo spirito mio, al quale voglio rendere la Patria eterna. O Padre santo, la tua creaturina sospira al tuo seno. Sorreggimi sul cammino perché io non devii in altre strade e venga a Te, mio Riposo e Gioia”.

Il desiderio puro[144].

14Il desiderio di possedere i doni di Dio e la santità è quasi obbligo. Che direste del figlio di un re che non desiderasse possedere i doni che il re suo padre gli dona mandandogli a dire dai suoi messi: “Qui vi sono ricchezze incalcolabili per te, perché tu le usi per tuo utile e piacere. Quando ne abbisogni chiedile e te le manderò”? Che di questo figlio di re che, sapendo che il padre gli ha destinato la corona, non avesse desiderio di cingerla per continuare la regalità paterna? Quella corona che il padre re gli ha preparata è un segno dell’amore paterno, che ha pensato al suo erede anche se in terra d’esilio. Rifiutarla o trascurarla è disamore irrispettoso per il padre. Lo stesso è del figlio del Re dei re il quale muore, col suo spirito, nell’indigenza perché, con una abulia colpevole, non ricorre ai tesori del Padre e mai pensa a quella corona: la santità che lo farà re nel Regno eterno.

I santi hanno Dio.

15Ma perché santità? E quali doni? Santità per godere di Dio. Non per boria d’esser lodato fra gli uomini.

16In verità vi dico: nel mio Cielo vi sono santità e santi di ogni più svariata caratteristica, ma non ve ne è uno che abbia conseguito santità per il desiderio d’esser conosciuto e celebrato per questo fra gli uomini. L’uno vi è per il martirio, l’altro per esser stato anacoreta, l’uno perché instancabile lavoratore di cuori mediante la predicazione e l’altro perché si consumò nel silenzio e nell’orazione, questo perché fu l’amante della mia infanzia e l’altro della mia tortura, ancora chi fu il cavaliere della Purissima e chi fu l’araldo del gran Re. Ma non vi è, non vi è chi sia santo perché pensò ad esserlo per portare aureola agli occhi del mondo.

17Voi non vedete i santi il giorno in cui sulla terra viene proclamata la loro santità. Ma se li poteste vedere in quell’attimo, vedreste uno stupore di bambini che, avendo già in mano un balocco di gran prezzo o contemplando una incisione bellissima, si vedono mettere in mano uno straccio meschino e sotto gli occhi un cincischiato disegno e odono l’adulto che gliel’offre dirgli: “Guarda che bel dono ti do!”. Il bimbo guarda e tace. Ma pensa, con la giustezza di osservazione dei bambini: “Ma non c’è confronto con quanto ho già”. E restano indifferenti al dono continuando a guardare e vezzeggiare quanto già avevano.

18I santi hanno Dio. Che volete che più li seduca? L’aureola aumenta la loro gioia? Essi l’hanno già completa e perfetta. Hanno Dio.

19Ancora: un bambino buono, molto, veramente molto buono, non un piccolo ipocrita, quando si vede lodato per esser stato buono pensa: “Non dovevo forse farlo? il padre mio mi dice sempre che devo esserlo e perciò non ho fatto nulla che merita lode. Ho ubbidito al padre mio per farlo contento”. Non capisce, nella sua umiltà, quanto è grande saper ubbidire per amore e per far felice chi lo ama.

20Anche i santi, umili perché sono santi, pensano: “Che ho fatto di speciale? Ho ubbidito al comando di Dio mio Padre per farlo contento”. E sono già così completamente felici, che le feste della terra li lasciano indifferenti. Le feste, ho detto. Non le preghiere dei fedeli. Queste sono petizioni che gli amici lontani mandano a quelli che, per essere al fianco di Dio, possono parlargli più direttamente dei bisogni loro. È carità questa. E la carità, praticata alla perfezione da loro nella vita, è divenuta ancor più perfetta da quando si è fusa alla Carità stessa.

21Desiderate perciò con purità la santità e i doni che vi aiutano a possederla. Ma con purità di cuore. Ossia col solo desiderio di riunirvi al più presto a Dio per amarlo più ancora e di giovare ai fratelli con i vostri meriti per la comunione dei santi.

La mortificazione pura[145].

22E la mortificazione? Oh! che sia pura! Quante inutili mortificazioni non fate! Inutili e peccaminose. Perché? Perché impure. Sono impure quelle macchiate da desiderio di lode e da anticarità. Esser buoni per esser lodati, compiere una penitenza per esser notati, sacrificarsi nel mangiare un frutto perché il mondo ammiri e poi non saper esser pazienti, umili, misericordiosi, è proprio inutile. Che volete che me ne faccia del vostro frutto non mangiato, quando vi vendicate del sacrificio del mangiarlo col mordere con parole velenose un vostro fratello? Che volete che me ne faccia di una vostra penitenza se poi non sapete sopportare neppure quello che la vita vi porta? Che merito ha l’esser buoni fuori casa quando siete vipere in casa vostra? Che merito portare cilicio se non sapete portare tacendo il cilicio della mia Volontà?

23Ricordatevi quello che ho detto: “Quando fate penitenza ungetevi il capo e lavatevi la faccia”.[146] Passate pure da mortificati agli occhi stolti del mondo. Basta non diate scandalo, perché lo scandalo è sempre male. Ma se apparite soltanto creature comuni, e perciò non ne avete che indifferenza e nessuna lode, mentre nel segreto vi consumate per amore di Dio e dei fratelli, grande sarà il vostro merito agli occhi di Dio.

24E se non sapete imporvi penitenze, oh! accettate quelle della vita. Ne è piena! Accettate dicendo: “Se questa pena viene da Dio, sia fatta, o Signore, la tua volontà; se viene da un povero fratello cattivo, Padre, io te l’offro perché Tu lo perdoni e redima”.

25Fate così, diletti. E tutto in voi sarà puro. Avrete allora la purezza del cuore. E in un cuore che ha purezza ha trono Iddio.

26Va’ in pace, adesso. Procedi con la mia pace sulla via della purezza di cuore, pensando che i puri di cuore godranno Iddio.»[147]

417. Potenza della volontà di Dio[148].

L’ubbidienza alla volontà di Dio[149].

Dice Gesù:

1«La potenza del fare la volontà di Dio! Essa fa sì che Dio nulla ci possa negare.[150] Non si può dire, data la maestà del Signore, che Egli si fa servo dell’uomo ubbidiente, ma pare proprio che l’Altissimo, davanti al suo servo ubbidiente, voglia superarlo in prontezza e, per tutto ciò che è bene, lo esaudisce con pronta sollecitudine.

2Non sono le molte preghiere quelle che ottengono. È fare la volontà di Dio. Preghiere e resistenza a questa volontà vuol dire rendere nulle le preghiere. Come potete esigere, per giustizia, che Dio si pieghi alla vostra volontà che desidera una cosa, quando voi non vi piegate al desiderio della sua che vi chiede un’altra cosa?

3Io – pensate quanto sia potente sul cuore di Dio l’ubbidienza alla volontà sua – non vi ho redento con nessun atto mio proprio. L’avrei potuto poiché ero Dio come il Padre, e tutto è possibile a Dio. Avrei perciò con una parola sola potuto cancellare la colpa dal mondo così come cancellavo infermità, peccato e morte dai singoli. Ma per insegnare all’uomo a tornare figlio di Dio, Io, Dio divenuto Uomo, ho voluto redimere attraverso l’ubbidienza alla volontà di Dio. E considerate quale ubbidienza fu la mia! Quando l’ebbi totalmente consumata, totalmente, allora si aperse il Cielo sull’uomo decaduto e ne uscì il Perdono.

4La disubbidienza aveva diseredato l’uomo, l’ubbidienza lo rifece erede di Dio. Tutto ciò che è eterno e infinito fu vostro di nuovo per l’ubbidienza.

5Imparate dunque la via per essere esauditi: “Fare la volontà di Dio per amore di Lui”.

6Va’ in pace.»

418. Continuatori dell’opera
del Verbo
[151]..

I Volontari di Gesù[152],.

Dice Gesù:[153]

1«Cambiando “Israele” in “di Cristo” si ha il popolo di Dio. Quello che, segnato del santo Segno del Figlio, entrerà nel Regno che il suo Sacrificio gli ha aperto.

2Dunque si dica: “O voi cristiani che volontariamente offriste le vostre vite al dolore, benedite il Signore… perché amando con generosità avete ottenuto di brillare in Cielo come il sole quando sorge”. E voi brillerete senza conoscere tramonto poiché quanto è di Dio è eterno. E voi eterni siete poiché siete in Dio e nel Cristo crocifisso che imitate nella parte più ardua del suo esempio.

3State dunque con la pace in cuore. Pace per ogni cosa soprannaturale e umana. Io sono con voi. E la più ampia indulgenza scende sulle vostre debolezze, perché la vostra offerta annulla ogni tabe agli occhi miei santissimi.

4Non posso trattarvi con rigore, voi che continuate l’opera del mio Verbo. Oltre il volto severo della vostra missione, che ad occhi umani può prendere aspetto di rigore divino, sta la Dolcezza infinita, pronta a riversarsi su voi come flutto sul lido. Sta l’Amore che vi ama. Sta Dio con tutta la sua carità, la sua dolcezza, la sua pazienza e compassione.

5Rispondete alla mia benedizione benedicendomi. E sia fra Terra e Cielo scambio di amorosi palpiti per tenere unita questa terra infelice, che non vuole essere di Dio e del suo Cristo, al Creatore che la sovviene sebbene meriti di esser non più sovvenuta. Tessete una rete di amore con la quale prendere le anime sviate e portarle alla Luce. Imprigionatele con questa rete dei vostri palpiti, legati a quelli di Dio. Fate che il mondo si sovvenga che Dio è vedendolo brillare in voi, in ogni vostro atto.

6E state felici pensando al vostro futuro. Dopo tante tenebre, quanta luce vi attende! Dopo tanto dolore, quanta gioia! Più festoso di sole che sorge sarà il vostro giorno eterno. Dimenticate l’orrore attuale, in cui Satana e i suoi servi si agitano per odio a Dio e ai suoi figli, pensando a questo Giorno.

7Vi benedico.»

8Credevo fosse Gesù. Invece è l’Eterno Padre.

419. Quesito sul volto di Gesù[154].

Quesito[155].

1Non so come farò a descrivere perché mi sento tanto male di cuore che non sto seduta che a fatica. Ma tanto è così. Devo scrivere ciò che vedo.

2Mi si illumina il Vangelo di oggi: 9a domenica dopo la Pentecoste (Gesù che piange su Gerusalemme)[156].

3Che fatica! Non ce la faccio proprio…

4Ore 16. Ora che ho un poco ripreso, scrivo quello che devo scrivere da ieri sera.

5Facevo l’ora della Desolata, non potuta fare venerdì sera, e, contemplando Gesù steso sul marmo della pietra dell’unzione con a fianco la Mamma piangente che baciava le mani trafitte, osservai, e mi chiesi il perché, che il volto di Gesù appena morto, ossia appena messo su quella pietra, pare più simile al volto di Gesù vivo, per magrezza e bellezza, di quanto non lo fosse sulla via del Calvario, sulla Croce e quale poi appaia nella Sindone[157]. Più vecchio e stanco, ma sottile e nobile come sempre.

Risposta di Gesù[158].

Gesù mi rispose:

6«Perché sulla via del Calvario ero accaldato, tumefatto, con le vene sporgenti per la febbre e la fatica e già con un principio di enfiagione per la ritenzione d’urea, consecutiva alla flagellazione atroce. Sulla Croce tutto ciò aumentò ancora. Dopo la morte, cessato lo spasimo e svuotato in parte dai liquidi, per via naturale e per la lanciata, il viso si emaciò di colpo. Anche il lavacro del pianto materno valse a rendere al mio volto aspetto più conforme all’abituale. Ma sulla Sindone appare il volto di uno morto da più ore. Già iniziato perciò il processo solito, e tanto più forte in chi viene ucciso con tortura pari alle mie, di edema. Sono i trasudati che si spargono dalle sierose e che vi fanno dire che il morto pare tornato quale era in vita. È la grande pacificazione che la morte stende anche sui volti più torturati.

7Considera inoltre che l’effigie appare su una tela e fissata su essa per un processo di aromi e di sali naturali. Tu sai che qualsiasi macchia su una tela appare tendente a dilatarsi. Ma in realtà i tratti del mio viso la mattina della Risurrezione, ossia quando Io cessai di essere coperto della Sindone, erano così enfiati.

Regole comuni di un corpo morto[159].

8La vita è tornata al Vivente. Ma per quella quarantina di ore fui ben morto e in nulla diverso da ogni uomo preda della morte. Non mi decomposi per la rapida Risurrezione. Ma il corpo sottostava alle regole comuni a corpo che è morto, specie morto di innumeri ferite. Io-Vittima ho voluto annichilirmi anche in questo. Ogni decomposizione ha inizio con gonfiore. Questo vada a chi ancora ha dubbi sulla veridicità della mia morte.»

9Sono certa che ha detto così perché ora me lo ha ripetuto, dato che io avevo paura di non scrivere esattamente dopo diverse ore.

420. Discepoli fedeli[160]

Lascia che i morti seppelliscano i loro morti[161].

1Dice Gesù all’improvviso, mentre io sto facendo le mie giornaliere offerte, e perciò senza avere aperto nessun libro, e la sua voce mi suona netta e improvvisa dicendo il versetto e facendomi subito comprendere che è la lezione di oggi. Dice dunque Gesù:

2«Lascia che i morti seppelliscano i loro morti. I morti dei morti sono le vane preoccupazioni, le cure del mondo, gli affetti sentiti umanamente. I “vivi” non devono occuparsi di queste morte cose.»

(Fin qui mi ha detto subito. Poi prosegue.)

I grandi morti.

3“Io chiamo morti quelli che, per non essersi dati tutti alla Vita, sono resi pesanti e tardi, freddi e inerti come corpi morti o morenti. Morti non sono unicamente i grandi morti senza più traccia di vita, coloro cioè che per le loro colpe sono di Satana. Sono morti anche quelli che per la loro tiepidezza, per il loro quietismo, non hanno slanci verso il Bene. Sono come sassi non sepolti nelle viscere del suolo, ma posati su esso. Un sasso, anche se non è sepolto, non si muove per forza propria. Ci vuole un piede che lo rotoli, una mano che lo scagli, perché esso vada oltre.

Embrione di anime.

4Queste anime, che Io chiamerei embrioni di anime perché con la loro apatia si sono atrofizzate divenendo animucce esili esili e deboli al sommo, non sono diverse da codesti sassi. La mia mano, misericordiosamente, talora le raccoglie e le scaglia, per vedere di farle desiderose di moto. Ma esse non procedono che per quello che Io le lancio e poi ricadono nell’immobilità. I miei amici, con le loro penitenze, coi loro esempi e le loro parole, le spingono, le trascinano verso l’alto. Ma, appena sono lasciate, ecco che esse si fermano, se pure non ricadono al posto di prima, in basso. Attaccate come ostriche allo scoglio della vita, come muschi al tronco dell’umanità, vivono per queste due cose che passano rapide come lampo estivo. Io le chiamo, Io accenno loro: “Venite. Seguitemi”. Ma esse non lo sanno fare. Seguirmi vuol dire fare della vita e dell’umanità una cosa secondaria, e di Dio e dello spirito la cosa principale. Esse non sanno, perché non vogliono, fare ciò.

Discepoli liberi.

5A te e ai miei discepoli fedeli Io dico: “Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti. Voi seguitemi passando al di sopra di ogni cosa che non sia cosa di Dio. Seguitemi trascurando ogni voce che non sia la mia voce. Seguitemi non avendo altra preoccupazione fuor di quella di fare ciò che Io vi chiedo. Ancor più liberi delle volpi e degli uccelli devono essere i miei seguaci veri. Non attaccamento alle cose del mondo, neppure al nido e alla tana. Attaccamento che crei ostacolo al seguirmi, perché Io non condanno un santo affetto per la casa natia. Lo avevo anche Io. Ma, vedete? Ho saputo staccarmi da casa e Madre per compiere la volontà di Dio.

Regola per amare tutto in Dio.

6Amate tutto santamente in Dio. Fin dalla terra cominciate ad amare come amerete in Cielo. Dando, cioè, a ciò che vi è caro: parenti e amici, quegli aiuti che carità consiglia, ma non quelle affezioni di assolutismo che vi impediscano di amarmi più di loro. Amate loro più di Me quando, messi nella condizione di scegliere fra fare cosa gradita a Dio o a loro, preferite accontentare loro e scontentare Me. Camminate, o miei diletti, guardando il volto del vostro Gesù. Guardandolo come la cosa più bella e che meriti ogni sguardo. Gli altri o le altre cose siano guardate attraverso di Me. Oh! se in ogni cosa che fate, o dite, o amate, metteste l’amore per Me come crivello, come diverrebbero pure e sante tutte le vostre affezioni! Si spoglierebbero da ogni egoismo e, rese più sottili, ma molto più preziose, perfettamente preziose, diverrebbero cagione di bene per voi e per ciò che amate”.

Il nido dei discepoli.

7Questo ti dico, piccolo Giovanni. Io voglio che tu venga senza che nessun laccio ti renda tardo il volo. Alzati! Al disopra di quanto è terra. C’è tanto Cielo per te!

8Le volpi hanno le tane e gli uccelli i nidi. Il Figlio dell’Uomo non aveva dove posare il capo.[162] Il piccolo Giovanni ha invece un guanciale e un nido: il cuore e il petto del suo Gesù. Ma non deve avere che quello.

9Lascia cadere tutto ciò che non è il tuo Maestro e del tuo Maestro. Vi sono tanti “morti” per occuparsi dei morti!… Tu sii una “viva” e occupati unicamente di Gesù-Vita.

10Vieni a riposa.»

421. Visione del Paradiso[163].

Esperienza carismatica.

Visione paradisiaca.

1Mentre faccio, dopo il ringraziamento della S. Comunione, le mie preghiere quotidiane, mi sento quella scossa, dirò così, quella sensazione speciale che provo quando Gesù mi vuole benedire con una sua grazia.

2Non riuscirò mai a spiegare bene questo fenomeno. È come un avvertimento che riceva tutto il mio io. Va all’anima, ma anche la materia lo sente. L’anima con una pace e una gioia subitanea e soprannaturale, che ancora non sa avere un nome ma che c’è; e il corpo con una specie di brivido che è nello stesso tempo calore e sensazione di benessere. Poi mi viene una specie di sonnolenza fisica, per cui desidero raccogliermi nel silenzio e nella solitudine e abbandonarmi sui guanciali come per sonno. Ma in realtà la mente e le facoltà spirituali sono più deste che mai e vedono e odono e godono vivendo intensamente. Si diminuiscono soltanto le forze fisiche come per languore o svenimento. Ma è una grande gioia!…

Luce e armonia.

3Stamane sono sprofondata, e la vedo mentre scrivo, in cumuli di neve paradisiaca, come fossi su nevai sterminati e candidissimi contro l’azzurro più terso. La neve è data da falangi senza numero di angeli: perle vive trasvolanti sullo zaffiro del cielo. Angeli, angeli, angeli: luce e armonia. Luci rispetto alle quali sono opachi e sporchi le perle più candide e i diamanti più tersi, armonie rispetto alle quali è discordante strepito il canto più perfetto e dolce della terra.

La luce di Maria.

4Cerchi festanti di luce nivea, cerchi intorno alla ancora più candida e splendida luce della beatissima Madre di Dio. Una luce così sfolgorante che vedo il volto di Maria e le sue mani come fossero dei soli irradianti raggi che sono quasi insostenibili all’occhio, così che il suo amato volto e le care l mani congiunte in preghiera mi sono visibili a fatica dietro al velo di luce che da essi si irradia e che li circonda di un alone, di un impalpabile schermo di gloriosa luminosità. Ma pure, socchiudendo gli occhi dell’anima davanti a tanto fulgore, percepisco il sorriso beato di Maria, il suo dolce sguardo, umile e casto, amoroso tanto, degli occhi volti verso il basso, verso la povera terra e la povera Maria che sono io, semivelati dalle ciglia. Uno sguardo di vergine umile e pudica, felice della sua festa ma non orgogliosa d’essa. Par che ripeta col suo atto il “Magnificat”[164]che, se è riconoscimento dei doni di Dio a Lei, è soprattutto lode a Dio.

Oh! Paradiso!

5Non vedo altro fuorché gli angeli festanti e la Mamma e Regina ritta sul suo splendido sostegno (luce, nell’altro che luce che sale a fasciarla di luce) bellissima nel suo abito di perle rese stoffa, rese luce che è più forte di quella che la fascia, e nel suo viso, nelle sue mani che superano ogni luminosità tanto sono fulgenti.

6Che raggiare quello della Madre nostra! Ne ho l’anima fatta candida e fresca come fossi, come ho detto in principio, su sterminati nevai e non vedessi che immacolata neve contro un cielo terso e sotto un sole schietto.

7Oh! Paradiso!…

422. Simbolo della verginità di Maria Corredentice e mediatrie
di tutte le grazie
[165].

Porta chiusa[166].

Dice Gesù:

1«L’inviolata giubilante in Cielo, l’Arca chiusa in cui nulla e nessuno poté metter mano perché là dove è entrato Dio non è lecito entri uomo, o ciò che è annesso all’uomo colpevole in Adamo, tu l’hai vista. Per Lei la fine della vita fu Vita gloriosa e immediata, perché chi aveva portato il Vivente non poteva conoscere morte, e chi non fu profanata da umanità non poteva conoscere profanazione di sepolcro. Ma la grande Regina, che rapisce nella gioia dell’estasi gli angeli, ti dà un altro insegnamento.

2“Il principe stesso si metterà a sedere davanti ad essa per mangiare il suo pane davanti al Signore” è detto.[167]

3Nessuno, per grande che sia, può venire nel mio cospetto se non riconosce in Maria, Porta chiusa da cui solo Dio è entrato, la Madre del Salvatore, la Madre-Vergine, la Madre divina.

4Io l’ho accomunata alla mia sorte di Vivente in Cielo per dirvi quale sia la sua gloria. Unicamente inferiore a Dio Ella è, perché da Lui creata. Ma la sua maternità e il suo dolore di corredentrice la fanno eccelsa su ogni creatura. Porta di Dio, da Essa sgorga fede, speranza, carità; da Essa temperanza, giustizia, fortezza, prudenza; da Essa Grazia e grazie; da Essa salute, da Essa vi viene il Dio fatto Carne.

5O Madre mia! Per il Pontefice e per l’ultimo dei credenti sei tu la santa Pisside in cui l’Eucarestia attende di essere data a chi crede. Tutte le grazie passano attraverso il tuo corpo inviolato, attraverso il tuo cuore immacolato. E misteri e verità, e sacramenti e doni, vengono conosciuti con vera sapienza e gustati con conoscenza e frutto solo da quelli che sanno chiederli a te, davanti a te. Tu schermo fra il Sole e le anime e fra le anime e Dio, per cui la Divinità può esser contemplata dall’uomo e l’umanità esser presentata al Perfetto. Tu, Madre che hai dato Dio all’uomo e dai l’uomo a Dio, istruendolo col tuo sorriso e col tuo amore.

Il segreto dei santi[168].

6Mio piccolo Giovanni, vieni sempre a Me passando per Maria. È il segreto dei santi. E la Porta chiusa, che non si apri né s’aprirà mai per violenza umana, la Porta santa per cui solo Dio può passare, si apre al tocco di amore di un figlio di Dio. Si apre benigna. Quanto più umile e semplice è quello spirito che a Lei si volge, e tanto più Ella si apre e vi accoglie. Vi accoglie per insegnarvi la Sapienza e l’Amore tenendovi fra le sue braccia di Madre.

7Vai, Giovanni[169], alla tua Maestra che ti ama.

423. Beati i cristiani che ricevono le rivelazioni di Dio Padre[170].

Cristiani peccatori[171].

1Questo, poi, per un’altra categoria di persone che non sanno essere dei “piccoli Giovanni” né voci di Cristo.

Cristiani consacrati infedeli[172].

2“I leviti che si allontanarono da Me nello smarrimento dei figli di Israele… saranno custodi e portieri della casa…  

Cristiani santi[173].

3Invece i sacerdoti e i leviti figli di Sadoc… si accosteranno a Me e staranno alla mia presenza… La loro eredità sono Io”.[174]

4Non succede solo per i sacerdoti nel senso letterale della parola. Prendiamolo in significato più vasto: credenti, o cristiani, se più piace.

Il credente, praticante servirà Dio.

5Colui che crede serve Dio. Col Battesimo e la Confermazione vi siete impegnati a ciò. Con la fedeltà alle cerimonie volete dire a Dio, a voi, e al mondo, che volete servire Dio. Siete dunque, senza consacrazione, dei piccoli sacerdoti del vostro Dio. Dovreste esserlo perché Io vi chiamo tutti intorno a Me per amarmi e servirmi in questa vita e nella futura.

6Ma che avviene, dunque, allora? Perché vediamo dall’alto dei Cieli troppi leviti che nello smarrimento del mondo si allontanano da Me dietro a idoli che, se sono vergogna a ogni uomo che la Grazia ha fatto figlio di Dio, sono vergogna somma e profanazione per un consacrato? Perché vi sono altre religioni e altre cerimonie che non sono le mie per costoro? Perché hanno fatto dell’egoismo, del senso, del denaro, dell’ambizione, le loro religioni? Perché servono la menzogna non avendo che una veste e non un’anima sacerdotale?

7E perché Io devo eleggere fra i figli di Sadoc coloro che sostituiscono le voci divenute mute e le lucerne spente? Per pietà del mondo. Sì. Per pietà.

8Ma guai a coloro che devo respingere al ruolo di custodi della mia Casa, non più di custodi! In ogni secolo vi furono gli eletti a sostituirli. Venuti da ogni professione e rango sociali. Portati dal turbine d’amore, salirono ben alti a purificarsi nel Fuoco e ad istruirsi con le voci della Fiamma divina. Hanno guardato un attimo Dio: con sincera, buona volontà di vederlo. E la visione li ha consacrati al suo servizio.

9Ed ecco che Io dico: “Essi staranno per la loro fedeltà alla mia presenza, i loro doni mi saranno graditi, Io li istruirò nella Verità, Io sarò la loro eredità”.

10Oh! venite, o miei benedetti! Venite, voi a cui è stata rivelata la Verità non per opera di uomo ma per volere di Dio a premio del vostro amore fedele, voi a cui si può dire come dissi a Simone: “Beati voi, perché non la carne né il sangue, ma il Padre mio che è nei Cieli vi ha dato di conoscere la Sapienza e conoscere il Cristo”.[175] Statemi sul cuore. Esso è pieno di ammaestramenti per voi e di amore infinito.»

11Gesù aggiunge: «Ho voluto farti un commento atto alle festività di oggi: S. Maria degli Angeli e S. A. M. de Liguori.» [176]

424. Ardere dello zelo per il Signore[177].

Dove cercare Dio?

Dice Gesù: Libro III dei Re, cap. 19°.

1«Dove Io mi trovo? Dove mi occorre cercarmi per avermi ad ogni minuto? Nelle cose grandiose? Solo in quelle? No. Verrei troppo raramente, perché la vita è fatta di piccole cose e i momenti solenni sono rari. Questo per misericordia mia. Come potrebbe resistere una creatura che fosse sottomessa da mattina a sera, e ogni giorno dell’anno, ad un continuo logoramento di grandi dolori, di grandi lotte, di grandi rinunzie?

2La vita è fatta di piccole cose. Quella vita con la quale potete conquistare la Vita eterna. Ma le piccole cose vanno guardate con occhio d’amore e di esatto conoscimento e compiute con atto d’amore. Ecco allora che divengono grandi cose se pur sono minute.

Origine del Male[178].

3Guardate con occhio d’amore e di esatto conoscimento. Non finirò mai di dirvi,[179] per persuadervene, che il male non viene da Dio e che esso è frutto di connubio di vostri simili a Satana o di leggerezza di vostri simili, se il male è di piccola mole. Il male che vi fa soffrire non viene da Dio. Quando un dolore viene da Lui, quale può essere una persona o cosa che vi toglie per avervi più staccati da ciò che è umano e più liberi di seguire Lui, allora vi dà insieme forza e pace. Tu lo hai provato e sai. Dillo alle anime come è diverso il dolore che viene da Dio, anche se è un grande dolore, da quello che è frutto della durezza umana e dell’odio fra fratelli.

Comportamento costante[180].

4Perciò, quando vivete le cose di ogni ora sappiate discernere e amare, amare, amare. Amare la mano di Dio se vi porge essa le cose. Amare gli infelici e colpevoli d’esser cattivi, se le cose vi vengono imposte da essi. Amare sempre. Compiere con amore ogni cosa. Viene da Dio? È sua volontà. Perciò va amata. Viene dall’uomo? Fate di questa cosa umana una preziosa cosa sovrumana sopportandola con pazienza e carità. Ciò purché non sia contraria alla mia Legge. Nel quale caso occorre saper resistere cercando con dolcezza di piegare al bene chi vuole il male, sapendo però anche morire se costui insiste nel suo volere, pur di non giungere a peccare. I martiri non sono soltanto quelli morti per opera di tiranni. Molti sono i martiri sconosciuti e umili che muoiono ogni giorno perché non vogliono fare il male, uccisi violentemente o spentisi lentamente, consumati da una oppressione lenta ma continua di chi li odia perché li capisce giudici suoi e più forti, di una forza sovrumana, a lui.

Dio è nella pace[181].

5Ma, per tornare al Libro[182]: dove si trova il Signore? Nel vento forte e violento? Nel terremoto? Nel fuoco? No. Nell’aura leggera.

6Oh! il Signore è sempre dolce coi suoi figli! È sempre paziente e misericordioso. Vi mostra un volto paterno per innamorare sempre più di Sé i figli buoni e per attirare a Sé i figli prodighi. Quanta pazienza! Se non l’avesse infinita, dovrebbe continuamente fulminare col suo sdegno. Però non giudicate ciò debolezza. Vi dà la vita per convertirvi, o figli ingrati, ma ogni giorno di inutilmente data longanimità di Dio lo troverete segnato e lo sconterete aspramente, quando sarete fuori di questa terra in cui vi credete padroni irridendone il Padrone vero.

7L’aura leggera è la pace che avvolge quanto viene da Dio e vi dice: “Qui è il Signore”. Affrettatevi allora a servirlo; non dite: “Non fa paura e perciò non me ne curo”. Ma anzi, appunto perché vi ama, sappiate amare. Sappiate con rispetto e con amore confidente stare davanti a Dio.

Lo zelo per il Signore[183].

8Sappiate dire ciò che disse il profeta: “Io ardo di zelo per il Signore”.[184]

9Tutti dovreste esser ansiosi di servire Iddio. La maggioranza invece è pronta a servire l’uomo e a trascurare Iddio. Troppi figli di Dio hanno abbandonato il suo patto e distrutto nel loro cuore l’altare dell’amore per il Signore, deridendo i figli fedeli, opprimendoli, sino alla morte talora.

10È allora che il Signore dice a coloro che restano soli, come palme solitarie fra l’aridità di un deserto e i bassi e amari cespugli spinosi – l’aridità è il mondo e i cespugli spinosi i cattivi, mentre la palma è utile, alta e dolce nei suoi frutti – dice: “Va’ senza temere. 13La tua vita è nelle mie mani. Tu, e con te i settemila che non hanno piegato i ginocchi alla Bestia e non hanno avuto baci per essa, siete a Me riservati. Miei in una maniera assoluta, eterna, di una beatitudine senza confini”.

La vita è una guerra di ogni giorno[185].

11Ma – non è finita la lezione – ma finché siete nella lotta non vi gloriate della predilezione di Dio. Come soldati armati voi avete lottato e ne avete avuto premio, ma ancora non avete finito di lottare. Dio è con voi come vostro Condottiero. Ma non può dirsi vincitore colui che dopo le prime vittorie abbandona il suo condottiero e si tiene contento della lode avuta. Vincitore e forte è colui che lo segue sino alla fine. La vita è una guerra di ogni giorno. 15Voi siete gli armati che la vincete.

12Il Nemico vi è noto. È uno solo, ma ha molte facce. La prima è quella del Demonio, le secondarie sono la carne, il mondo, il denaro. Siate fedeli. Avete vinto? La gioia della vittoria vi fortifichi per le nuove lotte. Avete perso? Lo sconforto non vi accasci. Ma l’umiliazione della debolezza vi sproni a redimervi con una vittoria. Solo chi è giunto alla fine può gloriarsi nel Signore, perché sino all’ultimo attimo di lotta il Nemico comune e il nemico individuale, che è la parte inferiore del vostro io, possono farvi mordere il fango in una caduta mortale.

La vittoria è il premio[186].

13“Chi è armato non si glori come chi posa l’armi”. Fidi nel Signore ma vigili senza sosta. Verrà l’ora dell’abbraccio col vostro Re. Allora le armi saranno sostituite dalle palme e il rumore della lotta con le armonie celesti. Allora potrete gridare la vostra gioia d’esser vittoriosi.

14La vita è guerra, il premio è il Cielo. Sappiate averlo sentendo Dio nell’aura leggera, resistendo a Satana coi suoi turbini violenti. Sappiate piegare il cuore a Me solo e aver baci d’amore per il vostro Signore Iddio. Altro Dio non avete. Servite Lui solo e sarete fra i settemila che Egli si è riservato, fra i cento quarantaquattromila di cui parla Giovanni: gli eletti alla vera gloria che non ha paragone e termine e che vengono dalla grande tribolazione della terra a riposarsi nel Regno di Dio.»

425. Maria Ss. rifugio delle anime[187]

La Mamma santissima.

1Ieri sera la grande Regina, che mi era stata presente nel suo fulgore per tutto il giorno, è tornata Mamma presso la sua povera figlia che soffriva tanto. Non più nella veste fulgida e nell’azzurro del Paradiso ma con la veste di lana bianco avorio solita, presso il mio letto, così dolce e buona nel sorriso e nella carezza.

2Mi sono rifugiata sul suo petto che pare quello di una snella giovinetta e sono rimasta lì accarezzandole le mani tanto belle e piccine, morbide e profumate come fiori. Profumate del suo profumo di immacolata. Non è fragranza umana. Deve essere l’odore del Cielo. È tanto bello, sa? stare così con la guancia sul cuore della Mamma e sentire attraverso la stoffa ruvida battere il suo cuore e giungere il tepore del suo petto, è bello poter giocare con le dita sottili come con quelle di una mamma. Quante volte le ho detto: “Mamma!”.

316. Lei dirà che mi ripeto. Ma è tanta gioia narrare a lei e a me i miei incontri con Maria, che non posso farne a meno. L’ho tanto pregata ieri mattina come Regina dei Cieli per i bisogni di tutti. Ieri con confidenza di figlia le ho ripetuto le mie richieste. Per tutti. E specie per alcuni che voglio salvare dal dolore poiché, per loro, dolore vorrebbe dire disperazione.

Abbandonarsi sul seno della Mamma.

4Leggendo per chissà quale volta la vita di S. Teresina[188], trovo: “Ponendomi nelle braccia del buon Dio imitai il bimbo che nelle grandi paure nasconde il capo biondo sulla spalla del babbo”. Io esclamo: “io lo nasconderò sul seno della Mamma. Gesù è lo Sposo, Fratello e Signore. Mi appoggerò perciò a Lui ma come a sposo e fratello e prenderò per mia guida la sua mano armata della croce. Quando Egli vorrà, mi cingerà del suo braccio per attirarmi sul cuore. Ma sarà posizione di sposa. Perciò transitoria, né la potrò pretendere ad ogni ora. Invece sul cuore della Mamma una figlia, e inferma per giunta, può starci sempre. Io mi abbandono sul seno della Mamma. E non considero ciò una defezione verso il mio Gesù. Anzi l’opposto. Sono certa che, stando così, sarò sempre presso a Gesù perché ho la certezza più sicura che Gesù si trova sempre fra le braccia di Maria. A cercarlo altrove potrei andare fuori del suo cammino. Ma cercarlo li, lo trovo sempre. Mamma, eleggo la tua spalla per mio rifugio. Col volto contro la tua gota ti chiederò tutto e spererò tutto. Una Mamma non delude”.

Gioia completa.

5Se sapesse come è dolce sentirla qui, tutta mia… Sentirla e vederla proprio tutta, tutta, tutta per me, viva e vera, respirante, sorridente… Ieri era la gioia estatica, tutta per l’anima. Oggi è la gioia anche per la mia umanità. Non so spiegare bene questa gioia completa, questa pace, questa compagnia, questo che provo, insomma. Bisognerebbe provarlo per comprenderlo. Sono sola ma in realtà io sono con Lei, né mi stupirei se avendo bisogno di avere aperto l’uscio la vedessi aprirmelo, o se avendo bisogno di soccorso Ella me lo desse. Non me ne stupirei tanto è reale la sua presenza. Oh! non merito tutto questo! La bontà di Dio è veramente al disopra di ogni iperbolico calcolo umano…

426. La comunione dei santi[189].

La regola della Misericordia[190].

Dice Gesù:

1«No. Non una volta, né tre volte come dice Eliu,[191] ma con inesausta pazienza vi parla Dio per ricondurvi al bene. Con sogni, e tu lo sai, con ispirazioni, con consigli, con esempi, con letture, con dolori, con malattie, con morti, con tutti i modi più dolci e più severi, Egli si rivolge a voi per dirvi: “Io sono. Ricordatevi di Me. Pensate che dimenticare Me e la mia legge vuol dire sovrumana sventura”.

2Se Dio dovesse parlare al vostro spirito una sola volta, per ricondurre questo spirito sul retto sentiero, non uno di voi giungerebbe alla mèta che è la Vita eterna. Così potevano pensare quelli dell’antica Legge. Ma da quando Io regno con la mia croce, un’altra Legge vi giudica e regola ed è quella della Misericordia, la quale si è abbracciata alla Giustizia della immutata e immutabile Legge del Sinai[192], e l’ha talmente abbracciata e ricoperta dei suoi fiori che la pietra rude e severa ne è stata tutta fasciata di una veste fiorita di cui ogni stame è una pietà del Signore per voi. Sulla Legge antica si è steso il velo del mio Sangue, ed esso grida al Padre: 4“Misericordia!” per voi.

Il perdono e il dolore purificatore[193].

3Io, Figlio dell’Amore, sono venuto a instaurare l’Amore sulla terra, e l’Amore è pazienza e perdono. Io, Maestro, ho insegnato all’uomo di perdonare al proprio simile settanta volte sette[194]per dire di perdonare senza numerare le volte. Ma se questo voglio dall’uomo, dal povero uomo in cui, a dispetto di ogni mio volere e prodigio e nonostante ogni mio sacramentale aiuto, viene dal Nemico inoculato odio – e vi fermenta perché la carne è terreno propizio al fermentare dei vizi satanici – questo devo volere da Me stesso, che sono Perfezione, perfettamente. Perciò non settanta volte sette, ma settanta e settanta e settanta volte sette, ma sempre, dal momento in cui vi si aprono al comprendere i lumi della ragione sino al momento in cui l’estrema agonia ve li spegne, Io parlo e consiglio e perdono purché veniate a Me con retta intenzione.

4Ma la debolezza dell’uomo è tanto grande che da sé solo non saprebbe comprendere e agire, pentirsi e salvarsi. Più l’uomo è debole – e il peccato è debolezza per lo spirito, una debolezza che tanto più cresce quanto più grave è il peccato o più numeroso e ripetuto, e giunge a uccidere come per consunzione le forze dell’anima – e tanto meno è capace di comprendere, agire, pentirsi e salvarsi. Ecco allora che per la Comunione dei santi vengono a lui infusioni di forze soprannaturali che lo rendono capace di comprendere, agire, pentirsi e salvarsi.

La Comunione dei santi[195].

5Eliu dice: “Se un angelo parlerà in suo favore, Dio ne avrà pietà”. Al tempo di Giobbe il Cielo non era popolato che di angeli. I giusti attendevano il Cristo nella sosta del Limbo per divenire cittadini dei Cieli. Ma ora agli angeli si uniscono le teorie dei santi del Cielo e di quelli della terra.

6O quale dolce catena unisce e rinserra fra le sue maglie d’oro caritativo Terra e Cielo e i santi del Cielo e i giusti della Terra, per circondare di un abbraccio, il cui frutto è aiuto e salvezza, i poveri della Terra: i veri poveri, coloro che sono privi o ben poco dotati di Grazia!

7Troppo poco conosciuta nella sua verità questa sublime Comunione degli spiriti “vivi” della Terra e del Cielo, i cui programmi sono quelli di comunicare ai poveri fratelli malati, morenti, e talora già morti, la Vita di cui essi sono pieni essendo una sola cosa con Me-Vita. Preghiere per ottenere una ancor più longanime pazienza da Dio, preghiere per ottenere da Lui folgori non di punizione ma d’amore che convertano i peccatori come lo fu Saulo sulla via di Damasco[196], offerte per essi, segrete e non mai abbastanza benedette immolazioni che vanno come flutto di imponente fiume a riversarsi nei bacini delle grazie celesti, per cui più da essi bacini vengono tratti tesori e più essi ne rigurgitano, perché ogni giusto che vive e ogni santo che ascende alimentano questo oceano formato inizialmente dal Sangue mio a cui associo le vostre lacrime e i vostri meriti, perché voi siate “una sola cosa con Me” nel redimere come nell’amare, nel patire e nel godere.

Le indulgenze[197].

8Vi fu chi ti chiese come e per quale luce vengono date quelle indulgenze che non sono state convalidate da un miracolo notorio[198]. È uno degli scogli contro i quali dànno di picco o si incastrano gli animi non sapienti nella Fede. Ecco che Io, Maestro buono che voglio la vostra sapienza e non l’ignoranza vostra – perché conoscere è amare, conoscere è salvarsi, ed Io, Re oltre che Maestro, vi voglio salvi perché sono il Re buono, e un re buono ama i suoi sudditi e li vuole salvi nei confini dei suoi regni, non preda al dolore, all’indigenza, alla morte – ecco che Io vi istruisco in questa verità.

9Le indulgenze vengono applicate traendone i mezzi dai tesori della Comunione dei Santi. Dal[199] Santo fra i santi, Io, Gesù, a quello dei giusti. Come prati a primavera dopo una tepida acquata notturna, che appaiono al bacio del sole tutti costellati di fiori, così Io vedo, sotto la rugiada della Grazia, fiorire sugli aridi campi della terra le anime giuste e vivere, olezzare e morire con la corolla tesa al Cielo in cui riversano vita e fragranze che poi, fuse a quelle luminose dei beati, ridiscendono a santificare la terra. Fortunate quelle zolle che le accolgono e sull’arida selce sanno far fiorire un nuovo spirito figlio di Dio.

10Avete forse timore che i milioni e milioni di giorni di indulgenze non trovino riscontro nella somma dei meriti? Oh! non temete! Io moltiplico all’infinito i meriti dei santi perché li fondo coi miei che sono infiniti. Se anche ogni uomo ne fruisse ogni giorno, e per la somma totale di tutti i giorni di indulgenza di tutte le preghiere della terra, i tesori dei meriti non ne apparirebbero diminuiti tanto sono grandi.

11Temete invece che chi li applica li applichi con errore? Io ho detto a Pietro: “Ciò che scioglierai in terra sarà sciolto anche nei Cieli”.[200] Se Io dunque ho dato facoltà al mio Pietro, e a coloro che da lui vengono, di assolvere dalle colpe, e sciogliervi perciò dal nodo del Maligno, è logico che Io gli abbia dato anche la facoltà di prendere fra i tesori del Cielo quelle ricchezze che vi condonano anche il debito, o parte dello stesso, che resta dopo la assoluzione dalla condanna. Se è possibile all’investito del mio spirito di giudicare e assolvere, come non deve esser possibile di applicare ricchezze certe?

12Una colpa può esser giudicata personalmente. Ciò non avviene che raramente al mio Tribunale, perché Io sopperisco alle lacune dei miei giudici e li illumino nel vedere. Solo quelli che sono indegni d’esser tali li lascio senza lumi. Ma per le anime questo non ha pericolo, perché Io supplisco con la mia misericordia verso le stesse, guidandole ad altri sacerdoti degni di guidarle. Io veglio sempre. Una colpa può esser giudicata personalmente. Perciò vi sono differenze e differenze nella severità dei giudici. Ma i meriti dei santi sono certi e sicuri nella loro vastità. Non vi è dunque da temere che, attingendone a piene mani, il Capo della Chiesa e i capi delle diocesi si abbiano a trovare un giorno ad applicare ciò che non esiste più. State sicuri, dunque.

L’amore è per sé stesso l’indulgenza plenaria[201].

13Mi si obbietta: “Ma è poi giusto mettere questa o quella indulgenza a questa o quella preghiera, pratica o festività?”.

14Non ve ne preoccupate. Anche nel caso non fosse giusto – ma vi faccio notare che nelle cose del culto i miei Pastori sono divinamente guidati – anche in questo caso, Io non permetterei mai che le anime fossero ingannate nella loro fiducia. Perciò quella o quell’altra preghiera, pratica o festività, daranno alle anime quella indulgenza ad esse applicata per il merito della fede delle anime, merito e fede che Io non trascuro mai ma premio infallantemente.

15Prendiamo dunque in considerazione anche il caso che un Pastore conceda indulgenza ad una cosa che non la meriti. Più ancora: ad una cosa che sia errore. Più ancora: che il Pastore sia privo della luce perché morto nello spirito per colpa mortale. Le anime vengono per questo defraudate del tempo di indulgenza concesso a quella cosa? No. Mai. Esse, le anime buone, compiono quella cosa con retto e santo fine. Parte perciò la loro opera da un punto santo per venire ad uno ancor più santo: la Comunione dei santi. Se a mezza via si alza il pilone di un errore, non ne ostacola il venire, poiché la loro opera vola e non striscia, sorvola, supera ben alto lo scoglio e viene a tuffarsi direttamente nei tesori celesti senza menomazione di sorta.

16Io premio la vera fede. E ricordatevi di una grande verità: ogni atto di fede è frutto dell’amore. L’amore è per sé stesso la indulgenza totale che annulla la moltitudine dei peccati.[202] Anche se senza nessuna autorità fosse stata applicata un’indulgenza, per l’anima che per amore mio cerca di acquistarla è serbato e applicato l’indulto del mio amore infinito, che la libererà da ogni ombra di spirituale morte per vivere e vedere la Luce.

17Va’ in pace. Io sono con te.»

427. Associati all’Opera del Signore[203].

Insieme nel dolore e nella gioia.

Dice Gesù:

1«Ti ho preparata a meditare la mia Gloria. Domani[204] la Chiesa la celebra. Ma lo voglio che il mio piccolo Giovanni la veda nella sua verità per comprenderla meglio. Non ti eleggo soltanto a conoscere le tristezze del tuo Maestro e i suoi dolori. Chi sa stare meco nel dolore deve aver parte meco nella gioia. Voglio che tu, davanti al tuo Gesù che ti si mostra. abbia gli stessi sentimenti di umiltà e pentimento dei miei apostoli[205].

2Mai superbia. Saresti punita perdendomi. Continuo ricordo di chi sono Io e di chi sei tu. Continuo pensiero alle tue manchevolezze e alla mia perfezione per avere un cuore lavato dalla contrizione. Ma insieme anche tanta fiducia in Me. Io ho detto: ” Non temete. Alzatevi. Andiamo. 3Andiamo fra gli uomini perché sono venuto per stare con essi. Siate santi, forti e fedeli per ricordo di quest’ora “. Lo dico anche a te, e a tutti i miei prediletti fra gli uomini, a quelli che mi hanno in maniera speciale.

3Non temete di Me. Mi mostro per elevarvi, non per incenerirvi. Alzatevi: la gioia del dono vi dia vigoria e non vi ottunda nel sopore del quietismo credendovi già salvi perché vi ho mostrato il Cielo. Andiamo insieme fra gli uomini. Vi ho invitati a sovrumane opere con sovrumane visioni e lezioni perché possiate essermi di maggiore aiuto. Vi associo alla mia opera.

Missione ed evangelizzazione.

4Ma Io non ho conosciuto e non conosco riposo. Perché il Male non riposa mai e il Bene deve essere sempre attivo per annullare il più che si può l’opera del Nemico. Riposeremo quando il Tempo sarà compiuto. Ora occorre andare instancabilmente, operare continuamente, consumarsi indefessamente per la messe di Dio. Il mio contatto continuo vi santifichi, la mia lezione continua vi fortifichi, il mio amore di predilezione vi faccia fedeli contro ogni insidia.

Le forze dell’Anticristo in marcia.

La tua vita per questa Opera.

5Riconoscete, voi che siete le ” voci ” di questo vostro Gesù, del Re dei re, del Fedele e Verace che giudica e combatte con giustizia e sarà il Vincitore della Bestia e dei suoi servi e profeti, riconoscete il vostro Bene e seguitelo sempre. Nessun bugiardo aspetto vi seduca e nessuna persecuzione vi atterri. La vostra voce dica le mie parole. La vostra vita sia per questa opera.

6E se avrete sorte, sulla terra, comune al Cristo, al suo Precursore e ad Elia[206], sorte cruenta o sorte tormentata da sevizie morali, sorridete alla vostra sorte futura e sicura che avrete comune con Cristo, con il suo Precursore, col suo Profeta. Pari nel lavoro, nel dolore, e nella gloria. Qui, Io Maestro ed Esempio. Là, Io premio e Re. Avermi sarà la vostra beatitudine. Sarà dimenticare il dolore. Sarà quanto ogni rivelazione è ancora insufficiente a farvi capire, perché troppo superiore è la gioia della vita futura alla possibilità di immaginare della creatura ancora unita alla carne.»

428. Alla scuola della croce[207].

I doni sono dati in merito all’amore

La pedagogia dei maestri.

Dice Gesù:

1«“Signore” mi hai detto, “preferisco così di quanto ero allora”. Hai dunque capito quanto sia più grande servire Dio e amarlo di quel che non lo sia amare e servire un uomo. Sei dunque pervenuta a quel punto di intelligenza che dovrebbe essere nelle creature e che invece è posseduto tanto raramente.

2Come maestro severo ho dovuto farti percorrere tutta una penosa strada di insegnamento per portarti a questa conoscenza.

3Un maestro severo non consente che lo scolaro abbia seco trastulli o altri oggetti atti a sviare la sua attenzione dallo studio col ricordo di affezioni familiari o amichevoli. Al fanciullo quel maestro sembra troppo severo, persino crudele, e quasi giunge ad odiarlo. Ma, fatto adulto e pervenuto a una coltura superiore che gli consente d’essere qualcosa nella società, allora benedice il suo rigido maestro e comprende che la sua attuale virilità di pensiero, il suo benessere attuale, la temperatura del suo carattere è merito della costante severità del maestro.

4E, meditandola, si accorge anche che essa era molto più rigida sul principio mentre è andata sempre più addolcendosi verso la fine. E se ne chiede: “Perché? Non era meglio esser dolce quando ero ancora bambino e sentivo troppo la diversità dalle dolcezze materne alle severità scolastiche? Non era più giusto stringere i freni quando adolescenza e prima giovinezza mi avevano fatto meno affamato di carezze?”. Ma poi, appunto perché saggiamente educato, lo scolaro, ormai uomo, riconosce che in questo, proprio in questo, è stato il merito educativo, e proprio per questo egli è ora un forte nella vita.

La pedagogia del Maestro.

5Un forte. Poveri quegli uomini che, educati con mollezza, si trovano poi, fatti adulti, di fronte alle lotte della vita, che non è certo tenera come cuore di madre, benigna come ambiente familiare, ma piena di durezze, inimicizie, lotte, sforzi. Sono coloro che finiscono ad esserne travolti o, per non esserne travolti, finiscono col divenire dei disonesti, ottenendo con male arti ciò che non sanno ottenere col loro merito.

6Io sono stato un Maestro molto severo con te perché ti volevo forte nello spirito. Tu eri tanto debole. Come vilucchio sottile, avevi bisogno di abbracciarti ad altri per dare ad essi la gioia dei tuoi fiori d’amore e a te quella di avere chi li sostenesse senza vederli cadere sotto il piede dell’indifferenza e morire così, dopo avere inutilmente fiorito. Io ti ho fatto il vuoto intorno, lasciando sulla tua landa un solo tronco scabro e gigante, molto, troppo scabro per la povera esile campanula che ne aveva paura.

7Sei rimasta perciò a terra, conoscendo arsione e polvere e il gusto così poco piacevole della polvere arida. Se piangevi per essere stata calpestata o percossa da chi passando neppur ti aveva vista, mentre tu l’avevi salutato da lontano con gioia ed avevi tentato di alzare i tuoi rametti che la gioia aveva coperto di fiori – la gioia e la speranza – ecco che il pianto si mescolava con la polvere del suolo e sporcava la seta dei tuoi fiori col fango ancor più disgustoso della polvere. Poveri fiori che si macchiavano di terra mentre la loro missione, per cui li avevo creati, era empirsi di Cielo!

8Stanca di esser sola, calpestata, e lordata da quanto non poteva saziarti – l’umanità con le sue durezze, egoismi e povere affezioni umane, false, egoiste, e sensuali, che non ti capivano, che non potevano bastarti – hai cominciato a pensare al tronco che rimaneva fedele al suo posto, presso a te, mentre gli altri steli – canne pieghevoli ad ogni vento, non più di canne – venivano svelte da una forza, misteriosa per la tua ignoranza di allora, ma il cui nome era Amore Divino.

La salita alla vetta della Croce.

9Quanta fatica, povera Maria, per tenderti a quella volta, per alzarti sino a gettare il primo anello intorno al tronco così rude, così rude per la tua debolezza, così difficile ad abbracciare. Col pianto che ti strappava il dolore di questa asprezza e la fatica, hai dovuto lavarti da ogni polvere di umanità per essere più agile e leggera. Perché polvere e fango incrostano e pesano. Ma quanta gioia quando hai visto che il primo tuo fiore, fiorito contro il tronco rude, non ha subito percossa di durezza umana, non si è appassito nella polvere né lordato nel fango, ma ha potuto olezzare, carezzando il suo sostegno, e imperlarsi di rugiada, solo di rugiada fresca e purificatrice, e di gemme arrubinate che piovevano dall’alto del tronco a far più bella e forte la tua corolla. La tua prima corolla che si empisse di Cielo.

10Hai voluto riaverla questa gioia e sei salita ancora. Due, tre, dieci anelli sempre più alti sul tronco rude, e sempre più forza e profumo, e sempre più rugiada e cielo e rubini sui fiori sempre più numerosi. Quando sei stata a mezza via, hai conosciuto il nome di quel tronco: era la mia croce. Ed essa ti ha parlato con la sua voce di dolore e di amore.[208] Hai letto sul suo legno, scritte col Sangue del tuo Dio, le verità che sono vita, le hai baciate, ne hai sentito il sapore e hai voluto salire fino in alto, là dove un Volto doloroso ti sorrideva gocciando pianto e sangue: la tua rugiada e i tuoi rubini. Non hai voluto più che questo.

11Ecco allora che il tuo Maestro e Redentore ha fatto più liscio il tronco del suo trono, sempre più liscio e dolce per aiutarti a salire. Perché l’amore ottiene ricambio d’amore e il mio, che già ti amava fino a volerti tutta per sé, ora che lo amavi con tutta te stessa ti amò con predilezione.

12Eccoti, piccola voce, giunta alla conoscenza del tuo Bene. Dall’alto del nostro patibolo di redentori-amanti tu guardi non con desiderio ma con misericordia la Terra lontana, i poveri steli che non sanno venire alla Croce, e guardi il Cielo per pregarlo in loro favore, perché unita al Cristo condividi la sua divina sete di amare e salvare le anime. Dall’alto della Croce tu impari la scienza più alta e, come uccello sulla vetta di un altissimo cedro, canti i suoi insegnamenti perché li odano i poveri steli e vengano verso la Luce.

L’amore soprannaturale.

13Hai avuto i doni più grandi. Ma il dono dei doni è stato l’amore. Ed Io ti insegno a sempre più salire nella via che è sublime: quella dell’amore. Se passando dal vero amore al piccolo amore tu tornassi ad amare te stessa nelle creature – medita questa grande verità che è la chiave di ogni affezione umana – i tuoi sostegni si allenterebbero dal tronco sublime e riconosceresti il fango amaro che empie ma non sazia.

14Ama. Me sopra ogni cosa. Per tutto il bene che ti ho dato. Ama il prossimo in Me, nulla sperando da esso, nulla pretendendo. Amalo appunto perché è così incapace di amare e così infelice per non sapere amare. Amalo pensando che ogni prossimo è opera di Dio e che per ogni prossimo Io sono morto. Amalo pensando al mio dolore del Getsemani nel quale ogni singhiozzo rispondeva al nome di uno per il quale inutile sarebbe stata la mia morte. Amalo soprannaturalmente perdonando, compatendo, istruendo, pazientando, soffrendo per esso.

15Sei povera? Non importa. L’amore non ha, a mezzo di espansione, il denaro: l’amore soprannaturale. Sei malata e impotente? Non importa. L’amore non ha, a mezzo di espansione, la salute fisica e la forza: l’amore soprannaturale. Sei reclusa e il mondo ti ignora? Non importa. L’amore non ha, a mezzo di espansione, la libertà materiale e la notorietà fra le folle: l’amore soprannaturale.

L’amore soprannaturale perfetto in Maria.

16Mia Madre era povera e ignorata, reclusa prima nel Tempio e poi nella sua verginità schiva. Eppure vi ha dato il Tesoro. Eppure ha portato fra gli uomini la Parola. Era silenziosa, impotente perché donna, era ritenuta “nulla” dal giudaismo. Eppure nessuna creatura, Me eccettuato, ha parlato le sue parole ed ha agito come Essa.

17L’amore soprannaturale, perfetto in mia Madre, ha compiuto il prodigio di giungere al Cielo, aprirne le porte, trarne il Tesoro, mettere fra i silenzi del mondo colpevole e le sue ignoranze la Parola che è Scienza, distribuire la Vita col Sangue che come fiume ha avuto sorgente nella roccia di diamante purissimo del suo seno verginale, ha saputo darvi la Grazia, il dono dei doni, o miseri uomini che eravate simili ad animali per la colpa, offrendo, nel silenzio e nell’amore, il suo Gesù dal momento in cui prese Carne al momento che portò la sua Carne al Cielo… Oh! separazione! Martirio della Madre mia! Martirio d’attesa, in attesa di ascendere al suo trono!

18“Sia fatto di me secondo la tua parola” Ella ha detto davanti all’Angelo[209], nella grotta di Betlemme, nel Tempio, a Nazareth, sul Golgota e sull’Oliveto; ogni volta che il Padre le chiese un sacrificio, e sempre più alto, della sua volontà e del suo amore. Non tanto per esser la Madre di Dio, quanto per aver saputo la Carità – e la pronta ubbidienza al volere eterno è l’acqua regia che prova l’oro della carità – Ella è stata ed è sublime.

I doni sono dati in merito all’amore[210].

19I doni vengono da Dio. L’amore è merito vostro. Dunque agli occhi di Dio il vostro merito è nell’amore che avete.

20Io, Maestro, con severità prima e con dolcezza ora, ti istruisco nella Scienza sublime perché per essa come su via sicura tu giunga ben alto. La Carità ti fortifica con la sua benedizione perché tu sempre più proceda nelle sue vie.»

429.  Martirio di Stefano[211].

Rabbi Gamaliele.

1Ieri sera ho avuto una singolarissima visione[212] che sul principio mi ha lasciata proprio sbalordita. Poi ho capito che si riferiva alle prime persecuzioni verso i cristiani, avvenute proprio in Gerusalemme. Ma questo l’ho capito poi, quando la visione si è animata, perché sul principio non vedevo che l’interno del Tempio, e precisamente quel portico in quel cortile presso al quale è la bocca del Tesoro, quel punto, insomma, presso il quale, appoggiato a una colonna, Gesù osservava la folla nella visione della vedova che dà i due piccioli.[213]

2Alla stessa colonna, proprio alla stessa – la riconosco per la sua posizione presso le bocche del Tesoro e la scala che immette all’altro cortile – è un autorevole personaggio. Un fariseo certo, tale me lo denunciano la veste e il mio interno ammonitore.

3È un uomo sui sessant’anni, a giudicare dall’aspetto. Dai 55 ai 60. Alto, di nobile portamento e anche bello nei tratti fortemente semitici. La fronte deve essere alta, ma non è scoperta per un bizzarro copricapo che la copre sino a quasi le sopracciglia molto folte e dritte, che ombreggiano due occhi intelligentissimi, penetranti, neri, molto lunghi di taglio e incassati ai lati di un naso che scende diritto dalla fronte, lungo, sottile, dalle narici palpitanti, lievemente curvo in basso, alla punta. Guance di un avorio carico piuttosto incavate, non per emaciazione ma per conformazione del viso. Bocca piuttosto larga, dalle labbra sottili, ma bella, ombreggiata da baffi che non ne superano gli angoli e che si mescono ad una barba tagliata quadrata, che scende non più di tre dita dal mento; i baffi e la barba, molto ben curati, sono di una brizzolatura tanto accentuata da esser più bianca che nera, come doveva essere inizialmente e come denunciano dei rari fili di un nero fin quasi azzurrognolo tanto è morato.

4Ma quello che mi colpisce è l’abito. Sulla testa ha un copricapo fatto di un telo di lino piuttosto rigido, che cinge la fronte e si chiude sulla nuca come la cuffia delle infermiere di Croce Rossa. Il lembo libero ricade, al disopra della fermatura, sul collo e giunge alle spalle. È una specie di cappuccio, insomma, ma da adattarsi di volta in volta. L’abito invece è fatto così. Sotto, una lunga (fino a terra, a coprire i piedi, che infatti non vedo) veste di lino candidissimo, molto ampia, con maniche lunghe e larghe, tenuta a posto alla vita da una ricca cintura che è tutto un gallone di ricamo e di cordoni. La veste ha degli orli ricamati come a bordura, molto ampi. Sopra questa vi è una specie di sopravveste curiosissima. Dietro pare una pianeta da Messa: un pezzo di stoffa tutta ricamata che pende dalle spalle sin verso il ginocchio, aperta ai lati, e che sul davanti scende a V fino all’altezza di dove finisce lo sterno facendo pieghe: 3 per parte, e sullo sterno è tenuta raccolta da una targa lavorata di metallo prezioso, che pare la borchia o chiusura di una cintura preziosa, che va ad allacciarsi ai lati posteriori della pianeta (la chiamerò così) ma  non strettamente: appena quel tanto da tenere tutto a posto. Oltre questa fibbia, la pianeta scende senza più pieghe fino al ginocchio.

5Questo scarabocchio vorrebbe essere la parte davanti di questa parte dell’abito del fariseo. Non rida di me. Tutto intorno ai suoi bordi, questa singolare casacca ha dei nastrini messi così azzurri, fitti fitti. Questi nastri messi a frangia si ritrovano anche sui bordi di un amplissimo mantello di stoffa morbidissima, pare quasi una seta tanto è pieghevole e lieve, deve essere lino o lana del filato più fino, ma per la candidezza direi lino. Il mantello è tanto ampio che potrebbe bastare a coprire tre persone. Ora è aperto e pende dalle spalle sino a terra, dove si ammucchia con pieghe fastose.

6Il fariseo ha le mani conserte sul petto, le braccia conserte, e guarda con severità e direi con disgusto qualche cosa. Non è sprezzante però. Direi addolorato.

7Fin qui la prima parte della visione che ho descritto al presente per maggior vivezza, anche perché è tuttora presente alla mia vista come ieri sera. Se sapesse quanto ho studiato la veste del fariseo! Potrei dire e disegnare, se fossi capace, i ghirigori della fibbia preziosa e le greche dei bordi ricamati.

Saulo.

8In un secondo tempo ho visto venire davanti al fariseo un giovinotto, un ebreo certo, dalle caratteristiche nette, e anzi un brutto ebreo. Bassotto, tarchiato, direi quasi un poco rachitico, con gambe molto corte e grosse, un poco divaricate ai ginocchi: le vedo bene perché ha veste corta come chi si appresta a viaggiare, me lo dice il mio ammonitore… Una veste grigiognola. Braccia pure corte e nerborute, collo corto e grosso che sostiene una testa piuttosto grossa, bruna, con capelli corti e ruvidi, dalle orecchie piuttosto sporgenti, labbra tumide, naso fortemente camuso, zigomi alti e grossi, fronte convessa e alta, occhi… tutt’altro che dolci. Piuttosto bovini ma dallo sguardo duro, iracondo. Eppure questi occhi, nerissimi sotto i cespugli di sopracciglia arruffate, sono occhi bellissimi. Fanno pensare. Non ha barba lunga, ma le guance paiono affumicate dall’ombra di una barba foltissima e che deve esser ispida come i capelli. È un uomo decisamente brutto nel corpo e nel volto. Pare persino un poco gobbo nella spalla destra. Ma pure colpisce e attira nonostante abbia aspetto brutto e cattivo.

9Va di fronte al fariseo e gli dice qualcosa, con le sue grosse labbra, che io non capisco.

10Il fariseo risponde: “Non approvo la violenza. Per nessun motivo. Da me non avrai mai adesione a un disegno violento. L’ho detto anche pubblicamente”.

11“Sei forse protettore di questi bestemmiatori, seguaci del Nazareno?”

12“Sono protettore della giustizia. E questa insegna ad esser cauti nel giudicare. L’ho detto: ‘Se è cosa che viene da Dio resisterà, se no cadrà da sé’. Ma io non voglio macchiarmi le mani di un sangue che non so se meriti morte”.

13“Tu, fariseo e dottore, parli così? Non temi l’Altissimo?”

14“Più di te.[214] Ma penso e ricordo… Tu non eri che un piccolo, non ancora figlio della Legge, ed io insegnavo in questo Tempio con il rabbino più saggio di questo tempo… E la nostra saggezza ebbe una lezione che ci fece pensare per tutto il resto della vita. Gli occhi del saggio si chiusero sul ricordo di quell’ora e la sua mente sullo studio di quella verità che si rivelava agli onesti. I miei hanno continuato a vigilare, e la mente a pensare, coordinando le cose… Io ho udito l’Altissimo parlare dalla bocca di un fanciullo[215]che poi fu uomo e giusto e che fu messo a morte per esser giusto. E quelle parole hanno avuto conferma nei fatti… Misero me che non compresi avanti! Misero popolo d’Israele!”.

15“Maledizione! Tu bestemmi! Non vi è più salvezza se i maestri d’Israele bestemmiano il Dio vero”.

16“Non io l’ho bestemmiato. Tutti! E lo continuavamo a bestemmiare. Giusto hai detto: non vi è più salvezza!”.

17“Mi fai orrore”.

18“Denunciami al Sinedrio come colui che fu lapidato. Sarà l’inizio felice della tua missione e io sarò perdonato, per il mio sacrificio, di non aver compreso il Dio che passava”.

19Il brutto giovane va via sgarbatamente e la visione cessa lì. Stamane si ripresenta nettissima alla memoria, ma con un anticipo[216]che me la fa capire.

Condanna di Stefano.

20Vedo l’aula del Sinedrio, la stessa e messa nello stesso modo di quando accolse il mio Gesù nella notte fra il giovedì e venerdì.[217] Il Sommo Sacerdote e gli altri sono sui loro scanni; al centro dell’aula, nello spazio vuoto dove era Gesù, è ora un giovane, direi sui 25 anni, alto e bello. Intorno a lui, sgherri e allievi del Sinedrio, non so se si chiamino così, ma mi paiono studenti alle dipendenze dei rabbini, perciò allievi.

21Stefano deve avere già parlato[218], perché il tumulto è al colmo e ha riscontro solo nella gazzarra assassina che accompagnò l’uscita di Gesù dall’aula. Pugni, maledizioni e bestemmie sono tesi e lanciati contro il diacono Stefano e anche percosse brutali, per cui egli traballa, stiracchiato qua e là con ferocia.

22Ma egli conserva calma e dignità. Più che calma, gioia. Con viso ispirato e luminoso, senza curarsi degli sputi che vengono a rigargli il viso né di un filo di sangue che scende dal naso violentemente colpito, egli alza gli occhi e sorride ad una vista nota a lui solo. Apre le braccia in croce e le tende come per un abbraccio e cade in ginocchio così, adorando ed esclamando: “Ecco, io vedo i Cieli aperti ed il Figlio dell’Uomo, Gesù Nazareno, il Cristo di Dio che voi avete ucciso, è alla destra di Dio!”

23Allora la canea cessa di avere l’ultima parvenza di umanità e di legalità e, con la furia di una muta di mastini idrofobi, si scaglia sul diacono, lo morde, lo afferra, lo mette in piedi a suon di calci, lo spinge fuori a suon di pugni, tirandolo per i capelli, facendolo cadere e trascinandolo ancora, facendo ostacolo alla sua furia con la sua stessa furia, perché nella rissa chi cerca tirare il martire è ostacolato da chi lo calpesta.

24Fra i più veementi e crudeli è il giovane brutto che ho visto parlare al rabbino e fariseo e che chiamano Saulo. Mi spiace per l’apostolo… ma pareva un teppista prima di esser di Cristo…

25Vedo anche il fariseo e dottore il quale, uno dei pochi che non è partecipante alla zuffa, come è stato sempre silenzioso durante l’accusa e mentre è data condanna (e con lui mi pare vedere anche Nicodemo, in un angolo semi-scuro), il quale fariseo e dottore, disgustato della scena illegale e feroce, si ammanta nel suo amplissimo mantello e si dirige verso un’uscita opposta a quella verso la quale è diretta la turba dei carnefici.

26La mossa non sfugge a Saulo che grida: “Rabbi, te ne vai?” e dato che l’altro mostra di non prendere per sé la domanda, Saulo specifica: “Rabbi Gamaliele, ti astrai da questo giudizio?”.

27Gamaliele si volge tutto d’un pezzo e con sguardo altero e freddo risponde semplicemente: “Sì”. Ma è un “sì” che vale un intero discorso.

28Saulo comprende e, lasciando la muta, corre a lui. “Non vorrai dirmi, maestro, che disapprovi la nostra condanna”.

29Silenzio.

30“Quell’uomo è doppiamente colpevole per aver rinnegato la Legge seguendo un samaritano posseduto da Belzebù e per averlo fatto dopo essere stato tuo allievo”.

31Silenzio.

32“Sei tu forse seguace del malfattore detto Gesù?”.

33“Non lo sono. Ma se egli era colui che si diceva, io prego l’Altissimo che io lo divenga”.

34“Orrore!”.

35“Nessun orrore. Ognuno ha una intelligenza per adoperarla e una libertà per applicarla. Ognuno l’usi secondo quella libertà che Dio ha dato e quella luce che ci ha messo in cuore. I giusti l’useranno nel bene, i malvagi nel male. Addio”. E se ne va senza curarsi d’altro.

Lapidazione di Stefano.

36Saulo raggiunge gli aguzzini nel cortile ed esce con loro dal Tempio e dalle porte della città, sempre fra percosse e dileggi.

37Fuori le mura, in uno spazio incolto e sassoso, i carnefici si allargano a cerchio. Al centro è il condannato con le vesti lacere e già pieno di ferite sanguinose. Tutti si levano le sopravvesti rimanendo in corte tuniche come quella di Saulo nella visione di ieri sera. Le vesti vengono date a Saulo che non prende parte alla lapidazione. Non so se perché troppo piccolo o conscio della sua incapacità di tiratore o se perché scosso dalle parole di Gamaliele. Fatto è che Saulo resta con la veste lunga e il mantello a custodire le vesti degli altri, i quali, a colpi di pietra (le pietre abbondano nel luogo, ciottoli tondi e selci aguzze), finiscono il martire.

38Stefano prende i primi colpi in piedi con un sorriso di perdono sulla bocca ferita. Prima, con quella bocca, ha salutato Saulo. Gli ha detto, mentre la muta si apriva a cerchio e Saulo era intento a ritirare le vesti: “Amico, io ti attendo sulla via di Cristo”. Al che Saulo aveva risposto, accompagnando gli epiteti con un calcio vigoroso: “Porco! Ossesso!”.

39Poi Stefano vacilla, e sotto la grandine dei colpi cade in ginocchio dicendo: “Signore Gesù, ricevi lo spirito mio!”. Altri colpi sul capo ferito lo fanno stramazzare, e mentre cade e si adagia col capo nel suo sangue, fra i sassi, mormora spirando: “Signore, Padre, … perdonali… non tener loro rancore per il loro peccato. Non sanno quello che…”. La morte ferma la frase qui.

40I carnefici lanciano un’ultima valanga[219]di sassi sul morto, lo seppelliscono quasi sotto questa grandinata di pietre. Si rivestono e vanno. Tornano al Tempio e i più accesi si presentano, ebbri di zelo satanico, al Sommo Sacerdote per aver carta libera a perseguitare.

41Fra questi, il più acceso è Saulo. Avuta la lettera di autorizzazione – una pergamena col sigillo del Tempio in rosso – esce. Non perde tempo. Si appresta subito al viaggio e alla persecuzione. Il sangue di Stefano gli ha fatto l’effetto del rosso a un toro e di un vino ad un demente per alcoolismo. Lo ha portato alla furia. È più brutto che mai. Mi scusi l’apostolo. Ma devo dire ciò che vedo.

42Mentre attende non so chi, vede Gamaliele appoggiato alla colonna e va a lui. Ho l’impressione che Saulo fosse di quelli che non lasciavano cadere una disputa, ma con una insistenza da mosca tornasse sempre all’assalto. Nel male prima, nel bene poi.

43Rivedo esattamente la scena di ieri sera, che perciò non ripeto. E null’altro.

44Io non avevo riconosciuto Gamaliele, molto più vecchio del momento della disputa di Gesù fanciullo, e ora con quel copricapo che allora non aveva. Ma dico il vero. Fin da allora mi era piaciuto. Ora mi piace più ancora. Mi impone rispetto. Non so se sia morto cristiano.[220] Ma vorrei lo fosse perché mi pare lo meritasse. Era giusto.

45Come lei vede, una visione proprio impensabile ad aversi, specie per quello che riguarda Gamaliele. Ma è così netta! Una delle più nette e insistenti. Potrei numerare persone, pietre e colpi, tanto sono esatti i particolari.

46Per ora nessun commento da parte di Gesù.

430. Manifestazioni di Gesù[221].

Le manifestazioni di Gesù[222].

Dice Gesù:

1«La mia vita terrena può dirsi una continua Epifania, poiché epifania vuol dire manifestazione. Ed Io mi sono manifestato agli uomini durante i miei 33 anni, senza sosta.

2Quando e dove la manifestazione non fu accompagnata da qualche “che” di miracoloso, atto a richiamare violentemente l’attenzione, sempre sviata verso il men buono, degli uomini, fu però sempre tale da essere un segno di soprannaturale manifestazione la Virtù praticata perfettamente, ed in ogni suo nome, dal Figlio di Giuseppe e Maria di Nazareth, dal Figlio di Giuseppe legnaiolo e di Maria, un’umile donna povera e silenziosa che viveva appena notata dai concittadini per la sua ritiratezza in casa. Nelle umili virtù quotidiane di amore e rispetto ai genitori, di operosità, di onestà nel lavoro e di onestà nel lucro, di rispetto a sé stesso, di obbedienza alle leggi e ai superiori, di carità verso il prossimo, di giustizia, di temperanza, e, più ancora, nei sensi, il Figlio di Giuseppe legnaiolo era sapiente, e ogni suo atto manifestava uno spirito in cui viveva Dio nelle sue perfezioni.

Gesù cresceva secondo le regole dell’età[223].

3Ma il mondo, e anche il piccolo mondo di Nazareth, non vede mai le manifestazioni di una virtù che, per essere quotidiana e connessa ai fatti quotidiani, passa umilmente sulla sua via fiorita di spine che divengono rose unicamente se calpestate, ferendosene e gocciando sangue e lacrime, per procedere fedelmente nelle virtù. Lasciamo dunque questa manifestazione quotidiana, durata trent’anni, di Colui che cresceva e si irrobustiva non solo nella carne ma nel superiore e che, possedendo per la sua natura la pienezza della Sapienza e della Grazia, per amore degli uomini aveva posto limiti umani a queste perfezioni incarnatesi nella vostra miseria insieme al suo spirito, e permetteva loro di crescere secondo le regole connesse alle età umane, progredendo perciò con misura nel crescere nella sapienza e nella grazia, come Figlio dell’uomo dinanzi a Dio, suo Padre, e agli uomini suoi figli, e fratelli, ora, per la sua incarnazione.

4Oh! quanta luce di orizzonti di scienza divina vi può aprire anche una sola parola del mio Vangelo! In quel “si irrobustiva”, in quel “cresceva[224] del Vangelo della mia fanciullezza, quanto mistero di amore e giustizia perfetti non è rinchiuso! Voi leggete e passate oltre. Oppure leggete e meditate, ma intingendo in un succo umano quanto è cosa sovrumana. La vostra carne è tanto forte in voi che soverchia le forze intellettive dello spirito. Onde avviene che solo a coloro che hanno ucciso la carne, nelle sue voci e prepotenze, e fatto di queste rovine la base al trono dello spirito-re, si concedono le cognizioni, sia per divina parola che per divina infusione di una intelligenza che rasenta il perfetto, perché procede dal Paraclito che per una spirituale incarnazione del Verbo in voi, vergini spiriti desiderosi unicamente di nozze eterne, infonde Se stesso e genera in voi la Parola, facendovi “portatori del Cristo” come lo era la Sposa verginale dei suoi ardori settiformi.

5Ho detto: “che rasenta il perfetto”. Perfetta è, poiché viene da Dio. Ma non potrebbe umana creatura possedere la Perfezione quale essa è. Ne rimarrebbe dissolta. Dissolta perché cuore e mente di vivente sulla terra non possono contenere la cognizione totale di ciò che è Dio. L’Infinito non cape nel finito.

6Conoscere Dio per lo spirito disincarnato è vita e gioia. Conoscere Dio per la creatura in esilio sarebbe folgorazione. Estasi troppo sublime distruggerebbe intelligenza e vita con lo scoccare della sua scintilla, veniente dalla Verità. La Verità, che è buona, si veste sempre di un velo di carne per rendersi sopportabile alla vostra debolezza, per permettere alla vostra limitatezza di conoscere Dio e vivere nella sua cognizione, portando il Cielo in voi, senza morirne avanti che sia giunta l’ora.

Gioia di sentirsi Maestro.

7Ma torniamo all’argomento iniziale.

8È così grande gioia per Me Maestro, per Me Amatore vostro, parlare con voi – che come bambini amorosi siete ansiosi di udirmi e state con i puri occhi dei pargoli spirituali e col sorriso dell’amore intorno a Me che vi amo – che Io non so mettere freno alla mia gioia di istruirvi, o cari al mio cuore, o benedetti che mi concedete d’esser ancora il “Maestro” fra i suoi apostoli diletti. Per questo, Io, a cui l’amore è fiumana che rompe gli argini per effondersi – e gli argini sono i temi e i limiti che Io metto alla mia lezione per compassione della vostra debolezza che si stanca nell’ascoltare e nel ritenere o nello scrivere – per questo, Io al tema iniziale inserisco altri temi per portarvi con Me sempre più in alto e tenervi stretti a Me più tempo, allievi e figli diletti in cui, come il Padre con Me, Io mi compiaccio.

Ogni manifestazione santifica.

9Lasciamo le manifestazioni quotidiane della mia vita e prendiamo le grandi manifestazioni. La Nascita, la Presentazione al Tempio, l’Adorazione dei Magi venuti da Oriente, la Disputa fra i dottori, il Battesimo al Giordano, la Trasfigurazione, la Risurrezione, l’Ascensione al Cielo. Meno l’ultima, tu ne hai avuto di ognuna la visione e il commento del tuo Dio o di sua Madre. Hai potuto, attraverso il mio commento o coi lumi della tua mente – specchio volto verso la Luce e che aumenta la sua luminosità concentrando su di sé la Luce che riflette per ansia d’amore e che per risposta d’amore in esso si specchia – vedere come ad ogni manifestazione corrisponda la santificazione di coloro che fra i presenti possiedono la “buona volontà” richiesta agli uomini per possedere la Pace, ossia Dio.

10I pastori, i primi a cui fu manifesto il Verbo incarnato, ne rimasero santificati. La Grazia lavorò in loro come seme nella terra la cui opera invernale non è vista da occhio d’uomo, ma che fiorisce in stelo e spiga quando l’ora è venuta, e l’uomo lo vede e gioisce pensando al futuro pane. Così nei pastori[225] la Grazia lavorò durante i trent’anni del mio nascondimento, e poi fiori con spiga santa quando fu il tempo in cui i buoni si separarono dai malvagi, per seguire il Figlio di Dio che passava per le vie del mondo gettando il suo grido di amore per chiamare a raccolta le pecore del gregge eterno, sparpagliate e sperdute da Satana.

11Tu li avresti veduti, se fossi stata presente, fra le turbe che mi seguivano. Più ancora: li avresti visti esser miei messi, perché coi loro semplici e convinti racconti bandirono il Cristo dicendo: “È Lui. Noi lo riconosciamo. Sul suo primo vagito scesero le ninna-nanne degli angeli. A noi fu detto che avranno pace gli uomini che avranno buona volontà. Buona volontà è il desiderio del Bene e della verità. Seguiamolo, seguitelo, a avremo la pace promessa dal Signore”.

12Umili, ignoranti e poveri, i miei primi ambasciatori fra gli uomini si scaglionarono come sentinelle lungo la via del Re d’Israele, del Re del mondo, occhi fedeli, bocche oneste, cuori amorosi, incensieri odoranti la loro virtù per far meno corrotta l’aria della terra intorno alla divina Persona che s’era incarnata per loro, e fino ai piedi della croce Io li ho trovati, dopo averli benedetti con lo sguardo lungo la via sanguinosa del Golgota, unici che non maledissero fra la plebe scatenata ma amassero, credessero, sperassero ancora e mi guardassero con occhi di compassione, pensando alla notte lontana e piangendo sull’innocente il cui primo sonno fu su un legno penoso e l’ultimo su un legno ancor più doloroso. Questo perché la mia epifania a loro, anime rette, li aveva santificati.

13E così i tre Savi d’Oriente[226], e Simeone e Ann[227], a così Andrea e Giovanni alla manifestazione del Giordano[228], e pienezza di santità a Pietro, Giacomo e Giovanni al Tabor[229]; e Maria di Magdala nell’orto di Giuseppe d’Arimatea la domenica pasquale[230]; e perfezione di santità sull’Oliveto per gli undici perdonati del loro attimo di smarrimento e tornati fedeli per l’amore che li ardeva[231].

I dotti prigionieri del sistema.

14Gamaliele, e con lui Hillel, non erano né semplici come i pastori, né santi come Simeone, né asceti come i tre Savi. In lui, e nel suo maestro e parente, era il viluppo delle liane farisaiche a soffocare la Luce e la libera espansione della pianta della Fede. Ma nel loro esser farisei era purità di intenzione. Credevano di essere nel giusto e desideravano di esserlo. Lo desideravano d’istinto, perché erano giusti, e di studio, perché il loro spirito gridava, malcontento: “Questo pane è mescolato a troppa cenere. Datemi il pane della vera Verità!”.

15Non forte al punto di avere il coraggio di spezzare queste liane, l’umanità lo teneva ancor troppo schiavo e con essa le considerazioni della stima umana, del pericolo personale, del benessere familiare. Gamaliele non aveva saputo “comprendere Dio che passava” e usare “quell’intelligenza e quella libertà che Dio ha dato all’uomo”, secondo le parole[232] di rabbi Gamaliele, per questo riconoscimento e questa mutazione di pensiero, per cui da dottore dell’errore, avendo gli uomini corrotto il Vero in Errore per loro utile, sarebbe divenuto discepolo della Verità.

16Non era il solo. Anche Nicodemo e con lui Giuseppe d’Arimatea non sapevano mettere sotto i piedi le formule e le consuetudini e abbracciare palesemente la nuova Dottrina, e venivano ad essa “in occulto per timore dei Giudei”.[233] Più avanti nel bene questi due ultimi, al punto di osare il gesto pietoso del venerdì. 19Meno avanti rabbi Gamaliele.

La potenza dell’intenzione.

17Ma – osserva la potenza della retta intenzione – ma la sua umana giustizia si intinge di sovrumano, mentre quella di Saulo si sporca di demoniaco, nell’ora che lo scatenarsi del Male li pone davanti al bivio della scelta fra il bene e il male, il giusto e l’ingiusto.

18L’albero del Bene e del Male[234] si drizza davanti ad ogni uomo, presentando con più appetitoso aspetto i frutti del Male, e fra le sue fronde, con ingannevole voce di usignolo, sibila la Tentazione. Sta all’uomo, creatura dotata di ragione, saper discernere e volere solo il frutto buono, anche se è spinoso a cogliersi, amaro a gustarsi, e meschino a vedersi. La metamorfosi in morbidezza, in dolcezza e bellezza, avviene quando si è scelto e si è nutrito lo spirito di questo amaro santo.

19Saulo tende le mani avide al frutto del Male, dell’Odio, del Delitto. Gamaliele, superando le liane tenaci dell’umanità e della consuetudine, per il fiorire del lontano seme di luce che la mia quarta epifania gli aveva posto in cuore, in un cuore di retta intenzione, e che egli aveva accolto e difeso con onesta affezione e eletta sete di veder spuntare, tende le mani al frutto del Bene. Il suo volere e il mio Sangue rompono la dura scorza di quel seme che egli ha tutelato, e sotto il sole delle parole apostoliche e della fede di Stefano ne nasce la pianta novella del suo cristianesimo e della sua santità agli occhi miei. Perdonato di non aver compreso avanti, il suo desiderio di divenire mio seguace viene benedetto dall’Altissimo, e si muta in realtà senza bisogno della folgorazione sulla via di Damasco,[235] necessaria al protervo che per nessun’altra via sarebbe stato conquistato alla Luce.

Assunta al trono del Re

20Non faccio altro commento, perché non necessita.

21Piccolo Giovanni, piccolo giusto che ami chi è giusto e desideri saperlo santo, hai saputo che rabbi Gamaliele è santo agli occhi miei perché fu giusto. Siilo tu pure sempre più.

22Anche a te si è manifestato Cristo. Non una, ma più volte. Non col solo aspetto, ma con la sua sapienza. La tua giustizia cresca dunque in proporzione con il suo svelarsi. Ancor più e ancor per molto Io mi manifesterò a te. E, se ne sarai sempre meritevole, con la parola sinché Io vorrò, con la presenza sempre, così sarò teco, sino al momento che tu sarai meco. Ora Io ospite tuo come in una nuova Betania. Poi tu ospite mia, più che ospite: sposa. Assunta al trono del tuo Re, piccola novella Ester, fatta bella[236] e fragrante non per ornamenti donneschi ma per esser stillante l’olio di mirra del sacrificio e gli aromi e profumi dell’amore e della fedeltà e purezza e di ogni virtù che è mia, tutto tu hai da Me. Io ho dato ordine al mio e tuo angelo di ornarti, di darti ciò che ti occorre, e ti ho dato sette e sette ancelle; i miei doni e i sacramenti, poiché è mio anche ciò che è dello Spirito-Amore. Sarai amata più di tant’altri, che credono d’esser in posto di favore, e non sono dissimili dall’astioso Aman e che, come questi, per superbia odiano i saggi e i fedeli del Cristo. E troverai grazia e favore presso il tuo Re e pace e benedizioni per coloro per cui preghi, perché il tuo pregare sarà esaudito da Dio.

23Va’ ora in pace. La mano del tuo Signore è sul tuo capo.»

Martirio di santo Stefano.

A sera aggiunge Gesù:

24«Piccolo Giovanni, ora che ti sei riposato, aggiungi questo.

25La Chiesa, divinamente ispirata, ricorda Gamaliele insieme all’invenzione di colui il cui martirio fu la pioggia d’aprile che fa erompere lo stelo in spiga. Ed è in questi giorni di agosto che la Chiesa nei suoi annali ricorda il ritrovamento del corpo di Stefano e colui che trovò la via di Dio, cercata per nostalgia della mia voce fanciulla per tutta la vita, la via che gli indicava lo sguardo rapito del primo mio martire.

26Basta, ora. Domani verrò a farti felice.»

431. Un grande dono[237].

Le rivelazioni private.

Ogni cosa svelata è un tesoro spirituale[238].

Dice Gesù:

1«Vieni, piccolo Giovanni. Come il piccolo Beniamino la cui visione[239] ti è tanto piaciuta, metti la tua mano nella mia, ché Io ti conduca per i miei campi di grazie. Grazie per te e per gli altri. Doni e doni. Perché ogni cosa che Io ti svelo o ti dico è un grande dono.

2Tu non ne conosci neppure il valore. Non il valore spirituale. Quello per te è infinito. Il valore colturale, dico, storico, se più ti piace. Sono gemme di prezzo. Tu, come un bambino, te le trovi messe nelle mani e le ami per il loro colore variato, ma non sai dar loro altro valore di quello di dono e di bellezza e di prova del mio amore. Altri invece, più dotti di te, ma meno prediletti di te, te le osservano con ansia e con ansia te le chiedono, queste spirituali gemme che il tuo Gesù ti dona, e le osservano e le studiano e le valutano con maggior scienza della tua e, volesse la loro volontà che fosse, col tuo modo di amare. Ma ciò è più difficile per loro che sono complicati. Non ci sono che i pargoli che sanno amare semplicemente, schiettamente, puramente.

3Tu non sai che amare. Ma restami sempre così. Dilettati con le variegate gemme che Io ti dono e poi dalle, generosa e lieta, a chi attende. Io ti riempirò sempre la manina di nuovi tesori. Non temere. Dai, dai. Il tuo Re ha forzieri inesausti per la gioia dei suoi piccoli.»

Esperienza carismatica.

Infantile stupore per i doni di Gesù.

4La prima parte di quanto è in data di oggi è stata provocata dal fatto che io, per tutte le ore che fui sveglia nella notte, avevo pensato alle belle cose che Gesù mi rivela, e gli dicevo: “Come sei buono con la povera Maria! Quante cose mi insegni! E che belle!”. Non dicevo certo parole sublimi. Parlavo proprio da bambina perché, ignorante come sono, non so infatti capire il valore storico delle cose che vedo e che scrivo, e me ne diletto perché sono soprannaturalmente belle e mi fanno vivere con Gesù o con gli amici di Gesù. Non per altro. E fa bene Gesù a farmi vivere così.

Visita del Direttore Spirituale.

5Sembra che da quando lei è stato qui[240], ossia da un mese[241], io sia più quieta e serena. No. Ho ubbidito al suo consiglio cercando di torcere lo sguardo dalla mia condizione di esiliata in un paese che non amo e non posso amare,[242] cercando di non dire più una parola, né a me né agli altri, in merito. Cercando di distrarmi dal dolore che mi macina.

6Credo, se mi esamino con acuta osservazione e sincerità, di aver mancato con la parola solo tre volte e col pensiero meno ancora, perché tutte le volte che il cuore e la mente vanno alla mia casa, al bisogno di lei, Padre, ai ricordi di questi mesi – morte di papà, onomastico di mamma, genetliaco di papà, malattia della mamma[243], per cui posso dire che io l’ho perduta col 24 agosto, perché da quel giorno non l’ho più vista – io ne fuggo subito subito.

Martirio incruento.

7Guardi. Solo domenica, 6 agosto, ho osato correggere il fascicolo[244] che lei mi ha portato: dal 30 marzo al 26 maggio, fascicolo che porta perciò la disperata cronaca dei giorni maledetti[245]. E ne ho sofferto indicibilmente. Lo sapevo che avrei sofferto. Sembra che sulle ferite del mio cuore questo studio di non stuzzicarle abbia steso un sottile velo di epidermide, per cui sembrano guarite. Non è così. Anzi la ferita, sotto il velo che non permette sfogo agli acri umori della ferita, sempre più lavora nel profondo e mi consuma. Io sola so come si sta spezzando il mio cuore. 10Reagire era uno sfogo. Non reagire è spezzarsi. Ma ubbidisco e mi spezzo.

Piccolo errore teologico.

8Non voglio per ubbidienza pensare, ricordare che Dio ha permesso che io conoscessi l’inferno. Ma quel ricordo è in me, anche a mia insaputa. E se lo spirito non lo vuole ricordare, lo ricorda la mente. E se questa si impone di non ricordare, lo grida il cuore. E se questo viene stritolato per farlo tacere, lo urla la carne. Quando si è vissuto l’inferno, non lo si dimentica più, neppure se si è in Paradiso. Io credo che quelli che per un motivo imperscrutabile hanno avuto sulla terra questa tortura, fra la luce paradisiaca vedranno sempre un puntino nero: il loro inferno; fra la dolcezza paradisiaca sentiranno sempre una goccia di fiele: il loro inferno; fra la gioia paradisiaca saranno ogni tanto scossi da un sussulto di orrore per il ricordo del loro inferno.

Appoggiarsi al Cuore della Mamma Ss.

9E dico a Gesù: “Non mi far pensare, Maestro e Amore mio. Tienimi la mia povera testa fra le tue care mani perché non veda, non senta, non ricordi il passato, le voci del passato, i ricordi del passato, e neppure veda le ombre del futuro… Non mi far pensare… non mi far pensare, Gesù mio. Pensare vuol dire riavere in bocca l’amaro della disperazione, della follia. Abbi pietà, Gesù buono!”. E mi appoggio al cuore della Mamma che dal 2 agosto è sempre a me vicina, Mamma amorosa che non si impone, ma che io ritrovo subito, non appena la cerco a rifugio.

Pagine di consolazione.

10Però, se leggere la cronaca di quei giorni mi ha fatto male, le altre pagine mi hanno fatto tanto bene.

11Nel primo foglio – visione della morte della Maddalena – è detto: “Non vi è attesa per Maria”, e Gesù con una carezza mi ha sussurrato: “anche per la piccola Maria non c’è attesa”, e poi è detto: “Ti benedico, benedetta”. E Gesù a me: “Ti benedico, benedetta”.

12E ancora: “Non ci sono stato che Io che ho bevuto sino in fondo il calice senza temperarlo col miele, e quello che ho patito non voglio che voi lo soffriate”, e Gesù a me: “Credilo per te”.

13E oltre: “La nostra sofferenza deve esser tua”, e Gesù: “Vedi come ti amo? Ti accomuno al dolore mio e di mia Madre”.

14E più oltre dice Maria a Giovanni: “Egli (Gesù) non ha tenuto conto del tuo smarrimento”, e Gesù: “È vero. Non ho tenuto conto del tuo smarrimento dell’aprile. Sta’ in pace”.

15E il 9 aprile: “Ti chiedo la carità (di soffrire più ancora anche nel tempo pasquale) per le anime”. E Gesù: “Me l’hai data. Con dolore. Ma sei rimasta fedele. Grazie”.

16Non commento i disgraziati 20 giorni. Dico solo che, tanto essi che quelli non continui ma sparsi col loro spasimo fra le oasi di pietà divina, riletti ora, a distanza di tempo e fra le braccia di Gesù e Maria, mi sembrano ancora troppo dolci e moderati rispetto a quello che era la verità che io pativo. Non credevo che fra le strette di Satana io sapessi ancora rimanere fedele tanto.

17E come sono giusti i dettati di Gesù, i primi dopo la bufera! Giusti sempre, è naturale, ma questi giusti nel dire il mio tormento che solo Lui poteva con giustizia valutare.

18Non sono andata oltre al 12 maggio, perché correggo alla domenica quando non lavoro d’ago. Ma insomma ne ho avuto conforto misto a dolore. Conforto, però, più che dolore. E basta, perché ho le spalle rotte.

432. Vivere da Figli di Dio[246].

Figli di Dio in maniera totale.

Essere figlia di Dio.

Dice Gesù:[247]

1«Sei andata molto vicino al vero ma non lo hai perfettamente raggiunto.[248]

2Coloro che sono meco in Paradiso e che, per motivi imperscrutabili, hanno sulla terra vissuto un’ora di inferno, come tu la chiami, se ne ricordano, è vero. Ma non ne sentono l’amaro, non ne vedono il nero, non ne riceveranno più sussulti d’orrore nel ricordarla. Qui tutto è luce, dolcezza e pace. E nulla può annullarle, neppure il ricordo dei più atroci strazi subiti. Ma il ricordo resta. Non fa più male, ma vive. Esso è fomite ad una carità operante.

3Non dire mai più, mia piccola figlia, non dire mai più: “Se posso essere altrove, non mi vorrò più ricordare d’esser vissuta. Neppure uno sguardo avrò più per questa terra dolorosa dove è tanto dolore e tanto male”. Tu, ragionando così, ragioni umanamente. Questo non lo devi fare. Io ti ho messa fuori dalla piccola cerchia meschina di ciò che è umano. Ti ho già messa nell’infinita e gioiosa libertà del soprannaturale. Spogliati con santa fretta e con ilare volontà da ogni residuo di umano. Sii “figlia di Dio” in maniera totale.

4Esser figlia di Dio in maniera totale vuol dire esserlo come lo si è in Cielo, ossia possedere un amore che supera ogni ostacolo di ricordo amaro, anzi che dei ricordi amari fa pungolo per maggiore carità.

Vivere da figli di Dio.

5Vedi, figlia. Quando si è qui, nel mio Paradiso, si possiede l’Amore, perché il Paradiso è il possesso eterno di Dio che è Amore. Possedendo l’Amore perfetto, lo spirito subisce una metamorfosi di perfezione che ne capovolge anche l’ultimo residuo di giustizia umana.

6Ha sofferto sulla terra uno spirito? Appunto perché è conscio che sulla terra si soffre, ha pietà della terra e si dà ad una carità operante per pietà della terra.

7Ha sofferto sulla terra per causa degli uomini? Perché la terra, per sé stessa, è buona. Vi dà pane e lana, frutti e fuoco, non vi è nemica e crudele come lo è l’uomo. Ma appunto perché sa che sulla terra sono gli uomini quelli che fanno soffrire e che soffrono, ecco che lo spirito indiato sente una santa volontà di agire a pro dei poveri fratelli in esilio. Tutti poveri. Coloro che soffrono e, più, coloro che fanno soffrire, perché si procurano una povertà eterna e un’eterna desolazione.

Il paradiso dei santi e le anime purganti.

8I miei santi, dal seno beatifico della contemplazione, non cessano un momento di operare per voi che siete ancora raminghi nell’esilio, ed è una grande gioia per essi quando un mio sorriso ordina loro di venire fra voi a beneficarvi e a ricondurvi al Bene.

9Il Paradiso dei santi ha due facce. L’una guarda e si bea di Dio. L’altra è volta verso i poveri fratelli e non cesserà, questa vigile e amorosa carità, altro che quando l’ultimo uomo avrà finito di lottare sulla terra. I santi pregano la mia Maestà perché conceda loro di venire a voi per aiutarvi.

10Vedi, figlia? Oggi il mio martire Lorenzo[249] guarda con più amore che mai la povera terra e i poveri uomini, perché, immerso come è nella Carità e nella Sapienza, vede in essa terra e in essi uomini una delle due ragioni principali della sua eterna beatitudine, e vuole beneficarli per riconoscenza di essere stati per lui ragione di gloria. 13Anche se tu fossi nel luogo di temporanea espiazione, avresti questa carità operante. Perché le anime purganti non vedono ancora Dio, ma lo amano già come in Cielo e già hanno gli impulsi caritativi dei beati.

11Non dire, dunque, mai più di voler dimenticare la terra. I miei figli non hanno mai un amore egocentrico, ma imitando il loro Signore irradiano come soli i loro raggi su buoni e malvagi per richiamarli tutti alla Luce.

Pensare da figli di Dio.

12Questa lezione te l’ho voluta dare Io, Padre tuo, che ho tanto amato la terra, di cui conoscevo tutti i misfatti passati e futuri, i misfatti commessi in essa dagli uomini, che mi sono strappato dal seno il mio Verbo per mandarlo a santificare la terra. Il mio Pensiero sapeva che fra i misfatti futuri ci sarebbe stato il deicidio. Eppure ciò non ha posto freno al mio amore. Come non lo ha posto all’amorosa fretta del Verbo, né all’amorosa attività del Paraclito.

13Pensa da figlia di Dio, e la benedizione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo sarà sempre su te.»

La parola d’ordine dei figli di Dio.

14Come dolcemente ha parlato il Padre santissimo! Una lezione che è stata tutta una carezza, detta con tanta e pacata maestà che, come lei può notare, meno la parola “indiato”, che ho scritto di nuovo perché avevo fatto uno sgorbio per un improvviso scarto della mano, non ho avuto da fare correzioni o aggiunte per esser rimasta indietro mentre la Voce dettava.

15Non dirò più neppure quella cosa, dunque, e da oggi penserò, e lo dico a denti stretti, di occuparmi della terra quando l’avrò lasciata. Dai e dai, spero giungere a pensarlo senza fatica, e ciò se Dio mi aiuti…

16Quante cose che deve “non fare più” la povera Maria da quando è “portavoce”! Potrei dire che piano piano ho dovuto rinunciare ad ogni mio pensiero. Potrei dire che la parola base degli amorosi colloqui divini è: “Non fare questo per amore di Me”. Così sia, però, sempre. Mi basta che Egli mi tenga fra le braccia per impedire a Satana di seviziarmi coi ricordi…

Nell’ora della burrasca.

Il buon padrone di barca.

     Più tardi dice Gesù (è proprio Lui, perché ne sento la carezza):

17«Nei momenti di pericolo e di burrasca un padrone di barca è sempre vigile al suo posto. Non si fida più dei suoi marinai, neppure di quello che sta al timone, neppure del marinaio scelto, preposto alla manovra delle vele. Prende la barra del timone fra le sue mani, e dà ordini e sovraintende alle manovre delle vele. Perché sa che nessuno come lui, che ne è il padrone, può amare quella barca in cui egli ha messo le sue economie per averne pane per i figli e della quale ogni tavola, ogni chiodo, ogni cordame ha nome di un ricordo.

18Questo fu preso col sacrificio della sposa che volle negarsi una veste e un monile per fare più bella la navicella; quello è stato dato da quell’aspra fatica su nave straniera, lontano per tanto tempo dalla casa, fatica compiuta per averne larga mercede e raggiungere il sogno di possedere la barca più bella fra le barche del paese; su quella tavola fece i primi passi il primo dei suoi nati, sull’altra il vecchio padre pianse di gioia vedendo il figlio ormai padrone, e quelle lacrime sono state l’acqua lustrale del navicello… Quanti ricordi!

19Egli non vuole che la barca pericoli, perché le è troppo cara, amata come fosse la sua donna od il suo nato, come fosse una parte della sua casa… Veglia dunque su essa con vigile amore e nelle ore di pericolo non ne lascia un attimo la cura, perché non vuole vederla perire; neppure vuole vederla ferirsi, dando di cozzo contro gli scogli e le secche, o vederla disalberata, senza l’ala delle vele, perché una improvvida manovra le ha lasciate ghermire dagli artigli del vento di fortuna. Non vuole neppure che rallenti, con le vele flosce in una bonaccia sciroccosa, perché sa quanto infido è il mare e come la calma troppo fonda preluda ad una tempesta, appena fuori delle zone dove predominano le calme.

Nell’ora della burrasca.

20Così fa il buon padrone. Ed Io non dovrei fare ugualmente con te? Guardati indietro e osserva se, ogni volta che per te si preparava la burrasca, o quando t’era sopra e ti sbatteva, Io non presi il tuo timone.

21Ora che hai l’occhio spirituale lucido e forte, tu puoi vedere tutta la tua vita nella sua verità, nelle sue verità: umane e soprumane. E in queste vedi la previdenza e l’amore del tuo Gesù brillare come una stella sulla vetta del tuo albero. Non ho lasciato che tu cercassi la Stella polare dell’uomo. Ma sono sceso. Mi sono messo a capo del tuo io, e col magnetismo della mia divinità, ben più forte di quello che piove dagli astri, ho sprigionato fluidi per domare gli eventi e per chiamare te a Me.

22Tu… tu per tanto tempo, fra le nebbie della tua umanità, hai preso quel lume di Stella per un lumicino qualunque che ti dava noia agli occhi col suo palpitare costante. Tu… tu fra le voci delle tue burrasche non hai saputo comprendere la Voce di quei palpiti. Ma Io ero ugualmente Io. E con dolcezza che ti assopiva o con violenza che ti prostrava, quando vedevo che tu correvi contro un pericolo, quale che sia, ti strappavo di mano timone e vele e li drizzavo Io verso l’aperto oceano del mio amore che ti voleva. Quando mi hai saputo vedere, tu eri già fuori dalle secche e dagli scogli. Non avevi che da veleggiare fidente verso il Sole.

Perché tempeste spirituali?

23Guarda ancora. È bene ogni tanto voltarsi indietro per vedere le opere che sono altrettanti segni d’amore lasciati lungo il nostro cammino da chi ci ama. Guarda ancora. Anche a chi naviga su aperto mare può accadere tempesta. Essa non è soltanto verso le scogliere. E tu ne hai incontrate molte, e molte ne incontrerai. Ma sei mai perita? Mai. Perché? Perché Io sono con te. Permetto che tu le senta avvicinare, queste tempeste. Voglio anzi che tu conosca che esse stanno per venire, perché tu ti possa fortificare in anticipo ad affrontarle, e anche perché tu ne abbia un doppio merito, soffrendone anche in anticipo. Anche in questo, sorella-sposa, ti faccio simile a Me e a Maria. Noi conoscemmo molto in anticipo la nostra Passione… Permetto che esse vengano. Perché?

24Una creatura serafica ha scritto: “Molte pagine della mia vita non saranno lette sulla terra”. Non è solo Teresa di Lisieux che può dire così. Di tutte le anime, e specie delle privilegiate, si può dire senza mentire “che molte pagine della loro vita non saranno lette sulla terra”. Sono le pagine dei segreti del Re.[250] Degli imperscrutabili motivi della sua condotta verso le anime. Quando, tuffata nella Luce, potrai leggere le immortali pagine dei libri eterni, conoscerai il perché di certe tue ore.

25Permetto che vengano, queste burrasche. Atroci. Si. Atroci, atrocissime. Lo riconosco, povera Maria, vittima dell’amore nostro: mio e tuo. Ma quando vengono, non mi limito neppur più a stare sull’alto dell’albero maestro, Stella scesa a spargere astrali influenze sul tuo cammino. Scendo ancora più giù. Ti vengo al fianco. Ti prendo – sì, Maria, è come tu vuoi- ti prendo la povera testa e il povero cuore fra le mani, e sulle ferite del cuore verso i balsami delle mie carezze e del sangue che goccia dai palmi trafitti, e ti chiudo occhi e orecchi con queste mani che ti amano per non farti vedere e udire gli aspetti e le voci terrificanti della burrasca.

Come bambino delirante.

26Non dire: “Ma in aprile mi hai lasciata sola”.[251] Non lo dire. Quando un bambino malato delira, inutilmente il padre suo lo carezza e lo bacia e lo tiene fra le sue braccia, perché non si faccia del male e senta che non è solo. Il bambino malato non vede e comprende, e piange: “Papà, papà! Perché non vieni? Perché non mi aiuti?”. Finché la febbre dura, piange il bimbo e si angoscia il padre, l’uno di esser lasciato solo, l’altro di non poter farsi riconoscere.

27Questo è avvenuto nello scorso aprile fra Me e te. Il perché è uno dei misteri che saranno letti negli eterni libri. Ma pensalo, e credilo, e con te lo creda chi assisté al tuo tormento, credetelo tutti fermamente, che è un perché di “grande” amore. Ma tu mi eri fra le braccia. Ti dibattevi e mi chiamavi. Credevi di cozzare contro Satana e la malvagità umana. No. Ti erano ai fianchi. Ma tu urtavi contro Me. Me solo. Perché eri nel cerchio delle mie braccia e serrata contro il mio petto. Non stretta da Satana. Da Me. Credevi d’esser sola. Non udivi la mia voce. Ma Io ti parlavo fra i capelli. 34Tanto ho parlato al tuo super cosciente, che esso si è calmato come un bambino sotto la ninna-nanna che lo culla.

28Sono il Gesù che ha calmato le tempeste sul lago di Galilea.[252] Le ha calmate senza toccare barra e velame, col solo imperio del suo volere. Posso calmare la tempesta che rugge intorno ad un mio figlio, tenendolo fra le braccia e comandando ai venti e alle onde di farsi quieti.

29Non temere, figlia. Non uscire dal cerchio delle mie braccia e poi non temere di nulla. Crollasse tutto il mondo intorno a te, Io non ti farei conoscere desolazione. Io verserò su te i “torrenti di pace e gioia” di cui parla Isaia. Rimanessi unica in un mondo vuoto, troveresti sempre “un seno che ti accoglie: il mio, che ti cullerebbe sulle sue ginocchia come su quelle di una madre”.

30Lo scorso anno, proprio in questi giorni, ti ho detto: “io ti sarò padre e madre e fratello e sposo”. Gesù non mente mai. Lo fui, lo sono e lo sarò. “Perché ti ho amata di un amore eterno e per questo ho continua benignità verso di te”.[253]

31Vai sicura sotto i raggi della Stella del tuo amore: Io, Gesù.»

Esperienza carismatica.

Crisi cardiaca del Portavoce.

32Due ore dopo questo dettato, vengo presa da una crisi cardiaca molto forte e credo morire. Prostrata in essa, per morire guardando la Mamma e Gesù mi metto in grembo l’immagine di Maria Addolorata e quella del mio Gesù Crocifisso, quella dietro la quale ho scritto, nei giorni maledetti nei quali non potevo più pregare, 3 versetti del “Dies irae” e 4 dello “Stabat Mater”. Li leggo, li guardo, leggo anche il cartoncino su cui ho scritto le mie litanie alla bontà di Dio, anche queste trascritte in quei giorni dai miei libri manoscritti di preghiera, per averle sempre davanti e riuscire a dire una parola a Dio.

33E mentre soffro e languo, penso e dico a Gesù: “Gesù, Tu dici bene. Ma io in quei giorni non ero più capace di dirti una parola. Neanche una!… Tanti giorni senza poterti dire che ti amavo! …”.

34E Gesù risponde, e lo scrivo, benché mi senta morire, perché è troppo bello questo fiore perché si perda:

La preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio.

35«Non importa. La preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio. Perciò è il pensiero che l’anima ha verso Colui che essa ama. Quando si ama, si ama anche se non si può dire all’amato: “io ti amo”. Tacciono le labbra perché lo spazio è fra i due e la voce non giunge, ma il cuore non tace.

36Hai cessato di amarmi in quei giorni? No. Anzi hai amato come non mai, perché hai continuato ad amare senza sentire corrispondenza dall’Amor tuo. E deliravi, pazza d’amore, non tanto per quello che ti affliggeva quanto perché non mi sentivi più. Era di questo che non sapevi darti pace… Quale nome vuoi allora dare a questo delirio che ti impediva di dirmi le note parole ma non ti impediva di anelare a Me? Quale se non “amore”? Amore il più perfetto che possa avere creatura. Amore per Me. Non per quello che poteva venire da Me. Per Me. Me solo. L’amore del tuo serafico Francesco: “Beato quegli che ama e non chiede essere amato”. Ama per amare.

37Perciò tu pregavi non con le labbra ma con la tua parte superiore, con la più perfetta. Sta’ in pace. Da quando mi ami, non hai cessato un attimo di pregare perché non hai cessato un attimo di amare.»[254]

38Che bella assoluzione! Gesù ne sia benedetto.

433. Seconda versione della passione[255].

Insegnamento sul distacco.

Pazienza in ogni situazione

1Resto pensierosa per il discorso di una conoscente. Tutti vedono lunga e nera la situazione… ed io ho fretta di andare presso il mio Direttore.[256]

2Gesù mi dice: «Porta pazienza, portate pazienza. Ormai, per tutti, è questione di giorni.» Non dice altro. Non scrivo altro perché sono intenta a “vedere”, e Gesù vuole che veda.

Esame di coscienza sul distacco[257].

3In una sosta del “vedere”, certo concessa per pietà di me, penso a come praticare le virtù di questo secondo venerdì dell’Addolorata.

4Per la superbia e vanità, spero andare passabilmente benino dopo tante lezioni avute. L’ubbidienza alle ispirazioni va ancora meglio, perché è caso rarissimo quello di non aderire prontamente e totalmente all’ispirazione che sento venirmi da Dio. Ma per il distacco da tutto sono… Indietro. È vero che Gesù ci ha pensato, al punto che non saprei più cosa dargli, perché mi ha levato tutto. Ma manca in me la serenità per la perdita di certe cose. Non rimpiango la salute, non la mia vita senza affetti… ma rimpiango la mia casa…

La perfezione del distacco[258].

5Questi i pensieri che rimugino; e la dolce voce della Mamma mi dice:

6«Figlia, prima di salire con me al Calvario, mentre riposi la tua debolezza, ascolta la lezione della Mamma. Ti voglio insegnare la perfezione del distacco.

7Hai da dare al mio Gesù la cosa più preziosa. Ancora gliela devi dare. Più preziosa della vita, più cara degli affetti, più amata della casa. Non si può uccidere il ricordo… e non si può impedire la nostalgia. Basta però tenere ricordo e nostalgia intrisi di rassegnazione. Allora non sono imperfezioni. Sono meriti agli occhi di Dio. Spine che serriamo al cuore perché si ingemmino di lacrime e sangue e divengano monili da offrire al trono divino. Le ho avute anche io, e so.

8Ma io ti voglio insegnare la perfezione del distacco. Una perfezione che non è evento unico che, superato, più non si ripresenta. Ma è perfezione che si ripresenta cento e cento volte nella vita. Che dico? Durante un anno, un mese di vita. Pensa quale somma di grazie eterne che ce ne viene. È sapersi distaccare dal proprio modo di pensare umano.

9Il pensare umano di che è composto? Per metà da risentimenti, per un altro quarto da eccessiva sensibilità, e per l’altro quarto da egoismo. Un prossimo sfiora con una corolla o con una piuma? Oh! che al sensibilissimo io umano quello sfioramento è più che colpo di frusta, è più che punta di gladio che penetra e fruga!

10L’egoismo allora scatta: “Io sono re e non voglio offese di sorta. Io impero e non voglio resistenze al mio volere”. Ed ecco che fra sensibilità eccessiva ed egoismo spietato figliano i risentimenti che non cadono, gli attaccamenti alle proprie idee.

11Ecco: “Si vis perfectus esse va, vende quae habes” ha detto il Figlio mio.[259] Ed io ti dico: se vuoi essere perfetta vieni, metti nella mia mano il tuo modo di pensare, l’attaccamento ad esso e soprattutto i risentimenti. Io li getterò sul rogo della Carità. Ti paiono di materia buona? Vedrai che non sono oro, ma strame che brucia e lascia cenere, cenere, cenere.

12Pensa da figlia di Dio. Lo vedi il Figlio mio? È sotto la croce e con la corona sul capo. Ma non pensa a Sé. Dice: “Figlie di Gerusalemme, non piangete su Me, ma sui vostri peccati”.[260]

13Basta. Continua a seguirlo sino alla vetta.»

14Ed ecco un’altra cosa che la “povera Maria non deve fare”.[261]

La via dolorosa.

Dal Cenacolo al Getsemani.

15Ora posso scrivere ciò che ho visto. O per lo meno dire ciò che ho rivisto senza farne la particolareggiata descrizione, perché è già stata fatta a suo tempo.[262]

16Ieri sera volevo fare l’Ora di agonia al Getsemani perché era giovedì. E mi ero preparato vicino il quaderno in cui è quella che mi ha dettata Gesù il 6 luglio.[263] L’avrei letta alla mezzanotte, a lume di candela, perché non si può usare la luce elettrica. Ma alle 21, rimasta sola perché gli altri erano al terreno a cena, alla mia vista spirituale che inutilmente si sforzava a vedere qualcosa del martire Lorenzo – lo avrei proprio desiderato e ci pensavo dalla mattina del 9 – è apparso Gesù fra gli apostoli per l’ormai a me nota via che dal Cenacolo va al Getsemani passando oltre il Cedron sul ponticello.

Le tre fasi della preghiera nel Getsemani.

17L’inizio è in tutto uguale alla visione prima che ho avuto, in febbraio. E così prosegue. Soffro come allora nel vedere la tristezza prima solenne, poi agitata, poi accasciata di Gesù, nelle tre fasi della preghiera. Lo osservo attentamente. Conscia come sono del futuro della visione, sono più capace di notare i particolari più minuti dei gesti, degli abiti, delle sofferenze.

18Gesù sta in piedi a braccia aperte e con sufficiente calma nella prima parte della preghiera. Ma quando torna, dopo aver trovato i tre a dormire, è già meno calmo. Il suo volto è già mutato. Pare che delle rughe si siano incise ai lati del naso, e la bocca cade con piega triste mentre lo sguardo è sconfortato. Prega, prima in ginocchio poi in piedi, molto agitato nella seconda parte, andando e venendo, come chi smania. Quando ritorna dall’aver trovato i tre riaddormentati, è tanto sconfortato che va persino curvo, sotto il peso di una croce morale che lo schiaccia… l’indifferenza.

La tragica agonia di Gesù.

19Poi noto molto come cade col volto a terra e come, quando lo solleva, questo volto sia una maschera di sangue. Noto che l’angelo è proprio soltanto un chiarore sospeso su Lui e comprendo, per ammonizione interna, che l’angelo gli appari come Gesù appare a me: allo spirito. 21Quella luce c’è per farmi capire quando Gesù ha il conforto angelico, immateriale.

20L’agonia di Gesù è sempre tragica. L’averla già veduta più volte non ne leva tragicità, ma anzi l’aumenta perché si ha sempre maggior agio di seguirla più la si conosce.

Un branchetto di pecore spaurite.

21Quando Gesù, svegliati i tre, va verso l’uscita del Getsemani per riunirsi agli altri otto e incontra Giuda e le guardie, rivedo lo sguardo di Gesù e odo le sue parole come in febbraio. Ma posso anche notare l’atteggiamento degli apostoli.

22Pietro è avanti a tutto il gruppo che è alla sinistra di Gesù, ma messo così:

23Il volto di Pietro è angosciato, spaurito a irritato insieme. Gli altri apostoli sono addossati alle sue spalle come un branchetto di pecore spaurite. Sono 22 occhi sbarrati e undici bocche socchiuse in undici visi resi pallidi dalla sorpresa, dal dolore e dal raggio di luna.

Un branchetto di pecore spaurite.

24Posso notare anche che Pietro e Matteo sono i due più bassi di statura, che l’onestà di Pietro appare limpidamente dal suo rude volto di popolano. Vedo anche quando il suo sangue popolano si scalda e gli fa fare un balzo da pantera e calare il fendente a Malco.

25Vedo anche che il gesto buono di Gesù, troppo mite secondo il desiderio e il concetto che di Lui si erano fatti i suoi seguaci, è quello che provoca la fuga generale. Devono aver pensato che era inutile combattere per un imbelle che, avendo potestà su tutto, anche sugli elementi, si lasciava prendere come una pecora da un pugno di mercenari, di plebei raffazzonati da soldati. Una grande delusione…

Nell’aula del Sinedrio.

26Poi ancora tutto uguale per la via.

27Nell’aula del Sinedrio ho modo di notare meglio ancora la faccia scimmiesca e furente di Caifa e la calma di Gesù. E poi il suo sguardo di dolore a Pietro che si scalda presso il fuoco. Il volto di Pietro, già rosso nello sforzo di mentire alla serva che lo interroga, diviene di porpora quando Gesù, passando sul marciapiede elevato del portico, lo guarda. Le fiamme del fuoco mi permettono vedere bene.

Momenti più tormentosi.

28Poi seguo Gesù nel suo andare a venire dal Pretorio a Erode e viceversa, e noto il suo sguardo quando incontra Giuda. Mi insegna a perdonare, quello sguardo… E seguo le interrogazioni di Pilato, seduto sulla sua sedia posta sulla predella sopraelevata. E quelle schernevoli di Erode, e poi l’atroce flagellazione… Per me è sempre uno dei punti più tormentosi a vedersi. Vedo come cade, afflosciandosi al suolo, sacco sanguinolento e vivo… Vedo lo sguardo sui soldati quando lo scherniscono avendolo mascherato da re. Par che dica: “Amatemi! Perché mi fate del male, a Me che vi amo?”

Gesù condannato a morte.

29E poi l’Uomo presentato fuori dai tre gradini della dimora di Pilato. Gesù calmo e solenne di fronte alla folla ubriaca, eretto nonostante debba avere le membra frante dai flagelli, pieno di maestà. E infine Pilato che si alza dalla sua sedia e, in piedi sulla predella, stende il braccio destro a palma in avanti e volto in basso, come uno che giura, e ordina: “Vada alla croce”, e poi: “Andate, soldati. Lo mando alla croce”. Lo dice in latino[264] e credo capirlo.

Salita lungo la via dolorosa.

30E l’andare di Gesù preceduto dai militi a cavallo e fiancheggiato dagli altri a piedi. Tutta una centuria per scortare un innocente! A meno che non lo fosse per proteggerlo da eccessi di sevizie, apparsi eccessi anche ai soldati di Roma!…

Crocifissione e morte.

31E poi, e poi quello che non si può dire senza averne il cuore di nuovo spezzato: la Madre, la inchiodatura e l’agonia. La morte è infine sollievo. Quello che non si può sopportare è la sua sofferenza…

Carisma e volontà del Portavoce.

32Ecco. Ho scritto dietro comando di Gesù che ha voluto giungessi a descrivere la fine mentre la vedevo, alla sua giusta ora: sono le 15,15 dell’ora solare di oggi venerdì. La contemplazione nitidissima dura da ieri sera con degli intervalli non voluti e delle riprese non cercate.

33Le faccio osservare questo. Perché mi pare abbia importanza. Sono cose così extra la mia volontà che io non le posso né provocare né allontanare, né renderle più chiare concentrandomi, né soffrirne meno divagandomi. Se è cosa che amo vedere e chiudo gli occhi del corpo e le orecchie per esser più concentrata, la perdo di vista magari o mi si offusca, mentre invece è netta, se Dio lo vuole, anche se io apparentemente faccio e guardo cose comuni. Solo mi si muta il viso e Paola talora se ne accorge. Il 2 c.m., per esempio, anche mio cugino Giuseppe[265]disse: “Cosa hai? Hai il viso di uno che ha sonno e sei pallidissima”.

34Nelle pause ho avuto i due brevi dettati di Gesù e Maria. Ora è finito. Almeno per ora. Non so se più tardi vedrò, come tutti i venerdì sera, la Mamma piangere su Gesù nel Sepolcro.

Carisma e l’umanità del Portavoce.

35Il dettato di Maria è provocato da un mio pensiero di stamane. Pensavo che, posto che devo mostrarmi serena per non crucciare gli altri, sarebbe giusto che gli altri facessero altrettanto con me, mentre tutti vengono a mettere giù il loro fagottino o fagottone di sospiri e poi se ne vanno più lieti, loro sani, mentre io, malata e tanto triste, resto col mio e col loro peso di dolore, e avevo una grande voglia di dire: “Neh? amici! Teniamoci un poco tutti e ognuno per sé i nostri guai. Tanto…” e qui saltava fuori, anche se muto, il diavoletto del risentimento e del ricordo. Seconda tentazione: quella di rispondere per le rime a Marta dicendo: “Ho fatto fin qui il comodo altrui e con nessun pro e molto danno. Ora basta. Faccio il mio. Tanto…” e altra comparsa del suddetto diavolino.

36Ma la Mamma mi placa a mi dice che “non lo devo fare”. È il ritornello santo dei miei Maestri! A furia di non fare, Maria non esisterà più. Ma purché Essi mi aiutino e amino…

434. Esperienze carismatiche
del Portavoce
[266].

Discernimento degli spiriti.

1Per quanto io sia stanchissima, perché il mio Signore in questi ultimi sette giorni ha usato delle mie forze in modo… esuberante, ed ora io non ne ho più, sento il bisogno di porre, alla fine di questo quaderno, una nota che forse le sarà utile.[267] La metto qui apposta perché, ormai letta da Paola l’ultima visione, questo quaderno non sarà più preso in mano da alcuno e non sarà perciò letta questa nota altro che da lei.

2Le ho parlato, e scritto, in quel foglio che le ho dato l’11 luglio, di quel fatto che mi succede di vedere le persone non per quello che appaiono ma per quello che realmente sono nel loro interno. Fenomeno che mi fa tanto soffrire, perché mi sfronda illusioni e mi fa provare ribrezzi che devo superare con un sovrabbondare di carità. È tanto triste dire: “Per costui è tutto inutile. È una cancrena insanabile”. E doverlo avere vicino, sentendo il lezzo del suo padrone: Satana, che lo tiene afferrato e non lo lascia!…

3Forse lei, come io del resto, sentendo quella mia confidenza dell’11 luglio, avrà pensato che in questo vedere uno col volto di demone, brutto da esser repellente, venisse anche dal mio particolare stato d’animo, irritato contro costui. Lo volevo credere anche io. Avrei preferito pensare che ero io che mancavo di carità anziché che fosse lui ad esser quale lo vedo.

4Sono ormai 34 giorni che io le ubbidisco, Padre, e che, come ho scritto in calce alla visione e dettato del 9 c.m., io non solo non ho parole di rimprovero, ma neppure pensieri. Mi sforzo a non pensare mai all’accaduto e a come si sono condotti meco i miei ospiti, nonostante che mancanze di tatto e di affetto da parte di essi non manchino tuttora. Escludo Paola.

5Ma quel fenomeno resta. Tale e quale. Io non lo vedo quasi mai mio cugino, e se lo vedo è per pochi minuti al giorno. Ma sul suo viso di carne mi affiora sempre l’altro… e faccio sforzi per non fare atti di paura o ribrezzo.

Conoscenza dolorosa.

6Intanto le dico che, nonostante che io e Paola si sia accennato alla bellezza dei dettati da un mese a questa parte, all’Ora del Getsemani dettata il 6 luglio ecc. ecc., egli non ha più chiesto di leggerli. Sono ormai due mesi: 18 giugno – 14 agosto, che egli se ne disinteressa completamente. Prima, da quando si è qui,[268] era una cosa stanca, saltuaria. Poi è stato l’abbandono assoluto. Non che io pretenda che si legga… ma mi fa male vedere che neppure la bellezza letteraria dei dettati lo seduce più. Speravo che qualcosa, attraverso il bello, entrasse. E il bello servisse a far penetrare il santo. Invece…

7Questo per lui. Sensazione vivissima e nettissima. La più netta e difficile a superarsi. Per gli altri, di casa o meno, perdura. Ma nessuno è, fortunatamente, in quelle sventurate condizioni, e perciò il mio spirito soffre meno nella conoscenza. Doppia sofferenza! Di affetto umano, perché gli sono affezionata come parente; e di affetto sovrumano perché vorrei il suo bene come cristiana.

8Questa conoscenza dolorosa mi è però anche di aiuto nel giustificare ogni suo operato, che prima, dato il mutamento avvenuto in pochi giorni, mi rendeva perplessa e non sapevo spiegarmi. Vi è la repulsione non a me: Maria Valtorta, ma a me: “piccola voce di Gesù”. L’odore del Maestro che mi compenetra e trapela, perché ne sono letteralmente saturata e posso dire che non vivo che nel cerchio del suo ammaestramento, non può esser sopportato da chi è nemico al Maestro, da chi è nell’errore.

9Infelice creatura! E quanti come lui ve ne saranno! E se dopo un anno di continuo contatto e di lettura dei dettati – dall’aprile 43 all’aprile 44, e oltre, saltuariamente – è così, che sarà quando sarà tornato nelle spire del satanismo, largamente praticato dalla sua cerchia? Sono pensieri di dolore, sa?

10Per Paola, no. Sono pensieri di gioia, perché vedo che il seme in lei è caduto ed ha messo profonde radici e ha granito in sode virtù.

11Ecco fatto. E ora avanti. Gesù ha detto che non si deve pretendere di salvare tutti. Non pretendo e procedo.

435. Seconda versione dell’Assunzione[269].

L’Assunzione.

La caseta dell’Assunzione di Maria.

1Nella penosissima serata di ieri e nell’ancor più penosa notte, durante la quale le sofferenze cardiache non mi hanno dato tregua, sono stata confortata dalla contemplazione dell’Assunzione della Vergine che già le ho descritta[270].

2E’ proprio una casetta a un sol piano, il terreno, sormontata da una terrazza come le case d’oriente. Un cubo bianchissimo e semplicissimo di calcina, interrotto dalle sole porte che dànno certo anche luce alle stanzette. Dico stanzette perché, dato che è un cubo di sì e no 6 metri di lato, non può certo avere dei grandi ambienti. La casetta è in mezzo a degli ulivi, dei grossi e folti ulivi. I tronchi sembrano ancora più scuri rispetto al bianco della casetta, che sorge in una piccola radura fra gli alberi che le sono lontani un due metri al massimo.

3La prima volta che ebbi la visione, tanto ero intenta ad osservare gli angeli sulla terrazza che non avevo osservato molto i particolari. Avevo guardato la casetta e chi c’era sopra e chi ne usciva. E basta.

Consapevolezza del Portavoce.

4Direi che la Mamma non era stata portata fuori dalla casa dove si era addormentata. Forse era di proprietà di Gíovanni? O di un parente dello stesso? Ho l’impressione che il Prediletto abbia messo a luogo di dormizione un ambiente della casa per non separarsi dalla Madre del Salvatore, e ciò anche per una sua convinzione sulla incorruttibilità di Maria. Ecco perché allora Essa è in questa casetta che, data la sua posizione in un uliveto, potrebbe essere stata un frantoio con annessa abitazione del proprietario. Non so perché io pensi così. Ma è così netta la mia persuasione che penso mi venga dal mio interno ammonitore. Se fossi in errore, Gesù me la correggerebbe.

L’Assunzione di Maria in cielo.

5Il resto della visione è tutto uguale alla prima. Insomma, fuorché il particolare degli ulivi, non vi è nessuna differenza o aggiunta. Mi beo della luce candidissima dello stuolo angelico e della bellezza della Mamma, che dorme fra le braccia angeliche e si sveglia nella luce che piove dal Paradiso per sorridere al Figlio che scende ad accoglierla… Questa dolcezza, senza assopire il dolore fisico, me lo rende sopportabile perché l’anima, beata, la vince, col suo gaudio, anche sui dolori fisici.

L’alba del Portavoce.

6Poi viene l’alba e una larva di riposo… poi viene l’Ave Maria che mi sveglia. Dicendo, fra il dormiveglia, il primo dei tre Angelus, sorrido al ricordo della gloriosa visione. E poi ripeto, ad ogni toccheggiare di campana per la prima messa, l’Angelus. Mi veniva spontaneo di fare così…

Il Tesoro delle parole e gesti di Gesù.

La parola viva di Gesù.

7E dopo, nel silenzio della casa che dorme ancora, ripenso alle visioni dei giorni passati, alle parole di Gesù… e mi pare di avere sulle labbra il miele e che esso scenda fino al cuore. Quanto conforto, quanta pace per noi, poveri peccatori, dànno quelle parole! Vorrei che tutto il mondo le udisse. Ma udite come le odo io, che posso trascriverle ma non posso far sentire l’amore, la pietà, la maestà della voce del mio Signore. Se il più duro dei peccatori, il più disperato dei disperati, il più vizioso degli uomini udisse Gesù quando parla, si convertirebbe, spererebbe, si salverebbe.

Un Tesoro per tutte le contingenze.

8Io ho in me questo tesoro… Non ho che da volere scegliere per trovare la gemma che cerco in quel momento. Me ne ha date di ogni qualità. Per tutte le contingenze e gli stati e bisogni del mio cuore nei diversi momenti del giorno. Io non posso ricor­dare, parola per parola, le parole che Egli mi dice da 16 mesi, è naturale! Ma come uno che ha mangiato un succosissimo frut­to, anche dopo ore che ne ha gustato risente sulla lingua e sul palato la freschezza e la bontà di quel frutto, così io porto in me il succo delle sue parole e lo ritrovo subito, per mia gioia, quan­do ne voglio.

I gesti di Gesù.

9Così non posso ricordare tutti i gesti visti nelle visioni. Ma vi sono in ogni visione quei dati gesti che più mi colpiscono: i gestibase, dirò, quelli che da sé soli hanno valore di parola; e quelli li ritrovo subito al momento del bisogno per mio conforto, o gioia, o sprone, come aiuto nel pregare e nello sperare, nell’avere sconfinata fiducia nel mio Signore.

10Come dimenticare certi sguardi, certi gesti, certi sorrisi? Potrei nominargliene alcuni… ma ho poca forza, oggi, meno del solito, e Gesù mi apre una visione proprio ora.


436. L’Opera trinitaria in Maria[271].

Valore della purezza.

Dice Gesù[272]:

1« Oggi scrivi questo solo: la purezza ha un valore tale che un seno di creatura poté contenere l’Incontenibile, perché possedeva la purezza assoluta che potesse avere una creatura di Dio.

La Trinità scese e abitò in Maria.

2La Ss. Trinità scese con le sue perfezioni, abitò con le sue tre Persone,. chiuse il suo Infinito in piccolo spazio né si diminuì per questo, perché l’amore della Vergine e il volere di Dio dilatarono questo spazio sino a renderlo un Cielo si manifestò con le sue caratteristiche.

La Figlia di Dio-Padre.

3Il Padre essendo Creatore nuovamente della creatura come al sesto giorno[273] ed avendo una ” figlia ” vera, degna, a sua perfetta somiglianza. L’impronta di Dio era stampata in Maria così netta che solo nel Primogenito del Padre le era superiore. Maria può esser chiamata la       ” secondogenita del Padre ” perché, per perfezione data e saputa conservare e per dignità di Sposa e Madre di Dio e Regina del Cielo, vien seconda dopo il Figlio del Padre e seconda nel suo eterno pensiero che ab aeterno in Lei si compiacque.

La Madre di Dio-Figlio.

4Il Figlio essendo anche per Lei ” il Figlio ” e insegnandole, per mistero di grazia, le sue verità e sapienze quando ancor non era che un germe che le cresceva in seno.

La Sposa dello Spirito Santo.

5Lo Spirito Santo apparendo fra gli uomini per una anticipata Pentecoste[274], per una prolungata Pentecoste, Amore in ” Colei che amò”, Consolazione agli uomini per il frutto del suo seno, Santificazione per la maternità del Santo.

Importanza della purezza.

6Dio, per manifestarsi agli uomini nella forma nuova e completa che inizia l’èra della redenzione, non scelse a suo trono un astro del cielo, non la reggia di un potente. Non volle neppure le ali degli angeli per base al suo piede. Volle un seno senza macchia.

Eva e Maria.

7Anche Eva era stata creata senza macchia. Ma spontaneamente volle corrompersi. Maria, vissuta in un mondo corrotto Eva era invece in un mondo puro non volle ledere il suo candore neppure con un pensiero volto al peccato. Conobbe che il peccato esiste. Ne vide i volti diversi e orribili. Tutti li vide. Anche il più orrendo: il deicidio. Ma li conobbe per espiarli e per essere, in eterno, Colei che ha pietà dei peccatori e prega per la loro redenzione.

8Questo pensiero sarà introduzione ad altre sante cose che darò per conforto tuo e di molti. »

 

437. Esperienza carismatica del Portavoce[275].

Schiacciata dalla solitudine.

1Ieri era il III venerdì dell’Addolorata e ci ha pensato Gesù a farmelo fare. Per quanto io cercassi desolatamente, nella grande tristezza dei ricordi di questi giorni, Gesù, unica medicina delle mie tristezze, Egli non si è fatto trovare. Ed io sono rimasta schiacciata da questa solitudine. E lo sono tuttora, poiché Egli non si fa sentire coi suoi conforti anche muti. E appena sono sola sento di nuovo il gusto atroce del mio calice dell’aprile scorso[276].

Il calice inebriante: Salmo 23[277]

2Alle mie tristezze Gesù risponde col 22° salmo del  libro dei salmi. Me lo fa leggere e mi dice: ” Vediti nella pecorella amata dal pastore. Io ho fatto per te tutto quanto nel salmo[278] si dice “.

3Sì, è vero, e anche io posso dire: ” Quanto è bello il mio calice inebriante! “. Anche nella sua amarezza è bello e inebria perché  trovo sul suo orlo il sapore delle labbra del mio Gesù che vi ha bevuto prima di me. Il dolore è inebriante più della gioia, quando è il dolore di Cristo. Ed io posso dire che sono proprio ebbra di dolore perché è tanto acuto che, senza una pietà di Dio, mi farebbe uscir di ragione. Lo sforzo di continuare a sperare contro ogni possibilità di speranza è uno sforzo che logora.

4Eppure voglio dire, e dirlo credendolo fermamente: ” La tua misericordia mi seguirà tutti i giorni della mia vita[279] “, e sperare più ancora che non per molti anni, ma in eterno, abiterò con Te, Gesù. Ma spicciati a venire a prendermi… perché è troppo lunga questa passione per le povere forze mie.


Preghiera di ringraziamento per la sofferenza.

Dice Gesù:

5« Scrivi:

6” So, o Signore, che i giorni in cui mi fai piangere di più sono quelli in cui mi fai più guadagnare. Perciò grazie di farmi piangere.

7So, o Signore, che i giorni in cui mi fai soffrire di più sono quelli in cui mi fai più sollevare gli altrui dolori. Perciò grazie di farmi soffrire.

8So, o Signore, che i giorni in cui mi fai più spasimare perché ti nascondi, sono quelli in cui Tu vai ad un mio povero fratello che s’è perduto. Perciò grazie di questo spasimare.

9So, o Signore, che i giorni in cui lasci su me l’onda amara della desolazione, che sa già del sale della disperazione, sono quelli in cui io ti rendo ad un fratello disperato. Perciò grazie per quest’onda amara.

10So, o Signore, che le tenebre che mi fanno cieca, che la fame che mi fa languire, che la sete che mi fa morire, per Te, di Te, serve a ridarti Luce, Fonte e Cibo a chi muore di tutte le morti. Perciò grazie delle mie tenebre, della mia fame, della mia sete.

11So, o Signore, che le mie spirituali morti sulla tua croce sono risurrezioni ad altrettanti morti alla tua croce. Perciò grazie di farmi morire.

12Perché io credo, Signore, che tutto quanto Tu mi fai è per mio bene, è per un fine di bene, è per la gloria di Dio: Bene supremo;

13perché io credo che ritroverò tutto questo quando il vederti mi smemorerà di tutto il dolore subito;

14perché credo che la mia gioia sarà aumentata per ogni soffrire;

15perché credo che essa si ornerà dei nomi di coloro che io avrò salvati col mio soffrire

16perché credo che per le ‘vittime’ non c’è Giustizia ma solo Amore;

17perché credo che, il nostro incontro sarà sorriso, sarà bacio, il tuo bacio, GesùAmore, che mi rasciugherà ogni traccia di pianto;

17perché credo tutto questo, io ti ringrazio delle mie non numerabili spine e ti amo di moltiplicato amore.

18Tu mi hai dato non la parte di Maria, che è la migliore[280], ma la tua stessa, che è la parte perfetta: il Dolore.

20Grazie, Gesù “.

Motivo d’infinito amore.

21Questo devi dire, non con le labbra, ma con lo spirito persuaso di tale verità, che ti dice chi è Verità.

22Se, per farti un eterno futuro più bello, Io avessi conosciuto cosa meno penosa, l’avrei scelta per te, perché ti amo; ma non v’è. Te l’ho data, dunque, per un motivo d’infinito amore.

Valore salvifico del pianto.

23Ogni lacrima versata con costante adesione ai voleri di Dio, ogni lacrima versata con amore per Chi te la chiede,.ogni lacrima saputa offrire si ingemma del nome di un’opera o di una creatura che il piangente compie o porta a salvezza.

24Il pianto non è colpa. E’ tributo alla nostra condizione. Dico ” nostra perché il tuo Dio fu uomo e pianse, e Maria, l’esente dalle miserie per la sua immacolatezza, pianse perché, Corredentrice come era, dovette vivere il Dolore che pur non le spettava. Hanno pianto l’Uomo e la Donna. Puoi piangere tu pure, anima stretta a Dio, ma non divina e non immacolata.

25L’essenziale. è saper piangere senza rendere il pianto peccato, ossia senza acredine, e saperlo fare facendo del pianto una moneta per riscattare gli schiavi che Satana tiene legati alla sua galera.

26Salva, salva! E non temere. Dio è con te. »

438. Il Vangelo del Regno di Dio[281].

Parole dei Vangeli.

Dice Gesù:

1« Quando Io ti svelo episodi sconosciuti della mia vita pubblica, sento già il coro dei dottori difficili dire: ” Ma questo fatto non è nominato nei Vangeli. Come può dire costei: ‘Io ho visto questo?’ “. A costoro rispondo con parole dei Vangeli.

2” E Gesù andava per tutte le città e i villaggi insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il Vangelo del Regno e sanando tutti i languori e le malattie ” dice Matteo[282].

3E ancora: ” Andate a riferire a Giovanni ciò che vedete e udite: i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunziata la buona novella”[283]

4E ancora: ” Guai a te, Corazaim, guai a te, Betsaida, ché, se in Tiro e Sidone fossero avvenuti i miracoli fatti in mezzo a voi, già da gran tempo in cilicio e cenere avrebbero fatto penitenza… E tu, Cafarnao, sarai forse esaltata fino al cielo? Tu scenderai sino all’inferno, ché, se in Sodoma fossero avvenuti i miracoli operati in te, forse sussisterebbe ancora[284] “.

5E Marco: ” … e lo seguì molta folla dalla Galilea, dalla Giudea,, da Gerusalemme, dall’Idumea e d’oltre Giordano. Anche dalle vicinanze di Tiro e di Sidone molta gente, udite le cose che faceva, venne a Lui…[285] “.

6E Luca: ” Gesù andava per città e villaggi predicando e annunciando la buona novella e il Regno di Dio, e con Lui erano i dodici e alcune donne che erano state liberate da spiriti maligni e da infermità[286] “.

7E il mio Giovanni: ” Dopo questo, Gesù andò al di là del mare di Galilea e lo seguiva gran folla perché vedeva i prodigi da Lui operati sugli infermi[287] “.

8E poiché Giovanni fu presente a tutti i prodigi, quale che ne fosse la loro natura, che Io ho compiuto in tre anni, il prediletto mi dà questa testimonianza illimitata: ” Questo è quel discepolo che ha visto tali cose e le ha scritte. Sappiamo che la sua testimonianza è vera. Ci sono poi altre cose fatte da Gesù, le quali, se fossero scritte ad una ad una, credo che il mondo non potrebbe contenere i libri che si dovrebbero scrivere[288]“.

Il dono del Vangerlo del Regno.

9E allora? Che dicono ora i dottori del cavillo?

10Se la mia bontà, per sollevare una mia amante che porta la mia croce per voi me l’ha tolta dalle spalle e se l’è imposta perché mi ama al punto di voler morire ma di non sapermi afflitto se la mia bontà, per svegliarvi dal letargo in cui morite, rende noti episodi del suo ministero, vorreste farne ad essa bontà un rimprovero?

11Veramente che non lo meritate questo dono e questo sforzo del vostro Salvatore per trarvi dal miasma in cui asfissiate. Ma, poi che ve lo dono, accettatelo e sorgete. Sono note nuove nel coro che cantano i miei Vangeli. Almeno servissero a ridestarvi l’attenzione che ormai è e resta inerte davanti ai noti episodi dei Vangeli che, oltre tutto, leggete così male e con l’animo assente.

12Non vorrete già pensare che in tre anni Io abbia fatto i pochi miracoli narrati? Non vorrete pensare che siano state le poche donne nominate quelle guarite, né i pochi prodigi nominati i soli compiuti. Ma se l’ombra di Pietro serviva a sanare[289], che avrà fatto la mia ombra? Che il mio alito? Che il mio sguardo? Ricordatevi l’emorroissa: ” Se riesco a sfiorare il lembo della sua veste io sono guarita “. E fu così[290].

13Potenza di miracolo emanava da Me, continuamente. Ero venuto per portare a Dio e per aprire le dighe dell’Amore, chiuse dal giorno del peccato. Secoli di amore si espandevano come flutti sul piccolo mondo di Palestina. Tutto l’amore di Dio per l’uomo che finalmente poteva espandersi come anelava per redimere gli uomini prima con l’Amore che col Sangue.

14Mi dite forse: ” Ma perché a costei che è tanto miserabile cosa? “. Vi risponderò quando costei, che voi sprezzate e che Io amo, sarà meno sfinita. Meritereste il silenzio che ho avuto per Erode[291]. Ma è il mio tentativo di redimervi, voi che l’orgoglio rende i più difficili a persuadere. »

 


439. La “Piccola voce”
della Voce di Dio
[292].

Umiltà della “Piccola voce”.

Dice Gesù:

1« E vi risponderò[293] con le parole dell’apostolo Paolo: ” Le membra che sembrano più deboli sono le più necessarie, quelle che stimiamo le più ignobili nel corpo le rivestiamo con più ornamenti, e quelle meno decenti le trattiamo con maggior riguardo, mentre le parti oneste non han bisogno di riguardi. Ora Dio ha disposto il corpo in maniera da dare maggior onore alle membra che non ne avevano[294] “.

2Questa ” piccola voce ” credete forse che si reputi qualcosa di grande? Se l’interrogaste, ella vi risponderebbe: ” Io sono il membro più debole e ignobile del Corpo di Cristo “. Questo vi risponderebbe con vera sincerità. Ma voi non le credereste perché ognuno misura col suo metro. E voi, che non avete umiltà né sincerità e dite: ” Io sono cattivo” per sentirvi dire: ” Ma no, voi siete tanto buono “, e lo pensate questo di voi, superlativamente e se uno è tanto sincero che conoscendovi poco buoni o niente buoni tace, per carità, ma non vi loda, per sincerità, voi montate in ira contro costui e lo odiate perché non vi ha lodato ma voi non potete credere che costei sia sincera.

Amore della “Piccola voce”.

3Ma Io, Io che leggo nel suo pensiero e vedo l’interno del suo cuore, Io so se ella pensa, o non pensa, di sé così. I colloqui fra quest’anima e il suo Dio quante volte risuonano di rassicuranti parole di questo suo Dio, poiché ella dice: ” Ma come puoi aver preso me, Signore, che non valgo nulla, che ho tanto mancato, che manco ancora? “. E quasi quasi dubita di Me perché le pare impossibile che Io l’abbia scelta a questa missione.

4Debole, debolissima si crede. E se la si confronta alla Perfezione è più debole di un capello di neonato. Ignobile si crede. E se la paragoniamo al suo Dio ella è men che un verme nato nella mota. Ma ha una forza sola: un amore totale. Nel suo dare e darsi non pensa mai a sé o all’utile che può venirle da altri. Pensa di piacere a Me solo, ad esser utile a Me solo, divenendo anche odiosa al mondo per questo. E’ giunta ad odiarsi come carne. Di quel santo odio che Io ho insegnato dicendo: ” Colui che vorrà salvare la sua vita (terrena) la perderà (anche come eterna) e colui che per amor mio la perderà, la troverà[295] “. Santo odio di chi ha compreso la Parola! Per questo amore che supera le sue debolezze Io l’ho scelta.

Fiducia della “Piccola voce”.

5Un giorno ho preso un bambino e l’ho messo in mezzo ai miei apostoli dandolo a loro per esempio[296]. Perché il bambino ama con tutte le sue capacità e non ha pensieri di orgoglio, il piccolo bam­bino, il pargolo, perché il seme di Satana dà per prima spiga la superbia ed essa fiorisce quando il seme ha appena alzato lo stelo  dall’alvo materno, e poi mette la seconda spiga del senso, terza quella della potenza sia di potere che di denaro. Ma la prima è sempre la superbia, e germoglia da labbra che appena hanno di­ menticato il dolce del latte materno. Come pargoli, come pargoli voglio i miei discepoli per dare a loro le parole di vita. Come era bello vederli venire a Me con le manine piene di fiori e dirmi: ” Tieni ” e scappare ridendo per tornare da capo con altri fioretti, per un gioco d’amore, fiduciosi, sinceri, affettuosi…

Innocenza della “Piccola voce”.

6I pargoli Io li voglio nel mondo per santificare il mondo. E posto che l’innocenza che passa e vive fra voi non vale a farvi più buoni lo dovrebbe perché l’innocente è un essere del Cielo, un essere che emana purezza e pace, che parla, senza parlare, del Dio che lo fece, che impone, senza parlare, rispetto a ciò che è di Dio, che implora pietà e amore alla sua puerizia che non va contaminata, alla sua debolezza che va amata, fiore del prossimo vostro come è fiore il malato e il dolente, fiore candido il primo, rosso e viola i due altri, fiori che dovreste prediligere fra tutto il prossimo che va amato posto che l’innocenza dei bambini d’anni non basta, Io creo gli infanti spirituali, coloro che, infusi di una scienza che voi non avete, sono umili, semplici, fiduciosi e schietti come dei pueri che fanno sorridendo i loro primi passi e sanno, questo lo sanno, che senza la mamma cadrebbero e non la lasciano mai.

Gli strumenti più utili al Segnore.

7Anche questi, anche questa non mi lascia mai. Ecco perché a lei, e a quelli come lei, membra deboli vi paiono tali membra ignobili vi paiono tali viene dato ciò che non viene dato a voi.

8Nel mistico Corpo sono proprio queste membra, sprezzate dal mondo dei superbi, quelle che più fanno. Un dito non è il cervello. Ma senza dita che fareste? Non potreste compiere neppure gli atti più comuni e umili della vita, sareste come neonato fra le fasce che neppur può prendere il capezzolo e trarne cibo se la madre non glie lo pone fra le labbra. Sareste, anche se dottissimi e intelligentissimi, incapaci di eternare sulla carta il pensiero del vostro cervello.

9Così questa. E’ un dito… Ma a questa piccola parte lo ho dato missione di richiamarvi e indicarvi alla Luce e la Luce. La Luce che vuole riaccendervi, o lampade fumiganti sotto vapori di razionalismo, o spente per molte cause che vanno dal disamore al denaro, dal denaro al senso, dal senso all’anticarità.

Adorate il Signore che parla!.

10Giù, in ginocchio. Non davanti alla ” piccola voce “. Ma alla Parola che parla. La ” piccola voce” ripete le sue parole. Strumento del suo Dio. Adorate il Signore che parla. Il Signore. La ” piccola voce ” è anonima. Io la voglio oscura al mondo. Dopo sarà nota. Ora non è che    ” voce “. E’ colei che porta la mia Voce. Il suo onore è il suo martirio perché ogni elezione di Dio è crocifissione dell’essere.

11Non vi chiedo neppure di amarla. A questo basto Io, ed ella non chiede altro. Ma voglio che la lasciate in pace, col rispetto che si deve avere per cosa usata da Dio. »

440. Tentazioni e prove fino al delirio.

Profumo di garofani[297].

1Subito dopo la visione e dettato della Festa dei Tabernacoli nel quaderno della Natività di Maria[298], dopo 2 ore circa, alle 14, e mentre nessun fiore è in camera, neppure nella casa e negli orti vicini, sento un improvviso, intensissimo odore di garofani venire dalla parte sinistra del mio letto. Un profumo così netto e forte che mi fa volgere il capo cercandone la fonte. Ma non c’è fonte umana.

2Anche giorni fa l’ho avvertito. Ma allora vi era un solo garofano, uno, ma vi era, e per quanto l’acutezza del profumo e la sua quantità fossero sproporzionate al solitario garofano, pure ho voluto dire: ” E’ lui che odora “.

3Oggi non c’è nessun fiore. Anche stamane alle 5, tornando dal sopore, ho avvertito per prima sensazione un acuto profumo, sempre a sinistra, e sbalordita come ero ho fiutato perché era buono ma senza analizzarne la qualità. Oggi dico: ” E’ lo stesso odore di garofani di giorni sono “. Chi sia non so. E’ poi sparito istantaneo come era venuto dopo aver avuto molte ondate.

4Paola mi ha colta che fiutavo. Mi sono data un contegno indifferente e non ho voluto dire nulla. So che lei si è accorta di qualcosa. Ma non le ho chiesto di che. Quando leggerà qui mi dirà che cosa ha notato lei e allora lo metterò qui aggiunto.

441. Sensazioni di delirio[299].

  1Niente dettato o visione oggi. E’ venerdì e anche questa volta[300] è Gesù che ci pensa a farmelo fare questo IV venerdì dell’Addolorata.

2I frutti da ricavare dalla considerazione del IV dolore sono la pazienza nelle, tribolazioni per imitare il Paziente curvo sotto la sua croce, vita senza colpe per non aumentare il peso al Suppliziato e il dolore della Madre per quel peso, e affetto di compassione per Gesù e Maria.

3Da ieri, subito dopo la III visione e dettato del ciclo dell’infanzia di Maria[301], scritta già con molta fatica per il soffrire fisico che si fa sempre più acuto, e per il caldo tropicale e per gli effetti del caldo sui miei mali, ho proprio avuto da esercitare la pazienza nelle tribolazioni. Avevo sete di cose gelate per il mio sangue che voleva rompere le vene, e l’acqua m’era fuoco; avevo bisogno di silenzio per la testa che batteva come una campana, e c’era un continuo baccano; avrei avuto bisogno di non pensare… e pensavo che era un anno che avevo visto uscire di stanza mamma e non più rientrare[302]. E dietro questo pensiero tutto il rosario degli altri, delle preoccupazioni, della segregazione in questo… chiamiamolo solo: paese, tenendoci in cuore l’aggettivo che io gli applico istintivamente. La febbre era tanto alta che mi dava sensazioni di delirio. Vedevo ombre mostruose e sentivo cose strane. Ho persino sentito suonare a morto, come per funerale solenne, le campane di Viareggio. Ma sa come le sentivo bene le voci di S. Paolino e S. Andrea[303]?! Ho detto a Marta: ” Ma che hanno queste campane che suonano a morto? “. Nessuna risposta perché, essendo le due di notte, Marta dormiva beatamente.

4Oggi è come ieri… Pazienza! Si capisce che il pomeriggio di giovedì e il venerdì li devo passare a questo modo. Pare impossibile non è vero? che con la dolcezza di quella visione così soave della felicità materna di S. Anna e con l’armonia del suo canto che mi suona dentro, io possa soffrire tanto. Ma è così. Non perdo il ricordo della gaudiosa scena vista, ma è l’ora di soffrire e soffro.

5Sono i giorni e le ore in cui leggo e rileggo le mie litanie sulla bontà e, ora, anche la preghiera che mi ha dettata il 19 c.m. Gesù[304]. Se non credessi che queste due preghiere sono una vera verità, tutta verità, ci sarebbe da sentirsi impazzire constatando come sono trattata da Gesù. Ma so perché mi tratta così e perciò sto quieta. Mi basta che non si nasconda più come in aprile[305]. Quello non lo sopporto.

442. Singolari tentazioni[306].

     1Ripensavo ad un discorso di Paola che aveva detto: ” Quando leggo queste cose (le visioni) mi pare di esser trasportata in un altro mondo… di leggere delle fiabe di Paradiso… qualcosa di così bello che poi mi resta dentro come una luce… “.

2E il Tentatore mi dice: ” Ci tenevi tanto a pubblicare il tuo li­bro per utile e per orgoglio[307]. Non lo puoi più fare perché il Mae­stro ti sottrae tutto il tempo, e le malattie la forza. Per avere que­sta soddisfazione, giusta in fondo, specie a te che hai avuto tutto negato, perché non fai pubblicare le belle visioni che hai? Si scrì­vono tante cose di fantasia, perciò inesatte, su quanto è vita di Dio e dei suoi santi. Perché non contribuisci a farlo conoscere con verità? Ne avresti onore ed utile e faresti del bene serven­do il Bene “.

3Ma le studia proprio tutte, sa? L’ho mandato… a casa sua, e non credo di aver fatto male, perché… peggio per lui se sta all’inferno.

4Ma, scherzo a parte, guardi un poco che giravolte prende per farmi agire con scorrettezza o con peccato! Visto che da mesi e mesi come carne è morta alla sua opera, si volge e rivolge allo spirito, prima a Viareggio nei giorni maledetti: ” Adorami e ti farò felice[308] “, e poi ai primi di luglio al cuore: ” Altera le parole del Maestro, dinne di tue imitando lo stile per ottenere lo scopo di piegare uno che ti è spiaciuto[309] “, e ora alla mente: ” Usa di questi doni per averne lode umana “.

5Povero disgraziato! Se ammattisco non rispondo di me. Ma se il cervello mi sta a posto, con l’aiuto del mio Signore, non ci cascherò in questi errori. Sono cose sacre. Nessuno, come io che le ricevo, lo può dire con la certezza che ne ho, e mi parrebbe sacrilego usarle per motivo di lucro e di superbia umana. Che siano usate per i poveri fratelli, sì, ne sono lieta, e vorrei che andassero per tutto il mondo, suonando a raccolta e riunendo tanti sotto la Luce. Ma io non voglio, assolutamente non voglio farne di esse un commercio e un motivo di nomea.

6Maria Valtorta non è più. Assorbita dalla Volontà, non vive che come anima, nella anonímità beata che accomuna tanti santi del Cielo in una sola classifica: i santi. Oh! se, come spero, Gesù mi aprirà il suo Paradiso, neppure allora vorrò esser conosciuta dal mondo! Sono il piccolo Giovanni, il portavoce. Voglio esser nota coi nomi che mi ha messo Gesù: un essere umanamente irreale, perciò. L’essere reale è scomparso agli occhi del mondo e per nessun motivo voglio sia sollevato il velo che mi cela.

7Temo più questo che un pericolo personale. Se un ladro entrasse a spogliarmi di quel poco che ho ancora, mi darebbe meno dolore di quanto mi darebbe colui che entrasse da ladro nel mio segreto e mi spogliasse del mio essere ignota al mondo, addiiandomi al mondo come colei che Dio benefica delle sue parole.

8Delle volte sono tentata a chiedere a Dio salute fisica non per non soffrire più. Ma per poter entrare in un Carmelo o in una Trappa e morire assolutamente agli occhi del mondo per vivere, protetta dalle ferree grate e dalla regola austera, unicamente, e in sicurezza, la mia missione,

443. Morire a stilla a stilla[310].

1Ricevo una lettera di P. Migliorini dentro una di P. Pennoni[311] e vedo che le mie angosce non erano infondate. Ne ho consolazione e pena. Quando finirà questa agonia?

2Mi viene detto: ” Vedi che è stato bene non essere a Camaiore ? Se eri là… “. Ma rispondo: ” Morire stilla a stilla con sofferenze quali io ho qui per clima, e acqua, e cibo, ecc. ecc., e per desolazione per la mancanza di quello che con la sua parola è la mia pace dopo Gesù, non è peggio che morire in una sola volta? “.

3Come si vede che non è capita la mia tragedia più vera! La nostalgia di un ambiente e di una vicinanza, ultranecessari al mio caso speciale, mi consuma più della febbre, ma si dice: ” E’ stato bene non esser là “. Per me è male. Sono soggetta ad un logoramento triplo, decuplo di quanto avrei avuto là, per la lontananza da casa e per la fatica della mia missione. Ma ancora e sempre non sì capisce in pieno il mio caso.

4Credo comprendere quale è il 4° voto di P. Pennoni. E’ quello di cui vi è maggior necessità nel mondo, che non sarà reso alla quiete non parlo neppure di gioia, dico solo quiete – con l’odio e l’intransigenza, ma col sacrificio di molti, perché gli altri infiniti imparino a guardare l’amore. Guardare sarebbe già qualcosa… e ora non sanno fare neppure questo.

5Ricordo una lontana visione invernale, della Madonna vestita a lutto che scansa fiori sporchi e ne coglie di spezzati e mi dice: ” Sono anime sacerdotli martiri o colpevoli di eresie politiche e umane[312] “. Le due lettere ricevute parlano di persecuzioni aì sacerdoti buoni e di assenteismo colpevole di sacerdoti spenti nella loro fiamma, prima tappa verso l’eresia sacerdotale. E dentro mi suonano tutte le parole di Gesù ai sacerdoti…

6Nella notte, ecco, risento le campane a morto[313]. Sono le ore 1,30, sono seduta sul letto e dico la corona delle sette allegrezze di Maria. Ben sveglia e con 37,5, temperatura perciò che non può darmi delirio essendo la più bassa che io ho. Ma le campane ci sono, le sento a sinistra, ben nette e distinte nei loro tocchi funebri, ripetuti per tre volte.

7Che vorranno dirmi? La mia morte? Non ne ho altro ribrezzo che questo: morire qui e senza il mio Padre spirituale.

444. Notte d’Inferno[314].

   1Che notte d’inferno! Pareva proprio che i demoni fossero a spasso sulla Terra. Cannonate, tuoni, lampi, pericolo, paura, sofferenza per esser su un letto non mio, e in mezzo, come un fiore tutto bianco e soave fra vampe e triboli, la presenza di Maria, un poco più adulta che non nella visione di ieri, ma sempre giovinetta, con le sue trecce bionde sulle spalle, il suo abito bianco e il suo mite, raccolto sorriso: un sorriso interno, volto al mistero glorioso che Ella ha raccolto in cuore.
   Passo la notte confrontando il suo aspetto soave con la ferocia che è nel mondo e ripensando le sue parole di ieri mattina, canto di carità viva, con l’odio che si sbrana…
   Stamane ecco che, tornata nel silenzio della mia stanza, assisto a questa scena.

445. Portatori e parafulmini[315].

Tempo di rose.

Dice Gesù:

1« Il ciclo è terminato. E con questo, così dolce e soave, il tuo Gesù ti ha portata senza scosse fuori del tumulto di questi giorni. Come un bambino tasciato da morbide lane e posato su sothci cuscini, tu sei stata fasciata da queste beate visioni perché non sentissi. avendone terrore. le ferocie deeli uomini che si odiano invece di amarsi

2Non potresti più sopportare certe cose, ed Io non voglio che tu ne muoia perché ho cura del mio ” portavoce “. Sta per cessare nel mondo la causa per cui le vittime sono state torturate da tutte le disperazioni. Anche per te, Maria, cessa perciò il tempo del tremendo soffrire per troppe cause, così in contrasto col tuo modo di sentire.

3Non ti cesserà il soffrire: sei vittima. Ma parte di esso: questa, cessa. Poi verrà il giorno in cui Io ti dirò, come a Maria di Magdala morente[316]:  ” Riposa. Ora è tempo per te di riposare. Dàmmi le tue spine. Ora è tempo di rose. Riposa e aspetta. Ti benedico, benedetta”.

4Questo ti dicevo, ed era una promessa e tu non l’hai capita, quando veniva il tempo che saresti stata tuffata rivoltolata incatenata, empita, fin nelle latebre più fonde, di spine… Questo ti ripeto ora, con una gioia quale solo l’Amore che sono può provare quando può fare cessare un dolore ad un suo diletto. Questo ti dico ora che quel tempo di sacrificio cessa. E lo, che so, ti dico, per il mondo che non sa, per l’Italia, per Viareggio, per questo piccolo paese[317] in cui tu mi hai portato medita il senso di queste parole il grazie che spetta agli olocausti per il loro sacrificio.

I discepoli della Sapienza.

5Quando ti ho mostrato Cecilia verginesposa, ti ho detto chee ella si è impregnata dei miei profumi e dietro ad essi ha trascinato marito, cognato, servi, parenti, amici[318]. Tu hai fatto, e non lo sai ma Io te lo dico, Io che so la parte di Cecilia in questo mondo impazzito. Ti sei saturata di Me, della mia parola, hai portato i miei desideri fra le persone, e le migliori hanno compreso e dietro te, vittima, molte e molte ne sono sorte, e se non è la rovina completa della tua patria e dei luoghi che a te sono più cari, è perché molte ostie sono state consumate dietro il tuo esempio e il tuo ministero.

6Grazie, benedetta. Ma continua ancora. Ho molto bisogno di salvare la terra. Di ricomprare la terra. Le monete siete voi, vittime.

7La Sapienza che ha istruito i santi, e istruisce te con un magistero diretto, ti elevi sempre più nel comprendere la scienza di Vita e nel praticarla. Drizza anche te la tua piccola tenda presso la casa del Signore. Ficca, anzi, i pioli della stessa tua dimora nella dimora della Sapienza e dimoravi senza mai uscirne. Riposerai, sotto la protezione del Signore che ti ama, come un uccello fra i rami fioriti, ed Egli ti farà riparo da ogni intemperia spirituale, e sarai nella luce della gloria di Dio da cui scenderanno per te parole di pace e verità.

8Va’ in pace. Ti benedico, benedetta. »

Soprannaturalmente beata.

Dice subito dopo Maria:

9« A Maria il regalo della Mamma per la sua festa. Una catena di regali. E se qualche spina vi sarà contesta non lamentarti al Signore che ti ha amata come ben pochi ama.

10Ti avevo detto al principio[319]: ” Scrivi di me. Ogni pena ti verrà consolata “. Lo vedi che fu vero. T’era serbato questo dono per questo tempo d’orgasmo, perché non abbiamo cura solo dello spirito, ma sappiamo averne anche per la materia che non è regina ma ancella utile allo spirito perché compia la sua missione.

11Sii grata all’Altissimo, che ti è veramente Padre, anche in senso affettuosamente umano, e ti culla con estasi soavi per celarti ciò che t’è spavento.

12Voglimi sempre più bene. Ti ho portata con me nel segreto dei miei primi anni. Ora tutto sai della Mamma. Voglimi bene da figlia e da sorella nella sorte di vittima.

 13E ama Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo con perfezione d’amore.

14La benedizione del Padre, del Figlio e dello Spirito passa dalle mie mani, si profuma del mio materno amore per te e su te scende e posa.

15Sii soprannaturalmente beata. »

“Voi siete i portatori e i parafulmini”[320]. 

16Finito il ciclo della nascita di Maria e sua infanzia, fanciullezza e adolescenza[321], rimango nella beatitudine del contemplarla nella sua veste di sposa purissima per tutto il 6, il 7 e l’8. Inoltre, per il 6 e 7, rimane anche la gioia. Ma l’8 ecco la tempesta. E’ venerdì e soffro molto per tante cause che vengono da tutto e da tutti. Ieri, nove, bis in idem.

17Stamane ritrovo la mia pena pronta al risveglio dal sonno brevissimo, spezzato da sofferenze fisiche. Ma sento che Gesù è con me, vicino vicino. Non ho proprio altro che Lui! E vuole essere solo Lui.

18Ecco che dice all’anima mia:

19« Una volta, le prime volte che ti fui Maestro, ti ho parlato della funzione tua e delle anime tue simili. Ho detto: ” Voi siete i portatori e i parafulmini[322] “.

20Portate Cristo fra i fratelli, ostensori vivi e pulpiti di carne, perché il mondo mi veda e da essi Io possa parlare alle turbe di cui ho pietà[323]. Ma siete anche parafulmini che stornate le sventure con la presenza vostra. Non perché sia vostra, ma perché voi attirate Me e dove Io sono non è sventura ma protezione.

21Dovresti esserne persuasa, ora, di questo. Il tuo Direttore ne era convinto perché è meno Tommaso di te[324], e anche per questo ti voleva con lui. Il mondo non sa, ma Io so e posso fare un miracolo continuo in favore e intorno ai miei prediletti di cui ho amore e ai quali mi volgo per averne servizio.

22Avrei anche da ripeterti un rimprovero già fatto, ma sei già accasciata perché vedi le conseguenze del tuo avere preferito la terra, con le sue voci di sangue, al Cielo con le sue luci di spirito. Sopra il sangue e gli affetti ci sono sempre lo spirito coi suoi bisogni e Gesù. Ricordalo. L’ho detto[325] e lo rìpeto: ” Sei perdonata del tuo errore perché l’hai commesso per motivo di carità. Ma non vi ricadere mai più “. La tua carità deve esulare anche dall’ombra più lieve della umanità. Deve essere perciò carità universale per cui ti sono ugualí nell’amore attivo i parenti come gli sconosciuti. Non sei più Maria Valtorta: sei il mio ” portavoce

23La voce del Cristo va a tutti. Come Cristo è andato a tutti. Anzi ha lasciato i prossimi di sangue per andare agli sconosciuti fra i quali c’erano i suoi denigratori e assassini. Perché così volevano gli interessi del Padre mio. E’ una mutilazione penosa questa di dire: ” Tutti, senza distinzione di rango affettivo, mi siete fratelli ed io sono al servizio di tutti . Ma sulla mutilazione spuntano le ali di aquila serafica…

24Ora porta pazienza. Sono, queste, le ultime conseguenze di avere, in un’ora in cui hai subito l’assalto più fiero di Satana che ti voleva levare a Me, travisto ciò che era il bene e il male. E hai ceduto, non al male, ma a cose che sono sempre quisquilie rispetto all’interesse del tuo Dio, il quale invece non transige mai per quanto riguarda al tuo bene.

25E ora sta’ in pace. Voglio lo così, perché nel turbamento si offusca la luce dei tuoi occhi spirituali e il tuo spirituale udito. Lascia fare a chi ti ama. A Me. »

446. Preparativi all’avvento dell’Anticristo[326].

Precursori dell’Anticristo.

Dice Gesù:

1« La finale della visione[327] potrebbe essere il dettato dato per tutti. Perché ora, come 20 secoli or sono, lo dico a tutti quelle parole. Ma troppi sono i farisei che non vogliono accoglierle.

2Il mondo va verso la sua pace. Che non è la mia pace. Perché la mia è pace di santità e giustizia. Quella del mondo di sopruso e corruzione. Orrendo, vero?, quello che è accaduto e accade.

3Vi richiamo ai miei primi dettati. Ho sempre detto[328] che questa non era guerra di popoli. Ma di Satana contro Dio. Una delle guerre preparatrici all’avvento dell’Anticristo, di cui ora sono i precursori. Ho sempre detto che Satana muoveva guerra agli spiriti attraverso gli orrori inflitti ai corpi e che molti avrebbero ceduto perché gli spiriti degli uomini, non più nutriti di grazia e fede, sono debolissimi contro il male. Ho detto che i miei angeli, per il sacrificio dei buoni, avrebbero lottato per impedire una falciata generale, da parte dei demoni, nella razza umana.

4Ho detto, nel caso particolare degli italiani, che se non avessero saputo usare con rettezza della prima grazia e, dopo aver adorato come dio un men che idolo e averlo servito con un servilismo da bruti, fossero passati ad usare i suoi stessi metodi crudeli, sarebbe scesa la punizione. Perché una grazia merita da parte dell’uomo uno sforzo verso la bontà e non verso la nequizia. E voi avete goduto, maledetto, odiato, siete divenuti dei Giuda del vostro piccolo maestro e dei suoi più intimi. Ieri, solo ieri proni come schiavi, oggi già a pugni tesi e maledicenti e ad unghie rapaci per carpire quello che ieri vi doleva vedere in possesso d’altri. Ho detto che questa punizione sarebbe stata conoscere l’orrore in tutto il paese. Un orrore che a pensarlo fra voi l’avreste creduto incubo di febbre. Lo vedete se era vero? Ma vi correggerete?

Mercimonio con Satana.

5I farisei, gli scribi, i sadducei del mio tempo toccavano con mano il frutto dei loro ripetuti peccati. Israele avvilito, perseguitato, dominato, disperso, parlava con voce di pianto dicendo: ” Ecco la punizione per non esser più veri figli di Dio[329] “. Eppure nessuno dei dirigenti, rarissimo almeno alcuno fra i dirigenti, che si convertisse a Me. Inviti e rampogne, dolcezza e severità, condiscendenza e intransigenza, sorrisi e mestizia, prontezza nel fare miracolo o insensibilità davanti ad un loro desiderio di miracolo, tutto ho usato per scuoterli e persuaderli. Non ho ottenuto che un loro più profondo, un loro completo mercimonio con Satana sino a giungere a calpestare i profeti, negandomi d’essere il Cristo come i fatti dicevano confermando le profezie, ed a uccidere il Cristo, il Verbo di Dio.

6Ora succede la stessa cosa. Nel grande, nel piccolo, socialmente o individualmente, il 90% vive come i farisei di allora e agisce con gli stessi sistemi. Interesse, superbia, durezza di cuore, lussuria, avarizia, gola, tutti gli egoismi, sono le basi della vostra vita e il codice delle vostre azioni. Non inorridite sulla durezza d’Ismaele[330]. Fate lo stesso voi pure con chi non vi serve più. La Carità e la carità sono morte in voi. Non amate che voi stessi.

I Corredentori.

7Ma ora Io dico: la Carità, che non volete, si riversa proprio su quelli che voi sprezzate, abbandonate, deridete dopo averli, magari, sfruttati. Sono quelli che non vivono che per la Carità e, amando Dio più di loro stessi, amano voi più di se stessi. Vi amano come ama Dio, sovvenendovi nell’anima e nella materia. Voi non sapete nulla, non capite nulla, non vi chiedete nulla. Ma Dio sa, vede, comprende senza chiedere. Sa perché ancora su voi è della superna pietà. Per essi, questi caritatevoli che mi amano e vi amano, e dell’amore fanno lo scopo della loro vita. Non per voi come voi. Ma per fare cosa a Me gradita.

8Lo sapete voi quante lacrime, quanti dolori, quante penitenze, quanti sacrifici, sono il prezzo dei vostro esistere? Credete d’aver la vita per la madre che vi ha generato e per il padre che vi ha dato il pane. Sì. Se vi calcolate alla misura dei bruti, per essi avete vita. Ma la Vita, la vera Vita, vi dura, per darvi tempo di convertirvi, per opera di questi. E molti di voi non muoiono in eterno perché questi eroi a voi sconosciuti, mettendosi fra voi e Dio, a braccia alzate, stornano i castighi divini e vi trasfondono un poco di quel sangue spirituale, in voi svenati dalle malattie morali, che circola nel gran Corpo mistico e che è sangue di grazia. Ma è attraverso il crivello del loro io sacrificato che filtra questo bene a voi malvagi.

Il Portavoce.

9Un dettato severo. Me ne duole per il mio piccolo Giovanni. Ma lo conforto con una carezza. Questa: Quand’anche tutti ti abbandonassero lo ti resterò. Quand’anche tutti ti dimenticassero lo ti ricorderò. Quand’anche tutti ti odiassero Io ti amerò. Lo vedi come ti sovvengo anche materialmente con forze fisiche quando ne è il momento? Tu sei nelle mie mani, strumento amato e prezioso. Non aver paura.

10Vivi nella e per la tua missione. Fa’ come quei bambini ai quali è dato un giocattolo che mostra vedute meravigliose se si tengono gli occhi fissi alle lenti, ma che non è più che una scatola nera se si stacca lo sguardo. Tu sta’ con l’occhio fisso in Me e nella tua missione. Il mondo ti è intorno. Intorno deve stare. Ma dentro a te n o. Dentro c’è il mio mondo. Da’ al mondo, al povero mondo ignorante e cieco, le lezioni e le luci che ti vengono dal mio mondo. Se tu potessi vedere quanto Cielo è intorno al tuo lavoro!…

11Ah! come sarai felice quando ti accorgerai di esser nel mio mondo per sempre, e d’esservi venuta, dai povero mondo, senza neppure essertene accorta, passando da una visione alla realtà, come un piccolo che sogna la mamma e che si sveglia con la mamma che lo stringe al cuore. Così Io farò con te[331].

12Sii buona, paziente, caritatevole, e non temere. Ti do la mia pace, te la do a fiumi, oggi, Nome di Maria[332] e sia il dono di grazia al piccolo Giovanni.»

447. Il calice di conforto[333].

Il sorriso durante l’agonia del Getsemani.

Dice Gesù:

1« Non è illusione del tuo occhio. Realmente tu vedi splendere sul volto agonizzante e sanguinoso del tuo Gesù dei Getsemani quel sorriso che vi fiorì quando l’angelo di Dio portò, nella tenebra che mi avviluppava tutto, una luce soprasostanziale, la quale mi nermise vedere nei secoli futuri, i volti di coloro che mi avrebbero amato.

2Il calice di conforto, il metaforico calice dato dall’angelo al mio spirito attossicato del calice espiatorio[334], altro non fu che l’illuminazione futura di tutto il bene che avrebbe dato la mia morte, opposto a tutto il male che la mia morte non avrebbe vinto, e di tutti i cuori che mi avrebbero amato. Allora sulle lacrime fiori un sorriso, sulle angosce scese una sicurezza. Il sacrificio, pur restando tremendo diviene sonnortabile quando si sa che è utile. Io ora lo sapevo. E sorridevo a questo sapere.

3Vedevo anche te, piccolo Giovanni… Ora ti mostro il sorriso d’allora per darti conforto. »

Nota del Portavoce.

4Come già quindici giorni sono, guardando la pagella di iscrizione fra ì Servi di Maria che lei mi ha data, ho visto, sul volto di Gesù nell’Orto, fiorire un sorriso così bello, così bello! Il viso se ne fa luminoso. Par che dica: ” Io son felice! ” e sorrida ad un suo segreto interlocutore forse il suo stesso io al quale è dolce, come a compagno fedele, dire, dopo l’angoscia della persuasione di tanto inutile sacrificio, la pace della persuasione dell’utilità del sacrificio.

5Ed io, guardandolo, mi dicevo: ” Che scherzi che fa la vista! Guarda qui se devo vedere Gesù sorridere in questo momento d’agonia!”. Ma vede cosa risponde Gesù? Non mi sono ingannata, allora!

6Sia benedetto per quel sorriso, perché… non ne posso proprio più… e se dicessi tutto quello che mi urla dentro… disubbidirei a lei e al consiglio della Mamma. Perciò taccio. Ma tacere non vuol dire strozzare quelle voci. Non si possono strozzare perché ogni minuto, con le sue sofferenze fisiche, con il suo vuoto morale, con la necessità sempre più forte di avere lei presso,il mio morire, le fa rinascere.

7“Ah! Signore!…

448. L’amore dei santi[335].

Impulsività generosa.

Dice Gesù:

1« Vieni, suor Maria della Croce. Un tempo eri solo: Maria della Croce[336]. Ti ricordi quel tempo? Mi amavi. Ti ho amata perché mi amavi con tutte le tue forze di allora.

2Sei sempre stata assoluta nelle tue cose. Non hai mai misurato pro e contro, e quanto e come, e se e ma, quando ti gettavi in un’impresa o in un affetto. Quando sei venuta a Me, vi sei venuta tutta, con tutte le tue capacità di amare e soffrire per Me. Con anche piú delle tue capacità di soffrire. E la forza che ti mancava te l’ho data lo perché mi piaceva la tua impulsività generosa, la tua spensierata e santa prodigalità di sacrificio. Se anche fossi morta allora, saresti stata giustificata, perché ubbidivi al comando: ” Amare Dio con tutto se stesso, coi corpo, l’anima, la mente e il cuore[337] “.

3Ti pareva, allora, che non fosse possibile amare di più. E, poi che amavi il tuo Gesù, specie nella sua veste di Redentore, hai voluto chiamarti Maria della Croce. La Croce! Il tuo amore. Ti pareva, allora, che non fosse possibile amare di più.

L’amore non ha misura.

4Ma, piccola sposa, tu vedi che l’amore per Dio, essendo una cosa di Dio, condivide con Dio l’illimitatezza. Si può amare sempre di più e non raggiungere ugualmente mai il limite. Perché l’amore sempre più cresce quanto più si compie e perfeziona.

5Una cosa compiuta nel mondo, un’opera compiuta degli uomini non è più soggetta ad aumento. E’ completa e tale resta. Ritoccarla, aggiungervi parti, vorrebbe dire guastarla. Ma l’Amore non è cosa umana. E’ sovrumana. Avete la capacità di amare Dio perché siete da Dio. E allora ecco che la Carità può passare da perfezione a perfezione maggiore man mano che lo spirito si perfeziona.

Il primo grado dell’amore.

6Dice l’Ecclesiastico: Il timore di Dio è il principio del suo amore, e a lui deve essere unito il principio della fede[338] “.

7Il timore di Dio è il primo grado dell’amore. Chi teme già rispetta, riconoscendo che colui al quale va il suo timore è un suo superiore, un padrone, o per lo meno un capo. I figli non perfettamente buoni temono il genitore. I dipendenti non perfettamente buoni temono il padrone. Gli animali non perfettamente buoni temono il domatore.

8Il credente, che si ferma al primo giro della scala mistica che sale a Dio, teme Dio il cui volto vede balenare lassù, lontano lontano, e che, visto cosi da lontano, pare severo perché non se ne afferrano che le linee principali ma sfugge il sorriso, sfugge lo sguardo, sfugge la voce. Molti restano paralizzati dalla maestà di Dio e dimenticano la paternità di Dio. Una paternità così buona che giunse ad immolare il suo Primogenito per salvare gli altri suoi figlì. Costoro non fanno il male perché temono Dio. Perciò saranno premiati nella vita eterna.

Il secondo grado dell’amorre.

9Ma però non avranno quel premio che già opera, mentre ancor la giornata terrena dura, in coloro che non si limitano a temere Dio ma, superando il timore, prendono il secondo giro della mistica scala e passano al desiderio di conoscere più da vicino Dio, certi che, se lo potranno conoscere meglio, lo ameranno… E infatti ecco che più salgono e più percepiscono ciò che è Dio. Il desiderio si muta in affetto. L’affetto, che Dio premia con carezze d’invito soave, si muta in amore. E l’amore… Oh, l’amore! L’amore non sale più la scala gradino per gradino. L’amore mette le ali e vola…

Ali di gioia.

10Hai mai visto, diletta, un piccolo uccello ai suoi primi voli? Inizia gli stessi da tegolo a comignolo, o da ramo basso a più alto. Poi osa di più. Dal comignolo conquista il culmine della casa vicina, più alta, o la cima dell’albero più prossimo. E lassù cinguetta di gioia. C’è tanto sole, tanto calore, tanto azzurro,’e il mondo pieno di insidie, di monelli e di felini è già lontano! Ma poi l’uccellino dice: ” Troppo vicino ancora è ciò che può limitare la libertà “. E guarda. E vede che sulla torre o sul campanile, o là, in cima a quell p alberone che si drizza in vetta al poggio, vi è ancor più sole, più libertà e azzurro. E via con un trillo… Ma il sole è ancora più su, e l’uccellino, ormai sicuro di sé, si lancia. E su, e su, e su… Come è felice! Non sente più peso. L’aria lo porta, il raggio pare lo attiri. Ogni attimo cresce in lui forza. Va e canta. Vola e giubila, padrone deli p aria.

Ali d’amore.

11Anche lo spirito, che ha messo ali d’amore, fa così. Viene il momento in cui non si sente nel suo elemento che quando ama veementemente, tuffato in oceani celesti, rapito da vortici di passione divina… I poveri uomini si arrovellano con strumenti che inizialmente creano per scopo scientifico e che poi, quando l’aspide demonico li morde più atrocemente, usano a scopo delittuoso a salire sempre più alto nella stratosfera. Ma il loro salire ha e avrà pur sempre un limite. Quello dell’amore, no. Non ha limite. Sale, sale, sale… e Dio aumenta, aumenta, aumenta le forze di colui che sale infondendosi sempre più nella creatura, che perciò sempre più si india, e più sale e più ama, e più ama e più sale… Compie il suo amore e la sua ascesa quando, come allodola fulminata d’ebbrezza di volo, muore al mondo, ossia cade, con un ultimo palpito dell’anima imprigionata nella carne, sul cuore di Dio e conquista il suo Amore e la sua eterna Libertà.

Vertigine d’amore.

12Tu, Maria della Croce un tempo, per tuo desiderio, sei ora suor Maria della Croce per mio volere. Ti ho. dato, come a sposa sposata, il mio feudo. Te lo sei meritato per la tua costante ascesa.

13Guarda, dalla vetta su cui ti posi, guarda e confronta il tuo timore di credente (il timore di Dio è l’amore dei credenti) coi tuo amore di sposa. E guarda le fasi dei suo crescere… Può aumentare ancora? Sì. L’amore dei santi è una vertigine d’amore. Ed Io a tale amore chiamo tutti. Chiamo te, diletta.

14Ti parlo dalla mia Croce. Ma non mi limito a parlarti fra la porpora del mio Sangue. Ti attiro a Me per vestirti della stessa. Vieni. E, fra un mondo che si odia, si sia noi ad amarci. Tu asciugando le mie ferite coi tuoi baci, Io asciugando le tue lacrime coi mio amore. Vieni e riposa sulla mia pace. »

449. Lo Spirito S. è la carità di Dio[339].

La Perfezione delle perfezioni di Dio

1Questa mattina il mio risveglio dal breve sonno abituale, in sull’alba, è stato caratterizzato da questa parola detta da una voce piana e lieve, un soffio appena:

2« Io sono la Carità di Dio. Canale d’amore fra il Padre e il Figlio, canale di carità fra Dio e gli uomini. Libero e fecondo, Io vado e circolo, distribuisco e raccolgo, espando e concentro. Per Me l’Eterno è in voi. Per Me voi siete nell’Eterno. Sono la Forza prima. Sarò la Forza ultima. Sono la Forza eterna.

3Tutto finirà. Non Io. Il mio vivere, il mio regnare è eterno, perché Io sono la Perfezione delle perfezioni di Dio e la perfezione delle perfezioni dell’uomo. Quando nulla sarà più necessario all’uomo perché non vi sarà più tempo e povera vita, carne e esilio, ma solo eternità e spirito, quando nulla dovrà più esser fatto, senza sosta, da Dio a favore del creato, perché di tutto il creato non rimarrà che il Cielo coi suoi ormai completi, eterni abitanti, ancora Io sarò. Io sarò. Io sarò.

4E allora i ” vivi “, che già mi comprendono, mi com-prenderanno compiutamente, e la loro gioia sovrumana verrà da questo comprendermi compiutamente. Perché comprendermi compiutamente vuol dire comprendere Dio e il suo trino mistero. Conoscere perciò Dio perfettamente ed esser assorti in eterno nell’estasi di questa conoscenza.»

5Poi la voce, di una soavità ancor maggiore a quella di Maria, si è taciuta lasciandomi beata e ridente di una gioia non umana.

450. Stigmatizzazione di S. Francesco[340].

Un personagio vestito di fuoco.

1In alto il Più puro cielo di settembre, ridente in un’aurora soavissima. In basso un breve pianoro fra scoscendere di coste montane molto alte, molto selvose, molto rocciose. Un breve pianoro dall’erbetta corta e smeraldina, ancor tutta lucida per il pianto della rugiada, ma già prossima a scintillare di gemmeo riso per il bacio del.sole.

2In alto, sul puro cielo così azzurro e soave, fisso un fiammeggiante personaggio che non pare fatto che di incandescente fuoco. Un fuoco il cui folgoreggiare è più vivo di quello del sole che sbuca da dietro una giogaia selvosa con un fasto di raggi e dì splendori per cui tutto si accende di letizia.

3Questo essere di fuoco è vestito di penne. Mi spiego. Pare un angelo perché due immense ali lo tengono sospeso e fisso sul coballo immateriale del cielo settembrino, due immense ali aperte che stagliano una traversa di croce a cui fa sostegno il corpo splendente. Due immense ali che sono candore di incandescenza aperte sul rutilare dell’incandescenza ‘del corpo vestito di altre ali che tutto lo fasciano, raccolte come sono con le loro soprannaturali penne di perla, diamante e argento puro, intorno alla persona. Pare che anche il capo sia fasciato in questa singolare veste piumosa. Perché io non lo vedo. Vedo solo, là dove dovrebbe essere quel volto serafico, un trapelare di così vivo splendore che ne resto come abbacinata. Devo pensare ai fulgori più vivi che ho visto nelle paradisiache visioni per trovare un qualcosa di simile. Ma questo è ancor più vivo. La croce di piume accese sta fissa sul cielo col suo mistero.

Un macilento fraticello

4In basso, un macilento fraticello, che riconosco per il Padre mio serafico[341], prega a ginocchi sull’erba, poco lungi da una grotta nuda, scabra, paurosa come balza d’inferno. Il corpo distrutto pare non abiti nella tonaca grave e tanto larga rispetto alle membra. Il collo esce, di un pallido bruno, dalla cocolla bigiognola, un colore fra quello della cenere e quello di certe sabbie lievemente giallognole. Le mani escono coi loro polsi sottili dalle ampie maniche e si tendono in preghiera, a palme volte all’esterno e alzate come nel ” Dominus vobiscum[342] “. Due mani brunette un tempo, ora giallognole, di persona sofferente, e macilente. Il viso è un sottile volto che pare scolpito nell’avorio vecchio, non bello né regolare, ma che ha una sua particolare bellezza fatta di spiritualità.

Gli occhi e lo sguardo del Fraticello.

5Gli occhi castani sono bellissimi. Ma non guardano in alto. Guardano, ben aperti e fissi, le cose della terra. Ma non credo che vedano. Stanno aperti, posati sull’erba rugiadosa; pare stu­dino il ricamo bigiognolo di un cardo selvatico e quello piumoso di un finocchio selvatico, che la rugiada ha tramutato in una verde ” aigrette ” diamantata. Ma sono certa che non vede niente. Neppure il pettirosso che scende con un cinguettio a cercare sul­l’erba qualche piccolo seme. Prega. Gli occhi sono aperti. Ma il suo sguardo non va al di fuori, ma al di dentro di sé.

6Come e perché e quando si accorga della croce viva che è fissa nel cielo, non so. L’abbia sentita per attrazione o l’abbia vista per chiamata interna, non so. So che alza il volto e cerca con l’occhio che ora si anima di interesse, cosa che conferma la mia persuasione della sua precedente assenza di vista per l’esterno.

Visione del Serafino.

7Lo sguardo del mio Padre serafico incontra la grande, viva, fiammeggiante croce. Un attimo di stupore. Poi un grido: ” Signore mio! “, e Francesco ricade un poco sui calcagni rimanendo estatico, col volto levato, sorridente, piangente le due prime lacrime della beatitudine, con le braccia più aperte…

8Ed ecco che il Serafino muove la sua splendente, misteriosa figura. Scende. Si avvicina. Non viene sulla terra. No. E’ ancora come era prima. A mezza via fra cielo e terra. E la terra si fa ancor più luminosa per questo vivo sole che in questa beata aurora si unisce e soverchia l’altro d’ogni giorno. Nello scendere, ad ali tese sempre a croce, fendendo l’arìa non per moto di penne ma per proprio peso, dà un,suono di paradiso. Qualcosa che nessuno strumento umano può dare. Penso e ricordo il suono del globo di Fuoco della Pentecoste[343]

9Ed ora ecco che, mentre Francesco più ride, e piange, e splende, nella gioia estatica, il Serafino apre le due ali ora capisco bene che sono ali che stanno verso il mezzo della croce. E appaiono inchiodate sul legno le santissime piante del mio Signore, e le sue lunghe gambe, di uno splendore, in questa visione, così vivo come lo hanno le sue membra glorificate in Paradiso[344]. E poi si aprono due altre ali, proprio al sommo della croce. E la vista mia, e credo anche quella di Francesco, per quanto egli sìa sovvenuto da grazia divina, ne hanno sofferenza di gioia per il vivo abbaglio.

Il Redentore confito sul suo patibolo.

10Ecco il tronco del Salvatore che palpita nel respiro… ed ecco, oh! ecco il Fuoco che solo una grazia permette fissare, ecco il Fuoco del suo viso che appare quando il sudario delle scintillanti penne è tutto aperto. Fuoco di tutti i vulcani e astri e fiamme, circondato da sei sublimi ali di perle, argento e diamante, sarebbe ancor poca luce rispetto a questo indescrivibile, inconcepibile splendere dell’Umanità Ss. del Redeintore confitto sul suo patibolo.

11Il volto, poi, e i cinque fori delle piaghe, non trovano riscontro in nessun paragone per esser descritti. Penso… penso alle cose più splendenti… penso persino alla luce misteriosa che emana il radio. Ma, se quanto ho letto è vero, questa luce è viva ma di un argentoblu di stella, mentre questa è condensazione di sole moltiplicata per un numero Incalcolabile di volte.

La vetta della Verna.

12La vetta della Verna deve apparire come se mille vulcani si fossero aperti intorno ad essa a farle corona. L’aria, per la luce e il calore, che arde e non brucia, che emana dal mio Signore crocifisso, trema con onde percepibili all’occhio, e steli e fronde sembrano irreali tanto la luce penetra anche l’opacità dei corpi e li fa luce…

13Io non mi vedo. Ma penso che al riflesso di quella luce la mia  povera persona deve apparire come fosforescente. Francesco, poi, su cui la luce si riversa e lo investe e penetra, non pare più corpo umano. Ma un minore serafino, fratello di quello che ha dato le sue ali a servizio del Redentore.

14Ora è quasi riverso, Francesco, tanto è piegato indietro, a braccia completamente aperte, sotto il suo Sole Iddio Crocifisso! E’ immateriale all’aspetto tanto la luce e la gioia lo penetrano. Non parla, non respira, materialmente. Parrebbe un morto glorificato se non fosse in quella posa che richiede almeno un minimo di vita per sussistere. Le lacrime che scendono, e forse servono a temperare l’umana arsura di questa mistica fiamma, splendono come rivi di diamante sulle guance magre.

Silenzio adorante.

15Io non odo nessuna parola né di Francesco né di Gesù. Un silenzio assoluto, profondo, attonito. Una pausa nel mondo che è intorno al mistero. Per non turbare. Per non profanare questo sacro silenzio dove un Dio si comunica al suo benedetto. Contrariamente a quanto sarebbe da supporsi, gli uccelli non si esaltano a più acuti trilli e lieti voli per questa festa di luce, non danzano farfalle o libellule, non guizzano lucertole e ramarri. Tutto è fermo in un’attesa in cui sento l’adorazione degli esseri verso Colui per cui furono fatti. Non c’è più neppure quella brezza lieve che faceva rumor di sospiro fra le fronde. Più neppure quel suono arpeggiato e lento di un’acqua nascosta in qualche cavo dì pietra, e che prima gettava, come perle rare, dentro per dentro, le sue note su scala tonata. Niente. Vi è l’Amore. E basta. Gesù guarda e ride al suo Francesco. Francesco guarda e ride al suo Gesù… Basta.

L’estigmatizzazione.

16 Ma ora ecco che il Volto glorificato, tanto luminoso da parere quasi a linee di luce come è quello del Padre Eterno, si materializza un poco. Gli occhi prendono quel fulgore di zaffiro acceso di quando opera miracolo. Le linee divengono severe, imponenti, come sempre in quelle ore, imperiose, direi. Un comando del Verbo deve andare alla sua Carne; e la Carne obbedisce. E dalle cinque piaghe saetta cinque strali, cinque piccoli fulmini, dovrei dire, che scendono senza zigzagare nell’aria ma a perpendicolo, velocissimi, cinque aghi di luce insostenibile e che trapassano Francesco…

17Non vedo, è naturale, le piante, coperte dalla veste e dalle membra, e il costato coperto dalla tonaca. Ma le mani le vedo. E vedo che, dopo che le punte infuocate sono entrate e trapassate io sono come dietro Francesco la luce, che è dall’altra parte, verso  il palmo, passa dal foro sul dorso. Paiono due occhielli aperti nel metacarpo e dai quali scendono due fili di sangue che scorrono lenti giù per i polsi, sugli avambracci, sotto le maniche.

18Francesco non ha che un sospiro così profondo che mi ricorda quello estremo dei morenti. Ma non cade. Resta come era ancor per qualche tempo. Sinché il Serafino, di cui mai ho visto il volto ho visto di lui solo le sei ali ridistende queste sublimi ali come velo sul Corpo santissimo e lo nasconde, e con le due ali iniziali risale, sempre più oltre, nel cielo, e la luce diminuisce, rimanendo infine solo quella di un sereno mattino solare. E il serafino scompare oltre il cobalto del cielo che lo inghiotte e si chiude sul mistero che è sceso a far beato un figlio di Dio e che ora è risalito al suo regno.

Il ricordo del baccio di Dio.

19Allora Francesco sente il dolore delle ferite e con un gemito, senza alzarsi in piedi, passa dalla posizione di prima a sedersi in terra. E si guarda le mani… e si scopre i piedi. E socchiude la veste sul petto. Cinque rivoli di sangue e cinque tagli sono il ricordo del bacio di Dio. E Francesco si bacia le mani e si carezza costato e piante, piangendo e mormorando: ” Oh, mio Gesù! Mio Gesù! Che amore! Che amore, Gesù!… Gesù!… Gesù!… “.

20E tenta porsi in piedi, puntando i pugni al suolo, e vi riesce con dolore delle palme e delle piante, e si avvia, un poco barcollante come chi è ferito e non può appoggiarsi al suolo e vacilla per dolore e debolezza di svenamento, verso il suo speco, e cade a ginocchi su un sasso, con la fronte contro una croce di solo legno, due rami legati insieme, e là riguarda le sue mani sulle quali pare formarsi una testa di chiodo che penetra e trapassa, e piange. Piange d’amore, battendosi il petto e dicendo: ” Gesù, mio Re soave! Che m’hai Tu fatto? Non per il dolore, ma per l’altrui lode mi è troppo questo tuo dono! Perché a me, Signore, a me indegno e povero? Le tue piaghe! Oh! Gesù!…

21Non odo altro né vedo altro.

Ignoranza del Portavoce.

22Mi pare di avere, quando ero fra i vivi, udito descrivere in altro modo la visione. Mi pare dicessero che era un Serafino col volto di Cristo. lo non so che farci. Io l’ho vista così e così la descrivo.

23Io non sono mai stata alla Verna, né in nessun luogo francescano, per quanto sempre l’abbia desiderato. Ignoro perciò la topografia dei luoghi nella maniera più assoluta.

451. L’anima assolta e
benedetta da Gesù
[345].

La più grande delle indulgenze è quella della carità.

1Penso che quest’anno ho perso le assoluzioni e benedizioni generali francescane e servite della Natività di Maria Ss., dell’Addolorata e delle Stimmate di S. Francesco, e me ne rammarico.

2Ed ecco che Gesù mi dice:

3« E tutto quello che da Me fluisce su te non avrà potere di assoluzione e benedizione? Come una pioggia di grazia fluisce la parola e l’amore dalle mie labbra, dal mio cuore, dalle mie mani su te. Ne sei tutta irrorata, o mia violetta della Croce[346].

4Ti do la mia carità. Ti ho detto[347] che la più grande delle indulgenze è quella della carità che copre la moltitudine dei peccati. Per tutti i cristiani. I quali, però, devono fare un atto di fede continua e di carità continua per credere di poter godere di questa indulgenza e per meritarla. Ma tu! Tu hai davanti il tuo Signore che ti ama, ne odi la parola che ti assicura del suo amore. Non hai che stargli di fronte, amando, per esser certa che l’indulgenza totale scende su te di minuto in minuto e ti fa monda.

La via comune.

5Amarmi è facilissimo per chi mi ha così. Non è vero? Or dunque, di che ti rammarichi?

6Io voglio che tu umilmente segua la via comune e ti rivolga ai miei ministri per averne quelle indulgenze e assoluzioni che ho deferito a loro di dare in mio nome. Ma quando qualche motivo ti preclude questo mezzo, non te ne affliggere. Hai il desiderio di averle, umilmente riconoscendo i tuoi bisogni di povera creatura. Il desiderio sincero, lo sai, ha quasi valore di realtà e talora lo ha del tutto.

Origine di ogni benre spirituale.

7E poi hai Me. Il tuo Dio, il tuo Gesù, il tuo Maestro, il tuo Amore. Questo tuo Dio, questo tuo Gesù e Maestro e Amore, è Sacerdote eterno. generato tale dal Padre. E’ il Sacerdote dei sacerdoti. Ogni bene spirituale che viene a voi della terra scende dalla mia cattedra di Pontefice supremo.

8Io sono che opero, Io sono che applico, lo sono che dono. Io sono: Gesù, Dio Figlio di Dio, Redentore del mondo. Io. Dal mio petto aperto, dalle mie membra frante e forate da flagelli, spine e chiodi, dal mio cuore spezzato da un delirio di amore per voi, viene ciò che monda: il Sangue e l’Amore. Io sono che regno. Io sono che amo. Io sono che assolvo. Io, al quale il Padre ha deferito ogni giudizio.

9E tu hai Me. Stai dunque lieta. Ecco: Io alzo la mia mano trafitta e ti benedico e assolvo, mia piccola voce. Ti assolvo e benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. »

452. I vincitori di Lucifero[348].

Capacità e potenza di Lucifero.

Dice Gesù in risposta a certe mie riflessioni:

1« Lucifero è intelligentissimo oltre che astuto. Usa dell’astuzia per insidiare, ma dell’intelligenza per pensare se e quando e come può darmi pena e rovinare una creatura. Credi pure che non spreca mai inutilmente il suo tempo.

2Perciò, dato che, per quanto sia onnipresente sulla terra, ha tanto da fare presso i tanti uomini che abitano il globo, e per quanto la poca attenzione dell’uomo e la sua scarsa volontà di bene facciano, della potenza di Lucifero, veramente grande, una quasi onnipotenza sulle creature, perciò, dico, deve calcolare bene il suo tempo e non perderne un attimo per lavorare con utile. Col suo nefando utile che è quello di impinguare i suoi forzieri infernali di tesori rubati a Dio: le anime.

3E’ veramente un instancabile lavoratore, in alto, l’Instancabile opera il bene per voi. In basso, l’instancabile opera il male per voi. E in verità ti dico che egli ha più fortuna di Dio. Le sue conquiste sono più numerose delle mie. Ma, lo puoi ben capire dalla premessa, essendo astuto, intelligente, indaffarato, non può concedersi il lusso di occuparsi di tutti in ugual misura. E non se lo concede.

4Oh! nel suo male è un asceta dell’idea che persegue, tutto votato ad essa, e non si distrae, non viene a transazioni, non a stanchezze, non a rimandi! Foste voi, uomini, verso il bene quello che è Satana verso il male! Ma non lo siete.

Le due strategie.

5Lucifero, man mano che una creatura nasce all’intelligenza, prima se ne cura ben poco, si limita a guardarla e guatarla come probabile futuro capro del suo infernale gregge; man mano che una creatura nasce al saper volere, al saper pensare, ossia oltre i sette anni, aumenta la sua attenzione e inizia il suo insegnamento.

 6Il ministero angelico istruisce e conduce gli spiriti con parole di luce. Il ministero satanico istruisce e istiga gli spiriti con parole di tenebre. E’ una lotta che non ha mai fine. Vinto o vincitore l’uno, vinto o vincitore l’altro, l’angelo di luce e l’angelo di tenebre battagliano intorno ad uno spirito sino all’ultima ora mortale, per strappare l’uno all’altro la preda, riconsegnandola l’uno al suo Signore, nella luce, dopo averla avuta in tutela tutto il giorno terreno, trascinandosela seco nelle tenebre l’altro se vittoria ultima fu sua.

La potenza della grazia.

7Però fra i due che battagliano vi è un terzo, ed è, in fondo, il più importante personaggio. Vi è l’uomo per cui i due battagliano. L’uomo libero di seguire la sua volontà e dotato di intelligenza e ragione, munito della forza incalcolabile della Grazia che il Battesimo gli ha reso e che i Sacramenti gli mantengono e aumentano.

8La Grazia, tu lo sai[349], è l’unione dell’anima con Dio. Perciò dovrebbe darvi tanta forza da rendervi imprendibili e incorruttibili alle insidie e corruzioni sataniche, perché l’unione con Dio dovrebbe farvi semidei. Ma per rimanere tali occorre volerlo. Occorre dire a Satana e dirsi: ” Io sono di Dio e voglio esser solo di Dio “. Perciò ubbidienza a precetti e consigli, perciò sforzo continuo per seguire e perseguire e conquistare il bene e un sempre maggior bene, perciò fedeltà assoluta e vigilanza costante, perciò eroismo per vincere se stessi e l’esterno nelle seduzioni della concupiscenza trina e nelle sue multiple facce.

9Pochi, molto pochi, troppo pochi sanno fare queste cose. E allora? E allora a questi, così facili a prendersi quando lo si voglia, così inerti a sfuggire quando sono stati presi, Satana dà poca cura. Fa come il gatto col topo. Li prende, li strozza un pochino, li stordisce e poi li lascia, limitandosi a dar loro un’altra unghiata e un’altra zannata se dànno segno di tentare una timida fuga. Non più. Sa che sono ” suoi ” e non perde molto tempo per loro, né molta intelligenza.

Gli imprendibili.

10 Ma coi ” miei! ” Oh! coi miei è un’altra cosa! Sono la preda che più solletica la sua livida fame. Sono gli ” imprendibili “. E Satana, cacciatore esperto, sa che vi è merito a catturare le difficili selvaggine. Sono le ” gioie” di Dio. E Satana fa gran festa quando può dar dolore a Dio e offesa e delusione. Vive d’odio. Come Dio vive d’amore. E’ l’Odio. Come Dio è l’Amore. L’Odio è il suo sangue. Come l’Amore è il mio. Eccolo allora moltiplicare cure e sorveglianze intorno ad un ” mio “.

11Entrare in una fortezza smantellata è giuoco di bimbi. Non lo vuole il re crudele dell’Inferno. Vuole le fortezze di Dio, le rocche monde e lisce, limpide come cristallo, resistenti come acciaio, che da ogni parte mostrano scolpito, fin nelle latebre più fonde anzi è dalle latebre che trapela come fluido che si emana da ‘ un interno ‘ all’esterno il Nome più santo: Dio. Il Nome che essi amano, servono, pronunciano, con lo spirito adorante, ad ogni battito del loro cuore. Prenderli, prendervi, strapparvi a Me, cancellare dal vostro essere trino di spirito, carne e ragione, quel Nome, fare di voi, fiori del mio giardino, immondezza per il suo inferno, e ridere, gettando il suo riso bestemmiatore contro il trono divino, ridere per la sua vittoria sull’uomo e su Dio. Ecco la gioia di Satana.

I vincitori.

12Più siete ” miei ” e più egli si accanisce a farvi suoi. E siccome è in voi una vigilanza e una volontà assidue, egli, l’Astuto, non vi segue e persegue col metodo usato per gli altri. Ma vi assale proditoriamente, a distanze sempre più lunghe, nei momenti più imprevedibili e coi motivi più impensabili. Approfitta del dolore, del bisogno, dell’abbandono, delle delusioni, e balza come pantera sulla vostra stupita, accorata deboleza dei momento, sperando di vincervi allora per rifarsi di tutte le volte che l’avete vinto.

13I mezzi? Infiniti. Il metodo? Uno solo. Quello di una benevola, bugiarda dolcezza, di una ragionata e pacata parola, di un aspetto di amicizia che aiuta, che vuole aiutare.

Gloria a chi vince!

14Ne hai avuti di assalti? E ne avrai ancora, e molti, e sempre più astuti. Oh! che livore per Me e per te! Sempre più ne avrai; e di così sottili da trarre in inganno anche il più furbo. Furbo umanamente parlando. Perché sorridi, anima che amo perché la semplicità compenetrata di Dio, e che si conserva tale, è impenetrabile ad ogni sottigliezza.

15Ti ferirà l’esterno. Ma è onore di soldato la cicatrice che segna la carne e dice: ” Questo segno è prova di battaglia virile “. E più un soldato ha le carni rigate da questi segni e più il mondo al valoroso si inchina. Nelle battaglie spirituali succede lo stesso. E le vostre ferite, che non ledono lo spirito ma illividiscono solo ciò che è involucro allo spiritore, sono il vostro onore. E per esse sarete onorati in Cielo.

16In verità ti dico che voi chiamate ” martire ” solo coloro che perirono per opera di tiranni. Ma tutti i miei santi sono martiri. Perché per esser santi dovettero subire persecuzione di Satana e rimanere fedeli. Gloria a chi vince! Le palme celesti sono per voi. »

453. Il vero tesoro è nel cuore[350].

Il tesoro nel cuore.

1Dice Gesù: ” Il tuo tesoro tu lo hai nel tuo cuore. Cercalo là “. Gli chiedo: ” Che tesoro ho mai, Signore? “. Mi risponde:

« Hai Me. Ho detto nel Vangelo che ” là dove è il tesoro là è il proprio cuore[351] “. Ho anche detto che è dal cuore che escono pensieri, sentimenti ed opere[352]. Buone se buono il cuore, malvage se malvagio il cuore. E le cose che escono dal cuore sono proprio, e solo esse, quelle che hanno valore di elevazione o di contaminazione. Ma possiamo giustamente anche dire ed Io lo dissi ma non è riportato fra le molte sentenze che ho dato, sentenze a formula capovolta, secondo il sistema filosofico molto in uso allora che, come è il cuore là dove è il tesoro, così è il tesoro là dove è il cuore, anzi: il tesoro è nel cuore.

La sede dei sentimenti.

3Infatti l’uomo, elevando questo organo a sede dei sentimenti, lo ha fatto trono e asilo della passione predominante. Così il lussurioso ha dal cuore il fomite della lussuria, l’avaro quello della moneta, l’iracondo quello della prepotenza, il goloso dal cuore sente salire la stolta fame delle leccornie[353], l’accidioso lo ascolta quando gli consiglia: ” Ozia “; e, nel bene, dal cuore trova la spinta che lo spinge allo studio se cultore delle scienze, alla beneficenza se pietoso, alla morigeratezza in ogni senso se onesto, all’amore verso il perfetto se è uno dato tutto al suo Dio. E la passione predominante carezza e custodisce nelle e con le latebre del cuore. Potrà esser povero e ignudo, apparentemente solo e desolato. Ma dentro, ecco là nel fondo una gemma che splende amichevole e santa, o fiammeggìa ingannevole e malvagia: il suo tesoro, il sentimento che lo domina.

L’unico vero tesoro.

4Tu hai Me. E in verità ti dico che non potresti avere cosa più grande. Così come in verità ti dico che Io non potrei avere cosa più cara del ricetto in un cuore che mi ama totalmente.

5Ogni tesoro ti potrebbe rapire il mondo. Ma non il possesso del tuo Gesù. Ogni cosa mi potrebbe lanciare il mondo, a onore o a maledizione, a seconda dei suoi stimoli. Ma onori, riti, fiori, incensi, cerimonie, templi e parati, canti e genuflessioni, non mi dànno l’onor santo che mi dà colui che fa di Me il suo unico tesoro. Così come non vi è maledizione o bestemmia, sacrilegio e abiura, che non venga riparato dall’onore santo di chi mi accoglie per chi mi respinge, di chi mi dà culto d’amore per chi mi fa sacrilegio, di chi mi loda e benedice per chi mi maledice e bestemmia.

6Oh! sta’ felice! lo in te e tu in Me! E’ la gioia reciproca. Sentimi come ti stringo al cuore. Non dico altro. E’ venerdì. Ma ho voluto temperare il sacrificio del venerdì con questo fiore per farti sorridere e sempre più sperare. Anzi: sempre più sentirti sicura.

7Va’ in pace, diletta. Taccio, ma resto con te. »

454. L’ordine cronologico dei Vangeli[354].

L’ordine cronologico

Dice Gesù:

1« Intanto ti dico che l’episodio di mercoledì (209)[355], se farete un’opera regolare, lo dovete collocare un anno avanti la mia morte, perché accadde al tempo della messe del mio 32° anno.

2Necessità di conforto e istruzione per te, diletta, e per altri, mi hanno costretto a seguire un ordine speciale nel dare le visioni e i dettati relativi. Ma vi indicherò, a suo tempo, come distribuire gli episodi dei tre anni di vita pubblica. L’ordine dei Vangeli è buono, ma non perfetto come ordine cronologico. Un osservatore attento lo nota.

La versione di Giovanni.

3Colui che avrebbe potuto dare l’esatto ordine dei fatti, per esser stato meco, dall’inizio della evangelizzazione alla mia ascesa, non lo ha fatto, perché Giovanni, figlio vero della Luce, si è occupato e preoccupato di far rifulgere la Luce attraverso la sua veste di carne agli occhi degli eretici che impugnavano la verità della Divinità chiusa in carne umana. Il Vangelo sublime di Giovanni ha raggiunto il suo scopo soprannaturale, ma la cronaca della mia vita pubblica non ne ha avuto aiuto.

La versione dei sinottici.

4Gli altri tre evangelisti mostrano uguaglianze fra loro, come fatti, ma ne alterano l’ordine di tempo, perché di tre uno solo era stato presente a quasi tutta la mia vita pubblica: Matteo, e non l’aveva scritta che 15 anni dopo, mentre gli altri li scrissero più oltre ancora, e per averne udito il racconto da mia Madre, da Pietro, da altri apostoli e discepoli.

Il Vangelo del Regno.

5Vi voglio dare una guida nel riunire i fatti del triennio, anno per anno.

6Ed ora vedi e scrivi. L’episodio non segue quello di mercoledì (209). »

455. Criteri per gestire l’Opera di Gesù[356].

Via l’avvarizia spirituale!.

Dice Gesù:

1« Fra le correnti contrarie che prendono di trasverso la mia povera navicella che si chiama MariaGiovanni, il portavoce, Io vengo, divino Timoniere, a prendere la barra. E a correggere e raddrizzare le varie tendenze.

2Tu, portavoce, sei eccessivamente restio a ogni divulgazione di scritti, siano tuoi personali che da altre più alte fonti. Già ti ho rimproverato[357] per questa tua avarizia spirituale. In te il rimprovero ha avuto frutto e, ogni volta, col dolore di chi si sente strappare un lembo di pelle, tu ti,sei piegata a dare ad altri ciò che era tuo, perché venuto dalla tua mente o perché a te donato dal tuo Dio.

Occorre prudenza, bonta, dignità.

3Altri, nonostante Io abbia parlato a più riprese in merito, non si sono scrupolosamente attenuti al mio parlare. Il pungolo che li spinge a far questo è buono. Ma occorrerebbe aver presente che buona non è la grande maggioranza degli uomini, e specie dei consacrati.

4Occorrerebbe meditare che uno zelo eccessivo può sciupare tutto, peggio di quanto non lo faccia un poco di lentezza. Le cose sforzate finiscono con lo spezzarsi. E questa cosa, santa, utile, voluta da Dio, contro il tuo desiderio lo dico Io che so e che sono Verità non deve spezzarsi. Ma non deve essere un torrente vorticoso che passa irruente, piega, sommerge, devasta. E passa. Deve essere acqua lene che passa dolcemente, a lieve filo, e irriga nutrendo piano le radici senza sciupare neppure uno stelo. Un filo, ho detto. Dato con molta prudenza e molta misura. Dato con bontà, senza esclusivismi, ma con dignità. Lo si è dato invece con troppa fretta, abbondanza, rigidezza, esclusivismo.

Compito dello struimento di Dio.

5Ogni manifestazione del soprannaturale è segno di contraddizione[358] fra gli uomini. Gli strumenti di Dio sono segni di contraddizione. Ma di questa contraddizione i primi a pagarne lo scotto sono loro, gli strumenti. Io ne sono esempio. Chi li ha in tutela deve, con una pazienza e prudenza somma, attendere che la contraddizione non assuma forme di violenza, atte a distruggere la missione dello strumento con verdetti e imposizioni che legano a lui le membra spirituali, ne tormentano spirito e morale, mettendolo fra Dio che vuole e l’uomo che non vuole l’opera. I miei strumenti hanno bisogno di pace. Non possono, loro, occuparsi che del loro lavoro, di quello cioè che Dio fa loro fare.

6Se sapeste, o uomini tutti, che schiavitù è l’essere strumenti di Dio! Santa schiavitù, ma totale! Schiavitù da galeotto al remo. Sonno, fame, sofferenze, fatiche, voglia di pensare ad altro, di leggere cose che non siano le parole di fonti ultraterrene, di dirne e udirne di comuni, voglia di essere, almeno per un giorno, creature comuni e vivere la vita comune, sono tutte cose che la sferza inesorabile del volere di Dio impedisce loro di avere e di rendere realtà. E su tutto questo l’astio degli uomini mette il suo sale e il suo acido, come se sulle piaghe delle sferze il padrone della galera facesse cadere sale e aceto.

Errori da evitare con i portavoci e le rivelazioni.

7Perché, per troppo amore o per troppo livore, mi colpite i miei servi, già colpiti dall’esigenza del mio volere?

8Io avevo detto[359], e sin dall’inizio, che il mio ” portavoce ” do­veva esser lasciato nella pace, avvolto nei veli del silenzio, che sarebbero stati sollevati oltre la sua morte. Quando preghiere e desideri di un che amo, e che m’è gradito per la sua sempre retta intenzione, mi piegarono ad una condiscendenza, a tutela del mio strumento Io misi delle clausole e delle guide. Dissi: ” Ci si regoli come ci si regolò per Suor Benigna Consolata[360] .

9Quando ho visto che si eccedeva, e si pascolava in campi che an­che un’umana prudenza diceva: ” Non vanno toccati “, ho cessato ogni dettato che avesse rapporto coi tempi, e ho specificato che ciò era castigo per coloro che perseguivano umane curiosità e anche di una cosa grandiosa, soprannaturalmente grandiosa, facevano quasi il giuoco piccoso di bambini che per far dispetto al rivale di­cono: lo so, io ho, e tu non sai e tu non hai. Guarda quanto ho, guarda, guarda, e io so e lo so… “. Ma qui non è giuoco di bambini. Qui ci vanno di mezzo gli interessi di Dio e la pace di un cuore. Attenti, uomini tutti!

10Il mio ” portavoce “, voi che lo avvicinate lo sapete, è sempre stato contrario ad ogni violazione del suo segreto, ad ogni esibizionismo, ad ogni bando in suo favore e onore. Non è ” violetta ” per niente[361]. Se le ho dato quel nome so Io perché. Ha sofferto di certe intrusioni e incensazioni. Non ama incenso per sé. Lo vuole dato tutto al suo Maestro Gesù.

11In un momento in cui già tanta croce stava per esser imposta alle sue spalle, per amor del mondo che va salvato col dolore, voi, con la vostra imprudenza, avete messo altra tortura. Quella di sapere sparse, come fiori preziosi affidati a un bambino, le parole di Dio in ogni senso, fin in mano di coloro che, per proprio pensiero o per altre cause, sono nemici alle voci del soprannaturale. E il mio portavoce vi ha richiamati ad un ritegno, in nome della parola di Dio, che era umanamente e sopraumanamente giusto osservare. Siete ricorsi allora ai ripari. Ma malamente. Attaccando i contraddittori. Negando poi a tutta una categoria, che se ha delle lacune ha anche delle luci fra le sue schiere, ogni contatto con quello che prima si era dato e divulgato, senza selezione, a tutti.

Salvare la carità.

12Amici e servi vi chiamo col nome più dolce e col più onorifico, perché servire Me è regnare ed essermi amico è predilezione vi faccio vedere come Io usavo con colui che fra le mie file rappresentò il clero che barcámena fra Dio e la terra, colui che fece dell’utile proprio il re messo sopra e contro l’interesse di Dio che doveva essere il re del suo scopo di vivere[362]. Ho avuto parole serie, di Maestro che educa e deve anche rimproverare se vede nell’alunno errore; ma quando ho visto che il Maestro non bastava con la sua autorità, ecco che ho annullato il Maestro con la sua serietà e ho scoperto l’Amico, il cui cuore trabocca di affetto, di indulgenza, di comprensione. Udite le parole chegli dico per portarlo nella ” via”, per riportarlo nella via che è mia. Più dolci, più seducenti non potevano esser dette. Tutto ho tentato per salvarlo. E più lui cadeva e più l’ho avvicinato. Non sono riuscito al mio scopo? E’ vero. Anche voi non riuscirete con tutti. Ma almeno sarà salva la carità.

13Dolcezza, dolcezza, amici e servi miei, e poi prudenza, prudenza, prudenza e riserbo.

Le cose di Dio e quelle dell’uomo.

14Ieri vi ho detto: ” Se farete un’opera regolare[363] “. Se farete. Non vi ho detto: Fate e fate subito . Quando la farete e non abbiate fretta per non nuocere in luogo di giovare tenete le regole che vi do e darò.

15Ma per intanto siate rispettosi delle mie parole sin dal primo tempo, e anche un poco del desiderio del mio ” portavoce “. Anche lui ha la sua parte in questo fatto. Va udito e non lasciato da parte senza pietà, per troppo affetto per la sua opera.

16Non abbiate fretta. La vita del portavoce è breve e il tempo è lungo. Quando il segreto della tomba proteggerà colui che fu portavoce, avrete ancora, ancora, ancora tempo di fare, fare, fare. Non abbiate fretta umana, anche se si veste di soprumano. Le cose di Dio maturano lentamente, e durano. Quelle dell’uomo, precocemente, e cadono.

Carisma, carismatico e tempo.

17Vedete? Vi è chi desidera sapere qualcosa sull’incognita della d’Agreda[364]. Chi ha sciupato l’opera veramente santa di Maria d’Agreda? La fretta degli uomini. Questa ha suscitato attenzioni e asti. Ha obbligato ad un rifacimento della parte descrittiva da parte della illuminata. Per la parte istruttiva sopperi lo Spirito ed è uguale nel suo insegnamento. Questo rifacimento a che portò? A grande sofferenza, fatica e turbamento nell’illuminata e a corruzione della magnifica opera primitiva.

18Ogni descrittore e profeta è schiavo del suo tempo. Mentre scrive, mentre vede (parlo di chi scrive per volere di Dio), scrive descrivendo esattamente, anche contro il suo modo di vedere, consono ai tempi. Si stupisce, per esempio, di non vedere questo o quello o di notare oggetti e forme di vita diverse da quelle del suo tempo, ma le scrive come le vede. Dovendo invece ripetere tutta una serie di visioni senza più vederle, dopo scorrer di tempo dalle visioni avute, cade e ricade nella propria personalità e nei sistemi del suo tempo. E i futuri, poi, restano sgomentati da certe linee troppo umane nel disegno di un quadro di Dio.

19La d’Agreda cadde così, nella parte descrittiva, in fronzoli di umanesimo spagnolesco, facendo della santa ristrettezza di vita di mia Madre e della sublime sua creazione alla terra e del suo regnare in Cielo un fastello di rutilanti pompe da Corte dei Reali di Spagna nel più pomposo evo che mai sia stato. Tendenza di spagnola, e spagnola del suo tempo, insinuazioni di altri che, per esser spagnoli, e di quel tempo, erano portati a vedere, sognare, pensare, trasportare nell’eterno e nel soprannaturale quello che era il temporaneo e l’umano, han infronzolato le descrizioni di quegli orpelli che sciupano senza dare onore.

20Grande errore imporre certi rifacimenti! La mente umana! Perfetta e imperfettissima, non può ripetere una cosa, e specie un lavoro di questo genere e questa mole, senza cadere in errore. Involontari, ma ledenti ciò che era perfetto perché illuminato da Dio.

21Perché non illumino di nuovo lo strumento? Per lo strumento lo farei. Ma una punizione deve andare agli increduli. Non Io sono servo dell’uomo. Ma l’uomo di Me. Dio viene, si ferma, opera, passa. Quando l’uomo dice: Non voglio e distrugge l’opera di Dio, o dice, scettico e incredulo: Non credo e vuole prove imprudenti, Dio non torna sempre. E chi è il colpito? Dio? No. L’uomo.

22Era tanto che volevo parlare della d’Agreda, perché vi era chi lo desiderava e perché Io mi piego ai giusti desideri. Ma ho serbato l’argomento per quest’ora perché era utile così. Io so attendere l’attimo propizio. Imparate da Me.

23Vi ho dato anche le pagine sulla Madre mia nella sua infanzia e fanciullezza santa[365]. E voi direte: ” Perché allora ce le hai date? “. Ma potrei far scrivere questo mio portavoce quando fosse morto? Lo potrei, perché nulla è impossibile a Dio, ma non lo farei perché anche questo miracolo di un morto che scrive non convertirebbe gli increduli. Lo uso perciò mentre è vivo.

24Ma voi non abbiate fretta. E siate pazienti e attenti, e prudenti e dolci. Lo torno a dire. Se vi permetto, a voi più vicini, di attingere a piene mani per il vostro ministero e per elevazione delle folle atterrate dal vivere d’oggi, non dovete però mai dimenticare che qui non sono solo i vostri interessi, ma quelli di Dio, che vuol risplendere con la sua potenza e sapienza in una sua creatura.»

Criteri e diritto per la divulgazione dell’Opera.

25Dice poi Gesù: ” Cerca e copia i brani dei dettati in merito. Te li indicherò “. E mi faccio dare da Paola, che lo può testi moniare, i dettati solo ora che ho finito di ricevere il dettato[366].

26In un dettato del 18 luglio 1943 è detto dal Maestro: ” Riguardo al P. Migliorini sono molto, molto contento che delle mie parole ne usi per sé, per l’anima sua, per la sua predicazione, per guida e conforto di altre anime sacerdotali o meno. Ma non deve rivelarne la fonte per ora… ecc… “.

27Dettato del 23 agosto 1943: ” …Andate, spargete la mia parola. Andatevi con discernimento e cura. Applicatene non a tutti ugualmente… E’ mio consiglio che facciate una scelta delle parole dette. Vi sono brani che per ora devono restare un dolce colloquio fra di voi. Altri che vanno resi noti solo a persone che o per la loro veste o per le loro anime sono già in grado d’esser ammesse a certe conoscenze. Altri possono esser dati e diffusi fra le anime… Ci vuole buon senso nell’usare del dono mio. Regolatevi come per Suor Benigna. Non una aperta e risuonante diffusione, ma un lento effondere sempre più vasto e che sia senza nome. Ciò per tutela del tuo spirito. che la superbia potrebbe turbare e della tua persona che non ha bisogno d’altre agitazioni. Quando la tua mano sarà ferma nella pia attesa di risorgere nella gloria, allora, solo allora verrà fatto il tuo nome… Sono così rari i portavoce che non voglio siano disturbati o distrutti dall’odio del mondo”.

28Dettato del 13 agosto 1943: ” Usi P.M. quanto giudica utile usare di quello che dico. Sono perle che do gratuitamente. Ma di tutte ne tenga indietro una, la perla madre. Tenga indietro te di cui sono geloso e su cui esercito potere assoluto di proprietà. Tu non sei Maria e non devi esser conosciuta per Maria… La tua personalità è annullata… Nessuno ti deve conoscere come scrittrice del mio pensiero, meno due o tre persone di privilegio… Più tardi, quando vorrò e nessuno ti potrà più nuocere, sarà conosciuto il nome della piccola voce. Ma allora tu sarai dove la piccineria umana non arriva e dove non agisce umana cattiveria

29Dettato del 15 agosto: ” Dei tuoi scritti ne usate così. La parte che è tua avrà il solito valore informativo per la curiosità dell’uomo che vuole sempre scandagliare i segreti delle anime. La parte che è mia, e che va separata dalla tua, avrà valore formativo perché in esso vi è voce evangelica e questa voce ha sempre valore di formazione spirituale… “.

30Dettato del 10 settembre 1943: ” Mio piccolo Giovanni, ti affido la mia parola. Trasmettila ai maestri ché ne usino per il bene delle creature

31Dettato del 9 dicembre 1943: ” … Riguardo ai brani (dei dettati) (dice brani, Gesù, non pagine e pagine complete) è inutile spargerli a cibo dei rettili… Ho detto e ripetuto che occorre molta prudenza… Perché volete sfamare stolte curiosità? Non detto quanto detto per un vostro sollazzo né per piegarmi alle vostre morbose seti di conoscenze future… Gli spiriti retti hanno già più che basta di ciò che è detto per tutti senza alzare veli più profondi… Ho detto e se non mi stanco di ripetere la parola mia, mi stanco di ripetere i comandi in merito al portavoce che solo quando non sarà più nel mondo sarà tutto cognito della sua fatica. Non abbiate smanie di fare esposizioni generali… Con lacrime di sangue vi permette di usare delle pagine tutte sue. Ma altro non vuole perché Io non voglio… Avete nei dettati dei forzieri di gemme bastevoli a rendere luminoso il mondo. Perché volete estrarne anche i diamanti che solo fra qualche anno potranno essere maneggiati senza che le forze del Male se ne approprino per distruggerli? Colui che scrive è condotto. Ma colui che copia deve saper comprendere ciò che va tenuto a disposizione di un solo… Conservate dunque per l’ora che segnerò tutto il lavoro del mio portavoce e date ai poveri del mondo, a seconda della loro condizione, ciò che va dato. E pregate per non lasciarvi trascinare da umanità nella vostra scelta. Per eventi del giorno P. M. ha potuto notare le concomitanze e può testificare. Per il resto, ripeto, usi come usò il Direttore di Benigna, il quale era in tempi migliori e aveva fra le mani una materia meno esplosiva… Non ripetete le domande perché non risponderò. Non vogliate uscire dalla regola perché non benedirò. Prendete il vostro lavoro e datelo al portavoce. Egli vi dirà i punti che non vanno messi a disposizione dei curiosi e malvagi. Io lo terrò per mano nella scelta… “.

32Dettato del 13 dicembre: ” Non parlo per soddisfare curiosità di superstizione o anche di semplice umanità. Non sono un oracolo pagano e non voglio siate dei pagani. Perciò non leverò a te la gioia della mia parola su punti unicamente rivolti allo spirito, senza far paralleli fra esso e gli eventi moderni o di prossimo futuro. Questa lacuna rimarrà come monito per molti e durerà sìnché Io vorrò. Ma se si facesse uso non spirituale del tuo lavoro ti darò comando di scrivere per te sola e, in caso tu non ubbidissi, ti leverò la parola .

32Gesù dice: ” Basta così. Ce ne sono a sufficienza. Gli altri ripetono questi. Sta’ in pace e fa’ sapere ciò a chi si deve “.

456. Lo zelo fino al sacrificio[367].

Preghiera dell’umile serva.

1Con l’animo ancora turbato dal dettato di ieri e in lotta fra un’obbedienza e un desiderio di non dar dolore a P. M., dico stamane il “Veni Sancte Spiritus”, come sempre prima di aprire la Bibbia per trovarci luce e conforto quando Gesù non parla direttamente.

2Mi si apre alla pagina che porta l’ultima parte della preghiera di Giuditta prima di recarsi da Oloferne. ” Dio dei cieli… ascolta una miserabile che a Te ricorre e tutto spera dalla tua misericordia… metti le parole sulla mia bocca, fortifica nel mio cuore il mio proposito affinché la tua casa conservi sempre la sua santità… ecc. ecc. “[368]

3 Mi dico: va proprio bene per me che non voglio che la gloria di Dio riconoscendo la mia miserabilità e debolezza, non voglio altro che la casa di Dio, la Chiesa militante, conosca la santità, una santità sempre crescente.

La spirituale casa del cuore.

4Ma, mentre scrivo questo, la benedetta voce del mio Signore, la cui presenza è dall’altro ieri continua nella sua veste bianca di Maestro mio, mi dice:

5« Non solo la mia Casa. Anche la tua, ossia la spirituale casa del cuore dove accogli Dio, e l’amore per il tuo Dio deve, e colla mia forza vi riuscirai, conservare sempre la sua santità, ossia l’amicizia con Dio e lo zelo sino al sacrificio per la sua causa. Non aver mai paura di parlare o di fare. Vedi come nei momenti più gravi di decisioni Io ti sono presso, visibilmente? E’ per darti forza e approvazione. »

Le Ninive moderne.

6E infatti quando è lì viene un coraggio e una sincerità! Come si potrebbe far cosa non vera, anche solo tacere per motivo di affetti umani, quando Egli guarda con quegli occhi?

7Più tardi mi fa aprire alla fine della profezia di Giona[369], e Gesù dice, lo dice con severità e ne ho paura:

8« Scrivi. C’è cosa per tutti e due[370]. Ché tutti e due vi affliggete per cosa che non vi è costata nessuna fatica, che non avete fatto crescere, e l’uno in un senso, l’altra nell’altro, vorreste levare questa misericordia alle Ninivi moderne. Ossia tu, portavoce, ai tuoi fratelli laici, e P. M. ai suoi fratelli consacrati.

9Non sapete che nell’una e nell’altra Ninive vi sono centoventimila e centoventimila persone che non sanno distinguere la loro destra dalla sinistra, ossia il bene dal male, perché un complesso di cose, che sono altrettanti trabocchetti e opere di Satana, li ha ridotti deficienti nello spirito? Non sapete che n’ell’ una e nell’altra Ninive vi sono, fra questi centoventimila e centoventimila, almeno una decima e una ventesima parte che sente la sua infelicità di cieca e la sua minorazione di intelletto spirìtuali e gridano a Me: ” Gesù, abbi pietà di noi, malati! Fa’ che noi si veda! Apri i nostri cuori e le nostre menti a comprenderti! “. Ed Io, il Gesù di Nazaret, il Maestro buono, il Taumaturgò divino, non dovrei aver compassione di loro? Ma non solo di loro. Anche di quelli che il loro mercimonio col Vizio ha reso simili ad animali.

10Quanto gran numero di animali ha la terra! Uomini che il malefizio di Satana ha degradato ad essere animali e non altro!

Viene la Parola e si affida ai suoi servi.

11Io sono venuto per riportare lo Spirito. Sono stato il Precursore della venuta del Paraclito. Ed Io verrò per radunare i fedeli allo Spirito del Signore, che è Scienza e Coscienza del Bene e Fedeltà e Amore a Dio. Ma ora non posso venire in veste di carne a preparare le vie per il trionfo del Re. Il Padre più non lo vuole[371]. Lascerò, allora, che la barca della povera umanità vada a naufragio e ben pochi si salvino di essa? No. Non viene la Carne ma viene la Parola e si affida ai suoi servi, per i miei poveri uomini.

12E i miei servi non sono padroni della Parola, ma custodi e distributori della stessa. Lo devono essere senza irritazioni né attaccamenti umani. Ripeto dunque i miei comandi di ieri[372]. E ad essi ci si attenga. Scrupolosamente. »

457. Conforto del Portavoce[373].

Amore e fiducia per riscattare sé  stessi.

1… e me mi soverchia il dolore. Perché penso a mia madre[374] che ebbe paura di Te, Gesù, quando ti vide… Perché paura di Te, Gesù?

 

Dice Gesù:

2« Perché? Molti perché sono nel tuo cuore dopo questo dettato. Ma comincio dall’ultimo.

3Non piangere, mia piccola voce, mia piccola sposa. Tua madre sta meglio di tanti, nonostante non mi abbia saputo vedere qual sono: Misericordia operante, Amore e non Giustizia, Amore che per essere Assolutore totale chiede unicamente amore e fiducia. Il mio e il tuo amore hanno messo il giusto peso al peso di amore necessario all’anima di tua madre per riscattare sé  stessa. E’ un tesoro, sai, l’amore? Tutto compra, tutto libera, tutto redime. Non piangere.

La coscienza turbata induce in errore.

4Perché ha avuto paura di Me? Sono andato a lei per darle forza e luce. Ha avuto paura perché… Ricorda cosa dice il Vangelo dei miei discepoli, così ancora imperfetti non solo avanti la, Passione, quando mi videro camminare sulle acque, ma anche dopo avermi ricevuto Eucarestia, ed esser redenti dal Sacrificio che rendendo loro la Grazia doveva fare il loro spirito veggente e capace di riconoscere il volto di Dio. ” Ebbero paura di Gesù perché lo credettero un fantasma, uno spirito ” dice il Vangelo[375]. Anche tua madre ebbe la stessa paura. Mi ha creduto un fantasma. Un severo fantasma.

5Vedi, o amica mia, in quale errore induce, una coscienza turbata? Vedi come è sicura promessa di serena morte l’aver lo spirito amico di Dio?

6Andavo a lei, Maestro buono, per dirle parole atte a mondarla in una contrizione vera, atta a sollevarla con una rassegnazione santa, a darle immediata salute con un sorgere d’amore, lavacro a tutta una vita. Vi andavo per pietà di lei e per far felice te. Alla vecchina della visione[376] ho dato grano e baci e benedizioni. Alla tua mamma andavo per darmi Io, Pane del Cielo, per darle bacio di amore e benedizione di viatico. Ha avuto paura perché mi conosceva troppo poco. E sono troppi quelli che troppo poco mi conoscono.

7Ma non spasimare di amor filiale. Alla vecchina ho detto: ” Io ti aprirò le porte e con te al figlio e al figlio del tuo figlio “. E a te dico: ” Io ti aprirò le porte e con te alla madre e al padre “. Puoi credere questo? Puoi credere che il mio amore ti può far questo? Tu prega e ama. Non sei sola. Io sono con te e chi ora ti ama, in verità e in bene, ti è presso.

L’arte di redimere, di aiutare chi si redime.

8L’altro ” perché ” che hai nel cuore è sapere se lo sapevo che Giuda non si sarebbe salvato nonostante quel conato alla salvezza[377].

9Lo sapevo. E allora perché ero felice? Perché anche il solo desiderio presente, fiore nella landa del cuore di Giuda, faceva guardare benignamente dal Pad re questo mio discepolo che amavo e che non avrei potuto salvare. L’occhio di Dio su un cuore! Che vorrei se non che il Padre vi guardasse tutti e con amore? E lo dovevo essere felice per dare al disgraziato anche questo mezzo per risorgere. Il pungolo della mia gioia nel vederló tornare a Me.

10Un giorno, dopo la mia morte, Giovanni seppe questa verità e la disse.a Pietro, Giacomo, Andrea e agli altri, perché così Io avevo comandato al Prediletto, al quale non fu ignoto nessun segreto del mio cuore. Lo seppe e lo disse perché tutti avessero norma nel guidare poi i discepoli e i fedeli.

11Sull’anima che, caduta, viene al ministro di Dio e confessa il suo errore, all’amico o al figlio, allo sposo o al fratello che, avendo sbagliato, vengono dicendo: ” Tienimi con te. Voglio non più errare per non dare dolore a Dio e a te “, non si deve, oltre alle altre cose, far mancare la soddisfazione di vedere la nostra felicità nel vederli desiderosi di farci felici. Ci vuole un tatto infinito nel curare i cuori. Io, Sapienza, anche conoscendo che nel caso di Giuda ciò era inutile, l’ho avuto per insegnare a tutti l’arte di redimere, di aiutare chi si redime.

12E ora dico anche a te come a Simon cananco: ” Su, su! ” e ti stringo a Me per farti sentire che c’è chi ti ama. Da queste mani scendono punizioni ma anche carezze e dalle mie labbra parole severe ma anche, più numerose e dette con tanta più gioia, parole di compiacimento.

13Va’ in pace, Maria. Non hai dato pena al tuo Gesù e ciò sia il tuo conforto. »

Esperienza del Portavoce.

14Avevo tanta paura di averlo addolorato in questi giorni… e tanta pena pensando a mia madre…

15Questo si unisce alla grazia del fiore nato sul balcone della mia casa e che Marta, senza sapere che gesto ripeteva, mi ha portato. Il primo fiore che mi dà gioia dopo 6 mesi meno 15 giorni che i fiori più belli mi lasciano indifferente.

16Povero, piccolo, semiappassito fiore di geranio bianco, di quelli ancora che mia madre guardava, di quelli che sono cresciuti nella terra della mia aiuola, portata quasi tutta da papà mio! Povero fiore e così bello per me!

17Come ti capisco, o Maria, nella tua gioia di ricevere quel ramo di mandorlo della tua casa! Marta non sa, non le ha lette le visioni, non ne ha mai tempo, povera Marta sempre in moto, vera Marta[378]. Ma ha ripetuto il gesto di Giuseppe quando offre alla Vergine sposa quel ramo fiorito[379]. E Marta non sa che mi ha dato una gioia più grande che se mi avesse portato un gioiello.

18L’ultimo fiore che mi fu caro fu la violetta colta in pineta, sempre da Marta, e che ho conservata, e il miosotis di una buona amica. Saluto di Viareggio a me che impazzivo nel mio inferno. Questo mi torna a fare amare i fiori. Primo fiore che è di nuovo un  ” fiore ” e non un che, che faceva male.

19Molti non capiranno… Non me ne importa. Sento col mio cuore e amo col mio cuore. E’ quel cuore che sa darsi tutto a Dio. Fosse più freddo, ragionerebbe, peserebbe il sacrificio. Non ragiona e non pesa nulla appunto perché è quel cuore che è. Perciò…

458. Una finalità dell’Opera[380].

Fare amare Gesù.

Dice Gesù:

1« Scrivi questo solo. Vi è una persona tanto a Me e a te cara che vive presso a te, che deve dare, a te, non a Me che so senza, bisogno di misurare nulla, la misura della risonanza negli spiriti delle mie parole e opere di misericordia di cui tu sei il mezzo di divulgazione. Tu vedi come questa creatura si alzi giorno per giorno verso la luce, come terra che emerga da un fondo di mare e piano si elevi verso il sole divenendo monte luminoso e fiorito. Oh! quanto le abbiamo dato a questa a noi cara! Che tesoro per la sua vita! che amicizia! che conforto! Ebbene, tu vedi che le pagine del Vangelo, divenute vive per la visione, sono quelle che più la scuotono.

2Così è di molti. Sii perciò ben felice di vedere e instancabile nel descrivere. Mi fai amare e porti al desiderio di Me, Maestro e Luce. I dotti, i meno, vogliono le più alte cose. I curiosi, dalle intenzioni impure, desiderano spiegazioni di misteri futuri e di tempi futuri. Non ho per essi nessuna pietà. E per i primi ne ho molta meno di quanta ne ho per i ” piccoli ” del mio gregge. Per loro sono sempre Colui che dice: ” Ho pietà di queste turbe “[381] e do loro il pane della mia Parola e Vita.

3A Paola e a te la mia benedizione »,

Esperienza del Portavoce.

4Ero occupata in un mestiere ben poco mistico: preparavo delle verdure per il pasto, ero senza carta, Gesù mi ha ordinato: ” Scrivì”. Ho lasciato subito in asso le verdure e ho preso il pezzetto di carta che avevo: unico e solo[382].

5Le parole di Gesù dànno gioia al mio cuore di parente e di strumento di Gesù. E dànno forza al mio povero essere che fisicamente non ne può più e soffre così tanto a scrivere che… pensa di non poter più continuare.

6Ma se c’è da fare a molti ciò che la mia fatica di descrivere fa a Paola, ben vengano, a centinaia magari, le visioni, ed io mi consumi, anche prima dell’ora presumibile, per la gran fatica. Muoia magari con la penna fra le dita. Un buon soldato muore in battaglia e un martire nell’arena. Io, che voglio esser della milizia di Cristo e martire del suo amore, voglio morire nella mia battaglia e nella mia arena: per amore e per fatica. E a Dio vada lode e alle anime grazia. Per me, misericordia.

459. L’Ora della Desolata[383].

1Sto facendo l’Ora della Desolata, non potuta fare prima. Vedo e odo lacrime e gemiti di Maria. Vedo il mio Salvatore immoto e livido al bagliore malfermo delle torce.

2Gesù mi dice: « Un altro momento ti farò conoscere la vendetta del Vinto sulla sua Vincitrice. La terribile angoscia spirituale di mia Madre. Ora no. Sei troppo accasciata. Piangi con Lei. »

3Questo ho scritto ieri sera al buio e perciò è scritto così orrendamente. Non c’era che il chiaror di luna…

460. L’onnipresenza di Dio[384].

Dove è questo Dio eterno?

Dice il Padre Eterno:

1« In verità lo non sono lungi da nessuno di voi. Sol che mi cerchiate  e non occorre neppure andare brancolando come poveri ciechi per trovarmi mi trovate.

2Dove sono? Dove è questo Dio eterno? Dove questo Signore del cielo e della terra, questo Creatore di ogni uomo, derivato da quell’Uomo che fu il capolavoro della sua creazione e che ora è la pietra di paragone della sua bontà? Occorre percorrere monti e valli, navigare sui mari, affrontare deserti, o anche semplicemente uscire da case e città per trovarlo in luoghi speciali? No.

Presente nell’Eucaristia.

3Vero è che al nome e al culto del Dio onnipotente sono elevati templi e chiese ed in esse vi è il sole senza tramonto della Eucarestia, che chiama a raccolta gli uomini per scaldarli, per nutrirli, per purificarli, per farli uni coll’eucaristica Carne, ossia col mio Amato e Diletto. Ma solo là avete Dio? No. Giubilante nei suoi santi, paterno nei suoi figli, severo nei suoi nemici, Dio è in voi.

Presente in ogni spirito d’uomo giusto.

4Io sono in voi. Vivo con la mia Grazia, fiume di gioia e pace, sorgente di continui favori o incombente colla sola non sfuggibile potenza dello sguardo che è parola e tuono di rampogna se la parola non basta né basta il baleno del mio sguardo a richiamare la coscienza al suo dovere Io sono su ogni spirito d’uomo. Io: Re e Creatore dell’uomo.

5Vorrei essere entro ogni spirito. Sono in quelli dei giusti come è la Particola nell’ostensorio.

Presso ad ogni tiepido e peccatore.

6Sono invece, come Ostensorio che splende, altolevato a chiedere adorazione, sui fedeli dal trepido volere. Sono fra lampi e tuoni e fuoco di corruccio sull’alto della mia Gloria e dico ai ribelli: “Non oltrepassate oltre i termini del vostro male, ma retrocedete, purificatevi, prendete via di santità se non volete che lo vi faccia morire”.

7Ma non occorre andare brancolando a cercarmi. Io sono presso a voi e voi vivete, vi movete e siete sempre nell’orbita del mio raggio.

Il giudizio di Dio pende dalla volonta dell’uomo.

8Guai a quelli che entro i termini santi portano contaminazione di anime di peccato! In parola di Dio che non mente Io dico che benigno sarò a chi, ignorando il Dio vero, lo serve di istinto spirituale servendo la bontà e la morale. Ma verso coloro che, conoscendo il mio Nome e la mia Legge, detronizzano Dio per fare luogo a vizi e idolatrie, ben diverso sarà il mio giudizio. I primi servono ” il Dio ignoto[385] “. I secondi disertano la reggia e la milizia del Dio conosciuto per servire infiniti dèi, idoli dai molti nomi e di un unico risultato: rovina.

Nulla giustifica la stoltezza dell’uomo.

9E può il Figlio, che è morto perché fosse amato da tutti il Dio vero, che dal Padre è stato eletto Giudice come fu designato Ostia del mondo, essere longanime verso quelli che con pervicacia sono rimasti nelle loro idolatrie? Qualcosa vi ho forse negato nel crearvi che giustifichi la vostra stoltezza? No. Vi ho dato intelligenza e volontà, e sarebbero bastate perché ve lo ho date da Dio, ossia capaci di tenervi nel bene. Né mi sono ad esse ancora limitato. Ma vi ho dato sapienza e dottrina.

10Tutto è detto di ciò che l’uomo deve fare per esser figlio mio. Chi non lo fa, non vuole esserlo. Non mormori dunque se Dio è per lui severo come sdegnato giudice, e non amoroso come padre ai suoi figli.»

461. Consapevolezza
della propria missione
[386].

Il dono della presenza di Gesù.

1Ieri l’altro e ieri, silenzio e cecità. Ma non sconforto perché, se la bontà di Gesù ha risparmiato il mio corpo stremato e ultrasofferente dalla fatica di scrivere, non mi ha che confortato lo spirito con la sua invisibile presenza tutta per me, bianca e sorridente. E tutto il sereno di quegli occhi santi si è riversato nel mio cuore.

2Oh! mio tesoro sconosciuto al mondo! Anche al mondo che più m’è presso: a quelli che con me convivono e che mi vedono semplicemente occupata a leggere le mie orazioni, o a far dei merletti, a mangiare un frutto o a parlare di cose comuni, e non sanno che in realtà la ” parte migliore “[387] di me non fa che adorare il Dio che vede e parlare con Lui e udirlo parlare. Delle volte mi trovo a sorridere pensando che chi è con me non sa con chi sono io. E talora anche mi trovo a soffrire quando alla presenza del Santo e Invisibile, del Puro e dell’Adorabile, si fanno discorsi non santi, non puri, non caritatevoli. La gente non può sapere, né io posso dire… Ma che urto ne provo e che vigilanza esercito per riparare con atti di amore, di fede, di speranza, di purezza, l’urto dato al mio Gesù con quei discorsi! Urto che deve esser ben forte se in me, povero verme, suscita già tanta pena solo perché il mio Gesù mi ha comunicato un briciolo del suo modo di sentire e pensare.

Il dono della gioia attiva.

3Stamane sento quella gioia attiva che in me è sempre preludio della sua Parola. Spiego come posso. Ho una gioia passiva quando, come ieri e l’altro ieri, io giubilo della Presenza ma Essa non mi chiama a servirla. Ho una gioia attiva quando quel ” che ” indescrivibile che provo mi dice: ” Serva del tuo Gesù, Egli ti chiama. Servilo “. Allora passo dalla serenità all’ilarità di spirito, dalla pace ad una leggerezza che mi solleva. Se potessi muovermi, io credo che andrei su e giù, in casa o meglio fuori di casa, per esuberanza di questa letizia e forza che penetra in me. Così come sono, non ho che lo sfogo del canto… Poi subentra quel dolce languore che mi muta volto, languore in cui mi liquefo in una dolcezza che non è di questa terra. E da esso passo al lavoro vero e proprio dello scrivere sotto dettatura o del descrivere ciò che mi si presenta. Se è scrivere sotto dettatura, e se la dettatura si appoggia ad un punto della Bibbia, allora prima Gesù mi fa aprire al punto che vuole spiegare. Se invece è dettato senza speciali riferimenti, allora non mi fa prendere neppure in mano la Bibbia né altro libro sacro. Se è visione, essa si presenta, come ho detto[388], con una figura iniziale che generalmente è il punto culminante della visione e poi si svolge ordinata. Non appena si presenta, mi empie di gioia ancor più viva. Quando la visione ha uno svolgimento ordinato, comincio dal principio. Quando si presenta dal punto culminante, descrivo quel punto e poi, quando si mostra l’antecedente, scrivo quello e il seguito (così fu per quella di rabbi Gamaliele in agosto, credo nella prima decina del mese[389]).

4Gesù mi ha detto di ripetere ancora una volta, per illuminare meglio chi è o chi vuole restare al buio sul mio caso. E ora mi dice di aprire la Bibbia. Allora oggi è un dettato.

Pazienza e ubbidienza.

Testo biblico[390].

5Copio il punto che mi segna perché mi dice di farlo: ” Se resterete tranquilli in questa terra, Io vi rialzerò e non vi distruggerò, vi pianterò e non vi sradicherò, perché sono già placato col male che vi ho fatto. Non abbiate paura del re di Babilonia, del quale tremate, perché con voi ci sono Io a salvarvi e a liberarvi dalle sue mani. E vi tratterò con misericordia e avrò pietà di voi e vi farò abitare nella vostra terra. Ma se voi dite: ‘Non abiteremo questa terra, non daremo ascolto alla voce del Signore Iddio nostro’, aggiungendo: ‘Niente affatto! Noi andremo nella terra d’Egitto dove non vedremo più guerre, non sentiremo più il suono della tromba, non patiremo più la fame, e vi staremo’, udite al riguardo la parola del Signore… Queste cose dice il Signore degli eserciti, il Dio d’Israele: ‘Se vi ostinate a voler andare in Egitto e vi andate per abitarvi, la spada che paventate vi verrà a trovare in terra d’Egitto, e la fame per la quale state in pena vi starà addosso nell’Egitto ove morrete’ “.

Le due grandi virtù.

Dice Gesù:

6« Pazienza e ubbidienza sono due grandi virtù. Pazienza porta seco pace, pazienza porta seco amicizia con Dio, rispetto a Dio, carità verso i prossimi, salute spirituale e fisica e benedizioni celesti.

7L’impaziente è inquieto. Nell’inquietudine non vi è Dio, il quale si fa sentire solo nella pace del cuore. Anche un cuore addolorato può essere in pace. La pace vi è quando vi è rassegnazione. Ma nel cuore che si irrigidisce al volere eterno e all’urto delle cose comuni vi è sempre sforzo, sofferenza, inquietudine.

8Valesse l’irrigidirsi e il puntarsi come muli restii a deviare a favore proprio le cose, anche le più umili cose! Ma no, figli! Quelle umane non si piegano: vi piegano più duramente con rigore di leggi o di superiori, se fate resistenza. Quelle soprannaturali è più facile si modifichino davanti ad un vostro filiale e remissivo piegarsi che non davanti ad un protervo ribellarsi.

9L’impaziente diviene irrispettoso a Dio. Facile passare, per lui, a pensieri, atti e parole che mai dovrebbero sorgere da un cuore di figlio e suddito rispetto alla paternità e maestà di Dio. L’impaziente è superbo. Si crede più giusto di Dio e di chi lo dirige, e vuole fare da sé. L’impaziente trascende a sgarbi con il prossimo, facendo il prossimo responsabile del ritardo nell’avere ciò che vuole. L’impaziente lede la sua salute spirituale offendendo la carità verso Dio e verso il prossimo, e lede la salute fisica perché ogni rovello deprime l’organismo. L’impaziente chiude con la diga della sua ribelle impazienza i fiumi delle benedizioni celesti.

I mostri perfetti di superbia

10Credete di non aver meritato di soffrire questo per cui soffrite? Sareste per caso mostri perfetti di superbia, tanto perfetti da autoproclamarvi senza colpe da espiare? Guardate indietro, al vostro passato. Non dite: ” Non ho ucciso, non ho rubato “. Non sono queste sole le colpe che meritano pena. Né ruba soltanto quello che si appiatta in un androne e poi assale il passante. Oh! si ruba in tanti modi! E si rubano tante cose che non sono soltanto denaro.

11Volete sapere qualche oggetto di furto oltre che monete, gioielli e beni? Onore, purezza, stima, salute, guadagno; e verso Dio: rispetto, culto verace, ubbidienza. Vedete? E ne ho detti solo alcuni. Ma quanti, quanti altri furti fa anche l’uomo apparentemente più onesto!

12Colui che porta uno a disperare, non uccide forse, anche se il disperato non si uccide? Sì. Uccide la parte più eletta: lo spirito che disperato si stacca da Dio, matrice di ogni uomo destinato a nascere al Cielo, e che perciò muore.

13Colui che leva dal cuore d’uno che è suo prossimo la fede, non commette furto? Sì. Eppure quanti con opere e parole non strappano ad un che credeva in giustizia la fede e vi seminano o l’incredulità ad ogni fede o una tossica pianta di idolatria!

14E colui che leva l’onore e la pace a una donna e nega paternità al bastardo per lui nato, non ruba? Sì. Due furti fa, e dei più gravi e maledetti da Me. E queste le cose più gravi. Ma poi… ma poi…

15Oh! nessuno è senza colpe da espiare. Ebbene, se Io mi sono placato col castigo che ho voluto darvi qui, sulla terra, e che è castigo d’amore perché non voglio punirvi là dove il castigo si misura a secoli o a eternità, mentre qui è sempre una briciola di tempo, mesi o anni che siano, perché volete subito riattivare il mio rigore disubbidendo e mostrandomi cuore irato per l’impazienza? Fatevi amico Dio, e Dio sarà con voi contro i nemici che sono le cose della vita, le conseguenze della tragedia da voi provocata per colpevole leggerezza nel lasciare libero Satana e i satana minori di torturare l’umano genere.

16Ma se volete fare, con l’antica superbia della razza umana, ciò che più vi piace, sordi alle voci celesti che vogliono il vostro bene, se lo volete fare, sordi alle voci della carità e mossi da pensiero di egoismo che Io abborro, ecco, Io vi dico: ” Fate. Ma non eviterete ciò che, a Me rassegnati, avreste evitato. E allora inutile sarà chiamare Iddio “. »

Gesù poi dice:

17« Per te. Ma non per te sola. Ognuno si prenda la sua parte e se ne faccia medicina. »

18Non dice altro. Ed io, per quel che mi compete, prendo la mia parte e riconosco che mi spetta. E per gli altri ho dolore. Vero, sincero dolore. Non avrei voluto questo dettato in cui risento il Maestro severo di or è un anno…

462. L’ubbidienza a colui che parla[391].

1Con l’animo accasciato da troppe cose, prego per avere una luce. E sono condotta al cap. 12 della Epistola agli Ebrei, e realmente mi si rinfrancano le forze dello spirito e torna la lena ad ” udire “, perché sotto la pressione di tante cose mi vien fatto di pensare: ” Non voglio più fare nulla. Vita comune, vita comune ad ogni costo “. Ma ” Colui che parla[392]” io so chi è, e mi vedo guardare con occhi di amore che chiede. E non so dire più: ” Non voglio “.

2Veramente Dio è fuoco che divora anche le tendenze della nostra umanità quando essa a Lui si è abbandonata. A Colui che parla dicendo: ” Io non ti lascerò, non ti abbandonerò “, con piena fiducia voglio ripetere ancora: ” Mi sei di aiuto, non temo l’uomo. Non deludere, o Dio, la mia speranza “.

463. Volontà del Padrone e
Elargitore del dono..
[393].

L’appartenenza all’Ordine dei Servi di Maria.

Mi ha detto Gesù mentre ricevevo la S. Comunione:

1« Voglio che tutti i dettati e visioni che Io ti concedo appartengano all’Ordine dei Servi di Maria. Voglio che l’Ordine ne usi per suo bene e per la predicazione. Voglio che tu sia difesa e protetta e aiutata dall’Ordine. Da sola rimarresti soverchiata, perché troppi sono i derisori, i calunniatori, gli odiatori. Non per nulla ho predisposto che tu avessi contatti con questo Ordine, che tu schivavi, e che ti fosse quasi imposto l’appartenervi[394].

2La natura e missione dell’Ordine dei Servi di Maria sono conformi alla natura e alla missione tua e nella quale ti ho voluta. Tu eri, e non lo sapevi, già figlia dell’Addolorata, e perciò prescelta a conoscerne i tormenti, sin da quando, bambina, piangevi su Me trafitto e morto[395]. Io così ti ho formata perché a questo ti avevo destinata. Non faccio nulla senza scopo.

L’Ordine francescano non è aperto ad accogliere il dono.

3L’altro Ordine da te scelto non è aperto ad accogliere il dono di Dio. Dovrebbe esserlo perché ha avuto fra le sue file santi e sante che sono campioni di manifestazioni soprannaturali. Ma il razionalismo spegne in esso troppe luci. Troppa scienza dove Francesco mio voleva solo amore, e amore al Dio Crocifisso.

4Ripeto perciò che voglio tu sia luce che si riversa nell’Ordine dei Servi di mia Madre e che esso Ordine ti sia dato a tua tutela.

Ciò che è destinato a parenti.

5E per togliere ogni dubbio sulle parole che dico, specifico: ciò che è destinato a parenti e a Marta resti ad essi con l’obbligo morale e spirituale di usarne unicamente per sé, senza prestarlo a chicchessia n eppure per un’ora. Qualora succeda in loro stanchezza o dubbio, distruggano col fuoco quanto hanno, e così lascino scritto sia fatto alla loro morte, ma non cedano a nessuno le copie. Questo per le copie. L’originale è e sara sempre di appartenenza all’Ordine dei Servi di Maria se essi se ne curano come di dono mio.

6Questo voglio Io, Padrone e Elargitore del dono. »

Maria nella veste di servita.

7A tarda sera ho questa vista che mi consola e mi addolora insieme.

8Su un praticello erboso e non tutto piano, ma lievemente ondulato fra due poggi che lo serrano, mi appare la Madonna. Ma è vestita molto curiosamente. Mi pare un fraticello servita, giovanissimo e bello ma con capelli lunghi come li portiamo noi donne. Ha la lunga tonaca nera stretta alla vita da una cintura nera, non vedo la corona però. Forse perché coperta dal mantello. Sopra la tonaca, quella stola che scende davanti e dietro fino a terra, e poi ha il mantellone nero ampio, stretto al collo e scendente fino a terra. Pare di una stoffa consistente ma leggera. Non so il nome di queste sete opache che anche le donne usano per abiti da lutto.

9Sono donna e parrà strano. Ma mi sono occupata sempre così poco di mode e vanità che appena so distinguere cotone da lana, lana da seta, seta da velluto, senza poter distinguere di più fra le qualità delle diverse categorie.

10La Madonna ha insomma un mantellone come l’ha la statua di S. Filippo Benizi che era nella chiesa loro[396] di Viareggio e come mette anche lei, d’estate, quando mi porta la S. Comunione. Il mantello sta aperto sul davanti, perciò vedo l’abito. Ma se volesse, la Madonna potrebbe avvolgersi tutta in esso tanto è ampio. Il capo è scoperto: fiore pallidissimo che emerge da tanto nero. Il velo, nero come tutto il resto e della stessa stoffa del mantello, fissato sotto la gola e sul petto, è ricaduto dal capo e pende come un cappuccio sulle spalle, al disopra del mantello, facendo un indumento quasi uguale a quello, non so che nome ha, che hanno loro sopra agli altri.

11Non ho mai visto la Madonna così vestita. In nero sì, quella volta, in gennaio se non erro[397], in cui coglieva o respingeva anime sacerdotali. Ma allora era un abito nero. Non questo abito.

Pianto e mestizia dell’Addolorata.

12Ma quello che mi addolora è l’espressione del volto. Sta in direzione nord, guarda perciò verso il nord, e ha l’aspetto di uno che ha tanto pianto e ancora piange nel cuore suo. Non fa gesto, non dice parola. Guarda mestissimamente a nord. E’ ancor più pallida del solito, forse perché è fra tanto nero e perché tanto triste.

13Poi, ecco, gira l’occhio verso ponente e mi vede. Sono presso a Lei, resa immota dal suo aspetto. Ha una larva di sorriso. Alza il mantello dal lato sinistro stendendo il braccio e mi accoglie sotto, tenendomi ben stretta contro il suo fianco e tutta coperta dal manto nero. Non vedo più altro che la stoffa nera del suo abito e la cintura di pelle nera.

Perché ha pianto l’Addolorata?[398]

14Non fa ancora parola. Solo sospira con pena. Null’altro. Che vorrà dire? Per me nulla di brutto, per me come anima. Mi ama e perciò sono sicura. Ma è triste. Perché? Quale pena ha la Mamma nella sua veste di Servita? Vorrà dire lutto nella famiglia dei Servi di Maria o qualche sciagura spirituale, ancor più grave di una morte?

15Quante cose vorrei sapere! Cose attinenti a visioni o a suoni uditi. Da quando so che i campanili di S. Andrea e S. Paolino sono stati abbattuti, penso a quel loro così distinto suonare a morto che ho udito negli ultimi giorni di agosto[399]. La data è nei quaderni che sta copiando lei. Vorrei proprio sapere se caddero in quelle sere…


Sogno premonitore.

16Oggi è tornata Marta[400]… e mi ha detto che la casa alla mia sinistra e anche altre a destra, di fronte e di dietro alla mia, sono state colpite dalle ultime cannonate. E dice come è colpita quella d’angolo. Ricordo di aver sognato e sofferto, in febbraio, per questo, e di averlo detto a lei. Poi mi ero messa calma perché una scheggia aveva colpito la casa d’angolo, una piccola scheggia di contraerea, e credevo che il sogno avesse avuto compimento. Invece, a otto mesi di distanza, si è avverato con i minimi particolari.

17Perché, Signore, a me che ho tanta paura di ciò che non è comune, dai queste cose non comuni?…

464. Preghiera e ubbidienza a Dio[401].

Preghiera per ottenere domio di sé e castità[402].

Apro la Bibbia. Si presenta il cap. 23 dell’Ecclesiastico, v. 1 v. 4.

1E’ una preghiera che mi piace. E’ tanto facile che la mente insuperbisca e il cuore si gonfi d’orgoglio! No. La morte piuttosto che questo. Perché questo vorrebbe dire perderti, Signore, e perderti non voglio. Usa flagelli e discipline, ma tieni a terra la tua ” violetta “.

La prima ubbidiernza è dovuta a Dio.

2Alle 12 dico a Gesù: ” Sì, Signore, conducimi per mano (stavo leggendo una frase dettata a Suor Benigna[403] da Gesù e che era il mio pensiero del giorno). Io voglio ciò che Tu vuoi e non altro. Ma ho paura del mondo… “.

3Gesù mi risponde, Lui che sa di che genere di paura parlo:

4« Quando ti imponessero silenzio non riconoscendo che per mio nome e volontà tu fai quanto fai, rispondi ciò che risposero Pietro e Giovanni al Sinedrio dopo la guarigione dello storpio: ” Se sia giusto dinnanzi a Dio l’ubbidire a voi piuttosto che a Dio, giudicatelo voi stessi. Noi (io) non possiamo (non posso) non parlare di quello che abbiamo (che ho) visto e udito[404] “. Non potresti del resto impedire a Me di venire a te e di forzarti a vedere e udire. E sarebbe stoltezza in te udire il mondo che vuole imporre silenzio a Dio, anziché Dio che vuole dare luce al mondo. Se Io voglio, chi contro di Me? »

465. Lo sconfinato giardino d’astri[405].

Valore spirituale delle rivelazioni.

1Scrivo come posso alla luce del crepuscolo.

2E’ uscita ora una delle povere creature che contribuiscono a rendermi ancor più insopportabile questo luogo d’esilio[406]. E’ uscita dopo aver sciorinato la sua… cultura. Mentre la udivo io pensavo a Te, Maestro mio, e alle tue lezioni, vere lezioni che educano ad un sapere che è pane allo spirito oltre che al pensiero. E… avevo nausea di quest’altra povera scienza che non ha sapore di Te. Non posso pregare perché penso ancora… e Tu mi porti a vedere.

3Ecco: io ti vedo, mio Dio incarnato, sfolgorante e maestoso, ritto nell’etere più puro. Sei solo. Non vedo che Te, glorioso nel­l’aspetto di Re del creato. Splende la veste di immateriale e per­lifera materia, e più splende la tua Carne glorificata che è carne e luce insieme. O Bellezza sconosciuta a tanti che non si curano di agire in modo di conoscerti un giorno! O mia Bellezza che abo­lisci ogni mia pena col tuo mostrarti!

4Gesù non parla, ma mi invita con lo sguardo ad andare a Lui. Ed io vado. Lo spirito mio sale, aspirato dal suo desiderio, spinto dal mio, sino al mio Re.

Chiamata a contemplare il moto degli astri[407].

5Ed Egli dice: « Guarda. Conosci. Confronta. » E con la mano luminosa, su cui è il rubino della piaga, accenna ad uno sconfinato orizzonte celeste. Sì. Perché io sono elevata oltre gli spazi, oltre stratosfera, nelle zone in cui non sono altro che astri ed etere. Non più nubi, non.più polveri, non più venti. Ossia un vento vi è ancora: quello cantante, armonico, che si crea per il moto degli astri.

6Comprendo che Gesù, senza parole, mi vuole mostrare la ” verità ” di questo segno stellare. Oh! come è dissimile dal povero concetto che poco fa fu enunciato e da tutti quelli che sin qui ho conosciuto. Mi sforzo a dire.

Vevente giardino d‘astri[408].

7Astri formati vanno, quali rettilinei nella corsa come proiettilí di cannone a zero, quali guizzanti come serpenti nell’azzurro, quali roteanti, oltre che correnti, sul loro asse, quali danzanti come festosi fanciulli sul prato etereo. Ad ogni moto la luce ha un palpito, quasi la gioia del moto e dell’ubbidienza alle leggi del Creatore desse maggior incandescenza al loro corpo ardente. Unico fisso, il sole, enorme globo di un oro fuso a topazi ardenti, metallo e gioielli che i nostri più belli sono sudici sassolini e opaco ottone, raggia la sua luce uguale. Pare una enorme e votiva lampada adorante la maestà di Dio.

8Quanti astri! Lo sguardo mi va, mi va, mi va… e dovunque astri e pianeti… Quante vite stellari sconosciute! Quanti fulgori ignoti! Quanti misteri di parole quassù! E di vite!

Processo di formazione[409].

9Astri che si purificano nella loro corsa fulminea perdendo e­ manazione e scorie, le quali si fondono ad altre di altre stelle e creano nuclei di nuove vite, polveri d’astri che fanno una via di innumeri piccole vite, piccole rispetto ai pianeti, incalcola­bilmente grandi rispetto al nulla che è un corpo d’uomo. E que­sta via, tutta luminosa, vera peschiera di stelle, lascia ogni tanto evadere una delle sue vite di luce, fiore che si abbandona al ven­to del firmamento, abbandonando l’aiuola natìa, e va a compier­si, per un processo che io non so spiegare, nutrendosi di sostanze che rapisce nell’andare… e una nuova stella è nata. O meglio: si è isolata per dire all’uomo che la scoprirà: ” Io pure sono “. E altre stelle ancora in processo di formazione che vanno, con lascia della loro combustione e solidificazione come manto di fiam­ma o capigliatura disciolta e stesa dal vento dell’andare. E tut­to questo in una prateria di un etereo azzurro in cui perde pre­gio la più pura turchese e il più prezioso zaffiro chiaro, tanto sono pallidi e opachi al confronto.

10Oh! luce dei campi del cielo! Oh! perché non so meglio dire queste congiunzioni, queste formazioni, queste disgregazioni, questo fermentare inesausto di vite, questa ubbidienza, bellezza, maestà del mondo stellare?

La luce angelica e leluci astrali.

11Ma per quanto la luce di questo sconfinato giardino d’astri che è il firmamento sia quale mente di poeta o di scienziato non può neppure lontanamente pensare, ecco che Gesù fa un movimento. Non fa che abbandonare con lo sguardo le stelle per volgersi verso sinistra e indietro. Un ordine deve scoccare dal suo Pensiero, un desiderio. Ma io non odo parola. Un angelo viene velocissimo e si prostra adorando ai piedi del Salvatore. E Gesù mi dice: « Confronta questa luce a quelle luci ». Non dice altro. Infatti l’angelo, ed è uno solo, splende più che non tutti gli astri insieme…

466. La vita dei pianeti[410].

La dimensione angelica.

Dice Gesù:

1« Ed ora Io ti parlo.

2Non ti ho mostrato che un angelo, un semplice angelo. Non un serafino né un cherubino, non un arcangelo. Un angelo, direi il più piccino, per farti comprendere come egli è un comune fra le schiere tripudianti in Cielo. E tu hai visto come la sua luce, che dà incorporeo corpo alla sua essenza tutta spirito, abbia offuscato la luce di tutti gli astri messi insieme.

3Ho chiamato col desiderio del mio Pensiero un angelo ed egli è venuto dall’Empireo più lontano, e fra il mio chiamarlo ed il suo essermi ai piedi non è passata quella frazione di tempo che voi chiamate secondo di minuto.

4Questo ho voluto per mostrarti come quelli che credono di esser dotti perché sanno i non sempre esatti e i non mai completi dogmi della scienza umana e si credono possessori di oceani di luce e verità e bellezza, non ne hanno che una particella, e unita a molte scorie.

I misteri astrali.

5Hai detto: ” Quanti misteri quassù! “.

6Sì, piccola stellina del tuo Maestro. La vita non sosta in questo creato. Non sosta in nessuna parte di esso. Non sosterà sinché Io non dirò: ” Basta “. E muterò, come è nel mio Pensiero, gli aspetti e le leggi che da millenni di secoli ho dato alla Vita.

7Vita è quella dell’etere che, con la sua leggera solidità, facilita e sostiene corsa e peso degli astri, e che con la sua composizione e gelidità ne permette la sempre maggiore perfezione verso quel massimo che Io ho segnato per ogni vita. Qui si ubbidisce al mio volere. Vita è quella degli astri e pianeti che da nebulose, chiamiamole feti di astri formantisi nel grande seno dell’aria eterea, si solidificano lentamente, si nutrono come bocche voraci di infanti, rapendo alle vite già formate gas e metalli come un infante rapisce cibo e bevanda dalla mammella della nutrice. La stessa corsa insonne di tutte queste vite stellari permette questo fluire di molecole di esse, gas e metalli, le quali accendono le nebulose, e nel fuoco fondono se stesse al nucleo primo, e sempre più si concretano, e poi la fiamma diviene fuoco, il fuoco astro. Sponsali e nascite, nascite e sponsali, e morti di astri longevi che, nel disgregarsi nell’ultima convulsione di vita, fanno nucleo ad altre vite, latenti nel gran fiume di Galatea. Né ve ne è una che non abbia missione d’amore anche per voi, lontani. Lontani per miliardi di chilometri. Ma più lontani ancora perché non sapete più ” vedere ” con l’occhio di figli di Dio.

L’uomo terrestre.

8Ti ho mostrato questa polvere d’astri. Polvere rispetto al fulgore del mio angelo. Ma come dovremo chiamare, piccola figlia a cui alzo veli di mistero per farti dimenticare la terra e sempre più innamorarti della Patria mia, la polvere, dei solo grandi in orgoglio, che han nome: uomo? Potrei a questi dire: ” Guardate “? No. Non vedrebbero. Non crederebbero anche se per un miracolo di potenza li facessi vedere. Hanno masticato il pane e il frutto della superbia e della scienza umana. Li fa folli. Ho dato e do pagine di verità e di santità. Ma cadono per troppi come briciole di paglia meschina al suolo. Gli “uomini” diamo loro il titolo nobiliare secondo il loro concetto non le curano queste parole.

9” Uomo dovrebbe dire: ” figlio di Dio, fatto a immagine e somiglianza del Padre nei pensieri, negli affetti, negli atti, negli impulsi, nei desideri “. I figli sono così. Invece attualmente ” uomo ” vuol dire ” l’animale più superbo, più vuoto, più crudele più leggero, più contrario a Dio “. Tutto si crede. Nulla è. Nulla poiché è solamente ” uomo e non più ” figlio di Dio “. Dove è lo spirito dell’uomo? Chi lo possiede ancora?

10Lasciamo, figlia, questi infelici alla loro triste sorte, cercando con l’amore di strapparveli. Non c’è che l’amore che possa ciò che nulla altro può. Ma per quanto sia il ” potente “, viene reso sovente impotente perché urta contro una superbia che è tetragona ad ogni assalto del Bene. Si credono ” dèi ” perché hanno sulle labbra il mordente del frutto dell’umano sapere. Adamo non muore. Rinasce con la sua tendenza in ogni uomo. Adamo che si perse per volere conoscere, e conoscere per’  divenire dio[411] “.

L’uomo celeste.

11Vieni. Ai figli della Luce, ai figli di Dio sia dato il pane e il frutto della Verità e della Sapienza che non sono solo per quanto è unicamente inerente a Dio, ma anche, poiché tutto da Dio è venuto, per quanto è nell’universo,

12Anela al Cielo. Qui non più dissonanze fra te e coloro che avrai al fianco. Qui non più contrasto fra il tuo desiderare e il tuo avere. Qui riposerai beata, festante. Qui mi avrai… Se l’avermi fra le costrizioni della tua condizione di vivente sulla terra ti dà la gioia che ti esalta, pensa che sarà l’avermi senza più limiti.

13La vita passa. Il Cielo viene. Il dolore muore. La beatitudine resta. Quelli che mi hanno amato e servito saranno le eterne stelle quando ogni astro sarà morto nella fine del creato. Le mie stelle … »

467. Il lievito della carità[412].

Zelo senza ancora carità.

1Sola, in queste prime ore del giorno, ho modo di concentrar­mi e riflettere a tante cose. E fra queste penso perché Gesù ha atteso tanto tempo a dare una luce sul caso B. P. Non dico nel 1941 e 42, quando io ero ancora priva della Parola. Ma in questi 18 mesi che Essa mi ammaestra e che, da P. Migliorini, da me e da Giuseppe stesso[413], si desiderava una luce divina su quello che, in diversa maniera ma con la stessa ansia, ci stava a cuore di sapere. E dico anche a Gesù: ” Perché nel 1941, quando ci fu il primo contatto con quell’uomo, Tu, Maestro, mi hai detto: ‘ Non giudicare. Nei secoli ci sono state delle creature definite ossesse che erano sante e viceversa. Perciò tu non giudicare. Io parlo dove e a chi voglio e posso parlare anche a chi pare meno de­gno? ‘ Mi hai detto su per giù così. Non ho qui le parole della tua luce che allora io non credevo che ispirazione interna, ma so essere su per giù queste “.

2E Gesù mi risponde:

3« Allora non meritavi di più. E non era aneDra l’ora di darti di più. Avevi bisogno di giungere a perdonare per meritare di avermi a Maestro nella maniera che mi hai. Pensa quale merito ha il perdono, da questo. Inoltre rifletti e comprendi attraverso ad una parabola. I tempi attuali te là possono far gustare me­glio dei tempi normali, in cui del pane ne sentivate solo il sapore senza conoscerne la difficoltà di confezione.

Parabola del pane senza lievito.

4Una donna vuole fare un pane per la famiglia. Ha molta e buona farina. Ha le suppellettili atte ad impastarlo, ha l’acqua, ha il forno, ha tutto. Ma non ha il lievito, o ne ha appena una briciola. Pensa se fare o non fare il pane, pensa se attendere di avere del lievito, e in misura sufficiente. Ma la fame e la fretta la vincono e dice: ” Oh! bene. Ci metterò molta buona volontà, lavorerò molto la pasta e verrà bene anche senza lievito “. E in­tride la farina e lavora e suda… Ci mette proprio tutta la sua forza e la sua voglia per riuscire. Poi fa il pane, lo copre, lo met­te nel tepore, lo guarda dentro per dentro. La massa non lie­vita. Dice: ” E’ più dura del solito, ma nel forno crescerà. Ho tanto lavorato! Tutto era ottimo! Deve riuscire bene per forza “. Regola fiamma e calore nel forno e inforna. E poi sforna. Il pane è cotto. Ma non è un pane soffice, fragrante, appetitoso. E’ una massa acida e pesante contro cui i denti più forti si stanca­no senza riuscire a farne morbido boccone. Lo stomaco ne sof­fre, il malumore è in casa, la farina è stata sciupata per nulla, la fatica per nulla consumata. E tutto per la sua impazienza e im­preparazione.

5Questa la parabola. Ora alla sua applicazione.

Il lievito della carità.

6Tu, nel 1941, avevi molta farina: il tuo amore alla Verità e la tua fedeltà ad essa. Avevi molta buona volontà di servirmi e di portare la Luce nei cuori… anche a costo di pesare e ferire per far via alla Luce. Avevi molta fretta di portare le tue conquiste alla mia fame di cuori. Tutto avevi. Ma non sufficiente lievito di Carità. E’ una virtù che manca non solo nei neofiti ma anche in molti che sono non solo cattolici ben quadrati, ma anche mini­stri nella cura delle anime.

7Ora le anime sono le creature più delicate e malate che esista­no. Più delicate di un infante di pochi giorni. Sono infatti infanti che crescono e si formano lentamente. Parlo delle anime della maggioranza. Quando un bambinello nasce è in realtà dotato di tutto quanto è nell’adulto. Lo è già. Ma se lo si osserva bene, questo suo avere presenta una tal delicatezza per cui non è er­rato dire che l’uomo continua a formarsi, con una gestazione extra materna, sino a quando il suo sviluppo è completo. Se uno volesse dare cibi e costumi da adulto ad un infante lo farebbe morire. Occorre adeguare all’età e alla formazione organica cibi e sistemi di vita. Non ti pare? Questo fanno i padri e le madri at­tenti e amorosi.

8Ugualmente le anime sono delle malate, ora di questo ora di quel morbo, delle ferite, delle convalescenti, e sono già le fortu­nate queste ultime. Ma se un medico, su. membra frante o su or­gani sfiniti, andasse senza riguardo, che avverrebbe? E che, se dicesse: ” Stolto! Per colpa tua sei così! Stàcci! Ben ti sta! Mi fai ribrezzo? ” Avverrebbe che il povero malato, il povero ferito, il debole convalescente, si accascerebbe, avvilendosi non reagireb­be, senza aiuto non potrebbe consolidare la miglioria, le ferite si farebbero più putride o più profonde perché non curate da mano esperta oppure curate male dall’inesperto.

9Quanto amore! Quanta esperienza, pazienza, dolcezza! Quanta carità, insomma, occorre per guarire le anime e da malate farne sane, da intossicate farne libere, da informi farne formate! Se uno va con durezza, intransigenza, impazienza, non carità, f a un male più grande, provocando irrigidimento, collera, allontanamen­to dal medico e dall’educatore, anzi: dall’allevatore e perciò dal Bene.

I “Figli del tuono”.

10Se Io non ti avessi fermata col mio: ” Non giudicare “, facen­doti riflettere che anche in uno, in apparenza meno atto ad es­sere strumento di Dio, poteva essere Dio, tu avresti spezzato con la tua violenza quanto Io avevo annodato: filo di seta destinato a divenire gomena di nave con i canapi della carità sovrumana e dell’affetto umano.

11Sei ” piccolo Giovanni ” anche in questo, sai? ” Un giorno, essendo stati respinti i discepoli dai samaritani, Giovanni e Gia­como dissero: ‘Signore, vuoi che diciamo al fuoco di discendere dal cielo e consumarli?’. Ma Gesù li sgridò, dicendo: ‘Non sa­pete di quale spirito siete. Il Figlio dell’uomo non è venuto a per­dere le anime, ma a salvarle[414]‘ ” e, per correggere, sorridendo, il loro irruente zelo, che tendeva a prendere manifestazioni uma­ne, li chiamai: “Figli del tuono”[415].

12Non è più dolce esser figli della pace che della tempesta? Dio, lo sai[416], non è nel vento impetuoso, ma nell’aura leggera. Io ti vo­glio dolce, dolce, dolcissima, come agnella senza difetti e malizie, verso i tuoi fratelli. Ti devono seguire per il tuo vello soffice e tutto morbidezza e tepore, per il dolce suono della tua voce d’a­more, per il tuo festante accoglierli, tutto affetto. Ti ho lavorata con la carità, lievito che era insufficiente in te, perché amavi Me con tutta te stessa ma il prossimo non come Io lo amo. Io voglio tu lo ami come Io lo amo: con misericordia anche se lebbroso, con instancabile pazienza anche se testardo.

13Ora, ora che il lievito rende la tua farina buon pane, ora hai potuto meritare di ripetere le mie parole e di unirvi la tue parole. E ora era l’ora di dirle, per Me, di averle, per loro. Pochi mesi fa Io le avrei potute dire ugualmente, ma non sarebbero cadute su terreno preparato. Anche il ” loro ” terreno doveva esser prepa­rato per riceverle.

L’opera nascente.

Progetti dell’Opera.

14Va’ in pace. Il tuo Gesù non fa nulla senza scopo perfetto. E, per tutto il resto che vuoi sapere, ripeto[417]: ” Regolatevi come per Suor Benigna “.

15La benedizione ai buoni. La benedizione sull’Opera nascente. Rientra nell’orbita di quella preparazione degli spiriti all’avven­to del mio Regno, di quella coesione per fare resistenza al Disgre­gatore del mondo, il quale affretta le sue opere e le fa più aguzze per demolire in tempo sollecito e completamente. Puoi dunque dare all’Opera stessa quanto hai: sofferenze, preghiere, opere.

Preghiera di consacrazione all’Opera.

16Maria, ricordi il tuo atto di offerta all’Amore e alla Giustizia[418]? Rivestita dei meriti del tuo Diletto, ripeti in esso atto le mie pa­role: ” Padre, perdona agli uomini… e se per placare la tua giu­stizia sono necessarie ostie di espiazione, eccomi, Padre, immòla­mi per la pace fra l’uomo e Dio, fra l’uomo e l’uomo, per l’avven­to del tuo Regno “. E a Me, tuo Amore, dici: ” Lo hai detto Tu che il più grande amore è dato da colui che dà la vita per i suoi ami­ci[419]. Ecco. Io vengo, mi offro a Te perché, il tuo Regno si stabilisca sulla terra e nei cuori “. E mi chiedi di usarti come strumento, cieco strumento che non chiede ” perché ” di nulla, per questo.

Il Regno di Dio nel cuore dell’uomo.

17Ti uso. Per questo ti uso. Per il mio Regno nel cuore degli uomini che non mi conoscono più quale sono. Quando mi cono­scessero per quello che sono, molti, molti, molti verrebbero a Me. Voglio che vengano. Ho pietà di queste turbe. In esse molti sono traviati perché non conoscono il Pastore.

Cenacoli del Vangelo del Regno.

18Chiamate a raccolta il gregge. Il Pastore viene. Le pecore e gli agnelli si adunino al suono del mio appello di amore. I capri si separeranno da loro. Siete pochi? Erano dodici e rimasero un­dici. La culla è ignota e meschina? In una greppia, nella più pic­cola fra le città di Giuda, è nato il Salvatore[420]. Benedico le ” buo­ne volontà ” che si adunano. Che Io abbia i ” miei seguaci ” come Satana ha i suoi.

Scuola di  Nuova evangelizzazione.

19Tornate al Vangelo, figli. Tornate. Se ci fossero state opere e parole più sante per portare gli spiriti al Bene, Io, Sapienza, le avrei usate. Non vi è cosa più atta a santificare del Vangelo.

20Venite alla ” Fonte delle acque del Salvatore[421] “. Sì: veramente acque sgorgate dal mio cuore, queste parole d’amore che sono il mio Vangelo: la parola della Buona Novella. La Buona No­vella che torno a ripetere con pressante invito al mondo che perisce in ciò che non è buono.

21Grandi e umili che volete quest’Opera, a voi la mia benedizio­ne. E tu, piccolo Giovanni, sii più martire che mai per questo. Va’ in pace.»

Guida sul lavoro[422].

22Non vi è particolare dettato, perché vi fu solo guida sul come regolarsi nel distribuire lavoro e dettati. Poi, a sera, partito il Padre[423], vengono scritte sul quaderno B le speciali e private os­servazioni che mi fa Gesù in merito. E non di più.

468. Preghiera per l’ottavario della regalità di Cristo[424].

Preghiera dettata da Gesù per l’Ottavario della sua Regalità:

1« Gesù, Re d’Amore, abbi pietà di noi.

2Poiché vogliamo amarti, aiutaci ad amarti.

3Poiché riconosciamo che Tu sei il Re vero, aiutaci a sempre più conoscerti.

4Poiché crediamo che Tu puoi tutto, conferma la nostra fede con la tua misericordia.

5Tu, Re del mondo, abbi pietà del povero mondo e di noi che siamo in esso.

6Tu, Re della pace, dà la pace al mondo e a noi.

7Tu, Re del cielo, concedici di divenirne sudditi.

8Tu lo sai che piangiamo: consolaci.

9Tu lo sai che soffriamo: sollevaci.

10Tu lo sai che abbiamo bisogno di tutto: aiutaci.

11Noi sappiamo che soffriamo per nostra colpa, ma speriamo in Te.

12Noi sappiamo che è ancora poco quello che soffriamo rispetto a quello che meriteremmo di soffrire, ma confidiamo in Te.

13Noi sappiamo quello che abbiamo fatto a Te, ma sappiamo an­che quello che Tu hai fatto per noi.

14Sappiamo che sei il Salvatore: salvaci, Gesù!

15Re, dalla corona di spine, per questo tuo martirio d’amore sii per noi l’Amore che soccorre.

16Aprici colle tue mani trafitte i tesori della Grazia e delle grazie.

17Vieni a noi coi tuoi piedi feriti. Santifica la terra e noi col Sangue che,goccia dalle tue piaghe. gemme della tua regalità di Redentore.

18Apri all’amore i nostri cuori con le fiamme del tuo cuore aper­to per noi.

19Se ti ameremo saremo salvi qui, nell’ora della morte e dell’ul­timo Giudizio.

20Venga il tuo Regno, Signore, in terra, in Cielo, e nei nostri cuori.»

469. Questa è la Voce del Maestro. [425].

Queste parole in testa ad ogni lavoro.

1Comando ricevuto con insistenza all’alba e ripetuto più e più volte perché non lo dimenticassi in attesa di poterlo scrivere, cosa che faccio appena ci vedo.

Dice Gesù:

2« Scrivi, e quanto ti detto sarà messo in testa ad ogni lavoro da dare ai buoni, sia che sia stampato o dattilografato, secondo che già ho detto

3Questa è la Voce del Maestro. Rugge e carezza. Rugge quan­do si rivolge a coloro che non si vogliono convertire. Carezza quando parla a coloro che, pur essendo imperfetti, hanno la’ buo­na volontà ‘ di trovare Iddio e la sua Parola e, trovatili, di santi­ficarsi. A questi diviene carezza di Amico e benedizione di Gesù “».

4Queste parole in testa ad ogni lavoro.

5Poi, per le opere più complete e approvate – sempre appro­vate perché non. siano rese nulle dal malvolere dei farisei, sad­ducei, scribi e dottori – sarebbe gradito metteste la preghiera alla Parola che ti ho dettata il 7 dicembre 1943[426].

6Per ora basta. Poi verrò ancora. »

470. Preghiera per il mese
dedicato ai defunti
[427].

Preghiera per i defunti.

1Sono le 6,15, la prima luce entra nella stanza. A fatica scrivo quanto Gesù detta:

2« Viene il mese dedicato ai defunti. Prega per loro così:

3O Gesù, che con la tua gloriosa Risurrezione ci hai mostrato quali saranno in eterno i ‘ figli di Dio ‘, concedi la santa risurre­zione ai nostri cari, morti nella tua Grazia, e a noi, nella nostra ora.

4Per il Sacrificio del tuo Sangue, per le lacrime di Maria, per i meriti di tutti i santi, apri il tuo Regno ai loro spiriti.

5O Madre, il cui strazio ebbe termine nell’alba pasquale davan­ti al Risorto e la cui attesa di riunirti al tuo Figlio cessò nel gau­dio della tua gloriosa Assunzione, consola il nostro dolore libe­rando dalle pene coloro che amiamo anche oltre la morte, e pre­ga per noi che attendiamo l’ora di ritrovare l’abbraccio di quelli che perdemmo.

6Martiri e Santi che giubilate in Cielo, volgete uno sguardo sup­plice a Dio, uno fraterno ai defunti che espiano, per pregare l’Eterno per loro e per dire a loro: ‘ Ecco, la pace si apre per voi ‘.

7Diletti a noi cari, non perduti ma separati, le vostre preghiere siano per noi il bacio che rimpiangiamo, e quando per i nostri suffragi sarete liberi nel beato Paradiso coi santi, proteggeteci amandoci nella Perfezione, a noi uniti per la invisibile, attiva, amorosa Comunione dei Santi, anticipo di quella perfetta riu­nione dei ‘ benedetti ‘ che ci concederà, oltre che di bearci della vista di Dio, di ritrovare voi quali vi avemmo, ma fatti sublimi dalla gloria del Cielo”.»

8Contando i giorni mi accorgo che si inizia oggi la Novena per i Defunti. Gesù me l’ha dunque dettata perché io preghi così in essa oltre che nel novembre.

Nota su una apparizione di Gesù[428].

9Sono le ore 16 e già cadono su me le ombre del sopore che sento sarà violento, logica conseguenza della penosa ora di ieri…

10Ma anche il 24 ottobre stavo molto male. Tanto che, finita la visione, scritta con un dolore di capo da meningite addirittura, non ho avuto coraggio di aggiungere che ho finalmente visto Gesù vestito come mi appare quando è tutto per me[429]: di una morbida veste di lana bianca appena tendente all’avorio e col mantello uguale. La veste che aveva nella sua prima manifesta­zione a Gerusalemme come Messia.

 

471. I confini fra purgatorio e paradiso[430].

Il popolo dei santi.

1Stamattina alle 6 ho avuto una visione che, almeno per una parte, lascerà increduli taluni, ma che per me è stata conforto e anche pena.

2Vedevo l’altissímo Paradiso con il suo popolo di Santi. Innumerabile, festante, beato nella contemplazione di Dio. Luci e luci di amorose fiamme erano gli spiriti candidissimi assorti nella visione di Dio. Tutti fissi coi volti e l’amore ad un sol punto: la Ss. Trinità.

Un’anima purgante.

3Ma sul limitare, dirò così, del Cielo, proprio là dove aveva inizio il beato Regno, uno spirito appariva diverso nell’aspetto e nell’atto. L’aspetto: meno candidamente abbagliante, un poco più opaco, direi cenerognoIo anche nella fisionomia che pure aveva già le caratteristiche degli spiriti beati: linee di luce in forma di volto e di membra. Anche la veste, benché bianca, non era ancora fulgida: luce fatta stoffa, come quella degli altri. Pareva fosse appena uscita da un luogo triste e fumoso che l’avesse appesantita nella veste e nel colore. L’atto anche era diverso da quello degli altri. Combattuto fra il volere adorare Dio e il volere guardare me con sguardo strano: pareva chiedere scusa, dire: “ora so”, dire: ” ti voglio bene “, dire: ” grazie “, dire: ” ero cieca, ora vedo “. Non so, un aspetto serio, quasi mesto, e pur pacifico e sereno, un aspetto umile e pur solenne…

4Era mia madre. Inconfondibile tanto era precisa nella somiglianza e nell’espressione, che era quella dei rari momenti in cui faceva parlare il cuore e la ragione.

4Ho tanto cercato papà mio. Ma non l’ho visto. Eppure io penso sia in Dio più di mamma[431]… Quanto l’ho cercato fra i volti così netti e riconoscibili dei beati! La mia gioia sarebbe stata piena. Benché sia già gioia aver visto lei, la mamma, per la quale tanto ho pregato in vita e dopoIa sua morte.

Sulle soglie del Paradiso.

5Penso non so se sia vero il mio pensare penso che ella è appena uscita dall’espiazione o che ne è proprio sulle soglie, al confine fra Purgatorio e Paradiso, e per questo sia meno fulgida e meno assorta in Dio degli altri, con ancora un bisogno di ricordare la terra e un impulso, venuto dalla sua rinascita nella Perfezione: quello di dirmi ora quanto mai ha sentito bisogno di dirmi, neppure nell’ultimo giorno, e di riparare a tanto egoismo chiuso e superbo.

6So che quelli che l’hanno conosciuta non crederanno a tanta rapida espiazione. Ma io penso che Gesù abbia voluto che io lo sapessi per esser meno desolata. Mi beo nel ricordo di quanto ho visto e ne benedico il Signore.

 

472. Il saluto del cristiano[432].

” La pace sia con te “.

Dice poi Gesù a me, per me:

1« Il saluto che ti piace tanto, il mio saluto: ” La pace sia con te “, lo devi usare come unico saluto con tutti. Fosse anche il mio Vicario, tu saluta come Io ho salutato ed ho insegnato a salutare.

2La Pace non è lo stesso Dio? La pace, che riconosciamo come la più bella delle cose, non è forse lodare lo stesso Dio lodandola?

3. Perciò di’: ” La pace sia con te “. Né ” lei “, né ” voi “: te. Come Io dicevo. E quando mai ti avvenisse di dover entrare in una casa, di’: ” La pace sia a questa casa “, Non vi è saluto più ampio, più dolce, più santo, più memore di Me, di questo. Addio. La pace sia con te. »

473. Messaggio di santa Caterina
da Siena
[433].

La forza del Sangue dell’Agnello di Dio.

1Una figura alta, bella, imponente, luminosa, ilare di paradisiaca letizia, e una voce piena, dalla parlata dolce. Nel tono mi ricorda il velluto d’amore della Maddalena, nell’accento la più schietta loquela toscana.

2Mi dice: « Sorella, io pur son venuta. Scrivi le mie parole, ti daranno gioia e pace grande. » E attende mentre prendo il quaderno e scrivo questo. Adesso torna a parlare:

3« Son Caterina[434]. Tu mi ami e non m’ami, perché mi sei simile, e pur ti sgomenti per la mia forza. Sorella dolce, a che ti sgomenti? Non sai che la mia forza è la stessa che è in te: quella del dolce, svenato Agnello? Oh! che tutto il suo Sangue è nei suoi amatori! E per questo Sangue che è fuoco, noi nel mondo possiamo, e in Cielo giubiliamo. Può, chi seco ha quel Sangue, non esser forza e fuoco? E non sai tu che quel Sangue è succo di Dio e seco ha ciò che è essenza di Dio: Carità perfetta? Giubila, sorella.

4Bene sta che tu pure, agnella e falcone, avessi il tuo Tuldo[435]. Bene sta. Più grande preda hai rapito col tuo rostro d’amore tu che non io sul palco. Quello: delinquente di sangue. Il tuo: delinquente per Satana e di spirito. Ad uno stesso pascolo tu l’hai condotto, dolce agnella del mio Pastore, al pascolo delle tre divine virtù e delle infinite verità. Sangue e fuoco hai dato. Sangue e fuoco qui avrai per veste e diadema.

5Sorella, addio. La Pace, ossia il dolce svenato Agnello, sia sempre teco.»

474. Il Portavoce allenato al distacco.

Gesù fa dare agli altri le cose più care[436].

1Oggi ho avuto per prima cosa la lettera che, se avessi dovuto scriverla di mio, sarebbe stata molto più salata!!! Poi ha parlato, per la prima volta, S. Caterina da Siena[437]. Poi le due visioni; e Gesù, nel dare la seconda, dice: «Scrivi oggi. Domani il tuo stato fisico sarà tale che ti vieterà ogni atto. » Infatti da ieri ho sofferto e soffro tanto che sono caduta ammalata ancor più dei solito. Le persone sono crudeli come assassini, certe volte… Dio usi loro misericordia.

2Sono contenta che Giuseppe parta col viatico di quelle parole che sono nella lettera qui unita[438] e nel dettato di S. Caterina. Ha pianto come un bambino, specie quando Gesù mi fece dare a mio cugino la mia medaglia di Figlia di Maria che avevo carissima anche perché ricordo del mio collegio. “Madre, volgi su noi i tuoi occhi e proteggici” dice la scritta di essa. Così sia.

3Coloro che trovano che io ho troppo attaccamento alle cose perché soffro di certe cose che mi hanno sapore di profanazioni, forse si sarebbero ricreduti vedendo come senza discutere, anzi con lieta e agile volontà, ho staccato dalla corona quella medaglia e un’altra e un’altra ancora: tutte e tre della Madonna e tutte e tre a me carissime non per il valore, argento, ma per l’affetto e i ricordi; e le ho date una a Paola, alla quale, dietro sua richiesta, avevo già dato un crocifisso a me carissimo, stato fra le mani di papà e mamma morti, un piccolo crocifisso che era a questa corona che sarà anche a me fra le mani alla mia morte; una a Titina e infine questa, a me carissima fra tutte, che ho dato a Giuseppe[439]. Anzi questa l’ho data per prima, perché l’ordine era venuto per lui. Alle altre l’ho date per non creare desideri e rimpianto.

4E poi… purché la Madonna li salvi tutti! Ho tentato l’ultima prova con i suoi dettati sulla infanzia e fanciullezza, e ho vinto. Ora io ho finito la mia diuturna missione. Egli va lontano… e Satana è così maligno. Lo si trova dovunque e gli uomini, anche quelli che meno lo si penserebbe, sono strumenti dello stesso per torturare i loro simili. Egli va lontano… la Madonna lo salvi.

5Gesù, dicendomi: ” Dà la tua medaglia a Giuseppe, quella di Figlia di Maria ” finì sorridendo: ” E quella in ginocchio davanti alla Mamma (S. Agnese) sei tu, per tuo cugino “.

6Sì, pregherò per questo che Caterina chiama ” il tuo Tuldo[440] ” perché trovi piacere al ” pascolo delle tre virtù “.

Gesù priva i prediletti anche dagli affetti leciti[441].

7Eccomi sola. Loro[442] sono partiti. Ora non più un dei mio sangue mi è vicino. Ma solo estranei più o meno buoni. E quando morirò: estranei. E quando sarò sepolta: estranei. Sempre e solo estranei.

8Tutto il tragico della mia condizione mi si delinea, senza pietosi o affettuosi veli che ne ottundono gli angoli, più taglienti di spade. E questo mi accade qui, dove non ho neppure lei[443] e la mia casa intorno. Questo solo avrei voluto da Dio: che questa partenza avvenisse. quando ero nella mia casa e con lei vicino. E credevo, posto che sentivo esser ciò giusto, che mi fosse accordato.

9Paola! Giuseppe! Titina! Ho sofferto talora anche per voi. Ma come mi mancherete! Ora sono proprio orfana e con la certezza di non vedere più quei volti noti che per tanti mesi 15 e mezzo ho sempre visto per casa.

10Sempre più malata, chi mi assisterà mentre Marta è fuori? E quando verrò ad esser morente per crisi, chi mi soccorrerà mentre Marta andrà a cercare aiuto?

11Paola! Giuseppe! Titina! E soffrivo se mi stavate lontano un’ ora! Non lo dicevo, ma soffrivo. E quello che ha finito da rendermi odioso questo paese è che ero confinata qui sopra[444], e vi vedevo molto meno, vi sentivo molto meno.

12Così felice queste notti che Paola dormiva con me! Mi pareva di esser tornata al tempo che su te, bambina senza mamma, io vegliavo al Centralino[445].

13Ora più niente! Mai più niente! Lo so: doveva venire. Ho pregato che venisse perché lo desideravate. Ma ne soffrivo. Ho avuto avvelenato il mio onomastico da questa vostra gioiosa fretta di partire. NonTho detto. Ma come ne ho sofferto! Marta sa.

14Vi ho dato tutto: come parente, come amica, come cristiana. Più del materiale, che per me è sempre il nulla, vi ho dato. Vi ho dato il cuore e lo spirito. Ora lo posso dire. Vi ho difeso a furia di penitenze. Nelle malattie, nei pericoli, nei viaggi tuoi, Paola, Giuseppe, Titina, e tu, Gigi[446], che non sai quanto per te ho pregato, pagavo io per voi. Vi ho portato in salvo e in alto. Ora continuerò a pregare. Col cuore che sanguina dello strappo da voi.

15Vogliatemi bene. Anche oltre la vita che spero ormai breve, perché    “sulla terra non c’è luogo per la povera Maria ” e anelo mi si aprano le porte del Cielo. Ma se vi avessi avuti per quell’ora!… Vogliatemi bene. Come a parente, a amica, a cristiana, da cristiani, amici e parenti. Chissà quando mai riceverete questo fascicolo, con questa pagina di pianto! Volesse Dio che insieme sapeste che io sono nella pace!

16Ma quando lo riceverete saprete un poco di più come vi ho visti, e come ero per voi.

475. Le consolazioni celesti.[447]

Assistita da Maria e da Gesù.

1Ieri ero tanto giù e stavo tanto male che non potevo aggiungere più nulla. Neppure i dolci conforti avuti nella notte fra il 9 e il 10 da Maria, prima e brevemente, poi da Gesù, lungamente.

2Io piangevo col capo sotto le coperte per non essere udita da Paola e Marta che dormivano con me. Pensavo che fra poche ore non avrei avuto più Paola… e piangevo, desolata. E pregavo. E’ venuta la Mamma a pregare con me e ad accarezzarmi. Ma è stata poco. Ha ceduto il posto a Gesù il quale mi ha attirata, col suo braccio sinistro, contro il suo petto, così strettamente che avevo la guancia appoggiata sul suo cuore e sentivo il caldo della carne sua giungere alla mia guancia e udivo il battito regolare e molto robusto del suo cuore. Lo confrontavo col mio, povera. carretta traballante e sfinita… Come era perfetto! E Gesù mi lasciava fare. Lasciava che il tepore della sua persona scaldasse il povero passerottino malato, gelato, piangente, e che la musica del suo cuore lo distraesse dal suo tormento. E’ bello, sa?, riposare così!

“Per amore di Dio e degli uomini”

      3Ho visto una riga di luce trapelare dalla veste di lana bianco avorio in corrispondenza della ferita del costato e ho chiesto accennandola: ” Perché questa ferita? “, e Gesù piano, fra i miei capelli: ” Per amore di Dio e degli uomini “. E dopo qualche tempo, senza lasciarmi andare, con la sua destra mi sfiorò il costato dove avevo tanto dolore fra cuore e pleura, e sorridendo chiese: ” Perché questa sofferenza? “, ed io: ” Per amore di Dio e degli uomini”. E Gesù mi ha stretta più forte e mi ha tenuta finché mi sono calmata nel soffrire, quasi assopita sul suo petto, e poi mi ha messa giù come un papà amoroso ed è rimasto lì perché non piangessi più…

4Come lo guardavo! Come è bello! No, non c’è nessun quadro che gli somigli. Non ci può essere.

Intorno al letto funebre di Gesù.

5Questo, ieri notte. Questa notte, poi, dalle due in poi spasimavo per la pleurite e la febbre. Ho fatto così l’Ora.della Desolata. E mentre contemplavo la Mamma piangente sul Figlio steso sulla pietra dell’unzione, e guardavo la Maddalena piangente in ginocchio ai piedi del marmoreo letto funebre, Giovanni ritto e angosciato presso Maria che guardava con occhi di bambino spaurito e piangente la sua novella Mamma desolata, le altre donne ammucchiate presser l’apertura, i due imbalsamatori nel loro angolo, il mio interno ammonitore mi ha detto:    ” Intorno al letto funebre di Gesù sono le rappresentanze di tutto il genere umano. La Maddalena è la rappresentanza dell’umanità peccatrice e pentita, Giovanni quella dell’umanità pura e consacrata, le pie donne quella dei credenti, Nicodemo e Giuseppe rappresentano il mondo con le sue nebbie di scienza, di rispetto umano, di dubbio… Vedi? C’è tutto “. E’ vero. Non avevo mai notato.

6Non ho avuto altro. Gesù, data la gran febbre, mi lascia riposare. Ma non mi abbandona. Oh! è qui! Non è come in aprile che taceva e non si mostrava! Non posso dimenticare il tepore della sua carne, mi pare averne ancora calda la guancia e me la carezzo. E non posso dimenticare il forte toc, toc, toc del suo divino cuore. Il mio Gesù!…

476. La tortura dei flagelli[448].

Il pargolo di Gesù.

1Anche questa notte, dalle due all’alba, sono stata con Gesù come l’altra notte.

2Mi ha detto: “Eccomi dal mio piccolo Giovanni, perché non pianga”. Ma non piangevo. Non ho più pianto dall’altra notte. Non si può piangere quando Egli consola. E Lui lo sa. E, sorridendo, questa notte mi ha detto: “Ho fatto di nuovo il miracolo di trasformare le lacrime in sorriso, le spine in rose, il tumulto in pace. Come quando mori Giacomino[449]e ti ho accarezzata per la prima volta per non farti piangere più”.

3Io, stando appoggiata al suo petto – mi piace tanto sentirgli battere il cuore – ho chiesto: “Non parli neppure oggi, Gesù?”.

4E Lui: “Ma se parlo devi scrivere e perciò lasciare questo guanciale. Lo preferisci?”.

5“No, Gesù. Preferisco così. Per quanto anche le tue parole mi facciano felice. Ma dicevo per le anime”.

6“Mio povero, piccolo Giovanni, hai troppo male per permettermi di farti scrivere. Lo sai che Io sono anche Medico, il tuo più grande Medico, anche per il tuo povero corpo che mi serve come strumento e che non va spezzato. Perciò Io sono severo con chi non ti tratta come va trattato uno nelle tue condizioni: come un pargolo. Sei il mio pargolo. Per ora sei questo. Quando starai meglio tornerai ad essere il Giovanni minore. Ora sta’ qui. Lo hai visto come sono esperto di ninnare i bambini. Sembro un perfetto papà. Ma non lo sono forse? Non ho generato tutti i miei santi? 8Non vi ho amato tanto perfettamente da morire per darvi vita?”.

Due colpi di flagello.

7“Sì, Gesù. Allora niente per le anime?”.

8“Amata mendicante! Vuoi, o vuoi dare?”.

9“Voglio, e voglio dare”.

10“Dammi il tuo soffrire”.

11“Troppo poco e cosa troppo abituale. Voglio dare di più. E poi voglio qualcosa per me”.

12“Un regalo o un ricordo?”.

13“Quello che vuoi, ma che mi parli di Te”.

14Gesù mi ha stretta forte forte e ha detto: “Ti darò una cosa che fu mia e che tu mi darai per le anime”. E, tenendomi sempre Gesù contro il suo petto in modo che io avevo libero tutto l’emitorace sinistro, mi sono sentita colpire con due colpi di flagello. Due soli. Ma che male! In ogni luogo dove avevano percosso i martelletti delle strisce, ossia in una decina di posti, avevo un dolore come di proiettile penetrato nell’osso e negli organi, e la pelle frizzava là dove le cinghie avevano sollevato un rialzo.

15Due soli! E Gesù spiega: “Non di più perché fanno troppo male, fanno troppo male! E tu sei malata. Dammi il dolore del tormento che fu mio, che fu atroce; per le anime dammelo. E ora sta’ buona, qui con Me”.

16E sono rimasta così: beata e torturata. Beata nell’anima, torturata nel corpo. Ma come felice!

477. Colloquio intimo[450].

La compagnia di Gesù.

1Gesù non dà ancora visioni e dettati. Sto troppo male. La pleurite lavora a dovere su quel resto di polmoni che ho. L’aria mi manca. Le sofferenze sono acute. La febbre alta. La debolezza forte anche per le tre emorragie avute ieri.

2Ma non sono triste né per il soffrire né per il silenzio visivo e uditivo (per gli altri). Sono triste perché vorrei essere nella mia casa e con lei vicino. Ci fosse anche lei non desidererei più nulla. Dico “anche” perché ho un infermiere che meglio non potrei avere e che nelle ore più tristi non mi lascia mai: il mio Gesù. Vegliata da Lui mi addormento e sotto la sua carezza mi risveglio.

3Oh! non sono sola, no! Non ha voluto che sentissi l’abbandono dei parenti. Ed ha preso Lui tutto il posto empiendo di Sé ogni vuoto. Lo sa, Lui, che cuore ha la povera Maria! Se non avessi questo cuore non saprei essere quello che sono. E sa anche che, sebbene Lui sia il mio Tutto, io ho ancora bisogno di dare e ricevere affetto, molto affetto, e che soffro quando un affetto si strappa. E sa che non posso soffrire più di quanto soffro perché se no ne rimarrei spezzata. E allora aumenta le sue tenerezze sino a previdenze umane.

4Che brevi e pur illuminanti insegnamenti nei colloqui intimi!

Sacerdoti idolatri, impuri, atei.

5Stamane mi diceva: “Darai il 12° fascicolo a chi te ne ha chiesti”.

6“Ma forse P. Migliorini non vuole”.

7“Voglio Io. Ho detto[451]che siano dati, con scienza e misura, a quelli che lo meritano, e specie a comunità che lo richiedono per loro bene. In una comunità non tutti sono uguali. Ma quei pochi che lo sono se ne avvantaggiano e, dato che la fiamma scalda, anche gli altri migliorano per riflesso, anche se tenuti all’oscuro dei dettati che non accetterebbero per quello che vanno accettati. Soprannaturalmente. Padre Tozzi e Padre Fantoni[452]meritano di leggerli. (Ha proprio detto così: prima Tozzi e poi Fantoni). Sono sacerdoti formati. E ancora dell’antica scuola. Anche in passato c’erano sacerdoti aridi. Ce ne sono sempre stati. Ma quelli che si formano ora! Sono il mio dolore… Dirai tutto questo a P. Migliorini”.

8“Ti dànno tanto dolore, Gesù?”.

9“Tanto! Più dei colpi di flagello il cui ricordo mi è ancora vivo con la sua atrocità. Si sono paragonati i colpi della flagellazione ai peccati di senso. Sì. Anche questi mi fanno tanto male. Ma i sacerdoti idolatri, impuri, atei, sono flagelli pesanti e uncinati. Rompono colle percosse e lacerano con l’uncino.

10“Idolatri, Signore? impuri? Atei?”.

11“Sì. Ti pare impossibile? Non è. Sono idolatri di adorazioni non date a Me. Si compiacciono della scienza e del potere. Si autocompiacciono. Sono impuri, anche se puri di corpo, perché fanno impurità di spirito avendo amori verso ciò che non è Dio: Io. Ci tengono più ad amare e conoscere la scienza umana che Me: Sapienza divina. Sono atei. Perché negano a Dio l’attributo di Potenza. Negano il miracolo. Il miracolo ha tante forme. È miracolo guarire un malato, come impedire che uno muoia cadendo da grande altezza. È miracolo moltiplicare il cibo, come fare di un nulla la ‘portavoce’ di Dio. Loro lo negano. Vorrebbero mettere limiti all’onnipotenza divina perché sono tanto limitati, loro stessi, che non possono non solo non desiderare ma neppure accettare ciò che esce dai meschini limiti della loro capacità di credere. E per persuadersi chiedono prove. Altrettanti atti di sfiducia. E avutele non credono ancora. Non possono credere. Hanno perduto l’innocenza dello spirito, quella che ho detto condizione necessaria per possedere il Regno dei Cieli: ‘Se non diverrete simili a pargoli non entrerete nel Regno dei Cieli’ ”.[453]

12“Gesù, io credo anche per loro. Non soffrire!”.

13“Si può non soffrire di certe cose? No. Puoi tu non soffrire anche del solo ricordo di un atto che hai giudicato offesa a Maria e a Me? Ti è davanti come un incubo. Un atto! Ed Io che vedo stracciare il mio dono, deriderlo, calpestarlo – ogni cosa data per il bene dell’uomo è un dono – posso non soffrire?”.

14Non so che rispondere davanti all’affanno del mio Gesù. Taccio col capo sul suo petto.

Sui libri di spiritismo.

15Poi oso una domanda che da oltre un mese ho sulle labbra, da quando Gesù ha così chiaramente parlato sul caso Belfanti-Punturieri[454]ecc. ecc.

16” Gesù, quei due libri dell’Ubaldi,[455] che ne faccio? Li brucio o li do a P. Migliorini? Tanto, Tu lo sai, da quando Tu mi sei Maestro non leggo più nulla di nulla, il buono e sacro per non influenzarmi, il mondano e men buono per non profanarmi. Sono lì da due anni senza che io li tocchi. E ora mi fanno anche ripugnanza. Li brucio?”.

17“No. Li tieni. Adesso dobbiamo continuare l’illustrazione del Vangelo per questo povero mondo cattolico che non sa più vedere il Vangelo come la perla celeste di ogni sacra coltura, l’indispensabile, l’insuperabile. Ma poi… Forse ti chiederò la fatica per confutare quelle opere di errore. Io solo posso farlo…”.

“Fare quello che Gesù vuole”

18“Oh! Gesù! Ma allora quando mi porti con Te?”.

19Gesù sorride, carezza e tace.

20“Mi lasci allora ancora per tanto sulla terra? E credi che il mondo accoglierà con utilità propria il tuo dono, fatto a scapito della tua povera Maria?”.

21“Il mondo non apprezzerà il dono. È certo. Non so, umanamente parlando, se merita darlo. Ma ho detto: ‘Forse’.”

22“Ma Tu sai tutto…”.

23“E dico quello che voglio. Tu sta’ buona. Non ci pensare. Non desiderare altro che una cosa: ‘Fare quello che Gesù vuole’. E poi, dimmi: sei molto lontana da ciò che avresti in Cielo? Cosa è il Paradiso? Il possesso e la conoscenza di Dio. Ora tu non mi possiedi e conosci, pur essendo ancora nella carne, in modo tanto ampio da rasentare il possesso e la conoscenza che hanno di Me coloro che sono spiriti? Adeguo possesso e conoscenza alla tua condizione umana, per non incenerirti, per salvaguardarti. Ma tu mi hai. Puoi dunque restare ancora un poco quaggiù e servirmi. E ora basta. Lo vedi che non ce la fai più? Riposa. Io sono con te e non ti lascio. Diamoci il saluto di pace”.

Carisma E capacità personale.

24 “Una sola risposta, Gesù, poi sto quieta. Quel libro che mi ha portato P. Fantoni io direi che viene proprio da Te, sebbene abbia un altro stile più semplice, e presenti un errore quando parla di pestilenza. È tuo proprio?”

25“Sì. È la mia parola. Adeguo lo stile alla capacità del ricevente. Ma l’insegnamento è quello”.

26“E la pestilenza?”.

27“E i curiosi? Vuoi anche quella? Non ti basta la peste di questa guerra? Giù, quieta. Ubbidisci. Altrimenti me ne vado”. Ma sorride e resta.

28Può pensare se smetto subito!…

478.  La terra abbandonata e
la Città ricercata
[456].

Dove c’è egoismo e anticarità non giova la benedizione[457].

1Con l’animo afflitto da molto, da troppo egoismo che, per esser tale, ricambia con indifferenza a ciò che non fu indifferenza, odo, ripetutamente, la cara voce dirmi: “Questi ostacoli, queste spese, questa assenza di benedizione su una impresa che Io non posso benedire, perché fatta contro carità e contro una parola data mesi passati e che si finge di dimenticare, ma che Io non dimentico, erano accennati nel dettato dell’11 ottobre. Più per loro che per te l’ho dato, e avrebbero dovuto meditare e applicare. Ora apri la Bibbia. Troverai una ripetizione di minacce”.

Terra abbandonata[458].

2Apro la Bibbia a caso. Mi si presenta Isaia cap. 30: “Guai a voi, o figli disertori che formate dei disegni, ma senza di Me, e ordite una tela che non è secondo il mio spirito e accumulate peccato a peccato, che vi incamminate per discendere in Egitto senza aver interrogato la mia bocca… ecco perché sopra questo ho detto altamente: ‘Non c’è altro che superbia; non ti muovere’. Or dunque va’ e scriviglielo… registralo con esattezza in un libro ché sia per i giorni avvenire a eterna testimonianza, perché questo è un… che provoca a sdegno… che non vogliono ascoltare la Legge di Dio. Essi dicono ai profeti: ‘Non profetate’ e ai veggenti: ‘Non state a vedere per noi la verità; parlateci di cose che ci piacciono’”.[459]

3Dice Gesù: “Basta. E non commento. È fin troppo chiaro”.

Città ricercata.

4Io dico: “E per me nulla?”

5E Lui: “Apri più avanti”.

6Apro. Ancora Isaia cap. 62 v. 11-12: “Ecco viene il tuo Salvatore, porta con Sé la sua ricompensa e la sua opera gli sta dinanzi… Tu sarai detta la città ricercata e non abbandonata”.

7Bacio con riso e lacrime la sua dolce mano e dico ancora: “E poi? Niente per gli altri?”.

8“Quando starai meglio. Allora tanto, tanto, tanto da far salire al terzo cielo tee il tuo Padre direttore”. E ride.

9Bacio ancora la sua mano e penso a lei che è tanto felice per le pagine sull’immacolata infanzia di Maria e che ne avrà ancora tante…

479. La possessione demoniaca[460].

La più recidivante delle malattie.

1Ho fatto ora la S. Comunione, offerta per il mio ritorno e per un felice viaggio dei Belfanti.[461]

2E mentre prego soprattutto per Paola che vorrei sapere felice soprannaturalmente e anche umanamente, come lo merita, rifletto anche a Giuseppe… Sovente, ben sovente rifletto su lui e su molti punti del suo farraginoso io. E mi chiedo: “Sarà proprio liberato? Sarà proprio sulla via buona? Vi saprà stare? E vi saprò procedere sino a morire da cattolico?”.

3Gesù, che non mi ha mai abbandonata in questi sette giorni in cui ho sofferto l’abbandono dei parenti – e la sua presenza ha levato a questa sofferenza il troppo che avrebbe avuto, di modo che l’ho guardata come un fatto disgustoso ma non proprio mio, un avvenimento che accade ma che appena coinvolge perché altre cose ci preservano da esso – mi dice: “Non illuderti molto. È sincero, ma non è fermo. Troppo orgoglio è in lui. E l’orgoglio è il terreno su cui Satana riappoggia il suo piede per RI intraprendere la sua opera su un cuore che gli è stato strappato. Giuda, e con lui molti altri, ha avuto sinceri desideri di bene e ritorni sinceri al bene. Ma poi ha ceduto ai conati del male che pareva prossimo a morire in lui e lo ha accarezzato. Il Male si è allora sentito il più forte, e ha ripreso ardire e vita. La possessione demoniaca è la più recidivante delle malattie e solo in un umile muore realmente. Ma difficilmente un posseduto è umile. La superbia è il primo seme che semina Satana”.

Attenzione! Attenzione! Attenzione!

4“Ma Tu hai detto che ‘lo ami perché lo vedi schietto e volonteroso nel seguire la Verità’. E allora?”.

5“E allora? Ora è tale. Anche Giuda era tale quando veniva a Me con intenzione d’essermi discepolo o di ritornare ad esserlo. Ma poi… lo hai visto! Quanti Giuda! Quanti infelici! Da per tutto! Nelle case, negli uffici, nei conventi. I superiori abbiano occhio spirituale attento e aperto. Dillo a P. Migliorini. Non sempre questi disgraziati vogliono esser tali. Ma sono non sufficientemente forti e fermi. Il superiore li deve sorvegliare e sorreggere, e sorvegliarsi.

6“In che?”.

7“Oh! in molte cose! Attenzione nell’eleggerli a cariche speciali e a speciali incarichi, attenzione nell’ammetterli a conoscenze segrete. 9Specie coi giovani, così poco formati nel tempo attuale! Dove sono mai i Giovanni di Zebedeo? Dove i diaconi come Lorenzo? 10Attenzione! Attenzione! Attenzione! Basta, ora. Sta’ con la mia pace”.

Turbamento per un sospetto[462].

Silenzio del Maestro.

8Sono turbata. Non è la prima volta, da qualche tempo a questa parte, che ho un segno che qualcuno non agisce con onestà verso di me. Ho sempre respinto e taciuto questo segno e questa confidenza. Ma ora è troppo pressante.

9Chi sia non so. Uomo? Donna? Non so. So che c’è chi agisce insinceramente e con scorrettezza verso me. E se fosse verso Maria Valtorta sarebbe nulla di male. Ma temo si faccia male verso il “portavoce”. Mi sforzo a non volere dare un nome a questo qualcuno insincero e senza rispetto per Gesù. Ma se faccio così perché non ho prove, e non vorrei mancare di carità col dubbio – Gesù dice che anche il sospetto è mancanza di carità, lo ha detto due o tre volte nelle scene evangeliche – ciò non toglie che anche involontariamente qualche nome si affacci alla mia mente come quello del possibile autore del male.

10Dico questo perché con lei non ho segreti e perché penso sia bene che anche lei sappia questo avviso. Non impediremo niente, purtroppo. Ma sarà utile sapere che ho avvertito questo in anticipo.

11Sono molto turbata. Lo ripeto. Turbata per questo. Non per altro. Gesù non mi lascia. Ma che lezione dà a tutti! Con che rispetto tutela il segreto! Io non sono più libera di “vedere e udire”. L’esser qui con Marta sola mi impone presenze di amici e conoscenti, e Gesù, che non vuole scoprire il suo “portavoce”, tace. Quanto da imparare da questo silenzio! Però, con me, intimamente, non tace né si assenta. Anzi mi ricolma di carezze…

12Si dirà da qualcuno: “Perché non parla e non ti fa vedere di notte?”.

13Perché sto troppo male. Maria sta morendo e Gesù è pietoso. Lui non usa “la maniera forte”, io dico la maniera indelicata e prepotente, perché ha davanti una che lo ama. Lo fa quando ne vede la necessità. Ma non si diletta a tormentare.

14Anche qui, quanto da imparare!…

480. Lo strumento sacro[463].

Quattordici ore di schiavitù.

1Ci sarebbe proprio da scrivere! ieri, dalle sei alle 19, non ho avuto un solo, dico un solo minuto di libertà. Marta dovendo andare a Lucca, venne la Sig. Lucarini, alle 9 via questa e fu sostituita da Alba Sorbi, via Alba venne Enzo Lucarini. Tornò Marta alle 15 e andò via Enzo. Marta preparava ancora la minestra, perché ero digiuna, che venne la sig.na Pellini. Poi si aggiunse il sig. Lucarini, poi suo figlio e sua moglie; indi, in gruppo, il Dott. Winspaer, la moglie, la figlia Rosanna, la nipote Alba. Così nella stanza erano dieci persone!…

2Alle 19, finalmente, andarono via tutti ed io potei lavarmi. E non dico altro. E questo dico per mostrare se potrei scrivere. E perché si capisca in che stato sono a sera con tanta giostra di persone…

3Ah! ho dimenticato! Dopo le 19, avevo appena finito di lavarmi, ecco la sorella della padrona di casa con la nipotina, le quali si sentivano in dovere di tenermi compagnia mentre Marta preparava la sua cena. Che ne dice?…

4Quattordici ore di schiavitù e fatica, e dopo sono senza fiato, senza polso, e precipito come una pietra nel fondo di un sopore dal quale torno verso le 3 antimeridiane fra spasimi atroci. C’è ancora qualcuno che giudica che devo portare maggiore pazienza? Gesù non è certo questo “qualcuno”! Si rammarica di tanta attesa per il nostro lavoro. Ma dice, lo diceva poco fa: “Questo servirà per molti”. In che senso, o in quanti sensi vuol dire, non so.

5Ho avuto da Lui una promessa. Gli dicevo: “Gesù, come mi piacerebbe vedere la cerimonia della tua maggiore età!”. E Lui: Te la darò per prima cosa appena potremo esser ‘noi’ senza che si turbi il mistero.[464] E la metterai dopo la scena della Madre mia, mia Maestra e Maestra di Giuda e Giacomo, che ti ho data recentemente (29-10). La metterai fra questa e la Disputa al Tempio”.

Missione carismatica.

6Ha taciuto un poco, sorridendo e accarezzandomi, poi si è fatto serio, severo, e ha detto:

7«Ti darò… se vedrò che non si agisce male verso il mio dono e verso il mio strumento. Male da parte di chi ti è più vicino. Non è possibile esigere rispetto da tutti verso i dettati e il “portavoce”. Rispetto e carità. Ma da quelli almeno che per esserti a contatto devono, se sono retti, comprendere quanto di soprannaturale è in questa cosa e come tale, verso essa, agire, sì.

8Tu sei un nulla. Ma Io ti ho chiamata a questa missione. Ti ho formata per questo, vegliando sulla tua formazione anche mentale. Io ti ho dato facoltà non comune di composizione, perché ne avevo bisogno per fare di te l’illustratrice delle scene evangeliche o mistiche nelle quali Io avrei parlato o agito da Me o nei miei servi. Io ti ho crocifissa nel cuore affettivo e nella carne per questo. Perché tu fossi libera da ogni schiavitù d’affetti e padrona di tanto tempo orario come nessun che è sano ne può avere. Ti ho soppresso anche i bisogni fisici del nutrimento, del sonno, del riposo, riducendoli ad un minimo insignificante, per questo. Ti ho, in un corpo tormentato e logorato da cinque gravi e penose malattie maggiori e da un’altra decina di minori, aumentato l’energia per portarti a poter fare quello che uno sano e ben nutrito non potrebbe fare, per questo.

9E vorrei che questo fosse capito come un segno sicuro. Ma questa generazione arida e perversa non capisce nulla. Attenti, però, che il Signore non dia un segno di punizione! Lo posso, se voglio. E ti farei felice, piccolo Giovanni, mio piccolo amore. Ti posso prendere con Me e lasciare costoro, senza rispetto e senza fede, o con larve di fede e di rispetto, ad arrabattarsi sulle briciole di quanto avevo in animo di dare. Briciole rispetto alla massa del lavoro che avrei da dare.

10Tu sei un nulla. Ma nel tuo “nulla” Io sono entrato e ho detto: “Vedi, parla, scrivi”. Il nulla è divenuto il mio strumento. E ciò che è mio è sempre consacrato e va trattato come cosa consacrata.

La parabola del calice sacro.

11Odi la parabola.

12Da un orafo sono diversi calici d’argento, lavorati a sbalzo taluni, e con arte e intarsi d’oro e anche gemme, altri unicamente belli per il metallo e la forma liscia e svasata come calice di giglio su stelo sottile.

13Vengono dei compratori e guardano. Molti, ricchi signori, comprano dei calici per la loro sontuosa dimora. Prendono i più belli, tutto intarsi, sbalzi e gemme. E se li portano via. Per ultimo, un umile prete acquista, con l’obolo dei suoi parrocchiani, un calice di solo argento. Il più semplice, umile come lo è quel prete e come lo è la chiesa che egli regge. Umile come ne permette l’acquisto la poca somma delle offerte, ammucchiate soldo a soldo.

14Il povero prete porta via il suo tesoro. È felice di pensare che Gesù scenderà col suo Sangue e il suo Corpo, con la sua Anima e Divinità, in quel nuovo calice, più degno di Lui, Santissimo, che non nell’altro, ormai ridotto da decenni d’uso in proprio cattivo stato. E non vede l’ora che sia la mattina di domenica per poterlo usare, porre sulla pietra sacra, su esso pronunciare le sante parole: 19“Questo è il Calice del mio Sangue…”. Oh! come quel calice è santo agli occhi suoi e di quelli che credono dal momento che in esso la fede vede il Sangue di Gesù Cristo, Salvatore, Verbo di Dio, Figlio dell’eterno Padre! Splende non per il lucente e nuovo argento ma per tutta la Luce che in sé rinchiude!

15Ora dimmi: se un ladro notturno penetrasse tanto nelle ricche dimore dove furono portati i magnifici calici, come in questa chiesa dove in un povero armadio riposa questo semplice calice in attesa d’esser usato all’aurora per la Messa quotidiana, quale sarebbe furto più grande? Quello dei ricchi calici? No. Questo. Perché non è più furto: è sacrilegio. Io, scendendo in esso calice, l’ho nobilitato a nobiltà che esula e supera ogni altra nobiltà di prezzo, lavoro, materia, bellezza. Sacro è perché Io l’ho scelto, e sacro deve considerarsi, e usarlo come di cosa sacra si deve. Con rispetto.

16Chi ha orecchie da intendere, oda.

17Ora basta. Il piccolo Giovanni è già sfinito. Più contento perché ha avuto qualcosa… Sei una grande mendicante! Ma ancor più sfinito. Giù. In pace.

18Impara a salutare come ti ho insegnato (3-11). Non lo fai che raramente e sempre dimentichi di intestare così le tue lettere. 24Ricordalo.

19La mia pace sia con te.»

La smemorata.

20Ha ragione. Me lo dimentico benché mi piaccia tanto. Sono una smemorata!

21Mi spiace molto sentire Gesù scontento. È scontento di qualche cosa che avviene nel nostro cerchio più stretto. Ne sono sicura.

22Come ho fretta di “vedere” questa nuova scena della sua vita fanciulla! il mio Gesù!… Per farmi scrivere questo mi ha fatto muovere avanti giorno perché dopo non c’è più libertà. Ora sono le 8 e comincia l’andare e venire…

Esilio e silenzio[465].

23Continua l’esilio e continua il silenzio (per gli altri). A voce le dirò poi quello che mi ha detto in merito Gesù. Non c’è pericolo che me lo dimentichi! Ma è cosa da dirsi a voce. Troppo gelosa per affidarsi alle carte. So come mi devo regolare.

24La la settimana passata non ho proprio potuto fare l’Ora della Desolata. Venerdì è stata quella… cara giornatina che le ho descritta.[466] Sabato ero sfinita, in grazia di essa, e a sera sono precipitata in un sopore che è finito all’alba, come pesantezza assoluta, ma si è protratto come intontimento sino a quasi le 8 ant. di domenica. E perciò non potei fare nulla. Me ne spiace perché, da quando sono Servita,[467] non la tralascio mai questa compagnia alla Vergine Desolata.

481. Veridicità dei sogni[468].

Padre Pio.

1Un poco di penosa cronaca. E sento il bisogno di dirle quanto potrà parerle puerile. Ma così non è per me che da anni so la veridicità dei miei sogni.

2Otto giorni sono, 22-11, proprio la notte che precedeva la discesa a Lucca di Marta per sentire del permesso di autotrasporto, nel breve sonno dell’alba sogno di essere incamminata per Viareggio (a piedi) insieme a Marta e di incontrare per via Padre Pio[469], o un francescano, ma era Padre Pio per me, il quale mi guarda e dice come parlando a sé stesso: “Però è amara! Aver fatto la bocca al ritorno e avere tanto ritardo!”. Io mi volto e un poco risentita e emozionata dico: “Cosa? Cosa?”. E lui: “Niente. Dicevo che è amaro aver fatto bocca al ritorno e avere tanto ritardo”. Lo dice due volte e scompare.

3Mi sveglio affannata e dico a Marta: “Vedrai che non si fa nulla”. Marta dice: “Ma no! Anzi Padre Pio le è venuto a dire che il ritardo è stato amaro, ma è finito”.

4Ed io: “No, no. Vedrai che incomincia ora. Era troppo triste nel dire quelle parole. Mi compassionava”.

5Marta va a Lucca… e sa che non si può partire fino a dopo il 30 per negati permessi. E uno!

Il toro furente.

6Passano due notti. Altro breve sonno e sogno, 24-11. Mi pare di scendere verso Viareggio seguendo, anzi precedendo il camion dei mobili. Ma ostacoli di ogni sorta ritardano il cammino. Il carro non può, infine, proseguire. A me viene contro un toro furente e mi salvo a stento rifugiandomi in una casa che è quella della Sig. Sacconi di Viareggio. La signora è stupita che io sia potuta passare da via Aurelia perché dice “è sempre battuta dalle cannonate”. Infatti si sente il cannone. Mi dice anche: “Non è prudente stare qui. Io ormai ci sono. Ma chi è via è bene resti via”. E due!

L’attesa di due tempi.

7Passano altre due notti. Ieri notte, 27, mi sogno una sorella di Giuseppe, morta da più anni e mai sognata né da viva né da morta, benché fossi stata con lei due anni e le volessi bene. Nel sogno mi pareva che io fossi in attesa di Irma o Maria per partire con loro alla volta di Viareggio (le altre due sorelle viventi di Giuseppe, ora a Vigevano e a Mirandola). Ma non viene né Irma né Maria. Vedo invece entrare la morta Amelide. Me ne stupisco a dico: “Tu qui? Aspettavo Irma o Maria per partire”. Mi risponde: “Loro non possono venire. Io posso andare dove voglio. Tieni. Ti ho portato questi due pani perché ti faranno comodo. Devi ancora aspettare due tempi (marca molto il due)”. E mi dà due pani di un mezzo chilo l’uno. Uno bello, intatto. L’altro come cincischiato e ammaccato. E tre!

La protezione di Don Giuseppe Giurlani.

8Questa notte poi!… 28-29. Ieri sera il sopore mi aveva atterrato, e con molta sofferenza, alle 17,30, per trarmene poi alle 20,30. Poi avevo sofferto e smaniato fino a quasi mezzanotte. Poi mi sono addormentata per svegliarmi che l’una era appena suonata. Mi pareva di decidermi a partire per Viareggio perché su Pontedera erano state lanciate bombe di grosso calibro e la zona era tutta insicura. Dritta presso la finestra di questa stanza, dicevo a Marta: “insicure per insicure, andiamo a Viareggio. Almeno sarò in casa mia e avrò vicino P. Migliorini”.

9Una voce d’uomo mi dice dalla porta: “Non ci puoi andare”. Mi volto e vedo ritto sul limitare D. Giuseppe Giurlani, l’ex curato di S. Paolino[470], morto da più anni. Si avanza sorridendo, naturalissimo, e ripete: “Non ci puoi andare. Non lo permettono per le cannonate che spesseggiano e specie sulla tua zona. Picchiano quasi sempre nel rettangolo che va da piazza dell’Ospizio (della vasca) a via Aurelia coi lati lunghi fatti dalle vie Vespucci e Mazzini. Specie li. Tu, col tuo cuore e nel tuo stato, non ci puoi andare. Ti ho voluto sempre bene perché eri una delle migliori parrocchiane e non voglio ti accada del male”.

10“Ma dicono che sono piccoli proiettili che fanno poco danno!”.

11“Eh! no. Ora sono calibri grossi e dove picchiano… fanno morti e rovine. Le ultime sono cadute proprio vicino alla tua casa. Nel triangolo fra il villino Andreotti (via Veneto, in fronte a via Raffaelli), la casa del Sanminiatelli (in fondo a via Leonardo da Vinci) e la casa Soccani (ancora in via Leonardo). Vuoi rovinare tutta la mobilia ora che hai speso tanto per salvarla?”

12“Ma padre Migliorini mi scrive di andar sicura perché non c’è pericolo e altri mi dicono che sono cose di poca importanza”.

13“Ti possono dire quello che vogliono. La verità è questa che dico Io. Povera Maria! Fra tutti quelli che ti circondano non ce ne è uno che ti dirò la vera verità. Chi per un motivo, chi per un altro. Ma Io non ho nessuno scopo. Ti voglio bene perché lo meriti e voglio difenderti. Dammi retta. Porta pazienza. Che ci vuoi fare? Ci sei stata tanto… stacci ancora. E poi, già, non ti lasciano entrare. Il Governatore non vuole vittime umane”. Mi benedice e scompare.

14Mi sveglio in pianto. E resto sotto questa impressione al punto che racconto, appena Marta si desta, il sogno a lei, poi al Sig. Lucarini alle 11, e a sua moglie alle 15.

15Viene alle 17 Enzo Lucarini da Lucca. Era andato per sollecitare il permesso del camion. Porta la notizia delle cannonate, con rovine e vittime, nella zona presso casa mia: via Vinci e Fratti, e dice che non ha fatto nulla perché persone serie, al disopra di ogni dubbio di esagerazione, lo hanno sconsigliato. Fra queste, P. Fantoni.

16Rimango mesta e sconfortata …

Il purgatorio del Dr. Lapi.

17… e alle 20 Marta mi dice della morte del Dr. Lapi…[471]

18La notizia l’ha portata venerdì 24 il Dr. Winspaere, suo collega e amico, nelle cui braccia egli è morto. Il dottore ha detto di dirmelo con cautela dato il mio stato. Lui non ha avuto cuore di dirlo. È morto in Corsica, in un’imboscata il 26-10-43. Ventidue giorni dopo mia mamma…

19Si ricorda, Padre, quando le dicevo che non sarebbe passato senza pena il fatto di avermi dato dolore col trascurare mamma al punto di provocarne la fine, fra sofferenze ben gravi, per noncuranza nel diagnosticare e curare la frattura costale riportata da mamma il 5 dicembre 1942? In gennaio 1943 lui pure si ruppe una costola e da lì vennero punizioni (per essersi allontanato abusivamente dal suo posto) e tutto il resto: Corsica e morte…

20Avevo sempre pregato per lui, complesso di buono e di molto umano. Per lui, non fra i peggiori né come uomo né come medico. E più per il suo bambino che egli adorava e per la sua povera mamma che ha già perduto due figli nella guerra 15-18 e che nel suo Lamberto aveva ogni conforto. Ma da mesi lo sognavo (5 volte l’ho sognato) sempre così sofferente, giallo, vecchio, curvo, triste, che mi ero fatta certa della sua morte e del suo purgatorio (almeno speriamo sia Purgatorio). Ora pregherò per la sua pace.

Tante prove andate perse.

21Mi spiace pensare che non lo vedrò più. Per me era come un fratello. In nove anni mi aveva curato con pazienza e amicizia. Vero anche: con utile. Ma chi sarebbe stato come lui? Quante volte si era messo fra me e mamma per calmare le sue paranoie che mi aggravavano! Anche solo 6 giorni prima di partire. E il suo astio per mamma era originato dal fatto che egli, medico, egli più di tutti, capiva che nel mio male almeno 6 parti su dieci dipendevano dalla tortura morale che fin dall’infanzia avevo subito per il carattere materno. Eppure io non volevo egli la trascurasse, perché quella vita mi era cara. Un tormento che era il mio amore…

22Mi spiace anche che lei, Padre, con la sua lentezza, se lo sia fatto sfuggire senza interrogarlo su me e farsi rilasciare un certificato. Quale altro medico può farlo così esatto come avrebbe potuto Lapi, che veniva da nove anni tre e più volte al dì, e che sapeva tutto il corso del male, le sue forme, la mia pazienza, e per le sofferenze dei molti mali che mi straziano, e del contorno familiare e amico che avevo intorno, rovo fra le spine? Groviglio di rovi? 27Lapi sapeva tutto. E onesto come era, avrebbe potuto deporre esaurientemente.

23Ora è morto. E anche questa prova si è perduta, come quella di molta corrispondenza che lei mi ha lasciato distruggere, aspettando a dire che la desiderava quando era già bruciata. Molti dei miei amici sono morti. E sono tutte prove che mancano. Prove per coloro, però, ai quali le prove servono solo per provare la loro non fede.

24Basta… se no mi svengo. Sto tanto male.

Anime sacerdotali[472].

Come matassa caduta nelle zampe di un cucciolo.

25È venuto P. Pennoni[473] ed è andato via or ora.

26Gesù, a mie particolari riflessioni in merito, mi dice con un bel sorriso:

27«Lo vedi che ho ragione Io? Maria mia, le anime sono più arruffate e piene di elementi in antitesi di una matassa caduta nelle zampe di un cucciolo che la spettina e strappa. Bisogna levare, con pazienza e carità, tutti i detriti raccolti dal suolo, poi tutti gli inutili e laceri pezzi di filato, per poterla dipanare e usare. Qualcosa se ne perde. Ma sempre poco. Mentre, se si dicesse: “Oh! è troppo complicato lavoro!” e la si buttasse via, si perderebbe tutto.

28Lo so che a certi caratteri altri caratteri portano urto e sfregamento. Ma, e la carità? E quell’elemento di cui ti ho fatto il nome,[474] non lo ricordi? Pensa, pensa, pensa che è desso quello che, come per improvvisi deliri o momentanee ipnotizzazioni, porta gli uomini ad atti che sono dolori per altri uomini.

29Tu lo vedi. È un ragazzo. Io ti chiedo di tuffarlo, fino a sprofondarvelo, nel tuo mondo, che è il mio, perché se ne imbeva e ne emerga uomo e nuovo, nuovo e sacerdote, così come Io li voglio i miei sacerdoti.

30Va’ in pace. Ti benedico.»

482. L’anima vittima[475].

Sofferenze fino all0 sconforto.

1Sto sempre più male. Da tre giorni il dolore alla regione splenico-renale sinistra è talmente tremendo che mi strappa gridi quando mi muovo, e se sto ferma è come se un cane mi rodesse dentro o vi fosse un enorme ascesso. Sono persino gonfiata in quella regione. Da ieri, poi, ho dolori ancora più acuti a tutti e due i polmoni, di modo che ogni respiro è penosissimo e difficile, ieri alle 15 ho avuto proprio un momento di sconforto… e ho pianto pensando che dovrò forse morire qui, sola e fuori della mia casa…

2Perché lei è tanto lontano? Perché ho ceduto a venire qui? Quale pietà ho avuto[476] per questo sacrificio fatto per gli altri? Ora che sono così, grave e isolata, loro[477] se ne sono andati e buonanotte. Ma pazienza e avanti.

Mettere tutto nella rustica culla di Bethleem.

3Meno male che resto fra le braccia di Gesù. Poco fa mi lamentavo con Lui: “O Signore” dicevo “io sto sempre più male. Tu, per pietà del mio stato, non detti più nulla. Libertà non ce ne abbiamo più. E di poter andare via neppure la più misera speranza. Che facciamo? “.

4Mi ha risposto, attirandomi a Sé – oh! che dolce cosa questa! -: “Metti tutto nella mia rustica culla di Betlemme. Hai tanto freddo. Hai tante spine. Sei tanto scomoda. Sei tanto sola. Soffri tanto. Dammi il tuo freddo, le tue spine, i tuoi scomodi, le tue solitudini, le tue sofferenze. Fammene piena la mia povera cuna. Al contatto col Bambino Dio diverranno benedizioni e grazie. Voglio che ne sia piena la cuna. Perché il mondo ha bisogno di grazie di amore e misericordia. Io voglio inondare il mondo di misericordia. Deve questa traboccare dalla mia cuna. Ma sono l’amore e la generosità delle mie anime vittime, delle anime veramente mie spose, quelle cose che empiono la cuna. Va’ in pace. Io sono con te”.

5E allora… avanti. Ma pietà, Gesù. Un poco di pietà anche per noi vittime. Tu hai avuto il Cireneo e le pie donne,[478] la Veronica e l’amor di tua Madre e di Giovanni. Dà a me almeno il mio Direttore e la mia casa. Fammi morire con lui vicino e in essa. E poi fa’ quello che vuoi di me, quanto vuoi, come vuoi.

Consolata da Maria Santissima[479].

6Alla lettera ricevuta oggi alle 15 far leggere per risposta il dettato dell’11 ottobre, del 6 novembre, 25 novembre e 6 dicembre.

7Tarda sera del 7 dicembre.

8Alla mia sofferenza per la lettera di P. Migliorini risponde la Mamma apparendo bella, dolce, soave nella sua veste di neve. E mi dice: “Povera figlia! È la nostra sorte di vittime! Nessuna fu come me e più di me incompresa e rimproverata da parenti e sacerdoti. Ma tu imitami: ubbidisci a Gesù. Nessuno è da più di Lui”. E sta meco sinché il mio dolore si calma.

Lettera andata persa[480].

9Scrivo la qui unita lettera a P. Migliorini.[481] E speriamo sia definitiva e capita.

10Ora sono congestionata al capo e ai polmoni per la fatica. Lo sa bene Gesù che non posso fare niente in questo stato! Ma gli altri non sanno nulla…

483. Come salvare un’anima[482].

Istruzione privata alla suo Portavoce.

1Ieri sera, dopo averle scritto la lettera che spero le verrà consegnata oggi – e prego Dio che la illumini nell’interpretarla, mettendosi nelle condizioni di noi, qui reclusi, bisognosi di delucidazioni che solo lei può dare, e molto, molto delusi per la sua sibillina risposta del 6 c.m. che ci ha proprio stupiti e sconfortati – sono piombata in un penosissimo sopore. Come soffro, ora, quando vengono! Specie se devo lottare contro il sopore perché vi è gente ecc. ecc…! Ne sono uscita alla prima luce d’alba. Mi metto subito a pregare e viene Gesù.

2Questo tempo di sosta, dirò così: pubblica, Gesù l’ha usata per una istruzione privata alla sua povera Maria. Di questa segno quello che Gesù vuole. Il resto è mio segreto e resta con me sempre.

Imparare da Dio la bontà.

3Stamane, a mie riflessioni intrise di sconforto per il come sono male capita, mi risponde:

4«Anche le persone più buone hanno manchevolezze. Di perfetto non c’è che Dio. Eppure gli uomini hanno voluto trovare imperfezioni anche in Me e, potrei dire: sistematicamente, hanno dato significati diversi dai veri ad ogni mia azione. Per questo Io ho insegnato: “Non giudicate”.[483]Pensa, anima mia, che gli uomini sono tanto manchevoli e tanto, anche senza averne voglia, anzi avendone ribrezzo, intrisi di superbia, che si arrogano il diritto di aggiudicare a Dio azioni che, in verità, sono volute da loro e non da Dio, azioni che se fossero veramente volute da Me darebbero, per la loro non giusta natura e deleterie conseguenze, ragione agli uomini di criticare Dio. Quando mai capiranno e crederanno fermamente gli uomini che Dio è Bontà, Pazienza, Giustizia, Amore, anche nelle più piccole cose?»

Il dolore fisico e il dolore spirituale.

5Resto pensierosa dopo questa lezione. Poi oso ripetere una domanda, io che odio fare domande a Gesù. Mi piace lasciarlo libero di istruirmi come e su quel che vuole. Ma P. Pennoni ha insistito, anche l’ultima volta, in merito. Fosse un altro, lascerei cadere. Ma lui…

6Gesù sorride di un sorriso buono ma serio, e dice:

7«Se quelle persone sono veramente religiose, devono trovare nella certezza della morte in grazia di Dio dei loro quattro defunti tragicamente, sollievo al loro dolore più alto. Dico: più alto. (Scrivi molto chiaramente). Il dolore umano è più bestiale nel suo dolere. E strappa gemiti anche ai santi. Questo (scrivi adagio ma scrivi chiaro) questo dovrebbe essere sempre considerato da coloro che ascoltano gli sfoghi dei superstiti ed hanno ufficio di consolatori.

8Il dolore più alto è quello spirituale. Vivissimo in chi non è morto allo spirito per essersi per tanti anni nutrito di spirito. Costui, alla pena umana di aver perduto un aiuto e un affetto, unisce quello di un’incertezza sulla sorte eterna del perduto. No. In questo caso, non è il caso. Si plachi il dolore nella certezza di un beato ricongiungimento.

Come guidare una nave.

9Però di’ a chi ha voluto questa risposta che non sia un pilota incapace, un mastro di naviglio (va’ piano, ma scrivi chiaro) dimentico delle più elementari norme di navigazione. Un’anima sconvolta da una scossa tragica è paragonabile ad una nave presa da gran fortunale. Ha bisogno di essere aiutata e alleggerita, senza imprecare per la sua incapacità ad uscire dalla bufera per entrare in acque più calme. Ora: che pilota sarebbe e che mastro di naviglio sarebbe colui che sapesse solo ostacolare ancor più la povera nave con manovre teoriche, non sempre esatte, e talora dannose, specie in certi casi? Se in luogo di raccogliere le vele le aprisse tutte, non getterebbe ancor più in preda al vento la povera nave? Se in luogo di alleggerirla per farla fuggire più veloce, la appesantisse dicendo: “Così starà più ferma”, non ne decreterebbe il naufragio? Lo stesso avviene delle anime in tempesta. Alleggerirle si deve, capirle si deve nelle loro reazioni e nelle loro necessità. Non aumentarne il disorientamento con condanne ingiuste.

Come salvare un’anima.

10Oh! come si condanna con facilità e sveltezza! E non sono stato Io più e più volte condannato come un demonio?[484] Facile è dire: “Sei indemoniato”. Ma non sarà invece così colui che accusa, mancando a carità e a giustizia?

11Prendete una volta di più ad esempio Me, Maestro vostro. Marta e Maria, sconvolte dal dolore, rimproverano Gesù di non esser venuto con quella sollecitudine desiderata per impedire la morte di Lazzaro. Le rimprovero Io? No: le carezzo e conforto[485]. So capire e compatire le anime sconvolte. Imparate.

12Chiederà forse ancora, colui che ti manda a questa risposta, come fare a dar sollievo a quella povera anima in tempesta. Oh! è facilissimo! Chiedendo di soffrire per sollevare il suo soffrire e renderle pace e luce. Caricarsi degli altrui pesi, porsi sulle altrui croci per scaricare gli altri dai pesi e per deporli dalle croci. Io l’ho fatto. Fatelo voi.

13Ed ora basta. Riposa con la mia pace e addormenta il soffrire di Gesù, per tante colpe e manchevolezze umane, cantando come un uccellino, gaio per il bel sole, la ninna-nanna della mia Mamma.[486] Il sole ce lo hai: Io. Ti benedico.»

 

14Nota mia: P. Pennoni mi aveva parlato di questo caso il malaugurato 8 novembre. Per 32 giorni Gesù ha sempre taciuto in merito. Solo stamane ha parlato.

484. Visione degli angeli del Natale.[487].

Un bel cielo orientale.

1S. Lucia, tanto pregata perché mi portasse il regalo del ritorno, mi porta invece una celestiale visione che si inizia mentre con Marta dico il Rosario e le preghiere di Fatima.

2Un cielo notturno gremito di stelle. Un bel cielo orientale di uno zaffiro quasi nero tutto a grappoli di luminosi astri. Un paesaggio notturno, dormente nella notte. Casette bianche, tutte chiuse e silenziose. Sul davanti ce ne è una, quasi quadrata, con la sua terrazza e la sua specie di cupoletta così nitida che potrei, se fossi capace, disegnarla nei più minuti particolari. Il paesaggio è lievemente mosso, come fosse su una dolce conca fra colline.

L’armoniosa coorte angelica.

3Dal cielo scende una teoria d’angeli di un candore luminoso, incorporei eppure sensibilissimi all’umano vedere. Bellissimi. Fanno una curva così , dirigendosi dal cielo verso terra, verso la cittadina quieta e addormentata, e la notte si fa più luminosa per la luce dei corpi angelici. I due primi, bellissimi sopra ogni dire, scendono ratti, senza però muover ala, le mani incrociate sul petto, il volto reclino verso la cittadina e sfavillante d’amore soprannaturale. Dietro, tutti gli altri. Un numero non calcolabile!…

4Non so se col fendere dell’atmosfera o se per palpito d’amore facevano musica. Forse l’una e l’altra cosa insieme la producevano. Certo non era canto materiale, per cui sono usate parole, corde vocali, ugole e arte. E, per essere cosa soprannaturale, era infinitamente, indescrivibilmente bella… Non posso ritenere questo canto non umano. Ne ho pieno il cuore ed esaltato lo spirito, si annulla per esso ogni mia pena, ma non posso ripeterne neppure una nota. Penso, e non so perché, a quel canto che il mio S. Giovanni dice sarà cantato solo da coloro che seguiranno l’Agnello, dai 144.000 salvati che non si sono sporcati col senso…[488]

5La candida, armoniosa, celeste coorte, passa e ripassa nella sua parabola che unisce la terra al Cielo. Io li vedo scomparire dopo aver sfiorato la terra e poi tornare a scendere come facessero una ruota di voli dal trono di Dio alla cittadina…

6… e Gesù mi dice, ma dice solo, senza apparirmi: “Ecco, al tuo soffrire sia dato il primo conforto del tempo di Natale: il canto che empi gli orizzonti la notte che mi vide nascere. Gli angeli cantano, col loro amore, il ‘Pace in terra agli uomini di buona volontà’. La pace a te cantano. Godine. Ti benedico”.

Sogni premonitori.

7Ed io, aggiungo ora, ossia 24 ore dopo, la sera del 14 dicembre, sono ancora beata per questa fulgente e pacifica e armoniosa visione angelica… e sono anche in una gioia, minore ma sempre gioia, perché nel mio brevissimo sonno ho sognato qualcosa di festoso, come una promessa che aveva a termine il periodo di 10 giorni. Non ricordo su che e da chi fatta, perché Toy[489]mi ha svegliata così di soprassalto che non ho potuto vedere il seguito né ricordare con esattezza. Ma non so… ho in cuore anche questa scintilla di gioia.

8Non dica: “Ma questa ora mi crede ai sogni?”. Purtroppo, lo vede da sé che quelli del 22, 24, 26 e 28 novembre[490]sono più che convalidati dai fatti. Lo so per esperienza come mi si sia annunciato il futuro, sin da piccina, nel sonno.

485. Importanza dello Spirito Santo[491].

Supplica per ottenere il dono dell’intelletto.

Dice Gesù:

1«Vi è molta, troppa gente che si crede lecito alzare la voce in mio nome per parlare ai suoi fratelli. Fare i dottori è facile. Molto più difficile è fare gli scolari, difficilissimo fare gli scolari pazienti, pericoloso fare gli scolari ubbidienti ad ogni dottore.

2Non ti faccia stupore che Io dica questo. L’ubbidienza è santa. Ma non deve mai essere priva di intelligenza. Non solo: ma si deve chiedere all’intelligenza di illuminare l’intelligenza del singolo, di guidarla: “Veni Creator Spiritus, mentes tuorum visita… Deus, qui corda fidelium Sancti Spiritus illustratione docuisti, da nobis in eodem Spiritu recta sapere et de ejus semper consolatione gaudere…”[492]

3Non vi ho detto molte volte, a voi tutti attraverso a quanto dissi ad apostoli e discepoli, che per le cose superiori, e che nelle cose superiori alle ordinarie, avreste avuto a Maestro e Guida lo Spirito Santo? Troppo poco è pregato questo ineffabile Amore, questa Luce divina, questa intelligenza perfetta, questa nostra terza Persona che ne crea e completa l’uniforme e triniforme Natura.

Ciò che fa meritare il possesso  dello Spirito Santo.

4Sai, piccolo mio Giovanni, cosa ti ha meritato tanta luce? L’amore, sì, per il tuo Gesù, ma anche, anche, anche il tuo amore grande allo Spirito Santo. Lo hai ricevuto per le mani di un mio santo[493]ed è venuto in te pieno e operante, trovando il terreno propizio per creare la “grande pianta che si eleva fino ai Cieli e sulla quale gli uccelli trovano rifugio e conforto e cibo”. La pianta le cui radici sprofondano in basso: nel conoscimento umile e sincero di te e del tuo niente; la pianta che si nutre di umiltà, unico humus veramente propizio a questa pianta di santità, e le cui fronde si spingono verso l’Amore, Sole che scalda, e si diramano in sempre più largo raggio per essere amore verso i suoi simili.

5Lo Spirito Santo, per il tuo amore per Lui sino dal tuo primo incontro con Esso, ti ha amata di amore speciale, ti ha protetta e formata, guarita dall’umanità, salvata, condotta, elevata. Ti ama. Tu vivi nel fascio della sua luce. Siine sempre confortata e in gioia per questa certezza che ti do. Veramente sei figlia della nostra Trinità perché ci hai amato, Noi: Padre, Figlio e Spirito, Tre e Uno, come pochi fra i cristiani. E ne sei stata amata. Ne sei amata.

I dottori che si sostituiscono a lo Spirito Santo.

6Dicevo in principio che se è facile fare i dottori è difficile fare gli scolari. Eppure la maggioranza degli uomini fanno e fanno male queste due cose. Tutti vogliono esser dottori. Quasi tutti non sanno far che male gli scolari. Molti perché non ubbidiscono né agli uomini né alla parola di luce che Dio loro ispira; altri perché ubbidiscono supinamente agli uomini senza prima consultare Me. Tu non lo fare mai.

7Riguardo ai dottori… Oh! quanti Elifaz, quanti Baldad, quanti Sofar ci sono sulla terra! E come sanno fare la voce grossa verso i poveri Giobbe![494] Ma loro! Ma loro! Loro, se fossero nel caso dei Giobbe, sarebbero più spauriti ed impietriti di un pulcino affascinato da un serpe.

8Maria, ti ricordi il mio parente Zaccaria quando in paludamento di dottore decreta esser giusto che Gesù cresca a Betlem e porta ad appoggio alla sua tesi la prospettiva di educarlo lui?[495] Gesù, Sapienza del Padre, nato umanamente dalla Sposa dello Spirito, educato, bisognoso d’esser educato da un uomo!… Quanti Elifaz, Baldad, Sofar e Zaccaria che ha la terra! E che vogliono sostituirsi a Dio!

9Tu – ti dico la frase che si diceva ai consacrati d’Israele, in nome di Dio – tu “va’ davanti a me, cammina per la mia via e procedi”.[496]

10Va’ in pace. Io sono con te.

11Scrivi l’ora di questo dettato: ore 10 ant.ne del 15-12. Prega per il mondo e spera. Ti benedico.»

12Il tuo bacio!… Oh! Beatitudine!…[497]

486. Lo Spirito Santo autore
dell’Opera di Gesù
[498].

La sorgente e i sassi.

Dice Gesù:

1«Or dunque, dottori che non avete misurato con giusta misura la prova tremenda di Maria mia, e vi è parsa piccola la sua tortura, non chiamabile “inferno”, scandalizzandovi di sentirla definire “maledizione”, che vi è parso questo digiuno della mia parola? L’avete capito perché vi fu dato? Ne volete meritare ancora? Parlate, dunque. E parlate pensando che nessuno come lei, la mia piccola voce, ne è stato tanto colpito.

2Voi siete paragonabili a quei sassi, lontani dal rustico bacino di fonte alpestre, che si irrorano e brillano per gli spruzzi della fonte scaturente dal fianco montano, mentre lei è il bacino e tutto accoglie quel fluire e ne è sonante e piena, ed è per esser questo, e priva di questo è una desolata cosa senza scopo d’essere.

Docilità allo Spirito di Dio.

3Eppure ebbe la sua ora di tortura con la privazione della parola per i miei scopi e per la sua formazione. Perché sappiate che le anime che mi si donano sono come ferro che il fuoco fa duttile, e devono lasciarsi lavorare, piegare, assottigliare, in ogni senso, secondo il mio volere; docili nel ricevere per dare, docili nel rimanere senza il loro tesoro: Io; docili nell’avere per sé sole come nell’avere e nel non poter ritenere per sé neppure l’eco di una parola, ossia la dolcezza che lascia la mia  parola, simile al dolce che resta sulla lingua dopo che fu succhiato un favo di miele; docili nel riprendere la loro missione. Docili sempre, care, dilette anime che il mio amore tortura per farle sempre più sue, e che tortura per voi: 6Per farvi, voi, un poco più miei.

Il silenzio di Dio.

4Che vi è parso questo mio silenzio? Non avete recalcitrato, inalberandovi come cavalli capricciosi, ad esso, trovando duro questo stretto morso messo a freno del vostro desiderio di avere ancora? Non avete mancato di carità e giustizia dando a questo silenzio un significato che non ha: punizione del portavoce per qualche supposto (da voi) peccato? Non avete mancato di umiltà e giustizia non riconoscendo che ve lo siete meritato per diverse ragioni e che è giusto che l’abbiate avuto per capire il tormento che fu dato a questo cuore? E che vi sarà dato ancora, a voi, se lo meriterete. Ossia se non userete come va fatto del dono mio. Se ne vorrete fare studio umano. Se andrete con poco rispetto del mistero. Se disubbidirete ai miei desideri.

Gesù riprende la sua evangelizzazione.

5Ora, perché non la voglio far oltre languire, benché l’abbia fatta ricolma di gaudio personale – ma non le basta perché ha capito cosa è l’Amore, e amore vuole dare, ossia vuole esser per tutti, non per sé sola, piena di gaudio – Io riprendo la mia evangelizzazione. Dopo 40 giorni di silenzio. E ciò sfati anche il pensiero latente in qualche cervello che il silenzio sia venuto per mancanza di suggestione.

6Presenti, assenti, lontani, vicini, nulla siete, o mortali, per lei. Io solo sono. Io solo. Fosse nel mondo sola superstite della razza d’Adamo, sarebbe mio “portavoce” se volessi, per i libri eterni. L’uomo è larva senza potere e voce in questo ministero. Dio solo è. Autore e Volontà del fatto.

7Foste capaci di capire e di credere! Meditate e miglioratevi. Andate. E siatemi grati di avervi avuto misericordia e di riprendere l’elargizione del dono.»

La voce e l’azione dello Spirito Santo.

8Una lievissima, dolce, ilare voce. Sì. L’udirla solo empie di letizia. La voce dello Spirito Santo. La più immateriale, la più gaudiosa. Luce e delizia, pace e gioia entrano nel cuore con essa, e fluiscono per tutto l’essere. Oh! placido bacio di questa Voce dell’Amore!…

9Mi dice – poiché al suo chiamarmi io rispondo: “Eccomi” e chiedo: “Perché hai tanto taciuto? Perché così raramente parli?” – mi dice:

10«No, che non taccio né parlo raramente. Io sempre ti parlo. Mai non taccio. Parlo per tutti. Parlo a te sola. Parlo sulle labbra del Verbo e uso la lingua di Maria, mia Sposa Ss., per dirti le mie lezioni. Parlo con le visioni e le armonie che ti mando dai Cieli. Parlo coi conforti e i baci di pace con cui ti sollevo il cuore ad altezze non umane. Parlo coprendo aspetti e voci del mondo col mio esserti Amore. Non vi è attimo in cui verso te Io non provveda. Tu credi che gli Altri vengano. No. Sono Io che agli Altri ti porto. Io: l’Amore. Coi sette doni ti fortifico e ti purifico, ti faccio pia e capace di vedere, umile e dotta di non umana scienza, ti guido e consiglio, ti apro l’intelletto e vi istillo la Sapienza: la regina il cui regno è il Cielo.

11Vieni. Entra. Tuffati nell’Amore. Devi essere arsa per esser capace di ricevere. Devi esser tersa per far trasparire la Luce. Fu mondato da un serafino il labbro al Profeta.[499] Alle anime “portavoce” l’Amore compie la purificazione.

12Ti benedico per farti capace di esser sempre più “forte”. Forte contro tutte le insidie che l’insidiatore avventa per ledere gli strumenti di Dio e profanarli sporcandoli.

13Sii pura e accesa come una stella. Va’ in pace.»

Dove opera la Grazia[500].

Dove c’è umiltà, volontà e rettitudine

14Scriverò poi la cronaca di questi 5 giorni. Per ora scrivo ciò che ricevo per P. Pennoni.[501]

Dice Gesù:

15«Digli a mio nome: Gamaliele, Nicodemo e Saulo erano “dottori difficili” e cercavano di spiegarsi il soprannaturale, che non sapevano e non accettavano che teoricamente, con il naturale. Ma quando la mia Grazia li prese perché… perché anche nel loro errore vi era un fondo che rendeva non maligno l’errore – cosa che Io non perdono, perché è la malizia quella che mi fa ribrezzo – quando la mia Grazia li volle, essi divennero colui che difende il primo martire, colui che mi stacca dalla croce, colui che mi predica fra le genti con la forza di un uragano di Grazia.[502]

16Digli questo. E che confidi in Me. Io posso tutto quanto voglio. Io tutto voglio quando vedo umiltà, volontà e rettitudine. Mi ami. Più mi amerà e più capirà i miracoli del Cristo. Digli questo. E sia il tuo addio di sorella e il mio viatico.

17E digli anche: “C’è un Mendicante che ti chiede un pane e dell’acqua per tanti affamati e assetati. Non per Sé. Chiede il tuo attuale dolore. È Gesù…”.

18Vada e stia con la mia pace.

19Ti benedico.»

487. Che cosa è l’Eucarestia[503].

Esempio di Gesù.

1Nel ricevere la S. Comunione per mano di P. Migliorini ritrovo la mia gioia eucaristica che Compito aveva annullata, ossia la presenza visibile del mio Gesù a fianco di P. Migliorini. Sorrido al mio dolce Gesù biancovestito… e mentre faccio il ringraziamento mi chiedo perché sta alla sinistra del Padre. Mi pare che il suo posto dovrebbe essere a destra.

2Gesù mi risponde, venendo incontro al mio desiderio di aver lume, e dice:

3«Nel mio atteggiamento è insegnamento di fede, di rispetto e di umiltà. Come mi vedi? In veste gloriosa? No. Mi vedi come Gesù di Nazareth, il Maestro, l’Uomo.

Il miracolo più grande e più santo.

4Cosa è l’Eucarestia? Il miracolo più grande, più santo, di Dio. È Dio. È Dio perché nell’Eucarestia vi è il Figlio di Dio, Dio come il Padre, Dio fatto carne per l’Amore, ossia per Dio che Amore è, e per opera dell’Amore, ossia per opera della terza Persona. È Dio perché è miracolo d’amore, e Dio è dove è amore. L’amore testimonia Dio più di ogni parola o devozione, o atto, od opera. Io, Autore di questo miracolo che è testimonianza della potenza di Dio e della sua natura – l’Amore – rendo onore a questo miracolo. Per dirvi che è vero, per dirvi che è santo, per dirvi che va venerato col massimo dei rispetti. Gesù-Maestro adora la sua Natura divina nell’Eucarestia. Ecco perché ti appaio come Maestro, non come il Gesù glorioso. Non potrebbe il Gesù glorioso nulla adorare. A Lui vanno le adorazioni di tutto quanto è, poiché è il Dio tornato al suo Regno. Ma il Figlio dell’uomo può ancora mostrare la sua volontà di venerare l’Arca che mi contiene Dio – il Pane eucaristico – e lo faccio. Per insegnarlo a fare a voi.

Dignità del Sacerdote celebrante.

5Perché sto a sinistra? Ancora per insegnare a voi. Il sacerdote, mentre è nelle sue funzioni sacerdotali, è degno del massimo rispetto. E ve lo assicuri il fatto che Io ubbidisco al suo comando e scendo, Sangue, a lavarvi il cuore, e scendo, Carne, a nutrirvi lo spirito. Imparate da Me, che sono umile, ad avere umiltà.

Dignità del Sacerdote celebrante.

6Basta per ora. Prega. Scrivi quanto devi, ché poi, piccolo Giovanni, bisogna lavorare. Il Vangelo aspetta.

7O mio piccolo Giovanni! Perlina nata nel gran mare del dolore! Ma che sei destinata ad incrostarti come gemma nella corona del Figlio e della Madre. Le perle sono tanto più belle quanto più si sono formate in mare profondo e agitato da profonde tempeste che sconvolgono sino al fondale. Senza queste non si aprirebbe il cuore dell’ostrica e nella ferita non si deporrebbe il nucleo su cui il dolore incrosta la gemma.

8Le lacrime, le lacrime, Maria! Che cosa le lacrime! Hanno avuto solo un punto, di valore, meno di quanto non ne ha avuto il mio Sangue. Siete redenti per il Sangue di Gesù e le lacrime di Maria.

9La mia pace sia sempre con te.»

 

488. Consacrazione della casa
al Sacro Cuore
[504].

Preghiera per  riconsacrare la casa al Sacro Cuore.

Dice Gesù:

1«Scrivi: “Re santissimo, Cuore adorabile, Maestro mio e mio Signore, ti prego esser Tu il Re di questa mia casa. Il tuo Cuore pieno di misericordia sparga in essa le sue misericordie, in essa e su chi in essa abita. La tua Sapienza vi ammaestri i cuori nella scienza del Bene, del tuo Bene. E la tua Potenza sola vi regni; né pensiero, atto o desiderio umano mai si sostituisca a ciò che Tu vuoi. Da questo momento, e per sempre in futuro, qui Tu solo sii Colui che comanda, Colui che dirige, Colui che consiglia. A Te ci doniamo con l’anima e col corpo. Tuoi, sempre tuoi, per la terra e sulla terra, per il Cielo e nel Cielo.

2E tu, Maria, Madre amabilissima, Giglio della Trinità, fiorisci in questa dimora col tuo sorriso e il tuo profumo di grazia, raccogli all’ombra della tua purezza i nostri cuori, chiudili nel calice del tuo materno amore, difendici dall’inferno e dalle sue legioni crudeli stringendoci sul tuo seno inviolato e sul tuo cuore immacolato e trafitto. Madre e Regina, sii la nostra Mamma e la Regina nostra.

3Giuseppe, custode fedele dei due più Santi, custodisci noi che di Essi vogliamo essere. Vigile e operoso, conducici e aiutaci sui sentieri della Salute e nei pericoli della vita.

4Gesù, Maria, Giuseppe, fate, per la vostra costante presenza, di questa dimora una casa di Nazareth. Cuore di Gesù, cuore di Maria, cuore di Giuseppe, dateci il vostro amore, prendete il nostro. Salvateci ora e nell’ora della morte. Così sia”.

Rito richiesto da Gesù.

5Dirai questa per riconsacrare la casa e farai benedire ogni e singolo ambiente. E ricordati, tu e chi è con te, che dove Noi siamo nulla vi deve essere che possa ferire la nostra santità.»

489. Il ritorno del portavoce
alla casa paterna
[505].

Morte all’impazienza!

1Mentre attendo che il Signore illumini, ubbidisco al suo comando non ancora potuto eseguire.

2Sono ormai sette giorni che io benedico con slancio il Signore per la grazia che mi ha concessa di tornare.[506]

3Dall’11 ottobre io, l’impaziente, avevo ucciso l’impazienza che a Gesù non piace e, per quanto non sospirassi che al ritorno, avevo abdicato completamente ad ogni atto che me lo accelerasse. Mi ero detta: “Gesù dice: ‘Non abbiate impazienze. Consultate Me per sapere quando è l’ora’, ed io non avrò più impazienze e attenderò tutto da Lui”. Parevo persino indifferente al ritorno, e forse mi avranno creduta volubile, perché mi vedevano così calma. Devono aver pensato in molti che, dopo aver detto corna di S. Andrea[507], mi ci fossi finalmente affezionata al punto di non aver fretta di lasciarla. Per carità! Sarei andata via strisciando per terra come una serpe. Ma Gesù aveva detto a quel modo ed io aspettavo. Mi sentivo morire in quel ghiaccio, in quella solitudine e in quella confusione… Pare una antitesi. Ma era così: solitudine perché l’anima era sola. Confusione perché non avevo più modo di pregare in pace, di scrivere, di esser con Gesù, fuorché di notte. Ma tacevo, anzi trattenevo le frette delle altre persone. E cantavo… per non piangere, per non giungere alla desolazione, per non farmela giungere addosso da ogni lato, essa in agguato da tutti i lati e in tutte le cose.

4Poi, la mattina del venerdì 22, una subita flessione delle forze morali e accasciamento profondo come da mesi non avevo. Quanto ho pianto quel venerdì mattina! Pianto e supplicato Gesù, Maria, tutti i miei santi… Proprio desolata ero. Per superare quell’ora tremenda ho preso a correggere il fascicolo della nascita e infanzia della Mamma. E le lacrime mi si sono asciugate al suo sorriso d’infante.

La gioia del ritorno.

5Poi, alle 11,30, ecco P. Fantoni[508]… e la gioia del ritorno. Mi ha strozzata. Non ho potuto mangiare. La febbre è salita oltre il consueto. Ho lavorato a far valigie più di una che fosse sana, ho parlato, scritto fino a mezzanotte, e l’anima cantava: “Grazie Gesù, grazie Maria, grazie santi miei, grazie, grazie!”. Il “grazie” che ancora ripeto senza sosta, io credo persino mentre dormo, perché mi sveglio dicendo: “Grazie, mio Dio”.

Partenza e arrivo.

6E poi il momento della partenza… e quello dell’arrivo. Vedere la mia casa… Lo prevedevo che ne avrei avuto i nervi spezzati. L’ho sempre previsto. E non ho errato. Tanto spezzati che, come un fiume amaro in un lago di miele, onde e onde di dolore, di tutto il dolore avuto in questa casa, di tutto il dolore avuto nell’esserne strappata, di tutto il dolore di quel terribile esilio, e anche i ricordi dei giorni passati, mamma e papà morti… e tante… tante cose… sono venute tutte sul cuore insieme, sul cuore già sfinito dalla gioia troppo viva, e ho pianto, pianto, pianto per 24 ore senza potermi frenare.

” Casa di Nazareth “.

7Ora non resta che la grande pace dell’esser qui. È come se la casa mi abbracciasse… e con la casa i miei morti, e con essi ritrovo il “mio” piccolo Paradiso perduto in aprile, e tornano tutti, tutti, tutti, come allora. E tutti per me.

8Io la chiamo la casa del mio amore, questa, e lo è. Qui ho amato Dio, conoscendolo sempre più, sino alla conoscenza attuale, di suo portavoce. Qui ne ho avuto le prime carezze che mi hanno marcata, io credo, anche organicamente. Qui ho imparato ad amare la Mamma come va amata. Qui sono divenuta il piccolo Giovanni. E ora Gesù me l’ha consacrata chiamandola “casa di Nazareth”.

Gratitudine del Portavoce.

9Oh! Dio! È troppo grande questa gioia, ed io non so che darti per ricambiartela! E con Te che dare a quelli che in tuo nome e per tuo amore, insieme a tanta carità per me, mi hanno procurato tanta gioia. Io non so che dare amore, ubbidienza, preghiera. E Tu fa’ il resto poiché Tu sei il Re.

10Quello che in questa cosa, poi, aggiunge un sapore speciale, è la tua bontà che dieci giorni prima mi aveva detto: “Fra dieci giorni sarai…”. Beata sarei stata, per la bontà tua e del mio Padre tanto desiderato e di quell’anima dolce e fraterna di Suor Gabriella[509]

11La mia santa Teresa del Bambino Gesù ha scritto: “Molte cose di questa vita non saranno lette sulla terra”. Anche io lo dico: molte cose saranno scritte in Cielo e note lassù. E questa carità di due buoni sarà scritta nel cuore di Dio. Dove non sarà cancellata e da dove verrà premio. Benedetti loro e Colui che li ha formati: Dio, Signor nostro.

490. S. Francesco e i sette compagni[510].

Francesco e suoi compagni.

1Una singolare visione mi si presenta appena mi sveglio.

2Vedo un lungo, stretto e basso stanzone, scuro. Una sola finestrella in uno dei lati stretti. In fondo, presso il lato opposto, una porticina a muro che, semiaperta come è, mostra un poverissimo corridoio appena appena rischiarato da un poco di luce che entra da qualche finestrino, che io però non vedo. Nello stanzone, che pare più un corridoio che una stanza, vi è una lunga tavola rustica: un’asse alta e piallata, senza altra tinta che quella naturale del legno divenuto scuro per lungo uso, sostenuta da quattro paia di gambe, pioli tondi messi così / \ ai due estremi e ad un quarto della tavola. Un grande Crocifisso alla parete.

3Seduti alla tavola sono sette francescani: S. Francesco, sempre macilento e pallido; frate Elia, bello, giovane, dagli occhi imperiosi e neri, capelli neri, ricci… ahi! una somiglianza molto brutta, nei tratti e nei modi soprattutto, con Giuda. È anche alto. Poi frate Leone: giovane, non molto alto, dal viso buono e giocondo. Sono ai lati di Francesco. Dopo Leone, frate Masseo, un poco corpulento, anzianotto, pacato. Poi tre fraticelli che credo novizi o conversi: tacciono sempre, umili e impacciati, vestiti anche più poveramente dei quattro frati perché non hanno mantello. Mangiano, in piatti di stagno, verdure lessate e pane bigio. Mi paiono broccoli o cavoli neri.

4Frate Elia dice: “Buono questo pane! Ha un sapore speciale. Sembra un dolce. Non so…”.

5Frate Masseo: “Un dolce, e anche è succoso come carne. Nutre. Ristora. È completo come un pasto intero“.

6Frate Leone: “E la santa Ostia?! Mai ho sentito quel sapore in essa. Una levità incorporea che si è sciolta in dolcezza… Oh! una dolcezza di Paradiso!”.

7Vi farò conoscere colei che fa questo pane e queste ostie. Non la guardate all’aspetto: florida e allegra, cela sotto il sorriso semplice la sua austerità. Lei, conversa, fa il pane e cura la mensa delle suore. Ma io so, per sicura conoscenza, che in lei non scende che ben poco cibo, il più ripugnante e spregiato dalle altre. E se è scarso il cibo, ella lo lascia per le più deboli di corpo e di spirito, e alla sua fame e alla sua fatica non concede che ciò che è schifo per l’uomo… Giovanna Battista la dovremmo chiamare! In questo suo deserto di vera claustrata – deserto in sé, perché clausura è deserto sol se si vuole, ossia se in essa si sa viver col Solo – ella si ciba di cavallette e chiocciole strappate alle verdure dell’orto e arrostite alla fiamma del fuoco. E ride e canta, allegra come allodola libera. Eccola“.

Suor Diletta di Gesù.

8I frati si volgono, tutti curiosi, verso la porticina socchiusa. Entra una bella, giovane (30 anni circa), robusta suora. Sorridente, posa sul tavolo una brocca d’acqua e una ciotola di legno. È vestita di un marrone ruggine, maniche ampie, veste dritta, sul davanti e sul dietro la pazienza scende sino a terra. Non vedo cordone che scenda. E non cintura, perché ha un mantelletto corto sino ai fianchi, tondo, serrato alla gola da un cavicchio di legno. In testa, le bende che le serrano la fronte coprendola sino alle ciglia e le fasciano le gote scendendo sotto alla pazienza. Sopra, il velo messo a cappa, così [grafico] nero. Bel viso roseo, rotondo, occhi neri, ridenti e vivaci, bei denti sani e robusti. Statura media, complessione robusta.

9Ecco Suor Amata Diletta di Gesù” dice Francesco. E poi: “I miei compagni vorrebbero sapere che usi mettere nel tuo pane che è tanto buono e come fai le ostie per la santa Mensa. Diverse son da tutte“.

10La suora ride e risponde pronta: “Me ne dà l’aroma il mio speziere“.

11Che aroma è?”

12La Carità di Lui: Gesù, Signore, lo Sposo mio“.

13Non vedo altro. Tutto cessa sul viso di Suor Amata Diletta di Gesù, che splende nel dir queste parole.

Insegnamento al Portavoce.

14Mentre ancora parla P. Migliorini, avanti la Comunione, ecco il Maestro che parla anche Lui. È così imperioso che lascio in asso il Padre e mi occupo di Gesù. Detta:

15Il tuo Superiore sono Io. Ti senti la mia Grazia in te? Ti senti Me nel tuo cuore, e che ti approvo? E allora? Non sono Io il Superiore dei superiori? La tua Clausura non sono Io? 18Sbarre e cancelli l’amore tuo per Me e il mio per te?

16Vi è chi si impunta sulla durezza delle necessità? Perché questo? Per superbia ed egoismo. Oh! Santa Umiltà che fu mia! Oh! santa Povertà che fu mia! Oh! santa Carità che sono Io!

17Per te che soffri ho dato una luce. Suor Amata Diletta di Gesù, che è tua più che dei francescani.”

Divenite fiamma che arde.

18Ieri sera mi ha dettato Gesù per Suor Gabriella1:

19“Ave, Maria Gabriella di mia Madre. Né so saluto più dolce.

20La “parola d’oro“? Sì. La metto dove qualche cosa soffre. Qualche cosa di ancora umano… e che Io voglio abolire. Lo brucio perciò coll’oro acceso della mia Carità. Non essere solamente amati, ma temuti e non compresi, è la sorte che do a quelli che prediligo perché mi assomiglino di più e perché non amino che Me. Ogni affetto che si dà o che si riceve, umanamente si dà e si riceve, è come una molecola di impurità nell’amalgama di una verga d’oro.

21L’oro, tu dirai, non è mai puro. Va sempre unito ad altri metalli per poterlo lavorare. Lo so. Mettici dell’argento: del pianto. Mettici del platino: del dolore. Ma non ci mettere mai del rame: del rancore. Mai dello stagno: la stanchezza. Mai, mai, mai del ferro e del carbone: il desiderio di essere amata e quello di essere compresa. Lo sporcheresti il tuo oro.

22Quando sarai solo oro, platino e argento, tutti attirerai a te. Perché credi, Gabriella di Maria, che solo quando non si è più che una fiamma che arde per ardere, senza preoccuparsi di chi e neppure perché si arde, allora tutto si volge a guardare la luce. Perché? Perché quella luce che arde così, come il tuo Francesco diceva: “Senza desiderio di essere amato”, riflette il Cielo e il Volto di Dio, si fonde col Fuoco che è Dio, ama ogni cosa in Dio, diviene perciò luminoso di Dio. Non è più un’anima che ama, è Dio che ama in un’anima. Io te lo posso dire: allora tutto converge a noi. Il “tutto” buono. Un poco meno il men buono. Meno ancora il malvagio. Ma sempre si volge stupito.

La guida per fare, e fare bene.

23Sei stanca? Eccomi. Io dico sempre: “Eccomi” quando c’è chi mi vuole. E Io solo che, anche se taccio, so, posso sollevare le stanchezze e assopire il dolore.

24La guida per fare, e fare bene? L’amore. Il mio Giovanni era giovane e ignorante, anche un poco zuccone come tu dici e pigro come gli orientali in genere. Ma capiva a volo perché amava tanto che l’amore sopperiva tutto quanto mancava. Non chiederti mai: “Ma potrò fare questo?”. Se te lo ispiro è segno che lo puoi fare.

25Il resto te lo dirà l’Amore.

26Sta’ con la mia pace. E dico ancora. Vorresti che ti dicessi: “Vieni”? Ma Io ho camminato oggi, domani e domani ancora, per anni… e ho messo un passo dopo l’altro, colla Croce addosso, su, su, su… Guarda quante pedate… Guarda quanto Sangue…

27Cammina: oggi, domani e poi domani ancora… e le ultime ore saranno le più angosciose… Ma poi… poi nelle mani del tuo Gesù verrà a riposare il tuo spirito.”

491. Ordinazione sacerdotale di S. Valentino[511].

La chiesa nelle catacombe.

1Scrivo alla luce del lumino di cera, e non so come scriverò. Ma non voglio soffrire quello che ho sofferto ieri. Mentre dicevo il “Veni Sancte Spiritus” mi si presenta questa visione, ed è così prepotente che capisco l’inutilità di insistere a pregare. La seguo perciò. E vedendola complessa la scrivo come posso a questa luce.

2Sono di certo nelle catacombe. In quale? In quale secolo? Non so. Sono in una chiesa catacombale fatta così: [grafico]. Insomma a rettangolo terminato da una vasta aula rotonda nel cui centro è l’altare: una tavola rettangolare, staccata dalla parete, coperta da una vera tovaglia, ossia da un telo di lino ad alti orli su tutti i quattro lati, ma senza merletti e ricami.

3Sulla parete dell’abside è dipinta una scena evangelica: il Buon Pastore. Non è certo un capolavoro. Una via di campagna che pare mota gialla; una chiazza verdastra oltre la via, a sinistra di chi guarda, sarebbe il prato; sette pecore ammassate tanto da parere un blocco solo, di cui solo delle due prime si vede il muso mentre le altre paiono fagotti panciuti, camminano sulla via, venendo verso chi guarda, ai limiti del prato. Il Buon Pastore è al loro fianco, sul fondo, vestito di bianco e col manto rosso sbiadito. Ha sulle spalle una pecorina che è tenuta per le zampette da Lui. Il pittore, o mosaicista, ha fatto tutto quello che ha potuto… ma non si può certo dire che Gesù sia bello. Ha il caratteristico volto piatto, largo più che lungo perché preso di fronte, dai capelli stesi e appiccicati, troppo scuri e opachi, dei dipinti e mosaici cristiani primitivi. Non ha neppure la barba. Però nel suo brutto ha uno sguardo mesto e amoroso che attira, ed una mossa, sulla bocca, di sorriso doloroso che fa pensare.

4Nel punto segnato da una crocetta vi è una bassa apertura. Ma tanto bassa che solo un fanciullo potrebbe passare senza urtarvi il capo. Sopra, una lapide lunga quanto un uomo segna un loculo. Sulla lapide è scritto il “Pax” che si usava allora e sotto in latino: “Ossa del beato martire Valente“. Ai lati della epigrafe sono graffite una ampolla e una foglia di palma.

5In fondo alla chiesa, dove è il segno rotondo, un’altra bassa apertura, e presso ad essa vedo quattro robusti fossori, armati di pale e picconi. Sono vicini a due mucchi di arenaria di sterro. Arguisco che si sia in tempo di persecuzioni e che siano pronti a far franare la parete e ad occultare la chiesa con la frana e coi mucchi di arenaria già pronti.

L’altare.

6Nella chiesa vi è il solito chiarore giallo-rosso tremolante delle lampadette ad olio. Verso l’altare la luce è più viva. Nel fondo è appena un chiarore nel quale si perdono i contorni delle persone vestite per lo più di scuro.

7L’altare ha sopra il calice, ancora coperto. Ma la Messa deve essere già iniziata. All’altare vi è un vegliardo dal volto ascetico, pallidissimo, sembra scolpito nel vecchio avorio. La tonsura si perde nella calvizie che mette solo una corona di soffici capelli bianchi intorno al capo sino al disopra delle orecchie. Il resto è nudo, e la fronte pare immensa. Sotto essa due chiari occhi cilestrini, miti, tristi, limpidi però come quelli di un bimbo. Naso lungo e sottile, bocca dalla caratteristica piega dei vecchi, dalle mascelle molto sdentate. Un viso magro e austero di santo. Lo vedo bene perché è vòlto verso di me, stando nel rito dall’altra parte dell’altare. Ha la pianeta di allora, ossia a mantellina, e sopra ha il pallio oltre la stola.

8Sul davanti dell’altare vi sono inginocchiati (dove ho messo i tre punti) tre giovani. I due ai lati hanno la casacchetta dei diaconi, con le maniche larghe e lunghe oltre i gomiti. 13Quello di centro ha la veste già a pianeta, con le maniche fatte da una mantellina che va dalle coste alle scapole, a tracolla ha la stola. Vedendo la stola, che se bene mi ricordo non vidi nelle prime Messe, arguisco che non vedo scena dei primi tempi. Penso essere nella fine del II secolo o agli inizi del III. Però potrei sbagliare, perché questa è riflessione mia e in fatto di archeologia cristiana e di cerimonie di quei tempi sono analfabeta.

L’ordinazione.

9Il Pontefice – deve essere tale per il pallio – passa sul davanti dell’altare e viene a porsi di fronte ai tre giovani inginocchiati. Impone le mani al primo e al terzo pronunciando preghiere in latino. Poi si porta di fronte a quello di centro, quello della stola a tracolla, e impone anche a lui le mani sul capo; poi, servito da uno vestito da diacono, intinge le dita in un vaso d’argento e unge la fronte e le palme delle mani del giovane, alita a lui in viso, anzi prima alita poi unge le mani, gliele lega insieme con un lembo della stola che l’aiutante ha slegata dal corpo di lui, e l’altra parte gliela passa sul collo come un giogo. Poi lo fa alzare e, tenendolo per le mani legate, lo fa salire sui tre scalini che conducono all’altare e glielo fa baciare, e baciare quello che suppongo sia il Vangelo: 15Un voluminoso rotolo tenuto da un nastro rosso. Poi lo bacia a sua volta e lo conduce con sé dall’altra parte e continua la Messa.

Il canto al Vangelo.

10Capisco ora, però, che era da poco iniziata, perché dopo poco (è quasi uguale alla nostra e anche questo mi fa capire che siamo almeno alla fine del II secolo) si giunge al Vangelo. 17Lo canta il nuovo sacerdote (penso sia stata una ordinazione sacerdotale). Viene di nuovo sul davanti dell’altare, e i due che erano ancora in ginocchio si alzano, uno prende una lampadetta, l’altro il rotolo del Vangelo che gli porge quello che già serviva all’altare. Il diacono svolge il rotolo e lo tiene aperto al punto giusto, stando di fronte al neo sacerdote che ha al fianco quello della lampada. Il neo sacerdote, che è alto, bruno, coi capelli piuttosto ondulati, sui trent’anni, dal volto caratteristicamente romano, canta con bella voce il Vangelo di Gesù e del giovane che gli chiede che fare per seguire Lui[512]. Ha una voce sicura e forte, ben tonata. Empie la chiesa. Canta con canto fermo e con un sorriso luminoso nel volto, e quando giunge al “Vade, quaecumque habes vende et da pauperibus et habebis thesaurum in coelo et veni sequere Me” la sua voce è uno squillo di gioia e di amore.

11Bacia il Vangelo e torna presso il Pontefice che ha ascoltato in piedi il Vangelo, vòlto verso il popolo e con le mani congiunte in preghiera. Il neo sacerdote si inginocchia ora. Il Pontefice invece pronuncia la sua omelia.

L’omelia del Pontefice.

12Battezzato nel giorno natale del martire Valente, il nuovo figlio della Chiesa Apostolica e Romana, e fratello nostro, ha voluto assumere il nome del martire beato, ma con quella modifica che l’umiltà attinta dal Vangelo – l’umiltà: una delle radici della santità – gli dettava. E non Valente, ma Valentino volle essere detto.

13Oh! ma che in vero Valente egli è. Guardate quanto cammino ha fatto il pagano la cui religione era il vizio e la prepotenza. Voi lo conoscete quale è ora, nel seno della Chiesa. Qualcuno fra voi – e specie quelli che padri e madri di vera generazione gli sono stati, per essere quelli che con la parola  e  l’esempio  l’hanno fatto concepire dalla Santa Madre Chiesa e partorire da essa per l’altare e per il Cielo – sanno quello che egli era non come cristiano Valente ma come il pagano di prima, il cui nome egli, e noi con lui, non vogliamo neppur ricordare.

14Morto è il pagano. E dall’acqua lustrale è risorto il cristiano. Ora egli è il vostro prete. Quanto cammino! Quanto! 22Dalle orgie ai digiuni; dai triclini alla chiesa; dalla durezza, dall’impurità, dall’avarizia, all’amore, alla castità, alla generosità assoluta.

15Egli era il giovane ricco, e un giorno ha incontrato, portato a lui dal cuore dei santi, che anche senza parole illustrano Cristo – perché Egli traluce dal loro animo – ha incontrato Gesù, Signor nostro benedetto. Gli occhi dolcissimi del Maestro si sono fissati sul volto del pagano. E il pagano ha provato una seduzione che nessun piacere gli aveva ancor data, una emozione nuova, dal nome sconosciuto, dalla non descrivibile sensazione. Un che di soave come carezza di madre, di onesto come odore di pane testé sfornato, di puro come alba di primavera, di sublime come sogno ultraterreno.

16Cadete voi larve del mondo e dell’Olimpo pagano quando il Sole Gesù bacia un suo chiamato. Come nebbie vi dissolvete. Come incubi demoniaci fuggite. Che resta di voi? 25Di voi che sembravate tanto splendida cosa? Un mucchio lurido di detriti inceneriti malamente e ancor fetidi di corruzione.

17Maestro buono, che devo fare per seguire Te e avere la vita eterna?” ha chiesto. E il dolce, divino Maestro, con poche parole gli ha dato l’insegnamento di Vita: “Osserva questi comandi”. Oh! non gli poteva dire: “Segui la Legge!”. Il pagano non la conosceva. Gli disse allora: “Non uccidere, non rubare, non spergiurare, non essere lussurioso, onora i parenti e ama Dio e prossimo come te stesso”. Parole nuove! Mète mai pensate! Orizzonti infiniti pieni di luce. Della sua luce.

18Il pagano non poteva dare la risposta del giovane ricco. Non poteva. Perché nel paganesimo sono tutti i peccati ed egli tutti li aveva nel cuore. Ma volle poterla dare. E venne ad un povero vecchio, al Pontefice perseguitato, e disse: “Dammi la Luce, dammi la Scienza, dammi la Vita! Un’anima dammi, in questo mio corpo di bruto!“, e piangeva.

19E il povero vecchio, che io sono, ha preso il Vangelo ed in esso ha trovato la Luce, la Scienza, la Vita per il mendicante piangente. Ho trovato tutto nel Vangelo di Gesù, nostro Signore, per lui. E gli ho potuto dare l’anima. L’anima morta evocarla a vita, e dirgli: “Ecco l’anima tua. Custodiscila per la vita eterna“.

20Allora, bianco del bagno battesimale, egli si è dato a ricercare il Maestro buono e lo ha trovato ancora e gli ha detto: “Ora posso dirti che faccio ciò che Tu mi hai detto. Che altro manca per seguire Te?“. E il Maestro buono ha risposto: “Va’, vendi quanto hai e dàlle ai poveri. Allora sarai perfetto e potrai seguire Me“.

21Oh! allora Valentino ha superato il giovane di Palestina! Non se ne andò via, incapace di separarsi da tutti i suoi beni. Ma questi beni mi ha portato per i poveri di Cristo e, libero dal giogo delle ricchezze, pesante giogo che impedisce di seguire Gesù, mi ha chiesto il giogo luminoso, alato, paradisiaco del Sacerdozio.

22Eccolo. Lo avete visto sotto quel giogo, con le mani legate, prigioniero di Cristo, salire al suo altare. Ora vi frangerà il Pane eterno e vi disseterà col Vino divino. Ma lui, come io, per esser perfetti agli occhi del Maestro buono vogliamo ancora una cosa. Farci noi pane e vino: immolarci, frantumarci, spremerci sino all’ultima stilla, ridurci a farina per essere ostie. Vendere l’ultima, l’unica ricchezza che ci resta: la vita. Io la mia cadente vita di vecchio. Egli la fiorente vita di giovane.

23Oh! non deluderci, Pontefice eterno. Concedici il beato martirio! Col sangue vogliamo scrivere il tuo Nome: Gesù Salvatore nostro. Un altro battesimo vogliamo, per la nostra stola che l’imperfezione umana sempre corrompe: quello del sangue. Per salire a Te con stole immacolate e seguirti, o Agnello di Dio che levi i peccati del mondo, che li hai levati col tuo Sangue! Beato martire Valente, nella cui chiesa siamo, al tuo Pontefice Marcello e per il tuo fratello sacerdote chiedi dal Pontefice eterno la stessa tua palma e corona.”

24E non c’è altro.

492. Satana respinto
nel suo principale elemento
[513].

Apparizione del mostro infernale.

1Se non fosse tempo di coprifuoco l’avrei mandato a chiamare[514], tanto sono stata terrorizzata dall’apparizione del demonio. Vero demonio, senza camuffamenti di sorta. Ossia un alto, sottile, fumoso personaggio dalla fronte bassa e stretta, viso puntuto, occhi fondi e di uno sguardo talmente cattivo, ironico, falso, che per poco non mi sono data a gridare al soccorso.

2Stavo pregando, al buio della mia stanza, mentre Marta[515] era in cucina, e pregavo proprio il Cuore Immacolato di Maria, quando presso la porta chiusa mi è apparso lui. Scuro nello scuro, eppure ne ho visto tutti i particolari del corpo nudo e brutto non per deformità ma per un che di ferocia e di serpentino che traspariva da ogni suo membro. Non ho visto né corna né coda, né piede biforcuto, né ali come generalmente lo figurano. Ma tutto il suo mostruoso era nell’espressione. Per dire quello che era dovrei dirlo: Falsità, Ironia, Ferocia, Odio, Agguato. Questo era quanto diceva la sua espressione subdola e cattiva. Mi derideva e mi insultava. Ma non osava venire più accosto. Era là, inchiodato presso l’uscio. Vi è stato lo spazio di un buon dieci minuti e poi se ne è andato. Ma io sudavo freddo e caldo insieme.

Vinto nella superbia.

3Mentre sgomenta mi chiedevo perché di quella venuta, ha detto Gesù: “Perché tu lo avevi così duramente respinto nel suo principale elemento.” (Mentre pregavo Maria, mi era tornata insistente la… non so come chiamarla, perché non è voce, non è idea, non è mente eppure è qualcosa che dice: “Se non c’eri tu qui succedeva qualcosa. Per tuo merito non è accaduta. Perché tu sei tanto amata da Dio”. Io, non so se faccio bene o male, ma mi pare di fare bene, quando sento questo dico: “Va’ via, Satana. Non mi tentare. Perché se è Gesù che dice questo lo accetto. Ma nessun altro lo deve dire per stuzzicare in me il compiacimento verso me stessa”).

I suoi attributi tralucono nei suoi servi.

4Dunque Gesù disse: “Perché tu lo avevi così duramente respinto nel suo principale elemento: la superbia. Oh! se ti potesse far cadere in quella!

5Lo hai visto bene? Non hai notato come il suo aspetto, direi la sua sovranità o paternità appaia e traspaia da coloro che lo servono anche temporaneamente? Non guardare se in una persona esso ti appariva coll’aspetto ripugnante di un animale di sozzura e libidine, di un mostro enfiato dal fermento, dal lievito della lussuria. Questo perché quella povera creatura è un letamaio di molti vizi e peccati, ma quelli carnali sono in essa i maggiori. Pensa a tutti quelli che in altre maniere ti hanno fatto sussultare e soffrire. Quelli che, magari per un’ora, sono stati strumenti di Satana per tormentare un’anima fedele, darle dolore, portarla a desolazione. Non avevano, nel ferire, la stessa espressione di dispetto crudele che hai visto, perfetta, in lui? Oh! egli traluce nei suoi servi!

E’ impotente a nuocere chi rimane in Gesù e Maria.

6Ma non aver paura. Non ti può far male se tu resti con Me e Maria. Ti odia. Oh! senza misura. Ma è impotente a nuocerti. 8Se tu la tua anima non la rivuoi per darla a te stessa e la lasci nel riparo del mio Cuore, come vuoi che egli possa far male alla tua anima?

7Scrivi questo e scrivi anche le altre minori visioni che hai avute. Il Padre le deve sapere tutte e non è senza scopo saperle. E sappi che viene il tempo della mia primavera. Quella che do ai miei prediletti. Le viole e le primule costellano i prati a primavera. La compartecipazione ai miei dolori costella i giorni di preparazione alla Passione nei miei amici.

8Va’ in pace. Ti benedico, per finire di dileguare la rimanente paura, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.”

Visioni consecutive.

L’anima deve compiangere Gesù.

9Le altre cose viste sono otto giorni fa, a questa stessa ora.

10Gesù che, carico di un’enorme croce, andava come verso Spezia (tanto per dirle la direzione) ma non per Via Fratti. In diagonale, seguendo una ideale via retta da qui a quel punto. Aveva la veste bianca, corta, di Erode, sulla sua veste rossa, ed andava affranto, sudato e piangente. Sì, piangeva proprio. E a me, angosciata di vederlo piangere, diceva: “Lo vedi? Non basta il dolore dei supplizi… ho anche altri, altri dolori più forti. Compiangimi, anima. Il tuo Gesù è proprio piegato da una somma di sventure troppo forti”.

L’anima piange con Maria la morte delle anime.

11Poi, domenica sera – mi ero quasi addormentata nel dire la corona dei sette dolori di Maria – la Mamma mi scuote piangendo e dicendo: “Non dormire. Piangi con me. Non sai che mi hanno ucciso il Figlio?”. Oh! come piangeva, mentre diceva quelle parole!

Il purgatorio della mamma del Portavoce.

12Martedì sera invece fui presa da tanta tristezza perché ho visto mia madre… l’ho vista anche il primo dell’anno così. Ma ora mi pareva più angosciata. Più viva ma più angosciata. Mi spiego. Il 1° gennaio la vedevo su per giù come il giorno dei Santi. Opaca, sola, trasognata, come una stupita di esser dove è e avvilita nello stesso tempo. Mi guardava. Ma sempre così intontita. Martedì invece pareva meno intontita, ma sempre a quel posto, e sempre così opaca nel colore e nella veste. Però i suoi occhi erano più vivi nell’espressione e pareva volesse dirmi qualcosa e non potesse. Un che di invocazione, di scusa, di richiamo… Se dovessi tradurre quello sguardo dovrei dire che mi diceva: “Perdonami e aiutami. Ho bisogno ancora di te, anche qui, come lo avevo quando ero lì. Aiutami… Sono così sola… Non ho che te”. Io le dicevo: “È questo, mamma, che vuoi dire?” e lei col capo diceva “sì, sì” e sorrideva, ma triste, triste. Ho pianto e sono rimasta triste io pure. Ed è tornata ancora. Le ho detto: “Ma non bastano i suffragi?” e lei sempre diceva col capo “sì, sì”. Ma nello stesso tempo chiedeva qualcosa che non so dire. Le ho detto: “Ti voglio bene. Tu lo sai” e lei assentiva ma aveva sempre quello sguardo. “Non ho nessun rancore, mamma, e ti vorrei ancora qui” e lei sorrideva ma non era lieta. Ho sofferto. Non la sento tranquilla.

13Questo quello che dovevo dire e non avevo mai scritto perché mi parevano cose non altro che mie e tanto, troppo tristi…

493. L’Opera femminile del Portavoce[516].

Intrecciare le reti con lo stame che dà Gesù.

1Stamane ripensavo alla sua espressione di ieri quando io leggevo la visione. Lei era addirittura trasecolato. E l’ho detto a Gesù che mi era vicino. Mi ha risposto:

2« E’ per questo che le do. Non puoi immaginare con che gioia mi illumino ai miei veri amici.. Mi do così, al mio Romualdo, per sua gioia, per amore, per aiuto, e perché Io lo vedo. Non avevo segreti per Giovanni. Non ne ho per i Giovanni. Di ‘all’anziano Giovanni che gli do tanta pace e buona pesca. A te niente pesca. A te solo l’opera femminile di intrecciare le reti con lo stame che Io ti do. Lavora, lavora… E non te la prendere se non ti resta tempo per fare altro. In questo lavoro è tutto. E neanche te la prendere se non vengo a dirti: “La pace a te”. Si saluta quando si giunge o quando si parte. Ma quando si è sempre presenti non si saluta. La permanenza è già pace. La mia permanenza. E tu non mi hai ospite. Tu mi sei addirittura fra le braccia e non ti poso un momento. Ho tanto da dirti del mio tempo mortale! Però, ecco, oggi ti faccio contenta e ti dico: ” La mia pace sia con te “»

494. Martirio di Diomede e Agapito[517].

Nell’orrido carcere.

1Fra i miei spasimi vedo questi altri spasimi.

2Una specie di pozzo circolare di una larghezza di pochi metri quadri. Avrà un diametro di quattro, cinque metri al massimo, alto quasi altrettanto, senza finestre. Una porta stretta, piccola, di ferro, è incassata nel muraglione di quasi un metro di spessore. Al centro del soffitto un buco tondo, di un diametro di un mezzo metro al massimo, serve per l’aerazione di questo pozzo che nel suo pavimento, di suolo battuto, ha un altro buco dal quale sale fetore e gorgoglìo d’acque profonde, come se vicino ci fosse un fiume o sotto passasse una cloaca diretta al fiume. Il luogo è malsano, umido, fetido. Le muraglie trasudano acqua, il suolo è impregnato di materie schifose, perché comprendo che il buco del soffitto fa da scolo ai rifiuti della cella soprastante.

3In questo orrido carcere, in cui è una penombra folta che appena permette di intravvedere l’essenziale, sono due persone. Una è coricata al suolo, nell’umido, presso la parete, è incatenata per un piede. Ma non fa moto alcuno. L’altro è seduto lì presso, col capo fra le mani. È vecchio, perché vedo il sommo della testa calvo affatto.

4Al di sopra, nell’altra cella, vi devono essere più persone, perché odo voci e tramestio. Voci di uomo e di donna. Voci di bimbi e di vecchi commiste a voci fresche di giovinette e forti di adulti.

L’inno dei martiri.

5Cantano dentro per dentro[518] dei mesti inni che pur nella loro mestizia hanno un che di tanta pace. Le voci risuonano contro le pareti spesse come in una sala armonica. È molto bello l’inno che dice:

6Conducici alle tue fresche acque.

Portaci negli orti tuoi fioriti.

Dài la tua pace ai martiri

che sperano, che sperano in Te.

Sulla tua promessa santa

abbiam fondato la nostra fede.

Non deluderci, Gesù Salvatore,

perché abbiamo sperato in Te.

Ai martirî noi gioiosi andiamo

per seguirti nel bel Paradiso.

Per quella Patria tutto lasciamo

e non vogliamo, non vogliamo che Te“.

Morte di Agapito.

7Quando quest’ultimo canto si spegne lento, una luce si affaccia al buco e un braccio si spenzola con una piccola lampadetta. Un volto d’uomo pure si affaccia. Guarda. Vede che l’uomo coricato non fa moto e l’altro col capo fra le mani non vede il lume, e chiama: “Diomede! Diomede! È l’ora”.

8Il seduto sorge in piedi e trascinando la sua lunga catena viene sotto la botola. “Pace a te, Alessandro”.

9“Pace, Diomede”.

10“Hai tutto?”.

“Tutto. Priscilla osò venire, travestita da uomo. Si è rasi i capelli per parere un fossore. Ci ha portato di che celebrare il Mistero. Agapito che fa?”.

11“Non si lamenta più. Non so se dorma o se sia spirato. E vorrei vedere… Per dire su lui le preci dei martiri”.

12“Ti caliamo la lampada. Attendi. Sarà gioia per lui avere il Mistero”.

13Con un cordone di cinture annodate calano il fanaletto sino alle mani di Diomede che, ora lo vedo bene, è un vecchio dal volto affilato e austero. Pallidissimo, con pochi capelli, ha due occhi ancor splendidi di espressione. Nella sua miseria di incatenato in quella fetida tana ha dignità di re.

14Stacca il fanaletto dal cordone e va verso il compagno. Si china. Lo osserva. Lo tocca. E apre le braccia, dopo aver posato la lampada al suolo, in un largo gesto di commiserazione. Poi raccoglie le mani del cadavere, già quasi irrigidite, e le incrocia sul petto. Povere mani gialle e scheletrite di vecchio morto di stenti.

15Si volge a chi attende presso il foro e dice: “Agapito è morto. Gloria sia al martire della putrida fossa!”.

16“Gloria! Gloria! Gloria al fedele al Cristo” rispondono quelli della cella superiore.

Celebrazione del Mistero.

17“Calate per il Mistero. Non manca l’altare. Non più le sue mani, tese a far da sostegno. Ma l’immoto petto che sino all’ultima ora ebbe palpiti per il Signore nostro, Gesù”.

18Viene calata una borsa di preziosa stoffa a da questa Diomede estrae un piccolo lino, un pane largo e basso, un’anfora ed un piccolo calice. Prepara tutto sul petto del morto, celebra e consacra dicendo le orazioni a memoria mentre quelli di sopra rispondono. Deve essere nei primi tempi della Chiesa, perché la Messa è su per giù come quella di Paolo nel Tullianum[519].

19Quando la consacrazione è avvenuta, Diomede rimette nell’anfora il vino del calice che è lievemente a brocca, forse scelto per questa funzione così, ripone le Specie nella borsa e riporta tutto là dove il cordone attende di riportare di sopra la borsa. Mentre questa sale, sollevata con precauzione, Diomede assolve i compagni. Il canto, quasi tutto di fanciulle, riprende dolcemente mentre i cristiani si comunicano.

Omelia d’incoraggiamento.

20Quando cessa, Diomede parla: “Fratelli, comprendo che è giunta l’ora del circo e della vittoria eterna. Per Agapito è già venuta. Per voi sarà domani. Siate forti, fratelli. Il tormento sarà un attimo. La beatitudine non conoscerà sosta. Gesù è con voi. Non vi lascerà neppure quando le Specie saranno consumate in voi. Egli non abbandona i suoi confessori. Ma con essi resta per riceverne senza un indugio l’anima lavata dall’amore e dal sangue. Andate. Pregate nell’ora della morte per i carnefici e per il vostro prete. Il Signore per mia mano vi dà l’ultima assoluzione. Non abbiate timore. Le anime vostre sono più candide di un fiocco di neve che scenda dal cielo.”

21“Addio, Diomede!”, “Assistici, tu, santo, col tuo orare”, “Diremo a Gesù di venire a prenderti”, “Ti precediamo per prepararti la via”, “Prega per noi”. I cristiani si affacciano a turno al foro, salutano, sono salutati e scompaiono…

Morte di Diomede sacerdote.

22Per ultimo viene fatto risalire il fanaletto, e l’oscurità torna ancor più cupa nell’antro in cui uno muore lentamente presso il già morto, fra il fetore e il profondo fruscio delle acque sotterranee. Di sopra riprendono i canti lenti e soavi.

23Di mio non so dove avviene la scena. Direi a Roma, in tempi di persecuzione. Ma quale sia la carcere non lo so. Come non so chi sia questo prete Diomede, dalla figura tanto venerabile. Ma la visione per la sua tristezza mi colpisce ancora di più di quella del Tullianum.

Carisma del Portavoce.

“Sarai la città ricercata”[520].

Più tardi dice:

24“Niente del tutto. Con infinita carità e con sottile prudenza tu devi accogliere tutti. Chiudersi sarebbe un acuire le curiosità. Respingere sarebbe anticarità. Te l’ho detto: “Sarai la città ricercata”. Non tutti vengono con onesto fine? E che perciò? Tu sei prudente e ciò basta. Temi di perdere il tempo? E chi è il padrone del tempo? Io. E allora? Su, su, senza paura, senza inquietudine, senza impazienze. Vedi quante volte Io dovevo mutare il mio programma? Ed ero Io… Pace, pace e carità con tutti. E poi prudenza in terzo punto e basta.”

25A voce le dirò ciò che origina questa lezioncina.

495. I cristiani ai leoni[521].

Torturati in massa.

1Non so come farò a scrivere tanto, perché sento che Gesù si vuole presentare col suo Evangelo vissuto ed io ho sofferto tutta la notte per ricordare la visione seguente, della quale ho scarabocchiato le parole udite, come potevo, per non dimenticarle.

2Tempo di persecuzione, una delle più grandi persecuzioni perché i cristiani sono torturati in masse, non presi singolarmente. Il luogo è la cavea di un Circo (si chiamano così?). Insomma è un locale certo sito sotto le gradinate del Circo e adibito a ricovero dei gladiatori, bestiari ecc. ecc., di tutti gli addetti al Circo, insomma. Premetto che dirò male i nomi perché sono 35 anni che non leggo nulla di storia romana e perciò…

3In questo locale ampio, ma scuro – perché ha luce solo da una porta spalancata su un corridoio che certo porta all’interno del Circo, e forse all’esterno del medesimo, e da una finestrella, direi una feritoia bassa, a livello del suolo del Circo, da cui vengono rumori di folla – sono ammassati molti e molti cristiani di ogni età. Dai bambini di pochissimi anni, ancora fra le braccia delle madri – e due, per quanto sui due anni, ancora poppano all’esausta mammella materna – ai vecchi cadenti.

4E vi sono anche dei gladiatori, già con l’elmo e quella relativa corazza che difende e non difende, perché lascia scoperte ancora parti vitali quale il giugulo e le parti dell’addome all’altezza e posizione del fegato e della milza. Indossano questa parziale armatura sulla nuda pelle ed hanno in mano la corta e larga daga fatta quasi a foglia di castano. Sono bellissimi uomini, non tanto per il volto quanto per il corpo robusto e armonico di cui noto ad ogni movimento il guizzare agile dei muscoli. Alcuni hanno cicatrici di vecchie ferite, altri non mostrano nessun segno di ferita. Parlano fra loro e rilevo che devono essere di paesi sottomessi a Roma, prigionieri di guerra certo, perché non usano che un latino molto bastardo e pronunciato con voce dura e gutturale, quando si rivolgono ai cristiani che in attesa della morte cantano i loro dolci e mesti inni.

La fede dei martiri.

5Un gladiatore, alto quasi due metri – un vero colosso biondo come il miele e dai chiari occhi di un azzurro grigio, miti pur fra tanta ombra di ferro che riflette sul suo volto la visiera dell’elmo – si rivolge ad un vecchio tutto vestito di bianco, dignitoso, austero, più ancora: ascetico, che tutti i cristiani venerano col massimo rispetto. “Padre bianco, se le bestie ti risparmiano io ti dovrò uccidere. Così è l’ordine. E me ne spiace perché in Pannonia ho lasciato un vecchio padre come te”.

6“Non te ne dolere, figlio. Tu mi apri il Cielo. E da nessuno, nella mia lunga vita, avrò mai avuto dono più bello di quello che tu mi dài”.

7Anche nel Cielo, luogo dove certo è il tuo Dio come nel mio vi sono i nostri dèi ed in quello di Roma i loro, ancora è morte e lotta. Vuoi tu ancora soffrire per odio di dèi come qui soffri?“.

8Il mio Dio non è che solo. Nel suo Cielo Egli regna con amore e giustizia. E chi là perviene non conosce che eterno gaudio“.

9L’ho udito dire da più e più cristiani durante questa persecuzione. E ho detto ad una fanciulla che mi sorrideva mentre calavo su lei la daga… e ho finto d’ucciderla ma non l’ho uccisa per salvarla, perché era tenera e bionda come un’erica giovanetta dei miei boschi,… ma non m’è servito… Di qui non la potei portare fuori, e il giorno dopo… ai serpenti fu dato quel corpo di latte e rosa...”. L’uomo tace con aspetto mesto.

10“Che le hai detto, figlio?” chiede il vecchio.

11“Ho detto: ‘Lo vedi? Non sono cattivo. Ma è il mio mestiere. Sono schiavo di guerra. Se è vero che il tuo Dio è giusto digli che si ricordi di Albulo, mi chiamano così a Roma, e si faccia vedere col suo bene’. Mi ha detto: ‘Sì’. Ma è morta da giorni e nessuno è venuto”.

12“Finché non sei cristiano, Dio non ti si mostra che nei suoi servi. E quanti di essi ti ha portato! Ogni cristiano è un servo di Dio, ogni martire un amico, tanto amico da vivere fra le braccia di Dio”.

13Oh! molti… e io, non solo io, anche Dacio e Illirico, e anche altri di noi, tristi nella nostra sorte, siamo stati presi dal vostro giubilo… e lo vorremmo. Voi siete in catene… noi no. Ma neppure il soffio ci è libero. 17Se Cesare lo vuole, ecco ci incatenano l’alito dandoci morte. Ti fa ribrezzo parlarci di Dio?“.

Evangelizzazione.

     14“È l’unica mia gioia della terra, figlio, ed è ben grande. Ti benedica Gesù, mio Dio e Maestro, per essa. Sono prete, Albulo, ho consumato la vita nel predicarlo e nel portare a Lui tante creature. E più non speravo di avere questa gioia. Odi…” e il vecchio, a lui e agli altri gladiatori assiepatisi intorno, ripete la vita di Gesù, dalla nascita alla morte di croce, e dice, schematicamente, le necessità essenziali della Fede. Parla seduto su un masso che fa da banchina, pacato, solenne, tutto un candore nei capelli lunghi, nella barba mosaica, nella veste, tutto un ardore nello sguardo e nella parola. Si interrompe solo due volte per benedire due gruppi di cristiani tratti nell’arena per essere gettati, in giuochi nautici, in pasto ai coccodrilli. Poi riprende a parlare fra il cerchio dei robusti gladiatori, quasi tutti biondi e rosei, che l’ascoltano a bocca aperta.

15Si chiama Crisostomo quel dottore della Chiesa. Ma che nome dare allora a questo che non si nomina?

16Termina dicendo: “Questo l’essenziale da credere per avere il Battesimo e il Cielo”.

17Le voci robuste dei gladiatori, una decina, fanno rimbombare la volta bassa: “Lo crediamo. Dàcci il tuo Dio“.

18Non ho nulla per aspergervi, non una goccia d’acqua o altro liquido, e la mia ora è giunta. Ma troverete il modo… No! Dio me lo dice! Un liquido è pronto per voi“.

Glorioso martirio.

19I cristiani ai leoni!” ordina il sorvegliante. “Tutti“.

20Il vecchio prete in testa, dietro gli altri, fra cui le madri sul cui seno si sono addormentati i pargoli, entrano cantando nell’arena.

21Che folla! che luce! che rumore! quanti colori! È gremita inverosimilmente di popolo d’ogni ceto. Nella parte che il sole invade vi è popolo più basso e rumoroso, nella parte all’ombra vi è il patriziato. Toghe e toghe, ventagli di struzzo, gioielli, conversazioni ironiche e a voce più bassa. Al centro della parte all’ombra, il podio imperiale col suo baldacchino purpureo, la sua balaustra infiorata e coperta di drappi e i suoi sedili soffici per il riposo del Cesare e dei patrizi e cortigiani suoi invitati. Due tripodi in oro fumano ai lati estremi della balconata e spargono essenze rare. I cristiani vengono spinti verso la parte al sole.

22Dimenticavo una cosa. Al centro dell’arena è un… non so come dirlo. È una costruzione in marmo da cui salgono al cielo zampilli sottili, impalpabili di acqua, e sulla piattaforma di questa costruzione, di un ovale allungato, alta un due metri scarsi dal suolo, sono statuette di dèi in oro, e tripodi, in cui ardono incensi, sono davanti ad esse.

23I cristiani sono dunque ammassati dalla parte solare. Faccio uno schizzo come so [grafico]. I leoni irrompono dal punto X. II vecchio prete si avanza solo, per primo, a braccia tese. Parla: “Romani, per i miei fratelli e per me pace e benedizione. Gesù, per la gioia che ci date di confessarlo col sangue, vi dia Luce e Vita eterna. Noi di questo lo preghiamo perché grati vi siamo della porpora eterna di cui ci vestite col...“.

24Un leone ha preso il balzo dopo essersi avvicinato strisciando quasi al suolo, e lo atterra e azzanna alla spalla. La veste ed i capelli di neve sono già tutti rossi.

25È il segnale dell’attacco bestiale. La torma delle fiere a balzi si lancia sul gregge dei miti. Una leonessa con un colpo di zampa strappa ad una madre uno dei pargoli dormenti, ed è così feroce la zampata che asporta parte del seno della madre che si rovescia, forse lacerata fino al cuore, sull’arena e muore. La belva, a colpi di coda e di zampa, difende il suo tenero pasto e lo sgranocchia in un baleno. Una piccola macchia rossa resta sulla sabbia, unica traccia del pargolo martire, mentre la belva si alza leccandosi il muso.

26Ma i cristiani sono molti e le belve poche in confronto. E forse già sazie. Più che divorare uccidono per uccidere. Atterrano, sgozzano, sventrano, leccano un poco e poi passano altrove, ad altra preda.

27Il popolo si inquieta perché manca la reazione nei cristiani e perché le bestie non sono feroci a sufficienza. Urla: “A morte! A morte! Anche l’intendente a morte! Non sono leoni questi, ma cani ben pasciuti! Morte ai traditori di Roma e di Cesare!“.

28L’imperatore dà un ordine e le belve vengono ricacciate nei loro antri. Vengono fatti entrare i gladiatori per il colpo di grazia. La folla urla i nomi dei preferiti: “Albulo, Illirico, Dacio, Ercole, Polifemo, Tracio” e altri ancora. Non sono solo i soli gladiatori ai quali ha parlato il vecchio martire, che agonizza nell’arena con un polmone quasi scoperto da un colpo di zampa. Ma anche altri che entrano da altre parti.

29Albulo corre al vecchio prete. La gente dice: “Fallo soffrire! Alzalo, che si veda il colpo! Forza Albulo!“. Ma Albulo si china invece a chiedere al vecchio qualcosa e, avuto un cenno di assenso, chiama i compagni che hanno prima udito parlare il vecchio prete.

30Non riesco a capire ciò che fanno, se si fanno benedire o che avviene, perché i loro robusti corpi fanno come un tetto sul vecchio prostrato. Ma lo capisco quando vedo che una mano senile già vacillante si alza sul gruppo di teste strette l’una all’altra e le asperge del sangue di cui si è fatta piena come una coppa. Poi ricade.

31I gladiatori, spruzzati di quel sangue, scattano in piedi e alzano la daga che brilla nella luce. Urlano forte: “Ave, Cesare, imperatore. I trionfatori ti salutano” e poi, ratti come un fulmine, corrono a quella costruzione che è in mezzo al circo, balzano su essa, rovesciano idoli e tripodi, li calpestano.

32La folla urla come impazzita. Chi vorrebbe difendere il gladiatore preferito, chi invoca morte atroce ai novelli cristiani. Che, per loro conto, tornati sull’arena, stanno allineati, sereni, magnifici come statue di giganti, con un sorriso nuovo sul volto fiero.

33Cesare, un brutto, obeso, cinico uomo incoronato di fiori e vestito di porpora, si alza fra la corona dei suoi patrizi tutti in vesti bianche. Solo alcuni hanno una balza rossa. La folla fa silenzio in attesa della sua parola. Cesare – chi sia non so questo viso rincagnato e vizioso – tiene tutti in sospeso per qualche minuto, poi rovescia il pollice in basso e dice: “Vadano a morte per i compagni“.

34I gladiatori non convertiti, che intanto hanno sgozzato i malvivi cristiani con la metodicità con cui un beccaio sgozza gli agnelli, si rivoltano, e con la stessa automatica freddezza e precisione aprono ai compagni la gola, al giugolo. Come manipolo di spighe che la roncola taglia stelo a stelo, i dieci neo-cristiani, aspersi del sangue del prete martire, si fanno veste di porpora eterna col loro sangue e cadono con un sorriso, riversi, guardando il cielo in cui si inalba il loro giorno beato.

35Non so che Circo sia. Non so che età del cristianesimo. Non ho dati. Vedo e dico ciò che vedo. Io non ho mai messo piede in nessuna Arena o Circo o Colosseo; perciò non posso dare il menomo indizio. Per la folla e la presenza del Cesare direi essere a Roma. Ma non so. Mi rimane nel cuore la visione del vecchio prete martire e dei suoi ultimi battezzati, e basta.

36Ora poi, e sono le 11, vedo questo.

 

[Saltiamo le restanti 48 pagine del quaderno autografo, che portano, sotto la stessa data del 20 febbraio 1945 e poi con date dal 21 al 24 (saltando il giorno 23), quattro episodi appartenenti al ciclo del Primo anno di vita pubblica della grande opera sul Vangelo.]

Esperienze carismatiche.

Giorno di ricordi[522].

37Giorno di ricordo che non si può perdere! Il Volto velato si è scoperto. Lo “Sconosciuto” si è fatto conoscere. Il Maestro ha chiamato “Maria”… e Maria è divenuta Giovanni. Il mio pianto asciugato dal tuo bacio e dalla tua promessa!… E “rinascita” nello spirito per tuo volere.

38La gente non sa. Ma io so. Lei, Padre, sa. Posso non celebrare questa data?… E la celebro al servizio di Dio, benedicendo fatica e pena di questo servizio perché… oh! quell’ora del 1° marzo 1943 è tale che anche la croce è niente.

Premio per ogni fatica[523].

Mi dice Gesù:

39“Abbi pazienza, anima mia, per la doppia fatica. È tempo di sofferenza. Sai come ero stanco gli ultimi giorni?! Tu lo vedi. Mi appoggio nell’andare a Giovanni, a Pietro, a Simone, anche a Giuda… Sì. Ed Io che emanavo miracolo, solo sfiorando con le mie vesti, non potei mutare quel cuore! Lascia che Io mi appoggi a te, piccolo Giovanni, per ridire le parole già dette negli ultimi giorni a quei pervicaci ottusi sui quali l’annuncio del mio tormento scorreva senza penetrare. E lascia anche che il Maestro dica le sue ore di predicazione nella triste pianura dell’Acqua Speciosa. Ed Io ti benedirò due volte. Per la tua fatica e per la tua pietà. Numero i tuoi sforzi, raccolgo le tue lacrime. Agli sforzi per amore dei fratelli sarà data la ricompensa di quelli che si consumano per fare noto Dio agli uomini. Alle tue lacrime per il mio soffrire dell’ultima settimana sarà dato in premio il bacio di Gesù. Scrivi e sii benedetta.”

Visione di S Caterina d’Alessandria[524].

Sorpresa del Portavoce

40La sera di giovedì 8 marzo, dopo avere scritto tanta parte dell’Ultima Cena, mi chiedo come posso così ben capire, mentre Gesù parla, le cose più oscure. E mi dico: “Sarà avvenuto così anche agli altri?”. Per altri intendo i mistici e le mistiche di questi 20 secoli di cristianesimo, i dottori, ecc. ecc.

41Sento una voce che mi parla e una grande letizia che viene. Ero tutt’altro che lieta, perché la pena delle ultime ore di Gesù è su me e mi schiaccia fino alla sofferenza fisica. Dice: 57“Sai chi sono?”. Ma io non lo so. Sento solo una pace e vedo solo una luce chiara, lunare, bellissima, in forma di corpo, ma così immateriale che non distinguo. “Sono Caterina”.

42Mi dico: “Oh! bella! L’altra volta[525] aveva una voce diversa! Questa è una voce cristallina, giovane, acuta; ma non ha nulla a che fare con la bella voce della santa senese”.

I dotti del Signore.

43“Non sono quella che pensi. Anche lei dotta per opera della divina Sapienza. Ma io sono Caterina d’Alessandria. La martire di Cristo. E ti proteggo. Ti dico che anche in noi tutto diveniva luce sotto la luce di Gesù. Non per umano studio, ma per soprumana opera noi siamo divenuti i dotti del Signore. Per amarlo così. Servirlo così. Lodarlo così. E per farlo amare, servire e lodare attraverso a questa dottrina che veniva dall’alto e che, umanamente incomprensibile nelle parti più sublimi, ecco, era semplice come parola di bambino se l’udivamo stando con Lui: lo Sposo. Addio. Ti ho risposto. Ti amo. Sei una piccola sorella. Il Trino Amore sia con te”.

44E la luce si è offuscata e la voce si è taciuta. Niente più. Mi sono addormentata contenta di questa nuova amica del Cielo.

496. Tempo di passione per
il Portavoce
[526].

Le manifestazioni di Satana.

1Le ho detto la poco gradita visita e profezia avuta ieri sera. E lei ha visto che avevo il viso “spaventato”, ha detto così lei nell’entrare. Non sapevo che viso avevo. Ma impressionata sono di certo. E non passa col passare delle ore.

2Non è la prima volta, lei lo sa, che Satana mi dà noia, tentandomi di questo o di quello. Ed ora che non tenta più la carne, tenta lo spirito. È un anno ormai che saltuariamente mi dà noia. La prima volta fu quando mi tentò nei giorni, tremendi per me, dell’aprile 1944, quando mi promise aiuto se lo avessi adorato. La seconda quando mi assalì con quella acuta e violenta e lunga tentazione al 4 di luglio 1944, tentandomi a scimmiottare il linguaggio del Maestro per annichilire chi mi aveva offesa. La terza quando mi suggerì di fare delle parole dettate un’opera mia e pubblicarla avendone merito e denaro. La quarta quando nel febbraio di quest’anno (mi pare fosse già febbraio) mi apparve (la prima volta che lo vedo perché le altre volte l’ho solo sentito) terrorizzandomi col suo aspetto e col suo odio. La quinta ieri sera.

3Queste le grandi manifestazioni di Satana. Ma poi io addebito a lui tutte le altre più piccole cose che vengono dagli altri, che mi vogliono portare all’orgoglio, al compiacimento di me, oppure alla falsità nelle apparenze, o anche persuadermi che io sono solo una malata e tutto è frutto di turbe psichiche. Anche gli ostacoli coi parenti e con le autorità, e anche coi camionisti[527], io le attribuisco a Satana. Fa quello che può, meglio che può, pur di darmi noia e portarmi alla inquietudine e ribellione, alla persuasione che pregare è inutile e che tutto è bugia.

4Ma le confesso che ieri sera mi ha molto turbata. Non è la prima volta che mi suscita paura di essere un’ingannata e di doverne un giorno dare ragione a Dio e anche agli uomini. Lei lo sa che questo è il mio terrore… sempre confortato da Gesù e da lei, Padre mio, e sempre risorgente. Ma erano pensieri “miei”, aizzati da Satana, ma fatti da me. Ieri sera è stata una minaccia esplicita, diretta.

5Mi ha detto: “Fai, fai! Io ti aspetto al momento buono. All’ultimo momento. E allora ti persuaderò talmente che tu hai sempre mentito a Dio, agli uomini e a te, e che sei una ingannatrice, che tu cadrai in un vero terrore, disperata di essere dannata. E con tali parole lo dirai, che chi ti assiste penserà che la tua è una ritrattazione finale per potere andare a Dio con meno peccato. Tu e chi sarà con te rimarrete in questa persuasione. E così morirai… e gli altri rimarranno scossi… Ti aspetto, sì… E tu aspettami. Non prometto mai senza mantenere. Ora mi dài una noia senza misura. Ma allora sarò io che la darò a te. Mi vendicherò di tutto quello che mi fai… Come solo io so vendicarmi mi vendicherò”. E se ne è andato. Lasciandomi così male…

L’anima vittima.

6È venuta poi la dolce Mamma, mite e amorosa nella sua veste bianca, a sorridermi e accarezzarmi. Mi ha sorriso del suo più lieto sorriso il mio Gesù. Ma appena mi hanno lasciata sono ricaduta nel mio marasma… E dura. Quando viene così forte questo pensiero, io mi sento tentata di dire: “Io non scrivo più una parola, nonostante qualsiasi pressione”. Ma poi penso e dico: “Questo è quello che Satana vuole” e non do retta a questa suggestione.

7È tempo di Passione, vero? Vi sarà fra quelli che, per l’idolatria così infusa nell’uomo anche buono, adorano il portavoce, l’idolo, dimenticando che egli non è che uno strumento e l’adorabile è Dio; e fra quelli che mi scherniscono, l’attesa, uguale se pure con diversi fini, di fatti meravigliosi in me, e specie in questo tempo di Passione. Forse lei stesso li aspetta come cosa naturale nel mio caso. Lei per giusta attesa. Gli altri per scherno o idolatria. E le assicuro che preferisco ancora lo scherno a Maria Valtorta, all’idolatria per me. Questa mi dà una noia non descrivibile. Mi sembra che mi spoglino in mezzo ad una piazza, mi svaligino del mio prezioso segreto… 12che so? Ne soffro, ecco. Lo scherno fa meno male se dato a Maria Valtorta. Basta non leda i “dettati” e non li faccia prendere come una burla e una follia…

8Ma sopra il desiderio più o meno santo e onesto di tanti c’è il volere, meglio: c’è la bontà di Dio, che ascolta la sua povera Maria, la quale ha sempre pregato, e continua a pregare, dicendo: “Ecco la tua ‘vittima’. Tutto quello che Tu vuoi, ma non segni esteriori”. Non avrei voluto neanche questa manifestazione di Dio in me, io… Ma Lui ha voluto che io fossi il suo fonografo… e pazienza. Ma altro no, no e no. Tutte le malattie diagnosticabili o non diagnosticabili, perché non aventi caratteri noti. Tutte le sofferenze di soffrire in me ciò che Lui ha sofferto. Tutta l’agonia per stare curva sulla sua agonia. Ma che sia nota a Lui solo, a lei che mi è padre, e a me. E basta.

9Però, se in questo tempo di Passione io deludo chi idolatra e chi schernisce, perché non sono materialmente “l’appassionata” le assicuro che vivo la mia passione. E più dell’aumentata sofferenza fisica del corpo che si sente affranto e franto dalle percosse e dalla fatica del Golgota, del capo che duole per il cerchio crudele, dello stiramento e dei crampi, dell’affanno e congestione di questa tortura, della sete e della febbre, del languore e dell’eccitazione del supplizio, quella che è “passione” è sempre per me questo che io chiamo il “mio Getsemani“: ossia il buio che monta, pieno di fantasmi e di paure… il timore e il terrore del futuro e di Dio… e la vicinanza dell’Odio mentre l’Amore è assente. Questo, questo sì porta alla sete, alla febbre, alle lacrime di sangue, ai gemiti, allo sfinimento. Le assicuro che è, per potenza, uguale all’ora vissuta lo scorso anno quando Dio mi lasciò sola[528]. E anzi le posso dire: “È più forte” perché fa male anche e nonostante Dio sia con me.

10Spero di essermi ben spiegata. Ma certe torture si spiegano molto male. E sono capite più male ancora. Sia da chi è padre di spirito, sia da chi è idolatra, come da chi è curioso, studioso, o schernitore del… fenomeno. Bisognerebbe però che questi ultimi tre provassero per un’ora ciò che noi si prova… E anche gli idolatri, che forse invidiano, dovrebbero provare. Ma no! Meglio non provino. Gli idolatri scapperebbero chissà dove per paura di un’altra ora del genere, e i curiosi, gli studiosi e gli schernitori giungerebbero a maledire Iddio… Perciò… sottoponiamo le spalle al mio giogo e leviamo il tossico… e avanti.

11Signore, non la mia ma la tua volontà. Ecco la tua serva e la tua vittima. Si faccia di me ciò che Tu vuoi. Ma solo, per tua bontà, dammi la forza per poter soffrire. E non mi lasciare sola. “Mane nobiscum quoniam advesperascit, et inclinata est jam dies…”[529].

La navicella su onde infuriate.

12Io sono in grande tempesta. Proprio una di queste tempeste di marzo con luminosità di sole e cupo di nuvoli temporaleschi che si alternano. Ho l’impressione di essere una navicella su onde infuriate, ora in cima, in cima all’onde e in pieno sole, ora giù, giù fra due montagne d’acqua che sembrano volermi sommergere in un cupo d’abisso. Mi sembra passare da un oceano in burrasca al più placido dei porti alternativamente, e di essere, sempre alternativamente, tuffata nel fiele e poi nel miele. Che soffrire da ieri sera!

13Ci sono momenti in cui sono in Cielo per le brevi e dolci parole, per i beati sorrisi che mi dànno Gesù e Maria, e per la forza che da essi mi vengono. Dico allora: “Oh! sono ben sicura di non essere una ingannata e una peccatrice” (circa i dettati e le visioni, si intende). Poi ecco che risprofondo nel gorgo cupo in cui è il fragore pauroso delle parole di minaccia di ieri sera. E dopo il Paradiso gusto l’inferno. Poi torna a soccorrermi la bontà di Gesù e Maria, e la povera anima mia viene sollevata nel sole, verso il cielo, in una beatitudine che mi empie di dolcezza. E poi da capo giù, nell’amarezza, nel buio, nello spavento. Ho paura… Mi aiuti a superare questa battaglia.

14Oggi, una signora che mi ha vista piccina e che mi è stata amica materna per tanti anni, e che poi per volontà altrui ho dovuto lasciare e che finalmente ho potuto riavvicinare, mi ha detto e parlato della Marina… e dei dettati miei, di cui ella ha letto dei fascicoli. E io ho chiesto, mostrando di non sapere nulla, che differenza ha trovato fra le due persone di cui una è nota e l’altra è semi-ignota, perché la si crede un servita o una signorina ammalata, ecc. ecc… Mi ha detto che secondo lei quelli della M… sono scritti in trance mentre gli altri sono: “… sublimi, ma fanno paura perché invece di far sentire la misericordia di Dio fanno sentire la sua giustizia. Però ha delle parole di una luce speciale, di una elevatezza spirituale che scuote. Vi è una preghiera della Madonna che è meravigliosa”. E ha terminato: “Fatteli dare da leggere. Io non li ho potuti più avere. Ma dico la verità che li desidero”.

15Creda o non creda che non sono io, e che io non li conosco, non lo posso dire. Ma è stata una goccia di miele. 25Perché è donna religiosa, colta e che ho sempre trovata molto equilibrata. Perciò il suo giudizio e il suo desiderio mi hanno confermato che le anime sentono nei dettati Dio.

16Dio! Dio!… Avere solo uno scopo: servirlo e farlo amare. E temere di essergli invisa. Ecco il mio dolore. Ma è tempo di Passione… Oh! mi aiuti, perché sotto l’apparente calma io sono tutta una ferita che duole.

497. Il Cristianesimo divenuto
folle e indemoniato
[530].

Epicureismo spirituale.

Parla il Padre Santissimo:

1« Vi pare dura la parola che dice la verità. Vorreste solo parole di misericordia. Potete dire di meritarla? Non è misericordia anche la Voce severa che vi parla di castigo incitandovi a pentirvi? E vi pentite forse?

2Questo desiderio di sentire solo promesse di bontà, questa smania di avere da Dio solo carezze è la deviazione della Religione. Avete reso epicureismo anche questa sublime cosa che è la Religione nel Dio vero. Da essa volete godimento. Non volete dare ad essa sforzo. Volete adagiarvi in una comoda transazione fra il comandato e quello che a voi piace. E pretendereste che Dio venisse a questo adattamento. Un tempo fu detto ” quietismo ” questo vizio spirituale. Ancora è detto dai dottori di spirito. Io sono più severo e lo chiamo epicureismo dello spirito.

3Dalla Religione, da Dio, dalla sua Parola vorreste avere solo quanto accarezza il senso. Perché così siete discesi che anche lo spirito avete reso sensuale. Perciò volete dargli sensazioni e brividi tutti umani. Sembrate quei folli di altre religioni che provocano con opportune cerimonie uno stato psichico anormale per godere le false estasi dei loro paradisi.

4La grande, la più grande misericordia di Dio non la capite più. E chiamate durezza, spavento, minaccia quello che è amore, consiglio, invito al ravvedimento per avere grazie. Volete parole di misericordia. Dite che volete queste per avere forza di risorgere? Non mentite. Vi piacerebbero perché sono dolci. Ma voi rimarreste amari come tossico al labbro di Dio.

5Le parole di misericordia, le visioni tutte amore che da un anno vi sono elargite, per ultima prova di elevazione delle vostre paganizzanti anime verso Dio, servono a che? A molti per diletto, ad alcuni per rovina, ad una minoranza di una esiguità spaventosa per santificazione. Continua il destino del Cristo: di essere segno di contraddizione per molti.

6Oggi Io parlo. Parlo per mostrare che è ancora infinita la mia misericordia se non vi seppellisce sotto una grandine di fuoco, o colpevoli più dei sodomiti[531].

7E’ detto: ” Tu castighi i traviati a poco per volta, li riprendi dei loro falli e li ammonisci affinché, messa da parte la malizia, credano in Te[532]“. Questi periodi tremendi non sono andati aumentando piano piano? Vi ho lasciati percuotere tutto in una volta così infernalmente? No. Sono decenni e decenni che la punizione aumenta in forma e in durata, dandovi dentro per dentro[533] un miracoloso aiuto che ve ne liberava e che voi usavate per preparare con il vostro stesso volere un flagello ancor più fiero.

8Mai siete tornati migliori. Malizia e miscredenza sono aumentate sempre, derisori di Dio. E ora? Ora, se non sapessi come vi ho creati, lo mi chiederei se avete un’anima. Perché le vostre opere sono da più di bruti. Vi spiace sentirvelo dire? Non agite in modo da meritarvi questa parola!

Malizia divenuta satanica.

9Nella Sapienza si legge, detto verso i Cananei: ” Gli antichi abitatori della tua terra santa Tu li avevi in orrore, perché detestabili davanti a Te erano le opere loro che facevano con malie ed empi sacrifici. Uccidevano senza pietà i loro figlioli, mangiavano le viscere degli uomini e bevevano il sangue in mezzo alla tua sacra terra. Quei genitori carnefici di anime indifese Tu li volesti distruggere[534]…”.

10Non vi riconoscete, o generazioni di uomini d’ora, in questi vostri antenati? Io vi riconosco. Aumentati in malizia siete. Essa è divenuta più satanica. Ma vi fa sempre di questa genia che è a Me detestabile. Il satanismo si è diffuso divenendo quasi la religione degli stati. Grandi ed umili, colti e ignoranti, e fino nelle case dei ministri di Dio, si vuole e si crede sapere attraverso a malie che hanno il sigillo sicuro: 15Quello di Satana.

11Non fate i sacrifici dei cananei? Ma di peggiori ne fate!. Immolate non le carni ma le anime vostre e dei vostri simili, conculcando il diritto di Dio e la libertà dell’uomo. Perché siete giunti al punto di violentare con lo scherno o col comando le coscienze che sanno ancora rimanermi fedeli, e le detronizzate dal trono della loro fede che a Me le eleva corrompendole con dottrine maledette, oppure le uccidete credendo con questo di spogliarle della fede. No. Anzi di incorruttibile fede con questo le vestite. Ma voi siate maledetti per la corruzione che seminate onde levare a Dio i fedeli.

12E non vi riconoscete voi, generazioni di genitori che senza pietà uccidete moralmente i vostri figli comunicando ad essi, innocenti, le vostre incredulità, le vostre sensualità, tutto il corredo del razionalismo e della bestialità che vi satura e che ora, ora, ora, poi, questi figli, non più sorretti da nessuna colonna spirituale, voi finite di uccidere in quanto loro resta: nella carne, permettendo che come bestie di lussuria di essa carne facciano mercato, consenzienti e felici a questo mercato che vi permette di pascervi e di godere con il sacrificio dei figli?

13Non esagera, no, la Sapienza a dirvi carnefici di anime indifese! Avete più cura della bestia che allevate per venderla e della pianta che coltivate per averne frutto, di quanta ne avete dei vostri figli. Essi sono deboli e voi non li fortificate né dando loro la religione di Dio né, quanto meno, quella della onestà civica e dell’amore familiare.

“Siete degli idoli idolatri”.

14Padri, non siete più i tutori dei minorenni. Madri, siete idoli e non angeli per le vostre creature. Mancate allo scopo per cui Io vi ho messi. Abdicate ai vostri doveri e ai vostri diritti. Mi fate ribrezzo. Siete degli idoli idolatri. Idoli perché senza spirito. Idolatri perché adorate ciò che tutto è meno che spirito. Avete adorato l’uomo, avete permesso che si giungesse al culto del corpo. Si tornasse al culto del corpo come i pagani trovati da Cristo, o neo pagani, due volte colpevoli di paganesimo, per esserlo e per esserlo dopo avere avuto la vera religione.

15Anche nei lutti, anche nelle gioie, che fate? Idolatria. Venerate, adorate ciò che è peribile. Non avete pensiero allo spirito ed al Creatore dello stesso, e questo ” è un inganno per la vita umana in quanto gli uomini, assecondando l’affetto o i tiranni, dànno alla pietra o al legno o alla tela dipinta il Nome incomunicabile[535] “. Io sono, solo Io sono Dio.

16Vi pare che Io vi sferzi? E allora udite: ” Né bastò avere sbagliato nella cognizione di Dio ma, vivendo nella grande guerra dell’ignoranza, a sì grandi mali dànno il nome di pace. Ora immolano i figli, ora fanno tenebrosi sacrifici, ora passano la notte in orge infami. Non conservano pure né la vita né le nozze. Ma l’uno uccide l’altro per invidia o lo contrista con adulteri. Tutto è sossopra: sangue, omicidi, furti, frodi, corruzioni, infedeltà, tumulti, spergiuri, vessazione dei buoni, dimenticanza di Dio, contaminazione delle anime, inversione dei sessi, incostanza nei matrimoni, adulteri, impudicizie, perché l’abominevole culto degli idoli è causa, principio e fine d’ogni male. Essi o folleggiano in gozzoviglie, o vaticinano il falso, o vivono nell’ingiustizia e senza esitazione spergiurano, perché fidando in idoli inanimati non temono alcun pregiudizio per i loro spergiuri[536] “.

17Ma è la Sapienza dettata un secolo avanti il Cristo, o è scritto dettato per i momenti attuali? E vorreste parole di misericordia ancora?

“Stolti o delinquenti? Folli o indemoniati?”.

18Non avete mai visto un popolo in fuga sotto una grandine grossissima? Fugge, fugge e viene colpito perché i grossi chicchi lo perseguitano da ogni dove. Se dovessi parlare per come meritate e parlare Io, Dio Padre, sareste simili a questi percossi da innumerabile grandine.

19Parla la Bontà e non capite. Parla la Giustizia e la trovate, ingiusta. Avete paura e non vi correggete. Stolti o delinquenti? Folli o indemoniati? Ognuno si esamini. Ed è per questi che il Figlio del Padre fu mandato a morire?

Cristiani indegni delle grazie di Dio.

20Veramente che se fosse possibile trovare errore in Dio si dovrebbe dire che tale Sacrificio fu un errore, perché è nullo per troppi il suo infinito valore. Un errore. Sì. Che testimonia della mia Natura. Perché se non fossi Amore, o uomini che colpevoli come siete trovate che Io non vi tratto con misericordia, non vi avrei dato la Redenzione. Sì, che in verità se avessi dovuto agire come voi fate, volendo il 100 per 100, e anche il 1.000 per 100 quando fate un poco di bene, Io non avrei mai dovuto farvi grazia. Perché le grazie, tutte, cominciando da quella del Sangue effuso per voi, vengono da voi trascurate, derise, volte a disgrazie.

Condanna del Cristianesimo contemporaneo.

21Oggi non parla Gesù, e non vede il piccolo Giovanni[537]. Oggi parlo Io. Per dirvi che ora come due anni fa il mio Pensiero è sempre quello[538]. Per dirvi che se taccio è perché so inutile il parlare, per dirvi che la parola è amore e il silenzio è amore, che la severità è amore. Solo voi, nell’amore sovrano che informa tutto quanto da Dio viene, siete disamore. Ed è questa la vostra condanna. »

22E non ci mancava che questo severo dettato a finire di schiacciarmi…

Esperienza carismatica.

La figlia della celeste Gerusalemme[539].

23Mi lamento con la Mamma dicendole: “Ma a questo modo io non posso più pensare a te. Scrivo, scrivo, scrivo… e poi sono come morta, incapace anche di dirti un’Ave. Tu lo vedi: Resto con la corona in mano. Proprio ora che volevo farti maggiore compagnia in questi venerdì di Quaresima e di Passione!”.

24Mi giunge nettissima la risposta: “Non importa. Tu canti l’Evangelo della sua Passione e piangi sui suoi dolori e lo accompagni in essi. E così asciughi le mie lacrime molto più che se mi facessi direttamente compagnia. Figlia della celeste Gerusalemme, piangi sui peccati del mondo e benedici il Signore che ti volle sterile, senza gioia umana, per avere la gloria di essere il ‘piccolo Giovanni’. Di’ con me: ‘Ecco l’ancella del Signore. Si faccia in me come Egli vuole’. Ti benedico e non ti trattengo. Ti aspetto sulla via del Calvario. Va’ “.

498. Comunione ricevuta
dalle mani di Gesù
[540].

Ricordi delle sue gioie.

1Ero tutta triste dal mezzogiorno del Giovedì perché pensavo: “Domani niente Comunione”. Con quello che soffro sempre, e specie al venerdì, e quello che è generalmente per me da 15 anni il venerdì di Passione, rimanere senza il mio Cibo mi dava dolore. Pensavo: “Due anni fa P.M. mi portò la Comunione all’alba del venerdì santo. Stavo male a perciò poteva”. E le assicuro che avrei desiderato di stare anche peggio per poterla avere. Sono, col rimpianto della reliquia di S. Croce che mi fu levata dopo avermela donata da una che ha contribuito con Satana a darmi pena, le mie segrete sofferenze… e le più profonde.

2Marta era uscita per la visita alle sette chiese. Io ero sola. Scrivevo. E la desolazione di Maria si fondeva col pianto della povera Maria…

“Il tuo Sacerdote sono Io”.

3Mi leva dalla pena l’apparizione gaudiosa del mio Gesù, non martirizzato e sanguinoso, ma bello, radioso nella sua veste di lino candido come lo è nei momenti più lieti delle visioni. Viene verso di me come se venisse da una campagna in fiore e sorride tenendo qualcosa sotto il mantello bianco che ha incrociato sul petto e sulle mani.

4Mi dice: “Piccolo Giovanni, volevo dirti ‘piccolo scriba’ ma non te lo dico, perché se tu sei il laico che, non bastando i sacerdoti, istruisci sulla verità del mio tempo mortale, tu non sei in compenso la creatura di durezza e ferocia che erano gli scribi del mio tempo. Senti, piccolo Giovanni. Padre Migliorini non ti può portare la Comunione e ne soffri. Il tuo Sacerdote sono Io. Ti ho tenuta curvata sulle mie torture, sulla mia agonia. È giusto ti dia un premio. Guarda: tanti anni fa a quest’ora Io mi dirigevo al Cenacolo per consumare la Pasqua e distribuire la prima Eucarestia. Vieni e tieni, piccolo Giovanni“.

“Io sono il Pane vivo che dal Cielo discende”.

5E lasciando che il manto si apra mi mostra la pisside che ha nella mano. Si fa solenne e dice: “Io sono il Pane vivo che dal Cielo discende. Chi mangia di questo Pane non avrà più fame e vivrà in eterno. Questo è il mio Corpo che Io ti do in memoria di Me. Prendi e mangia“. E mi dà una grossa particola. Dico grossa perché è alta come una moneta antica (uno scudo). Il suo sapore (materiale e spirituale) è tale che mi riempie di delizia. Mi carezza e poi dice: “Ora che sei nutrita, scrivi. Domani tornerò”.

“Questo è il mio Sangue che Io ho versato per amore di voi”.

6E questa sera, alla stessa ora, mi riappare. Stavo male da quando c’era lei e non riuscivo a superare la crisi. Ero sudata fredda, cerea, boccheggiante, con vertigini continue e offuscamenti visivi. Eppure scrivevo perché dovevo scrivere… La Madre Dolorosa gemeva tutto il suo strazio.

7Gesù mi strania per un poco da tanto dolore di compartecipazione e fisico e, tenendo ben scoperto il calice colmo di un sangue rosso, robusto, direi spesso, quasi bollente perché schiumava con rare bolle come fosse appena uscito da un’arteria, mi dice: “Questo è il mio Sangue che Io ho versato per amore di voi. Prendi e bevi“. E mi avvicina il calice alle labbra mentre con l’altra mano mi accosta ad esso.

Il dono di vedere, odorare, gustare il sangue eucaristico.

8Sento il freddo del metallo contro le mie labbra e l’odore del sangue nel naso. Ma non ne ho ribrezzo. Mi attacco all’orlo liscio del calice d’argento e bevo un sorso di questo Sangue divino. Il quale ha tutte le caratteristiche del nostro per fluidità, viscosità, sapore. Ma che scende in me dandomi una delizia che mi porta ben in alto nella gioia. Vorrei bere e bere… Perché più se ne beve, più se ne vorrebbe. Ma me ne trattiene la riverenza.

9E contemplo quel Sangue amato, ne fiuto l’odor vivo, ne ammiro il perfetto colore rosso vivo. Ma per altre due volte Gesù mi fa bere… E poi se ne va… e in me resta il sapore e la fragranza di quel Sangue del mio Gesù.

10Quasi non lo volevo scrivere qui. Ma scriverlo in una lettera, che ero incerta se darla subito a lei o farla trovare alla mia morte. Perché certe sublimità si dicono male e mal volentieri. Ma poi ha prevalso il pensiero di scriverlo in un quaderno. E renderlo noto a lei subito.

Sapore duraturo del Sangue eucaristico[541]

11E questa dura ancora. Ho sempre presente alla vista mentale quel calice come lo vedessi ancora, e ancora ho nel palato il sapore ineffabile del Sangue del mio Dio… Le mie comunioni del Giovedì e Venerdì santo.

499. Pasqua di Risurrezione[542].

Betania e Cenacolo nei cuori.

Dice Gesù per P.M., Suor M. Gabriella[543], e per me:

1“Prima che finisse il giorno della Risurrezione mi mostrai alle donne fedeli e agli amici più cari, perché il loro gaudio fosse pieno e tutti sapessero che la prova era finita e il Signore risorto, e la loro fede fosse confermata con la sua pace e il suo perdono. Prima che finisca questa giornata Io vengo da voi. 2Da voi che avete saputo fare una Betania e un Cenacolo del vostro cuore, e con Me siete stati nella Passione.

La conoscenza del Vangelo è forza e santificazione.

2Pace e benedizione all’una e all’altra Maria. Pace e benedizione al loro e mio Lazzaro. Pace e benedizione a chi con loro convive nell’amore per Me. Crescete nell’amore di Me. Il Sangue e la Parola creino in voi forze sempre nuove. Venite senza timore alle Palme ferite. Voi non avete bisogno di toccare per credere. Ma avete bisogno di carezze per pregustare il Cielo, e le mie mani sono piene di carezze per i miei amici.

3Vi ho voluti con Me nella Passione. Perché la conosceste per sempre più amarla. Perché questa conoscenza è forza e santificazione. Gustatene fino a farvi forti della mia stessa forza anche nelle sofferenze per amore di Dio e dell’uomo. Venite ora con Me nella gioia che il mondo non può avere: la mia gioia.

4A voi, amici delle mie Betanie, note a Me solo, pace e benedizione del Signore Risorto.”

500. Il fiore di Dio[544].

Prescelta dal seno materno.

1Apro, essendo in riposo da tre giorni, la Bibbia. La apro a caso, tanto per leggere qualche cosa che ancora sia parola veniente da Dio. Mi si apre a pag. 769 e l’occhio mi cade sui versetti 25-26-27-28-29-30-31 del salmo 17 libro 1°[545]. E il Signore parla:

2“Non è forse quello che tu puoi dire di te?

3Un tempo – Io ti amavo con la mia perfezione, ma tu non mi amavi con la tua perfezione perché, se c’era anche il pensiero di Me nel tuo cuore, c’erano affezioni più forti anche di quella data a Me – non meritavi la mia ricompensa. Te lo ricordi quel tempo. E anche Io me to ricordo. Eri uscita dal tuo educandato tutta profumata di Dio come una vergine del Tempio dei profumi dell’incenso rituale. Ed Io ti avevo scelta già.

4Quando ti ho scelta? Lo vuoi sapere? Veramente quando ti fu creata un’anima, perché nessun destino d’uomo è ignoto al Pensiero eterno. Ma la piccola Maria, tenuta in vita dal mio volere nonostante le infelici circostanze in cui nascesti e che ti furono compagne nei mesi che eri un angelo poppante, fu mia quando sparse le prime lacrime davanti al divino Deposto di croce. Mi ti ha chiesta. E Io ti ho data con un sorriso di compiacimento. Egli ha ripetuto per te in Cielo, e al Padre e al Paraclito lo ha detto, il suo: “Lasciate che i pargoli vengano a Me”.

Il Regno dei cieli è dei pargoli.

5Non ci sono che le labbra dei pargoli che levino il dolore delle sue ferite. Dei pargoli di età e di quelli di volere. Di quelli che per suo amore e per ubbidienza al Maestro “divengono simili a pargoli per avere il Regno dei Cieli”[546]. La Delizia di Dio, Maria Madre Vergine, è la perfetta pargola che giubila nel Regno dei Cieli. Le anime di adulti che siano “pargole” sono rare come perle di perfetta rotondità e mirifica grossezza. Ma i pargoli di età sono tutti possessori di quell’anima, come fosse non ancora profanata, che fa la delizia di Dio e il sollievo del Cristo. Ed il Figlio ti volle d’allora. Ogni lacrima innocente ti valse un suo bacio, ogni bacio una grazia, ogni grazia uno sponsale con il Divino Amore.

Il Magnificat e il Miserere.

6Non è errore guardare indietro per poter intonare il Magnificat e il Miserere. E il Magnificat tuo lo potesti intonare fino all’uscita dal tuo educandato. Eri tutta di Dio. Un solo altare in te. E un solo amore. Il giglio dalla coppa appena socchiusa non era colmo che di rugiada celeste e di raggi divini. Poi è venuto il mondo. E con esso molti altri altari e molti altri amori. Gli usurpatori del “mio” posto. E durarono finché Io volli. Avrei potuto anche non volere. E ci sarà chi dice: “È stato un pericoloso esperimento”. No. Era necessario. Gli apostoli furono umiliati con la loro defezione dal Cristo durante la quale ogni ramo dell’umanità corrotta prese il sopravvento in loro e furono di nuovo afferrati e scossi e aizzati da tutto quanto turba l’uomo. E compresero che quanto erano divenuti di diverso non era per loro unico merito, ma perché erano con Gesù. E la superbia, la corruttrice dell’uomo, fu stritolata in loro. Questo è necessario fare con tutti gli eletti a speciale sorte perché non perdano la elezione demeritando il mio amore. Uno per uno sono caduti gli usurpatori del mio posto in te. E il tuo Dio solo è tornato il tuo Re al quale cantasti il Miserere del tuo sapiente pentimento.

7Ora, figlia, guarda il passato e il presente. Guarda quel tempo dei molti amori all’uomo, alla scienza, a te stessa, e guarda il tempo attuale, da quando non c’è di nuovo che un solo amore.  Per Me.  E dimmi.  Dimmi con  l’anima  tua,  ascoltando questa sola, l’unica che abbia voce vera e preziosa. 9Non  hai  tutto,  ora?

8Da quando sei mia non hai tutto? Molti, che stolti sono, diranno: “Non ha nulla! Non salute, non gioia, non benessere”. Ma la tua anima, che vede coi suoi occhi d’anima, dice: “Ho tutto ora, anche quello che è un santo superfluo“. Se superfluo si può chiamare quanto esula dallo strettamente necessario per salire a Dio.

Premio alla missione.

9Tu hai la tua particolare missione di portavoce. Ma oltre questa, che è dono e non è necessario averla per essere prediletti, tu hai il consenso di Dio sui tuoi desideri. Perché? Perché, come dice il salmo: “Il Signore mi ha ricompensato secondo la mia giustizia, secondo la purezza che hanno le mie mani dinanzi agli occhi tuoi[547].

10Io sono infinitamente, divinamente munifico con i giusti e i puri di cuore. Buono coi deboli, sono perfettamente buono con coloro che sanno essere forti per mio amore. E poiché Amore sono, devo fare forza a Me stesso per non essere debole anche verso coloro che mancano. A questi concedo la misericordia del mio Figlio. Ai miei figli concedo la moltitudine dei miei doni. E li salvo e li illumino, e li libero, e li fortifico sempre più, e li conduco tenendoli per mano sulla mia via immacolata, istruendoli con la mia Parola temprata nel Fuoco del Divino Amore.

11Così con te, anima mia che in Me hai messo il tuo amore ed ogni tua fiducia. Non avere paura, fiore di Dio. Non ve ne è uno, dai microscopici fiori dei paesi del ghiaccio ai fiori giganti delle zone torride, che Io lasci senza rugiada, luce e calore necessario alle loro vite gentili. E sono steli! Ma i fiori delle anime mie che cure avranno dal loro Creatore? Non avere paura, fiore di Dio, imperlato del sangue e del pianto del Figlio e della Vergine. Con queste gemme e con la tua fedeltà mi sei cara tanto. Canta, e per sempre, il Magnificat.

12Il Padre, il Figlio, il Paraclito sono con te.”

Canto dell’anima.

13Oh! Signore, Signore! Tu lo dici e certo è verità. Sarà stato tutto necessario. Ma cosa è mai stato per me il tuo abbandono dello scorso anno3! Tu lo vedi. Tu non ignori le sensazioni dei cuori. Vi sono ferite che dolgono anche dopo la cicatrizzazione al più leggero sfioramento. Delle volte dolgono per simpatia nervosa anche quando si fa l’atto di toccarle o si tocca l’arto opposto. I nervi recisi dolgono anche dopo che la ferita è chiusa. E il tuo abbandono, anche ora che mi hai ripresa sul cuore, è una ferita che dà sempre dolore perché ha reciso il nervo che mi univa a Te. Non ti chiedo: “Perché lo hai fatto?”. Ma ti dico solo: “Tu sai cosa è stato per me il tuo abbandono!”.

14Oggi ho tremato a scrivere: 10 aprile. Perché è un anno oggi che Tu lasciavi il tuo misero fiore senza rugiada, senza luce e calore. E per poco ne sono morta. Perché tutto ti ho dato, e se ancora avessi ti darei. Ma non darmi mai più una simile prova. Tu vedi che la mia miseria non la può sopportare.

15Canto, sì. Canto il mio Magnificat! Ti dico anche: “Non ho proprio meritato che Tu facessi in me ‘grandi cose’ “. Ma il mio canto è  mescolato  per  sempre  col  pianto perché, come un bambino che ha avuto un periodo d’infanzia derelitta non ha più il sereno viso dei bambini felici, così pure io ho sempre presente il tuo abbandono dello scorso anno. Ha ragione Gesù! Ha ragione Maria! Ciò che non si sopporta nella “nostra passione” è il tuo abbandono, Padre…

16Si riaccende, mentre scrivo questo, il piccolo lume che in perpetuo arde davanti a Gesù. La stellina che splende insieme al mio cuore davanti al mio Gesù crocifisso. Era un anno che era spenta… La mia cella, il mio tabernacolo, il mio paradiso non aveva più luce. E mi dava una tale pena questa cosa…

17Tutto ho avuto dal tuo amore. Ma anche tanto dal tuo rigore. Tenebre, solitudine, e quello che tuo Figlio ha definito “inferno”… Sono rimasta come un uccello che per pura fortuna è sfuggito ai suoi torturatori. Ho paura… Da ogni lato vedo reti e gabbie e torture… Signore, pietà…

501. I disegni di Dio[548].

Gli eventi della vita.

Dice Gesù:

1“Scrivi questo solo. I disegni di Dio hanno una continuità ed una necessità misteriosa, santa, che solo nell’altra vita vi appariranno chiare. Sembrano talora di una incoerenza strana. Vi sembrano, perché voi guardate tutto con occhi umani. Ma invece ogni loro succedersi è un concatenarsi armonico e giusto da cui viene la sorte umana e soprumana. Viene la sorte perché, a seconda del corrispondere dell’anima al disegno che Dio le propone, corrisponde una sorta di beatitudine o di dannazione o anche semplicemente di purgazione dolorosa nell’altra vita, e in questa aiuti o abbandoni divini.

Il segno della formazione spirituale di un cuore

2L’ubbidienza pronta, l’aderenza gioconda al disegno di Dio sono il segno della formazione spirituale di un cuore. Gesù Cristo fu il perfetto in questa formazione. Lo era come Dio. Lo fu come uomo. E se come Dio non poteva essere insidiato dal Tentatore che inocula superbia e disubbidienza per levare al bene di Dio uno spirito, come Uomo, quando fu sulla terra, fu ben potuto essere consigliato alla disubbidienza dal Tentatore. Considera, figlia, a quale ubbidienza Egli doveva sottoporre Sé stesso. Già si era imposto il giogo avvilente, per Lui che era Dio, di una umanità. E con essa aveva dovuto sopportare tutto quanto è umanità. Ma al termine di essa umanità Egli vedeva la Croce, la morte obbrobriosa e tormentosa del crocifisso. Non lo ignorava il suo futuro. E non si sottrasse al suo futuro.

Dio propone per il bene della creatura.

3Quante volte gli uomini, pur sapendo che da quella data cosa a loro proposta da Dio viene un bene per loro e per i loro simili, non si sottraggono dicendo: “Perché devo lasciare questa cosa che mi dà utile per assumere quella che è penosa? E per chi?”. Ma per amore, figli! Amore di Me. Non può il Padre chiedervi nulla che non sia di vostro sicuro e non labile bene. Se procedeste con fede non dubitereste del Padre. Direste: “Se mi propone questo è certo per mio bene. Lo faccio“. Se procedeste con amore, direste: “Egli mi ama. Lo amo“. E se poi la cosa proposta fosse di bene al prossimo, anche essendo un sacrificio per voi, se santi foste subito la accettereste come l’accettò il Figlio mio per bene vostro. Io, poi, vi darei fulgido premio.

La legge di causa ed effetto.

4Perciò, quando guardi l’apparente contrasto della tua vita, anzi i molti contrasti della tua vita, e quanto hai, di’ sempre: “Quello, evento apparentemente in dissonanza col seguente e col mio attuale presente, ha preparato questo. Ed ho questo perché ho accettato quello”. Considera come, da quando hai fatto della parola della preghiera del Figlio: “Sia fatta la tua volontà” la norma non sterile della tua vita, tu abbia non più sostato ma camminato, poi corso, poi volato verso l’alto. Si è accentuato il volere, il conoscere, il migliorare, più si è aumentata in te l’ubbidienza gioconda e pronta al disegno mio.

5Altro non dico. Sta’ con la nostra benedizione.”

6Credevo fosse Gesù, invece è l’Eterno Padre che mi dice stamane queste dolci parole, e con tanta pietà per il mio stato fisico.

502. La vera immortalità[549].

Similitudine della cenerentola.

Dice il Divino Spirito:

1“Ti ho ferito l’intelletto con la frase: “Nell’intima unione con la Sapienza sta l’immortalità[550] Ora ti spiego questo vero.

2L’anima paragoniamola ad una creatura qualunque. La Sapienza ad un re potente. La creatura, finché non è che suddita di quel re, o anche soltanto un essere che quel re vede andando in viaggio per la terra, non è che una creatura qualunque. Oggi paga del suo piccolo benessere, domani tremante per paura del prepotere, domani l’altro indaffarata per cose di poco valore, il giorno che segue piangente perché lesa nei suoi beni. Il re è sempre quello: ricco, potente, sicuro. Ma la povera creatura non è mai sicura. Ma se quel re, dall’alto del suo cocchio, cala il suo occhio sulla creatura e, vedendola amabile nella sua povertà, ne sente amore e dice: “La voglio prendere con me, istruirla perché non sfiguri al mio fianco, e poi, fatta dotta dell’arte del regno, voglio farla mia sposa” e così fa, quell’anima non acquista per questa elezione le doti di potenza e di ricchezza e di sicurezza del suo sposo-re?

La vera immortalità.

3Quando la Sapienza dice ad un’anima: “Vieni. Sii mia” e la istruisce nei suoi veri, e la elegge a sua consorte dandosi con amplessi continui d’amore, svelandosi, nei sublimi talami, in tutta la sua perfezione, aprendo tutti i suoi forzieri e dicendo: “Prendi delle mie gemme. Sono per ornare te“, porgendo di sua mano il calice del vino vitale che dà integrità e eterna vita dicendo: “Bevi alla mia coppa per essere preservata da corruzione e da morte“, allora l’anima passa dalla sudditanza all’unione e, se è fedele alla sua elezione, acquista l’immortalità. La vera immortalità, non quella relativa data dagli uomini agli uomini.

Come si conquista la vera immortalità.

4Quanti, che ai loro tempi si credettero e furono detti “immortali”, sono ora degli “sconosciuti” morti anche nel ricordo! La maggior parte degli uomini ignora persino che vissero, e fra quelli che li conoscono di nome chi sa esattamente le loro opere? Una minoranza esigua. La vera immortalità è quella nota a Dio e ai suoi beati, è quella che sarà proclamata nel giorno del Giudizio finale agli occhi della moltitudine risorta. È quella che si conquista nell’unione con la Sapienza. Con Me. Perché chi con Me convive e mi ama, chi si orna delle mie gemme, chi beve delle mie acque cammina nelle vie della santità e conquista l’immortalità conquistando il Regno di Dio.

L’Amore che d’amor si pasce

5Io non ti lascio. Se il riposo del Figlio di Dio è fra i cuori che lo amano, la mia gioia è tenermi presso coloro che mi amano. L’Amore che d’amor si pasce, che nel suo amore si sente sommergere perché in troppo pochi può riversare le onde del suo bene, si espande, pieno e costante come un grande fiume perenne, sulle anime a Lui fedeli, le abbraccia colle sue onde dolcissime, le solleva, le trasporta, le porta nel grande mare della conoscenza di Dio sino al golfo della beatitudine: al seno del Padre Eterno.

6Sta’ buona, sta’ in pace. Il fiore sull’onde non fa resistenza. Naviga nell’azzurro di cui si disseta, brillando ai raggi del sole per l’acqua che lo decora, e va sino all’aperto mare. Va’ ugualmente tu. Ti benedico.”

503. Ora l’Umanità non è che ossa[551].

L’umanità rivivrà?[552]

Dice Gesù:

1“Io ti domando come domandò il Signore ad Ezechiele: ‘Pensi tu che queste ossa rivivranno?’ “.

2Io, come Ezechiele, rispondo: “Tu lo sai, Signore Iddio”, perché capisco quale è il senso della parola “ossa” usata per dire “uomini”. Comprendo cioè che Gesù non mi chiede se risorgeranno i morti all’ultimo Giorno. Questo è fede, e non v’è dubbio su questo. Ma Egli dà nome di “ossa” a questa povera umanità attuale, così tutta materia e niente spirito. Lo comprendo perché, come le ho spiegato già tante volte, quando Dio mi prende perché io sia il suo portavoce, la mia intelligenza si amplifica e si eleva a una potenza che è molto superiore a quella consentita agli umani. E io “vedo”, “odo”, “comprendo” secondo lo spirito.

L’uomo, una macchina, un bruto un cadavere.

3Gesù sorride perché vede che ho compreso la sua domanda, e spiega:

4Così è. Ora l’Umanità non è che ossa, che ruderi calcinati, pesanti, morti, sprofondati nei solchi fetidi dei vizi e delle eresie. Lo spirito non è più. Lo spirito che è vita nella carne e vita nell’eternità. Lo spirito che è quello che differenzia l’uomo dall’animale. L’uomo ha ucciso se stesso nella parte migliore. È una macchina? È un bruto? È un cadavere? Sì. È tutto questo.

5Macchina, perché compie la sua giornata con la meccanicità di un congegno che opera perché deve operare per forza delle sue parti messe in moto. Ma che lo fa senza comprendere il bello di ciò che fa. Anche l’uomo si alza, si corica, dopo avere mangiato, lavorato, passeggiato, parlato, senza mai comprendere quello che fa nel suo bello o nel suo brutto. Semplicemente perché, privo come è di spirito, non distingue più il bello dal brutto, il bene dal male.

6È bruto perché si appaga di dormire, di mangiare, di accumulare grasso sul corpo e riserve nella tana, né più né meno di come fa il bruto che di queste operazioni fa lo scopo della sua vita e la gioia della sua esistenza, e tutto giustifica, egoismi e ferocie, per questa legge bassa e brutale della necessità di predare per essere satollo.

7È cadavere perché ciò che fa dire di un uomo che è vivo è la presenza nella carne dello spirito. Quando l’anima si esala, l’uomo diviene il cadavere. In verità l’uomo attuale è un cadavere tenuto ritto e in moto per un sortilegio della meccanica o del demonio. Ma è un cadavere.

Il tempo di un popolo di “vivi” e non cadaveri[553].

8Orbene Io dico: “Ecco che Io infonderò in voi, aride ossa, lo spirito, e rivivrete. Farò risalire su voi i nervi e ricrescere le carni e distendere su voi la pelle e vi darò lo spirito e rivivrete e conoscerete che Io sono il Signore”. Sì, che questo Io farò. Verrà il tempo in cui Io riavrò un popolo di “vivi” e non di cadaveri.

9Intanto ecco che Io, ai migliori, non morti, ma scheletriti per mancanza del cibo spirituale, do il nutrimento della mia parola. Non voglio la vostra morte per consunzione. Questa è la sostanziosa manna che con dolcezza vi dà vigore. Oh! 13Nutritevene, figli del mio amore e del mio sacrificio! E perché devo vedere che tanti hanno fame, e tanto cibo è per essi preparato dal Salvatore, e ad esso non è attinto per coloro che hanno fame? Nutritevi, rizzatevi in piedi, uscite dai sepolcri. Uscite dall’inerzia, uscite dai vizi del secolo, venite alla conoscenza, venite a “riconoscere” il Signore Iddio vostro.

Preparare l’era dello spirito vivo[554].

10Ve l’ho detto all’inizio di questa opera e a metà di questa tragica guerra1 e ve lo ripeto: “Questa è una delle guerre preparatorie dei tempi dell’Anticristo“. Poi verrà l’era dello spirito vivo. Beati quelli che si prepareranno a riceverla.

11Non dite: “Noi non vi saremo”. Non voi, non tutti voi. 16Ma è stoltezza e anticarità pensare a sé soli. Da padri atei nascono figli atei. Da padri inerti figli inerti. Ed essi, i figli vostri ed i figli dei figli, avranno tanto bisogno di forza spirituale per quell’ora! In fondo è legge di amore umano questa di provvedere al bene dei figli e dei nipoti. Non siate da meno, per ciò che è spirituale, di quanto non lo siate per ciò che è di questo mondo, e come date ai figli una ricchezza o vi studiate di darla perché abbiano giorni più lieti dei vostri, adoperatevi a dar loro eredità di forza spirituale, che essi possano lavorare e moltiplicare per averne dovizia quando la grandine delle ultime battaglie del mondo e di Lucifero flagellerà con una ferocia tale l’Umanità di modo che essa si chiederà se l’Inferno non sarebbe migliore.

12L’Inferno! Essa lo vivrà. Dopo, per i fedeli allo spirito, verrà il Paradiso, verrà la Terra non terra: il Regno dei Cieli.”

504. Martirio di Santa Irene[555].

Un rudere di corpo umano carbonizzato.

1Vedo insistentemente un rudere di corpo umano carbonizzato. È una vista pietosa e paurosa. È tanto corroso dalle fiamme che sembra un’informe statua di ferro estratta da un fondo di mare. Ancora si comprende la testa nelle sue linee principali del naso, zigomi e mento, ma manca ad essa la rotondità delle guance, la parte carnosa del naso, le orecchie, le labbra. Tutto è rinsecchito o distrutto. E così le estremità, simili nelle braccia e nelle gambe a rami semi combusti, alle quali il calore ha cambiato aspetto come fossero di cera rivestente tendini che si sono rattratti per l’ardore e che hanno rattrappito e contorto piedi e mani. Naturalmente mancano capelli e sopracciglia. Né potrei dire se fu uomo o donna, giovane o adulto, biondo o bruno, quel povero essere giacente riverso sui resti di un fuoco ormai spento. Il luogo pare essere alla periferia di una città, là dove incomincia la campagna, in una zona desolata, sassosa, lugubre.

Preparativi del rogo.

2Contemplo e contemplo questo povero corpo abbandonato in questo luogo e mi viene fatto di chiedere: “Ma chi sei?”.

3Non ho risposta per molte ore. Ma adesso io, pur ritrovandomi in quello stesso luogo, lo vedo animato di persone vestite all’antica che lavorano alla costruzione di un poderoso rogo di fascine mescolate a tronchetti robusti, solido, atto a bruciare molto bene. E poi ancora vedo venire dalla parte della città, che non so quale sia, ma certo è prossima al mare che scintilla là in fondo sotto il sole meridiano, un corteo di armati e di popolo.

Martirio d’Irene.

4Una giovane, poco più che adolescente, è in mezzo ad esso. Viene condotta al rogo. Era per lei. Vi sale tranquilla, sicura, con quell’espressione di suprema e sognante pace che ho visto sempre sul volto dei martiri.

5Fino ai piedi della catasta la segue, e là la saluta, una donna velata e anziana, come la mostrano le forme piuttosto pingui e quel poco che di lei appare quando per baciare la giovinetta si alza il velo. Non le dice una parola. Ma solo baci e pianto. La vogliono respingere, e duramente le impongono di allontanarsi mentre già le prime fiamme lambiscono la catasta, appiccate alle eriche asciutte delle fascine. Ma con una dignità non priva di alterezza ella risponde – a quelli che le dicono: “Perché ti interessi di questa ribelle? Ne sei parente? Vattene. Non si può stare a dare conforto ai nemici di Cesare” -: “Sono Anastasia, dama romana, sorella a costei. È mio diritto restare presso di lei come presso le sorelle di ieri. Lasciatemi, o me ne appellerò all’imperatore”.

6La lasciano stare ed ella guarda la giovinetta verso cui salgono lingue di fiamma e ondate di fumo che a intervalli la nascondono. La guarda così serena e sorridente al suo sogno spirituale, insensibile ai morsi delle fiamme che per prime le si apprendono ai capelli che ardono in una fumosa lingua di fuoco, poi alle vesti… finché, a sostituzione della bianca veste, arsa dalle fiamme, lo strumento stesso del martirio le fa una splendida veste di fuoco vivo, e dietro ad esso la cela agli sguardi della folla.

7“Addio, Irene. Ricordati di me quando sarai in pace” grida Anastasia. E da dietro al velo del fuoco risponde la giovane voce tranquilla: “Addio. Già parlo di te con…”. Non si sente più che il ruggire delle vampe…

8I soldati e gli esecutori della sentenza si allontanano quando comprendono che la morte è sopravvenuta, lasciando che il rogo termini la sua distruzione da solo.

I fratelli di Tessalonica.

9Anastasia non si muove. Fissa fra l’ardore del fuoco e quello del sole, che è forte in questa arida zona, attende… Finché sopraggiungono le ombre crepuscolari nelle quali splende debolmente qualche superstite guizzo fra le legna del rogo. Sembrano scrivere parole misteriose, narrando alla sera le glorie della giovane martire.

10Allora Anastasia si muove. Non va verso il rogo. Ma va verso una casupola in rovina che è poco lontano, già spersa per la spoglia campagna. Vi entra, va sicura, al chiarore di un primo raggio di luna, in un incolto orticello, si china su un pozzo e chiama. La sua voce ha risonanza di bronzo nel cavo del pozzo. Più voci le rispondono. E delle ombre emergono l’una dopo l’altra dal pozzo che deve essere asciutto.

11“Venite. Non c’è più nessuno. Venite. Prima che le facciano spregio. È morta da angelo come visse. Non ho toccato le ceneri perché… tutto le ho dato come il Padre dell’anima mia mi ordinò. Ma… oh! è troppo orribile trovare ridotto a carbone un giovane giglio!”.

12“Ritirati, domina. Noi faremo per te”.

13“No. Mi devo abituare a questo supplizio. Egli me lo ha detto. Ma allora non sarò sola. Ella e le sorelle saranno con gli angeli al mio fianco. Ora siatevi voi, fratelli di Tessalonica”.

Deposizione della salma.

14Vanno verso il rogo definitivamente spento: mucchio di ceneri sparse su cui è posato il corpo carbonizzato già prima visto. Anastasia piange piano mentre, con l’aiuto dei cristiani, involge in un drappo prezioso il corpo che la fiamma ha mummificato. Poi lo posano su una barella e il piccolo, pietoso corteo, costeggiando il limite della città, raggiunge una vasta casa di bella presenza dentro cui penetrano, deponendo in un cimitero scavato nel giardino la salma, mentre uno, certo sacerdote, la benedice fra lenti canti dei cristiani presenti.

Nota del portavoce[556].

Lo zero assoluto e assoluto buio.

15Intanto faccio questa prima osservazione, se no la dimentico.

16Il brano “Sepoltura di Gesù” dello scorso anno, messo nell’indice della Passione, e che noi abbiamo mutilato parendoci un superfluo come una ripetizione, era utile, invece, per spiegare diverse cose ai desiderosi di conoscere (onestamente) tutto ciò che è del Signore e anche ai negatori della reale morte di Cristo. Sulla fine era detto come fosse imbalsamato il Corpo e sistemato fra le tele. E questo spiegava diverse cose.

17Bene, ormai è fatta. Ma si persuada che io, quando non sono tenuta da Gesù, sono una perfetta ebete, non vedo nulla, non comprendo nulla. Perciò è perfettamente inutile venire a chiedere a me qualche cosa dopo che il mio compito è finito. Non so più niente. Non capisco più l’utilità di un brano. Niente. Zero assoluto e assoluto buio.

18Stamane all’alba mi fu mostrato il perché era stato messo nell’indice dei brani quel pezzo. E io mi sono sorbita la mia… medicina contro l’orgoglio del giudizio umano. Io, ora, farei una postilla, in un foglio incluso, dove sia spiegato come fu preparato il Cadavere, e la inserirei ad utile e lume dei desiderosi e dei negatori.

19Ed ora avanti.

505. Le stanchezze dell’apostolato[557].

Lasciare perdere il mondo e le sue storie.

1Questa mattina ne ha avuto uno anche per me[558]

2Mi era preso un così completo sconforto che mi sono messa a piangere per tante cose, non ultime fra esse la stanchezza di scrivere e scrivere con la convinzione che tanta bontà di Dio e tanta fatica del piccolo Giovanni siano proprio inutili. E ho invocato piangendo il mio Maestro, e poi che per sua bontà è venuto tutto per me gli ho detto il mio pensiero. Ha avuto un moto delle spalle equivalente ad un “lascia perdere il mondo e le sue storie” e poi mi ha accarezzata dicendo:

Le stanchezza spirituale.

3E che? Non vorresti aiutarmi ancora? Il mondo non vuole la conoscenza delle mie parole? Ebbene, raccontiamocele fra noi, per mia gioia nel ripeterle ad un cuore fedele, per la tua di udirle.

4Le stanchezze dell’apostolato!... Più accascianti di quelle di qualsiasi lavoro! Levano luce al giorno più sereno e dolcezza al più dolce cibo. Tutto diviene cenere e fango, nausea e fiele. Ma, anima mia, sono queste le ore in cui noi ci carichiamo della stanchezza, del dubbio, della miseria dei mondani che muoiono di non possedere ciò che noi abbiamo. E sono le ore in cui facciamo di più. Te l’ho detto anche lo scorso anno.

5“A che pro?” si chiede l’anima sommersa da ciò che sommerge il mondo, ossia dalle onde mandate da Satana. E il mondo affoga. Ma l’anima inchiodata col suo Dio sulla croce non affoga. Perde per un attimo la luce e sprofonda sotto l’onda nauseante delta stanchezza spirituale, e poi emerge più fresca e più bella.

Gesù ha sempre bisogno di aiuto.

6Il tuo dire: “Io non sono più buona a nulla” è una conseguenza di questa stanchezza. Tu non saresti mai buona a nulla. Ma Io sono sempre Io e perciò tu sarai sempre buona al tuo compito di portavoce. Certo che, se vedessi che come pesante e preziosissima gemma il mio dono venisse con avarizia nascosto, con imprudenza usato, o con ignavia non cercato di tutelare sotto quelle garanzie che la cattiveria umana impone2 di usare in questi casi per tutelare il dono e la creatura attraverso alla quale il dono viene dato, Io direi il mio “basta”. 9E questa volta senza ritorni. Basta per tutti, fuorché per la mia piccola anima che oggi sembra proprio un fiorellino sotto un acquazzone.

7E puoi, con queste carezze, dubitare che Io ti ami? Su! Mi hai aiutato nel tempo di guerra. Aiutami ora, ancora… C’è tanto da fare.”

8E mi sono calmata sotto la carezza della lunga mano e del sorriso così dolce del mio Gesù, candido come sempre quando è tutto per me.

Note del Portavoce.

Nota 1: Lezione per i consacrati[559].

Dice Gesù:

9“Piccolo Giovanni, vieni con Me ché ti devo fare scrivere una lezione per i consacrati di oggi. Vedi e scrivi.”

Nota 2: Apparizione del volto dell’innominabile[560].

10Da questa notte l’apparizione orribile del volto che lei sa, così come io lo vedo, e ne sono terrorizzata.

Nota 3: Errori di trascrizione[561].

Dice Gesù:

11“Stai male e ti lascio quieta. Solo ti faccio osservare come può cambiare tutto una sola frase omessa o una parola male trascritta. E tu, scrivente, sei viva e puoi riparare subito. Pensa dunque e comprendi come 20 secoli abbiano potuto privare di parti, non deleterie alla dottrina ma alla facilità di comprendere il Vangelo, il Vangelo apostolico. Questo – opera che, se risaliamo alle origini, scopriamo ancora fatica del Disordine – spiega tante cose e si presta ai figli del Disordine per tante altre cose. E tu vedi come è facile cadere in errore di trascrizione…

12Piccolo Giovanni, sta’ buono oggi. Sei un fiore spezzato. Passerò poi Io a ristorare il tuo stelo. Per oggi mi occorrono le lacrime della tua ferita. Dio è con te.”

506. Il dono dello Spirito[562].

Nell’amore spirituale conta il sacrificio.

Dice a sera[563] l’Amore eterno:

1“Non ci sono parole proprie. Ma tu mi hai sentito parlare dalle labbra del Verbo, della Vergine, dell’Apostolo: ai cercatori di Dio, agli studiosi di Dio, ai bisognosi di Dio. Per te, fra le onde amare, una corrente di dolcezza. Per gli altri quello che è nel tanto che viene dato. Sono Spirito d’Amore. Ma sono anche Giustizia. Più mi do a chi più mi viene sacrificato. Chi ha orecchie da intendere intenda.

Nell’amore spirituale la sensualità è dannosa.

2Non bisogna avere la sensualità nell’amore spirituale. Le carezze di Dio non sono doni che potete esigere. Sono grazie che vengono date. E bisogna non essere avidi, come avari che vogliono cumulo di gran moneta. E non bisogna essere come i satrapi, che passavano il tempo nel rimirare le gemme che i sudditi portavano ai loro forzieri, senza alcuna fatica da parte loro mentre i portatori avevano sudato sangue a strappare le gemme dalle viscere dei mari e del suolo. Ognuno estragga con la sua fatica i diamanti purissimi della Sapienza. Non incorrete nella facile deviazione dalla spiritualità al sentimentalismo. Io sono il Fortificatore e voglio nei miei fedeli fortezza. Il sentimentalismo in religione è come la creta e il ferro dei piedi della statua sognata da Nabucodonosor[564]. Basta che il sassolino di una delusione li urti che tutto è in pericolo. E se il sasso è grosso è la rovina.

La terra è luogo di lotta.

3Fortezza, figli! Fortezza! La terra è luogo di lotta. La beatitudine è qui, dove Io sono. Ma per salirvi… È come una via di diaspro scheggiato. Tortura. E ogni tortura è un merito. 4Il Figlio di Dio non ha avuto che quella. Ne volete una migliore voi? Rinnovellatevi nel mio Fuoco. “

507. La mistica pianta[565].

Il “giglio” della Trinità.

1È ben venuta, spremendomi lacrime di gioia, l’onda di dolcezza che mi prometteva il Paraclito ieri sera. È venuta con una carezza tutta spirituale, con un soffio che era bacio, leggerissimo, sfiorante la fronte, e con uno slancio di amore in me, così profondo che il cuore fisico ne ha avuto sofferenza, e tutto nello stesso tempo è dolcezza e gioia. E insieme la Voce non voce del Paraclito mi ha parlato e parla, portandomi, a paragone del come mi ama Dio, il giglio che mi è fiorito1. Il “loro” giglio… Dice:

La mistica pianta.

2“Così sei amata… così sei tenuta… (attende che abbia scritto quanto sopra e prosegue). Dio è la tua forza. Guarda come è ben rigido lo stelo. Non manca di nulla, neppure delle foglie che non sono inutili ma necessarie alla protezione del fiore. Dio è il tuo stelo. Le virtù divine le tue foglie. Dio è il tuo fine. Il fiore è al culmine dello stelo. Tu sei come il lungo pistillo che sporge dal calice di neve, circondato dalle fiamme d’oro delle antere colme di polline. Così ti ama Dio. Ti ha creata, sprofondandoti nella terra come il bulbo nella aiuola, ma ti ha dato un’anima: il centro della tua vita, e quell’anima, dopo averla mortificata facendole gustare il buio mortificante della terra, l’ha portata su, su, sempre più su, proteggendola con le virtù messe a difesa, aspirandola sino all’abbraccio bianco della Corolla eterna: la Ss. nostra Trinità. Così, così il nostro amore ti fascia: di candore e di fuoco, di pace e di letizia. Guarda: poiché sei la “nostra” piccola Maria, la tutta nostra, ecco che lo spirito tuo, il lungo stilo, chiuso nel Cuore nostro, ha il segno nostro: è uno ed è segnato da tre separazioni che non lo dividono ma che lo fanno tricuspide nel suo stimma. Maria, piccola Maria.. “

Canto del Magnificat.

3E la Voce tace ma subentra un coro pieno di osanna angelici su cui si alza, limpida e gaudiosa, la voce della Vergine che canta il Magnificat… Come lo canta! Mai ho sentito quel salmo cantato con un simile canto. Solo Lei lo può cantare così… Non la vedo. Vedo solo un immenso e potentissimo splendore. Ma so che è Lei, e mi unisco con l’anima al canto…

508. Messaggi.

Per Paola Belfanti[566]: La comunione degli spiriti

Dice Maria:

1“Non il sorriso e le grazie della Mamma celeste. Ma più ancora. Quelle sono e saranno sempre su te se tu sarai sempre la Paola di Gesù, che Gesù ha voluto prendere da tanto lontano, da luoghi nebbiosi e tristi, da pascoli malati dove ti sfinivi senza gioia e senza utile, per portarti in luminose plaghe, a cibo santo dove ti sei corroborata l’anima sapendo che la Vita è, e che nulla è perduto, che nessuno è separato per coloro che si amano nel Signore. Ora tu sai come si trovano le anime dei viventi e quelle dei “vivi”, come da Cielo e Terra si tendano le incorporee braccia degli spiriti e si scambino parole e carezze, a fare men triste la vostra esistenza e più felice la nostra Dimora. Tu sai ora cosa è la comunione beata degli spiriti, dei santi, di quelli che, se anche hanno cambiato forma e natura, non hanno cessato di esistere, e che amano come in vita non avrebbero potuto amare perché amano in Dio.

2Non io sola, io, Madre di tutti i figli di mio Figlio, Madre di tutti coloro che hanno bisogno d’amore, ma anche un’altra madre si curva su te, figlia, in quest’ora. Tua madre, quella che cercavi dove non era, dove non potevi trovarla perché ella fu buona e onesta e seppe la più grande di tutte le cose: il perdono, non è assente, figlia. E mentre io ti benedico, ella ti bacia perché non sia triste ma sereno il tuo cuore in quest’ora.

3Sia gloria al Padre, al Figlio a allo Spirito Santo.”

4Questo dettato della Mamma è venuto dopo la lettera di annuncio delle prossime nozze di Paola. Avevo appena finito la mia lettera di augurio, erano le 21,30. La Vergine fu netta e pressante nel farmi sospendere la lettera appena iniziata a Giuseppe[567], per scrivere questo dettato.

Note del Portavoce[568].

5(40 anni fa ricevevo la Cresima per mano del Cardinale Andrea Ferrari.)

Per Suor Gabriella[569]: L’amore è cauterio.

Per Suor G1… dice Gesù:

6A Gabriella di mia Madre pace e benedizione. Fa’ che il cuore sempre più si dilati, non solo per la croce della malattia quanto per la sua completa apertura a Me. L’invasione dell’Amore è tormentosa perché l’Amore non è dolcezza soltanto, è ciò che fu quando fu Carne: Dolore. Io sono morto per trentatré anni della dolorosa dolcezza di fare la volontà di Dio. L’Amore è cauterio che brucia per guarire lo spirito dall’umanità che, come proliferante malattia, cerca sempre di risorgere e insediarsi in altri punti per guastare. Io distruggo per creare. Ma quando tutti i lacci dell’umanità sono distrutti, l’anima, fino dalla terra, gode della libertà superiore e beata degli angeli.”

Per Angelina Panigadi[570]

7E poi… proprio presa per le orecchie come una scolara negligente, sono obbligata a scrivere quanto segue per la Sig.ra A. P.[571] che direttamente non mi aveva mai chiesto nulla.

Dice Gesù:

8“Per la tua prudenza meriti la parola che desideri e non chiedi. Ti sia data, e con essa pace e benedizione. Abbi, a conforto dei tuoi ultimi anni, questa certezza: fra tutti quelli che tu hai avvicinato per rapporti di sangue, di affetto, di amicizia, di carità di prossimo, non ve ne è uno che ti possa rimproverare di avere nuociuto all’anima sua. Pochi possono sentirsi dire così. Persevera fino al principio in Me. Ritroverai chi amasti in uno con Dio. Pace e benedizione, e sii ilare per il mio amore.”

9Erano quattro giorni che mi diceva Gesù: “Scrivi”. Ma è così… poco conforme ai miei sentimenti farmi il distributore di queste cose che io, pur giubilando per la signora mia amica, non scrivevo. Dicevo: “E quando ho scritto? Resta là, perché io non glielo do certo. Allora tanto fa non scrivere”.

Guai ai solo.

10Questa mattina mi sono preso un bel rimprovero in cui era detto:

11“Quando Io ti ho consigliato di fare un’eccezione per quest’anima ed a chiamarla a te, è perché Io vedo i cuori e le necessità. Ti ricordo il Vangelo. Vi si legge: “Guai ai soli[572]. Tu sei troppo sola ancora. Hai la tutela sacerdotale, ed è moltissimo. Serve a mettere un sigillo di sicurezza sulla tua missione. Ma intorno a te hai tanti che non sono santi. E hai bisogno di amici, come Io ne avevo. Come ho scelto i miei scelgo i tuoi, perché tu li abbia. Ora, se a questa persona che sa esattamente tutto e che sa tacere – una virtù rarissima – se a questa persona che – avrebbe potuto averlo e non lo ha avuto – che non ha avuto risentimento e non te l’ha fatto pesare ed è tornata non appena tu le hai detto: “Venga”, se a questa persona che ha un “grande” desiderio in cuore e lo vorrebbe soddisfatto per andare più serena, nella sua solitudine, incontro al “grande passo”, Io voglio dare un premio, perché ti rifiuti? Ti ho detto molti mesi fa[573]4 che eri punita per aver dato retta più agli altri che al tuo Direttore che parlava in mio nome. Vuoi tornare da capo? Non ti basta la punizione? Non sai che fra “gli altri” che parlano all’opposto di Me c’è anche il tuo io? Ci può essere, e c’è tutte le volte che tu ti impunti. Perciò scrivi e parla poi a P. M. Ubbidisci prima a Me, poi a lui. E sii soprannaturalmente caritatevole a questa amica che ti ho riportata per il tuo bene.”

509. Caduta del nazionalsocialismo
e la monarchia
[574].

La condanna del nazionalsocialismo.

1Lo scrivo perché le devo dire tutto. Ma sono tristezze.

2Ieri alla radio sento l’allocuzione del S. Padre al Collegio dei Cardinali. In essa S.S. ha parole di condanna per il nazionalsocialismo e di pietà per il popolo tedesco. È giusto che egli le abbia, perché parlando in nome della Misericordia non deve infierire sui già puniti, per quanto – ne sono convinta – essi, i germanici, saranno sempre quelli, nonostante ogni pietà, ogni punizione ed ogni sforzo di mutare la loro psiche. Cresceranno, se mai, nello spirito di vendetta, e la prossima volta, se gli altri Stati lasceranno che si riarmino, saranno peggio di ora.

” Troppo tardi! “

3Ma la condanna del nazionalsocialismo, detta ora apertamente, mi ricorda una mia grande sofferenza di portavoce avuta nel novembre 1943. Con pianti e preghiere ho ottenuto allora di avere una modifica nel tremendo dettato. 5Ossia ne ebbi una copia integrale che è fra le mie carte segrete ed una… addolcita che è nei dettati[575]. E i colpiti dal rimprovero del Signore non sono i tedeschi e i loro amici ma sono quelli che, essendo depositari della Sapienza e dei mezzi soprannaturali di Dio, non li usano, inducendo le anime a pensare ad una complicità o ad una debolezza colpevole. Un rimprovero che fu sulle labbra di molti e un’arma che fu nelle mani dei colpevoli per intimorire a tenere proni sotto il loro potere…

4Ieri, tutto questo mi si ripresenta alla memoria… e faccio eco alla Voce che dice: “Troppo tardi!”… E una.

Cada la monarchia e seguano guerre sino alla fine.

5L’altra tristezza: il mio breve sogno dell’alba… È pauroso. Mi riporta quelle previsioni che mi turbavano molto prima delle guerre e rivoluzioni del 15 ecc. ecc. fino a questa e delle relative conseguenze. Oggi mi pareva di vivere, con tutta la città, in attesa di un fatto pauroso. E infatti ecco che si doveva fuggire al coperto perché il cielo era gremito di piccoli (perché altissimi) aerei tutti neri, dei quali non si sapevano le intenzioni. Gas? Mitraglia? Bombe? Tutti fuggivano. Le vie si vuotavano. Io cercavo guardare in su, ma mi dicevano: “Presto, presto, al coperto!”, e tutti urlavano: “È la punizione che ha inizio”. Gli aerei parevano russi. Io dicevo: “Ma se siamo appena usciti da una bufera! Non basta ancora?” e molti mi rispondevano: “Questa spazza via tutti. Anche l’ora della Monarchia è suonata (questa non è una profezia perché lo capiscono anche i polli). Ma ce ne sarà per tutti”. Mi sono svegliata spaurita.

Sogni premonitori per la caduta della monarchia

6Quando pareva che l’Italia avesse a divenire più grande e il re fosse per incoronarsi imperatore, io sognavo sempre le sciagure che abbiamo avute di incursioni, rifugi, fughe, ecc., e sempre vedevo fra i nemici i russi coi loro uccellacci neri. E sempre anche vedevo scendere, in fuga affannosa, fra macerie e mucchi di carbone minerale, il re, la regina, i loro congiunti. Pareva fuggissero non perché c’era l’incursione ma perché non potevano più rimanere per odio di popolo. Mia mamma mi sbeffeggiava perché lo dicevo… ed io piangevo per ciò che vedevo. Purtroppo ciò che riguarda la Monarchia ha già la conferma dei fatti… Ma Signore! Non basta ancora?…

Riconoscenza e ringraziamento del Portavoce[576].

Il Portavoce asseconda l’amoroso intento del Signore

7E io lo so cosa mi hai fatto, Signore, con questo portarmi con Te nella tua venuta a Gerusalemme e a Betania, così dolce nella sua mestizia e nella sua pace… Io lo so. La verità mi è folgorata improvvisa dopo la visione del sabato al Getsemani… E ne ho avuto un sussulto… ma non mi ci sono soffermata perché ti ho secondato nel tuo amoroso intento. Tu mi portavi ben in alto, Tu mi occupavi a giornate intere, sprofondandomi poi nelle nebbie dei miei sopori, per non farmi pensare che cosa erano questi giorni per me. In tutto il giugno, mese di angoscia per la tua povera Maria, Tu mi hai veramente travolta nel tuo gorgo perché il gorgo dei ricordi miei non mi prendesse…

Il Portavoce tace per difendere il lavoro prezioso.

8Grazie, mio Dio! Lo vedi. Io, per paura di distruggere il tuo lavoro pietoso, non ho neppure scritto allora, quando ho compreso il perché di ore così estasianti di visione… La Mamma… il bambino… il tuo amare e il tuo parlare della Mamma bambina, o al bambino raccolto dal tuo amore… Perché scrivere che avevo capito voleva dire gettare l’occhio sul tormento che il tuo amore fasciava di dolcezze per non farmelo vedere e non farmelo sentire… E ho taciuto.

La bontà del Signore attutisce le prove de suo Portavoce.

9Tu sei buono. Di una bontà completa. Buono infinitamente perché Dio, e buono perfettamente come Uomo-Dio. Tu comprendi che i ricordi fanno male, che certe cose turbano, e Tu non vuoi che le morti o le agitazioni turbino il tuo portavoce, già tanto sfinito, già tanto sfinito… E per questo mi hai assorbita in Te, nel tuo passato di Gesù di Nazaret, pellegrino e maestro sulla terra, perché io non pensassi… Non pensassi a tutte le date funebri di cui mi è pieno il mese di giugno… Ciononostante il tormento c’era… ma era attutito. C’erano i singhiozzi della povera Maria che in questo mese di giugno ha visto le maggiori bufere del suo destino, quelle che mi hanno spogliata degli affetti maggiori perché non rifiorissi che in Te… C’erano i singhiozzi, pronti a salire… ma Tu li nascondevi sotto il tuo canto… ed essi erano avvertiti solo se Maria-anima guardava un attimo la sua umanità.

La Giustizia fa impazzire per salvare altri dalla disperazione.

10Grazie, mio Dio! A quest’ora, dieci anni fa, la mia casa era proprio abbandonata, del tutto, dal mio papà[577]… e Tu mi hai portata fin qui, in questi giorni, tenendomi sul cuore. Come fai sempre nelle ore peggiori da quando io sono il tuo “portavoce”… Per la morte di mamma[578], nei giorni più feroci della guerra… e ora. Solo lo scorso anno mi hai lasciato bere tutto l’amaro, in aprile e in giugno[579], per un tuo disegno che io credo avesse nome “riparazione alle disperazioni e sollievo alle stesse”. Sì, hai fatto impazzire me per salvare altri dalle disperazioni. Chi saranno quelli che furono salvati così? Dove sono ora i miei poveri fratelli disperati?

11Stamane fui per morire… Dalle sette alle 12, ad ora, in crisi cardiaca… Ma era da ieri che ero fra le tenaglie dell’angina pectoris… Non potendo fare di più ti ho amato, e ho offerto il tuo Sangue e i miei dolori per papà mio e per i fratelli disperati.

510. Presa dal gorgo d’amore[580].

Il Cristo si rifugia nei cuori fe­deli.

1Oh! non ancora a sempre così verso il Cristo per opera dei nemici del Cristo? Ancora Scienza ed Eresia, ancora Odio e Invidia, ancora i nemici dell’Umanità, sgorgati dalla stessa Umanità come rami attossicati da una pianta buona, non fanno tutto questo perché l’Umanità muoia, essi che la odiano più ancora di quanto odino il Cristo, perché la odiano attivamente privandola della sua gioia collo scristianizzarla, mentre a Gesù non possono levare nulla essendo Egli Dio e loro polvere? Sì, lo fanno. Ma il Cristo si rifugia nei cuori fedeli, e da lì guarda, da lì parla, da lì benedice l’Umanità, e poi… e poi si dà a questi cuori, ed essi… ed essi toccano il Cielo con la sua beatitudine, pur rimanendo qui, ma ardendo fino ad averne delizioso tormento di tutto quanto è l’essere: nei sensi e negli organi, nei sentimenti e nel pensiero, e nello spirito infine…

Noi siamo allora serafini.

2Lacrime e sorrisi, gemiti e canto, sfinimento e pure urgenza di vita sono i nostri compagni, più che compagni sono il nostro stesso essere, perché come le ossa sono nella carne e le vene e i nervi sotto l’epidermide e tutto forma un solo uomo, così ugualmente tutte queste cose accese, nate dall’essersi dato a noi Gesù, sono in noi, nella nostra povera umanità. E che siamo noi in quei momenti, che non potrebbero durare eterni perché se durassero più di attimi si morrebbe arsi e spezzati? Noi non siamo più uomini. Non siamo più gli animali dotati di ragione viventi sulla Terra. Siamo, siamo, oh! Signore! Lascia che io lo dica una volta, non per superbia, ma per cantare le tue glorie, perché il tuo sguardo mi brucia e mi fa delirare… Noi siamo allora serafini. E m’è stupore che da noi non escano fiamme e ardori sensibili alle persone e alle materie, così come è nelle apparizioni dei dannati. Perché se è vero che il fuoco d’Inferno è tale che solo un riflesso emanato da un dannato può ardere il legno e far sgocciolare i metalli, che è mai il tuo fuoco, o Dio, che tutto hai di infinito e perfetto?

Cristo diventa la febbre di noi, Amore!

3Non si muore, no, di febbre, non si arde per essa, non ci si consuma di febbre da mali della carne. Tu sei la febbre di noi, Amore! E di questo si arde, si muore, ci si consuma, di questo e per questo si lacerano le fibre del cuore che non può resistere a tanto. Ma ho detto male, perché l’amore è delirio, l’amore è cascata che frange le dighe e scende atterrando tutto quanto non è lui, l’amore è affollarsi di sensazioni nella mente tutte vere, tutte presenti, ma non può la mano trascriverle tanto è veloce la mente nel tradurre in pensiero il sentimento che prova il cuore. Non è vero che si muore. Si vive. Di una vita decuplicata. Di una vita duplice, vivendo da uomini e da beati: la vita della Terra, quella del Cielo. Si raggiunge e si supera – oh! ne sono certa – la vita senza tare, senza menomazioni né limitazioni, che Tu, Padre, Figlio e Spirito Santo, Tu, Dio Creatore, Uno e Trino, avevi dato ad Adamo, preludio della Vita dopo la assunzione a Te, da godersi in Cielo dopo un placido passaggio dal Paradiso terrestre a quello celeste, e un valico fatto sulle amorose braccia degli angeli, così come fu il dolce sonno e il dolce assurgere di Maria al Cielo, per venire a Te, a Te, a Te!

Si vive la vera Vita.

4Si vive la vera Vita. E poi ci si ritrova qui e, come io faccio ora, ci si stupisce, ci si vergogna di esser andati tant’oltre, e si dice: “Signore, io non sono degno di tanto. Perdona, Signore”, e ci si batte il petto perché abbiamo terrore di avere commesso superbia e si cala un più fitto velo sullo splendore, che se non continua a fiammeggiare con una super completa ardenza, per pietà della nostra limitatezza, si raccoglie però al centro del cuore nostro, pronto a rifiammeggiare potente per un nuovo momento di beatitudine voluta da Dio. Si cala il velo sul sacrario dove Dio arde dei suoi fuochi, delle sue luci, dei suoi amori… e sfiniti e pur rigenerati si riprende l’andare come… ebbri di un vino forte e soave, che non ottunde ragione ma che ci preserva da avere occhi e pensieri per ciò che non sia il Signore, Tu, mio Gesù, anello di congiunzione fra la nostra miseria e la Divinità, mezzo di redenzione per la nostra colpa, creatore di beatitudine per la nostra anima, Tu, Figlio, che con le mani ferite metti le nostre mani fra quelle spirituali del Padre e dello Spirito perché noi si sia in Voi, ora e sempre. Amen.

Presa dal gorgo d’amore.

5Ma dove sono andata mentre Gesù mi arde ardendo i cittadini di Jutta col suo sguardo d’amore? Lei avrà notato che non parlo più, o ben di rado, di me. Quante cose potrei dire. Ma stanchezza e debolezza fisica, che mi opprimono subito dopo i dettati, e pudore spirituale, sempre più forte più io procedo, mi persuadono, mi obbligano a tacere. Ma oggi… sono andata troppo in su e, si sa, l’aria della stratosfera fa perdere il controllo… Io sono andata molto più su che nella stratosfera… e non ho più potuto controllarmi… E poi io credo che se sempre tacessimo, noi presi da questi gorghi d’amore, si finirebbe a deflagrare come proiettili, o meglio come caldaie super riscaldate e chiuse.

6Mi perdoni, Padre. E ora andiamo avanti.

Esperienza carismatica

Tutto è paglia quanto è umano[581]

7Rileggo, per mettere a posto certe parole incomprensibili per pietà dei suoi occhi, Padre, quanto ho scritto ieri. Rileggerlo mi desola… è così inferiore a quello che provavo mentre descrivevo il mio stato d’animo! Eppure allora io, per aiutarmi nel dire ciò che il Signore mi faceva provare, e per la paura di dire male e per avere un sollievo – perché è anche una sofferenza, sa? – io chiamavo il mio S. Giovanni. Gli dicevo: “Tu le sai bene queste cose. Tu le hai provate. Aiutami”. Né mi è mancata la sua presenza, il suo sorriso di eterno fanciullo buono e le sue carezze. Ma ora sento che la povera mia parola è così inferiore al sentimento che provavo… Tutto è paglia quanto è umano, l’oro è solo il soprannaturale. Ma l’umano non lo può neppure descrivere.

511. Per l’unione dei popoli[582].

Trivello di ammonizione

1E ora dovrei dirle una cosa perché altrimenti me ne viene una fissazione.

2È un 15 giorni1, forse più, che la cara Voce mi pungola nel cuore così:

3Ricordati i fratelli separati. Ricordati che anche per essi sei vittima. Ricordati che essi erano sostenuti dalla tua amica Gabriella della Trappa[583]. Ricordati che l’ostacolo della guerra è cessato. Ricordati che le anime vanno aiutate non solo con la preghiera. Ricordati che Io sono il Cristo di tutti, e che tutti i cristiani sono del Cristo. Ricordati che la missione tua va molto al di là del sangue e degli affetti. Sei la portatrice della Voce, e la Voce andava a tutti. Non la puoi negare. Ricordati che sono amato – tu stessa l’hai intuito – con più riverenza nelle altre confessioni che da voi. Non c’è che un passo da fare per entrare a fare un solo Ovile sotto un unico pastore. E ci vuole una mano che si tenda al di là del ruscello che divide per aiutarli a venire. La sete di Me è ben viva là…”

Io che posso fare?

4Ma io che posso fare? Perderci il sonno che mi resta per questo trivello di ammonizione che non tace mai nel mio pensiero. Perderci la tranquillità, perché non so come fare, perché sono contraria a fare, perché sento che dispiaccio a Gesù col non fare. Di fratelli separati io non conosco, che di nome, quelli della Nashdom Abbey. E come faccio? E che dico? Io non so l’inglese. E perché Gesù vuole da me cose così superiori alle mie capacità e alle mie tendenze? Mi aiuti, perché, sa?, quando Lui vuole, vuole; e non si cheta finché non lo si accontenta.

Le epoche anticristiane sono imminenti.

5Gesù dice: “Per l’unione che manca fra i popoli ci sia almeno una unione fra i cristiani, perché le epoche anticristiane sono imminenti e ci vuole che il predetto si compia.”

6E va bene… Ma come?… Io intanto do tutto quello che soffro, serbandone un pizzichino per altri motivi. Ma pare che non basti, e io non posso aggiungere altre sofferenze a quelle proprie del male. E allora?

512. Premonizioni[584].

L’unico fiore affettivo sul suo guanciale funebre

1… e sono le 11, e il mio cuore ha un nuovo dolore. Le confesso che, per quanto da giorni avessi la percezione di questo nuovo dolore, oggi ho pianto. Le lacrime mi cadevano mentre mangiavo senza fare storie, perché non mi piace fare delle storie che ad altri non interessano.

2Mio zio[585]. Mi scrive attraverso un suo amico l’ultimo saluto… E anche questo parente è morto. Mi era sempre stato nel cuore, così malato, bisognoso di tutto, e per prima cosa di affetto, di chi gli carezzasse le sue grandi ferite per levargli quell’acredine che le sue troppe e troppo dolorose sventure gli avevano messo nel cuore. E ci riuscivo così bene! Ho sofferto anche per lui in questi mesi di impossibilità a comunicare con quelli del nord. E la sua lettera del giugno mi aveva fatta contenta. Avevo subito pensato a fargli un regalino… e poi ho sentito che era l’ultimo… Lo ha ricevuto… e sarà l’unico fiore affettivo sul suo guanciale funebre.

Un “no” secco che esclude ogni replica per Suor M. Gabriella.

3Le lacrime mi cadono dagli occhi… Signore!… e non dico di più. Tu sai. Con questo nodo di muto dolore sul cuore mi butto giù, per dare ristoro al mio corpo che non vuol morire mentre ne ho tanta voglia, e penso a Suor M. Gabriella. Sento che lei ha voglia di uno zuccherino… Non si persuade che c’è più fiele che miele nel calice di Gesù.

4E siccome sento prossimo l’arrivo di due sue suore per questuare in suo nome una parola, dico a Gesù: “Non c’è niente per lei? Perché non mi chieda ogni poco se c’è nulla”. Una risposta secca come una schioppettata: “No”. Resto annichilita sotto quel “no” secco che esclude ogni replica… e mi giro dall’altra parte, e piango per mio zio mentre Marta sonnecchia. E alle 16 ecco le suore: “C’è nulla da dire alla Superiora?”. Legga: da dare…

5Avrei dovuto dirle grazie per Cancogni. Ma sono schiacciata da troppe cose e dico io pure: “No”. Penso come ci resterà male. E che ci posso fare? Le scriverò una letterina di convenienza appena potrò. Ma il “no” di Gesù è stato così reciso che credo che per un bel po’ Suor G. non avrà niente. E me ne spiace, perché ho pietà delle anime che non sanno fare da sé… senza dolcezze… serbandosele tutte per l’eternità. È un pensiero di superbia? Mi esamino e mi pare di no. È solo verità.

Carisma della premonizione.

6Perché, Padre, mi si rende sempre più leggero il velo che avvolge anime e cose? Io non lo vorrei… In pochi mesi è la quarta volta che dico: “Io sento che costui o costei è morto” ed è poi vero. Il mio dottore[586]3, la Soldarelli, Annalina, mio zio… Penso a loro e li sento vivi, e poi, un giorno, dico: “Inutile più aspettare o scrivere a lui o a lei. È morto”. E lo sono in realtà. Vede: per Suor Giovannina sentivo che non era via da Roma, che non era morta, che non era paralizzata, inebetita o altro, e sapevo il nome vero da dare a questo silenzio. Di questi, che pure potevo, dovevo credere vivi, ho sentito che erano morti. Non è per nulla una cosa piacevole…

… Gesù mi riprende per il Vangelo.

513. Martirio di Flora e Maria
di Cordova
[587].

Un carcere in un castello mussulmano.

1Forse per consolarmi della visione perduta[588] e farmi passare l’inquietudine che mi resta addosso quando per delle cose tutte umane sono impedita di occuparmi del mio lavoro, mi si presenta ora nitidamente la visione strana di un sotterraneo, certo un carcere in qualche castello, e castello mussulmano, perché vedo un brutto ceffo vestito da turco o da arabo, ma mi pare più da turco dell’epoca antica, con un lungo caffettano marrone dal quale emerge una sottoveste di stoffa lucida come seta, rosso cupo e dalle larghe brache strette al malleolo. I piedi sono calzati di babbucce senza tacco di marrocchino rosso. In testa ha un cappello a cono tronco color marrone, con un cerchio di stoffa attorcigliata a turbante color verde smeraldo. Il carcere o sotterraneo che dire si voglia – perché ha le finestre a livello di terra – è fatto in questa maniera: da un basso corridoio, in cui sbocca una scaletta ripida, si entra per una apertura ad arco tondo in una stanza bassa e fosca come una cantina. Al centro di questa vi è un macigno squadrato con al centro un grosso anello di ferro. Il terreno è battuto. E questo è il luogo, che non riesco assolutamente a raffigurare con un disegno.

Interrogazione del giudice.

2In esso viene condotta una giovanetta molto bella. È legata con le mani sul dorso e viene gettata quasi giù dai 5 scalini che portano nel corridoio precedente la triste stanza, dove l’attende passeggiando inquieto il personaggio sopra descritto, il quale – mi sono dimenticata di dirlo prima – porta infilata in un’alta cintura, che gli tiene a posto la veste, una lunga scimitarra ricurva dall’elsa gemmata e il fodero damaschinato in oro.

3“Per l’ultima volta te lo chiedo: vuoi tu lasciare la religione dei cani ebrei e tornare alla santa fede del Profeta?”.

4“No”.

5“Bada. Tu sai che in terra di Mori non si venera che un solo: Maometto, vero profeta di Allah! E sai che sorte attende gli apostati”.

6“So. Ma voi fedeli alla vostra fede, io alla mia. Voi alla vostra che è falsa, io alla mia che è vera”.

7“Ti farò togliere la vita fra i tormenti”.

8“Ma non mi toglierai il Cielo coi suoi gaudi”.

9“Perderai salute, vita, gioia, tutto”.

10Ma ritroverò Iddio e sua Madre la Vergine Maria, e la madre mia che a Dio mi ha generata“.

Là fustigazione con verghe di ferro.

11L’uomo batte il piede con ira e ordina la fustigazione con verghe di ferro.

12Strappano le vesti dal corpo della fanciulla che appare nuda fino alla cintola, gliele rovesciano giù per i fianchi senza scioglierle le mani che restano così coperte dalle vesti. Le mettono una fune al collo come fosse un collare e l’assicurano, dopo averla fatta inginocchiare presso il ceppo squadrato, all’anello, in modo che col mento tocca il duro macigno, e poi due nerboruti aguzzini, fra quelli della scorta che l’ha trascinata lì, iniziano a percuoterla sulle giovani spalle, sul collo, sul capo, ferocemente. Ogni colpo alza una vescica piena di sangue sulle carni tenere e bianche. Il mento, quando il capo viene percosso, batte duramente sul macigno e si ferisce, e certo si picchiano fra loro i denti, dando dolore. Essendo inginocchiata lontana dal ceppo, con le mani legate sul dorso, e obbligata a stare quasi curva ad angolo retto, non può trovare sollievo in nessun modo, e oltre alle percosse la posizione stessa è tortura.

Là fustigazione con verghe di ferro.

13Il giudice non è ancora contento e, stando a sorvegliare la tortura con le braccia conserte come vedesse un placido spettacolo, ordina si infittiscano i colpi sul capo, “per farla più simile al suo maledetto Cristo” dice ghignando.

14E i carnefici battono, battono con le verghe sottili, flessibili quasi – penso che siano di acciaio – che cadono a mazzo sulla povera testa dopo avere fischiato nell’aria. I capelli si impigliano alle verghe e vengono strappati a ciocche, quelli che restano si arrossano di sangue perché la cute si rompe e si scopre l’osso cranico, mentre il sangue cola lungo il collo, dietro le orecchie giù per il petto nudo, fermandosi alla cintura dove è bevuto dalle vesti.

15“Basta!” ordina il giudice.

16La slegano, la rivestono, la adagiano al suolo perché è semisvenuta.

17Il giudice la percuote col piede dicendole, quando la giovane apre gli occhi (uno sguardo mite e doloroso di agnello torturato): “Apostati?”.

18“No”. Non è più il “no” trionfale di prima, ma nella sua nota flebile è ben sicuro.

19“Ci penserà tuo fratello. E sarà peggio di me. Chiamatelo e datela a lui” e dopo averle dato un ultimo calcio il giudice se ne va …

Martirio delle vergini Flora e Maria di Cordova.

20… e la visione termina in un nuovo luogo, certo una prigione anche questa perché vi sono cortili con finestre dalle inferriate potenti, e si sentono voci che bestemmiano e dicono cose triviali unite a canti cristiani venire da esse.

21Ora la giovane è con un’altra della sua età e vengono condotte in una sala pomposa dove rivedo il giudice di prima, circondato da altri mussulmani, servi o giudici di grado inferiore.

22“Dunque ancora vi devo interrogare! È l’ultima. Ma che volete dunque?”.

23Morire per Gesù Cristo“.

24“Morire per Gesù Cristo! Ma tu, Flora, sai cosa vuol dire la tortura!”.

25So cosa voglia dire Gesù“.

26“Ma lo sapete che potrei tenervi per tutta la vita fra le… (io dico: donne di malaffare, ma lui ha detto un brutto nome) come siete state in questi giorni? Che porterete allora nel vostro Cielo? Fango e lordura”.

27Parla l’altra fanciulla: “T’inganni. Quella resta qui, da te. Io credo fermamente che per grazia del Signor nostro Gesù Cristo, di Maria Ss. sua Madre della quale porto il nome, di tutti i santi del Paradiso fra cui, ultimo, mio fratello diacono da te martirizzato, una volta salite al Cielo potremo fare sbocciare il seme gettato in tanti poveri cuori chiusi in una carne infame, e redimere così le infelici sorelle presso le quali ci hai messe sperando che ci corrompessero e che si spezzasse in noi la fermezza nella fede, mentre, sappilo, noi ne siamo uscite più pure e ferme ancora e più desiderose che mai di morire per aggiungere il nostro sangue a quello del Cristo e redimere le nostre compagne disgraziate“.

28“Chiamate il carnefice. Siano decapitate”.

29Il vero Dio ti ricompensi di aprirci il Cielo e ti tocchi il cuore. Vieni, Flora. Andiamo cantando“.

30Ed escono fra la scorta cantando il Magnificat…

Mi dice Gesù:

31Hai conosciuto la storia delle martiri e vergini Flora e Maria di Cordova, al tempo che la Spagna era in mano dei Mori, nel nono secolo. Sante martiri, quasi ignorate, ma come beate in Cielo! “

514. Vittoria del Portavoce sugli spiritisti[589].

L’esorcista.

1E ora[590] ubbidisco a lei accennando alla partenza precipitosa degli spiritisti che in giugno volevano camera da me e che, avendogliela negata, avevano preso… alloggio per le loro operazioni nella casa accanto, dicendosi chirografi e cartomanti tanto lui che l’amico. E per quanto mi diano noia anche queste due categorie, li ho lasciati stare fino al giorno 18 luglio quando, per la sofferenza provata nella notte, in tutto simile ad altre consimili avute ogni qualvolta fui vicina a luoghi o persone di pratiche spiritiche, compresi che nella casa accanto si facevano sedute spiritiche.

2Ho detto, e le ho detto anche a lei, Padre: “Ora ci penso io e vedremo chi ha le corna più dure”. E alla sera mi sono messa a fare l’esorcismo con la formula di Leone 13°, avuto dai Redentoristi di Napoli. Io l’ho sempre trovato potente contro tempeste, bombe, caratteri… infernali e contro ogni faccenda spiritica.

3Eccomi dunque, reggendomi a stento in ginocchio a farlo, con la mia crocetta in mano, con tutta l’anima che si evade dal corpo per condurre la formula oltre le due pareti che separano me dal covo dei medium. E poi ecco cadere giù sfinita, come sempre quando lo faccio, come se ogni forza uscisse da me, e restare tramortita… Così per tre sere: il 18, 19 e venti. Ma il 20 ho dovuto rimanere seduta perché ero più morta che viva.

Vittoria del Portavoce sul medium.

4Ieri mi dice la padrona di casa dei due messeri che uno dei due, e precisamente quello che era il medium – mentre l’altro è il suo secondo – ha fatto fagotto “perché non guadagnavano che 1.000 o 1.500 al giorno. Che sono lire mille o millecinquecento?”. Ecco, veramente mi sembra che siano qualcosa… E la padrona aggiunge, perché le faccio  osservare che 500 o 750 lire a testa giornaliere non sono tanto poche: “Ha detto anche che non resta perché è troppo disturbato. Non dal rumore né da noi di casa, che neppure si fiata mentre il professore (?!) è al lavoro, ma da altre cose che non ha voluto spiegare. E dopo ha voluto sapere chi è lei, che cosa fa. Tante cose. E a noi che dicevamo: ‘È una signorina malata e legge, scrive, ricama…’ ha risposto: ‘No. Io lo so. È una santa’ ” (scusi se per essere esatta devo scrivere questa parola). Quella buona gente non ha capito che attinenza avevo io col lavoro del professore (?!) né come lui poteva sapere di me, tanto che mi hanno chiesto: “Ma lei lo conosce?”. “No, per grazia di Dio” ho risposto. Ma io ho capito tutte le attinenze.

5Bene! È la ripetizione del 19302. Il fatto è che il medium ha alzato il tacco e l’altro confido lo seguirà presto… e l’aria sarà ripulita da odori di zolfo che i miei polmoni spirituali non sopportano. E ora vediamo quali dispetti mi propina Satana per vendicarsi… Non la passerò certo liscia. Nel 1930, per bocca del medium che avevo scacciato, come lei sa, mi disse: “Lei mi caccia. Ma fa male. Perché chi mi caccia va incontro a dolori e guai…”. Infatti non sono stata più bene. Ma loro però dovettero andare altrove…

515. Messaggi a Marta e a Suor Gabriela.

Messaggio di Gesù a Marta Diciotti[591]

    Dice Gesù[592]:

1“E questo è per Marta piccina, che non deve lamentarsi di non avere mai una parola, che deve essere sicura di essere molto amata attivamente dal suo Signore, il quale ha pensato a proteggerla da quando l’ha messa sotto la tenda dove Egli ha il suo riposo. Ti amava da prima, perché amare è il suo respiro. Ma quando ti credesti sola ti ho amata per tutta una famiglia, dandoti pace presso Maria. Non ti lamentare se per te non ci sono parole. Le hai tutte vivendo presso Maria. Le lettere si scrivono ai lontani, non a quelli che abitano con noi. E tu sei dove Io abito. Sii buona. Infondi la tua attività di Marta della spiritualità di Maria che ha scelto la parte migliore, e per averla scelta col dolore e con l’amore completo e volontario ha avuto da Me la parte super-migliore. Tu sei sul cuore di Maria e Maria è sul mio cuore. Non ti affannare perciò di troppe cose, fra le quali quella di chiederti se Io penso a te. Riposati sui cuori di quelli che ti amano e abbi fede. Dio non abbandona coloro che sperano in Lui ed esercitano la carità. Abbi la mia pace.”

2E quest’altro invece me lo dico io, a me stessa, ricordando…

3Due anni fa, come oggi, giungevano i parenti di Calabria, ai quali ho dato assistenza e affetto di parente e per i quali ho ingaggiato la più grande battaglia. Ma io non sono nelle condizioni di Marta di Lazzaro. Io non sono certa di avere in pugno la mia vittoria, nonostante tutte le proteste di fede ecc ecc. che mi vengono scritte. Quello di cui sono certa è che io ho avuto molta sofferenza, e ce l’ho, e ce l’avrò, per questa ragione che due anni fa aveva inizio. Gesù dice: “Merita perdere un’amicizia per salvare un’anima5. E va bene. Io credo proprio che sia questo il mio caso. E confesso anche che ne ho un dispiacere molto relativo. Penso che meno lacci avrò e più sarò libera di volare a Gesù. Parlo di lacci di affetti umani. E questi sento che sono tanto sfibrati da un logorio di meschinità e miserabilità umane, che non ne sussiste che una fibra già intaccata che un nulla può rompere. Così il mio amore verso i parenti si spoglia di tutto quanto è carne e sangue, ossia ancora godimento egoistico, e diviene aureo e doloroso amore di spirito che non abbandonerà questi spiriti per amore di Gesù. E questa è l’essenza che due anni di conoscenza intima hanno spremuto dal frutto di questa vicinanza…

Messaggio di Gesù a Suor Gabriela[593].

4Proprio ottenuta[594] con lacrime, perché sento l’insofferenza di questo cuore, ottengo queste parole per Suor G. [595]:

5“Figlia, figlia, figlia mia. E non ti sei lasciata prendere dal desiderio delle grandi altezze dove si libra la Croce? E non ti ho detto l’ultima volta: “Vai con la mia pace. E ti sia viatico nei tuoi grandi bisogni”? Perché Io lo so cosa aspetta ad ogni uomo[596]. Perché Io sapevo che avevi bisogno di un viatico. Perché Io so che a chi compie la volontà di Dio è serbato gran premio. Perché Io so cosa è l’ora del Getsemani. Per tutto questo dolore che è sulla terra, per tutta la gloria che è nel Cielo per i generosi, Io ti ho dato la mia pace a viatico. E tu, poiché ti sei fatta prendere dal desiderio delle grandi altezze dove si libra la Croce, impara a ripetere le parole della Croce e specie, per il tuo caso, la prima e le due ultime, congiunte dalla catena d’oro della sete di espiare per il mondo. La pace a te, Maria Gabriella, la pace a te, e ancora la pace a te.”

516. Fede di S. Chiara nel Santissimo[597].

Spavento e dolore nel misero conventino.

1Vedo – e non sembrerà una cosa impossibile a vedersi perché noto a molti e molti – il miracolo della cacciata degli assalitori dal convento di Assisi per opera di Suor Chiara. Ma mi è gioia vederlo, e degli altri non mi curo. Le descrivo ciò che vedo.

2Un ben misero conventino, basso basso, dal tetto molto spiovente in avanti, dal piccolo chiostro che grida la grande parola francescana da ogni sua pietra: “Povertà”, dai corridoietti bui, brevi, stretti, in cui si aprono le porticine delle celle. Spavento e dolore agitano la povera dimora di pace. Il convento è sonoro come un alveare di voci di preghiera e di gemiti. E veramente come un alveare sbigottito da una invasione sembra questo piccolo convento. Il rumore della lotta esterna penetra pure, unendo le sue voci di ferocia alle voci di pietà.

La santa Regola impone silenzio.

3Non so se sia una conversa quella che porta la notizia che le orde nemiche tentano di invadere il convento o se è qualche assisano che avverte le Clarisse del pericolo. So che lo sgomento raggiunge il suo culmine mentre tutte si precipitano nella cella della Badessa, che è prostrata in preghiera presso la sponda del suo giaciglio e che si alza cerea, consumata, ma tanto bella e solenne, per accogliere le sue figlie impaurite. Le ascolta e dà ordine di scendere in coro con ordine e con fede, col silenzio della Regola, “perché” dice “nessuna cosa per tremenda che sia deve fare dimenticare la santa Regola“. E lei le segue ed entra nel piccolo, misero coretto oltre il quale è la chiesetta sbarrata, buia, con le uniche due fiammelle: l’una nella chiesa, l’altra nel coro, che splendono calme davanti al ciborio, di là per le anime del mondo che troppo poco si ricordano di Dio, di qua per le anime di Gesù che in quella fiammella perpetua vedono il simbolo di se stesse.

Il coraggio delle colombe di Gesù.

4Pregano, sobbalzando ad ogni urlo più forte e più vicino. E quando una, certo una conversa, rientra, urlando senza ritegno per il luogo: “Madre, sono alla porta!”, le clarisse si piegano come se fossero già colpite a morte.

5Suor Chiara no. Anzi si alza in piedi e si porta proprio in mezzo al coro e dice: “Non temete. Essi sono uomini e sono fuori. Noi siamo qui, dentro, e con Gesù. Ricordate la sua parola: ‘Non vi sarà torto un capello’. Noi siamo le sue colombe. Egli non permetterà che le profanino gli sparvieri“.

La povera Chiara osa…

6Di fuori l’onda del tumulto si fa più forte, smentendo le sue parole. Ma lei non si sgomenta. Vedendo che le clarisse sono troppo terrorizzate per poter vincere dubbio e terrore, si volge a Dio. “Mio dolce Gesù, perdona se la tua povera Chiara osa porre le mani là dove solo un sacerdote può porle. Ma qui non ci sei che Tu e noi. Una di noi deve dunque dirti: ‘Vieni’. Le mie mani sono lavate di pianto. Possono toccare il tuo trono” e risoluta va al ciborio, lo apre, ne prende non l’ostensorio, come si dice, ma una custodia simile ad una pisside, e non è di metallo prezioso, mi pare di avorio o di madreperla, almeno nell’esterno e per quanto concede di vedere la poca luce. Lo prende e lo tiene con la riverenza con cui terrebbe il Dio bambino. Scende sicura i pochi scalini e va salmodiando verso la porta del convento, e le suore la seguono tremanti e soggiogate.

La sfida della fede..

7“Apri la porta, figlia”.

8“Ma sono lì fuori! Sentite che urli e che urti?”.

9“Apri la porta, figlia”.

10“Ma irromperanno qui dentro!”.

11Apri la porta. È l’ubbidienza!” e Chiara, prima dolce e persuasiva, assume un tono imperioso che non ammette tergiversazioni. È la antica feudataria usa al comando e la grande Badessa che richiama all’ubbidienza.

12La clarissa apre, con un gemito e un tremito che rallenta l’operazione, e le altre, dietro alla Badessa, hanno lo stesso tremito. Si segnano chiudendo gli occhi, pronte al martirio, si calano il velo per morire velate.

13L’uscio è finalmente socchiuso. L’urlo degli assalitori si muta in grido di vittoria e, cessando di usare le armi, si gettano a corsa verso l’uscio che si apre.

14Chiara, bianca nel viso come la teca che porta ben alta, unico velo al suo volto di claustrata, fa due, tre, cinque passi fuori della soglia. Non so se veda chi ha di fronte, la sua terra, i suoi nemici. Non credo. I suoi occhi non fanno che adorare il Santissimo che ella porta. Alta e magrissima, consumata come è, bianca come un giglio, lenta nel passo, pare un angelo o un fantasma. A me pare angelo, agli altri deve parere un fantasma. La loro baldanza si frange, si arresta, e vedendole fare un altro passo in avanti si volge in fuga disordinata.

” Te Deum laudamus “

15È allora che Chiara vacilla, e curva, come prossima a cadere, si affretta a rientrare oltre la soglia. “Sono fuggiti. Sia benedetto il Signore! Ora… ora sorreggete la vostra madre. Perché io possa riportarlo sul suo altare. Cantate, figlie, e sorreggetemi. Ora è ben stanca la madre vostra!”. Ha infatti un viso da morente, come avesse dato tutte le sue forze. Ma ha anche un sorriso tanto dolce, e tanta forza nelle mani ceree per tenere stretta la custodia!

16Rientrano in coro e Chiara depone nel ciborio la teca intonando il “Te Dum” e rimanendo poi riversa sui due gradini dell’altare come fosse morta, mentre le clarisse continuano l’inno di grazie.

Con il Ss. Sacramento tutto si vince.

17Questo è ciò che vedo. E per me c’è questo solo: poche parole di S. Chiara, nella sua veste paradisiaca, non di clarissa:

18Con questo” e indica il Ss. Sacramento “tutto si vince. Sarà la grande forza del Paradiso e della Terra finché vi saranno i bisogni della Terra. Per i meriti infiniti del Corpo Ss. annichilito per noi, noi santi del Cielo otteniamo grazie per voi, e per Esso voi ottenete vittorie. Sia lodato l’Agnello eucaristico! Il Signore ti dia pace e benedizione.”

517. Discernimento degli spiriti[598].

La sete delle anime!

1Ricevo una villana lettera di mio cugino che, per non potersi giustificare a sentendosi punto dalla verità detta da me, mi morde. Ne soffro non tanto per l’offesa quanto perché riscontro una volta di più in lui il vecchio Giuseppe quale lo conosco da 25 anni. Né Satana né Dio lo hanno mutato. Questo giudizio, se egli lo leggesse, lo farebbe cadere in smanie. Perché egli è convinto di essere la perfezione… E non sa, quel disgraziato, che il mio giudizio è stato l’ultimo a cadere! Anche dopo le severe parole del Signore per loro[599]1 a stigmatizzazione del loro modo di agire, io ho continuato a volere loro un affetto doloroso ma sempre un vero affetto. Uno ad uno sono caduti i rami di questa pianta affettiva, sotto il metodico colpo di accetta del loro modo di agire subdolo e strano, egoista e cattivo a mio riguardo, ed ora la pianta è morta, anche essa come quelle pietrificate di cui parlava Gesù.

2Ho sofferto? Sì. Ho anche pianto. Ma ho deciso di non rispondere per le rime. Non dica che è per virtù che faccio così. È semplicemente perché ho raggiunto quel punto di nausea e di stanchezza che impedisce ogni stimolo di appetito o di movimento. Nelle mie particolari condizioni è disturbo? Molto. Per il mio povero fisico già torturato, e più ancora per la parte superiore che non si sconvolge, sarebbe esagerazione, ma si intorbida per l’urto della malvagità. Ma ripeto come ho già detto: se anche quest’affezione muore, tanto meglio.

3Ormai vivo solo per l’amore soprannaturale, e parentele, amicizie, o semplicemente prossimo che viene come un’onda a battere contro il mio letto, non lo amo che per la sua anima, e non ho che l’ansia di dare aiuto a queste anime. Tutto il resto: visi, atti, abiti, agiatezze, miserie materiali, mi si annullano. Vedo, sento le anime. Solo le anime. Ed è sofferenza anche questa. Per questo le dicevo questa mattina: “Ho detto a Gesù che se sono ostacolo alle anime di bere alla tua fonte, leva l’ostacolo col levarmi la vita”. Ma sì! Sarebbe tanto bello andarsene e lasciare aperte le cisterne che Gesù ha dato per tutti e che stagnano lì, senza che gli assetati ne bevano.

4Come sento la sete delle anime! Perché ve ne sono tante di morte, ma anche tante, tante, tante che hanno sete… E Gesù me lo fa capire. E non sono soltanto anime di persone che sanno del portavoce e dell’opera dettata. Ma anche anime chiuse in esseri che nulla sanno di questo e che pure vanno cercando, cariche dei loro dolori, la parola che sarebbe il loro Cireneo…

 


S O M M A R I O

APPROVAZIONE

395. La parabola delle mine.

Ogni disobbedienza attira castigo.

Il momento passato non torna più.

I servi fedeli.

Il servo fannullone.

Il servo malvagio.

Amore è la natura di Dio.

Far fruttare al dieci per uno.

396. Il Cristo vero Dio e vero Uomo.

Il Testimone del Verbo incarnato.

La bestemmia contro il Cristo.

Il Verbo per amore si fece carne.

L’anima del Verbo incarnato.

Gesù vero uomo è vero Dio.

La vittoria della fede.

Esperienza carismatica.

Rapimento in cielo.

Offerta totale di sé.

397. Grazia sponsale.

Presenza di Dio per la Grazia.

La vetta del monte nuziale.

398. Lo spirito è il tempio di Dio.

Dio dimora nello spirito del figlio fedele.

399. Esperienza carismatica.

Sofferenze per le anime disperate.

Aspra lotta con Satana.

400. L’opera dei Salvatori.

I destinati a sorte sovrumana.

Un alimento speciale.

Come i fiori lungo un sentiero.

Spose crocifisse.

L’opera dei corredentori.

Anime abissali.

L’opera dei salvatori.

Perfezione di generosità.

401. Apparizione di Nennolina, anima

Un sorriso di bambina felice.

Supplica all’anima di Nennolina.

Apparizione dell’anima di Nennolina.

Gioia nello spirito e nel corpo.

402. Segregati fin dal seno materno.

La miseria delle affezioni umane.

Importanza e necessità della “segregazione”.

Amare di perfetto amore.

Liberi da ogni peso.

403. L’Assunzione gloriosa di Maria.

Una candida e gloriosa visione.

Una luminosa schiera d’angeli.

Il corpo della Madre nostra.

L’ascesa della coorte angelica.

La Regina dei Cieli.

Gli amici delle anime fedeli.

Nel contrasto di due voleri.

404. Comunione solenne.

Presenza reale di Gesù

Il dolore e l’esilio dura come prima

405. La Regina del Carmelo.

Le carezze della Mamma.

La Regina del Carmelo.

406. La morte del peccatore.

Vite tormentate..

I giganti del peccato.

407. Con Sta Teresina del Bambino Gesù.

Un’ora di agonia.

Dice S. Teresa del Bambino Gesù:

Il duplice amore.

Visita della prediletta santina.

408. L’immagine e somiglianza di Dio.

Dio fece l’uomo a sua immagine e somiglianza.

Ignoranza conseguente, non colpevole.

Ignoranza non conseguente, colpevole.

Peccato contro lo Spirito Santo.

L’immagine che per l’uomo Dio ha ideato.

La somiglianza con Dio.

La misura della somiglianza con Dio.

Non c’è limite di perfezione.

Esperienza carismatica.

Graduale apparizione di Sta Teresina.

I santi apparsi al Portavoce.

Volontà di imitare la santa.

Darsi all’Amore e lasciare che Lui faccia.

La grazia di amarti sempre più.

409. Richiamo alla bontà.

Bontà illimitata di Dio.

Nessuno abusi della bontà del Signore.

410. Il “povero di spirito “è, atto a possedere il Cielo.

Dio crea le anime di diverse tendenze

La prepotenza e l’anticarità crea il disordine sociale

Dove Gesù regna nulla turba l’ordine

Il premio per i beati è “godere Dio”

Cosa non vuol dire povero di spirito.

Lo spirito è il re di tutto quanto è nell’uomo

Significato del povero in spirito.

Beneficio del povero di spirito

I nascosti benefattori dell’umanità

La grande categoria dei “poveri di spirito”

411. Il segno degli apostoli minori.

Condanna farisaica.

Sorgente di Bene e di Male.

Il cuore è sorgente di Bene o di Male.

Il “Portavoce”.

La pace di Dio.

Il Paradiso è realtà spirituale.

Il Sole del Paradiso.

L’inno d’amore.

Gli apostoli minori.

412. Burrasca dei ricordi.

Tormento diabolico.

Burrasca nel cuore.

La schiera di intercessori celesti.

Lettera di Suor Saviane.

Una suora illuminata.

Importanza dell’attesa.

Utilità dell’attesa..

Dì sempre la parola di Dio: ” Ora “.

Ama e lascia a Dio la giustizia.

La Fedeltà assoluta.

Bevi, alla fonte della divina Parola.

413. Cecilia la vergine pura e fedele.

Celebrazione nelle catacombe.

Le Catacombe.

I fedeli cristiani.

La celebrazione Eucaristica.

Omelia sulla “verginità”.

La seconda parte della Messa.

Sposalizio di Cecilia.

La vergine Cecilia.

Lo sposalizio di Cecilia.

L’evangelizzatrice dello sposo.

Insegnamento del maestro.

Dall’altare alla prova.

“Beati i puri perché vedranno Dio”.

“Beati i puri perché vedranno Dio”.

414. Conversione di Valeriano.

Battesimo di Valeriano e Tiburzio.

La casa cristiana.

Le tre corone del martirio.

Insegnamento di Gesù.

Il profumo delle virtù.

415. L’altare dei profumi.

Favori celesti.

Profumi spirituali.

La metafora dell’altare biblico.

“Fai del tuo cuore un altare”.

Il Legno di setim.

La realtà del cuore consacrato.

I lati dell’altare.

La copertura.

La cornice e le stanghe.

Il luogo dove deve stare.

Il profumo e l’oblazione.

Riservato al profumo della carità.

Sacrificio di espiazione per i peccati.

Cosa santissima per il Signore.

416. Le vie della purezza di cuore.

La purezza di cuore.

L’amore puro e l’amore impuro.

La misericordia pura.

La preghiera pura.

Il desiderio puro.

I santi hanno Dio.

La mortificazione pura.

417. Potenza della volontà di Dio.

L’ubbidienza alla volontà di Dio.

418. Continuatori dell’opera  del Verbo..

I Volontari di Gesù,.

419. Quesito sul volto di Gesù.

Quesito.

Risposta di Gesù.

Regole comuni di un corpo morto.

420. Discepoli fedeli

Lascia che i morti seppelliscano i loro morti.

I grandi morti.

Embrione di anime.

Discepoli liberi.

Regola per amare tutto in Dio.

Il nido dei discepoli.

421. Visione del Paradiso.

Esperienza carismatica.

Visione paradisiaca.

Luce e armonia.

La luce di Maria.

Oh! Paradiso!

422. Simbolo della verginità di Maria Corredentice e mediatrie di tutte le grazie.

Porta chiusa.

Il segreto dei santi.

423. Beati i cristiani che ricevono le rivelazioni di Dio Padre.

Cristiani peccatori.

Cristiani consacrati infedeli.

Cristiani santi.

Il credente, praticante servirà Dio.

424. Ardere dello zelo per il Signore.

Dove cercare Dio?

Origine del Male.

Comportamento costante.

Dio è nella pace.

Lo zelo per il Signore.

La vita è una guerra di ogni giorno.

La vittoria è il premio.

425. Maria Ss. rifugio delle anime

La Mamma santissima.

Abbandonarsi sul seno della Mamma.

Gioia completa.

426. La comunione dei santi.

La regola della Misericordia.

Il perdono e il dolore purificatore.

La Comunione dei santi.

Le indulgenze.

L’amore è per sé stesso l’indulgenza plenaria.

427. Associati all’Opera del Signore.

Insieme nel dolore e nella gioia.

Missione ed evangelizzazione.

Le forze dell’Anticristo in marcia.

La tua vita per questa Opera.

428. Alla scuola della croce.

I doni sono dati in merito all’amore

La pedagogia dei maestri.

La pedagogia del Maestro.

La salita alla vetta della Croce.

L’amore soprannaturale.

L’amore soprannaturale perfetto in Maria.

I doni sono dati in merito all’amore.

429.  Martirio di Stefano.

Rabbi Gamaliele.

Saulo.

Condanna di Stefano.

Lapidazione di Stefano.

430. Manifestazioni di Gesù.

Le manifestazioni di Gesù.

Gesù cresceva secondo le regole dell’età.

Gioia di sentirsi Maestro.

Ogni manifestazione santifica.

I dotti prigionieri del sistema.

La potenza dell’intenzione.

Assunta al trono del Re

Martirio di santo Stefano.

A sera aggiunge Gesù:

431. Un grande dono.

Le rivelazioni private.

Ogni cosa svelata è un tesoro spirituale.

Esperienza carismatica.

Infantile stupore per i doni di Gesù.

Visita del Direttore Spirituale.

Martirio incruento.

Piccolo errore teologico.

Appoggiarsi al Cuore della Mamma Ss.

Pagine di consolazione.

432. Vivere da Figli di Dio.

Figli di Dio in maniera totale.

Essere figlia di Dio.

Vivere da figli di Dio.

Il paradiso dei santi e le anime purganti.

Pensare da figli di Dio.

La parola d’ordine dei figli di Dio.

Nell’ora della burrasca.

Il buon padrone di barca.

Nell’ora della burrasca.

Perché tempeste spirituali?

Come bambino delirante.

Esperienza carismatica.

Crisi cardiaca del Portavoce.

La preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio.

433. Seconda versione della passione.

Insegnamento sul distacco.

Pazienza in ogni situazione

Esame di coscienza sul distacco.

La perfezione del distacco.

La via dolorosa.

Dal Cenacolo al Getsemani.

Le tre fasi della preghiera nel Getsemani.

La tragica agonia di Gesù.

Un branchetto di pecore spaurite.

Un branchetto di pecore spaurite.

Nell’aula del Sinedrio.

Momenti più tormentosi.

Gesù condannato a morte.

Salita lungo la via dolorosa.

Crocifissione e morte.

Carisma e volontà del Portavoce.

Carisma e l’umanità del Portavoce.

434. Esperienze carismatiche  del Portavoce.

Discernimento degli spiriti.

Conoscenza dolorosa.

435. Seconda versione dell’Assunzione.

L’Assunzione.

La caseta dell’Assunzione di Maria.

Consapevolezza del Portavoce.

L’Assunzione di Maria in cielo.

L’alba del Portavoce.

Il Tesoro delle parole e gesti di Gesù.

La parola viva di Gesù.

Un Tesoro per tutte le contingenze.

I gesti di Gesù.

436. L’Opera trinitaria in Maria.

Valore della purezza.

La Trinità scese e abitò in Maria.

La Figlia di Dio-Padre.

La Madre di Dio-Figlio.

La Sposa dello Spirito Santo.

Importanza della purezza.

Eva e Maria.

437. Esperienza carismatica del Portavoce.

Schiacciata dalla solitudine.

Il calice inebriante: Salmo 23

Preghiera di ringraziamento per la sofferenza.

Motivo d’infinito amore.

Valore salvifico del pianto.

438. Il Vangelo del Regno di Dio.

Parole dei Vangeli.

Il dono del Vangerlo del Regno.

439. La “Piccola voce” della Voce  di Dio.

Umiltà della “Piccola voce”.

Amore della “Piccola voce”.

Fiducia della “Piccola voce”.

Innocenza della “Piccola voce”.

Gli strumenti più utili al Segnore.

Adorate il Signore che parla!.

440. Tentazioni e prove fino al delirio.

Profumo di garofani.

441. Sensazioni di delirio.

442. Singolari tentazioni.

443. Morire a stilla a stilla.

444. Notte d’Inferno.

445. Portatori e parafulmini.

Tempo di rose.

I discepoli della Sapienza.

Soprannaturalmente beata.

“Voi siete i portatori e i parafulmini”.

446. Preparativi all’avvento dell’Anticristo.

Precursori dell’Anticristo.

Mercimonio con Satana.

I Corredentori.

Il Portavoce.

447. Il calice di conforto.

Il sorriso durante l’agonia del Getsemani.

Nota del Portavoce.

448. L’amore dei santi.

Impulsività generosa.

L’amore non ha misura.

Il primo grado dell’amore.

Il secondo grado dell’amorre.

Ali di gioia.

Ali d’amore.

Vertigine d’amore.

449. Lo Spirito S. è la carità di Dio.

La Perfezione delle perfezioni di Dio

450. Stigmatizzazione di S. Francesco.

Un personagio vestito di fuoco.

Un macilento fraticello

Gli occhi e lo sguardo del Fraticello.

Visione del Serafino.

Il Redentore confito sul suo patibolo.

La vetta della Verna.

Silenzio adorante.

L’estigmatizzazione.

Il ricordo del baccio di Dio.

Ignoranza del Portavoce.

451. L’anima assolta e benedetta  da Gesù.

La più grande delle indulgenze è quella della carità.

La via comune.

Origine di ogni benre spirituale.

452. I vincitori di Lucifero.

Capacità e potenza di Lucifero.

Le due strategie.

La potenza della grazia.

Gli imprendibili.

I vincitori.

Gloria a chi vince!

453. Il vero tesoro è nel cuore.

Il tesoro nel cuore.

La sede dei sentimenti.

L’unico vero tesoro.

454. L’ordine cronologico dei Vangeli.

L’ordine cronologico

La versione di Giovanni.

La versione dei sinottici.

Il Vangelo del Regno.

455. Criteri per gestire l’Opera di Gesù.

Via l’avvarizia spirituale!.

Occorre prudenza, bonta, dignità.

Compito dello struimento di Dio.

Errori da evitare con i portavoci e le rivelazioni.

Salvare la carità.

Le cose di Dio e quelle dell’uomo.

Carisma, carismatico e tempo.

Criteri e diritto per la divulgazione dell’Opera.

456. Lo zelo fino al sacrificio.

Preghiera dell’umile serva.

La spirituale casa del cuore.

Le Ninive moderne.

Viene la Parola e si affida ai suoi servi.

457. Conforto del Portavoce.

Amore e fiducia per riscattare sé  stessi.

La coscienza turbata induce in errore.

L’arte di redimere, di aiutare chi si redime.

Esperienza del Portavoce.

458. Una finalità dell’Opera.

Fare amare Gesù.

Esperienza del Portavoce.

459. L’Ora della Desolata.

460. L’onnipresenza di Dio.

Dove è questo Dio eterno?

Presente nell’Eucaristia.

Presente in ogni spirito d’uomo giusto.

Presso ad ogni tiepido e peccatore.

Il giudizio di Dio pende dalla volonta dell’uomo.

Nulla giustifica la stoltezza dell’uomo.

461. Consapevolezza della proptia missione.

Il dono della presenza di Gesù.

Il dono della gioia attiva.

Pazienza e ubbidienza.

Testo biblico.

Le due grandi virtù.

I mostri perfetti di superbia

462. L’ubbidienza a colui che parla.

463. Volontà del Padrone e Elargitore  del dono…

L’appartenenza all’Ordine dei Servi di Maria.

L’Ordine francescano non è aperto ad accogliere il dono.

Ciò che è destinato a parenti.

Maria nella veste di servita.

Pianto e mestizia dell’Addolorata.

Perché ha pianto l’Addolorata?

Sogno premonitore.

464. Preghiera e ubbidienza a Dio.

Preghiera per ottenere domio di sé e castità.

La prima ubbidiernza è dovuta a Dio.

465. Lo sconfinato giardino d’astri.

Valore spirituale delle rivelazioni.

Chiamata a contemplare il moto degli astri.

Vevente giardino d‘astri.

Processo di formazione.

La luce angelica e leluci astrali.

466. La vita dei pianeti.

La dimensione angelica.

I misteri astrali.

L’uomo terrestre.

L’uomo celeste.

467. Il lievito della carità.

Zelo senza ancora carità.

Parabola del pane senza lievito.

Il lievito della carità.

I “Figli del tuono”.

L’opera nascente.

Progetti dell’Opera.

Preghiera di consacrazione all’Opera.

Il Regno di Dio nel cuore dell’uomo.

Cenacoli del Vangelo del Regno.

Scuola di  Nuova evangelizzazione.

Guida sul lavoro.

468. Preghiera per l’ottavario della regalità di Cristo.

469. Questa è la Voce del Maestro. .

Queste parole in testa ad ogni lavoro.

470. Preghiera per il mese dedicato  ai defunti.

Preghiera per i defunti.

Nota su una apparizione di Gesù.

471. I confini fra purgatorio e paradiso.

Il popolo dei santi.

Un’anima purgante.

Sulle soglie del Paradiso.

472. Il saluto del cristiano.

” La pace sia con te “.

473. Messaggio di santa Caterina  da Siena.

La forza del Sangue dell’Agnello di Dio.

474. Il Portavoce allenato al distacco.

Gesù fa dare agli altri le cose più care.

Gesù priva i prediletti anche dagli affetti leciti.

475. Le consolazioni celesti.

Assistita da Maria e da Gesù.

“Per amore di Dio e degli uomini”

Intorno al letto funebre di Gesù.

476. La tortura dei flagelli.

Il pargolo di Gesù.

Due colpi di flagello.

477. Colloquio intimo.

La compagnia di Gesù.

Sacerdoti idolatri, impuri, atei.

Sui libri di spiritismo.

“Fare quello che Gesù vuole”

Carisma E capacità personale.

478.  La terra abbandonata e la Città ricercata.

Dove c’è egoismo e anticarità non giova la benedizione.

Terra abbandonata.

Città ricercata.

479. La possessione demoniaca.

La più recidivante delle malattie.

Attenzione! Attenzione! Attenzione!

Turbamento per un sospetto.

Silenzio del Maestro.

480. Lo strumento sacro.

Quattordici ore di schiavitù.

Missione carismatica.

La parabola del calice sacro.

La smemorata.

Esilio e silenzio.

481. Veridicità dei sogni.

Padre Pio.

Il toro furente.

L’attesa di due tempi.

La protezione di Don Giuseppe Giurlani.

Il purgatorio del Dr. Lapi.

Tante prove andate perse.

Anime sacerdotali.

Come matassa caduta nelle zampe di un cucciolo.

482. L’anima vittima.

Sofferenze fino all0 sconforto.

Mettere tutto nella rustica culla di Bethleem.

Consolata da Maria Santissima.

Lettera andata persa.

483. Come salvare un’anima.

Istruzione privata alla suo Portavoce.

Imparare da Dio la bontà.

Il dolore fisico e il dolore spirituale.

Come guidare una nave.

Come salvare un’anima.

484. Visione degli angeli del Natale..

Un bel cielo orientale.

L’armoniosa coorte angelica.

Sogni premonitori.

485. Importanza dello Spirito Santo.

Supplica per ottenere il dono dell’intelletto.

Ciò che fa meritare il possesso  dello Spirito Santo.

I dottori che si sostituiscono a lo Spirito Santo.

486. Lo Spirito Santo autore dell’Opera di Gesù.

La sorgente e i sassi.

Docilità allo Spirito di Dio.

Il silenzio di Dio.

Gesù riprende la sua evangelizzazione.

La voce e l’azione dello Spirito Santo.

Dove opera la Grazia.

Dove c’è umiltà, volontà e rettitudine

487. Che cosa è l’Eucarestia.

Esempio di Gesù.

Il miracolo più grande e più santo.

Dignità del Sacerdote celebrante.

Dignità del Sacerdote celebrante.

488. Consacrazione della casa  al Sacro Cuore.

Preghiera per  riconsacrare la casa al Sacro Cuore.

Rito richiesto da Gesù.

489. Il ritorno del portavoce  alla casa paterna.

Morte all’impazienza!

La gioia del ritorno.

Partenza e arrivo.

” Casa di Nazareth “.

Gratitudine del Portavoce.

490. S. Francesco e i sette compagni.

Francesco e suoi compagni.

Suor Diletta di Gesù.

Insegnamento al Portavoce.

Divenite fiamma che arde.

La guida per fare, e fare bene.

491. Ordinazione sacerdotale di S. Valentino.

La chiesa nelle catacombe.

L’altare.

L’ordinazione.

Il canto al Vangelo.

L’omelia del Pontefice.

492. Satana respinto nel suo principale elemento.

Apparizione del mostro infernale.

Vinto nella superbia.

I suoi attributi tralucono nei suoi servi.

E’ impotente a nuocere chi rimane in Gesù e Maria.

Visioni consecutive.

L’anima deve compiangere Gesù.

L’anima piange con Maria la morte delle anime.

Il purgatorio della mamma del Portavoce.

493. L’Opera femminile del Portavoce.

Intrecciare le reti con lo stame che dà Gesù.

494. Martirio di Diomede e Agapito.

Nell’orrido carcere.

L’inno dei martiri.

Morte di Agapito.

Celebrazione del Mistero.

Omelia d’incoraggiamento.

Morte di Diomede sacerdote.

Carisma del Portavoce.

“Sarai la città ricercata”.

495. I cristiani ai leoni.

Torturati in massa.

La fede dei martiri.

Evangelizzazione.

Glorioso martirio.

Esperienze carismatiche.

Giorno di ricordi.

Premio per ogni fatica.

Visione di S Caterina d’Alessandria.

Sorpresa del Portavoce

I dotti del Signore.

496. Tempo di passione per  il Portavoce.

Le manifestazioni di Satana.

L’anima vittima.

La navicella su onde infuriate.

497. Il Cristianesimo divenuto folle  e indemoniato.

Epicureismo spirituale.

Malizia divenuta satanica.

“Siete degli idoli idolatri”.

“Stolti o delinquenti? Folli o indemoniati?”.

Cristiani indegni delle grazie di Dio.

Condanna del Cristianesimo contemporaneo.

Esperienza carismatica.

La figlia della celeste Gerusalemme.

498. Comunione ricevuta  dalle mani di Gesù.

Ricordi delle sue gioie.

“Il tuo Sacerdote sono Io”.

“Io sono il Pane vivo che dal Cielo discende”.

“Questo è il mio Sangue che Io ho versato per amore di voi”.

Il dono di vedere, odorare, gustare il sangue eucaristico.

Sapore duraturo del Sangue eucaristico

499. Pasqua di Risurrezione.

Betania e Cenacolo nei cuori.

La conoscenza del Vangelo è forza e santificazione.

500. Il fiore di Dio.

Prescelta dal seno materno.

Il Regno dei cieli è dei pargoli.

Il Magnificat e il Miserere.

Premio alla missione.

Canto dell’anima.

501. I disegni di Dio.

Gli eventi della vita.

Il segno della formazione spirituale di un cuore

Dio propone per il bene della creatura.

La legge di causa ed effetto.

502. La vera immortalità.

Similitudine della cenerentola.

La vera immortalità.

Come si conquista la vera immortalità.

L’Amore che d’amor si pasce

503. Ora l’Umanità non è che ossa.

L’umanità rivivrà?

L’uomo, una macchina, un bruto un cadavere.

Il tempo di un popolo di “vivi” e non cadaveri.

Preparare l’era dello spirito vivo.

504. Martirio di Santa Irene.

Un rudere di corpo umano carbonizzato.

Preparativi del rogo.

Martirio d’Irene.

I fratelli di Tessalonica.

Deposizione della salma.

Nota del portavoce.

Lo zero assoluto e assoluto buio.

505. Le stanchezze dell’apostolato.

Lasciare perdere il mondo e le sue storie.

Le stanchezza spirituale.

Gesù ha sempre bisogno di aiuto.

Note del Portavoce.

Nota 1: Lezione per i consacrati.

Nota 2: Apparizione del volto dell’innominabile.

Nota 3: Errori di trascrizione.

506. Il dono dello Spirito.

Nell’amore spirituale conta il sacrificio.

Nell’amore spirituale la sensualità è dannosa.

La terra è luogo di lotta.

507. La mistica pianta.

Il “giglio” della Trinità.

La mistica pianta.

Canto del Magnificat.

508. Messaggi.

Per Paola Belfanti: La comunione degli spiriti

Note del Portavoce.

Per Suor Gabriella: L’amore è cauterio.

Per Angelina Panigadi

Guai ai solo.

509. Caduta del nazionalsocialismo  e la monarchia.

La condanna del nazionalsocialismo.

” Troppo tardi! “

Cada la monarchia e seguano guerre sino alla fine.

Sogni premonitori per la caduta della monarchia

Riconoscenza e ringraziamento del Portavoce.

Il Portavoce asseconda l’amoroso intento del Signore

Il Portavoce tace per difendere il lavoro prezioso.

La bontà del Signore attutisce le prove de suo Portavoce.

La Giustizia fa impazzire per salvare altri dalla disperazione.

510. Presa dal gorgo d’amore.

Il Cristo si rifugia nei cuori fedeli.

Noi siamo allora serafini.

Cristo diventa la febbre di noi, Amore!

Si vive la vera Vita.

Presa dal gorgo d’amore.

Esperienza carismatica

Tutto è paglia quanto è umano

511. Per l’unione dei popoli.

Trivello di ammonizione

Io che posso fare?

Le epoche anticristiane sono imminenti.

512. Premonizioni.

L’unico fiore affettivo sul suo guanciale funebre

Un “no” secco che esclude ogni replica per Suor M. Gabriella.

Carisma della premonizione.

513. Martirio di Flora e Maria  di Cordova.

Un carcere in un castello mussulmano.

Interrogazione del giudice.

Là fustigazione con verghe di ferro.

Là fustigazione con verghe di ferro.

Martirio delle vergini Flora e Maria di Cordova.

514. Vittoria del Portavoce sugli spiritisti.

L’esorcista.

Vittoria del Portavoce sul medium.

515. Messaggi a Marta e a Suor Gabriela.

Messaggio di Gesù a Marta Diciotti

Messaggio di Gesù a Suor Gabriela.

516. Fede di S. Chiara nel Santissimo.

Spavento e dolore nel misero conventino.

La santa Regola impone silenzio.

Il coraggio delle colombe di Gesù.

La povera Chiara osa…

La sfida della fede..

” Te Deum laudamus “

Con il Ss. Sacramento tutto si vince.

517. Discernimento degli spiriti.

La sete delle anime!

 

 

 

 


[1]Scritto il 29 giugno 1944.

[2] Che non è nei Quaderni, ma nei Quadernetti

[3] Gesù disse ancora una parabola perché era vicino a Gerusalemme ed essi credevano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. Disse dunque: “Un uomo di nobile stirpe partì per un paese lontano per ricevere un titolo regale e poi ritornare. Chiamati dieci servi, consegnò loro dieci mine, dicendo: Impiegatele fino al mio ritorno. Chiamati dieci servi, consegnò loro dieci mine, dicendo: Impiegatele fino al mio ritorno. Ma i suoi cittadini lo odiavano e egli mandarono dietro un’ambasceria a dire: Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi” (Lc 19,11-14).

[4] Luca 19, 11-27.

[5] “Quando fu di ritorno, dopo aver ottenuto il titolo di re, fece chiamare i servi ai quali aveva consegnato il denaro, per vedere quanto ciascuno avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse: Signore, la tua mina ha fruttato altre dieci mine. Gli disse: Bene, bravo servitore; poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci citta. Poi si presentò il secondo e disse: La tua mina, signore, ha fruttato altre cinque mine. Anche a questo disse: Anche tu sarai a capo di cinque città (Lc 19,15-18).

[6] Venne poi anche l’altro e disse: Signore, ecco la tua mina, che ho tenuta riposta in un fazzoletto; avevo paura di te che sei un uomo severo e prendi quello che non hai messo in deposito, mieti quello che non hai seminato. Gli rispose: Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi. Disse poi ai presenti: Toglietegli la mina e datela a colui che ne ha dieci. Gli risposero: Signore, ha già mine! Vi dico: A chiunque ha sarà dato; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha (Lc 19,20-26).

[7] E quei miei nemici che non volevano che diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me” (Lc 19,27).

[8]Scritto il 1° luglio 1944. Preziosissimo Sangue. Sabato,

[9] Chi è il menzognero se non colui che nega che Gesù è il Cristo? L’anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio. Chiunque nega il Figlio, non possiede nemmeno il Padre; chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre (1 Gv 2,22-23).

[10] A commento di 1 Giovanni 5,5-8, che è il rinvio messo dalla scrittrice accanto alla data.

[11] In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo (1 Gv 4,9-14).

[12] E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Questi è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che rende testimonianza, perché lo Spirito è la verità. Poiché tre sono quelli che rendono testimonianza: lo Spirito, l’acqua e il sangue, e questi tre sono concordi (1 Gv 5,5-8)

[13] Matteo 3, 16-17; 17, 5; Marco 1, 10-11; 9, 7; Luca 3, 21-22; 9, 34-35; Giovanni 1, 32-34.

[14] Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è maggiore; e la testimonianza di Dio è quella che ha dato al suo Figlio. Chi crede nel Figlio di Dio, ha questa testimonianza in sé. Chi non crede a Dio, fa di lui un bugiardo, perché non crede alla testimonianza che Dio ha reso a suo Figlio. E la testimonianza è questa: Dio ci ha dato la vita eterna e questa vita è nel suo Figlio. Chi ha il Figlio ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita (1Gv 5,9-11).

[15] Dal 6 marzo,

[16]Scritto il 2 luglio 1944,

[17] Luca 2, 41-50.

[18]L’anima sposa di Dio: Prima che spiri la brezza del giorno e si allunghino le ombre, me ne andrò al monte della mirra e alla collina dell’incenso. Tu mi hai rapito il cuore, sorella mia, sposa, tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo, con una perla sola della tua collana! Quanto sono soavi le tue carezze. L’odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi (Cn 4, 6-10).

[19]Scritto il 3 luglio 1944. La Trinità Santissima fa dimora nello spirito di chi è fedele, ed operano in lui prodigi che stupiranno il mondo e umilieranno gli avversari che si credettero grandi e sapienti

[20] Ma sono parole dell’Eterno Padre, come conferma la copia dattiloscritta, sulla quale si legge: “Dice il Padre celeste”.

[21] L’Altissimo non abita in costruzioni fatte da mano d’uomo, come dice il Profeta: “Il cielo è il mio trono e la terra sgabello per i miei piedi. Quale casa potrete edificarmi, o quale sarà il luogo del mio riposo? (At 7, 48-49).

[22] Sotto, la scrittrice aggiunge a matita: E subito dopo viene l’inferno…

[23]Scritto il 4 luglio 1944.

[24] La scrittrice si era proposta fin dal 15 maggio di offrire ogni giorno una penitenza per i disperati, ai quali vengono particolarmente riservate, nel dettato del 29 maggio, le sofferenze del mercoledì.

[25]Scritto il 5 luglio 1944ore 10.

[26]Scritto lo stesso Scritto il 5 luglio 1944, ore 12, appena finito di pregare.

 

[27] Luca 23, 34.

[28] “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita che vivo nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato sé stesso per me”.  (Galati 2,20). “Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa (Col 1, 24).

[29]Scritto il 6 luglio 1944.

[30] Di cui si parla nel dettato del 14 giugno,

[31] Si tratterebbe di un dettato sull’Agonia nel Getsemani, scritto in quello stesso 6 luglio, del quale non siamo riusciti a trovare l’originale autografo ma solo copie dattiloscritte.

[32] Paola Belfanti e Marta Diciotti. Il nome di Peppino, che sembra inserito in un secondo tempo, dovrebbe corrispondere a Giuseppe Belfanti, padre di Paola e cugino della mamma della scrittrice. Tutto il brano del 6 luglio non è scritto sul quaderno, ma su due foglietti volanti, che sono stati poi attaccati con filo di cotone a questo punto del quaderno.

[33]Scritto il 7 luglio 1944, pag. 495.

[34] Nel dettato del 5 luglio

[35]Segregati fin dal seno materno: “Quando colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani, subito, senza consultare nessun uomo, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima dime, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco (Gal 1, 1517).

[36]Scritto l’8 luglio 1944, pag. 496.

[37] Che si ripresenterà il 15 agosto e che, riscritta più ampiamente nel 1951, formerà il capitolo 650 dell’opera maggiore.

[38] Sarà nuovamente scritta, con maggior cura e ampiezza, nel 1951 per il ciclo della “Glorificazione” della grande opera sul Vangelo.

[39] Lo sfollamento a S. Andrea di Còmpito l’aveva privata dell’assistenza assidua di P. Migliorini.

[40]Scritto fra l’8 e 9 luglio 1944.

[41] Ieri sera, cioè sabato 8 luglio. Nel mettere la data odierna (9 luglio) scrive erroneamente 9-8 invece di 9-7.

[42]Scritto l’11 luglio 1944

[43] Per l’allusione all’uomo che aiutò Gesù a portare la croce, vedi: Matteo 27, 32; Marco 15, 21; Luca 23, 26.

[44] Con riferimento allo scritto del 24 giugno,

[45]Scritto il 12 luglio 1944, pag. 501.

[46] Come è precisato nel dettato del 29 maggio,

[47]Scritto il 13 luglio 1944. pag. 502.

[48] La malizia uccide l’empio e chi odia il giusto sarà punito (Sal 33,22).

[49] Salmo 34,22 secondo la neo-volgata. La versione antica, che corrisponde al salmo 33,22 (come annota la scrittrice accanto alla data) era la seguente: La morte del peccatore è orribile, e quelli che odiano il giusto ne porteranno la pena.

[50] Giovanni 13, 34-35.

[51]Scritto lo stesso 13 luglio 1944. Giovedì sera, ore 21, pag. 504.

[52] Giovanni 19, 28.

[53] Luca 23, 34 e 43 e 46.

[54] Allusione al dettato del 23 giugno e alle successive osservazioni della scrittrice,

[55] Matteo 19, 14; Marco 10, 14; Luca 18, 16-17.8

[56]Scritto il 14 luglio 1944, pag. 506. Ogni uomo ha in sé l’immagine che Dio ha ideato, ma non tutti gli uomini hanno la somiglianza con Dio.

[57] Genesi 1, 27.

[58] Zaccaria 11, 17 (idolo secondo la volgata, stolto secondo la neo-volgata

[59] Giovanni 16, 12-15.

[60] Matteo 12, 31-32; Marco 3, 28-29; Luca 12,10

[61] Genesi 2, 7.

[62] Alla risurrezione della carne, quando sarà noto il mistero delle coscienze, i beati avranno un aspetto semidivino, mentre i dannati avranno un aspetto demoniaco.

[63] Matteo 5, 48.

[64] Luca 9, 62.

[65] S. Teresa del Bambino Gesù, nella visione del 13 luglio,

[66] Paola Belfanti.

[67]lutti è lettura incerta (potrebbe leggersi anche tutti ma non avrebbe senso). Le varie apparizioni possono essere rintracciate attraverso gli indici

[68]Scritto il 16 luglio 1944.

[69] La fine di tutte le cose è vicina. E se il giusto a stento si salverà, che ne sarà dell’empio e del peccatore? (1 Pt 4,7.18). Il Signore non ritarda nell’adempiere la sua promessa, ma usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi. La magnanimità del Signore nostro giudicatela come salvezza (2 Pt 3,9.15).

[70]Scritto il 19 luglio 1944.

[71] Enunciate in Matteo 5,1-12; Luca 6, 20-23.

[72] Come spiega già il “dettato” del 31 maggio.

[73]Scritto il 20 luglio 1944.

[74] Se egli da pace, chi può condannare? (Giobbe 34,29).

[75] Dal capo 34° di Giobbe, v. 29.

[76] in riferimento all’episodio da noi indicato sopra. Luca 19, 1-10.

[77]Zaccheo è nostra correzione da Matteo poiché la scrittrice ha fatto la stessa correzione alcune righe più sopra. Per il riferimento a Zaccheo rimandiamo alla prima nota del “dettato” del 19 luglio.

[78] Matteo 15, 10-11; Marco 7, 14-15.

[79] Immagine già incontrata nel secondo dettato del 14 giugno e in quello del 15 giugno.

[80] Nelle visioni del 10 gennaio, 6 marzo e 25 maggio. L’immagine dell’aquila si trova già nel secondo dettato del 14 giugno e in quello del 15 giugno.

[81]Scritto il 21 luglio 1944.

[82] Padre Migliorini era stato dalla scrittrice il 10 luglio, come riferiva lo scritto del giorno dopo,

[83] Nella visione del 7 febbraio, pag. 196. Gli altri episodi ricordati appartengono all’opera sul Vangelo.

[84] Suor Giuseppina Saviane, delle suore di Maria Ss. Bambina del Collegio Bianconi di Monza, dove la scrittrice aveva studiato.

[85]L’attesa spoglia e fortifica: Mi consumo nell’attesa della tua salvezza, spero nella tua parola. Si consumano i miei occhi dietro la tua promessa, mentre dico: “Quando mi darai conforto?”. (Sal 119,81) (voIgata: 118).

[86] Salmo 119 (volgata: 118), 81-88.

[87] È una promessa che sembra alludere non alla sua morte beata (come le sarà predetta il 12 settembre) ma a quello stato di misterioso isolamento psichico, forse di natura estatica, che caratterizzerà gli ultimi anni di vita della scrittrice.

[88]Ora, sempre ora: Io sono come un otre esposto al fumo, ma non dimentico i tuoi insegnamenti. Quanti saranno i giorni del tuo servo? Quando farai giustizia dei miei persecutori? Mi hanno scavato fosse gli insolenti che non seguono la tua legge. (Sal 119,84).

[89] Nel dettato del 12 giugno,

[90]Amare e perdonare: Quando farai giustizia dei miei persecutori? Mi hanno scavato fosse gli insolenti che non seguono la tua legge. (Sal 119,84-85).

[91] Matteo 5, 10-12 e 38-39 e 43-47; Luca 6, 22-23 e 27-36.

[92]Fedeltà a Dio, Lui aiuterà: Verità sono tutti i tuoi comandi; a torto mi perseguitano: vieni in mio aiuto. Per poco non mi hanno bandito dalla terra, ma io non ho abbandonato i tuoi precetti. (Sal 119, 8687).

[93] Giovanna d’Arco, detta “la pulzella d’Orléans “, santa (1412-1431).

[94]Dio è la tua vita: Secondo il tuo amore fammi vivere e osserverò le parole della tua bocca (Sal 119,88).

[95]Scritto il 22 luglio 1944. Festività di S. Maria Maddalena.

[96] La scrittrice si riferisce, ovviamente, alla S. Messa come veniva celebrata ai suoi tempi, prima della riforma liturgica introdotta dal Concilio Vaticano II, anche se resta la somiglianza della celebrazione da lei descritta con quella dei nostri giorni.

[97] Il 29 febbraio e il 4 marzo

[98] Matteo 25, 1-13.

[99] Apocalisse 14, 4.

[100] Il 20 gennaio. Apocalisse 14, 1.

[101] Salmo 42 (volgata: 41), 2.

[102] Cecilia, la santa martire di Roma, del II o III secolo, già ricordata il 10 e 12 giugno.

[103] Le tessere che, nel periodo bellico in cui Maria Valtorta scriveva, regolavano il razionamento del pane e di altri alimenti.

[104] Marco 16, 17-18; Luca 10, 19.

[105] Da Giovanni 13, 1 in poi.

[106] Giovanni 20, 24-29.

[107] Vedi il breve dettato del 28 febbraio,

[108] Matteo 17, 20; Luca 17, 6.

[109] Matteo 19, 12.

[110] Matteo 5, 8.

[111] Nei dettati del 22 marzo e del 21 giugno

[112]Scritto il 23 luglio 1944, pag. 534.

[113] Valeriano e Tiburzio, come è precisato nel dettato successivo alla visione del 22 luglio.

[114]Maderno è nostra correzione da Moderni. La celebre statua si ammira nella chiesa di S. Cecilia in Trastevere, a Roma.

[115] Nella statua di cui si parla sopra. Commissionata dal cardinale Paolo Sfondarti allo scultore Stefano Maderno, essa raffigura il corpo della santa martire nella posizione in cui venne rinvenuto nel 1599.

[116]ferita è lettura incerta, che potrebbe anche interpretarsi fronte

[117] Cantico dei Cantici 1, 4 (volgata: 1, 3).

[118]Scritto il 25 luglio 1944, pag. 543.

[119] P. Pio da Pietrelcina, il cappuccino stimmatizzato di cui la scrittrice era devota (1887-1968).

[120] Esodo 30, 110.

[121] “Farai poi un altare sul quale bruciare l’incenso” (Es 30,1)

[122] Esodo 30, 1-10.

[123] “Lo farai di legno di legno di setim” (Es 30,1). 

[124]I lati: “Avrà un cubito di lunghezza e un cubito di larghezza, sarà cioè quadrato; avrà due cubiti di altezza e i suoi corni saranno tutti di un pezzo” (Es 30,2).

[125]La copertura: “Rivestirai d’oro puro il suo piano, i suoi lati, i suoi corni e gli farai intorno un bordo d’oro” (Es 30,3).

[126]Le stanghe: “Farai anche due anelli d’oro al di sotto del bordo, sui due fianchi, ponendoli cioè sui due lati opposti: serviranno per inserire le stanghe destinate a trasportarlo. Farai le stanghe di legno di acacia e le rivestirai d’oro” (Es 30,4-5).

[127]Il luogo: “Porrai l’altare davanti al velo che nasconde l’arca della Testimonianza, di fronte al coperchio che è sopra la Testimonianza, dove io ti darò convegno” (Es 30,6).

[128]L’incenso: “Aronne brucerà su di esso l’incenso aromatico: lo brucerà ogni mattina quando riordinerà le lampade e lo brucerà anche al tramonto, quando Aronne riempirà le lampade: incenso perenne davanti al Signore per le vostre generazioni” (Es 30, 7-8).

[129]Altare riservato: “Non vi offrirete sopra incenso estraneo, né olocausto, né oblazione; né vi verserete libazione” (Es 30,9).

[130]Rito espiatorio: “Una volta all’anno Aronne farà il rito espiatorio sui corni di esso: con il sangue del sacrificio per il peccato vi farà sopra una volta all’anno il rito espiatorio per le vostre generazioni” (Es 30,10).

[131] Quest’ultima espressione, se non viene avulsa dal contesto, sta a significare che la mole dilagante dei peccati farebbe esaurire la misericordia divina se non ci fosse il quotidiano ripetersi del sacrificio salvifico di Cristo.

[132] “E’ cosa santissima per il Signore” (Es 30,10)

[133] Giovanni 4, 7-16.

[134]Scritto il 26 luglio 1944.

[135]I sentimenti di santità possono macchiarsi di impurità e non essere accetti a Dio. La purezza di cuore è molto più delicata della purezza fisica e richiede una costante sorveglianza dello spirito.

[136]L’amore verso Dio e l’amore verso il prossimo sono impuri quando sono dati per averne compenso o per calcolo umano.

[137] Matteo 5, 43-47; Luca 6, 27-35.

[138] Matteo 22, 39.

[139]vi fa pro nel significato di vi fa utile, vi conviene

[140] Matteo 5, 39-40 e 44.

[141]La misericordia è pura quando si appoggia alla retta intenzione e quando è silenziosa come quella del Padre verso di noi.

[142] Matteo 5, 44-48.

[143]La preghiera è il respiro dell’anima, ma è pura solo quando non è fatta per utile umano, come invece sono la maggior parte delle preghiere che salgono a Dio.

[144]Il desiderio, è quasi un obbligo desiderare di possedere i doni di Dio e la santità; ma non esistono santi divenuti tali per desiderio di essere conosciuti e celebrati tra gli uomini.

[145]La mortificazione è impura e inutile quando è macchiata da desiderio di lode e di anticarità; e se non sappiamo imporci delle penitenze, accettiamo almeno quelle della vita. I puri di cuore godranno Dio.

[146] Matteo 6, 17.

[147] Matteo 5, 8.

[148]Scritto il 28 luglio 1944.

[149] Noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta (Gv 9,31).

[150] Come è detto in Matteo 5,8

[151]29 luglio 1944, pag. 554. Sommario: Applicando il Cantico di Debora ai cristiani che volontariamente offrono le loro vite al dolore, il Padre Ss. promette ad essi la pace del cuore e ogni assoluzione, poiché essi, che continuano l’opera del Verbo nel salvare le anime sviate, non possono essere trattati con rigore. Siano dunque felici pensando all’eterno giorno che li attende.

[152] I Volontari di Cristo: “Ci furono capi in Israele per assumere il comando; ci furono volontari per arruolarsi in massa: Benedite il Signore! Il mio cuore si volge ai comandanti d’Israele, ai volontari tra il popolo: Benedite il Signore! Coloro che ti amano siano come il sole, quando sorge con tutto lo splendore” (Gdc 5. 2.9.31). Dal Cantico di Debora.

[153] Ma sono parole dell’Eterno Padre, come la stessa scrittrice rettifica al termine del dettato.

[154]Scritto il 30 luglio 1944.

[155] Con molta fatica, per il male di cuore, il Portavoce deve descrivere ciò che vede. Poi osserva che, mentre faceva l’ora della Desolata e contemplava Gesù steso sulla pietra dell’unzione, il volto del Cristo morto le parve più simile a quello del Cristo vivente che non sul Calvario, sulla Croce e nella Sindone.

[156] Saltiamo circa 7 pagine del quaderno autografo, che portano l’episodio di Gesù che piange su Gerusalemme e il successivo breve dettato d’istruzione. L’episodio e il dettato saranno inseriti nel capitolo de L’entrata di Gesù a Gerusalemme, scritto nel 1947 e appartenente al ciclo della Passione della grande opera sul Vangelo.

[157] Sindone alla quale ha già accennato il 23 ottobre e il 29 dicembre 1943.

[158] Gesù le risponde spiegando i motivi dei diversi aspetti del suo volto in quelle fasi della Passione, soffermandosi sull’effigie della Sindone e sul modo con cui essa rimase impressa.

[159] Il corpo del Cristo subì le regole comuni a un corpo morto, e non si decompose solo per la sopravvenuta Risurrezione.

[160]Scritto il 31 luglio 1944, pag. 557.

[161] Mt 8,22.

[162] Matteo 8, 20; Luca 9, 58.

[163]Scritto il 2 agosto 1944, ore 9.

[164] Luca 1, 46-55.

[165]Scritto lo stesso 2 agosto 1944, ore 12, 560.pag.

[166]Simbolo della verginità di Maria Ss.: Mi condusse poi alla porta esterna del santuario dalla parte di oriente; essa era chiusa. Mi disse: “Questa porta rimarrà chiusa: non verrà aperta, nessuno vi passerà, perché c’è passato il Signore, Dio d’Israele. Perciò resterà chiusa. Ma il principe, il principe siederà in essa per cibarsi davanti al Signore; entrerà dal vestibolo della porta e di lì uscirà” (Ez 44,1-3).

[167] Ezechiele 44, 3.

[168] Poi mi condusse per la porta settentrionale, davanti al tempio. Guardai ed ecco la gloria del Signore riempiva il tempio. Caddi con la faccia a terra e il Signore mi disse: “Figlio dell’uomo, sta’ attento, osserva bene e ascolta quanto io ti dirò sulle prescrizioni riguardo al tempio e su tutte le sue leggi; sta’ attento a come si entra nel tempio da tutti gli accessi del santuario (Ez 44,4-5).

[169] S’intende “piccolo Giovanni “, come è detto prima e dopo.

[170] Scritto lo stesso 2 agosto 1944

[171]Cristiani peccatori: Riferirai a quei ribelli, alla gente d’Israele (ai cristiani): Così dice il Signore Dio: Troppi sono stati per voi gli abomini, o Israeliti! Avete introdotto figli stranieri, non circoncisi di cuore e non circoncisi di carne (i peccati), perché stessero nel mio santuario (nell’anima)e profanassero il mio tempio, mentre mi offrivate il mio cibo, il grasso e il sangue, (culto e sacramenti), rompendo così la mia alleanza con tutti i vostri abomini (sedute spiritiche, occultismo, cartomanzia, esoterismo). Non vi siete presi voi la cura delle mie cose sante ma avete affidato loro, al vostro posto, la custodia del mio santuario (non praticanti insegnano religione, catechismo; atei e omossessuali governano i popoli cristiani). (Ez 44,4-9).

[172]Cristiani consacrati infedeli: Anche i leviti, che si sono allontanati da me nel traviamento d’Israele e hanno seguito i loro idoli, sconteranno la propria iniquità; perché sono stati per la gente d’Israele occasione di peccato. Non si avvicineranno più a me per servirmi come sacerdoti e toccare tutte le mie cose sante e santissime, ma sconteranno la vergogna degli abomini che hanno compiuti. Affido loro la custodia del tempio e ogni suo servizio e qualunque cosa da compiere in esso (Ez 44,10-14).

[173]Cristiani santi: I sacerdoti leviti figli di Zadok, che hanno osservato le prescrizioni del mio santuario quando gli Israeliti si erano allontanati da me, si avvicineranno a me per servirmi e staranno davanti a me per offrirmi il grasso e il sangue. Essi entreranno nel mio santuario e si avvicineranno alla mia tavola per servirmi e custodiranno le mie prescrizioni… Essi non avranno alcuna eredità. Io sarò la loro eredità: non sarà dato loro alcun possesso in Israele; io sono il loro possesso. (Ez 44,15-31).

[174] Ezechiele 44, 10-28.

[175] Matteo 16, 13-17.

[176] Alfonso Maria de’ Liguori, santo, dottore della Chiesa (1696-1787).

[177]Scritto il 3 agosto 1944.

[178]Il male che turba viene dal maligno: Gezabele inviò un messaggero a Elia per dirgli: “Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest’ora non avrò reso te come uno di quelli”. Elia, impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi. Giunse a Bersabea di Giuda. Là fece sostare il suo ragazzo. Egli si inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto un ginepro. Desideroso di morire, disse: “Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri”. Si coricò e si addormentò sotto il ginepro. (1 Re 19,1-5).

[179] Come, ad esempio, nel dettato del 22 maggio,

[180]Il cammino spirituale è costante: Allora, ecco un angelo lo toccò e gli disse: “Alzati e mangia!”. Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre roventi e un orcio d’acqua. Mangiò e bevve, quindi tornò a coricarsi. Venne di nuovo l’angelo del Signore, lo toccò e gli disse: “Su, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino”. Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb (1 Re 19,5-8).

[181]Il segno della presenza del Signore: Ivi entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco il Signore gli disse “Che fai qui, Elia?”. Egli rispose: “Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tui profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita”. Gli fu detto: “Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore”. Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna. (1 Re 19,9-13).

[182] 1 Re (volgata: 3 Re) 19, 9-18.

[183]Ardere di zelo per il Signore: Ed ecco, sentì una voce che gli diceva: “Che fai qui, Elia?”. Egli rispose: “Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tui profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita”. (1 Re 19,13-14).

[184] 1 Re 19,10-14. La citazione di 5 capoversi più sotto è da 1 Re 20,11

[185]Lotta continua: Il Signore gli disse: “Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco; giunto là, ungerai Hazaèl come re di Aram. Poi ungerai Iesu, figlio di Nimsi, come re di Israele e ungerai Eliseo figlio di Safàt, di Abel-Mecola, come profeta al tuo posto. Se uno scamperà dalla spada di Hazaèl, lo ucciderà Ieu; se uno scamperà dalla spada di Ieu, lo ucciderà Eliseo (1 Re 19,15-17).

[186]Il piccolo resto dei salvati: Io poi mi sono risparmiato in Israele settemila persone, quanti non hanno piegato le ginocchia a Baal e quanti non l’hanno baciato con la bocca” (1Re 19,18).

[187] Scritto lo stesso 3 agosto 1944.

[188] “Storia di un’anima”, autobiografia di S. Teresa del Bambino Gesù (1873-1897).

[189]Scritto il 4 agosto 1944.

[190]Instancabilmente Dio parla all’uomo suo figlio: Dio è infatti più grande dell’uomo. Perché ti lamenti di lui, se non risponde ad ogni tua parola? Dio parla in un modo o in un altro, ma non si fa attenzione. Parla nel sogno, visione notturna, quando cade il sopore sugli uomini e si addormentano sul loro giaciglio; apre allora l’orecchio degli uomini e con apparizioni li spaventa, per distogliere l’uomo dal male e tenerlo lontano dall’preservarne l’anima dalla fossa e la sua vita dalla morte violenta (Giobbe 33,14-18).

[191] Giobbe cap. 33° v. 14 v.19 v.23 v.29.

[192] Esodo 20, 1-17; Deuteronomio 5, 1-22.

[193]Il dolore redentore: Lo corregge con il dolore nel suo letto e con la tortura continua delle ossa; quando il suo senso ha nausea del pane, il suo appetito del cibo squisito; quando la sua carne si consuma a vista d’occhio e le ossa, che non si vedevano prima, spuntano fuori, quando egli si avvicina alla fossa e la sua vita alla dimora dei morti (Gb 33,19-22).

[194] Matteo 18, 22.

[195]Frutto della comunione dei santi: Ma se vi è un angelo presso di lui, un protettore solo fra mille, per mostrare all’uomo il suo dovere, abbia pietà di lui e dica: “Scampalo dallo scendere nella fossa, ho trovato il riscatto”, Allora la sua carne sarà più fresca che in gioventù, tornerà ai giorni della sua adolescenza: supplicherà Dio e questi gli userà benevolenza, gli mostrerà il suo volto in giubilo, e renderà all’uomo la sua giustizia (Gb 33,23-26).

[196] Atti 9, 1-6.

[197]Frutto delle indulgenze: Egli si rivolgerà agli uomini e dirà: “Avevo peccato e violato la giustizia, ma egli non mi ha punito per quel che meritavo; mi ha scampato dalla fossa e la mia vita rivede la luce” Gb 33,27-28.

[198] Richiamando con una crocetta, la scrittrice così annota in calce alla pagina: Questa persona era mia cugina Paola, che fece tale domanda il 30-7.

[199] Forse dovrebbe essere inserito: tesoro del

[200] Matteo 16, 19; 18, 18.

[201]Il Signore premia la vera fede: Ecco, tutto questo fa Dio, due volte, tre volte con l’uomo, per sottrarre l’anima sua dalla fossa e illuminarla con la luce dei viventi (Gb 33,29-30).

[202] Pietro 4, 8.

[203]Scritto il 5 agosto 1944, pag. 571.

[204] 6 agosto, festa della Trasfigurazione.

[205] Mt 17, 18; Mc 9, 28; Lc 9, 2836.

[206] Per il Precursore: Mt 14, 311; Mc 6, 1728; Lc 9, 9. Per Elia: 2 Re (volgata: 4 Re) 2, 114.

[207]Scritto il 6 agosto 1944, L’amore è il dono dei doni e, se l’anima tornasse dall’amore soprannaturale a quello umano, si allenterebbero i suoi sostegni dal tronco sublime ed ella cadrebbe nel fango, come sta scritto: “Se egli batte una falsa strada, lo lascerà andare e l’abbandonerà in balìa del suo destino” Sir 4,19

[208] Sembra chiara l’allusione alla visione del 22 aprile 1943, ne «i quaderni del 1943»

[209] Luca 1, 38.

[210]Relatività dei doni dello Spirito: Ebbene, io vi dichiaro: come nessuno che parli sotto l’azione dello Spirito di Dio può dire “Gesù è anatema”, così nessuno può dire “Gesù è Signore” se non sotto l’azione dello Spirito Santo. Vi sono poi diversità di carismi, di ministeri, di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune: il linguaggio della sapienza, il linguaggio di scienza, il potere dei miracoli, il dono della profezia, il dono di distinguere gli spiriti, le varietà delle lingue, l’interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose è l’unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole (1 Cor 12,3-11). I doni vengono dallo Spirito. L’amore è merito nostro. Dunque agli occhi dello Spirito il nostro merito è nell’amore che abbiamo. I doni sono a noi concessi nella misura e capacità del nostro amore.

[211]Scritto i l7 agosto 1944.

[212] La visione, che qui viene narrata con qualche incertezza e discontinuità, si ritroverà trascritta con maggior sicurezza e più ordine narrativo sul quaderno n. 100, e formerà l’episodio del “Martirio di Stefano” del ciclo della “Glorificazione” della grande opera sul Vangelo.

[213] scritta il 19 giugno e inserita nel capitolo 596 (brani 6-12) dell’opera maggiore.

[214] Il personaggio che sta parlando è Gamaliele e si riferisce all’episodio della disputa di Gesù con i dottori, scritto il 28 gennaio.

[215] Gesù dodicenne fra i dottori nel Tempio: Luca 2, 41-50. Nell’analogo episodio scritto da Maria Valtorta per l’opera sul Vangelo, si incontrano i personaggi di Gamaliele (che è il fariseo che qui parla) e di Hillel (che è il saggio rabbino qui ricordato).

[216]anticipo è nel senso di antefatto

[217] Nella visione dell’11 febbraio,

[218] Atti 7.

[219]Lanciano un’ultima valanga, invece di “scaricano un’ultima scarica” sono correzioni della scrittrice su questa copia dattiloscritta.

[220]Nel 1951 Maria Valtorta scriverà l’episodio della conversione di Gamaliele al cristianesimo, che sarà uno degli ultimi capitoli della grande opera sul Vangelo.

[221]Scritto l’8 agosto 1944.

[222] La vita terrena di Gesù fu una continua manifestazione, ma il mondo guarda solo alle sue manifestazioni miracolose. Trascurando quelle della sua vita nascosta e connesse ai fatti quotidiani.

[223] Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini Lc 2,52.

La frase del Vangelo di Luca, che attesta la naturale crescita di Gesù fanciullo, racchiude un mistero di amore e di giustizia, che solo coloro che hanno vinto la carne sanno comprendere nella sua perfezione sovrumana.

[224] Come si legge in Luca, 40-52.

[225]Così nei pastori… A partire da qui, il dettato è stato trascritto quasi fedelmente – con una premessa che condensa in poche righe il concetto sviluppato nella parte che precede, e con l’esclusione della parte finale che riguarda la persona della scrittrice – nel quaderno che raggruppa i capitoli conclusivi (641-651) dell’opera maggiore.

[226] Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono (Mt 2, 112).

[227] Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio… C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme (Lc 2, 3338).

[228] Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di Lui (Gv 1, 3540).

[229] Li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce (Mt 17, 18; Mc 9, 28; Lc 9, 2836).

[230] Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato, apparve prima a Maria di Magdala, dalla quale aveva cacciato sette demoni (Mc 16, 9; Gv 20, 1118).

[231]Poi li condusse fuori verso Betania e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. Ed essi dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia (Mc 16, 20; Lc 24, 5053, At 1, 314).

[232]parole pronunciate nella “visione” descritta il 7 agosto.

[233] Giovanni 19, 38.

[234] Genesi 2, 16-17.

[235] Atti 9,1-9; 26, 12-18.

[236] Ester 5

[237]Scritto il 9 agosto.

[238] Come il piccolo Beniamino, l’anima è invitata a mettere la sua mano in quella di Gesù, per essere condotta nei campi di grazie, perché ogni cosa che le viene svelata è un dono di cui lei non comprende il valore storico, ma che i dotti osservano e studiano con più scienza e meno amore. Ma solo i pargoli sanno amare semplicemente, schiettamente, puramente.

[239] Visione del 7 marzo, inserita nel capitolo 352 dell’opera maggiore.

[240] Si riferisce alla visita che P. Migliorini le aveva fatto a S. Andrea di Còmpito, il luogo dello sfollamento, il 1011 luglio, pag. 500.

[241] Come si legge in data 11 luglio.

[242] Perché vi era troppo urto di umanità e di animalità, come si legge in data 24 giugno

[243] Notizie sui genitori della scrittrice sono a pag. 458 (nota 12) e a pag. 459 (nota 13).

[244] Cioè la copia dattiloscritta del Padre Migliorini.

[245] Corrisponde ai quaderni autografi 21 e 22, compresi nelle pagine 307376 del presente volume. Come abbiamo già riferito a pag. 28, nota 4, il Padre Migliorini trascriveva a macchina i quaderni autografi di Maria Valtorta e ne faceva dei fascicoli, che sottoponeva alla revisione della scrittrice stessa.

[246]Scritto il 10 agosto 1944.

[247] Ma sono parole dell’Eterno Padre, come si vedrà in seguito.

[248] Nello scritto del giorno prima, al terzo capoverso

[249] Di cui ricorreva la festa liturgica, essendo il 10 agosto.  Il martire Lorenzo, già ricordato nel secondo ‘dettato’ del 16 marzo.

[250] Tobia 12, 7.

[251] Il periodo dell’abbandono era iniziato il 9 aprile,

[252] Matteo 8, 23-27; Marco 4, 35-41; Luca 8, 22-25.

[253] Geremia 31, 3.

[254] Torna alla mente la frase che Maria Valtorta lasciò scritta per i ricordini da stamparsi alla sua morte: “Ho finito di soffrire, ma continuerò ad amare”.

[255]Scritto l’11 agosto 1944, ore 11.

[256] Padre Migliorini, rimasto a Viareggio durante lo sfollamento della scrittrice.

[257] Ore 12

[258] La perfezione del distacco, consiste nel sapersi distaccare dal proprio modo di pensare umano. Mettere nelle mani di Maria Ss. Tutti i propri risentimenti, perché Costei li getti sul rogo della carità. Seguire Gesù fino alla vetta del calvario.

[259] La frase latina è stata da noi corretta da si vis perfectu esse va, vende que habe e significa: “Se vuoi essere perfetto, va’ e vendi ciò che hai”. Matteo 19, 2l; Marco 10, 2l; Luca 18, 22.

[260] Luca 23, 28.

[261] Si riferisce a quanto da lei scritto a commento del primo dettato del 10 agosto,

[262] L’11-12 febbraio,

[263] Ma che non appartiene a questi Quaderni.

[264] Latino che Maria Valtorta non doveva aver studiato e tuttavia vuole ugualmente mettere, in calce alla pagina autografa le due frasi latine che riportiamo così come le ha scritte. La prima: Ibis ad crucem. La seconda: Expedi crucem, o ad crucem. E aggiunge: così dice Pilato.

[265] Giuseppe Belfanti, cugino della mamma della scrittrice e padre di Paola, nominata sopra.

[266]Scritto il 14 agosto 1944, pag. 608

[267] La presente nota occupa le quattro paginette di un foglio volante che si trova inserito alla fine del quaderno, interrompendo a metà il testo del brano del 16-8 che faremo seguire e che, iniziato sull’ultima pagina del quaderno, continua e termina sulla pagina interna di copertina.

[268] A S. Andrea di Còmpito.

[269] Scritto il 15 agosto 1944, pag. 613.

[270] L’8 luglio, pag. 496.

 

[271] Scritto il 16 agosto 1944, pag. 615.

[272] Il dettato che segue si troverà trascritto sul quaderno successivo, in data 22 agosto, come introduzione al ciclo della « Preparazione » della grande opera sul Vangelo.

[273] Gn 1, 2627. 3 4

[274] At 2, 14.

[275] Scritto il 19 agosto 1944, pag. 616.

[276] Dal 9 aprile, pag. 320 e seguenti.

[277] Il Signore è il mio pastore: nulla mi mancherà. 2 In pascoli verdeggianti mi fa riposare, ad acque di ristoro egli mi conduce. 3 Egli rinfranca l’anima mia, in sentieri di gustizia egli mi guida in grazia del suo nome. 4 Anche se camminassi in una valle oscura, non temerei alcun male, poiché tu sei con me; il tuo bastone e il tuo vincastro, sono essi la mia difesa. 5 Una mensa tu prepari davanti a me di fronte ai miei avversari, hai unto con olio il mio capo e la mia coppa è  oltremodo traboccante. 6 Certo, bontà e misericordia mi accompagneranno per tutti i giorni della mia vita, e rimarrò nella casa del Signore per lunghi anni (Sal 23).

[278] Sal 23 (volgata, 22).

[279] Sal 23, 6.

[280] “Marta, Marta, tu ti aggiti e ti preoccupi di troppe cose, invece una sola è la cosa necessaria. Maria ha scelto la parte migliore, che nessuno le toglierà” (Lc 10, 4142).

[281] Scritto il 20 agosto 1944, pag. 619.

[282] Mt 4, 23; 9, 35.

[283] Mt 11, 45; Luca 7, 22.

[284] Mt 11, 2124; Luca 10, 1315.

[285] Mc 3, 78.

[286] Lc 8, 13.

[287] Gv 6, 12.

[288] Gv 21, 2425.

[289] Molti miracoli e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Intanto andava aumentando il numero degli uomini e delle donne che credevano nel Signore fino al punto che portavno gli ammalati nelle piazze, ponendoli su lettucci e giacigli, perchè, quando Pietro passava, anche solo la sua ombra coprisse qualcuno di loro. Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti immondi e tutti venivano guariti (At 5, 1216.

[290] Mt 9, 2022; Mc 5, 2529; Lc 8, 4344.

[291] Lc 23, 89­

[292] Scritto il 21 agosto 1944, pag. 621.

[293] Si riferisce ai dottori difficili, come nell’ultimo capoverso dei dettato che precede.

[294] 1 Co 12, 2224.

[295] Mt 10, 39; 16, 25; Mc 8, 35; Lc 9, 24; 17, 33; Gv 12, 25.

[296] Mt 18, 23; Mc 9, 36.37; Lc 9, 4748.

[297] Scritto il 23 agosto 1944,  pag. 624.

[298] Visione e dettato che, scritti io stesso 23 agosto sul successivo quaderno n. 31, appartengono al ciclo della « Preparazione ” della grande opera sul Vangelo.

[299] Scritto il 25 agosto 1944, pag. 624.

[300] Come il 19 agosto, pag. 616.

[301] Si tratta dell’episodio: ” Anna con un cantico annunzia di esser madre “, scritto il 24 agosto sul successivo quaderno n. 31 e appartenente al ciclo della ” Preparazione ” della grande opera sul Vangelo.

[302] Come si legge nell’ultimo capoverso di pag. 593.

[303] Due chiese di Viareggio, la città da cui la scrittrice aveva dovuto sfollare. Vedi la nota 12 di pag. 324.

[304] Pag. 617.

[305] Dal 9 aprile, pag. 320 e seguenti.

[306] Scritto il 27 agosto 1944, pag. 626.

[307] Probabile allusione ad un romanzo a sfondo autobiografico, che Maria Val­torta aveva scritto nei primi anni d’infermità e che in seguito ripudierà.

[308] Il 15 aprile, pag. 322.

[309] Il 4 luglio, pag. 489.

[310] Scritto il 29 agosto 1944, pag.627.

[311] Confratello di P. Migliorini, dello stesso Ordine dei Servi di Maria. Anche per l’accenno a Camaiore, che subito segue, vedi la nota 12 di pag. 324.

[312] Del 17 dicembre 1943, ne « 1 quaderni dei 1943 », pag. 674.

[313] Come il 25 agosto, pag. 625.

[314] 3 settembre 1944.

[315] Scritto il 6 settembre 1944, pag. 628.

[316] Nella visione del 30 marzo Dag. 311.

[317] S. Andrea di Còmpito. Vedi la nota 12 di pag. 324.

[318] Nel dettato dei 23 luglio (pag. 538) a commento delle due visioni che lo precedono.

[319] Al principio dei ciclo mariano che abbiamo indicato nella pagina precedente.

[320] Scritto il 10 settembre 1944, pag 628

[321] Si tratta di visioni e dettati, scritti tra il 22 agosto e il 6 settembre sul successivo quaderno n. 31, appartenenti al ciclo della « Preparazione » della grande opera sul Vangelo.

[322] Ad esempio, il 9 ottobre 1943, ne « 1 quaderni dei 1943 », pag. 409.

[323] Mt 9, 36; Mc 6, 34.

[324] Gv 20, 2629.

[325] Il 29 giugno, pag. 480.

[326] Scritto il 12 settembre 1944, pag. 628.

[327] Quella da noi indicata al termine del dettato che precede.

[328] Soprattutto il 16 maggio, pag. 353. Ma possiamo anche riferirci ai dettati del 1943, da ritrovare sotto la voce « Segno dei tempi “, nell’indice per materia de « I quaderni dei 1943 », pag. 787.

[329] Come in: Lm 5.

[330] Protagonista dell’episcidio che precede e che abbiamo indicato a pag. 630.

[331] Parole che acquistano un toccante valore profetico se si ricorda che Maria Valtorta è morta (il 12 ottobre 1961) dopo alcuni anni di graduale e crescente isolamento psichico, che l’ha portata ad estraniarsi irrimediabilmente dal mondo esterno come se fosse tutta assorbita dalla vita interiore, così passando, con la morte, da una visione contemplata ad una realtà che avrebbe vissuto per sempre.                             .

[332] Di cui ricorreva la festa liturgica essendo il 12 settembre.

[333] Scritto il 13 settembre 1944, pag. 633

[334] Lc 22. 43

[335] Scritto il 14 settembre 1944, pag. 634. Santa Croce.

[336] Vedi l’« Autobiografia », pag. 197 e 296.

[337] Dt 6, 5.

[338] Ecclesiastico 25, 16 (volgata).

[339] Scritto il 15 settembre 1944, pag. 637. Maria Ss. Addolorata.

[340] Scritto il 16 settembre 1944, pag. 638.

[341] San Francesco d’Assisi, verso il quale la scrittrice si era sentita trasportata fin da ragazza, entrando poi nel suo Terz’Ordine.

[342] Vedi la nota 2 di pag. 282.

[343] Nella visione del 28 maggio, pag. 388.

[344] Nella visione dei 10 gennaio, pag. 43.

[345] Scritto il 18 settembre 1944, pag. 653.

[346] Nella visione del 22 aprile 1943. ne « I quaderni del 1943 » pag. 81.

[347] Al termine dei dettato dei 4 agosto, pag. 571.

[348] Scritto il 19 settembree 1944, pag. 654.

[349] Per averlo scritto nei dettati del 7 giugno 1943, ne « 1 quaderni del 1943 », pag. 31.

[350] Scritto il 22 settembre 1944, pag. 657. A continuazione mettiamo la nota che il Portavoce lascia scritto il 21 settembre: E’ venuto ieri Padre Migliorini. Sia lodato Iddio! Oggi silenzio. Gesù mi lascia tutta al Padre.

[351] Mt 6, 21; Lc 12, 34.

[352] Mt 15, 1920; Mc 7, 15.

[353] Golosità, ghiottonerie, bocconi ghiotti

[354] Scritto il 23 settembre 1944, pag. 659.

[355] Da noi indicato a pag. 657.

[356] Scritto il 24 settembre 1944, pag. 660

[357] La scrittrice inserisce la data dei 216-43 per rimandare al dettato che si trova ne « I quaderni del 1943 », pag. 186.

[358] Lc 2, 34.

[359] Nel dettato dei 23 agosto 1943, ne « 1 quaderni dei 1943 », pag. 281.

[360] Nello stesso dettato richiamato alla nota 3. Benigna Consolata Ferrero, suora della Visitazione, serva di Dio (18851916).

[361] Allusione alla visione del 22 aprile 1943, ne « I quaderni del 1943 », pag. 81.

[362] Si riferisce a Giuda di Keriot, protagonista dell’episodio da noi indicato a pag. 659.

[363] Il 23 settembre, pag. 659.

[364] Maria di Gesù di Agreda, francescana, venerabile (16021665).

[365] Le abbiamo indicate all’inizio di pag. 647.

[366] Poiché la scrittrice mette le date dei brani che copia, e che appartengono a dettati del 1943, questi possono essere trovati seguendo 1’ “Indicesommario per ordine di date” che inizia a pag. 739 de « 1 quaderni dei 1943 ».

[367] Scritto il 25 settembre 1944, pag. 667

[368] Signore… ecco gli Assiri hanno aumentato la moltitudine dei loro eserciti, vanno in superbia per i loro cavalli e i cavalieri, si vantano della forza dei loro fanti, poggiano la loro speranza sugli scudi e sulle lance, sugli archi e sulle fionde e ignorano che tu sei il Signore che disperdi le guerre. Signore è il tuo nome. Abbatti la loro forza con la tua potenza e rovescia la loro violenza con la tua ira: Fanno conto di profanare il tuo santuario, di contaminare la Dimora ove riposa il tuo nome e la tua gloria, di abbattere con il ferro il corno del tuo altare. Guarda la loro superbia fa’ scendere la tua ira sulle loro teste; infondi a questa vedova la forza di fare quello che ho deciso; spezza la loro alterigia per mezzo di una donna. Perché la tua forza non sta nel numero, né sugli armati si regge il tuo regno: tu sei invece il Dio degli umili, sei il soccorritore dei derelitti, il rifugio dei deboli, il protettore degli sfiduciati, il salvatore dei disperati… Fa che la mia parola e l’astuzia diventino piaga e flagello di costoro, che fanno progetti crudeli contro la tua alleanza e il tuo tempio consacrato, contro il monte elevato di Sion e la sede dei tuoi figli…” Gdt 9, 714 . Testo della Bibbia di Gerusalemme, invece il Portavoce riporta la versione della volgata: 9, 1719.

[369] I centoventimila deficienti nello spirito: Allora il Signore Dio fece crescere una pianta di ricino al di sopra di Giona per fare ombra sulla sua testa e liberarlo dal suo male. Giona provò una grande gioia per quel ricino. Ma il giorno dopo, allo spuntar dell’alba, Dio mandò un verme a rodere il ricino e questo si seccò. Quando il sole si fu alzato, Dio fece soffiare un  vento d’oriente, afoso. Il sole colpì la testa di Giona, che si sentì venir meno e chiese di morire, dicendo: “Meglio pe me morire che vivere”. Dio disse a Giona: “Ti sembra giusto essere così sdegnato per una pianta di ricino?”: Egli rispose: “Sì, è giusto; ne sono sdegnato al punto da invocare la morte!”. Ma il Signore gli rispose: “Tu ti dai pena per quella pianta di ricino per cui non hai fatto nessuna fatica e che tu non hai fatto spuntare, che in una notte è cresciuta e in una notte è perita: e io non dovrei aver pietà di Ninive, quella grande città, nella quale sono più di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la sinistra, e una grande quantità di animali?”.Giona (Gn) 4, 6 11.

[370] Maria Valtorta e Padre Migliorini.

[371] Come nel dettato del 23 aprile 1943, ne « I quaderni del 1943 », pag. 83.

[372] 24 settembre, pag. 660.

[373] Scritto il 27 settembre 1944, pag. 669.

[374] Iside Fioravanzi (18611943). Vedi anche la nota 13 di pag. 459.

[375] Mt 14, 2526; Mc 6, 4850; Gv 6, 19.

[376] La visione del miracolo della spigolatura, che precede e che abbiamo indicata sopra, a pag. 669.

[377] Nell’episodio che abbiamo indicato a pag. 659. La felicità di Gesù, cui si allude subito dopo, appare nella visione successiva, richiamata alla nota 3.

[378] Lc 10, 4041; Gv 12, 12.

[379] Nella visione di « Giuseppe designato sposo alla Vergine », che fa parte degli episodi mariani da noi indicati a pag. 647.

[380] Scritto il 28 settembre 1944, pag.672 .

[381] Mt 15, 32; Mc 8, 13,

[382] Infatti, il breve dettato che precede è scritto su un pezzetto di carta comune, che poi è stato attaccato alla terza pagina di copertina del quaderno, sulla quale si trova la presente annotazione della scrittrice.

[383] Scritto il 30 settembre 1944, ore 9, sabato sera, pag. 677.

[384] Scritto l’8 ottobre 1944, pag. 677 “Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è Signore del cielo e della terra, non dimora in templi costruiti dalle mani dell’uomo né dalle mani dell’uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa, essendo lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. Per gli uomini ha stabilito l’ordine dei tempi e i confini del loro spazio, perché cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, benchè non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come anche alcuni dei vostri poeti hanno detto: Poiché di lui stirpe noi siamo” (Atti 17,24-28)..

[385] At 17, 23.

[386] Scritto l’11 ottobre 1944, pag. 679.

[387] Lc 10, 4142.

[388] Ad esempio, il 4 marzo, pag. 239.

[389] Il 7 agosto, pag. 577.

[390] Ger 42,10-16.

[391] Scritto il 13 ottobre 1944, pag. 683. “Voi vi vi siete accostati all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti portati alla perfezione. Al Mediatore della Nuova Alleanza e al sangue dell’aspersione dalla voce più eloquente di quello di Abele. Guardatevi perciò di non rifiutare Colui che parla; perché se quelli non trovarono scampo per aver riffiutato  colui che promulgava decreti sulla terra, molto meno lo troveremo noi, se volteremo le spalle a Colui che parla dai cieli. La sua voce infatti un giorno scosse la terra; adesso invece ha fatto questa promessa: Ancora una volta io scuoterò non solo la terra, ma anche il cielo.  La parola ancora una volta sta a indicare che le cose che possono essere scosse  son destinate a passare, in quanto cose create, perché rimangano quelle che sono incrollabili. Perciò, poichè noi riceviamo in eredità un regno incrollabile, conserviamo questa grazia e per suo mezzo rendiamo un culto gradito a Dio, con riverenza e timore; perché il nostro Dio è un fuoco divoratore (Eb 12,22-28).

[392] Eb 12, 25.

 

[393] Scritto il 15 ottobre 1944, pag. 687.

[394] Come terziaria.

[395] In « Autobiografia », pag 1819.

 

[396] Cioè: dei Servi di Maria. Il lei che segue è diretto, come sempre, al Padre Migliorini.

[397] Il 17 dicembre 1943, ne « I quaderni dei 1943 », pag. 674.

[398] Perché i suoi figli i Servi di Maria avrebbero rifiutato il dono di suo figlio Gesù. Infatti si sono lavati le mani come Pilato cedendo all’editore Pisani tutti i diritti. Con questo gesto l’Ordine dei Servi di Maria ha tradito Gesù, perché non solo non custodisce l’Opera, ma nenche ne usa  per il suo  bene nè per la predicazione. Così facendo ha ostacolato la difusione dell’Opera nell’ambiente cristiano cattolico e ha favorito agli oppositori dell’Opera. Insomma i Servi di Maria hanno lavorato contro la loro Regina operando contro la volontà del suo Figlio perché non hanno fatto quello che Lui ha detto loro di fare, perquesto ha pianto l’Addolorata. Se i Servi di Maria non si convertono alla Volontà di Gesù, sarà loro asegnato il posto che tocca ai serpenti, razza di vipere, figli di Satana. Non si fa piangere una Madre impunemente, perché sta scritto: “Maledetto il figlio che fa versare lacrime a sua Madre”.

[399] Il 25 agosto (pag. 625) e il 29 agosto (pag. 628).

[400] Da Viareggio. Vedi la nota 12 di pag. 324.

[401] Scritto il 16 ottobre 1944, pag 690.

[402] Signore, chi applicherà la frusta ai miei pensieri, al mio cuore la disciplina della sapienza? Perché non siano risparmiati i miei errori e i miei peccati non restino impuniti, perché non si moltiplichino i miei errori e non aumentino di numeo i mieri preccati, io non cada davanti ai miei avversari e il nemico non gioisca sul mio conto. Signore, padre e Dio della mia vita, non mettermi in balìa di sguardi sfrontati e allontana da me la concupiscenza. Sensualità e libidine non s’impadroniscano di me; a desideri vergongosi non mi abbandonare  (Sir 23,2-6).

[403] Benigna Consolata Ferrero, suora della Visitazione di Como, serva di Dio (18851916).

[404] At 4, 1820.

[405] Scritto il 18  ottobre 1944, pag. 691.

[406] S. Andrea di Compito. Vedi la nota 12 di pag. 324.

[407] “Puoi Tu annodare i legami delle Plèiadi o sciogliere i vincoli di Orione? Fai tu spuntare a suo tempo la stella del mattino o puoi guidare l’Orsa insieme con i suoi piccoli? Conosci tu le leggi del cielo o ne applichi le norme sulla terra?” (Gobbe (Gb) 38,31-32). “Dio mi ha fato conoscere la posizione degli astri” (Sap 7,19.

[408] “Levate in alto i vostri occhi e guardate: chi ha creato quegli astri? Egli fa uscire in numero preciso il loro esercito e li chiama tutti per nome; per la sua onnipotenza e il vigore della sua forza non ne manca alcuno” (Is 40,26).

[409] “Egli alle stelle pone il suo sigillo. Egli da solo stende i cieli. Crea l’Orsa e l’Orione, le Pléiadi e i penetrali del cielo australe. Fa cose tanto grandi da non potersi indagare, meraviglie da non potersi contare” (Gb 9,7-9). “E’ Lui che invia la luce ed essa va, che la richiama ed essa obbedisce con tremore. Le stelle brillano dalle loro vedette e gioiscono;  egli le chiama e issi rispondono: “Eccoci!” e brillano di gioia per colui che le ha create” (Baruc 3,33-35). “Egli conta il numeo delle stelle e chiama ciascuna per nome” (Sal 147,4).

[410] Scritto il 19 ottobre 1944, pag. 693.

[411] Gn 3, 17.

[412] Scitto il 20 ottobre 1944, pag. 695.

[413] Deve trattarsi di Giuseppe Belfanti, cugino della mamma della scrittrice. Alla stessa persona potrebbe riferirsi la sigla B. P., sia perché Giuseppe era chiamato anche Peppino in famiglia, sia perché il fatto qui ricordato può essere messo in relazione con quanto si legge nella « Autobiografia », pag. 419 e seguenti.

 

[414] Luca 9, 51-55; (Matteo 9, 13; Marco 2, 17; Luca 19, 10).

[415] Mc 3, 16-17.

[416] Nel dettato del 3 agosto, pag. 564.

[417] Già detto il 24 settembre, pag. 661.

[418] In « Autobiografia », pag. 248 e 296.

[419] Gv 15, 13.

[420] Mt 2, 5-6­.

[421] Is 12, 3.

[422] Scritto il 21 ottobre 1944, pag. 699.

[423] Deve trattarsi di un’altra visita di Padre Migliorini, da Viareggio. Vedi la nota 12 di pag. 324.

[424] Scritto il 22 ottobre 1944, pag. 700.

[425] Scritto il 23 ottobre 1944, pag. 701.

[426] Ne « I quaderni del 1943 », pag. 633; ripetuta l’11 dicembre, pag. 655.

[427] Scritto il 24 ottobre 1944, pag. 701.

[428] Scritto il 26 ottobre 1944, pag. 702.

[429] Come spiega nello scritto del 7 giugno, pag. 379.

[430] Scritto il 1° novembre 1944, pag. 703.

[431] Per i genitori della scrittrice vedi i. note 12 e 13 di pag. 458-459.

[432] Scritto il 3 novembre 1944, pag 704.

[433] Scritto il 9 novembre 1944, pag. 709

[434] Caterina Benincasa da Siena, santa, ora dottore della Chiesa (13471380).

[435] Nome del giovane che, condannato a morte, fu assistito da S, Caterina e morì santamente.

[436] Scritto il 10 novembre 1944, pag. 710.

[437] Forse per un errore della scrittrice, il dettato di S. Caterina è scritto con la data dei giorno precedente, pag. 709. Anche le ” due visioni “, che la scrittrice afferma di avere scritte ” oggi “, sono invece messe l’una sotto la data dei 9 e l’altra sotto la data dei 10, come appare dalle nostre indicazioni.

[438] Non c’è alcuna lettera unita al quaderno.

[439] Giuseppe Belfanti, cugino della mamma della scrittrice. Anna, detta Titina, era la sua seconda moglie; e Paola era sua figlia e figliastra di Titina.

[440] Pag. 709 nota 2.

[441] Scritto il 10 novembre 1944, ore 15, pag.711.

[442] I parenti Belfanti, di cui parla sopra.

[443] Padre Migliorini.

[444] Mentre a Viareggio la stanza della scrittrice inferma era al piano terreno, a S. Andrea di Compito, invece, la sua stanza si trovava al piano superiore, e perciò era più ìsolata. Tutto il presente brano si comprende meglio con la nota 12 di pag. 324.

[445] Paola Delfanti aveva perduto la mamma, Normanna, prima moglie dì Giuseppe, nel 1922, quando la scrittrice si trovava a Reggio Calabria, dove, dall’ottobre del 1920 all’agosto dei 1922, fu ospite dei parenti Belfanti che erano proprietari di due alberghi, chiamati il « Centrale ” e il « Centralino “.

[446] Luigi Delfanti, detto Gigi, figlio di Giuseppe e fratello di Paola.

[447] Scritto l’11 novembre 1944, pag. 713.

[448]Scritto il 12 novembre 1944, pag. 714.

[449] Ne «i quaderni del 1943»

[450]Scritto il 14 novembre 1944.

[451] Il 24 settembre,

[452] Erano due sacerdoti dell’Ordine dei Servi di Maria.

[453] Matteo 18, 3; Marco 10, 14-15; Luca 18, 16-17.

[454] Analogo accenno si trova nello scritto del 20 ottobre, pag. 491; ma ora compare il nome di Punturieri, del quale non abbiamo alcuna notizia.

[455] In casa Valtorta, a Viareggio, si trovano i due libri seguenti: Pietro Ubaldi, L’ascesi mistica, collana di Biosofia diretta da Gino Trespioli, Milano, editore Ulrico Hoepli, 1939; Pietro Ubaldi, La grande sintesi, sintesi e soluzione dei problemi della scienza e dello spirito, seconda edizione riveduta, Milano, editore Ulrico Hoepli, 1939. Sul frontespizio del secondo libro Maria Valtorta ha scritto: “Questo e Ascesi [cioè il primo libro] sono stati mandati da mio cugino [cioè Giuseppe Belfanti, cugino della mamma della scrittrice] sperando di tirarmi dalla sua quando era ancora spiritista”.

[456] Scritto il 16 novembre 1944, pag. 719.

[457] Oracolo sulle bestie del Negheb. In una terra di angoscia e di miseria, adatta a leonesse e leoni ruggenti, a vipere e draghi volanti, essi portano le loro ricchezze sul dorso di asini, i tesori sulla gobba di cammelli a un popolo che non giova a nulla. Vano e inutile è l’aiuto dell’Egitto; per questo lo chiamo: Raab l’ozioso (Is 30,6-7).

[458] “Guai a voi, figli ribelli che fate progetti da me non suggeriti, vi legate con alleanze che io non ho ispirate così da aggiungere peccato a peccato. Siete partiti per scendere in Egitto senza consultarmi, per mettervi sotto la protezione del faraone e per ripararvi all’ombra dell’Egitto. La protezione del faraone sarà la vostra vergogna e il riparo all’ombra dell’Egitto la vostra confusione. Tutti saran delusi di un popolo che non gioverà loro, che non porterà né aiuto né vantaggio ma solo confusione e ignominia.

Su, vieni, scrivi questo su una tavoletta davanti a loro, incidilo sopra un documento, perché resti per il futuro in testimonianza perenne. Poiché questo è un popolo ribelle, sono figli bugiardi, figli che non vogliono ascoltare la legge del Signore. Essi dicono ai veggenti: “Non abbiate visioni” e ai profeti: “Non fateci profezie sincere, diteci cose piacevoli, profetateci illusioni! Scostatevi dalla retta via, uscite dal sentiero, toglieteci dalla vista il Santo di Israele”.

4Perché voi rigettate questo avvertimento, questa colpa diventerà per voi come una breccia che minaccia di crollare in un attimo, improvviso, e si infrange come un vaso di creta, frantumato senza misericordia.

5Poiché dice il Signore Dio, il Santo di Israele: “Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, nell’abbandono confidente sta la vostra forza” (Is 30,1-5. 8-15).

[459] Isaia 30, 1-2 e 7-10.

[460]Scritto il 17 novembre 1944, pag. 720.

[461] Partiti il 10 novembre, come è riportato a pag. 502.

[462]Scritto il 23 novembre 1944, pag. 721.

[463]Scritto il 25 novembre 1944, pag. 722.

[464] Sarà data il 21 dicembre.

[465]Scritto il 28 novembre 1944.

[466] Il 25 novembre,

[467] Cioè Terziaria dell’ordine dei Servi di Maria, che sono chiamati anche Serviti.

[468]Scritto il29 novembre 1944.

[469] P. Pio da Pietrelcina, il frate stimmatizzato di S. Giovanni Rotondo (1887-1968) del quale la scrittrice era devota.

[470] La parrocchia della scrittrice, a Viareggio.

[471] Lamberto Lapi: per 9 anni medico curante della scrittrice, morto in guerra.

[472]Scritto il2 dicembre 1944.

[473] Sacerdote dell’Ordine dei Servi di Maria, poi uscito dall’Ordine.

[474] Forse si riferisce all’impazienza, come nel dettato dell’11 Ottobre

[475]Scritto il 6 dicembre 1944, pag. 731.

[476] Nel senso di ricevuto.

[477] Si riferisce ai Belfanti.

[478] Matteo 27, 32; Marco 15, 21; Luca 23, 27.

[479]Scritto il 7 dicembre 1944.

[480]Scritto l’8 dicembre 1944.

[481] Non c’è alcuna lettera unita al quaderno.

[482]Scritto il 10 dicembre 1944.

[483] Matteo 7, 1; Luca 6, 37.

[484] Giovanni 7, 20.

[485] Giovanni 11, 20-34. Ma il conforto dato alle sorelle sarà più evidente nell’episodio della resurrezione di Lazzaro della grande opera valtortiana sul Vangelo.

[486] Data il 28 novembre

[487]Scritto il 13 dicembre 1944, pag. 735.

[488] Apocalisse 7, 4.

[489] È il nome della cagnetta.

[490] Riferiti il 29 novembre,

[491]Scritto il 15 dicembre 1944.

[492] Vieni, o Spirito Creatore, visita le menti dei tuoi fedeli… O Dio, che hai istruito i cuori dei fedeli con la luce dello Spirito Santo, concedi a noi di discernere ciò che è bene secondo lo stesso Spirito e di godere sempre della sua consolazione…”. Dall’inno in onore dello Spirito Santo e dall’orazione della stessa Festa, secondo il Messale in vigore ai tempi della scrittrice.

[493] Andrea Carlo Ferrari, cardinale, arcivescovo di Milano, ora servo di Dio (1850-192l), che amministrò la Cresima a Maria Valtorta il 30 maggio 1905.

[494] Giobbe 4-31, passim.

[495] Nell’episodio della “Visita di Zaccaria”, scritto l’8 giugno

[496] Genesi 17, 1.

[497]16 dicembre 1944

[498]Scritto il 18 dicembre 1944, pag. 739.

[499] Isaia 6, 6-7.

[500]Scritto il 26 dicembre 1944.

[501] Già nei dettati del 2 e del 10 dicembre

[502] Atti 5, 33-39; 22, 3 (per Gamaliele); Giovanni 3, 1-21; 7, 50-51; 19, 38-40 (per Nicodemo); Atti 7, 57-59; 8, 3; 9, 1-30; 22, 1-21; 26 (per Saulo). Personaggi meglio delineati nell’opera sul Vangelo, oltre che nella visione del 7 agosto e nel dettato dell’8 agosto.

[503]Scritto il 27 dicembre 1944.

[504]Scritto il 28 dicembre 1944, ore 12.

[505]Scritto il 30 dicembre 1944, pag. 748.

[506] Dallo sfollamento.

[507] Cioè dopo aver sempre parlato male di S. Andrea di Compito.

[508] Sacerdote dell’ordine dei Servi di Maria, che durante lo sfollamento teneva i collegamenti tra la scrittrice e P. Migliorini.

[509] Suora stimmatina di Camaiore, già incontrata il 22 giugno,

[510]Scritto il 10 gennaio 1945. 

[511]Scritto il 16 gennaio 1945, ore 6 ant.

[512]Mt 19, 1630; Mc 10, 1727; Lc 18, 1830.

[513]Scritto il 26 gennaio 1945, sera ore 20, pag. 18

[514] La scrittrice si rivolge spesso al suo direttore spirituale, il padre Romualdo M. Migliorini, i cui cenni biografici sono ne I quaderni del 1943, pag. 13 nota 3.

[515] Marta, quando non viene precisato diversamente, sarà sempre Marta Diciotti, i cui cenni biografici sono ne I quaderni del 1943, pag. 60 nota 6.

[516]Scritto il 4 febbraio 1945.

[517]Scritto l’11 febbraio 1945, ore.

[518] Espressione ricorrente e che significa ogni tanto, di tanto in tanto.

[519] Ne I quaderni del 1944, pag. 225.

[520]Scritto il 12 febbraio 1945, pag. 27.

[521]Scritto il 20 febbraio 1945. Albulo, Illirico, Dacio, Ercole, Polifemo, Tracio

[522]Scritto il 1° marzo 1945.

[523] Scritto il 4 marzo 1945, pag. 34

[524]Scritto l’8 marzo 1945

[525] Il 9 novembre 1944, ne I quaderni del 1944, pag. 500.

[526]Scritto il 19 marzo 1945.

[527]Allude alle vicende connesse al passaggio della guerra e che poterono dirsi concluse nel febbraio 1945, come abbiamo riferito ne I quaderni del 1944, pag. 229 nota 12.

[528] Ne I quaderni del 1944, pagine 320-333

[529]3 Luca 24, 29.

 

[530]Scritto il 20 marzo 1945, pag. 42.

[531]Gn 19, 2425

[532]Sp 12, 12.

[533] Come a pag. 24 nota 1.

[534]Sp 12, 37.

[535]Sp 14, 2 1.

[536]Sp 14, 2229.

[537] Per l’appellativo di ” piccolo Giovanni “, che ricorre spesso, vedi I quaderni del 1944, pag. 74 nota 16.

[538] Probabile riferimento al dettato dei 23 aprile 1943, ne I quaderni del 1943, pag. 83.

[539]Scritto il 25 marzo 1945.

[540]Scritto il 29 – 30 marzo 1945.

[541]31 marzo, ore 8.

[542]Scritto il 1° aprile 1945, Pasqua di Risurrezione. Ore 23.

[543]Padre Migliorini (pag. 8 nota 1), Suor M. Gabriella (pag. 83 nota 1).

[544]Scritto il 10 aprile 1945, simili a pargoli per avere il Regno.

[545] Secondo la Volgata. Per il testo ebraico: Sa1 18, 2531: “Il Signore, mi rende secondo la mia giustizia, secondo l’innocenza delle mie mani davanti ai suoi occhi. / Con l’uomo buono tu sei buono, con l’uomo integro tu sei integro, / con l’uomo puro tu sei puro, con il perverso tu sei astuto. / Perché tu salvi il popolo degli umili, ma abbassi gli occhi dei superbi. / Tu, Signore, sei luce alla mia lampada; il mio Dio rischiara le mie tenebre. / Con te mi lancerò contro le schiere, con il mio Dio scavalcherò le mura. / La via di Dio è dritta, la parola del Signore è provata al fuoco; egli è scudo per chi in lui si rifugia”.

[546] Mt 18, 15; Mc 10, 1315; Lc 18, 1517.

[547]Sal 18,25

[548] Scritto il 12 aprile 1945, “Sia fatta la tua volontà”

[549]Scritto il 14 aprile 1945.

[550] “Riflettendo su tali cose in me steso e pensando in cuor mio che nell’unione con la sapienza c’è l’immortalità e nella sua amicizia grande godimento e nel lavoro delle sue mani una ricchezza inesauribile e nell’assiduità del rapporto con essa prudenza e nella partecipazione a i suoi discorsi fama, andavo cercando come prenderla con me”. (Sap 8,17-18).

[551]Scritto il 15 aprile 1945.Uscite dai vizi del secolo….

[552]  Il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa. Vidi che erano in grandissima quantità e tutte inaridite. Mi disse: “potranno queste ossa rivivere”? Io risposi: “Signore Dio, tu lo sai”. (Ezechiele, 37, 1-14).

[553] Dice il Signore Dio a queste ossa: “Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete. Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete: saprete che io sono il Signore”. (Ez 37,4-10)

[554] Mi disse: “Queste ossa sono tutta la gente d’Israele. Ecco, essi vanno dicendo: Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti. Perciò profetizza e annunzia loro: Dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi risuscito dalle vostre tombe, o popolo mio… Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nel vostro paese; saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò” (Ez 37,11-14).

[555]Scritto il 20 aprile 1945.

[556]Scritto il 24 aprile 1945.

[557]Scritto il 4 maggio 1945.

[558] Nessuno risponde e Gesù ha un mesto sorriso di compatimento: così termina l’episodio che precede, del 4 maggio 1945, al quale si riallaccia il presente brano.

[559]Scritto il 5 maggio 1945. 13 pagine del quaderno autografo, che portano l’episodio della Guarigione della piccola romana a Cesarea, appartenente al ciclo del Secondo anno di vita pubblica della grande opera sul Vangelo.

[560]Scritto il 15 maggio 1945.

[561]Scritto il 17 maggio 1945.

[562]Scritto il 20 maggio 1945, pag. 68.

[563] Del 20 maggio 1945, data della stesura dell’episodio che precede.

[564]Dn 2, 3136.

[565]Scritto il 21 maggio 1945, lunedì di Pentecoste ore 11. 

[566]Scritto il 22 maggio 1945.

[567] Giuseppe Belfanti, padre di Paola e cugino della mamma della scrittrice.

[568]Scritto il 30 maggio 1945.

[569]Scritto il 31 maggio 1945, Corpus Domini. pag. 72

[570]Scritto lo stesso 31 maggio 1945

[571] Angelina Panigadi, amica della scrittrice fin dall’infanzia, deceduta nel 1960.

[572] “Meglio essere in due che uno solo, perché due hanno un miglior compenso nella fatica. Infatti, se vengono a cadere, l’uno rialza l’altro. Guai invece a chi è solo: se cade, non ha nessuno che lo rialzi. Se uno aggredisce, in due gli possono resistere e una corda a tre capi non si rompe tanto presto” (Qo 4, 9-12). Perciò, non sarebbe esatto il richiamo al Vangelo, riferito dalla scrittrice a distanza di tempo dall’ascolto.

[573]Il 29 giugno 1944, ne I quaderni del 1944, pag. 339

[574]Scritto il 3 giugno 1945.

[575] Ci sembra di ravvisarla nel dettato dei 30 ottobre 1943, ne I quaderni del 1943, pag. 5 11.

[576]Scritto il 2 luglio 1945, ore 12, pag. 80.

[577] Giuseppe Valtorta, morto il 30 giugno 1935.

[578]Iside Fioravanzi, morta il 4 ottobre 1943.

[579] Già a pag. 23 nota 2, e a pag. 32 nota 3.

[580]Scritto l’8 luglio 1945: Per comprendere il brano che segue, bisogna tener presente che nella parte introduttiva dell’episodio si parla di una folla che si accalca intorno a Gesù, non solo con l’amore dei buoni ma anche con la curiosità ostile dei malevoli.

[581]Scritto il 9 luglio 1945.

[582]Scritto il 16 luglio 1945.

[583] Suor Maria Gabriella Sagheddu, trappista di Grottaferrata (19141939), offertasi per l’unità dei cristiani, proclamata beata dal papa Giovanni Paolo II il 25 gennaio 1983.

[584]Scritto il 21 luglio 1945.

[585]Aristide Fioravanzi, fratello della mamma, deceduto a Bergamo il 14 luglio 1945.

[586]Lamberto Lapi, della cui morte si parla ne I quaderni del 1944 a pag. 515.

[587]Scritto il 23 luglio 1945.

[588] Si riferisce all’annotazione da noi indicata al termine del paragrafo che precede, nella quale è costretta a riassumere una visione in poche righe, spiegando che in grazia alla confusione che ho avuto in casa questa mattina non ho potuto scrivere mentre vedevo.

[589]Scritto il 28 luglio 1945, pag. 96.

[590] Dopo l’ultimo brano da noi indicato sopra, scritto il 28 luglio 1945.

[591]Scritto il 29 luglio 1945, pag. 98.

[592] Dopo l’ultimo episodio scritto il 29 luglio 1945, da noi indicato sopra.

[593]Scritto il 10 agosto 1945, pag. 102.

[594] Sotto la stessa data, del 10 agosto, del brano che precede.

[595] Vedi pag. 138 nota I.

[596] Da intendersi: cosa aspetta ogni uomo oppure cosa spetta ad ogni uomo.

[597]Scritto il 12 agosto 1945.S. Chiara d’Assisi.

[598]Scritto il 17 agosto 1945.

[599]I parenti di cui si parla a pag. 44 (note 1 e 2) e a pag. 60 (nota 4).

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