GESU’ DI NAZARETH
LA BUONA NOVELLA AI
PICCOLI
DEL GREGGE DI
GESU’
LIBRO 15
CAP. 589-600
Gesù Messia, Re, Profeta,
Sacerdote e vittima.
SECONDO IL PICCOLO GIOVANNI
A cura di Fray Jesus Maria de Cabnaconde S.O.S
(Servo dell’Ordine dei Salvatori)
PRESENTAZIONE
Studio liberamente tratto dalla fonte, L’Evangelo come mi è stato rivelato, (MARIA VALTORTA, Ed. CEV, Isola del Lire), per l’uso privato della scuola di Dio Uno e Trino y dedicato al Piccolo resto, col nuovo titolo: “La Buona novella ai piccoli del Gregge di Gesù”, titolo voluto da Gesù (Quadernetti N° 48,1). Nella scuola sarà usato col titolo biblico “il Vangelo eterno” (Ap 14,6). In questo Vangelo, Il Figlio dell’Uomo, si è rivelato, secondo la sua promessa (Mt 24, 3-40; Lc 17,26-30). Con questa rivelazione comincia la sua seconda Evangelizzazione, senza più far sentire la sua voce in pubblico, ma nel cuore di chi lo ascolta per audio o leggendolo nel libro (Is 42,2-4), per guidarlo alla conoscenza completa della sua persona e della sua dottrina mediante la luce dello Spirito Santo (Gv 14,26; 16,13) e prepararlo all’Evento della sua seconda venuta per l’Avvento del suo Regno (Mt 21,43).
Questa Buona Novella è il Vangelo eterno che dobbiamo annunciare agli abitanti della terra e ad ogni nazione, razza, lingua e paese. (Ap. 14,6-7)
Il Curatore
DICHIARAZIONE
Dopo approfondita e responsabile valutazione, dichiaro che questo studio comparato e approfondito del Vangelo rivelato a Maria Valtorta[1] e ora pubblicato col titolo voluto dal suo autore “La Buona Novella ai piccoli del gregge di Gesù”[2], contiene integralmente i quattro Vangeli[3] e dimostra che il Vangelo rivelato a Maria Valtorta è compimento della promessa di Gesù (Gv 14,26), è il Libro del Signore (Is 34,16), è il Libro di memorie scritto davanti al Signore (Ml 3,16-20), è la strada appianata chiamata Via santa (Is 35,8-10), è il libro delle parole miracolose (Is 29,18-24), è il Vangelo eterno (Ap 14,6-7), è Opera di Gesù suo autore divino. Quindi senza la fede in questo Vangelo non c’è salvezza: “Andate in tutto il mondo proclamate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, chi non crederà sarà dannato” (Mc 16,15-16)
Il curatore
AVERTIMENTO
LA RIVELAZIONE DI GESÙ A MARIA VALTORTA È PAROLA DI DIO
CHI LA RESPINGE COMETE PECCATO CONTRO LO SPIRITO SANTO
La maledizione del Re dei re, emessa da Gesù il 16 giugno di 1950, pende sulla gerarchia cattolico colpevole dal delitto più grande verso l’umanità.
Se la Gerarchia non si pente, lasciando ai fedeli libero apostolato, alla luce di questa rivelazione, la maledizione colpirà la cristianità globale, cosi come tutto l’Israele fu colpito per il peccato della sua gerarchia.
Non è lecito negare l’origine soprannaturale della rivelazione di Gesù a Maria Valtorta perché è delitto imperdonabile essendo peccato contro lo Spirito Santo.
Gesù il Messia ritornato[4]
Il Figlio dell’uomo si è rivelato
«… e vi ordino di credere a queste parole, ve lo ordino nella mia piena Maestà di Dio e Maestro divino, che può ordinare ai suoi sudditi così come ordinò ai suoi patriarchi e profeti ciò che era da non farsi e da credersi e da eseguirsi per essere suo Popolo eletto sulla Terra e suoi figli eterni nel Regno eterno. …
…vi ordino di crederlo: l’Opera riporta esattamente il mio pensiero, le mie azioni, le manifestazioni mie, e le parole e azioni di mia Madre, dei Dodici, e di chi si agitava intorno a Me e a noi tutti.
Prendete tranquilli l’Opera così come ve l’ho fatta dare. È giusta. Ed è soprannaturale».
La voce del Maestro.
«Questa è la Voce del Maestro. Rugge e carezza. Rugge quando si rivolge a coloro che non si vogliono convertire. Carezza quando parla a coloro che, pur essendo imperfetti, hanno la ‘buona volontà’ di trovare Iddio e la sua Parola e, trovatili, di santificarsi. A questi diviene carezza di Amico e benedizione di Gesù».
Gesù di Nazareth
589. Da Betania a Gerusalemme, predisponendo gli
apostoli alla
Passione imminente[5].
Da Betania a Gerusalemme
Il monte detto degli ulivi (Mt 21,1; Lc 19,29)[6].
1Gesù cammina fra i frutteti e gli uliveti tutti in fiore. Paiono fiori persino le argentee foglie degli ulivi così imperlate di rugiada, che scintilla percossa dal primo raggio dell’aurora e mossa da un lieve vento profumato. Ogni fronda è un lavoro d’orafo, e l’occhio ne guarda ammirato la bellezza. I mandorli, già tutti coperti del loro verde, emergono dalle masse bianco rosate delle altre piante da frutto e sotto le viti mostrano i frastagli delle prime foglie tenerelle, così lucide e setose che sembra siano una scaglia di smeraldo sottilissimo o un brandello di seta preziosa. In alto, un cielo di un turchese scuro, unito, placido, solenne. Ovunque canti di uccelli e profumi di fiori. Un’aria fresca ristora e allieta. É veramente la letizia d’aprile che ride per ogni dove.
Verso la vetta del male, del bene, del dolore.
Gesù è in mezzo ai suoi apostoli. Tutti e dodici, e parla.
2«Ho mandato avanti le donne perché voglio parlare a voi soli. Nei primi tempi che ero con voi vi ho detto, a quelli che erano con Me: “Non turbate la Madre con racconti di male azioni verso il Figlio”. Parevano azioni tanto gravi, quelle… Ora, voi tre testimoni di quelle che furono l’inizio della catena con cui sarà condotto a morte il Figlio dell’uomo[7] -tu, Giovanni, tu, Simone, e tu, Giuda di Keriot- potete ben vedere che quelle erano paragonabili a granello di rena che cada dall’alto rispetto al macigno, ai macigni che sono le azioni di ora.
3Ma allora era in voi, in Me e nella Madre, l’impreparazione alla malvagità umana. Nel bene come nel male, ecco, l’uomo non diviene sommo d’improvviso. Ma sale o sprofonda per gradi. E così nel dolore.
4Ora, voi che siete buoni, siete saliti nel bene e potete constatare, senza quello scandalo che allora ne avreste avuto, a quale punto di pervertimento può scendere l’uomo che si insatanassa, così come Io e la Madre possiamo sopportare senza morirne tutto il dolore che viene dall’uomo. Abbiamo irrobustito la nostra anima. Tutti. Nel Bene, nel Male o nel Dolore.
5Pure ancora non abbiamo toccato la vetta. Non abbiamo ancora toccato la vetta… Oh! se sapeste quale e quanto è alta la vetta del Bene, del Male, del Dolore! Ma vi ripeto le parole di allora.
6Non ripetete alla Madre quanto il Figlio dell’uomo sta per dirvi. Ne avrebbe troppo dolore. Colui che deve essere ucciso beve la pietosa mistura che sbalordisce per potere attendere, senza fremere ad ogni istante, l’ora del supplizio. Il vostro silenzio sarà come la bevanda pietosa, per Lei, Madre del Redentore!
Il senso delle profezie.
7Ora Io voglio, perché nulla vi rimanga oscuro, aprirvi il senso delle profezie. E vi chiedo di stare con Me molto, molto. Nel giorno sarò di tutti. La notte vi prego di essere con Me, perché Io voglio essere con voi. Ho bisogno di non sentirmi solo…».
8Gesù è mestissimo. Gli apostoli lo vedono e sono in affanno. Gli si stringono intorno. Anche Giuda sa stringersi al Maestro come fosse il più affettuoso dei discepoli.
9Gesù li carezza e prosegue: «Voglio, in quest’ora che ancora mi è donata, ultimare la conoscenza del Cristo in voi. All’inizio con Giovanni, Simone e Giuda, ho fatto conoscere la verità delle profezie sulla mia nascita. Le profezie mi hanno dipinto, come meglio non potrebbe il pittore più sommo, dalla mia alba al mio tramonto. Anzi, sono proprio l’alba ed il tramonto le due fasi più illustrate dai profeti. Ora il Cristo sceso dal Cielo, il Giusto che le nubi hanno lasciato piovere sulla Terra, il Germoglio sublime, sta per essere ucciso. Spezzato come cedro dal fulmine. Parliamo allora della sua morte. Non sospirate, non crollate il capo. Non mormorate in cuor vostro, non maledite gli uomini. Non serve a nulla.
La Pasqua mosaica.
Il tempo nuovo (Mt 26,1-2; Lc 22,1)[8].
10Noi saliamo a Gerusalemme. Pasqua è prossima ormai.
11“Questo mese sarà per voi il primo dei mesi dell’anno“[9]. Questo mese sarà per il mondo il principio di un nuovo tempo. Non cesserà mai più. Inutilmente, di tanto in tanto, l’uomo cercherà di metterne di nuovi.
12Coloro che vorranno mettere un tempo nuovo, portante il loro nome idolo, saranno fulminati e percossi. Non c’è che un Dio in Cielo e un Messia sulla Terra: il Figlio di Dio, Gesù di Nazareth. Egli, poiché tutto di Sé dà, può tutto volere e mette il suo regale sigillo non su ciò che è carne e fango, ma su ciò che è tempo e spirito.
L’agnello redentore.
13“Nel decimo giorno di questo mese ciascuno prenda un agnello per famiglia e per casa. E se non basta il numero delle persone della casa a consumare l’agnello, prenda il vicino coi suoi fino a poter consumare tutto l’agnello“[10]. Perché il sacrificio e l’ostia devono essere completi e consumati. Non una briciola deve rimanere di essi. Non rimarrà. Troppi sono quelli che stanno per pascersi dell’agnello. Un numero senza numero, per un convito senza limite di tempo, e non occorre altro fuoco per consumare i resti, perché resti non ce ne sono. Quelle parti che saranno offerte e respinte dall’odio saranno consumate dal fuoco stesso della vittima, dal suo amore.
14Vi amo, o uomini. Voi, dodici miei amici che ho scelto Io stesso, voi in cui sono le dodici tribù di Israele e le tredici vene dell’Umanità. Tutto ho radunato in voi e tutto in voi vedo radunato… Tutto».
15«Ma nelle vene del corpo di Adamo è anche quella di Caino[11]. Nessuno di noi ha alzato la mano sul compagno. Abele dove è allora?», chiede l’Iscariota.
16«Tu lo hai detto. Nelle vene del corpo di Adamo è anche quella di Caino. E l’Abele sono Io, il dolce Abele pastore di greggi, grato al Signore perché offriva le sue primizie e ciò che era senza imperfezione, prima, fra tutte le offerte, sé stesso. Vi amo, o uomini. Anche se non mi amate, Io vi amo. L’amore accelera e compisce l’opera dei sacrificatori.
L’età e l’innocenza dell’agnello.
17“L’agnello sia senza macchia, maschio, di un anno“[12]. Non vi è tempo per l’Agnello di Dio. Egli è. Pari nell’ultimo giorno come lo era nel primo di questa Terra. Colui che è come il Padre, non conosce nella sua divina natura invecchiamento. E la sua Persona conosce una sola vecchiezza, una sola stanchezza: quella della delusione di essere venuto per troppi invano.
18Quando saprete come fui ucciso -e gli occhi che vedranno il loro Signore mutato in lebbroso coperto di piaghe[13] ora brillano di pianto al mio fianco e più non vedono questa ridente collina, perché il pianto li accieca con la sua liquida visiera- dite pure: “Non di questo è morto. Ma dall’essere stato sconosciuto ai suoi più cari e respinto da troppa umanità”.
19Ma se non ha tempo il Figlio di Dio, e perciò differisce dall’agnello del rito, ad esso è pari perché senza macchia e maschio sacro al Signore. Sì. Inutilmente i carnefici, coloro che mi uccideranno con l’arme, o col volere, o col tradire, vorranno scusare sé stessi dicendo: “Egli era colpevole”. Nessuno che sia sincero può accusarmi di peccato. Lo potete voi?
La morte avanza ora per ora.
20Siamo di fronte alla morte[14]. Io lo sono. Ancora altri lo sono. Chi? Vuoi sapere chi, Pietro? Tutti. La morte avanza ora per ora e ghermisce chi men se lo crede. Ma anche coloro che hanno ancora molta vita da tessere, ora per ora sono di fronte alla morte, ché il tempo è baleno rispetto all’eternità e perché nell’ora della morte anche la più lunga vita si riduce a nulla e le azioni di decenni e decenni lontani, sin da quelli della prima età, tornano in folla a dire: “Ecco, ieri facevi questo”.
21Ieri! Sempre ieri è quando si muore! E sempre polvere è l’onore e l’oro per cui tanto spasimò la creatura! E perde ogni sapore il frutto per cui si fu folli! La donna? La borsa? Il potere? La scienza? Che resta? Nulla! Solo la coscienza e il giudizio di Dio, davanti al quale va la coscienza, povera e ignuda di umane protezioni e dovizie, e carica solo delle sue azioni.
Il sangue dell’agnello.
22“Prendano il suo sangue e ne mettano sugli stipiti e l’architrave, e l’angelo non percuoterà al suo passaggio le case su cui è il segno del sangue“[15]. Prendete il mio Sangue. Mettetelo non sulle pietre morte. Ma sul morto cuore. É la nuova circoncisione. Ed Io mi circoncido per tutto il mondo. Io non sacrifico l’inutile parte, ma stronco la mia magnifica, sana, pura virilità, completamente la sacrifico, e dalle membra mutilate, dalle vene aperte, prendo il Sangue mio e traccio sull’Umanità anelli di salvezza, anelli di eterni sponsali col Dio che è nei Cieli, col Padre che attende, e dico: “Ecco. Ora non puoi più respingerli, perché respingeresti il tuo Sangue”.
Necessità del pentimento.
23“E Mosè disse: ‘… e poi tuffate un mazzetto di issopo nel sangue e aspergetene gli stipiti”‘[16]. Non basta allora il sangue? Non basta. Al mio Sangue deve essere congiunto il pentimento vostro. Senza il pentimento, amaro e salutare, inutilmente Io per voi sarò morto.
24Questa è la prima parola che nel Libro parli dell’Agnello redentore. Ma il Libro ne è sparso. Così come ad ogni nuovo sorgere di sole più fitta si fa la fioritura su questi rami, così, man mano che un anno succede ad un finito e si approssima al tempo della Redenzione, ecco spesseggia la fioritura.
Il Re Messia.
25Ed ora Io con Zaccaria vi dico, a voi per Gerusalemme: “Ecco il Re che viene pieno di mansuetudine, cavalcando un’asina e un asinello. Egli è povero“[17]. Ma disperderà i potenti che opprimono l’uomo[18]. Egli è mite, eppure il suo braccio alzato a benedizione vincerà il demonio e la morte[19]. “Egli annuncerà la pace, perché ne è il Re“[20]. Egli, essendo confitto, stenderà il suo dominio da mare a mare[21]. “Egli che non grida[22], che non spezza, che non smorza colui che non è lume ma fumo, colui che non è forza ma debolezza, colui che merita ogni rimprovero[23], farà giustizia secondo verità[24]“. Il tuo Messia, o città di Sionne, il tuo Messia, o popolo del Signore, il tuo Messia, o popolo della Terra.
26“Senza essere triste né turbolento“[25], e voi vedete come non vi sia in Me la tristezza crucciosa del vinto, né quella astiosa del perverso, ma solo la serietà di chi vede a che punto può giungere il possesso di Satana nell’uomo, e voi vedete come, potendo incenerire e disperdere con un solo palpito del mio volere, Io per tre anni abbia teso le mani ad invito d’amore, a tutti, senza soste, e ora ancora queste mie mani si tenderanno e verranno ferite! “Senza essere triste né turbolento giungerò a stabilire il mio Regno”. Quel Regno di Cristo in cui è la salvezza del mondo.
27Mi dice il Padre, Signore eterno: “Io ti ho chiamato, ti ho preso per mano, ti ho fatto alleanza fra i popoli e Dio, luce ti ho fatto delle nazioni“[26]. E Luce sono stato. Luce per aprire gli occhi ai ciechi, parola per dare loquela ai sordi, chiave per aprire i sotterranei carceri di quelli che erano nelle tenebre dell’errore[27]. Ed ora, Io che sono tutto questo[28], vado a morire. Entro nel buio della morte. La morte, capite?… Le prime cose annunziate, ecco che si stanno compiendo, dico Io pure con il profeta. Le altre ve le dirò prima che ci separi il Demonio[29].
La cavalcatura del Re mite (Mt 21,1-4; Mc 11,2-3; Lc 19, 30-31)[30].
28Ecco Sionne là in fondo. Andate a prendere l’asina e l’asinello. Dite all’uomo: “Occorrono per il Rabbi Gesù”. E dite alla Madre che sto giungendo. Ella è là su quel balzo con le Marie. Mi attende. È il mio trionfo umano… Sia il suo trionfo. Uniti sempre. Oh! uniti!
L’ibrido mostro: L’Iscariota![31].
29E chi è il cuore di iena che con un colpo della zampa unghiuta svelle il cuore del cuore materno: Me, suo Figlio? Un uomo? No. Ogni uomo nasce da una donna. E per istintivo e per morale riflesso non può infierire su una madre, perché pensa alla “sua”. Un uomo dunque non è. Chi, allora? Un demonio. Ma può un demonio offendere la Vincitrice? Per offenderla deve toccarla. E Satana non sopporta la luce verginale della Rosa di Dio. E allora? Chi dite che sia? Non parlate? Io allora lo dico.
30Il demone più astuto si è fuso all’uomo più corrotto e, come il veleno chiuso nei denti dell’aspide, sta chiuso in lui che può avvicinare la Donna e così, proditoriamente, morderla.
31Maledetto sia l’ibrido mostro che è Satana e che è uomo! Lo maledico? No. Non è da Redentore questa parola. E allora dico all’anima di questo ibrido mostro ciò che dissi a Gerusalemme, mostruosa città[32] di Dio e di Satana: “Oh, se in quest’ora che ancora ti è data tu sapessi venire al Salvatore!”. Non vi è amore più grande del mio! E non vi è più grande potere. Anche il Padre acconsente se Io dico: “Voglio”, né Io so dire che parole di pietà per coloro che sono caduti e che mi tendono dal loro abisso le braccia.
32Anima del più grande peccatore, il tuo Salvatore alle soglie della morte si curva sul tuo abisso e ti invita a prendere la sua mano. Non sarà impedita la mia morte… Ma tu… ma tu… saresti salvo, tu che Io amo ancora, e l’anima del tuo Amico non fremerebbe di orrore pensando che per opera dell’amico conosce l’orrore del morire e di questo morire…».
Gesù tace… oppresso…
33Gli apostoli bisbigliano fra loro e si chiedono: «Ma di chi parla? Chi è?».
34E Giuda, spudorato nel mentire: «É certo uno dei falsi farisei… Io penso Giuseppe o Nicodemo, oppure Cusa e Mannaen… A tutti premono la testa e gli averi… So che Erode… E so che il Sinedrio… Egli troppo si è fidato di loro! Vedete che anche ieri non erano presenti?! Non hanno l’ardire di affrontarlo…».
35Gesù non sente. É andato avanti e ha raggiunto la Madre, che è con le Marie e con Marta e Susanna. Non manca che Giovanna di Cusa nel gruppo delle pie donne.
Quando farete opera completa, qui metterete le altre parti che darò e che dirò.
590. Il pianto su
Gerusalemme e l’entrata trionfale nella Città santa.
Morte di Annalia[33].
In attesa dell’asinello.
Voglia di vedere uno spettacolo.
1Gesù passa il suo braccio sulle spalle di sua Madre, che si è alzata quando Giovanni e Giacomo d’Alfeo l’hanno raggiunta per dirle: «Tuo Figlio viene», e poi sono tornati indietro per riunirsi ai compagni che procedono lentamente, parlando, mentre Tommaso e Andrea sono corsi verso Betfage per cercare l’asina e l’asinello e condurli a Gesù.
2Gesù intanto parla alle donne. «Eccoci presso alla città. Io vi consiglio di andare. E andare sicure. Entrate prima di Me in città. Presso En Rogel sono tutti i pastori e i più fidi discepoli. Hanno ordine di farvi scorta e protezione».
3«È che… Abbiamo parlato con Aser di Nazareth e Abele di Betlemme di Galilea e anche con Salomon. Erano venuti fin qui per spiare il tuo arrivo. La folla prepara gran festa. E noi si voleva vedere… Vedi come si scuotano le cime degli ulivi? Non è vento che le agita così. Ma è la gente che coglie rami per spargerne la via e farti velo al sole. E là?! Guarda là, stanno spogliando le palme dei loro ventagli. Sembrano grappoli e sono uomini saliti sui fusti a cogliere e cogliere… E, sui pendii, vedi curvi i bambini a cogliere fiori. E le donne certo spogliano orti e giardini da corolle e da erbe odorose per giuncarti il cammino di fiori. Noi si voleva vedere… e imitare il gesto di Maria di Lazzaro, che raccolse tutti i fiori premuti dal tuo piede quando entrasti nel giardino di Lazzaro», prega Maria Cleofe per tutte.
4Gesù carezza sulla guancia la sua vecchia parente, che sembra una bambina vogliosa di vedere uno spettacolo, e le dice: «Nella gran folla non vedresti nulla. Andate avanti. Alla casa di Lazzaro, quella che ha per custode Mattia. Passerò di là e mi vedrete dall’alto».
La preghiera di Maria.
5«Figlio mio… e vai solo? Non posso starti vicino?», dice Maria alzando il volto così triste e fissando i suoi occhi di cielo sul suo dolce Figlio.
6«Vorrei pregarti di stare nascosta. Come la colomba nella fessura della rupe. Più della tua presenza mi è necessaria la tua preghiera, Mamma diletta!».
7«Se è così, Figlio mio, noi pregheremo. Tutte. Per Te».
8«Sì. Dopo averlo visto passare, verrete con noi nel mio palazzo di Sion. E io manderò dei servi al Tempio e sempre dietro al Maestro, perché essi ci portino i suoi ordini e le sue notizie», decide Maria di Lazzaro, sempre rapida nell’afferrare ciò che è il migliore da farsi e a farlo senza indugio.
9«Hai ragione, sorella. Benché mi dolga non seguirlo, comprendo la giustizia dell’ordine. E, del resto, Lazzaro ci ha detto di non contraddire il Maestro in cosa alcuna, ma di ubbidirlo anche nelle cose più tenui. E lo faremo».
10«E allora andate. Vedete? Le vie si animano. Stanno per raggiungermi gli apostoli. Andate. La pace sia con voi. Vi farò venire nelle ore che giudicherò buone. Mamma, addio. Abbi pace. Dio è con noi». La bacia e congeda. E le ubbidienti discepole se ne vanno sollecite.
11I dieci apostoli raggiungono Gesù. «Le hai mandate avanti?».
«Sì. Vedranno da una casa la mia entrata».
«Da quale casa?», chiede Giuda di Keriot.
«Eh! sono ormai tante le case amiche!», dice Filippo.
«Non da Annalia?», insiste l’Iscariota.
Gesù risponde negativamente e si incammina verso Betfage, che è poco lontana.
In attesa dell’asinello (Mt 21,6; Mc 11,4-5; Lc 19,33-34)[34].
12Gli è prossimo quando tornano indietro i due mandati a prendere l’asina e l’asinello. Gridano: «Abbiamo trovato come Tu hai detto e ti avremmo condotto gli animali. Ma il padrone di essi volle strigliarli e ornarli delle migliori bardature per onorarti. E i discepoli, uniti a quelli che hanno passato la notte nelle vie di Betania per onorarti, vogliono avere l’onore di condurteli, e noi abbiamo annuito. Ci è parso che il loro amore meritasse un premio».
«Avete fatto bene. Andiamo avanti, intanto».
«Sono molti i discepoli?», chiede Bartolomeo.
«Oh! una moltitudine. Non si riesce a penetrare per le vie di Betfage. Per questo ho detto a Isacco di condurre l’asino da Cleonte il formaggiaio», risponde Tommaso.
Alle pendici dell’Uliveto.
13«Hai fatto bene. Andiamo sino a quel balzo del colle. E attendiamo un poco all’ombra di quegli alberi».
Vanno dove Gesù indica.
«Ma ci allontaniamo! Tu superi Betfage girandola alle spalle!», esclama l’Iscariota.
14«E se voglio farlo, chi me lo può impedire? Sono forse già prigioniero, che non mi sia lecito di andare dove voglio? E c’è forse fretta che Io lo sia e si teme che Io possa sfuggire alla cattura? E se giudicassi giusto di allontanarmi per luoghi più sicuri, c’è alcuno che lo potrebbe impedire?». Gesù dardeggia i suoi occhi sul Traditore, che non apre più bocca e si stringe nelle spalle come per dire: «Fa’ ciò che ti pare».
15Girano infatti dietro alle spalle del paesello, direi un sobborgo della stessa città, perché dal lato ovest è proprio poco lontano dalla città, facente già parte delle pendici dell’Uliveto che corona Gerusalemme nel lato orientale. In basso, fra le pendici e la città, il Cedron brilla al sole d’aprile.
16Gesù si siede in quel silenzio verde e si concentra nei suoi pensieri. Poi si alza e va proprio sul ciglio del balzo.
Il pianto su Gerusalemme[35].
Alla vista della Città (Lc 19,41)[36].
Mi si illumina il Vangelo di oggi, 9a domenica dopo la Pentecoste.
17Da un poggio presso Gerusalemme Gesù guarda la città stessa ai suoi piedi.
18Non è un poggio molto alto. Al massimo come può esserlo il piazzale di S. Miniato a monte, a Firenze; ma basta perché l’occhio domini sulla distesa di tutte le case e delle vie, che salgono e scendono su e giù per le piccole elevazioni di terreno che costituiscono Gerusalemme. Questo colle è certo molto più alto, se si prende il livello più basso della città, di quanto non sia il Calvario, ma è più vicino alla cinta di quello. Proprio ha inizio appena fuori delle mura e si alza con un balzo ripido dalla parte delle stesse, mentre dall’altra scende mollemente verso una campagna tutta verde che si stende verso est. Almeno mi pare l’oriente, se giudico bene la luce solare.
19Gesù e i suoi sono sotto un ciuffo di alberi, all’ombra, seduti. Si riposano del cammino fatto. Poi Gesù si alza, lascia lo spiazzo alberato dove erano seduti e si porta proprio sul ciglio del balzo. La sua alta persona si staglia netta sul vuoto che lo circondo. Pare ancora più alta, dritta così, e sola. Tiene le mani conserte sul petto, sul mantello azzurro, e guarda serio serio.
20Gli apostoli l’osservano. Ma lo lasciano fare senza muoversi né parlare. Devono pensare che Egli si sia isolato per pregare.
21Ma Gesù non prega. Dopo aver lungamente guardato la città in ogni suo rione, in ogni suo poggio, in ogni sua particolarità, talora con lunghi sguardi su questo o quel punto, talaltra con minore insistenza, Gesù si mette a piangere. Senza scosse o rumore. Le lacrime gonfiano l’orbita, poi sgorgano e rotolano sulle guance e cadono… Lacrimoni silenziosi e tanto tristi. Come di chi sa che deve piangere, solo, senza sperare conforto e comprensione da alcuno. Per un dolore che non può essere annullato e che deve essere sofferto, assolutamente.
22Il fratello di Giovanni, per la sua posizione, è il primo che vede quel pianto e lo dice agli altri, che si guardano l’un l’altro stupiti.
23«Nessuno di noi ha fatto male», dice uno; e un altro: «Anche la folla non ebbe insulti. Non vi fu fra essa nessuno a Lui nemico». «Perché piange, allora?», chiede il più anziano di tutti.
24Pietro e Giovanni si alzano insieme e si accostano al Maestro. Pensano che l’unica cosa da farsi sia fargli sentire che lo amano e chiedere che ha.
25«Maestro, Tu piangi?», dice Giovanni posando la sua testa bionda sulla spalla di Gesù, che è più alto di lui di tutto il collo e il capo.
26E Pietro, posandogli una mano alla cintura, cingendolo quasi di un braccio per attirarlo a sé, gli dice: «Cosa ti addolora, Gesù? Dillo a noi che ti amiamo».
27Gesù appoggia la guancia sulla testa bionda di Giovanni e, dissertando le braccia, passa a sua volta il braccio sulla spalla di Pietro. Restano così abbracciati tutti e tre, in una posa di tanto amore. Ma il pianto continua a gocciare.
28Giovanni, che lo sente scendere fra i suoi capelli, torna a chiedere: «Perché piangi, Maestro mio? Forse da noi ti viene pena?».
29Gli altri apostoli si sono riuniti al gruppo amoroso e ansiosamente attendono una risposta.
30«No», dice Gesù. «Non da voi. Voi mi siete amici e l’amicizia, quando è sincera, è balsamo e sorriso, mai pianto. Vorrei che amici mi rimaneste sempre. Anche ora che entreremo nella corruzione, che fermenta e che corrompe chi non ha volontà decisa di rimanere onesto».
Gerusalemme corrotta è, e corrotta rimane.
31«Dove andiamo, Maestro? Non a Gerusalemme? La folla ti ha già salutato con letizia. Vuoi Tu deluderla? Andiamo forse in Samaria per qualche prodigio? Proprio ora che la Pasqua è vicina?». Le domande sono fatte da diversi contemporaneamente.
32Gesù alza le mani imponendo silenzio e poi con la destra accenna la città. Un gesto largo come di uno che semini avanti a sé. E dice: «Quella è la Corruzione. Noi entriamo in Gerusalemme. Noi vi entriamo. E solo l’Altissimo sa come vorrei santificarla portandovi la Santità che viene dai Cieli. Risantificarla, questa che dovrebbe essere la Città santa. Ma non potrò farle nulla. Corrotta è e corrotta rimane. E i fiumi di santità che sgorgano dal Tempio vivo, e che ancor più sgorgheranno a giorni sino a lasciarlo vuoto di vita, non saranno sufficienti a redimerla. Verrà al Santo la Samaria e il mondo pagano. Sui templi bugiardi sorgeranno i templi del Dio vero. I cuori dei gentili adoreranno il Cristo. Ma questo popolo, questa città gli sarà sempre nemica, e il suo odio la porterà al più grande peccato. Ciò deve avvenire. Ma guai a coloro che saranno strumenti di questo delitto. Guai! …».
Eletti per il Regno dei Cieli e non per quello del mondo.
33Gesù guarda fissamente Giuda che gli è quasi di fronte.
«Ciò a noi non avverrà mai. Noi siamo i tuoi apostoli e crediamo in Te, pronti a morire per Te». Giuda mente spudoratamente e sostiene lo sguardo di Gesù senza impaccio. Gli altri uniscono le loro proteste.
34Gesù risponde a tutti evitando di rispondere a Giuda direttamente.
35«Voglia il Cielo che tali voi siate. Ma molta debolezza è ancora in voi, e la tentazione potrebbe rendervi simili a coloro che mi odiano. Pregate molto e molto vegliate su voi. Satana sa che sta per esser vinto e vuole vendicarsi strappandovi a Me. Satana è intorno a noi tutti. A Me per impedirmi di fare la volontà del Padre e compiere la mia missione. A voi per fare di voi dei suoi servi. Vegliate. Entro quelle mura Satana prenderà colui che non saprà esser forte. Colui per il quale maledizione sarà stato l’esser eletto, perché fece della sua elezione uno scopo umano. Vi ho eletti per il Regno dei Cieli e non per quello del mondo. Ricordatevelo.
Gerusalemme segna il suo destino (Lc 19, 42)[37].
36E tu, città che vuoi la tua rovina e sulla quale Io piango, sappi che il tuo Cristo prega per la tua redenzione. Oh! se almeno in quest’ora che ti resta tu sapessi venire a Chi sarebbe la tua pace! Almeno comprendessi in quest’ora l’Amore che passa fra te e ti spogliassi dell’odio che ti fa cieca e folle, crudele a te stessa e al tuo bene! Ma verrà il giorno in cui ricorderai quest’ora! Troppo tardi allora per piangere e pentirti! L’Amore sarà passato e scomparso dalle tue strade, e resterà l’Odio che tu hai preferito. E l’Odio sarà verso te, verso i tuoi figli. Poiché si ha ciò che si è voluto, e l’odio si paga con l’odio. E non sarà allora odio di forti contro l’inerme. Ma odio contro odio, e perciò guerra e morte.
Guerra desolazione decretate, fino alla fine (Lc 19,43-44)[38].
37Stretta da trincee e armati, languirai prima d’esser distrutta e vedrai cadere i tuoi figli per armi e per fame, e i superstiti andare prigionieri e scherniti, e chiederai misericordia, né più la troverai, poiché non hai voluto conoscere la tua Salute. Piango, amici, poiché ho cuore d’uomo e le rovine della patria ne traggono lacrime. Ma ciò è giusto si compia poiché la corruzione supera, fra queste mura, ogni limite e attira il castigo di Dio. Guai ai cittadini causa del male della patria! Guai ai rettori che ne sono la principale causa! Guai a coloro che dovrebbero esser santi per portare gli altri ad essere onesti e invece profanano la Casa del loro ministero e se stessi! Venite. A nulla gioverà la mia azione. Ma facciamo che la Luce splenda ancora una volta fra le Tenebre!».
39E Gesù scende seguito dai suoi. Va velocemente per la via con un viso serio e direi quasi accigliato. Né più parla. Entra in una casetta ai piedi del colle, né vedo più altro.
Punizione per vivere da brutti.
Dice Gesù:
40«La scena narrata da Luca pare senza connessione, quasi illogica. Compiango le sventure di una città colpevole e non so compatire le abitudini di detta città? No. Non le so, non le posso compatire, poiché anzi sono proprio queste abitudini che generano le sventure; e il vederle acutizza il mio dolore. La mia ira sui profanatori del Tempio è logica conseguenza della mia meditazione sulle prossime sventure di Gerusalemme.
41Sono sempre le profanazioni al culto di Dio, alla Legge di Dio, quelle che provocano i castighi del Cielo. Facendo della Casa di Dio una spelonca di ladri, quei sacerdoti indegni e quegli indegni credenti (di nome soltanto) attiravano su tutto il popolo maledizione e morte. Inutile dare questo o quel nome al male che fa soffrire un popolo. Cercate il giusto nome in questo: “Punizione per un vivere da bruti”. Dio si ritira e il Male si avanza. Ecco il frutto di una vita nazionale indegna del nome di cristiana.
Come si salvano le Patrie.
42Come allora, anche ora, in questo scorcio di secolo, non ho mancato con prodigi di scuotere e richiamare. Ma, come allora, non ho attirato su Me e i miei strumenti che scherno, indifferenza e odio. Singoli e nazioni però ricordino che inutilmente piangono quando avanti non vollero conoscere la loro salvezza. Inutilmente mi invocano quando nell’ora in cui ero con loro mi cacciarono con una guerra sacrilega che, partendo dalle singole coscienze, devote al Male, si sparse per tutta la Nazione. Le Patrie non si salvano tanto con le armi quanto con una forma di vita che attiri le protezioni del Cielo.
43Riposa, piccolo Giovanni. E fa’ di esser sempre fedele alla tua elezione. Va’ in pace».
Entrata trionfale nella Città santa[39].
Insieme verso la città Santa.
44Quasi Gesù non fa a tempo ad entrare nella casa benedicendone gli abitanti, quando si sentono un allegro suonar di bubboli e voci a festa. E subito dopo il volto scarno e pallido di Isacco appare nella fessura dell’uscio, e il pastore fedele entra e si prostra davanti al suo Signore Gesù.
45Nell’inquadratura della porta spalancata si pigiano volti e volti e, dietro, altri se ne vedono… Un urtarsi, un pigiarsi, un voler farsi largo… Qualche grido di donna, qualche pianto di bambino preso in mezzo alla ressa, e grida di saluto, esclamazioni a festa: «Felice questo giorno che a noi ti riporta! La pace a Te, Signore! Ben torni, o Maestro, a Premiare la nostra fedeltà».
46Gesù si alza in piedi e fa gesto di parlare. Tacciono tutti e netta si sente la voce di Gesù.
47«Pace a voi! Non vi accalcate. Ora saliremo insieme al Tempio. Sono venuto per stare con voi. Pace! Pace! Non fatevi male. Fate largo, miei diletti! Lasciatemi uscire e seguitemi, ché entreremo insieme nella Città santa».
La cavalcatura del Re mite (Mt 21,7; Lc 19,35; Gv 12,14-16)[40]
48La gente, bene o male, ubbidisce, e si fa un poco di largo, tanto che Gesù possa uscire e montare sull’asinello. Perché Gesù indica il puledro, sino allora mai cavalcato, come sua cavalcatura, e allora dei ricchi pellegrini, che si pigiano fra la folla, stendono sulla groppa di questo i loro sontuosi mantelli, e uno si pone con un ginocchio a terra e l’altro a far da gradino al Signore, che siede sulla groppa del puledro d’asina, e il viaggio si inizia, mentre Pietro cammina a un lato del Maestro e Isacco dall’altro, tenendo le briglie della bestia non doma, che però procede tranquilla come fosse usa a quell’ufficio, senza imbizzarrirsi o spaventarsi dei fiori che, gettati come sono verso Gesù, colpiscono sovente la bestiola negli occhi e sul morbido muso, né dei rami di ulivo e delle foglie di palma agitate davanti e intorno ad esso, gettate in terra a far tappeto coi fiori, né dei gridi sempre più forti di: «Osanna, Figlio di Davide!», che salgono al cielo sereno, mentre la folla sempre più infittisce e si accresce per nuovi venuti.
Osanna al Re d’Israele (Gv 12,12-13)[41].
49Passare da Betfage, fra le viette strette e contorte, non è facile cosa, e le madri devono prendere in braccio i bambini, e gli uomini proteggere le donne da urti troppo violenti, e qualche padre si pone sulle spalle a cavalluccio il figliolino e lo porta alto sulla folla così, mentre le vocine dei bimbi sembrano belati di agnelli o stridi di rondini e le loro manine gettano fiori e foglie d’ulivo, che le madri porgono, e baci anche, al mite Gesù…
Un tappeto fatto d’amore (Mt 21,8; Mc 11,8; Lc 19,36)[42].
50Usciti dalla strettoia della piccola borgata, il corteo si ordina e distende, e molti volonterosi vanno avanti a far da battistrada per preparare sgombra la via, e altri li seguono spargendo di rami il suolo, e uno per primo getta il suo mantello a far da tappeto, e un altro, e quattro, e dieci, e cento, e mille lo imitano. La via ha al centro una striscia multicolore di vesti stese al suolo e, passato Gesù, le vesti sono raccolte e portate più avanti, con altre, con altre, e sempre fiori, rami, foglie di palma vengono agitati e gettati, e gridi più forti vengono innalzati intorno e in onore del Re d’Israele, al Figlio di Davide, al suo Regno!
Chi ha fede invochi il suo nome.
51I soldati di guardia alla porta escono a vedere che cosa succede. Ma non è sedizione, ed essi, appoggiati alle loro lance, si fanno da lato, osservando stupiti o ironici lo strano corteo di quel Re che cavalca un puledro d’asina, bello come un dio, umile come il più povero degli uomini, mite, benedicente… circondato da donne e bambini e da uomini disarmati gridanti: «Pace! Pace!», di questo Re che, prima di entrare nella città, sosta un momento all’altezza dei sepolcri dei lebbrosi di Innon e di Siloan (credo di dire bene questi luoghi, dove ho visto miracoli di lebbrosi altre volte) e, puntandosi l’unica staffa in cui poggia il suo piede, essendo seduto sull’asino, non a cavallo dell’asino, si alza in piedi e apre le braccia gridando in direzione di quelle pendici orrende (dove volti e corpi paurosi si affacciano guardando verso Gesù e alzano il grido lamentoso dei lebbrosi: «Siamo infetti!», a respingere degli imprudenti che, pur di vedere bene Gesù, salirebbero anche sui corrotti e infetti scaglioni): «Chi ha fede in Me invochi il mio Nome ed abbia salute per quello!», e benedice riprendendo il cammino e ordinando a Giuda di Keriot: «Comprerai cibi per i lebbrosi e con Simone li porterai ad essi avanti sera».
Lode al Messia della Pace (Lc 19,37-38)[43].
52Quando il corteo entra sotto la volta della porta di Siloan e poi, come un torrente, si riversa entro la città passando per il borgo di Ofel -nel quale ogni terrazza è divenuta una piccola aerea piazza colma di popolo osannante, che getta fiori e rovescia profumi giù, nella via, cercando di gettarli sul Maestro, e l’aria è satura dell’odore dei fiori morenti sotto i passi delle turbe e di essenze che si spargono nell’aria prima di cadere fra la polvere della via- il grido della folla sembra aumentare e farsi forte, come ognuno lo urlasse in una buccina, perché i numerosi archivolti dei quali è piena Gerusalemme lo amplificassero con risonanze continue.
53Sento gridare, e credo voglia dire ciò che dicono gli evangelisti: «Scialem, Scialem melchil!», (o malchit: cerco di rendere il suono delle parole, ma è difficile, perché hanno aspirazioni che noi non abbiamo). Un grido continuo, simile all’urlo di un mare in tempesta, nel quale non è ancora caduto il fragore del maroso che schiaffeggia spiagge e scogliere che un altro maroso lo raccoglie e rialza in novello fragore, senza tregua mai. Ne sono assordita!
54Profumi, odori, gridi, agitarsi di rami e di vesti, colori, urli… È una visione che sbalordisce.
Caleidoscopio di visi noti e ignoti.
55Vedo rimescolarsi continuamente la folla, apparire e sparire volti conosciuti: tutti i discepoli di tutti i luoghi di Palestina, tutti i seguaci… Vedo per un attimo Giairo, vedo Jaia il giovinetto di Pella (mi pare) che era cieco come sua madre e che Gesù guarì, vedo Gioacchino di Bozra e quel contadino del piano di Saron coi fratelli, vedo il vecchio e solitario Mattia di quel luogo presso il Giordano (sponda orientale) presso il quale Gesù si rifugiò mentre tutto era inondato, vedo Zaccheo con i suoi amici convertiti, vedo il vecchio Giovanni di Nobe con quasi tutti i cittadini, vedo il marito di Sara di Jutta… Ma chi può tener dietro a volti e nomi, se è un caleidoscopio di visi noti e ignoti, veduti più volte o una sola?… Ecco ora il viso del pastorello preso a Ennon. E, vicino a lui, il discepolo di Corozim che lasciò di seppellire il padre per seguire Gesù; e vicino a lui, per un momento, il padre e la madre di Beniamino di Cafarnao col loro figliolo, che per poco cade sotto le zampe dell’asinello per gettarsi avanti a ricevere una carezza di Gesù.
La sfida delle pietre (Lc 19,39-40)[44].
56E – purtroppo! – volti di farisei e di scribi, lividi di ira per questo trionfo, che fendono prepotenti il cerchio di amore che si stringe intorno a Gesù e gli urlano: «Fa’ tacere questi pazzi! Richiamali alla ragione! Solo Dio va osannato. Di’ che tacciano!».
57Al che Gesù risponde dolcemente: «Anche se Io dicessi di tacere e questi mi ubbidissero, le pietre griderebbero i prodigi del Verbo di Dio».
Osanna al Messia e al suo Regno! (Mt 21,9)[45]
58Perché infatti la gente -oltre che gridare: «Osanna, osanna, al Figlio di Davide! Benedetto Colui che viene nel nome del Signore. Osanna a Lui e al suo Regno! Dio è con noi! L’Emmanuele è venuto. È venuto il Regno del Cristo del Signore! Osanna! Osanna dalla Terra sino all’alto dei Cieli! Pace! Pace, mio Re! Pace e benedizione a Te, Re santo! Pace e gloria nei Cieli e in Terra! Gloria a Dio per il suo Cristo! Pace agli uomini che lo sanno accogliere. Pace in Terra agli uomini di buona volontà e gloria nei Cieli altissimi, perché l’ora del Signore è venuta» (e chi grida quest’ultimo grido è il gruppo compatto dei pastori che ripetono in grido natalizio) –
Il Profeta, l’Atteso, il Santo, il Messia! (Mt 21, 10.11)[46]
59Oltre questi gridi continui, la gente di Palestina narra ai pellegrini della Diaspora i miracoli che hanno visto, e a chi non sa ciò che avviene, perché straniero di passaggio fortuitamente dalla città e che chiede: «Ma chi è Costui? Che avviene?», spiegano: «È Gesù! Gesù, il Maestro di Nazareth di Galilea! Il Profeta! Il Messia del Signore! Il Promesso! Il Santo!».
60Da una casa, e da poco è sorpassata la porta perché l’andare è lentissimo in tanta confusione, esce un gruppo di robusti giovani portando alti dei vasi di rame pieni di carboni accesi e di incenso, che arde spargendo nubi di fumo odoroso. E il gesto è raccolto e ripetuto, e molti corrono avanti o tornano indietro, alle case, per farsi dare fuoco e resine odorose da ardere in omaggio del Cristo.
Le vergini d’Israele salutano il Messia.
61La casa di Annalia appare. La terrazza, inghirlandata di vite dalle foglie novelle tremolanti ad un mite vento di aprile, ha sul lato della via tutta una fila di giovinette biancovestite e biancovelate, al centro delle quali è Annalia, con cesti di petali di rose sfogliate e di mughetti che già volteggino nell’aria.
62«Le vergini di Israele ti salutano, Signore!», dice Giovanni, che si è fatto largo ed è ora al fianco di Gesù, attirando la sua attenzione sulla ghirlanda di purezza che si sporge sorridendo dal parapetto a spargere la via di petali rossi come sangue e di mughetti bianchi come perle.
63Gesù trattiene per un attimo le redini e arresta il puledro d’asina. Alza il volto e la mano a benedire quella verginità di Lui innamorata sino a rinunciare ad ogni altro amore terreno.
64E Annalia si protende e grida: «Il tuo trionfo io l’ho visto, o mio Signore! Prendi la mia vita per la tua glorificazione universale!», e con un grido altissimo, mentre Gesù passa sotto la sua casa e procede, lo saluta: «Gesù!».
65E un altro, diverso grido, supera il clamore delle turbe. Ma la gente, pur sentendolo, non si arresta. È un fiume di entusiasmo, un fiume di popolo in delirio che non può sostare. E mentre le ultime onde di questo fiume sono ancor fuori della porta, le prime onde già assalgono le salite che conducono al Tempio.
66«Tua Madre!», grida Pietro accennando ad una casa quasi all’angolo di una via che sale al Moria e per la quale si incanala il corteo. E Gesù alza il volto a sorridere a sua Madre, che è lassù fra le donne fedeli.
È caduto un fiore.
67L’intoppo di una numerosa carovana arresta il corteo pochi metri dopo che la casa è superata. E mentre Gesù sosta con gli altri, carezzando i bambini che le madri gli porgono, accorre un uomo e si fa largo urlando: «Lasciatemi passare! Una donna è morta. Una fanciulla. All’improvviso. La madre invoca il Maestro. Lasciatemi passare! Egli già l’ha salvata una volta!».
68La gente fa largo e l’uomo corre presso Gesù: «Maestro, la figlia di Elisa è morta. Ti ha salutato con quel grido, poi si è piegata indietro dicendo: “Io son felice” ed è spirata. Il suo cuore si è franto nel gran tripudio di vederti trionfante. Sua madre mi ha visto sulla terrazza accanto alla sua casa e mi ha mandato a chiamarti. Vieni, Maestro!».
69«Morta! Morta Annalia! Ma se era sana, florida, felice solo ieri?». Gli apostoli si affollano agitati, i pastori pure. Tutti l’hanno vista ieri in perfetta salute. Poco fa l’hanno vista rosea, ridente… Non si capacitano della sciagura… Chiedono, domandano i particolari…
70«Non so. Tutti avete sentito le sue parole. Parlava forte, sicura. Poi la vidi piegarsi indietro più bianca delle sue vesti e udii gridare la madre… Altro non so».
71«Non vi agitate. Non è morta. È caduto un fiore e gli angeli di Dio lo hanno raccolto per portarlo in seno ad Abramo. Presto il giglio della Terra si aprirà felice in Paradiso, ignorando per sempre l’orrore del mondo. Uomo, di’ ad Elisa che non pianga la sorte della sua creatura. Dille che essa ebbe una grande grazia da Dio e che fra sei giorni comprenderà qual grazia Dio fece alla figlia sua. Non piangete. Non pianga nessuno. Il suo trionfo è ancor più grande del mio, perché alla vergine fanno corteo gli angeli per condurla alla pace dei giusti. Ed è trionfo eterno che salirà di grado senza mai conoscere discesa. In verità vi dico che per voi tutti, ma non per Annalia, avete ragione di piangere. Andiamo». E ripete agli apostoli e a chi lo circonda: «È caduto un fiore. Si è adagiato in pace e gli angeli lo hanno raccolto. Beata la pura di carne e cuore perché presto vedrà Iddio».
72«Ma come, di che è morta, Signore?», chiede Pietro che non si capacita.
73«D’amore. D’estasi. Di gaudio infinito. Felice morte!».
74Chi è molto avanti non sa, chi è molto indietro non sa. E perciò gli osanna continuano anche se qui, presso a Gesù, si è fatto un cerchio di pensoso silenzio.
75È Giovanni che lo rompe: «Oh! vorrei la stessa sorte prima delle ore future!».
76«Io pure», dice Isacco. «Vorrei vedere il volto della fanciulla morta d’amore per Te…».
77«Vi prego di sacrificarmi il vostro desiderio. Ho bisogno della vostra vicinanza…».
78«Non ti lasceremo, Signore. Ma a quella madre non un conforto?», chiede Natanaele.
79«Provvederò ad esso…».
Fuori i corruttori del tempio (Mt 21,12; Mc 11,16-17; Lc19,45)[47].
80Sono alle porte della cinta del Tempio. Gesù scende dall’asinello, che uno di Betfage prende in custodia.
81Occorre tenere presente che Gesù non si è fermato alla prima porta del Tempio, ma ha costeggiato la cinta, fermandosi soltanto quando è sul lato nord della cinta, vicino all’Antonia. È là che scende ed entra nel Tempio, come per far vedere che non si nasconde al potere dominante, sentendosi innocente in ogni sua azione.
82Il primo cortile del Tempio mostra la solita gazzarra di cambiavalute e venditori di colombe, passeri e agnelli, soltanto che ora i venditori sono lasciati in asso perché tutti sono accorsi a vedere Gesù. E Gesù entra, solenne nella sua veste purpurea, e gira lo sguardo su quel mercato e su un gruppo di farisei e scribi che lo osservano da sotto il portico.
83Il suo volto sfolgora di sdegno. Balza al centro del cortile. Uno scatto improvviso che pare un volo. Il volo di una fiamma, ché di fiamma è la sua veste nel sole che inonda il cortile. E tuona con una voce potente: «Via dalla casa del Padre mio! Non è questo luogo di usura e di mercato. Sta scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di orazione”. Perché dunque l’avete mutata in spelonca di ladroni, questa casa nella quale è invocato il Nome del Signore? Via! Mondate la mia Casa. Che non vi avvenga che, in luogo di usar le funi, Io vi colpisca con i fulmini dell’ira celeste. Via! Fuori di qui i ladri, i barattieri, gli impudichi, gli omicidi, i sacrileghi, gli idolatri della peggiore idolatria, quella del proprio io superbo, i corruttori e i menzogneri. Fuori! Fuori! O che Dio altissimo, Io ve lo dico, spazzerà per sempre questo luogo e farà le sue vendette su tutto un popolo».
84Non ripete la fustigazione dell’altra volta, ma, visto che mercanti e cambiavalute stentano ad ubbidire, va al banco più vicino e lo ribalta spargendo bilance e monete al suolo.
85I venditori e i cambiavalute si affrettano a porre in atto l’ordine di Gesù, dopo che hanno avuto questo primo esempio. E Gesù grida dietro a loro: «E quante volte dovrò dire che questo luogo non deve essere luogo d’immondezza ma di preghiera?». E guarda quelli del Tempio che, ubbidienti agli ordini pontificali, non fanno un gesto di rappresaglia.
Il Messia è Medico e Medicina (Mt 21,14)[48].
86Mondato il cortile, Gesù va verso i portici dove sono raccolti ciechi, paralitici, muti, storpi e altri malati, che lo invocano a gran voce.
87«Che volete voi che Io vi faccia?».
«La vista, Signore! Le membra! Che mio figlio parli! Che mia moglie risani. Noi crediamo in Te, Figlio di Dio!».
88«Dio vi ascolti. Sorgete e osannate al Signore!».
89Non cura uno per uno i molti malati. Ma fa un gesto largo con la mano, e grazia e salute scende da essa sugli infelici, che sorgono sani con gridi di giubilo che si mescolano a quelli dei molti bambini, che si stringono a Lui ripetendo: «Gloria, gloria al figlio di Davide! Osanna a Gesù Nazareno, Re dei re e Signore dei signori!».
La bocca dei lattanti (Mt 21,15-16)[49].
90Dei farisei, con finta deferenza, gli gridano: «Maestro, li senti? Questi fanciulli dicono ciò che non va detto. Riprendili! Che tacciano!».
91«E perché? Il re profeta, il re della mia stirpe, non ha forse detto: “Dalla bocca dei fanciulli e dei lattanti hai fatto sgorgare la lode perfetta, a confusione dei tuoi nemici”? Non avete letto queste parole del salmista? Lasciate che i pargoli dicano le mie lodi. Sono loro suggerite dai loro angeli, che vedono costantemente il Padre mio e ne sanno i segreti e li suggeriscono a questi innocenti. Ora lasciatemi tutti andare ad orare al Signore», e passando davanti alla gente passa nell’atrio degli Israeliti per pregare…
Buona cosa è fare mentre si può fare (Mt 21,17; Mc 11,11)[50].
92E poi, uscendo per un’altra porta, rasentando la piscina Probatica, esce dalla città tornando sui colli del monte Uliveto.
93Gli apostoli sono entusiasti… Il trionfo li ha fatti sicuri e dimentichi, completamente dimentichi di tutti i terrori che le parole del Maestro avevano suscitato… Parlano di tutto… Ardono di sapere di Annalia. A stento Gesù li trattiene dall’andare, assicurando che provvederà in modo che sa Lui… Sordi, sordi, sordi ad ogni voce d’avviso divino… Uomini, uomini, uomini, che un grido di osanna smemora da ogni cosa…
94Gesù parla ai servi di Maria di Magdala, che lo hanno raggiunto al Tempio, e poi li licenzia…
95«E ora dove andiamo?», chiede Filippo.
«A casa di Marco di Giona?», dice Giovanni.
96«No. Al campo dei Galilei. Forse saranno venuti i miei fratelli e vorrei salutarli», dice Gesù.
«Lo potrai fare domani», gli osserva il Taddeo.
97«Buona cosa è fare mentre si può fare. Andiamo dai Galilei. Saranno contenti di vederci. Voi avrete notizie delle famiglie. Io vedrò i bambini…».
98«E questa sera? Dove dormiremo? In città? In che luogo? Dove è tua Madre? O da Giovanna?», chiede Giuda Iscariota.
99«Non so. Certo non in città. Forse ancora sotto qualche tenda Galilea.».
«Ma perché?».
100«Perché sono il Galileo e amo la patria mia. Andiamo».
101Si rimettono in cammino salendo verso il campo dei Galilei, che è sull’Uliveto verso Betania e che è tutto un biancheggiare di tende al lieto sole d’aprile.
591. La sera al
Getsemani. Gli apostoli richiamati alla realtà dopo
l’ebbrezza del trionfo[51].
Richiamo alla realtà.
Il Cedron.
1Gesù è con i suoi nella pace dell’Orto degli Ulivi. É sera. Una tepida sera di plenilunio. Sono seduti sui naturali sedili che sono i balzi dell’uliveto, proprio i primi, che si affacciano su quella naturale piazzetta che forma la radura posta al principio del Getsemani. Il Cedron fruscia contro i suoi sassi e pare che parlotti fra sé. Qualche canto di usignolo. Qualche sospiro di brezza. E null’altro.
Categoria di uomini di fronte al pericolo.
Gesù parla.
2«Dopo il trionfo di questa mattina ben diverso è il vostro spirito. Che devo dire? Che è sollevato? Oh! sì! Secondo l’umanità è sollevato. Siete entrati in città tremanti per le mie parole. Pareva che ognuno temesse, per sé, gli sgherri oltre le mura, pronti ad assalirlo e farlo prigioniero.
3In ogni uomo vi è un altro uomo che si rivela nelle ore più gravi. Vi è l’eroe, che nelle ore di maggior pericolo balza fuori dal mite che il mondo sempre vide e giudicò insignificante, l’eroe che dice alla lotta: “Eccomi”, che dice al nemico, al prepotente: “Con me misurati”[52].
4E vi è il santo che, mentre tutti fuggono terrorizzati davanti ai feroci che vogliono vittime, dice: “Me prendete in ostaggio e in sacrificio. Pago io per tutti”.
5E vi è il cinico, che sulle sventure generali fa approfitto proprio e ride sui corpi delle vittime.
6C’è il traditore che ha un coraggio suo proprio, quello del male. Il traditore che è l’amalgama del cinico con il vigliacco, che è pure una categoria che si manifesta nelle ore gravi. Perché cinicamente trae profitto da una sventura e vigliaccamente passa al partito più forte, osando, pur di averne utile, affrontare lo sprezzo dei nemici e le maledizioni degli abbandonati.
7C’è infine, ed è il tipo più diffuso, il vigliacco che nell’ora grave non è capace che di rammaricarsi per essersi fatto conoscere di un partito e di un uomo ora colpiti da anatema e di fuggire… Questo vigliacco non è delinquente quanto il cinico e ributtante come il traditore. Ma mostra sempre la imperfezione della sua struttura spirituale. Voi… siete tali. Non dite di no. Io leggo nelle coscienze.
Il Messia è Re dello spirito.
8Questa mattina fra voi pensavate: “Che ci avverrà? Andremo a morte noi pure?”. E la parte più bassa gemeva: “Quanto mai! …”.
9Sì. Ma vi ho mai ingannati? Dalle prime mie parole vi ho parlato di persecuzione e morte. E quando uno fra voi, per eccesso di ammirazione, volle vedermi e volle presentarmi come un re, uno dei poveri re della Terra, sempre povero anche se re e restauratore del reame di Israele, Io ho subito corretto l’errore e detto: “Re dello spirito Io sono.
10Io offro privazioni, sacrificio, dolore. Non ho altro. Qui sulla Terra non ho altro. Ma dopo la mia, e la vostra morte nella mia fede, Io vi darò un Regno eterno, quello dei Cieli”. Vi ho detto forse diverso? No. Voi dite di no. E voi, allora, dicevate anche: “Questo solo vogliamo. Con Te, come Te, per Te vogliamo essere, ed essere trattati, e patire”. Sì. Dicevate così. Ed eravate anche sinceri.
11Ma era perché non ragionavate che da bambini, da svagati bambini. Vi pensavate facile il seguirmi e tanto eravate pregni di sensualità triplice che non potevate ammettere che fosse vero quello che Io vi accennavo. Pensavate: “Egli è il Figlio di Dio. Lo dice per provare il nostro amore. Ma Egli non potrà essere percosso dall’uomo. Lui che opera miracoli saprà bene fare un grande miracolo in suo favore!”.
12E ognuno aggiungeva: “Io non posso credere che Egli sia tradito, preso, ucciso”. Tanto forte questa vostra umana fede nella mia potenza che giungevate a non avere fede nelle mie parole, la Fede vera, spirituale, santa e santificante.
13“Lui che fa miracoli ne farà pure uno in suo favore!”, dicevate. Non uno, ma molti ancora ne farò. E due[53] saranno quali nessuna mente d’uomo può pensare. Saranno quali solo i credenti nel Signore potranno ammetterli. Tutti gli altri, nei secoli dei secoli, diranno: “Impossibile!”. E anche oltre la morte Io sarò oggetto di contraddizione per molti.
“Beati quelli che sanno credere senza vedere”.
14In un dolce mattino di primavera Io ho annunciato da un monte le diverse beatitudini. Ce ne è ancora una: “Beati quelli che sanno credere senza vedere”[54]. Ho già detto, andando per la Palestina: “Beati quelli che ascoltano la parola di Dio e l’osservano”[55], e ancora: “Beati quelli che fanno la volontà di Dio”[56], e altre, altre ne ho dette, perché nella casa del Padre mio sono numerose le gioie che aspettano i santi. Ma anche questa c’è.
15Oh! beati quelli che crederanno senza avere visto con gli occhi corporali! Tanto santi saranno che, essendo in Terra, vedranno già Dio, il Dio nascosto nel Mistero d’amore.
16Ma voi, dopo tre anni che siete con Me, a questa fede ancora non siete giunti. E credete solo a ciò che vedete. Perciò da stamane, dopo il trionfo, dite: “É ciò che noi dicevamo. Egli trionfa. E noi con Lui”. E come uccelli che rimettono le penne strappate da un crudele, vi alzate a volo, ebbri di gioia, sicuri, liberi da quella costrizione che le mie parole vi avevano messo sul cuore.
Un ebbro è mai un forte?
17Siete più sollevati allora anche nello spirito? No. In questo siete ancora meno sollevati. Perché siete ancora più impreparati all’ora che incombe. Avete bevuto gli osanna come vino forte e piacente. E ne siete ebbri. Un ebbro è mai un forte? Basta una manina di bambino a farlo traballare e cadere. Così siete voi. E basterà l’apparizione degli sgherri a farvi fuggire come timide gazzelle che vedono affacciarsi ad una rupe del monte il muso aguzzo dello sciacallo e, ratte come vento, si disperdono per le solitudini del deserto.
18Oh! badate di non morire di un’orrida sete in quella arsa arena che è il mondo senza Dio! Non dite, non dite, o amici cari, ciò che dice Isaia alludendo a questo vostro stato di spirito falso e pericoloso. Non dite: “Costui non parla altro che di congiure. Ma non c’è da temere, non c’è da avere spavento. Non dobbiamo temere ciò che Egli ci profetizza. Israele lo ama. E noi l’abbiamo visto”[57].
Il Condannato coronato di rose.
19Quante volte il tenerello piede ignudo di un pargolo calpesta le erbette fiorite del prato, cogliendo corolle per portarle alla mamma, e crede trovare solo steli e fiori, e invece posa il calcagno sulla testa dell’angue, e ne è morso e ne muore! I fiori celavano il serpente.
20Anche stamane… anche stamane così! Io sono il Condannato coronato di rose. Le rose!… Quanto durano le rose? Che resta di esse dopo che la corolla loro si è sfaldata in neve di profumati petali? Spine.
Laccio per gli uomini di mala volontà.
21Io – Isaia l’ha detto – sarò per voi, e con voi dico che sarò per il mondo, santificazione, ma anche pietra d’inciampo, pietra di scandalo e laccio e rovina per Israele e per la Terra[58]. Santificherò coloro che avranno buona volontà e farò cadere e andare in pezzi coloro che avranno mala volontà.
22Gli angeli non dicono parole di menzogna e parole di poca durata. Essi vengono da Dio, che è Verità e che è Eterno, e ciò che dicono è verità e parola immutabile. Essi hanno detto: “Pace agli uomini di buona volontà”. Allora nasceva, o Terra, il tuo Salvatore. Ora va a morte il tuo Redentore.
Santificazione per gli uomini di buona volontà.
23Ma per avere pace da Dio, ossia santificazione e gloria, occorre avere “buona volontà”. Inutile il mio nascere, inutile il mio morire per coloro che non hanno questa volontà buona. Il mio vagito e il mio rantolo, il primo passo e l’ultimo, la ferita della circoncisione e quella della consumazione, saranno stati invano se in voi, se negli uomini, non ci sarà la buona volontà di redimersi e santificarsi.
24Ed Io ve lo dico: “Moltissimi inciamperanno in Me, che sono posto come colonna di sostegno e non come tranello per l’uomo, e cadranno perché ebbri di superbia, di lussuria, di avarizia, e saranno chiusi nella rete dei loro peccati, e presi e dati a Satana”[59]. Mettete queste parole nei vostri cuori, sigillatele per i futuri discepoli[60].
La pietra viva.
25Andiamo. La Pietra sorge[61]. Un altro passo in avanti. Sul monte. Deve splendere sulla vetta perché Egli è Sole, Luce è, è Oriente[62]. E il Sole splende sulle cime. Deve essere sul monte[63], perché il Tempio vero deve essere visto da tutto il mondo. E da Me stesso lo edifico con la Pietra viva della mia Carne immolata. Ne collego le parti colla calcina fatta di sudore e di sangue[64]. E sarò sul mio trono ammantato di una porpora viva, coronato di una corona nuova[65], e quelli che sono lontani verranno a Me, lavoreranno nel mio Tempio, intorno ad esso[66]. Io sono la base e la vetta. Ma tutto intorno, sempre più grande, si estenderà la dimora. Ed Io stesso lavorerò le mie pietre e i miei artieri. Come Io sono stato dal Padre, dall’Amore e dall’uomo e dall’Odio lavorato a scalpello, così Io li lavorerò[67].
26E dopo che in un sol giorno sarà stata levata l’iniquità dalla Terra[68], sulla pietra del Sacerdote in eterno[69] verranno i sette occhi per vedere Iddio[70] e sboccheranno le sette fonti[71] per vincere il fuoco di Satana.
27Satana… Giuda, andiamo. E ricordati che il tempo stringe e che per la sera del Giovedì[72] deve essere consegnato l’Agnello[73]».
592. Lunedì santo. Conforto alla madre di Annalia e incontro con il milite Vitale. Il fico sterile e la parabola dei vignaioli perfidi. Le domande sull’autorità di Gesù e sul battesimo di Giovanni[74].
Incontro coi militi.
La ronda romana.
1Gesù esce presto dalla tenda di un galileo, là sul pianoro dell’Uliveto, dove molti galilei si radunano in occasione delle solennità. Il campo dorme tutto, sotto il chiarore di una luna che tramonta lentamente fasciando di candore argenteo tende, alberi e pendici, e la città dormente là in basso…
2Gesù passa sicuro e senza rumore fra tenda e tenda e, uscito dal campo, scende velocemente per ripidi sentieri verso il Getsemani, lo traversa, ne esce, supera il ponticello sul Cedron, nastro d’argento arpeggiante alla luna, giunge alla porta sorvegliata dai legionari. Forse una misura precauzionale del Proconsole è questa scolta notturna alle porte chiuse. I militi, quattro, parlano seduti su delle grosse pietre, messe a far da sedili contro il muro potente, e si scaldano ad un fuocherello di sterpi che getta una luce rossastra sulle loriche lucenti e sugli elmi severi, da sotto i quali emergono i visi così diversi, nella loro fisionomia italica, da quelli degli ebrei.
3«Chi va là!», dice il primo, che vede apparire l’alta figura di Gesù da dietro l’angolo di una casupola vicina alla porta, e imbraccia l’asta, terminante in lancia puntuta, che teneva appoggiata al muro lì presso, mettendosi in posizione regolamentare, imitato dagli altri. E senza dar tempo a Gesù di rispondere, dice: «Non si entra. Non sai che la seconda vigilia è già al termine?».
4«Sono Gesù di Nazareth. Ho la Madre in città. Vado a Lei».
«Oh! l’uomo che ha risuscitato il morto di Betania! Per Giove! Lo vedrò finalmente!». E gli va vicino guardandolo curioso, girandogli intorno come per sincerarsi che non è qualcosa di irreale, di strano, ma proprio un uomo come tutti. E lo dice: «Oh! Numi! È bello come Apollo, ma fatto in tutto come noi! E non ha né bastone, né berretta, né alcun segno del suo potere!». È perplesso.
5Gesù lo guarda pazientemente, sorridendogli con dolcezza.
Gli altri, che sono meno curiosi -forse hanno visto già Gesù altre volte- dicono: «Sarebbe stata buona cosa che fosse stato qui a metà della prima vigilia, quando fu portata al sepolcro la bella fanciulla morta al mattino. Avremmo visto risorgere…».
6Gesù dolcemente ripete: «Posso andar da mia Madre?».
I quattro militi si riscuotono. Il più anziano parla: «Veramente l’ordine sarebbe di non lasciar passare. Ma Tu passeresti ugualmente. Colui che forza le porte dell’Ade può ben forzare le porte di una città chiusa. Né Tu sei uomo da suscitare sommosse. Cade dunque il divieto per Te. Fa’ di non essere scorto dalle ronde interne. Apri, Marco Grato. E Tu passa senza rumore. Siamo soldati e dobbiamo ubbidire…».
7«Non temere. La vostra bontà non vi si muterà in castigo».
Un legionario apre cautamente lo sportello aperto nel portone colossale e dice: «Passa presto. Fra poco scade la vigilia e noi siamo cambiati dai sopravvenienti».
8«La pace a voi».
«Siamo uomini di guerra…».
9«Anche nella guerra la pace che Io do permane, perché è pace dell’anima».
10E Gesù si ingolfa nel buio dell’arco aperto nello spessore delle mura. Passa silenzioso davanti al corpo di guardia che dall’uscio aperto lascia uscire la luce tremolante di un lume ad olio, una comune lucerna, sospeso ad un gancio del basso soffitto, che permette di vedere dei corpi di militi dormenti su stuoie gettate al suolo, tutti avvolti nei loro mantelli, le armi al fianco.
I soldati questionano sugli dei.
11Gesù è in città ormai… e lo perdo di vista, mentre osservo rientrare due dei soldati di prima, che osservano se Egli si è allontanato, prima di entrare a svegliare i dormenti per avere il cambio.
«Non lo si vede già più… Che avrà voluto dire con quelle parole? Avrei voluto saperlo», dice il più giovane.
12«Dovevi chiederglielo. Non ci disprezza. L’unico ebreo che non ci disprezzi e che non ci strozzi in alcun modo», gli risponde l’altro, già nel pieno della virilità.
«Non ho osato. Io, contadino beneventano, parlare a uno che dicono dio?».
13«Un dio su un asino? Ah! Ah! Fosse ebbro come Bacco, potrebbe. Ma ebbro non è. Credo non beva neppure il mulsium[75]. Non vedi come è pallido e magro?».
«Eppure gli ebrei…».
14«Loro sì che bevono, benché mostrino di non farlo! Ed ebbri dei forti vini di queste terre e della loro sicera[76], hanno visto il dio in un uomo. Credi a me. Gli dèi sono fole. L’Olimpo è vuoto e la Terra ne è priva».
«Se ti sentissero! …».
«Sei ancora tanto fanciullo da non esser candidato e non sapere che lo stesso Cesare non crede agli dèi, né vi credono i pontefici, gli àuguri, gli aruspici, gli arvali, le vestali[77] né alcuno?».
Significato dei riti pagani.
«E allora perché…».
15«Perché i riti? Perché piacciono al popolo e sono utili ai sacerdoti e servono a Cesare per farsi ubbidire come fosse un dio terreno tenuto per mano dagli dèi olimpici. Ma i primi a non credere sono quelli che noi veneriamo come ministri degli dèi. Io sono pirroniano. Ho girato l’Orbe. Ho fatto molte esperienze. I miei capelli biancheggiano alle tempie e si è maturato il mio pensiero. Ho per codice personale tre sentenze. Amare Roma, unica dea e unica certezza, sino al sacrificio della vita. Nulla credere, poiché tutto è illusione di ciò che ci circonda, eccettuata la Patria sacra e immortale. Anche di noi stessi dobbiamo dubitare, perché incerto è anche se noi viviamo. Il senso e la ragione non bastano a dare certezza di giungere a conoscere il Vero, e il vivere e il morire hanno lo stesso valore, perché non sappiamo cosa è vivere e non sappiamo cosa è morire», dice affettando uno scetticismo filosofico di creatura superiore…
16L’altro lo guarda incerto. Poi dice: «Io invece credo. E mi piacerebbe sapere… Sapere da quell’uomo che è passato poco fa. Egli certo sa il Vero. Una cosa strana esce da Lui. È come una luce che entra dentro!».
17«Esculapio ti salvi! Tu sei malato! Da poco sei salito alla città dalla valle, e le febbri sorgono facilmente in chi compie questo viaggio né ancor è acclimatato a questa regione. Tu deliri. Vieni. Non c’è che vin caldo ed aromi per fare uscire in sudore il veleno della febbre giordanica…», e lo spinge verso il corpo di guardia.
18Ma l’altro si libera dicendo: «Non sono malato. Non voglio vin caldo drogato. Voglio vegliare là, fuori le mura (accenna il lato interno del bastione) e attendere l’uomo che si è detto Gesù».
«Se l’attendere non ti rincresce… Io vado a svegliare questi per il cambio. Addio…».
19Ed entra rumorosamente nel corpo di guardia, svegliando i compagni e gridando: «Già è scoccata l’ora. Su, fannulloni svogliati! Stanco sono!…». Sbadiglia rumorosamente e impreca perché hanno lasciato spegnere il fuoco e hanno bevuto tutto il vin caldo, «così necessario ad asciugare la guazza palestinese…».
L’altro, il giovane legionario, addossato alla muraglia che la luna sfiora da ponente, attende che Gesù torni sui suoi passi. Le stelle vegliano la sua speranza…
A casa di Lazzaro.
Ubbidire il Messia in tutto senza discussione.
20Gesù intanto è arrivato alla casa di Lazzaro, sul colle di Sion, e bussa.
Levi gli apre. «Tu, Maestro?! Le padrone dormono. Perché non hai mandato un servo, se ti occorreva qualche cosa?».
21«Non lo avrebbero lasciato passare».
«Ah! è vero! Ma Tu come sei passato?».
22«Sono Gesù di Nazareth. E i legionari mi hanno lasciato passare. Ma non va detto, Levi».
«Non lo dirò… Meglio loro di molti di noi!».
23«Conducimi dove dorme mia Madre e non destare nessun altro della casa».
24«Come vuoi, Signore. L’ordine di Lazzaro a tutti i suoi ministri di casa è di ubbidirti in tutto senza discussione e indugio. Era da poco l’aurora quando lo portò un servo, molti servi, a tutte le case. Ubbidire e tacere. Lo faremo. Ci hai reso il padrone…».
25L’uomo trotterella avanti per i corridoi, vasti come gallerie, dello splendido palazzo di Lazzaro sul colle di Sion, e il lume che porta fra le mani illumina fantasticamente le suppellettili e le tappezzerie che ornano questi larghi corridoi. L’uomo si ferma davanti ad una porta chiusa: «Lì è tua Madre».
26«Va’ pure».
«E il lume? Non lo vuoi? Io posso tornare al buio. Sono pratico della casa. Ci sono nato».
27«Lascialo. E non levare la chiave dalla porta. Esco subito».
«Sai dove trovarmi. Chiuderò per precauzione. Ma sarò pronto ad aprirti la porta al tuo venire».
La prima vergine di Gesù e di Maria.
28Gesù resta solo. Bussa leggermente, un tocco così leggero che soltanto uno che è ben sveglio lo può sentire.
29Un rumore dentro la stanza, come di un sedile che si sposta, e un leggero fruscio di passi, e una voce sommessa: «Chi bussa?».
30«Io, Mamma. Aprimi».
31La porta si apre subito. Il lume di luna è il solo lume che illumini la stanza quieta e distende il suo raggio sul letto intatto. Un sedile è presso la finestra spalancata sul mistero della notte.
32«Non dormivi ancora? È tardi!».
33«Pregavo… Vieni, Figlio mio. Siedi qui dove io ero», e indica il sedile presso la finestra.
34«Non posso fermarmi. Ti sono venuto a prendere per andare da Elisa in Ofel. Annalia è morta. Non lo sapevate ancora?».
35«No. Nessuno… Quando, Gesù?».
«Dopo il mio passaggio».
36«Dopo il tuo passaggio. Fosti dunque per lei l’Angelo liberatore?! Le era così prigione questa Terra! Lei felice! Vorrei essere io al posto suo! Morì… naturalmente? Voglio dire: non per sventura?».
37«Morì di gioia d’amore. Lo seppi che ero già sulla salita del Tempio. Vieni con Me, Mamma. Noi non temiamo di profanarci per consolare una madre che ebbe fra le braccia la figlia morta di soprannaturale gioia… La nostra prima vergine! Quella che venne a Nazareth, a te, per trovare Me e chiedermi questa gioia… Giorni lontani e sereni».
38«Ieri l’altro cantava come una capinera innamorata e mi baciava dicendo: “Io sono felice!”, ed era avida di sentire tutto di Te. Come Dio ti formò. Come mi elesse. E i miei primi palpiti di vergine consacrata… Ora comprendo… 5Sono pronta, Figlio».
39Maria si è, nel parlare, riappuntate le trecce, che aveva giù per le spalle e che la facevano parere così fanciulla, e si è messo il velo e il manto.
Conforto alla madre di Annalia.
Parla la madre alla Madre.
40Escono facendo il meno rumore che possono.
Levi è già presso il portone. Spiega: «Ho preferito… Per mia moglie… Le donne sono curiose. Mi avrebbe fatto cento domande. Così non sa…». Apre, fa per chiudere.
41Gesù dice: «Entro questa stessa vigilia ricondurrò mia Madre».
42«Veglierò qui presso. Non temere».
43«La pace a te».
44Vanno per le strade silenziose, vuote, nelle quali la luna si ritira lentamente persistendo sull’alto delle case alte della collina di Sion. Più luminoso è il borgo di Ofel, dalle casette più umili e più basse.
45Ecco la casa di Annalia. Chiusa. Buia. Silenziosa. Dei fiori appassiti sono ancora sui due gradini della casa. Forse quelli gettati dalla vergine prima di morire, o quelli caduti dal suo letto funebre…
46Gesù bussa alla porta. Bussa di nuovo…
47Il rumore di una impannata aperta in alto. Una voce affranta: «Chi bussa?».
48«Maria e Gesù di Nazareth», risponde Maria.
49«Oh! Vengo! …».
50Breve attesa e poi il rumore dei paletti rimossi. La porta si apre mostrando il volto disfatto di Elisa, che si regge a fatica allo stipite e, quando Maria entrando le apre le braccia, si abbatte sul suo seno con i singulti fiochi di chi ha già tanto pianto da non aver più voce da dare al suo pianto. Gesù chiude l’uscio e attende paziente che sua Madre calmi quell’affanno.
51La stanza è vicina alla porta. Entrano in quella, portando Gesù il lume posato da Elisa sul pavimento dell’entrata prima di aprire la porta. Il pianto della madre sembra non possa aver fine. Parla, fra i singhiozzi rochi, a Maria. Parla la madre alla Madre. Gesù, in piedi contro una parete, tace…
Il dolore di Elisa.
52Elisa non può darsi ragione di quella morte, avvenuta così… E nel suo soffrire fa ricadere la causa di essa a Samuele, il fidanzato spergiuro: «Le ha spaccato il cuore, quel maledetto! Ella non diceva. Ma certo soffriva da chissà quanto! E nella gioia, nel grido, le si è aperto il cuore. Sia maledetto in eterno».
53«No, cara. No. Non maledire. Non è così. Dio l’ha amata tanto da volerla nella pace. Ma anche fosse morta per causa di Samuele -non è, ma supponiamolo per un istante- pensa quale morte di gioia ella ebbe, e di’ che l’azione malvagia le procurò morte felice».
54«Io non l’ho più! M’è morta! M’è morta! Tu non sai cosa sia perdere una figlia! Io due volte ho gustato questo dolore. Perché già la piangevo morta quando tuo Figlio la guarì. Ma ora… Ma ora… Egli non è tornato! Non ha avuto pietà… Io l’ho perduta! Perduta! Già nella tomba è la mia creatura! Sai tu cosa sia veder agonizzare un figlio? Sapere che deve morire? Vederlo morto quando lo si credeva risanato e forte? Non sai. Non puoi parlare… Era bella come una rosa apertasi allora al primo sole mentre si ornava questa mattina. Si era voluta ornare con la veste che le avevo fatta per le nozze. Voleva anche coronarsi come sposa. Poi preferì sfare la ghirlanda già pronta e sfogliare i fiori per gettarli a tuo Figlio, e cantava! Cantava! La sua voce empiva la casa. Era vaga come la primavera. La gioia le faceva brillanti come stelle gli occhi, e porporine come polpa di melagrana le labbra aperte sul candore dei denti, e le guance le aveva rosee e fresche come rose novelle che la rugiada decora. E divenne bianca come il giglio appena dischiuso. E mi si piegò sul petto come uno stelo spezzato… Più una parola! Più un sospiro! Più colore. Più sguardo. Placida, bella, come un angelo di Dio, ma senza vita. 8Tu non sai, tu che godi del trionfo di tuo Figlio e lo hai sano e forte, cosa è il mio dolore! Perché non è tornato indietro? In che lo aveva dispiaciuto, e io con lei, per non aver pietà della mia preghiera?».
Il dolore di Maria.
55«Elisa! Elisa! Non dire… Il dolore ti fa cieca e sorda… Elisa, tu non sai il mio soffrire. E non sai il mare profondo che diverrà il mio soffrire. Tu l’hai vista placida e bella irrigidirsi in pace. Fra le tue braccia. Io… Io sono più di sei lustri che contemplo la mia Creatura e, oltre le carni lisce e monde che contemplo e carezzo, io vedo le piaghe dell’Uomo dei dolori[78] che diverrà la mia Creatura.
56Sai, tu che dici che io non so cosa è vedere un figlio andare due volte alla morte, e una entrarvi e rimanervi in pace, sai cosa è vedere per tant’anni questa visione, per una madre? Mio Figlio! Eccolo. È già vestito di rosso[79] come uscisse da un bagno di sangue. E presto, fra poco, ancor non sarà fatto oscuro il volto della tua creatura nel sepolcro, che io lo vedrò vestito della porpora del Sangue suo innocente[80]. Di quel Sangue che gli ho dato.
57E se tu hai raccolto sul cuore tua figlia, sai quale sarà il mio dolore vedendo morire mio Figlio come un malfattore sul legno? Guardalo, il Salvatore di tutti! Nello spirito e nella carne. Perché la carne dei salvati da Lui sarà incorrotta e beata nel suo Regno. E guardami! Guarda questa Madre che ora per ora accompagna e conduce -oh! io non lo tratterrei di un passo! – suo Figlio al Sacrificio! Io ti posso capire, povera mamma. Ma tu capisci il mio cuore! Non odiare il Figlio mio. Annalia non avrebbe sopportato l’agonia del suo Signore. E il suo Signore la fece beata in un’ora di tripudio».
La candida aiuola del Re divino.
58Elisa ha cessato di piangere davanti alla rivelazione. Fissa Maria, dal pallido volto di martire lavato di lacrime silenziose, guarda Gesù che la guarda con pietà… e scivola ai piedi di Cristo gemendo: «Ma ella mi è morta! Mi è morta, Signore! Come un giglio, un giglio spezzato. Tu sei detto dai poeti che sei colui che si compiace fra i gigli[81]! Oh! veramente Tu, nato dal giglio-Maria, scendi sovente fra le aiuole fiorite, e delle rose purpuree ne fai candidi gigli, e li cogli levandoli al mondo[82]. Perché? Perché, Signore? Non è giusto che una madre goda della rosa nata da lei? Perché spegnerne il porporino nel freddo candore di morte del giglio?».
59«I gigli! Saranno il simbolo di quelle che mi ameranno come mia Madre amò Dio[83]. La candida aiuola del Re divino».
60«Ma noi madri piangeremo. Noi madri abbiamo diritto alle nostre creature. Perché levarle alla vita?».
61«Non così voglio dire, donna. Resteranno le figlie, ma consacrate al Re come le vergini nei palazzi di Salomone. Ricordati il Cantico… E spose saranno, le beneamate, in Terra e in Cielo».
62«Ma la mia creatura è morta! È morta!». Il pianto riprende straziante.
La morte del giusto è grazia di Dio.
63«Io sono la Risurrezione e la Vita. Chi crede in Me, ancorché venga a morte, vive, e in verità ti dico che non muore in eterno. Tua figlia vive. Vive in eterno poiché credette nella Vita. La mia Morte le sarà completa Vita. Ha conosciuto la gioia del vivere in Me prima di conoscere il dolore di vedere Me strappato alla vita. Il tuo dolore ti fa cieca e sorda. Bene dice mia Madre. Ma presto dirai ciò che ti ho mandato a dire stamane: “Veramente la sua morte fu una grazia di Dio”. Credilo, donna.
64L’orrore attende questo luogo. E verrà giorno in cui le madri colpite come te diranno: “Lode a Dio che risparmiò ai nostri figli questi giorni”. E le madri non colpite grideranno al Cielo: “Perché, o Dio, non ci hai ucciso i figli prima di quest’ora?”. Credilo, donna. Credi alle mie parole.
65Non alzare fra te e Annalia la vera chiusura che separa, quella della diversità di fede. Vedi? Io potevo non venire. Tu sai quanto sono odiato. Non ti illuda il trionfo di un’ora!… Ogni angolo può celare un’insidia per Me. E sono venuto solo, nella notte, per consolarti e dirti queste parole. Io compatisco il dolore di una madre. Ma per la pace della tua anima ti vengo a dire queste parole. Abbi pace! Pace!».
Colui che dà pace.
66«Dammela Tu, Signore! Io non posso! Non posso nel mio soffrire darmi pace. Ma Tu, che rendi la vita ai morti e la salute ai morenti, dai la pace al cuore di una madre straziata».
67«Così sia, donna. A te la pace». Le impone le mani benedicendola e pregando in silenzio su lei. Maria si è inginocchiata a sua volta presso Elisa, cingendola con un braccio.
68«Addio, Elisa. Io me ne vado…».
69«Non ci vedremo più, Signore? Io non uscirò dalla casa per molti giorni e Tu te ne andrai dopo le feste pasquali. Tu… sei ancora un poco parte di mia figlia… perché Annalia… perché Annalia viveva in Te e per Te». Piange. Più calma, ma quanto piange!
70Gesù la guarda… La carezza sul capo canuto. Le dice: «Mi vedrai ancora».
«Quando?».
71«Fra otto notti da questa».
«E mi conforterai ancora? Mi benedirai per darmi forza?».
72«Il mio cuore ti benedirà con tutta la pienezza del mio amore per quelli che mi amano. Vieni, Madre mia».
73«Figlio mio, se lo concedi vorrei rimanere ancora con questa madre. Il dolore è un maroso che torna, dopo che si è allontanato Colui che dà pace… Rientrerò all’ora di prima. Non ho paura ad andare sola. Lo sai. E sai che passerei per tutto un esercito nemico pur di confortare un mio fratello in Dio».
74«Sia come tu vuoi. Io vado. Dio sia con voi».
75Esce senza far rumore, chiudendosi dietro le spalle la porta della stanza e quella della casa.
Incontro con il milite Vitale.
La pace del Messia, viene dal Cielo.
76Torna verso le mura, alla porta di Efraim o a quella Stercoraria o del Letame, perché molte volte ho sentito indicare queste due porte vicine con questi tre nomi, forse perché una si apre sulla via di Gerico che è in fondo, via che conduce a Efraim, e l’altra perché ha prossima la valle di Innon dove vengono arse le immondizie della città; e sono così uguali che confondo.
77Il cielo appena imbianca al confine d’oriente, pur essendo ancor gremito di stelle. Le vie sono avvolte in una penombra più penosa del buio notturno che la luna temperava col suo candore. Ma il milite romano ha buoni occhi e, come vede Gesù avanzarsi verso la porta, gli va incontro.
«Salve. Ti ho atteso…». Si arresta titubante.
78«Parla senza paura. Che vuoi da Me?».
79«Sapere. Tu hai detto: “La pace che Io do permane anche nella guerra, perché è pace d’anima”. Io vorrei sapere che pace è, e cosa è l’anima. Come può l’uomo che è in guerra essere in pace? Quando si apre il tempio di Giano si chiude quello della Pace. Non possono le due cose essere insieme nel mondo». Parla addossato al muretto verdastro di un orticello, in una vieta stretta come un sentiero fra i campi, fra povere case, umido, tetro, buio. Tolto un lieve bagliore che indica l’elmo brunito, non si avverte altro dei due che parlano. L’ombra annulla i volti e i corpi in un unico nero.
80La voce di Gesù risuona piana e luminosa nella sua gioia di gettare un seme di luce nel pagano. «Nel mondo, in verità, non possono essere pace e guerra insieme. Una esclude l’altra. Ma nell’uomo di guerra può esser pace anche se combatte la guerra comandata. Può essere la mia pace. Perché la mia pace viene dal Cielo e non la lede il fragore della guerra e la ferocia delle stragi. Essa, cosa divina, invade la cosa divina che l’uomo ha in sé, e che anima è detta».
L’anima è di natura divina.
81«Divina? In me? Divo è Cesare. Io sono un figlio di contadini. Ora sono un legionario senza alcun grado. Se sarò prode, potrò forse divenire centurione. Ma divo no».
82«Vi è una parte divina in te. È l’anima. Viene da Dio. Dal vero Dio. Perciò è divina, gemma viva nell’uomo, e di divine cose si alimenta e vive: la fede, la pace, la verità. Guerra non la turba. Persecuzione non la lede. Morte non l’uccide. Solo il male, fare ciò che è brutto, la ferisce o uccide, e anche la priva della pace che Io dono. Perché il male separa l’uomo da Dio».
Cosa è il male?
83«E cosa è il male?».
84«Essere nel paganesimo e adorare gli idoli quando la bontà del vero Dio ha messo a conoscenza che c’è il vero Dio. Non amare il padre, la madre, i fratelli e il prossimo. Rubare, uccidere, esser ribelli, aver lussurie, essere falsi. Questo è il male».
85«Ah! allora io non posso avere la tua pace! Sono soldato e comandato ad uccidere. Per noi allora non c’è salvezza?!».
86«Sii giusto nella guerra come nella pace. Compi il tuo dovere senza ferocia e senza avidità. Mentre combatti e conquisti, pensa che il nemico è simile a te e che ogni città ha madri e fanciulle come tua madre e le tue sorelle, e sii prode senza essere un bruto. Non uscirai dalla giustizia e dalla pace, e la mia pace resterà in te».
Dopo la morte?
«E poi?».
87«E poi? Cosa vuoi dire?».
88«Dopo la morte? Che avviene del bene che ho fatto e dell’anima che Tu dici che non muore se non si fa il male?».
89«Vive. Vive ornata del bene che ha fatto, in una pace gaudiosa, più grande di quella che si gode in Terra».
90«Allora in Palestina uno solo aveva fatto il bene! Ho capito».
«Chi?».
91«Lazzaro di Betania. Non è morta la sua anima!».
92«In verità egli è un giusto. Però molti sono pari a lui e muoiono senza risuscitare, ma la loro anima vive nel Dio vero. Perché l’anima ha un’altra dimora, nel Regno di Dio. E chi crede in Me entrerà in quel Regno».
«Anche io, romano?».
93«Anche tu, se crederai alla Verità».
94«Cosa è la Verità?».
95«Io sono la Verità, e la Via per andare alla Verità, e sono la Vita e do la Vita, perché chi accoglie la Verità accoglie la Vita».
Vitale di Benevento.
96Il giovane soldato pensa… tace… Poi alza il volto. Un volto ancor puro di giovane, e ha un sorriso limpido, sereno. Dice: «Io cercherò di ricordare questo e di sapere più ancora. Mi piace…».
97«Come ti chiami?».
«Vitale. Di Benevento. Delle campagne della città».
98«Ricorderò il tuo nome. Fai veramente vitale il tuo spirito nutrendolo di Verità. Addio. Si apre la porta. Esco dalla città».
«Ave!».
99Gesù va lesto alla porta e si affretta per la via che conduce al Cedron e al Getsemani e da lì al campo dei Galilei.
Giuda di Keriot.
100Fra gli ulivi del monte raggiunge Giuda di Keriot, che sale anche lui svelto verso il campo che si desta. Giuda ha un atto quasi di spavento trovandosi di fronte Gesù. Gesù lo guarda fisso, senza parlare.
101«Sono stato a portare il cibo ai lebbrosi. Ma… ne ho trovati due a Innon, cinque a Siloan. Gli altri, guariti. Ancora là, ma guariti, tanto che mi hanno pregato di avvertire il sacerdote. Ero sceso alla prima luce per esser libero poi. Farà rumore la cosa. Un così gran numero di lebbrosi guariti insieme dopo che Tu li hai benedetti al cospetto di tanti!».
102Gesù non parla. Lo lascia parlare… Non dice né: «Hai fatto bene», né altra cosa attinente all’azione di Giuda e al miracolo, ma fermandosi all’improvviso e guardando fissamente l’apostolo gli chiede: «Ebbene? Che ha mutato l’averti lasciato libertà e denaro?».
«Che vuoi dire?».
103«Questo: ti chiedo se ti sei santificato da quando ti ho reso libertà e denaro. E tu mi capisci… Ah! Giuda! Ricordalo! Ricordalo sempre: tu sei stato quello che ho amato più di ogni altro, avendone meno amore di quanto tutti gli altri mi hanno dato. Avendone anzi un odio maggiore, perché odio di uno che trattai da amico, del più feroce odio del più feroce fariseo. E ricorda ancor questo: che Io neppure ora ti odio, ma, per quanto sta al Figlio dell’uomo, ti perdono. Va’, ora. Non c’è più nulla da dirsi fra Me e te. Tutto è già fatto…».
104Giuda vorrebbe dire qualcosa, ma Gesù con un gesto imperioso gli fa cenno di andare avanti… E Giuda, chino il capo come un vinto, va avanti…
105Al limite del campo dei Galilei gli undici apostoli e i due servi di Lazzaro sono già pronti.
106«Dove sei stato, Maestro? E tu, Giuda? Eravate insieme?».
107Gesù previene la risposta di Giuda: «Io avevo da dire qualcosa a dei cuori. Giuda andò dai lebbrosi… Ma sono guariti tutti meno sette».
«Oh! perché sei andato? Volevo venire io pure!», dice lo Zelote.
108«Per essere libero ora di venire con noi. Andiamo. Entreremo in città dalla porta del Gregge. Facciamo presto», dice ancora Gesù.
Il fico sterile.
Allegoria del fico sterile (Mt 21,18-19; Mc 11,12-14)[84].
109Si avvia per il primo, passando per gli uliveti che conducono dal Campo, a quasi mezza via fra Betania e Gerusalemme, all’altro ponticello che accavalla il Cedron presso la porta del Gregge.
110Delle case di contadini sono sparse per i clivi, e quasi in basso, presso le acque del torrente, una scapigliata pianta di fichi si penzola sul rio. Gesù si dirige ad essa e cerca se fra il fogliame largo e grasso sia qualche fior di fico maturo. Ma il fico è tutto foglie, molte, inutili, ma non ha un sol frutto sui rami.
111«Sei come molti cuori in Israele. Non hai dolcezze per il Figlio dell’uomo, e non pietà. Possa da te non nascere mai più alcun frutto, e alcuno da te non ne mangi in futuro», dice Gesù.
Il Messia ha fame.
112Gli apostoli si guardano. L’ira di Gesù per la pianta sterile, forse selvatica, li stupisce. Ma non dicono nulla. Solo più tardi, valicato il Cedron, Pietro gli chiede: «Dove hai mangiato?».
«In nessun luogo».
113«Oh! Allora hai fame! Ecco là un pastore con qualche capra pascolante. Andrò e chiederò latte per Te. Faccio presto», e va a gran passi, tornando cauto con una vecchia scodella colma di latte.
114Gesù beve e rende con una carezza la tazza al pastorello che ha accompagnato Pietro…
Il Signore fa un miracolo.
115Entrano in città e salgono al Tempio e, adorato il Signore, Gesù torna nel cortile dove i rabbi tengono le loro lezioni.
116La gente gli si affolla intorno e una madre, venuta da Cintium, presenta il bambino che un male ha reso cieco, credo. Ha gli occhi bianchi come chi ha una vasta cateratta sulla pupilla o un’albugine. Gesù lo guarisce sfiorando le orbite con le sue dita. E poi subito inizia a parlare:
Parabola dei vignaioli perfidi.
La vigna del Signore (Mt 21,33; Mc 12,1; Lc 20,9-10)[85].
117«Un uomo comprò un terreno e lo piantò a vigneti, vi edificò la casa per i coloni, una torre per i sorveglianti, cantine e luoghi per torchiare le uve, e lo diede a lavorare a dei coloni nei quali aveva fiducia. Poi se ne andò lontano.
I servi del Signore (Mt 21,34-36; Mc 12,2-5; Lc 20,10-12) [86].
118Quando venne il tempo che i vigneti potevano dare del frutto, essendo ormai le viti cresciute sino ad esser fruttifere, il padrone della vigna mandò i suoi servi dai coloni per ritirare gli utili del raccolto fatto. Ma i coloni circondarono quei servi e parte li presero a bastonate, parte li lapidarono con pietre pesanti ferendoli molto, parte li uccisero del tutto. Coloro che poterono tornare vivi dal padrone raccontarono ciò che era loro accaduto. Il padrone li curò e consolò e mandò altri servi ancor più numerosi. E i coloni trattarono questi come avevano trattato i primi. Allora il padrone della vigna disse: “Manderò loro il mio figliuolo. Certo essi avranno riguardo al mio erede”. Ma i coloni, vistolo venire e saputo che era l’erede, si chiamarono l’un l’altro dicendo: “Venite. Riuniamoci per essere in molti. Trasciniamolo fuori, in un luogo remoto, e uccidiamolo. La sua eredità resterà a noi”. E, accogliendolo con ipocriti onori, lo circondarono come per fargli festa, poi lo legarono dopo averlo baciato e lo picchiarono forte e lo portarono con mille motteggi al luogo del supplizio e l’uccisero.
L’ora della giustizia del Signore (Mt 21,40-41; Mc 12,9; Lc 20,16-17)[87].
119Ora ditemi voi. Quel padre e padrone che un giorno si accorgerà che il figlio ed erede del suo avere non torna, e scopre che i suoi servi-coloni, coloro ai quali aveva dato la terra ferace perché la coltivassero in suo nome, godendone per quanto era giusto e dandone quanto era giusto al loro signore, sono stati gli uccisori del figlio suo, che farà?».
120E Gesù dardeggia le iridi zaffiree, accese come da un sole, sui convenuti e specie sui gruppi dei più influenti giudei, farisei e scribi, sparsi fra la folla. Nessuno parla.
121«Dite, dunque? Voi almeno, rabbi di Israele. Dite parola di giustizia che persuada il popolo a giustizia. Io potrei dire parola non buona, secondo il vostro pensiero. Dite dunque voi, acciò il popolo non sia tratto in errore».
122Gli scribi rispondono, costretti, così: «Punirà gli scellerati facendoli perire in modo atroce e darà la vigna ad altri coloni, che onestamente gliela coltivino, dandogli il frutto della terra avuta in consegna».
Potere della Pietra angolare (Mt 21,43-44; Mc 12,10-11; Lc 20,16-18)[88].
123«Avete detto bene. Così è scritto nella Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartata è divenuta pietra angolare. Questa è opera fatta dal Signore ed è cosa meravigliosa agli occhi nostri”. Poiché dunque così è scritto, e voi lo sapete, e giudicate giusto che siano puniti atrocemente quei coloni uccisori del figlio erede del padrone della vigna ed essa sia data ad altri coloni che onestamente la coltivino, ecco, per questo vi dico: “Vi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato a gente che ne produca i frutti. E chi cadrà contro questa pietra si sfracellerà, e colui sopra il quale la pietra cadrà sarà stritolato”».
I falsi agnelli col cuore di lupo (Mt 21,45; Mc 12,12; Lc 20,12)[89]
124I capi dei sacerdoti, i farisei e scribi, con atto veramente… eroico non reagiscono. Tanto può la volontà di raggiungere uno scopo! Per molto meno altre volte lo hanno avversato, e oggi che apertamente il Signore Gesù dice loro che verrà tolto ad essi il potere non scattano in improperi, non fanno atti violenti, non minacciano, falsi agnelli pazienti che sotto un’ipocrita veste di mitezza nascondono l’immutabile cuore di lupo.
L’eredità è il figlio bastardo.
125Si limitano ad accostarsi a Lui, che ha ripreso a camminare avanti e indietro ascoltando questo e quello dei molti pellegrini che sono raccolti nell’ampio cortile, e dei quali molti gli chiedono consiglio per casi d’anima o per circostanze famigliari o sociali, in attesa di potergli dire qualcosa dopo averlo ascoltato dare un giudizio ad un uomo su un’intricata questione di eredità, che ha prodotto divisione e rancore fra i diversi eredi a causa di un figlio del padre, avuto con una serva della casa ma adottato, che i figli legittimi non vogliono con loro né coerede nella spartizione delle case e dei terreni, volendo non avere più nulla in comune col bastardo, e non sanno come risolvere, perché il padre ha fatto giurare avanti la sua morte che, come sempre egli aveva fatto spartendo il pane all’illegittimo come ai legittimi in uguale misura, così essi dovevano ugualmente spartire l’eredità con lui in egual misura.
126Gesù dice a colui che lo interroga a nome degli altri tre fratelli: «Sacrificate tutti un pezzo di terra, vendendolo, di modo da radunare il valore di denaro equivalente al quinto della sostanza totale, e datelo all’illegittimo dicendo: “Ecco la tua parte. Non sei defraudato del tuo, né si è fatto torto al volere di nostro padre. Va’ e Dio sia con te”. E siate abbondanti nel dare, anche più dello stretto valore della sua parte. Fatelo con testimoni che giusti siano, e nessuno potrà in Terra, e oltre la Terra, alzare voci di rimprovero e scandalo. E avrete pace fra voi e in voi, non avendo il rimorso di aver disubbidito al padre vostro, e non avendo fra voi colui che, veramente innocente, vi è causa di turbamento più che se fosse un ladrone messo fra voi».
127L’uomo dice: «Il bastardo ha rubato in verità pace alla nostra famiglia, salute alla madre nostra che morì di dolore, e un posto non suo».
128«Non è lui il colpevole, uomo. Ma colui che lo ha generato. Egli non chiese di nascere per portare il marchio del bastardo. Fu la brama di vostro padre che lo generò per darlo al dolore e per darvi dolore. Siate dunque giusti verso l’innocente che sconta già duramente la colpa non sua. Né abbiate anatema per lo spirito del padre vostro. Dio lo ha giudicato. Non occorrono i fulmini delle vostre maledizioni. Onorate il padre, sempre, anche se colpevole, non per sé stesso, ma perché rappresentò in Terra il Dio vostro, avendovi creato per decreto di Dio ed essendo il signore della vostra casa. I genitori sono immediatamente dopo Dio. Ricorda il Decalogo. E non peccare. Va’ in pace».
Questione sull’autorità del Messia (Mc 11,27; Lc 20,1-2)[90].
129I sacerdoti e scribi gli si accostano allora per interrogarlo: «Ti abbiamo sentito. Hai detto giusto. Un consiglio che più saggio non lo poteva dare Salomone. Ma ora di’ a noi, Tu che operi prodigi e dai sentenze quali solo il sapiente re poteva dare, con quale autorità fai queste cose? Donde ti viene tale potere?».
Questione sul battesimo di Giovanni (Mc 11,29-30)[91].
130Gesù li guarda fisso. Non è né aggressivo né sprezzante, ma molto imponente. Dice: «Anche Io ho da farvi una domanda, e se mi risponderete Io vi dirò con quale autorità Io, uomo senza autorità di cariche e povero -perché ciò è questo che volete dire- faccio queste cose. Dite: il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal Cielo o dall’uomo che lo impartiva? Rispondetemi. Con quale autorità Giovanni lo dava come rito purificatore per prepararvi alla venuta del Messia, se Giovanni era ancor più povero, indotto di Me e senza cariche di sorta, essendo vivente nel deserto dalla sua fanciullezza?».
Dilemma insolubile (Mt 21,24-27; Mc 11,31-33; Lc 20,7-8)[92]
130Gli scribi e i sacerdoti si consultano fra loro. La gente, con occhi spalancati e orecchie ben aperte, pronta alla protesta e all’acclamazione, se gli scribi squalificano il Battista e offendono il Maestro o se appaiono sconfitti dalla domanda del Rabbi di Nazareth, divinamente sapiente, si stringe intorno. Colpisce il silenzio assoluto di questa folla in attesa della risposta. È così profondo che si sentono le aspirazioni e i bisbigli dei sacerdoti o scribi, che parlano fra loro senza quasi usar la voce e occhieggiano intanto il popolo, del quale intuiscono i sentimenti pronti ad esplodere.
131Infine si decidono a rispondere. Si volgono al Cristo che, appoggiato ad una colonna, le braccia conserte sul petto, li scruta senza mai perderli d’occhio, e dicono: «Maestro, noi non sappiamo per quale autorità Giovanni faceva questo né donde veniva il suo battesimo. Nessuno ha pensato a chiederlo al Battista mentre era vivo ed egli, spontaneamente, mai lo ha detto».
132«E nemmeno Io vi dirò con quale autorità faccio tali cose». E volge loro le spalle chiamando a Sé i dodici e, fendendo la folla che acclama, esce dal Tempio.
Calcolo vile dei nemici del Messia.
133Quando già sono fuori, oltre la Probatica, essendo usciti da quella parte, Bartolomeo gli dice: «Sono divenuti molto prudenti i tuoi avversari. Forse stanno convertendosi al Signore che ti ha mandato e a riconoscerti per Messia santo».
234«È vero. Non hanno discusso la tua domanda né la tua risposta…», dice Matteo.
135«Così sia. È bello che Gerusalemme si converta al Signore Dio suo», dice ancora Bartolomeo.
140«Non vi illudete! Quella porzione di Gerusalemme non si convertirà mai. Non hanno risposto in altro modo perché hanno temuto la folla. Io leggevo i loro pensieri anche se non sentivo le loro parole sommesse».
«E che dicevano?», domanda Pietro.
141«Questo dicevano. Ho desiderio che voi lo sappiate per conoscerli a fondo e possiate dare ai futuri un’esatta descrizione dei cuori degli uomini al mio tempo. Essi non mi hanno risposto non per conversione al Signore. Ma perché fra loro hanno detto: “Se noi rispondiamo: ‘Il battesimo di Giovanni veniva dal Cielo’, il Rabbi ci risponderà: ‘E allora perché non avete creduto a ciò che veniva dal Cielo e indicava preparazione al tempo messianico?’; e se diremo: ‘Dall’uomo’, allora sarà la folla che si ribellerà dicendo: ‘E allora perché non credete a ciò che Giovanni, nostro profeta, disse di Gesù di Nazareth?’. È dunque meglio dire: ‘Non sappiamo’”. Ecco cosa dicevano. Non per conversione a Dio, ma per calcolo vile e per non avere a confessare con le loro bocche che Io sono il Cristo e faccio queste cose che faccio perché sono l’Agnello di Dio del quale parlò il Precursore. E neppure Io ho voluto dire con quale autorità faccio queste cose che faccio. Già molte volte l’ho detto fra quelle mura e in tutta la Palestina, e i miei prodigi parlano ancor più delle mie parole. Ora non lo dirò più con le mie parole. Lascerò che parlino i profeti e il Padre mio, e i segni del Cielo. Perché il tempo è venuto in cui tutti i segni verranno dati. Quelli detti dai profeti e segnati dai simboli della nostra storia, e quelli che Io ho detto: il segno di Giona; vi ricordate di quel giorno a Cedes? E il segno che attende Gamaliele. Tu Stefano, tu Erma e tu Barnaba che hai lasciato i compagni, oggi, per seguirmi, certo molte volte avete sentito il rabbi parlare di quel segno. Ebbene, presto il segno sarà dato».
142Si allontana su per gli uliveti del monte, seguito dai suoi e da molti discepoli (dei settantadue) oltre altri, come Giuseppe Barnaba, che lo segue per sentirlo parlare ancora.
593. Lunedì notte al
Getsemani con
gli apostoli[93].
Lezione biblica.
Il grido annunziatore del Messia
1Gesù è ancora, a sera, nell’uliveto. Ed è coi suoi apostoli. E di nuovo parla.
2«E ancora un altro giorno è passato. Ora la notte e poi domani, e poi un altro domani, e poi la cena pasquale».
3«Dove la terremo, Signor mio? Quest’anno vi sono anche le donne», chiede Filippo.
4«E non abbiamo ancora provveduto a nulla e la città è piena oltre misura. Sembra che quest’anno tutto Israele, fino al più lontano proselite, sia accorso al rito», dice Bartolomeo.
5Gesù lo guarda e, come se recitasse un salmo, dice: “Radunatevi, affrettatevi, accorrete da ogni parte alla mia vittima che immolo per voi, alla grande Vittima immolata sui monti d’Israele, a mangiare la sua Carne, a bere il suo Sangue”[94].
6«Ma quale vittima? Quale? Tu sembri uno che sia preso da una follia fissa. Non parli che di morte… e ci addolori», dice veemente Bartolomeo.
7Gesù lo guarda ancora, lasciando con lo sguardo Simone che si curva su Giacomo di Alfeo e su Pietro e confabula con loro, e dice: «Come? Tu me lo chiedi? Tu non sei uno di questi piccoli che per esser dotti devono ricevere il settiforme lume[95]. Tu eri già dotto nella Scrittura prima che Io ti chiamassi, attraverso a Filippo, in quel dolce mattino di primavera. Della mia primavera. E tu mi chiedi ancora quale è la vittima immolata sui monti, quella a cui verranno tutti per pascersi? E mi dici folle di una fissa follia perché parlo di morte? Oh! Bartolmai! Come il grido delle scolte, Io nella vostra tenebra, che mai si aprì alla luce, ho lanciato una volta, due volte, tre volte il grido annunziatore. Ma voi non l’avete mai voluto capire. Ne avete sofferto al momento, e poi… Come bambini avete dimenticato presto le parole di morte e siete tornati festosi al vostro lavoro, certi di voi e pieni di speranza che le mie e le vostre parole persuadessero sempre più il mondo a seguire ed amare il suo Redentore.
Il trionfo dello Spirito.
(Dopo due giorni ci ridarà la vita il terzo…)
8No. Solo dopo che questa Terra avrà peccato contro di Me[96] -e ricordate che sono parole del Signore al suo profeta- solo dopo, il popolo, e non solo questo, singolo, ma il grande popolo di Adamo, comincerà a gemere: “Andiamo al Signore. Lui che ci ha feriti ci guarirà“[97].
9E dirà il mondo dei redenti: “Dopo due giorni[98], ossia due tempi dell’eternità, durante i quali ci avrà lasciati in balia del Nemico, che con ogni arma ci avrà percossi e uccisi come noi percotemmo il Santo e lo uccidemmo -e lo percotiamo e lo uccidiamo, perché sempre vi sarà la razza dei Caini che uccideranno con la bestemmia e le male opere il Figlio di Dio, il Redentore, scagliando frecce mortali non sulla sua eterna glorificata Persona, ma sulla loro anima da Lui riscattata, uccidendola, e uccidendo perciò Lui attraverso le loro anime- solo dopo questi due tempi verrà il terzo giorno[99], e risusciteremo[100] al suo cospetto nel Regno di Cristo sulla Terra e vivremo dinanzi a Lui[101] nel trionfo dello spirito[102].
10Lo conosceremo, impareremo a conoscere il Signore[103] per essere pronti a sostenere, mediante questa conoscenza vera di Dio, l’estrema battaglia che Lucifero[104] darà all’Uomo prima dello squillo dell’angelo dalla settima tromba[105], che aprirà il coro beato dei santi di Dio[106], dal numero perfetto in eterno -né il più piccolo pargolo, né il più vecchio vegliardo potrà mai più essere aggiunto al numero- il coro che canterà: ‘Finito è il povero regno della Terra.
11Il mondo è passato con tutti i suoi abitanti davanti alla rassegna del Giudice vittorioso. E gli eletti sono ora nelle mani del Signor nostro e del suo Cristo, ed Egli è il nostro Re in eterno. Lode al Signore Iddio onnipotente che è, che era e che sarà, perché ha assunto il suo gran potere ed è entrato nel possesso del suo Regno[107].
L’aurora è preceduta dalla notte.
12Oh! chi fra voi saprà ricordare le parole di questa profezia, già suonante nelle parole di Daniele, con velato suono, ed ora squillata dalla voce del Sapiente davanti al mondo attonito e a voi, più attoniti del mondo?!
13“La venuta del Re -continuerà il mondo, gemente nelle sue ferite e chiuso nel sepolcro, mal vivo e mal morto, chiuso dal suo settemplice vizio e dalle sue infinite eresie, l’agonizzante spirito del mondo chiuso, coi suoi estremi conati, dentro l’organismo, morto lebbroso per tutti i suoi errori- la venuta del Re è preparata come quella dell’aurora e verrà a noi come la pioggia di primavera e di autunno”[108]. L’aurora è preceduta e preparata dalla notte.
Il carisma della profezia.
14Questa è la notte. Questa di ora. E che devo farti, Efraim? Che devo farti, o Giuda?[109]… Simone, Bartolmai, Giuda, e cugini, voi più dotti nel Libro, riconoscete queste parole? Non da uno spirito folle, ma da uno che possiede la Sapienza e la Scienza esse vengono. Come un re che apra sicuro i suoi forzieri, perché sa dove è la data gemma che cerca, avendola messa di sua mano là dentro, Io cito i profeti. Io sono la Parola. Per secoli ho parlato attraverso labbra umane[110]. E per secoli parlerò attraverso labbra umane[111]. Ma tutto quanto è detto di soprannaturale è mia parola. Non potrebbe l’uomo, anche il più dotto e santo, salire, aquila d’anima, oltre i limiti del cieco mondo per carpire e dire i misteri eterni.
L’anima, chiamata ad essere “voce”.
15Il futuro non è “presente” che nella Mente divina. Stoltezza è in coloro che, non sollevati dal nostro Volere, pretendono fare profezie e rivelazioni. E Dio presto li smentisce e colpisce, perché solo Uno può dire: “Io sono”, e dire: “Io vedo”, e dire: “Io so”.
16Ma quando una Volontà che non si misura, che non si giudica, che va accettata a capo chino dicendo: “Eccomi”, senza discussione, dice: “Vieni, sali, odi, vedi, ripeti”, allora, tuffata nell’eterno presente del suo Dio, l’anima, chiamata dal Signore ad essere “voce”, vede e trema, vede e piange, vede e giubila; allora l’anima, chiamata dal Signore ad esser “parola”, ode e, giungendo a estasi o ad agonico sudore, dice le tremende parole del Dio eterno.
17Perché ogni parola di Dio è tremenda, essendo veniente da Colui il cui verdetto è immutabile e la Giustizia inesorabile, ed essendo rivolta agli uomini di cui troppo pochi meritano amore e benedizione e non fulmine e condanna. Ora questa parola, che vien detta e vilipesa, non è causa di tremenda colpa e punizione per coloro che, avendola udita, la respingono? Lo è.
L’unico olocausto necessario.
18E che ancora dovevo farvi, o Efraim, o Giuda, o mondo, che Io non ti abbia fatto? Sono venuto amandoti, o Terra mia, e la mia parola ti fu spada che ti uccide perché tu l’hai aborrita. Oh! Mondo che uccidi il tuo Salvatore credendo di fare cosa giusta, tanto sei insatanassato da non comprendere neppure più quale è il sacrificio che Dio esige, sacrificio del proprio peccato e non di una bestia immolata e consumata con l’anima sozza! Ma che dunque ti ho detto in questi tre anni? Che ho predicato? Ho detto: “Conoscete Dio nelle sue leggi e nella sua natura”. E mi sono seccato, come vaso d’argilla porosa messo al sole, nello spargervi la conoscenza vitale della Legge e di Dio. E tu hai continuato a compiere olocausti senza mai compiere l’unico necessario: l’immolazione al Dio vero della tua mala volontà!
Città di peccato, popolo fedifrago.
19Ora Dio eterno ti dice, città di peccato, popolo fedifrago -e nell’ora del Giudizio su te sarà usata la sferza che non sarà usata per Roma ed Atene, che ebeti sono e non conoscono parola e sapere, ma che quando, da eterni infanti mal curati dalla loro nutrice e rimasti bestiali nelle loro capacità, passeranno alle braccia sante della mia Chiesa, la mia unica sublime Sposa da cui mi verranno partoriti innumerevoli figli degni del Cristo, diverranno adulte e capaci, e mi daranno regge e milizie, templi e santi da popolarne il Cielo come di stelle- ora Dio eterno ti dice: “Non mi piacete più e non accetterò più dono dalla vostra mano[112].
20Esso mi è pari a sterco, ed Io ve lo ributto in faccia e vi resterà attaccato[113]. Le vostre solennità, tutte esteriori, schifo mi fanno[114].
21Levo il patto con la stirpe d’Aronne e lo passo ai figli di Levi perché, ecco, questo è il mio Levi[115], e con Lui in eterno ho fatto un patto di vita e di pace, ed Egli mi fu fedele nei secoli dei secoli, sino al sacrificio. Ebbe il santo timore del Padre e tremò per il suo corruccio di offeso, al solo suono del mio Nome offeso.
22La legge della verità fu sulla sua bocca, e sulle sue labbra non fu iniquità, camminò con Me nella pace e nell’equità, e molti ritrasse dal peccato. Il tempo è venuto in cui in ogni luogo, e non più sull’unico altare di Sionne, immeritevoli essendo voi di offrirlo, sarà sacrificata e offerta al mio Nome l’Ostia pura, immacolata, accettevole al Signore”[116].
Riparazione: Ogni offesa va’ riparata.
23Le riconoscete le eterne parole?».
«Le riconosciamo, o Signor nostro. E, credi, siamo abbattuti come da percossa. Ma non è possibile deviare il destino?».
24«Destino lo chiami, Bartolmai?».
«Non saprei quale altro nome…».
25«Riparazione. Ecco il nome. Non si offende, senza che l’offesa vada riparata, il Signore. E Dio Creatore fu offeso dal Primo creato. Da allora sempre si è aumentata l’offesa. E non servì la grande acqua del diluvio, né il fuoco piovuto su Sodoma e Gomorra, a far santo l’uomo. Non l’acqua e non il fuoco. La Terra è una sconfinata Sodoma in cui passeggia libero e re Lucifero. Allora venga una trinità a lavarla: il fuoco dell’amore, l’acqua del dolore, il sangue della Vittima. Ecco, o Terra, il mio dono. Sono venuto per dartelo. Ed ora fuggirei al compimento? É Pasqua. Non si può fuggire».
I fatti dopo la lezione biblica.
Diabolica intenzione del traditore.
26«Perché non vai da Lazzaro? Non sarebbe fuggire. Ma da lui non saresti toccato».
27«Simone dice bene. Te ne supplico, Signore, fallo!», grida Giuda Iscariota gettandosi ai piedi di Gesù.
28Al suo atto risponde un grande pianto di Giovanni e, benché più composti nel loro dolore, piangono i cugini e Giacomo e Andrea.
29«Tu mi credi il “Signore”? Guardami!», e Gesù trivella con i suoi occhi il volto angosciato dell’Iscariota. Perché è realmente angosciato, non finge. Forse è l’ultima lotta della sua anima con Satana, e non la sa vincere. Gesù lo studia e ne segue la lotta come uno scienziato potrebbe studiare una crisi di un malato.
30Poi si alza di scatto e così veementemente che Giuda, appoggiato alle sue ginocchia, ne viene respinto e ricade seduto per terra. Gesù arretra persino, col volto sconvolto, e dice: «Per fare arrestare anche Lazzaro? Doppia preda e doppia gioia, perciò. No.
31Lazzaro si serba al Cristo futuro, al trionfante Cristo. Solo uno sarà gettato oltre la vita e non tornerà[117]. Io tornerò. Ma egli non tornerà. Ma Lazzaro resta. Tu, tu che sai tante cose, sai anche questa.
32Ma coloro che sperano di avere doppio guadagno per catturare l’aquila con l’aquilotto, nel nido e senza fatica, possono esser sicuri che l’aquila ha occhio per tutti e che per amore del suo piccolo andrà lungi dal nido, per esser presa lei sola, salvando lui.
33Vengo ucciso dall’odio e pure continuo ad amare. Andate. Io resto a pregare. Mai, come nell’ora che vivo, ho avuto bisogno di portare l’anima in Cielo».
In contatto con gli Angeli.
34«Lasciami restare con Te, Signore», supplica Giovanni.
«No. Avete tutti bisogno di riposo. Vai».
35«Resti solo? E se ti fanno del male? Sembri sofferente anche… io resto», dice Pietro.
36«Tu vai con gli altri. Lasciatemi dimenticare per un’ora gli uomini! Lasciatemi in contatto con gli angeli del Padre mio! Mi suppliranno la Madre, che si macera di pianto e preghiera e che Io non posso aggravare del mio desolato dolore. Andate».
37«Non ci dài la pace?», chiede il cugino Giuda.
«Hai ragione. La pace del Signore posi su coloro che non sono obbrobrio ai suoi occhi. Addio», e Gesù si interna salendo un balzo nel folto degli ulivi.
Mimetizzazione del camaleonte.
38«Eppure… quel che dice c’è proprio nella Scrittura! E udito da Lui si capisce perché e per chi è detto», mormora Bartolomeo.
«Io l’ho detto a Pietro nell’autunno del primo anno…», dice Simone.
È vero… Ma… No! Io vivo non lo lascerò prendere. Domani…», dice Pietro.
39«Che farai domani?», chiede l’Iscariota.
«Che farò? Parlo con me stesso. É tempo di congiura. Neppure all’aria confiderò il mio pensiero. E tu che sei potente, lo hai detto tante volte, perché non cerchi protezione per Gesù?».
40«Lo farò, Pietro. Lo farò. Non ve ne stupite se sarò assente qualche volta. Lavoro per Lui. Non glielo dite, però».
41«Sta’ sicuro. E che tu sia benedetto. Qualche volta ho diffidato di te, ma te ne chiedo scusa. Vedo che sei migliore di noi al momento buono. Tu fai… io non so che parlare a vuoto», dice Pietro, umile e sincero.
42E Giuda ride come lieto della lode. Si avviano fuor del Getsemani, verso la via che va a Gerusalemme.
594. Martedì santo.
Lezioni dal fico seccato. I quesiti sul tributo a Cesare
e sulla risurrezione[118].
Lezioni dal fico seccato.
Il miracolo che colpisce gli apostoli (Mt 21,20; Mc 11,2021[119]
1Stanno per rientrare in città, sempre per la stessa stradicciola remota presa la mattina avanti, quasi che Gesù non volesse essere circondato dalla gente in attesa prima di essere nel Tempio, al quale presto si accede entrando in città dalla porta del Gregge che è vicina alla Probatica. Ma oggi molti dei settantadue lo attendono già al di là del Cedron, prima del ponte, e non appena lo vedono apparire fra gli ulivi verde-grigi, nella sua veste purpurea, gli vanno incontro. Si riuniscono e procedono verso la città.
2Pietro, che guarda avanti, giù per la china, sempre in sospetto di veder apparire qualche malintenzionato, vede fra il verde fresco delle ultime pendici un ammasso di foglie vizze e pendenti che si spenzola sull’acqua del Cedron. Le foglie accartocciate e morenti, qua e là già macchiate come per ruggine, sono simili a quelle di una pianta che le fiamme hanno essiccata. Ogni tanto la brezza ne stacca una e la seppellisce nelle acque del torrente.
3«Ma quello è il fico di ieri! Il fico che Tu hai maledetto!», grida Pietro, una mano puntata ad indicare la pianta seccata, la testa volta indietro a parlare al Maestro.
4Accorrono tutti, meno Gesù che viene avanti col suo solito passo. Gli apostoli narrano ai discepoli il precedente del fatto che vedono e tutti insieme commentano guardando strabiliati Gesù. Hanno visto migliaia di miracoli su uomini ed elementi. Ma questo li colpisce come molti altri non lo hanno fatto.
Guai agli uomini privi di vita spirituale.
5Gesù, che è sopraggiunto, sorride nell’osservare quei visi stupiti e timorosi, e dice: «E che? Tanto vi fa meraviglia che per la mia parola sia seccato un fico? Non mi avete visto forse risuscitare i morti, guarire i lebbrosi, dar vista ai ciechi, moltiplicare i pani, calmare le tempeste, spegnere il fuoco? E vi stupisce che un fico dissecchi?».
6«Non è per il fico. È che ieri era vegeto quando l’hai maledetto, e ora è seccato. Guarda! Friabile come argilla disseccata. I suoi rami non hanno più midollo. Guarda. Vanno in polvere», e Bartolomeo sfarina fra le dita dei rami che ha con facilità spezzato.
7«Non hanno più midollo. Lo hai detto. Ed è la morte quando non c’è più midollo, sia in una pianta, che in una nazione, che in una religione, ma c’è soltanto dura corteccia e inutile fogliame: ferocia ed ipocrita esteriorità.
8Il midollo, bianco, interno, pieno di linfa, corrisponde alla santità, alla spiritualità. La corteccia dura e il fogliame inutile, all’umanità priva di vita spirituale e giusta.
9Guai a quelle religioni che divengono umane perché i loro sacerdoti e fedeli non hanno più vitale lo spirito.
10Guai a quelle nazioni i cui capi sono solo ferocia e risuonante clamore privo di idee fruttifere!
11Guai agli uomini in cui manca la vita dello spirito!».
12«Però, se Tu avessi a dire questo ai grandi d’Israele, ancorché il tuo parlare sia giusto, non saresti sapiente. Non ti lusingare perché essi ti hanno finora lasciato parlare. Tu stesso lo dici che non è per conversione di cuore, ma per calcolo. Sappi allora Tu pure calcolare il valore e le conseguenze delle tue parole. Perché c’è anche la sapienza del mondo, oltre che la sapienza dello spirito. E occorre saperla usare a nostro vantaggio. Perché, infine, per ora si è nel mondo, non già nel Regno di Dio», dice l’Iscariota senza acredine ma in tono dottorale.
13«Il vero sapiente è colui che sa vedere le cose senza che le ombre della propria sensualità e le riflessioni del calcolo le alterino. Io dirò sempre la verità di ciò che vedo».
Potenza della fede perfetta (Mt 21,21; Mc 11,22-23)[120].
14«Ma insomma questo fico è morto perché sei stato Tu a maledirlo, o è un… caso… un segno… non so?», chiede Filippo.
15«È tutto ciò che tu dici. Ma ciò che Io ho fatto voi pure potrete fare, se giungerete ad avere la fede perfetta. Abbiatela nel Signore Altissimo. E quando l’avrete, in verità vi dico che potrete questo e ancor più. In verità vi dico che, se uno giungerà ad avere la fiducia perfetta nella forza della preghiera e nella bontà del Signore, potrà dire a questo monte: “Spostati di qua e gettati in mare”, e se dicendolo non esiterà nel suo cuore, ma crederà che quanto egli ordina si possa avverare, quanto ha detto si avvererà».
16«E sembreremo dei maghi e saremo lapidati, come è detto per chi esercita magia[121]. Sarebbe un miracolo ben stolto, e a nostro danno!», dice l’Iscariota crollando il capo.
17«Stolto tu sei, che non capisci la parabola!», gli rimbecca l’altro Giuda.
Potenza della preghiera perfetta (Mt 21,22: Mc 11,24-26)[122]
18Gesù non parla a Giuda. Parla a tutti: «Io vi dico, ed è vecchia lezione che ripeto in quest’ora: qualunque cosa chiederete con la preghiera, abbiate fede di ottenerla e l’avrete. Ma se prima di pregare avete qualcosa contro qualcuno, prima perdonate e fate pace per aver amico il Padre vostro che è nei Cieli, che tanto, tanto vi perdona e benefica, dalla mattina alla sera e dal tramonto all’aurora».
Il tributo a Cesare.
Bugiardi seduttori (Mt 22,15-16; Mc 12,14; Lc 20,21-22)[123].
19Entrano nel Tempio. I soldati dell’Antonia li osservano passare. Vanno ad adorare il Signore, poi tornano nel cortile dove i rabbi insegnano.
20Subito verso Gesù, prima ancora che la gente accorra e si affolli intorno a Lui, si avvicinano dei saforim, dei dottori d’Israele e degli erodiani, e con bugiardo ossequio, dopo averlo salutato, gli dicono:
Simulatori, imbroglioni e commedianti (Mt 22,16-17; Mc 12,14; Lc 20,21-22)[124].
21«Maestro, noi sappiamo che Tu sei sapiente e veritiero, e insegni la via di Dio senza tener conto di cosa o persona alcuna, fuorché della verità e giustizia, e poco ti curi del giudizio degli altri su Te, ma soltanto di condurre gli uomini al Bene. Dicci allora: è lecito pagare il tributo a Cesare, oppure non è lecito farlo? Che te ne pare?».
Ipocriti tentatori (Mt22,18; Mc 12,15)[125].
22Gesù li guarda con uno di quei suoi sguardi di una penetrante e solenne perspicacia, e risponde: «Perché mi tentate ipocritamente? Eppure alcuno fra voi sa che Io non vengo ingannato con ipocriti onori! Ma mostratemi una moneta, di quelle usate per il tributo».
Giustizia messianica (Mt 22,21-22; Mc 12,17; Lc 20,25-26)[126].
23Gli mostrano una moneta. La osserva nel retto e nel verso e, tenendola appoggiata sul palmo della sinistra, vi batte sopra l’indice della destra dicendo: «Di chi è quest’immagine e che dice questa scrittura?».
24«Di Cesare è l’immagine, e l’iscrizione porta il suo nome. Il nome di Caio Tiberio Cesare, che è ora imperatore di Roma».
25«E allora rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio date quel che è di Dio», e volge loro le spalle dopo aver reso il denaro a chi glielo aveva dato.
Grazia e sapienza fluiscono dal Messia.
26Ascolta questo e quello dei molti pellegrini che lo interrogano, conforta, assolve, guarisce. Passano le ore.
27Esce dal Tempio per andare forse fuori porta, a prendere il cibo che gli portano i servi di Lazzaro incaricati a questo.
28Rientra nel Tempio che è pomeriggio. Instancabile. Grazia e sapienza fluiscono dalle sue mani posate sugli infermi, dalle sue labbra in singoli consigli dati ai molti che lo avvicinano. Sembra che voglia tutti consolare, tutti guarire, prima di non poterlo più fare.
La risurrezione dei corpi.
I ricchi sadducei (Mt 22,23)[127].
29È già quasi il tramonto e gli apostoli, stanchi, stanno seduti per terra sotto il portico, sbalorditi da quel continuo rimuoversi di folla che sono i cortili del Tempio nell’imminenza pasquale, quando all’Instancabile si avvicinano dei ricchi, certo ricchi a giudicare dalle vesti pompose.
30Matteo, che sonnecchia con un occhio solo, si alza scuotendo gli altri. Dice: «Vanno dal Maestro dei sadducei. Non lasciamolo solo, che non lo offendano o cerchino di nuocergli e di schernirlo ancora».
31Si alzano tutti raggiungendo il Maestro, che circondano subito. Credo intuire che ci sono state rappresaglie nell’andare o tornare al Tempio a sesta.
La tesi sadducea (Mt 22,24-28; Mc 12,18-23; Lc 20,27-33)[128].
32I sadducei, che ossequiano Gesù con inchini persino esagerati, gli dicono: «Maestro, hai risposto così sapientemente agli erodiani che ci è venuto desiderio di avere noi pure un raggio della tua luce. Senti. Mosè ha detto: “Se uno muore senza figli, suo fratello sposi la vedova, dando discendenza al fratello”. Ora c’erano fra noi sette fratelli. Il primo, presa in moglie una vergine, morì senza lasciar prole e perciò lasciò la moglie al fratello. Anche il secondo morì senza lasciar prole, e così il terzo che sposò la vedova dei due che lo precederono, e così sempre, sino al settimo. In ultimo, dopo aver sposato tutti i sette fratelli, morì la donna. Di’ a noi: alla risurrezione dei corpi, se è pur vero che gli uomini risorgono e che a noi sopravviva l’anima e si ricongiunga al corpo all’ultimo giorno riformando i viventi, quale dei sette fratelli avrà la donna, posto che l’ebbero sulla Terra tutti e sette?».
I figli della risurrezione (Mt 22,29-30; Mc 12,24-25; Lc 20,34-36)[129].
33«Voi sbagliate. Non sapete comprendere né le Scritture né la potenza di Dio. Molto diversa sarà l’altra vita da questa, e nel Regno eterno non saranno le necessità della carne come in questo. Perché, in verità, dopo il Giudizio finale la carne risorgerà e si riunirà all’anima immortale riformando un tutto, vivo come e meglio che non sia viva la mia e la vostra persona ora, ma non più soggetto alle leggi e soprattutto agli stimoli e abusi che vigono ora. Nella risurrezione, gli uomini e le donne non si ammoglieranno né si mariteranno, ma saranno simili agli angeli di Dio in Cielo, i quali non si ammogliano né si maritano, pur vivendo nell’amore perfetto che è quello divino e spirituale.
Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi (Mt 22,31-33; Mc 12,26-27; Lc20,34-36)[130].
34In quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto come Dio dal roveto parlò a Mosè? Che disse l’Altissimo allora? “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe”. Non disse: “Io fui”, facendo capire che Abramo, Isacco e Giacobbe erano stati ma non erano più. Disse: “Io sono”. Perché Abramo, Isacco e Giacobbe sono. Immortali. Come tutti gli uomini nella parte immortale, sino a che i secoli durano, e poi, anche con la carne risorta per l’eternità. Sono, come lo è Mosè, i profeti, i giusti, come sventuratamente è Caino e sono quelli del diluvio, e i sodomiti, e tutti coloro morti in colpa mortale. Dio non è il Dio dei morti, ma dei vivi».
Il vero tempio non sarà distrutto.
35«Anche Tu morrai e poi sarai vivente?», lo tentano. Sono già stanchi di essere miti. L’astio è tale che non sanno contenersi.
36«Io sono il Vivente e la mia Carne non conoscerà sfacimento[131]. L’arca ci fu levata[132] e l’attuale sarà levata anche come simbolo. Il Tabernacolo ci fu tolto e sarà distrutto. Ma il vero Tempio di Dio non potrà essere levato e distrutto. Quando i suoi avversari crederanno di averlo fatto, allora sarà l’ora che si stabilirà nella vera Gerusalemme, in tutta la sua gloria. Addio».
37E si affretta verso il cortile degli Israeliti, perché le tube d’argento chiamano al sacrificio della sera[133].
Chi cadrà contro questa pietra si sfracellerà
Mi dice Gesù:
38«Così come ti ho fatto segnare la frase “al mio calice” nella visione della madre di Giovanni e Giacomo chiedente un posto per i suoi figli, così ti dico di segnare nella visione di ieri il punto: “chi cadrà contro questa pietra si sfracellerà”. Nelle traduzioni è sempre usato “sopra”. Ho detto contro e non sopra. Ed è profezia contro i nemici della mia Chiesa. Coloro che l’avversano, avventandosi contro ad Essa, perché Essa è la Pietra angolare, saranno sfracellati. La storia della Terra, da venti secoli, conferma il mio detto. I persecutori della Chiesa si sfracellano avventandosi sulla Pietra angolare. Però anche, e lo tengano presente anche quelli che per essere della Chiesa si credono salvi dai castighi divini, colui sul quale cadrà il peso della condanna del Capo e Sposo di questa mia Sposa, di questo mio Corpo mistico, colui sarà stritolato.
Volontariamente, gli evangelisti, velarono alcune verità.
39E prevenendo ad una obbiezione dei sempre viventi scribi e sadducei, malevoli ai servi miei, Io dico: se in queste ultime visioni risultano frasi che non sono nei Vangeli, quali queste della fine della visione di oggi e del punto in cui Io parlo sul fico seccato e altri ancora, ricordino costoro che gli evangelisti erano sempre di quel popolo, e vivevano in tempi nei quali ogni urto troppo vivo poteva avere ripercussioni violente e nocive ai neofiti.
40Rileggano gli atti apostolici e vedranno che non era placida la fusione di tanti pensieri diversi, e che se a vicenda si ammirarono, riconoscendo gli uni agli altri i meriti, non mancarono fra loro i dissensi, perché vari sono i pensieri degli uomini e sempre imperfetti[134].
41E ad evitare più profonde fratture fra l’uno e l’altro pensiero, illuminati dallo Spirito Santo, gli evangelisti omisero volutamente dai loro scritti qualche frase che avrebbe scosso le eccessive suscettibilità degli ebrei e scandalizzato i gentili, che avevano bisogno di credere perfetti gli ebrei, nucleo dal quale venne la Chiesa, per non allontanarsene dicendo: “Sono simili a noi”. Conoscere le persecuzioni di Cristo, sì. Ma le malattie spirituali del popolo di Israele ormai corrotto, specie nelle classi più alte, no. Non era bene. E più che poterono velarono.
42Osservino come i Vangeli si fanno sempre più espliciti, sino al limpido Vangelo del mio Giovanni, più furono scritti in epoche lontane dalla mia Ascensione al Padre mio. Solo Giovanni riporta interamente anche le macchie più dolorose dello stesso nucleo apostolico, chiamando apertamente “ladro” Giuda, e riferisce integralmente le bassezze dei giudei (cap. 6° – finta volontà di farmi re, le dispute al Tempio, l’abbandono di molti dopo il discorso sul Pane del Cielo, l’incredulità di Tommaso). Ultimo sopravvissuto, vissuto sino a vedere già forte la Chiesa, alza i veli che gli altri non avevano osato alzare.
43Ma ora lo Spirito di Dio vuole conosciute anche queste parole. E ne benedicano il Signore, perché sono tante luci e tante guide per i giusti di cuore».
595. Martedì notte al
Getsemani
con gli apostoli[135].
I torturatori del Messia.
Gli offensori dell’Inerme.
1«Voi oggi avete udito parlare gentili e giudei. E avete visto come i primi a Me si inchinassero ed i secondi per poco non mi percuotessero. Tu, Pietro, per poco vieni alle mani, vedendo che ad arte mi venivano mandati contro agnelli, arieti e giovenchi per farmi crollare al suolo fra gli escrementi.
2Tu, Simone, pur tanto prudente come sei, hai aperto la bocca all’insulto verso i membri più astiosi del Sinedrio, che villanamente mi urtavano dicendomi: “Scansati, demonio, mentre passano i messi di Dio”.
3Tu, Giuda, cugino, e tu Giovanni, mio prediletto, avete urlato e svelti mi avete sottratto, l’uno dall’essere investito prendendo il cavallo alle briglie, l’altro mettendosi a Me davanti e ricevendo l’urto della stanga a Me diretto quando, con riso di scherno, Sadoch mi è marciato addosso col suo pesante carro, spinto volutamente in corsa veloce su Me.
4Io vi ringrazio del vostro amore, che vi fa insorgere contro gli offensori dell’Inerme. Ma vedrete ben altre offese ed atti crudeli. Quando questa luna riderà in cielo per la seconda volta dopo questa sera, le offese, per ora verbali o appena abbozzate se materiali, diverranno concrete, più fitte dei fiori che ora sono sugli alberi da frutto, e sempre più vi si affollano per fretta di fiorire.
5Avete visto -e vi siete stupiti- un fico seccato e tutto un pometo senza fiori. Il fico, come Israele, ha negato ristoro al Figlio dell’uomo ed è morto nel suo peccato. Il pometo, come i gentili, attende l’ora che oggi ho detto, per fiorire e annullare l’ultimo ricordo della ferocia umana con la dolcezza dei fiori profusi sul capo e sotto i piedi del Vincitore».
Segni che precederanno il ritorno del Messia.
6«Quale ora, Maestro?», domanda Matteo. «Hai parlato tanto e di tante cose oggi! Non ricordo bene. E vorrei tutto ricordare. Forse l’ora del ritorno di Cristo? Anche qui hai parlato di rami che si fanno teneri e mettono foglie».
7«Ma no!», esclama Tommaso. «Il Maestro parla come se questa congiura che lo attende sia imminente. Come può allora in poco tempo avvenire tutto quello che Egli dice precedere il suo ritorno? Guerre, distruzioni, schiavitù, persecuzioni, vangelo predicato a tutto il mondo, desolazione di abominazione nella casa di Dio, e poi terremoti, pesti, falsi profeti, segni nel sole e nelle stelle[136]… Eh! ci vogliono secoli a fare tutto questo! Starebbe fresco quel padrone del pometo se il suo orto avesse ad attendere quell’ora per fiorire!».
8«Non mangerebbe più i suoi pomi, perché io dico che sarà la fine del mondo, allora», commenta Bartolomeo.
9«Per compiere la fine del mondo non occorrerebbe che un pensiero di Dio e tutto tornerebbe nel nulla. Perciò potrebbe anche quel pometo poco avere da attendere. Ma come ho detto avverrà. E perciò vi saranno secoli da questo a quello. Ossia al definitivo trionfo e ritorno del Cristo», spiega Gesù.
Il demonio schernisce ancora.
10«E allora? Che ora?».
«Oh! io la so l’ora!», piange Giovanni.
«Io lo so. E sarà dopo la tua morte e la tua risurrezione! …», e Giovanni lo abbraccia stretto.
11«E piangi se risorge?», motteggia Giuda Iscariota.
«Piango perché prima ha da morire. Non schernirmi, demonio. Io capisco. E non posso pensare a quell’ora».
«Maestro! Mi ha detto demonio. Ha peccato contro il compagno».
12«Giuda, sai di non meritarlo? E allora non te la prendere per la sua colpa. Io pure sono stato chiamato “demonio” e lo sarò ancora chiamato così».
«Ma Tu hai detto che chi insulta il fratello è colpevole…»
13«Silenzio. Davanti alla morte finiscano finalmente queste odiose accuse, dispute e menzogne. Non turbate chi muore».
«Perdonami, Gesù», mormora Giovanni. «Ho sentito rivoltarsi qualcosa in me al suono del suo ridere… e non ho potuto trattenermi». Giovanni è tutto abbracciato, petto a petto, a Gesù e gli piange sul cuore.
«Non piangere. Ti capisco. Lasciami parlare».
14Ma Giovanni non si stacca da Gesù neppure quando Egli si siede su un radicione sporgente. Gli resta con un braccio dietro la schiena e uno intorno al petto e la testa sulla spalla, e piange senza rumore. Solo brillano al raggio della luna le gocce del suo pianto, che cadono sulla veste purpurea di Gesù e sembrano rubini, gocce di pallido sangue colpite da una luce.
La spada tagliente.
15«Voi avete udito parlare giudei e gentili, oggi. Non vi deve dunque stupire se Io dico: “Dalla mia bocca è uscita parola di giustizia, sempre. E non sarà revocata”[137]. Se dirò, sempre con Isaia, parlando dei gentili che a Me verranno dopo che sarò innalzato da terra: “Dinanzi a Me piegherà ogni ginocchio, per Me e in Me giurerà ogni lingua”[138]. E ancora non dubiterete, dopo che avete notato i modi dei giudei, che è facile dire senza tema di errore che a Me saranno condotti svergognati tutti quelli che mi si oppongono[139].
16Il Padre mio non mi ha fatto suo servo solo per fare rivivere le tribù di Giacobbe, per convertire ciò che rimane di Israele: i resti, ma mi ha donato a luce delle Nazioni affinché Io sia il “Salvatore” per tutta quanta la Terra. Per questo, in questi trentatré anni di esilio dal Cielo e dal seno del Padre, Io ho continuato a crescere in Grazia e Sapienza presso Dio e presso gli uomini, raggiungendo l’età perfetta, e in questi ultimi tre anni, dopo avere arroventato l’anima e la mente mia nel fuoco dell’amore e averla temprata col gelo della penitenza, ho fatto “della mia bocca come una spada tagliente”[140].
L’amore vince l’odio.
17Il Padre santo, che è mio e vostro, mi ha fin qui custodito sotto l’ombra della sua mano, perché ancora non era l’ora dell’Espiazione. Ora mi lascia andare. La freccia scelta, la freccia della sua divina faretra, dopo aver ferito per sanare, ferito gli uomini per far breccia nei cuori alla Parola e alla Luce di Dio, ora va rapida e sicura a ferire la Seconda Persona, l’Espiatore, l’Ubbidiente per tutto Adamo disubbidiente… E come guerriero colpito Io cado, dicendo per troppi: “Invano Io mi sono affaticato senza ragione, senza nulla ottenere. Ho consumato le mie forze per nulla”[141].
18Ma no! No, per il Signore Eterno che non fa mai nulla senza scopo! Indietro Satana che mi vuoi piegare allo sconforto e tentare alla disubbidienza! All’alfa e all’omega del mio ministero tu sei venuto e vieni. Ebbene, ecco, Io mi levo (e realmente si alza in piedi) a battaglia. Mi misuro con te. E, lo giuro a Me stesso, ti vincerò. Non è orgoglio dirlo. È verità. Il Figlio dell’uomo sarà nella sua carne vinto dall’uomo, il miserabile verme che morde e avvelena dal suo fango putrido. Ma il Figlio di Dio, la Seconda Persona della inesprimibile Triade, non sarà vinta da Satana. Tu sei l’Odio. E sei potente nel tuo odiare e nel tuo tentare. Ma con Me sarà una forza che ti sfugge, perché tu non la puoi raggiungere e non la puoi fissare. L’Amore è con Me!
I due torturatori della vittima.
19So la sconosciuta tortura che mi attende. Non quella che domani vi dirò, perché sappiate che nulla di quanto per Me o intorno a Me si faceva e si agitava, che nulla di quanto in cuor vostro si formava, mi era ignoto. Ma l’altra tortura… Quella che non da lance e bastoni, non da scherni e percosse vien data al Figlio dell’uomo, ma da Dio stesso, e che non sarà conosciuta che da pochi per quello che realmente sarà di atroce, e accettata per possibile da ancor meno.
20Ma in quella tortura, in cui due saranno i principali torturatori: Dio con la sua assenza[142] e tu, demonio, con la tua presenza, la Vittima avrà seco l’Amore. L’Amore vivente nella Vittima, forza prima della sua resistenza alla prova, e l’Amore nel confortatore spirituale, che già palpita le sue ali d’oro per ansia di scendere ad asciugare i miei sudori, e raccoglie tutte le lacrime degli angeli nel celeste calice e vi stempera il miele dei nomi dei miei redenti e amanti, per temperare con quella bevanda la grande sete del Torturato e la sua amarezza senza misura.
21E tu sarai vinto, demonio. Un giorno, uscendo da un ossesso, mi hai detto: “Aspetto a vincerti quando sarai Tu uno sbrendolo di carne sanguinante”. Ma Io ti rispondo: “Non mi avrai. Io vinco. La mia fatica fu santa, la mia causa è presso il Padre mio. Egli difende l’operato del suo Figlio e non permetterà che defletta lo spirito mio”.
22Padre, Io ti dico, fin da ora ti dico per quell’ora atroce: “Nelle tue mani abbandono lo spirito mio”[143].
23Giovanni, non mi lasciare… Voi andate. La pace del Signore sia dove non è ospite Satana. Addio».
Tutto ha termine.
596. Mercoledì santo.
Il maggiore dei comandamenti, l’obolo della vedova, l’invettiva contro scribi e farisei. Pausa di
riposo con la Madre e le discepole. L’edificazione della Chiesa
e i tempi ultimi[144].
Il maggiore dei comandamenti
Il tempio affollato.
1Gesù entra nel Tempio ancor più affollato che nei giorni precedenti. È tutto bianco oggi, nella sua veste di lino. È una giornata afosa.
2Va ad adorare nell’atrio degli Israeliti e poi va ai portici, seguito da un codazzo di gente, mentre altra ha già preso le migliori posizioni sotto i porticati, e la maggioranza sono gentili che, non potendo andare oltre il primo cortile, oltre il portico dei Pagani, hanno approfittato del fatto che gli ebrei hanno seguito il Cristo per prendere posizioni di favore.
3Ma un gruppo ben numeroso de farisei li scompagina: sono sempre arroganti ad un modo, e si fanno largo con prepotenza per accostarsi a Gesù curvo su di un malato. Attendono che lo abbia guarito, poi gli mandano vicino uno scriba perché lo interroghi.
Il dottore della legge (Mt 22,34-36; Mc 12,28)[145].
4Veramente fra loro c’era stata prima una breve disputa, perché Gioele detto Alamot voleva andare lui ad interrogare il Maestro. Ma un fariseo si oppone e gli altri lo sostengono dicendo: «No. Ci è noto che tu parteggi per il Rabbi, benché tu lo faccia segretamente. Lascia andare Uria…».
5«Uria no» dice un altro giovane scriba che non conosco affatto. «Uria è troppo aspro nel suo parlare. Ecciterebbe la folla. Vado io».
6E, senza ascoltare più le proteste degli altri, va vicino al Maestro proprio nel momento che Gesù congeda il malato dicendogli: «Abbi fede, sei guarito. La febbre e il dolore non torneranno mai più».
Il primo di tutti i comandamenti Mt 22,37-40; Mc 12,29-30-31[146]
7«Maestro, quale è il maggiore dei comandamenti della Legge?».
8Gesù, che lo aveva alle spalle, si volta e lo guarda. Una luce tenue di sorriso gli illumina il volto, e poi alza il capo, essendo a capo chino perché lo scriba è di bassa statura e per di più sta curvo in atto di ossequio, e gira lo sguardo sulla folla, lo appunta sul gruppo dei farisei e dottori e scorge il viso pallido di Gioele seminascosto dietro un grosso e impaludato fariseo. Il suo sorriso si accentua. È come una luce che vada a carezzare lo scriba onesto.
9Poi riabbassa il capo guardando il suo interlocutore e gli risponde: «Il primo di tutti i comandamenti è: “Ascolta, o Israele[147]: il Signore Dio nostro è l’unico Signore. Tu amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze”. Questo è il primo e supremo comandamento. Il secondo poi è simile a questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”[148]. Non vi sono comandamenti maggiori di questi. Essi rinchiudono tutta la Legge e i Profeti».
Il maggiore degli olocausti (Mc 12,32-34)[149].
10«Maestro, Tu hai risposto con sapienza e con verità. Così è. Dio è Unico e non vi è altro Dio fuori che Lui. Amarlo con tutto il proprio cuore, con tutta la propria intelligenza, con tutta l’anima e tutte le forze, e amare il prossimo come sé stesso, vale molto di più di ogni olocausto e sacrificio. Molto lo penso quando medito le parole davidiche: “A Te non piacciono gli olocausti; il sacrificio a Dio è lo spirito compunto”[150]».
11«Tu non sei lontano dal regno di Dio, perché hai compreso quale sia l’olocausto che è gradito a Dio».
L’olocausto perfetto.
12«Ma quale è l’olocausto maggiormente perfetto?» chiede svelto, a bassa voce, lo scriba, come se dicesse un segreto.
13Gesù raggia d’amore lasciando cadere questa perla nel cuore di costui che si apre alla sua dottrina, alla dottrina del Regno di Dio, e dice, curvo su di lui: «L’olocausto perfetto è amare come noi stessi coloro che ci perseguitano e non avere rancori. Chi fa questo possederà la pace. È detto: i mansueti possederanno la Terra e godranno dell’abbondanza della pace[151]. In verità ti dico che colui che sa amare i suoi nemici raggiunge la perfezione e possiede Dio».
14Lo scriba lo saluta con deferenza e se ne torna al suo gruppo, che lo rimprovera sottovoce di aver lodato il Maestro, e con ira gli dicono: «Che gli hai chiesto in segreto? Sei anche tu, forse, sedotto da Lui?».
15«Ho sentito lo Spirito di Dio parlare sulle sue labbra».
16«Sei uno stolto. Lo credi forse tu il Cristo?».
«Lo credo».
17«In verità fra poco vedremo vuote le nostre scuole dei nostri scribi ed essi andar raminghi dietro quell’Uomo! Ma dove vedi, in Lui, il Cristo?».
18«Dove non so. So che sento che è Lui».
«Pazzo!», gli voltano inquieti le spalle.
Il Messia figlio di David (Mt 22,41-46; Mc 12,35-37; Lc 20,4144)[152].
19Gesù ha osservato il dialogo e, quando i farisei gli passano davanti in gruppo serrato per andarsene inquieti, li chiama dicendo: «Ascoltatemi. Voglio chiedervi una cosa. Secondo voi, che ve ne pare del Cristo? Di chi è figlio?».
20«Sarà figlio di Davide» gli rispondono marcando il “sarà”, perché vogliono fargli capire che, per loro, Egli non è il Cristo.
21«E come dunque Davide, ispirato da Dio, lo chiama “Signore” dicendo: “Il Signore ha detto al mio Signore: ‘Siedi alla mia destra fino a che non avrò messo i tuoi nemici a sgabello ai tuoi piedi’”? Se dunque Davide chiama il Cristo “Signore”, come il Cristo può essergli figlio?».
Non sapendo cosa rispondergli, si allontanano ruminando il loro veleno.
Il partito dell’opposizione.
22Gesù si sposta dal luogo dove era, tutto invaso dal sole, per andare più oltre, dove sono le bocche del tesoro, presso la sala del gazofilacio. Questo lato, ancora in ombra, è occupato da rabbi che concionano con grandi gesti rivolti ai loro ascoltatori ebrei, che aumentano sempre più come, col passare delle ore, aumenta di continuo la gente che affluisce al Tempio.
23I rabbi si sforzano di demolire coi loro discorsi gli insegnamenti che il Cristo ha dato nei giorni precedenti o quella stessa mattina. E sempre più alzano la voce più vedono aumentare la folla dei fedeli. Il luogo, infatti, benché vasto tanto, formicola di persone che vanno e vengono in ogni senso…
Di fronte al tesoro del Tempio[153].
Il Messia osserva (Mc 12,41; Lc 21,1)[154].
24Solo oggi, e con insistenza, vedo apparire la seguente visione.
25Sul principio non vedo che cortili e porticati, che riconosco essere del Tempio, e Gesù, che sembra un imperatore tanto è solenne nel suo abito rosso vivo e manto pure rosso più cupo, appoggiato ad una enorme colonna quadrata che sostiene un arco del portico.
26Mi guarda fissamente. Mi perdo a guardarlo, beandomi di Lui che da due giorni non vedevo e non udivo. La visione dura così per lungo tempo. E finché dura così non la scrivo, perché è gioia mia. Ma, ora che vedo animarsi scena, comprendo che vi è dell’altro e scrivo.
27Il luogo si va empiendo di gente che va e viene in ogni senso. Vi sono sacerdoti e fedeli, uomini, donne e bambini. Chi passeggia, chi, fermo, ascolta i dottori, chi si dirige trascinando agnellini o portando colombi presso altri luoghi forse di sacrificio.
28Gesù sta appoggiato alla sua colonna e guarda. Non parla. Anche due volte che è stato interrogato dagli apostoli ha fatto cenno di no, ma non ha parlato. È attentissimo ad osservare. E dall’espressione pare stia giudicando chi guarda. Il suo occhio e tutto il volto mi ricorda l’aspetto che gli ho visto nella visione del Paradiso, quando giudicava le anime nel giudizio particolare. Ora, naturalmente, è Gesù, Uomo; lassù era Gesù glorioso, perciò più ancora imponente. Ma la mutabilità del volto, che osserva fissamente, è uguale. È serio, scrutatore, ma, se delle volte è di una severità da far tremare il più sfacciato, delle volte è anche così dolce, di una mestizia sorridente che pare carezzi con lo sguardo.
29Pare non oda nulla. Ma deve ascoltare tutto perché, quando da un gruppo lontano parecchi metri, raccolto intorno ad un dottore, si alza una voce nasale che proclama: «Più di ogni altro comando è valido questo: quanto è per il Tempio al Tempio vada. Il Tempio è al disopra del padre e della madre e se alcuno vuole dare alla gloria del Signore ogni “che” che gli avanza, lo può fare e ne sarà benedetto, poiché non vi è sangue né affetto superiore al Tempio», Gesù gira lentamente la testa in quella direzione e guarda con un che… che non vorrei fosse rivolto a me.
Il Messia è solidale.
30Pare guardi in generale. Ma quando un vecchietto tremolante si accinge a salire i cinque scalini di una specie di terrazza che è prossima a Gesù, e che pare conduca ad un altro cortile più interno, e punta il bastoncello e quasi cade inciampando nella veste, Gesù allunga il suo lungo braccio e l’afferra e lo sorregge, né lo lascia sinché lo vede in sicuro. Il vecchietto alza la testa grinzosa e guarda il suo alto salvatore e mormora una parola di benedizione, e Gesù gli sorride e lo carezza sulla testa semicalva. Poi torna contro la sua colonna, e se ne stacca ancora una volta per rialzare un bambino che scivola dalla mano della madre e cade bocconi proprio ai suoi piedi, piangendo, contro il primo scalino. Lo alza, lo carezza, lo consola. La madre, confusa, ringrazia. Gesù sorride anche a lei, alla quale riconsegna il piccolo.
Il Messia è severo (Mc 12,41; Lc 21,1)[155].
31Ma non sorride quando passa un tronfio fariseo e neppure quando passano in gruppo degli scribi e altri che non so chi siano. Questo gruppo saluta con grande sbracciarsi e inchinarsi. Gesù li guarda così fissamente che pare li perfori, e saluta ma senza espansione. È severo. Anche ad un sacerdote che passa, e deve essere un pezzo grosso perché la folla fa largo e saluta e lui passa tronfio come un pavone, Gesù dà un lungo sguardo. Uno sguardo tale che colui, che pure è pieno di superbia, china il capo. Non saluta. Ma non resiste allo sguardo di Gesù.
L’obolo della vedova (Mc 12,42-43; Lc 21,2-3[156].
32Gesù cessa di guardarlo per osservare una povera donnetta vestita di marrone scuro, che sale vergognosa i gradini e va verso una parete in cui sono come delle teste di leone o simili bestie a bocca aperta. Molti vanno a quella volta. Ma Gesù pareva non aver fatto caso a loro. Ora invece segue il cammino della donnetta. Il suo occhio la guarda pietoso e si fa dolce dolce quando la vede stendere una mano e gettare nella bocca di pietra di uno di quei leoni qualche cosa. E quando la donnetta nel ritirarsi gli passa vicino, dice per primo: «La pace a te, donna».
33Quella, stupita, alza il capo e resta interdetta.
34«La pace a te» ripete Gesù. «Va’, che l’Altissimo ti benedice».
35Quella poveretta resta estatica, poi mormora un saluto e va.
36«Ella è felice nella sua infelicità» dice Gesù uscendo dal suo silenzio. «Ora è felice perché la benedizione di Dio la accompagna».
Quando l’obolo è carità (Mc 12,44; Lc 21,4)[157].
37«Udite, amici, e voi che mi siete intorno. Vedete quella donna? Non ha dato che due spiccioli, tanto che non basta a comperare il pasto di un passero tenuto in gabbia, eppure ha dato più di tutti quanti hanno, da quando si è aperto il Tempio all’aurora, versato il loro obolo al Tesoro del Tempio. Udite. Ho visto ricchi in gran numero mettere in quelle bocche sostanze capaci di sfamare costei per un anno e di rivestire la sua povertà, che è decente solo perché è pulita. Ho visto ricchi mettere con visibile soddisfazione là dentro somme che avrebbero potuto sfamare i poveri della Città santa per uno e più giorni e far loro benedire il Signore. Ma in verità vi dico che nessuno ha dato più di costei. Il suo obolo è carità. L’altro non è. Il suo è generosità. L’altro non è. Il suo è sacrificio. L’altro non è. Oggi quella donna non mangerà poiché non ha più nulla. Prima dovrà lavorare per mercede, per poter dare un pane alla sua fame. Dietro a lei non vi sono ricchezze, non vi sono parenti che guadagnino per lei. Ella è sola. Dio le ha levato i parenti, marito e figli, le ha levato quel poco bene che essi le avevano lasciato, e più che Dio glielo hanno levato gli uomini, questo; quegli uomini che ora con grandi gesti, vedete? continuano a gettare là dentro il loro superfluo, di cui molto è estorto con usura dalle povere mani di chi è debole e ha fame.
Sopra il tempio è l’amore.
38Essi dicono che non c’è sangue e affetto superiore al Tempio, e così insegnano a non amare il prossimo loro. Io vi dico che sopra al Tempio è l’amore. La legge di Dio è amore, e non ama chi non ha pietà per il prossimo. Il denaro superfluo, il denaro infangato dall’usura, dall’astio, dalla durezza, dall’ipocrisia, non canta la lode a Dio e non attira sul donatore la benedizione celeste. Dio lo ripudia. Impingua queste casse. Ma non è oro per l’incenso: è fango che vi sommerge, o ministri, che non servite Dio ma il vostro interesse; ma è laccio che vi strozza, o dottori, che insegnate una dottrina vostra; ma è veleno che vi corrode quel resto d’anima, o farisei, che ancora avete. Dio non vuole ciò che è avanzo. Non siate Caini. Dio non vuole ciò che è frutto di durezza. Dio non vuole ciò che, alzando voce di pianto, dice: “Dovevo sfamare un affamato. Ma gli sono stato negato per far pompa qua dentro. Dovevo aiutare un vecchio padre, una madre cadente, e sono stato negato perché l’aiuto non sarebbe stato noto al mondo, ed io devo suonare il mio squillo perché il mondo veda il donatore”.
Soffrire. Non far soffrire.
39No, rabbi che insegni che quanto è avanzo va dato a Dio e che è lecito negare al padre e alla madre per dare a Dio. Il primo comando è: “Ama Dio con tutto il tuo cuore, la tua anima, la tua intelligenza, la tua forza”. Perciò non il superfluo ma quello che è sangue nostro bisogna dargli, amando soffrire per Lui. Soffrire. Non far soffrire. E se dare molto costa, perché spogliarsi delle ricchezze spiace e il tesoro è il cuore dell’uomo, vizioso di natura, è proprio perché costa che dare bisogna. Per giustizia: poiché tutto quanto si ha, si ha per bontà di Dio. Per amore, perché è prova d’amore amare il sacrificio per dare gioia a chi si ama. Soffrire per offrire. Ma soffrire. Non far soffrire, ripeto. Perché il secondo comandamento dice: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. E la legge specifica che, dopo Dio, i genitori sono il prossimo cui è obbligo dare onore e aiuto.
Il dono totale.
40Onde in verità vi dico che quella povera donna ha compreso la Legge meglio dei sapienti ed è giustificata più di ogni altro e benedetta, poiché nella sua povertà ha dato a Dio tutto, mentre voi date ciò che vi supera e lo date per crescere nella stima degli uomini. Lo so che mi odiate perché parlo così. Ma finché questa bocca potrà parlare, parlerà in tal modo. Unite il vostro odio per Me al disprezzo per la poverella che Io lodo. Ma non crediate di fare di queste due pietre doppio piedistallo alla vostra superbia. Saranno la macina che vi stritolerà.
41Andiamo. Lasciamo che le vipere si mordano aumentando il loro veleno. Chi è puro, buono, umile, contrito, e vuole conoscere il vero volto di Dio, mi segua».
Consola il portavoce.
Dice Gesù:
42«E tu, alla quale nulla resta, poiché tutto mi hai dato, dammi questi due ultimi spiccioli. Davanti al tanto che hai dato sembrano, agli estranei, un nulla. Ma per te, che non hai più che questi, sono tutto. Mettili nella mano del tuo Signore. E non piangere. O, almeno, non piangere sola. Piangi con Me, che sono l’Unico che ti posso capire e che ti capisco senza nebbie di umanità, che sono sempre interessato velo al vero».
Ragioni di essere di scribi e farisei[158].
Un cerchio folto di ascoltatori.
43Apostoli, discepoli e folla lo seguono compatti, mentre Egli torna di nuovo nel luogo della prima cinta che è quasi al riparo del muraglione di cinta del Tempio, là dove è un poco di frescura perché la giornata è molto afosa. Là, essendo il terreno sconvolto dagli zoccoli degli animali, sparso delle pietre che i mercanti e i cambiavalute usavano per tenere fermi i loro recinti e le loro tende, là non ci sono i rabbi di Israele, i quali permettevano che nel Tempio si facesse un mercato, ma che hanno ribrezzo a portare le suole dei loro sandali là dove malamente sono cancellate le orme dei quadrupedi che solo da pochi giorni sono stati sfrattati di là…
44Gesù non ne ha ribrezzo e si rifugia là, in un cerchio folto di ascoltatori. Però, prima di parlare, chiama vicino i suoi apostoli, ai quali dice:
Scribi e farisei (Mt 23,1-2; Mc 12,37; Lc 20,45)[159].
45«Venite e ascoltate bene. Ieri volevate sapere molte delle cose che ora dirò e che ieri accennai vagamente, quando riposavamo nell’orto di Giuseppe. State dunque bene attenti, perché sono grandi lezioni per tutti e soprattutto per voi, miei ministri e continuatori.
46Udite. Sulla cattedra di Mosè si assisero al tempo giusto scribi e farisei. Ore tristi, quelle, per la Patria. Finito l’esilio in Babilonia e ricostruita la nazione per magnanimità di Ciro, i reggitori del popolo sentirono la necessità di ricostruire anche il culto e la conoscenza della Legge. Perché guai a quel popolo che non li ha a sua difesa, guida e sostegno, contro i più potenti nemici di una nazione, che sono l’immoralità dei cittadini, la ribellione dei capi, la disunione fra le diverse classi e partiti, i peccati contro Dio e contro il prossimo, l’irreligiosità, tutti elementi disgregatori per sé stessi e per le punizioni celesti che provocano!
Gli scribi.
47Sorsero dunque gli scribi, o dottori della Legge, per poter ammaestrare il popolo che, parlante il linguaggio caldeo, retaggio del duro esilio, non comprendeva più le scritture scritte in ebraico puro. Sorsero in aiuto dei sacerdoti, insufficienti per numero ad assolvere il compito di ammaestrare le folle. Laicato dotto e dedicato ad onorare il Signore, portando la conoscenza di Lui negli uomini e portando a Lui gli uomini, ebbe la sua ragione di essere e fece anche del bene. Perché, ricordatevelo tutti, anche le cose che per debolezza umana poi degenerano, come fu questa che si corruppe nell’andare dei secoli, hanno sempre qualche parte di buono e una ragione, almeno iniziale, di essere, per le quali cose l’Altissimo permette che sorgano e durino sinché, la misura della degenerazione essendo colma, l’Altissimo non le disperde.
I farisei.
48Venne poi l’altra setta dei farisei, dalla trasformazione di quella degli Assidei, sorta per sostenere con la più rigida morale e la più intransigente ubbidienza la Legge di Mosè e lo spirito di indipendenza nel nostro popolo, quando il partito ellenista, formatosi per le pressioni e le seduzioni iniziatesi al tempo di Antioco Epifane e presto mutatesi in persecuzioni su chi non cedeva alle pressioni dell’astuto, che più che sulle sue armi contava sulla disgregazione della fede nei cuori per regnare nella nostra Patria, tentava di farci servi.
49Ricordate anche questo: temete piuttosto le fallaci alleanze e le blandizie di uno straniero che le sue legioni. Perché, mentre se sarete fedeli alle leggi di Dio e della Patria vincerete anche se accerchiati da eserciti poderosi, quando sarete corrotti dal veleno sottile, dato come un miele inebriante dallo straniero che ha fatto disegni su di voi, Dio vi abbandonerà per i vostri peccati, e sarete vinti e soggetti, anche senza che il falso alleato dia battaglia cruenta contro il vostro suolo. Guai a chi non sta all’erta come vigile scolta e respinge l’insidia sottile di un astuto e falso vicino, o alleato, o dominatore che inizia la sua dominazione sui singoli, illanguidendo il loro cuore e corrompendolo con usi e costumi che nostri non sono, che santi non sono e che perciò ci rendono sgraditi al Signore! Guai! Ricordate tutti le conseguenze portate alla Patria dall’avere alcuni dei suoi figli adottato usi e costumi dello straniero per ingraziarsi lo stesso e godere. Buona cosa è la carità con tutti, anche con i popoli che non sono della nostra fede, che non hanno i nostri usi, che ci hanno nuociuto nei secoli. Ma l’amore a questi popoli, che sono sempre nostro prossimo, non ci deve mai far rinnegare la Legge di Dio e della Patria per il calcolo di qualche utile carpito così ai vicini. No. Gli stranieri disprezzano coloro che sono servili sino al ripudio delle cose più sante della Patria. Non è col rinnegare il Padre e la Madre -Dio e la Patria- che si ottiene rispetto e libertà.
50Bene dunque fu che al tempo sorgessero anche i farisei a fare diga contro lo straripamento fangoso di usi e costumi stranieri. Lo ripeto: ogni cosa che sorge e che dura ha la sua ragione d’essere. E bisogna rispettarla per ciò che fece, se non per ciò che fa. Ché, se essa è colpevole, ormai, non sta agli uomini insultarla e meno ancora colpirla. C’è ci sa farlo: Dio e Colui che Egli ha mandato e che ha il diritto e il dovere di aprire la sua bocca e di aprire i vostri occhi, perché voi e loro sappiate il pensiero dell’Altissimo e agiate con giustizia. Io e nessun altro. Io perché parlo per mandato divino. Io perché posso parlare non avendo in Me nessuno dei peccati che vi scandalizzano quando li vedete fatti da scribi e farisei, ma che, se potete, fate voi pure».
Discorso degno del Messia.
51Gesù, che aveva iniziato pianamente il suo discorso, ha alzato gradatamente la voce, e in queste ultime parole essa è potente come uno squillo di tromba.
52Ebrei e gentili sono intenti ed attenti ad ascoltarlo. E se i primi applaudono quando Gesù ricorda la Patria e chiama apertamente coi loro nomi coloro che, stranieri, li hanno assoggettati e fatti soffrire, i secondi ammirano la forma oratoria del discorso e si felicitano di essere presenti a questa orazione degna di un grande oratore, dicono fra loro.
Bugiardi e sleali, cattivi e ingiusti (Mt 23,3-4)[160].
53Gesù abbassa di nuovo la voce riprendendo a parlare:
54«Questo vi ho detto per ricordarvi la ragione d’essere di scribi e farisei, e come e perché si sono seduti sulla cattedra di Mosè, e come e perché parlano e non vane sono le loro parole. Fate dunque ciò che essi dicono. Ma non imitateli nelle loro azioni. Perché essi dicono di fare in una data maniera, ma poi non fanno ciò che dicono che si deve fare. Infatti essi insegnano le leggi di umanità del Pentateuco, ma poi caricano di pesi grandi, insopportabili, inumani, gli altri, mentre per loro stessi non stendono neppure un dito, non a portare quei pesi, ma neppure a toccarli.
I cristiani evitino gli errori dei Farisei
Eresie farisaiche da evitare.
55Loro regola di vita è l’esser visti e notati e applauditi per le loro opere, che fanno in maniera atta a esser viste, per averne lode. E contravvengono alla legge dell’amore, perché amano definirsi separati e hanno sprezzo per coloro che non sono della loro setta, ed esigono il titolo di maestri e un culto dai loro discepoli quali essi non dànno a Dio. Dèi si credono per sapienza e potenza, superiori al padre e alla madre vogliono essere nel cuore dei loro discepoli, e pretendono che la loro dottrina superi quella di Dio ed esigono che sia praticata alla lettera, anche se è manipolazione della vera Legge, inferiore alla stessa come più non lo è per questo monte rispetto all’altezza del Grande Ermon che tutta la Palestina sovrasta; ed eretici sono, credendo, come i pagani, alla metempsicosi e alla fatalità alcuni, negando gli altri ciò che i primi ammettono e, di fatto se non di effetto, ciò che Dio stesso ha dato per fede, definendosi unico Dio al quale va dato culto e dicendo il padre e la madre secondi a Dio soltanto, e come tali in diritto di essere ubbiditi più di un maestro che non sia divino. Ché se ora Io vi dico: “Colui che ama il padre e la madre più di Me non è atto al Regno di Dio”, non è già per inculcarvi il disamore ai parenti, ai quali dovete rispetto ed aiuto, né è lecito levare un soccorso ad essi dicendo: “È denaro del Tempio”, o ospitalità dicendo: “La mia carica me lo vieta”, o la vita dicendo: “Ti uccido perché tu ami il Maestro”, ma è perché abbiate l’amore giusto ai parenti, ossia un amore paziente e forte nella sua mansuetudine, il quale sa -senza giungere all’odio verso il parente che pecca e dà dolore non seguendovi sulla via della Vita: la mia- il quale sa saper scegliere tra la legge mia e l’egoismo famigliare e la sopraffazione famigliare. Amate i parenti, ubbiditeli in tutto ciò che è santo. Ma siate pronti a morire, non già a dar morte ma a morire, dico, se essi vogliono indurvi a tradire la vocazione che Dio ha messa in voi di essere i cittadini del Regno di Dio che Io sono venuto a formare.
Unità dei Cristiani.
56Non imitate scribi e farisei, divisi fra loro sebbene affettino di essere uniti. Voi, discepoli del Cristo, siate veramente uniti, uni per gli altri, i capi dolci ai soggetti, i soggetti dolci coi capi, uni nell’amore e nel fine della vostra unione: conquistare il mio Regno ed essere alla mia destra nell’eterno Giudizio. Ricordate che un regno diviso non è più un regno e non può sussistere. Siate dunque uniti fra voi nell’amore per Me e per la mia dottrina. Assise del cristiano[161],, ché tale sarà il nome dei sudditi miei, sia l’amore e l’unione, l’uguaglianza fra voi nelle vesti, la comunanza negli averi, la fratellanza dei cuori. Tutti per uno, uno per tutti.
57Chi ha, dia umilmente. Chi non ha, accetti umilmente e umilmente esponga i suoi bisogni ai fratelli, sapendoli tali; e i fratelli ascoltino amorosamente i bisogni dei fratelli, sentendosi ad essi veramente tali. Ricordate che il Maestro vostro ebbe spesso fame, freddo e altri mille bisogni e disagi, e umilmente li espose agli uomini, Egli, Verbo di Dio. Ricordate che è dato un premio a chi è misericorde anche di un sol sorso d’acqua. Ricordate che dare è meglio che ricevere. In questi tre ricordi il povero trovi la forza di chiedere senza sentirsi umiliato, pensando che Io l’ho fatto prima di lui, e di perdonare se sarà respinto, pensando che molte volte al Figlio dell’uomo fu negato il posto e il cibo che si dànno ai cani di guardia al gregge. E il ricco trovi la generosità di dare le sue ricchezze, pensando che la moneta vile, l’odioso denaro suggerito da Satana, causa dei nove decimi delle rovine del mondo, se dato per amore si muta in gemma immortale e paradisiaca.
I Cristiani vanno vestiti di virtù Mt 23,5-7; Mc 12,38-39; Lc 20,46[162]
58Siate vestiti delle vostre virtù. Esse siano ampie ma note a Dio solo. Non fate come i farisei che portano le filatterie più larghe e le frange più lunghe e amano i primi seggi nelle sinagoghe e gli ossequi nelle piazze, e vogliono essere chiamati dal popolo: “Rabbi”.
Fraternità senza titoli (Mt 23,8-10)[163].
59Uno solo è il Maestro: il Cristo. Voi che in futuro sarete i nuovi dottori, parlo a voi, miei apostoli e discepoli, ricordate che Io solo sono il vostro Maestro. E lo sarò anche quando non sarò più fra voi. Perché solo la Sapienza è colei che ammaestra. Non fatevi perciò chiamare maestri, perché siete voi stessi discepoli. E non esigete e non date il nome padre ad alcuno sulla Terra, perché uno solo è il Padre di tutti: il Padre vostro che è nei Cieli. Questa verità vi faccia saggi nel sentirvi veramente tutti fratelli fra voi, sia quelli che dirigono come quelli che sono diretti, e amatevi perciò da buoni fratelli. Né alcuno di quelli che dirigeranno si faccia chiamare guida, perché una sola è la vostra guida comune: il Cristo.
La missione è servire (Mt 23,11-13)[164].
60Il più grande fra voi sia vostro servo. Non è umiliarsi esser servo dei servi di Dio, ma è imitare Me che fui mite e umile sempre pronto ad avere amore ai fratelli miei nella carne di Adamo e ad aiutarli con la potenza che ho in Me come Dio. Né ho umiliato il divino, servendo gli uomini. Perché il vero re è colui che sa signoreggiare non tanto gli uomini quanto le passioni dell’uomo, prima fra tutte la stolta superbia. Ricordate: chi si umilia sarà esaltato e chi si esalta sarà umiliato.
Regola per generare Cristo nel proprio cuore.
61La Donna di cui ha parlato nel secondo della Genesi il Signore[165], la Vergine di cui è parola in Isaia, la Madre-Vergine dell’Emmanuele[166], ha profetato questa verità del tempo nuovo cantando: “Il Signore ha rovesciato i potenti dai troni ed ha innalzato gli umili”[167]. La Sapienza di Dio parlava sul labbro di Colei che era Madre della Grazia e Trono della Sapienza. E Io ripeto le ispirate parole che mi lodarono unito al Padre e allo Spirito Santo, nelle nostre opere mirabili, quando, senza offesa per la Vergine, Io, l’Uomo, mi formavo nel suo seno senza cessare di essere Dio. Siano norma a quelli che vogliono partorire il Cristo nei loro cuori e venire al Regno di Cristo. Non vi sarà Gesù: il Salvatore; Cristo: il Signore; e non vi sarà Regno dei Cieli per coloro che sono superbi, fornicatori, idolatri, adorando sé stessi e la loro volontà.
Le invettive contro scribi e farisei.
Guai all’uomo senza misericordia (Mt 23,13)[168].
62Perciò guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che credete di poter chiudere con le vostre impraticabili sentenza -e realmente, se fossero avvallate da Dio, sarebbero serrame infrangibile alla maggioranza degli uomini- che credete di poter chiudere il Regno dei Cieli in faccia agli uomini che alzano lo spirito ad esso per trovare forza nella loro penosa giornata terrena! Guai a voi che non ci entrate, non ci volete entrare perché non accogliete la Legge del celeste Regno, e non lasciate entrare gli altri che sono davanti a quella porta che voi, intransigenti, rinforzate di chiusure che Dio non ha messe.
Guai a voi usurai! (Mt 23,14; Mc 12,40; Lc 20,47)[169]
63Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che divorate le case delle vedove col pretesto di fare lunghe orazioni. Per questo subirete un giudizio severo!
Guai a voi corruttori! (Mt 23,15)[170]
64Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che andate per mare e per terra, consumando gli averi non vostri, per fare un solo proselite e, fatto che sia tale, lo rendete figlio dell’inferno il doppio di voi!
Guai a voi disonesti! (Mt 23,16-22)[171]
65Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il Tempio non è niente il suo giuramento, ma se giura per l’oro del Tempio allora resta obbligato al suo giuramento”. Stolti e ciechi! E chi è di più? L’oro, o il Tempio che santifica l’oro? E che dite: “Se uno giura per l’altare non ha valore il suo giuramento, ma se uno giura per l’offerta che è sull’altare allora è valido il suo giurare e resta obbligato al suo giuramento”. Ciechi! Che cosa è più grande? L’offerta, o l’altare che santifica l’offerta? Chi dunque giura per l’altare giura per esso e per tutte le cose che sono sopra di esso, e chi giura per il Tempio giura per esso e per Colui che lo abita, e chi giura per il Cielo giura per il trono di Dio e per Colui che vi sta assiso.
Guai a voi ingiusti! (Mt 23,23-24)[172].
66Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate le decime della menta e della ruta, dell’anice e del cumino, e poi trascurate i precetti più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste sono le virtù che bisognava avere, senza tralasciare le altre cose minori! Guide cieche, che filtrate le bevande per paura di contaminarvi inghiottendo un moscerino affogato, e poi trangugiate un cammello senza sentirvi immondi per questo.
67Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che lavate l’esterno del calice e del piatto, ma dentro siete ricolmi di rapina e d’immondezza. Fariseo cieco, lava prima il di dentro del tuo calice e del tuo piatto, di modo che anche il di fuori divenga pulito.
68Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che volate come nottole nelle tenebre per le vostre opere di peccato e patteggiate nella notte coi pagani, i ladroni e i traditori, e poi, al mattino, cancellati i segni dei vostri occulti mercati, salite al Tempio in bella veste.
Guai a voi impuri di cuore! (Mt 23,27-28[173]
69Guai a voi, che insegnate le leggi della carità e della giustizia contenute nel Levitico, e poi siete avidi, ladri, falsi, calunniatori, oppressori, ingiusti, vendicativi, odiatori, e giungete ad abbattere colui che vi dà noia, anche se è vostro sangue, e a ripudiare la vergine che vi è divenuta moglie, e ripudiare i figli avuti da lei perché sono infelici, e ad accusare di adulterio la vostra donna che più non vi piace, o di malattia immonda, per esser liberi di essa, voi che immondi siete nel vostro cuore libidinoso, anche se non parete tali agli occhi della gente che non sa le vostre azioni. Siete simili a sepolcri imbiancati, che di fuori sembrano belli mentre dentro sono pieni d’ossa di morti e di marciume. Così anche voi. Sì. Così! Di fuori sembrate giusti, ma dentro siete ricolmi di ipocrisia e d’iniquità.
Guai a voi criminali figli d’assassini! (Mt 23,29-32)[174]
70Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che innalzati sontuosi sepolcri ai profeti e abbellite le tombe dei giusti dicendo: “Se noi fossimo vissuti ai tempi dei nostri padri non saremmo stati complici e partecipi di coloro che sparsero il sangue dei profeti”. E così testimoniate contro di voi di essere i discendenti di coloro che uccisero i vostri profeti. E voi, del resto, colmate la misura dei padri vostri…
Serpenti, razza di vipere! (Mt 23,33-36)[175].
71O serpenti, razza di vipere, come scamperete alla condanna della Geenna?
72Per questo, ecco, Io, Parola di Dio, vi dico: Io, Dio, manderò a voi profeti e sapienti e scribi novelli. E, di questi, voi parte ne ucciderete, parte ne crocifiggerete, parte ne flagellerete nei vostri tribunali, nelle vostre sinagoghe, fuori delle vostre mura, e parte li perseguiterete di città in città, finché non ricada su di voi tutti il sangue giusto sparso sulla Terra, dal sangue del giusto Abele a quello di Zaccaria figlio di Barachia, che voi uccideste fra l’atrio e l’altare perché vi aveva, per amore di voi, ricordato il vostro peccato acciò ve ne pentiste tornando al Signore.
73Così è. Voi odiate coloro che vogliono il vostro bene e amorosamente vi richiamano sui sentieri di Dio.
74In verità vi dico che tutto ciò sta per avvenire, e il delitto e le conseguenze. In verità vi dico che tutto ciò si compirà su questa generazione.
Allegoria della chioccia (Mt 23,37)[176].
75Oh! Gerusalemme! Gerusalemme! Gerusalemme, che lapidi quelli che ti sono inviati e uccidi i tuoi profeti! Quante volte Io ho voluto radunare i tuoi figli come la chioccia raduna i suoi pulcini sotto le sue ali, e tu non hai voluto!
Un segno del suo ritorno (Mt 23,38-39[177].
76Or ecco, ascolta, o Gerusalemme! Or ecco, ascoltate voi tutti che mi odiate e odiate tutto ciò che viene da Dio. Or ecco, ascoltate voi che mi amate e che sarete travolti nel castigo serbato per i persecutori dei Messi di Dio. E ascoltate anche voi che non siete di questo popolo, ma che mi ascoltate ugualmente, ascoltate per sapere chi è Colui che vi parla e che predice senza bisogno di studiare il volo, il canto degli uccelli, né i fenomeni celesti e le viscere degli animali sacrificati, né la fiamma e il fumo degli olocausti, perché tutto il futuro è il presente per Colui che vi parla. “Questa vostra Casa vi sarà lasciata deserta. Io vi dico, dice il Signore, che non mi vedrete più finché voi pure non diciate: “Benedetto Colui che viene nel nome del Signore”[178]».
Nei giardini del re.
Il Messia visibilmente stanco.
77Gesù è visibilmente stanco e accaldato. E per la fatica del lungo e tonante discorso e per l’afa della giornata senza vento. Premuto contro al muro da una moltitudine, dardeggiato da mille e mille pupille, sentendo tutto l’odio che da sotto i portici del cortile dei Pagani lo ascolta, e tutto l’amore o almeno l’ammirazione che lo circonda, incurante del sole che picchia sulle schiene e sui volti arrossati e sudati, appare veramente spossato e bisognoso di ristoro. E lo cerca dicendo ai suoi apostoli e ai settantadue, che come tanti cunei si sono aperti lentamente un passaggio nella folla e che sono ora in prima linea, barriera d’amore fedele intorno a Lui: «Usciamo dal Tempio e andiamo all’aperto fra gli alberi. Ho bisogno di ombra, silenzio e frescura. In verità questo luogo sembra già ardere del fuoco dell’ira celeste».
78Gli fanno largo a fatica e possono così uscire dalla porta più vicina, dove Gesù si sforza di congedare molti, ma inutilmente. Lo vogliono seguire a tutti i costi.
Crollo del Tempio di Gerusalemme (Mt 24,1-2; Mc 13,1-2; Lc 21,5-6) [179].
79I discepoli, intanto, osservano il cubo del Tempio sfavillante sotto al sole quasi meridiano, e Giovanni d’Efeso fa osservare al Maestro la potenza della costruzione: «Guarda che pietre e che costruzioni!».
80«Eppure di esse non resterà pietra su pietra», risponde Gesù.
«No! Quando? Come?», chiedono in molti.
Nei giardini del Re.
81Ma Gesù non dice. Scende il Moria ed esce svelto dalla città, passando per Ofel e per la porta di Efraim o del Letame e rifugiandosi nel folto dei Giardini del Re dapprima, ossia sinché coloro che, non apostoli e non discepoli, si sono ostinati a seguirlo se ne vanno lentamente quando Mannaen, che ha fatto aprire i pesanti cancelli, si fa avanti, imponente, per dire a tutti «Andate. Qui non entrano che coloro che io voglio».
82Ombre, silenzio, profumi di fiori, aromi di canfore e garofani, cannella, spigo e mille altre erbe da odori, e fruscio di ruscelli, certo alimentati dalle fonti e cisterne vicine, sotto gallerie di fogliame, cinguettii d’uccelli, fanno del luogo un posto di riposo paradisiaco. La città sembra lontana miglia e miglia, con le sue vie strette, cupe per gli archivolti o assolate sino ad essere abbacinanti, coi suoi odori e fetori di cloache non sempre pulite e di vie percorse da troppi quadrupedi per essere pulite, specie quelle di secondaria importanza.
83Il custode dei Giardini deve conoscere molto bene Gesù, perché lo ossequia con rispetto e confidenza insieme, e Gesù gli chiede dei figli e della moglie.
84L’uomo vorrebbe ospitare Gesù nella sua casa, ma il Maestro preferisce la pace fresca, riposante del vasto Giardino del Re, un vero parco di delizie. E prima che i due instancabili e fedelissimi servi di Lazzaro se ne vadano a prendere la cesta del cibo, Gesù dice loro: «Dite alle vostre padrone di venire. Staremo qui qualche ora con mia Madre e le discepole fedeli. E sarà tanto dolce…».
Nel rifugio di pace.
85«Sei molto stanco, Maestro! Il tuo volto lo dice», osserva Mannaen.
86«Sì. Tanto che non ho avuto forza di andare oltre».
87«Ma io te li avevo offerti questi giardini più volte, in questi giorni. Tu sai se io sono contento di poterti offrire pace e ristoro!».
88«Lo so, Mannaen».
«E ieri sei voluto andare in quel triste luogo! Così arido nelle vicinanze, così stranamente brullo nel suo vegetare quest’anno! Così vicino a quella triste porta!».
89«Ho voluto accontentare i miei apostoli. Sono bambini, in fondo. Grandi bambini. Vedili là come si ristorano felici! … Subito dimentichi di quanto si agita contro di Me oltre queste mura…».
90«E dimentichi che Tu sei tanto afflitto… Ma non mi sembra che ci sia molto da allarmarsi. Mi sembrava più pericoloso il luogo altre volte».
91Gesù lo guarda e tace. Quante volte vedo Gesù guardare e tacere così, in questi ultimi giorni!
92Poi Gesù si dà a guardare gli apostoli e i discepoli, che si sono levati i copricapi e i mantelli e i sandali, rinfrescandosi volti ed estremità nei freschi rii, imitati da molti dei settantadue discepoli, che ora, in realtà, sono molti di più, io credo, e che, tutti uniti dalla fraternità di ideali, si gettano qua e là in riposo, un poco in disparte per lasciare Gesù quieto a riposare.
93Anche Mannaen si ritira lasciandolo in pace. Tutti rispettano il riposo del Maestro, stanchissimo, che si è rifugiato in una foltissima pergola di gelsomino in fiore fatta a campana isolata da un anello d’acque che scorre frusciando in un canaletto nel quale si riversano erbe e fiori. Un vero rifugio di pace, al quale si accede per un ponticello largo due palmi e lungo quattro, sulla cui ringhiera è tutta una ghirlanda di corolle di gelsomini.
Offre, benedice, distribuisce il cibo.
94Tornano i servi aumentati da altri, perché Marta ha voluto provvedere a tutti i servi del Signore, e dicono che le donne verranno fra poco.
95Gesù fa chiamare Pietro e gli dice: «Insieme a Giacomo mio fratello benedici, offri e distribuisci così come Io faccio».
96«Distribuire sì, ma benedire no, Signore. A Te tocca offrire e benedire. Non a Me».
97«Quando eri a capo dei compagni, lontano da Me, non lo facevi?».
98«Sì. Ma allora… era per forza che lo facevo. Adesso Tu sei con noi e Tu benedici. Mi pare più buono tutto, quando Tu offri per noi e distribuisci.», e il fedele Simone abbraccia il suo Gesù, seduto stancamente in quell’ombra, e gli curva la testa sulla spalla, beato di poterlo stringere e baciare così…
99Gesù si alza e lo accontenta. Va verso i discepoli, offre, benedice, spartisce il cibo, li guarda mangiare contenti e dice loro: «Dopo dormite, riposate mentre è l’ora e perché poi possiate vegliare e pregare quando avrete bisogno di farlo, e la fatica e stanchezza non vi aggravino di sonno occhi e spirito quando sarà necessario che voi siate pronti e ben svegli».
«Tu non resti con noi? Non mangi?».
101«Lasciatemi riposare. Ho bisogno solo di questo. Mangiate, mangiate!». Carezza nel passare quelli che trova sul suo cammino e torna al suo posto…
La Madre e il Figlio.
La Madre veglia il Figlio.
102Dolce, soave è la venuta della Madre presso il Figlio. Maria viene avanti sicura, poiché Mannaen, che ha vegliato presso il cancello, meno stanco degli altri, le indica il luogo dove è Gesù. Le altre, e vi sono tutte le discepole ebree, e di romane la sola Valeria, sostano per qualche tempo, silenziose per non destare i discepoli che dormono al rezzo delle frondose piante, simili a tante pecore accosciate fra l’erba, a sesta.
103Maria entra sotto la pergola di gelsomini senza far scricchiolare il piccolo ponte di legno, né la ghiaia del suolo, e ancor più cautamente si accosta al Figlio che, vinto dalla stanchezza, si è addormentato col capo sul tavolo di pietra messo là sotto, il braccio sinistro a far da guanciale sotto il volto velato dai capelli. Maria si siede paziente vicino alla sua Creatura stanca. E la contempla… tanto… e un sorriso doloroso e amoroso è sul suo labbro, mentre senza rumore le cadono in grembo gocce di pianto; ma se le labbra sono chiuse e mute, prega il suo cuore, con tutta la forza che possiede, e tradisce la potenza di quella preghiera e del suo soffrire l’atteggiamento delle sue mani congiunte in grembo, strette, intrecciate per non tremare e pure scosse da un tremito lieve. Mani che si disgiungono soltanto per cacciare una mosca insistente che vuole posarsi sul Dormente e lo potrebbe svegliare.
104È la madre che veglia il Figlio. L’ultimo sonno del Figlio che ella possa vegliare. E se il volto della Madre, in questo mercoledì pasquale, è diverso da quello della Madre nel Natale del Signore, perché il dolore lo impallidisce e scava, la dolce purezza amorosa dello sguardo, la trepida cura è uguale a quella che Ella aveva quando, curva sulla greppia di Betlemme, proteggeva del suo amore il primo sonno disagiato della sua Creatura.
105Gesù ha un movimento e Maria si asciuga rapidamente gli occhi per non mostrare lacrime al Figlio. Ma Gesù non si è svegliato. Ha solo mutato posizione al volto, girandolo dall’altra parte, e Maria riprende la sua immobilità e la sua veglia.
Sogni d’incubo.
106Ma qualcosa fa schiantare il cuore di Maria. Ed è sentire che il suo Gesù piange nel sonno e con bisbiglio confuso, perché parla con la bocca premuta contro il braccio e la veste, mormora il nome di Giuda…
107Maria si alza, si avvicina, si curva sul Figlio, segue quel confuso bisbigliare con le mani premute sul cuore perché, rotto, ma non totalmente da non poterlo seguire, il discorso di Gesù fa capire che Egli sogna e risogna il presente e il passato, e poi anche il futuro, finché si desta con un sobbalzo, come per sfuggire a qualcosa che è orrendo. Ma trova il petto di sua Madre, le braccia di sua Madre, il sorriso di sua Madre, la dolce voce di sua Madre, il suo bacio, la sua carezza, lo sfiorare leggero del suo velo passato sul volto ad asciugare le lacrime e sudore mentre gli dice: «Eri scomodo, e sognavi… Sei sudato e stanco, Figlio mio». E gli ravviva i capelli scomposti, gli asciuga il volto e lo bacia, tenendolo cinto al suo braccio, appoggiato al suo cuore poiché non può più raccoglierselo in grembo come quando era piccino.
108Gesù le sorride dicendo: «Sei sempre la Mamma. Quella che consola. Quella che ripaga di tutto. La mia Mamma!». Se la fa sedere vicino abbandonandole la mano nel grembo, e Maria prende quella mano lunga, così signorile eppure così robusta, di artiere, fra le sue piccine, e ne carezza le dita e il dorso, lisciandone le vene che si erano gonfiate mentre pendeva nel sonno. E cerca di distrarlo…
Ristoro preparato dalla Mamma.
109«Siamo venute. Ci siamo tutte. Anche Valeria. Le altre sono all’Antonia. Le ha volute Claudia, “che è molto rattristata” ha detto la liberta. Dice che, non so per quale cosa, ha il presagio di molto pianto. Superstizioni! … Solo Dio sa le cose…».
110«Dove sono le discepole?».
111«Là, al principio dei Giardini. Marta ha voluto prepararti cibi e bevande refrigeranti e confortanti, pensando a quanto ti spossi. Ma io, guarda, questo ti piace sempre e te l’ho portato io. La mia parte. È più buono perché è della tua Mamma». Gli mostra del miele ed una focaccetta di pane sul quale lo stende dandolo al Figlio e dicendo: «Come a Nazareth, quando prendevi un riposo nell’ora più calda e poi ti svegliavi accaldato, e io venivo dalla grotta fresca con questo ristoro…». Si ferma perché le trema la voce.
112Suo Figlio la guarda e poi dice: «E quando c’era Giuseppe, per due portavi il ristoro e la fresca acqua della giara porosa, tenuta sulla corrente perché fosse più fresca e ancor più la facevano tale gli steli di menta selvaggia che vi gettavi dentro. Quanta menta, là, sotto gli ulivi! E quante api sui fiori della menta! Il nostro miele sapeva sempre un poco di quel profumo…». Pensa… ricorda…
113«Abbiamo visto Alfeo, sai? Giuseppe si è attardato perché aveva un figlio un poco malato. Ma domani sarà certo qui con Simone. Salome di Simone guarda la nostra casa e quella di Maria».
Dio riposa presso gli ubbidienti.
114«Mamma, quando sarai sola, con chi starai?».
115«Con chi Tu dirai, Figlio mio. Ti ho ubbidito prima di averti, Figlio. Continuerò a farlo dopo che mi avrai lasciata». Le trema la voce, ma il sorriso è eroico sulle labbra.
116«Tu sai ubbidire. Quanto riposo stare con te! Perché, vedi, Mamma? Il mondo non può capire, ma Io trovo ogni riposo presso gli ubbidienti… Sì. Dio riposa presso gli ubbidienti. Dio non avrebbe avuto a soffrire, a faticare, se la disubbidienza non fosse venuta nel mondo. Tutto accade perché non si ubbidì. Per questo il dolore nel mondo… Per questo il nostro dolore».
117«Ma anche la nostra pace, Gesù. Perché noi sappiamo che la nostra ubbidienza consola l’Eterno. Oh! per me in specie, cosa è questo pensiero! Mi è concesso, a me, creatura, di consolare il mio Creatore!».
118«Oh! Gioia di Dio! Tu non sai, o nostra Gioia, cosa è per Noi questa tua parola! Supera le armonie dei celesti cori… Benedetta! Benedetta che mi insegni l’ultima ubbidienza, e me la rendi così gradita a compiersi con questo pensiero!».
119«Tu non hai bisogno che io ti insegni, Gesù mio. Tutto ho imparato da Te».
120«Tutto ha imparato da te Gesù di Nazareth, l’Uomo».
121«Era la tua luce che usciva da Me. La luce che Tu sei, e che veniva alla Luce Eterna annichilita in veste d’uomo… 30Mi hanno detto i fratelli di Giovanna il discorso che hai pronunciato. Erano rapiti di ammirazione. Sei stato forte con i farisei…».
“Quando non si vuole il rimprovero si agisce da giusti”.
122«È l’ora delle spreme verità, Mamma. Per essi restano morte verità. Ma per gli altri saranno verità vive. E con l’amore e il rigore Io devo tentare l’ultima battaglia per strapparli al Male».
123«È vero. Mi hanno detto che Gamaliele, che era con gli altri in una delle sale dei portici, disse, alla fine, mentre molti erano inquieti: “Quando non si vuole il rimprovero si agisce da giusti”, e se ne è andato dopo questa osservazione».
124«Ho piacere che il rabbi mi abbia sentito. Chi te lo ha detto?».
125«Lazzaro. E a lui lo disse Eleazzaro, che era nella sala con gli altri. Lazzaro è venuto a sesta. Ha salutato ed è ripartito senza ascoltare le sorelle, che lo volevano trattenere fino al tramonto. Ha detto di mandare Giovanni, o altri, a ritirare quelle frutta e quei fiori, che sono al giusto punto».
«Manderò Giovanni, domani».
126«Viene tutti i giorni Lazzaro. Ma Maria si inquieta perché dice che sembra una apparizione. Sale al Tempio, viene, dà ordini e riparte».
127«Anche Lazzaro sa ubbidire. Gli ho ordinato Io così, perché è insidiato lui pure. Ma non dirlo alle sorelle. Non gli accadrà nulla. E ora andiamo dalle discepole».
Le discepole fedeli.
Quelle che hanno dato il cuore al Messia.
128«Non ti muovere. Io le chiamerò. I discepoli dormono tutti…».
129«E li lasceremo dormire. La notte poco dormono, perché Io li istruisco nella pace del Getsemani».
130Maria esce e torna con le donne, che sembrano aver abolito il loro peso tanto sono leggeri i loro passi. Lo salutano col loro ossequio profondo, che è familiare solo in Maria Cleofe.
131E Marta da una capace borsa trae un’anforetta sudante, mentre Maria leva da un vaso, pure poroso, fresche frutta venute da Betania, e le dispone sul tavolo a fianco di quanto ha preparato la sorella, ossia un colombo arrostito alla fiamma, croccante, appetitoso, e prega Gesù di gradire, dicendo: «Mangia. Riconforta questa carne. Io stessa l’ho preparata».
132Giovanna invece ha portato dell’aceto rosato. Spiega: «Rinfresca tanto in questi primi calori. Lo usa anche il mio sposo quando si stanca nelle lunghe cavalcate».
133«Noi non abbiamo nulla», si scusano Maria Salome, Maria Cleofe, Susanna ed Elisa. E Niche e Valeria alla loro volta: «E neppure noi. Non sapevamo di dover venire».
134«Mi avete dato tutto il vostro cuore. Mi è sufficiente. E ancor mi darete…».
135Mangia, ma più che altro beve la fresca acqua melata che Marta gli mesce dall’anfora porosa, e le frutta fresche che sono un ristoro per l’Affaticato.
Quelle che gioiscono della loro redenzione.
136Le discepole non parlano molto. Lo guardano ristorarsi. Nei loro occhi è amore e affanno. E d’improvviso Elisa si mette a piangere, e se ne scusa dicendo: «Non so. Ho il cuore gravato di mestizia…».
137«Tutte lo abbiamo. Persino Claudia nel suo palazzo…», dice Valeria.
138«Io vorrei che fosse già Pentecoste», sussurra Salome.
139«Io invece vorrei fermare il tempo a quest’ora», dice Maria di Magdala.
140«Saresti egoista, Maria», le risponde Gesù.
«Perché, Rabboni?».
141«Perché vorresti per te sola la gioia della tua redenzione. Sono migliaia e milioni di esseri che attendono quest’ora, o che per quest’ora saranno redenti».
142«È vero. Non ci pensavo…», china il capo mordendosi le labbra per non far vedere le lacrime dei suoi occhi e il tremito delle sue labbra. Ma è sempre la forte lottatrice, e dice: «Se Tu vieni domani, potrai rivestirti della veste che hai mandata. È fresca e monda, degna della cena pasquale».
Quelle che col cuore hanno dato tutto.
143«Verrò… 32Non avete nulla da dirmi? Siete mute ed afflitte. Non sono più Gesù? …», sorride alle donne invitante.
144«Oh! sei Tu! Ma sei tanto grande in questi giorni che io non so più vederti come il fanciullino che ho portato fra le braccia!», esclama Maria d’Alfeo.
145«E io come il semplice rabbi che entrava nella mia cucina cercando Giovanni e Giacomo», dice Salome.
146«Io ti ho sempre conosciuto così: Re dell’anima mia!», proclama Maria di Magdala.
147E Giovanna, mite e soave: «E io pure: divino, dal sogno nel quale a me morente apparisti per chiamarmi alla vita».
148«Tutto ci hai dato, o Signore. Tutto!», sospira Elisa che si è ripresa.
149«E tutto mi avete dato».
150«Troppo poco!», dicono tutte.
Cuori che hanno amato senza calcolo.
151«Non cessa il dare dopo quest’ora. Cesserà soltanto quando sarete con Me nel mio Regno. Le mie discepole fedeli. Non siederete, no, al mio fianco, sui dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele, ma canterete l’osanna insieme agli angeli, facendo coro d’onore alla Madre mia, e allora come ora il cuore del Cristo troverà la sua gioia nel contemplarvi».
152«Io sono giovane! È lungo il tempo per salire al tuo Regno. Beata Annalia!», dice Susanna.
153«Io vecchia sono, e felice di esser tale. Spero prossima la morte». Dice Elisa.
154«Io ho i figli… Vorrei servirli, questi servi di Dio!», sospira Maria Cleofe.
155«Non ti scordare di noi, Signore!», dice la Maddalena con ansia contenuta, direi con un grido d’anima, tanto la voce, tenuta bassa per non svegliare i dormenti, vibra di forza più di un grido.
156«Non mi scorderò di voi. Verrò. Tu, Giovanna, sai che Io posso venire anche se sono molto lontano… Le altre lo devono credere. E vi lascerò una cosa… un mistero che terrà Me in voi e voi in Me, finché saremo riuniti Io e voi nel Regno di Dio. Ora andate. Direte che poco vi ho detto, che quasi era inutile per così poco farvi venire. Ma ho desiderato avere intorno cuori che mi hanno amato senza calcolo. Per Me. Per Me: Gesù. Non per il futuro, sognato Re d’Israele. Andate. E siate benedette una volta di più.
Cuori che pensano a Gesù con amore.
157Anche le altre. Che non ci sono, ma che pensano a Me con amore: Anna, Mirta, Anastatica, Noemi, e Sintica lontana, e Fotinai, e Aglae e Sara, Marcella, le figlie di Filippo, Miriam di Giairo, le vergini, le redente, le spose, le madri che sono venute a Me, che mi sono state sorelle e madri, migliori, oh! molto migliori degli uomini anche migliori! … Tutte, tutte! Benedico tutte. La grazia comincia già a scendere, la grazia e il perdono, sulla donna, per questa mia benedizione. Andate…».
158Le congeda trattenendo sua Madre: «Prima di sera sarò al palazzo di Lazzaro. Ho bisogno di vederti ancora. E con Me sarà Giovanni. Ma non voglio che te, Madre, e le Marie, Marta e Susanna. Ho tanta stanchezza…».
159«Saremo noi sole. Addio, Figlio…».
160Si baciano. Si separano… Maria se ne va lentamente. Si volge prima di uscire. Si volge prima di lasciare il ponticello. Si volge ancora, sinché può vedere Gesù… Sembra che non possa allontanarsi da Lui…
Non c’è ubbidienza nella fraternità.
161E Gesù è solo di nuovo. Si alza, esce. Va a chiamare Giovanni, che dorme bocconi fra i fiori come un bambino, e gli consegna l’anforetta dell’aceto rosato che Giovanna gli ha portato, dicendogli: «Andremo a sera da mia Madre. Ma noi due soli».
«Ho capito. Sono venute?».
162«Sì. Ho preferito non svegliarvi…».
«Hai fatto bene. La tua gioia sarà stata più grande. Esse sanno amarti meglio di noi…», dice sconsolato Giovani.
163«Vieni con Me».
Giovanni lo segue.
164«Che hai?», gli chiede Gesù quando sono nuovamente nella penombra verde della pergola dove sono ancora resti di cibo.
165«Maestro, siamo molto cattivi. Tutti. Non c’è ubbidienza in noi… e non c’è desiderio di stare con Te. Anche Pietro e Simone sono andati via. Non so dove. E Giuda ha trovato in questo l’occasione per essere rissoso».
166«È andato via anche Giuda?».
«No, Signore. Non è andato via. Dice che non ne ha bisogno, che egli non ha complici nei maneggi che noi facciamo per vedere di ottenerti protezione. Ma se io sono andato da Anna, se altri sono andati dai galilei residenti qui, non è per fare del male! … E non credo che Simone di Giona e Simone Zelote siano uomini capaci di subdoli maneggi…».
L’agnello dell’Agnello di Dio.
167«Non ci badare. Infatti Giuda non ha bisogno di andare mentre voi riposate. Egli sa quando e dove andare per compiere tutto ciò che deve».
«E allora perché parla così? Non è bello, davanti ai discepoli!».
168«Non è bello. Ma così è. Rassegnati mio agnello».
«Io, tuo agnello? Agnello sei Tu solo!».
169«Sì. Tu. Io Agnello di Dio, e tu agnello dell’Agnello di Dio».
170«Oh!!! Un’altra volta, erano i primi giorni che ero con Te, Tu mi hai detto ancora questa parola. Eravamo noi due soli, come ora, fra il verde, come ora, e nella bella stagione». Giovanni è tutto rallegrato dal ricordo che ritorna. E mormora: «Sono sempre, ancora l’agnello dell’Agnello di Dio…».
171Gesù lo carezza. E gli offre parte del colombo arrostito, rimasto sulla tavola su di un foglio di pergamena che lo teneva avvolto. E poi gli apre dei fichi succosi e glieli offre, lieto di vederlo mangiare.
172Gesù si è seduto di sbieco sui margini del tavolo e guarda Giovanni così intensamente che questo chiede: «Perché mi guardi così? Perché mangio come un goloso?».
173«No. Perché sei come un fanciullo… Oh! mio diletto! Come ti amo per il tuo cuore!», e Gesù si china a baciare l’apostolo sui capelli biondi e gli dice: «Resta così, sempre così, col tuo cuore senza orgoglio e rancori. Così, anche nelle ore della ferocia scatenata. Non imitare chi pecca, fanciullo».
Giovanni è ripreso del suo dispiacere e dice: «Ma io non posso credere che Simone e Pietro…».
174«Sbaglieresti in verità, se li credessi peccatori. Bevi. È buona e fresca questa bevanda. L’ha preparata Marta… Ora sei riconfortato. Sono certo che tu non avevi finito il tuo pasto…».
«È vero. Mi era venuto il pianto. Perché, finché il mondo ci odia, si comprende. Ma che uno di noi insinui…».
Lo sciacallo affila gli artigli.
175«Non ci pensare più. Io e te sappiamo che Simone e lo Zelote sono due onesti. E basta. E, purtroppo, tu sai che Giuda è peccatore. Ma taci. Quando saranno passati tanti, tanti lustri, e sarà giusto dire tutta la grandezza del mio dolore, dirai, allora anche ciò che soffrii per le azioni di quell’uomo, oltre che per quelle di quell’apostolo. Andiamo. È ora di lasciare questo luogo per andare verso il campo dei Galilei e…».
«Passiamo anche questa notte là? E prima andremo al Getsemani? Giuda lo voleva sapere. Dice che è stanco di stare alla guazza, e con poco e scomodo riposo».
176«Presto sarà finito. Ma Io non dirò a Giuda le mie intenzioni…».
«Non ne sei tenuto. Sei Tu che devi guidare noi, e non noi Te». Giovanni è tanto lontano dal tradire che non comprende neppure la ragione di prudenza per la quale Gesù da qualche giorno non dice mai ciò che conta di fare.
177Eccoli in mezzo ai dormenti. Li chiamano. Essi si svegliano. Anche Mannaen che, finito il suo compito, si scusa col Maestro se non può restare e se domani non potrà essere vicino a Lui nel Tempio, perché deve rimanere a palazzo. E nel dirlo guarda fisso Pietro e Simone, che sono nel frattempo ritornati, e Pietro ha un cenno rapido del capo come per dire: «Capito».
178Escono dai Giardini. Fa ancora caldo. C’è ancora sole. Ma già la brezza della sera tempera il calore e spinge qualche nuvoletta sul cielo terso.
Si avviano su per Siloan evitando i luoghi dei lebbrosi, dai quali va Simone Zelote a portare, ai pochi superstiti che non hanno saputo credere in Gesù, i resti del loro pasto.
Costituzione del Regno e della Chiesa.
Quesiti sul nuovo tempio e sul nuovo regno.
179Mattia, l’ex pastore, si avvicina a Gesù e chiede: «Signore e Maestro mio, io ho molto pensato coi compagni alle tue parole finché la stanchezza ci prese, e dormimmo prima di avere potuto risolvere il quesito che ci eravamo posti. E ora siamo più stolti di prima. Se abbiamo bene capito i discorsi di questi giorni, Tu hai predetto che molte cose si cambieranno benché la Legge resti immutata e che si dovrà edificare un nuovo Tempio, con nuovi profeti, sapienti e scribi, contro il quale saranno date battaglie, e che non morrà, mentre questo, sempre se si è capito bene, pare destinato a perire».
«È destinato a perire. Ricorda la profezia di Daniele[180]…».
180«Ma noi, poveri e pochi, come potremmo edificarlo di nuovo se fecero fatica a edificare questo i re? Dove lo edificheremo? Non qui, perché Tu dici che questo luogo resterà deserto sino a che essi non ti benediranno come mandato di Dio».
«Così è».
181«Nel tuo Regno, no. Siamo convinti che il tuo Regno è spirituale. E allora come, dove lo stabiliremo? Tu ieri hai detto che il vero Tempio -e non è quello il vero Tempio? – che il vero Tempio, quando crederanno di averlo distrutto, allora sarà che salirà trionfante alla Gerusalemme vera. Dove è dessa? Molta confusione è in noi».
182«Così è. I nemici distruggano pure il vero Tempio. In tre giorni Io lo farò risorgere, e non conoscerà più insidia salendo dove l’uomo non può nuocere.
Edificazione del Regno di Dio,
183Riguardo al Regno di Dio, esso è in voi e ovunque sono uomini che credono in Me. Sparso per ora, succedentesi sulla Terra nei secoli. Poi eterno, unito, perfetto nel Cielo. Là, nel Regno di Dio, sarà edificato il nuovo Tempio, ossia là dove sono spiriti che accettano la mia dottrina, la dottrina del Regno di Dio, e ne praticano i precetti.
184Come sarà edificato se siete poveri e pochi? Oh! in verità non necessitano denari e poteri per edificare l’edificio della nuova dimora di Dio, individuale o collettiva. Il Regno di Dio è in voi. E l’unione di tutti coloro che avranno in loro il Regno di Dio, di tutti coloro che avranno Dio in loro, Dio: la Grazia; Dio: la Vita; Dio: la Luce; Dio: la Carità; costituirà il grande Regno di Dio sulla Terra, la nuova Gerusalemme che giungerà ad espandersi per tutti i confini del mondo e che, completa e perfetta, senza mende, senza ombre, vivrà eterna nel Cielo.
Edificazione del Tempio e della Gerusalemme.
185Come farete a edificare Tempio e città? Oh! non voi ma Dio edificherà[181] questi luoghi nuovi. Voi dovrete soltanto dargli la vostra buona volontà. Buona volontà è permanere in Me. Vivere la mia dottrina è buona volontà. Stare uniti è la buona volontà. Uniti a Me sino a fare un sol corpo[182] che è nutrito, nelle sue singole parti e particelle, da un unico umore. Un unico edificio[183] che è poggiato su un’unica base[184] e tenuto unito da una mistica coesione. Ma siccome senza l’aiuto del Padre, che vi ho insegnato a pregare e che pregherò per voi prima di morire, voi non potreste essere nella Carità, nella Verità, nella Vita, ossia ancora in Me e con Me in Dio Padre e in Dio Amore, perché Noi siamo un’unica Divinità, per questo vi dico di avere Dio in voi per poter essere il Tempio che non conoscerà fine. Da voi non potreste fare. Se Dio non edifica, e non può edificare dove non può prendere dimora, inutilmente gli uomini si agitano a edificare o a riedificare.
Il capo mistico e il capo visibile.
186Il Tempio nuovo, la mia Chiesa, sorgerà soltanto quando il vostro cuore ospiterà Dio[185], ed Egli con voi, vive pietre[186], edificherà la sua Chiesa[187]».
187«Ma non hai detto che Simone di Giona ne è il Capo, la Pietra sulla quale si edificherà la tua Chiesa? E non hai fatto capire anche che Tu ne sei la pietra angolare? Chi dunque ne è il capo? C’è o non c’è questa Chiesa?», interrompe l’Iscariota.
188«Io sono il Capo mistico. Pietro ne è il capo visibile. Perché Io ritorno al Padre lasciandovi la Vita, la Luce, la Grazia, per la mia Parola, per i miei patimenti, per il Paraclito che sarà amico di coloro che mi furono fedeli. Io sono un’unica cosa con la mia Chiesa, mio Corpo spirituale di cui Io sono il Capo[188]. Il capo contiene il cervello o mente. La mente è sede del sapere, il cervello è quello che dirige i moti delle membra coi suoi immateriali comandi, i quali sono più validi per far muovere le membra di ogni altro stimolo. Osservate un morto, nel quale morto è il cervello. Ha forse più moto nelle sue membra? Osservate uno completamente stolto. Non è forse inerte al punto da non saper avere quei rudimentali moti istintivi che l’animale più inferiore, il verme che schiacciamo passando, ha? Osservate uno nel quale la paralisi ha spezzato il contatto delle membra, uno o più membra, col cervello. Ha forse più moto nella parte che non ha più legame vitale col capo?
189Ma se la mente dirige con i suoi immateriali comandi, sono gli altri organi -occhi, orecchie, lingua, naso, pelle- che comunicano le sensazioni alla mente, e sono le altre parti del corpo che eseguiscono e fanno eseguire ciò che la mente, avvertita dagli organi, materiali e visibili quanto l’intelletto è invisibile, comanda. Potrei Io, senza dirvi: “sedete”, ottenere che voi sediate su questa costa di monte? Anche se Io lo penso che voglio vi mettiate seduti, voi non lo sapete finché Io non traduco il mio pensiero in parole e dico queste, usando lingua e labbra. Potrei Io stesso sedermi, se lo pensassi soltanto, perché sento la stanchezza delle gambe, ma se queste rifiutassero di piegarsi e mettermi così seduto?
190La mente ha bisogno di organi e membra per fare e per far fare le operazioni che il pensiero pensa.
Il capo e i capi visibili.
191Così nel corpo spirituale che è la mia Chiesa Io sarò l’Intelletto, ossia la testa, sede dell’Intelletto; Pietro e i suoi collaboratori coloro che osservano le reazioni e percepiscono le sensazioni e le trasmettono alla mente, perché essa illumini e ordini ciò che è da fare per il bene di tutto il corpo, e poi, illuminati e diretti dall’ordine mio, parlino e guidino le altre parti del corpo. La mano che respinge l’oggetto che può ferire il corpo, o allontana ciò che, corrotto, può corrompere; il piede che scavalca l’ostacolo senza urtarvi e cadere e ferirsi, hanno avuto comando di farlo dalla parte che dirige. Il fanciullo, e anche l’uomo, che è salvato da un pericolo, o che fa un guadagno di qualsiasi specie: istruzione, affari buoni, matrimonio, buona alleanza per un consiglio ricevuto, per una parola detta, è per quel consiglio e quella parola che non si nuoce o che si benefica. Così sarà nella Chiesa. Il capo, e i capi, guidati dal divino Pensiero e illuminati dalla divina Luce e istruiti dall’eterna Parola, daranno gli ordini e i consigli, e le membra faranno, avendo spirituale salute e spirituale guadagno[189].
L’Edificio spirituale incrollabile.
192La mia Chiesa già è, poiché già possiede il suo Capo soprannaturale e il suo Capo divino e ha le sue membra: i discepoli. Piccola ancora -un germe che si forma- perfetta unicamente nel Capo che la dirige, imperfetta nel resto, che ha bisogno del tocco di Dio per essere perfetta e del tempo per crescere. Ma in verità vi dico che essa già è, e che è santa per Colui che ne è il Capo e per la buona volontà dei giusti che la compongono. Santa e invincibile. Contro di essa si avventerà una e mille volte, e con mille forme di battaglia, l’inferno fatto di demoni e di uomini-demoni, ma non prevarranno. L’edificio sarà incrollabile.
193Ma l’edificio non è fatto di una sola pietra. Osservate il Tempio, là, vasto, bello, nel sole che tramonta. È forse fatto di una sola pietra? È un complesso di pietre che fanno un unico armonico tutto. Si dice: il Tempio. Cioè una unità. Ma questa unità è fatta delle molte pietre che l’hanno composta e formata. Inutile sarebbe stato fare le fondamenta, se esse non avessero poi dovuto sorreggere le mura e il tetto, se su di esse non avessero poi avuto ad innalzarsi le mura. E impossibile sarebbe stato alzare le mura e sostenere il tetto, se non fossero state fatte per prime le fondamenta solide, proporzionate a sì gran mole. Così, con questa dipendenza delle parti, una dall’altra, sorgerà anche il Tempio novello. Nei secoli voi lo edificherete appoggiandolo sulle fondamenta che Io gli ho dato, perfette, per la sua mole. Lo edificherete con la direzione di Dio, con la bontà delle cose usate a innalzarlo: spiriti che Dio inabita.
Le pietre vive.
194Dio nel vostro cuore, a fare di esso pietra polita e senza incrinature per il Tempio nuovo. Il suo Regno stabilito con le sue leggi nel vostro spirito. Altrimenti sareste mattoni malcotti, legno tarlato, pietre scheggiate e farinose che non reggono e che il costruttore, se avveduto, respinge, o che fallano, cedono, facendo crollare una parte se il costruttore, i costruttori preposti dal Padre alla costruzione del Tempio, sono costruttori idoli che si pavoneggiano nel loro onore senza vegliare e faticare sulla costruzione che si innalza e sui materiali usati per farla. Costruttori idoli, tutori idoli, custodi idoli, ladri! Ladri della fiducia di Dio, della stima degli uomini, ladri e orgogliosi che si compiacciono di aver modo di aver guadagno, e modo di avere numeroso mucchio di materiali, e non osservano se sono buoni o scadenti, causa di rovina.
Sacerdoti e scribi del nuovo Tempio.
195Voi, novelli sacerdoti e scribi del novello Tempio, ascoltate, Guai a voi e a chi dopo di voi si farà idolo e non veglierà e sorveglierà sé stesso e gli altri, i fedeli, per osservare, saggiare la bontà delle pietre e del legname, senza fidarsi delle apparenze, e causerà rovine lasciando che materiali scadenti, o addirittura nocivi, siano lasciati usare per il Tempio, dando scandalo e provocando rovina. Guai a voi se lascerete crearsi crepacci e muraglie insicure, storte, facili al crollo non essendo equilibrate sulle basi che sono solide e perfette. Non da Dio, Fondatore delle Chiesa, ma da voi verrebbe il disastro, e ne sareste responsabili davanti al Signore e agli uomini. Diligenza, osservazione, discernimento, prudenza! La pietra, il mattone, possono servire per parti di minore importanza, e servire bene. Così dovete saper scegliere. Con carità per non disgustare le deboli parti, con fermezza per non disgustare Dio e rovinare il suo Edificio. E se vi accorgete che una pietra, già posta a sorreggere un angolo maestro, non è buona o non è equilibrata, siate coraggiosi, audaci, e seppiatela levare da quel posto, mortificatela, squadrandola con lo scalpello di un santo zelo. Se urla di dolore non importa. Vi benedirà poi nei secoli, perché voi l’avrete salvata. Spostatela, mettetela ad altro ufficio. Non abbiate paura anche di allontanarla del tutto se la vedete oggetto di scandalo e rovina, ribelle al vostro lavoro. Meglio poche pietre che molta zavorra. Non abbiate fretta. Dio non ha mai fretta, ma ciò che crea è eterno, perché ben ponderato prima di eseguirlo. Se non eterno, è duraturo quanto i secoli. Guardate l’Universo. Da secoli, da migliaia di secoli, è come Dio lo fece con operazioni successive. Imitate il Signore. Siate perfetti come il Padre vostro. Abbiate la sua Legge in voi, il suo Regno in voi. E non fallirete.
Gli edifici destinati a crollare.
196Ma, se non farete così, crollerebbe l’edificio, invano vi sareste affaticati a innalzarlo. Crollerebbe rimanendo di esso unicamente la pietra angolare, le fondamenta… Così come avverrà di quello! … In verità vi dico che di quello così sarà. E così del vostro se metterete in esso ciò che è in questo: le parti malate di orgoglio, di avidità, di peccato, di lussuria. Come si è disfatto per soffio di vento quel padiglione di nuvole che pareva posare, così vagamente bello, sulla cima di quel monte, ugualmente, al soffiare di un vento di castigo soprannaturale e umano, crolleranno gli edifici che di santo non hanno che il nome…».
Profezie riguardanti il tempo delle nazioni.
Quesiti sulla distruzione del Tempio (Mt 24,3; Mc 13,3-4; Lc 21,7)[190].
197Gesù tace pensoso. Quando riparla è per ordinare: «Sediamoci qui a riposare un poco».
Si siedono su un pendio del monte Uliveto, di faccia al Tempio baciato dal sole calante.
Gesù guarda fisso quel luogo, con mestizia.
198Gli altri con orgoglio per la sua bellezza, ma sull’orgoglio è steso un velo di cruccio, lasciato dalle parole del Maestro. E se quella bellezza dovesse proprio perire? …
199Pietro e Giovanni parlano fra di loro e poi sussurrano qualcosa a Giacomo d’Alfeo e ad Andrea, loro vicini, i quali annuiscono col capo. Allora Pietro si rivolge al Maestro e gli dice: «Vieni in disparte e spiegaci quando avverrà la tua profezia sulla distruzione del Tempio. Daniele ne parla, ma se fosse come lui dice e come Tu dici, poche ore avrebbe ancora il Tempio. Ma noi non vediamo né eserciti né preparativi di guerra. Quando dunque avverrà? Quale sarà il segno di esso? Tu sei venuto. Tu, dici, stai per andare via. Eppure si sa che essa non sarà che quando Tu sarai fra gli uomini. Tornerai allora? Quando, questo tuo ritorno? Spiegaci, perché noi si possa sapere…».
200«Non occorre mettersi in disparte. Vedi? sono rimasti i discepoli più fedeli, quelli che saranno a voi dodici di grande aiuto. Essi possono sentire le parole che dico a voi. Venitemi tutti vicino!», grida in ultimo per radunare tutti.
201I discepoli, sparsi sul pendio, si avvicinano, fanno un mucchio compatto, stretto a quello principale di Gesù coi suoi apostoli, e ascoltano.
Manifestazione di falsi cristi (Mt 24,4-5; Mc 13,5-6; Lc 21,8)[191].
202«Badate che nessuno vi seduca in futuro. Io sono il Cristo e non vi saranno altri Cristi. Perciò quando molti verranno a dirvi: “Io sono il Cristo” e sedurranno molti, voi non credete a quelle parole, neppure se saranno accompagnate da prodigi. Satana, padre di menzogna e protettore dei menzogneri, aiuta i suoi servi e seguaci con falsi prodigi, che però possono essere riconosciuti non buoni perché sempre uniti a paura, turbamento e menzogna. I prodigi di Dio voi li conoscete: dànno pace santa, letizia, salute, fede, conducono a desideri e opere sante. Gli altri no. Perciò riflettete sulla forma e le conseguenze dei prodigi che potrete vedere in futuro ad opera dei falsi Cristi e di tutti coloro che si ammanteranno nelle vesti di salvatori di popoli e saranno invece belve che rovinano gli stessi.
Notizie di guerre (Mt 24,7; Mc 13,8; Lc 21,9) [192].
203Sentirete anche, e vedrete anche, parlare di guerre e di rumori di guerre e vi diranno: “Sono i segni della fine”. Non turbatevi. Non sarà la fine. Bisogna che tutto questo avvenga prima della fine, ma non sarà ancora la fine.
Certezza di guerre mondiali (Mt 24,7; Mc 13,8; Lc 21,10)[193].
204Si solleverà popolo contro popolo, regno contro regno, nazione contro nazione, continente contro continente,
Fenomeni ecologici (Mt 24,8; Mc 13,8; Lc 21,11)[194].
205e seguiranno pestilenze, carestie, terremoti in molti luoghi. Ma questo non sarà che il principio dei dolori.
Persecuzioni (Mt 24,9; Mc 13,9; Lc 21,12-13)[195].
206Allora vi getteranno nella tribolazione e vi uccideranno, accusandovi di essere colpevoli del loro soffrire e sperando di uscirne col perseguitare e distruggere i miei servi. Gli uomini fanno sempre accusa agli innocenti di essere causa del male che essi, peccatori, si creano. Accusano Dio stesso, perfetta Innocenza e Bontà suprema, di essere causa del loro soffrire, e così faranno con voi, e voi sarete odiati per causa del mio Nome. È Satana che li aizza. E molti si scandalizzeranno e si tradiranno e odieranno a vicenda. È ancor Satana che li aizza.
Comparsa di falsi profeti (Mt 24,11)[196].
207E sorgeranno falsi profeti che indurranno molti in errore. Ancora sarà Satana il vero autore di tanto male.
Iniquità e terrorismo ghiaccerà la carità (Mt 24,12-13)[197].
208E per il moltiplicarsi dell’iniquità si raffredderà la carità in molti. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvo.
Il Vangelo del Regno di Dio, noto in tutto il mondo (Mt 24,14)[198].
209E prima bisogna che questo Vangelo del Regno di Dio sia predicato in tutto il mondo, testimonianza a tutte le nazioni. Allora verrà la fine. Ritorno al Cristo di Israele che lo accoglie e predicazione della mia dottrina in tutto il mondo.
Profezie che riguardano la profanazione del Tempio e la persecuzione dei fedeli.
L’abominio della desolazione (Mt 24,15; Mc 13,14; Lc 21,20)[199].
210E poi un altro segno. Un segno per la fine del Tempio e per la fine del mondo. Quando vedrete l’abominazione della desolazione predetta da Daniele -chi mi ascolta bene intenda, e chi legge il Profeta sappia leggere fra le parole-
Invito alla fuga (Mt 24,16-18; Mc 13,14-16; Lc 21,21-22; 17,31-33)[200].
211allora chi sarà in Giudea fugga sui monti, chi sarà sulla terrazza non scenda a prendere quanto ha in casa, e chi è nel suo campo non torni in casa a prendere il suo mantello, ma fugga senza volgersi indietro, ché non gli accada di non poterlo più fare, e neppure si volga nel fuggire a guardare, per non conservare nel cuore lo spettacolo orrendo e insanire per esso.
Invito alla preghiera Mt 24,19-20; Mc 13,17-18; Lc 21,23[201]
212Guai alle gravide e a quelle che allatteranno in quei giorni! E guai se la fuga dovesse compiersi di sabato! Non sarebbe sufficiente la fuga a salvarsi senza peccare. Pregate dunque perché non avvenga in inverno e in giorno di sabato, perché allora la tribolazione sarà grande quale mai non fu dal principio del mondo fino ad ora, né sarà mai più simile perché sarà la fine.
Tribolazione abbreviata (Mt 24,22; Mc 13,20)[202].
213Se non fossero abbreviati quei giorni in grazia degli eletti, nessuno si salverebbe, perché gli uomini-satana si alleeranno all’inferno per dare tormento agli uomini.
Proliferazione di anticristi e falsi profeti (Mt 24,23-26; Mc 13,2123)[203].
214E anche allora, per corrompere e trarre fuori dalla via giusta coloro che resteranno fedeli al Signore, sorgeranno quelli che diranno: “Il Cristo è là, il Cristo è qua. È in quel luogo. Eccolo”. Non credete. Nessuno creda, perché sorgeranno falsi Cristi e falsi profeti che faranno prodigi e portenti tali da indurre in errore, se fosse possibile, anche gli eletti, e diranno dottrine in apparenza così confortevoli e buone a sedurre anche i migliori, se con loro non fosse lo Spirito di Dio che li illuminerà sulla verità e l’origine satanica di tali prodigi e dottrine. Io ve lo dico.
Condizioni per sopravvivere alla grande tribolazione (Mc 13,23)[204].
215Io ve lo predico perché voi possiate regolarvi. Ma di cadere non temete. Se starete nel Signore non sarete tratti in tentazione e in rovina. Ricordate ciò che vi ho detto: “Vi ho dato il potere di camminare su serpenti e scorpioni, e di tutta la potenza del Nemico nulla vi nuocerà, perché tutto vi sarà soggetto”. Vi ricordo anche però che per ottenere questo dovete avere Dio in voi, e rallegrarvi dovete, non perché dominate le potenze del Male e le venefiche cose, ma perché il vostro nome è scritto in Cielo.
Il ritorno del Messia (Mt 24,26-27)[205]. (La fine del mondo).
216State nel Signore e nella sua verità. Io sono la Verità e insegno la verità. Perciò ancora vi ripeto: qualunque cosa vi dicano di Me, non credete. Io solo ho detto la verità. Io solo vi dico che il Cristo verrà, ma quando sarà la fine. Perciò se vi dicono: “È nel deserto”, non andate. Se vi dicono: “È in quella casa”, non date retta.
L’enigma del cadavere e le aquile (Mt 24,28)[206].
217Perché il Figlio dell’uomo nella sua seconda venuta sarà simile al lampo che esce da levante e guizza fino a ponente, in un tempo più breve di quel che non sia il batter di una palpebra. E scorrerà sul grande Corpo, di subito fatto Cadavere, seguito dai suoi fulgenti angeli, e giudicherà. Là dovunque sarà corpo là si raduneranno le aquile.
Fine del tempo e del mondo (Mt 24,29; Mc 13,24-25; Lc 21,25-26)[207].
218E subito dopo la tribolazione di quei giorni ultimi, che vi fu detta -parlo già della fine del tempo e del mondo e della risurrezione delle ossa, delle quali cose parlano i profeti[208]– si oscurerà il sole, e la luna non darà più luce, e le stelle del cielo cadranno come acini da un grappolo troppo maturo che un vento di bufera scuote, e le potenze dei Cieli tremeranno.
Il segno del Figlio dell’uomo (Mt 24,30)[209].
219E allora nel firmamento oscurato apparirà folgorante il segno del Figlio dell’uomo, e piangeranno tutte le nazioni della Terra,
Ritorno glorioso del Messia (Mt 24,30; Mc 13,26; Lc 21,27)[210].
220e gli uomini vedranno il Figlio dell’uomo venir sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria.
Tempo del Giudizio universale (Mt 24,31; Mc 13,27)[211].
221Ed Egli comanderà ai suoi angeli di mietere e vendemmiare, e di separare i logli dal grano, e di gettare le uve nel tino, perché sarà venuto il tempo del grande raccolto del seme di Adamo, e non ci sarà più bisogno di serbare racimolo o semente, perché non ci sarà mai più perpetuazione della specie umana sulla Terra morta. E comanderà ai suoi angeli che a gran voce di trombe adunino gli eletti dai quattro venti, da un’estremità all’altra dei cieli, perché siano al fianco del Giudice divino per giudicare con Lui gli ultimi viventi ed i risorti.
Consigli per ogni tempo.
Similitudine del fico (Mt 24,32-33; Mc 13,28-29; Lc 21,28-31)[212].
222Dal fico imparate la similitudine: quando vedete che il suo ramo si fa tenero e mette le foglie, voi sapete che vicina è l’estate. Così anche, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che il Cristo sta per venire.
L’enigma di questa generazione (Mt 24,34; Mc 13,30; Lc 21,32)[213].
223In verità vi dico: non passerà questa generazione che non mi volle, prima che tutto ciò avvenga.
Infallibilità delle profezie (Mt 24,35; Mc 13,31; Lc 21,33) [214].
224La mia parola non cade. Ciò che dico sarà. Il cuore e il pensiero degli uomini possono mutare, ma non muta la mia parola. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
L’enigma del giorno e dell’ora (Mt 254,36, Mc 13,32)[215].
225Quanto poi al giorno e all’ora precisa, nessuno li conosce, neppure gli angeli del Signore, ma soltanto il Padre li conosce.
Giorni di Noè (Mt 24,37-39; Lc 17,26-27)[216].
226Come ai tempi di Noè, così avverrà alla venuta del Figlio dell’uomo. Nei giorni precedenti al diluvio, gli uomini mangiavano, bevevano, si sposavano, si accasavano, senza darsi pensiero del segno sino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e si aprirono le cataratte dei cieli e il diluvio sommerse ogni vivente e ogni cosa. Anche così sarà per la venuta del Figlio dell’uomo.
Il sollevamento. O assunzione al Regno cosmico. (Mt 24,40-41; Lc 17,34-37)[217].
227Allora due uomini saranno accosto nel campo, e uno sarà preso e uno sarà lasciato, e due donne saranno intente a far andare la mola, e una sarà presa e una lasciata; dai nemici nella Patria e più ancora dagli angeli separanti il buon seme dal loglio, e non avranno tempo di prepararsi al giudizio del Cristo.
Consiglio ai responsabili (Mt 24,42-44)[218].
228Vegliate dunque perché non sapete a che ora verrà il vostro Signore. Ripensate a questo: se il capo di famiglia sapesse a che ora viene il ladro, veglierebbe e non lascerebbe spogliare la sua casa.
Santità e preghiera continua (Lc 21,34-36)[219].
229Quindi vegliate e pregate, stando sempre preparati alla venuta, senza che i vostri cuori cadano in torpore, per abuso e intemperanza di ogni specie, e i vostri spiriti siano fatti distratti e ottusi alle cose del Cielo dalle eccessive cure per le cose della Terra, e il laccio della morte non vi colga improvviso quando siete impreparati. Perché, ricordate, tutti avete a morire. Tutti gli uomini, nati che siano, devono morire, ed è una singola venuta del Cristo questa morte e questo susseguente giudizio, che avrà il suo ripetersi universale alla venuta solenne del Figlio dell’uomo.
Il servo buono è fedele (Mt 24,45-51; Lc 12,42-46)[220].
230Che sarà mai di quel servo fedele e prudente, preposto dal padrone ad amministrare il cibo ai domestici in sua assenza? Beata sorte egli avrà se il suo padrone, tornando all’ improvviso, lo trova a fare ciò che deve con solerzia, giustizia e amore. In verità vi dico che gli dirà: “Vieni, servo buono e fedele. Tu hai meritato il mio premio. Tieni, amministra tutti i miei beni”. Ma se egli pareva, e non era, buono e fedele, e nell’interno suo era cattivo come all’esterno era ipocrita, e partito il padrone dirà in cuor suo: “Il padrone tarderà a tornare! Diamoci al bel tempo”, e comincerà a battere e malmenare i conservi, facendo usura su loro nel cibo e in ogni altra cosa per avere maggior denaro da consumare coi gozzovigliatori e ubriaconi, che avverrà? Che il padrone tornerà all’improvviso, quando il servo non se lo pensa vicino, e verrà scoperto il suo malfare, gli verrà levato posto e denaro, e sarà cacciato dove giustizia vuole. E ivi starà.
Il peccatore impenitente.
231E così del peccatore impenitente, che non pensa come la morte può essere vicina e vicino il suo giudizio, e gode e abusa dicendo: “Poi mi pentirò”. In verità vi dico che egli non avrà tempo di farlo e sarà condannato a stare in eterno nel luogo del tremendo orrore, dove è solo bestemmia e pianto e tortura, e ne uscirà soltanto per il Giudizio finale, quando rivestirà la carne risorta per presentarsi completo al Giudizio ultimo come completo peccò nel tempo della vita terrena, e con corpo e anima si presenterà al Giudice Gesù che egli non volle per Salvatore.
Risurrezione e giudizio finale.
La resurrezione dei corpi (Mt 25, 31.33)[221].
232Tutti là accolti davanti al Figlio dell’uomo. Una moltitudine infinita di corpi, restituiti dalla terra e dal mare e ricomposti dopo essere stati cenere per tanto tempo. E gli spiriti nei corpi. Ad ogni carne tornata sugli scheletri corrisponderà il proprio spirito, quello che l’animava un tempo. E staranno ritti davanti al Figlio dell’uomo, splendido nella sua Maestà divina, seduto sul trono della sua gloria sorretto dai suoi angeli.
I Benedetti (Mt 25,34-36)[222].
233Ed Egli separerà uomini da uomini, mettendo da un lato i buoni e dall’altro i cattivi, come un pastore separa le pecorelle dai capretti, e metterà le sue pecore a destra e i capri a sinistra. E dirà con voce dolce e benigno aspetto a quelli che, pacifici e belli di una bellezza gloriosa nello splendore del corpo santo, lo guarderanno con tutto l’amore del loro cuore: “Venite, o benedetti dal Padre mio, prendete possesso del Regno preparato per voi sino dall’origine del mondo. Perché ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere, fui pellegrino e mi ospitaste, fui nudo e mi rivestiste, malato e mi visitaste, prigioniero e veniste a portarmi conforto”.
Gli operatori di misericordia (Mt 25,37-40)[223].
234E i giusti gli chiederanno: “Quando mai, Signore, ti vedemmo affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti vedemmo pellegrino e ti abbiamo accolto, nudo e ti abbiamo rivestito? Quando ti vedemmo infermo e carcerato e siamo venuti a visitarti?”.
E il Re dei Re dirà loro: “In verità vi dico: quando avete fatto una di queste cose ad uno di questi minimi fra i miei fratelli, allora lo avete fatto a Me”.
I maledetti (Mt 25,41-43)[224].
235E poi si volgerà a quelli che saranno alla sua sinistra e dirà loro, severo nel volto, e i suoi sguardi saranno come saette fulminanti i reprobi, e nella sua voce tuonerà l’ira di Dio: “Via di qua! Via da Me, o maledetti! nel fuoco eterno preparato dal furore di Dio per il demonio e gli angeli tenebrosi e per coloro che li hanno ascoltati nelle loro voci di libidine triplice e oscena. Io ebbi fame e non mi sfamaste, sete e non mi dissetaste, fui nudo e non mi rivestiste, pellegrino e mi respingeste, infermo e carcerato e non mi visitaste. Perché non avevate che una legge: il piacere del vostro io“.
I negatori delle misericordie (Mt 25,44-46)[225].
236Ed essi gli diranno: “Quando ti abbiamo visto affamato, assetato, nudo, pellegrino, infermo, carcerato? In verità noi non ti abbiamo conosciuto. Non eravamo, quando Tu eri sulla Terra”.
237Ed Egli risponderà loro: “È vero. Non mi avete conosciuto. Perché non eravate quando Io ero sulla Terra. Ma avete però conosciuto la mia Parola e avete avuto i poveri fra voi, gli affamati, i sitibondi, i nudi, i malati, i carcerati. Perché non è già detto che coloro che mi ebbero fra loro fossero misericordiosi col Figlio dell’uomo. Non sapete che nei miei fratelli Io sono, e dove è uno di essi che soffra là sono Io, e che ciò che non avete fatto ad uno di questi miei minori fratelli lo avete negato a Me, Primogenito degli uomini? Andate e ardete nel vostro egoismo. Andate, e vi fascino le tenebre e il gelo perché tenebra e gelo foste, pur conoscendo dove era la Luce e il Fuoco d’Amore”.
E costoro andranno all’eterno supplizio, mentre i giusti entreranno nella vita eterna.
Queste le cose future…
Ordine del giorno (Lc 21,37-38)[226].
238Ora andate. E non dividetevi fra voi. Io vado con Giovanni e sarò a voi a metà della prima vigilia, per la cena e per andare poi alle nostre istruzioni».
239«Anche questa sera? Tutte le sere faremo questo? Io sono tutto indolenzito dalle guazze. Non sarebbe meglio entrare ormai in qualche casa ospitale? Sempre sotto le tende! Sempre veglianti e nelle notti, che sono fresche e umide…», si lamenta Giuda.
«È l’ultima notte. Domani… sarà diverso».
«Ah! Credevo che volessi andare al Getsemani tutte le notti. Ma se è l’ultima…».
240«Non ho detto questo, Giuda. Ho detto che sarà l’ultima notte da passare al campo dei Gentili tutti uniti. Domani prepareremo la Pasqua e consumeremo l’agnello, e poi andrò Io solo a pregare nel Getsemani. E voi potrete fare ciò che volete».
241«Ma noi verremo con Te, Signore! Quando mai abbiamo voglia di lasciarti?» dice Pietro.
242«Tu taci, che sei in colpa. Tu e lo Zelote non fate che svolazzare qua e là appena il Maestro non vi vede. Vi tengo d’occhio. Al Tempio… nel giorno… nelle tende lassù…» dice l’Iscariota, lieto di denunciare.
243«Basta! Se essi lo fanno, bene fanno. Ma però non mi lasciate solo… Io ve ne prego…».
244«Signore, non facciamo nulla di male. Credilo. Le nostre azioni sono note a Dio ed il suo occhio non si torce da esse con disgusto» dice lo Zelote.
245«Lo so. Ma è inutile. E ciò che è inutile può sempre essere dannoso. State il più possibile uniti».
Il Cronista del Messia.
246Poi si volge a Matteo: «Tu, mio buon cronista, ripeterai a costoro la parabola delle dieci vergini savie e delle dieci stolte, e quella del padrone che dà dei talenti ai suoi tre servi perché li facciano fruttare, e due ne guadagnano il doppio e l’infingardo lo sotterra. Ricordi?».
«Sì, Signor mio, esattamente».
247«Allora ripetile a questi. Non tutti le conoscono. E anche quelli che le sanno avranno piacere a riascoltarle. Passate così in sapienti discorsi il tempo sino al mio ritorno. Vegliate! Vegliate! Tenete desto il vostro spirito. Quelle parabole sono appropriate anche a ciò che dissi. Addio. La pace sia con voi».
248Prende Giovanni per mano e si allontana con lui verso la città… Gli altri si avviano verso il campo Galileo.
249Dice Gesù: «Metterai qui la seconda parte del faticosissimo Mercoledì Santo. Notte (1945). Ricordati di segnare in rosso i punti che ti ho detto. Dànno luce quelle pargolette. Tanta luce, per chi la sa vedere».
597. Mercoledì notte
al Getsemani
con gli apostoli[227].
L’amore è forte come la morte.
Il Messia parla d’amore.
1«Vi ho detto: “State attenti, vegliate e pregate perché non siate trovati appesantiti da sonno”. Ma Io vedo che i vostri occhi stanchi cercano di chiudersi e i vostri corpi, anche senza volere, cercano pose di riposo. Avete ragione, poveri amici miei! Il vostro Maestro ha molto voluto da voi in questi giorni, e voi siete tanto stanchi. Ma fra poche ore, ormai poche ore, sarete contenti di non avere perduto neppure un momento della mia vicinanza. Contenti sarete di non aver nulla rifiutato<o al vostro Gesù. Del resto, è l’ultima volta che vi parlo di queste cose di lacrime.
2Domani vi parlerò d’amore e vi farò un miracolo tutto d’amore. Preparatevi con una grande purificazione a riceverlo. Oh! come è più consono al mio che parlare di castigo! Come m’è dolce dire: “Io vi amo. Venite. Per tutta la mia vita ho sognato quest’ora”!
Ma è amore anche il parlare di morte. É amore in quanto la morte, per coloro che vi amano, è la suprema prova d’amore. È amore perché preparare i cari amici alla sventura è previdenza d’affetto che li vuole pronti e non sbigottiti in quell’ora. É amore perché confidare un segreto è prova della stima che si ha in coloro ai quali lo si confida.
3So che avete tempestato di richieste Giovanni per sapere che gli dissi quando rimasi con lui solo. E non avete creduto che non vi fossero parole. Ma così è. Mi è bastato avere vicino una creatura…».
«Perché allora lui e non un altro?», chiede l’Iscariota. E lo chiede con alterigia sdegnata.
Anche Pietro e con lui Tommaso e Filippo dicono: «Sì. Perché a lui e non agli altri?».
4Gesù risponde all’Iscariota. «Avresti voluto essere tu? Lo puoi pretendere?
Il primo amore non si dimentica.
5Era un fresco e sereno mattino di adar… Io ero uno sconosciuto viandante sulla via presso il fiume… Stanco, polveroso, impallidito dal digiuno, la barba incolta, rotti i sandali, parevo un mendico per le vie del mondo… Lui mi vide… e mi riconobbe per quello sul quale era scesa la Colomba di fuoco eterno. In quella mia prima trasfigurazione certo un atomo del mio divino splendore deve essersi rivelato.
6Gli occhi aperti dalla Penitenza del Battista e quelli conservati angelici dalla Purezza videro ciò che gli altri non videro. E gli occhi puri portarono quella visione nel tabernacolo del cuore, ve la serrarono come perla in scrigno…
7Quando si alzarono dopo quasi due mesi sul lacero viandante, la sua anima mi riconobbe… Ero il suo amore. Il suo primo ed unico amore. Il primo ed unico amore non si dimentica. L’anima lo sente venire, anche se si è allontanato, lo sente venire da lontananze remote, e trassale di gioia, e sveglia la mente, e questa la carne, perché tutte partecipino al banchetto della gioia di ritrovarsi e di amarsi. E la bocca tremante mi disse: “Ti saluto, Agnello di Dio”.
La stella più bella nella costellazione dell’amore.
8Oh! fede dei puri, come sei grande! Come superi tutti gli ostacoli! Non sapeva il mio Nome. Chi ero? Donde venivo? Che facevo? Ero ricco? Ero povero? Ero sapiente? Ero ignorante? Che fa, sapere tutto questo per la fede? Aumenta o diminuisce per sapere? Egli credeva a quanto gli aveva detto il Precursore.
9Come stella che trasmigra, per ordine creativo, dall’uno all’altro cielo, egli s’era staccato dal suo cielo, il Battista, dalla sua costellazione, ed era venuto verso il suo nuovo cielo, il Cristo, nella costellazione dell’Agnello. Ed è la stella non la più grande, ma è la più bella e pura della costellazione d’amore.
10Sono passati tre anni da allora. Stelle e stelline si sono unite e poi staccate alla mia costellazione. Talune sono precipitate e morte. Altre si sono fatte fumose per pesanti vapori. Ma egli è rimasto fisso con la sua pura luce presso la sua Polare.
Le due luci nelle tenebre del Cristo.
11Lasciatemi guardare la sua luce. Due saranno le luci nelle tenebre del Cristo: Maria, Giovanni. Ma non potrò quasi vederle tanto sarà il dolore. Lasciate che Io mi imprima nella pupilla queste quattro iridi che sono lembi di cielo fra ciglia bionde, per portare con Me, dove nessuno potrà venire, un ricordo di purezza. Tutto il peccato! Tutto sopra le spalle dell’Uomo! Oh! Oh! questa stilla di purezza!… Mia Madre! Giovanni! Ed Io!… I tre naufraghi emergenti dal naufragio di un’umanità nel mare del Peccato!
Le follie dell’amore.
Profezie sulla passione del Messia.
12Sarà l’ora in cui Io, il rampollo della stirpe davidica, gemerò l’antico sospiro di Davide[228]. “Dio mio, volgiti a Me. Perché mi hai abbandonato? Da Te mi allontanano le grida dei delitti che ho preso per tutti… Io sono un verme, non più un uomo, l’obbrobrio degli uomini, il rifiuto della plebe”.
13E udite Isaia[229]: “Ho abbandonato il mio corpo ai percuotitori, le mie guance a chi mi strappava la barba, non ho allontanato la faccia da chi mi oltraggiava e mi copriva di sputi”.
14Udite di nuovo Davide[230]: “Molti giovenchi mi hanno circondato, molti tori mi hanno assalito. Su di Me hanno spalancato la bocca per dilaniarmi come leoni che sbranano e ruggono. Io mi sono disciolto come acqua”.
15E Isaia completa[231]: “Da Me stesso mi sono tinto le vesti”. Oh! le mie vesti da Me stesso le tingo, non col mio furore, ma col mio dolore e l’amor mio per voi. Come le due pietre piatte dello strettoio, essi mi strizzano e mi spremono il Sangue. Non diverso sono dal grappolo pressato, che entrò bello nella stretta e dopo è poltiglia spremuta senza succo e bellezza.
16Ed il mio cuore, dico con Davide[232], “diventa come cera e si strugge dentro al mio petto”. Oh! Cuore perfetto del Figlio dell’uomo, or che diventi? Simile a quello che una lunga vita di bagordi rende sfatto e senza vigore. Tutto il mio vigore si dissecca. La lingua mi resta attaccata al palato per febbre e agonia. E la morte si avanza nella sua cenere che asfissia e acceca.
17E ancora non c’è pietà![233] “Un branco, una muta di cani mi assedia e mi morde. Sulle ferite cadono i morsi. Sui morsi le bastonate. Non un lembo di Me è senza dolore. Le ossa scricchiolano slogate nello stiramento infame[234].. Non so dove appoggiare il mio corpo. La tremenda corona è cerchio di fuoco che penetra nel capo. Pendo dalle mani e dai piedi trafitti[235]. Altolevato, presento il mio corpo al mondo e tutti possono contare le mie ossa”[236]…»
Segreto per sopportare l’ora della prova.
18«Taci! Taci!», singhiozza Giovanni.
19«Non dire più! Ci fai agonizzare!», supplicano i cugini.
20Andrea non parla, ma ha posto il capo fra i ginocchi e piange senza rumore. Simone è livido. Pietro e Giacomo di Zebedeo paiono alla tortura. Filippo, Tommaso, Bartolomeo sembrano tre statue di pietra esprimenti angoscia.
21Giuda Iscariota è una maschera macabra, demoniaca. Pare un dannato che finalmente comprenda ciò che ha fatto. A bocca aperta su un urlo che gli ulula dentro e che viene serrato nella strozza, gli occhi dilatati, spauriti del pazzo, le guance terree sotto il velo brunetto della barba rasa, i capelli spettinati perché ogni tanto se li scompiglia con la mano, sudato e freddo, sembra prossimo a svenirsi.
22Matteo, alzando lo sguardo atterrato per cercare un aiuto al suo tormento, lo vede e dice: «Giuda! Stai male?… Maestro, Giuda soffre!».
23«Io pure», dice Cristo. «Ma Io soffro con pace. Divenite spiriti per potere sopportare l’ora. Un che sia “carne” non la può vivere senza divenire folle…
Il grande perché.
24Parla ancora Davide, che vede le torture del suo Cristo[237]: “Ancora non sono contenti e mi guardano e deridono e si dividono le mie spoglie gettando la sorte sulla tunica”. Io sono il Malfattore. È il loro diritto. Oh! Terra, guarda il tuo Cristo! Sappilo riconoscere, benché così distrutto.
25Ascolta, ricorda le parole di Isaia e comprendi il perché, il grande perché, Egli così divenne, e l’uomo poté uccidere, riducendolo in quello stato, il Verbo del Padre. “Egli non ha bellezza né splendore. Lo abbiamo veduto. Non era di bell’aspetto. E non lo abbiamo amato.
26Disprezzato, come l’ultimo degli uomini, Egli, l’Uomo dei dolori assuefatto a patire, teneva nascosto il volto. Era vilipeso e noi non ne facemmo alcun conto”[238]. Era la sua bellezza di Redentore questa maschera di torturato. Ma tu, Terra stolta, preferivi il suo volto sereno!
27“Veramente Egli ha preso sopra di Sé i nostri mali, ha portato i nostri dolori. E noi lo abbiamo guardato come un lebbroso, come un maledetto da Dio e un disprezzato. Egli invece è stato piagato per le nostre scelleratezze. Su di Lui è caduto il castigo a noi riserbato, il castigo che ci ridona la pace con Dio. Per le sue lividure siamo risanati. Eravamo come pecore erranti. Ognuno aveva deviato la retta via e il Signore pose addosso a Lui le iniquità di tutti”[239].
28Colui, coloro che pensano d’aver giovato a sé stessi e ad Israele si disilludano. E così coloro che pensano essere stati più forti di Dio. E così coloro che pensano di non avere da rendere colpa per questo peccato solo perché Io mi lascio uccidere di buona volontà. Io faccio il mio compito santo, la perfetta ubbidienza al Padre[240]. Ma ciò non esclude la loro ubbidienza a Satana e il loro compito nefando.
29Sì. È stato sacrificato perché l’ha voluto, o Terra, il tuo Redentore. “Non ha aperto bocca per dire una parola di preghiera onde essere risparmiato, né una parola di maledizione per i suoi assassini. Come una pecorella si è lasciato condurre al macello per essere ucciso, come agnello muto portato davanti a chi lo tosa”[241].
30“Dopo la cattura e la condanna fu innalzato. Non avrà generazione. Come una pianta è stato reciso dalla Terra dei viventi. Dio lo ha percosso per il peccato del suo popolo. Non un della sua generazione della sua Terra lo compiangerà? Non avrà figli il reciso dalla Terra?”[242].
La grande risposta.
31Oh! Io ti rispondo, o profeta del tuo Cristo. Se il mio popolo non avrà compianti per l’Ucciso senza colpa, gli angeli del popolo celeste lo compiangeranno. Se la sua virilità non avrà umanamente figli, perché la sua Natura non poteva trovare connubio con carne mortale, Egli bene avrà figli e figli secondo un generare che non dalla carne e dal sangue animale, ma dall’amore e dal Sangue divino avrà vita[243], una generazione dello spirito per cui eterna sarà la sua prole[244].
32E ancora ti spiego, o mondo che non capisci il profeta, chi sono gli empi messi alla sua sepoltura e il ricco alla sua morte[245]. Guarda, o mondo, se uno solo dei suoi uccisori ebbe pace e lunga vita! Egli, il Vivente, presto lascerà la morte. Ma, come foglie che il vento di autunno una per una adagia nella piega del solco dopo averle staccate con ripetute raffiche, uno per uno saranno presto adagiati nella ignobile sepoltura che per Lui era stata decretata; e un che per l’oro visse potrebbe, se lecito fosse mettere l’immondo dove fu il Santo, potrebbe esser deposto dove ancora sarà l’umido delle innumerevoli ferite della Vittima immolata sul monte.
33Accusato senza colpe, Dio ne fa le sue vendette, perché mai frode fu sulla sua bocca né iniquità nel suo cuore. Consumato coi patimenti. Ma a consumazione avvenuta, a vita recisa per sacrificio di espiazione, avrà inizio la sua gloria presso i futuri[246]. Tutti i desideri e le sante volontà di Dio per Lui andranno ad effetto[247]. Per gli affanni dell’anima sua vedrà la gloria del vero popolo di Dio e ne sarà beato. La sua celeste dottrina, che Egli sigillerà col suo Sangue, sarà la giustificazione di molti che son fra i migliori, e dei peccatori prenderà l’iniquità. Per questo avrà una grande moltitudine[248], o Terra, questo Re sconosciuto che i perfidi derisero, che i migliori non compresero. E coi suoi Egli dividerà le spoglie dei vinti, Egli dividerà le spoglie dei forti[249], unico Giudice dei tre regni e del Regno.
34Tutto ha meritato perché tutto dette. Tutto a Lui sarà consegnato, perché Egli consegnò la sua vita alla morte e fu annoverato fra i malfattori, Egli che era senza peccato. Senza altro peccato che non fosse un perfetto amore, una infinita bontà. Due colpe che il mondo non perdona, un amore ed una bontà che lo spinsero a prendere su di Sé i peccati di molti, di tutto il mondo, ed a pregare per i peccatori. Per tutti i peccatori. Anche per quelli per cui fu messo a morte.
35Ho finito. Non ho altro da dire. Tutto è detto di quanto volevo dirvi delle profezie messianiche. Dalla nascita alla morte ve le ho tutte illustrate, perché mi conosceste e non aveste dubbi. E non aveste scuse al vostro peccato.
La grande preghiera.
36Ora preghiamo insieme. È l’ultima sera che possiamo pregare così, tutti uniti come acini al grappolo che li regge. Venite. Oriamo. “Padre nostro che sei nei Cieli, sia santificato il tuo Nome. Venga il tuo Regno. Sia fatta la tua Volontà, in Terra come è fatta in Cielo. Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Cosi sia”.
37“Sia santificato il tuo Nome“. Padre, Io l’ho santificato. Pietà del tuo Germe.
38“Venga il tuo Regno“. Per fondarlo Io muoio. Pietà di Me.
39“Sia fatta la tua Volontà“. Soccorri la mia debolezza, Tu che hai creato la carne dell’uomo e di essa hai rivestito il tuo Verbo perché Io quaggiù ti ubbidisca così come sempre ti ho ubbidito in Cielo. Pietà del Figlio dell’uomo.
40“Dacci il Pane“… Per l’anima un pane. Un pane non di questa Terra. Non per Me lo chiedo. Non ho più bisogno che del tuo spirituale conforto. Ma per essi Io, Mendico, ti tendo la mano. Fra poco sarà trafitta e confitta, e più non potrà fare gesto d’amore. Ma ora può ancora. Padre, concedimi di dare loro il Pane che giornalmente fortifica la debolezza dei poveri figli di Adamo. Essi sono deboli, o Padre, inferiori sono, perché non hanno il Pane che è forza, l’angelico Pane che spiritualizza l’uomo e lo conduce a divenire divinizzato in Noi.
41“Rimetti a noi i nostri debiti“…»
Gesù, che ha parlato in piedi e pregato a braccia aperte, ora si inginocchia e alza le braccia e il volto al Cielo. Un volto sbiancato dalla forza del supplicare e dal bacio della luna, rigato da un tacito pianto.
42«Al Figlio tuo perdona, o Padre, se in qualche cosa ti mancò. Alla tua Perfezione posso ancor apparire imperfetto, Io, tuo Cristo che la carne aggrava. Agli uomini… no. Il mio cosciente intelletto mi assicura di avere tutto fatto per essi. Ma Tu perdona al tuo Gesù… Io pure perdono. Perché Tu mi perdoni, Io perdono. Quanto devo perdonare! Quanto!… Eppure perdono. A questi presenti, ai discepoli assenti, ai sordi di cuore, ai nemici, ai derisori, ai traditori, agli assassini, ai deicidi… Ecco. Ho perdonato a tutta l’Umanità. Per Me, o Padre, considera annullato ogni debito dell’uomo all’Uomo. Per dare a tutti il tuo Regno Io muoio, e non voglio sia ascritto a condanna il peccare verso l’Amore incarnato. No? Tu dici. no? È il mio dolore questo “no” mi infonde nel cuore il primo sorso del calice atroce. Ma, Padre che sempre ho ubbidito, Io ti dico: “Sia fatto come Tu vuoi”.
43“Non ci indurre in tentazione“. Oh! se Tu vuoi, ci puoi allontanare il demonio! È lui la tentazione che aizza la carne, la mente, il cuore. È lui il Seduttore. Allontanalo, Padre! Il tuo arcangelo in nostro favore! A fugare quello che dalla nascita alla morte ci insidia!… Oh! Padre santo, pietà dei tuoi figli!
44“Liberaci, liberaci dal male!”. Tu lo puoi. Noi qui piangiamo… È tanto bello il Cielo e temiamo di perderlo. Tu dici: “Il mio Santo non lo può perdere”. Ma Io voglio Tu veda in Me l’Uomo, il Primogenito degli uomini. Sono il loro fratello. Prego per loro e con loro. Padre, pietà! Oh! pietà! …»
Uno per tutti, tutti per uno.
45Gesù si curva fino a terra. Poi si alza: «Andiamo. Salutiamoci questa sera. Domani sera non ne avremo più modo. Saremo troppo turbati. E amore non è dove è turbamento. Diamoci il bacio di pace. Domani… domani ognuno sarà di sé stesso… Questa sera ancora possiamo essere uno per tutti e tutti per uno».
46E li bacia, uno per uno, cominciando da Pietro, poi Matteo, Simone, Tommaso, Filippo, Bartolomeo, l’Iscariota, i due cugini, Giacomo di Zebedeo, Andrea e ultimo Giovanni, al quale poi resta appoggiato mentre escono dal Getsemani.
598. Giovedì santo. Preparativi per la Cena pasquale. La voce del Padre. Il segno convenuto con il Traditore. L’ossequio di persone ragguardevoli[250].
Preparativi della cena pasquale.
Ultimo saluto della natura.
1Un nuovo mattino. Così sereno! Così festoso! Non ci sono più neppure le nuvole rare che ieri vagavano lentamente sul cobalto del cielo. Non c’è neppure l’afa pesante che ieri era gravosa tanto. Una brezza sottile alita sui volti. E sa di fiori, sa di fieni, sa di aria pulita. E smuove lentamente le foglie degli ulivi. Sembra voglia far ammirare l’argenteo delle fogliette lanceolate e sparge fiori, piccoli, candidi, odorosi, sui passi di Cristo, sul suo capo biondo, baciarlo, rinfrescarlo -perché ogni minuto calice ha la sua stilluzza di rugiada- baciarlo, rinfrescarlo e poi morire prima di vedere l’orrore incombente.
2E si inchinano le erbe dei clivi scuotendo le campanelle, le corolle, le palmette dei mille fiori. Stelle dal cuore d’oro, le grosse margherite selvagge stanno alte sullo stelo come per baciargli la mano che sarà trafitta, e le pratoline e le matricarie gli baciano i piedi generosi, che si fermeranno dall’andare per il bene degli uomini solo quando saranno inchiodati per dare un bene maggiore ancora, e le rose canine odorano e il biancospino che non ha più fiori agita le foglie dentellate.
3Pare che dica: «No, no» a quelli che lo useranno per dare tormento al Redentore. E «no» dicono le canne del Cedron. Anche loro non vogliono colpire, la loro volontà di piccole cose non vuol fare male al Signore. E forse anche i sassi delle chine si felicitano di essere fuori di città, sull’Uliveto, perché in tal modo, no, non feriranno il Martire. E piangono gli esili convolvoli rosati, che Gesù amava tanto, e i corimbi delle acacie candide come grappoli di farfalle strette a uno stelo, forse pensando: «Non lo vedremo più».
4E i miosotis, così esili e puri, lasciano cadere la loro corolla al tocco della veste purpurea che Gesù ha indossato di nuovo. Deve essere bello morire quando cosa che è di Gesù colpisce. Tutti i fiori, anche uno sperso mughetto, forse caduto là incidentalmente e che si è radicato fra le radici sporgenti di un olivo, è felice di esser scorto e colto da Tommaso e offerto al Signore…
5E felici sono i mille uccelli fra i rami di salutarlo con canti di gioia. Oh! che non lo bestemmiano gli uccelli che Egli ha sempre amato! Persino un branchetto di pecore sembra volerlo salutare benché siano in pianto, orbate come sono dei figli venduti per il sacrificio pasquale. E belando, un lamento di madri per l’aria, chiamando i figli che non torneranno più, vengono a sfregarsi presso Gesù, guardandolo con lo sguardo mite.
Preparativi della cena pasquale (Mt 26,17; Mc 14,12; Lc 22,7-9)[251].
6La vista delle pecore richiama gli apostoli al pensiero del rito e interrogano Gesù quando sono quasi al Gestemani. «Dove andremo a consumare la Pasqua? Che luogo scegli? Dillo, e noi andremo ad apparecchiare ogni cosa», dicono.
E Giuda di Keriot: «Dammi ordini e andrò».
7«Pietro. Giovanni. Sentitemi».
I due, che erano un poco avanti, si fanno vicino a Gesù che li ha chiamati.
La stanza del Signore: il Cenacolo (Mt 26,18-19; Mc 14,13-16; Lc 22,10-13)[252].
8«Precedeteci ed entrate in città per la porta del Letame. Appena entrati, incontrerete un uomo che torna da En Rogel con una brocca di quella buon’acqua. Seguitelo finché entra in una casa. Direte a colui che è in essa: “Il Maestro dice: Dove è la stanza dove Io possa mangiare la Pasqua coi miei discepoli?”. Egli vi mostrerà un gran cenacolo pronto. Apparecchiate in esso ogni cosa. Andate solleciti e poi raggiungeteci al Tempio».
I due partono in tutta fretta.
Astuzia di iene furibonde.
9Gesù procede invece lentamente. Tanto è ancor fresca mattina e le strade che immettono nella città mostrano appena i primi pellegrini. Valicano il Cedron sul ponticello che è prima del Getsemani. Entrano in città. Le porte, forse per un contrordine di Pilato, rassicurato dalla assenza di dispute intorno a Gesù, non sono più sorvegliate dai legionari. Infatti la massima calma regna in ogni luogo.
10Oh! non si può dire che non abbiano saputo contenersi i giudei! Nessuno ha molestato il Maestro né i suoi discepoli. Ossequi bene educati, se non affettuosi, lo hanno sempre salutato, anche se quelli che li davano erano i più astiosi del Sinedrio. Una sopportazione inarrivabile ha accompagnato anche la requisitoria di ieri.
Volti di iene idrofobe.
11Ed ecco che proprio anche ora, poiché la casa di campagna di Caifa è proprio vicina a quella porta, ecco che proprio ora passa, venendo da essa, un folto gruppo di farisei e di scribi, fra i quali il figlio di Anna ed Elchia con Doras e Sadoc, ed è un piegarsi di schiene ammantate ampiamente, che ossequiano fra ondeggiamenti di vesti e frange e copricapo amplissimi.
12Gesù saluta e passa, regale nella sua veste di lana rossa e nel manto più cupo di tinta, il copricapo di Sintica nella mano, il sole che fa dei suoi capelli rosso-rame un serto d’oro e un velo lucente giù sino agli omeri. Le schiene si alzano dopo il suo passaggio e appaiono i volti: di iene idrofobe.
13Giuda di Keriot, che guardava sempre intorno con la sua faccia di traditore, con la scusa di riallacciarsi un sandalo si fa ai margini della via e, lo vedo bene, fa un cenno a quei tali che lo attendano… Lascia che il gruppo di Gesù e dei discepoli vada avanti, sempre lavorando intorno alla fibbia del suo sandalo per darsi un contegno, poi rapido passa vicino a quelli e sussurra: «Alla Bella. Verso sesta. Uno di voi», e sfreccia via veloce raggiungendo i compagni. Franco, spudoratamente franco! …
Mandati a comperare l’agnello.
14Salgono al Tempio. Pochi ebrei ancora. Ma molti gentili. Gesù va ad adorare il Signore. Poi torna indietro e ordina a Simone e Bartolomeo di comperare l’agnello facendosi dare denari da Giuda di Keriot.
«Ma potevo fare io!», dice questi.
15«Avrai altro da fare. Lo sai. Vi è quella vedova alla quale portare l’obolo di Maria di Lazzaro e dirle che dopo le feste vada a Betania, da Lazzaro. Lo sai dove sta? Hai capito bene?».
«So, so! Mi ha mostrato il luogo Zaccaria che la conosce bene». E aggiunge: «Sono molto contento di andare. Più che andare per l’agnello. Quando vado?».
16«Più tardi. Non mi fermerò molto qui. Riposerò oggi, volendo esser forte per questa sera e per la mia orazione notturna».
«Va bene».
Quesiti senza risposta.
17Ecco, io mi chiedo: Gesù, che aveva così taciuto nei giorni scorsi ogni suo proposito per non dare particolari a Giuda, perché ora dice, ripete ciò che farà nella notte? La Passione è già iniziata con la cecità di preveggenza, o è questa preveggenza tanto aumentata che Egli legge nei libri dei Cieli che quella è «la notte» e che perciò bisogna farlo sapere a chi attende di saperlo per consegnarlo ai nemici, o lo ha sempre saputo che in quella notte deve iniziarsi la sua immolazione? Io non so darmi risposta. Gesù non mi dà risposta. E io resto nei miei perché, mentre osservo Gesù che risana gli ultimi malati. Gli ultimi… Domani, fra poche ore, non potrà più… La Terra sarà privata del potente Risanatore di corpi. La Vittima, però, sul suo patibolo inizierà la serie, ininterrotta da venti secoli, dei suoi risanamenti di spiriti.
Quelli della Diaspora.
18Oggi io contemplo più che descrivere. Il mio Signore mi fa proiettare la vista spirituale da ciò che io vedo accadere, nell’ultimo giorno di libertà di Cristo, a ciò che è nei secoli… Oggi io contemplo più i sentimenti, i pensieri del Maestro che non gli avvenimenti intorno a Lui. Sono già nella comprensione angosciosa della sua tortura del Getsemani…
19Gesù è sopraffatto come il solito dalla folla che è già cresciuta, che ora è, nella più parte, ebrea e che si dimentica di affrettarsi al luogo del sacrificio degli agnelli per avvicinarsi a Gesù, Agnello di Dio che sta per essere immolato. E ancora chiede, e ancora vuole spiegazioni.
20Molti sono ebrei venuti dalla Diaspora, i quali, saputo per fama del Cristo, del Profeta Galileo, del Rabbi di Nazareth, sono curiosi di sentirlo parlare e ansiosi di levarsi ogni possibile dubbio. E questi si fanno largo supplicando quelli di Palestina così: «Voi sempre lo avete. Voi sapete chi è. Voi avete la sua parola quando volete. Noi siamo venuti da lontano e ripartiremo subito dopo aver compiuto il precetto. Lasciateci andare a Lui!».
La folla si apre a fatica per cedere il posto a questi. E questi si avvicinano a Gesù e l’osservano curiosamente. Parlottano fra loro, gruppo per gruppo.
21Gesù li osserva, anche se contemporaneamente ascolta un gruppo di persone venute dalla Perea. Poi, licenziate queste che gli hanno offerto denaro per i suoi poveri, così come molti fanno, ed Egli lo ha passato a Giuda come sempre, si accinge a parlare.
Profezie che parlano del Messia.
Il Germoglio della radice di Jesse.
22«Uni nella religione, ma diversi di provenienza, molti fra i presenti si chiedono: “Chi è costui che è detto il Nazareno?”, e la loro speranza e il loro dubbio cozzano insieme.
23Ascoltate. È detto di Me: “Un germoglio spunterà dalla radice di Jesse, un fiore verrà da questa radice e sopra di Lui riposerà lo Spirito del Signore. Egli non giudicherà secondo quello che apparisce agli occhi, non condannerà per ciò che si sente con gli orecchi, ma giudicherà con giustizia i poveri, prenderà le difese degli umili[253]. Il germoglio della radice di Jesse, posto quale segno fra le nazioni, sarà invocato dai popoli e il suo sepolcro sarà glorioso. Egli, alzata una bandiera alle nazioni, riunirà i profughi d’Israele, i dispersi di Giuda, li raccoglierà dai quattro punti della Terra”[254].
Il Dio potente.
24È detto di Me[255]: “Ecco, il Signore Dio viene, con possanza, il suo braccio trionferà. Porta seco la sua mercede, ha davanti agli occhi l’opera sua. Come un pastore pascerà il suo gregge”.
25È detto di Me[256]: “Ecco il mio Servo col quale Io starò, nel quale si compiace l’anima mia. In Lui ho diffuso il mio spirito. Egli porterà giustizia fra le nazioni. Non griderà, non spezzerà la canna fessa, non spegnerà il lucignolo fumigante, farà giustizia secondo verità. Senza essere né triste né turbolento, giungerà a stabilire sulla Terra la giustizia, e le isole aspetteranno la sua legge”.
Luce delle nazioni.
26È detto di Me: [257] “Io, il Signore, ti ho chiamato nella giustizia, ti ho preso per mano, ti ho preservato, ti ho fatto alleanza del popolo e luce delle nazioni per aprire gli occhi ai ciechi e trarre dal carcere i prigionieri e dalla sotterranea prigione quelli che giacciono nelle tenebre”.
L’Evangelizzatore.
27È detto di Me: [258] “Lo Spirito del Signore è sopra di Me, perché il Signore mi ha unto ad annunziare la Buona Novella ai mansueti, a curare quelli che hanno il cuore affranto, a predicare la libertà agli schiavi, la liberazione ai prigionieri, a predicare l’anno di grazia del Signore”. È detto di Me: [259] “Egli è il Forte, pascerà il gregge con la fortezza del Signore, con la maestà del nome del Signore Dio suo. A Lui si convertiranno, perché sin da ora sarà glorificato, fino agli ultimi confini del mondo”.
Pastore, Re vittorioso e Dio potente.
28E’ detto di Me: “Io stesso andrò in cerca delle mie pecorelle. Andrò in cerca delle smarrite, ricondurrò le scacciate, legherò le fratturate, ristorerò le deboli, terrò d’occhio le grasse e robuste, le pascerò con giustizia”.
29È detto: [260] “Egli è il Principe di pace e sarà la pace”.
30È detto: [261] “Ecco, viene il tuo Re, il Giusto, il Salvatore. Egli è povero, cavalca un asinello. Egli annunzierà pace alle nazioni. Il suo dominio sarà da mare a mare sino agli estremi della Terra”.
La profezia delle settanta settimane.
31È detto: [262] “Settanta settimane sono state fissate per il tuo popolo, per la tua città santa, affinché sia tolta la prevaricazione, abbia fine il peccato, sia cancellata l’iniquità, venga l’eterna giustizia, siano compiute visione e profezia, e sia unto il Santo dei santi. Dopo sette più settantadue verrà il Cristo. Dopo sessantadue sarà ucciso.
32Dopo una settimana Egli confermerà il testamento, ma a mezzo della settimana verranno meno le ostie e i sacrifici, e sarà nel Tempio l’abominio della desolazione, e durerà sino alla fine dei secoli”.
Ecco la Vittima.
33Mancheranno dunque le ostie in questi giorni? L’altare non avrà vittima? Avrà la gran Vittima. Ecco, la vede il profeta:[263] “Chi è costui che viene con le vesti tinte di rosso? È bello nel suo vestito e cammina nella grandezza della sua forza”.
34E come si è tinto di porpora, Colui che è povero, la veste? Ecco, lo dice il profeta: [264]“Ho abbandonato il mio corpo ai percuotitori, le mie guance a chi mi strappa la barba, non ho allontanato il volto da chi mi oltraggia. E la mia bellezza e il mio splendore si è perduto, e gli uomini non mi hanno più amato. Disprezzato mi hanno gli uomini, considerato l’ultimo! Uomo di dolori, sarà velato il mio volto e vilipeso, e mi guarderanno come un lebbroso, mentre è per tutti che Io sarà piagato e morto”.
35Ecco la Vittima! Non temere, o Israele! Non temere! Non manca l’Agnello pasquale[265]! Non temere, o Terra! Non temere! Ecco il Salvatore[266]! Come pecora sarà condotta al macello, perché lo ha voluto, e non ha aperto bocca per maledire quelli che l’uccidono[267]. Dopo la condanna[268] sarà innalzato[269] e consumato nei patimenti[270], le membra slogate[271], le ossa scoperte[272], i piedi e le mani trafitti[273]. Ma dopo l’affanno, col quale giustificherà molti, possederà le moltitudini[274] perché, dopo aver consegnato la sua vita alla morte per la salute del mondo, risorgerà e governerà la Terra[275], nutrirà i popoli delle acque viste da Ezechiele[276], uscenti dal vero Tempio che, anche se è abbattuto, risorge per sua stessa forza, del vino di cui si è anche imporporata la candida veste dell’Agnello senza macchia, e del Pane venuto dal Cielo[277].
Sitibondi venite alle acque.
36Sitibondi, venite alle acque[278]! Affamati, nutritevi! Esausti, bevete il mio vino, e voi malati! Venite voi che non avete denaro, voi che non avete salute, venite! E voi che siete nelle tenebre! E voi che siete morti, venite! Io sono Ricchezza e Salute, Io sono Luce e Vita. Venite voi che cercate la via! Venite voi che cercate la verità! Io sono Via e Verità! Non temete di non poter consumare l’Agnello perché mancano le ostie veramente sante in questo Tempio profanato. Tutti avrete da mangiare dell’Agnello di Dio venuto a togliere i peccati del mondo, come ha detto di Me l’ultimo dei profeti del mio popolo[279].
37Di quel popolo al quale Io chiedo[280]: Popolo mio, che ti ho fatto? In che ti ho contristato? Che potevo darti di più di ciò che Io non ti abbia dato? Ho istruito i tuoi intelletti, ho guarito i tuoi malati, beneficato i tuoi poveri, sfamato le tue turbe, ti ho amato nei tuoi figli, ho perdonato, ho pregato per te. Ti ho amato sino al Sacrificio. E tu che appresti al tuo Signore? Un’ora, l’ultima, ti è data, o mio popolo, o mia città regale e santa. Convertiti in quest’ora al Signore Dio tuo!»[281].
Pieno consenso degli ascoltatori.
38«Ha detto le parole vere!».
«Così è detto! E lui veramente fa quello che è detto!».
«Come un pastore ha avuto cura di tutti!».
«Come fossimo le pecore disperse, malate, nella caligine, è venuto a portarci alla via giusta, a guarirci anima e corpo, a illuminarci».
«Veramente tutti i popoli vanno a Lui. Osservate là quei gentili come sono ammirati!».
«Pace ha predicato».
«Amore ha dato».
«Non capisco ciò che dice del sacrificio. Parla come se dovesse essere ucciso».
«Così è, se è l’Uomo visto dai profeti, il Salvatore».
«E parla come se tutto il popolo dovesse malmenarlo. Ciò non accadrà mai. Il popolo, noi, lo amiamo».
«È nostro amico. Lo difenderemo».
«Galileo è, e noi di Galilea daremo la vita per Lui».
«Di Davide è, e non alzeremo la mano che per difenderlo, noi di Giudea».
«E noi, che ci amò come amò voi, noi dell’Auranite, della Perea, della Decapoli, noi potremo dimenticarlo? Tutti, tutti lo difenderemo».
Labilità delle intenzioni umane.
39Queste le voci fra la folla ormai numerosa molto. Labilità delle intenzioni umane! Giudico dalla posizione del sole essere verso le nove antimeridiane dell’ora nostra. Ventiquattr’ore più tardi questa gente sarà da molte ore intorno al Martire per torturarlo con l’odio e le percosse, e urlerà chiedendo la sua morte. Pochi, molto pochi, troppo pochi fra le migliaia di persone che si affollano da ogni parte della Palestina e oltre, e che hanno avuto luce, salute, sapienza, perdono dal Cristo, saranno coloro che non solo non cercheranno di strapparlo ai nemici, perché la loro pochezza rispetto alla moltitudine dei percuotitori lo vieta, ma anche non sapranno confortarlo dandogli prova d’amore col seguirlo con volto amico. Le lodi, i consensi, i commenti ammirati si spargono per l’ampio cortile come onde che dall’alto del mare vadano lontano a morire sul lido.
Occhi aperti e cuore pronto.
40Degli scribi, dei giudei, dei farisei tentano di neutralizzare l’entusiasmo del popolo, e anche il fermento del popolo contro i nemici del Cristo, dicendo: «Vaneggia. La stanchezza sua è tanta e lo conduce a delirare. Vede persecuzioni dove sono onori. Il suo dire ha fiumi della solita sua sapienza, ma mescolati a frasi di delirio. Nessuno gli vuol fare del male. Abbiamo capito. Capito chi è…».
41Ma la gente è incerta di tanta conversione di umori, e qualcuno fra essa si ribella dicendo: «Egli mi guarì un figlio demente. So ciò che è la pazzia. Non così parla uno che è folle!».
42E un altro: «Lasciali dire. Sono vipere che hanno paura che il bastone del popolo spezzi loro le reni. Cantano la dolce canzone dell’usignolo per ingannarci, ma se ascolti bene c’è dentro il fischio del serpe».
43E un altro ancora: «Scolte del popolo di Cristo, all’erta! Quando nemico carezza ha il pugnale nascosto nella manica e tende la mano per colpire. Occhi aperti e cuore pronto! Gli sciacalli non possono diventare docili agnelli».
44«Dici bene: il gufo alletta e incanta gli uccellini ingenui con l’immobilità del suo corpo e con la mendace letizia del suo saluto. Ride e invita col suo grido, ma è già pronto a divorare».
E così via, da gruppo a gruppo.
Risposta ai gentili.
I pagani onorano il Messia (Gv 12,20-22)[282].
45Ma vi sono anche i gentili. Questi gentili che sono stati costanti e sempre più numerosi ad ascoltare il Maestro in questi giorni di festa. Sempre ai margini della folla, perché l’esclusivismo ebreo-palestinese è forte e li respinge volendo i primi posti intorno al Rabbi, essi hanno desiderato di avvicinarlo e parlargli.
46Un folto gruppo di essi occhieggia Filippo, che la folla ha spinto in un angolo. Si accostano a lui dicendo: «Signore, noi desideriamo vedere da vicino Gesù, il tuo Maestro. E parlargli almeno una volta».
47Filippo si alza sulle punte dei piedi per vedere se scorge qualche apostolo più vicino al Signore. Vede Andrea e gli grida, dopo averlo chiamato: «Qui sono dei gentili che vorrebbero salutare il Maestro. Chiedigli se vuole accoglierli».
48Andrea, separato da Gesù di qualche metro, pigiato nella folla, si fa largo senza riguardi, lavorando generosamente di gomiti e urlando: «Fate largo! Fate largo! dico. Devo andare dal Maestro». Lo raggiunge e gli trasmette il desiderio dei gentili.
«Conducili in quell’angolo. Io verrò a loro».
49E mentre Gesù cerca di passare fra la gente, Giovanni, che è tornato con Pietro, Pietro stesso, Giuda Taddeo, Giacomo di Zebedeo e Tommaso, che lascia il gruppo dei suoi parenti, trovato fra la folla, per aiutare i compagni, lottano a fargli strada. Ecco Gesù là dove già sono i gentili che lo ossequiano.
«La pace a voi. Che volete da Me?».
50«Vederti. Parlarti. Le tue parole ci hanno conturbati. Desideravamo sempre di parlarti per dirti che la tua parola ci colpisce. Ma attendevamo di farlo in momento propizio. Oggi… Tu parli di morte… Noi temiamo di non poter più parlarti se non prendiamo quest’ora. Ma è possibile che gli ebrei possano uccidere il loro figlio migliore? Noi siamo gentili e la tua mano non ci beneficò. La tua parola ci era sconosciuta. Avevamo sentito parlare di Te vagamente. Ma non ti avevamo mai visto né avvicinato. Eppure, lo vedi! Noi ti rendiamo omaggio. Tutto il mondo con noi ti onora».
Il granello di frumento (Gv 12,23-24)[283].
51«Sì, l’ora è venuta nella quale il Figlio dell’uomo deve essere glorificato dagli uomini e dagli spiriti».
52Ora la gente è di nuovo intorno a Gesù. Ma con la differenza che in prima fila sono i gentili e indietro gli altri.
53«Ma allora, se è l’ora della tua glorificazione, Tu non morrai come dici, o come abbiamo capito. Perché non è essere glorificato morire in tal modo. Come potrai riunire il mondo sotto il tuo scettro, se Tu muori prima di averlo fatto? Se il tuo braccio si immobilizzerà nella morte, come potrà trionfare e radunare i popoli?».
54«Morendo do la vita. Morendo edifico. Morendo creo il popolo nuovo. È nel sacrificio che si ha la vittoria. In verità vi dico che, se il granello di frumento caduto sulla terra non muore, rimane infecondo. Ma se invece muore, ecco che produce molto frutto.
Il servitore del Messia (Gv 12,25-26)[284].
55Chi ama la sua vita la perderà. Chi odia la sua vita in questo mondo la salverà per la vita eterna. Io poi ho il dovere di morire per dare questa vita eterna a tutti coloro che mi seguono per servire la Verità. Chi mi vuole servire venga: non è limitato il posto nel mio regno a questo o a quel popolo. Chiunque mi vuol servire venga e mi segua, e dove Io sono sarà pure il mio servo. E chi mi serve l’onorerà il Padre mio, unico, vero Iddio, Signore del Cielo e della Terra, Creatore di tutto quanto è, Pensiero, Parola, Amore, Vita, Via, Verità; Padre, Figlio, Spirito Santo, Uno essendo Trino, Trino essendo unico, solo, vero Dio.
La voce di Dio Padre (Gv 12,27-28)[285].
56Ma ora l’anima mio è turbata. E che dirò? Dirò forse: “Padre, salvami da quest’ora”? No. Perché Io sono venuto per questo: per giungere a quest’ora. E allora dirò: “Padre, glorifica il tuo Nome!”».
57Gesù apre le braccia in croce, una croce purpurea contro il candore dei marmi del portico, e alza il volto, offrendosi, pregando, salendo coll’anima al Padre.
58E una voce, più forte del tuono, immateriale nel senso che non è simile a nessuna voce d’uomo, ma sensibilissima per tutti gli orecchi, empie il cielo sereno della bellissima giornata d’aprile e vibra, più potente di accordo d’organo gigante, bellissima nella sua tonalità, e proclama: «E Io l’ho glorificato e ancora lo glorificherò».
Consapevolezza della folla (Gv 12,29-30)[286].
59La gente ha avuto paura. Quella voce, così potente che ne ha vibrato il suolo e ciò che su esso si trova, quella voce misteriosa, diversa da ogni altra, veniente da una fonte che è sconosciuta, quella voce che empie tutto, da settentrione a mezzogiorno, da oriente a occidente, terrorizza gli ebrei e stupisce i pagani. I primi si gettano, sol che possano farlo, al suolo, mormorando nel tremore: «Ora morremo! Abbiamo sentito la voce del Cielo. Un angelo gli ha parlato!», e si battono il petto in attesa della morte. I secondi gridano: «Un tuono! Un boato! Fuggiamo! La Terra ha ruggito! Ha tremato!». Ma fuggire è impossibile in quella ressa che si accresce di quelli che, ancor fuor dalle mura del Tempio, accorrono entro di esse gridando: «Pietà di noi! Corriamo! Qui è luogo santo. Non si fenderà il monte dove sorge l’altare di Dio!». E perciò ognuno resta dove è, dove lo blocca la folla e lo spavento.
Voce venuta da Dio Padre per la folla (Gv 12,30-32) [287]
60Sulla terrazze del Tempio accorrono i sacerdoti, gli scribi, i farisei che erano sparsi per i meandri di esso, e leviti, e strategoi. Agitati, sbalorditi. Ma di tutti loro non scendono, fra la gente che è nei cortili, altro che Gamaliele con suo figlio. Gesù lo vede passare, tutto candido nella veste di lino, che è così bianca da splendere persino sotto il forte sole che la investe.
61Gesù, guardando Gamaliele ma come parlando per tutti, alza la voce dicendo: «Non per Me, ma per voi è venuta questa voce dal Cielo».
62Gamaliele si arresta, si volge, trivella con gli sguardi dei suoi occhi profondissimi e nerissimi -che l’abitudine ad essere un maestro venerato come un semidio fa involontariamente duri come quelli dei rapaci- lo sguardo zaffiro, limpido, dolce nella sua maestà, di Gesù…
63E Gesù prosegue: «Ora si ha il giudizio di questo mondo. Ora il Principe delle Tenebre sta per essere cacciato fuori. Ed Io, quando sarò innalzato, trarrò tutti a Me, perché così salverà il Figlio dell’uomo».
Quesito sul Cristo e il Figlio dell’uomo (Gv 12,34)[288].
64«Noi abbiamo imparato dai libri della Legge che il Cristo vive in eterno. E Tu ti dici il Cristo e dici che devi morire. E ancora dici che sei il Figlio dell’uomo e salverai essendo esaltato. Chi sei dunque? Il Figlio dell’uomo o il Cristo? E chi è il Figlio dell’uomo?», dice la folla che si rinfranca.
I figli della Luce (Gv 12,35-36)[289].
65«Sono un’unica Persona. Aprite gli occhi alla Luce. Ancora per un poco la Luce è con voi. Camminate verso la Verità sinché avete la Luce fra voi, affinché non vi sorprendano le tenebre. Coloro che camminano nel buio non sanno dove vadano a finire. Finché avete fra voi la Luce credete ad Essa, per essere figli della Luce». Tace.
I figli delle tenebre (Gv 12,37-43)[290].
66La folla è perplessa e divisa. Una parte se ne va scrollando il capo. Una parte osserva l’atteggiamento dei principali dignitari: farisei, capi dei sacerdoti, scribi… e specie di Gamaliele, e regola i propri moti su questo atteggiamento. Altri ancora approvano col capo e si inchinano a Gesù con chiari segni di volergli dire: «Crediamo! Ti onoriamo per ciò che sei». Ma non osano schierarsi apertamente in suo favore. Hanno paura degli occhi attenti dei nemici di Cristo, dei potenti, che li sorvegliano dall’alto delle terrazze che sovrastano i superbi porticati che cingono i cortili del Tempio.
67Anche Gamaliele, dopo essere rimasto pensieroso qualche minuto, e par che interroghi i marmi che pavimentano il suolo per avere risposta alle sue interne domande, si riavvia verso l’uscita dopo aver scrollato testa e spalle come per disappunto o sprezzo… e passa diritto davanti a Gesù senza più guardarlo.
Il Messia venuto come Luce nel mondo (Gv 12,44-46)[291].
68Gesù invece lo guarda, con compassione… e alza di nuovo la voce, fortemente -è come un bronzeo squillo- per superare ogni rumore ed essere sentito dal grande scriba che se ne va deluso. Par che parli per tutti, ma parla per lui solo, è palese.
Dice a voce altissima:
69«Chi crede in Me non crede, in verità, in Me, ma in Colui che mi ha mandato, e chi vede Me vede Colui che mi ha mandato. E questo Colui è bene il Dio d’Israele! Perché non c’è altro Dio fuor che Lui. Per questo dico: se non potete credere a Me come a colui che è detto figlio di Giuseppe di Davide ed è figlio di Maria, della stirpe di Davide, della Vergine vista dal profeta, nato a Betlemme, come è detto dalle profezie, precorso dal Battista, ancor come è detto da secoli, credete almeno alla Voce del vostro Dio che vi ha parlato dal Cielo. Credete in Me come Figlio di questo Dio d’Israele. Ché, se non credete a Chi vi ha parlato dal Cielo, non Me offendete, ma il Dio vostro di cui sono Figlio.
70Non vogliate rimanere nelle tenebre! Io sono venuto Luce al mondo affinché chi crede in Me non resti nelle tenebre. Non vogliate crearvi dei rimorsi, che non potreste più placare quando Io fossi tornato là donde sono venuto, e che sarebbero un ben duro castigo di Dio sulla vostra pervicacia. Io sono pronto a perdonare sinché sono fra voi, sinché il giudizio non è fatto, e per quanto sta a Me ho desiderio di perdonare. Ma diverso è il pensiero del Padre mio. Perché Io sono la Misericordia ed Egli è la Giustizia.
La parola di Gesù è vita eterna.
71In verità vi dico che, se uno ascolta le mie parole e non le osserva poi, Io non giudico. Non sono venuto nel mondo per giudicare, ma per salvare il mondo. Ma anche se Io non giudico, in verità vi dico che vi è chi vi giudica per le vostre azioni. Il Padre mio, che mi ha mandato, giudica coloro che respingono la sua Parola. Sì, chi mi disprezza e non riconosce la Parola di Dio e non riceve le parole del Verbo, ecco che ha chi lo giudica: la stessa Parola che Io ho annunziata, quella lo giudicherà nel giorno estremo.
72Dio non si irride, è detto. E il Dio irriso sarà terribile a coloro che lo giudicarono pazzo e mentitore.
73Ricordate tutti che le parole che mi avete sentito dire sono di Dio. Perché Io non ho parlato di mio, ma il Padre che mi ha mandato, Egli stesso mi ha prescritto quello che debbo dire e di che devo parlare. E Io ubbidisco al suo comando perché Io so che il suo comandamento è giusto. Vita eterna è ogni comando di Dio. Ed Io, vostro Maestro, vi do l’esempio di ubbidienza ad ogni comando di Dio. Perciò siate certi che le cose che vi ho dette e vi dico, le ho dette e le dico così come mi ha detto il Padre mio di dirvele. E il Padre mio è il Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe; il Dio di Mosè, dei patriarchi e dei profeti, il Dio d’Israele, il Dio vostro».
74Parole di luce, che cadono nelle tenebre che già si incupiscono nei cuori!
75Gamaliele, che si era nuovamente fermato, a capo chino, riprende ad andare… Altri lo seguono crollando il capo o sogghignando…
76Anche Gesù se ne va… Ma prima dice a Giuda di Keriot: «Va’ dove devi andare», e agli altri: «Ognuno è libero di andare. Dove deve o dove vuole. Con Me restino i discepoli pastori».
77«Oh! prendi anche me con Te, Signore!», dice Stefano.
«Vieni…».
La consegna del Messia agli uomini-demoni.
Luogo della consegna.
78Si separano. Non so dove va Gesù. Ma so dove va Giuda di Keriot. Va alla porta Speciosa o Bella, salendo i diversi scalini che dall’atrio dei Gentili portano a quello delle donne, e dopo averlo attraversato, salendo al termine di esso altri scalini, occhieggia nell’atrio degli Ebrei e con ira batte il piede al suolo non trovando chi cerca.
Torna indietro. Vede una delle guardie del Tempio. La chiama. Ordina, con la sua solita arroganza: «Va’ da Eleazar ben Anna. Che venga subito alla Bella. Lo attende Giuda di Simone per cose gravi».
79Si appoggia a una colonna e attende. Poco tempo. Eleazaro figlio di Anna, Elchia, Simone, Doras, Cornelio, Sadoc, Nahum e altri accorrono con un grande svolazzio di vesti.
80Giuda parla a voce bassa ma concitata: «Questa sera! Dopo la cena. Al Getsemani. Veniteci e prendetelo. Datemi il denaro».
«No. Te lo daremo quando tu verrai a prenderci questa sera. Non ci fidiamo di te! Ti vogliamo con noi. Non si sa mai!», ghigna Elchia. Gli altri assentono in coro.
Giuda avvampa di sdegno per l’insinuazione. Giura: «Lo giuro su Jeové che dico il vero!».
Modo della consegna.
81Sadoc gli risponde: «Va bene. Ma è meglio fare così. Quando è l’ora tu vieni, prendi i preposti alla cattura e vai con loro, ché non avvenga che le guardie stolte arrestino Lazzaro, al caso, e facciano accadere guai. Tu indicherai ad esse, con un segno, l’uomo… Devi capire! È notte… ci sarà poca luce… le guardie saranno stanche, assonnate… Ma se tu guidi! … Ecco! Che dite?». Si volge ai compagni il perfido Sadoc e dice: «Io proporrei per segnalare un bacio. Un bacio! Il miglior segno per indicare l’amico tradito. Ah! Ah!».
Ridono tutti. Un coro di demoni sghignazzanti.
Il volto del traditore
82Giuda è furente. Ma non arretra. Non arretra più. Soffre per lo scherno che gli fanno, non per quello che sta per fare. Tanto che dice: «Ma ricordate che voglio le monete contate nella borsa prima di uscire di qui con le guardie».
«Le avrai! Le avrai! Anche la borsa ti daremo, perché tu possa conservare quelle monete come reliquia del tuo amore. Ah! Ah! Ah! Addio, serpe!».
83Giuda è livido. È già livido. Non perderà mai più quel colore e quell’espressione di spavento disperato. Essa, anzi, coll’andar delle ore si accentuerà sempre più, sino ad essere insostenibile alla vista quando penzolerà dall’albero… Fugge via…
Il Messia si rifugia in una casa amica (Gv 12,36)[292].
84Gesù si è rifugiato nel giardino di una casa amica. Un quieto giardino delle prime case di Sion. Mura alte e antiche lo cingono. È silenzioso e fresco, coperto come è dalle fronde semoventi di vecchi alberi. Una voce di donna canta poco lontano una dolce ninna-nanna.
85Devono essere passate delle ore, perché i servi di Lazzaro, di ritorno dopo essere andati non so dove, dicono: «I tuoi discepoli sono già nella casa dove si prepara per la cena, e Giovanni, dopo aver portato con noi i frutti ai figli di Giovanna di Cusa, se ne è andato a prendere le donne per accompagnarle da Giuseppe di Alfeo, che è venuto solo oggi, quando sua madre non sperava più di vederlo, e poi da lì alla casa della cena, perché è il vespro».
«Andremo anche noi. Sono venute le ore delle cene…». Gesù si alza rimettendosi il manto.
Ultimo incontro con persone che contano.
86«Maestro, lì fuori ci sono delle persone. Persone di censo. Vorrebbero parlarti senza essere viste dai farisei», dice un servo.
«Falli entrare. Ester non si opporrà. Non è vero, donna?», dice Gesù rivolgendosi ad una matura donna che sta accorrendo per salutarlo.
«No, Maestro. La mia casa è tua, lo sai. Per troppo poco hai usato di essa!».
«Tanto che basti a dire al mio cuore: era casa amica». Ordina al servo: «Conduci chi attende».
Quella parola è Dio (Gv 12,47-50)[293].
87Entrano una trentina di persone di dignitoso aspetto. Ossequiano. Uno parla per tutti: «Maestro, le tue parole ci hanno scosso. Abbiamo sentito in Te la voce di Dio. Ma ci dicono folli perché crediamo in Te. Che fare allora?».
87«Non a Me crede chi crede in Me, ma crede in Colui che mi ha mandato e del quale oggi avete sentito la voce santissima. Non Me vede chi vede Me, ma vede Colui che mi ha mandato, perché Io sono una sola cosa col Padre mio.
88Per questo vi dico che dovete credere per non offendere Dio che mi è e vi è Padre, e vi ama sino a sacrificarvi il suo Unigenito. Ché, se è dubbio nei cuori che Io sia il Cristo, non vi è dubbio che Dio sia nel Cielo. E la voce di Dio, che Io ho chiamato Padre, oggi al Tempio, chiedendogli di dare gloria al suo Nome, ha risposto a Colui che Padre lo chiamava, e senza dirgli “mentitore o bestemmiatore” come molti dicono. Dio ha confermato chi Io sono. La sua Luce.
89Io sono la Luce venuta al mondo. Io sono venuto Luce al mondo affinché chi crede in Me non resti nelle Tenebre. Se uno ascolta le mie parole e poi non le osserva, Io non lo giudico.
90Non sono venuto a giudicare il mondo ma a salvare il mondo. Chi mi disprezza e non riceve le mie parole ha chi lo giudica. La Parola da Me annunciata, quella sarà che lo giudicherà nel giorno estremo. Perché era sapiente, perfetta, dolce, semplice, così come è Dio. Perché quella Parola è Dio. Non sono Io, Gesù di Nazareth, detto il figlio di Giuseppe legnaiolo della stirpe di Davide e figlio di Maria, fanciulla ebrea, vergine della stirpe di Davide sposata a Giuseppe, che ho parlato.
91No. Io non ho parlato di mio. Ma è il Padre mio, Colui che è nei Cieli e ha nome Jeové, Colui che oggi ha parlato, Colui che mi ha mandato, che mi ha prescritto quello che devo dire e di che ho da parlare. E Io so che nel suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che dico le dico come me le ha dette il Padre, e in esse è Vita.
92Per questo vi dico: ascoltatele. Mettetele in pratica e avrete la Vita. Perché la mia parola è Vita. E chi l’accoglie, accoglie, insieme a Me, il Padre dei Cieli che mi ha mandato a darvi la Vita. E chi ha in sé Dio ha in sé la Vita. 21Andate. La pace venga a voi e vi permanga».
93Li benedice e congeda. Benedice anche i discepoli. Trattiene solamente Isacco e Stefano. Gli altri li bacia e li congeda. E quando sono andati, esce per ultimo insieme ai due e va con essi, per le viette più solitarie e già scure, alla casa del Cenacolo. E, giunto là, abbraccia e benedice con particolare amore Isacco e Stefano, li bacia, li benedice di nuovo, li guarda andare e poi bussa ed entra…
22Dice Gesù: «Metterai qui le visioni dell’addio a mia Madre, del Cenacolo, della Cena. E ora facciamo noi due, Io e te, la vera commemorazione pasquale. Vieni…»
599. L’arrivo al
Cenacolo e l’addio
di Gesù alla Madre[294].
Il cenacolo.
1Vedo il cenacolo dove deve consumarsi la Pasqua.
Lo vedo distintamente. Potrei enumerare tutte le rugosità del muro e le crepe del pavimento.
2Èuno stanzone non perfettamente quadrato, ma anche poco rettangolare. Vi
sarà la differenza di un metro o poco più, al massimo, fra il lato più lungo e quello più corto. É basso
di soffitto. Forse appare tale anche per la sua grandezza, alla quale non corrisponde l’altezza. É
lievemente a volta, ossia i due lati più corti non finiscono ad angolo retto col soffitto, ma con un
angolo smusso fatto così:
3In questi due lati più corti vi sono due larghe finestre, larghe e basse, prospicienti. Non vedo dove guardano, se su un cortile o su una via, perché ora hanno le impannate, che le chiudono, chiuse. Ho detto: impannate. Non so se sia giusto il termine. Sono delle imposte di tavoloni ben serrate in grazia di una sbarra di ferro che le traversa.
4Il pavimento è a larghi mattoni di terra-cotta, che il tempo ha reso pallida, quadrati.
5Dal centro del soffitto pende un lume ad olio a più becchi. Nelle due pareti più lunghe, una è tutta senza aperture.
6Nell’altra, invece, vi è una porticina in un angolo, alla quale si accede per una scaletta senza ringhiera di sei scalini, terminanti in un ripiano di un metro quadro. Su questo vi è, contro la parete, un altro gradino, sul quale si apre la porta a filo del gradino. Non so se mi sono spiegata. Mi sforzo a fare il grafico.
7Le pareti sono semplicemente imbiancate, senza fregi o righe. Al centro della stanza, un tavolone rettangolare, molto lungo rispetto alla larghezza, messo parallelo alla parete più lunga, di legno semplicissimo. Contro le pareti lunghe, quelli che saranno i sedili. Alle pareti corte, sotto la finestra di un lato, una specie di cassapanca con su dei bacili e delle anfore, e sotto l’altra finestra una credenza bassa e lunga, sul cui piano per ora non c’è nulla.
8E questa è la descrizione della stanza dove si consumerà la Pasqua. É tutt’oggi che la vedo distintamente, tanto che ho potuto contare i gradini ed osservare tutti i particolari. Ora, poi, che viene la notte, il mio Gesù mi conduce al resto della contemplazione.
La stanza dov’è Maria.
9Vedo che lo stanzone conduce, per la scaletta dai sei gradini, in un andito scuro che a sinistra, rispetto a me, si apre sulla via con una porta larga, bassa e molto massiccia, rinforzata di borchie e strisce di ferro. Di fronte alla porticina, che dal cenacolo conduce nell’andito, vi è un’altra porta che conduce ad un’altra stanza, meno vasta. Direi che il cenacolo è stato ricavato da un dislivello del suolo rispetto al resto della casa e della via, è come un seminterrato, una mezza cantina ripulita od aggiustata, ma sempre infossata per un buon metro nel suolo, forse per farlo più alto e proporzionato alla sua vastità.
10Nella stanza che vedo ora vi è Maria con altre donne. Riconosco Maddalena e Maria madre di Giacomo, Giuda e Simone. Sembra che siano appena arrivate, condotte da Giovanni, perché si levano i manti e li posano piegati sugli sgabelli sparsi per la stanza, mentre salutano l’apostolo che se ne va e una donna e un uomo accorsi al loro arrivo, che ho l’impressione siano i padroni di casa e discepoli o simpatizzanti per il Nazareno, perché sono pieni di premure e di rispettosa confidenza per Maria. Questa è vestita di celeste cupo, un azzurro di indaco scurissimo. Ha sul capo il velo bianco, che appare quando si leva il manto che le copre anche il capo. E molto sciupata in volto. Pare invecchiata. Molto triste, per quanto sorrida con dolcezza. Molto pallida. Anche i movimenti sono stanchi e incerti, come quelli di persona assorta in un suo pensiero.
11Dalla porta socchiusa vedo che il proprietario va e viene nell’andito e nel cenacolo, che illumina completamente accendendo i restanti becchi della lumiera. Poi va alla porta di strada e la apre, ed entra Gesù con gli apostoli. Vedo che è sera, perché le ombre della notte scendono già nella via stretta fra case alte. É con tutti gli apostoli.
12Saluta il proprietario col suo abituale saluto: «La pace sia a questa casa», e poi, mentre gli apostoli scendono nel cenacolo, Egli entra nella stanza dove è Maria. Le pie donne salutano con profondo rispetto e se ne vanno, chiudendo la porta e lasciando liberi la Madre e il Figlio.
Povera mamma del Messia.
13Gesù abbraccia sua Madre e la bacia in fronte. Maria bacia prima la mano al Figlio e poi la guancia destra. Gesù fa sedere Maria e si siede al suo fianco, su due sgabelli vicini. La fa sedere, accompagnandola ad essi per mano, e continua a tenere la mano anche quando Ella è seduta.
14Anche Gesù è assorto, pensieroso, triste, per quanto si sforzi a sorridere. Maria ne studia con ansia l’espressione. Povera Mamma, che per la grazia e per l’amore comprende che ora sia questa! Delle contrazioni di dolore scorrono sul viso di Maria, ed i suoi occhi si dilatano ad un’interna visione di spasimo. Ma non fa scene. É maestosa come il Figlio. Egli le parla. La saluta e si raccomanda alle sue preghiere.
L’addio alla mamma.
15«Mamma, sono venuto per prendere forza e conforto da te. Sono come un piccolo bambino, Mamma, che ha bisogno del cuore della madre per il suo dolore e del seno della madre per sua forza. Sono tornato, in quest’ora, il tuo piccolo Gesù di un tempo. Non sono il Maestro, Mamma. Sono unicamente il Figlio tuo, come a Nazareth quando ero piccino, come a Nazareth prima di lasciare la vita privata. Non ho che te.
16Gli uomini, in questo momento, non sono amici, e leali, del tuo Gesù. Non sono neppure coraggiosi nel bene. Solo i malvagi sanno essere costanti e forti nell’operare il male.
17Ma tu mi sei fedele e sei la mia forza, Mamma, in quest’ora. Sostienimi col tuo amore e col tuo orare. Non ci sei che tu che in quest’ora sai pregare, fra chi più o meno mi ama.
18Pregare e comprendere. Gli altri sono in festa, assorbiti da pensieri di festa o da pensieri di delitto, mentre Io soffro di tante cose.
19Molte cose moriranno dopo quest’ora. E fra queste la loro umanità, e sapranno essere degni di Me, tutti meno colui che s’è perduto e che nessuna forza vale a ricondurre almeno al pentimento. Ma per ora sono ancora uomini tardi che non mi sentono morire, mentre essi giubilano credendo più che mai prossimo il mio trionfo. Gli osanna di pochi giorni or sono li hanno ubriacati.
20Mamma, sono venuto per quest’ora e soprannaturalmente la vedo giungere con gioia. Ma il mio Io anche la teme, perché questo calice ha nome tradimento, rinnegamento, ferocia, bestemmia, abbandono.
21Sostienimi, Mamma. Come quando col tuo pregare hai attirato su te lo Spirito di Dio, dando per Esso al mondo l’Aspettato delle genti, attira ora sul Figlio tuo la forza che m’aiuti a compiere l’opera per cui venni.
22Mamma, addio. Benedicimi, Mamma; anche per il Padre. E perdona a tutti. Perdoniamo insieme, da ora perdoniamo a chi ci tortura».
Dolore che strazia.
23Gesù è scivolato, parlando, ai piedi della Madre, in ginocchio, e la guarda tenendola abbracciata alla vita.
24Maria piange senza gemiti, col volto lievemente alzato per una interna preghiera a Dio. Le lacrime rotolano sulle guance pallide e cadono sul suo grembo e sul capo che Gesù le appoggia alla fine sul cuore.
25Poi Maria mette la sua mano sul capo di Gesù come per benedirlo e poi si china, lo bacia fra i capelli, glieli carezza, gli carezza le spalle, le braccia, gli prende il volto fra le mani e lo volge verso di Lei, se lo serra al cuore.
26Lo bacia ancora fra le lacrime, sulla fronte, sulle guance, sugli occhi dolorosi, se lo ninna, quel povero capo stanco, come fosse un bambino, come l’ho vista ninnare nella Grotta il Neonato divino.
27Ma non canta, ora. Dice solo: «Figlio! Figlio! Gesù! Gesù mio!». Ma con una tal voce che mi strazia.
28Poi Gesù si rialza. Si aggiusta il manto, resta in piedi di fronte alla Madre, che piange ancora, e a sua volta la benedice. Poi si dirige alla porta. Prima di uscire le dice: «Mamma, verrò ancora prima di consumare la mia Pasqua. Prega attendendomi». Ed esce.
600. L’ultima Cena pasquale[295].
Preparativi per la Pasqua ebraica[296].
Preparativi.
Comincia la sofferenza del Giovedì Santo.
1Gli apostoli, e sono dieci, si dànno un gran da fare a preparare il Cenacolo. Giuda, arrampicato sul tavolo, osserva se l’olio è in tutti i palloncini del grande lampadario, che pare una corolla di fucsia doppia, perché ha uno stelo circondato da cinque lumi in ampolle simili a petali, poi un secondo giro, più in basso, che è tutta una coroncina di fiammelle, poi ha, per ultimo, tre esili lampadine sospese a catenelle che sembrano i pistilli del luminoso fiore. E non rida del mio disegno.
2Poi scende con un salto e aiuta Andrea a disporre con arte le stoviglie sulla tavola, su cui viene stesa una finissima tovaglia. Sento Andrea che dice: «Che splendido lino!».
3E l’Iscariota: «Uno dei migliori di Lazzaro. Marta l’ha voluta portare per forza».
4«E questi calici? e queste anfore, allora?», osserva Tommaso che ha messo il vino nelle anfore preziose e le rimira, specchiandosi nelle loro pance snelle, e ne carezza i manici a cesello con occhio d’intenditore.
5«Chissà che valore, eh?», chiede Giuda Iscariota.
«É lavorato a martello. Mio padre ne andrebbe pazzo. L’argento e l’oro in foglia si piega, quando è caldo, con facilità. Ma trattato così… É un momento rovinare tutto. Basta un colpo mal dato. Ci vuole forza e leggerezza insieme. Vedi i manici? Tratti dal blocco. Non saldati. Cose da ricchi… Pensa che tutta la limatura e lo sbozzato si perdono. Non so se mi capisci».
«Eh! se capisco! Insomma è come uno che fa scultura».
«Proprio così». Tutti ammirano. Poi tornano al loro lavoro. Chi dispone i sedili e chi fa pronte le credenze.
Stato morale degli apostoli.
Entrano insieme Pietro e Simone.
6«Oh! siete venuti finalmente! Dove siete andati di nuovo? Dopo essere giunti col Maestro e noi, siete da capo fuggiti», dice l’Iscariota.
«Ancora un’incombenza prima dell’ora», risponde breve Simone.
«Hai delle malinconie?».
7«Credo che, con quello che si è udito in questi giorni, e da quelle labbra che mai trovammo menzognere, ce ne sia ben ragione».
«E con quel puzzo di… Bene, sta’ zitto, Pietro», borbotta Pietro fra i denti.
8«Anche tu!… Mi sembri folle da qualche giorno. Hai la faccia di un coniglio selvatico che si sente dietro lo sciacallo», risponde Giuda Iscariota.
9«E tu hai il muso della faina. Anche tu non sei molto bello da qualche giorno. Guardi in un modo… Hai persino l’occhio storto… Chi aspetti, o che speri vedere? Sembri sicuro, vuoi farlo parere, ma assomigli a chi ha paura», rimbecca Pietro.
«Oh! Quanto a paura!… Non sei certo un eroe neppure tu!».
10«Nessuno lo siamo, Giuda. Tu porti il nome del Maccabeo, ma non lo sei. Io dico, col mio, “Dio fa grazie”[297], ma ti giuro che ho in me il tremito di chi sa di portare disgrazia e di essere soprattutto in disgrazia di Dio. Simone di Giona, ribattezzato “la pietra”, è ora molle come cera al fuoco. Non si agguanta più col suo volere. E sì che mai lo vidi pauroso nelle più fiere tempeste! Matteo, Bartolmai e Filippo sembrano sonnambuli. Mio fratello e Andrea non fanno che sospirare. I due cugini, in cui è il dolore del sangue con quello dell’amore al Maestro, guardali. Sembrano uomini già vecchi. Tommaso ha perduto la sua giocondità. E Simone sembra tornato il lebbroso sfinito di or sono tre anni, tanto è scavato da un dolore, direi corroso, livido, avvilito», gli risponde Giovanni.
Il rettile.
11«Sì. Ci ha suggestionati tutti con la sua melanconia», osserva l’Iscariota.
12«Mio cugino Gesù, il mio e vostro Maestro e Signore, è e non è melanconico. Se vuoi dire, con questo nome, che è triste per il troppo dolore che tutto Israele gli sta dando, e che noi vediamo, e per l’altro occulto dolore che Egli solo vede, ti dico: “Hai ragione”. Ma se usi quel termine per dirlo folle, te lo proibisco», dice Giacomo di Alfeo.
13«E non è follia un’idea fissa di malinconia? Io ho studiato anche il profano. E so. Egli troppo ha dato di Sé. Ora è uno stanco di mente».
14«Il che significa demente. Non è vero?», chiede l’altro cugino Giuda, in apparenza calmo.
15«Proprio così! Aveva visto bene tuo padre, giusto di santa memoria, al quale tanto tu somigli in giustizia e sapienza! Gesù, triste destino di una illustre casa troppo vecchia e colpita da senilità psichica, ha sempre avuto una tendenza a questa malattia. Dolce dapprima, poi sempre più aggressiva. Tu hai visto come ha attaccato farisei e scribi, sadducei ed erodiani. Si è resa impossibile la vita come un cammino sparso di schegge di quarzo. E da Sé se le è sparse. Noi… lo amammo tanto che l’amore ci fu velo. Ma quelli che l’amarono non idolatramente -tuo padre, tuo fratello Giuseppe, e Simone dapprima- videro giusto… Dovevamo aprire gli occhi alle loro parole. Invece siamo stati tutti sedotti dal suo dolce fascino di malato. Ed ora… Mah!».
16Giuda Taddeo, che, alto come l’Iscariota, gli è proprio di fronte e pare udirlo con pace, ha uno scatto violento e, con un manrovescio potente, getta Giuda supino su uno dei sedili, e con una collera contenuta nella voce gli fischia, curvandosi sul volto del vigliacco, che non reagisce forse temendo che il Taddeo sia a conoscenza del suo crimine: «Questo per la demenza, rettile! E solo perché Egli è di là, ed è sera di Pasqua, non ti strozzo. Ma pensa, pensalo bene! Se gli avviene del male, e non c’è più Lui a fermare la mia forza, nessuno ti salva. É come tu già avessi il capestro al collo, e saranno queste mie mani oneste e forti, di artiere galileo e di discendente del frombolatore di Golia, che te lo faranno. Alzati, smidollato libertino! E regolati!».
17Giuda si alza, livido, senza la minima reazione. E, ciò che mi stupisce, nessuno ha una reazione al gesto nuovo del Taddeo. Anzi!… È chiaro che tutti approvano.
Rientro del Messia.
18É appena ricomposto l’ambiente che entra Gesù. Si affaccia sulla soglia della porticina, dalla quale la sua alta persona appena passa, mette piede sul ballatoio di così poco spazio e col suo mite, mesto sorriso dice, aprendo le braccia: «La pace sia con voi». La sua voce è stanca, come quella di uno che languisce nel fisico o nel morale.
19Scende. Carezza sul capo biondo Giovanni che gli è corso vicino. Sorride, come ignaro, al cugino Giuda e dice all’altro cugino: «Tua madre ti prega di essere dolce con Giuseppe. Ha chiesto di Me e di te poco fa alle donne. Mi spiace non averlo salutato».
«Lo farai domani».
20«Domani?… Ma avrò sempre tempo di vederlo… Oh! Pietro! Staremo un poco insieme, finalmente! Da ieri mi sembri un fuoco fatuo. Ti vedo, poi non ti vedo più. Oggi quasi posso dire che ti ho perso. Anche tu, Simone».
21«I nostri capelli più bianchi che neri ti possono fare sicuro che non fummo assenti per fame di carne», dice serio Simone.
22«Per quanto… a tutte le età si possa avere quella fame… I vecchi! Peggio dei giovani…», dice l’Iscariota offensivo.
23Simone lo guarda e sta per ribattere. Ma lo guarda anche Gesù e dice: «Ti duole un dente? Hai la guancia destra gonfia e rossa».
«Sì. Ho male. Ma non merita occuparsene».
Gli altri non dicono nulla e la cosa muore così.
24«Avete fatto tutto quanto era da fare? Tu, Matteo? E tu, Andrea? E tu, Giuda, hai pensato all’offerta al Tempio?».
Invito alla pace.
25Tanto i due primi come l’Iscariota dicono: «Tutto fatto di quello che avevi detto da farsi per oggi. Sta’ quieto».
26«Io ho portato le primizie di Lazzaro a Giovanna di Cusa. Per i bambini. Mi hanno detto: “Erano più buone quelle mele!”. Avevano il sapore della fame, quelle! Ed erano le tue mele», dice sorridente e sognante Giovanni.
27Anche Gesù sorride ad un ricordo…
28«Io ho visto Nicodemo e Giuseppe», dice Tommaso.
29«Li hai visti? Hai parlato con loro?», chiede l’Iscariota con interesse esagerato.
«Sì. Che c’è di strano? Giuseppe è un buon cliente del padre mio».
«Non lo avevi detto prima… Mi sono stupito per questo! …».
30Giuda cerca rimediare all’impressione, data prima, di affanno per l’incontro di Giuseppe e Nicodemo con Tommaso.
«Mi fa strano che non siano venuti qui a venerarti. Non loro, non Cusa, non Mannaen… Nessuno dei…».
31Ma l’Iscariota ride con una falsa risata, interrompendo Bartolomeo, e dice: «Il coccodrillo si rintana nell’ora buona».
«Che vuoi dire? Che insinui?», interroga Simone, aggressivo quanto non fu mai.
32«Pace, pace! Ma che avete? È sera pasquale! Mai avemmo sì degno apparato alla consumazione dell’agnello. Consumiamo dunque la cena con spirito di pace. Vedo che vi ho molto turbato con le mie istruzioni di queste ultime sere. Ma, vedete? Ho finito! Ora non vi turberò più. Non tutto è detto di quanto a Me si riferisce. Solo l’essenziale. Il resto… lo capirete poi. Vi sarà detto… Sì. Verrà Chi ve lo dirà. Giovanni, vai con Giuda e qualche altro a prendere le coppe per la purificazione. E poi sediamo alla mensa». Gesù è di una dolcezza straziante.
33Giovanni con Andrea, Giuda Taddeo con Giacomo, portano l’ampia coppa, vi mescono acqua e offrono l’asciugamani a Gesù e ai compagni, i quali poi fanno lo stesso con loro. La coppa (che è un bacile di metallo) viene messa in un angolo.
Assegnazione dei posti (Mt 26,20; Mc 14,17; Lc 22,14)[298].
34«Ed ora ai propri posti. Io qui, e qui (alla destra) Giovanni, e dall’altro lato il mio fedele Giacomo. I due primi discepoli. Dopo Giovanni la mia Pietra forte, e dopo Giacomo colui che è come l’aria. Non si avverte. Ma è sempre presente e dà conforto: Andrea. Vicino a lui, mio cugino Giacomo. Tu non ti rammarichi, dolce fratello, se do il primo posto ai primi? Sei il nipote del Giusto, il cui spirito palpita e aleggia su Me, in questa sera, più che mai. Abbi pace, padre della mia debolezza di fanciullino, quercia alla cui ombra ebbero ristoro la Madre e il Figlio! Abbi pace!… Dopo Pietro, Simone… Simone, vieni un momento qui. Voglio fissare il tuo volto leale. Dopo non ti vedrò che male, perché altri mi copriranno la tua onesta faccia. Grazie, Simone. Di tutto», e lo bacia.
35Simone, quando è lasciato, va al suo posto portandosi per un attimo le mani al volto con atto di afflizione.
36«Di fronte a Simone, il mio Bartolmai. Due onestà e due sapienze che si rispecchiano. Stanno bene insieme. E vicino, tu, Giuda, fratello mio. Così ti vedo… e mi sembra di essere a Nazareth… quando qualche festa ci riuniva tutti ad una mensa… Anche a Cana… Ricordi? Eravamo insieme. Una festa… una festa di nozze… il primo miracolo… l’acqua mutata in vino… Anche oggi una festa… e anche oggi vi sarà un miracolo… il vino cambierà natura… e sarà…».
37Gesù si immerge nel suo pensiero. A capo chino, è come isolato nel suo mondo segreto. Gli altri lo guardano e non parlano.
38Rialza il capo e fissa Giuda Iscariota, al quale dice: «Tu mi starai di fronte».
39«Tanto mi ami? Più di Simone, che mi vuoi avere sempre di fronte?».
40«Tanto. Lo hai detto».
«Perché, Maestro?».
41«Perché tu sei quello che hai fatto più di tutti per quest’ora».
42Giuda guarda con un mutevolissimo sguardo il Maestro e i compagni. Il primo con un che di ironica compassione, gli altri con aria di trionfo.
43«E vicino a te, da una parte Matteo, dall’altra Tommaso».
«Allora Matteo alla mia sinistra e Toma a destra».
44«Come vuoi, come vuoi», dice Matteo. «Mi basta aver bene di fronte il mio Salvatore».
45«Ultimo, Filippo. Ecco, vedete? Chi non è al mio fianco nel lato d’onore, ha l’onore di essermi di fronte».
La Cena pasqua ebraica.
Il primo calice di vino.
46Gesù, ritto al suo posto, mesce nell’ampio calice collocato a Lui davanti (tutti hanno alti calici, ma Lui ne ha uno molto più ampio, oltre quello che hanno tutti. Deve essere il calice di rito). Mesce in esso il vino. Lo alza, lo offre. Lo posa.
47Poi tutti insieme chiedono con tono di salmo: «Perché questa cerimonia?». Domanda formale, si capisce. Di rito.
48Alla quale Gesù, come capo famiglia, risponde: «Questo giorno ricorda la nostra liberazione dall’Egitto. Sia benedetto Geové che ha creato il frutto della vigna».
49Beve un sorso di questo vino offerto e passa il calice agli altri. Poi offre il pane, lo spezza, lo distribuisce, indi le erbe intinte nella salsa rossastra che è in quattro salsiere.
50Finita questa parte di pasto, cantano dei salmi, tutti in coro.
51Viene portato dalla credenza sulla mensa, e posto di fronte a Gesù, il capace vassoio dell’agnello arrostito.
Il secondo calice di vino (Mt 26,29; Mc 14,25; Lc 22,17-18)[299].
52Pietro, che ha il ruolo di… prima parte, di coro, se più le piace, chiede: «Perché quest’agnello, così[300]?».
43«A ricordo di quando Israele fu salvo per l’agnello immolato. Non morì primogenito dove il sangue splendeva sugli stipiti e l’architrave. E dopo, mentre tutto l’Egitto piangeva sui primogeniti maschi morti, dalla reggia ai tuguri, gli ebrei, capitanati da Mosè, si mossero verso la terra della liberazione e della promessa. Coi fianchi già cinti, i calzari al piede, in mano il bordone, fu sollecito il popolo di Abramo a porsi in marcia cantando gli inni della gioia».
44Tutti si alzano in piedi e intonano: “Quando Israele uscì dall’Egitto e la casa di Giacobbe di mezzo ad un popolo barbaro, la Giudea divenne il suo santuario”[301], ecc. ecc. (se trovo giusto, è il salmo 113).
45Ora Gesù taglia l’agnello, mesce un nuovo calice, lo passa dopo averne bevuto. Poi cantano ancora: “Fanciulli, lodate il Signore, sia benedetto il nome dell’Eterno ora e sempre nei secoli. Dall’oriente all’occidente deve essere lodato…”[302], ecc. (ma non riesco a trovarlo: è il salmo 112).
L’ardente desiderio del Messia (Lc 22,15-16) [303].
46Gesù dà le parti, badando che ognuno sia ben servito, proprio come un padre di famiglia fra figli a lui tutti cari. È solenne, un po’ triste, mentre dice: «Ho ardentemente desiderato di mangiare con voi questa Pasqua. È stato il mio desiderio dei desideri da quando, in eterno, Io fui “il Salvatore”. Sapevo che quest’ora precede quella. E la gioia di darmi metteva in anticipo questo sollievo al mio patire… Ho ardentemente desiderato di mangiare con voi questa Pasqua, perché mai più gusterò del frutto della vite finché sia venuto il Regno di Dio. Allora mi assiderò nuovamente cogli eletti al Banchetto dell’Agnello, per le nozze dei viventi col Vivente. Ma ad esso verranno soltanto coloro che sono stati umili e mondi di cuore come Io sono».
Questione sul primato (Lc22,24)[304].
47«Maestro, poco fa Tu hai detto che chi non ha l’onore del posto ha quello d’esserti di fronte. Come allora possiamo sapere chi è il primo fra noi?», chiede Bartolomeo.
48«Tutti e nessuno. Una volta… tornavamo stanchi… nauseati per l’astio farisaico. Ma stanchi non eravate per disputare fra di voi chi fosse il più grande… Un bambino mi corse vicino… un mio piccolo amico… E la sua innocenza temperò il mio disgusto di tante cose. Non ultima la vostra umanità pervicace. Dove sei ora, piccolo Beniamino dalla sapiente risposta, a te venuta dal Cielo perché, angelo come eri, lo Spirito ti parlava? Io vi ho detto allora: “Se uno vuole essere il primo sia l’ultimo e servo di tutti”. E vi ho dato ad esempio il fanciullo saggio.
Concetto messianico di grandezza (Lc 22,25-27)[305]
49Ora vi dico: “I re delle nazioni le signoreggiano. E i popoli oppressi, pur odiandoli, li acclamano e i re vengono detti ‘Benefattori’, ‘Padri della Patria’. Ma l’odio cova sotto il bugiardo ossequio”. Ma fra voi così non sia. Il maggiore sia come il minore, il capo come colui che serve. Chi infatti è più grande? Chi sta a mensa, o chi serve? È colui che sta a mensa. Eppure Io vi servo. E fra poco più vi servirò. Voi siete quelli che siete stati con Me nelle prove. Ed Io dispongo per voi un posto nel mio Regno, così come Io sarò in esso Re secondo il volere del Padre, acciocché mangiate e beviate alla mia mensa eterna e siate assisi sui troni giudicando le dodici tribù di Israele. Siete rimasti con Me nelle mie prove… Solo questo è quello che vi dà grandezza agli occhi del Padre».
I principi del Regno del Messia (Lc 22,28-30)[306].
50«E quelli che verranno? Non avranno posto nel Regno? Noi soli?».
51«Oh! quanti prìncipi nella mia Casa! Tutti coloro che saranno stati fedeli al Cristo nelle prove della vita saranno prìncipi nel Regno mio. Perché coloro che avranno perseverato sino alla fine nel martirio dell’esistenza saranno pari a voi, che con Me siete rimasti nelle mie prove. Io mi identifico nei miei credenti. Il Dolore che Io abbraccio per voi e per tutti gli uomini Io lo do come insegna ai più eletti. Chi nel Dolore mi sarà fedele sarà un mio beato pari a voi, o miei diletti».
Il vaglio di Satana (Lc 22,31-32)[307].
52«Noi abbiamo perseverato fino alla fine».
53«Lo credi, Pietro? Ed Io ti dico che l’ora della prova ha ancora da venire. Simone, Simone di Giona, ecco che Satana ha chiesto di vagliarvi come il grano. Io ho pregato per te, perché la tua fede non vacilli. Tu, quando sarai ravveduto, conferma i tuoi fratelli».
La superbia di Pietro (Lc 22,33-34)[308].
54«Lo so di esere un peccatore. Ma fedele a Te lo sarò fino alla morte. Non ho questo peccato. Mai l’avrò».
55«Non essere superbo, Pietro mio. Quest’ora muterà infinite cose, che prima erano così ed ora saranno diverse.
Consiglio evangelici da ricordare.
56Quante!… Esse portano e importano necessità nuove. Voi lo sapete. Io vi ho sempre detto, anche quando andavamo per luoghi remoti percorsi dai banditi: “Non temete. Nulla ci accadrà di male perché gli angeli del Signore sono con noi. Non preoccupatevi di nulla“. Vi ricordate quando vi dicevo: “Non abbiate sollecitudini per ciò che dovete mangiare e per le vesti. Il Padre sa di che abbiamo bisogno“? Vi dicevo anche: “L’uomo è molto più di un passero e del fiore che oggi è erba e domani è fieno. Eppure il Padre ha cura anche del fiore e dell’uccellino. Potete allora dubitare che non abbia cura di voi?“. Vi dicevo ancora: “Date a chiunque vi chiede, a chi vi offende presentate l’altra guancia“. Vi dicevo: “Non abbiate borsa né bastone“. Perché Io ho insegnato amore e fiducia.
È ora di demoni (Lc 22,35)[309].
57Ma ora… Ora non è più quel tempo. Ora Io vi dico: “Vi è mai mancato nulla fino ad ora? Foste mai offesi?”».
«Nulla, Maestro. E solo Tu fosti offeso».
58«Vedete dunque che la mia parola era verità. Ma ora gli angeli sono tutti richiamati dal loro Signore. È ora di demoni… Con le ali d’oro essi, gli angeli del Signore, si coprono gli occhi, si fasciano e si dolgono che non siano ali di colore cruccioso, perché è ora di lutto, e lutto crudele, sacrilego… Non ci sono angeli sulla Terra questa sera. Sono presso il trono di Dio per coprire col loro canto le bestemmie del mondo deicida e il pianto dell’Innocente. E noi siamo soli… Io e voi: soli. E i demoni sono i padroni dell’ora. Perciò ora prenderemo le apparenze e le misure dei poveri uomini che diffidano e non amano.
È ora di violenti (Lc 22,36-38)[310].
59Ora, chi ha una borsa prenda anche una bisaccia, chi non ha spada venda il suo mantello e ne comperi una. Perché anche questo è detto di Me nella Scrittura e si deve compiere: “Egli è stato annoverato fra i malfattori”. In verità tutto ciò che mi riguarda ha il suo fine».
60Simone, che si è alzato andando alla cassapanca dove ha deposto il suo ricco mantello -perché questa sera sono tutti con gli abiti migliori e perciò hanno pugnali, damaschinati ma molto corti, più coltelli che pugnali, alle ricche cinture- prende due spade, due vere spade, lunghe, lievemente ricurve, e le porta a Gesù: «Io e Pietro ci siamo armati questa sera. Queste abbiamo. Ma gli altri non hanno che il corto pugnale».
61Gesù prende le spade, le osserva, ne snuda una e ne prova il taglio sull’unghia. È una strana vista e fa una ancora più strana impressione vedere quell’arnese feroce nelle mani di Gesù.
62«Chi ve le ha date?», chiede l’Iscariota mentre Gesù osserva e tace. E pare sulle spine Giuda…
63«Chi? Ti ricordo che mio padre era nobile e potente».
«Ma Pietro…».
64«Ebbene? Da quando devo rendere conto dei doni che voglio fare ai miei amici?».
65Gesù alza il capo dopo avere ringuainato l’arma. Le rende allo Zelote.
66«Va bene. Bastano. Hai fatto bene a prenderle.
La lavanda dei piedi.
Il nuovo lavacro purificatorio (Gv 13,1)[311].
67Ma ora, avanti la bevuta al terzo calice, attendete un momento. Vi ho detto che il più grande è pari al più piccolo e che Io ho veste di servo a questa tavola, e più vi servirò. Finora vi ho dato cibo. Servizio per il corpo. Ora vi voglio dare un cibo per lo spirito. Non è un piatto del rito antico. È del nuovo rito. Io mi sono voluto battezzare prima di essere il “Maestro”. Per spargere la Parola bastava quel battesimo. Ora verrà sparso il Sangue. Ci vuole un altro lavacro anche su voi, che pure vi siete purificati dal Battista, a suo tempo, e anche oggi nel Tempio. Ma non basta ancora. Venite, che Io vi purifichi. Sospendete il pasto. Vi è qualcosa di più alto e necessario del cibo dato al ventre perché si empia, anche se è cibo santo come questo del rito pasquale. Ed è uno spirito puro, pronto a ricevere il dono del Cielo, che già scende per farsi trono in voi e darvi la Vita. Dare la Vita a chi è mondo».
Il Messia si cinge il grembiule (Gv 13,2-5)[312].
68Gesù si alza in piedi, fa alzare Giovanni per uscire meglio dal suo posto, va ad una cassapanca e si leva la veste rossa deponendola piegata sul già piegato mantello, si cinge alla vita un ampio asciugamani, poi va ad un altro bacile, ancora vuoto e mondo. Vi versa dell’acqua, lo porta in mezzo alla stanza, presso la tavola, e lo mette su uno sgabello. Gli apostoli lo guardano stupefatti.
69«Non mi chiedete che faccio?».
«Non sappiamo. Ti dico che siamo già purificati», risponde Pietro.
70«Ed Io ti ripeto che non importa. La mia purificazione servirà a chi è già puro ad essere più puro».
L’Iscariota.
71Si inginocchia. Slaccia i sandali all’Iscariota ed uno per volta gli lava i piedi. È facile farlo, perché i letti-sedili sono fatti in modo che i piedi sono verso l’esterno. Giuda è sbalordito e non dice niente. Solo quando Gesù, prima di calzare il piede sinistro e alzarsi, fa l’atto di baciargli il piede destro già calzato, Giuda ritrae violentemente il piede e colpisce con la suola la bocca divina. Lo fa senza volere. Non è un colpo forte. Ma mi dà tanto dolore. Gesù sorride, e all’apostolo che gli chiede: «Ti ho fatto male? Non volevo… Perdona», dice: «No, amico. L’hai fatto senza malizia e non fa male». Giuda lo guarda… Uno sguardo turbato, sfuggente…
Gli altri apostoli.
72Gesù passa a Tommaso, poi a Filippo… Gira il lato stretto della tavola e viene al cugino Giacomo. Lo lava e lo bacia, nell’alzarsi, in fronte. Passa ad Andrea, che è rosso di vergogna e fa sforzi per non piangere, lo lava, lo carezza come un bambino. Poi c’è Giacomo di Zebedeo, che non fa che mormorare: «Oh! Maestro! Maestro! Maestro! Annichilito, sublime Maestro mio!». Giovanni si è già slacciato i sandali e, mentre Gesù sta curvo ad asciugargli i piedi, si china e lo bacia sui capelli.
Il verme di fronte a Dio (Gv 13,6-10)[313].
73Ma Pietro!… Non è facile persuaderlo a quel rito!
«Tu lavare i piedi a me? Non te lo pensare! Sinché sono vivo, non te lo permetterò. Io sono il verme, Tu sei Dio. Ognuno a suo posto».
74«Ciò che Io faccio tu non lo puoi comprendere per ora. Ma poi lo comprenderai. Lasciami fare».
75«Tutto quello che vuoi, Maestro. Vuoi tagliarmi il collo? Fallo. Ma lavarmi i piedi non lo farai».
76«Oh! mio Simone! Tu non sai che, se non ti lavo, non avrai parte nel mio Regno? Simone, Simone! Tu hai bisogno di quest’acqua per la tua anima e per il tanto cammino che devi fare. Non vuoi venire con Me? Se non ti lavo, non vieni nel mio Regno».
77«Oh! Signor mio benedetto! Ma allora lavami tutto! Piedi, mani e capo!».
Ciò che matura nel cuore contamina le azioni.
78«Chi ha fatto come voi un bagno non ha bisogno che di lavarsi i piedi, giacché è interamente puro. I piedi… L’uomo coi piedi va nelle lordure. E poco ancora sarebbe perché, ve l’ho detto, non è ciò che entra ed esce col cibo quello che sporca, e non è quello che si posa sui piedi per via ciò che contamina l’uomo. Ma è quanto incuba e matura nel suo cuore e di lì esce a contaminare le sue azioni e le sue membra. E i piedi dell’uomo dall’animo impuro vanno alle crapule, alle lussurie, agli illeciti commerci, ai delitti… Perciò sono, fra le membra del corpo, quelle che hanno molta parte da purificare… con gli occhi, con la bocca… Oh! uomo! uomo! Perfetta creatura un giorno: il primo! E poi così corrotto dal Seduttore! E non c’era in te malizia, o uomo, e non peccato!… Ed ora? Sei tutto malizia e peccato, e non c’è parte di te che non pecchi!».
79Gesù ha lavato i piedi a Pietro, li bacia, e Pietro piange e prende con le sue grosse mani le due mani di Gesù, se le passa sugli occhi e le bacia poi.
Simone Zelote.
80Anche Simone si è levato i sandali e senza parola si lascia lavare. Ma poi, quando Gesù sta per passare da Bartolomeo, Simone si inginocchia e gli bacia i piedi dicendo: «Mondami dalla lebbra del peccato come mi mondasti dalla lebbra del corpo, acciocché io non sia confuso nell’ora del giudizio, mio Salvatore!».
81«Non temere, Simone. Verrai nella Città celeste bianco come neve alpina».
Bartolomeo.
82«Ed io, Signore? Al tuo vecchio Bartolmai che dici? Tu mi hai visto sotto l’ombra del fico e mi hai letto nel cuore. Ed ora che vedi, e dove mi vedi? Rassicura un povero vecchio, che teme non avere forza e tempo per giungere a come Tu vuoi che si sia». Bartolomeo è molto commosso.
83«Anche tu non temere. Ho detto allora: “Ecco un vero israelita in cui non è frode”. Ora dico: “Ecco un vero cristiano degno del Cristo”. Dove ti vedo? Su un trono eterno, vestito di porpora. Io sarò sempre con te».
Giuda Taddeo.
84È la volta di Giuda Taddeo. Questo, quando si vede ai piedi Gesù, non sa trattenersi, curva il capo sul braccio appoggiato sulla tavola e piange.
85«Non piangere, dolce fratello. Ora sei come uno che deve sopportare lo strappo di un nervo e ti pare di non poterlo sopportare. Ma sarà un breve dolore. Poi… oh! tu sarai felice, perché mi ami, tu. Ti chiami Giuda. E sei come il nostro grande Giuda: come un gigante. Sei colui che protegge. Le tue azioni sono da leone e limoncello che rugge. Tu scoverai gli empi che davanti a te indietreggeranno, e saranno atterriti gli iniqui. Io so. Sii forte. Un’eterna unione stringerà e renderà perfetta la nostra parentela in Cielo». Bacia anche lui sulla fronte come l’altro cugino.
Matteo.
86«Io sono peccatore, Maestro. Non a me…».
«Tu eri peccatore, Matteo. Ora sei l’Apostolo. Sei una mia “voce”. Ti benedico. Questi piedi quanta strada hanno fatto per venire sempre avanti, verso Dio… L’anima li spronava ed essi hanno lasciato ogni via che non fosse la mia via. Procedi. Sai dove finisce il sentiero? Sul seno del Padre mio e tuo».
Il serpe traditore (Gv 13,10-11)[314].
87Gesù ha finito. Si leva il telo, si lava in acqua pulita le mani, si riveste, torna al suo posto e dice, mentre si siede al suo posto: «Ora siete puri, ma non tutti. Solo coloro che ebbero volontà di esserlo».
88Fissa Giuda di Keriot che mostra di non udire, intento a spiegare al compagno Matteo come suo padre si decise a mandarlo a Gerusalemme. Un discorso inutile, che ha l’unico scopo di dare un contegno a Giuda che, per quanto audace, si deve sentire a disagio.
I Salmi e conclusione del rito ebraico.
Salmi, inni e canti spirituali.
89Gesù mesce per la terza volta nel calice comune[315]. Beve, fa bere. Poi intona, e gli altri fanno coro: “Amo perché il Signore ascolta la voce della mia preghiera, perché piega il suo orecchio verso di me. Io lo invocherò per tutta la vita. Mi avevano circondato dolori di morte…”[316] ecc. (Salmo 114, mi pare).
90Un attimo di sosta. Poi riprende a cantare: “Ebbi fede, per questo ho parlato. Ma ero fortemente umiliato. E dicevo nel mio smarrimento: Ogni uomo è menzognero”. Guarda fisso Giuda. La voce, stanca questa sera, del mio Gesù riprende lena quando esclama: “È preziosa al cospetto di Dio la morte dei santi”, e “Tu hai spezzato le mie catene. A Te sacrificherò ostia di lode invocando il nome del Signore”, ecc. ecc[317]. (Salmo 115).
91Un’altra breve sosta nel canto e poi riprende: “Lodate tutte il Signore, o nazioni, tutti i popoli lodatelo. Perché si è affermata su noi la sua misericordia e la verità del Signore dura in eterno”[318].
92Altra breve sosta e poi un lungo inno: “Celebrate il Signore, perché Egli è buono, perché la sua misericordia dura in eterno…”[319].
Turbamento della Talpa.
93Giuda di Keriot canta stonato tanto che per due volte Tommaso lo rimette in tono col suo potente vocione baritonale e lo guarda fisso. Anche altri lo guardano, perché generalmente è sempre ben intonato, e della sua voce ho capito che se ne tiene come del resto. Ma questa sera! Certe frasi lo turbano al punto che stecca, e così certi sguardi di Gesù che sottolineano le frasi. Una è: “Meglio confidare nel Signore che confidare nell’uomo”. Un’altra è: “Urtato, vacillavo e stavo per cadere. Ma il Signore mi ha sorretto”. Un’altra è: “Io non morrò ma vivrò e narrerò le opere del Signore”. E infine queste due, che dico ora, fanno strozzare la voce in gola al Traditore: “La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra angolare”, e “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”.
94Finito il salmo, mentre Gesù taglia e porge di nuovo dell’agnello, Matteo chiede a Giuda di Keriot: «Ma ti senti male?».
95«No. Lasciami stare. Non ti occupare di me».
Matteo si stringe nelle spalle.
96Giovanni, che ha udito, dice: «Anche il Maestro non sta bene. Che hai, Gesù mio? La tua voce è fioca. Come di malato o di chi ha molto pianto», e lo abbraccia stando col capo sul petto di Gesù.
97«Non ha che molto parlato, come io non ho che molto camminato e preso fresco», dice Giuda nervoso.
98E Gesù, senza rispondere a lui, dice a Giovanni: «Tu mi conosci ormai… e sai cosa è che mi stanca…».
Conclusione del rito ebraico.
Il segreto della felicità (Gv 13,12-17)[320].
99L’agnello è quasi consumato. Gesù, che ha mangiato pochissimo, bevendo solo un sorso di vino ad ogni calice e bevendo in compenso molt’acqua come fosse febbrile, riprende a parlare: «Voglio che voi comprendiate il mio gesto di dianzi. Vi ho detto che il primo è come l’ultimo e che vi darò un cibo non corporale. Un cibo di umiltà vi ho dato. Per lo spirito vostro. Voi chiamate Me: Maestro e Signore. Dite bene, perché tale Io sono. Se dunque Io ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete farvelo l’un l’altro. Io vi ho dato l’esempio affinché, come Io ho fatto, voi facciate. In verità vi dico: il servo non è da più del padrone, né l’apostolo è più di Colui che tale lo ha fatto. Cercate di comprendere queste cose. Se poi, comprendendole, le metterete in pratica, sarete beati.
Il Messia conosce i suoi[321].
100Ma non sarete tutti beati. Io vi conosco. So chi ho scelto. Non parlo di tutti ad un modo. Ma dico ciò che è vero. D’altra parte, deve compiersi ciò che è scritto a mio riguardo: “Colui che mangia il pane con Me ha levato il suo calcagno su Me”. Tutto Io vi dico prima che avvenga, perché non abbiate dubbi su Me.
La accoglienza (Gv 13,20)[322].
101Quando tutto sarà compiuto, voi crederete ancor più che Io sono Io. Chi accoglie Me accoglie Colui che mi ha mandato: il Padre santo che è nei Cieli; e chi accoglierà coloro che Io manderò, accoglierà Me stesso. Perché Io sono col Padre e voi siete con Me… Ma ora compiamo il rito»[323].
Conclusione del rito ebraico.
102Versa di nuovo vino nel calice comune e, prima di berne e di farne bere[324], si alza, e con Lui si alzano tutti, e canta di nuovo uno dei salmi di prima: “Ebbi fede e per questo parlai[325]…”, e poi uno che non finisce mai. Bello… ma eterno! Credo di ritrovarlo, per l’inizio e la lunghezza, nel salmo 118. Lo cantano così. Un pezzo tutti insieme. Poi, a turno, uno ne dice un distico e gli altri insieme un pezzo, e così via sino alla fine[326]. Lo credo che alla fine abbiano sete!
Istituzione dell’Eucarestia.
Un miracolo d’amore.
103Gesù si siede. Non si mette sdraiato. Resta seduto, come noi. E parla: «Ora che l’antico rito è compiuto, Io celebro il nuovo rito. Vi ho promesso un miracolo d’amore. È l’ora di farlo. Per questo ho desiderato questa Pasqua. Da ora in poi questo è l’ostia che sarà consumata in perpetuo rito d’amore. Vi ho amato per tutta la vita della Terra, amici diletti. Vi ho amato per tutta l’eternità, figli miei. E amare vi voglio sino alla fine. Non vi è cosa più grande di questa. Ricordatevelo. Io me ne vado. Ma resteremo per sempre uniti mediante il miracolo che ora Io compio».
Transustanziazione del pane (Mt 26,26; Mc 14,22; Lc 22,19)[327].
104Gesù prende un pane ancora intero, lo pone sul calice colmo. Benedice e offre questo e quello, poi spezza il pane e ne prende tredici pezzi e ne dà uno per uno agli apostoli dicendo: «Prendete e mangiate. Questo è il mio Corpo. Fate questo in memoria di Me che me ne vado».
Transustanziazione del vino (Mt 26,27; Mc 14,23; Lc 22,20)[328].
105Dà il calice e dice: «Prendete e bevete. Questo è il mio Sangue. Questo è il calice del nuovo patto nel Sangue e per il Sangue mio, che sarà sparso per voi per la remissione dei vostri peccati e per darvi la Vita. Fate questo in memoria di Me».
106Gesù è tristissimo. Ogni sorriso, ogni traccia di luce, di colore lo hanno abbandonato. Ha già un volto d’agonia. Gli apostoli lo guardano angosciati.
Comunione eucaristica di Maria.
107Gesù si alza dicendo: «Non vi muovete. Torno subito». Prende il tredicesimo pezzetto di pane, prende il calice ed esce dal Cenacolo.
Sussurri silenziosi.
108«Va dalla Madre», sussurra Giovanni.
E Giuda Taddeo sospira: «Misera donna!».
Pietro chiede in un soffio: «Credi che sappia?».
«Tutto sa. Tutto ha sempre saputo».
Parlano tutti a voce bassissima, come davanti ad un morto.
«Ma credete che proprio…», chiede Tommaso che non vuole ancora credere.
«E ne hai dubbi? È la sua ora», risponde Giacomo di Zebedeo.
«Dio ci dia la forza di essere fedeli», dice lo Zelote.
«Oh! io…», sta per parlare Pietro.
Ma Giovanni, che è all’erta, dice: «Sss. È qui».
Il nuovo rito è compiuto.
109Gesù rientra. Ha in mano il calice vuoto. Appena sul fondo vi è un’ombra di vino, e sotto la luce del lampadario pare proprio sangue.
110Giuda Iscariota, che ha davanti il calice, lo guarda come affascinato e poi ne torce lo sguardo.
111Gesù l’osserva ed ha un brivido che Giovanni, appoggiato come è al suo petto, sente. «Ma dillo! Tu tremi…», esclama.
112«No. Non tremo per febbre… 16Io tutto vi ho detto e tutto vi ho dato. Di più non potevo darvi. Me stesso vi ho dato». Ha il suo dolce gesto delle mani che, prima congiunte, ora si disgiungono e si allargano, mentre la testa si china come per dire: «Scusate se non posso di più. Così è».
113«Tutto vi ho detto e tutto vi ho dato. E ripeto. Il nuovo rito è compiuto. Fate questo in memoria di Me. Io vi ho lavato i piedi per insegnarvi ad essere umili e puri come il Maestro vostro. Perché in verità vi dico che, come è il Maestro, così devono essere i discepoli. Ricordatelo, ricordatelo. Anche quando sarete in alto, ricordatelo. Non vi è discepolo da più del Maestro. Come Io vi ho lavato, voi fatelo fra voi. Ossia amatevi come fratelli, aiutandovi l’un l’altro, venerandovi a vicenda, essendo l’un coll’altro d’esempio. E siate puri. Per essere degni di mangiare il Pane vivo disceso dal Cielo ed avere in voi e per Esso la forza d’essere i miei discepoli nel mondo nemico, che vi odierà per il mio Nome.
Il traditore del Messia.
Il traditore (Mt 26,21; Mc 14,18; Lc 22,21; Gv 13,21)[329].
114Ma uno di voi non è puro. Uno di voi mi tradirà. Di questo sono fortemente conturbato nello spirito… La mano di colui che mi tradisce è meco su questa tavola, e non il mio amore, non il mio Corpo e il mio Sangue, non la mia parola lo ravvedono e lo fanno pentito. Io lo perdonerei, andando alla morte anche per lui».
115I discepoli si guardano esterrefatti. Si scrutano, in sospetto l’un dell’altro. Pietro fissa l’Iscariota in un risveglio di tutti i suoi dubbi. Giuda Taddeo scatta in piedi per guardare a sua volta l’Iscariota al disopra del corpo di Matteo.
L’impenitente (Mt 26,22-25; Mc 14,19-21; Lc 22,22-23; Gv 13,22)[330].
116Ma l’Iscariota è così sicuro! A sua volta guarda fisso Matteo come sospettasse di lui. Poi fissa Gesù e sorride chiedendo: «Son forse io quello?». Pare il più sicuro della sua onestà e che dica così, tanto per non lasciare cadere la conversazione.
117Gesù ripete il suo gesto dicendo: «Tu lo dici, Giuda di Simone. Non Io. Tu lo dici. Io non ti ho nominato. Perché ti accusi? Interroga il tuo interno ammonitore, la tua coscienza di uomo, la coscienza che Dio Padre ti ha data per condurti da uomo, e senti se ti accusa. Tu lo saprai prima di tutti. Ma se essa ti rassicura, perché dici una parola e pensi un fatto che è anatema anche a dirlo o a pensarlo per giuoco?».
118Gesù parla con calma. Sembra sostenga la tesi proposta come lo può fare un dotto alla sua scolaresca. Il subbuglio è forte. Ma la calma di Gesù lo placa.
Il boccone accusatore (Gv 13,23-26)[331].
119Però Pietro, che è il più sospettoso di Giuda -forse lo è anche il Taddeo, ma lo pare meno, disarmato come è dalla disinvoltura dell’Iscariota- tira Giovanni per la manica e quando Giovanni, che si è tutto stretto a Gesù udendo parlare di tradimento, si volge, gli sussurra: «Chiedigli chi è».
120Giovanni riprende la sua posizione, solo alza lievemente il capo come per baciare Gesù, e intanto gli mormora all’orecchio: «Maestro, chi è?».
121E Gesù pianissimo, rendendogli il bacio fra i capelli: «Colui a cui darò un pezzo di pane intinto».
122E preso un pane ancora intero, non il resto di quello usato per l’Eucarestia, ne stacca un grosso boccone, lo intinge nel succo lasciato dall’agnello nel vassoio, allunga al disopra della tavola il braccio e dice: «Prendi, Giuda. Questo a te piace».
123«Grazie, Maestro. Mi piace, sì», e ignaro di ciò che è quel boccone se lo mangia, mentre Giovanni, inorridito, chiude persino gli occhi per non vedere l’orrido riso dell’Iscariota mentre coi denti forti morde il pane accusatore.
Il mostro va a compiere il delitto (Gv 13,27-30)[332].
124«Bene. Ora che ti ho fatto felice, va’», dice Gesù a Giuda. «Tutto è compiuto qui (marca molto la parola). Quello che resta ancora da fare altrove fallo presto, Giuda di Simone».
125«Ti ubbidisco subito, Maestro. Poi ti raggiungerò al Getsemani. Vai là, vero? Come sempre?».
126«Vado là… come sempre… sì».
«Che ha da fare?», chiede Pietro. «Va solo?».
«Non sono un pargolo», motteggia Giuda che si sta mettendo il mantello.
127«Lascialo andare. Io e lui sappiamo ciò che si deve fare», dice Gesù.
«Sì, Maestro». Pietro tace. Forse pensa di avere peccato di sospetto verso il compagno. Con la mano sulla fronte, pensa.
128Gesù si stringe al cuore Giovanni e torna a sussurrargli fra i capelli: «Non dire nulla a Pietro, per ora. Sarebbe un inutile scandalo».
«Addio, Maestro. Addio, amici». Giuda saluta.
129«Addio», dice Gesù.
E Pietro: «Ti saluto, ragazzo».
130Giovanni, col capo quasi nel grembo di Gesù, mormora: «Satana!». Solo Gesù l’ode e sospira.
131Qui mi cessa tutto, ma Gesù dice: «Sospendo per pietà di te. Ti darò la fine della Cena in altro momento».
(continua la Cena)
Ultimo discorso messianico.
Il Messaggio messianico.
Come figli intorno al padre.
132Vi è qualche minuto di assoluto silenzio. Gesù sta a capo chino, carezzando macchinalmente i capelli biondi di Giovanni.
133Poi si scuote. Alza la testa, gira lo sguardo, ha un sorriso che conforta i discepoli. Dice: «Lasciamo la tavola. E sediamo tutti ben vicini, come tanti figli intorno al padre».
134Prendono i letti-sedili che erano dietro la tavola (quelli di Gesù, Giovanni, Giacomo, Pietro, Simone, Andrea ed il cugino Giacomo) e li portano dall’altro lato.
135Gesù prende posto sul suo, sempre fra Giacomo e Giovanni. Ma, quando vede che Andrea sta per sedersi al posto lasciato dall’Iscariota, grida: «No, là no». Un grido impulsivo, che la sua somma prudenza non riesce a impedire. Poi modifica dicendo così: «Non occorre tanto spazio. Stando seduti, si può stare su questi soli. Bastano. Vi voglio molto vicini».
Ora, rispetto alla tavola, sono messi così:
ossia sono in questa forma a
con Gesù al centro e avendo di fronte la tavola, spoglia di vivande ormai,
e il posto di Giuda.
136Giacomo di Zebedeo chiama Pietro: «Siediti qui. Io mi siedo su questo sgabelletto, ai piedi di Gesù».
137«Che Dio ti benedica, Giacomo! Ne avevo tanta voglia!», dice Pietro e si serra al suo Maestro, che è così fra la stretta di Giovanni e Pietro, avendo ai piedi Giacomo.
138Gesù sorride:
«Vedo che comincia ad operare la parola detta prima. I buoni fratelli si amano. Anche Io ti dico, Giacomo: “Che Dio ti benedica”. Anche questo tuo atto non sarà dimenticato dall’Eterno e lo troverai lassù.
Glorificazione del Messia (Gv 13,31-32)[333].
139Tutto Io posso di quanto Io chiedo. Voi lo avete visto. È bastato un mio desiderio perché il Padre concedesse al Figlio di darsi in Cibo all’uomo. Con quanto è accaduto adesso è stato glorificato il Figlio dell’uomo, perché è testimonianza di potere il miracolo che non è che possibile agli amici di Dio. Più è grande il miracolo e più è sicura e profonda questa divina amicizia. Questo è un miracolo che, per la sua forma, durata e natura, per gli estremi di esso ed i limiti che tocca, più forte non ce ne può essere. Io ve lo dico: tanto è potente, soprannaturale, inconcepibile all’uomo superbo, che ben pochi lo comprenderanno come va compreso, e molti lo negheranno. Che dirò allora? Condanna per loro? No. Dirò: pietà!
140Ma più grande è il miracolo, più grande è la gloria che all’autore dello stesso viene. È Dio stesso che dice: “Ecco, questo mio diletto ciò che ha voluto ha avuto, ed Io l’ho concesso perché egli ha grande grazia agli occhi miei”. E qui dice: “Ha una grazia senza limiti così come è infinito il miracolo da Lui compiuto”. Parimenti alla gloria che si riversa sull’autore del miracolo da parte di Dio è la gloria che da esso autore si riversa sul Padre. Perché ogni gloria soprannaturale, essendo veniente da Dio, alla sua sorgente ritorna. E la gloria di Dio, per quanto già infinita, sempre più si aumenta e sfavilla per la gloria dei suoi santi. Onde Io dico: come è stato glorificato il Figlio dell’uomo da Dio, così Dio è stato glorificato dal Figlio dell’uomo. Io ho glorificato Dio in Me stesso. A sua volta, Dio glorificherà il suo Figlio in Lui. Ben presto lo glorificherà.
141Esulta, Tu che torni alla tua Sede, o Essenza spirituale della Seconda Persona! Esulta, o Carne che torni ad ascendere dopo tanto esilio nel fango! E non già il Paradiso d’Adamo, ma l’eccelso Paradiso del Padre sta per esserti dato a dimora. Ché, se è stato detto che per lo stupore di un comando di Dio, dato per bocca di un uomo, si arrestò il sole, che non avverrà negli astri quando vedranno il prodigio della Carne dell’Uomo ascendere e sedersi alla destra del Padre nella sua Perfezione di materia glorificata?
Glorificazione del Messia (Gv 13,31-32)[334].
142Figliolini miei, per poco ancora Io resto con voi. E voi, dopo, mi cercherete come gli orfani cercano il morto genitore. E piangendo andrete parlando di Lui e picchierete invano al muto sepolcro, e poi ancora picchierete alle porte azzurre dei Cieli, con l’anima vostra lanciata in supplice ricerca d’amore, dicendo: “Dove il nostro Gesù? Lo vogliamo. Senza Lui non è più luce nel mondo, non letizia, né amore. O ce lo rendete, oppure lasciateci entrare. Noi vogliamo essere dove Egli è”. Ma non potete per ora venire dove Io vado. L’ho detto anche ai giudei: “Poi mi cercherete, ma dove Io vado voi non potete venire”. Lo dico anche a voi.
Maria, testimonianza di ciò che può Iddio.
143Pensate alla Madre… Neppure Lei potrà venire dove Io vado. Eppure Io ho lasciato il Padre per venire a Lei e farmi Gesù nel suo seno senza macchia. Eppure dall’Inviolata Io sono venuto, nell’estasi luminosa del mio Natale. E del suo amore, divenuto latte, mi sono nutrito. Io sono fatto di purità e di amore perché Maria mi ha nutrito della sua verginità fecondata dall’Amore perfetto che vive in Cielo. Eppure per Lei Io sono cresciuto, costandole fatiche e lacrime… Eppure Io le chiedo un eroismo quale mai fu compito, e rispetto al quale quello di Giuditta e Giaele sono eroismi di povere femmine contrastanti colla rivale presso la fonte del paese. Eppure nessuno pari a Lei è nell’amarmi. E, ciononostante, Io la lascio e vado dove Lei non verrà che fra molto tempo. Per Lei non è il comando che do a voi: “Santificatevi anno per anno, mese per mese, giorno per giorno, ora per ora, per potere venire a Me quando sarà la vostra ora”. In Lei è ogni grazia e santità. È la creatura che ha tutto avuto e che tutto ha dato. Nulla vi è da aggiungere o da levare. È la santissima testimonianza di ciò che può Iddio.
Amare come Gesù amò (Gv 13,34-35)[335].
144Ma per essere certo che in voi sia capacità di potermi raggiungere e di dimenticare il dolore del lutto della separazione dal vostro Gesù, Io vi do un comandamento nuovo. Ed è che vi amiate gli uni con gli altri. Così come Io ho amato voi, ugualmente voi amatevi l’uno con l’altro. Da questo si conoscerà che siete miei discepoli. Quando un padre ha molti figli, da che si conosce che tali sono? Non tanto per l’aspetto fisico -perché vi sono uomini che sono in tutto simili ad un altro uomo, col quale non vi è nessun rapporto di sangue e neppure di nazione- quanto per il comune amore alla famiglia, al padre loro, e fra loro. Ed anche morto il padre non si disgrega la buona famiglia, perché il sangue è uno ed è sempre quello avuto dal seme del padre, e annoda legami che neppure la morte scioglie, perché più forte della morte è l’amore. Ora, se voi vi amerete anche dopo che Io vi avrò lasciati, tutti riconosceranno che voi siete miei figli, e perciò miei discepoli, e fra voi fratelli avendo avuto un unico padre.»
Profezia sulla negazione di Pietro (Gv13,36-38)[336].
145«Signore Gesù, ma dove vai?», chiede Pietro.
146«Vado dove tu per ora non mi puoi seguire. Ma più tardi mi seguirai».
147«E perché non adesso? Ti ho seguito sempre da quando Tu mi hai detto: “Seguimi”. Ho tutto lasciato senza rimpianto… Ora, andartene senza il tuo povero Simone, lasciandomi privo di Te, mio Tutto, dopo che per Te ho lasciato il mio poco bene di prima, non è giusto né bello da parte tua. Vai alla morte? Sta bene. Ma io pure vengo. Andremo insieme nell’altro mondo. Ma prima ti avrò difeso. Io sono pronto a dare la vita per Te».
148«Tu darai la tua vita per Me? Ora? Ora no. In verità -oh! che in verità te lo dico- non avrà ancora cantato il gallo che tu mi avrai rinnegato tre volte. Ora è ancora la prima vigilia. Poi verrà la seconda… e poi la terza. Prima che scocchi il gallicinio, tu avrai per tre volte rinnegato il tuo Signore».
149«Impossibile, Maestro! Credo a tutto ciò che dici. Ma non a questo. Sono sicuro di me».
Quando è Satana il padrone dell’ora.
150«Ora, per ora sei sicuro. Ma perché ora hai ancora Me. Hai con te Iddio. Fra poco l’incarnato Iddio sarà preso e non l’avrete più. E Satana, dopo avervi già appesantiti -la tua stessa sicurezza è una astuzia di Satana, zavorra per appesantirti- vi spaurirà. Vi insinuerà: “Dio non è. Io sono”. E siccome, per quanto ottusi dallo spavento, ancora ragionerete, voi capirete che quando è Satana il padrone dell’ora è morto il Bene ed è operante il Male, abbattuto lo spirito e trionfante l’umano. Allora resterete come guerrieri senza duce, inseguiti dal nemico, e nello sbigottimento dei vinti curverete le schiene al vincitore, e per non essere uccisi rinnegherete il caduto eroe.
Fede (Gv 14,1)[337].
151Ma, ve ne prego. Il vostro cuore non si turbi. Credete in Dio. E credete anche in Me. Contro tutte le apparenze, credete in Me. Creda nella mia misericordia e in quella del Padre tanto colui che resta come colui che fugge. Tanto colui che tace come colui che aprirà la bocca per dire: “Io non lo conosco”. Ugualmente credete nel mio perdono. E credete che, quali che siano in futuro le vostre azioni, nel Bene e nella mia Dottrina, nella mia Chiesa perciò, esse vi daranno un uguale posto in Cielo.
Le dimore celesti (Gv 14,2-3)[338].
152Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se così non fosse, Io ve lo avrei detto. Perché Io vado avanti. A preparare un posto per voi. Non fanno forse così i buoni padri quando devono portare altrove la loro piccola prole? Vanno avanti, preparano la casa, le suppellettili, le provviste. E poi tornano a prendere le loro creature più care. Così fanno per amore. Perché ai piccoli nulla manchi, e non provino disagio nel nuovo paese. Ugualmente così Io faccio. E per lo stesso motivo. Ora vado. E quando avrò preparato ad ognuno il posto nella Gerusalemme celeste, verrò di nuovo, vi prenderò con Me perché siate con Me dove Io sono, dove non ci sarà più né morte, né lutti, né lacrime, né grida, né fame, né dolore, né tenebre, né arsione, ma solo luce, pace, beatitudine e canto.
153Oh! canto dei Cieli altissimi quando i dodici eletti saranno sui troni coi dodici patriarchi delle tribù d’Israele, e nell’ardenza del fuoco dell’amore spirituale canteranno, eretti sul mare della beatitudine, il cantico eterno che avrà ad arpeggio l’eterno alleluia dell’esercito angelico…
La via per giungere al Padre.
Il Messia, via, verità e vita (Gv 14,5-7)[339].
154Io voglio che dove Io sarò voi siate. E voi sapete dove Io vado e ne conoscete la via».
155«Ma Signore! Noi non sappiamo nulla. Tu non ci dici dove vai. Come possiamo noi sapere la via da prendere per venire verso Te e abbreviare l’attesa?», chiede Tommaso.
156«Io sono la Via, la Verità, la Vita. Me lo avete sentito dire e spiegare più volte, ed in verità alcuni, che neppure sapevano esservi un Dio, si sono incamminati avanti, per la mia via, e sono già avanti di voi. Oh! dove sei tu, pecora spersa di Dio che Io ho ricondotta all’ovile? E dove tu, risorta d’anima?».
157«Chi? Di chi parli? Di Maria di Lazzaro? È di là, con tua Madre. La vuoi? O vuoi Giovanna? Certo è nel suo palazzo. Ma, se vuoi, te l’andiamo a chiamare…».
158«No. Non loro… Penso a quella che sarà disvelata solo in Cielo… e a Fotinai… Esse mi hanno trovato. E non hanno più lasciato la mia via. Ad una ho indicato il Padre come Dio vero e lo spirito come levita in questa individuale adorazione. All’altra, che neppur sapeva di avere uno spirito, ho detto: “Il mio nome è Salvatore, salvo chi ha buona volontà di salvarsi. Io sono Colui che cerca i perduti, che dà la Vita, la Verità e la Purezza. Chi mi cerca mi trova”. E ambedue hanno trovato Iddio… Vi benedico, deboli Eve divenute più forti di Giuditta… Vengo, dove voi siete vengo… Voi mi consolate… Siate benedette! …».
Chi vede il Messia vede Dio Padre (Gv 14,8-11)[340].
159«Mostraci il Padre, Signore, e saremo pari a queste», dice Filippo.
160«Da tanto tempo Io sono con voi, e tu, Filippo, non mi hai ancora conosciuto? Chi vede Me vede il Padre mio. Come puoi dunque dire: “Mostraci il Padre”? Non riesci a credere che Io sono nel Padre e il Padre è in Me? Le parole che Io vi dico non le dico da Me. Ma il Padre che dimora in Me compie ogni mia opera. E voi non credete che Io sono nel Padre e Lui è in Me? Che devo dire per farvi credere? Ma se non credete alle parole, credete almeno alle opere.
Potenza del nome del Messia, Gesù (Gv 14,12-13)[341].
161Io vi dico, e ve lo dico con verità: chi crede in Me farà le opere che Io faccio, e ancor di maggiori ne farà, perché Io vado al Padre. E tutto quanto domanderete al Padre in mio nome Io lo farò, perché il Padre sia glorificato nel suo Figlio. E farò quanto mi domanderete in nome del mio Nome. Il mio Nome è noto, per quello che realmente è, a Me solo, al Padre che mi ha generato e allo Spirito che dal nostro amore procede. E per quel Nome tutto è possibile. Chi pensa al mio Nome con amore mi ama e ottiene.
L’inabitazione delle tre divine persone in noi.
Condizioni per possedere Dio-Amore (Gv 14,15-17)[342].
162Ma non basta amare Me, occorre osservare i miei comandamenti per avere il vero amore. Sono le opere quelle che testificano dei sentimenti. E per questo amore Io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro Consolatore che resti per sempre con voi, Uno su cui Satana e il mondo non può infierire, lo Spirito di Verità che il mondo non può ricevere e non può colpire, perché non lo vede e non lo conosce. Lo deriderà. Ma Egli è tanto eccelso che lo scherno non lo potrà ferire, mentre, pietosissimo sopra ogni misura, sarà sempre con chi lo ama, anche se povero e debole. Voi lo conoscerete, perché già dimora con voi e presto sarà in voi.
Condizioni per possedere Dio-Salvatore (Gv 14,18-21)[343].
163Io non vi lascerò orfani. Già ve l’ho detto: “Ritornerò a voi”. Ma, prima che sia l’ora di venirvi a prendere per andare nel mio Regno, Io verrò. A voi verrò. Fra poco il mondo non mi vedrà più. Ma voi mi vedete e mi vedrete. Perché Io vivo e voi vivete. Perché Io vivrò e voi pure vivrete. In quel giorno voi conoscerete che Io sono nel Padre mio, e voi in Me ed Io in voi. Perché chi accoglie i miei precetti e li osserva, quello è colui che mi ama, e colui che mi ama sarà amato dal Padre mio e possederà Iddio, perché Dio è carità e chi ama ha in sé Dio. Ed Io lo amerò, perché in lui vedrò Iddio, e mi manifesterò a lui facendomi conoscere nei segreti del mio amore, della mia sapienza, della mia Divinità incarnata. Saranno i miei ritorni fra i figli dell’uomo, che Io amo nonostante siano deboli e anche nemici. Ma costoro saranno solo deboli. Ed Io li fortificherò; dirò loro: “Sorgi!”, dirò: “Vieni fuori!”, dirò: “Seguimi”, dirò: “Odi”, dirò: “Scrivi”… e voi siete fra questi».
Condizioni per possedere Dio (Gv 14,22-24)[344].
164«Perché, Signore, Tu ti manifesti a noi e non al mondo?», chiede Giuda Taddeo.
165«Perché mi amate e osservate le mie parole. Chi così farà, sarà amato dal Padre e Noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui, in lui. Mentre chi non mi ama non osserva le mie parole e fa secondo la carne e il mondo.
Alla scuola dello Spirito Santo (Gv 14,25-26)[345].
166Ora sappiate che ciò che Io vi ho detto non è parola di Gesù Nazareno ma parola del Padre, perché Io sono il Verbo del Padre che mi ha mandato. Io vi ho detto queste cose parlando così, con voi, perché voglio Io stesso prepararvi al possesso completo della Verità e Sapienza. Ma ancora non potete capire né ricordare. Però, quando verrà a voi il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà in mio Nome, allora voi potrete capire, ed Egli tutto vi insegnerà, e vi ricorderà quanto Io vi ho detto.
Alla sorgente della Pace (Gv 14,27)[346].
167Io vi lascio la mia pace. Io vi do la mia pace. Ve la do non come la dà il mondo. E neppure come fino ad ora ve l’ho data: saluto benedetto del Benedetto ai benedetti. Più profonda è la pace che ora vi do. In questo addio. Io vi comunico Me stesso, il mio Spirito di pace, così come vi ho comunicato il mio Corpo e il mio Sangue, perché in voi resti una forza nella imminente battaglia. Satana e il mondo sferrano guerra al vostro Gesù. È la loro ora. Abbiate in voi la Pace, il mio Spirito che è spirito di pace, perché Io sono il Re della pace. Abbiatela per non essere troppo derelitti. Chi soffre con la pace di Dio in sé soffre, ma non bestemmia e dispera.
Destino Paradiso, andata e ritorno (Gv 14,28-29)[347].
168Non piangete. Avete pure sentito che ho detto: “Vado al Padre e poi tornerò”. Se mi amaste sopra la carne, vi rallegrereste, perché Io vado dal Padre dopo tanto esilio… Vado da Colui che è maggiore di Me e che mi ama. Io ve l’ho detto ora, prima che ciò si compia, così come vi ho detto tutte le sofferenze del Redentore prima di andare ad esse, affinché, quando tutto si compia, voi crediate sempre più in Me. Non turbatevi così! Non sgomentatevi. Il vostro cuore ha bisogno di equilibrio…
Affidati all’amore del Paraclito.
169Poco più ho da parlarvi… e ancora tanto ho da dire! Giunto al termine di questa mia evangelizzazione, mi pare di non avere ancora nulla detto e che tanto, tanto, tanto ancora resti da fare. Il vostro stato aumenta questa mia sensazione. E che dirò allora? Che Io ho mancato al mio ufficio? O che voi siete così duri di cuore che a nulla esso è valso? Dubiterò? No. Mi affido a Dio, e a Lui affido voi, miei diletti. Egli compirà l’opera del suo Verbo. Non sono come un padre che muore e non ha altra luce che l’umana. Io spero in Dio. E pure sentendo in Me urgere tutti i consigli di cui vi vedo bisognosi e sentendo fuggire il tempo, vado tranquillo alla mia sorte. So che sui semi caduti in voi sta per scendere una rugiada che li farà tutti germogliare, e poi verrà il sole del Paraclito, ed essi diverranno albero potente.
Lucifero: principe di questo mondo (Gv 14,30-31)[348].
170Sta per venire il principe di questo mondo, colui col quale Io non ho nulla a che fare. E, se non fosse per fine di redenzione, non avrebbe potuto nulla su Me. Ma ciò avviene affinché il mondo conosca che Io amo il Padre e lo amo fino alla ubbidienza di morte, e perciò faccio ciò che mi ha ordinato.
È l’ora di andare. Alzatevi. E udite le ultime parole.
L’allegoria della vite e dei tralci.
I tralci vivi (Gv 15,1-4)[349].
171Io sono la vera Vite. Il Padre ne è il Coltivatore. Ogni tralcio che non porta frutto Egli lo recide e quello che porta frutto lo pota perché ne porti più ancora. Voi siete già purificati per la mia parola. Rimanete in Me ed Io in voi per continuare ad essere tali. Il tralcio staccato dalla vite non può fare frutto. Così voi se non rimanete in Me.
Fedeltà allo spirito (Gv 15,5-6)[350].
172Io sono la Vite e voi i tralci. Colui che resta unito a Me porta abbondanti frutti. Ma se uno si stacca diviene ramo secco e viene buttato nel fuoco e là brucia. Perché, senza l’unione con Me, voi nulla potete fare.
Fedeltà alla parola (Gv 15,7-8)[351]
173Rimanete dunque in Me e le mie parole restino in voi, poi domandate quanto volete e vi sarà fatto. Il Padre mio sarà sempre più glorificato quanto più voi porterete frutto e sarete miei discepoli.
Fedeltà all’amore che salva e da gioia (Gv 15,9-10-11)[352].
174Come il Padre mi ha amato, così Io con voi. Rimanete nel mio amore che salva. Amandomi sarete ubbidienti, e l’ubbidienza aumenta il reciproco amore. Non dite che Io mi ripeto. So la vostra debolezza. E voglio che vi salviate. Io vi dico queste cose perché la gioia che vi ho voluto dare sia in voi e sia completa. Amatevi, amatevi!
Il Comandamento dell’amore perfetto (Gv 15,12-14)[353].
175Questo è il mio comandamento nuovo. Amatevi scambievolmente più di quanto ognuno ami sé stesso. Non vi è maggior amore di quello di colui che dà la sua vita per i suoi amici. Voi siete i miei amici ed Io do la vita per voi. Fate ciò che Io vi insegno e comando.
Gli amici del Messia (Gv 15,15)[354].
176Non vi chiamo più servi. Perché il servo non sa ciò che fa il suo padrone, mentre voi sapete ciò che Io faccio. Tutto di Me sapete. Vi ho manifestato non solo Me stesso, ma anche il Padre ed il Paraclito e tutto quanto ho sentito da Dio.
Missione ed evangelizzazione (Gv 15,16-17)[355].
177Non siete stati voi che vi siete scelti. Ma Io vi ho scelti e vi ho eletti, perché andiate fra i popoli, e facciate frutto in voi e nei cuori degli evangelizzati, e il vostro frutto rimanga e il Padre vi dia tutto ciò che gli chiederete in mio Nome.
L’apostolo annullato in Satana.
178Non dite: “E allora, se Tu ci hai scelti, perché hai scelto un traditore? Se tutto Tu sai, perché hai fatto questo?”. Non chiedetevi neppure chi è costui. Non è un uomo. È Satana. L’ho detto all’amico fedele e l’ho lasciato dire dal figlio diletto. È Satana. Se Satana non si fosse incarnato, l’eterno scimmiottatore di Dio, in una carne mortale, questo posseduto non avrebbe potuto sfuggire al mio potere di Gesù. Ho detto: “posseduto”. No. È molto di più: è un annullato in Satana»[356].
Quelli che non ascoltano cadono nella confusione[357]
«Perché, Tu che hai cacciato i demoni, non lo hai liberato?», chiede Giacomo d’Alfeo.
179«Lo chiedi per amore di te, temendo essere tu quello? Non lo temere».
«Io, allora?».
«Io?».
«Io?».
180«Tacete. Non dico quel nome. Uso misericordia e voi fate ugualmente».
«Ma perché non lo hai vinto? Non potevi?».
181«Potevo. Ma, per impedire a Satana di incarnarsi per uccidermi, avrei dovuto sterminare la razza dell’uomo avanti la Redenzione. Che avrei allora redento?».
Quelli che persistono cadono in preda al delirio.
182«Dimmelo, Signore, dimmelo!». Pietro è scivolato in ginocchio e scuote freneticamente Gesù come fosse in preda a delirio. «Sono io? Sono io? Mi esamino? Non mi pare. Ma Tu… Tu hai detto che ti rinnegherò… Ed io tremo… Oh! che orrore essere io! …».
183«No, Simone di Giona. Non tu».
«Perché mi hai levato il mio nome di “Pietra”? Sono dunque tornato Simone? Lo vedi? Tu lo dici!… Sono io! Ma come ho potuto? Ditelo… ditelo voi… Quando è che ho potuto divenire traditore?… Simone?… Giovanni?… Ma parlate! …».
184«Pietro, Pietro, Pietro! Ti chiamo Simone perché penso al primo incontro, quando eri Simone. E penso come sei sempre stato leale dal primo momento. Non sei tu. Lo dico Io: Verità».
«Chi, allora?».
185«Ma è Giuda di Keriot! Non lo hai ancora capito?», urla il Taddeo che non riesce più a contenersi.
«Perché non me lo hai detto prima? Perché?», urla anche Pietro.
186«Silenzio. È Satana. Non ha altro nome. Dove vai, Pietro?».
«A cercarlo».
187«Posa subito quel mantello e quell’arma. O ti devo scacciare e maledire?».
188«No, no! Oh! Signor mio! Ma io… ma io… Sono forse malato di delirio, io? Oh! Oh!». Pietro piange, gettato per terra ai piedi di Gesù.
L’Odio del mondo.
Il mondo odia ciò che non è suo (Gv 15,18-19[358].
189«Io vi do comando di amarvi. E di perdonare. Avete capito? Se anche nel mondo è l’odio, in voi sia solo l’amore. Per tutti. Quanti traditori troverete sulla vostra via! Ma non li dovete odiare e rendere loro male per male. Altrimenti il Padre odierà voi. Prima di voi fui odiato e tradito Io. Eppure, voi lo vedete, Io non odio. Il mondo non può amare ciò che non è come esso. Perciò non vi amerà. Se foste suoi, vi amerebbe; ma non siete del mondo, avendovi Io presi da mezzo al mondo. E per questo siete odiati.
Il mondo odia per ignoranza voluta (Gv 15,20-21)[359].
190Vi ho detto: il servo non è da più del padrone. Se hanno perseguitato Me, perseguiteranno voi pure. Se avranno ascoltato Me, ascolteranno pure voi. Ma tutto faranno per causa del mio Nome, perché non conoscono, non vogliono conoscere Colui che mi ha mandato.
Il mondo odia senza motivo (Gv 15,20-21)[360].
191Se non fossi venuto e non avessi parlato, non sarebbero colpevoli. Ma ora il loro peccato è senza scusa. Hanno visto le mie opere, udito le mie parole, eppure mi hanno odiato, e con Me il Padre. Perché Io e il Padre siamo una sola Unità con l’Amore. Ma era scritto: “Mi odiasti senza ragione”.
Missione dello Spirito Santo.
La testimonianza dello Spirito Santo (Gv 15,26-27)[361].
192Però, quando sarà venuto il Consolatore, lo Spirito di verità che dal Padre procede, sarà da Lui resa testimonianza di Me, e voi pure mi testimonierete, perché dal principio foste con Me.
L’amaro cibo delle persecuzioni (Gv 16,1-4)[362].
193Questo vi dico perché, quando sarà l’ora, non rimaniate accasciati e scandalizzati. Sta per venire il tempo in cui vi cacceranno dalle sinagoghe e in cui chi vi ucciderà penserà di fare culto a Dio con ciò. Non hanno conosciuto né il Padre né Me. In ciò è la loro scusante. Non ve le ho dette così ampie prima di ora, queste cose, perché eravate come bambini pur mo’ nati. Ma ora la madre vi lascia. Io vado. Dovete assuefarvi ad altro cibo. Voglio lo conosciate.
Verrà il Consolatore (Gv 16,5-7)[363].
194Nessuno più mi chiede: “Dove vai?”. La tristezza vi fa muti. Eppure è bene anche per voi che Io me ne vada. Altrimenti non verrà il Consolatore. Io ve lo manderò.
Convincerà il mondo del suo peccato (Gv 16,8-11)[364].
195E quando sarà venuto, attraverso la sapienza e la parola, le opere e l’eroismo che infonderà in voi, convincerà il mondo del suo peccato deicida e di giustizia sulla mia santità. E il mondo sarà nettamente diviso nei reprobi, nemici di Dio, e nei credenti. Questi saranno più o meno santi, a seconda del loro volere. Ma il giudizio del principe del mondo e dei suoi servi sarà fatto.
Darà la Verità intera (Gv 16,12-13)[365].
196Di più non posso dirvi, perché ancora non potete intendere. Ma Egli, il divino Paraclito, vi darà la Verità intera, perché non parlerà di Sé stesso. Ma dirà tutto quello che avrà udito dalla Mente di Dio e vi annunzierà il futuro.
Glorificherà il Messia-Gesù di Nazareth (Gv 16,14-15)[366].
197Prenderà ciò che da Me viene, ossia ciò che ancora è del Padre, e ve lo dirà.
Un po’ ancora e mi vedrete (Gv 16,16-19)[367].
198Ancora un poco da vedersi. Poi non mi vedrete più. E poi ancora un poco, e poi mi vedrete. Voi mormorate fra voi ed in cuor vostro.
Il parto e la vita nuova (Gv 16,20-23)[368].
199Udite una parabola. L’ultima del vostro Maestro. Quando una donna ha concepito e giunge all’ora del parto, è in grande afflizione perché soffre e geme. Ma quando il piccolo figlio è dato alla luce ed ella lo stringe sul cuore, ogni pena cessa e la tristezza si muta in gioia, perché un uomo è venuto al mondo.
200Così voi. Voi piangerete e il mondo riderà di voi. Ma poi la vostra tristezza si muterà in gioia. Una gioia che il mondo mai conoscerà. Voi ora siete tristi. Ma, quando mi rivedrete, il vostro cuore diverrà pieno di un gaudio che nessuno avrà più potere di rapirvi. Una gioia così piena che vi offuscherà ogni bisogno di chiedere e per la mente e per il cuore e per la carne. Solo vi pascerete di rivedermi, dimenticando ogni altra cosa.
Potenza della preghiera (Gv 16,23-24)[369].
201Ma proprio da allora potrete tutto chiedere in mio Nome, e vi sarà dato dal Padre perché abbiate sempre più gioia. Domandate, domandate. E riceverete.
Fede nel Messia venuto da Dio (Gv 16,25-31)[370].
202Viene l’ora in cui potrò parlarvi apertamente del Padre. Sarà perché sarete stati fedeli nella prova e tutto sarà superato. Perfetto quindi il vostro amore, perché vi avrà dato forza nella prova. E quanto a voi mancherà Io ve lo aggiungerò prendendolo dal mio immenso tesoro e dicendo: “Padre, lo vedi. Essi mi hanno amato credendo che Io venni da Te”. Sceso nel mondo, ora lo lascio e vado al Padre, e pregherò per voi».
Il vero frutto dell’albero del Bene e della Vita.
203«Oh! ora Tu ti spieghi. Ora sappiamo ciò che vuoi dire e che Tu sai tutto e rispondi senza che nessuno ti interroghi. Veramente Tu vieni da Dio!».
204«Adesso credete? All’ultima ora? È tre anni che vi parlo! Ma già in voi opera il Pane che è Dio e il Vino che è Sangue non venuto da uomo, e vi dà il primo brivido di deificazione. Voi diverrete dèi se sarete perseveranti nel mio amore e nel mio possesso. Non come lo disse Satana ad Adamo ed Eva, ma come Io ve lo dico. È il vero frutto dell’albero del Bene e della Vita. Il Male è vinto in chi se ne pasce, ed è morta la Morte. Chi ne mangia vivrà in eterno e diverrà “dio” nel Regno di Dio. Voi sarete dèi se permarrete in Me.
L’ora delle tenebre (Gv 16,32-33)[371].
205Eppure ecco… pur avendo in voi questo Pane e questo Sangue, poiché sta venendo l’ora in cui sarete dispersi, voi ve ne andrete per vostro conto e mi lascerete solo… Ma non sono solo. Ho il Padre con Me. Padre, Padre! Non mi abbandonare! Tutto vi ho detto… Per darvi pace. La mia pace. Ancora sarete oppressi. Ma abbiate fede. Io ho vinto il mondo».
La sublime preghiera al Padre Gv 17,1-26[372].
206Gesù si alza, apre le braccia in croce e dice con volto luminoso la sublime preghiera al Padre. Giovanni la riporta integralmente.
Mandato a dare la vita eterna (Gv 17, 1-3)[373].
207Alzati gli occhi al cielo, disse:
«Padre, è giunta l’ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te. Poiché tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano, perché egli dia la Vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la Vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo.
Mandato a fare la volontà di Dio (Gv 17, 4-5)[374].
208Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse.
Mandato a dare la parola di Dio (Gv 17, 6-8)[375].
209Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me lo le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscite da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
Per la perseveranza dei cristiani Gv 17, 9-10[376].
210Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie, e Io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e Io vengo a te.
Per la protezione della famiglia di Dio Gv 17, 11-13[377].
211Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi. Quand’ero con loro, Io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura. Ma ora lo vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in sé stessi la pienezza della mia gioia.
Per la liberazione dal maligno Gv 17, 14-16[378].
212Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come Io non sono del mondo. Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. Essi non sono del mondo, come lo non sono del mondo.
Per la consacrazione dei discepoli Gv 17, 17-19[379].
213Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu mi hai mandato nel mondo, anch’Io li ho mandati nel mondo; per loro Io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità.
Per l’unità dei credenti Gv 17, 20-23[380].
214Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e Io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, Io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.
Per la salvezza dei credenti Gv 17, 24-26[381].
215Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato, siano con me dove sono Io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo. Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma lo ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato. E Io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e Io in loro».
Ultima volontà del Messia.
216Gli apostoli lacrimano più o meno palesemente e rumorosamente. Per ultimo cantano un inno.
217Gesù li benedice. Poi ordina: «Mettiamoci i mantelli, ora. E andiamo. Andrea, di’ al capo di casa di lasciare tutto così, per mio volere. Domani… vi farà piacere rivedere questo luogo». Gesù lo guarda. Pare benedire le pareti, i mobili, tutto. Poi si ammantella e si avvia, seguito dai discepoli. Al suo fianco è Giovanni, al quale si appoggia. «Non saluti la Madre?», gli chiede il figlio di Zebedeo.
218«No. È tutto già fatto. Fate, anzi, piano».
219Simone, che ha acceso una torcia alla lumiera, illumina l’ampio corridoio che va alla porta. Pietro apre cauto il portone ed escono tutti nella via e poi, facendo giocare un ordigno, chiudono dal di fuori. E si pongono in cammino.
Riflessioni sull’ultima Cena[382].
Dice Gesù:
220«Dall’episodio della Cena, oltre la considerazione della carità di un Dio che si fa Cibo agli uomini, risaltano quattro ammaestramenti principali.
Necessità di ubbidire alla Legge di Dio.
221Primo: la necessità per tutti i figli di Dio di ubbidire alla Legge.
222La Legge diceva che si doveva per Pasqua consumare l’agnello secondo il rituale dato dall’Altissimo a Mosè, ed Io, Figlio vero del Dio vero, non mi sono riputato, per la mia qualità divina, esente dalla Legge. Ero sulla Terra: Uomo fra gli uomini e Maestro degli uomini. Dovevo perciò fare il mio dovere di uomo verso Dio come e meglio degli altri. I favori divini non esimono dall’ubbidienza e dallo sforzo verso una sempre maggiore santità. Se paragonate la santità più eccelsa alla perfezione divina, la trovate sempre piena di mende, e perciò obbligata a sforzare sé stessa per eliminarle e raggiungere un grado di perfezione per quanto più è possibile simile a quello di Dio.
La potenza della preghiera di Maria.
223Secondo: la potenza della preghiera di Maria.
224Io ero Dio fatto Carne. Una Carne che, per essere senza macchia, possedeva la forza spirituale per signoreggiare la carne. Eppure non ricuso, anzi invoco l’aiuto della Piena di Grazia, la quale anche in quell’ora di espiazione avrebbe trovato, è vero, sul suo capo il Cielo chiuso, ma non tanto che non riuscisse a strapparne un angelo, Lei, Regina degli angeli, per il conforto del suo Figlio. Oh! non per Lei, povera Mamma! Anche Lei ha assaporato l’amaro dell’abbandono del Padre, ma per questo suo dolore offerto alla Redenzione m’ha ottenuto di potere superare l’angoscia dell’orto degli Ulivi e di portare a termine la Passione in tutta la sua multiforme asprezza, di cui ognuna era volta a lavare una forma e un mezzo di peccato.
Dominio di sé e sopportazione dell’offesa.
225Terzo: il dominio su sé stessi e la sopportazione dell’offesa, carità sublime su tutte, la possono avere unicamente quelli che fanno vita della loro vita la legge di carità che Io avevo bandita. E non bandita solo, ma praticata realmente.
226Cosa sia stato per Me aver meco alla mia tavola il mio Traditore, il dovere darmi ad esso, il dovere umiliarmi ad esso, il dovere dividere con esso il calice di rito e posare le labbra là dove egli le aveva posate, e farle posare a mia Madre, voi non potete pensare. I vostri medici hanno discusso e discutono sulla mia rapida fine e le danno origine in una lesione cardiaca dovuta alle percosse della flagellazione. Sì, anche per queste il mio cuore divenne malato. Ma lo era già dalla Cena. Spezzato, spezzato nello sforzo di dover subire al mio fianco il mio Traditore. Ho cominciato a morire allora, fisicamente. Il resto non è stato che aumento della già esistente agonia. Quanto ho potuto fare l’ho fatto perché ero uno con la Carità. Anche nell’ora in cui Dio-Carità si ritirava da Me, ho saputo esser carità, perché ero vissuto, nei miei trentatré anni, di carità. Non si può giungere ad una perfezione, quale si richiede per perdonare e sopportare il nostro offensore, se non si ha l’abito della carità. Io l’avevo, e ho potuto perdonare e sopportare questo capolavoro di Offensore che fu Giuda.
Effetti del Sacramento.
227Quarto: il Sacramento opera quanto più uno è degno di riceverlo. Se ne è fatto degno con una costante volontà, che spezza la carne e fa signore lo spirito, vincendo le concupiscenze, piegando l’essere alle virtù, tendendolo come arco verso la perfezione delle virtù e soprattutto della carità.
228Perché, quando uno ama, tende a far lieto chi ama. Giovanni, che mi amava come nessuno e che era puro, ebbe dal Sacramento il massimo della trasformazione. Cominciò da quel momento ad essere l’aquila, a cui è famigliare e facile l’altezza nel Cielo di Dio e l’affissare il Sole eterno. Ma guai a chi riceve il Sacramento senza esserne affatto degno, ma anzi avendo accresciuto la sua sempre umana indegnità con le colpe mortali. Allora esso diviene non germe di preservazione e di vita ma di corruzione e di morte. Morte dello spirito e putrefazione della carne, per cui essa “crepa”, come dice Pietro di quella di Giuda. Non sparge il sangue, liquido sempre vitale e bello nella sua porpora, ma le sue interiora, nere di tutte le libidini, marciume che si riversa fuori dalla carne marcita come da carogna di animale immondo, oggetto di ribrezzo per i passanti.
229La morte del profanatore del Sacramento è sempre la morte di un disperato, e perciò non conosce il placido trapasso proprio di chi è in grazia, né l’eroico trapasso della vittima che soffre acutamente ma con lo sguardo fisso al Cielo e l’anima sicura della pace. La morte del disperato è atroce di contorsioni e di terrori, è una convulsione orrenda dell’anima già ghermita dalla mano di Satana, che la strozza per svellerla dalla carne e che la soffoca col suo nauseabondo fiato.
230Questa la differenza fra chi trapassa all’altra vita dopo essersi nutrito in essa di carità, fede, speranza e d’ogni altra virtù e dottrina celeste e del Pane angelico che l’accompagna coi suoi frutti – meglio se con la sua reale presenza – nel viaggio estremo, e chi trapassa dopo una vita di bruto con morte da bruto che la Grazia e il Sacramento non confortano. La prima è la serena fine del santo, a cui la morte apre il Regno eterno. La seconda è la spaventosa caduta del dannato, che si sente precipitare nella morte eterna e conosce in un attimo ciò che ha voluto perdere, né più può riparare. Per uno acquisto, per l’altro spogliamento. Per uno gioia, per l’altro terrore.
231Questo è quanto vi date a seconda del vostro credere ed amare, o non credere e deridere il dono mio. E questo è l’insegnamento di questa contemplazione».
S O M M A R I O
589. Da Betania a Gerusalemme, predisponendo gli apostoli alla Passione imminente.
Il monte detto degli ulivi (Mt 21,1; Lc 19,29).
Verso la vetta del male, del bene, del dolore.
Il tempo nuovo (Mt 26,1-2; Lc 22,1).
L’età e l’innocenza dell’agnello.
La cavalcatura del Re mite (Mt 21,1-4; Mc 11,2-3; Lc 19, 30-31).
L’ibrido mostro: L’Iscariota!.
590. Il pianto su Gerusalemme e l’entrata trionfale nella Città santa. Morte di Annalia.
Voglia di vedere uno spettacolo.
In attesa dell’asinello (Mt 21,6; Mc 11,4-5; Lc 19,33-34).
Alla vista della Città (Lc 19,41).
Gerusalemme corrotta è, e corrotta rimane.
Eletti per il Regno dei Cieli e non per quello del mondo.
Gerusalemme segna il suo destino (Lc 19, 42).
Guerra desolazione decretate, fino alla fine (Lc 19,43-44).
Punizione per vivere da brutti.
Entrata trionfale nella Città santa.
La cavalcatura del Re mite (Mt 21,7; Lc 19,35; Gv 12,14-16)
Osanna al Re d’Israele (Gv 12,12-13).
Un tappeto fatto d’amore (Mt 21,8; Mc 11,8; Lc 19,36).
Chi ha fede invochi il suo nome.
Lode al Messia della Pace (Lc 19,37-38).
Caleidoscopio di visi noti e ignoti.
La sfida delle pietre (Lc 19,39-40).
Osanna al Messia e al suo Regno! (Mt 21,9)
Il Profeta, l’Atteso, il Santo, il Messia! (Mt 21, 10.11)
Le vergini d’Israele salutano il Messia.
Fuori i corruttori del tempio (Mt 21,12; Mc 11,16-17; Lc19,45).
Il Messia è Medico e Medicina (Mt 21,14).
La bocca dei lattanti (Mt 21,15-16).
Buona cosa è fare mentre si può fare (Mt 21,17; Mc 11,11).
591. La sera al Getsemani. Gli apostoli richiamati alla realtà dopo l’ebbrezza del trionfo.
Categoria di uomini di fronte al pericolo.
“Beati quelli che sanno credere senza vedere”.
Il Condannato coronato di rose.
Laccio per gli uomini di mala volontà.
Santificazione per gli uomini di buona volontà.
I soldati questionano sugli dei.
Ubbidire il Messia in tutto senza discussione.
La prima vergine di Gesù e di Maria.
Conforto alla madre di Annalia.
La candida aiuola del Re divino.
La morte del giusto è grazia di Dio.
Incontro con il milite Vitale.
La pace del Messia, viene dal Cielo.
Allegoria del fico sterile (Mt 21,18-19; Mc 11,12-14).
Parabola dei vignaioli perfidi.
La vigna del Signore (Mt 21,33; Mc 12,1; Lc 20,9-10).
I servi del Signore (Mt 21,34-36; Mc 12,2-5; Lc 20,10-12) .
L’ora della giustizia del Signore (Mt 21,40-41; Mc 12,9; Lc 20,16-17).
Potere della Pietra angolare (Mt 21,43-44; Mc 12,10-11; Lc 20,16-18).
I falsi agnelli col cuore di lupo (Mt 21,45; Mc 12,12; Lc 20,12)
L’eredità è il figlio bastardo.
Questione sull’autorità del Messia (Mc 11,27; Lc 20,1-2).
Questione sul battesimo di Giovanni (Mc 11,29-30).
Dilemma insolubile (Mt 21,24-27; Mc 11,31-33; Lc 20,7-8)
Calcolo vile dei nemici del Messia.
593. Lunedì notte al Getsemani con gli apostoli.
Il grido annunziatore del Messia
(Dopo due giorni ci ridarà la vita il terzo…)
L’aurora è preceduta dalla notte.
L’anima, chiamata ad essere “voce”.
Città di peccato, popolo fedifrago.
Riparazione: Ogni offesa va’ riparata.
I fatti dopo la lezione biblica.
Diabolica intenzione del traditore.
Mimetizzazione del camaleonte.
594. Martedì santo. Lezioni dal fico seccato. I quesiti sul tributo a Cesare e sulla risurrezione.
Il miracolo che colpisce gli apostoli (Mt 21,20; Mc 11,2021
Guai agli uomini privi di vita spirituale.
Potenza della fede perfetta (Mt 21,21; Mc 11,22-23).
Potenza della preghiera perfetta (Mt 21,22: Mc 11,24-26)
Bugiardi seduttori (Mt 22,15-16; Mc 12,14; Lc 20,21-22).
Simulatori, imbroglioni e commedianti (Mt 22,16-17; Mc 12,14; Lc 20,21-22).
Ipocriti tentatori (Mt22,18; Mc 12,15).
Giustizia messianica (Mt 22,21-22; Mc 12,17; Lc 20,25-26).
Grazia e sapienza fluiscono dal Messia.
La tesi sadducea (Mt 22,24-28; Mc 12,18-23; Lc 20,27-33).
I figli della risurrezione (Mt 22,29-30; Mc 12,24-25; Lc 20,34-36).
Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi (Mt 22,31-33; Mc 12,26-27; Lc20,34-36).
Il vero tempio non sarà distrutto.
Chi cadrà contro questa pietra si sfracellerà
Volontariamente, gli evangelisti, velarono alcune verità.
595. Martedì notte al Getsemani con gli apostoli.
Segni che precederanno il ritorno del Messia.
I due torturatori della vittima.
Il dottore della legge (Mt 22,34-36; Mc 12,28).
Il primo di tutti i comandamenti Mt 22,37-40; Mc 12,29-30-31
Il maggiore degli olocausti (Mc 12,32-34).
Il Messia figlio di David (Mt 22,41-46; Mc 12,35-37; Lc 20,4144).
Di fronte al tesoro del Tempio.
Il Messia osserva (Mc 12,41; Lc 21,1).
Il Messia è severo (Mc 12,41; Lc 21,1).
L’obolo della vedova (Mc 12,42-43; Lc 21,2-3.
Quando l’obolo è carità (Mc 12,44; Lc 21,4).
Ragioni di essere di scribi e farisei.
Un cerchio folto di ascoltatori.
Scribi e farisei (Mt 23,1-2; Mc 12,37; Lc 20,45).
Bugiardi e sleali, cattivi e ingiusti (Mt 23,3-4).
I cristiani evitino gli errori dei Farisei
I Cristiani vanno vestiti di virtù Mt 23,5-7; Mc 12,38-39; Lc 20,46
Fraternità senza titoli (Mt 23,8-10).
La missione è servire (Mt 23,11-13).
Regola per generare Cristo nel proprio cuore.
Le invettive contro scribi e farisei.
Guai all’uomo senza misericordia (Mt 23,13).
Guai a voi usurai! (Mt 23,14; Mc 12,40; Lc 20,47)
Guai a voi corruttori! (Mt 23,15)
Guai a voi disonesti! (Mt 23,16-22)
Guai a voi ingiusti! (Mt 23,23-24).
Guai a voi impuri di cuore! (Mt 23,27-28
Guai a voi criminali figli d’assassini! (Mt 23,29-32)
Serpenti, razza di vipere! (Mt 23,33-36).
Allegoria della chioccia (Mt 23,37).
Un segno del suo ritorno (Mt 23,38-39.
Il Messia visibilmente stanco.
Crollo del Tempio di Gerusalemme (Mt 24,1-2; Mc 13,1-2; Lc 21,5-6) .
Offre, benedice, distribuisce il cibo.
Ristoro preparato dalla Mamma.
Dio riposa presso gli ubbidienti.
“Quando non si vuole il rimprovero si agisce da giusti”.
Quelle che hanno dato il cuore al Messia.
Quelle che gioiscono della loro redenzione.
Quelle che col cuore hanno dato tutto.
Cuori che hanno amato senza calcolo.
Cuori che pensano a Gesù con amore.
Non c’è ubbidienza nella fraternità.
L’agnello dell’Agnello di Dio.
Lo sciacallo affila gli artigli.
Costituzione del Regno e della Chiesa.
Quesiti sul nuovo tempio e sul nuovo regno.
Edificazione del Regno di Dio,
Edificazione del Tempio e della Gerusalemme.
Il capo mistico e il capo visibile.
L’Edificio spirituale incrollabile.
Sacerdoti e scribi del nuovo Tempio.
Gli edifici destinati a crollare.
Profezie riguardanti il tempo delle nazioni.
Quesiti sulla distruzione del Tempio (Mt 24,3; Mc 13,3-4; Lc 21,7).
Manifestazione di falsi cristi (Mt 24,4-5; Mc 13,5-6; Lc 21,8).
Notizie di guerre (Mt 24,7; Mc 13,8; Lc 21,9) .
Certezza di guerre mondiali (Mt 24,7; Mc 13,8; Lc 21,10).
Fenomeni ecologici (Mt 24,8; Mc 13,8; Lc 21,11).
Persecuzioni (Mt 24,9; Mc 13,9; Lc 21,12-13).
Comparsa di falsi profeti (Mt 24,11).
Iniquità e terrorismo ghiaccerà la carità (Mt 24,12-13).
Il Vangelo del Regno di Dio, noto in tutto il mondo (Mt 24,14).
Profezie che riguardano la profanazione del Tempio e la persecuzione dei fedeli.
L’abominio della desolazione (Mt 24,15; Mc 13,14; Lc 21,20).
Invito alla fuga (Mt 24,16-18; Mc 13,14-16; Lc 21,21-22; 17,31-33).
Invito alla preghiera Mt 24,19-20; Mc 13,17-18; Lc 21,23
Tribolazione abbreviata (Mt 24,22; Mc 13,20).
Proliferazione di anticristi e falsi profeti (Mt 24,23-26; Mc 13,2123).
Condizioni per sopravvivere alla grande tribolazione (Mc 13,23).
Il ritorno del Messia (Mt 24,26-27). (La fine del mondo).
L’enigma del cadavere e le aquile (Mt 24,28).
Fine del tempo e del mondo (Mt 24,29; Mc 13,24-25; Lc 21,25-26).
Il segno del Figlio dell’uomo (Mt 24,30).
Ritorno glorioso del Messia (Mt 24,30; Mc 13,26; Lc 21,27).
Tempo del Giudizio universale (Mt 24,31; Mc 13,27).
Similitudine del fico (Mt 24,32-33; Mc 13,28-29; Lc 21,28-31).
L’enigma di questa generazione (Mt 24,34; Mc 13,30; Lc 21,32).
Infallibilità delle profezie (Mt 24,35; Mc 13,31; Lc 21,33) .
L’enigma del giorno e dell’ora (Mt 254,36, Mc 13,32).
Giorni di Noè (Mt 24,37-39; Lc 17,26-27).
Il sollevamento. O assunzione al Regno cosmico. (Mt 24,40-41; Lc 17,34-37).
Consiglio ai responsabili (Mt 24,42-44).
Santità e preghiera continua (Lc 21,34-36).
Il servo buono è fedele (Mt 24,45-51; Lc 12,42-46).
Risurrezione e giudizio finale.
La resurrezione dei corpi (Mt 25, 31.33).
Gli operatori di misericordia (Mt 25,37-40).
I negatori delle misericordie (Mt 25,44-46).
Ordine del giorno (Lc 21,37-38).
597. Mercoledì notte al Getsemani con gli apostoli.
L’amore è forte come la morte.
Il primo amore non si dimentica.
La stella più bella nella costellazione dell’amore.
Le due luci nelle tenebre del Cristo.
Profezie sulla passione del Messia.
Segreto per sopportare l’ora della prova.
Preparativi della cena pasquale.
Preparativi della cena pasquale (Mt 26,17; Mc 14,12; Lc 22,7-9).
La stanza del Signore: il Cenacolo (Mt 26,18-19; Mc 14,13-16; Lc 22,10-13).
Mandati a comperare l’agnello.
Profezie che parlano del Messia.
Il Germoglio della radice di Jesse.
Pastore, Re vittorioso e Dio potente.
La profezia delle settanta settimane.
Pieno consenso degli ascoltatori.
Labilità delle intenzioni umane.
I pagani onorano il Messia (Gv 12,20-22).
Il granello di frumento (Gv 12,23-24).
Il servitore del Messia (Gv 12,25-26).
La voce di Dio Padre (Gv 12,27-28).
Consapevolezza della folla (Gv 12,29-30).
Voce venuta da Dio Padre per la folla (Gv 12,30-32)
Quesito sul Cristo e il Figlio dell’uomo (Gv 12,34).
I figli della Luce (Gv 12,35-36).
I figli delle tenebre (Gv 12,37-43).
Il Messia venuto come Luce nel mondo (Gv 12,44-46).
La parola di Gesù è vita eterna.
La consegna del Messia agli uomini-demoni.
Il Messia si rifugia in una casa amica (Gv 12,36).
Ultimo incontro con persone che contano.
Quella parola è Dio (Gv 12,47-50).
599. L’arrivo al Cenacolo e l’addio di Gesù alla Madre.
Preparativi per la Pasqua ebraica.
Comincia la sofferenza del Giovedì Santo.
Assegnazione dei posti (Mt 26,20; Mc 14,17; Lc 22,14).
Il secondo calice di vino (Mt 26,29; Mc 14,25; Lc 22,17-18).
L’ardente desiderio del Messia (Lc 22,15-16) .
Questione sul primato (Lc22,24).
Concetto messianico di grandezza (Lc 22,25-27)
I principi del Regno del Messia (Lc 22,28-30).
Il vaglio di Satana (Lc 22,31-32).
La superbia di Pietro (Lc 22,33-34).
Consiglio evangelici da ricordare.
È ora di violenti (Lc 22,36-38).
Il nuovo lavacro purificatorio (Gv 13,1).
Il Messia si cinge il grembiule (Gv 13,2-5).
Il verme di fronte a Dio (Gv 13,6-10).
Ciò che matura nel cuore contamina le azioni.
Il serpe traditore (Gv 13,10-11).
I Salmi e conclusione del rito ebraico.
Salmi, inni e canti spirituali.
Il segreto della felicità (Gv 13,12-17).
Transustanziazione del pane (Mt 26,26; Mc 14,22; Lc 22,19).
Transustanziazione del vino (Mt 26,27; Mc 14,23; Lc 22,20).
Comunione eucaristica di Maria.
Il traditore (Mt 26,21; Mc 14,18; Lc 22,21; Gv 13,21).
L’impenitente (Mt 26,22-25; Mc 14,19-21; Lc 22,22-23; Gv 13,22).
Il boccone accusatore (Gv 13,23-26).
Il mostro va a compiere il delitto (Gv 13,27-30).
Glorificazione del Messia (Gv 13,31-32).
Glorificazione del Messia (Gv 13,31-32).
Maria, testimonianza di ciò che può Iddio.
Amare come Gesù amò (Gv 13,34-35).
Profezia sulla negazione di Pietro (Gv13,36-38).
Quando è Satana il padrone dell’ora.
Le dimore celesti (Gv 14,2-3).
Il Messia, via, verità e vita (Gv 14,5-7).
Chi vede il Messia vede Dio Padre (Gv 14,8-11).
Potenza del nome del Messia, Gesù (Gv 14,12-13).
L’inabitazione delle tre divine persone in noi.
Condizioni per possedere Dio-Amore (Gv 14,15-17).
Condizioni per possedere Dio-Salvatore (Gv 14,18-21).
Condizioni per possedere Dio (Gv 14,22-24).
Alla scuola dello Spirito Santo (Gv 14,25-26).
Alla sorgente della Pace (Gv 14,27).
Destino Paradiso, andata e ritorno (Gv 14,28-29).
Affidati all’amore del Paraclito.
Lucifero: principe di questo mondo (Gv 14,30-31).
L’allegoria della vite e dei tralci.
Fedeltà allo spirito (Gv 15,5-6).
Fedeltà alla parola (Gv 15,7-8)
Fedeltà all’amore che salva e da gioia (Gv 15,9-10-11).
Il Comandamento dell’amore perfetto (Gv 15,12-14).
Gli amici del Messia (Gv 15,15).
Missione ed evangelizzazione (Gv 15,16-17).
L’apostolo annullato in Satana.
Quelli che non ascoltano cadono nella confusione
Quelli che persistono cadono in preda al delirio.
Il mondo odia ciò che non è suo (Gv 15,18-19.
Il mondo odia per ignoranza voluta (Gv 15,20-21).
Il mondo odia senza motivo (Gv 15,20-21).
La testimonianza dello Spirito Santo (Gv 15,26-27).
L’amaro cibo delle persecuzioni (Gv 16,1-4).
Verrà il Consolatore (Gv 16,5-7).
Convincerà il mondo del suo peccato (Gv 16,8-11).
Darà la Verità intera (Gv 16,12-13).
Glorificherà il Messia-Gesù di Nazareth (Gv 16,14-15).
Un po’ ancora e mi vedrete (Gv 16,16-19).
Il parto e la vita nuova (Gv 16,20-23).
Potenza della preghiera (Gv 16,23-24).
Fede nel Messia venuto da Dio (Gv 16,25-31).
Il vero frutto dell’albero del Bene e della Vita.
L’ora delle tenebre (Gv 16,32-33).
La sublime preghiera al Padre Gv 17,1-26.
Mandato a dare la vita eterna (Gv 17, 1-3).
Mandato a fare la volontà di Dio (Gv 17, 4-5).
Mandato a dare la parola di Dio (Gv 17, 6-8).
Per la perseveranza dei cristiani Gv 17, 9-10.
Per la protezione della famiglia di Dio Gv 17, 11-13.
Per la liberazione dal maligno Gv 17, 14-16.
Per la consacrazione dei discepoli Gv 17, 17-19.
Per l’unità dei credenti Gv 17, 20-23.
Per la salvezza dei credenti Gv 17, 24-26.
Necessità di ubbidire alla Legge di Dio.
La potenza della preghiera di Maria.
Dominio di sé e sopportazione dell’offesa.
[1] MARIA VALTORTA, L’Evangelo come mi è stato rivelato, Ed. CEV, Isola del Lire
[2] Titolo voluto da Gesù, MARIA VALTORTA, Quadernetti N° 48,1).
[3] Matteo, Marco, Luca, Giovanni.
[4]Quest’Opera è manifestazione, è rivelazione, è venuta del FIGLIO DELL’UOMO, in compimento della Sua profezia: “La venuta del Figlio dell’Uomo sarà come nei giorni di Noè e di Lot. Così sarà il tempo in cui il Figlio dell’Uomo si rivelerà” (Mt 24,37-40; Lc 17,26-30). La Malvagità di oggi ha superato la Malizia di quei tempi, fedelmente Gesù ha compiuto la sua promessa. Gesù si è rivelato in quest’Opera? Quindi Gesù è venuto. Come il Verbo venne a Nazareth fatto Uomo, per redimere; rimasse con noi fatto Pane, per nutrirci; Ora il Verbo è tornato a noi fatto Libro, per guidarci nella Nuova Evangelizzazione del mondo.
Dice Gesù: «Qui metterai la visione: “Da Betania a Gerusalemme” del 3 marzo 1945. E ora: vedi!».
[6]VANGELI ARMONIZZATI: Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Betfage, vicino a Betania, presso il monte detto degli ulivi… (Mt 21,1; Lc 19,29).
[7]Nella sua prima missione in Giudea in cerca dei suoi pastori a Betlemme fu lapidato e cacciato per essere stato la causa dell’eccidio degli innocenti.
[8]VANGELI ARMONIZZATI: Si avvicinava la festa degli Azzimi, chiamata Pasqua. Allora Gesù disse ai suoi discepoli: “Voi sapete che fra due giorni è Pasqua e che il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso” (Mt 26,1-2; Lc 22,1).
[9]Primo mese dell’anno: “Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno” (Esodo 12,2).
[10]Un agnello per famiglia: “Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per consumare un agnello, si assocerà al suo vicino, al più prossimo della casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello, secondo quanto ciascuno può mangiarne” (Es 12,3-4).
[11]Gen 4,1-16
[12]L’agnello senza difetto: “Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre” (Es 12,5)
[13]“Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto. Disprezzato e reietto dagli uomini uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti” (Is 532-5).
[14]L’immolazione: “e lo serberete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto” (Es 12,6).
[15]“Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case, in cui lo dovranno mangiare” (Es 12,7).
[16]“Prenderete un fascio di issopo, lo intingerete nel sangue che sarà nel catino e spruzzerete l’architrave e gli stipiti con il sangue del catino” Es 12,22
[17]“Esulta grandemente figli di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina” (Zc 9,9).
[18]“Farà sparire i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme” (Zc 9,10).
[19]“L’arco di guerra sarà spezzato” (Zc 9,10).
[20]“Annunzierà la pace alle genti” (Zc 9,10).
[21]“Il suo dominio sarà da mare a mare e dal fiume ai confini della terra” Zc 9,10
[22]“Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce” (Is 42,2)
[23]“Non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta” (Is 42,3).
[24]“Proclamerà il diritto con fermezza” (Is 42,3) “Non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra; e per la sua dottrina saranno in attesa le isole” (Is 42,4).
[25]“Non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra; e per la sua dottrina saranno in attesa le isole” (Is 42,4).
[26]“Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni” (42,6)
[27]“perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre” (Is 42,7).
[28]“Io sono il Signore: questo è il mio nome; non cederà la mia gloria ad altri, né il mio onore agli idoli” (Is 42,8).
[29]“I primi fatti, ecco, sono avvenuti e i nuovi io preannunzio; prima che spuntino, ve li faccio sentire” (Is 42,9).
[30]VANGELI ARMONIZZATI: … Gesù mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: “Andate nel villaggio che vi sta di fronte: subito troverete un’asina legata e con essa un puledro legato, sul quale nessuno è mai salito. Scioglieteli e conduceteli a me. E se qualcuno vi dirà: Perché fate questo? O vi chiederà: Perché lo sciogliete? Rispondete: Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà qui subito”. Ora questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta: Dite alla figlia di Sion: Ecco, il tuo re viene a te mite, seduto su un’asina, con un puledro figlio di bestia da soma. (Mt 21,1-4; Mc 11,2-3; Lc 19,30-31).
[31]“Sordi, ascoltate, ciechi, volgete lo sguardo per vedere. Chi è cieco, se non il mio servo? Chi e sordo come colui al quale io mandavo araldi? Chi è cieco come il mio privilegiato? Chi è sordo come il servo del Signore? Hai visto molte cose, ma senza farvi attenzione, hai aperto gli orecchi, ma senza sentire” (Is 42,18-20).
[32]“Il Signore si compiacque, per amore della sua giustizia, di dare una legge grande e gloriosa. Eppure questo è un popolo saccheggiato e spogliato; sono tutti presi con il laccio nelle caverne, sono rinchiusi in prigioni. Furono saccheggiati e nessuno li liberava; furono spogliati, e nessuno diceva: “Restituisci”. Chi fra di voi porge l’orecchio a ciò, vi fa attenzione e ascolta per il futuro? Chi abbandonò Giacobbe al saccheggio, Israele ai predoni? Non è stato forse il Signore contro cui peccarono, per le cui vie non vollero camminare, la cui legge non osservarono? Egli, perciò, ha riversato su di esso la sua ira ardente e la violenza della guerra. L’ira divina lo ha avvolto nelle sue fiamme senza che egli se ne accorgesse, lo ha bruciato, senza che vi facesse attenzione” (Is 42,2—25).
[33]30 marzo 1947. Poema: IX, 9 Quando farete opera completa, qui metterete le altre parti che darò e che dirò: scritto il 30 marzo1947.
[34]VANGELI ARMONIZZATI: I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato Gesù, e trovarono un asinello legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo sciolsero. Mentre scioglievano il puledro, i proprietari dissero loro: “Perché sciogliete il puledro?”. Essi risposero: “Il Signore ne ha bisogno”. E li lasciarono fare. (Mt 21,6; Mc 11,4-5; Lc 19,33-34).
[35]Scritto il 30-31 luglio 1944: Dice Gesù: «Qui metterai la visione del 31 luglio 1944: “Gesù che piange su Gerusalemme”, dalla frase che ti ho detta per inizio di visione». E poi riprende a mostrarmi le fasi della sua entrata trionfale. 30 luglio 1944.
Non so come farò a descrivere, perché mi sento tanto male di cuore che non sto seduta che a fatica. Ma tanto è così. Devo scrivere ciò che vedo. Mi si illumina il Vangelo di oggi, 9′ domenica dopo la Pentecoste.
[36]VANGELO SECONDO LUCA: Quando fu vicino, alla vista della città, pianse su di essa (Lc 19,41).
[37]VANGELO SECONDO LUCA: “Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi.” (Lc 19, 42).
[38]VANGELO SECONDO LUCA: “Giorni verranno per te in cui i tuoi nemici ti cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata” (Lc 19,43-44).
[39]Scritto il 30 marzo 1947. Che fatica! Non ce la faccio proprio…
[40]VANGELI ARMONIZZATI: Condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli e vi fecero salire Gesù. Gesù vi montò sopra, come sta scritto: “Non temere, figlia di Sion! Ecco, il tuo re viene, seduto sopra un puledro d’asina”. Sul momento i suoi discepoli non compresero queste cose; ma quando Gesù fu glorificato, si ricordarono che questo era stato scritto di Lui e questo gli avevano fatto (Mt 21,7; Lc 19,35; Gv 12,14-16).
[41]VANGELO SECONDO GIOVANNI: La gran folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a Lui gridando: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele! (Gv 12,12-13).
[42]VANGELI ARMONIZZATI: Via via che egli avanzava, la folla numerosissima stendeva i suoi mantelli sulla strada mentre altri tagliavano rami dagli alberi e altri delle fronde, e li stendevano sulla via (Mt 21,8; Mc 11,8; Lc 19,36).
[43]VANGELO SECONDO LUCA: Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, esultando, cominciò a lodare Dio a gran voce; per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: “Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei Cieli!” (Lc 19,37-38).
[44]VANGELO SECONDO LUCA: Alcuni farisei tra la folla gli dissero: “Maestro, rimprovera i tuoi discepoli”. Ma egli rispose: “Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre” (Lc 19,39-40).
[45]VANGELO SECONDO MARCO: La folla che andava innanzi e quella che veniva dietro, gridava: “Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei Cieli!” (Mt 21,9). “Benedetto il Regno che viene, da nostro padre Davide!” (Mc 11,9-10).
[46]VANGELO SECONDO MATTEO: Entrato Gesù in Gerusalemme, tutta la città fu in agitazione e la gente si chiedeva: “Chi è costui?”. E la folla rispondeva: “Questi è il profeta Gesù, da Nazareth di Galilea” (Mt 21, 10.11)
[47]VANGELI ARMONIZZATI: Gesù entrò poi nel tempio e scacciò tutti quelli che vi trovò a comprare e a vendere; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe (Mt 21,12; Lc19,45). E non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio. Ed insegnava loro dicendo: “Non sta forse scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti? Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!” (Mc 11,16-17).
[48]VANGELO SECONDO MATTEO: Gli si avvicinarono ciechi e storpi nel tempio ed egli li guarì (Mt 21,14).
[49]VANGELO SECONDO MATTEO: Ma i sommi sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che faceva e i fanciulli che acclamavano nel tempio: “Osanna al figlio di Davide”, si sdegnarono e gli dissero: “Non senti quello che dicono?”. Gesù rispose loro: “Sì, non avete mai letto: Dalla bocca dei bambini e dei lattanti ti sei procurata una lode?”. (Mt 21,15-16).
[50]VANGELI ARMONIZZATI: Lasciateli e dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici fuori dalla città, verso Betania, e là trascorse la notte (Mt 21,17; Mc 11,11).
[51]4 marzo 1945. Poema: IX, 10. «Mia paziente segretaria, metti qui la visione: “La sera della Domenica delle Palme” (4 marzo 1945); e la mia pace sia con te».
[52]< Allusione alla sfida lanciata dal giovane pastore David, munito di sola fionda e pietruzze del torrente, al gigante Golia, armato di spada e lancia e giavellotti. Vedi: 1 Re 17,1-19 >
[53]< Allusione ai due massimi miracoli: quello della misteriosa mutazione eucaristica e quello della sua gloriosa resurrezione >
[54]Questa beatitudine è contenuta nel colloquio di Gesù risorto a Tommaso: Gv 20,24-29
[55]Contenuta nella risposta di Gesù a la donna che lodava la Madre di Gesù: Lc 11,27-28
[56]Mt 7,21; 12,50; Mc 3,35; Lc 8,21;
[57]“Non chiamate congiura ciò che questo popolo chiama congiura, non temete ciò che esso teme e non abbiate paura. Il Signore degli eserciti, lui solo ritenete santo. Egli sia l’oggetto del vostro timore, della vostra paura.” (Is 8,12-13).
[58]“Egli sarà laccio e pietra d’inciampo e scoglio che fa cadere per le due case di Israele, laccio e trabocchetto per chi abita in Gerusalemme.” (Is 8,14)
[59]“Tra di loro molti inciamperanno, cadranno e si sfracelleranno. Saranno presi e catturati” (Is 8,15).
[60]“Si chiuda questa testimonianza, si sigilli questa rivelazione nel cuore dei miei discepoli. Io ho fiducia nel Signore, che ha nascosto il volto alla casa di Giacobbe, e spero in lui. Ecco, io e i figli che il Signore mi ha dato, siamo segni e presagi per Israele da parte del Signore degli eserciti, che abita sul monte Sion” (Is 8,16-18).
[61]“Ascolta dunque, Giosuè sommo sacerdote, tu e i tuoi compagni che siedono davanti a te, poiché essi servono da presagio: Ecco, io manderò il mio servo Germoglio. Ecco la pietra che io pongo davanti a Giosuè (Zc 3,8-9)
[62]“Guarda ad oriente, Gerusalemme, osserva la gioia che ti viene da Dio”. (Baruc 4:36)
[63]“Chi sei tu, o grande monte? Davanti a Zorobabele diventa pianura!” (Zc 4,7). Il Monte Sion è la parte più alta di Gerusalemme dove è costruito il Tempio. Se per Zorobabele leggiamo Cristo, possiamo concludere che il grande monte e cioè il sommo sacerdozio d’Israele davanti a Cristo diventa pianura e cioè scompare.
[64]“Ecco un uomo che si chiama Germoglio: spunterà da sé e ricostruirà il tempio del Signore.” (Zc 6,12).
[65]“Sì, egli riceverà la gloria, egli siederà da sovrano sul suo trono” (Zc 6,13). “Un Sacerdote sarà alla sua destra e fra i due regnerà una pace perfetta” (Zc 6,13) Allusione allo Spirito Santo che ha consacrato il Sacrificio del Cristo.
[66]“Anche da lontano verranno a riedificare il tempio del Signore. Così riconoscerete che il Signore degli eserciti mi ha inviato a voi. Ciò avverrà, se ascolterete la voce del Signore vostro Dio” (Zc 6,15).
[67]“Io stesso inciderò la sua iscrizione” (Zc 3,9).
[68]“E rimuoverò in un sol giorno l’iniquità da questo paese” (Zc 3,9). “Un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui” (Dn 9,26). “Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo. Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per l’iniquità del mio popolo fu percosso a morte. Quando offrirà sé stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, perché ha consegnato sé stesso alla morte” (Is 53,8-12).
[69]“Fissate bene lo sguardo in Gesù, l’apostolo e sommo sacerdote della fede che noi professiamo” (Eb 3,1).
[70]“Sette occhi sono su quest’unica pietra” (Is 3,9). Sono i sette doni dello Spirito Santo
[71]I sette sacramenti.
[72]Giovedì è di immediata comprensione per il lettore di oggi, cui si adatta il linguaggio dell’Opera valtortiana. Anche altrove, come nei titoli dei capitoli che seguono, si nominano i giorni della settimana, che invece, tranne sabato e parasceve, non avevano un nome per gli ebrei di quel tempo.
[73]Infatti il giovedì santo, dopo la Cena pasquale, Giuda con un bacio consegna l’Agnello di Dio, il Messia alla morte redentrice.
[74]31 marzo 1947. Poema: IX, 11
[75]< Veramente, secondo il classico Lessico latino del Forcellini, come pure secondo altri vocabolari latini, non si scrive mulsium ma mulsum. Comunque, significa bevanda composta di vino mescolato a miele: era una pozione, per gli Antichi, riservata piuttosto alle persone ricche e delicate >
[76]Bevanda inebriante, quantunque non fosse vino, era sconsigliato dai saggi: “Non conviene ai principi bramare bevande inebrianti, per paura che, bevendo, dimentichino i loro decreti e tradiscano il diritto di tutti gli afflitti” (Pr 31,4-5).
[77]< Gli Auguri e gli Aruspici, come è noto, erano indovini; gli Arvali e le Vestali, sacerdoti e sacerdotesse dei culti pagani >
[78]Isaia 52,13; 53,12
[79]Chi è costui che viene da Edom, da Bozra con le vesti tinte di rosso? Costui, splendido nella sua veste, che avanza nella pienezza della sua forza? – “Io, che parlo con giustizia, sono grande nel soccorrere”. (Is 63,1)
[80]– Perché rossa è la tua veste e i tuoi abiti come quelli di chi pigia nel tino? – “Nel tino ho pigiato da solo e del mio popolo nessuno era con me” Is 63,2-3
[81]“Come un giglio fra i cardi, così la mia amata tra le fanciulle” (Cc 2,2).
[82]“Il mio diletto era sceso nel suo giardino fra le aiuole del balsamo a pascolare il gregge nei giardini e a cogliere gigli” (Cc 6,2
[83]). “Il mio diletto è per me e io per lui. Egli pascola il gregge fra i gigli” (Cc 2,16).
[84]VANGELI ARMONIZZATI: La mattina seguente, uscendo da Betania, mentre rientrava in città, ebbe fame. E vedendo da lontano, un fico sulla strada, si avvicinò per vedere se mai vi trovasse qualche cosa: ma giuntovi sotto, non trovò altro che foglie. Non era infatti quella la stagione dei fichi. E gli disse: “Non nasca mai più frutto da te, e nessuno possa mai mangiare i tuoi frutti”. E subito quel fico si seccò (Mt 21,18-19; Mc 11,12-14).
[85]VANGELI ARMONIZZATI: Poi cominciò a dire al popolo questa parabola: “C’era un padrone che piantò una vigna, vi pose attorno una siepe, scavò un torchio, costruì una torre. Poi la diede in affitto a dei vignaioli e se ne andò lontano” (Mt 21,33; Mc 12,1; Lc 20,9-10).
[86]VANGELI ARMONIZZATI: “A suo tempo inviò un servo a ritirare da quei vignaioli i frutti della vigna. Ma essi, afferratolo, lo bastonarono e lo rimandarono a mani vuote. Inviò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo coprirono di insulti. Anche a questo lo rimandarono a mani vuote. Ne andò ancora un terzo, ma anche questo lo lapidarono, lo ferirono e lo cacciarono. Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo. Cioè alcuni li bastonarono, altri li uccisero.” (Mt 21,34-36; Mc 12,2-5; Lc 20,10-12).
[87]VANGELI ARMONIZZATI: “Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli?”. Gli rispondono: ‘Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo’. Dunque ‘verrà e manderà a morte quei coltivatori, e affiderà ad altri la vigna’” (Mt 21,40-41; Mc 12,9; Lc 20,16-17).
[88]VANGELI ARMONIZZATI: Allora egli si volse verso di loro e disse: “Che cos’è dunque ciò che è scritto? Non avete forse letto questa scrittura: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri? Perciò Io vi dico: vi sarà tolto il Regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare. Chi cadrà sopra questa pietra sarà sfracellato; e qualora essa cada su qualcuno, lo stritolerà” (Mt 21,43-44; Mc 12,10-11; Lc 20,16-18).
[89]VANGELI ARMONIZZATI: Udite queste parabole, gli scribi, i sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro e cercavano di catturarlo; ma avevano paura della folla che lo considerava un profeta. E, lasciatolo, se ne andarono (Mt 21,45; Mc 12,12; Lc 20,12).
[90]VANGELI ARMONIZZATI: Mentre egli si aggirava per il tempio, e istruiva il popolo e annunziava la parola di Dio, si avvicinarono i sommi sacerdoti e gli scribi con gli anziani e si rivolsero a Lui dicendo: “Dici con quale autorità fai queste cose o chi è che t’ha dato quest’autorità” (Mc 11,27; Lc 20,1-2).
[91]VANGELI ARMONIZZATI: Ma Gesù disse loro: “Vi farò anch’Io una domanda e, se mi risponderete, vi dirò con quale potere Io faccio. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi” (Mc 11,29-30).
[92]VANGELI ARMONIZZATI: Allora essi discutevano fra loro: “Se diciamo dal cielo, risponderà: ‘perché non gli avete creduto? E se diciamo: dagli uomini, tutto il popolo ci lapiderà, perché è convinto che Giovanni è un profeta”. Allora diedero a Gesù questa risposta: “Non sappiamo” E Gesù disse loro: “Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose”. (Mt 21,24-27; Mc 11,31-33; Lc 20,7-8).
[93]6 marzo 1945. Poema: IX, 12 Dice Gesù: «Qui metterai la seconda parte del lunedì, ossia i discorsi fatti nella notte ai miei apostoli (visione del 6-3-45)».
[94]“A te, figlio dell’uomo, dice il Signore Dio: Annunzia agli uccelli d’ogni specie e a tutte le bestie selvatiche: Radunatevi, venite; raccoglietevi da ogni parte sul sacrificio che offro a voi, sacrificio grande, sui monti d’Israele. Mangerete carne e berrete sangue; mangerete carne d’eroi, berrete sangue di principi del paese: montoni, agnelli, capri e tori grassi di Basan, tutti. Mangerete grasso a sazietà e berrete fino all’ebbrezza il sangue del sacrificio che preparo per voi. Alla mia tavola vi sazierete di cavalli e cavalieri, di eroi e di guerrieri d’ogni razza. Parola del Signore Dio” (Ez 39,17-19).
[95]I sette doni dello Spirito Santo.
[96]Mi fu rivolta questa parola del Signore: “Figlio dell’uomo, se un paese pecca contro di me e si rende infedele, io stendo la mano sopra di lui e gli tolgo la riserva del pane e gli mando contro la fame e stermino uomini e bestie; anche se nel paese vivessero questi tre uomini: Noè, Daniele, e Giobbe, essi con la loro giustizia salverebbero solo se stessi… Quando manderò contro Gerusalemme i miei quattro tremendi castighi: la spada, la fame, le bestie feroci e la peste, per estirpare da essa uomini e bestie, ecco vi sarà in mezzo un residuo che si metterà in salvo con i figli e le figlie. Esso vi consoleranno quando vedrete la loro condotta e le loro opere e saprete che non invano ho fatto quello che ho fatto in mezzo a Gerusalemme” (Ez 14,12-23).
[97]“Venite, ritorniamo al Signore: egli ci ha straziato ed egli ci guarirà. Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà” (Osea 6,1).
[98]“Dopo due giorni ci ridarà la vita (Osea 6,2),
[99]“e il terzo ci farà rialzare” (Os 6,2).
[100]“Ma dopo tre giorni e mezzo, un soffio di vita procedente da Dio entrò in essi e si alzarono in piedi, con grande terrore di quelli che stavano a guardarli” (Ap 11,11). “Essi ripresero vita e regnarono con Cristo per mille anni. Questa è la prima risurrezione. Beati e santi coloro che prendono parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo e regneranno con lui per mille anni” (Ap 20,4-6).
[101]“e noi vivremo alla sua presenza” (Os 6,2)
[102]Allora udirono un grido possente dal cielo: “Salite quassù” e salirono al cielo in una nube sotto gli sguardi dei loro nemici (Ap 11,12).
[103]“Affrettiamoci a conoscere il Signore, la sua venuta è sicura come l’aurora.” (Os 6,3).
[104]“Quando i mille anni saranno compiuti, satana verrà liberato dal suo carcere e uscirà per sedurre le nazioni ai quattro punti della terra, Gog e Magòg, per adunarli per la guerra” (Ap 20,7-10).
[105]“Il settimo angelo suonò la tromba e nel cielo echeggiarono voci potenti che dicevano: ‘Il regno del mondo appartiene al Signore nostro e al suo Cristo: egli regnerà nei secoli dei secoli’ (Ap 11,15).
[106]“Allora si aprì il santuario di Dio nel cielo e apparve nel santuario l’arca dell’alleanza. Ne seguirono folgori, voci, scoppi di tuono, terremoto e una tempesta di grandine” (Ap 11,19).
[107]“Ecco apparire, sulle nubi del cielo, uno, simile ad un figlio di uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui, che gli diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto” (Dn 7,13-14). “Noi ti rendiamo grazie, Signore Dio onnipotente, che sei e che eri, perché hai messo mano alla tua grande potenza, e hai instaurato il tuo regno” (Ap 11,15).
[108]“Verrà a noi come la pioggia di autunno, come la pioggia di primavera, che feconda la terra” (Os 6,3)
[109]“Che dovrò fare per te, Efraim, che dovrò fare per te Giuda? Il vostro amore è come una nube del mattino, come la rugiada che all’alba svanisce. Per questo li ho colpiti per mezzo dei profeti, li ho uccisi con le parole della mia bocca e il mio giudizio sorge come la luce: poiché voglio l’amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti” (Os 6,5-6).
[110]“Non da volontà umana fu recata mai una profezia, ma mossi da Spirito Santo parlarono quegli uomini da parte di Dio” (2 Pt 1,21). “In questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo”. Eb1,2
[111]“Non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi” (Mt 10,20).
[112]“Oh, ci fosse fra di voi chi chiude le porte, perché non arda più invano il mio altare! Non mi compiaccio di voi, non accetto l’offerta delle vostre mani!” (Ml 1,10).
[113]“Ecco, io spezzerò il vostro braccio e spanderò sulla vostra faccia escrementi, gli escrementi delle vittime immolate nelle vostre solennità, perché siate spazzati via insieme con essi” (Ml 2,3).
[114]“Io detesto, respingo le vostre feste e non gradisco le vostre riunioni; anche se voi mi offrite olocausti, io non gradisco i vostri doni. Lontano da me il frastuono dei tuoi canti: il suono delle tue arpe non posso sentirlo!” (Amos 5,21-22). “I vostri noviluni e le vostre feste io detesto, sono per me un peso; sono stanco di sopportarli” (Is 1,14).
[115]“C’è anche un’alleanza fra me e Levi. La mia alleanza con lui era alleanza di vita e di benessere e io glieli concessi; alleanza di timore ed egli mi temette ed ebbe riverenza del mio nome. Un insegnamento fedele era sulla sua bocca, né c’era falsità sulle sue labbra; con pace e rettitudine ha camminato davanti a me e ha trattenuto molti dal male. Infatti le labbra del sacerdote devono custodire la scienza e dalla sua bocca si ricerca l’istruzione, perché egli è messaggero del Signore degli eserciti. Voi invece vi siete allontanati dalla retta via e siete stati d’inciampo a molti con il vostro insegnamento; avete rotto l’alleanza di Levi. Perciò anch’io vi ho reso spregevoli e abbietti davanti a tutto il popolo” (Ml 2,4-9).
[116]“Dall’oriente all’occidente grande è il mio nome fra le genti e in ogni luogo è offerto incenso al mio nome e una oblazione pura, perché grande è il mio nome fra le genti, dice il Signore” (Ml 1,11).
[117]L’Iscariota suicida
[118]1° aprile 1947. Poema: IX, 13
[119]VANGELI ARMONIZZATI: La mattina seguente, passando, videro il fico seccato fin dalle radici. Allora Pietro, ricordandosi, gli disse: “Maestro, guarda: il fico che hai maledetto si è seccato”. Vedendo ciò i discepoli rimasero stupiti e dissero: “Come mai il fico si è seccato immediatamente?”. (Mt 21,20; Mc 11,2021).
[120]VANGELI ARMONIZZATI: Gesù allora disse loro: “Abbiate fede in Dio! In verità vi dico: Se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che è accaduto a questo fico, ma anche se direte a questo monte: levati di lì e gettati nel mare, senza dubitare in cuor vostro ma credendo che quanto dite avverrà, ciò vi sarà accordato” (Mt 21,21; Mc 11,22-23).
[121]“Se uomo o donna, in mezzo a voi, eserciteranno la negromanzia o la divinazione, dovranno essere messi a morte; saranno lapidati e il loro sangue ricadrà su di essi” (Lv 20,27).
[122]VANGELI ARMONIZZATI: “Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei Cieli perdoni a voi i vostri peccati. Se però voi non perdonate, anche il vostro Padre che è nei Cieli non vi perdonerà le vostre offese” (Mt 21,22: Mc 11,24-26).
[123]VANGELI ARMONIZZATI: Allora i farisei, ritiratisi, tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nei suoi discorsi. Postisi in osservazione, mandarono informatori, alcuni farisei ed erodiani, che si fingessero persone oneste, per coglierlo in fallo nelle sue parole e poi consegnarlo all’autorità e al potere del governatore (Mt 22,15-16; Mc 12,14; Lc 20,21-22).
[124]VANGELI ARMONIZZATI: Costoro lo interrogarono: “Maestro, sappiamo che parli e insegni con rettitudine; e sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno perché non guardi in faccia ad alcuno. Dicci dunque il tuo parere: È lecito o no pagare il tributo a Cesare?” (Mt 22,16-17; Mc 12,14; Lc 20,21-22).
[125]VANGELI ARMONIZZATI: Ma Gesù, conoscendo la loro ipocrisia e la loro malizia, rispose: “Ipocriti, perché mi tentate? Mostratemi la moneta del tributo” (Mt22,18; Mc 12,15).
[126]VANGELI ARMONIZZATI: Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: “Di chi è questa immagine e l’iscrizione?” Gli risposero: “Di Cesare”. Allora disse loro: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” Così non poterono coglierlo in fallo davanti al popolo e, meravigliati della sua risposta, tacquero. Rimasero sorpresi e, lasciatolo, se ne andarono” (Mt 22,21-22; Mc 12,17; Lc 20,25-26).
[127]VANGELO SECONDO MATTEO: In quello stesso giorno vennero a Lui dei sadducei i quali affermano che non c’è risurrezione, e lo interrogarono (Mt 22,23).
[128]VANGELI ARMONIZZATI: “Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che se muore il fratello di uno e lascia la moglie, senza figli, il fratello ne prenda la moglie per dare discendenti al fratello. Ora, c’erano tra noi sette fratelli; il primo appena sposato morì e, non avendo discendenza, lasciò la moglie a suo fratello. Così anche il secondo, e il terzo, fino al settimo. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, di quale dei sette essa sarà moglie? Poiché tutti l’hanno avuta” (Mt 22,24-28; Mc 12,18-23; Lc 20,27-33).
[129]VANGELI ARMONIZZATI: E Gesù rispose loro: “Voi vi ingannate, non conoscendo né le Scritture né la potenza di Dio. I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni dell’altro mondo e della risurrezione dai morti, non prendono moglie né marito, e nemmeno possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio” (Mt 22,29-30; Mc 12,24-25; Lc 20,34-36).
[130]VANGELI ARMONIZZATI: “A riguardo poi dei morti che devono risorgere, non avete letto nel libro di Mosè, a proposito del roveto, come Dio gli parlò dicendo: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e di Giacobbe? Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui. Voi siete in grande errore”. Udendo ciò, la folla era sbalordita per la sua dottrina. Disserto allora alcuni scribi: “Maestro, hai parlato bene”. E non osavano più fargli alcuna domanda (Mt 22,31-33; Mc 12,26-27; Lc20,34-36).
[131]“Anche il mio corpo riposa al sicuro, perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il tuo santo veda la corruzione. Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena nella tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra” (Sal 15,9-11). Atti 2,22-36; 13,32-37
[132]L’arca di Dio fu presa e i due figli di Eli, Cofni e Pìncas, morirono. (1 Sam 4,11). I Filistei, catturata l’arca di Dio, la portarono da Eben-Ezer ad Asdod. I Filistei poi presero l’arca di Dio e la introdussero nel tempio di Dragon. (1Sam 5,1-2).
[133]“Fatti due trombe d’argento; e ti serviranno per convocare la comunità. suonerete le trombe quando offrirete olocausti e sacrifici di comunione; esse vi ricorderanno davanti al vostro Dio” (Nm 10,1-10).
[134]“In quei gironi, mentre aumentava il numero dei discepoli, sorse un malcontento fra gli ellenisti verso gli Ebrei, perché venivano trascurate le loro vedove nella distribuzione quotidiana” (At 6,1). “Gli apostoli e cifrateli che stavano nella Giudea vennero a sapere che anche i pagani avevano accolto la parola di Dio. E quando Pietro salì a Gerusalemme, i circoncisi lo rimproveravano dicendo: “Sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme con loro!” (At 11,1-2). “Ma quando Cefa venne ad Antiochia, mi opposi a lui a viso aperto perché evidentemente aveva torto. Infatti, prima che giungessero alcuni da parte di Giacomo, egli prendeva cibo insieme ai pagani; ma dopo la loro venuta, cominciò a evitarli e a tenersi in disparte, per timore dei circoncisi. E anche gli altri Giudei lo imitarono nella simulazione e nell’ipocrisia” (Gal. 2,11-13).
[135]7marzo 1945. Poema: IX, 14 Dice Gesù: «Metterai qui la seconda parte del martedì, ossia l’istruzione notturna ai Dodici nel Getsemani». Scritto il 7marzo1945.
[136]Segni precursori o caratteristici del “giorno di Jahve”: Is 2,6-22; 13,34; Ger 4,5-31; Ez 32,1-16; Dn 9-12; Gl 2,1-11.28-32; 3,15-17; Amos 5,18-20; 8,4-10; Abacuc 3,1-6; Sof 1,12-18; Ap 6,12-17
[137]Lo giuro su me stesso, dalla mia bocca esce la verità, una parola irrevocabile (Is 45,23)
[138]“Davanti a me si piegherà ogni ginocchio, per me giurerà ogni lingua (Is 45,23). “Come è vero che io vivo, dice il Signore, ogni ginocchio si piegherà davanti a me e ogni lingua renderà gloria a Dio” (Rm 14,11). 49, 18; “Cristo Gesù umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre” (Fil 2,8-11).
[139]” Si dirà: “Solo nel Signore si trovano vittoria e potenza! Verso di lui verranno, coperti di vergogna, quanti fremevano d’ira contro di Lui” (Is 45,24). “Veramente tu sei un Dio nascosto, Dio di Israele, salvatore. Saranno confusi e svergognati quanti s’infuriano contro di lui; se ne andranno con ignominia” (Is 4515-16).
[140]“Ha reso la mia bocca come spada affilata, mi ha nascosto all’ombra della sua mano, mi ha reso freccia appuntita, mi ha riposto nella sua faretra. Mi ha detto: “Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria” (Is 49,2-3).
[141]“Io ho risposto: “Invano ho faticato, per nulla e invano ho consumato le mie forze.” (Is 49,4).
[142]Mt 27,46; Mc 15,34.
[143]“Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore, la mia ricompensa presso il mio Dio” (Is 49,4).
[144]2 aprile 1947. Poema: IX, 15
[145]VANGELI ARMONIZZATI: Allora i farisei, udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della legge, lo interrogò per metterlo alla prova: “Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?” (Mt 22,34-36; Mc 12,28).
[146]VANGELI ARMONIZZATI: Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza (Dt 6,4-5). Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso (Lv 19,18). Non c’è altro comandamento più importante di questi. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti” (Mt 22,37-40; Mc 12,29-30-31).
[147]Dt 6,4-5
[148]Lv 19,18
[149]VANGELO SECONDO MARCO: Allora lo scriba gli disse: “Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è Unico e non v’è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore e con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come sé stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici. Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: “Non sei lontano dal Regno di Dio”. E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo” (Mc 12,32-34)
[150]“Poiché non gradisci il sacrificio e, se offro olocausti, non li accetti. Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi” (Sal 50,18-19)
[151]“Ancora un poco e l’empio scompare, cerchi il suo posto e più non lo trovi. I miti invece possederanno la terra e godranno di una grande pace” (Sal 36,10-11; Mt 5,1-12)
[152]VANGELI ARMONIZZATI: Trovatosi i farisei riuniti insieme, Gesù chiese loro “Che ne pensate del Messia? Di chi è figlio?”. Gli risposero: “Di Davide”. Ed egli a loro: “Come mai allora Davide, sotto ispirazione, lo chiama Signore, dicendo: Ha detto il Signore al mio Signore: siedi alla mia destra finché io non abbia posto i tuoi nemici sotto i tuoi piedi? Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?”. Nessuno era in grado di rispondergli nulla; e nessuno, da quel giorno in poi, osò interrogarlo. E la numerosa folla lo ascoltava volentieri (Mt 22,41-46; Mc 12,35-37; Lc 20,4144)
[153]Mi dice Gesù: «Inserisci qui la visione dell’obolo della vedova (19 giugno 44) corretta come ti indicherò» (come ho già corretto nei dattiloscritti che ho rimandato). Poi continua la visione. 19 giugno 1944.
[154]VANGELI ARMONIZZATI: E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro (Mc 12,41; Lc 21,1).
[155]VANGELI ARMONIZZATI: Alzati gli occhi vide alcuni ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte (Mc 12,41; Lc 21,1).
[156]VANGELI ARMONIZZATI: Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino. Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: “In verità vi dico: questa povera vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri” (Mc 12,42-43; Lc 21,2-3).
[157]VANGELI ARMONIZZATI: “Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa, invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere” (Mc 12,44; Lc 21,4).
[158]Scritto il 2 aprile 19471
[159]VANGELI ARMONIZZATI: E mentre tutto il popolo ascoltava, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: “Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei” (Mt 23,1-2; Mc 12,37; Lc 20,45).
[160]VANGELO SECONDO MATTEO: “Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muovergli neppure con un dito” (Mt 23,3-4).
[161]Ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono chiamati Cristiani (At 11,26).
[162]VANGELI ARMONIZZATI: “Guardatevi dagli scribi che amano passeggiare in lunghe vesti. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filatteri e allungano le frange; amano posti d’onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare “rabbi” dalla gente” (Mt 23,5-7; Mc 12,38-39; Lc 20,46).
[163]VANGELO SECONDO MATTEO: “Ma voi non fatevi chiamare “rabbi”, perché uno solo è vostro maestro e voi tutti siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno “padre” sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare “maestri”, perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo” (Mt 23,8-10)
[164]VANGELO SECONDO MATTEO: “Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato” (Mt 23,11-13)
[165]“Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (Gen 3,15).
[166]“Il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele” (Is 7,14)
[167]Fa parte del “Magnificat”: Lc 1,52
[168]VANGELO SECONDO MATTEO: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il Regno dei Cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci (Mt 23,13).
[169]VANGELI ARMONIZZATI: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che divorate le case delle vedove, pur sotto pretesto di lunghe preghiere: voi subirete per questo una condanna più abbondante e più severa” (Mt 23,14; Mc 12,40; Lc 20,47).
[170]VANGELO SECONDO MATTEO: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, ottenutolo, lo rendete figlio della Geenna il doppio di voi” (Mt 23,15).
[171]VANGELO SECONDO MATTEO: “Guai a voi, guide cieche, che dite: Se si giura per il tempio non vale, ma se si giura per l’oro del tempio si è obbligati. Solti e ciechi: che cosa è più grande, l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? E dite ancora: Se si giura per l’altare non vale, ma se si giura per l’offerta che vi sta sopra, si resta obbligati. Ciechi! Che cosa è più grande, l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che l’abita. E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso” (Mt 23,16-22).
[172]VANGELO SECONDO MATTEO: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima della menta, dell’aneto e del cumino, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!” (Mt 23,23-24)
[173]VANGELO SECONDO MATTEO: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume. Così anche voi apparite giusti all’esterno davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità” (Mt 23,27-28).
[174]VANGELO SECONDO MATTEO: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che innalzate i sepolcri ai profeti e adornate le tombe dei giusti, e dite: Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non ci saremmo associati a loro per versare il sangue dei profeti; e così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli degli uccisori dei profeti. Ebbene, colmate alla misura dei vostri padri!” (Mt 23,29-32).
[175]VANGELO SECONDO MATTEO: “Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna? Perciò ecco, Io vi mando profeti, sapienti e scribi; di questi alcuni ne ucciderete e crocifiggerete, altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città; perché ricada su di voi tutti il sangue innocente versato sopra la terra dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachia, che avete ucciso tra il santuario e l’altare. In verità vi dico: tutte queste cose ricadranno su questa generazione” (Mt 23,33-36).
[176]VANGELO SECONDO MATTEO: “Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!” (Mt 23,37).
[177]VANGELO SECONDO MATTEO: “Ecco: la vostra casa sarà lasciata deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più finché non direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!” (Mt 23,38-39
[178]Salmo 117,26
[179]VANGELI ARMONIZZATI: “Mentre Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, gli si avvicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del Tempio. Mentre alcuni parlavano del tempio e delle belle pietre e dei doni votivi che lo adornavano, un discepolo gli disse: “Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!”. Gesù gli rispose: Vedi queste grandi costruzioni? Vedete tutte queste cose? In verità vi dico: Verranno giorni in cui, di tutto quello che ammirate, non resterà pietra su pietra che non venga distrutta” (Mt 24,1-2; Mc 13,1-2; Lc 21,5-6).
[180]“Dopo sessantadue settimane, un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui; il popolo di un principe che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine sarà un’inondazione e, fino alla fine, guerra e desolazioni decretate” (Dn 9,26)
[181]Dio edifica: Da lontano gli è apparso il Signore: “Ti ho amato di amore eterno, per questo ti conservo ancora pietà. Ti edificherò di nuovo e tu sarai riedificata, vergine di Israele. Di nuovo ti ornerai dei tuoi tamburi e uscirai fra la danza dei festanti” (Ger 31,3-4). “Io veglierò su di essi per edificare e per piantare” (Ger 31,28). Su questa pietra edificherò la mia chiesa (Gv 1,4).
[182]Un sol corpo: “Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo” (1 Cor 10,14-17). E in realtà noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo in Cristo” (1 Cor 12,12-30). “Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa” (Col 1,18). “È in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, e voi avete in lui parte alla sua pienezza, di lui cioè che è il capo di ogni Principato e di ogni Potestà” (Col 2,9).
[183]Edificio spirituale: “Voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio” (1 Cor 3,9). “Anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale” (1Pt 2,5). “Ma voi, carissimi, costruite il vostro edificio spirituale sopra la vostra santissima fede, pregate mediante lo Spirito Santo, conservatevi nell’amore di Dio” (Gd 20); Ef 2,19-22; 4,1-14;
[184]Pietra angolare: Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù. In lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi insieme con gli altri venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito” (Ef 2,19-22).
[185]L’ospite divino: “A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati” (Gv 1,12-13).
[186]Pietra viva: “Anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo” (1Pietro 2,5).
[187]Il tempio di Dio: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi” (1 Cor 3,16-17).
[188]Capo mistico: “Anche nella struttura del corpo mistico di Cristo vige una diversità di membri e offici. Uno è lo Spirito, il quale per l’utilità della Chiesa distribuisce la varietà dei suoi doni con magnificenza proporzionata alla sua ricchezza e alle necessità dei ministeri… Capo di questo corpo è Cristo. Egli è l’immagine dell’invisibile Dio, e in Lui tutto è stato creato. Egli va innanzi a tutti e tutte le cose sussistono in Lui. Egli è il capo del corpo, che è la Chiesa…” (Lumen Gentium n° 7).
[189]“Cristo, unico Mediatore, ha costituito sulla terra e incessantemente sostenta la sua Chiesa santa, comunità di fede, di speranza e di carità, quale organismo visibile, attraverso il quale diffonde su tutti la verità e la grazia. Ma la società costituita di organi gerarchici e il corpo mistico di Cristo, la comunità visibile e quella spirituale, la Chiesa terrestre e la Chiesa ormai in possesso dei beni celesti, non si devono considerare come due cose diverse, ma formano una sola complessa realtà risultante di un duplice elemento, umano e divino.
Questa è l’unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica, e che il Salvatore nostro, dopo la sua resurrezione, diede da pascere a Pietro, affidandone a lui e agli altri Apostoli la diffusione e la guida, e costituì per sempre colonna e sostegno della verità” (Lumen Gentium n° 8).
[190]VANGELI ARMONIZZATI: Mentre era seduto sul monte degli Ulivi, di fronte al tempio, i suoi discepoli gli si avvicinarono e Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea lo interrogavano: “Maestro, quando accadrà questo e quale sarà il segno che ciò sta per compiersi? E quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo?” (Mt 24,3; Mc 13,3-4; Lc 21,7).
[191]VANGELI ARMONIZZATI: Gesù si mise a dire loro: “Guardate che nessuno v’inganni! Molti verranno in mio nome, dicendo: Sono io molti verranno nel mio nome, dicendo: io sono il Cristo, e: il tempo è prossimo e trarranno molti in inganno. Non seguiteli!” (Mt 24,4-5; Mc 13,5-6; Lc 21,8).
[192]VANGELI ARMONIZZATI: “Sentirete poi parlare di guerre e di rumori di guerre, e di rivoluzioni. Non terrorizzatevi. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non sarà subito la fine” (Mt 24,7; Mc 13,8; Lc 21,9).
[193]VANGELI ARMONIZZATI: “Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno, e popolo contro popolo” (Mt 24,7; Mc 13,8; Lc 21,10)
[194]VANGELI ARMONIZZATI: “E vi saranno di luogo in luogo terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandi dal cielo. Ma tutto questo è solo l’inizio dei dolori” (Mt 24,8; Mc 13,8; Lc 21,11).
[195]VANGELI ARMONIZZATI: “Ma voi badate a voi stessi! Prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe, comparirete davanti a governatori e re, a causa del mio nome. Allora vi consegneranno ai supplizi e alle prigioni e vi uccideranno e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome. Questo vi darà occasione di rendere testimonianza” (Mt 24,9; Mc 13,9; Lc 21,12-13).
[196]VANGELO SECONDO MATTEO: “Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti” (Mt 24,11)
[197]VANGELO SECONDO MATTEO: “Per il dilagare dell’iniquità, l’amore di molti si raffredderà. Ma chi persevererà sino alla fine, sarà salvato” (Mt 24,12-13).
[198]IL VANGELO SECONDO MATTEO: “Frattanto questo Vangelo del Regno sarà annunziato in tutto il mondo, perché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; e allora verrà la fine” (Mt 24,14)
[199]VANGELI ARMONIZZATI: “Quando dunque vedrete l’abominio della desolazione, di cui parlò il profeta Daniele, stare nel luogo santo là dove non conviene; – chi legge comprenda – quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, sappiate allora che la sua desolazione è vicina” (Mt 24,15; Mc 13,14; Lc 21,20).
[200]VANGELI ARMONIZZATI: “Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano ai monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli in campagna non tornino in città; chi si trova sulla terrazza non scenda per entrare a prender qualcosa nella sua casa; ricordatevi della moglie di Lot. Saranno infatti giorni di vendetta, perché tutto ciò che è stato scritto si compia” (Mt 24,16-18; Mc 13,14-16; Lc 21,21-22; 17,31-33).
[201]VANGELI ARMONIZZATI: “Guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni. Pregate perché la vostra fuga non accada d’inverno o di sabato. Perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo” (Mt 24,19-20; Mc 13,17-18; Lc 21,23).
[202]VANGELI ARMONIZZATI: “Se il Signore non abbreviasse quei giorni, nessun uomo si salverebbe. Ma a causa degli eletti che si è scelto ha abbreviato quei giorni” (Mt 24,22; Mc 13,20).
[203]VANGELI ARMONIZZATI: “Allora, dunque, se qualcuno vi dirà: Ecco, il Cristo è qui, ecco è là, non ci credete. Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e fanno grandi portenti e miracoli, così da indurre in errore, se possibile, anche gli eletti” (Mt 24,23-26; Mc 13,2123).
[204]IL VANGELO SECONDO MARCO: “Voi però state attenti! Io vi ho predetto tutto” (Mc 13,23).
[205]IL VANGELO SECONDO MATTEO: “Se dunque vi diranno: Ecco, è nel deserto, non ci andate; o: È in casa, non ci credete. Come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo” (Mt 24,26-27)
[206]IL VANGELO SECONDO MATTEO: “Dovunque sarà il cadavere, ivi si raduneranno gli avvoltoi” (Mt 24,28).
[207]VANGELI ARMONIZZATI: “Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, gli astri cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte. Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra” (Mt 24,29; Mc 13,24-25; Lc 21,25-26).
[208]“Ma di nuovo vivranno i tuoi morti, risorgeranno i loro cadaveri. Si sveglieranno ed esulteranno quelli che giacciono nella polvere, perché la sua rugiada è rugiada luminosa, la terra darà alla luce le ombre” (Is 26,19).
[209]VANGELO SECONDO MATTEO: “Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra” (Mt 24,30).
[210]VANGELI ARMONIZZATI: “e vedranno il Figlio dell’uomo venire sopra le nubi del cielo con grande potenza e gloria” (Mt 24,30; Mc 13,26; Lc 21,27).
[211]VANGELI ARMONIZZATI: Egli manderà i suoi angeli con una grande tromba e raduneranno tutti i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all’altro dei cieli” (Mt 24,31; Mc 13,27).
[212]VANGELI ARMONIZZATI: “Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. E disse loro una parabola: “Guardate il fico e tutte le piante; quando già germogliano, guardandoli capite da voi stessi che ormai l’estate è vicina. Così pure, quando voi vedrete accadere queste cose, sappiate che il Regno di Dio è vicino” (Mt 24,32-33; Mc 13,28-29; Lc 21,28-31).
[213]VANGELI ARMONIZZATI: “In verità vi dico: non passerà questa generazione finché tutto sia avvenuto” (Mt 24,34; Mc 13,30; Lc 21,32).
[214]VANGELI ARMONIZZATI: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Mt 24,35; Mc 13,31; Lc 21,33).
[215]VANGELI ARMONIZZATI: “Quanto al giorno e a quell’ora, però, nessuno lo sa, neanche gli angeli del cielo e neppure il Figlio, ma solo il Padre” (Mt 254,36, Mc 13,32).
[216]VANGELI ARMONIZZATI: “Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché il diluvio li inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell’uomo” (Mt 24,37-39; Lc 17,26-27).
[217]VANGELI ARMONIZZATI: “Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l’altro lasciato. Vi dico: in quella notte due si troveranno in un letto; l’uno verrà preso e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo, l’una verrà presa e l’altra lasciata” (Mt 24,40-41; Lc 17,34-37).
[218]VANGELO SECONDO MATTEO: “Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perché nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà (Mt 24,42-44).
[219]VANGELO SECONDO LUCA: “State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso; come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo” (Lc 21,34-36).
[220]VANGELI ARMONIZZATI: “Qual è dunque il servo fidato e prudente che il padrone ha preposto ai suoi domestici con l’incarico di dar loro il cibo al tempo dovuto? Beato quel servo che il padrone al suo ritorno troverà ad agire così! In verità vi dico: gli affiderà l’amministrazione di tutti i suoi beni. Ma se questo servo malvagio dicesse in cuor suo: il mio padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a bere e a mangiare con gli ubriaconi, arriverà il padrone quando il servo non se l’aspetta e nell’ora che non sa, lo punirà con rigore e gli infliggerà la sorte che gli ipocriti si meritano: e là sarà pianto e stridore di denti” (Mt 24,45-51; Lc 12,42-46).
[221]VANGELO SECONDO MATTEO: “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a Lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra” (Mt 25, 31.33).
[222]VANGELO SECONDO MATTEO: “Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il Regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché Io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere: ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi” (Mt 25,34-36).
[223] VANGELO SECONDO MATTEO: “Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assettato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,37-40).
[224]VANGELO SECONDO MATTEO: “Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato” (Mt 25,41-43).
[225]VANGELO SECONDO MATTEO: “Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna” (Mt 25,44-46).
[226]VANGELO SECONDO LUCA: Durante il giorno insegnava nel tempio, la notte usciva e pernottava all’aperto sul monte detto degli Ulivi. E tutto il popolo veniva a Lui di buon mattino nel tempio per ascoltarlo (Lc 21,37-38)
[227]8 marzo 1945. Poema: IX, 16 “Dice Gesù: «Metterai qui la seconda parte del faticosissimo Mercoledì Santo. Notte (1945). Ricordati di segnare in rosso i punti che ti ho detto. Dànno luce quelle parolette. Tanta luce, per chi la sa vedere».
[228]“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Tu sei lontano dalla mia salvezza” (Sal 22,1). “Ma io sono verme, non uomo, infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo” (Sal 22,7).
[229]“Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi” Is 50,6
[230]“Mi circondano tori numerosi, mi assediano tori di Basan. Spalancano contro dime la loro bocca come leone che sbrana e ruggisce. Come acqua sono versato” (Sal 22,13-15).
[231]“Nel tino ho pigiato da solo e del mio popolo nessuno era con me. Li ho pigiati con sdegno, li ho calpestati con ira. Il loro sangue è sprizzato sulle mie vesti e mi sono macchiato tutti gli abiti” (Is 63,3).
[232]“sono slogate tutte le mie ossa. Il mio cuore è come cera, si fonde in mezzo alle mie viscere” (Sal 22,15).
[233]“Un branco di cani mi circonda, mi assedia una banda di malvagi; hanno forato le mie mani e i miei piedi, posso contare tutte le mie ossa. Essi mi guardano, mi osservano” (Sal 22,17)
[234]“Sono slogate tutte le mie ossa” (Sal 22,15).
[235]“Hanno forato le mie mani e i miei piedi” (Sal 22,15).
[236]“Posso contare tutte le mie ossa” (Sal 22,17).
[237]“Essi mi guardano, mi osservano: si dividono le mie vesti, sul mio vestito gettano la sorte” (Sal 22,18-19).
[238]“Tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo… Non ha apparenza né bellezza per attrarre i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.” (Is 52,14; 53,2-4)
[239]Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti” (Is 53,4-6).
[240]“Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò sé stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se steso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Filp 2,6-8)
[241]“Maltratto, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca” (Is 53,7).
[242]“Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua sorte? Sì, fu eliminato della terra dei viventi, per l’iniquità del mio popolo fu percosso a morte” (Is 53,8).
[243]“A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati” (Gv 1,12-13).
[244]“Al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà sé stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore” (Is 53,10).
[245]“Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca” (Is 53,9).
[246]“Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza” (Is 53,11).
[247]“Si compirà per mezzo suo la volontà del Signore” (Is 53,10).
[248]“Il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità” (Is 53,11).
[249]“Perciò io gli darà in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha consegnato sé stesso alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori” (Is 53,12).
[250]3 aprile 1947. Poema: IX, 17
[251]VANGELI ARMONIZZATI: Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la vittima di Pasqua. Il primo giorno degli azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: “Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?”. Allora mandò due dei suoi discepoli, Pietro e Giovanni dicendo: “Andate a preparare per noi la Pasqua, perché possiamo mangiare (Mt 26,17; Mc 14,12; Lc 22,7-9).
[252]VANGELO ARMONIZZATI: “Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo e là dove entrerà dite al padrone di casa: il Maestro dice: ‘Il mio tempo è vicino; da te farò la Pasqua con i miei discepoli. Dov’è la mia stanza, perché Io vi possa mangiare? Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, già pronta; là preparate per noi”. I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua. (Mt 26,18-19; Mc 14,13-16; Lc 22,10-13).
[253]Germoglio e virgulto: “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo Spirito del Signore, Spirito di sapienza e di intelligenza, di consiglio e di fortezza, di conoscenza e di timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese” (Is 11,1-4).
[254]Vessillo per le nazioni: “In quel giorno la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli, le genti la cercheranno con ansia, la sua dimora sarà gloriosa. In quel giorno il Signore stenderà di nuovo la mano per riscattare il resto del suo popolo superstite dalle isole del mare. Egli alzerà un vessillo per le nazioni e raccoglierà gli espulsi di Israele; radunerà i dispersi di Giuda di quattro angoli della terra” (Is 11,10-12).
[255]Dio potente: “Ecco, il Signore Dio viene con potenza, con il braccio egli detiene il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e i suoi trofei lo precedono. Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul seno e conduce pian piano le pecore madri” (Is 40,10-11).
[256]Il Servo eletto: “Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni. Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta. Proclamerà il diritto con fermezza; non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra; e per la sua dottrina saranno in attesa le isole” (Is 42,1-4).
[257]Luce delle nazioni: “Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre” (Is 42,6-7).
[258]L’evangelizzatore: “Lo spirito del Signore Dio è su di me perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di misericordia del Signore” (Is 61,1-2).
[259]Il Forte, il Grande: “Egli starà là e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore suo Dio. Abiteranno sicuri perché egli allora sarà grande fino agli estremi confini della terra e tale sarà la pace” (Mi 5,3-4)
[260]Dio potente: “Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace; grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine” (Is 9,5-6).
[261]Il Re giusto e vittorioso: “Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina. Farà sparire i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annunzierà la pace alle genti, il suo dominio sarà da mare a mare e dal fiume ai confini della terra” (Zaccaria 9,9-10).
[262]“Settanta settimane sono fissate per il tuo popolo e per la tua santa città per mettere fine all’empietà, mettere i sigilli ai peccati, espiare l’iniquità, portare una giustizia eterna, suggellare visione e profezia e ungere il Santo dei santi.
Sappi e intendi bene, da quando uscì la parola sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme fino a un principe consacrato, vi saranno sette settimane. Durante sessantadue settimane saranno restaurati, riedificati piazze e fossati, e ciò in tempi angosciosi.
Dopo sessantadue settimane, un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui; il popolo di un principe che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine sarà un’inondazione e, fino alla fine, guerra e desolazioni decretate. Egli stringerà una forte alleanza con molti per una settimana e, nello spazio di metà settimana, farà cessare il sacrificio e l’offerta; sull’ala del tempio porrà l’abominio della desolazione e ciò sarà sino alla fine, fino al termine segnato sul devastatore” (Dn 9,24-27).
[263]“Chi è costui che viene da Edom, da Bozra con le vesti tinte di rosso? Costui, splendido nella sua veste, che avanza nella pienezza della sua forza? – “Io, che parlo con giustizia, sono grande nel soccorrere”. – Perché rossa è la tua veste e i tuoi abiti come quelli di chi pigia nel tino? (Is 63,1-2).
[264]“Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi” (Is 50,6). “Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lui diletto. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti” (Is 53,2-5))
[265]Ciascuno si procuri un agnello per famiglia (Es 12,3). “Fissando lo sguardo su Gesù, disse: Ecco l’agnello di Dio colui che toglie il peccato del mondo” (Gv 1, 29.36).
[266]“Lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt, 1,21).
[267]“Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca” (Is 53,7).
[268]Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo (Is 53,8).
[269]“Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna” (Gv 3,14).
[270]“Uomo dei dolori che ben conosce il patire” (Is 53,3).
[271]“Sono slogate tutte le mie ossa” (Sal 22,15).
[272]“Posso contare tutte le mie ossa” (Sal 22,18).
[273]“Hanno forato le mie mani e i miei piedi” (Sal 22,17).
[274]“Dopo il suo intimo tormento, il giusto mio servo giustificherà molti. Perciò io gli darò in premio le moltitudini” (Is 53,11-12).
[275]“Quando offrirà sé stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza” (Is 53,10-11).
[276]La sorgente del tempio (Ez 47,1-12; Ap 22,1-2). Leggere tutto.
[277]“Comandò alle nubi dall’alto e aprì le porte del cielo; face piovere su di essi la manna per cibo e diede loro pane del cielo: l’uomo mangiò il pane degli angeli, diede loro cibo in abbondanza” (Sal 77,23-25). “Non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”; Gv 6,22.
[278]“O voi tutti assetati venite all’acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro e, senza spesa, vino e latte. Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro patrimonio per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti” (Is 55,1-2).
[279]“Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui, Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce” (Gv 1,6-8).
[280]“Il Signore è in lite con il suo popolo, intenta causa con Israele. Popolo mio, che cosa ti ho fatto? In che cosa ti ho stancato? Rispondimi. (Mi 6,3).
[281]“Torna dunque, Israele, al tuo Dio, poiché hai inciampato nella tua iniquità” (Osea 14,2). “Uomo, ti è stato insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te: praticare la giustizia, amare la pietà, comminare umilmente con il tuo Dio” (Mi 6,8).
[282]VANGELO SECONDO GIOVANNI: Tra quelli che erano saliti per il culto per la festa, c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsaida di Galilea, e gli chiesero: “Signore, vogliamo vedere Gesù”. Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù (Gv 12,20-22).
[283]VANGELO SECONDO GIOVANNI: Gesù rispose: “È giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo. In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna” (Gv 12,23-24).
[284]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà” (Gv 12,25-26).
[285]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Ora l’anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest’ora? Ma per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome”. Venne allora una voce dal cielo: “L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!”. (Gv 12,27-28).
[286]VANGELO SECONDO GIOVANNI: La folla che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: “Un angelo gli ha parlato” (Gv 12,29-30).
[287]VANGELO SECONDO GIOVANNI Gesù rispose e disse: “Questa voce non è venuta per me ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,30-32)
[288]VANGELO SECONDO GIOVANNI: Allora la folla gli rispose: “Noi abbiamo appreso dalla Legge che il Cristo rimane in eterno; come dunque tu dici che il Figlio dell’uomo deve essere elevato? Chi è questo Figlio dell’uomo?”. (Gv 12,34).
[289]VANGELO SECONDO GIOVANNI: Gesù allora disse loro: “Ancora per poco tempo la luce è con voi. Camminate mentre avete la luce, perché non vi sorprendano le tenebre; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce credete nella luce, per diventare figli della luce”. Gesù disse queste cose, poi se ne andò e si nascose da loro (Gv 12,35-36).
[290]VANGELO SECONDO GIOVANNI: Sebbene avesse compiuto tanti segni davanti a loro, non credevano in Lui; perché si adempisse la parola detta dal profeta Isaia: Signore, chi ha creduto alla nostra parola? E il braccio del Signore a chi è stato rivelato? E non potevano credere, per il fatto che Isaia aveva detto ancora: Ha reso ciechi i loro occhi e ha indurito il loro cuore, perché non vedano con gli occhi e non comprendano con il cuore, e si convertano e io li guarisca! Questo disse Isaia quando vide la sua gloria e parlò di Lui. Tuttavia, anche tra i capi, molti cedettero in Lui, ma non lo riconoscevano apertamente a causa dei farisei, per non essere espulsi dalla sinagoga; amavano infatti la gloria degli uomini più della gloria di Dio (Gv 12,37-43).
[291]VANGELO SECONDO GIOVANNI: Gesù, allora gridò a gran voce: “Chi crede in me, non crede in me, ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre” (Gv 12,44-46).
[292]VANGELO SECONDO GIOVANNI: Gesù disse queste cose, poi se ne andò e si nascose da loro (Gv 12,36)
[293]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, Io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché Io non ho parlato da me, ma il Padre che mi ha mandato egli stesso mi ha ordinato che cosa devo dire e annunziare. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose che Io dico, le dico come il Padre le ha dette a me” (Gv 12,47-50).
[294]17 febbraio 1944. Poema: IX, 18
[295]9 marzo 1945. Poema: IX, 19
[296]Pasqua: Era la prima delle tre grandi feste che prevedevano annualmente un pellegrinaggio a Gerusalemme e nel corso della quale ogni Israelita maschio doveva “comparire alla presenza del Signore Dio” e offrire un sacrificio.
[297]< Il nome ebraico “Giovanni” significa infatti “Dio è favorevole” e perciò “Dio fa grazia” >
[298]VANGELI ARMONIZZATI: Venuta la sera, Egli giunse con i Dodici e quando fu l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con Lui (Mt 26,20; Mc 14,17; Lc 22,14)
[299]VANGELI ARMONIZZATI: E preso il calice, rese grazie e disse: “Prendetelo e distribuitelo tra voi, in verità vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite, finché non venga il Regno di Dio, fino al giorno in cui lo berrò di nuovo con voi nel Regno del Padre mio, nel Regno di Dio” (Mt 26,29; Mc 14,25; Lc 22,17-18).
[300]Allora vien mesciuto il SECONDO CALICE DI VINO, e il figlio interroga il padre.
[301]è il salmo 113, che nella neo-volgata è diventato Salmo 114. Quello che viene detto subito dopo è l’attuale Salmo 113.
[302]Sal 112
[303]VANGELO SECONDO LUCA: E disse: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel Regno di Dio” Lc 22,15-16
[304]VANGELO SECONDO LUCA: Sorse anche una discussione, chi di loro poteva esser considerato il più grande (Lc22,24)
[305]VANGELO SECONDO LUCA: Gesù disse: “I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. Per voi però non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa, come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure Io sto in mezzo a voi come colui che serve” (Lc 22,25-27).
[306]VANGELO SECONDO LUCA: “Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove: e Io preparo per voi un regno, come il Padre l’ha preparato per me, perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio Regno e siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele” (Lc 22,28-30)
[307]VANGELO SECONDO LUCA: “Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,31-32)
[308]VANGELO SECONDO LUCA: E Pietro gli disse: “Signore, con te sono pronto ad andare in prigione e alla morte”, Gli rispose: “Pietro, io ti dico: non canterà oggi il gallo prima che tu per tre volte avrai negato di conoscermi” (Lc 22,33-34).
[309]VANGELO SECONDO LUCA: Poi disse: “Quando vi ho mandato senza borsa, né bisaccia, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?”. Risposero: “Nulla” (Lc 22,35).
[310]VANGELO SECONDO LUCA: Ed egli soggiunse: “Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così una bisaccia; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché vi dico: deve compiersi in me questa parola della scrittura: E fu annoverato tra i malfattori. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo termine”. Ed essi dissero: “Signore, ecco qui due spade”. Ma egli rispose: “Basta!”. (Lc 22,36-38).
[311]VANGELO SECONDO GIOVANNI: Prima della festa di Pasqua, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine (Gv 13,1).
[312]VANGELO SECONDO GIOVANNI: Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto (Gv 13,2-5).
[313]VANGELO SECONDO GIOVANNI: Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: “Signore, tu lavi i piedi a me?”. Rispose Gesù: “Quello che Io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo”. Gli disse Simon Pietro: “Non mi laverai mai i piedi!”. Gli rispose Gesù: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. Gli disse Simon Pietro: “Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!”. Soggiunse Gesù: “Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo…” (Gv 13,6-10).
[314]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “E voi siete mondi, ma non tutti”. Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: “Non tutti siete mondi”. (Gv 13,10-11)
[315]A riguardo di questo TERZO CALICE, così si esprime Pesahim: “Si somministri il terzo calice e il capo del convito benedice la mensa”.
[316]Sal 114
[317]Sal 115
[318]Sal 116
[319]Sal 117
Secondo la numerazione della neo-volgata vengono recitati, nell’ordine: Salmo 116 (che raggruppa il 114 e il 115 della volgata), Salmo 117, Salmo 118 (lungo inno), Salmo 119 (quello che non finisce mai).
[320]VANGELO SECONDO GIOVANNI: Quando dunque ebbe lavato loro i piedi riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque Io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto Io, facciate anche voi. In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica” (Gv 13,12-17).
[321]“Non parlo di tutti voi; Io conosco quelli che ho scelto; ma si deve adempiere la Scrittura: Colui che mangia il pane con me, ha levato contro di me il suo calcagno. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono” (Gv 13,18-19).
[322]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “In verità, in verità vi dico: Chi accoglie colui che Io manderò accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato” (Gv 13,20).
[323]Cioè: Completiamo il rito antico. Dice infatti poco più sotto: “Ora che l’antico rito è compiuto…”.
[324]Si tratta del QUARTO CALICE, cioè della quarta (ultima) mescita e bevuta rituale di vino nella cena pasquale ebraica. Dice un autore: “Al quarto calice il capo del convito termina l’Hallel e dice la benedizione del cantico. Tra i due primi calici, è lecito bere; ma non tra il terzo e il quarto. Dopo la cena pasquale, nessuno può allontanarsi dall’adunanza, se non dopo l’inno di giubilo, cantato processionalmente”
[325]Sal 115.
[326]È il lunghissimo Salmo alfabetico 118
[327]VANGELI ARMONIZZATI: Matteo: Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: “Prendete e mangiate; questo è il mio corpo” (26,26). Marco: “Prendete, questo è il mio corpo” (14,22). Luca: “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me” (22,19). Paolo: “Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me” (1 Cor 11,23).
Formula cattolica: “Prendete, e mangiatene tutti: questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi”.
[328]VANGELI ARMONIZZATI: Matteo: Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati” (26,27). Marco: “Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti” (14,23). Luca: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi” (22,20). Paolo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me” (1 Cor 11,25). Formula cattolica: “Prendete, e bevetene tutti: questo è il calice del mio Sangue per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me”
[329]VANGELI ARMONIZZATI: Dette queste cose, Gesù si commosse profondamente e dichiarò: “In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà. Colui che mangia con me. Ma ecco, la mano di chi mi tradisce è con me, sulla tavola” (Mt 26,21; Mc 14,18; Lc 22,21; Gv 13,21).
[330]VANGELI ARMONIZZATI: I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse. Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: “Sono forse Io, Signore? Ed egli rispose: “colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di Lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito: sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”. Giuda il traditore disse: “Rabbì, sono forse io?”. Gli rispose: “Tu l’hai detto.” (Mt 26,22-25; Mc 14,19-21; Lc 22,22-23; Gv 13,22).
[331]VANGELO SECONDO GIOVANNI: Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: “Dì, chi è colui a cui si riferisce?”. Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: “Signore, chi è? Rispose allora Gesù: “È colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò. E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone.” (Gv 13,23-26).
[332]VANGELO SECONDO GIOVANNI: E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: “Quello che devi fare fallo al più presto”. Nessuno dei commensali capì perché gli aveva detto questo; alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto: “Compra quello che ci occorre per la festa”, oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte (Gv 13,27-30).
[333]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in Lui. Se Dio è stato glorificato in Lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito” (Gv 13,31-32).
[334]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in Lui. Se Dio è stato glorificato in Lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito” (Gv 13,31-32).
[335]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come Io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,34-35).
[336]VANGELO SECONDO GIOVANNI: Simon Pietro gli dice: “Signore, dove vai?”. Gli rispose Gesù: “Dove Io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi”. Pietro disse: “Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!”. Rispose Gesù: “Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte” (Gv13,36-38).
[337]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me” (Gv 14,1)
[338]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono Io (Gv 14,2-3).
[339]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “E del luogo dove Io vado, voi conoscete la via”. Gli disse Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?”. Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se conoscete me, conoscerete anche il Padre; fin da ora lo conoscete e lo avete veduto” (Gv 14,5-7).
[340]VANGELO SECONDO GIOVANNI: Gli disse Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. Gli rispose Gesù: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che Io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che Io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è in me compie le sue opere. Credetemi: Io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse” (Gv 14,8-11).
[341]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che Io compio e ne farà di più grandi, perché Io vado al Padre. Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farà, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiedete qualche cosa nel mio nome, Io la farò” (Gv 14,12-13)
[342]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di Verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi” (Gv 14,15-17).
[343]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché Io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che Io sono nel Padre e voi in me e Io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”. (Gv 14,18-21).
[344]VANGELO SECONDO GIOVANNI: Gli disse Giuda, non l’Iscariota: “Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?”. Gli rispose Gesù: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato” (Gv 14,22-24).
[345]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che Io vi ho detto” (Gv 14,25-26).
[346]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, Io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore” (Gv 14,27).
[347]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che Io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate” (Gv 14,28-29).
[348]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; egli non ha nessun potere su di me, ma bisogna che il mondo sappia che Io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato. Alzatevi, andiamo via di qui” (Gv 14,30-31).
[349]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e Io in voi. Come il tralcio non può dar frutto da sé stesso se non rimane anella vite, così anche voi se non rimanete in me.” (Gv 15,1-4).
[350]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e Io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano” (Gv 15,5-6).
[351]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diveniate miei discepoli” (Gv 15,7-8).
[352] “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore Io vi dico queste cose perché la gioia che vi ho voluto dare sia in voi e sia completa. Amatevi, amatevi!” (Gv 15,9-10-11).
[353]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come Io vi ho amati. Non vi è maggior amore di quello di colui che dà la sua vita per i suoi amici. Voi siete i miei amici ed Io do la vita per voi. Fate ciò che Io vi insegno e comando.” (Gv 15,12-14).
[354]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi” (Gv 15,15).
[355]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Non voi avete scelto me; ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri” (Gv 15,16-17).
[356]Avendo volontariamente e completamente asservito sé stesso a Satana. E come Paolo poté arrivare a dire, con tutta verità: “Non sono più io che vivo, ma è Gesù che vive in me” (Gal 2,20); così il Traditore giunse a non esser più lui che viveva, ma il demonio che viveva in lui. “Allora satana entrò in Giuda” (Lc 22,3). “Quando il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota di tradire Gesù” (Gv 13,2).
[357]Il Maestro sta dicendo: Non dite: “E allora, se Tu ci hai scelti, perché hai scelto un traditore? Se tutto Tu sai, perché hai fatto questo?”. Se tu avessi ascoltato, non avresti detto proprio ciò che il Maestro stava dicendo di non dire.
[358]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma Io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia” (Gv 15,18-19).
[359]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato” (Gv 15,20-21).
[360]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato. Chi odia me, odia anche il Padre mio. Se non avessi fatto in mezzo a loro opere che nessun altro mai ha fatto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio. Questo perché si adempisse la parola scritta nella loro Legge: Mi hanno odiato senza ragione” (Gv 15,22-25).
[361]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Quando verrà il Consolatore che Io vi manderà dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio” (Gv 15,26-27).
[362]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, verrà l’ora in cui chiunque ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma Io vi ho detto queste cose perché, quando giungerà la loro ora, ricordiate che ve ne ho parlato” (Gv 16,1-4).
[363]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Non ve le ho dette dal principio, perché ero con voi. Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: Dove vai? Anzi, perché vi ho detto queste cose, la tristezza ha riempito il vostro cuore. Ora Io vi dico la verità: è bene per voi che Io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò”. (Gv 16,5-7).
[364]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me; quanto alla giustizia, perché vado dal Padre e non mi vedrete più; quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato” (Gv 16,8-11).
[365]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future” (Gv 16,12-13).
[366]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà” (Gv 16,14-15).
[367]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Ancora un poco e non mi vedrete; un po’ ancora e mi vedrete”. Dissero allora alcuni dei suoi discepoli tra loro: “Che cos’è questo che dice: Ancora un poco e non mi vedrete, e un po’ ancora e mi vedrete, e questo: Perché vado al Padre?”. Dicevano perciò: “che cos’è mai questo “un poco” di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire”. Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: “Andate indagando tra voi perché ho detto: Ancora un poco e non mi vedrete e un po’ ancora e mi vedrete? (Gv 16,16-19).
[368]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia. La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi rivedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia” (Gv 16,20-23).
[369]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “In quel giorno non mi domanderete più nulla. In verità, in verità vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena” (Gv 16,23-24).
[370]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Queste cose vi ho dette in similitudini; ma verrà l’ora in cui non vi parlerà più in similitudini, ma apertamente vi parlerà del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e Io vi dico che pregherò al Padre per voi: il Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato, e avete creduto che Io sono venuto da Dio. Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo: ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre”. Gli dicono i suoi discepoli: “Ecco, adesso parli chiaramente e non fai più uso di similitudini. Ora conosciamo che sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio” Rispose loro: “Adesso credete?” (Gv 16,25-31)
[371]VANGELO SECONDO GIOVANNI: “Ecco, verrà l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto proprio e mi lascerete solo; ma Io non sono solo, perché il Padre è con me. Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; Io ho vinto il mondo!” (Gv 16,32-33).
[372]VANGELO SECONDO GIOVANNI: Questa preghiera Giovanni la riporta integralmente: Gv 17,1-26, per convenienza pratica la inseriamo nel testo presente.
[373]VANGELO SECONDO GIOVANNI: Giovanni 17, 1-3
[374]VANGELO SECONDO GIOVANNI: Giovanni 17, 4-5
[375]VANGELO SECONDO GIOVANNI: Giovanni 17, 6-8
[376]VANGELO SECONDO GIOVANNI: Gv 17, 9-10
[377]VANGELO SECONDO GIOVANNI: Gv 17, 11-13
[378]VANGELO SECONDO GIOVANNI: Gv 17, 14-16
[379]VANGELO SECONDO GIOVANNI: Gv 17, 17-19
[380]VANGELO SECONDO GIOVANNI: Gv 17, 20-23
[381]VANGELO SECONDO GIOVANNI: Giovanni 17, 24-26
[382] 17 febbraio 1944. Poema: IX, 20

