VANGELI DI GESU’ EUCARISTIA
Lezioni di GESU’ Agli adoratori
del Corpo di dio
SECONDO IL PICOLO GIOVANNI.
A cura di Fray Jesus Maria de Cabanaconde S.O.S
Servo dell’Ordine dei Salvatori
S O M M A R I O
Cibo che dura per la vita eterna.
Cibo che assicura la risurrezione.
Vero Cibo che dà la Vita eterna.
Comunione eucaristica di Maria.
Requisiti per essere adoratori
I primi adoratori del Corpo di Dio.
Il miracolo più grande e più santo.
Dignità del Sacerdote celebrante.
Dignità del Sacerdote celebrante.
3. L’Eucaristia è il cuore di Dio.
Amore speciale per la sposa vittima.
Riparazione alle Ostie profanate.
L’Eucaristia è il cuore di Dio.
Effetti della comunione eucaristica.
Preghiera di riparazione alle Ostie profanate.
4. Cuore di Gesù donato a noi.
La dolce regola dei veri discepoli.
5. Maria è ciborio dell’Eucarestia.
Corredentrice di tutta l’umanità.
Apparizione del ciborio eucaristico.
6. L’Eucarestia è carne, ma è anche sangue.
Raccoglier il Sangue e spargerlo spiritualmente.
Sangue che sazia la sete spirituale.
Esperienza di una visione interiore.
7. Il Sangue di Gesù è Scienza.
Conoscenza dei misteri di Dio.
Manca la festa al Sangue di Gesù.
8. L’Eucarestia è sangue e latte di Maria.
“La salvezza del mondo è in Maria”.
L’unico ponte fra il mondo e il Cielo.
9. L’Eucarestia è segno di risurrezione.
Basta un palpito d’amore per salvarsi.
I salvati dall’Agnello immolato.
10. Visite spirituali al Santissimo.
Eucaristici ardori della Maddalena.
Trasporti eucaristici di Maria Ss.
Visita spirituale al Santissimo.
Il Messia ricostruttore del Tempio.
I collaboratori nell’edificare il Tempio .
12. Gesù – Eucarestia, vittima dell’odio.
Fragore d’inferno dell’odio contro la carità.
I precursori del II° avvento di Cristo.
13. Culto di riparazione all’Eucarestia.
Riparazione al Ss. Sacramento.
14. I nome più giusto della Messa: “Frazione del Pane”
1. L’Eucaristia è il sempre dell’amore di Gesù per noi.
2. L’Eucaristia è la fusione di Dio con l’uomo.
3. La formula della Frazione del Pane.
4. Celebrazione insegnata da Gesù a Pietro e a Giacomo d’Alfeo.
5. Effetto della transustanziazione.
7. I testi fissi da leggersi nelle adunanze.
8. L’orazione del Padre nostro.
10. “Si trasformano le specie eucaristiche in voi”
11. Il resto è opera buona ma non necessaria né utile al rito.
12. Ciò che cadrà, ciò che resterà dei riti.
15. Il Sangue di Gesù e la Sta. Messa.
Il Sangue di Gesù e gli adoratori celesti.
Visione del velo del Sangue divino.
Effusione del Sangue sulla terra.
Gli angeli e il Sangue di Gesù.
La Messa ripete la vita di Gesù Cristo.
Per Giuda d’allora, ora sono mille e centomila.
Chi vive nel fango nel fango morrà.
17. L’altare della Misericordia e delle vittime.
1. L’Altare della Misericordia.
4. Compito dello Spirito Santo.
Il Cenacolo dopo la Pentecoste.
Catechesi sull’istituzione dell’Eucaristia.
Gesù accontenta il suo Portavoce.
19. Nozze di Cana: Il banchetto eucaristico.
l’Eucarestia è il Sacramento dei Sacramenti.
Il cibo spirituale dei 4 Vangeli.
La Parola compresa è vita, scintilla, sorgente.
L’Eucarestia, Stella del mattino del tempo nuovo.
“Tre giorni dopo c’era un banchetto”.
Il Convito perpetuo dello Sposo.
La transustanziazione degli uomini in figli di Dio.
20. Mistero della Comunione Eucaristica.
La Comunione dopo il peccato originale.
Il frammento di pane e il Sacerdote.
La comunione totale con la Ss. Trinità mancata
Ogni santità è suscettibile di perfezione.
Come sarebbe stata la Comunione degli Innocenti?
Dio in voi Uno e Trino. Voi in Lui.
22. Comunione ricevuta dalle mani di Gesù.
“Io sono il Pane vivo che dal Cielo discende”.
“Questo è il mio Sangue che Io ho versato per amore di voi”.
Il dono di vedere, odorare, gustare il sangue eucaristico.
Sapore duraturo del Sangue eucaristico
23. Il calice delle anime generose e predilette
Il calice dell’ubbidienza: Per Emma F.
24. Il regale sacerdozio di ogni persona.
Il Dono dell’immunità da ogni dolore. (Rm 6,11-23)
I sacrifici nel tempo mosaico.
I sacrifici nel tempo cristiano.
Ogni battezzato deve essere ostia e sacerdote.
Sacerdote e vittima del tempo nuovo.
Servite il Signore vostro Dio.
25. Effetti della comunione consapevole.
L’infusione dello Spirito santo.
Effetti benefici dell’Eucaristia.
26. Duplice qualità del Sangue di Gesù.
Qualità di perdono e di condanna.
27. L’Acqua e il Cibo dell’anima.
Cibo Testimonio della Bontà di Dio.
L’Amore vi apre le sue ricchezze.
Amare è fondersi, fondersi è comprendersi.
Gesù prende dimora nel cuore che lo ama.
Gesù è la Vita vera dell’anima.
29. Il Cibo che dà Vita eterna.
Frutti eterni dell’Eucarestia.
30. Parola che dà vita eterna.
31. La manna, il sassolino bianco, la colonna.
La “manna nascosta e il sassolino bianco”.
32. Fedeli all’opera del Verbo.
Cosa vuol dire aver fede in Gesù.
Vuol dire amare, sperare, vincere, possedere.
Dovere che implica essere capi.
Dovere che implica essere sudditi.
34.“Calpesterete serpenti e scorpioni”.
società idolatra e indemoniata
L’Archeologia serve per i superbi.
35. Chi vive in Cristo non muore.
La morte non vi separa, se vivete nel Signore.
Al termine della vita terrena.
CATEGORIE DI ANIME EUCARISTICHE
36. Categorie di anime eucaristiche.
Differenze di anime eucaristiche.
37. Le anime eucaristiche vivono da Dio solo.
Lascia cadere tutto quello che non sia Dio.
Niente è del Portavoce, tutto è di Gesù.
38. La possessione spirituale.
L’anima impregnata dell’aroma divino.
Sproporzione fra il peccato e l’espiazione.
Il Portavoce della Voce del Cristo.
Ostacoli che impediscono essere portavoce.
Requisiti per essere portavoce.
43. Simili a Gesù nelle prove e nel dolore.
La natura nostra e quella di Cristo.
Glorificazione di Gesù e di Maria.
Amate ed imitate Gesù e Maria.
Anfore che trasudano il profumo di Cristo.
Tabernacoli viventi della presenza del Signore.
45. Anime eucaristiche e misericordiosi.
I due spiriti eucaristici i più perfetti.
Sopportare le persone moleste.
Lascia che i morti seppelliscano i loro morti.
Regola per amare tutto in Dio.
Figli di Dio in maniera totale.
Il paradiso dei santi e le anime purganti.
La parola d’ordine dei figli di Dio.
MARIA ANIMA EUCARISTICA PERFETTA.
48. Maria, l’anima eucaristica perfetta.
Maria, modello di vita eucaristica.
Vivere pensando a Gesù-Eucarestia.
Maria, modello di vita eucaristica.
Comunione di desiderio e d’amore.
49. Maria è ciborio dell’Eucarestia.
Corredentrice di tutta l’umanità.
Apparizione del ciborio eucaristico.
50. Il Corpo del Verbo Divino Gesù Cristo
1. La Madre del Verbo incarnato.
2. Maria Ss. Ciborio dell’Eucarestia.
3. Descrizione dell’immagine che la rappresenta.
1. L’anelito del vero Dio del vero Cristo.
2. Gesù Cristo il Dio-Uomo profetato dall’inizio dei tempi.
3. La verità di Gesù Figlio di Dio è verità divina.
4. Gesù l’Uomo-Dio, l’Emmanuele: Dio con noi.
5. Gesù Cristo il Re universale.
6. Testimoni e testimonianze della divinità di Gesù.
7. Gesù è Figlio di Dio nel senso proprio della parola
Relazione tra produzione e effusione.
53. I veri amanti del Signore.
I segni dei veri amanti del Signore.
54. Conoscere bene Gesù per salvare.
Solo Maria sapeva tutto di Gesù.
Solo il Portavoce seppe tutto di Gesù e Maria.
Solo la conoscenza ampia di Gesù può salvare.
55. Il Cristo vero Dio e vero Uomo.
Il Testimone del Verbo incarnato.
La bestemmia contro il Cristo.
Il Verbo per amore si fece carne.
56. Gesù celato nell’uomo come nel Ss. Sacramento.
Sforzarsi a vedere Gesù in ognuno.
Celato sotto l’imperfetta materia di molti
Celato nell’uomo come nel Ss. Sacramento.
I “sentimentalisti” della religione.
Dio vuole carità non elemosina.
L’anima è una particella di Dio.
L’inno di coloro nei quali lo spirito di Dio è vivo.
“Voi siete dèi e figli dell’Altissimo”.
In comunione di amore e di dolore.
58. Il Regno di Dio nell’uomo.
Salute spirituale e operosità.
Valore della croce e del dolore.
59. Gesù chiama al Regno tutti gli uomini.
La colpa d’Israele. (Rm 9,30-33)
Dio è Padre per tutte le creature.
Il Regno di Gesù è spirituale ed eterno.
Le prevenzioni contro i gentili.
Tutti gli uomini sono predestinati al Cielo.
Israele non volle essere giusto.
L’antico e il nuovo Israele ha solo la lettera.
“Pietra angolare “che sfracella.
“Pietra angolare “che stritola.
60. Tre regole per raggiungere la santità.
Regola 2: Dio permette tutto per bontà.
Regola 3: Cambiare in bene ciò che è male.
61. Guida per andare verso la perfezione.
Santità epidermica, dell’involucro dell’anima.
Santità spirituale è la perfezione dello spirito.
Il Liberatore dalla schiavitù del peccato.
Guida per condursi alla perfezione.
Il termometro dell’amore è la pace.
L’anima che ama Dio è nella pace.
La colpa acceca fino all’autodenunzia.
Chi e come slega le mani a Gesù.
Legge calpestata, Sacramento profanato.
Perché e come si deve consolare Gesù.
64. Bere al calice delle tentazioni.
È male cedere alle tentazioni.
65. La vita e la morte dello spirito.
66. Fede di S. Chiara nel Santissimo.
Spavento e dolore nel misero conventino.
La santa Regola impone silenzio.
Il coraggio delle colombe di Gesù.
Con il Ss. Sacramento tutto si vince.
67. Consacrazione della casa al Sacro Cuore.
1. Introduzione.
Presentazione di Gesù[1].
Cibo che nutre l’anima.
Disse Gesù:
1«Io vado seguito. Non per il cibo che empie il ventre ma per quello che nutre l’anima. Perché non siete soltanto animali che devono brucare e ruminare, o grufolare e ingrassare. Ma anime siete! Questo siete! La carne è la veste, l’essere è l’anima. È lei che è duratura. La carne, come ogni veste, si logora e finisce, e non merita curarla come fosse una perfezione alla quale va data ogni cura.
Cibo che dura per la vita eterna.
2Cercate dunque ciò che è giusto procurarsi, non ciò che è ingiusto. Cercate di procurarvi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna. Questo, il Figlio dell’uomo ve lo darà sempre, quando voi lo vogliate. Perché il Figlio dell’uomo ha a sua disposizione tutto quanto viene da Dio, e può darlo, Egli padrone, e magnanimo padrone, dei tesori del Padre Dio, che ha impresso su di Lui il suo sigillo perché gli occhi onesti non siano confusi. E se voi avrete in voi il cibo che non perisce, potrete fare opere di Dio essendo nutriti del cibo di Dio.
Cibo che si chiama ed è Gesù.
3«Io sono il Pane di Vita. In Me lo si trova. Il suo nome è Gesù. Chi viene a Me non avrà più fame, e chi crede in Me non avrà mai più sete, perché i fiumi celesti si riverseranno in lui estinguendo ogni materiale ardore.
Cibo che assicura la risurrezione.
4Tutto quanto il Padre mi dà verrà a Me. Né Io scaccerò chi a Me viene, perché sono disceso dal Cielo non per fare la mia volontà ma quella di Colui che mi ha mandato. E la volontà del Padre mio, del Padre che mi ha mandato, è questa: che Io non perda nemmeno uno di quelli che mi ha dato, ma che Io li risusciti all’ultimo giorno. Ora la volontà del Padre che mi ha mandato è che chiunque conosce il Figlio e crede in Lui abbia la vita Eterna e Io lo possa risuscitare nell’Ultimo Giorno, vedendolo nutrito della fede in Me e segnato del mio sigillo.
In verità, in verità vi dico che chi crede in Me ha la Vita eterna. In verità, in verità vi dico che Io sono il Pane della Vita eterna.
Cibo che divinizza l’uomo.
5I vostri padri mangiarono nel deserto la manna e morirono. Perché la manna era un cibo santo ma temporaneo, e dava vita per quanto necessitava a giungere alla terra promessa da Dio al suo popolo. Ma la Manna che Io sono non avrà limitazione di tempo e di potere. È non solo celeste, ma è divina, e produce ciò che è divino: l’incorruttibilità, l’immortalità di quanto Dio ha creato a sua immagine e somiglianza. Essa non durerà quaranta giorni, quaranta mesi, quaranta anni, quaranta secoli. Ma durerà finché durerà il tempo, e sarà data a tutti coloro che di essa hanno fame santa e gradita al Signore, che giubilerà di darsi senza misura agli uomini per cui si è incarnato, onde abbiamo la Vita che non muore.
Cibo che ci fonde a Dio.
6Io posso darmi, Io posso transustanziarmi per amore degli uomini, onde il pane divenga Carne e la Carne divenga Pane per la fame spirituale degli uomini, che senza questo Cibo morirebbero di fame e di malattie spirituali[2]. Ma se uno mangia di questo Pane con giustizia, egli vivrà in eterno. Il pane che Io darò sarà la mia Carne immolata per la vita del mondo, sarà il mio amore sparso nelle case di Dio, perché alla mensa del Signore vengano tutti coloro che sono amorosi o infelici e trovino ristoro al loro bisogno di fondersi a Dio e di trovare sollievo al loro penare».
Vero Cibo che dà la Vita eterna.
7In verità, in verità vi dico che se non mangerete la Carne del Figlio dell’uomo e non berrete il suo Sangue, non avrete in voi la Vita. Chi mangia degnamente[3] la mia carne e beve il mio Sangue ha la Vita eterna ed Io lo risusciterò all’Ultimo Giorno. Perché la mia Carne è veramente Cibo e il mio Sangue è veramente Bevanda. Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue rimane in Me ed Io in lui. Come il Padre vivente mi inviò, ed Io vivo per il Padre, così chi mi mangia vivrà anch’egli per Me e andrà dove lo mando, e farà ciò che Io voglio, e vivrà austero come uomo e ardente come serafino, e sarà santo, perché per potersi cibare della mia Carne e del mio Sangue si interdirà le colpe e vivrà ascendendo per finire la sua ascesa ai piedi dell’Eterno.»
Sitibondi venite alle acque.
8Sitibondi, venite alle acque[4]! Affamati, nutritevi! Esausti, bevete il mio vino, e voi malati! Venite voi che non avete denaro, voi che non avete salute, venite! E voi che siete nelle tenebre! E voi che siete morti, venite! Io sono Ricchezza e Salute, Io sono Luce e Vita. Venite voi che cercate la via! Venite voi che cercate la verità! Io sono Via e Verità!
Istituzione dell’Eucarestia[5].
Un miracolo d’amore.
9«Ora che l’antico rito è compiuto, Io celebro il nuovo rito. Vi ho promesso un miracolo d’amore. È l’ora di farlo. Per questo ho desiderato questa Pasqua. Da ora in poi questo è l’ostia che sarà consumata in perpetuo rito d’amore. Vi ho amato per tutta la vita della Terra, amici diletti. Vi ho amato per tutta l’eternità, figli miei. E amare vi voglio sino alla fine. Non vi è cosa più grande di questa. Ricordatevelo. Io me ne vado. Ma resteremo per sempre uniti mediante il miracolo che ora Io compio».
Transustanziazione del pane
10Gesù prende un pane ancora intero, lo pone sul calice colmo. Benedice e offre questo e quello, poi spezza il pane e ne prende tredici pezzi e ne dà uno per uno agli apostoli dicendo: «Prendete e mangiate. Questo è il mio Corpo. Fate questo in memoria di Me che me ne vado».
Transustanziazione del vino
11Dà il calice e dice: «Prendete e bevete. Questo è il mio Sangue. Questo è il calice del nuovo patto nel Sangue e per il Sangue mio, che sarà sparso per voi per la remissione dei vostri peccati e per darvi la Vita. Fate questo in memoria di Me».
Gesù è tristissimo. Ogni sorriso, ogni traccia di luce, di colore lo hanno abbandonato. Ha già un volto d’agonia. Gli apostoli lo guardano angosciati.
Comunione eucaristica di Maria.
12Gesù si alza dicendo: «Non vi muovete. Torno subito». Prende il tredicesimo pezzetto di pane, prende il calice ed esce dal Cenacolo.
Il nuovo rito è compiuto.
13«Tutto vi ho detto e tutto vi ho dato. E ripeto. Il nuovo rito è compiuto. Fate questo in memoria di Me. Io vi ho lavato i piedi per insegnarvi ad essere umili e puri come il Maestro vostro. Perché in verità vi dico che, come è il Maestro, così devono essere i discepoli. Ricordatelo, ricordatelo. Anche quando sarete in alto, ricordatelo. Non vi è discepolo da più del Maestro. Come Io vi ho lavato, voi fatelo fra voi. Ossia amatevi come fratelli, aiutandovi l’un l’altro, venerandovi a vicenda, essendo l’un coll’altro d’esempio. E siate puri. Per essere degni di mangiare il Pane vivo disceso dal Cielo ed avere in voi e per Esso la forza d’essere i miei discepoli nel mondo nemico, che vi odierà per il mio Nome.
Gesù di Nazareth.
Requisiti per essere adoratori[6]
I primi adoratori del Corpo di Dio.
Dice Gesù:
14«Oggi parlo Io. Sei molto stanca, ma abbi pazienza ancora un poco. È la vigilia del Corpus Domini. Potrei parlarti dell’Eucarestia e dei santi che si fecero apostoli del suo culto, così come ti ho parlato dei santi che furono apostoli del Sacro Cuore. Ma voglio parlarti di un’altra cosa e di una categoria di adoratori del Corpo mio che sono i precursori del culto per Esso. E sono i pastori. I primi adoratori del mio Corpo di Verbo divenuto Uomo.
Una volta ti dissi, e ciò è detto anche dalla mia Chiesa, che i Santi Innocenti sono i protomartiri del Cristo.
Ora ti dico che: I pastori sono i primi adoratori del Corpo di Dio. E in loro vi sono tutti i requisiti richiesti per essere adoratori del Corpo mio, anime eucaristiche.
Requisiti richiesti.
15Fede sicura: essi credono prontamente e ciecamente all’angelo.
Generosità: essi danno tutta la loro ricchezza al loro Signore.
Umiltà: si accostano a dei più poveri, umanamente, di loro con modestia di atti che non avvilisce, e si professano servi loro.
Desiderio: quanto non possono dare da loro, si industriano a procurare con apostolato e fatica.
Prontezza di ubbidienza: Maria desidera sia avvertito Zaccaria, e Elia va subito. Non rimanda.
Amore, infine: essi non sanno staccarsi di là, e tu dici: “lasciano là il loro cuore”. Dici bene.
Ma non bisognerebbe fare così anche col mio Sacramento?
Segreto per esperimentare Dio
16E un’altra cosa, tutta per te, questa: osserva a chi si svela per primo l’angelo e chi merita di sentire le effusioni di Maria. Levi: il fanciullo.
A chi ha l’anima di fanciullo Dio si mostra e mostra i suoi misteri e permette che oda le parole divine e di Maria. E chi ha anima di fanciullo ha anche il santo ardimento di Levi e dice: “Fammi baciare la veste di Gesù”. Lo dice a Maria. Perché è sempre Maria quella che vi dà Gesù. È Lei la Portatrice dell’Eucarestia. È Lei la Pisside viva.
2. Che cosa è l’Eucarestia[7].
Esempio di Gesù.
1Nel ricevere la S. Comunione per mano di P. Migliorini ritrovo la mia gioia eucaristica che Compito aveva annullata, ossia la presenza visibile del mio Gesù a fianco di P. Migliorini. Sorrido al mio dolce Gesù biancovestito… e mentre faccio il ringraziamento mi chiedo perché sta alla sinistra del Padre. Mi pare che il suo posto dovrebbe essere a destra.
2Gesù mi risponde, venendo incontro al mio desiderio di aver lume, e dice:
3«Nel mio atteggiamento è insegnamento di fede, di rispetto e di umiltà. Come mi vedi? In veste gloriosa? No. Mi vedi come Gesù di Nazareth, il Maestro, l’Uomo.
Il miracolo più grande e più santo.
4Cosa è l’Eucarestia? Il miracolo più grande, più santo, di Dio. È Dio. È Dio perché nell’Eucarestia vi è il Figlio di Dio, Dio come il Padre, Dio fatto carne per l’Amore, ossia per Dio che Amore è, e per opera dell’Amore, ossia per opera della terza Persona. È Dio perché è miracolo d’amore, e Dio è dove è amore. L’amore testimonia Dio più di ogni parola o devozione, o atto, od opera. Io, Autore di questo miracolo che è testimonianza della potenza di Dio e della sua natura – l’Amore – rendo onore a questo miracolo. Per dirvi che è vero, per dirvi che è santo, per dirvi che va venerato col massimo dei rispetti. Gesù-Maestro adora la sua Natura divina nell’Eucarestia. Ecco perché ti appaio come Maestro, non come il Gesù glorioso. Non potrebbe il Gesù glorioso nulla adorare. A Lui vanno le adorazioni di tutto quanto è, poiché è il Dio tornato al suo Regno. Ma il Figlio dell’uomo può ancora mostrare la sua volontà di venerare l’Arca che mi contiene Dio – il Pane eucaristico – e lo faccio. Per insegnarlo a fare a voi.
Dignità del Sacerdote celebrante.
5Perché sto a sinistra? Ancora per insegnare a voi. Il sacerdote, mentre è nelle sue funzioni sacerdotali, è degno del massimo rispetto. E ve lo assicuri il fatto che Io ubbidisco al suo comando e scendo, Sangue, a lavarvi il cuore, e scendo, Carne, a nutrirvi lo spirito. Imparate da Me, che sono umile, ad avere umiltà.
Dignità del Sacerdote celebrante.
6Basta per ora. Prega. Scrivi quanto devi, ché poi, piccolo Giovanni, bisogna lavorare. Il Vangelo aspetta.
7O mio piccolo Giovanni! Perlina nata nel gran mare del dolore! Ma che sei destinata ad incrostarti come gemma nella corona del Figlio e della Madre. Le perle sono tanto più belle quanto più si sono formate in mare profondo e agitato da profonde tempeste che sconvolgono sino al fondale. Senza queste non si aprirebbe il cuore dell’ostrica e nella ferita non si deporrebbe il nucleo su cui il dolore incrosta la gemma.
8Le lacrime, le lacrime, Maria! Che cosa le lacrime! Hanno avuto solo un punto, di valore, meno di quanto non ne ha avuto il mio Sangue. Siete redenti per il Sangue di Gesù e le lacrime di Maria.
9La mia pace sia sempre con te.»
3. L’Eucaristia è il cuore di Dio[8].
Gesù ama tutte le anime.
Dice Gesù:
1«Amo tutte le anime. Amo quelle dei puri che vivono come il mio Cuore desidera per vostro bene, dei miti come mite sono Io, dei generosi che espiano per tutti e continuano la mia Passione, dei misericordiosi che mi imitano nei rispetti dei loro fratelli. Amo i peccatori perché è per loro che Io divenni Redentore e salii in croce. I loro peccati mi dànno dolore ma non estinguono il mio amore per loro, non estinguono il desiderio di stringerli al mio seno pentiti. Amo le piccole anime che non sono prive di imperfezioni ma che sono ricche di amore che annulla le imperfezioni.
Amore speciale per la sposa vittima.
2Amo te, che ti chiami Maria, il più dolce dei nomi per Me. Il nome della Mamma mia. Quel nome che è scudo e difesa contro le insidie del demonio, quel nome che è musica di cielo, quel nome che fa trasalire di gioia la Trinità Nostra, quel nome di cui mi circondai nella vita e nell’ora della morte. Maria di Magdala, Maria Cleofe: le fedeli di Me e di mia Madre.
3Credi in questo amore per te. Sentilo questo amore intorno a te. Povera anima! Non puoi trovare che il mio Cuore che ti sappia amare come ti abbisogna.
4Ti ho tanto amata che ho persino accontentato i tuoi capricci[9], non troppo ragionevoli in verità, avallando con fatti veri i tuoi castelli in aria. Non perché ciò mi sia piacevole, ma perché non volevo sminuirti di fronte al mondo e perché sapevo che anche quei capricci si sarebbero poi mutati in arma di penitenza e di amore, e perciò di santità.
5Ti ho amata tanto che ho saputo aspettarti… Ti guardavo fare la caprettina bizzarra e delle volte sorridevo, delle volte mi rattristavo; ma non mi adiravo mai perché sapevo che la mia caprettina sarebbe divenuta agnella un giorno.
6Se non ti avessi amata come ti ho amata, credi tu che saresti quello che sei? No. Pensalo bene che tu non avresti che sempre più peggiorato. Ma c’ero Io che vegliavo.
7Non avere paura delle mie carezze. Gesù non fa mai paura. Abbandonati. Col tuo cuore e con la tua generosità. Dammi tutto. E prendi tutto da Me.
8Ieri sera, stamattina, hai messo, sul gran rogo del sacrificio per la pace, il tuo fascetto di sacrificio, e l’hai messo con un sorriso spremuto dall’amore, lottando contro le lacrime umane che volevano salire, contro i sussurri del Nemico che ti voleva turbare. 9Oh! cara! Non sarà dimenticato questo tuo sacrificio fatto con gioia d’amore.
Riparazione alle Ostie profanate.
9Ora ti chiedo una cosa. Tu sai, e ci pensi con dolore, che molte particole vengono sparse fra sozzure e rovine, nella devastazione delle chiese. È come fossi Io travolto perché Io sono nel Sacramento. Ebbene metti, idealmente, il tuo amore come un tappeto prezioso, come una tovaglia di purissimo lino per raccogliere Me‑Eucarestia, colpito, ferito, profanato, cacciato dai miei Tabernacoli, non dai piccoli uomini che colpiscono le mie chiese – essi non sono che gli strumenti ‑ ma da Satana che li muove. Da Satana che sa che i tempi stringono e che questa è una delle lotte decisive che anticipano la mia venuta.
10Sì. Dietro il paravento delle razze, delle egemonie, dei diritti, dietro il movente delle necessità politiche, si celano, in realtà, Cielo e Inferno che combattono fra loro. E basterebbe che metà dei credenti nel Dio vero ‑ ma che dico? meno di questo, meno di un quarto dei credenti ‑ fosse realmente credente nel mio Nome perché le armi di Satana venissero domate. Ma dove è la Fede?
L’Eucaristia è il cuore di Dio.
11Ama Me Eucaristico. L’Eucarestia è il Cuore di Dio, è il mio Cuore. Vi ho dato il mio Cuore nell’ultima Cena; ve lo do, purché lo vogliate, sempre. E non concepirete in voi il Cristo e non lo darete alla luce se non saprete far vivere in voi il suo Cuore. Quando nel grembo di una donna si forma una creatura, cosa si forma per prima cosa? Il cuore. Così è per la vita dello spirito. Non darete il Cristo se non formate in voi il suo Cuore amando l’Eucarestia che è Vita e Vita vera. Amando come mia Madre amò Me, appena concepito.
Effetti della comunione eucaristica.
12Oh! che carezze, attraverso la sua carne vergine, a Me, informe e minuscolo, che palpitavo in Lei, col mio cuoricino embrionale! Oh! che palpiti, attraverso le oscure latebre dell’organismo, comunicavo Io al suo cuore, dal profondo di quel Tabernacolo vivo dove mi formavo per nascere e morire per voi, crocifiggendo il cuore di mia Mamma alla mia stessa Croce, per voi!
13Ma Io gli stessi palpiti ve li comunico al cuore quando mi ricevete. La vostra pesantezza carnale e intellettuale non vi permette di percepirli, ma Io ve li do. Tu apriti tutta per ricevermi.
Preghiera di riparazione alle Ostie profanate.
14Tu, molte volte al giorno ‑ non posso dirti: ad ogni momento, ma se fossi[10]2 un cherubino e non una creatura che della materia ha le stanchezze ti direi: ogni momento ‑ ripeti questa preghiera: “Gesù che sei colpito nelle nostre chiese per mano di Satana, ti adoro in tutte le particole sparse e distrutte fra le rovine. Prendi me per tuo ciborio, per tuo trono, per tuo altare. Conosco di non esserne degna, ma Tu ami stare fra coloro che ti amano ed io ti amo per me e per chi non ti ama. Mi imporpori come sangue il dolore perché io divenga degno ornamento per ricevere Te che vuoi essere simile a noi in quest’ora di guerra. Il mio amore sia lampada che arde davanti a Te, Santissimo, e il mio olocausto incenso. Così sia”.»
4. Cuore di Gesù donato a noi[11].
La dolce regola dei veri discepoli.
Dice Gesù:
1«Ora che hai visto[12], hai capito cosa è l’Eucarestia? È il mio Cuore che Io distribuisco a voi. Dono più grande e più amoroso non potevo farvi.
2Se quando ricevete la Comunione sapeste vedere Me che vi do il mio Cuore, non ve ne commuovereste? Ma la fede dovrebbe essere tanto forte e tanto forte la carità, da farvi vedere questo. Questa visione mentale non dovrebbe costituire un mio dono eccezionale. Dovrebbe costituire la regola, la dolce regola. E sarebbe la regola se foste realmente miei discepoli.
Presenza reale del Signore.
3Allora[13] vedreste Me, udreste Me dire sul Pane e sul Vino le parole della consacrazione, spezzare e distribuire il Pane porgendovelo con le mie stesse Mani.
4Il mio sacerdote scomparirebbe perché Io mi sovrapporrei a lui per dirvi: “Ecco il Corpo del Signore Gesù Cristo, il mio Corpo che vi deve custodire per la vita eterna”. E alla luce dell’amore vedreste che Io vi porgo lo stesso mio Cuore, la parte super perfetta del mio Corpo perfettissimo, quella dalla quale sgorga la Carità stessa.
5Ho fatto questo per amore di voi: ho dato Me stesso. E questo ho fatto per te oggi: ho sollevato il velo del Mistero e ti ho fatto conoscere come Io vengo a voi, come mi do a voi, cosa vi do di mio, anche se voi non sapete vedere e capire.
6Basta per oggi. Non vi sono altre parole da dire. Guarda e adora.»
5. Maria è ciborio dell’Eucarestia[14].
Ciborio vivo del Pane vivo.
Dice Gesù:
1«Nell’altro incontro eucaristico ti ho fatto vedere cosa è l’Eucarestia. Oggi ti mostrerò un’altra verità eucaristica. Se l’Eucarestia è il cuore di Dio[15], Maria è il ciborio di quel Cuore.
2Guarda mia Madre, eterno ciborio vivo in cui scese il Pane che viene dal Cielo. Chi mi vuole trovare, ma trovare con la pienezza delle doti, deve cercare la mia Maestà e Potenza, la mia Divinità, nella dolcezza, nella purezza, nella carità di Maria. È Lei che del suo cuore fa il ciborio per il cuore del suo e vostro Dio.
3Il Corpo del Signore si è fatto corpo nel seno di Maria, ed è mia Madre che con un sorriso ve lo porge come se vi offrisse il suo amatissimo Pargolo deposto nella cuna del suo purissimo, materno cuore. È gioia di Maria, nel Cielo, darvi la sua Creatura e darvi il suo Signore. Con il Figlio vi dà il suo cuore senza macchia, quel cuore che ha amato e sofferto in misura infinita.
Corredentrice di tutta l’umanità.
4È opinione diffusa che mia Madre non abbia sofferto altro che moralmente. No. La Madre dei mortali ha conosciuto ogni genere di dolore. Non perché lo avesse meritato. Era immacolata e l’eredità dolorifica di Adamo non era in Lei. Ma perché, essendo Corredentrice e Madre di tutto l’umano genere, doveva consumare il sacrificio fino al fondo e in tutte le forme. Perciò soffrì, come donna, le inevitabili sofferenze della donna che concepisce una creatura, soffrì stanchezze della carne appesantita del mio peso, soffrì nel darmi alla luce[16]2, soffrì nell’affrettata fuga, soffrì mancanza di cibo, soffrì caldo, gelo, sete, fame, povertà, fatica. Perché non avrebbe dovuto soffrire se Io, il Figlio di Dio, soggiacqui alle sofferenze proprie dell’umanità?
Santità e Redenzione.
5Essere santi non vuole dire essere esenti dalle miserie della materia. Essere redentori, poi, vuol dire essere particolarmente soggetti alle miserie della carne che ha sensibilità dolorifiche. La santità e la redenzione si esplicano e si raggiungono con tutti i modi, anche con dei mali di denti, per esempio. Basta che delle miserie carnali la creatura se ne faccia un’arma di merito e non di peccato.
6Io e Maria, delle miserie della natura umana abbiamo fatto tanti pesi di redenzione per voi. Anche ora soffre mia Madre quando vi vede così sordi alla grazia, ribelli a Me. Santità, lo ripeto, non vuole dire esclusione del dolore, ma anzi vuol dire imposizione del dolore.
Essere grati a Maria.
7Ringrazia dunque Maria, che mi ti dà con un sorriso di madre, per tutto il dolore che l’esser mia Madre le ha portato. Non ci pensate mai a dire grazie a Maria nel cui seno divenni carne! Quella Carne che ora do a voi per nutrirvi alla vita eterna.
8Basta: contempla e adora Me raggiante nell’Eucarestia, nel trono vivo che è il petto di Maria, la purissima Madre mia e vostra.»
Apparizione del ciborio eucaristico[17].
Visione del ciborio vivo.
9Ora spiego io. Domenica, anzi no. Venerdì 18 mi pareva di vedere Gesù a fianco del letto, gliene ho accennato. Ma non faceva nulla. Domenica 20, prima che venisse lei[18], mentre c’era lei e dopo la sua venuta per la Comunione, mi pareva di vedere Gesù, non più a fianco del letto, ma in fondo allo stesso, che mi dava Lui la particola. Ma non aveva pisside in mano: aveva il suo Cuore e mi dava come particola il suo Cuore levandoselo dal petto. Era di una maestà e di una dolcezza infinita. Mi spiegò poi il significato della visione. L’avrà trovato nel quaderno[19] in data 20 giugno.
10Stamane vedo la Madonna. Pare seduta, sorridente con amore, e mestizia però. Ha il manto scuro che le scende dal capo, aperto sulla veste pure scura, sembra marrone. Alla vita ha una cintura scura. Sembrano tre toni di marrone. In testa, sotto al manto, deve avere un velo bianco perché ne intravedo un lieve filino.
11Sul mezzo del petto raggia un’Ostia grandissima e bellissima. E ‑ quello che costituisce il mirabile della visione ‑ pare che attraverso le Specie (che qui paiono come un quarzo bellissimo: sono pane, ma paiono cristallo brillante) appaia un bellissimo bimbo. Il Bimbo‑Dio fatto carne.
12La Madonna, che ha le braccia aperte per tenere aperto il manto, guarda me e poi china il volto e lo sguardo adoranti sull’Ostia che sfavilla nel suo petto. Nel suo petto, non sopra al petto. È come se, per dei mistici raggi X, io potessi vedere nel petto di Maria, o meglio è come se dei raggi X facessero apparire al di fuori quello che è dentro a Maria. Quasi Questa fosse di un corpo senza opacità. Non so spiegare.
Le tre diverse luminosità.
13Insomma io vedo questo e Gesù me lo spiega[20]. La Vergine non parla. Sorride solo. Ma il suo sorriso è eloquente come mille parole e più ancora.
14Come mi piacerebbe saper dipingere per fargliene copia e fargliela vedere. E soprattutto le vorrei fare vedere le diverse luminosità. Sono tre: una, di una pacata soavità, costituita dal corpo di Maria, è l’involucro esterno e protettore della seconda, raggiante e viva luminosità costituita dalla grande Ostia. Una luce vittoriosa, direi, per usare parola umana, la quale fa da involucro interno al Gioiello divino che splende come fuoco liquido di una bellezza che non si descrive e che è, nella sua infinita bellezza, infinitamente dolce, ed è il piccolo Gesù che sorride con tutte le sue carni tenerelle e innocenti per la natura sua di Dio e per la età sua di infante.
15È uno splendore, questo terzo, sotto i veli degli altri due splendori, che non c’è paragone a descriverlo. Bisogna pensare al sole, alla luna, alle stelle, prendere le luci diverse di tutti gli astri, farne un unico vortice di luce che è oro fuso, diamante fuso, e questo dà una pallida similitudine di quanto vede il mio cuore in quest’ora beata. Cosa sarà il Paradiso avvolto da quella luce?
Il sorriso di Maria.
16Ugualmente non c’è paragone atto a dire la dolcezza del sorriso di Maria. Regale, santo, casto, amoroso, mesto, invitante, confortevole… sono parole che dicono uno e dovrebbero dire mille per accostarsi a quello che è quel sorriso verginale, materno, celeste.
6. L’Eucarestia è carne, ma è anche sangue[21].
Raccoglier il Sangue e spargerlo spiritualmente.
Nella veste di sangue.
Dice ancora Gesù:
1«Questa volta mi ti mostro sotto altra veste. L’Eucarestia è Carne, ma è anche Sangue. Eccomi nella veste di Sangue. Guarda come trasuda e sgorga in rivoli sul mio volto sfigurato, come scorre lungo il collo, sul torso, sulla veste, doppiamente rossa perché intrisa del mio Sangue. Vedi come bagna le mani legate e scende sino ai piedi, al suolo. Sono proprio Colui che pigia l’uva di cui parla il Profeta, ma il mio amore ha pigiato Me. Di questo Sangue che ho profuso tutto, sino all’ultima goccia, per l’Umanità, ben pochi ne sanno valutare il prezzo infinito e fruire dei meriti potentissimi.
S. O. S
2Ora Io chiedo a chi lo sa guardare e capire, di imitare Veronica ed asciugare col suo amore il Volto sanguinoso del suo Dio. Ora Io chiedo a chi mi ama di medicare con il suo amore le ferite che continuamente gli uomini mi fanno. Ora Io chiedo, soprattutto, di non lasciare sperdere questo Sangue, di raccoglierlo con attenzione infinita, nelle più piccole stille, e spargerlo su chi del mio Sangue non si cura.
3Nel mese che sta per finire, molto ti ho parlato del mio Cuore e del mio Corpo nel Sacramento. Ora, per il mese del mio Sangue, ti farò pregare il Sangue mio. Di’ dunque così:
Preghiera al Sangue di Gesù.
4“Divinissimo Sangue che sgorghi per noi dalle vene del Dio umanato, scendi come rugiada di redenzione sulla terra contaminata e sulle anime che il peccato rende simili a lebbrosi. Ecco, io ti accolgo, Sangue del mio Gesù, e ti spargo sulla Chiesa, sul mondo, sui peccatori, sul Purgatorio. Aiuta, conforta, monda, accendi, penetra e feconda, o divinissimo Succo di Vita. Né ponga ostacolo al tuo fluire l’indifferenza e la colpa. Ma anzi per i pochi che ti amano, per gli infiniti che muoiono senza di Te, accelera e diffondi su tutti questa divinissima pioggia onde a Te si venga fidenti in vita, per Te si sia perdonati in morte, con Te si venga nella gloria del tuo Regno. Così sia”.
Sangue che sazia la sete spirituale.
5Ora basta. Alla tua sete spirituale Io porgo le mie vene aperte. Bevi a questa fonte. Conoscerai il Paradiso e il sapore del tuo Dio, né mai quel sapore ti verrà meno se tu saprai venire sempre a Me con le labbra e l’anima mondata dall’amore.»
Spiegazione della scrittrice[22].
Esperienza di un dettato.
6Il mio Gesù aveva cominciato a parlare alle 4 di mattina, fra le pause del mio dormiveglia. Scendeva la parola come una goccia di luce nei risvegli e naufragava nei ritorni di sonno perché sono così spossata e stanca… Era come se Gesù fosse curvo sul mio letto e mi dicesse una parola dentro per dentro[23]. Però, venuta l’ora di sedermi e muovermi, scuotendo il sonno, quelle parole, che erano state ripetute più volte, come ritornello di una spirituale ninna‑nanna, rifulsero vivamente nella mia mente. Sono le due prime[24] frasi del primo brano del 28. “Siate perfetti… Vivete da angeli”. Dietro a quelle si snodarono le altre frasi. Ben poco rimaneva da dire quando venne lei[25] con la S. Comunione. E fu tutto terminato subito dopo.
Esperienza di una visione interiore.
7L’altro brano, come lei può capire facilmente, è una vista interna (si dice così?) del mio Gesù ferito a gocciante sangue. Non è il bel Gesù bianco‑vestito, ordinato, maestoso, delle altre volte, e non è il fulgente Pargolo dell’ultima volta, sorridente dal seno di Maria.
8È un triste, tristissimo Gesù, le cui lacrime si mescolano al sangue, contuso, spettinato, sporco, strappato nella veste, con le mani legate, con la corona ben fitta sul capo. Vedo distintamente la corona di grosse spine, non lunghe ma fitte fitte, che penetrano e sgraffiano le carni. Ogni capello ha la sua goccia di sangue e sangue scende, in rivoletti, dalla fronte sugli occhi, lungo il naso, giù per la barba e il collo, sulla veste, goccia sulle mani, e sembra più rosso tanto esse sono pallide, bagna la terra dopo aver bagnato i piedi. Ma quello che è tristissimo a vedersi è lo sguardo… Chiede pietà e amore, e tradisce, sotto la sua rassegnata mansuetudine, un dolore infinito.
9Anche qui[26], se fossi capace, vorrei poterlo disegnare per lei e per me. Perché, se penso bene, nessun quadro di Gesù e Maria che io conosca assomiglia a ciò che vedo. Né nei tratti, né nell’espressione. Questa soprattutto manca nelle opere di autori. Ma divenire pittrice io… Nulla è impossibile a Dio, è vero, ma questa è cosa grossa!… E credo che il buon Dio non lo farà, anche perché non me ne compiaccia…
7. Il Sangue di Gesù è Scienza[27].
Conoscenza dei misteri di Dio.
Dice Gesù:
1«Alle vostre capacità intellettuali molto limitate, alla vostra spiritualità embrionale, non è concesso conoscere il mistero della natura di Dio. Ma agli spirituali, fra la massa dei cosiddetti spirituali, il mistero si rende più conoscibile. Agli amanti del Figlio, a coloro che sono veramente segnati del mio Sangue, il mistero si svela con maggiore chiarezza perché il mio Sangue è Scienza e la mia predilezione è Scuola.
Liberazione da ogni male.
2Oggi[28] è grande festa in Cielo perché tutto il Cielo canta oggi il Sanctus all’Agnello il cui Sangue fu versato per la Redenzione umana. Tu sei una delle poche, troppo poche creature che venerino il mio Sangue come va venerato. Ma a coloro che lo venerano, da quando esso fu sparso, quel Sangue parla con parole di vita eterna e di scienza soprasensibile. Se il mio Sangue fosse più amato e venerato, più invocato e creduto, molto del male che vi porta all’abisso sarebbe scongiurato.
Manca la festa al Sangue di Gesù.
3Parlò, questo Sangue, quando ancor non era sotto figura dell’agnello mosaico[29], sotto il velo delle profetiche parole nel segno del Tau preservatore[30]; parlò, dopo che fu sparso, nella bocca degli apostoli; grida il suo potere nell’Apocalisse[31]; invita col suo chiamare dalle bocche dei mistici. Ma non è amato. Non è ricordato. Non è invocato. Non è venerato. Tante feste ha la mia Chiesa. Ma una festa solennissima per il mio Sangue manca. E nel mio Sangue è la salvezza!
8. L’Eucarestia è sangue e latte
di Maria[32].
Latte verginale.
Dice Gesù:
1«L’Eucarestia è il mio Sangue e il mio Corpo. Ma avete mai riflettuto che quel Sangue a quel Corpo sono stati formati[33] col sangue e il latte di Maria?
2Ella, la Purissima che accolse il Cielo nel suo grembo vestendo delle sue carni di candore immacolato il Verbo del Padre dopo le nozze divine con lo Spirito Santo, non s’è limitata a generare il Salvatore. L’ha nutrito del suo latte. Onde voi, uomini che di Me vi cibate, succhiate il latte di Maria che è divenuto sangue in Me.
3Il latte verginale. Come potete dunque rimanere così sovente schiavi della carne se scende in voi, insieme al mio Sangue, questo latte immacolato? È come se una fontana di purezza celeste riversasse in voi i suoi flutti. E non ne restate mondi? Come potete essere così quando in voi circola il latte della Vergine e il Sangue del Redentore? Quando vi accostate alla mia Mensa è come se accostaste la vostra bocca al seno castissimo della Madre.
4Pensatelo, figli che poco ci amate. Io sono contento che succhiate a quel seno da cui ho tratto alimento. Ma vorrei che, come pargoli nutriti a un seno, in voi aumentasse la vita, vorrei cresceste e vi irrobustiste. Il latte della nutrice trasfonde, oltre la vita materiale, tendenze morali. Come potete voi, nutriti a quel seno purissimo, non prendere somiglianza spirituale di Maria? Ella vi stringe al seno, così macilenti, malati, sporchi come siete. E vi deterge, vi nutre, vi porta dal suo Primogenito perché vuole che lo amiate.
“La salvezza del mondo è in Maria”.
5Se non fosse per le cure di Maria, per le preghiere di Maria, la razza umana non sarebbe più. L’avrei cancellata perché veramente il vostro vivere ha toccato il profondo del Male e la Giustizia è ferita, e la Pazienza è colmata, e la Punizione è pronta. Ma c’è Maria che vi ripara col suo manto, e se Io posso, con un volger di sguardo, far prostrare il Paradiso e tremare gli astri, non posso nulla contro mia Madre.
6Sono il suo Dio, ma sono sempre il suo Pargolo. Su quel Cuore mi sono riposato nel primo sonno d’infante e nell’ultimo della morte, e di quel Cuore so tutti i segreti. So dunque che punirvi sarebbe dare un trafiggente dolore alla Madre del genere umano, alla Madre vera, che sempre spera potervi condurre al Figlio suo.
7Sono il suo Dio, ma Ella è mia Madre. Ed Io, perfetto in tutto, vi sono Maestro anche in questo: nell’amore per la Madre. A chi ancora crede, nel mondo, Io dico: “La salvezza del mondo è in Maria”.
8Se sapeste come Dio si ritira nel profondo, davanti alla sempre più montante marea dei delitti che commettete, voi deicidi, voi fratricidi, voi violatori della legge, voi fornicatori, voi adulteri, voi ladri, voi sentina di vizi, ne tremereste. Ma siete divenuti stolti.
L’unico ponte fra il mondo e il Cielo.
9Prima ero Io che ero ponte fra il mondo e il Cielo. Ma veramente, davanti alla vostra pertinacia nel Male, il Cristo si ritira come un tempo da Gerusalemme poiché “l’ora non è ancora venuta” e il Cristo, in attesa dell’ora, vi lascia al vostro Male perché lo compiate.
10Ora, unico ponte resta Maria. Ma se dispregiate Essa pure, sarete schiacciati. Non permetto sia vilipesa Colei in cui lo Spirito Santo discese per generare Me, Figlio di Dio e Salvatore del mondo.»
9. L’Eucarestia è segno
di
risurrezione[34].
Basta un palpito d’amore per salvarsi.
Dice Gesù:
1«La mia Misericordia è così infinita che opera prodigi, di cui solo nell’altra vita vedrete la forza e la forma, per conquistare il maggior numero di anime alla Risurrezione della carne in Cristo.
2Io non voglio che voi, segnati del mio Nome, moriate in eterno. Io vi voglio risuscitare. Sono morto per potervi risuscitare. Ho spremuto il mio Sangue dalle mie carni come grappolo torchiato per potervi risuscitare. Le stille del mio Sangue sono in voi e anelano di tornare al Cuore dal quale sono provenute.
3Ripeto quanto ho detto ieri. Pochi sono coloro nei quali[35] il mio Sangue non dà quel minimo di meriti, non per colpa del Sangue ma della loro rispondenza ad Esso, capace di salvare l’anima. I Giuda non sono la massa, perché molte volte, dopo una vita infame vissuta da un corpo in cui l’anima fu tenuta schiava, si ha un trionfo dell’anima sulla materia col fatto che nell’ora estrema essa anima, sulle soglie della morte che libera lo spirito dalla carne, si volge a Dio di cui ha conservato un ricordo, e in Lui si rifugia.
4E credetemi: in verità basta un palpito d’amore, di confidenza e di pentimento, per far sì che il lavacro dei miei meriti scenda sul peccatore e lo porti in salvamento.
5La mia Giustizia non è la vostra, e la mia Pietà è molto diversa dalla vostra.
I salvati dall’Agnello immolato[36].
6Quando si vedrà il numero dei salvati dal mio Amore tutto misericordia, saranno proclamate le virtù dell’Agnello con voce di giubilo da tutti gli spiriti viventi nel suo Regno. Perché voi siete i salvati dall’Agnello che s’è fatto immolare per voi. E se coloro che hanno sempre vissuto in Lui e di Lui, sino al punto da non conoscere il senso, lo seguiranno cantando il cantico noto ad essi soltanto, i salvati dalla sua Misericordia, all’ultima ora terrena, prostrati in adorazione di amore, lo benediranno in eterno perché Egli è per essi doppiamente Salvatore. Salvatore di Giustizia e Salvatore d’Amore. Per la Giustizia è morto per mondarvi nel suo Sangue. Per l’Amore vi dà il suo Cuore aperto per accogliervi ancora bruttati di colpe e mondarvi fra l’incendio del suo amore quando, morendo, chiamate Lui che vi ama e che vi promette un Regno.»
10. Visite spirituali al Santissimo[37].
Comunione eucaristica.
Dice Gesù:
1«“Aprimi, mia diletta. Il tuo Sposo ti chiede d’entrare. Alla tua bocca che tanto aveva desiderio di esser baciata ho concesso di baciare, alle tue braccia che tante volte erano state strette dal braccio dell’Amore ho dato di stringere l’Amore”[38].
2Questo è il canto di questa mattina. Lo vedi se Chi ti ha dato il giglio[39] sa darti tutto quanto desideri? Ho dato Me, Giglio nato da Maria che è Giglio immacolato. Ora sono insieme a te in Corpo ed Anima, in Sangue e Divinità. Sono con te come su un altare.
3Qui, nella tua camera dove splende la tua fede più di una lampada e profuma il tuo amore più di un incenso, come nella grotta di Betlemme, ho messo la mia cuna, la mia piccola cuna che contiene Me grande come in Cielo. Anche nel frammento più minuscolo, Io sono come in seno al Padre e intorno a Me sono gli angeli che adorano. La tua fede ti fa credere questo è per questa fede che tu sia benedetta.
Eucaristici ardori della Maddalena.
4Ti voglio dire un segreto. La santa che ami fin dalla fanciullezza: Maria di Magdala, penitente ormai nelle terre di Francia e sola fra le rupi, sapeva astrarre lo spirito, preso nel gorgo dell’amore, tanto da mandarlo là dove Io ero nelle Sacre Specie. E questo suo desiderio di adorarmi nel Sacramento come m’aveva adorato vivente sulla terra, mi commuoveva più ancora delle sue penitenze.
Amore e fede eucaristica.
5Troppo poco sono adorato dai cristiani, dai cavillatori che per adorarmi hanno bisogno di più di un apparato. Oh! ma amatemi solo per forza d’amore! Vedetemi e credetemi solo per forza di fede! Sappiate che non ho avuto adorazioni più vive di quelle dei volontari reclusi o esiliati nelle celle e nei deserti, e che non ho avuto altare più degno di quello del piccolo Tarcisio imporporante del suo sangue i sacri lini.
Trasporti eucaristici di Maria Ss.
6Per trovare qualcosa di più perfetto dovete pensare agli ineffabili trasporti di mia Madre curva sulla mia cuna o al palpitante altare, più candido del giglio e fatto luminoso dall’amore, del suo corpo castissimo portante Me o delle sue braccia, del suo seno, fatti guanciale ai sonni del Dio Bambino.
7Maria: sii Maria. Maria adoratrice del Pane vivo disceso dal Cielo, della Carne e del Sangue del Figlio di Dio e di Maria, come lo fu la Madre nostra. Chiedile di insegnarti i suoi eucaristici ardori.
Visita spirituale al Santissimo.
8Maria, fa’ della tua casa una Nazareth e una Betania. Già lo è poiché Io vi sono, e più rendila tale con un amore totale al tuo Gesù eucaristico. Non è di ostacolo la malattia al cuore amante. Infinite sono le chiese dove sono solo. Vieni col tuo spirito in esse. Supplisci alle altrui mancanze d’amore.
Preghiera a Gesù-Eucaristia.
9Impara da Me a dire: “Ho ardentemente desiderato. Ho ardentemente desiderato di venire a Te, Gesù che stai tutto solo su tanti altari, per dirti che ti amo con tutta me stessa. Ho ardentemente desiderato di vederti, o mio eucaristico Sole. Ho ardentemente desiderato di consumare il mio Pane che sei Tu. Per tanto desiderio abbi pietà della tua serva, Signore. Lasciami venire al tuo celeste altare ad adorarti in eterno, o Agnello di Dio. Fa’ che io ti veda con l’anima rapita nella tua gloria, o mio divino Sole che ora mi appari velato per debolezza della mia condizione di vivente. Lascia che io ti ami, come ti vorrei amare, per la beata eternità. Aprimi le porte della Vita, Gesù vita mia. Vieni, Signore Gesù, vieni. Nella Comunione di Luce perisca ciò che è carne, e lo spirito conquisti Te, mio Unico e Trino Iddio, solo amore dell’anima mia”.»
11. L’Oriente di Dio[40].
La Luce viene dall’oriente.
Dice Gesù:
1«Quando nel cielo sereno si alza il sole al mattino esso sorge dal lato di oriente. È da oriente che la luce a voi viene e sempre più si avanza e cresce sino ad empire il cielo di raggi e la terra di tepore e festa.
2Cosa c’è di più bello e grande del sorgere del sole ad ogni nuovo mattino? Esso vi parla del Supremo Ordinatore di tutte le cose, la cui potenza infinita regola il corso degli astri con pensiero di amore per voi, suoi figli, e al quale gli astri ubbidiscono, questi smisurati giganti dell’Universo, mentre voi, impercettibile polvere sparsa su un pianeta, non dei più grandi, rotante per le vie sconfinate del firmamento, non riputate doveroso ubbidire per rispetto e gratitudine verso chi vi ama ed è un Dio.
Gesù è l’Oriente di Dio[41].
3Pagina che ogni mattina potete rileggere, sol che lo vogliate, con gli occhi dell’anima, la luce che torna basterebbe a farvi meditare per tutte le ore del nuovo giorno sulla Presenza, la Potenza, la Bontà di Dio, e richiamarvi alla mente Me: Luce del mondo, Sole eterno, Oriente santo.
4L’appellativo di “Oriente” datomi dagli antichi d’Israele non è errato. Bello come l’apparire dell’astro del mattino è il mio apparire al mondo, e per esso mondo, come Sole, Io ho portato la Luce iniziando la giornata di Dio oscurata al suo formarsi dalla colpa prima, giornata che avrà il suo fulgido tramonto nel momento finale per risorgere poi eterna con tutti i suoi eletti nel Regno di Dio.
5Io sono l’Oriente di Dio, quello che lo annuncia alle genti: generato da Lui vengo sotto di Lui, né, come il sole, conosco tramonto. Sto fisso, eterno nella mia Divinità intorno alla quale i popoli roteano come astri che da Me traggono vita e luce, e non Io ma voi conoscete le oscurità delle tenebre, perché in voi, non in Me, tramonta la luce, perché voi dalla Luce vi scostate frapponendo fra Essa e voi le barriere e le lontananze di una volontà non consona a Dio o di colpe commesse contro la legge di Dio.
Il Messia ricostruttore del Tempio[42].
6Venuto ad annunciare il Padre, Signore eterno, e a testimoniarne la Santissima Esistenza, ho costruito il nuovo tempio al Signore.
7Ma non il tempio materiale di pietre e calcina che i secoli e gli uomini possono rovinare nei loro assalti di tempo o di guerre. Bensì il Tempio la cui Pietra Io sono: la mia Chiesa che non morrà neppure col morire della Terra e, come nuvola d’incenso e fragranza di fiore, salirà nel luogo di Dio, libera ormai come donna affrancata da tutti i servaggi per congiungersi al suo Fondatore in nozze eterne i cui testimoni saranno i suoi santi. Bensì il tempio non collettivo ma singolo ‑ e per essere singolo non è meno santo ed eterno del Tempio della Chiesa mia ‑ del vostro spirito che Io ho riedificato dopo che Satana l’aveva minato con la colpa, rigenerandovi alla Grazia, inondandovi del mio Sangue, istruendovi della mia Parola.
Il Messia riceverà la gloria[43].
8Questa è la mia gloria. Aver restituito a Dio i templi vivi delle vostre anime riconsacrate, e di questa gloria il Padre santo me ne riveste dandomi potere di Giudice su tutte le creature che a prezzo di sacrificio senza misura ho fatte mie.
9Io sono il vostro secondo Creatore poiché ho ripreso i creati del Padre, fatti cadaveri dalla colpa, e ad essi ho infuso la vita non con un soffio dell’alito di Dio come in Adamo ‑ creta modellata che solo l’alito da Dio infuso rese carne ed anima ‑ ma con il mio morire. Mi sono spogliato della vita per darvi la Vita. Mi sono spogliato della veste di Dio per cingere veste d’uomo, e anche questa l’ho persa per voi dopo aver conosciuto tutto l’orrore della vita: dolori, fame, tradimenti, torture, fatiche, agonie, morte.
10Oh! redenzione dell’uomo, riparazione e omaggio fatto al mio Santissimo Padre, quanto mi costi!
11Consacratore, costruttore e vittima, Io ho il diritto d’essere Sacerdote supremo. Né il Padre questo diritto me lo nega, ma anzi lo proclama per la sua Giustizia e Carità, poiché Io col Padre mio sono in intesa di pace infinita, poiché Egli m’è Padre ed Io gli son Figlio, e poiché Io gli sono l’Ubbidiente e l’Amoroso che l’Amore trasporta ad ubbidire per dare gioia e gloria al Padre santo.
I collaboratori nell’edificare il Tempio [44].
12Dal momento in cui ‑ “Oriente” del mondo ‑ sono venuto a portare la Luce alle Tenebre, vi ho chiamati con la forza della Carità e della Parola. E sino dai più lontani paesi siete venuti a Me poiché Io non sono un dio falso e crudele, ma il Dio vero e misericordioso che opera i miracoli dell’amore per condurre sotto il suo segno le pecore smarrite fuor del suo ovile.
13E perché vi amo di un amore per voi incomprensibile tanto è perfetto, non solo vi salvo, mettendovi nelle mie schiere, ma vi faccio miei collaboratori nell’edificare il Tempio che non conoscerà distruzione e nel quale la Gloria Trina riposerà, e voi tutti la conoscerete quale Essa è, assurti alla Vita perfetta e fatti capaci di conoscere Dio.
14Io, Verità del Padre, ve lo giuro. A coloro che ascolteranno Me: Voce del Signore, sarà serbata la sorte di gioia infinita di conoscere Iddio.»
12. Gesù – Eucarestia, vittima dell’odio[45].
Fragore d’inferno dell’odio contro la carità.
Dice ancora Gesù
1«Anche oggi[46] che è la festa del mio Corpo divino, Satana mi ha colpito nelle mie Chiese e nei miei figli. Non passo trionfalmente, Ostia di Pace, per le vostre contrade, su tappeti di fiori, fra canti di osanna. Cado fra le macerie, nel fragore d’inferno dell’odio contro la Carità, scatenato con tutta la sua forza.
Fiori vivi del Corpus Domini.
2I fiori di oggi, Corpus Domini del tempo dell’ira, sono i miei figli uccisi. E beati, fra questi, coloro che cadono innocenti e che la loro morte senza rancore diviene bella come un martirio. Non si vede il mio Sangue fra il sangue degli uccisi. Io resto col mio candore di Ostia. È il sangue degli altri che mi spruzza, come è la crudeltà degli asserviti al Nemico che mi ferisce e ferisce con Me coloro che sono ostie come Me. Dal più grande fra voi ‑ dritto come su una mistica croce fra il tempio e il cielo, e ferito, sputacchiato, trafitto, flagellato, come il suo Signore, dalla menzogna venduta al Nemico ‑ al più piccolo bimbo sgozzato come un agnello innocente. Ma queste ostie non sono immolate inutilmente. In loro non è macchia di odio. Sono le vittime. Beati in eterno d’essere le vittime!
I precursori del II° avvento di Cristo.
3Nei miei figli più cari, nei figli veri, sta il mio segno. Vi ho segnati tutti, voi che mi amate e che Io amo. Più della tiara che l’incorona, quel segno è divinamente indicatore sulla fronte del mio Pietro attuale[47], nel Pontefice di Pace in cui non vive lievito di odio. Più di ogni aureola quel segno splende sul capo delle vittime che cadono con Me sotto le armi di Satana e che sono i precursori del II° avvento di Cristo.
4E gli stessi angeli delle chiese colpite che pregano, adorando le Particole travolte, raccolgano le anime innocenti che avranno il loro pianto consolato in Cielo.»
13. Culto di riparazione all’Eucarestia[48].
Riparazione al Ss. Sacramento.
Dice Gesù:
1«Lo sai perché chiedo[49] ancora più intense riparazioni e universali preghiere al Ss. Sacramento? Per giustizia. Dio è giusto anche nelle cose più insignificanti. Pensa se non vuole essere giusto in riflesso del suo culto.
2Il Sacramento condensa Corpo e Sangue, Anima e Divinità del tuo Gesù. Perciò, pregando con spirito di riparazione Me Eucarestia, si prega non solo il mio Corpo ma il mio Sangue oltre che l’Anima e la Divinità. Perciò le riparazioni al mio Sangue vengono assorbite da quelle date all’Eucarestia in cui Io sono tutto.
3Chiedo che il mio Sangue sia amato e usato per gli infiniti bisogni delle anime. Non lasciate infruttuoso questo oceano di potenza le cui onde sono date dal mio Sangue. Ma, se sarebbe bene che il Sangue del Redentore avesse molto maggior culto di quanto non abbia, è anche vero che, data la sua santità, Io affido questo culto e questo ministero alle anime più dotate di doti spirituali.
I Ministri del Culto.
4Culto e ministero, ho detto. Per essere ministri di un culto non occorre essere sacerdoti. È sacerdote ogni anima che sa essere mia vera discepola. Io non vi nego questo onore e non mi nego. Nulla m’è più caro che d’essere attinto e sparso da mani amorose e pure su anime sterili, macchiate, malate. Il sacerdote consacrato mi sparge sulle anime nella Confessione. Ma gli oscuri sacerdoti, consacrati dall’amore che Io solo conosco, possono offrirmi e spargermi su tutte le anime.
5Né v’è più meritorio ministero di questo di unire il proprio sangue a quello della gran Vittima e in una mistica Messa, in cui Io sono il Celebrante e voi gli accoliti, sacrificarsi insieme e provvedere insieme ai fedeli e ai non fedeli, che pure hanno bisogno del mio Sangue e del vostro, del mio Sacrificio e del vostro, per trovare la via della Vita e della Verità.
6Altra ragione per cui esigo maggior riparazione verso Me Eucaristico si è che le imprecazioni blasfeme vanno contro il Sacramento mentre il Sangue, in particolare, ne è risparmiato. La dimenticanza che l’avvolge lo preserva. Meglio esser dimenticati che bestemmiati.
Gli amici del Culto.
7Ecco perché, con giustizia, ti dico che molto va riparato verso l’Eucarestia. Riparazione generale al Sacramento, ma culto particolare dei discepoli più cari al mio Sangue.
8Lo affido agli amici fra i miei amici. Come un esercito in battaglia chiude le bandiere nel quadrato dei più fidi, così Io incastono il mio Sangue in mezzo a coloro che so più fidi, capaci di qualunque sacrificio per amore del loro Re, e vi do la consegna di passare fra le folle col cuore colmo del mio Sangue, perché Esso scenda sui poveri uomini a salvarli. Chi si sarà effuso nell’interesse del suo Signore, avrà dal Signore alta mercede nel mio Regno[50], così vi dice il Signore, così vi dice il Redentore, così vi dice l’Amore, e così sarà poiché Iddio è fedele e veritiero e dà il cento per uno.»
14. I nome più giusto della Messa: “Frazione del Pane”[51]
1. L’Eucaristia è il sempre dell’amore di Gesù per noi.
Dice Gesù:
«Ascolta bene, perché è lezione grande.
Il nome più giusto della Messa come voi ormai la dite, o Sacrificio dell’Altare, è “Frazione del Pane”. Perché la Messa si è iniziata la sera del giovedì. Perché la Messa è il perpetuo ricordo dell’amore mio che supera l’ora e il momento. La Passione, la Crocifissione, la Morte furono l’ora e il momento storico del mio amore: l’Eucarestia è il sempre del mio amore per voi. Perché la Messa è l’immolazione del Cristo, non solo come contemplata solo in rapporto alla consumazione materiale del sacrificio con le sofferenze, le ferite, le battiture, la crocifissione, la morte, date dagli uomini, patite da Me rassegnatamente, in ubbidienza al volere del Padre per la salute del mondo, ma l’immolazione amorosa e volontaria di un Dio, del Verbo che si frange a darsi Pane, Cibo agli uomini, umiliandosi più ancora che per la morte di Croce.
2. L’Eucaristia è la fusione di Dio con l’uomo.
E non paia parola ingiusta. Pensate a chi talora mi riceve, in chi scendo, Io Dio, Io Puro, Io Santo. Ho iniziato le fusioni di Me con sacrileghi, peccatori, ribelli ai Dieci Comandi del Sinai e ai miei Due Comandi d’amore, al tavolo della Cena, scendendo in Giuda, e da allora labbra impure, calde ancor di lussuria, labbra bestemmiatrici del Padre mio, cuori omicidi, esseri in cui è negazione, eresia, commerci infernali, febbri di concupiscenze, tutto il marciume dell’uomo decaduto, tutta la falsità dei falsi sentimenti e delle calcolanti esibizioni di una fede, che non è vera in loro, accolgono il Santo dei Santi, il Puro dei puri, il Perfettissimo. Gli orrori che si consumano all’altare solo Dio, e chi è con Lui nel Cielo, li conoscono, e sono ben più grandi, immensamente più grandi delle onde sacrileghe del Venerdì Santo…
3. La formula della Frazione del Pane.
La Messa è la Frazione del Pane. È il sacrificio eucaristico. Sì. Ricorda anche il Sacrificio del Calvario. Perché Io al tavolo della Cena ho detto, contemplando già il mio Corpo immolato e il mio Sangue sparso per gli uomini: “Questo è il mio Corpo e questo è il mio Sangue, il Sangue del nuovo Testamento eterno che per voi e per molti sarà sparso in remissione dei peccati”[52]. Ma la Messa è soprattutto il sacrificio del mio amore, il ricordo e la perpetuazione del mio divinamente, e perciò infinitamente, folle amore per gli uomini.
4. Celebrazione insegnata da Gesù a Pietro e a Giacomo d’Alfeo.
E la Frazione del Pane, o se più vi piace chiamarla: Messa, è quella che avete avuta nella visione della Pasqua supplementare, quando Io, Io stesso insegnai al Vescovo della Chiesa di Cristo e al Vescovo di Gerusalemme: Pietro e Giacomo d’Alfeo, a celebrarla.
5. Effetto della transustanziazione.
Dopo la cena dei fratelli la consumazione del mio Corpo e del mio Sangue, lasciati, per infinito amore, in Cibo e Bevanda di salute; quel Corpo e quel Sangue che per grazia del Signore i miei sacerdoti possono invocare dal Cielo; né Corpo e Sangue si ricusano all’invocazione sacerdotale, per transustanziare il pane e il vino in Corpo e Sangue di Gesù Cristo; in Gesù Cristo perciò, vivo, vero, completo, presente nelle Specie consacrate, transustanziate in Santo Corpo e Sangue, Anima di Gesù, e Divinità di Verbo di Dio, Uno col Padre e con l’Amore.
Dopo l’agape fraterna, coi fratelli della Terra, coi santi fratelli, tra santi fratelli che l’amore faceva uguali, benché vi fossero i maggiori: i sacerdoti, e i piccoli: i fedeli, l’unione col Fratello Divino, con Colui che non sa che amare e che chiede amore e unione coi suoi amati.
6. La liturgia della Parola.
6Necessità di istruzione – occorre tenere presente che gli Apostoli, i diaconi, i sacerdoti dei primi secoli dell’era cristiana, erano nella condizione di istruire i pagani, ossia dei veri analfabeti nella Religione Santa – necessità di istruzione fece aggiungere alla Frazione del Pane, così semplice e breve, le istruzioni per coloro che aspiravano al Cristianesimo, onde entrassero nell’Ovile di Cristo conoscendo il Pastore e la Sapienza, conoscendo la Legge antica ed eterna e la Parola del Maestro. Ed ecco l’introduzione della lettura delle epistole apostoliche e del Vangelo. Nei primi tempi, proprio agli inizi, in luogo della lettura era la predicazione diretta, ossia il racconto dei tempi antichi, o i consigli verbali apostolici, o l’istruzione verbale dei libri sapienziali, e così pure la verbale narrazione delle mie opere nei tre anni di vita pubblica, della mia nascita, morte e risurrezione.
7. I testi fissi da leggersi nelle adunanze.
Poscia, aumentando le Chiese, ed essendo insufficiente il numero di veri testimoni oculari: Apostoli e discepoli, per il numero delle Chiese, e inoltre essendosi, nella ripetizione di discepoli, pieni di buona volontà ma soggetti alle manchevolezze dell’uomo, alle involontarie variazioni di episodi, alle arbitrarie interpretazioni fatte con fine retto, ma… umanamente, i Capi del Sacerdozio vollero testi fissi da leggersi nelle adunanze, e poscia spiegarsi ai catecumeni nella parte di adunanza che precedeva alla Frazione del Pane e alla orazione del Pater, così come Io la intonai alla Prima Frazione, alla presenza dei fedeli, nella seconda Pasqua supplementare[53], dopo la consumazione delle Specie.
8. L’orazione del Padre nostro.
Veramente Io allora ho fatto precedere la Comunione all’orazione. Da secoli si fa il contrario. E credete di far bene. Non è peccato farlo. Ma, riflettete. Cosa è il Pater? La preghiera di Gesù al Padre. La preghiera divina che Io ho insegnata agli uomini. La preghiera perfetta. Non ci fosse che quella, e non fosse detta bene altro che quella, tutto avreste, o uomini, per il vostro spirito e la vostra carne, e tutto dareste a Dio, di ciò che Dio gradisce, se voi viveste il Pater.
Io ho detto: “Padre nostro”. Con pieno diritto potevo dire alla Prima Persona: Padre. Voi, per quanto Dio vi sia Padre, con molto meno diritto lo potete dire perché troppe poche volte riflettete in voi e nelle vostre opere la divina somiglianza col Padre. Peccati e inclinazioni deturpano in voi l’effigie paterna, talora sino ad annullarla affatto.
9. La comunione eucaristica.
Ed ecco: Io in voi mi trasfondo, in voi vengo, a voi mi assimilo, vi deifico al contatto mio, vengo nelle Specie e sono in voi, e voi potete – voce d’uomo fusa alla voce del Figlio di Dio, animo infuocato per l’amore che Io meco porto, santificato (parlo di chi mangia il Pane del Cielo non sacrilegamente) altare che canta e profuma per l’Olocausto che gli splende sopra: il Corpo dell’Agnello di Dio – voi potete dire “Padre” al Padre, con pieno diritto, avendo in voi il Figlio del Padre e Fratello vostro; voi potete orare sapendo ciò che dite; voi potete offrire e chiedere con perfetta potenza: vi do la mia Potenza vivendo in voi.
10. “Si trasformano le specie eucaristiche in voi”
Preghiera santa perché detta in momento che la Grazia: il Cristo, così come ha transustanziato le specie in suo Corpo e Sangue, Anima e Divinità, così fa del suo Corpo e Sangue il vostro cibo; si trasformano le specie eucaristiche in voi, in sangue vostro, in carne vostra, voi vivete di Me, anche nella carne mortale… Ecco perché il Viatico ai morenti è sempre Vita, anche se talora non è vita aggiunta alla vita finita, ecco perché in te, anima mia, l’Eucarestia è la vita che ti tiene viva. Io il tuo olio che si riversa nella lampada esausta del tuo corpo e ti tiene viva. Io il tuo Medico. Io il tuo Datore di sangue. Io il tuo Signore che ti voglio: lampada mia, mia eco in questo mondo spento, gelido, tenebroso, muto di voci benedette.
11. Il resto è opera buona ma non necessaria né utile al rito.
Le altre parti della Messa sono assimilazioni, e talora necessità, venute da eresie sorte nei secoli e che andavano combattute. Assimilazioni di palpiti, oh! tutti buoni, di servi miei, i quali, per la tendenza propria dell’uomo di amplificare, appesantire e arruffare le cose, hanno aggiunto, amplificato, appesantito, e anche arruffato, specie per le piccole anime, la così bella, semplice, iniziale Frazione del Pane, e la così divinamente ispirata Adunanza catacombale. Ma lo hanno fatto volendomi onorare, amare e far amare, e perciò hanno fatto opera buona, sebbene non necessaria né utile al Rito.
12. Ciò che cadrà, ciò che resterà dei riti.
Sono le soprastrutture dei tempi di pace religiosa. Credete di non essere in tempi di pace religiosa solo perché siete calunniati e scherniti e perché qualche sacerdote cade sotto la furia di un figlio di Satana? Oh! non sapete! Quando verranno i tempi profetizzati, coloro che saranno credenti e sapranno dei tempi d’ora, potranno dire: “Ad essi era pace, per noi è guerra atroce”. E non saranno più possibili le soprastrutture. Non resisteranno alle catapulte dei satana. Né i fedeli avranno tempo di rifarle quando saranno cadute.
Ma resterà l’essenziale, l’immutabile: la Frazione del Pane, l’Adunanza fra i fedeli, perché quelle vengono da Me e dallo Spirito Santo che ispirò gli Apostoli. E ciò che viene da Noi è eterno.
Questa la lezione.
15. Il Sangue di Gesù
e la
Sta. Messa[54].
Il Sangue di Gesù e gli adoratori celesti.
Visione del velo del Sangue divino.
5Mentre prego ho la vista intellettuale di un immenso drappo di porpora che un numero sterminato di angeli, stando inginocchiati con profonda adorazione, tengono steso, per uno degli orli (diciamo così), su tutta la terra.
6Ho detto “porpora” per dire il suo colore. Ma la seta e la porpora più belle sono simili a cotonate di poco conto rispetto a questo tessuto, che non è tessuto, perché il mio interno ammonitore mi avverte che è il Sangue preziosissimo del Nostro Signore che gli angeli continuamente estendono su tutta la terra, perché i suoi meriti scendano negli animi e di fronte a tutto il creato, perché tutto il creato adori il Sangue che un Dio ha sparso per amore delle sue creature.
7Non vedo altro. Ma è visione di tale bellezza che mi assorbe ogni altra sensazione, annulla il dolore e la spossatezza fisica vivissimi, conforta ogni speranza, ravviva ogni letizia.
Le fiamme angeliche.
8Contro quel fulgente azzurro del cielo paradisiaco, rispetto al quale il nostro più azzurro cielo è cosa sbiadita, stanno le fiamme angeliche: luci incandescenti in forma umana, perle e argento fusi e accesi per divenire aspetti di corpi sensibili alla mia pesantezza umana, aspetti di una così perfetta bellezza che mi fan sdegno le figurazioni d’arte più belle. Melozzo e l’Angelico, Tiziano e Dolci, Perugino e Guercino e ogni pittore d’angeli, se sono nella gloria di Dio, devono inorridire di sé confrontando queste angeliche perfezioni coi loro abbozzi informi e così, così avviliti alla nostra umanità.
9E, più splendido di tutti questi zaffiri del cielo paradisiaco e queste perle accese degli angeli, il velo del Sangue preziosissimo, rubino che è fluido, velluto che è liquido, colore che è voce, voce che è Grazia. Grazia per noi.
10Guardo e adoro. Finché Gesù parla.
Messaggio per i figli[55].
Gli increduli razionalisti.
Dice Gesù:
11I soliti spiriti difficili – Io li chiamo: “increduli razionalisti” – troveranno un’incongruenza questo dettato. Parlare del Sangue oggi che è la commemorazione della mia Ascensione al Cielo! Perché?
12Perché così Io voglio. E se lo voglio è segno che non è incongruente, perché Io non faccio mai nulla di illogico. Del resto, non parlo per questa zavorra cieca dell’umanità, turba di idoli privi d’anima, raffigurazioni della superbia e della stoltezza. Parlo per i miei figli. E specie per te, Maria.
Effusione del Sangue sulla terra.
13Siamo stati separati quaranta giorni.[56] Li ha contati il tuo dolore e il tuo amore. Oggi, giorno di separazione commemorativa dai discepoli[57], Io torno, povera violetta della mia croce[58], sommersa e arsa dal sale del suo pianto ma sitibonda del mio Sangue per vivere. Non c’è che il mio Sangue che ti fa vivere. Non c’è che la mia Voce che ti consola. Non c’è che la mia Presenza che ti fa felice. Eccomi che sono con te.
14Piangi? Non piangere. Ascolta. Quanto hai visto intellettualmente è ciò che avviene realmente.
15Il mio Sangue non cessa di effondersi sulla terra. Da venti secoli esso splende, testimonianza di amore, in faccia al creato e, come rugiada, scende ovunque è una croce che dice: “Qui è terra di Cristo”.
Gli angeli e il Sangue di Gesù.
16Gli angeli di ogni singolo credente, anzi di ognuno che porti il nome di “cristiano”, nella loro angelica natura non fanno che tessere voli fra cielo e terra per attingere dai tesori divini per ogni singolo loro custodito. Né qui cessa l’operazione angelica, perché anche l’altro innumero popolo angelico per ordine eterno adora per coloro che, non cristiani, non adorano il vero Dio, e prega il mio Sangue di effondersi su tutte le creature per essere da esse adorato.
17Adorano giubilando gli angeli dei giusti, uniti all’anime dei medesimi che anticipano dalla terra l’adorazione che sarà eterna. Adorano sperando gli angeli di coloro che cristiani non sono, sperando di poter divenire loro custodi nel segno della croce. Adorano piangendo gli angeli dei peccatori che non sono più figli di Dio. E piangendo ancora supplicano il Sangue che per sua virtù redima quei cuori. Adorano infine gli angeli delle chiese sparse per la terra, portando a Dio il Sangue elevato ad ogni Messa in ricordo di Me.
18Il Sangue scende e il Sangue sale con ritmo incessante. Non vi è attimo del giorno in cui non ascenda il mio Sangue a Dio e in cui non discenda dal trono di Dio sulla terra.
La Messa ripete la vita di Gesù Cristo.
19Non vi hai mai riflettuto, Maria. Ma la Messa ripete i tre punti più importanti della mia vita di Gesù Cristo, Verbo di Dio incarnato.
20Quando, alla Consacrazione, le specie divengono Carne e Sangue, ecco che Io mi incarno come un tempo. Non nel seno della Vergine. Ma nelle mani di un vergine. Ecco perché nei miei sacerdoti richiedessi verginità angelica. Guai ai profanatori che, col corpo insozzato da unione carnale, toccano il Corpo di Dio! Ché se il corpo vostro è tempio dello Spirito Santo e perciò deve esser conservato santo e casto, il corpo del sacerdote al cui comando Io scendo dal Cielo per divenire Carne e Sangue, e come nella cuna poso nelle sue mani, deve essere più illibato del giglio. E col corpo la mente, il cuore, la lingua.
21Nell’Elevazione è la Crocifissione. “Quando sarò elevato trarrò tutto a Me”[59]e quando da un altare Io vengo elevato ecco che meco traggo tutti i palpiti dei presenti, tutti i bisogni, tutti i dolori, tutte le preghiere, e con essi mi presento al Padre e dico: “Eccomi. Il Consumato d’amore ti chiede, o Padre, di dare per questi ‘miei’ tutto, perché tutto Io ho dato per essi”.
22E quando viene consumato il Sacrificio con la consumazione delle Specie, ecco che Io torno al Padre mio dicendovi: “Io vi benedico. Sono con voi sino alla fine del mondo”[60]come il mattino dell’Ascensione.
23Per amore mi incarno, per amore mi consumo, per amore ascendo. Per perorare in vostro favore. È sempre l’Amore quello che regna nelle mie opere.
Occorre meditare la Messa.
24Medita la Messa in queste luci che Io ti illumino. E pensa che non vi è attimo del giorno in cui un’Ostia non sia consumata per amore di voi e un Sangue consacrato per aumentare le celesti piscine in cui si mondano gli spiriti degli umani, si sanano le infermità, si irrigano le aridità, si fecondano le sterilità, si fa di Dio ciò che era dell’errore [61].
25Contempla il mio Sangue che dopo essersi effuso in dolori strazianti ascende al Padre gridando per voi: “Padre, nelle tue mani confido questi spiriti miei. Padre, non li abbandonare. Io, l’Agnello eternamente immolato, lo voglio per loro”. E ripeti a te stessa, per annullare anche il ricordo del dubbio passato: “Per questo il mio cuore si rallegra e la mia lingua giubila e anche il mio corpo riposa nella speranza, perché Tu non hai lasciato l’anima mia nell’inferno del dolore. Ma per amore del tuo Sangue mi hai rese note, più ancora di or non è molto, le vie della vita e mi ricolmerai di gioia con la tua presenza”.
26Sono, con poche modifiche, le parole di Pietro dopo la Pentecoste[62]. Dille con anticipo di qualche giorno. Hai bevuto tanto fiele, povera Maria. Consola il tuo cuore col miele delle parole eterne.
27Ti benedico, come gli undici, prima di ascendere.»
16. Il datore di sangue[63].
Associazione benefica.
Dice Gesù:
1«È venuta, stabilendosi nelle città e nei paesi più importanti, una associazione benefica detta dei “Datori di sangue”, la quale consiste di volonterosi che dànno, a richiesta dei medici, del loro sangue agli svenati civili o militari. Molte vite sono state salvate così, e questi generosi sono encomiati, additati d’esempio alla Nazione, aiutati a superare la debolezza conseguente all’atto. Sono, insomma, tenuti in atmosfera di privilegio.
2È giusto. La loro è una grande carità, e se Io ho promesso un premio a chi dà un bicchiere d’acqua in mio Nome[64], saprò certo avere un grande premio per chi sa dare il suo sangue per carità di prossimo e non estingue il merito della sua carità con colpe gravi.
Il divino donatore di Sangue.
3Ma non ci pensate che Io ve l’ho dato tutto il mio Sangue, e non per dare salvezza ad una carne che poi dovrà sempre morire, ma per dare salvezza di vita eterna alla parte che non muore in eterno?
4Ve l’ho dato il mio Sangue, ed era quello di un Dio, fra strazi inauditi e inaudite offese. Ve l’ho dato non chiesto. Ve l’ho dato per amore. Mi sono vestito di carne per potervelo dare. Mi sono esiliato dai Cieli per potervelo dare. Ho sofferto per trentatré anni fame, freddo, stanchezze, soprusi, beffe, per potervelo dare. Ho finito la mia vita sopportando il tradimento, che è tormentoso più d’una ferita, il bacio infame bruciante più d’un rogo, le sevizie di bugiardi sacerdoti, di insani governanti, di una plebe senza riconoscenza e senza onestà, sopportando gli scherni di soldatesche pagane, le torture di una legge umana, una sentenza obbrobriosa, una morte orribile, tutto per darvi il mio Sangue.
Fino all’ultima stilla.
5L’ultime stille del mio Sangue, che aveva bagnato le strade e le corti di Gerusalemme e aveva lasciato le sue impronte nel palazzo dove era un potere male interpretato è un cuore solo timoroso di perdere il potere, s’erano raccolte tra il cuore e il polmone privi di moto, e mi furono con violenza levate. Ma nella separazione del mio Spirito dalla carne ormai spenta, Io ho esultato che anche quelle ultime stille fossero sparse[65].
Per Giuda d’allora, ora sono mille e centomila.
6Ero venuto per darvi tutto il mio Sangue e ve l’ho dato, e ve lo do, continuamente, nei sacri misteri. Ma se sapessi che con una mia nuova venuta voi vi convertireste[66], o perfetti pagani, o duri rinnegatori del vostro Dio Crocifisso, verrei per darvi il mio Sangue in forma umana, quale ci vuole per voi che vivete solo di carne e sangue, e avete ucciso o intorpidito lo spirito e con lo spirito l’amore e la fede.
7Ma a nulla gioverebbe. Aumentereste il vostro peso di colpe davanti agli occhi del Padre, e se allora ebbi uno che mi vendette per trenta denari, ora ne avrei mille e centomila che mi baratterebbero per il bacio d’una peccatrice, per l’utile di una promozione, per meno ancora.
Chi vive nel fango nel fango morrà.
8Dirvi che siete e vivete di carne e sangue, è farvi ancora un elogio. Vivete di fango e nel fango, nuovi farisei che vi battete il petto e simulate una religione e una fede ma ve ne fate solo un trampolino per utile vostro, utile terreno. Vivete non solo nel fango, ma in ancora più limacciosa materia, voi che neppure avete la falsa pietà dei nuovi farisei e siete peggio dei pagani di or sono venti secoli, e mescolate delitto a lussuria, ladroneccio d’ogni sorta a vizio d’ogni misura.
9Ma, secondo l’antica legge, chi usa d’una cosa malvagia con la stessa cosa morrà. Voi vivete nel fango e nel fango morrete[67]. Precipiterete dal fango della terra al fango dell’inferno, poiché avete distrutto la mia Legge nei vostri cuori, la mia Legge nuova di pietà, d’amore, di purezza, di bontà.
10Ma per la milionesima volta vi dico, in verità, che solo coloro che sono segnati dal mio Sangue e che vivono non nemici ma amici del Cristo Crocifisso, vedranno nell’ora della morte sorgere l’aurora del giorno eterno, dove ogni tribolazione finisce e subentra la beatitudine di possedere per sempre Iddio, senza veli e senza limitazioni.»
17. L’altare della Misericordia e
delle
vittime[68].
1. L’Altare della Misericordia.
Dice Azaria:
«Nessuno troverebbe grazia presso il Signore se Egli esigesse, per darla, immacolatezza di spirito. Ma i cristiani sanno che è tempo di Misericordia da quando si sono aperti i Cieli per lasciar piovere il Giusto, e si sono riaperti per accogliere il Trionfatore che regna ed ha instaurato il suo tempo. Ossia il tempo della Misericordia. Essa è presso il Dio d’Israele, il Dio Eterno e Immenso, e ha nome Gesù Cristo, il Divino vostro Fratello, il Figlio diletto nel quale il Padre si compiace e al quale nulla nega.
Un tempo veramente l’uomo gridava ” dal profondo “. Era il tempo del rigore. L’uomo tremava di Dio, di questo Dio immenso in tutti i suoi attributi, di una Maestà e Perfezione così sublimi che i poveri uomini, consci della loro miseria colpevole, ne tremavano e non osavano neppure chiamarlo col suo vero Nome, né alzare gli sguardi verso il suo trono. Perciò, schiacciati da tanta Infinità, gemevano nel profondo del loro abisso. Come era lontana, separata, allora, la Terra dal Cielo!
Ma ora, ma in questa ora che ha già 20 secoli, non dal profondo, ma dal sommo dell’altare di Cristo l’uomo può gridare a Colui che sa Padre. L’altare: la Croce di Gesù Cristo.
Essa era ben alta, in cima ad un colle, in quel Venerdì. Ma molto più alta, e su un monte altissimo che tocca il Cielo, ella è col suo carico di misericordia che parla per voi. Sulla Croce del Divino Martire sono stati tutti i peccati degli uomini per essere espiati. Ma sono anche tutti i bisogni degli uomini, e Gesù li ha già pagati per voi. Tutto quanto voi ottenete Egli lo ha pagato col suo Amore e Dolore. Tutto avete per i meriti di Lui. E per tema che non sapeste parlare al Padre con parola perfetta, Egli vi ha insegnato la Preghiera nella quale tutte le vere necessità degli uomini sono compendiate, tanto quelle per la carne che quelle per lo spirito. E non contento ancora, dalla Croce ha pregato, e dalla Croce prega, indicando al Padre suo il suo patibolo tremendo e dicendo: ” Per quello che soffrii dammi le grazie per loro “.
2. L’altare delle vittime.
Maria, anima vittima, è sempre per la Croce che ottenete grazie. Per la Croce di Gesù, e per la vostra croce di vittime. Esse tengono aperte le porte dei Cieli. Esse sostengono il mondo e innalzano i dolori dei fratelli presentandoli all’Eterno. La S. Messa perpetua dell’amore. E la patena è il vostro dolore insieme a quello del Cristo, è la vostra immolazione, e sulla patena sono i bisogni del mondo e dei fratelli: bisogni di perdono continuo, di continua misericordia, di lume, di guida, di salute spirituale e corporale, di cibo, di vesti, di tutto.
Quanta sofferenza è nel mondo per causa sua propria! Quanti dolori si danno gli uomini da sé stessi! E poi piangono e sì disperano, e non sanno cercare la fonte di pace, di pace almeno, di rassegnazione almeno, per subire con merito gli amari frutti dei loro fiori di male.
E voi li sovvenite, anime morte a voi stesse, alle vostre necessità, e attive, vive, vivissime per quelle dei fratelli, anime prese. dall’amore compassionevole per quelli che, innocenti o colpevoli, soffrono intorno a voi e non sanno soffrire.
Non cessare mai di ringraziare il Signore che ti ha dato il dono di amare il dolore. È il dono più grande che Dio ti abbia dato. Benediciamolo insieme.
Dunque ora gli uomini non gridano più dal profondo. Parlo di quelli che sono membra vive del Corpo di Cristo. Ma gridano dall’alto del suo Ss. Patibolo. E come temere che il Padre non ascolti la voce che grida a Lui dalla Croce del Suo Diletto? Sappiate pregare da quel punto, o cristiani, e pregare con fede, e avrete ciò che è di vostra utilità.
Senti Paolo che quasi riprende il mio concetto di prima? L’Apostolo confida di salvare i suoi fratelli. Perché? Perché li ama con le stesse viscere di Cristo, col suo amore, col suo Cuore, col suo dolore. Li ama nelle catene avute per avere evangelizzato, nel martirio che si avvicina, li ama, con Cristo, sino alla fine. ” E avendoli amati… lì amò sino alla fine[69] “.
3. L’amore più grande.
Persevera, anima mia, nel glorioso amore. Ama, ama tutti, sino alla fine. Perfeziona sempre più il tuo amore. E, per minima cosa che tu ottenga, avrai la pace in te, ossia Dio. Un minimo che è un massimo assoluto e beato. Se anche Dio non potrà per giustizia dare a quelli per i quali preghi e soffri ciò che tu impetri, se anche essi respingeranno le grazie che per il tuo pregare Dio concede, o ne fanno mal uso, la pace dell’amore sarà in te. E tutto sarà dolce in essa. Tu lo senti quanto è dolce vivere in questa pace! È vivere già nell’aura del Cielo. Sperando nel Cristo, impetrando per i fratelli che ” la carità abbondi sempre più nella conoscenza e in ogni finezza di discernimento perché essi eleggano il meglio e siano schietti e irreprensibili fino al giorno di Cristo “procedi tranquilla. Là dove è carità, là dove rigogliosa è la fioritura della carità, non può essere Satana a possessore e dominatore. Sta tranquilla. Egli, il tuo e mio Signore, lo ha detto: ” E’ dalle frutta che si conosce la pianta[70] “.
Non potrebbe una pianta satanica dare frutti di amore. Guarda indietro. Sei stata sempre amante della Carità. Ma se ciò era sufficiente a farti amare di un amore di predilezione, come era ancora meschino il tuo amore, imperfetto, umano rispetto a quello che ti è venuto da quando sei l’alunna del Maestro. Robusto il tuo ramo di amor di Dio, ma debole ancora quello dell’amor di prossimo. Un amore ancor troppo umano per essere perfetto. Anche quando ti offristi era ancor amore imperfetto perché non sapevi tutto perdonare. Davi la vita per loro, non sapevi dare il perdono totale. Non avevi compreso che non c’è amore più grande di quello che dà la sua vita per i propri nemici. Perché allora vuol dire che oltre alla vita materiale si sacrificano anche le forze della vita mentale e affettiva, quelle che è più faticoso sacrificare.
4. Compito dello Spirito Santo.
Il Ss. Signore Gesù nel discorso della Cena, avendo a commensali degli uomini ancor molto uomini, non parlò di questo perfetto amore. Non sarebbe stato capito. Già difficilmente essi potevano allora comprendere l’amore di sacrificio per gli amici. Lasciò perciò allo Spirito Paraclito, a Colui che avrebbe completato l’insegnamento del Verbo comunicando in pari tempo la capacità di comprendere e di assimilare, il compito di far comprendere questa perfezione dell’amore, limitandone per suo conto a darne un accenno, che nessuno comprese degli Undici — l’Apostolo uccisore dell’Amore, immeritevole di sentire gli ultimi insegnamenti di esso, se ne era già andato — un accenno che nessuno comprende neppur ora, o rare anime alle quali sempre lo stesso Spirito d’Amore lo rende comprensibile, un accenno non meditato abbastanza nelle parole: ” II mio comandamento è che vi amiate come Io vi ho amato “, ossia morendo anche per i suoi nemici perché avessero vita.
Gesù Ss., parlando agli Undici, parlava in realtà a tutto il mondo presente e futuro, a quelli che lo amavano come a quelli che l’odiavano, a quelli che lo avrebbero amato come a quelli che lo avrebbero odiato e impugnate con scherno le sue Parole per distruggerle in molti cuori. Parlava anzi più ai tiepidi e agli avversari che a quelli che erano suoi, perché per la redenzione dei tiepidi e colpevoli era maggiormente preoccupato.
Anche del compito dello Spirito Santo di completare l’insegnamento aveva dato accenno dicendo: ” Ho ancora molte cose da dirvi che adesso non siete in grado di comprendere, ma quando lo Spirito di Verità sarà venuto vi porterà verso la Verità intera[71]“
L’ammaestramento diretto che tu hai ricevuto col tuo lavoro di portavoce ti ha portato Colui che perfeziona ogni affetto, e il tuo amore si è formato raggiungendo la misura completa che è il saper morire anche ai propri risentimenti giusti, il saper sacrificare tutto, anche il giudizio su altri, la severità giusta su altri, al perfetto amore.
Come è bello e dolce che i fratelli dimorino insieme! Sì, sarebbe bello se fossero realmente fratelli. Ma molte volte sono fratellastri, e talora Caini[72], e feriscono. Ecco allora che la carità che perdona scende come un olio a consolare il cuore ferito e che pur perdona pensando al suo Signore Crocifisso. Questi i sentimenti che io ti avvivo perché fioriscano nel tuo cuore e sulle tue labbra con parole adatte a conciliarti il favore del tuo Pastore.
Non temere. Lo Spirito Consolatore ti aiuterà a parlare quando sarai interrogata. Lo ha promesso il tuo Gesù Ss.: ” Non vi mettete in pena del come rispondere e di quanto dovrete dire perché in quel punto vi saranno date le parole. Perché non siete voi che parlate, ma lo Spirito del Padre vostro[73] “.
Sta’ perciò in pace. Il Padre, il Figlio e Io Spirito Santo sono con te.
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo!».
18. Memoriale eucaristico[74].
Il Cenacolo dopo la Pentecoste.
1Gesù mi mostra una riunione di cristiani[75] ai primissimi tempi dopo la Pentecoste. Dico “primissimi” perché i dodici – sono da capo dodici e perciò Mattia è già eletto[76] – non si sono ancora divisi per andare ad evangelizzare la terra. Perciò penso che sia da poco accaduta la Pentecoste. Però coi dodici sono, adesso, molti discepoli.
2Sono tutti nel Cenacolo, il quale ha subito una modificazione necessaria alla sua nuova funzione e imposta dal numero dei fedeli. Il tavolone non è più contro la parete della scaletta, ma contro quella di faccia, di modo che anche coloro che non possono entrare nel Cenacolo, prima delle chiese di tutto il mondo – Gesù me lo fa riflettere – possono vedere ciò che avviene in esso, pigiandosi nel corridoio d’ingresso presso la porticina aperta completamente.
3Vi sono uomini e donne, di tutte le età. In un gruppo di donne, presso il tavolone ma in un angolo, è Maria circondata dalla Maddalena, Marta, Veronica, Maria di Cleofe, Salome, la padrona di casa. Le nomino come mi vengono, non per dare una speciale classificazione. Vi è anche un’altra che era anche sul Calvario. Ma non so come si chiama. Fra gli uomini riconosco Nicodemo, Lazzaro, Giuseppe d’Arimatea, e mi pare anche Longino, ma è… In licenza, dirò così, perché non è vestito da soldato, ma ha una veste lunga e bigiognola come fosse un cittadino. Forse se l’è messa per non dare nell’occhio. Non so. Altri non ne conosco.
Catechesi sull’istituzione dell’Eucaristia.
4Pietro parla istruendo gli accolti. Racconta ancora dell’ultima Cena.[77] Dico “ancora” perché è lui stesso che dice: «Vi dico ancora una volta di questa Cena in cui, prima d’essere immolato dagli uomini, Gesù Nazzareno, come era detto, Gesù Cristo, Figlio di Dio e Salvatore nostro, come va detto e creduto con tutto il cuore e la mente perché in questo credere è la salvezza nostra, si immolò di sua spontanea volontà e per eccesso di amore, dandosi in Cibo e Bevanda agli uomini dicendo: “Fate questo in memoria di Me”. E questo facciamo. Ma, o uomini, come noi, suoi testimoni, crediamo essere nel pane e nel vino, offerti e benedetti, come Egli fece, in sua memoria e per obbedienza al suo comando, il suo Ss. Corpo ed il suo Ss. Sangue – quel Corpo e quel Sangue che sono di un Dio, Figlio di Dio altissimo, e che sono stati crocifissi e sparsi per noi – così voi lo dovete credere. Credete e benedite il Signore che a noi, suoi crocifissori, lascia questo eterno segno di perdono. Credete e benedite il Signore, che a coloro che non lo conobbero quando era il Nazzareno permette lo conoscano ora che è il Verbo incarnato ricongiunto al Padre. Venite e prendete. Udite le parole che Egli vi dice. Venite e prendete. Egli l’ha detto: “Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue avrà la vita eterna”.[78] E noi allora non capimmo… (Pietro piange). Non capimmo perché eravamo tardi d’intelletto. Ma ora lo Spirito ha acceso la nostra intelligenza, fortificato la fede, infuso la carità, e noi comprendiamo. E nel Nome altissimo di Dio, del Dio di Abramo, di Giacobbe, di Mosè, nel Nome altissimo del Dio che parlò a Isaia, Geremia, Ezechiele, vi giuriamo che questa è verità e vi scongiuriamo di credere per avere vita eterna.»
Culto alle reliquie.
5Pietro è pieno di maestà nel parlare. Non ha più nulla del pescatore alquanto rozzo di solo poco tempo prima. È montato su uno sgabello perché, bassotto come è, non sarebbe visto dai più lontani se stesse coi piedi al suolo, ed egli vuol dominare la folla. Parla misurato, con voce giusta e gesti da vero oratore. I suoi occhi, espressivi sempre, sono ora parlanti più che mai: amore, fede, imperio, contrizione, tutto traspare dallo sguardo e anticipa e rinforza le parole.
6Adesso scende dallo sgabello e passa dietro il tavolone fra il muro e questo, e attende.
7Giacomo e Giuda (Giacomo fratello di Giuda[79]) stendono sulla tavola una tovaglia candida. Sollevano, per fare questo, il cofano largo e basso che è posto al centro del tavolo, e anche sul coperchio di quello stendono un lino finissimo.
8Giovanni va da Maria e le chiede qualche cosa. Ella si sfila dal collo una specie di chi avvicina e la dà a Giovanni. Giovanni va al cofano e lo apre. Si apre ribaltando la parte davanti che viene appoggiata sulla tovaglia e ricoperta da un terzo lino.
9Nell’interno vi è una sezione orizzontale che divide in due piani il cofano. In basso è un calice e un piatto di metallo. In alto, al centro, il calice usato da Gesù, il pane spezzato da Lui su un piattello prezioso come il calice. Ai lati di questi, da un lato la corona di spine, i chiodi, la spugna. Dall’altra la sindone, il velo di Maria che fasciò i lombi di Gesù, e il velo della Veronica.
10Vi sono altre cose sul fondo, ma non capisco che sono né nessuno ne parla o le mostra. Mentre per queste che ho detto, meno il calice e il pane che restano dove sono, vengono presi e mostrati alla folla, che si inginocchia, da Giovanni e Giuda.
Celebrazione dell’Eucaristia.
11Poi gli apostoli intonano delle preghiere, degli inni, direi, perché sono cantilenati. La folla risponde.
12Infine vengono portati dei pani e posti sul vassoio di metallo (non quello di Gesù) e delle piccole anfore.
13Pietro riceve da Giovanni, che sta inginocchiato al di qua del tavolo – mentre Pietro è sempre fra il tavolo e il muro, col volto verso la folla – il vassoio coi pani, e Pietro lo alza e offre. Poi lo benedice e lo posa sul cofano. Giuda porge, stando anche lui in ginocchio, il calice (non quello di Gesù) e due anfore dalle quali Pietro mesce nel calice e offre. Poi benedice e posa sul cofano.
14Pregano ancora, poi Pietro spezza i pani in molti bocconi, mentre la folla si prostra più ancora, e dice: «Questo è il mio Corpo. Fate questo in memoria di Me».
15E poi esce da dietro il tavolo portando seco il vassoio carico di bocconi di pane e per prima cosa va da Maria e le dà un boccone. Poi passa sul davanti del tavolo e distribuisce il pane. Ne restano pochi bocconi che vengono, sempre sul loro vassoio, deposti sul cofano. Poi prende il calice e lo gira, cominciando da Maria, fra i convenuti. Giovanni e Giuda lo seguono con le anforette e mescono quando il calice è vuoto.
16Quando tutto è distribuito, gli apostoli consumano i bocconi rimasti e il vino. Indi cantano un altro inno e poi Pietro benedice e la folla se ne va poco a poco.
18Maria si alza – è sempre rimasta in ginocchio – e va al cofano. Si curva attraverso il tavolone e tocca con la fronte il piano del cofano deponendo un bacio sull’orlo del calice di Gesù. Un bacio che è per tutte le reliquie ivi raccolte. Poi Giovanni chiude e rende la chiave a Maria.
Gesù accontenta il suo Portavoce.
19Credo di avere visto, esattamente, come era all’inizio, la S. Messa. E, di questo ne sono certa, entro il tempo pentecostale Gesù, secondo la sua promessa, mi accontenta nella seconda cosa che volevo sapere (29-5). Perché le anime le vedevo di diverso colore, me lo spiega nel dettato del 31 maggio.
20E cosa c’era nel cofano così caro a Maria[80]lo so ora. Esso era insieme reliquiario e primo tabernacolo. E molto mi piace pensare che era Maria colei che lo possedeva e ne aveva la chiave. Maria: la Tesoriera di tutto quanto è Gesù, la Sacerdotessa[81] della più vera Chiesa.
19. Nozze di Cana: Il banchetto eucaristico[82].
l’Eucarestia è il Sacramento dei Sacramenti.
Dice Gesù:
1“Avrei potuto parlare prima per darti questa gemma, o mio piccolo Giovanni. Ma tale è la dignità del S. Sacrificio, troppo poco conosciuto per ciò che è da troppi cristiani cattolici, che ho dato la precedenza alla spiegazione di esso. Ed è questa la prima lezione che do a molti, parlando eccezionalmente in dì festivo e su un brano evangelico che ho già trattato secondo l’insegnamento consueto. Quando un sacerdote o una voce parla in nome di Dio e per ordine di Dio, quando si ubbidisce ad un precetto, Io, che sono il Signore, taccio perché grande è la dignità di un maestro che parla in mio nome e per ordine mio, e grande è la dignità di un rito, grandissima quella della S. Messa, rito dei riti così come l’Eucarestia è il Sacramento dei Sacramenti.
Il cibo spirituale dei 4 Vangeli.
2Or dunque ascolta, o mio piccolo Giovanni. Ti ho detto molto tempo fa[83] – eri al luogo di esilio e soffrivi come solo Io so quanto – che ogni brano ed episodio evangelico è una miniera di insegnamenti. Ricordi? Ti avevo mostrato la seconda moltiplicazione dei pani e ti avevo detto che, come con pochi pesci e pochi pani avevo potuto sfamare le turbe, altrettanto i vostri spiriti possono essere sfamati all’infinito dai pochi brani che sono riportati dai 4 Vangeli. Infatti sono 20 secoli che di essi si sfama un numero incalcolabile di uomini. Ed Io, ora, attraverso il mio piccolo Giovanni ho dato aumento di episodi e parole perché veramente l’inedia sta per consumare gli spiriti e Io ne ho pietà. Ma anche da quei pochi episodi dei 4 Vangeli vengono, da 20 secoli, pane e pesci agli uomini perché ne siano saziati e ne avanzino ancora.
La Parola compresa è vita, scintilla, sorgente.
4Tutto ciò fa lo Spirito Santo, che è il Maestro docente sulla cattedra dell’insegnamento evangelico. “Quando sarà venuto il Paraclito, Egli vi ammaestrerà in ogni vero e vi insegnerà ogni cosa e vi rammenterà tutto quanto ho detto“[84] insegnando lo spirito vero di ogni parola, di ogni lettera dell’episodio. Perché è lo spirito della parola, e non la parola in sé, che dà la vita allo spirito. La parola incompresa è suono vano. È incompresa quando è solo vocabolo, rumore, non “vita, seme di vita, scintilla, sorgente” che mette radici, accende, lava a nutre.
Le nozze di Cana.
5Le nozze di Cana[85]. Ecco che da 20 secoli sono spunto ai maestri di spirito a predicare la santità del matrimonio compiuto con la grazia di Dio, a predicare la potenza delle preghiere di Maria, il suo insegnamento all’ubbidienza: “Fate ciò che Egli vi dirà“, la potenza mia che muta l’acqua in vino, e così via. Nessuno di questi frutti colti dal brano evangelico sono errati. Ma non questi soli sono i frutti che l’episodio porta a che voi potete coglierne.
6Mia piccola innamorata, amante di Me, affamata di Me Eucarestia, questo è uno degli episodi della mia vita pubblica in cui è in germe il miracolo ultimo dell’Uomo-Dio: l’Eucarestia. La Risurrezione è già miracolo di Dio-Uomo, il primo di tutti i miracoli venuti da quando, dalla Vittima distrutta dal Sacrificio, emerse il glorificato Gesù Dio-Uomo, il Vittorioso. Prima era ancora nascosto il Dio nell’Uomo. La sua Natura trapelava per bagliori nella parola e nei miracoli, simile alle vampate che incoronano dentro per dentro[86] un monte e fanno dire: “Qui si cela il fuoco e questo monte, in apparenza simile a molti altri, è un vulcano che ha per sua anima l’elemento fuoco in luogo di essere unicamente strati su strati di terre e di rocce”.
Il corpo umano del Cristo.
7Ma l’Umanità del Cristo che doveva patire e morire era in tutto simile a quella di ogni uomo, avendo una carne soggetta alla legge della materia, col bisogno di cibo, di sonno, di bevande, di vesti, e disagio di freddo o di calore, e stanchezze per molto lavoro o lungo cammino, e compattezze[87] di carne, e – miseria per l’Onnipresente – e costrizione in un unico luogo. 8Tutto meno la colpa e gli appetiti alla stessa. Anzi, tutto, e soprattutto ciò che è il martirio dei giusti: il dover vivere fra i peccatori vedendo le offese fatte all’Eterno da essi, e le discese dell’uomo nella fanghiglia dei bruti. L’Uomo – Io te lo dico, Maria – ha sofferto, col suo intelletto e col suo cuore di Giusto, più di questo che di ogni altra cosa. Il fetore del vizio e del peccato! La verminaia di tutte le concupiscenze! Io te lo dico: ho cominciato ad espiarle da quando le ho avute vicine, tanto era il tormento che davano all’anima e all’intelletto mio. Gli angeli hanno numerato i colpi degli immateriali flagelli dei vizi dell’uomo sulla mia Umanità, numerosi quanto e dolorosi più di quelli del flagrum romano.
Il corpo risorto del Cristo.
8Dopo il Sacrificio, il mio vero Corpo, pur restando vero Corpo, assunse la libera bellezza e potenza dei corpi glorificati, quella che sarà anche la vostra. Quella in cui la materia somiglierà allo spirito con il quale visse e lottò per farsi regina come esso re. E il Corpo fu glorioso come lo Spirito che in esso era divino, non più soggetto a tutto quello che prima lo mortificava, e lo spazio non fu più ostacolo, né ostacolo il muro, né ostacolo la lontananza, né ostacolo l’essere Io qui nel Cielo voi lì sulla terra, perché Io fossi in Cielo e in terra vero Dio e vero Uomo colla mia Divinità, con la mia Anima, col mio Corpo e col mio Sangue, infinito come alla mia Natura divina si conviene, contenuto in un frammento di Pane come il mio Amore volle, reale, onnipresente, amante, vero Dio, vero Uomo, vero Cibo all’uomo, sino alla consumazione dei secoli, e vero gaudio degli eletti per ciò che non è più secolo ma eternità.
L’Eucarestia, Stella del mattino del tempo nuovo.
11L’Eucarestia è il miracolo ultimo dell’Uomo Dio. La Risurrezione, il miracolo primo del Dio Uomo che da Sé stesso trasmuta il suo Cadavere in Vivente eterno. L’Eucarestia, trasformazione delle specie del pane e del vino in Corpo e Sangue di Cristo, è al limite fra le due epoche come una stella, quella del mattino, fra i due tempi che han nome notte e giorno. E quando brilla la stella del mattino il viandante si dice: “Ora è giorno” benché ancora non sia giorno, perché sa che quella luce, ai limiti del cielo, è presagio d’alba. L’Eucarestia è la Stella del mattino del tempo nuovo. La sua luce di miracolo d’amore è presagio d’alba, dell’alba del tempo di Grazia. Per questo sta, raggiante dei suoi fuochi, sospesa fra il tempo che si chiude e quello che s’apre, alla fine della mia predicazione, all’inizio della Redenzione.
12Se la stella dell’Epifania brillò per dire ai re che il Re universale era dato al mondo, la stella della mia Eucarestia brillò nella Cena pasquale per dire al mondo che il vero Agnello stava per essere immolato, che già si immolava, dandosi spontaneamente in perpetuo cibo agli uomini perché il Sangue suo non bagnasse soltanto gli stipiti e gli architravi[88], ma circolasse, tutt’uno con loro, a farli santi, e la Carne immacolata fortificasse la loro debolezza mentre l’Anima del Cristo e la Divinità del Verbo abitano in loro portando seco l’inscindibile Presenza del Padre e dell’Eterno Spirito. E fra l’annuncio della stella epifanica e l’annuncio della stella eucaristica, ecco brillare con i suoi simboli incompresi la luce del miracolo di Cana a dire al mondo ciò che avrebbe fatto, nel cuore di pietra degli uomini e con la povera acqua del loro pensiero, la Sapienza e Potenza incarnata.
Il banchetto di nozze
“Tre giorni dopo c’era un banchetto”.
13“Tre giorni dopo c’era un banchetto“. Tre giorni: tre epoche, prima del convito di gioia. La prima, dalla creazione del mondo sino alla punizione del diluvio; la seconda, dal diluvio alla morte di Mosè. La terza, da Giosuè, mia figura, alla mia venuta. E ancora tre epoche, o tre giorni: i tre anni della mia predicazione prima del convito pasquale. E come avviene per un banchetto nuziale, che la preparazione ad esso è sempre più piena più si avvicina il momento del festino, così fu per il mio convito d’amore. Perciò sempre più chiare le voci del concerto profetico e le luci degli attendenti il vero Sposo che veniva a sposare Sé all’Umanità per farla regina.
“E vi era la Madre di Gesù”.
14“E vi era la Madre di Gesù“. La Madre! Può mancare la Madre se deve essere partorito l’uomo nuovo? Può non esservi Eva se deve essere d’ora in avanti la “Vita” dove era la Morte? E può mancare la Donna mentre si avvicina l’ora che il Serpente avrà oppresso il capo e limitata la sua libertà d’azione? Non può. E la Madre dei viventi, l’Eva senza macchia, la Donna dell’”Ave” e del “Si faccia”, la Donna dal calcagno potente, la Corredentrice, è presente al convito con cui ha inizio lo sponsale dell’Umanità con la Grazia.
“Venuto a mancare il vino”.
15Ma “venuto a mancare il vino” i convitati non avrebbero gioito per la presenza di Gesù. Oh! veramente quando venni per il mio convito di Grazia trovai che il vino mancava presto. Era troppo poco, e presto fu consumato, e gli uomini caddero in tristezza perché Io deludevo le loro speranze di inebriarsi di umani succhi di potenza e vendetta.
Le idrie di pietra.
16Che avevo trovato iniziando la mia missione? “Idrie di pietra preparate per le purificazioni dei Giudei“. Ossia per le purificazioni materiali. Ecco. I cuori, dopo secoli e secoli di impura assimilazione della Sapienza, si erano mutati in idrie di pietra. E non già per purificare sé stessi, ma per servire a purificare. Il rigorismo, l’esteriorità dei riti. Quel rigorismo che induriva senza servire a detergere neppure se stessi. Il solito peccato di superbia del credersi perfetti e di credere impuri gli altri. La durezza opaca della pietra opposta alla luce e alla duttilità della Sapienza che illumina a comprendere e aiuta ad amare. Cuori chiusi. Anche l’acqua che li empie non li fa morbidi. Serve a ghiacciarli. E nulla più. Gettata l’acqua, essi sono aridi, duri e senza profumo. Questo è l’esteriorità dei riti che colmano senza penetrare, senza trasformare, senza far dolci e profumati. Le idrie, i cuori, erano vuoti. Non contenevano neppure quel minimo di cosa utile che è l’acqua per purificare gli altri. Erano vuoti. Non avevano neppure pensato a colmarsi del minimo. Vuoti, arcigni, scabri, inutili, scuri nell’interno come un antro, bigi all’esterno per polvere e vecchiaia.
“Empite d’acqua le idrie”.
17“Empite d’acqua le idrie”. Oh! quanta l’acqua viva che Io ho versato nei cuori di pietra degli ebrei perché almeno avessero un minimo per essere utili ad alcunché! Ma essi non si mutarono e nella quasi maggioranza respinsero l’acqua, restando vuoti, duri, oscuri, arcigni.
“E ora attingete”.
18“E ora attingete”. Ecco. Nei cuori dove l’acqua fu accolta si mutò in vino eletto, tanto che il maestro di tavola disse: “Tutti dànno al principio il vino migliore e poscia il peggiore, mentre tu hai serbato il migliore alla fine“. Ho infatti serbato il migliore alla fine, Io, sposo del gran convito. Nell’Ultima Cena, ultimo atto del Maestro, Io, Sposo, ho mutato non l’acqua in vino, ma il vino in Sangue mio per una nuova trasformazione che vi aiutasse, o uomini, ad essere felici della mia felicità che è santa ed eterna. Avevo per tre anni empito le idrie vuote dell’Acqua veniente dal Cielo. Ma ora l’acqua non bastava più. Veniva il tempo della lotta e del giubilo, e il vino è utile al lottatore e immancabile ai conviti. Ed Io vi ho dato l’Eucarestia, il mio Sangue, perché beveste la mia stessa forza, e forti foste, e la mia ilare volontà di servire Iddio, e diveniste eroi come il Maestro vostro, e la mia gioia fosse in voi.
Il Convito perpetuo dello Sposo.
19Né quel miracolo di trasformazione di una specie nell’altra[89] ha più avuto fine. Le idrie del convito di Cana si vuotarono presto lasciando ebbri gli invitati alle nozze. La mia Eucarestia empie i calici e le pissidi di tutta la terra da secoli. E sino alla fine dei secoli gli affamati, gli esausti, i sitibondi, gli stanchi, gli afflitti, i morenti e quelli che appena cominciano a vivere con ragione, i puri come i penitenti, i malati come i sani, i sacerdoti come i laici, gli uomini d’ogni razza e condizione, sulle vette e nelle pianure, fra le nevi polari e all’equatore, sulle acque e sulle terre, vengono a bere, a mangiare, a nutrirsi, a salvarsi, a vivere del mio Sangue e della mia Carne, di questo Vino dato alla fine del Convito, alle soglie della Redenzione, perché fosse il Convito perpetuo dello Sposo a chi lo ama e la Redenzione continua dei vostri languori e cadute.
La transustanziazione degli uomini in figli di Dio.
20Le nozze di Cana. La trasformazione dell’acqua in vino. La Cena di Pasqua: la transustanziazione del pane e vino nel mio Corpo e nel mio Sangue. La prima, a segnare l’inizio della mia missione di trasformazione degli ebrei dell’antico tempo in discepoli del Cristo. La seconda, a segnare il principio della transustanziazione degli uomini in figli di Dio per la grazia rivivente in loro. L’ultimo miracolo dell’Uomo Dio. Il primo e perpetuo miracolo dell’Amore umanizzato. Questa, mio piccolo Giovanni, una delle applicazioni – ed è la più alta– del miracolo delle nozze di Cana.
21Ed in te, e per sempre, il mio Corpo e il mio Sangue siano quelle Cose preziose e incorruttibili per le quali, come dice Simon Pietro[90], sei stata riscattata, affinché tu esalti le virtù di Colui che dalle tenebre ti chiamò all’ammirabile sua luce. La mia pace a te, piccola sposa, anelante all’Amore. La pace a te. La pace a te. La pace a te.”
20. Mistero della Comunione Eucaristica[91].
La Comunione dopo il peccato originale.
Il frammento di pane e il Sacerdote.
1Mentre attendo il Padre che mi deve portare la S. Comunione, ho dei pensieri sulla stessa. Penso alla forma così semplice che Gesù ha preso per dare Sé stesso: un frammento di pane che poche parole fanno Corpo di G. C. E penso cosa proverei io, se fossi sacerdote, nel sostituirmi a Gesù per dire quelle parole e mutare il pane in Corpo divino. Chiamare Dio, il Dio incarnato, dal Cielo, farlo scendere lì con la Carne, il Sangue, l’Anima e Divinità, non una volta tanto, ma tutti i giorni… e toccarlo, questo mansueto Gesù Eucarestia che si abbandona alle mani del Sacerdote come a quelle di Giuseppe e Maria quando era Neonato. Mi si frangerebbe il cuore di amore! E il mio corpo, il mio pensiero, il mio spirito vorrebbero essere più mondi di un giglio che sboccia, per poter non indegnamente toccare il Signore.
La comunione eucaristica.
2E penso alla sua degnazione a posarsi su una lingua, in una bocca, non sempre pulite né profumate, a scendere in uno stomaco che talora è ancora ingombro di cibo mal digerito. Ho visto Gesù moltissime volte posare la sua mano sui lebbrosi e su piaghe orrende. Ed era già molto. Ma qui non si posa per un attimo: qui scende, si confonde ai nostri fetori e rigurgiti. Mi sprofondo in abissi di umiltà davanti all’umiltà di Gesù Dio, in abissi di amore riconoscente davanti all’amore generoso di Gesù – eucarestia.
La comunione totale con la Ss. Trinità mancata
3Poi un pensiero e una domanda al mio Signore presente: “Se l’uomo non avesse peccato e fosse rimasto, lui e tutti i suoi discendenti per eredità di colpa, ci sarebbe mai stata l’Eucarestia, anzi la Comunione fra Dio e l’uomo, così intima e reale quale l’abbiamo noi peccatori?”.
4Mi risponde Gesù sfavillante d’amore:
5“Anzi! Non comunione particolare del Verbo incarnato ai suoi fedeli, ma comunione totale con la Ss. Trinità avreste avuto. Perché Io, scendendo Ostia in voi, meco porto il trino e inscindibile Amore, ma di Me particolarmente vi nutro. Ho detto: “Ecco il mio Corpo. Ecco il mio Sangue”, e la Chiesa dice: “Ecco il Corpo del nostro Signore Gesù Cristo. Ti custodisca per la vita eterna“. Ma foste rimasti innocenti, senza bisogno di frammenti di pane avreste avuto la Comunione con Dio. La sostanza è per la vostra umanità divenuta prepotente dopo il Peccato d’Adamo. Prima era regina la spiritualità. E la spiritualità non ha bisogno di sostanze materiali per capire di ricevere e possedere un oggetto. Nel nostro caso: Dio.
Ogni santità è suscettibile di perfezione.
6L’uomo rimasto innocente, già giusto per dono gratuito di Dio, avrebbe sempre più evoluto verso la perfezione, perché ogni santità, esclusa quella divina, è suscettibile di perfezione. Altissima è la scala che porta dalla perfezione relativa indispensabile per possedere un giorno il Regno dei Cieli, alla perfezione inferiore unicamente a Dio solo. Tu devi considerare, anima mia, la grande differenza perfettiva che è quella che un’anima raggiunge dopo essersi purgata per anni o per secoli nel Purgatorio dalle sue imperfezioni non eliminate nel giorno terreno, da quella che un’anima raggiunge nel tempo mortale talora brevissimo, non per operazione attraverso un mezzo creato da Dio, quale è quella del Purgatorio – pietoso laboratorio dove le anime imperfette si fanno quali devono essere gli abitanti della Città celeste, dove nulla di impuro e brutto può entrare – ma per eroica volontà propria.
Come sarebbe stata la Comunione degli Innocenti?
7Anche gli uomini innocenti avrebbero potuto lavorare a raggiungere colla propria volontà una perfezione altissima. La razza umana si sarebbe evoluta in sempre maggiore spiritualità. Ecco allora che, dalla beatitudine di saper conoscere e amare Dio, avendo con Lui familiari contatti di Padre con figli a Lui cari – come testimoniano questi punti: “E Dio disse all’uomo e alla donna...”[92], e: “Il Signore avendo formato tutti gli animali… li condusse ad Adamo…“[93] e ancora: “E con la costola tolta ad Adamo il Signore Dio formò la donna e la condusse ad Adamo”, e infine nel capo III la voce del Signore che passeggiava nel paradiso nel fresco della sera e che chiama Adamo e ha con lui e la donna l’ultimo colloquio terminato nella condanna – sarebbe passato ad un possesso di Dio. Perché Dio dà sempre il centuplo per uno alla creatura che lo ama. E in questo caso si sarebbe dato in possesso, Spirito d’Amore che si fonde all’amore spirituale della creatura divenuta perfetta. E questa sarebbe stata la Comunione degli Innocenti, dallo spirito così affinato da sentire Dio, credere di ricevere Dio non per aiuto di fede e di sostanze, ma per percezione esatta dell’arrivo di Dio con tutti i suoi doni per un nuovo abbraccio al figlio amante.
Dio in voi Uno e Trino. Voi in Lui.
8Un ire e redire dell’Amore all’uomo. Come un flutto divino del divino Oceano sul lido che l’invoca e si protende verso l’Oceano divino per esserne baciato e coperto. Un bacio continuo, un rinverginizzarsi sempre più alto dello spirito già vergine, che sarebbe divenuto sempre più vergine, un candore che non è più colore ma fuoco, lo stesso incandescente e virgineo candore di Maria Immacolata, Specchio di Dio che entro Lei splende e fuor di Lei si riflette perfettamente.
9Ecco la vostra Comunione se foste rimasti puri quali vi aveva creati l’Eterno. Dio in voi Uno e Trino. Voi in Lui. Nel vostro spirito-re, lo Spirito Re. La differenza così sensibile, attualmente, fra il luogo della vostra esistenza e il luogo eterno, ridotta a un leggerissimo diaframma che un più vivo palpito di amore avrebbe fatto cadere, facendo che la creatura, dal paradiso terrestre dove avrebbe comunicato con Dio nell’amore spirituale, si trovasse, senza fatica o dolore, nel paradiso celeste dove sarebbe rimasta in Dio e con duplice potere di godimento e d’amore.
Misteri che il Cielo svelerà.
10Tu che sai cosa è l’Amore che viene a comunicarsi coi suoi fuochi trini, puoi intuire, sebben vagamente, l’estasi perpetua, la pienezza di vita, la sicurezza, la sapienza, la pace, che l’uomo innocente avrebbe avuto a compagne costanti per la perpetua Comunione di Dio all’uomo. Non più: “Ecco il mio Corpo e il mio Sangue”. Ma: “Eccoci, o figlio! Accoglici ed abbi in te il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo per essere perfetto nell’unione con Noi“.
11Oh! l’unione con Noi! L’unione vostra con Noi! Il mio ardente desiderio che ha informato la mia ardente preghiera della sera pasquale! La gloria mia a voi perché siate una cosa sola con Noi!
12Maria, tu molto conosci l’Amore, ma ancor nulla conosci dell’immensità dell’Amore. Non può creatura mortale conoscerlo. Ma verrai dove Io sono e conoscerai. Conoscerai a quali potenze di doni Dio voleva giungere per premiare i figli fedeli. Sono misteri che il Cielo svelerà.
13Sta’ in pace.”
21. Comunione solenne[94].
Presenza visibile di Gesù.
5Ieri giorno di grande festa. È venuto P. Migliorini. Gesù ha ben visto che non potevo più andare avanti senza Cireneo![95] Ne sia benedetto!
6Stamane confessione e comunione ben fatte.[96] Le calcolo come viatico se avessi a morire prima di rivedere il Padre. La Comunione mi diventa solenne per la presenza visibile di Gesù, bianco vestito a fianco del Padre, e nel ringraziamento mi appare anche Maria, bianco-vestita, che segue con un sorriso e a mani giunte il mio ringraziamento. È ben diverso tutto ciò dal sapore di cenere e dalla tinta di cenere delle altre volte!
7Tu lo vedi, Gesù, mio Signore! È proprio di questo che ha bisogno la tua povera Maria.
8I dolori sono fortissimi e generali, oggi in cui risento la fatica dell’esser stata mossa ieri per rifare il letto e quella dell’emozione e del molto parlare che ho fatto poi Il tempo brutto fa dolere più che mai le vertebre e il cielo bigio è melanconico. L’esilio dura come prima. Il pericolo è sempre incombente. Le nostalgie sempre vivono. Ma Tu lo vedi. Io oggi sono forte e, se non felice, almeno serena. In pace.
9Dunque Gesù affrettati a rendermi al mio ambiente salutare, vitale più ancora all’anima mia che al mio corpo.
22. Comunione ricevuta dalle
mani di Gesù[97].
Ricordi delle sue gioie.
1Ero tutta triste dal mezzogiorno del Giovedì perché pensavo: “Domani niente Comunione”. Con quello che soffro sempre, e specie al venerdì, e quello che è generalmente per me da 15 anni il venerdì di Passione, rimanere senza il mio Cibo mi dava dolore. Pensavo: “Due anni fa P.M. mi portò la Comunione all’alba del venerdì santo. Stavo male a perciò poteva”. E le assicuro che avrei desiderato di stare anche peggio per poterla avere. Sono, col rimpianto della reliquia di S. Croce che mi fu levata dopo avermela donata da una che ha contribuito con Satana a darmi pena, le mie segrete sofferenze… e le più profonde.
2Marta era uscita per la visita alle sette chiese. Io ero sola. Scrivevo. E la desolazione di Maria si fondeva col pianto della povera Maria…
“Il tuo Sacerdote sono Io”.
3Mi leva dalla pena l’apparizione gaudiosa del mio Gesù, non martirizzato e sanguinoso, ma bello, radioso nella sua veste di lino candido come lo è nei momenti più lieti delle visioni. Viene verso di me come se venisse da una campagna in fiore e sorride tenendo qualcosa sotto il mantello bianco che ha incrociato sul petto e sulle mani.
4Mi dice: “Piccolo Giovanni, volevo dirti ‘piccolo scriba’ ma non te lo dico, perché se tu sei il laico che, non bastando i sacerdoti, istruisci sulla verità del mio tempo mortale, tu non sei in compenso la creatura di durezza e ferocia che erano gli scribi del mio tempo. Senti, piccolo Giovanni. Padre Migliorini non ti può portare la Comunione e ne soffri. Il tuo Sacerdote sono Io. Ti ho tenuta curvata sulle mie torture, sulla mia agonia. È giusto ti dia un premio. Guarda: tanti anni fa a quest’ora Io mi dirigevo al Cenacolo per consumare la Pasqua e distribuire la prima Eucarestia. Vieni e tieni, piccolo Giovanni“.
“Io sono il Pane vivo che dal Cielo discende”.
5E lasciando che il manto si apra mi mostra la pisside che ha nella mano. Si fa solenne e dice: “Io sono il Pane vivo che dal Cielo discende. Chi mangia di questo Pane non avrà più fame e vivrà in eterno. Questo è il mio Corpo che Io ti do in memoria di Me. Prendi e mangia“. E mi dà una grossa particola. Dico grossa perché è alta come una moneta antica (uno scudo). Il suo sapore (materiale e spirituale) è tale che mi riempie di delizia. Mi carezza e poi dice: “Ora che sei nutrita, scrivi. Domani tornerò”.
“Questo è il mio Sangue che Io ho versato per amore di voi”.
6E questa sera, alla stessa ora, mi riappare. Stavo male da quando c’era lei e non riuscivo a superare la crisi. Ero sudata fredda, cerea, boccheggiante, con vertigini continue e offuscamenti visivi. Eppure scrivevo perché dovevo scrivere… La Madre Dolorosa gemeva tutto il suo strazio.
7Gesù mi strania per un poco da tanto dolore di compartecipazione e fisico e, tenendo ben scoperto il calice colmo di un sangue rosso, robusto, direi spesso, quasi bollente perché schiumava con rare bolle come fosse appena uscito da un’arteria, mi dice: “Questo è il mio Sangue che Io ho versato per amore di voi. Prendi e bevi“. E mi avvicina il calice alle labbra mentre con l’altra mano mi accosta ad esso.
Il dono di vedere, odorare, gustare il sangue eucaristico.
8Sento il freddo del metallo contro le mie labbra e l’odore del sangue nel naso. Ma non ne ho ribrezzo. Mi attacco all’orlo liscio del calice d’argento e bevo un sorso di questo Sangue divino. Il quale ha tutte le caratteristiche del nostro per fluidità, viscosità, sapore. Ma che scende in me dandomi una delizia che mi porta ben in alto nella gioia. Vorrei bere e bere… Perché più se ne beve, più se ne vorrebbe. Ma me ne trattiene la riverenza.
9E contemplo quel Sangue amato, ne fiuto l’odore vivo, ne ammiro il perfetto colore rosso vivo. Ma per altre due volte Gesù mi fa bere… E poi se ne va… e in me resta il sapore e la fragranza di quel Sangue del mio Gesù.
10Quasi non lo volevo scrivere qui. Ma scriverlo in una lettera, che ero incerta se darla subito a lei o farla trovare alla mia morte. Perché certe sublimità si dicono male e mal volentieri. Ma poi ha prevalso il pensiero di scriverlo in un quaderno. E renderlo noto a lei subito.
Sapore duraturo del Sangue eucaristico[98]
11E questa dura ancora. Ho sempre presente alla vista mentale quel calice come lo vedessi ancora, e ancora ho nel palato il sapore ineffabile del Sangue del mio Dio… Le mie comunioni del Giovedì e Venerdì santo.
23. Il calice delle
anime generose
e predilette
Il calice del Getsemani[99].
1Ieri sera, ore 23, mentre cercavo il sonno e il riposo, e tutti dormivano, mi appare Gesù, sempre come appare a me, in veste di lana bianca. Ha in mano, nella destra, un calice di metallo lungo e piuttosto stretto. Mi si accosta dal lato destro del letto. Sorride, ma mestamente. Però il suo sorriso mi incoraggia, perché capisco che non è mesto per me, ma anzi viene a me per avere un sollievo. Mi pone la mano sinistra sulla spalla sinistra e mi attira a Sé, mentre con la destra mi accosta il calice alle labbra dicendo: “Bevi”. Il calice è colmo di un liquido che pare acqua pura. Lo intravvedo nell’attimo che Gesù me lo porge forzandomi a bere.
2Bevo. Che amarezza! Oh! non è certo il calice inebriante del Giovedì pasquale, colmo del vivo Sangue del mio Signore! 3Dolce, pastoso Sangue dal quale mai avrei staccato le labbra![100]… Questa è un’acqua di un’amarezza così disgustosa quale nessun medicamento la possiede. Morde la gola, lo stomaco, lo agita di disgusto, fa salire le lacrime agli occhi, perdura come un’arsione di acido bruciante.
4Gesù me ne fa bere solo un sorso… e poi scosta Lui il calice, e spiega: “Questo è il calice che Io ho bevuto nel Getsemani. Ma Io l’ho bevuto tutto, fino in fondo, e sul fondo è più amaro. E questo è il calice che le colpe degli uomini giornalmente fanno colmo e poi tendono fino al Cielo perché Io ne beva sempre. 5Ma Io non posso più bere che l’Amore infinito. E allora, ecco, lo offro ai generosi, ai prediletti. Grazie di questo sorso! 6Ora vado da altre anime care. Ti benedico per il Padre, per Me e per l’eterno Amore.” E se ne va lasciandomi la bocca e lo stomaco arsi di tossico e l’anima colma di pace.
Il calice dell’ubbidienza[101]: Per Emma F.[102]
7L’impazienza non è mai coefficiente di riuscita. Quando sarà l’ora, le anime sorgeranno per volere di Dio. L’ubbidienza è sempre prova di giustizia, di spiritualità; ed è sempre premiata. Le paure del domani mostrano imperfezione nelle tre teologali virtù. Dio può suscitare dovunque, e specie nei luoghi e negli esseri più impensati, ciò che necessita ad un suo figlio che si affida a Lui. Ciò che molte volte sembra l’aiuto migliore è, all’opposto, un deviatore dalla strada di Dio, e Dio allora lo leva, occupandosi e preoccupandosi di dare l’elemento necessario in sua sostituzione. Chi si appiglia a molti consigli finisce per perire in un groviglio di tentacoli. Non basta dire: 8“La sua volontà”. Ma occorre farla dopo che è stata espressa.
24. Il regale sacerdozio di ogni persona[103].
Il Dono dell’immunità da ogni dolore. (Rm 6,11-23)[104]
I sacrifici nel tempo mosaico.
Dice il Divinissimo Autore:
1«Si legge nei libri mosaici come le ostie dei sacrifici e delle oblazioni dovessero essere di animali senza macchia e difetto, e le[105] offerte e oblazioni di fior di farina, olio, o biade, dovevano esser condite con sale ma prive[106] di lievito o di miele e, se di primizia di biade ancora verdeggianti, queste dovevano esser tostate e tritate prima d’essere offerte, e sempre cosparse d’olio e unite all’incenso[107].
2Si legge anche che coloro che appartenevano alla stirpe d’Aronne, e perciò alla stirpe sacerdotale, venivano esclusi dal sacerdozio se avevano qualche difetto fisico o malattia incurabile[108]. Corpo perfetto di costruzione e di salute doveva stare officiante davanti al Creatore dell’uomo, all’Altissimo che aveva nell’Uomo messo perfezione di membra, di sensi e sentimenti, e per il Quale il vedere le deformità e le malattie era testimonianza della ribellione dell’uomo e dello spregio di Satana all’opera più cara a Dio, perciò ancora spregio a Dio.
I sacrifici nel tempo cristiano.
3Al tempo mosaico i sacrifici erano di animali e di biade, cose materiali. Nel tempo cristiano i sacrifici sono di spirito. Davide profetizzò questo tempo nel quale i sacrifici sarebbero stati non di animali, ma “sacrificio di spirito compunto, di cuore contrito e umiliato[109] “.
4Era tempo di rigore. L’uomo non osava pensare di poter offrire in sacrificio soave il suo cuore. Su quel cuore era la macchia corruttrice[110]. Tutti impuri, a quel tempo, i cuori degli uomini anche più giusti. La Colpa d’origine, quella sola nei più santi, bruttava il cuore dell’uomo. E allora come offrirlo in sacrificio di odore soave a Colui che aveva prescritto che senza difetto dovessero essere gli animali e le biade da offrire al suo altare, senza neppur macchia di pelame o di ruggine?
5È forse colpevole un vitello o un agnello di nascere pezzato? O una spiga di esser colpita da muffe o ruggini? Non lo sono. Ma ciononostante non dovevano esser deposte sull’altare. Né dovevano esserlo da uomo in cui fosse testimoniata l’eredità del peccato con difetti, gracilità o malattie.
Per il peccato d’Adamo.
6Per il peccato d’Adamo entrarono la malattia, le deformità, la morte fra gli uomini. Perché la malizia, accesasi dove prima era solo fiamma di pura carità, condusse gli uomini a perversioni del senso e sentimento, origine di ogni malattia o mostruosità che si manifesti nell’uomo. Da radici corrotte vengono alberi e fronde e frutti corrotti. E posto che la corruzione iniziale aumentò continuamente per nuovi pervertimenti, la carne dell’uomo sempre più scontò e sconta e sconterà la dolorosissima[111]conseguenza della decadenza di troppi uomini da uomini a bruti.
Ogni battezzato deve essere ostia e sacerdote.
7 Nel tempo della Misericordia, quando la Grazia riverginizza gli spiriti dei suoi divini candori; nel tempo dello spirito nel quale i valori umani sono alla base ma al vertice sono i valori sovrumani, e questi più che quelli sono offerti a Dio e accettati come dono da Dio; nel tempo in cui la carne è veste all’anima regina, mezzo a conseguire vittoria, ma è lo spirito colui che domina, o dovrebbe dominare; nel tempo in cui ” per le virtù di Colui che dalle tenebre vi chiamò all’ammirabile luce facendo dei cristiani la nazione santa, il nuovo popolo di Dio a Dio acquistato col Sangue dell’Uomo-Dio, la stirpe eletta, il regale sacerdozio ” come scrive Pietro[112], sono decadute le limitazioni della Legge mosaica, e ogni uomo che sia segnato del segno di Cristo, unto suo servo dal Pontefice eterno, santo, innocente e immacolato, può, deve essere ostia e sacerdote, materia e ministro del sacrificio spirituale che è a Dio gradito.
8Nell’epistola paolina (v. 13) manca una parola. La parola ” ostia “. ” Offritevi a Dio come ostie viventi dopo esser stati morti, offritegli le vostre membra come strumento di giustizia “. Ecco il regale sacerdozio al quale il cristiano è chiamato, il sacerdozio di ogni cristiano a imitazione di quello del ” Sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec[113] “.
Sacerdote e vittima del tempo nuovo.
9Dell’antica Legge viene preso, elevandolo al grado spirituale, l’obbligo di essere senza macchia mortale, senza vizi capitali acconsentiti dalla ragione e dallo spirito e consumati con piena avvertenza, senza lievito d’odio e concupiscenza, senza miele di mollezza sensuale, senza malattie spirituali che non si cerca di guarire, senza cecità verso la Luce e neppure albugine, senza rogna ed erpete di serpeggiante simpatia anche alle piccole colpe, senza fratture o gobbe nella magnifica formazione cristiana.
10Soldati del Dio vero, atleti della religione santa, sacerdoti e vittime del tempo nuovo, voi dovete salarvi del sale della eroica volontà la quale brucia e cauterizza, ma fortifica le parti deboli e le fa immuni dalle cancrene, voi dovete tostarvi e triturarvi al fuoco della carità e alla macina della mortificazione, per divenire farina da ostie, fior di farina. E poi, cosparsi della santa unzione delle virtù e odorosi dell’incenso — e sia abbondante — dell’adorazione, offrirvi e immolarvi dicendo la perpetua parola di Cristo: ” Eccomi, o Padre, a fare non la mia ma la tua volontà[114] “, pronti a rispondere, a chi con blandizie o minacce, con amore o con odio, vuol ritrarvi dal predicare con la vostra vita il Cristo fra i dottori del mondo: “Non sapete che io debbo occuparmi di ciò che è interesse del Padre mio?[115] “.
Offrite le vostre membra.
11Tutto di voi sia ostia santa. Perché su tutto è il crisma santificante del Sacrificio di Cristo. Le membra anche più ignobili sono chiamate al servizio di Dio come le parti più nobili del corpo. Non sono esclusi dal servizio coloro che la volontà di Dio ha unto dello speciale crisma dei consacrati al dolore: i malati, gli infermi, gli innocenti condannati ingiustamente, i perseguitati e derisi dal mondo. La Grazia giudica e la Grazia eleva.
12Con la sua divina sapienza e munificenza Gesù disse: ” Gli ultimi saranno i primi[116] “. E anche, prima di guarire il cieco di Gerusalemme perché divenisse suo discepolo e lo evangelizzasse, disse, spingendo lo sguardo negli evi futuri nei quali molti di coloro che il mondo disprezza sarebbero divenuti ” salute ” per il mondo, disse: ” Non lui né i suoi genitori hanno peccato, ma è così perché si manifestino in lui le opere di Dio[117] “. In lui e per lui. Quanti, per generosa ubbidienza o per eroica domanda non sono “‘ostie”, “redentori”, “continuatori e completatori della Passione di Cristo “!
13Ma anche senza considerare questi speciali eroi della più alta carità, tutti voi cristiani siete “‘ ostie viventi ” e dovete ” offrire le vostre membra come oggetto di giustizia”. Offrirle monde di colpa, perché ormai non ” siete sotto la legge, ma sotto la grazia 3 Liberati come siete dalla schiavitù del peccato, sorretti come siete dalla Grazia, non dovete più conoscere la morte dello spirito e non la conoscerete se, volontariamente, non vi rifarete servi della colpa.
Servite il Signore vostro Dio.
14Servite il Signore Iddio, il quale ha dato agli uomini la Legge perché fosse freno e morso contro la turpitudine sempre più forte della Terra, ma che, con la venuta del suo Cristo e la restituzione della Grazia per i meriti di Lui, pur lasciandovi il freno e morso della Legge per combattere le seduzioni di Satana, del mondo e della carne, ha messo ali al vostro spirito, liberandolo dalle catene perché volasse, ben alto sopra il fango delle concupiscenze, incontro a Colui che appare dalla parte d’oriente, e voi lo conosceste e ne ardeste, per quanto vi è concesso finché siete nell’esilio, e lo seguiste per le vie della Vita, lasciando per sempre i sentieri della Terra, della Morte, attirati dall’odore dei suoi profumi, conquisi dall’unica suprema Bellezza, dal Verbo fatto Carne, Gesù Cristo vostro Signore, Redentore e Maestro, la cui dottrina è dolce, il cui giogo è leggero, e corroborante contro ogni languore e morte è la Carne e il Sangue di Lui per voi dati, e a voi dati, sull’altare del Golgota e sugli altari dei templi nella Comunione Ss. con il Figlio di Dio, Dio come il Padre.
15Quella Comunione che è Vita. Vita in Gesù Cristo e con Gesù Cristo. Vita nel Padre per Gesù Cristo. Vita nell’Amore che è l’Autore di Cristo. Vita nei Tre perché dove Uno è gli Altri sono, così in Cielo come nel cuore degli uomini.»
25. Effetti della comunione consapevole[118].
Pane che nutre.
Dice Gesù:
1«Per sostenere le forze fisiche occorre nutrire il corpo. L’indigente che non può acquistare cibo, lo mendica ai ricchi. Di solito chiede pane. Senza il pane è impossibile la vita.
2Voi siete dei poveri che avete bisogno di cibo per la vostra anima. Alla vostra povertà Io ho dato il Pane eucaristico. Esso vi nutre le midolla dell’anima, dà vigore allo spirito, sostiene le forze spirituali, aumenta il potere di tutte le facoltà intellettuali, perché dove è vigore di vita è anche vigore di mente.
3Cibo sano trasfonde sanità. Cibo vero infonde vita vera. Cibo santo suscita santità. Cibo divino dà Dio.
Vino che corrobora.
4Ma oltre che poveri voi siete ammalati, deboli non della sola debolezza che dà la mancanza di cibo e che cessa col cibo. Siete deboli per le malattie che vi estenuano. Quante malattie ha la vostra anima! Quanti germi vi inocula il Maligno per creare queste malattie! A chi è debole e ammalato occorre non solo pane ma anche vino.
5o nella mia Eucarestia vi ho lasciato i due segni di quello che occorre alla vostra natura di uomini poveri e alla vostra debolezza di uomini ammalati. Pane che nutre, vino che corrobora.
L’infusione dello Spirito santo.
6Avrei potuto comunicarmi a voi senza segni esterni. Lo posso. Ma siete troppo pesanti per afferrare lo spirituale. I vostri sensi esterni hanno bisogno di vedere. La vostra anima, il vostro cuore, la vostra mente, si arrendono soltanto, e a fatica ancora, davanti alle forme visibili e toccabili. Tanto è vero che, se arrivate a credere Me nell’Eucarestia e di ricevere Me nella particola, non ammettete, nella grande maggioranza, l’infusione[119] in voi dello Spirito, dal quale vi vengono palpiti, luci, impulsi di opere buone.
Effetti benefici dell’Eucaristia.
7Se credeste con quella forza di cui il Mistero è degno, sentireste, nel ricevermi, entrare in voi una vita. Il mio avvicinarmi a voi vi dovrebbe ardere come l’accostarsi ad una ardente fornace. Il mio stare in voi dovrebbe farvi sommergere in un’estasi che vi astrarrebbe il profondo dello spirito in un rapimento di Paradiso.
8Il fondersi della vostra umanità bacata alla mia Umanità perfetta vi porterebbe salute anche fisica, per cui, malati corporalmente, resistereste alle malattie finché Io dicessi “Basta” per aprirvi il Cielo. Vi porterebbe intelligenza per capire prontamente e giustamente. Vi renderebbe impenetrabili agli assalti sfrenati o alle sottili insidie della Bestia.
Gli ostacoli.
9Invece posso fare poco perché entro dove la fede è languida, dove la carità è superficiale, dove la volontà è in abbozzo, dove l’umanità è più forte dello spirito, dove, soprattutto, non fate sforzo per reprimere la carne onde emerga lo spirito.
10Non vi sforzate per nulla. Aspettate da Me il miracolo. Nulla mi vieta di compierlo. Ma Io voglio da parte vostra almeno il desiderio di meritarlo.
11A chi si volge a Me gridando di aiutarlo e imitando la fede delle turbe di Galilea, Io mi comunicherò non solo col mio Corpo e il mio Sangue, ma con la mia Carità, col mio Intelletto, con la mia Forza, con la mia Volontà, con la mia Perfezione, con la mia Essenza. Sarò, nell’anima che sa venire a Me, come sono in Cielo, nel seno del Padre da cui procedo generando lo Spirito che è Carità e vertice di perfezione.»
26. Duplice qualità del Sangue di Gesù[120].
Qualità di perdono e di condanna.
Dice Gesù:
1«Il mio Sangue, chiamato con ira su se stessi dai miei nemici e accusatori[121], non ha perduto le sue duplici qualità di perdono e di condanna.
2Passano i secoli, figlia, ma Io e tutto quanto è mio resta in un eterno presente. Nell’ora delle tenebre, in cui splendeva solo la porpora del mio Sangue divino come un faro che voleva salvare l’umano genere, ma che fu visto soltanto da pochi, è avvenuto quello che si ripete nei secoli e si ripeterà fintanto che sarà la Terra. Effuso con amore infinito, produsse miracoli di redenzione dove trovò amore, ma divenne condanna su chi rispose con ira ed odio al sacrificio di un Dio.
3Ma che ne dici? Io ero Dio e avevano annunciato la mia venuta i profeti, e avevano convalidato la loro parola i miracoli da Me compiuti, e avevo confermato la mia natura divina Io stesso, in un’ora di giudizio estremo nella quale l’accusato non mente[122]. Eppure mi hanno ucciso. Non hanno a loro discolpa, quei nemici del Cristo, l’avere ignorato chi fosse Colui che accusavano e volevano morto. E perciò più severa fu la loro condanna perché, ricorda sempre, a colui a cui più è dato di amore, di benefici, di conoscenza, più è richiesto[123]. Non deve l’idea della mia Bontà esonerarvi dal dovere del rispetto.
4Ma anche ora, figlia mia, ma anche ora non è la stessa cosa? Anche ora il mondo non ignora che per essere salvo, per essere in pace, per essere felici, ci vuole l’aiuto mio. Ebbene: che fa il mondo? Mi accusa e mi maledice. Mi accusa di non amarlo, di essere crudele, di essere indifferente, e mi maledice per queste colpe di cui sono incolpevole.
5E che? Come può il mondo accusare Dio? Come può l’uomo maledire Dio? Come formica che tenti ribaltare un masso di monte, così sono gli stolti conati dell’uomo che odia Iddio. Non fa che rovinarsi e precipitare nello sforzo sacrilego.
Anime senza volontà propria.
6Questo per quelli che sono i moderni nipoti dei lontani ebrei. Gli altri, poi, i meno colpevoli nella massa dei colpevoli, non maledicono e non accusano apertamente, ma non pregano con fiducia, non vivono con sacrificio, non amano con ardore. Sono macchinette ancora ben mosse dal meccanismo spirituale, ma senza propria forza di moto. Sono acque che vanno sotto la spinta di secoli di cristianesimo, ma che vanno unicamente per questo. Non per volontà propria. E come tutte le acque, giunte in una piatta pianura e troppo lontane da montana sorgente, stagnano per troppo esiguo moto, corrompendosi.
I volontari della redenzione.
7Non è corrompendosi o ribellandosi che si salva il mondo. E in verità ti dico che se non vengono mali maggiori a questa povera razza umana per la quale sono morto, non è certo in grazia delle preghiere senz’anima e delle esistenze piatte. Ma chi salva il mondo, e fino ad ora lo ha salvato, sono i pochi sui quali il mio Sangue ha operato i miracoli dell’amore, perché li ha trovati coppe d’amore al cielo levate.
8Però con tanto dolore vedo che queste creature in cui attecchisce l’Amore divengono sempre più poche. Le vittime! Le mie vittime! Oh! chi dà al Redentore, alla grande Vittima, un esercito di vittime per salvare il mondo, che accusa Dio di peccato e non pensa che il suo male viene dall’aver peccato
l’uomo contro Dio e contro l’uomo?»
27. L’Acqua e il Cibo dell’anima[124].
Sitibondi venite all’acqua[125].
Dice Gesù:[126]
1«Perché dice Isaia: “Sitibondi venite all’acqua e anche voi che non avete denaro correte a comprare e mangiare vino e latte”[127]?
2Perché c’è chi ha pagato per voi tutte le ricchezze eterne, e per la vostra fame e la vostra sete ha acquistato e macinato il grano più puro e acquistato e spremuto l’uva più bella. E di questo suo acquisto, pagato con un valore senza misura e macinato e spremuto con un sudore di sangue, vi ha fatto un Pane e un Vino che levano ogni fame e ogni sete che non sia fame e sete di ciò che è spirituale e che dànno, a chi li riceve, la Vita.
Pane e vino eucaristico[128].
3Il Grano è la Carne nata nel seno verginale della Sposa mia. Il Vino è il Sangue la cui sorgente è nel Cuore immacolato che si è aperto come boccio di fiore quando il mio Fulgore è sceso come strale di fuoco a far di Lei una Madre. La Madre di Chi le era insieme Padre e Sposo.
4Oh! momento in cui fummo Noi Tre beati nel suo Cuore e trovammo l’amore della creatura quale l’avevamo desiderato in ogni creatura e quale nessuno, fuorché Ella, Maria Ss., lo possedeva!
5Il suo sangue! Poche stille intorno al Germe del Signore. Ma divenne poi si grande fiume, si inesausto fiume, che mai non cessa da secoli diluire né cesserà sino all’estremo giorno.
Cibo Testimonio della Bontà di Dio[129].
6Io, l’Amore, l’ho donato questo Cibo perché fosse Testimonio ai popoli della Bontà del Padre. Io l’ho donato questo Verbo. Il mio Amore lo ha mandato sulla terra perché fosse Maestro ai popoli e Condottiero di essi a Dio. E per amore Egli da Noi si è scisso[130]e l’eterna Parola è rimasta nel suo penoso esilio la cui fine fu una morte obbrobriosa, sinché non ha dato il frutto atteso dalle genti: la Redenzione. Redenzione dalla colpa attraverso il suo Sangue. Redenzione dalle debolezze attraverso la sua Carne. Redenzione dalle ignoranze attraverso la sua Parola.
7Egli ha compito tutto quanto l’Amore ha voluto, ha operato tutto quanto doveva. In nulla si è risparmiato.
L’Amore vi apre le sue ricchezze[131].
8Non chiudete lo spirito vostro a questo Tesoro. Venite, ché sitibondi siete. Voi che sapete d’esserlo e voi che, più morenti ancora, neppur più sapete d’esserlo. Venite. Qui vi è il Vino che corrobora e il Latte che consola e medica. E se siete poveri e senza denaro venite ugualmente. L’Amore Uno e Trino vi apre le sue ricchezze purché voi lo amiate.»
28. Il cibo dei vincitori[132].
Chi è il vincitore.
Dice Gesù:
1«Continuo a spiegarti i passi che credo opportuni.
2È detto: “A1 vincitore darò a mangiare dell’albero di vita…”[133] E si è applicato tal pensiero a Me.
3Sì, sono albero di vita eterna e mi do a voi per cibo nell’Eucarestia e la mia vista sarà cibo gaudioso dei vincitori nell’altra vita. Ma vi è un altro significato che molti ignorano appunto perché molti che mi commentano non sono “vincitori”.
4Chi è vincitore? Cosa occorre per esserlo? Opere risuonanti di eroismo? No. Allora sarebbero troppo pochi coloro che vincono. Sono vincitori coloro che vincono in sé la Bestia che vorrebbe avere ragione di loro. In verità tra il martirio atroce ma breve, aiutato da coefficienti soprannaturali e naturali, e la lotta segreta, oscura e continua, è, sulle bilance di Dio, di maggior peso, o quanto meno di un peso di diversa razza, ma prezioso, quest’ultima[134].
5Nessun tiranno è maggior tiranno della carne e del Demonio. E coloro che sanno vincere la carne e il Demonio e fare della carne uno spirito e del demonio un vinto, sono i “vincitori”.
Il cibo del vincitore.
6Ma per esserlo bisogna essersi dati totalmente all’Amore. Totalmente: colui che ama con tutte le sue forze non riserba nulla per sé stesso, e non serbando per sé stesso non serba per la carne e per il demonio. Dà tutto al suo Dio e Dio dà tutto al suo amatore.
7Gli dà il suo Verbo. Ecco ciò che dà al vincitore da mangiare, sin da questa terra, ne poteva dargli cosa più grande. Dà Me, Verbo del Padre, per esser cibo dello spirito consacrato al cielo.
8La mia Parola scende a nutrire le anime date tutte al loro Signore Iddio. Viene la mia Parola per esservi sacerdote e guida a voi che cercate la guida vera e che vedete tante deboli guide per le turbe che periscono senza guida vera. Voi che avete capito la Verità, sapete che questo solo è necessario: vivere della mia Parola, credere alla mia Parola, camminare secondo la mia Parola.
9Che te ne pare di uno che vuol vivere di dolciumi, liquori e fumo? Tu dici che colui morrà perché non è quello il cibo che necessita a viver sani. Lo stesso è di chi si affatica in mille esteriorità e non bada a quello che è nucleo di tutta la vita dell’anima: la mia Parola.
Amare è fondersi, fondersi è comprendersi.
10Perché la Messa, perché l’Eucarestia, perché la Confessione non vi santificano come dovrebbe avvenire? Perché sono per voi dei pro‑forma, non li rendete fecondi con l’attenzione alla mia Parola. Peggio: soffocate la mia Parola che Io lancio dall’alto del Cielo a richiamo e a luce vostra, sotto la tiepidezza, l’ipocrisia, la colpa, più o meno grave.
11Non mi amate: ecco tutto. Amare non vuol dire fare dentro per dentro[135] una visita superficiale di mondana cortesia. Amare vuol dire vivere con l’anima unita, fusa, accesa ad un unico fuoco che alimenta un’altra anima. Allora nella fusione avviene anche la comprensione.
Gesù prende dimora nel cuore che lo ama.
12Io parlo, non più lontano, dall’alto dei cieli, ma prendo dimora ‑ e con Me il Padre e lo Spirito, perché siamo una cosa sola ‑ Io prendo dimora nel cuore che mi ama[136] e la mia parola non è più sussurro, ma Voce piena, non è più isolata ma continua. Sono allora il “Maestro” vero. Sono Colui che 20 secoli or sono parlava alle turbe instancabilmente e che ora trova la sua delizia a parlare ai suoi prediletti che lo sanno ascoltare e di cui faccio i miei canali di grazia.
Gesù è la Vita vera dell’anima.
13Quanta Vita vi do! Vita vera, Vita santa, Vita eterna, Vita gaudiosa con la mia Parola che è Parola del Padre e Amore dello Spirito. Sì, che in verità Io do al “vincitore” da mangiare il frutto dell’albero di Vita. Ve lo do da questa terra con la mia spirituale dottrina che torno a portare fra gli uomini acciò non tutti gli uomini periscano. Ve la do nell’altra vita col mio essere fra voi in eterno.
14Io sono la Vita vera. Permanete in Me, miei diletti, e non conoscerete morte.»
29. Il Cibo che dà Vita eterna[137].
I morti in Cristo.
1«O tu che piangi perché la separazione[138] ti è penosa e ti pare totale, pensa a ciò che ti dice Gesù. E vedrai che essa separazione non è totale e che il dolore diminuisce.
2Il mio apostolo[139] dice una parola ispirata alla quale solitamente vien dato significato riferentesi solo ai viventi della terra. Ma ne ha uno più ampio e profondo che Io svelo a voi tutti, figli che piangete, a voi tutti dolenti che soffrite per la morte di un vostro diletto.
3Colui o colei che ora son morti, non si nutrirono forse del Sangue mio e della Carne che s’è fatta pane agli uomini? E, se sene nutrirono, la virtù del Sangue e della Carne del vostro Salvatore non permane forse in essi anche oltre alla morte?
4E che fa la morte umana rispetto allo spirito soprumano? Ha forse potere, la piccola morte, di separare da Me, che vivo eterno, parti delle mie membra, solo perché esse sono morte sulla terra? E voi non vivete forse in Me, costituendo quella parte del mio mistico Corpo che vive sulla terra?
Gli spiriti sono immortali.
5Non sono forse queste verità inoppugnabili? Sì, che lo sono.
6Sappiate, sappiate, o voi tutti che piangete per il dolore di un lutto recente, che colui che piangete non è morto, ma vive in Me. Sappiate che il medesimo Pane che vi ha sfamato l’anima mentre eravate uniti sulla terra, mantiene la vita e la comunione fra i vostri spiriti viventi quaggiù ed i trasumanati viventi in Me.
7Nulla può fare la piccola morte di male agli spiriti immortali. È la grande morte quella da temersi, quella che veramente vi toglie in eterno un vostro parente, un vostro coniuge, un vostro amico. La grande morte, ossia la dannazione dell’anima, la quale separa realmente da Me cellule del mio mistico Corpo cadute in preda delle cancrene di Satana.
Frutti eterni dell’Eucarestia.
8Ma per coloro che sono morti nel mio Nome e che hanno nutrito in sé la vita dello spirito con il Cibo eucaristico, che non perisce e che è sempre preservazione dalla morte eterna, no, per essi non c’è da piangere, ma da giubilare, perché essi sono usciti dal pericolo di morire per entrare nella Vita.
9Pensa, pensate che ben difficilmente chi s’è nutrito di Me può essere fratello di Giuda, simile a lui al quale il mio Pane non fu Vita ma Morte.
10A seconda della loro capacità di assimilazione spirituale, il mio Pane, ossia Me stesso fatto cibo per dare agli uomini la forza di conquistare il Cielo e la moneta per entrarvi, darà ad essi una più o meno sollecita entrata nel Regno della gloria, ma nel 99 per 100 dei casi dà sempre la salvezza dell’anima.
11Non piangete, perciò, genitori senza più figli, coniugi senza più consorti, orfani senza più genitori. Non piangete. Come alla madre del Vangelo, Io, che non mento mai, vi dico: “Non piangete”[140].
12Credete in Me: Io vi renderò l’essere che amate e ve lo renderò in un regno dove la triste morte della terra non ha accesso e dove l’orribile morte dello spirito non è più possibile.
13Non piangete. Su voi tutti scenda questa speranza che è fede e la mia benedizione.
30. Parola che dà vita eterna[141].
Discepoli di predilezione.
1«Figlia, leggiamo insieme gli ultimi versetti dell’Ecclesiaste[142]. Se egli era sapientissimo, Io sono la Sapienza di Dio. Infinitamente a lui superiore, perciò. Ma come esso istruisco il mio popolo. Lo istruisco da 20 secoli. Ho iniziato l’istruzione con la mia Parola e l’ho portata avanti attraverso la parola dei miei servi diletti.
2Ma fra gli istruiti del mio popolo ho dei discepoli di predilezione ai quali il Maestro diviene oltre che maestro: amico, e con ricchezza di re apre loro le porte dei tesori delle confidenze e delle rivelazioni. Io prendo per mano questi prediletti e li porto meco nei penetrali segreti e li rendo capaci di ricevere la mia Parola, data con una ampiezza che è riservata ai miei novelli Giovanni.
Il dono più sacro e prezioso.
3Mio piccolo Giovanni, ti affido la mia Parola. Trasmettila ai maestri, che ne usino per il bene delle creature. Essa viene dall’Unico Pastore, dal Pastore buono che ha scritto la verità della sua Parola col Sangue suo.
4Quando un Capo del mondo, quando un Genio della Terra affidano a un fedele loro una sacra bandiera o un prezioso segreto, quando trasmettono una consegna o la formula di un’invenzione, con quale sacro rispetto il fedele le porta e le trasmette! Ma Io sono molto più d’un Capo e di un Genio. Io sono Dio, Verbo e Sapienza del Padre, Signore e redentore vostro. La mia Parola non serve soltanto a dare un bene della Terra, ma a dare il Bene che non muore: la Vita eterna. Non c’è perciò cosa più sacra e preziosa della mia Parola.
5Ricevila con l’anima in ginocchio e il tuo amore sia l’incenso che purifica il tuo cuore che la riceve, la tua mano che la scrive, la tua bocca che la ripete, il tuo occhio che la legge. Vivi da angelo e da sacerdote, poiché ti ho concesso di udire ciò che odono gli angeli e ciò che ripetono i sacerdoti. E vivi sempre più da vittima, perché è il sacrificio quello che apre le orecchie dello spirito, ed è il sangue quello che lava la lingua che parla del Signore.
Anime crocifisse.
6In questi giorni che precedono la festa della Croce ho un immenso bisogno di anime crocifisse. Fammi la carità di soffrire per Me. Credi al tuo Gesù! Se potessi tornare sulla Croce per voi, come, come vi tornerei! Ma non posso[143]. E fra tanto sangue nemico, che con odio fratricida l’uomo sparge sulla Terra, manca il mio Sangue che non posso più spargere dalla Croce per voi.
7Mentre Io tramuto le specie del Pane e del Vino in Corpo e Sangue del Cristo sugli altari della terra ‑ troppo pochi, e troppo poco circondati di anime veramente oranti ‑ voi mie piccole, care vittime, cari fiori del mio giardino, sostituitevi al Redentore e datemi il vostro corpo per ostia di propiziazione pei peccati del mondo.
Un piccolo Cristo.
8Figlia mia, non cercare nulla di più, dico anche Io con l’Ecclesiaste. E che vuoi di più della missione di essere un piccolo Cristo al posto del tuo Gesù? E che desideri di più grande della mia Parola?
9Dio è semplice. Più ti avvicinerai a Dio a più diverrai semplice. Sentirai in te sempre più il tedio e la vanità della scienza umana, anche di quella volta a Dio, ma scritta dall’uomo. Più Dio ti parlerà a più avvertirai la sofferenza del suono aspro e acerbo delle umane parole rispetto al tono dolcissimo e soprannaturale della parola mia. Non ti affaticare con molte dottrine, non metterti pastoie di molti regolamenti. Sii semplice e libera. Su te sia soltanto il giogo leggero che non è peso ma ala: il mio.
Le azioni mosse dall’amore.
10Non v’è che una cosa da fare per venire a Me senza errore. Quella che consiglia l’Ecclesiaste ma che Io modifico così: “Ama Dio e osserva i suoi comandamenti”. Non dico: “temi”. Dico: “ama”. L’amore è molto più alto del timore ed è più sicuro per raggiungere il fine. Il timore è per quelli ancora lontani da Dio, per non farli sviare. Come un paraocchio impedisce alla bestialità rinserrata nell’uomo di prendere il sopravvento ad ogni chimerica ombra seduttrice. Ma per coloro che sono già presso a Dio, a coloro, soprattutto, che sono fra le braccia di Dio, l’amore è quello che deve essere guida.
11Tutte le vostre azioni Dio le porterà in giudizio. Ma è naturale che le azioni mosse dall’amore non saranno mai completamente malvagie e tali da disgustare il Signore. Avranno il segno della vostra limitatezza umana, ma esso sarà ricoperto dall’insegna sfolgorante dell’amore che annulla le colpe e rende le azioni dell’uomo grate al Signore.
12Ecco, figlia mia. Mentre il mondo è pieno di fragore omicida e l’odio trabocca dai cuori, noi due che ci amiamo, nel silenzio e nella pace, parliamo d’amore. E non c’è cosa che rallegri tanto il tuo Gesù quanto queste mie piccole Betania in cui Io sono il Maestro che si riposa e che insegna ad una Maria innamorata che lo guarda e ascolta con tutto il suo amore.
13Ieri non hai potuto scrivere quanto ti ho detto? Non importa. Non te ne crucciare. Il seme di quelle parole è in te lo stesso. Quando vorrò lo farò germinare. E sarà più bello ancora.
14Sii sempre buona e paziente. Ti do la mia pace.»
31. La manna, il sassolino bianco,
la colonna[144].
La “manna nascosta e il sassolino bianco”[145].
1Dice Gesù:
1«Sempre vedendo con l’occhio mio le parole dell’Amato si comprende che anche la “manna nascosta”[146] è la mia Parola. Manna perché raduna tutta la dolcezza d’amore della Trinità nostra che vi è Padre, Fratello e Sposo dell’anima e vi ama dei tre amori più alti. Nascosta perché è detta nel segreto del cuore ai meritevoli di gustarla.
2Bene Io vorrei poterla far piovere su tutti e nutrire tutti di essa. Ma è detto: “Non date le perle ai porci e le cose sante ai cani”. E molti che pure sono stati lavati nel mio Battesimo e redenti dal mio Sangue sono più abbietti dei porci e più cani dei cani[147].
3Hai letto come agli antichi ebrei, immeritevoli di possederla, si guastasse la manna nel deserto. Essi demeritavano per la loro mancanza di fede e per la loro sollecitudine umana. Posso Io avere meno rispetto della mia Parola di quanto ne abbia avuto per la manna destinata a nutrire il ventre, mentre la Parola è destinata a nutrire lo spirito?
4Perciò do la manna a coloro che vincono la parte inferiore con tutte le sue tendenze alla non fede, al senso, alle sollecitudini meschine ed egoiste. Do la manna della mia Parola che riempie di dolcezza e di luce lo spirito vostro.
5Do il “sassolino bianco nel quale è scritto un nome nuovo” ossia nel quale è rivelata una Verità che è taciuta ai non degni. È la Verità che vi apre le porte dell’eterna Vita, che ve ne dà le chiavi e vi mette sulla Via per giungere alla Porta della mia celeste Città.
La “colonna”[148].
6Io sono Via, Verità, Vita. Fuori di Me non c’è altra via, verità e vita. Colui che vince tutti gli ostacoli per seguire Me, diverrà colonna del mio tempio e per la Parola che ha custodita e praticata, dopo esser stato salvato nell’ora tremenda della prova dalla tentazione che uccide, avrà posto sul mio stesso trono, insieme al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo.»
Il nemico da vincere[149].
Dice ancora:
77«Il mondo perisce perché non ha custodito la mia Parola, perché l’ha trascurata e derisa. Nessuna forza umana servirà a fermare la corsa del mondo all’abisso perché manca al mondo e alle forze del mondo la cosa che salva. La mia Legge.
8Si è fatto un vuoto nella mistica foresta che avevo coltivata per voi perché aveste dimora all’ombra del mio previdente amore. Le vostre colpe lo hanno fatto e nel vuoto si è insediato padrone il Serpente eterno che vi avvelena col suo fiato e vi uccide col suo morso e impedisce che la mia Legge sia in voi agente di Bene.
9Fumo, veleno, orrore, disperazione avete in voi e intorno a voi. 10E potevate avere Luce, Pace, Speranza, Gioia. Questo potevate avere se aveste seguito la mia Parola, perché Io ho consumato tutto l’orrore della vita per preservarne voi e l’ho fatto con quella atrocità di agonia che ho patito per voi.
10Ma avete gettato il mio dono e avete chiamato a maestro e re Satana. E Satana vi ammaestra e regola, vi sala e sferza per rendervi degni del suo inferno.»
32. Fedeli all’opera del Verbo[150].
Santi per amore.
Dice Gesù:
1«Fra i puri credenti, fra questi spiriti umili e semplici, di cui ieri ti ho parlato e ai quali concedo il possesso della Verità, Io suscito speciali anime, le eleggo prima della loro incorporazione nella vita perché Io so tutto dell’uomo che è vissuto, che vive e che vivrà, e so perciò già in anticipo come ogni spirito agirà sulla terra, meritando o demeritando.
2E non dite che ciò è ingiustizia perché non vi forzo a meritare. No: ciò è fedeltà alla mia opera e alla mia promessa di creare l’uomo capace di guidarsi e libero di guidarsi. Io ai figli do gli aiuti, tutti gli aiuti, ma non li forzo a servirsene. Lo desidero con tutto il mio amore, ma rispetto il desiderio dell’uomo. Dio ha spinto il suo amore sino a sacrificare il suo Verbo perché vi portasse la Parola e il Sangue. Ma di più non può fare, non vuole fare. Che merito avreste ad esser buoni se vi impedissi d’esser malvagi?
3Alle anime, perciò, che eleggo, perché so in anticipo che saranno sante per amore o diverranno sante dopo l’errore per pentimento sincero e duplice amore, Io do anche ciò che non do alle masse. Insegnamenti e luci che sono beatitudine per le stesse anime e guida per anime sorelle, meno illuminate di esse perché meno fuse a Me di esse.
Il Signore non ama gli avari.
4Guai però se queste predilette mostrano avarizia o superbia del dono mio. Non amo gli avari e detesto i superbi.
5I primi mancano alla Carità perché economizzano per sé stessi ciò che è di tutti, perché Io sono il Padre di tutti e i miei tesori li do agli amati perché siano i miei elemosinieri presso i poveri dello spirito e non perché tesaurizzino avidamente e anti caritatevolmente gli stessi tesori, uccidendo la carità e disubbidendo al volere di Dio. Il solo fatto di uccidere la carità spezza il canale per cui fluiscono ad essi le mie parole e spegne la luce per cui essi vedono la verità delle mie parole. Perciò decadono dalle loro missioni di portatori della mia Voce. Questo spiega perché certe anime, dianzi fari della Chiesa, periscono poi in un grigiore di nebbie perniciose.
Il Signore detesta i superbi.
6Riguardo ai superbi, poi, essi vengono privati inesorabilmente e immediatamente del mio dono. In essi la mia parola non si spegne piano come fiore che muore senz’acqua o uccello imprigionato in buio carcere, come avviene negli avari. Essa muore subito come creatura strangolata. La superbia è la quintessenza dell’anticarità, la perfezione dell’anticarità, e il suo veleno demoniaco uccide istantaneamente la Luce nel cuore.
7Mentre guardo con dolore e compassione le vostre debolezze, volgo altrove lo sguardo quando incontro un superbo. E sapete voi cosa è non avere più su di sé lo sguardo mio? È essere dei poveri ciechi, dei poveri folli, dei miseri ebbri che vanno brancolando, di pericolo in pericolo, e incontrano la morte. Ecco quello che è non avere più su di sé lo sguardo di Dio che vi protegge come nulla di più vi può proteggere.
L’umile serva del Signore.
8Alla santa e benedetta Madre mia fu concesso di esser Portatrice del Verbo non tanto per la sua natura immacolata quanto per la sua umiltà super perfetta. Tutte le umiltà umane non fanno il tesoro di umiltà della Umilissima che è rimasta tale; tale, capite, anche quando seppe il suo destino d’esser la più Alta di tutte le creature. Maria ha consolato le Tre divine Persone, rimaste ferite dalla superbia di Lucifero e della Prima Coppia[151], con la sua umiltà, seconda solo a quella del Verbo.
9Cara Madre mia, nostra perenne gioia! La potessi tu[152] vedere oggi[153] in Cielo mentre tutto il Paradiso la circonda del suo amore e osanna a Lei e al suo Nome di salute! Vedresti un abisso di gloria sprofondato in un super abisso di umiltà, e la luce inconcepibile di Maria sfavilla doppiamente per la sua castissima, verginale umiltà che si raccoglie in adorazione davanti a Noi e ci umilia tutti gli osanna celesti dicendo: “Domine, non sum dignus”. Santa e prima Sacerdotessa! Non degna Lei per la quale creeremmo un secondo Paradiso perché avesse delle raddoppiate[154] lodi!…
I vertici dell’umiltà.
10Guarda, Maria. In questo giorno di Maria abbi la visione della luce in cui è la tua e la mia Madre. Hai visto la Luce rutilante, inguardabile, del nostro triplice Fuoco[155]. Guarda ora la luce soavissima di Maria. Abbeveratene, pascitene. Non sentirai mai nulla di più dolce scenderti in cuore. Guarda, fin che te lo concedo, questa fontana, questo astro di luce che è Maria, splendente in Cielo col suo corpo di candore che non poteva corrompersi perché è stato l’involucro santo del Dio fatto carne oltre che perché ha raggiunto la perfezione umana di ogni santità, e super splendente per il suo spirito congiunto allo Spirito di Dio in nozze eterne.
11Vedi: l’azzurro dei Cieli circonda il Candore e lo tinge di celesti riflessi, e la luce di Maria rende luminosi i Cieli come per una soprumana alba d’aprile nella quale rida l’astro del mattino su un mondo vergine e fiorito.
12Guarda e ricorda la visione che gli angeli contemplano con un perenne riso di gioia. Sia[156] la tua serenità, come la nostra[157] è la tua forza.
13A te sono mostrate cose che sorpassano l’intelligenza dell’uomo, e ciò per volere di Dio. Ma per averne sempre il dono impara da Maria a toccare i vertici dell’umiltà che abbassa la creta per portare lo spirito in alto.
14Ti ho serbato questo dono per il Nome di Maria. Per la Natività: il sorriso di Maria, la Donna santa[158]; per il Nome: la gloria di Maria, la Madre di Dio.»
Cosa vuol dire aver fede in Gesù[159].
Vuol dire amare, sperare, vincere, possedere.
Dice Gesù:
17«Ho detto: “A chi crede in Me farò sgorgare in cuore fontane di vita eterna”[160]. Ma non faccio forse sin da questa vita sgorgare fontane di balsamo che medicano voi attossicati[161] dal dolore?
18Oh! venite a Me, voi tutti che piangete. Credete in Me, voi tutti che soffrite. Amatemi, voi tutti che siete derelitti.
19Come pane caduto in un barile di miele che lo penetra della sua dolcezza, sarà la vostra anima, che lotta e soffre sulla terra, se crede fermamente in Me.
20Credere in Me vuol dire amare, vuol dire sperare, vuol dire vincere. Credere in Me vuol dire possedere.
21Possedere quaggiù le armi per la lotta contro il Male che si avanza da tutte le parti e che cerca di abbattervi con mille tranelli, e vuol dire possedere nel mio Regno quel premio che è Me stesso per tutta l’eternità.»
33. Eucaristia e carità[162].
“Sacrificio vivente”[163].
Sacrificio antico
«“Sacrificio vivente – ragionevole culto “.
1I sacrifici erano la base e la forma della religione antica. Tutto si impetrava e tutto si espiava mediante sacrifici[164]. Col sacrificio si intendeva onorare Dio e placarlo, ringraziarlo per una vittoria o una guarigione. Era l’epoca del sacrificio materiale. Ed era logico che fosse così, dato che non v’era altro rito, né altro modo palese di onorare l’Eterno ed impetrarne l’aiuto.
2. L’uomo, non ancora istruito dalla Parola incarnata, e mancando di una Vittima santa per un Sacrificio perpetuo e perfetto[165], e ciononostante sentendo, per legge anche naturale, che al Creatore, al Dio vero o al dio adorato nelle singole religioni, andava fatta offerta dei doni che Egli aveva dati all’uomo, ricorreva agli animali e ai frutti della terra e li consumava col fuoco perché realmente fossero sacrificati.
3Ma erano ” sacrificio vivente”? No. Erano sacrificio di animali o prodotti vegetali, già morti i primi, già strappati alla terra nutrice i secondi. Non vi era vittima viva posta a consumare il suo sacrificio per onorare Iddio. E relativo sempre era il sacrificio, anche se esso era di grossi animali dal molto valore materiale.
4Mai, prima del Cristo-Agnello immolato per placare ed espiare l’ira divina e le colpe umane, mai un uomo, meno che nelle religioni idolatriche, era stato sacrificato, o si era sacrificato, per dare onore e riparazione perfetta a Dio. E quindi il sacrificio era sempre relativo e imperfetto, che, per le colpe dell’uomo, specie per quelle, non il colpevole ma animali, meno colpevoli degli uomini, venivano immolati, sostituendo, sull’ara, il vero colpevole. E tutte le colpe, per benignità di Dio che aveva di Sé stesso indicato questi sacrifici, in attesa di quello perfetto, venivano così espiate.
5Tutte, meno una: la Colpa d’origine. Per quella non sarebbero state sufficienti montagne di vittime. Anche se in una volta sola si fossero immolati tutti i tori, vitelli, agnelli e capri che per secoli tramutavano, specie nelle feste rituali, il Tempio in un perpetuo ammazzatoio scolante fiumi di sangue e fumante dei roghi delle vittime, non sarebbe stato sufficiente il sacrificio a lavare la Colpa originale.
Sacrificio di Gesù.
6Perché lo spirito dell’uomo fosse ricreato in Grazia e l’uomo fosse reintegrato alla sua dignità di figlio di Dio, coerede del Cielo; perché la Giustizia fosse placata e il Male vinto, occorreva una Vittima perfetta, una Vittima unica, che, essendo Dio come il Dio offeso, pagasse, da Dio a Dio, il riscatto dell’uomo, e da Uomo santissimo espiasse per l’uomo peccatore.
7Solo l’Uomo-Dio, Gesù, poteva placare Dio e redimere l’uomo, essendo vero Dio e vero Uomo.
8E Gesù fu immolato. Ma il suo Sacrificio non fu consumato su carni morte, ma da Corpo vivo, sul quale furono scagliati tutti i tormenti ad espiare tutte le colpe di cui l’Innocente s’era gravato per consumarle tutte.
9Sacrificio totale: dello spirito del Cristo provato dall’abbandono del Padre[166], per riparare la colpa dello spirito di Adamo colpevole di avere abbandonato Dio e la sua Legge; dell’intelletto perfetto del Figlio dell’Uomo, per riparare la superbia d’Adamo; della carne innocente dell’Agnello di Dio, per riparare la lussuria d’Adamo. E, perché il mondo, sempre peccatore, avesse sempre una vittima perfetta, avanti l’immolazione il Cristo e Pontefice eterno costituisce il sacrificio perpetuo: quello eucaristico, in cui è ancora e sempre il Cristo in Corpo, Sangue, Anima e Divinità, che viene offerto e consumato sugli altari.
105Sacrificio perpetuo e sacrificio vivente. Il nuovo sacrificio della Religione perfetta. ” Questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue, che sono consumati per voi. Fate questo in memoria di Me[167] “. Il Verbo dice ” è “. Usa il presente. Perché infatti, sino alla fine dei secoli, il Sacrificio sarà sempre nuovo e sempre in tutto uguale come quello consumato dal Cristo, ugualmente valido presso Dio e a pro degli uomini.
Sacrificio del cristiano.
11Ma al Sacrificio vivente che si consuma sugli altari l’uomo deve unire il proprio individuale sacrificio, quello di tutte le ore, da esplicarsi in tutte le occupazioni, doveri, volontà di Dio soprattutto, anche se è volontà di dolore. Sacrificio che può essere della parte carnale, o di quella morale, o di quella spirituale. Malattie, povertà, lavoro estenuante, per la parte materiale di voi. Ingiustizie, calunnie, incomprensioni, per la parte morale. Persecuzioni da parte degli uomini o abbandoni di Dio per provare la fedeltà del suo servo, per la parte spirituale. E ancora: fedeltà alla Legge, conservando casti e giusti e amorosi i corpi, i pensieri, i sentimenti e gli spiriti.
12Perché questo, più che i riti esteriori, costituisce il culto ragionevole di cui parla Paolo[168]. Non la forma sola, ma la sostanza del culto a Dio. E la sostanza è data dal rinnovarsi, un continuo rinnovarsi dell’io individuale, come è continuo il rinnovarsi del creato tutto nei suoi animali, vegetali, e nelle sue[169] stagioni, un continuo rinnovarsi spiritualmente e moralmente per farsi una umanità nuova e sempre più trasformarsi in Cristo. È data, la sostanza del culto a Dio, da un continuo, faticoso, e anche talora doloroso, ascendere verso la perfezione per fare la volontà di Dio, la prima e comune volontà divina per tutti i creati con somiglianza divina e con predestinazione alla gloria: che si facciano santi per salire alla dimora del Padre, in eterno.
13Questo rinnovamento, questa trasformazione, questa ascesa verso la perfezione, questa volontà umana, propria però dell’uomo in cui più viva è la somiglianza col Padre, l’unione col Figlio, la docilità a tutte le ispirazioni dello Spirito Santo — di modo che i suoi doni non restano inerti come seme caduto sulla pietra, ma attivi come seme caduto in terra fertilissima e che da gran pianta, atta a nutrire di santificanti frutti non solo chi la possiede ma anche molti altri, più infelici che colpevoli, più poveri di Dio perché non sanno, e non c’è chi li istruisce, che perché indifferenti a Dio — si ha facendo in tutto e per tutto ciò che Dio propone di fare, nel modo come Dio lo propone, nella misura che Dio segna.
14Contribuisce al bene di tutto il Corpo mistico tanto chi percorre i continenti e si consuma nel lavoro apostolico per portare nuovi cristiani alla Chiesa militante, come chi, ignoto e nascosto, soffre, e del suo dolore fa preghiera e aiuto ai missionari; né la sua piccola Messa (le vittime sono ostie e il loro letto è il Golgota su cui consumano il sacrificio per il bene di molti) è meno gradita al Signore. Contribuisce al bene dei fratelli chi scrive le rivelazioni di Dio, perché Dio fece di lui un rivelatore, come chi scrive opere del genio per rendere comprensibili punti oscuri della Scrittura, o verità di fede, e più amabili, perché più conosciuti, Gesù e Maria. Basta che ogni azione o ministero siano mossi e retti dalla carità. Carità vera[170].
Questa è la vera carità.
15Vera carità che fa odiare il male per sé stesso, non perché è causa di punizione ultraterrena ma perché è dolore dato a Dio. Carità vera che, come ci porta a non volere fare il male, così ci spinge a strappare dal male fratelli peccatori, e ci ispira per essi rimproveri che, per dover essere giustamente severi, non sono però privi di misericordia al punto di inasprire o sconfortare in luogo di sollevare i caduti. Carità vera che fa degli uomini dei fratelli che scambievolmente si sopportano se imperfetti molto, e si aiutano sempre e si amano nel Signore. Carità vera che fa solerti nello zelo per zelo verso Dio, ferventi nello spirito, sereni nelle prove, pazienti nelle tribolazioni, senza stanchezze nella preghiera, anche se sembra che il Cielo non l’esaudisca, misericordiosi e perciò praticanti tutte le opere di misericordia corporale e spirituale, senza rancore, odio o desiderio di vendetta, pieni di comprensione per il prossimo, senza invidiarlo se gioisce, senza indifferenza o malvagio piacere se soffre, non avidi di salire a posti d’onore detronizzando, anche col mezzo della calunnia, altri, sempre contenti del proprio stato, mai vendicativi anche verso chi vi ha nuociuto.
16, Questa è la carità. La vera carità che da gloria a Dio e bene ai fratelli. E Dio, se non i fratelli, la compenserà, ristabilendo la giustizia, mettendo in luce la verità dei fatti, punendo e premiando così come ognuno ha meritato.
Dovere che implica essere capi.
17E la carità sia regola anche nei rapporti tra autorità e sudditi, siano autorità ecclesiastiche o autorità laiche. Nessuna di esse, per esser posta in alto, deve essere senza carità e giustizia. Dio — perché è Dio che ha permesso che questo o quello raggiungesse un potere — non ha messo nessuno in alto perché sia tormento ai fratelli, ma per provare la giustizia e carità delle autorità e per punire coloro che non praticano giustizia e carità, credendosi stoltamente esenti da tali doveri perché posti in alto.
18Essere in alto, essere ” capi “, implica doveri di paternità oltre che di fratellanza, e chi vi manca è giudicato severamente da Dio, il quale li rende responsabili non soltanto della loro propria colpa di non carità e giustizia, ma anche delle reazioni che tali loro colpe provocano nei sudditi. Colui che, perché è in alto, perseguita, cruccia e colpisce ingiustamente un umile, un suddito, sarà chiamato a rispondere a Dio degli scandali e degli sconforti e dei dubbi sulla giustizia e provvidenza divine che, inevitabilmente, sorgono nel cuore degli oppressi.
19Dio non punisce e non punirà chi è punito ingiustamente dagli uomini che hanno una qualsiasi autorità; non lo punisce neppure se l’oppresso ha giustificate reazioni. Ma sarà inesorabile verso chi, col suo modo di agire da prepotente, attenta allo spirito degli umili, vi suscita dubbi, ribellioni o altro.
20E li punirà perché costoro colpiscono ancora Dio. Sì. Dio. Il quale può esser privato di un figlio, o sentirsi mettere in dubbio da un figlio, per la libertà di male azioni dei ” potenti “. Infatti il colpito che pensa? ” Ma Dio, che è onnipotente, perché non interviene?”. “Allora non è vero che la preghiera fidente ottiene aiuto da Dio?”. Lo comprendono i “potenti” chi colpiscono, colpendo ingiustamente un suddito? Dio colpiscono. Dio che soffre con e in chi patisce ingiustizia. Dio che è colpito ogni volta che si manca alla carità.
Dovere che implica essere sudditi.
21E la carità sia anche regola nei rapporti dei sudditi verso le autorità. Non le giudichino, lasciando a Dio il giudicarle. Non si ribellino loro, purché però i loro ordini non siano contrari alla religione e alla morale, per la collettività, o ad un precedente e immutato ordine divino, nel qual caso, a costo di patire martirio cruento o incruento, occorre prendere esempio dal Cristo che non si piegò ai disordinati voleri del Sinedrio[171] e dei Farisei in genere, né a quelli di Erode[172]; ad esempio dal Battista[173]che servì la giustizia anche sapendo che così agendo avrebbe perso la vita; ad esempio da Pietro e Giovanni davanti al Sinedrio[174], da Giacomo[175], poi da tutto il popolo sterminato dei martiri d’ogni tempo, da quelli sbranati, arsi, straziati nei circhi e altrove, a quelli bruciati sui roghi come servi del demonio o eretici per aver fatto ciò che Dio loro ordinava.
22Saper dire: ” Bisogna ubbidire a Dio solo ” e ” Dio va servito per primo ” come[176] seppero dire gli eroi di Dio, da Pietro a Giovanna d’Arco. Saper dire, per altre persecuzioni incruente, ciò che dissero Bernarda di Lourdes, Lucia di Fatima e i suoi piccoli cugini, e molti, molti altri.
23Salvo che i potenti, finché son tali — perché dall’oggi al domani una fossa o un movimento di popolo potrebbe umiliare a putridume e a nulla la loro potenza, di cui tanto erano orgogliosi, sino a farne strumento di tortura ai piccoli — salvo che i potenti non ordinino cose contrarie al volere di Dio, che è l’unico, vero, eterno, perfetto Potente, anzi Onnipotente — e di ciò chiunque, per in alto che sia, se ne dovrebbe ricordare per non cadere in molteplici peccati — e cose contrarie alla religione e alla morale, salvo questi casi, vanno ubbiditi. Perché in tal caso, che ordinino cose lecite, essi servono a notificare gli ordini di bene che Dio per primo ha insegnato agli uomini.
24La legge umana non colpisce forse quelli che già colpisce la legge divina? Dunque, e per sfuggire il castigo di Dio e quello degli uomini, e vivere nella giustizia e carità come devono vivere i figli di Dio per essere veramente tali e mantenersi tali, occorre non fare il male, nessun male, né verso Dio, né verso gli uomini; occorre non mancare alla legge della carità e non[177] disubbidire alla voce della coscienza che Dio ha messo in ogni uomo perché abbia una guida al bene.
25In tal modo — non venendo meno alla legge della carità, della giustizia e della coscienza, ma soprattutto non mancando in alcun modo alla carità — darete a Dio culto ragionevole e raggiungerete la perfezione nell’osservanza della Legge, perché l’amore è il compimento della legge[178] e chi vive nell’amore non cade nella concupiscenza della carne, in quella della mente e in quella dello spirito[179], e rimane nella Luce: in Dio[180]; si identifica col Cristo e con Lui dividerà il suo Regno.»
34.“Calpesterete serpenti e scorpioni”.[181]
società idolatra e indemoniata
Poi Gesù dice:
1“Vieni, Maria, che ti consolo con una luce tutta per te. Ti commento un nuovo lato della frase evangelica: “Calpesterete serpenti e scorpioni e non ne avrete danno“[182]1.
2Chi è pieno di Me può calpestare tutte le dottrine umane e vivere fra chi è pieno del loro veleno senza averne danno. Va inteso anche così. Perché, se realmente un tempo i miei benedetti sono stati immuni da morsi di fiere finché Io lo volli, da veleni e altri pericoli, i miei benedetti di ora, che vivono nell’atmosfera corrotta di una società idolatra e indemoniata, sono ugualmente preservati da ogni male per mio volere. Sono in Me, Io in loro. Non c’è posto per altro. È nessun veleno attacca dove il mio amore, il nostro amore – di Gesù e del prediletto di Gesù – neutralizza ogni veleno.
3Sta’ in pace, piccola prediletta. Io raccolgo sofferenze, lacrime e preghiere tue, per tutti.
L’Archeologia serve per i superbi.
4Ti sei commossa perché è stata trovata una pietra presso Betlemme, con degli accenni alla mia crocifissione. È una pietra. Serve per i superbi. Non di più. Molto, molto, moltissimo di più è l’alta rievocazione della mia Passione che Io ho dato agli uomini di fede attraverso la tua fatica. Ma l’uomo, che crederà all’arida e insicura pietra, sarà arido e incerto davanti a quel documento del mio dolore che ti ho dato per lui.
5Tu lascia andare le pietre e nutriti del pianto della mia Passione che ben conosci. La Passione mia sia il conforto tuo. 6Sta’ in pace.”
35. Chi vive in Cristo non muore[183].
La morte non vi separa, se vivete nel Signore.
Dice Gesù:
1«Non rattristatevi, perciò, voi tutti che piangete. Confidate in Me ed affidate a Me le sorti dei vostri diletti.
2Il tempo della terra è breve, figli. Presto vi chiamerò dove la vita dura. Siate dunque santi per conseguire la vita eterna, dove già i vostri diletti vi attendono o dove vi raggiungeranno dopo la purgazione.
3La separazione attuale è breve come ora che presto passa. Dopo viene la ricongiunzione degli spiriti nella Luce e, in futuro, la beata risurrezione, per cui non solo gioirete dell’unione coi vostri amati, ma anche della visione di quei volti a voi cari e la cui scomparsa vi fa piangere come se un furto vi avesse derubato della gemma a voi più cara.
4Nulla è mutato, o figli. La morte non vi separa, se vivete nel Signore. Colui che è andato oltre la vita terrena non è separato da voi. Non lo può essere poiché vive in Me come voi vivete. Solo, per portarvi un paragone umano, è salito dalle membra inferiori a parti più alte e nobili, e vi ama perciò con più perfezione perché è ancor più unito a Me, e da Me prende perfezione. Solo i dannati sono “morti”. Solo essi. Ma gli altri “vivono”.
5Vivono, Maria. Capisci: vivono. Non piangere[184]. Prega. Presto verrò.
Al termine della vita terrena.
6L’operaio, come la sera cala, affretta il lavoro per terminare l’opera della sua giornata e andare poi contento al riposo dopo averne avuta degna mercede. Quando anche per una creatura cala la sera della vita della terra, occorre affrettare il lavoro per dare gli ultimi tocchi all’opera quasi terminata. E darli con gioia, pensando che prossimo è il riposo dopo tanta fatica e che la mercede sarà abbondante perché molto si lavorò.
7Io sono un Padrone che ben retribuisce. Io sono un Padre che ti attende[185] per premiarti. Io sono quello che ti ama e che ti ha sempre amata e sempre ti amerà. Non una delle tue lacrime m’è ignota e non una resterà senza premio. Sta’ sempre più in Me e non temere. Non temere che Io ti lasci sola. Anche quando non parlo, sono con te.
Chi vive in Cristo ha tutto.
8Sola tu? Oh! non lo dire! Hai con te il tuo Gesù, e dove è Gesù è tutto il Paradiso. Non sei sola. Maria non era sola nella casetta di Nazareth. Gli angeli erano intorno alla sua solitudine umana. Tu, Maria, non sei sola. Hai Me per Padre, hai Maria per Madre, hai i miei santi per fratelli e gli angeli per amici. Chi vive in Me ha tutto, figlia mia.
9Non ti dico: “Non piangere”. Ho pianto anche Io e ha pianto Maria. Ma ti dico: Non piangere di quel pianto umano che è negazione di fede e di speranza. Questo non lo piangere mai.
10Abbi fede non solo nelle grandi cose della Fede, ma anche nelle mie segrete parole. Sono mie, siine certa. E abbi speranza nelle mie promesse. Quando verrò a darti la Vita vedrai che coloro che hai pianto non li hai perduti. Perduto è colui che muore senza Gesù nel cuore.
11Tu resta in Gesù. In Lui troverai tutto di ciò che sospiri.
12Io asciugherò per sempre ogni lacrima dagli occhi tuoi così come ora consolo ogni tuo dolore, che non posso evitarti perché serve alla gloria del tuo Dio e tua.
13L’inverno della vita presto passa, colomba mia, e quando verrà la primavera eterna Io verrò per incoronarti di fiori levandoti le spine che portasti per mio amore.»
CATEGORIE DI ANIME EUCARISTICHE
36. Categorie di anime eucaristiche[186].
Differenze di anime eucaristiche.
Dice Gesù:
1«Se la mia Carne è realmente cibo e il mio Sangue è realmente bevanda, come mai le vostre anime muoiono di inedia? Come mai non crescete nella vita della grazia?
2Vi sono molti per i quali è come se le mie chiese non avessero ciborio. Sono coloro che mi hanno rinnegato o dimenticato. Ma vi sono anche molti che si cibano di Me. Eppure non progrediscono. Mentre in altri, ad ogni unione con Me‑Eucarestia, vi è un accrescimento di grazia. Ti spiegherò le cause di queste differenze.
I perfetti.
3Vi sono i perfetti che mi cercano unicamente perché sanno che la mia gioia è di essere accolto nel cuore degli uomini e che non hanno gioia più grande di questa di divenire una sola cosa con Me. In questi l’incontro eucaristico diviene fusione, ed è tanto forte l’ardore che da Me emana e che dà loro si sprigiona, che come due metalli in un crogiolo noi si diventa una cosa sola. Naturalmente quanto più la fusione è perfetta tanto più la creatura prende l’impronta mia, le mie proprietà, le mie bellezze. Così sanno unirsi a Me quelli che voi chiamate poi “Santi”, ossia i perfetti che hanno capito chi Io sono.
I fiduciosi.
4Ma in tutte le anime che vengono a Me con vero trasporto e puro cuore Io porto grazie indicibili e trasfondo la mia grazia, di modo che esse procedono sulla via della Vita e anche se non raggiungono una santità clamorosa, riconosciuta dal mondo, raggiungono sempre la vita eterna, perché chi sta in Me ha vita eterna.
Le anime affamate.
5Per tutte le anime che sanno venire a Me con l’ardore dei primi e con la fiducia dei secondi a che mi dànno tutto quanto è in loro potere di dare, ossia tutto l’amore di cui sono capaci, Io sono pronto a compiere prodigi di miracoli pur di unirmi a loro. Il cielo più bello per Me è nel cuore delle creature che mi amano. Per loro, se la rabbia di Satana distruggesse tutte le chiese, Io saprei scendere, in forma eucaristica, dai Cieli. I miei angeli mi porterebbero alle anime affamate di Me, Pane vivo che dal Cielo discende.
Le anime serafiche.
6Non è del resto cosa nuova. Quando la fede era ancora fiamma di amore vivo Io ho saputo andare ad anime serafiche seppellite negli eremi o nelle celle murate. Non occorrono cattedrali a contenermi. Mi basta un cuore che l’amore consacri. Anche la più vasta e splendida cattedrale è sempre troppo angusta e povera per Me, Dio che empio di Me tutto quanto è. Opera umana è soggetta alle limitazioni dell’umano e Io sono infinito. Mentre non m’è angusto e povero il vostro cuore se la carità lo accende. E la più bella cattedrale è quella della vostra anima abitata da Dio.
7Dio è in voi quando voi siete in grazia. Ed è del cuore vostro che Dio si vuole fare un altare. Nei primi tempi della mia Chiesa non vi erano le cattedrali, ma Io avevo un trono degno di Me in ogni cuore di cristiano.
Le anime bisognose.
8Vi sono poi quelli che vengono a Me soltanto quando il bisogno li spinge o la paura li sprona. Allora vengono a bussare al Tabernacolo che si apre, concedendo sempre conforto, spesso, se è utile, la grazia richiesta. Ma vorrei però che l’uomo venisse a Me non soltanto per chiedere ma anche per dare.
Le anime abitudinarie.
9Indi vengono quelli che si accostano alla Mensa, dove Io mi faccio cibo, per abitudine. In questi i frutti del Sacramento durano per quel poco di tempo che durano le Specie e poi dileguano. Non mettendo nessun palpito nel loro venire a Me, non progrediscono nella vita dello spirito che è essenzialmente vita di carità. Io sono Carità e porto carità, ma la mia carità viene a languire in queste anime tiepide che nulla riesce a scaldare di più.
Le anime farisaiche.
10Altra categoria, quella dei farisei. Vi sono anche ora; è una gramigna che non muore. Costoro fanno gli ardenti, ma sono più freddi della morte. Sempre uguali a quelli che mi misero a morte vengono, mettendosi bene in mostra, gonfi di superbia, saturi di falsità, sicuri di possedere la perfezione, senza misericordia fuor che per sé stessi, convinti d’essere esempio al mondo. 13Invece sono quelli che scandalizzano i piccoli e li allontanano da Me perché la loro vita è una antitesi di quella che dovrebbe essere e la loro pietà è di forma ma non di sostanza, e si tramuta, non appena allontanati dall’altare, in durezza verso i fratelli. Questi mangiano la loro condanna[187] perché Io perdono molte cose, conoscendo la vostra debolezza, ma non perdono la mancanza di carità, l’ipocrisia, la superbia. Da questi cuori Io fuggo al più presto possibile.
Conseguenze.
11Considerando queste categorie è facile capire perché l’Eucarestia non ha ancora fatto del mondo un Cielo come avrebbe dovuto fare. Siete voi che ostacolate questo avvento d’amore che vi salverebbe come singoli e come società. Se realmente vi nutriste di Me col cuore, con l’anima, con la mente, con la volontà, con la forza, l’intelletto, con tutte insomma le potenze vostre, cadrebbero gli odî, e con gli odî le guerre, non vi sarebbero più le frodi, non le calunnie, non le passioni sregolate che creano gli adulteri e con questi gli omicidi, l’abbandono e la soppressione degli innocenti. Il perdono reciproco sarebbe non sulle labbra, ma nei cuori di tutti, e sareste perdonati dal Padre mio.
12Vivreste da angeli passando le vostre giornate adorando Me in voi e invocando Me per la prossima venuta. La mia costante presenza nel vostro pensiero terrebbe voi lontani dal peccato, il quale sempre comincia da un lavorio del pensiero che poi si traduce in atto. Ma dal cuore fatto ciborio non uscirebbero che pensieri soprannaturali e la terra ne sarebbe santificata.
13La terra diverrebbe un altare, un enorme altare pronto ad accogliere la seconda venuta del Cristo, Redentore del mondo.»
37. Le anime
eucaristiche vivono
da Dio solo[188].
Lascia cadere tutto quello che non sia Dio.
Dice ancora Gesù
1«Per capire le cose voi uomini avete bisogno di mettere meticolosamente tutte le cose in chiaro. Punti, virgole, esclamativi, interrogativi, e spesso non servono. Ma Dio non ha bisogno di sofisticare tanto per capire. Egli vede nel profondo e giudica il vostro profondo. È per questo che Io vi ho detto[189]: “Quando pregate non dite tante parole. Il vostro Padre sa di che abbisognate”.
2Il vostro Padre capisce, Maria, vede, giudica, con vera giustizia e con grande misericordia. Non misura col vostro centimetro. Non condanna secondo il vostro codice, e non guarda coi vostri occhi miopi. Anche quando una colpa c’è realmente, ma il colpevole ne è così umiliato da giudicarsi da sé meritevole di condanna, Io, Misericordia, dico: “Non ti condanno. Va’ e non più peccare”, come ho detto all’adultera[190].
3Che il prossimo non capisca mai con vera giustizia ne hai continue prove. L’ultima è di ieri sera. Sono stati feriti il tuo cuore di figlia a la tua suscettibilità di donna con un unico colpo. E da chi avrebbe potuto conoscerti a fondo. Questo ti dimostri una volta di più che non c’è che Dio che sia infinitamente giusto. Lascia cadere tutto quello che non sia Dio. Voglio che tu viva di Dio solo.
Niente è del Portavoce, tutto è di Gesù.
4Vuoi un esempio di come sia limitata la perspicacia umana? Tu, nel trascrivere una frase, hai omesso, parendoti già chiaro il pensiero mentre Io te lo dettavo, due parolette: in lei. Due microscopiche parolette. Ma dopo né tu né altri avete più capito il significato vero della frase. “Era anzi in lei (Maria) la Grazia stessa”, cioè era pienamente in Maria Dio, Grazia stessa. Un’inezia di omissione, ma che ha fatto sì che non afferraste più bene il senso della frase[191].
5Così è di tutto. La limitata vista intellettuale umana vede alla superficie e spesso malamente anche alla superficie. Per questo vi ho detto[192]: “Non giudicate”.
6A persuadere te e altri che quanto scrivi non è cosa tua, lascio apposta delle lacune nella tua mente, come quella dei dieci giusti[193] che avrebbero potuto salvare quella antica città[194]. L’hai dovuto chiedere al Padre[195]. Oppure lascio che tu commetta una piccola modificazione per mostrarti che da te sbagli subito e ti levo la voglia di riprovartici. In tal modo ti tengo bassa e persuasa che nulla è tuo e tutto è mio.
7Tutto il bene che voi fate, anche se molto vasto, è una piccolezza trascurabile se confrontata all’infinito Bene che è Dio, e anche le vostre opere più perfette, di una perfezione umana, sono piene di mende agli occhi di Dio. Ma se voi le offrite unite ai miei meriti, ecco che esse prendono le caratteristiche che piacciono a Dio, acquistano in perfezione, in estensione, e divengono capaci di redenzione.
In Gesù, per Gesù, con Gesù
8Bisogna sapere fare tutto in Me e imitando Me e nel mio Nome. Allora il Padre mio vede nelle vostre opere il mio segno e la somiglianza mia e le benedice e fa fruttare. Per una sbagliata umiltà non devi mai dire: “Io non posso fare ciò”. Io l’ho detto: “Farete le stesse opere che faccio Io”. Appunto perché rimanendo in Me con la vostra buona volontà divenite dei piccoli Cristi capaci di seguire Me, Cristo vero, in tutte le contingenze della vita.»
38. La possessione spirituale[196].
Discernimento.
Dice Gesù:
1«Ti ho detto ieri che vi sono generi di infermità che esulano dalle comuni, volute cioè da forze spirituali. Dio o Satana, agendo l’Uno dall’abisso del Cielo, agendo l’altro dall’abisso dell’Inferno, colpiscono, per cause diverse e con diverso scopo, certe creature.
2Ma, data la sorgente diversa e opposta, una infermità, quella che viene da Dio, porta seco, traendola dalle scaturigini di una immisurabile Luce e di un immisurabile Amore, luce e amore per la creatura martire del suo Dio. L’altra, provenendo dall’abisso stagnante dove regna Satana, avviluppa di tenebre e di tormento.
L’anima martire di Dio.
3Ho detto creatura martire del suo Dio. Sì. L’anima che si è abbandonata al suo Dio, totalmente, ne diviene la martire. Dio stesso agisce qui da sacrificatore, né il martirio della creatura abbandonata all’Amore è meno cruento, anche se sangue non è sparso materialmente, di colei che è immolata da un carnefice.
4Poiché non solo la carne e il sangue, ma l’intelletto, l’anima e lo spirito, vengono torturati in un felice martirio la cui fine, dopo la crocifissione spirituale ‑ che stigmatizza ogni potenza dell’essere, nella carne, nel sangue, nell’intelletto, nell’anima, nello spirito, mettendo il glorioso sigillo mio ‑ è l’abbraccio infuocato col Fuoco stesso, con la Carità accesa, l’inabissamento nella ardente Unità che è la nostra Trinità, la conoscenza completa di cosa sia Dio e il possedere e l’essere posseduti in eterno da Dio.
L’anima impregnata dell’aroma divino.
5Sì. Due sono le forme delle spirituali infermità, e due sono le forme di possessione spirituale. Se si dice “posseduto” colui che è afferrato, straziato, premuto, dominato da Satana, perché non si deve, con ancor più giusta ragione, chiamare “posseduto” colui che è abbracciato, sollevato, plasmato, dominato da Dio?
6Beatifica, sublime, felice possessione! L’anima non ha che abbandonarsi, in amore, all’Amore che la circonda, l’abbraccia, la penetra, la trasporta, le dà sensi nuovi e conoscenze sconosciute ai mortali. È il tuffo nel gorgo di Dio, gorgo di Luce, di Scienza, di Carità, di ogni virtù. È tuffo nel gorgo della Pace.
7L’anima ne esce, in quei rari istanti in cui ne esce ‑ sempre più rari quanto più l’anima è spersa in Dio ‑ profumata della Essenza del suo Dio, e nessun miasma della Terra e dell’Inferno può agire sul suo spirito impregnato dell’aroma divino.
L’anima “posseduta” da Dio.
8L’anima “posseduta” da Dio ne prende talmente la somiglianza che persino la forma esterna e materiale del suo essere subisce modificazioni. Dio traluce dal suo sguardo, dalle sue parole, dal suo sorriso, dalla maestà nuova della sua espressione, onde chi la sfiora dice: “Qui c’è qualcosa non di questa terra”.
9L’anima “posseduta” da Dio è prezioso vaso sigillato, ma da cui esala l’aroma che lo colma. Sigillato poiché l’amore consacra e il possesso rende proprietà d’Un solo e solo il Solo apre e chiude quel sigillo apposto sullo spirito che si è dato a Lui. Esala perché l’aroma di Dio è tanto potente che non solo empie l’interno del vaso, ma ne imbibisce la materia, onde l’effluvio spirituale se ne effonde e passa fra la folla, purificandola dall’odore della carne e del sangue.
Metodo sperimentale.
10Se le creature sapessero cosa è “il possesso” di Dio, tutti vorrebbero essere “posseduti”. Ma per saperlo occorre compiere il primo passo, il primo atto di generosità, di rinuncia, e poi perseverare in quel primo atto. Il resto viene, perché, come un’onda elettrica, sprigionata dal polo A, viene attirata dal più forte polo Z, così ugualmente l’anima che si è messa nell’orbita di Dio viene attirata dallo Stesso, da qualunque punto dell’orbita si trovi.
11Poiché Io sono l’Alfa e l’Omega e tutto abbraccio di quanto è. Solo il contrario volere umano, che mette sotto il sigillo della Bestia, distorna la mia azione, perché Io vi ho fatti liberi e non violento la vostra volontà. Se perciò la vostra volontà è carne e sangue, ossia è Satana, la mia Volontà non può agire poiché la mia Volontà è Spirito e agisce sul vostro spirito e lo spirito muore dove regna la materia.
12Occorre rinascere nello spirito per potere entrare nell’orbita di Dio e vincere la carne e il suo padrone: Mammona. Allora avviene il “possesso”. Paradiso anticipato sulla terra, felice ascesa dell’anima al Cielo nella morte, pienezza del Paradiso nel mio Regno dove i “miei” saranno con Me in eterno, luce nella Luce, pace nella Pace, gioia nella Gioia, gloria nella Gloria».
39. Vittima per amore[197].
Come si vincono i demoni.
Sproporzione fra il peccato e l’espiazione.
1Sentendomi nello stato attuale, ho avuto la tentazione di addolcire un poco le mortificazioni abituali e che ho ripreso con rigore da qualche mese, perché ho sentito che Gesù le desiderava.
Ma il mio Gesù mi risponde:
2«No. Persevera. Il mondo è coperto da un mare di colpe e ci vogliono oceani di penitenza per lavarle. Foste in molti ad espiare, potrei dire: rallenta. Ma siete troppo pochi e la necessità è tanta. Per quello che potete fare, poco sarebbe riparato. C’è una enorme sproporzione fra il peccato e l’espiazione. Ma Io non guardo a quanto potete fare; guardo e giudico che fate tutto quello che potete. Tutto. Voglio il tutto per riparare l’infinito. Il tutto dei miei imitatori: amanti e vittime, per riparare l’infinito dei peccatori.
3Persevera. Non morrai per questo. Ma anzi la Pace e la Luce entreranno[198] sempre più in te. Ricorda inoltre che quando hai, per prudenza umana, rallentato la penitenza, si è insinuata la tentazione e ti ha piegata. Allora l’ho permesso. Ora no. E ne puoi capire le ragioni.
Vincere Satana nei cuori.
4Aiutami a vincere Satana nei cuori. Certi demoni si vincono con la preghiera e la sofferenza, ricordalo. Pietà, ti chiedo pietà per i peccatori e per Me. Sono i tuoi fratelli e non mi sanno amare. La tua penitenza deve accendere il fuoco nei cuori spenti. Sono il tuo Fratello e sono flagellato dai peccatori. Se mi vedessi umanamente flagellato, tu, che non puoi vedere frustare un animale, non ti lanceresti a difesa del tuo Gesù?
5Ricorda: ogni peccato, ogni bestemmia, ogni maledizione a Dio, ogni perdita di fede, ogni tradimento è per Me un colpo di flagello. Doppiamente doloroso perché Io, ora, non sono più il Gesù sconosciuto di venti secoli fa, ma sono il Gesù conosciuto. Il mondo sa quello che fa[199], ora, e mi colpisce lo stesso.
6Ricorda: non ti appartieni più. Sei la vittima. Dunque, per amore e per esser fedele al tuo ministero, non rallentare. Ogni penitenza è una ferita di meno al tuo Dio, la prendi tu per Me. Ogni penitenza è una luce che si accende in un cuore. Ti leverò Io di mano la penitenza quando giudicherò che basta il soffrire e ti metterò in mano la palma. Io solo. Sono il tuo Signore.
7Pensa quante volte fui stanco di soffrire eppure soffrii, per te… perché ti amavo…»
40. I Portavoci di Gesù[200].
Il Portavoce della Voce del Cristo.
Dice Gesù:
1«Il dono che ti ho dato non ti induca mai alla superbia portandoti a credere di te quello che non è.
2Tu non sei altro che un portavoce e un canale nel quale fluisce l’onda della mia Voce, ma come prendo te potrei prendere un’altra anima qualunque. Il solo prenderla la renderebbe capace di essere canale e portavoce della Voce del Cristo poiché il mio tocco opera il miracolo. Ma tu non sei nulla. Nulla più di un’innamorata.
Le due aiuole dei portavoci.
3I miei portavoce si trovano o tra i puri o tra i peccatori realmente convertiti.
4Guarda il nucleo apostolico. A chi detti il Potere? A Pietro[201]. L’uomo che era venuto a Me nel culmine della virilità dopo aver avuto i trascorsi e le passioni della giovinezza a dell’età matura, l’uomo che era ancora tanto uomo, dopo tre anni di contatto mio, da essere rinnegatore e violento[202].
5A chi detti la rivelazione e la Rivelazione? A Giovanni, alla carne che non conobbe donna, e che era sacerdote anche prima di esserlo. Era puro e innamorato.
6A chi permisi di toccarmi le membra purissime e divine avanti e dopo la risurrezione? A Maria di Magdala[203] e non a Marta.
7Pietro e Maria i convertiti. Giovanni il puro. È sempre così.
8Però a Pietro, in cui si annidava la superbia di sé ‑ “Maestro, ancorché tutti ti tradiscano, io non ti tradirò”[204] ‑ non ho dato quanto ho dato a Giovanni. E Pietro, maturo e capo del nucleo, dovette chiedere a Giovanni ‑ un ragazzo rispetto all’altro ‑ di chiedere a Me chi fosse il traditore[205]. E fu a Giovanni che rivelai i tempi ultimi[206], non a Pietro, capo della mia Chiesa.
Ostacoli che impediscono essere portavoce.
9Parlo dove voglio. Parlo a chi voglio. Parlo come voglio. Io non conosco limitazioni.
10L’unica limitazione, che non limita Me, ma ostacola il venire della mia Parola, sono[207] la superbia e il peccato. Ecco perché la mia Parola, che dovrebbe dilagare dalle profondità dei Cieli su tutto il Creato e ammaestrare i cuori di tutti i segnati del mio segno, trova, in tutte le categorie, così pochi canali. Il mondo, cattolico, cristiano, o d’altra fede, è mosso da due motori: superbia e peccato. Come può entrare la mia Parola in questo meccanismo arido? Ne verrebbe stritolata e offesa.
11Siate dei Giovanni o delle Marie, e diverrete voce della Voce. Estirpate il peccato e la superbia. Coltivate carità, umiltà, purezza, fede, pentimento. Sono le piante sotto le quali il Maestro si asside per ammaestrare le sue pecorelle.
Requisiti per essere portavoce.
12Esser portavoce mio vuol dire entrare in una austerità quale nessuna regola monastica impone. La mia Presenza impone riserbatezze soprannaturali, dominio di sé, distacco dalle cose, ardore di spirito, asprezza di penitenza, generosità di dolore, vivezza di fede, come nessun’altra cosa al mondo.
13È un dono. Ma viene tolto se colui a cui è dato esce dallo spirito e si ricorda d’esser carne e sangue.
14È una sofferenza. Ma se è sofferenza che stritola la carne e il sangue, ha in sé e con sé una vena di tale dolcezza rispetto alla quale la manna degli antichi ebrei[208] è amaro assenzio.
15È una gloria. Ma non è gloria di questa terra.»
41. I Confidenti di Dio[209].
“Confidenti-fidenti”.
Dice Gesù:
1«Non è molto tempo che ti ho detto[210] di aiutarmi a salvarli, i colpevoli dell’ultimo peccato. Ma tu non hai capito quanto volevo dire. Hai pregato.
2Mi basta questo perché, in verità, necessita solo a Me di capire tutto. Ma per voi, figli miei, non è necessaria la rivelazione assoluta. Tutto quanto vi dico è un dono al quale non avete diritto, un dono spontaneo del Padre ai suoi più cari, perché è caro al mio Cuore farvi le mie confidenze, prendervi per mano ed introdurvi nel segreto del Re. Ma non dovete pretenderlo. È tanto bello essere confidenti di un Dio, ma è anche tanto bello e santo essere figliolini, tutti e ciecamente abbandonati al Padre che agisce di suo proprio e i figli si lasciano condurre senza voler sapere dove il Padre li conduce.
3State sicuri, o figli, Io vi guido su vie di Bene. Il vostro Padre non vuole che il vostro bene.
4Sia i confidenti che i fidenti ci vogliono per la gioia del mio Cuore, ed è somma perfezione essere, poi, “confidenti‑fidenti”. Allora siete discepoli, già capaci di agire in nome del Maestro, e pargoli che si lasciano condurre dal Padre. Siete, allora, il mio conforto e la mia letizia.
5In un mondo quale è il vostro è così difficile per Me trovare anime di discepoli! Ed è ancora più difficile trovare, anche nei pargoli, anime di pargoli! Vi ha tanto corrotti il fiato della Bestia che ha ucciso la semplicità, la fiducia, l’innocenza, nella quale Io mi riposavo, anche nelle anime dei bimbi.
Utilità della preghiera.
6Ieri non ti ho detto nulla, Maria, e tu eri smarrita come uno che ha perduto la via. Ma Io sono non solo il tuo Maestro, sono il tuo Medico e medico non soltanto dello spirito, ma anche della tua carne. Ho visto, ieri, che eri troppo stanca e ho taciuto, serbando ad oggi tante parole per te. Non voglio che il mio piccolo portavoce si spezzi nello sforzo superiore alle sue forze. Oggi parlo per ieri e per oggi.
7Tu hai pregato, offerto e sofferto secondo il mio desiderio di impedire il compiersi dell’ultima colpa. E vi sei riuscita, per quanto tu pensassi una cosa e in realtà “l’ultima colpa” fosse un’altra. Avevo ispirato nelle anime migliori molti desideri di pregare e soffrire per questo scopo, perché vi era bisogno di molto, molto, molto sforzo per vincere il pericolo. E vi è bisogno tuttora di molto, molto, molto sforzo per condurre a termine la cosa senza degenerazioni peggiori del primo male.
8Ieri, unico segno del mio essere con te per esserti Luce e Voce, è stato il guidarti la mano nell’aprire il Libro alle pagine che a distanza di secoli parlano di ora. Le leggeremo insieme ed Io te le commenterò. Ma, da ieri, hai capito che in esse era “l’oggi”.
Vittoria della preghiera.
9È stato impedito un grande male, Maria, un grande male. Ho avuto pietà di voi, popolo che avete Roma cristiana per cuore. Però, ora più che mai, bisogna molto pregare e soffrire, Maria, e fare pregare, e soffrire, se fosse possibile ‑ ma è più difficile perché gli eroi della sofferenza sono molto pochi ‑ perché il “grande male” debellato non germogli, come pianta maligna, in mille piccoli mali che finirebbero per formare un bosco maledetto in cui tutti perireste con orrore non immaginabile.
10Ho avuto pietà di voi. Ma guai se, a questa pietà strappata alla Giustizia, per l’istanza delle preghiere mie, di mia Madre, dei Protettori, e delle vittime, voi, o popolo mio, rispondeste con azioni che vi farebbero demeritare la mia grazia. Guai se alla unica grande “auto idolatria” succedesse la piccola e numerosa “auto idolatria”!
I capi e la massa.
11Uno solo è Dio, e sono lo, e non vi è[211] altro Dio all’infuori di Me[212]. Questo va ricordato. Dio è paziente, ma non è, nella sua infinita pazienza, colpevole verso Sé stesso. E colpevole sarebbe se spingesse la sua pazienza, nel non intervenire a dire: “Basta”, sino ad una indifferenza verso il rispetto di Sé stesso.
12Per un idolo caduto non innalzate tanti idoletti, tutti ornati degli stessi segni satanici di lussuria, superbia, frode, prepotenza e simili.
13Se sarete buoni vi salverò sino in fondo. Ve lo prometto, ed è promessa di un Dio. E, nella mia Intelligenza a cui nulla è occulto ‑ anche il più segreto dei delitti, anche il più insignificante dei moti umani ‑ non pretendo che tutto un popolo sia perfetto. So che se dovessi premiarvi quando tutti aveste raggiunto la Bontà non vi premierei mai, ma intendo che se è inevitabile che qualcuno pecchi, la massa sia tale da imporre ai Capi una condotta degna del mio premio. Poiché, ricordatelo sempre[213], i Capi compiono i Peccati, ma è la massa che, coi suoi peccati minori, porta i Capi al grande Peccare.
14E per ora basta, anima mia. Più tardi rileggeremo insieme Isaia e, come nella sinagoga e nel Tempio, Io te lo commenterò.»
42. Vita e voci eucaristiche[214].
Carisma di Maria Valtorta.
1. Il canto di Azaria.
S. Azaria mi si annuncia con uno di quei dolcissimi e non ripetibili canti angelici che sono rimasti nell’anima mia come le cose più ultraterrene che io abbia gustato. La luce e il canto del Paradiso sono qualche cosa di non descrivibile né nella bellezza né negli effetti.
Già calmata nel mio tormento dopo le parole del mio Gesù di ieri l’altro, questo canto finisce di rituffarmi nella pace piena, gaudiosa, solenne e pur ilare che è il mio elemento da quando sono lo strumento di Gesù mio adorato.
E ascolto, mentre scrivo, questo canto, pura melodia che non è parola, che è solo suono di una dolcezza ascendente sino alla beatitudine. Oh! non si può dire! Ascolto… e comprendo più cose in questo momento che in mesi di meditazione tutta mia.
So che non potrò, passato questo attimo, neppur spiegare ciò che ho capito. È troppo sublime! Ma il frutto di ciò che ho compreso resterà nell’anima mia…
Questo canto mi fa comprendere ciò che è l’Eucarestia per i Cieli, per coloro che li abitano… Questo canto mi illumina sull’ardente desiderio angelico di avere questo Pane…
Oh!…
Azaria parla;
Eucaristia.
2. Maria fior di farina.
«Vieni, sali, perché più che meditazione questa spiegazione sarà contemplazione e adorazione, e sarà immedesimazione col nostro pensiero angelico che differisce molto dalle usuali spiegazioni del mistero. E vi differisce sin dall’Introito. Ascolta.
Si dice che il fior del frumento e il miele con cui l’Introito richiama alle dolcezze eucaristiche siano detti a ricordo della Manna: il pane piovuto dal cielo, simile a rugiada e a seme di coriandolo e dal sapore di fior di farina con miele, simbolo dell’Eucarestia, dato al popolo ebreo.
Ma io, io, angelo, voglio che tu sappia ciò che noi pensiamo guardando il Figlio e la Madre: il Figlio divenuto Pane, e la Madre, beata, che voi, cibandovi di Lui, di Lei anche vi cibate. Perché, oh! veramente è così! Perché voi di che vi nutrite, se non del Pane che è il Figlio di Maria, da Lei, Purissima e dolcissima, formato Uomo col meglio di Sé Stessa: col suo sangue vergine, col suo latte di Madre Vergine, col suo amore di Sposa Vergine?
Sì. Dio vi nutre col puro fiore del frumento. L’intatta spiga, nata in terreno eletto, nell’Orto chiuso di Dio, maturata nell’ardore del Sole Dio, si è fatta farina, fior di farina per darvi il Pane Gesù.
Si è fatta fior di farina. Non è un modo di dire! Per vostro amore, per amor degli uomini, si è immolata, si è ridotta in polvere fra le mole dell’ubbidienza e del dolore, Lei, l’Intatta che. non le nozze, non il Parto e non la Morte, hanno potuto incidere, violare, o ridurre in polvere come ogni mortale. Solo l’amore. Esso l’ha consegnata alla macina in cui la Corredentrice è divenuta, da spiga, fior di frumento…
II Figlio ha detto: ” Se il granello non muore non diviene spiga futura “. Quale mortale più di Maria: la non moritura, ha saputo morire a sé stessa, ai suoi affetti, per darvi il Pane di Vita? Colei che non conobbe la morte, ha gustato tutte le morti delle rinunce per darvi il frutto opimo del Salvatore e del Redentore.
E poi, come Madre, ve lo ha cresciuto col meglio di Sé, col suo Latte verginale, perciò ancora col suo sangue che dava moto al Cuore che pulsava per Dio solo, col suo sangue divenuto materno amore. Ve lo ha cresciuto col suo calore, con le sue cure, con tutto il miele tratto dalla rupe intatta, alta contro il Cielo, baciata dal Sole-Dio, e infine ve lo ha dato a mangiare, insaporito non solo dal miele del suo amore, ma anche dal sale del suo pianto.
Oh! Santa! Santa Madre e Nutrice del Genere Umano! Granaio eletto! Giardino colmo di fiori e api d’oro! Orto chiuso e fonte soave!
Veramente il Pane vero è Gesù, ma è ancor Maria, è ancor Colei che ha della Parola fatto un Uomo per darlo agli uomini, a redenzione e nutrimento. Sapienza, Vita, Forza è questo Pane. Ma ancor è Purezza, Grazia, Umiltà. Perché se questo Pane è Gesù, questo pane è ancor Maria che ha fatto Gesù col fiore del suo corpo e col miele del suo Cuore. Pane che ricorda la Passione divina, Pane che ricorda il vero Corpo e il vero Sangue di Gesù Cristo, ma Pane che, per aiutarvi ad esser degni di fruire della Redenzione, che è la Consumazione dell’Agnello sull’Altare della Croce, deve pure ricordarvi la Deipara che quel Pane formò nel suo Seno.
Ora quale è quel fedele che fa oltraggio al suo Signore? E quale quel suddito che fa offesa al suo Re? E quale quel discepolo che beffeggia il suo Maestro? E quale quel figlio che offende sua Madre? È il fedele, il suddito, il discepolo, il figlio peccatore, duro di cuore, degno di castigo. Quello che da sé stesso si crea la condanna, le condanne anzi. Perché nel tempo è la perdita dell’aiuto di Gesù e Maria, nell’eternità è la perdita del possesso di Dio.
3. Comunione santa.
Eppure molti, dimentichi dell’ammonimento di Paolo, vanno alla Mensa Santa senza ” provare sé stessi ” e mangiano di quel Pane, si abbeverano di quel Sangue, con l’anima impura, e Pane e Sangue, che sono Redenzione, condanna diventano, essendo sacrilegamente ricevuti dal peccatore.
Non per questo Egli, il Divino, si è fatto Uomo e si è dato. Ma affinché l’uomo diventi dio. Non si è fatto Pane per darvi morte, ma per darvi Vita, Folle d’amore, dopo avervi salvati e redenti, volle vivere in voi, crocifissori, e farvi dèi, perché l’amore sublime ha di questi sublimi paradossi. Da Dio si fece Uomo, e gli uomini lo uccisero, ed Egli, degli uomini, volle fare degli dèi. E dèi vi fa con l’Eucarestia che, bene ricevuta, vi transustanzia in Lui, come dice Paolo: ” Non vivo io, ma vive Cristo in me “.
Morituri — eterni morituri, perché la colpa di origine tiene in voi sempre attive le tossine di morte, e ad ogni momento potete perire, nonostante la Grazia che il Redentore vi ha resa con l’immolazione sua e coi Sacramenti, da Lui creati e vivificati coi suoi meriti — voi potete combattere la morte con la Vita: con l’Eucarestia.
Egli lo ha detto: ” Se non mangerete la Carne del Figlio dell’uomo e non berrete il suo Sangue non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue avrà la Vita eterna ed Io lo risusciterò all’Ultimo Giorno”. E ancora: “Io sono venuto perché abbiano la Vita e l’abbiano con sovrabbondanza… Per questo dò la mia vita… “.
Ma guai a quelli che scientemente fanno del Pane del Cielo la loro condanna, il tossico che uccide, usando del Sacramento più sublime con sacrilega maniera. E male anche a chi ne limita la potenza trasformatrice ricevendolo con indifferenza e con tiepidezza, senza verace volontà di trasformarsi, in Dio e con l’aiuto di Dio, per essere sempre più degni di riceverlo.
4. Vita eucaristica.
Vita eucaristica: vita di fusione. La Comunione non cessa quando uscite dalla Chiesa o quando le Specie si sono consumate in voi. Essa “vive”. Non più materialmente. Ma pure vive, con i suoi frutti, con i suoi ardori, con la coabitazione, anzi con l’inabilitazione di Cristo in voi, con la vostra fruttificazione in Cristo, perché ” il tralcio che resta unito alla vite porta frutto “, è Coloro che restano in Me e nei quali Io rimango, costoro portano molto frutto “.
Vita eucaristica: vita d’amore. E per quello che l’Eucarestia, memoriale d’amore, e d’amore sorgente e fornace, trasmette in chi la riceve — ed è innegabile che là dove è buona volontà, anche se la creatura è debole e informe, si vede che l’Eucarestia porta aumento di formazione, irrobustimento di volontà, trasformazione del sentimento da tiepido in ardente, del desiderio da debole in forte, dell’ubbidienza al precetto di comunicarsi nelle Feste a fame di farlo ogni giorno — e per quello che l’anima vi mette di suo, sempre più aiutata dalla grazia del Sacramento.
L’Eucarestia tiene presente il Cristo in tutte le sue operazioni di Cristo. La sua Incarnazione: l’Eucarestia è una perpetua Incarnazione del Cristo. La sua vita nascosta: il Tabernacolo è una continua casa di Nazareth. La sua vita di operaio: Gesù Eucarestia è l’artefice instancabile che lavora le anime. La sua missione di Sacerdote presso chi muore o chi soffre: come presso il letto di Giuseppe morente e presso tutti quelli che a Lui andavano per essere consolati, così ora Gesù è là per consolare, consigliare, fortificare, domandare, come ai due di Emmaus: ” Perché siete così tristi? ” e rimanere con voi, Amico e Cireneo, mentre ” si fa sera e il giorno declina “, mentre si consuma la via della Croce e l’estrema immolazione.
Egli è là come quando evangelizzava le turbe e diceva: ” Ho pietà di questo popolo. Diamogli del pane acciò non perisca per via ” e come allora vi evangelizza nelle virtù della carità, dell’umiltà, della pazienza, della mitezza. Agnello, più che mai Agnello che non apre la sua bocca davanti a quelli che lo percuotono, Egli, nel suo silenzio esteriore, vi parla con i torrenti di scintille divine che escono dall’Ostia Ss. in cui la sua Divinità si annichila e vi dice: ” Siate miei imitatori nella generosità, nella mitezza, nell’umiltà, nella misericordia “. E, come dalla sera del giovedì all’ora di Nona, vi insegna ad essere redentori…
Maria, una volta ti ho detto che Gesù Cristo è ” il compendio dell’amore dei Tre “. Ora ti dico che l’Eucarestia ” è il compendio dell’amore di Gesù in cui è già il compendio del Trino Amore Perfetto “. E questo tutto ti dica.
Gesù Eucarestia vi insegna a parlare e a tacere, a operare e a contemplare, a soffrire e umiliarvi, e soprattutto ad amare, amare, amare.
Lo Spirito Santo da i lumi per comprendere. Ma il Verbo Incarnato e divenuto Eucarestia, da i fuochi per parlare e convertire per la carità che è quella che abbatte le eresie, sana i cuori, li fa dotti di Dio e a Dio li guida. E da gli ardori per essere martiri. Dalle labbra della creatura eucaristica fluisce la Sapienza, perché vita eucaristica è anche vita di Sapienza, e dal suo cuore esce l’eroismo, perché l’Eucarestia comunica Cristo, l’Eroe Ss. e perfettissimo. E vita eucaristica è vita apostolica, perché Gesù dentro di voi, in apostoli vi muta, e mai è disgiunto, dal grado di vita eucaristica raggiunta, il grado di apostolo più o meno potente.
E infine, vita eucaristica è vita deificata dalla Carne e Sangue, Anima e Divinità di Gesù che scende in voi, a fare in voi dimora.
5. Sacro cielo eucaristico.
Dite ” sacri” i vasi eucaristici, sacri i tabernacoli, sacro tutto ciò che tocca il Ss. Sacramento. Ma non è che un contenere o un essere toccato. Azione perciò esteriore. Eppure imprime un carattere sacro all’oggetto che ha la sorte di contenere o di toccare l’Eucarestia perché la S. Ostia è il Corpo del Signore Gesù.
Ma allora che diverrà il vostro corpo nel cui intimo scende il Corpo Ss. e si annulla nelle Specie, assorbite, come ogni cibo dell’uomo, dai succhi che lo mutano in sangue vostro? Capite? In sangue vostro. Il vostro sangue, di voi che vi cibate della Ss. Eucarestia, contiene, non metaforicamente, ciò che fu Specie del Corpo Ss., così come lo spirito vostro trattiene la grazia che da questo Corpo completo, dotato di Carne, Sangue, Anima come quello di ogni uomo, e in più di Divinità essendo il Corpo del Verbo Divino, si emana.
Se il corpo vostro santo dovrebbe essere perché tempio allo Spirito Santo che in voi discende e alita, che dovrebbe divenire, per essere degno tabernacolo al Dio che viene ad abitarvi — più: a fondersi a voi, a divenire voi — e, poiché il Maggiore non può essere assorbito dal minore: ad assorbirvi, a farvi divenire Lui, ossia dèi come Egli è Dio? Io ve lo dico: dovreste con ogni sforzo imitare la Vergine alla quale il Verbo si unì tanto da farsi Carne della sua carne e Sangue del suo sangue, e ricevere vita da Lei, ubbidendo ai moti del cuore materno, alle leggi vitali materne, per formarsi ed essere Gesù.
Il Cristo concepito ubbidì alla Madre. Ma la Madre a che superabbondanze purezza portò Sé stessa, Ella, la già Tutta Pura, per mettere intorno al Divino un Santo dei Santi ancor più eletto di quello splendente sul Moria! Maria fece di Sé un tabernacolo celeste, un celeste trono onde Dio vivesse ancora in un Cielo, il più a lungo possibile, avanti di soffrire dei contatti del mondo.
Gli amanti di Gesù così devono fare. Fare di sé dei recessi di Cielo perché l’Eucarestia in loro viva ancora in un palpitante, adorante Cielo, preservata dai fetori e dalle bestemmie del Mondo.
E in questo piccolo Cielo, nel vostro piccolo Cielo nel quale, se tale è, realmente nulla manca — perché nell’Eucarestia sono presenti i Tre, inscindibili anche se Tre sono, formando la sublime Unità che Trinità si chiama, e non è assente la carità di Maria e dei Santi, adorante sempre là dove è il Signore, né assenti sono gli angelici cori coi loro inni che ti portano al Cielo — sappiate lodare. Non con le parole, ma con l’amore. Sappiate lodare. Non temete di lodare troppo. Gesù Eucaristia merita lodi senza misura perché il suo miracolo di potenza e di amore è superiore ad ogni lode umana.
6. Voci eucaristiche.
Io non ti commento, anima mia, la perfetta sequenza del grande e santo Tommaso. Semplice e profonda come tutte le cose che da Dio vengono, essa si fa intendere da sé. Questo però ti dico: che Tommaso, l’innamorato dell’Eucarestia, sua Luce e sua Maestra nel comprendere e rendere comprensibili le verità teologiche, mentre la componeva non faceva che ascoltare ciò che dal suo spirito saliva con voce di luce. Ossia Tommaso Aquinate era allora una ” voce ” che trasmetteva quanto l’Amato Divino diceva, a gioia del suo adoratore.
Ma è sempre così, anima mia. Quando Egli vi parla lo fa per vostra gioia. Quando un “nulla ” dice ciò che a malapena possono esprimere gli angeli, è perché Egli parla o da ad un cittadino dei Cieli di parlarvi, per vostra istruzione e istruzione dei fratelli. È il Buon Pastore che vi conduce ai pascoli fioriti di fiori di verità e di sapienza. È l’Amore che vi satolla e vi dà le parole. Sé Stesso: Parola e Cibo.
Oh! esultiamo! Non c’è, no, non c’è in me, angelo, che esultanza per vedere te nutrita del Celeste Pane e della Divina Parola. Mi accosto, e odo la Parola. Mi accosto, e sento la fragranza del Pane paradisiaco. Hai detto sublime la mia musica iniziale? Ma no. Questa! Questa Voce del mio e tuo Signore che ti parla, questa è la musica che solo una grazia speciale concede di udire senza morire di gioia, o mortali tutti! Questa Parola è quella che ci fa cantare, noi angeli, di gioia grande… E questa si dà per essere data e, come per il Pane Eucaristico, questa Parola è Pane, pane sapienziale che sotto diverse specie, che son parvenze e non sostanze, nasconde cose sublimi. Infatti dettati o visioni sono forme (specie); ma la sostanza è il Verbo che insegna. Si dà, e produce frutti diversi, sempre come l’Eucarestia, a seconda che sia ricevuta da buoni o non buoni. È giusto è che ciò sia perché il Verbo è Eucarestia e Eucarestia è ancora il Verbo sotto diversa forma ma con uguale santità divina. Essendo quindi una sola cosa, uguali sono i doni e frutti che produce: Vita, Sapienza, Santità, Grazia.
Comunione può dirsi la Parola e può dirsi il Pane. Che la prima è Comunione di Dio-Spirito allo spirito ed intelletto dell’uomo, e l’altra è Comunione di Dio Carne e Sangue all’uomo tutto, per trasformarlo in Dio per operazione di grazia Ss. e di infinito amore.
Come per la Comunione del Pane Angelico io ti dico anche per la Parola: non riceverla mai indegnamente onde non ti sia ” morte ”, ma con spirito retto, umile, ubbidiente, tutta amore, di essa e dell’Eucarestia saziati nel tempo per esserne pingue per l’eternità. Perché questi Cibi, che dal Cielo vengono, fra loro si aiutano e si completano, dando la completa ed eterna Vita secondo la promessa del Verbo Gesù: ” Chi custodisce le mie parole non vedrà la morte in eterno e Chi mangia questo Pane vivrà in eterno “.
Alleluia! Alleluia! Alleluia!!».
Tre squillanti alleluia e poi di nuovo l’inesprimibile canto che annulla ogni dolore, inquietudine, affanno, e immerge nell’aura dei Cieli…
43. Simili a Gesù
nelle prove
e nel dolore[215].
La natura nostra e quella di Cristo.
1«Voi non potete essere esenti dalla corruzione della carne e non potete salire immediatamente alla completa glorificazione dell’anima e della carne, come avvenne per Gesù e Maria. E queste sono le due uniche cose in cui, pur avendo la comune sorte dei figli fedeli e amanti di Dio, differite dall’Unigenito per natura consostanziale[216] a quella del Padre, e dal Primogenito per natura umana e perfezione di vita tra tutti gli uomini, e dalla Madre di Lui, che la Rivelazione (Eccl. XXIV, [217]5) e i Dottori della Chiesa chiamano: “Primogenita” e che, per grazia e santità, è seconda solo al Verbo fatto Carne, che, essendo Dio, è la Grazia e la Santità stesse, perfettissime ed infinite.
2In tutte le altre cose non differite. Che Dio, per il suo Cristo, immolato per potervi dare i tesori della Grazia, dei Sacramenti, della Vita nel Corpo mistico, della Comunione dei Santi di cui Egli è il santissimo Capo, della Vita eterna e gaudiosa, vi fa partecipi e coeredi delle ricchezze soprannaturali di cui ricoprì i suoi due Diletti: Gesù e Maria. Non differite da Essi nella sorte. Però meditate. Non differite nella sorte e nel destino ultraterreno e soprannaturale. Ma neppure in quello naturale.
Glorificazione di Gesù e di Maria.
3Come Gesù e Maria ebbero le loro prove, i loro dolori, le lotte, le ansie, le incomprensioni, così voi le avete, le dovete avere, per essere simili a loro.
4Come Dio giustificò i due Eletti tra gli eletti eli glorificò al cospetto degli uomini e degli angeli, e al Giordano[218] e al Tabor[219] e sul Moria (S. Giovanni. c. XII v. 27-28) e sull’Uliveto[220] 40 dì dopo la Pasqua, per il Figlio e nelle forme più solenni — che ogni miracolo compiuto dal Cristo nei 3 anni di vita evangelica era giustificazione del Padre alle azioni del Figlio e alle accuse dei suoi nemici — e, per Maria, sul Calvario, nel Sepolcro e nel Cenacolo, durante lo strazio e i lamenti della più santa e trafitta delle madri, e sull’Uliveto ancora quando, lo spirito purissimo di Maria essendosi separato dal corpo verginale e innocente nell’ultima delle sue ardenti estasi d’amore, Maria fu assunta dagli angeli al Cielo[221], così voi sarete giustificati da Dio e poi glorificati, se vivrete da figli di Dio.
Le ripugnanze al dolore.
5Dio non condanna le lacrime e le ripugnanze dell’uomo alla sofferenza e al dolore. Condanna solo il peccato, l’impenitenza, la disperazione nella sua misericordia. Ve ne siano esempio Gesù e Maria. Giustificato il primo per il suo aborrimento d’uomo verso la morte, e tal morte; giustificata la seconda per il suo angoscioso lamento, muto o clamante che fosse, verso il Padre di suo Figlio e suo, dall’inizio della Passione alla Risurrezione.
6Aborrire la morte, ripugnare al dolore, piangere nell’abbandono e davanti allo strazio di chi amate, lamentarvene a Dio, non è condannato da Dio. Anzi quelle lacrime e quelle ripugnanze sono le monete più preziose per la conquista del Cielo se voi, patendole e versandole, non uscite dall’amore per Iddio e dalla giustizia.
7Gesù, che le ha versate, e tante, e le ha provate, ed ha consumato ogni dolore, e per lo strazio di sua Madre e per lo strazio del suo Corpo, intercede per voi presso il Padre. Egli sa cosa è essere Uomo. Egli vi dice:
Amate ed imitate Gesù e Maria.
8” Fate come Io ho fatto. Piangete, rabbrividite davanti alla vostra passione e alla vostra croce, gemete. Ma, come Me, compite la Volontà del Padre[222]. Ed Io vi giustificherò di tutto. State uniti a Me e a Maria come Io al Padre e alla Madre mia, e Noi vi sosterremo. Io sono la Vita[223], ed Ella è Madre della Vita e Madre vostra e, quali figli, vi ha preso[224] nell’ora in cui non morì per volontà e aiuto divino, ma più di Me stesso era straziata vedendomi morire in tanto strazio. Tutto Noi conoscemmo[225]: la fame, la fatica, la povertà, l’angoscia, le persecuzioni, i pericoli, la spada della giustizia e del dolore che tronca la vita o trapassa cuore ed anima, e per questo intercediamo per voi. Amateci come vi amiamo. E diverrete vincitori di tutte le cose che potrebbero separarvi da Dio. Amateci, e la carità, a Dio Uno e Trino ed alla Figlia-Sposa e Madre di Dio e vostra, sarà la vostra giustificazione e la vostra gloria futura ed eterna. Chi potrà separarvi da Dio[226], chi strapparvi al Cielo al quale siete predestinati, se rimanete uniti a Dio e al Cielo mediante il vincolo dell’amore? Quali cose potranno entrare in voi e darvi separazione e allontanamento da Dio se Io, l’Amore, vi farò colmi di Me perché voi vi sarete fatti vuoti di tutto per accogliere Me solo? Quali cose potranno darvi la vera morte se la Vita, ossia ancora la Carità, sarà in voi? Chi potrà vincervi se avrete in voi Colui che ha vinto il mondo, il demonio e la carne? Nulla potrà separarvi da Dio, privarvi del Cielo, farvi schiavi di Satana e degli uomini, farvi ‘ morti ‘ alla vera Vita, se voi non vorrete. Nulla potrà nuocervi per l’eternità se voi vorrete coraggiosamente esser di Dio. Nulla potrà vincervi se il Tau sarà sulla vostra fronte[227], e se nel vostro cuore sarà la carità. Il Cielo è di chi lo sa meritare. E Dio lo vuol colmo di voi. Per questo vi da tutte le cose che possono aiutarvi a meritare il Cielo, e con le cose il suo stesso Figlio, Sé stesso e il suo Spirito Santo. ‘ Chi come Dio? ‘ è il grido e il nome dell’Arcangelo difensore[228]. E l’Arcangelo pugna con voi e per voi e vi assicura che, avendo voi Dio in voi, nulla e nessuno potrà vincervi e darvi la morte dell’anima e la miseria eterna”.»
44. Serve dell’amore[229].
Rosai fioriti nel deserto.
Mi dice Gesù:
1“Non ti devi meravigliare di questo. Te lo avevo detto sino dalla estate del tuo esilio a S. Andrea[230].
2Quando in un deserto arido, dove non sono fiori dal dolce e sano succo ma piante tossiche o senza fiori, nasce un rosaio e si copre di corolle che imbalsamano l’aria, le api selvagge, che abitano nelle rupi o nei cavi di alberi morti, vengono a quelle rose perché il vento ha detto loro che esse sono sorte, ricche di fragranti succhi, là dove non erano che amare, rare, velenose erbacce. Vengono liete di poter raccogliere dolce miele senza dover andare lontano, lontano a cercare.
3Così le anime. Quando fiorisce in un luogo un’anima mia ed emana fragranza di Me, ecco venire le povere anime che hanno tanto bisogno di dolcezza, di luce, di conforto, di nutrimento. E colei che è fragrante di Me deve fare come il rosaio nato nel deserto: lasciarsi succhiare il cuore soave, dare ciò che il Creatore le ha dato.
Anfore che trasudano il profumo di Cristo.
4Maria, Io sono che vivo in voi, mie care anime vittime e serve dell’amore. Ciò che voi date sono ancora Io, perché voi siete così totalmente date a Me da non esser più per voi stesse, ma perché Io sono. Voi eravate sinché aveste la volontà di essere tutte mie. Poi ci siamo fusi. E il più grande, Io, ha assorbito il più piccolo, voi. Di voi la veste esterna; il resto, Io che vivo in voi. E le anime sentono il mio profumo e accorrono. E le anime intravedono la mia luce e accorrono. Siete anfore che trasudano il profumo che vi empie. Veli che avvolgete la luce ma non la occultate. Esse, le anime, parlano a voi per parlare a Me. Lasciatele venire.
Tabernacoli viventi della presenza del Signore.
5Quando Io mi creo in qualche luogo una vivente piccola chiesa e vi sto nel tabernacolo del cuore per consolare e persuadere che Io sono – e sono amico, pietoso, misericordioso, paziente – la piccola vivente chiesina dove Gesù riposa deve essere contenta che le anime vengano per avvicinarsi a Gesù.
6Dirai: “Ma allora deve vedere la gente?”. No, anima mia. Ora meno che mai. Ma accogliere tutte le parole dei fratelli. Portavoce sempre. Della mia voce a loro, della loro a Me.
7Sappi distinguere. Lo puoi perché la Luce è in te. Distinguere i bisognosi dai curiosi. Fuori questi. Totalmente fuori. Serrati come una valva d’ostrica perlifera sulla perla che è in te, perché la vuota e talora cattiva curiosità, sempre inutile, qualche volta dannosa, non entri dove Io sono: in te e nella tua casa. Fuori con le loro inchieste, pretesti, lettere insincere. E apri, non la tua casa, ma il tuo cuore ad accogliere i bisognosi.
Affidare tutto a Gesù.
8Te l’ho detto ieri, prima che ti venisse quel grido d’anima: “Stiamo insieme. In comunione di amore e di dolore per i bisogni del mondo“. E non ti stupire, non ti disturbare, non ti insuperbire. Tre cose inutili, l’ultima dannosa. È naturale che il tuo profumo attiri. Affida a Me le suppliche che ti fanno. Non insuperbire, perché ciò avviene perché Io vivo in te, non per le tue proprie virtù. Dunque Io soltanto regno.
9E sta’ in pace. Sempre in pace. Come ti amo, lo vedi in tutte le cose. Dove siamo Io e te soli a volere una cosa, sempre si avvera. Dove non si avvera è perché uomini e Satana ostacolano. Ma Dio non ha fretta. E l’ostacolo, il ritardo prodotto dall’ostacolo, serve a far risplendere più bella la meraviglia della mia Opera e delle mie operazioni in te, mia agnella che ti lasci condurre, tondere, immolare dal tuo Gesù senza far resistenza alcuna. La pecorella più docile del Pastore.
10Beati i miti, gli ubbidienti, i generosi, gli abbandonati al Signore per la salute del mondo. Beata te, anima mia.”
45. Anime eucaristiche e misericordiosi[231].
Ringraziamento eucaristico.
1Io pregavo ardentemente per il Padre, per Paola, per M. Teresa, per la Federici[232], e per me, infine, perché risalti che io sono innocente e Dio mi difenda. E pregavo dicendo: “O Signore, ti offro la S. Comunione di oggi, festa della S. Eucarestia, perché Tu mi soccorra e soccorra chi mi è caro o chi sento tanto bisognoso di aiuto. Santa Vergine di Fatima, S. Giovanni Ap…”.
I due spiriti eucaristici i più perfetti.
Mi spezza la parola Gesù dicendo:
2“Hai nominato le due anime eucaristiche per eccellenza.
3Maria, mia Madre, fu la perfezione delle anime eucaristiche. Eucarestia vuol dire avere Dio in sé stessi con la sua Divinità e con la sua Umanità. Maria ebbe Dio nel suo spirito con la sua Divinità da quando fu concepita nel seno di Anna; ebbe Dio con la sua Umanità quando da figlia divenne Sposa di Dio e di Dio fu gravida; ebbe Dio con il suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità, dalla sera del Giovedì Santo alla sua Dormizione, perché l’Eucarestia fu il suo Cibo, e il suo seno e il suo spirito fu il ciborio dell’Eucarestia.
4Giovanni, il Prediletto, ebbe purezza e amore dall’uso della ragione in poi, ebbe desiderio ardente di Dio dai più teneri anni, ebbe fede assoluta nel suo Gesù trovato presso il Giordano, ebbe vittoria, contro i rispetti umani e i calcoli umani, per amore di Me. Dalla sera del Giovedì alla sua quasi centenaria sera aperse sé stesso a ricevermi nel Sacramento d’Amore, come aveva aperto prima il suo intelletto a ricevere la mia Parola.
5Sono i due spiriti eucaristici i più perfetti di quanti ebbe ed avrà la grande famiglia dei cristiani.”
Sopportare i rimproveri.
6E non dice di più perché sono giorni di penitenza e non c’è penitenza più grande, per la povera Maria – che non può più fare le ordinarie e giornaliere penitenze che amava tanto, altro che quando la bontà di Gesù glie lo concede – di questo silenzio di Gesù… Ma oggi sono contenta perché ho potuto riprendere le penitenze che Gesù mi aveva levate per il mio stato. Le ho offerte per riparazione alle sofferenze di Gesù e per il Padre Romualdo che, proprio oggi, mi propina un rimprovero… Altra fustigazione più penosa di quelle materiali… Offro anche questo rimprovero a Gesù Penante per il penante mio Direttore… che mi fa penare più di ogni altro… E riprendo tutta sola in camera – sono le 21 – perché Marta è alle visite alle Sette Chiese…
Sopportare le persone moleste.
7Poco fa se ne è andata la Signorina Rocchiccioli[233], sorella del mio Parroco, venuta per visita augurale. Dopo aver parlato di questo e quello, casca a parlare della Dora Barsotelli2… definendola per quello che molti pensano e ripetendo le sue asserzioni che alla venuta del marito gli verrà detto che non è malata ma è isterica (mi pare che su per giù…) e ciò perché si è invaghita del Sacerdote del luogo (?). Benissimo!… Non ci mancava che questo! Commento: se fosse santa non direbbe certe cose. La Rocchiccioli ha ragione. Ma il male è che generalizza e conclude: “Quando si era sfollati mi hanno parlato di uno, o una, che scriveva rivelazioni, dettati, che so io! E la curava P. Migliorini. A lei non glie ne ha mai portati da leggere?”.
8Rispondo: “Non me ne ha mai portati”. Infatti… non c’era bisogno che li portasse… Ero io che glie li davo da portare via… per tenerli lui, però…
9E termina la Rocchiccioli: “Io già non ci ho mai creduto, perché i santi non fanno sbandieramenti, e il solo fatto che vogliono essere conosciuti mostra che non sono santi. Ma per curiosità, vedendo che P. Mariano andava leggendo questi fascicoli, glie li ho chiesti. Non me li volle dare, dicendo che P. Migliorini suo superiore non dava il permesso. ‘Ma se li tenga’ gli ho risposto. Tanto io a credere uno santo aspetto a vederlo sull’altare. E poi! Che! Santo o santa che fosse, se non era una matta o un matto non si faceva conoscere prima e aspettava che la Chiesa lo dicesse” ecc. ecc.
10“Ha ragione” ho risposto. “L’anima che ha compreso Dio non cerca lodi e conoscimenti umani”. E lo dicevo più che convinta! È la mia predica da tre anni… ma non fu mai ascoltata.
Perdonare tutto e tutti.
11Ma dentro, col dolore di chi vede sbriciolato nel fango più che un capolavoro umano, piangevo pensando una volta di più a tutto il male che si è fatto all’Opera di Dio. È inutile risentirsi, Padre mio. E ribellarsi alla verità che è questa. Inutile cercare di persuadere che non è un male ciò che è stato fatto contrariamente al volere di Dio e alla preghiera continua di quella che non ha mai voluto essere nota e che non voleva nota l’Opera prima della sua morte per ubbidire a Dio. Oltre la pena di dover mentire dicendo: “Non conosco ciò”, c’è quella di sentire giudicare come sbaglio proprio ciò che non si è fatto, e l’Opera come esaltazione, come non si merita, e soprattutto quella di veder presa come oggetto di scherno ciò che è parola di Dio…
12Quanto! Quanto! Quanto dolore! Veramente sono flagellata più che dai flagelli… Ma Tu la sai la Verità, o Gesù Cristo! Tu la sai… La Rocchiccioli, ne sono convinta, lo ha detto senza malizia, ignorando di avere davanti la persona che lei criticava, e se un giorno saprà ne resterà mortificata più di me. Ma intanto quante mortificazioni, e quanto dolore per vedere spogliata l’Opera santa della sua veste dignitosa, soprannaturale! Una buffonata! Ridotta a una buffonata risibile…
13Oh! Padre! Lei, che fa la voce grossa perché Maria le addita tutta la gravità dell’errore commesso col divulgare il segreto del Re[234], di questi miei spasimi, che mi fanno veramente versare pianto e vita, che ne sa? Che se ne accora?…
14È sera di Giovedì Santo… Gesù ha perdonato… e io perdono…
46. Discepoli fedeli[235]
Lascia che i morti seppelliscano i loro morti[236].
1Dice Gesù all’improvviso, mentre io sto facendo le mie giornaliere offerte, e perciò senza avere aperto nessun libro, e la sua voce mi suona netta e improvvisa dicendo il versetto e facendomi subito comprendere che è la lezione di oggi. Dice dunque Gesù:
2«Lascia che i morti seppelliscano i loro morti. I morti dei morti sono le vane preoccupazioni, le cure del mondo, gli affetti sentiti umanamente. I “vivi” non devono occuparsi di queste morte cose.»
(Fin qui mi ha detto subito. Poi prosegue.)
I grandi morti.
3“Io chiamo morti quelli che, per non essersi dati tutti alla Vita, sono resi pesanti e tardi, freddi e inerti come corpi morti o morenti. Morti non sono unicamente i grandi morti senza più traccia di vita, coloro cioè che per le loro colpe sono di Satana. Sono morti anche quelli che per la loro tiepidezza, per il loro quietismo, non hanno slanci verso il Bene. Sono come sassi non sepolti nelle viscere del suolo, ma posati su esso. Un sasso, anche se non è sepolto, non si muove per forza propria. Ci vuole un piede che lo rotoli, una mano che lo scagli, perché esso vada oltre.
Embrione di anime.
4Queste anime, che Io chiamerei embrioni di anime perché con la loro apatia si sono atrofizzate divenendo animucce esili esili e deboli al sommo, non sono diverse da codesti sassi. La mia mano, misericordiosamente, talora le raccoglie e le scaglia, per vedere di farle desiderose di moto. Ma esse non procedono che per quello che Io le lancio e poi ricadono nell’immobilità. I miei amici, con le loro penitenze, coi loro esempi e le loro parole, le spingono, le trascinano verso l’alto. Ma, appena sono lasciate, ecco che esse si fermano, se pure non ricadono al posto di prima, in basso. Attaccate come ostriche allo scoglio della vita, come muschi al tronco dell’umanità, vivono per queste due cose che passano rapide come lampo estivo. Io le chiamo, Io accenno loro: “Venite. Seguitemi”. Ma esse non lo sanno fare. Seguirmi vuol dire fare della vita e dell’umanità una cosa secondaria, e di Dio e dello spirito la cosa principale. Esse non sanno, perché non vogliono, fare ciò.
Discepoli liberi.
5A te e ai miei discepoli fedeli Io dico: “Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti. Voi seguitemi passando al di sopra di ogni cosa che non sia cosa di Dio. Seguitemi trascurando ogni voce che non sia la mia voce. Seguitemi non avendo altra preoccupazione fuor di quella di fare ciò che Io vi chiedo. Ancor più liberi delle volpi e degli uccelli devono essere i miei seguaci veri. Non attaccamento alle cose del mondo, neppure al nido e alla tana. Attaccamento che crei ostacolo al seguirmi, perché Io non condanno un santo affetto per la casa natia. Lo avevo anche Io. Ma, vedete? Ho saputo staccarmi da casa e Madre per compiere la volontà di Dio.
Regola per amare tutto in Dio.
6Amate tutto santamente in Dio. Fin dalla terra cominciate ad amare come amerete in Cielo. Dando, cioè, a ciò che vi è caro: parenti e amici, quegli aiuti che carità consiglia, ma non quelle affezioni di assolutismo che vi impediscano di amarmi più di loro. Amate loro più di Me quando, messi nella condizione di scegliere fra fare cosa gradita a Dio o a loro, preferite accontentare loro e scontentare Me. Camminate, o miei diletti, guardando il volto del vostro Gesù. Guardandolo come la cosa più bella e che meriti ogni sguardo. Gli altri o le altre cose siano guardate attraverso di Me. Oh! se in ogni cosa che fate, o dite, o amate, metteste l’amore per Me come crivello, come diverrebbero pure e sante tutte le vostre affezioni! Si spoglierebbero da ogni egoismo e, rese più sottili, ma molto più preziose, perfettamente preziose, diverrebbero cagione di bene per voi e per ciò che amate”.
Il nido dei discepoli.
7Questo ti dico, piccolo Giovanni. Io voglio che tu venga senza che nessun laccio ti renda tardo il volo. Alzati! Al disopra di quanto è terra. C’è tanto Cielo per te!
8Le volpi hanno le tane e gli uccelli i nidi. Il Figlio dell’Uomo non aveva dove posare il capo.[237] Il piccolo Giovanni ha invece un guanciale e un nido: il cuore e il petto del suo Gesù. Ma non deve avere che quello.
9Lascia cadere tutto ciò che non è il tuo Maestro e del tuo Maestro. Vi sono tanti “morti” per occuparsi dei morti!… Tu sii una “viva” e occupati unicamente di Gesù-Vita.
10Vieni a riposa.»
47. Vivere da Figli di Dio[238].
Figli di Dio in maniera totale.
Essere figlia di Dio.
Dice Gesù:[239]
1«Sei andata molto vicino al vero ma non lo hai perfettamente raggiunto.[240]
2Coloro che sono meco in Paradiso e che, per motivi imperscrutabili, hanno sulla terra vissuto un’ora di inferno, come tu la chiami, se ne ricordano, è vero. Ma non ne sentono l’amaro, non ne vedono il nero, non ne riceveranno più sussulti d’orrore nel ricordarla. Qui tutto è luce, dolcezza e pace. E nulla può annullarle, neppure il ricordo dei più atroci strazi subiti. Ma il ricordo resta. Non fa più male, ma vive. Esso è fomite ad una carità operante.
3Non dire mai più, mia piccola figlia, non dire mai più: “Se posso essere altrove, non mi vorrò più ricordare d’esser vissuta. Neppure uno sguardo avrò più per questa terra dolorosa dove è tanto dolore e tanto male”. Tu, ragionando così, ragioni umanamente. Questo non lo devi fare. Io ti ho messa fuori dalla piccola cerchia meschina di ciò che è umano. Ti ho già messa nell’infinita e gioiosa libertà del soprannaturale. Spogliati con santa fretta e con ilare volontà da ogni residuo di umano. Sii “figlia di Dio” in maniera totale.
4Esser figlia di Dio in maniera totale vuol dire esserlo come lo si è in Cielo, ossia possedere un amore che supera ogni ostacolo di ricordo amaro, anzi che dei ricordi amari fa pungolo per maggiore carità.
Vivere da figli di Dio.
5Vedi, figlia. Quando si è qui, nel mio Paradiso, si possiede l’Amore, perché il Paradiso è il possesso eterno di Dio che è Amore. Possedendo l’Amore perfetto, lo spirito subisce una metamorfosi di perfezione che ne capovolge anche l’ultimo residuo di giustizia umana.
6Ha sofferto sulla terra uno spirito? Appunto perché è conscio che sulla terra si soffre, ha pietà della terra e si dà ad una carità operante per pietà della terra.
7Ha sofferto sulla terra per causa degli uomini? Perché la terra, per sé stessa, è buona. Vi dà pane e lana, frutti e fuoco, non vi è nemica e crudele come lo è l’uomo. Ma appunto perché sa che sulla terra sono gli uomini quelli che fanno soffrire e che soffrono, ecco che lo spirito indiato sente una santa volontà di agire a pro dei poveri fratelli in esilio. Tutti poveri. Coloro che soffrono e, più, coloro che fanno soffrire, perché si procurano una povertà eterna e un’eterna desolazione.
Il paradiso dei santi e le anime purganti.
8I miei santi, dal seno beatifico della contemplazione, non cessano un momento di operare per voi che siete ancora raminghi nell’esilio, ed è una grande gioia per essi quando un mio sorriso ordina loro di venire fra voi a beneficarvi e a ricondurvi al Bene.
9Il Paradiso dei santi ha due facce. L’una guarda e si bea di Dio. L’altra è volta verso i poveri fratelli e non cesserà, questa vigile e amorosa carità, altro che quando l’ultimo uomo avrà finito di lottare sulla terra. I santi pregano la mia Maestà perché conceda loro di venire a voi per aiutarvi.
10Vedi, figlia? Oggi il mio martire Lorenzo[241] guarda con più amore che mai la povera terra e i poveri uomini, perché, immerso come è nella Carità e nella Sapienza, vede in essa terra e in essi uomini una delle due ragioni principali della sua eterna beatitudine, e vuole beneficarli per riconoscenza di essere stati per lui ragione di gloria. 13Anche se tu fossi nel luogo di temporanea espiazione, avresti questa carità operante. Perché le anime purganti non vedono ancora Dio, ma lo amano già come in Cielo e già hanno gli impulsi caritativi dei beati.
11Non dire, dunque, mai più di voler dimenticare la terra. I miei figli non hanno mai un amore egocentrico, ma imitando il loro Signore irradiano come soli i loro raggi su buoni e malvagi per richiamarli tutti alla Luce.
Pensare da figli di Dio.
12Questa lezione te l’ho voluta dare Io, Padre tuo, che ho tanto amato la terra, di cui conoscevo tutti i misfatti passati e futuri, i misfatti commessi in essa dagli uomini, che mi sono strappato dal seno il mio Verbo per mandarlo a santificare la terra. Il mio Pensiero sapeva che fra i misfatti futuri ci sarebbe stato il deicidio. Eppure ciò non ha posto freno al mio amore. Come non lo ha posto all’amorosa fretta del Verbo, né all’amorosa attività del Paraclito.
13Pensa da figlia di Dio, e la benedizione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo sarà sempre su te.»
La parola d’ordine dei figli di Dio.
14Come dolcemente ha parlato il Padre santissimo! Una lezione che è stata tutta una carezza, detta con tanta e pacata maestà che, come lei può notare, meno la parola “indiato”, che ho scritto di nuovo perché avevo fatto uno sgorbio per un improvviso scarto della mano, non ho avuto da fare correzioni o aggiunte per esser rimasta indietro mentre la Voce dettava.
15Non dirò più neppure quella cosa, dunque, e da oggi penserò, e lo dico a denti stretti, di occuparmi della terra quando l’avrò lasciata. Dai e dai, spero giungere a pensarlo senza fatica, e ciò se Dio mi aiuti…
16Quante cose che deve “non fare più” la povera Maria da quando è “portavoce”! Potrei dire che piano piano ho dovuto rinunciare ad ogni mio pensiero. Potrei dire che la parola base degli amorosi colloqui divini è: “Non fare questo per amore di Me”. Così sia, però, sempre. Mi basta che Egli mi tenga fra le braccia per impedire a Satana di seviziarmi coi ricordi…
Nell’ora della burrasca.
Il buon padrone di barca.
Più tardi dice Gesù (è proprio Lui, perché ne sento la carezza):
17«Nei momenti di pericolo e di burrasca un padrone di barca è sempre vigile al suo posto. Non si fida più dei suoi marinai, neppure di quello che sta al timone, neppure del marinaio scelto, preposto alla manovra delle vele. Prende la barra del timone fra le sue mani, e dà ordini e sovraintende alle manovre delle vele. Perché sa che nessuno come lui, che ne è il padrone, può amare quella barca in cui egli ha messo le sue economie per averne pane per i figli e della quale ogni tavola, ogni chiodo, ogni cordame ha nome di un ricordo.
18Questo fu preso col sacrificio della sposa che volle negarsi una veste e un monile per fare più bella la navicella; quello è stato dato da quell’aspra fatica su nave straniera, lontano per tanto tempo dalla casa, fatica compiuta per averne larga mercede e raggiungere il sogno di possedere la barca più bella fra le barche del paese; su quella tavola fece i primi passi il primo dei suoi nati, sull’altra il vecchio padre pianse di gioia vedendo il figlio ormai padrone, e quelle lacrime sono state l’acqua lustrale del navicello… Quanti ricordi!
19Egli non vuole che la barca pericoli, perché le è troppo cara, amata come fosse la sua donna od il suo nato, come fosse una parte della sua casa… Veglia dunque su essa con vigile amore e nelle ore di pericolo non ne lascia un attimo la cura, perché non vuole vederla perire; neppure vuole vederla ferirsi, dando di cozzo contro gli scogli e le secche, o vederla disalberata, senza l’ala delle vele, perché una improvvida manovra le ha lasciate ghermire dagli artigli del vento di fortuna. Non vuole neppure che rallenti, con le vele flosce in una bonaccia sciroccosa, perché sa quanto infido è il mare e come la calma troppo fonda preluda ad una tempesta, appena fuori delle zone dove predominano le calme.
Nell’ora della burrasca.
20Così fa il buon padrone. Ed Io non dovrei fare ugualmente con te? Guardati indietro e osserva se, ogni volta che per te si preparava la burrasca, o quando t’era sopra e ti sbatteva, Io non presi il tuo timone.
21Ora che hai l’occhio spirituale lucido e forte, tu puoi vedere tutta la tua vita nella sua verità, nelle sue verità: umane e soprumane. E in queste vedi la previdenza e l’amore del tuo Gesù brillare come una stella sulla vetta del tuo albero. Non ho lasciato che tu cercassi la Stella polare dell’uomo. Ma sono sceso. Mi sono messo a capo del tuo io, e col magnetismo della mia divinità, ben più forte di quello che piove dagli astri, ho sprigionato fluidi per domare gli eventi e per chiamare te a Me.
22Tu… tu per tanto tempo, fra le nebbie della tua umanità, hai preso quel lume di Stella per un lumicino qualunque che ti dava noia agli occhi col suo palpitare costante. Tu… tu fra le voci delle tue burrasche non hai saputo comprendere la Voce di quei palpiti. Ma Io ero ugualmente Io. E con dolcezza che ti assopiva o con violenza che ti prostrava, quando vedevo che tu correvi contro un pericolo, quale che sia, ti strappavo di mano timone e vele e li drizzavo Io verso l’aperto oceano del mio amore che ti voleva. Quando mi hai saputo vedere, tu eri già fuori dalle secche e dagli scogli. Non avevi che da veleggiare fidente verso il Sole.
Perché tempeste spirituali?
23Guarda ancora. È bene ogni tanto voltarsi indietro per vedere le opere che sono altrettanti segni d’amore lasciati lungo il nostro cammino da chi ci ama. Guarda ancora. Anche a chi naviga su aperto mare può accadere tempesta. Essa non è soltanto verso le scogliere. E tu ne hai incontrate molte, e molte ne incontrerai. Ma sei mai perita? Mai. Perché? Perché Io sono con te. Permetto che tu le senta avvicinare, queste tempeste. Voglio anzi che tu conosca che esse stanno per venire, perché tu ti possa fortificare in anticipo ad affrontarle, e anche perché tu ne abbia un doppio merito, soffrendone anche in anticipo. Anche in questo, sorella-sposa, ti faccio simile a Me e a Maria. Noi conoscemmo molto in anticipo la nostra Passione… Permetto che esse vengano. Perché?
24Una creatura serafica ha scritto: “Molte pagine della mia vita non saranno lette sulla terra”. Non è solo Teresa di Lisieux che può dire così. Di tutte le anime, e specie delle privilegiate, si può dire senza mentire “che molte pagine della loro vita non saranno lette sulla terra”. Sono le pagine dei segreti del Re.[242] Degli imperscrutabili motivi della sua condotta verso le anime. Quando, tuffata nella Luce, potrai leggere le immortali pagine dei libri eterni, conoscerai il perché di certe tue ore.
25Permetto che vengano, queste burrasche. Atroci. Si. Atroci, atrocissime. Lo riconosco, povera Maria, vittima dell’amore nostro: mio e tuo. Ma quando vengono, non mi limito neppur più a stare sull’alto dell’albero maestro, Stella scesa a spargere astrali influenze sul tuo cammino. Scendo ancora più giù. Ti vengo al fianco. Ti prendo – sì, Maria, è come tu vuoi- ti prendo la povera testa e il povero cuore fra le mani, e sulle ferite del cuore verso i balsami delle mie carezze e del sangue che goccia dai palmi trafitti, e ti chiudo occhi e orecchi con queste mani che ti amano per non farti vedere e udire gli aspetti e le voci terrificanti della burrasca.
Come bambino delirante.
26Non dire: “Ma in aprile mi hai lasciata sola”.[243] Non lo dire. Quando un bambino malato delira, inutilmente il padre suo lo carezza e lo bacia e lo tiene fra le sue braccia, perché non si faccia del male e senta che non è solo. Il bambino malato non vede e comprende, e piange: “Papà, papà! Perché non vieni? Perché non mi aiuti?”. Finché la febbre dura, piange il bimbo e si angoscia il padre, l’uno di esser lasciato solo, l’altro di non poter farsi riconoscere.
27Questo è avvenuto nello scorso aprile fra Me e te. Il perché è uno dei misteri che saranno letti negli eterni libri. Ma pensalo, e credilo, e con te lo creda chi assisté al tuo tormento, credetelo tutti fermamente, che è un perché di “grande” amore. Ma tu mi eri fra le braccia. Ti dibattevi e mi chiamavi. Credevi di cozzare contro Satana e la malvagità umana. No. Ti erano ai fianchi. Ma tu urtavi contro Me. Me solo. Perché eri nel cerchio delle mie braccia e serrata contro il mio petto. Non stretta da Satana. Da Me. Credevi d’esser sola. Non udivi la mia voce. Ma Io ti parlavo fra i capelli. 34Tanto ho parlato al tuo super cosciente, che esso si è calmato come un bambino sotto la ninna-nanna che lo culla.
28Sono il Gesù che ha calmato le tempeste sul lago di Galilea.[244] Le ha calmate senza toccare barra e velame, col solo imperio del suo volere. Posso calmare la tempesta che rugge intorno ad un mio figlio, tenendolo fra le braccia e comandando ai venti e alle onde di farsi quieti.
29Non temere, figlia. Non uscire dal cerchio delle mie braccia e poi non temere di nulla. Crollasse tutto il mondo intorno a te, Io non ti farei conoscere desolazione. Io verserò su te i “torrenti di pace e gioia” di cui parla Isaia. Rimanessi unica in un mondo vuoto, troveresti sempre “un seno che ti accoglie: il mio, che ti cullerebbe sulle sue ginocchia come su quelle di una madre”.
30Lo scorso anno, proprio in questi giorni, ti ho detto: “io ti sarò padre e madre e fratello e sposo”. Gesù non mente mai. Lo fui, lo sono e lo sarò. “Perché ti ho amata di un amore eterno e per questo ho continua benignità verso di te”.[245]
31Vai sicura sotto i raggi della Stella del tuo amore: Io, Gesù.»
MARIA ANIMA EUCARISTICA PERFETTA.
48. Maria, l’anima eucaristica perfetta[246].
Maria, modello di vita eucaristica.
Vivere pensando a Gesù-Eucarestia.
Dice Gesù:
1«Per ottenere veri frutti dall’Eucarestia, non bisogna considerare questa come un episodio che si ripete ad epoche più o meno distanziate nel tempo, ma farne il pensiero base della vita.
2Vivere pensando a Me‑Eucarestia che mi appresto a venire o che sono venuto in voi, facendo dell’incontro un continuo presente che dura quanto dura la vostra vita. Non separarsi con lo spirito da Me, operare nel raggio che scaturisce dall’Eucarestia, non uscire mai dalla sua orbita come stelle che rotano intorno al sole e vivono per merito di esso.
Maria, modello di vita eucaristica.
3Anche qui ti propongo a modello Maria. La sua unione con Me deve essere il modello della tua unione con Me. La vita di Maria, mia Madre, fu tutta eucaristica. La vita di Maria, la piccola vittima, deve essere tutta eucaristica.
4Se Eucarestia vuol significare comunione, Maria visse eucaristicamente per quasi tutta la vita[247]. Poiché Io in mia Madre ero prima d’essere, come uomo, al mondo. Né, quando come uomo al mondo non fui più, cessai d’essere in Lei. Non ci siamo più separati dal momento in cui l’ubbidienza fu santificata sino all’altezza di Dio, ed Io divenni carne nel suo seno così puro che gli angeli lo sono meno al paragone, così santo che tale non è nessun ciborio che m’accolga.
Bellezza di Maria.
5Solo nel seno di Dio vi è perfezione di santità maggiore a quella di Maria. Ella è, dopo Dio Uno e Trino, la Santa dei Santi.
6Se fosse concesso a voi mortali di vedere la bellezza di Maria quale essa è, ne restereste rapiti e santificati. Non c’è paragone nell’Universo che valga a dirvi cosa è mia Madre. Siate santi e la vedrete.
7E se vedere Dio è la gioia dei beati, vedere Maria è la gioia di tutto il Paradiso. Perché in Lei non soltanto si beano i cori angelici e le schiere dei Santi, ma il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo la contemplano come l’opera più bella della loro Trinità d’amore.
Comunione di desiderio e d’amore.
8Non ci siamo mai separati tra noi due. Ella aspirava a Me con tutta la forza del suo cuore verginale e immacolato attendendo il promesso Messia. Comunione purissima di desiderio che attirava Me dal profondo del Cielo. Più viva comunione dal momento della beata annunciazione sino all’ora della morte sulla Croce.
9I nostri spiriti erano sempre uniti dall’amore. Comunione d’amore intensissimo e di immenso dolore durante il mio martirio e nei giorni della mia sepoltura. Comunione eucaristica dopo la gloriosa Risurrezione e l’Ascensione sino all’Assunzione che fu eterna unione della Madre purissima col Figlio divino.
L’anima eucaristica perfetta.
10Maria è stata l’anima eucaristica perfetta. Sapeva trattenere il suo Dio con un amore ardente, una purezza super angelica, un’adorazione continua. Come separarsi da quel cuore che viveva di Me? Io rimanevo anche dopo la consumazione delle specie.
11Le parole dette a mia Madre nei miei trentatré anni che le fui figlio sulla terra, non sono niente di fronte ai colloqui che Io‑Eucarestia ebbi con Lei‑Ciborio. Ma quelle parole sono troppo divine e troppo pure perché mente d’uomo le possa conoscere e labbra d’uomo ripetere. Nel Tempio di Gerusalemme solo il Sacerdote entrava nel Santo dei Santi dove era l’Arca del Signore. Ma nel Tempio della Gerusalemme celeste solo Io, Dio, entro e conosco i segreti dell’Arca santissima che è Maria, mia Madre.
12Sfòrzati d’imitare Maria. E, poiché è troppo ardua cosa, di’ a Maria che ti aiuti. Ciò che all’uomo è impossibile, è possibile a Dio, possibilissimo poi se chiesto in Maria, con Maria, per Maria.»
49. Maria è ciborio dell’Eucarestia[248].
Ciborio vivo del Pane vivo.
Dice Gesù:
1«Nell’altro incontro eucaristico ti ho fatto vedere cosa è l’Eucarestia. Oggi ti mostrerò un’altra verità eucaristica. Se l’Eucarestia è il cuore di Dio[249], Maria è il ciborio di quel Cuore.
2Guarda mia Madre, eterno ciborio vivo in cui scese il Pane che viene dal Cielo. Chi mi vuole trovare, ma trovare con la pienezza delle doti, deve cercare la mia Maestà e Potenza, la mia Divinità, nella dolcezza, nella purezza, nella carità di Maria. È Lei che del suo cuore fa il ciborio per il cuore del suo e vostro Dio.
3Il Corpo del Signore si è fatto corpo nel seno di Maria, ed è mia Madre che con un sorriso ve lo porge come se vi offrisse il suo amatissimo Pargolo deposto nella cuna del suo purissimo, materno cuore. È gioia di Maria, nel Cielo, darvi la sua Creatura e darvi il suo Signore. Con il Figlio vi dà il suo cuore senza macchia, quel cuore che ha amato e sofferto in misura infinita.
Corredentrice di tutta l’umanità.
4È opinione diffusa che mia Madre non abbia sofferto altro che moralmente. No. La Madre dei mortali ha conosciuto ogni genere di dolore. Non perché lo avesse meritato. Era immacolata e l’eredità dolorifica di Adamo non era in Lei. Ma perché, essendo Corredentrice e Madre di tutto l’umano genere, doveva consumare il sacrificio fino al fondo e in tutte le forme. Perciò soffrì, come donna, le inevitabili sofferenze della donna che concepisce una creatura, soffrì stanchezze della carne appesantita del mio peso, soffrì nel darmi alla luce[250]2, soffrì nell’affrettata fuga, soffrì mancanza di cibo, soffrì caldo, gelo, sete, fame, povertà, fatica. Perché non avrebbe dovuto soffrire se Io, il Figlio di Dio, soggiacqui alle sofferenze proprie dell’umanità?
Santità e Redenzione.
5Essere santi non vuole dire essere esenti dalle miserie della materia. Essere redentori, poi, vuol dire essere particolarmente soggetti alle miserie della carne che ha sensibilità dolorifiche. La santità e la redenzione si esplicano e si raggiungono con tutti i modi, anche con dei mali di denti, per esempio. Basta che delle miserie carnali la creatura se ne faccia un’arma di merito e non di peccato.
6Io e Maria, delle miserie della natura umana abbiamo fatto tanti pesi di redenzione per voi. Anche ora soffre mia Madre quando vi vede così sordi alla grazia, ribelli a Me. Santità, lo ripeto, non vuole dire esclusione del dolore, ma anzi vuol dire imposizione del dolore.
Essere grati a Maria.
7Ringrazia dunque Maria, che mi ti dà con un sorriso di madre, per tutto il dolore che l’esser mia Madre le ha portato. Non ci pensate mai a dire grazie a Maria nel cui seno divenni carne! Quella Carne che ora do a voi per nutrirvi alla vita eterna.
8Basta: contempla e adora Me raggiante nell’Eucarestia, nel trono vivo che è il petto di Maria, la purissima Madre mia e vostra.»
Apparizione del ciborio eucaristico[251].
Visione del ciborio vivo.
9Ora spiego io. Domenica, anzi no. Venerdì 18 mi pareva di vedere Gesù a fianco del letto, gliene ho accennato. Ma non faceva nulla. Domenica 20, prima che venisse lei[252], mentre c’era lei e dopo la sua venuta per la Comunione, mi pareva di vedere Gesù, non più a fianco del letto, ma in fondo allo stesso, che mi dava Lui la particola. Ma non aveva pisside in mano: aveva il suo Cuore e mi dava come particola il suo Cuore levandoselo dal petto. Era di una maestà e di una dolcezza infinita. Mi spiegò poi il significato della visione. L’avrà trovato nel quaderno[253] in data 20 giugno.
10Stamane vedo la Madonna. Pare seduta, sorridente con amore, e mestizia però. Ha il manto scuro che le scende dal capo, aperto sulla veste pure scura, sembra marrone. Alla vita ha una cintura scura. Sembrano tre toni di marrone. In testa, sotto al manto, deve avere un velo bianco perché ne intravedo un lieve filino.
11Sul mezzo del petto raggia un’Ostia grandissima e bellissima. E ‑ quello che costituisce il mirabile della visione ‑ pare che attraverso le Specie (che qui paiono come un quarzo bellissimo: sono pane, ma paiono cristallo brillante) appaia un bellissimo bimbo. Il Bimbo‑Dio fatto carne.
12La Madonna, che ha le braccia aperte per tenere aperto il manto, guarda me e poi china il volto e lo sguardo adoranti sull’Ostia che sfavilla nel suo petto. Nel suo petto, non sopra al petto. È come se, per dei mistici raggi X, io potessi vedere nel petto di Maria, o meglio è come se dei raggi X facessero apparire al di fuori quello che è dentro a Maria. Quasi Questa fosse di un corpo senza opacità. Non so spiegare.
Le tre diverse luminosità.
13Insomma io vedo questo e Gesù me lo spiega[254]. La Vergine non parla. Sorride solo. Ma il suo sorriso è eloquente come mille parole e più ancora.
14Come mi piacerebbe saper dipingere per fargliene copia e fargliela vedere. E soprattutto le vorrei fare vedere le diverse luminosità. Sono tre: una, di una pacata soavità, costituita dal corpo di Maria, è l’involucro esterno e protettore della seconda, raggiante e viva luminosità costituita dalla grande Ostia. Una luce vittoriosa, direi, per usare parola umana, la quale fa da involucro interno al Gioiello divino che splende come fuoco liquido di una bellezza che non si descrive e che è, nella sua infinita bellezza, infinitamente dolce, ed è il piccolo Gesù che sorride con tutte le sue carni tenerelle e innocenti per la natura sua di Dio e per la età sua di infante.
15È uno splendore, questo terzo, sotto i veli degli altri due splendori, che non c’è paragone a descriverlo. Bisogna pensare al sole, alla luna, alle stelle, prendere le luci diverse di tutti gli astri, farne un unico vortice di luce che è oro fuso, diamante fuso, e questo dà una pallida similitudine di quanto vede il mio cuore in quest’ora beata. Cosa sarà il Paradiso avvolto da quella luce?
Il sorriso di Maria.
16Ugualmente non c’è paragone atto a dire la dolcezza del sorriso di Maria. Regale, santo, casto, amoroso, mesto, invitante, confortevole… sono parole che dicono uno e dovrebbero dire mille per accostarsi a quello che è quel sorriso verginale, materno, celeste.
50. Il Corpo del Verbo Divino
Gesù Cristo[255]
1. La Madre del Verbo incarnato.
Maria Ss.:
«Troppo poco mi si ricorda in questa Festa alla quale io sono tanto congiunta, perché, se io non fossi stata, non avreste avuto il Corpo del Verbo Divino Gesù Cristo, Signore, Re, Redentore e Salvatore vostro in eterno. I mari non potrebbero essere se l’acqua non fosse. Il firmamento non brillerebbe se non ci fossero gli astri. La terra non darebbe frutto se non ci fossero semi. Ma più ancora l’Eucarestia, che si moltiplica infinitamente da secoli e millenni, non ci sarebbe se io non avessi generato Gesù.
2. Maria Ss. Ciborio dell’Eucarestia.
Vorrei che mi si rappresentasse come mi ti mostro ora. Col mio Immacolato Cuore splendente di luce paradisiaca nel quale appare l’Ostia Ss., con entro raffigurato il Divino Pargolo, e sotto la scritta:
“Dal Sangue e dal Cuore Verginale di Maria il dono supremo d’Amore: Gesù-Eucarestia”».
3. Descrizione dell’immagine che la rappresenta.
La Madonna stava seduta su un trono luminosissimo, vestita di lino candidissimo, con le mani che, alzate verso le spalle, tenevano socchiuso il manto di un azzurro delicatissimo che le velava anche il capo. Al centro del petto appariva il suo Cuore tra raggi splendidissimi con visibile come fosse stato quel Cuore un ciborio di cristallo, l’Ostia grande e, in essa, con luce d’oro, il bel visino di Gesù Infante.
51. Il Verbo incarnato[256].
1. L’anelito del vero Dio del vero Cristo.
Nonostante le apparenze e le demolizioni dei senza Dio, mai come ora, e specie nei colti, è sentito il bisogno di conoscere Dio e il suo Cristo. La vita intellettuale, la vita naturale non saziano i cuori delusi. Tutti sentono, anche se non tutti vogliono confessarlo, che vi è un’altra fonte di vita, la vera, quella che appaga, e che questa si trova nella conoscenza di Dio e del suo Cristo.
I secoli, la scienza, le scoperte, le dottrine hanno respinto la figura di Cristo come forma di figura sorpassata. Ma nel fondo delle coscienze vi è un anelito al Ripudiato, una sofferenza per questa privazione che l’umanità si è data. In basso a conforto delle miserie. In alto a conforto del sapere che si sente mancante di un appoggio e di una voce che sorregge e anela [?] nel pensiero, nelle ricerche, nelle creazioni, ma dovunque più o meno riconosciuto col suo giusto nome è vivo questo anelito di un ritorno a Gesù Cristo per risolvere problemi sociali e individuali, scientifici e morali: ritornare a Colui che è Vita, Verità, Via, che è Luce e Pace, che è fonte della grazia, una sete di bere alla Fonte di vita che è il Vangelo di Cristo, di rinnovarsi in Lui, di ricristianizzarsi, di salvarsi. Lui solo è Salvezza.
2. Gesù Cristo il Dio-Uomo profetato dall’inizio dei tempi.
Lui: la Luce, la Stella del mattino sulla tenebra dei secoli. Lui l’Oriente: il Sole, il vero Sole. E così come il sole accentra intorno al suo incandescente corpo tutti gli astri e pianeti, ed è il re del firmamento e il regolatore cosmico della vita e del moto degli astri, altrettanto G. C. è il centro intorno al quale tutta la storia umana, avanti il suo avvento e dopo il suo avvento, sino alla fine dei secoli, gravita, trae vita: vita di speranza prima, vita di fede poi, vita di carità sempre.
Gesù Cristo il Dio-Uomo. Chiaramente profetato tale dall’inizio dei tempi come Gesù e come Cristo, secondo l’etimologia dei due nomi. La prima rivelazione di Lui risale al giorno della Colpa e della condanna ed esce e si espande per il Creato, in cui solo l’uomo e la donna non erano più vergini di malizia, nel Creato che dà loro e per loro avrebbe conosciuto dolore e ferocia, tradimento, ribellione, contatto con l’ormai insediato Satana come corruttore e tormento del mondo, [esce] dalla stessa Voce di Dio. La rivelazione continua attraverso patriarchi e profeti nel corso dei secoli. E persino, per quanto come eco velata o bagliore coperto da nebbie di paganesimo, attraverso la voce dei filosofi, poeti, e spiriti eletti dei popoli pagani. Ora di qual grande o di quale scoperta del genio, ma che siano puramente umane, si ha una testimonianza ante-venuta, così antica, così sicura, così immutabile come del Cristo?
3. La verità di Gesù Figlio di Dio è verità divina.
L’uomo sbaglia nel profetare del suo simile contemporaneo. L’uomo asserisce ipotesi scientifiche come vere. Ma nel corso di una sola generazione i fatti smentiscono le profezie e le pseudo verità su un uomo o una scoperta. E l’uomo celebrato come salvatore finisce come malfattore. E l’assioma scientifico o la scoperta che empie di rumore entusiasta il mondo cade nella trascuranza oscura delle cose passate e sorpassate. Ma la venuta del Verbo di Dio, fattosi Carne nel seno di una Vergine – la Donna che col suo calcagno schiaccerà il lubrico capo del Serpente – del Cristo Salvatore: Gesù Cristo, dell’Uomo dei Dolori, del Principe di Pace, del Re dei re, del Vincitore di Satana, del Peccato e della Morte, non si è mai perduta né per vicissitudini, né per sventure, né per glorie, né per sorgere di grandi re, imperatori, imperi. Anzi si fa sempre più nitida, chiara anche nei particolari così come un quadro che la luce sempre più investe, un poema che una voce dice sempre più da vicino. Questo perché la verità di Gesù Figlio di Dio è verità divina. E questa chiarezza immutabile, che solo evolve in perfezione di particolari confermati dai fatti, è il primo dei molti miracoli che gridano con l’evidenza imponente dei fatti la natura divina di Gesù Cristo.
4. Gesù l’Uomo-Dio, l’Emmanuele: Dio con noi.
4Nel corso dei secoli molti uomini sorsero come fondatori di religioni o riformatori di religioni. Ma ebbero sempre nome di fondatori, profeti, riformatori, messi di Dio, e come tali furono ascoltati e seguiti. Ma mai nessuno li proclamò “Dio”, né essi stessi si proclamarono tali. Solo Gesù si proclama tale e lo è pur essendo vero Uomo, né la natura divina è separata da quella umana né l’umana assorbe in sé la divina, ma sono entrambe nell’unica persona. E non lo sono già perché nel corpo di un uomo, nato da connubio umano, si era infuso lo Spirito di Dio, il Verbo per un periodo temporaneo, con un’unione puramente morale, ma perché il Verbo prese carne nel seno di Maria, “scese”, così come “ascese”, vero Dio in vera Carne, prese carne nel seno di Maria per opera di concepimento divino e, prima ancora che fosse la carne che si formava veste all’anima immacolata del Cristo, il Verbo già era nel suo tabernacolo di Grazia: il seno di Maria.
Per questo è verità e giustizia chiamare e credere Gesù l’Uomo-Dio, l’Emmanuele: Dio con noi. Come Verbo senza bisogno di unzione regale perché perfezione e regalità infinita. Come Uomo Dio unto da Dio stesso coi fuochi dell’amore ad essere Re dei re e Signore dei signori non solo nel Regno celeste ma anche nel mondo e sul mondo, sino alla fine dei secoli, ad essere il Fondatore del Regno di Dio, del suo Regno, fra le nazioni, nei tempi e nel cuore degli uomini.
5. Gesù Cristo il Re universale.
5L’errore ebraico, frutto di orgoglio, non riconosceva nel Messia che il re temporaneo, il liberatore, colui che doveva far grande Israele, e solo Israele. L’orgoglio accecava gli occhi dei rabbi e scribi e li rendeva ottusi a comprendere le chiare profezie in cui in molti luoghi è detto come il Nato da una Vergine della stirpe di Davide in Betlemme Efrata sarebbe stato luce alle genti e salute sino agli ultimi confini del mondo. Ma poteva il Re Infinito limitarsi ad un regno finito? Ad un regno limitato nello spazio e nel tempo? Colui “per cui tutte le cose sono state fatte” poteva senza avvilire la sua Infinità accontentarsi di una cosa così piccola, rispetto al tutto, quale il regno umano d’Israele? Poteva Colui che, eterno come Verbo ed eternamente generato dal Padre, è stato come Messia un giorno divinamente generato (Salmo 2 v 7) nel seno di una Vergine, morire e corrompersi come ogni re terreno, lui l’Uomo Dio e perciò immortale per divinità e immortale per immacolatezza e pienezza di Grazia, Adamo nuovo, senza colpa, Agnello senza difetto, Agnello di Dio, immolato ma non distrutto, per amore consumato, ma per giustizia risorto, a dare agli uomini salute e grazia e non queste sole, ma anche dolcissima speranza sull’eterno futuro dei giusti: il ritorno alla Patria celeste dopo l’esilio, il godimento ineffabile di Dio in eterno?
6. Testimoni e testimonianze della divinità di Gesù.
Gesù Cristo è Dio. Egli lo afferma rispondendo personalmente alle insinuazioni degli eretici del suo tempo, i farisei che, non potendo negare totalmente il valore del Cristo, dicono o insinuano che egli sia Mosè, Elia, Geremia o altro dei grandi dopo la morte dello stesso nel corpo di un giusto d’Israele. Lo dicono gli apostoli.
Lo dicono gli stessi demoni prima di essere scacciati dai posseduti. Lo dicono gli angeli con sicura parola (Gabriele all’Annunciazione) e a Zaccaria con avviso adombrato da prudenza celeste. Lo dicono col servirlo dopo la tentazione nel deserto, col confortarlo nel Getsemani, con le parole alle donne dopo la risurrezione. Lo dice infine, voce che nessuno può mettere in dubbio, il Padre al Giordano, sul Tabor, al Tempio. Lo dice la sua dottrina perfettissima, i suoi miracoli, la sua signoria su tutte le cose (elementi e leggi fisiche) persino sulla morte.
Dei profeti erano risorti i morti, ma come faticosa la loro opera di risurrezione! Gesù prende fra le sue la mano della figlia di Giairo e le comanda: “Levati”, e la vita da Gesù Vita si trasfonde col tocco [e] rientra nella giovinetta. Gesù non tocca il figlio della vedova, ordina “Levati” e la vita per la potenza della parola divina rientra nel giovane. Gesù non si accosta a Lazzaro putrido, anzi arretra davanti all’orrore della corruzione, ma – simbolo potentissimo e non abbastanza meditato della missione di Gesù nell’umanità decaduta – trae dalla fossa putrida, che è un sepolcro, alla luce, alla vita nuova colui che è morto, sprofondato sotto tutti i gravami e le dissoluzioni di morte. Lazzaro: figura dell’umanità decaduta dalla sua incorruttibilità di figlia prediletta di Dio, deificata, e perciò esente da corruzione, per la Grazia. Gesù figura della Grazia stessa che si effonde e trae dalla morte, rendendo la Grazia e perciò la vita eterna.
7. Gesù è Figlio di Dio nel senso proprio della parola
Gesù è Figlio di Dio nel senso proprio della parola “oggi Io ti ho generato”[257]. Il verbo usato per dire questo versetto profetico è quello che nella lingua ebraica si usava per significare generazione naturale, non spirituale o simbolica. Gli uomini tutti sono figli di Dio facendosi Egli chiamare “Padre” dagli uomini. Ma è una filiazione relativa che viene dalla somiglianza e immagine che il Creatore volle che i creati avessero con Lui, per l’anima, è per il dono di Grazia, e il fine dell’uomo coerede del regno celeste.
La filiazione di Gesù dal Padre è ben diversa. È assoluta, perfetta. Figlio eterno di un eterno Padre come Dio: “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”[258].
Figlio nel tempo per la sua missione redentrice e [per] rendervi la relativa filiazione, per la Grazia che vi riapre il Cielo, col Padre vostro.
Figlio nel tempo: “Il Verbo si è fatto carne e abitò fra noi e noi ne abbiamo contemplata la gloria, gloria d’Unigenito del Padre”[259].
Fatto carne nel seno della Vergine per lo Spirito Santo sceso su Lei ad adombrare lo specchio di Dio, senza macchia, colla potenza dell’Altissimo onde “Figlio di Dio” sarà chiamato Gesù concepito e partorito senza bisogno d’uomo.
La Verità, parlando, dice: “Il Padre mio e vostro”[260]. Distingue quindi le due forme di filiazione dell’Uomo e degli uomini. Dice: “Io sono una sol cosa col Padre…[261] Lascio il mondo e torno al Padre mio… Padre glorifica Me nel tuo cospetto con quella gloria che ebbi presso Te prima che il mondo fosse… Tu sei in Me ed Io in Te”. Dice: “Nessuno è asceso al Cielo se non Colui che dal Cielo discese[262]: il Figlio dell’Uomo che è in Cielo… Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo Figlio Unigenito…[263] Dio non ha mandato il Figlio suo al mondo per giudicare il mondo… Chi non crede nel nome dell’Unigenito Figlio di Dio…”. “Io dico ciò che ho veduto presso il Padre mio perché da Dio sono uscito… Uscii dal Padre mio” (Giovanni 8,42; 16,28) e ancora a Caifa: “Sono il Figlio di Dio… Vedrete il Figlio dell’Uomo sedere alla destra di Dio onnipotente” (Matteo 26, 63-64).
Dice il Padre: “Questo è il mio Figliuolo diletto nel quale mi sono compiaciuto. Io l’ho glorificato e ancora di nuovo lo glorificherò”[264].
Dice lo Spirito Santo, investendo di spirito profetico Pietro presso Cesarea di Filippo: “Tu sei il Cristo, Figlio di Dio vivente”[265], e ancora sulle labbra di Pietro subito dopo la discesa pentecostale: “Gesù, esaltato alla destra del Padre suo Dio e ricevuta dal Padre suo promessa dello Spirito Santo…”[266], e ancora nei dì seguenti: “Dio avendo risuscitato il suo Figlio” e vedere Atti 3 [,15] e seguenti.
Dice la Piena di Grazia: “Si faccia di me secondo la Parola del Signore”[267].
Dicono Elisabetta e Zaccaria e Giovanni il Precursore, tutti investiti dallo Spirito Santo: “Donde m’è dato che venga a me la Madre del mio Signore?”[268]. “Benedetto il Signore… che ha suscitato il potente Salvatore nella casa di Davide suo servo come promise per bocca dei profeti… Tu andrai davanti al Signore a preparargli le vie… l’Oriente ci ha visitati”. “Questi è Colui del quale ho detto: dopo di me viene uno che è avanti di me perché era prima di me…[269] Ho veduto lo Spirito scendere dal cielo e posarsi su Lui… Ho veduto e attesto che egli è il Figlio di Dio”.
E di Lui Uomo Dio testimoniano Simeone e Anna di Fanuel è Santo di Dio Figlio dell’Altissimo” lo proclamano i demoni. E dopo la morte proclama il milite pagano: “Costui era Figlio di Dio”[270].
52. L’amore divino rifiutato [271].
Relazione tra produzione e effusione.
Dice Gesù:
1«Ti ho detto[272] che ti avrei spiegato come il Nostro amore aumenta il suo peso d’ora in ora.
2Non cadere in un errore di interpretazione. In Dio tutto è in un eterno presente. E tutto è perfetto e compiuto. Ma Dio non è mai inoperoso. Egli genera continuamente. Ti porterò paragoni umani per illuminarti meglio.
3Le Tre Persone che si amano, e che amano la loro opera, sono come altrettante sorgenti di calore che convergono in un punto solo, da cui poi si riversano sull’universo. Ora il calore di tre bocche di fuoco, continuamente emananti onde dello stesso calore (stesso nella potenza uguale sin dall’inizio), cosa produce? Un aumento di calore nell’ambiente in cui si immettono le tre correnti. Ora se questo è raccolto da strumenti pronti a riceverlo, l’equilibrio fra produzione e effusione rimane. Ma se gli strumenti si rifiutano ad accoglierlo, ingombri da altri corpi, l’equilibrio si altera. E, nella vita naturale, possono avvenire anche delle catastrofi.
4Anche nella vita soprannaturale avvengono. Non lo provi forse? Il tuo amore, non riconosciuto e non accettato, non ti aumenta in cuore opprimendolo tanto che delle volte esplode in uno scatto di giusto sdegno? Dico: giusto, perché sono giusto. Dico anche: però superalo per la Carità. E se tanto può in voi che avete un amore relativo, che avverrà di Dio in cui tutto è infinito?
Appello a tutte le anime.
5Il nostro Amore, che l’uomo rifiuta, cresce, cresce, cresce…
6Oh, uomini disgraziati! Sta sopra loro il momento in cui[273] quell’Amore tuonerà con ira chiedendo il perché del dispregio. E i tempi attuali sono già i primi soprassalti di questo Amore vilipeso che per giustizia e rispetto della sua Perfezione non può oltre sopportare l’affronto. Onde Io vado chiedendo come un mendico chi apra il cuore l’Amore Nostro intensissimo e se ne faccia vittima, accettando d’essere consumata per dare sollievo all’Amore. È il rogo quello che offro, lo so, lo avverto. Ma non fuggitelo, voi che ancora non siete venduti al Nemico.
7Nessuno, per quanto sia piccolo e meschino, nessuno, per quanto possa esser stato peccatore, può credersi respinto dal Nostro Amore. Esso è Misericordia. 8E delle anime più misere può fare e vuole fare delle stelle fulgidissime del suo Cielo.
9Venite a Me voi tutti: poveri, macchiati, deboli, ed Io vi farò re. Venite a Me voi tutti che dalla vostra miseria avete saputo capire la mia Grandezza, dalle vostre tenebre la mia Luce, dalla vostra imperfezione la mia Perfezione, dal vostro egoismo la mia Bontà.
Appello alle anime vittime.
10Venite! Entrate nel mio Amore e lasciatelo entrare in voi. Sono il Pastore che si è affaticato fino alla morte per la pecorella smarrita e per essa ho dato il mio Sangue[274]. O miei agnelli, non temete se molti rovi e macchie sono sulla vostra veste e ferite nelle vostre carni. Aprite solo la vostra bocca, la vostra anima, all’Amore mio e aspiratelo. Sarete giusti verso Dio e verso voi stessi, poiché darete a Dio conforto e a voi salvezza.
11Venite, o generosi che mi amate già, trascinate come un tramaglio i fratelli che titubano ancora. Se in tutti chiedo di entrare per dare sollievo all’Amore respinto, a voi, anime vittime, chiedo di darvi totalmente a Me, all’opera, distruttrice, sulla terra, del mio Amore veemente, ma creatrice di una gloria così alta che voi non potete concepire.
12Quale fulgore avranno quelle anime che accolsero l’Amore di Dio fino ad esserne consumate! Avranno il fulgore stesso del mio Amore che resterà in loro: Fuoco e Gemma eterna di divinissimo splendore.»
Metodo per conquistare anime[275].
13Dice ancora Gesù:
«Sai come devi fare per ottenere il bene di tua madre? Lavorando per i contrari. Ossia: alla sua impazienza opponi la tua pazienza; alla sua maniera ingiusta e insincera di vedere[276], opponi la tua sincerità; alla sua ribellione, la tua sommissione; al suo astio, il tuo amore; alla sua insopportabilità di ogni cosa, la tua rassegnazione ilare.
14Le anime si conquistano così: per i contrari. Ma non pensarti mai di farlo capire a lei. Lavora in silenzio offrendo tutto a Me. Uniti otterremo quello che otterremo. Ma anche non giovasse nulla, tu avrai fatto il tuo dovere e ne avrai il premio.»
53. I veri amanti del Signore[277].
I segni dei veri amanti del Signore.
Dice Gesù:
1«Quando una creatura è realmente figlia del suo Signore soffre tanto delle ingiurie che vede fare al medesimo, che nessuna gioia della terra, anche la più santa e grande, la può consolare.
2Mia Madre, e con Lei tante sante madri dell’antica e nuova Legge, non si sentiva felicissima nella sua felicità di madre e Madre di Dio, perché vedeva che Dio non era amato, in spirito e verità, altro che da pochi. La grazia che le inondava l’anima con la sua pienezza, le anticipava la cognizione del sacrilegio con cui la vera arca della Parola di Dio sarebbe stata presa, profanata, uccisa da un popolo nemico della Verità. Non è morta in questa cognizione, come la nuora di Eli[278], perché Dio la soccorse, dovendola serbare a tutto il dolore, ma ne agonizzò per tutto il resto della vita.
3Mia Madre portò la croce prima di Me. Mia Madre conobbe le atroci torture dei crocifissi prima di Me. Cominciò a portarla e a conoscerle dal momento in cui le fu rivelata la sua e mia missione.
4Io col mio Sangue, Maria con le sue lacrime, vi abbiamo ottenuto il Perdono di Dio. E voi ne fate così poco conto!
5Le creature che amano Dio di amore vero soffrono per le ingiurie fatte a Dio come per spade trapassate nel cuore e ne muoiono anche: vittime il cui olocausto è come incenso soave che profuma il trono del Signore e come acqua che lava le colpe della terra.
I segni di vera conversione.
6“Se è di tutto cuore che tornate a Dio, togliete di mezzo gli dèi stranieri; preparate i vostri cuori al Signore e servite Lui solo, ed Egli vi libererà dalle mani dei Filistei” dice il Libro[279]. Non basta ad un popolo, per essere salvato, il sacrificio innocente di chi muore di dolore per vedere offeso il suo Dio e colpiti dalla giustizia divina i colpevoli. Occorre che il popolo tutto torni al Signore.
7Io ho detto: “Non quelli che dicono: Signore, Signore; ma quelli che fanno le opere che Io dico di fare, saranno ascoltati ed entreranno nel Regno mio”[280]. Ora: le fate voi le opere che Io vi dico di fare per vostro bene? No. Che questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore non è con Me[281].
Le bugiarde deità.
8Non Io regno nei vostri animi. Il posto è occupato da bugiarde deità che vi rovinano e non ve ne sapete liberare.
9La vostra superbia impedisce che il vostro cuore si sbricioli nel dolore di aver offeso Iddio e sprema, nel dolore, l’acqua del pianto che monda.
10La vostra incontinenza davanti agli stimoli della carne impedisce che dal vostro cuore escano pensieri puri.
11La vostra durezza impedisce al vostro cuore d’essere misericordioso e chi non ha misericordia non riceve misericordia da Dio.
12Quanti dèi avete nel cuore al posto del Dio vero!
13E così Io non vi posso liberare dalle mani dei Filistei. Liberarvene con la pienezza della liberazione. Ne cade uno, dei nemici vostri, ma ne sorgono due[282]. Sono forse ingiusto? No. Non fate voi il somigliante, voi che levate, se lo levate, un vizio dal cuore vostro e ne mettete sette e tre volte sette altri?
14Oh! figli, figli che mi obbligate a punirvi! A punirvi tutti, poiché per colpire un Paese che è caduto nel triplice e settemplice peccato, devo colpire anche i santi fra esso!
15Ma le lacrime dei santi Io le rasciugo, mentre le lacrime dei ribelli, strappate non dal dolore santo dello spirito, ma dal pesante dolore della carne che soffre come in essere inferiore e che nel pianto si ribella e impreca il suo giusto Dio, saranno asciugate dal fiato dei demoni. E vi assicuro che il fuoco che ora vi brucia, scendendo dall’alto sulle vostre macchine d’inferno, non è nulla rispetto a quella vampa che vi circonderà del peggiore tormento: quello di non vedere in eterno il vostro Dio.»
54. Conoscere bene Gesù per salvare[283].
Solo Maria sapeva tutto di Gesù.
Mi dice Gesù:
1“Solo la Madre mia seppe tutto di Me, sia del mio tempo di Figlio a Nazareth, che di Maestro e Redentore, che di Risorto glorioso. Perché, e per mia parola e per disposizione divina, Maria tutto sapeva e partecipava di Me: fatiche, dolori, gioie e trionfi. Maria sola. Gli evangelisti ed apostoli seppero in parte di questa o quella parte della mia vita. E molto, quasi tutto ignorarono di mia Madre.
Solo il Portavoce seppe tutto di Gesù e Maria.
2Ma tu, mia piccola Maria, mio piccolo Giovanni, tu, tu sola sai tutto di Me e di Maria. Tu hai vissuto la nostra vita, al fianco nostro.
3Tu hai respirato l’aria della nostra casa, della casa di Gioacchino e poi di Maria, della nostra Nazareth, della nostra Palestina tutta. Tu hai sentito l’odore del pane sfornato da Maria, delle tele da Lei lavate, del suo Corpo verginale e del mio. Tu hai sentito l’odore dei balsami della Maddalena, e della putredine del risorto Lazzaro, l’odore dell’agnello e del vino della Cena pasquale e quello del mio Sangue sparso nella Passione. Tu hai contato i nostri respiri e voci e sguardi, atti, lezioni, miracoli.
4Più del grande Giovanni tu sai. O mia crocifissa adoratrice, questo ti ho voluto dare per il tuo lungo patire: la perfetta, completa conoscenza di Noi, quali Santi e Dottori non l’ebbero.
Solo la conoscenza ampia di Gesù può salvare.
5Ma i tempi urgono. Solo una conoscenza ampia di Me può salvare. E a chi tutto mi ha dato tutto ho dato, perché molti per il tuo sacrificio, che ha tutto ottenuto dal mio amore, avessero Vita. Né gli uomini né l’inferno potranno strapparti dallo spirito il tesoro che Io ti ho dato. Esso ti aiuterà a vivere e morire e ad anticipare il godimento del Cielo.
6Anima mia, al mondo che ti circonda ed affligge serra gli occhi corporali, ma apri quelli del tuo spirito, tienili aperti sempre sul mondo che Io ti ho illustrato: il mio mondo.
7Esulta e godi di Me infante. Ammira e ascolta il Fanciullo già Maestro. Discepola, ascolta il Verbo parlante alle turbe.
8Riposa sul mio Cuore, novello Giovanni. Imporporati del mio Sangue.
9Piangi per lo strazio di mia Madre, che erompe alfine, dopo l’eroico soffrire sul Calvario. Capiscilo tu, tu almeno, quello strazio duplice di madre e di prima e perfetta tra i credenti. Nessuno lo capisce. Solo tu che lo hai visto e di esso ricordi, senti, vedi le voci, le lacrime, i singhiozzi.
10Ripara al troppo poco considerato dolore di Maria, Corredentrice, col tuo comprensivo amore. Questo ti chiedo: 11che tu ripari alla superficialità con cui troppi guardano la passione di mia Madre.
12Oggi te lo chiedo, oggi festa dell’Assunta. Giorno di gaudio mariano. Ma per aver quel gaudio Maria dovette bere un calice amaro quanto il mio… Fu un mare di dolore Maria, prima d’essere la Regina del Cielo.
13Siete lavati dal mio Sangue e dal mare di pianto di Maria. E nessuno ci pensa… Tu ripara per tutti gli indifferenti.”
55. Il Cristo vero Dio e vero Uomo[284].
Il Testimone del Verbo incarnato.
La bestemmia contro il Cristo[285].
1Ieri non ho scritto perché ero in agonia e Gesù mi ha lasciata riposare e soffrire.
Dice[286] ora S. Giovanni:
2“Io, testimone, vi testifico che il Cristo Gesù, per averci amato sino ad odiare Sé stesso – poiché per amore di noi si è dato in mano degli uomini e della morte, Egli, il Vivente eterno – ha effuso tutto il suo Sangue per noi.
3Io ve lo testifico, che ho messo i miei piedi sulle impronte lasciate da Lui per le vie di Gerusalemme e che sotto la croce ricevetti sul capo stille del suo Sangue, e Sangue e acqua vidi colare dal costato aperto, e tutto di Sangue fui tinto quando lo staccammo di croce come grappolo tanto maturo da esser aperto in ogni sua parte e colante umore per farne vino che inebria e ristora.
4Coloro che bestemmiano dicendo non essere stato il Cristo vero Dio e vero Uomo, per pietà dell’anima loro cessino di bestemmiare.
Il Verbo per amore si fece carne[287].
5Nulla impediva al Verbo di Dio di apparire fra gli uomini materializzando il suo divino spirito, già uomo fatto, adulto, apparso per prodigio fra le turbe per ammaestrarle nella perfezione della Legge e redimerle con la Parola. Nulla ancora poteva impedire al Potente di non soltanto materializzare il suo spirito ma di renderlo in tutto simile al nostro in un corpo munito di vera carne, vere vene, veri nervi, vere ossa, vero sangue, conoscendo che per la Parola gli uomini non si sarebbero redenti e che per la Giustizia era necessario un Sacrificio. Gli angeli si sono materializzati e così facciamo noi quando dobbiamo apparirvi per divina volontà. Sangue hanno gemuto particole e simulacri per scuotere i vostri dubbi e le vostre indifferenze.
6Ma perché la Negazione non avesse scuse, ecco che Egli volle divenire piccolo germe che matura in un seno di donna e poscia piccolo bambino che geme e sugge per vivere, e poi fanciullo, adolescente, giovane e uomo come il più grande e il più piccolo fra i nati di donna. Ché, in verità, il nascere ed il morire ci fa tutti uguali. Ed Egli, il Dio, non volle esser diverso da noi, posto che per amore volle divenire l’Uomo.
7Unicamente diverso fu nella Perfezione sua e nella sua Passione, che così completa e orrenda – di carne, di mente, di cuore e di spirito – nessuna creatura patì. Ed Egli per Sé la volle essendo in verità Colui che nessun castigo meritava, essendo l’eterno innocente la cui attività è solo amore e luce, scienza e bontà.
L’anima del Verbo incarnato.
8Prese dunque un’anima e con essa scese nel seno senza macchia.
9O felice anima creata dal Padre per esser l’anima del suo Verbo incarnato! O felice seno che portò la perfezione della sua immacolatezza alla perfezione della Maternità divina e riempi il suo alvo della Luce! Faro del mondo, sinché il mondo avrà vita, sei divenuto, seno beato della Madre di Gesù e mia! Torre di Davide, perlacea torre, torre d’avorio, torre di giglio, splendente più della luna per il Sole che si rinchiuse in te!
10Prese anima il mio Signore e la vesti di una carne che si nutriva e si formava col sangue della Vergine, ed è stupore che rosso fosse più del rubino quel sangue che Egli aveva preso dalla Pura in cui pareva dovesse esservi solo candore più netto di quello che veste il giglio. Prese carne poiché l’Amore aveva fecondato l’Amorosa di Dio, onde si può dire che Gesù Cristo sia il frutto dell’Amore perfetto sposatosi al più perfetto amore, che Gesù Cristo sia il Fuoco fuso con la neve per fare la Materia più preziosa, sacra e pura, che la Creazione abbia espresso e visto fiorire.
11E quest’anima, come noi facciamo, rese, con grande grido, quando, consumato il Sacrificio, ebbe il cuore e le vene vuote di sangue e, per mostrare che nella sua carità nulla si era riservato, per il costato aperto gridò: “Eccomi morto per voi”, gemendo l’ultima goccia di sangue e l’acqua della carne estinta acciò non aveste a dire: “Egli non era uomo e non mori realmente”.
Gesù vero uomo è vero Dio[288].
12Egli era uomo e dell’uomo che muore ebbe tutti i languori e gli strazi. Egli morì realmente poiché nessuno sarebbe vissuto dopo la profonda lanciata attraverso lo squarcio della quale io vidi il cuore, aperto non diversamente di quello dell’agnello che il beccaio espone nella sua bottega, e il polmone fermo e rattratto dopo l’ultimo anelito. Lo spirito, l’acqua e il sangue testimoniano in terra che Gesù Cristo era Uomo. Come la sua parola, che la voce del Padre e l’apparizione su Lui dello Spirito confermano,[289] attesta essere Egli il Figlio di Dio.
13Non vogliate avere dubbi. Né sulla sua natura divina. Né sulla sua natura umana. Trionferanno coloro che hanno vinto il mondo. Il mondo che nega, poiché saturo d’odio satanico non può credere che ci fu chi amò tanto da umiliarsi, essendo Dio, ad esser Uomo, e da volere la morte per ridarci la Vita.
La vittoria della fede[290].
14Il mondo si vince con la fede. E la fede vi attesta che Gesù Cristo, nostro Signore, è vero Dio e vero Uomo, e che per amor nostro prese carne nel seno di Maria e, nato non da potere d’uomo ma per divino sponsale, mori per noi sulla croce dando per noi tutto il suo preziosissimo Sangue, chiedendoci in cambio solo di credere, sperare, amare Lui ed in Lui.
15Questo è quel Sangue nel quale si fanno monde le stole dei credenti e degne di splendere davanti al trono di Dio. Questo è quel Sangue che come fiume sgorga dal trono dell’Agnello e nutre l’albero di Vita i cui frutti sono medicina del mondo, e chi sta alla sua ombra non conoscerà più pianto, né fame, né sete, né dolore, perché saranno finite per esso tutte le miserie della carne e lo spirito sarà beato in Gesù Signor nostro. Così sia. Così sia per tutti i tuoi servi, o Signore! Per tutti vieni, Signore Gesù!
16La grazia del Signor nostro Gesù sia sempre con te.»
56. Gesù celato
nell’uomo come
nel Ss. Sacramento[291].
Sforzarsi a vedere Gesù in ognuno.
1“Per poter amare tutto il prossimo, vedimi in ognuno”.
2“È molto difficile poter vedere Te in alcuni! Tu che sei carità vera, fedele, costante, Tu che sei verità, Tu che sei giustizia, misericordia, pazienza, temperanza, tutte, tutte le virtù!”.
3“È vero. Troppo prossimo, anche esteriormente cristiano, è l’opposto, in tutto o in parte, di ciò che Io sono. Ma to sforzati a vedere Me in ognuno. Un atto di fede che possa provocarti un atto d’amore per quelli che, in verità, non meritano il tuo amore. Ama Me nella loro anima. L’anima viene da Dio, quindi ancora da Me. L’anima, almeno per un momento, fu tempio dello Spirito di Dio, quindi sa ancora di Me. La mala volontà della creatura, lo sprezzo del primo comandamento, e indi degli altri del Decalogo, il vizio preferito alle virtù, il peccato, anzi i peccati, hanno logorato, cancellato anche, bruttato e offuscato sempre, annullato talora il segno divino negli spiriti umani. Ma quel segno può risorgere sempre. Perché solo l’impenitenza finale lo cancella totalmente e inesorabilmente. Allora in eterno Gesù non è più in quello spirito”.
4“Ma come fare a credere che Tu sei nelle persone, in certe persone, quando si vedono queste compiere azioni che Tu condanni, che Tu, Santità perfettissima come Gesù, Santità infinita come Verbo, mai avresti commesso quando eri il Verbo incarnato, abitante fra noi?” chiedo io.
Celato sotto l’imperfetta materia di molti
5Mi risponde:
6“Sai pur credere che Io sono sotto le apparenze di un poco di farina ridotta a sottile ostia, con tutto il mio Corpo, il mio Sangue, la mia Anima e la mia Divinità! E allora ugualmente credimi celato sotto l’imperfetta materia di molti.
7In alcuni sono come in sepolcro… M’hanno dentro morto, in attesa di risorgere ad un loro moto di pentimento e d’amore.
Celato nell’uomo come nel Ss. Sacramento.
8In altri sono nascosto, proprio come il Ss. Sacramento che è nei templi ma non lo si vede, celato come è dietro il velo, l’oro e la pietra del tabernacolo, dentro al metallo della pisside a sua volta velata. Ma vi sono, pronto ad apparire e a donarmi solo che la creatura, fedele e sacerdote insieme, inizi il rito della comunione col suo Gesù, amandolo collo spostare tutti gli ostacoli materiali che nascondono Me e mi separano dall’uomo impedendomi di fondermi a lui e vivere in lui, in luogo di lui, perché il vivere di lui sia santo.
I “sentimentalisti” della religione.
9Altri mi hanno come un sole in stagione instabile. Le loro nubi, le nubi della loro incostanza, fanno sì che talora brillo in loro e talora sembra che il sole non ci sia più. Generalmente, questi incostanti sono quelli che non sono né mistici, né contemplatori, né adoratori formatisi tali attraverso anni e anni di fedele volere, di costante ascesa, sempre più rapida più il dolore, tutto il dolore che è retaggio dei veri amatori e imitatori miei, li ha oppressi…
10I paradossi della vita mistica: più il dolore schiaccia e più l’anima ascende, vola, si innalza, si unisce a Me che le tendo le braccia dall’Abisso raggiante del Paradiso!
11Questi… sono i “sentimentalisti” della religione, coloro che dopo una predica, una cerimonia religiosa, un ritiro, una lettura, vorrebbero emulare Paolo nell’evangelizzare le genti, Giovanni il vergine nella castità, Lorenzo nel martirio, Gerolamo nella penitenza, ma passata l’emozione ricadono nel “godimento della vita“. Vogliono far diventare incendio la fiammolina che arde in loro… e nella fiammata passeggera, sforzata, distruggono anche la fiammolina…
12Vogliono essere atleti, primi in tutte le manifestazioni religiose, fare, trascinare, essere insegna, faro, voce; e premono, sforzano tanto da divenire agli altri pauroso velario che mi mostra quale non sono; luce ingannevole perché illumina Me e la religione in modo irreale che sgomenta le povere anime, le più numerose, timorose tanto; catena che strozza l’amica religione, sostegno degli spiriti, e ne fa una Nemesi armata di flagelli e castighi.
13E premono e sforzano sino a spossarsi e giacere, poi, esauriti, incapaci di lottare con Satana che attende quell’esaurimento per assalire e prostrare; quando, pur per reazione umana – paragonabile a quella che avviene a certe macchine troppo sforzate – non si distruggono, non precipitano in carnalità bestiali per aver voluto troppo rapidamente divenire angeli senza essere vocati a tal vocazione, e soprattutto per avere voluto divenire tali da loro, accatastando zitzit, fimbrie e telefin[292], ma dimenticando che la via per salire dove si diviene angeli è nel Vangelo vissuto.
Dio vuole carità non elemosina.
14Lunga via!! E il Vangelo insegna: carità e rinuncia, carità e sacrificio. Carità, ho detto. Non elemosina. Né a Dio, né al prossimo.
15Sai quando l’uomo fa elemosina a Dio? Quando gli dà le pratiche esteriori nelle ore delle pratiche, e poi, nelle altre, è del mondo. Sai invece quando l’uomo dà carità a Dio? 16Quando, riducendo allo stretto necessario pratiche e preghiere vocali, opera e òra con tutto sé stesso, senza interruzione, come Io operai e orai. E uguale è per il prossimo. 17Lo ama veramente quando gli dà il cuore e non l’obolo, l’aiuto e non l’obolo.
18E sai quando veramente l’uomo rinuncia e compie sacrificio? Non solo quando rinuncia alla vivanda di carne perché è giorno d’astinenza, ma quando soprattutto rinuncia all’appetito della sua carne. E si sacrifica quando rinuncia al suo io per servire la carità e la giustizia verso Dio e prossimo.
Come liberare il Salvatore.
19Ma tu vedimi in tutti, per poter avvicinare anche i demoni-uomo, i lebbrosi-uomo, i delinquenti-uomo. Io te ne premierò venendo a te per consolarmi del loro disgustoso vivere più repellente di un sepolcro pieno di marciume, più triste di una chiesa abbandonata, più pauroso di una tana di ladroni.
20E là dove sono come in un sepolcro, chiamami alla risurrezione col tuo amore serafico.
21E là dove sono nascosto in un ciborio che viene dimenticato, richiama il dimentico ad onorare l’Ospite nascosto, e fallo col tuo amore intrepido.
22E là dove, divino Sole, non posso raggiare perché le nebbie dell’umanità son tali da nascondermi sovente, disperdi col tuo amore di fortezza queste nebbie nemiche.
Divenendo incendio d’amore.
23Amore, Maria! Amore. Tu ne hai tanto: tutto quello che ti ho dato e che tu non hai disperso, ma anzi al quale hai unito il tuo, già tanto, come il tralcio si avviticchia al ceppo della vite. 24Dònalo al prossimo tuo. Più darai, più avrai. Ma il tuo amore sia forte, vergine di debolezza, rude anche, come cesoia che taglia i viticci di vuote sentimentalità, purificatore come incendio. La fiamma muta la materia in luce. La fiamma eleva, con l’elevarsi proprio, ciò che è in basso verso l’alto. La fiamma dà voce e calore anche alle cose senza voce e senza calore.
25In verità, fra gli uomini molti sono più muti delle pietre e più gelidi di un metallo esposto alle brine della notte. Amali perché amino. Amali perché non mi amano. Che Io trovi in te sola l’amore che dovrebbe essere in questi che non amano o amano male e saltuariamente. Sii un abisso di fuoco e un mare d’amore, dove sprofondano le creature che mi sono dolore, ed Io non le veda più, ma te veda, e attraverso te loro, ma fatti sopportabili perché avvolti nel tuo fuoco, ricoperti dalle onde del tuo amore.
26Le cose gettate nel fuoco si purificano e quelle gettate in mare si lavano e si salano. Col tuo amore al prossimo, pensando che in esso Io sono (tutto è nel Cristo), purificali, lavali, salali, perché più non siano sozzi e inutili come cose senza sapore.”
57. Divinità dell’anima[293].
L’anima è una particella di Dio.
1Dice Gesù, in merito alla frase “l’anima che è una particella di Dio” (9-5-45) e che P. Migliorini vorrebbe corretta: che è quasi particella ecc.:
2“È detto nella Genesi: “… e gli ispirò in faccia il soffio della vita”[294]. Dio-Vita ispirò il suo soffio nell’uomo. Dunque gli dette una particella del suo Infinito, del suo Amore, di Sé stesso insomma.
3Col suo volere creativo Dio vi dà l’anima, la parte eternamente vitale che è in voi e che costituisce la spirituale somiglianza e immagine che l’uomo ha con Dio suo Padre e Creatore. Creatore perché vi ha creati. Padre perché, come un padre terreno comunica ai figli somiglianza fisica e psichica con sé stesso in un con il sangue dello stesso ceppo del suo, così l’Eterno Padre vi comunica, nello spirito, immagine e somiglianza con Lui in un con la Vita che da Lui si effonde e che, per suo desiderio, dovrebbe godere di Lui eternamente nei Cieli dopo la prova terrena. La Vita vi dà il Padre, da vero Padre, perché è padre colui che dà vita. Da Padre eterno, perché eterno è Colui che vi dà vita.
Dottrina eretica da scartare.
4Alcuni confondono l’essere creati da Dio con l’essere Dio, e dicono che tutto ciò che è, è Dio, e che perciò l’uomo ha la stessa natura ed essenza di Dio, e che persino le altre creazioni di Dio, che noi vediamo, sono Dio. Non vi può essere errore superbo più grande.
5L’uomo non è della stessa natura ed essenza di Dio, meno ancora lo sono le altre cose create. Dio è il Creatore. L’uomo colui che fu creato da Dio. Se l’uomo fosse Dio, non avrebbe bisogno di essere creato, perché Dio è l’Increato. Se l’uomo fosse un tutto con Dio, la Terra sarebbe già Cielo, perché gli uomini, la parte, avrebbero già il godimento del Tutto. Quel godimento che è il fine ultimo dell’uomo e al quale l’uomo perviene dopo le lotte e le perseveranze eroiche sostenute e praticate durante il giorno di esilio terreno. Come sarebbe in esilio l’uomo sulla Terra se tutto ciò che è fosse Dio? L’uomo sarebbe allora già in Dio, ossia non più in esilio. Come peccherebbe se fosse Dio? Come potrebbe nascere con la Colpa d’origine se fosse Dio? Come potrebbe aver principio con un concepimento se fosse Dio, che è da sempre e da nessuno e nessuna cosa fu creato?
6Come vedi, anima mia, la eretica dottrina che asserisce che tutto è Dio distrugge tante verità della storia di Dio e della storia dell’uomo. Distrugge i rapporti di regale, divina paternità e di sudditanza filiale. Distrugge il reverenziale timore di Dio. Gonfia l’uomo di superbia oscena perché gli fa drizzare la fronte proterva gridando lo stesso grido di Satana: “Io sono Te!”.
L’inno di coloro nei quali lo spirito di Dio è vivo.
7Chi come Dio? Al grido satanico fa contrapposto il grido angelico di Micael: “Chi come Dio?”. E i figli di Dio rispondono: “Nessuno simile a Dio. Tu solo Santo! Tu solo Signore! Tu solo Altissimo!”.
8È l’inno di coloro nei quali la “parte, o spirito di Dio”, come l’hanno definita i più grandi teologi, è realmente viva perché vivente nell’Amore, innestata in Gesù Cristo. È l’inno di coloro che alla prima creazione dell’anima – l’ispirazione dell’alito di Dio in una polvere che diviene carne e che tornerà polvere, per poi ricostruirsi carne nella risurrezione finale e nel finale giudizio – fanno e sanno far seguire la ricreazione con la “vita” restituita dal Battesimo e mantenuta dai Sacramenti e dagli altri doni paterni e divini, la “vita”, ossia la Grazia; e la superreazione con la volontà eroica che li super crea veramente somiglianti a Dio, specchi eterni che riflettono la Perfezione eterna e che accendono dei loro splendori gli accesi Cieli, trono all’Immenso, Potente, Santo Iddio Unico, Uno e Trino.
“Voi siete dèi e figli dell’Altissimo”.
9Ben è detto: “Voi siete dèi e figli dell’Altissimo“[295]. Ma figli siete per la “particella” che Dio vi ha ispirata, e dèi dovete divenire con sforzo costante di tutta la vita terrena. Se foste già dèi, non dovreste sforzarvi a divenirlo. L’Amore vi chiama a divinizzarvi mediante l’amore, ma dèi non nascete e dèi non siete perché Uno Solo è Dio. La “parte”, l’anima spirituale, in voi infusa da Dio, è quella che vi dà aspirazioni e modo di divenire i re del Regno di Dio e i figli in eterno dell’Altissimo, vostro premio, ricchezza, gioia eterna e immisurabile.
Invito alla riflessione.
10Coloro, poi, che vogliono turbarti perché è scritto che “l’anima è particella di Dio“, riflettano anche che ciò è detto dai S. Padri e da menti elette di ogni tempo cattolico, e che negare di sapere certe cose per turbare un’anima è fare duplice peccato.
11Riflettano inoltre a quali persone Io parlavo: a delle Gentili, per le quali era necessario usare un metodo di insegnamento seducente la loro immaginativa e il loro desiderio di salire agli Olimpi, dove tanti personaggi del loro secolo erano stati collocati, trasformati in deità dall’idolatria dei popoli verso creature che erano, per questa o per quella cosa, diverse dal comune; e ciò per attirarle, attraverso ad aspirazioni umane, verso i sentieri dove già splende Dio come sole lontano che invita ad essere raggiunto, dato il suo dolce, maestoso, divino splendore. Creature pagane che ignoravano l’esistenza dell’anima, che avrebbero capito l’importanza dell’anima e la sua dignità, e il dovere di tutelarne la “vita”, solo facendo loro ben capire che essa ha un valore eccelso perché la sua origine è in Dio che la crea.
12Non era facile sedurre al Bene menti coperte da scaglie tenaci di concezioni pagane! L’apostolato era difficile allora! Io, e coloro che per primi evangelizzarono, dovemmo aprire le menti come con un vomere sottile e tenace si aprono delle glebe, indurite da secoli di errore, intricate di radici tenacissime, consolidate nel loro pensiero religioso dall’amor di patria che credevano in pericolo se si scrollavano gli altari degli idoli e si sostituivano alle cerimonie e credenze pagane le verità cristiane. Menti più raffinate dei negri dell’Africa o dei selvaggi della Patagonia e della Polinesia, i greci, i romani, i galli, e iberi e cimbri, ma specie i due primi, sono stati dura conquista agli operai di Dio. E le storie della Chiesa documentano di che arte e di che dolore si dovettero ornare i primi sacerdoti cristiani per fare del mondo pagano il mondo cristiano. Carità perfetta, pazienza perfetta, eroismo perfetto, ogni virtù perfetta. Ecco come fu conquistato il mondo pagano a Dio.
13Ora occorrerebbe ricominciare. Ma se il mondo è nuovamente una dura gleba che l’errore fa sterile, se è legato da radici di male, se lo consolida l’odio, mancano troppo i vomeri dolci, sottili, tenaci, perseveranti che, a costo di sacrificio totale, riaprano la gleba e la liberino dalle radici malsane e vi seminino l’amore.
14Voler aggiungere un “quasi” è veramente accostarsi di più all’eretico concetto che tutto è Dio. Perché la deità (non divinità in questo caso, essendo che un dio, così concepito nel pensiero come fatto di tutto ciò che è, non è Dio ma è una deità pagana) sembra così composta di queste particelle. No. 16Non sono le particelle che formano Dio. Ma è Dio che infonde il suo spirito – ossia: parte di Sé – per formare l’uomo: creatura composta di una sostanza spirituale e di una corporale. Sia lasciato dunque come ho dettato. Ché giusto è. E ognuno, che sia di retto spirito religioso, lo comprende che giusto è.
15E tu sta’ in pace. Io sono che detto. E Io non conosco l’errore perché sono la luminosa infinita Sapienza.”
Nota del Portavoce.
Nota mia.
16Questo “appunto in margine” è originato dall’insistenza e dalle asserzioni di P. Migliorini che la frase “l’anima che è una particella di Dio” è frase eretica e che va corretta con l’aggiunta di un “quasi”. P. Migliorini insiste, con previsioni di condanna ecclesiastica se io non consento ad aggiungervi la parola “quasi”.
17Io non so cosa è questo “senso panteistico” che P. Migliorini dice essere nella frase. Se mi ricordo bene le spiegazioni avute a scuola, mi sembra che panteismo e religione panteistica siano quei modi di credere e pensare che vedono e adorano il dio nel quale credono come esistente anche nelle piante, bestie, astri, natura, ecc. ecc. Ma potrei anche sbagliare, perché sono 34 anni che ho finito di andare a scuola.
18Certo, se senso panteistico vuol dire questo, non so come P. Migliorini possa dare tale interpretazione a questa frase: “l’anima che è particella di Dio” – l’anima, non tutto l’uomo – frase inserita in una visione corredata di un lungo dettato dal quale risultano ben chiari i rapporti fra Dio e l’anima e le differenze fra la Natura di Dio e la nostra di uomini. Nella mia povera mente giudico che tutta la Creazione – l’uomo più di ogni altra cosa – ci parla di Dio, ma che fra i civilizzati solo un matto può adorare Dio nella pianta, nell’uccello, nella stella lontana, adorarli come fossero Dio.
19Io sto col vecchio Metastasio: ammiro le opere di Dio nelle cose create, ma Dio lo vedo e adoro solo nella sua divina e superna Natura e Essenza.[296]
In comunione di amore e di dolore[297].
Mi dice Gesù:
20“Stiamo insieme, Ostia con ostia in comunione di amore e di dolore, per i bisogni del mondo.”
58. Il Regno di Dio nell’uomo[298].
Il Regno di Dio è in voi.
Dice Gesù:
1«Il regno di Dio è in voi. L’uomo non ha mai capito questa verità.
2Io vivente, ha creduto che il mio regno fosse un regno di potere e di strapotere temporale. Questo ha fatto sì che molti mi si stringessero intorno, sperando averne un utile futuro.
3Ma Io non ho mentito, non ho ingannato. La mia Parola era chiara. Promettevo un regno, ma segnavo anche la via per possederlo. Questa via non è e non era quella battuta di solito da coloro che dànno la scalata a un potere. Era anzi la via opposta. E appunto perché era opposta, non fu battuta generosamente che da pochi.
4Il mio regno non è di questo mondo. Il mondo in cui sostate è la gomena per cui voi potete salire sulla mia mistica nave. Ma salire su una gomena non è facile cosa. Occorre essere agili, leggeri, sani, non soffrire dei capogiri che colpiscono coloro che abusano nei piaceri. Il vizio impedisce la salita, le malattie pure e così la pletora dell’attaccamento alle cose della terra e la pigrizia dello spirito.
Salute spirituale e operosità.
5Siate sani nell’anima, e siccome esser sani completamente è quasi impossibile all’uomo, guardate almeno di combattere all’inizio le vostre malattie spirituali.
6Siate solerti. Non dite: “Ho già tanto lavorato che ora riposo”. No, figli che attendo nella gloria. Il mio regno è tale gioia che nessuna fatica è troppo lunga e troppo grave per conquistarlo.
7Quando voi agite secondo la mia Legge, è già in voi il mio Regno. E lo sentite dalla pace che fluisce in voi come onda inesausta. Questa pace non è la povera pace umana, insidiata da tante cose e persone nemiche. È Pace vera: è la mia Pace.
Valore della croce e del dolore.
8Nel libro di Giovanni è detto: “Costoro sono quelli che sono venuti dalla grande tribolazione”[299]. Ecco l’aiuto più grande per conquistare il mio eterno Regno di Pace. Io ve ne ho aperto le porte con la mia grande tribolazione, ma voi, discepoli fedeli che Io chiamo al Regno, non siete da più del Maestro e dovete servirvi della stessa arma per salire a Me. La croce è scala, la croce è ala, il dolore è medicina, il dolore è purificazione.
La carità ripara e redime.
9Tutto si compie solo quando si beve ‑ per impedire a Me di berlo ‑ l’amarezza delle amarezze: il fiele e l’aceto, per riparare l’odio e il peccato e mondare le anime dei fratelli dall’odio e dal peccato. Il fiele mi è dato dall’odio che mi maledice dopo quanto ho donato; l’aceto, dal peccato che inagrisce i miei tralci sino a renderli selvatici. 11La carità rende dolce il fiele e buono l’aceto, poiché la carità ripara e redime.
10Ma la carità non va mai disgiunta dalla sofferenza, poiché essendo cosa santa scatena le ire del Nemico. In compenso, la sofferenza non va mai disgiunta dalla gloria, poiché Io sono giusto e do a chi dona.»
59. Gesù chiama al
Regno
tutti gli uomini[300].
La colpa d’Israele. (Rm 9,30-33)[301]
Dio è Padre per tutte le creature.
1«Se la venuta al Regno di Dio — Regno di Amore, Giustizia e Purezza — fosse stata solo per gli israeliti ed ebrei della Diaspora[302], non avrebbe rifulso che, essendo Gesù l’Uomo-Dio, Re universale e di infinito potere, tutta l’Umanità poteva aspirare, meritare, ottenere il Regno di Dio in sé prima, il Regno di Dio presso Dio poi.
2Se questa chiamata ed eredità al Regno fosse rimasta circoscritta al solo Popolo ebreo — cosa che solo avrebbe potuto verificarsi per un miracolo folgorante di Dio, capace di frantumare l’errato mondo di idee che, cocciutamente, gli ebrei difendevano da ogni cosa atta a farlo cadere e disperdere — come avrebbe potuto dirsi che Dio è Padre infinitamente buono per tutte le creature dotate d’anima spirituale? Le altre, tutte le altre, sparse per i continenti allora conosciuti e in quelli ancora ignoti, come avrebbero potuto, alla fine dei secoli, dire che Dio era buono e paterno per tutti gli uomini? Essi erano incolpevoli d’esser nati in altre patrie, in altre religioni. Se una colpa c’era, era quella degli ebrei che avevano un odio accanito e un ribrezzo schifiltoso per ogni incirconciso, fosse anche moralmente molto più giusto di essi.
Evangelizzate tutte le genti.
3Mai, per questo ribrezzo ingiustificato e contrario al comando d’amore verso il prossimo che non è solo formato dai compatrioti e correligionari, mai Israele aveva cercato di far conoscere il vero Dio a quelli che molti dèi adoravano, e neppure a quelli che, per essere particolarmente virtuosi tra i pagani, tanto sentivano esservi un Dio vero — diverso dai falsi dèi, Unico, Santo, Creatore in modo ben diverso di quanto dicessero le mitiche leggende. Tutore e Movente di tutto il Creato — da innalzare un’ara al Dio Ignoto[303] e conservarla là, per secoli, quasi ad invocarlo. E, senza un comando preciso del Verbo incarnato — ” Andate ad evangelizzare tutte le genti battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando quanto vi ho insegnato[304] “ — neppure i migliori di Palestina, gli eletti, gli ammaestrati per tre anni da Lui con la parola e l’esempio, avrebbero rimosso le pietre pesanti delle loro concezioni ebree, che giudicavano ” abominio e impurità ” tutto quanto non era Israele, accomunando nel disprezzo i Samaritani[305] coi Fenici, coi Romani, con quanti non erano della Sinagoga d’Israele.
Il Regno di Gesù è spirituale ed eterno.
4Gli Atti degli Apostoli testimoniano su questa persistente ottusità ed avversione anche tra gli Apostoli[306]. Gesù, il Maestro che per tre anni aveva loro spiegato che il suo Regno non era di questo mondo[307], che aveva rifiutato ogni loro insinuazione a farsi ” re[308] ”, che aveva rimproverato i loro sogni di umana gloria, sino a far di uno di essi il suo traditore per la delusione di un delirio svanito, sta per tornare al Padre. E mentre benedicendoli ancora sta per lasciarli, dopo che già una volta da Lui (Givo. c. XX v. 22) hanno ricevuto lo Spirito Santo per poter capire le cose soprannaturali e le cose spirituali — per poter così assolvere comprendendo i misteri dei cuori e delle carni — ancora gli chiedono: ” Ricostruirai ora il regno d’Israele? ” (Atti c. I v. 6). Ancora non avevano capito, tanto erano Israele antico, che il Messia era Re d’un regno spirituale ed eterno.
Le prevenzioni contro i gentili.
5E anni dopo, quando già Saul era Paolo, e Pietro era Pontefice e ripieno di Spirito Santo da tempo, ancor così viva era la prevenzione verso i Gentili che Dio, a far persuaso Pietro di non respingere il centurione Cornelio di Cesarea, dovette operare un duplice miracolo (Atti c. X v. 11-16 e c. X v. 25-33) e una conferma, sia per Pietro che per gli altri Apostoli e fratelli di Giudea, pronti a rimproverare Pietro per il suo operato (Atti c. X v. 44-48 e c. XI v. 2 e versetti 15-17).
6Queste cose, certe perché sono contenute in un completamento del Vangelo che i Padri della Chiesa hanno ritenuto accettabile e di fede, sono prova di come era forte, anche nei migliori del vecchio Israele e nei santi della nuova Chiesa di Cristo, la prevenzione contro i Gentili.
Tutti gli uomini sono predestinati al Cielo.
7Ma Gesù, Redentore di tutti i giusti di volontà e di spirito, volle, col chiamare al Regno tutti gli uomini, dare testimonianza e prova che tutti gli uomini sono predestinati al Cielo[309], per quanto sta a Dio, essendo Egli, di tutti gli uomini, Padre amoroso e provvido.
8Non cercavano la giustizia i Gentili, la vera Giustizia; ma non già per sprezzo di essa, bensì perché non sapevano che vi fosse, né alcuno insegnava ad essi che essa era. Ma, conosciuto che essa era, l’abbracciarono, e con un eroismo di fede che stupì il mondo e lo fece cristiano.
9Veramente che il fango del paganesimo fu lavato dai fiumi di sangue dei martiri che, per la massima parte, erano Gentili convertiti al Cristo; e il fumo dei roghi, su cui ardevano gli eroi di Cristo, purificarono il mondo, mentre le fondamenta della Chiesa furono date dalle ossa dei confessori, cementate dalle loro ceneri e sangue. E i loro stessi nomi testimoniano quanto popolo di martiri confessori del Cristo abbiano dato i Gentili.
10E come Gesù, chiamando al Regno tutti gli uomini, testimonia che il Regno fu predestinato a tutti gli uomini perché venisse poi donato a quelli che con le loro virtù se lo fossero meritato, così i Gentili, eleggendo di spontanea buona volontà di voler far parte di questo Regno di Dio, nell’uomo prima, nel Cielo poi, testimoniano che ogni uomo può appartenervi, purché lo voglia, a prescindere dal suo passato.
Israele non volle essere giusto.
11All’opposto, Israele, che pur conosceva la Giustizia e la Sapienza da secoli, e che, ove avesse voluto, era stato in grado di completare, perfezionare, accogliere la vivente Sapienza e la vivente Giustizia — Gesù, Sapienza e Giustizia[310] divine e incarnate — non volle cercare questo completamento, questa perfezione; anzi, in luogo di accogliere Colui che veniva per farli veramente giusti e sapienti, respinse, conculcò, uccise il Cristo santo e sapiente e, persistendo nel suo mal volere, i suoi continuatori.
12Non volle essere giusto, Israele. Mai. Né verso il Maestro, né verso il Taumaturgo, né verso il Messia, né verso il Verbo incarnato, né verso l’Innocente. Condannò come blasfeme e sataniche[311]le parole e le azioni del Maestro e Taumaturgo, derise e chiamò simulatore e sacrilego il Messia, non volle riconoscere il Verbo, la cui divinità era palese anche a chi non la volesse ammettere, e a Colui che meritava ogni onore, come Uomo giustissimo e come Dio vero, dette la Croce.
13Così, sempre così fa il perpetuo Israele, ossia l’immortale classe dei farisei e scribi, verso i giusti, i servi di Dio, gli eletti di Dio. Il nemico di tutto quanto è santità e bene, nemico di Dio, nemico dei servi di Dio, agita i suoi veleni, le eredità della Colpa d’Adamo, contro gli uomini, e li fa concupiscenti, ossia invidiosi, astiosi, mentitori, ingiusti verso i santi che servono Dio, nel modo che Dio li ha chiamati a servirlo.
L’antico e il nuovo Israele ha solo la lettera.
14Israele, l’antico e il nuovo, ha la lettera della giustizia, ma non ha lo spirito della giustizia. Non lo ebbe 20 secoli or sono, e non lo ha ora.
15La lettera, anzi una valanga di lettere: ” i pesi ” insopportabili posti sulle spalle dei “piccoli”, mentre sulle loro di “potenti” non ne mettono[312]; i ” serrami ” posti perché sia impossibile alla gente l’entrare nel Regno dei Cieli[313]; le ” decime ” che vengono pagate per palese ossequio alla Legge e che non pesano ai ricchi mentre sono gravame ai poveri, per i quali non v’è giustizia e carità, ossia le cose più essenziali della Legge e, per giustificare la durezza, l’egoismo, l’avarizia, è definito ” corban ” il denaro che meglio sarebbe speso per soccorrere una miseria; tutte queste cose, di cui il Cristo parlò ai suoi amici e nemici con l’imparzialità propria di chi è veritiero e staccato da ogni pensiero umano, erano e sono la ” lettera ” e non lo ” spirito ” della Legge, e sono impedimento ad entrare nella giustizia[314].
“Pietra angolare “che sfracella.
16Così Israele non entrò nella giustizia e, rimanendo fasciato e mummificato nelle formule che s’era date, sepolto e fatto cieco dalle macie che si era appesantite sull’intelletto e sullo spirito, rimase privo, come un cadavere della vita, della fede perfetta: quella di Cristo e in Cristo; e ciò che avrebbe dovuto essere ” Luce “, ” Pietra angolare ”, anche e soprattutto per esso, gli divenne pietra d’inciampo. Quella pietra di cui Isaia aveva parlato e predetto[315] e di cui anche il Cristo, profetizzato dal vecchio Simeone ” rovina e risurrezione di molti e segno di contraddizione[316] “, dice: ” La pietra che riprovarono è divenuta pietra angolare . . . e chi andrà contro questa pietra si sfracellerà, e coloro che saranno colpiti da questa pietra (cadere della stessa sopra costoro) saranno stritolati[317]“.
17Chi sono coloro che si sfracellano per andare contro la Pietra-Gesù-Chiesa? I nemici di Cristo che è Pietra – Chiesa – Capo della Stessa.
18Ancora non s’è visto che un vero, grande oppositore della Chiesa Cattolica Apostolica Romana abbia avuto vittoria. La storia di venti secoli dimostra che chi alzò la mano prepotente sulla Chiesa e le andò contro, per odio, rimase sfracellato nei suoi sogni di perversa gloria, come dimostra che le condanne ecclesiastiche non sono ” lettera “, ma realtà che Dio sottoscrive col suo volere, e che i colpiti da esse non possono che conoscere rovina nel tempo e nell’eternità.
“Pietra angolare “che stritola.
19Chi sono coloro su cui la Pietra cade stritolandoli? Coloro che invocarono su essi quella Pietra stritolatrice urlando: ” II suo Sangue ricada su noi e sui nostri figli[318] “.
20E quel Sangue ricadde. E stritolò il Tempio e l’Altare, i sacerdoti, i potenti, e anche i minimi d’Israele, e con essi stritolò il loro stolto orgoglio nazionale, le loro durezze spietate verso i minimi, le loro errate deduzioni e convinzioni sul Regno e sul Messia-Re. Tutto stritolò. Per secoli. Né ancora è finito lo stritolamento. Sinché dall’orgoglio e dalla cocciuta cecità d’Israele — tali anche se la Pietra caduta su Israele ha polverizzato e sparso come polvere l’orgoglioso Israele — non si alzerà umile il grido invocante perdono, il grido di conoscimento e riconoscimento che da 20 secoli l’Eterno attende per perdonare ad Israele il suo orrendo peccato di deicidio e per riammetterlo alla visione salvatrice del Cristo: ” Benedetto Colui che viene nel nome del Signore! Osanna al Cristo Figlio di Dio per generazione eterna e al Figlio di Davide[319] per generazione umana dalla Vergine, germoglio della radice di lesse[320], fiore, giglio inviolato venuto da questa radice, dal quale, sopravvenendo sulla vergine e immacolata corolla lo Spirito del Signore, è venuto l’Emmanuele[321] ! “.
21Sino a quel momento peserà la condanna su Israele, mentre per quelli, di qualunque luogo siano, che credono nel Cristo o, quantomeno, appartengono, per desiderio buono, per giustizia praticata, per carità esercitata verso il prossimo e verso il Dio intuito, se anche non conosciuto, all’anima della Chiesa, non vi sarà che conferma delle loro speranze e premio delle loro virtù.»
60. Tre regole per raggiungere
la santità[322].
Regola 1: Dio è ovunque
Dice Gesù:
1«Uno dei segreti per raggiungere la santità è questo: non mai distogliere la mente da un pensiero che deve reggere tutta la vita: Dio. Il pensiero di Dio deve essere come la nota su cui tutto il canto dell’anima s’intona.
2Hai visto come fanno gli artisti? Si muovono, vanno, vengono, sembra che non guardino giù dal palcoscenico. Ma in realtà non perdono mai d’occhio il maestro di musica che dà loro il tempo. Anche l’anima, per non sbagliare e per non distrarsi ‑ cosa che la farebbe sbagliare ‑ deve tenere l’occhio dell’anima sempre fisso in Dio. Parlare, lavorare, camminare, ma l’occhio mentale non deve perdere di vista Iddio.
Regola 2: Dio permette tutto per bontà.
3Secondo punto per raggiungere la santità: non perdere mai la fede nel Signore. Qualunque cosa avvenga, credere che avviene per bontà di Dio. Se è cosa penosa, anche cattiva, e perciò voluta da forze estranee a Dio, pensare che Dio la permette per bontà.
Regola 3: Cambiare in bene ciò che è male.
4Le anime che sanno vedere Dio ovunque, sanno anche cambiare tutte le cose in moneta eterna. Le cose cattive sono monete fuori corso. Ma se le sapete trattare come si deve, esse divengono legali e vi acquistano il Regno eterno.
5Sta a voi rendere buono ciò che non è buono; fare delle prove, tentazioni, disgrazie ‑ che fanno rovinare del tutto anime già crollanti ‑ tanti puntelli e fondamenta per edificare il tempio che non muore. Il tempio di Dio in voi al presente, il tempio della beatitudine nel futuro, nel mio Regno.»
61. Guida per andare verso
la perfezione[323].
Santità epidermica, dell’involucro dell’anima.
Dice Gesù:
1«Il Signore parlando a Mosè disse: “Non vogliate contaminare le vostre anime con nessun rettile che striscia sopra la terra. Io sono il Signore che vi ho tratti dall’Egitto per essere vostro Dio; e voi sarete santi, perché Io sono santo”[324].
2Queste parole ti hanno colpito. Le vogliamo meditare insieme? Il tuo Maestro parla. Al popolo ebraico di allora non poteva il Signore dare la perfezione della Legge come poi l’ho data Io a un mondo più progredito e avviato a sempre maggiore civiltà. Civiltà non vuole dire perfezione. Vuol dire unicamente complicazione. Voi siete divenuti sempre più complicati nelle abitudini, nei costumi, nei divieti.
3Allora le folle vivevano seguendo l’istinto più che ogni altra cosa, e se anche commettevano cose che alla vostra mentalità attuale appaiono ripugnanti, non erano responsabili come lo siete voi per tante altre. Essi le compievano senza malizia, portati a compierle dalle necessità e dalla mentalità loro propria. Voi le commettete con malizia e qui sta la colpa. Tu però noti che, per quanto avessero molte attenuanti al loro modo d’agire, data la loro limitata civiltà, furono puniti quando oltrepassarono la misura nel male commesso dalla loro mentalità bambina.
4Il Signore dà loro delle leggi minute, e nello stesso tempo esterne più che interne. Io parlerò per le vostre anime. Il Padre a Mosè parla anche per l’involucro delle vostre anime. Era un involucro la cui asprezza rendeva quasi ferino, nell’istinto e nel costume. Onde il Creatore dovette continuare la sua creazione di voi, quali persone morali, limando, lisciando, mondando il vostro involucro. Da qui le minuziosaggini materiali della Legge. Ma non deve, un’anima persa in Cristo‑Luce, vedere le cose materiali. Deve vedere quello che sotto alla natura si cela: ossia lo spirito e quanto è detto allo spirito.
Santità spirituale è la perfezione dello spirito.
5“Non vogliate contaminare le vostre anime con nessun rettile che striscia sulla terra”. Leggi: con nessun rettile spirituale che insidia la vostra anima.
6Le passioni sono i rettili satanici che salgono dal profondo fangoso per avvilupparvi il cuore e contaminarvelo. Io ho detto: “Non sono le cose che entrano dalla bocca ed escono per le vie naturali quelle che contaminano l’uomo[325], ma quello che dal cuore esce corrompe l’uomo, quando dal cuore escono le passioni malvagie entrate a farvi nido come serpi in un cavo di roccia”. Io ho perfezionato la Legge e vi ho mostrato quali sono i rettili che contaminano l’uomo, futuro cittadino della Gerusalemme eterna.
7Alzatevi, creature a cui ho dato la vita della vita. Non strisciate. Non abbiate contatto con ciò che striscia. Io ho dato impulso al vostro spirito per salire. La mia grazia è ala.
Il Liberatore dalla schiavitù del peccato.
8“Io sono il Signore che vi ho tratti dall’Egitto”.
9Il popolo mosaico aveva un grande obbligo verso il Signore che lo aveva tratto dalla schiavitù. Ma, o Maria, considera quale e quanta sia la gratitudine che dovete a Me Redentore. La schiavitù d’Egitto opprimeva gli ebrei sulla terra, nel giorno mortale. Il peccato d’origine e tutti gli altri peccati opprimono gli uomini per il giorno eterno. Ed Io ve ne ho liberati.
10Io sono il Liberatore della stirpe umana e in verità ti dico che fra i condottieri e i liberatori di tutta la terra, dai primi agli estremi giorni, non ve ne è né sarà uno simile a Me. Quale obbligo dunque avete d’amarmi! Sì. Di amarmi. Io, in cambio di quanto vi ho dato, non chiedo che amore.
11Io vi ho tratti dalla colpa per essere vostro Dio. Ma non il Dio che appare fra turbini e fulmini e incenerisce e colpisce. Io sono il Gesù, il Dio di bontà, che appare come un candido fiore da un candido cespo per salvarvi e passa fra voi sanandovi e benedicendovi, e muore benedicendovi e dandovi perdono e Vita.
Guida per condursi alla perfezione.
12Ma voglio che voi cerchiate di imitarmi. Tale il Cristo tale il cristiano, o figli che ho immerso nel mio Sangue, eterna Piscina probatica[326] dove guariscono le infermità dello spirito. Il Signore dice: “Sarete santi perché Io sono santo”. Io vi dico: “Siate perfetti come è perfetto il Padre mio”[327].
13Oh! non vi do limitazione alla santità. Vi do la guida per condurvi: rinnegamento di ciò che è Male. Vi do l’arma per vincere: la mia Croce. Vi do la medicina che rinforza e guarisce: il mio Sangue. Vi do la misura della perfezione da raggiungere: quella di Dio. Raggiungetela e farete giubilare il Cuore mio.
14Ecco, piccola discepola del mio Cuore, ecco vista, attraverso la pupilla del Figlio di Dio, la parola del Padre, eccola spiegata e compresa alla luce dello Spirito. Poiché in ogni parola nostra è il Dio Uno e Trino e ogni parola va compresa con l’aiuto di Dio Uno e Trino.»
62. La misura dell’amore[328].
Il termometro dell’amore è la pace.
Dice Gesù:
1«Chi uccide l’amore uccide la pace. La pace è tanto più viva quanto più vivo è l’amore. Vuoi la misura di come un essere ami? Osserva se ha o non ha la pace con sé. Chi ama agisce bene. Agendo bene non conosce turbamento. Questo serve per tutte le forme d’amore.
2L’amore naturale non differisce in certe facce dall’amore spirituale. Né si può dire che ne differisca nelle reazioni. Quando una creatura non ama o ama male un’altra creatura, è inquieta, sospettosa e portata a diffidare e ad accrescere sempre più i suoi torti e automaticamente i suoi sospetti e le sue inquietudini. Quando poi una creatura non ama o ama malamente il suo Dio, l’inquietudine aumenta infinitamente e non dà più pace. Come un vento di sventura, trascina sempre più lontano dal porto la povera anima, che finisce col perire miseramente, se un miracolo di divina bontà non interviene a salvarla. È logico che così sia.
L’anima che ama Dio è nella pace.
3Dio è senza colpa verso di voi, donde voi avete l’assoluto obbligo di amarlo poiché Egli vi dà amore, e amore chiede amore. Quando voi negate a Dio amore, cadete, per naturale conseguenza, in potere del principe del Male. Lasciate la Luce, e le tenebre vi avvolgono. Comincia allora il tormento che è la fase preparatoria delle pene future. Ma l’anima amante, sicura d’essere amante, è nella pace. Potrà il prossimo accusarla di ogni più malvagia cosa, potranno le circostanze avere apparenza di punizione celeste. Ma l’anima non uscirà dalla sua pace. Poiché sa che ama, non teme nulla.
La colpa acceca fino all’autodenunzia.
4Guarda Giovanni. “Uno di voi mi tradirà” dissi[329]. È quella frase fu come una scintilla gettata in un alveare operoso. Tutti se ne risentirono. Il colpevole giunse persino a denunciarsi da sé dicendo: “Sono forse io?”[330], e ottenendo la mia risposta affermativa che solo l’ottusità altrui non permise fosse compresa. La colpa ha di queste imprudenze: acceca al punto che conduce all’autodenunzia.
5Ma Giovanni, l’amante fedele, non mosse il capo dal mio petto. La sua pace restò senza fremiti. Egli sapeva che e come mi amava. Aveva a difesa, contro ogni accusa e rimprovero, la sua carità e la sua purezza. È rimasto, col capo che non sapeva tradire, sul Cuore che non sapeva tradire.
Modello dell’anima che ama.
6Ti do Giovanni a modello. Sono anni che te lo do per intercessore. Ricorda. Prima intercedette, ora ti istruisce sulle due qualità che fanno di un discepolo un prediletto: la carità e la purezza. Più tu crescerai in esse e più crescerà la pace in te. E con la pace l’abbandono totale sul mio Cuore.
7La morte degli amanti non è una mutazione: è una perfezione. Passate dal riposo, ostacolato dalla materia, al libero riposo dello spirito in Dio. Non è che un più stretto abbraccio in una più viva luce.
8Ecco la morte che Io riserbo a chi mi ama. Morte di pace dopo vita di pace. E, nel mio Regno, l’eterna Pace.»
63. Slegare le mani di Gesù[331].
Chi lega le mani a Gesù?
Dice Gesù:
1«Sai cosa vogliono dire le mie Mani legate, sai chi me le lega? Sai perché tanto dolore è nel mio sguardo, tanta stanchezza sul mio Volto? Sai cosa chiedo a quelli che mi sanno guardare?
2Le mie Mani sono legate da Satana per mezzo dei peccatori. Non hai capito male. Ripeto: sono legate da Satana per mezzo dei peccatori.
3Tu dirai: “Ma, o Signore, come ciò può essere se Tu sei Dio?” Io sono il Dio della Misericordia e del Perdono, Io sono il Dio potente, il Padre delle grazie. Ma il peccato paralizza la mia Potenza di grazie, la mia Misericordia, il mio Perdono. Perché, se sono Misericordia, Grazia, Perdono, sono anche Giustizia. Do perciò ad ognuno quello che si merita. E se tu consideri, con giustizia, devi dire che do sempre più grazie di quello che non meritate.
Le autorità.
4Se a una autorità della terra, anche ad un semplice messo municipale, voi faceste le offese che fate a Me, sareste puniti con la prigione. Se poi fosse autorità più grande, sareste puniti anche con la perdita della vita. E sono, le autorità, poveri uomini come voi, che rimangono autorità fintanto che Io permetto lo siano per vostro merito, per loro prova, e quasi sempre per loro punizione. Vostro merito: ubbidire e pazientare. Loro prova: non abusare del potere, non insuperbirsene credendosi semidei, o dèi, perché vedono le folle pronte al loro cenno e a gridare “Osanna”. Uno solo è dio: Dio. Loro punizione: perché è ancora più difficile che un’autorità resti onesta, nelle mille forme dell’onestà, che non un ricco si salvi. Perciò la loro gloria umana è l’unica gloria che abbiano. Quella eterna ben poche autorità la raggiungono.
Chi e come slega le mani a Gesù.
5Le colpe continue, sempre più perfide, che gli uomini commettono, per istigazione del Nemico mio e vostro, legano la mia Misericordia, la mia Grazia, il mio Perdono. Ecco cosa sono le mie Mani legate e chi sono quelli che le legano con la fune del Male: Satana e i suoi figli. E le mie Mani vorrebbero invece esser libere per perdonare, medicare, consolare, benedire.
6O voi che mi amate, slegate col vostro amore le mie Mani legate! Riparate, riparate, o miei diletti, amici e figli miei carissimi, all’oltraggio recato alle Mani del vostro Dio, Padre e Redentore. L’amore è fiamma che consuma le catene e arde le ritorte rendendo libertà alle mie Mani legate. Abbiate pietà, voi che mi amate, del mio dolore, e pietà dei vostri lebbrosi fratelli che le mie Mani soltanto possono sanare.
Legge calpestata, Sacramento profanato.
7Il mio sguardo è pieno di dolore per tutti gli oltraggi che vengono recati a Me, nel Sacramento e nella mia Legge. Legge calpestata, Sacramento profanato. Hai letto? Hai sentito? Hai notato? L’altare del Sacramento è sempre colpito. Non vedi in ciò il segno di Satana? E pensa questo, a tua gioia. Dove fra la rovina si può trovare intatta la Pisside che mi contiene e raccoglierla coi dovuti onori, è perché un cuore, o molti cuori, lontani dal luogo colpito, ma adoranti Me Eucarestia, hanno deviato, col loro orare, il colpo diretto da Satana. Quelle Ostie che salvate, anime umili e amorose che pregate per il mio Sacramento, infondono in voi gli stessi frutti di una Comunione d’amore.
Perché e come si deve consolare Gesù.
8La stanchezza è sul mio Volto perché constato sempre più fino a qual punto sono morto invano per tanta umanità, perché mi accorgo sempre più che nulla ‑ non parole, non miracoli, non castighi, non grazie ‑ serve a far pensare che Io sono Dio a che solo in Dio è Bene e Pace. Quando uno è stanco e afflitto, coloro che lo amano gli dànno affetto per consolarlo, riposo per sollevarlo. Questo Io ti chiedo e chiedo a quelli che mi amano.
9Sono sbandito dalle chiese e dai cuori. Quando era pellegrino sulla terra non aveva, il Figlio dell’Uomo, un sasso suo proprio su cui posare il capo. Ma ora che i cuori degli uomini sono di sasso, ho forse dove posare la testa? No. Solo qualche raro, rarissimo cuore fedele. Gli altri sono ostili al loro Amico e Redentore.
10Apritemi dunque il cuore, voi che mi amate. Date ricetto al vostro Dio che piange di dolore sull’umanità colpevole, ristorate Colui che dà Sé stesso in sacrificio eterno e che non è compreso. Io, Gesù, verrò con tutte le mie grazie e farò del cuore fedele un piccolo Paradiso.»
64. Bere al calice delle tentazioni[332].
Essere tentati non è un malo.
Dice Gesù:
1«Che un’anima provi tentazioni non deve stupire. La tentazione è anzi più violenta quanto più la creatura è avanzata nella mia Via.
2Satana è invidioso e astuto. Quindi spiega la sua intelligenza dove occorre più sforzo per strappare un’anima al Cielo. Un uomo di mondo, che vive per la carne, non c’è bisogno di tentarlo. Satana sa che egli lavora già di suo per uccidere la sua anima e lo lascia fare. Ma un’anima che vuole essere di Dio attira tutto il suo livore.
3Ma le anime non devono tremare, non devono accasciarsi. Essere tentato non è un malo. È male cedere alla tentazione.
È male cedere alle tentazioni.
4Vi sono le grandi tentazioni. Davanti ad esse le anime rette si mettono subito in difesa. Ma vi sono le piccole tentazioni che possono farvi cadere senza che ve ne accorgiate. Sono le armi raffinate del Nemico. Le usa quando vede che l’anima è guardinga e attenta per le grandi. Allora trascura i grandi mezzi e ricorre a questi, così sottili che entrano in voi da qualunque parte.
5Perché permetto questo? Dove sarebbe il merito se non ci fosse lotta? Potreste dirvi miei se non beveste al mio calice?[333]
6Cosa credete? Che il mio calice sia stato soltanto quello del dolore? No, creature che mi amate. Cristo ‑ Egli ve lo dice per darvi coraggio ‑ ha provato prima di voi la tentazione.
Le tentazioni del Cristo.
7Credete voi che fu solo quella del deserto?[334] No. Allora Satana fu vinto con grandi mezzi opposti ai suoi grandi tentativi. Ma in verità vi dico che Io, il Cristo, fui tentato altre volte. Il Vangelo non lo dice. Ma come dice il Prediletto: “Se si avessero a narrare tutti i miracoli fatti da Gesù, la terra non basterebbe a contenere i libri”[335].
8Riflettete, discepoli cari. Quante volte Satana non avrà tentato il Figlio dell’uomo per persuaderlo a desistere dalla sua evangelizzazione? Cosa conoscete voi delle stanchezze della carne affaticata nel continuo pellegrinare, nel continuo evangelizzare, e delle stanchezze dell’anima, che si vedeva e sentiva circondata da nemici e da anime che lo seguivano per curiosità o per speranza di un utile umano? Quante volte, nei momenti di solitudine, il Tentatore mi circuiva coll’accasciamento! E nella notte del Getsemani, non ci pensate con quale raffinatezza egli ha cercato di vincere l’ultima battaglia fra il Salvatore dell’umano genere a l’inferno?
9Non è dato a mente umana conoscere e penetrare nel segreto di quella lotta fra il divino e il demoniaco. Solo Io che l’ho vissuta la conosco e perciò vi dico che Io sono dove è chi soffre per il Bene. Io sono dove è un mio continuatore. Io sono dove è un piccolo Cristo. Io sono dove il sacrificio si consuma.
10E vi dico, anime che espiate per tutti, vi dico: Non temete. Fino alla fine Io sono con voi. Io, il Cristo, ho vinto il mondo, la morte e il demonio a prezzo del mio Sangue. Ma do a voi, anime vittime, il mio Sangue contro il veleno di Lucifero. »
65. La vita e la morte dello spirito[336].
La vita del corpo.
Dice Gesù:
1«Perdere la vita, somma sventura per l’uomo che vive nella carne e nel sangue, non è una perdita, ma un acquisto per l’uomo che vive di Fede e di spirito. Per questo Io ho detto: “Non temete coloro che vi possono uccidere il corpo”[337].
2Io sono presso gli innocenti, uccisi da qualsiasi causa di crudeltà umana; sono presso i martiri come presso i soldati; sono presso gli oppressi sotto un giogo famigliare che giunge al delitto, come presso[338] i soppressi con mezzi da Me maledetti nelle guerre sacrileghe e feroci.
3Dico: sacrileghe. E che dovrei dire di diverso? Non è contravvenire alla mia Legge agire con prepotenza, usando e abusando della forza per motivi di orgoglio umano che hanno per frutto distruzione di vite e di coscienze? È quale tempio più grande del cuore dell’uomo da Me creato e dove Io dovrei abitare? Ma può mai il Dio della Pace abitare dove sono pensieri di guerra? Abitare dove sotto l’egida della guerra l’uomo si permette licenze colpevoli? Abitare dove sotto la raffica della guerra muore la fede e subentra la non fede, muore la speranza e subentra la disperazione, muore la carità e subentra la ferocia, muore la preghiera e subentra la bestemmia? Non sono, queste, sconsacrazioni di un cuore? E chi sconsacra non commette sacrilegio?
4Perciò Io ho detto: “Non temete di chi uccide il corpo a non può[339] fare nulla di più”. Io conforto gli ingiustamente uccisi nell’ora della prova, e ciò è garanzia che dopo quell’ora viene la Luce che beatifica.
La vita dello spirito.
5Ma vi dico: “Temete colui che, dopo avervi ucciso, vi può gettare nella geenna”. Ucciso come? Ucciso che? La vostra anima e il vostro spirito. L’anima che è lo scrigno, l’arca santa, il ciborio che contiene lo spirito, che è la gemma levata dalla mano di Dio dagli sconfinati tesori del suo Io per porla dentro alla creatura: segno che non si può negare della vostra origine di figli miei.
6Come il sangue nelle vene, sta lo spirito nel vostro interno di carne. E come il sangue dà vita alla carne per vivere i giorni della terra, così lo spirito dà vita all’anima per vivere i giorni che non hanno fine.
7Dunque la perdita, senza limite di misura, è quella dello spirito e non di poca carne. Né vi è delitto più grande e più condannato da Dio di questo di uccidere uno spirito privandolo della grazia che lo fa figlio di Dio.
La vita in Cristo.
8Come un figlio nel seno della madre cresce a si forma, raggiungendo l’età perfetta della vita intrauterina, attingendo nutrimento da organi che lo tengono in contatto cogli organi di nutrimento della madre, così colui che sa vivere la vita dello spirito e conservare lo spirito è come un figlio nel seno mio e cresce e raggiunge l’età perfetta della vita intra‑Me, attingendo da Me nutrimento a forza.
9Non ti è gioia e sicurezza pensare che vivi di Me, in Me, per Me, con Me?
I volontari del delitto.
10Colui che lascia che il Nemico uccida il suo spirito si rende complice del medesimo. Costui[340] con le sue stesse mani tiene aperto il sacco in cui il Maledetto chiude la vostra anima, privandola della Luce prima, della Vita poi, sprofondandola nel suo baratro infernale da dove non si esce e su cui grava la maledizione eterna di Dio. E potrò mai, Io che dico: “Non ammazzare”[341] e condanno l’uccisione di una carne, non pronunciare condanna su chi uccide lo spirito?
11Su chi. Sicuro. Poiché avete una volontà e, se non volete voi, il Nemico non può. Perciò siete voi che uccidete lo spirito vostro. E su chi uccide lo spirito, in verità in verità vi dico che con ira giusta e terribile tuonerà la mia Voce di Padre rinnegato da un figlio, di Re defraudato da un suddito, per pronunciare la parola di condanna.
12Nel tuo soffrire stai dunque sicura: per la carne che muore, sempre più cresce lo spirito tuo: si alimenta del morire, come vittima d’amore, del tuo corpo. Come sarà bello il giorno in cui, rompendo l’argilla del vaso terreno, il tuo spirito sboccerà libero e forte per la gioia eterna del tuo Gesù, in Cielo.»
66. Fede di S. Chiara nel Santissimo[342].
Spavento e dolore nel misero conventino.
1Vedo – e non sembrerà una cosa impossibile a vedersi perché noto a molti e molti – il miracolo della cacciata degli assalitori dal convento di Assisi per opera di Suor Chiara. Ma mi è gioia vederlo, e degli altri non mi curo. Le descrivo ciò che vedo.
2Un ben misero conventino, basso basso, dal tetto molto spiovente in avanti, dal piccolo chiostro che grida la grande parola francescana da ogni sua pietra: “Povertà”, dai corridoietti bui, brevi, stretti, in cui si aprono le porticine delle celle. Spavento e dolore agitano la povera dimora di pace. Il convento è sonoro come un alveare di voci di preghiera e di gemiti. E veramente come un alveare sbigottito da una invasione sembra questo piccolo convento. Il rumore della lotta esterna penetra pure, unendo le sue voci di ferocia alle voci di pietà.
La santa Regola impone silenzio.
3Non so se sia una conversa quella che porta la notizia che le orde nemiche tentano di invadere il convento o se è qualche assisano che avverte le Clarisse del pericolo. So che lo sgomento raggiunge il suo culmine mentre tutte si precipitano nella cella della Badessa, che è prostrata in preghiera presso la sponda del suo giaciglio e che si alza cerea, consumata, ma tanto bella e solenne, per accogliere le sue figlie impaurite. Le ascolta e dà ordine di scendere in coro con ordine e con fede, col silenzio della Regola, “perché” dice “nessuna cosa per tremenda che sia deve fare dimenticare la santa Regola“. E lei le segue ed entra nel piccolo, misero coretto oltre il quale è la chiesetta sbarrata, buia, con le uniche due fiammelle: l’una nella chiesa, l’altra nel coro, che splendono calme davanti al ciborio, di là per le anime del mondo che troppo poco si ricordano di Dio, di qua per le anime di Gesù che in quella fiammella perpetua vedono il simbolo di sé stesse.
Il coraggio delle colombe di Gesù.
4Pregano, sobbalzando ad ogni urlo più forte e più vicino. E quando una, certo una conversa, rientra, urlando senza ritegno per il luogo: “Madre, sono alla porta!”, le clarisse si piegano come se fossero già colpite a morte.
5Suor Chiara no. Anzi si alza in piedi e si porta proprio in mezzo al coro e dice: “Non temete. Essi sono uomini e sono fuori. Noi siamo qui, dentro, e con Gesù. Ricordate la sua parola: ‘Non vi sarà torto un capello’. Noi siamo le sue colombe. Egli non permetterà che le profanino gli sparvieri“.
La povera Chiara osa…
6Di fuori l’onda del tumulto si fa più forte, smentendo le sue parole. Ma lei non si sgomenta. Vedendo che le clarisse sono troppo terrorizzate per poter vincere dubbio e terrore, si volge a Dio. “Mio dolce Gesù, perdona se la tua povera Chiara osa porre le mani là dove solo un sacerdote può porle. Ma qui non ci sei che Tu e noi. Una di noi deve dunque dirti: ‘Vieni’. Le mie mani sono lavate di pianto. Possono toccare il tuo trono” e risoluta va al ciborio, lo apre, ne prende non l’ostensorio, come si dice, ma una custodia simile ad una pisside, e non è di metallo prezioso, mi pare di avorio o di madreperla, almeno nell’esterno e per quanto concede di vedere la poca luce. Lo prende e lo tiene con la riverenza con cui terrebbe il Dio bambino. Scende sicura i pochi scalini e va salmodiando verso la porta del convento, e le suore la seguono tremanti e soggiogate.
La sfida della fede.
7“Apri la porta, figlia”.
8“Ma sono lì fuori! Sentite che urli e che urti?”.
9“Apri la porta, figlia”.
10“Ma irromperanno qui dentro!”.
11“Apri la porta. È l’ubbidienza!” e Chiara, prima dolce e persuasiva, assume un tono imperioso che non ammette tergiversazioni. È la antica feudataria usa al comando e la grande Badessa che richiama all’ubbidienza.
12La clarissa apre, con un gemito e un tremito che rallenta l’operazione, e le altre, dietro alla Badessa, hanno lo stesso tremito. Si segnano chiudendo gli occhi, pronte al martirio, si calano il velo per morire velate.
13L’uscio è finalmente socchiuso. L’urlo degli assalitori si muta in grido di vittoria e, cessando di usare le armi, si gettano a corsa verso l’uscio che si apre.
14Chiara, bianca nel viso come la teca che porta ben alta, unico velo al suo volto di claustrata, fa due, tre, cinque passi fuori della soglia. Non so se veda chi ha di fronte, la sua terra, i suoi nemici. Non credo. I suoi occhi non fanno che adorare il Santissimo che ella porta. Alta e magrissima, consumata come è, bianca come un giglio, lenta nel passo, pare un angelo o un fantasma. A me pare angelo, agli altri deve parere un fantasma. La loro baldanza si frange, si arresta, e vedendole fare un altro passo in avanti si volge in fuga disordinata.
” Te Deum laudamus “
15È allora che Chiara vacilla, e curva, come prossima a cadere, si affretta a rientrare oltre la soglia. “Sono fuggiti. Sia benedetto il Signore! Ora… ora sorreggete la vostra madre. Perché io possa riportarlo sul suo altare. Cantate, figlie, e sorreggetemi. Ora è ben stanca la madre vostra!”. Ha infatti un viso da morente, come avesse dato tutte le sue forze. Ma ha anche un sorriso tanto dolce, e tanta forza nelle mani ceree per tenere stretta la custodia!
16Rientrano in coro e Chiara depone nel ciborio la teca intonando il “Te Dum” e rimanendo poi riversa sui due gradini dell’altare come fosse morta, mentre le clarisse continuano l’inno di grazie.
Con il Ss. Sacramento tutto si vince.
18Questo è ciò che vedo. E per me c’è questo solo: poche parole di S. Chiara, nella sua veste paradisiaca, non di clarissa:
19“Con questo” e indica il Ss. Sacramento “tutto si vince. Sarà la grande forza del Paradiso e della Terra finché vi saranno i bisogni della Terra. Per i meriti infiniti del Corpo Ss. annichilito per noi, noi santi del Cielo otteniamo grazie per voi, e per Esso voi ottenete vittorie. Sia lodato l’Agnello eucaristico! Il Signore ti dia pace e benedizione.”
67. Consacrazione della casa
al Sacro Cuore[343].
Preghiera per riconsacrare la casa al Sacro Cuore.
Dice Gesù:
1«Scrivi: “Re santissimo, Cuore adorabile, Maestro mio e mio Signore, ti prego esser Tu il Re di questa mia casa. Il tuo Cuore pieno di misericordia sparga in essa le sue misericordie, in essa e su chi in essa abita. La tua Sapienza vi ammaestri i cuori nella scienza del Bene, del tuo Bene. E la tua Potenza sola vi regni; né pensiero, atto o desiderio umano mai si sostituisca a ciò che Tu vuoi. Da questo momento, e per sempre in futuro, qui Tu solo sii Colui che comanda, Colui che dirige, Colui che consiglia. A Te ci doniamo con l’anima e col corpo. Tuoi, sempre tuoi, per la terra e sulla terra, per il Cielo e nel Cielo.
2E tu, Maria, Madre amabilissima, Giglio della Trinità, fiorisci in questa dimora col tuo sorriso e il tuo profumo di grazia, raccogli all’ombra della tua purezza i nostri cuori, chiudili nel calice del tuo materno amore, difendici dall’inferno e dalle sue legioni crudeli stringendoci sul tuo seno inviolato e sul tuo cuore immacolato e trafitto. Madre e Regina, sii la nostra Mamma e la Regina nostra.
3Giuseppe, custode fedele dei due più Santi, custodisci noi che di Essi vogliamo essere. Vigile e operoso, conducici e aiutaci sui sentieri della Salute e nei pericoli della vita.
4Gesù, Maria, Giuseppe, fate, per la vostra costante presenza, di questa dimora una casa di Nazareth. Cuore di Gesù, cuore di Maria, cuore di Giuseppe, dateci il vostro amore, prendete il nostro. 5Salvateci ora e nell’ora della morte. Così sia”.
Rito richiesto da Gesù.
6Dirai questa per riconsacrare la casa e farai benedire ogni e singolo ambiente. E ricordati, tu e chi è con te, che dove Noi siamo nulla vi deve essere che possa ferire la nostra santità.»
[1] 9 marzo 1945. Poema: IX, 19 MARIA VALTORTA, Quaderni dal 1945 al 1950, CEV, Isola del Liri (FR)
[2] “Chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti. Se però ci esaminassimo attentamente da noi stessi, non saremmo giudicati” (1 Cor 11,29-31)
[3] “Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini sé stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice” (1 Cor 11,27-28).
[4]“O voi tutti assetati venite all’acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro e, senza spesa, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro patrimonio per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti” (Is 55,1-2).
[5] 9 marzo 1945. Poema: IX, 19. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. Cit.
[6] 7 giugno 1944.Poema: I, 50
[7]Scritto il 27 dicembre 44. I Quaderni del 1944, CEV. Op. Cit.
[8] Scritto il 4 giugno 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[9] La frase viene ripresa e spiegata nel dettato del 12 giugno, pag. 30.
[10] fossi è nostra correzione da fosti
[11] Scritto il 20 giugno 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[12] È spiegato nello scritto del 23 giugno, pag. 35.
[13] In margine, la scrittrice annota a matita: Scritto dopo la Comunione
[14] Scritto il 23 giugno 1943, MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[15] Nei dettati del 4 giugno (pag. 13) e del 20 giugno (pag. 123).
[16] Da intendersi alla luce dei dettati del 7 settembre, del 15 settembre, del 27 novembre, dell’8 dicembre, del 18 dicembre, del 25 dicembre, del 29 dicembre. Inoltre, nella monumentale opera sulla vita del Signore, che sarà scritta da Maria Valtorta, si legge che la divina maternità della Madonna non comportò in Lei alcun dolore fisico, che è frutto del peccato originale, dalla cui macchia Ella fu preservata; ma che la Madonna, essendo la Corredentrice, soffrì ogni sorta di dolore, procurato dalle circostanze e dagli uomini, anche a riguardo del suo concepimento e del suo parto verginali.
[17] A chiarimento del dettato che precede, la scrittrice descrive la visione di Maria Ss., apparsale come Ciborio dell’Eucarestia.
[18] Padre Migliorini.
[19] Nel quaderno n. 3.
[20] Nel dettato del 20 giugno, pag.123.
[21] Scritto il 28 giugno 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[22] La scrittrice spiega come ha avuto il dettato e descrive meglio la triste visione che ne è seguita. Incapacità degli artisti nel ritrarre l’espressione di Gesù e di Maria Ss.
[23] dentro per dentro significa di tanto in tanto, ogni tanto
[24] prime è nostra correzione da I°
[25] Padre Migliorini.
[26] Come nello scritto del 23 giugno.
[27] Scritto 1° luglio 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[28] 1° luglio, festa del Prez.mo Sangue.
[29] Esodo 12,1-14.
[30] Ezechiele 9,4-6.
[31] La menzione e la potenza del Sangue di Gesù figurano spesso in Apocalisse. Vedi anche: Ebrei 9,15-28.
[32] Scritto il 4 luglio 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[33] sono stati formati è nostra correzione da è stato formato
[34] Scritto l’8 ottobre 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[35] nei quali è nostra correzione da nel quale
[36] I redenti dall’Agnello: Poi guardai ed ecco l’Agnello ritto sul monte Sion e insieme cento quarantaquattromila persone che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo. Udii una voce che veniva dal cielo, come un fragore di grandi acque e come un rimbombo di forte tuono. La voce che udii era come quella di suonatori di arpe che si accompagnano nel canto con le loro arpe. Essi cantavano un canto nuovo davanti al trono e davanti ai quattro esseri viventi e ai vegliardi. E nessuno poteva comprendere quel cantico se non i cento quarantaquattromila, i redenti della terra Questi non si sono contaminati con donne, sono infatti vergini e seguono l’Agnello dovunque va. Essi sono stati redenti tra gli uomini come primizie per Dio e per l’Agnello. Non fu trovata menzogna sulla loro bocca; sono senza macchia (Ap 14,1-5).
[37] Scritto il 27 ottobre 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[38] Ct 1,2; 5,2.
[39] Probabile allusione ad un giglio che la scrittrice chiamava «del divino Seminatore», perché era nato in una vecchia cassetta che si trovava sul balcone di casa e nella cui terra nessuno aveva mai piantato un bulbo. Nello scritto del 10 maggio.
[40] Scritto il 4 dicembre 43. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
Zaccaria cap. 6° v. 12‑15.
[41] Guarda ad oriente Gerusalemme, osserva la gioia che ti viene da Dio (Baruc 4,36). Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere (Is 60,3). Dall’oriente all’occidente grande è il mio nome fra le genti (Ml 1,11). Dal luogo dove sorge il sole l’ho chiamato per nome; egli calpesterà i potenti come creta, come un vasaio schiaccia l’argilla (Is 41,25).
[42] “Prendi fra i deportati, fra quelli di Cheldài, di Tobia e di Ledaià, oro e argento e va’ nel medesimo giorno a casa di Giosia figlio di Sofonìa, che è ritornato da Babilonia. Prendi quell’argento e quell’oro e ne farai una corona che porrai sul capo di Giosuè figlio di Iozedàk, sommo sacerdote. Gli riferirai: Dice il Signore degli eserciti: Ecco un uomo che si chiama Germoglio: spunterà da sé e ricostruirà il tempio del Signore (Zac 6,9-12)
[43] A Gesù gloria e potenzia: “Sì, egli ricostruirà il tempio del Signore, egli riceverà la gloria, egli siederà da sovrano sul suo trono. Un sacerdote sarà alla sua destra e fra i due regnerà una pace perfetta” (Zac 6,13).
[44] Venuti da lontano a riedificare il tempio: “La corona per Cheldài, Tobia, Ledaià e Giosia, figlio di Sofonìa, resterà di ricordo nel tempio del Signore. Anche da lontano verranno a riedificare il tempio del Signore. Così riconoscerete che il Signore degli eserciti mi ha inviato a voi. Ciò avverrà, se ascolterete la voce del Signore vostro Dio” (Zac 6,14-15).
[45] Scritto il 24 giugno 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[46] Come nel dettato del 4 giugno.
[47] Pio XII, papa dal 1939 al 1958.
[48] Scritto il 12 luglio 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[49] Nello scritto dal 6 luglio, pag. 131
[50] Giovanni 18,36. Matteo 19,29.
[51] 18-11-47 ore 9 ante. MARIA VALTORTA, Quadernetti, N° 47.3, CEV.
[52] Mt 26, 26-28
[53]seconda Pasqua supplementare dovrebbe intendersi: seconda Pasqua, quella supplementare. È descritta nel capitolo 636 dell’opera “L’Evangelo come mi è stato rivelato”.
[54]Scritto il 18 maggio 1944. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[55]Sangue di Gesù e angeli: Il Sangue non cessa di effondersi sulla terra, e gli angeli adorano giubilando per i giusti, sperando per i non-cristiani, piangendo per i peccatori. Messa: La Messa, poi, ripete i tre punti più importanti della vita del Verbo incarnato: l’incarnazione nella consacrazione (che perciò deve avvenire nelle sacerdotali mani di un vergine), la crocifissione nell’elevazione, l’ascensione nella consumazione del sacrificio. Meditazione: invito a meditare la Messa in queste luci e a ripetere le parole di Pietro dopo la Pentecoste
[56] Come è detto nel brano del 17 maggio
[57] Marco 16, 19-20; Luca 24, 50-53.
[58] Nella visione del 22 aprile 1943, ne «i quaderni del 1943»
[59] Giovanni 12, 32.
[60] Matteo 28, 16-20.
[61]Si fa di Dio ciò che era dell’errore è detto nel significato di viene convertito a Dio ciò che apparteneva all’errore
[62] Atti 2, 25-28 (dal Salmo 16, 8-11)
[63] Scritto l’8 luglio 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[64] Matteo 10,42; Marco 9,41.
[65] Per tutte le allusioni alla Passione di Gesù: Mt 27-27; Mc 14-15; Lc 22-23; Gv 18-19.
[66] convertireste è nostra correzione da convertiste
[67] Sapienza 11,16 (ebraico: 11,17).
[68] 101146 – Domenica 22° dopo Pentecoste. Messa delle anime. Op. Cit. N° 39
[69] vedi: Giovanni 13, 1
[70] vedi: Matteo 7, 15-20; 12, 33-37; Luca 6, 43-45.
[71] vedi: Giovanni 16, 12-13; vedi anche n. 32.
[72] vedi: Genesi 4, 1-16; I* Giovanni 3, 11-15.
[73] vedi: Matteo 10, 17-20; Marco 13, 9-13; (Luca 21, 12-19).
[74]Scritto il 3 giugno 1944. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1944, CEV.
[75] La stessa visione si ritroverà all’inizio del quaderno n. 100, copiata quasi fedelmente dalla scrittrice, con la stessa data e con aggiunta di particolari, come episodio da inserirsi nel ciclo della “Glorificazione” della grande opera sul Vangelo con il titolo: “Pietro, non più rozzo pescatore, nelle sue nuove vesti di pontefice”.
[76] Atti 1, 15-26.
[77] Matteo 26, 17-29; Marco 14, 12-25; Luca 22, 7-20; 1 Corinti 11, 23-34.
[78] Giovanni 6, 22-59.
[79] di Alfeo.
[80] Nella visione del 28 maggio,
[81] Sacerdotessa e Madre del Sacerdozio (come ne «i quaderni del 1943», pag. 209, 230, 420 e 452) nel senso che, essendo vera Madre di Gesù, Sacerdote supremo ed eterno, era la prima ad essere a Lui intimamente unita. Rileggi, nel dettato del 18 maggio, l’ultimo capoverso.
[82]Scritto il 19 gennaio 1947. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1947, CEV.
[83]Il 28 maggio 1944, nel dettato di commento all’episodio della Seconda moltiplicazione dei pani della grande opera: sul Vangelo. Per il luogo dell’esilio, rimandiamo a pag. 341 nota 6.
[84]Gv 14, 26.
[85]Gv 2,1‑1l. L’insegnamento che segue potrebbe essere messo come commento all’episodio delle Nozze di Cana, in una riedizione della grande opera sul Vangelo.
[86]Come a pag. 24 nota l.
[87]compattezze parola chiara nella scrittura ma incomprensibile nel significato.
[88]Esodo 12, 7.
[89]Se per il miracolo di Cana l’espressione può essere esatta, per l’Eucarestia, invece, si deve parlare di “transustanziazione”, cioè di mutamento della sostanza, come è scritto più chiaramente nel capoverso che segue, oltre che in altri punti del dettato.
[90]“Voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce” (1 Pt 2, 9).
[91]Scritto il 18 aprile 1947. MARIA VALTORTA, I Quaderni dal 1945 al 1950, CEV.
[92](Genesi cap. I, v. dal 28 al 30)
[93](Gen. cap. II v. 19),
[94]Scritto l’11 luglio 1944. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1944, CEV.
[95] Per l’allusione all’uomo che aiutò Gesù a portare la croce, vedi: Matteo 27, 32; Marco 15, 21; Luca 23, 26.
[96] Con riferimento allo scritto del 24 giugno,
[97]Scritto il 29–30 marzo 45. MARIA VALTORTA, I Quaderni dal 1945 al 1950, CEV.
[98]31 marzo, ore 8. MARIA VALTORTA, I Quaderni dal 1945 al 1950, CEV.
[99]Scritto il 13 ottobre 1945. I Quaderni dal 1945 al 1950, CEV. Op. Cit.
[100] Il 29‑30 marzo e il 31 marzo 1945, pag. 48 e seguenti.
[101]Scritto il 15 novembre 1945,
[102] Emma Federici, nome da secolare di Suor Gabriella, superiora delle Stimmatine di Camaior più volte menzionata nel corso del volume. Avrebbe dovuto fondare un istituto aperto ad accogliere le vocazioni religiose di donne dalla nascita illegittima. Uscita dalla Congregazione cui apparteneva, non riuscì a realizzare quella che doveva essere la sua missione, rimanendo una figura discutibile. Anche ne I quaderni del 1944, pag. 461 e 750.
[103] Scritto il 27-2-48. MARIA VALTORTA, I Quaderni dal 1945 al 1950, CEV.
[104] 11Così voi pure consideratevi come morti al peccato, ma vivi per Iddio in Gesù Cristo Signor nostro. 12I1 peccato non regni dunque nel vostro corpo mortale, da farvi obbedir alle sue concupiscenze: 13non date le vostre membra come strumenti d’iniquità al peccato, ma offritevi a Dio come viventi dopo essere stati morti, offritegli le vostre membra come strumento di giustizia.
14Il peccato adunque non vi dominerà, perché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia.
15Che dunque? Peccheremo, perché non siamo sotto la legge ma sotto la grazia? Non sia mai. 16Non sapete che a chiunque vi diate a obbedire come servi, siete servi di colui al quale obbedite, sia del peccato che mena alla morte, sia dell’obbedienza che mena alla giustizia? 17Ma, grazie a Dio, voi che foste servi del peccato, avete poi obbedito di cuore nella regola di dottrina che vi è stata insegnata. 18Liberati così dal peccato siete divenuti servi della giustizia. 19Parlo a mo’ degli uomini, a causa della debolezza della vostra carne: come dunque deste le vostre membra al servizio dell’immondezza e dell’iniquità per l’impurità, così date ora le vostre membra al servizio della giustizia per la santificazione. 20Quando eravate servi del peccato eravate liberi dalla giustizia; 21ma qual frutto aveste allora dalle cose di cui ora vi vergognate? Certamente la fine di esse è la morte. 22Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, avete per vostro frutto la santificazione e per fine la vita eterna, 23essendo paga del peccato la morte, e grazia, di Dio la vita, eterna in Gesù Cristo nostro Signore (Rm. 6,11-23)
[105]e le è nostra correzione da od, che è correzione della scrittrice, che ha cassato una precedente forma rimasta indecifrabile
[106] dovevano… condite… prive sono nostre correzioni da doveva… condita … priva
[107] Levitico 1, 3; 6, 7-16; t, 1-15; 22, 17-30
[108] Levitico 21, 16-24
[109] Salmo 51 (volgata: 50), 18-19
[110]corruttrice nostra correzione da corruttrice
[111]Dolorosissima è nostra correzione da dolorissima
[112]1 Pietro 2, 9-10
[113]Salmo 110 (volgata: 109), 4; Ebrei 7, 17
[114]Matteo 26, 39; Marco 14, 36; Luca 22, 42
[115] Luca 2, 49
[116] Matteo 19, 30; 20, 16; Marco 10, 31; Luca 13, 30
[117] Giovanni 9, 3
[118] Scritto il 18 giugno 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[119] l’infusione è nostra correzione da all’infusione
[120] Scritto il 6 agosto 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[121] “Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli” (Mt 27,25).
[122] Il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: “Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?”. Gesù rispose: “Io lo sono! E vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo”. (Mc 14,61-62).
[123] Luca 12,48.
[124]Scritto il 26 maggio 1944. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1944, CEV.
[125]Ascoltate e voi vivrete: O voi tutti assetati venite all’acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro e, senza spesa, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro patrimonio per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e voi vivrete (Is 55,1-3). A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita. Chi sarà vittorioso erediterà questi beni; io sarò il suo Dio ed egli sarà mi figlio (Ap 21,6-7).
[126] Ma apparirà evidente che il dettato è dello Spirito Santo.
[127] Isaia 55, 1.
[128]Carne e Sangue divino: Avvicinatevi a me, voi che mi desiderate, e saziatevi dei miei prodotti. Poiché il ricordo di me è più dolce del miele, il possedermi è più dolce del favo di miele. Quanti si nutrono di me avranno ancora fame e quanti bevono di me, avranno ancora sete (Sir 24,18-20). Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darà è la mia carne per la vita del mondo. Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. Chi mangia la mia carne a beve il mio sangue dimora in me io in lui (Gv 6, 51.53-56)
[129]Testimonianza fra i popoli: Ecco l’ho costituito testimonio (eucaristico) fra i popoli, principe e sovrano sulle nazioni. Ecco tu chiamerai gente che non conoscevi; accorreranno a te popoli che non ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio, del Santo di Israele, perché egli ti ha onorato. Cercate il Signore (eucaristico) mentre si fa trovare, invocatelo, (e mangiatelo) mentre è vicino (pane consacrato nei tabernacoli) (Is 55,4-6).
[130] Nel senso del «Credo»: “…discese dal Cielo… e si è fatto uomo”.
[131]Il pane e il vino della Sapienza: La Sapienza si è costruita la casa, ha intagliato le sue sette colonne. Ha ucciso gli animali, ha preparato il vino e ha imbandito la tavola. Ha mandato le sue ancelle a proclamare sui punti più alti della città: “Chi è inesperto accorra qui!”. A chi è privo di senno essa dice: “Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato. Abbandonate la stoltezza e vivrete, andate diritti per la via dell’intelligenza” (Pr 9,1-6).
[132] Scritto il 18 agosto 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[133] Il cibo del vincitore: “Sei costante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti. Ho però da rimproverarti che hai abbandonato il tuo amore di prima. Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti e compi le opere di prima. Se non ti ravvedrai, verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto… Al vincitore darò da mangiare dell’albero della vita, che sta nel paradiso di Dio” (Ap 2,3-7).
[134] quest’ultima è nostra correzione da quest’ultimo
[135] dentro per dentro significa ogni tanto, di tanto in tanto
[136] Gv 14,23.
[137] Scritto il 7 ottobre 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[138] La morte della mamma, cui si riferiscono brani e dettati del 2‑3 ottobre (pag. 249), del 4‑5 ottobre (pag. 269), del 9 ottobre (pag. 273).
[139] “Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane. Guardate Israele secondo la carne: quelli che mangiano le vittime sacrificali non sono forse in comunione con l’altare? (1cor 10,16-17)
[140] Lc 7,11-17.
[141] Scritto il 10 settembre 43. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[142] Qoèlet: Oltre a essere saggio, Qoèlet insegnò anche la scienza al popolo; ascoltò, indagò e compose un gran numero di massime. Qoèlet cercò di trovare pregevoli detti e scrisse con esattezza parole di verità. Le parole dei saggi sono come pungoli; come chiodi piantati, le raccolte di autori: esse sono date da un solo pastore. Quanto a ciò che è in più di questo, figlio mio, bada bene: i libri si moltiplicano senza fine ma il molto studio affatica il corpo. Conclusione del discorso, dopo che si è ascoltato ogni cosa: Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo per l’uomo è tutto. Infatti, Dio citerà in giudizio ogni azione, tutto ciò che è occulto, bene o male. (Qoèlet = Ecclesiaste) 12,9-14.
[143] Per giustizia. Vedi pag. 53.
[144] Scritto il 19 agosto 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[145] La manna e il sassolino bianco: “So che abiti dove satana ha il suo trono; tuttavia tu tieni saldo il mio nome e non hai rinnegato la mia fede … Ma ho da rimproverarti alcune cose: hai presso di te seguaci della dottrina di Balaàm, il quale insegnava a Balak a provocare la caduta dei figli d’Israele, spingendoli a mangiare carni immolate agli idoli e ad abbandonarsi alla fornicazione … Ravvediti dunque; altrimenti verrò presto da te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca Al vincitore darò la manna nascosta e una pietruzza bianca sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce all’infuori di chi la riceve” (Ap 2,12-18).
[146] Ap 2,17.
[147] Mt 7,6.
[148] Il vincitore diverrà colonna nel tempio di Dio: Così parla il Santo, il Verace: Ho aperto davanti a te una porta che nessuno può chiudere … Poiché hai osservato con costanza la mia parola, anch’io ti preserverò nell’ora della tentazione che sta per venire sul mondo intero, per mettere alla prova gli abitanti della terra. Verrò presto. Tieni saldo quello che hai, perché nessuno ti tolga la corona. Il vincitore lo porrò come una colonna nel tempio del mio Dio e non ne uscirà mai più. Inciderò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio, della nuova Gerusalemme che discende dal cielo, da presso il mio Dio, insieme con il mio nome nuovo” (Ap 3,7-12).
[149] Il mondo corre verso l’abisso perché non ha saputo custodire la Legge di Dio, lasciando spazio al dominio di Satana che è il nemico da vincere per meritare premio.
[150] Scritto il 12 settembre 43. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[151] La scrittrice annota sotto, a matita: (Adamo ed Eva)
[152] tu è aggiunto da noi.
[153] È il 12 settembre, festa del Nome di Maria.
[154] raddoppiate è nostra correzione da raddoppiate
[155] Nello scritto del 1° luglio, pag. 76.
[156] La scrittrice annota sopra, a matita: (la visione di oggi)
[157] La scrittrice annota sopra, a matita: (della Ss. Trinità del 1° luglio)
[158] Nel dettato dell’8 settembre, pag. 212.
[159] Scritto all’alba del 5 ottobre 1943. I Quaderni del 1943, CEV. Op. Cit.
[160] Gv 7,37-38.
[161] attossicati è nostra correzione da attossicati
[162] Scritto l’8-11-0
[163]Cap.12: Doveri verso Dio (12,1-2); Doveri verso il corpo sociale (12,3-8); Come devono amare i cristiani (12,9-21)
Cap.13: Doveri verso l’autorità (13,1-7); L’amore è il compendio della legge (13,8-10); Esortazione alla vita cristiana (13,11-14)
[164] Levitico 1-7
[165] Ebrei 10, 1-18
[166] Matteo 27, 46; Marco 15, 34
[167] Matteo 26, 26-29; Marco 14, 22-25; Luca 22, 19-20; 1 Corinti 11, 23-25
[168] Romani 12, 1
[169]nelle sue è aggiunto da noi
[170]1 Corinti da 12, 31 a 13, 13 278
[171]Matteo 26, 57-67; Marco 14, 53-65; Luca 22, 54-55 e 66-71; Giovanni 18, 24
[172]Luca 23, 8-12
[173] Matteo 14, 1-12; Marco 6, 14-16; Luca 9, 7-9
[174] Atti 12, 1-2
[175] Atti 4, 1-22
[176]Come è nostra correzione da che
[177]Non è aggiunto da noi
[178] Romani 13, 10
[179] Genesi 17; Deuteronomio 10, 12-22; da 29, 29 a 30, 14; Geremia da 3, 1 a 4, 4-9, 24-25; Ezechiele 44, 4-9; Atti 7, 51-53; Romani 2, 25-29; 1 Corinti 7, 17-24; Calati 5-6; Colosesi 2, 11-13; 3,9-11; 1 Giovanni 2, 16-17
[180] 1 Giovanni 3, 6
[181]Scritto l’8 ottobre 1945. La Parola. Op. Cit. Vol. 3 N° 475
[182] Già a pag. 125 nota 4.
[183] Scritto il 9 ottobre 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[184] Per la morte della mamma.
[185] attende è nostra correzione da attendo
[186] Scritto il 10 giugno 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[187] 1 Corinzi 11,28-29.
[188] Scritto 11 giugno 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[189] Mt 6,7-8
[190] Gv 8,10-11
[191] Nel dettato dell’8 giugno, pag. 22.
[192] Mt 7,1-2
[193] Con riferimento a Genesi 18,32
[194] Non si è trovato alcun punto in cui la scrittrice dia chiarimenti sulla «lacuna» dei dieci giusti, di evidente natura biblica, più volte ripresentata nel corso del volume.
[195] Padre Migliorini.
[196] Scritto il 3 luglio 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[197] Scritto il 4 luglio 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[198] entreranno è nostra correzione da entrerà
[199] Lc 23,33-34.
[200] Scritto il 19 luglio 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[201] Matteo 16,18-19.
[202] Mt 26,69-75; Mc 14,66-72; Lc 22,54-62; Gv 18,10-11
[203] Mt 26,6-13; Mc 14,3-9; Lc 7,36-50; Gv 12,1-8. secondo gli scritti valtortiani, la peccatrice innamorata di Luca, la Maddalena, e la sorella di Marta e di Lazzaro, sono la stessa persona.
[204] Mt 26,30-35; Mt 14,26-31; Lc 22,3134; Gv 13,36-38.
[205] Giovanni 13,21-27.
[206] Apocalisse 1,1-13 e passim.
[207] sono è nostra correzione da è
[208] Sapienza 16,20-29.
[209] Scritto il 28 luglio 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[210] Nel dettato del 24 luglio, pag. 176.
[211] è è aggiunto da noi
[212] Es 20,2-5; Dt 5,6-9; 6,4-5; Is 44,6; 45,5-7; Mc 12,29.
[213] Già nel dettato del 24 luglio, pag. 176.
[214] Scritto il 20 giugno 1946 MARIA VALTORTA, Lezioni ai Romani, CEV.
Corpus Domini
[215] Scritto il 18-5-50. MARIA VALTORTA, I Quaderni dal 1945 al 1950, CEV.
Ascensione
[216]consostanziale è nostra correzione da consonstanziale
[217]Siracide (volgata: Ecclesiastico) 24, 5
[218]Matteo 3, 13-17; Marco 1, 9-11; Luca 3, 21-22; Giovanni 1, 32-34
[219]È il monte sul quale la tradizione colloca la trasfigurazione di Gesù: Matteo 17, 1-8; Marco 9, 2-8; Luca 9, 28-36
[220]Marco 16, 19; Luca 24, 51
[221]Gli episodi qui richiamati sono narrati nella monumentale opera sulla vita di Gesù, scritta da Maria Valtorta
[222] Giovanni 4, 34; 5, 30; 6, 38
[223] Giovanni 14, 6
[224] Giovanni 19, 25-27
[225]conoscemmo è nostra correzione da conobbimo
[226] Romani 8, 35-39
[227] Ezechiele 9, 4; Apocalisse 7, 3
[228] II nome di Michele: Daniele 10, 13 e 21
[229]Scritto il 7 aprile 1947. MARIA VALTORTA, I Quaderni dal 1945 al 1950, CEV.
[230]S. Andrea di Compito. Vedi I quaderni del 1944, pag. 324 nota 12.
[231]Scritto il 18 aprile 1946. MARIA VALTORTA, I Quaderni dal 1945 al 1950, CEV, CEV.
Le parole di Gesù durante il ringraziamento della S. Comunione del Giovedì Santo.
[232]Padre Migliorini, Paola Belfanti, Madre Teresa Maria, Emma Federici: per tutti rimandiamo all’indice dei nomi.
[233]Barsottelli scrive altrove, in una memoria autografa fuori quaderno. Vedi pag. 151 nota l.
[234]Tobia 12, 7.
[235]Scritto il 31 luglio 1944. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1944, CEV.
[236] Mt 8,22.
[237] Matteo 8, 20; Luca 9, 58.
[238]Scritto il 10 agosto 1944. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1944, CEV.
[239] Ma sono parole dell’Eterno Padre, come si vedrà in seguito.
[240] Nello scritto del giorno prima, al terzo capoverso
[241] Di cui ricorreva la festa liturgica, essendo il 10 agosto. Il martire Lorenzo, già ricordato nel secondo ‘dettato’ del 16 marzo.
[242] Tobia 12, 7.
[243] Il periodo dell’abbandono era iniziato il 9 aprile,
[244] Matteo 8, 23-27; Marco 4, 35-41; Luca 8, 22-25.
[245] Geremia 31, 3.
[246] Scritto il 19 giugno 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[247] Il concetto viene ripreso e spiegato nel dettato del 2 luglio, pag. 126
[248] Scritto il 23 giugno 1943, MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[249] Nei dettati del 4 giugno (pag. 13) e del 20 giugno (pag. 123).
[250] Da intendersi alla luce dei dettati del 7 settembre, del 15 settembre, del 27 novembre, dell’8 dicembre, del 18 dicembre, del 25 dicembre, del 29 dicembre. Inoltre, nella monumentale opera sulla vita del Signore, che sarà scritta da Maria Valtorta, si legge che la divina maternità della Madonna non comportò in Lei alcun dolore fisico, che è frutto del peccato originale, dalla cui macchia Ella fu preservata; ma che la Madonna, essendo la Corredentrice, soffrì ogni sorta di dolore, procurato dalle circostanze e dagli uomini, anche a riguardo del suo concepimento e del suo parto verginali.
[251] A chiarimento del dettato che precede, la scrittrice descrive la visione di Maria Ss., apparsale come Ciborio dell’Eucarestia.
[252] Padre Migliorini.
[253] Nel quaderno n. 3.
[254] Nel dettato del 20 giugno, pag.123.
[256] [Senza data e senza alcun’altra premessa] MARIA VALTORTA, Quadernetti, N° SD. 1, CEV.
[257] Sal 2, 7
[258]Gv 1, 1
[259]Gv 1, 34
[260]Gv 20, 17
[261]Gv 10, 30; 16, 28; 17, 5; 17, 21
[262]Ef 4, 10
[263]Gv 3, 16-18
[264] Mc 1, 11 – Gv 12, 28
[265] Mt 16, 16
[266] At 2, 33; 3, 15
[267]Lc 1, 38
[268]Lc 1, 43; 1, 68-79
[269]Gv 1, 29-34
[270]Lc 2, 33-38 – Mc 5, 7; 15, 39
[271] Scritto il 18 luglio 1943. I Quaderni del 1943, CEV.
[272] Nel dettato del 16 luglio, pag. 170.
[273] Sta sopra loro il momento in cui è nostra costruzione da Il momento sta loro sopra in cui
[274] Matteo 18,12-14; Luca 15,4-7; Giovanni 10,11-18.
[275] Gesù consiglia alla scrittrice la tattica dei “contrari”, per la conversione della mamma.
[276] La scrittrice aggiunge a matita: (qui, veramente Gesù aveva detto una parola più esplicita. Ma m’è spiaciuto scriverla)
[277] Scritto il 1° agosto 1943. I Quaderni del 1943, CEV.
[278] 1 Samuele 2,27-36; 4,19-22.
[279] 1 Samuele 7,3.
[280] Matteo 7,21; Luca 6,46.
[281] Isaia 29,13; Matteo 15,8.
[282] Su una copia dattiloscritta, la scrittrice annota in calce, a matita: e infatti ora ne abbiamo due (28‑9)
[283]Scritto il 15 agosto 1949. I Quaderni dal 1945 al 1950, CEV.
[284]Scritto il 1° luglio 1944. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1944, CEV.
Preziosissimo Sangue. Sabato,
[285] Chi è il menzognero se non colui che nega che Gesù è il Cristo? L’anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio. Chiunque nega il Figlio, non possiede nemmeno il Padre; chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre (1 Gv 2,22-23).
[286] A commento di 1 Giovanni 5,5-8, che è il rinvio messo dalla scrittrice accanto alla data.
[287] In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo (1 Gv 4,9-14).
[288] E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Questi è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che rende testimonianza, perché lo Spirito è la verità. Poiché tre sono quelli che rendono testimonianza: lo Spirito, l’acqua e il sangue, e questi tre sono concordi (1 Gv 5,5-8)
[289] Matteo 3, 16-17; 17, 5; Marco 1, 10-11; 9, 7; Luca 3, 21-22; 9, 34-35; Giovanni 1, 32-34.
[290] Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è maggiore; e la testimonianza di Dio è quella che ha dato al suo Figlio. Chi crede nel Figlio di Dio, ha questa testimonianza in sé. Chi non crede a Dio, fa di lui un bugiardo, perché non crede alla testimonianza che Dio ha reso a suo Figlio. E la testimonianza è questa: Dio ci ha dato la vita eterna e questa vita è nel suo Figlio. Chi ha il Figlio ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita (1Gv 5,9-11).
[291]Scritto l’11 settembre 1949. I Quaderni dal 1945 al 1950, CEV.
[292]zit… telefin sono parole non perfettamente leggibili, ma che pensiamo possano ricondursi genericamente alle filatterie e frange (Matteo 23, 5).
[293]Scritto il 2 aprile 47. MARIA VALTORTA, I Quaderni dal 1945 al 1950, CEV.
[294]Genesi 2, 7.
[295]Salmo 82, 6; Giovanni 10, 34
[296]Segue nel quaderno autografo, inspiegabilmente, la trascrizione fedele, senza sostanziali modifiche, di tutto il presente scritto del 2-4-1947.
[297]Scritto il 6 aprile 1947, Pasqua di Risurrezione. I Quaderni dal 1945 al 1950, CEV.
[298] Scritto il 13 luglio 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[299] Apocalisse 7,14.
[300] Scritto il 24-7-50. MARIA VALTORTA, I Quaderni dal 1945 al 1950, CEV.
[301] 30 diremo dunque? Che i Gentili, i quali non cercavano la giustizia, hanno abbracciata la giustizia, quella giustizia che viene dalla fede; 31mentre Israele, che seguiva la legge della giustizia, non ha raggiunto la legge della giustizia. 32E perché? Perché (la cercò) non nella fede, ma come venisse dalle opere: e così urtò nella pietra d’inciampo, 33secondo quello che è scritto: Ecco io pongo in Sion una pietra d’inciampo, una pietra di scandalo; ma chi crede in lui non resterà confuso (Rm 9,30-33).
[302] Così sono chiamati gli israeliti che vivono fuori della terra promessa: Giacomo 1, 1
[303]Atti 17 22-34
[304]Matteo 28, 19-20
[305]Giovanni 4, 9-10
[306]Atti 10, 1-11 e 18
[307]Giovanni 18, 36
[308]Giovanni 6, 15
[309]Romani 11, 26; 1 Timoteo 1, 15; 2,4
[310]1 Corinti 1, 24
[311]Matteo 26, 65; Giovanni 8, 48
[312]Matteo 23, 3-4; Luca 11, 46
[313]Matteo 23, 13
[314]Matteo 23, 23-24
[315]Isaia 8, 14
[316]Luca 2, 33-35
[317]Salmo 118 (volgata: 117), 22-23; Matteo 21, 42-44
[318] Matteo 27, 25
[319] Matteo 21, 9; Marco 11, 9-10; Luca 19, 38; Giovanni 12, 13
[320]Isaia 11, 1
[321]Isaia 7, 14; Matteo 1, 23
[322] Scritto il 22 giugno 1943, MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[323] Scritto il 9 luglio 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[324] Levitico 11,43,45.
[325] Matteo 15,11; Marco 7,15.
[326] Giovanni 5,2-17.
[327] Matteo 5,48.
[328] Scritto il 11 luglio 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[329] Matteo 26,21; Marco 14,18; Luca 22,21; Giovanni 13,21.
[330] Matteo 26,22,25; Marco 14,19-20; Luca 22,22-23.
[331] Scritto il 30 giugno 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[332] Scritto il 1° luglio 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[333] Matteo 26,36-42; Marco 14,32-36; Luca 22,39-44.
[334] Matteo 4,1-11; Marco 1,12-13; Luca 4,1-12.
[335] Giovanni 21,24-25.
[336] Scritto il 4 agosto 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV.
[337] Matteo 10,28; Luca 12,4-5.
[338] presso è nostra correzione da sotto
[339] può è nostra correzione da possono
[340] Costui è nostra correzione da Colui
[341] Esodo 20,13; Deuteronomio 5,17.
[342]Scritto il 12 agosto 1945.S. MARIA VALTORTA, I Quaderni dal 1945 al 1950, CEV.
[343] Scritto il 28 dicembre 1944, I Quaderni del 1944, CEV.
