LIETO ANNUNZIO
DELLO SPIRITO SANTO
Libro 10
LEZIONI BIBLICHE
SECONDO IL PICCOLO GIOVANNI.
A cura di Fray Jesus Maria de Cabanaconde
S.O.S. Servo Ordine Salvatori
S O M M A R I O
1. Tutto ha fatto bene (Gn.1,1-31)
2. Lo spirito vitale dell’uomo
1. Lo spirito è di Dio che lo ha doto (Gn 2,7; Sap 15,11; Qo 12,7).
2. Lo spirito è essenza divina:
3. L’uomo è immagine e somiglianza di Dio
1. Immagine e somiglianza di Dio (Gn 5,1; Sir,7,3; Sap 2,23).
2. Tutti hanno l’immagine, ma non tutti hanno la somiglianza con Dio:
4. L’ignoranza non conseguente:
5. La consapevolezza è dono dello Spirito Santo:
6. L’immagine e la somiglianza con Dio:
7. La Grazia porta alla perfezione della somiglianza:
4. Il cuore dell’uomo, l’altare di Dio
1. L’altare biblico (Es 30,1-10).
2. Metafora dell’altare biblico:
3. Un cuore prezioso, incorruttibile forte e leggero:
4. Le virtù sono le parti costitutive del cuore-altare:
5. Il Sacerdote, l’incenso e il profumo:
6. Perpetuo e continuo olocausto:
1. Nulla ti turbi nulla ti spaventi solo Dio ti Basta (Lv 10,6-7)
2. In ogni evento avere l’equilibrio dei santi:
6. l’obbedienza del servo di Dio
1. Docilità dello spirito (Nm 23,11-21; 24,12-13.17.19).
2. L’obbedienza è il segno del servo di Dio
3. Lo Spirito del Signore è con i servi obbedienti:
7. L’incredulità nel popolo di Dio (Dt 1,20-45)
1. L’incredulità genera falsa prudenza:
2. L’incredulità genera ribellione:
3. L’incredulità uccide la fiducia in Dio:
4. L’incredulità attira l’ira di Dio:
5. L’incredulità rende sordi, ciechi e presuntuosi:
6. L’incredulità, piaga del secolo:
7. Umiltà e retta intenzione per aver fede riconsacrante:
8. Chi non ha Dio con sé, non ha pace e perisce:
9. I Figli della fede ed i figli dell’incredulità:
8. Il codice del popolo di Dio
1. Il Decalogo (Dt 6,5; Es 20,2-17; Dt 5,6-21)
2. Il Decalogo non muta e non muterà mai:
3. Perisce ogni autorità dove non fiorisce il Decalogo:
4. Decalogo, Croce e Vangelo aprono le porte alla felicità:
1. Popolo di dura cervice (Dt 9,1.3-4.6)
2. Popolo traviato ed idolatra (Dt 9,8.11-12.14-17)
3. La preghiera d’intercessione (Dt 9,18-20)
4. La conversione del cuore Dt 10,12-13.16-17.20
6. L’intervento di Dio e la giustizia dell’uomo:
7. Prendete Dio con i lacci dell’amore:
8. Conseguenze della benedizione e maledizione di Dio:
10. L’ingratitudine del popolo di Dio
1. Dio-Padre è dimenticato. (Dt 32,3-7)
2. La cura di Dio per il suo popolo (Dt 32,9-14)
3. Lo Spirito Santo è trascurato (Dt 32,15-20)
4. Dio farà giustizia al suo popolo (Dt 32,21-25.36.39).
5. Questo popolo insensato siamo noi cristiani!
6. Cristiano, convertiti ed evangelizza!
11. I Volontari del popolo di Dio
1. I volontari sono la vittoria del governo di Dio (Gdc 5,2.6-212.20-21.31).
2. Volontari, offrite le vostre vite al dolore redentore:
3. Tessete una rete di amore per prendere le anime sviate:
Fecondità dell’incontro con Dio.
1. In cammino verso Dio (1 Re 19,1-5)
2. Il cibo spirituale (1 Re 19,5-8)
3. L’incontro esperienziale con Dio (1 Re 19,9-13)
4. Lo zelo dopo l’esperienza di Dio (1 Re 19,13-18)
5. Al servizio del Signore (1 Re 19,19-21)
6. Guardare con occhio d’amore consapevole:
7. Compiere con amore ogni cosa:
9. Ardere di zelo per il Signore:
10. La vita è guerra di ogni giorno:
11. Il premio della vittoria è il Cielo:
1. La gioia di chi onora il Signore (2 Sam 6,12. 14-17)
2. La tristezza di chi onora sé stesso (2 Sam 6,20-23).
3. L’amore dà una santa ebbrezza:
14. Le armi più potente del popolo di Dio
1. Operai e sentinelle (Ne 4,1-8).
2. Dio fece fallire i disegni dei nemici (Ne 4,9-17)
3. Vigilanza, costanza, e orazione:
4. Ubbidienza pronta e senza mormorazione:
5. Essere capi vuol dire esser “padri”:
6. Vigilanza, dunque, su tutto e tutti.
15. Finalità del matrimonio cristiano
1. Sposare per amore (Tb 6,11-12.14-19)
2. Culto pre matrimoniale (Tb 8,1-8).
3 Dio al primo posto nella famiglia:
4. La prole, prima finalità della famiglia:
5. Continenza e castità per una paternità responsabile:
6. Preparazione soprannaturale al matrimonio:
7. L’uomo animale non comprende le cose spirituali:
16. Bellezza e ricchezza elevati a santità
1. La donna teme il Signore (Gdt 8,1.4-9)
2. pregare il Signore (Gdt 9,1.7.9-11.14)
3. È coraggiosa. (Gdt 10,1-4;12,16-20)
5. La bellezza va elevata a santità:
6. Le opere buone le sappia solo il Padre:
7. La vittoria sui tiranni dello spirito:
17. L’unione con Dio assicura ogni vittoria
1. La vittoria viene dal Signore (1 Mac 3,13-24)
2. La potenza è in quella parte che ha Dio con sé:
3. Dove è carità tutto si trasforma in bene:
4. La paga dell’amore è la vittoria eterna:
1. Il Regno di Dio è pace nello spirito (Mi 4,3).
2. Dal cuore esce ciò che contamina o santifica l’uomo:
3. Siamo nulla e siamo tutto per Dio:
5. Il paradiso è realtà spirituale:
6. Gesù è il Sole del Paradiso:
19. L’Amore e
la Comunione dei Santi
1. La presunzione dell’uomo (Gb 33,4-13)
2. L’intervento di Dio nella vita dell’uomo (Gb 33,14-22)
3. L’Amore misericordioso veglia sull’uomo:
4. I frutti della Comunione dei santi:
5. Le indulgenze traggono il valore dai tesori della Comunione dei Santi:
6. Gesù sopperisce alle lacune dei suoi ministri:
7. L’amore è per se stesso l’indulgenza plenaria:
IL DUALISMO DELLA NATURA UMANA
20. Natura umana e divina dell’uomo
1. I due corpi. (I Cor 15,44-50)
2. I due desideri (Gal 5,16-17)
3. Le due opere. (Gal 5,l9-25)
6. I due traguardi finali. (Dt 30,15-20).
21. l’uomo privo dello spirito santo
1. Gente materiale priva dello Spirito. (Gd 5-19).
2. Uomini dalla mente corrotta. (2 Tm 3,1-9)
3. Uomini animali irragionevoli. (2 Pt 2,9-22).
22. La vita secondo l’uomo animale.
1. Fatalismo ed edonismo (Sap 2,1-11)
2. Cainismo – razzismo. (Sap 2,12-20).
3. Altri errori dell’uomo animale
4. Il destino di una stirpe iniqua.
23. Il mostro umano sotto processo.
24. Culto sacrilego e giustizia dello spirito
1. Giustizia contro l’idolatria
2. Giustizia contro la magia e i riti sacrileghi.
3. Giustizia contro gli amuleti e i loro artefici.
25. La Giustizia dello Spirito di Dio
1. Giustizia contro ogni malvagità.
26. il supremo dei castighi dello spirito s.
1. Oggetto dell’ira di Dio (Rm 1,18-25).
1. Dio ha fatto tutto bene
1. Tutto ha fatto bene (Gn.1,1-31)
Dio disse: “sia la luce!”. E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona.
Dio chiamò l’asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buon
Dio disse: “La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie” E Dio vide che era cosa buona.
Dio disse: “Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte. E Dio vide che era cosa buona.
Dio disse: “Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo”. E Dio vide che era cosa buone.
Dio disse: “La terra produca esseri viventi secondo la loro specie”. E Dio vide che era cosa buone.
Dio creò l’uomo a sua immagine; maschio e femmina li creò. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona (Gn.1,1-31)
C o n s a p e v o l e z z a
2. Dio non fa che cose buone
“Ti voglio fare osservare il I capitolo della Genesi. Una frase che si ripete sei volte, una per ogni giorno creativo: “E Dio vide che ciò era buono”. Il settimo giorno Dio si riposa sulla bontà di ciò che era stato da Lui fatto.
La Bontà. Uno dei principali attributi di Dio. Egli, buono, non fa che cose buone. E si riposa, felice, su esse, perché pensa che i suoi figli di esse cose buone ne godono.
Pensa sempre questo, mia anima fedele. “Il male si insinua ma non viene da Dio. Da Dio viene ciò che `buono”. Perciò, quando le cose sono a te malvagie, non farne accusa a Dio. Ma al Padre volgiti per averne aiuto. Perciò, anche, per capire se una cosa viene da Dio o da ciò che Dio non è – nemico del bene dai molti nomi che vanno da quello di Satana, padre di ogni male, a quelli di guerra, sopraffazioni, crudeltà, invidie, calunnie e così via – osserva in te e nel tuo prossimo le reazioni che produce. Se col dolore è tormento, ma l’anima rimane unita al suo Signore e gli piange in seno, allora è cosa permessa da Dio. Se nel dolore, e più che nel dolore nella gioia, nella riuscita delle cose, nel benessere, nel trionfo – poiché questo avviene in tal caso – vi è inquietudine e distacco da Dio, allora è fatto che viene dal Male.
Il Male viene sempre con l’effimera e ingannatrice veste di un utile umano. Non ti ingannare mai. L’utile vero è il soprannaturale. Le prove sono le monete con cui si acquista quest’utile. La pace è la carezza di Dio al suo fedele provato.
Piangi, sei creatura e devi subire la debolezza della tua natura d’uomo. Ma sta in pace. Dio è con te e da questo dolore saprà darti cosa buona, perché Egli medica così le ferite del Nemico dei suoi figli e suo. Traendo dal male un motivo per darvi un maggior eterno bene e sin da ora la sua benedizione” [2]
“Buona volontà di obbedienza”
“Dio, che è buono, mette alla prova. Ma non impone mai un sacrificio superiore alle regole della giustizia. Porta quasi alle porte del sacrificio e poi sovviene e si accontenta della buona volontà di obbedienza del suo servo fedele.
Del resto, la “buona volontà di obbedienza” è sovente più penosa del sacrificio in sé stesso. Perché questo, quando è sollecito, porta alla pace con sollecitudine, comunicando un’ebbrezza che è la spiegazione di tutti i sacrifici, anche per fatti umani. Mentre il sapere di dover compiere un sacrificio, saperlo molto avanti, è tortura molto più penosa e priva di tutte quelle forze di impulso che esilarano lo spirito di un eroe.
È per questo che la bontà del Signore vi nasconde il futuro e vi dice: “Non cercate mai di sollevarne i veli”. A pochi, vittime scelte dall’Amore che li trova degni di tale elezione, a pochi viene reso noto avanti il volere sacrificatore di Dio.
Io, anche come Uomo, l’ho sempre saputo. Con la veste di carne non ho ottuso la mia mente divina e mai, neppure per un attimo, mi fu ignoto, da quando fui Gesù, ciò che mi era serbato. Ma Io ero la “Grande Vittima” e ciò spiega tutto.
Alle altre – vittime, ma come care a Dio! – viene illuminato il sacrificio quando è già imminente e quando già l’Amore li ha fortificati al martirio. Ad altri, non vittime, ma degni di esserlo, viene prospettata la necessità del sacrificio, viene già iniziato lo stesso, e poi basta.
Dio premia la buona volontà di obbedienza, la quale è già sacrificio. Sacrificio del cuore e della mente, prova di fedeltà a Dio. E Dio dice al suo fedele le parole che fecero beato Abramo Dt 32,1-43: “… Ho conosciuto che temi il Signore Iddio tuo e che per Me non risparmi le cose più care. Perciò ti dico che come tu per Me hai fatto questo Io ti benedirò, e poiché hai obbedito alla mia voce udirai la stessa dirti: ‘Regna, o mio benedetto, nel Regno che ti ho preparato, e il tuo nome sia scritto nel Libro della Vita e ne esultino i Cieli, perché là è gran festa per ogni nuovo beato che entra nella gloria e che riposa nella inesprimibile gioia di contemplare e possedere Dio’ “. (Quaderni 23-5-1944)
2. Lo spirito vitale dell’uomo
1. Lo spirito è di Dio che lo ha doto (Gn 2,7; Sap 15,11; Qo 12,7).
Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffio nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente. Gn.2,7
Dio gli inspirò un’anima attiva e gli infuse uno spirito vitale Sap.15,11
Lo Spirito di Dio mi ha creato e il soffio dell’Onnipotente mi dà vita Gb.33,4
E ritorni la polvere alla terra, com’era prima, e lo spirito torni a Dio che lo ha dato Qo.12,7
In verità, Dio non agisce da ingiusto e l’Onnipotente non sovverte il diritto! Se egli richiamasse il suo spirito a sé e a sé ritraesse il suo soffio, ogni carne morirebbe all’istante e l’uomo ritornerebbe in polvere.
C o n s a p e v o l e z z a
2. Lo spirito è essenza divina:
“Lo spirito è essenza effusa da Dio, l’anima è “soffio infuso da Dio”. Voi, privi d’anima, siete cadaveri.
La Genesi dice: “Il Signore Iddio formò l’uomo col fango della terra e gli ispirò in faccia il soffio della vita”. Non mi dicano: “Per dargli vita”. No. Per dare vita agli animali domestici o selvatici, quadrupedi, rettili, pesci, uccelli che fossero, non ebbe bisogno di “ispirare loro in faccia il soffio vitale”. Li creò e basta. Il soffio di Dio è l’anima, l’anima vita. È l’alito dello Spirito di Dio che divenne spirito vitale nell’uomo.
E con che credete che Io rendessi vita ai morti? Con la mano? Con la voce? No. Infondendo il mio alito, che per essere di Dio era vitale, ossia era spirituale, era anima. Mi curvavo sui morti eli prendevo per mano e comandavo: “Levati”(Mt 9,25; Mc 5,41; Lc 7,14; 8,54). Sì. Ma ciò era la forma esteriore e visibile. Mentre mi curvavo, alitavo loro in volto lo spirito, l’effusione del mio Spirito, e tornava la vita.
E se nella risurrezione di Lazzaro (Gv 11,1-44) essi, coloro che fanno appunti al mio dire, mi dicono: “Tu Lazzaro non lo hai avvicinato”, Io rispondo: “Per questo, in questo miracolo, ho invocato l’aiuto del Padre e – imparate, o uomini – per averlo senza fallo l’ho ringraziato avanti il miracolo per avermi esaudito: ‘Padre, ti ringrazio di avermi esaudito. Io so che Tu mi esaudisci sempre. Ma lo dico per il popolo che mi circonda, affinché creda che Tu mi hai mandato’ “. Fede sicura, riconoscenza pronta. Riconoscenza anticipata, anzi, prova della fede sicura. Per Lazzaro sepolto nel sepolcro, oltre lo spazio e le bende e il marciume, lontano da Me, occorre l’effusione vitale da Dio. E la vita ritorna.
Come rende vita al figlio della vedova di Sarepta il profeta Elia? (1 Re 17,17-24) Stendendosi per tre volte sul morticino e gridando a Dio. Ma anche ispirando al morto lo spirito che la preghiera a Dio gli aveva reso potente di potenza vitale. Elia, profeta, ossia servo di Dio, ma non Dio né Figlio di Dio, deve per tre volte ripetere preghiera e infusione. Ma è sempre alito che infonde. Alito spirituale.
E non dice il Libro: “Non volgiate essere simili agli animali la cui vita è nelle nari”? (Qo 3,21). Per dire che la Vita non è nel respiro ma nel profondo, in un punto segreto, ma da cui si diffonde per tutto il corpo e dal quale può effondersi in palpiti risalenti al Cielo: carità verso Dio; spandentesi sulla terra: carità verso il prossimo. Perciò: essenza effusa e infusa da Dio, essa si nutre del cibo di Dio. (Quaderni. 15-6-1944)
3. L’uomo è immagine e
somiglianza di Dio
1. Immagine e somiglianza di Dio (Gn 5,1; Sir,7,3; Sap 2,23).
1Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza. Dio creò l’uomo a sua immagine (Gn 1,26-27)
2Quando Dio creò l’uomo, lo fece a somiglianza di Dio; maschio e femmina li creò Gn 5,1-2
3Secondo la sua natura li rivestì di forza, e a sua immagine li formò (Sir 7,3)
4Sì, Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura (Sap. 2,23)
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2. Tutti hanno l’immagine, ma non tutti hanno la somiglianza con Dio:
“L’uomo, ogni uomo, ha in sé l’immagine che Dio ha ideato per l’Uomo. Ma non tutti gli uomini hanno in sé la somiglianza con Dio.
È detto: “Dio fece l’uomo a sua immagine e somiglianza” Come può dunque essere che taluni abbiano la sola immagine? E come possono avere l’immagine di Dio se Dio è incorporeo, purissimo Spirito, Luce infinita e sempiterna, Pensiero operante, Forza creativa, ma non corpo?
Quanta ignoranza vi è ancora fra i credenti! Ignoranza conseguente e ignoranza non conseguente.
3. Ignoranza conseguente:
È ignoranza conseguente quella che viene da una istruzione veramente primordiale, da una istruzione religiosa che si ferma all’ a b c della Religione, causata da lontananza da centri religiosi o da – il che è molto colpevole da parte del colpevole – da non curanza di ministri che non consumano sé stessi nel far conoscere Dio ai propri agnelli, pastori idoli che Io guardo con volto severo.
Questa ignoranza non leva il Cielo a coloro che la posseggono. Perché Io sono giusto e non faccio accusa ad uno spirito, se so che l’ignoranza di costui non è volontaria. Ma anzi lo guardo per la fede, e se vedo che si è retto, con quel filo di scienza di Dio che gli hanno dato, come avesse molto saputo, lo premio come premio un dottore santo. Non è sua colpa se poco sa. È suo merito se del poco sa farsi una forza in queste poche, lineari idee: “Dio è. Io sono suo figlio. Mi rende tale l’obbedire alla sua Legge. E ubbidendo giungerò a possedere Iddio in eterno per i meriti del Salvatore che mi ha reso la Grazia”. Lo Spirito di Dio si sostituisce con idee di luce nell’illuminare il credente che il suo pastore trascura o che è in zone dove raramente è il pastore.
4. L’ignoranza non conseguente:
Ma vi è anche l’ignoranza non conseguente. Quella di chi, potendo, non vuole istruirsi o, dopo essersi istruito, trascura e torna ignorante perché così vuole che sia per comodo suo. Dimenticare la Verità è necessario a chi vuole vivere da bruto.
Questa ignoranza Io la maledico. È uno dei peccati che attirano il mio sdegno senza perdono. Perché? Perché è ripudio a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.
Un figlio che non vuole conoscere nulla del padre, o che conoscendolo vuole (e giunge) a dimenticarlo, che figlio è? Ribelle non dico alle voci soprannaturali, ma anche alle voci del sangue. Inferiore perciò ai bruti che, finché sono, per età, sottoposti al padre, lo riconoscono e lo seguono. Quale ribellione sia poi quella rivolta ad un Dio che è Padre per la carne e il sangue e per l’anima e lo spirito, lascio a voi pensarlo.
Ripudiano il Figlio perché senza pensiero per il sacrificio del Dio-Figlio che si è incarnato per portare la Verità all’uomo, oltre che la Redenzione, annullano in sé ogni voce di questa Verità per vivere nella loro menzogna.
5. La consapevolezza è dono dello Spirito Santo:
Ripudiano lo Spirito Santo perché la Verità è sempre unita alla Scienza, ed è la Scienza che con la sua luce vi fa comprendere le verità più sublimi. Io l’ho detto: “Io me ne vado e molte cose avrei ancora da dirvi, ma per ora non siete capaci di comprenderle. Ma quando sarà venuto lo Spirito di Verità vi ammaestrerà d’ogni vero e compirà l’opera mia di Maestro rendendovi capaci di capire”[1]
O eterno Divino Spirito, che così ci ami che per gloria del Padre sei sceso a purissimo sponsale per generare il Redentore e che, essendomi uguale, mi sei divenuto generatore, Tu procedente da Me e dal Padre! O eterno Divino Spirito, che per gloria del Figlio hai effuso il tuo Fuoco e continuamente l’effondi perché la Parola sia compresa e le creature da uomini divengano dèi vivendo secondo la Grazia e la Parola! Mistero del nostro amore! Inconcepibile poema che solo nel Paradiso sarà conosciuto in pieno dagli eletti!
Io l’ho detto: “Sarà perdonata ancora la bestemmia contro di Me. Ma non sarà perdonato chi bestemmia contro lo Spirito Santo“ [2] . Che bestemmia viene usata verso di Lui? Il disamore che si esplica col rifiutare di accogliere la Verità illuminata da Esso.
E torniamo al principio del dettato.
6. L’immagine e la somiglianza con Dio:
L’ignoranza diffusissima fra i credenti dà idee errate sulla immagine con Dio. Non immagine fisica. Dio-Spirito non ha volto, non ha statura, non ha struttura. Ma l’uomo ha l’immagine che per l’uomo Dio Creatore ha ideato.
Non aveva certo bisogno il Potente e l’Infinito di ottenere l’uomo da una evoluzione secolare di quadrumani. Il quadrumane fu quadrumane dal momento che fu creato e fece i primi lazzi sugli alberi del terrestre paradiso. L’uomo fu uomo dal momento che Dio lo creò dal fango e, cosa non fatta per nessun altro creato, gli alitò lo spirito in volto[3] .
La somiglianza con Dio è in questo spirito eterno, incorporeo, soprannaturale, che avete in voi. È in questo spirito, atomo dell’infinito Spirito, che rinchiuso in angusta e precaria carcere attende e anela di ricongiungersi alla sua Sorgente e condividere con Essa libertà, gioia, pace, luce, amore, eternità.
L’immagine persiste anche là dove non è più somiglianza. Poiché l’uomo rimane fisicamente tale agli occhi degli uomini anche se agli occhi di Dio e dei soprannaturali abitatori dei Cieli e di pochi eletti della terra appare col suo nuovo aspetto di demone. Col suo vero aspetto da quando la colpa mortale lo priva della somiglianza con Dio, non avendo in lui più vita lo spirito.
7. La Grazia porta alla perfezione della somiglianza:
L’uomo senza la Grazia, che la colpa leva, non è più che il sepolcro dove si putrefà lo spirito morto. Ecco perché alla risurrezione della carne gli umani, pur avendo tutti una comune immagine fisica, saranno dissomigliantissimi fra di loro. Di aspetto semi divino i beati, di aspetto demoniaco i dannati. Allora trasparirà all’esterno il mistero delle coscienze. Terribile cognizione!
L’uomo tanto più si rende somigliante a Dio quanto più vive nella Grazia e accresce questa, di per sé già infinita, coi meriti del suo vivere santo. Occorre sforzarsi a raggiungere la perfezione della somiglianza. Non la raggiungerete mai perché non può la creatura essere simile al Creatore; ma vi avvicinerete, per quanto vi è concesso, a questa soprannaturale Bellezza.
Io l’ho detto: “Siate perfetti come il Padre mio” [1] . Non vi ho messo limite di perfezione. Più voi vi sforzerete a raggiungere questa perfezione e più i diaframmi dell’umano cadranno come muro assalito da forze vittoriose, e diminuiranno le distanze, e crescerà la vista, e aumenterà la capacità di intendere, comprendere, vedere, conoscere Dio.
Ma occorre tendere ad essa con tutte le vostre forze, con tutte le vostre generosità. Senza “voltarsi indietro” (Lc 9,62). a guardare ciò che si lascia. Senza fermarsi mai. Senza stancarsi. Il premio giustifica l’eroismo, perché il premio è tuffarsi nel godimento dell’amore, avere perciò Dio come lo avrete in Cielo.
O beatifica unione e possesso meraviglioso!“ (Qua 14-7-1944)
4. Il cuore dell’uomo, l’altare di Dio
1. L’altare biblico (Es 30,1-10).
Il Signore disse a Mosè:
1 “Farai poi un altare sul quale bruciare l’incenso: lo farai di legno di setim.
2 Avrà un cubito di lunghezza e un cubito di larghezza, sarà cioè quadrato; avrà due cubiti di altezza e i suoi corni saranno tutti di un pezzo.
3 Rivestirai d’oro puro il suo piano, i suoi lati, i suoi corni e gli farai intorno un bordo d’oro.
4 Farai anche due anelli d’oro al di sotto del bordo, suoi due fianchi, ponendoli cioè suoi due lati opposti: serviranno per inserire le stanghe destinate a trasportarlo.
5 Farai le stanghe di legno di setim e le rivestirai d’oro
.6 Porrai l’altare davanti al velo che nasconde l’arca della Testimonianza, di fronte al coperchio che è sopra la Testimonianza, dove Io ti darò convegno.
7 Aronne brucerà su di esso l’incenso aromatico: lo brucerà ogni mattina quando riordinerà le lampade
8 e lo brucerà anche al tramonto, quando Aronne riempirà le lampade: incenso perenne davanti al Signore per le vostre generazioni.
9 Non vi offrirete sopra incenso estraneo, né olocausto, né oblazione; né vi verserete libazione.
10 Una volta all’anno Aronne farà il rito espiatorio sui corni di esso: con il sangue del sacrificio per il peccato vi farà sopra una volta all’anno il rito espiatorio per le vostre generazioni È cosa santissima per il Signore” (Es 30,1-10)
C o n s a p e v o l e z z a
2. Metafora dell’altare biblico:
“Ad ogni anima che mia ama Io dico: “Fai del tuo cuore un altare su cui profumi il tuo amore davanti alla mia santità”. Ma ai miei prediletti do più minuto comando. Perché vi voglio perfetti. Lo voglio per amore e lo voglio per giustizia. Ogni dono esige un ricambio. Io vi ho dato oltre misura. Voi dovete darmi senza misura.
Comprendimi come voglio tu sia, sotto la metafora dell’altare biblico.
Come deve essere il tuo cuore altare del profumo? Di materia preziosa all’interno e all’esterno e in ogni sua parte.
Nel legno di setim è nascosto il significato della preziosità, dell’incorruttibilità, della resistenza, e della leggerezza. Questo legno, prezioso per la sua poca quantità e per le sue doti, era dotato di queste qualità. Prezioso perché scarso e raro in tronchi tanto robusti da poter essere squadrato in blocchi di un metro di altezza per mezzo di lato. Incorruttibile all’azione dell’acqua e dei tarli per la sua durezza che aumentava più diveniva vecchio, come si faceva più prezioso il colore che dalla tinta di un giallo paglia carico diveniva piano piano sempre più scuro sino a parere nero come l’ebano. Resistentissimo perciò all’azione deleteria del l’umido e dei tarli, era particolarmente usato per quegli oggetti che per il loro uso si voleva fossero preservati da rapida usura. Gli oggetti sacri per primi. Nello stesso tempo era di un peso leggero più di altri legni, meno resistenti ma molto più pesanti. Atto perciò ad essere usato in oggetti che all’occorrenza dovevano essere trasportati a braccia per rispetto.
3. Un cuore prezioso, incorruttibile forte e leggero:
Il tuo cuore deve essere così. Prezioso perché formato dall’amore e dall’unione con Dio e dalla generosità nell’amore. Incorruttibile all’azione deleteria del senso e della tentazione, dell’insidia satanica, i tre tarli dell’anima, perché l’amore generoso e l; unione rendono le fibre del cuore incorruttibili all’azione disgregatrice che viene dall’esterno. Come può entrare altro in un cuore che è pieno di Me? Come può entrare corruzione dove è saturazione di Colui che non ha mai conosciuto in eterno ciò che sia corruzione? Come può entrare Morte là dove ha dimora il Vivente?
Durissimo, fortissimo, resistentissimo deve essere il tuo cuore. Un blocco su cui come ala di mosca inutilmente scorrono le forze avverse. Tu sei di Dio. Su ogni tua fibra è il mio sigillo. Nessun altro segno vi deve essere. Irrobustisciti sempre più nell’amore e nell’unione per rendere sempre più resistente il tuo cuore a tutto ciò che non è il tuo Dio.
Leggerissimo sia nel contempo. Non imprigionato da nessuna radica di umanità, non appesantito da nessuna materialità, né da convenzioni meschine. Non avvilire mai il tuo spirito e la tua fede con piccinerie. Sono due cose celesti e devono esser conservate in atmosfera soprannaturale.
4. Le virtù sono le parti costitutive del cuore-altare:
Molto ti ho dato perché molto tu mi dia. Molto ti ho insegnato perché tu mi serva con sapienza. Non lo dimenticare. Come Io ti ho presa, te meschina, per portarti molto più su di dove non meritavi di venire, così tu devi con ogni studio evitare di scenderne, anzi devi con le tue forze di volo cercare di sempre più salire. Non avere paura di non essere capace. Io ci sono che veglio e aiuto. Tu mettici tutta la tua volontà.
Quadrato il tuo spirito come pietra angolare. Le virtù siano i lati e le facce di questo tuo spirito divenuto altare del profumo per Me. E si appoggi su base di sacrificio: questo il lato che posa al suolo. Sulla misera terra che va salvata col sacrificio. Abbia i quattro lati che salgono fatti di temperanza, fortezza, giustizia e prudenza, e il lato superiore quello opposto alla base, fatto di carità. La carità viene dal Cielo e tende al Cielo. La carità è pietra dell’altare sul quale si consumano le oblazioni in omaggio a Dio e in propiziazione dei fratelli. I due corni siano la speranza e la fede.
E come si conviene alle tre teologali virtù e alla dignità dell’altare, sia tutto ricoperto d’oro finissimo. Ogni molecola dell’oro è data da un tuo atto d’amore e di sacrificio. Sacrificio e amore: l’amalgama prezioso che riveste di splendore l’altare del cuore. Tutto in oro deve essere offerto su utensile degno del Signore. L’oro, dunque, che l’uomo ha pervertito come metallo facendone strumento di delitto, ma che l’anima vuole, spiritualmente, possedere per offrirlo al culto di Dio.
La cornice deve essere data dalla tua vigilanza che sorveglia sempre perché non si abbia ad affievolire il fuoco profumato del tuo amore. Gli anelli sono la tua buona volontà, le stanghe la tua prontezza a servire Iddio, lasciandoti portare dove Egli vuole.
E terrai costantemente questo altare davanti a Me. davanti all’Arca della Testimonianza di Dio che è il tuo Salvatore, Verbo del Signore velato da carne umana. Attraverso questo velo Io ti parlerò. Perché ancora devo usare mezzi atti alla tua condizione di vivente. Quando sarà il tempo della tua pace, allora parlerò al tuo spirito ed esso mi comprenderà unicamente col mirarsi nella luce del Cielo.
5. Il Sacerdote, l’incenso e il profumo:
“E Arone brucerà sopra di esso un profumo”.
Chi è Aronne? Ma Io! Io sono il tuo Sacerdote e Pontefice, ed Io sull’altare che tu mi hai preparato brucio mattina e sera il profumo di soave fragranza della tua immolazione d’amore. Mattina e sera, cioè sempre. Tu mi devi fornire questo incenso perché Io lo consumi. Per te, per i tuoi fratelli e per gloria di Dio, lasciati ardere.
Vi sono in oriente piante di preziosi aromi, le quali più ne danno più sono ferite e scorticate dall’uomo. Se vengono lasciate senza ferite non hanno nulla di diverso dalle altre piante. Fronde verdi e scorza rugosa e senza profumo. Ma se il ferro apre ferite, ecco che, come lacrime spremute dal dolore, gocciano stille di balsami che servono per profumare gli oli e preservare dalla corruzione. E la pianta deve esser sempre ferita per dare, dare, dare sino alla sua morte. Se la lasciano stare, la ferita si rimargina e le preziose stille non gemono più.
Medita e impara.
6. Perpetuo e continuo olocausto:
Su questo altare nessun altro profumo o oblazione o vittima deve esser posto. Ma unicamente il profumo della tua carità, l’oblazione di te stessa, vittima offerta alla carità divina per carità di tutti.
“E una volta all’anno è detto nell’Esodo “Aronne farà l’espiazione col sangue offerto per il peccato”. Ma Io ti dico: “E ogni volta che Io voglio farò col tuo sangue, spremuto e sparso sotto il coltello del Dolore, Io farò sacrificio di espiazione per i peccati del mondo”.
Non ti lamentare. Io salgo ogni giorno, mille e mille volte al giorno, sull’altare per esser consumato. Non vi è minuto, non vi è secondo durante la giornata nelle sue 24 ore, nel quale non vi sia, in un punto del globo, un altare sul quale non splenda, elevata, l’Ostia innocente. Voi siete ancora per questo mio perpetuo e continuo olocausto; altrimenti da tempo l’ira del Padre vi avrebbe distrutti, perché il vostro male supera la pazienza infinita di Dio.
Cosa dice il sacerdote all’altare? “Pro me et omni humano genere”. Questo è il pensiero del sacerdote mentre offre e immola. Anche il tuo: “Per me e per tutto l’umano genere Gesù si è immolato. Io pure per tutto l’umano genere mi immolo con Lui, in Lui, per Lui”. E ogni tua angoscia, ogni tuo tormento, che non è disperazione perché tu continui a sperare in Me, ma ha già sapore di disperazione tanto è aspro, pensa – e pensalo sempre, ogni volta che angoscia e tormento ti ardono e trapassano, ti stritolano e inchiodano con strumenti di fuoco – che servono a dare all’umano genere una grazia.
Non è sterile spasimare. Non è neppure spasimare egoista che dia bene a te. È spasimo con cui comperi doni di grazia ai disgraziati che non sanno amare e pregare, o non lo sanno fare come va fatto. Perciò quando più spasimi di’ a te stessa: “Con questo si annullano delle vere disperazioni. Grazie, mio Dio, di usarmi per questo”.
Dove è carità e amore là è Dio[1] . Perciò Io sono con te e tu con Dio perché hai compreso l’amore.” (Quaderni 25-7-1944)
5. Equilibrio in ogni evento
1. Nulla ti turbi nulla ti spaventi solo Dio ti Basta (Lv 10,6-7)
6 Ad Aronne, a Eleazaro e a Itamar, suoi figli, Mosè disse: “Non vi scarmigliate i capelli del capo e non vi stracciate le vesti, perché non moriate e il Signore non si adiri contro tutta la comunità; ma i vostri fratelli, tutta la casa d’Israele, facciano pure lutto a causa della morte fulminea inflitta dal Signore.
7 Non vi allontanate dall’ingresso della tenda del convegno, così che non moriate; perché l’olio dell’unzione del Signore è su di voi” (Lv 10,6-7):
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2. In ogni evento avere l’equilibrio dei santi:
“Miei prediletti che vivete chiusi nel cerchio delle mie braccia come dentro al recinto del Tabernacolo antico, vi do il mio ordine in questi tempi d’ira che non per voi ma per i peccati del mondo è venuta.
Quando nella generale sventura vedete gli uomini agitarsi e sconvolgersi e dare in smanie di ingiusto dolore, non unitevi ad essi. Compiangete le comuni sventure, ma riconoscendole segno di Giustizia divina non abbandonatevi a squilibri umani.
Il mio Spirito ha sfiorato le vostre pupille ed ha dato ad esse una vista che l’occhio umano non ha. Voi vedete oltre la terra e conoscete la verità delle cose. Date dunque a quest’ora il suo nome e quelle premure che merita: espiatorie, non imprecatorie come generalmente fanno gli uomini attirando su loro nuova ira del Cielo.
I colpevoli facciano cordoglio poiché quest’ora è loro frutto. Voi, prostrati davanti alla mia gloria, beneditela poiché con un castigo ancora richiama l’umanità fedifraga e idolatra al Dio unico e santo, e rimanete in Me.
L’olio dell’amore è su voi e da voi trabocca sul mondo. Voi siete quelli che lo attirano, voi preziosi vasi in cui si fanno incenso i sacrifici della vostra vita, ardenti lampade che nessun vento turba, e tendete il vostro spirito acceso come fiamma diritta verso il mio altare.
Non dimenticate la vostra elezione e non profanate il segno regale con contaminazioni umane. Rimanete nel Tabernacolo a benedire per chi maledice, a pregare per chi ha bisogno di ogni misericordia. Il mondo sarà salvo per voi” (Quaderni 15-12-1943)
6. l’obbedienza del servo di Dio
1. Docilità dello spirito (Nm 23,11-21; 24,12-13.17.19).
11 Balak disse a Balaam: “Che mi hai fatto? Io t’ho fatto venire per maledire i miei nemici e tu invece li hai benedetti
12 Rispose: ” Non devo forse aver cura di dire solo quello che il Signore mi mette sulla bocca?”.
19 Dio non è un uomo da potersi smentire, non è un figlio dell’uomo da potersi pentire. Forse Egli dice e poi non fa? Promette una cosa che poi non adempie?
20 Ecco, di benedire ho ricevuto il comando e la benedizione io non potrò revocare.
21 Non si scorge iniquità in Giacobbe, non si vede affanno in Israele. Il Signore suo Dio è con lui e in lui risuona lo squillo di vittoria per il Re (Nm 23,11-12.19-21)
11 Non avevo forse detto ai messaggeri che mi avevi mandato:
12 Quando anche Balak mi desse la sua casa piena d’argento e d’oro, non potrei trasgredire l’ordine del Signore per fare cosa buona o cattiva di mia iniziativa: ciò che il Signore dirà, quello soltanto dirò?”.
17 “Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vicino: Una Stella spunta da Giacobbe e uno Scettro sorge da Israele.
19 Uomo di Giacobbe dominerà i suoi nemici” (Nm 24,12-13.17.19)
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2. L’obbedienza è il segno del servo di Dio
“Il vero servo di Dio, davanti a qualsiasi pressione di forze umane che lo vorrebbero dirottare dalle vie del Signore, risponde: “Posso forse dire o fare altro di quello che il Signore mi ha comandato?”
L’obbedienza al comando di Dio, quale che sia questo comando, è il segno del servo di Dio. Le esigenze divine sono infinite e tutte giustificate da un fine d’amore. A questo imporrò di tacere, a quello di parlare, a costui di isolarsi, a quest’altro di farsi capo di anime. A quello darò vista soprannaturale e a quell’altra voce soprannaturale. Ebbene: facciano i miei servi secondo il mio volere e mi saranno uguali nel merito.
Io non forzo in maniera che voi non possiate negarmi di ubbidire. No, neppure coloro che sono in mia mano morbidi come fiocco di lino pronto ad esser filato, sono da Me forzati ad ubbidire. Ma quanto più essi sono “miei” e tanto più per essi facile e cara è l’ubbidienza, di modo che anche a costo del loro pericolo – poiché il mondo odia coloro che son di Dio – e il loro soffrire – poiché il mondo fa fiorire il suo odio in sofferenza per le mie “santi” – essi restano fedeli al mio comando.
Bocche mondate dall’amore e cuori fatti specchi di Dio dalla carità, che è la loro vita, essi non operano e non ripetono che ciò che Io loro suggerisco. Seguaci benedetti del Figlio mio, essi copiano il loro Maestro la cui ubbidienza fu infinita perché divina e perché non usò della sua natura per scegliere le facili ubbidienze, ma le assaporò tutte le fece sue, anche quelle che ripugnano all’uomo, creatura inferiore a Dio, e che pure il Figlio Dio abbracciò per esservi esempio.
3. Lo Spirito del Signore è con i servi obbedienti:
Ma Io che non mento e non muto, vi giuro che su costoro è la mia benedizione, poiché nel loro cuore non vi è idolo alcuno, ma si erige un solo altare: il mio, dal quale tuona – ma per loro è voce di Padre che non terrorizza, ma come voce d’organo celeste rapisce lo spirito a gaudio santo – la mia Volontà, sacra per loro come Me stesso.
Io sono con questi miei servi. E la mia presenza è come lo squillo di vittoria di cui parla il Libro, poiché mette in fuga tutti i nemici dello spirito e fa di esso un sicuro conquistatore del Cielo.
Dopo avere durante la vita intravisto il Volto di Dio, benigno e sorridente, attraverso i veli delle lontananze e della Volontà, conosceranno “la Stella nata da Giacobbe“, il Figlio mio santo, il Giusto nella cui Mano trafitta ho messo lo scettro di Re, la verga sacra che nel Giorno del Giudizio segnerà i benedetti e i maledetti e che per i miei servi sarà dolce come una carezza.
Seguite fin da ora il Dominatore eterno. Egli vi conduce per via sicura al possesso del Regno di Dio sol che con l’ubbidienza, di cui vi è esempio l’uomo di cui parla il Libro, non vogliate fare di vostra testa né il bene n'[e il male, ma unicamente ciò che vi dice il Signore” (Quaderni 16-12-1943)
7. L’incredulità nel popolo di Dio (Dt 1,20-45)
Conseguenze dell’incredulità
1. L’incredulità genera falsa prudenza:
Allora vi dissi: Siete arrivati presso la montagna degli Amorrei, che il Signore nostro Dio sta per darci. Ecco il Signore tuo Dio ti ha posto il paese dinanzi; entra, prendine possesso, come il Signore Dio dei tuoi padri ti ha detto, non temere e non ti scoraggiare! Voi vi accostaste a me tutti e diceste: Mandiamo uomini innanzi a noi, che esplorino il paese e ci riferiscano sul cammino per il quale noi dovremo salire e sulle città nelle quali dovremo entrare. La proposta mi piacque e scelsi dodici uomini tra di voi, uno per tribù. Quelli si incamminarono, salirono verso i monti, giunsero alla valle di Escol ed esplorarono il paese. Presero con le mani i frutti del paese, ce li portarono e ci fecero questa relazione: È buono il paese che il Signore nostro Dio sta per darci.
2. L’incredulità genera ribellione:
Ma voi non voleste entrarvi e vi ribellaste all’ordine del Signore vostro Dio; mormoraste nelle vostre tende e diceste: Il Signore ci odia, per questo ci ha fatti uscire dal paese d’Egitto per darci in mano agli Amorrei e per distruggerci. Dove possiamo andare noi? I nostri fratelli ci hanno scoraggiati dicendo: Quella gente è più grande e più alta di noi; le città sono grandi e fortificate fino al cielo; abbiamo visto là perfino dei figli degli Anakiti.
3. L’incredulità uccide la fiducia in Dio:
Allora dissi a voi: Non spaventatevi e non abbiate paura di loro. Il Signore stesso vostro Dio, che vi precede, combatterà per voi, come ha fatto tante volte sotto gli occhi vostri in Egitto e come ha fatto nel deserto, dove hai visto come il Signore tuo Dio ti ha portato, come un uomo porta il proprio figlio, per tutto il cammino che avete fatto, finché siete arrivati qui. Nonostante questo, non aveste fiducia nel Signore vostro Dio che andava innanzi a voi nel cammino per cercarvi un luogo dove porre l’accampamento: di notte nel fuoco, per mostrarvi la via dove andare, e il giorno nella nube.
4. L’incredulità attira l’ira di Dio:
Il Signore udì le vostre parole, si adirò e giurò: Nessuno degli uomini di questa malvagia generazione vedrà il buon paese che ho giurato di dare ai vostri padri, se non Caleb, figlio di Iefunne. Egli lo vedrà e a lui e ai suoi figli darò la terra che ha calcato, perché ha pienamente seguito il signore. Anche contro di me si adirò il Signore, per causa vostra, e disse: Neanche tu vi entrerai, ma vi entrerà Giosuè, figlio di Nun, che sta al tuo servizio; incoraggialo, perché egli metterà Israele in possesso di questo paese. E i vostri bambini, dei quali avete detto: Diventeranno oggetto di preda! e i vostri figli, che oggi non conoscono né il bene né il male, essi vi entreranno; a loro lo darò ed essi lo possiederanno. Ma voi volgetevi indietro e incamminatevi verso il deserto, in direzione del Mare Rosso.
5. L’incredulità rende sordi, ciechi e presuntuosi:
Allora voi mi rispondeste: Abbiamo peccato contro il Signore! Entreremo e combatteremo in tutto come il Signore nostro Dio ci ha ordinato. Ognuno di voi cinse le armi e presumeste di salire verso la montagna. Il Signore mi disse: Ordina loro: Non salite e non combattete, perché Io non sono in mezzo a voi; voi sarete sconfitti davanti ai vostri nemici. Io velo dissi, ma voi non mi ascoltaste; anzi vi ribellaste all’ordine del Signore, foste presuntuosi e osaste salire verso i monti. Allora gli Amorrei, che abitano quella montagna, uscirono contro di voi, vi inseguirono come fanno le api e vi batterono in Seir fino a Corma. Voi tornaste e piangeste davanti al Signore; ma il Signore non diede ascolto alla vostra voce e non vi porse l’orecchio
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6. L’incredulità, piaga del secolo:
“L’incredulità è una delle piaghe maggiori di questo vostro tempo di sventura.
Alle parole della Fede non credete o ci credete nel modo che piace a voi: relativo e accomodato al vostro metodo di vita.
A Dio non ci credete con semplicità e fermezza. Discutete, cavillate, misurate con le vostre misure su ciò che è infinito e ottenete di giungere a negare perché non sapete spiegare.
La potenza di Dio la negate in pieno poiché non ammettete che Dio può suscitare santi anche dalle pietre e dar parola alle anime mute. Dio fa quanto vuole, e a confondere i superbi prende i piccoli e li fa grandi poiché entra in loro e diviene il loro “tutto’.
Voi negate il miracolo. Ossia ammettete quei miracoli che vi fanno comodo. Gli altri, e non sono meno grandi, per il fatto d’esser spirituali, dite che non possono esser possibili. E che? Mi mettereste delle limitazioni? Vi ho forse chiesto consiglio e approvazione per agire? Vi ho chiesto aiuto? No. La buona volontà dei miei servi mi basta per suscitare il miracolo, che voi negate, di fare di un nulla un mio servo. La vostra cooperazione, o farisei negatori, non ve la chiedo e non mi occorre.
7. Umiltà e retta intenzione per aver fede riconsacrante:
Ricordatevelo e siate meno increduli e superbi. Abbassate la vostra testa orgogliosa e permettete così al vostro spirito di salire. Dio, vedendo che credete in Lui, umilmente e tenacemente vi concederà il miracolo della trasformazione del vostro cuore, pieno di umani impacci, in quella di un cuore che la Fede riconsacra.
Non abbiate mai paura di chi vi è Padre. Amatelo e beneditelo sempre, perché Egli non ha per voi che un amore infinito il quale tutto compatisce e perdona sol che veda in voi la retta intenzione.
Ma è questa che vi manca. Le vostre azioni portano tutte un germe non retto. Rare come perle nere sono quelle creature le cui intenzioni hanno un solo fine: la gloria di Dio senza preoccupazione di stima umana. È per questo che Io non ascolto le vostre parole, rendendovi, con uguale misura, ciò che voi fate a Me col non ascoltare le mie parole.
8. Chi non ha Dio con sé, non ha pace e perisce:
E finché rimarrete la generazione perversa che siete, nemica a Dio e allo spirito e amica della carne e del sangue e dell’Aizzatore della carne e del sangue, non godrete della vera pace. Vera: non illusoria come la stasi di un male cronico che altro non è che segreta raccolta di nuove tossine destinate a traboccare poi nel sangue per dare aggravamento sempre più forte al male che uccide.
Le vostre paci sono uguali. Non sono che raccolte di forse e di mazzi per future più demoniache guerre. Ve l’avevo detto e fatto dire dalla santa Madre mia, da miei servi a cui era svelato il futuro. Ma voi negate il miracolo, voi negate la rivelazione, voi negate Dio.
Cosa non negate voi? Tutto quello che non è frutto della vostra superbia negate, e agite non secondo le luci che vengono dall’alto ma secondo i fumi che escono dal vostro essere acceso dalla superbia, aizzato dalla prepotenza, insatanassato dalla triplice lussuria.
Ed Io che sono curvo come un Padre, che sono Amore per chi m’è fedele, non posso benedire i vostri disegni ed essere reggitore delle vostre imprese. E, ricordatelo, chi non ha Dio con sé perisce” (Quaderni. 17-12-1943)
9. I Figli della fede ed i figli dell’incredulità:
Vedo, distintamente, Maria Ss. tutta vestita di nero. Tutta: velo, abito, manto, la quale va con volto d’infinita tristezza come per un giardino.
La Madonna si curva a cogliere i fiori. Aggiungo, per spiegare meglio, che sembra che un uragano si sia abbattuto su quel luogo, perché erbe e fiori sono parte spezzati, parte piegati nel fango del sentiero. Maria raccoglie quelli spezzati e li bacia, scansa col piede quelli piegati nel fango, ma non li coglie. E piange.
Ad una mia intellettuale domanda risponde:
“Sono anime sacerdotali sulle quali il mondo e Satana si sono accaniti e si accaniscono particolarmente in questi tempi.
Quelli spezzati sono gli uccisi dall’odio del mondo: i martiri di questo secolo. Li raccolgo e li porto al Cielo perché sono la Madre del Sacerdozio e porto i miei figli fuor dall’orrore nella Luce che si sono meritata. Li raccolgo nel mio manto per versare questa santa fiorita ai piedi del trono di Dio.
Gli altri sono i sacerdoti che si sono lasciati curvare, per utilità umana e per quietismo, quando non per ribollire di orgoglio, da eventi o dottrine che li spogliano dalla loro armatura preservatrice. Hanno perso la tempera che ha loro infuso il carattere sacerdotale e sono divenuti pieghevoli ai venti umani fino a macchiare la loro seta fiorita col fango della terra.
Piango sul dolore dei primi e sull’errore dei secondi. Ma il mio pianto sui primi si tramuta in perle eterne destinate alla loro corona. Sui secondi non è che dolore che vorrebbe salvarli e non può se prima non sono loro quelli che piangono su sé stessi
È il dolore più grande dei miei dolori di Madre universale per i suoi figli che offendono il mio Primogenito morto per dare la vita a tutti i miei figli. In questi giorni in cui si rinnova il mio gaudio di Madre di Dio, il mondo trova modo di cangiare la mia veste di candida gioia in veste di lutto, uccidendo i miei sacerdoti o le anime – doppia morte e senza speranza – di essi. Prega e soffri per aiutare i martiri e per salvare i colpevoli”1.
8. Il codice del popolo di Dio
1. Il Decalogo (Dt 6,5; Es 20,2-17; Dt 5,6-21)
l. Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.
2 Non nominare invano il nome di Dio.
3 Santifica le feste.
4 Onora il padre e la madre.
5 Non ammazzare.
6 Non fornicare.
7 Non rubare.
8 Non dire falsa testimonianza.
9 Non desiderare la donna d’altri.
10 Non desiderare ciò che è d’altri
“Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Quando in avvenire tuo figlio ti domanderà: Che significano queste istruzioni, queste leggi e queste norme che il Signore nostro Dio vi ha date? tu risponderai a tuo figlio: Eravamo schiavi del faraone in Egitto il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente. Il Signore operò sotto i nostri occhi segni e prodigi grandi e terribili contro l’Egitto, contro il faraone e contro tutta la sua casa. Ci fece uscire di là per condurci nel paese che aveva giurato ai nostri padri di darci. Allora il Signore ci ordinò di mettere in pratica tutte queste leggi, temendo il Signore nostro Dio così da essere sempre felici ed essere conservati in vita, come appunto siamo oggi. La giustizia consisterà per noi nel mettere in pratica tutti questi comandi, davanti al Signore Dio nostro, come ci ha ordinato”
“Oh, se avessero sempre un tal cuore, da temermi e da osservare tutti i miei comandi, per essere felici loro ei loro figli per sempre!”
C o n s a p e v o l e z z a
2. Il Decalogo non muta e non muterà mai:
Nella manifestazione maestosa del Sinai, Io ho detto al mio Servo per gli uomini, per tutti gli uomini, le regole da osservarsi per meritare la mia benedizione.
E se molte delle disposizioni minute che hanno fatto seguito al Decalogo, sono cadute col volgere dei secoli e con l’avvento del Cristianesimo, il Decalogo è rimasto e non muta. Non muterà sino all’ultimo giorno e, fosse concesso ancora alla Terra un vivere di millenni di millenni, esso Decalogo sarà sempre quello, sempre valido, sempre giusto, sempre da osservarsi.
Il Figlio mio non ha mutato parola di esso, perché parola di Dio non può essere ritoccata da nessuno. Il mio Verbo vi insegna questo rispetto per la mia immutabile parola. Ricordatelo. Egli ha confermato la Legge nei suoi dieci comandi intoccabili. Ha invece sostituito le parti complementari di essa, non più consone al nuovo evo, con la sua dottrina d’amore.
L’èra del castigo aveva avuto termine dal momento che sul mondo fioriva il Re dell’amore e della misericordia e, per rendervi più sicuri di questo cambiamento che sostituiva il perdono al rigore, il Figlio mio consumò Se stesso per tre anni a predicarvi amore e perdono e spinse il suo sacrificio ad erigersi a monito sanguinoso sull’erta di un monte, perché tutto il mondo guardasse a quel centro di misericordia dal quale scendevano, con le ultime stille di un Sangue divino, le ultime parole ancora di amore e perdono.
Il Maestro del mondo sino al momento estremo vi ha ripetuto, e coi fatti oltre che con le parole, la perfezione della Dottrina divina. Perfezione, perché al Decalogo antico Egli ha levato le disposizioni più umane delle minuzie mosaiche ed ha sostituito il suo codice tutto d’amore. Ma il Decalogo resta. E resterà. Ed il mondo perisce perché non conosce e non vive più il Decalogo.
3. Perisce ogni autorità dove non fiorisce il Decalogo:
Dove sono più coloro che, investiti di autorità famigliare, in segnino ai figli la prima e più necessaria cosa da sapersi: la mia Legge? Dove coloro che formino alla riconoscenza e all’amore riverenziale verso di Me le loro creature, narrando alle menti e ai cuori che si aprono le meraviglie e le provvidenze di Dio per gli uomini?
Non mi curo qui di altre autorità. Parlo della prima autorità: quella dei genitori. Responsabili dell’avvenire dei figli e, per conseguenza, delle nazioni. Perché, se le autorità di potere che vi reggono avessero in tutto il mondo cristiano di fronte l’infinito numero delle autorità famigliari ferme nel rispetto e nell’educazione verso Dio e nelle cose di Dio, si limiterebbero in certi eccessi che non solo profanano le generazioni giovanili ma preparano giorni sempre più tremendi alla Terra, poiché da esseri giovanili corrotti e atei non possono che sorgere delinqui. Sia delinquenza singola o delinquenza sociale, sarà sempre delinquenza che spinge al delitto, al furto, al sopruso, al tradimento, alla rivolta, a tutte le nefandezze che rendono la Terra un anticipato inferno e gli uomini dei demoni crudeli gli uni cogli altri.
4. Decalogo, Croce e Vangelo aprono le porte alla felicità:
Sognate tempi migliori. Ma – e ripeto parole vecchie di millenni e sempre nuove – ma “chi vi darà un tale spirito da temermi ed osservare i miei comandamenti affinché voi e i vostri figli siate felici in eterno”. Come lo potete se i miei comandamenti non li conoscete più? Che date al vostro spirito perché esso viva? E se è morto per mancanza di cibo e respiro, costretto a morire senza parola di Dio ed a respirare l’aria resa mefitica dai vostri peccati, come potete avere lo spirito che vi chiedo di avere?
Il vostro è un cerchio chiuso. Un cerchio di orrore che vi strozza. Potete infrangerlo solo colla Croce e col Vangelo. Essi vi aprono le porte alla Luce di Dio e all’aria, e al cibo e a tutto quanto è Vita. Essi vi aprono la via per tornare a Me.
La mia Maestà terribile vi può ancora far paura poiché siete come Adamo dopo la colpa: avete l’anima sudicia e temete l’occhio di Dio. Ma il Cristo non fa paura. Dalla nascita alla morte Egli ha nome: Dolcezza. Risalite a Me attraverso alla sua Parola e alla sua Croce. Esse vi istruiscono e vi riconsacrano. Sono il capolavoro dell’amore divino. Fuor di esse non vi è altro mezzo di salvezza. Dopo il rinnegamento di esse non resta che una cosa: “la mia Giustizia“
E la mia Giustizia per voi, ridotti quali siete, vuol dire solo: “punizione“. Ricordatevelo e provvedete.” (Quaderni. 19-12-1943
9. Potenza dell’intercessione
1. Popolo di dura cervice (Dt 9,1.3-4.6)
1 Ascolta, Israele! Oggi tu attraverserai il Giordano per andare a impadronirti di nazioni più grandi e più potenti di te, di città grandi e fortificate fino al cielo.
3 Sappi dunque oggi che il Signore tuo Dio passerà davanti a te come fuoco divoratore, li distruggerà e li abbatterà davanti a te; tu li scaccerai e li farai perire in fretta, come il Signore ti ha detto.
4 Quando il Signore tuo Dio li avrà scacciati dinanzi a te, non pensare: A causa della mia giustizia, il Signore mi ha fatto entrare in possesso di questo paese; mentre per la malvagità di queste nazioni il Signore le scaccia dinanzi a te.
6 Sappi dunque che non a causa della tua giustizia il Signore tuo Dio ti dà il possesso di questo fertile paese; anzi tu sei un popolo di dura cervice (Dt 9,1.3-4.6)
2. Popolo traviato ed idolatra (Dt 9,8.11-12.14-17)
8 Anche sull’Oreb provocaste all’ira il Signore; il Signore si adirò contro di voi fino a volere la vostra distruzione. Infatti,
11 alla fine dei quaranta giorni e delle quaranta notti, il Signore mi diede le due tavole di pietra, le tavole dell’alleanza.
12 Poi il Signore mi disse: Scendi in fretta di qui, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dall’Egitto, si è traviato; presto si sono allontanati dalla via che io avevo loro indicata: si sono fatti un idolo di metallo fuso.
14 lasciami fare; Io li distruggerò e cancellerò il loro nome sotto i cieli e farò di te una nazione più potente e più grande di loro.
15 Così io mi volsi e scesi dal monte, dal monte tutto in fiamme, tenendo nelle mani le due tavole dell’alleanza.
16 Guardai ed ecco, avevate peccato contro il Signore vostro Dio; vi eravate fatto un vitello di metallo fuso.
17 Allora afferrai le due tavole, le gettai con le mie mani e le spezzai sotto i vostri occhi Dt 9,8.11-12.14-17
3. La preghiera d’intercessione (Dt 9,18-20)
18 Poi mi prostrai davanti al Signore, come avevo fatto la prima volta, per quaranta giorni e per quaranta notti; non mangiai pane né bevvi acqua, a causa del gran peccato che avevate commesso, facendo ciò che è male agli occhi del Signore per provocarlo.
19Io avevo paura di fronte all’ira e al furore di cui il Signore era acceso contro di voi, al punto di volervi distruggere. Ma il Signore mi esaudì anche quella volta.
20Anche contro Aronne il Signore si era fortemente adirato, al punto di volerlo far perire; io pregai in quell’occasione anche per Aronne Dt 9,18-20
4. La conversione del cuore Dt 10,12-13.16-17.20
12 Ora, Israele, che cosa ti chiede il Signore tuo Dio, se non che tu tema il Signore tuo Dio, che tu cammini per tutte le sue vie, che tu l’ami e serva il Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta l’anima,
13 che tu osservi i comandi del Signore e le sue leggi, che oggi ti do per il tuo bene? 16 Circoncidete dunque il vostro cuore ostinato e non indurite più la vostra nuca;
17 perché il Signore vostro Dio è il Signore dei signori che non usa [parzialità e non accetta regali.
20 Temi il Signore tuo Dio, a lui servi, restagli fedele Dt 10,12-13.16-17.20
5. Conclusione (Dt 11,26-28)
26 Vedete, Io pongo oggi davanti a voi una benedizione e una maledizione:
27 la benedizione, se obbedite ai comandi del Signore vostro Dio, che oggi vi do
28 la maledizione, se non obbedite ai comandi del Signore vostro Dio e se vi allontanate dalla via che oggi vi prescrivo, per seguire dèi stranieri, che voi non avete conosciuti Dt 11,26-28.
C o n s a p e v o l e z z a
6. L’intervento di Dio e la giustizia dell’uomo:
“Riconoscere i benefici che si ricevono è anche fra gli uomini obbligo e segno di cuor gentile. Gli ingrati voi li giudicate severamente. E con ragione.
Ma come allora dovrà giudicarvi Iddio? Quando trionfate per un beneficio di Dio e vedete riuscire le vostre imprese, perché non trovate una parola per Colui che vi ha dato quella gioia? Perché dite: “Io ho fatto questo”? Perché, gonfi di orgoglio, esclamate: “Il Signore mi ha dovuto per forza ascoltare perché io sono meritevole del suo aiuto”? No. Se il Padre dovesse darvi per quanto meritate, dovrebbe polverizzarvi.
Ma Egli, per voi che siete duri di mente e di cuore, ribelli e viziosi, sacrileghi e mentitori, non viene meno alla sua promessa giurata d’esservi Padre. E un padre, anche se sdegnato del modo di comportarsi del figlio, non è mai meno padre, se è uomo santo e giusto. Dio è santissimo e giustissimo. Or dunque Dio non vi annienta come meritate, ma vi richiama a Sé con voce di rimprovero in cui è sempre fuso amore.
Una, due, cento volte vi chiama. Col suo balenare di potenza vi fa presente che, anche se voi vi create altri dèi, Egli è l’unico Dio e le sue parole sono sempre le stesse scritte sulla pietra sull’Oreb.
Voi, ai quali pare più comodo servire un idolo muto e impotente (muto e impotente di opere sante) sprezzate la voce e l comando di Dio poiché li credete pesanti e costrittori. Ma quale, quale più pesante sorte e quale più costrittore dominio di quello che da voi vi imponete e fatto da volere di uomini, i quali sono ben diversi da Dio al quale hanno voltato la faccia e il cuore, e non possono che darvi ciò che vi danno: dolore e morte?!
7. Prendete Dio con i lacci dell’amore:
Ora Io vi dico: “Pregate”. Fra voi vi è ancora una minoranza capace di ascoltarmi, di pregare e soffrire per il mondo. A questi dico: “Pregate”.
È l’ora di deviare il rigore dell’iniziato tormento con la preghiera e l’immolazione. Il dolore e la fede vi fanno accetti al Signore Iddio vostro. Parlate dunque in favore di tutti. Prendete Dio con i lacci dell’amore. Egli, che nessuna forza lega, è come minuscolo uccello preso nella rete quando una anima lo circuisce d’amore. Si arrende e benedice. Ricordate a Dio i suoi benefici, non perché Egli abbia bisogno di averli ricordati da voi, ma per mostrare che voi li ricordate. Mentre il mondo bestemmia e uccide, voi osannate al Signore e amate. L’amore è più potente della forza e vince anche l’inferno. Tutto vince l’amore, o miei diletti.
L’amore piegherà Iddio che si è irrigidito davanti al disamore di tutto un mondo, ed otterrà da Lui l’unico miracolo che vi può salvare. L’amore aprirà il cuore degli uomini e darà loro vista spirituale a vedere il loro interno orrore singolo che diviene orrore collettivo. L’amore ricondurrà l’uomo sulle vie di Dio. Quando amerete non farete più il male, il grande male scientemente voluto, come ora lo fate.
Non è pesante seguire Iddio. Egli non vi chiede altro che amore e ubbidienza e rispetto per la sua Maestà superiore a tutte le autorità terrene. Amputate dal vostro cuore, in spirituale circoncisione, quanto è anello di peccato che impedisce al vostro cuore di pulsare nell’onesto palpito del Bene e di crescere nella santa Carità.
8. Conseguenze della benedizione e maledizione di Dio:
Sta a voi di scegliere fra la mia benedizione e la mia maledizione. Io rispetto il vostro arbitrio. Vi illustro solo i frutti dell’una e dell’altra. La mia benedizione vi darà pace e pane, serenità di giorni e prosperità di interessi. La mia maledizione vi lascerà le vostre guerre e stragi, e di suo vi darà siccità o intemperie, pestilenze e fame, poiché non può il castigo di Dio darvi di che empire i vostri due bassi amore: ventre e borsa.
Scegliete. E non dite che non vi amo perche non impongo il bene. Troppi fra voi pregano Satana perché compia per essi i suoi prodigi. Distruggereste il Bene se Io ve lo imponessi.
Occorre prima che non siate popolo voi che adorate la Bestia, ma sian popolo coloro che si ricordano di Dio. Allora il Male sarà bilanciato dal Bene e neutralizzato da esso. Non solo: ma il bene che fate attirerà il Bene del Cielo sempre in misura crescente, perché Dio altro non chiede che di effondersi in amore su voi, e voi conoscerete l’èra di pace promessa alla mia nascita agli uomini buoni” (Qua 22-12-1943)
10. L’ingratitudine del popolo di Dio
1. Dio-Padre è dimenticato. (Dt 32,3-7)
3 Voglio proclamare il nome del Signore: date gloria al nostro Dio!
4 Egli è la Roccia; perfetta è l’opera sua; tutte le sue vie sono giustizia; è un Dio verace e senza malizia; Egli è giusto e retto.
5 Peccarono contro di lui i figli degeneri, generazione tortuosa e perversa.
6 Così ripaghi il Signore, o popolo stolto e insipiente?
Non è lui il padre che ti ha creato, che ti ha fatto e ti ha costituito?
7 Ricorda i giorni del tempo antico, medita gli anni lontani. Interroga tuo padre e te lo farà sapere, i tuoi vecchi e te lo diranno. (Dt 32,3-7)
2. La cura di Dio per il suo popolo (Dt 32,9-14)
9 Porzione del Signore è il suo popolo, Giacobbe è sua eredità.
10 Egli lo trovò in terra deserta, in una landa di ululati solitari. lo circondò, lo allevò, lo custodì come pupilla del suo occhio.
11 Come un’aquila che veglia la sua nidiata, che vola sopra i suoi nati, egli spiegò le ali e lo prese, lo sollevò sulle sue ali.
12 Il Signore lo guidò da solo, non c’era con lui alcun dio straniero.
13 Lo fece montare sulle alture della terra e lo nutrì con i prodotti della campagna; gli fece succhiare miele dalla rupe e olio dai ciottoli della roccia;
14 crema di mucca e latte di pecora insieme con grasso di agnelli, arieti di Basan e capri fior di farina di frumento e sangue di uva, che bevevi spumeggiante. (Dt 32,9-14)
3. Lo Spirito Santo è trascurato (Dt 32,15-20)
15 Giacobbe ha mangiato e si è saziato, sì, ti sei ingrassato, impinguato, rimpinzato e ha respinto il Dio che lo aveva fatto, ha disprezzato la Roccia, sua salvezza
16 Lo hanno fatto ingelosire con dèi stranieri e provocato con abomini all’ira.
17 Hanno sacrificato a demoni che non sono Dio, a divinità che non conoscevano, novità, venute da poco, che i vostri padri non avevano temuto.
18 La Roccia, che ti ha generato, tu hai trascurato; hai dimenticato il Dio che ti ha procreato!
19 Ma il Signore ha visto e ha disdegnato con ira i suoi figli e le sue figlie.
20 Ha detto: Io nasconderò loro il mio volto: vedrò quale sarà la loro fine. Sono una generazione perfida, sono figli infedeli. (Dt 32,15-20)
4. Dio farà giustizia al suo popolo (Dt 32,21-25.36.39).
21 Mi resero geloso con ciò che non è Dio, mi irritarono con i loro idoli vani; Io li renderò gelosi con uno che non è popolo, li irriterò con una nazione stolta.
22 Un fuoco si è acceso nella mia collera e brucerà fino nella profondità degl’inferi; divorerà la terra e il suo prodotto e incendierà le radici dei monti.
23 Accumulerò sopra di loro i malanni; le mie frecce esaurirò contro di loro.
24 Saranno estenuati dalla fame, divorati dalla febbre e da peste dolorosa. Il dente delle belve manderò contro di essi, con il veleno dei rettili che strisciano nella polvere.
25 Di fuori la spada li priverà dei figli, dentro le case li ucciderà lo spavento. Periranno insieme il giovane e la vergine, il lattante e l’uomo canuto.
36 Perché il Signore farà giustizia al suo popolo e dei suoi servi avrà compassione.
39 Sono Io che do la morte e faccio vivere; Io percuoto e Io guarisco e nessuno può liberare dalla mia mano. (Dt 32,21-25.36.39).
C o n s a p e v o l e z z a
5. Questo popolo insensato siamo noi cristiani!
“Io, dice il Signore Uno e Trino, conoscendo gli uomini tanto facili a dimenticare leggi e benefizi, ho sostituito ad una Legge e ad un Patto, scritti e conservati in cose morte: la pietra e il legno – sempre legno anche se coperto d’oro – una Legge e un Patto scritti su una Carne con un Sangue che son divini e conservati, sempre vivi, come quando servirono per l’Alleanza col Cielo, in un tabernacolo che nella sua piccolezza è immenso quanto il Cielo, poiché lo contiene tutto, e nella sua innumerabilità, che fiorisce in ogni angolo della terra, dà testimonianza della onnipresenza di Dio.
Ma tanta previdente bontà non ha valso a fare dei “miei tutt’ altro che figli” dei figli fedeli. Sempre più siete divenuti la razza prava e perversa di cui canta Mosè.
Nessuno che non sia obbligato a questo, per studio o per missione sacerdotale, legge e medita adesso quel cantico. Male fate. Dovreste leggerlo e meditarlo e, battendovi il petto, dire: “Questo popolo insensato, questo popolo senza riconoscenza, che dopo aver ricevuto i benefizi di Dio ha recalcitrato come mulo protervo e ha abbandonato il suo Signore, questo popolo che si è permesso, e continua a farlo, di provocare il suo Dio, al culto del quale sostituì culti idolatri e sacrileghi, adorando Satana nelle sue diverse manifestazioni, siamo noi. Perciò l’Eterno ci ha puniti. E sempre ci punirà sinché il numero dei buoni non sarà almeno a pari con quello dei malvagi”.
6. Cristiano, convertiti ed evangelizza!
Né, creature ribelli, dovete terminare il vostro pensiero dicendo: “Orbene, attenderò che gli altri divengano buoni e predicherò che lo divengano”. No. Ognuno, senza curarsi del vicino, cerchi di suo di divenire buono come Dio vuole. Poi, quando lo sarà divenuto, parli, nel nome di Dio, per esortare altri ad essere buoni. Ma prima purifichi sé stesso nel dolore e nell’amore.
Ognuno si faccia ostia a Dio. La terra, contaminato altare, ha bisogno di esser risantificata prima di poter tornare altare caro al Signore.
Il dolore sia l’olocausto per il peccato, l’amore l’olocausto per il sacrificio pacifico. Ma l’amore nasca primo in voi. Senza di esso non potreste avere Me, che son l’Amore eterno, il Suscitatore di ogni soprannaturale azione o pensiero. L’amore vi spingerà verso la contrizione, la contrizione vi renderà Dio, e riuniti a Lui potrete offrire voi stessi con tutta l’anima, la mente, il cuore le forze, secondo la Legge, a Colui che va amato al disopra di ogni cosa e senza limite di misura.
Sono l’Amore che parla. Sono l’amore che benedice. Sono Io che benedico te” (Quaderni 24-5-1944)
11. I Volontari del popolo di Dio
1. I volontari sono la vittoria del governo di Dio (Gdc 5,2.6-212.20-21.31).
2 “Ci furono capi in Israele per assumere il comando; ci furono volontari per arruolarsi in massa: Benedite il Signore!
6 Erano deserte le strade e i viandanti deviavano su sentieri tortuosi.
7 Era cessata ogni autorità di governo in Israele, fin quando sorsi io, Debora, come madre in Israele.
8 Si preferivano divinità straniere e allora la guerra fu alle porte, ma scudo non si vedeva né lancia né quarantamila in Israele.
9 Il mio cuore si volge ai comandanti d’Israele, ai volontari tra il popolo: Benedite il Signore!
10 Voi, che cavalcate asine bianche, seduti su gualdrappe, voi che procedete sulla via, riflettete
11 unitevi al grido degli uomini schierati fra gli abbeveratoi: là essi proclamano le vittorie del Signore, le vittorie del suo governo in Israele quando scese alle porte il popolo del Signore.
12 Destati, destati, o Debora, déstati, déstati, intona un canto!
20Dal cielo le stelle diedero battaglia, dalle loro orbite combatterono contro Sisara.
21 Il torrente Kison li travolse; torrente impetuoso fu il torrente Kison…Anima mia, calpesta con forza!
31 Così periscano tutti i tuoi nemici, Signore! Ma coloro che ti amano siano come il sole,
quando sorge con tutto lo splendore”. (Gdc 5,2.6-212.20-21.31).
C o n s a p e v o l e z z a
2. Volontari, offrite le vostre vite al dolore redentore:
“Cambiando “Israele” in “di Cristo” si ha il popolo di Dio. Quello che, segnato del santo Segno del Figlio, entrerà nel Regno che il suo Sacrificio gli ha aperto.
Dunque si dica: “O voi cristiani che volontariamente offriste le vostre vite al dolore, benedite il Signore… perché amando con generosità avete ottenuto di brillare in Cielo come il sole quando sorge”. E voi brillerete senza conoscere tramonto poiché quanto è di Dio è eterno. E voi eterni siete poiché siete in Dio e nel Cristo crocifisso che imitate nella parte più ardua del suo esempio.
State dunque con la pace in cuore. Pace per ogni cosa soprannaturale e umana. Io sono con voi. E la più ampia indulgenza scende sulle vostre debolezze, perché la vostra offerta annulla ogni tabe agli occhi miei santissimi.
Non posso trattarvi con rigore, voi che continuate l’opera del mio Verbo. Oltre il volto severo della vostra missione, che ad occhi umani può prendere aspetto di rigore divino, sta la Dolcezza infinita, pronta a riversarsi su voi come flutto sul lido. Sta l’Amore che vi ama. Sta Dio con tutta la sua carità, la sua dolcezza, la sua pazienza e compassione.
3. Tessete una rete di amore per prendere le anime sviate:
Rispondete alla mia benedizione benedicendomi. E sia fra Terra e Cielo scambio di amorosi palpiti per tenere unita questa terra infelice, che non vuole essere di Dio e del suo Cristo, al Creatore che la sovviene sebbene meriti di esser non più sovvenuta. Tessete una rete di amore con la quale prendere le anime sviate e portarle alla Luce. Imprigionatele con questa rete dei vostri palpiti, legati a quelli di Dio. Fate che il mondo si sovvenga che Dio è vedendolo brillare in voi, in ogni vostro atto.
E state felici pensando al vostro futuro. Dopo tante tenebre, quanta luce vi attende! Dopo tanto dolore, quanta gioia! Più festoso di sole che sorge sarà il vostro giorno eterno. Dimenticate l’orrore attuale, in cui Satana e i suoi servi si agitano per odio a Dio e ai suoi figli, pensando a questo Giorno” [1] .
12. L’incontro con Dio
Fecondità dell’incontro con Dio.
1. In cammino verso Dio (1 Re 19,1-5)
1 Acab riferì a Gezabele ciò che Elia aveva fatto e che aveva ucciso di spada tutti i profeti. Gezabele inviò un messaggero a Elia per dirgli:
2 Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest’ora non avrò reso te come uno di quelli”.
3 Elia, impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi. Giunse a Bersabea di giuda. Là fece sostare il suo ragazzo.
4 Egli si inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto un ginepro. Desideroso di morire, disse: “Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri”.
5 Si coricò e si addormentò sotto il ginepro.
2. Il cibo spirituale (1 Re 19,5-8)
Allora, ecco un angelo lo toccò e gli disse: “Alzati e mangia!”.
6 Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre roventi e un orcio d’acqua. Mangiò e bevve, quindi tornò a coricarsi.
7 Venne di nuovo l’angelo del Signore, lo toccò e gli disse: “Su, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino“.
8 Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb.
3. L’incontro esperienziale con Dio (1 Re 19,9-13)
9 Ivi entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco il Signore gli disse: “Che fai qui, Elia?”.
10 Egli rispose: “Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita”.
11 Gli fu detto: “Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore”. Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto.
12 Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero.
13 Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.
4. Lo zelo dopo l’esperienza di Dio (1 Re 19,13-18)
Ed ecco, sentì una voce che gli diceva: “Che fai qui, Elia?”. 14 Egli rispose: “Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita”.
15 Il Signore gli disse: “Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco; giunto là, ungerai Hazaèl come re di Aram.
16 Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsi, come re di Israele e ungerai Eliseo figlio di Safàt, di Abel- Mecola, come profeta al tuo posto. 17 Se uno scamperà dalla spada di Hazaèl, lo ucciderà Ieu; se uno scamperà dalla spada di Ieu, lo ucciderà Eliseo.
18 Io poi mi sono risparmiato in Israele settemila persone, quanti non hanno piegato le ginocchia a Baal e quanti non l’hanno baciato con la bocca”.
5. Al servizio del Signore (1 Re 19,19-21)
19 Partito di lì, Elia incontrò Eliseo figlio di Safàt. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il decimosecondo. Elia, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello.
20 Quegli lasciò i buoi e corse dietro a Elia, dicendogli: “Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò”. Elia disse: “Va’ e torna, perché sai bene che cosa ho fatto di te”.
21 Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con gli attrezzi per arare ne fece cuocere la carne e la diede alla gente, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elia, entrando al suo servizio. (l Re l9,1-21).
C o n s a p e v o l e z z a
6. Guardare con occhio d’amore consapevole:
“Dove Io mi trovo? Dove mi occorre cercarmi per avermi ad ogni minuto? Nelle cose grandiose? Solo in quelle? No. Verrei troppo raramente, perché la vita è fatta di piccole cose e i momenti solenni sono rari. Questo per misericordia mia. Come potrebbe resistere una creatura che fosse sottomessa da mattina a sera, e ogni giorno dell’anno, ad un continuo logoramento di grandi dolori, di grandi lotte, di grandi rinunzie?
La vita è fatta di piccole cose. Quella vita con la quale potete conquistare la Vita eterna. Ma le piccole cose vanno guardate con occhio d’amore e di esatto conoscimento e compite con atto d’amore. Ecco allora che divengono grandi cose se pur sono minute.
Guardate con occhio d’amore e di esatto conoscimento. Non finirò mai di dirvi, per persuadervene, che il male non viene da Dio e che esso è frutto di connubio di vostri simili a Satana o di leggerezza di vostri simili, se il male è di piccola mole. Il male che vi fa soffrire non viene da Dio. Quando un dolore viene da Lui, quale può essere una persona o cosa che vi toglie per avervi più staccati da ciò che è umano e più liberi di seguire Lui, allora vi dà insieme forza e pace. Tu lo hai provato e sai. Dillo alle anime come è diverso il dolore che viene da Dio, anche se è un grande dolore, da quello che è frutto della durezza umana e dell’odio fra fratelli
7. Compiere con amore ogni cosa:
Perciò, quando vivete le cose di ogni ora sappiate discernere e amare, amare, amare. amare la mano di Dio se vi porge essa le cose. amare gli infelici e colpevoli di essere cattivi, se le cose vi vengono imposte da essi. Amare sempre. Compiere con amore ogni cosa. Viene da Dio? È sua volontà. Perciò va amata. Viene dall’uomo? Fate di questa cosa umana una preziosa cosa sovrumana sopportandola con pazienza e carità. Ciò purché non sia contraria alla mia Legge. Nel quale caso occorre saper resistere cercando con dolcezza di piegare al bene chi vuole il male, sapendo però anche morire se costui insiste nel suo volere, pur di non giungere a peccare. I martiri non sono soltanto quelli morti per opera di tiranni. Molti hanno i martiri sconosciuti e umili che muoiono ogni giorno perché non volgono fare il male, uccisi violentemente o spentisi lentamente, consumati da una oppressione lenta ma continua di chi li odia perché li capisce giudici suoi e più forti, di una forza sovrumana, a lui.
8. Il Signore è nella pace:
Ma, per tornare al Libro: dove si trova il Signore? Nel vento forte e violento? Nel terremoto? Nel fuoco? No. Nell’aura leggera.
Oh! il Signore è sempre dolce coi suoi figli! È sempre paziente e misericordioso. Vi mostra un volto paterno per innamorare sempre più di Sé i figli buoni e per attirare a Sé i figli prodighi. Quanta pazienza! Se non l’avesse infinita, dovrebbe continuamente fulminare col suo sdegno. Però non giudicate ciò debolezza. Vi dà la vita per convertirvi, o figli ingrati, ma ogni giorno di inutilmente data longanimità di Dio lo troverete segnato e lo sconterete aspramente, quando sarete fuori di questa terra in cui vi credete padroni irridendone il Padrone vero.
L’aura leggera è la pace che avvolge quanto viene da Dio e vi dice: “Qui è il Signore”. Affrettatevi allora a servirlo; non dite: “Non fa paura e perciò non me ne curo”. Ma anzi, appunto perché vi ama, sappiate amare, Sappiate con rispetto e con amore confidente stare davanti a Dio. Sappiate dire ciò che disse il profeta: “Io ardo di zelo per il Signore”.
9. Ardere di zelo per il Signore:
Tutti dovreste esser ansiosi di servire Iddio. La maggioranza invece è pronta a servire l’uomo e a trascurare Iddio. Troppi figli di Dio hanno abbandonato il suo patto e distrutto nel loro cuore l’altare dell’amore per il Signore, deridendo i figli fedeli, opprimendoli, sino alla morte talora.
È allora che il Signore dice a coloro che restano soli, come palme solitarie fra l’aridità di un deserto e i bassi e amari cespugli spinosi – l’aridità è il mondo e i cespugli spinosi i cattivi, mentre la palma è utile, alta e dolce nei suoi frutti – dice: “Và senza temere. La tua vita è nelle mie mani. Tu, e con te i settemila che non hanno piegato i ginocchi alla Bestia e non hanno avuto baci per essa, siete a Me riservati. Miei in una maniera assoluta, eterna, di una beatitudine senza confini”.
10. La vita è guerra di ogni giorno:
Ma – non è finita la lezione – ma finché siete nella lotta non vi gloriate della predilezione di Dio. Come soldati armati voi avete lottato e ne avete avuto premio, ma ancora non avete finito di lottare. Dio è con voi come vostro Condottiero. Ma non può dirsi vincitore colui che dopo le prime vittorie abbandona il suo condottiero e si tiene contento della lode avuta. Vincitore e forte è colui che lo segue sino alla fine. La vita è una guerra di ogni giorno. Voi siete gli armati che la vincete.
Il Nemico vi è noto. È uno solo, ma ha molte facce. la prima è quella del Demonio, le secondarie sono la carne, il mondo, il denaro. Siate fedeli. Avete vinto? La gioia della vittoria vi fortifichi per le nuove lotte. Avete perso? Lo sconforto non vi accasci. Ma l’umiliazione della debolezza vi sproni a redimervi con una vittoria. Solo chi è giunto alla fine può gloriarsi nel Signore, perché sino all’ultimo attimo di lotta il Nemico comune e il nemico individuale, che è la parte inferiore del vostro io, possono farvi mordere il fango in una caduta mortale.
11. Il premio della vittoria è il Cielo:
“Chi è armato non si glori come chi posa l’armi”. Fidi nel Signore ma vigili senza sosta. Verrà l’ora dell’abbraccio col vostro Re. allora le armi saranno sostituite dalle palme e il rumore della lotta con le armonie celesti. Allora potrete gridare la vostra gioia d’esser vittoriosi.
La vita è guerra, il premio è il Cielo. Sappiate averlo sentendo Dio nell’aura leggera, resistendo a Satana coi suoi turbini violenti. Sappiate piegare il cuore a Me solo e aver baci d’amore per il vostro Signore Iddio. Altro Dio non avete. Servite Lui solo e sarete fra i settemila che Egli si è riservati, fra i centoquarantaquattromila di cui parla Giovanni[1] : gli eletti alla vera gloria che non ha paragone e termine e che vengono dalla grande tribolazione della terra a riposarsi nel Regno di Dio”
13. La gioia nello Spirito
Davide e Mikal.
1. La gioia di chi onora il Signore (2 Sam 6,12. 14-17)
12 David andò e trasportò l’arca di Dio dalla casa di Obed-Èdom nella città di David, con gioia.
14 David danzava con tutte le forze davanti al Signore. Ora Davide era cinto di un efod di lino.
15 Così Davide e tutta la casa d’Israele trasportavano l’arca del Signore con tripudi e a suon di tromba.
16 Mentre l’arca del Signore entrava nella città di Davide, Mikal, figlia di Saul, guardò dalla finestra; vedendo il re Davide che saltava e danzava dinanzi al Signore, lo disprezzò in cuor suo.
17 Introdussero dunque l’arca del Signore e la collocarono al suo posto, in mezzo alla tenda che Davide aveva piantata per essa; Davide offrì olocausti e sacrifici di comunione davanti al Signore.
2. La tristezza di chi onora sé stesso (2 Sam 6,20-23).
20 Ma quando Davide tornava per benedire la sua famiglia, Mikal figlia di Saul gli uscì incontro e gli disse: “Bell’onore si è fatto oggi il re di Israele a mostrarsi scoperto davanti agli occhi delle serve dei suoi servi, come si scoprirebbe un uomo da nulla!”.
21 Davide rispose a mikal: “L’ho fatto dinanzi al Signore, che mi ha scelto invece di tuo padre e di tutta la sua casa per stabilirmi capo sul popolo del Signore, su Israele; ho fatto festa davanti al Signore.
22 Anzi mi abbasserò anche più di così e mi renderò vile ai tuoi occhi, ma presso quelle serve di cui tu parli, proprio presso di loro, io sarò onorato”.
23 Mikal, figlia di Saul, non ebbe figli fino al giorno della sua morte.
C o n s a p e v o l e z z a
3. L’amore dà una santa ebbrezza:
“Vi sono troppi simili a Mikal. Essi hanno il cuore sterilito dal così detto: buon senso. Sono, ovvero credono di essere menti quadrate: sono soltanto menti aride messe sovrane su cuori ancor più aridi. l’orgoglio li regge e, come il sangue pulsa nelle vene, nel loro spirito vive e circola l’orgoglio e li acceca, li assorda, li ottenebra. Non sono più capaci di vedere e comprendere ciò che è soprannaturale letizia e crollano l capo davanti all’estasi dei semplici che l’amore rende capaci di vedere Dio.
Vedere Dio! Gioia che è la gioia del Cielo e che Dio concede ai viventi che lo amano con tutto se stessi. Vedere Dio attraverso le forme portate alla vostra carnalità per poter essere a voi sensibili. Davide non danzava davanti all’arca per l’arca. Ma perché in essa vedeva riflesso il Volto di Grazia, Bellezza e Potenza, dell’Altissimo. L’amore dà una santa ebbrezza, la quale sforza l’uomo a cantare e ad agitarsi, poiché il mondo che lo circonda è ristretto al suo cuore che si dilata nella passione ed il mondo stesso è fomite a lui di sempre nuova dilatazione, perché su tutto vede impresso il segno di Dio davanti al quale l’uomo, preso nel gorgo tremendo e soave della carità, si scioglie in un trasporto di gioia soprannaturale che solo i simili a lui comprendono. Gli altri, come Mikal, disprezzano in cuor loro. disprezzano in cuor loro.
Non disprezzate gli unici che abbiano compreso come Dio sia superiore a tutte le cose, anche a quella stima, a quella tranquillità, a quell’utilità, alle quali tanto tenete. Pregate il Padrone del mondo di rendere il cuore vostro capace di amare e di intendere.
Spogliatevi dal vostro ridicolo orgoglio. Non siete voi i depositari della perfezione. Questi umili, questi semplici, questi piccoli, sono i depositari, poiché possiedono la Scienza, la Verità, la Carità. Possiedono Dio. E come un’insegna e una voce stanno fra voi, perche l’idea di Dio non si cancelli completamente dai vostri aridi cuori pieni di sapere umano (Quaderni 15-12-1943)
14. Le armi più potente del popolo di Dio
Ora et lavora.
1. Operai e sentinelle (Ne 4,1-8).
1 Ma quando Sanballàt, Tobia, gli Arabi, gli Ammoniti e gli Asdoditi seppero che la riparazione delle mura di Gerusalemme progrediva e che le brecce cominciavano a chiudersi, si adirarono molto
2 e tutti assieme congiurarono di venire ad attaccare Gerusalemme e crearvi confusione.
3 Allora noi pregammo il nostro Dio e contro di loro mettemmo sentinelle di giorno e di notte per difenderci dai loro attacchi.
4 Quelli di Giuda dicevano: “Le forze dei portatori vengono meno e le macerie sono molte; noi non potremo costruire le mura!”.
5 I nostri avversari dicevano: “Senza che s’accorgano di nulla, noi piomberemo in mezzo a loro, li uccideremo e faremo cessare i lavori”.
6 Poiché i Giudei che dimoravano vicino a loro vennero a riferirci dieci volte: “Da tutti i luoghi ai quali vi volgete, essi saranno contro di noi”,
7 io, nelle parti sottostanti a ciascun posto oltre le mura, in luoghi scoperti, disposi il popolo per famiglie, con le loro spade, le loro lance, i loro archi.
8 Dopo aver considerato la cosa, mi alzai e dissi ai notabili, ai magistrati e al resto del popolo: “Non li temete! Ricordatevi del Signore grande e tremendo; combattete per i vostri fratelli, per i vostri figli e le vostre figlie, per le vostre mogli e per le vostre case!”.
2. Dio fece fallire i disegni dei nemici (Ne 4,9-17)
9 Quando i nostri nemici vennero a sapere che eravamo informati della cosa, Dio fece fallire il loro disegno e noi tutti tornammo alle mura, ognuno al suo lavoro.
10 Da quel giorno la metà dei miei giovani lavorava e l’altra metà stava armata di lance, di scudi, di archi, di corazze; i capi erano dietro tutta la casa di Giuda.
11 Quelli che costruivano le mura e quelli che portavano o caricavano i pesi, con una mano lavoravano e con l’altra tenevano loro arma;
12 tutti i costruttori, lavorando, portavano ciascuno la spada cinta ai fianchi. Il trombettiere stava accanto a me.
13 Dissi allora ai notabili, ai magistrati e al resto del popolo: “L’opera è grande ed estesa e noi siamo sparsi sulle mura e distanti l’uno dall’altro.
14 Dovunque udirete il suono della tromba, raccoglietevi presso di noi; il nostro Dio combatterà per noi”.
15 Così continuavamo i lavori, mentre la metà della mia gente teneva impugnata la lancia, dall’apparire dell’alba allo spuntar delle stelle.
16 Anche in quell’occasione dissi al popolo: “Ognuno con il suo aiutante passi la notte dentro Gerusalemme, per far con noi la guardia durante la notte e riprendere il lavoro di giorno”.
17Io poi, i miei fratelli, i miei servi e gli uomini di guardia che mi seguivano, non ci togliemmo mai le vesti; ognuno teneva l’arma a portata di mano.
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3. Vigilanza, costanza, e orazione:
“Vigilanza, costanza, e orazione. Ecco le tre armi più potenti delle frecce, delle lance e delle spade. Ed ecco anche la necessità che fra il popolo di Dio vi siano coloro che sono specialmente votati ad orare per coloro che lavorano e che non anno usare contemporaneamente le mani alle occupazioni e il cuore alla preghiera.
4. Ubbidienza pronta e senza mormorazione:
I giovani, dice il libro di Neemia, che lavoravano, anche quelli che erano occupati al lavoro e non alle difese, lavoravano con la spada cinta al fianco e pronta alla lotta. Né vi erano ribellioni al comando che li designava ora per il lavoro e ora per le difese. I superiori sono sempre ispirati da Dio e quando assegnano un compito vanno ubbiditi con prontezza e senza mormorare.
T u t t i hanno questo dovere. E specialmente lo avete verso Dio, Superiore eccelso, il quale nella sua provvidenza predispone le missioni e le mutazioni nelle missioni. Guai a quei cuori attaccati alle cose che periscono, che si ribellano all’ ubbidienza dicendo: “Io mi sento meglio in questo stato e non voglio questo a altro stato”.
Non voglio! Come potete dire che non volete? Dove è l’ubbidienza, la sommissione, l’amore alla Volontà di Dio che vi traspare da dietro ai comandi dell’uomo? Solo in una cosa vi è lecito non volere. Quando l’uomo vi impone di compiere il male. Allora dovete resistere e dire: “No” anche se ciò fa di voi dei martiri.
5. Essere capi vuol dire esser “padri”:
E voi che avete potestà di comando, nel piccolo o nel grande che sia, udite ciò che vi dice il Signore, che ha parlato prima ai soggetti attraverso il Libro ed or parla a voi.
Ricordate che dirigere è doppio onore che non l’esser diretti. Sta a voi non rendervi responsabili delle altrui rovine. I soggetti rispondono a Dio per sé stessi. Voi, per voi e per loro. Alla dignità della carica corrisponde severità di condotta verso voi stessi. Dovete essere di esempio poiché l’esempio trascina, tanto nel bene che nel male. E da superiori malvagi o semplicemente accidiosi non si possono avere che soggetti malvagi e accidiosi.
Così in una comunità e così in uno stato. I piccoli guardano i grandi e sono lo specchio dei grandi. Ricordatevelo.
Altra dote dopo l’intemeratezza è la bontà. La bontà frena gli istinti più delle carceri e delle prescrizioni. Fatevi amare e sarete ubbidite. Trascinerete alla bontà essendo buoni. Ma guai se sarete avidi, ingiusti, malvagi. Sarete odiati, scherniti, disubbiditi anche e soprattutto nei comandi buoni che darete, e ubbiditi, anche più di quanto non vorreste, nel copiare la vostra avidità, la vostra ingiustizia, la vostra malvagità.
Non inebriatevi talmente del vostro onore da essere incapaci di intendere i soggetti nei loro giusti bisogni e nei loro lamenti. Esser capi vuol dire esser “padri”. Per questo Dio vi ha dato un’autorità. Non perché ne facciate sferza sui minori. Non siete onnipresenti come Dio. Ciò è vero. Ma quando si vuole si può, per quanto si vuole. E chi vuole sapere la verità la sa.
6. Vigilanza, dunque, su tutto e tutti.
Non stolta e cieca fiducia e accidiosa noncuranza riguardo ai vostri aiutanti. Non tutti sono dei giusti e molti Giuda sono sparsi fra le file degli aiutanti dei capi. Non fatevi schiavi di essi mendicando il loro consenso pur di imperare. Siate giusti e basta. E quando vedete che in vostro nome si esercita un dispotismo colpevole, fate di esser sempre in condizione di libertà di obblighi verso i vostri rappresentanti, in modo da poterli riprendere senza tema che da accusati si facciano accusatori.
Siate onesti e giusti. Onesti nel non approfittare della sorte a danno dei minori. Giusti nel saper punire coloro che per essere qualcosa si sono creduto lecito ogni sistema.
Se così farete sempre potrete dire a Dio: “Ricordati di me in bene, perché ho fatto del bene a coloro che Tu mi hai dato” (Quaderni. 23-12-1943)
15. Finalità del matrimonio cristiano
Crescete e moltiplicatevi.
1. Sposare per amore (Tb 6,11-12.14-19)
11 Raffaele disse al ragazzo: “Questa notte dobbiamo alloggiare presso Raguele, che è tuo parente. Egli ha una figlia chiamata Sara.
12 Tu, come il parente più stretto, hai diritto di sposarla e di avere in eredità i beni di suo padre. È una ragazza seria, coraggiosa, molto graziosa e suo padre è una brava persona”.
14 Tobia rispose a Raffaele: “Fratello Azaria, ho sentito dire che essa è già stata data in moglie a sette uomini ed essi sono morti nella stanza nuziale la notte stessa in cui dovevano unirsi a lei. Ho sentito inoltre dire che un demonio le uccide i mariti. 15 Per questo ho paura: il demonio è geloso di lei, a lei non fa del male, ma se qualcuno le si vuole accostare, egli lo uccide.
16 Ma quello gli disse: “Hai forse dimenticato i moniti di tuo padre, che ti ha raccomandato di prendere in moglie una donna del tuo casato? Ascoltami, dunque, o fratello: no preoccuparti di questo demonio e sposala. Sono certo che questa sera ti verrà data in moglie.
17 Quando però entri nella camera nuziale, prendi il cuore e il fegato del pesce e mettine un poco sulla brace degli incensi. L’odore si spanderà, il demonio lo dovrà annusare e fuggirà e non comparirà più intorno a lei.
18 Poi, prima di unirti con essa, alzatevi tutti e due a pregare. Supplicate il Signore del cielo penda su di voi la sua grazia e la sua salvezza. Non temere: essa ti è stata destinata fin dall’eternità. Sarai tu a salvarla. Ti seguirà e penso che da lei avrai figli che saranno per te come fratelli. Non stare in pensiero”.
19 Quando Tobia sentì le parole di Raffaele e seppe che Sara era sua consanguinea della stirpe della famiglia di suo padre, l’amò al punto da non saper più distogliere il cuore da lei.
2. Culto pre matrimoniale (Tb 8,1-8).
1 Quando ebbero finito di mangiare e di bere, decisero di andare a dormire. Accompagnarono il giovane e lo introdussero nella camera da letto.
2Tobia allora si ricordò delle parole di Raffaele: prese dal suo sacco il fegato e il cuore del pesce e li pose sulla brace dell’incenso.
3 L’odore del pesce respinse il demonio, che fuggì nelle regioni dell’alto Egitto. Raffaele vi si recò all’istante e in quel luogo lo incatenò e lo mise in ceppi.
4 Gli altri intanto erano usciti e avevano chiuso la porta della camera. Tobia si alzò dal letto e disse a Sara: “Sorella, alzati! Preghiamo e domandiamo al Signore che ci dia grazia e salvezza”.
5 Essa si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: “Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli!
6Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano, Tu hai detto: Non è cosa buona che l’uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui.
7 Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con rettitudine d’intenzione. Dègnati di aver misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia”. 8E dissero insieme: “Amen, amen!”.
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3 Dio al primo posto nella famiglia:
“Le famiglie che non sono famiglie, e che sono origine di gravi sciagure che dall’interno della cellula familiare si irradiano a rovinare le compagini nazionali e da queste la pace mondiale, sono quelle famiglie nelle quali non domina Dio, ma bensì dominano il senso e l’interesse e perciò le figliazioni di Satana. Create su una base di senso e di interesse, non si elevano verso ciò che è santo, ma, come erbe malsane nate nel fango, strisciano sempre verso terra.
Dice l’angelo a Tobia: “Ti insegnerò chi sono coloro su cui ha potere il demonio”.
Oh! che in verità vi sono coniugi che dalla prima ora del loro coniugio sono sotto il potere demoniaco! Vi sono, anzi, sin da prima d’esser coniugi. Vi sono da quando prendono la decisione di crearsi un compagno o una compagna e non lo fanno con retto fine, ma con subdoli calcoli nei quali l’egoismo e la sensualità imperano sovrani.
4. La prole, prima finalità della famiglia:
Nulla di più sano e di più santo di due che si amano onestamente e si uniscono per perpetuare la razza umana e dare anime al Cielo.
La dignità dell’uomo e della donna divenuti genitori è la seconda dopo quella di Dio. Neppure la dignità regale è simile a questa. Perché il re, anche il più saggio, non fa che amministrare dei sudditi. Essi genitori attirano invece su loro lo sguardo di Dio e rapiscono a quello sguardo una nuova anima che chiudono nell’involucro della carne nata da loro. Direi quasi che hanno a suddito Dio, in quel momento, perché Dio, al loro retto amore che si unisce per dare alla Terra e al Cielo un nuovo cittadino, crea immediatamente una nuova anima.
Se vi pensassero, a questo loro potere al quale Dio subito annuisce! Gli angeli non possono tanto. anzi gli angeli, come Dio, sono subito pronti ad aderire all’atto degli sposi fecondi ed a divenire custodi della nuova creatura. Ma molti sono quelli che, come dice Raffaele, abbracciano lo stato coniugale in modo da scacciare Dio da sé e dalla loro mente, e da abbandonarsi alla libidine. E sopra questi ha potere il demonio.
5. Continenza e castità per una paternità responsabile:
Che differenza c’è fra il letto del peccato e il letto di due coniugi che non si rifiutano al godimento ma si rifiutano alla prole? Non facciamo dei funambolismi di parole e di ragionamenti bugiardi. La differenza è ben poca. Ché, se per malattie o imperfezioni è consigliabile o concesso non concedersi figli, allora occorre saper essere continenti ed interdirsi quelle soddisfazioni sterili che altro non sono che appagamento del senso. Se invece nessun ostacolo si frappone alla procreazione, perché fate di una legge naturale e soprannaturale un atto immorale svisandola nel suo scopo?
Quando qualsiasi riflessione onesta vi consiglia di non aumentare la prole, sappiate vivere da sposi casti e non da scimmie lussuriose. Come volete che l’angelo di Dio vegli sulla vostra casa quando fate di essa un covo di peccato? Come volete che Dio vi protegga quando lo obbligate a torcere disgustato lo sguardo dal vostro nido insozzato?
6. Preparazione soprannaturale al matrimonio:
Oh! misere le famiglie che si formano senza preparazione soprannaturale, le famiglie dalle quali è stata sbandita, a priori, ogni ricerca di Verità e dove anzi si deride la parola della Verità che insegna cosa e perché è il Matrimonio. Misere le famiglie che si formano senza nessun pensiero all’alto, ma unicamente sotto l’aculeo di un appetito sensuale e di una riflessione finanziaria! Quanti coniugi che, dopo l’inevitabile consuetudine della cerimonia religiosa – consuetudine ho detto, e lo ripeto, perché per la maggioranza non è altro che consuetudine e non aspirazione dell’anima ad avere Dio con sé in tal momento – non hanno più un pensiero a Dio e fanno del Sacramento, che non finisce con la cerimonia religiosa ma si inizia allora e dura quanto dura la vita dei coniugi, secondo il mio pensiero – così come la monacazione non dura quanto la cerimonia religiosa, ma dura quanto la vita del religioso o della religiosa – e fanno del Sacramento un festino e del festino uno sfogo di bestialità!
L’angelo insegna a Tobia che, facendo precedere con la preghiera l’atto, l’atto diviene santo e benedetto e fecondo di gioie vere e di prole. Questo occorrerebbe fare. Andare al matrimonio mossi da desiderio di prole, poiché tale è lo scopo dell’unione umana, e ogni altro scopo è colpa disonorante l’uomo come essere ragionevole e ferente lo spirito, tempio di Dio, che fugge sdegnato, e aver presente Dio in ogni ora. Dio non è carceriere oppressivo. Ma Dio è Padre buono, che giubila delle oneste gioie dei figli e che ai loro santi amplessi risponde con benedizioni celesti e con l’approvazione di cui è prova la creazione di un’anima nuova.
7. L’uomo animale non comprende le cose spirituali:
Ma questa pagina chi la comprenderà? Come avessi parlato la lingua di un pianeta sconosciuto, voi la leggerete senza sentirne il sapore santo. Vi parrà paglia trita, ed è dottrina celeste. La deriderete, voi, i sapienti dell’ora. E non sapete che sulla vostra stoltezza ride Satana che è riuscito, per merito della vostra incontinenza, della vostra bestialità, a volgervi in condanna ciò che Dio aveva creato per vostro bene: il matrimonio come unione umana e come Sacramento.
Vi ripeto, perché le ricordiate e vi regoliate su esse – se ancor lo potete fare per un resto di dignità umana sopravvivente in voi – le parole di Tobia alla moglie: “Noi siamo figli di santi, e non possiamo unirci come i gentili che non conoscono Dio (Tb 4,12).
Siano la vostra norma. Ché, se anche siete nati là dove la santità era già morta, il Battesimo ha sempre fatto di voi dei figli di Dio, del Santo dei santi, e perciò potete sempre dire che siete figli di santi: del Santo, e regolarvi su questo. Avrete allora “una discendenza nella quale si benedirà il nome del Signore” e si vivrà nella sua Legge.
E quando i figli vivono nella Legge divina, ne godono i genitori, perché essa insegna virtù, rispetto, amore, ed i primi a goderne dopo Dio sono i fortunati genitori, i coniugi santi che hanno saputo fare del coniugio un rito perpetuo e non un obbrobrioso vizio (Quaderni 22-3-1944)
16. Bellezza e ricchezza elevati a santità
La donna che ama santamente
1. La donna teme il Signore (Gdt 8,1.4-9)
4 Giuditta figlia di Merari era rimasta nella sua casa in stato di vedovanza ed erano passati già tre anni e quattro mesi.
5 Si era cinta i fianchi di sacco e portava le vesti delle vedove.
6 Da quando era vedova digiunava tutti i giorni, eccetto le vigilie dei sabati e i sabati, le vigilie dei noviluni e i noviluni, le feste e i giorni di gioia per Israele.
7 Era bella d’aspetto e molto avvenente nella persona; inoltre suo marito Manasse le aveva lasciato oro e argento, schiavi e schiave, armenti e terreni ed essa era rimasta padrona di tutto.
8 Né alcuno poteva dire una parola maligna a suo riguardo, perché temeva molto Dio.
9 Venne dunque a sapere le parole esasperate rivolte dal popolo alle autorità, perché erano demoralizzati per la mancanza d’acqua, e anche Giuditta seppe di tutte le risposte che aveva date loro Ozia e come avesse giurato loro di consegnare la città agli Assiri dopo cinque giorni
2. pregare il Signore (Gdt 9,1.7.9-11.14)
1 Allora Giuditta cadde con la faccia a terra e sparse cenere sul capo e mise allo scoperto il sacco di cui sotto era rivestita e, nell’ora in cui veniva offerto nel tempio di Dio in Gerusalemme l’incenso della sera, Giuditta supplicò a gran voce il Signore: “…
7 Ecco gli Assiri hanno aumentato la moltitudine dei loro eserciti, vanno in superbia per i loro cavalli e i cavalieri, si vantano della forza dei loro fanti, poggiano la loro speranza sugli scudi e sulle lance, sugli archi e sulle fionde e ignorano che Tu sei il Signore che disperdi le guerre.
9 Guarda la loro superbia, fa’ scendere la tua ira sulle loro teste; dà al mio spirito fermezza per disprezzarlo e forza per abbatterlo, e sarà un monumento per il tuo Nome; infondi a questa vedova la forza di fare quello che ho deciso; 10 spezza la loro alterigia per mezzo di una donna.
11 Perché la tua forza non sta nel numero, né sugli armati si regge il tuo regno: tu sei invece il Dio degli umili, sei il Soccorritore dei derelitti, il Rifugio dei deboli, il Protettore degli sfiduciati, il Salvatore dei disperati.
14 Da’ a tutto il tuo popolo e ad ogni tribù la prova che sei tu il Signore, il Dio d’ogni potere e d’ogni forza e non c’è altri fuori di te, che possa proteggere la stirpe d’Israele”.
3. È coraggiosa. (Gdt 10,1-4;12,16-20)
1 Quando Giuditta ebbe cessato di supplicare il Dio di Israele,
2 si alzò della prostrazione;
3 si tolse il sacco di cui era rivestita, depose le vesti di vedova, poi lavò con acqua il corpo e lo unse con profumo denso; spartì i capelli del capo e vi impose il diadema. Poi si mise gli abiti da festa, che aveva usati quando era vivo suo marito Manasse.
4 Si mise i sandali ai piedi, cinse le collane e infilò i braccialetti, gli anelli e gli orecchini e ogni altro ornamento che aveva e si rese molto affascinante agli sguardi di qualunque uomo che l’avesse vista. Essa sola e l’ancella andarono verso la tenda di Oloferne 4.
16 Il cuore di Oloferne rimase estasiato e si agitò il suo spirito, aumentando molto nel suo cuore la passione per lei; già da quando l’aveva vista, cercava l’occasione di sedurla.
17 Le disse pertanto Oloferne: “Bevi e datti alla gioia con noi”.
18 Giuditta rispose: “Sì, berrò, signore, perché oggi sento dilatarsi la vita in me, più che tutti i giorni che ho vissuto”.
19 Incominciò quindi a mangiare e a bere davanti a lui ciò che le aveva preparato l’ancella
.20 Olofene si deliziò della presenza di lei e bevve abbondantemente tanto vino quanto non ne aveva mai bevuto solo in un giorno da quando era al mondo 5.
4. È forte (Gdt 13,1.3-10)
1 Quando si fece buio, i suoi servi si affrettarono a ritirarsi.
3 Allora Giuditta ordinò all’ancella di stare fuori della sua tenda e di aspettare che uscisse.
4 Giuditta, fermatasi presso il divano di lui, disse in cuor suo: “Io per me non sono nulla, Signore, Dio d’ogni potenza, guarda propizio in quest’ora all’opera delle mie mani per l’esaltazione di Gerusalemme.
5 È venuto il momento di pensare alla tua eredità e di far riuscire il mio piano per la rovina dei nemici che sono insorti contro di noi”.
6 Avvicinatasi alla colonna del letto che era dalla parte del capo di Oloferne, ne staccò la scimitarra di lui;
7 poi, accostatasi al letto, afferrò la testa di lui per la chioma e disse: “Dammi forza, Signore Dio d’Israele, in questo momento”.
8 E con tutta la forza di cui era capace lo colpì due volte al colo e gli staccò la testa.
9 Indi ne fece rotolare il corpo giù dal giaciglio e strappò via le cortine dai sostegni. Poco dopo uscì e consegnò la testa di Oloferne alla sua ancella,
10 la quale la mise nella bisaccia dei viveri e uscirono tutt’e due, secondo il loro uso, per la preghiera; attraversarono il campo, fecero un giro nella valle, poi salirono sul monte verso Betulia e giunsero alle porte della città[1].
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5. La bellezza va elevata a santità:
“Hai letto nel libro di Giuditta: “… dà al mio spirito fermezza per disprezzarlo e forza per abbatterlo, e sarà un monumento per il tuo Nome”.
Faccio solo osservare che a chi persegue un retto fine divengono cose buone anche quelle che, se pur non sono peccato, sono debolezze che inclinano al peccato quando sono concesse all’io per soddisfazione sua propria.
La bellezza è cosa buona se si sa valorizzarla. La bellezza è uno dei doni che Dio ha dato ai Progenitori. Essi riflettevano la Perfezione che li aveva creati. Questa era purissimo Spirito. Ma se anche non poteva l’uomo esser tutto spirito come il suo Creatore, poteva – e Dio volle così fosse – testimoniare con la perfezione di un corpo armonico e bellissimo, vaso vivo per contenere uno spirito senza labe di colpa, da quale Origine provenisse. E ciò a frantumare la vergognosa teoria del vostro discendere da un quadrumane.
Da Dio venite. Non da una bestia che l’antica legge mosaica diceva “immonda”. Ricordate: “Fra tutti gli animali che camminano a quattro piedi, saranno immondi quelli che camminano sopra le loro mani”[2].
La bellezza va dunque ammirata in un vostro simile dandone lode a Colui che dette all’uomo tale sovranità di forme su tutti gli animali, e usata in voi a fine di bene, non di vanità, come la usò Giuditta. Ornarsi per sedurre, ornarsi per traviare, ornarsi anche unicamente per superbia di sé e per ostentazione di ricchezza, è colpa. Ma quando col fianco torturato dal cilizio e il corpo macerato nella penitenza si sa usare delle forme e delle ricchezze per un fine retto, allora il mezzo si eleva a santità.
6. Le opere buone le sappia solo il Padre:
Io l’ho detto: “Quando digiuni, profumati il capo e lavati la faccia, acciò non apparisca che tu digiuni, ma lo sappia soltanto il Padre tuo” [3.] Ed Io così ho fatto. Perché Io non ho detto parola che prima non l’avessi già fatta atto nella mia vita. E di aver agito così sono stato accusato come amico dei pubblicani e delle meretrici, amante dei conviti e delle feste4.
Se vi era cosa a Me penosa era proprio l’allegria di un convito e la confusione di una festa. Mi nutrivo per vivere. Non facevo del cibo la “gioia del vivere” come molti fanno. E un pane, anche se mangiato solo lungo una proda erbosa, bagnando la mia bocca all’acqua pura del ruscello, seduto fra i fiori del campo, al verde di un albero dimora agli uccelli che il Padre sovviene, fra i miei amici-discepoli, m’era più caro che il ricco convito in cui ero osservato e spiato da una curiosità umana e da un livore insanabile.
Se vi era cosa a Me penosa era il contatto con gli impuri. Il mio essere riposava quando l’innocenza faceva a Me ghirlanda. Che avevo lasciato gli angeli per scendere fra gli uomini. Ed i bambini erano quelli che non mi facevano rimpiangere gli angeli. Ma ero venuto per salvare i peccatori. E come li avrei salvati se li avessi disprezzati e fuggiti?
7. La vittoria sui tiranni dello spirito:
Giuditta, dunque, usa e valorizza la sua bellezza e la sua ricchezza per scopo santo. E aumentando le nascoste penitenze per piacere a Dio, aumenta il suo fascino per piacere all’uomo e stroncarlo “con la sua stessa spada”: la sensualità, arma che ha ucciso Oloferne più della spada del tiranno.
Maria, tutte le creature hanno i loro tiranni. Il senso, il mondo, il prossimo, il demonio.
Nel prossimo quanti tiranni! Gente che opprime, gente che invidia, gente che condanna ingiustamente. Eppure bisogna amarlo questo prossimo, anche se è malvagio, per amore di Me.
Vi è il senso, piovra sempre risorgente per trarre al fondo. Vi è il demonio, medusa che tiene sotto il suo sguardo per ipnotizzare le creature di Dio e perderle. A chi chiedere aiuto contro questi nemici? A Dio: “Da’al mio spirito fermezza per disprezzarlo e forza per abbatterlo”.
“Io per me” dice l’anima fedele “non sono nulla. Da me non posso nulla. Vorrei, perché ti amo, piacerti e vincere. Ma sono debole. Debole nei propositi, debole nella forza di lotta. Ma se Tu mi aiuti, Signore, io saprò resistere e vincere”.
Può, ad un figlio che gli chiede aiuto, negare Dio il suo aiuto? No. Egli vi si mette al fianco e appunto perché siete deboli ma fedeli, appunto perché siete nulla ma riconoscete d’esserlo, Egli vi infonde fermezza e forza. Vi trasfonde Sé stesso. Di che temete se Dio è con voi?
Perché Dio vi aiuta così? Per amore. Questa è la prima cosa. E poi perché ogni vittoria dell’uomo che si indìa nel Bene e si perfeziona per esser di Dio-Perfezione è monumento pel Nome santo di Dio. Ogni uomo che diviene santo è monumento alla benignità, potenza, sovranità di Dio. Monumento che una volta di più dice alle genti le meraviglie di Dio, perché esse lo conoscano che Egli è il Potente e che sopra Lui non ve ne è altri di più grande (Quaderni 30,5-1944)
17. L’unione con Dio assicura ogni vittoria
1. La vittoria viene dal Signore (1 Mac 3,13-24)
13 Quando Seron, comandante delle forze di Siria, seppe che Giuda aveva radunato un contingente e c’era con lui uno stuolo di fedeli e uomini preparati alla guerra,
14 disse: “Mi farò un nome e mi coprirò di gloria nel regno combattendo Giuda e i suoi uomini che hanno disprezzato gli ordini del re”.
15 Fece i preparativi e si unì a lui un forte gruppo di empi per aiutarlo a vendicarsi degli Israeliti.
16 Si spinse fino alla salita di Bet-Coròn e Giuda gli andò incontro con piccola schiera.
17 Ma come videro lo schieramento avanzare contro di loro, dissero a Giuda: “Come faremo noi così pochi ad attaccar battaglia contro una moltitudine così forte? Oltre tutto, siamo rimasti oggi senza mangiare”.
18 Giuda rispose: “Non è impossibile che molti cadano in mano a pochi e non c’è differenza per il Cielo tra il salvare per mezzo di molti e il salvare per mezzo di pochi,
19 perché la vittoria in guerra non dipende dalla moltitudine delle forze, ma è dal Cielo che viene l’aiuto.
20 Costoro vengono contro di noi pieni d’insolenza e di empietà per eliminare noi, le nostre mogli e i nostri figli e saccheggiarci;
21 noi combattiamo per la nostra vita e le nostre leggi.
22 Sarà lui a stritolarli davanti a noi. Voi dunque non temeteli”
23 Quando ebbe finito di parlare, piombò su di loro all’improvviso e Seron con il suo schieramento fu sgominato davanti a lui;
24lo inseguirono nella discesa di Bet-Coròn fino alla pianura. Di essi caddero circa ottocento uomini, gli altri fuggirono nella regione dei Filistei [2.]
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2. La potenza è in quella parte che ha Dio con sé:
“Quando Dio è con voi tutte le forze della Terra insieme unite sono come fumo che un vento gagliardo disperde.
La potenza non è nelle armi e nel numero degli armati. La potenza è in quella parte che ha Dio con sé. Dio è dove vi è onestà di vita, amore al Signore, giustizia di diritto.
vano è sperare che Dio sia dove le colpe sorpassano quel limite che la mia Misericordia ammette perché si ricorda d’esser stata Uomo e di avere subìto gli assalti del Nemico vincendoli perché era Uno con la Volontà del Padre, la quale non vuole che l’uomo si perda ma vinca per salvarsi. Dio non è dove in nome di una p0repotenza ci si permette l’abuso e il sopruso. Dio non è dove non vi è amore per Lui, e amore non è dove è colpa di vita e anticarità di prossimo.
3. Dove è carità tutto si trasforma in bene:
Non mentite dicendo: “Io amo Dio, ma non posso amare il prossimo perché m’ha fatto questo e quello”. No. non amate.
Se vi foste nutriti di carità fino a farne carne e sangue vostri, non potreste distinguere e separare, e dall’amore eccelso donato a Dio passereste senza fratture all’amore santo donato al vostro prossimo. Se la Carità fosse viva in voi, coprirebbe come un manto divino le miserie dei fratelli e ve li farebbe apparire copie minori di Dio di cui sono figli come voi. Se faceste della Carità la vostra vita, sareste beati di amare chi vi disama, sapendo che in tal modo raggiungereste l’amore perfetto, il quale non agisce sperando ricompensa da chi lo riceve ma credendo con fede assoluta che il Buono tiene segnati i vostri affetti e ve ne fa ricchezze eterne che troverete al vostro entrare nel Regno
E che ho fatto e che faccio Io verso di voi? Amo chi mi ama? No, amo con amore doloroso anche chi mi offende. Vi ho amati prima che foste, pur conoscendo le offese che mi avreste fatte, e se verso chi mi ama ho predilezioni celesti perché essi, i miei amatori, sono il conforto del cuor mio, per voi che mi colpite ho sovrabbondare di misericordia, e come da fonte inesauribile spargo su voi l’onda dell’amore per chiamarvi a Me; per salvarvi a Me, per darvi quella gioia che non potete che trovare in Me, sperando di penetrarvi ed ammollire la vostra durezza e farvi buoni, o figli che mi siete costati tanto e che non volete credere in Me.
4. La paga dell’amore è la vittoria eterna:
Non ricusate la mia mano che si tende verso di voi, che ha conosciuto lo spasimo d’esser trafitta ma che soffre molto di più per essere respinta che non trafitta. Dolce la trafittura mi sarebbe stata quando avessi saputo che da essa sarebbe venuta salvezza per voi. Carezze le infinite ferite, baci le spine, abbraccio la croce, se il mio onniveggente pensiero avesse conosciuto che dal mio Sacrificio fosse venuta redenzione a tutto l’umano genere. Ora cade stanca per il suo peso di misericordia che non posso effondere.
L’oro me la danno le preghiere dei santi e l’incenso l’olocausto delle vittime, ma la mirra, l’amarissima mirra me la date voi che non m’amate e che mi fate rigustare il calice del Getsemani e la spugna del Calvario col vostro disamore. Preziosissimo l’oro e l’incenso deposto ai miei piedi che sono corsi volonterosi alla morte per voi. Ma poco, poco, troppo poco rispetto ai mucchi di mirra di cui è ricoperta la Terra e dall’alto dei quali ride Satana schernendo Me che crede vinto dall’inutilità del sacrificio.
Ma vinto non sono. I vinti saranno sempre e solo i servi di Satana. Io e i miei salvati saremo i vittoriosi in eterno e dalla nostra pacifica, fulgida, eterna gloria vedremo gli abbattuti dal Nome santo e terribile, che è il mio, scomparire nella Morte eterna.
Figli che ancora mi amate, non abbiate paura. Io sono il Salvatore. E voi che senza odiarmi non sapete amare, scuotetevi, venite a Me. Vi chiamo intorno al mio segno. Venite. Credete. Purificatevi, accendetevi, sperate. Atterrate i vostri nemici spirituali e i vostri nemici materiali con la spada dell’amore” (Quaderni. 6-1-1944).
18. La pace, dono di Dio
1. Il Regno di Dio è pace nello spirito (Mi 4,3).
1Se Dio dà pace, chi potrà condannare? (Gb34,29).
2Se Dio dà pace, l’uomo è decisamente per la pace (Sal 120,79).
3Vive in concordia fraterna e in amicizia coi vicini (Sir 25,1).
4Non si oppone al malvagio (Sir 25,1) anzi convive in pace con il violento (Is 65,25)
5Non impara l’arte della guerra, anzi dalle armi di morte forgia istrumenti di vita (Mi 4,3).
6La sua volontà non consente l’ira, dalla sua bocca stirpa l’insulto (Mt 5,21-22).
7La sua anima non conosce vendetta, dal suo cuore sta lontano l’odio (Lc 19,1-10) .
8Il suo spirito fa fiorire la pace sospirata da tutti gli uomini (Est 3.13).
9La sua coscienza è tranquilla, il suo cuore è sereno. La sua mente in pace, la sua anima felice Pr 14,30; Sir 14,1s; Sal 4,9; 116,7
10Se Dio dà pace, l’uomo raggiunge la beatitudine della pace:
11Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio Mt 5,38-4l.
12Beati i giusti, perché loro sono nella pace Sap 3,3.
13Beati i miti, perché godranno di una grande pace Sir 25,1
14Beati gli uomini di buona volontà, perché sono gli eredi della pace Lc 2,14.
15Beati i pacifici nello spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli;
16il Regno dei Cieli è, infatti, pace nello spirito Is 65,25
17Contro l’uomo che possiede la pace non c’è legge Gal 5,23. 18Perché la legge non è fatta per il pacifico, ma per i violenti, per i ribelli, per gli assassini Mt 5,21-22.
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2. Dal cuore esce ciò che contamina o santifica l’uomo:
“Già era stato detto sino dai tempi antichi: Se Dio dà pace, chi potrà condannare?”.
Eppure quei dottori che sempre mi accusavano, e che sapevano alla perfezione le parole del Libro, giudicavano in modo diverso. Perché? Perché sapevano alla lettera, ma non comprendevano lo spirito della lettera. Simili in tutto ai dottori di ora, i quali giudicano e condannano con appigli ridicoli e crudeli i miei prediletti, e Me con loro.
Anche per Zaccheo hanno usato condanna 9. Dio aveva dato pace al suo servo pentito che tornava alla casa del Padre, più che del Padrone. Essi condannano Lui e il suo servo perché, secondo loro, non era sufficiente la forma del pentimento di Zaccheo. È naturale! Non aveva quelle ipocrite forme, tutte esterne, che essi, farisei e scribi, amavano; forme usate per ingannare il mondo su una pretesa santità che era unicamente finzione, perché l’interno era e restava appestato dai loro vizi. Era un pentimento vero, del suo cuore.
Io ho detto: “È dal cuore che escono le cose che contaminano l’uomo”10. Ma vi escono anche le cose che lo santificano. Da questo tabernacolo che contiene come in pisside aurea lo spirito vostro, in cui per una spirituale transustanziazione si incarna e risiede Dio, escono i buoni pensieri, le rette intenzioni, le ferme volontà d’esser santi, gli eroismi che vi danno il Cielo, i pentimenti sinceri che cancellano anche il ricordo delle vostre colpe dalla mente di Dio e vi portano a Lui, e Lui a voi, per il suo bacio di Padre.
3. Siamo nulla e siamo tutto per Dio:
Anche per i miei prediletti il mondo farisaico, sempre esistente e operante, giudica e condanna. Costui è una “voce”? Non può essere. Che ha fatto per meritarlo?
Nulla e tutto, rispondo. Nulla se si considera la sua miseria rispetto alla potenza di Dio e alla sua perfezione. Tutto se si considera la sua generosità che è tutta donata a Dio, e a Dio solo, operante sotto l’umiltà di una vita comune, amante sino a consumare le forze fisiche, ubbidiente nelle grandi e nelle piccole cose, sin nelle inezie che Io chiedo per tenerlo sempre docile al mio desiderio e provarlo continuamente nella sua mansuetudine. Credete che solo chi ama “con tutto se stesso” può dare con un sorriso, al Dio che glielo chiede, il vivere come il frutto che porta alle labbra, il sacrificio di un genitore o di altro affetto santo come la parola che gli dico di tacere, la casa e il pane come il riposo che gli dico di annullare in ore di stanchezza profonda per continuare a servire Me.
4. Se Dio dà pace, chi può condannare?
Se Io gli do pace, chi potrà condannare? Cosa condannare? Quello che Dio giudica meritevole di benedizioni e carezze ora, di beatitudine poi? Condannare il bene che fa a sé e agli altri? Imitatelo e non condannatelo, e vergognatevi, o servi disutili, o satana blasfemi, di non sapere più servire il Signore Iddio vostro, di non sapere più ricevere, comprendere e dire le parole dello Spirito eterno, di non sapere più farvi pane per le anime dei vostri simili, ma gelo, ma veleno, ma catena.
Condannare cosa? Il modo come parla o scrive? Oh! osservate, o angelici spiriti, o beati possessori del Paradiso, i piccoli uomini, dall’animo con l’ali spezzate o mancanti, che non potendo più alzarsi in volo giudicano che altri non lo possa fare! Osservate le talpe cieche che non potendo vedere il sole negano che esso sia e che altri lo veda! Osservate i corvi senza canto che non potendo ripetere le armonie che altri hanno appreso dai Cieli, negano che sia la voce!
5. Il paradiso è realtà spirituale:
là dove non bastano l’ali del piccolo uccello innamorato di Dio, accorrono le ali angeliche e lo sollevano a quell’altezza che Io voglio. Io, Io stesso, Aquila d’amore, piombo e lo rapisco in alto, sino al mio Paradiso[1], e gli mostro questa bellezza che voi quasi non sapete più immaginare, parendovi fola, e nascondete la vostra incapacità sotto una valanga di parole il cui costrutto è questo: “Il Paradiso no ha descrizione perché è Pensiero”.
È pensiero? È realtà. Parla, tu, mio piccolo uccello che vi sei salito[2] fra le ali dell’Aquila che t’ama e di’ se il Paradiso sia solo pensiero o realtà spirituale, realtà di luce, canto, gioia, bellezza. Di’ a questi che hanno l’ali trascinanti nella mota – perché la loro inerzia le ha spezzate e ridotte membra morte – cosa meriti il Paradiso e come il dolore, la povertà, la malattia siano da salutarsi con un sorriso pensando a questo Luogo dove li attende la Gioia senza fine.
6. Gesù è il Sole del Paradiso:
I Sole che voi a malapena vedete dietro cortine spesse di nebbie, date dalle vostre sensualità di carne e di pensiero, dai vostri razionalismi che hanno sbriciolato in voi la capacità di credere con la semplicità dei pargoli e la fermezza dei martiri, il Sole che voi non potete più contemplare perché non riuscite più a sollevare il capo dal giogo pesante della vostra umanità che soverchia in voi lo spirito – mentre i miei benedetti, spogli di ogni umana costrizione, stanno col capo dell’animo sempre alzato ad adorare Me-Sole – vi è, e spande oceani di luce e fuoco per investire di calore e rivestire di splendore questi miei amici per i quali ho pronto un trono eterno. Vi è, ed è già loro, perché splende sul loro capo come volto di padre sulla culla del suo bambino, e cosa più dolce non vi è di questa amorosa, gelosa tutela d’amore che non li lascia un minuto.
7. L’inno d’amore:
Voi che non sapete più cantare le vostre armonie a Dio, non sapete neppur più dirgli che lo amate, non con la bocca m a col cuore – ed è questa l’armonia che Dio vuole udire dall’uomo – non negate che questi miei amatori possano ripetere armonie soprannaturali, apprese da Me e dai miei santi. I miei amatori hanno reso duttile la loro spirituale ugola gorgheggiando senza stancarsi, né per passar di tempo, né per contrarietà di vita, il loro inno d’amore, e di tutte le cose si fanno spunto per dirmi: “T’amo”. Hanno così potuto esser capaci di imparare a ridire i canti dei Cieli.
Oh! benediteli questi che vi scoprono punti e luci, che vi riportano luci e parole che la vostra miseria non conosce, costoro che con una totale schiavitù d’amore stanno confitti su un patibolo che come il mio ha la base fissata nel fango terrestre e il vertice nell’azzurro del cielo, ponti per cui voi potete salire- voi che non sapete che strisciare – salire e conoscere come sia bello l’azzurro e innamorarvene e aver desiderio di imitarli.
8. Gli apostoli minori:
Perché volete negare, perché volete dire a Dio: “Non ti è lecito fare ciò? L’apostolicità della Chiesa non è finita con gli Apostoli. Continua con gli apostoli minori. Ogni santo ne è uno, ogni “voce” ne è uno. Ed Io, Capo della Chiesa apostolica, posso dovunque scegliere e spargere questi miei piccoli apostoli per il bene vostro.
Sono umili rispetto a voi dotti? E che erano i primi dodici? Pescatori, analfabeti, ignoranti. Ma ho preso loro e non i dotti rabbini perché costoro, perché consci di esser nulla, erano capaci di accettare la Parola mentre i rabbini, saturi d’orgoglio, non avevano capacità di farlo. L’umiltà è quella che Io cerco, e se costoro, pur rimanendo amorosi, puri e generosi, divenissero superbi, li abbandonerei senza fallo.
Due sono le cose che assolutamente richiedo in loro: amore e fedeltà alla Verità – e non solo alla Verità-Dio, ma anche alla Verità – virtù – e umiltà sincera. Ma più ancora sono inesorabile per questa. La superbia, segno di Satana, primo segno di Satana, mi allontana con disgusto.
Perciò pensate che se Io do loro la mia pace nessuno di voi può condannarli. Essi sono al disopra delle vostre condanne. Fra le mie braccia amano e ascolta i segreti di Dio e poi ve li offrono secondo che Dio vuole, per gettarvi una collana di perle paradisiache che vi sia guida e scala al Cielo.
Ti do la mia pace, mia “voce”. Riposati in essa come un bambino sul seno del padre suo” (Quaderni. 20-7-1944)
19. L’Amore e la Comunione dei Santi
1. La presunzione dell’uomo (Gb 33,4-13)
4 Lo Spirito di Dio mi ha creato e il soffio dell’Onnipotente mi dà vita.
5 Se puoi, rispondimi, preparati davanti a me, sta pronto.
6 Ecco, io sono come te di fronte a Dio e anch’io sono stato tratto dal fango:
7 ecco, nulla hai da temere da me, né graverà su di te la mano.
8 Non hai fatto che dire ai miei orecchi e ho ben udito il suono dei tuoi detti:
9 “Puro sono io, senza peccato, io sono mondo, non ho colpa;
10 ma Egli contro di me trova pretesti e mi stima suo nemico;
11 pone in ceppi i miei piedi e spia tutti i miei passi!”.
12 Ecco, in questo ti rispondo: non hai ragione. Dio è infatti più grande dell’uomo.
13 Perché ti lamenti di lui, se non risponde ad ogni tua parola?.
2. L’intervento di Dio nella vita dell’uomo (Gb 33,14-22)
14 Dio parla in un modo o in un altro, ma non si fa attenzione.
15 Parla nel sogno, visione notturna, quando cade il sopore sugli uomini e si addormentano sul loro giaciglio;
16 apre allora l’orecchio degli uomini e con apparizioni li spaventa,
17 per distogliere l’uomo dal male e tenerlo lontano dall’orgoglio
18 per preservarne l’anima dalla fossa e la sua vita dalla morte violenta.
19 Lo corregge con il dolore nel suo letto e con la tortura continua delle ossa;
20 quando il suo senso ha nausea del pane, il suo appetito del cibo squisito;
21 quando la sua carne si consuma a vista d’occhio e le ossa, che non si vedevano prima, spuntano fuori,
22 quando egli si avvicina alla fossa e la sua vita alla dimora dei morti.
L’intercessione dei santi e dei giusti (Gb 33,23-30)
23 Ma se vi è un angelo presso di lui, un protettore solo fra mille, per mostrare all’uomo il suo dovere,
24 abbia pietà di lui e dica:
“Scampalo dallo scender nella fossa, ho trovato il riscatto”,
25 allora la sua carne sarà più fresca che in gioventù,
tornerà ai giorni della sua adolescenza:
26 supplicherà Dio e questi gli userà benevolenza,
gli mostrerà il suo volto in giubilo, e renderà all’uomo la sua giustizia.
27 Egli si rivolgerà agli uomini e dirà: “Avevo peccato e violato la giustizia, ma egli non mi ha punito per quel che meritavo;
28 mi ha scampato dalla fossa e la mia vita rivede la luce”.
29 Ecco, tutto questo fa Dio, due volte, tre volte con l’uomo,
30 per sottrarre l’anima sua dalla fossa e illuminarla con la luce dei viventi.
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3. L’Amore misericordioso veglia sull’uomo:
“No. Non una volta, né tre volte come dice Eliu, ma con inesausta pazienza vi parla Dio per ricondurvi al bene. Con sogni, e tu lo sai, con ispirazione, con consigli, con esempi, con letture, con dolori, con malattie, con morti, con tutti i modi più dolci e più severi, Egli si rivolge a voi per dirvi: “Io sono. Ricordatevi di Me. Pensate che dimenticare Me e la mia legge vuol dire sovrumana sventura”.
Se Dio dovesse parlare al vostro spirito una sola volta, per ricondurre questo spirito sul retto sentiero, non uno di voi giungerebbe alla mèta che è la Vita eterna., Così potevano pensare quelli dell’antica Legge. Ma da quando Io regno con la mia croce, un’altra Legge vi giudica e regola ed è quella della Misericordia, la quale si é abbracciata alla Giustizia della immutata e immutabile Legge del Sinai [1], e l’ha talmente abbracciata e ricoperta dei suoi fiori che la p0ietra rude e severa ne è stata tutta fasciata di una veste fiorita di cui ogni stame è una pietà del Signore per voi. Sulla Legge antica si è steso il velo del mio Sangue, ed esso grida al Padre: “Misericordia!” per voi.
Io, Figlio dell’Amore, sono venuto a instaurare l’Amore sulla terra, e l’Amore è pazienza e perdono. Io, Maestro, ho insegnato all’uomo di perdonare al proprio simile settanta volte sette[2] per dire di perdonare senza numerare le volte. Ma se questo voglio dall’uomo, dal povero uomo in cui, a dispetto di ogni mio volere e prodigio e nonostante ogni mio sacramentale aiuto, viene dal Nemico inoculato odio – e vi fermenta perché la carne è terreno propizio al fermentare dei vizi satanici – questo devo volere da Me stesso, che sono Perfezione, perfettamente. Perciò non settanta volte sette, ma settanta e settanta e settanta volte sette, ma sempre, dal momento in cui vi si aprono al comprendere i lumi della ragione sino al momento in cui l’estrema agonia ve li spegne, Io parlo e consiglio e perdono purché veniate a Me con retta intenzione.
4. I frutti della Comunione dei santi:
Ma la debolezza dell’uomo è tanto grande che da sé solo non saprebbe comprendere e agire, pentirsi e salvarsi Più l’uomo è debole – e il peccato è debolezza per lo spirito, una debolezza che tanto più cresce quanto più grave è il peccato o più numeroso e ripetuto, e giunge a uccidere come per consunzione le forze dell’anima – e tanto meno è capace di comprendere, agire, pentirsi e salvarsi. Ecco allora che per la Comunione dei santi vengono a lui infusioni di forze soprannaturali che lo rendono capace di comprendere, agire, pentirsi e salvarsi.
Eliu dice: “Se un angelo parlerà in suo favore, Dio ne avrà pietà”. Al tempo di Giobbe il Cielo non era popolato che di angeli. I giusti attendevano il Cristo nella sosta del Limbo per divenire cittadini dei Cieli. Ma ora agli angeli si uniscono le teorie dei santi del Cielo e di quelli della terra.
O quale dolce catena unisce e rinserra fra le sue maglie d’oro caritativo Terra e Cielo e i santi del Cielo e i giusti della Terra, per circondare di un abbraccio, il cui frutto è aiuto e salvezza, i poveri della Terra: i veri poveri, coloro che sono privi o ben poco dotati di Grazia!
Troppo poco conosciuta nella sua verità questa sublime Comunione degli spiriti “vivi” della Terra e del Cielo, i cui programmi sono quelli di comunicare ai poveri fratelli malati, morenti, e talora già morti, la Vita di cui essi sono pieni essendo una sola cosa con Me-Vita. Preghiere per ottenere una ancor più longanime pazienza da Dio, preghiere per ottenere da Lui folgori non di punizione ma d’amore che convertano i peccatori come lo fu Saulo sulla via di Damasco 3, offerte per essi, segrete e non mai abbastanza benedette immolazioni che vanno come flutto di imponente fiume a riversarsi nei bacini delle grazie celesti, per cui più da essi bacini vengono tratti tesori e più essi ne rigurgitano, perché ogni giusto che vive e ogni santo che ascende alimentano questo oceano formato inizialmente dal Sangue mio a cui associo le vostre lacrime e i vostri meriti, perché e voi siate “una sola cosa con Me” nel redimere come nell’amare, nel patire e nel godere.
5. Le indulgenze traggono il valore dai tesori della Comunione dei Santi:
Vi fu chi ti chiese come e per quale luce vengono date quelle indulgenze che non sono state convalidate da un miracolo notorio. È uno degli scogli contro i quali danno di picco o si incastrano gli animi non sapienti nella Fede. Ecco che Io, Maestro buono che voglio la vostra sapienza e non l’ignoranza vostra – perché conoscere è amare, conoscere è salvarsi, ed Io, Re oltre che Maestro, vi voglio salvi perché sono il Re buono, e un re buono ama i suoi sudditi e li vuole salvi nei confini dei suoi regni, non preda al dolore, all’indigenza, alla morte – ecco che Io vi istruisco in questa verità.
Le indulgenze vengono applicate traendone i mezzi dai tesori della Comunione dei Santi. Dal Santo fra i santi, Io, Gesù, a quello dei giusti. Come prati a primavera dopo una tepida acquata notturna, che appaiono al bacio del sole tutti costellati di fiori, così Io vedo, sotto la rugiada della Grazia, fiorire sugli aridi campi della terra le anime giuste e vivere, olezzare e morire con la corolla tesa al Cielo in cui riversano vita e fragranze che poi, fuse a quelle luminose dei beati, ridiscendono a santificare la terra. Fortunate quelle zolle che le accolgono e sull’arida selce sanno far fiorire un nuovo spirito figlio di Dio.
Avete forse timore che i milioni e milioni di giorni di indulgenze non trovino riscontro nella somma dei meriti? Oh1 non temete! Io moltiplico all’infinito i meriti dei santi perché li fondo coi miei che sono infiniti. Se anche ogni uomo ne fruisse ogni giorno, e per la somma totale di tutti i giorni di indulgenza di tutte le preghiere della terra, i tesori dei meriti non ne apparirebbero diminuiti tanto sono grandi.
6. Gesù sopperisce alle lacune dei suoi ministri:
Temete invece che chi li applica li applichi con errore? Io ho detto a Pietro: “Ciò che scioglierai in terra sarà sciolto anche nei Cieli”[1.] Se Io dunque ho dato facoltà al mio Pietro, e a coloro che da lui vengono, di assolvere dalle colpe, e sciogliervi perciò dal nodo del Maligno, è logico che Io gli abbaia dato anche la facoltà di prendere fra i tesori del Cielo quelle ricchezze che vi condonano anche il debito, o parte dello stesso, che resta dopo la assoluzione dalla condanna. Se è possibile all’investito del mio spirito di giudicare e assolvere, come non deve esser possibile di applicare ricchezze certe?
Una colpa può esser giudicata personalmente. Ciò non avviene che raramente al mio Tribunale, perché Io sopperisco alle lacune dei miei giudici e li illumino nel vedere. Solo quelli che sono indegni d’esser tali li lascio senza lumi. Ma per le anime questo non ha pericolo, perché Io supplisco con la mia misericordia verso le stesse, guidandole ad altri sacerdoti degni di guidarle. Io veglio sempre. Una colpa può esser giudicata personalmente. Per ciò vi sono differenze e differenze nella severità dei giudici. Ma i meriti dei santi sono certi e sicuri nella loro vastità. Non vi è dunque da temere che, attingendone a piene mani, il Capo della Chiesa e i capi delle diocesi si abbaiano a trovare un giorno ad applicare ciò che non esiste più. State sicuri, dunque.
7. L’amore è per se stesso l’indulgenza plenaria:
Mi si obbietta: “Ma è poi giusto mettere questa o quella indulgenza a questa o quella preghiera, pratica o festività?”.
Non ve ne preoccupate. Anche nel caso non fosse giusto – ma vi faccio notare che nelle cose del culto i miei Pastori sono divinamente guidati – anche in questo caso, Io non permetterei mai che le anime fossero ingannate nella loro fiducia. Perciò quella o quell’altra preghiera, pratica o festività, daranno alle anime quella indulgenza ad esse applicata per il merito della fede delle anime, merito e fede che Io non trascuro mai ma premio infallantemente.
Prendiamo dunque in considerazione anche il caso che un Pastore conceda indulgenza ad una cosa che non la meriti. Più ancora: ad una cosa che sia errore. Più ancora: che il Pastore sia privo della luce perché morto nello spirito per colpa mortale. Le anime vengono per questo defraudate del tempo di indulgenza concesso a quella cosa? No. Mai. Esse, le anime buone, compiono quella cosa con retto e santo fine. Part[1] e perciò la loro opera da un punto santo per venire ad uno ancor più santo: la Comunione dei santi. Se a mezza via si alza il pilone di un errore, non ne ostacola il venire, poiché la loro opera vola e non striscia, sorvola, supera ben alto lo scoglio e viene a tuffarsi direttamente nei tesori celesti senza menomazione di sorta.
Io premio la vera fede. E ricordatevi di una grande verità: ogni atto di fede è frutto dell’amore. L’amore è per sé stesso la indulgenza totale che annulla la moltitudine dei peccati i. Anche se senza nessuna autorità fosse stata applicata un’indulgenza, per l’anima che per amore mio cerca di acquistarla è serbato e applicato l’indulto del mio amore infinito, che la libererà da ogni ombra di spirituale morte per vivere e vedere la Luce”[2]
realtÀ ANIMALE,
VITA
BESTIALE E
FINE INFERNALE
dell’uomo
privo
dello spirito santo
IL DUALISMO DELLA NATURA
UMANA
20. Natura umana e divina dell’uomo
1. I due corpi. (I Cor 15,44-50)
44 Se c’è un corpo animale, vi è anche un corpo spirituale, poiché sta scritto che
45 il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita.
46 Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale.
47 Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal cielo.
48 Quale è l’uomo fatto di terra, così sono quelli di terra, ma quale il celeste, così anche i celesti.
49 E come abbiamo portato l’immagine dell’uomo di terra, così porteremo l’immagine dell’uomo celeste.
50 Questo vi dico, o fratelli: la carne e il sangue non possono ereditare il Regno di Dio, né ciò che é corruttibile può ereditare la incorruttibilità. (l Cor 15,44-50).
2. I due desideri (Gal 5,16-17)
5 Quelli infatti che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito.
6 Ma i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace.
7 Infatti i desideri della carne sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero.
8 Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio.
9 Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
12 Così dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne;
13 poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l’aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete. (Rm 8,5-9.12-13)
16 Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne;
17 la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste. (Gal 5,16-17)
3. Le due opere. (Gal 5,l9-25)
19 Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio,
20 idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni,
21 invidie, ubriachezza, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il Regno di Dio.
22 Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà fedeltà, mitezza, dominio di sé;
23 contro queste cose non c’è legge.
24 Ora quelli che sono di Cristo Gesù l’hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri.
25 Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito. (Gal 5, l9-25)
4. Le due legge (Rm 7,14-25)
14 Sappiamo infatti che la legge è spirituale, mentre io sono di carne, venduto come schiavo del peccato.
15 Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto.
16 Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona;
17 quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me.
18 Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo;
19 infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio.
20 Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me.
21 Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me.
22 Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra.
24 Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?
25 La Grazia di Gesù Cristo nostro Signore! (Rm 7,14-25) “Se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge”
5. Le due vie (Lc 13,24)
13 Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa;
14quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano! (Mt 7,13-14) “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno” (Lc 13,24).
11 La riflessione ti custodirà e l’intelligenza veglierà su di te,
12 per salvarti dalla via del male, dall’uomo che parla di propositi perversi,
13 da coloro che abbandonano i retti sentieri per camminare nelle vie delle tenebre,
14 che godono nel fare il male, gioiscono dei loro propositi perversi;
15 i cui sentieri sono tortuosi e le cui strade sono oblique, (Pr 2,11-15).
14 Non battere la strada degli empi e non procedere per la via dei malvagi.
15 Evita quella strada, non passarvi, sta’ lontano e passa oltre.
16 Essi non dormono, se non fanno del male; non si lasciano prendere dal sonno, se non fanno cadere qualcuno;
17 mangiano il pane dell’empietà e bevono il vino della violenza.
18 La strada dei giusti è come la luce dell’alba, che aumenta lo splendore fino al meriggio.
19 La via degli empi è come l’oscurità: non sanno dove saranno spinti a cadere. (Pr 4,14-19)
6. I due traguardi finali. (Dt 30,15-20).
15 Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male,
16 poiché io oggi ti comando di amare il Signore tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi e il Signore tuo Dio ti benedica.
17 Ma se il tuo cuore si volge indietro e se tu non ascolti e ti lasci trascinare a prostrarti davanti ad altri dèi e a servirli,
18 io vi dichiaro oggi che certo perirete, che non avrete vita lunga.
19 Prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra: io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza,
20 amando il Signore tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui, poiché è lui la tua vita e la tua longevità, (Dt 30,15-20).
21. l’uomo privo dello spirito santo
1. Gente materiale priva dello Spirito. (Gd 5-19).
5 Ora io voglio ricordare a voi, che già conoscete tutte queste cose, che il Signore dopo aver salvato il popolo dalla terra d’Egitto, fece perire in seguito quelli che non vollero credere,
6 e che gli angeli che non conservarono la loro dignità ma lasciarono la propria dimora, egli li tiene in catene eterne, nelle tenebre, per il giudizio del gran giorno.
7 Così Sodoma e Gomorra e le città vicine, che si sono abbandonate all’impudicizia allo stesso modo e sono andate dietro a vizi contro natura, stanno come esempio subendo le pene di un fuoco eterno.
8 Ugualmente, anche costoro, come sotto la spinta dei loro sogni, contaminano il proprio corpo, disprezzano il Signore e insultano gli esseri gloriosi.
9 L’arcangelo Michele quando, in contesa con il diavolo, disputava per il corpo di Mosè, non osò accusarlo con parole offensive, ma disse: Ti condanni il Signore!
10 Costoro invece bestemmiano tutto ciò che ignorano; tutto ciò che essi conoscono per mezzo dei sensi, come animali senza ragione, questo serve a loro rovina.
11 Guai a loro! Perché si sono incamminati per la strada di Caino e, per sete di lucro, si sono impegolati nei traviamenti di Balaàm e sono periti nella ribellione di Kore.
12 Sono la sozzura dei vostri banchetti sedendo insieme a mensa senza ritegno, pascendo sé stessi; come nuvole senza pioggia portate via dai venti, o alberi di fine stagione senza frutto, due volte morti, sradicati;
13 come onde selvagge del mare, che schiumano le loro brutture; come astri erranti, ai quali è riservata la caligine della tenebra in eterno.
14 Profetò anche per loro Enoch, settimo dopo Adamo, dicendo; “Ecco, il Signore è venuto con le sue miriadi di angeli per far il giudizio contro tutti,
15 e per convincere tutti gli empi di tutte le opere di empietà che hanno commesso e di tutti gli insulti che peccatori empi hanno pronunziato contro di lui”.
16 Sono sobillatori pieni di acredine, che agiscono secondo le loro passioni; la loro bocca proferisce parole orgogliose e adulano le persone per motivi interessati.
17 Ma voi, o carissimi, ricordatevi delle cose che furono predette dagli apostoli del Signore nostro Gesù Cristo.
18 Essi vi dicevano; “Alla fine dei tempi vi saranno impostori, che si comporteranno secondo le loro empie passioni”.
19 Tali sono quelli che provocano divisioni, gente materiale, privi dello Spirito (Gd 5-19).
2. Uomini dalla mente corrotta. (2 Tm 3,1-9)
1 Devi anche sapere che negli ultimi tempi verranno momenti difficili.
2 Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, senza religione,
3 senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili, nemici del bene,
4 traditori, sfrontati, accecati dall’orgoglio, attaccati ai piaceri più che a Dio,
5 con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore. Guardati bene da costoro!
6 Alloro numero appartengono certi tali che entrano nelle case e accalappiano donnicciole cariche di peccati, mosse da passioni di ogni genere,
7 che stanno sempre lì ad imparare, senza riuscire mai a giungere alla conoscenza della verità.
8 Sull’esempio di Iannes e di Iambres che si opposero a Mosè, anche costoro si oppongono alla verità: uomini dalla mente corrotta e riprovati in materia di fede.
9 Costoro però non progrediranno oltre, perché la loro stoltezza sarà manifestata a tutti, come avvenne per quelli. (2 Tm 3,1-9)
3. Uomini animali irragionevoli. (2 Pt 2,9-22).
9 IL Signore sa liberare i pii dalla prova e serbare gli empi per il castigo nel giorno del giudizio,
10 soprattutto coloro che nelle loro impure passioni vanno dietro alla carne e disprezzano il Signore. Temerari, arroganti, non temono d’insultare gli esseri gloriosi decaduti.
11 mentre gli angeli, a loro superiori per forza e potenza, non portano contro di essi alcun giudizio offensivo davanti al Signore.
12 Ma costoro, come animali irragionevoli nati per natura a essere presi e distrutti, mentre bestemmiano quel che ignorano, saranno distrutti nella loro corruzione,
13 subendo il castigo come salario dell’iniquità. Essi stimano felicità il piacere d’un giorno; sono tutta sporcizia e vergogna; si dilettano dei loro inganni mentre fan festa con voi;
14 han gli occhi pieni di disonesti desideri e sono insaziabili di peccato, adescano le anime instabili, hanno il cuore rotto alla cupidigia, figli di maledizione!
15 Abbandonata la retta via, si sono smarriti seguendo la via di Balaàm di Bosòr, che amò un salario di iniquità,
16 ma fu ripreso per la sua malvagità: un muto giumento, parlando con voce umana, impedì la demenza del profeta.
17 Costoro sono come fonti senz’acqua e come nuvole sospinte dal vento: a loro è riserbata l’oscurità delle tenebre.
18 Con discorsi gonfiati e vani adescano mediante le licenziose passioni della carne coloro che si erano appena allontanati da quelli che vivono nell’errore.
19 Promettono loro libertà, ma essi stessi sono schiavi della corruzione. Perché uno è schiavo di ciò che l’ha vinto.
20 Se infatti, dopo aver fuggito le corruzioni del mondo per mezzo della conoscenza del Signore e salvatore Gesù Cristo, ne rimangono di nuovo invischiati e vinti, la loro ultima condizione è divenuta peggiore della prima.
21 Meglio sarebbe stato per loro non aver conosciuto la via della giustizia, piuttosto che, dopo averla conosciuta, voltar le spalle al santo precetto che era stato loro dato.
22 Si è verificato per essi il proverbio: Il cane è tornato al suo vomito e la scrofa lavata è tornata ad avvoltolarsi nel brago. (2 Pt 2,9-22).
22. La vita secondo l’uomo animale.
1. Fatalismo ed edonismo (Sap 2,1-11)
16 Gli empi invocano su di sé la morte con gesti e con parole, ritenendola amica si consumano per essa e con essa concludono alleanza, perché sono degni di appartenerle (Sap l,l6).
1 Dicono fra loro sragionando: “La nostra vita è breve e triste; non c’è rimedio, quando l’uomo muore, e non si conosce nessuno che liberi dagli inferi.
2 Siamo nati per caso e dopo saremo come se non fossimo stati. È un fumo il soffio delle nostre narici, il pensiero è una scintilla nel palpito del nostro cuore.
3 Una volta spentasi questa, il corpo diventerà cenere e lo spirito si dissiperà come aria leggera.
4 Il nostro nome sarà dimenticato con il tempo e nessuno si ricorderà delle nostre opere. La nostra vita passerà come le tracce di una nube, si disperderà come nebbia scacciata dai raggi del sole e disciolta dal calore.
5 La nostra esistenza è il passare di un’ombra e non c’è ritorno alla nostra morte, poiché il sigillo è posto e nessuno torna indietro.
6 Su, godiamoci i beni presenti, facciamo uso delle creature con ardore giovanile!
7 Inebriamoci di vino squisito e di profumi, non lasciamoci sfuggire il fiore della primavera,
8 coroniamoci di boccioli di rose prima che avvizziscano;
9 nessuno di noi manchi alla nostra intemperanza. Lasciamo dovunque i segni della nostra gioia perché questo ci spetta, questa è la nostra parte.
10 Spadroneggiamo sul giusto povero, non risparmiamo le vedove, nessun riguardo per la canizie ricca d’anni del vecchio.
11 La nostra forza sia regola della giustizia, perché la debolezza risulta inutile (Sap 2,1-11)
2. Cainismo – razzismo. (Sap 2,12-20).
Dicono tra loro sempre sragionando:
12 “Tendiamo insidie al giusto, perché ci è di imbarazzo ed è contrario alle nostre azioni; ci rimprovera le trasgressioni della legge e ci rinfaccia le mancanze contro l’educazione da noi ricevuta.
13 Proclama di possedere la conoscenza di Dio e si dichiara figlio del Signore.
14 È diventato per noi una condanna dei nostri sentimenti; ci è insopportabile solo al vederlo,
15 perché la sua vita è diversa da quella degli altri, e del tutto diverse sono le sue strade.
16 Moneta falsa Siamo da lui considerati, schiva le nostre abitudini come immondezza. Proclama beata la fine dei giusti e si vanta di aver Dio per padre.
17 Vediamo se le sue parole sono vere; proviamo ciò che gli accadrà alla fine.
18 Se il giusto è figlio di Dio, egli l’assisterà, e lo libererà dalle mani dei suoi avversari.
19 Mettiamolo alla prova con insulti e torture, per conoscere la mitezza del suo carattere e saggiare la sua rassegnazione.
20 Condanniamolo a una morte infame, perché secondo le sue parole il soccorso gli verrà” (Sap 2,12-20).
3. Altri errori dell’uomo animale
21 La pensano così, ma si sbagliano; la loro malizia li ha accecati.
22 Non conoscono i segreti di Dio; non sperano salario per la santità né credono alla ricompensa delle anime pure.
23 Sì, Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura.
24 Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono. (Sap 2,21-24).
1 Lo Spirito dichiara apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti menzogneri e a dottrine diaboliche,
2 sedotti dall’ipocrisia di impostori, già bollati a fuoco nella loro coscienza.
3 Costoro vieteranno il matrimonio, imporranno di astenersi da alcuni cibi che Dio ha creato per essere mangiati con rendimento di grazie dai fedeli e da quanti conoscono la verità.
4 Infatti tutto ciò che è stato creato da Dio è buono e nulla è da scartarsi, quando lo si prende con rendimento di grazie,
5 perché esso viene santificato dalla parola di Dio e dalla preghiera. (1 Tm 4,1-5).
3 Questo anzitutto dovete sapere, che verranno negli ultimi giorni schernitori beffardi, i quali si comporteranno secondo le proprie passioni
4 e diranno: “Dov’è la promessa della sua
venuta? Dal giorno in cui i nostri padri chiusero gli occhi tutto rimane come al principio della creazione” (2 Pt 3,3-4).
4. Il destino di una stirpe iniqua.
16 I figli di adulteri non giungeranno a maturità; la discendenza di un’unione illegittima sarà sterminata.
17 Anche se avranno lunga vita, non saran contati per niente, e, infine, la loro vecchiaia sarà senza onore.
18 Se poi moriranno presto, non avranno speranza né consolazione nel giorno del giudizio,
19 poiché di una stirpe iniqua è terribile il destino (Sap 3,16-19)
1 Meglio essere senza figli e avere la virtù, poiché nel ricordo di questa c’è immortalità, per il fatto che è riconosciuta da Dio e dagli uomini.
2 Presente è imitata; assente è desiderata; nell’eternità trionfa, cinta di corona, per aver vinto nella gara di combattimenti senza macchia.
3 La discendenza numerosa degli empi non servirà a nulla; e dalle sue bastarde propaggini non metterà profonde radici né si consoliderà su una base sicura.
4 Anche se per qualche tempo mette gemme sui rami, i suoi germogli precari saranno scossi dal vento e sradicati dalla violenza delle bufere.
5 Si spezzeranno i ramoscelli ancora teneri; il loro frutto sarà inutile, non maturo da mangiare, e a nulla servirà.
6 Infatti i figli nati da unioni illegali attestano la perversità dei genitori nel giudizio di essi. (Sap 4,1-6).
23. Il mostro umano sotto processo.
1. Il processo (Sap 5,1-14).
20 Si presenteranno tremanti al rendiconto dei loro peccati; le loro iniquità si alzeranno contro di essi per accusarli (Sap 4,20).
1 Allora il giusto starà con grande fiducia di fronte a quanti lo hanno oppresso e a quanti han disprezzato le sue sofferenze.
2 Costoro vedendolo saran presi da terribile spavento, saran presi da stupore per la sua salvezza inattesa.
3 Pentiti, diranno fra di loro, gemendo nello spirito tormentato;
4 “Ecco colui che noi una volta abbiamo deriso e che stolti abbiamo preso a bersaglio del nostro scherno; giudicammo la sua vita una pazzia e la sua morte disonorevole.
5 Perché ora è considerato tra i figli di Dio e condivide la sorte dei santi?
6 Abbiamo dunque deviato dal cammino della verità; la luce della giustizia non è brillata per noi, né mai per noi si è alzato il sole.
7 Ci siamo saziati nelle vie del male e della perdizione; abbiamo percorso deserti impraticabili, ma non abbiamo conosciuto la via del Signore.
8 Che cosa ci ha giovato la nostra superbia? Che cosa ci ha portato la ricchezza con la spavalderia?
9 Tutto questo è passato come ombra e come notizia fugace,
13 Appena nati, siamo già scomparsi, non abbiamo avuto alcun segno di virtù da mostrare; siamo stati consumati nella nostra malvagità”.
14 La speranza dell’empio è come pula portata dal vento, come schiuma leggera sospinta dalla tempesta, come fumo dal vento è dispersa, si dilegua come il ricordo dell’ospite di un sol giorno. (Sap 5,1-14).
2. La condanna eterna.
10 Ma gli empi per i loro pensieri riceveranno il castigo, essi che han disprezzato il giusto e si son ribellati al Signore.
11 Chi disprezza la sapienza e la disciplina è infelice. Vana la loro speranza e le loro fatiche senza frutto, inutili le opere loro.
12 Le loro mogli sono insensate, cattivi i loro figli, maledetta la loro progenie (Sap 3,10-12).
19 Infine diventeranno un cadavere spregevole, oggetto di scherno fra i morti per sempre. Dio infatti li precipiterà muti, a capofitto, e li schianterà dalle fondamenta; saranno del tutto rovinati, si troveranno tra dolori e il loro ricordo perirà (Sap 4,19).
4 Forse per la tua pietà ti punisce e ti convoca in giudizio?
5 O non piuttosto per la tua grande malvagità e per le tue iniquità senza limiti?
6 Senza motivo infatti hai angariato i tuoi fratelli e delle vesti hai spogliato gli ignudi.
7 Non hai dato da bere all’assetato e all’affamato hai rifiutato il pane,
8 la terra l’ha il prepotente e vi abita il tuo favorito.
9 Le vedove hai rimandato a mani vuote e le braccia degli orfani hai rotto.
10 Ecco perché d’intorno a te ci sono lacci e un improvviso spavento ti sorprende.
11 Tenebra è la tua luce e più non vedi e la piena delle acque ti sommerge (Gb 22,4-11).
41 “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli”.
46 E se ne andranno, questi al supplizio eterno. (Mt 25,41. 46)
24. Culto sacrilego e giustizia dello spirito
1. Giustizia contro l’idolatria
23 Perciò quanti vissero ingiustamente con stoltezza tu li hai tormentati con i loro stessi abomini.
24 Essi s’erano allontanati troppo sulla via dell’errore, ritenendo dèi i più abietti e i più ripugnanti animali, ingannati come bambini senza ragione. (Sap 24,12,23
15 Per i ragionamenti insensati della loro ingiustizia, da essi ingannati, venerarono rettili senza ragione e vili bestiole. Tu inviasti loro in castigo una massa di animali senza ragione,
16 perché capissero che con quelle stesse cose per cui uno pecca, con esse è poi castigato.
17 Certo, non aveva difficoltà la tua mano onnipotente, che aveva creato il mondo da una materia senza forma, a mandare loro una moltitudine di orsi e leoni feroci
18 o belve ignote, create apposta, piene di furore, o sbuffanti un alito infuocato o esalanti vapori pestiferi o folgoranti con le terribili scintille degli occhi,
19 bestie di cui non solo l’assalto poteva sterminarli, ma annientarli anche l’aspetto terrificante.
20 Anche senza questo potevano soccombere con un soffio, perseguitati dalla giustizia e dispersi dallo Spirito della tua potenza. Ma tu hai tutto disposto con misura, calcolo e peso. (Sap 11,15-20).
25 Per questo, come a fanciulli irragionevoli, hai mandato loro un castigo per derisione.
26 Ma chi non si lascia correggere da castighi di derisione, sperimenterà un giudizio degno di Dio.
27 Infatti, soffrendo per questi animali, si sdegnavano, perché puniti con gli stessi esseri che stimavano dèi, e capirono e riconobbero il vero Dio, che prima non avevano voluto conoscere. (Sap 12,23-27).
2. Giustizia contro la magia e i riti sacrileghi.
(Sap 12,3-11).
3 Tu odiavi gli antichi abitanti della tua terra santa,
4 perché compivano delitti ripugnanti, pratiche di magia e riti sacrileghi.
5 Questi spietati uccisori dei loro figli, divoratori di visceri in banchetti di carne umana, iniziati in orgiastici riti,
6 genitori carnefici di vite indifese, tu li hai voluti distruggere per mano dei nostri antenati,
7 perché ricevesse una degna colonia di figli di Dio la regione da te stimata più di ogni altra.
8 Ma anche con loro, perché uomini, fosti indulgente mandando loro le vespe come avanguardie del tuo esercito, perché li distruggessero a poco a poco.
9 Pur potendo in battaglia dare gli empi in mano dei giusti, oppure distruggerli con bestie feroci o all’istante con un ordine inesorabile,
10 colpendoli invece a poco a poco, lasciavi posto al pentimento, sebbene tu non ignorassi che la loro razza era perversa e la loro malvagità naturale e che la loro mentalità non sarebbe mai cambiata,
11 perché era una stirpe maledetta fin da principio. (Sap 12,3-11).
3. Giustizia contro gli amuleti e i loro artefici.
10 Infelici sono coloro le cui speranza sono in cose morte e che chiamarono dèi i lavori di mani d’uomo, oro e argento lavorati con arte, e immagini di animali, oppure una pietra inutile, opera di mano antica.
17 Eppure quando prega per i suoi beni, per le sue nozze e per i figli, non si vergogna di parlare a quell’oggetto inanimato. per la sua salute invoca un essere debole,
18 per la sua vita prega una cosa senza vita: per un aiuto supplica un essere inetto, per il suo viaggio chi non può neppure camminare;
19 per acquisti, lavoro e successo negli affari, chiede abilità ad uno che è il più inabile di mani.(Sap 10.17-19).
7 È benedetto il legno con cui si compie un’opera giusta,
8 ma maledetto l’amuleto idolatrico opera di mani e chi lo ha fatto; questi perché lo ha lavorato, quello perché, corruttibile,
9 Perché sono ugualmente in odio a Dio l’empio e la sua empietà;
10 l’opera e l’artefice saranno ugualmente puniti.
11 Perciò ci sarà un castigo anche per gli idoli dei pagani, perché fra le creature di Dio son divenuti un abominio, e scandalo per le anime degli uomini, laccio per i piedi degli stolti. (Sap 14,7-11).
25. La Giustizia dello Spirito di Dio
1. Giustizia contro ogni malvagità.
1 I tuoi giudizi sono grandi e difficili da spiegare, per questo le anime grossolane furono tratte in errore.
2 Gli iniqui credendo di dominare il popolo santo, incatenati nelle tenebre e prigionieri di una lunga notte, chiusi nelle case, giacevano esclusi dalla provvidenza eterna.
3 Credendo di restare nascosti con i loro peccati segreti, sotto il velo opaco dell’oblio, furono dispersi, colpiti da spavento terribile e tutti agitati da fantasmi.
4 Neppure il nascondiglio in cui si trovavano li preservò dal timore, ma suoni spaventosi rimbombavano intorno a loro, fantasmi lugubri dai volti tristi apparivano Nessun fuoco, per quanto intenso, riusciva a far luce, neppure le luci splendenti degli astri riuscivano a rischiarare quella cupa notte.
6 Appariva loro solo una massa di fuoco, improvvisa, spaventosa; atterriti da quella fugace visione, credevano ancora peggiori le cose viste.
7 Fallivano i ritrovati della magia, e la loro baldanzosa pretesa di sapienza.
8 Promettevano di cacciare timori e inquietudini dall’anima malata, e cadevano malati per uno spavento ridicolo.
9 Anche se nulla di spaventoso li atterriva, spaventati al passare delle bestiole e ai sibili dei rettili, morivano di tremore, rifiutando persino di guardare l’aria, a cui nessuno può sottrarsi. 10 La malvagità condannata dalla propria testimonianza è qualcosa di vile.
2. Giustizia equitativa
11 Il timore infatti non è altro che rinunzia agli aiuti della ragione;
12 quanto meno nell’intimo ci si aspetta da essi, tanto più grave si stima l’ignoranza della causa che produce il tormento.
13 Ma essi durante tale notte davvero impotente, uscita dai recessi impenetrabili degli inferi senza potere, intorpiditi da un medesimo sonno,
14 ora erano agitati da fantasmi mostruosi, ora paralizzati per l’abbattimento dell’anima; poiché un terrore improvviso e inaspettato si era riversato su di loro.
15 Così chiunque, cadendo là dove si trovava, era custodito chiuso in un carcere senza serrami,
16 fosse un agricoltore o un pastore o un operaio impegnato in lavori in luoghi solitari, sorpreso cadeva sotto la necessità ineluttabile, perché tutti erano legati dalla stessa catena di tenebre.
17 Il sibilare del vento, il canto melodioso di uccelli tra folti rami, il mormorio di impetuosa acqua corrente, il cupo fragore di rocce cadenti,
18 la corsa invisibile di animali imbizzarriti, le urla di crudelissime belve ruggenti, l’eco ripercossa delle cavità dei monti, tutto li paralizzava e li riempiva di terrore.
19 Tutto il mondo era illuminato di luce splendente ed ognuno era dedito ai suoi lavori senza impedimento.
20 Soltanto su di essi si stendeva una notte profonda, immagine della tenebra che li avrebbe avvolti; ma erano a sé stessi più gravosi della tenebra (Sap 17,1-20).
3. Giustizia indulgente.
21 Prevalere con la forza ti è sempre possibile; chi potrà opporsi al potere del tuo braccio?
22 Tutto il mondo davanti a te, come polvere sulla bilancia, come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra.
23 Hai compassione di tutti, perché tutto tu puoi, non guardi ai peccati degli uomini, in vista del pentimento.
24 Poiché tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure creata.
25 Tu risparmi tutte le cose, perché tutte son tue, Signore, amante della vita, (Sap 11,21-26)
1 poiché il tuo Spirito incorruttibile è in tutte le cose.
2 Per questo tu castighi poco alla volta i colpevoli e li ammonisci ricordando loro i propri peccati, perché rinnegata la malvagità, credano in te, Signore. (Sap 12, l-2)
4. Giustizia divina.
11 Non certo per timore di alcuno lasciavi impunite le loro colpe.
12 E chi potrebbe domandarti: “Che hai fatto?”, o chi potrebbe opporsi a una tua sentenza? Chi oserebbe accusarti per l’eliminazione di genti da te create? Chi si potrebbe costituire contro di te come difensore di uomini ingiusti?
13 Non c’è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose, perché tu debba difenderti dall’accusa di giudice ingiusto.
14 Né un re né un tiranno potrebbe affrontarti in difesa di quelli che hai punito.
15 Essendo giusto, governi tutto con giustizia. Condannare chi non merita il castigo lo consideri incompatibile con la tua potenza.
16 La tua forza infatti è principio di giustizia; il tuo dominio universale ti rende indulgente con tutti.
17 Mostri la forza se non si crede nella tua onnipotenza e reprimi l’insolenza in coloro che la conoscono.
18 Tu, padrone della forza, giudichi con mitezza ci governi con molta indulgenza, perché il potere lo eserciti quando vuoi (Sap 12,11-18)
26. il supremo dei castighi dello spirito s.
1. Oggetto dell’ira di Dio (Rm 1,18-25).
18 In realtà l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia,
19 poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato.
20 Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità;
21 essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa.
22 Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti 23 e hanno cambiato la gloria dell’incorruttibile Dio con l’immagine e la figura dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili.
24 Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi,
25 poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. (Rm 1,18-25).
2. Il supremo dei castighi. (Rm 1,26-32)
“Per questo si abbatte su di loro il supremo dei castighi”(Sap 12,27).
26 Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura.
27 Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in sé stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento.
28 E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balia d’una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno,
29 colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori,
30 maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori,
31 insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia.
32 E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa. (Rm 1,26-32)
3. Lezione divina per i figli (Sap 12,19-22)
19 Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini; inoltre hai reso i tuoi figli pieni di dolce speranza perché tu concedi dopo i peccati la possibilità di pentirsi.
20 Se gente nemica dei tuoi figli e degna di morte tu hai punito con tanto riguardo e indulgenza, concedendo tempo e modo per ravvedersi dalla sua malvagità,
21 con quanta attenzione hai castigato i tuoi figli, con i cui padri concludesti, giurando, alleanze di così buone promesse?
22 Mentre dunque ci correggi, tu colpisci i nostri nemici in svariatissimi modi, perché nel giudicare riflettiamo sulla tua bontà e speriamo nella misericordia, quando siamo giudicati. (Sap 12,19-22)
[2] M.VALTORTA,I Quaderni del l944,C.E V., Isola del Liri, l985: Qua.22-5- 1944
[1] Gv. 16,12-15
[2] Mt 12,30-32
[3] Gn 2,7
[1] Mt 5,48
[1] 1 Gv 4,7-16
[1] Qua. 29-7-1944
[1] Ap 7,4.9-17
[1] Gdt 13,1.3-10 4 Mt 11,19; Lc 7,34
[2] Lv 11,27
[3.]3 Mt 6,16-18
[2.]2 1 Mac 3,13-24
[1] Cf. Qua. 14-6-1944, pag. 432; 15-6-1944, pag.447
[2] Cf. Qua. 10-1-1944, pag.41; 25-5-1944, pag.368
[1] Es 20,1-17; Dt 5,1-22 3 At 9,1-6
[2] Mt 18,22
[1.]1 Mt 16,19; 18,18
[1] 1 Pt 4,8
[2] Qua. 4-8-1944
