GESÙ DI NAZARETH
Nuova Evangelizzazione
I V A N G E L I
D E L L’A N I M A
A cura di Fray Jesus Maria de Cabanaconde S.O.S
Servo dell’Ordine dei Salvatori
Prefazione.
L’uomo è generato come tutti gli animali da un connubio fra maschio e femmina. Ma l’anima, ossia quella cosa che differenzia l’animale-uomo dall’animale-bruto, viene da Dio. Egli la crea di volta in volta che un uomo è generato, meglio, è concepito in un seno, e la innesta in questa carne che altrimenti sarebbe solamente animale.
È l’anima quella che distingue l’uomo dall’animale, e lo fa dio sopra tutti gli altri essere creati, dio-re che domina, soggioga, comprende, istruisce, provvede, e lo fa dio per sua origine e destino futuri.
È l’anima che dà all’uomo il diritto di dire a Dio: “Padre mio“.
È l’anima che fa dell’uomo un vivente tempio dello Spirito di Dio.
È l’anima che fa della creazione dell’uomo l’opera più perfetta del Creato.
“Voi siete dèi e figli dell’Altissimo“. Ma figli siete per la “particella” che Dio vi ha ispirata, e dèi dovete divenire con sforzo costante di tutta la vita terrena. La “parte”, l’anima spirituale, in voi infusa da Dio, è quella che vi dà aspirazioni e modo di divenire i re del Regno di Dio e i figli in eterno dell’Altissimo, vostro premio, ricchezza, gioia eterna e immisurabile.
L’anima è ciò che dell’uomo fa un dio e non un animale. Il vizio, il peccato l’uccide e, uccisa che sia, l’uomo torna animale repellente.
Gesù di Nazareth
1. L’ANIMA VIENE DA DIO[1].
L’anima la sua natura la sua formazione
Origine e natura dell’anima
34«Hai detto: “Pungolo dell’anima che è viva e presente anche nei pagani, e sofferente in essi perché delusa. Ma l’anima da chi viene?» Domanda Publio Quintilianeo.
«Da Dio. Egli è il Creatore»[2].
«Ma non nasciamo da donna per connubio con uomo? Anche i nostri dèi sono generati così».
35«I vostri dèi non sono. Sono i fantasmi del vostro pensiero che ha bisogno di credere. Perché questo bisogno è più imperioso di quello del respirare. Anche chi dice di non credere crede. A qualcosa crede. Il fatto solo di dire: “Io non credo in Dio” presuppone un’altra fede. In sé stesso, magari, nella propria mente superba. Ma credere si crede sempre. È come il pensiero. Se voi dite: “Io non voglio pensare” oppure: “Io non credo a Dio”, solo per queste due frasi che dite mostrate di pensare che non volete credere a Quello che sapete esistere e che non volete pensare. Circa l’uomo, per essere esatti nell’esprimere il concetto, dovete dire: «L’uomo è generato come tutti gli animali da un connubio fra maschio e femmina. Ma l’anima, ossia quella cosa che differenzia l’animale-uomo dall’animale bruto, viene da Dio. Egli la crea di volta in volta che un uomo è generato, meglio, è concepito in un seno, e la innesta in questa carne che altrimenti sarebbe solamente animale”.»
36«E noi l’abbiamo? Noi pagani? A sentire i tuoi connazionali non parrebbe…» dice ironico Quintilianeo.
«Ogni nato da donna l’ha».
37«Tu hai detto però che il peccato la uccide. Come allora in noi peccatori è viva?» chiede Plautina.
38«Voi non peccate nella fede, credendo di essere nel Vero. Quando conoscerete la Verità e persisterete nell’errore, allora peccherete. Ugualmente molte cose, che per gli israeliti sono peccato, per voi non lo sono. Perché nessuna legge divina ve le proibisce. Il peccato è quando uno scientemente si ribella all’ordine dato da Dio e dice: “So che ciò che faccio è male. Ma lo voglio fare ugualmente”. Dio è giusto. Non può punire uno che fa il male credendo di fare il bene. Punisce chi, avendo avuto modo di conoscere Bene e Male, sceglie quest’ultimo e vi persiste».
39«Allora in noi l’anima è, e viva e presente?».
«Sì».
40«È sofferente? Credi proprio che essa si ricordi di Dio? Noi non ci ricordiamo del seno che ci ha portati. Non potremmo dire come era fatto nel suo interno. L’anima, se ho ben capito, viene spiritualmente generata da Dio. Può mai ricordarsi di questo se il corpo non ricorda la lunga sosta nel seno?».
41«L’anima non è bruta, Plautina. Il feto sì. L’anima è, a somiglianza di Dio, eterna e spirituale. Eterna dal momento che viene creata, mentre Dio è il perfettissimo Eterno e perciò non ha principio nel tempo come non avrà fine. L’anima, lucida, intelligente, spirituale, opera di Dio, si ricorda. E soffre perché desidera Dio, il vero Dio da cui viene, e ha fame di Dio. Ecco perché pungola il corpo torpido a cercare di accostarsi a Dio».
Le tre fasi di formazione dell’anima
42«Allora noi abbiamo un’anima come l’hanno quelli che voi dite “giusti” del vostro popolo? Proprio uguale?».
43«No, Plautina. A seconda di quello che intendi dire, cambia. Se vuoi dire per l’origine e la natura, è in tutto uguale a quella dei nostri santi. Se dici per formazione, allora ti dico che è già diversa. Se poi vuoi dire per perfezione raggiunta avanti la morte, allora la diversità può essere assoluta. Ma questo non solo in voi pagani. Anche un figlio di questo popolo può essere assolutamente diverso, nella vita futura, da un santo.
44L’anima subisce tre fasi. La prima è di creazione[3]. La seconda di ricreazione[4]. La terza di perfezione[5]. La prima è comune a tutti gli uomini. La seconda è propria dei giusti che con la loro volontà portano l’anima ad una rinascita ancora più completa, unendo le loro buone azioni alla bontà dell’opera di Dio, e fanno perciò un’anima già spiritualmente più perfetta della prima; per cui fanno, fra la prima e la terza, da anello di congiunzione. La terza è propria dei beati, o santi se così vi piace, i quali hanno superato di mille e mille gradi l’iniziale anima loro, adatta all’uomo, e ne hanno fatto un che di adatto a riposare in Dio».
2. ESSENZA INFUSA DA DIO[6]
L’anima è l’alito infuso da Dio.
Il Libro della Genesi[7].
1Rileggo oggi, 15, l’Ora santa dettata ieri, e Gesù mi dice:
2«Per coloro che sempre si permettono di fare appunti sulle mie parole, dico che se non le capiscono studino teologia. Esse rispondono a quanto la teologia insegna.
3E per la frase, che certo darà loro noia: “Lo spirito è essenza effusa da Dio”, pensino che l’anima è “soffio infuso da Dio”. Voi, privi d’anima, siete cadaveri.
4Aprano la Genesi. Essa dice: “il Signore Iddio formò l’uomo col fango della terra e gli ispirò in faccia il soffio della vita”.[8] Non mi dicano: “Per dargli vita”.
5No. Per dare vita agli animali domestici o selvatici, quadrupedi, rettili, pesci, uccelli che fossero, non ebbe bisogno di “ispirare loro in faccia il soffio vitale”. Li creò e basta. Il soffio di Dio è l’anima, l’anima vita. È l’alito dello Spirito di Dio che diviene spirito vitale nell’uomo.
Le resurrezioni operate da Gesù[9].
6Aprano anche i Vangeli. E con che credete che Io rendessi vita ai morti? Con la mano? Con la voce? No. Infondendo il mio alito, che per esser di Dio era vitale, ossia era spirituale, era anima. Mi curvavo sui morti e li prendevo per mano e comandavo: “Levati”. Si. Ma ciò era la forma esteriore e visibile. Mentre mi curvavo, alitavo loro in volto lo spirito, l’effusione del mio spirito, e tornava la vita.
La resurrezione di Lazzaro[10].
7E se nella risurrezione di Lazzaro[11] essi, coloro che fanno appunti al mio dire, mi dicono: “Tu Lazzaro non lo hai avvicinato”, Io rispondo: “Per questo, in questo miracolo, ho invocato l’aiuto del Padre e – imparate, o uomini – per averlo senza fallo l’ho ringraziato avanti il miracolo per avermi esaudito: ‘Padre, ti ringrazio di avermi esaudito. Io so che Tu mi esaudisci sempre. Ma lo dico per il popolo che mi circonda, affinché creda che Tu mi hai mandato’”. Fede sicura, riconoscenza pronta. Riconoscenza anticipata, anzi, prova della fede sicura. Per Lazzaro sepolto nel sepolcro, oltre lo spazio e le bende e il marciume, lontano da Me, occorre l’effusione vitale da Dio. E la vita ritorna.
La resurrezione operata da Elia[12].
8Aprano anche il Libro. Al libro III dei Re cap. 17.[13] Come rende vita al figlio della vedova di Sarepta il profeta Elia? Stendendosi per tre volte sul morticino e gridando a Dio. Ma anche ispirando al morto lo spirito che la preghiera a Dio gli aveva reso potente di potenza vitale. Elia, profeta, ossia servo di Dio, ma non Dio né Figlio di Dio, deve per tre volte ripetere preghiera e infusione. Ma è sempre alito che infonde. Alito spirituale.
Espressioni bibliche[14].
9E non dice il Libro: “Non vogliate essere simili agli animali la cui vita è nelle nari”?[15] Per dire che la Vita non è nel respiro ma nel profondo, in un punto segreto, ma da cui si diffonde per tutto il corpo e dal quale può effondersi in palpiti risalenti al Cielo: carità verso Dio; spandentesi sulla terra: carità verso il prossimo. Perciò: essenza effusa e infusa da Dio, essa si nutre del cibo di Dio.
3. Divinità dell’anima[16].
L’anima è una particella di Dio.
1Dice Gesù, in merito alla frase “l’anima che è una particella di Dio” (9-5-45) e che P. Migliorini vorrebbe corretta: che è quasi particella ecc.:
2“È detto nella Genesi: “… e gli ispirò in faccia il soffio della vita”[17]. Dio-Vita ispirò il suo soffio nell’uomo. Dunque gli dette una particella del suo Infinito, del suo Amore, di Sé stesso insomma.
3Col suo volere creativo Dio vi dà l’anima, la parte eternamente vitale che è in voi e che costituisce la spirituale somiglianza e immagine che l’uomo ha con Dio suo Padre e Creatore. Creatore perché vi ha creati. Padre perché, come un padre terreno comunica ai figli somiglianza fisica e psichica con sé stesso in un con il sangue dello stesso ceppo del suo, così l’Eterno Padre vi comunica, nello spirito, immagine e somiglianza con Lui in un con la Vita che da Lui si effonde e che, per suo desiderio, dovrebbe godere di Lui eternamente nei Cieli dopo la prova terrena. La Vita vi dà il Padre, da vero Padre, perché è padre colui che dà vita. Da Padre eterno, perché eterno è Colui che vi dà vita.
4Alcuni confondono l’essere creati da Dio con l’essere Dio, e dicono che tutto ciò che è, è Dio, e che perciò l’uomo ha la stessa natura ed essenza di Dio, e che persino le altre creazioni di Dio, che noi vediamo, sono Dio. Non vi può essere errore superbo più grande.
5L’uomo non è della stessa natura ed essenza di Dio, meno ancora lo sono le altre cose create. Dio è il Creatore. L’uomo colui che fu creato da Dio. Se l’uomo fosse Dio, non avrebbe bisogno di essere creato, perché Dio è l’Increato. Se l’uomo fosse un tutto con Dio, la Terra sarebbe già Cielo, perché gli uomini, la parte, avrebbero già il godimento del Tutto. Quel godimento che è il fine ultimo dell’uomo e al quale l’uomo perviene dopo le lotte e le perseveranze eroiche sostenute e praticate durante il giorno di esilio terreno. Come sarebbe in esilio l’uomo sulla Terra se tutto ciò che è fosse Dio? L’uomo sarebbe allora già in Dio, ossia non più in esilio. Come peccherebbe se fosse Dio? Come potrebbe nascere con la Colpa d’origine se fosse Dio? Come potrebbe aver principio con un concepimento se fosse Dio, che è da sempre e da nessuno e nessuna cosa fu creato?
6Come vedi, anima mia, la eretica dottrina che asserisce che tutto è Dio distrugge tante verità della storia di Dio e della storia dell’uomo. Distrugge i rapporti di regale, divina paternità e di sudditanza filiale. Distrugge il reverenziale timore di Dio. Gonfia l’uomo di superbia oscena perché gli fa drizzare la fronte proterva gridando lo stesso grido di Satana: “Io sono Te!”.
L’inno di coloro nei quali lo spirito di Dio è vivo.
7Chi come Dio? Al grido satanico fa contrapposto il grido angelico di Micael: “Chi come Dio?”. E i figli di Dio rispondono: “Nessuno simile a Dio. Tu solo Santo! Tu solo Signore! Tu solo Altissimo!”.
8È l’inno di coloro nei quali la “parte, o spirito di Dio”, come l’hanno definita i più grandi teologi, è realmente viva perché vivente nell’Amore, innestata in Gesù Cristo. È l’inno di coloro che alla prima creazione dell’anima – l’ispirazione dell’alito di Dio in una polvere che diviene carne e che tornerà polvere, per poi ricostruirsi carne nella risurrezione finale e nel finale giudizio – fanno e sanno far seguire la ricreazione con la “vita” restituita dal Battesimo e mantenuta dai Sacramenti e dagli altri doni paterni e divini, la “vita”, ossia la Grazia; e la supercreazione con la volontà eroica che li super crea veramente somiglianti a Dio, specchi eterni che riflettono la Perfezione eterna e che accendono dei loro splendori gli accesi Cieli, trono all’Immenso, Potente, Santo Iddio Unico, Uno e Trino.
“Voi siete dèi e figli dell’Altissimo”.
9Ben è detto: “Voi siete dèi e figli dell’Altissimo“[18]. Ma figli siete per la “particella” che Dio vi ha ispirata, e dèi dovete divenire con sforzo costante di tutta la vita terrena. Se foste già dèi, non dovreste sforzarvi a divenirlo. L’Amore vi chiama a divinizzarvi mediante l’amore, ma dèi non nascete e dèi non siete perché Uno Solo è Dio. La “parte”, l’anima spirituale, in voi infusa da Dio, è quella che vi dà aspirazioni e modo di divenire i re del Regno di Dio e i figli in eterno dell’Altissimo, vostro premio, ricchezza, gioia eterna e immisurabile.
10Coloro, poi, che vogliono turbarti perché è scritto che “l’anima è particella di Dio“, riflettano anche che ciò è detto dai S. Padri e da menti elette di ogni tempo cattolico, e che negare di sapere certe cose per turbare un’anima è fare duplice peccato.
11Riflettano inoltre a quali persone Io parlavo: a delle Gentili, per le quali era necessario usare un metodo di insegnamento seducente la loro immaginativa e il loro desiderio di salire agli Olimpi, dove tanti personaggi del loro secolo erano stati collocati, trasformati in deità dall’idolatria dei popoli verso creature che erano, per questa o per quella cosa, diverse dal comune; e ciò per attirarle, attraverso ad aspirazioni umane, verso i sentieri dove già splende Dio come sole lontano che invita ad essere raggiunto, dato il suo dolce, maestoso, divino splendore. Creature pagane che ignoravano l’esistenza dell’anima, che avrebbero capito l’importanza dell’anima e la sua dignità, e il dovere di tutelarne la “vita”, solo facendo loro ben capire che essa ha un valore eccelso perché la sua origine è in Dio che la crea.
12Non era facile sedurre al Bene menti coperte da scaglie tenaci di concezioni pagane! L’apostolato era difficile allora! Io, e coloro che per primi evangelizzarono, dovemmo aprire le menti come con un vomere sottile e tenace si aprono delle glebe, indurite da secoli di errore, intricate di radici tenacissime, consolidate nel loro pensiero religioso dall’amor di patria che credevano in pericolo se si scrollavano gli altari degli idoli e si sostituivano alle cerimonie e credenze pagane le verità cristiane. Menti più raffinate dei negri dell’Africa o dei selvaggi della Patagonia e della Polinesia, i greci, i romani, i galli, e iberi e cimbri, ma specie i due primi, sono stati dura conquista agli operai di Dio. E le storie della Chiesa documentano di che arte e di che dolore si dovettero ornare i primi sacerdoti cristiani per fare del mondo pagano il mondo cristiano. Carità perfetta, pazienza perfetta, eroismo perfetto, ogni virtù perfetta. Ecco come fu conquistato il mondo pagano a Dio.
13Ora occorrerebbe ricominciare. Ma se il mondo è nuovamente una dura gleba che l’errore fa sterile, se è legato da radici di male, se lo consolida l’odio, mancano troppo i vomeri dolci, sottili, tenaci, perseveranti che, a costo di sacrificio totale, riaprano la gleba e la liberino dalle radici malsane e vi seminino l’amore.
14Voler aggiungere un “quasi” è veramente accostarsi di più all’eretico concetto che tutto è Dio. Perché la deità (non divinità in questo caso, essendo che un dio, così concepito nel pensiero come fatto di tutto ciò che è, non è Dio ma è una deità pagana) sembra così composta di queste particelle. No. 16Non sono le particelle che formano Dio. Ma è Dio che infonde il suo spirito – ossia: parte di Sé – per formare l’uomo: creatura composta di una sostanza spirituale e di una corporale. Sia lasciato dunque come ho dettato. Ché giusto è. E ognuno, che sia di retto spirito religioso, lo comprende che giusto è.
15E tu sta’ in pace. Io sono che detto. E Io non conosco l’errore perché sono la luminosa infinita Sapienza.”
Nota mia.
16Questo “appunto in margine” è originato dall’insistenza e dalle asserzioni di P. Migliorini che la frase “l’anima che è una particella di Dio” è frase eretica e che va corretta con l’aggiunta di un “quasi”. P. Migliorini insiste, con previsioni di condanna ecclesiastica se io non consento ad aggiungervi la parola “quasi”.
17Io non so cosa è questo “senso panteistico” che P. Migliorini dice essere nella frase. Se mi ricordo bene le spiegazioni avute a scuola, mi sembra che panteismo e religione panteistica siano quei modi di credere e pensare che vedono e adorano il dio nel quale credono come esistente anche nelle piante, bestie, astri, natura, ecc. ecc. Ma potrei anche sbagliare, perché sono 34 anni che ho finito di andare a scuola.
18Certo, se senso panteistico vuol dire questo, non so come P. Migliorini possa dare tale interpretazione a questa frase: “l’anima che è particella di Dio” – l’anima, non tutto l’uomo – frase inserita in una visione corredata di un lungo dettato dal quale risultano ben chiari i rapporti fra Dio e l’anima e le differenze fra la Natura di Dio e la nostra di uomini. Nella mia povera mente giudico che tutta la Creazione – l’uomo più di ogni altra cosa – ci parla di Dio, ma che fra i civilizzati solo un matto può adorare Dio nella pianta, nell’uccello, nella stella lontana, adorarli come fossero Dio.
19Io sto col vecchio Metastasio: ammiro le opere di Dio nelle cose create, ma Dio lo vedo e adoro solo nella sua divina e superna Natura e Essenza.[19]
4. L’ANIMA UN DIO OLTRE LA VITA[20]
Natura e dignità dell’anima.
Questione sull’anima.
38Riprende a parlare: «Mentre prendevamo il cibo, uno di voi, non d’Israele, disse di volermi chiedere una spiegazione. Lo faccia ora, perché presto dovremo tornare fra la gente e poi lasciarci».
39«Sono io che ho detto questo. Ma in molti lo desiderano di sapere. Zaccheo non sa spiegare bene questo, e neppure altri fra noi della tua religione. Abbiamo chiesto ai tuoi discepoli, quando sono passati di qui. Ma non ci hanno detto con chiarezza».
«Cosa vuoi sapere, dunque?».
40«Noi non sapevamo neppur di averla l’anima. Ossia… noi almeno avremmo dovuto saperlo, perché gli antichi nostri… Ma noi non leggevamo gli antichi. Eravamo bestie… E non sapevamo più cosa è quest’anima. Neppur ora lo sappiamo. Cosa è l’anima? La ragione nostra, forse? Non crediamo, perché in tal caso noi saremmo stati senza di lei e abbiamo sentito dire che senza anima non c’è vita. Che è dunque l’anima che ci dicono incorporea, che ci dicono immortale, se non è la ragione? Il pensiero è incorporeo. Ma non è immortale, perché cessa con la vita nostra. Anche il più sapiente non pensa più dopo la morte».
Natura immortale dell’anima.
41«L’anima non è il pensiero, uomo. L’anima è lo spirito, è il principio immateriale della vita, il principio impalpabile, ma vero, che anima tutto l’uomo e che dura dopo l’uomo. Perciò è detta immortale. È tanto sublime cosa che il pensiero anche più potente è un nulla rispetto ad essa. Il pensiero ha fine. Mentre l’anima ha bensì un principio, ma non ha più fine. Beata o dannata, continua ad essere. Beati quelli che sanno conservarla pura, o ritornarla pura dopo averla resa impura, per renderla al suo Creatore così come Egli la diede all’uomo per animare la sua umanità».
42«Ma è essa in noi, o sopra noi, come l’occhio di Dio?».
«In noi».
43«Prigione in noi sino alla morte, allora? Schiava?».
L’anima un dio oltre la vita,
«No. Regina. Nel pensiero eterno l’anima, lo spirito, è la cosa che regna nell’uomo, nell’animale creato detto uomo. Essa, venuta dal Re e Padre di tutti i re e padri, sua parte e sua immagine, suo dono e suo diritto, avente per missione quella di fare della creatura detta uomo un re del gran regno eterno, di fare della creatura detta uomo un dio oltre la vita, un “vivente” nella Dimora del sublimissimo, unico Dio, è creata regina, e con autorità e destino di regina. Sue ancelle tutte le virtù e le facoltà dell’uomo, sua ministra la buona volontà dell’uomo, suo servo il pensiero, servo e alunno il pensiero dell’uomo.
L’anima assurge a perfezione regale.
È dallo spirito che il pensiero acquista potenza e verità, acquista giustizia e sapienza, e può assurgere a perfezione regale. Un pensiero privo della luce dello spirito sarà sempre con lacune e tenebre, non potrà mai darsi ragione di verità che, per chi è scisso da Dio avendo perduto la regalità dell’anima, sono più incomprensibili di misteri. Sarà cieco il pensiero dell’uomo, ebete sarà, se mancherà del punto base, della leva indispensabile per comprendere, per alzarsi lasciando la terra e lanciandosi all’alto, incontro all’Intelligenza, alla Potenza, alla Divinità in una parola. Parlo così a te, Demete, perché tu non sei sempre stato solamente un cambiavalute, e puoi capire e spiegare agli altri».
Perché l’anima non regna?
44«Sei veramente un veggente, Maestro. No, non sono stato soltanto un cambiavalute… Anzi questo è stato l’ultimo scalino della mia discesa… Dimmi, Maestro. Ma se l’anima è regina, perché allora non regna e non doma il mal pensiero e la mala carne dell’uomo?».
45«Domare non sarebbe né libertà né merito; sarebbe oppressione».
46«Ma il pensiero e la carne sopraffanno pure l’anima, parlo di me, di noi, e la fanno schiava troppe volte. Per questo dicevo se era in noi in forma di schiava. Come può Dio permettere che cosa tanto sublime -Tu l’hai definita “parte di Dio e sua immagine”- sia avvilita da ciò che è inferiore?».
47«Nel Pensiero divino era che l’anima non conoscesse schiavitù. Ma dimentichi tu il nemico di Dio e dell’uomo? Gli spiriti inferi sono noti a voi pure».
48«Sì, e tutti con voglie crudeli. E io posso dire che, ricordando il fanciullo che ero, soltanto a questi spiriti inferi posso attribuire l’uomo che divenni e fui sino alle soglie della vecchiezza. Ora ritrovo il fanciullino smarrito di allora. Ma potrò farmi tanto fanciullo da ritornare alla purezza di allora? Il cammino a ritroso nel tempo è forse concesso?».
Questioni sulla rincarnazione.
La rincarnazione è errore e offesa verso Dio.
49«Non occorre camminare a ritroso. Non lo potresti fare. Tempo passato non torna più, non si può farlo tornare, né si può ritornare in esso. Ma non è necessario. Alcuni fra voi sono di luoghi dove è nota la teoria della scuola pitagorica. Teoria di errore. Le anime, superata la sosta sulla Terra, non tornano mai più sulla Terra in nessun corpo. Non di animale, non essendo conveniente che cosa tanto soprannaturale, quale è, abiti entro un bruto. Non di uomo, perché come sarebbe dato premio al corpo riunito all’anima nell’estremo Giudizio se quell’anima avesse avuto molti corpi per veste? Si dice, da chi crede nella teoria suddetta, che è l’ultimo corpo che gode perché, per successive purificazioni, in successive vite, l’anima soltanto nell’ultima reincarnazione raggiunge la perfezione degna di premio. Errore e offesa! Errore e offesa verso Dio, ammettendo che Egli non abbia potuto creare che un numero limitato di anime. Errore e offesa verso l’uomo, giudicandolo così corrotto che difficilmente meriti premio. Non sarà subito premio, dovrà subire una purificazione oltre vita il novantanove volte su cento. Ma purificazione è preparazione a gaudio. Perciò chi si purifica è già uno che si è salvato. E salvato che sia, godrà, dopo l’ultimo Giorno, col suo corpo. Non potrà avere altro che un corpo per la sua anima, che una vita qui, e con il corpo che gli fecero i suoi procreatori, e con l’anima che il Creatore gli ha creata per vivificare la carne, godrà il premio.
Auto ricrearsi con moto di libera volontà.
50Rincarnarsi non è concesso, come non è concesso retrocedere nel tempo. Ma ricrearsi con moto di libera volontà sì, è concesso, e Dio benedice a queste volontà e le aiuta. Voi tutti le avete avute. Ecco allora l’uomo peccatore, vizioso, sozzo, delinquente, ladro, corrotto, corruttore, omicida, sacrilego, adultero, sotto il lavacro del pentimento rinascere spiritualmente, distruggere la polpa corrotta del vecchio uomo[21], disperdere l’io mentale ancor più corrotto, quasi che la volontà di redimersi sia un acido che attacca e distrugge l’involucro malsano dove si cela un tesoro e, messo a nudo il proprio spirito, purificatolo, risanatolo, rivestirlo di un nuovo pensiero, di una nuova veste pura, buona, fanciulla. Oh! una veste che può accostarsi a Dio, che può coprire degnamente l’anima ricreata, e custodirla e aiutarla sino alla superreazione di essa che è la santità compiuta che domani -in un domani forse lontano, se visto con mente e misura di tempo umane; vicinissimo, se contemplato con pensiero di eternità- sarà gloriosa nel Regno di Dio.
51E tutti possono, volendo, ricreare in sé il puro fanciullo dei giorni infantili, il fanciullo amoroso, umile, schietto, buono, che la madre serrava sul seno, che il padre guardava gloriandosene, che l’angelo di Dio amava e che Dio mirava con amore. Le vostre madri! Forse erano donne di grande virtù… Dio non lascerà senza premio la loro virtù. Fate dunque di averne una uguale, per riunirvi ad esse quando sarà per tutti i virtuosi una sola cosa: il Regno di Dio per i buoni. Forse non erano buone e hanno contribuito alla vostra rovina. Ma se esse non vi hanno amato, se voi non conoscete l’amore, se questa mancanza vi ha fatto cattivi, ora che un Amore divino vi ha raccolti siate santi per potere in un gaudio celeste godere dell’Amore che ogni amore supera.
5. La misura della somiglianza
con Dio
[22].
Dio fece l’uomo a sua immagine e somiglianza.
Dice Gesù:
1«Ascoltami bene, figlia, perché la lezione di oggi è molto difficile.
2L’uomo, ogni uomo, ha in sé l’immagine che Dio ha ideato per l’Uomo. Ma non tutti gli uomini hanno in sé la somiglianza con Dio.
3È detto: “Dio fece l’uomo a sua immagine e somiglianza”[23]. Come può dunque essere che taluni abbiano la sola immagine? E come possono avere l’immagine di Dio se Dio è incorporeo, purissimo Spirito, Luce infinita e sempiterna, Pensiero operante, Forza creativa, ma non corpo?
4Quanta ignoranza vi è ancora fra i credenti! Ignoranza conseguente e ignoranza non conseguente.
Ignoranza conseguente, non colpevole.
5È ignoranza conseguente quella che viene da una istruzione veramente primordiale, da una istruzione religiosa che si ferma all’a b c della Religione, causata da lontananza da centri religiosi o da – il che è molto colpevole da parte del colpevole – da noncuranza di ministri che non consumano se stessi nel far conoscere Dio ai propri agnelli, pastori idoli che Io guardo con volto severo.[24]
6Questa ignoranza non leva il Cielo a coloro che la posseggono. Perché Io sono giusto e non faccio accusa ad uno spirito, se so che l’ignoranza di costui non è volontaria. Ma anzi lo guardo per la fede, e se vedo che si è retto, con quel filo di scienza di Dio che gli hanno dato, come avesse molto saputo, lo premio come premio un dottore santo. Non è sua colpa se poco sa. È suo merito se del poco sa farsi una forza in queste poche, lineari idee: “Dio è. Io son suo figlio. Mi rende tale l’obbedire alla sua Legge. E ubbidendo giungerò a possedere Iddio in eterno per i meriti del Salvatore che mi ha reso la Grazia”. Lo Spirito di Dio si sostituisce con idee di luce nell’illuminare il credente che il suo pastore trascura o che è in zone dove raramente è il pastore.
Ignoranza non conseguente, colpevole.
7Ma vi è anche l’ignoranza non conseguente. Quella di chi, potendo, non vuole istruirsi o, dopo essersi istruito, trascura e torna ignorante perché così vuole che sia per comodo suo. Dimenticare la Verità è necessario a chi vuol vivere da bruto.
8Questa ignoranza Io la maledico. È uno dei peccati che attirano il mio sdegno senza perdono. Perché? Perché è ripudio a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.
9Un figlio che non vuole conoscere nulla del padre, o che conoscendolo vuole (e giunge) a dimenticarlo, che figlio è? Ribelle non dico alle voci soprannaturali, ma anche alle voci del sangue. Inferiore perciò ai bruti che, finché sono, per età, sottoposti al padre, lo riconoscono e lo seguono. Quale ribellione sia poi quella rivolta ad un Dio che è Padre per la carne e il sangue e per l’anima e lo spirito, lascio a voi pensarlo.
10Ripudiano il Figlio perché, senza pensiero per il sacrificio del Dio-Figlio che si è incarnato per portare la Verità all’uomo, oltre che la Redenzione, annullano in sé ogni voce di questa Verità per vivere nella loro menzogna.
Peccato contro lo Spirito Santo.
11Ripudiano lo Spirito Santo perché la Verità è sempre unita alla Scienza, ed è la Scienza che con la sua luce vi fa comprendere le verità più sublimi. Io l’ho detto: “Io me ne vado e molte cose avrei ancora da dirvi, ma per ora non siete capaci di comprenderle. Ma quando sarà venuto lo Spirito di Verità vi ammaestrerà d’ogni vero e compirà l’opera mia di Maestro rendendovi capaci di capire”.[25]
12O eterno Divino Spirito, che così ci ami che per gloria del Padre sei sceso a purissimo sponsale per generare il Redentore e che, essendomi uguale, mi sei divenuto generatore, Tu procedente da Me e dal Padre! O eterno Divino Spirito, che per gloria del Figlio hai effuso il tuo Fuoco e continuamente l’effondi perché la Parola sia compresa e le creature da uomini divengano dei, vivendo secondo la Grazia e la Parola! Mistero del nostro Amore! Inconcepibile poema che solo nel Paradiso sarà conosciuto in pieno dagli eletti!
13Io l’ho detto: “Sarà perdonata ancora la bestemmia contro di Me. Ma non sarà perdonato chi bestemmia contro lo Spirito Santo”.[26] Che bestemmia viene usata verso di Lui? il disamore che si esplica col rifiutare di accogliere la Verità illuminata da Esso.
L’immagine che per l’uomo Dio ha ideato.
14E torniamo al principio del dettato.
15L’ignoranza diffusissima fra i credenti dà idee errate sulla immagine con Dio. Non immagine fisica. Dio-Spirito non ha volto, non ha statura, non ha struttura. Ma l’uomo ha l’immagine che per l’uomo Dio Creatore ha ideato.
16Non aveva certo bisogno il Potente e l’infinito di ottenere l’uomo da una evoluzione secolare di quadrumani. Il quadrumane fu quadrumane dal momento che fu creato e fece i primi lazzi sugli alberi del terrestre paradiso. L’uomo fu uomo dal momento che Dio lo creò dal fango e, cosa non fatta per nessun altro creato, gli alitò lo spirito in volto.[27]
17La somiglianza con Dio è in questo spirito eterno, incorporeo, soprannaturale, che avete in voi. È in questo spirito, atomo dell’infinito Spirito, che rinchiuso in angusta e precaria carcere attende e anela di ricongiungersi alla sua Sorgente e condividere con Essa libertà, gioia, pace, luce, amore, eternità.
18L’immagine persiste anche là dove non è più somiglianza. Poiché l’uomo rimane fisicamente tale agli occhi degli uomini anche se agli occhi di Dio e dei soprannaturali abitatori dei Cieli e di pochi eletti della terra appare col suo nuovo aspetto di demone. Col suo vero aspetto da quando la colpa mortale lo priva della somiglianza con Dio, non avendo in lui più vita lo spirito.
La misura della somiglianza con Dio.
19L’uomo senza la Grazia, che la colpa leva, non è più che il sepolcro dove si putrefà lo spirito morto. Ecco perché alla risurrezione della carne gli umani, pur avendo tutti una comune immagine fisica, saranno dissomigliantissimi fra di loro. Di aspetto semidivino i beati, di aspetto demoniaco i dannati. Allora trasparirà all’esterno il mistero delle coscienze. Terribile cognizione!
20L’uomo tanto più si rende somigliante a Dio quanto più vive nella Grazia e accresce questa, di per sé già infinita, coi meriti del suo vivere santo. Occorre sforzarsi a raggiungere la perfezione della somiglianza. Non la raggiungerete mai perché non può la creatura essere simile al Creatore; ma vi avvicinerete, per quanto vi è concesso, a questa soprannaturale Bellezza.
21Io l’ho detto: “Siate perfetti come il Padre mio”.[29] Non vi ho messo limite di perfezione. Più voi vi sforzerete a raggiungere questa perfezione e più i diaframmi dell’umano cadranno come muro assalito da forze vittoriose, e diminuiranno le distanze, e crescerà la vista, e aumenterà la capacità di intendere, comprendere, vedere, conoscere Dio.
22Ma occorre tendere ad essa con tutte le vostre forze, con tutte le vostre generosità. Senza “voltarsi indietro”[30] a guardare ciò che si lascia. Senza fermarsi mai. Senza stancarsi. Il premio giustifica l’eroismo, perché il premio è tuffarsi nel godimento dell’Amore; avere perciò Dio come lo avrete in Cielo.
23O beatifica unione e possesso meraviglioso! È vostro, figli fedeli. Venite e saziatevene!»
6. SPECCHIO CHE RIFLETTE DIO[31]
Primo incontro con le romane
36Mi è inceppato il dire perché urta contro il bronzo serrato della vostra credenza. Ma spero che, per essere il primo incontro, ci si sia già un poco intesi. L’anima vostra lavori su quanto ho detto. Avete domande da fare? Fatele. Sono qui per chiarirle. Non è vergogna l’ignoranza. È vergogna il persistere nell’ignoranza quando c’è chi è pronto a chiarire i dubbi».
37E Gesù, come fosse il più esperto dei papà, esce dal chiosco sorreggendo la piccolina che fa i primi passetti e che vuole andare verso uno zampillo che ondeggia al sole. Le dame restano dove sono parlottando fra loro. E Giovanna, combattuta fra due desideri, sta sulla soglia del chiosco…
38Infine Lidia si decide, e dietro lei le altre, e va da Gesù che ride perché la piccola vuole afferrare lo spettro solare dell’acqua e non stringe che luce e insiste, insiste con tutto un pigolio di pulcino sulle labbruzze di rosa.
L’anima è uno specchio che riflette Dio.
39«Maestro… io non ho capito perché Tu hai detto che i nostri maestri non possono avere forme di vita buona essendo atei. Credono ad un Olimpo. Ma credono…».
40«Non hanno più che l’esteriorità del credere. Finché hanno veramente creduto, come i veri saggi credettero a quell’Ignoto di cui ti ho detto, a quel Dio che soddisfaceva la loro anima anche se senza nome, anche inavvertitamente dal volere, finché hanno volto il loro pensiero a questo Ente, ben superiore, ben superiore ai poveri dèi pieni di umanità, e bassa umanità, che il paganesimo si è dati, hanno, necessariamente, specchiato un poco di Dio. L’anima è uno specchio che riflette e un’eco che riporta».
41«Cosa, Maestro?».
«Dio».
«È grande parola!».
«È grande verità».
Dio di ogni anima buona si vuole fare un trono.
42Valeria, che è sedotta dal pensiero della immortalità, chiede: «Maestro, spiegami dove è l’anima della mia bambina. Bacerò quel posto come un sacrario e l’adorerò, poiché è parte di Dio».
43«L’anima[32]! È come questa luce che la tua Faustina vuole stringere e non può perché è incorporea. Ma c’è. Io, tu, le tue amiche la vediamo. Ugualmente l’anima è visibile in tutto quanto differenzia l’uomo dal bruto[33]. Quando la tua piccina ti dirà i primi suoi pensieri, pensa che quell’intelligenza è la sua anima che si disvela. Quando ti amerà non con l’istinto ma con la ragione, pensa che quell’amore è la sua anima. Quando ti crescerà al fianco bella, non tanto di corpo ma di virtù, pensa che quella bellezza è la sua anima. E non adorare l’anima, ma Dio Creatore della stessa, Dio che di ogni anima buona si vuole fare un trono».
Dove è l’anima incorporea e sublime?
44«Ma dove è questa cosa incorporea e sublime: nel cuore? nel cervello?».
«È nel tutto che è l’uomo. Vi contiene ed è in voi contenuta. Quando vi lascia siete cadaveri. Quando viene uccisa, da un delitto di uomo a sé stesso, siete dannati, separati per sempre da Dio».
45«Tu dunque ammetti che il filosofo che ci disse “immortali” aveva ragione benché pagano?» chiede Plautina.
46«Non lo ammetto. Faccio di più. Dico che ciò è articolo di fede. L’immortalità dell’anima[34], ossia l’immortalità della parte superiore dell’uomo è il mistero più certo e più consolante del credere. È quello che ci assicura di dove veniamo, di dove andiamo, di chi siamo, e ci leva l’amaro di ogni separazione».
47Plautina pensa profondamente. Gesù l’osserva e tace. Infine chiede: «E Tu l’hai l’anima?».
Gesù risponde: «Sicuramente».
48«Ma sei o non sei Dio?».
49«Sono Dio. Te l’ho detto. Ma ora ho preso natura di Uomo. E sai per quale motivo? Perché solo con questo mio sacrificio Io potevo risolvere i punti insuperabili alla vostra ragione, e dopo aver abbattuto l’errore, liberando il pensiero, potevo liberare anche l’anima da una schiavitù che per ora non ti posso spiegare. Perciò ho chiuso la Sapienza in un corpo, la Santità in un corpo. La Sapienza la spargo come seme sul terreno e polline ai venti, la Santità come da preziosa anfora infranta fluirà sul mondo nell’ora della Grazia e santificherà gli uomini. Allora il Dio ignoto sarà noto».
L’anima ha fame della verità.
50«Ma Tu sei già noto. Chi pone in dubbio la tua potenza e la tua sapienza è malvagio o mentitore».
51«Noto sono. Ma questa non è che un’alba. Il meriggio sarà pieno della cognizione di Me».
52«Quale sarà il tuo meriggio? Un trionfo? Lo vedrò io?».
«In verità sarà un trionfo. E tu vi sarai. Perché in te è nausea di ciò che sai e appetito di ciò che ignori. La tua anima ha fame».
«È vero! Ho fame di verità».
53«Io sono la Verità».
«Concediti allora all’affamata».
«Non hai che venire alla mia mensa. La mia parola è pane di verità».
La fede è lo stato permanente e necessario dell’uomo.
54«Ma che diranno i nostri dèi se li abbandoniamo? Non si vendicheranno su noi?» chiede Lidia, paurosa.
55«Donna, hai mai visto un mattino nebbioso? I prati si perdono sotto un vapore che li nasconde. Viene il sole e il vapore si dissolve, i prati splendono più belli. Così i vostri dèi, nebbia di povero pensiero umano che, ignorando Dio e avendo bisogno di credere, perché la fede è lo stato permanente e necessario dell’uomo, si è creato questo Olimpo, vera fola insussistente. Così i vostri dèi al sorgere del Sole, Iddio vero, nei vostri cuori, si dissolveranno senza poter nuocere. Perché essi non sono».
56«Bisognerà ascoltarti ancora… molto… Siamo assolutamente davanti all’ignoto. Tutto quanto Tu dici è nuovo».
57«Ma ti ripugna? Non lo puoi accettare?».
Plautina risponde sicura: «No. Mi sento più orgogliosa di quel minimo che ora so, e che Cesare non sa, che del mio nome».
58«E allora persevera. vi lascio con la mia pace».
7. L’ANIMA IL FUOCO SACRO[35]
La parabola del fango che diviene fiamma.
La resurrezione dello spirito.
21Maria di Magdala, la grande peccatrice di Israele, quella che non aveva scusa al suo peccato, è tornata al Signore. E da chi aspetterà ella fede e misericordia se non da Dio e dai servi di Dio? Tutta Israele, e con Israele gli stranieri che sono fra noi, quelli che molto la conoscono e che severamente la giudicano, ora che non è più loro complice negli stravizi, critica e deride questa risurrezione.
22Risurrezione. É la parola più esatta. Non è il più grande miracolo risuscitare una carne. É miracolo sempre relativo perché destinato ad essere un giorno annullato dalla morte. Io non do immortalità al risuscitato nella carne, ma do eternità al risuscitato dello spirito. E mentre un morto nella carne non unisce la sua volontà di risorgere alla mia, perciò il merito da sua parte non c’è, nel risuscitato nello spirito è presente la sua volontà, anzi è la prima ad essere presente. Perciò non è assente il merito del risuscitato.
23Questo non vi dico per giustificarmi. A Dio solo devo rendere conto delle mie azioni. Ma voi siete i miei discepoli. I miei discepoli devono essere dei secondi Gesù. Non deve essere in loro nessuna ignoranza e nessuna di quelle inveterate colpe per cui tanti sono solo di nome uniti a Dio.
24Tutto è suscettibile di buone azioni. Anche la cosa apparentemente meno atta ad esserlo. Quando una materia si presta alla volontà di Dio, fosse anche la più inerte, gelata, lurida, può divenire moto, fiamma, bellezza pura. Vi porto un paragone tratto dal libro dei Maccabei[36].
25Quando Nehemia fu rimandato dal re di Persia a Gerusalemme, nel ricostruito Tempio e sul purificato altare si vollero offrire i sacrifici. Nehemia ricordava come, al momento della cattura da parte dei persiani, i sacerdoti addetti al culto di Dio prendessero il fuoco dell’altare e lo nascondessero in un luogo segreto, nel fondo di una valle, in un pozzo profondo e secco, e facessero ciò così bene e così segretamente che solo essi seppero dove era il sacro fuoco. Questo ricordava Nehemia, e ricordando prese i nipoti di quei sacerdoti perché andassero al luogo che, avanti di morire, i sacerdoti avevano detto ai figli, e questi avevano detto ai figli ancora, tramandando così il segreto di padre in figlio, e vi prendessero il sacro fuoco per accendere il fuoco del sacrificio. Ma, scesi i nipoti nel pozzo segreto, non fuoco trovarono ma densa acqua, una melma putrida, fetida, pesante, lì filtrata da tutte le ingombre cloache della devastata Gerusalemme. E lo dissero a Nehemia. Ma questi ordinò fosse presa di quell’acqua e gli fosse portata. E, fatti porre le legna sull’altare e sulle legna i sacrifici, spruzzò abbondantemente tutto, onde fosse aspersa ogni cosa con l’acqua melmosa. Il popolo stupito e gli scandalizzati sacerdoti guardavano e fecero con rispetto, solo perché era Nehemia che ordinava. Ma quanta tristezza nei cuori! Quanta sfiducia! Come in cielo erano nubi a rendere triste il giorno, così nei cuori era il dubbio a rendere melanconici gli uomini.
26Ma il sole ruppe le nubi e scese coi suoi raggi sull’altare, e le legna, spruzzate dell’acqua melmosa, si accesero con grande fuoco che subito consumò il sacrificio, mentre i sacerdoti pregavano con le preghiere composte da Nehemia e con gli inni più belli d’Israele, finché tutto il sacrificio fu arso. E, per persuadere le folle che Dio può anche con le materie meno atte, ma usate a retto fine, produrre prodigi, Nehemia ordinò che il resto dell’acqua fosse sparsa su grandi pietre. E le pietre spruzzate dettero fiamme e in esse si consumarono nella gran luce che veniva dall’altare.
27Ogni anima è un fuoco sacro messo da Dio nell’altare del cuore, perché serva ad ardere il sacrificio della vita con amore al Creatore della stessa. Ogni vita è olocausto se bene spesa, ogni giorno è un sacrificio che va consumato con santità.
28Ma vengono i predoni, gli oppressori dell’uomo e dell’anima dell’uomo. Il fuoco sprofonda nel pozzo profondo. E non per necessità santa, ma per stoltezza nefasta. E là, sommerso negli scoli di tutte le sentine dei vizi, diviene fango putrido e pesante, finché non scende in quel profondo un sacerdote e riporta alla luce del sole quel fango, posandolo sull’olocausto del suo proprio sacrificio. Perché, sappiatelo, non basta l’eroismo del convertendo. Ci vuole anche quello di colui che converte. Anzi, questo deve precedere quello, perché le anime si salvano con il sacrificio nostro. Perché così si giunge ad ottenere che il fango si muti in fiamma e Dio giudichi perfetto e grato alla sua santità il sacrificio che si consuma.
29É allora che, non essendo ancora sufficiente a persuadere il mondo che un fango pentito è ancor più ardente di un fuoco comune, anche se fuoco consacrato – il quale fuoco comune serve solo ad ardere legna e vittime, ossia materie atte ad essere arse – ecco che questo fango pentito diviene tanto potente da accendere e ardere anche le pietre, materie incombustibili.
Ogni anima è fiamma che si fonde con Dio.
30E non vi chiedete da che viene a questo fango questa proprietà? Non lo sapete?
31Io ve lo dico: perché nell’ardore del pentimento essi si fondono con Dio, fiamma con fiamma; fiamma che sale, fiamma che scende; fiamma che si offre amando, fiamma che si concede amando; abbraccio di due che si amano, che si ritrovano, che si congiungono, facendo una cosa sola. E dato che la fiamma più grande è quella di Dio, ecco che essa trabocca, soverchia, penetra, assorbe, e la fiamma del fango pentito non è più fiamma relativa di cosa creata, ma fiamma infinita di Cosa increata: dell’Altissimo, Potentissimo, Infinito, di Dio.
32Questo sono i grandi peccatori convertiti veramente, totalmente convertiti, generosamente datisi alla conversione senza nulla trattenere del passato, ardendo per prima cosa se stessi, nella parte più pesante, con la fiamma che si alza dal loro fango, corso incontro alla Grazia e toccato da Essa.
33In verità, in verità vi dico che molte pietre in Israele saranno investite dal fuoco di Dio per queste fornaci ardenti che sempre più arderanno, fino alla consumazione della creatura umana, e che continueranno ad ardere le pietre, le tiepidezze, le incertezze, le timidezze della Terra, dal loro trono in Cielo, veri specchi ustori soprannaturali che raccolgono le Luci Une e Trine per convergerle sulla umanità e accenderla di Dio.
34Vi ripeto che non avevo bisogno di giustificare le mie azioni, ma ho voluto che voi entraste nel mio concetto e lo faceste vostro. Per ora, per altri casi consimili futuri, quando Io non sarò con voi.
35Un deviato concetto, un farisaico sospetto di contaminare Iddio col portargli un peccatore pentito, non vi trattenga mai dal fare questa opera, che è coronamento perfetto della missione alla quale vi destino. Abbiate sempre presente che Io non sono venuto a salvare i santi ma i peccatori. E fate voi il somigliante, perché il discepolo non è da più del Maestro, e se Io non ripugno da prendere per mano i rifiuti della Terra che sentono bisogno del Cielo, che lo sentono finalmente, e giubilando li porto a Dio, perché questa è la mia missione, ed ogni conquista è una giustificazione della mia Incarnazione mortificante l’Infinito, non ripugnate a farlo neppure voi, uomini limitati, che più o meno avete tutti conosciuto l’imperfezione, fatti della stessa natura dei fratelli peccatori, uomini che Io eleggo a salvatori perché sia continuata la mia opera nei secoli dei secoli della Terra, quasi che Io continuassi a vivere su di essa, in una secolare esistenza. E tale sarà, perché l’unione dei miei sacerdoti sarà come la parte vitale nel grande corpo della mia Chiesa, di cui Io sarò lo Spirito animatore, e intorno a questa parte vitale si accentreranno tutte le infinite particelle dei credenti a fare un unico corpo che dal mio Nome avrà nome. Ma, se mancasse la vitalità nella parte sacerdotale, potrebbero le infinite particelle avere vita?
36In verità che Io, essendo in esso, potrei spingere la mia Vita fino alle particelle più lontane, trascurando le cisterne ed i canali otturati e inutili, renitenti al loro ministero. Perché la pioggia scende dove vuole, e le particelle buone, capaci da sé stesse di volere la vita, vivrebbero ugualmente la mia Vita. Ma che sarebbe allora il Cristianesimo? Una vicinanza di anime ed anime. Vicine eppure separate da canali e cisterne che non sono più laccio che unisce distribuendo ad ogni particella il sangue vitale, venuto da un unico centro. Ma sarebbero muri e precipizi di separazione attraverso i quali le particelle si guarderebbero, umanamente ostili, soprannaturalmente afflitte, dicendo nei loro spiriti: “Eppure eravamo fratelli e tali ancora ci sentiamo per quanto ci abbiano divisi!”. Una vicinanza. Non una fusione. Non un organismo. E su questa rovina splenderebbe dolente il mio amore…
37E ancora. Non pensatevi che ciò valga solo per gli scismi religiosi. No. Serve anche per tutte le anime che restano sole perché i sacerdoti si rifiutano di sostenerle, di occuparsene, di amarle, contravvenendo alla loro missione che è quella di dire e di fare ciò che Io dico e faccio, ossia: “Venite a Me voi tutti, ed Io a Dio vi condurrò”.
Andate in pace, ora, e Dio sia con voi».
8. ATTIVITA’ ETERNA DELL’ANIMA
La sopravvivenza delle anime[37]
Il mercante sogna ad occhi aperti.
13«Quella città murata è Gerasa, Signore. Città di grande avvenire. Per ora ha solo molti commerci, ma poi!… Oh! sarà bella e ricca! Una piccola Roma con templi e piscine, circhi e terme. Io vi avevo solo commerci. Ma ora vi ho già preso molto suolo, per farvi empori, per rivenderlo a caro prezzo fra poco, forse per costruirvi una casa da vero signore e venire a starvi in vecchiaia quando Baldassare, Nabor, Felice e Sidmia potranno rispettivamente tenere e guidare gli empori di Sinopo, Tiro, Joppe e Alessandria nella foce del Nilo. Intanto cresceranno gli altri tre figli maschi e darò loro gli empori di Gerasa, di Ascalona, di Gerusalemme forse. E le femmine, ricche e belle, saranno cercate e faranno buoni matrimoni e mi daranno molti nipoti…». Il mercante sogna ad occhi aperti il più roseo e aureo futuro.
L‘uomo pensa che da morto lascia tutto
14Gesù chiede calmo: «E poi?»
Il mercante si scuote, lo guarda perplesso e poi dice: «E poi? Basta. Dopo verrà la morte… È triste. Ma è così».
15«E lascerai ogni attività? Ogni emporio? Ogni affetto?».
«Ma Signore! Io non lo vorrei. Ma, come sono nato, devo anche morire. E dovrò lasciare tutto», e tira un sospirone tale da far procedere la carovana col suo vento…
16«Ma chi ti dice che da morti si lascia tutto?».
«Chi? Ma i fatti! Morti che si è… Più nulla. Non più mani, non più occhi, non più orecchie…».
17«Non sei soltanto mani, occhi e orecchie».
«Sono un uomo. Lo so. Ho altre cose. Ma tutte finite con la morte. È come il tramonto del sole. Il tramonto lo annulla…».
Ma l’anima sopravvive.
18«Ma l’aurora lo ricrea, o meglio lo ripresenta. Tu sei un uomo, lo hai detto. Non sei un animale come quello che cavalchi. Lui, morto che sia, è realmente finito. Tu no. Tu hai l’anima. Non lo sai? Neppur questo sai più?».
19Il mercante sente il triste rimprovero, triste e dolce, e china la testa mormorando: «Questo lo so ancora…».
«E allora? Non sai che l’anima sopravvive?[38]».
«Lo so».
L’anima ha sempre un’attività nell’oltre vita
20«E allora? Non sai che ha sempre un’attività nell’oltre vita?[39] Santa, se ella è santa. Malvagia, se ella è malvagia[40]. Ha i suoi sentimenti[41]. Oh! Come li ha! Di amore, se santa. Di odio, se dannata. Odio per chi? Per le cause della sua dannazione. Nel tuo caso le attività, gli empori, gli affetti tutti umani. Di amore per chi? Per le stesse cose. E che benedizioni sui figli e sulle attività dei figli può portare un’anima che è nella pace del Signore!»[42].
L’uomo è pensieroso. Dice poi: «È tardi. Sono vecchio, ormai». E ferma il mulo.
21Gesù sorride e risponde: «Io non ti forzo. Ti consiglio»,
9. L’UNICA VERA NOBILTA’ DELL’UOMO
Dal dialogo con Claudia moglie di Pilato[43]
L’anima è la vera nobiltà dell’uomo
1Poi, Pubblio, prima di salire sulla galera, dice, accostandosi all’orecchio di Gesù: «Là dentro vi è Claudia Procula. Vorrebbe udirti ancora. Ma intanto ti vuole chiedere qualcosa. Va’».
Gesù va verso la lettiga.
2«Salve, Maestro». La tendina si scosta appena, mostrando una bella donna sui trent’anni.
«Venga in te desiderio di sapienza».
L’anima è la vera nobiltà dell’uomo.
3«Hai detto che l’anima si ricorda dei Cieli. È dunque eterna questa cosa che voi dite essere in noi?».
«È eterna. Perciò si ricorda di Dio. Del Dio che l’ha creata».
4«Cosa è l’anima?».
«L’anima è la vera nobiltà dell’uomo. Tu sei gloriosa perché dei Claudi. L’uomo lo è di più perché è di Dio. In te è il sangue dei Claudi, la famiglia potente ma che ebbe un’origine e avrà una fine. Nell’uomo, per l’anima, è il sangue di Dio. Perché l’anima è il sangue spirituale – essendo Dio Spirito purissimo – del Creatore dell’uomo: di Dio eterno, potente, santo. L’uomo è dunque eterno, potente, santo, per l’anima che è in lui e che è viva finché è unita a Dio».
L’anima in letargo
«Io sono pagana. Non ho dunque anima…».
5«L’hai. Ma è avvolta in letargo. Svegliala alla Verità e alla Vita…».
«Addio, Maestro».
6«La Giustizia ti conquisti. Addio».
Dal dialogo con Aglae[44]
L’anima è ciò che dell’uomo fa un dio
7La donna, costeggiando una siepe che la ripara, lo ha raggiunto.
8«Signore!».
«Donna».
9«Il tuo nome, Signore».
«Gesù».
10«Non l’ho mai udito. Sono romana, mima e ballerina. Non sono esperta che in lascivie. Che vuol dire quel Nome? Il mio è Aglae e.… e vuol dire: vizio».
«Il mio vuol dire: Salvatore».
11«Come salvi? Chi?».
«Chi ha buona volontà di salvezza. Salvo insegnando ad esser puri, a volere il dolore ma l’onore, il bene ad ogni costo». Gesù parla senza acredine, ma senza neppure voltarsi verso la donna.
12«Io sono perduta…»
«Io sono Colui che ricerca i perduti».
13«Io sono morta»
«Io sono Colui che dà Vita».
14«Io sono sudiciume e menzogna».
«Io sono Purezza e Verità».
15«Anche Bontà sei, Tu che non mi guardi, non mi tocchi e non mi calpesti. Pietà di me…»
«Tu abbiti, per prima, pietà. Dell’anima tua».
16«Cosa è l’anima?».
«È ciò che dell’uomo fa un dio e non un animale. Il vizio, il peccato l’uccide e, uccisa che sia, l’uomo torna animale repellente[45]».
17«Ti potrò vedere ancora?».
«Chi mi cerca mi trova».
18«Dove stai?».
«Dove i cuori hanno bisogno di medico e medicina per tornare onesti».
19«Allora… non ti vedrò più… Io sto dove non si vuole medico, medicina e onestà».
20«Nulla ti impedisce di venire dove sono. Il mio Nome sarà gridato per le vie e verrà fino a te. Addio».
21«Addio, Signore. Lascia che ti chiami “Gesù”. Oh! non per famigliarità!… Perché entri un poco di salvezza in me. Sono Aglae, ricordati di me».
«Sì. Addio».
Dal discorso in una città levitica[46]
L’anima è il luogo dove si parla con Dio.
22«Dal cuore di questa città levitica Io non voglio ricordare la Legge. So che è presente ai vostri cuori come in poche città di Israele, e lo dimostra anche l’ordine che ho osservato in essa, l’onestà di cui mi hanno dato prova i mercanti dai quali ho acquistato il cibo per Me e il mio piccolo gregge, e questa sinagoga, ornata come si conviene al luogo dove si onora Iddio. Ma in voi è un luogo dove pure si onora Iddio, un luogo in cui sono le aspirazioni più sante e dove risuonano le parole più dolcemente speranzose della nostra fede e le preghiere più ardenti perché la speranza si muti in realtà. L’anima. Ecco il luogo santo e singolo, dove si parla di Dio e con Dio in attesa che la Promessa si compia.
23Ma la Promessa è compiuta. Israele ha il suo Messia, il quale vi porta la parola e la certezza che il tempo della Grazia è venuto, che la Redenzione è vicina, che il Salvatore è fra voi, che il Regno senza sconfitte ha inizio.
Dal rimprovero di Gesù all’Iscariota[47]
Le fronti detronizzate
24Sono le realtà, Giuda di Simone, quelle che mi turbano”, e il suo sguardo non lascia per un momento di conficcarsi, diritto come uno specillo, nella pupilla bruna di Giuda.
“Quali realtà ti turbano, allora?” insiste sicuro l’Iscariota.
“Quelle che vedo nel fondo dei cuori e leggo sulle fronti detronizzate”. Gesù marca molto questa parola.
Tutti sono in subbuglio: “Detronizzate? Perché? Che vuoi dire?”.
Ogni uomo è re per l’anima
25“Un re si detronizza quando è indegno di stare sul trono e gli viene per prima cosa strappata la corona, che è sulla sua fronte come sul luogo più nobile dell’uomo, unico animale che tenga la fronte eretta verso il cielo, essendo animale come materia, ma soprannaturale come essere dotato d’anima. Ma non c’è bisogno di esser re su un trono terreno per essere detronizzati. Ogni uomo è re per l’anima e il suo trono è nel Cielo. Ma quando un uomo prostituisce la sua anima e bruto diviene, e demone diviene, allora si detronizza. Il mondo è pieno di fronti detronizzate, che non stanno più erette verso il Cielo ma curve verso l’Abisso, appesantite dalla parola che Satana ha scolpito su esse. La volete sapere? È quella che Io leggo sulle fronti. Vi è scritto: “Venduto!”. E perché non abbiate dubbi su chi è il compratore, vi dico che è Satana, in sé stesso o nei suoi servi che sono nel mondo”.
L’anima dà l’identità divina all’uomo[48]
26L’anima: la parte immortale come tutto ciò che viene dato direttamente dall’Eterno, lo spirito che non muore, lo spirito libero da tutte le leggi di tempo, di malattie, di cataclismi metereologici, di insidie umane, lo spirito creato per riunirsi al suo Fonte, possederlo, goderlo eternamente, lo spirito che l’uomo soltanto, di sua propria volontà, può fare schiavo di un re crudele, ma che, per sua natura e per volontà divina, non ha schiavitù alcuna, ma solo dolce figliolanza, sublime destino di eredità al Signore e al suo Regno.
I negatori dell’anima.
27Coloro che negano l’anima e la sua immortalità (immortalità perché creazione, infusione, parte[49] di Dio eterno) e dicono che l’uomo ha l’intelletto, il genio, la libertà e volontà e capacità di rapire al Creato le sue forze e i suoi segreti solo perché è ” l’uomo “, ossia la creatura che si è evoluta al grado perfetto, e non per l’anima, sono simili a cocciuti che pretendessero che una perfetta opera di artista (scultore o pittore) abbia vita e vista solo perché è stata modellata o dipinta con una realtà perfetta.
L’anima distingue l’uomo dall’animale.
28Anche l’animale ha vita e vista. Ha anche una rudimentale ragione. Nell’animale da secoli addomesticato dall’uomo, questa rudimentale ragione si è ancor più sviluppata, raggiungendo più una ragione che un istinto, per comportarsi nei suoi rapporti con l’uomo, cosa che manca negli animali selvatici e selvaggi nei quali predomina solo l’istinto. Ma nessun animale, per addomesticato che sia, amato, istruito, può avere quella potenza di intelletto e di capacità multiformi che ha l’uomo.
29E’ l’anima quella che distingue l’uomo dall’animale, e lo fa dio sopra tutti gli altri essere creati, dio-re che domina, soggioga, comprende, istruisce, provvede, e Io fa dio per sua origine e destino futuri.
Essenza che dà l’identità divina all’uomo
30E’ l’anima quella che, illuminata dalla sua divina origine, sa, vuole, può, con forza già semidivina. Forza che Dio potentemente sorregge e aiuta quanto più l’anima si eleva nella giustizia e l’uomo si divinizza con una vita di giustizia.
31E’ l’anima che da all’uomo il diritto di dire a Dio: “Padre mio “.
32E’ l’anima che fa dell’uomo un vivente tempio dello Spirito di Dio.
33E’ l’anima che fa della creazione dell’uomo l’opera più perfetta del Creato.
Ultimo gradino della scala ascensionale
34E allora si potrebbe dire: ” Ecco che con l’uomo, e uomo giusto, si è toccato l’ultimo gradino della scala ascensionale, la nota più alta di questo divino canto, la perfezione della perfezione creativa “. No. Tutto ciò è creazione di un creato sensibile. È processione da processione. È unione della creazione naturale con una creazione soprannaturale.
10. L’anima di Maria Ss[50].
Anima scaturita dalla Trinità.
Dice Gesù:
1«Tutte le anime sono create dal pensiero del Padre che manda queste sue figlie ad animare i corpi generati sulla Terra. Ma l’anima della Purissima non è scaturita unicamente dal Pensiero del Padre.
2Dal vortice di ardori che è la nostra Trinità santa partono i tre amori che convergono nel centro, là dove la nostra Divinità si unifica e splende. Là è il vertice dell’Amore fatto dai tre amori insieme riuniti, e per portare un paragone umano potrei dire che là è il cuore della nostra santa Trinità.
3Da quel cuore è venuta l’anima di Maria. Come scintilla scagliata dalla Volontà d’amore nostra, Ella si è generata dai nostri tre amori e dai nostri tre desideri di possederla qual figlia, qual madre, qual sposa, ed a crearla abbiamo messo ogni nostra perfezione perché Ella era destinata ad esser la pietra dell’edificio del Tempio vero, l’arca del patto nuovo, l’inizio della redenzione che come tutte le cose di Dio porta del Dio Trino il segno simbolico del tre.
I tre tempi della redenzione[51].
4Primo tempo della redenzione è la creazione ‑ opera più specialmente del Padre ‑ dell’anima senza macchia destinata a scendere per abitare una carne che sarebbe stata tabernacolo a Dio, e l’amore del Figlio e dello Spirito Santo vegliarono beati alla sua formazione. Secondo tempo è quando, per opera dello Spirito, Quella senza colpa, tutta bella e pura[52], fuse il suo ardore di vergine innamorata di Dio all’ardore dell’Amore di Dio, e per opera dello Spirito generò il Cristo alle genti. Terzo tempo, quando il Cristo compì la sua missione di Redentore morendo sulla Croce.
Corredentrice e Vittima[53].
5Anche allora Maria era unita all’opera di Dio e per opera del Figlio divenne Corredentrice e Vittima con Lui. Indissolubilmente legata a Dio e alla Volontà di Dio, Ella, in ogni momento delle tappe del cammino della Redenzione, è presente, e senza Maria non avreste avuto il Redentore.
6La Madre è il fiore completamente sbocciato in tutta la porpora della sua veste regale. Ma la Madre, per essere tale, dovette non solo avere inizio nel boccio inviolato della Vergine candidissima, ma sibbene nel seme non ancora nato dal quale sorse poi lo stelo, il boccio, il fiore.
Iniziatrice del perdono dell’Eterno all’uomo[54].
7Nel celebrare la data del Concepimento immacolato di Maria, frutto soave del nostro amore e portatrice del Frutto di amore infinito, consacrato alla vostra salvezza che Io sono, abbiate presente non solo Maria testé concepita, ma la sua origine ‑ tre volte santa perché a crearla concorsero i nostri tre amori ‑ e la sua speciale dignità di iniziatrice del perdono dell’Eterno all’uomo.
8Alba serena del giorno della Redenzione, Ella viene a voi nel suo casto fulgore di Stella mattutina e di alba paradisiaca. La sua cuna che si prepara a riceverla precorre di poco la mia, e il suo sorriso vi insegna il Gloria da cantare all’Eterno che nella sua Carità perfettissima ha compiuto per voi i due amorosi prodigi del Concepimento immacolato di Maria e della mia Incarnazione.»
L’anima di Maria scintilla vitale[55].
Giubilo degli angeli
35Tu hai visto la generazione continua delle anime da Dio. Ora pensa quale dovette esser la bellezza di quest’anima che il Padre aveva vagheggiata da prima che il tempo fosse, di quest’anima che costituiva le delizie della Trinità, la quale Trinità ardeva di ornarla dei suoi doni per farne dono a Sé stessa. O Tutta Santa, che Dio creò per Sé e poi per salute agli uomini! Portatrice del Salvatore, la prima salvezza tu fosti. Vivente Paradiso, hai col tuo sorriso cominciato a santificare la terra.
36L’anima creata per esser anima della Madre di Dio! Quando, da un più vivo palpito del Trino Amore, scaturì questa scintilla vitale, ne giubilarono gli angeli, ché luce più viva mai aveva visto il Paradiso. Come petalo di empirea rosa, un petalo immateriale e prezioso che era gemma e fiamma, che era alito di Dio[56] che scendeva ad animare una carne ben diversamente che per le altre, che scendeva tanto potente nel suo fuoco che la Colpa non poté contaminarla, essa valicò gli spazi e si chiuse in un seno santo.
11. LA VITA NELLO SPIRITO[57]
Il regno degli spiritualizzati.
L’uomo morso dalla concupiscenza.
Dice Gesù:
1«Ho detto che la mia nuova venuta avrà forma e forza nuova consona alle circostanze e ti ho spiegato come saranno allora gli uomini. Il tempo dello spirito deve venire.
2L’uomo è partito da una tenebra fonda e da un peso immane di fango, dopo aver perduto la Luce divina di sua propria volontà, ubbidendo alla seduzione nemica il cui vero essere si adombra nel frutto che insegna il Bene e il Male, ossia che ha svelato all’uomo quanto per suo bene Dio aveva nascosto alla materia, alla mente, al cuore. Così puri, così pacifici, così onesti, così pii sareste stati se non aveste morso la triplice concupiscenza che è dolce alla bocca, ma amara allo spirito più dell’aceto e fiele che mi venne porto sulla Croce![58]
3Piombato dalla dimora paradisiaca sulla terra, schiacciato dalla rivelazione della sua carne profanata dalla lussuria, torturato dal rimorso di avere causato il suo male, angosciato dalla persuasione d’aver suscitato l’ira punitiva di Dio Creatore, l’uomo non era che un povero essere animale in cui si dibattevano e lievitavano tutte le forze inferiori.
L’anima in un coma spirituale.
4Ti ho già richiamato l’attenzione[59] sulla differenza dei precetti dati a Mosè rispetto ai miei, precetti necessari, nella loro urtante crudità, per frenare le tendenze dell’uomo, pezzo di carne appena infuso di un moto animico dato da un’anima ferita a morte e tramortita in un coma spirituale. Il ricordo della Luce perduta, vivendo nel profondo dell’anima, spingeva i passi[60] alla luce. Un molto faticoso cammino perché la materia pesa più dello spirito e trascina in basso. Ogni tanto la bontà dell’Eterno dava all’umanità dei “fari” per la traversata tempestosa verso la Luce vera. I patriarchi ed i profeti: ecco i fari dell’umanità cercante il porto di Luce.
5Poi è venuto Quello che Giovanni, l’Amato, chiama “la vera Luce che illumina ogni uomo”[61].
6Io sono venuto Luce del mondo e Verbo del Padre e vi ho riportato la Pace col Padre, l’abbraccio che fa ritornare figli dell’Altissimo.
7Io sono che ho riacceso la vita languente dello spirito vostro.
8Io sono che vi ho insegnato la necessità di nascere nello spirito.
9Io sono che ho raccolto nella mia Persona tutta la Luce, la Sapienza, l’Amore della Triade e ve l’ho portata.
10Io sono che col mio sacrificio ho riannodato la catena, là dove s’era spezzata, saldandovi nuovamente al Padre e allo Spirito di Verità.
11Io sono che, facendo leva del mio patibolo, ho sollevato il vostro spirito giacente nella mota e gli ho dato un potente impulso per procedere verso la Luce di Dio, verso Me stesso che nel Cielo vi attendo.
12Ma pochi nel mondo e nei secoli ne hanno fruito perché il mondo ha preferito sempre più le tenebre alla Luce. Io con la mia atroce morte vi ho ottenuto la venuta dello Spirito perfetto; ma, nei secoli, sempre più l’umanità lo ha respinto, come ha respinto Me, come ha respinto il Padre.
13Come di un liquore che si depura è avvenuto che ciò che è pesante è precipitato al fondo e le parti nette hanno galleggiato. Così, nel corso dei secoli, è avvenuto dell’uomo. Colui che è voluto rimanere carne e sangue è precipitato sempre più in basso, mentre coloro che, aristocrazia del mio gregge, hanno voluto vivere nello spirito, sono divenuti sempre più spirituali. In mezzo, i tiepidi senza nome. Sono due moti opposti della massa. Una parte, e sventuratamente è la più vasta, sempre più assorbe Satana e scende sotto al livello dei bruti. L’altra parte, la esigua, sempre più assorbe Cristo, nutrendosi della sua Parola, che da 20 secoli non tace, e diviene sempre più capace di comprendere lo Spirito.
14Quando Io uso dei mezzi speciali è per accelerare, poiché i tempi stringono, la pienezza dell’ammaestramento della Parola e la pienezza della formazione spirituale dei discepoli veri, dei sudditi veri del Re Gesù Cristo. 16Non Re dei giudei, come ironicamente disse e scrisse un uomo debole che si credeva forte di un povero potere[62], ma Re del Mondo prima del giudizio del mondo.
15L’uomo, procedendo verso l’ora ultima, deve raggiungere la spiritualità. 18Ma comprendimi. Dio è spirito, Satana è spirito. Il primo è Spirito di Perfezione. Il secondo è spirito di peccato. La massa, scissa in due per volontà propria, che Dio rispetta, segue ognuna la parte prescelta. I figli dell’Altissimo e fratelli miei scelgono la parte di Dio e per amore nostro spiritualizzano la carne. 1 servi di Satana e figli della Bestia, la parte di Lucifero, e per schiavitù voluta da essi stessi uccidono lo spirito sotto la carnalità, fanno del loro spirito una carne e un sangue corrotti e ripugnanti.
Il regno degli spiritualizzati.
16Quando regnerò sugli e negli spiriti giunti a quella maturazione che ora è di singoli e che allora sarà di tutta la massa dei cristiani veri, Io mi rivolgerò a questa parte soltanto, perfezionandola dell’ultimo ammaestramento con una nuova evangelizzazione, non diversa nel senso, che non può mutare, ma nella forza che allora potranno capire e che oggi non capirebbero. Prova ne sia che devo scegliere speciali creature degne di tanto per sforzo proprio o rese degne per miracolo d’amore.
17Venti secoli fa ho parlato a tutti. Quando il tempo sarà venuto parlerò a questi soltanto, convinto dell’inutilità di parlare agli altri. Comincerà così la selezione degli eletti dai reprobi.
18Tu, povera Maria, sei di queste anime rese degne per volontà mia. Di buono non hai che una cosa: la buona volontà d’amore. Ma è quella che mi basta. Su essa posso porre la mia cattedra di Maestro per fare della piccola anima un piedestallo, per dire, ridire, e ridire ancora, le parole d’amore e d’invito all’Amore, che guida e salva.
Tornerà Re fulgido di un popolo fulgido.
19Verrò con la mia Carne glorificata.
20Ho messo in moto la tua curiosità dicendo questo. Non saresti donna se non fossi[63] curiosa. Ma Io dico ciò che credo utile dire per vostro bene e non quello che sarebbe pascolo alla vostra curiosità inutile. Se mi è caro esser Maestro so scegliere fra la Verità quelle verità che vi è utile conoscere e basta.
21Accontèntati perciò di sapere che è giusto che nel Regno dello spirito, i cui sudditi avranno spiritualizzato la carne, sia Re Colui che rivestì il suo Spirito perfetto di carne per redimere ogni carne e santificarla, e santificò la sua di una duplice santità, perché carne innocente, perfettamente innocente, e carne immolata nel sacrificio d’amore.
22Verrò, con la mia Carne glorificata, a radunare le creature per l’ultima battaglia contro il Nemico, giudicherò con la mia veste splendente di Carne glorificata i corpi dei riviventi per l’estremo giudizio, tornerò per sempre al Cielo, dopo avere condannato alla morte eterna le carni che non vollero divenire spiriti; e vi tornerò Re fulgido di un popolo fulgido in cui l’opera del Padre, del Figlio, dello Spirito, sarà glorificata con la creazione del perfetto corpo umano quale il Padre lo fece in Adamo, bello di indescrivibile bellezza, con la redenzione del seme d’Adamo per opera del Figlio, con la santificazione operata dallo Spirito.»
12.L’ANIMA CHE VIVE IN DIO[64].
L’anima “viva”
1 Io opero per liberare l’anima vostra dalla perdizione e col mio amore cancello i vostri peccati sempre sperando in voi. Voi… che fate voi? Rendete amore per l’amore che ricevete e divenite ” vivi “.
Esser “vivi” non vuol dire esser di questo mondo: vuol dire essere nel Signore. Vuol dire possedere la Grazia e avere diritto al Cielo. Vivo non è chi respira, mangia e dorme con l’anima morta: costui è spoglia già putrefacente prossima a cadere, come fico infracidito sul ramo, nella fossa il cui fondo è l’inferno. Vivo è chi, anche se agonizzante nella carne, possiede la “Vita”, ed anzi a misura che cessa di qua la vitalità si approssima e cresce in lui la “Vita vera”. Vivo è colui che, mentre spira, già arpeggia le lodi che canterà eterne al Signore e, mentre le tenebre scendono sulle sue pupille, vede sempre più nitido, con gli occhi dello spirito, il volto del Padre.
Vivo è colui che risanato da malattia umana si sente riscatto del suo Signore e a Lui dedica ogni suo moto.
Vivo è chi conosce la Verità e sopra tutte le gioie umane e le umane ricchezze vuole questa Gioia e questa Ricchezza: la Verità. E per tutti i suoi giorni si dedica a possederla, perché la conoscenza di essa ha messo in lui la sete santa di conquistarla.”
L’anima che vive in Dio
2Le parole turbano l’atmosfera dove vive Dio. Né per i giusti occorrono parole per esser fatti persuasi della presenza di Dio e dei mirabili effetti di essa presenza in un cuore.
O si crede o non si crede. Se avete Dio in voi credete poiché sentite Dio, oltre i veli della carne, vivente in una creatura. Se non avete Dio, nessuna parola può farvi persuasi della fusione di Dio ad un cuore umano. È la fede che dà capacità di credere, ed è il possesso di Dio che dà possibilità di vedere Dio vivente in un vostro simile. Non si può spiegare con metodo umano il mistero del mio prece di Dio. Sono al disopra dei vostri metodi. Solo vivendo umilmente nel soprannaturale potete vedere, per lo spiraglio aperto dalla Bontà, per voi, gli spirituali rapporti e gli estasianti contatti fra un’anima e Dio.
Come faville danzanti in un incendio, le creature prescelte da Dio per l’estasi vivono in una festa di fulgori, in un ruggire di fiamme divine, in un fondersi di favilla a fiamma per sempre più vivere, accendersi e accendere. Alimento che si alimenta a! Centro dell’Amore, esse portano all’Amore il loro amore e ne aumentano la gloria, e da esso Amore traggono vita e gloria propria.
13. La grazia dà la vita dello spirito[65].
Perfezione della creatura umana.
Dice Gesù:
1«Continuo a parlarti della grazia[66], la quale dà la vita dello spirito.
2Quando Iddio creò il primo uomo, infuse in esso, oltre che la vita della materia, fino ad allora inanimata, anche la vita dello spirito. Altrimenti non avrebbe potuto dire che vi aveva fatto a sua immagine a somiglianza.
3Quello che era di perfetto la prima creatura nessuno di voi lo può immaginare. Solo Noi possiamo vedere, nell’eterno presente che è la nostra eternità, la perfezione dell’opera regale della nostra Intelligenza creatrice. Il seme di Adamo, se Adamo avesse saputo rimanere re quale Noi lo avevamo fatto, con potestà[67] su tutte le cose e con dipendenza solo da Dio ‑ una dipendenza di figlio amatissimo ‑ sarebbe stato un seme di perpetua perfezione. Ma vi era un vinto che vegliava per trarre vendetta.
I veleni del morso di Lucifero.
4Tu, Maria, che dici che dal tuo cuore non potrebbero uscire spontaneamente pensieri di perdono perché la tua natura umana ti porta allo spirito di vendetta e solo per riguardo mio sai perdonare, ci hai mai pensato che è stato lo spirito di vendetta che ha rovinato voi, figli di Adamo, e mandato Me, Figlio di Dio, sulla croce?
5Lucifero ‑ ed era il bello fra i belli creati da Me ‑ dal baratro dove era piombato, brutto in eterno dopo la blasfema rivolta al suo Creatore, fu assetato di vendetta. Al primo peccato di superbia unì così una serie interminabile di delitti, vendicandosi nei secoli dei secoli. E la prima vendetta fu sui miei creati Adamo ed Eva. Nella perfezione della mia creazione il suo dente avvelenato mise il segno della sua bestialità comunicandovi la sua stessa libidine di lussuria, di vendetta, di superbia. E da allora il vostro spirito duella in voi contro i veleni del morso infernale.
6Qualche rarissima volta lo spirito vince sulla carne e il sangue, e dà alla terra e al Cielo un nuovo santo. Qualche volta lo spirito vive stentatamente, con stasi di letargo in cui è come fosse morto e nelle quali vivete e agite come creature prive di luce, della mia Luce. Qualche altra, viene letteralmente ucciso dalla creatura che volontariamente decade dal suo trono di figlia di Dio e diventa peggio di un bruto. Diventa demonio, figlio di demonio.
7In verità ti dico che oltre due terzi della razza umana appartengono a questa categoria che vive sotto il segno della Bestia. Per questa inutilmente Io sono morto.
8La legge dei segnati dalla Bestia è in antitesi con la Legge mia. In una domina la carne e genera opere di carne. Nell’altra domina lo spirito e genera opere di spirito. Quando lo spirito domina, là è regno di Dio. 11Quando domina la carne, là è regno di Satana.
9L’infinita Misericordia che anima la Triade ha dato al vostro spirito tutti gli aiuti per rimanere dominatore. Ha dato il sacramento che leva il segno della Bestia nella vostra carne di figli di Adamo e imprime il mio Segno. Ha dato la mia Parola di Vita, ha dato Me, Maestro e Redentore, ha dato il mio Sangue nell’Eucarestia e sulla Croce, ha dato il Paraclito: lo Spirito di verità.
10Colui che sa stare nello Spirito genera opere dello spirito. Dalla creatura posseduta dallo Spirito sgorga carità, mitezza, purezza, scienza e ogni opera buona unita a umiltà grande. Dagli altri escono, come serpi sibilanti, vizi, frodi, lussurie, delitti, poiché il loro cuore è nido di serpi infernali.
11Ma dove sono quelli che sanno tendere alla vita dello spirito e rendersi degni di accogliere in sé l’infusione vitale del Consolatore che viene con tutti i suoi doni ma vuole per trono uno spirito pronto, desideroso di Lui? No, che il mondo non lo vuole questo Spirito che vi fa buoni. Il mondo vuole il potere a qualunque costo, la ricchezza a qualunque costo, l’appagamento del senso a qualunque costo, tutte le gioie della terra a qualunque costo, e respinge e bestemmia lo Spirito Santo e impugna la sua Verità, e si paluda di vesti profetiche parlando parole che non escono dal seno della Trinità Ss. ma dall’antro di Satana.
Cause della rovina e del silenzio di Dio.
12E ciò non è e non sarà perdonato. Mai[68] . E che non sia perdonato lo vedete. Dio si ritira nell’alto dei suoi Cieli perché l’uomo respinge il suo amore e vive per e nella carne. Ecco le cause della vostra rovina e del nostro silenzio. Dal profondo escono i tentacoli di Satana, sulla terra l’uomo si proclama dio e bestemmia il vero Dio, in alto il Cielo si chiude. Ed è già pietà, perché chiudendosi rattiene le folgori che voi meritate.
13Una nuova Pentecoste troverebbe i cuori più duri e sozzi di un macigno sprofondato in uno stagno di fango. State perciò nel fango che avete voluto, in attesa che un comando, che non conosce ribellioni, ve ne tragga per giudicarvi e separare i figli dello spirito dai figli della carne.»
14. LA PARABOLA DELLA PERLA[69]
Dice Gesù:
1«Anima mia, ascolta la parabola della perla.
2Un granello di arena mosso dalle onde del mare viene inghiottito dalle valve del mollusco. Un sassolino greggio e spregevole, un frammento minuscolo di roccia, una scheggia di pomice, tutte cose che non meritano lo sguardo di un uomo.
3Quel granello di rena inghiottito così rimpiange certo, nel primo tempo, le sconfinate praterie del mare dove rotolava libero sotto la spinta delle correnti e dove vedeva tante cose belle, create dal Padre mio. Ma dopo qualche tempo intorno al grigio e ruvido granellino si fa una pellicola bianca, sempre più bella, più soda, più regolare. E il sassolino non rimpiange più la libertà selvaggia di prima, ma benedice il momento in cui[70] fu precipitato, da un volere superiore alla sua intenzione, fra le valve di quel mollusco. Se il granellino potesse parlare direbbe: “Sia benedetto quel momento in cui ho perduto la libertà! Sia benedetta la forza che la libertà mi ha levato e di me, povero e brutto, ha fatto una preziosa margarita!”
4L’anima è un sassolino di sua natura grezzo. Porta il segno della creazione divina, ma si è così mal ridotto, rotolandosi in basso, che è divenuto sempre più scabro e sempre più grigio. La grazia, come una corrente celeste, lo sospinge per gli sconfinati spazi dell’universo, verso il Cuore di Dio che sta aperto per ricevere le sue creature. Sta col Cuore aperto il vostro Dio desiderando voi, povere creature.
5Ma sovente voi resistete alle correnti della grazia e all’invito di Dio che desidera chiudervi nel suo Cuore. Credete d’esser più felici, più liberi, più padroni di voi stessi rimanendo fuori. No, poveri figli miei. Felicità, libertà, padronanza, sono dentro al Cuore di Dio. Fuori c’è l’insidia della carne, l’insidia del mondo, l’insidia di Satana.
6Credete essere liberi, ma siete legati come schiavi al remo. Credete di esser felici, ma le sollecitudini, esse sole, sono già infelicità. E poi c’è tutto il resto. Credete d’esser padroni, ma siete servi di tutti, servi di voi stessi nella parte inferiore, e non ve ne viene gioia anche se lavorate per darvi gioia.
7Io do la gioia perché do la Pace, perché do la continenza, perché do la rassegnazione, la pazienza, ogni virtù.
8Beate quelle anime che non fanno troppa dura opposizione alla grazia che le sospinge verso di Me. Beatissime quelle che non solo si lasciano portare a Me, ma a Me vengono con l’ansia del desiderio per essere inghiottite dal mio Cuore.
9Esso non respinge nessuno per meschino e grezzo che sia. Esso accoglie tutti, e più siete miseri, ma insieme convinti che Io vi posso far belli, e più Io lavoro la vostra meschinità, la rivesto di veste nuova, preziosa, pura. I miei meriti ed il mio amore operano la metamorfosi. Entrate creature e uscite, alla Luce del Giorno di Dio, perle preziosissime.
10L’anima qualche volta rimpiange la prima libertà. Specie nei primi tempi, poiché il mio lavoro è severo pur sotto veste d’amore. Ma quanto più l’anima è volonterosa e tanto più presto comprende. Tanto più l’anima rinuncia ad ogni desiderio di falsa libertà e preferisce la regale schiavitù dell’amore, e tanto più presto gusta la beatitudine della sua prigionia in Me ed accelera il prodigio santificante dell’amore.
11IL mondo perde ogni attrattiva per quell’anima felice che vive chiusa in Me come perla nello scrigno. Tutte le ricchezze della terra, tutti gli effimeri soli, tutte le insincere gioie e le pseudo-libertà perdono luce e voce e resta sola la volontà, sempre più vasta e profonda, del nostro reciproco amore, del nostro volere essere uno per l’altro, uno nell’altro, uno dell’altro.
12Oh! troppo poco conosciuta beatitudine delle beatitudini, vivere con Me che so amare! Che se Pietro esclamò sul Tabor, solo per vedermi trasfigurato: “Signore, è bene per noi lo stare qui”, che dovrebbe dire l’anima che è trasfigurata essa stessa divenendo molecola del mio Cuore di Dio?
13Ma pensa, Maria. Chi vive in Me diventa parte di Me[71]. Capisci? Di Me Gesù, Figlio del Dio vero, Sapienza del Padre, Redentore del mondo, Giudice eterno e Re del secolo futuro, Re in eterno. Tutto questo diviene l’anima che vive sprofondata nel mio Cuore. Parte integrante e viva del Cuore di un Dio, vivrà eterna come Dio nella Luce, nella Pace, nella Gloria della mia Divinità.»
15. CHI VIVE IN CRISTO NON MUORE[72].
La morte non vi separa, se vivete nel Signore.
Dice Gesù:
1«Non rattristatevi, perciò, voi tutti che piangete. Confidate in Me ed affidate a Me le sorti dei vostri diletti.
2Il tempo della terra è breve, figli. Presto vi chiamerò dove la vita dura. Siate dunque santi per conseguire la vita eterna, dove già i vostri diletti vi attendono o dove vi raggiungeranno dopo la purgazione.
3La separazione attuale è breve come ora che presto passa. Dopo viene la ricongiunzione degli spiriti nella Luce e, in futuro, la beata risurrezione, per cui non solo gioirete dell’unione coi vostri amati, ma anche della visione di quei volti a voi cari e la cui scomparsa vi fa piangere come se un furto vi avesse derubato della gemma a voi più cara.
4Nulla è mutato, o figli. La morte non vi separa, se vivete nel Signore. Colui che è andato oltre la vita terrena non è separato da voi. Non lo può essere poiché vive in Me come voi vivete. Solo, per portarvi un paragone umano, è salito dalle membra inferiori a parti più alte e nobili, e vi ama perciò con più perfezione perché è ancor più unito a Me, e da Me prende perfezione. Solo i dannati sono “morti”. Solo essi. Ma gli altri “vivono”.
5Vivono, Maria. Capisci: vivono. Non piangere[73]. Prega. Presto verrò.
Al termine della vita terrena.
6L’operaio, come la sera cala, affretta il lavoro per terminare l’opera della sua giornata e andare poi contento al riposo dopo averne avuta degna mercede. Quando anche per una creatura cala la sera della vita della terra, occorre affrettare il lavoro per dare gli ultimi tocchi all’opera quasi terminata. E darli con gioia, pensando che prossimo è il riposo dopo tanta fatica e che la mercede sarà abbondante perché molto si lavorò.
7Io sono un Padrone che ben retribuisce. Io sono un Padre che ti attende[74] per premiarti. Io sono quello che ti ama e che ti ha sempre amata e sempre ti amerà. Non una delle tue lacrime m’è ignota e non una resterà senza premio. Sta’ sempre più in Me e non temere. Non temere che Io ti lasci sola. Anche quando non parlo, sono con te.
8Sola tu? Oh! non lo dire! Hai con te il tuo Gesù, e dove è Gesù è tutto il Paradiso. Non sei sola. Maria non era sola nella casetta di Nazareth. Gli angeli erano intorno alla sua solitudine umana. Tu, Maria, non sei sola. Hai Me per Padre, hai Maria per Madre, hai i miei santi per fratelli e gli angeli per amici. Chi vive in Me ha tutto, figlia mia.
9Non ti dico: “Non piangere”. Ho pianto anche Io e ha pianto Maria. Ma ti dico: Non piangere di quel pianto umano che è negazione di fede e di speranza. Questo non lo piangere mai.
10Abbi fede non solo nelle grandi cose della Fede, ma anche nelle mie segrete parole. Sono mie, siine certa. E abbi speranza nelle mie promesse. Quando verrò a darti la Vita vedrai che coloro che hai pianto non li hai perduti. Perduto è colui che muore senza Gesù nel cuore.
11Tu resta in Gesù. In Lui troverai tutto di ciò che sospiri.
12Io asciugherò per sempre ogni lacrima dagli occhi tuoi così come ora consolo ogni tuo dolore, che non posso evitarti perché serve alla gloria del tuo Dio e tua.
13L’inverno della vita presto passa, colomba mia, e quando verrà la primavera eterna Io verrò per incoronarti di fiori levandoti le spine che portasti per mio amore.»
LA BEVANDA E IL
CIBO
DELLE
ANIME
16. ACQUA vino late E pane[75]
Sitibondi venite all’acqua[76].
Dice Gesù:[77]
1«Perché dice Isaia: “Sitibondi venite all’acqua e anche voi che non avete denaro correte a comprare e mangiare vino e latte” [78]?
2Perché c’è chi ha pagato per voi tutte le ricchezze eterne, e per la vostra fame e la vostra sete ha acquistato e macinato il grano più puro e acquistato e spremuto l’uva più bella. E di questo suo acquisto, pagato con un valore senza misura e macinato e spremuto con un sudore di sangue, vi ha fatto un Pane e un Vino che levano ogni fame e ogni sete che non sia fame e sete di ciò che è spirituale e che dànno, a chi li riceve, la Vita.
3Il Grano è la Carne nata nel seno verginale della Sposa mia. Il Vino è il Sangue la cui sorgente è nel Cuore immacolato che si è aperto come boccio di fiore quando il mio Fulgore è sceso come strale di fuoco a far di Lei una Madre. La Madre di Chi le era insieme Padre e Sposo.
4Oh! momento in cui fummo Noi Tre beati nel suo Cuore e trovammo l’amore della creatura quale l’avevamo desiderato in ogni creatura e quale nessuno, fuorché Ella, Maria Ss., lo possedeva!
5Il suo sangue! Poche stille intorno al Germe del Signore. Ma divenne poi si grande fiume, si inesausto fiume, che mai non cessa da secoli di fluire né cesserà sino all’estremo giorno.
Cibo Testimonio della Bontà di Dio[80].
6Io, l’Amore, l’ho donato questo Cibo perché fosse Testimonio ai popoli della Bontà del Padre. Io l’ho donato questo Verbo. Il mio Amore lo ha mandato sulla terra perché fosse Maestro ai popoli e Condottiero di essi a Dio. E per amore Egli da Noi si è scisso[81] e l’eterna Parola è rimasta nel suo penoso esilio la cui fine fu una morte obbrobriosa, sinché non ha dato il frutto atteso dalle genti: la Redenzione. Redenzione dalla colpa attraverso il suo Sangue. Redenzione dalle debolezze attraverso la sua Carne. Redenzione dalle ignoranze attraverso la sua Parola.
7Egli ha compito tutto quanto l’Amore ha voluto, ha operato tutto quanto doveva. In nulla si è risparmiato.
L’Amore vi apre le sue ricchezze[82].
8Non chiudete lo spirito vostro a questo Tesoro. Venite, ché sitibondi siete. Voi che sapete d’esserlo e voi che, più morenti ancora, neppur più sapete d’esserlo. Venite. Qui vi è il Vino che corrobora e il Latte che consola e medica. E se siete poveri e senza denaro venite ugualmente. L’Amore Uno e Trino vi apre le sue ricchezze purché voi lo amiate.»
17. l’a mistica cisterna[83].
Dice Gesù:
1«Nei paesi d’Oriente è facile trovare delle grandi cisterne d’acqua proprio situate in luoghi così aridi da fare stupore che si possa ritrovare tanta acqua. Esse sono alimentate da segrete vene, sprofondate sotto all’arena o ai massi calcarei, che stillano da secoli quella loro benedetta ricchezza in enormi cisternoni vecchi di secoli. Intorno ci sono palme a altre piante, belle verdi perché fruiscono dell’umidore che esala dal suolo. Proteggono l’acqua che così rimane fresca e non prosciugata dal sole cocente che tutto all’intorno essicca[84] ogni cosa.
2Sono la benedizione degli aridi deserti. La bontà del Creatore ha messo quelle vene profonde d’acqua nel suolo per pietà degli uomini e le nutre dal giorno che la terra fu.
3A queste cisterne affluiscono le carovane, accorrono gli animali dei deserti, e non è raro che un piccolo villaggio sorga lì presso nel fresco dell’oasi. Villaggio che si può dire che viva del fluire di quell’acqua.
4Ora ti porto il paragone per l’anima. La cisterna che aduna le acque per il bene proprio e altrui è l’anima che sa accogliere la grazia, che con fluire inesausto viene in lei per bontà di Dio. La sua stessa vita e quella di tanti altri che sono a contatto con lei, se ne avvantaggia e diviene lussureggiante di frutti eterni, mentre i più diseredati, gli infelici che non sanno fare buon uso della grazia, i prodighi che la sprecano, i colpevoli che la perdono, possono, al suo contatto, nutrirsene, abbeverarsene, riflettere quanto è dolce l’acqua del Signore, e sono[85] portati a ripetere il grido della Samaritana: “Signore, dammi di quest’acqua”[86].
5Credi che, in verità, se uno mi chiedesse da bere Io subito darei a lui, fosse il più peccatore di tutti gli uomini, l’acqua viva della grazia.
6Però bisogna fare una riflessione. Se l’acqua che stilla dalle profondità della terra trovasse la cisterna rotta nei suoi bordi, che avverrebbe? Che l’acqua si sperderebbe traboccando al suolo e divenendo melma di cui solo godrebbero animali lubrici e insetti nocivi. Gli orientali hanno infatti molta cura delle loro cisterne e ne riparano le erosioni perché neppure una goccia del prezioso elemento si sperda.
7Perché la grazia colmi l’anima tua, sii sempre attenta a che nulla intacchi il tuo spirito. Le mancanze di fedeltà alla grazia sono altrettanti attentati all’incolumità della mistica cisterna in cui Io verso senza sosta l’acqua zampillante da una sorgente di vita eterna e che dà vita eterna. Dunque, grande attenzione e grande fedeltà.
8Poi, grande umiltà. Le piante verdi, che crescono rigogliose in grazia dell’umido del suolo, e che servono a tenere fresca l’acqua impedendo al sole di evaporarla, sono l’umiltà che si fa rigogliosa in un’anima che sa coltivare la grazia e che col suo rigoglio impedisce al sole della superbia di consumare l’acqua preziosissima.
9Poi, grande carità. La cisterna non vive per sé. Vive per gli altri. È stata creata per gli altri. Altrimenti sarebbe stato inutile il suo essere. 11L’anima che Io ricolmo dei miei doni di grazia deve esser lieta che tutti vengano ad attingere da lei.
10Non commettere il brutto peccato dell’avarizia spirituale volendo tesaurizzare per te soltanto le ricchezze che ti do. Te le, do gratuitamente, ma tu devi generosamente farne parte agli altri. Per le preghiere e le sofferenze lo fai. Ma per le mie parole sei di una avarizia vergognosa. Spogliatene, di questo difetto.
11Io ho parlato alle turbe. Non ho sussurrato all’orecchio dei soli amici. Ho parlato ad amici e nemici, a giudei e gentili, a chiunque veniva nel raggio della mia Voce. Intendo che quanto dico ai miei amici di ora non resti tesoro sepolto dall’avaro. Sarebbe mancare di carità e potrebbe far sì che Io punissi l’avaro e il diffidente. Avaro, perché tiene per sé soltanto; diffidente, perché crede che Io non abbia altre monete da dare.
12Le mie ricchezze sono tali che i firmamenti non sarebbero sufficienti ad accoglierle. Esse si rinnovano ad ogni attimo, ad ogni pulsare, per darti paragone umano, del gran cuore che è il fulcro della Trinità nostra. Vita inesausta, creazione continua, rinnovazione eterna.
Criterio per diffondere le rivelazioni.
13Dài dunque liberamente quello che Io ti do. Con carità, con generosità, con umiltà.
14Questo fluire in te delle divine parole è arma a due tagli. Su uno è umiltà, su l’altro superbia. Un taglio dà vita, l’altro dà morte. Perché ogni dono di Dio obbliga il ricevente ad una maggiore perfezione; pena, nel caso contrario, di accrescere sul suo capo il giudizio di Dio. A chi molto è dato, molto sarà chiesto[87].
15Dunque, grande umiltà. Dare anonimamente come Io do gratuitamente. Per giustizia: pensa che nulla è tuo ma è tutto mio. Per rispetto: ricorda che sono parole di Dio e sarebbe indecoroso farle passare per tue. Per verità: dirle tue sarebbe menzogna.
16E ora va avanti a pregare. Ti do la mia pace.»
Spiegazione della scrittrice[88].
17Ora parlo io: sono le 8 e 3/4 di mattina.
18Stavo pregando, e avevo appena cominciato quando è arrivato questo. Per risparmiarmi un poco di fatica, perché ho le spalle dolentissime, ho scritto addirittura sul quaderno[89]. Tanto lei[90] mi ha promesso di farmene una copia. Come vede, non essendo stata disturbata da chiacchiere inutili, ho potuto scrivere sotto dettatura e, tolta una parola scritta male in prima pagina e rifatta, non c’è una cancellatura.
19Questa parabola delle acque mi piace molto. Mi rinfresca l’anima e la carne, che arde di febbre come l’anima che ha sempre paura di sbagliare. Ho infatti un poco di avarizia spirituale e mi spoglio a malincuore dei doni che mi dà il buon Gesù. Mi pare di strapparmi un pezzo di cuore e di gettarlo sotto i piedi altrui. Ma me ne correggerò.
20Come vede, dal mio letto ho fatto, presa per mano da Gesù, un bel viaggio nelle terre del Sud. Non me lo sarei mai pensato quando stamane mi sono svegliata dal breve e interrotto sonno… Gesù sa che mi piace viaggiare e mi ha portato fra palme e gazzelle.
18. il cibo che alimenta OGNI anima[91]
Il cibo dei vincitori.
Dice Gesù:
1«Continuo a spiegarti i passi che credo opportuni.
2È detto: “A1 vincitore darò a mangiare dell’albero di vita…”[92] E si è applicato tal pensiero a Me.
3Sì, sono albero di vita eterna e mi do a voi per cibo nell’Eucarestia e la mia vista sarà cibo gaudioso dei vincitori nell’altra vita. Ma vi è un altro significato che molti ignorano appunto perché molti che mi commentano non sono “vincitori”.
4Chi è vincitore? Cosa occorre per esserlo? Opere risuonanti di eroismo? No. Allora sarebbero troppo pochi coloro che vincono. Sono vincitori coloro che vincono in sé la Bestia che vorrebbe avere ragione di loro. In verità tra il martirio atroce ma breve, aiutato da coefficienti soprannaturali e naturali, e la lotta segreta, oscura e continua, è, sulle bilance di Dio, di maggior peso, o quanto meno di un peso di diversa razza, ma prezioso, quest’ultima[93].
5Nessun tiranno è maggior tiranno della carne e del Demonio. E coloro che sanno vincere la carne e il Demonio e fare della carne uno spirito e del demonio un vinto, sono i “vincitori”.
6Ma per esserlo bisogna essersi dati totalmente all’Amore. Totalmente: colui che ama con tutte le sue forze non riserba nulla per sé stesso, e non serbando per sé stesso non serba per la carne e per il demonio. Dà tutto al suo Dio e Dio dà tutto al suo amatore.
7Gli dà il suo Verbo. Ecco ciò che dà al vincitore da mangiare, sin da questa terra, ne poteva dargli cosa più grande. Dà Me, Verbo del Padre, per esser cibo dello spirito consacrato al cielo.
8La mia Parola scende a nutrire le anime date tutte al loro Signore Iddio. Viene la mia Parola per esservi sacerdote e guida a voi che cercate la guida vera e che vedete tante deboli guide per le turbe che periscono senza guida vera. Voi che avete capito la Verità, sapete che questo solo è necessario: vivere della mia Parola, credere alla mia Parola, camminare secondo la mia Parola.
9Che te ne pare di uno che vuol vivere di dolciumi, liquori e fumo? Tu dici che colui morrà perché non è quello il cibo che necessita a viver sani. Lo stesso è di chi si affatica in mille esteriorità e non bada a quello che è nucleo di tutta la vita dell’anima: la mia Parola.
Amare è fondersi, fondersi è comprendersi.
10Perché la Messa, perché l’Eucarestia, perché la Confessione non vi santificano come dovrebbe avvenire? Perché sono per voi dei pro‑forma, non li rendete fecondi con l’attenzione alla mia Parola. Peggio: soffocate la mia Parola che Io lancio dall’alto del Cielo a richiamo e a luce vostra, sotto la tiepidezza, l’ipocrisia, la colpa, più o meno grave.
11Non mi amate: ecco tutto. Amare non vuol dire fare dentro per dentro[94] una visita superficiale di mondana cortesia. Amare vuol dire vivere con l’anima unita, fusa, accesa ad un unico fuoco che alimenta un’altra anima. Allora nella fusione avviene anche la comprensione.
Gesù prende dimora nel cuore che lo ama.
12Io parlo, non più lontano, dall’alto dei cieli, ma prendo dimora ‑ e con Me il Padre e lo Spirito, perché siamo una cosa sola ‑ Io prendo dimora nel cuore che mi ama[95] e la mia parola non è più sussurro, ma Voce piena, non è più isolata ma continua. Sono allora il “Maestro” vero. Sono Colui che 20 secoli or sono parlava alle turbe instancabilmente e che ora trova la sua delizia a parlare ai suoi prediletti che lo sanno ascoltare e di cui faccio i miei canali di grazia.
13Quanta Vita vi do! Vita vera, Vita santa, Vita eterna, Vita gaudiosa con la mia Parola che è Parola del Padre e Amore dello Spirito. Sì, che in verità Io do al “vincitore” da mangiare il frutto dell’albero di Vita. Ve lo do da questa terra con la mia spirituale dottrina che torno a portare fra gli uomini acciò non tutti gli uomini periscano. Ve la do nell’altra vita col mio essere fra voi in eterno.
14Io sono la Vita vera. Permanete in Me, miei diletti, e non conoscerete morte.»
19. Il Cibo che dà Vita eterna[96].
I morti in Cristo[97].
Dice Gesù:
1«O tu che piangi perché la separazione[98] ti è penosa e ti pare totale, pensa a ciò che ti dice Gesù. E vedrai che essa separazione non è totale e che il dolore diminuisce.
2Il mio apostolo[99] dice una parola ispirata alla quale solitamente vien dato significato riferentesi solo ai viventi della terra. Ma ne ha uno più ampio e profondo che Io svelo a voi tutti, figli che piangete, a voi tutti dolenti che soffrite per la morte di un vostro diletto.
3Colui o colei che ora son morti, non si nutrirono forse del Sangue mio e della Carne che s’è fatta pane agli uomini? E, se se ne nutrirono, la virtù del Sangue e della Carne del vostro Salvatore non permane forse in essi anche oltre alla morte?
4E che fa la morte umana rispetto allo spirito soprumano? Ha forse potere, la piccola morte, di separare da Me, che vivo eterno, parti delle mie membra, solo perché esse sono morte sulla terra? E voi non vivete forse in Me, costituendo quella parte del mio mistico Corpo che vive sulla terra?
5Non sono forse queste verità inoppugnabili? Sì, che lo sono.
6Sappiate, sappiate, o voi tutti che piangete per il dolore di un lutto recente, che colui che piangete non è morto, ma vive in Me. Sappiate che il medesimo Pane che vi ha sfamato l’anima mentre eravate uniti sulla terra, mantiene la vita e la comunione fra i vostri spiriti viventi quaggiù ed i trasumanati viventi in Me.
7Nulla può fare la piccola morte di male agli spiriti immortali. È la grande morte quella da temersi, quella che veramente vi toglie in eterno un vostro parente, un vostro coniuge, un vostro amico. La grande morte, ossia la dannazione dell’anima, la quale separa realmente da Me cellule del mio mistico Corpo cadute in preda delle cancrene di Satana.
Frutti eterni dell’Eucarestia.
8Ma per coloro che sono morti nel mio Nome e che hanno nutrito in sé la vita dello spirito con il Cibo eucaristico, che non perisce e che è sempre preservazione dalla morte eterna, no, per essi non c’è da piangere, ma da giubilare, perché essi sono usciti dal pericolo di morire per entrare nella Vita.
9Pensa, pensate che ben difficilmente chi s’è nutrito di Me può essere fratello di Giuda, simile a lui al quale il mio Pane non fu Vita ma Morte.
10A seconda della loro capacità di assimilazione spirituale, il mio Pane, ossia Me stesso fatto cibo per dare agli uomini la forza di conquistare il Cielo e la moneta per entrarvi, darà ad essi una più o meno sollecita entrata nel Regno della gloria, ma nel 99 per 100 dei casi dà sempre la salvezza dell’anima.
11Non piangete, perciò, genitori senza più figli, coniugi senza più consorti, orfani senza più genitori. Non piangete. Come alla madre del Vangelo, Io, che non mento mai, vi dico: “Non piangete”[100].
12Credete in Me: Io vi renderò l’essere che amate e ve lo renderò in un regno dove la triste morte della terra non ha accesso e dove l’orribile morte dello spirito non è più possibile.
13Non piangete. Su voi tutti scenda questa speranza che è fede e la mia benedizione.»
20. L’Eucaristia è il cuore di Dio[101].
Dice Gesù:
1«Amo tutte le anime. Amo quelle dei puri che vivono come il mio Cuore desidera per vostro bene, dei miti come mite sono Io, dei generosi che espiano per tutti e continuano la mia Passione, dei misericordiosi che mi imitano nei rispetti dei loro fratelli. Amo i peccatori perché è per loro che Io divenni Redentore e salii in croce. I loro peccati mi dànno dolore ma non estinguono il mio amore per loro, non estinguono il desiderio di stringerli al mio seno pentiti. Amo le piccole anime che non sono prive di imperfezioni ma che sono ricche di amore che annulla le imperfezioni.
Amore speciale per la sposa vittima.
2Amo te, che ti chiami Maria, il più dolce dei nomi per Me. Il nome della Mamma mia. Quel nome che è scudo e difesa contro le insidie del demonio, quel nome che è musica di cielo, quel nome che fa trasalire di gioia la Trinità Nostra, quel nome di cui mi circondai nella vita e nell’ora della morte. Maria di Magdala, Maria Cleofe: le fedeli di Me e di mia Madre.
3Credi in questo amore per te. Sentilo questo amore intorno a te. Povera anima! Non puoi trovare che il mio Cuore che ti sappia amare come ti abbisogna.
4Ti ho tanto amata che ho persino accontentato i tuoi capricci[102], non troppo ragionevoli in verità, avallando con fatti veri i tuoi castelli in aria. Non perché ciò mi sia piacevole, ma perché non volevo sminuirti di fronte al mondo e perché sapevo che anche quei capricci si sarebbero poi mutati in arma di penitenza e di amore, e perciò di santità.
5Ti ho amata tanto che ho saputo aspettarti… Ti guardavo fare la caprettina bizzarra e delle volte sorridevo, delle volte mi rattristavo; ma non mi adiravo mai perché sapevo che la mia caprettina sarebbe divenuta agnella un giorno.
6Se non ti avessi amata come ti ho amata, credi tu che saresti quello che sei? No. Pensalo bene che tu non avresti che sempre più peggiorato. Ma c’ero Io che vegliavo.
7Non avere paura delle mie carezze. Gesù non fa mai paura. Abbandonati. Col tuo cuore e con la tua generosità. Dammi tutto. E prendi tutto da Me.
8Ieri sera, stamattina, hai messo, sul gran rogo del sacrificio per la pace, il tuo fascetto di sacrificio, e l’hai messo con un sorriso spremuto dall’amore, lottando contro le lacrime umane che volevano salire, contro i sussurri del Nemico che ti voleva turbare. 9Oh! cara! Non sarà dimenticato questo tuo sacrificio fatto con gioia d’amore.
Riparazione alle Ostie profanate.
9Ora ti chiedo una cosa. Tu sai, e ci pensi con dolore, che molte particole vengono sparse fra sozzure e rovine, nella devastazione delle chiese. È come fossi Io travolto perché Io sono nel Sacramento. Ebbene metti, idealmente, il tuo amore come un tappeto prezioso, come una tovaglia di purissimo lino per raccogliere Me‑Eucarestia, colpito, ferito, profanato, cacciato dai miei Tabernacoli, non dai piccoli uomini che colpiscono le mie chiese – essi non sono che gli strumenti ‑ ma da Satana che li muove. Da Satana che sa che i tempi stringono e che questa è una delle lotte decisive che anticipano la mia venuta.
10Sì. Dietro il paravento delle razze, delle egemonie, dei diritti, dietro il movente delle necessità politiche, si celano, in realtà, Cielo e Inferno che combattono fra loro. E basterebbe che metà dei credenti nel Dio vero ‑ ma che dico? meno di questo, meno di un quarto dei credenti ‑ fosse realmente credente nel mio Nome perché le armi di Satana venissero domate. Ma dove è la Fede?
L’Eucaristia è il cuore di Dio.
11Ama Me Eucaristico. L’Eucarestia è il Cuore di Dio, è il mio Cuore. Vi ho dato il mio Cuore nell’ultima Cena; ve lo do, purché lo vogliate, sempre. E non concepirete in voi il Cristo e non lo darete alla luce se non saprete far vivere in voi il suo Cuore. Quando nel grembo di una donna si forma una creatura, cosa si forma per prima cosa? Il cuore. Così è per la vita dello spirito. Non darete il Cristo se non formate in voi il suo Cuore amando l’Eucarestia che è Vita e Vita vera. Amando come mia Madre amò Me, appena concepito.
Effetti della comunione eucaristica.
12Oh! che carezze, attraverso la sua carne vergine, a Me, informe e minuscolo, che palpitavo in Lei, col mio cuoricino embrionale! Oh! che palpiti, attraverso le oscure latebre dell’organismo, comunicavo Io al suo cuore, dal profondo di quel Tabernacolo vivo dove mi formavo per nascere e morire per voi, crocifiggendo il cuore di mia Mamma alla mia stessa Croce, per voi!
13Ma Io gli stessi palpiti ve li comunico al cuore quando mi ricevete. La vostra pesantezza carnale e intellettuale non vi permette di percepirli, ma Io ve li do. Tu apriti tutta per ricevermi.
Preghiera di riparazione alle Ostie profanate.
14Tu, molte volte al giorno ‑ non posso dirti: ad ogni momento, ma se fossi[103]2 un cherubino e non una creatura che della materia ha le stanchezze ti direi: ogni momento ‑ ripeti questa preghiera: “Gesù che sei colpito nelle nostre chiese per mano di Satana, ti adoro in tutte le particole sparse e distrutte fra le rovine. Prendi me per tuo ciborio, per tuo trono, per tuo altare. Conosco di non esserne degna, ma Tu ami stare fra coloro che ti amano ed io ti amo per me e per chi non ti ama. Mi imporpori come sangue il dolore perché io divenga degno ornamento per ricevere Te che vuoi essere simile a noi in quest’ora di guerra. Il mio amore sia lampada che arde davanti a Te, Santissimo, e il mio olocausto incenso. Così sia”.»
21. L’Eucarestia è carne, ma è anche sangue[104].
Raccoglier il Sangue e spargerlo spiritualmente.
Dice ancora Gesù:
1«Questa volta mi ti mostro sotto altra veste. L’Eucarestia è Carne, ma è anche Sangue. Eccomi nella veste di Sangue. Guarda come trasuda e sgorga in rivoli sul mio volto sfigurato, come scorre lungo il collo, sul torso, sulla veste, doppiamente rossa perché intrisa del mio Sangue. Vedi come bagna le mani legate e scende sino ai piedi, al suolo. Sono proprio Colui che pigia l’uva di cui parla il Profeta, ma il mio amore ha pigiato Me. Di questo Sangue che ho profuso tutto, sino all’ultima goccia, per l’Umanità, ben pochi ne sanno valutare il prezzo infinito e fruire dei meriti potentissimi.
2Ora Io chiedo a chi lo sa guardare e capire, di imitare Veronica ed asciugare col suo amore il Volto sanguinoso del suo Dio. Ora Io chiedo a chi mi ama di medicare con il suo amore le ferite che continuamente gli uomini mi fanno. Ora Io chiedo, soprattutto, di non lasciare sperdere questo Sangue, di raccoglierlo con attenzione infinita, nelle più piccole stille, e spargerlo su chi del mio Sangue non si cura.
3Nel mese che sta per finire, molto ti ho parlato del mio Cuore e del mio Corpo nel Sacramento. Ora, per il mese del mio Sangue, ti farò pregare il Sangue mio. Di’ dunque così:
4“Divinissimo Sangue che sgorghi per noi dalle vene del Dio umanato, scendi come rugiada di redenzione sulla terra contaminata e sulle anime che il peccato rende simili a lebbrosi. Ecco, io ti accolgo, Sangue del mio Gesù, e ti spargo sulla Chiesa, sul mondo, sui peccatori, sul Purgatorio. Aiuta, conforta, monda, accendi, penetra e feconda, o divinissimo Succo di Vita. Né ponga ostacolo al tuo fluire l’indifferenza e la colpa. Ma anzi per i pochi che ti amano, per gli infiniti che muoiono senza di Te, accelera e diffondi su tutti questa divinissima pioggia onde a Te si venga fidenti in vita, per Te si sia perdonati in morte, con Te si venga nella gloria del tuo Regno. Così sia”.
Sangue che sazia la sete spirituale.
5Ora basta. Alla tua sete spirituale Io porgo le mie vene aperte. Bevi a questa fonte. Conoscerai il Paradiso e il sapore del tuo Dio, né mai quel sapore ti verrà meno se tu saprai venire sempre a Me con le labbra e l’anima mondata dall’amore.»
22. La parola, il nome nuovo, il trono[105].
1Dice Gesù:
1«Sempre vedendo con l’occhio mio le parole dell’Amato si comprende che anche la “manna nascosta”[107] è la mia Parola. Manna perché raduna tutta la dolcezza d’amore della Trinità nostra che vi è Padre, Fratello e Sposo dell’anima e vi ama dei tre amori più alti. Nascosta perché è detta nel segreto del cuore ai meritevoli di gustarla.
2Bene Io vorrei poterla far piovere su tutti e nutrire tutti di essa. Ma è detto: “Non date le perle ai porci e le cose sante ai cani”. E molti che pure sono stati lavati nel mio Battesimo e redenti dal mio Sangue sono più abbietti dei porci e più cani dei cani[108].
3Hai letto come agli antichi ebrei, immeritevoli di possederla, si guastasse la manna nel deserto. Essi demeritavano per la loro mancanza di fede e per la loro sollecitudine umana. Posso Io avere meno rispetto della mia Parola di quanto ne abbia avuto per la manna destinata a nutrire il ventre, mentre la Parola è destinata a nutrire lo spirito?
“Il sassolino bianco”.
4Perciò do la manna a coloro che vincono la parte inferiore con tutte le sue tendenze alla non fede, al senso, alle sollecitudini meschine ed egoiste. Do la manna della mia Parola che riempie di dolcezza e di luce lo spirito vostro. Do il “sassolino bianco nel quale è scritto un nome nuovo” ossia nel quale è rivelata una Verità che è taciuta ai non degni. È la Verità che vi apre le porte dell’eterna Vita, che ve ne dà le chiavi e vi mette sulla Via per giungere alla Porta della mia celeste Città.
5Io sono Via, Verità, Vita. Fuori di Me non c’è altra via, verità e vita. Colui che vince tutti gli ostacoli per seguire Me, diverrà colonna del mio tempio e per la Parola che ha custodita e praticata, dopo esser stato salvato nell’ora tremenda della prova dalla tentazione che uccide, avrà posto sul mio stesso trono, insieme al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo.»
Dice ancora:
6«Il mondo perisce perché non ha custodito la mia Parola, perché l’ha trascurata e derisa. Nessuna forza umana servirà a fermare la corsa del mondo all’abisso perché manca al mondo e alle forze del mondo la cosa che salva. La mia Legge.
7Si è fatto un vuoto nella mistica foresta che avevo coltivata per voi perché aveste dimora all’ombra del mio previdente amore. Le vostre colpe lo hanno fatto e nel vuoto si è insediato padrone il Serpente eterno che vi avvelena col suo fiato e vi uccide col suo morso e impedisce che la mia Legge sia in voi agente di Bene.
8Fumo, veleno, orrore, disperazione avete in voi e intorno a voi. 10E potevate avere Luce, Pace, Speranza, Gioia. Questo potevate avere se aveste seguito la mia Parola, perché Io ho consumato tutto l’orrore della vita per preservarne voi e l’ho fatto con quella atrocità di agonia che ho patito per voi.
9Ma avete gettato il mio dono e avete chiamato a maestro e re Satana. E Satana vi ammaestra e regola, vi sala e sferza per rendervi degni del suo inferno.»
23. DANNI DEI VIZI CARNALI
Danni dell’ozio spirituale[111]
1«Perché hai lavorato tanto in fretta da farti venire le vesciche alle mani?».
2«Quelle sono venute perché non lavoro più con le mani. Vedi, bambino, che è penoso l’ozio[112]? Sempre. Quando poi ci si rimette al lavoro si soffre il doppio, perché si è diventati troppo delicati. Pensa! Se nuoce così alle mani cosa mai farà di male all’anima? Vedi? Io questa sera ho dovuto dirti: “aiutami”, perché soffrivo tanto da non poter tenere la raspa, mentre solo due anni fa lavoravo anche quattordici ore al giorno senza sentire dolore. Lo stesso è per chi si intiepidisce nel fervore, nella volontà. Si rende molle, indebolito. Con più facilità si stanca di tutto. Con più facilità, essendo debole, penetrano in lui i veleni delle malattie spirituali. Con doppia difficoltà, all’opposto, compie le opere buone che prima non gli costava fare perché era sempre in esercizio. Oh! non conviene mai oziare dicendo: “Passato questo periodo mi rimetterò più fresco al lavoro”! Non ci riuscirebbe mai, o con fatica somma».
«Ma Tu non hai oziato!».
«No. Ho fatto altro lavoro. Ma vedi che l’ozio delle mie mani mi è stato nocivo alle stesse».
3E Gesù mostra le palme arrossate e con vesciche qua e là. Marziam le bacia dicendo: «Mia mamma mi faceva così quando mi facevo male, perché l’amore medica».
4«Sì, l’amore medica di tante cose…
L’ira indemonia l’anima[113].
Anime del sangue di caino
5Due si azzuffano sul serio per causa dell’asino di uno, che si è servito della magnifica cesta di lattughe dell’altro asino e se ne è mangiata un bel po’! Forse non è che un pretesto per sfogare un’antica ruggine. Il fatto è che da sotto le vesti corte sino ai polpacci vengono tratti due coltellacci corti e larghi come una mano: paiono daghe mozze ma ben puntute, e lucono al sole. Urla di donne, vocio d’uomini. Ma nessuno interviene a separare i due che sono pronti al duello rusticano.
6Gesù, che procedeva meditabondo, alza il capo, vede, e a passo velocissimo accorre fra i due. «Fermi, in nome di Dio!» ordina.
«No! Voglio farla finita con questo maledetto cane!».
«Anche io! Ci tieni alle frange? Ti farò una frangia con le tue interiora».
7I due roteano intorno a Gesù, urtandolo, insultandolo perché si levi di mezzo, cercando colpirsi senza riuscirvi, perché Gesù con sapienti mosse del manto svia i colpi e ostacola la mira. Ne ha anche il mantello lacerato.
La gente urla: «Vieni via, nazareno, ci andrai di mezzo Tu».
8Ma Lui non si muove e cerca di indurre alla calma, richiamando la mente a Dio. Inutile! L’ira fa pazzi i due contendenti.
9Gesù sprigiona miracolo. Ordina per un’ultima volta: «Vi comando di smetterla».
«No! Levati! Va’ per la tua strada, can d’un nazareno!».
10Allora Gesù stende le mani, col suo aspetto di potenza sfolgorante. Non dice parola. Ma le lame cadono sbriciolate a terra come fossero state di vetro e avessero urtato contro una rupe.
11I due si guardano i manici corti, inutili, rimasti fra le dita. Lo stupore ottunde l’ira. La folla pure urla di stupore.
La santità fa l’anima vittoriosa.
12«E ora?» chiede Gesù, severo. «Dove è la vostra forza?».
Anche i soldati di guardia alla porta, accorsi agli ultimi urli, guardano stupiti, ed uno si china a raccattare i frammenti delle lame e li prova sull’unghia, incredulo ché fossero acciaio.
13«E ora?» ripete Gesù. «Dove è la forza vostra? Su che fondavate il vostro diritto? Su quei pezzi di metallo che ora sono schegge fra la polvere? Su quei pezzi di metallo che non avevano altra forza di quella del peccato d’ira contro un fratello, levandovi per quel peccato ogni benedizione di Dio e perciò ogni forza? Oh! miseri coloro che si fondano su mezzi umani per vincere, e non sanno che non è violenza ma santità quello che ci fa vittoriosi sulla terra e oltre! Perché Dio è coi giusti.
14Udite, tutti o voi d’Israele, e anche voi, soldati di Roma. La Parola di Dio parla per tutti i figli dell’uomo, e non sarà il Figlio dell’uomo quello che la ricusa ai gentili.
L’ira indemonia l’anima.
15Il secondo dei precetti del Signore è precetto di amore verso il prossimo[114]. Dio è buono e nei suoi figli vuole benevolenza. Colui che non è benevolente col prossimo suo, non può dirsi figlio di Dio e non può avere Dio con sé. L’uomo non è una bestia senza ragione che si avventa e morde per diritto di preda. L’uomo ha una ragione e un’anima. Per la ragione si deve saper condurre da uomo. Per l’anima si deve saper condurre da santo. Colui che così non fa, si mette al disotto degli animali, scende all’abbraccio coi demoni perché si indemonia l’anima col peccato d’ira.
La vita eterna è promessa agli operatori di pace.
16Amate. Io non vi dico altro. Amate il prossimo vostro come il Signore Dio d’Israele vuole. Non siate sempre del sangue di Caino. E perché lo siete? Per poche monete, voi che potevate essere omicidi. Per pochi palmi di terra, altri. Per un posto più buono. Per una donna. Che sono queste cose? Eterne? No. Durano molto meno della vita, la quale dura un attimo di eternità. E che perdete se le seguite? La pace eterna che è promessa ai giusti e che il Messia vi porterà insieme al suo Regno. Venite sulla via della Verità. Seguite la Voce di Dio. Amatevi. Siate onesti. Siate continenti. Siate umili e giusti. Andate e meditate».
L’anima appestata dai vizi carnali[115]
Il vizioso impenitente ha la sua anima degna di Satana.
Dice Gesù:
17«Avete letto nel mio Vangelo l’avvilimento del figlio prodigo che ha dilapidato nei vizi le ricchezze avute dal padre e si riduce a guardiano di porci[116]. Ma pensate che ciò sia il massimo dell’abiezione[117]?
18In verità vi dico che se vi fosse concesso salire al mio cospetto col vostro corpo e le vostre vesti e uno di voi salisse, per la morte che ve lo porta, con la sua veste più lurida di porcaro che fosse caduto morente in mezzo allo stabbio coperto di lordura, non farebbe tanto ribrezzo ai celesti abitatori del mio Regno e non susciterebbe il mio sdegno quanto crea tutto ciò l’apparire dell’anima di un appestato dai vizi carnali.
19Il primo avrebbe un sudiciume che perisce e che non è giudicato con rigore: frutto del suo penoso lavoro attira, anzi, sull’onesto mandriano la benedizione divina. Il secondo è un sudiciume che non perisce: lebbra dell’anima ha coperto questa di cancrene fetide che l’hanno corrosa senza limite nel tempo. Nei secoli dei secoli il vizioso impenitente ha la sua anima degna di Satana.
20E quando dico “vizioso” non alludo soltanto a certe forme di vizio che voi stessi giudicate tali. Le giudicate tali e le praticate lo stesso perché siete degli stolti che non sapete reagire agli stimoli del male. Non avete in voi la mia Fede. Se l’aveste, vincereste la carne. Ma non l’avete e il senso predomina sull’anima. Quando dico “vizioso” alludo anche ai vostri occulti peccati di senso, per cui fate del matrimonio una prostituzione e distruggete la ragione per cui esso fu creato.
24. le anime malate d’amore[118]
Infelicità delle anime cattive.
1«Il mondo è dei cattivi. Il Paradiso è dei buoni. Questa è la verità e la promessa. E su questa si appoggi la nostra sicura forza. Il mondo passa. Il Paradiso non passa. Se essendo buono uno se lo conquista, egli in eterno lo gode. E allora? Perché turbarsi di ciò che fanno i cattivi? Ricordate i lamenti di Giobbe[119]? Sono gli eterni lamenti di chi è buono e oppresso; perché la carne geme, ma gemere non dovrebbe, e più è conculcata più si dovrebbero alzare le ali dell’anima nel giubilo del Signore.
2Credete voi che siano felici quelli che felici paiono perché col modo lecito, e più con l’illecito, hanno pingui granai e colmi i tini e traboccano d’olio i loro otri? No. Sentono il sapore del sangue e delle lacrime altrui in ogni loro cibo e il giaciglio pare loro irto di pruni, tanto su esso sentono urlanti i rimorsi. Depredano i poveri e spogliano gli orfani, derubano il prossimo per fare ammasso, opprimono chi è da meno di loro in potenza e in perversità. Non importa. Lasciateli fare. Il loro regno è di questo mondo. E alla loro morte che resta? Nulla. Se non si vuole chiamare tesoro il cumulo di colpe che seco portano e col quale a Dio si presentano. Lasciateli fare. Sono i figli delle tenebre, i ribelli alla Luce, e non possono seguire i luminosi sentieri di essa. Quando Dio fa brillare la stella del mattino, essi la chiamano ombra di morte e come tale la credono contaminata e preferiscono camminare al bagliore sudicio del loro oro e del loro odio, che fiammeggia soltanto perché le cose d’inferno brillano del fosforo degli eterni laghi di perdizione…».
Le anime dei peccatori.
3«Che dire di questi infelici? Dio ha dato loro tempo di fare penitenza ed essi se ne abusano per peccare. Ma non li perde di vista Iddio, anche se pare che lo faccia. E il momento viene in cui, o perché, come fulmine che penetra anche nel masso, l’amore di Dio squarcia il loro duro cuore, o perché la somma dei delitti porta l’onda del loro fango fin nelle loro fauci e nelle loro nari – ed essi sentono, oh! che finalmente sentono! lo schifo di quel sapore e di quel fetore che è ripugnanza agli altri e che fa colmo il loro cuore – viene il momento che ne hanno nausea e sorge un movimento di desiderio al bene. L’anima allora grida: “E chi mi darà di ritornare come nei tempi di prima, quando ero in amicizia a Dio? Quando la sua luce splendeva nel mio cuore e al suo raggio io camminavo? Quando davanti alla mia giustizia taceva ammirato il mondo, e chi mi vedeva mi diceva beato? Il mondo beveva il mio sorriso e le mie parole erano accolte come parole di angelo e balzava d’orgoglio il cuore nel petto dei miei famigliari. Ed ora che sono? Derisione ai giovani, orrore agli anziani, io faccio il soggetto delle loro canzoni, e lo sputo del loro disprezzo mi riga il volto”[120].
Uno solo è l’amore dell’anima.
4Sì, così parla in certe ore l’anima dei peccatori, dei veri Giobbe, perché non vi è miseria più grande di questa, di uno che ha perduto in eterno l’amicizia di Dio e il suo Regno. E devono fare pietà. Solo pietà. Sono povere anime che hanno, per ozio o per sventatezza, perduto l’eterno Sposo. “Di notte, nel mio letto, cercai l’amor dell’anima mia e non lo trovai”. Infatti nella tenebra non si può distinguere lo sposo, e l’anima pungolata dall’amore, irriflessiva perché fasciata dalla notte spirituale, cerca e vuol trovare un refrigerio al suo tormento. Crede trovarlo con qualunque amore. No. Uno solo è l’amore dell’anima: è Dio. Vanno, queste anime che l’amore di Dio pungola, cercando amore. Basterebbe volessero in loro la luce, e amore avrebbero a loro consorte. Vanno come malate, cercando a tentoni amore, e trovano tutti gli amori, tutte le sozze cose che l’uomo ha così battezzate, ma non trovano l’amore; perché l’amore è Dio e non è l’oro, il senso, il potere.
6Povere, povere anime! Se, meno oziose, fossero sorte al primo invito dello Sposo eterno, a Dio che dice: “Seguimi”, a Dio che dice: “Aprimi”, non sarebbero giunte ad aprire l’uscio, coll’impeto del loro amore destato, quando lo Sposo deluso già è lontano. Scomparso… E non avrebbero profanato quell’impeto santo di un bisogno di amore, in una fanghiglia che fa schifo all’animale immondo tanto è inutile e cosparsa di triti triboli, che non erano fiori ma solo aculei che straziano e non coronano. E non avrebbero conosciuto gli scherni delle guardie di ronda, di tutto il mondo che, come Dio, ma per opposti motivi, non perde di vista il peccatore e lo posteggia per deriderlo e per criticarlo.
7Povere anime picchiate, spogliate, ferite da tutto il mondo! Solo Dio non si unisce a questa lapidazione di uno scherno impietoso.
8Ma fa cadere le sue lacrime per medicare le ferite e rivestire di diamantina veste la sua creatura. Sempre sua creatura… Solo Dio… e i figli di Dio col Padre. Benediciamo il Signore”.
25. LE ALTERAZIONI DELL’ANIMA[121]
Un caso di cupidigia
1Uno della folla si fa avanti e dice: “Io non sono discepolo. Ma ti ammiro. Rispondi dunque a questa mia domanda: è lecito ad uno trattenere il denaro di un altro?”.
“No, uomo. Ciò è furto, come lo è quello di levare la borsa ad un passante”.
“Anche se è denaro della famiglia?”.
“Anche. Non è giusto che uno si appropri del denaro di tutti
gli altri”.
2“Allora, Maestro, vieni ad Abelmain sulla via di Damasco e ordina a mio fratello di spartire meco la eredità del padre morto senza avere lasciato scritto parola. Egli tutta se l’è presa. E nota che gemelli siamo, nati da primo ed unico parto. Io ho dunque gli stessi diritti che lui”.
3Gesù lo guarda e dice: “È una penosa situazione, e tuo fratello certo non agisce bene. Ma tutto quello che Io posso fare è pregare per te e più per lui, che si converta, e venire al tuo paese ad evangelizzare, toccandogli il cuore così. Non mi pesa il cammino se posso mettere pace fra voi”.
4L’uomo, inviperito, scatta: “E che vuoi che me ne faccia delle tue parole? Ci vuol ben altro che parole in questo caso!”.
“Ma non mi hai detto di ordinare a tuo fratello di…”.
“Ordinare non è evangelizzare. Ordinare è sempre unito a minaccia. Minaccialo di percuoterlo nella persona se non mi dà il mio. Tu lo puoi fare. Come dalla salute, puoi dare malattia “.
5“Uomo, Io sono venuto a convertire, non a percuotere. Ma se tu avrai fede nelle mie parole troverai pace”.
“Quali parole?”.
“Ti ho detto che pregherò per te e per tuo fratello, acciò tu sia consolato ed egli si converta”.
“Storie! Storie! Io non ho la dabbenaggine di crederle. Vieni e ordina”.
Il demone dell’oro
6Gesù, che era mite e paziente, si fa imponente e severo. Si raddrizza – prima stava un po’ curvo sull’ometto corpulento e acceso d’ira – e dice: “Uomo, e chi mi ha costituito giudice e arbitro fra di voi? Nessuno. Ma, per levare una scissura fra due fratelli, accettavo a venire per esercitare la mia missione di pacificatore e di redentore e, se tu avessi creduto nelle mie parole, tornando ad Abelmain avresti trovato già convertito il fratello. Tu non sai credere. E non avrai il miracolo. Tu, se per primo avessi potuto afferrare il tesoro, te lo saresti tenuto privandone il fratello, perché, in verità, come siete nati gemelli, così avete gemelle le passioni, e tu come tuo fratello avete solo un amore: l’oro; una fede: l’oro. Sta’ dunque con la tua fede. Addio”.
L’uomo se ne va maledicendolo fra lo scandalo di tutti che lo vorrebbero punire.
7Ma Gesù si oppone. Dice: “Lasciatelo andare. Perché volete sporcarvi le mani percuotendo un bruto? Io perdono perché è un posseduto dal demone dell’oro che lo travia. Fatelo voi pure. Piuttosto preghiamo per questo infelice che torni uomo dall’anima bella di libertà”.
8“È vero. Anche nel volto è divenuto orrendo nella sua cupidigia. Hai visto?” si chiedono l’un coll’altro discepoli e astanti che erano vicini all’avaro.
“È vero! È vero! Non pareva più quello di prima”.
“Sì. Quando poi ha respinto il Maestro, per poco lo percuoteva mentre lo malediceva, è divenuto un demone nel volto”.
“Un demone tentatore. Tentava il Maestro alla cattiveria…”.
L’alterazione dell’anima
9“Udite” dice Gesù. “Veramente le alterazioni dell’animo si riflettono sul volto. È come se il demonio affiorasse alla superficie di quel suo possesso. Pochi sono quelli che, essendo demoni, o con atti o con aspetto non tradiscano ciò che sono. E questi pochi sono i perfetti nel male e i perfettamente posseduti. Il volto del giusto invece è sempre bello, anche se materialmente deforme, per una bellezza soprannaturale che si effonde dall’interno all’esterno. E, non per modo di dire, ma per verità di fatti, noi osserviamo nel puro dai vizi una freschezza anche di carni. L’anima è in noi e ci abbraccia tutti. E i fetori di un’anima corrotta corrompono anche le carni. Mentre i profumi di un’anima pura preservano. L’anima corrotta spinge la carne a peccati osceni, e questi invecchiano e deformano. L’anima pura spinge la carne a vita pura. E ciò conserva freschezza e comunica maestà.
10Fate che in voi permanga giovinezza pura di spirito, o risorga se già perduta, e badate di guardarvi da ogni cupidigia, sia del senso che del potere. La vita dell’uomo non dipende dall’abbondanza dei beni che possiede. Ne questa, né tanto meno l’altra: quella eterna. Ma dalla sua maniera di vivere. E, con la vita, la felicità di questa terra e del Cielo. Perché il vizioso non è mai felice, realmente felice. Mentre il virtuoso è sempre felice di una letizia celeste anche se povero e solo. Neppure la morte lo impressiona. Perché non ha colpe e rimorsi a fargli temere l’incontro con Dio, e non ha rimpianti per ciò che lascia sulla terra. Egli sa che in Cielo è il suo tesoro e, come uno che vada a prendere l’eredità che gli spetta, e eredità santa, va lieto, sollecito, incontro alla morte che gli apre le porte del Regno dove è il suo tesoro.
11Fatevi subito il vostro tesoro. Iniziatelo dalla giovinezza, voi che giovani siete; indefessamente lavorate, voi anziani che, per l’età, avete più prossima la morte. Ma, posto che morte è scadenza ignota, e sovente cade il fanciullo prima del vegliardo, non rimandate il lavoro di farvi un tesoro di virtù e di buone opere per l’altra vita, onde non vi raggiunga la morte senza che voi abbiate messo un tesoro di meriti in Cielo. Molti sono quelli che dicono: “Oh! sono giovane e forte! Per ora godo sulla terra, poi mi convertirò”. Grande errore!
26. Anime rintronate da Satana[122].
Anime che si lasciano morire d’inedia.
Dice Gesù:
1«A cosa paragoneremo certi poveri disgraziati? A degli infelici maniaci che, mentre c’è fuori il bel sole e presso a loro degli affetti e dei cibi, ricusano di uscire, di nutrirsi, di parlare, e si rimbucano come bestie selvagge nel loro covo, all’oscuro, lasciandosi morire d’inedia.
Modo di trattare certe anime infelici.
2Sono abissi di errore, di orrore, di odio talora, che vanno colmati con la pazienza, la misericordia, l’amore e il dolore. Pazienza sopportando le loro idee, misericordia avvicinandoli ancora nonostante la ripugnanza che ci dà la lebbra del loro spirito, amore perché l’amore è il vincitore e la medicina più potente di tutte, e dolore perché per dare la Vita e la Luce bisogna morire come fa la lampada che fiammeggia col suo consumarsi e il grano che dà cibo se muore.
Anime rintronate da Satana.
3Date queste cose, basta. Le parole sono inutili perché quelle anime sono rintronate da Satana che impedisce che sentano. Occorre prima vincere Satana, e questo si vince colla preghiera e il dolore, non con le discussioni in cui esso è maestro per persuadere alla sua dottrina.
L’ufficio delle vittime
4Che tu soffra, è naturale. Ognuna di quelle parole, prima di ferire le mie Carni, sono passate attraverso le tue, perché tu ti sei messa fra il mondo e il Maestro per difendere il tuo Re. È l’ufficio delle vittime. Ma Io su ogni ferita ci metto un bacio e per ognuna ti dico: grazie, Maria, per il tuo amore. Che tu ne sia benedetta.
27. REGRESSO VERSO LA BESTIALITA’
L’anima in una morsa di morte[123]
Anime disoneste.
Dice Gesù:
1«È inutile inorridire di certe manifestazioni attuali. Sono frutto dell’interno vostro.
2Io l’ho detto: “È dal cuore che escono pensieri malvagi e malvagi sentimenti, e questi sono quelli che contaminano”[124]. Io ho anche detto che ogni uomo si riconosce dalle sue opere, e che come non si può cogliere dolci frutti sul selvatico pruno così non si può trarre atti onesti da chi ha l’interno disonesto[125]. La disonestà non consiste soltanto nel rubare, nel mentire, nel nuocere al prossimo. È disonestà il mancare verso Dio, il derubare Lui di quel rispetto amoroso che è dovere dell’uomo verso il suo Creatore. È disonestà far servire i suoi doni per atti malvagi. Tutti i suoi doni e specie il dono della vita.
3Ora guarda e giudica come fate mal uso della vita che il Padre vi dona. Guarda e giudica come fate mal uso del vostro corpo in cui alita l’anima, tempio riservato a Dio, in cui risiede la mente che dovrebbe essere volta a comprendere la Legge di Dio come il cuore dovrebbe esser occupato ad amarla e a praticarla.
4Invece che fate? Fate resistenza alle voci del Signore, ai desideri del Signore, ai comandi del Signore, alle volontà del Signore. Come arieti selvaggi opponete la vostra durezza e la vostra ribellione ‑ due corna ben aguzze ‑ ad ogni invito di Dio. Vi rovinate, ma continuate a resistere.
5E vi dite cristiani? No, che non lo siete. Io, il Cristo, non vi ho insegnato ribellione, disubbidienza, lussuria, crudeltà, idolatria. Io vi ho insegnato tutto il contrario. Vi ho mostrato come va usata la vita, vi ho spiegato come voi siete templi di Dio che vuole vivere in voi, che ama vivere in voi ben più che non in sontuosi templi ma fatti solo di pietre e di marmi.
6No, Dio non vuole queste dimore fatte da mano d’uomo. Vuole voi, voi fatti dalla sua mano, voi templi di sangue e di anima, voi che il sangue mio ha rivestito di porpora immortale e purificato come preziosi altari. Questo è quello che vuole Dio per tornare a vivere in amorosa pace con voi.
7Non persistete sulla dura via che avete intrapresa e che vi conduce alla rovina. Siate cristiani veri e non cristiani a parole soltanto. Il mio segno sia realmente inciso nelle fibre vive dei vostri cuori, non sul frontone dei templi vuoti, dove non venite a pregare o ci venite con l’animo turbato da tutte le sollecitudini vane e dalle fermentazioni dei vostri istinti inferiori.
In anime corrotte stanno manifestazioni di peccato.
8Aprite il cuore all’Amore, figli. È quello che più vi manca. Siete senza carità verso Dio, verso il prossimo, verso voi stessi. Sì, anche verso voi stessi, perché uccidete la vostra anima.
9Ché ‑ ricordatevelo sempre ‑ le tentazioni è inevitabile che ci siano, ma esse non fanno male. Male fate voi quando cedete ad esse. E non dite che esse sono più forti di voi. No. Il Padre dà a seconda di quanto avete voi a dare. La tentazione richiede 10 di forza per resisterle? E Dio ve ne dà 10 e anche più[126]. Il male è che siete voi che non fate che desiderare di cedere al male. E allora che può Dio se voi distruggete le forze di Dio con la vostra volontà perversa e vi abbandonate al bacio della tentazione?
10Così facendo mettete l’anima in una morsa di morte e da un’anima malata o morente escono quei sentimenti di cui vi stupite. Ma non può esser diverso. In corpo corrotto stanno fetori di morte. 11 In anime corrotte stanno manifestazioni di peccato.»
Anime regredite verso la bestialità[127]
Regresso verso la bestialità.
4La Legge e la Parola sono sempre uguali, sono sempre quelle, figli che non ci amate. Venti secoli sono nulla davanti alle verità eterne. Io, il Verbo, non sono venuto a mutare la Legge. Neppure Io che sono il Verbo. E voi l’avete mutata perché sulla mia Legge e sulla mia Parola avete messo una sovrapposizione delle vostre stolte parole, delle vostre cieche e crudeli leggi. Avete creduto così di mutare la Legge e la Parola e di progredire.
5Sì. Avete progredito. Ma come uno che non veda più la luce avete progredito non verso la mèta: Dio, ma verso il punto opposto. Siete regrediti verso la bestialità. State uccidendo la vostra anima. Come? Sapete gridare per gli spazi: “Salvate le nostre anime” e poi le uccidete da voi? Ma quando un naufragio inabissa una nave, soltanto i vostri corpi muoiono e i miei angeli sono pronti a portare nei cieli le anime di coloro che sono spirati col nome mio e di Maria, mia Madre, sul labbro. Mentre voi, nel naufragio della vostra figliolanza di figli di Dio, uccidete le vostre anime. Oh! povero Cuore mio!
L’amore misconosciuto è un tormento.
6Parlo con te, Maria, che sai cosa voglia dire essere disamata, offesa, non riconosciuta, tradita, e che ne hai sofferto fino ad ammalartene. Tu puoi capire il mio tormento paragonandolo al tuo.
7L’amore misconosciuto è un tormento. E il mio è un infinito amore infinitamente misconosciuto. Non sono due o tre persone che hanno mancato come per te. Per me sono milioni di persone che in venti secoli mi hanno disamato, offeso, sprezzato. E il mio Cuore, che ama con la perfezione di un cuore divino, si è dilatato nella sofferenza del dolore. La lanciata non è stata dolorosa rispetto alle ferite che mi ha inflitto, in venti secoli, nel Cuore, la razza umana. 9Io sono Dio e non passibile di infermità umana; ma però passibile, nella mia Umanità, al dolore. E voi mi date un infinito e continuo dolore.
8Devo rifugiarmi sul cuore di mia Madre per superare certe ore di spasimo per le vostre brutture, devo guardare i miei confessori per attutire l’amarezza di quello che siete voi, uomini, per Me che vi ho amati fino a morire. Non vogliamo corone preziose sulle teste dei simulacri che mi rappresentano e rappresentano la Madre mia e vostra, mentre voi ci configgete[128]1 continuamente delle spine rispetto alle quali quelle della mia corona erano rose.
9Un’unica corona vogliamo da voi: “Il vostro amore”. Un amore che sia vero, di ogni ora, in ogni evenienza. Basterebbe che questo ci fosse in pochi cuori, in ogni nazione, perché il male venisse debellato dal Bene. Non sono forse bastati dodici veri apostoli, appoggiati al Cuore di Maria, per portare la Carità nel mondo? Ma voi ora siete peggio dei Gentili e dei Giudei.»
28. Anime pigre nate stanche[129]
La sonnolenza spirituale [130].
6L’anima, preclusa come è nella carne, subisce talora per contraccolpo le stanchezze della carne. Tentazioni di Satana, mancanze più o meno gravi ‑ non parlo della colpa mortale, la quale separa violentemente l’anima dal suo Dio, ma parlo delle colpe più lievi le quali, per quanto lievi, hanno per conseguenza una spossatezza dello spirito ‑ delusioni, dolori, avvenimenti della vita, nei meno formati alla vita dello spirito provocano, con le altre cause, delle stanchezze dell’anima.
7Ma dovete reagire ad esse. Sono come uno di quei languori fisici che precedono le consunzioni della carne. Guai a non combatterli all’inizio! Ma tre volte guai a non combattere i languori dello spirito che portano alla sonnolenza spirituale e lentamente alla morte dell’anima.
8Dio non ama i pigri, non ama coloro che preferiscono i loro comodi al buon Signore. Dio punisce coloro che si intiepidiscono. Si ritira.
9Il vostro buon Dio vi chiama per destarvi, vi prega di accoglierlo, vi si mostra affannoso per avervi cercato e vi chiede il cuore per ricoverarsi in esso. Ma non sapete che il più bel tabernacolo per il vostro Signore è il cuore vostro? Tutto tenta il buon Dio per trarvi dal sonno spirituale e dalla spirituale pigrizia. Alle volte tenta forzare anche i mistici cancelli del cuore e tenta di entrare. Poi si ritira perché non ricorre che raramente alla violenza. Vi lascia liberi sempre, anche se il lasciarvi tali è per Lui dolore, perché vede che fate della libertà mal uso.
10Qualche volta, quasi sempre anzi, l’anima avverte la venuta del suo Dio, sente il suo tentativo per entrare e, poiché l’anima si ricorda d’esser creata da Dio, si sente trasalire di dolcezza.
La morte dell’anime
11Voi la conculcate l’anima, voi non la seguite nei suoi desideri, ma essa è resistente a morire in voi. Muore per ultima, muore dopo che è morta la mente ed è morto il cuore per la superbia e la lussuria; essa muore solo quando voi la uccidete levandole la Luce, l’Amore, la Vita, ossia Dio. Ma finché non è morta, essa trassale di gioia e palpita di amore quando Dio le si accosta. Guai a coloro che non vogliono secondare questi moti dell’anima. Sono simili a dei malati che, con continue imprudenze e disubbidienze al medico, sempre più aggravano la malattia sino a renderla mortale.
Priorità dei diritti dell’anima.
12Quando la vostra anima si scioglie di dolcezza perché sente Dio oltre i cancelli, secondate il moto dell’anima, lasciate ogni sollecitudine della carne, mettete questa vostra carne superba in ginocchio, riconoscete i diritti della regina chiusa in voi, della regina che vuole seguire il suo Re, e adorate la benignità del Re che è venuto a voi per amare la vostra anima che voi tenevate segregata, che è venuto per amarvi, e darvi il pegno di salvezza anche per questa vostra carne, alla quale tanto tenete ma per la quale non sapete fare nulla di realmente utile.
13Dio vuole che alla risurrezione finale anche le vostre carni splendano di luce e di bellezza soprannaturale ed eterna. Splendano per le opere sante compiute nella vita della terra, per le opere compiute seguendo gli impulsi dell’anima mossa da Dio.
14Se sapeste che grazia grande è ogni venuta di Dio‑Amore! Se lo comprendeste, direste ad ogni istante: “Vieni, Signore Gesù! Vieni a guidare l’anima mia! Sii il mio Re e il mio Maestro”. Se lo sapeste, segnereste ogni incontro, ogni venuta, fra i giorni fausti della vostra vita di uomini. E in verità nessun avvenimento è tanto fausto quanto quello in cui Io entro col mio amore nel vostro cuore per salvarvi e condurvi, oltre la vita, alla Vita vera, eterna e beata.
Priorità della ricerca di Dio[132].
15Quando per vostra incuria voi avete lasciato passare oltre il vostro Maestro, afflitto per la vostra inerzia spirituale; quando il rimorso, grido della coscienza che non tace mai completamente, neppure nei più depravati, desta la vostra anima che avete intontita nella tiepidezza e nella materialità, siate solleciti ai ripari. Cercate subito Iddio.
16Pensate che senza Dio si erra su vie di morte sino a perire in eterno. Pensate anche che Dio è pietoso ed ha viscere di carità per voi. Egli sente subito il vostro grido che lo richiama e, se anche per vostro castigo sta nascosto qualche tempo, non sta lontano. Voi non lo vedete, ma Egli è già presso a voi col suo cuore di Padre che perdona al figlio sviato e anela di stringerselo al cuore.
Superare le guardie di ronda[133].
17Cercate subito Iddio. Superate le guardie di ronda: le insidie che il Nemico scagliona lungo la via per impedire che un’anima gli sfugga per ricoverarsi in Dio. Lasciate pure che per vendetta vi spogli, Satana invidioso e crudele.
18Meglio per voi entrare nudi di umanità nella vita eterna, ma ricchi soltanto di ricchezze spirituali, che accompagnati alle soglie di Dio da affetti, onori, gioie terrene, per essere buttati fuori perché avete già avuto tutto e non meritate altro, avendo preferito avere questo “tutto”, che cade e vi trascina nel cadere, all’unica cosa necessaria ad aversi: la moneta per entrare nella Vita eterna, accumulata con fatiche, sforzi, pazienza spirituale, piccioli santi raggranellati ora per ora obbedendo alla mia Legge per amore mio, perle mistiche ottenute col dolore sofferto per amore, rubini eterni creati dal vostro voler essere miei figli, contro le voci della natura carnale, contro gli scherni e le vendette del mondo, contro le seduzioni e le ire di Satana, volute vincendo se stessi e i nemici di se stessi: uomini o demoni che siano, volute stritolando la carne pur di far trionfare lo spirito che vuole seguire la Volontà di Dio, volute sino a sudare sangue vivo come Io davanti alla più forte tentazione, alla più forte paura, alla più forte Volontà divina che uomo abbia potuto subire.
19Se sapeste cosa è un vostro “no” detto alle forze della carne, degli affetti, delle ricchezze, degli onori, per essere fedeli a Colui che vi ama! Se sapeste cosa è esser pronti a lasciarsi togliere anche le cose care pur di essere tutti di Dio!
20Certe spogliazioni, subìte con rassegnazione se non con giubilo, poiché si può giubilare ancora per la salute immolata secondo i fini di Dio, ma non si può giubilare su una tomba che si chiude su un padre, una madre, uno sposo, un figlio, un fratello – sono stato Uomo fra gli uomini Io pure e ricordo cosa è non udire più una voce cara, non vedere più la casa animata da un parente e vuota la dimora di un amico della sua presenza ‑ certe spogliazioni subìte con rassegnazione hanno il valore di un martirio, Maria, ricordalo. Lo hanno come lo ha quello della vita offerta per l’avvento del mio Regno nei cuori, delle febbri, delle malattie subìte perché cadano le febbri delle anime e le malattie degli spiriti.
21E l’uno e l’altro martirio avranno il premio del martirio: la stola porpurea di coloro che sono venuti a Me attraverso una grande tribolazione, teoria di fuoco che seguirà l’Agnello insieme alla candida teoria dei vergini, la seconda alla mia destra, la prima alla mia sinistra perché veramente questi eroi dello spirito sono i figli del mio Cuore squarciato da un martirio d’amore, come i primi sono i nati di Maria che più somigliano alla Madre e al Figlio della Madre, sono coloro che vissero in veste d’uomini con sentimenti d’angeli: oltre la carne e il sangue.
Trovato Dio, non separatevi più da Lui[135].
22Con ogni vostro mezzo, con santa audacia, cercate il Signore. Cercatelo per riparare la pigrizia di prima. E una volta trovatolo, non separatevi più da Lui.
23In Lui è il Bene che non muore. In Lui è la Vita e la Verità. Se starete in Lui non perirete. Se vivrete in Lui non morrete, non conoscerete errori. Come barca che entra sicura nel porto perché il suo pilota l’ha saputa condurre, voi, guidati dal Cristo, entrerete nel porto della Pace. Io ve lo dico, Io che non mento.
24Non rinnegatemi mai, figli che amo. Siate fedeli a Me ed Io vi darò la gloria.»
29. LE ANIME ebre e FEDIFRAGhe[136]
Anime pazze e fedifraghe
Società di pazzi e di fedifraghi[137].
7Guarda, Maria. Questo mio popolo, divenuto più straniero e ribelle che vero popolo mio ‑ poiché è mio di nome soltanto, ma in realtà milita sotto altre bandiere e obbedisce ad altre leggi che non sono certo la bandiera del Cristo e la Legge di Dio ‑ questo popolo mi va cercando. Ma come mi cerca?
8L’ho, un giorno, paragonato ad un cieco. Oggi lo paragono ad un ebbro. È infatti ebbro per essersi satollato, sino all’abbrutimento[138], dei suoi vizi. L’ebbro è un incapace di comprendere e di guidarsi. La sua mente brancola nelle caligini del vino e ciò lo rende inferiore alle bestie stesse.
9Mi cerca! Oh! popolo di pazzi e di fedifraghi, che avete minato l’integrità del vostro spirito con le febbri dei sensi e dei peccati e che avete tradito Iddio, come puoi trovarmi, o popolo che eri mio, se non levi da te la veste di lordura e non torni con lo spirito al tuo Signore, ma vi torni realmente, e non per ipocrito e saltuario culto il cui pungolo è dato non dall’amore ma dal bisogno, dalla paura, dall’interesse, e tutti e tre terreni, utili solo alla vostra parte che muore e non all’anima immortale?
Anime corrose brulicanti di vermi.
10Ma se anche voi, nella boriosa ingiustizia vostra, trovate di esser viventi nella Giustizia e vi auto lodate come fedeli alla legge del vostro Iddio e accusate Dio di non esser buono perché vi punisce di colpe che non avete commesse, ma anche se voi fate tutto questo, Io, la Verità che non erra, vi dico che è più vivo uno, sepolto non da quattro ma da dieci volte quattro giorni nel fetore di un sepolcro, che non voi che avete l’anima corrosa in sette e dieci punti dalle cancrene dei vostri palesi o subdoli peccati. Ed i subdoli non sono i meno gravi. Ma anzi spesso sono doppiamente colpevoli perché sfuggono alla legge umana e ingannano gli altri nel giudicarvi per quello che siete.
11Gli altri: uomini. Non Dio il quale vede il verminaio brulicante che si è sostituito in voi alla vostra anima di luce, a quell’anima che Io vi ho data e che vi ho redenta e che mi è cara come fosse una parte di Me stesso, e, misticamente, lo è poiché voi siete le membra del mio mistico Corpo e il più piccolo di voi, sulla terra, è ai miei occhi uguale e anche superiore al più grande, perché Io non guardo alle fangose glorie della terra ma al vero valore vostro che è dato da quello che siete rispetto alle leggi eterne.
12La vostra ingiusta rampogna sale al mio trono e, se il peccato m’offende come lordura lanciata alla mia Sublimità, il vostro rimprovero immeritato e irrispettoso è come un fumo che m’infastidia e mi forza a sempre più allontanarmi da voi per sfuggirlo.
Cristiani bugiardi nello spirito[139].
13Avete pregato? Avete frequentato le chiese? Avete digiunato? Avete evitato di uccidere e di rubare? E che perciò? Cosa avete fatto di più di quanto fosse vostro stretto dovere di fare? E come lo avete fatto?
14Avete pregato come e perché? Male, con l’anima assente o con l’anima sporca d’odio, e quasi sempre per vostri interessi personali, quindi egoisti. La vostra preghiera perciò era scissa dalla carità. E come volete che essa mi sia stata da voi offerta se non avete l’aureo calice in cui posarla per alzarla al mio trono?
15Avete frequentato la chiesa? Come e perché? Per abitudine, per ipocrisia, per pettegolezzo. Quanto pettegolezzo si fa anche nel tempio santo del vostro Dio, davanti a Me annichilito nel Sacramento d’amore per insegnarvi a quale dedizione l’essere deve giungere per essere gradito all’Eterno e utile ai fratelli.
16Avete digiunato? Ohimè, i vostri digiuni che, quando veramente li fate, sono così piccini, non per quantità, ma per spiritualità! E vi negate un boccone di pane e poi accontentate la gola con le superfluità. I vostri digiuni fatti senza volontà d’amore, ma solo per paura della punizione divina. Ma non sapete che è meglio digiunare di una parola aspra che non di un sontuoso pasto?
17Avete evitato di uccidere e rubare? Oh! non per Me. Per paura delle vostre galere. Ecco perché. E non sempre questa paura vi trattiene. E poi, ma credete che ci sia molta differenza, o bugiardi nello spirito, fra chi uccide un’altra anima trascinandola al male o uccide una riputazione o ruba un ufficio, una moglie a un marito, un marito a una moglie, un figlio ai genitori, e colui che dà una coltellata o ruba una borsa? Anzi, in verità vi dico, che fra chi uccide un corpo in impeto d’ira e chi uccide un’anima o una riputazione con lenta e premeditata azione, che fra chi ruba una borsa e chi ruba una persona ai suoi famigliari, è[140] molto più colpevole il colpevole verso lo spirito che non l’altro. E questa è verità.
18Io voglio, per amarvi ed aiutarvi, o disgraziati figli che da voi stessi vi fate tutto il male di cui morite, che voi imponiate un ben altro digiuno a voi stessi, una ben altra preghiera, un ben altro modo di agire. Mettete a digiuno i vostri sensi, creature affamate di ogni sensualità; sappiate pregare con le vostre opere più che con le vostre labbra; agite come Io vi ho detto di agire, Io e nessun altro, ché uno solo è il Maestro e quell’Uno sono Io: l’Intelligenza, la Giustizia, la Carità.
19Oh! allora come tutto cambierà per voi! Non sarete più i bastardi, gli stranieri, i ribelli del vostro Signore, ma tornerete ad essere i miei figli, ma tornerete ad essere la mia gioia ed Io sarò la vostra. Come vi parrà allora lontano il tempo in cui eravate come pecore sperse che tutti i passanti percuotono, in cui a tutti era lecito rider di voi e criticarvi come folli che vivono dell’elemosina che loro ottiene la loro miseria di cui tanti ridono.
20Tornate al Signore Iddio vostro. L’ora è piena. Piena in tutti i modi. Quattro sono i calici colmi. Due divini e due infernali. In questi ultimi è strage per la terra e morte per lo spirito. Negli altri, divini, è Giustizia in uno e Misericordia nell’altro. Sta a voi, che attirate col vostro agire i flutti straripanti dei calici infernali, far sì che l’altro calice di punizione ‑ quella divina ‑ non si vuoti su voi, ma bensì scenda sul mondo che muore, sull’uomo che muore, sullo spirito che muore, la Misericordia mia. Essa è Vita, figli cari. Non tardate oltre ad attirare la mia Pietà su voi.
21Venite al Salvatore vostro. Nel mio Cuore aperto, che parla d’amore, trovate quello che avete dilapidato: l’amore. Se amerete sarete salvi. Tutto è facile a chi ama e tutto è perdonato a chi ama. Sono il Cristo che ha assolto la peccatrice perché molto amò. Sono quello e non muto. Sono qui, proteso su voi, come un padre sul letto del figlio malato e un medico su un infermo per salvarvi ancora, per salvarvi sempre.
22Lasciatevi abbracciare dal vostro Iddio, lasciatevi curare dal vostro Medico, lasciatevi salvare dal vostro Salvatore. Non chiedo che questo: che vi lasciate salvare da Me venendo a Me con la vostra anima malata, ma piena di buona volontà. Le mie mani che hanno sanato i lebbrosi quando ancora non erano fatte due volte sante dal martirio, oltre che per la loro natura di mani di un Dio, versano dai fori gloriosi delle palme l’acqua che monda e il balsamo che rende incorruttibili.
Vi guiderà sempre il Signore[143].
23Venite a Me. Ve ne esorto come Maestro. Ve ne prego come uno che vi ama perché vi amo e di un amore così grande che solo in Cielo potrete vederne l’immensità senza restarne schiacciati.
24E tu, piccola figlia del mio Cuore, va’ in pace. Poiché hai saputo amarmi fino all’estremo, ti ho confidato la Parola che più alta non ve n’è. Essa è in te come una stella chiusa nel tuo spirito e ti illumina con luce di pace e di vita.
25Resta ciò che sei e sii beata in Me. La mia Pace mette il suo balsamo su tutti i tuoi diversi modi di soffrire. Ti benedico e sono Gesù.»
30. L’ANIMA DI GIUDA[144]
L’Iscariota sorpreso a rubare.
67Giovanni apre la porta e ha un «ah!» quasi di terrore. Lascia cadere la brocca e si tappa gli occhi con le mani, curvandosi come per farsi piccino, per annullarsi, per non vedere. Dalla stanza viene un rumore di monete che si spargono al suolo tintinnando.
68Gesù è già alla porta. Ho tenuto più tempo io a descrivere che Lui ad arrivare. Scansa con impeto Giovanni, che geme: «Via! Va’ via!». Spalanca la porta socchiusa. Entra.
69É la stanza dove, ora che ci sono le donne, prendono i pasti. In essa sono due vecchi cofani ferrati, e davanti ad uno di essi, proprio di fronte alla porta, è Giuda, livido, con gli occhi pieni d’ira e di sgomento insieme, con una borsa nelle mani… Il forziere è aperto… e in terra sono monete e altre ne cadono a terra scivolando fuor da una borsa che è sul limite del cofano, a bocca aperta, mezza coricata. Tutto testimonia, in maniera che non si può avere dubbi, ciò che stava accadendo. Giuda è entrato in casa, ha aperto il cofano e ha rubato. Stava rubando.
70Nessuno parla. Nessuno si muove. Ma è peggio che se tutti urlassero o si avventassero l’un contro l’altro. Tre statue. Giuda il demonio, Gesù il Giudice, Giovanni il terrorizzato dalla rivelazione della bassezza del compagno.
71La mano di Giuda, che tiene la sua borsa, ha un tremito, e le monete messe in essa tintinnano soffocatamente.
72Giovanni è tutto un tremito e, per quanto sia rimasto con le mani strette sulla bocca, i suoi denti battono, mentre gli occhi spauriti guardano Gesù più di Giuda.
Un passo, un gesto, e una parola.
73Gesù non ha un fremito. É dritto e glaciale, addirittura glaciale tanto è rigido.
74Finalmente fa un passo, un gesto, e ha una parola. Un passo verso Giuda; un gesto, quello di far segno a Giovanni di ritirarsi; una parola: «Va’!».
75Ma Giovanni ha paura e geme: «No! No! Non mi mandare via. Lasciami qui. Non dirò nulla… ma lasciami qui, con Te».
76«Va’ via! Non temere! Chiudi tutte le porte… e se viene qualcuno… chiunque sia, anche mia Madre… non lasciare che vengano qui. Va’. Ubbidisci!».
«Signore! …».
77Sembra che il colpevole sia Giovanni, tanto è supplice e schiantato.
78«Va’, ti dico. Non accadrà nulla. Va’», e Gesù tempera il comando posando la mano sulla testa del Prediletto con gesto di carezza. E vedo che quella mano ora trema. E Giovanni la sente tremare e la prende e la bacia con un singhiozzo che dice tante cose. Esce.
Il Messia non odia e non maledice.
79Gesù chiude la porta a chiavistello. Torna a girarsi per guardare Giuda, che deve essere ben annichilito se non osa, lui, così audace, una parola o un gesto. Gesù gli va direttamente davanti, girando intorno alla tavola che è al centro della stanza. Non so dire se va svelto o lento. Sono troppo spaventata dal suo volto per poter misurare il tempo. Vedo i suoi occhi e ho paura come Giovanni. Lo stesso Giuda ha paura, si arretra fra il cofano e una finestra spalancata la cui luce, rossa per il tramonto, si riversa tutta sopra Gesù.
80Che occhi ha Gesù! Non dice parola. Ma quando vede che dalla cintura della veste di Giuda sporge una specie di grimaldello, ha uno scatto pauroso. Alza il braccio col pugno chiuso come per colpire il ladro, e la sua bocca inizia la parola «maledetto!», o «maledizione». Ma si domina. Arresta il braccio che già stava calando e tronca la parola alle tre prime lettere. E si limita, con uno sforzo di dominio che lo fa tremare tutto, a disserrare il pugno chiuso, a calare il braccio levato sino all’altezza della borsa che Giuda ha in mano e a strapparla lanciandola al suolo, dicendo con voce soffocata, mentre calpesta borsa e monete e le sparge con un furore contenuto ma terribile: «Via! Lordura di Satana! Oro maledetto! Sputo d’inferno! Veleno del serpente! Via!».
L’iscariota posseduto da satana.
81Giuda, che ha avuto un grido soffocato quando ha visto Gesù prossimo a maledirlo, non reagisce più. Ma da oltre la porta chiusa un altro grido risuona quando Gesù lancia al suolo la borsa. E questo grido di Giovanni esaspera il ladro. Gli rende la sua demoniaca audacia. Lo fa furente. Quasi si getta contro Gesù urlando: «Mi hai fatto spiare per disonorarmi. Spiare da un ragazzo stolto che non sa neppure tacere. Che mi svergognerà in faccia a tutti! Ma questo Tu volevi. E del resto… Sì! Questo voglio anche io. Io voglio questo! Portarti a cacciarmi! Portarti a maledirmi! A maledirmi! A maledirmi! Tutto ho tentato per farmi cacciare». É rauco d’ira e brutto come un demonio. Ansa come avesse qualcosa che lo strozza.
82Gesù gli ripete, sommesso ma terribile: «Ladro! Ladro! Ladro!», e termina dicendo: «Oggi ladro. Domani assassino. Come Barabba. Peggio di lui». Gli soffia quella parola sul volto, perché ora sono vicinissimi, ad ogni frase dell’altro. Giuda, ripreso fiato, risponde: «Sì. Ladro. E per colpa tua. Tutto il male che io faccio è per colpa tua, e Tu non ti stanchi mai di rovinarmi. Tu salvi tutti. Dài amore e onori a tutti. Accogli i peccatori, non ti fanno schifo le prostitute, tratti da amico i ladri e gli strozzini e i lenoni di Zaccheo, accogli come fosse il Messia la spia del Tempio, o stolto che sei! E fai capo nostro un ignorante, tesoriere un gabelliere, confidente tuo uno stolto. E a me misuri il picciolo, non mi lasci una moneta, mi tieni vicino come un galeotto è tenuto vicino al banco del remo, non vuoi neppur che noi, dico noi ma sono io, io solo che non devo accettare oboli di pellegrini. É perché io non tocchi il denaro, che Tu hai ordinato che non si prendesse denaro da nessuno. Perché Tu mi odi. Ebbene: anche io ti odio! Tu non hai saputo percuotermi e maledirmi poco fa. La tua maledizione mi avrebbe incenerito. Perché non l’hai data? L’avrei preferita a vederti inetto così, svigorito così, un uomo finito, un uomo vinto…».
«Taci!».
83«No! Hai paura che Giovanni senta? Hai paura che egli finalmente capisca chi Tu sei e ti lasci? Ah! L’hai questa paura, Tu che fai l’eroe! Sì, che ce l’hai! E hai paura di me. Hai paura! Per questo non mi hai saputo maledire. Per questo mi fingi amore mentre mi odi! Per blandirmi! Per tenermi quieto. Lo sai che io sono una forza! Lo sai che io sono la forza. La forza che ti odia e che ti vincerà! Te l’ho promesso che ti seguirò sino alla morte offrendoti tutto, e tutto ti ho offerto, e ti starò vicino sino alla tua ora e alla mia ora. Magnifico re che non sa maledire e cacciare! Re-nuvola! Re idolo! Re stolto! Mentitore! Traditore del tuo stesso destino. Mi hai sempre sprezzato, dal nostro primo incontro. Non mi hai corrisposto. Ti credevi sapiente. Sei un ebete. Te la insegnavo la via buona. Ma Tu… Oh! Tu sei il puro! Sei la creatura che è uomo ma che è Dio, e sprezzi i consigli dell’Intelligente. Tu hai sbagliato dal primo momento e sbagli. Tu… Tu sei… Ah!».
Virtù, silenzio, preghiera, vincono Satana.
84Il fiume di parole cessa di botto e succede un silenzio lugubre dopo tanto clamore e una lugubre immobilità dopo tanti gesti. Perché, mentre io scrivevo senza poter dire ciò che accadeva, Giuda, curvo, simile, sì, proprio simile ad un cane feroce che guati la preda e gli si accosti pronto al balzo, si è sempre fatto più accosto a Gesù, con un viso da non potersi guardare, con le mani adunche, i gomiti stretti al corpo, proprio come fosse per assalire Gesù, il quale non dà segno della minima paura e si muove voltando anche le spalle all’altro, che potrebbe assalirlo e prenderlo per il collo, ma non lo fa, per aprire la porta e guardare nel corridoio se Giovanni se ne è proprio andato. Il corridoio è vuoto e semibuio, avendo Giovanni chiuso la porta che va nell’orto dopo essere uscito di là. Gesù allora rinchiude la porta a chiavistello e si addossa alla stessa, attendendo senza un gesto o una parola che la furia cada.
85Io non sono competente. Ma credo di non sbagliare dicendo che per bocca di Giuda ha parlato Satana stesso, che questo è un momento di possessione palese di Satana nell’apostolo pervertito, già alla soglia del Delitto, già dannato per propria volontà. Lo stesso modo come cessa il fiume di parole, lasciando come sbalordito l’apostolo, mi ricorda altre scene di possessione viste nei tre anni di vita pubblica di Gesù.
86Gesù, addossato contro la porta, tutto bianco contro il legno scuro, non fa il minimo gesto. Soltanto i suoi occhi potenti di dolore e di fervore guardano l’apostolo. Se si potesse dire che gli occhi pregano, io direi che gli occhi di Gesù pregano mentre Egli guarda il disgraziato. Perché non è solo dominio che esce da quegli occhi così afflitti, ma è anche fervore di preghiera. Poi, verso la fine del parlare di Giuda, Gesù apre le braccia che aveva strette lungo il corpo, ma non le apre né per toccare Giuda, né per fare un gesto verso lo stesso o alzarle al cielo. Le apre orizzontalmente, assumendo la posa del Crocifisso, là, contro il legno scuro e la parete rossastra. É allora che dalla bocca di Giuda rallentano le ultime parole ed esce quell’«Ah!» che spezza il discorso.
87Gesù resta come è, con le braccia aperte, e guarda l’apostolo sempre con quello sguardo di dolore e preghiera. E Giuda, come uno che esce da un delirio, si passa la mano sulla fronte, sul volto sudato… pensa, ricorda e, sovvenendosi di tutto, crolla a terra non so se piangendo o meno. Certo va a terra, come gli fossero mancate le forze.
La forza del Salvatore è l’amore.
88Gesù abbassa lo sguardo e le braccia, e con voce bassa ma chiara dice: «Ebbene? Ti odio? Potrei colpirti col piede, schiacciarti chiamandoti “verme”, potrei maledirti, così come ti ho liberato dalla forza che ti fa delirare. Tu l’hai creduta debolezza la mia impossibilità di maledirti. Oh! non è debolezza! É che Io sono il Salvatore. E il Salvatore non può maledire. Può salvare. Vuol salvare… Tu hai detto: “Io sono la forza. La forza che ti odia e che ti vincerà”. Io pure sono la Forza, anzi, sono l’unica Forza. Ma la mia forza non è odio. É amore. E l’amore non odia e non maledice, mai. La Forza potrebbe anche vincere le singole battaglie come questa fra Me e te, fra Me e Satana che è in te, e levarti il tuo padrone, per sempre, come ho fatto ora tramutandomi nel segno che salva, nel Tau che Lucifero non può vedere. Potrebbe anche vincere queste singole battaglie, come vincerà quella prossima contro Israele incredulo e uccisore, contro il mondo e contro Satana sconfitto dalla Redenzione. Potrebbe anche vincere queste singole battaglie come vincerà quella ultima, lontana per chi conta a secoli, vicina per chi misura il tempo colla misura dell’eternità.
La regola perfetta della salvezza.
89Ma che gioverebbe violare le regole perfette del Padre mio? Sarebbe giustizia? Sarebbe merito? No. Non sarebbe né giustizia né merito. Non giustizia verso gli altri uomini colpevoli, ai quali non è tolta la libertà di esserlo, i quali potrebbero nel dì finale chiedermi e rimproverarmi il perché della condanna e la parzialità fatta a te solo. Saranno dieci e centomila quelli, settanta volte dieci e centomila quelli che faranno i tuoi stessi peccati e si indemonieranno per volontà propria, e saranno offensori di Dio, torturatori della madre e del padre, assassini, ladri, mentitori, adulteri, lussuriosi, sacrileghi, e infine deicidi, uccidendo materialmente il Cristo un giorno vicino, uccidendolo spiritualmente nei loro cuori nei tempi futuri. E tutti potrebbero dirmi, quando Io verrò a separare gli agnelli dai becchi, a benedire i primi e a maledire, allora sì, a maledire i secondi, a maledire perché allora non ci sarà più redenzione, ma gloria o condanna, a rimaledirli dopo averli già maledetti singolarmente alla morte prima e al singolo giudizio. Perché l’uomo, tu lo sai perché me lo hai sentito dire cento e mille volte, perché l’uomo può salvarsi finché la vita dura, finché già è agli estremi aneliti. Basta un attimo, un millesimo di minuto perché tutto sia detto fra l’anima e Dio, sia chiesto perdono e ottenuta assoluzione… Tutti, dicevo, potrebbero dirmi, tutti questi dannati: “Perché noi non ci hai legati al Bene come facesti con Giuda?”. E avrebbero ragione.
90Perché ogni uomo nasce con le stesse cose naturali e soprannaturali: un corpo, un’anima. E mentre il corpo, essendo generato da uomini, può essere più o meno robusto e sano dal nascere, l’anima, creata da Dio, è per tutti uguale, dotata delle stesse proprietà, degli stessi doni da Dio. Fra l’anima di Giovanni, dico il Battista, e la tua, non c’era differenza, quando furono infuse alla carne. Eppure Io ti dico che, anche se la Grazia non lo avesse presantificato[145], perché l’Araldo del Cristo fosse senza macchia, come si converrebbe che tutti coloro che mi annunciano lo fossero, almeno per quanto riguarda i peccati attuali, la sua anima sarebbe stata, divenuta, ben diversa dalla tua. Anzi la tua sarebbe divenuta diversa dalla sua. Perché egli avrebbe conservato la sua anima nella freschezza degli incolpevoli, l’avrebbe anzi sempre più ornata di giustizia, secondando il volere di Dio che vi desidera giusti, sviluppando i doni gratuiti ricevuti con sempre più eroica perfezione.
Tu invece… Tu hai devastato e disperso la tua anima e i doni ad essa dati da Dio. Che ne hai fatto della tua libertà d’arbitrio? Che del tuo intelletto? Hai conservato al tuo spirito la libertà che era sua? Hai usato l’intelligenza della tua mente con intelligenza? No. Tu, tu che non vuoi ubbidire a Me, non dico a Me-Uomo, ma neppure a Me-Dio, tu hai ubbidito a Satana. Tu hai usato l’intelligenza della tua mente e la libertà del tuo spirito per comprendere le Tenebre. Volontariamente. Ti è stato posto davanti il Bene ed il Male. Hai scelto il Male. Anzi, ti è stato posto davanti soltanto il Bene: Io. L’Eterno tuo Creatore, che ha seguito l’evolversi della tua anima, che anzi conosceva questo evolversi perché nulla ignora l’eterno Pensiero di ciò che si agita da quando il Tempo è, ti ha posto davanti il Bene, solo il Bene, perché sa che tu sei debole più di un’alga di fossato.
Il capo stipite dei satanismi e gli eretici
91Tu mi hai gridato che Io ti odio. Ora, essendo Io Uno col Padre e con l’Amore, Uno qui come Uno in Cielo -ché se in Me sono le due Nature, e il Cristo, per la natura umana e sinché la vittoria non lo libererà dalle limitazioni umane, è a Efraim e non può essere altrove in quest’istante, come Dio, Verbo di Dio, sono in Cielo come in Terra, essendo sempre onnipresente e onnipotente la mia Divinità- ora essendo Io Uno col Padre e lo Spirito Santo, l’accusa a Me fatta, tu a Dio Uno e Trino l’hai fatta.
92A quel Dio Padre che ti ha creato per amore, a quel Dio Figlio che s’è incarnato per salvarti per amore, a quel Dio Spirito che ti ha parlato tante volte per darti desideri buoni per amore. A questo Dio Uno e Trino, che ti ha tanto amato, che ti ha portato sulla mia via, facendoti cieco al mondo per darti tempo di vedere Me, sordo al mondo per darti modo di sentire Me. E tu!… E tu!… Dopo avermi visto e udito, dopo esser liberamente venuto al Bene, sentendo col tuo intelletto che quella era l’unica via della vera gloria, hai respinto il Bene e ti sei liberamente dato al Male. Ma se tu, col tuo libero arbitrio, hai voluto questo, se hai sempre più rudemente respinto la mia mano che ti si offriva per trarti fuor dal gorgo, se tu sempre più ti sei allontanato dal porto per sprofondarti nell’infuriato mare delle passioni, del Male, puoi dire a Me, a Colui dal quale procedo, a Colui che mi ha formato Uomo per tentare la tua salute, puoi dire che ti abbiamo odiato? Mi hai rimproverato di volere il tuo male… Anche il fanciullo malato rimprovera il medico e la madre per le amare medicine che gli fanno bere e per le desiderate cose che gli negano per suo bene. Tanto ti ha fatto cieco e pazzo Satana, che tu non capisca più la vera natura dei provvedimenti che ho preso per te, e che tu possa giungere a dire: malanimo, desiderio di rovinarti, ciò che è previdente cura del tuo Maestro, del tuo Salvatore, del tuo Amico per guarirti? Ti ho tenuto vicino… Ti ho levato dalle mani il denaro. Ti ho impedito di toccare quel maledetto metallo che ti fa folle… Ma non sai, ma non senti che esso è come uno di quei beveraggi magici che destano una sete inestinguibile, che mettono dentro al sangue un ardore, un furore che porta alla morte? Tu, leggo il tuo pensiero, mi rimproveri: “E allora perché per tanto tempo mi hai lasciato essere colui che amministrava il denaro?”.
Perché? Perché, se te lo avessi impedito prima, di toccare moneta, tu ti saresti venduto prima e avresti rubato prima. Ti sei venduto lo stesso perché poco potevi rubare… Ma Io dovevo cercare di impedirlo senza violentare la tua libertà. L’oro è la tua rovina. Per l’oro sei diventato lussurioso e traditore…».
Chi si dà a Satana diventa stolto.
93«Ecco! Tu hai creduto alle parole di Samuele! Io non sono…».
94Gesù, che si era andato sempre più animando nel parlare, ma senza mai assumere toni violenti o di castigo, ha un urlo di improvviso impero, direi di furore. Dardeggia i suoi sguardi sul volto che Giuda ha alzato per dire quella parola e gli impone un «Taci!» che sembra lo schianto di una folgore.
Giuda si riabbatte sui calcagni e non apre più bocca.
95Un silenzio nel quale Gesù, con visibile sforzo, ricompone la sua umanità in una compostezza, in un dominio così potente da testimoniare da solo il divino che è in Lui. Riprende a parlare con la sua voce usuale, calda, dolce anche quando è severa, persuasiva, conquistatrice… Solo i demoni possono resistere a quella voce.
96«Non ho bisogno che parli Samuele né chicchessia per sapere le tue azioni. Ma, o disgraziato! Sai tu a Chi sei davanti? È vero! Tu dici che non capisci più le mie parabole. Non capisci più le mie parole. Povero infelice! Non capisci più neppure te stesso. Non capisci più neppure il bene e il male. Satana al quale ti sei dato in molti modi, Satana che hai seguito in tutte le tentazioni che ti presentava, ti ha fatto stolto. Ma pure un tempo mi capivi! Lo credevi che Io son Chi sono! E questo ricordo non è spento in te. E puoi credere che il Figlio di Dio, che Dio abbia bisogno delle parole di un uomo per sapere il pensiero e le azioni di un altro uomo? Non sei pervertito ancora tanto da non credere che Io sia Dio, e in questo è la tua colpa più grande. Perché, che tu mi creda tale, lo dimostra la paura che hai della mia ira. Tu senti che non lotti contro un uomo, ma contro Dio stesso, e tremi. Tremi perché, Caino, tu non puoi vedere e pensare Dio altro che come Vendicatore di Sé stesso e degli innocenti. Tu hai paura che ti avvenga come a Core, Datan e Abiron e ai loro seguaci. Eppure tu, sapendo Chi Io sono, lotti contro di Me. Dovrei dirti: “Maledetto!”. Ma non sarei più il Salvatore…
Il capo stipite degli eretici.
97Tu vorresti che Io ti scacciassi. Fai di tutto, dici, per giungere a questo. Questa ragione non giustifica le tue azioni. Perché non c’è bisogno di peccare per separarsi da Me. Lo puoi fare, ti dico. Te lo dico da Nobe, quando mi sei tornato, in una pura mattina, sozzo di menzogna e lascivie, come fossi uscito dall’inferno per cadere nel brago dei porci o sulla lettiera delle scimmie libidinose, ed Io ho dovuto fare sforzo su Me stesso per non respingerti colla punta del sandalo come un cencio schifoso e per frenare la nausea che mi sconvolgeva, non solo lo spirito, ma anche le viscere. Te l’ho sempre detto. Anche prima di accettarti. Anche prima di venire qui. Allora, proprio per te, per te solo, ho fatto quel discorso. Ma tu sei sempre voluto rimanere. Per tua rovina.
98Tu! Il mio più grande dolore! Ma già tu pensi e dici, o eretico capostipite di molti che verranno, che Io sono superiore al dolore. No. Solo al peccato Io sono superiore. Solo all’ignoranza Io sono superiore. A quello, perché sono Dio. A questa, perché non può essere ignoranza nell’anima che non lede la Colpa d’origine. Ma ti parlo come Uomo, come l’Uomo, come l’Adamo Redentore venuto a riparare la Colpa dell’Adamo peccatore e a mostrare cosa sarebbe stato l’uomo se fosse rimasto quale fu creato: innocente. Fra i doni di Dio a quell’Adamo non era forse una intelligenza senza menomazioni e una scienza grandissima[146], perché l’unione con Dio infondeva le luci del Padre onnipotente nel figlio benedetto? Io, novello Adamo, sono superiore al peccato per volontà mia propria…
Il puro, il saggio, il malizioso.
99Un giorno, in un tempo lontano, tu ti sei stupito che Io fossi stato tentato e mi hai chiesto se non avevo mai ceduto. Ricordi? E ti ho risposto. Sì. Come potevo risponderti… Perché tu, sino da allora, eri così… uomo decaduto, che era inutile aprire sotto i tuoi occhi le perle preziosissime delle virtù del Cristo. Non ne avresti capito il valore e.… le avresti scambiate per… sassi, tanto erano di grandezza eccezionale. Anche nel deserto ti ho risposto ripetendo le parole, il senso delle parole che ti avevo detto quella sera andando verso il Getsemani. Se fosse stato Giovanni, o anche Simone lo Zelote a ripetermi quella domanda, avrei risposto in un’altra maniera, perché Giovanni è un puro e non l’avrebbe fatta con la malizia con la quale tu la facevi, essendo tu pieno di malizia…, e perché Simone è un vecchio saggio e, pur non ignorando la vita come la ignora Giovanni, è giunto a quella saggezza che sa contemplare ogni episodio senza averne turbamento nell’io. Ma essi non mi hanno chiesto se avevo mai ceduto alle tentazioni, alla tentazione più comune, a quella tentazione. Perché nella purezza intemerata del primo non sono ricordi di lussuria e nella mente meditativa del secondo è tanta luce per vedere la purezza splendere in Me. Tu hai chiesto… e Io ti ho risposto. Come potevo. Con quella prudenza che non deve mai disgiungersi dalla sincerità, l’una e l’altra sante agli occhi di Dio. Quella prudenza che è come il triplice velo teso fra il Santo e il popolo, steso a celare il segreto del Re. Quella prudenza che regola le parole a seconda del soggetto che le ascolta, della sua capacità intellettiva di intendere, della sua purezza spirituale e della sua giustizia. Perché certe verità dette ai sozzi divengono per essi oggetto di riso, non di venerazione…
Per essere maestri bisogna essere stati scolari.
100Non so se ricordi tutte quelle parole. Io le ricordo. E te le ripeto qui, in quest’ora in cui Io e te siamo ambedue sulla sponda dell’Abisso. Perché… Ma non occorre dire questo. Io ho detto nel deserto, in risposta al “perché” che la mia prima spiegazione non ti aveva placato: “Il Maestro non si è mai sentito superiore all’uomo per essere ‘il Messia’, anzi, sapendo di essere l’Uomo, ha voluto esserlo in tutto fuorché nel peccato.
101Per essere maestri bisogna essere stati scolari. Io tutto sapevo come Dio. La mia intelligenza divina poteva farmi capire anche le lotte dell’uomo per potere intellettivo e intellettualmente. Ma un giorno qualche mio povero amico avrebbe potuto dire: ‘Tu non sai cosa vuol dire essere uomo e avere i sensi e le passioni’. Sarebbe stato un rimprovero giusto. Sono venuto qui per prepararmi non solo alla missione, ma anche alla tentazione. Tentazione satanica. Perché l’uomo non avrebbe potuto aver potere su Me. Satana è venuto quando è cessata la mia unione solitaria con Dio e ho sentito di essere l’Uomo con una vera carne soggetta alle debolezze della carne: fame, stanchezza, sete, freddo. Ho sentito la materia con le sue esigenze, il morale con le sue passioni. E se per mia volontà ho piegato sul nascere tutte le passioni non buone, ho lasciato che crescessero le sante passioni”.
102Ricordi queste parole? E ho detto ancora, la prima volta, a te, a te solo: “La vita è un dono santo, e allora va amata santamente. La vita è mezzo che serve al fine, che è l’eternità”. Ho detto: “Diamo allora alla vita quello che le serve per durare e per servire lo spirito nella sua conquista: continenza della carne nei suoi appetiti, continenza della mente nei suoi desideri, continenza del cuore in tutte le passioni che sanno di umano, slancio illimitato verso le passioni che sono del Cielo: amore a Dio e prossimo, volontà di servire Dio e prossimo, ubbidienza alla voce di Dio, eroismo nel bene e nella virtù”.
Il Messia insegna a vivere da dèi.
103E tu mi hai detto, allora, che Io potevo questo perché ero santo, ma non lo potevi tu perché eri uomo giovane, pieno di vitalità. Come se l’esser giovane e vigoroso fosse scusante al vizio, come se soltanto i vecchi o i malati, per età o debolezza, impotenti a ciò che tu pensavi, arso come sei di lussuria, fossero liberi dalle tentazioni del senso! Avrei potuto ribatterti tante cose, allora. Ma non eri in grado di capirle. Neanche ora lo sei, ma almeno ora non puoi sorridere del tuo sorriso incredulo se Io ti dico che l’uomo sano può esser casto, se da sé non accoglie le seduzioni del demonio e del senso.
104Castità è affetto spirituale. É movimento che si ripercuote sulla carne e tutta la pervade, eleva, profuma, preserva. Colui che è saturo di castità non ha posto per altri moti men buoni. Non entra in lui la corruzione. Non c’è posto per essa. E poi! La corruzione non entra dal di fuori. Non è un moto di penetrazione dall’esterno all’interno. Ma è moto che dall’interno, dal cuore, dal pensiero, esce a penetrare e pervadere l’involucro: la carne. Per questo Io ho detto che è dal cuore che escono le corruzioni. Ogni adulterio, ogni lussuria, ogni peccato sensuale, non è che abbia origine all’esterno. Ma viene dal lavorio del pensiero che, corrotto, veste di solleticante aspetto tutto ciò che vede. Tutti gli uomini hanno occhi a vedere. E come avviene allora che una donna che lascia indifferenti dieci, che la guardano come una creatura simile a loro, che anche la vedono come una bell’opera del Creato ma senza per questo sentirsi sollevare dentro stimoli e fantasmi osceni, turba l’undecimo uomo e lo porta a concupiscenze indegne? Perché quell’undecimo ha corrotto il suo cuore e il suo pensiero, e dove dieci vedono la sorella egli vede la femmina. Pure non dicendoti questo, allora, ti ho detto che Io ero venuto proprio per gli uomini, non per gli angeli. Sono venuto per rendere agli uomini la loro regalità di figli di Dio, insegnando loro a vivere da dèi. Dio è senza lussuria, o Giuda. Ma Io vi ho voluto mostrare che anche l’uomo può essere senza lussuria. Ma Io vi ho voluto mostrare che si può vivere come Io insegno. Per mostrarvi questo ho dovuto prendere una carne vera, per poter patire le tentazioni dell’uomo e dire all’uomo, dopo averlo istruito: “Fate come Me”.
Peccato è consenso alla tentazione.
105E tu mi hai chiesto se ho peccato essendo tentato. Lo ricordi? Ti ho risposto, poiché vedevo che tu non potevi capire che Io fossi stato tentato senza essere caduto, parendoti sconveniente la tentazione per il Verbo e impossibile il non peccare per l’Uomo, ti ho risposto che tutti possono essere tentati, ma peccatori sono solo quelli che vogliono esserlo. Il tuo stupore fu grande, incredulo, tanto che insistesti: “Hai mai peccato?”. Allora potevi essere incredulo. Ci conoscevamo da poco.
106La Palestina è piena di rabbi nei quali la dottrina che insegnano è l’antitesi della vita che conducono. Ma ora tu lo sai che Io non ho peccato, che non pecco. Tu lo sai che la tentazione, anche più fiera, volta all’uomo sano, virile, vivente fra gli uomini, circuito dagli stessi e da Satana, non mi turba sino al peccato. Ma anzi ogni tentazione, nonostante che il respingerla ne aumentasse la virulenza, perché il demonio la rendeva sempre più fiera per vincermi, era più grande vittoria. E non per la lussuria sola, turbine che mi ha roteato intorno senza poter scuotere né scalfire la mia volontà. Non è peccato là dove non è consenso alla tentazione, Giuda. É già peccato là dove, anche senza consumare l’atto, si accoglie la tentazione e la si contempla. Sarà peccato veniale, ma è già via al peccato mortale che prepara in voi. Perché accogliere la tentazione e soffermarvi sopra il pensiero, seguire mentalmente le fasi di un peccato, è indebolire sé stessi. Satana lo sa, e per questo avventa ripetute vampe, sempre sperando che una penetri e dentro lavori… Dopo… sarebbe facile fare che il tentato si muti in colpevole. Tu allora non hai capito. Non potevi capire. Ora puoi. Ora sei più immeritevole di allora di capire, eppure ti ripeto quelle parole dette a te, per te, perché tu, non Io, sei quello nel quale la tentazione respinta non si placa…
107Non si placa perché tu non la respingi totalmente. Non compi l’atto, ma covi il pensiero dello stesso. Oggi così, e domani… Domani cadi nel vero peccato. Per questo ti ho insegnato, allora, di chiedere l’aiuto del Padre contro la tentazione, ti ho insegnato a chiedere al Padre di non indurti in tentazione. Io, il Figlio di Dio, Io, il già vincitore di Satana, ho chiesto aiuto al Padre perché sono umile. Tu no. Tu non hai chiesto a Dio salvezza, preservazione. Tu sei superbo. E per questo sprofondi…
Al massimo della sopportazione.
Il Messia al massimo di sopportazione.
108Ti ricordi tutto questo? E puoi ora capire cosa è per Me, vero Uomo, con tutte le reazioni dell’uomo, e vero Dio, con tutte le reazioni di Dio, cosa è vederti così: lussurioso, mentitore, ladro, traditore, omicida? Sai quale sforzo mi imponi a subirti vicino? Sai quale fatica a dominarmi, come ora, per compiere sino in estremo la mia missione su te? Qualunque altro uomo ti avrebbe preso per la gola, vedendoti ladro intento a scassinare e prendere monete, sapendoti traditore, e più che traditore… Io ti ho parlato. Con pietà ancora. Guarda. Non è estate e dalla finestra entra la brezza fresca della sera. Eppure Io sudo come avessi faticato nel più rude lavoro. Ma non ti rendi conto di ciò che mi costi? Di ciò che sei? Vuoi che ti cacci? No. Mai. Quando uno affoga, è assassino colui che lo lascia andare. Tu sei fra due forze che ti attirano. Io e Satana. Ma se Io ti lascio, avrai lui solo. E come ti salverai? Eppure tu mi lascerai… Tu mi hai già lasciato col tuo spirito… Ebbene, Io trattengo lo stesso presso di Me la crisalide di Giuda. Il tuo corpo privo di volontà di amarmi, il tuo corpo inerte al Bene. Lo trattengo sinché tu non esiga anche questo niente, che è la tua spoglia, per riunirla allo spirito per peccare con tutto te stesso… Giuda!… Non mi parli, o Giuda!? Non hai una parola per il tuo Maestro? Non una preghiera da farmi? Non esigo che tu mi dica: “Perdono!”. Ti ho perdonato troppe volte senza risultato. So che quella parola è un suono sulle tue labbra. Non è un moto dello spirito contrito. Io vorrei un moto del tuo cuore. Così morto sei da non avere più un desiderio? Parla! Temi di Me?
109Oh! se tu temessi! Questo almeno! Ma non mi temi. Se tu mi temessi, Io ti direi le parole che ti ho dette in quel giorno lontano in cui parlavamo di tentazioni e di peccati: “Io ti dico che anche dopo il Delitto dei delitti, se il colpevole di esso corresse ai piedi di Dio con vero pentimento e piangendo lo supplicasse di perdonarlo offrendosi all’espiazione con fiducia, senza disperare, Dio lo perdonerebbe, e attraverso l’espiazione il colpevole salverebbe ancora il suo spirito”. Giuda! Ma se tu non mi temi, Io ti amo ancora. Al mio amore infinito non hai nulla da chiedere in quest’ora?».
110«No. O, per lo meno, una cosa sola. Di imporre a Giovanni di non parlare. Come vuoi che io possa riparare se sarò l’obbrobrio fra voi?». Lo dice con alterigia.
111E Gesù gli risponde: «E così lo dici? Giovanni non parlerà. Ma tu almeno, questo sono Io che te lo chiedo, agisci in modo che nulla trapeli della tua rovina. Raccogli quelle monete e rimettile nella borsa di Giovanna… Vedrò di chiudere il cofano… con il ferro che tu hai usato ad aprirlo…»
112E mentre Giuda con mal garbo raccoglie le monete rotolate da ogni parte, Gesù si appoggia come stanco al cofano aperto. La luce scema nella stanza, ma non tanto da non lasciare vedere che Gesù piange senza rumore guardando l’apostolo curvo a raccattare i denari sparsi.
113Giuda ha finito. Va al cofano. Prende la grossa, pesante borsa di Giovanna e ci mette le monete, la chiude, dice: «Ecco!». Si scansa.
114Gesù allunga la mano a prendere il rudimentale grimaldello fabbricato da Giuda e con mano che trema fa agire lo scatto e chiude il forziere. Poi appoggia il ferro al ginocchio e lo piega a V finisce col piede di calcarlo rendendolo inservibile e lo raccoglie nascondendoselo in petto. Nel farlo, delle lacrime cadono sul lino della veste.
115Giuda ha finalmente un movimento di resipiscenza. Si copre il volto con le mani e ha uno scoppio di pianto dicendo: «Me maledetto! Sono l’obbrobrio della Terra!».
116«Sei il disgraziato eterno! E pensare che, se volessi, potresti essere ancor felice!».
117«Giurami! Giurami che nessuno saprà nulla… e io ti giuro che mi redimerò», urla Giuda.
118«Non dire: “e io mi redimerò”. Tu non puoi. Io solo posso redimerti[147]. Colui che prima parlava dalle tue labbra, da Me solo può essere vinto. Dimmi la parola dell’umiltà: “Signore, salva-mi!”, ed Io ti libererò dal tuo dominatore. Non capisci che Io l’attendo questa tua parola più del bacio di mia Madre?».
119Giuda piange, piange, ma non dice questa parola.
120«Va’. Esci di qui. Sali sulla terrazza. Va’ dove vuoi, ma non fare scene clamorose. Va’. Va’. Nessuno ti scoprirà, perché Io veglierò. Da domani terrai i denari. Tutto è inutile ormai».
Giuda esce senza ribattere.
121Gesù, rimasto solo, si abbandona su un sedile presso la tavola e, con il capo appoggiato sulle braccia conserte sulla tavola, piange angosciosamente.
31. PERDITA E RICUPERO DELLA vita spiritale[148]
Le anime sono generate per la perfezione.
Dio è Padre di ogni anima.
1Il “siate perfetti come il Padre” che Io ho detto, non era parola vana né esagerata. L’uomo stava per essere nuovamente elevato allo stato di Grazia. Potevo dunque, a piena ragione, dare questo comando di perfezione. Poiché per la perfezione eravate stati creati. E questo desiderio dei giusti ad una perfezione è un desiderio spirituale veniente direttamente da Dio, che giunge a darvene il comando: “Cammina alla mia presenza e sii perfetto” (Genesi 17 v. 1). E, più ampio sebbene implicito, ve lo ripete nelle leggi del Sinai, e nelle lezioni dei Sapienziali, e nelle parole dei patriarchi, dei profeti, degli ispirati tutti, nei quali Io sono che parla. È infine, come più diretto né più esplicito non può essere, nel mio comando: “Siate perfetti come il Padre vostro“. E, come eco della mia eterna Parola, è nelle parole dei miei Santi, da Pietro in poi.
L’obbligo della perfezione.
2“Siate perfetti” ho detto. Per liberare lo spirito degli antichi da quell’angoscioso senso di timore che interdiceva loro di poter pensare di essere degni di somigliare al Padre loro. Da troppi secoli l’Altissimo era per loro il Dio terribile, e l’amore e la speranza e la fede erano tremebondi davanti l’Immensità severa di Dio. Ma ormai era venuto il tempo della Misericordia, del Perdono, della Pace, dell’Amicizia, della figliolanza con Dio. Quindi ecco il comando di illimitata perfezione: “Siate perfetti come il Padre“. E col comando l’implicita assicurazione che conforta a osare “perché, sol che lo vogliate, potete divenirlo“.
3Dio non fa e non dice atto o parola vani. Io non ho perciò dato vano comando, né fatto stimolo vano ai vostri cuori con questo comando. Vi ho ridestato un desiderio affievolitosi, che il Padre mio e vostro aveva messo vivo nello spirito dell’Uomo, e che l’Uomo avrebbe trasmesso con ogni altro dono di Dio ai suoi discendenti: il desiderio di possedere Dio, di goderlo in Cielo dopo una vita passata al suo servizio. Questo desiderio, ridestato vivamente, sarebbe stato vano se non avesse dovuto mutarsi in realtà. Ma le creature possono giungere a questa realtà. È anzi desiderio di Dio che vi giungano. Ed è per questo che Dio lascia nell’anima, anche del più selvaggio, un ricordo di Dio per cui quell’anima, così come può, possa in un futuro più o meno lontano giungere al suo scopo: la conoscenza di Dio, che è beatitudine, per averlo amato e servito come sapeva per poterlo poi possedere.
La perdita della vita dell’anima
4Che se poi la maggioranza delle anime vive in modo che sembra smentire la mia asserzione, ciò non è negazione di quanto Io dico, ma dimostrazione di quanto è pervertito l’uomo nei suoi affetti e voleri, per le sue alleanze col Male. In verità molti sono che strozzano col capestro dei vizi e dei peccati la loro anima dopo averla fatta schiava di Satana al quale si sono alleati. La strozzano definitivamente per non sentirla più gridare e piangere ricordando che il Male non è lecito e che vi è un castigo per chi lo compie. Sono, costoro, coloro che da figli di Dio tornano creature-uomo per la perdita della Grazia e da uomo divengono poi demone, ché l’uomo separato dal Bene è vilucchio che si abbarbica, per reggersi, al Male. Dove non è legge soprannaturale, difficilmente, e sempre imperfettamente, è legge morale. E dove la morale umana è imperfetta o assente, è vivente, in tutto o in parte, la concupiscenza triplice.
5Ma se la maggioranza delle anime sembrano negare col loro modo di operare il naturale ricordo e desiderio di Dio e il loro volere che è di tendere ad un fine di gaudio, occorre ricordare che nell’uomo è la creatura carnale e quella spirituale, e che l’uomo ha il libero arbitrio, il quale serve sempre la parte più forte. Ora, se uno indebolisce coi vizi e peccati la sua anima, certo sarà che essa divenga debole mentre si irrobustirà la parte animale che soverchierà la più debole sino ad ucciderla. Ma non per questo si potrà negare che l’anima venga creata con capacità di ricordare e desiderare naturalmente il suo fine.
Le anime rigenerate alla Grazia.
6Natura dell’anima è natura spirituale. Perciò l’anima ha desideri spirituali anche se, per privazione di Grazia (coloro che non sono rigenerati dal Battesimo) non ha che desideri naturali al regno spirituale donde viene e dove istintivamente sente esservi lo Spirito supremo. Nelle anime, poi, rigenerate alla Grazia dal Battesimo e mantenute e fortificate in essa dagli altri Sacramenti, l’attraimento dell’anima al suo fine avviene divinamente essendoché la Grazia, ossia ancora Dio, attira a Sé i suoi diletti figli, sempre più vicini, sempre più nella luce più, per gradi, essi salgono nella spiritualità, di modo che la separazione diminuisce e più vivo è il vedere, più vasto il conoscere, più ampio il comprendere, più perfetto l’amare, sino a pervenire alla contemplazione che è già fusione e unione della creatura col suo Creatore, atto temporaneo ma incancellabile e trasformatore, perché l’abbraccio di Fuoco della Divinità che si chiude sulla sua creatura rapita imprime un carattere nuovo a questi viventi, che già sono separati dall’Umanità e spiritualizzati in serafini, dotti della Sapienza che Dio dà loro, dandosi ad essi come essi a Lui.
32. L’ANIMA IN GRAZIA. IL PECCATO ORIGINALE[149]
L’anima in grazia.
Nota per i cristiani del ventesimo secolo.
Dice Gesù:
1«O voi cristiani del ventesimo secolo, che ascoltate come racconti fiabeschi le storie dei miei martiri e vi dite: “Non può esser vero! Come lo può essere? infine erano anche essi uomini e donne! Ciò è leggenda”, sappiate che ciò non è leggenda. Ma è storia. E se voi credete alle virtù civiche degli antichi ateniesi, spartani, romani, e vi sentite esaltare lo spirito per gli eroismi e le grandezze degli eroi civili, perché non volete credere a queste virtù soprannaturali e non vi sentite esaltare lo spirito e spronarlo a eletta imitazione al racconto delle grandezze e degli eroismi dei miei eroi?
2Infine, vi dite, erano uomini e donne. Sicuro. Erano uomini e donne. Voi dite una grande verità e vi date una grande condanna. Erano uomini e donne e voi siete dei bruti. Dei degradati dalla somiglianza con Dio, dalla figliolanza di Dio, al livello di animali solo guidati dall’istinto ed imparentati con Satana.
3Erano uomini e donne. Erano tornati “uomini e donne” per mezzo della Grazia, così come erano il Primo e la Prima nel Terrestre Paradiso.
L’anima è spirito somigliante a Dio.
4Non si legge nella Genesi che Dio, fece l’Uomo dominatore su tutto quanto era sulla Terra, ossia su tutto meno che su Dio e i suoi angelici ministri? Non si legge che fece la Donna perché fosse compagna all’Uomo nella gioia e nella dominazione. su tutti i viventi? Non si legge che di tutto potevano mangiare fuorché dell’albero della scienza del Bene e del Male[150]? Perché? Quale sotto senso è nella parola ” perché domini? ” Quale in quello dell’albero della scienza del Bene e del Male? Ve lo siete mai chiesto, voi che vi chiedete tante cose inutili e non sapete chiedere mai alla vostra anima le celesti verità?
5La vostra anima, se fosse viva, ve le direbbe, essa che quando è in grazia è tenuta come un fiore fra le mani dell’angelo vostro essa che quando è in grazia è come un fiore baciato dal sole e irrorato dalla rugiada per lo Spirito Santo che la scalda e illumina, che la irriga e la decora di celesti luci.
6Quante verità vi direbbe la vostra anima se sapeste conversare con essa, se l’amaste come quella che mette in voi la somiglianza con Dio, che è Spirito come spirito è la vostra anima. Quale grande amica avreste se amaste la vostra anima in luogo di odiarla sino ad ucciderla; quale grande, sublime amica con la quale parlare di cose di Cielo, voi che siete così avidi di parlare e vi rovinate l’un l’altro con amicizie, che se non sono indegne (qual che volta lo sono) sono però quasi sempre inutili e vi si mutano in frastuono vano o nocivo di parole e parole tutte di terra.
L’anima in grazia possiede Dio.
7Non ho Io detto: ” Chi mi ama osserverà la mia Parola e il Padre mio l’amerà verremo presso di lui e faremo in lui dimora[151]? ” L’anima in grazia possiede l’amore e possedendo l’amore possiede Dio, ossia il Padre che la conserva, il Figlio che l’ammaestra, lo Spirito che la illumina. Possiede quindi la Conoscenza, la Scienza, la Sapienza. Possiede la Luce.
8Pensate perciò quali, conversazioni sublimi potrebbe intrecciare con voi la vostra anima. Sono quelle che hanno empito i silenzi delle carceri, i silenzi delle celle, i silenzi degli eremitaggi, i silenzi delle camere degli infermi santi. Sono quelle che hanno confortato i carcerati in attesa di martirio, i claustrati alla ricerca della Verità, i romiti anelanti alla conoscenza anticipata di Dio, gli infermi alla sopportazione ‑ ma che dico? ‑ all’amore della loro croce.
Saper interrogare la propria anima.
9Se sapeste interrogare la vostra anima, essa vi direbbe che il significato vero, esatto, vasto quanto il creato, di quella parola ” domini ” è questo: ” Perché l’Uomo domini. su tutto. Su tutti i suoi tre strati. Lo strato inferiore animale. Lo strato di mezzo morale. Lo strato superiore spirituale. E tutti e tre li volga ad un unico fine: ‘Possedere Dio’”. Possederlo meritandolo con questo ferreo dominio che tiene soggette tutte le forze dell’io e le fa ancelle di questo unico scopo: meritare di possedere Dio.
10Vi direbbe che Dio aveva proibito la conoscenza del Bene e del Male perché il Bene lo aveva elargito alle sue creature gratuitamente, e il Male non voleva che lo conosceste perché è frutto dolce al palato ma che, sceso col suo succo nel sangue, ne desta una febbre che uccide e produce arsione, per cui più si beve di quel suo succo mendace e più se ne ha sete.
11Voi obbietterete: ” E perché ce la messa? ” E perché! Perché il Male è una forza che è nata da sola come certi mali mostruosi nel corpo più sano.
Il Peccato Originale: La metaforica pianta.
Lucifero: L’incubatore del Male[152]..
12Lucifero era angelo, il più bello degli angeli. Spirito perfetto inferiore a Dio soltanto. Eppure nel suo essere luminoso nacque un vapore di superbia che esso non disperse. Ma anzi condensò covandolo. E da questa incubazione è nato il Male. Esso era prima che l’uomo fosse. Dio l’aveva precipitato fuor dal Paradiso, l’Incubatore maledetto del Male, questo insozzatore del Paradiso. Ma esso è rimasto l’eterno Incubatore del Male, e non potendo più insozzare il Paradiso ha insozzato la Terra.
Il peccato originale: La metaforica pianta [153].
13Quella metaforica pianta sta a dimostrare questa verità. Dio aveva detto all’Uomo e alla Donna: ” Conoscete tutte le leggi ed i misteri del creato. Ma non vogliate usurparmi il diritto di essere il Creatore dell’uomo. A propagare la stirpe umana basterà il mio Amore che circolerà in voi, e senza libidine di senso ma per, solo palpito di carità susciterà i nuovi Adami della stirpe. Tutto vi dono. Solo mi serbo questo mistero della formazione dell’uomo”.
14Satana ha voluto levare questa verginità intellettuale all’Uomo e con la sua lingua serpentina ha blandito e accarezzato membra e occhi di Eva suscitandone riflessi e acutezze che prima non avevano, perché la Malizia non li aveva intossicati. Essa ” vide “. E vedendo volle provare. La carne era destata.
15Oh! se avesse chiamato Dio! Se fosse corsa a dirgli: ” Padre! Io son malata. Il serpente mi ha accarezzata e il turbamento è in me “. Il Padre l’avrebbe purificata e guarita col suo alito, ché come le aveva infuso la vita poteva infonderle nuovamente innocenza, smemorandola del tossico serpentino ed anzi mettendo in lei la ripugnanza per il Serpente, come è in quelli che un male ha assalito e che, guariti di quel male, ne portano una istintiva ripugnanza.
16Ma Eva non va al Padre. Eva torna dal Serpente. Quella sensazione è dolce per lei. ” Vedendo che il frutto dell’albero era buono a mangiarsi e bello all’occhio e gradevole all’aspetto, lo colse e ne mangiò”
17E ” comprese “. Ormai la malizia era scesa a morderle le viscere. Vide con occhi nuovi e udì con orecchi nuovi gli usi e le voci dei bruti. E li bramò con folle bramosia.
18Iniziò sola il peccato. Lo portò a termine col compagno. Ecco perché sulla donna pesa condanna maggiore[154].
La paga del peccato è la morte.
È per lei che l’uomo è divenuto ribelle a Dio e che ha conosciuto lussuria e morte. È per lei che non ha più saputo dominare i suoi tre regni: dello spirito perché ha permesso che lo spirito disubbidisse a Dio; del morale perché ha permesso che le passioni lo signoreggiassero; della carne perché l’avvilì alle leggi istintive dei bruti.
19” Il Serpente mi ha sedotta ” dice Eva. ” La donna m’ha offerto il frutto ed io ne ho mangiato ” dice Adamo[155]. E la cupidigia triplice abbranca da allora i tre regni dell’uomo.
20Non c’è che la Grazia che riesca ad allentare la stretta di questo mostro spietato. E, se è viva, vivissima, mantenuta sempre più viva dalla volontà del figlio fedele, giunge a strozzare il mostro ed a non aver più a temere di nulla. Non dei tiranni interni: ossia della carne e delle passioni; non dei tiranni esterni: ossia del mondo e dei potenti del mondo. Non delle persecuzioni. Non della morte.
21E’ come dice l’apostolo Paolo: ” Nessuna di queste cose io temo, né tengo alla mia vita più di me, purché io compia la mia missione ed il ministero ricevuto dal Signore Gesù per rendere testimonianza al Vangelo della Grazia di Dio[157] “.
Continua nota ai cristiani del ventesimo secolo.
22I miei martiri hanno tenuto a compiere la loro missione e il ministero ricevuto. da Me di santificare il mondo e rendere testimonianza al Vangelo. Di. Nessun’altra cosa si sono preoccupati. Essi, per la Grazia vivente in loro e da loro tutelata con una cura quale non davano per la pupilla dei loro occhi e per la vita che gettavano con ilare prontezza, sapendo di gettare corruttibile spoglia per acquistarne una incorruttibile di infinito valore, erano tornati ” uomini e donne “, non più bruti. E da uomini e donne, figli del Padre celeste, vivevano e agivano.
Amore è darsi, offrirsi, immolarsi.[158].
23Come dice Paolo, essi ” non hanno bramato né oro, né argento, né vesti da alcuno “, ma anzi si sono fatti spogliare e si sono volontariamente spogliati di ogni ricchezza, fin della vita, ” per seguire Me ” sulla terra e nel Cielo.
24” Con le loro mani ” sempre come dice l’apostolo, ” han provveduto al bisogno loro e di altri”, hanno dato la Vita a sé ed hanno portato altri alla Vita.
25” Lavorando hanno soccorso gli infermi ” di quella tremenda infermità che è il vivere fuori della vera Fede e hanno tutto se stessi prodigato a questo scopo dando affetti, sangue, vita, fatiche, ogni cosa, ricordando le parole mie che ti ho detto tre giorni sono[159]: ” Dare è ricevere “, ” Dare è meglio che ricevere “,
La “simbolica pianta”.
Simbolo della loro missione.
26Ho detto: “metaforica pianta”. Dirò ora: “simbolica pianta”. Forse capirete meglio[160]. Il suo simbolo è chiaro: dal come i due figli di Dio avrebbero agito rispetto ad essa, si sarebbe compreso come era in loro tendenza al Bene o al Male. Come acqua regia che prova l’oro e bilancia d’orafo che ne pesa i carati, quella pianta, divenuta una “missione”[161] per il comando di Dio rispetto ad essa, ha dato la misura della purezza del metallo d’Adamo e di Eva.
27Sento già la vostra obbiezione: “Non è stata soverchia la condanna e puerile il mezzo usato per giungere a condannarli?”.
28Non è stato. Una disubbidienza attualmente in voi, che siete gli eredi loro, è meno grave che non fosse in essi. Voi siete redenti da Me. Ma il veleno di Satana rimane sempre pronto a risorgere, come certi morbi che non si annullano mai totalmente nel sangue.
29Essi, i due progenitori, erano possessori della Grazia senza aver mai avuto sfioramento con la Disgrazia. Perciò più forti, più sorretti dalla Grazia, che generava innocenza e amore. Infinito era il dono che Dio aveva loro dato. Ben più grave perciò la loro caduta nonostante quel dono.
Simbolico anche il frutto offerto e mangiato.
30Simbolico anche il frutto[162] offerto e mangiato. Era il frutto di una esperienza voluta compiere per istigazione satanica contro il comando di Dio. Io non avevo interdetto agli uomini l’amore. Volevo unicamente che si amassero senza malizia; come Io li amavo con la mia santità, essi dovevano amarsi in santità d’affetti, che nessuna libidine insozza.
31Non si deve dimenticare che la Grazia è lume, e chi la possiede conosce ciò che è utile e buono conoscere.
32La Piena di Grazia conobbe tutto, perché la Sapienza la istruiva, la Sapienza che è Grazia, e si seppe guidare santamente.
33Eva conosceva perciò ciò che le era buono conoscere. Non oltre, perché è inutile conoscere ciò che non è buono.
34Non ebbe fede nelle parole di Dio e non fu fedele nella sua promessa di ubbidienza.
35Credette a Satana, infranse la promessa, volle sapere il non buono, lo amò senza rimorso, rese l’amore, che Io avevo dato così santo, una corrotta cosa, una avvilita cosa.
36Angelo decaduto, si rotolò nel fango e sullo strame, mentre poteva correre felice fra i fiori del Paradiso terrestre e vedersi fiorire intorno la prole, così come una pianta si copre di fiori senza curvare la chioma nel pantano.
Il novanta per cento fra i cristiani è simile a Eva.
38Non siate come i fanciulli stolti che Io indico nel Vangelo[163], i quali hanno udito cantare e si sono turati gli orecchi, hanno udito suonare e non hanno ballato, hanno udito piangere e hanno voluto ridere. Non siate gretti e non siate negatori. Accettate, accettate senza malizia e cocciutaggine, senza ironia e incredulità, la Luce. E basta su ciò.
39Per farvi capire di quanto dovete esser grati a Colui che è morto per rialzarvi al Cielo e per vincere la concupiscenza di Satana, ho voluto parlarvi, in questo tempo di preparazione alla Pasqua, di questo che è stato il primo anello della catena con cui il Verbo del Padre fu tratto alla morte, l’Agnello divino al macello.
40Ve ne ho voluto parlare perché ora il novanta per cento fra voi è simile ad Eva intossicata dal fiato e dalla parola di Lucifero, e non vivete per amarvi ma per saziarvi di senso, non vivete per il Cielo ma per il fango, non siete più creature dotate d’anima e ragione ma cani senz’anima e senza ragione.
41L’anima l’avete uccisa e la ragione depravata. In verità vi dico che i bruti vi superano nella onestà dei loro amori “.
33, LA MORTE DELL’ANIMA[164].
Dice Gesù:
1«Non soltanto la morte del peccatore è orribile. Ma anche la sua vita. Non bisogna illudersi sul loro aspetto esterno. È una vernice, una tenda messa a coprire la verità. In verità ti dico che un’ora, soltanto un’ora della pace del giusto – non dico neppure un’ora del gaudio di un prediletto che posa sul mio seno, dico del giusto – è incalcolabilmente più ricca di felicità che non la più lunga vita di peccato.
2L’apparenza è diversa? Sì, è diversa. Ma come agli occhi del mondo non appare la ricchezza di gioia di un mio santo, così anche agli occhi del mondo non appare il baratro di inquietudine e di scontento che è nel cuore dell’ingiusto e che, come da cratere di vulcano in eruzione, erutta continuamente vapori acri, corrodenti, velenosi, che sempre più intossicano quello sciagurato. Sì, per cercare di soffocare l’inquietudine, colui che non agisce nel bene cerca darsi le soddisfazioni che possono appetire al suo animo traviato. E perciò soddisfazioni di male, perché dal suo fermento non può venire che veleno.
3Ecco la chiave che spiega certe vite così oscure, in cui l’oscurità cresce di giorno in giorno come per caduta di balzo in balzo nei baratri più profondi. È il peso stesso delle loro azioni di fuori Legge – parlo della mia Legge, sulla quale del resto si appoggiano tutte le leggi umane volte a contenere gli uomini entro delle regole di morale – che li trascina sempre più in basso.
4Coloro che vedono – poiché già assurti in Dio possono vedere l’invisibile agli occhi dei viventi – inorridiscono nel contemplare la perfezione nel male dei peccatori ostinati e impenitenti. La loro morte, come dice il salmo[166], è un orrore. Un orrore che li scaglia all’altra Vita perché sprofondino in un Orrore più grande.
5Vi sono i giganti del peccato anche perché la loro posizione sociale li fa già giganti nella società. Ma vi sono anche i grandi nel peccato che sono confusi nella folla e non si distinguono esternamente per opere speciali, ma dentro sono corrotti da quelle colpe che gridano contro Dio e contro il prossimo.
6Quante! I buoni, quando per grazia speciale riescono a conoscere spiritualmente, ne hanno orrore come di una putrefazione. E realmente sono putrefazione che altera colore e tratti e che ammorba col suo fetore in cui è sensibilissimo l’odore di Satana e dell’inferno.
7Ma ricordatevi, o voi tutti buoni, il vostro Maestro. A voi fanno ripugnanza? A voi? E a Me, puro e santo, che dovevano fare? Schifo. Eppure li ho amati sino a morirne per tentare di salvarli.
8Amateli dunque dell’amore più grande: di quello che supera tutto per salvare. Non salvate? Non importa. Voi amate ugualmente quell’anima soltanto perché è opera di Dio. Imbrattata ora dagli escrementi di Satana? Detergetela con una costante rugiada di soprannaturale amore. Di vero amore. Perché spoglio di ogni umana attrattiva, anzi eroico perché resiste nonostante che la vostra umanità, e anche la vostra anima, si sentano rivoltare dal suo verminaio fetido.
9Se la salverete, ne avrete gioia grande. Se non la salverete, il merito sarà ugualmente vostro e lo troverete perché voi avrete amato secondo il mio comando.»[167]
34. LA MORTE DELLO SPIRITO[168].
Dice Gesù:
1«Perdere la vita, somma sventura per l’uomo che vive nella carne e nel sangue, non è una perdita, ma un acquisto per l’uomo che vive di Fede e di spirito. Per questo Io ho detto: “Non temete coloro che vi possono uccidere il corpo”[169].
2Io sono presso gli innocenti, uccisi da qualsiasi causa di crudeltà umana; sono presso i martiri come presso i soldati; sono presso gli oppressi sotto un giogo famigliare che giunge al delitto, come presso[170] i soppressi con mezzi da Me maledetti nelle guerre sacrileghe e feroci.
3Dico: sacrileghe. E che dovrei dire di diverso? Non è contravvenire alla mia Legge agire con prepotenza, usando e abusando della forza per motivi di orgoglio umano che hanno per frutto distruzione di vite e di coscienze? E quale tempio più grande del cuore dell’uomo da Me creato e dove Io dovrei abitare? Ma può mai il Dio della Pace abitare dove sono pensieri di guerra? Abitare dove sotto l’egida della guerra l’uomo si permette licenze colpevoli? Abitare dove sotto la raffica della guerra muore la fede e subentra la non fede, muore la speranza e subentra la disperazione, muore la carità e subentra la ferocia, muore la preghiera e subentra la bestemmia? Non sono, queste, sconsacrazioni di un cuore? E chi sconsacra non commette sacrilegio?
4Perciò Io ho detto: “Non temete di chi uccide il corpo a non può[171] fare nulla di più”. Io conforto gli ingiustamente uccisi nell’ora della prova, e ciò è garanzia che dopo quell’ora viene la Luce che beatifica.
5Ma vi dico: “Temete colui che, dopo avervi ucciso, vi può gettare nella geenna”. Ucciso come? Ucciso che? La vostra anima e il vostro spirito. L’anima che è lo scrigno, l’arca santa, il ciborio che contiene lo spirito, che è la gemma levata dalla mano di Dio dagli sconfinati tesori del suo Io per porla dentro alla creatura: segno che non si può negare della vostra origine di figli miei.
6Come il sangue nelle vene, sta lo spirito nel vostro interno di carne. E come il sangue dà vita alla carne per vivere i giorni della terra, così lo spirito dà vita all’anima per vivere i giorni che non hanno fine.
7Dunque la perdita, senza limite di misura, è quella dello spirito e non di poca carne. Né vi è delitto più grande e più condannato da Dio di questo di uccidere uno spirito privandolo della grazia che lo fa figlio di Dio.
8Come un figlio nel seno della madre cresce a si forma, raggiungendo l’età perfetta della vita intrauterina, attingendo nutrimento da organi che lo tengono in contatto cogli organi di nutrimento della madre, così colui che sa vivere la vita dello spirito e conservare lo spirito è come un figlio nel seno mio e cresce e raggiunge l’età perfetta della vita intra‑Me, attingendo da Me nutrimento a forza.
9Non ti è gioia e sicurezza pensare che vivi di Me, in Me, per Me, con Me?
10Colui che lascia che il Nemico uccida il suo spirito si rende complice del medesimo. Costui[172] con le sue stesse mani tiene aperto il sacco in cui il Maledetto chiude la vostra anima, privandola della Luce prima, della Vita poi, sprofondandola nel suo baratro infernale da dove non si esce e su cui grava la maledizione eterna di Dio. E potrò mai, Io che dico: “Non ammazzare”[173] e condanno l’uccisione di una carne, non pronunciare condanna su chi uccide lo spirito?
11Su chi. Sicuro. Poiché avete una volontà e, se non volete voi, il Nemico non può. Perciò siete voi che uccidete lo spirito vostro. E su chi uccide lo spirito, in verità in verità vi dico che con ira giusta e terribile tuonerà la mia Voce di Padre rinnegato da un figlio, di Re defraudato da un suddito, per pronunciare la parola di condanna.
12Nel tuo soffrire stai dunque sicura: per la carne che muore, sempre più cresce lo spirito tuo: si alimenta del morire, come vittima d’amore, del tuo corpo. Come sarà bello il giorno in cui, rompendo l’argilla del vaso terreno, il tuo spirito sboccerà libero e forte per la gioia eterna del tuo Gesù, in Cielo.»
35.LO SPIRITO CHE SI CONVERTE VIVRA’
Da un discorso ai samaritani[174].
Morirà solo l’anima che ha peccato
1La città intanto è raggiunta e molta altra gente si accosta mentre si dirigono verso una casa.
2«Ascolta, Rabbi. Tu, che sapiente e buono sei, risolvi un dubbio nostro. Molto del nostro futuro può venire da questo. Tu che sei il Messia, restauratore perciò del regno di Davide, devi avere gioia di riunire questo membro sparso al corpo dello Stato. Non è vero?».
3«Non tanto di riunire le parti separate di ciò che è caduco, quanto di ricondurre a Dio tutti gli spiriti Io mi curo, ed ho gioia se restauro la Verità in un cuore[175]. Ma esponi il tuo dubbio».
4«I nostri padri peccarono. Da allora le anime di Samaria sono invise a Dio. Perciò che bene ne avremo se seguiremo il Bene? Per sempre lebbrosi siamo agli occhi di Dio».
5«Il vostro è l’eterno rimpianto, il perenne scontento di tutti gli scismatici. Ma ancora ti rispondo con Ezechiele[176]: “Tutte le anime sono mie, dice il Signore. Tanto quella del padre come quella del figlio. Ma morirà solo l’anima che ha peccato. Se un uomo sarà giusto, se non sarà idolatra, se non fornicherà, se non ruberà e non farà usura, se avrà misericordia per la carne e per lo spirito altrui, costui sarà giusto agli occhi miei e vivrà di vera vita”. E ancora: “Se un giusto avrà un figlio ribelle, avrà forse questo figlio la vita perché il padre era giusto? Non l’avrà”. E ancora: “Se il figlio di un peccatore sarà un giusto, sarà morto come il padre perché figlio di esso? No. Vivo sarà della eterna vita perché fu giusto. Non sarebbe giustizia che uno portasse il peccato dell’altro. L’anima che ha peccato morrà. Quella che non ha peccato non morrà. E se chi ha peccato si pente e viene alla Giustizia, ecco che lui pure avrà vera vita”. Il Signore Iddio, unico e solo Signore, dice: “Io non voglio la morte del peccatore, ma che egli si converta e abbia la Vita”. Per questo mi ha mandato, o figli erranti. Perché abbiate la vera vita. Io sono la Vita. Chi crede in Me ed in Colui che mi ha mandato avrà la vita eterna, anche se fino ad ora fu peccatore».
Lo spirito che si converte vedrà Dio [177]
6Quando l’ora dello sdegno scocca nel Cielo e scende a colpire la Giustizia, abbiate a norma Carità e Prudenza. Ritiratevi, in luogo di schiamazzare come pollastrelle che vedono il nibbio, ritiratevi in luogo di mormorare, ché solo a Dio spetta il giudicare, e pregate il Signore. Carità e Prudenza per ottenere che il Male sia vinto dal Bene e la Pace trionfi negli Stati, nelle istituzioni, nei cuori.
7Dio, per punire, non abbisogna dei vostri consigli. Sa quando e come deve usare la spada per uccidere il risorgente eterno, il Mostro che vi seduce, contrapposto al Risorgente divino che vi ha salvato e vi salva col suo Sangue, e al quale troppo spesso grandi e piccoli del mondo non sanno dare ascolto, sordi alle mie accorate preghiere di dare asilo allo stanco d’Amore, al vostro Gesù che soffre di un amore perfetto sempre respinto.
8Oh! se veniste a Me col vostro cuore, figli così teneramente amati dal vostro Dio, Padre e Fratello! Tutto strappereste al mio Amore se veniste a Me col vostro amore! Tutto, perché è per Me sommo dolore non potervi coprire di doni in questa e nell’altra vita. Financo il culto che mi date ha perso molto del segno mio ed ha assunto forme umane più consone al vostro modo di agire pesante di pesantezza umana.
Lo spirito che si converte vedrà Dio.
9Tornate alla Sorgente, figli, alla Sorgente da cui rampolla Vita. Volgere di secoli non la caricano di vecchiezza, poiché il Tempo è un attimo di fronte alla mia Eternità. Lavate nella Sorgente la vostra anima, immergetevi il vostro spirito, perché vedano. Vedano Dio e i prodigi che compio per eccitare la vostra ammirazione di modo che la mente vostra si spogli della scienza dei savi, fallace scienza, e impari la Scienza da Me che sono la Sapienza di Dio.
10Eppure lo vedete, o figli cari, cosa sa fare per voi il vostro Dio. Ho veduto l’afflizione del mio popolo eletto, quella che conoscete perché già su voi, e quella che avreste conosciuto, già pronta nell’ombra, e ho provveduto.
Purificare i sensi dell’anima[178]
11“Purificatevi col fuoco dell’amore e della penitenza i sensi dell’anima, e udrete, vedrete, gusterete, odorerete, sentirete Me nelle parole che dico agli umili, e che taccio a voi superbi perché solo chi ha cuore di pargolo entrerà nel mio Regno, e solo ai piccoli Io rivelo i segreti del Re, perché il più grande fra voi cattolici è non colui che riveste una veste d’autorità, ma colui che viene a Me con puro cuore, fidente come un bambino, amoroso come un pargolo verso la mamma che lo nutre. Beati i piccoli. lo li farò grandi in Cielo!”
L’uomo! Si dimentica troppo di avere un’anima e pensa e si preoccupa solo della carne. (Pensiero)
36. RESPONSABILITA’ SPIRITUALE[179]
Intercessione per la salute di un malato.
Una moglie intercede per la guarigione del marito.
3Una donna piangente lo chiama di fra la folla, supplicando di lasciarla passare per andare dal Maestro.
4«É Arria, la gentile che si è fatta ebrea per amore. Tu le hai guarito una volta il marito. Ma…»
«Ricordo. Lasciatela passare!».
La donna viene avanti. Si getta ai piedi di Gesù, piange.
«Che hai, donna?».
«Rabbi! Rabbi! Pietà di me! Simeone…»
4Uno di Gherghesa l’aiuta a parlare: «Maestro, la salute che gli hai data la usa male. É divenuto duro di cuore e rapace e non sembra neppur più israelita. In verità la donna è molto migliore di lui, pur essendo nata in terre pagane. E la sua durezza e rapacità gli attirano risse e odi. E per una rissa ora è molto sconciato nel capo, e il medico dice che quasi certamente diventerà cieco».
5«Ed Io che posso, in tal caso?».
«Tu… guarisci… Ella, lo vedi, se ne dispera… Ha molti bambini, e piccoli ancora. La cecità dello sposo sarebbe miseria della casa… Vero è che è denaro mal guadagnato… Ma la morte sarebbe una sventura, perché un marito è sempre marito, e un padre è sempre un padre, anche se in luogo di amore e pane dà tradimenti e percosse…».
6«L’ho guarito una volta e gli ho detto: “Non peccare più”. Egli ha peccato più ancora. Non aveva forse promesso di non più peccare? Non aveva fatto voto di non essere più usuraio e ladro se Io lo guarivo, ma di rendere il mal preso a chi poteva e, per chi non poteva farlo, di usare il mal preso per i poveri?».
«Maestro, è vero. Ero presente… l’uomo non è fermo nei suoi propositi».
7«Hai detto bene. E non Simeone soltanto. Molti sono coloro che, come dice Salomone, fanno doppio peso e hanno bilancia falsa, e non solo nel senso materiale ma anche nel giudicare e nell’agire e nel comportarsi verso Dio[180]. É ancora Salomone che dice: “Rovinoso per l’uomo divorare i santi, e dopo aver fatto un voto pentirsene”[181]. Ma troppi fanno queste cose…
8Donna, non piangere. Ma ascolta e sii giusta, poiché hai scelto religione di giustizia. Cosa sceglieresti se Io ti proponessi due cose? Queste: guarire il tuo sposo e lasciarlo vivere perché egli continui ad irridere Dio e ad accumulare peccati sulla sua anima, o convertirlo, perdonarlo e poi lasciarlo morire? Scegli. Ciò che sceglierai farò».
9La povera donna è in un ben aspro combattimento. L’amore naturale, la necessità di un uomo che bene o male guadagni per i figli, la spingerebbero a chiedere «vita». Il suo amore soprannaturale verso lo sposo la spinge a chiedere «perdono e morte». La gente tace, attenta, commossa, in attesa della decisione.
10Infine la povera donna, gettandosi al suolo di nuovo, abbrancandosi alla veste di Gesù come per attingere forza, geme: «La vita eterna… Ma aiutami, o Signore…», e pare che muoia, tanto si abbatte col viso a terra.
11«Hai scelto la parte migliore. Che tu sia benedetta. Pochi in Israele ti sarebbero uguali in timore di Dio e giustizia. Alzati. Andiamo da lui».
«Ma lo farai morire proprio, Signore? E come farò io?».
La creatura umana risorge dal fuoco dello spirito come la fenice mitologica, e soffre e si sgomenta umanamente…
Affidare al Padre dei Cieli ogni cosa.
12«Non temere, donna. Io, te, tutti affidiamo al Padre dei Cieli ogni cosa, ed Egli farà col suo amore. Sei capace di credere così?».
«Sì, mio Signore…».
«Allora andiamo, dicendo la preghiera di tutte le petizioni e di tutti i conforti».
13E, mentre cammina, attorniato da un branco di gente e seguito da un codazzo di popolo, dice lentamente il Pater. Il gruppo apostolico lo imita e, con un coro ben ordinato, le frasi della preghiera si elevano sul brusio della folla che, presa dal desiderio di sentire pregare il Maestro, tace poco a poco, di modo che le ultime petizioni si sentono benissimo in mezzo a un silenzio solenne.
14«Il pane quotidiano il Padre te lo darà. Lo assicuro in suo Nome», dice Gesù alla donna e prosegue, rivolto non a lei sola ma a tutti: «E vi saranno perdonate le colpe se voi perdonerete a questo che vi ha offeso e danneggiato. Egli ha bisogno del vostro perdono per avere quello di Dio. E tutti hanno bisogno della protezione di Dio per non cadere in peccato come Simeone. Ricordatelo».
15Sono giunti alla casa e Gesù vi entra con la donna, con Pietro, Bartolomeo e lo Zelote. L’uomo, steso sul lettuccio, col volto fra bende e pezze bagnate, smania e delira. Ma la voce, o il volere di Gesù, lo riconducono in sé e grida: «Perdono! Perdono! Non ricadrò più nel peccato. Il tuo perdono come l’altra volta! Ma guarire anche, come l’altra volta. Arria! Arria! Te lo giuro. Sarò buono. Non userò più violenza e frode, non…», l’uomo è pronto a tutte le promesse per paura di morire…
16«Perché vuoi tutto questo?», chiede Gesù. «Per espiare o perché temi il giudizio di Dio?».
«Quello, quello! Morire ora, no! L’inferno!… Ho rubato, il denaro del povero ho rubato! Ho usato menzogna. Ho percosso il prossimo e fatto soffrire i famigliari. Oh! ….».
17«La paura non è buona. Pentimento ci vuole. Vero. Fermo».
«La morte o la cecità! Oh! castigo! Non vedere più! Tenebre! Tenebre! No! …».
18«Se brutta è la tenebra negli occhi, non ti è orrenda quella del cuore? E non temi quella dell’inferno, eterna, orrenda? La privazione continua di Dio? I rimorsi continui? Lo spasimo di aver ucciso te stesso, per sempre, nel tuo spirito? Non ami costei? E i figli non li ami? E tuo padre, tua madre, i fratelli, non li ami? Ebbene, non pensi che non li avrai più con te se muori dannato?».
«No! No! Perdono! Perdono! Espiare, qui, sì, qui… Anche la cecità, Signore… Ma l’inferno no… Non mi maledica Iddio! Signore! Signore! Tu scacci i demoni e perdoni le colpe. Non alzare la mano a guarirmi, ma a perdonarmi e a liberarmi dal demonio che mi tiene… Mettimi una mano sul cuore, sul capo… Liberami, Signore…».
19«Non posso fare due miracoli. Rifletti. Se ti libero dal demonio, ti lascerò la malattia…».
«Non importa! Sii Salvatore».
20«Sia come tu vuoi. Sappi approfittare della mia grazia, che è l’ultima che ti faccio. Addio».
«Non mi hai toccato! La tua mano! La tua mano!».
21Gesù lo accontenta e posa la mano sul capo e sul petto dell’uomo che, fasciato come è, accecato dalle bende e dalla ferita, brancica convulso per afferrare la mano di Gesù e, trovatala, piange su essa, senza volerla lasciare andare finché, come un bambino stanco, si assopisce tenendo ancora la mano di Gesù premuta contro la sua guancia febbrile.
Gesù sfila cautamente la mano ed esce senza rumore dalla stanza, seguito dalla donna e dai tre apostoli.
22«Dio ti compensi, Signore. Prega per la tua serva».
«Continua a crescere nella giustizia, donna, e Dio sarà sempre con te». Alza la mano a benedire la casa e la donna, ed esce sulla strada.
33Pietro, che era pronto, punta il remo, e la barca si stacca da riva iniziando la navigazione, seguita dalle altre due. Il lago, un po’ mosso, imprime rullio alle barche, ma nessuno se ne sgomenta, perché breve è il tragitto. I fanali rossi mettono macchie di rubini sulle acque scure, o tingono di sanguigno le spume bianche.
34«Maestro, ma quell’uomo guarirà o non guarirà? Non ci ho capito nulla», chiede Pietro, senza lasciare il timone, dopo qualche tempo.
35Gesù non risponde. Pietro fa un cenno a Giovanni, che è seduto in fondo alla barca ai piedi del Maestro, con il capo abbandonato sui ginocchi di Gesù. E Giovanni ripete sottovoce la domanda.
«Non guarirà».
«Perché, Signore? Io credevo, per quello che ho sentito, che avesse a guarire per espiare».
36«No, Giovanni. Peccherebbe nuovamente, perché è spirito debole».
Giovanni riappoggia il capo sui ginocchi dicendo: «Ma Tu lo potevi far forte…», e pare fare un dolce rimprovero.
37Gesù sorride insinuando le dita fra i capelli del suo Giovanni e, alzando la voce in modo che tutti sentano, dà l’ultima lezione del giorno: «In verità vi dico che anche nel concedere grazia occorre saper tenere conto dell’opportunità di essa. Non sempre la vita è un dono, non sempre la prosperità è un dono, non sempre un figlio è un dono, non sempre, sì, anche questo, non sempre un’elezione è un dono. Dono divengono e restano quando chi li riceve sa farne buon uso e per fini soprannaturali di santificazione. Ma quando della salute, della prosperità, degli affetti, della missione, se ne fa rovina del proprio spirito, meglio sarebbe non averli mai. E talora Dio fa un dono, che più grande non potrebbe farlo, non dando ciò che gli uomini vorrebbero o penserebbero giusto avere come buona cosa. Il padre di famiglia o il medico saggio sanno quali sono le cose da dare ai figli o ai malati per non farli più malati o per non farli ammalare. Così ugualmente Dio sa ciò che è bene dare per il bene di uno spirito».
«Allora quell’uomo morirà? Infelice casa!».
38«Sarebbe forse più felice se abitata da un reprobo? E lui sarebbe più felice se, vivendo, continuasse a peccare? In verità vi dico che la morte è un dono quando serve ad impedire nuovi peccati e coglie l’uomo mentre è riconciliato col suo Signore». La chiglia striscia già sui fondali di Cafarnao.
37. FERMEZZA E FORZA DELL’ANIMA[183]
La preghiera di Giuditta
3Hai letto nel libro di Giuditta: “… dà al mio spirito fermezza per disprezzarlo e forza per abbatterlo, e sarà un monumento per il tuo Nome”.[184] Basta. Il resto non entra nella lezione.
4Faccio solo osservare che a chi persegue un retto fine divengono cose buone anche quelle che, se pur non sono peccato, sono debolezze che inclinano al peccato quando sono concesse all’io per soddisfazione sua propria.
5La bellezza è cosa buona se si sa valorizzarla.[186] La bellezza è uno dei doni che Dio ha dato ai Progenitori. Essi riflettevano la Perfezione che li aveva creati. Questa era purissimo Spirito. Ma se anche non poteva l’uomo esser tutto spirito come il suo Creatore, poteva – e Dio volle così fosse – testimoniare con la perfezione di un corpo armonico e bellissimo, vaso vivo per contenere uno spirito senza labe di colpa, da quale Origine provenisse. E ciò a frantumare la vergognosa teoria del vostro discendere da un quadrumane.
6Da Dio venite. Non da una bestia che l’antica legge mosaica diceva “immonda”. Ricordate: “Fra tutti gli animali che camminano a quattro piedi, saranno immondi quelli che camminano sopra le loro mani”.[187]
7La bellezza va dunque ammirata in un vostro simile dandone lode a Colui che dette all’uomo tale sovranità di forme su tutti gli animali, e usata in voi a fine di bene, non di vanità, come la usò Giuditta. Ornarsi per sedurre, ornarsi per traviare, ornarsi anche unicamente per superbia di sé e per ostentazione di ricchezza, è colpa. Ma quando col fianco torturato dal cilizio e il corpo macerato nella penitenza si sa usare delle forme e delle ricchezze per un fine retto, allora il mezzo si eleva a santità.
8Io l’ho detto: “Quando digiuni, profumati il capo e lavati la faccia, acciò non apparisca che tu digiuni, ma lo sappia soltanto il Padre tuo”.[189] Ed Io così ho fatto. Perché Io non ho detto parola che prima non l’avessi già fatta atto nella mia vita. E di aver agito così sono stato accusato come amico dei pubblicani e delle meretrici, amante dei conviti e delle feste.[190]
9Se vi era cosa a Me penosa era proprio l’allegria di un convito e la confusione di una festa. Mi nutrivo per vivere. Non facevo del cibo la “gioia del vivere” come molti fanno. E un pane, anche se mangiato solo lungo una proda erbosa, bagnando la mia bocca all’acqua pura del ruscello, seduto fra i fiori del campo, al verde di un albero dimora agli uccelli che il Padre sovviene, fra i miei amici-discepoli, m’era più caro che il ricco convito in cui ero osservato e spiato da una curiosità umana e da un livore insanabile.
10Se vi era cosa a Me penosa era il contatto con gli impuri. Il mio essere riposava quando l’innocenza faceva a Me ghirlanda. Ricordatevi che avevo lasciato gli angeli per scendere fra gli uomini. Ed i bambini erano quelli che non mi facevano rimpiangere gli angeli. Ma ero venuto per salvare i peccatori. E come li avrei salvati se li avessi disprezzati e fuggiti?
11Giuditta, dunque, usa e valorizza la sua bellezza e la sua ricchezza per scopo santo. E aumentando le nascoste penitenze per piacere a Dio, aumenta il suo fascino per piacere all’uomo e stroncarlo “con la sua stessa spada”: la sensualità, arma che ha ucciso Oloferne più della spada del tiranno.[192]
12Maria, tutte le creature hanno i loro tiranni. Il senso, il mondo, il prossimo, il demonio.
13Nel prossimo quanti tiranni! Gente che opprime, gente che invidia, gente che condanna ingiustamente. Eppure bisogna amarlo questo prossimo, anche se è malvagio, per amore di Me.
14Vi è il senso, piovra sempre risorgente per trarre al fondo. Vi è il demonio, medusa che tiene sotto il suo sguardo per ipnotizzare le creature di Dio e perderle.
15A chi chiedere aiuto contro questi nemici? A Dio: “Da’ al mio spirito fermezza per disprezzarlo e forza per abbatterlo”.
16“Io per me” dice l’anima fedele “non sono nulla. Da me non posso nulla. Vorrei, perché ti amo, piacerti e vincere. Ma sono debole. Debole nei propositi, debole nella forza di lotta. Ma se Tu mi aiuti, Signore, io saprò resistere e vincere”.
17“Può, ad un figlio che gli chiede aiuto, negare Dio il suo aiuto?” No. Egli vi si mette al fianco e appunto perché siete deboli ma fedeli, appunto perché siete nulla ma riconoscete d’esserlo, Egli vi infonde fermezza e forza. Vi trasfonde Sé stesso.
18Di che temete se Dio è con voi?
L’uomo che si india nel Bene[194].
19Perché Dio vi aiuta così? Per amore. Questa è la prima cosa. E poi perché ogni vittoria dell’uomo che si india nel Bene e si perfeziona per esser di Dio-Perfezione è monumento pel Nome santo di Dio. Ogni uomo che diviene santo è monumento alla benignità, potenza, sovranità di Dio. Monumento che una volta di più dice alle genti le meraviglie di Dio, perché esse lo conoscano che Egli è il Potente e che sopra Lui non ve ne sono altri di più grande.
20Va’ in pace.»
38. LE ANIME PREDA DI SATANA
1Dice il mio Pietro: “… Il diavolo, vostro avversario, come leone ruggente vi gira intorno cercando chi divorare; resistetegli forti nella fede, sapendo che i vostri fratelli dispersi nel mondo soffrono gli stessi vostri patimenti”.[196]
2Nelle contrade africane dove abita il leone sanno, uomini e bestie, come regolarsi con esso. Una volta ti ho portato meco in oriente presso una fonte ricca d’acque… e ti ho detto: “Sii come questa”.[197] Oggi ti porto con Me nelle eterne foreste i cui giganti arborei sono i pronipoti di quelli emersi dal nulla per volere del Padre e che mirarono gli occhi attoniti dei primi padri. Così vedrai qualcosa di diverso da quanto ti immelanconisce.
3Guarda. Alte contro al cielo, di un azzurro più scuro dei miei stessi occhi, stanno le cime di questi millenari giganti verdi. E si intrecciano le une alle altre per parlare lassù, ai venti e alle stelle, delle sottostanti vicende che esse non vedono poiché il tetto verde le cela.
4Sotto è il sottobosco, folto come un labirinto, intricato di liane e di radiche che paiono serpenti, e ornato dei traditori monili che sono le serpi in agguato. Più basso ancora, la felpa dell’erba folta, nata in un vergine terreno ricco di mille succhi e nella quale è dolce trovare pascolo e riposo per antilopi e gazzelle e cibo ai milioni di uccelli di ogni canto e colore. Fiori, felci, collane di corolle, antri verdi, grotte muscose e freschi corsi d’acqua e una luce verde, riposante in mezzo al sole che abbacina là dove penetra, nelle strade aperte a fatica dall’uomo o lungo uno specchio d’acqua tanto vasto da obbligare la volta vegetale ad aprirsi in pozzo verde.
5In queste foreste è re il leone. Nessun altro gli tiene fronte fra ciò che corre o balza, o striscia o arrampica, o vola o cammina. L’uomo che passa coi suoi armenti ai margini della foresta, migrante verso zone di pascolo o di mercato, costruisce, per sé e per i suoi simili, recinti pontuti per chiudervi la mandria nelle notti fredde e serene. Gli animali si rintanano nel folto o si rannicchiano in alto delle piante come cala la sera per sfuggire al suo assalto. Perché il leone non assale finché il sole è nel cielo. Attende la notte, l’ombra ingannevole della luna, o la tenebra fonda, per la sua preda. Esce e rugge, come viene la sera. Rugge intorno alle chiusure dell’uomo e intorno agli antri delle bestie. Non penetra, attende. Attende l’imprudente che esce dal suo rifugio.
6Quante imprudenze sempre! Desiderio di sollievo, curiosità di vedere, fretta di giungere. Il leone è là. Attende, pregustando il sapore della preda, battendosi i fianchi per l’impazienza e per l’ira della lunga attesa, e gira cercando il punto da cui uscirà l’imprudente, e quando lo trova si mette alla posta, oppure studia i segni dell’abituale andare e va all’agguato. E tace, ora, poiché sa che l’imprudente viene. Tace per far credere che non c’è più. E non c’è mai tanto come quando tace.
7Maria, il diavolo fa come il leone. Gira, approfittandosi della caduta del Sole, intorno alle vostre anime. Non osa uscire e assalire sinché il Sole è alto sul vostro spirito. Rugge, ma non assale. E che importa se rugge? Lascialo ruggire di rabbia. Sta’ sotto al Sole, al tuo Dio, e non aver paura. Non vedi più il Sole? Ma Egli c’è. Se un’ora di prova ti fa cieca, sappilo sentire per il suo calore, posto che non puoi vederne l’aspetto. Non sai che moriresti di gelo se il tuo Sole fosse morto per te? Se vive il tuo spirito, nonostante Dio l’abbia reso cieco, è perché il Sole ti bacia ancora.
8Oh! se le anime sapessero rimanere sempre sotto al Sole eterno, e anche nelle tenebre della prova non uscire dallo zenit solare e dire: “io resto al mio posto. Qui, dove mi ha lasciata, Dio mi ritroverà perché io non muto il mio pensiero di fede e d’amore”!
9Il diavolo gira cercando il varco per allungare la zampa unghiuta e strappare l’incauto che sta troppo vicino all’apertura: alla tentazione. Oppure attende che esca: volontaria preda per allettamento di senso. Oppure anche tace e si mette in agguato, è l’insidia più astuta. E chi procede senza collegamento col divino cade nella sua trappola.
10Lo ripeto: sinché rugge è poco pericoloso; quando, dopo essersi fatto sentire, tace, allora è pericoloso al sommo: tace perché ha scoperto il vostro punto debole e le vostre abitudini ed è già pronto al balzo su voi.
11Siate vigilanti. Se su voi è la luce di Dio, essa vi illumina e altro non occorre. Ma se siete nelle tenebre, state ancorati alla fede. Nulla e per nessun motivo vi faccia smuovere da essa. Tutto pare morto e annullato? Dite a voi stessi: “No. Tutto è come prima”. Dite a Satana: “No. Tutto è come prima”.
12Prima di voi, quanti hanno subito le vostre stesse torture! “i vostri fratelli dispersi nel mondo”. I vostri fratelli. Nel mondo. Mondo, qui, non è tanto questa Terra, che voi abitate, coi suoi viventi. Mondo è la Comunione di tutti i viventi. “Di tutti i viventi” dico. Ossia di tutti quelli che sono nella Vita in eterno dopo aver voluto e saputo rimanere nella “Vita” mentre erano sulla Terra.
13Ebbene, questi vostri fratelli sparsi come fiori eterni nei miei paradisiaci giardini, non solo ricordano i loro passati combattimenti, e perciò sanno comprendere i vostri. Ma, per la Carità che ormai è la loro Vita, essi soffrono, nella beatitudine, di vedervi soffrire. Sofferenza d’amore che non ottunde la loro gioia, ma che vi mescola una vena di superattiva carità e che li fa pietosi e soccorrevoli ai vostri affanni. Tutto il Cielo sta proteso su voi che lottate col mio Nome nel cuore e per il mio Nome; e vi aiuta.
e barriere e il Sole dell’anima.
14Non uscite fuor dalla triplice barriera delle teologali virtù, dalla sicura difesa delle quadruplici virtù cardinali. La fede, la speranza e la carità. La giustizia, la temperanza, la fortezza e la prudenza, ecco le vostre difese. Contro esse si spezzano le unghie di Satana ed esso perde il rigore senza nuocervi.
15Quando torna il Sole, il vostro Dio, a splendere ai vostri animi vittoriosi della notte che vi ha torturato, voi rimanete stupiti nel vedere quanta opera di liberazione ha fatto lo stesso demonio, contro la sua stessa volontà, girando furente intorno a voi. Nella sua furia impotente, mettendovi sulle difese, ha fatto sì che le piccole imperfezioni, come erbe leggere troppo calpestate, muoiano definitivamente, e sul suolo, nudo, scenda trionfante la luce a far crescere più forte il vostro fiore, lo spirito vostro, creato per vivere in Cielo.
Le prede di Satana[198]
La concupiscenza di carne, di denaro, di potere
16Il leone, ho detto, conosce le abitudini, le studia per conoscerle, di quelli che vuole sbranare. È intelligentissimo. Comprende subito. Anche Satana è intelligentissimo e comprende subito. È sempre un angelo. Decaduto ma rimasto tale nella mente che usa ora per il male mentre glie l’avevo data potente per operare il bene. Il leone sa che le sue prede vanno a dissetarsi a sera alle vene d’acque che rigano le terre arse di sole. Sa a quali pascoli vanno per brucare l’erba folta. Sa quando l’uomo torna dal lavoro alle sue dimore. Non ha che scaglionarsi lungo queste tappe.
17Desiderio di sollievo fisico o imprudenza umana portano uomo e animali verso le sue zanne inesorabili. Ecco le miti gazzelle e le svelte antilopi, così caute e timorose nel giorno, farsi ardite a sera. La sete, la fame le spingono. E vanno incontro alla morte. Ecco l’uomo, troppo avido di guadagno, attardarsi ancora per lavorare oltre il tramonto. E la morte lo ferma per sempre al ritorno. Ecco l’appetito carnale spingere due fuori del riparo dell’abitato per trovare ricovero ai loro illeciti amori. E la belva scioglie in eterno ciò che la loro lussuria aveva allacciato. Ma in terre africane o nelle regioni dei ghiacci è sempre lo stesso pungolo, fatto di tre punte, quello che spinge gli uomini verso l’unghiata di Satana. È sempre concupiscenza di carne, di denaro, di potere, quello che vi mette alla portata di colui che “come leone ruggente vi gira intorno”[199] instancabile.
18Ricordatevi che anche Io fui tentato nella carne con la fame delle viscere e con l’offerta del cibo carnale ai miei sensi, nella mente con l’avidità di potere, nello spirito con l’inculcarmi di tentare Iddio.[200] L’imprudenza è tentazione verso Dio.
19Sappiate imitarmi. Fate fuggire Satana imitando Gesù, Maestro vostro. “Non di solo pane vive l’uomo, ma della parola di Dio”. “Non tenterai il Signore Iddio tuo”. “Adorerai il Signore Dio tuo a Lui solo servirai”.
20Fasciate la carne e lo spirito con le bende intrise di aromi della Legge di Dio. Chi vive avvolto di esse preserva la sua carne e il suo spirito dai germi che portano putrefazione di morbi e di morte.
39. le anime che vincono lucifero nelle loro BATtAGLiE[201]
Capacità e potenza di Lucifero.
Dice Gesù in risposta a certe mie riflessioni:
1«Lucifero è intelligentissimo oltre che astuto. Usa dell’astuzia per insidiare, ma dell’intelligenza per pensare se e quando e come può darmi pena e rovinare una creatura. Credi pure che non spreca mai inutilmente il suo tempo.
2Perciò, dato che, per quanto sia onnipresente sulla terra, ha tanto da fare presso i tanti uomini che abitano il globo, e per quanto la poca attenzione dell’uomo e la sua scarsa volontà di bene facciano, della potenza di Lucifero, veramente grande, una quasi onnipotenza sulle creature, perciò, dico, deve calcolare bene il suo tempo e non perderne un attimo per lavorare con utile. Col suo nefando utile che è quello di impinguare i suoi forzieri infernali di tesori rubati a Dio: le anime.
3È veramente un instancabile lavoratore. In alto, l’instancabile opera il bene per voi. In basso, l’instancabile opera il male per voi. E in verità ti dico che egli ha più fortuna di Dio. Le sue conquiste sono più numerose delle mie. Ma, tu puoi ben capire dalla premessa, essendo astuto, intelligente, indaffarato, non può concedersi il lusso di occuparsi di tutti in ugual misura. E non se lo concede.
4Oh! nel suo male è un asceta dell’idea che persegue, tutto votato ad essa, e non si distrae, non viene a transazioni, non a stanchezze, non a rimandi! Foste voi, uomini, verso il bene quello che è Satana verso il male! Ma non lo siete.
5Lucifero, man mano che una creatura nasce all’intelligenza, prima se ne cura ben poco, si limita a guardarla e guatarla come probabile futuro capro del suo infernale gregge; man mano che una creatura nasce al saper volere, al saper pensare, ossia oltre i sette anni, aumenta la sua attenzione e inizia il suo insegnamento.
6Il ministero angelico istruisce e conduce gli spiriti con parole di luce. Il ministero satanico istruisce e istiga gli spiriti con parole di tenebre. È una lotta che non ha mai fine. Vinto o vincitore l’uno, vinto o vincitore l’altro, l’angelo di luce e l’angelo di tenebre battagliano intorno ad uno spirito sino all’ultima ora mortale, per strappare l’uno all’altro la preda, riconsegnandola l’uno al suo Signore, nella luce, dopo averla avuta in tutela tutto il giorno terreno, trascinandosela seco nelle tenebre l’altro se vittoria ultima fu sua.
7Però fra i due che battagliano vi è un terzo, ed è, in fondo, il più importante personaggio. Vi è l’uomo per cui i due battagliano. L’uomo libero di seguire la sua volontà e dotato di intelligenza e ragione, munito della forza incalcolabile della Grazia che il Battesimo gli ha reso e che i Sacramenti gli mantengono e aumentano.
8La Grazia, tu lo sai,[202] è l’unione dell’anima con Dio. Perciò dovrebbe darvi tanta forza da rendervi imprendibili e incorruttibili alle insidie e corruzioni sataniche, perché l’unione con Dio dovrebbe farvi semidei. Ma per rimanere tali occorre volerlo. Occorre dire a Satana e dirsi: “io sono di Dio e voglio esser solo di Dio”. Perciò ubbidienza a precetti e consigli, perciò sforzo continuo per seguire e perseguire e conquistare il bene e un sempre maggior bene, perciò fedeltà assoluta e vigilanza costante, perciò eroismo per vincere sé stessi e l’esterno nelle seduzioni della concupiscenza trina e nelle sue multiple facce.
9Pochi, molto pochi, troppo pochi sanno fare queste cose. E allora? E allora a questi, così facili a prendersi quando lo si voglia, così inerti a sfuggire quando sono stati presi, Satana dà poca cura. Fa come il gatto col topo. Li prende, li strozza un pochino, li stordisce e poi li lascia, limitandosi a dar loro un’altra unghiata e un’altra zannata se dànno segno di tentare una timida fuga. Non più. Sa che sono “suoi” e non perde molto tempo per loro, né molta intelligenza.
10Ma coi “miei”! Oh! coi miei è un’altra cosa! Sono la preda che più solletica la sua livida fame. Sono gli “imprendibili”. E Satana, cacciatore esperto, sa che vi è merito a catturare le difficili selvaggine. Sono le “gioie” di Dio. E Satana fa gran festa quando può dar dolore a Dio e offesa e delusione. Vive d’odio. Come Dio vive d’amore. È l’Odio. Come Dio è l’Amore. L’Odio è il suo sangue. Come l’Amore è il mio. Eccolo allora moltiplicare cure e sorveglianze intorno ad un “mio”.
11Entrare in una fortezza smantellata è giuoco di bimbi. Non lo vuole il re crudele dell’inferno. Vuole le fortezze di Dio, le rocche monde e lisce, limpide come cristallo, resistenti come acciaio che da ogni parte mostrano scolpito, fin nelle latebre più fonde – anzi è dalle latebre che trapela come fluido che si emana da un interno all’esterno – il Nome più santo: Dio. Il Nome che essi amano, servono, pronunciano, con lo spirito adorante, ad ogni battito del loro cuore. Prenderli, prendervi, strapparvi a Me, cancellare dal vostro essere trino di spirito, carne e ragione, quel Nome, fare di voi, fiori del mio giardino, immondezza per il suo inferno, e ridere, gettando il suo riso bestemmiatore contro il trono divino, ridere per la sua vittoria sull’uomo e su Dio. Ecco la gioia di Satana.
12Più siete “miei” e più egli si accanisce a farvi suoi. E siccome è in voi una vigilanza e una volontà assidue, egli, l’Astuto, non vi segue e persegue col metodo usato per gli altri. Ma vi assale proditoriamente, a distanze sempre più lunghe, nei momenti più imprevedibili e coi motivi più impensabili. Approfitta del dolore, del bisogno, dell’abbandono, delle delusioni, e balza come pantera sulla vostra stupita, accorata debolezza del momento, sperando di vincervi allora per rifarsi di tutte le volte che l’avete vinto.
13I mezzi? infiniti. Il metodo? Uno solo. Quello di una benevola, bugiarda dolcezza, di una ragionata e pacata parola, di un aspetto di amicizia che aiuta, che vuole aiutare.
14Ne hai avuti di assalti? E ne avrai ancora, e molti, e sempre più astuti. Oh! che livore per Me e per te! Sempre più ne avrai; e di così sottili da trarre in inganno anche il più furbo. Furbo umanamente parlando. Perché – sorridi, anima che amo – perché la semplicità compenetrata di Dio, e che si conserva tale, è impenetrabile ad ogni sottigliezza.
15Ti ferirà l’esterno. Ma è onore di soldato la cicatrice che segna la carne e dice: “Questo segno è prova di battaglia virile”. E più un soldato ha le carni rigate da questi segni e più il mondo al valoroso si inchina. Nelle battaglie spirituali succede lo stesso. E le vostre ferite, che non ledono lo spirito ma illividiscono solo ciò che è involucro allo spirito-re, sono il vostro onore. E per esse sarete onorati in Cielo.
16In verità ti dico che voi chiamate “martiri” solo coloro che perirono per opera di tiranni. Ma tutti i miei santi sono martiri. Perché per esser santi dovettero subire persecuzione di Satana e rimanere fedeli. Gloria a chi vince! Le palme celesti sono per voi.»
40. ANIME INCARCERATE[203].
Dice Azaria:
«Le colpe dei popoli sono tali e tante che se non fosse infinita la benignità di Dio e la sua divina pazienza, da tempo il mondo sarebbe distrutto come orrore dell’Universo, orrore che va tolto, perché nella creazione perfetta non devono sussistere cose obbrobriose.
Ma nel mondo, che è veramente ormai il vestibolo dell’Inferno e il feudo di Satana, sono sempre dei giusti. Rari come stelle in una notte di tempesta, come palme nella vastità arida dei deserti. E come già si comprende dall’episodio di Abramo Dio è pronto ad usare misericordia anche ai peccatori e salvarli dalla punizione, se fra essi sono giusti che pregano. Salvarli dalle sventure materiali e morali finché dura il loro giorno, lasciando tempo sino alla loro sera di tornare al Signore. Non salvarli oltre la vita, se hanno meritato castigo, perché nel Giorno di Dio non servono più le intercessioni dei giusti a rendere salute ai morti alla Grazia. La Giustizia vuole il suo corso. E se anche con ira e ribellione essi urlano al Giudice Eterno: ” Tu ci odi e ci defraudi della nostra parte di bene “, Egli risponderà loro con giustizia: ” No. Vi ho dato la vostra parte. Volevate godere. Godere ricchezze, potenze, lussurie, gozzoviglie, ottenute con ogni mezzo. Le avete avute. Vi ho lasciato godere come volevate. Voi avete scelto. Io rispetto la vostra scelta e ve la lascio in eterno. Nel mio Regno entrano quelli che hanno vissuto casti, temperanti, giusti, misericordiosi, quelli che hanno sofferto e pianto anche per causa vostra, e che hanno amato Dio, il prossimo, e anche voi che li angustiavate. Andate. Non dicevate forse che era stoltezza rimettere al futuro la gioia e che era saggio godere del certo presente? Così vi concedo. Avete goduto nel piccolo presente; ora soffrite nell’eterno presente “.
2. Le opere di giustizia salvano il mondo.
I giusti pregano per i peccatori. Guai se così non fosse! Al lavacro quotidiano e perpetuo del Sangue Divino si mescono le preghiere e le lacrime dei giusti. E questa rugiada di carità deterge il mondo da quel soprappiù di lordura che l’Infinita Misericordia non potrebbe sopportare. Onde il mondo può durare benché l’Occhio di Dio lo guardi con una severità che impressiona noi angeli. Se per un caso passasse un solo giorno senza che neppure un’opera di giustizia venisse compiuta in tutto l’Orbe, se per un caso venisse un giorno nel quale i giusti divenissero peccatori, la luce non tornerebbe ad illuminare la Terra, perché essa non sarebbe più. La Giustizia, nella notte, l’avrebbe cancellata di fra le opere creative.
Quanto dico vi dia la misura di quanto è il valore della giustizia degli uomini al cospetto di Dio. Una delle cause di giustizia è il sincero ed umile conoscere sé stessi e le opere di Dio in voi. Questa è una delle sapienze più difficili a trovarsi nei cristiani anche migliori. Una errata valutazione delle virtù fa sì che per essere umili si diventa insinceri, e talora anche ipocriti, senza pensare che si diventa, con ciò, anche sconoscenti.
Molti sono che, essendo buoni ed avendo doni particolari, e sapendolo di esser buoni, o di essere specialmente beneficati dal Signore, per una umiltà ingiusta si dicono perfidi o nudi di quei doni che altri sanno essere in essi.
3. Non ci indurre in tentazione.
Anche in queste cose ci vuole giustizia, prudenza, umiltà, sincerità somme. Prudenza col tenere celato il dono gratuitamente avuto, acciò la conoscenza di esso non degeneri in fanatismo della gente, in turbamento del beneficato, in perdita di tempo — che potrebbe invece essere usato degnamente al servizio del Signore — in tentazione, e talora in peccato, di orgoglio. Non indur-si in tentazione è obbligatorio. L’uomo, anche maggiormente beneficato da Dio, deve ricordarsi sempre che è un uomo, perciò non lusingarsi di essere perfetto, né lusingarsi temerariamente che qualunque imprudenza si faccia il Signore riparerà per amore al suo figlio prediletto. Dire al Padre che non vi induca in tentazione è buona parola. Ma è doverosa maniera di comportarsi quella di guardarsi da sé dal mettersi in tentazione.
Il demonio è un grande seduttore. Ma molte volte l’uomo calunnia lo stesso demonio perché lo fa causa di ogni sua caduta. Ma molte volte è l’uomo che va a cercare il terreno scivoloso, non il demonio che ve lo spinge. Potrebbe uno, che andasse a camminare su l’orlo di un tetto, accusare il padrone della casa di averlo fatto cadere e ferire? Non potrebbe. Ugualmente l’uomo che, o in un senso o nell’altro, spontaneamente e imprudentemente si mette in rischio di peccare, non può accusare né Dio né il diavolo per il suo peccato, perché né Dio né il diavolo lo hanno indotto in tentazione ma la sua volontà è stata l’unica colpevole, essendosi messa in occasione di peccato.
4. La prudenza nei consacrati.
Questo per tutti. In particolare nei prediletti dal Signore con doni straordinari è indursi in condizione di peccare di orgoglio il non tutelare con segretezza il dono avuto onde evitare fanatismi che possono suscitare compiacenze di sé stessi, e perciò funesto orgoglio. Imprudente è lo strumento di Dio che non custodisce, in segreto il dono del Signore. Tre volte imprudente il Sacerdote che, essendo direttore dello strumento, o confessore, o parroco, o Pastore diocesano, o temporaneamente messo in condizioni di consigliare e dirigere (come predicatore quaresimalista, o eserciziante, o missionario), venuto a conoscenza di un caso straordinario, saputolo lo divulghi, oppure, saputo che lo strumento non sa condursi e arrischia di rovinare sé stesso e il dono o per ignoranza o per imprudenza, non intervenga con santi consigli in aiuto dello strumento per il bene dello stesso e del dono del quale lo strumento è depositario.
La prudenza, che è sempre compagna ad un riserbo silenzioso che non permette propagande, e cela lo straordinario sotto apparenze ordinarie di vita, non deve mai però degenerare in falsa umiltà e in menzogna.
6. Magnificare il Signore con l’umiltà.
Quando e con chi di dovere è necessario per voi, care anime straordinarie, parlare o rispondere a chi ha dovere di interrogarvi, non dovete, per una falsa modestia, dire: ” Io non ho nulla perché sono la più grande peccatrice”, mentre dentro di voi sentite che siete sì piccole anime, ma anche che, per grazia di Dio, non siete peccatrici al punto di disgustare il Signore. Sarebbe menzogna. Se foste convinte di esserlo, dirlo non sarebbe che umile confessione della colpa e miseria vostra, ritenuta tale da voi, ma se la coscienza vi assicura che la vostra piccolezza non è sporca di colpe gravi non dovete mentire. E soprattutto non lo dovete fare col segreto desiderio di sentirvi dire: ” No, tu sei santa “, per compiacervene. Con lo spirito inginocchiato umilmente davanti all’amorosa potenza di Dio che vi ama, rispondete sinceramente a chi ha diritto di interrogarvi: ” Sì, il Signore ha fatto in me queste cose benché io sia povera e imperfetta “.
Non fu superba Maria nel cantare il suo salmo. Riconosceva umilmente le grandi cose che Dio le aveva fatte perché la sua lode salisse al Cielo, e con la sua quella della parente, capostipite di tutte le anime che avrebbero lodato il Signore attraverso a Maria, strumento soave e santo, delle opere del Signore e della vostra salute.
Non è superbo Paolo dicendo: ‘” Imitate me[204] “. Semplicemente dice ai suoi fedeli di imitarlo, perché la misericordia di Dio, unita alla volontà dell’uomo, aveva fatto di lui: Paolo, un perfetto ritratto di Cristo. Così come altrove aveva detto le sue colpe passate, così come altrove aveva confessato che, già Apostolo, l’angelo di Satana lo aveva percosso, altrettanto qui dice: ” Imitatemi “, come altrove dice sinceramente di aver goduto delle rivelazioni del Signore e di essere stato assunto al terzo cielo.
Dire: ” Dio mi ha amato straordinariamente ” non è peccare di superbia, se lo dite — e Dio vi vede — con un sentimento e una volontà soltanto: quella di magnificare il Signore per ciò che vi ha fatto. Non ha detto forse il Maestro Divino: ” Quando si accende un lume non si mette sotto al moggio ma in alto perché sia veduto e faccia luce”? E ancora non è detto: ” I giusti saranno come stelle’?
Dio li accende. Dio vi accende. Oh! l’uomo che va per una via solitaria nella notte alza il capo e vede le stelle seguire il loro corso da oriente a occidente, e anche se non sa il nome di ogni singola luce, sa dirsi: ” Questa è via per andare alla mèta ” perché il trasvolare degli astri, da oriente a occidente, gli dà la direzione dei punti cardinali.
6. La santità salva le anime incarcerate
Ugualmente è degli strumenti di Dio. Devono splendere. Alti nella loro sfera speciale dove Dio li ha collocati, separati, segregati dal resto del mondo, ignoti per nome e domicilio, ignoti talora per anni anche oltre la morte come speciali strumenti, devono però splendere. E come? Con la santità della vita, con l’indefesso lavoro ubbidiente ai voleri di Dio, con il loro amore e le altre virtù che nei giusti momenti ” magnificano il Signore per le grandi cose in loro fatte “, ma sempre illuminano perché il Signore, vivendo in loro completamente, traspare ed emana da essi la sua luce e la sua santità, e come naviganti spersi in un tenebroso mare sconvolto, gli spiriti si dirigono a questi fari solitari, percossi dalle tempeste del Nemico e dei nemici di Dio e dei suoi strumenti, ma forti, eroici, sempre pronti ad accogliere la Luce e a raggiarla sui naufraghi perché abbiano salvezza.
Le anime cercano Dio. Vi sembra molte volte che non Io facciano. Voi non sapete le spirituali sofferenze delle anime chiuse in un corpo e soggette a un pensiero nemici a Dio. Gli stessi che possiedono queste anime avvilite non se ne accorgono delle lacrime della loro anima accecata e incatenata che si agita e cerca la Luce dal fondo della sua carcere, che qualche volta cerca evadere e cercare Dio, e bere un sorso di aria celeste, e empirsi la vista spirituale di una luce celeste, e raccogliere parole arcane da portarsi seco nella segreta. Parole che sembrano dette e raccolte invano, e che talora risorgono al letto di morte e vincono l’estrema battaglia, consegnando uno spirito a Dio. Parole che talora fermano una discesa nell’orrore e nel delitto. Parole che talora traggono dall’abisso uno spirito e lo rimettono sulla via di Dio,
Non occorrono molte parole. Talora nessuna. Vedersi: uno sguardo. I vostri occhi guardano in modo che non è più terreno. Guardate, ma non voi; Cristo guarda attraverso voi. Vedete: ma non vedete l’uomo che vi è di fronte. La sua anima vedete con la vostra anima. È per questo guardare con l’anima dopo che avete empito il vostro sguardo di luce celeste che non guardate al modo di tutti. Ascoltate i racconti altrui e molte volte tacete. Ma mentre le vostre labbra tacciono, la vostra anima ama. E amando carezza e conforta l’anima inasprita, malata, irata, che parla a voi. Parlate anche, qualche volta, e dite parole banali ad ascoltatori banali, ai quali volete tenere celato il vostro segreto. Ma come nota di canto che dentro per dentro sfugge da una sala serrata, ed empie la via di dolcezza, e la raccoglie il povero e se ne consola, così, dentro per dentro, una (gemma spirituale cade dalle vostre labbra: scintilla sfuggita al Fuoco che vi possiede, e chi vi è interlocutore l’accoglie e vi medita sopra, e la sua anima si desta, riflette, decide talvolta.
7. Le anime e i selvaggi spirituali.
Nulla è mai perduto delle opere d’amore. In voi è l’Amore, e perciò tutto è attivo. Sì. Vi sono molti, troppi, che vivono come nemici della Croce di Cristo. La loro fine è la perdizione, il loro Dio è il loro ventre, e la loro gloria la fanno consistere nella loro vergogna, e non pensano che alle cose della terra. È vero. Ma molte volte non sono che anime selvagge, o inselvatichite da un complesso di cose. Non sanno. Non conoscono. Perciò non amano e non distinguono. Le chiese non servono per loro. Cosa sono per loro le chiese? I sacerdoti non servono a loro. Cosa sono per essi i Sacerdoti? I Sacramenti sono inutili per loro. Cosa sono per essi i Sacramenti?
Il selvaggio sa forse cosa è la nave che vede passare davanti alle sue coste, o l’aereo che solca il cielo? Li crede misteriose forme magiche e paurose, capaci di nuocergli, e se può le combatte. Sa forse l’antropofago ciò che è l’uomo che in nome della Croce o della Scienza si avventura nelle sue terre per portarvi una fede, o per studiare i morbi e curarli? Per lui antropofago è la preda che va uccisa per essere mangiata, o per lo meno uccisa come stregone malefico. Sa forse il selvaggio, o anche l’uomo primitivo o ignorante, cosa è il siero che il medico gli vuole inoculare per salvarlo da certa pestilenza? Per lui è veleno, vendetta dell’uomo bianco sulle razze inferiori, e, fra bianchi di paesi civili, è mezzo usato dai governanti per sopprimere i più meschini. Quanti medici non sono morti linciati dal furore della paura dei selvaggi e degli ignoranti?
Non fatevi perciò stupore se i selvaggi spirituali, abitanti fra voi, temono e odiano, sfuggono o si avventano su quanto è dello spirito e della Chiesa, e vivono nella loro ignoranza bruta. Sono infelici. Non vanno alle fiumane spirituali. Le vedono, perché sono vistose, e le sfuggono. Ma chi evita di bere ad un fresco zampillo che esce da un fianco di monte? Pare così umile, così privo di potere miracoloso. Non c’è sospetto e prevenzione contro di esso. E si beve della sua freschezza. E la Grazia entra così, inavvertita, là dove in nessun altro modo sarebbe entrata.
Molti, che erano nemici della croce e vivevano per il ventre e per le cose della Terra, cessano di esserlo per le segrete operazioni dei segreti missionari del mondo civile che siete voi, strumenti di Dio.
Anche molti vi odiano: quelli in cui Satana regna e vi odia da essi. Ma non ve ne curate, non abbiate paura di essi. Ditevi: ” Noi siamo cittadini del Cielo dal quale ci viene il Cristo che trasforma il corpo della nostra umiliazione in luce che non si spegnerà “. E state saldi nel vostro lavoro.
Se anche non troverete chi vi porge la mano fra i sacerdoti di Cristo, così come Paolo esorta il fedele compagno e i suoi Filippesi a fare con Sintica ed Evodia, state salde, pensando che i vostri nomi sono scritti nel libro della vita, perché vivete, lavorate, soffrite e morite per la gloria di Dio e la conoscenza del Vangelo.
Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo».
41. CONDIZIONI PER SALVARE L’ANIMA[205]
Fare azioni buone
1La notizia della presenza in paese di Gesù di Nazareth si è diffusa e quelli di Rama sono tutti sulle strade con una gran voglia di avvicinarsi.
2Gesù vede e dice a Tommaso: «Perché non vengono? Hanno forse tema di Me? Di’ loro che li amo».
3Oh! Tommaso non se lo fa dire due volte! Va da un crocchio all’altro, così svelto che pare un farfallone che voli di fiore in fiore. E non se lo fanno dire due volte neppure quelli che sentono l’invito. Corrono tutti, passandosi la voce, intorno a Gesù, di modo che, giunti al crocevia dove è la casa di Tommaso, vi è una discreta folla che parla con rispetto con gli apostoli e coi famigliari di Tommaso chiedendo questo o quello.
4Comprendo che Tommaso ha lavorato molto nei mesi d’inverno, e molto della dottrina evangelica è nota in paese. Ma desiderano averne particolare spiegazione, e uno, al quale ha fatto grande impressione la benedizione data da Gesù ai piccoli della casa ospitale e quanto ha detto di Tommaso, chiede: «Saranno dunque tutti dei giusti per questa tua benedizione?».
34«Non per essa. Ma per le loro azioni. Io ho dato ad essi la forza della benedizione per corroborarli nelle loro azioni. Ma sono essi che devono fare le azioni e fare soltanto giuste azioni per avere il Cielo. Io benedico tutti… ma non tutti si salveranno in Israele».
«Anzi, se ne salveranno molto pochi, 1950se vanno avanti così come vanno», brontola Tommaso.
«Che dici?».
5«Il vero. Chi perseguita il Cristo e lo calunnia, chi non pratica ciò che Egli insegna, non avrà parte al suo Regno», dice col suo vocione Tommaso.
Essere generosi con la propria anima.
6Uno lo tira per la manica: «È molto severo?», chiede accennando a Gesù.
«No. Anzi è troppo buono».
«Io, che dici, mi salverò? Non sono fra i discepoli. Ma tu lo sai come sono e come ho sempre creduto a quello che tu mi dicevi. Ma più di così non so fare. Cosa devo fare di preciso per salvarmi, oltre quello che faccio già?».
«Chiediglielo a Lui. Avrà la mano e il giudizio più dolce e giusto del mio».
7L’uomo si fa avanti. Dice: «Maestro, io sono osservante della Legge e da quando Toma mi ha ripetuto le tue parole cerco di esserlo di più. Ma sono poco generoso. Faccio ciò che devo fare assolutamente. Mi astengo dal fare ciò che non è bene fare perché ho paura dell’Inferno. Ma amo però i miei comodi e.… lo confesso, studio molto di fare le cose in modo di non peccare ma di non disturbare neppure troppo me stesso. Facendo così mi salverò?».
8«Ti salverai. Ma perché essere avaro col buon Dio che è tanto generoso con te? Perché pretendere per sé solo la salvezza, carpita a fatica, e non la grande santità che dà subito eterna pace? Suvvia, uomo! Sii generoso con l’anima tua!».
9L’uomo dice umilmente: «Ci penserò, Signore. Ci penserò. Sento che Tu hai ragione e che io faccio torto all’anima mia obbligandola a lunga purgazione prima di avere la pace».
10«Bravo. Questo pensiero è già un principio di perfezionamento».
La porta è stretta
11Un altro di Rama chiede: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
12«Se l’uomo sapesse condursi con rispetto verso sé stesso e con amore reverenziale a Dio, tutti gli uomini si salverebbero, come Dio lo desidera. Ma l’uomo non procede così. E, come uno stolto, si trastulla con l’orpello invece di prendere l’oro vero. Siate generosi nel volere il Bene. Vi costa? In questo è il merito. Sforzatevi di entrare per la porta stretta. L’altra, ben larga e ornata, è una seduzione di Satana per traviarvi. Quella del Cielo è stretta, bassa, nuda e scabra. Per passarvi occorre essere agili, leggeri, senza pompa e senza materialità. Occorre essere spirituali per poterlo fare. Altrimenti, venuta l’ora della morte, non riuscirete a varcarla. E in verità si vedranno molti che cercheranno di entrarvi senza potervi riuscire, tanto sono obesi di materialità, infronzolati di pompe mondane, irrigiditi da una crosta di peccato, incapaci a piegarsi per la superbia che fa loro da scheletro.
13E verrà allora il Padrone del Regno a chiudere la porta, e quelli fuori, quelli che non avranno potuto entrare al tempo giusto, stando fuori busseranno all’uscio gridando: “Signore, aprici. Ci siamo anche noi”. Ma Egli dirà: “In verità Io non vi conosco, né so da dove venite”. Ed essi: “Ma come? Non ti ricordi di noi? Noi abbiamo mangiato e bevuto con Te e noi ti abbiamo ascoltato quando Tu insegnavi nelle nostre piazze”. Ma Egli risponderà: “In verità Io non vi riconosco.
Gli operatori d’iniquità
14Più vi guardo e più mi apparite fatti sazi di ciò che Io ho dichiarato cibo impuro. In verità più Io vi scruto e più vedo che voi non siete della mia famiglia. In verità, ecco, ora vedo di chi siete figli e sudditi: dell’Altro. Avete per padre Satana, per madre la Carne, per nutrice la Superbia, per servo l’Odio, per tesoro avete il peccato, per gemme i vizi. Sul vostro cuore è scritto: ‘Egoismo’. Le vostre mani sono sporche delle rapine fatte ai fratelli. Via di qui! Lontani da Me, voi tutti, operatori di iniquità”.
La verifica finale.
15E allora, mentre dal profondo dei Cieli verranno fulgidi di gloria Abramo, Isacco, Giacobbe e tutti i profeti e giusti del Regno di Dio, essi, quelli che non hanno avuto amore ma egoismo, non sacrificio ma mollezza, saranno cacciati lontano, confinati al luogo dove il pianto è eterno e dove non c’è che terrore. E i risorti gloriosi, venuti da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno, si aduneranno alla mensa nuziale dell’Agnello, Re del Regno di Dio.
42. METODO PER GUIDARE E SALVARE ANIME[206]
Istruzione privata alla sua Portavoce.
1Ieri sera, dopo averle scritto la lettera che spero le verrà consegnata oggi – e prego Dio che la illumini nell’interpretarla, mettendosi nelle condizioni di noi, qui reclusi, bisognosi di delucidazioni che solo lei può dare, e molto, molto delusi per la sua sibillina risposta del 6 c.m. che ci ha proprio stupiti e sconfortati – sono piombata in un penosissimo sopore. Come soffro, ora, quando vengono! Specie se devo lottare contro il sopore perché vi è gente ecc. ecc.…! Ne sono uscita alla prima luce d’alba. Mi metto subito a pregare e viene Gesù.
2Questo tempo di sosta, dirò così: pubblica, Gesù l’ha usata per una istruzione privata alla sua povera Maria. Di questa segno quello che Gesù vuole. Il resto è mio segreto e resta con me sempre.
3Stamane, a mie riflessioni intrise di sconforto per il come sono male capita, mi risponde:
4«Anche le persone più buone hanno manchevolezze. Di perfetto non c’è che Dio. Eppure gli uomini hanno voluto trovare imperfezioni anche in Me e, potrei dire: sistematicamente, hanno dato significati diversi dai veri ad ogni mia azione. Per questo Io ho insegnato: “Non giudicate”.[207] Pensa, anima mia, che gli uomini sono tanto manchevoli e tanto, anche senza averne voglia, anzi avendone ribrezzo, intrisi di superbia, che si arrogano il diritto di aggiudicare a Dio azioni che, in verità, sono volute da loro e non da Dio, azioni che se fossero veramente volute da Me darebbero, per la loro non giusta natura e deleterie conseguenze, ragione agli uomini di criticare Dio. Quando mai capiranno e crederanno fermamente gli uomini che Dio è Bontà, Pazienza, Giustizia, Amore, anche nelle più piccole cose?»
Il dolore fisico e il dolore spirituale.
5Resto pensierosa dopo questa lezione. Poi oso ripetere una domanda, io che odio fare domande a Gesù. Mi piace lasciarlo libero di istruirmi come e su quel che vuole. Ma P. Pennoni ha insistito, anche l’ultima volta, in merito. Fosse un altro, lascerei cadere. Ma lui…
6Gesù sorride di un sorriso buono ma serio, e dice:
7«Se quelle persone sono veramente religiose, devono trovare nella certezza della morte in grazia di Dio dei loro quattro defunti tragicamente, sollievo al loro dolore più alto. Dico: più alto. (Scrivi molto chiaramente). Il dolore umano è più bestiale nel suo dolere. E strappa gemiti anche ai santi. Questo (scrivi adagio ma scrivi chiaro) questo dovrebbe essere sempre considerato da coloro che ascoltano gli sfoghi dei superstiti ed hanno ufficio di consolatori.
8Il dolore più alto è quello spirituale. Vivissimo in chi non è morto allo spirito per essersi per tanti anni nutrito di spirito. Costui, alla pena umana di aver perduto un aiuto e un affetto, unisce quello di un’incertezza sulla sorte eterna del perduto. No. In questo caso, non è il caso. Si plachi il dolore nella certezza di un beato ricongiungimento.
9Però di’ a chi ha voluto questa risposta che non sia un pilota incapace, un mastro di naviglio (va’ piano, ma scrivi chiaro) dimentico delle più elementari norme di navigazione. Un’anima sconvolta da una scossa tragica è paragonabile ad una nave presa da gran fortunale. Ha bisogno di essere aiutata e alleggerita, senza imprecare per la sua incapacità ad uscire dalla bufera per entrare in acque più calme. Ora: che pilota sarebbe e che mastro di naviglio sarebbe colui che sapesse solo ostacolare ancor più la povera nave con manovre teoriche, non sempre esatte, e talora dannose, specie in certi casi? Se in luogo di raccogliere le vele le aprisse tutte, non getterebbe ancor più in preda al vento la povera nave? Se in luogo di alleggerirla per farla fuggire più veloce, la appesantisse dicendo: “Così starà più ferma”, non ne decreterebbe il naufragio? Lo stesso avviene delle anime in tempesta. Alleggerirle si deve, capirle si deve nelle loro reazioni e nelle loro necessità. Non aumentarne il disorientamento con condanne ingiuste.
10Oh! come si condanna con facilità e sveltezza! E non sono stato Io più e più volte condannato come un demonio?[208] Facile è dire: “Sei indemoniato”. Ma non sarà invece così colui che accusa, mancando a carità e a giustizia?
11Prendete una volta di più ad esempio Me, Maestro vostro. Marta e Maria, sconvolte dal dolore, rimproverano Gesù di non esser venuto con quella sollecitudine desiderata per impedire la morte di Lazzaro. Le rimprovero Io? No: le carezzo e conforto[209]. So capire e compatire le anime sconvolte. Imparate.
12Chiederà forse ancora, colui che ti manda a questa risposta, come fare a dar sollievo a quella povera anima in tempesta. Oh! è facilissimo! Chiedendo di soffrire per sollevare il suo soffrire e renderle pace e luce. Caricarsi degli altrui pesi, porsi sulle altrui croci per scaricare gli altri dai pesi e per deporli dalle croci. Io l’ho fatto. Fatelo voi.
43. VIVERE PER LE ANIME E PER DIO[210]
La parabola dei pescatori
Gesù inizia a parlare:
1«Dei pescatori uscirono al largo e gettarono nel mare la loro rete, e dopo il tempo dovuto la tirarono a bordo. Con molta fatica compivano così il loro lavoro per ordine di un padrone che li aveva incaricati di fornire di pesce prelibato la sua città, dicendo loro anche: “Però quei pesci che sono nocivi o scadenti non state neppure a trasportarli a terra. Ributtateli in mare. Altri pescatori li pescheranno e, poiché sono pescatori di un altro padrone, li porteranno alla città dello stesso, perché là si consuma ciò che è nocivo e che rende sempre più orrida la città del mio nemico. Nella mia, bella, luminosa, santa, non deve entrare nulla di malsano”.
2Tirata perciò a bordo la rete, i pescatori iniziarono il lavoro di cernita. I pesci erano molti, di diverso aspetto, grossezza e colore. Ve ne erano di bell’aspetto, ma con una carne piena di spine, dal cattivo sapore, dal grosso buzzo pieno di fanghiglia, di vermi, di erbe marce che aumentavano il sapore cattivo della carne del pesce. Altri invece erano di brutto aspetto, un muso che pareva il ceffo del delinquente o di un mostro da incubo, ma i pescatori sapevano che la loro carne è squisita. Altri, per essere insignificanti, passavano inavvertiti. I pescatori lavoravano, lavoravano. Le ceste erano colme di pesce squisito ormai e nella rete erano i pesci insignificanti. “Ormai basta. Le ceste sono colme. Gettiamo tutto il resto a mare”, dissero molti pescatori.
3Ma uno, che poco aveva parlato, mentre gli altri avevano magnificato o deriso ogni pesce che capitava loro fra le mani, rimase a frugare nella rete e tra la minutaglia insignificante scoperse ancora due o tre pesci, che mise al disopra di tutti nelle ceste. “Ma che fai?”, chiesero gli altri. “Le ceste sono complete, belle. Tu le sciupi mettendovi sopra per traverso quel povero pesce lì. Sembra che tu lo voglia celebrare come il più bello”. “Lasciatemi fare. Io conosco questa razza di pesci e so che rendimento e che piacere danno”.
4Questa è la parabola, che finisce con la benedizione del padrone al pescatore paziente, esperto e silenzioso, che ha saputo discernere fra la massa i migliori pesci.
Ora udite l’applicazione di essa.
5Il padrone della città bella, luminosa e santa, è il Signore. La città è il Regno dei Cieli. I pescatori, i miei apostoli. I pesci del mare, l’umanità nella quale è presente ogni categoria di persone. I pesci buoni, i santi.
6Il padrone della città orrida è Satana. La città orrida, l’Inferno. I suoi pescatori, il mondo, la carne, le passioni malvagie incarnate nei servi di Satana sia spirituali, ossia demoni, sia umani, ossia uomini che sono i corruttori dei loro simili. I pesci cattivi, l’umanità non degna del Regno dei Cieli: i dannati.
7Fra i pescatori delle anime per la Città di Dio ci saranno sempre quelli che emuleranno la capacità paziente del pescatore che sa perseverare nella ricerca, proprio negli strati dell’umanità, dove altri suoi compagni, più impazienti, hanno levato solo le bontà che appaiono tali a prima vista. E vi saranno purtroppo anche pescatori che, per essere troppo svagati e ciarlieri, mentre il lavoro di cernita esige attenzione e silenzio per udire le voci delle anime e le indicazioni soprannaturali, non vedranno pesci buoni e li perderanno. E vi saranno quelli che per troppa intransigenza respingono anche anime che non sono perfette nell’aspetto esteriore ma ottime per tutto il resto.
8Che vi importa se uno dei pesci che catturate per Me mostra i segni di lotte passate, presenta mutilazioni prodotte da tante cause, se poi queste non ledono il suo spirito? Che vi importa se uno di questi, per liberarsi dal Nemico, si è ferito e si presenta con queste ferite, se il suo interno mostra la sua chiara volontà di voler essere di Dio? Anime provate, anime sicure. Più di quelle che sono come infanti salvaguardati dalle fasce, dalla cuna e dalla mamma, e che dormono sazi e buoni, o sorridono tranquilli, ma che però possono in seguito, con la ragione e l’età, e le vicende della vita che avanzano, dare dolorose sorprese di deviazioni morali.
9Vi ricordo la parabola del figliuol prodigo. Altre ne udrete, perché sempre Io mi studierò a infondervi un retto discernimento nel modo di vagliare le coscienze e di scegliere il modo con cui guidare le coscienze, che sono singole, ed ognuna, perciò, ha il suo speciale modo di sentire e di reagire alle tentazioni e agli insegnamenti.
10Non crediate facile l’essere cernitore di animi. Tutt’altro. Ci vuole occhio spirituale tutto luminoso di luce divina, ci vuole intelletto infuso di divina sapienza, ci vuole possesso delle virtù in forma eroica, prima fra tutte la carità. Ci vuole capacità di concentrarsi nella meditazione, perché ogni anima è un testo oscuro che va letto e meditato. Ci vuole unione continua con Dio, dimenticando tutti gli interessi egoisti. Vivere per le anime e per Dio. Superare prevenzioni, risentimenti, antipatie. Essere dolci come padri e ferrei come guerrieri. Dolci per consigliare e rincuorare. Ferrei per dire: “Ciò non è lecito e non lo farai“. Oppure: “Ciò è bene si faccia e tu lo farai“. Perché, pensatelo bene, molte anime saranno gettate negli stagni infernali. Ma non saranno solo anime di peccatori. Anche anime di pescatori evangelici vi saranno: quelle di coloro che avranno mancato al loro ministero, contribuendo alla perdita di molti spiriti.
11Verrà il giorno — l’ultimo giorno della Terra, il primo della Gerusalemme completata e eterna — in cui gli angeli, come i pescatori della parabola, separeranno i giusti dai malvagi, perché al comando inesorabile del Giudice i buoni passino al Cielo e i cattivi nel fuoco eterno. E allora sarà resa nota la verità circa i pescatori ed i pescati, cadranno le ipocrisie e apparirà il popolo di Dio quale è, coi suoi duci e i salvati dai duci. Vedremo allora che tanti, fra i più insignificanti all’esterno o i più malmenati all’esterno, sono gli splendori del Cielo, e che i pescatori quieti e pazienti sono quelli che più hanno fatto, splendendo ora di gemme per quanti sono i loro salvati.
La parabola è detta e spiegata».
12«E mio fratello?!… Oh! ma! …». Pietro lo guarda, lo guarda… poi guarda la Maddalena…
«No, Simone. In quella io non ci ho merito. Il Maestro solo ha fatto», dice schietto Andrea.
13«Ma gli altri pescatori, quelli di Satana, prendono dunque gli avanzi?», chiede Filippo.
«Tentano prendere i migliori, gli animi capaci di maggior prodigio di Grazia, ed usano degli stessi uomini per farlo, oltre che delle loro tentazioni. Ce ne sono tanti nel mondo che per un piatto di lenticchie rinunciano alla primogenitura!».
14«Maestro, l’altro giorno Tu dicevi che molti sono quelli che si lasciano sedurre da cose del mondo. Sarebbero ancora quelli che pescano per Satana?», chiede Giacomo d’Alfeo.
Parabola della perla preziosa.
15«Sì, fratello mio. In quella parabola l’uomo si lasciò sedurre dal molto denaro che poteva dare molto godimento, perdendo ogni diritto al Tesoro del Regno. Ma in verità vi dico che su cento uomini solo un terzo sa resistere alla tentazione dell’oro o ad altre seduzioni, e di questo terzo solo la metà sa farlo in maniera eroica. Il mondo muore asfissiato per aggravarsi volontariamente dei lacci del peccato. Vale meglio essere spogli di tutto anziché avere ricchezze irrisorie e illusorie. Sappiate fare come i saggi gioiellieri, i quali, saputo che in un luogo è stata pescata una perla rarissima, non si preoccupano di trattenere tante piccole gioie nei loro forzieri, ma di tutto si liberano per acquistare quella perla meravigliosa».
16«Ma allora perché Tu stesso metti delle differenze nelle missioni che dai alle persone che ti seguono, e dici che noi le missioni le dobbiamo tenere come dono di Dio? Allora bisognerebbe rinunciare anche a queste, perché anche queste sono briciole rispetto al Regno dei Cieli», dice Bartolomeo.
17«Non briciole: mezzi sono. Briciole sarebbero, meglio ancora, sarebbero festuche di paglia sudicia, se divenissero scopo umano nella vita. Quelli che armeggiano per avere un posto a scopo di utile umano fanno di quel posto, anche se santo, una festuca di paglia sudicia. Ma fatene una ubbidiente accettazione, un gioioso dovere, un totale olocausto, e ne farete una perla rarissima. La missione è un olocausto, se compiuta senza riserva, è un martirio, è una gloria. Gronda lacrime, sudore, sangue. Ma forma corona di eterna regalità».
«Tu sai proprio rispondere a tutto!».
18«Ma mi avete capito? Comprendete ciò che Io dico con paragoni trovati nelle cose di ogni giorno, illuminate però da una luce soprannaturale che ne fa spiegazione a cose eterne?».
«Sì, Maestro».
19«Ricordatevi allora il metodo per istruire le turbe. Perché questo è uno dei segreti degli scribi e dei rabbi: ricordare. In verità vi dico che ognuno di voi, istruito nella sapienza di possedere il Regno dei Cieli, è simile ad un padre di famiglia che trae fuori dal suo tesoro ciò che serve alla famiglia, usando cose antiche o cose nuove, ma tutte per l’unico scopo di procurare il benessere ai propri figli.
44L’acqua è cessata. Lasciamo in pace le donne e andiamo dal vecchio Tobia che sta per aprire i suoi occhi spirituali sulle albe dell’al di là. La pace a voi, donne».
44. L’ANIMA E IL LIBERO ArBitRIO[211]
Parabola della vigna e del vignaiolo.
Insperato banchetto d’amore.
1«La pace a voi, amici miei. Il Signore è buono. Ci concede di riunirci per un convito fraterno. Dove andavate?», chiede Gesù agli ex pastori, mentre si inoltra in un boschetto per ripararsi dal sole.
2«Chi verso il mare, chi verso i monti. Ma fino a qui procedemmo insieme, crescendo sempre di numero per altri gruppi trovati per via», dice Daniele, già pastore del Libano.
3«Sì, e noi due vorremmo spingerci al grande Hermon dove pasturammo i greggi per pasturare i cuori», dice Beniamino, il suo compagno.
4«Buona è l’idea. Io andrò per qualche tempo a Nazareth, poi sarò tra Cafarnao e Betsaida sino alla neomenia della luna di elul. Ciò vi dico perché possiate trovarmi in caso di bisogno. Sedete e mettiamo in comune le nostre cibarie per spartirle secondo giustizia».
5Così fanno, stendendo su un telo le loro… ricchezze: focacce, formaggelle, pesce salato, ulive, qualche uovo, le prime mele… e, come hanno versato allegramente, così lietamente spartiscono dopo che Gesù ha offerto e benedetto.
6Come sono contenti di quell’insperato banchetto d’amore! Stanchezza e caldo sono dimenticati da essi, persi come sono nella gioia di sentire Gesù che li interroga su quanto hanno fatto e li consiglia, oppure racconta ciò che Egli ha fatto. E, per quanto l’ora caldissima di una giornata afosa dia sbalordimento di sonnolenza, l’interesse è tanto che nessuno si abbandona al sonno ma, finito il pasto, riposte le poche provviste che sono rimaste, dividendole in parti uguali per quanti sono, si ritirano ancor più nel folto delle prime boscaglie del colle e, al rezzo degli alberi, seduti a cerchio intorno a Gesù, lo pregano di dire loro una bella parabola che serva per regola di vita e per insegnamento.
Parabola della vigna e il vignaiolo.
7Gesù, che è seduto in modo da aver di fronte il piano di Esdrelon, spoglio ormai di grani ma opimo di vigneti e di frutteti, gira lo sguardo sul panorama come cercando un argomento in ciò che vede. Sorride. Ha trovato. Inizia con una domanda generica: «Belli, non è vero, i vigneti di questo piano?».
8«Molto. Sono carichi inverosimilmente di uve che maturano. E molto ben tenuti. Per questo rendono tanto».
9«Saranno però piante pregiate…», insinua Gesù. E termina: «Il piano, essendo quasi tutto diviso in poderi padronali di ricchi farisei, essi lo hanno coltivato con piante buone senza farsi rincrescere le spese di acquisto».
10«Oh! non servirebbe avere acquistato le migliori piante se poi non si fosse continuato a curarle! Io me ne intendo, perché i miei beni sono tutti a viti. Ma se non ci sudo io, ossia se non ci avessi sudato come ora continuano a sudarci i miei fratelli, credi pure, Maestro, che non potrei offrirti alla vendemmia dei grappoli uguali a quelli dello scorso anno», dice un uomo vigoroso, sui quarant’anni, che mi pare di aver già visto ma di cui non ricordo il nome.
11«Hai ragione, Cleofa. Tutto il segreto per avere buoni frutti è nella cura che si dà ai nostri averi», dice un altro.
12«Buoni frutti e buoni guadagni. Perché, se la terra desse soltanto quello che si è speso per essa, sarebbe sempre un mal impiego del denaro. La terra deve dare il frutto del capitale che ci costa, più un guadagno che ci permetta di aumentare le nostre ricchezze. Perché bisogna pensare che un padre ha da fare parti ai figli. E da una sostanza, sia in terre che in denaro, deve fare più parti, quanti sono i figli, per dare a tutti di che vivere. Non credo che questo moltiplicare le sostanze per beneficare i figli sia riprovevole», insiste Cleofa.
13«Non lo è se è raggiunto col lavoro onesto e in maniera onesta. Dunque tu dici che, nonostante la bontà dei polloni messi a dimora, per avere utile occorre lavorare molto intorno ad essi?».
14«E come! Prima che facciano il primo grappolo… Perché ci vuole tempo, eh! E perciò pazientare e lavorare anche, finché i vitignoli hanno solo foglie. E dopo, quando già danno frutto e sono forti. Guardare che non abbiano rami inutili, insetti nocivi, che le erbe parassite non smagriscano il terreno o soffochino i tralci sotto i fogliami dei rovi e dei vilucchi, fare al piede gli scassi e gli anelli perché le rugiade penetrino e le acque stagnino un poco più che altrove, a nutrire la pianta, e dare concime… Brutto lavoro! Ma ci vuole, anche se è mortificante, perché l’uva, così dolce, così bella che pare una raccolta di pietre preziose ogni grappolo, si forma proprio succhiando quel nero e fetido letame. Pare impossibile, ma è così! E sfogliare per far scendere il sole sui grappoli, e finita la vendemmia sistemare le piante legando, potando, coprendo le radici con paglie ed escrementi a difenderle dal gelo, e anche nell’inverno andare a vedere se i venti o qualche malandrino non ha divelto i pali, e se il tempo non ha sciolto i vimini usati per tenere legati i rami ai sostegni… Oh! c’è sempre da fare finché la vite non è morta del tutto… E dopo c’è ancora da fare per levarla dal suolo, e rimondare questo dalle radici per farlo pronto a ricevere un nuovo vitignolo. E sai come bisogna aver mano leggera e paziente e occhio sagace a districare i tralci delle piante morte, mescolati a quelli delle piante ancora vive? Se si andasse con stoltezza e mano pesante, se ne farebbero dei danni! Bisogna esser del mestiere per sapere… Le viti? Ma come dei figli sono! E prima che un figlio sia uomo, quanto occorre sudare a mantenerlo sano di corpo e di spirito!… Ma io parlo, parlo, e non ti faccio parlare… Ci hai promesso una parabola…».
15«Veramente l’hai già fatta tu. Basterebbe applicare la tua conclusione e dire che le anime sono come le viti…».
16«No, Maestro! Parla… ho detto sciocchezze e noi non possiamo fare da noi il lavoro di applicazione…».
L’ anima e il libero arbitrio.
L’età della ragione.
17«Va bene. Udite. Quando noi ebbimo una carne animale nel seno della madre nostra, Dio nei Cieli creò l’anima a fare a sua somiglianza il futuro uomo e la collocò nella carne che si formava in un seno. E l’uomo, giunto il suo tempo di nascere, nacque con la sua anima, la quale sino all’uso della ragione fu come una terra lasciata incolta dal padrone. Ma, giunta l’età della ragione, l’uomo cominciò a ragionare e a distinguere il Bene e il Male. Ecco allora che si accorse di avere una vigna da coltivare a suo piacere. E si accorse di avere un vignaiuolo preposto a questa vigna: il suo libero arbitrio. Infatti la libertà di guidarsi, lasciata da Dio all’uomo suo figlio, è come un servo capace dato da Dio all’uomo suo figlio, perché lo aiuti a fare fertile la vigna, ossia l’anima.
L’uomo decaduto
18Se l’uomo non dovesse faticare da sé a farsi ricco, a farsi un eterno avvenire di prosperità soprannaturale, se tutto avesse dovuto ricevere da Dio, che merito avrebbe di ricrearsi in santità, dopo che Lucifero ha corrotto la santità iniziale e gratuitamente data da Dio ai primi uomini? Già è molto che alle creature decadute per eredità di colpa Dio concede di meritare il premio ed essere santi, rinascendo, per volontà propria[212], a quella natura iniziale di creature perfette che il Creatore aveva dato ad Adamo ed Eva, e ai loro procreati se i progenitori si fossero conservati immuni dalla colpa originaria. L’uomo decaduto deve tornare uomo eletto per sua libera volontà.
L’uso della ragione è responsabilità
19Orbene, che succede nelle anime? Questo. L’uomo affida la sua anima alla sua volontà, al suo libero arbitrio, il quale si dà a lavorare la vigna fino allora rimasta terreno senza piante, buono, ma spoglio di piante durevoli. Solo erbe gracili e fioretti caduchi erano stati, per i primi anni di esistenza, sparsi in essa: le istintive bontà del fanciullo che è buono, perché è ancora angelo ignaro del Bene e del Male.
20Voi direte: “Per quanto rimane tale?”. Generalmente si dice: nei primi sei anni. Ma in verità ci sono ragioni precoci per cui abbiamo fanciulli già responsabili delle loro azioni avanti i sei anni. Abbiamo fanciulli responsabili delle loro azioni anche a tre, quattro anni, responsabili perché sanno che ciò è Bene e ciò è Male, e vogliono liberamente questo o quello. Dal momento che una creatura sa distinguere la mala azione dalla buona azione, è responsabile. Non prima. Perciò uno stolto anche a cento anni è un irresponsabile, ma hanno responsabilità in sua vece i suoi tutori, i quali devono amorosamente vegliare su lui e sul prossimo che dall’ebete o dal folle può essere danneggiato, acciò l’incapace non faccia danno a sé e agli altri. Però Dio non ascrive all’ebete o al folle nessuna colpa, perché per sua disgrazia egli è privato della ragione. Ma noi parliamo di esseri intelligenti e sani di mente e di corpo.
Il libero arbitrio e le sue voci
21Dunque l’uomo affida la sua vigna incolta al suo lavoratore, il libero arbitrio, ed esso comincia a coltivarla. L’anima, la vigna, ha però una voce e la fa udire all’arbitrio. Una voce soprannaturale, nutrita da voci soprannaturali che Dio non nega mai alle anime: quella del Custode, quella di spiriti mandati da Dio, quella della Sapienza, quella dei ricordi soprannaturali che ogni anima ricorda anche senza che l’uomo tutto ne abbia la percezione esatta. E parla all’arbitrio, con voce soave, supplice anche, per pregarlo di ornarla di piante buone, di essere attivo e saggio per non fare di lei una prunaia selvatica, maligna, velenosa, dove sono annidati serpenti e scorpioni, e fa tana la volpe e la faina e altri quadrupedi malvagi.
Il libero arbitrio e la cattiva volontà
22Il libero arbitrio non sempre è un buon coltivatore. Non sempre guarda la vigna e la difende con siepe invalicabile, ossia con una volontà ferma e buona, tesa a difendere l’anima dai ladroni, dai parassiti, da tutte le cose perniciose, dai venti violenti che potrebbero far cadere i fioretti delle buone risoluzioni quando queste sono appena formate nel desiderio. Oh! che siepe alta e forte occorre alzare intorno al cuore per salvarlo dal male! Come bisogna vegliare che non sia forzata, che non siano aperte in essa né grandi aperture da cui entrano dissipazioni, né subdole e piccole aperture, alla base, dalle quali si insinuano le vipere: i sette vizi capitali! Come occorre sarchiare, bruciare le erbe cattive, potare, fare scassi, concimare con la mortificazione, curare con l’amore a Dio e al prossimo la propria anima. E sorvegliare con occhio aperto e luminoso, e mente sveglia, perché i maglioli, che potevano parere buoni, non si disvelino poi dannosi e, se ciò avviene, senza pietà svellerli. Meglio una pianta sola, ma perfetta, a molte inutili o dannose.
Il libero arbitrio e le passioni
23Abbiamo cuori, abbiamo perciò vigne che sono sempre lavorate, piantate di nuove piante da un disordinato coltivatore che affastella nuove piante: questo lavoro, quell’idea, quella volontà, anche non malvagie, ma che poi non se ne cura più e malvagie divengono, cadono al suolo, si imbastardiscono, muoiono… Quante virtù periscono perché mescolate alle sensualità, perché non coltivate, perché, in conclusione, il libero arbitrio non è sorretto dall’amore! Quanti ladri entrano a rubare, a manomettere, a svellere, perché la coscienza dorme invece di vegliare, perché la volontà si infiacchisce e corrompe, perché l’arbitrio si fa sedurre e si fa schiavo, lui libero, del Male.
24Ma pensate! Dio lo lascia libero, e l’arbitrio si fa schiavo delle passioni, del peccato, delle concupiscenze, del Male insomma. Superbia, ira, avarizia, lussuria, mescolate prima, trionfanti poi sulle piante buone… Un disastro! Quanta arsura che dissecca le piante perché non c’è più l’orazione che è unione con Dio, e perciò rugiada di benefici succhi sull’anima! Quanto gelo ad assiderare le radici con la mancanza di amore a Dio e al prossimo! Quanta magrezza di terreno perché si rifiuta la concimazione della mortificazione, dell’umiltà! Che groviglio inestricabile di rami buoni e non buoni, perché non si ha il coraggio di soffrire per amputarsi di ciò che è nocivo! Questo è lo stato di un’anima che ha per suo custode e coltivatore un arbitrio disordinato e volto al Male.
Il libero arbitrio e la buona volontà
25Mentre l’anima che ha un arbitrio che vive nell’ordine e perciò nell’ubbidienza della Legge, data perché l’uomo sappia cosa è, come è e come si conserva l’ordine, e che è eroicamente fedele al Bene, perché il Bene eleva l’uomo e lo fa simile a Dio, mentre il Male lo abbrutisce e lo fa simile al demonio, è una vigna irrorata dalle acque pure, abbondanti, utili, della fede, debitamente ombreggiata da piante della speranza, soleggiata dal sole della carità, corretta dalla volontà, concimata dalla mortificazione, legata con l’ubbidienza, potata dalla fortezza, condotta dalla giustizia, sorvegliata dalla prudenza e dalla coscienza. E la grazia cresce, aiutata da tanto, cresce la santità, e la vigna diviene un giardino meraviglioso in cui scende Iddio a prendere le sue delizie finché, conservandosi dessa vigna sempre un giardino perfetto fino alla morte della creatura, dai suoi angeli Dio fa portare questo lavoro, di un libero arbitrio volonteroso e buono, nel grande ed eterno giardino dei Cieli.
26Certo voi volete questa sorte. E allora vegliate acciò il Demonio, il Mondo, la Carne non seducano il vostro arbitrio e devastino l’anima vostra. Vegliate perché in voi sia amore e non amor proprio, che spegne l’amore e getta l’anima in balìa delle sensualità diverse e del disordine. Vegliate sino alla fine, e le tempeste potranno bagnarvi ma non nuocervi, e carichi di frutti andrete al vostro Signore per il premio eterno.
45. sul modo di curare le anime[213]
L’uomo animale non comprende la salute spirituale.
1L’aspro nodo di Jiftael domina a nord precludendo l’orizzonte. Ma là dove le coste dirute di questo gruppo montano hanno inizio, e si mostrano quasi a picco sulla via carovaniera che da Tolemaide va verso Sefori e Nazareth, sono molte caverne fra blocchi rocciosi sporgenti dal monte, sospesi sugli abissi, messi a far da tetto e da base a questi antri.
2Come sempre presso le strade più importanti, isolati ma nello stesso tempo prossimi tanto da essere visti e soccorsi dai viandanti, stanno dei lebbrosi. Una piccola colonia di lebbrosi, i quali gettano il loro grido di avviso e quello di invocazione, vedendo passare Gesù con Giovanni e Abele. E Abele alza il viso verso di loro dicendo: «Questo è Colui del quale vi ho parlato. Lo conduco dai due che sapete. Non avete nulla da chiedere al Figliol di Davide?».
3«Ciò che a tutti chiediamo: pane, acqua, a satollarci mentre i pellegrini passano. Dopo, nell’inverno, è fame…».
«Non ho cibo, oggi. Ma ho con me la Salute…».
4Ma il suggestionante invito a ricorrere alla Salute non viene accolto. I lebbrosi si ritirano dal balzo, volgendo le spalle e girando lo sperone del monte per vedere se altri pellegrini vengono dall’altra via.
5«Credo siano dei marinai gentili o idolatri affatto. Sono venuti da poco, cacciati da Tolemaide. Venivano dall’Africa. Non so come si siano ammalati. So che, partiti sani dai loro paesi e dopo lungo giro intorno alle coste africane per prendere avorio, e credo anche perle per venderle ai mercanti latini, sono arrivati qui malati. E i magistrati del porto li hanno isolati e hanno bruciato persino la nave. Chi è andato verso le vie della Siro-Fenicia e chi qui. I più malati questi, perché quasi non camminano più. Ma hanno l’anima più malata ancora. Ho cercato di dare un poco di fede… Non chiedono che cibo…».
Costanza nel lavoro per la conversione.
6«Nelle conversioni bisogna avere costanza. Ciò che non riesce in un anno riesce in due o più. Insistere a parlare di Dio, anche se paiono come le rocce che li ricoverano».
7«Faccio male allora a pensare al loro cibo?…
Mi ero messo a portare prima del sabato sempre del cibo, perché di sabato gli ebrei non viaggiano e nessuno pensa a loro…».
8«Hai fatto bene. Tu lo hai detto. Sono pagani. Perciò più premurosi della carne e del sangue che dell’anima. L’amorosa premura che tu hai per la loro fame risveglia la loro affezione verso lo sconosciuto che pensa a loro. E quando ti ameranno ti ascolteranno anche se parli di altro che non sia cibo. L’amore prelude sempre ad un seguire colui che si è imparato ad amare. Essi ti seguiranno un giorno nelle vie dello spirito.
9Le opere di misericordia corporale spianano la via a quelle spirituali, le quali la fanno tanto libera e piana che l’entrata di Dio in un uomo, preparato in tal modo al divino incontro, avviene ad insaputa dello stesso individuo. Egli si trova in sé Dio e non sa da dove è entrato. Da dove! Talora dietro un sorriso, dietro una parola di pietà, dietro un pane, si è iniziata l’apertura della porta di un cuore chiuso alla Grazia e si è iniziato il cammino di Dio per entrare in quel cuore. Le anime! Esse sono la cosa più varia che ci sia. Nessuna materia, e sono tante le materie che sono sulla Terra, è così variata nei suoi aspetti quanto lo sono le anime nelle loro tendenze e reazioni.
Le anime e il bosco di Terebinti.
10Vedete questo potente terebinto? É in mezzo a tutto un bosco di terebinti, simili ad esso nella specie. Quanti sono? Cento e cento, mille forse, forse più. Coprono questo aspro fianco di monte, soverchiando col loro profumo aspro e salutare di resine ogni altro odore della valle e del monte. Ma guardate. Mille e più, e non uno in grossezza, altezza, potenza, pendenza, disposizione, che sia uguale all’altro, se si osserva bene. Chi dritto come una lama, chi volto a settentrione o mezzogiorno, a oriente od occidente. Chi nato in piena terra, chi là su uno scrimolo che non si sa come possa reggerlo e come possa esso sostenersi così proteso nel vuoto, quasi a far ponte con l’altro versante, alto sopra quel torrente, ora asciutto ma così turbinoso nelle epoche di pioggia. Chi contorto come se un crudele lo avesse oppresso mentre era tenera pianta, chi senza difetti. Chi chiomato sino quasi alla base, chi schiomato e avente appena un ciuffetto sulla cima. Quello con rami solo a destra. L’altro là fronzuto in basso e arso nella vetta bruciata da un fulmine. Questo morto che sopravvive in un ostinato ramo, unico, che è sorto quasi alla radice, raccogliendo la superstite linfa che era morta nell’alto. E questo che vi ho indicato per primo, bello come più non potrebbe, ha forse un ramo, un rametto, una foglia – che dico dicendo una foglia sulle migliaia che porta? – che sia simile all’altra? Sembra che lo siano. Ma non lo sono. Guardate questo ramo, il più basso. Osservate in esso la cima, solo la cima del ramo. Quante foglie saranno su quella cima? Forse duecento aghetti verdi e sottili. Eppure, guardate! Ve ne è una simile all’altra in colore, robustezza, freschezza, flessibilità, portamento, età? Non vi è.
L’arte dei Maestri e Medici di anime.
11Così le anime. Tante quante sono, tante le loro diversità di tendenze e reazioni. E non è buon maestro e medico di anime chi non le sa conoscere e lavorare a seconda delle diverse loro tendenze e reazioni. Non è un lavoro facile, amici miei. Ci vuole studio continuo, abitudine alla meditazione che illumina più di ogni lunga lettura su testi fissi. Il libro che deve studiare un maestro e medico di anime sono le anime stesse. Tanti fogli quante anime, e in ogni foglio molti sentimenti e passioni passate, presenti e in embrione. Perciò studio continuo, attento, meditativo, pazienza costante, sopportazione, fortezza nel saper medicare le piaghe più putride per risanarle senza mostrare schifo, che avvilisce il piagato, e senza una falsa pietà che, per non mortificare collo scoprire il marciume e non nettare per tema di far soffrire la parte marcia, lascia incancrenire il male corrompendo tutto l’essere; prudenza, nel contempo, per non esacerbare con modi troppo rudi le ferite dei cuori e per non infettarsi al loro contatto, volendo fare i sicuri che non temono di infettarsi trattando coi peccatori.
Il segreto è l’amore.
12E tutte queste virtù, necessarie al maestro e medico di anime, dove trovano la loro luce per vedere e capire, la loro pazienza, talora eroica, per perseverare ricevendo freddezze, qualche volta offese, la loro fortezza per medicare saggiamente, la loro prudenza per non nuocere al malato e a sé stessi? Nell’amore. Sempre nell’amore. Esso dà luce a tutto, dà saggezza, dà fortezza e prudenza. Preserva dalle curiosità, che sono via ad assumere le colpe che si sono curate. Quando uno è tutto amore, non può entrare in lui altro desiderio e altra scienza che non quella d’amore. Vedete? I medici dicono che, quando uno fu morente per una malattia, difficilmente di essa si ammala mai più, perché ormai il suo sangue l’ha ricevuta e l’ha vinta. Il concetto non è perfetto, ma non è neppure in tutto errato. Ma l’amore, che è salute invece che malattia, fa ciò che dicono i medici e per tutte le passioni non buone. Chi ama fortemente Dio e i fratelli non fa cosa che possa dare dolore a Dio e ai fratelli; perciò, anche avvicinando i malati dello spirito e venendo a conoscenza di cose che l’amore aveva sino allora velate, non se ne corrompe, perché resta fedele all’amore e il peccato non entra. Che volete che sia il senso per uno che ha vinto il senso con la carità? Che le ricchezze per chi nell’amore di Dio e delle anime trova ogni tesoro? Che la gola, che l’avarizia, che l’incredulità, che l’accidia, che la superbia per chi non appetisce che a Dio, per chi dà sé stesso, anche sé stesso per servire Dio, per chi nella sua Fede trova ogni suo bene, per chi è pungolato dalla fiamma instancabile della carità e opera instancabilmente per dare gioia a Dio, per chi conosce Dio -amarlo è conoscerlo- e non può più insuperbire perché si vede quale è rispetto a Dio?
L’ amore vi consacra al ministero delle anime.
13Un giorno voi sarete sacerdoti della mia Chiesa. Sarete perciò i medici e maestri di spiriti. Ricordate queste mie parole. Non sarà il nome che porterete, né la veste, né le funzioni che eserciterete che vi faranno sacerdoti, ossia ministri di Cristo, maestri e medici di anime, ma sarà l’amore che possederete che vi farà tali. Esso vi darà tutto quanto occorre per esserlo, e le anime, tutte diverse fra loro, giungeranno ad un ‘unica somiglianza: quella del Padre, se voi le saprete lavorare con l’amore».
14«Oh! che bella lezione, Maestro!», dice Giovanni.
15«Ma ci riusciremo mai noi ad essere così?», aggiunge Abele.
16Gesù guarda l’uno e l’altro, e poi passa un braccio sul collo di entrambi e se li attira a Sé, l’uno a destra, l’altro a sinistra, e li bacia sui capelli dicendo: «Voi ci riuscirete perché avete compreso l’amore».
46. L’ANIMA LAVORATA PER LA VITA ETERNA[214]
Metodo per avere lana soffice.
Dice Gesù:
1«Hai mai visto come fanno coloro che vogliono avere della lana soffice per i loro sonni? Chiamano il materassaio il quale batte e ribatte la lana finché è tutta una spuma. Più la lana è battuta energicamente e più diviene soffice e pulita, perché la polvere e i detriti cascano al suolo e i bioccoli restano ben mondi e spumosi.
2Lo stesso, peggio ancora, lo si fa se quella lana la si vuole filare o tessere. Allora entra in opera anche il pettine di ferro che districa rudemente la lana e la rende stesa come capelli ben pettinati.
3Così fa chi fila lino e canapa; e persino la seta del bozzolo, per essere usata, deve prima subire il tormento dell’acqua bollente, della spazzola ruvida e della macchina che la torce.
L’anima lavorata alla vita eterna.
4Anima mia, se questo è necessario fare per delle fibre naturali onde farne vesti e giacigli, come non deve farsi lo stesso con la vostra anima per lavorarla alla vita eterna? Voi siete una fibra ben più preziosa del lino, della canapa e della lana. Da voi deve uscire la stoffa di vita eterna.
5Ma, non per imperfezione divina ‑ poiché Dio crea le cose perfette ‑ sibbene per imperfezione vostra, le vostre anime sono selvagge, arruffate, piene di asprezze, di detriti, di polvere, non atte, insomma, ad essere usate per la Città divina dove tutto è perfetto.
Lo strumento che lavora l’anima.
6Perciò la previdenza, la provvidenza, la bontà paterna del vostro Dio vi lavora. Con che? Con la sua Volontà. La Volontà di Dio è lo strumento che fa di voi, fibre inselvatichite, stoffe preziose e preziose lane. Vi lavora in mille modi: offrendovi delle croci, illustrandovi il bello di una mortificazione e attirandovi col suo invito a compierla, guidandovi con le sue ispirazioni, mortificandovi col suo paterno castigo, torcendovi colla guida dei comandamenti.
7Questi, con la loro necessità che per volgere di secoli non cambia forma e vigore, sono proprio quelli che fanno di voi un filato resistente e regolare, atto a formare la stoffa di vita eterna. Le altre cose, poi, formano la stoffa di vita eterna, e più voi siete docili alla volontà del Signore e più la stoffa si fa preziosa.
Conoscere la volontà di Dio.
8Quando poi non solo la seguite con docilità, questa Volontà benedetta che opera sempre per vostro bene, ma con tutte le vostre forze chiedete a Dio di farvela conoscere perfettamente per perfettamente eseguirla, costi quel che costi e abbia la forma anche più contraria alla vostra umanità, quando agite così la stoffa si orna di ricami come un broccato.
Volontà di dolore.
9Se poi a tutto questo aggiungete la perfezione di chiedere per voi una Volontà di dolore per essere simili a Me nell’opera di redenzione, allora nel broccato inserite gemme di incalcolabile valore e della vostra originaria fibra imperfettissima fate un capolavoro di vita eterna.
10Ma, o Maria, quante poche le anime che si sanno far lavorare da Dio!
11Dio ha per voi sempre mano di Padre perfettissimo nell’amore e opera con Intelligenza divina. Sa quindi fino a che punto può calcare la mano, e quale dose di forza vi deve infondere per rendervi atti a subire le operazioni divine.
L’anima selvaggia e insatanata.
12Ma quando l’uomo si ricusa al buon Padre che avete nei cieli, quando si ribella alla sua Volontà, quando annulla col peccato i doni di forza che il Padre gli dona, come può il Padre che è nei cieli lavorare quell’anima? Essa rimane selvaggia, si carica anzi sempre più di grovigli e di impurità. E Io piango su lei vedendo che nulla, neppure il mio Sangue, effuso per tutti, la rigenera alla bontà.
13Quando poi un’anima non solo si rifiuta al lavoro di Dio ma cova in sé astio per il Padre e per i fratelli, allora l’opera Nostra scompare totalmente e si insedia, in quel groviglio di passioni sregolate, il Padrone del peccato: Satana.
I mietitori soprannaturali.
14È allora che deve subentrare l’opera paziente e generosa delle vittime. Queste lavorano per sé e per gli altri. Queste ottengono che Dio torni, con miracolo di grazia, a lavorare quell’anima dopo averne fugato Satana col fulgore del suo aspetto.
15Quante sono le anime che mi salvano le vittime! Siete i mietitori soprannaturali che mietete messe di vita eterna consumandovi nell’ingrato lavoro pieno di spine. Ma ricorda che, coloro per cui occorre sacrificare sé stessi per primi, sono quelli del nostro sangue.
16Io non ho distrutto i legami di famiglia. Li ho santificati. Ho detto di amare i parenti di amore soprannaturale[215]. E quale più alto amore, di avere carità delle anime malate del nostro sangue? Ti parrebbe normale colui che facesse gli interessi di tutti meno quelli della sua casa? No: diresti che è un pazzo. Lo stesso è fuori della giustizia che uno provveda per i bisogni spirituali del suo prossimo lontano e non metta in prima linea il suo sangue più stretto.
17Sai come regolarti. Non curarti se riceverai ingratitudine. Quello che non ti darà lei[216], te lo darò lo. Intensifica il sacrificio per lei.»
47. REGOLE PER GIUNGERE LA SANTITA’[217]
Vivere per lo spirito.
Dice Gesù:
1«Maria, non imitare mai i poveri uomini che si arrovellano per delle cose tutte terrene. Essi si danneggiano a vicenda, si uccidono, si nocciono in mille modi per cose che non hanno importanza vera, ma che sono grandi solamente davanti al loro piccolo pensiero terra terra[218].
2C’è tanto spazio nel mio Regno! Infinite sono le dimore[219] che là ho fatte per i miei eletti!
3Vivi, vivi per lo spirito e lascia cadere tutto quello che non è spirito. Sono scorie senza importanza. Liberatene di tutte, anche della più piccina. Sii un’anima sciolta, libera, leggera, agile.
Povertà di spirito
4Imita gli uccelli creati da Me. Ad una rondine, per riposare un momento dal gran volo, basta una pagliuzza sulla cresta dell’onda. Basta ad un usignolo, per cantare, un ramoscello esilissimo, in alto di un albero. Se anche il mare è sconvolto, la rondine non viene sommersa. Il lieve filo di paglia è sufficiente per sorreggerla fino al nuovo volo. Se anche il sole è poco nel fogliame, all’usignolo basta quel ramoscello per trovare il sole e cantare.
5Anche tu usa delle cose della terra come l’usignolo e la rondine. Come appoggi che aiutano, ma che non sono indispensabili al volo e al canto e che si lasciano senza rimpianto quando non servono più. Perché è l’ala e la gola che dànno il volo e il canto, e non la pagliuzza o il ramoscello.
6Anche per le anime è così. Non è la terra che dà il Cielo, ma è il Cielo che dà la terra, e della terra ve ne dovete servire per prendere lo slancio al Cielo, non per mettervi le radici malsane di un attaccamento colpevole alle cose che non sono eterne. Solo Dio e le cose di Dio sono eterne e meritano il vostro attaccamento.
Disegno voluto dalla Bontà.
7Quando Io ho ispirato il Padre[220] a chiederti la tua piccola autobiografia, l’ho fatto perché sapevo che te ne sarebbe venuto un bene. Hai espulso, scrivendola, tutto l’amaro, tutto il veleno, tutto il lievito che la vita aveva deposto in te. Te ne sei mondata. Avevi bisogno di ridire a te stessa tutto il sofferto e dirlo ad un cuore cristiano. È la cosa che più consola finché s’è uomini. Avevi bisogno di fare, dirò così, della computisteria spirituale per vedere quanto avevi dato e ricevuto da Dio e a Dio, quanto avevi dato e ricevuto dagli uomini e agli uomini.
8Prese una per una, le cose della vita sono o troppo nere, o troppo rosee, e si è indotti, delle volte, in errore nel valutarle. Allineate tutte, incasellate tutte come in un mosaico, si vede che il nero è necessario per non fare apparire troppo sfacciato il roseo. Si vede che tutto rientra armonicamente nel disegno voluto dalla Bontà stessa per voi e che quanto avete ricevuto da Essa è infinitamente di più di quanto avete dato, sia a Dio che al prossimo. Cadono allora gli egoismi, le superbie, i rancori, e l’anima diviene riconoscente, umile, caritatevole, raggiunge il completo perdono.
9Oh! coloro che perdonano! Essi sono la mia copia più somigliante perché Io ho perdonato tutti, e continuo a perdonare. Allora l’uomo diviene spirituale.
10Ecco perché ho voluto che tu subissi anche quella prova penosa. Hai sofferto ricordando e scrivendo, ma la tua anima si è spogliata di tanta umanità che ostacolava la tua evoluzione da creatura molto umana a creatura spirituale. Hai fatto come una crisalide che esce dal bozzolo: l’involucro che ti carcerava lo spirito è caduto come una cosa morta e la tua anima ha aperto le ali.
11Ora sappile[221]tenere sempre aperte per stare molto alta e nel raggio di Dio. Di tutto il resto sentine un’eco, vedine un riflesso: sola voce nel tuo cuore sia la mia Parola e sola vista il tuo Gesù. Poi verrò Io e sarà la Pace senza fine.»
48. TRE ACCELERAZIONI PER RAGGIUNGERE LA PERFEZIONE[222].
Regola 1: Dio è ovunque
Dice Gesù:
1«Uno dei segreti per raggiungere la santità è questo: non mai distogliere la mente da un pensiero che deve reggere tutta la vita: Dio. Il pensiero di Dio deve essere come la nota su cui tutto il canto dell’anima s’intona.
2Hai visto come fanno gli artisti? Si muovono, vanno, vengono, sembra che non guardino giù dal palcoscenico. Ma in realtà non perdono mai d’occhio il maestro di musica che dà loro il tempo. Anche l’anima, per non sbagliare e per non distrarsi ‑ cosa che la farebbe sbagliare ‑ deve tenere l’occhio dell’anima sempre fisso in Dio. Parlare, lavorare, camminare, ma l’occhio mentale non deve perdere di vista Iddio.
Regola 2: Dio permette tutto per bontà.
3Secondo punto per raggiungere la santità: non perdere mai la fede nel Signore. Qualunque cosa avvenga, credere che avviene per bontà di Dio. Se è cosa penosa, anche cattiva, e perciò voluta da forze estranee a Dio, pensare che Dio la permette per bontà.
Regola 3: Cambiare in bene ciò che è male.
4Le anime che sanno vedere Dio ovunque, sanno anche cambiare tutte le cose in moneta eterna. Le cose cattive sono monete fuori corso. Ma se le sapete trattare come si deve, esse divengono legali e vi acquistano il Regno eterno.
5Sta a voi rendere buono ciò che non è buono; fare delle prove, tentazioni, disgrazie ‑ che fanno rovinare del tutto anime già crollanti ‑ tanti puntelli e fondamenta per edificare il tempio che non muore. Il tempio di Dio in voi al presente, il tempio della beatitudine nel futuro, nel mio Regno.»
49. L’ARTE DI PROGREDIRE NELLA VITA SPIRITUALE[223].
Spogliarsi dell’affanno spirituale.
Dice Gesù:
1«Spogliatevi non solo da ciò che costituisce peso di umanità pura, ma anche da quello che è affanno spirituale. Ora ti spiego cosa è questo, perché tu non interpreti male la mia espressione.
2Affanno spirituale non è quel tendere sano, con tutte le forze intellettive, a Dio. Affanno spirituale è quell’ansia che prende talvolta anche le anime più avanzate nella santità e che consiste nella paura di non fare a tempo a fare tutto quello, spiritualmente parlando, che si vorrebbe fare, tutto quello che sembra che Iddio voglia dall’anima, paura di staccarsi dall’orazione nella tema di non potere gustare quel limpido ruscello di dolcezza che Io vi invio, paura di non poterlo più ritrovare.
3Queste paure sono ancora un resto di umanità che si infiltra nella spiritualità e le nuoce.
Regola per seguire la via dello spirito.
4Bisogna seguire la via dello spirito con fermezza e con calma. Nessuna ansia, nessuna paura. Sono Io che creo il tempo. Non ne avrò dunque quanto ne occorre per ogni anima che si affida a Me? Sono Io che faccio fluire in voi l’onda della grazia; so quindi regolare il flusso della medesima e mandarvi le mie luci nei momenti più propizi.
5Se siete disturbati nell’orazione non è un motivo di angustia. Basta che non siate voi, volontariamente, per motivi umani e personali, che ve ne staccate. In questo caso è certo che la fonte si inaridisce o si svia su altre anime aperte all’orazione. Ma se il vostro disturbo è causato da carità di prossimo, non inaridisce in voi la sorgente di luce e non la svia, ma anzi la aumenta e la attira, perché chi ha la carità ha Dio e chi ha Dio ha le sue luci.
Calma, carità e fiducia in Gesù.
96erciò tu non essere mai affannata. Prega, ascolta, medita, soffri, lavora, riposa sempre con calma, fidandoti di Me. Io sono un Ospite perfetto. So conversare e so tacere a seconda che vedo colui che mi ospita in condizione di potermi o non potermi ascoltare. Che diresti tu di un invitato che ti si mettesse alle coste e non ti lasciasse pensare alle necessità della casa, specie in giorno di invito? Diresti che non conosce le prime regole dell’educazione e le più comuni necessità di una padrona di casa. Ma Io sono, Gesù. Perciò so tutto.
10Quando il tuo prossimo ti toglie all’orazione e al conversare con Me, non me ne ho a male e tu non ti devi innervosire. Sii paziente e caritatevole. Io sarò paziente e silenzioso. Poi, a carità fatta, ti parlerò più luminosamente di prima. Se invece ti affanni o ti innervosisci, la luce si offusca come se una nube si frapponesse fra il tuo Sole e la tua anima.
11Fidati, fidati, fidati del tuo Gesù. Per quanto tu mi possa amare, non mi ami che in misura infinitamente piccolo rispetto a quanto ti amo Io. Dunque fidati. Il mio Pane, che è non solo Eucaristia che nutre, ma anche parola che istruisce, non ti mancherà mai se tu resti buona e fiduciosa.»
L’allegoria della ruota[224].
12«È di somma importanza, per l’anima che vuole avanzare nella via del Cielo, saper tenere le potenze dell’anima ferme in Dio. Quando ciò avviene, l’anima è sicura.
13Cosa sono le potenze dell’anima? Ora ti porto un paragone umano. La ruota come è fatta? Di un cerchio, di tanti raggi infissi nel cerchio, di un anello che riunisce i raggi e li fa rotare intorno ad un perno. In tal modo la ruota serve. Se qualcuna delle parti è rotta serve male, ma se è rotto l’anello che tiene i raggi, la ruota non serve affatto.
14Ed ora attenta, piccola Maria che ascolti il tuo Maestro. Il cerchio è l’umanità che raccoglie tutte le potenze morali, fisiche e spirituali che sono in un essere creato. È la fascia che aduna tutto di un uomo. I raggi sono i sentimenti che si concentrano in un mistico anello ‑ lo spirito ‑ che li raccoglie e che li irraggia, poiché è operazione doppia. Il perno è Dio. Se l’umanità è lesionata da carie carnali, i sentimenti restano slegati e finiscono con lo[225] sparpagliarsi nella polvere. Ma se è rovinato lo spirito o anche semplicemente disimperniato dal suo pernio, allora il moto mirabile dell’essere creato da Dio si ferma e subentra la morte.
Imperniare lo spirito su Dio.
15Perciò non uscire mai dal fulcro divino è necessità assoluta per l’anima che vuole meritare il Cielo. La tua umanità si presti pure ad aiutare il prossimo, si affatichi al suo servizio. È carità. Ma i tuoi sentimenti non cessino di convergere allo spirito e partire dallo spirito. Così si alimenteranno di Dio e porteranno, anche nelle umili faccende, l’impronta di Dio, poiché il tuo spirito è e deve rimanere imperniato su Dio, fulcro divinissimo di tutto il creato, fulcro soavissimo della tua anima che ha trovato la sua Via.
16Quando le potenze dello spirito sono fisse in Dio, credi pure che nessuna forza la può togliere di là. Il moto diviene sempre più vorticoso, e tu sai che c’è una forza, che appunto è detta centripeta[226], che attira sempre più verso il centro le cose quanto più un moto è vorticoso.
17L’amore è quello che dà il moto. Lo spirito fisso in Dio ama Dio suo fulcro. Dio ama lo spirito imperniato su di Lui; e questo duplice amore aumenta il moto vorticoso, la corsa alata il cui termine è l’incontro nel mio Regno fra lo spirito amante e il suo Creatore.»
50. Chiamati ad essere perfetti[227].
1«“Siate perfetti voi tutti che amo di un amore di privilegio. Vivete da angeli voi che costituite la mia Corte sulla terra”.
2Se per tutti è fatto l’invito amoroso d’essere perfetti come il Padre mio, per coloro che ho eletti a miei intimi ed amici ciò diviene un soave comando. Essere miei discepoli ‑ non nel senso vago che è detto di tutti i cristiani, ma nel senso proprio con cui chiamavo: discepoli e amici, i miei dodici ‑ è grande onore, ma importa grande dovere.
Soave comando.
3Non basta più la piccola perfezione, ossia il non commettere colpe gravi e l’ubbidire alla Legge nelle sue regole più marcate. Occorre raggiungere la finezza della perfezione, seguire la Legge sino nelle più lievi sfumature, direi quasi anticiparla con un di più. Come i bambini che non soltanto vanno verso la casa del padre, camminando a fianco di chi li conduce, ma corrono avanti festosi, superando fatiche e ostacoli di un sentiero più difficile per arrivare più presto, perché il loro amore li sprona.
L’amore è luce e scienza.
4La casa del Padre vostro è in Cielo; l’amore è quello che vi sprona a superare, volando, ogni difficoltà per raggiungere presto il Cielo dove il Padre vi attende colle braccia già aperte all’abbraccio. Perciò non solo il mio discepolo deve ubbidire alla legge nelle cose grandi che ho imposto a tutti, ma deve interpretare il mio desiderio, anche non espresso, che voi facciate il massimo bene che potete, desiderio che l’amante comprende perché l’amore è luce e scienza.
5Adesso ti spiego due punti del Vangelo. Uno è di Matteo e uno di Luca. In realtà sono un’unica parabola, ma espressa con qualche differenza. Che nei miei evangelisti si trovino queste differenze non deve fare stupore. Quando scrivevano quelle pagine erano ancora uomini. Già eletti, ma non ancora glorificati. Perciò potevano commettere sviste ed errori, di forma, non di sostanza. Solo nella gloria di Dio non si erra più. Ma per raggiungerla essi dovevano ancora molto lottare e soffrire.
6Soltanto uno degli evangelisti è di una esattezza fonografica nel riportare quanto Io dissi. Ma quello era il puro e l’amoroso. Rifletti su ciò. La purezza e la carità sono tanto potenti che permettono di capire, ricordare, trasmettere, senza l’errore neppure d’una virgola e di una riflessione, la parola mia. Giovanni era un’anima su cui l’Amore scriveva le sue parole, e lo poteva fare perché l’Amore non si posa e non ha contatto altro che coi puri di cuore, e Giovanni era un’anima verginale, pura come quella d’un pargolo. Non ho affidato mia Madre a Pietro, ma a Giovanni[228] perché la Vergine doveva stare col vergine. Ricorda bene questo: che Dio non si comunica con chi non ha purezza di cuore, conservata dalla nascita o riottenuta con assiduo lavoro di penitenza e d’amore, sostanze spirituali che rendono all’anima quella candida freschezza che attira il mio sguardo e ottiene la mia parola.
Parabola degli invitati.
7Dicono dunque i miei evangelisti che un personaggio ‑ l’uno dice: re, l’altro fa capire che è un ricco signore ‑ fece un grande convito, di nozze probabilmente, invitando molti amici. Ma questi addussero delle scuse, dice Luca[229], e Matteo rincara[230]: se ne infischiarono. Purtroppo col vostro Dio non adducete neppure delle scuse e ai suoi inviti rispondete sovente infischiandovene.
8Allora il padrone del convito, dopo avere punito i maleducati, per non sprecare inutilmente i viveri già preparati, mandò i suoi servi ad adunare tutti i poveri, gli[231], zoppi, gli storpi, i ciechi che erano intorno alla casa, già in attesa degli avanzi, oppure che accorrevano, combattuti fra il timore e il bisogno, da tutto il paese. 11L’ordine era di aprire a questi la sala e farli sedere a mensa dopo averli puliti e rivestiti a dovere. Ma la sala non era ancora piena. Allora quel ricco ordina ai servi di uscire nuovamente e invitare chiunque, anche usando una dolce violenza. Entrano così non soltanto i poveri che si aggirano intorno alle case dei ricchi, ma anche coloro che non ci pensavano, convinti come erano di essere sconosciuti al padrone e di non avere bisogno di nulla.
9Quando la sala fu piena, entrò il ricco signore e vide uno non è detto se fosse un povero o un passante, ma è particolare di poco conto ‑ che si era levato la veste di nozze, il che fa pensare fosse un passante ricco e superbo e non un povero convinto d’esser un bisognoso. Allora il padrone sdegnato, vedendo spregiato il suo dono e calpestato il rispetto per la dimora dell’ospite, lo fa cacciare perché nulla di contaminato deve entrare nella sala delle nozze.
Chiamati con vocazione speciale.
10Ora ti spiego la duplice parabola.
11Gli invitati sono coloro che Io chiamo con vocazione speciale, grazia gratuita che Io concedo come invito all’intimità nel mio palazzo con Me stesso, come elezione alla mia Corte. I poveri, i ciechi, i monchi, i deformi sono coloro che non hanno avuto speciali chiamate e aiuti e che coi loro soli mezzi non hanno potuto conservare o raggiungere ricchezza spirituale e salute, ma anzi hanno, per imprudenze naturali, aumentata la loro infelicità. Sono cioè i poveri peccatori, le anime deboli, povere, deformi, le quali non osano presentarsi alla porta, ma si aggirano nei pressi del palazzo attendendo una misericordia che li ristori. I passanti frettolosi, che non si curano di ciò che avviene nella dimora del Signore, sono coloro che vivono nelle religioni più o meno rivelate o nella loro personale che ha nome: denaro, affari, ricchezze. 16Costoro credono di non avere bisogno di conoscermi.
12Ora si verifica il fatto che sovente i chiamati da Me trascurano il mio appello, se ne disinteressano, preferiscono occuparsi di cose umane invece di dedicarsi alle cose soprannaturali. Allora Io faccio entrare i poveri, i ciechi, gli[232] zoppi, i deformi; li rivesto della veste di nozze, li faccio assidere alla mia mensa, li dichiaro ospiti miei e li tratto da amici. E chiamo anche quelli che sono fuori della mia Chiesa, li attiro con insistenza e cortesia, li costringo anche con dolce violenza.
13Nel mio Regno c’è posto per tutti, e mia gioia è farvi entrare molti. Guai però a coloro che eletti da Me per vocazione mi trascurano preferendo dedicarsi a cose naturali. E guai a coloro che, benignamente accolti pur non essendone meritevoli, e rivestiti dalla mia magnanimità con la grazia che ricopre e annulla le loro brutture, si levano la veste nuziale mancando di rispetto a Me e alla mia dimora dove nulla di indegno deve circolare. Saranno espulsi dal Regno perché avranno calpestato il dono di Dio.
14Delle volte, fra i peccatori e i convertiti Io vedo anime così belle e così riconoscenti che le eleggo a mie spose, al posto d’altre, già chiamate, che mi hanno respinto.
Esempio di fedeltà e d’infedeltà.
15Tu, Maria, eri una poverella, mendicante, affamata, affannata, senza vesti. Dopo avere cercato da te di saziare la tua fame, di calmare il tuo affanno, di coprire le tue miserie, senza riuscirvi, ti sei accostata alla mia Dimora avendo compreso che solo in essa è pace e ristoro vero. Ed Io ti ho accolta, mettendoti al posto di un’altra che, vocata da Me, ha respinto la grazia, e vedendoti riconoscente e volonterosa ti ho eletta a sposa. La sposa non resta nella sala del convito. Penetra nella camera dello sposo e ne conosce i segreti. Ma guai se in te si assopisse la buona volontà e la riconoscenza. Devi continuare a lavorare per piacermi sempre più. Lavorare per te, per ringraziarmi d’averti chiamata. Lavorare per l’altra che ha respinto le mistiche nozze perché si converta e torni a Me. Chi sia lo saprai un giorno.
16Ora pasciti della mia mensa, rivestiti delle mie vesti, scaldati al mio fuoco, riposati sul mio cuore, consolami delle defezioni dei vocati, amami per riconoscenza, amami per riparare, amami per impetrare, amami per aumentare i tuoi meriti. Io do la veste nuziale a chi amo di un amore di predilezione. Ma l’amata deve, con una vita di perfezione angelica, sempre più ornarla. Non devi mai dire: “Basta”. Il tuo Sposo e Re è tal Signore che la veste della sposa deve essere ricoperta di gemme onde essere degna di vestire la prescelta e sedere nel palazzo del suo Signore.»
41. MISURA DELLA PERFEZIONE DA RAGGIUNGERE[233]
Santità epidermica, dell’involucro dell’anima.
Dice Gesù:
1«Il Signore parlando a Mosè disse: “Non vogliate contaminare le vostre anime con nessun rettile che striscia sopra la terra. Io sono il Signore che vi ho tratti dall’Egitto per essere vostro Dio; e voi sarete santi, perché Io sono santo”[234].
2Queste parole ti hanno colpito. Le vogliamo meditare insieme? Il tuo Maestro parla. Al popolo ebraico di allora non poteva il Signore dare la perfezione della Legge come poi l’ho data Io a un mondo più progredito e avviato a sempre maggiore civiltà. Civiltà non vuole dire perfezione. Vuol dire unicamente complicazione. Voi siete divenuti sempre più complicati nelle abitudini, nei costumi, nei divieti.
3Allora le folle vivevano seguendo l’istinto più che ogni altra cosa, e se anche commettevano cose che alla vostra mentalità attuale appaiono ripugnanti, non erano responsabili come lo siete voi per tante altre. Essi le compievano senza malizia, portati a compierle dalle necessità e dalla mentalità loro propria. Voi le commettete con malizia e qui sta la colpa. Tu però noti che, per quanto avessero molte attenuanti al loro modo d’agire, data la loro limitata civiltà, furono puniti quando oltrepassarono la misura nel male commesso dalla loro mentalità bambina.
4Il Signore dà loro delle leggi minute, e nello stesso tempo esterne più che interne. Io parlerò per le vostre anime. Il Padre a Mosè parla anche per l’involucro delle vostre anime. Era un involucro la cui asprezza rendeva quasi ferino, nell’istinto e nel costume. Onde il Creatore dovette continuare la sua creazione di voi, quali persone morali, limando, lisciando, mondando il vostro involucro. Da qui le minuziosaggini materiali della Legge. Ma non deve, un’anima persa in Cristo‑Luce, vedere le cose materiali. Deve vedere quello che sotto alla natura si cela: ossia lo spirito e quanto è detto allo spirito.
Santità spirituale è la perfezione dello spirito.
5“Non vogliate contaminare le vostre anime con nessun rettile che striscia sulla terra”. Leggi: con nessun rettile spirituale che insidia la vostra anima.
6Le passioni sono i rettili satanici che salgono dal profondo fangoso per avvilupparvi il cuore e contaminarvelo. Io ho detto: “Non sono le cose che entrano dalla bocca ed escono per le vie naturali quelle che contaminano l’uomo[235], ma quello che dal cuore esce corrompe l’uomo, quando dal cuore escono le passioni malvagie entrate a farvi nido come serpi in un cavo di roccia”. Io ho perfezionato la Legge e vi ho mostrato quali sono i rettili che contaminano l’uomo, futuro cittadino della Gerusalemme eterna.
7Alzatevi, creature a cui ho dato la vita della vita. Non strisciate. Non abbiate contatto con ciò che striscia. Io ho dato impulso al vostro spirito per salire. La mia grazia è ala.
Il Liberatore dalla schiavitù del peccato.
8“Io sono il Signore che vi ho tratti dall’Egitto”.
9Il popolo mosaico aveva un grande obbligo verso il Signore che lo aveva tratto dalla schiavitù. Ma, o Maria, considera quale e quanta sia la gratitudine che dovete a Me Redentore. La schiavitù d’Egitto opprimeva gli ebrei sulla terra, nel giorno mortale. Il peccato d’origine e tutti gli altri peccati opprimono gli uomini per il giorno eterno. Ed Io ve ne ho liberati.
10Io sono il Liberatore della stirpe umana e in verità ti dico che fra i condottieri e i liberatori di tutta la terra, dai primi agli estremi giorni, non ve ne è né sarà uno simile a Me. Quale obbligo dunque avete d’amarmi! Sì. Di amarmi. Io, in cambio di quanto vi ho dato, non chiedo che amore.
11Io vi ho tratti dalla colpa per essere vostro Dio. Ma non il Dio che appare fra turbini e fulmini e incenerisce e colpisce. Io sono il Gesù, il Dio di bontà, che appare come un candido fiore da un candido cespo per salvarvi e passa fra voi sanandovi e benedicendovi, e muore benedicendovi e dandovi perdono e Vita.
Guida per condursi alla perfezione.
12Ma voglio che voi cerchiate di imitarmi. Tale il Cristo tale il cristiano, o figli che ho immerso nel mio Sangue, eterna Piscina probatica[236] dove guariscono le infermità dello spirito. Il Signore dice: “Sarete santi perché Io sono santo”. Io vi dico: “Siate perfetti come è perfetto il Padre mio”[237].
13Oh! non vi do limitazione alla santità. Vi do la guida per condurvi: rinnegamento di ciò che è Male. Vi do l’arma per vincere: la mia Croce. Vi do la medicina che rinforza e guarisce: il mio Sangue. Vi do la misura della perfezione da raggiungere: quella di Dio. Raggiungetela e farete giubilare il Cuore mio.
14Ecco, piccola discepola del mio Cuore, ecco vista, attraverso la pupilla del Figlio di Dio, la parola del Padre, eccola spiegata e compresa alla luce dello Spirito. Poiché in ogni parola nostra è il Dio Uno e Trino e ogni parola va compresa con l’aiuto di Dio Uno e Trino.»
52. IL CANDORE DELL’ANIMA[238]
Presenza di Gesù
Dice Gesù:
1 “Sai perché ti impressioni anche di una inezia e non vorresti commetterla? Perché Io sono in te. Dove sono Io non vi può sussistere nulla che abbia neppure le più lontane parentele coll’impuro. La sensibilità di un’anima data a Me è tale che la più esigua ragnatela di male le è pesante, insopportabile, ripugnante più di un mare di fango a chi non è con Me.
Ma questo non per merito dell’anima. Unicamente perché là sono Io. Il merito dell’anima, se mai c’è, è uno solo: quello della sua buona volontà di tenermi e tenersi in Me. Ricordalo e non ti gloriare di quello che non è tuo ma è mio. Umiltà sempre se lo devo agire.
Parabola della polvere e i massi
2Agli occhi del mondo tu sei candida come neve alpina. Ma occhi miei sei ancora bigia per la polvere che ti ricopre. Come è formata la polvere? Di particelle così minuscole che ad occhio nudo non si vedono. Ma tante messe insieme fanno uno strato grigio che offusca e sporca le cose. Non occorre avere addosso i massi per morire di soffocazione o per apparire brutti. Anche un mucchio di polvere può uccidere per asfissia e abbruttisce sempre.
I massi sono i peccati mortali. La polvere i peccati veniali.
Anche le imperfezioni sono polvere; più fina, ma sempre polvere. E bisogna levarla perché se si accumula, per quanto ogni sua molecola sia impalpabile, insignificante, finisce per asfissiare l’animo e renderlo sporco. Il mondo non la vede. Io sì. Vi sono cose candide, all’apparenza, ma che non lo sono. Vi sono cose pure, all’apparenza, ma che non lo sono. Non per loro volontà, ma perché altre volontà le hanno macchiate e corrotte. Finché vi è vita vi è pericolo. È la stessa vita che è pericolo.
Similitudine della neve e il giglio
3Guarda la neve. Come è bianca! S’è formata alta, nel mio cielo. Guarda il giglio. Come è perlaceo! La sua seta l’ho creata Io. Ma se tu guardi neve e giglio con un microscopio vedi quanti germi impuri si sono mescolati, nel cadere attraverso gli spazi, prima di posarsi sulla terra, nel più candido fiocco di neve; vedi quante microscopiche scaglie di polvere deturpano la seta angelica del giglio testé schiuso. E per la neve e il giglio, come cose inanimate, non v’è colpa se ciò avviene.
Ma per l’anima ragionevole sì. Essa può vigilare e provvedere. Come? Usando l’amore. L’amore è il microscopio dell’anima. Più un’ama Me e vede le cose attraverso di Me, e più vede le macchioline della sua coscienza. Queste non mi allontanano perché Io so come siete fatti. Ma non mi allontanano se l’anima le subisce come inevitabili ma non le provoca e anzi cerca subito di mondarsi. Ricordalo sempre.
Regola di spiritualità
4 Io resto. Anzi tu devi cercare di avermi più spesso, anche sacramentalmente. Non c’è che il mio Sangue che lavi il bigio della tua anima e la renda degna del Re, di Me. Hai visto quando Io non ti venivo portato cosa è successo… Solo la mia potenza, operando un miracolo continuo, ha potuto portarti avanti lo stesso, mantenerti la vita dello spirito sotto la polvere che si accumulava e che non veniva mondata dal mio Sangue.
Ma non bisogna pretendere e osare troppo! Io ti ho salvata per scopi miei che non vanno giudicati e neppure scrutati. Ora tutto torna nella regola perché il miracolo è l’eccezione. E tu devi pascerti di Me per essere sempre più degna di Me, mettendoci di tuo: infinito amore, tutto quello che puoi spremere da tutto il tuo essere fino a rimanere esausta, infinita volontà di bene, infinita attenzione, infinita umiltà, riconoscendo il tuo niente e il mio Tutto, e i n f i n i t a v o l o n t à d i p u r e z z a. Su questa mi basta questo, per ora, e la separo dalla volontà in generale di proposito, come volontà eccelsa.
Il segno dell’amore di Gesù nell’anima
5Siamo in tempo di allarmi[239] e se non vigilate il nemico vi colpisce. Ma che sono le bombe e gli attacchi nemici, che uccidono solo il corpo, rispetto alle insidie del Nemico che vuole uccidere la vostra anima? Quell’anima che Io ho ricomprata a prezzo di un Dolore e di un Sangue che non hanno prezzo! Monta sul mio monte, afferrati alla mia Croce e vigila per te, su te, su molti. E prega.
Io ti amo e l’ilarità che senti in te è la prova del mio amore e che tu mi accontenti abbastanza. Quando Io sono in pace con un cuore, do pace e gioia. Questo è il segno.
Riguardo al futuro… Cosa vuoi sapere, povera anima?! Non sei lontana dalla verità, e stamane l’hai sfiorata… Ma avresti il coraggio di conoscerla piena? Ringrazia la mia misericordia che, per ora, te la nasconde in buona parte. Prega. La Pentecoste è vicina.
Riguardo al Padre[240] digli: ” Colui che vive in carità e in purezza è già su un calvario e mi piace. Sta a Me dare, nel modo che voglio, a ognuno la croce che gli spetta”.
FORMAZIONE
ALL’INTIMITÀ
CON
DIO
53. FORMAZIONE
ALL’INTIMITA’
CON
DIO[241]
I cercatori di Dio.
Quando si cerca Dio.
Dice Gesù:
35«Ed ora? Che dirvi ora, o anime che sentite morire la fede? Quei Savi d’oriente non avevano nulla che li assicurasse della verità. Nulla di soprannaturale. Solo il calcolo astronomico e la loro riflessione che una vita integra faceva perfetta.
36Eppure hanno avuto fede. Fede in tutto: fede nella scienza, fede nella coscienza, fede nella bontà divina. Per la scienza hanno creduto al segno della stella nuova, che non poteva che esser “quella”, attesa da secoli dall’umanità: il Messia. Per la coscienza hanno avuto fede nella voce della stessa che, ricevendo “voci” celesti, diceva loro: “È quella stella che segna l’avvento del Messia”. Per la bontà hanno avuto fede che Dio non li avrebbe ingannati e, poiché la loro intenzione era retta, li avrebbe aiutati in ogni modo per giungere allo scopo.
37E sono riusciti. Essi soli, fra tanti studiosi dei segni, hanno compreso quel segno, perché essi soli avevano nell’anima l’ansia di conoscere le parole di Dio con un fine retto, che aveva a principale pensiero quello di dare subito a Dio lode ed onore.
38Non cercavano un utile proprio. Anzi vanno incontro a fatiche e spese, e nulla chiedono di compenso che sia umano. Chiedono soltanto che Dio si loro si ricordi e li salvi per l’eternità. Come non hanno nessun pensiero di futuro compenso umano, così non hanno, quando decidono il viaggio, nessuna umana preoccupazione. Voi vi sareste messi mille cavilli: “Come farò a fare tanto viaggio in paesi e fra popoli di lingua diversa? Mi crederanno o mi imprigioneranno come spia? Che aiuto mi daranno nel passare deserti e fiumi e monti? E il caldo? E il vento degli altipiani? E le febbri stagnanti lungo le zone paludose? E le fiumane gonfiate dalle piogge? E il cibo diverso? E il diverso linguaggio? E… e… e…
39Così ragionate voi. Essi non ragionano così. Dicono con sincera e santa audacia: “Tu, o Dio, ci leggi nel cuore e vedi che fine perseguiamo. Nelle tue mani ci affidiamo. Concedici la gioia sovrumana di adorare la tua Seconda Persona fatta Carne per la salute del mondo”.
40Basta. E si mettono in cammino dalle Indie lontane. (Gesù mi dice poi che per Indie vuol dire l’Asia meridionale, dove ora è Turchestan, Afghanistan e Persia). Dalle catene mongoliche sulle quali spaziano unicamente le aquile e gli avvoltoi e Dio parla col rombo dei venti e dei torrenti e scrive parole di mistero sulle pagine sterminate dei nevai. Dalle terre in cui nasce il Nilo e procede, vena verde azzurra, incontro all’azzurro cuore del Mediterraneo, né picchi, né selve, né arene, oceani asciutti e più pericolosi di quelli marini, fermano il loro andare. E la stella brilla sulle loro notti, negando loro di dormire. Quando si cerca Dio, le abitudini animali devono cedere alle impazienze e alle necessità soprumane.
Umiltà vera
41La stella li prende da settentrione, da oriente e da meridione, e per un miracolo di Dio procede per tutti e tre verso un punto, come, per un altro miracolo, li riunisce dopo tante miglia in quel punto, e per un altro dà loro, anticipando la sapienza pentecostale, il dono di intendersi e di farsi intendere così come è nel Paradiso, dove si parla un’unica lingua, quella di Dio. Un unico momento di sgomento li assale quando la stella scompare e, umili perché sono realmente grandi, non pensano che sia per la malvagità altrui che ciò avviene, non meritando i corrotti di Gerusalemme di vedere la stella di Dio.
42Ma pensano di avere demeritato di Dio loro stessi, e si esaminano con tremore e contrizione già pronta a chiedere perdono. Ma la loro coscienza li rassicura. Anime use alla meditazione, hanno una coscienza sensibilissima, affinata da una attenzione costante, da una introspezione acuta, che ha fatto del loro interno uno specchio su cui si riflettono le più piccole larve degli avvenimenti giornalieri. Ne hanno fatto una maestra, una voce che avverte e grida al più piccolo, non dico errore, ma sguardo all’errore, a ciò che è umano, al compiacimento di ciò che è io. Perciò, quando essi si pongono di fronte a questa maestra, a questo specchio severo e nitido, sanno che esso non mentirà. Ora li rassicura ed essi riprendono lena.
43“Oh! dolce cosa sentire che nulla è in noi di contrario a Dio! Sentire che Egli guarda con compiacenza l’animo del figlio fedele e lo benedice. Da questo sentire viene aumento di fede e fiducia, e speranza, e fortezza, e pazienza. Ora è tempesta. Ma passerà, poiché Dio mi ama e sa che lo amo, e non mancherà di aiutarmi ancora”. Così parlano coloro che hanno la pace che viene da una coscienza retta, che è regina di ogni loro azione.
44Ho detto che erano “umili perché erano realmente grandi”. Nella vostra vita, invece, che avviene? Che uno, non perché è grande, ma perché è più prepotente, e si fa potente per la sua prepotenza e per la vostra idolatria sciocca, non è mai umile. Ci sono dei disgraziati che, solo per essere maggiordomi di un prepotente, uscieri di un ufficio, funzionari in una frazione, servi insomma di chi li ha fatti tali, si danno delle pose da semidei. E fanno pietà!…
45Essi, i tre Savi, erano realmente grandi. Per virtù soprannaturali per prima cosa, per scienza per seconda cosa, per ricchezza per ultima cosa. Ma si sentono un nulla, polvere sulla polvere della terra, rispetto al Dio altissimo, che crea i mondi con un suo sorriso e li sparge come chicchi di grano per saziare gli occhi degli angeli coi monili delle stelle.
46Ma si sentono nulla rispetto al Dio altissimo, che ha creato il pianeta su cui vivono e lo ha fatto variato mettendo, Scultore infinito d’opere sconfinate, qua, con una ditata del suo pollice, una corona di dolci colline, e là un’ossatura di gioghi e di picchi, simili a vertebre della terra, di questo corpo smisurato a cui sono vene i fiumi, bacini i laghi, cuori gli oceani, veste le foreste, veli le nubi, decorazioni i ghiacciai di cristallo, gemme le turchesi e gli smeraldi, gli opali e i berilli di tutte le acque che cantano, con le selve e i venti, il grande coro di laude al loro Signore.
47Ma si sentono nulla nella loro sapienza rispetto al Dio altissimo, da cui la loro sapienza viene e che ha dato loro occhi più potenti di quelle due pupille per cui vedono le cose: occhi dell’anima, che sanno leggere nelle cose la parola non scritta da mano umana, ma incisa dal pensiero di Dio.
48Ma si sentono nulla nella loro ricchezza: atomo rispetto alla ricchezza del Possessore dell’universo, che sparge metalli e gemme negli astri e pianeti e soprannaturali dovizie, inesauste dovizie, nel cuore di chi l’ama.
Amore ardente
49E, giunti davanti ad una povera casa, nella più meschina delle città di Giuda, essi non crollano il capo dicendo: “Impossibile”, ma curvano la schiena, le ginocchia, e specie il cuore, e adorano. Là, dietro quel povero muro, è Dio. Quel Dio che essi hanno sempre invocato, non osando mai, neppur lontanamente, sperare di averlo a vedere. Ma invocato per il bene di tutta l’umanità, per il “loro” bene eterno. Oh! questo solo si auguravano. Di poterlo vedere, conoscere, possedere nella vita che non conosce più albe e tramonti!
50Egli è là, dietro quel povero muro. Chissà se il suo cuore di Bambino, che è pur sempre il cuore di un Dio, non sente questi tre cuori che, proni nella polvere della via, squillano: “Santo, Santo, Santo. Benedetto il Signore Iddio nostro. Gloria a Lui nei Cieli altissimi e pace ai suoi servi. Gloria, gloria, gloria e benedizione”? Essi se lo chiedono con tremore di amore. E per tutta la notte e la seguente mattina preparano con la preghiera più viva lo spirito alla comunione con il Dio-Bambino. Non vanno a questo altare, che è un grembo verginale portante l’Ostia divina, come voi vi andate con l’anima piena di sollecitudini umane.
51Essi dimenticano sonno e cibo e, se prendono le vesti più belle, non è per sfoggio umano ma per fare onore al Re dei re. Nelle regge dei sovrani i dignitari entrano con le vesti più belle. E non dovrebbero essi andare da questo Re con le loro vesti di festa? E quale festa più grande di questa per loro?
52Oh! nelle loro terre lontane, più e più volte si sono dovuti ornare per degli uomini pari a loro. Per far loro festa e onore. Giusto dunque umiliare ai piedi del Re supremo porpore e gioielli, sete e preziose piume. Mettergli ai piedi, ai dolci piccoli piedi, le fibre della terra, le gemme della terra, le piume della terra, i metalli della terra – sono ancora opera sua – perché esse pure, queste cose della terra, adorino il loro Creatore. E sarebbero felici se la Creaturina ordinasse loro di stendersi al suolo e fare un vivo tappeto ai suoi passetti di Bambino, e li calpestasse, Egli che ha lasciato le stelle per loro, polvere, polvere, polvere.
La virtù genera virtù
53Umili e generosi. E ubbidienti alle “voci” dell’Alto. Esse comandano di portare doni al Re neonato. Ed essi portano doni. Non dicono: “Egli è ricco e non ne ha bisogno. È Dio e non conoscerà la morte”. Ubbidiscono. E sono coloro che per primi sovvengono la povertà del Salvatore. Come provvido quell’oro per chi domani sarà fuggiasco! Come significativa quella resina a chi presto sarà ucciso! Come pio quell’incenso a chi dovrà sentire il lezzo delle lussurie umane ribollenti intorno alla sua purezza infinita!
54Umili, generosi, ubbidienti e rispettosi l’uno dell’altro. Le virtù generano sempre altre virtù. Dalle virtù volte a Dio, ecco le virtù volte al prossimo. Rispetto, che è poi carità. Al più vecchio è deferito di parlare per tutti, di ricevere per primo il bacio del Salvatore, di sorreggerlo per la manina. Gli altri potranno vederlo ancora. Ma egli no. È vecchio, e prossimo è il suo giorno di ritorno a Dio. Lo vedrà, questo Cristo, dopo la sua straziante morte e lo seguirà, nella scia dei salvati, nel ritorno al Cielo. Ma non lo vedrà più su questa terra. E allora per suo viatico gli rimanga il tepore della piccola mano, che si affida alla sua già rugosa.
55Nessuna invidia negli altri. Ma anzi un aumento di venerazione per il vecchio sapiente. Ha meritato certo più di loro e per più lungo tempo. Il Dio-Infante lo sa. Ancora non parla, la Parola del Padre, ma il suo atto è parola. E sia benedetta la sua innocente parola, che designa costui come il suo prediletto.
Segreto per ascoltare e vedere Dio[242]
6Per non avere paura della mia Voce e del mio Volto bisogna avere l’anima sgombra di colpe gravi. 6Le imperfezioni permettono ancora che in voi sussista quel minimo di coraggio che vi permetta di udire, senza tramortire, la mia Parola. Se per meritarla aveste dovuto essere senza imperfezioni, nessun mortale l’avrebbe udita, tolta mia Madre.
7Tu, lo vedi? Tu hai dovuto prima subire una vera opera di ricostruzione e di bonifica spirituale fatta da Me, ed aiutata da te, per potere arrivare a meritare e a sopportare la mia Parola e la mia Vista. Cosa logica. Peccato, anche veniale, vuol dire parentela col demonio. Dove è demonio non può essere Dio.
8I peccatori potrei terrorizzarli con una apparizione tremenda in cui apparissi il Dio irato che giudica e punisce. E qualche volta l’ho fatto per conquistare dei singoli cuori che volevo proprio per Me e che solo con quel mezzo avrei preso. Ma sono casi rari.
9Preferisco attirare con l’Amore. E l’Amore non è sentito da chi ha un amore colpevole col demonio. Ecco perché non mostro alle turbe il mio Volto tutto amore. Lo serbo a chi mi ama dando a costoro la missione di parlare ai più sordi ripetendo la mia Parola, chiedendo a costoro di divenire piccole copie di Me: Carità e Redenzione, Innamorato e Vittima.
10Io verrò, per tutti, un giorno. L’ultimo. Ma solo coloro la cui anima sarà stata purificata in vita dall’amore potranno sostenere, senza precipitare nell’abisso, il mio Volto, il mio Sguardo, la mia Voce il cui tuono farà sconvolgere i firmamenti e tremare gli abissi.»
Segreto per esperimentare Dio[243]
80E un’altra cosa, tutta per te, questa: osserva a chi si svela per primo l’angelo e chi merita di sentire le effusioni di Maria.
81Levi: il fanciullo. A chi ha l’anima di fanciullo Dio si mostra e mostra i suoi misteri e permette che oda le parole divine e di Maria. E chi ha anima di fanciullo ha anche il santo ardimento di Levi e dice: “Fammi baciare la veste di Gesù”. Lo dice a Maria. Perché è sempre Maria quella che vi dà Gesù. È Lei la Portatrice dell’Eucarestia. È Lei la Pisside viva.
82Chi va a Maria trova Me. Chi mi chiede a Lei, da Lei mi riceve. Il sorriso di mia Madre, quando una creatura le dice: “Dammi il tuo Gesù, ché lo ami”, fa trascolorare i Cieli in un più vivo splendore di letizia, tanto è felice.
83Dille dunque: “Fammi baciare la veste di Gesù. Fammi baciare le sue piaghe”. E osa di più ancora. Di’: “Fammi posare il capo sul Cuore del tuo Gesù, perché ne sia beata”.
84Vieni. E riposa. Come Gesù nella cuna, fra Gesù e Maria».
54. il grappolo, il sole, il vignaiolo[244].
La parabola del grappolo d’uva.
Dice Gesù:
1«L’uva è tanto più dolce quanto più è matura, e tanto più è matura quanto più sole piglia. Il padrone della vigna non coglie la sua uva per farne del vino se non è ben maturata, e perché maturi sfronda e pota di modo che il sole possa scendere e circolare fra grappolo e grappolo e fare, dei chicchi aspri e verdi, tante perle di zucchero liquido.
2Se l’uva rimanesse come è nell’aprile, ossia quando la vite è bella con le sue foglie nuove e i suoi grappolini in fiore, o anche come è in giugno, già tutta piena di tralci flessibili e di grappoli formati, non servirebbe a nulla fuorché a una gioia dell’occhio. Invece nell’autunno, dopo tanto sole e tante potature, essa è bella in un’altra maniera e, oltre che bella, utile all’uomo.
Il sole e il vignaiolo.
3Io sono il sole e voi, anime mie, siete la vigna dove si deve formare il vino eterno. Io sono il sole e sono anche il vignaiolo. Io vi circondo e inondo dei miei raggi e vi mortifico perché voi diate tralci carichi di frutti veri e non vani viticci che non servono a niente[245].
4Bisogna lasciare che il sole e il vignaiolo lavorino a loro completo piacere l’anima vostra. Bisogna, Maria mia, imitare molto, molto, molto il grappolo che non ha voci di proteste né atti di resistenza per il sole e per il padrone della vigna, ma anzi si lascia scoprire per ricevere i raggi caldi, si lascia medicare coi liquidi adatti, si lascia sistemare senza reazione alcuna. E così si fa sempre più grosso e dolce, un vero prodigio di succhi e di bellezza.
L’ora della divina vendemmia.
5Anche l’anima deve tanto più desiderare il sole e l’opera dell’eterno Vignaiolo quanto più si avvicina per essa l’ora della divina vendemmia. Non è destinato al mistico tino il grappolo restio e malato che non ha voluto divenire maturo, sano e dolce, e che si è nascosto per non esser curato. Ma invece diviene degno della mia Vendemmia il grappolo che non ha avuto paura di cesoie e di medicine e che docilmente si è sacrificato, nei suoi gusti, per Me.
Aumento di sforzo e generosità.
6Io sono il Vendemmiatore e tu il mio grappolo. La vendemmia si avvicina. Aumenta i tuoi sforzi per assorbire quanto più puoi di Me. Io diverrò in te liquore di vita eterna. Aumenta le tue generosità per assecondare l’opera del tuo amoroso Vignaiolo. Egli, il tuo Gesù, non vuole altro che fare di te un grappolo degno d’esser posato ai piedi del trono di Dio.
7Dolce cosa avere a Maestro Gesù, Maria, ma cosa che diviene perfetta quando del Maestro si assimila tutto l’insegnamento.»
55. VITA DELL’ANIMA NEL PIANO[246] SPIRITUALE
Equilibrio nel piano dello spirituale[247].
Dice Gesù:
1«Per potere vivere con equilibrio la vita di vittime, bisogna mettersi risolutamente nel piano dello spirituale, dimenticando assolutamente quanto non è questo piano.
2Ho detto “equilibrio” perché nelle cose della terra si usa questo termine per significare una cosa o una persona che è così giustamente posata sul suo asse tanto da non caderne per scosse di veruna sorta; e che se anche le riceve, perché è naturale le riceva, ne sopporta l’urto con un lieve ondeggiamento che non è debolezza, ma che è prova della sua stabilità, perché non si risolve in catastrofi, ma si risolve in un ritorno alla stessa posizione di prima.
3Lo stesso è per le cose non terrestri e perciò spirituali. L’anima giustamente posata sul suo asse non cade per urti che le possono venire impressi. Subisce l’assalto, ne soffre perché è irruzione di forze malvagie nell’atmosfera di soprannaturale pace che la circonda, perché è fragore di basse voci che per un attimo soverchiano le celesti armonie di cui essa si bea e, come stelo percosso da tempesta, ondeggia la sua corona fiorita, ma non si svelle, e passato l’assalto si ristabilizza nella sua pace tesa ad ascoltare le parole che l’amore di un Dio continuamente sussurra al suo spirito.
Il piano spirituale.
4Dove è il piano spirituale? Oh, molto in alto! Dove l’umanità non giunge. Essa è ancora nota, perché lo spirito non è cieco, né il vivere nella sua atmosfera vitale lo rende stolto. No, ché anzi aumenta la sua potenza di vedere e intendere. Ma ciò è perché esso vive già nell’atmosfera della Carità, essendo il piano spirituale l’anticamera del beato Paradiso: il Limbo attuale di coloro che non sono ancora nati alla Vita eterna, ma il cui spirito è già in attesa per entrarvi, puri spirituali il cui battesimo avverrà nel bacio che l’Eterno darà loro quando, sciolti dal carcere della carne, come frecce di ardore, come colombe di fiamma liberate dall’arco o dalla tagliola, saetteranno a Dio, loro mèta, loro nido, ansia di tutta la loro sosta nell’esilio terreno.
5La Carità, ansiosa di unirsi a queste minori carità, appunta i suoi ardori su questo piano e lo impregna di Sé. Coloro che in esso vivono, di Essa se ne nutrono, l’assorbono con l’avidità del loro spirito. Sono bocche assetate che suggono ciò che è loro gioia e non cessano, neppure mentre suggono, di cantare la loro gioia; non cessano, mentre cantano, di pregare per i fratelli; non cessano, mentre pregano, di ripetere loro le parole che odono e che sono di Dio.
I viventi nel piano spirituale[248].
6Perché gli spiriti viventi nel piano dello spirito sono simili agli animali della Teofania di Ezechiele.[249] Hanno quattro aspetti, perché è quadruplice il loro operare, e usano di quattro bocche. Guardano Dio, che è Sole, col loro volto d’aquila e ne cantano con esso le lodi. Se ne satollano come leoni perché Dio è la loro preda e di Essa sola essi appetiscono. Pazienti come bovi, non si stancano di pregare per i fratelli la cui conquista al regno dello spirito è opera paziente e instancabile. E colla loro bocca d’uomo ripetono agli uomini nel linguaggio dell’uomo ciò che, volando come aquile nel regno del Sole-Dio, hanno udito da Dio.
Carità ardente[250].
7La Carità è sempre attiva, e i viventi nella Carità sono attivi come essa. La Carità è multiforme e multi operante, ed essi hanno carità multiforme e multi operante. La Carità è ardente ed essi sono “carboni incandescenti” che Dio sempre più arroventa. La Carità è leggera e veloce, ed essi hanno ali per andare leggeri e veloci dove l’impeto della carità li porta. E “non si volgono indietro” a guardare ciò che lasciano.
Il ruolo della volontà[251].
8Ecco che ti ho ricondotto al punto primo. “Per potere vivere con equilibrio la vita delle vittime, bisogna mettersi risolutamente nel piano dello spirituale, dimenticando assolutamente quanto non è questo piano”. Ho detto così nel primo periodo di questo dettato. E così ripeto.
9Tu qui sei e qui resti. L’unica cosa che può farti uscire da questo equilibrio, che è perfetto perché in esso ti ho messa Io che sono perfetto nel mio operare, non è che la volontà tua. Tutto il resto ti potrà scuotere, ti potrà turbare, entrando col suo fragore e con la sua tempesta nell’atmosfera di cui sei circondata, ma non potrà levarti dal tuo centro. Non potrà se tu non vuoi.
10E non ti turbare se ti senti turbata. Lascia che il turbamento venga da altri – uomini o Satana che siano – ma non unirvi mai il tuo. Sarebbe il più lesivo. Perché il più interno.
11Non dirti mai: “Non sono capace di fare bene ciò che faccio”, “Non so servire Dio con perfezione”, “Pecco invece di santificarmi”. Certo che non sai fare bene, che non sei perfetta nel servire, che hai ancora imperfezioni molteplici. E chi mai sa fare bene, alla perfezione, senza mai peccare, sinché è uomo? Chi è perfetto, se si paragona alla Perfezione?
12Ma la Perfezione, appunto perché è Perfezione, sa anche giudicare e vedere perfettamente, e perciò sa vedere la vostra intenzione, il vostro studio, il vostro sforzo di fare bene, di servire perfettamente, di non peccare, e con un sorriso annulla e perdona, con un sorriso compie ciò che voi non riuscite a compire.
Eroicità di tutta la vita[252].
13Nel piano dello spirituale deve morire ogni pensiero umano. Molto difficile questo. È perciò che si chiama eroicità la virtù dei santi e che i santi sono tanto pochi; perché gli eroi sono molto pochi. E questa eroicità è più grande, complessa e soprattutto più lunga di quella umana, la quale è un episodio nella vita di un uomo, mentre questa è la vita di un uomo.
14L’eroismo di un uomo è l’atto improvviso che si presenta e che non dà tempo alla carne di mettere avanti le sue voci pavide. L’eroismo di un uomo ha sempre, anche se egli non se ne accorge di averle, due grucce: l’impulsività del carattere e il desiderio della lode.
15Quello del santo non è un atto improvviso: è la vita. Tutta la vita. Da mattina a sera. Da sera a mattina. Da un mese all’altro. Da un anno all’altro. Per il caldo, per il freddo, per il lavoro, per il prossimo, per il riposo, per il dolore, per le malattie, per la povertà, per i lutti, per le offese. Una collana della quale ogni minuto è una perla aggiunta. Una perla che si è formata con le lacrime, la pazienza, la fatica. Non scende dal Cielo questo eroismo, come una manna. Deve nascere in voi. In voi soli. Il Cielo non vi dà più che non dia a tutti. Non è aiutato dal mondo. Anzi il mondo lo combatte e ostacola in tutti i modi.
16Vero è che il suo combattere è il migliore coefficiente di formazione, perché sopportare il mondo con pazienza e amarlo per l’odio che vi dà è il nucleo principale di questo eroismo; intorno ad esso si uniscono cellule di pazienza nella fame, sete, freddo, caldo, notti senza riposo, malattie, povertà, lutti. Ma il più è sempre sopportare il mondo e amarlo soprannaturalmente.
Eroicità dello spirito per puro amore[253].
17Nessun pensiero umano. L’amore di Dio, solo. L’interesse di Dio, solo. Ecco come pensa l’eroe dello spirito. Ecco come agisce colui che vive nell’equilibrio dello spirito. Io? che sono io? i miei dolori? Le mie fatiche? La mia povertà? Le noie che mi vengono dal prossimo? Nulla. Ciò che conta è Dio. Di questo, questo e quest’altro me ne servo per Lui e sono felice di avere questo, questo e quest’altro perché con questo, questo e quest’altro posso amare Dio, non perché mi preserva ma per puro amore; posso servire Dio, usando queste monete, per salvare il prossimo facendo così l’interesse di Dio.
Gioie dello spirito e dolori della carne[254].
18Credi tu, Maria, che non mi dolga di dovervi salare così col patire, voi che prediligo? Credi tu che se potessi non vorrei darvi tutta la gioia per la gioia che voi mi date?
19Ma non vi è altra via per salvare il mondo. Il dolore. Anche Io, che ero Dio, non ho trovato che questa per essere il Salvatore. La gioia diverrà Gioia per voi. Ma nell’altra vita. Qui non c’è, per voi, vittime amate e care. Qui c’è la mia pace, qui c’è l’unione con Me, qui c’è il mio amore. Gioie dello spirito. Ma per la carne nulla. Per essa c’è il dolore. E non basta mai, perché sempre più cresce l’errore. Voi siete le riparatrici degli errori e non potete avere soste nel riparare, perché il Nemico continua a distruggere e bisogna continuare a edificare per mantenere al mondo ancora un aspetto umano e non completamente satanico.
20Il Cristo in Cielo non piange più. Ma soffre ancora perché, se è Dio, è anche l’Uomo ed ha un cuore. E di che soffre questo mio cuore, perfetto nelle sue passioni? Di vedersi disamato e di vedere soffrire, di dover lasciare che soffrano coloro che lo amano e che esso ama.
21Oh! come ne soffro di vedervi soffrire per compiere in voi la redenzione dell’uomo! Come ne soffro! Ma, ad ogni palpito di dolore che risponde al vostro dolore, Io unisco un dono per il Cielo. Per il vostro Cielo. È vostro. Voi lo conquistate ora per ora, ed esso vi attende.
22Oh! Che fulgori sono qui per voi! Oh! che amore vi attende! Oh! che ansia di darvelo! Alza gli occhi e guarda. Fra i mille fulgori di ciò che hai meritato ti splende e sorride la Faccia del tuo Dio. E ti benedice.
23Sì, ti benedico. Va’ in pace.»
56. GRANDI ANIME[255]
Destinati a sorte sovrana
1«Sii buona e paziente, anima mia. Se sai rimanere buona e paziente ti farò un grande regalo. Quale a ben pochi nei secoli ho fatto.
2Persuaditi, anima mia. Nessuno ti può amore come Io ti amo. L’uno fallisce e disillude per una cosa, l’altro fallisce e disillude per un’altra cosa. Solo Io non manco mai e non disilludo mai. Persuaditi, anima mia.
3I piccoli affetti e i piccoli conforti umani possono servire per le piccole anime. Ma quando una è stata scelta da Dio, e non per suo merito ma per dono dato gratuitamente da Colui che la vuole cessa di essere una piccola anima e viene nutrita con un midollo che fa del suo piccolo un grande, allora le piccole cose non servono più. Ossia servono per rallegrare come i fiori lungo un sentiero.
Come i fiori lungo un sentiero.
4Ma non sono, neppure i più abbondanti, profumati, bei fiori, grano che nutre. Non è vero? Sono diletto. Si guardano, si sorride loro, perché sono puri e buoni, più buoni ancora degli animali che sono sempre più buoni dell’uomo. Si colgono qualche volta per avere una compagnia che non tradisce e una carezza semplice nel suo intento che è solo di consolare. Si odorano per dimenticare i fetori che escono dalle concupiscenze umane, dagli egoismi, dalle menzogne. Nessuno ama tanto i fiori come coloro che sono buoni e infelici, coloro che sono destinati a sorte sovrumana. Perché nei fiori leggono parole di bontà di Dio e perché appunto nei fiori possono trovare la bontà che non trovano altrove, la compagnia che consola senza secondi fini, la fragranza che ricorda l’aura dei Cieli. Ma di fiori non si potrebbe vivere. Ci vuole del pane.
5Così sono le piccole cose per un “vero spirito”. Sono i fiori. Intrecciati anche a molte spine. Che vuoi farci! Nascono sui sentieri della terra. Là dove l’uomo passa sporcando della sua traccia carnale e dove Lucifero semina le sue sementi di odio.
6Sono ben diversi dai fiori dei “miei” sentieri. Li han fatti nascere il pianto mio e di Maria, li han fecondati il mio Sangue e quello dei miei corredentori, anche il tuo, anima vittima. Essi sono fiori eterni. Ci si giunge attraverso un baluardo di spine: il mondo. Ma poi… oh! poi! Che pace! Io, che amo, ogni tanto ne colgo uno, di questi miei fiori, e ve lo porto oltre il baluardo perché non voglio vedervi piangere senza che da Me abbiate conforto, Io che so cosa è il dolore d’esser redentore e disamato.
Spose crocifisse.
7Persuaditi, anima mia. Tu non sei più una donna. Sei la mia… non serva come tu ti dici, non schiava come ti professi, ma “sposa”. E solo lo Sposo ti può capire, amare e darti quei conforti che ti sono realmente bastevoli.
8Su, dunque. Vieni. Dove lo trovi un petto che ti sia più sicuro guanciale del mio? Dove un cerchio di braccia che ti facciano asilo più sicuro? Dove una bocca che ti dica parole e ti sappia baciare con maggior dolcezza della mia bocca? Dove un cuore che sappia ritmare i suoi palpiti col tuo, soffrendo se soffri, gioendo se gioisci, come fa il mio?
9Vieni, dunque. Qui! Da qui escono i dolci tormenti che ti feriscono per darti la mia impronta di crocifissa e i dolci torrenti di fuoco che ti consumano per portarti pura al Cielo. Da qui è giusto che escano anche i dolci flutti dell’amore per sommergerti in una dolcezza che medica tutte le ferite aspre degli uomini. Le mie no, le mie non vanno medicate. Sarebbe distruggere il dono più bello che anima possa ricevere.
10Ma di’: cosa è il dolore di una mia ferita? Spasimo che dissenna? No. È spasimo che aumenta intelligenza e forza. Solo le ferite umane fanno realmente male perché il loro dardo è cosparso di veleno d’odio. I miei dardi hanno, sopra, il miele dell’amore e nel ferire indiano.
11La mia pace sul tuo dolore.»
57. LA VOCE DI DIO E I REQUISITI PER SENTIRLA[256]
La voce spirituale e ineffabile di Dio (Cap. 4°)[257]
Ogni uomo sente l’appello di Dio.
1 «Abramo fu il padre di tutti i credenti[258], ossia di coloro che per la loro giustizia non solo meritano di sentire risuonare nel loro spirito la Voce spirituale e Ss. di Dio, ma sanno comprendere le parole di questa Voce ineffabile e credere e ubbidire ad essa e ai suoi comandi.
2Questa Voce, non ci fu, non c’è e non ci sarà creatura che, in un attimo fuggente ed unico, o per più volte e a lungo, non la senta risuonare in sé stesso. È il misterioso appello del Signore unico e santo, del Creatore universale. Come un dardo di luce, come un’onda di suono, viene e penetra, talora dolce, talaltra severo, talaltra terribile.
3Non importa che l’uomo sia nella Religione eletta per avere questo richiamo. Dio è il Creatore dei figli del popolo suo come del selvaggio che non conosce il suo Nome Ss., e il suo richiamo, come risuona nelle chiese cattoliche, nelle nazioni cattoliche e civili, in quelle civili e non cattoliche, fra i popoli di altre religioni rivelate, così riempie di sé le solitudini selvagge e gelide, le zone ancora inesplorate, le isole sperdute, gli arcipelaghi dove l’uomo è ad un livello quasi simile a quello delle fiere — fatto di istinti, e sovente di istinti sfrenati — le calde, intricate foreste ancor vergini dove la civiltà non ha portato il suo progresso e la sua corruzione sottile. Dovunque parla Iddio. Perché Dio è il Creatore di ogni uomo.
Il superbo non distingue la voce di Dio.
4Ma molte volte l’uomo, e non soltanto l’uomo incivile, scambia il misterioso richiamo di Dio, specie se è richiamo che rimprovera, con la voce della propria coscienza, col rimorso che grida in fondo all’io. Qualche volta, e specie all’inizio dei tempi, il colpevole sapeva distinguere la voce di Dio da quella dell’io turbato dal rimorso. Caino è esempio di questi colpevoli che sanno distinguere[259]. Ma sempre più, col volgere dei secoli, la capacità dell’uomo di comprendere e distinguere — parlo dell’uomo di cuore perfido — si è offuscata, perché come parete massiccia che preclude voce e luce si è innalzata la negazione di un Dio, si è radicato nell’uomo il disprezzo per Dio.
5II ” superuomo ” auto creatosi tale è un mostro, una deformazione dell’uomo, è il bastardo venuto dal connubio della ragione umana, creata da Dio e ribelle a Dio, col Nemico di Dio. Avulso da Dio per propria volontà, l’uomo del secolo, ossia quello che si è creato secondo le dottrine umano-sataniche, non può e non vuole comprendere il richiamo di Dio. Manca in lui ogni requisito per poterlo. Anche se ha nome di cattolico, più ancora: anche se è praticante, più ancora: anche se veste abito sacro, difficilmente distingue la voce di Dio per tale.
6Troppe cose sono anche in coloro che, per l’abito e la missione e la grazia di stato, dovrebbero essere sensibilissimi al richiamo di Dio e alla comprensione delle parole di Dio, perché essi le possano comprendere. La loro superbia uccide o turba la loro ragione e fa sordo il loro spirito. Ragione superba è ragione impazzita. Perciò non è più ragione. Spirito superbo è occupato altare. Perciò è altare dove l’Eterno non può scendere a dire le sue volontà. Altri vi parla. Con l’aspra voce della concupiscenza. E se anche dal suo eccelso trono Dio getta un richiamo ed esso penetra, resta soverchiato, lo si vuole tale, perché udirlo e sprezzarlo sarebbe troppo, e si preferisce non udirlo.
Requisiti per sentire la voce di Dio.
7Ma Abramo era uomo che amava il Dio vero. La sua ragione non era superba. Riconosceva Dio in ogni cosa. Si sentiva sua creatura. Piegava il suo pensiero in riverenziale soggezione davanti all’Altissimo la cui manifestazione è in tutto il creato. Il suo spirito era giusto, serbandosi puro da idolatrie di ogni sorta.
8E giusto era il suo corpo, ubbidiente ai comandi dati da Dio al padre degli uomini: Adamo[260]. Aveva sposato Sarai per essere con lei una carne sola e crescere e moltiplicare il numero degli uomini sulla Terra, lavorava la terra per trame nutrimento e gli era cara la fatica e trovava giusto che fosse penosa, e che il suo pane avesse a condimento il sale del suo sudore, e giusta gli era la morte che della sua carne avrebbe[261] rifatto polvere. Umile davanti all’Altissimo, si sentiva ” polvere “, granello di polvere davanti all’Immenso, all’Infinito, al Potentissimo. E come granello di polvere si lasciava trasportare dalla volontà del Signore, senza attaccamento a cosa alcuna che transitoria fosse.
9Credente in Dio, fiducioso della bontà di Dio, ubbidiente a Dio, aveva i requisiti per sentire risuonare nel suo spirito la Voce Ss. di Dio e comprendere le parole di essa, ed eseguire ciò che esse parole comandavano.
La fede di Abramo.
10Paolo scrive, riportando le parole della Scrittura: “Abramo credette a Dio e gli fu imputato a giustizia”. Ma sebbene la Scrittura dica questo dopo che Abramo credette alla promessa divina di una discendenza, veramente Io vi dico che Abramo credette molto prima, quando già aveva la certezza che da Sarai non avrebbe avuto discendenza, quando, profugo fuor dalla sua terra e dal suo parentado, era nelle condizioni meno favorevoli a credere che il Signore avrebbe fatto di lui ” una grande Nazione ” e che alla ” sua progenie Dio avrebbe dato quella terra ” che poscia fu la Palestina, quella terra estesa ” a settentrione, mezzogiorno, oriente e occidente “, data a lui e ai suoi posteri, a quella ” progenie che Dio avrebbe moltiplicata come polvere della Terra”.
11Da un seme può venire spiga granita e da questa, sparsa coi suoi granelli, cento nuove spighe e da queste, riseminate, mille e poi dieci e centomila. Ma se manca il seme primo, come può aversi posterità e moltiplicazione?
12Abramo non aveva il seme: l’erede. Dal grembo sterile di Sarai non fioriva seme di posterità. Eppure, nonostante tutto, Abramo credette che Dio gli avrebbe concesso l’erede, né la sua fede si affievolì per passar di tempo senza compimento di promessa. E ciò gli fu imputato a giustizia. Senza tener conto delle altre opere sue, Dio lo giudicò degno di grazia per la sua fede.
La fede e la Legge.
13La fede è dunque circoncisione mistica, valida come e più del rito materiale. Dio riconosce suoi servi coloro che credono in Lui e ubbidiscono alle sue volontà. Vano è aver il segno sulla carne, il nome nei registri, se non vi è segno di sudditanza al Dio vero nel cuore e se[262] il nome è contraddetto dalle opere. L’erede fu promesso ad Abramo per la sua fede. L’eredità vi sarà data per la vostra fede. Avere la Legge ma non compirla, perché non c’è fede, è cagione di perdita del Regno celeste anziché di conquista.
14E come compiere la Legge se non si credono le verità rivelate da Dio? Quando premio e castigo, eternità, inferno, paradiso, risurrezione della carne, giudizio divino, sono sprezzati come fole, quando il dubbio sull’esistenza di Dio fa trascurare la Legge, a che vi giova avere e conoscere il codice della Vita? Quale scudo contro i fomiti e le tentazioni vi resta se, non avendo la fede, non curate di vivere la Legge?
Il granello di fede.
15Il Verbo di Dio disse un giorno: ” Se avrete tanta fede quanto un granello di senape, potrete dire a quel monte, o a questa pianta: ” Strappati di là e piantati in mare ‘ e l’otterreste[263] “.
16Ma è questo granello di fede che vi occorre per strappare da voi i fomiti e le tentazioni, per comandare a questi tentacoli che vi abbrancano e torturano, e talora vi conducono a morte spirituale, di “gettarsi in mare ” lasciandovi liberi. Ma è questo granello di fede che vi farà forti come eroi e vi sarà giustificazione e perdono anche delle opere imperfette o delle cadute.
17Uno che ha fede non può perire. Colui che ha fede ha in sé il mezzo che gli impedisce di[264] offendere irreparabilmente il Padre. Colui che ha fede crede in Gesù Figlio del Padre, in Gesù Salvatore e Redentore, e di lui è detto che chi crede in Lui e in Chi lo ha mandato avrà la vita eterna[265]. Colui che ha fede crede nella Terza Persona, nell’Amore dell’Amore di Dio, nel perfettissimo Amore che è Dio Uno e Trino, e chi crede nell’Amore ama, e chi crede e ama ha Dio in sé, e chi ha Dio non può conoscere la morte eterna.
18Per questo, chi ha fede ha il Regno di Dio. In sé, nella giornata terrena, il regno di Dio nel suo interno. Dio Re, Dio Amico, Dio Maestro, Luce, Via, Verità, Vita. Nell’altra vita, possesso e conoscenza beatifica senza più fine.»
58. INABITAZIONE DI DIO NELL’ANIMA[266]
La Trinità inabita nell’anima.
1Dice il Divinissimo Autore rispondendo ad una mia obbiezione circa la frase contenuta nel dettato del 6 gennaio 1948[267]: ” … l’Arca dilettissima (Maria)… che ancor ci contiene così come è da Noi contenuta”:
2« E’ detto che il corpo dell’uomo è tempio allo Spirito Santo[268]. E va creduto perché è una verità. Una verità che sprona a vita perfetta per possedere l’Ospite divino, che è lo Spirito Eterno che inabita nell’anima dei giusti. Ma non si deve credere che solo la Terza Persona abita in voi. Ella è nominata perché è Quella che abbraccia e contiene le Due che la precedono. Ma essendo inscindibile l’Unità-Trina, dove è Uno gli Altri sono. Dunque voi, possedendo in voi lo Spirito Santo, avete tutto l’Amore, ossia Iddio Uno e Trino.
Lo Spirito Santo riempie l’universo.
3E’ detto anche: ” Lo Spirito del Signore empie tutto il mondo[269] “. Tutto il mondo. E da sempre. E per sempre. Seguendo le diverse evoluzioni del mondo volute dal volere di Dio. Volute. Non auto evoluzioni, ma evoluzioni volute dal Creatore, dall’Eterno, Onnipotente Signore.
4” Lo Spirito di Dio si librava sopra le acque ” è detto[270], ed è una delle prime parole della meravigliosa storia della Creazione. Già era Dio. Sempre Egli fu. E per il suo Essere poté creare dal nulla il tutto; dal disordine l’ordine; dall’incompleto — più: dall’informe — il completo, il formato con legge di sapienza potentissima. Dal caos sorse l’universo. Dai vapori carichi di molecole confuse, dalla anarchia degli elementi, ” creò il cielo e la terra” e subito il suo Spirito “si librò sopra le acque”.
5E mano a mano che le successive opere della Creazione si compievano, ” lo Spirito del Signore ” si librava su esse con le sue leggi e provvidenze. Successive opere e sempre più potenti. Dal caos che si separa e ordina per, dirò, famiglie — parti solide con parti solide per formare il globo del pianeta Terra, parti umide con parti umide per formare successivamente i mari, laghi, fiumi, ruscelli — alla luce, la prima[271] delle cose non solo ordinate con elementi già esistenti nel caos, ma creata, con potere proprio, dal nulla.
Dio creò la luce.
6Perché la luce non era, ” le tenebre coprivano la faccia dell’abisso[272] “, ossia del caos nel quale confusamente si urtavano masse di vapori, carichi di umidità, di gas, di molecole. E Dio creò la luce. La sua luce. Egli concesse al mondo, che sorgeva dal nulla per suo volere, l’attributo, uno degli attributi suoi: la luce.
Infusione dello Spirito di Dio nell’anima.
7Dio è Luce ed è il Padre della Luce e delle luci. E alla Terra, sua prima creatura, concede e dona la luce. Così come all’uomo, perfezione della creazione e ultima delle sei opere delle sei giornate divine dopo le quali Dio si riposò, concede l’attributo che lo fa a Lui somigliante: lo spirito libero, immortale, l’alito suo divino, infuso nella materia perché essa sia animata da Dio e abbia diritto al Cielo, alla Dimora del Padre.
8A questo spirito dell’uomo Egli, il Buonissimo, ha già preparato la pienezza della Vita e dei suoi doni col suo Cristo, e il Cristo verrà quando sarà giunta l’ora della sua venuta, e gli uomini possederanno la pienezza della Vita, della Grazia, dell’Unione, per i meriti del Cristo e i Sacramenti da Lui istituiti.
9Ma non è in questa lezione che parlerò di quest’ultimo supremo dono[273]. Ora ti ammaestro sul dubbio di aver compreso e scritto male. Per levartelo e farti sapiente.
Inabitazione di Dio in noi.
10Il corpo dell’uomo è animato dal soffio di Dio. Ogni uomo. Per questo in ogni uomo e su ogni uomo si estende e penetra lo Spirito di Dio con diritto di Re e con amore di Padre Creatore. Anche prima della Redenzione lo Spirito del Signore — l’Amore — guidò i patriarchi e ammaestrò i profeti e i giusti. E la sua voce risuonò negli spiriti, dall’inizio dei giorni, e risuona, e risuonerà, per dare ad ogni uomo quel tanto di guida che la Provvidenza Creatrice non ricusa a nessun uomo, e che aumenta più l’uomo è mosso da buona volontà di onorare e servire l’Ente Supremo, dai molti nomi, dalle diverse forme di parvenza, a seconda dei popoli e religioni, ma dai credenti d’ogni popolo sentito essere ed essere degno di ogni adorazione.
11L’inabitazione di Dio nell’uomo sarebbe stata perfetta se l’uomo non avesse peccato. La Passione di Cristo e l’appartenenza alla sua Chiesa, ristabilendo l’Ordine, restituendo la Grazia, concede nuovamente l’inabitazione di Dio in voi: il Regno di Dio in voi.
12E in tal modo, così come l’anima è in voi eppure vi contiene, essendo cosa superiore, per origine e immortalità, alla carne, così voi contenete Dio nel tempio del vostro corpo nel quale è — Santo dei Santi — l’anima in grazia, ma siete da Dio abbracciati perché Dio è l’Infinito che raccoglie nella sua Immensità tutti i suoi diletti.
Inabitazione di Dio in Maria.
13Detto questo, ti chiedo: se voi, peccatori, se voi in cui resta la cicatrice della grande piaga del Peccato d’origine, i suoi fomiti che talora turbano anche i più eroici nel Bene, avete lo Spirito Santo nel tempio del vostro corpo, avete la Carità in voi e dalla Carità siete abbracciati, sempre più a Lei fusi più nella carità vivete, ossia siete nella Carità perché in Essa è tutto ciò che è santo, potrà dubitarsi che Maria, Colei che ab eterno fu pensata dal divino Pensiero — che è Volere e Potere perfetti — Immacolata e Piena di Grazia, Figlia, Sposa, Madre di Dio, Colei che al Volere divino corrispose con la sua volontà che, libera come quella di Gesù, volle usare questa sua libera volontà per camminare sempre alla presenza di Dio ed essere perfetta, non avesse Dio in Sé e non fosse in Lui?
14Ella pure ” non peccò perché non volle peccare “. Seconda Eva, non imitò la prima[274] e calpestò il Serpente perché, tutta persa in Dio regnante nel suo spirito e abbracciante Lei, suo amore, fu cieca, sorda, dimentica di tutto ciò che non fosse Dio e l’amore per Lui.
15Arca più santa di quella di legno di setim[275], in Sé contenne la Trinità e la Parola Incarnata, e poi ancora la Trinità e il Cristo Eucaristico, ed ora ancora Ci contiene, essendo Noi in Lei, Lei in Noi.
16Dove riposa Dio? Nello spirito dei giusti. Cosa è lo spirito? È la parte migliore dell’anima vostra. Quando cessa d’esser trono a Dio? Quando la concupiscenza lo soverchia. Quando vi lascia l’anima? Quando si separa dalla carne nell’ora della morte per essere giudicata e attendere la risurrezione della carne e con lei[276] avere eterno finale giudizio.
17Ma. Maria non morì. Trapassò in un rapimento da questa all’altra vita e nel trapasso il suo spirito purissimo fu più che mai trono di Dio. Così anche doveva essere di ogni uomo se, in Adamo, non avessero tutti peccato.
18Maria non fu giudicata. Era l’Innocente. Non soggetta a giudizio né a morte qual voi l’avete. Maria non tornò polvere nella sua carne immacolata quanto l’anima e fatta incorruttibile per aver portato il Figlio di Dio e dell’Uomo. In corpo ed anima fu assunta al Cielo dagli Angeli. E neppure nell’ora del trapasso l’anima si separò totalmente, ma intellettualmente e completamente assurse, non al terzo[277] ma al Cielo supremo ed empireo, e adorò, mentre ugualmente lo Spirito Uno e Trino non lasciò il suo dolce verginale tabernacolo dove aveva riposo.
19Maria è in Cielo in corpo ed anima, viva come era in Terra, beata come Lei può esserlo, in Cielo. E Dio, che inabitò in Lei sulla Terra, inabita in Lei in Cielo. Nulla è mutato. Messa al centro del divino Fuoco, che su Lei converge i suoi ardenti amori. Ella eternamente ci dice: ” Ecco l’Ancella, o Dio[278] “ e ci apre il suo cuore e ci accoglie in un mistero d’amore ineffabile.
Divina Genitrice e santa Matrice.
20I Santi amanti di Maria hanno intuito questo e hanno proclamato che chi vuol trovare Dio, la Salvezza, la Vita, vada a Maria, e là troverà la Carità, il Salvatore, la Vita, la Luce, la Sapienza. E là rinascerà da uomo a vero figlio di Dio.
21Perché Maria, divina Genitrice, è anche la feconda santa Matrice che sino alla fine dei secoli accoglie e accoglierà nel suo seno coloro che vogliono nascere figli di Dio, e di queste debolezze informi, di questi germi incompiuti — difficilmente, per sé soli, capaci di vivere — fa e farà i “viventi ” del Regno di Dio, da e darà questi figli al suo Dio.
22Maria è Corredentrice e Cooperatrice instancabile per il divino[279] trionfo finale, è carità inesausta e inesauribile, operosa come di Serva e gloriosa come di Regina, per la gloria di Dio, è Madre, Madre perfetta per tutti coloro che chiedono a Lei la Vita. »
59. L’ANIMA PARTECIPE DELLA DIVINA NATURA[280]
Lo Spirito di Cristo abita in noi (Rm 8,11)[281]
Nessuno ignora il giogo del peccato originale.
1«L’Apostolo si rivolge ai figli di Dio. L’Amore pure si rivolge ad essi, quello stesso Amore che ispirò Paolo e che ispira, ammaestra e santifica coloro che hanno amore a Dio. Anche in essi è ” la legge del peccato “, congenita alla carne da quando essa volle gustare il frutto proibito.
2Nessuno dei servi di Dio ignorò questo giogo, questa catena, questo ” aculeo ” di cui parla lo stesso Paolo, che pur fu rapito al terzo Cielo e udì parole arcane, ma non per questo fu risparmiato dagli assalti ” di un angelo di Satana “, eccitatore crudele, invido della santità dell’Apostolo, degli stimoli della carne[282].
3E l’ispirato Apostolo, che è penetrato nei misteri di Dio senza poter ripetere quelle ” parole arcane ” che glieli hanno svelati, non leva lamenti per questi assalti e stimoli, non leva rimproveri al Signore che li ha permessi, ma ” avendo lo spirito di Cristo in lui ” comprende la ragione soprannaturale di amore e di giustizia che permise quegli assalti e quello stimolo dopo ” la grandezza delle rivelazioni “, accetta la risposta di Dio e proclama: ” Dunque mi glorierò delle[283] mie infermità affinché in me abiti la potenza di Cristo “.
Il Cristo inabita nell’uomo.
4Ecco come l’uomo in cui è natura carnale e natura spirituale, legge carnale e legge spirituale, può vivere secondo lo spirito: avendo in sé la potenza dello spirito di Cristo. La Grazia e la buona volontà contribuiscono a tenere ordine fra le parti carnale e spirituale in contrasto tra loro. Ma quello che afferma, conferma, stabilisce nella legge dello spirito, nella vita dello spirito, è l’avere il Cristo inabitate nell’uomo, ossia la vita in Cristo Vita. In Cristo, mistica Vite che alimenta i tralci. In Cristo, Capo del mistico Corpo la cui composizione è data dall’unione di tutti i cattolici vivi per la Grazia divinamente data, per la buona volontà eroicamente praticata, per l’unione, anzi: la fusione col Cristo, agendo in ogni momento e azione in Lui, come Lui e per Lui.
5Tutta la dottrina di Gesù, tutta la dottrina di Paolo, si ritrovano in questa lezione.
6” Io sono la vera Vite e voi i tralci. Il tralcio non può dar frutto se non rimane unito alla vite. Se uno rimane in Me ed Io in lui, questo porta molto frutto[284], e potrà fare le opere che Io faccio e anche delle maggiori, perché il Padre mio farà ciò che voi gli domanderete in mio Nome. Io stesso farò in voi ciò che in mio Nome mi chiederete. E anche lo Spirito di verità che procede dal Padre, abiterà in voi, vi insegnerà in ogni vero[285] “.
Doppio effetto della Parola
7E ciò disse dopo uscito il Traditore che non era degno di sentire altre, le più sublimi, parole di Vita, essendo già un morto, un impuro, essendolo sempre stato un impuro, un patteggiatore | fra Cristo e Satana. La Parola era Vita a chi l’accoglieva acquistando con ciò il diritto di divenire ” figlio di Dio”. Ma era Morte a chi, avendola conosciuta, non l’aveva accolta con purità d’intenzione, ma anzi, dopo averne sperato utile e gloria umana, la condannava e vendeva.
8Veramente anche ora è così. Coloro che della Parola fanno un mezzo di gloria umana e di umano utile, o tentano farlo, muoiono più ancora di quelli che la Parola non hanno conosciuta, ai quali, davanti agli occhi giustissimi di Dio, sarà mezzo di premio anche la legge naturale e le buone opere compite secondo la religione da essi conosciuta per onorare la divinità, così come ad essi era dato di conoscerla.
9Guai a chi ” molto ha avuto[286] ” senza aver molto dato! Guai a chi tenta servire Dio e Mammona[287] nello stesso tempo! Guai a chi avendo ricevuto, direttamente od indirettamente, un dono straordinario di Dio, lo avvilisce a mezzo di baratto e contratto per concupiscenza di gloria umana e di denaro!
10Anche la dottrina di Paolo è in questa lezione. La profonda dottrina del Corpo mistico.
Il Corpo mistico.
11” Voi siete il corpo di Cristo e membri uniti ai membri… Come il corpo è uno ed ha molte membra, e tutte, sebbene siano molte, formano un sol corpo, così è del Corpo mistico di Cristo… che è Capo nel Corpo della Chiesa… E anche le membra che sembrano più deboli sono le più necessarie… avendo Dio disposto il corpo in maniera da dare maggior onore alle membra che non ne avevano[288]… ma che sono divenute degne d’onore per l’inabitazione nel Corpo mistico e per l’inabitazione del Cristo in loro, del Cristo in cui è la pienezza della divinità e dell’unione col Padre e con lo Spirito Santo, quello stesso Spirito ” che chiede (per le membra) con gemiti ineffabili “, mentre il Padre ” conosce quel che brami il suo Spirito Santo “, mentre il Figlio diletto, vivente nel vero cristiano, grida, col suo spirito infuso nei cuori dei figli di Dio: ” Abba – Padre[289] “.
12Ed ecco così possibile all’uomo, nonostante il contrasto tra carne e spirito, e leggi di carne e spirito, e assalti satanici, mantenersi nell’ordine, nell’armonia, nell’amore, e raggiungere la perfezione ed il Cielo.
13Il corpo sarà sempre corpo e conoscerà gli stimoli, come conoscerà la morte alla fine dei suoi giorni. Ma il corpo sarà reso suddito allo spirito che il Cristo inabitate in esso rende forte, giusto, vivo della seconda e soprannaturale vita che non conosce morte.
Non perirà chi vive in Cristo.
14Non perirà quindi chi vive in Cristo, per Cristo, con Cristo. Non precipiterà nell’abisso. Potrà esser combattuto, ed anche talvolta atterrato, ma non resterà tale. Risorgerà, dopo ogni assalto, più forte di prima, sino all’ultima risurrezione senza termine.
15Anche il Cristo parve vinto più volte, posto in fuga, costretto a ritirarsi, durante la vita pubblica. Anche il Cristo parve abbattuto per sempre nel Venerdì santo. Ma quel suo completo annichilimento fece più completo il suo trionfo. Proprio per essere stato per qualche ora ” il reo ” meritevole del supplizio della croce, per essere stato accusato d’essere ” il bestemmiatore, il sacrilego, l’obbrobrio del Popolo santo “, fu poi il Vincitore, il Santo dei santi, il Pontefice eterno, la Gloria del Popolo cristiano.
16Egli ha vinto la tentazione, il peccato, la morte. Chi vive in Lui e per Lui, come Lui sopporta la tentazione e la vince, anche se cade non muore restando nel peccato. Non resta nella morte, ma risorge. Sempre risorge, anche se è morto per improvviso sopravvento carnale, purché voglia esser di Cristo e vivere nella legge sua, che è legge dello spirito. Perché Egli, il Cristo Salvatore, che istituì i Sacramenti per ridare vita agli spiriti e morì per redimere, e insegnò ai suoi Apostoli a perdonare settanta volte sette[290] alle debolezze umane che si pentono d’aver peccato, è là, presso la porta del cuore dal quale un peccato lo ha escluso, e bussa per entrare nuovamente e riportare ” Vita e Luce “.
Pietre vive della casa spirituale.
Ed è la dottrina di Pietro in questa lezione:
17” … Al quale (il Signore)… accostandovi, siete anche voi come pietre vive, edificate sopra di Lui, per essere casa spirituale (del Signore, essendo che il corpo di un giusto è tempio allo Spirito di Dio), sacerdozio santo per offrire vittime spirituali[291] (essendo che ogni uomo giusto offre se stesso in perpetua immolazione di ubbidienza alla Legge per amore a Dio e può essere maestro spirituale, con la parola e l’esempio, che porta a Dio altri uomini)… La divina potenza di Cristo ci ha donato tutto ciò che riguarda la vita e la pietà… per farvi partecipi della divina natura[292] “.
Chi è in Gesù vive come Gesù.
Ed è la dottrina di Giovanni in questa lezione:
18” Se diciamo d’aver comunione con Lui e camminiamo nelle tenebre, siamo bugiardi e non pratichiamo la verità. Se invece camminiamo nella luce, siamo in comunione scambievole e il Sangue di Gesù Cristo[293] suo Figlio ci purifica d’ogni peccato[294]… Abbiamo un avvocato presso il Padre, Gesù Cristo, il Giusto[295]… Chi dice di stare in Lui (Dio) deve vivere come Gesù ha vissuto[296]… Chiunque è nato da Dio (per aver creduto e accolto Gesù e la sua Legge) non commette il peccato, perché tiene in sé il germe vitale di Dio[297]… Dio ci ha dato la vita eterna, e questa vita è nel Figliuolo. Chi ha il Figliuolo (in sé) ha la vita, chi non[298] lo ha, non ha la vita[299]… La divina generazione lo conserva (quello che ha in sé Cristo Vita) … Il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato intelligenza per conoscere il vero Dio ed essere nel suo vero Figliuolo[300] “.
19Veramente dunque per ” vivere ” la vera vita che non conosce termine, l’uomo deve avere ” lo spirito di Cristo “. In tal modo la carne, schiava del peccato, sarà doppiamente schiava dello spirito animato dallo spirito di Gesù Ss. che ha reso soggetti peccato e carne, e non potrà dare morte allo spirito. Ma anzi, in grazia della santità di esso, anche la carne avrà, alla fine dei secoli, resa la vita per giubilare essa pure nel Regno eterno.»
60. IL DONO DELLO SPIRITO DIVINIZZATO[301].
Vivere la vita dello spirito (Rm 8,12-16)[302]
L’uomo deve riconoscenza allo spirito.
1«A chi deve riconoscenza, verso chi ha obbligo di ripagare gli aiuti ed i doni ricevuti, colui che fu beneficato? A colui che lo beneficò.
2L’uomo a chi allora deve riconoscenza? Alla carne che si lasciò corrompere dalla seduzione del frutto proibito e di lui, uomo, dio per la grazia avuta dal Creatore, fece unicamente l’uomo destinato al dolore, alla fatica, alla morte, all’esilio dal Cielo, oppure allo spirito che, rinato e rigenerato alla grazia per i meriti del Cristo, ridivinizzato, darà anche alla carne di godere il Cielo?
3Veramente l’uomo deve riconoscenza, anzi ubbidienza, allo spirito che lo conduce verso il gaudio eterno. E lo spirito, che è mosso dallo Spirito Santo, deve dare ubbidienza e riconoscenza a Dio.
4Se tutti gli uomini sono creature di Dio, soltanto quelli che vivono la vita dello spirito sono ” figli di Dio “. Gli altri, ubbidienti soltanto, schiavi soltanto degli istinti e stimoli della carne, sono soltanto figli della carne. Ossia creature animali, non diversamente dalle specie animali viventi sulla Terra, nelle acque, nell’aria, create da Dio nel sesto giorno (Genesi e. I[303])
L’uomo spirituale è “figlio di Dio”.
5Ma mentre tutte le creature animali piacciono[304] al Creatore, essendo che ognuna ubbidisce al compito per cui fu creata, senza violare la legge naturale sua propria nel procreare, nel servire all’uomo e alla natura tutta, l’uomo che viola l’ordine in se stesso col violare la legge divina, e perciò andando contro Dio e volontariamente sottraendo a Dio la gioia di dare ad un uomo ciò per cui lo creò — come privando se stesso del premio eterno, che è il fine per cui fu creato — fortemente spiace a Dio, che da Sé lo rigetta e dal suo Regno, perché è un omicida, un violento contro la sua propria natura.
L’uomo animale è figlio di Satana l’omicida.
6Non paia un errore. Il peccatore che vive e muore nel peccato è omicida di sé stesso nelle sue due nature così strettamente unite da farne una sola cosa. Non si può uccidere impunemente la natura soprannaturale dell’uomo senza coinvolgere nella morte eterna anche la natura naturale dell’uomo. E non si può vivere da bruti senza uccidere precocemente anche la natura animale: la carne, con le malattie, conseguenze dei vizi.
7Quindi l’uomo che viva animalmente è un omicida ed un deicida, uccidendo la vita animale in sé e uccidendo la vita spirituale divinizzata, colpendo l’Amore Creativo che ha eletto sua sede nello spirito dell’uomo (voi siete templi dello Spirito di Dio[305]) sino a quando lo spirito dell’uomo sarà assunto nella sede eterna di Dio: il Cielo.
La carne è serva dello spirito.
8Dunque l’uomo non è e non deve essere debitore alla carne, dalla quale solo castigo e morte gli può venire. Ma deve essere debitore dello spirito e quello servire, perché è desso spirito che dà alla carne le luci, le voci, le forze, gli aiuti, i soprannaturali gaudi che compensano dai triboli quotidiani; luci, voci, forze, aiuti, gaudi, che vengono allo spirito in grazia dallo Spirito di Dio che in esso inabita.
9Questo esser debitore e servo dello spirito, è forse una schiavitù per l’uomo? No. È forse una ragione di timore esagerato, di paura continua, di incertezza paralizzante? No.
10Quando uno è debole o per età o per malattia, quando uno è cieco, o anche soltanto di vista difettosa, duro d’orecchio, ottuso di mente, si fa aiutare da chi non ha difetti o debolezze. Ugualmente l’uomo si deve far aiutare dalle luci, voci, forze, aiuti dello spirito che trae le sue luci, voci, forze, dallo Spirito di Dio.
Il dono dello spirito divinizzato.
11Fra i molti doni del Padre Ss. ai suoi figli di adozione, questo della signoria dello spirito divinizzato sulla materia, è uno dei più grandi, perché dà modo alla carne di pervenire alla vita gloriosa. Non schiavitù ma elezione al grado più alto che creatura possa raggiungere: l’adozione divina, e quindi la figliazione spirituale da Lui, Dio, per cui possono gli uomini chiamare ” Padre ” — parlo degli uomini ai quali il Cristo, e la vita in Cristo, ha reso la Grazia e la mantiene viva nell’uomo — Colui che lo stesso popolo eletto non osava chiamare direttamente col suo Ss. Nome e lo chiamava, tremando: “‘ Colui che è – Jeové[306] “.
12Ma l’uomo in cui vive Cristo-Grazia può chiamare ” Padre ” l’Eterno di cui il Verbo Incarnato è Figlio. Perché è ancora il Cristo che chiama, dall’interno dell’uomo, il Padre Creatore di tutti gli uomini. E poiché Cristo è Verità, il suo chiamare ” Padre “, dall’interno dell’uomo, per l’uomo e con l’uomo, Iddio, è testimonianza sicura che tutti coloro che vivono e agiscono per lo spirito e perché mossi dallo Spirito Santo che li inabita, sono veramente ” figli di Dio.»
61. Termine della perfezione
è l’amore[307].
L’estasi[308].
Dice Gesù:
1«Come mi devi chiamare? Quali sono i più dolci nomi? Ma quelli del Cantico dei Cantici, figlia e sposa del mio amore e del mio dolore.
2Tu dici che solo la preghiera e la mia parola ti calmano nel tuo presente soffrire. Sì, sei arrivata a questo che è il punto più alto di unione con Me che l’uomo possa raggiungere. È già estasi questa.
3Perché l’estasi non è soltanto il restare fuori dei sensi per la gioia del contemplare visioni di Paradiso. È estasi, e anche da un punto di vista spirituale, molto più profonda della prima, questo esser astratti dal dolore morale, oltre che da quello della vita materiale, ma senza perdere i sensi, dal parlare con Me o dall’udirmi parlare[309]. È più profonda perché è opera unicamente data dall’amore.
L’estasi contemplativa [310].
4L’estasi contemplativa è molto opera del Volere di Dio, che vuo1e che una sua creatura abbia la visione di cose celesti, o per maggiormente attrarla a Sé, o per premiarla del suo amore.
L’estasi di fusione[311].
5Questa estasi, invece, di fusione anziché di contemplazione, è opera compiuta di iniziativa dalla creatura innamorata, giunta a tale potenza d’amore da non poter nutrirsi, respirare, agire che coll’amore e nell’amore.
6È la “fusione”. È l’essere “due in uno”. Qualcosa che copia, con le proporzioni imposte dalla natura umana che per quanto trasumanata dall’amore è sempre umana, gli ineffabili, indescrivibili, accesissimi[312] atti che regolano i rapporti fra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, Tre che sono Uno, tre Amori che si cercano, si contemplano, si lodano a vicenda, avvolti e stretti in un unico gorgo d’amore incandescente che fa dei Tre distinti una Unità inscindibile.
7Canta il Gloria, Maria, che sei giunta alla somiglianza di Dio nel punto più difficile ed alto, e vi sei giunta col tuo amore che di più non può crescere, perché ora ami Dio con tutte le tue forze: il corpo e l’anima tua, e se valicassi[313] questo limite che hai raggiunto ne moriresti arsa dall’ardore.
L’amore totale[314].
8Vedi, anima mia, se il tuo Gesù ha ragione di dire che l’amore è il termine della perfezione umana? Rinunce, penitenze, monacazioni, sono nulla rispetto all’amore totale. Vi può essere un eremita penitente che è povero rispetto ad un vivente nella società che mi sappia amare totalmente, fino all’annichilimento dei suoi sentimenti in Me.
9Vedi, anima cara, se il tuo Maestro ha ragione quando dice che l’amore è superamento del dolore? Se non avessi amato così, credi tu, Maria mia, che avrei potuto sopportare la Passione? E credi tu che la Mamma mia e tua avrebbe potuto sopportare la sua? E che i martiri avrebbero resistito alle torture?
10L’amore non ottunde il senso dolorifico dell’uomo, ma vi mescola un liquore di così corroborante dolcezza, che il più tremendo dei dolori diviene sopportabile alla creatura che lo soffre. Il liquore è la forza di Dio stesso che viene a voi con tutta la sua potenza, sono anzi le potenze di Dio che si precipitano in voi, attratte dal vostro amore, e annullano le fragilità vostre dandovi un vigore di lottatori celesti.
11Io, il Vittorioso, vi comunico la mia vittoria sulla debolezza della carne, del cuore, e sulla morte. Io vivo nell’anima innamorata con una unità inscindibile come, Uomo fra gli uomini, vissi in unità col Padre mio. Maria, l’Unita alla Trinità Santa, vi comunica la sua potenza d’amore che attrasse Dio in Lei dal profondo dei Cieli, e col suo sorriso vi insegna ad amare con la perfezione che fu sua.
12Vedi dunque, anima mia, a quali divine e eccelse potenze e somiglianze porta l’amore totale.
Missione di dolore e di luce.
13Io, che ti ho prescelta alla missione di dolore e di luce, voglio versare su te le onde dell’estasi d’amore. Te ne voglio saturare in modo che tu odori di Me, e ben più celestialmente che non la regina Ester dal capo intriso di profumi della terra per piacere al suo re. Io, nell’ora in cui diverrai regina del Regno che t’ho preparato e sposa ormai unita allo Sposo nella Reggia del Re dei re, voglio che tu sia macerata d’amore, ossia di Me stesso, al punto che di te non resti più nulla e sia Io, Io solo, che vivo in te.
14Vieni. Seguimi. Sempre più da presso. Il tuo occhio non deve che cercare Me e il tuo udito esser teso ad udire Me. Il tuo gusto deve trovare insipido ogni cibo che non sia il mio, e il tuo tatto repellente ogni contatto che non sia il mio. L’odorato tuo deve gustare unicamente la fragranza del tuo Sposo, non più nascosto, ma che ti cammina avanti per segnarti la via che conduce alla beatitudine celeste.
15T’ho attirata e sempre più ti attirerò sprigionando onde di odori e di luci che ti rapiranno alle cose della terra. Sei mia. Ti ho voluta e ti ho. Ora ti tengo, e solo un tuo volere, che non verrà, potrebbe levarti a Me. Ma non verrà. Prima verrà la cosiddetta “morte”, ossia le nozze della tua anima con Me.
16Allora sarà gioia completa. Io ti prenderò per mano e davanti alla mia Corte dirò: “Ecco la mia piccola regina la cui veste fu intessuta di penitenze e ornata di lacrime, il cui serto è fatto d’amore. Ella s’è preparata a quest’ora con tanto dolore. Ora per lei il dolore è finito e viene l’amore libero e eterno del Cielo. Rallegratevi, o celesti abitatori, per questa nuova sorella che ha finito le lotte ed entra nella pace[315]”.»
62. I DIRITTI DELL’ANIMA E IL DOVERE DELLA CARNE[316]
L’anima bruna[317].
Dice Gesù:
1«Anche tu, come la sposa dei Cantici, sei venuta a Me un po’ bruna. Rarissime sono le anime che, attratte dal mio amore, non vengano a Me un po’ brune. La vita del mondo leva quel candore di giglio che ha l’anima uscita dalle dimore del Cielo per scendere ad animare una carne nata da due amori fatti uno.
2È la terra, l’atmosfera della terra, non l’atmosfera astronomica creata dal Padre mio, ma l’atmosfera morale della terra ‑ quella creata da voi, che per essere stati avvelenati all’origine dallo Spirito del Male portate nel sangue germi di male inoculato[318] ai progenitori ‑ quella che offusca lo splendente candore su cui è solo una macchia che il mio Battesimo lava.
Il candore battesimale[319].
3Oh! fulgore dell’anima dopo il lavacro battesimale! Se vi fosse dato vedere quel luminoso candore, vedreste qualcosa da rapire i vostri sentimenti. Il giglio è opaco e la perla è grigia a confronto dell’anima avvolta nella luce battesimale. Essa è come quella dei due Primi avanti la seduzione di Satana, così come era quando il Padre a loro la infuse per farli a Lui somiglianti. E, in verità, l’anima rivestita dalla grazia battesimale è come uno specchio che riflette Dio, è un piccolo Dio che attende, amando, di tornare al Cielo dove il suo Amore creatore l’attende.
4Se l’uomo riflettesse ‑ ed è per questo che la mia Bontà non calcola le colpe commesse avanti l’uso di ragione ‑ se l’uomo, ormai capace di distinguere il Bene dal Male ‑ e nota che gli istinti del senso si destano dopo l’uso di ragione; prima sono vivi solo gli istinti della vita che spingono il bambino a cercare la mammella o il cibo, il calore della madre o del sole, la mano della madre o il sostegno degli oggetti ‑ se l’uomo riflettesse a ciò che fa, a ciò che perde facendo, a quale delitto, a quale furto giunge levando alla sua anima il suo candore battesimale, quale sacrilegio compie profanando in sé la vera immagine di Dio: Spirito di Grazia, di Bellezza, di Bontà, di Purezza, di Carità infinita; se riflettesse al deicidio che compie uccidendo la sua anima, oh! no! l’uomo, essere dotato di ragione, non peccherebbe. Ma l’uomo è un re stolto che disperde con la sua volontà malata i tesori del suo regno e mette in repentaglio il possesso del suo regno stesso.
5E, nota Maria, non parlo in mio Nome. Non dico che peccando offendete Me che sono morto per voi. Parlo solo difendendo gli interessi ed i sentimenti del Padre mio che vi ha creati simili a Lui, che vi ama di una perfezione d’amore paterno, e che l’uomo insulta col suo disamore e defrauda nelle sue speranze, che sono quelle di potervi stringere al seno nel giorno del vostro entrare nella Vita.
L’anima ha diritti superiori a quei della carne[320].
6Poche sono le anime che non vengano a Dio un po’ brune, fatte brune dalle conseguenze della vita che non hanno saputo condurre con quella santa e attenta riflessione che ci vorrebbe per rispetto all’anima che ha diritti superiori alla carne.
7Voi vi ricordate molto dei diritti della carne, cosa che muore e che solo essendo vissuta ancella dello spirito, e non padrona dello spirito, può divenire, a suo tempo, abitatrice nella reggia dei Cieli. Vi preoccupate della vostra estetica, della vostra salute fisica, di prolungare la vita sulla terra il più possibile. Ma non vi preoccupate della vostra anima, di conservarla bella, di renderla sempre più ornata per aggiungere alla sua bellezza creata da Dio le gemme conquistate dalla vostra volontà di figli pensosi del Padre, al quale vogliono tornare arricchiti di meriti: veri gioielli, vere ricchezze che non periscono in eterno. Vi preoccupate della salute fisica, ma non vegliate a preservare dalle malattie spirituali la vostra anima. Vi preoccupate di protrarre ciò che chiamate “vivere” e che sarebbe più giusto chiamare “attendere”, e non vi preoccupate di attendere in modo da conquistarvi la Vita vera che non perisce più.
8Di tutto vi preoccupate in questo periodo oscuro, che vi pare tanto luminoso, della vostra sosta sulla terra ‑ e che già ti ho spiegato[321] essere simile ad una gestazione per esser dati alla Luce, alla Vita ‑ e guardate con orrore alla fossa, buco buio dove questo vostro corpo che amate, da quegli idolatri che siete, torna alla verità della sua origine: fango. Fango da cui si sprigiona una fiamma, una luce: l’anima.
9Ecco ciò che dà pregio al corpo, o uomini stolti. L’anima che è il dono di Dio, lo spirito che è manifestazione di Dio, e che ha un pregio davanti al quale quelli della carne sono un nullo spregevole.
Il dovere della carne: morire[322]
10Ma come potete voi, che vi dite cristiani, non ricordare le parole del Cristo, del Verbo, della Verità? Non ho detto Io: “Colui che vorrà salvare la sua vita la perderà, e chi la perderà per amor mio la salverà”?[323] Non ho Io detto: “E che giova all’uomo guadagnare il mondo se perde la sua anima? Che darà l’uomo in cambio della sua anima?”?[324] Non ho forse detto: “Il granello di frumento caduto se non muore non fa frutto, ma se muore produce molto frutto”?[325] E tutto ciò non vi ha aperto gli occhi dello spirito?
11Ma già, come può il vostro spirito aprire gli occhi se voi lo avete sepolto sotto le pietre della vostra carnalità? Esso è come martire lapidato. Con la differenza che nel martire lapidato morirà la carne e lo spirito entrerà nella gloria, mentre invece voi lapidate il vostro spirito e lo defraudate della Luce qui e nella Vita vera.
12E avete paura del buio della tomba per la vostra carne ormai insensibile come zolla di fango! Di ciò avete paura. Sì. Ma non avete orrore di condannare al buio eterno ciò che in voi è luce e che anela alla Luce infinita. Lo spirito vostro. E non pensate che voi, cercatori assetati di ricchezze, perdete la ricchezza vera. E non pensate, voi affamati di vita, che vi date la Morte. La morte che non muore: la morte dello spirito.
13Voi spegnete voi stessi nella vostra immortalità di cittadini celesti. Anzi fate peggio ancora: date la vostra luce in mano a Satana perché ne faccia un chiarore tenebroso nel suo Regno di Tenebre. Oh! profanatori! Peggio che se con le vostre demoniache scoperte, volte al male, riusciste a svellere delle stelle dal mio firmamento e spegnerne la luce di diamante vivo in una palude putrida.
14Sappiate far morire la carne, e non l’anima, per germinare in spiga eterna. La vostra posterità sulla terra è sempre labile. I secoli hanno distrutto schiatte che parevano immortali e di loro non sopravvive che il ricordo, e di molte neppur quello. Ma ciò che fate nello spirito non muore. Anche in paragone alla terra non muore. Guardate ai miei santi. Passano i secoli ed il culto resta per essi così come il primo giorno.
15E poi non lavorate mai per la gloria d’esser conosciuti sugli altari. Ciò è ancora umanità e il vero santo ad essa non pensa. Egli pensa solo ad aumentare il giubilo di Dio con aggiungere nei prati eterni un nuovo fiore di splendore, e ad accontentare la sua anima che grida e si agita in lui per la sua sete di possedere completamente Iddio.
16Siamo due seti che si anelano, siamo due amori che si cercano. Anima e Dio, Dio e anima: ecco i due perenni amatori. Perché defraudare Dio e l’anima del loro fine che è l’unirsi, oltre il giorno terreno, nella eterna dimora?
Assidua attenzione, volontà di essere buoni.
17Io, la Pietà perfetta, non guardo se venite a Me “un po’ bruni” dai riverberi del sole terreno delle tendenze vostre. Voglio solo che lottiate perché il sole bruciante della carnalità non vi renda irriconoscibili al mio sguardo e repellenti al mio occhio.
18Mettete un riparo intorno al troppo pericoloso ardere della umanità: sia questo dato dalla vostra assidua attenzione, dalla vostra volontà di esser buoni, dal vostro desiderio di piacermi. Mi basta questo. E se questo fate, fate già tutto, perché attenzione, volontà, desiderio, sono come tre pioli su cui si tende la tenda che preserva un cuore da ciò che può disgustare Iddio.
19Ché, se poi una subitanea bufera scatenata da Satana, invidioso di Dio, strappa il riparo e permette ai nembi e ai raggi di sporcarvi e di scurirvi, Io, che vedo e so, non ve ne accuso, ma vi giustifico e accorro in vostro aiuto.
20Allora sono Io che mi fo riparo a voi, poveri figli. Vi stringo al seno e vi dico: “Non piangete. Vi compatisco. Sono qui per mondarvi, per aiutarvi. Venite. Il Dio di amore vi dà il suo Sangue per pulirvi dal fango e il suo Cuore per asilo sicuro. Venite, uomini che Satana insidia. Vicino a Me Satana non viene. Alzate la testa verso Iddio. 24Non vi avvilite. Ho voluto esser tentato per provare, come uomo, ciò che è la seduzione di Satana e compatirvi, non con mente di Dio, ma con esperienza di uomo, nelle vostre tentazioni. Non vi avvilite. Mi basta che non vogliate peccare. Mi basta che non disperiate dopo il peccato. La prima cosa offende Me: Dio. La seconda offende Me: Salvatore. Non bisogna mai dubitare del vostro Salvatore. Mai. A chi ha fede nella potenza del Salvatore è riserbato ogni perdono. Ve lo dico Io che sono la Verità”.
21Vedi, piccola Maria, quanto c’è da dire su una semplice frase del Cantico[326]? E senti come il tuo soffrire è cessato? No. Non l’hai perduta una mamma[327]. Ci sono Io[328] che ti cullo e ti canto le ninne‑nanne più sublimi per consolare il tuo cuore che piange. Ci sono Io che ti tengo per mano e ti faccio passeggiare con Me nei giardini eterni. L’ho promesso[329] e lo mantengo. Ti sono madre e padre, oltre che fratello e sposo. Alla tua mamma penso Io: Redentore. A te penso Io: Amore.
22Va’ in pace. Io sono sempre con te.»
63. L’ANIMA SULLE ORME DEL MAESTRO[330]
Desiderio di un Dio.
Dice Gesù:
1«Che Io sia con te è atto di bontà mia. Desiderio di un Dio di amore è questo di stare con le sue creature, e quando le creature non lo cacciano con il loro tradimento Iddio non si allontana. In certi casi, e per speciali rispondenze dell’anima, la vicinanza è più sensibile.
2Ma guai se l’anima che gode della benedizione della presenza sensibile di Dio cadesse in peccato di superbia. Perderebbe subito Dio perché Dio non è dove è superbia. Più è grande l’umiltà della creatura e più in essa scende Iddio. Maria ebbe Dio in sé, non solo spiritualmente ma come Carne viva, perché raggiunse il vertice della umiltà santa.
3Ma se Dio desidera stare con le sue creature, le creature dovrebbero desiderare di stare con Dio.
Le divagazioni delle anime.
4Troppe sono le divagazioni delle anime! Corrono dietro agli interessi umani, si sperdono su piste di umano piacere, si sviano dietro a bugiarde dottrine, si abbagliano in troppi miraggi di scienza umana. Giunge la sera della loro vita e si trovano così lontane da Me! Stanche, nauseate, corrose, non hanno più forza di accostarsi al Signore. Già è molto se resta in loro un residuo di nostalgie celesti e di ricordi di Fede che fa loro gettare il grido degli antichi lebbrosi: “Gesù, abbi pietà di me”[331].
5È il grido che salva, perché non si chiama mai inutilmente il mio Nome. Io, che veglio in attesa d’esser chiamato, accorro presso chi mi invoca e per il mio Nome, davanti al cui suono tremano di gioia i Cieli e di terrore gli abissi, opero il miracolo.
6Ma non bisognerebbe, o figli disamorati e imprudenti, venire a Me soltanto all’ultima ora. E sapete voi in anticipo se avrete tempo e modo di chiamare Me? E sapete voi se Satana, con ultima astuzia, vi giuocherà l’ultimo inganno per nascondervi l’appressarsi della morte, onde far sì che essa vi colga come ladro che giunge improvviso?
Conseguenze del sistema superbo.
7Il mondo è pieno di morti improvvise. Sono uno dei prodotti della vostra maniera di esistere. Avete moltiplicato il piacere e la morte, avete moltiplicato il sapere e la morte.
8Il primo vi conduce alla morte, e non soltanto voi che peccate, ma anche i figli e i figli dei vostri figli, così come voi scontate i peccati dei padri dei vostri padri, attraverso le conseguenze delle vostre libidini e delle vostre crapule.
9Il secondo vi conduce alla morte attraverso al vostro cosiddetto “progresso”, del quale tre quarti è opera dell’insegnamento di Satana, perché frutto del vostro progredire sono le opere ed i mezzi di raffinata distruzione che voi create, e l’altro quarto è dato da un eccessivo amore delle comodità, sotto il quale si cela, oltre che l’epicureismo, anche l’antica superbia di voler emulare Iddio nella velocità, nel volo, e in altre cose superiori all’uomo e male usate dall’uomo. Ché se Salomone trovò che chi aumenta il sapere aumenta il dolore[332], e lo trovò allora, che si dovrebbe dire adesso che avete ridotto il mondo un caos di sapere dal quale manca il freno della legge di Dio e della carità?
L’universo obbedisce ad una legge di amore verso Dio.
10Tanto avreste avuto da studiare senza lambiccarvi la mente in astruserie dannose o dietro opere omicide. Nel mio Universo sono pagine sterminate nelle quali l’occhio dell’uomo poteva, e Io avrei voluto così fosse, leggere soprannaturali insegnamenti e leggi di bellezza e bontà. Io l’ho creato, Io, Dio Uno e Trino, quest’universo che vi circonda, e in esso non ho messo del male per voi.
11Tutto nell’universo obbedisce ad una legge di amore verso Dio e verso l’uomo. Ma voi, dal corso ordinato degli astri, dal succedersi delle stagioni, dal fruttificare del suolo, non imparate nulla. Nulla che serva a conquistare i Cieli. Unici che non ubbidite, siete il disordine dell’Universo. E il vostro disordine pagate con rovine continue, in cui perite come greggi impazzite che si precipitano giù da un burrone in torrente mugghiante.
Regolarsi in proporzione all’amore di Gesù per noi.
12Miseri uomini che avete ottuso lo spirito sotto al peccato; ottuso al punto da non sapere più capire l’armonia delle cose universali, le quali cantano tutte le lodi del Dio Creatore e parlano di Lui, e a Lui ubbidiscono con un amore che inutilmente Io cerco nell’uomo.
13Lasciate il vagolare vano dietro a tanto umano sapere, e tante umane fami. E venite a Me.
14La mia Croce c’è per qualche cosa, così ben alta sul mondo. 16Guardatela questa croce dove un Dio si immola per voi e, se avete viscere d’uomini e non di bruti, regolatevi in proporzione al mio amore per voi.
15Io non vi ho dato la mia vita perché voi continuaste a perdere la vostra. Io ve l’ho data per darvi la Vita. Ma voi dovete volerla avere questa vita eterna e agire di conseguenza, e non emulare gli animali più immondi vivendo nel pantano.
16Ricordatevi di possedere uno spirito. Ricordatevi che lo spirito è eterno. 19Ricordatevi che per il vostro spirito è morto un Dio. Avete tanta paura di un malanno che poco dura, e non temete l’orrore della dannazione i cui tormenti non hanno termine.
17Tornate sulla via della Vita, poveri figli. Ve ne scongiura Colui che vi ama.
21E a te, che ascolti e scrivi, insegno, perché tu lo insegni ai fratelli, il modo sicuro di venire a Me.
Sulle orme del Maestro.
18Imitare il Maestro in ogni cosa. Ecco il segreto che salva. Se Egli prega, pregare. Se Egli opera, operare. Se Egli si sacrifica, sacrificarsi. 23Nessun discepolo è da più del Maestro e diverso dal Maestro[333]. E nessun figlio è dissimile al genitore, se è buon figlio.
19Non hai mai notato come i bambini amino imitare il padre loro negli atti, nelle parole, nel camminare? Mettono i loro piccoli piedi sulle orme paterne e pare loro di divenire degli adulti nel fare ciò, perché imitare il padre che amano è per loro raggiungere la perfezione.
20Maria mia, fa’ come quei piccini. Fallo sempre. Segui le orme del tuo Gesù. Sono orme sanguinose, perché il tuo Gesù è ferito per amore degli uomini. Anche tu, per amore di essi, sanguina da mille ferite. In cielo si muteranno in gemme, perché saranno tante testimonianze della tua carità, e la carità è la gemma del Cielo.
21Conducimi le anime. Sono riottose come capretti. Ma se tu le attiri con dolcezza esse si piegheranno. Esser dolci fra tanto amaro che il prossimo distilla continuamente, è cosa difficile. Ma occorre filtrare tutto attraverso l’amore di Me. Occorre pensare che, per ogni anima che viene a Me, il mio giubilo è grande e mi fa dimenticare le amarezze che continuamente l’uomo mi dà. Occorre pensare che la Giustizia è molto irritata e che occorre esser più che mai vittime redentrici per placarla.
22Io non voglio che tu mi segua solo con amore. Voglio che tu mi segua anche con dolore. Io ho sofferto per salvare il mondo. Il mondo ha bisogno di sofferenza per essere salvato ancora.
23Questa dottrina, che il mondo non vuole conoscere, è vera. 29Bisogna usare tutti i mezzi per salvare l’umanità che muore. Il sacrificio nascosto e la palese dolcezza sono due armi per vincere questa lotta della quale Io ti darò premio.
24Come il tuo Signore, sii eroica nella carità, eroica nel sacrificio, dolce nelle prove, dolce verso i fratelli. Prenderai allora il volto e la veste del tuo Re, come un limpido specchio rifletterai il mio Volto.
25Bisogna sapere imitare Maria che portava fra la gente il Cristo: Salute del mondo.»
64. Gli amorosi rapporti
fra Dio e l’anima[334].
I doni dello Sposo.
Dice Gesù:
1«Parlo a te per tutti, per spiegare gli amorosi rapporti fra Dio e l’anima.
2Non per vano modo di dire sono chiamato “sposo” delle anime vostre. Vi ho sposate con rito di dolore e vi ho dato per dote il mio Sangue, poiché siete così povere, da voi stesse, che sareste state un disdoro per la dimora del Re. Nel Regno del Padre mio non entrano coloro che sono denudati da ogni veste[335]. Io vi ho tessuto la veste nuziale[336] e l’ho tinta di porpora divina per renderla ancora più bella agli occhi del Padre mio; Io vi ho incoronati del mio serto, perché chi regna porta corona, e vi ho dato il mio scettro.
3Veramente ciò avrei voluto darlo a tutte le anime, ma infinite hanno spregiato il mio dono. Hanno preferito le vesti, le corone e gli scettri della terra, la cui durata è così relativa e la cui efficacia così nulla rispetto alle leggi dello spirito.
4Onori, ricchezze, glorie, Io non le maledico. Dico solo che non sono fine a sé stesse, ma sono mezzi per conquistare il vero fine: la vita eterna. Bisogna usarne, se la vostra missione di uomini ve le affida[337], con cuore e mente pieni di Dio, facendo di queste ricchezze ingiuste non ragione di rovina ma di vittoria.
La povertà di spirito.
5Esser poveri di spirito[338], guadagnare il Cielo con le ricchezze ingiuste[339]: ecco due frasi che capite poco.
6Poveri di spirito vuol dire non avere attaccamento a ciò che è terreno; vuol dire essere liberi e sciolti da ciò che è veste pomposa, come umili pellegrini che vanno verso la mèta godendo degli aiuti che la Provvidenza elargisce. Ma non godendone con superbia e avarizia, ma sibbene come gli uccelli dell’aria, che beccano contenti i granelli che il loro Creatore sparge per i loro piccoli corpi e poi cantano di gratitudine, tanto[340] sono grati della piumosa veste che li ripara, e di più non cercano, e non si rammaricano con ira se un giorno il cibo è scarso e l’acqua del cielo bagna nidi e penne, ma sperano pazienti in Chi non li può abbandonare.
7Poveri di spirito vuol dire vivere dove Dio vi ha posti, ma coll’animo staccato dalle cose delta terra e unicamente preoccupato di conquistare il Cielo.
8Quanti re, quanti potenti in ricchezze della terra furono “poveri di spirito” e conquistarono il Cielo, usando la forza per domare l’umano che in loro si agitava verso le glorie labili, e quanti poveri della terra non sono tali perché, pur non possedendo ricchezze, le hanno anelate con invidia, e molte volte hanno ucciso lo spirito vendendosi a Satana per una borsa di denaro, per una veste di potere, per una tavola sempre imbandita di ciò che serve a formare il cibo per i vermi della putredine della tomba!
Le ricchezze ingiuste.
9Guadagnare il Cielo con le ricchezze ingiuste vuol dire esercitare carità di ogni forma nelle glorie della terra.
10Matteo, il pubblicano, ha saputo fare delle ricchezze ingiuste scala per penetrare in Cielo[341]. Maria[342], la peccatrice, ha saputo, rinunciando agli artifizi con cui rendeva più seducente la sua carne e usandoli per i poveri di Cristo, cominciando da Cristo stesso, santificare quelle ricchezze di peccato. Nei secoli, cristiani molti di numero, pochi rispetto alla massa, hanno saputo fare delle ricchezze e del potere la loro arma di santità. Sono quelli che hanno capito Me. Ma sono così pochi!
11La mia veste, la veste che vi dono, è quella che Io ho bagnata col mio Sangue durante l’agonia spirituale, morale e fisica, che va dal Getsemani al Golgota. La mia corona è quella di spine e il mio scettro è la croce.
12Ma chi vuole questi monili di Cristo? Solo i veri amatori miei. E quelli li disposo con rito di alta carità. Quando sarà finito il tempo della terra, per ogni mio singolo amatore Io verrò, fulgido, ad introdurli nella gloria.
L’avvento dello Sposo.
13Verrò, Maria, verrò. Per ora è il tempo del reciproco desiderio. Perché, per quanto Io possa essere presso a te, anche sensibilmente, sono sempre come amante che gira intorno alle muraglie che gli impediscono di penetrare dall’amata. Il tuo spirito si affaccia da ogni spiraglio per vedere Me e getta il suo grido d’amore. Ma la carne lo tiene prigioniero. Se anche Io forzando la carne entro, poiché sono il Padrone del miracolo, sono sempre contatti fugaci e relativi.
14Non posso prenderti con Me. Ucciderei la tua carne, ed essa ha ancora un oggi e un domani di utilità per la causa mia. Ancora tutto non è compiuto del tuo lavoro[343] e Io solo so quando fermerò per te l’ora terrena che scorre.
15Ma allora verrò. Oh! come, anima che desideri uscire dalla terra ostile, come ti sembrerà bello il Cielo! E come, confrontandoli coi presenti, ti parranno accesi gli abbracci dell’Amore!
16Tu dici che è cessata per te l’ansia per le vicissitudini che potevano, in questi tempi di sventura, turbare gli ultimi giorni della mamma tua, e che ciò mette nel tuo soffrire di orfana una vena di pace. Ma pensa quando potrai dire a te stessa che è cessata per te ogni ansia e ogni pericolo e nulla più potrà separarti dal tuo Signore!
17Ama con un superamento di forze, poiché Io ti ho amata e ti amo con un superamento di misura.
Tempo del fidanzamento.
18La mia Carità ti ha lavata e vestita per non vedere la tua nudità su cui erano molte ombre di polvere umana. Tutto la mia Carità ha predisposto per il tuo bene immortale.
19Agli occhi del mondo può apparire che la mia mano si sia aggravata su te. Ma il mondo è uno stolto che non sa vedere le verità soprannaturali.
20Tu sei stata sempre amata di un amore di predilezione da Me. Come giardiniere che ha creato un nuovo fiore da un ruvido arbusto sino allora privo di corolle e ne è geloso come di un tesoro, Io ho vegliato e veglio su di te. Mi hai detto che sono di una prepotenza gelosa. È ciò che faccio coi prediletti che serbo a Me soltanto.
21E se ho fatto il deserto intorno a te, è perché ho voluto metterti nella condizione di non avere altro luogo di attrazione che non sia il Cielo. Là, nell’altra vita, è tutto ciò che amasti con tanta forza umana. Ora più niente hai sulla terra e sei come un uccello imprigionato che, attraverso le sbarre della gabbia, guarda il cielo dove i suoi compagni sono liberi e felici, e sta presso la porticciola in attesa che venga socchiusa per prendere il volo.
22Verrò, sta’ certa. Anche la nostalgia presente serve ad ornare il tuo diadema. Sii costante e paziente. Come un bimbo che sa la mamma vicina, riposa senz’ansie sull’amore del tuo Gesù. Egli non ti perde di vista, non ti lascia, non ti dimentica. Ha più ansia di te di pronunciare la parola che libera lo spirito e lo introduce nel Regno. 27Dopo tanto gelo, dopo tanto spogliamento, dopo tanto pianto, verrò per darti il mio Sole, per rivestirti di fiori eterni, per asciugare ogni tuo pianto.
23Tu che hai avuto una visione della Luce che empie i Cieli[344], pensa cosa sarà entrare in essa, presa per mano dal tuo Re. Se uno spiraglio socchiuso appena su quel Regno di Luce e appena intravisto permane in te con un ricordo che ti empie di letizia, pensa cosa sarà quando la Luce sarà il tuo possesso. Allora, e non più con le limitazioni di ora, Io vivrò in te e tu in Me, e come la sposa del Cantico potrai dire che il tuo Gesù è tuo e tu di Lui.
30Per ora chiamami con ogni tuo affetto. Se son presso non[345] conta. Amo sentirmi chiamare e più sono chiamato e più presto vengo, perché non so resistere alla voce dell’amore.
La primavera dell’amore.
31Prima che venga la sera dell’età verrò. Non ritornerò, perché sei tu che sei tornata a Me e non Io a te, che non ho mai lasciata. 31Verrò. Me ne stavo come un povero nell’ombra attendendo che tu mi dessi[346] il cuore, me ne aprissi[347] la porta e mi facessi entrare da Re e Sposo in te. Ma ora verrò. Verrò per gli sponsali. Sta per cessare il tempo del fidanzamento mortale e per iniziarsi il rito delle nozze eterne.
32Pochi ritocchi ancora ho da darti, o mia vigna, per farti bella del tutto agli occhi miei. Non gemere se le cesoie fanno male. Quando è tempo di potare è segno che è primavera. E nel tempo di primavera verrò perché è il tempo degli amori. L’anima entra nella primavera quando per lei cessa l’inverno mortale e comincia la letizia nel giardino di Dio.»
57. L’AMORE E LA NOTTE OSCURA DELL’ANIMA.[348].
L’oppressione della carne[349].
Dice Gesù:
1«Ti ho detto[350] che i libri della Sapienza vanno sempre letti con riferimenti sopra‑umani.
2Proprio l’opposto di quello che fa il mondo, e la scienza del mondo, la quale non sa elevare sé al livello soprannaturale, ma si sforza di abbassare il soprannaturale delle cose al suo livello terreno. In questa maniera, dalle pagine ispirate coglie il senso artistico, sente e nota la poesia e la musica, tutto quanto, insomma, carezza i suoi sentimenti umani, ma non si industria di aprire le porte oltre le quali è rinserrato il suo spirito, che essa umanità nega o dimentica di possedere tanto di esso non si cura.
3E lo spirito, oppresso come schiavo in buia galera, non riceve il riflesso ‑ dico “riflesso” perché il raggio non scende attraverso le strette muraglie della superbia e della lussuria umana – non riceve neppure il riflesso del sole della Sapienza raggiante per tutti e per lui, sepolto nel pozzo oscuro dell’indifferenza al soprannaturale, così lontano; non riceve neppure la più lontana onda di quel riflesso di luce, la più lontana vibrazione di quell’armonia che non è fatta di sole parole ma di significati eccelsi, e sempre più si inebetisce in una segregazione delittuosa.
4Poveri spiriti chiusi in esseri dominati dalla triplice sensualità della carne! Quando una parola soprannaturale valica la loro prigione, come eco venuta da lontano, hanno un soprassalto, e tentano uno sforzo per farsi udire dalla carne che li opprime. Ma sono conati vani di un debole oppresso da un gigante.
La signoria dello spirito[351].
5Per intendere la Parola quale essa è, e per rendere lo spirito quale dovrebbe essere: signore della carne e non schiavo, l’umanità dovrebbe mettere la scure al piede di interi boschi, e abbattere gli alberi malvagi, piantati dall’imprudenza di alcuni o dal loro ribelle pensiero e lasciati crescere liberamente, anzi: aiutati nel crescere da altri imprudenti ed altri ribelli alla legge del Signore. Dovrebbe far questo l’umanità e fare luce. Permettere alla Luce di scendere dall’alto dei Cieli sui prati della terra dove, come erba che passa, voi spuntate, fiorite e cadete in breve ora. E beati quelli che fioriscono in maniera da esser degni del trapianto nel mio Paradiso.
6Questi sono coloro per i quali non è spenta e preclusa la luce dello spirito. Sono i forti che sanno resistere alle correnti umane. Sono i fedeli che sanno credere anche contro le asserzioni umane. Sono i sicuri che sanno continuare a sentire il Sole anche oltre le ombre create dall’uomo, e nulla li leva da questa loro certezza. Come ago sensibile di bussola si orientano verso la Luce, come uccelli migratori seguono il loro Sole. Sanno lasciare case e parenti per venire al Sole dell’anima loro.
I santi martiri dell’amore[352].
7E non alludo, Maria, a chi entra in monastero. Vi sono creature che vivendo nella famiglia la “lasciano per amor mio” più che se si mettessero oltre la duplice grata di un monastero. Tu ne sai qualcosa e sai che lagrime costi “seguire Me”[353] contro il volere ostile dei famigliari.
8“Vengono a Me” coloro che contro l’egoismo, lo scherno, l’incredulità dei parenti, sanno seguire il loro Re d’Amore, coloro che non si turbano o raffreddano sotto il quotidiano assalto degli ingiusti commenti e dell’altrui indifferenza religiosa. Ma anzi ne soffrono e si affannano a moltiplicare in loro la Luce per portarla fra mezzo alla loro famiglia oscurata, si esauriscono nel tutelare gli interessi del loro Dio nel seno della prima fra le società umane: la famiglia, e giungono a donarmi la loro vita pur di ottenere la Vita ai morti della loro famiglia: ai morti dello spirito.
9Oh! benedetti, oh! beati, oh! eroici figli miei! So cosa voglia dire andare contro al dolce legame dell’amore e all’aspra catena del pregiudizio famigliare per spezzarli e seguire l’ordine del Signore. 11So. Ricordo. E premio di premio speciale i nascosti martiri dell’egoismo famigliare e dell’amore famigliare, i santi martiri del mio Amore, prepotente in loro come la morte e struggente come un fuoco.
L’amore dell’anima.
10La frase del Cantico: “Di notte nel mio letto cercai l’amore dell’anima mia senza trovarlo”[354], va letta soprannaturalmente così:
11Molte volte e per cause diverse viene la notte per l’anima. Le necessità della vita, che voi fate di sovente divenire “sollecitudini della vita”, creano delle ombre crepuscolari, talora così fonde da esser simili a notte senza stelle. La volontà di Dio, per provare la vostra costanza, suscita talora altre notturne tenebre. Durante queste oscurità “l’amore dell’anima vostra” si ritira.
12L’anima, se non è morta del tutto, ama spontaneamente il suo Creatore Iddio. Anche se voi non ve ne accorgete, questa vostra luce, questa vostra fiamma, nascosta entro le opache barriere della carne, tende con nostalgia al Regno da cui è venuta e sospira all’unione con la sua Origine. Si trova spersa fra estranei l’anima sulla terra e cerca la vicinanza dell’Unico che l’assicura: Iddio.
Le cause della notte oscura
13Quando per incuria vostra Iddio si ritira, poiché avete creato la notte con le vostre sollecitudini umane, l’anima soffre. Avviene in lei come uno sbalordimento iniziale. Ma viene poi il momento che essa si ridesta e allora cerca “l’amore suo” e soffre di sentirlo lontano, e per colpa della sua rilassatezza che ha permesso alla carne di signoreggiare con le sue sollecitudini senza valore.
14Quando invece è Iddio che per provare uno spirito si ritira da esso e permette alla notte di avvilupparlo[355], allora questo spirito vigile si accorge subito d’esser stato lasciato dal suo Amore e balza in piedi per cercarlo, e non ha pace sinché non lo abbia raggiunto e stretto al cuore.
La ricerca di Dio.
15Alle sollecitudini della terra, questo spirito che ha compreso la Luce oppone l’unica delle sollecitudini che dovreste avere: “quella della ricerca di Dio”. Santa sollecitudine dell’anima innamorata, alla quale corrisponde la divina sollecitudine di Dio innamorato delle anime delle sue creature al punto di dare Sé stesso a salvezza loro.
16Sia che abbiate perduto la vicinanza mia per colpa vostra o per volontà mia, sappiate imitare la sposa del Cantico. Sorgete senza indugio, cercate senza stanchezze e senza titubanze, senza timori.
17Se dipende da voi la lontananza, sarebbe vergognoso che non cercaste di farvi perdonare essendo pazienti e insistenti nella ricerca. Se dipende da Dio, sarebbe offensivo che voi mostraste umana impazienza e quasi con questa rimproveraste Dio che è incensurabile.
18E neppure timori dovete avere. Quando una cerca Iddio, Iddio, anche se è nascosto, veglia su lui. Perciò nulla di “vero” male può fare il mondo al cercatore di Dio. Anche se infierisce con scherni o con persecuzioni, pensate sempre che ciò sono cose di durata relativa mentre il frutto del vostro amore coraggioso non perisce mai.
La beatitudine dell’amore.
19Quando infine le vostre amorose ricerche vi concedono di riunirvi all’amore dell’anima vostra, stringetevi ad esso con abbraccio ogni volta più forte sino a divenire fusione totale e indissolubile fra voi e Lui.
20Vedi, piccola sposa mia, quando si è giunti a questo punto Gesù non si scosta mai. Basta che tu volga lo sguardo dello spirito per vedermi vicino. Proprio come uno sposo innamorato che si aggira nella casa nuziale, e basta che la sposa si volga o si affacci alla porta per vederlo presso a sé o nella stanza vicina.
21Non è dolce tutto ciò? Non ti dà tanta sicurezza? Tanta pace e conforto?
22Ma non è ancora nulla. Quando da questa tua piccola casa e dalla labile dimora di carne dove è rinchiusa, Io trarrò la tua anima alle dimore eterne, sarai resa cognita di cosa è la beatitudine dell’amore. La gioia di ora è come goccia di miele paragonata al fiume di dolcezza che riverserò su te.»
65. Amore reciproco tra l’anima
e lo Sposo[356].
Violenza distruggente dell’amore.
Dice Gesù:
1«Quando l’amore è divenuto così forte da divenire “fusione”, è anche inutile temere delle violenze umane che spezzano la vita o della lunghezza della vita stessa.
2Credi, anima che ascolti, credi che nulla è tanto violento come l’amore e tanto distruggente quanto l’amore. Se anche la spada o le frecce dei tiranni non avessero svenato e trafitto i miei martiri, se il fuoco e la pece non li avessero fusi e inceneriti, se l’acqua non li avesse sommersi o le belve sbranati, sarebbero morti lo stesso, giunti a quel punto di incandescenza d’amore al quale li aveva portati l’amore reciproco fra il cristiano e il Cristo. Più di una spada e di una freccia apre vene e cuore l’amore, più del fuoco e della pece consuma l’amore, più di un’acqua sommerge l’amore e più di una belva affamata aspira a Sé l’Amore.
3Ma questo annichilimento della creatura nell’Amore separa la gemma dal suo involucro, schiude il serrame all’angelo chiuso nella carne, meglio diciamo: allo spirito, per prevenire le obbiezioni dei cavillatori umani che si perdono ad analizzare le rifiniture e non guardano al nucleo del pensiero. Questo annichilimento libera lo spirito immortale e lo fa nascere ai Cieli che l’hanno atteso e che si aprono al suo entrare e si chiudono dietro a lui, mettendo barriere di pace fra esso e la terra ostile ai santi.
Forza immolatrice dell’amore.
4Per questo vi ho detto: “Non temete di chi può uccidere il vostro corpo”[357], perché l’uccisione del corpo è liberazione dello spirito.
5L’Amore è immolatore come la spada e il fuoco, come l’acqua e le belve. E, ai giorni vostri, in cui non sono le grandi persecuzioni che coronarono di porpora la Chiesa nascente, vi dico in verità che non mancano i martiri ai quali è spada, è fuoco, è belva la fiamma d’amore.
6Quella che voi chiamate “Piccolo fiore[358]” non è meno martire di Agnese, perché la lama che bevve la vita dell’una e dell’altra ha in fondo un sol nome: “l’Amore”. E nel Cielo il martirio dell’una e dell’altra, sebbene consumato con forma diversa, hanno ugual premio, perché la gloria di Dio fu l’agente che le spinse ad incontrarlo e l’amore delle anime quello che le spinse a chiederlo.
7Ugualmente è inutile temere la lunghezza della separazione. L’amore la abbrevia perché consuma. Non resiste a lungo un essere preso in un vortice di fuoco.
8Il fuoco porta velocemente presso al Fuoco, presso Dio Uno e Trino che è la perfezione dell’Amore, che è l’Amore stesso, e che ad ogni attimo di tempo rinnova e espande il suo ardore che va dal Centro ai Tre e dai Tre all’Unità con ineffabili, e non comprensibili a mente umana, moti di amore, e come onda da chiusa sorgente trabocca poi e si espande sull’Universo e lo abbraccia, lo feconda, lo attira, dà ad esso vita e chiede di ricevere le vite create per portarle a conoscere l’Amore, ossia Se stesso, con la perfezione che non è più delle creature mentre sono separate dal Creatore, ma delle creature quando sono nuovamente raccolte sul seno del Creatore.
Infedeltà colpevole.
9Oh! Luce beatifica, oh! Amore tre volte santo, perché il mio sacrificio di Dio non è stato sufficiente a donarmi tutte le creature? Perché, anzi, il Nemico ha talmente agito sulla debolezza umana da rendere impenetrabile il mio sacrificio nella quasi totalità delle creature?
10Oh! dolore dell’Uomo Dio, di Dio che ha lasciato i super essenziali splendori per venire sulla terra allo scopo di dare ai terreni l’Amore e di portare all’Amore i terreni, e vede che per milioni e milioni di esseri inutilmente il suo olocausto di Dio che lascia i Cieli, e di Uomo che si immola, è stato compiuto!
11Vi allontanate così dal Bene, dall’Amore che è Bene, e morite. Morite dopo che Io vi ho dato la Vita. Morite per non saper amare e non volervi lasciare amare da Dio.
12Rimanete fedeli, voi, fra gli uomini infedeli a Gesù Signore e Salvatore vostro, infedeli a Dio Uno e Trino, Padre, Redentore, Amore vostro, voi che avete conosciuto l’amore. Non ve ne staccate mai da questa via sicura il cui termine è nel mio Cuore.
13L’amore non solo sia la guida della vostra vita, ma vi spinga in corsa tanto rapida da esser volo verso di Me. Come farfalla che la luce attira, volate alla Luce. Essa è qui per ricevervi e aumenta i suoi bagliori di gioia perché vi vede fedeli.
14Venite. Salite. Non vi è che Dio che sia gioia per la creatura.»
66. La bellezza dell’anima sposa[359].
La sposa del Canto dei Cantici[360].
Dice Gesù:
1«La Chiesa ha applicato a Maria, la Madre mia benedetta, le lodi che lo sposo del Cantico dice per la sua amata. E nessuna creatura al mondo ha, in verità, tanto diritto di avere per sé quelle lodi, lasciando anche e soprattutto da parte la sensualità che celebra le bellezze fisiche, grandi anche in Maria, perché la sua esclusione dalla colpa d’origine aveva fatto di Maria una creatura perfetta come i due primi creati dal Padre. E i due primi, opera eccelsa del Creatore, avevano, oltre la bellezza incorporea dell’anima innocente, la bellezza fisica del corpo creato dal Padre.
Curare lo spirito, non reprimere la carne.
2La bruttezza fisica è venuta all’uomo come una delle tante conseguenze della colpa. La colpa non ha lesionato soltanto lo spirito. Essa ha portato tale lesione anche alla carne. Dallo spirito, che aveva perduto la Grazia, sono venuti istinti contro natura, i quali hanno avuto per frutto le mostruosità della razza. Se l’uomo non avesse conosciuto il peccato, non avrebbe conosciuto certi stimoli e non avrebbe contratto alleanze deprecate e maledette che hanno poi pesato, nei secoli dei secoli, con marchio di bruttezza sulla prima originaria bellezza.
3E anche quando l’uomo non giunse ad avvilire sé stesso con certe colpe, la cattiveria, portata sino alla delinquenza, segnò stigmate sui volti dei malvagi e sui loro discendenti, stigmate che ancora oggi studiate per reprimere la delinquenza.
4Ma dovreste cominciare voi, scienziati che le studiate, a levare la prima stigmate di delinquenza dal vostro cuore: quella che vi fa ribelli a Dio, alla sua Legge, alla sua Fede. Occorre curare lo spirito, non reprimere le colpe della carne e del sangue. Se l’uomo, curando sé stesso per primo, curasse poi l’educazione spirituale dei fratelli, riconoscendo questo spirito che è il motore dei vostri atti e non negandolo con le parole e più con le opere di tutta la vita, la delinquenza diminuirebbe sino a divenire manifestazione sporadica di qualche povero malato di mente.
5Tanto è segno di propria o di lontana congiunzione col Male la bruttezza fisica, che nel tempo mosaico, quando per un complesso di ragioni, che un giorno ti ho spiegato[361], occorreva usare una severità e un assolutismo che Io poi ho modificato con la mia dottrina d’amore, il deforme era escluso dai servizi divini. Non era per insegnare agli uomini a mancare di carità verso gli infelici, che era stata data dalla Giustizia quella legge. Ma era per mettere un freno all’animalità degli uomini, col timore e col terrore che le loro colpe contro natura generassero dei deformi esclusi dal servizio divino, aspirazione somma dei figli d’Israele.
Le deformità redente.
6Dopo sono venuto Io, Sapienza eterna, incarnata per voi, ed ho modificato la Legge al fuoco della mia Carità ed al lume della mia Intelligenza.
7Erano passati secoli e secoli dal tempo di Mosè e, nonostante tutte le leggi, l’uomo aveva fornicato col Male, con la Lussuria spinta ad aberrazioni[362] mostruose, con la Ferocia anche questa portata a capolavori di criminalità. Nei figli dei figli di questi milioni di peccatori si segnavano le stigmate delle lontane colpe dei padri mentre, sotto l’involucro di una carne non bella e resa deforme da difetti fisici o da malattie orrende, palpitava un cuore degno di Dio più di tanti cuori di esseri fisicamente belli.
8E allora Io, frutto dell’Amore e portatore dell’amore fra gli uomini, per insegnarvi l’amore vi ho insegnato ad amare gli infelici; ho chiamato a Me storpi, ciechi, lebbrosi, pazzi, e li ho guariti quando era il caso, li ho amati sempre di amore di predilezione e vi ho insegnato ad amarli così.
9Questo rispondeva anche ad una ragione di alta giustizia. Io, che ero venuto per redimere le deformità dello spirito e ad amare sino all’olocausto i vostri spiriti deformi, per ridare ad essi la bellezza degna d’entrare in cielo, potevo non amare i deformi della carne, la cui deformità era una croce che di per sé stessa redimeva lo spirito che la sapeva portare?
10No. Il Salvatore li ha amati e li ama, gli infelici della terra. E se non può su tutti operare il miracolo di rendere perfette le loro membra destinate a perire ‑ non lo può per motivi inutili a spiegare agli uomini ‑ può dare a tutti coloro che un’infermità avvilisce la sua divina assicurazione del possesso del Cielo, se sanno subire la loro prova di martirio senza dubitare della bontà dell’Eterno e senza ribellarsi alla loro sorte facendone accusa a Dio.
11Mi amino anche per il dolore. Io li premierò per il loro amore e i derelitti della terra diverranno i trionfanti nel Cielo.
Bellezza perfetta di Maria.
12La Madre mia, la Senza colpa, la Tutta bella, la Desiderata di Dio, la Destinata ad essermi Madre, possedeva l’armonica integrità delle membra, in cui era palese il pollice modellatore di Dio che l’aveva creata a sua perfetta somiglianza.
13L’opera dell’artista si è industriata in tanti secoli a rappresentare Maria. Ma come rappresentare la perfezione? Essa trasuda dall’interno all’esterno. E se potete ancora col pennello e con lo scalpello fare una forma perfetta, non potete mettervi quella luce d’anima che è cosa spirituale, e che è l’ineffabile tocco divino apposto su una carne che è santa, tocco che vedete tralucere dall’interno su vostri fratelli e che vi fa esclamare: “Che volto di santo!”.
14Come potete rappresentare Maria? La Tutta Santa del Signore! Ogni qualvolta è apparsa, e poi vi affaticaste a riprodurne le sembianze, i beati della visione di Lei hanno esclamato: “È bella quest’opera, ma non è Maria. Essa è diversamente bella, di una bellezza che non potete riprodurre e che non si può descrivere”.
15Potresti tu riprodurre Maria, tu alla quale per conforto nella prova che era imminente ho concesso vedere la Madre mia e tua[363], lo potresti tu, anche se fossi[364] pittrice o scultrice eccelsa? No. Hai dichiarato che anche la tua efficace parola di donna istruita e capace di comporre è povera, insufficiente, per descrivere Maria. Hai detto che è “luce” per dire la cosa più bella e indescrivibile che è sul mondo e paragonarla alla Madre mia, nostra.
16È lo spirito di Maria che affiora dai veli della carne immacolata, quello che non potete descrivere, o figli di Lei e fratelli miei. Santificatevi per vedere Maria. Anche se nel Paradiso non aveste, per un supposto, a vedere che Lei, sareste già beati. Perché Paradiso vuol dire luogo dove si gode della vista di Dio, e chi vede Maria già vede Iddio. Essa è lo specchio senza macchia della Divinità.
Imitare Maria Ss.
17Tu vedi dunque che le lodi del Cantico sono giustamente appropriate a Maria, la quale con la sua anima pura e innamorata ha ferito il cuore di Dio che è suo Re, ma che l’accontenta nei suoi desideri d’amore per voi, come Ella fosse sua Regina.
18Io vorrei che nell’ambito delle vostre forze, così come dovete amare Dio con tutto voi stessi, vi sforzaste ad amare Maria. Amare vuol dire imitare, per spirito d’amore, colui che si ama. Ed Io ve ne ho fatto dolce comando: “Si capirà che mi amate quando si vedrà che fate le opere che faccio Io”[365]. Ora vi do lo stesso comando per la Madre mia: “Si vedrà che l’amate quando l’imiterete”.
19Oh! se il mondo si sforzasse ad imitare Maria! Il Male, in tutte le sue diverse manifestazioni che vanno dalle rovine di anime alle rovine di famiglie, e dalle rovine delle famiglie alle rovine delle Nazioni e dell’intero globo terracqueo, cadrebbe vinto per sempre, perché Maria tiene il Male sotto il suo calcagno verginale e, se Maria fosse vostra Regina e voi foste veramente suoi figli, sudditi e imitatori, il Male non potrebbe più farvi del male.
20Siate di Maria. Sarete di Dio automaticamente. Perché Ella è il Giardino chiuso dove Dio sta, il Giardino santo dove Dio fiorisce. Perché Ella è la Fontana dalla quale sgorga l’Acqua Viva che ascende al Cielo e vi dà il mezzo di ascendere al Cielo: Io, il Cristo, Redentore del mondo e Salvatore dell’uomo[366].»
L’INFEDELTA’ ALL’AMORE SI ESPIA CON L’AMORE.
67. Le ultime parole di Gesù sulla croce [367].
Insegnamenti di Gesù sulla Croce
Dice Gesù:
1Ed ora parliamo della frase da Me detta sulla croce.
2Se nelle parole della Sapienza non ve ne è una di inutile riguardo allo[368] spirito, che non sarà delle parole dette da Me Sapienza divina? Sulla croce ho completato la mia missione di Redentore, ma anche di Maestro.
3Vi ho insegnato il perdono perdonando ai miei uccisori e a chi mi offendeva come Dio e come morente. Vi ho insegnato ad aver fede nella Misericordia concessa a chi si pente promettendo il Paradiso a Disma. Vi ho insegnato a chi andare per non sentirvi soli: a Maria che vi è Madre. Vi ho insegnato a chiedere umilmente ed a soffrire pazientemente anche delle necessità corporali chiedendo un sorso per le mie labbra. Vi ho insegnato a non lamentarvi se quel sorso è aceto e fiele… aceto e fiele, Maria, che è dato non soltanto alle labbra ma spesso al cuore che chiede di amare e riceve ripulse e offese. Ricordalo che il tuo Gesù di questa più vera mistura amarissima ne ha avuto saturo il Cuore.
4Vi ho insegnato Chi invocare nelle ore in cui il dolore si precipita su voi e vi pare che tutti, anche Dio, vi abbiano abbandonato. Io ero, per necessità di Redenzione, realmente abbandonato dal Padre, ma l’ho ugualmente invocato. Così bisogna fare, o figli, nelle ore di prova e di dolore. Se anche Dio vi pare lontano, chiamarlo lo stesso in soccorso. Date a Lui sempre filiale amore. Egli vi darà i suoi doni. Potranno non essere quelli che invocavate. Saranno altri a voi più utili ancora. Fidatevi del Signore e Padre vostro. Egli vi ama e provvede a voi. Credete questo sempre. Dio premia chi crede nella sua Bontà.
Considerate il valore del vostro spirito.
5Ma prima di pronunciare l’ultima parola, in cui era unita, al dolore angoscioso di quella morte, la gioia d’avervi conquistato la Vita, ho pronunciato la frase di cui ti voglio parlare: “Padre, nelle tue mani raccomando lo spirito mio”[369].
6Vedete, o figli cari, quale valore ha lo spirito? Il mio ultimo pensiero va ad esso, a raccomandare esso nelle mani del Padre. Valore immisurabile del nostro vivere di uomini è lo spirito, dico “nostro”, perché chi moriva sulla croce era vero Uomo oltre che vero Dio, simile perciò a voi nell’umanità. L’estrema sollecitudine mia va a questo mio spirito prossimo a liberarsi dalla carne per tornare all’Origine da cui era venuto.
7Lo spirito del Cristo non aveva bisogno di divina pietà. Era lo spirito divino e innocente del Figlio del Padre e della Immacolata. Ma Io vi ho voluto insegnare che una sola cosa è preziosa nella vita e preziosa oltre la vita: lo spirito. Esso deve avere tutte le vostre cure durante l’esistenza e le vostre previdenze nell’ora della morte.
8Tutto quanto possedete sulla terra è cosa che muore con la carne. Nulla vi segue nell’altra vita. Ma lo spirito resta, ma lo spirito vi precede. È desso che si presenta al Giudice e riceve la prima sentenza. È desso che riscuoterà[370] la carne nell’ora dell’ultimo Giudizio e la farà di nuovo viva per ascoltare il decreto che la farà beata con esso spirito o con esso maledetta. Secoli o attimi di morte conoscerà la carne avanti la sua risurrezione, ma lo spirito non conosce che una morte e da quella non risorge.
Lo spirito è signore del corpo.
9Guai a quegli spiriti morti che infonderanno morte alla carne che abitarono! La “seconda morte” che non conosce risurrezione, e che è quella che dovete temere per questo corpo che amate più dello spirito, o uomini stolti che capovolgete i valori delle cose.
10Cercate di avere pietà di voi stessi, non dal punto di vista umano ma da quello soprannaturale. Pietà di ciò che non muore come carne, ma che può morire unicamente come spirito, perdendo la Luce di Dio quaggiù, la visione e il possesso di Dio nel mio Cielo.
11Cercate. E poiché siete deboli per la carne che vi tenta, presa come è nella seduzione di Satana, in vita e in morte affidate il vostro spirito al Potente, al Santo, al Misericordioso Iddio.
12Quando vi ho insegnato a dire: “Non ci indurre in tentazione ma salvaci dal male”[371], non vi ho forse già insegnato ad affidare lo spirito vostro al Padre, che vi ha creato e che non rinnega la sua paternità come voi rinnegate invece la vostra figliolanza?
13Allo spirito che si affida a Dio poco può nuocere Satana sulla terra; allo spirito che nell’agonia invoca Dio saranno risparmiati i terrori che la Bestia suscita per ultima vendetta; allo spirito che spira in Dio verrà aperto da Dio il Cuore e da morte passerà a vita eterna, santa, beata.»
68. Il Purgatorio: fiamme d’amore[372].
Le fiamme espiatrici[373].
Dice Gesù:
1«Ti voglio spiegare cosa è e in cosa consiste il Purgatorio. E te lo spiego Io, con forma che urterà tanti che si credono depositari della conoscenza dell’al di là e non lo sono.
2Le anime immerse in quelle fiamme non soffrono che per l’amore.
3Non immeritevoli di possedere la Luce, ma neppure degne di entrarvi subito, nel Regno di Luce, esse, al loro presentarsi a Dio, vengono investite dalla Luce. È una breve, anticipata beatitudine, che le fa certe della loro salvezza e le fa cognite di cosa sarà la loro eternità ed esperte di ciò che commisero verso la loro anima, defraudandola di anni di beata possessione di Dio. Immerse poi nel luogo di purgazione, sono investite dalle fiamme espiatrici.
4In questo, coloro che parlano del Purgatorio dicono giusto. Ma dove non sono nel giusto è nel volere applicare nomi diversi a quelle fiamme.
5Esse sono incendio d’Amore. Esse purificano accendendo le anime d’amore. Esse dànno l’Amore perché, quando l’anima ha raggiunto in esse quell’amore che non raggiunse in terra, ne viene liberata e si congiunge all’Amore in Cielo.
Il Comandamento d’amore.
6Ti pare dottrina diversa dalla cognita, vero? Ma rifletti.
7Cosa vuole il Dio Uno a Trino per le anime da Lui create? Il Bene.
8Chi vuole il Bene per una creatura, che sentimenti ha per la creatura? Sentimenti d’amore.
9Quale è il comandamento primo e secondo, i due più importanti, quelli che Io ho detto non esservene più grandi ed essere in quelli la chiave per raggiungere la vita eterna? È il comandamento d’amore: “Ama Dio con tutte le tue forze, ama il prossimo come te stesso”[374].
10Per bocca mia e dei profeti e dei santi, cosa vi ho detto infinite volte? Che la Carità è la più grande delle assoluzioni. La Carità consuma le colpe e le debolezze dell’uomo, perché chi ama vive in Dio, e vivendo in Dio poco pecca, e se pecca subito si pente, e per chi si pente vi è il perdono dell’Altissimo.
Il mezzo di riparazione: l’amore.
11A cosa mancarono le anime? All’Amore. Se avessero molto amato, avrebbero commesso pochi e lievi peccati, connessi alla debolezza e imperfezione vostra. Ma non avrebbero mai raggiunto la pertinacia cosciente nella colpa anche veniale. Si sarebbero studiate di non addolorare il loro Amore, e l’Amore, vedendo la loro buona volontà, le avrebbe assolte anche delle venialità commesse.
12Come si ripara, anche sulla terra, una colpa? Espiandola e, se appena si può, attraverso il mezzo con cui si è commessa. Chi ha danneggiato, restituendo quanto ha levato con prepotenza. Chi ha calunniato, ritrattando la calunnia, e così via.
13Ora, se questo vuole la povera giustizia umana, non lo vorrà la Giustizia santa di Dio? E quale mezzo userà Dio per ottenere riparazione? Sé stesso, ossia l’Amore, ed esigendo amore.
14Questo Dio che avete offeso, e che vi ama paternamente, e che vuole congiungersi con le sue creature, vi porta ad ottenere questo congiungimento attraverso a Sé stesso.
Il motore dei tre regni.
15Tutto si impernia sull’Amore, Maria, fuorché per i “morti” veri: i dannati. Per essi “morti” è morto anche l’Amore. Ma per i tre regni ‑ quello più pesante: la Terra; quello in cui è abolito il peso della materia ma non dell’anima gravata dal peccato: il Purgatorio; e infine quello dove gli abitatori di esso condividono con il Padre loro la natura spirituale che li affranca da ogni gravame ‑ il motore è l’Amore. È amando sulla terra che lavorate per il Cielo. È amando nel Purgatorio che conquistate il Cielo che in vita non avete saputo meritare. È amando in Paradiso che godete il Cielo.
L’anima nel Purgatorio.
16Quando un’anima è nel Purgatorio non fa che amare, riflettere, pentirsi alla luce dell’Amore che per lei ha acceso quelle fiamme, che già sono Dio, ma le nascondono Dio per sua punizione.
17Ecco il tormento. L’anima ricorda la visione di Dio avuta nel giudizio particolare. Si porta seco quel ricordo e, poiché l’avere anche solo intravisto Iddio è gaudio che supera ogni creata cosa, l’anima è ansiosa di rigodere di quel gaudio. Quel ricordo di Dio e quel raggio di luce che l’ha investita al suo comparire davanti a Dio, fanno sì che l’anima “veda” nella loro vera entità le mancanze commesse contro il suo Bene, e questo “vedere” costituisce, insieme al pensiero che per quelle mancanze si è volontariamente interdetto il possesso del Cielo e l’unione con Dio per anni o secoli, costituisce la sua pena purgativa.
18È l’amore, e la certezza di avere offeso l’Amore, il tormento dei purganti. Più un’anima nella vita ha mancato e più è come accecata da spirituali cataratte, che le rendono più difficile il conoscere e raggiungere quel perfetto pentimento d’amore che è il coefficiente primo della sua purgazione e dell’entrata nel Regno di Dio. L’amore è appesantito nel suo vivere e reso tardo quanto più un’anima lo ha oppresso con la colpa. Man mano che per potere dell’Amore essa si monda, si accelera la sua risurrezione all’amore e, di conseguenza, la sua conquista dell’Amore, che si completa nel momento in cui, finita l’espiazione e raggiunta la perfezione dell’amore, essa viene ammessa nella Città di Dio.
Suffragio d’amore.
19Bisogna molto pregare perché queste anime, che soffrono per raggiungere la Gioia, siano veloci nel raggiungere l’amore perfetto che le assolve e le unisce a Me. Le vostre preghiere, i vostri suffragi, sono altrettanti aumenti di fuoco d’amore. Aumentano l’ardore. Ma ‑ oh! beato tormento! ‑ aumentano anche la capacità di amare. Accelerano il processo di purgazione. Innalzano a gradi sempre più alti le anime immerse in quel fuoco. Le portano alle soglie della Luce. Aprono le porte della Luce, infine, e introducono l’anima in Cielo.
20Ad ognuna di queste operazioni, provocate dalla vostra carità per chi vi ha preceduto nella seconda vita, corrisponde un soprassalto di carità per voi. Carità di Dio che vi ringrazia di provvedere ai suoi figli penanti, carità dei penanti che vi ringraziano di adoperarvi per immetterli nel gaudio di Dio.
21Mai come dopo la morte della terra i vostri cari vi amano, perché il loro amore è ormai infuso della Luce di Dio e a questa Luce essi comprendono come voi li amate e come avrebbero dovuto amarvi.
22Non possono più dirvi parole che invocano perdono e dànno amore. Ma le dicono a Me per voi, ed Io ve le porto, queste parole dei vostri Morti, che ora vi sanno vedere e amare come si deve. Ve le porto insieme alla loro richiesta di amore e alla loro benedizione. Già valida sin dal Purgatorio, perché già infusa dell’accesa Carità che li arde e purifica. Perfettamente valida, poi, dal momento in cui, liberati, verranno incontro a voi sulle soglie della Vita o si riuniranno a voi nella stessa, se già voi li avete preceduti nel Regno d’Amore.
23Fida in Me, Maria. Io lavoro per te e per i tuoi più cari. Solleva il tuo spirito. Vengo per darti la gioia. Fidati di Me.»
69. L’UNIONE
MISTICA DELL’ANIMA
CON DIO[375]
Unione mistica[376]
1«Segreto dell’anima che non vuole perdere il suo Amore: Iddio, deve essere quello – te ne ho già parlato[377] ‑ di[378] rimanere sempre fissa, con le potenze dell’anima, a Dio.
2Qualunque sia la cosa che facciate, sappiate tenere lo spirito fisso in Me. In tal modo santificherete ogni vostra azione rendendola gradita a Dio e soprannaturalmente utile a voi. Tutto è orazione per colei che sa rimanere in Dio, perché l’unione altro non è che amore, e perché l’amore trasforma anche le azioni più umili della vita umana in adorazioni grate al Signore.
3Ti dico in verità che, fra colui che sta molte ore in chiesa a ripetere parole dalle quali l’anima è assente, e colui che sta nella sua casa, nel suo ufficio, nel suo negozio, nella sua occupazione, amando Me e il prossimo per Me, rimanendo unito a Me, prega il secondo ed è da Me benedetto, mentre il primo non fa che eseguire una pratica ipocrita che Io condanno e spregio.
Io dormo, ma il mio cuore veglia[379].
4Quando l’anima ha saputo raggiungere questa amorosa scienza del saper rimanere fissa in Me con le potenze sue, essa produce atti continui d’amore. Persino nel sonno materiale mi ama, perché la carne si addormenta e si sveglia col mio Nome ed il mio pensiero presenti, e mentre riposa il corpo l’anima continua ad amare.
5Oh! santi connubi dell’anima col suo Dio! Legame spirituale che l’occhio umano non vede, ma che, se lo potesse vedere, vedrebbe un cerchio di fuoco che circonda Dio e la creatura, e aumentando il giubilo di Dio aumenta la gloria della creatura, cerchio santo che in Cielo vi sarà nimbo sulla fronte glorificata.
La sonnolenza spirituale [380].
6L’anima, preclusa come è nella carne, subisce talora per contraccolpo le stanchezze della carne. Tentazioni di Satana, mancanze più o meno gravi ‑ non parlo della colpa mortale, la quale separa violentemente l’anima dal suo Dio, ma parlo delle colpe più lievi le quali, per quanto lievi, hanno per conseguenza una spossatezza dello spirito ‑ delusioni, dolori, avvenimenti della vita, nei meno formati alla vita dello spirito provocano, con le altre cause, delle stanchezze dell’anima.
7Ma dovete reagire ad esse. Sono come uno di quei languori fisici che precedono le consunzioni della carne. Guai a non combatterli all’inizio! Ma tre volte guai a non combattere i languori dello spirito che portano alla sonnolenza spirituale e lentamente alla morte dell’anima.
Comportamento di Dio con l’anima tiepida[381].
8Dio non ama i pigri, non ama coloro che preferiscono i loro comodi al buon Signore. Dio punisce coloro che si intiepidiscono. Si ritira.
9Il vostro buon Dio vi chiama per destarvi, vi prega di accoglierlo, vi si mostra affannoso per avervi cercato e vi chiede il cuore per ricoverarsi in esso. Ma non sapete che il più bel tabernacolo per il vostro Signore è il cuore vostro? Tutto tenta il buon Dio per trarvi dal sonno spirituale e dalla spirituale pigrizia. Alle volte tenta forzare anche i mistici cancelli del cuore e tenta di entrare. Poi si ritira perché non ricorre che raramente alla violenza. Vi lascia liberi sempre, anche se il lasciarvi tali è per Lui dolore, perché vede che fate della libertà mal uso.
10Qualche volta, quasi sempre anzi, l’anima avverte la venuta del suo Dio, sente il suo tentativo per entrare e, poiché l’anima si ricorda d’esser creata da Dio, si sente trasalire di dolcezza.
11Voi la conculcate l’anima, voi non la seguite nei suoi desideri, ma essa è resistente a morire in voi. Muore per ultima, muore dopo che è morta la mente ed è morto il cuore per la superbia e la lussuria; essa muore solo quando voi la uccidete levandole la Luce, l’Amore, la Vita, ossia Dio. Ma finché non è morta, essa trassale di gioia e palpita di amore quando Dio le si accosta. Guai a coloro che non vogliono secondare questi moti dell’anima. Sono simili a dei malati che, con continue imprudenze e disubbidienze al medico, sempre più aggravano la malattia sino a renderla mortale.
Priorità dei diritti dell’anima.
12Quando la vostra anima si scioglie di dolcezza perché sente Dio oltre i cancelli, secondate il moto dell’anima, lasciate ogni sollecitudine della carne, mettete questa vostra carne superba in ginocchio, riconoscete i diritti della regina chiusa in voi, della regina che vuole seguire il suo Re, e adorate la benignità del Re che è venuto a voi per amare la vostra anima che voi tenevate segregata, che è venuto per amarvi, e darvi il pegno di salvezza anche per questa vostra carne, alla quale tanto tenete ma per la quale non sapete fare nulla di realmente utile.
13Dio vuole che alla risurrezione finale anche le vostre carni splendano di luce e di bellezza soprannaturale ed eterna. Splendano per le opere sante compiute nella vita della terra, per le opere compiute seguendo gli impulsi dell’anima mossa da Dio.
“Vieni, Signore Gesù”.
14Se sapeste che grazia grande è ogni venuta di Dio‑Amore! Se lo comprendeste, direste ad ogni istante: “Vieni, Signore Gesù! Vieni a guidare l’anima mia! Sii il mio Re e il mio Maestro”. Se lo sapeste, segnereste ogni incontro, ogni venuta, fra i giorni fausti della vostra vita di uomini. E in verità nessun avvenimento è tanto fausto quanto quello in cui Io entro col mio amore nel vostro cuore per salvarvi e condurvi, oltre la vita, alla Vita vera, eterna e beata.
Priorità della ricerca di Dio[382].
15Quando per vostra incuria voi avete lasciato passare oltre il vostro Maestro, afflitto per la vostra inerzia spirituale; quando il rimorso, grido della coscienza che non tace mai completamente, neppure nei più depravati, desta la vostra anima che avete intontita nella tiepidezza e nella materialità, siate solleciti ai ripari. Cercate subito Iddio.
16Pensate che senza Dio si erra su vie di morte sino a perire in eterno. Pensate anche che Dio è pietoso ed ha viscere di carità per voi. Egli sente subito il vostro grido che lo richiama e, se anche per vostro castigo sta nascosto qualche tempo, non sta lontano. Voi non lo vedete, ma Egli è già presso a voi col suo cuore di Padre che perdona al figlio sviato e anela di stringerselo al cuore.
Superare le guardie di ronda[383].
17Cercate subito Iddio. Superate le guardie di ronda: le insidie che il Nemico scagliona lungo la via per impedire che un’anima gli sfugga per ricoverarsi in Dio. Lasciate pure che per vendetta vi spogli, Satana invidioso e crudele.
18Meglio per voi entrare nudi di umanità nella vita eterna, ma ricchi soltanto di ricchezze spirituali, che accompagnati alle soglie di Dio da affetti, onori, gioie terrene, per essere buttati fuori perché avete già avuto tutto e non meritate altro, avendo preferito avere questo “tutto”, che cade e vi trascina nel cadere, all’unica cosa necessaria ad aversi: la moneta per entrare nella Vita eterna, accumulata con fatiche, sforzi, pazienza spirituale, piccioli santi raggranellati ora per ora obbedendo alla mia Legge per amore mio, perle mistiche ottenute col dolore sofferto per amore, rubini eterni creati dal vostro voler essere miei figli, contro le voci della natura carnale, contro gli scherni e le vendette del mondo, contro le seduzioni e le ire di Satana, volute vincendo se stessi e i nemici di se stessi: uomini o demoni che siano, volute stritolando la carne pur di far trionfare lo spirito che vuole seguire la Volontà di Dio, volute sino a sudare sangue vivo come Io davanti alla più forte tentazione, alla più forte paura, alla più forte Volontà divina che uomo abbia potuto subire.
19Se sapeste cosa è un vostro “no” detto alle forze della carne, degli affetti, delle ricchezze, degli onori, per essere fedeli a Colui che vi ama! Se sapeste cosa è esser pronti a lasciarsi togliere anche le cose care pur di essere tutti di Dio!
Il premio del martirio[384].
20Certe spogliazioni, subìte con rassegnazione se non con giubilo, poiché si può giubilare ancora per la salute immolata secondo i fini di Dio, ma non si può giubilare su una tomba che si chiude su un padre, una madre, uno sposo, un figlio, un fratello – sono stato Uomo fra gli uomini Io pure e ricordo cosa è non udire più una voce cara, non vedere più la casa animata da un parente e vuota la dimora di un amico della sua presenza ‑ certe spogliazioni subìte con rassegnazione hanno il valore di un martirio, Maria, ricordalo. Lo hanno come lo ha quello della vita offerta per l’avvento del mio Regno nei cuori, delle febbri, delle malattie subìte perché cadano le febbri delle anime e le malattie degli spiriti.
21E l’uno e l’altro martirio avranno il premio del martirio: la stola porpurea di coloro che sono venuti a Me attraverso una grande tribolazione, teoria di fuoco che seguirà l’Agnello insieme alla candida teoria dei vergini, la seconda alla mia destra, la prima alla mia sinistra perché veramente questi eroi dello spirito sono i figli del mio Cuore squarciato da un martirio d’amore, come i primi sono i nati di Maria che più somigliano alla Madre e al Figlio della Madre, sono coloro che vissero in veste d’uomini con sentimenti d’angeli: oltre la carne e il sangue.
Trovato Dio, non separatevi più da Lui[385].
22Con ogni vostro mezzo, con santa audacia, cercate il Signore. Cercatelo per riparare la pigrizia di prima. E una volta trovatolo, non separatevi più da Lui.
23In Lui è il Bene che non muore. In Lui è la Vita e la Verità. Se starete in Lui non perirete. Se vivrete in Lui non morrete, non conoscerete errori. Come barca che entra sicura nel porto perché il suo pilota l’ha saputa condurre, voi, guidati dal Cristo, entrerete nel porto della Pace. Io ve lo dico, Io che non mento.
24Non rinnegatemi mai, figli che amo. Siate fedeli a Me ed Io vi darò la gloria.»
70. LE ASTUZIE DELLA SCIENZA D’AMORE[386]
Ardente di totale amore[387].
Dice Gesù:
1«Ed ora, anima mia, ora che siamo alla fine del Cantico, ti insegno le ultime astuzie della scienza d’amore.
2Sii pura, poiché più del giglio e della neve è puro il tuo Diletto, e la sposa deve vestire le stesse vesti del suo Signore ed avere in pregio ciò che Egli pregia. La Luce si avvicina, Maria. Leva anche le sfumature delle ombre della carne per essere tu pure tutta luce per l’ora in cui verrò e la Luce: Gesù, ti stringerà al cuore per portarti nella sua dimora dove non saranno più le separazioni imposte dall’essere su questa terra.
Aumento di bellezza e ornamenti[388].
3Aumenta sempre più la tua bellezza poiché le nozze sono vicine. Cingiti dei monili degli ultimi sacrifici, cingitene con gioia perché ti sono stati dati da Chi ti ama di amore eterno.
4Accenditi del fulgore dell’amore per dare vivezza al tuo spirituale aspetto. Una sposa fredda, anche soltanto tiepida, non è una sposa. Io ti voglio ardente di totale amore.
Anima coraggiosa intrepida audace[389].
5Sii intrepida contro tutte le forze del Nemico che tenta conturbarti per infernale invidia. Inutilmente lancerà contro a te le sue demoniache quadrighe. Sinché resti fedele, quattro e quattro e dieci volte quattro demoni saranno meno che filo d’erba sotto al tuo piede che varca gli ultimi passi per valicare quanto ancora ti separa dalla dimora del tuo amore.
Nulla ti turbi
6Nulla ti turbi. Tu procedi appoggiata a Me. Restavi fino alla fine, e il tuo passaggio sarà dolce e luminoso, come l’uscita da cammino semioscuro e difficile ed entrata su un prato fiorito e pieno di sole e di canti d’uccelli. E invero per chi amando ha meritato il possesso del Cielo, la morte non è che entrata nella Bellezza eterna e nella Gioia eterna.
Amante fusa all’Amato[390].
7E poiché in passato non fosti senza colpe, cancella anche il ricordo di quelle ombre con il mezzo che ti ho insegnato. Con un sempre più vivo amore. Vivi unicamente per Me, di Me, con Me. Fa’ che il Padre, guardandoti, ti veda tanto fusa a Me da non poterti scindere dal Figlio suo. La mia Carità ti copra come mantello nuziale sotto il quale celo gli strappi della tua veste.
8Guai se vi presentate soli alla Giustizia. Per quanto possiate esser buoni, qualche rovina è sempre su voi. Ma se vi presentate con Me al Padre, il fulgore del Figlio innimba talmente la vostra anima che la fa bella, ed il mio fulgore non è mai tanto vivo come quando posso presentare al Padre uno spirito che mi ama e che non ha reso, per sé, inutile il mio Sacrificio di Redentore. La Giustizia del Padre non ha cuore di addolorare il Figlio, Salvatore di un nuovo cittadino della Gerusalemme santa, e con una benedizione annulla il debito di quello spirito e gli apre il Cielo.
Alla scuola del deserto[391].
9Fuggi le distrazioni della terra, isolati con Me. Quando si sta per entrare a dimorare in paese straniero si impara l’idioma di esso per non essere incapaci di vivere in esso, almeno i primi rudimenti di quell’idioma si cerca di apprendere, ed è imprudente colui che va senza saperne neppure una parola. Molto faticherà nei primi tempi.
10Nella dimora eterna la Sapienza vi rende istruiti al primo istante, è vero. Ma vedi, anima mia, gli ultimi tempi della terra sono preparazione al Cielo. Quando la mia Bontà dà tutti i segnali e tutto il tempo per prepararsi alla Vita, quando non per opera soltanto di Misericordia mia, ma anche di volere umano, vi è dato modo di provvedere agli ultimi apparecchi al vostro venire alla Vita, allora beato colui che vi si prepara con cura che non è mai eccessiva.
Alla scuola dell’amore[392].
11Se metteste questa cura, voi tutti che l’età o la lunga malattia, o la spietata contingenza delle guerre, mettono in quasi certa sorte di morire, non vi sarebbero tante penose soste nel Purgatorio. Compireste la vostra metamorfosi in Me con l’amore per Me, con un vero pentimento d’aver addolorato Me, con vera generosità, con vera rassegnazione, con tutte le virtù praticate con buona volontà, e non avreste a compiere tale lavoro che fa dell’uomo, impasto di carne e sangue in cui poco ha regnato lo spirito, uno spirito che ha conosciuto la vera Verità, ossia che Dio è l’unica Cosa che meriti tutti i moti dell’essere.
12Tu hai tutto il tempo per prepararti alla Dimora. Ricorda che se molto è perdonato a chi molto amò, molto è anche richiesto a chi molto è stato dato. E pochi mortali hanno avuto quanto Dio ti ha dato con un amore di predilezione.
Le ultime rifiniture dell’abito nuziale[393].
13Nulla ti pesi, nulla ti ripugni, nulla sia lasciato da te inoperoso per compiere le ultime rifiniture del tuo abito nuziale. Se sempre più faticoso è il cammino, pensa al tuo Gesù che pure trovò tanto penoso l’ultimo sentiero che portava al Golgota. Ogni vittima è un piccolo redentore: di sé stesso e dei fratelli. E le vie della redenzione non sono placidi sentieri fioriti: sono erte sassose, sparse di rovi, che si percorrono con una croce sulle spalle, la febbre nelle vene, il languore nella carne morente, il sapore del sangue nella bocca riarsa, le spine sul capo e la prospettiva della ultima tortura in cuore.
14La redenzione si compie sulla cima. Ed ha per ultima pompa al rito propiziatorio le gemme dei tre chiodi, lo strappo dalle ultime dolcezze di affetti, la solitudine fra Cielo e terra, l’oscurità, non solo dell’atmosfera ma del cuore. Dopo viene il sole a baciare l’immolato. Ma prima sono tenebre e dolore.
15Stammi unita, stammi unita. Più viene l’ora e più stammi unita. Non c’è che Gesù che aiuti e non c’è che Gesù che istruisca, poiché quella esperienza l’ha vissuta, che istruisca a soffrire il martirio d’amore.
Vivere in Maria e uniti a Maria[394].
16Ma come prima di subirlo Io dovetti crescere alla vita e per primo cibo nutrirmi del latte di mia Madre e poi dell’alimento preparato dalle sue mani sante, così ogni piccolo redentore deve vivere in Maria per formarsi ad essere un Cristo. Gesù è forza dell’anima vostra. Maria è dolcezza. Prima di bere l’aceto e il fiele occorre bere il vino drogato. E questo ve lo dà il sorriso rincuorante di Maria. Balsamo che m’ha fatto felice in terra, balsamo che mi fa felice in Paradiso, e con Dio fa felice tutto il Paradiso, il sorriso materno della Madre mia è stella nella vita e stella nella morte. È stella soprattutto nel dolore dell’immolazione.
17Io l’ho guardato quell’eroico sorriso straziato della Madre mia, unico conforto, infinito conforto che saliva verso il mio patibolo. L’ho guardato per non permettere alla disperazione di accostarsi a Me. Guardalo tu pure, sempre. Guardatelo, o voi, uomini che soffrite. 25Il sorriso di Maria mette in fuga il demonio della disperazione.
18Vivete uniti a Maria di cui siete figli come Io lo sono. Vivi sul cuore di Maria, anima che voglio portare al Cielo. Le mani di questa Madre che non delude i figli suoi sono piene di carezze per te. Le sue braccia ti stringono al seno che m’ha portato e la sua bocca ti dice le parole che hanno confortato Me.
19Perché nelle ultime soste sulla terra Io non ti abbia a smarrire, ti chiudo nella dimora di Maria. Là il turbamento non entra perché è la Madre della Pace. Là non entra il Nemico perché Ella è la Vittoriosa.
20Ti insegni Maria le supreme fiamme della Carità, Ella che della Carità è la Figlia, la Madre, la Sposa.
Possedere l’Amore è l’unica cosa che conti.[395].
21Taglia tutti i ponti fra te e il mondo. Vivi in Gesù e Maria. Ricorda che, anche se l’uomo avesse dato tutti i suoi beni per possedere l’amore, ciò[396] sarebbe un nulla, perché l’Amore è tal cosa che rispetto a Dio ‑ Amore dell’anima vostra, scopo vero della vostra vita ‑ tutto perde valore. Possedere l’Amore è l’unica cosa che conti. E l’Amore si possiede quando per Lui si sa rinunciare a tutto quanto si ha.
22Dopo verrà la pace, Maria. Ora è lotta. Ma per chi ama è lotta con coronamento di vittoria.
Sigillo sul tuo cuore è l’Amore[397].
23Presto verrò a cambiare la tua corona di spine con altra di gioia. Persevera.
24Metti il mio sigillo ad ogni palpito, ad ogni lavoro. Incidilo con le lacrime nelle fibre del tuo cuore. Io sono Quello che salvo ed amo.»
71. IL GENERATORE DI CRISTO IN NOI[398]
Lo Spirito Santo è l’Amore.
La voce di tutto il creato.
Dice l’Eterno Spirito:
1Io sono l’Amore. Non ho[399] voce mia propria perché la mia Voce è in tutto il creato ed oltre il creato. Come etere Io dilago per tutto quanto è, come fuoco accendo, come sangue circolo.
2Io sono in ogni parola del Cristo e fiorisco sulle labbra della Vergine. Io purifico e faccio luminosa la bocca dei profeti e dei santi. Io sono Colui che le cose ispirò prima che fossero, perché è il mio potere quello che come palpito dette[400] moto al pensiero creativo dell’Eterno.
L’Ispiratore della creazione dell’uomo.
3Per il Cristo tutte le cose sono state fatte[401], ma tutte le cose sono state fatte da Me‑Amore, perché sono Io che con la mia segreta forza mossi[402] il Creatore ad operare il prodigio.
4Io ero quando nulla era ed Io sarò quando rimarrà unicamente il Cielo[403].
5Io sono l’ispiratore della creazione dell’uomo al quale fu donato il mondo per sua delizia[404], il mondo in cui, dagli oceani alle stelle, dalle vette alpine agli steli, è il mio sigillo.
6Io sarò che porrò sulle labbra dell’ultimo uomo la suprema invocazione: “Vieni, Signore Gesù!”[405].
L’Operatore della Redenzione.
7Io sono Quello che a placare il Padre infusi l’idea dell’Incarnazione e scesi, fuoco creatore, a farmi germe nelle viscere immacolate di Maria, e risalii fatto Carne sulla Croce e dalla Croce al Cielo per stringere in anello d’amore la nuova alleanza fra Dio e l’uomo, come in amplesso d’amore avevo stretto il Padre e il Figlio generando la Trinità.
Il Donatore di ogni carisma.
8Io sono Colui che senza parole parla, ovunque ed in ogni dottrina che in Dio abbia origine, Colui che senza tocco apre occhi e orecchi ad udire il soprannaturale, Colui che senza comando vi trae dalla morte della vita alla Vita nella Vita che non conosce limite.
9Il Padre è su voi, il Figlio in voi, ma Io, Spirito, sono nel vostro spirito e vi santifico colla mia presenza.
Generatore del Cristo in noi.
10Cercatemi ovunque è amore, fede e sapienza. Datemi il vostro amore. La fusione dell’amore con l’Amore crea il Cristo in voi e vi riporta in seno al Padre.
11Ho parlato oggi che è l’avvento dell’Amore sulla Terra, la più alta mia manifestazione, quella da cui provengono redenzione e infusione pentecostale alla Terra.
12Il mio Fuoco dimori in voi e vi accenda, ricreandovi a Dio, in Dio e per Iddio, Signore eterno, a cui, in Cielo e in Terra, ogni lode va data.»
72. IL FORMATORE E L’EDUCATORE DEL NOSTRO SPIRITO[406]
Lo Spirito che guida alla verità tutta intera
Il Santificatore[407].
Dice lo Spirito di Dio:
1«Non manchi a chiamarti la parola di Colui che è Sapienza e Amore di Dio, Colui che si effonde da eternità ad eternità su tutto quanto è per santificarlo a Dio, Colui che ha presieduto con la sua forza a tutte le opere della Trinità nostra e che non è estraneo a tutto ciò che è santo nel tempo e nell’eternità, perché Io sono il Santificatore, Quello che col suo settemplice dono vi santifica e a Dio vi porta facendovelo conoscere nei suoi voleri sulla Terra e nella sua gloria in Cielo.
2Io sono la Sapienza di Dio. Sono Colui che la Seconda Persona della nostra Triade santissima chiama “Maestro di ogni vero, Colui che non vi parlerà da Se stesso, ma dirà tutto quello che ha udito e vi annunzierà l’avvenire”.[408]
Il custode, il depositario di tutte le verità [409].
3Ecco, o voi che cercate di conoscere anche più che necessario non sia, chi è Quello che può darvi questa conoscenza da voi cercata. Io sono. Io, Luce della Luce, Io, Spirito dello Spirito, Io, intelligenza dell’intelligenza, sono il custode, il depositario di tutte le verità passate, presenti, avvenire, il conoscitore di tutti i decreti di Dio, l’amministratore delle sue luci agli uomini. Io sono Quello, che non assente col suo consiglio alle opere del Creatore, che non assente al decreto della Redenzione, neppure è assente presso voi per consigliarvi, e con dolcezza d’amore guidarvi nel rendere atto compiuto le volontà che il Padre vi propone. Io sono più ancora. Sono l’Amore che vi ispira ciò che è atto a darvi l’abbraccio di Dio e per sentiero di santità vi porta sul suo seno.
L’educatore, l’istruttore e guida[410].
4Come nutrice pietosa, Io piglio la vostra incapacità di neonati alla Vita e vi educo e allevo. Tenendovi fra le mie braccia, vi do calore per farvi assimilare il latte dolcissimo della Parola di Dio onde divenga in voi vita. Di Me stesso vi faccio scudo contro i pericoli del mondo e di Satana perché l’Amore è forza che salva. Io vi guido e sorreggo e come maestro di amorosa pazienza vi istruisco. Faccio di voi, pesanti e tardi, pusillanimi e deboli, degli eroi e degli atleti di Dio. Faccio di voi, poveri spirituali, dei re dello spirito, poiché il vostro spirito lo copro coi miei splendori divini e lo pongo su un trono che più grande non vi è, poiché il mio è trono di santità eterna.
Requisiti per conoscere lo Spirito Santo[411].
5Ma per conoscermi occorre non avere idolatria in cuore. Occorre credere a ciò che Io ho santificato. Credere alle verità che Io ho illuminato. Occorre abbandonare l’errore. Occorre cercare Dio là dove Egli è. Non dove vi è il Nemico di Dio e dell’uomo.
6Volete conoscere la Verità? Oh! venite a Me! Io solo ve la posso dire. E ve la dico nel modo che la mia bontà sa a voi confacente, per non turbare la vostra debolezza d’uomini e la vostra relatività. Perché amate ciò che è contorto, complicato, tenebroso? Amate Me che sono semplice, lineare, luminoso; Me che sono gioia di Dio e dello spirito.
Il futuro del nostro spirito[412].
7Volete conoscere il futuro dello spirito? Ed Io ve lo insegno parlandovi di una eternità che vi attende in una beatitudine che per voi è inconcepibile, nella quale, dopo questa ora di sosta, unica sosta sulla Terra, riposerete in Dio di tutte le fatiche, di tutti i dolori, dimenticherete il dolore perché la Gioia sarà vostro possesso; e se anche l’Amore, che mai come in Cielo è vivo, vi darà palpiti per i dolori dei viventi, non sarà pietà che vi darà dolore, ma solo amore attivo che sarà pur esso gioia.
Pervade tutto quanto è
Istruisce su tutti i misteri
8Volete conoscere le perfezioni del Creatore nelle cose, i misteri della creazione? Io ve li posso dire, Io che, Sapienza, “uscii primo dalla bocca di Dio, primogenita avanti tutte le creature”,[413] Io che sono in tutto quanto è, perché tutto porta sigillo d’amore ed Io sono l’Amore. Il mio Essere si estende su tutto l’Universo; la mia Luce bagna di Sé gli astri, i pianeti, i mari, le valli, le erbe, gli animali; la mia intelligenza corre per tutta la Terra, istruisce i lontani, dà a tutti un riflesso dell’Alto,
Educa alla ricerca di Dio[414].
educa alla ricerca di Dio; la mia Carità penetra come il respiro e conquista i cuori.
9Attiro a Me i giusti della Terra, e anche ai retti non conoscitori del Dio vero do riflessi di questo santo Dio vostro, per cui un rivo di verità è in tutte le religioni rivelate, messo da Me che son Colui che irriga e feconda.
Dà la conoscenza e al possesso del Dio nascosto[415].
10Io, poi, come possente zampillo di sorgente eterna, trabocco da ogni lato della Cattolica Chiesa di Cristo, e con la Grazia, coi sette doni e coi sette sacramenti, faccio, dei cattolici fedeli, dei servi del Signore, degli eletti al Regno, dei figli di Dio, dei fratelli del Cristo, degli dèi la cui sorte è così infinitamente sublime che merita qualunque sacrificio per possederla.
Convertirsi allo Spirito Santo[416].
11Volgetevi a Me. Saprete, conoscerete e sarete salvi perché conoscerete la Verità. Staccatevi, staccatevi dall’errore che non vi dà gioia e pace. Curvate il ginocchio davanti al Dio vero. Al Dio che ha parlato sul Sinai[417] e che ha evangelizzato in Palestina. Al Dio che vi parla attraverso la Chiesa da Me, Spirito di Dio, fatta Maestra.
12Non vi è altro Dio all’infuori di Noi: Uno e Trino. Non vi è altra Religione che la nostra secolare. Non vi è altro futuro, sulla Terra ed oltre, fuor di quello che vi dicono i Libri santi. Tutto il resto è Menzogna destinata ad essere svergognata da Colui che è Giustizia e verità.
13Chiedete a Noi – Potenza, Parola e Sapienza – la luce acciò non camminiate più oltre su torti sentieri di morte, ma possiate venire anche voi, erranti, nella via sulla quale trovarono salvezza quelli che per la loro umile, sapiente, santa fede, piacquero a Dio che ne fece i suoi santi.»
73. IL PURIFICATORE E IL PERFEZIONATORE DELLE ANIME[418]
Il Purificatore[419].
Dice Gesù:
1«Quel che Dio ha purificato, per quanto possa avere l’apparenza di essere impuro, è uno spirito il quale cerca Dio con purezza di intenti.
2Ti ho già detto[420], e attraverso a te lo dico a tanti ancor meno di te evangelizzati nella mia dottrina, che non dovete mai giudicare. Dio solo è giudice. Quando dall’alto del mio trono io vedo uno spirito retto che persegue il suo anelito e cerca Dio con ogni suo mezzo, cerca di servire e di amare questo Dio con tutte le sue forze, lo giustifico e lo rendo puro e gradevole all’occhio mio come un mio figlio, e là dove gli uomini fanno difetto sopperisco Io dando luci di spirito.
Il Perfezionatore.
3Quante volte la mia Parola, o tiepidi cristiani-cattolici, non brilla e diviene luce nel cuore di uno che non vi è fratello di cattolicesimo, ma che vi supera per amore al Cristo e, anche se non conosce il Cristo, per amore al Dio vero che sente – per quanto sia a lui ignoto – essere vivente eterno nel suo Creato! in verità vi dico che lo Spirito di Dio non conosce limitazioni e si fa Maestro del Vero a molti che voi reputate essere invisi a Dio.
4Come marea che copre questo lido scoprendo il lido opposto che, troppo insabbiato, non permette al flutto di salire e mondarlo e irrorarlo di sé, lo Spirito Santo, al quale troppi di voi cattolici precludete il venire con la vostra forma di vita, effonde le sue luci ad altri più meritevoli di voi di riceverle e li purifica a Dio, poiché Egli è il Purificatore, il Preparatore e il Perfezionatore dell’opera del Verbo.
Il Preparatore.
5Come nella storia umana lo Spirito, per bocca dei Profeti, preparò gli uomini alla mia venuta e, dopo il mio ritorno a Dio, perfezionò in voi la capacità di comprendere la mia Parola, così ugualmente è sempre Lui, la terza divina Persona, che mi prepara la via nei cuori che non mi hanno ancora ricevuto come Verità e che me li irriga perché la mia Verità, deposta come seme portato dal vento divino, divenga in essi albero grande sul quale tutte le virtù facciano dimora.
Il Battezzatore.
Egli battezza prima di Me i pagani di ora (e per pagani intendo tutti i non cattolici); e volesse la vostra buona volontà che vi avesse a ribattezzare anche voi, che state divenendo o già siete tornati pagani. Battezza col fuoco dell’amore vero.
6Onde torno a dirvi: Non giudicate profano ciò che Dio ha purificato ed abbiate viscere di fraterna carità per tutti.»
74. L’ANIMA DEGNA DEL BATTESSIMO DI FUOCO[421]
Epifania di Dio Padre.
Importanza del grado d’amore raggiunto dell’anima.
Dice Azaria:
1«Gloria al Divino Paraclito! Gloria! Alleluia! Celebriamo insieme le sue lodi in questa sua Epifania d’amore. E consideriamola nella sua preparazione, nella sua forma, nei suoi effetti.
2Generalmente la limitatezza umana considera una sola Epifania dell'[…]e una sola di Dio: quella del Cristo. Veramente l’uomo non sa vedere, riflettere, comprendere. Se l’uomo sapesse amare, l’uomo vedrebbe, rifletterebbe, comprenderebbe. La proporzione del vedere, comprendere, riflettere, è data dal grado di amore raggiunto dall’anima.
3Più l’uomo si dona e abbandona all’amore per esserne avviluppato, bruciato, distrutto per essere costrutto con nuova forma, arso per ardere, ed onorare con l’ardere, e santificare portando fra gli uomini l’ardore dell’immensa fornace dove la creatura si trasforma in serafino perché entra veramente in Dio, nel Tabernacolo ardente che è Dio — l’Operatore dal quale tutto viene, l’Instancabile che tutto opera, il Perfetto, il Compiuto, il Santo, la Potenza, la Sapienza, la Luce, il Pensiero, la Parola, l’Amore, la Vita, la Grazia, il Confermatore della Grazia — e più l’uomo è atto a vedere, riflettere e comprendere, perché possiede la saggezza. L’amore è saggezza. La saggezza è fonte di virtù. Non è mai disgiunto l’amore, ossia la saggezza, dalla santità. Anzi sempre è istigatore di perfezione perché spinge l’uomo ad opere feconde. E le opere feconde, costruttive, sono sempre opere d’amore. Come gradini di un’aurea scala tali opere lo elevano sempre più verso il Cielo. Come penne che si fortificano nel volo, e ogni opera d’amore è volo verso il Cielo, tali opere si fanno sempre più vaste, più sante, più gioiose della stessa gioia che gode Dio nell’operare.
L’uomo vivente nella Trinità
4L’uomo, compenetrato dall’Amore, si appropria, dirò così, dei sentimenti dell’Amore e, con l’Amore Trino ed Uno, ricrea sé stesso, redime gli altri oltre sé stesso, gioisce di creare e di redimere; e pur essendo attivo oltre misura nel suo operare nelle due forme della carità: adorazione a Dio e amore al prossimo, acquista, per l’estasi dolce, continua, e continuamente percipiente, le luci sapienziali di Dio in cui è immerso, una maestà profonda, equilibrata, pacata, solenne, che è il tralucere dell’unione sovrumana col Divino.
5In una parola: essendo l’uomo amante, vivente col suo spirito nella Ss. Trinità, prende del Luogo dove abita i modi e gli affetti e perciò amore attivo, contemplativo, gaudioso, e perciò Luce e Sapienza, facoltà di vedere, riflettere, comprendere.
6Ora, per quello che ti dico, per la Luce che ti porto, per l’ardore che ti alimento, io voglio che con me tu ti affissi alle conoscenze superiori, a quelle che l’uomo comunemente non contempla, e che tu veda quale è Dio, il Multiforme e l’Uguale, Colui che si completa in Sé stesso, ma non si supera per prevalere di Una su un’altra delle sue parti, perché prevalenza, e spirito di prevalenza, è già egoismo, e Dio non conosce egoismo, perché in Dio è Ubbidienza nel Figlio, Aderenza nello Spirito a splendere presso la Potenza del Padre, ma non mai spirito di sopraffazione di Uno, volta a svalutare le azioni degli Altri Due.
7Vedere Dio vuol dire notarne le azioni, anche quelle che i pesanti non notano. E vedere vuol dire notare che alle Epifanie di Cristo, che il Ss. Signore Gesù ti ha già spiegate, corrispondono le precedenti Epifanie del Padre e quelle, anche susseguenti, dello Spirito.
Epifania di Dio Padre.
8Il Padre si manifesta la prima volta nella Creazione. Immensa Epifania della Potenza che ha, dal nulla, fatto tutto, perché il Tutto può fare dal nulla le cose, mentre il nulla, il non essere, non può da sé formarsi né formare.
9Risposta ai superbi negatori di Dio è ciò che i loro occhi vedono, innegabilmente vedono, e l’impotenza, che la loro superbia non può che costatare, del loro non poter creare dal nulla un filo, un solo filo d’erba. Non è creare ciò che essi fanno di strumenti, o farmaci, o incroci nuovi di metalli, di piante, di animali. Quello è lavorare su materie già esistenti. Creare è quando dal nulla si ottiene questo tutto che vi circonda, questo firmamento coi suoi pianeti, questi mari con le loro acque, questa terra con le piante e gli animali che l’abitano, questi uomini sorti dalla polvere prima, da Dio trasformata in uomo, questo creato uomo che viene non solo vivificato di vita limitata, ma di vita eterna con lo spirito, non solo munito d’istinto ma di intelletto. Questo è creare. E il Creatore si è manifestato nel creare. La prima Epifania di Dio posta come un raggiante sole al principio dei tempi per non offuscarsi più, mai più.
10Quale l’organismo che duri, una volta formato, in eterno? Quale la cosa che non conosca dispersione, offuscamento, disgregazione, dimenticanza, morte? Gli astri, anche il sommo sole, un momento verrà che non saranno più. I continenti più non sono quali erano quando la Terra fu creata da Dio. Le dinastie periscono. Dei grandi che furono, molte volte è ignorato il nome perché i secoli l’hanno ricoperto della polvere obliosa del tempo. Ma l’Epifania del Creatore e Padre è e sarà. Perché coi risorti dell’Ultimo Giorno resterà di questa Epifania la parte super perfetta della perfetta: ossia i Viventi, gli Uomini, gli eterni.
11Resti sbalordita, anima mia? Non ti pare proprio dire super perfetti i dannati? Essi saranno la perfezione del Male e testimonieranno laggiù, nel regno del Ribelle che non volle piegare il suo spirito in adorazione del Perfettissimo, e dio volle essere al posto di Dio, ciò che può Colui che egli volle trattare da suo pari; ciò che può come Creatore, ciò che può come Giudice: fare dal nulla degli esseri non solo vitali ma eterni, non solo animali ma dotati di spirito e giudicarli con tutto il loro essere, dando a tutto ciò che fu ribelle ciò che ha meritato, mantenendoli viventi nei secoli dei secoli mentre tutto quanto è stato creato conoscerà morte, e segregandoli nel regno da loro liberamente eletto per loro regno.
12Come tu vedi, la prima epifania del Creatore e Padre resterà, anche oltre il Tempo, nei due Regni che non. conosceranno fine: li Paradiso, l’Inferno, a ricordare sempre, e ad ognuno, a seconda della sua condizione, che Dio è, e che si è manifestato per tale sin dal primo giorno creativo. Ricordo luminoso e beato per i cittadini dei Cieli. Ricordo di punizione per quelli dell’Inferno. Ma per ambi incancellabile, anche dopo che tutto sarà cancellato, fuorché i due regni.
13Alla manifestazione creativa fanno seguito le altre manifestazioni della Prima Persona, ai patriarchi, dei primi giorni sino alla, seconda in potenza, manifestazione del Sinai, e alla terza, completa, perché presenti in essa le Tre Persone, del Giordano, e l’altra ancora, per scuotere Gentili e Giudei, migliori i primi dei secondi, onde, per l’ormai imminente Passione del Salvatore, avessero l’animo preparato dalla fede in Lui a beneficiare dei suoi meriti.
Epifania dell’Amore.
Lo Spirito del Signore riempie tutto il mondo.
14E alle Epifanie del Padre ecco unite quelle dell’Amore, dell’Amore presente sempre in tutte le azioni del Padre, e perciò manifestatesi con Esso e con la Parola del ” Fiat ” sino dalla prima Epifania della prima Persona, perché, come dice l’Introito: ” Lo Spirito del Signore riempie tutto il mondo “, ma particolarmente manifestandosi nelle lezioni sapienziali e nelle operazioni redentive.
15Oh! sublime manifestazione dell’Amore, nella casa verginale di Maria! L’Amore che si manifesta in tutto il suo amore, riversandosi sull’Amorosa per generare il Salvatore! “ Riempiendo ogni cosa sa quello che vi dice ” professa l’Introito. Riempiendo il cuore della Vergine sapeva quello che faceva: faceva che la Vergine concepisse l’Uomo onde si compissero le promesse e l’uomo tornasse amico e figlio di Dio attraverso a successive operazioni d’amore.
16Guarda! Medita! Colui che aveva presieduto a tutte le azioni del Creatore, e perciò anche al Pensiero di creare l’Immacolata, futura Madre del Redentore, ecco che ora scende a di sposarla, trovandola più bella dello stesso Paradiso perché bella di giustizia per volontà propria, oltre che per volontà del Signore del Paradiso.
17Quale più dolce Epifania dell’Amore Divino di questa? E per questa dolce Epifania ecco formarsi nel seno della Vergine la Carne del Verbo Ss. e avervi inizio il Cuore del Cristo, quel Cuore che non ebbe e non avrà del suo primo palpito un sol moto che non sia ubbidienza e amore e che vi si propone a modello per giungere alla gloria del Cielo.
18Ma a quell’Epifania del marzo gallico, all’altra delle rive giordaniche, ecco unirsi la luminosa, coronante Epifania Pentecostale, la promessa epifania che il Cristo aveva detta ai suoi Apostoli per consolarli nella sera pasquale e nel mattino dell’Ascensione. Eccola compiersi, preceduta da una preparazione di ubbidienza e di preghiera, per fare dei poveri apostoli grandi Apostoli, ” a battezzarli col fuoco”, come Gesù aveva loro predetto perché fossero mondati dalle loro pesantezze, e, più spiriti che carne, nel Fuoco sapessero tuffarsi e spargerlo per ogni dove, incendiando di Esso tutto il mondo. Ben sapeva lo Spirito ciò che operava in quel momento. Operava la trasformazione dei cuori. E da cuori di uomini ne faceva ” voci ” di Dio.
19Ecco. Lo Spirito compie queste operazioni. Prende il nulla che sa amare, che è ubbidiente, che è fedele, che parla a Dio nella confidente orazione, e lo investe di Sé, lo trasforma, lo fa strumento di Dio.
20” Opererai novella creazione. ” è detto. Sì. Opera la ricreazione dell’uomo in strumento, perché poi la buona volontà dello strumento, congiunta all’Amore, supererei il santo.
21E osserva: la Prima Persona sorse e comandò: “Sia la Luce“. La Terza dice: ” Sia l’Amore “. La Prima comandò: ” Sia l’uomo “e la Terza: ” Sia il santo ‘”. La Prima gridò a Lucifero: “Sii maledetto”. La Terza mette in fuga l’Odio col fulgore dell’Amore.
22Sorge il Signore e disperde i nemici suoi e dei suoi figli, e fuggono dal suo cospetto e dalle vicinanze dei suoi figli coloro che odiano l’Amore.
23Io ti ho detto prima che Maria era bella e amata perché bella di giustizia per volontà propria oltre che per volontà di Dio, e per questo meritò il divino connubio. E ancor ti ho detto che gli apostoli meritarono il Crisma Pentecostale per il toro ubbidienza e preghiera preparatoria all’evento.
24Ogni anima per meritare l’Amore deve con volontà propria volere l’Amore, e deve mantenersi degna dell’Amore con ubbidienza e orazione instancabile. Se ciò non facesse, vana sarebbe su lei la discesa dello Spirito Santo, perché scendendo non potrebbe farvi dimora, e rapido risalirebbe al Cielo, lasciando aridità, gelo, tenebre, silenzio, dove avrebbe potuto essere fecondità, calore, luce e divine lezioni.
Per ricevere l’Amore.
25Ma se questo è per tutti i fedeli, per gli strumenti più ancora Io è. Gli Apostoli furono trasformati da uomini in voci di Dio per l’opera del Paraclito e per preparazione propria di ubbidienza e preghiera. I chiamati a speciale missione — ed ogni chiamata è prova, non è già elezione sicura e immutabile — sono trasformati in ” voci ” per opera d’Amore e per preparazione propria di ubbidienza e preghiera. Non date mai altro nome che non siano questi due ai ” nulla ” che divengono strumento. È la loro ubbidienza, il loro parlare con Dio, il loro ubbidire ai comandi di Dio che li fa ciò che sono. E non date altro nome che quello di disubbidienza e orgoglio alle cadute di quelli che parevano giusti e di giusti avevano soltanto la vernice esterna.
26Io, anima mia, non cesserò mai, a costo di parerti monotono, di esortarti a quelle virtù — necessarie a tutti, ma assolutamente indispensabili, e in misura piena, nell’essere eletto a via straordinaria — che sono una perfetta ubbidienza e una perfetta umiltà, uno spirito di unione con Dio, ossia preghiera vissuta e non già macchinale borbottio di preghiere in determinate ore.
Il sapere vero.
27L’altro ieri, in intimo ammaestramento, ti ho spiegato come anche quello che la tua mente non comprende, perché non è nutrita da nozioni teologiche, opera in te spirituali trasformazioni perché l’anima, ad insaputa del tuo stesso intelletto che non la può seguire essendo ignorante di nozioni teologiche, assorbe il succo delle lezioni che ricevi e se ne nutre. Lascia pure che, come tu dici, il tuo cervello non senta che il suono esteriore e incomprensibile di tante profonde lezioni. ‘C’è una parte di te, la migliore, che se ne nutre ugualmente, veracemente. E ciò ha più valore che se tu, col tuo intelletto, potessi analizzare e capire ogni parola, ma questa analisi rimanesse freddo studio della mente e non pane e fuoco dello spirito.
28Molti sono i sapienti ma pochi coloro che alla sapienza congiungono giustizia. E perché? Perché sanno ciò che è Dio, ma non vogliono far scendere questo sapere dal cervello al cuore, allo spirito, e dotti sono, ma non sono giusti, ma non si evolvono da creature umane a spirituali. Grandi sono in orgoglio, ma non sono grandi in ubbidienza. Audaci nel giudicare ma pusilli nell’amare. Molte parole fluiscono dalle loro labbra. Ma scendono in luogo di salire, perché sono parole, non frecce d’amore lanciate verso il Cielo. L’orazione… oh! ti voglio portare un paragone di ciò che è l’orazione vera.
L’orazione vera.
29Pensa ad una donna che porti nel seno il suo figlio. Il cuore del nascituro non è tutt’uno con quello materno; distanti, separati da organi e membrane, si direbbero indipendenti. Eppure ad ogni battito del cuore materno corrisponde un battito del cuore figliale, perché uno è il sangue che scorre nelle vene. Ecco, così è dell’orazione quando è veramente ” orazione “. E1 un uniformare i propri palpiti d’amore di creatura ai palpiti d’amore del suo Dio, quasi che uno stesso sangue d’amore imprima il moto ai due cuori distanti, sincronizzandoli nei loro movimenti. Ma se il bambino nasce, ecco che piglia un indipendente pulsare perché ormai è separato dalla madre, fuori da essa.
30Così, se il credente si separa ed esce da Dio, i suoi moti non sono più sincroni a quelli di Dio. II bimbo esce per legge naturale e buona. Il credente esce per elezione volontaria e non buona. Tu non uscire mai dal seno amoroso dell’Amore.
31E torniamo alla considerazione di questa Manifestazione dello Spirito Paraclito.
La Pentecoste nella sua preparazione, forma ed effetti.
I tre tempi della preparazione.
32Ti ho detto all’inizio che avremmo considerato la Pentecoste nella sua preparazione, forma ed effetti. La preparazione si può dividere in tre tempi. Quelli remoti, quelli prossimi, quelli immediati.
33Remota preparazione della Pentecoste è quella che era nel Pensiero di Dio da quando decretò la venuta del Verbo sulla Terra per redimere e per dare la Religione santa e perfetta che dal Cristo prende nome. Molto remota preparazione, ma sempre presente e sempre più viva mano a mano che i tempi scorrevano avvicinandosi al limite del tempo di castigo, e perciò al limite del tempo di perdono. Essendo l’Amore in tutte le azioni di Dio, non è errore dire che la preparazione ebbe principio al principio dei tempi.
34Prossima preparazione è quella del tempo che va dall’Annunciazione all’Immolazione.
35Immediata, quella che va dalla Risurrezione alla Pentecoste. Per questo è, piccolo Giovanni, che il Signore Nostro Gesù ti trasporta immediatamente nel tempo pre pentecostale non appena è terminato il giorno di Pasqua. Ti tratta come uno dei suoi beneamati discepoli, anima mia. Ad essi, risorto da morte, dette ancora insegnamento, e lo dette, direi quasi, in una segregazione d’amore: Egli e loro, loro e il Signore, senza più predicazione alle turbe e miracoli strepitosi, per non avere distrazione di folle intorno al suo estremo ammaestrare. E così li condusse fino al momento della sua Ascensione, lasciandoli con l’imposizione di stare raccolti in orazione in attesa del Paraclito, e sotto la direzione di Maria Ss.
La Pentecoste forma ed effetti.
36Anche con te fa così. E ti porta nell’aura della Pentecoste quando si spegne l’ultimo suono delle campane pasquali. Né è troppo cinquanta giorni per prepararsi a ricevere lo Spirito, il Fuoco che non consuma che ciò che è inutile, ma che, per essere accolto, santificatore e operatore, occorre di uno spirito preparato come un cenacolo, silenzioso, isolato, profumato di ubbidienza e orazione.
37Allora la Pentecoste apre i suoi sette fiumi e da luce e virilità spirituale, alimenta l’anima dei suoi doni e la rende atta ad accogliere i saettiformi frutti di cui lo Spirito depone il seme che la buona volontà dell’anima porta a maturazione. Non può certo essere accolto dove non è luogo per la sua abbondanza, dignità per la sua Natura, dove vano gli sarebbe l’ammaestrare, perché rumore di mondo conturba e soverchia, dove l’ubbidienza è in difetto e l’orazione è parvenza, dove altri sapori, che non sono il fior della farina e il miele della roccia — come dice la Messa di domani ossia le cose semplici e soavi, veramente nutritive, quali sono le cose che vengono da Dio e che Dio dona per sua bontà ai suoi figli — ma sono i piccanti e travianti sapori del mondo, della carne e del demonio.
Superare la battaglia della soddisfazione.
38Maria, anima mia, sino ad ora la mortificazione che ti ha oppressa ti ha tenuta in condizione di umiltà e aderenza a Dio per cui lo Spirito ti amò e si comunicò con grazia grande. Ora fortifica il tuo cuore perché il fumo delle lodi non lo travii e ti faccia sonante cembalo, ma senza luminose parole di Sapienza.
39Fortifica il tuo cuore. Ti dico: ” fortifica “. Ti ho detto: ” Non temere ” quando gli uomini ti muovevano battaglia ed eri sola col tuo Dio e il tuo angelo. Ora ti dico: ” Fortifica te stessa “. Fatti tetragona alle lodi così come lo fosti ai biasimi. Non tu, ma Lui, è il degno di lode.
40Alza e affissa il tuo cuore in Lui e qualunque omaggio ti venga reso rendilo a Colui che ne è degno. Sei stata e sei il tramite che porta la Parola di Dio agli uomini. Sii il tramite che porta la lode degli uomini all’Autore del prodigio. L’umile tramite per essere l’utile tramite. Il giusto tramite per essere il santo tramite. Hai sempre superato le battaglie del dolore e ogni dolore ti ha sempre più fatta di Dio. Sappi superare le battaglie della soddisfazione. Sii giusta, umile, fedele.
41A Dio le grazie, Maria mia, diamole a Dio alla fine di questa singolare spiegazione che è ciò che il Signore voleva che io ti dicessi. A Dio le grazie! Alleluia!»
75. LA MORTE DEL CORPO E’ GLORIA RESA A DIO[422]
Inizio della perfezione.
Dice Gesù:
1«Un altro breve insegnamento per quelli che, quasi giunti alla mèta, hanno bisogno di compiere gli ultimi sforzi per toccare vittoriosamente la fine della prova.
2Siate perfetti, ho detto[423]. La perfezione si inizia dalle cose più pesanti e si compie con le più leggere. Si inizia domando la carne, si compie emendando il pensiero da quelle idee che non sono peccato ma che hanno in sé tara di una ingiustizia mentale non gradita a Dio. Compatita da Dio che è misericorde, ma non gradita. Ora, perché voler venire a Me con la veste non bruttata da macchie, ma non fresca e intatta come quella di un giglio che s’è deterso dalla polvere con la rugiada del mattino?
3Io sono la vostra rugiada e mi effondo per levarvi anche le più lievi appannature di umanità e di errore ed imperlarvi della mia Grazia per farvi gioielli del trono del Padre. Vi ho dato il mio Amore e il mio Sangue. Vi ho dato la mia Parola e il mio Corpo. Ma voglio darvi più che la Parola. Voglio darvi il mio Pensiero.
Cosa è il pensiero?
4Che è il pensiero? È l’anima della parola. Quando due si amano, non si accontentano di dirsi le parole necessarie, ma si comunicano anche gli intimi pensieri. Oh! gioia poter dire a chi ci ama quello che come lampo, come musica, come palpito ferve nella mente e per questo fervere ci distingue dai bruti, i cui moti mentali si limitano ai bisogni rudimentali del vivere!
5L’uomo pensa, e dal pensiero trae capolavori d’arte, di genio, di bellezza. L’uomo pensa, e in questo suo pensare ha un intimo amico che empie di compagnia anche la solitudine del romito. Il pensiero dell’uomo spazia, spirituale come è, per tutto l’universo. Si sprofonda nel rammemorare gli evi lontani, si immerge nella previsione dei tempi avvenire, studia e contempla e medita le mirabili opere di Dio nel creato, riflette sui misteri degli uomini (ogni uomo è un mistero chiuso in veste mortale: luminoso o buio a seconda del suo animo santo o satanico; mistero noto a Dio solo a cui nulla è ignoto) e dalla contemplazione delle cose e degli uomini sale alle contemplazioni di Dio. Come aquila che, rapida, saetta da una valle ai suoi picchi e da questi ascende più alto a spaziare nel cielo, a salire verso il sole, a cercare le stelle, così il pensiero umano può salire, spaziare, immergersi nella purità splendente di Dio dopo aver meditato sulla capacità umana, alla immensità divina dopo aver riflettuto alla relatività umana, sull’eternità divina dopo aver contemplato la labilità umana, alla Perfezione dopo aver guardato, senza superbia che acceca, l’umana imperfezione.
6Ebbene: come è dolce comunicare a chi si ama questo nostro pensiero! Le luci di esso offerte come gemme ai più cari! È l’amore dell’amore: il più puro, il più eletto.
7Io voglio darvi il mio Pensiero. Farvi comprendere il Pensiero celato nella Parola. È come se vi prendessi e vi mettessi nella mia Mente e vi facessi conoscere i tesori chiusi in essa. Per farvi sempre più simili a Me e perciò più graditi al Padre mio e vostro.
La morte è una volontà di Dio che si compie.[424].
8Nel Vangelo di Giovanni, possessore perfetto del Pensiero del Verbo di Dio fatto Carne, del pensiero del suo Gesù, Maestro e Amico, è detta una frase: “Ora disse questo per significare con quale morte avrebbe reso gloria a Dio”.
9Con quale morte avrebbe reso gloria a Dio. Figli! Tutte le morti sono gloria resa a Dio quando sono accettate e subìte con santità. Lungi da voi la anche santa invidia di questa o quella morte. Lungi la misurazione umana del valore di questa o di quella morte. La morte è una volontà di Dio che si compie. Anche se l’esecutore di essa è un uomo feroce che si rende arbitro dei destini altrui e per la sua adesione a Satana ne diviene strumento per tormentare i suoi simili ed assassino dei medesimi, maledetto da Me, la morte è sempre l’estrema obbedienza a Dio che ha comminato la morte all’uomo per il suo peccato.[425]
Le due indulgenze plenarie.
10Conoscete tante indulgenze e vi sono anime piccine (non piccole: piccine) le quali, nella loro religione ristretta e fasciata dalle pratiche come una mummia fra le tenebre di un ipogeo, fanno la somma giornaliera di quanti giorni di indulgenza acquistano con questa e quella preghiera. Le indulgenze ci sono perché ne godiate nella vita futura, è vero. Ma fate luce, date ala alla vostra anima e alla vostra religione. Sono cose celesti. Non fatene delle schiave imprigionate in buia carcere. Luce, luce, ala, ala. Alzatevi! Amate! Pregate per amare, siate buoni per amare, vivete per amare.
11Due sono le più grandi indulgenze. Plenarie. E vengono da Dio, da Me Pontefice eterno. Quella dell’Amore che copre la moltitudine dei peccati. Li distrugge nel suo fuoco. Chi ama con tutte le sue forze consuma di attimo in attimo le sue umane imperfezioni. Più di imperfezioni non fa chi ama. La seconda plenaria indulgenza, data da Dio, è quella di una morte rassegnata, quale che sia il genere di essa, di una morte volonterosa di fare la estrema obbedienza a Dio.
La morte del giusto.
12La morte è sempre un calvario. Grande o piccino, è sempre calvario. Ed è sempre “grande” anche se all’apparenza non ha nulla che la faccia apparire tale, perché è proporzionata da Dio alle forze di ognuno (parlo qui dei figli miei, non di quelli che sono figli di Satana), alle forze che Dio aumenta a misura della morte che è destino della sua creatura; ed è grande perché, se è compiuta santamente, assume la grandezza di ciò che è santo. Ogni morte, dunque, santa, è gloria resa a Dio.
13Come è bello vedere la rosa aprirsi sul suo stelo! Eccola: è chiusa come un rubino nel suo castone di smeraldo, ma schiude le lamine del castone e, come bocca che si apre al sorriso, disserra i petali porporini. Risponde col suo sorriso di seta al bacio del sole. Si apre. È una aureola di velluto vivo intorno all’oro dei pistilli. Canta col suo colore e col suo profumo la gloria di Chi l’ha creata, e poi a sera si piega stanca e muore con un più vivo profumare, che è la sua estrema lode al Signore.
14Come è bello udire nei boschi, a sera, il coro degli uccelli che, prima di mettersi a riposo, cantano con tutti i trilli delle loro gole l’orazione di lode al Padre che li ha nutriti! Sembra che il coro cada, ma vi è sempre il più innamorato che lancia un nuovo trillo e incita gli altri a seguirlo, poiché il sole ancor non è caduto e la luce è cosa tanto bella che si deve salutarla perché essa li ami e torni al mattino; poiché ancor il buon Dio permette si veda un chicco sparso al suolo, un moscerino sperduto, un bioccolo di lana da portare ai piccini o da dare al piccolo gozzo che il buon Signore sfama. E il coro continua sinché la luce muore e i riconoscenti si raccolgono sul ramo, pallottoline di tepore che hanno ancora un pigolio sotto le piume per dire: “Grazie, o mio Creatore”.
15La morte del giusto è come quella della rosa, è come il sonno dell’uccello. Dolce, bella, gradita al Signore. Nell’arena di un circo o nel buio del carcere, fra gli affetti familiari o nella solitudine di chi è senza nessuno, rapida o lunga di tormenti, essa è sempre, sempre, sempre gloria resa a Dio.
Invito ad accettare la morte.
16Accettatela con pace. Desideratela con pace. Compitela con pace. La mia pace permanga in voi anche in questa prova, in questo desiderio, in questa consumazione. Abbiate già la mia pace eterna in voi, sin da ora, e per questa estrema cosa.
17Pensate che la morte cruenta di un’Agata non differisce per Me da quella di una Liduina, e quella di una Teresa Martin da quella di un Domenico di Guzman, quella di un Tommaso Moro da quella di un Contardo Ferrini.[426]
18Colui che fa la volontà del Padre mio, Io l’ho detto, è beato. Beato, Io ho detto, e fratello e sorella e madre mia[427]. Io ho detto questo. Perché Io ho reso gloria a Dio mio Padre facendo la sua volontà nella vita e nella morte. Imitate dunque il Maestro vostro ed Io vi chiamerò: “Fratelli miei, sorelle mie”.»
76. L’ANIMA DELL’UOMO
CHE
FA IL MALE[428]
Dio non fa deferenza di persone (Rm 2, 9-11)[429].
Origine del rimorso.
Dice il Ss. Autore:
1«La tribolazione e l’angoscia sono sempre compagne dell’anima dell’uomo che fa il male. Anche se non appare agli occhi degli altri uomini.
2Chi è colpevole non gode di quella pace che è frutto della buona coscienza. Le soddisfazioni della vita, quali che siano, non bastano a dare pace. Il mostro del rimorso assale i colpevoli con assalti improvvisi, nelle ore più impensate, e li tortura. Talora serve a farli ravvedere, talaltra a farli maggiormente colpevoli, spingendoli a sfidare Dio, spingendoli a cacciarlo del tutto dal loro io. Perché il rimorso viene da Dio e da Satana. Il primo lo desta per salvare. Il secondo per finire di rovinare, per odio, per scherno.
L’uomo colpevole.
3Ma l’uomo colpevole, che è già di Satana, non pensa che è il suo tenebroso re che lo tortura dopo averlo sedotto ad essergli schiavo. E accusa solo Dio del rimorso che sente agitarsi in lui, e cerca di dimostrarsi che non teme Dio, che cancella Iddio coll’aumentare le sue colpe senza paura, con la stessa malsana smania con la quale il bevitore, pur sapendo che il vino gli è nocivo, aumenta il suo bere, con la stessa frenesia con la quale il lussurioso aumenta il suo pasto di sozzo piacere, e chi usa droghe venefiche aumenta la dose di esse per godere più ancora e della carne e delle droghe stupefacenti. Tutto ciò nell’intento di stordirsi, inebriarsi[430] di vino, di droghe, di lussuria, al punto da inebetirsi e non sentire più il rimorso. E il colpevole nell’intento di soffocarne la voce sotto quella di trionfi più o meno grandi e temporanei.
4Ma l’angoscia resta. La tribolazione resta. Sono le confessioni che un colpevole non fa neppure a sé stesso, o attende a farle nel momento estremo, quando cade tutto ciò che è scenario dipinto e l’uomo si trova nudo, solo davanti al mistero della morte e dell’incontro con Dio. E questi ultimi sono già i casi buoni, quelli che ottengono pace oltre la vita dopo la giusta espiazione. Talora, come per il buon ladrone[431], giunto al perfetto dolore, è pace immediata.
I grandi colpevoli.
5Ma è molto difficile che i grandi ladroni — ogni grande colpevole è un grande ladrone poiché deruba Dio di un’anima: la sua di colpevole, e di molte anime ancora: quelle travolte nella colpa dal grande colpevole, e sarà chiamato a rispondere di queste, talora buone, innocenti prima dell’incontro col colpevole e dal colpevole fatte peccatrici, più severamente ancora che della sua, ed è grande ladrone perché deruba la sua anima del suo bene eterno, e con la sua le anime di quelli indotti da lui al male — ma è difficile, dico, che un grande, ostinato ladrone, all’ultimo momento giunga al pentimento perfetto. Sovente non giunge neppure al pentimento parziale. O perché la morte lo coglie improvvisa o perché egli respinge la salute sino al momento supremo.
L’inferno e il paradiso.
6Ma la tribolazione e l’angoscia della vita non sono che un minimo saggio della tribolazione e angoscia dell’oltre vita. Poiché l’inferno, la dannazione, sono orrori che anche l’esatta descrizione di essi, data da Dio stesso, è sempre inferiore a ciò che essi sono. Voi non potete, neppure per descrizione divina, concepire esattamente cosa è la dannazione, cosa è l’inferno. Così come visione e lezione divina di ciò che è Dio ancor non può darvi la gioia infinita della esatta conoscenza dell’eterno giorno dei giusti nel Paradiso, così altrettanto né visione né lezione divina sull’Inferno[432] può darvi un saggio di quell’orrore infinito. Per la conoscenza dell’estasi paradisiaca e per l’angoscia infernale, a voi viventi sono messi confini. Perché se conosceste tutto quale è, morireste d’amore o di orrore.
Il premio e il castigo.
7E castigo o premio saranno dati con giusta misura al giudeo come al greco, ossia al credente nel Dio vero come a colui che è cristiano ma fuor dal tronco dell’eterna Vite[433], come all’eretico, come a colui che segua altre religioni rivelate o la sua propria, se è creatura alla quale è ignota ogni religione
8Premio a chi segue giustizia. Castigo a chi fa il male. Perché ogni uomo è dotato di anima e di ragione e per queste ha in sé quanto basta ad essergli guida e legge. E Dio nella sua giustizia premierà o castigherà a seconda che lo spirito seppe, più severamente perciò più lo spirito e la ragione sono di essere civile e a contatto di sacerdoti o ministri cristiani, o di religioni rivelate, e a seconda della fede dello spirito. Perché se uno, anche di chiesa scismatica oppure separata, crede fermamente di essere nella giusta fede, la sua fede lo giustifica, e se opera il bene per conseguire Dio, Bene supremo, avrà, un giorno, il premio della sua fede e del suo retto operare, con maggior benignità divina di quella concessa ai cattolici. Perché Dio calcolerà quanto più sforzo dovettero fare i separati dal Corpo mistico, i maomettani, braminici, buddisti, pagani, per essere dei giusti, essi nei quali la Grazia, la Vita, non sono, e con esse i miei doni e le virtù che da essi doni scaturiscono.
9Non vi è accettazione di persone davanti a Dio. Egli giudicherà per le azioni compiute, non per le origini umane degli uomini. E molti saranno che, credendosi eletti perché cattolici, si vedranno preceduti da molti altri che servirono il Dio vero, a loro ignoto, seguendo la giustizia.»
77. L’INFERNO: I TORMENTI DELL’ANIMA[434]
Ignoranza volontaria.
Dice Gesù:
1«Una volta ti ho fatto vedere il Mostro d’abisso.[435] Oggi ti parlerò del suo regno. Non ti posso sempre tenere in paradiso. Ricordati che tu hai la missione di richiamare delle verità ai fratelli che troppo le hanno dimenticate. E da queste dimenticanze, che sono in realtà sprezzi per delle verità eterne, provengono tanti mali agli uomini.
2Scrivi dunque questa pagina dolorosa. Dopo sarai confortata. È la notte del venerdì. Scrivi guardando al tuo Gesù che è morto sulla croce fra tormenti tali che sono paragonabili a quelli dell’inferno, e che l’ha voluta, tale morte, per salvare gli uomini dalla Morte.
Esistenza dell’Inferno[436].
3Gli uomini di questo tempo non credono più all’esistenza dell’inferno. Si sono congegnati un al di là a loro gusto e tale da essere meno terrorizzante alla loro coscienza meritevole di molto castigo. Discepoli più o meno fedeli dello Spirito del Male, sanno che la loro coscienza arretrerebbe da certi misfatti, se realmente credesse all’inferno così come la Fede insegna che sia; sanno che la loro coscienza, a misfatto compiuto, avrebbe dei ritorni in sé stessa e nel rimorso troverebbe il pentimento, nella paura troverebbe il pentimento e col pentimento la via per tornare a Me.
Opinione sacrilega.
4La loro malizia, istruita da Satana, al quale sono servi o schiavi (a seconda della loro aderenza ai voleri e alle suggestioni del Maligno) non vuole questi arretramenti e questi ritorni. Annulla perciò la fede nell’inferno quale realmente è e ne fabbrica un altro, se pure se lo fabbrica, il quale non è altro che una sosta per prendere lo slancio ad altre, future elevazioni.
5Spinge questa sua opinione sino a credere sacrilegamente che il più grande di tutti i peccatori dell’umanità, il figlio diletto di Satana, colui che era ladro come è detto nel Vangelo[437] , che era concupiscente e ansioso di gloria umana come dico Io, l’iscariota, che per fame della triplice concupiscenza si è fatto mercante del Figlio di Dio e per trenta monete e col segno di un bacio – un valore monetario irrisorio e un valore affettivo infinito – mi ha messo nelle mani dei carnefici[438], possa redimersi e giungere a Me passando per fasi successive.
6No. Se egli fu il sacrilego per eccellenza, Io non lo sono. Se egli fu l’ingiusto per eccellenza, Io non lo sono. Se egli fu colui che sparse con sprezzo il mio Sangue, Io non lo sono. E perdonare a Giuda sarebbe sacrilegio alla mia Divinità da lui tradita, sarebbe ingiustizia verso tutti gli altri uomini, sempre meno colpevoli di lui e che pure sono puniti per i loro peccati, sarebbe sprezzo al mio Sangue, sarebbe infine venire meno alle mie leggi.
Eternità dell’Inferno[439].
7Ho detto[440], Io Dio Uno e Trino, che ciò che è destinato all’inferno dura in esso per l’eternità, perché da quella morte non si esce a nuova resurrezione. Ho detto che quel fuoco è eterno e che in esso saranno accolti tutti gli operatori di scandali e di iniquità. Né crediate che ciò sia sino al momento della fine del mondo. No, ché anzi, dopo la tremenda rassegna, più spietata si farà quella dimora di pianto e tormento, poiché ciò che ancora è concesso ai suoi ospiti di avere per loro infernale sollazzo – il poter nuocere ai viventi e il veder nuovi dannati precipitare nell’abisso – più non sarà, e la porta del regno nefando di Satana sarà ribattuta, inchiavardata dai miei angeli, per sempre, per sempre, per sempre, un sempre il cui numero di anni non ha numero e rispetto al quale, se anni divenissero i granelli di rena di tutti gli oceani della terra, sarebbero meno di un giorno di questa mia eternità immisurabile, fatta di luce e di gloria nell’alto per i benedetti, fatta di tenebre e orrore per i maledetti nel profondo.
8Ti ho detto che il Purgatorio è fuoco di amore. L’Inferno è fuoco di rigore.
Differenza fra purgatorio e inferno[441].
9Il Purgatorio è luogo in cui, pensando a Dio, la cui Essenza vi è brillata nell’attimo del particolare giudizio e vi ha riempito di desiderio di possederla, voi espiate le mancanze di amore per il Signore Dio vostro. Attraverso l’amore conquistate l’Amore, e per gradi di carità sempre più accesa lavate la vostra veste sino a renderla candida e lucente per entrare nel regno della Luce i cui fulgori ti ho mostrato giorni sono[442].
10L’inferno è luogo in cui il pensiero di Dio, il ricordo del Dio intravveduto nel particolare giudizio non è, come per i purganti, santo desiderio, nostalgia accorata ma piena di speranza, speranza piena di tranquilla attesa, di sicura pace che raggiungerà la perfezione quando diverrà conquista di Dio, ma che già dà allo spirito purgante un’ilare attività purgativa perché ogni pena, ogni attimo di pena, li avvicina a Dio, loro amore; ma è rimorso, è rovello, è dannazione, è odio. Odio verso Satana, odio verso gli uomini, odio verso sé stessi.
Le cause del tormento infernale[443].
11Dopo averlo adorato, Satana, nella vita, al posto mio, ora che lo posseggono e ne vedono il vero aspetto, non più celato sotto il maliardo sorriso della carne, sotto il lucente brillio dell’oro, sotto il potente segno della supremazia, lo odiano perché causa del loro tormento.
12Dopo avere, dimenticando la loro dignità di figli di Dio, adorato gli uomini sino a farsi degli assassini, dei ladri, dei barattieri, dei mercanti di immondezze per loro, adesso che ritrovano i loro padroni per i quali hanno ucciso, rubato, truffato, venduto il proprio onore e l’onore di tante creature infelici, deboli, indifese, facendone strumento al vizio che le bestie non conoscono – alla lussuria, attributo dell’uomo avvelenato da Satana – adesso li odiano perché causa del loro tormento.
13Dopo avere adorato sé stessi dando alla carne, al sangue, ai sette appetiti della loro carne e del loro sangue tutte le soddisfazioni, calpestando la Legge di Dio e la legge della moralità, ora si odiano perché si vedono causa del loro tormento.
La natura del tormento: l’Odio[444].
14La parola “Odio” tappezza quel regno smisurato; rugge in quelle fiamme; urla nei cachinni dei demoni; singhiozza e latra nei lamenti dei dannati; suona, suona, suona come una eterna campana a martello; squilla come una eterna buccina di morte; empie di sé i recessi di quella carcere; è, di suo, tormento, perché rinnovella ad ogni suo suono il ricordo dell’Amore per sempre perduto, il rimorso di averlo voluto perdere, il rovello di non poterlo mai più rivedere.
15L’anima morta, fra quelle fiamme, come quei corpi gettati nei roghi o in un forno crematorio, si contorce e stride come animata di nuovo da un movimento vitale e si risveglia per comprendere il suo errore, e muore e rinasce ad ogni momento con sofferenze atroci, perché il rimorso la uccide in una bestemmia e l’uccisione la riporta al rivivere per un nuovo tormento. Tutto il delitto di aver tradito Dio nel tempo sta di fronte all’anima nell’eternità; tutto l’errore di aver ricusato Dio nel tempo sta per suo tormento presente ad essa per l’eternità.
Primo tormento: il fuoco[445].
16Nel fuoco le fiamme simulano le larve di ciò che adorarono in vita, le passioni si dipingono in roventi pennellate coi più appetitosi aspetti, e stridono, stridono il loro memento[446]: “Hai voluto il fuoco delle passioni. Ora abbiti il fuoco acceso da Dio il cui santo Fuoco hai deriso”.
17Fuoco risponde a fuoco. In Paradiso è fuoco di amore perfetto. In Purgatorio è fuoco di amore purificatore. In Inferno è fuoco di amore offeso. Poiché gli eletti amarono alla perfezione, l’Amore a loro si dona nella sua Perfezione. Poiché i purganti amarono tiepidamente, l’Amore si fa fiamma per portarli alla Perfezione. Poiché i maledetti arsero di tutti i fuochi, men che del Fuoco di Dio, il Fuoco dell’ira di Dio li arde in eterno. E nel fuoco è gelo.
Secondo tormento: il gelo[447].
18Oh! che sia l’Inferno non potete immaginare. Prendete tutto quanto è tormento dell’uomo sulla terra: fuoco, fiamma, gelo, acque che sommergono, fame, sonno, sete, ferite, malattie, piaghe, morte, e fatene una unica somma e moltiplicatela milioni di volte. Non avrete che una larva di quella tremenda verità.
19Nell’ardore insostenibile sarà commisto il gelo siderale. I dannati arsero di tutti i fuochi umani avendo unicamente gelo spirituale per il Signore Iddio loro. E gelo li attende per congelarli dopo che il fuoco li avrà salati come pesci messi ad arrostire su una fiamma. Tormento nel tormento questo passare dall’ardore che scioglie al gelo che condensa.
20Oh! non è un linguaggio metaforico, poiché Dio può fare che le anime, pesanti delle colpe commesse, abbiano sensibilità uguali a quelle di una carne, anche prima che quella carne rivestano. Voi non sapete e non credete. Ma in verità vi dico che vi converrebbe di più subire tutti i tormenti dei miei martiri anziché un’ora di quelle torture infernali.
Terzo tormento: l’oscurità[448].
21L’oscurità sarà il terzo tormento. Oscurità materiale e oscurità spirituale. Esser per sempre nelle tenebre dopo aver visto la luce del paradiso ed esser nell’abbraccio della Tenebra dopo aver visto la Luce che è Dio! Dibattersi in quell’orrore tenebroso in cui si illumina solo, al riverbero dello spirito arso, il nome del peccato per cui sono in esso orrore confitti! Non trovare appiglio, in quel rimestio di spiriti che si odiano e nuocciono a vicenda, altro che nella disperazione che li rende folli e sempre più maledetti. Nutrirsi di essa, appoggiarsi ad essa, uccidersi con essa. La morte nutrirà la morte, è detto.[449] La disperazione è morte e nutrirà questi morti per l’eternità.
22Io ve lo dico, Io che pur l’ho creato quel luogo: quando sono sceso in esso per trarre dal Limbo coloro che attendevano la mia venuta, ho avuto orrore, Io, Dio, di quell’orrore; e, se cosa fatta da Dio non fosse immutabile perché perfetta, avrei voluto renderlo meno atroce, perché sono l’Amore e di quell’orrore ho avuto dolore.
23E voi ci volete andare.
La vita incomincia dopo la morte.
24Meditate, o figli, questa mia parola. Ai malati viene data amara medicina, agli affetti da cancri viene cauterizzato e reciso il male. Questa è per voi, malati e cancerosi, medicina e cauterio di chirurgo. Non rifiutatela. Usatela per guarirvi. La vita non dura per questi pochi giorni della terra. La vita incomincia quando vi pare finisca, e non ha più termine.
25Fate che per voi scorra là dove la luce e la gioia di Dio fanno bella l’eternità e non dove Satana è l’eterno Suppliziatore.»
78. L’ANIMA DELL’UOMO CHE AMA TIEPIDAMENTE[450].
Il Purgatorio: fiamme d’amore
Le fiamme espiatrici[451].
Dice Gesù:
1«Ti voglio spiegare cosa è e in cosa consiste il Purgatorio. E te lo spiego Io, con forma che urterà tanti che si credono depositari della conoscenza dell’al di là e non lo sono.
2Le anime immerse in quelle fiamme non soffrono che per l’amore.
3Non immeritevoli di possedere la Luce, ma neppure degne di entrarvi subito, nel Regno di Luce, esse, al loro presentarsi a Dio, vengono investite dalla Luce. È una breve, anticipata beatitudine, che le fa certe della loro salvezza e le fa cognite di cosa sarà la loro eternità ed esperte di ciò che commisero verso la loro anima, defraudandola di anni di beata possessione di Dio. Immerse poi nel luogo di purgazione, sono investite dalle fiamme espiatrici.
4In questo, coloro che parlano del Purgatorio dicono giusto. Ma dove non sono nel giusto è nel volere applicare nomi diversi a quelle fiamme.
5Esse sono incendio d’Amore. Esse purificano accendendo le anime d’amore. Esse dànno l’Amore perché, quando l’anima ha raggiunto in esse quell’amore che non raggiunse in terra, ne viene liberata e si congiunge all’Amore in Cielo.
Il Comandamento d’amore.
6Ti pare dottrina diversa dalla cognita, vero? Ma rifletti.
7Cosa vuole il Dio Uno a Trino per le anime da Lui create? Il Bene.
8Chi vuole il Bene per una creatura, che sentimenti ha per la creatura? Sentimenti d’amore.
9Quale è il comandamento primo e secondo, i due più importanti, quelli che Io ho detto non esservene più grandi ed essere in quelli la chiave per raggiungere la vita eterna? È il comandamento d’amore: “Ama Dio con tutte le tue forze, ama il prossimo come te stesso”[452].
10Per bocca mia e dei profeti e dei santi, cosa vi ho detto infinite volte? Che la Carità è la più grande delle assoluzioni. La Carità consuma le colpe e le debolezze dell’uomo, perché chi ama vive in Dio, e vivendo in Dio poco pecca, e se pecca subito si pente, e per chi si pente vi è il perdono dell’Altissimo.
Il mezzo di riparazione: l’amore.
11A cosa mancarono le anime? All’Amore. Se avessero molto amato, avrebbero commesso pochi e lievi peccati, connessi alla debolezza e imperfezione vostra. Ma non avrebbero mai raggiunto la pertinacia cosciente nella colpa anche veniale. Si sarebbero studiate di non addolorare il loro Amore, e l’Amore, vedendo la loro buona volontà, le avrebbe assolte anche delle venialità commesse.
12Come si ripara, anche sulla terra, una colpa? Espiandola e, se appena si può, attraverso il mezzo con cui si è commessa. Chi ha danneggiato, restituendo quanto ha levato con prepotenza. Chi ha calunniato, ritrattando la calunnia, e così via.
13Ora, se questo vuole la povera giustizia umana, non lo vorrà la Giustizia santa di Dio? E quale mezzo userà Dio per ottenere riparazione? Sé stesso, ossia l’Amore, ed esigendo amore.
14Questo Dio che avete offeso, e che vi ama paternamente, e che vuole congiungersi con le sue creature, vi porta ad ottenere questo congiungimento attraverso a Sé stesso.
Il motore dei tre regni.
15Tutto si impernia sull’Amore, Maria, fuorché per i “morti” veri: i dannati. Per essi “morti” è morto anche l’Amore. Ma per i tre regni ‑ quello più pesante: la Terra; quello in cui è abolito il peso della materia ma non dell’anima gravata dal peccato: il Purgatorio; e infine quello dove gli abitatori di esso condividono con il Padre loro la natura spirituale che li affranca da ogni gravame ‑ il motore è l’Amore. È amando sulla terra che lavorate per il Cielo. È amando nel Purgatorio che conquistate il Cielo che in vita non avete saputo meritare. È amando in Paradiso che godete il Cielo.
L’anima nel Purgatorio.
16Quando un’anima è nel Purgatorio non fa che amare, riflettere, pentirsi alla luce dell’Amore che per lei ha acceso quelle fiamme, che già sono Dio, ma le nascondono Dio per sua punizione.
17Ecco il tormento. L’anima ricorda la visione di Dio avuta nel giudizio particolare. Si porta seco quel ricordo e, poiché l’avere anche solo intravisto Iddio è gaudio che supera ogni creata cosa, l’anima è ansiosa di rigodere di quel gaudio. Quel ricordo di Dio e quel raggio di luce che l’ha investita al suo comparire davanti a Dio, fanno sì che l’anima “veda” nella loro vera entità le mancanze commesse contro il suo Bene, e questo “vedere” costituisce, insieme al pensiero che per quelle mancanze si è volontariamente interdetto il possesso del Cielo e l’unione con Dio per anni o secoli, costituisce la sua pena purgativa.
18È l’amore, e la certezza di avere offeso l’Amore, il tormento dei purganti. Più un’anima nella vita ha mancato e più è come accecata da spirituali cataratte, che le rendono più difficile il conoscere e raggiungere quel perfetto pentimento d’amore che è il coefficiente primo della sua purgazione e dell’entrata nel Regno di Dio. L’amore è appesantito nel suo vivere e reso tardo quanto più un’anima lo ha oppresso con la colpa. Man mano che per potere dell’Amore essa si monda, si accelera la sua risurrezione all’amore e, di conseguenza, la sua conquista dell’Amore, che si completa nel momento in cui, finita l’espiazione e raggiunta la perfezione dell’amore, essa viene ammessa nella Città di Dio.
Suffragio d’amore.
19Bisogna molto pregare perché queste anime, che soffrono per raggiungere la Gioia, siano veloci nel raggiungere l’amore perfetto che le assolve e le unisce a Me. Le vostre preghiere, i vostri suffragi, sono altrettanti aumenti di fuoco d’amore. Aumentano l’ardore. Ma ‑ oh! beato tormento! ‑ aumentano anche la capacità di amare. Accelerano il processo di purgazione. Innalzano a gradi sempre più alti le anime immerse in quel fuoco. Le portano alle soglie della Luce. Aprono le porte della Luce, infine, e introducono l’anima in Cielo.
20Ad ognuna di queste operazioni, provocate dalla vostra carità per chi vi ha preceduto nella seconda vita, corrisponde un soprassalto di carità per voi. Carità di Dio che vi ringrazia di provvedere ai suoi figli penanti, carità dei penanti che vi ringraziano di adoperarvi per immetterli nel gaudio di Dio.
21Mai come dopo la morte della terra i vostri cari vi amano, perché il loro amore è ormai infuso della Luce di Dio e a questa Luce essi comprendono come voi li amate e come avrebbero dovuto amarvi.
22Non possono più dirvi parole che invocano perdono e dànno amore. Ma le dicono a Me per voi, ed Io ve le porto, queste parole dei vostri Morti, che ora vi sanno vedere e amare come si deve. Ve le porto insieme alla loro richiesta di amore e alla loro benedizione. Già valida sin dal Purgatorio, perché già infusa dell’accesa Carità che li arde e purifica. Perfettamente valida, poi, dal momento in cui, liberati, verranno incontro a voi sulle soglie della Vita o si riuniranno a voi nella stessa, se già voi li avete preceduti nel Regno d’Amore.
23Fida in Me, Maria. Io lavoro per te e per i tuoi più cari. Solleva il tuo spirito. Vengo per darti la gioia. Fidati di Me.»
79. LE MANCANZE ALL’AMORE SI ESPIANO CON L’AMORE[453]
I Comandamenti sono imperniate sull’amore.
Dice Gesù:
1«Riprendo l’argomento[454] delle anime accolte nel Purgatorio.
2Se tu hai afferrato il senso completo delle mie parole, non importa. Queste sono pagine per tutti, perché tutti hanno nel Purgatorio degli esseri cari e quasi tutti, con la vita che conducono, sono destinati a sostare in quella dimora. Per gli uni e per gli altri continuo dunque.
3Ho detto che le anime purganti non soffrono che per l’amore ed espiano con l’amore. Ecco le ragioni di questo sistema di espiazione.
4Se voi, uomini irriflessivi, considerate attentamente la mia Legge nei suoi consigli e nei suoi comandi, vedete che essa è tutta imperniata sull’amore. Amore verso Dio, amore verso il prossimo.
Contravvenzione al primo Comandamento.
5Nel primo comandamento Io, Dio, mi impongo al vostro amore riverenziale con tutta la solennità che è degna della mia Natura rispetto alla vostra nullità: “Io sono il Signore Iddio tuo”.
6Troppe volte ve ne dimenticate, o uomini che vi credete dèi e, se non avete in voi uno spirito vivificato dalla grazia, altro non siete che polvere e putredine, animali che all’animalità unite l’astuzia dell’intelligenza posseduta dalla Bestia, che vi fa commettere opere da bestie, peggio che da bestie: da demoni.
7Ditevelo mattina e sera, ditevelo a mezzogiorno e a mezzanotte, ditevelo quando mangiate, quando bevete, quando andate a dormire, quando vi svegliate, quando lavorate, quando riposate, ditevelo quando amate, ditevelo quando contraete amicizie, ditevelo quando comandate e quando ubbidite, ditevelo sempre: “Io non sono Dio. Il cibo, la bevanda, il sonno, non sono Dio. Il lavoro, il riposo, le occupazioni, le opere del genio, non sono Dio. La donna, o peggio: le donne, non sono Dio. Le amicizie non sono Dio. I superiori non sono Dio. Uno solo è Dio: è il Signore mio che mi ha dato questa vita perché con essa mi meriti la Vita che non muore, che mi ha dato vesti, cibi, dimore, che mi ha dato il lavoro perché mi guadagni la vita, la genialità perché testimoni d’essere il re della terra, che mi ha dato capacità d’amare e creature da amare ‘con santità’ e non con libidine, che mi ha dato il potere, l’autorità perché ne faccia mezzo di santità e non di dannazione. Io posso divenire simile a Lui poiché Egli l’ha detto: ‘Voi siete dèi’, ma solo se vivo la sua Vita, ossia la sua Legge, ma solo se vivo la sua Vita, ossia il suo Amore. Uno solo è Dio: Lui. Io sono il suo figlio e suddito, l’erede del suo regno. Ma se diserto e tradisco, se mi creo un regno mio in cui voglio umanamente essere re e dio, allora perdo il Regno vero e la mia sorte di figlio di Dio decade e si degrada a quella di figlio di Satana, poiché non si può contemporaneamente servire l’egoismo e l’amore, e chi serve il primo serve il Nemico di Dio e perde l’Amore, ossia perde Dio”.
8Levate dalla vostra mente e dal vostro cuore tutti i bugiardi dèi che vi avete messi, cominciando dal dio di fango che siete voi quando non vivete in Me. Ricordatevi cosa mi dovete per tutto quanto vi ho dato ‑ e più vi avrei dato se voi non aveste legato le mani al vostro Dio col vostro metodo di vita – cosa vi ho dato per la vita di ogni giorno e per la vita eterna. Per questa, Dio vi ha dato suo Figlio, acciò fosse immolato come agnello senza macchia e lavasse col suo Sangue i vostri debiti e non facesse così ricadere, come nei tempi mosaici, le iniquità dei padri sui figli sino alla quarta generazione dei peccatori, che sono “coloro che mi odiano”[455] poiché il peccato è offesa a Dio e chi offende odia.
9Non alzate altri altari a dèi non veri. Abbiate, e non tanto sugli altari di pietra, ma sull’altare vivo del vostro cuore, solo ed unico il Signore Iddio vostro. A Lui servite e porgete culto vero di amore, di amore, di amore, o figli che non sapete amare, che dite, dite, dite parole di preghiera, parole soltanto, ma non fate dell’amore la vostra preghiera, l’unica che Dio gradisca.
10Ricordate che un vero palpito d’amore, che salga come nube di incenso dalle fiamme del vostro cuore innamorato di Me, ha per Me un valore infinite volte più grande di mille e mille preghiere e cerimonie fatte col cuore tiepido o freddo. Attirate la mia Misericordia col vostro amore. Se sapeste come è attiva e grande la mia Misericordia con chi mi ama! È un’onda che passa e lava quanto in voi costituisce macchia. Vi dà candida stola per entrare nella Città santa del Cielo, nella quale splende come sole la Carità dell’Agnello che si è fatto immolare per voi.
Contravvenzione al secondo Comandamento.
11Non usate il Nome santo per abitudine o per dare forza alla vostra ira, per sfogare la vostra impazienza, per corroborare le vostre maledizioni. E soprattutto non applicate il termine “dio” a creatura umana che amate per fame di sensi o per culto di mente. A Uno solo va detto quel Nome. A Me. E a Me deve essere detto con amore, con fede, con speranza. Allora quel Nome sarà la vostra forza e la vostra difesa. Il culto di questo Nome vi giustificherà, perché chi opera mettendo a sigillo delle sue azioni il Nome mio non può commettere azioni malvagie. Parlo di chi agisce con verità, non dei mentitori che cercano coprire sé stessi e le loro opere col fulgore del mio Nome tre volte santo. E chi cercano di ingannare? Io non sono soggetto ad inganno, e gli uomini stessi, a meno che non siano dei malati di mente, dal confronto delle opere dei mentitori col loro dire comprendono che sono dei falsi e ne provano sdegno e schifo.
Contravvenzione al terzo Comandamento.
12Voi che non sapete amare altro che voi stessi e il vostro denaro, e vi pare perduta ogni ora che non sia dedicata ad accontentare la carne o a impinguare la borsa, sappiate, nel vostro godere o lavorare da ingordi e da bruti, mettere una sosta che vi dia modo di pensare a Dio, alle sue bontà, alla sua pazienza, al suo amore. Dovreste, lo ripeto, avermi sempre presente qualunque cosa facciate; ma poiché non sapete operare conservando lo spirito fisso in Dio, cessate, una volta alla settimana, di operare per pensare unicamente a Dio.
13Questa, che vi può parere legge servile, è invece prova di come Dio vi ama. Lo sa il vostro buon Padre che siete macchine fragili che si usurano nell’uso continuo e ha provveduto alla vostra carne, anche a quella poiché è essa pure opera sua, dandovi comando di farla riposare un giorno su sette per dare ad essa giusto ristoro[456]. Dio non vuole le vostre malattie. Foste rimasti suoi figli, proprio suoi, da Adamo in poi, non avreste conosciuto le malattie. Sono queste frutto delle vostre disubbidienze a Dio, insieme al dolore e alla morte; e come fungaia sono nate e nascono sulle radici della prima disubbidienza: quella d’Adamo, e rampollano le une dalle altre, tragica catena, dal germe che vi è rimasto in cuore, dal veleno del Serpente maledetto che vi dà febbri di lussuria, di avarizia, di gola, di accidia, di imprudenze colpevoli.
14Ed è imprudenza colpevole il voler forzare il vostro essere a continuo lavoro per il guadagno, come lo è il volere super godere della gola o del senso col non contentarvi del cibo necessario alla vita e della compagna necessaria alla continuazione della specie, ma saziandovi oltre misura come animali da pantano e spossandovi e avvilendovi come ‑ anzi, non come bruti, i quali non sono simili ma superiori a voi nel connubio al quale vanno ubbidendo a leggi di ordine ‑ ma avvilendovi peggio dei bruti: come dei demoni che disubbidiscono alle leggi sante dell’istinto retto, della ragione e di Dio.
15Il vostro istinto voi lo avete corrotto ed esso ormai vi conduce a preferire pasti corrotti, formati da lussurie nelle quali profanate il corpo vostro: opera mia; l’anima vostra: capolavoro mio; e uccidete embrioni di vite negandole alla vita, perché le sopprimete anzi tempo volontariamente o attraverso le vostre lebbre che sono veleno mortale alle vite sorgenti.
16Quante sono le anime che un vostro appetito sensuale chiama dal Cielo e alle quali voi chiudete poi le porte della vita? Quante quelle che giungono appena[457] al termine, e vengono alla luce morenti o già morte, e alle quali precludete il Cielo? Quante quelle alle quali voi imponete un peso di dolore, che non sempre possono portare, con una esistenza malata, marcata da morbi dolorosi e vergognosi? Quante quelle che non possono resistere a questa sorte di martirio non voluto, ma apposto da voi come un marchio a fuoco sulla carne, che avete generato senza riflettere che, quando si è corrotti come sepolcri pieni di putredine, non è più lecito generare dei figli per condannarli al dolore e al ribrezzo della società? Quante quelle che, non potendo resistere a questa sorte, si suicidano?
17Ma che credete voi? Che Io le dannerò per questo loro delitto contro Dio e se stesse? No. Prima di loro, che peccano contro due, vi siete voi che peccate contro tre: contro Dio, contro voi stessi e contro gli innocenti che generate per portarli alla disperazione. Pensatelo. Pensatelo bene. Dio è giusto, e se pesa la colpa pesa anche le cause della colpa. E in questo caso il peso della colpa alleggerisce[458] la condanna del suicida, ma carica la condanna di voi, veri omicidi delle vostre creature disperate.
18In quel giorno di riposo che Dio ha messo nella settimana, e vi ha dato l’esempio suo di riposo ‑ pensate, Lui: l’Agente infinito, il Generante che da Sé stesso si genera continuamente, Lui vi ha mostrato il bisogno di riposo, per voi lo ha fatto, per esservi Maestro nella vita. E voi, trascurabili potenze, volete non tenerne conto quasi foste più potenti di Dio! ‑. In quel giorno di riposo per la vostra carne che si spezza sotto fatica eccessiva, sappiate occuparvi dei diritti e dei doveri dell’anima. Diritti: alla Vita vera. L’anima muore se è tenuta separata da Dio. La domenica datela all’anima vostra ‑ poiché non sapete farlo tutti i giorni e tutte le ore ‑ perché in essa domenica essa si nutra della Parola di Dio, si saturi di Dio, per avere vitalità durante gli altri giorni di lavoro. Così dolce il riposo nella casa del padre ad un figlio che il lavoro ha tenuto lontano per tutta la settimana! E perché voi questa dolcezza non la date all’anima vostra? Perché insozzate questo giorno con crapule e libidini, invece di farne una tersa luce per beatitudine vostra di ora e di poi?
Contravvenzione al quarto Comandamento.
19E, dopo l’amore per chi vi ha creato, l’amore a chi vi ha generato e a chi vi è fratello. Se Dio è Carità, come potete dire di essere in Dio se non cercate di somigliarlo nella carità? E potete dire di somigliarlo se amate Lui solo e non gli altri creati da Lui? Sì, che Dio va amato più di tutti, ma non può dire di amare Dio chi spregia di amare coloro che Dio ama.
20Amate dunque per primi quelli che per avervi generato sono i creatori secondi del vostro essere sulla terra. Il Creatore supremo è il Signore Iddio, che forma le vostre anime e, padrone come è della Vita e della Morte, permette il vostro venire alla vita. Ma creatori secondi sono coloro che di due carni e di due sangui fanno una nuova carne, un nuovo figlio di Dio, un nuovo futuro abitante dei Cieli. Perché è per i Cieli che siete creati, perché è per i Cieli che dovete vivere sulla terra.
21Oh! sublime dignità del padre e della madre! Episcopato santo, dico con parola ardita ma vera, che consacra un nuovo servo a Dio col crisma di un amore coniugale, lo lava col pianto della genitrice, lo veste col lavoro del padre, lo rende portatore della Luce infondendo la conoscenza di Dio nelle menti pargole e l’amore di Dio nei cuori innocenti. In verità vi dico che di poco inferiori a Dio sono i genitori solo per il fatto di creare un nuovo Adamo. Ma che poi, quando i genitori sanno fare del nuovo Adamo un nuovo piccolo Cristo, allora la loro dignità è appena di un grado inferiore a quella dell’Eterno.
22Amate dunque di amore unicamente inferiore a quello che dovete avere per il Signore Iddio vostro, il padre e la madre vostra, questa duplice manifestazione di Dio che l’amore coniugale fa divenire una “unità”. Amatela perché la sua dignità e le sue opere sono le più simili a quelle di Dio per voi: sono essi genitori i vostri terreni creatori, e tutto in voi li deve venerare per tali.
23E amate la vostra prole, o genitori. Ricordate che ad ogni dovere corrisponde un diritto e che, se i figli hanno il dovere di vedere in voi la dignità più grande dopo Dio e di darvi l’amore più grande dopo quello totale che va dato a Dio, voi avete il dovere di essere perfetti per non sminuire il concetto e l’amore dei figli verso di voi.
24Ricordatevi che generare una carne è molto, ma è niente nello stesso tempo. Anche gli animali generano una carne e molte volte la curano meglio di voi. Ma voi generate un cittadino dei Cieli. Di questo vi dovete preoccupare. Non spegnete la luce nelle anime dei figli, non permettete che la perla dell’anima dei figli vostri prenda abitudine al fango, perché essa abitudine non la spinga a sommergersi nel fango. Date amore, amore santo ai figli vostri, e non stolte cure alla bellezza fisica, alla cultura umana. No. È la bellezza della loro anima, l’educazione del loro spirito, quella che dovete curare.
25La vita dei genitori è sacrificio come è quella dei sacerdoti e dei maestri convinti della loro missione. Tutte e tre le categorie sono di “formatori” di ciò che non muore: lo spirito, o la psiche, se più vi piace. E dato che lo spirito sta alla carne nella proporzione di 1000 a 1, considerate a quale perfezione dovrebbero attingere genitori, maestri e sacerdoti, per essere veramente quali dovrebbero. Dico “perfezione”. Non basta “formazione”. Devono formare gli altri, ma per formarli non deformi devono modellarli su un perfetto modello. E come possono pretenderlo se sono imperfetti essi stessi? E come possono divenire perfetti essi stessi se non si modellano sul Perfetto che è Dio? E cosa può rendere capace l’uomo di modellarsi su Dio? L’amore. Sempre l’amore. Siete ferro grezzo e informe. L’amore è la fornace che vi purifica e scioglie e vi fa fluidi per colare attraverso le vene soprannaturali nella forma di Dio. Allora sarete i “formatori” altrui: quando vi sarete formati sulla perfezione di Dio.
26Molte volte i figli rappresentano il fallimento spirituale dei genitori. Si vede attraverso ai figli ciò che valevano i genitori. Ché, se è vero che talora da genitori santi nascono figli depravati, questa è l’eccezione. Generalmente uno dei genitori almeno non è santo e, dato che vi è più facile copiare il male che il bene, il figlio copia il men buono. È anche vero che talora da genitori depravati nasce un figlio santo. Ma anche qui è difficile che ambedue i genitori siano depravati. Per legge di compenso il più buono dei due è buono per due e con preghiere, lacrime e parole, compie l’opera di tutti e due formando il figlio al Cielo.
27Ad ogni modo, o figli, quali che siano i vostri genitori, Io vi dico: “Non giudicate, amate soltanto, perdonate soltanto, ubbidite soltanto, fuorché in quelle cose che sono contrarie alla mia Legge. A voi il merito dell’ubbidienza, dell’amore e del perdono, del perdono di voi figli, Maria, che accelera il perdono di Dio ai genitori, e tanto più l’accelera quanto più è perdono completo; ai genitori la responsabilità e il giusto giudizio, sia riguardo a voi, sia per quanto spetta a Dio, di Dio, unico Giudice”.
Contravvenzione al quinto Comandamento.
28Superfluo è spiegare che uccidere è mancare all’amore. Amore verso Dio, al quale levate il diritto di vita e di morte verso una sua creatura e il diritto di Giudice. Solo Dio è Giudice e Giudice santo e, se Egli ha concesso all’uomo di crearsi dei consessi di giustizia per mettervi un freno sia nel delitto sia nella punizione, guai a voi se, come mancate alla Giustizia di Dio, mancate alla giustizia dell’uomo erigendovi a giudici di un vostro simile, che ha mancato o credete che vi abbia mancato.
29Pensate, o poveri figli, che l’offesa, il dolore, sconvolgono mente e cuore, e che l’ira e lo stesso dolore mettono un velo alla vostra vista intellettuale, velo che vi preclude la visione della verità vera e della carità quale Dio ve la presenta perché su di essa sappiate regolare il vostro anche giusto sdegno e non farne, con troppa spietata condanna, una ingiustizia. Siate santi anche mentre l’offesa vi brucia. Ricordatevi di Dio soprattutto allora.
30E voi pure, giudici della terra, siate santi. Avete per le mani gli orrori più vivi dell’umanità. Scrutateli con occhio e mente intrisi di Dio. Vedete il “perché” vero di certe “miserie”. Pensate che se anche sono vere “miserie” della umanità che si degrada, molte sono le cause che le producono. Nella mano che uccise cercate la forza che la mosse ad uccidere e ricordatevi che voi pure siete uomini. Interrogatevi se voi: traditi, abbandonati, stuzzicati, sareste stati migliori di colui o di colei che vi è davanti in attesa di sentenza. Facendo il severo esame di voi, pensate se nessuna donna può accusarvi di essere i veri uccisori del figlio che ella soppresse, perché dopo l’ora gioconda voi vi siete sottratti al vostro impegno d’onore. E, se lo potete fare, siate pure severi.
Contravvenzione al sesto Comandamento.
31Ma se, dopo aver peccato contro la creatura nata da una vostra insidia e da una vostra lussuria, volete ancora ottenere un perdono da Colui che non si inganna e non si smemora con anni e anni di vita corretta, dopo quella scorrettezza che non avete voluto riparare, o dopo quel delitto che avete provocato, siate almeno operosi nel prevenire il male, e specie là dove leggerezza femminile e miseria d’ambiente predispongono alle cadute nel vizio e nell’infanticidio.
32Ricordate, o uomini, che Io, il Puro, non ho ricusato di redimere le donne senza onore. E per l’onore che più non avevano ho fatto sorgere nel loro animo, come fiore da un suolo profanato, il fiore vivo del pentimento che redime. Ho dato il mio pietoso amore alle povere disgraziate che un cosiddetto “amore” aveva prostrate nel fango. Il mio amore vero le ha salvate dalla lussuria che il cosiddetto amore aveva inoculato in loro. Se le avessi maledette e fuggite, le avrei perdute per sempre. Le ho amate anche per il mondo, che dopo averle godute le ricopre di ipocrito scherno e di bugiardo sdegno. Al posto delle carezze di peccato, le ho carezzate con la purezza del mio sguardo; al posto delle parole di delirio, ho avuto per loro parole d’amore; al posto della moneta, vergognoso prezzo del loro bacio, ho dato le ricchezze della mia Verità:
33Così si fa, uomini, per trarre dal fango chi nel fango sprofonda, e non ci si avvinghia al collo per perire in due o non si gettano pietre per sprofondarvele di più. È l’amore, è sempre l’amore che salva.
34Quale peccato contro l’amore sia l’adulterio, ne ho già parlato[459] e non ripeto, per ora almeno. Vi è su questo rigurgito di animalità tanto da dire ‑ e tanto che non capireste neppure, perché d’essere traditori del focolare ve ne vantate ‑ che per pietà della mia piccola discepola mi taccio. Non voglio esaurire le forze della creatura sfinita e turbare il suo animo con crudezze umane poiché, prossimo alla mèta, pensa solo al Cielo.
Contravvenzione al settimo Comandamento.
35Colui che ruba, è ovvio che manchi all’amore. Se si ricordasse di non fare agli altri ciò che non vorrebbe fatto a sé stesso, e amasse gli altri quanto sé stesso, non leverebbe con violenza e frode ciò che è del prossimo suo. Non mancherebbe perciò all’amore, come invece vi manca commettendo ladroneccio che può essere di merce, di denaro, come di occupazione. Quanti furti commettete derubando un posto all’amico, un’invenzione al compagno! Siete ladri, tre volte ladri, facendo ciò. Lo siete più che se rubaste un portafoglio o una gemma, perché senza questi si può ancora vivere, ma senza un posto di guadagno si muore, e con il derubato del posto muore la sua famiglia di fame.
Contravvenzione all’ ottavo Comandamento.
36Vi ho dato la parola come segno di elevazione su tutti gli altri animali della terra. Dovreste dunque amarmi per la parola, dono mio. Ma posso dire che mi amate per la parola, quando di questo dono di Cielo vi fate arma per rovinare il prossimo col giuramento falso? No, non amate né Me né il prossimo quando asserite il falso, ma sibbene ci odiate. Non riflettete che la parola uccide non solo la carne, ma la riputazione di un uomo? Chi uccide odia, chi odia non ama.
Contravvenzione al 9° e 10° Comandamento.
37L’invidia non è carità: è anticarità. Chi desidera smodatamente la roba altrui è invido e non ama. Siate contenti di ciò che avete. Pensate che sotto l’apparenza di gioia vi sono sovente dolori che Dio vede e che sono risparmiati a voi, apparentemente meno felici di coloro che invidiate. Ché, se poi l’oggetto desiderato è la altrui moglie o l’altrui marito, allora sappiate che al peccato d’invidia unite quello di lussuria e di adulterio. Compiete perciò una triplice offesa alla Carità di Dio e di prossimo.
38Come vedete, se voi contravvenite al decalogo contravvenite all’amore. E così è per i consigli che vi ho dato, che sono il fiore della pianta della Carità. Ora, se contravvenendo alla Legge contravvenite all’amore, è ovvio che il peccato è mancanza all’amore. E perciò deve espiarsi con l’amore.
39L’amore che non avete saputo darmi in terra, me lo dovete dare nel Purgatorio. Ecco perché dico che il Purgatorio altro non è che sofferenza d’amore.
40Avete per tutta la vita poco amato Dio nella sua Legge. Vi siete buttati dietro le spalle il pensiero di Lui, avete vissuto amando tutti e poco amando Lui. È giusto che, non avendo meritato l’Inferno e non avendo meritato il Paradiso, ve lo meritiate ora accendendovi di carità, ardendo per quanto siete stati tiepidi sulla terra. È giusto che sospiriate per mille e mille ore di espiazione d’amore ciò che avete mille e mille volte mancato di sospirare sulla terra: Dio, scopo supremo delle intelligenze create. Ad ogni volta che avete voltato le spalle all’amore corrispondono anni e secoli di nostalgia amorosa. Anni o secoli a seconda della vostra gravità di colpa.
41Fatti ormai sicuri di Dio, cogniti della superna bellezza di Dio per quel fugace incontro del primo giudizio, il cui ricordo viene seco voi per rendervi più viva l’ansia d’amore, voi sospirate a Lui, la lontananza di Lui piangete, d’esser stati voi la causa di tale lontananza vi rammaricate e pentite, e sempre più vi rendete penetrabili a quel fuoco acceso dalla Carità per vostro supremo bene.
Suffragio salutare.
42Quando i meriti del Cristo vengono, dalle preghiere dei viventi che vi amano, gettati come essenze d’ardore nel fuoco santo del Purgatorio, l’incandescenza d’amore vi penetra più forte e più addentro e, fra il rutilare delle vampe, sempre più si fa lucido in voi il ricordo di Dio visto in quell’attimo.
43Come nella vita della terra più cresce l’amore e più sottile si fa il velo che cela al vivente la Divinità, altrettanto nel secondo regno più cresce la purificazione, e perciò l’amore, e più prossimo e visibile si fa il volto di Dio. Già traluce e sorride fra il balenare del santo fuoco. È come un Sole che sempre più si fa presso, e la sua luce e il suo calore annullano sempre più la luce e il calore del fuoco purgativo, finché, passando dal meritato e benedetto tormento del fuoco al conquistato e beato refrigerio del possesso, passate da vampa a Vampa, da luce a Luce, salite ad esser luce e vampa in Esso, Sole eterno, come scintilla assorbita da un rogo e come lampada gettata in un incendio.
44Oh! gaudio dei gaudi, quando vi troverete assurti alla mia Gloria, passati da quel regno di attesa al Regno di trionfo. Oh! conoscenza perfetta del Perfetto Amore!
45Questa conoscenza, o Maria, è mistero che la mente può conoscere per volere di Dio, ma non può descrivere con parola umana. Credi che merita soffrire tutta una vita per possederla dall’ora della morte. Credi che non v’è più grande carità di procurarla con le preghiere a chi amaste sulla terra e che ora iniziano la purgazione nell’amore, al quale chiusero in vita le porte del cuore tante e tante volte.
46Animo, benedetta alla quale sono svelate le verità nascoste. Procedi, opera e sali. Per te stessa e per chi ami nell’al di là.
Missione di salvare anime.
47Lascia consumare dall’Amore lo stame di tua vita. Riversa il tuo amore sul Purgatorio per aprire le porte del Cielo a chi ami. Te beata se saprai amare sino all’incenerimento di ciò che è debole e che peccò. Allo spirito purificato dall’immolazione d’amore vengono incontro i Serafini e gli insegnano il “Sanctus” eterno da cantare ai piedi del mio trono.»
80. L’ANIMA CHE AMA PERFETTAMENTE[460]
Potenza che è il Paradiso
1Rifletto su “Nennolina”[461] e Gesù mi dice: «Abbi un lume sulla potenza che è il Paradiso. Pensa che questa creaturina, che appena aveva raggiunto l’uso di ragione, ora, lassù nella Patria dei figli di Dio, possiede un’intelligenza e un sapere per nulla inferiore di quello del più dotto e più longevo dei mistici dottori.
2Il mio e tuo Giovanni, morto centenario dopo aver conosciuto i misteri più alti di Dio; Paolo, l’apostolo scienziato; Tommaso, l’angelico dottore; e con questi tutti i giganti del vero sapere, non possono aggiungere una luce a quella Piccola, mia santa.
3Lo Spirito Santo, di cui fu precoce sposa sulla terra, e alla quale in abbracci di fuoco insegnava[462] ciò che non insegna ai sapienti superbi e umani, fondendola a Lui in questa Patria beata – sulla soglia della quale trovate a dirvi: “Entra e godi, o mia diletta” il Dio Uno a Trino – ha infuso la perfezione del sapere a questa Piccola così come l’infonde agli adulti e ai dotti. Perché ogni vostra sapienza è sempre imperfetta e solo diviene perfetta quando possedete Dio. Dio Verità. Dio Amore.
Perfezione del Paradiso.
4Qui nulla vi è di imperfetto. Ai suoi santi Dio comunica le sue proprietà. Vi fa simili a Lui che vi rimane Re, per giustizia, massima Perfezione perciò, ma che vi è Re che vi apre tutti i suoi tesori e di essi vi copre e penetra.
5Quando hai visto il Paradiso hai detto che ti sembrava che gli spiriti avessero, là, un’età unica, e che solo nella gravità dello sguardo e dei tratti si rivela l’età più o meno adulta. Questo ti è stato mostrato perché tu sei ancora della terra e non avresti potuto comprendere e distinguere altrimenti.
6Ma qui non vi è età. Lo spirito è eternamente giovane come nel momento in cui Dio lo creò per darvelo come anima alla vostra carne. Sino al momento in cui la risurrezione della carne vi ricoprirà di carne glorificata, gli spiriti sono incorporei e uguali. Quando vi appaiono, nelle apparizioni che Io permetto per vostro bene, vi appaiono in forma corporea per pietà della vostra umana incapacità di percepire ciò che non è materia. Si materializzano perciò per esser sensibili a voi.
7Ma qui è luce che canta le lodi a Dio e basta. Luce. Amore. Sapienza.»
81. L’ANIMA IN PARADISO[463]
Vivere da figli di Dio in maniera totale.
Essere figlia di Dio.
Dice Gesù:[464]
1«Sei andata molto vicino al vero ma non lo hai perfettamente raggiunto.[465]
2Coloro che sono meco in Paradiso e che, per motivi imperscrutabili, hanno sulla terra vissuto un’ora di inferno, come tu la chiami, se ne ricordano, è vero. Ma non ne sentono l’amaro, non ne vedono il nero, non ne riceveranno più sussulti d’orrore nel ricordarla. Qui tutto è luce, dolcezza e pace. E nulla può annullarle, neppure il ricordo dei più atroci strazi subiti. Ma il ricordo resta. Non fa più male, ma vive. Esso è fomite ad una carità operante.
3Non dire mai più, mia piccola figlia, non dire mai più: “Se posso essere altrove, non mi vorrò più ricordare d’esser vissuta. Neppure uno sguardo avrò più per questa terra dolorosa dove è tanto dolore e tanto male”. Tu, ragionando così, ragioni umanamente. Questo non lo devi fare. Io ti ho messa fuori dalla piccola cerchia meschina di ciò che è umano. Ti ho già messa nell’infinita e gioiosa libertà del soprannaturale. Spogliati con santa fretta e con ilare volontà da ogni residuo di umano. Sii “figlia di Dio” in maniera totale.
4Esser figlia di Dio in maniera totale vuol dire esserlo come lo si è in Cielo, ossia possedere un amore che supera ogni ostacolo di ricordo amaro, anzi che dei ricordi amari fa pungolo per maggiore carità.
Vivere da figli di Dio.
5Vedi, figlia. Quando si è qui, nel mio Paradiso, si possiede l’Amore, perché il Paradiso è il possesso eterno di Dio che è Amore. Possedendo l’Amore perfetto, lo spirito subisce una metamorfosi di perfezione che ne capovolge anche l’ultimo residuo di giustizia umana.
6Ha sofferto sulla terra uno spirito? Appunto perché è conscio che sulla terra si soffre, ha pietà della terra e si dà ad una carità operante per pietà della terra.
7Ha sofferto sulla terra per causa degli uomini? Perché la terra, per sé stessa, è buona. Vi dà pane e lana, frutti e fuoco, non vi è nemica e crudele come lo è l’uomo. Ma appunto perché sa che sulla terra sono gli uomini quelli che fanno soffrire e che soffrono, ecco che lo spirito indiato sente una santa volontà di agire a pro dei poveri fratelli in esilio. Tutti poveri. Coloro che soffrono e, più, coloro che fanno soffrire, perché si procurano una povertà eterna e un’eterna desolazione.
Il paradiso dei santi e le anime purganti.
8I miei santi, dal seno beatifico della contemplazione, non cessano un momento di operare per voi che siete ancora raminghi nell’esilio, ed è una grande gioia per essi quando un mio sorriso ordina loro di venire fra voi a beneficarvi e a ricondurvi al Bene.
9Il Paradiso dei santi ha due facce. L’una guarda e si bea di Dio. L’altra è volta verso i poveri fratelli e non cesserà, questa vigile e amorosa carità, altro che quando l’ultimo uomo avrà finito di lottare sulla terra. I santi pregano la mia Maestà perché conceda loro di venire a voi per aiutarvi.
10Vedi, figlia? Oggi il mio martire Lorenzo[466] guarda con più amore che mai la povera terra e i poveri uomini, perché, immerso come è nella Carità e nella Sapienza, vede in essa terra e in essi uomini una delle due ragioni principali della sua eterna beatitudine, e vuole beneficarli per riconoscenza di essere stati per lui ragione di gloria. 13Anche se tu fossi nel luogo di temporanea espiazione, avresti questa carità operante. Perché le anime purganti non vedono ancora Dio, ma lo amano già come in Cielo e già hanno gli impulsi caritativi dei beati.
11Non dire, dunque, mai più di voler dimenticare la terra. I miei figli non hanno mai un amore egocentrico, ma imitando il loro Signore irradiano come soli i loro raggi su buoni e malvagi per richiamarli tutti alla Luce.
Pensare da figli di Dio.
12Questa lezione te l’ho voluta dare Io, Padre tuo, che ho tanto amato la terra, di cui conoscevo tutti i misfatti passati e futuri, i misfatti commessi in essa dagli uomini, che mi sono strappato dal seno il mio Verbo per mandarlo a santificare la terra. Il mio Pensiero sapeva che fra i misfatti futuri ci sarebbe stato il deicidio. Eppure ciò non ha posto freno al mio amore. Come non lo ha posto all’amorosa fretta del Verbo, né all’amorosa attività del Paraclito.
13Pensa da figlia di Dio, e la benedizione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo sarà sempre su te.»
82. IL PREMIO DEI BEATI[467]
Somiglianza col Padre
1«È del figlio avere la somiglianza col padre. Ed è stato spiegato[468] in che è la somiglianza e l’immagine dell’uomo, figlio adottivo di Dio, col Padre celeste. Ed è anche stato detto con che mezzi e dietro quale esempio sempre più l’uomo può pervenire alla somiglianza coll’eterna Perfezione. E’ stato infine dato come verità che[469] coloro che vivono secondo lo spirito possono chiamare Dio: ” Padre “, e chiamarlo con la voce a Lui graditissima: quella di Gesù che col suo spirito inabita nei figli di Dio.
2Ma un padre non dà soltanto amore e somiglianza ai figli. Dà anche le sue ricchezze e le sue eredità.
Compartecipazione ai doni
3La Prima Persona della Triade Ss., così come dà al Figlio consustanziale al Padre il Regno e il possesso di tutto quanto è nel Cielo e sulla Terra, così da ai figli di adozione e fratelli nella carne di Gesù, la compartecipazione al Regno e al possesso del Figlio. Già ha dato agli uomini la compartecipazione alla vita divina mediante la Grazia. Già ha dato la compartecipazione ai tesori di Cristo mediante la vita nel Corpo mistico. Ma oltre l’esistenza terrena vuol dare la compartecipazione ai beni celesti, la coeredità con il Cristo.
4Questi i doni e il desiderio del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, i Tre che, come sono una sola cosa, così hanno un sol pensiero, una sola volontà, un solo amore.
Compartecipazione al dolore.
5Quale deve essere il desiderio dei figli di adozione, corrispondente a quello di Dio? Lo stesso: compartecipazione alla vita divina mediante la fedeltà alla Grazia e l’unione al Corpo mistico, e vita vissuta in modo da raggiungere il fine ultimo: la compartecipazione, la coeredità ai beni celesti.
6E dato che s’è visto[470] come non vi è vittoria senza lotta, come non può aversi veste ornata né palma di gloria senza il dolore e senza la croce — i mezzi per cui il Cristo fu dal Padre esaltato dopo la suprema umiliazione[471] e ubbidienza — così come giustamente desiderate d’esser coeredi del Regno celeste di cui l’Agnello di Dio, Verbo incarnato, è il Re dei re e Signore dei signori, così dovete desiderare di essere coeredi della sua parte di dolore, di immolazione, umiliazione, ubbidienza. Perché solo in tal modo potrete con Lui, il Vittorioso e Glorioso, essere glorificati.
7Breve, sempre breve la prova terrena rispetto all’eternità. Relative, sempre relative la sofferenza e la croce rispetto al gaudio celeste e infinito come tutte le cose che vengono da Dio, per coloro che ormai sono nella conoscenza di Dio ” figli suoi e suoi eredi “.
Il premio dei beati.
8Cosa è il premio dei beati? L’avere Dio. Non è dunque errore dire che sarà gaudio infinito, perché Dio è infinito, e nella Rivelazione di Lui, del suo Mistero, i beati godranno un gaudio senza misura e quindi un gaudio infinito.
9Ugualmente: sempre relative saranno le umiliazioni terrene rispetto a quella gloria che si manifesterà negli eletti quando Dio comunicherà ad essi, in misura piena e perfetta, la sua Grandezza, Bellezza, Conoscenza, il suo Fuoco d’Amore, la sua Luce, tutti i suoi Attributi, tutti quei Beni, quelle glorie, quelle virtù, che Egli tende a comunicare in forma relativa, proporzionata al vivente, e sempre più vasta, profonda e alta, a misura che il vivente cresce nella vita soprannaturale e si svuota di sé e d’ogni cosa per accogliere Dio, mentre ancora l’uomo è sulla Terra.
La grande rivelazione dei figli di Dio.
10Allora, e solo allora, alla fine dei tempi, e quando i corpi risorti dei santi saranno assunti alla gloria e ricongiunti allo spirito già beato e glorioso, la creazione, in attesa da millenni[472], vedrà la rivelazione dei figli di Dio. Di quello che sarebbero sempre stati i figli di Dio, dal principio, se al principio il primo di essi non avesse peccato deturpando di una Macchia sacrilega, avvilente, dolorosa, la Creazione perfetta operata da Dio.
il nuovo mondo
11Allora tutte le cose saranno restaurate quali Dio le aveva concepite avanti di crearle. E, gettati il diavolo ed i suoi servi nello stagno eterno[473] senza più libertà di uscita e di azione, per i secoli dei secoli, e con il Principe del male — per cui entrarono[474] nel mondo, con la colpa, il dolore e la morte — spariti dal creato anche la morte e il dolore, le cose di prima cesseranno. Le cose che erano belle, buone, senza lutti e miserie, senza ferocie e menzogne, senza malizie e corruzioni, e che Satana e la debolezza dell’Uomo e degli uomini bruttarono e resero cattive, dolorose, crudeli, subdole e corrotte.
12E sarà il nuovo mondo, con la Gerusalemme eterna[475], il nuovo eterno mondo dove non sarà più possibile a Satana di penetrare, dove non sarà possibile al dolore di torturare, alla malizia di intorbidare, alla violenza di nuocere e dare morte.
13Sarà la grande rivelazione dei figli, del Popolo eterno di Dio, quella rivelazione la cui magnificenza solo Dio, che tutto conosce e vede da eternità, conosce e vede nel suo Pensiero e con l’occhio del Verbo, attraverso al quale anche tutti i figli di Dio avranno la rivelazione perfetta di Dio e lo vedranno e conosceranno senza limitazioni di sorta.»
S O M M A R I O
L’anima la sua natura la sua formazione
Le tre fasi di formazione dell’anima
L’anima è l’alito infuso da Dio.
Le resurrezioni operate da Gesù.
La resurrezione operata da Elia.
L’anima è una particella di Dio.
L’inno di coloro nei quali lo spirito di Dio è vivo.
“Voi siete dèi e figli dell’Altissimo”.
4. L’ANIMA UN DIO OLTRE LA VITA
L’anima assurge a perfezione regale.
Questioni sulla rincarnazione.
La rincarnazione è errore e offesa verso Dio.
Auto ricrearsi con moto di libera volontà.
5. La misura della somiglianza con Dio .
Dio fece l’uomo a sua immagine e somiglianza.
Ignoranza conseguente, non colpevole.
Ignoranza non conseguente, colpevole.
Peccato contro lo Spirito Santo.
L’immagine che per l’uomo Dio ha ideato.
La misura della somiglianza con Dio.
L’anima è uno specchio che riflette Dio.
Dio di ogni anima buona si vuole fare un trono.
Dove è l’anima incorporea e sublime?
La fede è lo stato permanente e necessario dell’uomo.
La parabola del fango che diviene fiamma.
La resurrezione dello spirito.
Ogni anima è fiamma che si fonde con Dio.
8. ATTIVITA’ ETERNA DELL’ANIMA
Il mercante sogna ad occhi aperti.
L‘uomo pensa che da morto lascia tutto
L’anima ha sempre un’attività nell’oltre vita
9. L’UNICA VERA NOBILTA’ DELL’UOMO
Dal dialogo con Claudia moglie di Pilato
L’anima è la vera nobiltà dell’uomo
L’anima è la vera nobiltà dell’uomo.
L’anima è ciò che dell’uomo fa un dio
Dal discorso in una città levitica
L’anima è il luogo dove si parla con Dio.
Dal rimprovero di Gesù all’Iscariota
L’anima dà l’identità divina all’uomo
L’anima distingue l’uomo dall’animale.
Essenza che dà l’identità divina all’uomo
Ultimo gradino della scala ascensionale
Anima scaturita dalla Trinità.
Iniziatrice del perdono dell’Eterno all’uomo.
L’anima di Maria scintilla vitale.
Il regno degli spiritualizzati.
L’uomo morso dalla concupiscenza.
L’anima in un coma spirituale.
Il regno degli spiritualizzati.
Tornerà Re fulgido di un popolo fulgido.
13. La grazia dà la vita dello spirito.
Perfezione della creatura umana.
I veleni del morso di Lucifero.
Cause della rovina e del silenzio di Dio.
15. CHI VIVE IN CRISTO NON MUORE.
La morte non vi separa, se vivete nel Signore.
Al termine della vita terrena.
LA BEVANDA E IL CIBO DELLE ANIME
Cibo Testimonio della Bontà di Dio.
L’Amore vi apre le sue ricchezze.
Criterio per diffondere le rivelazioni.
18. il cibo che alimenta OGNI anima
Amare è fondersi, fondersi è comprendersi.
Gesù prende dimora nel cuore che lo ama.
19. Il Cibo che dà Vita eterna.
Frutti eterni dell’Eucarestia.
20. L’Eucaristia è il cuore di Dio.
Amore speciale per la sposa vittima.
Riparazione alle Ostie profanate.
L’Eucaristia è il cuore di Dio.
Effetti della comunione eucaristica.
Preghiera di riparazione alle Ostie profanate.
21. L’Eucarestia è carne, ma è anche sangue.
Raccoglier il Sangue e spargerlo spiritualmente.
Sangue che sazia la sete spirituale.
22. La parola, il nome nuovo, il trono.
4«Sì, l’amore medica di tante cose…
La santità fa l’anima vittoriosa.
La vita eterna è promessa agli operatori di pace.
L’anima appestata dai vizi carnali
Il vizioso impenitente ha la sua anima degna di Satana.
Infelicità delle anime cattive.
Uno solo è l’amore dell’anima.
26. Anime rintronate da Satana.
Anime che si lasciano morire d’inedia.
Modo di trattare certe anime infelici.
27. REGRESSO VERSO LA BESTIALITA’
In anime corrotte stanno manifestazioni di peccato.
Anime regredite verso la bestialità
L’amore misconosciuto è un tormento.
Priorità dei diritti dell’anima.
Priorità della ricerca di Dio.
Trovato Dio, non separatevi più da Lui.
29. LE ANIME ebre e FEDIFRAGhe
Società di pazzi e di fedifraghi.
Anime corrose brulicanti di vermi.
Cristiani bugiardi nello spirito.
L’Iscariota sorpreso a rubare.
Un passo, un gesto, e una parola.
Il Messia non odia e non maledice.
L’iscariota posseduto da satana.
Virtù, silenzio, preghiera, vincono Satana.
La forza del Salvatore è l’amore.
La regola perfetta della salvezza.
Il capo stipite dei satanismi e gli eretici
Chi si dà a Satana diventa stolto.
Il capo stipite degli eretici.
Il puro, il saggio, il malizioso.
Per essere maestri bisogna essere stati scolari.
Il Messia insegna a vivere da dèi.
Peccato è consenso alla tentazione.
Al massimo della sopportazione.
Il Messia al massimo di sopportazione.
31. PERDITA E RICUPERO DELLA vita spiritale
Le anime sono generate per la perfezione.
La perdita della vita dell’anima
Le anime rigenerate alla Grazia.
32. L’ANIMA IN GRAZIA. IL PECCATO ORIGINALE
Nota per i cristiani del ventesimo secolo.
L’anima è spirito somigliante a Dio.
L’anima in grazia possiede Dio.
Saper interrogare la propria anima.
Il Peccato Originale: La metaforica pianta.
Lucifero: L’incubatore del Male..
Il peccato originale: La metaforica pianta .
La paga del peccato è la morte.
Continua nota ai cristiani del ventesimo secolo.
Amore è darsi, offrirsi, immolarsi..
Simbolico anche il frutto offerto e mangiato.
Il novanta per cento fra i cristiani è simile a Eva.
35.LO SPIRITO CHE SI CONVERTE VIVRA’
Morirà solo l’anima che ha peccato
Lo spirito che si converte vedrà Dio
Lo spirito che si converte vedrà Dio.
36. RESPONSABILITA’ SPIRITUALE
Intercessione per la salute di un malato.
Una moglie intercede per la guarigione del marito.
Affidare al Padre dei Cieli ogni cosa.
37. FERMEZZA E FORZA DELL’ANIMA
e barriere e il Sole dell’anima.
La concupiscenza di carne, di denaro, di potere
39. le anime che vincono lucifero nelle loro BATtAGLiE
Capacità e potenza di Lucifero.
2. Le opere di giustizia salvano il mondo.
3. Non ci indurre in tentazione.
4. La prudenza nei consacrati.
6. Magnificare il Signore con l’umiltà.
6. La santità salva le anime incarcerate
7. Le anime e i selvaggi spirituali.
41. CONDIZIONI PER SALVARE L’ANIMA
Essere generosi con la propria anima.
42. METODO PER GUIDARE E SALVARE ANIME
Istruzione privata alla sua Portavoce.
Il dolore fisico e il dolore spirituale.
43. VIVERE PER LE ANIME E PER DIO
Parabola della perla preziosa.
44. L’ANIMA E IL LIBERO ArBitRIO
Parabola della vigna e del vignaiolo.
Parabola della vigna e il vignaiolo.
L’ anima e il libero arbitrio.
L’uso della ragione è responsabilità
Il libero arbitrio e le sue voci
Il libero arbitrio e la cattiva volontà
Il libero arbitrio e le passioni
Il libero arbitrio e la buona volontà
45. sul modo di curare le anime
L’uomo animale non comprende la salute spirituale.
Costanza nel lavoro per la conversione.
Le anime e il bosco di Terebinti.
L’arte dei Maestri e Medici di anime.
L’ amore vi consacra al ministero delle anime.
46. L’ANIMA LAVORATA PER LA VITA ETERNA
Metodo per avere lana soffice.
L’anima lavorata alla vita eterna.
Lo strumento che lavora l’anima.
L’anima selvaggia e insatanata.
47. REGOLE PER GIUNGERE LA SANTITA’
48. TRE ACCELERAZIONI PER RAGGIUNGERE LA PERFEZIONE.
Regola 2: Dio permette tutto per bontà.
Regola 3: Cambiare in bene ciò che è male.
49. L’ARTE DI PROGREDIRE NELLA VITA SPIRITUALE.
Spogliarsi dell’affanno spirituale.
Regola per seguire la via dello spirito.
Calma, carità e fiducia in Gesù.
50. Chiamati ad essere perfetti.
Chiamati con vocazione speciale.
Esempio di fedeltà e d’infedeltà.
41. MISURA DELLA PERFEZIONE DA RAGGIUNGERE
Santità epidermica, dell’involucro dell’anima.
Santità spirituale è la perfezione dello spirito.
Il Liberatore dalla schiavitù del peccato.
Guida per condursi alla perfezione.
Parabola della polvere e i massi
Similitudine della neve e il giglio
Il segno dell’amore di Gesù nell’anima
FORMAZIONE ALL’INTIMITÀ CON DIO
53. FORMAZIONE ALL’INTIMITA’ CON DIO
Segreto per ascoltare e vedere Dio
54. il grappolo, il sole, il vignaiolo.
La parabola del grappolo d’uva.
Aumento di sforzo e generosità.
55. VITA DELL’ANIMA NEL PIANO SPIRITUALE
Equilibrio nel piano dello spirituale.
I viventi nel piano spirituale.
Eroicità dello spirito per puro amore.
Gioie dello spirito e dolori della carne.
23Sì, ti benedico. Va’ in pace.»
Come i fiori lungo un sentiero.
57. LA VOCE DI DIO E I REQUISITI PER SENTIRLA
La voce spirituale e ineffabile di Dio (Cap. 4°)
Ogni uomo sente l’appello di Dio.
Il superbo non distingue la voce di Dio.
Requisiti per sentire la voce di Dio.
58. INABITAZIONE DI DIO NELL’ANIMA
La Trinità inabita nell’anima.
Lo Spirito Santo riempie l’universo.
Infusione dello Spirito di Dio nell’anima.
Divina Genitrice e santa Matrice.
59. L’ANIMA PARTECIPE DELLA DIVINA NATURA
Lo Spirito di Cristo abita in noi (Rm 8,11)
Nessuno ignora il giogo del peccato originale.
Non perirà chi vive in Cristo.
Pietre vive della casa spirituale.
60. IL DONO DELLO SPIRITO DIVINIZZATO.
Vivere la vita dello spirito (Rm 8,12-16)
L’uomo deve riconoscenza allo spirito.
L’uomo spirituale è “figlio di Dio”.
L’uomo animale è figlio di Satana l’omicida.
La carne è serva dello spirito.
Il dono dello spirito divinizzato.
61. Termine della perfezione è l’amore.
62. I DIRITTI DELL’ANIMA E IL DOVERE DELLA CARNE
L’anima ha diritti superiori a quei della carne.
Assidua attenzione, volontà di essere buoni.
63. L’ANIMA SULLE ORME DEL MAESTRO
Conseguenze del sistema superbo.
L’universo obbedisce ad una legge di amore verso Dio.
Regolarsi in proporzione all’amore di Gesù per noi.
64. Gli amorosi rapporti fra Dio e l’anima.
57. L’AMORE E LA NOTTE OSCURA DELL’ANIMA..
65. Amore reciproco tra l’anima e lo Sposo.
Violenza distruggente dell’amore.
66. La bellezza dell’anima sposa.
La sposa del Canto dei Cantici.
Curare lo spirito, non reprimere la carne.
L’INFEDELTA’ ALL’AMORE SI ESPIA CON L’AMORE.
67. Le ultime parole di Gesù sulla croce .
Insegnamenti di Gesù sulla Croce
Considerate il valore del vostro spirito.
68. Il Purgatorio: fiamme d’amore.
Il mezzo di riparazione: l’amore.
69. L’UNIONE MISTICA DELL’ANIMA CON DIO
Io dormo, ma il mio cuore veglia.
Comportamento di Dio con l’anima tiepida.
Priorità dei diritti dell’anima.
Priorità della ricerca di Dio.
Trovato Dio, non separatevi più da Lui.
70. LE ASTUZIE DELLA SCIENZA D’AMORE
Aumento di bellezza e ornamenti.
Anima coraggiosa intrepida audace.
Le ultime rifiniture dell’abito nuziale.
Vivere in Maria e uniti a Maria.
Possedere l’Amore è l’unica cosa che conti..
Sigillo sul tuo cuore è l’Amore.
71. IL GENERATORE DI CRISTO IN NOI
L’Ispiratore della creazione dell’uomo.
72. IL FORMATORE E L’EDUCATORE DEL NOSTRO SPIRITO
Lo Spirito che guida alla verità tutta intera
Il custode, il depositario di tutte le verità .
L’educatore, l’istruttore e guida.
Requisiti per conoscere lo Spirito Santo.
Dà la conoscenza e al possesso del Dio nascosto.
Convertirsi allo Spirito Santo.
73. IL PURIFICATORE E IL PERFEZIONATORE DELLE ANIME
74. L’ANIMA DEGNA DEL BATTESSIMO DI FUOCO
Importanza del grado d’amore raggiunto dell’anima.
Lo Spirito del Signore riempie tutto il mondo.
La Pentecoste nella sua preparazione, forma ed effetti.
I tre tempi della preparazione.
La Pentecoste forma ed effetti.
Superare la battaglia della soddisfazione.
75. LA MORTE DEL CORPO E’ GLORIA RESA A DIO
La morte è una volontà di Dio che si compie..
76. L’ANIMA DELL’UOMO CHE FA IL MALE
Dio non fa deferenza di persone (Rm 2, 9-11).
77. L’INFERNO: I TORMENTI DELL’ANIMA
Differenza fra purgatorio e inferno.
Le cause del tormento infernale.
La natura del tormento: l’Odio.
La vita incomincia dopo la morte.
78. L’ANIMA DELL’UOMO CHE AMA TIEPIDAMENTE.
Il mezzo di riparazione: l’amore.
79. LE MANCANZE ALL’AMORE SI ESPIANO CON L’AMORE
I Comandamenti sono imperniate sull’amore.
Contravvenzione al primo Comandamento.
Contravvenzione al secondo Comandamento.
Contravvenzione al terzo Comandamento.
Contravvenzione al quarto Comandamento.
Contravvenzione al quinto Comandamento.
Contravvenzione al sesto Comandamento.
Contravvenzione al settimo Comandamento.
Contravvenzione all’ ottavo Comandamento.
Contravvenzione al 9° e 10° Comandamento.
80. L’ANIMA CHE AMA PERFETTAMENTE
Vivere da figli di Dio in maniera totale.
Il paradiso dei santi e le anime purganti.
La grande rivelazione dei figli di Dio.
[1] 29 giugno 1945. MARIA VALTORTA, L’Evangelo come mi è stato rivelato, CEV. Vol. 3 N° 204. Isola del Liri (FR)
[2] “Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita (anima spirituale) e l’uomo divenne un essere vivente” (Genesi2,7). “E ritorni la polvere alla terra, com’era prima, e lo spirito torni a Dio che lo ha dato” (Qoèlet 12,7). Dio inspirò nell’uomo un’anima attiva e gli infuse uno spirito vitale e poi sarà richiesto all’uomo l’uso fatto di quest’anima (cfr. Sap.15, 8.11)
[3]Fase di creazione: “Avevo avuto in sorte un’anima buona” (Sap 8,19) Tutte le anime vengono dalla stessa sorgente di bontà che è Dio perciò tutti abbiamo ricevuto in sorte un’anima buona è il corpo corruttibile che appesantisce l’anima (Sap 9,15) e sono i desideri della carne quelle che fanno guerra all’anima (1Pt 2,11). Quindi non conviene vivere secondo la carne. “poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l’aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete” (Rm 8,12-13)
[4]Ricreazione: “Se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio” (Gv 3,3). Rinascere, convertirsi, rinnovarsi è impegno giornaliero dell’anima che vuole progredire: “l’uomo interiore si rinnova di giorno in giorno” (2 Cor 4,16). “Dovete deporre l’uomo vecchio con la condotta di prima, l’uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici e dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente, e rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera” (Efesini 4,22-24). “Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono” (Rm 12,2).
[5]Di perfezione: “Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5,48). “Per il resto, fratelli, state lieti, tendete alla perfezione” (2Cor 13,11). “Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza: Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è vincolo di perfezione” (Colosesi (3,12-14)
[6] Scritto il 15 giugno 1944. MARIA VALTORTA, Quaderni del 1944, CEV, Isola del Liri (FR)
[7] Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente (Gen 2,7).
[8] Genesi 2, 7.
[9] Mt 9, 25; Mc 5, 41; Lc 7, 14; 8, 54.
[10] Gv 11, 1‑44.
[11] Giovanni 11, 1-44.
[12] Elia si distese tre volte sul bambino morto e invocò il Signore: “Signore Dio mio, l’anima del fanciullo torni nel suo corpo”. Il Signore ascoltò il grido di Elia; l’anima del bambino tornò nel suo corpo e quegli riprese a vivere (1 Re 17,17-24).
[13] La citazione, esatta secondo la nomenclatura allora in uso, corrisponde a: 1 Re 17, 17-24.
[14] Chi sa se il soffio vitale dell’uomo salga in alto e se quello della bestia scenda in basso nella terra? (Qo 3,21). Ritorni la polvere alla terra, com’era prima, e lo spirito torni a Dio che lo ha dato (Qo 12,7). Se nascondi il tuo volto, vengono meno, togli loro il respiro, muoiono e ritornano nella loro polvere. Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra (Sal 104,29-30). Se Egli richiamasse il suo spirito a sé e a sé ritraesse il suo soffio, ogni carne morirebbe all’istante e l’uomo ritornerebbe in polvere (Gb 34,14-15). Per l’uomo assennato la strada della vita è verso l’alto, per salvarlo dagli inferi che sono in basso (Pr 15,24).
[15] Probabile allusione ad Ecclesiaste 3, 21.
[16] Scritto il 2 aprile 1947. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[17]Genesi 2, 7.
[18]Salmo 82, 6; Giovanni 10, 34
[19]Segue nel quaderno autografo, inspiegabilmente, la fedele trascri- zione, senza sostanziali modifiche, di tutto il presente scritto del 2-4-1947.
[20] Scritto il 3 novembre 1946. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[21]Rm 6,1-11; Ef 4,17 Col 3,5-17
[22] Scritto il 14 luglio 1944, Quaderni del 1944. Op. Cit. Ogni uomo ha in sé l’immagine che Dio ha ideato, ma non tutti gli uomini hanno la somiglianza con Dio.
[23] Genesi 1, 27.
[24] Zaccaria 11, 17 (idolo secondo la volgata, stolto secondo la neo-volgata
[25] Giovanni 16, 12-15.
[26] Matteo 12, 31-32; Marco 3, 28-29; Luca 12,10
[27] Genesi 2, 7.
[28] Alla risurrezione della carne, quando sarà noto il mistero delle coscienze, i beati avranno un aspetto semidivino, mentre i dannati avranno un aspetto demoniaco.
[29] Matteo 5, 48.
[30] Luca 9, 62.
[31] 19 maggio 1945. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[32] “Anima” significa il principio spirituale dell’uomo.
[33] L’uomo percepisce segni della propria anima spirituale. “Germe dell’eternità che porta in sé, irriducibile alla sola materia” la sua anima non può avere la propria origine che in Dio solo (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 33).
[34] L’uomo è dotato di “un’anima spirituale ed immortale” (Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 14).
[35] 11 agosto 1945. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[36] 2 Maccabei 1,18-36
[37] 25 settembre 1945. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[38] Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura. Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà. Agli occhi degli stolti parve che morissero; la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace. Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi, la loro speranza è piena di immortalità. Per una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé: li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come un olocausto. (Sapienza 2,23; 3,1-6).
[39] Nel giorno del loro giudizio risplenderanno; come scintille nella stoppia, correranno qua e là. Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli e il Signore regnerà per sempre su di loro (Sap. 3,7-8). Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi (Sal. 27,13).
[40] L’anima del malvagio desidera far il male (Proverbi 21,10)
[41] Vidi sotto l’altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano resa. E gridarono a gran voce: “Fino a quando, Sovrano, tu che sei santo e verace, non farai giustizia e non vendicherai il nostro sangue sopra gli abitanti della terra?” (Ap.6,9-10).
[42] Il frutto del giusto è un albero di vita (Proverbi 11,30).
[43] 4 maggio 1945. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[44] 13 gennaio 1945. L’Evangelo come mi è stato rivelato, Vol.1 N° 77. Op. Cit.
[45]Espressione popolare per far capire ad una pagana e peccatrice la sublimità della virtù e la degradante bassezza del vizio
[46] 26 novembre 1945. L’Evangelo come mi è stato rivelato. Vol. 5. N° 342. Op. Cit.
[47] 13 ottobre 1945. L’Evangelo Vol. 5. N° 301. Op. Cit.
[48] MARIA VALTORTA, Lezioni sull’Epistola di Paolo ai Romani, C.E.V., Isola del Liri, 1993. 12-2-48
[49] Nel senso spiegato ne I quaderni del 1943, pagg. 366-367 e 404
[50] Scritto il 25 novembre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[51] Gesù è il Re mandato a liberarci dal mondo corrotto: Così dice il Signore vostro Redentore, il Santo di Israele: “Per amor vostro l’ho mandato contro Babilonia e farò scendere tutte le loro spranghe, e quanto ai Caldei muterò i loro clamori in luto. Io sono il Signore, il vostro Santo, il creatore di Israele, il vostro Re” (Is 43,14-15).
[52] Forse per l’esigenza di qualche correzione, il pezzo che va da redenzione – opera più specialmente fino a Quella senza colpa, è scritto su una striscia perfettamente incollata alla pagina. Le parole tutta bella e pura che immediatamente seguono, e che potevano risultarne confuse, vengono dalla scrittrice richiamate e ripetute in calce
[53] “Faccio una cosa nuova”: Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? (Is 43,18-19).
[54] Alba serena del giorno della Redenzione: Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa. Mi glorificheranno le bestie selvatiche, sciacalli e struzzi, perché avrò fornito acqua al deserto, fiumi alla steppa, per dissetare il mio popolo, il mio eletto. Il popolo che io ho plasmato per me celebrerà le mie lodi (Is 43,19-21).
[55] La Buona Novella. Op. Cit. Vol. 1. N° 4
[56]“Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente” Gen 2,7
[57] Scritto il 16 agosto, sera 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[58] Croce/ Mt 27,48; Mc 15,36; Lc 23,36; Gv 19,29.
[59] Nel dettato del 9 luglio, pag. 77.
[60] passi è lettura incerta; potrebbe leggersi anche padri
[61] “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,4.9).
[62] Mc 15,26; Gv 19,19.
[63] fossi è nostra correzione da fosti
[64] Senza data
[65] Scritto lo stesso 7 giugno 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[66] Già nel dettato del 6 giugno, pag. 16.
[67] potestà è nostra correzione da podestà
[68] Matteo 12,31-32; Marco 3,28-30; Luca 12,10.
[69] Scritto il 12 agosto 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[70] in cui è nostra correzione da che
[71] Nel senso spiegato nei dettati del 17 agosto (pag. 93), del 1° ottobre (pag.247), del 7 ottobre (pag. 271), del 10 ottobre (pag. 279).
[72] Scritto il 9 ottobre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[73] Per la morte della mamma.
[74] attende è nostra correzione da attendo
[75] Scritto il 26 maggio 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.
[76] Ascoltate e voi vivrete: O voi tutti assetati venite all’acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro e, senza spesa, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro patrimonio per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e voi vivrete (Is 55,1-3). A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita. Chi sarà vittorioso erediterà questi beni; io sarò il suo Dio ed egli sarà mi figlio (Ap 21,6-7).
[77] Ma apparirà evidente che il dettato è dello Spirito Santo.
[78] Isaia 55, 1.
[79] Carne e Sangue divino: Avvicinatevi a me, voi che mi desiderate, e saziatevi dei miei prodotti. Poiché il ricordo di me è più dolce del miele, il possedermi è più dolce del favo di miele. Quanti si nutrono di me avranno ancora fame e quanti bevono di me, avranno ancora sete (Sir 24,18-20). Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darà è la mia carne per la vita del mondo. Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. Chi mangia la mia carne a beve il mio sangue dimora in me io in lui (Gv 6,51.53-56)
[80] Testimonianza fra i popoli: Ecco l’ho costituito testimonio (eucaristico) fra i popoli, principe e sovrano sulle nazioni. Ecco tu chiamerai gente che non conoscevi; accorreranno a te popoli che non ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio, del Santo di Israele, perché egli ti ha onorato. Cercate il Signore (eucaristico) mentre si fa trovare, invocatelo, (e mangiatelo) mentre è vicino (pane consacrato nei tabernacoli) (Is 55,4-6).
[81] Nel senso del «Credo»: “…discese dal Cielo… e si è fatto uomo”.
[82] Il pane e il vino della Sapienza: La Sapienza si è costruita la casa, ha intagliato le sue sette colonne. Ha ucciso gli animali, ha preparato il vino e ha imbandito la tavola. Ha mandato le sue ancelle a proclamare sui punti più alti della città: “Chi è inesperto accorra qui!”. A chi è privo di senno essa dice: “Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato. Abbandonate la stoltezza e vivrete, andate diritti per la via dell’intelligenza” (Pr 9,1-6).
[83] Scritto il 21 giugno 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[84] essicca è nostra correzione da essica
[85] sono è nostra correzione da siano
[86] Giovanni 4,15.
[87] Luca 12,48.
[88] Lo stesso giorno 21 giugno 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[89] Vedi la nota 6 di pag. 21.
[90] Padre Migliorini.
[91] Scritto il 18 agosto 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[92] Il cibo del vincitore: “Sei costante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti. Ho però da rimproverarti che hai abbandonato il tuo amore di prima. Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti e compi le opere di prima. Se non ti ravvedrai, verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto… Al vincitore darò da mangiare dell’albero della vita, che sta nel paradiso di Dio” (Ap 2,3-7).
[93] quest’ultima è nostra correzione da quest’ultimo
[94] dentro per dentro significa ogni tanto, di tanto in tanto
[95] Gv 14,23.
[96] Scritto il 7 ottobre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[97] “Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane. Guardate Israele secondo la carne: quelli che mangiano le vittime sacrificali non sono forse in comunione con l’altare? (1cor 10,16-17)
[98] La morte della mamma, cui si riferiscono brani e dettati del 2‑3 ottobre (pag. 249), del 4‑5 ottobre (pag. 269), del 9 ottobre (pag. 273).
[99] La scrittrice annota in calce, a matita: S. Paolo, lettera ai Corinti, c. 10, v. 16‑17
[100] Lc 7,11-17.
[101] Scritto il 4 giugno 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[102] La frase viene ripresa e spiegata nel dettato del 12 giugno, pag. 30.
[103] fossi è nostra correzione da fosti
[104] Scritto lo stesso 28 giugno 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit. Gesù sanguinante invita a raccogliere il suo Sangue eucaristico. Preghiera al divinissimo Sangue.
[105] Scritto il 19 agosto 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[106] La manna e il sassolino bianco: “So che abiti dove satana ha il suo trono; tuttavia tu tieni saldo il mio nome e non hai rinnegato la mia fede … Ma ho da rimproverarti alcune cose: hai presso di te seguaci della dottrina di Balaàm, il quale insegnava a Balak a provocare la caduta dei figli d’Israele, spingendoli a mangiare carni immolate agli idoli e ad abbandonarsi alla fornicazione … Ravvediti dunque; altrimenti verrò presto da te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca Al vincitore darò la manna nascosta e una pietruzza bianca sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce all’infuori di chi la riceve” (Ap 2,12-18).
[107] Ap 2,17.
[108] Mt 7,6.
[109] Il vincitore diverrà colonna nel tempio di Dio: Così parla il Santo, il Verace: Ho aperto davanti a te una porta che nessuno può chiudere … Poiché hai osservato con costanza la mia parola, anch’io ti preserverò nell’ora della tentazione che sta per venire sul mondo intero, per mettere alla prova gli abitanti della terra. Verrò presto. Tieni saldo quello che hai, perché nessuno ti tolga la corona. Il vincitore lo porrò come una colonna nel tempio del mio Dio e non ne uscirà mai più. Inciderò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio, della nuova Gerusalemme che discende dal cielo, da presso il mio Dio, insieme con il mio nome nuovo” (Ap 3,7-12).
[110] Il mondo corre verso l’abisso perché non ha saputo custodire la Legge di Dio, lasciando spazio al dominio di Satana che è il nemico da vincere per meritare premio.
[111] 18 ottobre 1945. L’Evangelo. Op. Cit. Vol. 5 N° 306.
[112]< Questa espressione contiene un insegnamento ed un ammonimento, e non significa affatto che Gesù sia stato in ozio, ma soltanto che sia passato dal lavoro delle mani ad altro lavoro, come è detto esplicitamente nei due seguenti capoversi. Gesù, infatti, è il Lavoratore Completo e Perfetto: divino ed umano, dello spirito. Della mente, del braccio; Egli è modello e protettore di ogni categoria di lavoratori>.
[113] 31 dicembre 1944. L’Evangelo. Op. Cit. Vol. 1 N° 67.
[114]Levitico (Lv) 19,18; Mt 22,39
[115] 26-9-43. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[116] Lc 15,11-32.
[117] abiezione è nostra correzione da abbiezzione
[118]21 marzo 1945. L’Evangelo. Op. Cit. Vol. 3 N° 135.
[119] Giobbe maledisse il suo giorno: Perisca il giorno in cui nacqui e la notte in cui si disse: “È stato concepito un uomo!” … Perché non sono morto fin dal seno di mia madre e non spirai appena uscito dal grembo? … come aborto nascosto, più non sarei, o come i bimbi che non hanno visto la luce… Perché dare la luce a un infelice e la vita a chi ha l’amarezza nel cuore, a quelli che aspettano la morte e non viene, a un uomo, la cui via è nascosta e che Dio da ogni parte ha sbarrato? Ciò che temo mi accade e quel che mi spaventa mi raggiunge. Non ho tranquillità, non ho requie, non ho riposo e viene il tormento! Giobbe 3,6-26; 19,21; 30,1.31.
[120] Giobbe Cap 29 e Cap 30
[121] 6 settembre 1945. L’Evangelo
Il suo pensiero infatti è più vasto del mare e il suo consiglio più del grande abisso. Io sono come un canale derivante da un fiume e come un corso d’acqua sono uscita verso un gradino. Ho detto: “Innaffierò il mio giardino e irrigherò la mia aiuola”. Ed ecco il mio canale è diventato fiume, il mio fiume è diventato un mare. Farò ancora splendere la mia dottrina come l’aurora; la farò brillare molto lontano. Riverserà ancora l’insegnamento come una profezia, lo lascerò per le generazioni future. Vedete, non ho lavorato solo per me, ma per quanti cercano la dottrina (Sir 24,23-32).
[122] 1° novembre 1943. Quaderni del 194. Op. Cit. alle 12,30, dopo una anti‑professione di fede del cugino Giuseppe Belfante. che la fa tanto soffrire.
[123]31 agosto 1943. L’Evangelo. Op. Cit. Vol. 1 N° 135.
[124] Mt 15,19-20.
[125] Mt 7,15-20; 12,33; Lc 6,43-45.
[126] 1 Cor. 10,13.
[127] 2-6-1943. L’Evangelo. Op. Cit. Vol. 1 N° 15.
[128] configgete è nostra correzione da concifiggete
[129]18-10-1943. L’Evangelo. Op. Cit. Vol. 1 N° 182.
[130] “Mi sono tolta la veste; come indossarla ancora? Mi sono lavata i piedi; come ancora sporcarli?” (Cc 5,3).
[131] Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio e un fremito mi ha sconvolta. Mi sono alzata per aprire al mio diletto e le mie mani stillavano mirra, fluiva mirra dalle mie dita sulla maniglia del chiavistello. Ho aperto allora al mio diletto, ma il mio diletto già se n’era andato, era scomparso. Io venni meno, per la sua scomparsa (Cc 5,4-6).
[132] Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amato del mio cuore; l’ho cercato, ma non l’ho trovato. “Mi alzerò e farò il giro della città; per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amato del mio cuore”. L’ho cercato, ma non l’ho trovato. (Cc 3,1-2).
[133] L’ho cercato, ma non l’ho trovato, l’ho chiamato, ma non m’ha risposto. Mi han trovata le guardie che perlustrano la città; mi han percossa, mi hanno ferita, mi han tolto il mantello le guardie delle mura. Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme, se trovate il mio diletto, che cosa gli racconterete? Che sono malata d’amore (Cc 5,6-8).
[134] Il mio diletto è bianco e vermiglio, riconoscibile fra mille e mille. Il suo aspetto è quello del Libano, magnifico come i cedri. Dolcezza è il suo palato; egli è tutto delizie! Questo è il mio diletto, questo è il mio amico, o figlie di Gerusalemme (Cc 5,10-16). Il mio diletto era sceso nel suo giardino fra le aiuole del balsamo a pascolare il gregge nei giardini e a coglier gigli. Io sono per il mio diletto e il mio diletto è per me; egli pascola il gregge tra i gigli (Cc 6,2-3).
[135] Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda: “Avete visto l’amato del mio cuore?”. Da poco le avevo oltrepassate, quando trovai l’amato del mio cuore. Lo strinsi fortemente e non lo lascerò finché non l’abbia condotto in casa di mia madre, nella stanza della mia genitrice (Cc 3,3-4).
[136] 1 ottobre 2943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[137] La ricerca dell’ebbro: “Mi ricercano ogni giorno. Bramano di conoscere le mie vie, come un popolo che pratichi la giustizia e non abbia abbandonato il diritto del suo Dio; mi chiedono giudizi giusti, bramano la vicinanza di Dio” (Is 58,2)
[138] abbrutimento è nostra correzione da abbrutimento
[139] Il digiuno del bugiardo: “Perché digiunare, se tu non lo vedi, mortificarci, se tu non lo sai?” Ecco, nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari, angariate tutti i vostri operai. Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi e colpendo con pugni iniqui. Non digiunate più come fate oggi, così da fare udire in alto il vostro chiasso. È forse come questo il digiuno che bramo, il giorno in cui l’uomo si mortifica? Piegare come un giunco il proprio capo, usare sacco e cenere per letto, forse questo vorresti chiamare digiuno e giorno gradito al Signore?” (Is 58,3-5).
[140] è sembra sovrapposto a sono; e il seguente colpevole sembra corretto da colpevoli
[141] Il digiuno voluto da Dio: “Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne?” (Is 58,6-7).
[142] La gloria del Signore ti seguirà: “Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. Allora lo invocherai e il Signore ti risponderà; implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”. Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se offrirai il pane all’affamato, se sazierai chi è digiuno, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio”. (Is 58,8-10).
[143] “Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa; sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono. La tua gente riedificherà le antiche rovine, ricostruirai le fondamenta di epoche lontane. Ti chiameranno riparatore di brecce, restauratore di case in rovina per abitarvi. Se tratterrai il piede dal violare la domenica, dallo sbrigare affari nel giorno a me sacro, se chiamerai la domenica delizia e venerando il giorno sacro al Signore, se lo onorerai evitando di metterti in cammino, di sbrigare affari e di contrattare, allora troverai la delizia nel Signore. Io ti farò calcare le alture della terra, ti farò gustare l’eredità di Giacobbe tuo padre, poiché la bocca del Signore ha parlato” (Is 58,11-14).
[144] 15 febbraio 1947. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[145] Lc 1,39-45
[146] Una delle prerogative dell’uomo prima del peccato di origine era la scienza infusa cioè un’intelligenza capace di conoscere l’essensa stessa delle cose, quindi assenza d’ignoranza, come dimostra la Scrittura, dove dice: “Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche” (gen. 2,20). E il Siracide conferma quando dice: “Discernimento, lingua, occhi, orecchi e cuore diede loro perché ragionassero” (Sir 17,5).
[147] In nessun altro nome c’è salvezza. Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvo
[148] 28 gennaio 1947. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[149] Scritto il 5 marzo 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.
[150] Gen 1, 26‑28; 2, 15‑25; 3, 1‑3.
[151] Gv 14, 23.
[152] L’Incubatore del Male: Negli inferi è precipitato il tuo fasto, la musica delle tue arpe; sotto di te v’è uno strato di marciume, tua coltre sono i vermi. Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora? Come mai sei stato steso a terra, signore di popoli? Eppure tu pensavi: Salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono, mi farò uguale all’Altissimo. E invece sei stato precipitato negli inferi, nelle profondità dell’abisso! (Is 14,11-15).
L’Insozzatore della Terra: Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. Allora udii una gran voce nel cielo che diceva: “…Guai a voi, terra e mare, perché il diavolo è precipitato sopra di voi pieno di grande furore, sapendo che gli resta poco tempo” (Ap 12,7-12).
[153] Lussuria e morte: Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: “È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?” Rispose la donna al serpente: “Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”. Ma il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male”. Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture (Gen 3,1-7).
[154] Alla donna disse: “Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà” (Gn 3,16).
[155] Genesi 3,12.
[156] Il testimone del Vangelo della Grazia: Ed ecco ora, avvinto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme senza sapere ciò che là mi accadrà. So soltanto che lo Spirito Santo in ogni città mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. Non ritengo tuttavia la mia vita meritevole di nulla, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di rendere testimonianza al Vangelo della grazia di Dio (Atti 20, 22-24).
[157] At 20,24
[158] Vi è più gioia nel dare che nel ricevere! “Ed ora vi affido al Signore e alla parola della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l’eredità con tutti i santificati. Non ho desiderato né argento, né oro, né la veste di nessuno. Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani, In tutte le maniere vi ho dimostrato che lavorando così si devono soccorrere i deboli, ricordandoci delle parole del Signore Gesù, che disse: Vi è più gioia nel dare che nel ricevere!” (At 20, 32-35).
[159] Il 2 marzo, pag. 236.
[160] L’albero del bene e del male, vero albero per natura e struttura, era anche albero simbolico (il Portavoce)
[161] “mezzo di prova”
[162] Anche il frutto dell’albero, vero frutto, divenne simbolico dopo che fu offerto e mangiato (il Portavoce)
[163] Lc 7,31-32
[164] Scritto il 13 luglio 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.
[165] La malizia uccide l’empio e chi odia il giusto sarà punito (Sal 33,22).
[166] Salmo 34,22 secondo la neo-volgata. La versione antica, che corrisponde al salmo 33,22 (come annota la scrittrice accanto alla data) era la seguente: La morte del peccatore è orribile, e quelli che odiano il giusto ne porteranno la pena.
[167] Giovanni 13, 34-35.
[168] Scritto il 4 agosto 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[169] Matteo 10,28; Luca 12,4-5.
[170] presso è nostra correzione da sotto
[171] può è nostra correzione da possono
[172] Costui è nostra correzione da Colui
[173] Esodo 20,13; Deuteronomio 5,17.
[174] 23 aprile 1945. L’Evangelo. Op. Cit. Vol. 2 N° 144.
[175] Restaurare la verità in un cuore è restaurare il regno dello Spirito in un cuore, perché lo Spirito è la verità (1 Gv 5,6). E dove lo Spirito di Dio regna fioriscono i suoi frutti: amore, gioia, pace e giustizia…, il possesso di questa verità rende libero l’uomo: “conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,32).
[176] Ezechiele 18,4-22
[177] La Parola. Op. Cit. Vol. 1 N° 97, 12 – 16. 30 gennaio 1943.
[178] La Parola. Op. Cit. Vol. 1 N° 154. 20-9-43.
[179] 16 luglio 1946. L’Evangelo. Op. Cit. Vol. 7 N° 458.
[180] La bilancia falsa è in abominio al Signore, ma del peso esatto egli si compiace (Pr 11,1). Doppio peso e doppia misura sono due cose in abominio al Signore (Pr 20,10. 23).
[181] È un laccio per l’uomo esclamare subito: “Sacro!” e riflettere solo dopo aver fatto il voto (Pr 20,25).
[182] Dio sa ciò che è bene dare per il bene di uno spirito
[183] 30 maggio 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.
[184] Giuditta 9, 14-15 (volgata).
[185] Bellezza e timore di Dio: Giuditta da quando era vedova digiunava tutti i giorni, eccetto le feste e i giorni di gioia per Israele. Era bella d’aspetto e molto avvenente nella persona. Né alcuno poteva dire una parola maligna a suo riguardo, perché temeva molto Dio (Gdt 8,6-8).
[186] è cosa buona se si sa valorizzarla è correzione della scrittrice, su copia dattiloscritta, da e il valorizzarla
[187] Levitico 11, 27.
[188] Per un fine retto: Quando Giuditta ebbe cessato di supplicare il Dio di Israele, si alzò dalla prostrazione, si tolse il sacco di cui era rivestita, depose le vesti di vedova, poi lavò con acqua il corpo e lo unse con profumo denso; spartì i capelli del capo e vi impose il diadema. Poi si mise gli abiti da festa. Si mise i sandali ai piedi, cinse le collane e infilò i braccialetti, gli anelli e gli orecchini e ogni altro ornamento che aveva e si rese molto affascinante agli sguardi di qualunque uomo che l’avesse vista (Gdt 10,1-4).
[189] Matteo 6, 16-18.
[190] Matteo 11, 19; Luca 7, 34.
[191] Sensualità: Il cuore di Oloferne rimase estasiato e si agitò il suo spirito, aumentando molto nel suo cuore la passione per lei; già da quando l’aveva vista, cercava l’occasione di sedurla… Oloferne si delizio della presenza di lei e bevve abbondantemente tanto vino quanto non ne aveva mai bevuto solo in un giorno da quando era al mondo (Gdt 13, 16-20).
Per abbattere i tiranni del senso, del mondo, del prossimo e del demonio, l’uomo deve chiedere aiuto a Dio, che non glielo nega perché lo ama.
[192] Giuditta 13, 1-10.
[193] Giuditta, avvicinatasi, ne staccò la scimitarra di lui; poi, accostatasi al letto, afferrò la testa di lui per la chioma e disse: “Dammi forza, Signore Dio d’Israele, in questo momento”. E con tutta la forza di cui era capace lo colpì due volte al collo e gli staccò la testa” (Gdt 13,6-8).
[194] Ogni vittoria dell’uomo nel bene è un monumento a Dio.
[195] 11 maggio 44. Quaderni del 1944. Op. Cit.
[196] 1 Pietro 5, 8-9
[197] Il 2l giugno 1943, ne «i quaderni del 1943»
[198] 12 maggio 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.
[199] 1 Pietro 5, 8.
[200] Matteo 4, 1-11; Marco 1, 12-13; Luca 4, 1-13
[201] Scritto il 19 settembre 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.
[202] Per averlo scritto nei dettati del 7 giugno 1943, ne «i quaderni del 1943»
[203] MARIA VALTORTA, Libro di Azaria, Edizione Pisani, Isola del Liri, 1972. N° 40. 17\11\46 – domenica 23° dopo Pentecoste
[204] vedi: 1 Corinti 4, 14-17; 10, 31 – 11, 1; Efesini 5, 1-2.
[205] 17 dicembre 1945. Quaderni dal 1945 al. Op. Cit.
[206] Scritto il 10 dicembre 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.
[207] Matteo 7, 1; Luca 6, 37.
[208] Giovanni 7, 20.
[209] Giovanni 11, 20-34. Ma il conforto dato alle sorelle sarà più evidente nell’episodio della resurrezione di Lazzaro della grande opera valtortiana sul Vangelo.
[210] 13 agosto 1944 L’Evangelo. Op. Cit. Vol. 4 N° 239.
[211] 4 maggio 1946. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[212]< … La dottrina che ne risulta può venir condensata ed espressa cosi: a) è Dio che ha donato e dona all’uomo la volontà libera, cioè il libero arbitrio, e lo rispetta; b) è Dio che dà al libero arbitrio la forza per volere, e con aiuti soprannaturali lo aiuta a voler il bene; c) ma il volere di fatto il bene o il male dipende dall’uomo, cioè dal libero arbitrio che liberamente sceglie ed eseguisce il bene o il male, meritando per la vita eterna nel primo caso, demeritando nel secondo. Basta ricordare un piccolo brano del dialogo tra Gesù e Giuda: “… Io sono Dio e rispetto il tuo libero arbitrio. Ti darò le forze per giungere a “volere”. Ma volere non essere schiavo deve venire da te” >
[213] 19 agosto 1946. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[214] Scritto il 17 luglio 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[215] Matteo 12,46-50; Marco 3,31-35; 7,9-13.
[216] Si riferisce alla mamma della scrittrice.
[217] 25-6-43. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[218] terra terra è nostra correzione da terra a terra
[219] Giovanni 14,2-3.
[220] Padre Migliorini.
[221] sappile è nostra correzione da sappiale
[222] Scritto il 22 giugno 1943, ore 23,30. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[223] Scritto il 26 giugno 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[224] Per avanzare nella via dello spirito occorre fissare in Dio le potenze dell’anima, che sono paragonate ad una ruota. Anche il servizio al prossimo deve convergere verso il perno centrale che è Dio. L’amore imprime all’anima il moto convergente verso Dio.
[225] con lo è nostra correzione da col
[226] centripeta è nostra correzione da centrifuga
[227] Scritto il 28 giugno 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[228] Giovanni 19,25-27.
[229] Luca 14,16-24.
[230] Matteo 22,1-14.
[231] gli è nostra correzione da i
[232] gli è nostra correzione da i
[233] critto il 9 luglio 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[234] Levitico 11,43,45.
[235] Matteo 15,11; Marco 7,15.
[236] Giovanni 5,2-17.
[237] Matteo 5,48.
[238] 31-5-43 Quaderni del 1943.
[239] I segnali di allarme per le incursioni aeree della guerra
[240] Si tratta del P. Romualdo M. Migliorini, Sacerdote dell’Ordine dei Servi di Maria. Fu direttore spirituale di Maria Valtorta dal 1942 al 1946.
[241] 28 febbraio 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.
L’Evangelo. Vol. 1. N°34
[242] 24-6-1943 Quaderni del 1943. Op. Cit.
[243] La Buona Novella. Op. Cit. Vol. 1 N° 30
[244] Scritto il 2 settembre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[245] Is 5,1-6; Gv 15,1-8.
[246] Scritto il 11 giugno 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.
[247] Io guardavo ed ecco un uragano avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinio di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzi si scorgeva come un balenare di elettro incandescente (Ez 1,4).
[248] I viventi nel piano spirituale: Al centro apparve la figura di quattro esseri animati, dei quali questo era l’aspetto: avevano sembianza umana e avevano ciascuno quattro facce e quattro ali. Le loro gambe erano diritte e gli zoccoli dei loro piedi erano come gli zoccoli dei piedi d’un vitello, splendenti come lucido bronzo. Sotto le ali, ai quattro lati, avevano mani d’umo; tutti e quattro avevano le medesime sembianze e le proprie ali, e queste ali erano unite l’una all’altra. Mentre avanzavano, non si volgevano indietro, ma ciascuno andava diritto avanti a sé. Quanto alle loro fattezze, ognuno dei quattro aveva fattezze d’uomo; poi fattezze di leone a destra, fattezze di toro a sinistra e, ognuno dei quattro, fattezze d’aquila. Le loro ali erano spiegate verso l’altro; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il corpo. Ciascuno si muoveva davanti a sé; andavano là dove lo spirito li dirigeva e, muovendosi, non si voltavano indietro. (Ez 1,5-12).
[249] Ezechiele 1, 4-28.
[250] I viventi nella Carità: Tra quegli esseri si vedevano come carboni ardenti simili a torce che si muovevano in mezzo a loro. Il fuoco risplendeva e dal fuoco si sprigionavano bagliori. Gli esseri andavano e venivano come un baleno. Io guardavo quegli esseri ed ecco sul terreno una ruota al loro fianco, di tutti e quattro (Ez 1,13-15).
[251] Simbiosi delle volontà: Le ruote avevano l’aspetto e la struttura come di topazio e tutt’e quattro la medesima forma, il loro aspetto e la loro struttura era come di ruota in mezzo a un’altra ruota. Potevano muoversi in quattro direzioni, senza aver bisogno di voltare nel muoversi. La loro circonferenza era assai grande e i cerchi di tutt’e quattro erano pieni di occhi tutt’intorno. Quando quegli esseri viventi si muovevano, anche le ruote si muovevano accanto a loro e, quando gli esseri si alzavano da terra, anche le ruote si alzavano. Dovunque lo spirito le avesse spinte, le ruote andavano e ugualmente si alzavano, perché lo spirito dell’essere vivente era nelle ruote. Quando essi si muovevano, esse si muovevano; quando essi si fermavano, esse si fermavano e, quando essi si alzavano da terra, anche le ruote ugualmente si alzavano, perché lo spirito dell’essere vivente era nelle ruote (Ez 1,16-21).
[252] Il rombo nasce dal movimento delle ali: Al di sopra delle teste degli esseri viventi vi era una specie di firmamento, simile ad un cristallo splendente, disteso sopra le loro teste, e sotto il firmamento vi erano le loro ali distese, l’una di contro all’altra; ciascuno ne aveva due che gli coprivano il corpo. Quando essi si muovevano, io udivo il rombo delle ali, simile al rumore di grandi acque, come il tuono dell’Onnipotente, come il fragore della tempesta, come il tumulto d’un accampamento. Quando poi si fermavano, ripiegavano le ali. Ci fu un rumore al di sopra del firmamento che era sulle loro teste (Ez 1,22-25).
[253] Lo splendore dell’amore puro: Sopra il firmamento che era sulle loro teste apparve come una pietra di zaffiro in forma di trono e su questa specie di trono, in alto, una figura dalle sembianze umane. Da ciò che sembrava essere dai fianchi in giù, mi apparve come di fuoco. Era circondato da uno splendore il cui aspetto era simile a quello dell’arcobaleno nelle nubi in un giorno di pioggia. Tale mi apparve l’aspetto della gloria del Signore. Quando la vidi, caddi con la faccia terra e udii la voce di uno che parlava Ez 1,26-28
[254] Miele e cardi: Mi disse: “Figlio dell’uomo, io ti mando agli Israeliti, a un popolo di ribelli, che si sono rivoltati contro dime. Essi e i loro padri hanno peccato contro di me fino ad oggi. Ma tu, non li temere; saranno per te come cardi e spine e ti troverai in mezzo a scorpioni; ma tu non temere le loro parole, non t’impressionino le loro facce, sono una genia di ribelli. Tu riferirai loro le mie parole, ascoltino o no. E tu, non esser ribelle come questa genia di ribelli; apri la bocca e mangia ciò che io ti do” Io guardai ed ecco, una mano tesa verso di me teneva un rotolo. Lo spiegò davanti a me; era scritto all’interno e all’esterno e vi erano scritti lamenti, pianti e guai. Io aprii la bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo, dicendomi: “Figlio dell’uomo, nutrisci il ventre e riempi le viscere con questo rotolo che ti porgo”. Io lo mangiai e fu per la mia bocca dolce come il miele. Mi disse ancora: “Figlio dell’uomo, tutte le parole che ti dico accogliele nel cuore e ascoltale con gli orecchi: poi va’, recati dai deportati, dai figli del tuo popolo, e parla loro. Dirai: Così dice il Signore, ascoltino o non ascoltino”. Uno spirito dunque mi sollevò e mi portò via; io ritornai triste e con l’animo eccitato, mentre la mano del Signore pesava su di me. (Ez. 3,1- 14).
[255] Scritto il 5 luglio 1944 ore 10. Quaderni del 1944. Op. Cit.
[256] LO SPIRITO DI VERITÀ, Lezioni sull’epistola di Paolo ai Romani. Inedito. N° 13. Scritto il 1 febbraio 1948
[257] Abramo giustificato non dalle opere, ma dalla fede (4,1-8)
Avanti la circoncisione fu giustificato Abramo (4,9-129
Le promesse furono fatte alla fede (4,13-25)
[258] Genesi 12,25
[259] Genesi 4, 9-15
[260] Genesi 1, 26-27
[261] avrebbe è nostra correzione da riavrebbe
[262] Segue un altro se che omettiamo
[263] Matteo 17, 20
[264] di è nostra correzione da da
[265] Giovanni 6, 47
[266] Scritto il 2 febbraio 1948. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[267] Cap. 3, 7
[268] 1 Corinti 6, 19
[269] Sapienza 1, 7 t
[270] Genesi 1, 2
[271] prima è nostra trascrizione da I”
[272] Genesi 1, 2
[273] Ne parlerà nelle lezioni successive, in particolare in quella del cap. 17 s.
[274] Genesi 3, 6-7
[275] Esodo 25, 10
[276] con lei è nostra correzione da secolei
[277] terzo è nostra trascrizione da 7/7°
[278] Luca 1, 38
[279] divino è lettura incerta
[280] Scritto il 29-1-50. Romani. Op. Cit. N° 31.
29-1-50, p. 204
[281] 11Che se lo spirito di Colui che risuscitò Gesù da morte abita in voi, chi risuscitò Gesù Cristo da morte renderà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi (Rm 8,11).
[282] 2 Corinti 12, 1-10
[283] delle è nostra correzione da sulle o nelle
[284] Giovanni 15, 1-8
[285] Giovanni 14, 12-14 e 26
[286] Luca 12, 48
[287] Matteo 6, 24; Luca 16, 13
[288] 1 Corinti 12, 12-27
[289] Romani 8, 14-27
[290] Matteo 18, 22
[291] 1 Pietro 2, 4-5
[292] 2 Pietro 1, 4
[293] Gesù Cristo è nostra trascrizione, qui e nel rigo successivo, da G. C.
[294] 1 Giovanni 1, 6-7
[295] 1 Giovanni 2, 1
[296] 1 Giovanni 2, 6
[297] 1 Giovanni 3, 9
[298] non è scritto due volte per errore
[299] 1 Giovanni 5, 12
[300] 1 Giovanni 5, 20
[301] Scritto l’8-2-1950. Romani. Op. Cit. N° 32.
[302] 12Così dunque, fratelli, noi non siamo debitori alla carne per vivere secondo la carne. l3Se quindi vivrete secondo la carne, morrete; se invece collo spirito darete morte alle azioni della carne, vivrete, 14essendo, tutti quelli che son mossi dallo spirito di Dio, figli di Dio. 15Difatti, voi non avete ricevuto lo spirito di servitù per nuovo timore, ma avete ricevuto lo spirito di adozione in figli, pel quale gridiamo: Abba (Padre). 16Questo stesso Spirito attesta allo spirito nostro che noi siamo figli di Dio (Rm 8,12-16).
[303] meglio: Genesi 1, 20-25
[304] piacciono è nostra correzione da piacciono
[305] 1 Corinti 3, 16; 6, 19; 2 Corinti 6, 16
[306] Esodo 3, 14
[307] Scritto l’11 ottobre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[308] L’estasi: Mi baci con i baci della sua bocca! Sì le tue tenerezze sono più dolci del vino. Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi, profumo olezzante è il tuo nome, per questo le giovinette ti amano (Cantico dei Cantici: Cc 1,2-3).
[309] La frase, un po’ contorta, significa: È estasi… quando il parlare con Me o l’udirmi parlare vi astrae dal dolore… senza farvi perdere i sensi.
[310] Estasi di contemplazione: Attirami dietro a te, corriamo! M’introduca il re nelle sue stanze: gioiremo e ci rallegreremo per te, ricorderemo le tue tenerezze più del vino. A ragione ti amano! (Cc 1,4)
[311] Estasi di fusione: Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come l’incedio è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore! (Cc 8,6).
[312] accesissimi è nostra correzione da accessissimi.
[313] valicassi è nostra correzione da valicasti.
[314] L’amore totale: Come un melo tra gli alberi del bosco, il mio diletto fra i giovani. Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo e dolce è il suo frutto al mio palato. Mi ha introdotto nella cella del vino e il suo vessillo su di me è amore. Sostenetemi con focacce d’uva passa, rinfrancatemi con pomi, perché io sono malata d’amore. La sua sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi abbraccia (Cc 2,3-6).
[315] Ci ricorda la frase: Ho finito di soffrire ma continuerò ad amare, che la scrittrice, fin dal 1952, predispose per il ricordino della sua morte, avvenuta a Viareggio il 12 ottobre 1961
[316] Scritto il 12 ottobre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[317] Bruna sono ma bella, o figlie di Gerusalemme, come le tende di Kedar, come i padiglioni di Salma. Non state a guardare che sono bruna, poiché mi ha abbronzato il sole. I figli di mia madre si sono sdegnati con me: mi hanno messo a guardia delle vigne; la mia vigna, la mia, non l’ho custodita. (Cc 1,5-6).
[318] inoculato è nostra correzione da inoculato
[319] Il candore dell’anima: Come un giglio fra i cardi, così la mia amata tra le fanciulle (Cc 2,2)
[320] L’anima ha diritto agli ornamenti spirituali: Belle sono le tue guance fra i pendenti, il tuo collo fra i vezzi di perle. Faremo per te pendenti d’oro, con grani d’argento (Cc 1,10-11).
[321] Nel dettato del 10 ottobre, pag. 278.
[322] Ogni atleta è temperante in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona corruttibile, noi invece una incorruttibile. Io dunque corro, ma non come chi è senza mèta; faccio il pugilato, ma non come chi batte l’aria, anzi castigo il mio corpo e lo riduco in schiavitù perché non succeda che dopo avere predicato agli altri, venga io stesso squalificato (1 Cor 9,25-26)
[323] Mt 16,25 ; Mc 8,35 ; Lc 9,24.
[324] Mt 16,27 ; Mc 8,36-37 ; Lc 9,25.
[325] Gv 12,24.
[326] Nel dettato del 10 ottobre, pag. 278.
[327] La mamma della scrittrice era deceduta il 4 ottobre
[328] Segue un e che omettiamo.
[329] Nel dettato del 12 agosto, pag. 188.
[330] Scritto il 13 ottobre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[331] Lc 17,11-19.
[332] Molta sapienza, molto affanno; chi accresce il sapere, aumenta il dolore. (Qoèlet 1,18).
[333] Mt 10,24; Lc 6,40.
[334] Scritto sempre il 13 1943, a sera. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[335] Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l’abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz’abito nuziale? Ed egli ammutolì. (Mt 22,11-12).
[336] “Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, vesti bianche per coprirti e nascondere la vergognosa tua nudità e collirio per ungerti gli occhi e recuperare la vista” (Ap 3,18). Probabile allusione a: Mt 22,1-14.
[337] affida è nostra correzione da affidano
[338] Mt 5,3.
[339] Lc 16,9.
[340] tanto è nostra sostituzione di come
[341] Mt 9,9; Mc 2,14; Lc 5,27-32.
[342] Maria di Magdala. Questa affermazione suppone l’identità, affermata negli scritti valtortiani, tra Maria di Magdala, sorella di Marta e Lazzaro, e la peccatrice innominata di: Lc 7,36-50.
[343] Doveva ancora esser data la monumentale opera sulla vita del Signore.
[344] Nello scritto del 1° luglio.
[345] non è lettura incerta.
[346] dessi è nostra correzione da dasti
[347] aprissi è nostra correzione da apristi
[348] Scritto il 14 ottobre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[349] Oppressione della carne: “Su, godiamoci i beni presenti, facciamo uso delle creature con ardore giovanile! Inebriamoci di vino squisito e di profumi, non lasciamoci sfuggire il fiore della primavera, coroniamoci di boccioli di rose prima che avvizziscano; nessuno di noi manchi alla nostra intemperanza. Lasciamo dovunque i segni della nostra gioia perché questo ci spetta, questa è la nostra parte… La pensano così, ma si sbagliano; la loro malizia li ha accecati. Non conoscono i segreti di Dio; non sperano salario per la santità né credono alla ricompensa delle anime pure” (Sap. 2,6-9. 21-22).
[350] Ad esempio, nel dettato del 9 luglio.
[351] Signoria dello spirito: “Beata la sterile non contaminata, la quale non ha conosciuto un letto peccaminoso; avrà il suo frutto alla rassegna delle anime. Anche l’eunuco, la cui mano non ha commesso iniquità e che non ha pensato cose malvagie contro il Signore, riceverà una grazia speciale per la sua fedeltà, una parte più desiderabile nel tempio del Signore; poiché il frutto delle opere buone è glorioso e imperitura la radice della saggezza” (Sap 3,13-15). “Meglio essere senza figli e avere la virtù, poiché nel ricordo di questa c’è immortalità, per il fatto che è riconosciuta da Dio e dagli uomini. Presente è imitata; assente è desiderata; nell’eternità trionfa, cinta di corona, per aver vinto nella gara di combattimento senza macchia” (Sap 4,1-2).
[352] “Il giusto, anche se muore prematuramente, troverà riposo. Vecchiaia veneranda non è la longevità, né si calcola dal numero degli anni; ma la canizie per gli uomini sta nella sapienza; e un’età senile è una vita senza macchia. Divenuto caro a Dio, fu amato da lui e poiché viveva fra peccatori, fu trasferito. Fu rapito, perché la malizia non ne mutasse i sentimenti o l’inganno non ne traviasse l’animo. Giunto in breve alla perfezione, ha compiuto una lunga carriera. La sua anima fu gradita al Signore; perciò egli lo tolse in fretta da un ambiente malvagio” (Sap 4,7-14).
[353] Mt 19,29; Mc 10,29-30; Lc 18,29-30.
[354] Ct 8,6.
[355] avvilupparlo è nostra correzione da avviluparlo
[356] Scritto lo stesso 14 ottobre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[357] Mt 10,28; Lc 12,4.
[358] S. Teresa di Lisieux.
[359] Scritto il 15 ottobre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[360] La sposa: Ora parla il mio diletto e mi dice: “Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave, il tuo viso è leggiadro” (Cc 2,13-14).
[361] Nel dettato del 9 luglio, pag. 77‑78.
[362] aberrazioni è nostra correzione da aberrazioni
[363] Negli scritti del 12 settembre e del 19 settembre.
[364] fossi è nostra correzione da fosti.
[365] Gv 14,12-24.
[366] Il commento al Cantico riprende nel dettato del 18 ottobre. Lo annota anche la scrittrice su una copia dattiloscritta.
[367] Scritto il 16 ottobre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[368] allo è aggiunto da noi.
[369] Spirito mio/ Lc 23,34. Per tutti i vari riferimenti alla Passione di Gesù, che qui affiorano, vedi: Mt 27; Mc 15; Lc 23; Gv 19, passim. Disma, come abbiamo ricordato sopra (431), è il nome non biblico ma tradizionale del buon ladrone.
[370] riscuoterà è nel senso di tornerà a scuotere
[371] Mt 6,13; Lc 11,4.
[372] Scritto il 17 ottobre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[373] Il Purgatorio è lo stato spirituale, ove le anime di coloro che sono morti in grazia ma con imperfezioni e pene temporali da scontare per i peccati gravi perdonati, espiano e si purificano prima di salire in Paradiso. Esistenza: Mt 5,25-26: “In verità ti dico che non uscirai da quel carcere, finché non avrai pagato l’ultimo centesimo”. Mt 12, 31-32: In questa e nell’altra vita sarà perdonato qualunque peccato. “Ma a chi avrà peccato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato né in questa né nell’altra vita”. 1 Cor 3,10-17: “Ciascuno stia attento come costruisce, se costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l’opera di ciascuno sarà ben visibile: la farà conoscere quel giorno che si manifesterà col fuoco, e il fuoco proverà la qualità dell’opera di ciascuno. Se l’opera che uno costruì sul fondamento resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l’opera finirà bruciata, sarà punito: tuttavia egli si salverà, però come attraverso il fuoco”. Natura: Sofferenza spirituale dell’anima amante impedita a raggiungere l’oggetto della sua vita d’amore: Dio-Amore.
[374] Mt 22,34-40; Mc 12,28-34; Lc 10,25-28.
[375] Scritto il 18 ottobre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[376] Son venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa, e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo; mangio il mio favo e il mio miele, bevo il mio vino e il mio latte. Mangiate, amici, bevete; inebriatevi, o cari (Cc 5,1)
[377] Nei dettati del 26 giugno e del 10 ottobre.
[378] di è nostra correzione da da
[379] “Io dormo, ma il mio cuore veglia. Un rumore! È il mio diletto che bussa: “Aprimi, sorella mia, mia amica, mia colomba, perfetta mia; perché il mio capo è bagnato di rugiada, i miei riccioli di gocce notturne” (Cc 5,2).
[380] “Mi sono tolta la veste; come indossarla ancora? Mi sono lavata i piedi; come ancora sporcarli?” (Cc 5,3).
[381] Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio e un fremito mi ha sconvolta. Mi sono alzata per aprire al mio diletto e le mie mani stillavano mirra, fluiva mirra dalle mie dita sulla maniglia del chiavistello. Ho aperto allora al mio diletto, ma il mio diletto già se n’era andato, era scomparso. Io venni meno, per la sua scomparsa (Cc 5,4-6).
[382] Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amato del mio cuore; l’ho cercato, ma non l’ho trovato. “Mi alzerò e farò il giro della città; per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amato del mio cuore”. L’ho cercato, ma non l’ho trovato. (Cc 3,1-2).
[383] L’ho cercato, ma non l’ho trovato, l’ho chiamato, ma non m’ha risposto. Mi han trovata le guardie che perlustrano la città; mi han percossa, mi hanno ferita, mi han tolto il mantello le guardie delle mura. Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme, se trovate il mio diletto, che cosa gli racconterete? Che sono malata d’amore (Cc 5,6-8).
[384] Il mio diletto è bianco e vermiglio, riconoscibile fra mille e mille. Il suo aspetto è quello del Libano, magnifico come i cedri. Dolcezza è il suo palato; egli è tutto delizie! Questo è il mio diletto, questo è il mio amico, o figlie di Gerusalemme (Cc 5,10-16). Il mio diletto era sceso nel suo giardino fra le aiuole del balsamo a pascolare il gregge nei giardini e a coglier gigli. Io sono per il mio diletto e il mio diletto è per me; egli pascola il gregge tra i gigli (Cc 6,2-3).
[385] Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda: “Avete visto l’amato del mio cuore?”. Da poco le avevo oltrepassate, quando trovai l’amato del mio cuore. Lo strinsi fortemente e non lo lascerò finché non l’abbia condotto in casa di mia madre, nella stanza della mia genitrice (Cc 3,3-4).
[386] Scritto il 19 ottobre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[387] Tu sei bella, amica mia, come Tirza, leggiadra come Gerusalemme. Distogli da me i tuoi occhi: il loro sguardo mi turba (Cc 6,4-5).
[388] Sessanta sono le regine, ottanta le altre spose, le fanciulle senza numero. Ma unica è la mia colomba, la mia perfetta, ella è l’unica di sua madre, la preferita della sua genitrice. L’hanno vista le giovani e l’hanno detta beata, le regine e le altre spose ne hanno intessuto le lodi (Cc 6,8-9).
[389] Tu sei terribile come schiere a vessilli spiegati (Cc 6,4).
[390] Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma del Signore! (Cc 8,6).
[391] “Volgiti, volgiti, Sulammita, volgiti, volgiti: vogliamo ammirarti”. Quanto sei bella e quanto sei graziosa, o amore, figlia di delizie! La tua statura rassomiglia a una palma (del deserto), e i tuoi seni ai grappoli. Ho detto: “Salirò sulla palma, coglierò i grappoli di datteri; mi siano i tuoi seni come grappoli d’uva e il profumo del tuo respiro come di pomi” (Cc 7,1.7-9).
[392] Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo. Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell’amore, onta ne avrebbe, non avrebbe che dispregio (Cc 8,7).
[393] Una sorella piccola abbiamo, e ancora non ha seni. Che faremo per la nostra sorella, nel giorno in cui se ne parlerà? Se fosse un muro, le costruiremmo sopra un recinto d’argento; se fosse una porta, la rafforzeremmo con tavole di cedro. Io sono un muro e i miei seni sono come torri! Così sono ai suoi occhi come colei che ha trovato pace! (Cc 8,9-10).
[394] Chi è colei che sale dal deserto, appoggiata al suo diletto? (Cc 8,5). “Chi è costei che sorge come l’aurora, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come schiere a vessilli spiegati?” (Cc 6,10).
[395] Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo. Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell’amore, onta ne avrebbe, non avrebbe che dispregio (Cc 8,7).
[396] Segue un non che omettiamo.
[397] Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma del Signore! (Cc 8,6).
[398] Scritto lo stesso 25 dicembre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[399] La scrittrice aggiunge sulla riga: (o non uso).
[400] dette è nostra correzione da diè.
[401] State fatte/ Col 1,15-17.
Il Cielo/ Sembrerebbe asserita la sola eternità del Paradiso e negata l’eternità dell’Infermo. Invece, gli scritti valtortiani insegnano che Purgatorio e Limbo cesseranno alla seconda venuta di Gesù, e che Paradiso e Inferno resteranno per sempre.
Sua delizia/ Gn 1,26-30.
Signore Gesù/ Ap 22,20.
[402] mossi è nostra correzione da mosse.
[403] Sembrerebbe asserita la sola eternità del Paradiso e negata l’eternità dell’Infermo. Invece, gli scritti valtortiani insegnano che Purgatorio e Limbo cesseranno alla seconda venuta di Gesù, e che Paradiso e Inferno resteranno per sempre.
[404] Gn 1,26-30.
[405] Ap 22,20.
[406] Scritto il 10 gennaio 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.
[407] “Io l’ho preso per la destra, per abbattere davanti a lui le nazioni, per sciogliere le cinture ai fianchi dei re, per aprire davanti a lui i battenti delle porte e nessun portone rimarrà chiuso. Io marcerò davanti a te; spianerò le asperità del terreno, spezzerò le porte di bronzo, romperò le spranghe di ferro” (Is 45,1-2). Isaia Cap. 45 v. 11-16-18-19-21-23.
[408] Giovanni 16, 13.
[409] Depositario di ricchezze ben celate: “Ti consegnerò tesori nascosti e le ricchezze ben celate, perché tu sappia che io sono il Signore, Dio di Israele, che ti chiamo per nome. Per amore di Giacobbe mio servo e di Israele mio eletto io ti ho chiamato per nome, ti ho dato un titolo sebbene tu non mi conosca” (Is 45,3-4).
[410] Ti renderò spedito nell’agire: “Io sono il Signore e non v’è alcun altro; fuori di me non c’è dio; ti renderò spedito nell’agire, anche se tu non mi conosci, perché sappiano dall’oriente fino all’occidente che non esiste dio fuori di me. Io sono il Signore e non v’è alcun altro. Io formo la luce e creo le tenebre, faccio il bene e provoco la sciagura; io, il Signore, compio tutto questo” (Is 45, 5-7).
[411] Lo Spirito viene dall’alto: “Stillate, cieli, dall’alto e le nubi facciano piovere la giustizia; si apra la terra e germogli la salvezza e germogli insieme la giustizia. Io, il Signore, ho creato tutto questo”. Potrà forse discutere con chi lo ha plasmato un vaso fra altri vasi di argilla? Dirà forse la creta al vasaio: “Che fai?” oppure: “La tua opera non ha manichi”? Chi oserà dire a un padre: “Che cosa generi? o a una donna: “Che cosa partorisci?” (Is 45,8-10).
[412] “Volete interrogarmi sul futuro dei miei figli e darmi ordini sul lavoro delle mie mani? Io ho fatto la terra e su di essa ho creato l’uomo; io con le mie mani ho disteso i cieli e do ordini a tutte le loro schiere. Io l’ho stimolato per la giustizia; spianerò tutte le sue vie. Egli ricostruirà la mia città e rimanderà i miei deportati, senza denaro e senza regali” (Is 45,11-13).
[413] Ecclesiastico 24,3.
[414] “Le ricchezze d’Egitto e le merci dell’Etiopia e i Sabei dall’alta statura passeranno a te, saranno tuoi; ti seguiranno in catene, si prostreranno davanti a te, ti diranno supplicanti: Solo in te è Dio; non ce n’è altri; non esistono altri dèi (Is 45,14).
[415] Dio presente e nascosto nei sacramenti: Veramente tu sei un Dio nascosto, Dio di Israele, salvatore. Saranno confusi e svergognati quanti s’infuriano contro di lui; se ne andranno con ignominia i fabbricanti di idoli. Israele sarà salvato dal Signore con salvezza perenne. Non partirete confusione o vergogna per i secoli eterni”. “Io sono il Signore; non ce n’è altri. Io non ho parlato in segreto, in un luogo d’una terra tenebrosa. Non ho detto alla discendenza di Giacobbe: Cercatemi in un’orrida regione! Io sono il Signore, che parlo con giustizia, che annunzio cose rette” (Is 45,15-19).
[416] Davanti al Signore si pieghi ogni ginocchio: “Radunatevi e venite, avvicinatevi tutti insieme, superstiti delle nazioni! Non hanno intelligenza coloro che portano un loro legno scolpito e pregano un dio che non può salvare. Manifestate e portate le prove, consigliatevi pure insieme! Chi ha fatto sentire quelle cose da molto tempo e predetto ciò fin da allora? Non sono forse io, il Signore? Fuori di me non c’è altro Dio; Dio giusto e salvatore non c’è fuori di me. Volgetevi a me e sarete salvi, paesi tutti della terra. Lo giuro su me stesso, dalla mia bocca esce la verità, una parola irrevocabile: davanti a me si piegherà ogni ginocchio, per me giurerà ogni lingua”. Si dirà: “Solo nel Signore si trovano vittoria e potenza!”. Verso di lui verranno, coperti di vergogna, quanti fremevano d’ira contro di lui. Nel Signore saranno vittoriosi e si glorieranno tutti i discendenti di Israele (Is 45,20-25).
[417] Esodo 19-20.
[418] Scritto il 14 gennaio 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.
[419] At 10,15.
[420] Nel dettato del 12 gennaio, pag. 40.
[421] AZARIA, Messa delle anime vittime, N° 16. 9\6\46 – Domenica di Pentecoste
[422] Scritto il 19 marzo 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.
[423] Già nel dettato che precede. Matteo 5, 48.
[424] La morte accettata glorifica Dio: “Quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi”. Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. (Gv 21,18-19).
Volontà di Dio: “Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!” (Gn 3,19). Se Egli richiamasse il suo spirito a sé e a sé ritraesse il suo soffio, ogni carne morirebbe all’istante e l’uomo ritornerebbe in polvere (Gb 34,14-15). Tu fai ritornare l’uomo in polvere e dici: “Ritornate, figli dell’uomo”. (Sal 90,3). La polvere ritorna alla terra, com’era prima, e lo spirito torna a Dio che lo ha dato (cfr. Qoèlet 12,7).
[425] Genesi 3, 17-19.
[426] S. Agata (vissuta nel 3° secolo) morì da martire; e S. Liduina (1380-1433) morì da inferma. S. Teresa del Bambino Gesù (1873-1897) morì consumata nella clausura; e S. Domenico (1175-122l), il fondatore dei frati predicatori, mori spossato dalle fatiche dei viaggi. S. Tommaso Moro (1118-1170) mori assassinato; e il beato Contardo Ferrini (1859-1902) morti di tifo.
[427] Matteo 12, 46-50; Marco 3, 31-35; Luca 8, 19-21.
[428] Scritto il 14-1-48. Romani. Op. Cit. N° 8.
[429] 9Tribolazione ed angoscia sopra ogni anima d’uomo che fa il male, del Giudeo prima, poi del Greco; 10gloria e onore e pace a chiunque fa il bene, al Giudeo prima, poi al Greco; 11perché non v’è accettazione di persone avanti a Dio (Rm 2,9-11).
[430] inebriarsi è nostra correzione da inebriarsi
[431] Luca 23, 39-43
[432] Segue un non che omettiamo
[433] Giovanni 15, 1-6.
[434] Scritto 1l 15 gennaio 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.
[435] Il 20 (ma fin dalla sera del 18) luglio 1943, ne «i quaderni del 1943»
[436] L’inferno è quello stato in cui sono tormentate, subito dopo la morte, le anime di coloro che lasciano la terra in peccato mortale. È verità di fede definita: “Le anime, poi, di quelli che muoiono col peccato mortale o solo con quello originale crediamo che vadano subito all’inferno, dove saranno però tormentate con pene diverse” (Concilio II di Lione; Con. di Firenze). Mosè, in occasione della rivolta contro Dio, disse al popolo: “se il Signore farà qualche cosa di nuovo, che cioè la terra aprendo la sua bocca l’ingoi con tutte le loro cose, sicché scendano vivi nell’inferno, voi conoscerete che essi hanno bestemmiato il Signore. Appena ebbe finito di parlare, la terra si squarciò sotto i loro piedi, e spalancata la sua bocca li inghiottì con le loro tende e con tutte le loro cose, e discesero vivi nell’inferno, coperti dalla terra, e scomparvero di mezzo al popolo” (Num. 16,30-33).
[437] Giovanni 12, 4-6.
[438] Matteo 26, 14-16 e 47-50; Marco 14, 10-11 e 43-46; Luca 22, 3-6 e 47-48; Giovanni 18, 1-3.
[439] “Cristo in uno stesso luogo e in una stessa frase ha detto, comprendendo tutte e due le cose: questi andranno al supplizio eterno e i giusti alla vita eterna (Mt 25,46). Dire poi nello stesso unico e identico senso: la vita eterna è senza fine, la pena eterna avrà fine, è cosa molto assurda” (S. Agostino). “Per i miseri avviene una morte senza morte, una fine senza fine, un venir meno senza mai mancare, perché la morte vive e la fine incomincia sempre e il venire meno non viene mai meno” (S. “Temo il verme che divora e la morte duratura. Temo di cadere nelle mani della morte che vive e della vita che muore. Questa seconda morte che non colpisce mai e fa sempre morire” (S. Bernardo).
[440] Il 7 gennaio, pag. 27.
[441] Il Purgatorio è lo stato ultraterreno, che durerà fino al giorno del giudizio, ove le anime di coloro che sono morti in grazia ma con imperfezioni e pene temporali da scontare per i peccati gravi perdonati, espiano e si purificano prima di salire in Paradiso.
[442] Il 10 gennaio 1944, pag. 41.
[443] Gli adoratori di Satana: “Se alcuno adorerà la bestia e la sua immagine, e riceverà l’impronta sulla sua fronte o sulla sua mano, anch’egli berrà del vino dell’ira di Dio, versato schietto nel calice della sua ira e sarà tormentato con fuoco e zolfo al cospetto dei Santi angeli, davanti all’Agnello; e il fumo dei loro tormenti si alzerà nei secoli dei secoli: e non avranno riposo né giorno né notte” (Ap 14,9-10).Gli adoratori dell’uomo: “Non sapete voi che gli ingiusti non possederanno il regno di Dio? Badate a non errare: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né quelli che peccano contro natura, né i ladri, né gli avari, né i dediti all’ubriachezza, né i maledicenti, né i rapaci, avranno l’eredità del regno di Dio” (1 Cor 6,9-10). Gli adoratori di sé stessi: “Se la tua mano ti scandalizza, troncala; è meglio per te entrare monco nella vita, che, avendo due mani, andare all’inferno in un fuoco inestinguibile, dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne” (Mc 9,42-43).
[444] “Come si raccoglie la zizzania e si brucia, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi Angeli e toglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti coloro che esercitano l’iniquità, e li getteranno nella fornace di fuoco. Ivi sarà pianto e stridore di denti” (Mt 13,40-42). “Allora dirà anche a color che saranno alla sinistra: Via da me, maledetti, al fuoco eterno, che fu preparato per il diavolo e per i suoi angeli… E andranno questi all’eterno supplizio” (Mt 25,41. 46).
[445] Il tormento del fuoco: “Avete concepito fieno, partorirete paglia; il mio soffio vi divorerà come fuoco. I popoli saranno fornaci per calce, spini tagliati da bruciare nel fuoco. Sentiranno i lontani quanto ho fatto, sapranno i vicini qual è la mia forza”. Hanno paura in Sion i peccatori, lo spavento si è impadronito degli empi. “Chi di voi potrà stare col fuoco divoratore? Chi di voi potrà stare nelle fiamme eterne?” (Is 33,11-14). “Usciranno e vedranno i cadaveri dei vivi che hanno prevaricato contro di me; il loro verme non morrà, il loro fuoco non si estinguerà” (Is 66,24). “Ricordati dell’ira divina, poiché non sarà lenta a venire. Umilia profondamente il tuo spirito, perché il fuoco e il verme saranno il castigo della carne dell’empio” (Sir 7,18-19).
[446] memento è parola latina, ripresa dalla liturgia, a sta per ricordo
[447] Il tomento del gelo: Getta come briciole la grandine, di fronte al suo gelo chi resiste? (Sal 147,17); Arma le mani di folgori e le scaglia contro il bersaglio. Lo annunzia il suo fragore, riserva d’ira contro l’iniquità. Per questo mi batte forte il cuore e mi balza fuori dal petto. Rinchiude ogni uomo in casa sotto sigillo, perché tutti riconoscano la sua opera. Al soffio di Dio si forma il ghiaccio e la distesa dell’acqua si congela (Giobbe 36,32-33; 37,1.7.10). Noi non abbiamo dato ascolto alla tua voce, perciò tu hai eseguito la minaccia, fatta per mezzo dei tuoi servi i profeti, che le ossa dei nostri re e dei nostri padri sarebbero rimosse dalla loro tomba. Ed eccole abbandonate al calore del giorno e al gelo della notte, per la malvagità della casa d’Israele e di Giuda (Baruc 2,24-25)
[448]Il tormento delle tenebre: Lasciami, sì ch’io possa respirare un poco prima che me ne vada, senza ritornare, verso la terra delle tenebre e dell’ombra di morte, terra di caligine e di disordine, dove la luce è come le tenebre (Giobbe 10,20-22). “Ma questi, come animali irragionevoli, da natura fatti per essere catturati e perire, bestemmiando ciò che ignorano, periranno nella propria corruzione, ricevendo la mercede dell’iniquità, essi che stimano come grande soddisfazione i piaceri effimeri. Questi sono fontane senz’acqua e nebbie sbattute dai turbini, ad essi è riservata la caligine tenebrosa” (2 Pt 2,12-17). I figli, che non saranno degni del regno, saranno gettati nelle tenebre esteriori; ivi sarà pianto e stridore di denti (Mt 8,12). “Guai a loro! Perché sono la sozzura dei vostri banchetti sedendo insieme a mensa senza ritegno, pascendo sé stessi, nuvole senza acqua portate qua e là dai venti, alberi di fine stagione senza frutto, due volte morti, sradicati, onde infuriate del mare, che schiumano le proprie turpitudini, stelle erranti, ai quali è riservata una tenebrosa tempesta per l’eternità” (Giuda 12-13).
[449] Non preso alla lettera, tale concetto si trova spesso nella Bibbia, soprattutto in Apocalisse.
[450] Scritto il 17 ottobre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[451] Il Purgatorio è lo stato spirituale, ove le anime di coloro che sono morti in grazia ma con imperfezioni e pene temporali da scontare per i peccati gravi perdonati, espiano e si purificano prima di salire in Paradiso. Esistenza: Mt 5,25-26: “In verità ti dico che non uscirai da quel carcere, finché non avrai pagato l’ultimo centesimo”. Mt 12, 31-32: In questa e nell’altra vita sarà perdonato qualunque peccato. “Ma a chi avrà peccato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato né in questa né nell’altra vita”. 1 Cor 3,10-17: “Ciascuno stia attento come costruisce, se costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l’opera di ciascuno sarà ben visibile: la farà conoscere quel giorno che si manifesterà col fuoco, e il fuoco proverà la qualità dell’opera di ciascuno. Se l’opera che uno costruì sul fondamento resisterà, costui ne riceverà una ricompensa; ma se l’opera finirà bruciata, sarà punito: tuttavia egli si salverà, però come attraverso il fuoco”. Natura: Sofferenza spirituale dell’anima amante impedita a raggiungere l’oggetto della sua vita d’amore: Dio-Amore.
[452] Mt 22,34-40; Mc 12,28-34; Lc 10,25-28.
[453] Scritto il 21 ottobre 1943. Quaderni del 1943. Op. Cit.
[454] Già nel dettato del 17 ottobre, pag. 309‑310.
[455] Es 20,5.
[456] Gn 2,2-3; Es 20,8-11.
[457] giungono appena è nostra costruzione da appena giungono
[458] alleggerisce è nostra correzione da alleggerisce
[459] Nel dettato del 25 settembre.
[460] Scritto il 14 giugno 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.
[461] Antonietta Meo, detta Nennolina (1930-1937).
[462] Lo Spirito Santo è il soggetto di questa frase subordinata, erroneamente coordinata con la frase che precede, il cui soggetto è Nennolina.
[463] Scritto il 10 agosto 1944. Quaderni del 1944. Op. Cit.
[464] Ma sono parole dell’Eterno Padre, come si vedrà in seguito.
[465] Nello scritto del giorno prima, al terzo capoverso
[466] Di cui ricorreva la festa liturgica, essendo il 10 agosto. Il martire Lorenzo, già ricordato nel secondo ‘dettato’ del 16 marzo.
[467] Scritto il 20-2-50. Romani. Op. Cit. N° 33. Ai Romani: 17E se figlioli, siamo anche eredi: eredi di Dio e coeredi di Cristo, se però soffriamo con lui da essere con lui glorificati. 18Io tengo per certo che i patimenti del tempo presente non sono da paragonarsi alla futura gloria che sarà manifestata in noi. 19Difatti, la creazione sta ansiosamente aspettando la rivelazione dei figli di Dio (8,17-19).
[468] Nelle lezioni che immediatamente precedono e in quelle, ad esempio, di cap. 14, di cap. 15 e di cap. 24.
[469] Segue un in che omettiamo
[470] Nella lezione del 7-11 giugno 1948, cap. 26.
[471] umiliazione è nostra correzione da umiliazione
[472] millenni è nostra correzione da millenni
[473] Apocalisse 19, 20; 20, 10 e 14-15; 21, 8
[474] entrarono è nostra correzione da entrò
[475] Apocalisse 21-22
