Inizio dell’Evangelizzazione

GESÙ DI NAZARETH

 

LA BUONA NOVELLA AI PICCOLI

DEL GREGGE DI GESÙ

 

 

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Il Vangelo eterno(Ap. 14,6)

 

LIBRO   2

CAP. 44-83

 

Inizio dell’evangelizzazione.
Prodigi dell’incontro col Messia.

 

Secondo il piccolo Giovanni

A cura di  Fray Jesusmaria de Cabnaconde S.O.S

(Servo dell’Ordine dei Salvatori)

Gesù il Messia ritornato

“Chiamate a raccolta il gregge.
Il Pastore viene”.

«Chiamate a raccolta il gregge. Il Pastore viene. Le pecore e gli agnelli si adunino al suono del mio appello di amore. I capri si separeranno da loro. Siete pochi? Erano dodici e rimasero undici. La culla è ignota e meschina? In una greppia, nella più piccola fra le città di Giuda, è nato il Salvatore. Benedico le “buone volontà” che si adunano. Che Io abbia i “miei seguaci” come Satana ha i suoi.

Tornate al Vangelo, figli. Tornate. Se ci fossero state opere e parole più sante per portare gli spiriti al Bene, Io, Sapienza, le avrei usate. Non vi è cosa più atta a santificare del Vangelo.

Venite alla “Fonte delle acque del Salvatore “. Sì: veramente acque sgorgate dal mio cuore, queste parole d’amore che sono il mio Vangelo: la parola della Buona Novella. La Buona Novella che torno a ripetere con pressante invito al mondo che perisce in ciò che non è buono.

Grandi e umili che volete quest’Opera, a voi la mia benedizione. E tu, piccolo Giovanni, sii più martire che mai per questo».

Gesù di Nazareth


44. L’addio alla Madre e partenza da Nazareth. Il pianto e la preghiera della Corredentrice[1].

L’addio doloroso.

Una cena frugale

1Vedo l’interno della casa di Nazareth. Vedo una stanza, pare un tinello dove la Famiglia prenda i pasti e sosti nelle ore di riposo. E’ una stanzetta molto piccina e con una semplice tavola rettangolare contro una specie di cassapanca, addossata ad una parete. Questo è il sedile di un lato. Contro le altre pareti vi è un telaio e uno sgabello, e due altri sgabelli e una scansia con sopra dei lumi ad olio e altri oggetti. Una porta è aperta sull’orticello. Deve essere verso sera, perché non c’è altro che un ricordo di sole sulla cima di un alto albero, che appena verzica con le prime foglie.

2Alla tavola è seduto Gesù. Mangia e Maria lo serve andando e venendo da una porticina, che suppongo conduca al posto dove è il focolare, del quale si vede il bagliore dalla porta socchiusa.

3Gesù dice due o tre volte a Maria di sedere… e di mangiare Essa pure. Ma Lei non vuole, scuote il capo sorridendo mestamente e porta, dopo le verdure lessate, che mi pare abbiano il ruolo di minestra, dei pesci arrostiti e poi un formaggio piuttosto molle, come un pecorino fresco, di forma appallottolata come una di quelle pietre che si vedono nei torrenti, e delle ulive piccole e scure. Il pane, in piccole forme tonde (larghe quanto un piatto comune) e poco alto, è già sulla tavola. E’ piuttosto scuro, come non fosse privato del cruschello. Gesù ha davanti un’anfora con dell’acqua e una coppa. Mangia in silenzio, guardando la Mamma con doloroso amore.

4Maria, lo si vede visibilmente, è in pena. Va, viene, per darsi un contegno. Accende, e vi è ancora luce sufficiente, una lucerna e la mette presso a Gesù, e nell’allungare il braccio carezza la testa del Figlio furtivamente, riapre una bisaccia, che mi pare di quelle stoffe tessute a mano di lana vergine e perciò impermeabile, color nocciola, vi fruga dentro, esce nell’orticello e va in fondo ad esso, in una specie di ripostiglio, ne esce con delle mele piuttosto vizze, certo conservate dall’estate, e le mette nella bisaccia, poi prende un pane e una formaggella e unisce anche questa, per quanto Gesù non voglia, dicendo che basta ciò che ha.

Maria piange

5Poi Maria si accosta alla tavola di nuovo, dal lato più stretto, alla sinistra di Gesù, e lo guarda mangiare. Se lo guarda con struggimento, con adorazione, con il volto ancor più pallido del solito e che la pena rende come invecchiato, con gli occhi più grandi per un’ombra che li segna, indizio di lacrime già versate. Sembrano anche più chiari del solito, come lavati dal pianto che è già nell’occhio, pronto a cadere. Due occhi dolorosi e stanchi.

6Gesù, che mangia adagio e palesemente contro voglia, tanto per fare contenta la Madre, e che è pensieroso più del solito, alza il capo e la guarda. Incontra uno sguardo pieno di lacrime e curva il capo per lasciarla libera, limitandosi a prenderle la manina sottile che Ella tiene appoggiata all’orlo del tavolo. Gliela prende con la sinistra e se la porta alla guancia, vi appoggia sopra la guancia e ve la strofina un momento per sentire la carezza di quella povera manina che trema, e poi la bacia sul dorso con tanto amore e rispetto.

7Vedo Maria che si porta la mano libera, la sinistra, alla bocca, come per soffocare un singhiozzo, e poi si asciuga con le dita un lacrimone che è traboccato dal ciglio e riga la guancia. Gesù riprende a mangiare e Maria esce svelta svelta nell’orticello, dove è ormai poca luce, e scompare.

8Gesù appoggia il gomito sinistro sul tavolo, e sulla mano appoggia la fronte e si immerge nei suoi pensieri, smettendo di mangiare. Poi ascolta e si alza.

9Esce anche Lui nell’orto e, dopo essersi guardato intorno, si dirige verso destra, rispetto al lato della casa, ed entra, per una spaccatura, in una parete rocciosa, dentro a quello che riconosco per il laboratorio del falegname, questa volta tutto ordinato, senza assi, senza trucioli, senza fuoco acceso. Vi è il bancone e gli utensili, tutti al loro posto, e basta.

10Curva sul bancone, Maria piange. Sembra una bambina. Ha il capo sul braccio sinistro ripiegato e piange senza rumore, ma con molto dolore.

11Gesù entra piano e le si accosta così leggermente che Ella capisce che è lì solo quando il Figlio le posa la mano sulla testa china, chiamandola: «Mamma!» con voce di amoroso rimprovero.

12Maria alza la testa e guarda Gesù fra un velo di pianto e si appoggia a Lui, con le due mani congiunte, contro al suo braccio destro.

13Gesù le asciuga il volto con un lembo della sua larga manica e poi l’abbraccia, tirandosela sul cuore e baciandola sulla fronte. Gesù è maestoso, sembra più virile del solito, e Maria sembra più bambina, fuorché nel volto che il dolore segna.

Consigli alla mamma

14«Vieni, Mamma» le dice Gesù e, tenendola stretta a Sé col braccio destro, si incammina tornando nell’orto, dove si siede su un banco contro il muro della casa. L’orto è silenzioso e ormai oscuro. Vi è solo un bel chiaro di luna e la luce che esce dal tinello. La notte è serena.

Gesù parla a Maria.

 

 

 

 

15Non intendo in principio le parole appena mormorate, alle quali Maria assente col capo.

16Poi odo: «E fatti venire le parenti. Non rimanere sola. Sarò più tranquillo, Madre, e tu sai se ho bisogno d’esser tranquillo per compiere la mia missione. Il mio amore non ti mancherà. Io verrò sovente e ti farò avvertire quando sarò in Galilea e non potrò venire a casa. Tu verrai da Me, allora. Mamma, quest’ora doveva venire. Si è iniziata qui, quando l’Angelo ti apparve; ora scocca e noi dobbiamo viverla, non è vero, Mamma? Dopo verrà la pace della prova superata e la gioia. Prima bisogna valicare questo deserto come gli antichi Padri per entrare nella Terra Promessa[2]. Ma il Signore Iddio ci aiuterà come aiutò loro. E ci darà il suo aiuto come manna spirituale per nutrire il nostro spirito nello sforzo della prova. Diciamo insieme al Padre nostro… [3]».

Il Padre nostro

17E Gesù si alza e Maria con Lui e alzano il volto al cielo. Due ostie vive che lucono nell’oscurità. Gesù dice lentamente, ma con voce chiara e scandendo le parole, la preghiera dominicale. Appoggia molto sulle frasi: «adveniat Regnum tuum, fiat voluntas tua» distanziando molto queste due frasi dalle altre. Prega con le braccia aperte, non proprio a croce, ma come stanno i sacerdoti quando si volgono a dire: «Dominus vobiscum». Maria tiene le mani congiunte.

El calice di vino.

18Poi tornano in casa e Gesù, che non ho mai visto bere vino, versa in una coppa, da un’anfora presa sulla scansia, un poco di vino bianco e la porta sulla tavola, prende per mano Maria e la obbliga a sedersi vicino a Lui e a bere di quel vino, in cui intinge una fettina di pane che le fa mangiare. L’insistenza è tale che Maria cede. Gesù beve il rimanente vino. E poi si stringe la Mamma al fianco e se la tiene così, contro la persona, dalla parte del cuore.

L’addio doloroso

19Né Gesù né Maria stanno sdraiati, ma seduti come noi. Non parlano più. Attendono. Maria carezza la mano destra di Gesù e le sue ginocchia. Gesù carezza Maria sul braccio e sul capo. Poi Gesù si alza e Maria con Lui e si abbracciano e si baciano amorosamente più e più volte. Sembra che sempre si vogliano lasciare, ma Maria torna a stringere a sé la sua Creatura. E’ la Madonna, ma è una mamma infine, una mamma che si deve staccare dal suo figlio e che sa dove conduce quel distacco. Non mi si venga più a dire che Maria non ha sofferto. Prima lo credevo poco, ora più affatto.

20Gesù prende il mantello (blu scuro) e se lo drappeggia sulle spalle e sul capo a cappuccio. Poi si passa a tracolla la bisaccia, di modo che non gli ostacoli il cammino. Maria lo aiuta e mai finisce di accomodargli la veste e il manto e il cappuccio, e intanto lo carezza ancora.

21Gesù va verso l’uscio dopo avere tracciato un gesto di benedizione nella stanza. Maria lo segue e sull’uscio ormai aperto si baciano ancora. La via è silenziosa e solitaria, bianca di luna. Gesù si incammina. Si volta ancora per due volte a guardare la Mamma, che è rimasta appoggiata allo stipite, più bianca della luna e tutta lucente di pianto silenzioso. Gesù si allontana sempre più per la viuzza bianca. Maria piange sempre contro la porta. Poi Gesù scompare ad una svolta della via.

22E’ cominciato il suo cammino di Evangelizzatore, che terminerà al Golgota. Maria entra piangendo e chiude la porta. Anche per Lei è cominciato il cammino che la porterà al Golgota. E per noi…

Il pianto e la preghiera della Corredentrice[4].

Il uarto dolore di Maria

Dice Gesù:

23«Questo è il quarto dolore di Maria Madre di Dio. Il primo, la presentazione al Tempio; il secondo, la fuga in Egitto; il terzo, la morte di Giuseppe; il quarto, il mio distacco da Lei.

24Conoscendo il desiderio del Padre[5], ti ho detto ieri sera che affretterò la descrizione dei “nostri” dolori perché siano resi noti. Ma, come vedi, già ne erano stati illustrati di quelli di mia Madre. Ho spiegato prima la fuga che la presentazione, perché vi era bisogno di farlo in quel giorno. Io so. E tu comprendi e dirai il perché al Padre. A voce.

 Nota didattica di Gesù

25E’ mio disegno alternare le tue contemplazioni, e le mie conseguenti spiegazioni, coi dettati veri e propri, per sollevare te e il tuo spirito dandoti la beatitudine del vedere, e anche perché così è palese la differenza stilistica fra il tuo comporre ed il mio. Inoltre, davanti a tanti libri che parlano di Me e che, tocca e ritocca, muta e infronzola, sono divenuti irreali, Io ho desiderio di dare a chi in Me crede una visione riportata alla verità del mio tempo mortale. Non ne esco diminuito, ma anzi reso più grande nella mia umiltà, che si fa pane a voi per insegnarvi ad essere umili e simili a Me, che fui uomo come voi e che portai nella mia veste d’uomo la perfezione di un Dio. Dovevo essere Modello vostro, e i modelli devono essere sempre perfetti.

26Non terrò nelle contemplazioni una linea cronologica corrispondente a quella dei Vangeli. Prenderò i punti che troverò più utili in quel giorno per te o per altri, seguendo una mia linea di insegnamento e di bontà.

Rinuncia per un più alto amore

27L’insegnamento che viene dalla contemplazione del mio distacco va specialmente ai genitori e ai figli, che la volontà di Dio chiama alla rinuncia reciproca per un più alto amore. In secondo luogo va a tutti coloro che si trovano di fronte ad una rinuncia penosa.

28Quante ne trovate nella vita! Esse sono spine sulla terra e trafiggenti il cuore, lo so. Ma a chi le accoglie con rassegnazione – badate, non dico: “a chi le desidera e le accoglie con gioia” (ciò è già perfezione); dico: ”con rassegnazione” – si mutano in eterne rose. Ma pochi le accolgono con rassegnazione. Come asinelli restii, recalcitrate al volere del Padre e vi impuntate, se pur non cercate colpire con spirituali calci e morsi, ossia con ribellione e bestemmie al buon Dio.

29E non dite: “Ma io non avevo che questo bene e Dio me l’ha tolto. Ma io non avevo che questo affetto e Dio me l’ha strappato”. Anche Maria, donna gentile, amorosa alla perfezione, perché nella Tutta Grazia anche le forme affettive e sensitive erano perfette, non aveva che un bene e un amore sulla terra: il Figlio suo. Non le rimaneva che Quello. I genitori morti da tempo, Giuseppe morto da qualche anno. Non c’ero che Io per amarla e farle sentire che non era sola. I parenti, per cagione di Me, di cui non sapevano l’origine divina, le erano un poco ostili, come verso una mamma che non sa imporsi al figlio che esce dal comune buon senso, che rifiuta le nozze proposte, le quali potrebbero dare lustro alla famiglia, e aiuto anche.

30I parenti, voce del senso comune, del senso umano – voi lo chiamate buon senso, ma non è che senso umano, ossia egoismo – avrebbero voluto queste pratiche svolte nella mia vita. In fondo c’era sempre la paura di dovere un giorno passare delle noie per causa mia, che già osavo mettere fuori delle idee troppo idealiste, secondo loro, le quali potevano urtare la sinagoga. La storia ebraica era piena di insegnamenti sulla sorte dei profeti[6]. Non era una facile missione quella del profeta, e dava sovente morte allo stesso e noie al parentado. In fondo c’era sempre il pensiero di dovere, un giorno, occuparsi di mia Madre.

31Perciò il vedere che Ella non mi ostacolava in nulla e pareva in continua adorazione davanti al Figlio, li urtava.Questo urto sarebbe poi cresciuto nei tre anni di ministero, sino a culminare nei rimproveri aperti quando mi raggiungevano in mezzo alle folle e si vergognavano della mia, secondo loro, mania di urtare le caste potenti. Rimprovero a Me e a Lei, povera Mamma!

Il pianto di Maria

32Eppure Maria, che sapeva l’umore dei parenti – non tutti furono come Giacomo e Giuda e Simone, né come la loro madre Maria di Cleofa – e che prevedeva l’umore futuro, Maria, che sapeva la sua sorte durante quei tre anni e quella che l’attendeva alla fine degli stessi e la sorte mia, non recalcitrò come voi fate. Pianse. E chi non avrebbe pianto davanti ad una separazione da un figlio che l’amava come Io l’amavo, davanti alla prospettiva dei lunghi giorni, vuoti della mia presenza, nella casa solitaria, davanti al futuro del Figlio destinato a dare di cozzo contro il malanimo di chi era colpevole e che si vendicava d’esser colpevole offendendo l’Incolpevole sino ad ucciderlo?

33Pianse perché era la Corredentrice e la Madre del genere umano rinato a Dio, e doveva piangere per tutte le mamme che non sanno fare, del loro dolore di madri, una corona di gloria eterna.

34Quante madri nel mondo, a cui la morte svelle dalle braccia una creatura! Quante madri a cui un soprannaturale volere strappa dal fianco un figlio! Per tutte le sue figlie, come Madre dei cristiani, per tutte le sue sorelle, nel dolore di madre orbata, ha pianto Maria. E per tutti i figli che, nati da donna, sono destinati a divenire apostoli di Dio o martiri per amore di Dio, per fedeltà a Dio, o per ferocia umana.

35Il mio Sangue e il pianto di mia Madre sono la mistura che fortifica questi segnati a eroica sorte, quella che annulla in loro le imperfezioni, o anche le colpe commesse dalla loro debolezza, dando, oltre al martirio, comunque subito, la pace di Dio e, se sofferto per Dio, la gloria del Cielo.

36La trovano i missionari come fiamma che scalda nelle regioni dove la neve impera, la trovano come rugiada là dove il sole arde. Sono spremute (lacrime) dalla carità di Maria e sono sgorgate da un cuore di giglio. Hanno perciò, della carità verginale sposata all’Amore, il fuoco, e della verginale purezza la profumata frescura, simile a quella dell’acqua raccolta nel calice di un giglio dopo una notte rugiadosa.

37La trovano i consacrati in quel deserto che è la vita monastica bene intesa: deserto, perché non vive che l’unione con Dio, e ogni altro affetto cade divenendo unicamente carità soprannaturale: per i parenti, gli amici, i superiori, gli inferiori.

38La trovano i consacrati a Dio nel mondo, nel mondo che non li capisce e non li ama, deserto anche per questi, in cui essi vivono come fossero soli, tanto sono incompresi e derisi per amor mio.

39La trovano le mie care “vittime”, perché Maria è la prima delle vittime per amore di Gesù, ed alle sue seguaci Ella dà, con mano di Madre e di Medico, le sue lacrime che ristorano e inebriano a più alto sacrificio. Santo pianto della Madre mia!

Pregare insieme a Gesù

40Maria prega. Non si rifiuta di pregare perché Dio le dà un dolore. Ricordatelo. Prega insieme a Gesù. Prega il Padre. Nostro e vostro.

41Il primo “Pater noster” è stato pronunciato nell’orto di Nazareth per consolare la pena di Maria, per offrire le “nostre” volontà all’Eterno nel momento che si iniziava per queste volontà il periodo di sempre crescente rinunzia, culminante a quella della vita per Me e della morte di un Figlio per Maria[7].

42E, per quanto noi non avessimo nulla da farci perdonare dal Padre, pure per umiltà noi, i Senza Colpa, abbiamo chiesto il perdono del Padre per andare perdonati, assolti anche di un sospiro, incontro alla nostra missione degnamente. Per insegnarvi che più si è in grazia di Dio e più la missione è benedetta e fruttuosa. Per insegnarvi il rispetto a Dio e l’umiltà. Davanti a Dio Padre anche le nostre due perfezioni di Uomo e di Donna si sono sentite nulla e hanno chiesto perdono. Come hanno chiesto il “pane quotidiano”.

43Quale era il nostro pane? Oh! non quello impastato dalle pure mani di Maria e cotto nel piccolo forno, per il quale tante volte avevo formato fastelli e fascine. Anche quello necessario finché si è sulla terra. Ma il “nostro” pane quotidiano era quello di fare giorno per giorno la nostra parte di missione. Che Dio ce la desse ogni giorno, perché fare la missione che Dio dà è la gioia del “nostro” giorno, non è vero, piccolo Giovanni? [8]

44Non lo dici anche tu che ti par vuoto il giorno, ti pare non stato, se la bontà del Signore ti lascia un giorno senza la tua missione di dolore?

45Maria prega insieme a Gesù. E’ Gesù che vi giustifica, figli. Sono Io che rendo accettevoli e fruttuose le vostre preghiere presso il Padre. Io l’ho detto: “Tutto quello che chiederete al Padre in mio nome, Egli ve lo concederà”[9], e la Chiesa avvalora le sue orazioni dicendo: “Per Gesù Cristo Signor nostro”[10].

46Quando pregate, unitevi sempre, sempre, sempre a Me[11]. Io pregherò a voce alta per voi, coprendo la vostra voce di uomini con la mia di Uomo-Dio. Io metterò sulle mie mani trafitte la vostra preghiera e l’eleverò al Padre. Diverrà ostia di pregio infinito. La mia voce fusa con la vostra salirà come bacio filiale al Padre, e la porpora delle mie ferite farà prezioso il vostro pregare. Siate in Me se volete avere il Padre in voi, con voi, per voi.

47Hai finito la narrazione dicendo: “E per noi…”, e volevi dire: “per noi che siamo così ingrati verso questi Due che hanno montato il Calvario per noi”. Hai fatto bene a mettere quelle parole. Mettile ogni volta che ti farò vedere un nostro dolore. Sia come la campana che suona e che chiama a meditare e a pentirsi.

48Basta, ora. Riposa. La pace sia con te».

 

45. Predicazione di Giovanni Battista e Battesimo di Gesù. La manifestazione divina[12].

 Il Messia e il suo Precursore.

La valle del Giordano e il deserto di Giuda.[13]

1Vedo una pianura spopolata di paesi e di vegetazione. Non ci sono campi coltivati, e ben poche e rare sono le piante riunite qua e là a ciuffi, come vegetali famiglie, dove il suolo è nelle profondità meno arso che non sia in genere. Faccia conto[14] che questo terreno arsiccio e incolto sia alla mia destra, avendo io il nord alle spalle, e si prolunghi verso quello che è a sud rispetto a me.

2A sinistra invece vedo un fiume di sponde molto basse, che scorre lentamente esso pure da nord a sud. Dal moto lentissimo dell’acqua comprendo che non vi devono essere dislivelli nel suo letto e che questo fiume scorre in una pianura talmente piatta da costituire una depressione. Vi è un moto appena sufficiente acciò l’acqua non stagni in palude. (L’acqua è poco fonda, tanto che si vede il fondale. Giudico non più di un metro, al massimo un metro e mezzo. Largo come è l’Arno verso S. Miniato-Empoli: direi un venti metri. Ma io non ho occhio esatto nel calcolare). Pure è d’un azzurro lievemente verde verso le sponde, dove per l’umidore del suolo è una fascia di verde folta e rallegrante l’occhio, che rimane stanco dallo squallore petroso e arenoso di quanto gli si stende avanti.

3Quella voce intima, che le ho spiegato di udire e che mi indica ciò che devo notare e sapere, mi avverte che io vedo la valle del Giordano. La chiamo valle, perché si dice così per indicare il posto dove scorre un fiume, ma qui è improprio il chiamarla così, perché una valle presuppone dei monti, ed io qui di monti non ne vedo vicini. Ma insomma sono presso il Giordano, e lo spazio desolato che osservo alla mia destra è il deserto di Giuda.

4Se dire deserto per dire luogo dove non sono case e lavori dell’uomo è giusto, non lo è secondo il concetto che noi abbiamo del deserto. Qui non le arene ondulate del deserto come lo concepiamo noi, ma solo terra nuda, sparsa di pietre e detriti, come sono i terreni alluvionali dopo una piena.

Datta storica (Lc 3,1-2)[15].

5In lontananza, delle colline. Pure, presso il Giordano, vi è una grande pace, un che di speciale, di superiore al comune, come è quello che si nota sulle sponde del Trasimeno. E’ un luogo che pare ricordarsi di voli d’angeli e di voci celesti. Non so dire bene ciò che provo. Ma mi sento in un posto che parla allo spirito.

El Bautista y su testimoonianza. (Jn 1,19-28).[16].

6Mentre osservo queste cose, vedo che la scena si popola di gente lungo la riva destra (rispetto a me) del Giordano. Vi sono molti uomini vestiti in maniere diverse. Alcuni paiono popolani, altri dei ricchi, non mancano alcuni che paiono farisei per la veste ornata di frange e galloni. In mezzo ad essi, in piedi su un masso, un uomo che, per quanto è la prima volta che lo vedo, riconosco subito per il Battista.

Il messaggio penitenziale (Mt 3,7-10; Lc 3,7-9) [17]

7Parla alla folla, e le assicuro che non è una predica dolce. Gesù ha chiamato Giacomo e Giovanni «i figli del tuono»[18]. Ma allora come chiamare questo veemente oratore? Giovanni Battista merita il nome di fulmine, valanga, terremoto, tanto è impetuoso e severo nel suo parlare e nel suo gestire.

Messaggio messianico y moral . (Mt 3,11-12; Mc 1,7-8; Lc 3,10-18) [19]

8Parla annunciando il Messia ed esortando a preparare i cuori alla sua venuta estirpando da essi gli ingombri e raddrizzando i pensieri. Ma è un parlare vorticoso e rude. Il Precursore non ha la mano leggera di Gesù sulle piaghe dei cuori. E’ un medico che denuda e fruga e taglia senza pietà.  Il Messia Gesù di Nazareth.

El Messia giunge al Giordano(Mt. 3,13; Mc 1,9)[20].

9Mentre lo ascolto – e non ripeto le parole perché sono quelle riportate dagli evangelisti, ma amplificate in irruenza – vedo avanzarsi lungo una stradicciuola, che è ai bordi della linea erbosa e ombrosa che costeggia il Giordano, il mio Gesù. Questa rustica via, più sentiero che via, sembra disegnato dalle carovane e dalle persone che per anni e secoli l’hanno percorsa per giungere ad un punto dove, essendo il fondale del fiume più alto, è facile il guado. Il sentiero continua dall’altro lato del fiume e si perde fra il verde dell’altra sponda.

10Gesù è solo. Cammina lentamente, venendo avanti, alle spalle di Giovanni. Si avvicina senza rumore e ascolta intanto la voce tuonante del Penitente del deserto, come se anche Gesù fosse uno dei tanti che venivano a Giovanni per farsi battezzare e per prepararsi ad esser mondi per la venuta del Messia. Nulla distingue Gesù dagli altri. Sembra un popolano nella veste, un signore nel tratto e nella bellezza, ma nessun segno divino lo distingue dalla folla.

11Però si direbbe che Giovanni senta una emanazione di spiritualità speciale. Si volge e individua subito la fonte di quell’emanazione. Scende con impeto dal masso che gli faceva da pulpito e va sveltamente verso Gesù, che si è fermato qualche metro lontano dal gruppo appoggiandosi al fusto di un albero.

L’incontro.

12Gesù e Giovanni si fissano un momento. Gesù col suo sguardo azzurro tanto dolce. Giovanni col suo occhio severo, nerissimo, pieno di lampi. I due, visti vicino, sono l’antitesi l’uno dell’altro. Alti tutti e due – è l’unica somiglianza – sono diversissimi per tutto il resto. Gesù biondo e dai lunghi capelli ravviati, dal volto d’un bianco avoriato, dagli occhi azzurri, dall’abito semplice ma maestoso.

Identità del Precursore(Mt 3,4-5; Mc 1,5-6)[21].

13Giovanni irsuto, nero di capelli che ricadono lisci sulle spalle, lisci e disuguali in lunghezza, nero nella barba rada che gli copre quasi tutto il volto non impedendo col suo velo di permettere di notare le guance scavate dal digiuno, nero negli occhi febbrili, scuro nella pelle abbronzata dal sole e dalle intemperie e per la folta peluria che lo copre, seminudo nella sua veste di pelo di cammello, tenuta alla vita da una cinghia di pelle e che gli copre il torso scendendo appena sotto i fianchi magri e lasciando scoperte le coste a destra, le coste sulle quali è, unico strato di tessuti, la pelle conciata dall’aria. Sembrano un selvaggio e un angelo visti vicini.

Testimonianza del Battista(Gv 1,29-34).[22].

14Giovanni, dopo averlo scrutato col suo occhio penetrante, esclama: «Ecco l’Agnello di Dio. Come è che a me viene il mio Signore?».

15Gesù risponde placido: «Per compiere il rito di penitenza».

«Mai, mio Signore. Io sono che devo venire a Te per essere santificato, e Tu vieni a me?».

16E Gesù, mettendogli una mano sul capo, perché Giovanni s’era curvato davanti a Gesù, risponde: «Lascia che si faccia come voglio, perché si compia ogni giustizia e il tuo rito divenga inizio ad un più alto mistero e sia annunciato agli uomini che la Vittima è nel mondo».

Il battesimo del Messia. (Mt 3,13-15; Mc 1,9).[23]

17Giovanni lo guarda con occhio che una lacrima fa dolce e lo precede verso la riva, dove Gesù si leva il manto e la tunica, rimanendo con una specie di corti calzoncini, per poi scendere nell’acqua dove è già Giovanni, che lo battezza versandogli sul capo l’acqua del fiume, presa con una specie di tazza, che il Battista tiene sospesa alla cintola e che mi pare una conchiglia o una mezza zucca essiccata e svuotata.

18Gesù è proprio l’Agnello. Agnello nel candore della carne, nella modestia del tratto, nella mitezza dello sguardo.

 

 

Il Messia Figlio di Dio(Mt 3,16-17, Jn 1,29-34)[24]

19Mentre Gesù risale la riva e, dopo essersi vestito, si raccoglie in preghiera, Giovanni lo addita alle turbe, testimoniando d’averlo conosciuto per il segno[25] che lo Spirito di Dio gli aveva indicato quale indicazione infallibile del Redentore.

20Ma io sono polarizzata nel guardare Gesù che prega, e non mi resta presente che questa figura di luce contro il verde della sponda.

Le manifestazioni divine del Messia[26]. (Insegnamento)

Il Battista non aveva bisogno di segni (Gv 1,19-28) [27]

Dice Gesù:

21«Giovanni non aveva bisogno del segno per se stesso. Il suo spirito, presantificato sin dal ventre di sua madre[28], era possessore di quella vista di intelligenza soprannaturale che sarebbe stata di tutti gli uomini senza la colpa di Adamo.

22Se l’uomo fosse rimasto in grazia, in innocenza, in fedeltà col suo Creatore, avrebbe visto Dio attraverso le apparenze esterne. Nella Genesi è detto[29] che il Signore Iddio parlava familiarmente con l’uomo innocente e che l’uomo non tramortiva a quella voce, non si ingannava nel discernerla. Così era la sorte dell’uomo: vedere e capire Iddio proprio come un figlio fa col genitore. Poi è venuta la colpa, e l’uomo non ha più osato guardare Dio, non ha più saputo vedere e comprendere Iddio. E sempre meno lo sa.

23Ma Giovanni, il mio cugino Giovanni, era stato mondato dalla colpa quando la Piena di Grazia s’era curvata amorosa ad abbracciare la già sterile ed allora feconda Elisabetta. Il fanciullino nel suo seno era balzato di giubilo, sentendo cadere la scaglia della colpa dalla sua anima come crosta che cade da una piaga che guarisce. Lo Spirito Santo, che aveva fatto di Maria la Madre del Salvatore, iniziò la sua opera di salvazione, attraverso Maria, vivo Ciborio della Salvezza incarnata, su questo nascituro, destinato ad esser a Me unito non tanto per il sangue quanto per la missione, che fece di noi come le labbra che formano la parola. Giovanni le labbra, Io la Parola. Egli il Precursore nell’Evangelo e nella sorte di martirio. Io, Colui che perfeziona della mia divina perfezione l’Evangelo iniziato da Giovanni ed il martirio per la difesa della Legge di Dio.

24Giovanni non aveva bisogno di nessun segno. Ma alla ottusità degli altri il segno era necessario. Su cosa avrebbe fondato Giovanni la sua asserzione, se non su una prova innegabile che gli occhi dei tardi e le orecchie dei pesanti avessero percepita?

Le manifestazioni del Messia. (Mt 3,13-17; Mc 1,9-11; Lc 3,21-22).[30]

25Io pure non avevo bisogno di battesimo. Ma la sapienza del Signore aveva giudicato esser quello l’attimo e il modo dell’incontro. E, traendo Giovanni dal suo speco nel deserto e Me dalla mia casa, ci unì in quell’ora per aprire su Me i Cieli e farne scendere Se stesso, Colomba divina, su Colui che avrebbe battezzato gli uomini con tal Colomba, e farne scendere l’annuncio, ancor più potente di quello angelico perché del Padre mio: “Ecco il mio Figlio diletto col quale mi sono compiaciuto”. Perché gli uomini non avessero scuse o dubbi nel seguirmi e nel non seguirmi.

26Le manifestazioni del Cristo sono state molte. La prima, dopo la Nascita, fu quella dei Magi, la seconda nel Tempio, la terza sulle rive del Giordano. Poi vennero le infinite altre che ti farò conoscere, poiché i miei miracoli[31] sono manifestazioni della mia natura divina, sino alle ultime della Risurrezione e Ascensione al Cielo.

27La mia patria fu piena delle mie manifestazioni. Come seme gettato ai quattro punti cardinali, esse avvennero in ogni strato e luogo della vita: ai pastori, ai potenti, ai dotti, agli increduli, ai peccatori, ai sacerdoti, ai dominatori, ai bambini, ai soldati, agli ebrei, ai gentili.

28Anche ora esse si ripetono. Ma, come allora, il mondo non le accoglie. Anzi non accoglie le attuali e dimentica le passate. Ebbene, Io non desisto. Io mi ripeto per salvarvi, per portarvi alla fede in Me.

Nota didattica di Gesù

29Sai, Maria, quello che fai? Quello che faccio, anzi, nel mostrarti il Vangelo? Un tentativo più forte di portare gli uomini a Me. Tu lo hai desiderato con preghiere ardenti. Non mi limito più alla parola. Li stanca e li stacca. E’ una colpa, ma è così. Ricorro alla visione, e del mio Vangelo, e la spiego per renderla più chiara e attraente.

30A te do il conforto del vedere. A tutti do il modo di desiderare di conoscermi. E, se ancora non servirà e come crudeli bambini getteranno il dono senza capirne il valore, a te resterà il mio dono e ad essi il mio sdegno. Potrò una volta ancora fare l’antico rimprovero: “Abbiamo sonato e non avete ballato; abbiamo intonato lamenti e non avete pianto”[32].

31Ma non importa. Lasciamo che essi, gli inconvertibili, accumulino sul loro capo i carboni ardenti, e volgiamoci alle pecorelle che cercano di conoscere il Pastore. Io son Quello, e tu sei la verga che le conduci a Me».

 Testimonianza del Portavoce

32Come vede, mi sono affrettata a mettere quei particolari che, per la loro piccolezza, mi erano sfuggiti e che lei ha desiderato di avere.

33“Oggi poi, leggendo il fascicolo, noto una frase di Gesù che le può essere di regola. Lei stamane diceva che non potrà rendere note le mie descrizioni per via dello stile, ed io, che di essere conosciuta ho una vera fobia, ne fui ben contenta. Ma non le pare che ciò sia contrario a ciò che dice il Maestro nell’ultimo dettato del fascicolo?  “Più sarai attenta ed esatta (nella descrizione di ciò che vedo) e più sarà numeroso il numero di coloro che vengono a Me.” Ciò implica che le descrizioni debbono esser note, altrimenti come può esservi numero di anime che in grazia ad esse vanno a Gesù? Le sottopongo questo punto e poi faccia lei ciò che le pare meglio, che per me è indifferente. Anzi, umanamente, sono del suo stesso parere. Ma qui non siamo nel campo dell’umano, e anche l’umano del portavoce deve scomparire. Anche nel dettato di oggi Gesù dice: “…nel mostrarti il vangelo faccio un tentativo più forte di portare gli uomini a Me. Non mi limito più alla parola… Ricorro alla visione e la spiego per renderla più chiara e attraente. ” E allora?

34Intanto, perché sono un povero nulla che da me sola mi ripiego subito su me stessa, le dico che la sua osservazione mi ha turbata, e l’Invidioso se ne giova, tanto turbata da farmi pensare di non scrivere più ciò che vedo e scrivere unicamente i dettati. Mi soffia in cuore: “Tanto lo vedi? Non servono a un bel nulla le tue famose visioni! Solo a farti passare per pazza. Come sei, in verità. Cosa vedi? Le larve del tuo cervello turbato. Ci vuol ben altro per meritare di vedere il Cielo!” E’ tutt’oggi che mi tiene sotto il getto corrosivo della sua tentazione. Le assicuro che non ho tanto sofferto del mio grande dolore fisico quanto ho sofferto e offro per questo. Mi vuole far disperare. Il mio venerdì è oggi venerdì di tentazione spirituale. Penso a Gesù nel deserto e a Gesù nel Getsemani…

35Ma non mi do per vinta per non farlo ridere, questo demonio astuto, e lottando contro lui e contro il mio lato meno spirituale, le scrivo la mia gioia d’oggi, assicurandole insieme che per conto mio sarei ben lieta se Gesù mi levasse questo dono di vedere, che è la mia più alta gioia. Basta mi conservi il suo amore e la sua misericordia[33]

46. Gesù tentato da Satana nel deserto. Come si vincono le tentazioni[34].

Le tentazioni del Messia nel deserto.

Solitudine  petrosa (Mt 4,1; Mc 1,12; Lc 4,1) [35].

1Vedo la solitudine petrosa già vista alla mia sinistra nella visione del battesimo di Gesù al Giordano. Però devo essere molto addentrata in essa, perché non vedo affatto il bel fiume lento e azzurro, né la vena di verde che lo costeggia alle sue due rive, come alimentata da quell’arteria d’acqua. Qui solo solitudine, pietroni, terra talmente arsa da esser ridotta a polvere giallastra, che ogni tanto il vento solleva con piccoli vortici, che paion fiato di bocca febbrile tanto sono asciutti e caldi. E tormentosi per la polvere che penetra con essi nelle narici e nelle fauci. Molto rari, qualche piccolo cespuglio spinoso, non si sa come resistente in quella desolazione. Sembrano ciuffetti di superstiti capelli sulla testa di un calvo. Sopra, un cielo spietatamente azzurro; sotto, il suolo arido; intorno, massi e silenzio. Ecco quanto vedo come natura.

Il digiuno (Mt 4,2; Mc 1,13; Lc 4,2) [36].

2Addossato ad un enorme pietrone, che per la sua forma, fatta su per giù così come mi sforzo a disegnarla, fa un embrione di grotta, e seduto su un sasso trascinato nell’incavo, al punto +, sta Gesù. Si ripara così dal sole cocente. E l’interno ammonitore mi avverte che quel sasso, su cui ora siede, è anche il suo inginocchiatoio e il suo guanciale quando prende le brevi ore di riposo avvolto nel suo mantello, al lume delle stelle e all’aria fredda della notte. Infatti là presso è la sacca che gli ho visto prendere prima di partire da Nazareth. Tutto il suo avere. E, dal come si piega floscia, comprendo che è vuota del poco cibo che vi aveva messo Maria.

3Gesù è molto magro e pallido. Sta seduto con i gomiti appoggiati ai ginocchi e gli avambracci sporti in avanti, con le mani unite ed intrecciate nelle dita. Medita. Ogni tanto solleva lo sguardo e lo gira attorno e guarda il sole alto, quasi a perpendicolo, nel cielo azzurro. Ogni tanto, e specie dopo aver girato lo sguardo attorno e averlo alzato verso la luce solare, chiude gli occhi e si appoggia al masso, che gli fa da riparo, come preso da vertigine.

Il Tentatore (Mt 4,2; Mc 1,13; Lc 4,2) [37]

4Vedo apparire il brutto ceffo di Satana. Non che si presenti nella forma che noi ce lo raffiguriamo, con corna, coda, ecc. ecc. Pare un beduino avvolto nel suo vestito e nel suo mantellone, che pare un domino da maschera. Sul capo il turbante, le cui falde bianche scendono a far riparo sulle spalle e lungo i lati del viso. Di modo che di questo appare un breve triangolo molto bruno, dalle labbra sottili e sinuose, dagli occhi nerissimi e incavati, pieni di bagliori magnetici. Due pupille che ti leggono in fondo al cuore, ma nelle quali non leggi nulla, o una sola parola: mistero. L’opposto dell’occhio di Gesù, tanto magnetico e fascinatore anche esso, che ti legge in cuore, ma nel quale leggi anche che nel suo cuore è amore e bontà per te. L’occhio di Gesù è una carezza sull’anima. Questo è come un doppio pugnale che ti perfora e brucia.

Tentazione dello scoraggiamento

Si avvicina a Gesù: «Sei solo?».

5Gesù lo guarda e non risponde.

«Come sei capitato qui? Ti sei sperduto?».

6Gesù lo guarda da capo e tace.

«Se avessi dell’acqua nella borraccia, te la darei. Ma ne sono senza anche io. M’è morto il cavallo e mi dirigo a piedi al guado. Là berrò e troverò chi mi dà un pane. So la via. Vieni con me. Ti guiderò».

7Gesù non alza più neppure gli occhi.  

«Non rispondi? Sai che, se resti qui, muori? Già si leva il vento. Sarà bufera. Vieni».

8Gesù stringe le mani in muta preghiera.

Il re di questo mondo.

9«Ah! sei proprio Tu, dunque? E’ tanto che ti cerco! Ed ora è tanto che ti osservo. Dal momento che sei stato battezzato. Chiami l’Eterno? E’ lontano. Ora sei sulla terra ed in mezzo agli uomini. E negli uomini regno io. Pure mi fai pietà e ti voglio soccorrere, perché sei buono e sei venuto a sacrificarti per nulla. Gli uomini ti odieranno per la tua bontà. Non capiscono che oro e cibo, e senso. Sacrificio, dolore, ubbidienza, sono parole morte per loro più di questa terra che ci è d’intorno. Essi sono aridi più ancora di questa polvere. Solo il serpe può nascondersi qui, attendendo di mordere, e lo sciacallo di sbranare. Vieni via. Non merita soffrire per loro. Li conosco più di Te».

Satana si è seduto di fronte a Gesù e lo fruga col suo sguardo tremendo, e sorride con la sua bocca di serpe.

10Gesù tace sempre e prega mentalmente.

Il seduttore di questo mondo.

10 «Tu diffidi di me. Fai male. Io sono la sapienza della terra. Ti posso esser maestro per insegnarti a trionfare. Vedi: l’importante è trionfare. Poi, quando ci si è imposti e si è affascinato il mondo, allora lo si conduce anche dove si vuole noi. Ma prima bisogna essere come piace a loro. Come loro. Sedurli facendo loro credere che li ammiriamo e li seguiamo nel loro pensiero.

 

La tentazione della lussuria.

11Sei giovane e bello. Comincia dalla donna. E’ sempre da essa che si deve incominciare. Io ho sbagliato inducendo la donna alla disubbidienza. Dovevo consigliarla per altro modo. Ne avrei fatto uno strumento migliore e avrei vinto Dio. Ho avuto fretta. Ma Tu! Io t’insegno, perché c’è stato un giorno che ho guardato a Te con giubilo angelico, e un resto di quell’amore è rimasto[38], ma Tu ascoltami ed usa della mia esperienza. Fatti una compagna. Dove non riuscirai Tu, essa riuscirà. Sei il nuovo Adamo: devi avere la tua Eva. E poi, come puoi comprendere e guarire le malattie del senso se non sai che cosa sono? Non sai che è lì il nocciolo da cui nasce la pianta della cupidità e della prepotenza? Perché l’uomo vuole regnare? Perché vuole essere ricco, potente? Per possedere la donna. Questa è come l’allodola. Ha bisogno del luccichìo per essere attirata. L’oro e la potenza sono le due facce dello specchio che attirano le donne e le cause del male nel mondo.

12Guarda: dietro a mille delitti dai volti diversi ce ne sono novecento almeno che hanno radice nella fame del possesso della donna o nella volontà di una donna, arsa da un desiderio che l’uomo non soddisfa ancora o non soddisfa più. Vai dalla donna se vuoi sapere cosa è la vita. E solo dopo saprai curare e guarire i morbi della umanità. E’ bella, sai, la donna! Non c’è nulla di più bello nel mondo. L’uomo ha il pensiero e la forza. Ma la donna! Il suo pensiero è un profumo, il suo contatto è carezza di fiori, la sua grazia è come vino che scende, la sua debolezza è come matassa di seta o ricciolo di bambino nelle mani dell’uomo, la sua carezza è forza che si rovescia sulla nostra e la accende. Si annulla il dolore, la fatica, il cruccio quando si posa presso una donna, ed essa è fra le nostre braccia come un fascio di fiori.

Tentazione della gola (Mt 4,2; Mc 1,13; Lc 4,2) [39]

13Ma che stolto che sono! Tu hai fame e ti parlo della donna. La tua vigoria è esausta. Per questo, questa fragranza della terra, questo fiore del creato, questo frutto che dà e suscita amore, ti pare senza valore.

14Ma guarda queste pietre. Come sono tonde e levigate, dorate sotto al sole che scende. Non sembrano pani? Tu, Figlio di Dio, non hai che dire: “Voglio”, perché esse divengano pane fragrante come quello che ora le massaie levano dal forno per la cena dei loro familiari. E queste acacie così aride, se Tu vuoi, non possono empirsi di dolci pomi, di datteri di miele? Satollati, o Figlio di Dio! Tu sei il Padrone della terra. Essa si inchina per mettere ai tuoi piedi se stessa e sfamare la tua fame.

15Lo vedi che impallidisci e vacilli solo a sentir nominare il pane? Povero Gesù! Sei tanto debole da non potere più neppure comandare al miracolo? Vuoi che lo faccia io per Te? Non ti sono a paro. Ma qualcosa posso. Starò privo per un anno della mia forza, la radunerò tutta, ma ti voglio servire, perché Tu sei buono ed io sempre mi ricordo che sei il mio Dio, anche se ora ho demeritato di chiamarti tale. Aiutami con la tua preghiera perché io possa…»

16«Taci. “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che viene da Dio”»[40].

Tentazione della presunzione (Mt 4,5-7; Lc 4,9-12) [41].

17Il demonio ha un sussulto di rabbia. Digrigna i denti e stringe i pugni. Ma si contiene e volge il digrigno in sorriso.

18«Comprendo. Tu sei sopra le necessità della terra e hai ribrezzo a servirti di me. L’ho meritato. Ma vieni, allora, e vedi cosa è nella Casa di Dio. Vedi come anche i sacerdoti non ricusano di venire a transazioni fra lo spirito e la carne. Perché infine sono uomini e non angeli. Compi un miracolo spirituale. Io ti porto sul pinnacolo del Tempio e Tu trasfigurati in bellezza lassù, e poi chiama le coorti di angeli e di’ che facciano delle loro ali intrecciate pedana al tuo piede e ti calino così nel cortile principale. Che ti vedano e si ricordino che Dio è. Ogni tanto è necessario manifestarsi, perché l’uomo ha una memoria tanto labile, specie in ciò che è spirituale. Sai come gli angeli saranno beati di far riparo al tuo piede e scala a Te che scendi!».

19«”Non tentare il Signore Iddio tuo” è detto»[42].

20«Comprendi che anche la tua apparizione non muterebbe le cose, e il Tempio continuerebbe ad esser mercato e corruzione. La tua divina sapienza lo sa che i cuori dei ministri del Tempio sono un nido di vipere, che si sbranano e sbranano pur di predominare. Non sono domati che dalla potenza umana.

Tentazione dell’orgoglio(Mt 4,5-7; Lc 4,9-12).[43]

21E allora, vieni. Adorami. Io ti darò la terra. Alessandro, Ciro, Cesare, tutti i più grandi dominatori passati o viventi saranno simili a capi di meschine carovane rispetto a Te, che avrai tutti i regni della terra sotto il tuo scettro. E, coi regni, tutte le ricchezze, tutte le bellezze della terra, e donne, e cavalli, e armati e templi. Potrai alzare dovunque il tuo Segno, quando sarai Re dei re e Signore del mondo. Allora sarai ubbidito e venerato dal popolo e dal sacerdozio. Tutte le caste ti onoreranno e ti serviranno, perché sarai il Potente, l’Unico, il Signore.

22Adorami un attimo solo! Levami questa sete che ho d’esser adorato! E’ quella che mi ha perduto. Ma è rimasta in me e mi brucia. Le vampe dell’inferno sono fresca aria del mattino rispetto a questo ardore che mi brucia l’interno. E’ il mio inferno, questa sete. Un attimo, un attimo solo, o Cristo, Tu che sei buono! Un attimo di gioia all’eterno Tormentato! Fammi sentire cosa voglia dire essere dio e mi avrai devoto, ubbidiente come servo per tutta la vita, per tutte le tue imprese. Un attimo! Un solo attimo, e non ti tormenterò più!». E Satana si butta in ginocchio, supplicando.

23Gesù si è alzato, invece. Divenuto più magro in questi giorni di digiuno, sembra ancora più alto. Il suo volto è terribile di severità e potenza. I suoi occhi sono due zaffiri che bruciano. La sua voce è un tuono, che si ripercuote contro l’incavo del masso e si sparge sulla sassaia e la piana desolata, quando dice: «Va’ via, Satana. E’ scritto: 23“Adorerai il Signore Iddio tuo e servirai Lui solo”!»[44].

Il Messia ha vinto Satana(Mt 4,11; Mc 1,13; Lc 4,5-8.13.[45]

24Satana, con un urlo di strazio dannato e di odio indescrivibile, scatta in piedi, tremendo a vedersi nella sua furente, fumante persona. E poi scompare con un nuovo urlo di maledizione.

25Gesù si siede stanco, appoggiando indietro il capo contro il masso.

26Pare esausto. Suda. Ma esseri angelici vengono ad alitare con le loro ali nell’afa dello speco, purificandola e rinfrescandola. Gesù apre gli occhi e sorride. Io non lo vedo mangiare. Direi che Egli si nutre dell’aroma del Paradiso e ne esce rinvigorito. Il sole scompare a ponente. Egli prende la vuota bisaccia e, accompagnato dagli angeli, che fanno una mite luce sospesi sul suo capo mentre la notte cala rapidissima, si avvia verso est, meglio verso nord-est. Ha ripreso la sua espressione abituale, il passo sicuro. Solo resta, a ricordo del lungo digiuno, un aspetto più ascetico nel volto magro e pallido e negli occhi, rapiti in una gioia non di questa terra.

Come si vincono le tentazioni[46]. (Insegnamento)

Esperienza carismatica

Dice Gesù:

27«Ieri eri senza la tua forza, che è la mia volontà, ed eri perciò un essere semivivo. Ho fatto riposare le tue membra e ti ho fatto fare l’unico digiuno che ti pesi: quello della mia parola. Povera Maria! Hai fatto il mercoledì delle Ceneri. In tutto sentivi il sapor della cenere, poiché eri senza il tuo Maestro. Non mi facevo sentire. Ma c’ero. Questa mattina, poiché l’ansia è reciproca, ti ho mormorato nel tuo dormiveglia: “Agnus Dei qui tollis peccata mundi, dona nobis pacem”, e te l’ho fatto ripetere molte volte, e tante te le ho ripetute. Hai creduto che parlassi su questo. No. Prima c’era il punto che ti ho mostrato e che ti commenterò. Poi questa sera ti illustrerò quest’altro.

 Vigilanza e discernimento

28Satana, lo hai visto, si presenta sempre con veste benevola. Con aspetto comune. Se le anime sono attente, e soprattutto in spirituali contatti con Dio, avvertono quell’avviso che le rende guardinghe e pronte a combattere le insidie demoniache. Ma se le anime sono disattente al divino, separate da una carnalità che soverchia e assorda, non aiutate dalla preghiera che congiunge a Dio e riversa la sua forza come da un canale nel cuore dell’uomo, allora difficilmente esse si avvedono del tranello nascosto sotto l’apparenza innocua e vi cadono. Liberarsene è, poi, molto difficile.

Le vie di Satana

29Le due vie più comuni prese da Satana per giungere alle anime sono il senso e la gola. Comincia sempre dalla materia. Smantellata e asservita questa, dà l’attacco alla parte superiore.

30Prima il morale: il pensiero con le sue superbie e cupidigie; poi lo spirito, levandogli non solo l’amore – quello non esiste già più quando l’uomo ha sostituito l’amore divino con altri amori umani – ma anche il timore di Dio. E’ allora che l’uomo si abbandona in anima e corpo a Satana, pur di arrivare a godere ciò che vuole, godere sempre più.

Metodo per vincere Satana

31Come Io mi sia comportato, lo hai visto. Silenzio e orazione. Silenzio. Perché, se Satana fa la sua opera di seduttore e ci viene intorno, lo si deve subire senza stolte impazienze e vili paure. Ma reagire con la sostenutezza alla sua presenza, e con la preghiera alla sua seduzione.

32E’ inutile discutere con Satana. Vincerebbe lui, perché è forte nella sua dialettica. Non c’è che Dio che lo vinca. E allora ricorrere a Dio, che parli per noi, attraverso a noi. Mostrare a Satana quel Nome e quel Segno, non tanto scritti su una carta o incisi su un legno, quanto scritti e incisi nel cuore. Il mio Nome, il mio Segno. Ribattere a Satana, unicamente quando insinua che egli è come Dio, usando la parola di Dio. Egli non la sopporta.

33Poi, dopo la lotta, viene la vittoria, e gli angeli servono e difendono il vincitore dall’odio di Satana. Lo ristorano con le rugiade celesti, con la grazia che riversano a piene mani nel cuore del figlio fedele, con la benedizione che accarezza lo spirito. Occorre avere volontà di vincere Satana e fede in Dio e nel suo aiuto. Fede nella potenza della preghiera e nella bontà del Signore. Allora Satana non può fare del male.

34 Va’ in pace. Questa sera ti letificherò col resto».

47. L’incontro con Giovanni e Giacomo.
Giovanni di Zebedeo è il puro fra
i discepoli
[47].

Beato chi lo riconosce e lo segue.

Il Messia passa(Gv 1, 35-39).[48]

1Vedo Gesù che cammina lungo la striscia verde che costeggia il Giordano. E’ tornato su per giù al posto che ha visto il suo battesimo. Presso il guado che pare fosse molto conosciuto e frequentato per passare all’altra sponda verso la Perea. Ma il luogo, dianzi tanto affollato di gente, ora appare spopolato. Solo qualche viandante, a piedi o a cavallo di asini o cavalli, lo percorre.

2Gesù pare non accorgersene neppure. Procede per la sua strada risalendo a nord, come assorto nei suoi pensieri. Quando giunge all’altezza del guado incrocia un gruppo di uomini di età diverse, che discutono animatamente fra loro e che poi si separano, parte andando verso sud e parte risalendo a nord. Fra quelli che si dirigono a nord vedo esservi Giovanni e Giacomo.

3Giovanni vede per primo Gesù e lo indica al fratello e ai compagni. Parlano fra loro per un poco e poi Giovanni si dà a camminare velocemente per raggiungere Gesù. Giacomo lo segue più piano. Gli altri non se ne occupano. Camminano lentamente, discutendo.

Beato chi lo riconosce

4Quando Giovanni è presso a Gesù, alle sue spalle, lontano appena un due o tre metri, grida: «Agnello di Dio che levi i peccati del mondo!».

5Gesù si volge e lo guarda. I due sono a pochi passi l’uno dall’altro. Si osservano. Gesù col suo aspetto serio e indagatore. Giovanni col suo occhio puro e ridente nel bel viso giovanile che pare di fanciulla. Gli si danno si e no vent’anni, e sulla gota rosata non vi è altro segno che quello di una peluria bionda, che pare una velatura d’oro.

6«Chi cerchi?» chiede Gesù.  

«Te, Maestro».

7«Come sai che sono maestro?».

«Me lo ha detto il Battista».

8«E allora perché mi chiami Agnello?».

«Perché ti ho udito indicare così da lui un giorno che Tu passavi, poco più di un mese fa».

9«Che vuoi da Me?».

«Che Tu ci dica le parole di vita eterna e che ci consoli».

10«Ma chi sei?».

«Giovanni di Zebedeo sono, e questo è Giacomo mio fratello. Siamo di Galilea. Pescatori siamo. Ma siamo pure discepoli di Giovanni. Egli ci diceva parole di vita e noi lo ascoltavamo, perché vogliamo seguire Dio e con la penitenza meritare il suo perdono, preparando le vie del cuore alla venuta del Messia. Tu lo sei. Giovanni l’ha detto, perché ha visto il segno della Colomba posarsi su Te. A noi l’ha detto: “Ecco l’Agnello di Dio”. Io ti dico: Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dàcci la pace, perché non abbiamo più chi ci guidi e l’anima è turbata».

Il Precursore in prigione(Lc 3,19-20).[49].

11«Dove è Giovanni?».

«Erode l’ha preso. In prigione è, a Macheronte. I più fedeli fra i suoi hanno tentato di liberarlo. Ma non si può. Torniamo di là. Lasciaci venire con Te, Maestro. Mostraci dove abiti».

Requisiti per essere discepoli.

12«Venite. Ma sapete cosa chiedete? Chi mi segue dovrà tutto lasciare: e casa, e parenti, e modo di pensare, e vita anche. Io vi farò miei discepoli e miei amici, se volete. Ma Io non ho ricchezze e protezioni. Sono, e più lo sarò, povero sino a non avere dove posare il capo e perseguitato più di sperduta pecora dai lupi. La mia dottrina è ancor più severa di quella di Giovanni, perché interdice anche il risentimento. Non tanto all’esterno si volge, quanto allo spirito. Rinascere dovrete se volete essere miei. Lo volete voi fare?».

«Sì, Maestro. Tu solo hai parole che ci danno luce. Esse scendono e, dove era tenebra di desolazione perché privi di guida, mettono chiarore di sole».

13 «Venite, dunque, e andiamo. Vi ammaestrerò per via».

“Io ho amato Giovanni per la sua purezza”[50].

Verginità e purezza

Dice Gesù:

14«Il gruppo che mi aveva incontrato era numeroso. Ma uno solo mi riconobbe. Colui che aveva anima, pensiero e carne limpidi da ogni lussuria.

15Insisto sul valore della purezza. La castità è sempre fonte di lucidità di pensiero. La verginità affina, poi, e conserva la sensibilità intellettiva ed affettiva a perfezione, che solo chi è vergine prova.

Valore della verginità

16Vergine si è in molti modi. Forzatamente, e questo specie per le donne, quando non si è stati scelti per nozze di sorta. Dovrebbe esserlo anche per gli uomini. Ma non lo è. E ciò è male, perché da una gioventù anzitempo sporcata dalla libidine non potrà che venire un capo famiglia malato nel sentimento e sovente anche nella carne.

17Vi è la verginità voluta, ossia quella di coloro che si consacrano al Signore in uno slancio dell’animo. Bella verginità! Sacrificio gradito a Dio! Ma non tutti poi sanno permanere in quel loro candore di giglio che sta rigido sullo stelo, teso al cielo, ignaro del fango del suolo, aperto solo al bacio del sole di Dio e delle sue rugiade.

18Tanti restano fedeli materialmente al voto fatto. Ma infedeli col pensiero che rimpiange e desidera ciò che ha sacrificato. Questi non sono vergini che a metà. Se la carne è intatta, il cuore non lo è. Fermenta, questo cuore, ribolle, sprigiona fumi di sensualità, tanto più raffinata e riprovata quanto più è creazione del pensiero che accarezza, pasce, e aumenta continuamente immagini di appagamenti illeciti anche a chi è libero, più che illeciti a chi è votato.

19Viene allora l’ipocrisia del voto. L’apparenza c’è, ma la sostanza manca. Ed in verità vi dico che, fra chi viene a Me col giglio spezzato dall’imposizione di un tiranno e chi vi viene col giglio non materialmente spezzato, ma sbavato dal rigurgito di una sensualità accarezzata e coltivata per empire di essa le ore di solitudine, Io chiamo “vergine” il primo e “non vergine” il secondo. E al primo do corona di vergine e duplice corona di martirio per la carne ferita e per il cuore piagato dalla non voluta mutilazione.

Valore della purezza

20l valore della purezza è tale che, tu lo hai visto, Satana si preoccupa per prima cosa di convincermi all’impurità. Esso lo sa bene che la colpa sensuale smantella l’anima e la fa facile preda alle altre colpe. La cura di Satana si è volta a questo punto capitale per vincermi[51].

21Il pane, la fame, sono le forme materiali per l’allegoria dell’appetito, degli appetiti che Satana sfrutta ai suoi fini. Ben altro è il cibo che esso mi offriva per farmi cadere come ebbro ai suoi piedi! Dopo sarebbe venuta la gola, il denaro, il potere, l’idolatria, la bestemmia, l’abiura della Legge divina. Ma il primo passo per avermi era questo. Lo stesso che usò per ferire Adamo[52].

22Il mondo schernisce i puri. I colpevoli di impudicizia li colpiscono. Giovanni Battista è una vittima della lussuria di due osceni. Ma se il mondo ha ancora un poco di luce, ciò si deve ai puri del mondo. Sono essi i servi di Dio e sanno capire Dio e ripetere le parole di Dio. Io ho detto: “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”[53]. Anche dalla terra. Essi, ai quali il fumo del senso non turba il pensiero, “vedono” Dio e l’odono e lo seguono, e l’additano agli altri.

23Giovanni di Zebedeo è un puro. E’ il puro fra i miei discepoli. Che anima di fiore in un corpo d’angelo! Egli mi chiama con le parole del suo primo maestro e mi chiede di dargli pace. Ma la pace l’ha in sé per la sua vita pura, ed Io l’ho amato per questa sua purezza, alla quale ho affidato gli insegnamenti, i segreti, la Creatura più cara che avessi[54].

24E’ stato il mio primo discepolo, il mio amante dal primo istante che mi vide. La sua anima s’era fusa con la mia sin dal giorno che m’aveva visto passare lungo il Giordano e m’aveva visto indicare dal Battista. Se anche non m’avesse incontrato di poi, al mio ritorno dal deserto, m’avrebbe cercato tanto da riuscire a trovarmi, perché chi è puro è umile e desideroso di istruirsi nella scienza di Dio e viene, come va l’acqua al mare, verso quelli che riconosce maestri nella dottrina celeste».

Per vincere la carne

Dice ancora Gesù:

25«Non ho voluto che tu parlassi sulla tentazione sensuale del tuo Gesù. Anche se la tua interna voce ti aveva fatto comprendere il movente di Satana per attirarmi al senso, ho preferito parlarne Io. E non vi pensare oltre. Era necessario parlarne. Ora passa avanti. Il fiore di Satana lascialo sulle sue sabbie. Vieni dietro a Gesù come Giovanni. Camminerai fra le spine, ma troverai per rose le stille di sangue di Chi le sparse per te, per vincere anche in te la carne.

Osservazione sulla parola: “Il giorno seguente

26Prevengo anche un’osservazione. Dice Giovanni nel suo Vangelo, parlando dell’incontro con Me: “E il giorno seguente”[55]. Sembra perciò che il Battista mi indicasse il giorno seguente al battesimo e subito Giovanni e Giacomo mi seguissero. Cosa che contrasta con quanto dissero gli altri evangelisti circa i quaranta giorni passati nel deserto[56]. Ma leggete così: “(Avvenuto ormai l’arresto di Giovanni) un giorno in seguito i due discepoli di Giovanni Battista, ai quali egli mi aveva indicato dicendo: ‘Ecco l’Agnello di Dio’, rivedendomi, mi chiamarono e mi seguirono”[57]. Dopo il mio ritorno dal deserto.

Capolavoro di limpidità

27E insieme tornammo sulle rive del lago di Galilea, dove Io avevo preso rifugio per iniziare da lì la mia evangelizzazione, e i due parlarono di Me – dopo esser stati con Me per tutto il cammino e per un’intera giornata nella casa ospitale di un amico di casa mia, del parentado – agli altri pescatori. Ma l’iniziativa fu di Giovanni, al quale la volontà di penitenza aveva reso l’anima, già tanto limpida per la sua purezza, un capolavoro di limpidità su cui la Verità si rifletteva nitidamente, dandogli anche la santa audacia dei puri e dei generosi, che non temono mai di farsi avanti dove vedono che vi è Dio, e verità e dottrina e via di Dio. Quanto l’ho amato per questa sua semplice ed eroica caratteristica!».

48. Giovanni e Giacomo riferiscono a Pietro il loro incontro con il Messia[58].

Il lieto annunzio a Simone.

In fretta verso i fratelli.

1Una serenissima aurora sul mar di Galilea. Cielo e acqua hanno bagliori rosati, di poco dissimili a quelli che splendono miti fra i muri dei piccoli orti del paesello lacustre, orti da cui si elevano e si affacciano, quasi rovesciandosi sulle viuzze, chiome spettinate e vaporose di alberi da frutto.

2Il paesello si desta appena, con qualche donna che va alla fonte o a una vasca a lavare, e con dei pescatori che scaricano le ceste di pesce e contrattano vociando con dei mercanti venuti da altrove, o che portano del pesce alle case loro. Ho detto paesello, ma non è tanto piccolo. E’ piuttosto umile, almeno nel lato che vedo io, ma vasto, steso per la più parte lungo il lago.

In frtta verso i fratelli.

3Giovanni sbuca da una stradetta e va frettoloso verso il lago. Giacomo lo segue, ma molto più calmo. Giovanni guarda le barche già giunte a riva, ma non vede quella che cerca. La vede ancora a qualche centinaio di metri dalla riva, intenta alle manovre per rientrare, e grida forte, con le mani alla bocca, un lungo «Oh-è!» che deve essere il richiamo usato. E poi, quando vede che lo hanno sentito, si sbraccia in grandi gesti che accennano: «Venite, venite».

4Gli uomini della barca, credendo chissà che, danno di piglio ai remi, e la barca va più veloce che con la vela, che essi ammainano, forse per fare più presto. Quando sono a un dieci metri da riva, Giovanni non attende oltre. Si leva il mantello e la veste lunga e li butta sul greto, si scalza i sandali, si alza la sottoveste, tenendola raccolta con una mano quasi all’inguine, e scende nell’acqua incontro a quelli che arrivano.

Il lieto annunzio(Gv 1,40-41).[59]

5«Perché non siete venuti, voi due?» chiede Andrea.

Pietro, imbronciato, non dice nulla.

«E tu, perché non sei venuto con me e Giacomo?» risponde Giovanni ad Andrea.

«Sono andato a pescare. Non ho tempo da perdere. Tu sei scomparso con quell’uomo…»

«Ti avevo fatto cenno di venire. E’ proprio Lui. Se sentissi che parole!… Siamo stati con Lui tutto il giorno e la notte sino a tardi. Ora siamo venuti a dirvi: “Venite”»

«E’ proprio Lui? Ne sei certo? «Lo abbiamo appena visto allora, quando ce lo indicò il Battista».

«E’ Lui. Non lo ha negato».

«Chiunque può dire ciò che gli fa comodo per imporsi ai creduloni. Non è la prima volta…» borbotta Pietro malcontento.

«Oh! Simone! Non dire così! E’ il Messia! Sa tutto! Ti sente!». Giovanni è addolorato e costernato dalle parole di Simon Pietro.

«Già! Il Messia! E si mostra proprio a te, a Giacomo e ad Andrea! Tre poveri ignoranti! Vorrà ben altro il Messia! E mi sente! Ma, povero ragazzo! I primi soli di primavera ti hanno fatto male. Via, vieni a lavorare. Sarà meglio. E lascia le favole».

«E’ il Messia, ti dico. Giovanni diceva cose sante, ma questo parla da Dio. Non può, chi non è il Cristo, dire simili parole».

Missione del Messia

6«Simone, io non sono un ragazzo. Ho i miei anni e sono calmo e riflessivo. Lo sai. Poco ho parlato, ma ho molto ascoltato in queste ore che siamo stati con l’Agnello di Dio, e ti dico che veramente non può essere che il Messia. Perché non credere? Perché non volerlo credere? Tu lo puoi fare, perché non lo hai ascoltato. Ma io credo. Siamo poveri e ignoranti? Egli ben dice che è venuto per annunciare la Buona Novella del Regno di Dio, del Regno di Pace ai poveri, agli umili, ai piccoli prima che ai grandi. Ha detto: “I grandi hanno già le loro delizie. Non invidiabili delizie rispetto a quelle che Io vengo a portare. I grandi hanno già modo di giungère a comprendere per sola forza di coltura. Ma Io vengo ai ‘piccoli’ di Israele e del mondo, a coloro che piangono e sperano, a coloro che cercano la Luce ed hanno fame della vera Manna, né vien dai dotti data a loro luce e cibo, ma solo pesi, oscurità, catene e sprezzo. E chiamo i ‘piccoli’. Io sono venuto a capovolgere il mondo. Perché abbasserò ciò che ora è in alto tenuto ed alzerò ciò che ora è sprezzato. Chi vuole verità e pace, chi vuole vita eterna venga a Me. Chi ama la Luce venga. Io sono la Luce del mondo”. Non ha detto così, Giovanni?». Giacomo ha parlato con pacata ma commossa maniera.

Esempio dei pesci nella rete

7«Sì. E ha detto: “Il mondo non mi amerà. Il gran mondo, perché si è corrotto con vizi e idolatrici commerci. Il mondo anzi non mi vorrà. Perché, figlio della Tenebra, non ama la Luce. Ma la terra non è fatta solo del gran mondo. Vi sono in essa coloro che, pur essendo mischiati nel mondo, del mondo non sono. Vi sono alcuni che sono del mondo perché vi sono stati imprigionati come pesci nella rete”, ha detto proprio così, perché parlavamo sulla riva del lago ed Egli accennava a delle reti che venivano trascinate a riva coi loro pesci. Ha detto, anzi: “Vedete. Nessuno di quei pesci voleva cadere nella rete. Anche gli uomini, intenzionalmente, non vorrebbero cadere preda di Mammona. Neppure i più malvagi, perché questi, per la superbia che li accieca, non credono di non avere diritto di fare ciò che fanno. Il loro vero peccato è la superbia. Su esso nascono tutti gli altri. Ma coloro, poi, che non sono completamente malvagi, ancor più non vorrebbero essere di Mammona. Ma vi cascano per leggerezza e per un peso che li trascina in fondo, e che è la colpa d’Adamo. Io sono venuto a levare quella colpa e a dare, in attesa dell’ora della Redenzione, una tale forza a chi crederà in Me, capace di liberarli dal laccio che li tiene e renderli liberi di seguire Me, Luce del mondo”.».

Pietro, l’uomo degli impulsi schietti

8«Ma allora, se ha proprio detto così, bisogna andare da Lui, subito». Pietro, coi suoi impulsi così schietti e che mi piacciono tanto, ha subito deciso e già eseguisce, affrettandosi a ultimare le operazioni di scarico, perché intanto la barca è giunta a riva e i garzoni l’hanno quasi tratta in secco, scaricando reti e corde e velame.

«E tu, stolto Andrea, perché non sei andato con questi?».

«Ma… Simone! Tu mi hai rimproverato perché non avevo persuaso questi a venire con me… Tutta la notte hai brontolato, e ora mi rimproveri di non essere andato?!…»

«Hai ragione… Ma io non lo avevo visto… tu sì… e devi aver visto che non è come noi… Qualche cosa di più bello avrà!…».

«Oh! sì» dice Giovanni. «Ha un volto! Ha degli occhi! Vero, Giacomo, che occhi?! E una voce!… Ah, che voce! Quando parla ti par di sognare il Paradiso».

«Presto, presto. Andiamo a trovarlo. Voi (parla ai garzoni) portate tutto a Zebedeo e dite che faccia lui. Noi torneremo questa sera per la pesca».

Il Messia sa tutto

9Si rivestono tutti e si avviano. Ma Pietro, dopo qualche metro, si arresta e afferra Giovanni per un braccio e chiede: Hai detto che sa tutto e che sente tutto…

«Si. Pensa che quando noi, vedendo la luna alta, abbiamo detto: “Chissà che farà Simone?”, Egli ha detto: “Sta gettando la rete e non si sa dar pace di dover fare da solo, perché voi non siete usciti con la barca gemella in una sera di così buona pesca… Non sa che fra poco non pescherà più che con altre reti e non farà che altre prede”.

«Misericordia divina! E’ proprio vero! Allora avrà sentito anche… anche che io gli ho dato poco meno che del mentitore… Non posso andare da Lui».

«Oh! è tanto buono! Certo sa che tu hai così pensato. Lo sapeva già. Perché quando lo abbiamo lasciato, dicendo che venivamo da te, ha detto: “Andate. Ma non lasciatevi vincere dalle prime parole di scherno. Chi vuole venire con Me deve saper tener testa agli schemi del mondo e alle proibizioni dei parenti. Perché Io sono sopra il sangue e la società, e trionfo su essi. E chi è con Me pure trionferà in eterno”. E ha detto anche: “Sappiate parlare senza paura. Colui che vi udrà verrà, perché è uomo di buona volontà”».

Il Messia è  povero

10«Così ha detto? Allora vengo. Parla, parla ancora di Lui mentre andiamo. Dove è?».

«In una povera casa; devono essere persone a Lui amiche».

«Ma è povero?».

«Un operaio di Nazareth. Così ha detto».

«E come vive, ora, se non lavora più?».

«Non lo abbiamo chiesto. Forse lo sovvengono i parenti».

«Era meglio portare del pesce, del pane, frutta…, qualche cosa. Andiamo a interrogare un rabbi, perché è come e più di un rabbi, a mani vuote!… I nostri rabbini non vogliono cosi…».

11 «Ma Lui vuole. Non avevamo che venti denari fra me e Giacomo e glieli abbiamo offerti, come consuetudine ai rabbini. Non li voleva. Ma, poi che insistevamo, ha detto: “Dio ve li renda nelle benedizioni dei poveri. Venite con Me” e subito li ha distribuiti a dei poverelli che Egli sapeva dove abitavano, e a noi che chiedevamo: “E per Te, Maestro, non serbi nulla?”, ha risposto: “La gioia di fare la volontà di Dio e di servire la sua gloria”.

12Noi abbiamo detto anche: “Tu ci chiami, Maestro. Ma noi siamo tutti poveri. Che ti dobbiamo portare?”. Ha risposto, con un sorriso che proprio fa gustare il Paradiso: “Un grande tesoro voglio da voi”; e noi: “Ma se nulla abbiamo?”; e Lui: “Un tesoro dai sette nomi, e che anche il più meschino può avere e il re più ricco non può possedere, lo avete e lo voglio. Uditene i nomi: carità, fede, buona volontà, retta intenzione, continenza, sincerità, spirito di sacrificio. Questo Io voglio da chi mi segue, questo solo, e in voi c’è. Dorme come seme sotto zolla invernale, ma il sole della mia primavera lo farà nascere in settemplice spiga”. Così ha detto».

13«Ah! questo mi assicura che è il Rabbonì vero, il Messia promesso. Non è duro ai poveri, non chiede denaro… Basta per dirlo il Santo di Dio. Andiamo sicuri».  E tutto ha termine.

49. L’incontro con Pietro e Andrea dopo un discorso nella sinagoga. Giovanni di Zebedeo grande anche nell’umiltà[60].

Potenza dell’amore.

Identità dell’Apostolo Giovanni.

Alle 14 vedo questo:

1Gesù viene avanti per una piccola stradetta, un sentiero fra due campi. E’ solo. Giovanni procede verso di Lui da tutt’altro viottolo fra i campi e lo raggiunge infine, passando per un varco fra la siepe.

Giovanni, tanto nella visione di ieri come oggi, è tutt’affatto giovanetto. Un volto roseo e imberbe di uomo appena fatto, e biondo per giunta. Perciò non un segno di baffi o di barba, ma solo il rosato delle guance lisce e delle rosse labbra e la luce ridente del suo bel sorriso e dello sguardo puro, non tanto per il suo colore di turchese cupo, quanto per la limpidità dell’anima vergine che vi traspare. I capelli biondo castani, lunghi e soffici, ondeggiano nel passo, veloce quasi quanto una corsa.

Chiama, quando sta per passare la siepe: «Maestro!».

Gesù si arresta e si volge con un sorriso. 

 Capacità dell’amore.

2«Maestro, ti ho tanto desiderato! Mi hanno detto, nella casa dove stai, che eri venuto verso la campagna… Ma non dove. E temevo non vederti». Giovanni parla lievemente curvo per il rispetto. Eppure è pieno di confidente affetto nella sua attitudine e nello sguardo che, stando col capo lievemente piegato sulla spalla, eleva verso Gesù.

3«Ho visto che mi cercavi e sono venuto verso di te».

«Mi hai visto? Dove eri, Maestro?».

4«Là ero» e Gesù accenna ad un ciuffo d’alberi lontani che, per la tinta della chioma, direi ulivi. «Là ero. Pregavo e pensavo a quanto dirò questa sera nella sinagoga. Ma ho lasciato subito non appena ti ho visto».

«Ma come hai fatto a vedermi se io appena vedo quel luogo, nascosto come è dietro quel ciglio?».

5«Eppure lo vedi! Ti sono venuto incontro perché ti ho visto. Ciò che non fa l’occhio, fa l’amore».

«Sì, fa l’amore. Mi ami dunque, Maestro?».

6«E tu mi ami, Giovanni, figlio di Zebedeo?».

«Tanto, Maestro. Mi pare di averti sempre amato. Prima di averti conosciuto, prima ancora, l’anima mia ti cercava, e quando ti ho visto essa mi ha detto: “Ecco Quello che cerchi”. Io credo che ti ho incontrato perché la mia anima ti ha sentito».

“Voglio che tu mi ami”.

7«Tu lo dici, Giovanni, e dici giusto. Io pure ti sono venuto incontro perché la mia anima ti ha sentito. Per quanto mi amerai?».

«Per sempre, Maestro. Non voglio amare più altri che Tu non sia».

8«Hai padre e madre, fratelli, sorelle, hai la vita, e con la vita la donna e l’amore. Come farai a lasciare tutto per Me?».

«Maestro… non so… ma mi pare, se non è superbia dirlo, che la tua predilezione mi terrà posto di padre e madre e fratelli e sorelle e anche della donna. Di tutto, sì, di tutto mi terrò sazio se Tu mi amerai».

9«E se il mio amore ti procurerà dolori e persecuzioni?».

«Nulla sarà, Maestro; se Tu mi amerai».

10«E quel giorno che Io avessi a morire…

No! Sei giovane, Maestro… Perché morire?».

11«Perché il Messia è venuto per predicare la Legge nella sua verità e per compiere la Redenzione. E il mondo abborre la Legge né vuole redenzione. Perciò perseguita i messi di Dio».

«Oh! ciò non sia! Non lo dire a chi ti ama, questo pronostico di morte!… Ma se Tu avessi a morire, amerò ancora Te. Lascia che io ti ami». Giovanni ha sguardo supplice. Più chinato che mai, cammina a fianco di Gesù e par che mendichi amore.

12Gesù si ferma. Lo guarda, lo trapana collo sguardo del suo occhio profondo, e poi gli pone la mano sul capo chino. «Voglio che tu mi ami».

«Oh! Maestro!». Giovanni è felice. Per quanto la sua pupilla sia lucida di pianto, ride con la giovane bocca ben disegnata, e prende la mano divina e la bacia sul dorso e se la stringe al cuore. Riprendono il cammino.

Buon annunciatore del Messia.

13«Hai detto che mi cercavi…»

«Sì. Per dirti che i miei amici ti vogliono conoscere… e perché, oh! come avevo voglia di stare con Te ancora! Ti ho lasciato da poche ore… ma non potevo già più stare senza di Te».

14«Sei stato dunque un buon annunziatore del Verbo?».

«Ma anche Giacomo, Maestro, ha parlato di Te in modo da… convincere».

15«In modo che anche chi diffidava – né è colpevole, perché prudenza era causa del suo riserbo – si è persuaso. Andiamo a farlo del tutto sicuro».

«Aveva un poco paura…»

16«No! Non paura di Me! Sono venuto per i buoni e più per chi è in errore. Io voglio salvare. Non condannare. Con gli onesti sarò tutto misericordia».

«E coi peccatori?».

17«Anche. Per disonesti intendo quelli che hanno la disonestà spirituale e ipocritamente si fingono buoni mentre fanno opere malvagie. E tali cose fanno e in tal modo per avere utile proprio e ricavare utile dal prossimo. Con questi sarò severo».

«Oh! Simone, allora, può star sicuro. E’ schietto come nessun altro».

18«Così mi piace e voglio siate tutti».

«Vuol dirti tante cose Simone».

19«Lo ascolterò dopo aver parlato nella sinagoga. Ho fatto avvisare poveri e malati oltre che ricchi e sani. Tutti hanno bisogno della Buona Novella».

Il paese si avvicina.

L’attesa del vero Israelita.

20Dei bambini giuocano sulla strada e uno, correndo, viene a sbattere fra le gambe di Gesù e cadrebbe se Egli non fosse sollecito ad afferrarlo. Il bambino piange lo stesso, come se si fosse fatto male, e Gesù gli dice tenendolo in braccio: «Un israelita che piange? Che avrebbero dovuto fare i mille e mille bambini che sono divenuti uomini valicando il deserto dietro a Mosè? Eppure più per loro che per gli altri – perché l’Altissimo ha amore degli innocenti e provvede a questi angiolini della terra, a questi uccellini senza ali, come provvede ai passeri del bosco e della gronda – proprio per questi ha fatto scendere la manna tanto dolc[61]. Ti piace il miele? Si? Ebbene, se sarai buono mangerai un miele più dolce di quello delle tue api».

«Dove? Quando?».

21«Quando, dopo una vita di fedeltà a Dio, andrai a Lui».

«Io so che non vi andrò se non viene il Messia. La mamma mi dice che per ora noi di Israele siamo come tanti Mosè e moriamo in vista della Terra Promessa[62]. Dice che stiamo lì ad aspettare di entrarvi e che solo il Messia ci farà entrare».

22«Ma che bravo piccolo israelita! Ebbene, Io ti dico che quando tu morrai entrerai subito in Paradiso, perché il Messia avrà già aperto le porte del Cielo. Però devi essere buono».

«Mamma! Mamma!». Il bambino scivola dalle braccia di Gesù e corre incontro ad una giovane sposa, che rientra con un’anfora di rame. «Mamma! Il nuovo Rabbi mi ha detto che io andrò subito in Paradiso quando morirò e mangerò tanto miele… ma se sono buono. Sarò buono!».

«Lo voglia Dio! Scusa, Maestro, se ti ha dato noia. E’ tanto vivace!».

23«L’innocenza non dà noia, donna. Dio ti benedica, perché sei una madre che alleva i figli nella conoscenza della Legge».

La donna si fa rossa alla lode e risponde: «A Te pure la benedizione di Dio» e scompare col suo piccolo.

Madre i fratelli del Messia.

«Ti piacciono i bambini, Maestro?».

24Si, perché sono puri… e sinceri… e amorosi».

«Hai dei nipoti, Maestro?».

25«Non ho che una Madre… Ma in Lei c’è la purezza, la sincerità, l’amore dei pargoli più santi, insieme alla sapienza, giustizia e fortezza degli adulti. Ho tutto in mia Madre, Giovanni».

«E l’hai lasciata?».

26«Dio è sopra anche alla più santa delle madri».

«La conoscerò io?».

27«La conoscerai».

«E mi amerà?».

28«Ti amerà perché Ella ama chi ama il suo Gesù».

«Allora non hai fratelli?».

29«Ho dei cugini da parte del marito di mia Madre. Ma ogni uomo mi è fratello e per tutti sono venuto. Eccoci davanti alla sinagoga. Io entro, e tu mi raggiungerai coi tuoi amici».

Giovanni se ne va, e Gesù entra in una stanza quadrata col solito apparato di lumi a triangolo e di leggii con rotoli di pergamena. Vi è già folla in attesa e in preghiera. Anche Gesù prega. La folla bisbiglia e commenta dietro a Lui, che si curva a salutare il capo della sinagoga e poi si fa dare a caso un rotolo.

Il tempo della Redenzione(Mt 4,17; Mc 1,14-15; Lc 3,23)[63] (Discorso messianico).

Geremia 7,3-7

Gesù inizia la lezione.

Dice:

30«Queste cose lo Spirito mi fa leggere per voi. Nel capo settimo del libro di Geremia si legge: “Queste cose dice il Signore degli eserciti, il Dio d’Israele: ‘Emendate i vostri costumi e i vostri affetti e allora abiterò con voi in questo luogo. Non vi cullate nelle parole vane da voi ripetute: c’è qui il Tempio del Signore, il Tempio del Signore, il Tempio del Signore. Perché, se voi migliorerete i vostri costumi e i vostri affetti, se renderete giustizia fra l’uomo e il suo prossimo, se non opprimerete lo straniero, l’orfano e la vedova, se non spargerete in questo luogo il sangue innocente, se non andrete dietro agli dèi stranieri, per vostra sventura, allora Io abiterò con voi in questo luogo, nella terra che Io diedi ai vostri padri per secoli e secoli’.” [64]

Perché piange il popolo di Dio?

31Udite, o voi di Israele. Ecco che Io vengo a illuminarvi le parole di luce che la vostra anima offuscata non sa più vedere e capire. Udite. Molto pianto scende sulla terra del popolo di Dio e piangono i vecchi che ricordano le antiche glorie, piangono gli adulti piegati al giogo, piangono i fanciulli che non hanno avvenire di futura gloria. Ma la gloria della terra è nulla rispetto ad una gloria che nessun oppressore, che non sia Mammona[65] e la mala volontà, possono strappare.

32Perché piangete? Come l’Altissimo, che fu sempre buono per il popolo suo, ora ha girato altrove il suo sguardo e nega ai suoi figli di vederne il Volto? Non è più il Dio che aperse il mare e ne fece passare Israele e per arene lo condusse e nutrì, e contro nemici lo difese e, perché non smarrisse la via del Cielo, come diede ai corpi la nuvola, diede alle anime la Legge? Non è più il Dio che addolcì le acque e fece venire manna agli sfiniti? Non è il Dio che vi volle stabilire in questa terra e con voi strinse alleanza di Padre a figli? [66] E allora perché ora lo straniero vi ha percossi? Molti fra voi mormorano: “Eppure qui è il Tempio!”. Non basta avere il Tempio e in quello andare a pregare Iddio.

Il primo Tempio è il cuore dell’uomo.

33Il primo tempio è nel cuore di ogni uomo, e in quello va fatta preghiera santa. Ma santa non può essere se prima il cuore non si emenda e col cuore non si emendano i costumi, gli affetti, le norme di giustizia verso i poveri, verso i servi, verso i parenti, verso Dio.

34Ora guardate. Io vedo ricchi dal cuore duro, che fanno ricche offerte al Tempio ma non sanno dire al povero: “Fratello, ecco un pane e un denaro. Accettalo. Da cuore a cuore, e non t’avvilisca l’aiuto come a me non dia superbia il dartelo”. Ecco, Io vedo oranti che si lamentano con Dio che non li ascolta prontamente, ma poi al misero, e talora è loro sangue, che gli dice: “Ascoltami”, rispondono con cuore di selce: “No”. Ecco, Io vedo che voi piangete perché la vostra borsa è spremuta dal dominatore. Ma poi voi spremete sangue a chi odiate, e di far vuoto un corpo di sangue e vita non avete orrore.

La redenzione è giunta.

35O voi di Israele! Il tempo della Redenzione è giunto. Ma preparatene le vie in voi con la buona volontà. Siate onesti, buoni, amatevi gli uni con gli altri. Ricchi, non sprezzate; mercanti, non frodate; poveri, non invidiate. Siete tutti di un sangue e di un Dio. Siete tutti chiamati ad un destino. Non chiudetevi il Cielo, che il Messia vi aprirà, con i vostri peccati. Avete sin qui errato? Ora non più. Ogni errore cada. Semplice, buona, facile è la Legge che torna ai dieci comandi iniziali ma tuffati in luce d’amore.

36Venite. Io ve li mostrerò quali sono: amore, amore, amore. Amore di Dio a voi, di voi a Dio. Amore fra prossimo. Sempre amore, perché Dio è Amore e figli del Padre sono coloro che sanno vivere l’amore. Io sono qui per tutti e per dare a tutti la luce di Dio. Ecco la Parola del Padre che si fa cibo in voi. Venite, gustate, cambiate il sangue dello spirito con questo cibo. Ogni veleno cada, ogni concupiscenza muoia.

37Una gloria nuova vi è porta, quella eterna, e a lei verranno coloro che faranno la Legge di Dio vero studio del loro cuore. Iniziate dall’amore. Non vi è cosa più grande. Ma, quando saprete amare, saprete già tutto, e Dio vi amerà, e amore di Dio vuol dire aiuto contro ogni tentazione.

38La benedizione di Dio sia su chi volge a Lui cuore pieno di buona volontà».

39Gesù tace. La gente bisbiglia. L’adunanza si scioglie dopo inni cantati molto salmodiandoli. Gesù esce sulla piazzetta. Sulla porta sono Giovanni e Giacomo con Pietro e Andrea.

La missione di Pietro.

Incontro con Pietro e Andrea (Gv 1,42) [67].

40«La pace sia con voi» dice Gesù e aggiunge: «Ecco l’uomo che, per esser giusto, ha bisogno di non giudicare senza prima conoscere. Ma che però è onesto nel riconoscere il suo torto. Simone, hai voluto vedermi? Eccomi. E tu, Andrea, perché non sei venuto prima?».

I due fratelli si guardano imbarazzati. Andrea mormora: «Non osavo…».

Pietro, rosso, non dice nulla. Ma, quando sente che Gesù dice al fratello: «Facevi del male a venire? Solo il male non si deve osare di farlo», interviene schietto: «Sono stato io. Lui voleva condurmi subito da Te. Ma io… io ho detto… Sì. Ho detto: “Non ci credo”, e non ho voluto. Oh! ora sto meglio!…»

41Gesù sorride. E poi dice: «E per la tua sincerità Io ti dico che ti amo».

«Ma io… io non sono buono… non sono capace di fare quello che Tu hai detto nella sinagoga. Io sono iracondo, e se qualcuno mi offende… eh!… Io sono avido e mi piace aver denaro… e nel mio mercato di pesce… eh!… non sempre… non sempre sono stato senza frode. E sono ignorante. E ho poco tempo da seguirti per avere la luce. Come farò? Io vorrei diventare come Tu dici… ma…»

“Cefa: Pietra sicura a cui mi appoggio”. 

42«Non è difficile, Simone. Sai un poco la Scrittura? Sì? Ebbene, pensa al profeta Michea. Dio da te vuole quello che dice Michea[68]. Non ti chiede di strapparti il cuore, né di sacrificare gli affetti più santi. Per ora non te lo chiede. Un giorno tu, senza richiesta da Dio, darai a Dio anche te stesso. Ma Egli attende che un sole e una rugiada, di te, filo di erba, abbiano fatto palma robusta e gloriosa. Per ora Egli ti chiede questo: praticare giustizia, amare la misericordia, mettere ogni cura nel seguire il tuo Dio. Sforzati a fare questo, e, il passato di Simone sarà cancellato e tu diverrai l’uomo nuovo, l’amico di Dio e del suo Cristo. Non più Simone. Ma Cefa. Pietra sicura a cui mi appoggio».

«Questo mi piace! Questo lo capisco. La Legge è così… è così… ecco, io quella non la so più fare come l’hanno fatta i rabbini!… Ma questo che Tu dici, sì. Mi pare che ci riuscirò. E Tu mi aiuterai. Stai qui di casa? Conosco il padrone».

43«Qui sto. Ma ora andrò a Gerusalemme e poi predicherò per la Palestina. Sono venuto per questo. Ma verrò qui sovente».

«Io verrò a udirti ancora. Voglio esser tuo discepolo. Un poco di luce entrerà nella mia testa».

44«Nel cuore soprattutto, Simone. Nel cuore. E tu, Andrea, non parli?».

«Ascolto, Maestro».

«Mio fratello è timido».

45«Diverrà un leone. La sera scende. Dio vi benedica e vi dia buona pesca. Andate».

«La pace a Te». Se ne vanno.

L’amico fedele.

46Appena fuori, Pietro dice: «Ma che avrà voluto dire prima, quando diceva che pescherò con altre reti e farò altre pesche?».

«Perché non glielo hai chiesto? Volevi dire tanto e poi quasi non parlavi».

«Mi… vergognavo. E’ così diverso da tutti i rabbi!».

«Ora va a Gerusalemme…». Giovanni dice questo con tanto desiderio e nostalgia. «Io volevo dirgli se mi lasciava andare con Lui… e non ho osato…»

«Vaglielo a dire, ragazzo» dice Pietro.

«Lo abbiamo lasciato così… senza una parola di amore… Almeno sappia che lo ammiriamo.

«Va’, va’. A tuo padre dico io».

«Vado, Giacomo?». Giovanni parte di corsa… e di corsa torna giubilante.

«Gli ho detto: “Mi vuoi con Te a Gerusalemme?”. Mi ha risposto: “Vieni, amico”. Amico, ha detto! Domani a quest’ora verrò qui. Ah! A Gerusalemme con Lui!…».

… la visione ha fine.

“Giovanni fu grande anche in umiltà”[69].  (Insegnamento)

Valore dell’umiltà.

In merito a questa visione, mi dice questa mattina (14 ottobre) Gesù:

47«Voglio che tu e tutti rileviate il contegno di Giovanni. In un suo lato che sfugge sempre. Voi lo ammirate perché puro, amoroso, fedele. Ma non notate che fu grande anche in umiltà.

48Egli, artefice primo della venuta a Me di Pietro, modestamente tace questo particolare. L’apostolo di Pietro, e perciò il primo degli apostoli miei, fu Giovanni. Primo nel riconoscermi, primo nel rivolgermi la parola, primo nel seguirmi, primo nel predicarmi. Eppure, vedete che dice? Dice: “Andrea, fratello di Simone, era uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e avevano seguito Gesù. Il primo in cui si imbatté fu suo fratello Simone, a cui disse: ‘Abbiamo trovato il Messia’ e lo menò da Gesù”[70].

49Giusto, oltre che buono, sa che Andrea si angustia di non aver che un carattere chiuso e timido, che tanto vorrebbe fare ma che non riesce a fare, e vuole che a lui vada, nella memoria dei posteri, il riconoscimento del suo buon volere. Vuole appaia Andrea il primo apostolo di Cristo presso Simone, nonostante che timidezza e soggezione di lui presso il fratello abbiano dato a lui sconfitta di apostolato.

Rapitori del fuoco.

50Quali, fra quelli che fanno qualcosa per Me, sanno imitare Giovanni e non si autoproclamano insuperabili apostoli, senza pensare che il loro riuscire viene da un complesso di cose, che non sono solo santità, ma anche audacia umana, fortuna, e occasionale trovarsi presso altri meno audaci e fortunati, ma forse più santi di loro?

51Quando riuscite nel bene, non gloriatevene come di un merito tutto vostro. Date lode a Dio, padrone degli apostolici operai, e abbiate occhio limpido e cuor sincero per vedere e dare ad ognuno il plauso che gli spetta. Occhio limpido a discernere gli apostoli che compiono olocausto, e sono le prime vere leve nel lavoro degli altri. Solo Dio li vede questi che, timidi, paiono nulla fare e sono invece i rapitori al Cielo del fuoco che investe gli audaci. Cuor sincero nel dire: “Io opero. Ma costui ama più di me, prega meglio di me, si immola come io non so fare e come Gesù ha detto: ‘…entro la propria camera con uscio chiuso per orare in segreto’. Io, che intuisco la sua umile e santa virtù, voglio farla nota e dire: ‘Io, strumento attivo; costui, forza che mi dà moto, perché, innestato come è a Dio, m’è canale di celeste forza’.”

52E la benedizione del Padre, che scende a ricompensare l’umile che in silenzio si immola per dar forza agli apostoli, scenderà anche sull’apostolo che sinceramente riconosce il soprannaturale e silenzioso aiuto, che a lui viene dall’umile, e il suo merito che la superficialità degli uomini non nota.

Un piccolo Cristo.

53Imparate tutti. “E’ il mio prediletto? Sì. Ma non ha anche questa somiglianza con Me? Puro, amoroso, ubbidiente, ma anche umile. Io mi specchiavo in lui e vedevo in lui le virtù mie. Lo amavo perciò come un secondo Me. Vedevo su lui lo sguardo del Padre che lo riconosceva un piccolo Cristo. E mia Madre mi diceva: “In lui io sento un secondo figlio. Mi par di vedere Te, riprodotto in un uomo.

54Oh! la Piena di Sapienza come ti ha conosciuto, o mio diletto! E i due azzurri dei vostri cuori di purezza si sono fusi in un unico velario per farmi protezione d’amore, e un solo amore sono divenuti, prima ancora che Io dessi la Madre a Giovanni e Giovanni alla Madre. S’erano amati perché s’erano riconosciuti simili: figli e fratelli del Padre e del Figlio».

50. A Betsaida nella casa di Pietro. L’incontro con Filippo e Natanaele[71].

A Betsaida nella casa di Pietro

I primi amici di Betsaida.

Giovanni bussa alla porta della casa dove è ospitato Gesù. Si affaccia una donna e, vedendo chi è, chiama Gesù.

1Si salutano con saluto di pace. E poi: «Sei venuto sollecito, Giovanni» dice Gesù.

«Sono venuto a dirti che Simon Pietro ti prega di passare da Betsaida. Ha parlato di Te a molti… Non abbiamo pescato questa notte. Abbiamo pregato, come sappiamo farlo, e abbiamo rinunciato al lucro perché… il sabato ancora non era finito. E questa mattina siamo andati per le vie dicendo di Te. Vi è gente che vorrebbe udirti… Vieni, Maestro?».

2 «Vengo. Per quanto Io debba andare a Nazareth prima che a Gerusalemme».

«Ti porterà da Betsaida a Tiberiade Pietro con la sua barca. Farai anche più presto».

3 «Andiamo, dunque».

Gesù prende mantello e bisaccia. Ma Giovanni gli prende quest’ultima. E se ne vanno dopo aver salutato la padrona di casa.

La visione mi mostra l’uscita dal paese e il principio del viaggio verso Betsaida. Ma non odo discorsi, anzi la visione ha una interruzione e riprende all’entrata di Betsaida. Comprendo che è questa città perché vedo Pietro, Andrea e Giacomo, e con loro delle donne, che attendono Gesù all’inizio dell’abitato.

4 «La pace sia con voi. Eccomi».

«Grazie, Maestro, per noi e per chi attende. Non è sabato, ma non le dirai le tue parole a chi aspetta di udirti?».

5 «Si, Pietro. Le dirò. Nella tua casa».

Pietro è gongolante: «Vieni, allora. Questa è la moglie mia e questa la madre di Giovanni e queste amiche loro. Ma anche altri ti attendono: parenti e amici nostri».

6 «Avvertili che partirò a sera e prima parlerò loro».

Ho lasciato di dire che, partiti da Cafarnao al tramonto, li ho visti giungere a Betsaida al mattino[72].

Il Messia nella casa di Pietro.

«Maestro… io ti prego. Sosta una notte nella mia casa. Lungo il cammino per Gerusalemme, anche se io te lo abbrevio sino a Tiberiade con la barca. Povera la casa mia, ma onesta e amica. Resta con noi questa notte».

7 Gesù guarda Pietro e gli altri, che sono tutti in attesa. Li guarda scrutatore. Poi sorride e dice: «Si».

Nuova gioia di Pietro.

8Della gente guarda dalle porte e ammicca. Un uomo chiama a nome Giacomo e gli parla piano additando Gesù. Giacomo annuisce e l’uomo va a confabulare con altri fermi su un crocevia. Entrano nella casa di Pietro. Un cucina vasta e fumosa. In un angolo, reti e canapi e ceste da pesca. In mezzo, il focolare largo e basso, per ora spento. Dalle due porte opposte si vede la via e l’orticello col fico e la vite. Oltre la via, il cerulo muovere del lago. Oltre l’orticello, il muretto scuro di un’altra casa.

1Ti offro quanto ho, Maestro, e come so…»

9Meglio e più non potresti, perché mi offri con amore».

Danno a Gesù acqua per rinfrescarsi e poi pane e ulive. Gesù gusta pochi bocconi, tanto per mostrare che accetta, poi respinge ringraziando. Dei bambini curiosano dall’orto e dalla via. Ma non so se siano figli di Pietro. So solo che lui fa gli occhiacci per tenere indietro i piccoli invadenti. Gesù sorride e dice: «Lasciali fare».

«Maestro, vuoi riposare? Lì vi è la mia stanza, là quella di Andrea. Scegli. Non faremo rumore mentre riposi».

10 «Avrai pure una terrazza?».

«Si, e la vite, per quanto sia ancor quasi nuda, vi fa un poco d’ombra».

11«Conducimi in essa. Preferisco riposare lassù. Penserò e pregherò».

«Come vuoi. Vieni».

Dall’orticello una scaletta sale al tetto, che è una terrazza limitata da un basso muretto. Anche qui, reti e canapi. Ma quanta luce di cielo e quanto azzurro di lago!

12Gesù siede su uno sgabello con le spalle appoggiate al muretto. Pietro armeggia con una vela, che stende sopra e a fianco della vite per fare un riparo al sole. Vi è brezza e silenzio. Gesù visibilmente ne gode.

«Io vado, Maestro».

13«Va’. Tu e Giovanni andate a dire che al tramonto, qui, parlerò».

Non violenza: la guerra è castigo di Dio.

14 Gesù resta solo e prega a lungo. Fuor che due coppie di colombi, che vanno e vengono dai nidi, e un cinguettìo di passeri, non c’è rumore o vivente intorno a Gesù che prega. Le ore passano calme e serene.

15 Poi Gesù si alza, gira per la terrazza, guarda il lago, guarda e sorride a dei bambini che giuocano sulla via e che gli sorridono, guarda sulla via, verso la piazzetta che è a un cento metri dalla casa. Poi scende. Si affaccia alla cucina: «Donna, Io vado a passeggiare sulla riva».

16Esce e va infatti sulla riva, presso i bambini. Li interroga: «Che fate?».

«Volevamo giocare alla guerra. Ma lui non vuole e allora si giuoca alla pesca».

Il «lui» che non vuole è un ometto gracilino, ma dal viso luminosissimo. Forse sa che, gracile come è, le buscherebbe dagli altri nel fare «la guerra» e perciò perora la pace.

17 Ma Gesù ne trae spunto per parlare a quei bambini: «Lui ha ragione. La guerra è castigo di Dio per punizione degli uomini, e segno che l’uomo non è più vero figlio di Dio. Quando l’Altissimo creò il mondo, fece tutte le cose: il sole, il mare, le stelle, i fiumi, le piante, gli animali, ma non fece le armi. Creò l’uomo e gli dette occhi perché avesse sguardi d’amore, bocca per dire parole d’amore, udito per udirle, mani per dare soccorsi e carezze, piedi per correre veloce dal fratello bisognoso, e cuore capace d’amare. Dette all’uomo intelligenza, parola, affetti, gusti. Ma non dette l’odio. Perché? Perché l’uomo, creatura di Dio, doveva essere amore come Amore è Dio. Se l’uomo fosse rimasto creatura[73] di Dio, nell’amore sarebbe rimasto, e guerra e morte non avrebbe conosciuto la famiglia umana».

«Ma lui la guerra non la vuol fare perché perde sempre» (avevo indovinato).

18 Gesù sorride e dice: «Non bisogna non volere quello che a noi nuoce perché ci nuoce. Bisogna non volere una cosa quando nuoce a tutti. Se uno dice: “Io non voglio questo perché ci perdo”, è egoista. Invece il buon figlio di Dio dice: “Fratelli, io so che vincerei, ma vi dico: non facciamo questo perché voi ne avreste danno”. Oh! come costui ha compreso il precetto principale! Chi me lo sa dire?».

In coro le undici bocche dicono: «”Amerai il tuo Dio con tutto te stesso e il tuo prossimo come te stesso”[74]».

“Il debole dica: ‘Son forte!’”

19Oh! siete dei bravi fanciulli. Andate a scuola tutti?».

«Sì».

20«Chi è il più bravo?».

«Lui». E’ il gracilino che non vuol fare alla guerra.

21«Come ti chiami?».

«Gioele».

22 «Grande nome! Egli dice: “… il debole dica: ‘Son forte!’.” Ma in che: forte? Nella legge del Dio vero, per essere fra quelli che Egli nella valle della Decisione giudicherà come santi di Lui. Ma già il giudizio è vicino. Non nella valle della Decisione, ma sul monte della Redenzione. Là, fra sole e luna oscurati di orrore, e stelle tremanti pianto di pietà, saranno giudicati i figli della Luce dai figli delle Tenebre. E tutto Israele saprà che il suo Dio è venuto. Felici quelli che l’avranno riconosciuto. A loro miele e latte e acque chiare scenderanno in cuore e le spine diverranno eterne rose. Chi di voi vuole esser fra quelli che saranno giudicati santi da Dio?» [75].

«Io! Io! Io!».

23 «Amerete allora il Messia?».

«Sì! Si! Te! Te! Te amiamo! Lo sappiamo chi sei! Lo hanno detto Simone e Giacomo, e le mamme nostre l’han detto. Pigliaci con Te!».

24«In verità vi prenderò se sarete buoni. Mai più parole brutte, mai più prepotenze, mai più risse, mai più male risposte ai genitori. Preghiera, studio, lavoro, ubbidienza. E Io vi amerò e verrò con voi».

     I bambini sono tutti a cerchio intorno a Gesù. Pare una corolla variopinta, stretta intorno ad un lungo pistillo azzurro cupo.

 Incontro con Filippo (Gv 1,43-46) [76].

Un uomo anzianotto si è avvicinato curioso. Gesù si volge, per carezzare un bambino che gli tira la veste, e lo vede. Lo fissa intensamente. Quello saluta arrossendo, ma non dice altro.

25 «Vieni! Seguimi!».

«Sì, Maestro».

26Gesù benedice i bambini e a fianco di Filippo (lo chiama a nome) torna a casa. Si siedono nell’orticello.

27 «Vuoi esser mio discepolo?».

«Lo voglio… e non oso sperare d’esserlo».

28«Io ti ho chiamato».

«Lo sono, allora. Eccomi».

29«Sapevi di Me?».

«Me ne ha parlato Andrea. Mi ha detto: “Quello che tu sospiravi è venuto”. Perché Andrea sapeva che io sospiravo il Messia».

30 «Non è delusa la tua attesa. Egli ti è davanti».

«Mio Maestro e Dio!».

31 «Sei un israelita di retta intenzione. Per questo mi manifesto a te. Un altro tuo amico aspetta, lui pure sincero israelita. Va’ a dirgli: “Abbiamo trovato Gesù di Nazaret, figlio di Giuseppe della stirpe di Davide, Colui di cui hanno detto Mosè e i Profeti”. Va’».

Incontro con Natanaele (Gv 1,43-46) [77].

Gesù resta solo sinché torna Filippo con Natanaele Bartolomeo.

32«Ecco un vero israelita in cui non è frode. La pace a te, Natanaele».

«Come mi conosci?».

33 «Prima che Filippo venisse a chiamarti, Io ti ho visto sotto al fico».

«Maestro, Tu sei il Figlio di Dio, Tu sei il Re d’Israele!».

34«Perché ho detto di averti visto, mentre pensavi sotto al fico, tu credi? Vedrai cose ben più grandi di questa. In verità vi dico che i Cieli sono aperti e voi, per la fede, vedrete gli angeli scendere e salire sopra il Figlio dell’uomo: Io che ti parlo».

«Maestro! Io non sono degno di tanto favore!».

35«Credi in Me e sarai degno del Cielo. Vuoi credere?».

«Voglio, Maestro».

La visione ha un arresto… e riprende sulla terrazza piena di gente; altra gente è nell’orticello di Pietro. Gesù parla.

Per essere discepoli della Parola(discorso messianico).

Avere buona volontà.

      36«Pace agli uomini di buona volontà. Pace e benedizione alle loro case, alle loro donne, ai loro bambini. La grazia e la luce di Dio regni in esse e nei cuori che l’abitano. Voi avete desiderato di udirmi. La Parola parla. Parla agli onesti con gioia, parla ai disonesti con dolore, parla ai santi e ai puri con diletto, parla ai peccatori con pietà. Non si nega. E’ venuta per effondersi come fiume che irriga terre bisognose d’acqua, alle quali porta ristoro d’onde e nutrimento di limo. Voi volete sapere quali cose si richiedono per esser discepoli della Parola di Dio, del Messia, Verbo del Padre, che viene a radunare Israele perché rioda le parole del Decalogo santo e immutabile e si santifichi in esse per esser già mondo, quanto può l’uomo di per sé farlo, per l’ora della Redenzione e del Regno. Ecco. Io dico ai sordi, ai ciechi, ai muti, ai lebbrosi, ai paralitici, ai morti: “Sorgete, siate guariti, risorgete, camminate, si aprano in voi i fiumi della luce, della parola, del suono, perché possiate vedere, udire, dire di Me”. Ma più che ai corpi Io dico questo agli spiriti vostri. Uomini di buona volontà, venite a Me senza timore. Se lo spirito è leso, Io lo risano. Se malato, Io lo guarisco. Se morto, Io lo risuscito. Voglio solo la vostra buona volontà.

Fedeltà al Decalogo.

37Difficile ciò che vi chiedo? No. Io non vi impongo i cento e cento e cento precetti dei rabbini. Io vi dico: seguite il Decalogo. La Legge è una e immutabile. Molti secoli sono passati dall’ora in cui essa fu data bella, pura, fresca, come creatura appena nata, come rosa appena aperta sullo stelo. Semplice, netta, dolce a seguirsi. Nei secoli le colpe e le tendenze l’hanno complicata con leggi e leggi minori, con pesi e restrizioni, con troppe penose clausole. Io vi riporto alla Legge così come l’Altissimo l’ha data. Ma, ve ne prego per vostro bene, ricevetela col cuor sincero dei veri israeliti di allora.

Fedeltà perfetta ai due precetti d’amore.

38 Voi mormorate, più in cuor vostro che col labbro, che la colpa, più che in voi, umili, è in alto. Lo so. Nel Deuteronomio è detto tutto quanto va fatto, né era necessario di più. Ma non giudicate chi fece, per gli altri, non per sé. Voi fate ciò che Dio dice. E sopra tutto sforzatevi ad esser perfetti nei due precetti principali. Se amerete Dio con tutto voi stessi, non peccherete, perché il peccato è dolore dato a Dio. Chi ama non vuol dare dolore. Se amerete il prossimo come voi stessi, non sarete che figli rispettosi per i genitori, sposi fedeli ai consorti, uomini onesti nei commerci, senza violenze per i nemici, senza menzogna nel deporre, senza invidia verso chi ha, senza fomite di lussuria verso l’altrui donna. Non volendo fare agli altri ciò che non vorreste fatto a voi, non ruberete, non ammazzerete, non calunnierete, non entrerete come cuculi nel nido altrui.

39 Ma anzi Io vi dico: “Spingete alla perfezione la vostra ubbidienza ai due precetti d’amore: amate anche i vostri nemici”.

40 Oh! come vi amerà l’Altissimo che tanto ama l’uomo, divenuto a Lui nemico per la colpa d’origine e per i peccati individuali, da mandare ad esso il Redentore, l’Agnello che è il Figlio suo, Io che vi parlo, il Messia promesso per redimervi da ogni colpa, se voi saprete amare come Lui.

41 Amate. L’amore vi sia scala per cui, angeli divenuti, salirete, come vide Giacobbe, sino al Cielo, udendo il Padre dire, a tutti e a ognuno: “Io sarò tuo protettore dovunque andrai e ti ricondurrò a questo paese: al Cielo, al Regno eterno”[78].

La pace a voi».

La scelta di Pietro.

Bisogna essere fedeli in tutto.

La gente ha parole di approvazione commossa e se ne va lentamente. Restano Pietro, Andrea, Giacomo, Giovanni, Filippo e Bartolomeo.

«Parti domani, Maestro?».

42 «Domani all’alba, se non ti rincresce».

«Rincrescere che Tu vada, sì. Ma rincrescermi l’ora, no. E’ anzi propizia».

43 «Pescherai?».

«Questa notte a prima luna».

44«Hai fatto bene, Simon Pietro, a non pescare la notte scorsa. Ancor non era finito il sabato. Nehemia[79], nelle sue riforme, volle che in Giuda fosse rispettato il sabato. Anche ora troppa gente di sabato pigia agli strettoi, porta fasci, carica vino e frutta, e vende e compra pesci e agnelli. Avete sei giorni per questo. Il sabato è del Signore. Solo una cosa potete fare di sabato: bontà al prossimo vostro. Ma il lucro deve essere assolutamente escluso da questo aiuto. Chi viola per lucro il sabato non può aver che castigo da Dio. Fa utile? Lo sconterà con perdite negli altri sei giorni. Non fa utile? Ha faticato invano il corpo, non concedendogli quel riposo che l’Intelligenza ha stabilito per esso, alterandosi con ira lo spirito per aver inutilmente faticato, giungendo a imprecare. Mentre il giorno di Dio va passato col cuore unito a Dio in dolce preghiera d’amore. Bisogna esser fedeli in tutto».

«Ma… gli scribi e i dottori, che tanto sono severi con noi…, non lavorano in sabato, non danno neppure un pane al prossimo per non fare la fatica di porgerlo… ma l’usura la fanno anche in sabato. Perché non è lavoro materiale, si può fare usura in sabato?».

 45 «No. Mai. Né in sabato né in altro giorno. Chi fa usura è disonesto e crudele».

«Gli scribi e i farisei, allora…»

46 «Simone, non giudicare. Tu non fare».

«Ma ho occhi per vedere…»

47«Vi è il male solo da vedere, Simone?».

«No, Maestro».

48«E allora perché guardare solo il male?».

«Hai ragione, Maestro».

La scelta di Pietro.

49«Allora domani all’alba partirò con Giovanni».

«Maestro… ».

50 Simone, che hai?».

«Maestro… vai a Gerusalemme?».

51«Lo sai».

«Anche io ci vado per la Pasqua… e anche Andrea e Giacomo».

52 «Ebbene?… Vuoi dire che vorresti venire con Me. E la pesca? E il guadagno? Mi hai detto che ti piace aver denaro, e Io starò via molti giorni. Prima vado dalla Madre. E ci andrò al ritorno. Mi fermerò a predicare. Come farai?… ».

Pietro è perplesso, combattuto… ma poi decide: «Per me… ci vengo. Preferisco Te al denaro!».

«Anche io vengo».

«E anche io».

«E noi pure, vero, Filippo?».

53«Venite, allora. Mi aiuterete».

«Oh!…» Pietro è fulminato all’idea di aiutare Gesù.

«Come faremo?».

54«Ve lo dirò. Non avrete che fare quanto dico per far bene. L’ubbidiente fa sempre bene. Adesso pregheremo e poi ognuno andrà alle sue mansioni».

«Che farai Tu, Maestro?».

55 «Pregherò ancora. Sono la Luce del mondo, ma sono anche il Figlio dell’uomo. Devo perciò sempre attingere alla Luce per esser l’Uomo che redime l’uomo. Preghiamo»[80].

56Gesù dice un salmo. Quello che comincia: «Chi riposa nell’aiuto dell’Altissimo vivrà sotto la protezione del Dio del Cielo. Dirà al Signore: “Tu sei il mio protettore, il mio rifugio. E’ il mio Dio, in Lui la mia speranza. Egli mi liberò dal laccio dei cacciatori e dalle aspre parole” ecc. ecc.»[81]. Lo trovo nel libro 4°. E’ il secondo del libro 4, mi pare il numero 90 (se leggo bene il numero romano).

La visione cessa così.

51. Maria manda Giuda Taddeo ad invitare Gesù alle nozze di Canna[82].

Per la causa di Dio.

La cucina di Pietro.

1Vedo la cucina di Pietro. In essa, oltre a Gesù, vi è Pietro e la moglie, e Giacomo e Giovanni. Sembra che abbiano finito allora la cena e stiano conversando fra loro. Gesù si interessa della pesca.

Entra Andrea e dice: «Maestro, vi è qui l’uomo presso il quale stai, con uno che si dice tuo cugino».

Gesù si alza e va verso l’uscio dicendo: «Vengano avanti»; e quando, alla luce della lucerna ad olio e della fiamma del focolare, vede entrare Giuda Taddeo, esclama: «Tu, Giuda?!».

«Io, Gesù». Si baciano.

Identità di Giuda Tadeo

2 Giuda Taddeo è un bell’uomo nella pienezza della bellezza virile. Alto, sebbene non quanto Gesù, ben proporzionato nella sua robustezza, bruno, come lo era S. Giuseppe da giovane, di un olivastro non terreo e con occhi che hanno qualcosa di comune con quelli di Gesù, perché sono di una tinta azzurra, ma tendente al pervinca. Ha barba quadrata e bruna, capelli mossi, meno a ricciolo di quelli di Gesù, bruni come la barba.

 “Desiderio di mia Madre è mia legge”.

3«Vengo da Cafarnao. Vi sono andato con una barca e qui pure sono venuto con essa per fare più presto. Mi manda tua Madre; dice: “Susanna è sposa domani. Io ti prego, Figlio, di essere a queste nozze”. Maria vi prende parte e con Lei la madre mia e i fratelli. Tutti i parenti vi sono invitati. Tu solo saresti assente, ed essi, i parenti, ti chiedono di far contenti gli sposi».

4Gesù si inchina lievemente, aprendo un poco le braccia, e dice: «Desiderio di mia Madre è mia legge. Ma anche per Susanna e i parenti verrò. Solo… mi spiace per voi…» e guarda Pietro e gli altri. «Sono i miei amici» spiega al cugino. E li nomina cominciando da Pietro. Per ultimo dice: «e questo è Giovanni», e lo dice in un modo tutto speciale, che attira lo sguardo più attento di Giuda Taddeo e fa arrossire il prediletto. Termina la presentazione dicendo: «Amici, questo è Giuda figlio d’Alfeo, mio fratel cugino, secondo la consuetudine del mondo, perché figlio del fratello dello sposo di mia Madre. Un mio buon amico di lavoro e di vita».

«La mia casa è aperta a te come al Maestro. Siedi» e poi, rivolto a Gesù, Pietro dice: «E allora? Non verremo più con Te a Gerusalemme?».

5«Certo che verrete. Dopo la festa di nozze Io andrò. Soltanto non mi fermerò più a Nazaret».

  «Fai bene, Gesù. Perché tua Madre è ospite mia per qualche giorno. E’ inteso così, e vi verrà Lei pure dopo le nozze». Così dice l’uomo di Cafarnao.

6«Così faremo, allora. Ora con la barca di Giuda Io andrò a Tiberiade e di lì a Cana, e con la stessa tornerò a Cafarnao con la Madre e con te. Il giorno dopo il prossimo sabato tu verrai, Simone, se ancora vuoi venire, e andremo a Gerusalemme per la Pasqua».

«Sì che vorrò! Anzi verrò il sabato per udirti alla sinagoga».

Il dilemma del Taddeo.

«Già ammaestri, Gesù?» chiede il Taddeo.

7«Sì, cugino».

«E che parole! Ah! non si odono sul labbro d’altri!».

Giuda sospira. Col capo appoggiato alla mano, col gomito puntato sul ginocchio, guarda Gesù e sospira. Pare voglia parlare e non osi.

8Gesù lo stuzzica: «Che hai, Giuda? Perché mi guardi e sospiri?».

«Niente».

9«No. Niente non è. Non sono più il Gesù che tu amavi? Quello per cui non avevi segreti?».

«Si, che lo sei! E come mi manchi, Tu, maestro del tuo più anziano cugino…»

10«E allora? Parla».

«Volevo dirti… Gesù… sii prudente… hai una Madre… che non ha che Te… Tu vuoi essere un “rabbi” diverso dagli altri e Tu sai, meglio di me, che… che le caste potenti non permettono cose diverse alle consuetudinarie da loro messe. Conosco il tuo modo di pensare… è santo… Ma il mondo non è santo… e opprime i santi… Gesù… Tu sai la sorte di tuo cugino il Battista… E’ prigione, e se ancor non è morto è perché quel lurido Tetrarca ha paura della folla e del fulmine di Dio. Lurido e superstizioso come crudele e libidinoso. Tu… che farai? A che sorte vuoi andare incontro?».

11«Giuda, questo mi chiedi tu che conosci tanto del mio pensiero? Parli di tuo impulso? No. Non mentire! Ti hanno mandato, e non mia Madre certo, a dirmi queste cose…»

Giuda abbassa il capo e tace.

12«Parla, cugino».

«Mio padre… e con lui Giuseppe e Simone… sai… per tuo bene… per affetto per Te e Maria… non vedono di buon occhio quello che Tu ti proponi di fare… e… e vorrebbero Tu pensassi a tua Madre…»

13«E tu che pensi?».

«Io… io».

14«Tu sei combattuto fra le voci dell’Alto e della terra. Non dico del Basso. Dico della terra. Anche Giacomo lo è, più di te ancora. Ma Io vi dico che sopra la terra è il Cielo, sopra gli interessi del mondo vi è la causa di Dio. Avete bisogno di cambiare modo di pensare. Quando lo saprete fare, sarete perfetti».

Distacco dell’affetto materno.

«Ma… e tua Madre?».

15 «Giuda, non c’è che Lei che avrebbe diritto a richiamarmi ai miei doveri di figlio, secondo la luce della terra: ossia al mio dovere di lavorare per Lei, per sovvenire ai suoi bisogni materiali, al mio dovere di assistenza e conforto con una vicinanza alla Madre. E Lei non mi chiede nulla di questo. Da quando mi ebbe, Ella sa che mi avrebbe perduto, per ritrovarmi in una maniera più vasta di quella del piccolo cerchio della famiglia. E da allora si è preparata a questo.

16Non è nuova nel suo sangue questa assoluta volontà di donazione a Dio. Sua madre l’ha offerta al Tempio prima che Ella sorridesse alla luce. Ed Ella – me lo ha detto le innumeri volte che, tenendomi contro il suo cuore nelle lunghe sere d’inverno o nelle chiare notti d’estate piene di stelle, mi ha parlato della sua infanzia santa – ed Ella si è data a Dio sin da quelle prime luci della sua alba nel mondo. E più ancora si è data quando mi ebbe, per essere dove Io sono, sulla via della missione che mi viene da Dio. Tutti mi lasceranno in un ora; magari per pochi minuti, ma la viltà sarà padrona di tutti e penserete che era meglio, per la vostra sicurezza, non avermi mai conosciuto. Ma Lei, che ha compreso e che sa, Lei sarà sempre meco. E voi tornerete ad essere miei per Essa. Con la forza della sua sicura, amorosa fede, Ella vi aspirerà in sé e perciò vi riaspirerà in Me, perché io sono nella Madre ed Ella è in Me, e Noi in Dio. Questo vorrei che comprendeste voi tutti, parenti secondo il mondo, amici e figli secondo il soprannaturale.

17 Tu, e con te gli altri, non sapete chi è mia Madre. Ma, se lo sapeste, non la critichereste in cuor vostro per non sapermi tenere a Lei soggetto, ma la venerereste come l’Amica più intima di Dio, la Potente che tutto può sul cuore dell’Eterno Padre e sul Figlio del suo cuore. Per certo che a Cana verrò. Voglio farla felice. Comprenderete meglio dopo quest’ora». Gesù è imponente e persuasivo.

Giuda lo guarda attento. Pensa. Dice: «E io pure per certo verrò con Te, insieme a questi, se mi vuoi… perché sento che Tu dici cose giuste. Perdona alla mia cecità e a quella dei fratelli. Sei tanto più santo di noi!…»

La veste filata dalla Madre.

18 «Non ho rancore per chi non mi conosce. Non ne ho neppure per chi mi odia. Ma ne ho dolore per il male che a sé stesso fa. Che hai in quella sacca?».

«La veste che tua Madre ti manda. Gran festa, domani. Ella pensa che il suo Gesù ne abbia bisogno per non sfigurare fra gli invitati. Ha filato indefessa dalle prime luci alle estreme, ogni giorno, per prepararti questa veste. Ma non ha ultimato il mantello. Ancor ne mancano le frange. Ne è tutta desolata».

19«Non occorre. Andrò con questo, e quello serberò per Gerusalemme. Il Tempio è più ancora di una festa di nozze».

«Ella ne sarà felice».

«Se volete essere all’alba sulla via di Cana, vi conviene partire subito. La luna sorge e sarà buona la traversata» dice Pietro.

20«Andiamo, allora. Vieni, Giovanni. Ti porto con Me. Simon Pietro, Giacomo, Andrea, addio. Vi attendo la sera di sabato a Cafarnao. Addio, donna. Pace a te e alla tua casa».

Escono Gesù con Giuda e Giovanni. Pietro li segue sino a riva e aiuta l’operazione di partenza della barca.

E la visione ha fine.

52. Le nozze di Cana. Il Figlio, non più soggetto alla Madre, compie per Lei
il primo miracolo
[83].

Il Messia e sua Madre al convito.

Tipica casa orientale (Gv 2,1) [84].

1Vedo una casa. Una caratteristica casa orientale – un cubo bianco, più largo che alto, con rade aperture – sormontata da una terrazza che fa da tetto, recinta da un muretto alto circa un metro e ombreggiata da una pergola di vite, che si arrampica fin là e stende i suoi rami su oltre metà di questa assolata terrazza.

2Una scala esterna sale lungo la facciata sino all’altezza di una porta, che si apre a metà altezza della facciata. Sotto ci sono, al terreno, delle porte basse e rade, non più di due per lato, che mettono in stanze basse e scure. La casa sorge in mezzo ad una specie di aia, più spiazzo erboso che aia, che ha al centro un pozzo. Vi sono delle piante di fico e di melo. La casa guarda verso la strada, ma non è sulla strada. E’ un poco in dentro, e un viottolo fra l’erba l’unisce alla via che sembra una via maestra.

3Si direbbe che la casa è alla periferia di Cana: casa di proprietari contadini, i quali vivono in mezzo al loro poderetto. La campagna si stende oltre la casa con le sue lontananze verdi e placide. Vi è un bel sole e un azzurro tersissimo di cielo. In principio non vedo altro. La casa è sola.

Portamento dignitoso di Maria. (Gv 2,1) [85].

4Poi vedo due donne, con lunghe vesti e un manto che fa anche da velo, avanzarsi sulla via e da questa sul sentiero. Una è più anziana, sui cinquant’anni, e veste di scuro, un color bigio marrone come di lana naturale. L’altra è vestita più in chiaro, una veste di un giallo pallido e manto azzurro, e sembra avere un trentacinque anni. E’ molto bella, snella, e ha un portamento pieno di dignità, per quanto sia tutta gentilezza e umiltà. Quando è più vicina, noto il color pallido del volto, gli occhi azzurri e i capelli biondi che appaiono sotto il velo sulla fronte. Riconosco Maria Santissima. Chi sia l’altra, che è bruna e più anziana, non so. Parlano fra loro e la Madonna sorride. Quando sono prossime alla casa, qualcuno, certamente messo a guardia degli arrivi, dà l’avviso, ed incontro alle due vengono uomini e donne tutti vestiti a festa, i quali fanno molte feste alle due e specie a Maria SS.

5L’ora pare mattutina, direi verso le nove, forse prima, perché la campagna ha ancora quell’aspetto fresco delle prime ore del giorno, nella rugiada che fa più verde l’erba e nell’aria non ancora offuscata da polvere. La stagione mi pare primaverile, perché i prati sono con erba non arsa dall’estate e i campi hanno il grano ancor giovane e senza spiga, tutto verde. Le foglie del fico e del melo sono verdi e ancora tenere, e così quelle della vite. Ma non vedo fiori sul melo e non vedo frutta né sul melo, né sul fico, né sulla vite. Segno che il melo ha già fiorito, ma da poco, e i frutticini non si vedono ancora.

6Maria, molto festeggiata e fiancheggiata da un anziano che pare il padrone di casa, sale la scala esterna ed entra in un’ampia sala che pare tenere tutta o buona parte del piano sopraelevato.

Ambiente ornato a festa.

7Mi pare di capire che gli ambienti al terreno sono le vere e proprie stanze di abitazione, le dispense, i ripostigli e le cantine, e questo sia l’ambiente riservato a usi speciali, come feste eccezionali, o a lavori che richiedano molto spazio, o anche a distensione di derrate agricole. Nelle feste lo svuotano da ogni impiccio e lo ornano, come è oggi, di rami verdi, di stuoie, di tavole imbandite.

8Al centro ve ne è una molto ricca, con sopra già delle anfore e piatti colmi di frutta. Lungo la parete di destra, rispetto a me che guardo, un’altra tavola imbandita, ma meno riccamente. Lungo quella di sinistra, una specie di lunga credenza, con sopra piatti con formaggi e altri cibi che mi paiono focacce coperte di miele e dolciumi. In terra, sempre presso questa parete, altre anfore e tre grossi vasi in forma di brocca di rame (su per giù). Le chiamerei giare.

9Maria ascolta benignamente quanto tutti le dicono, poi con bontà si leva il manto ed aiuta a finire i preparativi della mensa. La vedo andare e venire aggiustando i letti-sedili, raddrizzando le ghirlande di fiori, dando migliore aspetto alle fruttiere, osservando che nelle lampade vi sia l’olio. Sorride e parla pochissimo e a voce molto bassa. Ascolta invece molto e con tanta pazienza.

10Un grande rumore di strumenti musicali (poco armonici in verità) si ode sulla via. Tutti, meno Maria, corrono fuori. Vedo entrare la sposa, tutta agghindata e felice, circondata dai parenti e dagli amici, a fianco dello sposo che le è corso incontro per primo.

Gesù con due discepoli arriva a Cana.

11E qui la visione ha un mutamento. Vedo, invece della casa, un paese. Non so se sia Cana o altra borgata vicina. E vedo Gesù con Giovanni ed un altro che mi pare Giuda Taddeo, ma potrei, su questo secondo, sbagliare. Per Giovanni non sbaglio. Gesù è vestito di bianco ed ha un manto azzurro cupo. Sentendo il rumore degli strumenti, il compagno di Gesù chiede qualcosa ad un popolano e riferisce a Gesù. «Andiamo a far felice mia Madre» dice allora Gesù sorridendo. E si incammina attraverso ai campi, coi due compagni, alla volta della casa.

12Mi sono dimenticata di dire che ho l’impressione che Maria sia o parente o molto amica dei parenti dello sposo, perché si vede che è in confidenza.

Un saluto da innamorata pudica.

13Quando Gesù arriva, il solito, messo di sentinella, avvisa gli altri. Il padrone di casa, insieme al figlio sposo ed a Maria, scende incontro a Gesù e lo saluta rispettosamente. Saluta anche gli altri due, e lo sposo fa lo stesso. Ma quello che mi piace è il saluto pieno di amore e di rispetto di Maria al Figlio e viceversa. Non espansioni, ma uno sguardo tale accompagna la parola di saluto: «La pace è con te» e un tale sorriso che vale cento abbracci e cento baci. Il bacio tremola sulle labbra di Maria, ma non viene dato. Soltanto Ella pone la sua mano bianca e piccina sulla spalla di Gesù e gli sfiora un ricciolo della sua lunga capigliatura. Una carezza da innamorata pudica.

14Gesù sale a fianco della Madre e seguito dai discepoli e dai padroni, ed entra nella sala del convito, dove le donne si danno da fare ad aggiungere sedili e stoviglie per i tre ospiti, inaspettati, mi sembra. Direi che era incerta la venuta di Gesù e assolutamente impreveduta quella dei suoi compagni.

15Odo distintamente la voce piena, virile, dolcissima del Maestro dire, nel porre piede nella sala: «La pace sia in questa casa e la benedizione di Dio su voi tutti»… Saluto cumulativo a tutti i presenti e pieno di maestà. Gesù domina col suo aspetto e con la sua statura tutti quanti. E’ l’ospite, e fortuito, ma pare il re del convito, più dello sposo, più del padrone di casa. Per quanto sia umile e condiscendente, è colui che si impone.

“Donna che vi è ‘Più’ fra me e Te”.

Il convito comincia  (Gv 2,2) [86].

16Gesù prende posto alla tavola di centro con lo sposo, la sposa, i parenti degli sposi e gli amici più influenti. I due discepoli, per rispetto al Maestro, vengono fatti sedere alla stessa tavola.

17Gesù ha le spalle voltate alla parete dove sono le giare e le credenze. Non le vede perciò, e non vede neppure l’affaccendarsi del maggiordomo intorno ai piatti di arrosti, che vengono portati da una porticina che si apre presso le credenze.

18Osservo una cosa. Meno le rispettive madri degli sposi e meno Maria, nessuna donna siede a quel tavolo. Tutte le donne sono, e fanno baccano per cento, all’altra tavola contro la parete, e vengono servite dopo che sono stati serviti gli sposi e gli ospiti di riguardo. Gesù è presso il padrone di casa ed ha di fronte Maria, la quale siede a fianco della sposa.

19Il convito comincia. E le assicuro che l’appetito non manca e neanche la sete. Quelli che lasciano poco il segno sono Gesù e sua Madre, la quale, anche, parla pochissimo. Gesù parla un poco di più. Ma, per quanto sia parco, non è, nel suo scarso parlare, né accigliato né sdegnoso. E’ un uomo cortese ma non ciarliero. Interrogato risponde, se gli parlano si interessa, espone il suo parere, ma poi si raccoglie in Sé come uno abituato a meditare. Sorride, non ride mai. E, se sente qualche scherzo troppo avventato, mostra di non udire. Maria si ciba della contemplazione del suo Gesù, e così Giovanni, che è verso il fondo della tavola e pende dalle labbra del suo Maestro.

“Non hanno più vino” (Gv 2,3-4) [87].

20Maria si accorge che i servi parlottano col maggiordomo e che questo è impacciato, e capisce cosa c’è di spiacevole. «Figlio» dice piano, richiamando l’attenzione di Gesù con quella parola. «Figlio, non hanno più vino».

21«Donna, che vi è più fra Me e te?». Gesù, nel dirle questa frase, sorride ancor più dolcemente, e sorride Maria, come due che sanno una verità che è loro gioioso segreto, ignorata da tutti gli altri.

Significato della risposta alla Madre[88].

Gesù mi spiega il significato della frase.

22«Quel “più”, che molti traduttori omettono, è la chiave della frase e la spiega nel suo vero significato.

23Ero il Figlio soggetto alla Madre sino al momento in cui la volontà del Padre mio mi indicò esser venuta l’ora di essere il Maestro. Dal momento che la mia missione ebbe inizio, non ero più il Figlio soggetto alla Madre, ma il Servo di Dio. Rotti i legami morali verso la mia Genitrice. Essi si erano mutati in altri più alti, si erano rifugiati tutti nello spirito. Quello chiamava sempre “Mamma” Maria, la mia Santa. L’amore non conobbe soste, né intiepidimento, anzi non fu mai tanto perfetto come quando, separato da Lei come per una seconda filiazione, Ella mi dette al mondo per il mondo, come Messia, come Evangelizzatore. La sua terza sublime mistica maternità fu quando, nello strazio del Golgota, mi partorì alla Croce facendo di Me il Redentore del mondo.

24“Che vi è più fra Me e te?” Prima ero tuo, unicamente tuo. Tu mi comandavi, Io ti ubbidivo. Ti ero “soggetto“. Ora sono della mia missione.

25Non l’ho forse detto? “Chi, messa la mano all’aratro, si volge indietro a salutare chi resta, non è adatto al Regno di Dio”. Io avevo posto la mano all’aratro per aprire col vomere non le glebe, ma i cuori, e seminarvi la parola di Dio. Avrei levato quella mano solo quando me l’avrebbero strappata di là per inchiodarmela alla croce ed aprire con il mio torturante chiodo il cuore del Padre mio, facendone uscire il perdono per l’umanità.

26Quel “più”, dimenticato dai più, voleva dire questo: “Tutto mi sei stata, o Madre, finché fui unicamente il Gesù di Maria di Nazareth, e tutto mi sei nel mio spirito; ma, da quando sono il Messia atteso, sono del Padre mio. Attendi un poco ancora e, finita la missione, sarò da capo tutto tuo; mi riavrai ancora sulle braccia come quand’ero bambino, e nessuno te lo contenderà più, questo tuo Figlio, considerato un obbrobrio dell’umanità, che te ne getterà la spoglia per coprire te pure dell’obbrobrio d’esser madre di un reo. E poi mi avrai di nuovo, trionfante, e poi mi avrai per sempre, trionfante tu pure in Cielo. Ma ora sono di tutti questi uomini. E sono del Padre che mi ha mandato ad essi”.

27Ecco quel che vuol dire quel piccolo e così denso di significato “più”.

Il Messia non ricusa nulla alla Madre (Gv 2,5-7) [89].

28Maria ordina ai servi: «Fate quello che Egli vi dirà». Maria ha letto negli occhi sorridenti del Figlio l’assenso, velato dal grande insegnamento a tutti i “vocati”. E ai servi: «Empite d’acqua le idrie» ordina Gesù.

29Vedo i servi empire le giare di acqua portata dal pozzo (odo stridere la carrucola che porta su e giù il secchio gocciolante).

L’acqua diventa vino buono (Gv 2,8-10) [90].

30Vedo il maggiordomo mescersi un poco di quel liquido con occhi di stupore, assaggiarlo con atti di ancor più vivo stupore, gustarlo e parlare al padrone di casa e allo sposo (erano vicini).

31Maria guarda ancora il Figlio e sorride; poi, raccolto un sorriso di Lui, china il capo arrossendo lievemente. E’ beata.

32Nella sala passa un sussurrìo, le teste si volgono tutte verso Gesù e Maria, c’è chi si alza per vedere meglio, chi va alle giare. Un silenzio, e poi un coro di lodi a Gesù.

“ Ringraziate Maria” (Gv 2,11-12) [91].

33Ma Egli si alza e dice una parola: «Ringraziate Maria» e poi si sottrae al convito. I discepoli lo seguono. Sulla soglia ripete: «La pace sia a questa casa e la benedizione di Dio su voi» e aggiunge: «Madre, ti saluto».

La visione cessa.

Maria è la chiave del miracolo.

Maria è la chiave del miracolo

Gesù mi istruisce così:

34«Quando dissi ai discepoli: “Andiamo a far felice mia Madre”, avevo dato alla frase un senso più alto di quello che pareva. Non la felicità di vedermi, ma di essere Lei l’iniziatrice della mia attività di miracolo e la prima benefattrice dell’umanità. Ricordatevelo sempre. Il mio primo miracolo è avvenuto per Maria. Il primo. Simbolo che è Maria la chiave del miracolo. Io non ricuso nulla alla Madre mia, e per sua preghiera anticipo anche il tempo della grazia. Io conosco mia Madre, la seconda in bontà dopo Dio. So che farvi grazia è farla felice, poiché è la Tutta Amore. Ecco perché dissi, Io che sapevo: “Andiamo a farla felice.

35Inoltre ho voluto rendere manifesta la sua potenza al mondo insieme alla mia. Destinata ad essere a Me congiunta nella carne – poiché fummo una carne: Io in Lei, Lei intorno a Me, come petali di giglio intorno al pistillo odoroso e colmo di vita – congiunta a Me nel dolore, poiché fummo sulla croce Io con la carne e Lei col suo spirito, così come il giglio odora e colla corolla e coll’essenza tratta da essa – era giusto fosse congiunta a Me nella potenza che si mostra al mondo.

36Dico a voi ciò che dissi a quei convitati: “Ringraziate Maria. E’ per Lei che avete avuto il Padrone del miracolo e che avete le mie grazie, e specie quelle di perdono”.

37Riposa in pace. Noi siamo con te».

53. La cacciata dei mercanti dal Tempio[92].

Il vecchio e il nuovo Tempio.

Il Messia sale a Gerusalemme (Gv 2,13) [93].

1(…) Vedo Gesù che entra con Pietro, Andrea, Giovanni e Giacomo, Filippo e Bartolomeo, nel recinto del Tempio.

2Vi è grandissima folla entro e fuori di esso. Pellegrini che giungono a frotte da ogni parte della città.

Dall’alto del colle, su cui il Tempio è costruito, si vedono le vie cittadine, strette e contorte, formicolare di gente. Pare che fra il bianco crudo delle case si sia steso un nastro semovente dai mille colori. Sì, la città ha l’aspetto di un bizzarro giocattolo, fatto di nastri variopinti fra due fili bianchi e tutti convergenti al punto dove splendono le cupole della Casa del Signore.

Posto di usura e di mercato (Gv 2,14) [94].

3Nell’interno poi è… una vera fiera. Ogni raccoglimento di luogo sacro è annullato. Chi corre e chi chiama, chi contratta gli agnelli e urla e maledice per il prezzo esoso, chi spinge le povere bestie belanti nei recinti (sono rudimentali divisioni di corde o di pioli, al cui ingresso sta il mercante, o proprietario che sia, in attesa dei compratori). Legnate, belati, bestemmie, richiami, insulti ai garzoni non solleciti nelle operazioni di adunata e di cernita delle bestie e ai compratori che lesinano sul prezzo o che se ne vanno, maggiori insulti a quelli che, previdenti, hanno portato, di loro, l’agnello.

4Intorno ai banchi dei cambiavalute, altro vocìo. Si capisce che, non so se in ogni momento o in questo pasquale, si capisce che il Tempio funzionava da… Borsa, e borsa nera. Il valore delle monete non era fisso. Vi era quello legale, di certo vi sarà stato, ma i cambiavalute ne imponevano un altro, appropriandosi di un tanto, messo a capriccio, per il cambio delle monete. E le assicuro che non scherzavano nelle operazioni di strozzinaggio!… Più uno era povero e veniva da lontano, e più era pelato. I vecchi più dei giovani, quelli provenienti da oltre Palestina più dei vecchi.

5Dei poveri vecchierelli guardavano e riguardavano il loro peculio, messo da parte con chissà che fatica in tutta l’annata, se lo levavano e se lo rimettevano in seno cento volte, girando dall’uno all’altro cambiavalute, e finivano magari per tornare dal primo, che si vendicava della loro iniziale diserzione aumentando l’aggio del cambio… e le grosse monete lasciavano, tra dei sospiri, le mani del proprietario e passavano fra le grinfie dell’usuraio e venivano mutate in monete più spicciole. Poi altra tragedia di scelte, di conti e di sospiri davanti ai venditori di agnelli, i quali, ai vecchietti mezzi ciechi, appioppavano gli agnelli più grami.

Esosità dei mercanti.

6Vedo tornare due vecchietti, lui e lei, spingendo un povero agnelletto che deve esser stato trovato difettoso dai sacrificatori. Pianti, suppliche, mali garbi, parolacce si incrociano senza che il venditore si commuova.

7«Per quello che volete spendere, galilei, è fin troppo bello quanto vi ho dato. Andatevene! O aggiungete altri cinque denari per averne uno più bello».

8«In nome di Dio! Siamo poveri e vecchi! Vuoi impedirci di fare la Pasqua, che è l’ultima forse? Non ti basta quello che hai voluto per una piccola bestia?».

9«Fate largo, lerciosi. Viene a me Giuseppe l’Anziano. Mi onora della sua preferenza. Dio sia con te! Vieni, scegli!»

10Entra nel recinto, e prende un magnifico agnello, quello che è chiamato Giuseppe l’Anziano, ossia il d’Arimatea. Passa pomposo nelle vesti e superbo, senza guardare i poverelli gementi alla porta, anzi all’apertura del recinto. Li urta quasi, specie quando esce coll’agnello grasso e belante.

11Ma anche Gesù è ormai vicino. Anche Lui ha fatto il suo acquisto, e Pietro, che probabilmente ha contrattato per Lui, si tira dietro un agnello discreto. Pietro vorrebbe andare subito verso il luogo dove si sacrifica. Ma Gesù piega a destra, verso i due vecchietti sgomenti, piangenti, indecisi, che la folla urta e il venditore insulta.

12Gesù, tanto alto da avere il capo dei due nonnetti all’altezza del cuore, pone una mano sulla spalla della donna e chiede: «Perché piangi, donna?».

13La vecchietta si volge e vede questo giovane alto, solenne nel suo bell’abito bianco e nel mantello pure di neve, tutto nuovo e mondo. Lo deve scambiare per un dottore sia per la veste che per l’aspetto e, stupita perché dottori e sacerdoti non fanno caso alla gente né tutelano i poveri contro l’esosità dei mercanti, dice le ragioni del loro pianto.

Il Messia, avvocato dei poveri.

14Gesù si rivolge all’uomo degli agnelli: «Cambia questo agnello a questi fedeli. Non è degno dell’altare, come non è degno che tu ti approfitti di due vecchierelli perché deboli e indifesi».

«E Tu chi sei?».

15 «Un giusto».  

«La tua parlata e quella dei compagni ti dicono galileo. Può esser mai in Galilea un giusto?».

16 «Fa’ quello che ti dico e sii giusto tu».

«Udite! Udite il galileo difensore dei suoi pari! Egli vuole insegnare a noi del Tempio!». L’uomo ride e beffeggia, contraffacendo la cadenza galilea, che è più cantante e più ricca di dolcezza della giudaica, almeno così mi pare.

17Della gente si fa intorno, e altri mercanti e cambiavalute prendono le difese del consocio contro Gesù. Fra i presenti vi sono due o tre rabbini ironici. Uno di questi chiede: «Sei Tu dottore?» in un modo tale da far perdere la pazienza a Giobbe.

18 «Lo hai detto».

«Che insegni?».

19«Questo insegno: a rendere la Casa di Dio casa di orazione e non un posto d’usura e di mercato. Questo insegno».

La cacciata dei mercanti (Gv 2,15-17) [95].

20Gesù è terribile. Pare l’arcangelo posto sulla soglia del Paradiso perduto[96]. Non ha spada fiammeggiante fra le mani, ma ha i raggi negli occhi, e fulmina derisori e sacrileghi. In mano non ha nulla. Solo la sua santa ira. E con questa, camminando veloce e imponente fra banco e banco, sparpaglia le monete così meticolosamente allineate per qualità, ribalta tavoli e tavolini, e tutto cade con fracasso al suolo fra un gran rumore di metalli rimbalzanti e di legni percossi e grida di ira, di sgomento e di approvazione. Poi, strappate di mano, a dei garzoni dei bestiai, delle funi con cui essi tenevano a posto bovi, pecore e agnelli, ne fa una sferza ben dura, in cui i nodi per formare i lacci scorsoi divengono flagelli, e l’alza e la rotea e l’abbassa, senza pietà. Sì, le assicuro: senza pietà.

21La impensata grandine percuote teste e schiene. I fedeli si scansano ammirando la scena; i colpevoli, inseguiti fino alla cinta esterna, se la danno a gambe lasciando per terra denaro e indietro bestie e bestiole in un grande arruffio di gambe, di corna, di ali; chi corre, chi vola via; e muggiti, belati, scruccolii di colombe e tortore, insieme a risate e urla di fedeli dietro agli strozzini in fuga, soverchiano persino il lamentoso coro degli agnelli, sgozzati in un altro cortile di certo.

Il nuovo Tempio (Gv 2,18-22) [97].

22Accorrono sacerdoti insieme a rabbini e farisei. Gesù è ancora in mezzo al cortile, di ritorno dal suo inseguimento. La sferza è ancora nella sua mano.

«Chi sei? Come ti permetti fare questo, turbando le cerimonie prescritte? Da quale scuola provieni? Noi non ti conosciamo, né sappiamo chi sei».

23«Io sono Colui che posso. Tutto Io posso. Disfate pure questo Tempio vero ed Io lo risorgerò per dar lode a Dio. Non Io turbo la santità della Casa di Dio e delle cerimonie, ma voi la turbate permettendo che la sua dimora divenga sede agli usurai e ai mercanti. La mia scuola è la scuola di Dio. La stessa che ebbe tutto Israele per bocca dell’Eterno parlante a Mosè. Non mi conoscete? Mi conoscerete. Non sapete da dove Io vengo? Lo saprete».

Dio è l’eredità dei suoi sacerdoti (Lezione biblica).

Nel Deuteronomio è detto.

24E, volgendosi al popolo senza più curarsi dei sacerdoti, alto nell’abito bianco, col mantello aperto e fluente dietro le spalle, a braccia aperte come un oratore nel più vivo della sua orazione, dice:

25«Udite, voi di Israele! Nel Deuteronomio è detto: “Tu costituirai dei giudici e dei magistrati a tutte le porte… ed essi giudicheranno il popolo con giustizia, senza propendere da nessuna parte. Tu non avrai riguardi personali, non accetterai donativi, perché i donativi accecano gli occhi dei savi ed alterano le parole dei giusti. Con giustizia seguirai ciò che è giusto per vivere e possedere la terra che il Signore Iddio tuo ti avrà data”[98]

26Udite, o voi di Israele! Nel Deuteronomio è detto[99]: “I sacerdoti e i leviti e tutti quelli della tribù di Levi non avranno parte né eredità col resto di Israele, perché devono vivere coi sacrifizi del Signore e colle offerte che a Lui sono fatte; nulla avranno tra i possessi dei loro fratelli, perché il Signore è la loro eredità”.

27Udite, o voi di Israele! Nel Deuteronomio è detto[100]: “Non presterai ad interesse al tuo fratello né denaro, né grano, né qualsiasi altra cosa. Potrai prestare ad interesse allo straniero; al tuo fratello, invece, presterai senza interesse quello che gli bisogna”.

Questo ha detto il Signore.

Il peccato dei potenti.

28Ora voi vedete che senza giustizia verso il povero si siede in Israele. Non nel giusto, ma nel forte si propende, ed esser povero, esser popolo, vuol dire esser oppresso. Come può il popolo dire: “Chi ci giudica è giusto” se vede che solo i potenti sono rispettati e ascoltati, mentre il povero non ha chi lo ascolti? Come può il popolo rispettare il Signore, se vede che non lo rispettano coloro che più dovrebbero farlo? E’ rispetto al Signore la violazione del suo comando? E perché allora i sacerdoti in Israele hanno possessi e accettano donativi da pubblicani e peccatori, i quali così fanno per aver benigni i sacerdoti, così come questi fanno per aver ricco scrigno?

Dio è l’eredità dei sacerdoti.

29Dio è l’eredità dei suoi sacerdoti. Per essi, Egli, il Padre di Israele, è più che mai Padre e provvede al cibo come è giusto. Ma non più di quanto sia giusto. Non ha promesso ai suoi servi del Santuario borsa e possessi. Nell’eternità avranno il Cielo per la loro giustizia, come lo avranno Mosè e Elia e Giacobbe e Abramo, ma su questa terra non devono avere che veste di lino e diadema di incorruttibile oro: purezza e carità; e che il corpo sia servo allo spirito che è servo del Dio vero, e non sia il corpo colui che è signore sullo spirito e contro Dio.

La scuola del Messia.

30M’è stato chiesto con quale autorità Io faccio questo. Ed essi con quale autorità profanano il comando di Dio e all’ombra delle sacre mura permettono usura contro i fratelli di Israele, venuti per ubbidire al comando divino? M’è stato chiesto da quale scuola Io provengo, ed ho risposto: “Dalla scuola di Dio”. Sì, Israele. Io vengo e ti riporto a questa scuola santa e immutabile.

31Chi vuol conoscere la Luce, la Verità, la Vita, chi vuole risentire la Voce di Dio parlante al suo popolo, a Me venga. Avete seguito Mosè attraverso i deserti, o voi di Israele. Seguitemi, ché Io vi porto, attraverso a ben più tristo deserto, incontro alla vera Terra beata. Per mare aperto al comando di Dio, ad essa vi traggo. Alzando il mio Segno, da ogni male vi guarisco.

L’ora della Grazia è sorta.

32L’ora della Grazia è venuta. L’hanno attesa i Patriarchi e sono morti nell’attenderla. L’hanno predetta i Profeti e sono morti con questa speranza. L’hanno sognata i giusti e sono morti confortati da questo sogno. Ora è sorta.

33Venite. “Il Signore sta per giudicare il suo popolo e per fare misericordia ai suoi servi”, come ha promesso per bocca di Mosè».

Il Messia non si fida di tutti (Gv 2,23-25) [101].

34La gente, assiepata intorno a Gesù, è rimasta a bocca aperta ad ascoltarlo. Poi commenta le parole del nuovo Rabbi e interroga i suoi compagni.

35Gesù si avvia verso un altro cortile, separato da questo da un porticato. Gli amici lo seguono e la visione ha fine.

54. L’incontro con Giuda di Keriot e con Tommaso. Simone Zelote sanato dalla lebbra[102].

Il brutto, il cattivo e il buono.

La casa dell’Orto degli ulivi.

1Gesù è insieme ai suoi sei discepoli. Tanto l’altro giorno che oggi non vedo Giuda Taddeo, che pure aveva detto di voler venire a Gerusalemme con Gesù.

Devono ancora essere le feste pasquali, perché c’è sempre molta folla per la città. E’ verso sera, e molti si affrettano alle case.

2 Anche Gesù va verso la casa dove è ospitato. Non è la casa del Cenacolo. Quella è più nella città, per quanto prossima ai confini di essa. Questa è una vera casa già di campagna, fra folti ulivi. Dal rustico piazzaletto che ha sul davanti si vedono le piante scendere a balzi giù dal colle, fermandosi là dove è un torrentello poco ricco d’acque, che se ne va fra l’insenatura che è fra due colli, poco alti: sulla cima di un colle è il Tempio, sull’altro colle solo ulivi e ulivi. Gesù è alle prime pendici di questo morbido colle, che sale senza asprezza, tutto mite di piante pacifiche.

Guarigione di Simone Zelote (Lc 5,12-14) [103]..

3«Giovanni, vi sono due uomini che aspettano il tuo amico» dice un uomo anziano, che deve essere il contadino o il proprietario dell’uliveto. Direi che Giovanni lo conosce.

«Dove sono? Chi sono?».

«Non so. Uno certo è giudeo. L’altro… non saprei. Non gliel’ho chiesto».

«Dove sono?».

«Nella cucina in attesa e… e… sì… ecco… c’è anche uno tutto piaghe… Là l’ho fatto stare, perché… non vorrei fosse lebbroso… Dice che vuole vedere il Profeta che ha parlato al Tempio».

4Gesù, che sino a quel momento aveva taciuto, dice: «Andiamo prima da questo. Di’ agli altri di venire, se vogliono. Parlerò qui, nell’uliveto, con loro». E si dirige verso il punto indicato dall’uomo.

«E noi? Che facciamo?» chiede Pietro.

5 «Venite, se volete».

6Un uomo tutto imbacuccato è addossato al muretto rustico che sostiene un balzo, il più prossimo al limite del podere. Deve esser salito lì da un viottoletto che conduce lì costeggiando il torrentello.

Quando vede venire verso di lui Gesù, grida: «Indietro, indietro! Ma anche pietà!». E scopre il suo tronco, lasciando cadere la veste. Se il viso è già coperto di croste, il tronco è un ricamo di piaghe. Quali già ridotte a buchi fondi, quali semplicemente come bruciature rosse, quali biancastre e lucide come se sopra avessero un vetrino bianco.

7«Sei lebbroso! Che vuoi da Me?».

8«Non mi maledire! Non mi lapidare! Mi han detto che l’altra sera ti sei manifestato come Voce di Dio e Portatore della Grazia. Mi han detto che Tu hai assicurato che, alzando il tuo segno, sani ogni male. Alzalo su me. Vengo dai sepolcri… là… Ho strisciato come una serpe fra i rovi del torrente per giungere qui non visto. Ho aspettato la sera a farlo, perché nella penombra meno si vede chi sono. Ho osato… ho trovato costui, della casa, abbastanza buono. Non mi ha ucciso. Mi ha detto solo: “Attendi contro il muretto”. Abbi Tu pure pietà» e poiché Gesù si avvicina (Lui solo, perché i sei discepoli e il padrone del luogo, con i due sconosciuti, sono lontani e mostrano chiaramente ribrezzo) dice ancora: «Non più avanti! Non più! Sono infetto!». Ma Gesù procede. Lo guarda con tanta pietà che l’uomo si pone a piangere e si inginocchia col volto quasi a terra, e geme: «Il tuo segno! Il tuo segno!».

9«Sarà alzato nella sua ora. Ma a te dico: alzati! Sii sanato. Lo voglio. E siimi tu segno in questa città che deve conoscermi. Sorgi, dico! E non peccare, per riconoscenza a Dio!».

L’uomo si alza piano piano. Pare che emerga di fra le erbe alte e fiorite come da un lenzuolo di tomba… ed è guarito. Si guarda all’ultima luce. E’ guarito. Grida: «Mondo sono! Oh! che devo fare ora per Te?».

10«Ubbidire alla Legge. Vai dal sacerdote. Sii buono in futuro. Va’».

L’uomo ha un moto per gettarsi ai piedi di Gesù, ma si ricorda d’esser ancora impuro, secondo la Legge[104], e si trattiene. Ma si bacia le mani e getta il bacio a Gesù e piange. Di gioia. Gli altri sono di pietra.

 Presunzione dell’Iscariota.

11Gesù volge le spalle al guarito e sorridendo li riscuote. «Amici, non era che una lebbra della carne. Ma voi vedrete cadere la lebbra dai cuori. Siete voi che mi volete?» dice ai due sconosciuti. «Eccomi. Chi siete?».

«Ti abbiamo udito l’altra sera… nel Tempio. Ti abbiamo cercato per la città. Un che si dice tuo parente ci ha detto che qui stai».

12«Perché mi cercate?».

«Per seguirti, se ci vuoi, perché Tu hai parole di verità».

13«Seguirmi? Ma sapete dove sono diretto?».

«No, Maestro, ma certo alla gloria».

14«Sì. Ma ad una gloria non della terra. Ad una gloria che ha sua sede nel Cielo e che si conquista con virtù e sacrificio. Perché volete seguirmi?» torna a chiedere.

«Per avere parte della tua gloria».

15«Secondo il Cielo?».

«Sì, secondo il Cielo».

16«Non tutti possono arrivarvi. Perché Mammona insidia i desiderosi di Cielo più degli altri. E solo chi sa fortemente volere resiste. Perché seguirmi, se seguire Me vuole dire lotta continua con il nemico che è in noi, col mondo nemico, e col Nemico che è Satana?».

«Perché così vuole il nostro spirito, che è rimasto conquistato da Te. Tu sei santo e potente. Noi vogliamo esser tuoi amici».

17«Amici!!!». Gesù tace e sospira. Poi guarda fisso quello che ha sempre parlato e che ora ha lasciato cadere il mantello dal capo, apparendo a testa nuda. E’ Giuda di Keriot.

18«Chi sei, tu che parli meglio di un popolano?».

«Giuda sono, di Simone. Di Keriot sono. Ma son del Tempio (o nel Tempio). Attendo e sogno il Re dei giudei. Re ti ho sentito nella parola. Re ti ho visto nel gesto. Prendimi con Te».

  19«Prenderti? Ora? Subito? No».

«Perché, Maestro?».

20«Perché è meglio pesare sé stessi prima di prendere vie molto erte».

«Non credi alla mia sincerità?».

21«L’hai detto. Credo al tuo impulso. Ma non credo alla tua costanza. Pensaci, Giuda. Io ora andrò via e tornerò per la Pentecoste. Se stai nel Tempio, mi vedrai. Pesa te stesso.

Il timore di Tommaso detto Didimo.

22«E tu chi sei?».

«Un altro che ti vide. Vorrei esser teco. Ma ora ne ho sgomento».

23«No. La presunzione è rovina. Il timore può esser ostacolo, ma se viene da umiltà è aiuto. Non temere. Anche tu pensa, e quando verrò…»

«Maestro, sei tanto santo! Ho paura di non esser degno. Non d’altro. Perché sul mio amore non temo…»

24«Come ti chiami?».

«Tommaso, detto Didimo».

25«Ricorderò il tuo nome. Va’ in pace». Gesù li congeda e si ritira nella casa ospitale per la cena.

Il Messia è perfetto.

26I sei che sono con Lui vogliono sapere molte cose.

«Perché, Maestro, hai fatto differenza fra i due?… Perché una differenza ci fu. Tutti e due avevano lo stesso impulso…» chiede Giovanni.

27«Amico, anche lo stesso impulso può avere diverso succo e fare diverso effetto. Certo che i due hanno lo stesso impulso. Ma uno non è uguale all’altro nel fine. E quello che pare il meno perfetto è il più perfetto, perché non ha fomite di gloria umana. Mi ama perché mi ama».

28«Anche io!».

«Ed io pure».

«Ed io».

«Ed io».

«Ed io».

«Ed io».

29«Lo so. Vi conosco per quel che siete».

«Siamo dunque perfetti?».

30«Oh! no! Ma, come Tommaso, lo diverrete se permarrete nella vostra volontà d’amore. Perfetti?! Oh! amici! E chi perfetto se non Dio?».

«Tu lo sei!».

31«In verità vi dico che non per Me perfetto sono, se voi credete essere Io un profeta[105]. Niun uomo è perfetto. Ma perfetto Io sono perché Quel che vi parla è il Verbo del Padre. Parte di Dio[106], il suo Pensiero che si fa Parola[107], Io ho la Perfezione in Me. E tale credere mi dovete, se credete essere Io il Verbo del Padre. Eppure lo vedete, amici. Io voglio esser chiamato il Figlio dell’uomo, perché annichilo Me stesso addossandomi dell’uomo tutte le miserie, per portarle, mio primo patibolo, e annullarle dopo averle portate, ma non avute. Che peso, amici! Ma lo porto con gioia. E’ la mia gioia il portarlo perché, essendo il Figlio dell’umanità, renderò l’umanità figlia di Dio. Come il primo giorno».

32Gesù parla dolcemente, seduto alla povera mensa con le mani che gestiscono pacatamente sulla tavola, il volto un poco inclinato, illuminato da sotto in su dalla lampadetta ad olio posata sulla tavola. Sorride lievemente, già Maestro nell’imponenza e tanto amico nel tratto. I discepoli lo ascoltano attenti.

L’Anticipatrice della Grazia.

La parabola delle pietre del torrente.

«Maestro… perché tuo cugino, pur sapendo dove Tu abiti, non è venuto?».

32«Pietro mio!… Tu sarai una delle mie pietre, la prima. Ma non tutte le pietre sono facili ad usarsi. Hai visto i marmi del palazzo pretorio? Strappati a fatica al seno montano, ora sono parte del Pretorio. Guarda invece quei sassi che splendono là, al raggio di luna, fra le acque del Cedron. Da loro sono venuti nell’alveo e, se uno li vuole, ecco, subito si lasciano prendere. Il cugino mio è come le prime pietre di cui parlo… Il seno del monte, la famiglia, lo contende a Me».

«Ma io voglio essere in tutto come i sassi del torrente. Per Te sono pronto a lasciare tutto: casa, sposa, pesca, fratelli. Tutto, Rabbonì, per Te».

33«Lo so, Pietro. Per questo ti amo. Ma anche Giuda verrà».

«Chi? Giuda di Keriot? Non ci tengo. E’ un bel signorino, ma… preferisco… Me stesso preferisco…».

Ridono tutti dell’uscita di Pietro.

«Non c’è niente da ridere. Voglio dire che preferisco un galileo schietto, rozzo, pescatore, ma senza frode a… ai cittadini che… non so… Ecco, il Maestro capisce ciò che mi intendo».

34«Sì, capisco. Ma non giudicare. Abbiamo bisogno l’uno dell’altro sulla terra, e i buoni sono mescolati ai malvagi come i fiori su un campo. La cicuta è a fianco della salutifera malva».

L’Anticipatrice della Grazia.

«Io vorrei chiedere una cosa…»

35«Quale, Andrea?».

«Giovanni mi ha raccontato del miracolo fatto a Cana… Era in noi tanta speranza che Tu ne facessi uno a Cafarnao… e Tu hai detto che non facevi miracolo se prima non avevi adempito la Legge. Perché allora a Cana? E perché qui e non nella patria tua?».

36«Ogni ubbidienza alla Legge è unione con Dio e perciò aumento della capacità nostra. Il miracolo è la prova dell’unione con Dio, della presenza benevola e consenziente di Dio. Per questo Io ho voluto fare il mio dovere di israelita prima di iniziare la serie dei prodigi».

«Ma Tu non eri tenuto alla Legge».

37«Perché? Come Figlio di Dio, no. Ma come figlio della Legge, sì. Israele, per ora, non mi conosce che come tale… E, anche dopo, quasi tutto Israele mi conoscerà come tale, anzi come meno ancora. Ma Io non voglio dare scandalo a Israele e ubbidisco alla Legge».

«Sei santo».

38«La santità non esclude dall’ubbidienza. Anzi la perfeziona. Vi è l’esempio da dare, oltre al resto. Che diresti di un padre, di un maggior fratello, di un maestro, di un sacerdote che non dessero buon esempio?».

«E Cana, allora?».

39«Cana era la gioia di mia Madre da farsi. Cana è l’anticipo che si deve a mia Madre. Ella è l’Anticipatrice della Grazia. Qui do onore alla Città santa, facendo di essa, pubblicamente, l’iniziatrice del mio potere di Messia. Ma là, a Cana, Io davo onore alla Santa di Dio, alla Tutta Santa. Il mondo mi ha per Essa. E’ giusto che ad Essa vada il mio primo prodigio nel mondo».

Beati i sinceri e tenaci nel volere.

Bussano alla porta. E’ Tommaso da capo. Entra e si butta ai piedi di Gesù. «Maestro… io non posso attendere il tuo ritorno. Lasciami con Te. Sono pieno di difetti, ma ho questo amore, solo, grande, vero, il mio tesoro. E’ tuo, è per Te. Lasciami, Maestro…» [108]  

40Gesù gli pone la mano sul capo. «Resta, Didimo. Seguimi. Beati quelli che sono sinceri e tenaci nel volere. Voi benedetti. Più che parenti mi siete, perché mi siete figli e fratelli non secondo il sangue che muore ma secondo il volere di Dio e il vostro volere spirituale. Ora Io dico che non ho più stretto parente di colui che fa la volontà del Padre mio, e voi la fate perché volete il bene».

41La visione ha termine così. Sono le ore 16 e già cadono su me le ombre del sopore che sento sarà violento, logica conseguenza della penosa ora di ieri…

55. Incarico affidato a Tommaso
divenuto discepolo
[109].

La legge nuova è l’amore.

Tommaso accolto dal Maestro.

1Stamane, rinvenendo da un pesantissimo sopore di molte ore, mentre prego attendendo si faccia giorno, ho la ripresa della visione.

Dico ripresa perché siamo ancora nello stesso ambiente: la larga e bassa cucina, scura nelle pareti fumose, appena illuminata dalla fiammella a olio posta sulla tavola rustica, lunga e stretta, alla quale sono seduti in otto persone: Gesù e i sei discepoli, più il padrone di casa, quattro per lato.

2Gesù, ancora rigirato sul suo sgabello – perché qui non sono altro che sgabelli senza spalliera, a tre piedi, proprio cose di campagna – parla ancora con Tommaso. La mano di Gesù è scesa dal capo di Tommaso alla spalla dello stesso. Gesù dice: «Alzati, amico. Hai già cenato?».

«No, Maestro. Ho fatto pochi metri con l’altro che era meco e poi l’ho lasciato e sono tornato indietro, dicendogli che volevo parlare al lebbroso guarito… Ma ho detto così perché pensavo che egli avrebbe sdegnato di accostarsi ad un impuro. Ho indovinato. Ma io cercavo Te, non il lebbroso… Volevo dirti: “Prendimi!”… Mi sono aggirato su e giù per l’uliveto, finché un giovane mi ha chiesto che facevo. Deve avermi creduto un malintenzionato… Era presso un pilastro, là dove ha inizio il podere».

4Il padrone di casa sorride. «E’ mio figlio» spiega poi, e aggiunge: «E’ di guardia al frantoio. Abbiamo nelle caverne, sotto il frantoio, quasi ancora tutto il raccolto dell’anno. Fu molto buono. Molto olio ci dette. E in tempi di folla sempre si uniscono malandrini che svaligiano i posti incustoditi. Otto anni fa, proprio per Parasceve, ci derubarono di tutto. Da allora, una notte per uno, facciamo buona guardia. La madre è andata a portargli la cena».

5«Ebbene, mi disse: “Che vuoi?”, e lo disse in un tono che, per salvarmi le spalle dal suo bastone, spiegai lesto: “Cerco il Maestro che abita qui”. Mi rispose allora: “Se è vero ciò che dici, vieni alla casa”. E mi ha accompagnato fin qui. E’ lui che ha bussato, e non se ne è andato che quando ha sentito le mie prime parole».

6«Abiti lontano?».

«Alloggio dall’altro lato della città, vicino alla porta Orientale».

7«Sei solo?».

«Ero con i parenti. Ma essi sono andati da altri parenti sulla strada di Betlemme. Io sono rimasto per cercarti notte e giorno finché ti avessi trovato».

8Gesù sorride e dice: «Allora nessuno ti attende?».

«No, Maestro».

9«La strada è lunga, la notte è buia, le pattuglie romane sono per la città. Io ti dico: se vuoi, resta con noi».

«Oh! Maestro!». Tommaso è felice.

10«Fate posto, voi. E date tutti qualcosa al fratello». Di suo Gesù dà la porzione di formaggio che aveva davanti. Spiega a Tommaso: «Siamo poveri e la cena è quasi terminata. Ma c’è tanto cuore in chi dona». E a Giovanni, seduto al suo fianco, dice: «Cedi il posto all’amico».

Giovanni si alza subito e va a sedersi all’angolo della tavola, vicino al padrone di casa.

La legge nuova è l’amore.

11«Siedi, Tommaso. Mangia». E poi a tutti: «Così ‘sempre farete, amici, per legge di carità. Il pellegrino è già protetto dalla Legge di Dio[110]. Ma ora, in mio nome, più ancora lo dovrete amare. Quando uno vi chiede un pane, un sorso d’acqua, un ricovero in nome di Dio, dovete darlo, nello stesso nome. E ne avrete da Dio ricompensa. Questo dovete fare con tutti. Anche coi nemici. E questa è la Legge nuova. Fino ad ora vi era detto: “Amate quelli che vi amano e odiate i nemici”[111]. Io vi dico: “Amate anche coloro che vi odiano”. Oh! se sapeste come sarete amati da Dio se amerete come Io vi dico! Quando poi uno dice: “Io vi voglio esser compagno nel servire il Signore Iddio vero e seguire il suo Agnello”[112], allora più caro di un fratello di sangue vi deve essere, perché sarete uniti da un vincolo eterno, quello del Cristo».

«Ma se poi ne capita uno non sincero? Dire: “Io voglio fare questo e quello” è facile. Ma non sempre la parola risponde a verità» dice Pietro piuttosto irritato. Non so, non è del suo solito umore gioviale.

12«Pietro, ascolta. Tu parli con buon senso e con giustizia. Ma, vedi, meglio è peccare di bontà e di fiducia che di diffidenza e durezza. Se beneficherai un indegno, che male te ne verrà? Nessuno. Ma anzi il premio di Dio sarà sempre attivo per te, mentre a lui andrà il demerito di aver tradito la tua fiducia».

«Nessun male? Eh! delle volte chi è indegno non si ferma all’ingratitudine, ma passa oltre e giunge anche a nuocere nella stima, nelle sostanze e nella vita stessa».

13«Vero. Ma questo diminuirebbe il tuo merito? No. Anche se tutto il mondo credesse alle calunnie, anche se tu fossi ridotto più povero di Giobbe, anche se il crudele ti levasse la vita, che sarebbe mutato agli occhi di Dio? Nulla. Anzi, sì, un mutamento ci sarebbe. Ma in bene per te. Dio, ai meriti della bontà, unirebbe i meriti del martirio intellettuale, finanziario, fisico».

«Bene, bene! Sarà così». Pietro non parla più. Imbronciato, sta col capo appoggiato alla mano.

Missione per Tommaso.

14Gesù si volge a Tommaso: «Amico, ti ho detto prima, nell’uliveto: “Quando tornerò da queste parti, se vorrai ancora, sarai mio. ‘Ora ti dico: “Sei disposto a fare un piacere a Gesù?”.

«Senza dubbio».

15«Ma se questo piacere può causare sacrificio?».

«Nessun sacrificio servirti. Che vuoi?».

16«Volevo dirti… ma tu avrai commerci, avrai affetti…»

«Niente, niente! Ho Te! Parla».

17«Ascolta. Domani alle prime luci il lebbroso si partirà dai sepolcri per trovare chi avverta il sacerdote. Tu andrai ai sepolcri per primo. E’ carità. E dirai forte: “O tu che ieri sei stato mondato, vieni fuori. Mi manda a te Gesù di Nazaret, il Messia d’Israele, Colui che ti ha sanato”. Fa’ che il mondo dei “morti viventi” conosca il mio Nome e frema di speranza, e chi alla speranza unisce la fede venga a Me, che Io lo guarisca. E’ la prima forma della mondezza che Io porto, della risurrezione di cui sono padrone. Un giorno ben più fonda mondezza Io darò…[113] Un giorno i sepolcri sigillati erutteranno i morti veri, che appariranno per ridere, dalle loro occhiaie vuote, dalle mandibole scoperte, per il giubilo lontano, e pur sentito dagli scheletri, degli spiriti liberati dal Limbo d’attesa. Appariranno per ridere a questa liberazione e per fremere sapendo a che la devono… Tu va’. Egli verrà a te. Tu farai ciò che egli ti prega di fare. Lo aiuterai in tutto, come ti fosse fratello. E gli dirai anche: “Quando sarai del tutto purificato, andremo insieme sulla strada del fiume, oltre Doco e Efraim. Là il Maestro Gesù ti attende e mi attende per dirci in che lo dobbiamo servire”.

«Farò così. E l’altro?».

18«Chi? L’Iscariota?».

«Sì, Maestro».

19«Per lui dura il mio consiglio. Lascialo decidere da sé, e per lungo tempo. Evita anzi di incontrarlo».

«Starò presso il lebbroso. Nella valle dei sepolcri solo gli immondi si aggirano o chi ha contatti di pietà con loro».

Nel Cuore del Messia c’è posto per tutti.

Pietro borbotta qualcosa.

20Gesù ode. «Pietro, che hai? Taci o mormori. Sembri malcontento. Perché?».

«Lo sono. Noi siamo i primi e Tu a noi non regali un miracolo. Noi siamo i primi e Tu ti fai sedere vicino un estraneo. Noi siamo i primi e Tu a lui, e non a noi, dai degli incarichi. Noi siamo i primi e… sì, proprio, ecco, e sembra che si sia gli ultimi. Perché li attendi sulla via del fiume? Certo per dare a loro qualche missione. Perché a loro e non a noi?».

 21Gesù lo guarda. Non è irato. Anzi sorride come si sorride ad un ragazzo. Si alza, va lentamente da Pietro, gli pone la mano sulla spalla e dice sorridendo: «Pietro! Pietro! Sei un grande, un vecchio bambino!» e ad Andrea, seduto presso il fratello, dice: «Vai al mio posto» e si siede a fianco di Pietro, cingendolo con un braccio alle spalle, e gli parla tenendolo così contro la sua spalla: «Pietro, ti pare che Io faccia ingiustizia, ma non è ingiustizia la mia. E’ anzi prova che so quel che valete. Guarda. Chi ha bisogno di prove? Colui che ancora non è sicuro. Orbene, Io vi sapevo tanto sicuri su Me, che non ho sentito bisogno di darvi prove del mio potere. Qui a Gerusalemme occorrono prove, qui dove vizio, irreligione, politiche, tante cose del mondo offuscano gli spiriti al punto che essi non possono vedere la Luce che passa. Ma là, sul nostro bel lago, così puro sotto un cielo puro, là fra gente onesta e vogliosa di bene, non sono necessarie prove. Li avrete i miracoli. A fiumi verserò su voi le grazie. Ma, guarda come vi ho stimato, Io vi ho presi senza esigere prove e senza trovare bisogno di darvene, perché so chi siete. Cari, tanto cari, e tanto a Me fedeli[114]».

Pietro si rasserena: «Perdonami, Gesù».

22«Sì, ti perdono perché il tuo broncio è amore. Ma non avere più invidia, Simone di Giona. Sai cosa è il cuore del tuo Gesù? Hai mai visto il mare, il vero mare? Si? Ebbene, il mio cuore è ben più vasto del largo mare! E c’è posto per tutti. Per tutta l’umanità. E il più piccolo ha posto come il più grande. E il peccatore vi trova amore come l’innocente. A questi do una missione. Sicuro. Mi vuoi vietare di darla? Io vi ho scelto. Non voi. Sono perciò libero di giudicare come impiegarvi. E se questi li lascio qui con una missione – che può essere anche una prova, come può essere misericordia il lasso di tempo lasciato all’Iscariota – puoi tu rimproverarmene? Sai se a te non ne serbo una più vasta? E non è la più bella quella di sentirti dire: “Tu verrai con Me”?».

«E’ vero, è vero! Sono una bestia! Perdono…».

Non discutere mai su meriti e cariche.

23«Sì. Tutto, ogni perdono. Oh! Pietro!… Ma vi prego tutti: non discutete mai sui meriti e sui posti. Avrei potuto nascere re. Sono nato povero, in una stalla. Avrei potuto esser ricco. Ho vissuto di lavoro e ora di carità. Eppure, credetelo amici, non c’è alcuno grande agli occhi di Dio più di Me. Di Me che sono qui: servo dell’uomo».

«Servo Tu? Non mai!».

24«Perché, Pietro?».

«Perché io ti servirò».

25«Anche tu mi servissi come una madre serve l’infante, Io sono venuto per servire l’uomo. Per lui sarò Salvatore. Che servizio pari a questo?».

«Oh! Maestro! Tu tutto spieghi. E quel che pareva oscuro si fa subito chiaro!».

Ritratto di Simone Zelote.

26«Lieto ora, Pietro? Allora lasciami finire di parlare a Tommaso. Sei certo di riconoscere il lebbroso? Non vi è che lui di guarito; ma potrebbe esser già partito alla luce delle stelle, per trovare un viandante sollecito. E un altro, per ansia di entrare in città, vedere i parenti, forse, potrebbe sostituirsi a lui. Ascolta il suo ritratto. Io gli ero vicino e nel crepuscolo l’ho visto bene. E’ alto e magro. Di colorito oscuro come un sangue misto, occhi profondi e nerissimi sotto sopracciglia di neve, capelli bianchi come il lino e piuttosto ricci, naso lungo, camuso verso la punta come quello dei Libî, labbra grosse, specie l’inferiore, e sporgenti. E’ tanto olivastro che il labbro è tendente al violaceo. Sulla fronte una cicatrice di antica data è rimasta, e sarà l’unica macchia, ora che sarà mondato da croste e sudiciume».

«E’ un vecchio, se è tutto bianco».

27«No, Filippo. Lo sembra, ma non lo è. La lebbra lo ha fatto canuto».

«Cosa è? Un sangue misto?».

28«Forse, Pietro. Ha somiglianza coi popoli d’Africa».

«Sarà israelita, allora?».

29«Lo sapremo. Ma se non lo fosse?».

«Eh! se non lo fosse, se ne andrebbe. Già molto aver meritato d’esser guarito».

30«No, Pietro. Anche fosse idolatra, Io non lo caccerò. Gesù è venuto per tutti. E in verità ti dico che i popoli delle tenebre sorpasseranno i figli del popolo della Luce…»

31Gesù sospira. Poi si alza. Rende grazie al Padre con un inno e benedice.

La visione cessa così.

 Nota incidentale.

32Faccio notare incidentalmente che il mio interno ammonitore mi ha detto, fin da ieri sera quando vedevo il lebbroso: «E’ Simone, l’apostolo. Vedrai la venuta di lui e di Taddeo al Maestro». Stamane, dopo la Comunione (è venerdì) apro il messale e vedo che proprio oggi è la vigilia della festa di S. Simone e Giuda, e il Vangelo di domani parla proprio sulla carità[115], quasi ripetendo le parole da me udite prima nella visione. Giuda Taddeo, però, per ora non l’ho visto.

56. Simone Zelote e Giuda Taddeo
uniti nella sorte
[116].

Il Segno del Messia è l’amore.

Sulle rive del Giordano.

1Siete pur belle, rive del Giordano, così come eravate ai tempi di Gesù! Vi vedo e mi beo nella vostra maestosa pace verde-azzurra, sonante d’acque e fronde con tono dolce come melodia.

2Sono per una strada abbastanza ampia e anche abbastanza ben tenuta. Deve essere una strada maestra, meglio: militare, tracciata dai romani per congiungere le diverse regioni con la capitale. Scorre presso al fiume, ma non proprio lungo il fiume. E’ separata da esso da una zona boschiva, che credo abbia il compito di rassodare le rive e di far resistenza alle acque nei tempi di piena. Dall’altro lato della strada la boschiva continua, di modo che la via pare una galleria naturale sopra la quale si intrecciano i rami fronzuti. Benefico ristoro per i viandanti in questi paesi di gran sole.

3Il fiume, e perciò naturalmente la via, ha, nel punto in cui mi trovo, un arco lento, di modo che io vedo il proseguire dell’argine fronzuto come una muraglia verde, messa a chiudere un bacino d’acque quiete. Pare quasi un lago di parco signorile. Ma l’acqua non è la ferma acqua di un lago. Scorre, sebben lentamente. E ne è prova il fruscìo che fa contro i primi canneti, i più audaci che sono nati proprio giù, nel greto, e l’ondulazione che hanno i lunghi nastri delle foglie di essi, pendenti sul pelo dell’acqua e mosse da questa. Anche un gruppo di salici, dai flessibili rami spioventi, hanno affidato il sommo della loro verde capigliatura al fiume; e quello pare pettinarla con grazia di carezza, stendendola dolcemente a filo di corrente.

4Silenzio e pace è nell’ora mattutina. Solo canti e richiami di uccelli, fruscio d’acque e fronde, e un gran brillare di rugiada sull’erba verde e alta che è fra gli alberi, non ancora indurita e ingiallita dal sole estivo, ma tenera e nuova per esser nata dopo la primaverile effusione d’acque, che ha nutrito la terra, fin nel profondo, di umidore e di succhi buoni.

Tommaso, Giuda Taddeo e il lebbroso guarito

5 Tre viandanti sono fermi in questa svolta della strada proprio a un vertice dell’arco. Guardano in su e in giù, a sud dove è Gerusalemme, a nord dove è la Samaria. Scrutano fra i colonnati delle piante per vedere se giunge qualcuno atteso.

6 Sono Tommaso, Giuda Taddeo e il lebbroso guarito. Parlano.

«Vedi nulla?».

«Io no».

«Neppure io».

«Eppure questo è il posto».

«Ne sei sicuro?».

7 «Sicuro, Simone. Uno dei sei mi ha detto, mentre il Maestro si allontanava fra le acclamazioni della folla dopo il miracolo di uno storpio mendicante, guarito alla porta dei Pesci: “Noi ora andiamo fuori Gerusalemme. Attendici a cinque miglia fra Gerico e Doco, alla curva del fiume, lungo la via alberata”. Questa. Ha detto anche: “Vi saremo fra tre giorni all’aurora”. E’ il terzo giorno, e la quarta vigilia qui ci ha trovato».

8«Verrà? Forse era meglio seguirlo da Gerusalemme».

«Non potevi ancora venire fra la folla, Simone».

«Se mio cugino vi ha detto di venire qui, qui verrà. Mantiene sempre ciò che promette. Non c’è che da attendere». 

Israele ha l’Atteso Messia.

9 “Sei sempre stato con Lui?”. 

«Sempre. Da quando tornò a Nazaret fu con me buon compagno. Sempre insieme. Siamo della stessa età, io di poco più anziano. E poi io ero il preferito dal padre di Lui, fratello a mio padre. Anche la Madre mi voleva molto bene. Sono cresciuto più con Lei che con mia madre».

10«Ti voleva… Ora non ti vuole più lo stesso bene?».

«Oh! sì! Ma ci siamo un poco divisi da quando Egli si è fatto profeta. I miei parenti non ne hanno piacere».

11«Quali parenti?».

«Mio padre e i due maggiori. L’altro è titubante… Mio padre è molto vecchio e non ho avuto cuore di urtarlo. Ma ora… Ora non più. Ora io vado dove cuore e mente mi attirano. Vado da Gesù. Non credo offendere la Legge facendo così. Ma già… se non fosse giusto ciò che voglio fare, Gesù me lo direbbe. Farò ciò che Lui dice. E’ lecito ad un padre ostacolare un figlio nel bene? Se io sento che lì è salute, perché impedirmi di averla? Perché i padri ci sono nemici talora?».

Simone sospira come per tristi ricordi e china il capo, ma non parla.

12Risponde invece Tommaso: «Io ho già superato l’ostacolo. Mio padre mi ha udito e mi ha compreso. Mi ha benedetto dicendo: “Va’. Questa Pasqua sia per te liberazione dalla schiavitù di un’attesa. Felice te che puoi credere. Io attendo. Ma se è proprio Lui, e te ne accorgerai seguendolo, vieni al tuo vecchio padre per dirgli: Vieni. Israele ha l’Atteso’.»

«Sei più fortunato di me. E dire che noi siamo vissuti al suo fianco!… E non crediamo, noi di famiglia!… E diciamo, ossia: loro dicono: “E’ uscito di senno!».

«Ecco, ecco un gruppo di persone» grida Simone.

13«E’ Lui, è Lui! Riconosco la sua testa bionda! Oh! venite! Corriamo!».

Si danno a camminare velocemente verso sud. Gli alberi, ora che il sommo dell’arco è raggiunto, nascondono il resto della via, di modo che i due gruppi si trovano quasi di fronte quando meno se l’aspettano. Gesù pare risalga dal fiume, perché è fra gli alberi della sponda.

«Maestro!».

«Gesù!».

«Signore!».

I tre gridi del discepolo, del cugino, del guarito squillano, adoranti e festosi.

Criterio per discernere la Vocazione.

14«Pace a voi!». Ecco la bella, non confondibile voce, piena, sonora, pacata, espressiva, netta, virile, dolce e incisiva. «Tu pure, Giuda, cugino mio?».

Si abbracciano. Giuda piange.

15«Perché questo pianto?».

«Oh! Gesù! Io voglio stare con Te!».

16«Ti ho atteso sempre. Perché non sei venuto?».

Giuda china il capo e tace.

17«Non hanno voluto! E ora?».

«Gesù, io… io non posso ubbidire a loro. Voglio ubbidire a Te solo».

18«Ma Io non ti ho dato comando».

«No, Tu no. Ma è la tua missione che comanda! E’ Colui che ti ha mandato che parla qui, in mezzo al mio cuore, e mi dice: “Va’ da Lui!”. E’ Colei che ti ha generato e che mi è stata maestra soave, che col suo sguardo di colomba mi dice, senza usar parole: “Sii di Gesù!”. Posso io non tener conto di quella voce eccelsa che mi trivella il cuore? Di questa preghiera di santa che certo mi supplica per il mio bene? Sol perché sono cugino per parte di Giuseppe, non devo conoscerti per quello che sei, mentre il Battezzatore ti ha conosciuto, lui che non ti aveva mai visto, qui, sulle sponde di questo fiume, e ti ha salutato: “Agnello di Dio”? Ed io, io che sono cresciuto con Te, io che mi sono fatto buono seguendo Te, io che sono divenuto figlio della Legge per merito di tua Madre e da Lei ho aspirato non i seicentotredici precetti dei rabbini, oltre la Scrittura e le preghiere, ma l’anima di esse tutte, io non dovrei esser capace di nulla?».

19«E tuo padre?».

«Mio padre? Non gli manca pane e assistenza, e poi… Tu mi dai l’esempio. Tu hai avuto pensiero al bene del popolo più che al piccolo bene di Maria. E Lei è sola. Dimmi Tu, Maestro mio, non è lecito forse, senza mancare di rispetto, dire ad un padre: “Padre, io ti amo. Ma sopra te è Dio, e Lui seguo “?».

20«Giuda, parente e amico, Io te lo dico: tu sei molto avanti nella via della Luce. Vieni. E’ lecito dire al padre così quando è Dio che chiama. Nulla è sopra Dio. Anche le leggi del sangue cessano, ossia si sublimano, perché con le nostre lacrime noi diamo ai padri, alle madri, più vasto aiuto, e per più eterna cosa che non la giornata del mondo. Se con noi li traiamo al Cielo e, per la stessa via di sacrificio degli affetti, a Dio. Resta, dunque, Giuda. Ti ho atteso e sono felice di riaverti, amico della mia vita nazarena».

Il Segno del Messia è l’amore.

21Giuda è commosso. Gesù si volge a Tommaso: «Hai ubbidito fedelmente. Prima virtù del discepolo».

«Sono venuto per esserti fedele».

22«E lo sarai. Io te lo dico. Vieni, tu che stai vergognoso nell’ombra. Non temere».

«Signore mio!». L’ex-lebbroso è ai piedi di Gesù.

23«Alzati. Il tuo nome?».

«Simone».

24«La tua famiglia?».

«Signore… era potente… io pure ero potente… Ma astio di sètte e… e errori di gioventù hanno leso la sua potenza. Mio padre… Oh! io devo parlare contro di lui, che mi è costato lacrime non celesti! Tu lo vedi, l’hai visto che dono mi ha fatto!».

25«Era lebbroso?».

«Non lebbroso, come non io. Ma malato di malattia d’altro nome, che noi d’Israele mettiamo comune con le lebbre diverse. Egli… – allora trionfava ancora la sua casta – visse e morì potente nella sua casa. Io… se Tu non mi salvavi, sarei morto nei sepolcri».

26«Sei solo?».

«Solo. Ho un servo fedele che si cura di quanto mi resta. L’ho fatto avvertito».

27«Tua madre?».

«E’… morta». L’uomo pare impacciato.

28Gesù l’osserva attentamente. «Simone, mi hai detto: “Che devo fare per Te? “. Ora Io ti dico: “Seguimi”

«Subito, Signore!… Ma… ma io… lascia che ti dica una cosa. Sono, ero chiamato “zelote[117] per la casta, e “cananeo” per madre. Tu vedi. Sono scuro. In me ho sangue di schiava. Mio padre non aveva figli dalla moglie e mi ebbe da una schiava. La moglie, una buona, mi allevò come figlio e mi curò nelle infinite malattie finché morì…»

29«Non ci sono schiavi o affrancati agli occhi di Dio. Una sola ai suoi occhi la schiavitù: il peccato. Ed Io sono venuto a levarla. Tutti vi chiamo, perché il Regno è di tutti. Sei colto?».

«Son colto. Avevo anche il mio posto fra i grandi. Finché il male fu nascosto sotto le vesti. Ma, salito al viso…, non parve vero ai nemici di usarlo per confinarmi fra i “morti”, per quanto, come disse un medico di Cesarea, romano, che io consultai, la mia non fosse lebbra vera, ma una serpigine ereditaria, per cui bastava non procreassi per non propagarla. Posso io non maledire mio padre?».

30«Devi non maledirlo. Ti ha fatto ogni male…»

«Oh, si! Dilapidatore di sostanze, vizioso, crudele, senza cuore né affetto. Mi ha negato salute, carezze, pace, mi ha bollato con un nome che è spregio e con una malattia che è un marchio d’obbrobrio… Di tutto si è fatto padrone. Anche del futuro del figlio. Tutto mi ha levato, anche la gioia d’esser padre».

31«Per questo ti dico: “Seguimi”.  Al mio fianco, al mio seguito, troverai Padre e figli. Alza lo sguardo, Simone. Là il Padre vero ti sorride. Guarda negli spazi della terra, nei continenti, per le contrade. Figli e figli vi sono, figli d’anima per i senza figli. Attendono te, e molti come te attendono. Sotto il mio segno non ci sono più derelizioni. Nel mio segno non ci sono più solitudini né differenze. E’ segno d’amore. E amore dà. Vieni, Simone, che non hai avuto figli. Vieni, Giuda, che perdi il padre per amor mio. Vi unisco nella sorte».

Pratiche di Evangelizzazione.

32Egli li ha presso tutti e due. Tiene le mani sulle loro spalle come per una presa di possesso, come per imporre un giogo comune. Poi dice: «Vi unisco. Ma ora vi separo. Tu, Simone, resterai qui con Tommaso. Preparerai con esso le vie del mio ritorno. Fra non molto Io tornerò, e voglio che popolo e popolo mi attenda. Dite ai malati, tu lo puoi dire, che Colui che guarisce viene. Dite agli attendenti che il Messia è fra il suo popolo. Dite ai peccatori che vi è chi perdona per dare forza di salire…».

«Ma saremo capaci?».

33«Sì. Non avete che dire: “Egli è giunto. Vi chiama. Vi aspetta. Viene per farvi grazia. Siate qui pronti per vederlo”, e alle parole unite il racconto di ciò che sapete. E tu, Giuda, cugino, vieni con Me e con questi. Ma tu resterai a Nazaret».

«Perché, Gesù?».

34«Perché mi devi preparare la via in patria. Credi piccola missione? In verità non ve ne è una più grave…». Gesù sospira.

«E riuscirò?».

35«Sì e no. Ma tutto sarà sufficiente per esser giustificati».

«Di che? E presso chi?».

36«Presso Dio. Presso la patria. Presso la famiglia. Non potranno rimproverarci, perché abbiamo offerto il bene. E se la patria e la famiglia lo sdegneranno, noi non avremo colpa della loro perdita».

«E noi?».

37«Voi, Pietro? Voi tornerete alle reti».

«Perché?».

38«Perché Io vi istruirò lentamente e vi prenderò quando vi troverò pronti».

«Ma ti vedremo, allora?».

39«Certo. Verrò a voi sovente, o vi farò chiamare quando sarò a Cafarnao. Ora salutatevi, amici, e andiamo. Vi benedico, o voi che rimanete. La mia pace con voi».

E ha termine la visione.

57. Nazareth con Giuda Taddeo e con
altri sei discepoli
[118].

L’incontro con la Madre.

Arrivo a Nazareth.

1Gesù giunge con il cugino e i sei discepoli nelle prossimità di Nazaret. Dall’alto del poggio dove si trovano si vede la cittadina, bianca fra il verde, salire e scendere per le chine su cui è costruita, un dolce ondulare di chine, dove appena sentito, dove più marcato.

2«Siamo giunti, amici. Ecco là la mia casa. Mia Madre è in essa, perché fumo si eleva dalla casa. Forse fa il pane. Io non vi dico: “Restate”, perché penso che avrete ansia di giungere a casa. Ma se volete spezzare con Me il pane e conoscere Quella che già Giovanni conosce, vi dico: “Venite”».

I sei, che erano già tristi per l’imminente separazione, tornano tutti lieti e accettano di cuore.

3«Andiamo, dunque».

I bambini affollano.

4Scendono sveltamente la collinetta e prendono la via maestra. E’ verso sera. Fa ancora caldo, ma già le ombre scendono sulla campagna in cui le biade tendono a maturare. Entrano in paese. Donne che vanno e vengono dalla fonte, uomini sulle soglie delle minuscole officine o negli orti, salutano Gesù e Giuda.

5I bambini, poi, si affollano intorno a Gesù.

«Sei tornato?».

«Adesso resti qui?».

«Mi si è rotta di nuovo la ruota del carrettino».

«Sai, Gesù? Mi è nata una sorella e l’hanno chiamata Maria».

«Il maestro mi ha detto che so tutto e che sono un vero figlio della Legge».

1«Sara non c’è perché ha la mamma malata forte. Piange, perché ha paura».

«Mio fratello Isacco ha preso moglie. C’è stata gran festa».

L’incontro con la Madre.

6Gesù ascolta, carezza, encomia, promette aiuto. Giungono a casa così. E sulla soglia è già Maria, avvisata da un ragazzetto premuroso.

«Figlio mio!».

7«Mamma!».

I due sono uno fra le braccia dell’altra. Maria, molto più bassa di Gesù, ha il capo appoggiato sul sommo del petto del Figlio, chiusa fra il cerchio delle sue braccia. Egli la bacia sui capelli biondi. Entrano in casa. I discepoli, Giuda compreso, restano fuori, per lasciare liberi i due nelle loro prime espansioni.

8«Gesù! Figlio mio!». La voce di Maria è trepida come quella di chi ha le lacrime in gola.

9«Perché, Mamma, così?».

10«O Figlio! Mi hanno detto… Nel Tempio c’erano dei galilei, dei nazareni, quel giorno… Sono tornati… e hanno raccontato… O Figlio!…».

11«Ma tu lo vedi, Mamma! Io sto bene. Nessun male m’è venuto. Solo è venuta gloria a Dio nella sua Casa».

12«Sì. Lo so, Figlio del mio cuore. So che è stato come lo squillo che evoca i dormienti. E per la gloria di Dio io ne sono felice… felice che questo mio popolo si svegli a Dio… Io non ti rimprovero… io non ti ostacolo… ti comprendo… e… e son felice… ma ti ho generato, io, Figlio mio!…». Maria sta ancora fra il cerchio delle braccia di Gesù ed ha parlato tenendo le manine aperte e appoggiate sul petto del Figlio, colla testa alzata verso di Lui, l’occhio più lucido per il pianto che è pronto a scendere, e ora tace, riappoggiando la testa sul petto di Lui. Pare una tortorina grigia, così vestita di bigiognolo come è, fra il riparo di due forti ali di candore, perché Gesù è ancora col suo abito e manto bianco.

I primi discepoli.

13«Mamma! Povera Mamma! Cara Mamma!…» Gesù la bacia ancora. Poi dice: «Ebbene, vedi? Io sono qui, e non solo. Ho con Me i discepoli primi, e altri sono in Giudea. E anche il cugino Giuda è con Me e mi segue…».

«Giuda?».

14«Sì, Giuda. So perché sei stupita. Certo, fra coloro che hanno parlato del fatto erano Alfeo coi figli… e non erro dicendo che mi hanno criticato. Ma non avere paura. Oggi così, domani non così. L’uomo va coltivato come la terra, e dove sono triboli escono rose. Giuda, che tu ami, è già con Me».

«Dove è ora?».

15 «Lì fuori con gli altri. Hai pane per tutti?»  

«Sì, Figlio. Maria d’Alfeo è nel forno che lo sforna. Molto buona è Maria con me, e specie ora».

16 «Dio le darà gloria». Si fa sulla porta e chiama: «Giuda! Qui è tua madre! Amici, venite!».

Entrano e salutano. Ma Giuda bacia Maria. E poi corre in cerca di sua madre.

17 Gesù nomina i cinque: Pietro, Andrea, Giacomo, Natanaele, Filippo; perché Giovanni, già noto a Maria, l’ha salutata subito dopo Giuda, inchinandosi e ricevendone benedizione.

18Maria li saluta e li invita a sedersi. E’ la padrona di casa e, pur adorando con lo sguardo il suo Gesù – pare che l’anima continui a parlare, per gli occhi, col Figlio – si occupa degli ospiti. Vorrebbe portare l’acqua per ristorarli.

Ma Pietro scatta: «No, Donna. Non posso permetterlo. Tu siedi presso tuo Figlio, Madre santa. Io andrò, andremo nell’orto per rinfrescarci».

Maria d’Alfeo.

19Accorre Maria d’Alfeo, rossa e infarinata, e saluta Gesù che la benedice, e poi conduce i sei nell’orto, alla vasca, e torna felice. «Oh! Maria!» dice alla Vergine. «Giuda mi ha detto. Come sono contenta! Per Giuda e per te, cognata mia. So che gli altri mi grideranno. Ma non mi importa. Sarò felice il giorno che li saprò tutti di Gesù. Noi mamme sappiamo… sentiamo quello che è bene per i figli. E io sento che il bene delle mie creature sei Tu, Gesù».

20 Gesù la carezza sul capo, sorridendole.

Tornano i discepoli, e Maria di Alfeo serve pane fragrante, ulive e formaggio. E porta un’anforetta di vinetto rosso, che Gesù mesce ai suoi amici. E’ sempre Gesù che offre e poi distribuisce.

“Fate quanto Egli dice”

28Un poco impacciati sulle prime, i discepoli dopo si fanno più sicuri, e raccontano delle loro case, del viaggio a Gerusalemme, dei miracoli avvenuti. Sono pieni di zelo e di affetto, e Pietro cerca di farsi di Maria un’alleata per ottenere di essere subito presi da Gesù senza attese a Betsaida.

29«Fate quanto Egli dice» esorta Lei, con un sorriso soave. «Questa attesa vi gioverà più di una unione immediata. Il mio Gesù fa tutto bene quanto fa».

La speranza di Pietro muore. Ma egli si rassegna con buon garbo. Chiede solo: «Durerà molto l’attesa?

30Gesù lo guarda con un sorriso, ma non dice altro.

31Maria interpreta quel sorriso come un segno benevolo e dice: «Simone di Giona, Egli sorride… perciò io ti dico: rapido come volo di rondine sul lago sarà il tempo del tuo attendere ubbidiente».

«Grazie, Donna».

Ricordi e aneddoti.

32«Non parli, Giuda? E tu, Giovanni?».

«Ti guardo, Maria».

«Ed io pure».

33«Anche io vi guardo e… sapete? Mi torna in mente un’ora lontana. Anche allora avevo sempre tre paia d’occhi fissi al mio viso con amore. Ricordi, Maria, i miei tre scolari?».

34«Oh! se ricordo! E’ vero! Anche ora tre, di un’età quasi uguale, ti guardano con tutto l’amore che è loro. E costui, Giovanni, credo, mi pare il Gesù d’allora, così biondo e roseo, e più giovane di tutti».

Gli altri vogliono sapere, e ricordi e aneddoti scorrono nelle parole, col tempo. Viene la sera.

35«Amici, Io non ho ambienti. Ma lì vi è il laboratorio dove lavoravo. Se volete trovare rifugio lì… Ma non vi sono che i banconi».

«Letto comodo per pescatori usi a dormire su strette assi. Grazie, Maestro. Dormire sotto il tuo tetto è onore e santificazione».

Si ritirano con molti saluti. Anche Giuda si ritira con sua madre; vanno alla loro casa.

36In questa stanza restano Gesù e Maria, seduti sulla cassa-panca, al lume della lucernetta, un braccio intorno alle spalle dell’altro, e Gesù racconta, e Maria ascolta, beata, trepida, felice…

La visione cessa così.

58. Guarigione di un cieco a Cafarnao dopo una lezione di pesca applicata
alle anime
[119].

Il Messia a lezione di pesca.

Un tramonto estivo a Cafarnao.

1Dice Gesù, e subito la quiete si fa in me e la letizia di questa quiete luminosa mi fa ilare il cuore: «Vedi. Tanto gli piacciono gli episodi dei ciechi. Diamogliene un altro». E io vedo.

 

2Vedo un bellissimo tramonto estivo. Il sole ha infuocato tutto l’occidente, e il lago di Genezaret è una enorme lastra accesa sotto il cielo acceso.

3Le strade di Cafarnao cominciano appena a popolarsi di gente: donne che vanno alla fonte, uomini, pescatori che preparano reti e navigli per la pesca notturna, bambini che corrono giuocando per le vie, asinelli con le corbe che vanno verso la campagna, forse per prendere verdure.

4Gesù si affaccia su un uscio che dà su un cortiletto tutto ombreggiato da una vite e da un fico, oltre il quale vi è una vietta sassosa che bordeggia il lago. Deve essere la casa di Pietro (invece è la casa della suocera di Pietro) perché questo è sulla riva con Andrea e prepara nella barca le ceste per il pesce e le reti, dispone sedili e rotoli di corde. Tutto per la pesca, insomma, e Andrea lo aiuta, andando e venendo dalla casa alla barca.

Una lezione di pesca al Messia.

5Gesù interpella il suo apostolo: «Sarà buona pesca?».

«E’ il tempo propizio. Calma l’acqua, e chiara sarà la luna. I pesci affioreranno dal profondo e la mia rete li trascinerà seco».

6«Andiamo soli?».

«Oh! Maestro! Ma come vuoi fare, con questo sistema di reti, ad esser soli?».

7«Non ho mai pescato e aspetto che tu mi insegni». Gesù scende piano piano verso il lago e si ferma sulla riva di rena grossa e ciottolosa, presso la barca.

«Vedi, Maestro, si fa così. Io esco a fianco della barca di Giacomo di Zebedeo e si va sino al punto buono, così a pariglia. Poi si cala la rete. Un capo lo teniamo noi. Tu lo vuoi tenere, mi hai detto».

8«Sì, se mi dici che devo fare».

9«Oh! non c’è che da sorvegliare la discesa. Che la rete scenda adagio e senza far nodi. Adagio, perché saremo su acque di pescagione e un movimento troppo brusco può allontanare i pesci. E senza nodi per non rendere chiusa la rete, che si deve aprire come una borsa, o un velo, se più ti piace, gonfiato dal vento. Poi, quando la rete è tutta discesa, noi remeremo piano o andremo con la vela, a seconda del bisogno, facendo un semicerchio sul lago, e quando il vibrare del cavicchio di sicurezza ci dirà che la pesca è buona, dirigeremo a terra e là, quasi a riva – non prima per non risicare di veder sfuggire la preda, non dopo per non rovinare pesci e rete sui sassi – isseremo la rete. E qui ci vuole occhio, perché le barche devono venire tanto vicine che da una si possa ritirare l’estremo della rete dato all’altra, ma non urtarsi per non schiacciare la sacca piena di pesce. Mi raccomando, Maestro, è il nostro pane. Occhio alla rete, che non si scavicchi con le scosse. I pesci difendono la loro libertà con forti colpi di coda, e se sono molti… Tu capisci… Sono piccole bestie, ma messe in dieci, in cento, in mille, diventano forti come Leviatan[120]».

Le piccole colpe.

10«Come avviene delle colpe, Pietro. In fondo, una non è irreparabile. Ma se uno non cura di limitarsi a quell’una e accumula, accumula, accumula, finisce che la piccola colpa, forse una semplice omissione, una semplice debolezza, diviene sempre più grossa, diviene abitudine, diviene vizio capitale. Delle volte si comincia da uno sguardo concupiscente e si finisce ad un adulterio consumato. Delle volte da una mancanza di carità di parola verso un parente, e si finisce a una violenza contro un prossimo. Guai a incominciare e a lasciare che le colpe aumentino di peso col loro numero! Diventano pericolose e prepotenti come il Serpente infernale stesso, e trascinano nell’abisso della Geenna».

«Dici bene, Maestro… Ma siamo tanto deboli!».

11«Avvertenza e preghiera per esser forti e avere aiuto, e ferma volontà di non peccare. Poi una grande fiducia nell’amorosa giustizia del Padre».

«Tu dici che non sarà troppo severo per il povero Simone?».

12 «Per il vecchio Simone poteva essere anche severo. Ma per il mio Pietro, l’uomo nuovo, l’uomo del suo Cristo… no, Pietro. Egli ti ama e ti amerà».

«E io?».

13«Anche tu, Andrea; e con te Giovanni e Giacomo, Filippo e Natanaele. Siete i miei primi eletti».

Il Regno senza frontiere.

Il Regno è aperto a tutti.

«Ne verranno altri? C’è tuo cugino, e in Giudea…»

14«Oh! molti! Il mio Regno è aperto a tutto il genere umano, e in verità ti dico che più abbondante della più abbondante tua pesca sarà la mia nelle notti dei secoli… Ché ogni secolo è una notte in cui è guida e luce non la pura luce di Orione o quella della navigante luna, ma la parola di Cristo e la Grazia che da Lui verrà; notte che conoscerà l’aurora di un giorno senza tramonto, di una luce in cui tutti i fedeli vivranno, di un sole che investirà gli eletti e li farà belli, eterni, felici come dèi. Minori dèi, figli del Padre Iddio e simili a Me… Non potete ora capire. Ma in verità vi dico che la vostra vita cristiana vi concederà somiglianza col vostro Maestro, e splenderete in Cielo per i suoi stessi segni. Ebbene, Io avrò, nonostante il livore di Satana e la fiacca volontà dell’uomo, pesca più abbondante della tua».

«Ma saremo noi soli i tuoi apostoli?»

15«Geloso, Pietro? No. Non lo essere. Altri verranno, e nel mio cuore ci sarà amore per tutti. Non essere avaro, Pietro. Tu non sai ancora Chi ti ama. Hai mai contato le stelle? E le pietre di questo fondale? No. Non potresti. Ma ancor meno potresti contare i palpiti d’amore di cui è capace il mio cuore. Hai mai potuto tener conto di quante volte questo mare baci la sponda col suo bacio d’onda nel corso di dodici lune? No. Non potresti. Ma ancor meno potresti contare le onde d’amore che da questo cuore si riversano a baciare gli uomini. Sta’ sicuro, Pietro, del mio amore».

Pietro prende la mano di Gesù e la bacia. E’ commosso.

16Andrea guarda e non osa. Ma Gesù gli pone la mano fra i capelli e dice: «Anche te amo molto. Nell’ora della tua aurora vedrai riflesso sulla volta del cielo, lo vedrai senza dover alzare gli occhi, il tuo Gesù che ti sorriderà per dirti: “T’amo. Vieni”, e il passaggio nell’aurora ti sarà più dolce che entrata in camera nuziale…»

Paga della carità è la grazia.

17«Simone! Simone! Andrea! Vengo…». Giovanni accorre affannato. «Oh! Maestro! Ti ho fatto attendere?». Giovanni guarda col suo occhio innamorato Gesù.

Risponde Pietro: «Veramente cominciavo a pensare che non venissi più. Prepara presto la tua barca. E Giacomo?…»

«Ecco… abbiamo fatto tardi, per un cieco. Credeva che Gesù fosse nella nostra casa ed è venuto. Gli abbiamo detto: “E’ altrove. Forse domani ti guarirà. Aspetta”. Ma non voleva aspettare. Giacomo diceva: “Hai aspettato tanto la luce. Che ti è attendere un’altra notte?”. Ma non intende ragione…».

18«Giovanni, se tu fossi cieco, avresti fretta di rivedere tua madre?».

«Eh!… certo!».

19«E allora? Dove è il cieco?».

«Viene avanti con Giacomo. Si è attaccato al mantello e non lo lascia. Ma viene avanti adagio perché la riva è sassosa ed egli inciampa… Maestro, mi perdoni di esser stato duro?».

20«Sì. Ma per riparare va’ a dare aiuto al cieco e portalo a Me».

Giovanni va via di corsa. Pietro scuote un poco il capo, ma tace. Guarda il cielo che tende a farsi azzurro dopo tanto color rame, guarda il lago e guarda altre barche già uscite per la pesca, e sospira.

21«Simone?».

«Maestro?».

22«Non aver paura. Avrai una pesca abbondante anche se esci ultimo».

«Anche questa volta?».

23«Tutte le volte che avrai carità, Dio ti userà grazia di abbondanza».

Guarigione del cieco.

«Ecco il cieco».

Il poveretto avanza fra Giacomo e Giovanni. Ha fra le mani un bastone, ma non se ne serve ora. Va meglio affidandosi ai due.

«Ecco, uomo, il Maestro ti sta avanti».

Il cieco si inginocchia: «Signor mio! Pietà!».

24«Vuoi vedere? Alzati. Da quanto sei cieco?».

I quattro apostoli fanno gruppo intorno ai due.

«Da sette anni, Signore. Prima vedevo bene e lavoravo. Ero fabbro in Cesarea Marittima. Guadagnavo bene. Il porto, i molti commerci avevano sempre bisogno di me per lavori. Ma nel battere un ferro ad ancora, e puoi pensare se era rosso per esser morbido al colpo, se ne partì una scheggia rovente e mi bruciò l’occhio. Li avevo già malati per il calore della fucina. Persi l’occhio colpito, e l’altro pure si spense dopo tre mesi. Ho finito i risparmi ed ora vivo di carità…»

25«Sei solo?».

«Ho sposa e tre figli piccolini…, di uno non so neppure il volto…, e ho una madre vecchia. Eppure ora è lei e la moglie che guadagnano un po’ di pane, e con questo e l’obolo che io porto non si muore di fame. Se mi guarissi!… Tornerei al lavoro. Non chiedo che di lavorare da buon israelita e dare un pane a quelli che amo».

26«E sei venuto da Me? Chi ti ha detto?».

«Un lebbroso che Tu hai guarito ai piedi del Tabor, quando tornavi al lago dopo quel discorso così bello».

27 «Che ti ha detto?».

«Che Tu puoi tutto. Che sei salute dei corpi e delle anime. Che sei luce alle anime e ai corpi, perché sei la Luce di Dio. Lui, il lebbroso, aveva osato mescolarsi alla folla, a rischio di esser lapidato, tutto avvolto in un mantello, perché ti aveva visto passare, diretto al monte, e il tuo viso gli aveva messo in cuore una speranza. Mi ha detto: “Ho visto in quel viso qualche cosa che mi ha detto: ‘Lì è salute. Va’!’. E sono andato”. E così mi ha ripetuto il tuo discorso e mi ha detto che Tu lo hai guarito toccandolo senza ribrezzo con la tua mano. Tornava dai sacerdoti dopo la purificazione. Io lo conoscevo, perché l’avevo servito quando aveva fondaco in Cesarea. Sono venuto, domandando per città e paesi di Te. Ti ho trovato… Pietà di me!».

«Padre! La tua luce a questo tuo figlio!».

28«Vieni. Troppo viva è la luce ancora per uno che esce dal buio!».

«Mi guarisci, allora?».

29Gesù lo guida verso la casa della suocera di Pietro, nella luce attenuata dell’orticello, se lo pone di fronte, ma in modo che gli occhi guariti non abbiano a prima visione il lago ancor tutto marezzato di luce. L’uomo pare un bambino dolcissimo, tanto si lascia fare senza neppur chiedere.

30«Padre! La tua luce a questo tuo figlio!». Gesù ha steso le mani sul capo dell’uomo in ginocchio. Sta così un attimo. Poi si bagna la punta delle dita di saliva e sfiora con la sua destra gli occhi aperti ma senza vita.

Un attimo. Poi l’uomo sbatte le palpebre, se le soffrega come chi esce dal sonno e ne ha nebbia agli occhi.

31«Che vedi?».

«Oh!… oh!… oh, Dio eterno! Mi pare… mi pare… oh! Che vedo… ti vedo la veste… è rossa, non è vero? E una mano bianca… e una cintura di lana… Oh! Gesù buono… vedo sempre meglio, più mi abituo a vedere… Ecco l’erba del suolo… e quello è un pozzo certo, e lì c’è una pianta di vite…»

Luce degli spiriti.

32 «Alzati, amico».

L’uomo, che piange e ride, si alza e, dopo un attimo di lotta fra rispetto e desiderio, leva il volto e incontra lo sguardo di Gesù. Un Gesù sorridente di pietà tutto amore. Deve esser gran bello riacquistare la vista e vedere per primo sole quel volto! L’uomo ha un grido e tende le braccia. E’ un atto istintivo. Ma si frena. Ma è Gesù che gli apre le sue a attira a Sé l’uomo, molto più basso di Lui.

33 «Va’ a casa tua, ora, e sii felice e giusto. Va’ con la mia pace».

«Maestro, Maestro! Signore! Gesù! Santo! Benedetto! La luce… ci vedo… tutto vedo… Ecco il lago azzurro, e il cielo sereno, e l’ultimo sole, e là la prima larva di luna… Ma l’azzurro più bello e sereno lo vedo nel tuo occhio, e in Te vedo il bello del sole più vero, e splendere il puro della più santa luna. Astro dei dolenti, Luce dei ciechi, Pietà che vivi e operi!».

34«Luce degli spiriti Io sono. Sii figlio della Luce».

«Sempre, Gesù. Ad ogni battito della mia palpebra sulla pupilla rinata io rinnoverò questo giuramento. Sii benedetto Te e l’Altissimo!».

«Benedetto sia l’Altissimo Padre! Va’».

35E l’uomo va felice, sicuro, mentre Gesù e gli stupefatti apostoli scendono in due barche e iniziano la manovra della navigazione.

E la visione ha termine.

59. L’indemoniato guarito nella sinagoga di Cafarnao[121].

Il Portatore del Regno messianico.

Il Messia nella sinagoga (Mc 1,21; Lc 4,31) [122].

1Vedo la sinagoga di Cafarnao. E’ già piena di folla in attesa. Gente sulla porta occhieggia sulla piazza ancora assolata, benché sia verso sera. Finalmente un grido: «Ecco il Rabbi che viene».

La gente si volta tutta verso l’uscio, i più bassi si alzano sulle punte dei piedi o cercano di spingersi avanti. Qualche disputa, qualche spintone, nonostante i rimproveri degli addetti alla sinagoga e dei maggiorenti della città.

«La pace sia su tutti coloro che cercano la Verità». Gesù è sulla soglia e saluta benedicendo a braccia tese in avanti. La luce vivissima che è nella piazza assolata ne staglia l’alta figura, innimbandola di luce. Egli ha deposto il candido abito ed è nel suo solito azzurro cupo. Si avanza, fra la folla, che si apre e si rinserra intorno a Lui come onda intorno ad una nave.

«Sono malato, guariscimi!» geme un giovane, che mi pare tisico all’aspetto, e prende Gesù per la veste. Gesù gli pone la mano sul capo e dice: «Confida. Dio ti ascolterà. Lascia ora che Io parli al popolo, poi verrò a te».

Il giovane lo lascia andare e si mette quieto.

«Che ti ha detto?» gli chiede una donna con un bambino in braccio.

«Mi ha detto che dopo aver parlato al popolo verrà a me».

«Ti guarisce, allora?».

«Non so. Mi ha detto: “Confida”. Io spero».

«Che ha detto?»

«Che ha detto?».

La folla vuol sapere. La risposta di Gesù è ripetuta fra il popolo.

«Allora io vado a prendere il mio bambino».

«Ed io porto qui il mio vecchio padre».

1«Oh! se Aggeo volesse venire! Io provo… ma non verrà».

Il Messia si mise a insegnare (Mc 1,21) [123].

2Gesù ha raggiunto il suo posto. Saluta il capo della sinagoga ed è salutato da questi. E’ un ometto basso, grasso e vecchiotto. Per parlare a lui Gesù si china. Pare una palma che si curvi su un arbusto più largo che alto.

«Che vuoi che ti dia?» chiede l’archisinagogo.

3«Quello che credi, oppure a caso. Lo Spirito guiderà».

«Ma… e sarai preparato?».

4 «Lo sono. Dài a caso. Ripeto: lo Spirito del Signore guiderà la scelta per il bene di questo popolo».

L’archisinagogo stende una mano sul mucchio dei rotoli, ne prende uno, apre e si ferma a un dato punto. «Questo» dice.

5 Gesù prende il rotolo e legge il punto segnato: «Giosuè (7, 13): “Alzati e santifica il popolo e di’ loro: ‘Santificatevi per domani perché, dice il Signore Dio d’Israele, l’anatema è in mezzo a voi, o Israele; tu non potrai stare a fronte dei tuoi nemici fino a tanto che non sia tolto di mezzo a te chi s’è contaminato con tal delitto'”». Si ferma, arrotola il rotolo e lo riconsegna.

La folla è attentissima. Solo bisbiglia alcuno: «Ne udremo di belle contro i nemici!».

6«E’ il Re di Israele, il Promesso, che raccoglie il suo popolo!».

Il Regno messianico (Discorso). (Mc 1,22; Lc 4,32) [124]

Il Regno di cui il Messia è Re.

7Gesù tende le braccia nella solita posa oratoria. Il silenzio si fa completo.

«Chi è venuto per santificarvi si è alzato. E’ uscito dal segreto della casa dove si è preparato a questa missione. Si è purificato per darvi esempio di purificazione. Ha preso la sua posizione di fronte ai potenti del Tempio e al popolo di Dio, e ora è fra voi. Io sono. Non come, con mente annebbiata e fermento nel cuore, alcuni fra voi pensano e sperano. Più alto e più grande è il Regno di cui sono il Re futuro e a cui vi chiamo.

I figli del Regno messianico.

8Vi chiamo, o voi di Israele, prima d’ogni altro popolo, perché voi siete quelli che nei padri dei padri ebbero promessa di quest’ora e alleanza col Signore altissimo. Ma non con turbe di armati, non con ferocie di sangue sarà formato questo Regno, e ad esso non i violenti, non i prepotenti, non i superbi, gli iracondi, gli invidiosi, i lussuriosi, gli avari, ma i buoni, i miti, i continenti, i misericordiosi, gli umili, gli amorosi del prossimo e di Dio, i pazienti, avranno entrata.

Il nemico del Regno messianico.

9Israele! Non contro i nemici di fuori sei chiamato a combattere. Ma contro i nemici di dentro. Contro quelli che sono in ogni tuo cuore. Nel cuore dei dieci e dieci e diecimila tuoi figli. Levate l’anatema del peccato da tutti i vostri singoli cuori, se volete che domani Dio vi raduni e vi dica: “Mio popolo, a te il Regno che non sarà più sconfitto, né invaso, né insidiato da nemici”.

Il segreto del suo tempo.

10Domani. Quale, questo domani? Fra un anno o fra un mese? Oh! non cercate! Non cercate, con sete malsana, di sapere ciò che è futuro con mezzo che ha sapore di colpevole stregoneria. Lasciate ai pagani lo spirito pitone. Lasciate a Dio eterno il segreto del suo tempo. Voi da domani, il domani che sorgerà dopo quest’ora di sera, e quella che verrà di notte, che sorgerà col canto del gallo, venite a purificarvi nella vera penitenza.

Mutare vita, Dio non si irride e non si inganna.

11Pentitevi dei vostri peccati per esser perdonati e pronti al Regno. Levate da voi l’anatema del peccato. Ognuno ha il suo. Ognuno ha quello che è contrario ai dieci comandi di salute eterna. Esaminatevi ognuno con sincerità, e troverete il punto in cui avete sbagliato. Umilmente abbiatene pentimento sincero. Vogliate pentirvi. Non a parole. Dio non si irride e non si inganna. Ma pentitevi colla volontà ferma, che vi porti a mutare vita, a rientrare nella Legge del Signore. Il Regno dei Cieli vi aspetta. Domani.

Il Giorno del Regno messianico.

12Domani? vi chiedete. Oh! è sempre un domani sollecito l’ora di Dio, anche se viene al termine di una vita longeva come quella dei Patriarchi. L’eternità non ha per misura di tempo lo scorrere lento della clessidra. E quelle misure di tempo che voi chiamate giorni, mesi, anni, secoli, sono palpiti dello Spirito eterno che vi mantiene in vita. Ma voi eterni siete nello spirito vostro[125], e dovete, per lo spirito, tenere lo stesso metodo di misurazione del tempo che ha il Creatore vostro. Dire, dunque: “Domani sarà il giorno della mia morte”. Anzi, non morte per il fedele. Ma riposo di attesa, in attesa del Messia che apra le porte dei Cieli.

La morte è il passaggio a Dio o a Mammona.

13E in verità vi dico che fra i presenti solo ventisette morranno dovendo attendere. Gli altri saranno già giudicati prima della morte, e la morte sarà il passaggio a Dio o a Mammona senza indugio, perché il Messia è venuto, è fra voi e vi chiama per darvi la Buona Novella, per istruirvi alla Verità, per salvarvi al Cielo.

14Fate penitenza! Il “domani”  del Regno dei Cieli è imminente. Vi trovi mondi per divenire possessori dell’eterno giorno. La pace sia con voi».

Dibattito.

Obiezione sul Regno messianico.

15Si alza a contraddirlo un barbuto e impaludato israelita. Dice: «Maestro, quanto Tu dici mi pare in contrasto con quanto è detto nel libro secondo dei Maccabei, gloria d’Israele[126]. Là è detto: “E’ infatti segno di grande benevolenza il non permettere ai peccatori di andare dietro per lungo tempo ai loro capricci, ma di dare subito mano al castigo. Il Signore non fa come con le altre nazioni, che le aspetta con pazienza per punirle, venuto il giorno del giudizio, quando è colma la misura dei peccati”. Tu invece parli come se l’Altissimo potesse esser molto lento nel punirci, attendendoci, come gli altri popoli, al tempo del Giudizio, quando sarà colma la misura dei peccati. Veramente i fatti ti smentiscono. Israele è punito come dice lo storico dei Maccabei. Ma, se fosse come Tu dici, non vi è dissapore fra la tua dottrina e quella chiusa nella frase che ti ho detto?».

16«Chi sei, Io non so[127]. Ma, chiunque tu sia, ti rispondo. Non c’è dissapore nella dottrina, ma nel modo di interpretare le parole. Tu le interpreti secondo il modo umano. Io secondo quello dello spirito. Tu, rappresentante della maggioranza, vedi tutto con riferimenti al presente e al caduco. Io, rappresentante di Dio, tutto spiego e applico all’eterno e al soprannaturale. Vi ha colpiti, sì, Geovè[128] nel presente, nella superbia e nella giustizia d’esser un “popolo”, secondo la terra. Ma come vi ha amati e come vi usa pazienza, più che con ogni altro, concedendo a voi il Salvatore, il suo Messia, perché lo ascoltiate e vi salviate prima dell’ora dell’ira divina! Non vuole più che voi siate peccatori. Ma se nel caduco vi ha colpiti, vedendo che la ferita non sana, ma anzi ottunde sempre più il vostro spirito, ecco che vi manda non punizione ma salvezza. Vi manda Colui che vi sana e vi salva. Io che vi parlo».

Obiezioni sulla messianità di Gesù.

17«Non trovi di essere audace nel professarti rappresentante di Dio? Nessuno dei Profeti osò tanto, e Tu… Chi sei, Tu che parli? E per ordine di chi parli?».

18«Non potevano i Profeti dire di loro stessi ciò che Io di Me stesso dico. Chi sono? L’Atteso, il Promesso, il Redentore. Già avete udito colui che lo precorre dire: “Preparate la via del Signore… Ecco il Signore Iddio che viene… Come un pastore pascerà il suo gregge, pure essendo l’Agnello della Pasqua vera”[129]. Fra voi sono quelli che hanno udito dal Precursore queste parole e hanno visto balenare il cielo per una luce che scendeva in forma di colomba, e udito una voce che parlava dicendo chi ero[130]. Per ordine di chi parlo? Di Colui che è e che mi manda».

«Tu lo puoi dire, ma puoi esser anche un mentitore o un illuso. Le tue parole sono sante, ma talora Satana ha parole di inganno tinte di santità per trarre in errore. Noi non ti conosciamo».

19«Io sono Gesù di Giuseppe della stirpe di Davide, nato a Betlem Efrata, secondo le promesse[131], detto nazareno perché a Nazaret ho casa. Questo secondo il mondo. Secondo Dio sono il suo Messo. I miei discepoli lo sanno».

«Oh! loro! Possono dire ciò che vogliono e ciò che Tu fai loro dire».

20«Un altro parlerà, che non mi ama, e dirà chi sono. Attendi che Io chiami un di questi presenti».

Prova della Messianità (Mc 1,23-26; Lc 4,33-35) [132].

21Gesù guarda la folla che è stupita dalla disputa, urtata e divisa fra opposte correnti. La guarda, cercando qualcuno coi suoi occhi di zaffiro, poi chiama forte: «Aggeo! Vieni avanti. Te lo comando»[133].

Grande brusio fra la folla, che si apre per lasciar passare un uomo, tutto scosso da un tremito e sorretto da una donna.

22«Conosci tu quest’uomo?».

 La morte  è il passaggio a Dios o a Mammona.

 «Sì. E’ Aggeo di Malachia, qui di Cafarnao. Posseduto è da uno spirito malvagio che lo dissenna in furie repentine».

23«Tutti lo conoscono?».

La folla grida: «Sì, sì».

24«Può alcuno dire che fu meco in parole, anche per pochi minuti?».

La folla grida: «No, no, quasi ebete è, e non esce mai dalla sua casa, e nessuno ti ha visto in essa».

25 «Donna, portalo a Me davanti».

La donna lo spinge e trascina, mentre il poveretto trema più forte.

L’archisinagogo avverte Gesù: «Sta’ attento! Il demonio sta per tormentarlo… e allora si avventa, graffia e morde».

La folla fa largo, pigiandosi contro le pareti.

26I due sono ormai di fronte. Un attimo di lotta. Pare che l’uomo, uso al mutismo, stenti a parlare e mugola, poi la voce si forma in parola: «Che c’è fra noi e Te, Gesù di Nazaret? Perché sei venuto a tormentarci? Perché a sterminarci, Tu, Padrone del Cielo e della terra? So chi sei: il Santo di Dio. Nessuno, nella carne, fu più grande di Te, perché nella tua carne d’uomo è chiuso lo Spirito del Vincitore eterno. Già mi hai vinto in…».

27«Taci! Esci da costui. Lo comando».  

L’uomo è preso come da un parossismo strano. Si dimena a strattoni, come se ci fosse chi lo maltratta con urti e strapponate, urla con voce disumana, spuma e poi viene gettato al suolo da cui poi si rialza stupito e guarito.

28«Hai udito? Che rispondi ora?» chiede Gesù al suo oppositore. L’uomo barbuto e impaludato fa una alzata di spalle e, vinto, se ne va senza rispondere. La folla lo sbeffeggia e applaude Gesù.

Tumulto di benedizioni (Mc 1,27-28; Lc 4,36-37) [134].

29«Silenzio. Il luogo è sacro!» dice Gesù, e poi ordina: «A Me il giovane al quale ho promesso aiuto da Dio».

30Viene il malato. Gesù lo carezza: «Hai avuto fede! Sii sanato. Va’ in pace e sii giusto».

Il giovane ha un grido. Chissà che sente? Si prostra ai piedi di Gesù e li bacia ringraziando: «Grazie per me e per la madre mia!».

31Vengono altri malati: un bimbo dalle gambine paralizzate. Gesù lo prende fra le braccia, lo carezza e lo pone in terra… e lo lascia. E il bambino non cade, ma corre dalla mamma, che lo riceve sul cuore piangendo e che benedice a gran voce «il Santo d’Israele». Viene un vecchietto cieco, guidato dalla figlia. Anche lui viene sanato con una carezza sulle orbite malate.

La folla è in un tumulto di benedizioni.

32Gesù si fa largo sorridendo e, per quanto sia alto, non arriverebbe a fendere la folla se Pietro, Giacomo, Andrea e Giovanni non lavorassero di gomito generosamente e si aprissero un varco dal loro angolo sino a Gesù e, poi, lo proteggessero sino all’uscita nella piazza, dove ora non è più sole. La visione termina così.

60. Guarigione della suocera
di Simon Pietro
[135].

Il Messia  intimò alla febbre.

Il Messia in casa di Pietro (Mt 8,14; Mc 1,29; Lc 4,38) [136].

Pietro parla a Gesù. Dice: «Maestro, io ti vorrei pregare di venire nella mia casa. Non ho osato dirlo lo scorso sabato. Ma… vorrei che Tu venissi».

1«A Betsaida?».

«No, qui… in casa di mia moglie, la casa natia, voglio dire».

2«Perché questo desiderio, Pietro?».

«Eh!… per molte ragioni… e poi, oggi mi è stato detto che mia suocera è malata. Se Tu volessi guarirla, forse ti…».

3«Finisci, Simone».  

«Volevo dire… se Tu la avvicinassi, lei finirebbe… sì, insomma, sai, altro è sentir parlare di uno e altro è vederlo e udirlo, e se quest’uno, poi, guarisce, allora… ».

4«Allora anche l’astio cade, vuoi dire».

«No, astio no. Ma sai… il paese è diviso in molti pareri, e lei… non sa a chi dare retta. Vieni, Gesù».

5«Vengo. Andiamo. Avvertirete quelli che attendono che parlerò loro dalla tua casa».

5Vanno sino ad una casa bassa, più bassa ancora di quella di Pietro a Betsaida, e ancor più prossima al lago. E’ separata da questo da una striscia del greto e credo che nelle burrasche le onde vengano a morire contro le mura della casa, che, se è bassa, è in compenso molto larga, come fosse abitata da più persone.

Nell’orto, che si apre sul davanti della casa, verso il lago, non vi è che una vite vecchia e nodosa, stesa su una rustica pergola, e un vecchio fico che i venti del lago hanno tutto piegato verso la casa. La chioma spettinata della pianta sfiora i muri di essa e bussa contro le impannate delle finestrelle, chiuse a riparo del vivo sole che batte sulla casetta. Non c’è che questo fico e questa vite, e un pozzo basso e dal muretto verdastro.

La suocera febbricitante (Mc 1,30; Lc 4,38[137].

«Entra, Maestro».

Delle donne sono nella cucina, intente chi a rattoppare le reti e chi a preparare il cibo. Salutano Pietro e poi si inchinano confuse davanti a Gesù e lo sbirciano, intanto, con curiosità.

6«La pace sia a questa casa. Come sta la malata?».

«Parla, tu che sei la nuora più vecchia» dicono tre donne ad una che si sta asciugando le mani nel lembo della veste.

7«La febbre è forte, molto forte. L’abbiamo mostrata al medico, ma dice che è vecchia per guarire e che, quando quel male dalle ossa va al cuore e dà febbre, specie a quell’età, si muore. Non mangia più… Io cerco di farle cibi buoni, anche ora, vedi, Simone? Le preparavo quella zuppa che le piaceva tanto. Ho scelto il pesce migliore, preso dai cognati. Ma non credo possa mangiarla. E poi… è così inquieta! Si lamenta, urla, piange, impreca…»

8«Abbiate pazienza come vi fosse madre e ne avrete merito da Dio. Conducetemi da lei».

«Rabbi… Rabbi… io non so se ti vorrà vedere. Non vuole vedere nessuno. Io non oso dirle: “Ora ti conduco il Rabbi”.»

9Gesù sorride senza perdere la calma. Si volge a Pietro: «Tocca a te, Simone. Sei uomo e il più vecchio dei generi, mi hai detto. Va’».

10Pietro fa una smorfia significativa e ubbidisce. Traversa la cucina, entra in una stanza e, attraverso la porta, chiusa dietro lui, lo sento confabulare con una donna. Mette fuori il capo e una mano, e dice: «Vieni, Maestro. Fa’ presto». E aggiunge più piano, appena intelligibilmente: «Prima che cambi idea».

Guarigione della suocera (Mt 8,15; Mc 1,31; Lc 4,39)[138]

11Gesù traversa lesto la cucina e spalanca la porta. Ritto sulla soglia, dice il suo dolce e solenne saluto: «La pace sia con te». Entra, nonostante non gli si sia risposto. Va presso ad un giaciglio basso su cui è stesa una donnetta tutta grigia, scarna, affannante per la forte febbre che le fa rosso il viso consumato.

12Gesù si china sul lettuccio, sorride alla vecchietta: «Hai male?».

«Muoio!».

13«No. Non muori. Puoi credere che Io ti posso guarire?».

«E perché lo faresti? Non mi conosci».

14«Per Simone, che me ne ha pregato, … e anche per te, per dare tempo alla tua anima di vedere e amare la Luce».

«Simone? Farebbe meglio a… Come mai Simone ha pensato a me?».

15«Perché è migliore di quanto tu credi. Io lo conosco e so. Lo conosco e sono lieto di esaudirlo».

«Mi guariresti, allora? Non morirò più?».

16«No, donna. Per ora non morrai. Puoi credere in Me?».

«Credo, credo. Mi basta non morire!».

17Gesù sorride ancora. La prende per mano. La mano rugosa e dalle vene gonfie sparisce nella mano giovanile di Gesù, che si raddrizza e prende il suo aspetto di quando fa miracolo e grida: «Sii guarita! Lo voglio! Alzati!» e le lascia andare la mano. Che ricade senza che la vecchia si lamenti, mentre prima, nonostante Gesù gliel’avesse presa con molta delicatezza, l’averla mossa era costato un lamento all’inferma.

Un breve tempo di silenzio. Poi la vecchia esclama forte: «Oh! Dio dei padri! Ma io non ho più nulla! Ma sono guarita! Venite! Venite!». Accorrono le nuore. «Ma guardate!» dice la vecchia. «Mi muovo e non sento più dolore! E non ho più febbre! Sentite come sono fresca. E il cuore non sembra più il martello del fabbro. Ah! non muoio più!». Non una parola per il Signore!

18Ma Gesù non se la prende. Dice alla più anziana delle nuore: «Vestitela, che si alzi. Lo può fare». E si avvia per uscire.

Simone, mortificato, si volge alla suocera: «Il Maestro ti ha guarita. Non gli dici nulla?».

«Certo! Non ci pensavo. Grazie. Che posso fare per dirti grazie?».

19«Esser buona, molto buona. Perché l’Eterno fu buono con te. E, se troppo non ti rincresce, lasciami riposare oggi nella tua casa. Ho percorso nella settimana tutti i paesi vicini e sono giunto all’alba di questa mattina. Sono stanco».

«Certo! Certo! Resta pure, se ti piace così». Ma non c’è molto entusiasmo nel dirlo.

Amare come il Messia.

L’amore supera tutto.

20Gesù, con Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni, va a sedersi nell’orto.

«Maestro!…»

21«Pietro mio?».

«Io sono mortificato».

22Gesù fa un gesto come dicesse: «Lascia perdere». Poi dice: «Non è la prima e non sarà l’ultima che non sente riconoscenza immediata. Ma non chiedo riconoscenza. Mi basta dar modo alle anime di salvarsi. Io faccio il mio dovere. A loro fare il loro».

«Ah! ve ne sono stati altri così? Dove?».

23«Simone curioso! Ma ti voglio accontentare, nonostante non ami le inutili curiosità. A Nazaret. Ricordi la mamma di Sara? Era molto malata quando giungemmo a Nazaret e ci dissero che la bambina piangeva. Per non fare di essa, che è buona e mite, un’orfana e domani una figliastra, sono andato a trovare la donna… volevo guarirla… Ma non avevo ancora posto piede nella casa che il marito di lei e un fratello mi cacciarono dicendo: “Via, via! Non vogliamo noie con la sinagoga”. Per loro, per troppi sono già un ribelle… L’ho guarita lo stesso… per i suoi bambini. E a Sara, che era nell’orto, ho detto accarezzandola: “Guarisco tua madre. Va’ a casa. Non piangere più”. E la donna è guarita nello stesso momento e la bambina glielo ha detto, e anche al padre e allo zio… E fu castigata per aver parlato con Me. Lo so, perché la bambina m’è corsa dietro mentre lasciavo il paese… Ma non importa».

«Io la facevo tornare malata».

24«Pietro!». Gesù è severo. «E’ questo che Io insegno a te e agli altri? Cosa hai sentito sulle mie labbra dalla prima volta che mi hai udito? Di che ho sempre parlato come condizione prima per esser veri miei discepoli?».

«E’ vero, Maestro. Sono una vera bestia. Perdonami. Ma… non posso sopportare che non ti amino!».

25«Oh! Pietro! Vedrai ben altro disamore! Tante sorprese avrai, Pietro! Persone che il mondo cosiddetto “santo” sprezza come pubblicani e che invece saranno al mondo di esempio, e esempio non seguito da coloro che li disprezzano. Pagani che saranno fra i miei più grandi fedeli. Meretrici che tornano pure, per volontà e penitenza. Peccatori che si emendano…»

«Senti, che si emendi un peccatore… può essere ancora. Ma una meretrice e un pubblicano!…»

26«Tu non lo credi?».

«Io no».

27«Sei in errore, Simone. Ma ecco tua suocera che viene a  noi».

Lamentele della suocera.

«Maestro… io ti prego di sedere alla mia tavola».

28«Grazie, donna. Dio te ne compensi».

Entrano nella cucina e si siedono a tavola, e la vecchia serve gli uomini, con larga distribuzione di pesce in zuppa e arrostito.

«Non ho altro che questo» si scusa. E, per non perderci l’abitudine, dice a Pietro: «Fin troppo fanno i tuoi cognati, soli come sono rimasti da quando tu sei andato a Betsaida! E almeno fosse servito a far più ricca mia figlia… Ma sento che ben sovente tu sei assente e non peschi».

«Seguo il Maestro. Sono stato con Lui a Gerusalemme e il sabato sto con Lui. Non perdo il tempo in gozzoviglie».

«Ma non guadagni, però. Faresti meglio, già che vuoi fare il servo del Profeta, di trasferirti qui di nuovo. Almeno, quella povera creatura di mia figlia, mentre tu fai il santo, avrà i parenti che la sfamano».

«Ma non ti vergogni di parlare così davanti a Lui che ti ha guarita?».

«Io non critico Lui. Lui fa il suo mestiere. Critico te, che fai il fannullone. Tanto, tu non sarai mai un profeta né un sacerdote. Sei un ignorante e un peccatore, un buono a nulla».

«Hai ragione che c’è Lui, se no…»

29«Simone, tua suocera ti ha dato un ottimo consiglio. Puoi pescare anche da qua. Pescavi anche prima a Cafarnao, a quel che sento. Puoi tornarci anche ora».

«E abitare qui di nuovo? Ma Maestro, Tu non…»

30«Buono, Pietro mio. Se tu sarai qui, sarai sul lago o con Me. Perciò, che ti è essere o non essere in questa casa?». Gesù ha messo la mano sulla spalla di Pietro e pare che la calma di Gesù passi nel bollente apostolo.

«Hai ragione. Hai sempre ragione. Lo farò. Ma… e questi?» e accenna Giovanni e Giacomo, suoi soci. Non possono venire loro pure?»

«Oh! il padre nostro, e la madre soprattutto, saranno sempre più felici di saperci con Te che con loro. Non faranno ostacolo».

«Forse anche Zebedeo verrà» dice Pietro.

«E’ più che probabile. E con lui altri. Verremo, Maestro, senza fallo verremo».

Un benefattore misterioso.

31«E’ qui Gesù di Nazaret?» chiede un bambinello che si affaccia all’uscio.

«E’ qui. Entra».

Viene avanti un bambino, che riconosco per uno di quelli delle prime visioni di Cafarnao, e precisamente per quello che, ruzzolato fra i piedi di Gesù, ha promesso d’esser buono – per mangiare il miele del Paradiso.

32«Piccolo amico, vieni avanti» dice Gesù.

Il bambino, un poco intimorito da tanta gente che lo guarda, si rinfranca e corre da Gesù, che lo abbraccia e se lo pone sulle ginocchia e gli dà un pezzetto del suo pesce su una fettina di pane.

«Ecco, Gesù. Questo è per Te. Anche oggi quella persona mi ha detto: “E’ sabato. Porta questo al Rabbi di Nazaret e di’ al tuo amico che preghi per me “Lo sa che sei il mio amico!…».

Il bambino ride felice e mangia il suo pane e pesce.

33«Bravo, piccolo Giacomo! Dirai a quella persona che le mie preghiere salgono al Padre per lui».

«E’ per i poveri?» chiede Pietro.

34«Sì».

«E’ sempre la solita offerta? Guardiamo».

35Gesù consegna la borsa.

 Pietro rovescia le monete e conta.

«Sempre la stessa forte somma! Ma chi è questa persona? Di’, bambino! Chi è?».

«Io non lo devo dire e non lo dirò».

Che prepotente! Su, sii buono e ti darò delle frutta».

«Io non lo dirò né se mi insulti, né se mi carezzi».

«Ma sentite che lingua!».

36«Giacomo ha ragione, Pietro. Mantiene la parola data; lascialo in pace».

«Tu, Maestro, sai chi è questa persona?».

37Gesù non risponde. Si occupa del bambino, a cui dà un altro pezzetto di pesce arrostito, ben mondato dalle spine. Ma Pietro insiste e Gesù deve rispondere. «Io so tutto, Simone».

«E noi non lo possiamo sapere?».

38«E tu non guarirai mai dal tuo difetto?». Gesù rimprovera ma sorride. E aggiunge: «Presto lo saprai. Perché, se il male occulto vorrebbe essere, e non sempre può rimanere tale, il bene, anche se occulto vuol essere per esser meritorio, viene un giorno scoperto per gloria di Dio, la cui natura risplende in un suo figlio. La natura di Dio: l’amore. E costui l’ha compreso, perché ama il suo prossimo. Va’, Giacomo. Porta a quella persona la mia benedizione».

La visione cessa così.

Il saluto del cristiano.

Dice poi Gesù a me per me :

39“Il saluto che ti piace tanto : il mio saluto : ” La pace sia con te“, lo devi usare come unico saluto con tutti. Fosse anche il mio Vicario, tu saluta come Io ho salutato ed ho insegnato a salutare. La Pace non è lo stesso Dio? La pace che riconosciamo come la più bella delle cose, non è forse lodare lo stesso Dio, lodandola? Perciò di’. ” La pace sia con te’. Né lei, né voi : te. Come Io dicevo. E quando mai ti avvenisse di dover entrare in una casa, di’. ” La pace sia a questa casa”. Non vi è saluto più ampio, più dolce, più santo, più memore di Me di questo”.

“Addio. La pace sia con te”.

61. Il Messia evangelizza i poveri. Parabola del cavallo
amato dal re
[139].

L’amore di Dio per gli uomini.

Il Messia evangelizza i poveri.

1Gesù è montato su un mucchio di ceste e cordami sulla soglia dell’orto della casa della suocera di Pietro. L’orto è stipato di gente, e altra ve ne è sul greto del lago, parte seduta sulla riva, parte sulle barche tirate in secco. Sembra che già parli da qualche tempo, perché il discorso è avviato.

2Io odo: «… Di certo voi molte volte in cuor vostro avrete pensato così. Ma così non è. Il Signore non ha mancato di benignità col suo popolo. Nonostante che questo abbia mancato di fedeltà a Lui mille e diecimila volte.

Udite questa parabola. Vi aiuterà a capire.

La parabola del cavallo amato dal Re.

3Un re aveva molti e molti splendidi cavalli nelle sue scuderie. Ma uno ne amava di speciale amore. Lo aveva vagheggiato prima ancora di averlo; poi, avutolo, lo aveva posto in luogo di delizie, e ad esso andava, con l’occhio e col cuore, riguardando quel suo prediletto, sognando di farne la meraviglia del suo reame. E quando il cavallo, ribellandosi ai comandi, aveva disubbidito ed era fuggito sotto altro padrone, pur nel suo dolore e nel suo rigore, il re aveva promesso al ribelle perdono dopo il castigo. E fedele a questo, pur da lontano, sul suo prediletto vegliava, mandandogli doni e custodi che lo tenessero col suo ricordo nel cuore.

4Ma il cavallo, pur soffrendo del suo esilio dal regno, non era costante, come lo era il re, nell’amare e nel volere il perdono completo. E a tratti era buono, a tratti cattivo; né il buono era maggior del cattivo. Anzi l’opposto era. Eppure il re pazientava, e con rimproveri e con carezze cercava fare del suo cavallo più caro un docile amico. Più il tempo passava, più la bestia si faceva restìa. Invocava il suo re, piangeva per la sferza degli altri padroni, ma non voleva esser veramente del re. Non aveva la volontà d’esserlo. Sfinito, oppresso, gemente, non diceva: “Per colpa mia sono tale”, ma ne faceva accusa al suo re.

5Questo, dopo aver tutto tentato, ricorse alla sua ultima prova. “Finora” disse “ho mandato messi e amici. Or manderò il mio stesso figlio. Egli ha il mio stesso cuore e parlerà con l’amore mio stesso, e avrà carezze e doni simili a quelli che io avevo, anzi più dolci ancora, perché mio figlio è me stesso, ma sublimato dall’amore”. E mandò il figlio.

Interpretazione della parabola.

6Questa la parabola. Ora voi dite. Vi pare che quel re amasse la sua bestia preferita?».

La gente dice ad una voce: «Infinitamente l’amava».

7«Poteva la bestia lamentarsi del suo re per tutto il male che aveva sofferto per averlo lasciato?».

«No, non poteva» risponde la folla.

8«Rispondete ancora a questo: quel cavallo come vi pare avrà accolto il figlio del suo re, che veniva per riscattarlo, guarirlo e portarlo da capo nel luogo di delizie?».

«Con gioia, è naturale, con riconoscenza e affetto».

9«Ma se il figlio del re avrà detto al cavallo: “Io sono venuto per questo e per farti questo, ma tu devi esser ora buono, ubbidiente, volonteroso, a me fedele”, che dite abbia detto il cavallo?».

«Oh! non c’è da chiederlo! Avrà detto, ora che sapeva cosa gli costava esser espulso dal regno, che voleva essere come il figlio del re diceva».

10«Allora, secondo voi, quale era il dovere di quel cavallo?».

«Di essere ancor più buono di quanto gli veniva chiesto, più affettuoso, più docile, per farsi perdonare del male passato, per riconoscenza per il bene avuto».

11«E se non avesse fatto così?».

«Sarebbe degno di morte, perché peggiore di una belva selvaggia».

Applicazione della parabola.

12«Amici, avete ben giudicato. Fate però pure voi come vorreste facesse quel cavallo. Voi uomini, creature predilette del Re dei Cieli, Dio, Padre mio e vostro; voi, a cui dopo i Profeti viene mandato da Dio lo stesso suo Figlio, siate, oh! siate – ve ne scongiuro per vostro bene, e perché vi amo come solo un Dio può amare, quel Dio che è in Me per operare il miracolo della Redenzione – siate almeno come voi giudicate debba essere quell’animale. Guai a chi abbassa sé, uomo, a un grado inferiore dell’animale! Ma, se ancora poteva esservi scusa per coloro che sino al momento presente peccavano – perché troppo tempo e troppa polvere di mondo sono trascorsi da quando fu data la Legge e su questa si è posata – ora non più. Io sono venuto per riportarvi la parola di Dio. Il Figlio dell’uomo è fra gli uomini per riportarli a Dio. Seguitemi. Io sono la Via, la Verità, la Vita».

Il solito brusìo fra la folla.

Il Messia, Benefattore dell’umanità.

Il Messia benefica i poveri.

13Gesù ordina ai discepoli: «Fate che i poveri vengano avanti. Per loro ho ricca offerta di uno che ad essi si raccomanda per ottenere perdono da Dio».

1Vengono avanti tre vecchietti cenciosi, due ciechi e un rattratto, e poi una vedova con sette bambini macilenti. Gesù li guarda fisso uno per uno, sorride alla vedova e specie agli orfanelli. Anzi ordina a Giovanni: «Costoro siano messi là, nell’orto. Voglio parlare con essi». Ma diviene severo, e con l’occhio fiammeggiante, quando a Lui si presenta un vecchietto. Però non dice nulla, per il momento.

14Chiama Pietro e si fa dare la borsa ricevuta poco avanti ed un’altra piena di monetine minori, oboli diversi raccolti fra i buoni. Rovescia tutto sulla panchina che è presso al pozzo, conta e divide. Fa sei parti. Una molto grossa, tutta di monete d’argento, e cinque minori per mole e con molto bronzo e solo qualche grossa moneta. Chiama poi i poverelli malati e chiede: «Non avete nulla da dirmi?».

Il Messia guarisce imponendo le mani. (Mt 8,16-17; Mc 1,32.34;Le 4,40-41) [140].

 Samuele il rattrato.

I ciechi tacciono, il rattratto dice: «Che Colui da cui Tu vieni ti protegga». Nulla di più.

15Gesù gli pone nella mano sana l’obolo. L’uomo dice: «Te ne compensi Dio. Ma, più di questo, ecco, io da Te vorrei guarigione».

16«Non l’hai chiesta».

«Sono povero, un verme che i grandi calpestano, non osavo sperare Tu avessi pietà del mendico».

17«Io sono la Pietà, che si curva su ogni miseria che mi chiama. Non ricuso nessuno. Non chiedo che amore e fede per dire: ti ascolto».

«Oh! Signore mio! Io credo e ti amo! Salvami, allora! Guarisci il tuo servo!».

18Gesù pone la sua mano sul dorso curvato, la fa scorrere come per carezza e dice: «Voglio tu sia sanato».

L’uomo si raddrizza, agile e integro, con benedizioni infinite.

19Gesù dà l’obolo ai ciechi e attende un attimo a congedarli… poi li lascia andare.

20Chiama i vecchi. Fa al primo l’elemosina e lo conforta e aiuta a porre nella cintura le monete.

Isacco di Giona detto l’Adulto.

21Si interessa pietoso alle sventure del secondo, che gli racconta la malattia di una figlia: «Non ho che lei! E ora mi muore. Che sarà di me? Oh? se Tu venissi! Lei non può, non si regge. Vorrebbe… ma non può. Maestro, Signore, Gesù, pietà di noi!».

22«Dove stai, padre?».

«A Corazim. Chiedi di Isacco di Giona, detto l’Adulto. Verrai proprio? Non ti dimenticherai della mia sventura? E me la guarirai la figlia?».

23«Puoi credere che Io la possa guarire?».

«Oh! se lo credo! Per questo te ne parlo».

24«Va’ a casa, padre. Tua figlia sarà sull’uscio a salutarti».

«Ma è a letto e non può alzarsi da tre… Ah! ho compreso! Oh! grazie, Rabbonì! Benedetto Te e Colui che ti ha mandato! Lode a Dio e al suo Messia!». Il vecchio va piangendo, arrancando il più lesto che può. Ma, quando è quasi fuor dall’orto, dice: «Maestro, ma verrai lo stesso nella mia povera casa? Isacco ti attende per baciarti i piedi, lavarteli col pianto e offrirti il pane dell’amore. Vieni, Gesù, dirò ai cittadini di Te».

25«Verrò. Va’ in pace e sii felice».

Una vedova con sette orfanelli.

26Viene avanti il terzo vecchietto, che pare il più cencioso. Ma Gesù non ha più che il grosso mucchio di monete. Chiama forte: «Donna, vieni coi tuoi piccini».

La donna, giovane e macilenta, viene avanti a capo chino. Pare una triste chioccia fra la sua triste chiocciata.

27«Da quando sei vedova, donna?».

«Sono tre anni alla luna di tisri».

28«Quanti anni hai?».

«Ventisette».

29«Son tutti tuoi figli?». «

«Sìi, Maestro, e… e non ho più nulla. Tutto finito… Come posso lavorare se nessuno mi vuole, con tutti questi piccini?».

30«Dio non abbandona neppure il verme che ha creato. Non ti abbandonerà, donna. Dove stai?».

«Sul lago. A tre stadi fuor di Betsaida. Lui mi ha detto di venire… Mio marito è morto nel lago, era pescatore…». “Lui” è Andrea, che diventa rosso e vorrebbe scomparire.

31«Bene hai fatto, Andrea, a dire alla donna di venire a Me».

Andrea si rinfranca e mormora: «L’uomo era mio amico, era buono, ed è morto nella tempesta perdendo anche la barca».

32«Tieni, donna. Questo ti aiuterà per molto tempo, e poi verrà altro sole sul tuo giorno. Sii buona, alleva nella Legge i tuoi figli e non ti mancherà l’aiuto di Dio. Ti benedico, te e i tuoi piccoli» e li carezza uno per uno con pietà grande. 

La donna se ne va col suo tesoro stretto sul cuore.

Un avaro per giunta ladro.

«E a me?» chiede il vecchietto ultimo rimasto.

33Gesù lo guarda e tace.

«Nulla per me? Non sei giusto! A lei hai dato sei volte più degli altri, e a me nulla. Ma già… era donna!».

34Gesù lo guarda e tace.

«Guardate tutti se c’è giustizia! Vengo da lontano, perché mi hanno detto che qui si dà denaro, e poi, ecco, vedo che c’è chi ha troppo e a me niente. Un povero vecchio che è malato! E vuole che si creda in Lui!…

35«Vecchio, non ti vergogni di mentire così? Hai la morte alle spalle, e menti e cerchi di rubare a chi ha fame. Perché vuoi derubare ai fratelli l’obolo che Io ho preso per darlo con giustizia?».

«Ma io…».

36«Taci! Avresti dovuto capire dal mio silenzio e dal mio atto che ti avevo conosciuto, e seguire il mio esempio di silenzio. Perché vuoi che ti svergogni?».

«Io sono povero».

37«No. Sei avaro e ladro. Vivi per il denaro e per l’usura».

«Non ho mai prestato ad usura. Dio m’è testimone».

38«E non è usura questa, della più feroce, rubare a chi ha veramente bisogno? Va’. Pentiti. Perché Dio ti perdoni».

«Ti giuro…».

39«Taci! Te lo comando! E’ detto: “Non giurare il falso”[141]. Se non portassi rispetto alla tua canizie, ti frugherei e nel seno troverei la borsa piena d’oro: il tuo vero cuore. Va’ via!».

Ma ormai il vecchietto, svergognato, vedendosi scoperto nel suo segreto, se ne va senza bisogno del tuono che è nella voce di Gesù.

La folla lo minaccia e schernisce, lo insulta come ladro.

“Al fratello che manca non va fatto insulto”.

40«Tacete! Se egli ha sbagliato, non vogliate voi pure sbagliare. Egli manca verso la sincerità, è un disonesto. Voi, insultandolo, mancate alla carità. Al fratello che manca non va fatto insulto. Ognuno ha il suo peccato. Nessuno è perfetto fuorché Dio. Ho dovuto svergognarlo perché non è lecito esser ladri mai, e men che mai ladri coi poveri. Ma solo il Padre sa se di dover far questo ho sofferto. Voi pure abbiatene sofferenza, vedendo che un d’Israele manca alla Legge cercando defraudare il povero e la vedova. Non siate cupidi. Il vostro tesoro sia l’anima, non il denaro. Non siate spergiuri. Il vostro linguaggio sia schietto e onesto come le vostre azioni. La vita non è eterna, e l’ora della morte viene. Vivete in modo che nell’ora della morte la pace possa essere nel vostro spirito. La pace di chi è vissuto da giusto. Andate alle vostre case…»

Il Messia libera, dai demoni, con la parola (Mt 8,16; Mc 1,33; Lc 4,41) [142].

 «Pietà, Signore! Questo mio figlio è muto per un demonio che lo vessa».

«E questo mio fratello è simile a bestia immonda, e si avvoltola nel fango e mangia escrementi. A questo lo porta un maligno spirito e, non volendo, fa cose immonde».

41Gesù va verso il gruppo che lo implora. Alza le braccia e ordina: «Uscite da costoro. Lasciate a Dio le creature sue».

Fra urla e strepiti si guariscono i due infelici. Le donne che li conducevano si prostrano benedicendo.

42«Andate alle case e siate riconoscenti a Dio. La pace a tutti. Andate».

La folla se ne va, commentando i fatti. I quattro discepoli si serrano al Maestro.

43«Amici, in verità vi dico che in Israele sono tutti i peccati, e i demoni vi hanno messo dimora. Né sono uniche possessioni quelle che fanno mute le labbra e spingono a vivere da bruti, mangiando lordure. Ma le più vere e numerose sono quelle che fanno muti i cuori all’onestà e all’amore, e fanno dei cuori una sentina di vizi immondi. Oh! Padre mio!».

Gesù si siede accasciato.

«Sei stanco, Maestro?».

44«Non stanco, Giovanni mio. Ma desolato per lo stato dei cuori e per la poca volontà di emendarsi. Io sono venuto… ma l’uomo… l’uomo. – Oh! Padre mio!…»

«Maestro, io ti amo, noi tutti ti amiamo…»

45«Lo so. Ma tanto pochi siete… e il mio desiderio di salvare è tanto grande!».

46Gesù ha abbracciato Giovanni e tiene il capo sul suo. E’ triste.

Pietro, Andrea, Giacomo, attorno a Lui, lo guardano con amore e tristezza.

E la visione cessa così.

62. Gesù cercato dai discepoli mentre prega nella notte[143].

L’Evangelizzatore itinerante.

La preghiera al primo posto (Mc 1,35; Lc 4,42) [144].

1Vedo Gesù che esce, facendo il meno rumore possibile, dalla casa di Pietro a Cafarnao. Si capisce che ha pernottato lì per fare contento il suo Pietro.

2E’ notte ancora alta. Il cielo è tutto un trapunto di stelle. Il lago riflette appena questo brillìo, e più che vederlo lo si indovina, questo quieto lago che dorme sotto le stelle, per il lene rumore dell’acqua sul greto.

3Gesù riaccosta la porta, guarda il cielo, il lago, la via. Pensa e poi si incammina non lungo il lago ma verso il paese, lo percorre in parte, verso la campagna, entra in questa, cammina, vi si addentra, prende un viottolo che si dirige verso le prime ondulazioni di un terreno ad ulivi, entra in questa pace verde e silenziosa e là si prostra in preghiera.

4Ardente preghiera! Prega in ginocchio e poi, come fortificato, si pone ritto e prega ancora, col volto levato in alto, un volto ancor più spiritualizzato dalla nascente luce che viene da una serena alba estiva. Prega, ora, sorridendo, mentre prima sospirava forte, come per una pena morale. Prega colle braccia aperte. Sembra una viva croce, alta, angelica, tanto è soave. Pare benedire tutta la campagna, il giorno che nasce, le stelle che scompaiono, il lago che si svela.

Importanza della preghiera (Mc 1,36-37; Lc 4,42) [145].

5«Maestro! Ti abbiamo tanto cercato! Abbiamo visto la porta accostata dal di fuori, quando siamo tornati col pesce, e abbiamo pensato Tu fossi uscito. Ma non ti trovavamo. Infine ce lo ha detto un contadino, che caricava le sue ceste per portarle in città. Noi ti chiamavamo: ”Gesù, Gesù! e lui ha detto: “Cercate il Rabbi che parla alle folle? E’ andato per quel sentiero, su, verso il monte. Deve essere nell’uliveto di Michea, perché vi va spesso. L’ho visto altre volte”. Aveva ragione. Perché sei uscito così presto, Maestro? Perché non hai riposato? Forse il letto non t’era comodo…»

6«No, Pietro. Il letto era comodo, e bella la stanza. Ma Io uso spesso fare così. Per sollevare il mio spirito e per unirmi al Padre[146]. La preghiera è una forza per sé e per gli altri. Tutto si ha con la preghiera. Se non la grazia, che non sempre il Padre concede – né si deve pensare che ciò è disamore, ma sempre credere che è cosa voluta da un Ordine che regge le sorti di ogni uomo con fine di bene – certo la preghiera dà pace ed equilibrio, per poter resistere a tante cose che urtano, senza uscire dal sentiero santo. E’ facile, sai, Pietro, aver offuscata la mente ed agitato il cuore da ciò che ci circonda! E in mente offuscata e in cuore agitato come può sentirsi Dio?».

«E’ vero. Ma noi non sappiamo pregare! Non sappiamo dire le belle parole che Tu dici».

7«Dite quelle che sapete, come le sapete. Non sono le parole, sono i movimenti che le accompagnano che fanno gradite le preghiere al Padre».

«Noi vorremmo pregare come Tu preghi»[147].

8«Vi insegnerò anche a pregare. Vi insegnerò la più santa preghiera. Ma, perché non sia una vana formula sulle vostre labbra, Io voglio che il vostro cuore abbia già in sé almeno un minimo di santità, di luce, di sapienza… Per questo vi istruisco. Poi vi insegnerò la santa preghiera. Volevate qualche cosa da Me, che mi avete cercato?».

L’Evangelizzatore (Mc 1,38; Lc 4,43) [148].

9«No, Maestro. Ma vi sono molti che vogliono tanto da Te. C’era già gente che veniva verso Cafarnao, ed erano poveri, malati, persone addolorate, uomini di buona volontà col desiderio di istruirsi. Abbiamo detto, poiché ci chiedevano di Te: “Il Maestro è stanco e dorme. Andatevene. Venite il prossimo sabato”.»

10«No, Simone. Questo non va detto. Non c’è solo un giorno per la pietà. Io sono l’Amore, la Luce, la Salute tutti i giorni della settimana».

«Ma… ma finora hai parlato solo al sabato».

11«Perché ero ancora ignoto. Ma, mano mano che sarò noto, ogni giorno sarà di effusione di Grazia e di grazie. In verità ti dico che verrà un tempo che anche lo spazio di tempo che è concesso al passero per riposare su un ramo a saziarsi di granelli non sarà lasciato al Figlio dell’uomo per il suo riposo ed il suo pasto».

«Ma allora ti ammalerai! Noi non lo permetteremo. Non deve la tua bontà renderti infelice».

12«E tu credi che Io possa esser reso infelice da questo? Oh! Ma se tutto il mondo venisse a Me per udirmi, per piangere i suoi peccati ed i suoi dolori sul mio cuore, per esser guarito nell’anima e nel corpo, ed Io mi consumassi nel parlargli, nel perdonarlo, nell’effondere il mio potere, allora sarei tanto felice, Pietro, da non rimpiangere neppur più il Cielo nel quale ero nel Padre! [149]… Di dove erano questi che venivano a Me?».

«Di Corazim, di. Betsaida, di Cafarnao, e fin da Tiberiade e da Gherghesa ne erano venuti, e dai cento e cento paeselli sparsi fra l’una e l’altra città».

Il Messia è di tutti ed è per tutti. (Mt 4,23-25; Mc 1,39;  Lc 4,44) [150].

13«Andate a loro e dite che sarò a Corazim, a Betsaida e nei paesi fra questa e quella».

«Perché non a Cafarnao?».

14«Perché Io sono per tutti e tutti mi devono avere, e poi… c’è il vecchio Isacco che mi attende… Non va deluso nella sua speranza».

«Tu ci attendi qui, allora?».

15«No. Io vado e voi rimanete a Cafarnao per indirizzare a Me le folle, poi Io verrò».

«Soli restiamo… » Pietro è afflitto.

16«Non essere afflitto. L’ubbidienza ti faccia lieto e con essa la persuasione di essermi un utile discepolo. E con te e come te questi altri».

Pietro e Andrea con Giacomo e Giovanni si rasserenano. Gesù li benedice e si separano.

Così finisce la visione.

63. Il lebbroso guarito presso Corazim[151].

Chi ama merita tutto da Dio.

Ritratto del lebbroso Abele.

1Con una precisione da fotografia perfetta ho davanti alla vista spirituale, da stamane prima ancor che fosse l’alba, un povero lebbroso.

2Questo è veramente un rudere di uomo. Non saprei dire che età ha, tanto è devastato dal male. Scheletrito, seminudo, mostra il suo corpo ridotto allo stato di una mummia corrosa, dalle mani e dai piedi contorti e mancanti di parti, di modo che quelle povere estremità non paiono neppur più di uomo. Le mani, artigliate e contorte, hanno della zampa di qualche mostro alato, i piedi paiono quasi zoccoli di bove, tanto sono mozzi e sfigurati.

3La testa poi!… Io credo che uno rimasto insepolto, e che divenga mummificato dal sole e dal vento, sia simile nel capo a questo capo. Pochi superstiti ciuffetti di capelli, sparsi qua e là, appiccicati alla cute giallastra e crostosa come per polvere seccata su un teschio, occhi appena socchiusi e incavatissimi, labbra e naso sbocconcellati dal male mostrano già le cartilagini e le gengive, le orecchie sono due embrionali ruderi di padiglione, e su tutto è stesa una pelle incartapecorita, gialla come certi caolini, sotto la quale bucano le ossa. Pare abbia ufficio di tenere radunate queste povere ossa entro il suo lurido sacco, tutto frinzelli di cicatrici o lacerazioni di piaghe putride. Una rovina!

4Penso proprio ad una Morte che sia vagante per la terra e ricoperta da una pelle incartapecorita sullo scheletro, avvolta in un lurido manto tutto a brandelli, e avente in mano non la falce, ma un nodoso bastone, certo strappato a qualche albero.

5E’ sulla soglia di una spelonca fuori mano, una vera spelonca, tanto diruta che non posso dire se in origine era un sepolcro, o un capanno per boscaioli, o l’avanzo di qualche casa distrutta. Guarda verso la via, lontana un cento e più metri dal suo antro, una via maestra polverosa e ancora piena di sole. Nessuno è sulla via. A perdita d’occhio, sole, polvere e solitudine sulla via. Molto più su, a nord-vest, vi deve essere un paese o città. Vedo le prime case. Sarà lontana almeno un chilometro.

6Il lebbroso guarda e sospira. Poi prende una ciotola sbocconcellata e la riempie ad un rigagnolo. Beve. Si addentra in un groviglio di rovi, dietro all’antro, si curva, strappa al suolo dei radicchi selvatici. Torna al rigagnolo, li monda dalla polvere più grossa con l’acqua scarsa del rio e se li mangia piano, portandoli a fatica alla bocca con le mani rovinate. Devono esser duri come stecchi. Stenta a masticarli e molti li sputa senza poterli inghiottire, nonostante cerchi di aiutarsi bevendo sorsi d’acqua.

Solidarietà dell’amico Samuele.

7«Dove sei, Abele?» grida una voce.

Il lebbroso si scuote, ha un che sulle labbra che potrebbe essere un sorriso. Ma sono così mal ridotte quelle labbra che è informe anche questa larva di sorriso. Risponde con una voce strana, stridula (mi fa pensare al grido di certi pennuti di cui ignoro l’esatto nome): «Qui sono! Non credevo più che tu venissi. Pensavo ti fosse accaduto del male, ero triste… Se mi manchi anche tu, che resta al povero Abele?». Nel dire così, cammina verso la via, finché può secondo la Legge, si vede, perché a mezza distanza si ferma. Sulla via viene avanti un uomo che quasi corre, tanto va lesto.

9«Ma sei proprio tu, Samuele? Oh! se non sei tu che attendo, chiunque tu sia, non farmi del male!».

«Sono io, Abele, proprio io. E sano. Guarda come corro. Sono in ritardo, lo so. E ne avevo pena per te. Ma quando saprai… oh! tu sarai felice. E qui ho non solo i soliti tozzi di pane. Ma una intera pagnotta fresca e buona, tutta per te, e ho anche del buon pesce e un formaggio. Tutto per te. Voglio tu faccia festa, mio povero amico, per prepararti alla festa più grande».

10Ma come sei tanto ricco? Io non capisco…»

«Ora ti dirò».

«E sano. Non sembri più tu!».

11«Senti, dunque. Ho saputo che a Cafarnao era quel Rabbi che è santo, e sono andato…»

«Fermati, fermati! Sono infetto». 

12«Oh! non importa! Non ho più paura di niente». L’uomo, che non è altro che il povero rattratto guarito e beneficato da Gesù nell’orto della suocera di Pietro, è infatti giunto col suo passo veloce a pochi passi dal lebbroso. Ha parlato camminando e ridendo felice. Ma il lebbroso dice ancora: «Fermati, in nome di Dio. Se ti vede qualcuno…»

Samuele evangelizza l’amico abele.

13«Mi fermo. Guarda, metto qui le provviste. Mangia, mentre io parlo».

Pone su un grosso sasso un fagottello e lo apre. Poi si ritrae qualche passo, mentre il lebbroso si avanza e si getta sul cibo inusato.

«Oh! quanto è che non mangiavo così! Come è buono! E pensare che pensavo che sarei andato al riposo a stomaco vuoto. Non un pietoso oggi… e tu neppure… Mi ero masticato dei radicchi…»

14«Povero Abele! Lo pensavo. Ma dicevo: “Bene. Ora sarà triste. Ma poi sarà felice!”»

«Felice, sì, per questo buon cibo. Ma poi…»

15«No! Sarai felice per sempre».

Il lebbroso scuote il capo.

16«Senti, Abele. Se tu puoi aver fede, sarai felice».

«Ma fede in chi?».

17«Nel Rabbi. Nel Rabbi che ha guarito me».

«Ma io sono lebbroso e all’ultimo punto! Come può guarirmi?».

18«Oh! Lo può. E’ santo».  

«Sì, anche Eliseo guarì Naaman lebbroso… Lo so… Ma io… Io non posso andare al Giordano».

19«Tu sarai guarito senza bisogno d’acqua. Ascolta: questo Rabbi è il Messia, capisci? Il Messia! Il Figlio di Dio è. E guarisce tutti quelli che hanno fede. Dice: “Voglio” e i demoni scappano, e le membra si raddrizzano, e gli occhi ciechi vedono».

«Oh! se avrei fede, io! Ma come posso vedere il Messia?»

20«Ecco… sono venuto per questo. Egli è là, in quel paese. So dove è questa sera. Se vuoi…  Io ho detto: “Lo dico ad Abele, e se Abele sente di aver fede lo conduco al Maestro”.

«Sei pazzo, Samuele? Se mi avvicino alle case sarò lapidato».

21«Non nelle case. La sera sta per scendere. Ti condurrò sino a quel boschetto, e poi andrò a chiamare il Maestro. Te lo condurrò…»

«Va’, va’ subito! Vengo da me sino a quel punto. Camminerò nel fossato, fra la siepe, ma tu va’, va’… Oh! va’, amico buono! Se sapessi cosa è aver questo male! E cosa è sperare di guarire!…»

Il lebbroso non si cura neppur più del cibo. Piange e gestisce implorando l’amico.

«Vado, e tu vieni». L’ex-rattratto va via di corsa.

Chi ama merita tutto da Dio.

22Abele scende a fatica nel fosso che costeggia la via, tutto pieno di cespugli cresciuti nel fondo asciutto. Vi è appena al centro un filo d’acqua. La sera scende mentre l’infelice scivola fra le macchie dei cespugli, sempre all’erta se ode un passo. Due volte si appiatta nel fondo: la prima per un cavaliere che percorre al trotto la via, la seconda per tre uomini carichi di fieno, diretti al paese. Poi prosegue.

23Ma prima di lui giunge al boschetto Gesù con Samuele.

«Fra poco sarà qui. Va lento per le piaghe. Abbi pazienza».

24«Non ho fretta».

«Lo guarirai?».

27«Ha fede?».  

«Oh!… moriva di fame, vedeva quel cibo dopo anni di astinenza, eppure ha lasciato tutto dopo pochi bocconi per correre qui».

28«Come lo hai conosciuto?».

29«Sai… vivevo di elemosina dopo la mia sventura e percorrevo le vie per andare da un luogo all’altro. Di qui passavo ogni sette giorni e avevo conosciuto quel poverello… un giorno in cui, costretto dalla fame, si era spinto, sotto un temporale da mettere in fuga i lupi, sin sulla via del paese, in cerca di qualcosa. Frugava fra le immondizie come un cane. Io avevo del pane secco nella bisaccia, obolo di persone buone, e ho fatto a mezzo con lui. Da allora siamo amici e ogni settimana lo rifornisco. Con quel che ho… Se ho molto, molto; se poco, poco. Faccio quel che posso come mi fosse un fratello. E’ dalla sera che mi hai guarito, benedetto Tu sia, che penso a lui… e a Te».

30«Sei buono, Samuele; per questo la grazia ti ha visitato. Chi ama merita tutto da Dio. Ma ecco là qualcosa fra le frasche… Sei tu, Abele?».

«Sono io».

Guarigione del lebbroso Abele (Mc 1,40-45) [152].

31«Vieni. Il Maestro ti attende qui, sotto il noce».

Il lebbroso emerge dal fosso e monta sulla sponda, la valica, si addentra nel prato. Gesù, col dorso addossato ad un altissimo noce, lo attende.

32«Maestro, Messia, Santo, pietà di me!» e si butta tutto fra l’erba, ai piedi di Gesù. Col volto al suolo dice ancora: «O Signore mio! Se Tu vuoi, Tu puoi mondarmi!». E poi osa alzarsi sui ginocchi e tende le braccia scheletrite, dalle mani contorte, e tende il volto ossuto, devastato… Le lacrime scendono dalle orbite malate alle labbra corrose.

33Gesù lo guarda con tanta pietà. Guarda questa larva d’uomo che il male orrendo divora, e che solo una vera carità può sopportare vicino, tanto è ripugnante e maleodorante. Eppure ecco che Gesù tende una mano, la sua bella, sana mano destra, come per carezzare il poveretto. Questo, senza alzarsi, si butta però indietro, sui calcagni, e grida: «Non mi toccare! Pietà di Te!».

34Ma Gesù fa un passo avanti. Solenne, buono, soave, posa le sue dita sulla testa mangiata dalla lebbra e dice, con voce piana, tutta amore eppure piena di imperio: «Lo voglio! Sii mondato!». La mano rimane per qualche minuto sulla povera testa. «Alzati. Vai dal sacerdote. Compi quanto la Legge prescrive. E non dire quanto ti ho fatto. Ma solo sii buono. Non peccare mai più. Ti benedico».

«Oh! Signore! Abele! Ma tu sei tutto sano!».

Samuele, che vede la metamorfosi dell’amico, grida di gioia.

36«Sì. E’ sano. Lo ha meritato per la sua fede. Addio. La pace sia con te».

«Maestro! Maestro! Maestro! Io non ti lascio! Io non ti posso lasciare!».

37«Fai quanto vuole la Legge. Poi ci vedremo ancora. Per la seconda volta sia su te la mia benedizione».

38Gesù si avvia facendo cenno a Samuele di restare. E i due amici piangono di gioia, mentre alla luce di un quarto di luna tornano alla spelonca per l’ultima sosta in quella tana di sventura. La visione cessa così.

64. Il paralitico guarito a Cafarnao[153].

Zelo apostolico dei discepoli.

Pescatori di mestiere 

1Vedo le rive del lago di Genezaret. E vedo le barche dei pescatori tratte a riva; sulla riva e addossati ad esse sono Pietro e Andrea, intenti a rassettare le reti, che i garzoni portano loro stillanti dopo averle sciacquate nel lago dai detriti rimasti impigliati in esse. A una distanza di un dieci metri Giovanni e Giacomo, curvi sulla barca loro, sono intenti a mettere ordine nella stessa, aiutati da un garzone e da un uomo sui cinquanta o cinquantacinque anni, che penso esser Zebedeo, perché il garzone lo chiama «padrone» e perché è somigliantissimo a Giacomo.

2Pietro e Andrea, con le spalle alla barca, lavorano silenziosi a riannodare fili e i sugheri di segnale. Solo ogni tanto scambiano qualche parola circa il loro lavoro che, a quel che capisco, è stato infruttuoso.

3Pietro se ne rammarica non per la borsa vuota né per la fatica inutile, ma dice: «Mi spiace perché… come faremo a dare un cibo a quei poverelli? A noi non vengono che rade offerte, e quei dieci denari e sette dramme che abbiamo raccolto in questi quattro giorni io non le tocco. Solo il Maestro mi deve indicare a chi e come vanno date quelle monete. E fino a sabato Egli non torna! Se avevo fatto buona pesca!… Il pesce più minuto me lo cucinavo e lo davo a quei poveri… e se c’era chi brontolava in casa non me ne faceva niente. I sani possono andare a cercarlo. Ma i malati!…»

«Quel paralitico, poi!… Hanno già fatto tanta strada per portarlo qui…» dice Andrea.

4«Senti, fratello. Io penso… che non si può stare divisi e non so perché il Maestro non ci voglia sempre con Lui. Almeno… non vedrei più questi poverini che non posso soccorrere, e quando li vedessi potrei dire loro: “Egli è qui”.

Amore e zelo apostolico dei discepoli.

5«Qui sono!». Gesù si è avvicinato camminando piano sulla rena molle.

Pietro e Andrea fanno un balzo. Hanno un grido: «Oh! Maestro!» e chiamano: «Giacomo! Giovanni! Il Maestro! Venite!».

6I due accorrono. E tutti si stringono a Gesù. Chi gli bacia la veste e chi le mani, e Giovanni osa passargli un braccio intorno alla vita e posargli il capo sul petto. Gesù lo bacia sui capelli.

7«Di che parlavate?».

«Maestro… dicevamo che ti avremmo voluto».

8«Perché, amici?».

«Per vederti e amarti vedendoti, e poi per dei poveri e malati. Ti attendono da due e più giorni… Io ho fatto quel che potevo. Li ho messi là, vedi quel capanno in quel campo incolto? Là gli artieri della barca lavorano alle riparazioni. Vi ho messi in ricovero un paralitico, un che ha grande febbre e un bambino che muore sul seno della madre. Non potevo mandarli alla tua ricerca».

9«Hai fatto bene. Ma come hai potuto soccorrere loro e chi li ha condotti? Mi hai detto che sono poveri!».

«Certo, Maestro. I ricchi hanno carri e cavalli. I poveri, le gambe solo. Non possono venirti dietro solleciti. Ho fatto come ho potuto. Guarda: questo è l’obolo che ho avuto. Ma non ne ho toccato un solo picciolo. Tu lo farai».

10«Pietro, tu potevi farlo lo stesso. Certo… Pietro mio, mi spiace che per Me tu abbia rimproveri e fatiche».

«No, Signore. Non devi spiacerti di questo. Io non ne ho dolore. Solo di non aver potuto avere maggior carità mi spiace. Ma credi, ho fatto, tutti abbiamo fatto quanto abbiamo potuto.

11«Lo so. So che hai lavorato e senza scopo. Ma se non c’è cibo, la carità tua resta: viva, attiva, santa agli occhi di Dio».

Ministeri del Messia.

Ministero della parola.

12Dei bambini sono accorsi gridando: «C’è il Maestro! C’è il Maestro! Ecco Gesù, ecco Gesù!» e si stringono a Lui, che li carezza pur parlando coi discepoli.

13«Simone, entro nella tua casa. Tu e voi andate a dire che Io sono venuto e poi portatemi i malati».

14 I discepoli vanno rapidi in direzioni diverse. Ma che Gesù sia giunto tutta Cafarnao lo sa, per merito dei piccini che paiono api sciamanti dall’alveare ai diversi fiori: le case, in questo caso, le vie, le piazze. Vanno, vengono festosi, portando l’annuncio alle mamme, ai passeggeri, ai vecchi seduti al sole, e poi tornano a farsi accarezzare ancora da Colui che li ama, e uno, audace, dice: «Parla a noi, per noi, Gesù, oggi. Ti vogliamo bene, sai, e siamo meglio degli uomini».

15Gesù sorride al piccolo psicologo e promette: «Parlerò proprio per voi». E seguito dai piccoli va alla casa ed entra salutando col suo saluto di pace: «La pace sia a questa casa».

Gli amanti dei primi posti (Lc 5,17) [154].

16La gente si affolla nello stanzone posteriore adibito alle reti, canapi, ceste, remi, vele e provviste. Si vede che Pietro l’ha messo a disposizione di Gesù, ammucchiando tutto in un angolo per fare posto. Il lago non si vede da qui. Se ne ode solo il fiotto lento. E si vede invece solo il muretto verdastro dell’orto, dalla vecchia vite e dal fico fronzuto. Gente è persino nella strada, traboccando dalla stanza nell’orto e da questo alla via.

17Gesù comincia a parlare. In prima fila – si sono fatti largo con prepotenza di gesto e in grazia del timore che la folla popolana ha di loro – sono cinque persone… altolocate. Paludamenti, ricchezza di vesti e superbia li denunciano per farisei e dottori. Gesù però vuole avere intorno i suoi piccoli. Una corona di visetti innocenti, di occhi luminosi, di sorrisi angelici, alzati a guardare Lui. Gesù parla, e nel parlare carezza di tanto in tanto la testolina ricciuta di un bambinello che gli si è seduto ai piedi e che gli tiene la testa appoggiata sulle ginocchia, sul braccino ripiegato. Gesù parla seduto su un gran mucchio di ceste e reti.

Il giardino del Messia. (Discorso messianico). (Mt 9,1; Mc 2,1-2) [155].

18«”Il mio diletto è disceso nel suo giardino, all’aiuola degli aromi, a pascersi tra i giardini e a cogliere gigli… egli che si pasce fra i gigli”, dice Salomone di Davide da cui vengo, Io, Messia d’Israele[156]. ()

Quale giardino?.

19Il mio giardino! Quale giardino più bello e più degno di Dio, del Cielo dove sono fiori gli angeli creati dal Padre? Eppure no. Un altro giardino ha voluto il Figlio unigenito del Padre, il Figlio dell’uomo perché per l’uomo Io ho carne, senza la quale non potrei redimere le colpe della carne dell’uomo. Un giardino che avrebbe potuto esser di poco inferiore al celeste, se dal Paradiso terrestre si fossero effusi, come dolci api da un’arnia, i figli di Adamo, i figli di Dio, per popolare la terra di santità destinata tutta al Cielo. Ma triboli e spine ha seminato il Nemico nel cuore di Adamo, e triboli e spine da esso cuore sono traboccati sulla terra. Non più giardino, ma selva aspra e crudele in cui stagna la febbre e si annida il serpe.

Quali fiori?

20Ma pure il Diletto del Padre ha ancora un giardino in questa terra su cui impera Mammona. Il giardino in cui va a pascersi del suo cibo celeste: amore e purezza; l’aiuola da cui coglie i fiori a Lui cari, in cui non è macchia di senso, di cupidigia, di superbia. Questi. (Gesù carezza quanti più piccoli può, passando la sua mano sulla corona di testoline attente, un’unica carezza che li sfiora e fa sorridere di gioia). Ecco i miei gigli.

21Non ebbe Salomone, nella sua ricchezza, veste più bella del giglio che profuma la convalle, né diadema di più aerea e splendida grazia di quello che ha il giglio nel suo calice di perla. Eppure al mio cuore non vi è giglio che valga un di questi. Non vi è aiuola, non vi è giardino di ricchi, tutto a gigli coltivato, che mi valga quanto un sol di questi puri, innocenti, sinceri, semplici pargoli.

Condizione prima per essere del Messía.

22O uomini, o donne d’Israele! O voi, grandi ed umili per censo e per carica, udite! Voi qui siete per volermi conoscere e amare. Or dunque sappiate la condizione prima per essere miei. Io non vi dico parole difficili. Non vi do esempi più difficili ancora. Vi dico: “Prendete questi ad esempio”.

23Quale fra voi che non abbia un figlio, un nipote, un piccolo fratello nella puerizia, nella fanciullezza, per casa? Non è un riposo, un conforto, un legame fra sposi, fra parenti, fra amici, un di questi innocenti, la cui anima è pura come alba serena, il cui viso fuga le nubi e mette speranze, e le cui carezze asciugano le lacrime e infondono forza di vita? Perché in loro tanto potere? In loro: deboli, inermi, ignoranti ancora? Perché hanno in sé Dio, hanno la forza e la sapienza di Dio. La vera sapienza: sanno amare e credere. Sanno credere e volere. Sanno vivere in questo amore e in questa fede. Siate come essi: semplici, puri, amorosi, sinceri, credenti.

24Non vi è sapiente in Israele che sia maggiore al più piccolo di questi, la cui anima è di Dio e di essa è il suo Regno. Benedetti dal Padre, amati dal Figlio del Padre, fiori del mio giardino, la mia pace sia su voi e su coloro che vi imiteranno per mio amore».

Gesù ha finito.

Ministero della riconciliazione (Mt 9,2; Mc2,3-5; Le 5,18-20) [157].

25«Maestro» grida Pietro di fra la calca «qui vi sono i malati. Due possono attendere che Tu esca, ma questo è pigiato fra la folla e poi… non può più stare. E passare non possiamo. Lo rimando?».

26«No. Calatelo dal tetto».

«Dici bene. Lo facciamo subito».

Si sente scalpicciare sul tetto basso dello stanzone che, non essendo vera parte della casa, non ha sopra la terrazza cementata, ma solo un tettuccio di fascine coperte da scaglie simili a lavagna. Non so che pietra fosse. Si forma un’apertura, e a mezzo di corde viene calata la barellina su cui è l’infermo. Viene proprio calata davanti a Gesù. La gente si aggruppa più ancora per vedere.

27«Hai avuto gran fede e con te chi ti ha portato!».

«Oh! Signore! Come non averla in Te?».

28«Orbene, Io ti dico: figlio (l’uomo è molto giovane), ti sono rimessi tutti i tuoi peccati».

«L’uomo lo guarda piangendo… Forse resta un poco male perché sperava guarire nel corpo.»

I farisei e dottori bisbigliano fra loro arricciando naso, fronte e bocca con sdegno.

Ministero della guarigione (Mt9,3-7. Mc2,6-11; Lc 5,21-25)[158].

29«Perché mormorate, più ancor nel cuore che sul labbro? Secondo voi è più facile dire al paralitico: “Ti sono rimessi i tuoi peccati”, oppure: “Alzati, prendi il lettuccio e cammina”? Voi pensate che solo Dio può rimettere i peccati. Ma non sapete rispondere quale è la più grande cosa, perché costui, perduto in tutto il corpo, ha speso sostanze senza poter essere sanato. Non lo può se non da Dio. Or perché sappiate che tutto Io posso, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha potere sulla carne e sull’anima, sulla terra e nel Cielo, Io dico a costui: “Alzati. Prendi il tuo letto e cammina. Va’ a casa tua e sii santo”.

30L’uomo ha una scossa, un grido, si alza in piedi, si getta ai piedi di Gesù, li bacia e carezza, piange e ride e con lui i parenti e la folla, che poi si divide per farlo passare come in trionfo e lo segue festante. La folla, non i cinque astiosi che se ne vanno tronfi e duri come pioli.

Guarigione del popante

31Così può entrare la madre col piccino: un bambino ancora lattante, scheletrito. Lo tende, dice solo: «Gesù, Tu li ami questi. Lo hai detto. Per questo amore e per tua Madre!…» e piange.

 32Gesù prende il poppante, proprio moribondo, se lo pone contro il cuore, se lo tiene un momento col visuccio cereo dalle labbruzze violacee e le palpebre già calate, contro la bocca. Un momento lo tiene così… e quando lo stacca dalla sua barba bionda, il visetto è roseo, la bocchina fa un incerto sorriso d’infante, gli occhietti guardano intorno vispi e curiosi, le manine, prima serrate e abbandonate, annaspano fra i capelli e la barba di Gesù, che ride.

«Oh! figlio mio!» grida la mamma beata.

33«Prendi, donna. Sii felice e buona». E la donna prende il rinato e se lo stringe al seno, e il piccolo reclama subito i suoi diritti di cibo, fruga, apre, trova e poppa, poppa, poppa, avido e felice.

 

Usa la salute nella giustizia

34Gesù benedice e passa. Va sulla soglia dove è il malato di gran febbre.

«Maestro! Sii buono!».

35«E tu pure. Usa la salute nella giustizia». Lo carezza ed esce.

Il Messia benedetto da molti (Mt9,8; Mc2,12; Lc5,26) [159].

36Torna sulla riva, seguito, preceduto, benedetto da molti che supplicano: «Noi non ti abbiamo udito. Non potevamo entrare. Parla a noi pure».

Il Messia ammaestra dalla barca di Pietro

(Lc 5,1 -3) [160].

37Gesù fa cenno di sì e, siccome la folla lo stringe sino a soffocarlo, monta sulla barca di Pietro. Non basta. L’assedio è incalzante.

«Metti la barca in mare e scostati alquanto».

La visione cessa qui.

65. La pesca miracolosa e l’elezione
dei primi 4 apostoli
[161].

Il campo e gli alberi del Messia(Discorso messianico).

La primavera y l’autuno dell’anima

E riprende sulle parole di Gesù:

1«Quando a primavera tutto fiorisce, l’uomo del campo dice, contento: “Avrò molto frutto”. E giubila in cuor suo per questa speranza. Ma dalla primavera all’autunno, dal mese dei fiori a quello delle frutta, quanti giorni, quanti venti, e piogge, e sole, e burrasche hanno da passare, e talora guerra o crudeltà di potenti, e malattie delle piante, e talora malattia dell’uomo del campo, per cui – non più scalzate e rincalzate, irrigate, potate, sorrette, pulite – le piante, promettenti gran frutto, intristiscono e muoiono o totalmente o nel loro raccolto!

L’inverno dell’anima.

2Voi mi seguite. Voi mi amate. Voi, come piante a primavera, vi ornate di propositi e di amore. Veramente Israele in quest’alba del mio apostolato è come le nostre dolci campagne nel luminoso mese di nisam. Ma udite. Come arsione di siccità, verrà Satana a bruciarvi col suo alito che mi invidia. Verrà il mondo col suo vento gelato a ghiacciare il vostro fiorire. Verranno le passioni come burrasche. Verrà il tedio come pioggia ostinata. Tutti i nemici miei e vostri verranno per isterilire ciò che dovrebbe venire da questa santa vostra tendenza a fiorire in Dio. Io ve ne avverto, perché so.

 

 

La libera volontá dell’anima.

3Ma tutto allor sarà perso, quando Io, come agricoltore malato – più che malato, morto – più non potrò dare a voi parole e miracoli? No. Io semino e coltivo sinché è il mio tempo. Poi su voi crescerà e maturerà, se voi farete buona guardia.

4Guardate quel fico della casa di Simone di Giona. Chi lo piantò non trovò il punto giusto e propizio. Messo a dimora presso l’umido muro di settentrione, sarebbe morto se, da sé stesso, non avesse voluto tutelarsi per vivere. Ed ha cercato sole e luce.  Eccolo là, tutto piegato, ma forte e fiero, che beve dall’aurora il sole, e se ne fa succo per i suoi cento e cento e cento dolci frutti. Si è difeso da sé. Ha detto: “Il Creatore m’ha voluto per dar gioia e cibo all’uomo. Io voglio che il suo volere abbia a compagno il mio!”. Un fico! Una pianta senza parola! Senza anima! E voi, figli di Dio, figli dell’uomo, sarete da meno della legnosa pianta?

La meta dell’anima.

5Fate buona guardia per dar frutti di vita eterna. Io vi coltivo, e per ultimo vi darò un succo che più potente non ne esiste. Non fate, non fate che Satana rida sulle rovine del mio lavoro, del mio sacrificio e della vostra anima. Cercate la luce. Cercate il sole. Cercate la forza. Cercate la vita. Io sono Vita, Forza, Sole, Luce di chi mi ama. Qui sono per portare voi là da dove Io sono venuto. Qui parlo per chiamarvi tutti e additarvi la Legge dai dieci comandi che danno la vita eterna. E con consiglio d’amore vi dico: “Amate Dio e il prossimo”. Condizione prima per compiere tutto ogni altro bene. Il più santo dei dieci comandi santi. Amate. Coloro che ameranno in Dio, Dio e prossimo, e per il Signore Iddio, avranno in terra e in Cielo la pace per loro tenda e per loro corona».

Pescatori di uomini

La pesca miracolosa (Lc 5,4-7) [162].

6La gente si allontana a fatica dopo la benedizione di Gesù. Non ci sono malati né poveri. Gesù dice a Simone: «Chiama anche gli altri due. Andiamo sul lago a gettare la rete».

«Maestro, ho le braccia rotte dall’aver gettato e rialzato la rete per tutta la notte, e per nulla. Il pesce è nel profondo e chissà dove».

7«Fa’ quel che ti dico, Pietro. Ascolta sempre chi ti ama».

«Farò quel che Tu dici, per rispetto alla tua parola» e chiama forte i garzoni e anche Giacomo e Giovanni.

«Usciamo alla pesca. Il Maestro lo vuole». E mentre si allontanano dice a Gesù: «Però, Maestro, ti assicuro che non è ora propizia. A quest’ora i pesci chissà dove sono a riposo!…»

8Gesù, seduto a prora, sorride e tace.

 Fanno un arco di cerchio sul lago e poi gettano la rete. Pochi minuti di attesa e poi la barca riceve scosse strane, dato che il lago è liscio come di vetro fuso sotto il sole ormai alto.

«Ma questo è pesce, Maestro!» dice Pietro ad occhi spalancati.

9Gesù sorride e tace.  

«Issa! Issa!» ordina Pietro ai garzoni. Ma la barca piega di bordo dal lato della rete.

«Ohè! Giacomo! Giovanni! Presto! Venite! Coi remi! Presto!».

Quelli corrono, e gli sforzi delle due ciurme riescono ad issare la rete senza sciupare la preda.

10 Le barche accostano. Sono proprio unite. Un cesto, due, cinque, dieci. Sono tutti pieni di preda stupenda, e ce ne sono ancor tanti di pesci guizzanti nella rete: argento e bronzo vivo che si muove per sfuggire alla morte. Allora non c’è che un rimedio: rovesciare il resto nel fondo delle barche. Lo fanno, e il fondo è tutto un agitarsi di vite in agonia. La ciurma è dentro a questa dovizia sino a oltre il malleolo, e le barche affondano oltre la linea di immersione per il peso eccessivo.

«A terra! Vira! Forza! Di vela! Attenti al fondale! Pertiche pronte per riparare l’urto! E’ troppo il peso!».

Sulle orme del Maestro  (Lc 5,8-1 1) [163].

11Finché dura la manovra, Pietro non riflette. Ma giunti a terra lo fa. Capisce. Ne ha sgomento. «Maestro Signore! Allontanati da me! Io sono uomo peccatore. Non son degno di starti presso!». E’ in ginocchio sul greto umido.

12Gesù lo guarda e sorride. «Alzati! Seguimi! Più non ti lascio! D’ora in poi tu sarai pescatore d’uomini, e con te questi tuoi compagni. Non temete più nulla. Io vi chiamo. Venite!».

13«Subito, Signore. Voi occupatevi delle barche. Portate tutto a Zebedeo e a mio cognato. Andiamo. Tutti per Te, Gesù! Sia benedetto l’Eterno per questa elezione».

E la visione ha termine.

66. Giuda di Keriot al Getsemani
diviene discepolo
[164].

Vocazione sbagliata .

Il Messia non va seguito per sogni di grandezza.

1Nel pomeriggio vedo Gesù… sotto degli ulivi… E’ seduto su un balzo del terreno nella sua posa abituale, coi gomiti poggiati al ginocchio, gli avambracci in avanti e le mani congiunte. Cala la sera e la luce diminuisce sempre più nel folto uliveto. Gesù è solo. Si è levato il mantello come avesse caldo, e la sua veste bianca mette una nota chiara nel verde del luogo che il crepuscolo fa molto scuro.

2Un uomo scende fra gli ulivi. Pare cerchi qualcosa o qualcuno. E’ alto, vestito di un abito di tinta allegra, un giallo rosa che fa più vistoso il mantellone tutto a ondeggianti frange. Non lo vedo bene nel volto, perché la luce e la lontananza lo vietano, e anche perché tiene un lembo del mantello molto calato sul volto. Quando vede Gesù fa un atto come per dire: «Eccolo!» e affretta il passo. A pochi metri saluta: «Salve, Maestro!».

3Gesù si volge di scatto e alza il volto, perché il sopraggiunto è sul balzo soprastante. Gesù lo guarda serio e direi mesto. L’altro ripete: «Ti saluto, Maestro. Sono Giuda di Keriot. Non mi riconosci? Non ricordi?».

«Ricordo e riconosco. Sei quello che qui mi hai parlato con Tommaso, la scorsa Pasqua».

«E al quale Tu hai detto: “Pensa e sappi decidere prima del mio ritorno”. Ho deciso. Vengo».

4 «Perché vieni, Giuda?». Gesù è proprio mesto.

«Perché… te l’ho detto dall’altra volta il perché. Perché io sogno il regno d’Israele e re ti ho visto».

5«Per questo vieni?». «Per questo. Metto me stesso e tutto quanto posso di mio: capacità, conoscenze, amicizie, fatica, al tuo servizio e al servizio della tua missione per ricostituire Israele».

6I due ora sono di fronte, vicini, in piedi e si guardano fissamente. Gesù serio sino alla mestizia, l’altro esaltato dal suo sogno, sorridente, bello e giovane, leggero e ambizioso.

Il Messia non va seguito per idee umane.

7«Io non ti ho cercato, Giuda».

«L’ho visto. Ma io ti cercavo. Sono giorni e giorni che ho messo persone alle porte per segnalarmi l’arrivo tuo. Pensavo saresti venuto con dei seguaci e perciò che facile sarebbe stato il notarti. Invece… Ho capito che c’eri stato, perché un gruppo di pellegrini ti benediva per aver guarito un malato. Ma nessuno sapeva dirmi dove eri. Allora ho ricordato questo luogo. E sono venuto. Se non ti avessi trovato qui, mi sarei rassegnato a non trovarti più…»

8«Credi che sia stato un bene per te l’avermi trovato?».

«Sì, poiché ti cercavo, ti desideravo, ti voglio».

9«Perché? Perché mi hai cercato?».

«Ma te l’ho detto, Maestro! Non mi hai compreso?».

10«Ti ho compreso. Sì. Ti ho compreso. Ma voglio che anche tu mi comprenda prima di seguirmi. Vieni. Parleremo mentre camminiamo». E si pongono a camminare l’uno al fianco dell’altro su e giù per le stradelline che intersecano l’uliveto.

11«Tu mi segui per un’idea che è umana, Giuda. Io te ne devo dissuadere. Non sono venuto per questo».

Il Messia non va seguito per glorie terrene.

12«Ma non sei Tu il designato Re dei giudei? Quello di cui hanno parlato i Profeti?[165].

 Altri ne sono sorti. Ma a loro mancavano troppe cose e sono caduti come foglia che il vento più non sorregge. Tu hai Dio con Te, tanto che operi miracolo. Dove è Dio, sicura è la riuscita della missione».

13«Hai detto bene. Io ho Dio con Me. Io sono il suo Verbo. Sono quello profetizzato dai Profeti, promesso ai Patriarchi, atteso dalle folle. Ma perché, o Israele, tanto sei divenuto cieco e sordo da non saper più leggere e vedere, udire e comprendere il vero dei fatti? Il mio Regno non è di questo mondo, Giuda. Dissuaditene. Ad Israele Io vengo a portare la Luce e la Gloria. Ma non la luce e la gloria della terra. Io vengo per chiamare i giusti d’Israele al Regno. Perché è da Israele e con Israele che deve formarsi e venire la pianta di vita eterna la cui linfa sarà il Sangue del Signore, la pianta che si estenderà per tutta la terra, sino alla fine dei secoli. I miei seguaci primi da Israele. I miei confessori primi da Israele. Ma anche i miei persecutori da Israele. Anche i miei carnefici da Israele. Ma anche il mio traditore da Israele…»

«No, Maestro. Questo non sarà mai. Tutti ti tradissero, io ti resterò e ti difenderò».

14«Tu, Giuda? E su che fondi questa tua sicurezza?».

«Sul mio onore di uomo».

15«Cosa più fragile di tela di ragno, Giuda. E’ da Dio che dobbiamo chiedere la forza d’esser onesti e fedeli. L’uomo!… L’uomo compie opere di uomo. Per compiere opere dello spirito – e seguire il Messia in verità e giustizia vuol dire compiere opera di spirito – occorre uccidere l’uomo e farlo rinascere. Sei tu capace di tanto?».

Il Messia nonva seguito per umane richezze

«Sì, Maestro. E poi… Non tutto Israele ti amerà. Ma carnefici e traditori al suo Messia non ne darà Israele. Ti attende da secoli!».

16«Me li darà. Ricorda i Profeti. Le loro parole… e la loro fine[166]. Io sono destinato a deludere molti. E tu ne sei uno. Giuda, tu hai qui di fronte un mite, un pacifico, un povero che povero vuol rimanere. Io non sono venuto per impormi e per fare guerra. Io non contendo ai forti e ai potenti nessun regno, nessun potere. Io non contendo che a Satana le anime e vengo a spezzare le catene di Satana col fuoco del mio amore. Io vengo per insegnare misericordia, sacrificio, umiltà, continenza. Io ti dico, ed a tutti dico: “Non abbiate sete di umane ricchezze, ma lavorate per le monete eterne”. Disilluditi, Giuda, se mi credi un trionfatore su Roma e sulle caste che imperano. Gli Erodi come i Cesari possono dormire tranquilli mentre Io parlo alle turbe. Non sono venuto per strappare scettri a nessuno… ed il mio scettro, eterno, è già pronto. Ma nessuno che non fosse amore, come Io sono, lo vorrebbe impugnare. Vai, Giuda, e medita…».

Consapevolezza delle proprie azioni.

«Mi respingi, Maestro?».

17«Io non respingo nessuno, perché chi respinge non ama. Ma dimmi, Giuda, come chiameresti tu l’atto di uno che, sapendosi malato di male contagioso, dicesse ad un ignaro che si accosta per bere al suo calice: “Pensa a quello che fai”? Lo diresti odio o amore?».

«Amore lo direi, poiché non vuole che l’ignaro si rovini la salute».

18«Chiama allora così anche il mio atto».

«Posso rovinarmi la salute venendo con Te? No, mai».

19«Più che la salute ti puoi rovinare, perché, pensalo bene, Giuda, poco sarà addebitato a chi sarà assassino credendo di fare giustizia, credendolo perché non conosce la Verità; ma molto sarà addebitato a chi, avendola conosciuta, non solo non la segue, ma se ne fa nemico».

«Io non lo sarò. Prendimi, Maestro. Non mi puoi rifiutare. Se sei il Salvatore e vedi che io sono peccatore, pecora sviata, cieco fuori del giusto cammino, perché ricusi di salvarmi? Prendimi. Io ti seguirò fino alla morte…»

20«Alla morte! E’ vero. Questo è vero. Poi…»

«Poi, Maestro?».

21«Il futuro è in seno a Dio. Va’. Domani ci rivedremo presso la porta dei Pesci».

«Grazie, Maestro. Il Signore sia con Te».

22«E la sua misericordia ti salvi».

E tutto finisce.

67. Il miracolo delle lame spezzate
alla porta dei Pesci
[167].

Non violenza.

Alle porte di Gerusalemme.

1Vedo Gesù andare soletto per una via ombrosa. Pare una fresca valletta ricca d’acque. Dico valletta perché è lievemente incassata fra piccole elevazioni del suolo, e al centro scorre un fiumiciattolo. Il luogo è deserto nell’ora mattutina.

2Deve appena esser sorto il giorno, un bel giorno sereno di prima estate, e tolto il canto degli uccelli fra gli alberi – per lo più ulivi, specie sulla collina di sinistra, mentre l’altra, più spoglia, ha arbusti bassi di lentisco, acacie spinose, agavi, ecc. ecc. – e il tubare lamentoso di tortore selvatiche, che nidificano nelle crepe del monte più brullo, non si sente altro. Anche il torrentello, dalle acque molto scarse e ridotte al solo centro dell’alveo, pare non fare alcun rumore e se ne va riflettendo nelle acque il verde circostante, per cui pare di smeraldo scuro.

3Gesù valica un ponticello primordiale – un tronco semipiallato, gettato al disopra del torrente, senza sponde, senza sicurezza – e prosegue sull’altra riva.

4Ora si vedono delle mura e delle porte e si vedono anche mercanti di ortaggi e cibarie affollarsi alle porte, ancora chiuse, per entrare in città. Vi è un gran ragliare d’asini e zuffe fra i medesimi; anche i proprietari degli stessi non scherzano. Insulti, e anche qualche randellata vola non solo sulle schiene asinine ma anche sulle teste umane.

Miracolo delle lame spezzate.

5Due si azzuffano sul serio per causa dell’asino di uno, che si è servito della magnifica cesta di lattughe dell’altro asino e se ne è mangiata un bel po’! Forse non è che un pretesto per sfogare un antica ruggine. Il fatto è che da sotto le vesti corte sino ai polpacci vengono tratti due coltellacci corti e larghi come una mano: paiono daghe mozze ma ben puntute, e lucono al sole. Urla di donne, vocio d’uomini. Ma nessuno interviene a separare i due che sono pronti al duello rusticano.

6Gesù, che procedeva meditabondo, alza il capo, vede, e a passo velocissimo accorre fra i due. «Fermi, in nome di Dio!» ordina.

«No! Voglio farla finita con questo maledetto cane!».

«Anche io! Ci tieni alle frange? Ti farò una frangia con le tue interiora».

7I due roteano intorno a Gesù, urtandolo, insultandolo perché si levi di mezzo, cercando colpirsi senza riuscirvi, perché Gesù con sapienti mosse del manto svia i colpi e ostacola la mira. Ne ha anche il mantello lacerato.

La gente urla: «Vieni via, nazareno, ci andrai di mezzo Tu».

Ma Lui non si muove e cerca di indurre alla calma, richiamando la mente a Dio. Inutile! L’ira fa pazzi i due contendenti.

8Gesù sprigiona miracolo. Ordina per un’ultima volta: «Vi comando di smetterla».

«No! Levati! Va’ per la tua strada, can d’un nazareno!».

9Allora Gesù stende le mani, col suo aspetto di potenza sfolgorante. Non dice parola. Ma le lame cadono sbriciolate a terra come fossero state di vetro e avessero urtato contro una rupe.

I due si guardano i manici corti, inutili, rimasti fra le dita. Lo stupore ottunde l’ira. La folla pure urla di stupore.

Contro violenza mitezza e santità.

10«E ora?» chiede Gesù, severo. «Dove è la vostra forza?».

Anche i soldati di guardia alla porta, accorsi agli ultimi urli, guardano stupiti, ed uno si china a raccattare i frammenti delle lame e li prova sull’unghia, incredulo ché fossero acciaio.

11«E ora?» ripete Gesù. «Dove è la forza vostra? Su che fondavate il vostro diritto? Su quei pezzi di metallo che ora sono schegge fra la polvere? Su quei pezzi di metallo che non avevano altra forza di quella del peccato d’ira contro un fratello, levandovi per quel peccato ogni benedizione di Dio e perciò ogni forza? Oh! miseri coloro che si fondano su mezzi umani per vincere, e non sanno che non è violenza ma santità quello che ci fa vittoriosi sulla terra e oltre! Perché Dio è coi giusti.

Il precetto ell’amore

12Udite, tutti o voi d’Israele, e anche voi, soldati di Roma. La Parola di Dio parla per tutti i figli dell’uomo, e non sarà il Figlio dell’uomo quello che la ricusa ai gentili.

13Il secondo dei precetti del Signore è precetto di amore verso il prossimo[168]. Dio è buono e nei suoi figli vuole benevolenza. Colui che non è benevolente col prossimo suo, non può dirsi figlio di Dio e non può avere Dio con sé. L’uomo non è una bestia senza ragione che si avventa e morde per diritto di preda. L’uomo ha una ragione e un’anima. Per la ragione si deve saper condurre da uomo. Per l’anima si deve saper condurre da santo. Colui che così non fa, si mette al disotto degli animali, scende all’abbraccio coi demoni perché si indemonia l’anima col peccato d’ira.

14Amate. Io non vi dico altro. Amate il prossimo vostro come il Signore Dio d’Israele vuole. Non siate sempre del sangue di Caino. E perché lo siete? Per poche monete, voi che potevate essere omicidi. Per pochi palmi di terra, altri. Per un posto più buono. Per una donna. Che sono queste cose? Eterne? No. Durano molto meno della vita, la quale dura un attimo di eternità. E che perdete se le seguite? La pace eterna che è promessa ai giusti e che il Messia vi porterà insieme al suo Regno. Venite sulla via della Verità. Seguite la Voce di Dio. Amatevi. Siate onesti. Siate continenti. Siate umili e giusti. Andate e meditate».

Il Messia Gesù di Nazareth.

Tripudio della folla.

15«Chi sei Tu che parli simili parole e spezzi le spade col tuo volere? Uno solo fa queste cose: il Messia. Neppure Giovanni il Battezzatore è da più di Lui. Sei Tu forse il Messia?» chiedono in tre o quattro.

16«Io lo sono».

«Tu? Tu quello che guarisci i malati e predichi Dio in Galilea?».

17«Io sono».

«Io ho una vecchia madre che muore. Salvala!».

«Ed io, vedi? Sto perdendo le forze per i dolori. Ho dei figli ancor piccoli. Guariscimi!».

18«Va’ alla tua casa. Tua madre questa sera ti preparerà la cena; e tu, guarisci. Lo voglio!».

La folla ha un urlo. Poi chiede: «Il tuo Nome! Il tuo Nome!».

19«Gesù di Nazaret!».

«Gesù! Gesù! Osanna! Osanna!».

20La folla è in tripudio. Gli asini possono fare quel che vogliono, ché nessuno se ne cura più. Delle madri accorrono dall’interno della città, si capisce che la voce è corsa, e alzano i loro piccini. Gesù benedice e sorride. E cerca di fendere il cerchio acclamante per entrare in città e andare dove vuole. Ma la folla non ne vuole sapere.

«Resta con noi! In Giudea! In Giudea! Siamo figli di Abramo anche noi!» grida.

La bontà e l’austerità predicano Dio.

«Maestro!». Giuda accorre verso di Lui. «Maestro, mi hai preceduto. Ma che avviene?».

«Il Rabbi ha fatto miracolo! In Galilea no; qui, qui con noi lo vogliamo».

«Lo vedi, Maestro? Tutto Israele ti ama. E’ giusto che Tu resti anche qui. Perché ti sottrai?».

21«Non mi sottraggo, Giuda. Sono venuto apposta solo, perché la rudezza dei discepoli galilei non urti la sottigliezza giudea. Io voglio radunare tutte le pecore d’Israele sotto lo scettro di Dio».

«Per questo ti ho detto: “Prendimi”. Io sono giudeo e so come trattare i miei pari. Resterai dunque a Gerusalemme?».

22«Pochi giorni. Per attendere un discepolo, lui pure giudeo. Poi andrò per la Giudea…»

«Oh! io verrò con Te. Ti accompagnerò. Verrai al mio paese. Ti porterò a casa mia. Verrai, Maestro?».

23«Verrò… Del Battista, tu che sei giudeo e vivi presso i potenti, sai nulla?».

«So che è ancora prigione, ma che lo vogliono scarcerare, perché la folla minaccia sedizione se non le viene reso il suo profeta. Lo conosci?».

24«Lo conosco».

«Lo ami? Che pensi di lui?».

25«Penso che non vi fu uno più di lui pari ad Elia».

«Lo reputi veramente il Precursore?».

26«Egli lo è. E’ la stella del mattino che annuncia il sole. Beati quelli che si sono preparati al Sole attraverso la sua predicazione».

«E’ molto severo Giovanni».

27«Non più per gli altri che per se».

«Questo è vero. Ma è difficile seguirlo nella sua penitenza. Tu sei più buono ed è facile amarti».

28«Eppure…»

«Eppure, Maestro?».

29«Eppure, come lui è odiato per la sua austerità, Io lo sarò per la mia bontà, perché l’una e l’altra predicano Dio, e Dio è inviso ai tristi. Ma è segnato che così sia. Come egli precede Me nella predicazione, così mi precederà nella morte. Guai però agli uccisori della Penitenza e della Bontà».

«Perché, Maestro, sempre questa tristezza di previsioni? La folla ti ama, lo vedi…»

30«Perché è cosa sicura. La folla umile sì, mi ama. Ma la folla non è tutta umile e di umili. Ma non è tristezza la mia. E’ tranquilla visione del futuro e aderenza alla volontà del Padre, che mi ha mandato per questo. E per questo Io sono venuto. Eccoci al Tempio. Io vado nel Bel Nidrasc[169] ad ammaestrare le folle. Se vuoi, resta».

«Resterò al tuo fianco. Non ho che uno scopo: servirti e farti trionfare».

Entrano nel Tempio e tutto finisce.

68. Gesù, nel Tempio con l’Iscariota, ammaestra[170].

Il segno del Messia.

Condizione prima del discepolo.

1Vedo Gesù che, avendo al fianco Giuda, penetra nel recinto del Tempio e, dopo aver superato la prima terrazza, o scaglione se piace più dirla così, si ferma in un luogo porticato che costeggia un ampio cortile, lastricato con marmi di diverso colore. Il luogo è molto bello e affollato.

2Gesù si guarda intorno e vede un posto che gli piace. Ma, prima di dirigersi ad esso, dice a Giuda: «Chiamami il magistrato del luogo. Devo farmi riconoscere, acciò non si dica che manco alle consuetudini e al rispetto».

«Maestro, Tu sei al di sopra delle consuetudini, né alcuno più di Te ha diritto di parlare nella Casa di Dio, Tu, suo Messia».

3«Io lo so, tu lo sai, ma essi non lo sanno. Io sono venuto non per scandalizzare, né per insegnare a violare non solo la Legge ma anche le consuetudini. Anzi sono venuto proprio per insegnare rispetto, umiltà e ubbidienza e per levare gli scandali. Perciò voglio chiedere di poter parlare in nome di Dio, facendomi riconoscere degno di farlo dal magistrato del luogo».

«L’altra volta non lo facesti».

4«L’altra volta m’arse lo zelo della Casa di Dio, profanata da troppe cose. L’altra volta ero il Figlio del Padre, l’Erede che in nome del Padre e per amore della mia Casa agiva nella sua maestà, alla quale magistrati e sacerdoti sono inferiori. Ora sono il Maestro[171] d’Israele, e insegno ad Israele anche questo. E poi, Giuda, credi tu che il discepolo sia da più del Maestro?».

«No, Gesù».

5«E tu chi sei? E chi sono Io?».

«Tu il Maestro, io il discepolo».

6«E allora, se riconosci così essere le cose, perché vuoi insegnare al Maestro? Va’ e ubbidisci. Io ubbidisco al Padre mio. Tu ubbidisci al Maestro tuo. Condizione prima del Figlio di Dio: ubbidire senza discutere, pensando che il Padre non può che dare ordini santi. Condizione prima del discepolo: ubbidire al Maestro, pensando che il Maestro sa, e non può dare che ordini giusti».

«E’ vero. Perdona. Ubbidisco».

7«Perdono. Vai. E, Giuda, senti ancora una cosa: ricordati questo. Ricordatelo sempre, in futuro».

«Di ubbidire? Sì».

8«No: ricorda che Io fui col Tempio rispettoso e umile. Col Tempio, ossia con le caste potenti. Va’».

Giuda lo guarda pensosamente, interrogativamente… ma non osa chiedere altro. E se ne va meditabondo. Torna con un paludato personaggio.

Il Maestro del Messia Gesù di Nazaret.

«Ecco, Maestro, il magistrato».

9«La pace sia con te. Io chiedo di insegnare, fra i rabbi d’Israele, ad Israele».

«Sei Tu rabbi?».

10«Lo sono».

«Quale fu il tuo maestro?».

11«Lo Spirito di Dio, che mi parla con la sua sapienza e che mi illumina di luce ogni parola dei testi santi».

«Sei da più di Hillel, Tu che senza maestro dici sapere ogni dottrina? Come può uno formarsi se non vi è chi lo forma?».

12«Come si formò Davide, pastorello ignoto, divenuto il re potente e sapiente per volere del Signore»[172].

«Il tuo Nome».

13«Gesù di Giuseppe di Giacobbe, della stirpe di Davide, e di Maria di Gioacchino della stirpe di Davide e di Anna d’Aronne, Maria, la Vergine sposata nel Tempio, perché orfana, dal Sommo Sacerdote, secondo la legge d’Israele».

«Chi lo prova?».

14«Ancora qui devono esservi leviti che si ricordano del fatto e che furono coetanei di Zaccaria, della classe di Abia, il mio parente. Interrogali, se dubiti della mia sincerità».

«Ti credo. Ma chi mi prova che Tu sia capace di insegnare?».

15«Ascoltami e giudicherai tu stesso».

«Sei libero di farlo… Ma… non sei nazareno?».

16«Sono nato a Betlem di Giuda al tempo del censo ordinato da Cesare. Proscritti per ordini ingiusti, i figli di Davide sono dovunque. Ma la stirpe è di Giuda».

«Sai… i farisei… tutta la Giudea… per la Galilea…»

17«Lo so. Ma rassicurati. A Betlem vidi la luce, a ‘Betlem Efrata da cui viene la mia stirpe, e se ora vivo in Galilea non è che perché si compia il segnato…».

Il magistrato si allontana di qualche metro, accorrendo dove lo chiamano.

Il segno del Messia.

Giuda chiede: «Perché non hai detto che sei il Messia?».

18«Le mie parole lo diranno».

«Quale è il segnato che si deve compiere?».

19«La riunione di tutto Israele sotto l’insegnamento della parola del Cristo. Io sono il Pastore di cui parlano i Profeti[173] e vengo a radunare le pecore di ogni regione, vengo a curare le malate, a mettere sul pascolo buono le erranti. Non vi è per Me Giudea o Galilea, Decapoli o Idumea. Vi è solo una cosa: l’Amore che guarda con un unico occhio e unisce in un unico abbraccio per salvare…» Gesù è ispirato. Pare sprigioni raggi, tanto è sorridente al suo sogno. Giuda lo guarda ammirato.

Della gente, curiosa, si è avvicinata ai due, la cui diversa imponenza attira e colpisce.

20Gesù abbassa lo sguardo, sorride a questa piccola folla col suo sorriso, la cui dolcezza nessun pittore potrà mai rendere e nessun credente, che non lo abbia visto, può immaginare. E dice: «Venite, se vi sprona desiderio di parola eterna». 

21Si dirige sotto un arco del portico e, addossato ad una colonna, comincia a parlare. Prende lo spunto dal fatto del mattino.

Compimento delle promesse (Discorso messianico).

Il Tempo del Messia.

22«Stamane, entrando in Sionne, ho visto che per pochi denari due figli d’Abramo erano pronti ad uccidersi. Nel nome di Dio avrei potuto maledirli, poiché Dio dice: “Non ucciderai”[174], e dice anche che chi non lo ubbidisce nella sua Legge sarà maledetto[175]. Ma ho avuto pietà della loro ignoranza allo spirito della Legge ed ho solo impedito l’omicidio per dare loro modo di pentirsi, conoscere Dio, servirlo in obbedienza, amando non solo chi li ama, ma anche chi è loro nemico.

23Sì, Israele. Un giorno nuovo sorge per te e anche più luminoso si fa il precetto d’amore. Comincia forse l’anno col nebbioso etanim, oppure con il triste casleu dalle giornate più brevi di un sogno e dalle notti lunghe come un malanno? No, esso ha inizio col fiorito, solare, allegro nisam, in cui tutto ride e il cuore dell’uomo, anche fosse il più povero e triste, si apre alla speranza perché viene l’estate, le biade, il sole, le frutta, dolce è il dormire anche su un prato in fiore con le stelle per lucerna, facile il nutrirsi perché ogni zolla porta erba o frutto per la fame dell’uomo.

24Ecco, o Israele. Finito è l’inverno, tempo di attesa. Ora è la gioia della promessa che si compie. Il Pane e il Vino stanno per esser pronti alla tua fame. Il Sole è fra te. Tutto, a questo Sole, prende più ampio e dolce respiro. Anche il precetto della nostra Legge, il primo, il più santo dei precetti santi: “Ama il tuo Dio e ama il tuo prossimo”.[176]

La Legge del Messia.

25Nella relativa luce che fin qui ti fu concessa, ti fu detto – non avresti potuto fare di più, perché su te ancora pesava il corruccio di Dio per la colpa di disamore di Adamo – ti fu detto: “Ama coloro che ti amano e odia il tuo nemico”[177]. E nemico ti era non solo chi varcava i tuoi patrii confini, ma anche chi ti aveva mancato, privatamente, o che ti pareva avesse mancato. Onde l’odio covava in tutti i cuori, poiché quale è mai quell’uomo che, volutamente o senza volere, non fa offesa al fratello? E quale quello che giunge a vecchiezza senza essere offeso?

26Io vi dico: amate anche chi vi offende. Fatelo pensando che Adamo, e ogni uomo per lui, è prevaricatore verso Dio, né vi è alcuno che possa dire: “Io non ho offeso Dio”. Eppure Dio perdona, non una ma dieci e dieci volte perdona, ma mille e diecimila volte perdona, e ne è prova il sussistere dell’uomo sulla terra. Perdonate dunque come Dio perdona. E se non lo potete fare per amore verso il fratello che vi ha nuociuto, fatelo per amore di Dio che vi dà pane e vita, che vi tutela nei bisogni della terra ed ha predisposto ogni evento per procurarvi l’eterna pace sul suo seno. Questa è la Legge nuova, la Legge della primavera di Dio, del tempo fiorito della Grazia venuta fra gli uomini, del tempo che vi darà il Frutto senza pari che vi aprirà le porte del Cielo.

Il Messia Redentore è fra la sua gente.

27La voce che parlava nel deserto non si ode. Ma muta non è. Essa parla ancora a Dio per Israele e parla ancora ad ogni retto israelita nel cuore, e dice dice dopo avervi insegnato a far penitenza per preparare le vie al Signore che viene, e ad avere carità dando il superfluo a chi non ha neppure il necessario, e ad avere onestà non estorcendo e vessando – vi dice: “L’Agnello di Dio, Colui che toglie i peccati del mondo, Colui che battezzerà col fuoco dello Spirito Santo è fra voi. Egli pulirà la sua aia, raccoglierà il suo frumento[178].

28Sappiate conoscere Colui che il Precursore vi indica. Le sue sofferenze operano verso Dio per darvi luce. Vedete. Si aprano i vostri occhi spirituali. Conoscerete la Luce che viene. Io raccolgo la voce del Profeta che annuncia il Messia, e col potere che mi viene dal Padre la amplifico e vi unisco il mio potere, e vi chiamo alla verità della Legge. Preparate i vostri cuori alla grazia della Redenzione vicina. Il Redentore è fra voi. Beati quelli che saranno degni di essere redenti perché avranno avuto buona volontà.

29La pace sia con voi».

Il Messia Redentore è fra la sua gente.

30Uno chiede: «Sei Tu discepolo del Battista, che ne parli con tanta venerazione?».

«Ebbi battesimo da lui, sulle rive del Giordano, prima della sua prigionia. Lo venero perché santo egli è agli occhi di Dio. In verità vi dico che fra i figli di Abramo non ve ne è uno più grande in grazia di lui. Dal suo avvento alla sua morte, gli occhi di Dio si saranno posati senza moto di sdegno su questo benedetto».

31«Egli ti ha assicurato del Messia?».

«La sua parola che non mente ha indicato ai presenti il Messia già vivente».

32«Dove? Quando?».

«Quando fu l’ora di indicarlo».

Il Messia opera su chi ha fede.

33Ma Giuda si sente in dovere di dire a destra e a manca: «Il Messia è Colui che vi parla. Io ve lo testifico, io che lo conosco e gli sono discepolo primo».

«Lui!… Oh!…».

La gente si scosta intimorita. Ma Gesù è così dolce che torna ad accostarsi.

«Chiedetegli qualche miracolo. Egli è potente. Guarisce. Legge nei cuori. Risponde ad ogni perché».

«Digli tu, per me che son malato. L’occhio destro è morto, il sinistro già si secca…»

«Maestro».

34«Giuda». Gesù, che accarezzava una bambinella, si volta.

«Maestro, quest’uomo è quasi cieco e vuol vedere. Gli ho detto che Tu puoi».

35«Io posso per chi ha fede. Hai tu fede, uomo?».

«Io credo nel Dio d’Israele. Vengo qui per gettarmi in Betsaida. Ma vi è sempre chi mi precede».

36«Puoi credere in Me?».

«Se credo nell’angelo della piscina, non devo credere a Te che il tuo discepolo dice che sei il Messia?».

37Gesù sorride. Si bagna il dito con la saliva e sfiora l’occhio malato. «Che vedi?».

«Vedo le cose senza la nebbia di prima. E l’altro non lo guarisci?».

38Gesù sorride di nuovo. Ripete l’atto sull’occhio cieco. «Che vedi?» chiede levando il polpastrello dalla palpebra calata.

«Ah! Signore d’Israele! Ci vedo come quando correvo bambino sui prati! Te benedetto in eterno!». L’uomo piange, prostrato ai piedi di Gesù.

39«Va’. Sii buono, ora, per riconoscenza a Dio».

Il Messia può perché Dio è con Lui.

Un levita, che è giunto verso la fine del miracolo, chiede: Con che potere fai queste cose?».

40«Tu me lo chiedi? Pure te lo dico, se mi rispondi ad una domanda. Secondo te è più grande un profeta che profetizza il Messia o il Messia stesso?».

«Che domanda! Il Messia è il più grande: è il Redentore promesso dall’Altissimo!».

41«Allora perché i Profeti fecero miracoli? Con qual potere?».

«Col potere che Dio loro dava per provare alle folle che Dio era con loro».

42«Ebbene, con lo stesso potere Io faccio miracolo: Dio è con Me, Io sono con Lui. Io provo alle folle che così è, e che il Messia ben può, con maggior ragione e misura, ciò che potevano i Profeti».

43Il levita se ne va pensoso e tutto finisce.

69. Gesù istruisce Giuda Iscariota[179].

Il suicidio non è mai lecito.

La disciplina spirituale.

1Ancora Gesù e Giuda che, dopo aver pregato nel luogo più vicino al Santo, concesso agli israeliti maschi, escono dal Tempio.

Giuda vorrebbe rimanere con Gesù. Ma questo desiderio trova l’opposizione del Maestro.

2«Giuda, Io desidero di rimanere solo nelle ore notturne. Nella notte il mio spirito trae il suo nutrimento dal Padre. Orazione, meditazione e solitudine mi sono più necessarie del nutrimento materiale. Colui che vuole vivere per lo spirito e portare altri a vivere la stessa vita, deve posporre la carne, direi quasi ucciderla nelle sue prepotenze, per dare tutte le sue cure allo spirito. Tutti, sai, Giuda. Anche tu, se vuoi veramente essere di Dio, ossia del soprannaturale».

«Ma noi siamo ancora della terra, Maestro. Come possiamo trascurare la carne dando tutte le cure allo spirito? Non è, ciò che dici, in antitesi con il comando di Dio: “Non ucciderai”? In questo non è anche compreso il non uccidersi? Se la vita è dono di Dio, dobbiamo amarla o meno?».

3«Risponderò a te come non risponderei ad un semplice, al quale basta fare alzare lo sguardo dell’anima, o della mente, a sfere soprannaturali, per portarselo seco noi in volo nei regni dello spirito. Tu non sei un semplice. Ti sei formato in ambienti che ti hanno affinato… ma che anche ti hanno inquinato con le loro sottigliezze e colle loro dottrine. Ricordi Salomone, Giuda? Era sapiente, il più sapiente di quei tempi. Ricordi che disse, dopo aver conosciuto tutto il sapere? “Vanità delle vanità, tutto è vanità. Temere Dio e osservare i suoi comandamenti, questo è tutto l’uomo”[180]. Or Io ti dico che occorre saper prendere dai cibi nutrimento, ma non veleno. E se un cibo lo si comprende a noi nocivo, perché vi sono in noi reazioni per cui quel cibo è nefasto, essendo più forte dei nostri umori buoni che lo potrebbero neutralizzare, occorre non prendere più di quel cibo, anche se è appetitoso al gusto. Meglio semplice pane e acqua di fonte ai piatti complicati della mensa del re, in cui sono droghe che turbano e avvelenano».

“Chi si uccide confessa la sua superbia”.

«Che devo lasciare, Maestro?».

4«Tutto quello che sai che ti turba. Perché Dio è Pace e, se ti vuoi mettere sul sentiero di Dio, devi sgombrare la tua mente, il tuo cuore e la tua carne da tutto ciò che pace non è e porta seco turbamento. So che è difficile riformare se stesso. Ma Io sono qui per aiutarti a farlo. Sono qui per aiutare l’uomo a tornare figlio di Dio, a ricrearsi come per una seconda creazione, un’autogenesi voluta dallo stesso. 8Ma lascia che Io ti risponda a quanto chiedevi, acciò tu non dica che sei rimasto in errore per mia colpa. E’ vero che l’uccidersi è uguale all’uccidere. Sia la propria o l’altrui, la vita è dono di Dio, e solo a Dio che l’ha data è deferito il potere di toglierla. Chi si uccide confessa la sua superbia, e la superbia è odiata da Dio».

«La superbia confessa? Io direi la disperazione».

5«E che è la disperazione se non superbia? Considera, Giuda. Perché uno dispera? O perché le sventure si accaniscono su di lui, e lui vuole da sé vincerle e non riesce a tanto. Oppure perché è colpevole e si giudica non perdonabile da Dio. Nel primo e nel secondo caso non è forse la superbia che è regina? Quell’uomo che vuole fare da sé non ha più l’umiltà di tendere la mano al Padre e dirgli: “Io non posso, ma Tu puoi. Aiutami, ché da Te io tutto spero e attendo”. Quell’altro uomo che dice: “Dio non mi può perdonare”, lo dice perché, misurando Dio su se stesso, sa che uno, offeso come egli ha offeso, non potrebbe perdonarlo. Ossia è superbia anche qui. L’umile compatisce e perdona, anche se soffre dell’offesa ricevuta. Il superbo non perdona. E’ superbo anche perché non sa chinare la fronte e dire: “Padre, ho peccato, perdona al tuo povero figlio colpevole”. Ma non sai, Giuda, che tutto sarà perdonato dal Padre, se sarà chiesto perdono con cuore sincero e contrito, umile e volonteroso di risurrezione nel bene?».

«Ma certi delitti non vanno perdonati. Non possono essere perdonati».

6«Tu lo dici. E vero sarà perché così l’uomo vorrà. Ma in verità, oh! in verità ti dico che anche dopo il delitto dei delitti, se il colpevole corresse ai piedi del Padre – si chiama Padre per questo, o Giuda, ed è Padre di perfezione infinita – e piangendo lo supplicasse di perdonarlo, offrendosi all’espiazione, ma senza disperazione, il Padre gli darebbe modo di espiare per meritarsi il perdono e salvarsi lo spirito».

La vita è un dono e va amata.

«Allora Tu dici che gli uomini che la Scrittura cita, e che si uccisero[181], fecero male».

7«Non è lecito fare violenza ad alcuno, e neppure a se stesso. Fecero male. Nella loro relativa conoscenza del bene avranno, in certi casi, avuto ancor misericordia da Dio. Ma da quando il Verbo avrà chiarito ogni verità e dato forza agli spiriti col suo Spirito, da allora non sarà più perdonato a chi muore in disperazione. Né nell’attimo del particolare giudizio, né, dopo secoli di Geenna, nel Giudizio finale, né mai. Durezza di Dio questa? No: giustizia. Dio dirà: “Tu hai giudicato, tu, creatura dotata di ragione e di soprannaturale scienza, creata libera, da Me, di seguire il sentiero da te scelto, e hai detto: ‘Dio non mi perdona. Sono separato per sempre da Lui. Giudico che devo di mio applicarmi giustizia per il mio delitto. Esco dalla vita per fuggire dai rimorsi”, senza pensare che i rimorsi non ti avrebbero più raggiunto se tu fossi venuto sul mio paterno seno. E, come hai giudicato, abbiti. Io non violento la libertà che ti ho data.

8Questo dirà l’Eterno al suicida. Pensalo, Giuda. La vita è un dono e va amata. Ma che dono è? Dono santo. E allora la si ami santamente. La vita dura finché la carne regge. Poi comincia la grande Vita, l’eterna Vita. Di beatitudine per i giusti, di maledizione per i non giusti. La vita è scopo o è mezzo? E’ mezzo. Serve per il fine che è l’eternità. E allora diamo alla vita quel tanto che le serva per durare e servire lo spirito nella sua conquista. Continenza della carne in tutti i suoi appetiti, in tutti. Continenza della mente in tutti i suoi desideri, in tutti. Continenza del cuore in tutte le passioni che sanno di umano. Illimitato, invece, sia lo slancio verso le passioni che sono del Cielo: amore di Dio e di prossimo, volontà di servire Dio e prossimo, ubbidienza alla Parola divina, eroismo nel bene e nella virtù. Io ti ho risposto, Giuda. Ne sei persuaso? Ti basta la spiegazione? Sii sempre sincero e chiedi, se non sai ancora abbastanza: sono qui per esser Maestro».

Le tentazioni dell’uomo.

L’uomo tornerà re e angelo

«Ho compreso e mi basta. Ma… è molto difficile fare ciò che ho compreso. Tu lo puoi perché sei santo. Ma io… Sono un uomo, giovane, pieno di vitalità…».

9«Sono venuto per gli uomini, Giuda. Non per gli angeli. Quelli non hanno bisogno di maestro. Vedono Dio. Vivono nel suo Paradiso. Non ignorano le passioni degli uomini, perché l’Intelligenza, che è loro Vita, li fa cogniti di tutto, anche quelli che non sono custodi di un uomo. Ma, spirituali come sono, non possono avere che un peccato, come uno lo ebbe di loro, e seco trascinò i meno forti nella carità: la superbia, freccia che deturpò Lucifero, il più bello degli arcangeli, e ne fece il mostro orripellente dell’Abisso. Non sono venuto per gli angeli, i quali, dopo la caduta di Lucifero, inorridiscono anche solo alla larva di un pensiero d’orgoglio. Ma sono venuto per gli uomini. Per fare, degli uomini, degli angeli.

10L’uomo era la perfezione del creato. Aveva dell’angelo lo spirito e dell’animale la completa bellezza in tutte le sue parti animali e morali. Non vi era creatura che l’eguagliasse. Era il re della terra, come Dio è il Re del Cielo, e un giorno, quel giorno in cui si sarebbe addormentato l’ultima volta sulla terra, sarebbe divenuto re col Padre nel Cielo. Satana ha strappato le ali all’angelo-uomo e vi ha messo artigli di fiera e brame di immondezza e ne ha fatto un che ha più nome di uomo-demone che di uomo soltanto. Io voglio cancellare la deturpazione di Satana, annullare la fame corrotta della carne inquinata, rendere le ali all’uomo, riportarlo ad essere re, coerede del Padre e del celeste Regno. So che l’uomo, se vuole volerlo, può fare quanto Io dico per tornare re e angelo. Non vi direi cose che non poteste fare. Non sono uno dei retori che predicano dottrine impossibili. Ho preso vera carne per poter sapere, per esperienza di carne[182], quali sono le tentazioni dell’uomo».

Le tentazioni dell’uomo.

«E i peccati?».

11«Tentati, tutti lo possono essere. Peccatori, solo chi vuole esserlo».  

«Non hai mai peccato, Gesù?» 

12«Non ho mai voluto peccare. E questo non perché sono il Figlio del Padre. Ma questo ho voluto e vorrò per mostrare all’uomo che il Figlio dell’uomo non peccò perché non volle peccare e che l’uomo, se non vuole, può non peccare».

«Sei stato mai in tentazione?».

13«Ho trent’anni, Giuda. E non sono vissuto in una spelonca su un monte. Ma fra gli uomini. E, anche fossi stato nel più solitario luogo della terra, credi tu che le tentazioni non sarebbero venute? Tutto abbiamo in noi: il bene e il male[183]. Tutto portiamo con noi. E sul bene ventila il soffio di Dio e lo avviva come turibolo di graditi e sacri incensi. E sul male soffia Satana e lo accende in rogo di feroce vampa. Ma la volontà attenta e la preghiera costante sono umida rena sulla vampa d’inferno: la soffoca e doma».

«Ma se non hai mai peccato, come puoi giudicare i peccatori?».

14«Sono uomo e sono il Figlio di Dio. Quanto potrei ignorare come uomo, e mal giudicare, conosco e giudico come Figlio di Dio. E del resto!… Giuda, rispondi a questa mia domanda: uno che ha fame, soffre più nel dire “ora mi siedo al desco”, o nel dire  non vi è cibo per me”?».

«Soffre di più nel secondo caso, perché solo il sapere che ne è privo gli riporta l’odore delle vivande, e le viscere si torcono nella voglia».

15«Ecco, la tentazione è mordente come questa voglia, Giuda. Satana la rende più acuta, esatta, seducente di ogni atto compiuto. Inoltre l’atto soddisfa e talora nausea, mentre la tentazione non cade ma, come albero potato, getta più robusta fronda».

«E non hai mai ceduto?».

16«Non ho mai ceduto».

«Come hai potuto?».

17«Ho detto: “Padre, non mi indurre in tentazione”».

«Come? Tu, Messia, Tu che operi miracoli, hai chiesto l’aiuto del Padre?».

18«Non solo l’aiuto, gli ho chiesto di non indurmi in tentazione[184]. Credi tu che, perché Io sono Io, possa fare a meno del Padre? Oh! no! In verità ti dico che tutto il Padre concede al Figlio, ma che anche tutto il Figlio riceve dal Padre. E ti dico che tutto quanto sarà chiesto in mio nome al Padre verrà concesso. Ma eccoci al Get-Sammi, dove Io abito. Già sono i primi ulivi oltre le mura. Tu stai oltre Tofet. Già scende la sera. Non ti conviene salire sin là. Ci rivedremo domani allo stesso posto. Addio. La pace sia con te».

La scelta dell’umiltà.

«La pace a Te pure, Maestro… Ma vorrei dirti ancora una cosa. Ti accompagnerò sino al Cedron, poi tornerò indietro. Perché stai in quel luogo così umile? Sai, la gente guarda a tante cose. Non conosci nessuno in città che abbia una bella casa? Io, se vuoi, posso portarti da amici. Ti ospiteranno per amicizia a me; e sarebbero dimore di Te più degne».

19«Lo credi? Io non lo credo. Il degno e l’indegno sono in tutti i ceti. E senza mancare di carità, ma per non offendere giustizia, ti dico che l’indegno, e maliziosamente indegno, è sovente fra i grandi. Non occorre e non serve esser potenti per esser buoni o per nascondere il peccare agli occhi di Dio. Tutto deve capovolgersi sotto il mio segno. E grande non sarà chi è potente, ma chi è umile e santo».

«Ma per essere rispettato, per imporsi…»

20«E’ rispettato Erode? E Cesare è rispettato? No. Sono subìti e maledetti dalle labbra e dai cuori. Sui buoni, o anche solamente nei volonterosi di bontà, credi, Giuda, che saprò impormi più con la modestia che con l’imponenza».

«Ma allora… spregerai sempre i potenti? Te ne farai dei nemici! Io pensavo parlare di Te a molti che conosco e che hanno un nome…»

21«Io non spregerò nessuno. Andrò ai poveri come ai ricchi, agli schiavi come ai re, ai puri come ai peccatori. Ma se sarò grato a chi darà pane e tetto alle mie fatiche, quale che sia il tetto e il cibo, darò sempre preferenza a ciò che è umile. I grandi hanno già tante gioie. I poveri non hanno che la retta coscienza, un amore fedele, dei figli, e il vedersi ascoltati dai più di loro. Io sarò curvo sempre sui poveri, gli afflitti e i peccatori. Io ti ringrazio del tuo buon volere. Ma lasciami a questo luogo di pace e preghiera. Va’. E Dio ti ispiri ciò che è bene».

22Gesù lascia il discepolo e si interna fra gli ulivi, e ogni cosa finisce.

70. Al Getsemani con Giovanni di Zebedeo. Un paragone tra il
Prediletto e Giuda di Keriot
[185].

Il discepolo che fa contento il Messia.

Il discepolo amato.

1Vedo Gesù che si dirige alla bassa casetta bianca in mezzo all’uliveto. Un giovinetto lo saluta. Pare del luogo perché ha fra le mani gli utensili per potare e sarchiare.

«Dio sia con Te, Rabbi. Il tuo discepolo Giovanni è venuto e ora è ripartito per venirti incontro».

2«Da molto?».

«No, ha appena passato quel sentiero. Credevamo Tu venissi dalla parte di Betania…»

3Gesù si incammina svelto, gira il balzo, vede Giovanni che scende quasi di corsa verso la città e lo chiama. Il discepolo si volta e, con un viso che la gioia fa luminoso, grida: «Oh! Maestro mio!» e torna indietro di corsa.

4Gesù gli apre le braccia e i due si abbracciano affettuosamente.

«Venivo a cercarti… Credevamo fossi stato a Betania, come avevi detto».

5«Sì. Lo volevo fare. Devo incominciare ad evangelizzare anche i dintorni di Gerusalemme. Ma poi mi sono trattenuto in città… per istruire un nuovo discepolo».

6«Tutto quello che Tu fai è ben fatto, Maestro. E bene riesce. Lo vedi? Anche ora ci siamo subito trovati».

I due camminano, tenendo Gesù un braccio sulle spalle di Giovanni che, più basso di Lui, lo guarda da sotto in su, beato di quell’intimità. Tornano così verso la casetta.

7«E’ molto che sei venuto?».

«No, Maestro. Sono partito da Doco all’alba, insieme a Simone, al quale ho detto ciò che Tu volevi. Poi abbiamo sostato insieme nelle campagne di Betania, spartendo il cibo e parlando di Te a contadini trovati nei campi. Quando il sole ha avuto meno fuoco, ci siamo divisi. Simone è andato da un suo amico, al quale vuole parlare di Te. E’ il padrone di quasi tutta Betania. Egli lo conosce da prima, da quando erano vivi il padre dell’uno e dell’altro. Ma domani viene qui, Simone. Mi ha detto di dirti che è felice di servirti. E’ molto capace, Simone. Vorrei essere come lui. Ma sono un ragazzo ignorante».

8«No, Giovanni. Anche tu fai molto bene».

«Sei proprio contento del povero tuo Giovanni?».

9«Molto contento, Giovanni mio. Molto».

«Oh! Maestro mio!». Giovanni si curva con slancio a prendere la mano di Gesù e la bacia e se la passa sul viso come una carezza.

Una cena frugale.

Sono giunti alla casetta. Entrano nella cucina bassa e fumosa. Il padrone li saluta: «La pace sia con Te».

10Risponde Gesù: «Pace a questa casa e a te e chi con te vive. Ho con Me un discepolo».

«Vi sarà pane e olio anche per lui».

«Ho portato pesce secco che mi han dato Giacomo e Pietro. E, passando da Nazaret, tua Madre mi ha dato pane e miele per Te. Ho camminato senza soste, ma ora sarà duro».

11«Non importa, Giovanni. Avrà sempre il sapore delle mani della Mamma».

Giovanni estrae i suoi tesori dalla bisaccia che aveva in un canto. E vedo preparare il pesce secco in una maniera strana. Lo bagnano per pochi attimi in acqua calda, poi lo ungono e lo fanno arrostire sulla fiamma.

12Gesù benedice il cibo e col discepolo si siede alla tavola. Sono anche alla stessa il padrone, che sento chiamare Giona, e il figlio. La madre va e viene portando il pesce, delle ulive nere, delle verdure lessate e condite con olio. Gesù offre anche del miele. E lo offre alla madre stendendolo sul pane. «E’ del mio alveare» dice. «Le api le cura mia Madre. Mangialo. E’ buono. Sei tanto buona con Me, tu, Maria, che meriti questo e altro» dice poi, perché la donna non vorrebbe privarlo del dolce miele.

13La cena termina sollecita fra brevi discorsi comuni. Appena finita, e dopo aver ringraziato del cibo preso, Gesù dice a Giovanni: «Vieni. Usciamo un poco nell’uliveto. La notte è tiepida e chiara. Sarà dolce stare un poco là fuori».

Il padrone dice: «Maestro, io ti saluto. Sono stanco, e stanco è mio figlio. Noi andiamo al riposo. Lascio la porta accostata e la lucerna sul tavolo. Sai come fare».

14«Vai pure, Giona. E spegni anche la lucerna. Vi è un lume di luna così chiaro che ci vedremo anche senza lume».

«Ma il tuo discepolo dove dormirà?».

15«Con Me. Sulla mia stuoia vi è posto anche per lui. Vero, Giovanni?».

Giovanni, all’idea di dormire al fianco di Gesù, va in estasi.

Il Tempio sconsacrato.

Escono nell’uliveto. Ma prima Giovanni ha preso qualcosa dalla sacca messa nell’angolo. Camminano per un poco e giungono su un ciglio dal quale si vede tutta Gerusalemme.

16Sediamoci qui e parliamo fra noi» dice Gesù.

Ma Giovanni preferisce sedersi ai suoi piedi, sull’erbetta corta, e sta col braccio posato sui ginocchi di Gesù, col capo reclino sul braccio, guardando ogni poco il suo Gesù. Pare un bambino presso la persona a lui più cara. «E’ bello anche qui, Maestro. Guarda come pare grande la città di notte. Più che di giorno».

17«E’ perché il lume di luna ne sfuma i contorni. Vedi, sembra che il limite si allarghi in una luminosità d’argento. Guarda il sommo del Tempio, lassù. Non sembra sospeso nel vuoto?».

«Pare che lo portino gli angeli sulle loro ali d’argento».

18Gesù sospira.

«Perché sospiri, Maestro?».

19«Perché gli angeli hanno abbandonato il Tempio. Il suo aspetto di purezza e santità è solo circoscritto alle mura. Quelli che dovrebbero darglielo nell’anima – perché anche ogni luogo ha la sua anima, ossia ha lo spirito per cui fu elevato, e il Tempio ha, dovrebbe avere, anima di preghiera e santità – sono i primi a toglierglielo. Non si può dare ciò che non si possiede, Giovanni. E se molti sono i sacerdoti ed i leviti che là vivono, non ve ne è neppure un decimo che sia atto a dar vita al Luogo Santo. Morte danno. Comunicano ad esso la morte che è nel loro spirito, morto a ciò che è santo. Hanno le formule. Non hanno la vita delle stesse. Sono cadaveri che sono caldi solo per la putrefazione che li gonfia».

«Ti hanno fatto del male, Maestro?». Giovanni è tutto in pena.

20«No. Anzi mi hanno lasciato parlare quando ho chiesto di farlo».

«Lo hai chiesto? Perché?».

21«Perché non voglio essere Io quello che inizia la guerra. La guerra verrà lo stesso. Perché Io farò una stolta paura umana ad alcuni e sarò un rimprovero per altri. Ma questo deve esser sul loro libro. Non sul mio».

L’amore dell’anima vergine.

Una proposta e due intenzioni.

22 Vi è un poco di silenzio, poi Giovanni torna a parlare. «Maestro… io conosco Anna e Caifa. Per bisogni di affari la mia famiglia è stata in rapporti con loro, e quando io sono stato in Giudea, per Giovanni, venivo anche al Tempio, e loro erano buoni col figlio di Zebedeo. Mio padre pensa sempre a loro col miglior pesce. E’ costume, sai? Quando si vuole averli amici, continuare ad averli, bisogna fare così…»

23«Lo so». Gesù è serio.

24«Ebbene, se credi, io parlerò di Te al Sommo Sacerdote. E poi… se vuoi, io conosco uno che è in rapporto di affari con mio padre. E’ un ricco mercante di pesce. Ha una casa bella e grande presso l’Ippico, perché sono persone ricche, ma sono anche molto buone. Saresti più comodo e ti stancheresti meno. Per venire fin qui si deve passare anche quel sobborgo di Ofel, così disordinato e sempre pieno di asini e ragazzi rissosi».

25«No, Giovanni. Io ti ringrazio. Ma sto bene qui. Vedi quanta pace? L’ho detto anche all’altro discepolo che mi faceva la stessa proposta. Lui diceva “per esser meglio considerato”».

«Io lo dicevo perché Tu ti stancassi meno».

26«Non mi stanco. Camminerò tanto e non mi stancherò mai. Sai cosa è che mi stanca? Il disamore. Oh! quello, che peso! Come portassi un peso sul cuore.»

L’amore dell’anima vergine.

«Io ti amo, Gesù».

27«Sì, e tu mi sollevi. Ti voglio tanto bene, Giovanni, te ne vorrò sempre perché tu non mi tradirai mai».

«Tradirti! Oh!».

28«Eppure vi saranno molti che mi tradiranno…»  Giovanni, ascolta. Ti ho detto che mi sono fermato qui per istruire un nuovo discepolo. E’ un giovane giudeo, istruito e conosciuto».

«Allora farai molto meno fatica che con noi, Maestro. Sono contento che Tu ne abbia qualcuno più capace di noi».

29«Credi tu che farò meno fatica?».

«Eh! se è meno ignorante di noi, ti capirà meglio e ti servirà meglio, specie se ti amerà meglio».

30«Ecco. Hai detto bene. Ma l’amore non va in ragione della istruzione, e neppure la formazione. Un vergine ama con tutta la forza del suo primo amore. Questo anche per le verginità del pensiero. E l’amato penetra e si imprime più in un cuore e in un pensiero vergine che in uno in cui già altri amori furono. Ma se Dio vorrà… Senti, Giovanni. Io ti prego di essergli amico. Il mio cuore trema a metter te, agnello intonso, presso l’esperto della vita. Ma anche però si placa, perché sa che tu sarai agnello, ma anche aquila, e se l’esperto vorrà farti toccare il suolo, sempre fangoso, il suolo del buon senso umano, tu con un colpo d’ala saprai liberarti e volere solo l’azzurro e il sole. Per questo ti prego di… – conservando te qual sei – essere amico del nuovo discepolo, che non sarà molto amato da Simon Pietro e anche da altri, per trasfondergli il tuo cuore…».

«Oh! Maestro! Ma non basti Tu?».

31«Io sono il Maestro. Al quale non tutto si dirà. Tu sei il condiscepolo, di poco più giovane, col quale è più facile aprirsi. Io non dico di ripetermi ciò che egli ti dirà. Odio le spie e i traditori. Ma ti chiedo di evangelizzarlo con la tua fede e la tua carità, con la tua purezza, Giovanni. E’ una terra inquinata da acque morte. Va prosciugata col sole dell’amore, purificata con l’onestà di pensieri, desideri e opere, coltivata con la fede. Puoi farlo».

«Se Tu credi che lo possa… oh! sì. Se Tu lo dici, che io posso fare questo, questo farò. Per amor tuo…»

32«Grazie, Giovanni».

Giovanni, la pace amorosa del Cristo.

33«Maestro, hai parlato di Simon Pietro. E mi è tornato in mente quello che dovevo dirti per primo, ma che la gioia di udirti mi aveva allontanato dal pensiero. Tornati a Cafarnao dopo la Pentecoste, abbiamo subito trovato la solita somma di quello sconosciuto. Il bambino l’aveva portata a mia madre. Io l’ho data a Pietro e lui me l’ha resa dicendo che l’usassi un poco per il ritorno e la sosta a Doco e il resto lo portassi a Te, per quanto ti può occorrere… perché anche Pietro pensava che qui è scomodo… ma Tu dici di no… Io non ho levato che due denari per due poverelli trovati presso Efraim. Per il resto ho vissuto con quanto mi aveva dato la madre mia e quanto mi hanno dato dei buoni, ai quali ho predicato il tuo Nome. Ecco la borsa».

34«La distribuiremo domani ai poveri. Così anche Giuda imparerà i nostri usi».

«Tuo cugino è venuto? Come ha fatto ad esser così svelto? Era a Nazareth e non mi disse di partire…»

35«No. Giuda è il nuovo discepolo. E’ di Keriot. Ma tu lo hai visto a Pasqua, qui, la sera della guarigione di Simone. Era con Tommaso».

«Ah! è lui?». Giovanni è un poco interdetto.

36«É lui. E Tommaso che fa?»

«Ha ubbidito al tuo comando lasciando Simone Cananeo e andando per la via del mare incontro a Filippo e Bartolomeo».

37«Sì, voglio vi amiate senza preferenze, aiutandovi scambievolmente, compatendovi l’un l’altro. Nessuno è perfetto, Giovanni. Non i giovani e non i vecchi. Ma, se avrete buona volontà, giungerete alla perfezione e quanto mancherà in voi lo metterò Io. Voi siete come i figli di una santa famiglia. Fra essa vi sono molti caratteri dissimili. Chi è forte, chi è dolce, chi è coraggioso, chi è timido, chi impulsivo e chi molto cauto. Se tutti foste uguali, sareste una forza in un carattere e delle deficienze in tutti gli altri. Mentre così formate un’unione perfetta, perché si completa a vicenda. L’amore vi unisce, vi deve unire, l’amore per la causa di Dio».

«E per Te, Gesù».

38«Prima la causa di Dio e poi l’amore per il suo Cristo».

«Io… che cosa sono io nella nostra famiglia?».

39«Sei la pace amorosa del Cristo di Dio. Sei stanco, Giovanni? Vuoi tornare? Io resto a pregare».

«Resto anche io a pregare con Te. Lasciami restare a pregare con Te».

40«Resta pure». Gesù dice dei salmi e Giovanni lo segue. Ma la voce si spegne e l’apostolo resta addormentato col capo sul grembo di Gesù, che sorride e stende il suo mantello sulle spalle del dormente e poi continua certo a pregare mentalmente.

La visione ha termine così.

Parallelo tra il Prediletto e il Traditore[186]. (Insegnamento)

I due capostipiti.

Dice poi Gesù:

41«Ancora un parallelo fra il mio Giovanni ed un altro discepolo. Parallelo in cui ne esce sempre più limpida la figura del mio prediletto. Egli è colui che si spoglia anche del suo modo di pensare e di giudicare per essere “il discepolo”. E’ colui che si dona senza volere di sé – del se stesso antecedente all’elezione – neppure una molecola.

42Giuda è colui che non si vuole spogliare di se stesso. E la sua è perciò una donazione irreale. Porta con sé il suo io malato di superbia, di sensualità, di cupidigia. Conserva il suo modo di pensare. Neutralizza perciò gli effetti della donazione e della Grazia.

43Giuda: capostipite di tutti gli apostoli mancati. E sono tanti! Giovanni: il capostipite di quelli che si fanno ostie per mio amore. Il tuo capostipite.

L’ostia imitabile da tutti gli amatori.

44Io e la Madre siamo le Ostie eccelse. Raggiungerci è difficile, impossibile anzi, perché il nostro sacrificio fu di una asprezza totale. Ma il mio Giovanni! E’ l’ostia imitabile da tutte le classi di miei amatori: vergine, martire, confessore, evangelizzatore, servo di Dio e della Madre di Dio, attivo e contemplativo, ha un esempio per tutti. E’ colui che ama.

L’Apostolo pago di far felice il Messia.

45Osserva i diversi modi di ragionare. Giuda investiga, cavilla, si impunta e, se anche mostra di cedere, in realtà conserva la sua forma mentale. Giovanni si sente un nulla, accetta tutto, non chiede le ragioni, è pago di farmi felice. Ecco l’esempio.

 Il Piccolo Giovanni.

46E non te ne sei sentita divenire tutta pace davanti alla sua semplice e cara amorosità? Oh! il mio Giovanni! E il mio piccolo Giovanni, che Io voglio sempre più simile al mio diletto. Accetta tutto, dicendo sempre come l’Apostolo: “Tutto quello che Tu fai è ben fatto, Maestro”, per meritare di sentirti sempre dire: “Sei la mia amorosa pace”. Ho bisogno di sollievo anche Io, Maria. Dàmmelo. Il mio Cuore per tuo riposo».

71. Giuda Iscariota presentato a Giovanni e a Simone Zelote[187].

Gelosie dell’Iscariota.

1Vedo Gesù con Giuda Iscariota passeggiare su e giù presso una delle porte del recinto del Tempio.

«Sei certo che verrà?» chiede Giuda.

2«Ne sono certo. Partiva all’alba da Betania e al Get-Sammi si sarebbe incontrato con il mio primo discepolo…»

3Una sosta, poi Gesù si ferma e guarda fissamente Giuda. Gli si è messo di fronte. Lo studia. Poi gli pone una mano sulla spalla e interroga: «Perché, Giuda, non mi dici il tuo pensiero?».

«Quale pensiero? Non ho un pensiero speciale in questo momento, Maestro. Domande te ne faccio persino troppe. Non puoi certo lamentarti del mio mutismo».

4«Mi fai molte domande e mi dai molti ragguagli sulla città e i suoi abitanti. Ma non mi apri il tuo animo. Cosa vuoi che abbiano importanza per Me le notizie sul censo e la struttura di questa o quella famiglia? Non sono uno sfaccendato venuto per passatempo qui. Tu lo sai perché sono venuto. E puoi ben capire che mi prema per prima cosa essere il Maestro dei miei discepoli. Perciò voglio da parte loro sincerità e confidenza. Ti amava tuo padre, Giuda?».

L’Iscariota ritrova il padre perduto.

5«Molto mi amava. Ero il suo orgoglio. Quando tornavo da scuola, e anche più tardi, quando tornavo a Keriot da Gerusalemme, egli voleva gli dicessi tutto. Si interessava di tutto quanto io facevo, e se erano cose buone gioiva, se erano men buone mi confortava, se – qualche volta, si sa, si sbaglia tutti – io avevo fatto errore e ne avevo avuto biasimo, egli mi mostrava tutta la giustizia del rimprovero avuto, o tutto il torto della mia azione. Ma lo faceva così dolcemente… pareva un fratello maggiore. Terminava sempre così: “Questo ti dico perché voglio che il mio Giuda sia un giusto. Voglio che io sia benedetto attraverso mio figlio…”. Mio padre…»

6Gesù, che ha sempre fissato attentamente il discepolo, sinceramente commosso all’evocazione del padre, dice: «Ecco, Giuda, sii certo di quanto Io ti dico. Nessuna opera farà tanto felice tuo padre quanto l’essermi discepolo fedele. Lo spirito di tuo padre esulterà, là dove attende la Luce – perché, se così ti educò, giusto dovette essere – vedendoti mio discepolo. Ma per esserlo tu devi dirti: “Ho ritrovato il mio padre perduto, il padre che pareva un fratello maggiore, l’ho ritrovato nel mio Gesù e a Lui, come al padre amato che ancora piango, tutto dirò, per averne guida, benedizione o dolce rimprovero”. Voglia l’Eterno e tu, soprattutto tu, vogliate far si che Gesù non abbia che da dirti: “Sei buono. Ti benedico”.»

Un uomo pieno di contrasti.

«Oh! si! Gesù, sì. Se Tu mi amerai tanto, io saprò divenire buono, come Tu vuoi e come voleva mio padre. E la madre mia non avrà più quella spina nel cuore. Diceva sempre: “Sei senza più guida, figlio, e ancora ne hai tanto bisogno”. Quando saprà che ho Te!».

7«Io ti amerò come nessun altro uomo potrebbe, Io ti amerò tanto, ti amo tanto. Non mi deludere».

«No, Maestro, no. Ero pieno di contrasti. Invidie, gelosie, smanie di primeggiare, senso, tutto si urtava in me contro le voci buone. Anche poco fa, vedi? Tu mi hai dato un dolore. Ossia, Tu no. Me lo ha dato la mia malvagia natura… Io credevo di essere il tuo primo discepolo… e Tu mi hai detto che ne hai già un altro».

8«Lo hai visto da te. Non ricordi che nel Tempio, per Pasqua, ero con molti galilei?».

«Credevo fossero amici… Credevo che io fossi il primo eletto a tal sorte e perciò il prediletto».

9«Non vi sono distinzioni nel mio cuore fra gli ultimi ed i primi. Se il primo mancasse e l’ultimo fosse santo, ecco allora farsi agli occhi di Dio la distinzione. Ma Io, Io amerò lo stesso, di un amor beato il santo, di un amor sofferente il peccatore. Ma ecco Giovanni che viene con Simone. Giovanni, il mio primo. Simone, quello di cui ti parlai due giorni sono. Simone e Giovanni tu li hai già visti. L’uno era malato…».

«Ah! il lebbroso! Ricordo. Già tuo discepolo?».

10«Dal giorno dopo».

«E io perché tanta attesa?».

11«Giuda?!»

«E’ vero. Perdono».

Simone Zelote  l’instancabile.

12Giovanni ha visto il Maestro e lo indica a Simone. Affrettano il passo. Il saluto di Giovanni è un bacio scambiato col Maestro. Simone, invece, si prostra ai piedi di Gesù e li bacia esclamando: «Gloria al mio Salvatore! Benedici il tuo servo, perché le sue azioni siano sante agli occhi di Dio ed io gli dia gloria per benedirlo di avermi dato Te!».

13Gesù gli pone la mano sul capo: «Sì, che ti benedico per ringraziarti del tuo lavoro. Alzati, Simone. Ecco, Giovanni; ecco, Simone: questo è l’ultimo discepolo. Anche lui vuole seguire la Verità. Fratello perciò a voi tutti».

Si salutano a vicenda, i due giudei con reciproca indagine, Giovanni con espansione.

14«Sei stanco, Simone?» chiede Gesù.

«No, Maestro. In un con la salute m’è venuta una vigoria che ancor non conoscevo».

15«E so che la spendi bene. Ho parlato con molti, e tutti mi hanno detto di te come di colui che li ha già istruiti sul Messia».

Simone sorride contento. «Anche ieri sera ho parlato di Te con uno che è un onesto israelita. Spero che un giorno lo conoscerai. Vorrei essere io a condurti a lui».

16«Questo non è impossibile».

Giuda interloquisce: «Maestro, mi hai promesso di venire con me, in Giudea».

17«E verrò. Simone continuerà ad istruire le persone sulla mia venuta. Il tempo è breve, amici, e il popolo è tanto. Ora Io vado con Simone. A sera voi due mi verrete incontro sulla via del monte Oliveto e distribuiremo denaro ai poveri. Andate».

Un dolce comando.

18Gesù, solo con Simone, gli chiede: «Quella persona di Betania è un vero israelita?».

«Un vero israelita. Sono in lui tutte le idee imperanti, ma però ha anche una vera ansia del Messia. E quando gli ho detto: “Egli è fra noi” lui ha risposto subito: “Felice me che vivo in quest’ora!”

19«Andremo da lui un giorno a portare benedizione alla sua casa. Hai visto il nuovo discepolo?».

«L’ho visto. E’ giovane e sembra intelligente».

20«Sì. Lo è. Tu che sei giudeo lo compatirai più degli altri per le sue idee».

«E’ un desiderio o un comando?».

21«E’ un dolce comando. Tu che hai sofferto puoi avere più indulgenza. Il dolore è maestro di tante cose».

«Se Tu me lo ordini, io sarò per lui tutto indulgenza».

22«Sì. Così. Forse il mio Pietro, e non lui solo, avrà un poco scandalo nel vedere come curo e mi preoccupo di questo discepolo. Ma un giorno capiranno… Più uno è mal formato e più ha bisogno di cure. Gli altri… oh! gli altri si formano anche da sé, per solo contatto. Io non voglio far tutto da Me. Chiedo la volontà dell’uomo e l’aiuto di altri per formare un uomo. Vi chiamo ad aiutarmi… e vi sono grato dell’aiuto».

«Maestro, supponi che da lui ti verranno delusioni?».

23 «No. Ma è giovane e cresciuto in Gerusalemme…»

«Oh! vicino a Te si correggerà di tutti i vizi di questa città… Io ne sono certo. Io, già vecchio e inaridito dall’astio, sono tornato tutto nuovo da quando ti ho visto…»

24Gesù mormora: «E così sia!». Poi, forte: «Vieni con Me nel Tempio. Evangelizzerò il popolo».

E la visione ha termine.

72. Verso Betlem con  Giovanni, Simone Zelote e Giuda Iscariota[188].

La figura vera del Messia.

Il miracolo più grande.

1Vedo, sin dal primo mattino, Gesù che, sempre alla stessa porta, si unisce coi discepoli Simone e Giuda. Gesù è già con Giovanni. E sento che dice: «Amici, vi chiedo di venire con Me per la Giudea. Se troppo non vi costa, specie a te, Simone».

«Perché, Maestro?».

2«E’ aspro il cammino sui monti giudaici… e forse anche più aspro ti sarà l’incontrare taluni che ti hanno fatto del male».

3«Per il cammino ti assicuro, ancora una volta, che dopo che Tu mi hai sanato sono più forte di un giovane e nessuna fatica mi pesa, anche perché è fatta per Te, e ora, poi, con Te. Per l’incontro con chi mi ha nuociuto, non c’è più asprezza di risentimenti, e neppure di sentimenti, nel cuore di Simone da quando è tuo. L’odio è caduto insieme alle scaglie del male. E non so, credilo, se dirti che hai fatto maggior miracolo nel guarirmi la carne corrosa o l’anima bruciata dal rancore. Penso di non errare nel dire che il miracolo più grande fu quest’ultimo. Guarisce sempre meno facilmente una piaga dello spirito… e Tu mi hai guarito d’un tratto. Questo è miracolo. Perché, no, d’un tratto uno non guarisce, anche se vuole farlo con tutte le sue forze, non guarisce l’uomo di un abito morale, se Tu non annulli quell’abito col tuo santificante volere».

4«Non erri nel giudicare».

«Perché non lo fai con tutti, così?» chiede Giuda un poco risentito. 

5«Ma lo fa, Giuda. Perché parli così al Maestro? Non ti senti diverso da quando lo avvicini? Io ero già discepolo di Giovanni il Battezzatore. Ma tutto cambiato mi sono trovato da quando Egli mi ha detto: “Vieni”».

Gli operai del Messia.

6Giovanni, che generalmente non interviene mai, e specie se c’è da farsi avanti al Maestro non lo fa mai, questa volta non sa tacere. Dolce e affettuoso, ha posato una mano sul braccio di Giuda come per calmarlo e gli parla affannoso e persuasivo. Poi si avvede di aver parlato prima di Gesù, arrossisce e dice: «Perdono, Maestro. Ho parlato in tua vece… ma volevo… volevo che Giuda non ti addolorasse».

7«Sì, Giovanni. Ma non mi ha addolorato come discepolo. Quando lo sarà, allora, se persisterà ne suo modo di pensare, mi addolorerà. Mi rattrista solo constatare quanto l’uomo è corrotto da Satana, che gli travia il pensiero. Tutti, sapete? Tutti avete il pensiero turbato da lui! Ma verrà, oh! verrà il giorno in cui avrete in voi la Forza di Dio, la Grazia; avrete la Sapienza col suo Spirito[189]… Allora avrete tutto per giudicare giustamente».

«E giudicheremo tutti giustamente?».

 8«No, Giuda».

«Ma parli per noi, discepoli, o per tutti gli uomini?».

9«Parlo alludendo prima a voi, poi agli altri tutti. Quando sarà l’ora, il Maestro creerà i suoi operai e li manderà per il mondo…».

«Non lo fai già?».

10«Per ora non vi uso che per dire: “C’è il Messia. Venite a Lui”. Allora vi farò capaci di predicare in mio nome, di compiere miracoli in mio nome… ». 

«Oh! anche miracoli?».

11«Sì, sui corpi e sulle anime».

«Oh! come saremo ammirati, allora!». Giuda è gongolante a quest’idea.

«Non saremo più col Maestro allora, però… e io avrò sempre paura di fare quel che è da Dio con capacità di uomo» dice Giovanni, e guarda Gesù pensierosamente e un poco triste anche.

«Giovanni, se il Maestro permette, vorrei dirti il mio pensiero» dice Simone.

12«Dillo a Giovanni, desidero che vi consigliate a vicenda».

«Sai già che è un consiglio?».

13Gesù sorride e tace.

14«Ebbene, allora io ti dico, Giovanni, che non devi, non dobbiamo temere. Appoggiamoci alla sua sapienza di Maestro santo e alla sua promessa. Se Egli dice: “Vi manderò”, segno è che sa di poterci mandare senza che noi si nuoccia a Lui e a noi, ossia alla causa di Dio, che tutti abbiamo cara come sposa testé sposata. Se Egli ci promette di vestire la nostra miseria intellettuale e spirituale con i fulgori della potenza che il Padre gli dà per noi, dobbiamo esser certi che lo farà e noi potremo, non per noi, ma per sua misericordia. Certamente però tutto questo avverrà se noi non metteremo orgoglio, desiderio umano nel nostro operare. Io penso che se corromperemo la nostra missione, che è tutta spirituale, con elementi che sono terrestri, allora verrà meno anche la promessa del Cristo. Non per incapacità sua, ma perché noi strozzeremo questa capacità col laccio della superbia. Non so se mi spiego bene».

«Ti spieghi molto bene. Ho avuto torto io. Ma sai… penso che, in fondo, desiderare di essere ammirati come discepoli del Messia, tanto suoi da aver meritato di fare ciò che Lui fa, sia desiderio di aumentare ancora la potente figura del Cristo presso le genti. Lode al Maestro che ha tali discepoli, ecco ciò che voglio dire io» gli risponde Giuda.

La figura vera del Messia.

15«Non è tutto errore nel tuo dire. Ma… vedi, Giuda. Io vengo da una casta che è perseguitata per… per avere male capito cosa e come deve essere il Messia. Sì. Se noi lo avessimo atteso con giusta visione del suo essere, non avremmo potuto cadere in errori che sono bestemmia alla Verità e ribellione alla legge di Roma, per cui e da Dio e da Roma fummo puniti. Abbiamo voluto nel Cristo vedere un conquistatore e un liberatore d’Israele, un Maccabeo novello, e più grande del grande Giuda[190]… Questo solo. E perché? Perché, più degli interessi di Dio, abbiamo curato gli interessi nostri: della patria e dei cittadini. Oh! santo anche l’interesse della patria. Ma che è davanti al Cielo eterno? Quanto – nelle lunghe ore di persecuzione prima e di segregazione poi, quando fuggiasco mi nascondevo nelle tane delle bestie selvatiche, condividendo con esse letto e cibo, per sfuggire alla forza romana e soprattutto alle delazioni dei falsi amici; oppure quando, attendendo la morte, già gustavo l’odore del sepolcro nella mia spelonca di lebbroso – ho pensato e ho visto: ho visto la figura vera del Messia… la tua, Maestro umile e buono, la tua, Maestro e Re dello spirito, la tua, o Cristo, Figlio del Padre che al Padre conduci, e non alle regge di polvere, non alle deità di fango. Tu… oh! mi è facile seguirti… Perché, perdona il mio ardire che si proclama giusto, perché ti vedo come ti ho pensato, ti riconosco, subito ti ho riconosciuto. Sì, non è stato un conoscimento di Te, ma un riconoscere Uno che già l’anima aveva conosciuto…»

16«Per questo ti ho chiamato… e per questo ti porto con Me, ora, in questo mio primo viaggio in Giudea. Voglio che tu completi il riconoscimento… e voglio che anche questi, che l’età fa meno capaci di giungere al vero per meditazione severa, sappiano come il loro Maestro è giunto a quest’ora… Capirete poi. Eccoci in vista della torre di Davide. La porta Orientale è vicina».

A Betlem la profezia diviene storia.

«Usciamo da essa?».

17«Sì, Giuda. Andiamo a Betlem per primo luogo. Là dove nacqui… E’ bene che lo sappiate… per dirlo agli altri. Anche questo rientra nel conoscimento del Messia e della Scrittura. Troverete le profezie scritte nelle cose con voce non più di profezia ma di storia. Giriamo lungo le case d’Erode…».

«La vecchia volpe malvagia e lussuriosa».

18«Non giudicate. Vi è Dio che giudica. Andiamo per quel sentiero fra queste ortaglie. Sosteremo all’ombra di un albero, presso qualche casa ospitale, sinché il sole è cocente. Poi proseguiremo il cammino».

La visione ha termine.

73. A Betlem, nella casa di un contadino e nella grotta della Natività[191].

I colpevoli dell’eccidio.

Presso il sepolcro di Rachele.

1Una strada di pianura sassosa, polverosa, asciugata dal sole estivo. Procede fra ulivi potenti, tutti carichi di ulivette appena formate. Il suolo, nei posti non calpestati, ha ancora uno strato dei minuti fiorellini dell’ulivo, caduti dopo la fecondazione.

2Gesù, coi tre, procede in fila indiana lungo la sponda della via, dove l’ombra degli ulivi ha mantenuto l’erba ancora verde, e perciò vi è meno polvere. La strada fa una svolta ad angolo retto, oltre la quale sale lievemente verso una conca ad ampio ferro di cavallo, sulla quale sono sparse numerose case e casette sino a formare una cittadina. Proprio là dove la strada fa gomito, vi è una costruzione cubica sormontata da una cupoletta bassa. E’ tutta chiusa, come abbandonata.

«Ecco là il sepolcro di Rachele» dice Simone.

«Allora siamo quasi giunti. Entriamo subito in città?».

3«No, Giuda. Prima vi mostrerò un luogo… Poi entreremo in città e, posto che è ancor giorno chiaro e sera di luna, potremo parlare alla popolazione. Se vorrà ascoltare».

«Vuoi che non ti ascolti?».

Sono giunti al sepolcro, antico ma ben conservato, bene imbiancato.

L’odio porta seco maledizione.

4Gesù si ferma a bere ad un rustico pozzo lì vicino. Gli offre l’acqua una donna venuta ad attingere. Gesù l’interroga: «Sei di Betlemme?».

«Lo sono. Ma ora in tempo di raccolti sto col marito in questa campagna, a curare gli orti ed i frutteti. E Tu sei galileo?».

5«Sono nato a Betlemme, ma sto a Nazaret di Galilea».

«Perseguitato anche Tu?».

6«La famiglia. Ma perché dici “anche Tu”? Fra i betlemmiti vi sono molti perseguitati?».

«E non lo sai? Quanti anni hai?».

7«Trenta».

«Allora sei nato proprio quando… oh! che sventura! Ma perché nacque qui Colui?».

«Chi?».

«Ma quello che si diceva il Salvatore. Maledizione agli stolti che ubriachi di sicera videro nelle nubi degli angeli, udirono nei belati e nei ragli delle voci di Cielo, e nelle nebbie dell’ebbrezza scambiarono tre miserabili per i più santi della terra. Maledizione a loro! E a chi in loro credette».

9«Ma non mi spieghi, con tutto il tuo maledire, che avvenne. Perché maledici?».

«Perché… Ma senti, dove vuoi andare?».

10«A Betlemme coi miei amici. Ho interessi là. Devo salutare vecchi amici e portare loro il saluto della Madre mia. Ma prima vorrei sapere tante cose, perché manchiamo, noi della famiglia, da molti anni. Lasciammo la città che ero di pochi mesi».

Il pellegrino porta seco benedizione.

«Prima della sventura, allora. Senti, se non ti schifa la casa di un contadino, vieni a dividere con noi il pane e il sale. Tu e i tuoi compagni. Parleremo durante la cena e vi darò alloggio sino al mattino. Ho piccola casa. Ma sopra la stalla vi è molto fieno ammucchiato. La notte è calda e serena. Se credi, puoi dormire».

11«Il Signore d’Israele compensi la tua ospitalità. Verrò con gioia nella tua casa».

«Il pellegrino porta seco benedizione. Andiamo. Devo però versare ancora sei anfore sulle verdure da poco nate».

12«E Io ti aiuterò».

«No. Tu sei un signore. Lo dice il tuo modo di fare».

13«Sono un operaio, donna. E costui è pescatore. Questi, giudei, sono di censo e d’impiego. Non Io». E prende un’anfora adagiata sul suo pancione presso il bassissimo muretto del pozzo, la lega e la cala. Giovanni lo aiuta. Anche gli altri non vogliono esser da meno. Dicono alla donna: «Dove è l’ortaglia? Mostrala a noi. Vi porteremo le giare».

«Dio vi benedica! Ho le reni spezzate dalla fatica. Venite…».

14E mentre Gesù estrae la sua brocca, i tre scompaiono giù per un viottolo… poi tornano con le due brocche vuote, le empiono, tornano via. E così fanno non per tre, ma per ben dieci volte. E Giuda ride dicendo: «Si sta sgolando a benedirci. Le diamo tant’acqua all’insalata che per almeno due giorni la terra sarà umida e la donna non si spezzerà le reni».

Quando torna per l’ultima volta, dice: «Maestro, però credo che siamo caduti male».

15«Perché, Giuda?».

«Perché ce l’ha col Messia. Le ho detto: “Non bestemmiare. Non sai che è la più grande grazia per il popolo di Dio il Messia? Geovà lo ha promesso a Giacobbe[192] e da lui a tutti i profeti e giusti d’Israele. E tu lo odii?”.» Mi ha risposto: “Non Lui. Ma quello che dissero ‘Messia’ dei pastori ubbriachi e dei maledetti indovini d’Oriente”. E siccome quello sei Tu…».

16«Non importa. So d’essere posto a prova e contraddizione di molti. Le hai detto che sono Io?».

«No. Non sono stolto. Ho voluto salvare le tue e le nostre spalle».

17«Facesti bene. Non per le spalle. Ma perché desidero manifestarmi quando lo giudico giusto. Andiamo».

Il buono e il cattivo è ovunque.

Giuda lo guida sino all’ortaglia. La donna versa le ultime tre brocche e poi li conduce verso una rustica costruzione in mezzo al frutteto.

«Entrate» dice. «Mio marito è già in casa».

Si affacciano ad una bassa e affumicata cucina.

18«La pace sia a questa casa» saluta Gesù.

«Chiunque Tu sia, la benedizione a Te e ai tuoi. Entra» risponde l’uomo. E prima porta un catino con dell’acqua perché i quattro si rinfreschino e si mondino. Poi entrano tutti e si siedono ad una rozza tavola.

«Io vi ringrazio per la mia donna. Mi ha detto. Non avevo mai avvicinato galilei e mi era stato detto che erano rozzi e rissosi. Ma voi siete stati gentili e buoni. Già stanchi… e lavorare tanto. Venite da lontano?»

19«Da Gerusalemme. Questi sono giudei. Io e quest’altro siamo di Galilea. Ma credi, uomo, il buono e il cattivo è ovunque».

«E’ vero. Io, per primo incontro con i galilei, trovo il buono. Donna, porta il cibo. Non ho che pane, verdure, ulive e formaggio. Sono contadino».

20«Non sono un signore neppure Io. Legnaiuolo sono».

«Tu? Con questi modi?».

21La donna interviene: «L’ospite è di Betlem, ti ho detto, e se sono, i suoi, perseguitati, saranno stati forse ricchi e istruiti come lo erano Giosoè di Ur, Mattia di Isacco, Levi di Abramo… poveri infelici!…»

«Non sei stata interrogata. Perdonala. Le donne sono più ciarliere di passere a sera».

22«Erano famiglie betlemmite?».

«Come? Non lo sai chi erano, se sei di Betlemme?».

23«Siamo fuggiti che Io avevo pochi mesi…»

La donna, che proprio deve esser ciarliera, torna a parlare: «E’ andato via prima del massacro».

«Eh! lo vedo. Altrimenti non ci sarebbe più al mondo. Non vi sei più tornato?».

24«No».

I colpevoli dell’eccidio.

25«Che gran sventura! Pochi troverai di quelli che, mi ha detto Sara, Tu vuoi conoscere e salutare. Molti uccisi, molti fuggiti, molti… mah! dispersi, né si è mai saputo se morirono nel deserto o se furono spenti in carcere per punirli della loro ribellione. Ma fu ribellione? E chi sarebbe stato inerte lasciando sgozzare tanti innocenti? No, che giusto non è che sia ancor vivo Levi e Elia mentre tanti innocenti sono morti!».

26«Chi sono i due, e che fecero?».

27«Ma… almeno dell’eccidio saprai. L’eccidio d’Erode[193]… Più di mille pargoli in città, un altro migliaio quasi nelle campagne[194]. E tutti, anzi, quasi tutti maschi, perché nella furia, nel buio, nella mischia, i feroci presero, strapparono dalle cune, dai letti materni, dalle case assalite, anche delle bambinelle e le trafissero come gazzelline poppanti prese di mira da un arciere.

28Ebbene, tutto questo perché? Perché un gruppo di pastori, che per vincere il gelo notturno certo avevano bevuto sicera a gran sorsi, furono presi da delirio e dissero di aver visto angeli, udito canzoni, avuto indicazioni… e dissero a noi di Betlemme: “Venite. Adorate. Il Messia è nato”. Pensa: il Messia in una spelonca!

29In verità devo dire che ebbri fummo tutti, anche io, allora adolescente, anche la moglie, di allora pochi anni… perché credemmo tutti, e in una povera donna galilea volemmo vedere la Vergine partoriente di cui parlarono i Profeti[195]. Ma se era con un rozzo galileo! Il marito certo. Se era moglie, come poteva esser la “Vergine”? Insomma, credemmo. Doni, adorazioni… case aperte per ospitarli… Oh! l’avevano saputa far bene la parte!

30Povera Anna! Ci ha rimesso i beni e la vita, e anche i figli di sua figlia, la prima, l’unica che si è salvata perché sposata con un mercante di Gerusalemme, persero i beni, perché la casa fu arsa e tutto il podere segato per ordine d’Erode. Ora è un campo incolto su cui pascolano gli armenti».

31«Tutta colpa dei pastori?».

«No, anche di tre stregoni venuti dai regni di Satana. Forse erano compari dei tre… E noi, stolti, ce ne tenevamo per tanto onore! Quel povero archisinagogo! Lo uccidemmo per aver giurato che le profezie mettevano suggello di verità alle parole dei pastori e dei maghi…»

32«Tutta colpa dei pastori e dei maghi, dunque?».

«No, galileo. Anche nostra. Della nostra credulità. Lo si aspettava da tanto il Messia! Secoli di attesa. Molte delusioni negli ultimi tempi per i falsi Messia. Uno era galileo, come Te, un altro aveva nome Teoda[196]. Bugiardi! Messia loro! Non erano che avidi avventurieri in caccia di fortuna! Doveva farci sveglia la lezione. Invece…»

Compimento delle profezie.

La luce splende nelle tenebre.

37«E allora perché maledite, tutti, i pastori e i maghi? Se vi giudicate stolti voi pure, allora dovreste maledire voi pure. Ma la maledizione non è permessa dal precetto d’amore. Maledizione attira maledizione. Avete voi la sicurezza che siete nel giusto? Non potrebbe esser vero che i pastori e i maghi avessero detto il vero, loro rivelato da Dio? Perché voler credere che fossero mentitori?».

38«Perché gli anni della profezia[197] non erano compiuti. Dopo ci pensammo… dopo che il sangue, che fece rosse le vasche e i rii, ci aperse gli occhi del pensiero».

39«E non avrebbe potuto l’Altissimo, per eccesso d’amore verso il suo popolo, anticipare la venuta del Salvatore? Su che basarono i maghi la loro asserzione? Mi hai detto che venivano da Oriente…»

«Dai loro calcoli su una nuova stella».

40«E non è detto: “Una stella nascerà da Giacobbe e una verga si alzerà da Israele”[198]? E Giacobbe non è il grande patriarca e non ebbe sosta in questa terra di Betlem a lui cara come pupilla del suo occhio, perché ivi morì la sua diletta Rachele?[199]

41E ancor non è detto da bocca profetica: “Un germoglio spunterà dalla radice di Jesse e un fiore verrà da questa radice”?[200] Isai, padre di Davide, qui nacque. Il germoglio sulla stirpe, segata alla radice da usurpazione di tiranni, non è la “Vergine” che partorirà il Figliolo, non avuto da uomo, ché allora non più vergine sarebbe, ma da volere divino, onde Egli sarà “l’Emmanuele”[201] perché Figlio di Dio, sarà Dio e porterà perciò Dio fra il popolo di Dio come il suo nome dice?

42E non sarà annunciato, dice la profezia, ai popoli delle tenebre, ossia ai pagani “da una gran luce”?[202] E la stella vista dai maghi non potrebbe esser la stella di Giacobbe, la grande luce delle due profezie di Balaam[203] e di Isaia[204]?

43E lo stesso eccidio compiuto da Erode non rientra nelle profezie? “Un grido s’è sentito nell’alto… E’ Rachele che piange i suoi figli”[205]. Era segnato che lacrime gemessero le ossa di Rachele nel suo sepolcro di Efrata quando, per il Salvatore, sarebbe venuta la ricompensa al popolo santo. Lacrime per poi mutarsi in celeste riso, come l’arcobaleno che è fatto delle ultime gocce del temporale, ma dice: “Ecco, il sereno è concesso».

Le tenebre non l’hanno accolto.

«Sei molto dotto. Sei rabbi?».

44«Lo sono».  

«E io lo sento. Vi è luce e vero nelle tue parole. Ma però… oh! troppe ferite sanguinano ancora in questa terra di Betlem per il vero o falso Messia… Non consiglierei lo Stesso a venire mai qui. La terra lo respingerebbe come si respinge un figliastro per causa del quale morirono i figli veri. Ma già… se era Lui… è morto con gli altri sgozzati».

45«Dove abita ora Levi, e dove Elia?».

«Li conosci?». L’uomo è in sospetto.

46«Non li conosco. Il loro viso m’è ignoto[206]. Ma sono infelici, ed Io ho sempre pietà degli infelici. Voglio andare a trovarli».

«Umh! sarai il primo dopo quasi sei lustri. Sono ancora pastori e servono un ricco erodiano di Gerusalemme che si è appropriato di molti beni degli uccisi… C’è sempre chi guadagna! Li troverai coi greggi verso le alture che vanno a Ebron. Ma, un consiglio. Non ti far vedere a parlare con essi dai betlemmiti. Ne avresti danno. Li sopportiamo perché… perché c’è l’erodiano. Se no…»

47«Oh! l’odio! Perché odiare?».

«Perché è giusto. Ci hanno fatto del male».

48«Hanno creduto fare bene».

«Ma fecero male. E male si abbiano. Dovevamo ucciderli come fecero uccidere con la loro stoltezza. Ma eravamo inebetiti e dopo… c’era l’erodiano».

49«Se non c’era lui, allora, anche dopo il primo, ancor compatibile sussulto di vendetta, avreste ucciso?».

«Anche ora uccideremmo se non avessimo paura del padrone loro».

50«Uomo, Io ti dico: non odiare. Non desiderare il male. Non desiderare di fare il male. Qui non vi è colpa. Ma anche vi fosse, perdona. In nome di Dio perdona. Dillo agli altri betlemmiti. Quando cadrà l’odio dai vostri cuori verrà il Messia; lo conoscerete, allora, perché Egli è vivente, Egli era già quando la strage avvenne. Io ve lo dico. Non per colpa dei pastori e dei maghi, ma per colpa di Satana avvenne la strage. Il Messia vi è nato qui, è venuto a portare la Luce alla terra dei suoi padri. Figlio di Madre vergine della stirpe di Davide, nelle rovine della casa di Davide aperse al mondo il fiume delle grazie eterne, aperse la Vita all’uomo…»

51«Via, via! esci di qui! Tu, seguace di questo falso Messia, che non poteva che esser falso, perché ci ha portato sventura, a noi di Betlemme. Tu lo difendi, perciò…»

«Silenzio, uomo. Io sono giudeo e ho amici in alto. Potrei farti pentire dell’insulto» scatta Giuda, prendendo per la veste il contadino e scuotendolo, violento e acceso d’ira.»

«No, no, via di qua! Non voglio noie né coi betlemiti, né con Roma ed Erode. Andatevene, maledetti, se non volete che vi lasci un segno. Via!…»

52«Andiamo, Giuda. Non reagire. Lasciamolo nel suo livore. Dio non penetra dove è astio. Andiamo».

«Sì, andiamo. Ma me la pagherete».

53«No, Giuda. No. Non dire così. Sono ciechi… Ce ne saranno tanti sul mio percorso…»

Escono, seguendo Simone e Giovanni che sono già fuori e che parlottano con la donna, dietro l’angolo della stalla.»

«Perdona al marito mio, Signore. Non credevo di far tanto male… Ecco, tieni. Le prenderai domattina. Sono fresche, di oggi. Non ho altro… Perdono. Dove dormirai?» (Dà delle uova).

54«Non ci pensare. So dove andare. Va’ in pace per la tua bontà. Addio».

L’amore non è amato.

       55Camminano per qualche metro in silenzio, poi Giuda esplode: «Però Tu, a non farti adorare! Perché non far curvare nella mota quel lurido bestemmiatore? A terra! Atterrato per aver mancato a Te, Messia… Oh! io lo avrei fatto! I samaritani vanno inceneriti col miracolo. Non li scuote che quello».

56«Oh! quante volte lo sentirò dire! Ma dovessi incenerire per ogni peccato verso Me!… No, Giuda. Io sono venuto per creare. Non per distruggere».

«Già. Ma intanto gli altri distruggono Te».

57Gesù non ribatte.

Simone chiede: «Dove andiamo, ora, Maestro?».

58«Venite con Me. So un luogo».

«Ma se non ci sei mai stato, da quando fuggisti, come lo sai?» chiede, ancora irritato, Giuda.

59«Lo so. Non è bello. Ma ci fui un’altra volta. Non è in Betlemme… un poco fuori… Pieghiamo da questa parte».

Gesù avanti, poi Simone, poi Giuda, ultimo Giovanni… Nel silenzio, rotto solo dal fruscìo dei sandali sulle ghiaiuzze del sentiero, si sente un singhiozzo.

60«Chi piange?» chiede Gesù voltandosi. E Giuda:

«E’ Giovanni. Ha avuto paura».

61«No. Non paura. Avevo già la mano sul coltello che ho alla cintura… Ma mi sono ricordato del tuo: “Non uccidere, perdona”. Lo dici sempre…».

«E allora perché piangi?» chiede Giuda.

62«Perché soffro a vedere che il mondo non vuole Gesù. Non lo riconosce e non lo vuole conoscere. Oh! è un tal dolore! Come mi frugassero in cuore con degli spini fatti di fuoco. Come avessi visto calpestare mia madre e sputare sul volto di mio padre… Più ancora… Come avessi visto i cavalli romani mangiare nell’Arca Santa e far riposo nel Santo dei Santi».

63«Non piangere, Giovanni mio. Lo dirai, per questa e per infinite altre volte: “Egli era la Luce venuta a splendere fra le tenebre, ma le tenebre non lo compresero. Venne nel mondo che per Lui era stato fatto, ma il mondo non lo conobbe. Venne alla sua città, alla sua casa, e i suoi non lo ricevettero”[207]. Oh! non piangere così!».

«Questo non succede in Galilea!» sospira Giovanni.

«Allora neppure in Giudea» ribatte Giuda. «Gerusalemme ne è la capitale e, or sono tre giorni, osannava a Te, Messia. Qui… posto di rozzi pastori, contadini e ortolani… non è da prender per base. Anche i galilei, va’ là, non saranno tutti buoni. Del resto Giuda, il falso Messia, di dove era? Si diceva…».

64«Basta, Giuda. Non conviene inquietarsi. Io sono calmo. Siatelo voi pure. Giuda, vieni qui. Ti devo parlare». Giuda lo raggiunge. «Prendi la borsa. Tu farai le spese. Per domani».

Il Padre del secolo futuro.

L’alloggio del Re d’Israele (Insegnamento).

 

«E per ora, dove albergheremo?».

65Gesù sorride e tace. La notte è scesa. La luna veste tutto di candore. Gli usignoli cantano fra gli ulivi. Un rio è un nastro d’argento sonante. Dai prati falciati viene odor di fieni: caldo, direi carnale. Qualche muggito. Qualche belato. E stelle, stelle, stelle… una semina di stelle sul velano del cielo, un baldacchino di gemme vive steso sulle colline di Betlemme.

«Ma qui!… Son rovine. Dove ci conduci? La città è più là».

66«Lo so. Vieni. Segui il rio, dietro a Me. Ancora pochi passi, e poi… poi ti offrirò l’alloggio del Re d’Israele».

Giuda si stringe nelle spalle e tace. 

 Ancora pochi passi. Poi ecco un ammasso di case franate. Resti di abitazioni… Un antro fra due spacchi del muraglione.

67Gesù dice: «Avete l’esca? Accendete».

Simone accende un fanaletto tratto dalla sua bisaccia e lo dà a Gesù.

68«Entrate» dice il Maestro alzando il lumino. «Entrate. Questa è la camera della natività del Re d’Israele».

«Tu scherzi, Maestro! Questa è una fetida spelonca. Ah! io non ci sto per davvero! Ne ho schifo: umida, fredda, puzzolente, piena di scorpioni, di serpi forse…»

Aquí la noche del 25 de Diciembre nació Jesucristo.

69«Eppure… Amici, qui, la notte del 25, d’Encenie, dalla Vergine nacque Gesù Cristo, l’Emmanuele, il Verbo di Dio fatto Carne per amore dell’uomo: Io che vi parlo. Anche allora, come ora, il mondo fu sordo alle voci del Cielo che parlavano ai cuori… ed ha respinto la Madre… e qui…

70No, Giuda, non torcere con disgusto lo sguardo da quelle nottole svolazzanti, da quei ramarri, da quelle tele di ragno, non sollevare con schifo la tua bella veste ricamata perché non strusci sul suolo coperto degli escrementi animali.

71Quelle nottole sono le figlie delle figlie di quelle che furono i primi balocchi agitati sotto gli occhi del Bambino, per il quale gli angeli cantavano il “Gloria” udito dai pastori, non ebbri altro che di estatica gioia, di vera gioia.

72Quei ramarri, col loro smeraldo, furono i primi colori che colpirono la mia pupilla, i primi dopo il candore della veste e del materno volto. Quelle tele di ragno, i baldacchini della mia culla regale.

73Questo suolo… oh! lo puoi calpestare senza sdegno… E’ coperto di escrementi… ma è santificato dal piede di Lei, la Santa, la grande Santa, la Pura, l’Inviolata, la Puerpera deipara, Colei che partorì perché doveva partorire, partorì perché Dio, non l’uomo, glielo disse e l’incinse di Sé. Lei, la Senza Macchia, l’ha premuto. Tu lo puoi calpestare. E per le piante dei tuoi piedi Dio voglia ti salga al cuore la purezza da Lei effusa…»

Il Padre del secolo futuro.

74Simone si è inginocchiato. Giovanni va dritto alla greppia e piange col capo appoggiato ad essa. Giuda è esterrefatto… poi lo vince l’emozione e, senza più pensare alla sua bella veste, si butta al suolo, prende il lembo della veste di Gesù, la bacia e si batte il petto dicendo: «Oh! misericordia, Maestro buono, della cecità del tuo servo! La mia superbia cade… ti vedo qual sei. Non il re che io pensavo. Ma il Principe eterno, il Padre del secolo futuro, il Re della pace. Pietà, Signore e Dio mio! Pietà!».

75«Sì. Tutta la mia pietà! Ora dormiremo dove dormì l’Infante e la Vergine, là dove Giovanni ha preso il posto della Madre adorante, qui dove Simone pare il mio padre putativo. Oppure, se lo preferite, vi parlerò di quella notte…»

«Oh! sì, Maestro. Facci conoscere il tuo fiorire».

«Perché sia perla di luce nei nostri cuori. E perché lo possiamo ridire al mondo».

«E venerare la Madre tua, non solo per esserti madre, ma per essere… oh! per essere la Vergine!».

76Prima ha parlato Giuda, poi Simone, poi Giovanni col volto che piange e ride, là presso la greppia…

Gesù racconta la notte del suo natale.

77«Venite sul fieno. Udite…» e Gesù racconta la sua notte natale: «…essendo la Madre già prossima al tempo di partorire, venne, per ordine di Cesare Augusto, fatto bando dal delegato imperiale Publio Sulpizio Quirino, mentre era governatore della Palestina Senzio Saturnino. Il bando era: censire tutti gli abitanti dell’Impero. Coloro che schiavi non fossero dovevano recarsi nei luoghi di origine, per iscriversi negli albi dell’Impero. Giuseppe, sposo della Madre, era della stirpe di Davide, e di Davide era la Madre. Ubbidendo perciò al bando, lasciarono Nazareth per venire in Betlemme, culla della stirpe regale. Rigido il tempo…».

Gesù continua il racconto e tutto cessa così.

74. All’albergo di Betlem e sulle macerie della casa di Anna[208].

Segni dell’eccidio di Erode.

Mattino d’estate a Betlem.

1Le prime ore di un luminoso mattino d’estate. Il cielo pennella di rosa in alcune sottili nuvolette, che paiono sfilacciature di garza perse su un tappeto di raso turchese. Vi è tutto un cantare di uccelli, già ebbri di luce… Passere, merli, pettirossi zirlano, cinguettano, rissano per uno stelo, per un bruco, per un rametto da portare nel nido, da mettere nel gozzetto, da prendere per appollatoio. Rondini saettano dal cielo al piccolo rio per bagnarsi il petto di neve tinto al sommo di ruggine e, presa la freschezza dell’onda, carpita la ancor dormente moschina sospesa ad uno stelo, si impennano in alto col guizzo di una lama brunita, garrendo giulive.

2Due cutrettole, vestite di seta cenerina, passeggiano graziose come due damine lungo la sponda del ruscello e tengono ben alta la lunga coda ornata di vellutini neri, si specchiano, si trovano belle, riprendono la passeggiata, beffate da un merlo che fischia loro dietro col suo lungo becco giallo, vero monello del bosco. Dentro ad un folto melo selvatico, che si alza solitario presso le rovine, una rosignola chiama insistentemente il suo compagno, e tace solo quando lo vede giungere con un lungo bruco che si divincola nella stretta del becco sottile. Due colombi torraioli, probabilmente evasi da qualche colombaia cittadina, e che hanno eletto libera dimora fra le crepe del torrione diroccato, si abbandonano alle loro espansioni sgrugolando lui, seduttore, tubando lei, pudica.

3Gesù, con le braccia conserte al petto, guarda tutte queste liete bestioline e sorride.

Ricordi da Betlem per la Madre.

«Già pronto, Maestro?» chiede Simone alle sue spalle.

4«Già pronto. Gli altri dormono ancora?».

«Ancora».

5«Sono giovani… Mi sono lavato a quel rio… Un’acqua fresca che snebbia la mente…».

«Ora vado io».

Mentre Simone, vestito solo di una corta tunichella, si lava e poi si riveste, spuntano Giuda e Giovanni.

«Dio ti salvi, Maestro. Abbiamo fatto tardi?».

6«No. E’ appena mattutino. Ma ora fate presto e andiamo».

I due si lavano e poi si mettono tunica e mantello.

7Gesù, prima di incamminarsi, strappa dei fioretti nati fra le crepe di due massi e li pone in una scatoletta di legno, in cui sono già altre cose che non distinguo bene. Spiega: «Li porterò alla Madre. Li avrà cari… Andiamo».

L’apostolo delle missioni difficili.

«Dove, Maestro?».

8«A Betlemme».

«Ancora? Mi pare che non ci sia buon’aria per noi…»

9«Non importa. Andiamo. Voglio farvi vedere dove scesero i Magi e dove ero Io».

10«Allora, senti. Scusa, sai, Maestro? Ma lascia che parli. Facciamo una cosa. A Betlem, e nell’albergo, lascia che sia io quello che discorre e chiede. Per voi galilei non c’è molto amore in Giudea, e qui meno che altrove. Anzi facciamo così: Tu e Giovanni apparite galilei anche alla veste. Troppo semplice. E poi… quei capelli! Perché vi ostinate a tenerli così lunghi? Io e Simone vi diamo il mantello e prendiamo il vostro. Tu, Simone, a Giovanni; io al Maestro. Ecco… così. Vedi? Sembrate subito un poco più giudei. Ora questo». E si leva il copricapo – un telo a righe gialle, marroni, rosse, verdi, come il mantello, tutte alternate, tenuto a posto da un cordone giallo – e lo mette sul capo di Gesù e lo accomoda lungo le guance per celare i lunghi capelli biondi. Giovanni prende quello verde scurissimo di Simone. «Oh! ora va meglio! Io ho il senso pratico».

11«Sì, Giuda. Tu hai il senso pratico. E’ vero. Guarda però che non superi l’altro senso».

«Quale, Maestro?».

12«Il senso spirituale».

«Noooh! Ma in certi casi è bene saper esser politici più di ambasciatori. E senti… sii buono ancora… e per tuo bene… Non mi smentire se dirò delle cose… delle cose… non vere, ecco».

13«Che vuoi dire? Perché mentire? Io sono la Verità e non voglio menzogna, né in Me né intorno a Me».

«Oh! non dirò che mezze menzogne. Dirò che siamo tutti di ritorno da luoghi lontani, dall’Egitto magari, e che vogliamo aver notizie di cari amici. Dirò che siamo giudei di ritorno da un esilio… In fondo, in tutto c’è un poco di vero… e poi, parlo io… bugia più, bugia meno…».

14«Ma Giuda! Perché ingannare?».

«Lascia perdere, Maestro! Il mondo si regge sugli inganni. E sono necessari qualche volta. Bene, per farti contento dirò solo che veniamo da lontano e che siamo giudei. Questo è vero per tre su quattro. E tu, Giovanni, non parlare mai. Ti tradiresti».

«Starò zitto».

«Poi… se le cose si mettono bene… allora diremo il resto. Ma ci spero poco… Sono astuto, e sento a volo».

15«Lo vedo, Giuda. Ma preferirei fossi semplice».

«Serve poco. Nel tuo gruppo io sarò quello delle missioni difficili. Lasciami fare».

16Gesù è poco propenso. Ma cede.

Giorno di mercato.

17Vanno. Girano lungo le rovine, poi costeggiano un muraglione senza finestre, oltre il quale si sente ragliare, muggire, nitrire, belare, e quel versaccio sgangherato dei cammelli o dromedari. Il muraglione fa angolo. Lo girano. Eccoli sulla piazza di Betlemme. La vasca della fonte è al centro della piazza, che è sempre con la sua forma sghimbescia, eppure è diversa nel lato opposto all’albergo. Là, dove c’era la casetta, che quando la penso la vedo ancor tutta d’argento puro sotto il raggio della Stella, è una grande apertura sparsa di macerie. Solo la scaletta è ancora ritta col suo piccolo poggiolo. Gesù guarda e sospira. La piazza è piena di gente intorno a venditori di cibarie, utensili, stoffe ecc., che hanno steso su stuoie o messo in ceste le loro mercanzie, tutte posate sul suolo, e sono loro pure accoccolati per lo più al centro del loro… negozio, se però non urlano e gesticolano in piedi, alle prese con qualche compratore tirchio.

«E’ giorno di mercato» dice Simone.

Ezechia l’oste di Betlem.

18La porta, anzi, il portone dell’albergo è spalancato e ne esce una fila di asini carichi di mercanzie. Giuda entra per primo. Si guarda intorno. Afferra altezzoso un piccolo stalliere sporco e scamiciato, ossia con una sola sottoveste che è senza maniche e corta al ginocchio. «Servo!» urla. «Il padrone! Subito! Va’ svelto, ché non sono uso ad aspettare».

Il ragazzo va di corsa, tirandosi dietro una scopa di fascina.

19«Ma Giuda! Che modi!».

«Zitto, Maestro. Lasciami fare. Ci devono credere ricconi, e di città».

Corre il padrone, che si spezza la schiena in inchini davanti a Giuda, imponente nel mantello rosso cupo di Gesù sulla sua ricca veste giallo oro, tutta cinture e frange.

20«Noi veniamo da lontano, uomo. Giudei delle comunità asiatiche. Perseguitato questo, di nascita betlemmita, ricerca i suoi cari amici di qui. E noi con Lui. Veniamo da Gerusalemme, dove abbiamo adorato l’Altissimo nella sua Casa. Puoi ragguagliarci?».

«Signore… il tuo servo… Tutto per te. Ordina».

21«Vogliamo sapere di molti… e specie di Anna, la donna che aveva casa di fronte al tuo albergo».

«Oh! infelice! Anna non la troverete più che nel seno di Abramo. E i suoi figli con lei».

«Morta? Perché?».

«Non sapete dell’eccidio di Erode? Tutto il mondo ne parlò e anche il Cesare lo definì “porco che si nutre di sangue”. Uh! che ho detto! Non mi denunciare! Sei proprio giudeo?».

«Ecco il segno della mia tribù. Sicché? Parla».

«Anna è stata uccisa dai soldati di Erode, con tutti i suoi figli, meno una».

«Ma perché? Era tanto buona!».

«La conoscevi?».

«Benissimo». Giuda mente spudoratamente.

22«Fu uccisa per avere ospitato quelli che si dicevano padre e madre del Messia… Vieni qui, in questa stanza… I muri hanno orecchie, e parlare di certe cose… è pericoloso».

Entrano in una stanzetta scura e bassa. Siedono su un basso divano.

Testimone della nascita del Messia

23«Ecco… io ho avuto buon naso. Non sono alberghiere per nulla! Sono nato qui, figlio di figli di alberghieri. Ho la malizia nel sangue. E non li ho voluti. Forse un buco per loro lo avrei trovato. Ma… galilei, poveri, sconosciuti… eh! no, Ezechia non ci casca! E poi… sentivo… sentivo che erano diversi… quella donna… degli occhi… un che… no, no, doveva avere il demonio in sé e parlargli. E ce lo ha portato qui… a me no, ma in città. Anna era più innocente di una pecorella, e li ha ospitati pochi giorni dopo, con il Bambino ormai. Dicevano che era il Messia… Oh! quanti denari ho fatto in quei giorni! Altro che censo! Venivano anche quelli che non avevano da venire per il censo. Venivano fin dal mare, fin dall’Egitto a vedere… e per mesi! Che guadagno ho fatto!…

24Per ultimi sono venuti tre re, tre potenti, tre maghi… che so? Un corteo! non finiva più! Mi hanno preso tutte le stalle e hanno pagato, in oro, tanto fieno da bastare per un mese, e poi sono andati via il giorno dopo lasciando tutto lì. E che regali agli stallieri, alle donne! E a me! Oh!… Io del Messia, vero o falso che fosse, non ne posso che dire bene. Mi ha fatto guadagnare monete a sacchi. Disastri non ne ho avuti. Morti neppure, perché avevo appena preso moglie. Quindi… Ma gli altri!»

I luoghi della strage.

25«Vorremmo vedere i luoghi della strage».

«I luoghi? Ma tutte le case furono luogo di strage. Per miglia intorno a Betlemme vi furono morti. Venite con me».

Salgono una scala, montano su un terrazzone sul tetto. Dall’alto si vede molta campagna e tutta Betlemme stesa come un ventaglio aperto sulle sue colline.

26«Vedete i punti rovinati? Lì furono arse anche le case, perché i padri difesero i figli con le armi. Vedete là quella specie di pozzo coperto di edera? Quella è il resto della sinagoga. Bruciata con l’archisinagogo, che aveva asserito esser quello il Messia. Bruciata dai superstiti, pazzi per la strage dei figli. Ne abbiamo avute delle noie, dopo… E là, e là, e là… vedete quei sepolcri? Sono delle vittime… Paiono pecorelle sparse fra il verde, a perdita d’occhio. Tutti innocenti e padri e madri degli stessi… Vedete quella vasca? Era rossa la sua acqua dopo che i sicari si ebbero nettate armi e mani in essa. E quel rio qui dietro, l’avete visto?… Era rosa per il gran sangue che aveva raccolto dalle cloache… E lì, ecco, lì… di fronte. Quello è quanto rimane di Anna».

27Gesù piange.

«La conoscevi bene?».

Risponde Giuda: «Era come una sorella per sua Madre. Vero, amico?».

28Gesù risponde solo: «Sì».

«Capisco» fa l’alberghiere e resta pensieroso.

29Gesù si china a parlare piano con Giuda.

«Il mio amico vorrebbe andare su quelle rovine» dice Giuda.

«E vi vada! Son di tutti!».

Scendono. Salutano. Se ne vanno. L’oste resta deluso. Forse sperava guadagno. Traversano la piazza. Salgono sulla superstite scaletta.

30«Da qui» dice Gesù «mia Madre mi fece salutare i Magi e da qui scendemmo per andare in Egitto».

Della gente guarda i quattro sulle rovine. Uno interroga: «Parenti dell’uccisa?».

«Amici». Una donna urla: «Non fate del male, almeno voi, alla morta, come gli altri suoi amici lo fecero alla viva e poi scapparono in salvo».

31Gesù è dritto sul ballatoio, contro il muretto che lo limita, alto perciò sulla piazza di un due metri circa, col vuoto di dietro. Un vuoto solare, che lo innimba tutto e fa ancor più candida la veste di lino candidissimo che lo copre da sola, ora che il mantello è scivolato giù dalle spalle e sta ai piedi di Lui come una base multicolore.

Dietro ancora, lo sfondo verde e spettinato di ciò che era l’orto e il campo di Anna, ora inselvatichito e sparso di macerie.

Il Messia venne ai suoi.

Inicio del discorso.

32Gesù stende le braccia. Giuda, che vede il gesto, dice: «Non parlare! Non è prudente!».

33Ma Gesù empie la piazza della sua voce potente: «Uomini di Giuda! Uomini di Betlemme, udite! Udite o voi, donne della terra sacra a Rachele! Udite un che da Davide viene, che perseguitato ha sofferto, che, fatto degno di parlare, parla per darvi luce e conforto. Udite».

La gente si affolla.

34La gente cessa di vociare, litigare, comperare, e si affolla. E’ un rabbi!».

«Viene da Gerusalemme certo».

«Chi è?». Che bell’uomo!».

«Che voce!».

«Che modi!». Eh! se è progenie di Davide!».

«Nostro, allora!».

«Udiamo, udiamo!». Tutta la piazza è ora contro la scaletta, che pare un pulpito.

“Fratelli della mia terra” (Discorso).

Il peccato originale.

35«Nella Genesi è detto: “Io porrò inimicizia fra te e la donna… essa ti schiaccerà il capo e tu la insidierai nel calcagno”[209]. E ancora è detto: “Io moltiplicherò i tuoi affanni e le tue gravidanze… e la terra produrrà triboli e spine”[210]. Questa la condanna dell’uomo, della donna e del serpente.

Il pianto di Rachele.

 36Venuto da lontano a venerare la tomba di Rachele, ho udito nel vento della sera, nella rugiada della notte, nel pianto dell’usignolo al mattino, ripetersi il singhiozzo di Rachele antica, ripetuto da bocche e bocche di madri di Betlemme nel chiuso dei sepolcri, o nel chiuso dei cuori. Ed ho sentito ruggire il dolore di Giacobbe nel dolore dei vedovi consorti, senza più sposa perché il dolore l’ha uccisa[211]… Piango con voi.

Betleme cula del Saalvatore.

37Ma udite, fratelli della mia terra. Betlem, terra benedetta, la più piccola delle città di Giuda, ma la più grande agli occhi di Dio e dell’umanità perché culla del Salvatore, come dice Michea[212], appunto perché tale, perché destinata ad esser il tabernacolo su cui si sarebbe posata la Gloria di Dio, il Fuoco di Dio, il suo incarnato Amore, ha scatenato l’odio di Satana.

La vendeta di Satana.

38“Porrò inimicizia fra te e la donna. Essa ti terrà sotto il suo piede e tu insidierai il suo calcagno”. Quale inimicizia più grande di quella che ha per mèta i figli, il cuore del cuore della donna? E quale più forte piede di quello della Madre del Salvatore? Ecco perciò che naturale fu la vendetta di Satana vinto, il quale, no, non al calcagno, ma al cuore delle madri, per la Madre, avventò la sua insidia.

Il sangue degli innocenti.

39Oh! moltiplicati affanni del perdere i figli dopo averli partoriti! Oh! tremendi triboli dell’aver seminato e sudato per la prole, ed esser padre senza più prole! Ma giubila, Betlemme! Il tuo sangue più puro, il sangue degli innocenti, ha fatto via di fiamma e porpora al Messia…».

Indizio di agitazione

40La folla, che è andata sempre più rumoreggiando da quando Gesù ha nominato il Salvatore, e poi la Madre dello Stesso, ora ha un più chiaro indizio di agitazione.

«Taci, Maestro» dice Giuda. «E andiamo».

41Ma Gesù non lo ascolta. Continua: «…al Messia che la Grazia del Padre-Dio salvò dai tiranni per conservarlo al popolo per sua salvezza e…»

L’inizio della gazzarra.

42Una stridula voce di donna grida: «Cinque, cinque ne avevo partoriti, e più nessuno è nella mia casa! Misera me!» e urla istericamente.

E’ l’inizio della gazzarra.

Un’altra si voltola nella polvere, si lacera le vesti, mostra una mammella mutilata nel capezzolo, e urla: «Qui, qui, su questa poppa me l’hanno sgozzato il mio primogenito! La spada gli ha reciso la faccia insieme al capezzolo mio. Oh! il mio Eliseo!».

«E io? E io? Ecco là la mia reggia! Tre tombe in una, vegliata dal padre. Marito e figli insieme. Ecco, ecco!… Se c’è il Salvatore, mi renda i figli, mi renda lo sposo, mi salvi dalla disperazione, da Belzebù mi salvi».

Urlano tutti: «I nostri figli, i mariti, i padri! Li renda, se c’è!».

Gesù agita le braccia imponendo silenzio.

La promessa del Messia.

43«Fratelli della mia terra, Io vorrei rendervi alla carne, anche alla carne, i figli. Ma Io ve lo dico: siate buoni, rassegnati, perdonate, sperate, gioite in una speranza, in una certezza giubilate. Presto riavrete i vostri figli, angeli nel Cielo, perché il Messia sta per aprire le porte dei Cieli, e se giusti sarete la morte sarà Vita che viene, e Amore che torna…».

I suoi non l’accolsero.

44«Ah! sei Tu il Messia? In nome di Dio, dillo».

45Gesù abbassa le braccia col suo gesto così dolce, mansueto, che pare un abbraccio, e dice: «Lo sono».

«Via! Via! Per tua colpa, allora!».

Vola un sasso fra fischi e dileggi.

Giuda ha uno scatto bello… oh! fosse stato sempre così! Si butta davanti al Maestro, ritto sul muretto del poggiolo, a manto spiegato, e riceve imperterrito i colpi di pietra, ne sanguina anche, e urla a Giovanni e Simone: «Portate via Gesù. Dietro quelle piante. Io verrò. Andate, in nome del Cielo!». E alla folla: «Idrofobi cani! Sono del Tempio, e al Tempio e a Roma vi denuncerò».

La folla ha un attimo di paura. Ma poi riprende la sassaiola, per fortuna, maldestra. E Giuda imperterrito la riceve, rispondendo con contumelie alle maledizioni della folla. Anzi, afferra a volo un sasso e lo spedisce sulla testa di un vecchietto urlante come una gazza spennata viva. E, siccome tentano di dar la scalata al suo piedistallo, svelto raccoglie un ramo secco che è al suolo (ora è sceso dal muretto) e lo rotea sulle schiene, teste, mani, senza pietà.

Giuda di Keriot discepolo di Rabbi Jesù di Galilea.

46Accorrono delle milizie e con le lance si fanno largo. «Chi sei? Perché questa rissa?».

«Un giudeo assalito da questi plebei. Era con me un rabbi noto ai sacerdoti. Parlava a questi cani. Si sono scatenati e ci hanno assaliti». «Chi sei?».

«Giuda di Keriot, già del Tempio, ora discepolo di Rabbi Jesù di Galilea. Amico del fariseo Simone, del sadduceo Giocana, del consigliere del Sinedrio Giuseppe di Arimatea, e infine, ciò lo puoi confrontare, di Eleazar ben Anna, il grande amico del Proconsole».

«Verificherò. Dove vai?».

«Col mio amico a Keriot, e poi a Gerusalemme».

«Vai. Noi ti difenderemo le spalle».

Giuda allunga delle monete al soldato. Deve essere cosa illecita… ma usuale, perché il milite prende, svelto e guardingo, saluta e sorride. Giuda balza giù dal suo podio. Va a salti per il campo incolto, raggiunge i compagni.

«Sei molto ferito?».

«Roba da niente, Maestro. Poi! Per Te!… Le ho anche date, però. Devo essere tutto sporco di sangue…»

«Sì, sulla guancia. Qui vi è un filo d’acqua».

Giovanni bagna un piccolo telo e lava la guancia di Giuda.

Come comportarsi nelle persecuzioni.

47«Mi spiace, Giuda… Ma vedi… anche a dir loro che si era giudei, secondo il tuo senso pratico…»

«Bestie sono. Credo che ti sarai persuaso, Maestro. E che non insisterai».

48«Oh! no! Non per paura. Ma perché è inutile, per ora. Quando non ci vogliono, non si maledice, ma ci si ritira pregando per i poveri folli che muoiono di fame e non vedono il Pane. Andiamo per questa via remota. Credo si possa prendere la strada di Ebron… Dai pastori, se li troveremo».

«A prendere altre sassate?».

49«No. A dir loro: “Son Io”.»

«Eh! allora!..; Certo ci bastonano. Soffrono da trenta anni per causa tua!…»

50«Vedremo».

Vanno per un folto boschetto, ombroso, fresco, e li perdo di vista.

75. Gesù ritrova i pastori Elia e Levi[213].

I primi amici del Messia.

In fretta verso gli amici

1Le alture si fanno molto più alte e selvose di quelle di Betlemme e salgono sempre più, in una vera catena di monti.

2Gesù sale avanti a tutti, spingendo lo sguardo avanti, intorno, come a cercare qualcosa. Non parla. Ascolta più le voci delle selve che quelle dei discepoli, arretrati di qualche metro da Lui e parlottanti fra loro.

3Un campano suona lontano, ma il vento porta il dindolare della campanella. Gesù sorride. Si volge: «Sento delle pecore» dice.

«Dove, Maestro?».

4«Mi sembra verso quel poggio. Ma il bosco non mi fa vedere».

Giovanni non fa parole. Si leva l’abito – il mantello lo hanno tutti a tracolla, arrotolato, perché sono accaldati – e con la sola tunichella corta abbraccia un tronco alto e liscio, che direi di un frassino, e sale, sale… sinché vede. «Si, Maestro. Molti greggi e tre pastori là, dietro quel folto». Scende e vanno sicuri.

«Saranno, poi, loro?».

5«Chiederemo, Simone, e se loro non sono ci diranno qualcosa… Si conoscono fra loro».

Ancora circa un centinaio di metri, poi ecco un largo pascolo verde, tutto contornato da grosse piante annose. Molte pecore sono sul prato ondulato e brucano l’erba folta. Tre uomini le guardano. Uno è vecchio, già tutto canuto, gli altri sono uno sui trenta, l’altro sulla quarantina, circa.

«Sta’ attento, Maestro. Sono mandriani…» consiglia Giuda, vedendo che Gesù affretta il passo.

 

 

Amici tenaci

6Ma Gesù non risponde neppure. Va, alto, bello, col sole occiduo in faccia, nella sua veste bianca. Pare un angelo, tanto è luminoso… «La pace sia con voi, amici» saluta quando è sul limite del prato.

I tre si volgono stupiti. Un silenzio. Poi il più vecchio chiede: «Chi sei?».

7«Uno che ti ama».

«Saresti il primo da molti anni. Da dove vieni?».

8«Dalla Galilea».

«Dalla Galilea? Oh!». L’uomo lo guarda attento. Anche gli altri si sono fatti vicini. «Dalla Galilea» ripete il pastore, e aggiunge piano, come per sé stesso: «Anche Egli era veniente dalla Galilea… Da che luogo, signore?».

9«Da Nazareth».

«Oh! dimmi, allora. E’ più tornato un bambino, con una donna di nome Maria e un uomo di nome Giuseppe, un bambino bello ancor più di sua madre, che fiore più vago mai vidi sulle pendici di Giuda? Un bambino nato a Betlem di Giuda, al tempo dell’editto? Un bambino fuggito poi, per grande fortuna del mondo. Un bambino che darei la vita per saperlo proprio vivo e uomo ormai!».

10«Perché dici che è stata grande fortuna del mondo l’esser fuggito?».

«Perché Egli era il Salvatore, il Messia, e Erode lo voleva morto. Io non c’ero quando Egli fuggì col padre e la madre… Quando seppi della strage e tornai… – perché anche io avevo dei figli (singhiozzo), signore, e una donna… (singhiozzo) e li sentivo uccisi (altro singhiozzo), ma, ti giuro per il Dio d’Abramo, di Lui tremavo più che per la mia stessa carne – lo seppi fuggito e neppur potei chiedere; neppur potei raccogliere le mie creature sgozzate… A colpi di pietra come un lebbroso, come un immondo, come un assassino sono stato preso… e ho dovuto fuggire nei boschi, far la vita di un lupo… finché trovai un padrone. Oh! non è più Anna… E’ duro e crudele… Se una pecora si scoscia, se il lupo mi preda un agnello, o esser bastonato a sangue o levarmi il poco guadagno, lavorare nei boschi per altri, far qualche cosa, ma pagare, il triplo sempre del valore. Ma non importa. Ho sempre detto all’Altissimo: “Fammi vedere il tuo Messia, fammi almeno sapere che è vivo, e tutto è nulla”. Signore, ti ho detto come sono stato trattato dai betlemmiti e come sono trattato dal padrone. Avrei potuto rendere male per male, o fare il male, rubando, per non soffrire col padrone. Ma non ho voluto che perdonare, soffrire, essere onesto, perché gli angeli hanno detto: “Gloria a Dio nei Cieli altissimi e pace in terra agli uomini di buona volontà”.

Amici fedeli.

11«Proprio così dissero?».

«Sì, signore, credilo tu, tu almeno che sei buono. Conosci tu almeno, e credilo, che il Messia è nato. Nessuno lo volle più credere. Ma gli angeli non in mentono… e noi non si era ebbri come dissero. Questo, vedi, era un fanciullo allora, e vide per primo l’angelo. Non beveva che latte. Può il latte fare ebbri? Gli angeli hanno detto: “Oggi nella città di Davide è nato il Salvatore che è Cristo, il Signore. E lo riconoscerete da questo. Troverete un Bambino a giacere in una mangiatoia, avvolto nelle fasce».

12«Così proprio dissero? Non avete inteso male? Non vi sbagliate, dopo tanto tempo?».

«Oh! no! Vero, Levi? Per non dimenticare – già non avremmo potuto, perché erano parole di Cielo e si scrissero col fuoco del Cielo nei nostri cuori – tutte le mattine, tutte le sere, quando il sole sorge, quando brilla la prima stella, noi le diciamo per preghiera, per benedizione, per forza e conforto, col nome di Lui e della Madre».

13«Ah! dicevate: “Cristo”?».

«No, signore. Diciamo: “Gloria a Dio nei Cieli altissimi e pace in terra agli uomini di buona volontà, per Gesù Cristo che è nato da Maria in una stalla di Betlemme e che, avvolto in fasce, era in una mangiatoia, Egli che è il Salvatore del mondo»

14«Ma insomma, voi chi cercate?».

«Gesù Cristo, Figlio di Maria, il Nazareno, il Salvatore».

15«Sono Io». Gesù sfavilla nel dirlo, manifestandosi a questi suoi tenaci amatori. Tenaci, fedeli, pazienti.

«Tu! Oh! Signore, Salvatore, Gesù nostro!».

I tre sono a terra e baciano i piedi di Gesù, piangendo di gioia.

16«Alzatevi. Alzati, Elia, e tu, Levi, e tu che non so chi sia».

«Giuseppe, figlio di Giuseppe».

17«Questi sono i miei discepoli Giovanni, galileo, Simone e Giuda, giudei».

I pastori non sono più faccia a terra ma, ancora sui ginocchi, abbandonati all’indietro sui calcagni, adorano il Salvatore con occhi d’amore, labbra che tremano di emozione, volti sbiancati o arrossati dalla gioia.

18Gesù si siede sull’erba.

«No, Signore. Sull’erba Tu no, Re di Israele».

19«Lasciate, amici. Sono povero. Un legnaiolo, per il mondo. Ricco solo d’amore per il mondo, e dell’amore che i buoni mi danno. Sono venuto per stare con voi, spezzare con voi il pane della sera, dormire al vostro fianco sul fieno, prendere conforto da voi…»

«Oh! conforto! Noi siamo rozzi e perseguitati».

20«Anche Io perseguitato. Ma voi mi date ciò che cerco: amore, fede e speranza che resiste per anni e dà fiore. Vedete? Mi avete saputo attendere, credendo senza dubbi che ero Io. E Io sono venuto».

«Oh! sì! Sei venuto. Ora, anche se muoio, non ho niente più che mi dia pena di cosa sperata e non avuta».

21«No, Elia. Tu vivrai fino a dopo il trionfo del Cristo. Tu, che hai visto la mia alba, devi vedere il mio fulgore. E gli altri? Eravate dodici: Elia, Levi, Samuele, Giona, Isacco, Tobia, Gionata, Daniele, Simeone, Giovanni, Giuseppe, Beniamino. Mia Madre mi diceva sempre i vostri nomi. Come dei miei primi amici».

«Oh!». I pastori sono sempre più commossi.

Amici pazienti.

22«Dove sono gli altri?».

«Il vecchio Samuele morto, per età, da vent’anni. Giuseppe ucciso per aver combattuto sulla porta del chiuso, dando tempo alla sposa, madre da poche ore, di fuggire con costui che io ho raccolto per amore dell’amico e per… e per avere ancora dei bambini intorno. Anche Levi ho preso meco… Era perseguitato. Beniamino è pastore sul Libano con Daniele. Simeone, Giovanni e Tobia, che ora si fa chiamare Mattia a ricordo del padre, anche lui ucciso, sono discepoli di Giovanni. Giona è nel piano di Esdrelon, a servizio di un fariseo. Isacco è con le reni spezzate, in miseria assoluta, e solo, a Jutta. Lo aiutiamo come possiamo… ma siamo tutti percossi e sono gocce di rugiada in un incendio. Gionata è ora servo di un grande di Erode».

23«Come avete potuto, specie Gionata, Giona, Daniele e Beniamino, esser a questi servizi?».

«Mi ricordai di Zaccaria, tuo parente… Mi ci aveva mandato la Madre. E quando ci trovammo nelle gole della Giudea, fuggiaschi e maledetti, li guidai a lui. Fu buono. Ci protesse, ci sfamò. Ci cercò padrone. Come poté. Io avevo già avuto preso tutto il gregge di Anna dall’erodiano… e sono rimasto con lui… Fatto uomo il Battista e principiato a predicare, Simeone, Giovanni e Tobia andarono con lui».

24«Ma ora il Battista è prigioniero».

«Sì. Ed essi sono di ronda presso Macheronte, con un pugno di pecore, per non dare sospetti, date da un ricco, discepolo di Giovanni tuo parente».

25 «Vorrei vederli tutti».

«Sì, Signore. Andremo a dir loro: “Venite. Egli è vivo. Egli ci ricorda e ama».

26 «E vi vuole fra i suoi amici».

«Sì, Signore».

«Ma per primo andremo da Isacco.»

Amici per sempre.

27 «E Samuele e Giuseppe dove sono sepolti?».

«Samuele a Ebron. Restò a servizio di Zaccaria. Giuseppe… non ha tomba, Signore. Fu arso con la casa».

28«Non fra le fiamme dei crudeli, ma fra le fiamme del Signore, nella gloria, presto sarà. Io ve lo dico; a te, Giuseppe figlio di Giuseppe, lo dico. Vieni, che Io ti baci per dir grazie al padre tuo».

«E i miei bambini?».

29«Angeli, Elia. Angeli che ripeteranno il “Gloria” quando il Salvatore sarà coronato».

«Re?».

30«No. Redentore. Oh! corteo di giusti e santi! E sul davanti le falangi bianche e porporine dei pargoli martiri! E, aperte le porte del Limbo, ecco che saliremo insieme al Regno che non muore. E poi voi verrete e ritroverete padri, madri e figli nel Signore! Credete».

«Sì, Signore».

La preghiera prima della cena.

31«Chiamatemi Maestro. La sera scende, la prima stella nasce. Di’ la tua preghiera prima della cena».

«Non io. Tu».

32«Gloria a Dio nei Cieli altissimi e pace in terra agli uomini di buona volontà, che hanno meritato di vedere la Luce e di servirla. Il Salvatore è fra loro. Il Pastore della stirpe regale è fra il suo gregge. La Stella del mattino è sorta. Giubilate, o giusti! Giubilate nel Signore. Lui che ha fatto la volta dei cieli e li ha seminati di stelle, Lui che ha messo a limite delle terre i mari, Lui che ha creato i venti e le rugiade, e regolato il corso delle stagioni per dare pane e vino ai figli suoi, ecco che più alto Cibo ora vi manda: il Pane vivo che scende dal Cielo, il Vino dell’eterna Vite. Venite, voi, primizie dei miei adoratori. Venite a conoscere il Padre in verità per seguirlo in santità e averne eterno premio».

33Gesù ha pregato in piedi con le braccia stese, mentre discepoli e pastori stanno in ginocchio. Poi viene dato pane e una scodella di latte appena munto, e dato che tre sono le ciotole, o zucche svuotate, non so, prima mangiano Gesù, Simone e Giuda. Poi Giovanni, al quale Gesù passa la sua tazza, con Levi e Giuseppe; ultimo mangia Elia.

34Le pecore non brucano più, si riuniscono in gran gruppo serrato in attesa di esser condotte forse al loro chiuso. Ma vedo invece che i tre pastori le conducono nel bosco, sotto una rustica tettoia di rami recinta da funi. Loro si danno da fare a preparare del fieno per letto a Gesù e discepoli.

Vengono accesi dei fuochi, forse per le bestie selvatiche.

Istruzione agli amici.

35Giuda e Giovanni, stanchi, si sdraiano e dopo poco dormono. Simone vorrebbe far compagnia a Gesù. Ma dopo poco dorme lui pure, seduto sul fieno e col dorso addossato a un palo.

36Restano svegli Gesù coi pastori. E parlano: di Giuseppe, di Maria, della fuga in Egitto, del ritorno… E poi, dopo queste domande d’amore, ecco le domande più alte: che fare per servire Gesù? Come lo potranno, loro, rozzi pastori?

37E Gesù istruisce e spiega: «Ora Io vado per la Giudea. Voi sarete sempre tenuti informati dai discepoli. Poi vi farò venire. Riunitevi, intanto. Fate che l’uno sappia dell’altro, e di questo mio essere nel mondo, come Maestro e Salvatore. Come potete, fatelo sapere. Non vi prometto che sarete creduti. Dileggio Io ho avuto e percosse. Voi pure le avrete. Ma, come avete saputo esser forti e giusti in questa attesa, siatelo più ancora ora che siete miei. Domani andremo verso Jutta. Poi a Ebron. Potete venire?».

38«Oh! sì! Le strade sono di tutti ed i pascoli sono di Dio. Solo Betlemme ci è interdetta dall’odio ingiusto. Gli altri paesi sanno… ma ci scherniscono solo chiamandoci “beoni “. Perciò poco potremo fare qui».

39«Vi chiamerò altrove. Non vi abbandonerò».

«Per tutta la vita?».

40«Per tutta la mia vita».

«No. Prima morirò io, Maestro. Sono vecchio».

41«Lo credi? Non Io. Uno dei primi volti che vidi fu il tuo, Elia. Uno degli ultimi sarà. Porterò meco nella pupilla il tuo volto sconvolto dal dolore per la mia morte. Ma poi sarà il tuo a portare nel cuore il radioso di un mattino trionfale, e con quello aspetterai la morte… La morte: l’incontro eterno col Gesù che hai adorato piccino. Anche allora gli angeli canteranno il Gloria: “per l’uomo di buona volontà”.»

Non sento più nulla, la dolce visione si offusca. Finisce.

76. A Jutta dal pastore Isacco.
Sara e i suoi bambini
[214].

Il miracolo dell’amore.

La valle di Jutta.

1Una fresca valle sonante d’acque che vanno verso sud fra balzi e spume di un torrentello d’argento, che spruzza la sua ridente freschezza sui piccoli pascoli delle prode, ma pare che la linfa sua salga anche per le pendici, tanto sono verdi: uno smeraldo, variegato nel suo verde, che dal suolo sale, attraverso i cespugli e gli arbusti del sottobosco, sino alle cime delle alte piante, fra cui sono molti noci, del bosco vero e proprio, tutto intersecato di zone aperte, che sono pianori verdi dall’erba nutrita, pascolo sano e robusto per gli armenti.

2Gesù scende, coi suoi e coi tre pastori, verso il torrente. Pazientemente si ferma quando c’è da attendere una pecora che si attarda o uno dei pastori che deve rincorrere un’agnella che si svia. E’ proprio il Buon Pastore ora. Anche Lui si è munito di un lungo ramo per scansare le ramaglie delle more e dei biancospini e vitalbe, che sporgono da tutte le parti e cercano afferrare le vesti. E ciò completa la sua figura pastorale.

3«Vedi? Jutta è lassù. Ora passeremo il torrente, vi è un posto di guado che nell’estate serve, senza ricorrere al ponte. Sarebbe stato più breve venire da Ebron. Ma Tu non hai voluto».

La vita oltre la morte.(Insegnamento)

4«No. A Ebron dopo. Prima sempre da chi soffre. I morti non soffrono più, quando sono dei giusti. E Samuele era un giusto. Per i morti, poi, che hanno bisogno di preghiere, non è necessario esser presso le loro ossa per darle.

5Le ossa? Che sono? Prova della potenza di Dio, che con la polvere creò l’uomo. Ma non oltre. Anche l’animale ha le ossa. Scheletro meno perfetto dell’uomo, quello di ogni animale. Solo l’uomo, il re del creato, ha posizione eretta, da re sui suoi sudditi, col volto che guarda diritto e in alto senza aver da torcere il collo; in alto, là dove è la dimora del Padre. Ma sono sempre ossa. Polvere che polvere ritorna.  

6La Bontà eterna ha deciso di ricostruirla nel Giorno eterno per dare un ancor più vivo gaudio ai beati. Pensate: non solo gli spiriti saranno riuniti e si ameranno come e molto più che sulla terra, ma anche gioiranno di rivedersi con quegli aspetti che in terra ebbero: i bimbi ricciuti e cari come i tuoi, Elia, i padri e le madri dal cuore e dal volto tutto amore come i vostri, Levi e Giuseppe. Anzi, per te, Giuseppe, sarà un conoscere finalmente quei volti di cui hai nostalgia. Non più orfani, non più vedovi fra i giusti, lassù…

7Suffragio ai morti si può dare ovunque. E’ preghiera di uno spirito, per lo spirito di chi ci era congiunto, allo Spirito perfetto che è Dio e che è ovunque. Oh! santa libertà di tutto ciò che è spirituale! Non distanze, non esilii, non prigioni, non sepolcri… Nulla che divida e incateni in una impotenza penosa ciò che è fuori e al disopra delle catene della carne.

8Voi andate, con la parte migliore di voi, ai vostri diletti. Loro, con la loro parte migliore, vengono a voi. E tutto rotea, di questa effusione di spiriti che s’amano, intorno al Fulcro eterno, a Dio: Spirito perfettissimo, Creatore di tutto quanto fu, è e sarà, Amore che vi ama e vi insegna ad amare…[215] Ma eccoci al guado, credo. Vedo una fila di pietre affiorare dalla poca acqua del fondo».

Il guado.

9«Sì, è quello, Maestro. In tempo di piena è sonante cascata, ora non è che sette rivoli d’acqua che ridono fra le sei grosse pietre del guado».

Infatti sei grossi massi, abbastanza squadrati, sono stesi, alla distanza di un buon palmo fra loro, sul fondo del torrente, e l’acqua, prima unita in un unico nastro brillante, si separa in sette nastri minori, affrettandosi, ridente, a riunirsi al di là del guado in un’unica freschezza che scorre via parlottando fra le ghiaie del fondo.

I pastori sorvegliano il passaggio delle pecorelle, che parte passano sui sassi e parte preferiscono scendere nell’acqua, alta non più di un palmo, e bere a questa diamantina onda che spuma e ride.

10Gesù passa sulle pietre e dietro Lui i discepoli. Riprendono l’andare sull’altra sponda.

Elia va sicuro incontro a Isacco.

11«Mi hai detto che vuoi far noto a Isacco che Tu ci sei, ma non entrare in paese?».

12«Sì, così voglio».

«Allora è bene separarci. Io andrò da lui, Levi e Giuseppe resteranno col gregge e con voi. Salgo di qui. Farò più presto».

E Elia intraprende a salire su per la costa, verso un biancheggiare di case che splendono al sole là, in alto. Mi pare di seguirlo. Eccolo alle prime case. Prende un vicoletto fra case e orti. Cammina per qualche decina di metri. Poi svolta in una via più larga e da questa entra in una piazza.

Non ho detto che tutto ciò avviene nelle prime ore del mattino. Lo dico ora per spiegare che sulla piazza vi è ancora il mercato, e massaie e venditori vociano intorno alle piante che fanno ombra alla piazza.

Elia va sicuro sino al punto dove la piazza torna ad esser via, una via abbastanza bella. La più bella, forse, del paese. All’angolo vi è una casupola, meglio, una stanza con la porta aperta. Quasi sulla porta un povero letto e, sopra, uno scheletrico infermo, che lamentosamente chiede ad ogni passante un obolo.

Il miracolo dell’amore.

13Elia entra come un razzo. «Isacco… sono io».

«Tu? Non ti attendevo. Sei venuto la scorsa luna».

«Isacco… Isacco… Sai perché sono venuto?».

«Non so… sei commosso… che avviene?».

«Ho visto Gesù di Nazaret, uomo, rabbi ormai. E’ venuto a cercarmi… e ci vuole vedere. Oh! Isacco! Stai male?».

Infatti Isacco si è abbandonato come morisse. Ma si riprende: «No. La notizia… Dove è? Come è? Oh! lo potessi vedere!».

«E’ giù, a valle. Mi manda a dirti così, proprio così: “Vieni, Isacco, ché ti voglio vedere e benedire”. Ora chiamerò qualcuno che mi aiuti e ti porterò giù».

«Così ha detto?».

«Così. Ma che fai?».

«Vado».

14Isacco respinge le coperture, muove le gambe inerti, le getta dal pagliericcio, le punta al suolo, si alza, ancora un poco incerto e traballante. Tutto in un attimo, sotto gli occhi sbarrati di Elia… che finalmente capisce e urla… Si affaccia una donnetta curiosa. Vede l’infermo in piedi che si ammanta, non avendo altro, in una delle coperture, e scappa via urlando come una gallina.

«Andiamo… di qua andiamo, per fare più presto e non avere folla… Presto, Elia».

Ed escono di corsa dalla porticina di un orticello posteriore, spingono la chiusura di rami secchi, sono fuori, filano per un vicoletto miserabile, poi giù per una stradetta fra orti e da questa giù per i prati e i boschetti, sino al torrente.

Discepolo promosso.

15«Ecco là Gesù» dice Elia, additàndolo.

«Quello alto, bello, biondo, vestito di bianco, col manto rosso…»

Isacco corre, fende il gregge brucante, e con un grido di trionfo, di gioia, di adorazione, si prostra ai piedi di Gesù.

16«Alzati, Isacco. Sono venuto. A portarti pace e benedizione. Alzati, che ti conosca il volto».

Ma Isacco non può alzarsi. Troppe emozioni insieme, e sta, col suo felice pianto, contro il suolo.

17«Sei subito venuto. Non ti sei chiesto se potevi…».

«Tu mi hai detto di venire… e sono venuto».

«Neppure ha chiuso la porta, né raccolto gli oboli, Maestro».

18«Non importa. Gli angeli veglieranno nella sua dimora. Sei contento, Isacco?».

«Oh! Signore!».

19«Chiamami Maestro».

«Sì, Signore, Maestro mio. Anche non fossi guarito, sarei stato beato a vederti. Come ho potuto trovare tanta grazia presso Te?».

20«Per la tua fede e pazienza, Isacco. So quanto hai sofferto…».

«Niente, niente! Più niente! Ho trovato Te! Sei vivo! Ci sei! Questo c’è proprio… Il resto, tutto il resto è passato. Ma, Signore e Maestro, ora non te ne vai più, vero?».

21«Isacco, ho tutto Israele da evangelizzare. Io vado… Ma se Io non posso restare, tu mi puoi sempre servire e seguire. Vuoi esser mio discepolo, Isacco?».

«Oh! Ma non sarò buono!».

22«Saprai confessare che Io sono? Contro gli schemi e le minacce confessarlo? E dire che Io ti ho chiamato e sei venuto?».

«Anche se Tu non volessi, direi tutto questo. In questo ti disubbidirei, Maestro. Perdona se lo dico».

23Gesù sorride. «E allora, vedi che sei buono di fare il discepolo?».

«Oh! se non è che per fare questo! Credevo fosse più difficile. Che bisognasse andare a scuola dai rabbi per servire Te, Rabbi dei rabbi… e andare a scuola da vecchio…». Infatti l’uomo ha almeno cinquant’anni.

24«La scuola l’hai già fatta, Isacco».

«Io? No».

25«Tu, sì. Non hai continuato a credere e ad amare, a rispettare e benedire Dio e prossimo, a non avere invidie, a non desiderare ciò che era d’altri e anche ciò che era tuo e che non avevi più, a non dire che il vero anche se ciò ti nuoceva, a non fornicare con Satana facendo peccati? Non hai fatto tutto questo, in questi trent’anni di sventura?».

«Sì, Maestro».

26«Tu vedi. La scuola l’hai fatta. Continua così e aggiungi la rivelazione del mio essere nel mondo. Non c’è altro da fare».

27«Ti ho già predicato, Signore Gesù. Ai bambini che venivano quando, sciancato, giunsi a questo paese chiedendo un pane e facendo ancora qualche lavoro di tosa e di latticini, e poi che venivano intorno al mio letto quando il male si fece forte e mi perse dalla vita in giù. Di Te parlavo ai bambini di allora e ai bambini di ora, figli di quelli… I bambini sono buoni e credono sempre… Dicevo di quando eri nato… degli angeli… della Stella e dei Magi… e della Madre tua… Oh! dimmi! E’ viva?».

28«E’ viva e ti saluta. Sempre parlava di voi».

«Oh! vederla!».

29«La vedrai. Verrai nella mia casa un giorno. Maria ti saluterà: amico».

Una famiglia consacrata al Messia.

Famiglia buona come il pane.

30«Maria… Sì. E’ come avere in bocca il miele a dire quel nome… Vi è una donna a Jutta, ora è donna, madre da poco del suo quarto figlio, che un tempo era bambina, una delle mie piccole amiche… e ai suoi figli ha messo nome: Maria e Giuseppe ai due primi e, non osando chiamare il terzo Gesù, lo ha chiamato Emanuele, per augurio a se stessa, alla sua casa e ad Israele. E pensa al nome da dare al quarto, nato sei giorni sono. Oh! quando saprà che son guarito! E che Tu sei qui! Buona come il pane della mamma è Sara, e buono Gioacchino il suo sposo. E i loro parenti? Per loro son vivo. Mi hanno dato ricovero e aiuto sempre».

31«Andiamo da loro a chiedere ricovero per le ore di sole e a portare benedizione per la loro carità».

«Di qua, Maestro. Più comodo per il gregge e per sfuggire alla gente, certo eccitata. La vecchia, che mi ha visto alzarmi in piedi, certo ha parlato».

32Seguono il torrente, lo lasciano, più a sud, per prendere un sentiero che sale piuttosto ripido, seguendo uno sperone del monte fatto come un tagliamare di nave. Ora il torrente è in direzione contraria a chi sale, e scorre nel fondo fra due ordini di monti, che si intersecano formando valle accidentata e bella. Riconosco il luogo. E’ inconfondibile. E’ quello della visione di Gesù e i fanciulli, avuta nella scorsa primavera. Il solito muretto a secco delimita la proprietà che scoscende a valle. Ecco i prati con i meli, i fichi e i noci, ecco la casa, bianca sul verde, con la sua ala sporgente che protegge la scala e fa portico e loggia, ecco la cupoletta sulla parte più alta, ecco l’orto giardino con il pozzo, la pergola e le aiuole…

33Gran vocìo esce dalla casa. Isacco va avanti. Entra. Chiama a gran voce: «Maria, Giuseppe, Emanuele! Dove siete? Venite da Gesù».

Corrono tre piccini: una bimba di quasi cinque anni, e due maschietti dai quattro ai due, l’ultimo ancora un poco incerto nel passo. Restano a bocca aperta davanti al… risorto. Poi la bimba strilla: «Isacco! Mamma! Isacco è qui! Giuditta ha visto bene!».

Madre che sepe consacrare suoi figli a Messia.

34Da una stanza dove è gran vocio esce una donna, la florida madre bruna, alta, formosa, della visione lontana, tutta bella nelle sue vesti di festa: una veste di candido lino, come una ricca camicia, che scende a crespe sino alle caviglie, stretta ai fianchi opulenti da uno scialle a righe variopinte, che la modella nelle anche stupende ricadendo con frange sino al ginocchio, dietro, e rimanendo socchiuso sul davanti dopo essersi incrociato all’altezza della cintura sotto una fibbia di filigrana. Un velo leggero a rami di rose in colore su uno sfondo avanato è appuntato, sulle trecce nere, come un piccolo turbante, e poi scende dalla nuca, con onde e pieghe, per le spalle e sul petto. Lo tengono fermo sulla testa una coroncina di medagliette legate da una catenella fra loro. Orecchini ad anelli pesanti scendono dalle orecchie, e al collo tiene stretta la tunica una collana di argento passata fra occhielli della veste. Alle braccia, pesanti braccialetti d’argento.

Famiglia che amo il Messia senza conoscerlo.

35«Isacco! Ma come? Giuditta… credevo il sole l’avesse impazzita… Tu cammini! Ma che fu?».

«Il Salvatore! Oh! Sara! Egli c’è! E’ venuto!».

«Chi? Gesù di Nazareth? Dove è?».

«Là! Dietro al noce, che chiede se lo ricevi!».

«Gioacchino! Madre! Voi tutti, venite! C’è il Messia!».

Donne, uomini, ragazzi, bambini, corrono fuori urlando, strillando… ma, quando vedono Gesù alto e maestoso, perdono ogni ardire e restano come pietrificati.

36«La pace a questa casa e a voi tutti. La pace e la benedizione di Dio». Gesù cammina piano, sorridente, verso il gruppo. «Amici, volete ospitare il Viandante?» e sorride più ancora.

37Il suo sorriso vince i timori. Lo sposo ha il coraggio di parlare: «Entra, Messia. Ti abbiamo amato senza conoscerti. Più ti ameremo conoscendoti. La casa è in festa per tre cose, oggi: per Te, per Isacco, e per la circoncisione del mio terzo maschio. Benedicilo, Maestro. Donna, porta il bambino! Entra, Signore».

Il nome del Messia per il bambino.

Entrano in una stanza parata a festa. Tavole e vivande, tappeti e frasche da per tutto. Torna Sara con un bel neonato fra le braccia. E lo presenta a Gesù.

38«Dio sia con lui, sempre. Che nome ha?»

«Nessuno. Questa è Maria, questo è Giuseppe, questo è Emanuele, questo… non ha nome ancora…».

39Gesù fissa i due sposi vicini, sorride: «Cercate un nome. Se oggi deve esser circonciso…»

I due si guardano, lo guardano, aprono la bocca, la chiudono senza dir nulla. Tutti sono attenti.

40Gesù insiste: «Tanti nomi grandi, dolci, benedetti, ha la storia di Israele. I più dolci e benedetti sono già imposti. Ma forse ve ne è ancora qualcuno».

Insieme i due sposi erompono: «Il tuo, Signore!» e la sposa termina: «Ma è troppo santo…»

41Gesù sorride e chiede: «Quando sarà circonciso?».

«Attendiamo il circoncisore».

42«Starò presente alla cerimonia. E intanto vi ringrazio per il mio Isacco. Ora non ha più bisogno dei buoni. Ma i buoni hanno ancor bisogno di Dio. Chiamaste il terzogenito “Dio con noi”. Ma Dio lo aveste da quando aveste carità per il mio servo. Siate benedetti. In terra e in Cielo sarà ricordato il vostro atto».

«Isacco parte, ora? Ci lascia?».

43«Ve ne duole? Ma egli deve servire il suo Maestro. Pure tornerà, ed Io pure verrò. Voi, intanto, parlerete del Messia… Vi è tanto da dire per convincere il mondo! Ma ecco l’atteso».

Entra un pomposo personaggio con un servente. Saluti e inchini.

«Dove è il bambino?» chiede con sussiego.

«Qui è Ma saluta il Messia. E’ qui».

«Il Messia?… Quello che ha guarito Isacco?… So. Ma… Ne parleremo poi. Ho molta fretta. Il bimbo e il suo nome».

44I presenti sono mortificati dai modi dell’uomo. Ma Gesù sorride come gli sgarbi non fossero per Lui. Prende il piccino, lo tocca sulla piccola fronte con le sue belle dita, come a consacrarlo, e dice: «Il suo nome è Jesai» e lo rende al padre, che con l’uomo superbo e con altri va in una stanza vicina. Gesù resta dove è sinché tornano con l’infante che strilla disperatamente.

45 «A Me il piccino, donna. Non piangerà più» dice per confortare la madre angosciata.

Il bambino, posato sulle ginocchia di Gesù, tace infatti.

46Gesù fa un gruppo a sé, con i piccoli tutti intorno, e poi i pastori e i discepoli. Fuori è un belare di pecorelle, che Elia ha messe in un chiuso. Nella casa vi è rumore di festa. Portano a Gesù e ai suoi dolciumi e bevande. Ma Gesù le distribuisce ai piccoli.

«Non bevi, Maestro? Non accetti? E’ dato di cuore».

47«Lo so, Gioacchino, e di cuore lo accetto. Ma lascia che prima faccia contenti i piccini. Sono la mia gioia…»

Regola per imitare la vergine Maria.

«Non badare a quell’uomo, Maestro».

48«No, Isacco. Prego perché veda la Luce. Giovanni, porta i due bambini a vedere le pecorelle. E tu, Maria, vieni più vicino e dimmi: Chi sono Io?».

«Tu sei Gesù, Figlio di Maria di Nazaret, nato a Betlemme. Isacco ti ha visto e mi ha messo il nome di tua Mamma perché io sia buona».

49«Buona come l’angelo di Dio, pura più di un giglio sbocciato su vetta alpina, pia come il levita più santo devi essere per imitarla. Lo sarai?».

«Sì, Gesù».

«Di’ “Maestro” o “Signore”, bambina».

50«Lascia che mi chiami col mio Nome, Giuda. Solo passando su labbra innocenti non perde il suono che ha sulle labbra di mia Madre. Tutti, nei secoli, diranno quel Nome, ma chi per un interesse, chi per un altro, e molti per bestemmiarlo. Solo gli innocenti, senza calcolo e senza odio, lo diranno con amore pari a quello di questa piccina e di mia Madre. Anche i peccatori mi chiameranno, ma per bisogno di pietà. Ma mia Madre e i pargoli! Perché mi chiami Gesù?» chiede accarezzando la piccina.

«Perché ti voglio bene… come al padre, alla mamma e ai miei fratellini» dice abbracciando le ginocchia di Gesù e ridendo col visetto alzato.

51E Gesù si china e la bacia… e così tutto ha fine.

77. A Ebron nella casa di Zaccaria. L’incontro con Aglae[216].

La vita è solo un tempo di prava.

Fedeltà dei pastori.

1«Verso che ora giungeremo?» chiede Gesù, che cammina al centro del gruppo, preceduto dalle pecore che brucano l’erba delle prode.

«Verso l’ora terza. Sono circa dieci miglia» risponde Elia.

«E poi andiamo a Keriot?» chiede Giuda.

2«Sì. Andiamo là».

«E non era più breve andare da Jutta a Keriot? Non ci deve esser molto. Vero, tu, pastore?».

«Due miglia di più, poco meno, o poco più».

«Così ne facciamo più di venti per niente».

3«Giuda, perché così inquieto?» dice Gesù.

«Non inquieto, Maestro. Ma mi avevi promesso di venire a casa mia…».

4«E vi verrò. Mantengo sempre le mie promesse».

«Ho mandato ad avvertire mia madre… e Tu, del resto, lo hai detto: coi morti si è anche con lo spirito».

5«L’ho detto. Ma, Giuda, rifletti: tu per Me non hai ancora sofferto. Questi è trent’anni che soffrono, e non hanno mai tradito, neppure il ricordo di Me. Neppure il ricordo. Non sapevano se ero vivo o morto… eppure sono rimasti fedeli. Mi ricordavano neonato, infante senza altro che pianto e bisogno di latte… eppure mi hanno sempre venerato come Dio. Per causa mia sono stati colpiti, maledetti, perseguitati come un obbrobrio della Giudea, eppure la loro fede ad ogni colpo non vacillava, non inaridiva, ma metteva radici più fonde e si faceva più vigorosa».

6«A proposito. E’ da qualche giorno che la domanda mi brucia le labbra. Sono amici tuoi e di Dio costoro, non è vero? Gli angeli li hanno benedetti con la pace del Cielo, non è vero? Loro sono rimasti giusti contro tutte le tentazioni, non è vero? Mi spieghi allora perché furono infelici? E Anna? E’ stata uccisa per averti voluto bene…»

7«Tu arguisci perciò che il mio amore e l’amarmi porti sfortuna».

«No… ma…».

La vita è solo una prava.

8«Ma è così. Mi spiace vederti tanto chiuso alla Luce e tanto posseduto dall’umano. ‘No, lascia stare, Giovanni, e anche tu, Simone. Preferisco che egli parli. Io non rimprovero mai. Solo voglio apertura di animi per potervi mettere luce.

9Vieni qui, Giuda, ascolta. Tu parti da un giudizio comune a tanti viventi e a tanti che vivranno. Ho detto: giudizio. Dovrei dire: errore. Ma, posto che lo fate senza malizia, per ignoranza di ciò che è verità, non è errore, è solo giudizio imperfetto, come lo può essere quello di un bambino. E bambini siete, poveri uomini. Ed Io sono qui, Maestro, per fare di voi degli adulti capaci di discernere il vero dal falso, il buono dal cattivo, il migliore dal buono. Ascoltate, dunque.

10Cosa è la vita? E’ un tempo di sosta, direi il limbo del Limbo, che il Padre Dio vi dà per provare la vostra natura di figli buoni o di bastardi, e per destinarvi, in base alle vostre opere, un futuro che sarà senza più soste né prove.

11Ora ditemi voi: sarebbe giusto che uno, perché ha avuto il raro bene di avere il modo di servire Dio in maniera speciale, abbia anche un bene continuo, per tutta la vita? Non vi pare che già molto ebbe, e che perciò può dirsi beato, anche se, nell’umano, beato non è ? Non sarebbe ingiusto che chi ha già luce di divina manifestazione nel cuore, e sorriso di coscienza che approva, abbia anche onori e beni terreni? E non sarebbe anche imprudente?».

12«Maestro, io dico che sarebbe anche profanatore. Perché mettere gioie umane dove sei Tu? Quando uno ti ha – e costoro ti hanno avuto, loro, unici ricchi in Israele per aver avuto Te da trent’anni – non altro deve avere. Non si mette l’oggetto umano sul Propiziatorio… e il vaso consacrato non serve che per sacri usi. Costoro consacrati sono, dal giorno che han visto il tuo sorriso… e nulla, no, nulla che Tu non sia deve entrare nel loro cuore, che ha Te. Fossi io come loro!» dice Simone.

L’Iscariota si sente turbato.

13«Però ti sei affrettato, dopo aver visto il Maestro ed esser guarito, a riprendere possesso dei tuoi beni» risponde ironicamente Giuda.

14«E’ vero. L’ho detto e l’ho fatto. Ma sai perché? Come puoi giudicare se tutto non sai? Il mio agente ha avuto ordini netti. Ora che Simone lo Zelote è guarito – e non possono più i nemici nuocergli col segregarlo, né perseguitarlo perché non è più che di Cristo e non ha sètta: ha Gesù e basta – Simone può disporre dei suoi averi che un onesto, un fedele gli ha conservati. E io, padrone ancor per un’ora, ne ho ordinato il riordino per averne più denaro nella vendita e poter dire… no, questo non lo dico».

15«Lo dicono gli angeli per te, Simone, e lo scrivono nel libro eterno» dice Gesù.

Simone guarda Gesù. I due sguardi si allacciano, uno stupito, l’altro benedicente.

«Come sempre, io ho torto».

16«No, Giuda. Hai il senso pratico. Tu stesso lo dici».

«Oh! ma con Gesù!… Anche Simon Pietro era attaccato al senso pratico, e ora invece!… Anche tu, Giuda, diventerai come lui. E’ poco che sei col Maestro, noi è di più, e siamo già migliorati» dice Giovanni, sempre dolce e conciliante.

«Non mi ha voluto. Altrimenti sarei stato suo da Pasqua». Giuda ha proprio i nervi, oggi.

17Gesù tronca la questione dicendo a Levi: «Sei mai stato in Galilea?».

«Sì, Signore».

18«Verrai tu con Me, per condurmi da Giona. Lo conosci?».

«Sì. A Pasqua ci si vedeva sempre. Andavo da lui, allora».

19Giuseppe china la fronte mortificato. Gesù vede. «Insieme non potete venire. Elia rimarrebbe solo alle pecore. Ma tu verrai con Me sino al passo di Gerico, dove ci separeremo per qualche tempo. Ti dirò poi quello che devi fare».

 «Noi più niente?».

20«Anche voi, Giuda, anche voi».

Al sepolcro di Zaccaria.

Ebron: la casa di Zaccaria

«Si vedono delle case» dice Giovanni, che precede di qualche passo gli altri.

«E’ Ebron. A cavaliere fra due fiumi col suo dorso. Vedi, Maestro? Quel casamento là, fra tutto quel verde, un poco più alto degli altri? E’ la casa di Zaccaria».

21«Affrettiamo il passo».

Fanno svelti gli ultimi metri di strada, entrano in paese. Gli zoccoletti delle pecore paiono nacchere sulle pietre irregolari della via, qui selciata rudimentalmente così. Raggiungono la casa. La gente guarda quel gruppo di uomini di diverso aspetto, età e vestito, fra il bianco delle pecore.

22«Oh! E’ diversa! Qui vi era il cancello!» dice Elia. Ora, invece del cancello, è un portone ferrato che preclude la vista, e anche il muretto di cinta è più alto di un uomo, e perciò nulla si vede.

«Forse sarà aperto sul dietro, andiamo».

Girano un vasto quadrilatero, meglio un vasto rettangolo, ma il muro è uguale da per tutto.

«Muro fatto da poco» dice Giovanni osservandolo.

«E’ senza sfregi, e in terra sono ancora pietre calcinose».

Il sepolcro profanato.

23«Non vedo neppure il sepolcro… Era verso il bosco. Ora il bosco è fuori del muro e… e pare di tutti. Vi fanno legna…». Elia è perplesso.

Un uomo, un taglialegna vecchietto, bassetto ma robusto, che osserva il gruppo, lascia di segare un tronco abbattuto e viene verso il gruppo.

«Chi cercate?».

24«Volevamo entrare nella casa, per pregare al sepolcro di Zaccaria.»

21«Non c’è più sepolcro. Non sapete? Chi siete?».

«Io amico di Samuele il pastore, Lui…»

«Non occorre, Elia» dice Gesù. Elia tace.

22«Ah! Samuele!… Già! Ma da quando Giovanni, figlio di Zaccaria, è in prigione, la casa non è più sua. Ed è sventura, perché egli faceva dare ogni guadagno del suo avere ai poveri di Ebron. Una mattina è venuto un della corte di Erode, ha buttato fuori Gioele, ha messo i sigilli, poi è tornato con degli artieri e ha cominciato a fare alzare il muro…

26Sull’angolo, là, era il sepolcro. Non lo ha voluto… e una mattina lo trovammo tutto sciupato, mezzo giù… le povere ossa mescolate… Le abbiamo raccolte come si è potuto… Ora sono in un unica arca… E nella casa del sacerdote Zaccaria quel sozzo ci tiene le sue amanti. Ora c’è una mima di Roma. Per questo ha alzato il muro. Non vuole che si veda… La casa del sacerdote, un lupanare! La casa del miracolo e del Precursore! Perché certo è lui, se pure non è lui il Messia.

27E quante noie abbiamo avute per il Battista! Ma è il nostro grande! Veramente grande! Già quando nacque ci fu miracolo. Elisabetta, vecchia come un cardo secco, fu fertile come pomo in adar, primo miracolo.

28Poi venne una cugina, che era santa, a servirla e a sciogliere la lingua al sacerdote. Si chiamava Maria. Me la ricordo. Per quanto non la si vedesse che molto di rado. Come fu, non so. Si dice che, per far felice Elisa, Ella facesse posare la bocca muta di Zaccaria sul suo seno gravido, o che gli mettesse le sue dita in bocca[217].

29Non so bene. Certo è che, dopo nove mesi di silenzio, Zaccaria parlò lodando il Signore e dicendo che c’era il Messia. Non spiegò di più. Ma mia moglie assicura, lei c’era quel giorno, che Zaccaria disse, lodando il Signore, che suo figlio gli sarebbe andato avanti. Ora io dico: non è come la gente crede. Giovanni è il Messia e va avanti al Signore, come Abramo a Dio, ecco. Non ho ragione?».

Fanatismo religioso.

30«Hai ragione per quanto riguarda lo spirito del Battista, che sempre procede davanti a Dio. Ma non hai ragione riguardo al Messia».

«Allora quella, che si diceva Madre del Figlio di Dio – disse Samuele – non era vero che lo era? Non c’è ancora».

31«Lo era. Il Messia è nato, preceduto da colui che nel deserto alzò la sua voce, come disse il Profeta[218]».

«Sei Tu il primo che lo assicuri. Giovanni, l’ultima volta che Gioele gli portò una pelle di pecora, come tutti gli anni faceva al venir dell’inverno, per quanto interrogato sul Messia non disse: “C’è”. Quando lui lo dirà…»

32«Uomo, io sono stato discepolo di Giovanni e l’ho udito dire: “Ecco l’Agnello di Dio” indicando…» dice Giovanni.

«No, no. L’Agnello è lui. Vero Agnello che da sé si è cresciuto, senza bisogno di madre e padre quasi. Appena figlio della Legge, si è isolato nelle spelonche dei monti che guardano il deserto e lì si è cresciuto, parlando con Dio. Elisa e Zaccaria sono morti, ed egli non è venuto. Padre e madre per lui era Dio. Non vi è santo più grande di lui. Domandate a tutta Ebron. Samuele lo diceva, ma devono aver avuto ragione i betlemmiti. Il santo di Dio è Giovanni».

33«Se un ti dicesse: “Il Messia sono Io”, che diresti tu? chiede Gesù.

«Lo chiamerei “bestemmiatore” e lo caccerei a colpi di pietra».

34«E se facesse un miracolo per provare il suo essere?».

«Lo direi “indemoniato”. Il Messia verrà quando Giovanni si rivelerà nel suo vero essere. Lo stesso odio di Erode è la prova. Egli, l’astuto, sa che Giovanni è il Messia».

35«Non è nato a Betlemme».

«Ma quando sarà liberato, dopo essersi annunciato da se stesso il suo prossimo avvento, si manifesterà a Betlemme. Anche Betlemme attende questo. Mentre… oh! vai, se hai fegato, a parlare ai betlemmiti di un altro Messia… e vedrai».

36«Avete una sinagoga?».

«Sì. Dritto per duecento passi per questa via. Non puoi sbagliare. Vicino è l’arca dei resti violati».

37«Addio. E il Signore ti illumini».

Il Messia e la prima figlia della Misericordia.

Aglae, vuol dire: vizio.

38Se ne vanno. Girano sul davanti. Sul portone è una donna giovane e sfacciatamente vestita. Bellissima. «Signore, vuoi entrare nella casa? Entra».

39Gesù la fissa, severo come un giudice, e non parla.

Parla Giuda, in questo spalleggiato da tutti. «Rientra, spudorata! Non profanarci col tuo alito, cagna famelica». La donna ha un vivo rossore e china il capo. Fa per scomparire confusa, beffata da monelli e passanti.

40«Chi è tanto puro da dire: “Non ho mai desiderato il pomo offerto da Eva?”» dice Gesù severo, e aggiunge: «Indicatemi costui ed Io lo saluterò: “santo”. Nessuno? E allora se, non per ribrezzo ma per debolezza, vi sentite incapaci di avvicinare costei, ritiratevi. Non obbligo i deboli a lotte ìmpari. Donna, vorrei entrare. Questa casa era di un mio parente. Mi è cara».

«Entra, Signore, se non hai schifo di me».

41«Lascia aperta la porta. Che il mondo veda e non mormori…».

Gesù passa serio, solenne. La donna lo inchina soggiogata e non osa muoversi. Ma i lazzi della folla la pungono a sangue. Fugge di corsa sino in fondo al giardino, mentre Gesù va sino ai piedi della scala, sogguarda per le porte socchiuse, ma non entra. Poi va dove era il sepolcro, e dove ora è una specie di tempietto pagano.

42«Le ossa dei giusti, anche se inaridite e disperse, gemono balsamo di purificazione e spargono semi di vita eterna. Pace ai morti vissuti nel bene! Pace ai puri che dormono nel Signore! Pace a coloro che soffersero, ma non vollero conoscere vizio! Pace ai veri grandi del mondo e del Cielo! Pace!».

Aglae incontra l’Amore misericordioso.

43La donna, costeggiando una siepe che la ripara, lo ha raggiunto.

«Signore!».

44«Donna».

«Il tuo nome, Signore».

45«Gesù».

«Non l’ho mai udito. Sono romana, mima e ballerina. Non sono esperta che in lascivie. Che vuol dire quel Nome? Il mio è Aglae e… e vuol dire: vizio».

46«Il mio vuol dire: Salvatore».

«Come salvi? Chi?».

47«Chi ha buona volontà di salvezza. Salvo insegnando ad esser puri, a volere il dolore ma l’onore, il bene ad ogni costo». Gesù parla senza acredine, ma senza neppure voltarsi verso la donna.

«Io sono perduta…»

48«Io sono Colui che ricerca i perduti».

«Io sono morta»

49«Io sono Colui che dà Vita».

«Io sono sudiciume e menzogna».

50«Io sono Purezza e Verità».

«Anche Bontà sei, Tu che non mi guardi, non mi tocchi e non mi calpesti. Pietà di me…»

51«Tu abbiti, per prima, pietà. Dell’anima tua».

«Cosa è l’anima?».

52«E’ ciò che dell’uomo fa un dio e non un animale. Il vizio, il peccato l’uccide e, uccisa che sia, l’uomo torna animale repellente[219]».

«Ti potrò vedere ancora?».

53«Chi mi cerca mi trova».

«Dove stai?».

54«Dove i cuori hanno bisogno di medico e medicina per tornare onesti».

«Allora… non ti vedrò più… Io sto dove non si vuole medico, medicina e onestà».

55«Nulla ti impedisce di venire dove sono. Il mio Nome sarà gridato per le vie e verrà fino a te. Addio».

«Addio, Signore. Lascia che ti chiami “Gesù”. Oh! non per famigliarità!… Perché entri un poco di salvezza in me. Sono Aglae, ricordati di me».

56«Sì. Addio».

La donna resta nel fondo, Gesù esce severo. Guarda tutti. Vede perplessità nei discepoli, scherno negli ebroniti. Un servo chiude il portone.

La sinagoga è interdetta al Messia.

57Gesù va dritto per la via. Bussa alla sinagoga. Si affaccia un vecchietto astioso. Non dà neppure tempo a Gesù di parlare. «La sinagoga è interdetta, in questo luogo santo, per coloro che commerciano con le meretrici. Via!».

58Gesù si volta senza parlare e continua a camminare per la via. I suoi dietro. Finché sono fuori di Ebron. Allora parlano.

«Però l’hai voluto, Maestro» dice Giuda. «Una meretrice!».

59«Giuda, in verità ti dico che ella ti supererà. E ora, tu che mi rimproveri, che mi dici sui giudei? Nei luoghi più santi della Giudea siamo stati beffati e cacciati… Ma così è. Viene il tempo che Samaria e i Gentili adoreranno il vero Dio, e il popolo del Signore sarà sporco di sangue e di un delitto… di un delitto rispetto al quale quello delle meretrici che vendono la loro carne e la loro anima sarà poca cosa. Non ho potuto pregare sulle ossa dei miei cugini e del giusto Samuele. Ma non importa. Riposate, ossa sante, giubilate o spiriti che abitavate in esse. La prima risurrezione è vicina. Poi verrà il giorno in cui sarete mostrati agli angeli come quelli dei servi del Signore».

Gesù tace e tutto ha fine.

78. A Keriot. Morte del vecchio Saul[220].

L’Iscariota ha sbagliato senza malizia.

“Giuda ha fatto le cose in grande”.

1Ho l’impressione che la parte più ripida, ossia il nodo più stretto delle montagne di Giudea, sia fra Ebron e Jutta. Ma potrei anche sbagliare, ed essere questa una valle più ampia e aperta che si apra su orizzonti abbastanza ampi, in cui emergono monti isolati e non più a catena. Forse è una conca fra due catene, non so. E’ la prima volta che la vedo e ci capisco poco. Colture diverse a campi non vasti ma ben tenuti di cereali: orzo, segale per lo più, e anche bei vigneti nelle parti più soleggiate. Poi bei boschi, più in alto, di pini e abeti, e altre piante di luoghi selvosi. Una via… discreta immette in un piccolo villaggio.

2«Questo è il sobborgo di Keriot. Ti prego venire nella mia casa di campagna. Mia madre ti attende là. Poi andremo in Keriot» dice Giuda, che non sta più in sé tanto è agitato.

3Non ho detto che ora sono solo Gesù con Giuda, Simone e Giovanni. I pastori non ci sono. Forse sono rimasti nei pascoli di Ebron o sono tornati verso Betlemme.

4«Come tu vuoi, Giuda. Ma potevamo fermarci anche qui per conoscere tua madre».

«Oh! no! E’ un casolare. Mia madre vi viene in tempo di raccolti. Ma poi sta a Keriot. E non vuoi che la mia città ti veda? Non vuoi portare ad essa la tua luce?».

5«Sì che voglio, Giuda. Ma tu sai già che non guardo all’umiltà del luogo che mi ospita».

«Ma oggi sei mio ospite… e Giuda sa essere ospitale».

Camminano ancora qualche metro fra casette sparse per la campagna, e donne e uomini si affacciano, chiamati da bambini. E’ palese che c’è della curiosità svegliata. Giuda deve avere gettato un grido di richiamo.

6«Ecco la mia povera casa. Perdona la sua povertà».

Ma la casa non è poi una catapecchia: è un cubo ad un sol piano, ma vasto e ben tenuto, in mezzo ad un frutteto folto e prosperoso. Una stradetta privata, tutta ben pulita, va dalla via alla casa.

«Permetti che vada avanti, Maestro?».

7«Va’ pure». Giuda parte.

«Maestro, Giuda ha fatto le cose in grande» dice Simone.

«Ne avevo sospetto. Ma ora ne sono sicuro. Tu dici, Maestro, e dici bene: spirito, spirito… Ma lui… lui non la intende così. Non ti capirà mai… o molto tardi» corregge, per non addolorare Gesù.

8Gesù sospira e tace.

La madre di Giuda Iscariota.

9Giuda esce con una donna sulla cinquantina circa. E’ piuttosto alta, non quanto il figlio, al quale ha dato i suoi occhi neri ed i suoi capelli ricci. Ma gli occhi di lei sono miti, piuttosto mesti, mentre quelli di Giuda sono imperiosi e furbi.

«Ti saluto, Re d’Israele» dice prostrandosi in un vero saluto da suddita. «Concedi alla tua serva di ospitarti».

10«Pace a te, donna. E Dio sia con te e con la tua creatura».

«Oh! si! con la mia creatura!». E’ più un sospiro che una risposta.

11«Alzati, madre. Ho una Madre anche Io e non posso permettere che tu mi baci i piedi. In nome di mia Madre ti bacio, donna. E’ tua sorella… nell’amore e nel destino doloroso di madre dei segnati».

«Che vuoi dire, Messia?» chiede Giuda, un poco inquieto.

12Ma Gesù non risponde. Sta abbracciando la donna che ha rialzata dal suolo benignamente e che ora bacia sulle gote. E poi, tenendola per mano, va verso casa.

13Entrano in una stanza fresca, a cui fanno ombra leggere tende rigate. Vi sono pronte delle bibite fresche e fresche frutta. Ma prima la madre di Giuda chiama una serva e questa porta acqua e asciugamani, e la padrona vorrebbe scalzare Gesù e lavargli i piedi polverosi. Ma Gesù si oppone: «No, madre. La madre è troppo santa creatura, specie quando è onesta e buona come tu sei, per permettere che prenda attitudine da schiava».

I regali di Giuda per il Messia.

14La madre guarda Giuda… uno sguardo strano. E poi va via. Gesù si è rinfrescato. Quando sta per rimettersi i sandali, la donna torna con un paio di sandali nuovi. «Ecco, Messia nostro. Credo di aver fatto bene… come Giuda voleva… Mi ha detto: “Un poco più lunghi dei miei e larghi uguale”.

15«Ma perché, Giuda?».

«Non mi vuoi concedere di offrirti qualche dono? Non sei il mio Re e Dio?».

16«Sì, Giuda. Ma non dovevi dare tanto scomodo a tua madre. Tu lo sai come Io sono…»

«Lo so. Sei santo. Ma devi apparire Re santo. Così è che ci si impone. Nel mondo, che per nove parti su dieci è di stolti, bisogna imporsi con la presenza. Io so».

17Gesù si è allacciati i sandali nuovi, di pelle rossa nelle cinghie traforate, nella tomaia che sale sino alla caviglia. Molto più belli dei suoi semplici sandali da operaio e simili ai sandali di Giuda, che sono quasi scarpette da cui emergono solo brani di piede.

«Anche la veste, mio Re. L’avevo preparata per il mio Giuda… Ma egli te la dona. E’ lino, fresco e nuovo. Permetti che una madre ti vesta… come fossi il figlio suo».

18Gesù torna a guardare Giuda… ma non ribatte. Si slaccia la guaina della veste, al collo, e fa ricadere l’ampia tunica dalle spalle rimanendo con la tunichella di sotto. La donna gli infila la bella veste nuova. Gli offre una cintura che è un gallone molto ricamato, dal quale parte un cordone che termina a fiocchi foltissimi. Gesù certo si sentirà bene nelle vesti fresche e senza polvere. Ma non pare molto felice. Intanto gli altri si sono a loro volta puliti.

«Vieni, Maestro. Sono del mio povero frutteto. E questa è l’acqua melata che la madre prepara. Tu, Simone, forse preferisci questo bianco vino. Prendi. E’ della mia vigna. E tu, Giovanni? Come il Maestro?». Giuda gongola nel poter mescere nei bei calici di argento, nel mostrare che è uno che può.

19La madre parla poco. Guarda… guarda… guarda il suo Giuda… e più ancora guarda Gesù… e quando Gesù, prima di mangiare, le offre la più bella delle frutta (mi sembrano grossissime albicocche, sono frutti giallo-rossi e non sono mele) e le dice: «Prima la madre sempre», a lei si imperla l’occhio di pianto.

Errato concetto sul Messia Re.

L’Iscariota rimandato per seconda volta.

20«Mamma. Il resto è fatto?» chiede Giuda.

«Sì, figlio mio. Credo aver fatto tutto bene. Ma io sono sempre cresciuta qui e non so… non so gli usi dei re».

21«Quali usi, donna? Quali re? Ma che hai fatto, Giuda?».

«Ma non sei Tu il promesso Re d’Israele? E’ ora che il mondo ti saluti tale, e ciò deve accadere per la prima volta qui, nella mia città, nella mia casa. Io ti venero tale. Per amore di me e per rispetto al tuo nome di Messia, di Cristo, di Re, che i Profeti per ordine di Javé ti hanno dato[221], non mi smentire».

22«Donna, amici. Vi prego. Ho bisogno di parlare con Giuda. Devo dargli ordini precisi».

La madre e i discepoli si ritirano.

L’Iscariota rimandato per seconda volta.

23«Giuda, che hai fatto? Tanto poco mi hai capito sin qui? Perché abbassarmi al punto di fare di Me solo un potente della terra, anzi, di uno che briga per esser potente? E non capisci che ciò è offesa alla mia missione e ostacolo anzi? Sì. Non negare. Ostacolo.

24Israele è soggetto a Roma. Tu sai che avvenne quando volle alzare contro Roma qualcuno che ebbe aspetto di capo popolo e dette sospetto di creare una guerra di riscossa. Hai sentito, proprio in questi giorni hai sentito, come si infierì su un Pargolo perché lo si suppose futuro re, secondo il mondo.

25E tu! e tu! Oh! Giuda! Ma che speri da una mia sovranità di carne? Che speri? Ti ho dato tempo di pensare e decidere. Ti ho parlato ben chiaro sin dalla prima volta. Ti ho anche respinto perché sapevo… perché so, sì, perché so, leggo, vedo ciò che è in te.

26Perché mi vuoi seguire, se non vuoi essere quale Io voglio? Vattene, Giuda. Non nuocerti e non nuocermi… Vai. E’ meglio per te. Non sei operaio atto a quest’opera… E’ troppo al disopra di te. In te c’è superbia; c’è cupidigia, di tutti i tre rami; c’è prepotenza… anche tua madre ti deve temere…; c’è tendenza alla menzogna… No. Non così deve essere il mio seguace. Giuda, Io non ti odio. Io non ti maledico. Ti dico solo, e col dolore di chi vede che non può mutare un che ama, ti dico solo: va’ per la tua strada, fatti largo nel mondo, posto che questo vuoi, ma non stare con Me.

27La mia via!… La mia reggia! Oh! che angustia è in esse! Sai dove sarò Re? Quando sarò proclamato Re? Quando sarò alzato su un legno infame e per porpora avrò il mio Sangue, per corona un serto di spine, per insegna un cartello di scherno, per trombe, cembali, organi e cetre salutanti il Re proclamato, le bestemmie di tutto un popolo: del mio popolo.

28E sai per opera di chi tutto questo? Di un che non mi avrà capito. Che nulla avrà capito. Cuore di bronzo cavo in cui la superbia, il senso e l’avarizia avranno stillato i loro umori, e questi avranno generato un groviglio di serpi che serviranno ad esser catena per Me e… e maledizione per lui.

29Gli altri non sanno così chiaramente la mia sorte. E, ti prego, non la dire. Questo rimanga fra Me e te. Del resto… è un rimprovero… e tu tacerai per non dire: “Fui rimproverato…”. Hai inteso, Giuda?».

Ancora una volta perdonato.

30Giuda è paonazzo, tanto è rosso. Sta in piedi, davanti a Gesù. E’ confuso, a capo basso… Poi si getta in ginocchio e piange col capo sui ginocchi di Gesù: «Ti amo, Maestro. Non mi respingere. Sì. Sono un superbo, sono uno stolto. Ma non mi mandare via. No, Maestro. Sarà l’ultima volta che manco. Hai ragione. Non ho riflettuto. Ma anche in questo errore è amore. Volevo darti tanto onore… e che gli altri te lo dessero… perché ti amo. Tu lo hai detto tre giorni sono: “Quando sbagliate senza malizia, per ignoranza, non è errore ma giudizio imperfetto, da bambini, ed Io sono qui per farvi adulti”.

31Ecco, Maestro, io sono qui contro i tuoi ginocchi… mi hai detto che sarai un padre per me… contro i tuoi ginocchi come a quelli di mio padre, e ti chiedo perdono, ti chiedo di fare di me un “adulto” e adulto santo… Non mi mandare via, Gesù, Gesù, Gesù… Non tutto è malvagio in me. Tu vedi, per Te ho lasciato tutto e sono venuto. Tu sei da più degli onori e delle vittorie che ottenevo servendo altri. Tu, sì, Tu sei l’amore del povero, infelice Giuda, che vorrebbe darti solo gioia e ti dà dolore invece…»

32«Basta, Giuda. Ancora una volta ti perdono…». Gesù pare affaticato… «Ti perdono sperando… sperando che tu in futuro mi comprenda».

Giura a te stesso, se puoi, di non peccare più

33«Sì, Maestro. Sì. E ora però… ora… non mi prostrare sotto il peso di una smentita che farebbe di me il deriso. Tutta Keriot sa che io venivo col Discendente di Davide, il Re d’Israele… e si è preparata a riceverti, questa mia città… Avevo creduto di far bene… di farti vedere come si fa per essere temuti e ubbiditi… e di farlo vedere a Giovanni, a Simone, e attraverso loro agli altri che ti amano, ma ti trattano da uguale… Anche la madre sarebbe schernita come madre di un figlio mentitore e pazzo. Per lei, Signore mio… E ti giuro che io…».

34«Non giurare a Me. Giura a te stesso, se puoi, di non peccare più in questo senso. Per la madre e per i cittadini non farò sfregio di andare via senza sostare. Alzati».

«Che dici agli altri?».

35«La verità…»

«Nooh!».

36«La verità: che ti ho dato ordini per oggi. C’è sempre modo di dire, con carità, la verità. Andiamo. Chiama tua madre e gli altri».

Keriot, grida di giubilo.

37Gesù è piuttosto severo. Né torna a sorridere che quando torna Giuda con la madre e i discepoli. La donna scruta Gesù. Ma lo vede benigno. Si rassicura. Ho l’impressione che sia un’anima in pena.

38«Vogliamo andare a Keriot? Sono riposato e ti ringrazio, madre, di tutte le tue bontà. Il Cielo ti compensi e dia, per la carità che mi fai, riposo e gioia al consorte che piangi».

La donna cerca baciargli la mano, ma Gesù le pone la mano sul capo con una carezza e non permette.

«Il carro è pronto, Maestro. Vieni».

Fuori, infatti, sta giungendo un carro tirato da buoi, un bel carro comodo, su cui sono messi cuscini a far sedile e sopra è una tenda di stoffa rossa.

«Sali, Maestro».

39«La madre, prima».

La donna sale e poi Gesù e gli altri.

«Qui, Maestro». (Giuda non lo chiama più re).

40Gesù si siede sul davanti, al suo fianco Giuda. Dietro, la donna e i discepoli. Il conducente pungola i buoi e li incita camminando al loro fianco.

Il tragitto è breve. Un quattrocento metri, poco più, poi ecco si vedono le prime case di Keriot, che mi pare una discreta cittadina. Un bimbetto guarda, sulla via piena di sole, e poi parte come un razzo. Quando il carro giunge alle prime case, notabili e popolo sono a riceverlo con drappi e rami, e rami e drappi, per le vie, da casa a casa. Grida di giubilo e inchini fino a terra. Gesù – ormai non può farne a meno – dall’alto del suo traballante trono saluta e benedice.

Il carro prosegue e poi gira, oltre una piazza, in una via, e si ferma davanti ad una casa che ha già il portone spalancato, e su esso due o tre donne. Si fermano. Scendono.

«La mia casa è tua, Maestro».

41«Pace ad essa, Giuda. Pace e santità».

Il Regno di Dio nell’uomo.

Grande ventura per Keriot.

42Entrano. Oltre il vestibolo vi è una larga sala con divani bassi e mobili ad intarsio. Con Gesù e gli altri, entrano i notabili del luogo. Inchini, curiosità, festosità pomposa.

43Un vecchio imponente pronuncia un discorso: «Grande ventura per la terra di Keriot averti, o Signore. Grande ventura! Giorno felice! Ventura per averti e ventura per vedere che ti è amico e aiuto un suo figlio. Lui benedetto che ti ha conosciuto prima di ogni altro! E Tu benedetto dieci volte dieci per esserti manifestato, Tu, l’Atteso da generazioni e generazioni. Parla, Signore e Re. I nostri cuori attendono la tua parola come terra sitibonda da rovente estate attende la prima dolce acqua di settembre».

44«Grazie, chiunque tu sia. Grazie. E grazie a questi cittadini che al Verbo del Padre, al Padre di cui sono il Verbo, hanno inchinato i loro cuori. Perché sappiate che non al Figlio dell’uomo che vi parla, ma al Signore altissimo va reso grazie e onore per questo tempo di pace con cui Egli rilega la spezzata paternità coi figli dell’uomo. Lodiamo il Signore vero, il Dio di Abramo che ha avuto pietà e amore del suo popolo e ad esso concede il Redentore promesso. Non a Gesù, servo dell’eterna Volontà, ma a questa Volontà d’amore gloria e lode».

Invito del Sinagogo.

45«Parli da santo… Io sono il sinagogo. Sabato non è. Ma vieni nella mia casa. A spiegare la Legge, Tu su cui, più di olio regale, è l’unzione della Sapienza».

46«Verrò».

«Il mio Signore forse è stanco…».

47«No, Giuda. Mai stanco di parlare di Dio e mai voglioso di deludere i cuori».

«Vieni, allora» insiste il sinagogo.

«Tutta Keriot è li fuori che ti attende».

48«Andiamo».

Escono. Gesù fra Giuda e l’archisinagogo. Poi, intorno, notabili e folla, folla, folla. Gesù passa e benedice.

49La sinagoga è sulla piazza. Entrano. Gesù va al posto di chi insegua. Comincia a parlare, tutto candido nella splendida veste, il volto ispirato, le braccia distese nel suo solito gesto.

Il Messia Padre del secolo futuro (Discorso messianico)

Il suo nome

50«Popolo di Keriot, il Verbo di Dio parla. Udite. Non è che Parola di Dio, Colui che vi parla. La sua sovranità viene dal Padre e al Padre tornerà dopo avere evangelizzato Israele. Si aprano i cuori e le menti alla Verità, perché errore non stagni e non nasca confusione.

51Isaia ha detto[222]: “Ogni rapina fatta con tumulto e le vesti intrise di sangue saranno arse dal fuoco. Ecco, ci è nato un pargolo, ci è largito un figlio. Ha sui suoi omeri il principato. Ecco il suo nome: l’Ammirabile, il Consigliere, Dio, il Forte, il Padre del secolo futuro, il Principe della pace”.

52Questo è il mio Nome. Lasciamo ai Cesari e ai Tetrarchi le loro prede. Io farò rapina. Ma non rapina che meriti punizione di fuoco. Anzi strapperò al fuoco di Satana prede e prede per portarle al Regno di pace di cui sono Principe, e al secolo futuro: l’eterno tempo di cui sono Padre.

La sua misione.

53“Dio” dice ancora Davide[223], dalla cui stirpe provengo, come era predetto[224] da coloro che videro per loro santità grata a Dio e scelta a parlare da Dio, “ha eletto uno solo… mio figlio… ma l’opera è grandiosa, perché si tratta non di preparare la casa di un uomo, ma per Iddio”. 54Così è. Dio, il Re dei re, ha eletto un solo: suo Figlio, per costruire, nei cuori, la sua casa. E ha già preparato il materiale. 55Oh! quanto oro di carità! e rame, e argento, e ferro, e legni rari, e pietre preziose! Tutte sono accumulate nel suo Verbo, ed Egli le usa per costruire in voi la dimora di Dio. Ma se l’uomo non aiuta il Signore, inutilmente il Signore vorrà costruire la sua casa. 56All’oro va risposto con l’oro. All’argento con l’argento, al rame col rame, al ferro col ferro. Ossia amore va dato per amore, continenza per servire la Purezza, costanza per esser fedeli, forza per non piegare. 57E poi portare oggi la pietra, domani il legno: oggi il sacrificio, domani l’opera, e costruire. Sempre costruire il tempio di Dio in voi.

La sua chimaata.

58Il Maestro, il Messia, il Re dell’Israele eterno, del popolo eterno di Dio vi chiama. Ma vuole siate mondi per l’opera. Giù le superbie: a Dio lode. Giù gli umani pensieri: di Dio è il Regno. Umili, dite con Me: “Tua è ogni cosa, Padre. Tuo tutto quanto è buono. Insegnaci a conoscerti e servirti, in verità”. 59Dite: “Chi sono io?”. E riconoscete che sarete qualcosa solo quando sarete dimore purificate in cui Dio può scendere e riposare.

La sua promessa.

60Tutti pellegrini e stranieri su questa terra, sappiate riunirvi e andare verso il Regno promesso. 61Via sono i comandamenti eseguiti non per timore di castigo ma per amore a Te, Padre santo. 62Arca, un cuore perfetto in cui sta la nutriente manna della sapienza e fiorisce la verga della pura volontà. 63E, perché luminosa sia la casa, venite alla Luce del mondo. Io ve la porto. Vi porto la Luce. Non altro che questo. 64Non possiedo ricchezze e non prometto onori che siano della terra. Ma possiedo tutte le ricchezze soprannaturali del Padre mio e, a coloro che seguiranno Dio in amore e carità, prometto l’onore eterno del Cielo. La pace sia con voi».

Regalità messianica.

65La gente, che ha ascoltato attenta, bisbiglia un poco inquieta. Gesù parla col sinagogo. Si uniscono al gruppo anche altre persone, forse i notabili.

«Maestro… ma non sei il Re d’Israele? Ci avevano detto…».

66«Lo sono».

«Ma Tu hai detto…»

67«Che non possiedo e non prometto ricchezze del mondo. Non posso dire che la verità. Così è. So il vostro pensiero. Ma l’errore viene da uno sbaglio di interpretazione e da un molto grande vostro rispetto verso l’Altissimo. Vi fu detto: “Viene il Messia”, e voi avete pensato, come molti in Israele, che Messia e re fossero la stessa cosa. Alzate più alto lo spirito. Osservate questo bel cielo d’estate. Vi pare finisca lì, il suo confine, lì dove l’aria pare una volta di zaffiro? No. Oltre vi sono gli strati più puri, gli azzurri più netti, sino a quello non immaginabile del Paradiso, dove il Messia condurrà i giusti morti nel Signore. La stessa differenza è fra la regalità messianica creduta dall’uomo e quella che è reale: tutta divina».

«Ma potremo noi, poveri uomini, alzare lo spirito dove Tu dici?».

68«Sol che lo vogliate. E, se lo vorrete, ecco che Io vi aiuterò».

«Come ti dobbiamo chiamare, se re non sei?».

69«Maestro, Gesù, come volete. Maestro sono, e sono Gesù, il Salvatore».

Il Messia va incontro al vecchio Saul.

Il vecchio Saul.

70Un vecchio dice: «Odi, Signore. Un tempo, molto tempo fa, al tempo dell’editto, giunse sin qui notizia che era nato a Betlemme il Salvatore… ed io vi andai con altri… Vidi un piccolo Bambino, in tutto uguale agli altri. Ma lo adorai, per fede. Poi seppi che vi è uno, santo, di nome Giovanni. Quale è il Messia vero?».

71«Colui che tu adorasti. L’altro è il suo Precursore. Grande santo agli occhi dell’Altissimo. Ma non Messia».

«Tu eri?».

72«Io ero. E che vedesti intorno alla mia neonata persona?».

«Povertà e lindura, onestà e purezza… Un artiere gentile e serio di nome Giuseppe, artiere ma della stirpe di Davide, una giovane madre bionda e gentile di nome Maria, davanti alla cui grazia impallidiscono le rose più belle d’Engaddi e paiono deformi i gigli delle aiuole regali, e un Bambino dai grandi occhi celesti, dai capelli di fili d’oro pallido… Non altro vidi… E sento ancora la voce della Madre dirmi: “Per la mia Creatura io ti dico: sia il Signore con te sino all’eterno e la sua Grazia venga incontro a te sulla tua strada”. Ho ottantaquattro anni… la strada è sul finire. Non speravo più incontrare la Grazia di Dio. Ma ti ho trovato, invece… ed ora non desidero più di vedere altra luce che non sia la tua… Sì. Ti vedo quale sei sotto questa veste di pietà che è la carne che hai preso. Ti vedo! Udite la voce di colui che nel morire vede la Luce di Dio!».

Investito dallo Spirito di Dio.

73La gente si affolla intorno al vegliardo ispirato che è nel gruppo di Gesù e che, non più sorreggendosi sul bastoncello, alza le braccia tremule, la testa tutta canuta, dalla barba lunga e bipartita, una vera testa da patriarca o profeta.

74«Io vedo Costui: l’Eletto, il Supremo, il Perfetto, qui sceso per forza d’Amore, risalire alla destra del Padre, tornare Uno con Lui. Ma ecco! Non Voce ed Essenza incorporea, come Mosè vide l’Altissimo[225] e come la Genesi dice lo conoscessero i Primi e seco Lui parlassero nel vento della sera[226]. Come vera Carne lo vedo salire all’Eterno. Carne sfolgorante! Carne gloriosa! Oh! pompa di Carne divina! Oh! Bellezza dell’Uomo Dio! 75E’ il Re! Sì. E’ il Re. Non di Israele: del mondo. E a Lui si inchinano tutte le regalità della terra e ogni scettro e corona si annulla nel fulgore del suo scettro e dei suoi gioielli. Un serto, un serto ha sulla sua fronte. Uno scettro, uno scettro ha nella sua mano. Sul petto ha un razionale: perle e rubini di uno splendore non mai visto sono in esso. 76Fiamme ne escono come da una fornace sublime. Ai polsi sono due rubini, e una fibbia di rubini è sui suoi piedi santi. Luce, luce dai rubini! Guardate, o popoli, il Re eterno! Ti vedo! Ti vedo! Salgo con Te… Ah! Signore! Redentore nostro!… 77La luce cresce nel mio occhio dell’anima… Il Re è decorato del suo Sangue! Il serto è una corona di sanguinanti rovi, lo scettro è una croce… Ecco l’Uomo! Eccolo! Sei Tu!… Signore, per la tua immolazione abbi pietà del tuo servo. Gesù, alla tua pietà consegno il mio spirito».

Muore vedendo la luce.

78Il vecchio, sin allora ritto, tornato giovane nel fuoco del profetare, si accascia di improvviso e cadrebbe se Gesù, pronto, non lo sorreggesse contro il suo petto.

«Saul!».

«Muore Saul!».

«Aiuto!». 

«Correte».

79«Pace intorno al giusto che muore» dice Gesù, che lentamente si è inginocchiato per poter sostenere meglio il vecchio sempre più pesante.

Si fa silenzio. Poi Gesù lo depone completamente al suolo. E si drizza.

80«Pace al suo spirito. E’ morto vedendo la Luce. Nell’attesa, e breve sarà, vedrà già il volto di Dio e starà felice. Non vi è morte, ossia separazione dalla vita, per coloro che morirono nel Signore».

La gente, dopo qualche tempo, si allontana commentando. Restano i maggiorenti, Gesù, i suoi e il sinagogo.

«Ha profetato, Signore?».

81«I suoi occhi hanno visto la Verità. Andiamo».

Escono.

«Maestro, Saul è morto investito dallo Spirito di Dio. Noi che l’abbiamo toccato siamo mondi o immondi?».

82«Immondi».

«E Tu?».

83«Io come gli altri. Non muto la Legge. La Legge è legge e l’israelita la osserva. Immondi siamo. Entro il terzo giorno e il settimo ci purificheremo. Sino allora, immondi siamo. Giuda, Io non torno da tua madre. Non porto immondezza nella sua casa. Falla avvisare da chi può farlo. Pace a questa città. Andiamo».

Non vedo più nulla.

 

79. Andando dai pastori. I gioielli di Aglae e una parabola  sulla sua conversione[227].

La sorte migliore.

Dove si forgiò Israele.

1Gesù cammina fra i discepoli per una strada lungo il torrente. Lungo per modo di dire. Il torrente è in basso; in alto, lungo la costa, è la strada a giravolte, come è facile trovarne nei luoghi montuosi.

2Giovanni è rosso come una porpora, carico, come un portatore, di una grossa sacca ben gonfia. Giuda porta invece quella di Gesù, unita alla sua. Simone non ha che la sua e i mantelli. Gesù ha la sua veste ed i suoi sandali. Però la madre di Giuda la deve aver fatta lavare, perché è senza spiegazzature.

3«Quante frutta! Belli quei vigneti su quelle colline!», dice Giovanni che non perde il suo buon umore per il caldo e la fatica. «Maestro, è questo il fiume sulle cui sponde colsero i padri i grappoli miracolosi?[228]».

4«No, è l’altro, e più a mezzogiorno. Ma tutta la regione era luogo benedetto da frutti opimi».

«Ora non lo è più tanto, per quanto bella ancora».

5«Troppe guerre hanno devastato il suolo. Qui si fece Israele… ma per farsi dovette fecondarsi col sangue suo e dei nemici[229]».

«Dove li troviamo i pastori?».

6«A cinque miglia da Ebron, sulle rive del fiume di cui chiedevi».

«Oltre quel colle, allora».

7«Oltre».

«È molto caldo. L’estate… Dove andiamo dopo, Maestro?».

8«In un luogo ancor più caldo. Ma vi prego di venire. Viaggeremo di notte. Le stelle sono tanto chiare che non vi è tenebra. Vi voglio mostrare un luogo…».

«Una città?».

9«No… Un luogo… che vi farà capire il Maestro… forse meglio delle sue parole».

La sorte migliore.

«Abbiamo perduto dei giorni con quello stupido incidente. Ha sciupato tutto… e mia madre, che tanto aveva fatto, è rimasta delusa. Non so poi perché Tu hai voluto segregarti sino alla purificazione».

10«Giuda, perché chiami stupido un fatto che fu grazia per un vero fedele? Non vorresti tu, per te, tal morte? 11Aveva atteso tutta la vita il Messia; si era portato, già anziano, per vie disagiate ad adorarlo quando gli dissero: “C’è”. 12Aveva conservato in cuore per trent’anni la parola di mia Madre. L’amore e la fede lo hanno investito, nell’ultima ora che Dio gli serbava, dei loro fuochi. Il cuore gli si è spezzato nella gioia, incenerito, come olocausto gradito, dal fuoco di Dio. Quale sorte migliore di questa? 13Ha sciupato la festa che tu avevi preparata? Vedi in questo una risposta di Dio. Non vada mescolato ciò che è dell’uomo con ciò che è di Dio… 14Tua madre mi avrà ancora. Quel vecchio non mi avrebbe più avuto. Tutta Keriot può venire al Cristo, il vegliardo non aveva più forze per farlo. Sono stato felice di aver raccolto sul cuore il vecchio padre morente e di avergli raccomandato lo spirito. 15E per il resto… Perché dare scandalo mostrando sprezzo alla Legge? Per dire: “Seguitemi” occorre camminare. Per portare su via santa bisogna fare la stessa via. Come avrei potuto, o come potrei dire: “Siate fedeli”, se infedele fossi Io?».

Basta un pugno di lievito e d’incenso.

«Credo che questo errore sia la causa della nostra decadenza. I rabbi e i farisei accasciano il popolo sotto i precetti e poi… poi fanno come quello che ha profanato la casa di Giovanni facendone un luogo di vizio», osserva Simone.

«È un di Erode… », ribatte l’Iscariota.

«Sì, Giuda. Ma le stesse colpe sono anche nelle caste che si dicono, da sé se lo dicono, sante. Che ne dici, Maestro?», dice Simone.

16«Dico che solo se vi sarà un pugno di vero lievito e di vero incenso in Israele, si formerà il pane e si profumerà l’altare».

 «Che vuoi dire?».

17«Voglio dire che, se vi sarà chi verrà alla Verità con cuore retto, la Verità si spargerà come lievito nella massa della farina e come incenso per tutto Israele».

L’operaio ha diritto alla sua mercede.

«Che ti ha detto quella donna?», chiede Giuda.

18Gesù non risponde. Si volge a Giovanni: «Pesa molto e fatichi. Dammi il tuo carico».

«No, Gesù. Sono uso ai pesi e poi… me lo fa leggero il pensiero della gioia che ne avrà Isacco».

Il poggio è girato. All’ombra del bosco, sull’altro versante, sono le pecore di Elia. E i pastori, seduti all’ombra, le guardano. Vedono Gesù e corrono.

19«La pace a voi. Qui siete?».

«Eravamo in pensiero per Te… e per il ritardo… incerti se venirti incontro o ubbidire… abbiamo deciso venire sin qui… per ubbidire a Te e al nostro amore insieme. Dovevi esser qui da molti giorni».

20«Abbiamo dovuto sostare…».

«Ma… nulla di male?».

21«No, nulla, amico. La morte di un fedele sul mio petto. Non altro».

«Cosa vuoi che accadesse, pastore? Quando le cose sono ben preparate… Certo bisogna saperle preparare, e preparare i cuori a riceverle. La mia città ha dato al Cristo ogni onore. Non è vero, Maestro?».

22«È vero. Isacco, siamo passati, nel ritorno, da Sara. Anche la città di Jutta, senza altra preparazione fuor di quella della sua semplice bontà e della verità delle parole di Isacco, ha saputo capire l’essenza della mia dottrina e amare, di un amore pratico, disinteressato e santo. Ti ha mandato vesti e cibo, Isacco, e agli oboli rimasti sul tuo giaciglio tutti hanno voluto unire qualcosa per te, che torni nel mondo e che sei privo di tutto. Tieni. Io non porto mai denaro. Ma questo l’ho preso perché è purificato dalla carità».

«No, Maestro, tienilo …sono abituato a farne senza».

23«Ora dovrai andare per i paesi in cui ti manderò. E ti occorre. L’operaio ha diritto alla mercede, anche se operaio d’anima… perché ancora vi è un corpo da nutrire, come fosse l’asinello che aiuta il padrone. Non è molto. Ma tu saprai fare… Giovanni in quella sacca ha vesti e sandali. Gioacchino ha preso dei suoi. Saranno grandi… ma c’è tanto amore nel dono!».

24Isacco prende la bisaccia e si ritira a vestirsi dietro un cespuglio. Era ancora scalzo e nella sua bizzarra toga fatta di una coperta.

L’anima che si lavora.

I gioielli di Aglae.

25«Maestro», dice Elia. «Quella donna… quella donna che sta nella casa di Giovanni… quando Tu eri via da tre giorni e noi pasturavamo le pecore sui prati di Ebron ché son di tutti, i prati, e non ci potevano cacciare ci mandò una servente con questa borsa e dicendo che ci voleva parlare… Non so se ho fatto bene… ma per la prima volta ho reso la borsa e ho detto: “Non ho nulla da udire”… Poi lei mi ha fatto dire: “Vieni in nome di Gesù” e sono andato… Ha aspettato che non ci fosse il suo… insomma l’uomo che la tiene… Quante cose ha voluto… anzi, voleva sapere. Ma io… ho detto poco. Per prudenza. È una meretrice. Temevo fosse un tranello per Te. Mi ha chiesto chi sei, dove stai, che fai, se sei un signore… Io ho detto: “È Gesù di Nazaret, è dappertutto perché è un maestro e va insegnando per la Palestina”; ho detto che sei un uomo povero, semplice, un operaio che la Sapienza ha fatto sapiente… Non di più».

26«Hai fatto bene», dice Gesù; e contemporaneamente Giuda esclama: «Hai fatto male! Perché non hai detto che è il Messia, che è il Re del mondo? Schiacciarla, la superba romana, sotto il fulgore di Dio!».

«Non mi avrebbe capito… E poi? Ero certo se era sincera? L’hai detto tu, quando la vedesti, cosa è lei. Potevo gettare le cose sante – e tutto ciò che è Gesù è santo – in bocca a lei? Potevo mettere in pericolo Gesù dando troppe notizie? Da tutti gli venga male, ma non da me».

«Andiamo noi, Giovanni, a dirle chi è il Maestro, a spiegarle la verità santa».

«Io no. A meno che Gesù me lo ordini».

«Hai paura? Che vuoi che ti faccia? Hai schifo? Non lo ha avuto il Maestro!».

«Non paura e non schifo. Ho pietà di lei. Ma penso che, se Gesù voleva, poteva fermarsi ad istruirla. Non lo ha fatto… non è necessario farlo noi».

«Allora non c’erano segni di conversione… Ora… Fai vedere, Elia, la borsa». E Giuda rovescia su un lembo del mantello, poiché si è seduto sull’erba, il contenuto della borsa. Anelli, armille, braccialetti, una collana rotolano: giallo oro sul giallo opaco della veste di Giuda. «Tutti gioielli!… Che ce ne facciamo?».

«Si possono vendere», dice Simone.

«Sono cose noiose», obbietta Giuda che però li ammira.

27«Gliel’ho detto anche io, nel prenderli; ho anche detto: “Il tuo signore ti batterà”. Mi ha risposto: “Non è roba sua. Mia è, ne faccio ciò che voglio. So che è oro di peccato… ma diventerà buono se usato per chi è povero e santo. Perché si ricordi di me”, e piangeva».

25«Vacci, Maestro».

28«No».

«Mandaci Simone».

«No».

«Allora vado io».

«No».

29I «no» di Gesù sono secchi e imperiosi.

«Ho fatto male, Maestro, a parlare con lei, a prendere quell’oro?», chiede Elia che vede Gesù serio.

30«Non hai fatto male. Ma non c’è nulla di più da fare».

Parabola della farina e il lievito.

«Ma forse quella donna vuole redimersi ed ha bisogno di essere ammaestrata… », obbietta ancora Giuda. 31«In lei sono già tante scintille atte a suscitare l’incendio in cui può ardersi il suo vizio e rimanere l’anima rinverginizzata dal pentimento. 32Poco fa vi ho parlato di lievito che si sparge per la farina e la fa santo pane. Udite una breve parabola. 33Quella donna è farina. Una farina in cui il Maligno ha mescolato le sue polveri di inferno. Io sono il lievito. Ossia la mia parola è il lievito. 34Ma se troppa pula è nella farina, o se sassi e rena vi è mescolata, e cenere con essa, può farsi il pane anche se il lievito è buono? Non può farsi. Occorre che pazientemente si levi dalla farina pula, cenere, sassi e rena. La Misericordia passa e offre il crivello… 35Il primo: quello fatto da brevi verità fondamentali. Quali sono necessarie per esser comprese da uno che è nella rete della completa ignoranza, del vizio, del gentilesimo. Se l’anima lo accoglie, comincia la prima purificazione. 36La seconda avviene col crivello dell’anima stessa, che confronta il suo essere con l’Essere che si è rivelato. E ne ha orrore. E inizia la sua opera. Per una operazione sempre più minuta, dopo i sassi, dopo la rena, dopo la cenere, giunge anche a levare quello che è già farina, ma con granelli ancor pesanti, troppo pesanti per dare ottimo pane. 37Ora eccola tutta pronta. Ripassa allora la Misericordia e si immette in quella farina preparata – anche questa è preparazione, Giuda – e la solleva e la fa pane. Ma è operazione lunga e di “volontà” dell’anima. 38Quella donna… quella donna ha già in sé quel minimo che era giusto darle e che le può servire a compiere il suo lavoro. Lasciamo lo compia, se vorrà farlo, senza turbarla. Tutto turba un’anima che si lavora: la curiosità, gli zeli inconsulti, le intransigenze come le eccessive pietà».

Programma di viaggio.

«Allora non ci andiamo?».

39«No. E, perché nessuno fra voi abbia tentazione, partiamo subito. Nel bosco è ombra. Sosteremo alle falde della valle del Terebinto. E là ci separeremo. Elia tornerà ai suoi pascoli con Levi. Mentre Giuseppe verrà con Me sino al guado di Gerico. Poi… ci riuniremo ancora. Tu, Isacco, continua ciò che facesti a Jutta, andando da qui, per Arimatea e Lidda, sino a raggiungere Doco. Là ci ritroveremo. Vi è da preparare la Giudea. E tu sai come farlo. Come hai fatto a Jutta».

«E noi?».

40«Voi? Verrete, l’ho detto, per vedere la mia preparazione. Anche Io mi sono preparato alla missione».

«Andando da un rabbi?».

41«No».

«Da Giovanni?».

42«Ne presi solo il battesimo».

«E allora?».

43«Betlemme ha parlato con le pietre ed i cuori. Anche lì dove ti porto, Giuda, le pietre ed un cuore, il mio, parleranno e ti daranno risposta».

Fanatismo degli ebroniti.

44Elia, che ha portato latte e pane scuro, dice: «Ho cercato, mentre attendevo, e con me ha cercato Isacco, di persuadere quelli di Ebron… Ma non credono, non giurano, non vogliono che Giovanni. È il loro “santo” e non vogliono che quello».

45«Peccato comune a molti paesi e a molti credenti presenti e futuri. Guardano l’operaio e non il padrone che ha mandato l’operaio. Chiedono all’operaio senza neppur dirgli: “Di’ al tuo padrone questo”. Dimenticano che l’operaio c’è perché c’è il padrone, e che è il padrone che istruisce l’operaio e lo rende atto al lavoro. Dimenticano che l’operaio può intercedere. Ma uno solo può concedere: il padrone. In questo caso, Dio e il suo Verbo con Lui. Non importa. Il Verbo ne ha dolore, ma non rancore. Andiamo».

La visione ha termine.

80. Con tre apostoli sul monte del digiuno e al masso della tentazione[230].

Preparazione alla missione.

Luogo di formazione.

1Un’alba bellissima in un luogo selvaggio. Un’alba dall’alto di una costa di monte. Appena un principio di giorno. In cielo ancora le superstiti stelle e un arco sottile di luna calante che persiste, virgola d’argento, sul velluto ancora azzurro scuro del cielo. 2Il monte pare a sé, non congiunto ad altre catene. Ma è un vero monte, non un colle. La cima è molto più su, eppure da mezza costa già si domina un largo raggio d’orizzonte, segno che si è elevati di molto sul livello del suolo. Nell’aria fresca del mattino, in cui si fa strada la luce incerta, bianco-verdastra, dell’alba che sempre più si fa chiara, si svelano i contorni ed i particolari, che prima erano in quella caligine che precede il giorno, sempre più cupa di una notte perché pare che la luce degli astri, nel trapasso da notte a giorno, diminuisca e, direi, si annulli. 3Vedo così che il monte è roccioso e nudo, spaccato da anfratti che formano grotte, antri e seni nel monte. Un luogo proprio selvaggio su cui – e solo nei luoghi dove un poco di terra si è deposta in modo da poter raccogliere anche l’acqua del cielo e conservarla – sono ciuffetti di verde, per lo più piante rigide, spinose, dalla poca fronda, e bassi e duri cespugli di quelle erbe che paiono bastoncini verdi di cui non so il nome.

4In basso vi è una distesa più arida ancora, piatta, sassosa e che sempre più diviene arida quanto più si avvicina ad un punto scuro, molto più lungo che largo, almeno cinque volte più lungo che largo, che penso sia un’ oasi folta, nata in tanto squallore per acque sotterranee. Però, quando la luce si fa più viva, vedo che non è che acqua. Un’acqua ferma, cupa, morta. Un lago di una tristezza infinita. 5In questa luce ancora incerta mi fa ricordare la visione del mondo morto. Pare che aspiri tutto il cupo del cielo, tutto il triste del suolo circostante, e stemperi nelle sue acque ferme il verde cupo delle piante spinose e delle rigide erbe – che per chilometri e chilometri, in piatto e in altezza, sono l’unica decorazione del suolo – e, fattosene un filtro di cupezza, la emani poi e spanda tutto intorno. Come è diverso dal solare, ridente lago di Genezaret! In alto, guardando il cielo di un assoluto sereno che si fa sempre più chiaro, guardando la luce che avanza da oriente a fiotti sempre più vasti, lo spirito si rallegra. Ma guardando quel grandissimo lago morto si stringe il cuore. Non un uccello trasvola sulle sue acque. Non un animale è sulle sue rive. Nulla.

Preparazione alla missione.

6Mentre guardo questa desolazione, mi scuote la voce del mio Gesù: «Ed eccoci giunti dove volevo».

7Mi volgo. Lo vedo alle mie spalle, fra Giovanni, Simone e Giuda, presso la costa rocciosa del monte, là dove giunge un sentiero… sarebbe meglio dire: là dove un lungo lavoro di acque, nei mesi di pioggia, ha graffiato il calcare scavando nei secoli un canale appena disegnato, che sarà scolo alle acque delle cime e che ora è via per le capre selvatiche più che per gli uomini.

8Gesù si guarda intorno e ripete: «Sì, qui vi volevo portare. Qui il Cristo si è preparato alla sua missione».

«Ma qui non c’è nulla!».

9«Non c’è nulla, l’hai detto».

«Con chi eri?».

10«Col mio spirito e col Padre».

«Ah! fu sosta di poche ore!».

11«No, Giuda. Non di poche ore. Di molti giorni…».

«Ma chi ti serviva? Dove dormisti?».

12«Avevo a servi gli onagri che nella notte venivano a dormire nella loro tana… in questa, dove Io pure m’ero intanato… Avevo a serve le aquile che mi dicevano: “È giorno” col loro grido aspro, partendo per la preda. Avevo ad amici le piccole lepri che venivano a rodere le erbe selvagge quasi ai miei piedi… Mi era cibo e bevanda ciò che è cibo e bevanda del fiore selvaggio: la rugiada notturna, la luce del sole. Non altro».

«Ma perché?».

13«Per prepararmi bene, come tu dici, alla mia missione. Le cose ben preparate riescono bene. Tu lo hai detto. E la mia cosa non era la piccola, inutile cosa di far brillare Me, Servo del Signore, ma di far comprendere agli uomini ciò che è il Signore e, attraverso questa comprensione, farlo amare in spirito di verità. Misero quel servo del Signore che pensa al suo trionfo e non a quello di Dio! Che cerca averne utile, che sogna mettersi in alto su un trono fatto… oh! fatto degli interessi di Dio, avviliti sino a toccare il suolo, essi che sono celesti interessi. Non è più servo, costui, anche se ne ha l’aspetto esterno. È un mercante, un trafficante, un falso che inganna sé, gli uomini e vorrebbe ingannare Dio… uno sciagurato che si crede principe ed è schiavo… E’ del Demonio, il suo re di menzogna. Qui, in questa tana, il Cristo per molti giorni visse di macerazioni e preghiera per prepararsi alla sua missione. E dove vorresti fossi andato a prepararmi, Giuda?».

14Giuda è perplesso, disorientato. Risponde infine: «Ma non saprei… Pensavo… da qualche rabbi… presso gli esseni… non so».

“Nella mente di Dio è un destino per voi”.

15«E potevo trovare un rabbi che mi dicesse più di quanto mi diceva la Potenza e la Sapienza di Dio? E potevo Io – Io Verbo eterno del Padre, Io che ero quando il Padre creò l’uomo e so di quale spirito immortale e animato, e di quale potenza di giudizio libero e capace, abbia il Creatore dotato l’uomo – andare ad attingere scienza e capacità da quelli che negano l’immortalità dell’anima negando la finale risurrezione, e negano la libertà d’azione dell’uomo addossando virtù e vizi, azioni sante e malvagie, al destino che dicono fatale e non vincibile? Ah! no.

16Avete un destino. Sì. Lo avete. Nella mente di Dio che vi crea è un destino per voi. Ve lo desidera il Padre. Ed è destino d’amore, di pace, di gloria: “la santità d’esser suoi figli”. Questo il destino che, presente alla mente divina dal momento nel quale col fango fu fatto Adamo, presente sarà sino all’ultima creazione di anima d’uomo. 17Ma non vi violenta il Padre nella vostra condizione di re. Il re, se prigione, non è più re, è un reietto. Voi re siete perché liberi nel vostro piccolo regno individuale. Nell’io. In esso potete fare ciò che volete, come volete.

Il Re amico e le due potenze nemiche.

Le regole del Re amico.

18Di fronte e ai confini del vostro piccolo regno avete un Re amico e due potenze nemiche. L’Amico vi mostra le regole che Egli ha date per far felici quelli che sono suoi. Ve le mostra. Vi dice: “Eccole. Con queste è sicura l’eterna vittoria”. Ve le mostra, Egli, il Saggio e Santo, perché voi possiate, se volete farlo, praticarle e averne gloria eterna.

Le due potenze nemiche

19Le due potenze nemiche sono Satana e la carne. Nella carne metto la vostra e quella del mondo, ossia le pompe e seduzioni del mondo, ossia la ricchezza, le feste, gli onori, i poteri che dal mondo e nel mondo si hanno e che non sempre si hanno onestamente e meno ancora si sanno usare onestamente se, per un complesso di cause, ad essi l’uomo perviene.

20Satana, maestro della carne e del mondo, parla anche per esso e per la carne. Anche lui ha le sue regole… Oh! se le ha! E poiché l’io è fasciato di carne e la carne tende alla carne come le scaglie di ferro tendono alla calamita, e poiché il canto del Seduttore è più dolce di gorgheggio di usignolo in amore fra raggi di luna e profumo di roseti, più facile è andare verso queste regole, piegare verso queste potenze, dire loro: “Vi considero amiche. Entrate”.

La sferza delle potenzi nemiche.

21Entrate… Avete mai visto un alleato che resti onesto sempre, senza chiedere il cento per uno per un aiuto dato? Così fanno esse. Entrano… E divengono padroni. Padroni? No, aguzzini. Vi legano, o uomini, al loro banco di galera, vi ci incatenano, non vi lasciano più alzare il collo dal loro giogo, e la loro sferza vi riga a sangue se cercate sfuggir loro. O farsi ferire sino a giungere ad esser un ammasso di carne frantumata, così inutile, come carne, da esser respinta dal loro piede crudele, o morire sotto di loro.

La Misericordia del Rey amigo.

22Se sapete darvi quel martirio, darvi quel martirio, ecco allora che passa la Misericordia, l’Unica che può ancora aver pietà di quella ripugnante miseria della quale il mondo, uno dei padroni, ha ora schifo e sulla quale l’altro padrone, Satana, invia le sue frecce di vendetta. 23E la Misericordia, l’Unica che passa, si china, la raccoglie, la medica, la risana e le dice: “Vieni. Non temere. Non ti guardare. Le tue piaghe non sono più che cicatrici, ma sono così innumerevoli che ti farebbero orrore, tanto ti deturpano. Ma Io non ti guardo quelle, guardo la tua volontà. Per essa volontà buona sei così segnata. Perciò Io ti dico: ti amo. Vieni con Me”, e la porta nel suo Stato. 24Allora voi capite che Misericordia e Re amico sono una stessa persona. Ritrovate le regole che Egli vi aveva mostrate e che voi non avete voluto seguire. Ora lo volete… e giungete alla pace della coscienza prima, alla pace di Dio dopo.

25Ditemi, allora. Questo destino fu imposto da Un Solo per tutti, o fu individualmente voluto da ognuno per sé?».

«Fu da ognuno voluto».

L’arte di strappare anime a Satana.

Prepararsi bene.

26«Bene giudichi, Simone. Potevo Io andare dai negatori della beata risurrezione e del dono di Dio per formarmi? Qui sono venuto. Ho preso la mia anima di Figlio dell’uomo e me la sono lavorata con gli ultimi tocchi, finendo il lavoro di trent’anni di annichilimento e di preparazione per andare perfetto al mio ministero.

Disciplinare la caene stando con Gesú.

27Ora Io vi chiedo di stare meco qualche giorno, in questa tana. Sarà sempre meno desolata la sosta, perché saremo quattro amici che fanno forza contro le tristezze, le paure, le tentazioni, le necessità della carne. Io ero solo. Sarà sempre meno penosa, perché ora è estate e qui, in alto, vi è il vento delle cime a temperare il calore. Io vi venni al finir della luna di tebet, e rigido era il vento che scendeva dalle nevi della vetta. Sarà sempre meno tormentosa, perché più breve e perché abbiamo ora quel minimo di cibo che può dare conforto alla nostra fame, e nelle piccole ghirbe di pelle che vi ho fatto dare dai pastori vi è tant’acqua da bastare per questi giorni di sosta.

Sacrificip e penitenza.

28Io… io ho bisogno di strappare due anime a Satana. Non vi è che la penitenza che lo possa. Vi chiedo aiuto. Sarà formazione anche per voi. Imparerete come si strappano le prede a Mammona. Non tanto con le parole, quanto col sacrificio… Le parole!… Il frastuono satanico impedisce che siano udite… Ogni anima preda del Nemico è avvolta in turbini di voci infernali… Volete rimanere con Me? Ma se non volete, andate. Io resto. Ci ritroveremo a Tecua, presso il mercato».

29«No, Maestro, io non ti lascio», dice Giovanni; mentre Simone contemporaneamente esclama: «Tu ci elevi volendoci teco in questa redenzione». Giuda… non mi pare molto entusiasta. Ma fa buon viso al… destino e dice: «Io resto».

Semplicitá e precauzione.

30«Prendete allora le ghirbe e le sacche e portatele dentro e, prima che il sole arda, spezzate legna e accumulatela presso lo spacco. La notte è rigida anche d’estate, qui, e non tutte le bestie sono buone. Un ramo lo accenderete subito. Là, di quella pianta di acacia gommosa. Brucia bene. Guarderemo fra le fessure per cacciare col fuoco aspidi e scorpioni. Andate»…

Un grido di giubilo stellare.

31…Lo stesso punto di monte. Solo ora è notte. Una notte tutta stellata. Una bellezza di cielo notturno come credo se ne possa godere solo in quei paesi già quasi tropicali. Stelle di una larghezza e di un brilìo meravigliosi. Le costellazioni maggiori paiono grappoli di brillanti, di chiari topazi, di pallidi zaffiri, di miti opali, di tenui rubini. Tremolano, si accendono, si spengono come sguardi che la palpebra cela per un attimo, tornano ad accendersi più belle. Ogni tanto una stella riga il cielo e scompare verso chissà quale orizzonte. Una riga di luce che pare un grido di giubilo stellare per poter volare così per quei prati sterminati.

32Gesù è seduto sull’apertura della spelonca e parla ai tre che fanno cerchio con Lui. Deve esservi stato del fuoco, perché, in mezzo al cerchio dei quattro, un mucchietto di tizzi ha ancora bagliori di bragia e getta il suo riflesso rosso sui quattro volti.

 La sosta è finita.

33«Sì. La sosta è finita. Questa sosta. L’altra volta durò quaranta giorni… E vi dico ancora: era ancora inverno su questi pendii… e non avevo cibo. Un poco più difficile di questa volta, non è vero? So che avete sofferto anche ora. Il poco che avevamo e che vi davo era nulla, specie per la fame dei giovani. Era sufficiente solo a non farvi cadere languenti. L’acqua ancor meno. Il calore è torrido nel giorno. E voi direte che ciò non c’era nell’inverno. Ma allora c’era un vento secco, che scendeva bruciando i polmoni da quella cima e saliva da quella bassura carico di polvere desertica e asciugava più ancora di questo calore estivo, a cui può dare sollievo succhiare questi aciduli frutti che quasi son maturi. Allora il monte non dava che vento ed erbe bruciate dal gelo intorno alle acacie scheletrite. Non vi ho dato tutto, perché ho serbato gli ultimi pani e l’ultimo formaggio con l’ultima ghirba per il ritorno… Io so cosa fu il ritorno, esausto come ero, nella solitudine del deserto… Raccogliamo le nostre cose e andiamo. La notte è ancor più chiara di quella che qui ci condusse. Non vi è luna. Ma il cielo piove luce. Andiamo. Ricordatevi questo posto. Sappiate ricordare come si preparò Cristo e come si preparano gli apostoli. Come Io insegno si preparino gli apostoli».

Il ritorno.

34Si alzano. Simone, con un ramo, fruga nelle bracie, le ravviva, prima di sperderle col piede, gettandovi sopra delle erbe disseccate, e alla fiamma accende una frasca di acacia e la tiene alta, all’ingresso della tana, mentre Giuda e Giovanni raccolgono mantelli, sacche e dei piccoli otri di pelle, di cui solo uno è ancora gonfio. Poi spegne la frasca contro la roccia, si carica della sua sacca e si mette il manto, come tutti, legandoselo alla vita perché non dia noia nell’andare.

35Scendono senza altre parole l’uno dietro l’altro per un sentiero ripidissimo, mettendo in fuga piccoli animali che brucano le poche erbe che ancora resistono al sole. Il cammino è lungo e disagiato. Finalmente giungono al piano. Non è molto comodo il cammino neppur qui dove pietre e schegge di pietre si muovono traditore sotto al piede, ferendolo anche, perché la terra ridotta a polvere le nasconde e non si possono evitare, dove arsi cespugli di spini graffiano e intralciano attaccandosi al basso delle vesti. Ma è più spedito.

In alto le stelle sono sempre più belle.

36Vanno, vanno, vanno per ore. La pianura è sempre più sterile e triste. Luccichii di scaglie brillano in certe piccole rughe del terreno, in pozzette fra asperità del suolo. Paiono scaglie di brillanti sporchi. Giovanni si china a guardarle.

37«È il sale del sottosuolo. Ne è saturo. Affiora con le acque di primavera e poi si secca. Per questo la vita non regge qui. Il mare Orientale, per profonde vene, sparge la sua morte a molti stadi intorno. Solo dove sorgive dolci combattono il suo mordente è possibile trovare piante e ristoro», spiega Gesù.

Vanno ancora. Poi Gesù si ferma presso la roccia cava in cui lo vidi tentato da Satana.

38«Sostiamo qui. Sedete. Fra poco sarà il canto del gallo. Camminiamo da sei ore e dovete avere fame, sete e stanchezza. Prendete. Mangiate e bevete, seduti qui, a Me intorno, mentre Io vi dico ancora una cosa che voi direte agli amici e al mondo».

39Gesù ha aperto la sua sacca e ne ha tratto pane e formaggio, che taglia e distribuisce, e dalla sua zucchetta mesce acqua in una ciotoletta e distribuisce pure.

Scuola di spiritualità.

Consapevolezza della messianicità.

«Tu non mangi, Maestro?».

40«No. Io vi parlo. Udite. Una volta ci fu uno, un uomo, che mi chiese se ero mai stato tentato. Che mi chiese se non avevo mai peccato. Che mi chiese se, nella tentazione, non avevo mai ceduto. E che si stupì perché Io, il Messia, ho chiesto, per resistere, l’aiuto del Padre dicendo: “Padre, non mi indurre in tentazione”[231]».

41Gesù parla piano, calmo, come narrasse un fatto a tutti ignoto… Giuda china il capo come impacciato. Ma gli altri sono tanto intenti a guardare Gesù che non lo vedono.

42Gesù continua: «Ora voi, miei amici, potete sapere ciò che solo lievemente seppe quell’uomo. Dopo il battesimo – ero mondo[232], ma non si è mai mondi abbastanza rispetto all’Altissimo, e l’umiltà di dire “sono uomo e peccatore” è già battesimo che fa mondo il cuore[233] – sono venuto qui. 43Ero stato chiamato “l’Agnello di Dio” da colui che, santo e profeta, vedeva la Verità e vedeva scendere lo Spirito sul Verbo e farlo Unto del suo crisma d’amore, mentre la voce del Padre empiva i cieli del suo suono dicendo: “Ecco il mio Figlio diletto nel quale mi sono compiaciuto”. Tu, Giovanni, eri presente quando il Battista ha ripetuto le parole… 44Dopo il battesimo, benché mondo per natura e mondo per figura, volli “prepararmi”. Sì, Giuda. Guardami. Il mio occhio ti dica ciò che ancor tace la bocca. Guardami, Giuda. Guarda il tuo Maestro che non si è sentito superiore all’uomo per essere il Messia e che anzi, sapendo di esser l’Uomo, ha voluto esserlo in tutto, fuorché nel condiscendere al male[234]. Ecco, così».

45Ora Giuda ha alzato il viso e guarda Gesù che ha di fronte. La luce delle stelle fa brillare gli occhi di Gesù come fossero due stelle fisse in un pallido volto.

Disciplina spirituale.

46«Per prepararsi ad essere maestri bisogna essere stati scolari. Io tutto sapevo come Dio. La mia intelligenza mi poteva anche fare capire le lotte dell’uomo, per potere intellettivo e intellettualmente[235]. Ma un giorno qualche mio povero amico, qualche mio povero figlio, avrebbe potuto dire e dirmi: “Tu non sai cosa è esser uomo e avere senso e passioni”. Sarebbe stato rimprovero giusto. 47Sono venuto qui, anzi là, su quel monte, per prepararmi… non solo alla missione… ma alla tentazione. Vedete? Qui dove voi siete, Io fui tentato. Da chi? Da un mortale? No. Troppo lieve sarebbe stato il suo potere. Sono stato tentato da Satana, direttamente.

48Ero sfinito. Da quaranta giorni non mangiavo… Ma, finché ero stato perso nell’orazione, tutto si era annullato nella gioia del parlare con Dio, più che annullato: reso sopportabile. Lo sentivo come un disagio della materia, circoscritto alla materia sola… 49Poi sono tornato nel mondo… sulle vie del mondo… e ho sentito i bisogni di chi è sul mondo. Ho avuto fame. Ho avuto sete. Ho sentito il freddo pungente della notte desertica. Ho sentito il corpo affranto dalla mancanza del riposo, del letto, e dal lungo cammino fatto in condizioni di spossatezza tale che mi impedivano di andare oltre…

50Perché ho una carne anche Io, amici. Una vera carne. Ed essa è soggetta alle stesse debolezze[236] che hanno tutte le carni. E con la carne ho un cuore. Sì. Dell’uomo ho preso la prima e la seconda delle tre parti che fanno l’uomo[237]. Ho preso la materia con le sue esigenze e il morale con le sue passioni. 51E, se per mia volontà ho piegato in sul nascere tutte le passioni non buone[238], ho lasciato crescessero potenti come cedri secolari le sante passioni dell’amore filiale, dell’amore patrio, delle amicizie, del lavoro, di tutto quanto è ottimo e santo. 52E qui ho sentito nostalgia della Mamma lontana, qui ho sentito bisogno delle sue cure sulla mia fralezza umana, qui ho sentito rinnovarsi il dolore di essermi staccato dall’Unica che mi amasse perfettamente, qui ho presentito il dolore che mi è serbato e il dolore del suo dolore, povera Mamma, che non avrà più lacrime, tante ne dovrà spargere per il suo Figlio e per opera degli uomini. 53E qui ho sentito la stanchezza dell’eroe e dell’asceta, che in un’ora di premonizione si rende cognito dell’inutilità[239] del suo sforzo… Ho pianto… 54La tristezza… richiamo magico per Satana. Non è peccato esser tristi se l’ora è penosa. È peccato cedere oltre alla tristezza e cadere in inerzia o in disperazione. Ma Satana subito viene quando vede uno caduto in languore di spirito[240].

Combattimento spirituale.

55È venuto. In veste di benigno viandante. Prende sempre aspetti benigni… Avevo fame… e avevo i trent’anni nel sangue[241]. Mi ha offerto il suo aiuto. E prima mi ha detto: “Di’ a queste pietre che divengano pane”. Ma prima ancora… sì… prima ancora mi aveva parlato della donna… Oh! egli ne sa parlare. La conosce a fondo. L’ha corrotta per il primo, per farne sua alleata di corruzione. 56Non sono solo il Figlio di Dio. Sono Gesù, l’operaio di Nazaret. Ho detto a quell’uomo che mi parlava allora, chiedendomi se conoscevo tentazione, e quasi mi accusava di esser ingiustamente beato per non aver peccato: “L’atto placa nel soddisfacimento. La tentazione respinta non cade ma si fa più forte, anche perché Satana l’aizza”. 57Ho respinto la tentazione e della fame della donna e della fame del pane. E sappiate che Satana mi prospettava la prima, né aveva torto, umanamente giudicando, come la migliore alleata per affermarsi nel mondo.

58La Tentazione, non vinta dal mio: “Non di solo senso vive l’uomo”, mi parlò allora della mia missione. Voleva sedurre il Messia dopo aver tentato il Giovane. E mi spronò ad annichilire gli indegni ministri del Tempio con un miracolo… 59Non si piega il miracolo, fiamma di Cielo, a farne cerchio di vimini per incoronarsi di esso… E non si tenta Dio chiedendo miracoli a fini umani. Questo voleva Satana. Il motivo presentato era il pretesto; la verità era: “Gloriati d’esser il Messia”, per portarmi all’altra concupiscenza: quella dell’orgoglio.

60Non vinto dal mio: “Non tenterai il Signore Dio tuo”, mi circuì con la terza forza della sua natura: l’oro. Oh! l’oro! Grande cosa il pane e più grande la donna per chi ha bramosia di cibo o di piacere. Grandissima cosa l’acclamazione delle folle per l’uomo… Per queste tre cose quanti delitti si fanno! Ma l’oro… 61Ma l’oro… Chiave che apre, cerchio che salda, esso è l’alfa e l’omega di novantanove su cento delle azioni umane. Per il pane e la donna l’uomo diviene ladro. Per il potere anche omicida. Ma per l’oro diviene idolatra. Il re dell’oro, Satana, mi ha offerto il suo oro purché lo adorassi… L’ho trapassato con le parole eterne: “Adorerai solo il Signore Iddio tuo”.

Qui. Qui è avvenuto questo».

62Gesù si è alzato. Pare più alto del solito nella piatta natura che lo circonda, nella luce lievemente fosforescente che piove dalle stelle. Anche i discepoli si alzano. Gesù continua a parla re fissando intensamente Giuda.

L’uomo Dio.

63«Allora sono venuti gli angeli del Signore… L’Uomo aveva vinto la triplice battaglia. L’Uomo sapeva cosa voleva dire essere uomo e aveva vinto. Era esausto. La lotta era stata più esauriente del lungo digiuno… Ma lo spirito giganteggiava… Io credo che ne hanno trasalito i Cieli a questo mio completamento di creatura dotata di cognizione. Io credo che da quel momento è venuto in Me il potere di miracolo. Ero stato Dio[242]. Ero divenuto l’Uomo[243]. Ora, vincendo l’animale che era connesso alla natura dell’uomo, ecco Io ero l’Uomo-Dio. Lo sono. E come Dio tutto posso. E come Uomo tutto conosco. Fate anche voi come Me, se vorrete fare ciò che Io faccio. E fatelo in memoria di Me.

64Quell’uomo si stupiva che avessi chiesto l’aiuto del Padre. E l’avessi pregato di non indurmi in tentazione. Di non lasciarmi cioè in balia della Tentazione oltre le mie forze. Credo che quell’uomo, ora che sa, non se ne stupirà più. Fate anche voi così, in memoria di Me e per vincere come Me, e non dubitate mai, vedendomi forte in tutte le tentazioni della vita, vittorioso nelle battaglie dei cinque sensi, e del senso e del sentimento, sulla mia natura di vero Uomo oltre che di Dio. Ricordatevi di tutto ciò.

65Vi avevo promesso di portarvi là dove avreste potuto conoscere il Maestro… dall’alba del suo giorno, un’alba pura come questa che sorge, al meriggio della sua vita. Quello da cui mi sono partito per andare incontro alla mia umana sera… Ho detto a un di voi: “Anche Io mi sono preparato”. Lo vedete che era vero. 66Vi ringrazio di avermi fatto compagnia in questo ritorno nel luogo natale e nel luogo penitenziale. I primi contatti col mondo mi avevano già nauseato e sconfortato. È troppo brutto. Ora la mia anima si è nutrita del midollo del leone: della fusione col Padre nell’orazione e nella solitudine. E posso tornare nel mondo per riprendere la mia croce, la mia prima croce di Redentore: quella del contatto col mondo. Col mondo, nel quale troppo poche sono le anime che han nome Maria, che han nome Giovanni…

Raccomandazioni.

67Ora udite, tu in specie, Giovanni. Torniamo verso la Madre e verso gli amici. Io ve ne prego: non dite alla Madre la durezza che fu opposta all’amore del suo Figlio. Ne soffrirebbe troppo. Soffrirà per questa crudeltà dell’uomo tanto, tanto, tanto… ma non presentiamole il calice sin da ora. Sarà tanto amaro, quando le sarà dato! Così amaro che, come un tossico, le scenderà serpendo nelle viscere sante e nelle vene e gliele morderà, le gelerà il cuore. Oh! non dite alla Madre mia che Betlem ed Ebron mi hanno respinto come un cane! Pietà per Lei! 68Tu, Simone, sei vecchio e buono, sei spirito di riflessione e non parlerai, lo so. 69Tu, Giuda, sei giudeo e non parlerai per orgoglio regionale. 70Ma tu, Giovanni, tu, galileo e giovane, non cadere in peccato di orgoglio, di critica, di crudeltà. Taci. Più tardi… più tardi agli altri dirai quanto ora ti prego tacere.

71Anche agli altri. Vi è già tanto da dire su quanto è del Cristo. Perché unirvi ciò che è di Satana contro il Cristo? Amici, mi promettete tutto ciò?».

«Oh! Maestro! Sì che te lo promettiamo! Sta’ sicuro!».

72«Grazie. Andiamo sino a quella piccola oasi. Là vi è una sorgiva, una cisterna piena di fresche acque e ombra e verzura. La strada verso il fiume la lambe. Potremo trovare cibo e ristoro fino a sera. Al chiaro delle stelle raggiungeremo il fiume, il guado. E attenderemo Giuseppe o ci uniremo a lui se già è tornato. Andiamo».

73E si incamminano mentre il primo roseo in cielo, al limite d’oriente, dice che un nuovo giorno sorge.

81. Al guado del Giordano con i pastori Simeone, Giovanni e Mattia. Un piano per liberare il Battista[244].

Il buon uso delle ricchezze.

 I pasyoriSimone, Giovanni e Mattia.

1Rivedo il guado del Giordano: la via verde che costeggia il fiume tanto dall’una che dall’altra parte, molto battuta da viandanti per la sua ombra. File di asinelli vanno e vengono, e uomini con essi.

Sul margine del fiume tre uomini pascolano poche pecore. Sulla via Giuseppe, in attesa, guarda in su e in giù. Da lontano, là dove una strada si innesta in questa fluviale, spunta Gesù coi tre discepoli. Giuseppe chiama i pastori e questi spingono sulla via le pecorelle, facendole camminare sulla proda erbosa. Vanno lesti incontro a Gesù.

«Io quasi non oso… Che gli dirò per saluto?».

«Oh! è tanto buono! Gli dirai: “La pace sia con Te”. Anche Lui saluta sempre così».

«Lui sì… ma noi…».

«Ed io chi sono? Non sono neppure uno dei suoi primi adoratori, e mi vuole tanto bene… oh! un bene!».

«Quale è?».

«Quello più alto e biondo».

«Gli diremo del Battista, Mattia?».

«Oh! sì!».

«Non crederà che l’abbiamo preferito a Lui?».

«Ma no, Simeone. Se è il Messia, vede nei cuori e vedrà nel nostro che nel Battista cercavamo ancora Lui».

«Hai ragione».

Ormai i due gruppi sono a pochi metri l’uno dall’altro. Gesù già sorride del suo sorriso che non si può descrivere. Giuseppe affretta il passo. Le pecore si danno a trottare anche loro; spinte dai mandriani.

Fedeli al Messia e a Giovanni il precursore

2«La pace sia con voi», dice Gesù alzando le braccia come per un abbraccio. E specifica: «La pace a te Simeone, Giovanni e Mattia, miei fedeli, e fedeli di Giovanni il Profeta! Pace a te, Giuseppe», e lo bacia sulla gota. Gli altri tre sono ora in ginocchio. «Venite, amici. Sotto queste piante, sul greto del fiume, e parliamo».

3Scendono, e Gesù siede su un radicone sporgente, gli altri in terra. Gesù sorride e li guarda fisso fisso, uno per uno: «Lasciate che Io conosca i vostri volti. Gli animi già li conosco come quelli di giusti che perseguono il Bene, da loro amato contro tutte le utilità del mondo. Vi porto il saluto di Isacco, Elia e Levi. E un altro saluto, quello della Madre mia. Notizie del Battista ne avete?».

L fedelissimi del  Battista.

4Gli uomini, sin qui imbavagliati dalla soggezione, si rinfrancano. Trovano parole: «È ancora in prigione. E il nostro cuore trema per lui, perché è in mano di un crudele dominato da una creatura di inferno e circondato da una corte corrotta. Noi lo amiamo… Tu lo sai che lo amiamo e che egli merita il nostro amore. Dopo che Tu lasciasti Betlemme, noi fummo percossi dagli uomini… ma più che dal loro odio fummo desolati, abbattuti, come piante che un vento ha troncato, per avere perduto Te. Poi, dopo anni di pena, come chi abbia le palpebre cucite e cerchi il sole e non lo possa vedere, perché è anche chiuso entro una carcere e neppur lo vede il sole nel tepore che sente sulle sue carni, ecco che abbiamo sentito che il Battista era l’uomo di Dio, predetto dai Profeti per preparare le vie al suo Cristo[245], e siamo andati da lui. Ci siamo detti: “Se egli lo precede, andando da lui lo troveremo”. Perché eri Tu, Signore, quello che cercavamo».

5«Lo so. E mi avete trovato. Io sono con voi».

«Giuseppe ci ha detto che Tu sei venuto dal Battista. Noi non c’eravamo quel giorno. Forse eravamo andati per lui in qualche luogo. Lo servivamo, nei servizi d’anima che egli ci chiedeva, con tanto amore, come con amore l’ascoltavamo, benché tanto severo, perché non eri Tu-Verbo, ma diceva sempre parole di Dio».

Il Battista e l’Evangelista

6«Lo so. E questo non lo conoscete?», e indica Giovanni.

«Lo vedemmo con altri galilei nelle folle più fedeli al Battista. E, se non erriamo, tu sei quello che ha nome Giovanni e del quale egli diceva, a noi suoi intimi: “Ecco: io il primo, egli l’ultimo. E poi sarà: egli il primo ed io l’ultimo”. Né mai si comprese che voleva dire».

7Gesù si volge alla sua sinistra dove è Giovanni e se lo attira contro il cuore, con un sorriso ancor più luminoso, e spiega: «Egli voleva dire che egli era il primo a dire: “Ecco l’Agnello”, e che questi sarà l’ultimo degli amici del Figlio dell’uomo che parlerà alle folle dell’Agnello[246]; ma che, nel cuore dell’Agnello, questi è il primo, perché gli è caro sopra ogni uomo. Questo voleva dire. Ma quando vedrete il Battista – lo vedrete ancora, e ancora lo servirete sino all’ora segnata – ditegli che non è egli l’ultimo nel cuore del Cristo. Non tanto per il sangue quanto per la santità, egli è l’amato pari a questo. E voi ricordatevelo. Se l’umiltà del santo si proclama “ultima”, la Parola di Dio lo proclama compagno al discepolo a Me caro. Ditegli che amo questo, perché ha il suo nome e perché in lui trovo i segni del Battista, preparatore di animi al Cristo».

«Lo diremo… Ma lo vedremo ancora?».

8«Lo vedrete».

Un piano per liberare il Battista.

Venti talenti d’argento.

9«Sì. Erode non osa ucciderlo per paura del popolo e, in quella corte di avidità e corruzione, facile sarebbe liberarlo se avessimo molto denaro. Ma… ma, per quanto molto ci sia – gli amici hanno dato – molto manca ancora. E noi abbiamo gran paura di non fare a tempo… e che egli sia ucciso».

10«Quanto credete vi manchi per il riscatto?».

«Non per il riscatto, Signore. È troppo inviso ad Erodiade, ed essa è troppo padrona di Erode, per poter pensare che si avvenga ad un riscatto. Ma… in Macheronte sono adunati, io credo, tutti gli avidi del regno. Tutti vogliono godere, tutti vogliono grandeggiare, dai ministri ai servi. E per fare questo ci vuole denaro… Avremmo anche trovato chi per grossa somma lascerebbe uscire il Battista. Anche Erode forse lo desidera… perché ha paura. Non per altro. Paura del popolo e paura della moglie. Così farebbe contento il popolo e non sarebbe accusato dalla moglie di averla scontentata».

11«E quanto chiede questa persona?».

«Venti talenti d’argento. Ne abbiamo solo dodici e mezzo».

Il buon uso delle ricchezze.

12«Giuda, tu hai detto che quei gioielli sono molto belli».

«Belli e preziosi».

13«Quanto potranno valere? Mi sembra che tu te ne intendi».

«Sì, me ne intendo. Perché vuoi sapere il loro valore, Maestro? Li vuoi vendere? Perché?».

14«Forse… Di’: quanto potranno valere?».

«Se ben venduti, almeno, almeno sei talenti».

15«Ne sei sicuro?».

«Sì, Maestro. La collana sola, così grossa e pesante, d’oro purissimo, vale almeno tre talenti. L’ho guardata bene. E anche i bracciali… Non so neppure come i polsi sottili di Aglae li potessero sostenere».

16«Erano i suoi ceppi, Giuda».

«È vero, Maestro… Ma molti vorrebbero avere di questi ceppi!».

17«Lo credi? Chi?».

«Ma… molti!».

18«Sì, molti che di uomo han solo il nome… E conosceresti un possibile compratore?»

«Li vuoi vendere, insomma? E per il Battista? Ma guarda, è oro maledetto!».

19«Oh! incoerenza umana! Finisci ora di dire, con palese desiderio, che molti vorrebbero avere quell’oro, e poi lo chiami maledetto?! Giuda, Giuda!… E maledetto, sì. È maledetto! Ma ella lo ha detto: “Si santificherà servendo per chi è povero e santo”, e lo ha dato per questo, perché il beneficato preghi per la sua povera anima che, come embrione di futura farfalla, si gonfia nel seme del cuore. Chi più santo e povero del Battista? Egli è per missione pari a Elia, ma per santità più grande di Elia[247]. Egli è più povero di Me. Io ho una Madre e una casa… Quando si ha queste, e pure e sante come Io le ho, non si è mai derelitti. Egli non ha più casa e non ha più neppure il sepolcro della madre. Tutto manomesso, profanato dalla nequizia umana. Chi è dunque il compratore?».

Il greco Diomede detto Isaaco

20«Ve ne è uno a Gerico e molti a Gerusalemme. Ma quello di Gerico!!! Ah! è un astuto levantino, battiloro usuraio, barattiere, mercante d’amore, certo ladro, forse omicida… di sicuro perseguitato da Roma. Si fa chiamare Isacco per parere ebreo. Ma il suo vero nome è Diomede. Lo conosco bene…».

«Lo vediamo!», interrompe Simone Zelote che poco parla ma che tutto osserva. E chiede: «Come fai a conoscerlo tanto bene?».

«Ma… sai… Per far piacere a degli amici potenti. Sono andato da lui… e ho fatto affari… Noi del Tempio… sai…».

«Già!… fate tutti i mestieri», termina Simone con fredda ironia.

Giuda avvampa, ma tace.

21«Può comprare?», chiede Gesù.

«Io credo. Non gli manca mai il denaro. Certo bisogna saper vendere, perché il greco è astuto, e se vede di avere a che fare con un onesto, un… colombo di nido, lo spenna a dovere. Ma se ha a che fare con un avvoltoio suo pari…».

«Vacci tu, Giuda. Sei il tipo adatto. Hai l’astuzia della volpe e la rapacità dell’avvoltoio. Oh! perdona, Maestro. Ho parlato prima di Te!», dice ancora Simone Zelote.

22«La penso come tu pensi, e perciò dico a Giuda di andare. Giovanni, va’ con lui. Noi vi raggiungeremo al calar del sole. Il luogo di ritrovo sarà presso la piazza del mercato. Vai. E fa’ per il meglio».

Giuda si alza subito. Giovanni ha gli occhi imploranti di un cagnolo scacciato. Ma Gesù parla di nuovo coi pastori e non vede questo sguardo implorante. E Giovanni si avvia dietro a Giuda.

Spiritualizzare la bontà umana.

23«Vorrei farvi contenti», dice Gesù.

«Lo farai sempre, Maestro. L’Altissimo ti benedica per noi. Quell’uomo è tuo amico?».

24«Lo è. Non ti pare possa esserlo?».

Il pastore Giovanni china il capo e tace. Parla il discepolo Simone: «Solo chi è buono sa vedere. Io non sono buono e non vedo quel che la Bontà vede. Vedo l’esterno. Il buono scende anche nell’interno. Anche tu, Giovanni, vedi come me. Ma il Maestro è buono… e vede…».

25«Che vedi, Simone, in Giuda? Ti ordino di parlare».

«Ecco: penso, guardandolo, a certi luoghi misteriosi che paiono antri di fiere e stagni di febbre. Se ne vede solo un grande intrico e si gira al largo paurosi. Invece… invece dentro sono anche tortore e usignoli, e il suolo è ricco d’acque di salute e di erbe salutifere. Io voglio credere che Giuda sia così… Lo credo perché Tu lo hai preso. Tu che sai…».

26«Sì. Io che so… Vi sono molte pieghe nel cuore di quell’uomo… Ma non manca di lati buoni. Lo hai visto a Betlemme e anche a Keriot. Va alzato, questo lato buono, e che è tutto un buono umano, ad una bontà che sia spirituale. Allora Giuda sarà come tu vorresti che fosse. È giovane…».

«Anche Giovanni è giovane…».

27«E tu concludi in cuor tuo: ed è migliore. Ma Giovanni è Giovanni! Amalo, Simone, questo povero Giuda… Te ne prego. Se lo amerai… ti parrà più buono».

«Mi sforzo a farlo… per Te… Ma è lui che rompe i miei sforzi come fossero canne del fiume… Ma, Maestro, io ho una legge sola: fare ciò che Tu vuoi. Perciò amo Giuda, nonostante qualcosa gridi in me contro di lui e verso me stesso».

28«Che cosa, Simone?».

«Non so di preciso… Qualcosa che è come il grido del milite di guardia nella notte… e che mi dice: “Non dormire! Osserva!”. Non so… Non ha nome questa cosa. Ma c’è… c’è in me contro di lui».

29«Non ci pensare più, Simone. Non sforzarti a definirla. Fa male conoscere certe verità… e potresti sbagliare la conoscenza. Lascia fare al tuo Maestro. Tu dammi il tuo amore e pensa che esso mi fa felice…». E tutto ha termine.

82. A Gerico. L’Iscariota racconta come
ha venduto i gioielli di Aglae
[248].

La sorgente dell’amore.

La piazza del mercato di Gerico.

1La piazza del mercato di Gerico. Ma non di mattina. Solo di sera, in un lungo tramonto caldissimo di piena estate. Del mercato del mattino non restano che i segni, ossia detriti di verdure, mucchi di escrementi, paglia caduta dalle ceste o dalle capezze degli asini, e sbrendoli di cenci… Su tutto le mosche trionfano e da tutto il sole fermenta e fa evaporare fetori e odori di cose poco piacevoli. La vasta piazza è vuota. Qualche raro passante, qualche monello rissoso che prende a sassate gli uccelli che sono sulle piante della piazza. Qualche donna diretta alla fontana. E basta.

I fratelli passeri.

2Gesù arriva da una strada e si guarda intorno. Non vede ancora nessuno. Pazientemente si addossa ad un tronco e aspetta, trovando modo di parlare ai monelli sulla carità che si inizia da Dio e scende dal Creatore a tutte le creature. «Non siate crudeli. Perché volete turbare gli uccelli dell’aria? Hanno nidi lassù. Hanno i loro piccoli figli. Non fanno del male a nessuno. Ci danno canti e pulizia, mangiando i rifiuti dell’uomo e gli insetti che nuocciono alle messi e alle frutta. Perché ferirli e ucciderli, privando i piccoli dei padri e delle madri, o questi dei piccoli? Sareste contenti che un malvagio entrasse nella vostra casa e ve la distruggesse, o che vi uccidesse i genitori o vi portasse lontano da loro? No, che non lo sareste. E allora perché fare a questi innocenti quello che non vorreste vi fosse fatto? Come potrete un giorno non fare del male all’uomo, se da bambini vi indurite il cuore su creaturine inermi e gentili quali gli uccellini?

La legge dell’amore.

3E non sapete che la Legge dice: “Ama il tuo prossimo come te stesso”? Chi non ama il prossimo non può neppure amare Dio. E chi non ama Dio, come può andare nella sua Casa e pregarlo? Dio potrebbe dirgli, e lo dice nei Cieli: “Va’ via. Non ti conosco. Figlio tu? No. Non ami i fratelli, non rispetti in loro il Padre che li fece, perciò non sei fratello e figlio, ma un bastardo: figliastro a Dio, fratellastro ai fratelli”. Vedete come ama Lui, il Signore eterno? Nei mesi più freddi fa trovare colmi i fienili perché in essi si annidino i suoi uccellini. In quelli caldi dà ombre di foglie per proteggerli dal sole. Nell’inverno nei campi è il grano appena coperto di terra e facile è scovare il seme e nutrirsene. Nell’estate la sete si allevia colle frutta succose, e i nidi possono farsi ben solidi e caldi coi fili dei fieni e la lana che le pecore lasciano ai rovi. Ed è il Signore.

Siate a tutti misericordiosi

4Voi, piccoli uomini, creati come gli uccelli da Lui, fratelli perciò in creazione ad essi, perché volete esser diversi da Lui, credendovi lecito incrudelire su questi piccoli animali? Siate a tutti misericordiosi, non privando del giusto nessuno, né fra gli uomini fratelli, né fra gli animali, vostri servi e amici, e Dio…».

«Maestro?», chiama Simone.

«Giuda sta venendo».

5«…e Dio sarà con voi misericorde, dandovi tutto quanto vi occorre come lo dà a questi innocenti. Andate e portate con voi la pace di Dio».

Guda l’

L’affarista e il giusto.

6Gesù fende il cerchio dei ragazzi, al quale si erano uniti degli adulti, e va verso Giuda e Giovanni che vengono svelti da un’altra via. Giuda è gongolante. Giovanni sorride a Gesù… ma non pare proprio felice.

«Vieni, vieni, Maestro. Credo di aver fatto bene. Però vieni con me. Sulla via non si può parlare».

7«Dove, Giuda?».  

«All’albergo. Ho già fissato quattro stanze… oh! roba modesta, non temere. Tanto per potere riposare in un letto dopo tanto disagio in questo calore, e mangiare da uomini e non da uccelli sulla frasca, e parlare anche in pace. Ho venduto molto bene. Vero, Giovanni?».

Giovanni annuisce senza molto entusiasmo. Ma Giuda è talmente contento della sua opera che non nota né la poca contentezza di Gesù, per la prospettiva di un alloggio comodo, né l’ancor meno entusiastico atteggiamento di Giovanni. E prosegue: «Avendo venduto a più di quanto avevo stimato, ho detto: “É giusto ne levi una piccola somma, cento denari, per i nostri letti e per i nostri pasti. Se siamo sfiniti noi che abbiamo sempre mangiato, Gesù deve essere sfinito del tutto”. Ho il dovere di guardare che non si ammali, il mio Maestro! Dovere d’amore, perché Tu mi ami ed io ti amo… C’è posto anche per voi e per le pecore», dice ai pastori. «Ho pensato a tutto».

8Gesù non dice una parola. Lo segue insieme agli altri. Giungono ad una piazzetta secondaria. Giuda dice: «Vedi quella casa senza finestre sulla via e con quella porticina così stretta da parere una fessura? É la casa del battiloro Diomede. Sembra una povera casa, vero? Ma là dentro è tant’oro da comprare Gerico e… ah! ah!…», Giuda ride maligno…, «e in quell’oro si possono trovare anche molti monili e vasellami e… e anche altre cose di tutte le persone più influenti in Israele. Diomede… oh! tutti fingono di non conoscerlo ma tutti lo conoscono: dagli erodei a… a tutti, ecco. Su quel muro liscio, povero, si potrebbe scrivere: “Mistero e Segreto”. Se parlassero quelle mura! Altro che scandalizzarsi del modo come ho trattato l’affare, Giovanni!… Tu… tu moriresti affogato dallo stupore e dallo scrupolo. Anzi, senti Maestro. Non mi mandare più con Giovanni a certi negozi. Per poco mi fa fallire tutto. Non sa capire a volo, non sa negare, e con un furbo come Diomede bisogna esser svelti e franchi».

Giovanni mormora: «Dicevi certe cose! Così impensate e così… e così… Sì, Maestro. Non mi mandare più. Non sono capace che di amare io»

9«Difficilmente avremo ancora bisogno di simili vendite», risponde Gesù, che è serio.

L’apostolo affarista.

10«Ecco là l’albergo. Vieni, Maestro. Parlo io perché… ho fatto tutto io».

Entrano e Giuda parla col padrone, che fa condurre le pecore in una stalla, e poi conduce personalmente gli ospiti in una stanzetta dove sono due stuoie a letto, dei sedili e un tavolo pronto. Poi si ritira.

«Parliamo subito, Maestro, mentre i pastori sono intenti a sistemare le pecore».

11«Ti ascolto».

«Giovanni può dire se sono sincero».

12«Non ne dubito. Fra uomini onesti non deve esser necessario giuramento e testimonianza. Parla».

13«Siamo arrivati a Gerico a sesta. Eravamo sudati come bestie da soma. Non ho voluto dare impressione a Diomede di avere urgente bisogno. E prima sono venuto qui, e mi sono tutto rinfrescato e ho messo veste monda, e così ho voluto facesse lui. Oh! non voleva saperne di farsi ungere e accomodare i capelli… Ma io avevo fatto il mio piano, mentre venivo per via!… Quando era prossimo il vespero ho detto: “Andiamo”. Ormai eravamo riposati e freschi come due ricconi in viaggio di piacere. Quando siamo stati per arrivare da Diomede, ho detto a Giovanni: “Tu assecondami. Non negare e sii svelto a capire”. Ma era meglio se lo lasciavo fuori! Non mi ha aiutato per nulla. Anzi… Per buona sorte io sono svelto per due e ho riparato a tutto.

14Dalla casa usciva il gabelliere. “Bene!”, ho detto. “Se esce quello lì, troveremo denari e quel che voglio per fare paragone”. Perché il gabelliere, usuraio e ladro come tutti i suoi pari, ha sempre monili strappati con minacce e strozzinaggio a quei disgraziati che egli tassa più del lecito, per avere poi molto da godere in crapule e donne. Ed è molto amico di Diomede, che compra e vende oro e carne… Siamo entrati dopo che mi sono fatto conoscere. Dico: entrati. Perché altro è andare nell’androne dove lui finge di lavorare onestamente l’oro, e altro è scendere nel sotterraneo dove egli fa i veri affari. Bisogna esser molto conosciuti da lui per potere ciò. Quando mi ha visto, mi ha detto: “Ancora vuoi vendere oro? Sono momenti brutti e ho poco denaro”. La sua solita canzone. Gli ho risposto: “Non vengo a vendere. Ma a comperare. Hai gioielli per donna? Ma belli, ricchi, preziosi e pesanti, d’oro puro?”. Diomede è rimasto stupito. E ha chiesto: “Vuoi una donna?”. “Non te ne occupare”, gli ho risposto. “Non è per me. É per questo mio amico che è sposo e vuole comperare l’oro per la sua amata”.

15E qui Giovanni ha cominciato a fare il bambino. Diomede, che lo guardava, lo ha visto diventare una porpora e ha detto, da quel vecchio lurido che è: “Eh! il ragazzo, solo a sentire nominare la sposa, va in febbre d’amore. E molto bella la tua donna?”, ha chiesto. Ho dato un calcio a Giovanni per svegliarlo e fargli capire di non fare lo stolto. Ma ha risposto un “sì” così strangolato che Diomede si è insospettito. Allora ho parlato io: “Se bella o meno non ti deve interessare, vecchio. Non sarà mai del numero delle femmine per cui l’inferno ti avrà. É vergine onesta, e presto onesta sposa. Fuori il tuo oro. Io sono il paraninfo ed ho l’incarico di aiutare il giovane… lo giudeo e cittadino”. “Lui è galileo, vero?”. Sempre per quei capelli vi tradite! “É ricco?”. “Molto”.

16Allora siamo andati abbasso e Diomede ha aperto cofani e forzieri. Ma di’ il vero, Giovanni! Non pareva d’esser in Cielo davanti a tutte quelle gemme e ori? Collane, serti, bracciali, orecchini, reticelle di oro e pietre preziose per i capelli, forcine, fibbie, anelli… ah! che splendori! Con molto sussiego ho scelto una collana su per giù come quella di Aglae, e anelli, fibbie, bracciali… tutto come quello che avevo nella borsa e in numero uguale. Diomede stupiva e chiedeva: “Ancora? Ma chi è costui? E la sposa chi è? Una principessa?”. Quando ho avuto tutto quel che volevo, ho detto: “Il prezzo?”.

17Oh! che litania di lamenti preparatori sui tempi, sulle tasse, sui rischi, sui ladri! Oh! che altra litania di assicurazioni di onestà! Poi ecco la risposta: “Proprio perché sei te, ti dirò il vero. Senza esagerazioni. Ma meno di questo neppure una dramma. Chiedo dodici talenti d’argento”. “Ladro!”, ho detto. Ho detto: “Andiamo, Giovanni. A Gerusalemme troveremo qualcuno meno ladro di costui”. E ho fatto finta d’uscire. Mi è corso dietro. “Mio alto amico, mio diletto amico, vieni, senti il povero tuo servo. Meno non posso. Non posso proprio. Guarda. Faccio proprio uno sforzo e mi rovino. Lo faccio perché tu mi hai sempre dato la tua amicizia e mi hai fatto fare affari. Undici talenti, ecco. É quello che darei se dovessi comperare questo oro da un che ha fame. Non uno spicciolo meno. Sarebbe come levare il sangue dalle mie vecchie vene”. Vero che diceva così? Faceva ridere e faceva nausea.

18Quando l’ho visto ben fermo sul prezzo ho fatto il colpo. “Vecchio sporco, sappi che non comperare, ma vendere voglio. Questo voglio vendere. Guarda: è bello come il tuo. Oro di Roma e di foggia nuova. Ti andrà a ruba. É tuo per undici talenti. Quanto hai chiesto per questo. Tu ne hai fatto la stima e tu paga”. Uh! allora!… “E’ un tradimento! Hai tradito la mia stima in te! Tu sei la mia rovina! Non posso dare tanto!”. “L’hai stimato tu. Paga”. “Non posso”. “Guarda che lo porto ad altri”. “No, amico e allungava le mani adunche sul mucchio di Aglae. “E allora paga: dodici talenti dovrei volere. Ma mi accontento della tua ultima richiesta”. “Non posso”. “Usuraio! Guarda che qui ho un testimone e ti posso denunciare come ladro…”, e gli ho detto anche altre virtù che non ripeto per questo ragazzo…

19Infine, poiché mi premeva vendere e fare presto, gli ho detto una cosetta, fra me e lui, che non manterrò… Ma che valore ha promessa fatta a un ladro? E ho concluso con dieci talenti e mezzo. Siamo venuti via fra pianti e profferte di amicizia e… di donne. E Giovanni per poco ci piange. Ma che ti importa che ti credano un vizioso? Basta che tu non lo sia. Non sai che il mondo è così e tu sei un aborto del mondo? Un giovane che non sa il sapore della donna? Chi vuoi che ti creda? O se ti credono… oh! io non vorrei pensassero di me ciò che può pensare di te chi ti crede non desideroso di donna.

20Ecco, Maestro. Conta Tu stesso. Avevo un mucchio di denari. Ma sono passato dal gabelliere e gli ho detto: “Riprenditi questa zavorra e rendimi i talenti che ti ha dato Isacco”. Perché avevo saputo anche questo per ultima notizia, ad affare fatto. Però, per ultima cosa, ho detto a Isacco-Diomede: “Ricordati che il Giuda del Tempio non esiste più. Ora sono discepolo di un santo. Fingi perciò di non avermi mai conosciuto, se ti preme il collo”. E per poco glielo torco subito, perché mi ha risposto male».

Non mentire mai.

21«Che ti ha detto?», chiede con indifferenza Simone.

«Mi ha detto: “Tu discepolo di un santo? Non lo crederò mai, o presto vedrò anche qui il santo a chiedermi una donna. Mi ha detto: “Diomede è una vecchia sciagura del mondo. Ma tu ne sei quella nuova. Ed io potrei ancora cambiare, perché sono diventato quel che sono da vecchio. Ma tu non cambi. Sei nato così”. Vecchio lurido! Nega il tuo potere, capisci?».

«E, da buon greco, dice molte verità».

«Che vuoi dire, Simone? Per me parli?».

«No. Per tutti. É uno che conosce l’oro e i cuori nella stessa maniera. É un ladro, un lurido di tutti i più luridi commerci. Ma si sente in lui la filosofia dei grandi greci. Conosce l’uomo, animale dalle sette branche di peccato, polipo che strozza il bene, l’onestà, l’amore e tante altre cose, in sé e negli altri».

«Ma non conosce Dio».

«E tu glielo vorresti insegnare?».

«Io. Sì. Perché? Sono i peccatori che hanno bisogno di conoscere Dio».

«Vero. Però… il maestro deve conoscerlo per insegnarlo».

«E non lo conosco?».

22«Pace, amici. Vengono i pastori. Non turbiamo il loro animo con querele fra noi. Hai contato il denaro tu? Basta. Porta a termine bene ogni tua azione come hai portato questa e, te lo ripeto, se puoi, in futuro, non mentire neppure per raggiungere una azione buona…».

Peril riscato del Battista.

Entrano i pastori.

23«Amici. Qui sono dieci talenti e mezzo. Mancano solo cento denari che Giuda ha tenuto per le spese di alloggio. Prendete».

«Tutti li dai?», chiede Giuda.

24«Tutti. Non voglio uno spicciolo di quel denaro. Noi abbiamo l’obolo di Dio e di coloro che onestamente cercano Dio… e non ci mancherà mai l’indispensabile. Credilo. Prendete e siate felici, come Io lo sono, per il Battista. 25Domani andrete verso la sua prigione. Due, ossia Giovanni e Mattia. Simeone con Giuseppe andrà da Elia a riferire e ad istruirsi per il futuro. Elia sa. Poi Giuseppe tornerà con Levi. Il luogo di ritrovo, fra dieci giorni, presso la porta dei Pesci a Gerusalemme, all’ora di prima. E ora mangiamo e prendiamo riposo. Domani, a mattutino, Io parto coi miei. Altro non ho da dirvi per ora. Più tardi saprete di Me».

26E tutto si offusca sulla frazione del pane fatta da Gesù.

83. Gesù soffre a causa di Giuda, che è una lezione vivente per gli apostoli di ogni tempo[249].

La benedizione e il dolore.

Sapienza del Maestro.

1La campagna in cui si trova Gesù è opima. Magnifici frutteti, vigneti splendidi coi grappoli fitti e già tendenti a colorarsi di oro e di rubino. Gesù è seduto in un frutteto e mangia della frutta che gli ha offerto un contadino.

2Forse ha parlato poco prima, perché l’uomo dice: «Soccorrere alla tua sete mi è gioia, Maestro. Il tuo discepolo ci aveva parlato della tua sapienza, ma noi siamo rimasti stupiti nell’ascoltarti. Vicini come siamo alla Città Santa, si va di frequente in essa per vendere frutta e verdure. E allora si sale anche al Tempio e si sentono i rabbi. Ma non parlano, no, come Te. Si veniva via dicendo: “Se così è, chi si salva?”. Tu invece! Oh! pare di avere il cuore alleggerito! Un cuore che torna bambino pur restando uomo. Sono rozzo… non mi so spiegare, ecco. Ma Tu capisci certo».

3«Sì. Ti capisco. Tu vuoi dire che con la serietà e la conoscenza delle cose, propria di chi è adulto, senti, dopo avere ascoltato la Parola di Dio, la semplicità, la fede, la purezza rinascerti in cuore, e ti pare di tornare bambino, senza colpe e malizie, con tanta fede, come quando per mano della mamma salivi al Tempio per la prima volta o pregavi sulle sue ginocchia. Questo vuoi dire».

«Questo, sì, proprio questo. Felici voi che siete sempre con Lui!», dice poi a Giovanni, Simone e Giuda, che mangiano succosi fichi, seduti su un basso muretto. E termina: «E me felice per averti ospite per una notte. Non temo più sciagura in questa mia casa, perché la tua benedizione è entrata in essa».

La benedizione e il dolore.

4Gesù risponde: «La benedizione opera e dura se gli animi rimangono fedeli alla Legge di Dio ed alla mia dottrina. In caso contrario la grazia cessa. Ed è giusto. Perché se è vero che Dio dà sole e aria tanto ai buoni come ai cattivi, perché vivano, e se buoni si facciano migliori, se cattivi si convertano, è anche giusto che altrove si volga la protezione del Padre, a castigo di chi è malvagio, per richiamarlo, con delle pene, al ricordo di Dio».

«Non è sempre male il dolore?».

5«No, amico. É un male dal lato umano, ma dal sovrumano è un bene. Aumenta i meriti dei giusti che lo subiscono senza disperazione e ribellione e lo offrono, offrendosi con la loro rassegnazione, come sacrificio di espiazione per le proprie manchevolezze e le colpe del mondo, ed è redenzione per coloro che giusti non sono».

«É tanto difficile soffrire!», dice il contadino, al quale si sono uniti i famigliari, una decina fra adulti e bambini.

6«Lo so che l’uomo lo trova difficile. E, sapendo come lo avrebbe trovato tale, il Padre non aveva dato il dolore ai suoi figli. Venne per la colpa. Ma quanto dura il dolore sulla Terra? Nella vita di un uomo? Poco tempo. Sempre poco, anche se dura tutta la vita. Ora Io dico: non è meglio soffrire per poco che per sempre? Non è meglio soffrire qui che nel Purgatorio? Pensate che il tempo là è moltiplicato per uno a mille. Oh! che in verità vi dico che non maledire, ma benedire il soffrire si dovrebbe, e chiamarlo “grazia”, e chiamarlo “pietà”».

«Oh! le tue parole, Maestro! Noi le beviamo come un assetato, d’estate, beve acqua e miele presa da fresca anfora. Vai proprio via domani, Maestro?».

7«Sì, domani. Ma tornerò ancora. Per ringraziarti di quanto hai fatto per Me e questi miei, e per chiederti ancora un pane e un riposo».

«Sempre, Maestro, qui li troverai».

L’Apostolo che fa piangere il Messia.

L’apostolo menzognero.

Si avanza un uomo con un asinello carico di verdure.

«Ecco. Se il tuo amico vuole andare… Il figlio mio va a Gerusalemme per il grande mercato di Parasceve».

8«Vai, Giovanni. Tu sai quanto devi fare. Fra quattro giorni ci rivedremo. La mia pace sia con te». Gesù abbraccia Giovanni e lo bacia. Anche Simone fa lo stesso.

«Maestro», dice Giuda. «Se Tu lo permetti, andrei con Giovanni. Mi preme vedere un amico. Ogni sabato è a Gerusalemme. Andrei con Giovanni sino a Betfage e poi andrei per conto mio… E’ un amico di casa… sai… mia madre mi ha detto…».

9«Non ti ho chiesto nulla, amico».

«Mi piange il cuore a lasciarti. Ma fra quattro giorni sarò con Te di nuovo. E sarò così fedele che ti verrò anche a noia».

10«Vai pure. All’alba che sorgerà fra quattro giorni siate alla porta dei Pesci. Addio, e Dio ti vegli».

Giuda bacia il Maestro e se ne va vicino al ciuchino che trotterella per la via polverosa.

La sera scende sulla campagna che si fa silenziosa. Simone osserva il lavoro degli ortolani che irrigano i loro solchi.

Triste  pianto del Messia.

11Gesù è rimasto al suo posto per qualche tempo. Poi si alza, gira dietro la casa, si dilunga per il frutteto. Si isola. Va sino ad un folto in cui melograni poderosi sono intersecati a bassi cespugli, che direi di uva spina. Ma non so di preciso. Perché sono spogli di frutti e poco conosco la foglia di questa pianta. Gesù si nasconde là dietro. Si inginocchia. Prega… e poi si curva col volto contro il suolo, sull’erba, e piange. Me lo dicono i suoi sospiri profondi e spezzati. Un pianto sconfortato, senza singhiozzi, ma tanto triste.

12Passa del tempo così. La luce è ormai crepuscolare. Ma non è ancora così buio da non poter vedere. E nella poca luce ecco spuntare da sopra un cespuglio la faccia brutta e onesta di Simone. Guarda, cerca e distingue la forma rannicchiata del Maestro, tutto coperto dal manto blu scuro che lo annulla quasi nelle ombre del suolo. Solo ha spicco la testa bionda e le mani congiunte a preghiera, che sporgono al di sopra del capo al quale i polsi fanno da appoggio. Simone guarda coi suoi occhi piuttosto bovini. Capisce che Gesù è triste per i sospiri che trae, e la sua bocca dalle labbra tumide, e persino violacee, si apre: «Maestro», chiama.

Sopportare le persone moleste.

13Gesù alza il volto.

«Tu piangi, Maestro? Perché? Mi permetti di venire?». Il viso di Simone è tutto stupito e accorato. É un brutto uomo, decisamente. Alle fattezze non belle, al colorito olivastro scuro si unisce il ricamo bluastro e incavato delle cicatrici lasciate dal suo male. Ma ha uno sguardo così buono che la bruttezza scompare.

14«Vieni, Simone, amico». Gesù si è seduto sull’erba. Simone gli si siede vicino.

«Perché sei triste, Maestro mio? Io non sono Giovanni e non saprò darti tutto quanto ti dà lui. Ma è in me il desiderio di darti ogni conforto. E ho solo un dolore, quello di essere incapace di farlo. Dimmi: ti ho forse spiaciuto in questi ultimi giorni al punto che il dovere stare con me ti accascia?».

15 «No, amico buono. Non mi hai mai spiaciuto dal momento che ti ho visto. E credo che non mi sarai mai cagione di pianto».

18«E allora, Maestro? Non sono degno delle tue confidenze. Ma per l’età quasi ti potrei essere padre, e Tu sai che sete di figli ho sempre avuto… Lascia che io ti accarezzi come fossi un figlio e che ti faccia, in quest’ora di pena, da padre e da madre. É di tua Madre che Tu hai bisogno per dimenticare tante cose…».

16«Oh! sì! É di mia Madre!».

«Ebbene, in attesa di poterti consolare in Lei, lascia al tuo servo la gioia di consolarti. Tu piangi, Maestro, perché ci fu chi ti spiacque. Da più giorni il tuo viso è come sole offuscato da nubi. Io ti osservo. La tua bontà cela la tua ferita, perché noi non si odii colui che ti ferisce. Ma questa ferita duole e ti dà nausea. Ma dimmi, mio Signore, perché non allontani la sorgente della pena?».

17«Perché è inutile umanamente e sarebbe anticarità».

Insegnamento vivente di tutti i tempi.

18«Ah! Tu hai capito che io parlo di Giuda! É per lui che soffri. Come puoi, Tu, Verità, sopportare quel menzognero? Egli mente e non cambia colore. É falso più di una volpe. Chiuso più di un macigno. Ora è andato via. Che va a fare? Quanti amici ha egli mai? Mi duole lasciarti. Ma vorrei seguirlo e vedere… Oh! Gesù mio! Quell’uomo… allontanalo, Signore mio».

19«É inutile. Quello che deve essere sarà».

«Che vuoi dire?».

20«Nulla di speciale».

«Tu lo hai lasciato andare volentieri perché… perché ti sei ripugnato del suo modo di Gerico».

21È vero. Simone, Io ti dico ancora: quello che deve essere sarà. E Giuda è parte di questo futuro. Vi deve essere anche lui[250]».

«Ma Giovanni mi ha detto che Simon-Pietro è tutto schiettezza e fuoco… Lo sopporterà costui?».

22«Lo deve sopportare. Pietro è destinato anche lui ad una parte, e Giuda è il canovaccio su cui egli deve tessere la sua parte, o, se più ti piace, è la scuola in cui Pietro si farà più che con ogni altro. Esser buoni con Giovanni, capire gli spiriti come Giovanni, è virtù anche degli ebeti. Ma esser buoni con chi è un Giuda, e saper capire gli spiriti come quelli di Giuda, ed esser medico e sacerdote per essi, è difficile. Giuda è il vostro insegnamento vivente».

«Il nostro?».

23«Sì. Il vostro. Il Maestro non è eterno sulla Terra. Se ne andrà dopo aver mangiato il più duro pane e bevuto il più aspro vino. Ma voi resterete a continuarmi… e dovete sapere. Perché il mondo non finisce col Maestro. Ma dura oltre, sino al ritorno finale del Cristo e al giudizio finale dell’uomo. E in verità ti dico che per un Giovanni, un Pietro, un Simone, un Giacomo, Andrea, Filippo, Bartolomeo, Tommaso, vi sono almeno altrettante volte sette Giuda. E più, più ancora…»

Simone riflette e tace. Poi dice: «I pastori sono buoni. Giuda li sprezza. Ma io li amo».

24«Io li amo e lodo».

«Sono anime semplici come piacciono a Te».

25«Giuda è vissuto in città».

L’amico Lazzaro di Betania.

26«Sua unica scusa. Ma tanti lo sono, vissuti in città, eppure… Quando verrai dal mio amico?».

«Domani, Simone. E ben volentieri, perché siamo Io e te, soli. Penso sia uomo colto ed esperto come te».

27«E’ molto sofferente… Nel corpo e più nel cuore. Maestro… vorrei pregare di una cosa: se non ti parla delle sue tristezze, Tu non interrogarlo sulla sua casa».

28«Non lo farò. Io sono per chi soffre, ma non forzo le confidenze. Il pianto ha il suo pudore…».

«Ed io non l’ho rispettato… Ma mi hai fatto tanta pena…».

29«Tu sei mio amico e già avevi dato un nome al mio dolore. Io per il tuo amico sono il Rabbi sconosciuto. Quando mi conoscerà… allora… Andiamo. La notte è venuta. Non facciamo attendere gli ospiti che stanchi sono. Domani all’alba andremo a Betania».

Formatori di uomini come Gesù (insegnamento)[251]

Gesù dice poi:

30«Piccolo Giovanni, quante volte ho pianto colla faccia al suolo per gli uomini! E voi vorreste esser da meno di Me?

31Anche per voi i buoni sono nella proporzione che vi era fra i buoni e Giuda. E più uno è buono e più ne soffre. Ma anche per voi, e questo dico specialmente per coloro che sono preposti alla cura dei cuori, è necessario imparare studiando Giuda. Tutti siete dei “Pietri”, voi sacerdoti. E dovete legare e slegare. Ma quanto, quanto, quanto spirito di osservazione, quanta fusione in Dio, quanto studio vivo, quante comparazioni col metodo del vostro Maestro dovete fare per esserlo come dovete esserlo!

32A qualcuno sembrerà inutile, umano, impossibile quanto illustro. Sono i soliti che negano le fasi umane della vita di Gesù, e di Me fanno una cosa tanto fuor della vita umana da esser solo cosa divina. Dove va allora la SS. Umanità, dove il sacrificio della Seconda Persona a vestire una carne? Oh! che invero ero Uomo fra gli uomini. Ero l’Uomo. E perciò soffrivo di vedere il traditore e gli ingrati. E perciò gioivo di chi mi amava o a Me si convertiva. E perciò fremevo e piangevo davanti al cadavere spirituale[252] di Giuda. Ho fremuto e pianto davanti al morto amico[253]. Ma sapevo che l’avrei chiamato alla vita e gioivo di vederlo già con lo spirito nel Limbo. Qui… qui avevo di fronte il Demonio[254]. E di più non dico.

33Tu seguimi, Giovanni. Diamo agli uomini anche questo dono[255]. E poi… Beati quelli che ascoltano la Parola di Dio e si sforzano di fare ciò che essa dice. Beati quelli che vogliono conoscermi per amarmi. In loro e a loro Io sarò benedizione».

 

 

 

 


S O M M A R I O

APPROVAZIONE

Dichiarazione

Advertimiento

44. L’addio alla Madre e partenza da Nazareth. Il pianto e la preghiera della Corredentrice.

L’addio doloroso.

Una cena frugale

Maria piange

Consigli alla mamma

Il Padre nostro

El calice di vino.

L’addio doloroso

Il pianto e la preghiera della Corredentrice.

Il uarto dolore di Maria

Nota didattica di Gesù

Rinuncia per un più alto amore

Il pianto di Maria

Pregare insieme a Gesù

45. Predicazione di Giovanni Battista e Battesimo di Gesù. La manifestazione divina.

Il Messia e il suo Precursore.

La valle del Giordano e il deserto di Giuda.

Datta storica (Lc 3,1-2).

El Bautista y su testimoonianza. (Jn 1,19-28)..

Il messaggio penitenziale (Mt 3,7-10; Lc 3,7-9)

Messaggio messianico y moral . (Mt 3,11-12; Mc 1,7-8; Lc 3,10-18)

El Messia giunge al Giordano(Mt. 3,13; Mc 1,9).

L’incontro.

Identità del Precursore(Mt 3,4-5; Mc 1,5-6).

Testimonianza del Battista(Gv 1,29-34)..

Il battesimo del Messia. (Mt 3,13-15; Mc 1,9).

Il Messia Figlio di Dio(Mt 3,16-17, Jn 1,29-34)

Le manifestazioni divine del Messia. (Insegnamento)

Il Battista non aveva bisogno di segni (Gv 1,19-28)

Le manifestazioni del Messia. (Mt 3,13-17; Mc 1,9-11; Lc 3,21-22).

Nota didattica di Gesù

Testimonianza del Portavoce

46. Gesù tentato da Satana nel deserto. Come si vincono le tentazioni.

Le tentazioni del Messia nel deserto.

Solitudine  petrosa (Mt 4,1; Mc 1,12; Lc 4,1).

Il digiuno (Mt 4,2; Mc 1,13; Lc 4,2).

Il Tentatore (Mt 4,2; Mc 1,13; Lc 4,2)

Tentazione dello scoraggiamento

Il re di questo mondo.

Il seduttore di questo mondo.

La tentazione della lussuria.

Tentazione della gola (Mt 4,2; Mc 1,13; Lc 4,2)

Tentazione della presunzione (Mt 4,5-7; Lc 4,9-12).

Tentazione dell’orgoglio(Mt 4,5-7; Lc 4,9-12).

Il Messia ha vinto Satana(Mt 4,11; Mc 1,13; Lc 4,5-8.13.

Come si vincono le tentazioni. (Insegnamento)

Esperienza carismatica

Vigilanza e discernimento

Le vie di Satana

Metodo per vincere Satana

47. L’incontro con Giovanni e Giacomo.  Giovanni di Zebedeo è il puro fra  i discepoli.

Beato chi lo riconosce e lo segue.

Il Messia passa(Gv 1, 35-39).

Beato chi lo riconosce

Il Precursore in prigione(Lc 3,19-20)..

Requisiti per essere discepoli.

“Io ho amato Giovanni per la sua purezza”.

Verginità e purezza

Valore della verginità

Valore della purezza

Per vincere la carne

Osservazione sulla parola: “Il giorno seguente”

Capolavoro di limpidità

48. Giovanni e Giacomo riferiscono a Pietro il loro incontro con il Messia.

Il lieto annunzio a Simone.

In fretta verso i fratelli.

In frtta verso i fratelli.

Il lieto annunzio(Gv 1,40-41).

Missione del Messia

Esempio dei pesci nella rete

Pietro, l’uomo degli impulsi schietti

Il Messia sa tutto

Il Messia è  povero

49. L’incontro con Pietro e Andrea dopo un discorso nella sinagoga. Giovanni di Zebedeo grande anche nell’umiltà.

Potenza dell’amore.

Identità dell’Apostolo Giovanni.

Capacità dell’amore.

“Voglio che tu mi ami”.

Buon annunciatore del Messia.

L’attesa del vero Israelita.

Madre i fratelli del Messia.

Il tempo della Redenzione(Mt 4,17; Mc 1,14-15; Lc 3,23) (Discorso messianico).

Geremia 7,3-7

Perché piange il popolo di Dio?

Il primo Tempio è il cuore dell’uomo.

La redenzione è giunta.

La missione di Pietro.

Incontro con Pietro e Andrea (Gv 1,42).

“Cefa: Pietra sicura a cui mi appoggio”.

L’amico fedele.

“Giovanni fu grande anche in umiltà”.  (Insegnamento)

Valore dell’umiltà.

Rapitori del fuoco.

Un piccolo Cristo.

50. A Betsaida nella casa di Pietro. L’incontro con Filippo e Natanaele.

A Betsaida nella casa di Pietro

I primi amici di Betsaida.

Il Messia nella casa di Pietro.

Non violenza: la guerra è castigo di Dio.

“Il debole dica: ‘Son forte!’”

Incontro con Filippo (Gv 1,43-46).

Incontro con Natanaele (Gv 1,43-46).

Per essere discepoli della Parola(discorso messianico).

Avere buona volontà.

Fedeltà al Decalogo.

Fedeltà perfetta ai due precetti d’amore.

La scelta di Pietro.

Bisogna essere fedeli in tutto.

La scelta di Pietro.

51. Maria manda Giuda Taddeo ad invitare Gesù alle nozze di Canna.

Per la causa di Dio.

La cucina di Pietro.

Identità di Giuda Tadeo

“Desiderio di mia Madre è mia legge”.

Il dilemma del Taddeo.

Distacco dell’affetto materno.

La veste filata dalla Madre.

52. Le nozze di Cana. Il Figlio, non più soggetto alla Madre, compie per Lei  il primo miracolo.

Il Messia e sua Madre al convito.

Tipica casa orientale (Gv 2,1).

Portamento dignitoso di Maria. (Gv 2,1).

Ambiente ornato a festa.

Gesù con due discepoli arriva a Cana.

Un saluto da innamorata pudica.

“Donna che vi è ‘Più’ fra me e Te”.

Il convito comincia  (Gv 2,2).

“Non hanno più vino” (Gv 2,3-4).

Significato della risposta alla Madre.

Il Messia non ricusa nulla alla Madre (Gv 2,5-7).

L’acqua diventa vino buono (Gv 2,8-10).

“ Ringraziate Maria” (Gv 2,11-12).

Maria è la chiave del miracolo.

Maria è la chiave del miracolo

53. La cacciata dei mercanti dal Tempio.

Il vecchio e il nuovo Tempio.

Il Messia sale a Gerusalemme (Gv 2,13).

Posto di usura e di mercato (Gv 2,14).

Esosità dei mercanti.

Il Messia, avvocato dei poveri.

La cacciata dei mercanti (Gv 2,15-17).

Il nuovo Tempio (Gv 2,18-22).

Dio è l’eredità dei suoi sacerdoti (Lezione biblica).

Nel Deuteronomio è detto.

Il peccato dei potenti.

Dio è l’eredità dei sacerdoti.

La scuola del Messia.

L’ora della Grazia è sorta.

Il Messia non si fida di tutti (Gv 2,23-25) .

54. L’incontro con Giuda di Keriot e con Tommaso. Simone Zelote sanato dalla lebbra.

Il brutto, il cattivo e il buono.

La casa dell’Orto degli ulivi.

Guarigione di Simone Zelote (Lc 5,12-14)..

Presunzione dell’Iscariota.

Il timore di Tommaso detto Didimo.

Il Messia è perfetto.

L’Anticipatrice della Grazia.

La parabola delle pietre del torrente.

L’Anticipatrice della Grazia.

Beati i sinceri e tenaci nel volere.

55. Incarico affidato a Tommaso  divenuto discepolo.

La legge nuova è l’amore.

Tommaso accolto dal Maestro.

La legge nuova è l’amore.

Missione per Tommaso.

Nel Cuore del Messia c’è posto per tutti.

Non discutere mai su meriti e cariche.

Ritratto di Simone Zelote.

Nota incidentale.

56. Simone Zelote e Giuda Taddeo  uniti nella sorte.

Il Segno del Messia è l’amore.

Sulle rive del Giordano.

Tommaso, Giuda Taddeo e il lebbroso guarito

Israele ha l’Atteso Messia.

Criterio per discernere la Vocazione.

Il Segno del Messia è l’amore.

Pratiche di Evangelizzazione.

57. Nazareth con Giuda Taddeo e con  altri sei discepoli.

L’incontro con la Madre.

Arrivo a Nazareth.

I bambini affollano.

L’incontro con la Madre.

I primi discepoli.

Maria d’Alfeo.

“Fate quanto Egli dice”

Ricordi e aneddoti.

58. Guarigione di un cieco a Cafarnao dopo una lezione di pesca applicata  alle anime .

Il Messia a lezione di pesca.

Un tramonto estivo a Cafarnao.

Una lezione di pesca al Messia.

Le piccole colpe.

Il Regno senza frontiere.

Il Regno è aperto a tutti.

Paga della carità è la grazia.

Guarigione del cieco.

«Padre! La tua luce a questo tuo figlio!».

Luce degli spiriti.

59. L’indemoniato guarito nella sinagoga di Cafarnao.

Il Portatore del Regno messianico.

Il Messia nella sinagoga (Mc 1,21; Lc 4,31).

Il Messia si mise a insegnare (Mc 1,21).

Il Regno messianico (Discorso). (Mc 1,22; Lc 4,32)

Il Regno di cui il Messia è Re.

I figli del Regno messianico.

Il nemico del Regno messianico.

Il segreto del suo tempo.

Mutare vita, Dio non si irride e non si inganna.

Il Giorno del Regno messianico.

La morte è il passaggio a Dio o a Mammona.

Dibattito.

Obiezione sul Regno messianico.

Obiezioni sulla messianità di Gesù.

Prova della Messianità (Mc 1,23-26; Lc 4,33-35).

La morte  è il passaggio a Dios o a Mammona.

Tumulto di benedizioni (Mc 1,27-28; Lc 4,36-37).

60. Guarigione della suocera  di Simon Pietro.

Il Messia  intimò alla febbre.

Il Messia in casa di Pietro (Mt 8,14; Mc 1,29; Lc 4,38).

La suocera febbricitante(Mc 1,30; Lc 4,38.

Guarigione della suocera (Mt 8,15; Mc 1,31; Lc 4,39)

Amare come il Messia.

L’amore supera tutto.

Lamentele della suocera.

Un benefattore misterioso.

Il saluto del cristiano.

61. Il Messia evangelizza i poveri. Parabola del cavallo  amato dal re.

L’amore di Dio per gli uomini.

Il Messia evangelizza i poveri.

La parabola del cavallo amato dal Re.

Interpretazione della parabola.

Applicazione della parabola.

Il Messia, Benefattore dell’umanità.

Il Messia benefica i poveri.

Il Messia guarisce imponendo le mani. (Mt 8,16-17; Mc 1,32.34;Le 4,40-41).

Samuele il rattrato.

Isacco di Giona detto l’Adulto.

Una vedova con sette orfanelli.

Un avaro per giunta ladro.

“Al fratello che manca non va fatto insulto”.

Il Messia libera, dai demoni, con la parola (Mt 8,16; Mc 1,33; Lc 4,41).

62. Gesù cercato dai discepoli mentre prega nella notte.

L’Evangelizzatore itinerante.

La preghiera al primo posto (Mc 1,35; Lc 4,42).

Importanza della preghiera (Mc 1,36-37; Lc 4,42).

L’Evangelizzatore (Mc 1,38; Lc 4,43).

Il Messia è di tutti ed è per tutti. (Mt 4,23-25; Mc 1,39;  Lc 4,44).

63. Il lebbroso guarito presso Corazim.

Chi ama merita tutto da Dio.

Ritratto del lebbroso Abele.

Solidarietà dell’amico Samuele.

Samuele evangelizza l’amico abele.

Chi ama merita tutto da Dio.

Guarigione del lebbroso Abele (Mc 1,40-45).

64. Il paralitico guarito a Cafarnao.

Zelo apostolico dei discepoli.

Pescatori di mestiere

Amore e zelo apostolico dei discepoli.

Ministeri del Messia.

Ministero della parola.

Gli amanti dei primi posti (Lc 5,17).

Il giardino del Messia. (Discorso messianico). (Mt 9,1; Mc 2,1-2).

Quale giardino?.

Quali fiori?

Condizione prima per essere del Messía.

Ministero della riconciliazione (Mt 9,2; Mc2,3-5; Le 5,18-20).

Ministero della guarigione (Mt9,3-7. Mc2,6-11; Lc 5,21-25).

Guarigione del popante

Usa la salute nella giustizia

Il Messia benedetto da molti (Mt9,8; Mc2,12; Lc5,26).

Il Messia ammaestra dalla barca di Pietro

(Lc 5,1 -3).

65. La pesca miracolosa e l’elezione  dei primi 4 apostoli.

Il campo e gli alberi del Messia(Discorso messianico).

La primavera y l’autuno dell’anima

L’inverno dell’anima.

La libera volontá dell’anima.

La meta dell’anima.

Pescatori di uomini

La pesca miracolosa (Lc 5,4-7).

Sulle orme del Maestro  (Lc 5,8-1 1).

66. Giuda di Keriot al Getsemani  diviene discepolo.

Vocazione sbagliata .

Il Messia non va seguito per sogni di grandezza.

Il Messia non va seguito per idee umane.

Il Messia non va seguito per glorie terrene.

12«Ma non sei Tu il designato Re dei giudei? Quello di cui hanno parlato i Profeti?.

Il Messia nonva seguito per umane richezze

Consapevolezza delle proprie azioni.

67. Il miracolo delle lame spezzate  alla porta dei Pesci.

Non violenza.

Alle porte di Gerusalemme.

Miracolo delle lame spezzate.

Contro violenza mitezza e santità.

Il precetto ell’amore

Il Messia Gesù di Nazareth.

Tripudio della folla.

La bontà e l’austerità predicano Dio.

68. Gesù, nel Tempio con l’Iscariota, ammaestra.

Il segno del Messia.

Condizione prima del discepolo.

Il Maestro del Messia Gesù di Nazaret.

Il segno del Messia.

Compimento delle promesse (Discorso messianico).

Il Tempo del Messia.

La Legge del Messia.

Il Messia Redentore è fra la sua gente.

Il Messia Redentore è fra la sua gente.

Il Messia opera su chi ha fede.

Il Messia può perché Dio è con Lui.

69. Gesù istruisce Giuda Iscariota.

Il suicidio non è mai lecito.

La disciplina spirituale.

“Chi si uccide confessa la sua superbia”.

La vita è un dono e va amata.

Le tentazioni dell’uomo.

L’uomo tornerà re e angelo

Le tentazioni dell’uomo.

La scelta dell’umiltà.

70. Al Getsemani con Giovanni di Zebedeo. Un paragone tra il  Prediletto e Giuda di Keriot.

Il discepolo che fa contento il Messia.

Il discepolo amato.

Una cena frugale.

Il Tempio sconsacrato.

L’amore dell’anima vergine.

Una proposta e due intenzioni.

L’amore dell’anima vergine.

Giovanni, la pace amorosa del Cristo.

Parallelo tra il Prediletto e il Traditore. (Insegnamento)

I due capostipiti.

L’ostia imitabile da tutti gli amatori.

L’Apostolo pago di far felice il Messia.

Il Piccolo Giovanni.

71. Giuda Iscariota presentato a Giovanni e a Simone Zelote.

Gelosie dell’Iscariota.

L’Iscariota ritrova il padre perduto.

Un uomo pieno di contrasti.

Simone Zelote  l’instancabile.

Un dolce comando.

72. Verso Betlem con  Giovanni, Simone Zelote e Giuda Iscariota.

La figura vera del Messia.

Il miracolo più grande.

Gli operai del Messia.

La figura vera del Messia.

A Betlem la profezia diviene storia.

73. A Betlem, nella casa di un contadino e nella grotta della Natività.

I colpevoli dell’eccidio.

Presso il sepolcro di Rachele.

L’odio porta seco maledizione.

Il pellegrino porta seco benedizione.

Il buono e il cattivo è ovunque.

I colpevoli dell’eccidio.

Compimento delle profezie.

La luce splende nelle tenebre.

Le tenebre non l’hanno accolto.

L’amore non è amato.

Il Padre del secolo futuro.

L’alloggio del Re d’Israele (Insegnamento).

Aquí la noche del 25 de Diciembre nació Jesucristo.

Il Padre del secolo futuro.

Gesù racconta la notte del suo natale.

74. All’albergo di Betlem e sulle macerie della casa di Anna.

Segni dell’eccidio di Erode.

Mattino d’estate a Betlem.

Ricordi da Betlem per la Madre.

L’apostolo delle missioni difficili.

Giorno di mercato.

Ezechia l’oste di Betlem.

Testimone della nascita del Messia

I luoghi della strage.

Il Messia venne ai suoi.

Inicio del discorso.

La gente si affolla.

“Fratelli della mia terra” (Discorso).

Il peccato originale.

Il pianto di Rachele.

Betleme cula del Saalvatore.

La vendeta di Satana.

Il sangue degli innocenti.

Indizio di agitazione

L’inizio della gazzarra.

La promessa del Messia.

I suoi non l’accolsero.

Giuda di Keriot discepolo di Rabbi Jesù di Galilea.

Come comportarsi nelle persecuzioni.

75. Gesù ritrova i pastori Elia e Levi.

I primi amici del Messia.

In fretta verso gli amici

Amici fedeli.

Amici pazienti.

Amici per sempre.

La preghiera prima della cena.

Istruzione agli amici.

76. A Jutta dal pastore Isacco.  Sara e i suoi bambini.

Il miracolo dell’amore.

La valle di Jutta.

La vita oltre la morte.(Insegnamento)

Il guado.

Elia va sicuro incontro a Isacco.

Il miracolo dell’amore.

Discepolo promosso.

Una famiglia consacrata al Messia.

Famiglia buona come il pane.

Madre che sepe consacrare suoi figli a Messia.

Famiglia che amo il Messia senza conoscerlo.

Il nome del Messia per il bambino.

Regola per imitare la vergine Maria.

77. A Ebron nella casa di Zaccaria. L’incontro con Aglae.

La vita è solo un tempo di prava.

Fedeltà dei pastori.

La vita è solo una prava.

L’Iscariota si sente turbato.

Al sepolcro di Zaccaria.

Ebron: la casa di Zaccaria

Il sepolcro profanato.

Fanatismo religioso.

Il Messia e la prima figlia della Misericordia.

Aglae, vuol dire: vizio.

Aglae incontra l’Amore misericordioso.

La sinagoga è interdetta al Messia.

78. A Keriot. Morte del vecchio Saul.

L’Iscariota ha sbagliato senza malizia.

“Giuda ha fatto le cose in grande”.

La madre di Giuda Iscariota.

I regali di Giuda per il Messia.

Errato concetto sul Messia Re.

L’Iscariota rimandato per seconda volta.

L’Iscariota rimandato per seconda volta.

Ancora una volta perdonato.

Giura a te stesso, se puoi, di non peccare più

Keriot, grida di giubilo.

Il Regno di Dio nell’uomo.

Grande ventura per Keriot.

Invito del Sinagogo.

Il Messia Padre del secolo futuro (Discorso messianico)

Il suo nome

La sua misione.

La sua chimaata.

La sua promessa.

Regalità messianica.

Il Messia va incontro al vecchio Saul.

Il vecchio Saul.

Investito dallo Spirito di Dio.

Muore vedendo la luce.

79. Andando dai pastori. I gioielli di Aglae e una parabola  sulla sua conversione.

La sorte migliore.

Dove si forgiò Israele.

La sorte migliore.

Basta un pugno di lievito e d’incenso.

L’operaio ha diritto alla sua mercede.

L’anima che si lavora.

I gioielli di Aglae.

Parabola della farina e il lievito.

Programma di viaggio.

Fanatismo degli ebroniti.

80. Con tre apostoli sul monte del digiuno e al masso della tentazione.

Preparazione alla missione.

Luogo di formazione.

Preparazione alla missione.

“Nella mente di Dio è un destino per voi”.

Il Re amico e le due potenze nemiche.

Le regole del Re amico.

Le due potenze nemiche

La sferza delle potenzi nemiche.

La Misericordia del Rey amigo.

L’arte di strappare anime a Satana.

Prepararsi bene.

Disciplinare la caene stando con Gesú.

Sacrificip e penitenza.

Semplicitá e precauzione.

Un grido di giubilo stellare.

La sosta è finita.

Il ritorno.

Scuola di spiritualità.

Consapevolezza della messianicità.

Disciplina spirituale.

Combattimento spirituale.

L’uomo Dio.

Raccomandazioni.

81. Al guado del Giordano con i pastori Simeone, Giovanni e Mattia. Un piano per liberare il Battista.

Il buon uso delle ricchezze.

I pasyoriSimone, Giovanni e Mattia.

Fedeli al Messia e a Giovanni il precursore

L fedelissimi del  Battista.

Il Battista e l’Evangelista

Un piano per liberare il Battista.

Venti talenti d’argento.

Il buon uso delle ricchezze.

Il greco Diomede detto Isaaco

Spiritualizzare la bontà umana.

82. A Gerico. L’Iscariota racconta come  ha venduto i gioielli di Aglae.

La sorgente dell’amore.

La piazza del mercato di Gerico.

I fratelli passeri.

La legge dell’amore.

Siate a tutti misericordiosi

Guda l’

L’affarista e il giusto.

L’apostolo affarista.

Non mentire mai.

Peril riscato del Battista.

83. Gesù soffre a causa di Giuda, che è una lezione vivente per gli apostoli di ogni tempo.

La benedizione e il dolore.

Sapienza del Maestro.

La benedizione e il dolore.

L’Apostolo che fa piangere il Messia.

L’apostolo menzognero.

Triste  pianto del Messia.

Sopportare le persone moleste.

Insegnamento vivente di tutti i tempi.

L’amico Lazzaro di Betania.

Formatori di uomini come Gesù (insegnamento)

 

 

 

 

 


[1] 9 febbraio 1944, ore 9,30. (iniziata durante la S. Comunione)  Poema: II, 1 

 

[2] Esodo 15,22; Giosuè 1,12

[3] (in calce) Se Gesù insegnò il “Pater” (Padre Nostro) ai suoi discepoli, non doveva averlo prima insegnato alla Madre? A quella Madre che, nel ricevere nel seno il seme di Dio, per prima aveva detto: “Si faccia secondo la sua. la sua preghiera abituale, tanto che gli apostoli gli dicono: “Insegnaci a pregare come Tu preghi”. Ed era la preghiera comune di Gesù e Maria

[4]  Poema: II, 2 

[5] Il Padre spirituale del Portavoce (Maria Valtorta)

[6] 2 Cronache (2 Cr) 36,14-16; Mt 23,34-35; Atti (At) 7,52

[7] (aggiunge) per tenere uniti, con le stesse parole, i due Cuori Santissimi davanti al trono dell’Altissimo, ora che la preghiera rituale, detta insieme nella santa casa di Nazaret, non era più quotidianamente possibile.

[8] Valga per sempre l’avvertimento che il Portavoce, Maria Valtorta, è spesso chiamata “piccolo Giovanni”.

[9] Gv 16,23

[10] Questa infatti è sostanzialmente la formula con cui, nella Liturgia romana ed ambrosiana, si conclude la quasi totalità delle orazioni della Messa, dei Sacramenti, dei Sacramentali.

[11] Per unirsi a Gesù nella preghiera è necessario saper  usare le facoltà  dell’anima: Memoria che ricorda. Intelletto che elabora il contenuto della memoria e comprende. Amore che dà vita  al contenuto dell’intelletto. Volontà che mette in pratica il contenuto vitale dell’amore, come dice Gesù: “Se mi amate osservate le mie parole”

[12] (…) Lo stesso 3 febbraio 1944, a sera. Poema: II, 3 

[13] IL VANGELO ETERNO:In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea, ed egli percorse tutta la regione del Giordano (Mt 3,1;Mc 1,4)

Battesimo di conversione: predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, dicendo: “Convertitevi, perché il Regno dei Cieli è vicino! ” (Mt 3,1-2; Mc 1,4; Lc 3,3-4).

Carisma del Precursore: Egli è colui che fu annunziato dal profeta Isaia quando disse: Ecco, Io mando il mio messaggero davanti a te, egli ti preparerà la strada. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle sia abbassato: le vie tortuose diventino diritte; e le vie scabrose diventino piane. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio! (Mt 3,3; Mc 1,2-3; Le 3,4-6).

[14] Valga per tutti i volumi, l’avvertenza che spesso il Portavoce si dirige a suo Padre spirituale

 

[15] IL VANGELO ETERNO: Data storica: Nell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. (Lc 3,1-2).

[16] IL VANGELO ETERNO: E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: “Chi sei tu?”. Egli confessò e non negò, e confessò: “Io non sono il Cristo”. Allora gli chiesero: “Che cosa dunque? Sei Elia?”. Rispose: “Non lo sono”. “Sei tu il profeta?”. Rispose:”No”. Gli dissero dunque: “Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?”. Rispose:”Io sono voce di uno che grida nel deserto:Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia”. Essi erano stati mandati da parte dei farisei. Lo interrogarono e gli dissero: “Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?”. Giovanni rispose loro: “Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, uno che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo”. Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

[17] Messaggio penitenziale: Ma vedendo egli, venire molti farisei e sadducei al battesimo, diceva dunque, alla gente che accorreva per essere battezzata da lui: “Razza di vipere, Chi ha insegnato loro a fuggire dall’ira imminente? Diano dunque, frutti degni di conversione, e non vadano dicendo nel suo interno: ‘Abbiamo per padre ad Abramo’; perché dico loro che Dio può di queste pietre; dare figli ad Abramo. E sta già l’ascia sistemata, alla radice degli alberi; ed ogni albero che non dia buon frutto, sarà tagliato ed intrepido al fuoco”, Mt 3,7-10; Lc 3,7-9.

[18] Mc 3,13-18; Lc 9,54

[19] IL VANGELO ETERNO: Messaggio messianico: Il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro, riguardo a Giovanni, se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: “Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma dopo di me viene colui che è più forte di me e io non sono degno di chinarmi a sciogliere la correggia dei suoi calzari. Io non sono degno neppure di portargli i sandaIi; egli vi battezzerà con Spirito Santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel granaio; ma la pula, la brucerà con fuoco inestinguibile. Con molte altre esortazioni annunziava al popolo la buona novella” (Mt3,11-12; Mc 1,7-8; Lc 3,10-18). Messaggio morale: Le folle lo interrogavano: “Che cosa dobbiamo fare?”. Ed egli rispondendo diceva loro: “Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto”. Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare, e gli  chiesero: “Maestro, che dobbiamo fare?”. Ed egli disse loro: “Non esigete nulla di più  di quanto vi è stato stabilito”. Lo interrogavano anche alcuni soldati: “E noi che dobbiamo fare?”  Ed egli disse loro: “Non maltrattate e non ricattate e accontentatevi delle vostre paghe” (Lc 3,10-14).

[20] EL EVANGELIO ETERNO: Y sucedió  que por aquellos días, vino Jesús, desde Nazaret de Galilea, al Jordán, donde Juan, para ser bautizado por él (Mt 3,13; Mc 1,9).

[22] IL VANGELO ETERNO: Il giorno dopo Giovanni vede Gesù venire verso di lui, e dice: “Ecco l’agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo! Questi è colui del quale ho detto: Dopo di me viene un uomo il quale sta avanti a me, perché era prima di me. Neppure io lo conoscevo; ma sono venuto a battezzare con acqua appunto perché egli fosse manifestato ad Israele”. E Giovanni rese testimonianza dicendo: “Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e fermarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua, mi disse: Colui sul quale vedi scendere lo Spirito e rimanere su di Lui, questi è colui che battezza nello Spirito Santo, e io l’ho visto ed ho testimoniato: questi è l’eletto di Dio” (Gv 1,29-34).

[23] IL VANGELO ETERNO: In quei giorni Gesù venne da Nàzaret di Galilea al Giordano, da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però cercava di opporsi dicendo: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?’. Ma Gesù gli rispose: “Lascia fare per ora, conviene che così portiamo a compimento ogni giustizia”. Allora Giovanni acconsentì. E fu battezzato nel Giordano da Giovanni” (Mt 3,13-15; Mc 1,9).

[24] IL VANGELO ETERNO: Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto” (Mt. 3,16-17) Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: “Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colu i del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. 31Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele”. 32Giovanni rese testimonianza dicendo: “Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio” (Gv 1,29-34).

[25] Especiicando se trata de la Paloma divina y

[26] SCRITTO IL 4 FEBBRAIO 1944.  Poema: II, 4 

[27]  IL VANGELO ETERNO: E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: “Chi sei tu?”. Egli confessò e non negò, e confessò: “Io non sono il Messia”. Allora gli chiesero: “Chi sei dunque? Sei Elia?”4 . Ed egli disse: “Non lo sono’”. “Sei tu il profeta?”. E rispose: “No”. Gli dissero dunque: “Chi sei tu?” Affinché possiamo dare una risposta a quelli che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?. Rispose: “Io sono la voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, come ha detto il profeta Isaia”5 . Alcuni degli inviati erano dei farisei. E gli domandarono: “Perché dunque battezzi se non sei tu il Messia, ne Elia, ne il profeta?”. Giovanni rispose loro: “Io battezzo soltanto con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, uno che viene dopo di me, al quale non sono degno di sciogliere i lacci dei sandali”. Questo avvenne a Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando” (Gv 1,19-28).

[28] Lc 1,15. 41

[29] Genesi (Gen) 1,26-29;  2,16-19

[30] IL VANGELO ETERNO: Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo  (e) appena battezzato risalì dall’acqua, (e) stava in preghiera, ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di Lui. E lo Spirito Santo in forma Corporea, come una colomba discese su di Lui e una voce dal cielo risuonò: “Tu sei il mio Figlio diletto, in te mi sono compiaciuto”.(Altri sentirono) una voce dai cieli che disse: “Questi è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto”(Mt 3,13-17; Mc 1,9-11; Lc 3,21-22)..

[31] (spiega) i miracoli d’ogni specie, materiali e spirituali (Mt 3.16-17; Mc 1,10-11; Lc 3,21-22)

[32] Lc 7,32

[33] Segue – nel manoscritto A, 1713-1718 – la descrizione di un’apparizione di Lourdes, che termina così “Ho scritto vincendo gli impacci che il Tentatore e la mia umanità creavano. Ed ora  mi metto quieta col mio rosario fra le mani, cercando imitare Maria, la Mamma-Maestra che è venuta per insegnarmi a pregare e a dar lode al Signore per tutto quanto Egli fa di noi. Nostra Signore di Lourdes, insegnami a pregare e proteggimi contro il demonio e me stessa. Così sia.”

[34] 24 febbraio 1944. Giovedì dopo le Ceneri.  Poema: II, 5 

[35] IL VANGELO ETERNO: Gesù pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo (Mt 4,1; Mc 1,12; Lc 4,1).

[36] IL VANGELO ETERNO: Stava con le fiere, non mangiò nulla in quei giorni. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame (Mt 4,2; Mc 1,13; Lc 4,2).

[37] IL VANGELO ETERNO: Rimase nel deserto per quaranta giorni tentato da satana. (Mt 4,2; Mc 1,13; Lc 4,2)

[38] Il carattere serpentino di Lucifero, si rivela qui in pieno. Ogni parola è bugia per sedurre. Anche il dire che in lui, c’è ancora un resto di amore, mentre solo, odio ed odio, verso Dio, il Cristo e l’uomo, odio che lo spinge al tentativo di rovinare e distruggere il frutto dell’incarnazione. Odia tanto che la sua malizia diventa stoltezza: La stoltezza di pensare nel poter far peccare al Cristo. La stolezza di pensare poter vincere a Dio. Con ragione dice Gesù che chi si dà a Satana diventa stolto come lui.

[39] IL VANGELO ETERNO: Il tentatore allora gli si accostò e gli disse : “Se sei il Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane”. Ma egli per tutta risposta gli disse: “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4,3-4; Lc 4,3-4).

      [40] Deut. 8, 3

[41] IL VANGELO ETERNO: Allora il diavolo lo condusse con se nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: “Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, perché essi ti custodiscano, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia ad urtare contro una pietra il tuo piede”. Gesù gli disse: “Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore tuo Dio” (Mt 4,5-7; Lc 4,9-12).

[42] Dt 6,16

[43] IL VANGELO ETERNO: Di nuovo il diavolo lo condusse con se sopra un monte altissimo e gli mostrò in un istante  tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: “Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai”. Allora Gesù gli disse: “Vattene, satana! sta scritto infatti: Adorerai il Signore tuo Dio e a lui solo renderai culto” (Mt 4,5-7; Lc 4,9-12).

[44] Dt 6,13

[45] IL VANGELO ETERNO: Allora il diavolo lo lasciò Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da Lui per ritornare al tempo fissato. Ed ecco degli angeli gli si accostarono e lo servivano (Mt 4,11; Mc 1,13; Lc 4,5-8.13.

[46]  Poema: II, 6 

[47] 25 febbraio 1944.  Poema: II, 7 

[48] IL VANGELO ETERNO: Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: “Ecco l’agnello di Dio!”. E i due discepoli. sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: “Che cosa cercate?”. Gli risposero: “Rabbì (che tradotto significa maestro), dove abiti?” Disse loro: “Venite e vedrete”. Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di Lui, era circa l’ora decima (le quattro del pomeriggio) (Gv 1, 35-39).

[49] IL VANGELO ETERNO: (Intanto), il tetrarca Erode, essendo stato rimproverato da lui, (Giovanni), a causa di Erodiade, moglie di suo fratello, e per tute le malvagità che aveva commesso, aggiunse anche questa a tutte le altre: fece rinchiudere Giovanni in prigione (Lc 3,19-20).

[50]  Poema: II, 8 

[51] Vincere Dio e distruggere il suo disegno redentivo

[52] Vincere Dio e distruggere il suo disegno redentivo

[53] Mt 5,1-12

     [54] Gv 19,25-27

     [55] Gv 1,35

[56] Mt 4,1-2; Mc 1,12-13; Lc 4,1-2

[57] Gv 1,35-37; il brano evangelico, messo sulla bocca di Gesù, è qui reso in prima persona

[58] 12 ottobre 1944.  Poema: II, 9 

[59] IL VANGELO ETERNO40 Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. 41 Egli incontrò per prima suo fratello Simone, e gli disse: “Abbiamo trovato il Messia (che tradotto significa Cristo)” (Gv 1,40-41).

 

[60] 13 ottobre 1944.  Poema: II, 10 

[61] Esodo (Es) 16,35 e tutto il capitolo

[62] Deuteronomio (Dt) 32,48-52

[63] IL VANGELO ETERNO: Gesù inizia l’evangelizzazione: Gesù quando incominciò il suo ministero aveva circa trent’anni. Da allora Gesù cominciò a predicare il Vangelo di Dio e diceva: “Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo” (Mt 4,17; Mc 1,14-15; Lc 3,23)

[64] Meno riti, più azioni buone: “Così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Migliorate la vostra condotta e le vostre azioni e io vi farò abitare in questo luogo. Pertanto non confidate nelle parole menzognere di coloro che dicono: Tempio del Signore, tempio del Signore, tempio del Signore è questo! Poiché, se veramente emenderete la vostra condotta e le vostre azioni, se realmente pronunzierete giuste sentenze fra un uomo e il suo avversario; se non opprimerete lo straniero, l’orfano e la vedova, se non spargerete il sangue innocente in questo luogo e se non seguirete per vostra disgrazia altri dèi, io vi farò abitare in questo luogo, nel paese che diedi ai vostri padri da lungo tempo e per sempre” (Geremia  7,3-7).

[65] Mammona significa Denaro disonestamente procurato: perciò è immedesimato o imparentato col Demonio; Mt 6,24; Lc 16,9-13

[66] Es 13,17; 24,18

[67] IL VANGELO ETERNO: … e lo condusse da Gesù. Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: “Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; tu ti chiamerai Cefa (che tradotto significa Pietro)” (Gv 1,42).

[68] Giustizia, pietà e umiltà: “Con che cosa mi presenterò al Signore, mi prostrerò al Dio altissimo? Mi presenterò a lui con olocausti, con vitelli di un anno? Gradirà il Signore le migliaia di montoni e torrenti di olio a miriadi? Gli offrirò forse il mio primogenito per la mia colpa, il frutto delle mie viscere per il mio peccato? Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te: praticare la giustizia, amare la pietà, camminare umilmente con il tuo Dio” (Michea (Mi) 6,7-8).

[69]  Poema: II, 11 

     [70] Gv. 1,40-42

[71] 15 ottobre 1944.  Poema: II, 12 Più tardi (ore 9,30) devo descrivere questo.

[72] (aggiunge) Forse Gesù passò la notte in preghiera, come suo costume

[73] Sottintendi: fedele, e rifletti che l’uomo, in quanto peccatore, è creatura e figlio del Demonio, anzi quasi immedesimato a lui; Mt 16, 23; Mc 8,33; Lc 13,16; 22,3; Gv 6,70;8,44; Atti (At) 13,10; 1 Gv 3,8-12

[74] Dt 6,5; Levitico (Lv) 19,18

[75] “Con le vostre zappe fatevi  spade e lance con le vostre falci; anche il più debole dica: io sono un guerriero! Signore, fa’ scendere i tuoi prodi! Folle e folle nella Valle della decisione, poiché il giorno del Signore è vicino nella Valle della decisione. Il sole e la luna si oscurano e le stelle perdono lo splendore. Il Signore ruggisce da Sion e da Gerusalemme fa sentire la sua voce; tremano i cieli e la terra. Ma il Signore è un rifugio al suo popolo, una fortezza per gli Israeliti. Voi saprete che io sono il Signore vostro Dio che abito in Sion, mio monte santo e luogo santo sarà Gerusalemme; per essa non passeranno più gli stranieri. In quel giorno le montagne stilleranno vino nuovo e latte scorrerà per le colline; in tutti i ruscelli di Giuda scorreranno le acque. Una fonte zampillerà dalla casa del Signore e irrigherà la valle diSitìm” (Gioele (Gl) 4,9-17).

[76] IL VANGELO ETERNO: Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: “Seguimi”. Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe” di Nàzareh’. Natanaèle esclamò : “Da Nàzaret può mai venire qualcosa di buono?”. Filippo gli rispose: “Vieni e vedi” (Gv 1,43-46).

[77] IL VANGELO ETERNO: Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro disse di lui: “Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità”. Natanaèle gli domandò: “Come mi conosci?”. Gli rispose Gesù: “Prima che Filippo ti chiamasse, Io ti ho visto quando eri sotto il fico”. Gli replicò Natanaèle: “Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il Re d’Israele! ”. Gli rispose Gesù: “Perché ti ho detto che ti ho visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!”. Poi gli disse: “In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo” (Gv 1,47-5 1}.

 

[78] Genesi (Gen) 28,10-17

[79] Nehemia (Ne) 13, 15-21

[80] È il secondo del libro 4°, mi sembra che il núm. 90. La Bibbia usata da MV, conservava ­ la suddivisione in cinque libri, della collezione dei Salmi. Il secondo salmo, del quarto ­ libro era il salmo 90 che passò ad essere il salmo 91, nella numerazione delle versioni moderne.­

[81] Salmo 91 (90)

 [82] 17 ottobre 1944.  Poema: II, 13 

[83] Sera del 16 gennaio 1944.  Poema: II, 14 «Quando sarà l’ora di fare un ordinato lavoro, sarà inserita qui la visione delle nozze di Cana. Metti la data (16-1-44)».

[84] IL VANGELO ETERNO: Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea (Gv 2,1).

[85] IL VANGELO ETERNO: e c’era la madre di Gesù (Gv 2,1).

[86]  IL VANGELO ETERNO: Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli (Gv 2,2).

[87]  IL VANGELO ETERNO: Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”. E Gesù rispose: “Donna, che vi è più fra me e te? Non è ancora giunta la mia ora” (Gv 2,3-4).

[88] Poema: II, 15

 

[89] IL VANGELO ETERNO: La madre dice ai servi: “Fate quello che vi dirà”. Vi era là sei idrie di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro: “Riempite d’acqua le idrie”; e le riempirono fino all’orlo. (Gv 2,5-7).

[90] IL VANGELO ETERNO: Disse loro di nuovo: “Ora attingete e portatene ai maestri di tavola”. Ed essi gliene portarono. E come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse, ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua, chiamò lo sposo e gli disse: “Tutti servono da.principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono” (Gv 2,8-10).

[91] IL VANGELO ETERNO: Gesù manifestò la sua Gloria: Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in Lui. Dopo questo fatto, discese a Cafàmao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli e si fermarono là solo pochi giorni (Gv 2,11-12).

[92] 24 ottobre 1944.  Poema: II, 16 

[93] IL VANGELO ETERNO: Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme (Gv 2,13).

[94] IL VANGELO ETERNO: Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco (Gv 2,14).

[95] IL VANGELO ETERNO:: Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi: gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse:  “Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato’. I discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divora” (Gv 2,15-17).

[96] Genesi 3,24

[97] IL VANGELO ETERNO: Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: “Quale segno ci mostri per fare queste cose?”. Rispose loro Gesù: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”. Gli dissero allora i Giudei: “Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?” Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù (Gv 2,18-22).

[98] Dt 16,18-20

[99] Dt 18,1-2

[100] Dt 23,19-20

[101] IL VANGELO ETERNO: Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa molti, vedendo i segni che faceva, credettero nel suo nome. Gesù però non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che qualcuno gli desse testimonianza su un altro, egli infatti sapeva quello che c’è in ogni uomo (Gv 2,23-25).

[102] 26 ottobre 1944.  Poema: II, 17 

[103] IL VANGELO ETERNO: Un giorno Gesù si trovava in una città e un uomo coperto di lebbra lo vide e gli si gettò ai piedi pregandolo: “Signore, se vuoi, puoi sanarmi”. Gesù stese la mano e lo toccò dicendo: “Lo voglio, sii risanato! E subito la lebbra scomparve da lui. Gli ingiunse di non dirlo a nessuno: “Va’, mostrati al sacerdote e fa’ l’offerta per la tua purificazione, come ha ordinato Mosè, perché serva di testimonianza” (Lc 5,12-14).

 

[104] Levítico Capítuli 13 e 14, per tutto quello che la Legge prescrisse a rispetto dei lebbrosi, durante la malattia e dopo la cura

 

 

[105] “fossi solo l’Uomo, neppure Io perfetto sarei, anche fossi il più grande dei Profeti o il Messia secondo il concetto che di Lui ha ormai Israele, e non secondo  la verità vista e detta dai Profeti e da Davide nei suoi salmi, e specie nel salmo 2 e 109. Come Uomo, e per questo tempo mio d’uomo, Io pure mi disseto al torrente dei bisogni umani; ma, essendo Dio, sempre tengo alta la testa, e il fango dell’imperfezione non mi sporca”.

[106] Siccome Dio non è corpo ma spirito, l’espressione “Parte di Dio, il suo Pensiero che si fa Parola” non può avere senso materiale ma spirituale. “Parte di Dio”, nel contesto, significa dunque parte del Padre; e il Verbo è detto parte del Padree perché la parola viene generata da chi la pensa ed esce o procede da chi la pensa e la proferisce. Fa, perciò, parte di chi la pensa e la pronunzia. E’ un modo sensibile e popolare di esprimere una realtà spirituale e divina: la consustanzialità del Figlio col Padre e l’origine del Figlio dal Padre, come Parola dal Pensiero, come Verbo da Chi lo pronuncia. Simile modi di parlare sono entrati  anche nella Litgurgia: il così detto Simbolo atanasiano dice che, come l’anima e il corpo costituiscono l’uomo, cos’ Iddio e l’Uomo costituiscono il Cristo

[107] (aggiunge) e si incarna per darvi questa Parola che è Vita, e per dare Se stesso per rendervi la Vita che è la Grazia.

[108] Quelli che dicono di essere come Tommaso che per credere hanno bisogno di vedere, dovrebbero piuttosto imitare la sua sincerità e la sua tenacità nel voler il bene. 

[109] 27 ottobre 1944.  Poema: II, 18 

[110] Esodo (Es) 23,9

[111] Levitico (Lv) 19,18; Mt 5,43

[112] Mt 5,44; Lc 6,27

     [113] Parlando del tempo di Gesú annunzia la sua risurrezione in virtú della quale annunzio la liberazione a tutti quelli che attendevano nel Limbo. Parlando del nostro tempo, annunzia la liberazione dei morti che in virtú del Sangue di Gesú sparso su di loro sono perdonati dei loro peccati

[114] (A piede pagina) in effetti, Simón di Jonás, non solo non ebbe prove della potenza di Gesù, ma anche, fu diffidente, all’inizio. Dopo, senza esigere prove, si fece discepolo, perché credè spontaneamente.

 

[115] Difatti il brano di Vangelo che si legge nel Messale Romano per la festa dei Santi Apostoli Simone e giuda, 28 ottobre, è tratto da: Giovanni 15,17-25

[116] 28 ottobre 1944.  Poema: II, 19 

[117] (ANNOTA) Chi sono gli Zeloti? Il Portavoce ignorava, evidentemente, che essi all’inizio erano semplicemente dei fervidi osservanti della Legge e nemici del giogo straniero (1 Maccabei 2,50), ma finirono col diventare rigidi farisei estremamente nazionalisti (Atti 5, 36-37)

[118] 31 ottobre 1944.  Poema: II, 20 

 

[119] 7 ottobre 1944.  Poema: II, 21 

      [120] Leviathan secondo la credenza popolare è un mostro marino, un dragone, un serpente del caos, simbolo delle potenze del male avverse a Dio e al suo popolo: fortissime, ma a Lui soggette; Giobbe 3,8; 40,25; 41,26; Isaia 27,1; 51,9; Amos 9,3; Apocalisse 12,13

[121] 2 novembre 1944.  Poema: II, 22 

[122] IL VANGELO ETERNO: Poi discese a Cafàrnao, una città della Galilea, e, entrato proprio di sabato nella sinagoga (Mc 1,21; Lc 4,31).

[123] IL VANGELO ETERNO: Gesù si mise a insegnare (Mc 1,21).

[124]  IL VANGELO ETERNO: Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi. (Gesù) parlava con autorità (Mc 1,22; Lc 4,32).

[125] Lo spirito dell’uomo, infatti, quantunque abbia avuto un principio, se Dio lo conserva non avrà mai fine

[126] 2 Maccabei (2 Mac) 6,13-14

[127] (In calce) Il Cristo, come Dio e come Santo dei Santi, penetrava nelle coscienze, vedeva e conosceva i loro riposti segreti (introspezione perfetta); come Uomo, conosceva, solo secondo il modo umano, le persone e i luoghi, quando il Padre suo e la sua propria natura divina non giudicavano essere utile il conoscere luoghi e persone senza chiedere

[128] (in calce) I galilei, dalla parlata più dolce, dicevano: “Geové, con un “g” molto dolce, quasi un “sgi”. I giudei: “Jevé”, duro, reciso

[129] Is 40,3.10-11; Mc 1,2-3; Lc 3,4; Gv 1,23

[130] Mt 3,16-17; Mc 1,9-11; Lc 3,21-22; Gv 1,32-34

[131] Michea (Mi)5,1; Mt 2,1-11; Gv 7,42

[132] IL VANGELO ETERNO: Nella sinagoga c’era un uomo con un demonio immondo e cominciò a gridare forte: “Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Basta! Che abbiamo a che fare con te? Sei venuto a rovinarci? So bene chi sei: il Santo di Dio!”. Gesù gli intimò: “Taci! Esci da quell’uomo”. E il demonio, lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, gettatolo a terra in mezzo alla gente, uscì da lui, senza fargli alcun male (Mc 1,23-26; Lc 4,33-35).

[133] (in calce) Qui, dovendo dar prova al fariseo della sua onniscienza divina, chiama a nome lo sconosciuto Aggeo che sa indemoniato, mentre, nella pagina precedente, come Uomo, aveva detto al fariseo: “Io non so chi tu sia”

[134] IL VANGELO ETERNO: Una dottrina nuova: Tutti furono presi da paura e si dicevano l’un l’altro: “Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti immondi e gli obbediscono ed essi se ne vanno? Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità”. La sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea (Mc 1,27-28; Lc 4,36-37).

 

[135] 3 novembre 1944.  Poema: II, 23 

[136] IL VANGELO ETERNO: E, usciti dalla sinagoga, si recarono subito a casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni (Mt 8,14; Mc 1,29; Lc 4,38).

[137] IL VANGELO ETERNO: La suocera di Simone era a letto in preda a una grande febbre. Entrato Gesù nella casa di Simone, subito gli parlarono di lei e lo pregarono per lei (Mc 1,30; Lc 4,38.

[138] IL VANGELO ETERNO: (Gesù) vide la suocera (di Pietro) che giaceva nel letto febbricitante. (Allora) egli, accostatosi e chinatosi su di lei, intimò alla febbre, la sollevò prendendola per mano e la febbre la lasciò. Levatasi all’istante, la donna cominciò a servirli (Mt 8,15; Mc 1,31; Lc 4,39).

[139] 4 novembre 1944.  Poema: II, 24 

[140] IL VANGELO ETERNO: Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, tutti quelli che avevano infermi colpiti da mali di ogni genere li condussero a Lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. E guarì tutti i malati, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle nostre malattie (Mt 8,16-17; Mc 1,32.34;Le 4,40-41).

[141] Deuteronomio (Dt) 5,20

[142]  IL VANGELO ETERNO: Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Egli cacciò gli spiriti con la sua parola. Da molti uscivano demoni gridando: “Tu sei il Figlio di Dio!”. Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era il Cristo (Mt 8,16; Mc 1,33; Lc 4,41).

 

[143] 5 novembre 1944.  Poema: II, 25 

[144] IL VANGELO ETERNO: Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito da casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. (Mc 1,35; Lc 4,42).

[145] IL VANGELO ETERNO: Ma Simone e quelli che erano con Lui si misero sulle sue  tracce e, trovatolo, gli dissero:  “Tutti ti cercano!” (Infatti) le folle lo cercavano, lo raggiunsero e volevano trattenerlo perché non se ne andasse via da loro (Mc 1,36-37; Lc 4,42).

[146] Espressione da interpretarsi nel contesto che parla di preghiera, amoroso colloquio dell’Umanato Figlio all’Eterno suo Padre, dalla quale la Santissima Umanità contristata esce rinvigorita da Dio e magari confortata da angelico spirito, come in: Luca 22,39-46

[147] (In calce) Se qualcuno può aver fatto o fare eccezione al “Pater” detto da Gesù e Maria la sera dell’addio consideri questa risposta. Maria non aveva bisogno di essere preparata a pregare con la preghiera di Cristo. Gli apostoli, sì. Perciò Gesù disse il “Pater” con Maria prima che coi discepoli, perché Lei era piena di Grazia, di Luce e sapienza, e i discepoli no

[148] IL VANGELO ETERNO:Mandato ad evangelizzare: Egli però disse:  “Bisogna che Io annunzi il Regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato”. E disse (ai discepoli): “Andiamocene altrove per i villaggi vicini,  affinché Io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!” (Mc 1,38; Lc 4,43).

[149] Espressione da intendersi come si deve, alla luce di: Giovanni 16,28; 20,17

[150] IL VANGELO ETERNO: Evangelizzazione itinerante: E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea. E percorreva tutta la Galilea insegnando nelle loro sinagoghe e proclamando il Vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e ogni sorta di infermità nel popolo. La sua fama si sparse per tutta la Siria e così condussero a Lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guariva. E grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano (Mt 4,23-25; Mc 1,39; Lc 4,44).

 

[151] 6 novembre 1944.  Poema: II, 26 

[152] IL VANGELO ETERNO: Allora venne a Lui un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: “Se vuoi, puoi guarirmi!”. Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: “lo voglio, guarisci!”. Subito la lebbra scomparì  ed egli guarì. E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse: “Guarda di non dire niente a nessuno, ma vai, presentati al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato,a testimonianza per loro”. Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a Lui da ogni parte (Mc 1,40-45).

 

[153] 9 novembre 1944.  Poema: II, 27 

[154] IL VANGELO ETERNO: E un giorno avvenne che, mentre egli stava insegnando, si sedettero là anche farisei e dottori della legge, che erano venuti da ogni villaggio della Galilea, della Giudea e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni (Lc 5,17).

 

[155] IL VANGELO ETERNO: Imbarcatosi, passò all’altra riva e giunse nella propria città. E venne di nuovo a Cafarnao; alcuni giorni dopo si seppe che era in casa. E si radunarono tante persone, da non esserci più posto nemmeno davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola (Mt 9,1; Mc 2,1-2).

      [156] Cantica 6, 1-2

[157] IL VANGELO ETERNO: Ed ecco quattro uomini, portando sopra un letto un paralitico, cercavano di farlo passare e metterlo davanti a Lui. E non trovando da quale parte introdurlo a causa della folla, salirono sul tetto scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, lo calarono attraverso le tegole e con il lettuccio davanti a Gesù, nel mezzo della stanza. E Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: “Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati” (Mt 9,2; Mc2,3-5; Le 5,18-20).

[158] IL VANGELO ETERNO: Gli scribi e i farisei pensavano in cuor loro: “Chi è costui che pronuncia bestemmie? Chi può rimettere i peccati, se non Dio soltanto?”. Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra se, disse loro: “Perché mai pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati”, dice al paralitico: “a te dico! Alzati, prendi il tuo giaciglio e va’ a casa tua!”. Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e si avviò verso casa glorificando Dio (Mt9,3-7. Mc2,6-11; Le5,21-25).

[159] IL VANGELO ETERNO: Tutti rimasero stupiti e levavano lode a Dio; pieni di timore dicevano: “Non abbiamo mai visto nulla di simile! Oggi abbiamo visto cose prodigiose”. A quella vista, la folla fu presa da timore e rese gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini (Mt9,8; Mc2,12; Le5,26).

      [160] IL VANGELO ETERNO: Un giorno, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genèsaret e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Egli salì su una delle barche, quella di Simone, e lo pregò di scostarsi un po’ da terra e, sedutosi, dalla barca ammaestrava le folle (Lc 5,1 -3).

[161] 10 novembre 1944.  Poema: II, 28 

[162] IL VANGELO ETERNO: Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: “Prendi il largo e calate le reti per la pesca”. Simone rispose: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti”. E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano (Lc 5,4-7).

 

[163] IL VANGELO ETERNO: AI veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: “Signore, allontanati da me che sono un peccatore”. Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”. Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono (Lc 5,8-1 1).

Versione di Matteo e Marco. (Mt 4,18-22; Mc 1,16-20)

Chiamata di Pietro e Andrea (Mt 4,18-20; Mc 1,16-18)

Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori. E disse loro: “Seguitemi, vi farò pescatori di uomini”. Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono.

Chiamata di Giovanni e Giacomo (Mt 4,21-22; Mc 1.19-20)

Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedèo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. Ed essi, lasciato loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono.

[164] 28 dicembre 1944, ore 12.  Poema: II, 29 

 

      [165] Genesi 49,10; Numeri 23,15-19: Michea 5,1-5; Isaia 9, 5-6; 11, 1-9; Zaccaria 9, 9-10;  II° Re 7, 1-17 ; ecc.

  [166] 2 Cronache 24,17-22; Mt 23,33-37; Lc 13,34; Atti 7,51-52; Ebrei (Eb) 11,35-37

[167] 31 dicembre 1944.  Poema: II, 30 

 

 [168] Levitico (Lv) 19,18; Mt 22,39

[169] “Nidrasce” equivale a “Midrash” (commento rabbinico della Sacra scrittura). E “Bel Midrash” è il luogo del Tempio in cui i dottori ammaestravano le folle. Dice infatti il testo: “… Eccoci al Tempio. Io vado nel Bel Nidrasc ad ammaestrare le folle…”.

[170] 1 gennaio 1945.  Poema: II, 31 

[171] (in calce) Anche qui risultano le due nature, unite in un’unica Persona, ma ben distinte: Dio e Uomo

[172] 1 Samuele (1 Sam) 17,12; 18,5; 2 Sam 2,1-4; 5,1-5

[173] Isaia (Is) 40,10-11; Ezechiele (Ez) 34,11-31

[174] Deuteronomio (Dt) 5,17

[175] Dt 27,26

[176] Dt 6,5; 10,12; 11,13; 30,6; Siracide (Sir) 27,18

[177] Levitico (Lv) 19,18; Mt 5,43

[178] Mt 3,11-12; Mc 1,2-8; Lc 3,16-17; Gv 1,23-34

[179] 3 gennaio 1945.  Poema: II, 32 

[180] Siracide (Sir) 1,2; 12,8. 13

[181] 2 Sam 17,23 (solo caso di vero e proprio suicidio ricordato nell’Antico Testamento); Giudici (Gdc) 9,50-57; 1 Sam cap. 31; 1 Re 16,15-22; 2 Maccabei (2 Mac) 14,37-46

[182] Il Verbo era Dio . E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi (Gv 1,1.14) Ecco l’esperienza umana di Dio con noi

[183] Le tentazioni malvage non provennero a Gesù dal di dentro (ebrei 4,15) ma dal di fuori (Mt 4,1-11; Mc 1.12-13; Lc 4,1-13). Quindi, la frase: “ tutto abbiamo in noi: il bene e il male…” non si riferisce a Gesù ma soltanto a Giuda e a tutti i componenti l’umanità contagiata dal peccato originale. Il breve discorso di Gesù a Giuda è perciò una esortazione, umile e non umiliante, per indurlo a convincersi che nonostante le prove divine e le tentazioni diaboliche, se l’uomo vuole e chiede aiuto a Dio, supera le prove e non soccombe alle tentazioni.

[184] Con questa domanda del “Padre nostro” non si chiede a Dio che non ci tenti al male (Giacomo 1,13-15; Sir 15,11-21; Proverbi 19,3; romani 7,7.13; 1 Corinti 10,11-13) ma che ci tenga lontani da prove troppo gravose, come quella alla quale Dio stesso sottoposse Abramo (Gen 22,19) e poi Gesù, (Mt 26,36-46; Mc 14,32-42; Lc 22,39-46; Ebrei 4,15; 5,10

[185] 4 gennaio 1945.  Poema: II, 33 

[186]  Poema: II, 34 

 

[187] 6 gennaio 1945.  Poema: II, 35 

 

[188] 7 gennaio 1945.  Poema: II, 36 

 

[189] Si allude alla duplice effusione dello Spirito Santo sugli Apostoli a quella verificatasi la sera della resurrezione di Gesù (Gv 20,19-23) e all’altra avvenuta la mattina di Pentecoste (Att 21-40). Si allude anche alla effusione dello Spirito Santo sui cristiani  di tutti i tempi.

[190] 1 Maccabei 2,1.28; 3,1-26; 2 Mac 7,1-41. Giuda, il principale eroe di questa storia, era soprannominato Maccabeo (1 Mc 2,4): titolo che poi fu esteso ai suoi fratelli

[191] 8 gennaio 1945.  Poema: II, 37 

[192] Gen. 28,10-17

[193] Mt 2,16-18

[194] (in foglio aggiunto) In merito agli Innocenti uccisi nella strage di Erode: numero esatto è trentadue. Di essi, diciotto furono uccisi nella vera città di Betlemme e quattordici nelle campagne prossime a betlemme. Fra gli uccisi vi furono anche sei fanciulline, non identificate per femmine dai sicari, dato che erano, maschi e femmine, vestiti tutti a un modo, e anche per la fretta di uccidere e per il buio notturno. Come sempre avviene, il contadino esagera e svisa la verità delle cose. E così molte leggende false si sono create sostituendosi alla verità. E’ il caso anche degli evangeli apocrifi

[195] Isaia (Is) 7,14

[196] Att (At) 5,3637

[197] Daniele (Dn) 9,20-27

[198] Numeri (Nu) 24,17

[199] Gen 35,16-20

[200] Isaia (Is) 11,1

[201] Is 7,14

[202] Is  9,1

[203] Numeri (Nm) 24,17

[204] Is 9,1

[205] Geremia 31,15; Gen. 35,19

[206] Sottintendi: non come Dio, ma come Uomo, cioè per esperienza umana. Vedi: dove dice: “Vi ho conosciuto ed ho conosciuto, con esperienza d’uomo, il mondo”. E, più chiaramente ancora: “Sono uomo e sono il Figlio di Dio. Quanto potrei ignorare come uomo, e mal giudicare, conosco e giudico come Figlio di Dio…”.

[207] <in margine> Il futuro principio del Vangelo di san Giovanni: Gv 1,4-5 e 9-11

[208] 9 gennaio 1945.  Poema: II, 38 

[209] Genesi (Gen) 3,15

[210] Gen 3,16-18

[211] Gen 35,19-20; Geremia (Ger) 31,15; Mt 2,16-18;

[212] Michea (Mi) 5,2

[213] 11 gennaio 1945.  Poema: II, 39 

 

[214] 12 gennaio 1945.  Poema: II, 40 

[215] (vedi: per l’origine dalla polvere, Gen 2,7; per il ritorno in polvere, Gen 3,19; per i suffragi verso i defunti, 2 Maccabei (2Mac) 12,38-46; per la resurrezione della carne, Salmo (Sal) 48,15-16; Giobbe (Gb)19,25-27; e specialmente Ezechiele 37,1-14; Daniele 12,1-3; 2 Mac 7,1-42; Mt 22,23-33; Romani 8,11; I Corinti 15; 2 timoteo (2 Tm) 2,17-18)

[216] 13 gennaio 1945.  Poema: II, 41 

[217]  (in calce) I soliti fronzoli sovrapposti alla verità (nota). Fronzoli che alterano il vero, sperando farlo più bello, mentre lo sciupano

[218] Malachia (Ml)3,1; Is 40,3

[219] Espressione popolare per far capire ad una pagana e peccatrice la sublimità della virtù e la degradante bassezza del vizio

[220] 14 gennaio 1945.  Poema: II, 42 

[221] (A proposito del messianismo presso i Profeti: 2 Sam 7,1-17; 1 Cronache (1 Cr) 17,1-16; 37,30-32; 42,1-9;49,1-26; 50,4-11; 52,1353;  Geremia (Ger) 23,1-8. 30-31; 33,14-26; Ezechiele (Ez)34; Daniele (Dn) 7,9; Miche (Mi) 5,1-7; Zaccaria (Zc)8,1-23; 9,9-10; Lc 4,17-4,17-21; 24,25-27; Atti 8,26-40)

[222] Is 9,4-5

[223] 1 Cr 29,1-7

[224]  (A riguardo della profetizzata provenienza di Gesù dalla stirpe di David, vedi per esempio: Gen 49,8-12; Nm 24,15-19; 2 Sam 7,1-17; Sal 109; Isaia 7,10-14; 9, 1-7; 11,1-9; Mi 5,1-5; Zc 9,9-10; Mt 22,41-45; Mc 12,35-37; Lc 20,41-44; At 2,22-36. Nel Nuovo Testamento, poi, la provenienza di Gesù dalla stirpe di David è asserita almeno una ventina di volte, come appare dalle concordanze Bibliche)

[225] Esodo 3,1-6 e 13-15; 19,9-25; 24,12-18

[226] Gen 2,18-22; 3,8

[227] 15 gennaio 1945. Poema: II, 43 

[228] Numeri (Nm) 13,16-27

[229] (Probabilmente si allude alle guerre e agli avvenimenti narrati in: 1 e 2 Samuele

[230] 17 gennaio 1945. Poema: II, 44 

[231] (aggiunge) Ossia ho chiesto, per la mia Umanità, il soccorso onnipotente del Padre, ossia ancora dell’Indivisibile Divinità. Come lo chiederò un giorno, il mio supremo giorno, per avere soccorso in una ora di immisurabile lotta dolorosissima

[232] (Aggiungi) perché innocente e perché battezzato

[233] E’ un’espressione che si riferisce agli uomini in generale e non significa affatto che Gesù fosse o si ritenesse peccatore, come del resto appare anche dalla conclusione del capoverso stesso: “… Uomo… in tutto, fuorchè nel condiscendere al male”

[234] Filippesi (Fil) 2,7; Ebrei (Eb) 2,16-18; 4,15; 5,2

[235] Senza bisogno di esperienza

[236] Vedi sopra, nota 7, e osserva che anche in questo contesto non si tratta di debolezza in quanto inclinazione al peccato o in quanto peccaminosità, ma si tratta soltanto di quei difetti umani che Gesù volle liberamente e generosamente assumere per nostro ammaestramento, conforto e salvezza. Mt 4,2; 26,38; Mc 14,34; Gv 4,6; Eb 4,15

[237] I Tessalonicesi (1 Ts) 5,23

[238] Espressione esatta, se la si intende nel contesto e la si integra alla luce del contesto. Dice infatti, esemplificando quanto sopra: “… Non è peccato esere tristi se l’ora è penosa. E’ peccato cedere oltre (non piegandola in sul nascere) alla tristezza, e cadere in inerzia o in disperazione…”. Alla luce del contesto si può quindi integrare la suddetta espressione come segue: “… per mia volontà ho piegato in sul nascere tutte le passioni (che in voi uomini, di cui ho preso la natura, sono) non buono…”

[239] Inutilità non generale e assoluta, ma relativa al numero notevole data la lunga durata del mondo e la brama divina di salvare tutti

[240] (aggiunge) viene per tentare di fare dell’illanguidito un peccatore o un disperato

[241] (aggiunge) Satana ha tentato, puntando sulla mia condizione d’uomo e di giovane uomo che Satana credeva vulnerabile perché lo vedeva affamato e lo sapeva trentenne

[242] Intendi: Prima dell’Incarnazione ero stato soltanto Dio

[243] (aggiunge) Il Primogenito vero degli uomini, Primogenito in eterno perché fedele nonostante la Tentazione, perché vincitore del Serpente, perché novelle Adamo, ma Adamo rimasto Innocente e Figlio diletto del Padre Creatore degli uomini

[244] 18 gennaio 1945. Poema: II, 45 

[245] Is 40,3-5; Mt 3,3; Mc 1,3-4; Lc 3,2-6; Gv 1,23

[246] Giovanni Evangelista, infatti, nell’Apocalisse, ultimo libro della Bibbia, col quale si chiude la rivelazione pubblica, inneggia all’agnello (Gesù) una trentina di volte

[247] 1 Re 17,1; 2 Re 2,18; Mt 17,9-13; Mc 9,9-13; Lc 1,13-17

[248] 19 gennaio 1945. Poema: II, 46 

[249] 20 gennaio 1945. Poema: II, 47 

      [250] Mt 18,7; 26,20-25; Mc 14,17-21; Lc 17,1; 22,21-23; Gv 13,21-30; Atti 1,16

[251] Poema: II, 48 

[252] Dell’anima di Giuda già vista morta da Gesù

[253] Gesù pianse davanti alla tomba di Lazzaro

[254] Il Demonio possedette Giuda per sempre, non tanto perché fu deicida, quanto perché fu impenitente.

[255] La conoscenza di ciò che era Giuda, e sia dono di ammaestramento

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