Nuova Evangelizzazione
A cura di Fray Jesus Maria de Cabanaconde S.O.S
Servo dell’Ordine dei Salvatori
Introduzione
La grazia è possedere in voi la luce, la forza, la sapienza di Dio. Ossia possedere la somiglianza intellettuale con Dio, il segno inconfondibile della vostra figliolanza in Dio.
La grazia è dunque un dono sublime, il più grande dono che Dio, mio Padre, vi poteva dare. E ve lo dà gratuitamente perché il suo amore di Padre, per voi, è infinito come infinito è Lui stesso. Volere dire tutti gli attributi della grazia vorrebbe dire scrivere una lunga lista di aggettivi e sostantivi, e non spiegherebbero ancora perfettamente cosa è questo dono.
Ricorda solo questo: la grazia è possedere il Padre, vivere nel Padre; la grazia è possedere il Figlio, godere dei meriti infiniti del Figlio; la grazia è possedere lo Spirito Santo, fruire dei suoi sette doni. La grazia, insomma, è possedere Noi, Dio Uno a Trino, ed avere intorno alla vostra persona mortale le schiere degli angeli che adorano Noi in voi.
Quando leggete i prodigi dei miei santi voi strabiliate. Ma, mia cara, non c’è nulla da strabiliare. I miei santi erano creature che possedevano la grazia, erano dèi, perciò, perché la grazia vi deifica. Non l’ho forse detto Io nel mio Vangelo che i miei faranno gli stessi prodigi che Io faccio? Ma per essere miei occorre vivere della mia Vita, ossia della vita della grazia.
Se voleste, potreste tutti essere capaci di prodigi, ossia di santità. Anzi Io vorrei che lo foste perché allora vorrebbe dire che il mio Sacrificio è stato coronato da vittoria e che Io vi ho realmente strappati all’impero del Maligno, relegandolo nel suo Inferno, ribattendo sulla bocca di esso una pietra inamovibile e ponendo su essa il trono di mia Madre, che fu l’Unica che tenne il suo calcagno sul dragone, impotente di nuocerle.
1. Natura ed effetti della Grazia[1].
Introduzione.
Dice Gesù:
1«Quest’oggi voglio parlarti della “grazia”. Vedrai che ha attinenza con gli altri argomenti anche se a tutta prima non ti pare. Sei un po’ stanca, povera Maria, ma scrivi lo stesso. Queste lezioni ti serviranno per i giorni di digiuno in cui Io, tuo Maestro, non ti parlerò.
Natura della Grazia.
2Cosa è la grazia? L’hai studiato e spiegato molte volte. Ma Io te lo voglio spiegare a modo mio nella sua natura e nei suoi effetti.
3La grazia è possedere in voi la luce, la forza, la sapienza di Dio. Ossia possedere la somiglianza intellettuale con Dio, il segno inconfondibile della vostra figliolanza in Dio.
4Senza la grazia sareste semplicemente delle creature animali, arrivate ad un tale punto di evoluzione da essere provvedute di ragione, con un’anima, ma un’anima a livello di terra, capace di condursi nelle contingenze della vita terrena ma incapace di elevarsi nelle plaghe in cui si vive la vita dello spirito. Poco di più dei bruti, perciò, i quali si regolano soltanto per istinto e, in verità, vi superano molto spesso col loro modo di condursi.
Il dono della Grazia.
5La grazia è dunque un dono sublime, il più grande dono che Dio, mio Padre, vi poteva dare. E ve lo dà gratuitamente perché il suo amore di Padre, per voi, è infinito come infinito è Lui stesso. Volere dire tutti gli attributi della grazia vorrebbe dire scrivere una lunga lista di aggettivi e sostantivi, e non spiegherebbero ancora perfettamente cosa è questo dono.
6Ricorda solo questo: la grazia è possedere il Padre, vivere nel Padre; la grazia è possedere il Figlio, godere dei meriti infiniti del Figlio; la grazia è possedere lo Spirito Santo, fruire dei suoi sette doni. La grazia, insomma, è possedere Noi, Dio Uno a Trino, ed avere intorno alla vostra persona mortale le schiere degli angeli che adorano Noi in voi.
Effetti della Grazia.
7Un’anima che perde la grazia perde tutto. Per lei inutilmente il Padre l’ha creata, per lei inutilmente il Figlio l’ha redenta, per lei inutilmente lo Spirito Santo l’ha infusa dei suoi doni, per lei inutilmente sono i Sacramenti. È morta. 9Ramo putrido che sotto l’azione corrosiva del peccato si stacca e cade dall’albero vitale e finisce di corrompersi[2] nel fango. Se un’anima sapesse conservarsi come è dopo il Battesimo e dopo la Confermazione, ossia quando essa è imbibita letteralmente dalla grazia, quell’anima sarebbe di poco minore a Dio. E questo ti dica tutto.
8Quando leggete i prodigi dei miei santi voi strabiliate. Ma, mia cara, non c’è nulla da strabiliare. I miei santi erano creature che possedevano la grazia, erano dèi, perciò, perché la grazia vi deifica. Non l’ho forse detto Io nel mio Vangelo che i miei faranno gli stessi prodigi che Io faccio? Ma per essere miei occorre vivere della mia Vita, ossia della vita della grazia.
9Se voleste, potreste tutti essere capaci di prodigi, ossia di santità. Anzi Io vorrei che lo foste perché allora vorrebbe dire che il mio Sacrificio è stato coronato da vittoria e che Io vi ho realmente strappati all’impero del Maligno, relegandolo nel suo Inferno, ribattendo sulla bocca di esso una pietra inamovibile e ponendo su essa il trono di mia Madre, che fu l’Unica che tenne il suo calcagno sul dragone, impotente di nuocerle.
Cause che ostacolano la Grazia.
10Non tutte le anime in grazia possiedono la grazia nella stessa misura. Non perché Noi la si infonda in misura diversa, ma perché in diversa maniera voi la sapete conservare in voi. Il peccato mortale distrugge la grazia, il peccato veniale la sgretola, le imperfezioni la anemizzano. Vi sono anime, non del tutto cattive, che languono in una etisia spirituale perché, con la loro inerzia, che le[3] spinge a compiere continue imperfezioni, sempre più assottigliano[4] la grazia, rendendola un filo esilissimo, una fiammolina languente. Mentre dovrebbe essere un fuoco, un incendio vivo, bello, purificatore. Il mondo crolla perché crolla la grazia nella quasi totalità delle anime e nelle altre langue.
11La grazia dà frutti diversi a seconda che più o meno è viva nel cuore vostro. Una terra è più fertile quanto più è ricca di elementi e beneficiata dal sole, dall’acqua, dalle correnti aeree. Vi sono terre sterili, magre, che inutilmente vengono irrorate dall’acqua, scaldate dal sole, corse dai venti. Lo stesso è delle anime. Vi sono anime che con ogni studio si caricano di elementi vitali e perciò riescono a fruire del cento per cento degli effetti della grazia.
Elementi vitali che favoriscono la grazia.
12Gli elementi vitali sono: vivere secondo la mia Legge, casti, misericordiosi, umili, amorosi di Dio e del prossimo; è[5]vivere di preghiera “viva”. Allora la grazia cresce, fiorisce, mette radici profonde e si eleva in albero di vita eterna. 12Allora lo Spirito Santo, come un sole, inonda dei suoi sette raggi, dei suoi sette doni; allora Io, Figlio, vi penetro della pioggia divina del mio Sangue; allora il Padre vi guarda con compiacenza vedendo in voi la sua somiglianza; allora Maria vi carezza stringendovi sul seno che ha portato Me come i suoi figliolini minori ma cari, cari al suo Cuore; allora i nove angelici cori fanno corona alla vostra anima tempio di Dio e cantano il “Gloria” sublime; allora la vostra morte è Vita e la vostra Vita è beatitudine nel mio Regno.»
2. La Grazia sgorga dal cuore
di Cristo[6].
Umanità senza Grazia di Dio.
L’acqua scaturiva dal lato destro [7].
Dice Gesù:
1«Ho detto: “Io sono (in chi mi accoglie) fontana d’acqua viva zampillante in vita eterna”.[8]
2Sia che sia un uomo o una nazione, beati coloro che mi accolgono e che hanno in sé i prodigi dell’Acqua di Vita vera. Ma troppo pochi sono ormai gli uomini che mi accolgono e ancor più poche le nazioni. E i frutti di questo respingere, o anche soltanto trascurare Gesù Cristo, si vedono. Si vedono con tutto il loro tragico aspetto e si gustano col loro venefico sapore che vi portano alla disperazione, alla morte, dopo avervi fatto smaniare in una paura del domani che vi fa quasi impazzire. E avete ragione di impazzire.
Futuro senza il Cristo che sostiene.
3Se vedeste tutta la verità del futuro che si avanza, non uno di voi, che non sia sostenuto da Satana, resisterebbe. Dico: Satana, perché di sostenervi col Cristo non ci pensate. Anzi, quanto più avete bisogno di un pietoso sostegno, di una luce nelle tenebre, di una parola che vi consoli e vi guidi, e più rivolgete lo sguardo ostile a queste cose, accusando Dio e dando a Lui il rancore che dovreste dare a chi vi è cagione di tanto male: a Satana e alle vostre malvagie passioni.
4Guardate quello che già siete divenuti, e tremate, tremate, pensando a quello che diverrete. Peggio delle aride sabbie salmastrose, nelle quali è assolutamente impossibile ogni forma di vita e che si trovano nei posti più desolati dei deserti – desolazione che non conosce neppure la povera veste che è stesa sulla desolazione desertica e che, con le sue grame erbe, coi cespugli spinosi, con i rari animali che li abitano, dando a quella solitudine una vita di voli, di cinguettii, di guizzi, mostra che quel lembo di terra non è polvere morta da secoli – peggio di queste zone salmastrose, dove nulla vive e nessun seme può metter radice e nessun uccello fermare il suo volo e nessun rettile sostare sul suolo e neppur strisciare su esso con rapido moto la lucida pelle, così diverrete, state divenendo, siete già molto divenuti per aver respinto il Cristo, Acqua che feconda.
Onde vitali arginate dalla lotta contro il Cristo[9].
5Dal mio cielo Io, Capo del mistico Corpo composto di tutti i cristiani, effondo le mie onde vitali, e dalla mia Chiesa le spargo sul mondo. Le spargerei: Ma il mondo drizza argini e dighe e mi interdice l’effondermi. Ma il mondo spinge contro la Chiesa queste dighe per affogarla, per seppellirla, e Me con lei. È una lotta senza pace. È la vera Guerra, quella dalla quale vengono tutte le guerre dell’intera umanità dell’èra cristiana. La lotta contro il Cristo.
Lotta che culminerà nell’Anticristo.
6Non occorre, sappiatelo, fare le grandi persecuzioni o i grandi scismi, per lottare contro Cristo. Anche la piccola, individuale, intima lotta di ognuno di voi contro la mia Legge; anche la velata, astuta, statale lotta di un Paese contro la voce di Roma cattolica, contro la voce che parla in mio nome dalle labbra del mio Vicario e richiama gli uomini, e specie i capi, alla legge dell’onestà, del dovere, dell’amore, sono lotte contro Cristo. Sono le guerriglie. Ora siete così pratici di termini bellici che mi capite se le chiamo così. Sono le guerriglie. Poi da esse partono gli assalti veri e propri, le grandi avanzate, le imponenti manovre e i crudeli massacri.
7Satana è il Capitano di questo esercito che si è iniziato a Gerusalemme, in seno al Sinedrio, fra la casta dei farisei, degli scribi, dei sadducei, che ha trovato il suo alfiere in Giuda, che si è sempre più fatto numeroso nei secoli delle persecuzioni cristiane, che come valanga si è caricato di sempre nuovi elementi con gli scismi, le dottrine demagogiche, i partiti politici, le nuove forme di governo, e che culminerà nell’Anticristo, il quale al mio torrente di Grazia contrapporrà un torrente di ferocia e di sangue in cui sguazzerete e cadrete, e ben pochi cadranno da vittime sante invocando Cristo. La maggioranza cadrà da bruto sgozzato, satollo e pingue di vizi, turbato, avvelenato, insatanassato da dottrine maledette, demonio nella parola che bestemmia, nella mente che nega, nel cuore che abiura.
L’acqua della divina Grazia.
L’acqua che purifica[10].
8Oh! Acqua della divina Grazia che passando avresti portato la vita, che avresti purificato e nutrito le sabbie, che avresti levato salsedine e putridume alle onde in cui ti saresti mescolata, permettendo alle prime di esser cuna ai forti alberi carichi di frutti d’ogni specie, alle seconde d’esser dimora ai pesci d’ogni specie! O fiorito linguaggio del mio Profeta! L’acqua che purifica è quella che sgorga dal mio Cuore aperto per amore dell’umanità. Essa porta con sé l’essenza di questo amore divino al cui contatto ogni impurità cade come per un filtro benedetto.
9La vostra umanità filtrata attraverso la mia! E vi può esser poema più grande di amore di questo, di un Dio che si fa uomo per salvare attraverso Sé stesso l’umanità intera?
Gli alberi da frutto[11].
10Le sabbie: le anime, numerose come i granelli di rena, che il mio contatto, la mia fusione, rende fertili, buone, atte a dare albero di vita.
11E ancora le piante: le anime ancora che, per essere viventi in un terreno irrigato dalla Grazia, divengono prosperose sino a toccare il Cielo ed a portare su di esse i frutti d’ogni specie, ossia tutte le virtù.
12Le acque che erano amare e che la Grazia fa sane di modo che vi possano allignare numerosi i pesci: le opere buone.
Le paludi putride[12].
13Comprendete il linguaggio del mio Profeta. È così limpido, quando lo si guardi con occhio che l’amore di Dio fa netto. E non vogliate oltre esser paludi putride e spiagge basse dove stagna l’acre del sale, ossia del male, dove regna la putredine, ossia il più grande male. Ché se il male della poca carità, della tiepidezza, della trascuranza, è sale che interdice la vita alle opere buone, la putredine del grande male, ossia dei sette vizi, dell’anticristianesimo, nega anche il rapido passare di un pensiero buono.
14Non discendete alla putredine. Cercate di risalire dalla vostra bassura. Rimontate verso la fonte di Dio. Mescolatevi ad essa. Fate che, avanzando sempre più verso di Me, essa vi sommerga, vi predomini, annulli il vostro povero io sotto il suo grande potere di Redenzione e vi faccia santi, vi faccia benedetti, vi faccia felici. Anche in questa vita, figli, dove già sono tante in felicità, dove non è necessario, per piangere, di aggiungervi quella di essere contro il Cristo, provocando tante rovine singole e collettive.
Apritevi alla Grazia.
15Ascoltate la Voce che vi chiama. Ascoltate la voce di Chi vi ama. Non vi è, no, non vi è altro che vi ami come il vostro Dio e non vi è chi vi dica parole più vere delle mie. Apritevi a riceverle. Apritevi alla Grazia. Essa viene per sanare i vostri mali, viene per asciugare il vostro pianto. Viene… e attende alla soglia che voi le diciate: “Entra”, per precipitarsi in voi con tutte le sue grazie di pace, di tranquillità, di salute, di vita eterna infine, poiché in quella è il compendio di ogni gioia.»
3. L’anima e la Grazia[13].
Le cisterne nel deserto.
Dice Gesù:
1«Nei paesi d’Oriente è facile trovare delle grandi cisterne d’acqua proprio situate in luoghi così aridi da fare stupore che si possa ritrovare tanta acqua. Esse sono alimentate da segrete vene, sprofondate sotto all’arena o ai massi calcarei, che stillano da secoli quella loro benedetta ricchezza in enormi cisternoni vecchi di secoli. Intorno ci sono palme a altre piante, belle verdi perché fruiscono dell’umidore che esala dal suolo. Proteggono l’acqua che così rimane fresca e non prosciugata dal sole cocente che tutto all’intorno essicca[14] ogni cosa.
2Sono la benedizione degli aridi deserti. La bontà del Creatore ha messo quelle vene profonde d’acqua nel suolo per pietà degli uomini e le nutre dal giorno che la terra fu.
3A queste cisterne affluiscono le carovane, accorrono gli animali dei deserti, e non è raro che un piccolo villaggio sorga lì presso nel fresco dell’oasi. Villaggio che si può dire che viva del fluire di quell’acqua.
La cisterna d’acqua viva.
4Ora ti porto il paragone per l’anima. La cisterna che aduna le acque per il bene proprio e altrui è l’anima che sa accogliere la grazia, che con fluire inesausto viene in lei per bontà di Dio. La sua stessa vita e quella di tanti altri che sono a contatto con lei, se ne avvantaggia e diviene lussureggiante di frutti eterni, mentre i più diseredati, gli infelici che non sanno fare buon uso della grazia, i prodighi che la sprecano, i colpevoli che la perdono, possono, al suo contatto, nutrirsene, abbeverarsene, riflettere quanto è dolce l’acqua del Signore, e sono[15] portati a ripetere il grido della Samaritana: “Signore, dammi di quest’acqua”[16].
5Credi che, in verità, se uno mi chiedesse da bere Io subito darei a lui, fosse il più peccatore di tutti gli uomini, l’acqua viva della grazia.
6Però bisogna fare una riflessione. Se l’acqua che stilla dalle profondità della terra trovasse la cisterna rotta nei suoi bordi, che avverrebbe? Che l’acqua si sperderebbe traboccando al suolo e divenendo melma di cui solo godrebbero animali lubrici e insetti nocivi. Gli orientali hanno infatti molta cura delle loro cisterne e ne riparano le erosioni perché neppure una goccia del prezioso elemento si sperda.
Le virtù necessarie.
7Perché la grazia colmi l’anima tua, sii sempre attenta a che nulla intacchi il tuo spirito. Le mancanze di fedeltà alla grazia sono altrettanti attentati all’incolumità della mistica cisterna in cui Io verso senza sosta l’acqua zampillante da una sorgente di vita eterna e che dà vita eterna. Dunque, grande attenzione e grande fedeltà.
8Poi, grande umiltà. Le piante verdi, che crescono rigogliose in grazia dell’umido del suolo, e che servono a tenere fresca l’acqua impedendo al sole di evaporarla, sono l’umiltà che si fa rigogliosa in un’anima che sa coltivare la grazia e che col suo rigoglio impedisce al sole della superbia di consumare l’acqua preziosissima.
9Poi, grande carità. La cisterna non vive per sé. Vive per gli altri. È stata creata per gli altri. Altrimenti sarebbe stato inutile il suo essere. 11L’anima che Io ricolmo dei miei doni di grazia deve esser lieta che tutti vengano ad attingere da lei.
L’avarizia spirituale.
10Non commettere il brutto peccato dell’avarizia spirituale volendo tesaurizzare per te soltanto le ricchezze che ti do. Te le, do gratuitamente, ma tu devi generosamente farne parte agli altri. Per le preghiere e le sofferenze lo fai. Ma per le mie parole sei di una avarizia vergognosa. Spogliatene, di questo difetto.
11Io ho parlato alle turbe. Non ho sussurrato all’orecchio dei soli amici. Ho parlato ad amici e nemici, a giudei e gentili, a chiunque veniva nel raggio della mia Voce. Intendo che quanto dico ai miei amici di ora non resti tesoro sepolto dall’avaro. Sarebbe mancare di carità e potrebbe far sì che Io punissi l’avaro e il diffidente. Avaro, perché tiene per sé soltanto; diffidente, perché crede che Io non abbia altre monete da dare.
12Le mie ricchezze sono tali che i firmamenti non sarebbero sufficienti ad accoglierle. Esse si rinnovano ad ogni attimo, ad ogni pulsare, per darti paragone umano, del gran cuore che è il fulcro della Trinità nostra. Vita inesausta, creazione continua, rinnovazione eterna.
Criterio per diffondere le rivelazioni.
13Dài dunque liberamente quello che Io ti do. Con carità, con generosità, con umiltà.
14Questo fluire in te delle divine parole è arma a due tagli. Su uno è umiltà, su l’altro superbia. Un taglio dà vita, l’altro dà morte. Perché ogni dono di Dio obbliga il ricevente ad una maggiore perfezione; pena, nel caso contrario, di accrescere sul suo capo il giudizio di Dio. A chi molto è dato, molto sarà chiesto[17].
15Dunque, grande umiltà. Dare anonimamente come Io do gratuitamente. Per giustizia: pensa che nulla è tuo ma è tutto mio. Per rispetto: ricorda che sono parole di Dio e sarebbe indecoroso farle passare per tue. Per verità: dirle tue sarebbe menzogna.
16E ora va avanti a pregare. Ti do la mia pace.»
4. Unico vero tesoro è nel cuore[18].
Il tesoro nel cuore.
1Dice Gesù: “il tuo tesoro tu lo hai nel tuo cuore. Cercalo là”. Gli chiedo: “Che tesoro ho mai, Signore?”. Mi risponde:
2«Hai Me. Ho detto nel Vangelo che “là dove è il tesoro là è il proprio cuore”.[19] Ho anche detto che è dal cuore che escono pensieri, sentimenti ed opere.[20] Buone se buono il cuore, malvagie se malvagio il cuore. E le cose che escono dal cuore sono proprio, e solo esse, quelle che hanno valore di elevazione o di contaminazione. Ma possiamo giustamente anche dire – ed Io lo dissi ma non è riportato fra le molte sentenze che ho dato, sentenze a formula capovolta, secondo il sistema filosofico molto in uso allora – che, come è il cuore là dove è il tesoro, così è il tesoro là dove è cuore, anzi: il tesoro è nel cuore.
La sede dei sentimenti.
3Infatti l’uomo, elevando questo organo a sede dei sentimenti, lo ha fatto trono e asilo della passione predominante. Così il lussurioso ha dal cuore il fomite della lussuria, l’avaro quello della moneta, l’iracondo quello della prepotenza, il goloso dal cuore sente salire la stolta fame delle leccornie, l’accidioso lo ascolta quando gli consiglia: “Ozia”; e, nel bene, dal cuore trova la spinta che lo spinge allo studio se cultore delle scienze, alla beneficenza se pietoso, alla morigeratezza in ogni senso se onesto, all’amore verso il perfetto se è uno dato tutto al suo Dio. E la passione predominante carezza e custodisce nelle e con le latebre del cuore. Potrà esser povero e ignudo, apparentemente solo e desolato. Ma dentro, ecco là nel fondo una gemma che splende amichevole e santa, o fiammeggia ingannevole e malvagia: il suo tesoro, il sentimento che lo domina.
L’unico vero tesoro.
4Tu hai Me. E in verità ti dico che non potresti avere cosa più grande. Così come in verità ti dico che Io non potrei avere cosa più cara del ricetto in un cuore che mi ama totalmente.
5Ogni tesoro ti potrebbe rapire il mondo. Ma non il possesso del tuo Gesù. Ogni cosa mi potrebbe lanciare il mondo, a onore o a maledizione, a seconda dei suoi stimoli. Ma onori, riti, fiori, incensi, cerimonie, templi e parati, canti e genuflessioni, non mi danno l’onor santo che mi dà colui che fa di Me il suo unico tesoro. Così come non vi è maledizione o bestemmia, sacrilegio e abiura, che non venga riparato dall’onore santo di chi mi accoglie per chi mi respinge, di chi mi dà culto d’amore per chi mi fa sacrilegio, di chi mi loda e benedice per chi mi maledice e bestemmia.
6Oh! sta’ felice! Io in te e tu in Me! È la gioia reciproca. Sentimi come ti stringo al cuore. Non dico altro. È venerdì. Ma ho voluto temperare il sacrificio del venerdì con questo fiore per farti sorridere e sempre più sperare. Anzi: sempre più sentirti sicura.
7Va’ in pace, diletta. Taccio, ma resto con te.»
5. Necessità di vivere in Grazia[21].
Quale bestiale irriflessione!
Dice Gesù:
1«Una delle imprudenze perniciosissime, e forse la più comune fra gli uomini, è quella del promettere senza riflettere. Quante promesse giurate[22] fanno gli uomini con irriflessione prima, e con leggerezza poi vengono da essi non mantenute! E quanto male ne viene al mondo!
2Sacri voti che non vengono osservati per negazione della creatura a quella vocazione seguita al suo primo presentarsi alla mente, scambiando per chiamata di Dio un sentimentalismo del cuore. Unioni matrimoniali mutate in sacrileghe disunioni perché davanti alla realtà della convivenza il più debole e irriflessivo dei due diviene spergiuro. Delusioni date ad amici che credevano alla vostra promessa. E, ciò che è più grave, turbamenti mondiali causati da imprudenze di governanti irriflessivi i quali, arbitri dei loro popoli, promettono in loro nome alleanze che poi sono un balzello di sangue per il loro popolo e per l’altrui, sia perché obbligano i sudditi a combattere per l’alleato, o sia perché, con spergiura audacia, infrangono la già stipulata alleanza, impossibile a sostenersi, e divengono nemici.
3Come può l’uomo, dotato di un’intelligenza superiore, dono diretto di Dio, agire con così bestiale irriflessione? Perché in lui si è lesa o spenta del tutto la forza dello spirito col peccato che leva la Grazia.
Zimbello della propria irriflessione.
4Guarda, Maria. Vediamo insieme l’episodio di Erode che fa decollare il cugino e precursore mio[23]. E vediamolo attraverso al mio modo di vedere, così diverso da quello degli uomini. Molto, dai pulpiti delle mie chiese, si parla di questo episodio. Ma, irriflessivi come lo stesso Erode, i commentatori si fermano al “Non lecito” e non traggono dall’episodio l’altro insegnamento, così utile alle anime.
5Dice Marco (cap. 6[24], v. 21‑27) come Erode fu lo zimbello della propria irriflessione. Egli, mosso da compiacimento sensuale, aveva giurato alla giovinetta di darle tutto quanto ella gli avesse richiesto. E dice l’evangelista che, quando seppe ciò che gli si richiedeva, ne fu rattristato, poiché in fondo Erode rispettava il cugino mio del quale aveva riconosciuto la eroica santità e l’intelligenza soprannaturale, alla quale ricorreva per esser illuminato. Ma promessa data va mantenuta, specie se promessa di re, data davanti a tutta la corte. E la testa del più santo fra gli uomini ‑ perché santificato avanti la nascita dall’abbraccio della Portatrice di Dio: la mia Madre santissima[25], piena di Spirito Santo ‑ cadde per stolto giuramento di re.
La “necessità” del vivere in grazia.
6Perché Erode poté fare questo? Perché la Grazia non era più in lui. Satana lo teneva in grazia del peccato. E quando Satana tiene un uomo, quell’uomo è cieco e sordo alle luci e alle voci dello Spirito di Dio, il quale è l’ispiratore delle azioni degli uomini e non consiglia che azioni di giustizia e santità.
7Vedete la necessità, dico “necessità”, del vivere in grazia?
8O uomini che vi affannate ad acquistare ed a conservare le ricchezze che periscono, come non vi affannate a conservare questa immensa ricchezza soprannaturale della Grazia in voi? Della Grazia che vi mantiene in contatto con Dio e vi nutre delle sue luci come nascituri nel seno di una madre, attraverso le fibre che uniscono a lei.
9E infatti voi siete dei nascituri alla Vita del Cielo. Non è questa la Vita, questa che vivete sulla terra nella giornata mortale. Questa è soltanto formazione del vostro essere futuro di vivente eterno. L’esistenza umana è la gestazione che vi forma per darvi alla Luce. Alla Luce vera, e non alla povera luce caliginosa di questa terra.
10Io vi porto in Me come madre che forma la sua creatura, vi circondo e riparo di Me stesso, vi nutro del mio alimento per farvi nascere immortali nell’ora di quella che voi chiamate “morte”, e altro non è che “passaggio”. Passaggio da una fase incompiuta alla compiutezza, dalla segregazione in limitato spazio alla libertà sconfinata, dalle tenebre alla Luce, dalle impedite carezze all’abbraccio assoluto dell’anima col suo Genitore.
Gestazione e nascita dei nuovi demoni.
11Questo è ciò che voi chiamate “morire”. Voi che, col vostro orgoglioso sapere, ancora non sapete dare il giusto nome alle cose, e come fanciulli di pochi anni chiamate le cose con nomi errati. Io vi voglio insegnare cosa è la “morte” e chi sono i “morti”.
12Morte è separarsi da Dio come nascituro che avanti tempo si separa dall’organo materno e putrefà nell’alveo che lo espelle con dolore. Morti sono coloro che, per essere così espulsi, non differiscono dalla spoglia di un animale che si disfà al sole e alla pioggia lungo una carraia della terra, oggetto di ribrezzo a chi la vede. Questo è ciò che è “morte”. Questo è ciò che è l’essere “morti”. Il peccato è la causa che vi separa da Dio e fa di voi una putrefacente carne corrotta, pasto di Satana che vi ha avvelenati per divorarvi, preda alla sua fame di divoratore di anime e di nemico di Dio, Creatore delle anime.
13Come poteva e come può lo Spirito di Luce e Carità essere guida a Erode e ai molti Erodi che sempre sono sulla terra quando il loro peccato li rende avulsi da Dio? In verità vi dico che base di tutti gli errori che si commettono sulla terra è il peccato che separa l’uomo dalla Grazia.
Nascita dei nuovi Cristi.
14Vivete in Grazia se non volete errare. Allora, come pargoli sostenuti dal velo della madre, voi camminate nelle vicende della terra e non cadete nei tranelli del mondo e del padrone del mondo, che ha rinnegato il Padrone santo e vero che è Iddio. Allora, come nascituri che si formano e crescono nel seno materno, voi raggiungete lo sviluppo completo per nascere alla Vita dei Cieli. Allora Io, Sangue tre volte santo, circolo in voi e vi nutro di Me, tanto che il Padre mio e vostro, stringendovi al seno, non distingue più il vostro essere di figli di Adamo e vi chiama “figli”. Figli come Me[26], il suo Verbo, perché il Sangue del Verbo è in voi e, abbracciando voi, il Padre Santo abbraccia il suo stesso Figlio, fatto uomo per darvi la Vita. Allora l’Eterno Spirito vi saluta, all’entrata nella Vita, con i suoi bagliori di Luce, perché riconosce in voi una parte di Sé che torna alla Sorgente divina da cui è scaturita.
15Oh! giorno santo e felice del vostro nascere al Cielo! Oh! giorno che il Dio Uno e Trino anela che venga per voi! Oh! beatitudine che ho preparata agli uomini!
16Sorgete, o miei diletti! La vita della terra è il tempo che vi dono per crescere alla Vita vera e, per quanto possa esser lungo e penoso, è attimo che fugge rispetto alla mia eternità. Eternità che vi prometto e che tengo in serbo per voi. Gioia che vi ho conquistata col mio dolore.
17Vivete in Me e di Me, figli che amo. La gioia che vi attende è smisurata come la gloria di Dio.»
6. Per vivere da Figli di Dio[27].
Figli di Dio in maniera totale.
Essere figlia di Dio.
Dice Gesù:[28]
1«Sei andata molto vicino al vero ma non lo hai perfettamente raggiunto.[29]
2Coloro che sono meco in Paradiso e che, per motivi imperscrutabili, hanno sulla terra vissuto un’ora di inferno, come tu la chiami, se ne ricordano, è vero. Ma non ne sentono l’amaro, non ne vedono il nero, non ne riceveranno più sussulti d’orrore nel ricordarla. Qui tutto è luce, dolcezza e pace. E nulla può annullarle, neppure il ricordo dei più atroci strazi subiti. Ma il ricordo resta. Non fa più male, ma vive. Esso è fomite ad una carità operante.
3Non dire mai più, mia piccola figlia, non dire mai più: “Se posso essere altrove, non mi vorrò più ricordare d’esser vissuta. Neppure uno sguardo avrò più per questa terra dolorosa dove è tanto dolore e tanto male”. Tu, ragionando così, ragioni umanamente. Questo non lo devi fare. Io ti ho messa fuori dalla piccola cerchia meschina di ciò che è umano. Ti ho già messa nell’infinita e gioiosa libertà del soprannaturale. Spogliati con santa fretta e con ilare volontà da ogni residuo di umano. Sii “figlia di Dio” in maniera totale.
4Esser figlia di Dio in maniera totale vuol dire esserlo come lo si è in Cielo, ossia possedere un amore che supera ogni ostacolo di ricordo amaro, anzi che dei ricordi amari fa pungolo per maggiore carità.
Vivere da figli di Dio.
5Vedi, figlia. Quando si è qui, nel mio Paradiso, si possiede l’Amore, perché il Paradiso è il possesso eterno di Dio che è Amore. Possedendo l’Amore perfetto, lo spirito subisce una metamorfosi di perfezione che ne capovolge anche l’ultimo residuo di giustizia umana.
6Ha sofferto sulla terra uno spirito? Appunto perché è conscio che sulla terra si soffre, ha pietà della terra e si dà ad una carità operante per pietà della terra.
7Ha sofferto sulla terra per causa degli uomini? Perché la terra, per sé stessa, è buona. Vi dà pane e lana, frutti e fuoco, non vi è nemica e crudele come lo è l’uomo. Ma appunto perché sa che sulla terra sono gli uomini quelli che fanno soffrire e che soffrono, ecco che lo spirito indiato sente una santa volontà di agire a pro dei poveri fratelli in esilio. Tutti poveri. Coloro che soffrono e, più, coloro che fanno soffrire, perché si procurano una povertà eterna e un’eterna desolazione.
Il paradiso dei santi e le anime purganti.
8I miei santi, dal seno beatifico della contemplazione, non cessano un momento di operare per voi che siete ancora raminghi nell’esilio, ed è una grande gioia per essi quando un mio sorriso ordina loro di venire fra voi a beneficarvi e a ricondurvi al Bene.
9Il Paradiso dei santi ha due facce. L’una guarda e si bea di Dio. L’altra è volta verso i poveri fratelli e non cesserà, questa vigile e amorosa carità, altro che quando l’ultimo uomo avrà finito di lottare sulla terra. I santi pregano la mia Maestà perché conceda loro di venire a voi per aiutarvi.
10Vedi, figlia? Oggi il mio martire Lorenzo[30] guarda con più amore che mai la povera terra e i poveri uomini, perché, immerso come è nella Carità e nella Sapienza, vede in essa terra e in essi uomini una delle due ragioni principali della sua eterna beatitudine, e vuole beneficarli per riconoscenza di essere stati per lui ragione di gloria. 13Anche se tu fossi nel luogo di temporanea espiazione, avresti questa carità operante. Perché le anime purganti non vedono ancora Dio, ma lo amano già come in Cielo e già hanno gli impulsi caritativi dei beati.
11Non dire, dunque, mai più di voler dimenticare la terra. I miei figli non hanno mai un amore egocentrico, ma imitando il loro Signore irradiano come soli i loro raggi su buoni e malvagi per richiamarli tutti alla Luce.
Pensare da figli di Dio.
12Questa lezione te l’ho voluta dare Io, Padre tuo, che ho tanto amato la terra, di cui conoscevo tutti i misfatti passati e futuri, i misfatti commessi in essa dagli uomini, che mi sono strappato dal seno il mio Verbo per mandarlo a santificare la terra. Il mio Pensiero sapeva che fra i misfatti futuri ci sarebbe stato il deicidio. Eppure ciò non ha posto freno al mio amore. Come non lo ha posto all’amorosa fretta del Verbo, né all’amorosa attività del Paraclito.
13Pensa da figlia di Dio, e la benedizione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo sarà sempre su te.»
La parola d’ordine dei figli di Dio.
14Come dolcemente ha parlato il Padre santissimo! Una lezione che è stata tutta una carezza, detta con tanta e pacata maestà che, come lei può notare, meno la parola “indiato”, che ho scritto di nuovo perché avevo fatto uno sgorbio per un improvviso scarto della mano, non ho avuto da fare correzioni o aggiunte per esser rimasta indietro mentre la Voce dettava.
15Non dirò più neppure quella cosa, dunque, e da oggi penserò, e lo dico a denti stretti, di occuparmi della terra quando l’avrò lasciata. Dai e dai, spero giungere a pensarlo senza fatica, e ciò se Dio mi aiuti…
16Quante cose che deve “non fare più” la povera Maria da quando è “portavoce”! Potrei dire che piano piano ho dovuto rinunciare ad ogni mio pensiero. Potrei dire che la parola base degli amorosi colloqui divini è: “Non fare questo per amore di Me”. Così sia, però, sempre. Mi basta che Egli mi tenga fra le braccia per impedire a Satana di seviziarmi coi ricordi…
Nell’ora della burrasca.
Il buon padrone di barca.
Più tardi dice Gesù (è proprio Lui, perché ne sento la carezza):
17«Nei momenti di pericolo e di burrasca un padrone di barca è sempre vigile al suo posto. Non si fida più dei suoi marinai, neppure di quello che sta al timone, neppure del marinaio scelto, preposto alla manovra delle vele. Prende la barra del timone fra le sue mani, e dà ordini e sovraintende alle manovre delle vele. Perché sa che nessuno come lui, che ne è il padrone, può amare quella barca in cui egli ha messo le sue economie per averne pane per i figli e della quale ogni tavola, ogni chiodo, ogni cordame ha nome di un ricordo.
18Questo fu preso col sacrificio della sposa che volle negarsi una veste e un monile per fare più bella la navicella; quello è stato dato da quell’aspra fatica su nave straniera, lontano per tanto tempo dalla casa, fatica compiuta per averne larga mercede e raggiungere il sogno di possedere la barca più bella fra le barche del paese; su quella tavola fece i primi passi il primo dei suoi nati, sull’altra il vecchio padre pianse di gioia vedendo il figlio ormai padrone, e quelle lacrime sono state l’acqua lustrale del navicello… Quanti ricordi!
19Egli non vuole che la barca pericoli, perché le è troppo cara, amata come fosse la sua donna od il suo nato, come fosse una parte della sua casa… Veglia dunque su essa con vigile amore e nelle ore di pericolo non ne lascia un attimo la cura, perché non vuole vederla perire; neppure vuole vederla ferirsi, dando di cozzo contro gli scogli e le secche, o vederla disalberata, senza l’ala delle vele, perché una improvvida manovra le ha lasciate ghermire dagli artigli del vento di fortuna. Non vuole neppure che rallenti, con le vele flosce in una bonaccia sciroccosa, perché sa quanto infido è il mare e come la calma troppo fonda preluda ad una tempesta, appena fuori delle zone dove predominano le calme.
Nell’ora della burrasca.
20Così fa il buon padrone. Ed Io non dovrei fare ugualmente con te? Guardati indietro e osserva se, ogni volta che per te si preparava la burrasca, o quando t’era sopra e ti sbatteva, Io non presi il tuo timone.
21Ora che hai l’occhio spirituale lucido e forte, tu puoi vedere tutta la tua vita nella sua verità, nelle sue verità: umane e soprumane. E in queste vedi la previdenza e l’amore del tuo Gesù brillare come una stella sulla vetta del tuo albero. Non ho lasciato che tu cercassi la Stella polare dell’uomo. Ma sono sceso. Mi sono messo a capo del tuo io, e col magnetismo della mia divinità, ben più forte di quello che piove dagli astri, ho sprigionato fluidi per domare gli eventi e per chiamare te a Me.
22Tu… tu per tanto tempo, fra le nebbie della tua umanità, hai preso quel lume di Stella per un lumicino qualunque che ti dava noia agli occhi col suo palpitare costante. Tu… tu fra le voci delle tue burrasche non hai saputo comprendere la Voce di quei palpiti. Ma Io ero ugualmente Io. E con dolcezza che ti assopiva o con violenza che ti prostrava, quando vedevo che tu correvi contro un pericolo, quale che sia, ti strappavo di mano timone e vele e li drizzavo Io verso l’aperto oceano del mio amore che ti voleva. Quando mi hai saputo vedere, tu eri già fuori dalle secche e dagli scogli. Non avevi che da veleggiare fidente verso il Sole.
Perché tempeste spirituali?
23Guarda ancora. È bene ogni tanto voltarsi indietro per vedere le opere che sono altrettanti segni d’amore lasciati lungo il nostro cammino da chi ci ama. Guarda ancora. Anche a chi naviga su aperto mare può accadere tempesta. Essa non è soltanto verso le scogliere. E tu ne hai incontrate molte, e molte ne incontrerai. Ma sei mai perita? Mai. Perché? Perché Io sono con te. Permetto che tu le senta avvicinare, queste tempeste. Voglio anzi che tu conosca che esse stanno per venire, perché tu ti possa fortificare in anticipo ad affrontarle, e anche perché tu ne abbia un doppio merito, soffrendone anche in anticipo. Anche in questo, sorella-sposa, ti faccio simile a Me e a Maria. Noi conoscemmo molto in anticipo la nostra Passione… Permetto che esse vengano. Perché?
24Una creatura serafica ha scritto: “Molte pagine della mia vita non saranno lette sulla terra”. Non è solo Teresa di Lisieux che può dire così. Di tutte le anime, e specie delle privilegiate, si può dire senza mentire “che molte pagine della loro vita non saranno lette sulla terra”. Sono le pagine dei segreti del Re.[31] Degli imperscrutabili motivi della sua condotta verso le anime. Quando, tuffata nella Luce, potrai leggere le immortali pagine dei libri eterni, conoscerai il perché di certe tue ore.
25Permetto che vengano, queste burrasche. Atroci. Si. Atroci, atrocissime. Lo riconosco, povera Maria, vittima dell’amore nostro: mio e tuo. Ma quando vengono, non mi limito neppur più a stare sull’alto dell’albero maestro, Stella scesa a spargere astrali influenze sul tuo cammino. Scendo ancora più giù. Ti vengo al fianco. Ti prendo – sì, Maria, è come tu vuoi – ti prendo la povera testa e il povero cuore fra le mani, e sulle ferite del cuore verso i balsami delle mie carezze e del sangue che goccia dai palmi trafitti, e ti chiudo occhi e orecchi con queste mani che ti amano per non farti vedere e udire gli aspetti e le voci terrificanti della burrasca.
Come bambino delirante.
26Non dire: “Ma in aprile mi hai lasciata sola”.[32] Non lo dire. Quando un bambino malato delira, inutilmente il padre suo lo carezza e lo bacia e lo tiene fra le sue braccia, perché non si faccia del male e senta che non è solo. Il bambino malato non vede e comprende, e piange: “Papà, papà! Perché non vieni? Perché non mi aiuti?”. Finché la febbre dura, piange il bimbo e si angoscia il padre, l’uno di esser lasciato solo, l’altro di non poter farsi riconoscere.
27Questo è avvenuto nello scorso aprile fra Me e te. Il perché è uno dei misteri che saranno letti negli eterni libri. Ma pensalo, e credilo, e con te lo creda chi assisté al tuo tormento, credetelo tutti fermamente, che è un perché di “grande” amore. Ma tu mi eri fra le braccia. Ti dibattevi e mi chiamavi. Credevi di cozzare contro Satana e la malvagità umana. No. Ti erano ai fianchi. Ma tu urtavi contro Me. Me solo. Perché eri nel cerchio delle mie braccia e serrata contro il mio petto. Non stretta da Satana. Da Me. Credevi d’esser sola. Non udivi la mia voce. Ma Io ti parlavo fra i capelli. 34Tanto ho parlato al tuo super cosciente, che esso si è calmato come un bambino sotto la ninna-nanna che lo culla.
28Sono il Gesù che ha calmato le tempeste sul lago di Galilea.[33] Le ha calmate senza toccare barra e velame, col solo imperio del suo volere. Posso calmare la tempesta che rugge intorno ad un mio figlio, tenendolo fra le braccia e comandando ai venti e alle onde di farsi quieti.
29Non temere, figlia. Non uscire dal cerchio delle mie braccia e poi non temere di nulla. Crollasse tutto il mondo intorno a te, Io non ti farei conoscere desolazione. Io verserò su te i “torrenti di pace e gioia” di cui parla Isaia. Rimanessi unica in un mondo vuoto, troveresti sempre “un seno che ti accoglie: il mio, che ti cullerebbe sulle sue ginocchia come su quelle di una madre”.
30Lo scorso anno, proprio in questi giorni, ti ho detto: “io ti sarò padre e madre e fratello e sposo”. Gesù non mente mai. Lo fui, lo sono e lo sarò. “Perché ti ho amata di un amore eterno e per questo ho continua benignità verso di te”.[34]
31Vai sicura sotto i raggi della Stella del tuo amore: Io, Gesù.»
7. Per vincere Lucifero[35].
Capacità e potenza di Lucifero.
Dice Gesù in risposta a certe mie riflessioni:
1«Lucifero è intelligentissimo oltre che astuto. Usa dell’astuzia per insidiare, ma dell’intelligenza per pensare se e quando e come può darmi pena e rovinare una creatura. Credi pure che non spreca mai inutilmente il suo tempo.
2Perciò, dato che, per quanto sia onnipresente sulla terra, ha tanto da fare presso i tanti uomini che abitano il globo, e per quanto la poca attenzione dell’uomo e la sua scarsa volontà di bene facciano, della potenza di Lucifero, veramente grande, una quasi onnipotenza sulle creature, perciò, dico, deve calcolare bene il suo tempo e non perderne un attimo per lavorare con utile. Col suo nefando utile che è quello di impinguare i suoi forzieri infernali di tesori rubati a Dio: le anime.
3È veramente un instancabile lavoratore. In alto, l’instancabile opera il bene per voi. In basso, l’instancabile opera il male per voi. E in verità ti dico che egli ha più fortuna di Dio. Le sue conquiste sono più numerose delle mie. Ma, tu puoi ben capire dalla premessa, essendo astuto, intelligente, indaffarato, non può concedersi il lusso di occuparsi di tutti in ugual misura. E non se lo concede.
4Oh! nel suo male è un asceta dell’idea che persegue, tutto votato ad essa, e non si distrae, non viene a transazioni, non a stanchezze, non a rimandi! Foste voi, uomini, verso il bene quello che è Satana verso il male! Ma non lo siete.
Le due strategie.
5Lucifero, man mano che una creatura nasce all’intelligenza, prima se ne cura ben poco, si limita a guardarla e guatarla come probabile futuro capro del suo infernale gregge; man mano che una creatura nasce al saper volere, al saper pensare, ossia oltre i sette anni, aumenta la sua attenzione e inizia il suo insegnamento.
6Il ministero angelico istruisce e conduce gli spiriti con parole di luce. Il ministero satanico istruisce e istiga gli spiriti con parole di tenebre. È una lotta che non ha mai fine. Vinto o vincitore l’uno, vinto o vincitore l’altro, l’angelo di luce e l’angelo di tenebre battagliano intorno ad uno spirito sino all’ultima ora mortale, per strappare l’uno all’altro la preda, riconsegnandola l’uno al suo Signore, nella luce, dopo averla avuta in tutela tutto il giorno terreno, trascinandosela seco nelle tenebre l’altro se vittoria ultima fu sua.
La potenza della grazia.
7Però fra i due che battagliano vi è un terzo, ed è, in fondo, il più importante personaggio. Vi è l’uomo per cui i due battagliano. L’uomo libero di seguire la sua volontà e dotato di intelligenza e ragione, munito della forza incalcolabile della Grazia che il Battesimo gli ha reso e che i Sacramenti gli mantengono e aumentano.
8La Grazia, tu lo sai,[36] è l’unione dell’anima con Dio. Perciò dovrebbe darvi tanta forza da rendervi imprendibili e incorruttibili alle insidie e corruzioni sataniche, perché l’unione con Dio dovrebbe farvi semidei. Ma per rimanere tali occorre volerlo. Occorre dire a Satana e dirsi: “io sono di Dio e voglio esser solo di Dio”. Perciò ubbidienza a precetti e consigli, perciò sforzo continuo per seguire e perseguire e conquistare il bene e un sempre maggior bene, perciò fedeltà assoluta e vigilanza costante, perciò eroismo per vincere sé stessi e l’esterno nelle seduzioni della concupiscenza trina e nelle sue multiple facce.
9Pochi, molto pochi, troppo pochi sanno fare queste cose. E allora? E allora a questi, così facili a prendersi quando lo si voglia, così inerti a sfuggire quando sono stati presi, Satana dà poca cura. Fa come il gatto col topo. Li prende, li strozza un pochino, li stordisce e poi li lascia, limitandosi a dar loro un’altra unghiata e un’altra zannata se dànno segno di tentare una timida fuga. Non più. Sa che sono “suoi” e non perde molto tempo per loro, né molta intelligenza.
Gli imprendibili.
10Ma coi “miei”! Oh! coi miei è un’altra cosa! Sono la preda che più solletica la sua livida fame. Sono gli “imprendibili”. E Satana, cacciatore esperto, sa che vi è merito a catturare le difficili selvaggine. Sono le “gioie” di Dio. E Satana fa gran festa quando può dar dolore a Dio e offesa e delusione. Vive d’odio. Come Dio vive d’amore. È l’Odio. Come Dio è l’Amore. L’Odio è il suo sangue. Come l’Amore è il mio. Eccolo allora moltiplicare cure e sorveglianze intorno ad un “mio”.
11Entrare in una fortezza smantellata è giuoco di bimbi. Non lo vuole il re crudele dell’inferno. Vuole le fortezze di Dio, le rocche monde e lisce, limpide come cristallo, resistenti come acciaio che da ogni parte mostrano scolpito, fin nelle latebre più fonde – anzi è dalle latebre che trapela come fluido che si emana da un interno all’esterno – il Nome più santo: Dio. Il Nome che essi amano, servono, pronunciano, con lo spirito adorante, ad ogni battito del loro cuore. Prenderli, prendervi, strapparvi a Me, cancellare dal vostro essere trino di spirito, carne e ragione, quel Nome, fare di voi, fiori del mio giardino, immondezza per il suo inferno, e ridere, gettando il suo riso bestemmiatore contro il trono divino, ridere per la sua vittoria sull’uomo e su Dio. Ecco la gioia di Satana.
I vincitori.
12Più siete “miei” e più egli si accanisce a farvi suoi. E siccome è in voi una vigilanza e una volontà assidue, egli, l’Astuto, non vi segue e persegue col metodo usato per gli altri. Ma vi assale proditoriamente, a distanze sempre più lunghe, nei momenti più imprevedibili e coi motivi più impensabili. Approfitta del dolore, del bisogno, dell’abbandono, delle delusioni, e balza come pantera sulla vostra stupita, accorata debolezza del momento, sperando di vincervi allora per rifarsi di tutte le volte che l’avete vinto.
13I mezzi? infiniti. Il metodo? Uno solo. Quello di una benevola, bugiarda dolcezza, di una ragionata e pacata parola, di un aspetto di amicizia che aiuta, che vuole aiutare.
Gloria a chi vince!
14Ne hai avuti di assalti? E ne avrai ancora, e molti, e sempre più astuti. Oh! che livore per Me e per te! Sempre più ne avrai; e di così sottili da trarre in inganno anche il più furbo. Furbo umanamente parlando. Perché – sorridi, anima che amo – perché la semplicità compenetrata di Dio, e che si conserva tale, è impenetrabile ad ogni sottigliezza.
15Ti ferirà l’esterno. Ma è onore di soldato la cicatrice che segna la carne e dice: “Questo segno è prova di battaglia virile”. E più un soldato ha le carni rigate da questi segni e più il mondo al valoroso si inchina. Nelle battaglie spirituali succede lo stesso. E le vostre ferite, che non ledono lo spirito ma illividiscono solo ciò che è involucro allo spirito-re, sono il vostro onore. E per esse sarete onorati in Cielo.
16In verità ti dico che voi chiamate “martiri” solo coloro che perirono per opera di tiranni. Ma tutti i miei santi sono martiri. Perché per esser santi dovettero subire persecuzione di Satana e rimanere fedeli. Gloria a chi vince! Le palme celesti sono per voi.»
8. Per evitare l’inferno[37].
Come sarà la figura morale di Gesù?
1Mentre lavoro d’ago, contemplo mentalmente la figura morale di Gesù Cristo. Penso che se potessi avere un quadro dipinto di Lui, secondo le mie indicazioni e perciò il più vicino possibile a quale era il suo Ss. Volto d’Uomo, vorrei fargli scrivere sotto una frase che fosse ” tutto ” ciò che era Gesù di Nazareth. Penso a ” Venite a Me “, a ” Io sono la Via ‑ Verità – Vita “, a ” Son Io, non temete “. Ma sento che non è ancora ciò che l’anima mia vuole per indicare ” il Cristo”.
Gesù è il Compendio dell’amore dei Tre.
2S. Azaria mi parla:
3«Gesù è il Compendio dell’amore dei Tre. Gesù è il Compendio di ciò che è la Ss. Trinità e Unità di Dio. È la Perfezione dei Tre compendiata in Uno solo. È l’infinita, multiforme Perfezione compendiata in Gesù. Un abisso di Perfezione davanti al quale si prostrano adorando le milizie celesti e le beate moltitudini del Paradiso. Un abisso di Amore che poté essere, e può essere, compreso e accettato solo da coloro che posseggono amore.
Perché Lucifero peccò.
4Onde qui si spiega come poté divenire Spirito del Male l’arcangelo che era spirito benigno e santo. Ma non santo al punto da esser tutto amore. È la misura dell’amore, che uno ha in sé, che dà la misura della sua perfezione e della sua refrattarietà ad ogni corruzione. Quando l’amore è completo, nulla più può entrare a corrompere. La molecola che non ama è breccia facile per l’infiltrarsi dei primi elementi che non sono amore. Ed essi sforzano, allargano e allagano e sommergono gli elementi buoni, fino ad ucciderli. Lucifero aveva una incompleta misura d’amore. Il compiacimento di sé occupava uno spazio in lui, uno spazio in cui non poteva essere amore. E fu la breccia per la quale entrò, rovinosa, la sua depravazione. Non poté, per essa, comprendere ed accettare il Cristo‑Amore, Compendio dell’infinito, unico, trino Amore. E che al giorno attuale più sia vasta l’eresia che nega l’Umanità Divina della Seconda Persona e fa di Lui un semplice uomo buono e saggio, si spiega facilmente con questa chiave: la mancanza di amore nel cuore umano, l’incapacità di amore, la povertà del possesso d’amore.
L’eresia dei “senza amore”.
5Osserva, anima mia, che, sia nel tempo di Cristo come poi nella sua era, due furono sempre i punti in cui più si impuntò l’intelletto protervo dell’uomo che non può credere se non è umile e se non è amoroso: che il Cristo fosse Dio e Uomo e facente azioni unicamente spirituali e per le quali fu odiato anche dai suoi più intimi e perciò tradito, e che abbia creato il Sacramento dell’Amore. Allora, ora, sempre, i “senza amore” ereticamente dissero e diranno che Dio non può essere in Gesù e che Gesù non può essere nella Ss. adorabile Eucarestia.
6Perciò, anima mia, se avessi a fare scrivere una parola sotto l’effigie dell’Uomo‑Dio, dovresti fare scrivere: ” Io sono il Compendio dell’Amore “.»
7E S. Azaria tace, adorando.
8Che pace! Che pace in me, che luce, che sensazione di benessere mentale, di un pensiero che si acquieta per una risposta che lo persuade totalmente, si fanno durante e dopo la lezione angelica! Col mio tesoro chiudo il quaderno e torno al lavoro manuale mentre la mente contempla, appagata, la lezione avuta.
Come poté peccare l’angelo.
9Rileggo più tardi, medito e mi impunto sulla frase:
10“Lucifero non santo al punto da essere tutto amore “. Nel concetto sublime che ho io degli angeli non riesco a capire come uno spirito quale è lo spirito che è angelo abbia potuto avere manchevolezze. È sempre stato un invincibile stupore il mio davanti al peccato degli angeli! E mai nessuno mi ha dato una spiegazione che mi persuadesse del come degli esseri spirituali, creati dal volere perfetto di Dio, in un creato dal quale mancava l’elemento ” Male ” che ancora non si era formato, contemplanti l’eterna Perfezione, e quella sola, abbiano potuto peccare. Ora la frase: ” … non santo da essere tutto amore ” mi arresta, suscitando di nuovo il mio: ” Come poté essere ciò? “.
L’angelo di fronte all’uomo in Grazia.
S. Azaria mi dice:
11«Gli angeli sono superiori agli uomini. Dico ” uomini ” per dire gli esseri così chiamati, composti di materia e di spirito. Allora siamo superiori noi, tutto spirito. Ma ricorda che quando nell’uomo vive la Grazia e circola il Sangue del Mistico Corpo il cui capo è Cristo, mentre i sette Sacramenti lo corroborano dalla nascita alla morte, per ogni stato e per ogni fase della vita, allora in voi, ” templi vivi del Signore “, noi vediamo il Signore e adoriamo Egli in voi, e allora voi siete superiori a noi, ” altri Cristi ” siete, e avete ciò che è detto ” Pane degli angeli ” ma solo degli uomini è Pane. Mistica, insaziata fame d’Eucarestia che è in noi e che ci fa stringere a voi, quando di Essa vi nutrite, per sentire la fragranza divina di questo Cibo perfetto!
Negli angeli vi è libertà di volere.
12Ma, per tornare al punto iniziale, ti dico che negli angeli, diversi in natura e perfezione a voi, vi è, come in voi, libertà di volere. Dio nulla ha creato di schiavo. In origine nel creato non era che Ordine. Ma l’Ordine non esclude la libertà. Anzi nell’Ordine è perfetta libertà. Nell’ordine non è neppure, ad essere costrittrice, la paura di un’invasione, di un’intrusione, di un’anarchia di altre volontà che possano produrre collusioni e rovine penetrando nell’orbita e nella traiettoria di altri esseri o cose create. Così era l’Universo tutto, prima che Lucifero abusasse della sua libertà e con volontà propria mettesse in sé disordine di passioni per creare disordine nell’Ordine perfetto. Se fosse stato tutto amore, non avrebbe avuto posto in sé per altro che non fosse amore. Invece ebbe posto per la superbia che potrebbe dirsi: il disordine dell’intelletto.
Perché Dio non impedì il peccato di Lucifero?
13Dio avrebbe potuto impedire questo fatto? Sì. Ma perché violentare la volontà libera del bellissimo, intelligentissimo arcangelo? Non avrebbe allora Lui stesso, il Giustissimo, messo disordine nell’ordinato suo Pensiero, non più volendo ciò che prima aveva voluto, ossia la libertà dell’arcangelo? Dio non oppresse lo spirito turbato per metterlo con violenza nella impossibilità di peccare. Il suo non peccare non avrebbe avuto allora nessun merito. Anche per noi fu necessario il “saper volere il Bene” per continuare a meritare di godere la vista di Dio, Beatitudine infinita!
14Dio, come aveva voluto al suo fianco nelle prime operazioni creative l’arcangelo sublime, e lo volle cognito del futuro della creazione d’amore, così lo volle cognito dell’adorabile e dolorosa necessità che il suo peccato avrebbe imposto a Dio: L’Incarnazione e Morte di un Dio per controbilanciare la rovina del Peccato che si sarebbe creato se Lucifero non avesse vinto la superbia in sé stesso. L’Amore non poteva che parlare questo linguaggio. Il primo annichilimento di Dio è in questo atto di voler piegare dolcemente il superbo, supplicandolo quasi, con la visione di ciò che la sua superbia avrebbe imposto a Dio, a non peccare, per portare altri a peccare.
Come nacque il l’Inferno.
15Era atto di amore. Lucifero, già insatanassato, lo prese per paura, debolezza e affronto, per dichiarazione di guerra; e guerra mosse contro il Perfettissimo dicendo: ” Tu sei? Io pure sono. Ciò che Tu hai fatto, per me l’hai fatto. Non c’è Dio. E se un Dio c’è, io sono. Io mi adoro. Io ti aborro. lo mi rifiuto di riconoscere chi non mi sa vincere per mio Signore[38]. Non mi dovevi creare così perfetto se non volevi rivali. Ora io sono e ti sono contro. Vincimi, se puoi. Ma non ti temo. Io pure creerò; e per me tremerà il tuo Creato perché io lo scrollerò come brandello di nuvola presa dai venti, perché ti odio e voglio distruggere ciò che è tuo per creare sulle rovine ciò che sarà mio. Non conosco e non riconosco nessun’altra potenza all’infuori di me. E non adoro più, non adoro più, non adoro più altro che me stesso “.
16Veramente allora nel Creato, in tutto il Creato, dall’imo al profondo, fu una convulsione orrenda per l’orrore delle sacrileghe parole. Una convulsione quale non sarà alla fine del Creato. E nacque da essa l’Inferno, il regno dell’Odio.
Come nasce il Male e come va vinto.
17Anima mia, comprendi come nacque il Male? Dalla volontà libera, e rispettata tale da Dio, di uno che non era ” tutto amore “. E credi che, su ogni colpa che d’allora è commessa, è questo giudizio: ” Qui non è tutto amore “. L’amore completo interdice il peccare. E senza sforzo. Non fatica, chi ama, a raggiungere la giustizia! L’amore lo porta alto sopra tutti i fanghi e i pericoli, e lo purifica d’attimo in attimo delle imperfezioni appena apparenti che ancora ci sono nell’ultimo grado della santità consumata, in quello stato in cui lo spirito è così progredito da essere veramente re, già unito con spirituale connubio al suo Signore, godendo di un sol grado meno ciò che è la vita dei beati in Cielo, tanto Dio si dona e si svela al suo figlio benedetto.
18Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo.»
9. Per compiere missioni e ministeri[39].
L’anima in grazia.
La storia dei martiri.
Dice Gesù:
1«O voi cristiani del ventesimo secolo, che ascoltate come racconti fiabeschi le storie dei miei martiri e vi dite: “Non può esser vero! Come lo può essere? infine erano anche essi uomini e donne! Ciò è leggenda”, sappiate che ciò non è leggenda. Ma è storia. E se voi credete alle virtù civiche degli antichi ateniesi, spartani, romani, e vi sentite esaltare lo spirito per gli eroismi e le grandezze degli eroi civili, perché non volete credere a queste virtù soprannaturali e non vi sentite esaltare lo spirito e spronarlo a eletta imitazione al racconto delle grandezze e degli eroismi dei miei eroi?
2Infine, vi dite, erano uomini e donne. Sicuro. Erano uomini e donne. Voi dite una grande verità e vi date una grande condanna. Erano uomini e donne e voi siete dei bruti. Dei degradati dalla somiglianza con Dio, dalla figliolanza di Dio, al livello di animali solo guidati dall’istinto ed imparentati con Satana.
“Uomini e donne” in grazia.
3Erano uomini e donne. Erano tornati “uomini e donne” per mezzo della Grazia, così come erano il Primo e la Prima nel Terrestre Paradiso.
4Non si legge nella Genesi che Dio, fece l’Uomo dominatore su tutto quanto era sulla Terra, ossia su tutto meno che su Dio e i suoi angelici ministri? Non si legge che fece la Donna perché fosse compagna all’Uomo nella gioia e nella dominazione. su tutti i viventi? Non si legge che di tutto potevano mangiare fuorché dell’albero della scienza del Bene e del Male[40]? Perché? Quale sotto senso è nella parola ” perché domini? ” Quale in quello dell’albero della scienza del Bene e del Male? Ve lo siete mai chiesto, voi che vi chiedete tante cose inutili e non sapete chiedere mai alla vostra anima le celesti verità?
L’anima in grazia.
5La vostra anima, se fosse viva, ve le direbbe, essa che quando è in grazia è tenuta come un fiore fra le mani dell’angelo vostro essa che quando è in grazia è come un fiore baciato dal sole e irrorato dalla rugiada per lo Spirito Santo che la scalda e illumina, che la irriga e la decora di celesti luci.
6Quante verità vi direbbe la vostra anima se sapeste conversare con essa, se l’amaste come quella che mette in voi la somiglianza con Dio, che è Spirito come spirito è la vostra anima. Quale grande amica avreste se amaste la vostra anima in luogo di odiarla sino ad ucciderla; quale grande, sublime amica con la quale parlare di cose di Cielo, voi che siete così avidi di parlare e vi rovinate l’un l’altro con amicizie, che se non sono indegne (qual che volta lo sono) sono però quasi sempre inutili e vi si mutano in frastuono vano o nocivo di parole e parole tutte di terra.
7Non ho Io detto: ” Chi mi ama osserverà la mia Parola e il Padre mio l’amerà verremo presso di lui e faremo in lui dimora[41]? ” L’anima in grazia possiede l’amore e possedendo l’amore possiede Dio, ossia il Padre che la conserva, il Figlio che l’ammaestra, lo Spirito che la illumina. Possiede quindi la Conoscenza, la Scienza, la Sapienza. Possiede la Luce.
8Pensate perciò quali, conversazioni sublimi potrebbe intrecciare con voi la vostra anima. Sono quelle che hanno empito i silenzi delle carceri, i silenzi delle celle, i silenzi degli eremitaggi, i silenzi delle camere degli infermi santi. Sono quelle che hanno confortato i carcerati in attesa di martirio, i claustrati alla ricerca della Verità, i romiti anelanti alla conoscenza anticipata di Dio, gli infermi alla sopportazione ‑ ma che dico? ‑ all’amore della loro croce.
9Se sapeste interrogare la vostra anima, essa vi direbbe che il significato vero, esatto, vasto quanto il creato, di quella parola ” domini ” è questo: ” Perché l’Uomo domini. su tutto. Su tutti i suoi tre strati. Lo strato inferiore animale. Lo strato di mezzo morale. Lo strato superiore spirituale. E tutti e tre li volga ad un unico fine: ‘Possedere Dio’”. Possederlo meritandolo con questo ferreo dominio che tiene soggette tutte le forze dell’io e le fa ancelle di questo unico scopo: meritare di possedere Dio.
Il Male e la Grazia.
Origine del Male[42].
10Vi direbbe che Dio aveva proibito la conoscenza del Bene e del Male perché il Bene lo aveva elargito alle sue creature gratuitamente, e il Male non voleva che lo conosceste perché è frutto dolce al palato ma che, sceso col suo succo nel sangue, ne desta una febbre che uccide e produce arsione, per cui più si beve di quel suo succo mendace e più se ne ha sete.
11Voi obbietterete: ” E perché ce la messo? ” E perché! Perché il Male è una forza che è nata da sola come certi mali mostruosi nel corpo più sano.
12Lucifero era angelo, il più bello degli angeli. Spirito perfetto inferiore a Dio soltanto. Eppure nel suo essere luminoso nacque un vapore di superbia che esso non disperse. Ma anzi condensò covandolo. E da questa incubazione è nato il Male. Esso era prima che l’uomo fosse. Dio l’aveva precipitato fuor dal Paradiso, l’Incubatore maledetto del Male, questo insozzatore del Paradiso. Ma esso è rimasto l’eterno Incubatore del Male, e non potendo più insozzare il Paradiso ha insozzato la Terra.
Il peccato originale[43].
13Quella metaforica pianta sta a dimostrare questa verità. Dio aveva detto all’Uomo e alla Donna: ” Conoscete tutte le leggi ed i misteri del creato. Ma non vogliate usurparmi il diritto di essere il Creatore dell’uomo. A propagare la stirpe umana basterà il mio Amore che circolerà in voi, e senza libidine di senso ma per, solo palpito di carità susciterà i nuovi Adami della stirpe. Tutto vi dono. Solo mi serbo questo mistero della formazione dell’uomo”.
14Satana ha voluto levare questa verginità intellettuale all’Uomo e con la sua lingua serpentina ha blandito e accarezzato membra e occhi di Eva suscitandone riflessi e acutezze che prima non avevano, perché la Malizia non li aveva intossicati. Essa ” vide “. E vedendo volle provare. La carne era destata.
15Oh! se avesse chiamato Dio! Se fosse corsa a dirgli: ” Padre! Io son malata. Il serpente mi ha accarezzata e il turbamento è in me “. Il Padre l’avrebbe purificata e guarita col suo alito, ché come le aveva infuso la vita poteva infonderle nuovamente innocenza, smemorandola del tossico serpentino ed anzi mettendo in lei la ripugnanza per il Serpente, come è in quelli che un male ha assalito e che, guariti di quel male, ne portano una istintiva ripugnanza.
16Ma Eva non va al Padre. Eva torna dal Serpente. Quella sensazione è dolce per lei. ” Vedendo che il frutto dell’albero era buono a mangiarsi e bello all’occhio e gradevole all’aspetto, lo colse e ne mangiò”
17E ” comprese “. Ormai la malizia era scesa a morderle le viscere. Vide con occhi nuovi e udì con orecchi nuovi gli usi e le voci dei bruti. E li bramò con folle bramosia.
18Iniziò sola il peccato. Lo portò a termine col compagno. Ecco perché sulla donna pesa condanna maggiore[44]. È per lei che l’uomo è divenuto ribelle a Dio e che ha conosciuto lussuria e morte. È per lei che non ha più saputo dominare i suoi tre regni: dello spirito perché ha permesso che lo spirito disubbidisse a Dio; del morale perché ha permesso che le passioni lo signoreggiassero; della carne perché l’avvilì alle leggi istintive dei bruti.
19” Il Serpente mi ha sedotta ” dice Eva. ” La donna m’ha offerto il frutto ed io ne ho mangiato ” dice Adamo[45]. E la cupidigia triplice abbranca da allora i tre regni dell’uomo.
Il Vangelo della Grazia[46].
20Non c’è che la Grazia che riesca ad allentare la stretta di questo mostro spietato. E, se è viva, vivissima, mantenuta sempre più viva dalla volontà del figlio fedele, giunge a strozzare il mostro ed a non aver più a temere di nulla. Non dei tiranni interni: ossia della carne e delle passioni; non dei tiranni esterni: ossia del mondo e dei potenti del mondo. Non delle persecuzioni. Non della morte.
21E’ come dice l’apostolo Paolo: ” Nessuna di queste cose io temo, né tengo alla mia vita più di me, purché io compia la mia missione ed il ministero ricevuto dal Signore Gesù per rendere testimonianza al Vangelo della Grazia di Dio[47] “.
22I miei martiri hanno tenuto a compiere la loro missione e il ministero ricevuto. da Me di santificare il mondo e rendere testimonianza al Vangelo. Di. Nessun’altra cosa si sono preoccupati. Essi, per la Grazia vivente in loro e da loro tutelata con una cura quale non davano per la pupilla dei loro occhi e per la vita che gettavano con ilare prontezza, sapendo di gettare corruttibile spoglia per acquistarne una incorruttibile di infinito valore, erano tornati ” uomini e donne “, non più bruti. E da uomini e donne, figli del Padre celeste, vivevano e agivano.
Amore è darsi, offrirsi, immolarsi.[48].
23Come dice Paolo, essi ” non hanno bramato né oro, né argento, né vesti da alcuno “, ma anzi si sono fatti spogliare e si sono volontariamente spogliati di ogni ricchezza, fin della vita, ” per seguire Me ” sulla terra e nel Cielo.
24” Con le loro mani ” sempre come dice l’apostolo, ” han provveduto al bisogno loro e di altri”, hanno dato la Vita a sé ed hanno portato altri alla Vita.
25” Lavorando hanno soccorso gli infermi ” di quella tremenda infermità che è il vivere fuori della vera Fede e hanno tutto se stessi prodigato a questo scopo dando affetti, sangue, vita, fatiche, ogni cosa, ricordando le parole mie che ti ho detto tre giorni sono[49]: ” Dare è ricevere “, ” Dare è meglio che ricevere “, quelle parole che oggi, quando ti ho fatto aprire il Libro al capo 20 degli Atti e al versetto 35 tu hai letto con un sussulto perché hai ricordato di averle udite da poco e sei corsa a cercarle. E trovatele hai pianto, perché hai avuto una conferma che sono Io che parlo.
Un’anima di fanciullo
26Sì, sono lo. Non temere. Tu neppure te ne accorgi di quali verità divieni canale. Come l’uccellino sul ramo che canta felice quel canto che da millenni Dio ha messo nella sua piccola gola, e non sa perché escono quelle date note e non altre, e non sa di dire con quelle il suo nome e il nome del. suo Creatore, così tu ripeti quella Parola che parla in te e non sai neppure quanto essa è profonda nelle sue enunciazioni.
27Ma resta così: bambina. Amo tanto i bambini. Lo hai Visto[50]. Non m’hai visto ridere altro che con essi. Essi erano per Me la mia gioia d’Uomo. La Madre e il Discepolo, la mia gioia d’Uomo Dio e di Maestro. Il Padre, la mia gioia di Dio., Ma i bambini il mio sollievo giocondo sulla terra tanto amara.
28Resta così: bambina. Il tuo Salvatore, schiaffeggiato da tanti uomini, ha bisogno di rinfrescare le sue gote sulle gote dei bambini. Ha bisogno di appoggiare la sua fronte su dei capi che sono amorosi e senza malizia.
29Vieni, piccolo Giovanni, dal tuo Gesù. E restami sempre bambina. Il regno dei Cieli è di chi sa avere un’anima di fanciullo ed accogliere la Verità con la fiduciosa prontezza di un fanciullo.
30Sono Io, non temere. Io che ti parlo e ti benedico. Va’ in pace, piccolo Giovanni. Domani ti manderò Giovanni.»
10. La grazia dà la vita dello spirito[51].
Perfezione della creatura umana.
Dice Gesù:
1«Continuo a parlarti della grazia[52], la quale dà la vita dello spirito.
2Quando Iddio creò il primo uomo, infuse in esso, oltre che la vita della materia, fino ad allora inanimata, anche la vita dello spirito. Altrimenti non avrebbe potuto dire che vi aveva fatto a sua immagine a somiglianza.
3Quello che era di perfetto la prima creatura nessuno di voi lo può immaginare. Solo Noi possiamo vedere, nell’eterno presente che è la nostra eternità, la perfezione dell’opera regale della nostra Intelligenza creatrice. Il seme di Adamo, se Adamo avesse saputo rimanere re quale Noi lo avevamo fatto, con potestà[53] su tutte le cose e con dipendenza solo da Dio ‑ una dipendenza di figlio amatissimo ‑ sarebbe stato un seme di perpetua perfezione. Ma vi era un vinto che vegliava per trarre vendetta.
I veleni del morso di Lucifero.
4Tu, Maria, che dici che dal tuo cuore non potrebbero uscire spontaneamente pensieri di perdono perché la tua natura umana ti porta allo spirito di vendetta e solo per riguardo mio sai perdonare, ci hai mai pensato che è stato lo spirito di vendetta che ha rovinato voi, figli di Adamo, e mandato Me, Figlio di Dio, sulla croce?
5Lucifero ‑ ed era il bello fra i belli creati da Me ‑ dal baratro dove era piombato, brutto in eterno dopo la blasfema rivolta al suo Creatore, fu assetato di vendetta. Al primo peccato di superbia unì così una serie interminabile di delitti, vendicandosi nei secoli dei secoli. E la prima vendetta fu sui miei creati Adamo ed Eva. Nella perfezione della mia creazione il suo dente avvelenato mise il segno della sua bestialità comunicandovi la sua stessa libidine di lussuria, di vendetta, di superbia. E da allora il vostro spirito duella in voi contro i veleni del morso infernale.
Sotto il segno della Bestia.
6Qualche rarissima volta lo spirito vince sulla carne e il sangue, e dà alla terra e al Cielo un nuovo santo. Qualche volta lo spirito vive stentatamente, con stasi di letargo in cui è come fosse morto e nelle quali vivete e agite come creature prive di luce, della mia Luce. Qualche altra, viene letteralmente ucciso dalla creatura che volontariamente decade dal suo trono di figlia di Dio e diventa peggio di un bruto. Diventa demonio, figlio di demonio.
7In verità ti dico che oltre due terzi della razza umana appartengono a questa categoria che vive sotto il segno della Bestia. Per questa inutilmente Io sono morto.
La vita dello spirito.
8La legge dei segnati dalla Bestia è in antitesi con la Legge mia. In una domina la carne e genera opere di carne. Nell’altra domina lo spirito e genera opere di spirito. Quando lo spirito domina, là è regno di Dio. 11Quando domina la carne, là è regno di Satana.
9L’infinita Misericordia che anima la Triade ha dato al vostro spirito tutti gli aiuti per rimanere dominatore. Ha dato il sacramento che leva il segno della Bestia nella vostra carne di figli di Adamo e imprime il mio Segno. Ha dato la mia Parola di Vita, ha dato Me, Maestro e Redentore, ha dato il mio Sangue nell’Eucarestia e sulla Croce, ha dato il Paraclito: lo Spirito di verità.
10Colui che sa stare nello Spirito genera opere dello spirito. Dalla creatura posseduta dallo Spirito sgorga carità, mitezza, purezza, scienza e ogni opera buona unita a umiltà grande. Dagli altri escono, come serpi sibilanti, vizi, frodi, lussurie, delitti, poiché il loro cuore è nido di serpi infernali.
11Ma dove sono quelli che sanno tendere alla vita dello spirito e rendersi degni di accogliere in sé l’infusione vitale del Consolatore che viene con tutti i suoi doni ma vuole per trono uno spirito pronto, desideroso di Lui? No, che il mondo non lo vuole questo Spirito che vi fa buoni. Il mondo vuole il potere a qualunque costo, la ricchezza a qualunque costo, l’appagamento del senso a qualunque costo, tutte le gioie della terra a qualunque costo, e respinge e bestemmia lo Spirito Santo e impugna la sua Verità, e si paluda di vesti profetiche parlando parole che non escono dal seno della Trinità Ss. ma dall’antro di Satana.
Cause della rovina e del silenzio di Dio.
12E ciò non è e non sarà perdonato. Mai[54] . E che non sia perdonato lo vedete. Dio si ritira nell’alto dei suoi Cieli perché l’uomo respinge il suo amore e vive per e nella carne. Ecco le cause della vostra rovina e del nostro silenzio. Dal profondo escono i tentacoli di Satana, sulla terra l’uomo si proclama dio e bestemmia il vero Dio, in alto il Cielo si chiude. Ed è già pietà, perché chiudendosi rattiene le folgori che voi meritate.
13Una nuova Pentecoste troverebbe i cuori più duri e sozzi di un macigno sprofondato in uno stagno di fango. State perciò nel fango che avete voluto, in attesa che un comando, che non conosce ribellioni, ve ne tragga per giudicarvi e separare i figli dello spirito dai figli della carne.»
11. La parabola della perla[55].
Parabola della perla.
Dice Gesù:
1«Anima mia, ascolta la parabola della perla.
2Un granello di arena mosso dalle onde del mare viene inghiottito dalle valve del mollusco. Un sassolino greggio e spregevole, un frammento minuscolo di roccia, una scheggia di pomice, tutte cose che non meritano lo sguardo di un uomo.
3Quel granello di rena inghiottito così rimpiange certo, nel primo tempo, le sconfinate praterie del mare dove rotolava libero sotto la spinta delle correnti e dove vedeva tante cose belle, create dal Padre mio. Ma dopo qualche tempo intorno al grigio e ruvido granellino si fa una pellicola bianca, sempre più bella, più soda, più regolare. E il sassolino non rimpiange più la libertà selvaggia di prima, ma benedice il momento in cui[56] fu precipitato, da un volere superiore alla sua intenzione, fra le valve di quel mollusco. Se il granellino potesse parlare direbbe: “Sia benedetto quel momento in cui ho perduto la libertà! Sia benedetta la forza che la libertà mi ha levato e di me, povero e brutto, ha fatto una preziosa margarita!”
L’anima e la Grazia.
4L’anima è un sassolino di sua natura grezzo. Porta il segno della creazione divina, ma si è così mal ridotto, rotolandosi in basso, che è divenuto sempre più scabro e sempre più grigio. La grazia, come una corrente celeste, lo sospinge per gli sconfinati spazi dell’universo, verso il Cuore di Dio che sta aperto per ricevere le sue creature. Sta col Cuore aperto il vostro Dio desiderando voi, povere creature.
5Ma sovente voi resistete alle correnti della grazia e all’invito di Dio che desidera chiudervi nel suo Cuore. Credete d’esser più felici, più liberi, più padroni di voi stessi rimanendo fuori. No, poveri figli miei. Felicità, libertà, padronanza, sono dentro al Cuore di Dio. Fuori c’è l’insidia della carne, l’insidia del mondo, l’insidia di Satana.
6Credete essere liberi, ma siete legati come schiavi al remo. Credete di esser felici, ma le sollecitudini, esse sole, sono già infelicità. E poi c’è tutto il resto. Credete d’esser padroni, ma siete servi di tutti, servi di voi stessi nella parte inferiore, e non ve ne viene gioia anche se lavorate per darvi gioia.
7Io do la gioia perché do la Pace, perché do la continenza, perché do la rassegnazione, la pazienza, ogni virtù.
8Beate quelle anime che non fanno troppa dura opposizione alla grazia che le sospinge verso di Me. Beatissime quelle che non solo si lasciano portare a Me, ma a Me vengono con l’ansia del desiderio per essere inghiottite dal mio Cuore.
9Esso non respinge nessuno per meschino e grezzo che sia. Esso accoglie tutti, e più siete miseri, ma insieme convinti che Io vi posso far belli, e più Io lavoro la vostra meschinità, la rivesto di veste nuova, preziosa, pura. I miei meriti ed il mio amore operano la metamorfosi. Entrate creature e uscite, alla Luce del Giorno di Dio, perle preziosissime.
10L’anima qualche volta rimpiange la prima libertà. Specie nei primi tempi, poiché il mio lavoro è severo pur sotto veste d’amore. Ma quanto più l’anima è volonterosa e tanto più presto comprende. Tanto più l’anima rinuncia ad ogni desiderio di falsa libertà e preferisce la regale schiavitù dell’amore, e tanto più presto gusta la beatitudine della sua prigionia in Me ed accelera il prodigio santificante dell’amore.
Diventare parte di Gesù.
11IL mondo perde ogni attrattiva per quell’anima felice che vive chiusa in Me come perla nello scrigno. Tutte le ricchezze della terra, tutti gli effimeri soli, tutte le insincere gioie e le pseudo-libertà perdono luce e voce e resta sola la volontà, sempre più vasta e profonda, del nostro reciproco amore, del nostro volere essere uno per l’altro, uno nell’altro, uno dell’altro.
12Oh! troppo poco conosciuta beatitudine delle beatitudini, vivere con Me che so amare! Che se Pietro esclamò sul Tabor, solo per vedermi trasfigurato: “Signore, è bene per noi lo stare qui”, che dovrebbe dire l’anima che è trasfigurata essa stessa divenendo molecola del mio Cuore di Dio?
13Ma pensa, Maria. Chi vive in Me diventa parte di Me[57]. Capisci? Di Me Gesù, Figlio del Dio vero, Sapienza del Padre, Redentore del mondo, Giudice eterno e Re del secolo futuro, Re in eterno. Tutto questo diviene l’anima che vive sprofondata nel mio Cuore. Parte integrante e viva del Cuore di un Dio, vivrà eterna come Dio nella Luce, nella Pace, nella Gloria della mia Divinità.»
12. Il grappolo, il sole, il vignaiolo[58].
La parabola del grappolo d’uva.
Dice Gesù:
1«L’uva è tanto più dolce quanto più è matura, e tanto più è matura quanto più sole piglia. Il padrone della vigna non coglie la sua uva per farne del vino se non è ben maturata, e perché maturi sfronda e pota di modo che il sole possa scendere e circolare fra grappolo e grappolo e fare, dei chicchi aspri e verdi, tante perle di zucchero liquido.
2Se l’uva rimanesse come è nell’aprile, ossia quando la vite è bella con le sue foglie nuove e i suoi grappolini in fiore, o anche come è in giugno, già tutta piena di tralci flessibili e di grappoli formati, non servirebbe a nulla fuorché a una gioia dell’occhio. Invece nell’autunno, dopo tanto sole e tante potature, essa è bella in un’altra maniera e, oltre che bella, utile all’uomo.
Il sole e il vignaiolo.
3Io sono il sole e voi, anime mie, siete la vigna dove si deve formare il vino eterno. Io sono il sole e sono anche il vignaiolo. Io vi circondo e inondo dei miei raggi e vi mortifico perché voi diate tralci carichi di frutti veri e non vani viticci che non servono a niente[59].
4Bisogna lasciare che il sole e il vignaiolo lavorino a loro completo piacere l’anima vostra. Bisogna, Maria mia, imitare molto, molto, molto il grappolo che non ha voci di proteste né atti di resistenza per il sole e per il padrone della vigna, ma anzi si lascia scoprire per ricevere i raggi caldi, si lascia medicare coi liquidi adatti, si lascia sistemare senza reazione alcuna. E così si fa sempre più grosso e dolce, un vero prodigio di succhi e di bellezza.
L’ora della divina vendemmia.
5Anche l’anima deve tanto più desiderare il sole e l’opera dell’eterno Vignaiolo quanto più si avvicina per essa l’ora della divina vendemmia. Non è destinato al mistico tino il grappolo restio e malato che non ha voluto divenire maturo, sano e dolce, e che si è nascosto per non esser curato. Ma invece diviene degno della mia Vendemmia il grappolo che non ha avuto paura di cesoie e di medicine e che docilmente si è sacrificato, nei suoi gusti, per Me.
Aumento di sforzo e generosità.
6Io sono il Vendemmiatore e tu il mio grappolo. La vendemmia si avvicina. Aumenta i tuoi sforzi per assorbire quanto più puoi di Me. Io diverrò in te liquore di vita eterna. Aumenta le tue generosità per assecondare l’opera del tuo amoroso Vignaiolo. Egli, il tuo Gesù, non vuole altro che fare di te un grappolo degno d’esser posato ai piedi del trono di Dio.
7Dolce cosa avere a Maestro Gesù, Maria, ma cosa che diviene perfetta quando del Maestro si assimila tutto l’insegnamento.»
13. Il candore dell’anima[60].
Presenza di Gesù nell’anima.
Dice Gesù:
1«Sai perché ti impressioni anche di una inezia e non vorresti commetterla? Perché Io sono in te. Dove sono Io non vi può sussistere nulla che abbia neppure le più lontane parentele coll’impuro. La sensibilità di un’anima data a Me è tale che la più esigua ragnatela di male le è pesante, insopportabile, ripugnante più di un mare di fango a chi non è con Me.
2Ma questo non per merito dell’anima. Unicamente perché là sono Io. 3Il merito dell’anima, se mai c’è, è uno solo: quello della sua buona volontà di tenermi e tenersi in Me. Ricordalo e non ti gloriare di quello che non è tuo ma è mio. Umiltà sempre se Io devo agire.
Parabola della polvere e i massi.
3Agli occhi del mondo tu sei candida come neve alpina. Ma agli occhi miei sei ancora bigia per la polvere che ti ricopre. Come è formata la polvere? Di particelle così minuscole che ad occhio nudo non si vedono. Ma tante messe insieme fanno uno strato grigio che offusca e sporca le cose. Non occorre avere addosso i massi per morire di soffocazione o per apparire brutti. Anche un mucchio di polvere può uccidere per asfissia e abbruttisce sempre.
4I massi sono i peccati mortali. La polvere i peccati veniali. Anche le imperfezioni sono polvere; più fina, ma sempre polvere. 6E bisogna levarla perché se si accumula, per quanto ogni sua molecola sia impalpabile, insignificante, finisce per asfissiare l’animo e renderlo sporco. Il mondo non la vede. Io sì. Vi sono cose candide, all’apparenza, ma che non lo sono. Vi sono cose pure, all’apparenza, ma che non lo sono. Non per loro volontà, ma perché altre volontà le hanno macchiate e corrotte. Finché vi è vita vi è pericolo. È la stessa vita che è pericolo.
Similitudine della neve e il giglio.
5Guarda la neve. Come è bianca! S’è formata alta, nel mio cielo. Guarda il giglio. Come è perlaceo! La sua seta l’ho creata Io. Ma se tu guardi neve e giglio con un microscopio vedi quanti germi impuri si sono mescolati, nel cadere attraverso gli spazi, prima di posarsi sulla terra, nel più candido fiocco di neve; vedi quante microscopiche scaglie di polvere deturpano la seta angelica del giglio testé schiuso. E per la neve e il giglio, come cose inanimate, non v’è colpa se ciò avviene.
Il microscopio dell’anima.
6Ma per l’anima ragionevole sì. Essa può vigilare e provvedere. Come? Usando l’amore. L’amore è il microscopio dell’anima. Più un’ama Me e vede le cose attraverso di Me, e più vede le macchioline della sua coscienza. Queste non mi allontanano perché Io so come siete fatti. Ma non mi allontanano se l’anima le subisce come inevitabili ma non le provoca e anzi cerca subito di mondarsi. Ricordalo sempre.
Regola di spiritualità.
7Io resto. Anzi tu devi cercare di avermi[61] più spesso, anche sacramentalmente. Non c’è che il mio Sangue che lavi il bigio della tua anima e la renda degna del Re, di Me. Hai visto quando Io non ti venivo portato cosa è successo… Solo la mia potenza, operando un miracolo continuo, ha potuto portarti avanti lo stesso, mantenerti la vita dello spirito sotto la polvere che si accumulava e che non veniva mondata dal mio Sangue.
8Ma non bisogna pretendere e osare troppo! Io ti ho salvata per scopi miei che non vanno giudicati e neppure scrutati. Ora tutto torna nella regola perché il miracolo è l’eccezione. E tu devi pascerti di Me per essere sempre più degna di Me, mettendoci di tuo: infinito amore, tutto quello che puoi spremere da tutto il tuo essere fino a rimanere esausta, infinita volontà di bene, infinita attenzione, infinita umiltà, riconoscendo il tuo niente e il mio Tutto, e infinita volontà di purezza. Su questa mi basta questo, per ora, e la separo dalla volontà in generale di proposito, come volontà eccelsa.
Tempo di allarmi spirituali[62].
9Siamo in tempo di allarmi[63] e se non vigilate il nemico vi colpisce. Ma che sono le bombe e gli attacchi nemici, che uccidono solo il corpo, rispetto alle insidie del Nemico che vuole uccidere la vostra anima? Quell’anima che Io ho ricomprata a prezzo di un Dolore e di un Sangue che non hanno prezzo! Monta sul mio monte, afferrati alla mia Croce e vigila per te, su te, su molti. E prega.
Il segno della presenza di Gesù.
10Io ti amo e l’ilarità che senti in te è la prova del mio amore e che tu mi accontenti abbastanza. Quando Io sono in pace con un cuore, do pace e gioia. Questo è il segno.
Il futuro è nella misericordia di Dio.
11Riguardo al futuro… Cosa vuoi sapere, povera anima?! Non sei lontana dalla verità, e stamane l’hai sfiorata… Ma avresti il coraggio di conoscerla piena? Ringrazia la mia misericordia che, per ora, te la nasconde in buona parte. Prega. La Pentecoste è vicina.
La croce che spetta ad ognuno.
12Riguardo al Padre[64] digli: “Colui che vive in carità e in purezza è già su un calvario e mi piace. Sta a Me dare, nel modo che voglio, a ognuno la croce che gli spetta”.
13Vai. Ti do la mia pace.»
Esperienze e riservo della scrittrice.
E ora parlo io.
14Stamane, aprendo a caso il Vangelo, mi si è aperto prima sul capitolo: “Insegnamenti di Gesù. S. Matteo cap. 5”, poi al 1° capitolo di S. Luca. Infine al 21° capitolo di S. Luca e precisamente dal versetto 8 al versetto 24. Giungendo al v. 20 ho avuto una scossa che si è ripetuta più forte al v. 24. Gliene ho accennato sta mane.
15Come attraverso[65] dei veli o delle lontananze ho capito che lì c’è un riferimento a noi tutti. Ma non ho visto chiaramente. Sono però rimasta sotto la penosa impressione che perdura come goccia di amaritudine in mezzo alla dolcezza che mi sommerge.
16Mi raccomando di tenere tutto per sé quanto le dico e le scrivo. 22Creda che mi costa tanto dover dire e far conoscere certe cose. Mi sembra così impossibile che mi succedano! E pensare che è una Volontà così prepotente che non dà pace finché non le si è dato retta.
17Stamane ho dovuto smettere a metà il ringraziamento della Comunione perché non capivo più niente tanto le altre parole suonavano forti e imponevano di essere scritte. Dopo, finalmente, ho potuto pregare. Ma prima ho dovuto smettere. E dopo sono rimasta con l’eco di quelle parole nel cuore, che vado meditando. Di mio non avrei potuto aggiungere nulla fuorché questo schiarimento.
14. Dove opera la Grazia[66].
Dove c’è umiltà, buona volontà e retta intenzione
1. Scriverò poi la cronaca di questi 5 giorni. Per ora scrivo ciò che ricevo per P. Pennoni[67] “.
Dice Gesù:
2. «Digli a mio nome: Gamaliele, Nicodemo e Saulo erano ” dottori difficili ” e cercavano di spiegarsi il soprannaturale, che non sapevano e non accettavano che teoricamente, con il naturale. Ma quando la mia Grazia li prese perché… perché anche nel loro errore vi era un fondo che rendeva non maligno l’errore ‑ cosa che Io non perdono, perché è la malizia quella che mi fa ribrezzo – quando la mia Grazia li volle, essi divennero colui che difende il primo martire, colui che mi stacca dalla croce, colui che mi predica fra le genti con la forza di un uragano di grazia[68].
3. Digli questo. E che confidi in Me. Io posso tutto quanto voglio. Io tutto voglio quando vedo umiltà, volontà e rettitudine. Mi ami. Più mi amerà e più capirà i miracoli del Cristo. Digli questo. E sia il tuo addio di sorella e il mio viatico.
4. E digli anche: ” C’è un Mendicante che ti chiede un pane e dell’acqua per tanti affamati e assetati. Non per Sé. Chiede il tuo attuale dolore. È Gesù… “.
5. Vada e stia con la mia pace. Ti benedico.
15. Nozze di Cana: Il banchetto eucaristico[69].
Le nozze di Cana.
l’Eucarestia è il Sacramento dei Sacramenti.
Dice Gesù:
1“Avrei potuto parlare prima per darti questa gemma, o mio piccolo Giovanni. Ma tale è la dignità del S. Sacrificio, troppo poco conosciuto per ciò che è da troppi cristiani cattolici, che ho dato la precedenza alla spiegazione di esso. Ed è questa la prima lezione che do a molti, parlando eccezionalmente in dì festivo e su un brano evangelico che ho già trattato secondo l’insegnamento consueto. Quando un sacerdote o una voce parla in nome di Dio e per ordine di Dio, quando si ubbidisce ad un precetto, Io, che sono il Signore, taccio perché grande è la dignità di un maestro che parla in mio nome e per ordine mio, e grande è la dignità di un rito, grandissima quella della S. Messa, rito dei riti così come l’Eucarestia è il Sacramento dei Sacramenti.
Il cibo spirituale dei 4 Vangeli.
2Or dunque ascolta, o mio piccolo Giovanni. Ti ho detto molto tempo fa[70] – eri al luogo di esilio e soffrivi come solo Io so quanto – che ogni brano ed episodio evangelico è una miniera di insegnamenti. Ricordi? Ti avevo mostrato la seconda moltiplicazione dei pani e ti avevo detto che, come con pochi pesci e pochi pani avevo potuto sfamare le turbe, altrettanto i vostri spiriti possono essere sfamati all’infinito dai pochi brani che sono riportati dai 4 Vangeli. Infatti sono 20 secoli che di essi si sfama un numero incalcolabile di uomini. 3Ed Io, ora, attraverso il mio piccolo Giovanni ho dato aumento di episodi e parole perché veramente l’inedia sta per consumare gli spiriti e Io ne ho pietà. Ma anche da quei pochi episodi dei 4 Vangeli vengono, da 20 secoli, pane e pesci agli uomini perché ne siano saziati e ne avanzino ancora.
La Parola compresa è vita, scintilla, sorgente.
4Tutto ciò fa lo Spirito Santo, che è il Maestro docente sulla cattedra dell’insegnamento evangelico. “Quando sarà venuto il Paraclito, Egli vi ammaestrerà in ogni vero e vi insegnerà ogni cosa e vi rammenterà tutto quanto ho detto“[71] insegnando lo spirito vero di ogni parola, di ogni lettera dell’episodio. Perché è lo spirito della parola, e non la parola in sé, che dà la vita allo spirito. La parola incompresa è suono vano. È incompresa quando è solo vocabolo, rumore, non “vita, seme di vita, scintilla, sorgente” che mette radici, accende, lava a nutre.
Le nozze di Cana.
5Le nozze di Cana[72]. Ecco che da 20 secoli sono spunto ai maestri di spirito a predicare la santità del matrimonio compiuto con la grazia di Dio, a predicare la potenza delle preghiere di Maria, il suo insegnamento all’ubbidienza: “Fate ciò che Egli vi dirà“, la potenza mia che muta l’acqua in vino, e così via. Nessuno di questi frutti colti dal brano evangelico sono errati. Ma non questi soli sono i frutti che l’episodio porta a che voi potete coglierne.
6Mia piccola innamorata, amante di Me, affamata di Me Eucarestia, questo è uno degli episodi della mia vita pubblica in cui è in germe il miracolo ultimo dell’Uomo-Dio: l’Eucarestia. La Risurrezione è già miracolo di Dio-Uomo, il primo di tutti i miracoli venuti da quando, dalla Vittima distrutta dal Sacrificio, emerse il glorificato Gesù Dio-Uomo, il Vittorioso. Prima era ancora nascosto il Dio nell’Uomo. La sua Natura trapelava per bagliori nella parola e nei miracoli, simile alle vampate che incoronano dentro per dentro[73] un monte e fanno dire: “Qui si cela il fuoco e questo monte, in apparenza simile a molti altri, è un vulcano che ha per sua anima l’elemento fuoco in luogo di essere unicamente strati su strati di terre e di rocce”.
Il corpo umano del Cristo.
7Ma l’Umanità del Cristo che doveva patire e morire era in tutto simile a quella di ogni uomo, avendo una carne soggetta alla legge della materia, col bisogno di cibo, di sonno, di bevande, di vesti, e disagio di freddo o di calore, e stanchezze per molto lavoro o lungo cammino, e compattezze[74] di carne, e – miseria per l’Onnipresente – e costrizione in un unico luogo. 8Tutto meno la colpa e gli appetiti alla stessa. Anzi, tutto, e soprattutto ciò che è il martirio dei giusti: il dover vivere fra i peccatori vedendo le offese fatte all’Eterno da essi, e le discese dell’uomo nella fanghiglia dei bruti. L’Uomo – Io te lo dico, Maria – ha sofferto, col suo intelletto e col suo cuore di Giusto, più di questo che di ogni altra cosa. Il fetore del vizio e del peccato! La verminaia di tutte le concupiscenze! Io te lo dico: ho cominciato ad espiarle da quando le ho avute vicine, tanto era il tormento che davano all’anima e all’intelletto mio. Gli angeli hanno numerato i colpi degli immateriali flagelli dei vizi dell’uomo sulla mia Umanità, numerosi quanto e dolorosi più di quelli del flagrum romano.
Il corpo risorto del Cristo.
9Dopo il Sacrificio, il mio vero Corpo, pur restando vero Corpo, assunse la libera bellezza e potenza dei corpi glorificati, quella che sarà anche la vostra. Quella in cui la materia somiglierà allo spirito con il quale visse e lottò per farsi regina come esso re. 10E il Corpo fu glorioso come lo Spirito che in esso era divino, non più soggetto a tutto quello che prima lo mortificava, e lo spazio non fu più ostacolo, né ostacolo il muro, né ostacolo la lontananza, né ostacolo l’essere Io qui nel Cielo voi lì sulla terra, perché Io fossi in Cielo e in terra vero Dio e vero Uomo colla mia Divinità, con la mia Anima, col mio Corpo e col mio Sangue, infinito come alla mia Natura divina si conviene, contenuto in un frammento di Pane come il mio Amore volle, reale, onnipresente, amante, vero Dio, vero Uomo, vero Cibo all’uomo, sino alla consumazione dei secoli, e vero gaudio degli eletti per ciò che non è più secolo ma eternità.
L’Eucarestia, Stella del mattino del tempo nuovo.
11L’Eucarestia è il miracolo ultimo dell’Uomo Dio. La Risurrezione, il miracolo primo del Dio Uomo che da Sé stesso trasmuta il suo Cadavere in Vivente eterno. L’Eucarestia, trasformazione delle specie del pane e del vino in Corpo e Sangue di Cristo, è al limite fra le due epoche come una stella, quella del mattino, fra i due tempi che han nome notte e giorno. E quando brilla la stella del mattino il viandante si dice: 12“Ora è giorno” benché ancora non sia giorno, perché sa che quella luce, ai limiti del cielo, è presagio d’alba. L’Eucarestia è la Stella del mattino del tempo nuovo. La sua luce di miracolo d’amore è presagio d’alba, dell’alba del tempo di Grazia. Per questo sta, raggiante dei suoi fuochi, sospesa fra il tempo che si chiude e quello che s’apre, alla fine della mia predicazione, all’inizio della Redenzione.
13Se la stella dell’Epifania brillò per dire ai re che il Re universale era dato al mondo, la stella della mia Eucarestia brillò nella Cena pasquale per dire al mondo che il vero Agnello stava per essere immolato, che già si immolava, dandosi spontaneamente in perpetuo cibo agli uomini perché il Sangue suo non bagnasse soltanto gli stipiti e gli architravi[75], ma circolasse, tutt’uno con loro, a farli santi, e la Carne immacolata fortificasse la loro debolezza mentre l’Anima del Cristo e la Divinità del Verbo abitano in loro portando seco l’inscindibile Presenza del Padre e dell’Eterno Spirito. E fra l’annuncio della stella epifanica e l’annuncio della stella eucaristica, ecco brillare con i suoi simboli incompresi la luce del miracolo di Cana a dire al mondo ciò che avrebbe fatto, nel cuore di pietra degli uomini e con la povera acqua del loro pensiero, la Sapienza e Potenza incarnata.
Il banchetto di nozze
“Tre giorni dopo c’era un banchetto”.
14“Tre giorni dopo c’era un banchetto“. Tre giorni: tre epoche, prima del convito di gioia. La prima, dalla creazione del mondo sino alla punizione del diluvio; la seconda, dal diluvio alla morte di Mosè. La terza, da Giosuè, mia figura, alla mia venuta. E ancora tre epoche, o tre giorni: i tre anni della mia predicazione prima del convito pasquale. E come avviene per un banchetto nuziale, che la preparazione ad esso è sempre più piena più si avvicina il momento del festino, così fu per il mio convito d’amore. Perciò sempre più chiare le voci del concerto profetico e le luci degli attendenti il vero Sposo che veniva a sposare Sé all’Umanità per farla regina.
“E vi era la Madre di Gesù”.
15“E vi era la Madre di Gesù“. La Madre! Può mancare la Madre se deve essere partorito l’uomo nuovo? Può non esservi Eva se deve essere d’ora in avanti la “Vita” dove era la Morte? E può mancare la Donna mentre si avvicina l’ora che il Serpente avrà oppresso il capo e limitata la sua libertà d’azione? Non può. E la Madre dei viventi, l’Eva senza macchia, la Donna dell’”Ave” e del “Si faccia”, la Donna dal calcagno potente, la Corredentrice, è presente al convito con cui ha inizio lo sponsale dell’Umanità con la Grazia.
“Venuto a mancare il vino”.
16Ma “venuto a mancare il vino” i convitati non avrebbero gioito per la presenza di Gesù. Oh! veramente quando venni per il mio convito di Grazia trovai che il vino mancava presto. 17Era troppo poco, e presto fu consumato, e gli uomini caddero in tristezza perché Io deludevo le loro speranze di inebriarsi di umani succhi di potenza e vendetta.
Le idrie di pietra.
18Che avevo trovato iniziando la mia missione? “Idrie di pietra preparate per le purificazioni dei Giudei“. Ossia per le purificazioni materiali. Ecco. I cuori, dopo secoli e secoli di impura assimilazione della Sapienza, si erano mutati in idrie di pietra. E non già per purificare sé stessi, ma per servire a purificare. Il rigorismo, l’esteriorità dei riti. Quel rigorismo che induriva senza servire a detergere neppure se stessi. Il solito peccato di superbia del credersi perfetti e di credere impuri gli altri. 19La durezza opaca della pietra opposta alla luce e alla duttilità della Sapienza che illumina a comprendere e aiuta ad amare. Cuori chiusi. Anche l’acqua che li empie non li fa morbidi. Serve a ghiacciarli. E nulla più. Gettata l’acqua, essi sono aridi, duri e senza profumo. Questo è l’esteriorità dei riti che colmano senza penetrare, senza trasformare, senza far dolci e profumati. Le idrie, i cuori, erano vuoti. Non contenevano neppure quel minimo di cosa utile che è l’acqua per purificare gli altri. Erano vuoti. Non avevano neppure pensato a colmarsi del minimo. Vuoti, arcigni, scabri, inutili, scuri nell’interno come un antro, bigi all’esterno per polvere e vecchiaia.
“Empite d’acqua le idrie”.
20“Empite d’acqua le idrie”. Oh! quanta l’acqua viva che Io ho versato nei cuori di pietra degli ebrei perché almeno avessero un minimo per essere utili ad alcunché! Ma essi non si mutarono e nella quasi maggioranza respinsero l’acqua, restando vuoti, duri, oscuri, arcigni.
“E ora attingete”.
21“E ora attingete”. Ecco. Nei cuori dove l’acqua fu accolta si mutò in vino eletto, tanto che il maestro di tavola disse: 22“Tutti dànno al principio il vino migliore e poscia il peggiore, mentre tu hai serbato il migliore alla fine“. Ho infatti serbato il migliore alla fine, Io, sposo del gran convito. Nell’Ultima Cena, ultimo atto del Maestro, Io, Sposo, ho mutato non l’acqua in vino, ma il vino in Sangue mio per una nuova trasformazione che vi aiutasse, o uomini, ad essere felici della mia felicità che è santa ed eterna. Avevo per tre anni empito le idrie vuote dell’Acqua veniente dal Cielo. Ma ora l’acqua non bastava più. Veniva il tempo della lotta e del giubilo, e il vino è utile al lottatore e immancabile ai conviti. 23Ed Io vi ho dato l’Eucarestia, il mio Sangue, perché beveste la mia stessa forza, e forti foste, e la mia ilare volontà di servire Iddio, e diveniste eroi come il Maestro vostro, e la mia gioia fosse in voi.
Il Convito perpetuo dello Sposo.
24Né quel miracolo di trasformazione di una specie nell’altra[76] ha più avuto fine. Le idrie del convito di Cana si vuotarono presto lasciando ebbri gli invitati alle nozze. La mia Eucarestia empie i calici e le pissidi di tutta la terra da secoli. E sino alla fine dei secoli gli affamati, gli esausti, i sitibondi, gli stanchi, gli afflitti, i morenti e quelli che appena cominciano a vivere con ragione, i puri come i penitenti, i malati come i sani, i sacerdoti come i laici, gli uomini d’ogni razza e condizione, sulle vette e nelle pianure, fra le nevi polari e all’equatore, sulle acque e sulle terre, vengono a bere, a mangiare, a nutrirsi, a salvarsi, a vivere del mio Sangue e della mia Carne, di questo Vino dato alla fine del Convito, alle soglie della Redenzione, perché fosse il Convito perpetuo dello Sposo a chi lo ama e la Redenzione continua dei vostri languori e cadute.
La transustanziazione degli uomini in figli di Dio.
25Le nozze di Cana. La trasformazione dell’acqua in vino. La Cena di Pasqua: la transustanziazione del pane e vino nel mio Corpo e nel mio Sangue. La prima, a segnare l’inizio della mia missione di trasformazione degli ebrei dell’antico tempo in discepoli del Cristo. La seconda, a segnare il principio della transustanziazione degli uomini in figli di Dio per la grazia rivivente in loro. L’ultimo miracolo dell’Uomo Dio. Il primo e perpetuo miracolo dell’Amore umanizzato. Questa, mio piccolo Giovanni, una delle applicazioni – ed è la più alta– del miracolo delle nozze di Cana.
26Ed in te, e per sempre, il mio Corpo e il mio Sangue siano quelle Cose preziose e incorruttibili per le quali, come dice Simon Pietro[77], sei stata riscattata, affinché tu esalti le virtù di Colui che dalle tenebre ti chiamò all’ammirabile sua luce. La mia pace a te, piccola sposa, anelante all’Amore. La pace a te. La pace a te. 27La pace a te.”
16. Mistero della Comunione Eucaristica[78].
La Comunione dopo il peccato originale.
Il frammento di pane e il Sacerdote.
1Mentre attendo il Padre che mi deve portare la S. Comunione, ho dei pensieri sulla stessa. Penso alla forma così semplice che Gesù ha preso per dare Sé stesso: un frammento di pane che poche parole fanno Corpo di G. C. E penso cosa proverei io, se fossi sacerdote, nel sostituirmi a Gesù per dire quelle parole e mutare il pane in Corpo divino. Chiamare Dio, il Dio incarnato, dal Cielo, farlo scendere lì con la Carne, il Sangue, l’Anima e Divinità, non una volta tanto, ma tutti i giorni… e toccarlo, questo mansueto Gesù Eucarestia che si abbandona alle mani del Sacerdote come a quelle di Giuseppe e Maria quando era Neonato. Mi si frangerebbe il cuore di amore! E il mio corpo, il mio pensiero, il mio spirito vorrebbero essere più mondi di un giglio che sboccia, per poter non indegnamente toccare il Signore.
La comunione eucaristica.
2E penso alla sua degnazione a posarsi su una lingua, in una bocca, non sempre pulite né profumate, a scendere in uno stomaco che talora è ancora ingombro di cibo mal digerito. 3Ho visto Gesù moltissime volte posare la sua mano sui lebbrosi e su piaghe orrende. Ed era già molto. Ma qui non si posa per un attimo: qui scende, si confonde ai nostri fetori e rigurgiti. Mi sprofondo in abissi di umiltà davanti all’umiltà di Gesù Dio, in abissi di amore riconoscente davanti all’amore generoso di Gesù-Eucarestia.
La comunione totale con la Ss. Trinità mancata
4Poi un pensiero e una domanda al mio Signore presente: 5“Se l’uomo non avesse peccato e fosse rimasto, lui e tutti i suoi discendenti per eredità di colpa, ci sarebbe mai stata l’Eucarestia, anzi la Comunione fra Dio e l’uomo, così intima e reale quale l’abbiamo noi peccatori?”.
6Mi risponde Gesù sfavillante d’amore:
7“Anzi! Non comunione particolare del Verbo incarnato ai suoi fedeli, ma comunione totale con la Ss. Trinità avreste avuto. Perché Io, scendendo Ostia in voi, meco porto il trino e inscindibile Amore, ma di Me particolarmente vi nutro. Ho detto: “Ecco il mio Corpo. 8Ecco il mio Sangue”, e la Chiesa dice: “Ecco il Corpo del nostro Signore Gesù Cristo. Ti custodisca per la vita eterna“. Ma foste rimasti innocenti, senza bisogno di frammenti di pane avreste avuto la Comunione con Dio. La sostanza è per la vostra umanità divenuta prepotente dopo il Peccato d’Adamo. Prima era regina la spiritualità. E la spiritualità non ha bisogno di sostanze materiali per capire di ricevere e possedere un oggetto. Nel nostro caso: Dio.
Ogni santità è suscettibile di perfezione.
9L’uomo rimasto innocente, già giusto per dono gratuito di Dio, avrebbe sempre più evoluto verso la perfezione, perché ogni santità, esclusa quella divina, è suscettibile di perfezione. 10Altissima è la scala che porta dalla perfezione relativa indispensabile per possedere un giorno il Regno dei Cieli, alla perfezione inferiore unicamente a Dio solo. Tu devi considerare, anima mia, la grande differenza perfettiva che è quella che un’anima raggiunge dopo essersi purgata per anni o per secoli nel Purgatorio dalle sue imperfezioni non eliminate nel giorno terreno, da quella che un’anima raggiunge nel tempo mortale talora brevissimo, non per operazione attraverso un mezzo creato da Dio, quale è quella del Purgatorio – pietoso laboratorio dove le anime imperfette si fanno quali devono essere gli abitanti della Città celeste, dove nulla di impuro e brutto può entrare – ma per eroica volontà propria.
Come sarebbe stata la Comunione degli Innocenti?
11Anche gli uomini innocenti avrebbero potuto lavorare a raggiungere colla propria volontà una perfezione altissima. La razza umana si sarebbe evoluta in sempre maggiore spiritualità. Ecco allora che, dalla beatitudine di saper conoscere e amare Dio, avendo con Lui familiari contatti di Padre con figli a Lui cari – come testimoniano questi punti: “E Dio disse all’uomo e alla donna...”[79], e: “Il Signore avendo formato tutti gli animali… li condusse ad Adamo…“[80] e ancora: “E con la costola tolta ad Adamo il Signore Dio formò la donna e la condusse ad Adamo”, e infine nel capo III la voce del Signore che passeggiava nel paradiso nel fresco della sera e che chiama Adamo e ha con lui e la donna l’ultimo colloquio terminato nella condanna – sarebbe passato ad un possesso di Dio. Perché Dio dà sempre il centuplo per uno alla creatura che lo ama. E in questo caso si sarebbe dato in possesso, Spirito d’Amore che si fonde all’amore spirituale della creatura divenuta perfetta. E questa sarebbe stata la Comunione degli Innocenti, dallo spirito così affinato da sentire Dio, credere di ricevere Dio non per aiuto di fede e di sostanze, ma per percezione esatta dell’arrivo di Dio con tutti i suoi doni per un nuovo abbraccio al figlio amante.
Dio in voi Uno e Trino. Voi in Lui.
12Un ire e redire dell’Amore all’uomo. Come un flutto divino del divino Oceano sul lido che l’invoca e si protende verso l’Oceano divino per esserne baciato e coperto. Un bacio continuo, un rinverginizzarsi sempre più alto dello spirito già vergine, che sarebbe divenuto sempre più vergine, un candore che non è più colore ma fuoco, lo stesso incandescente e virgineo candore di Maria Immacolata, Specchio di Dio che entro Lei splende e fuor di Lei si riflette perfettamente.
13Ecco la vostra Comunione se foste rimasti puri quali vi aveva creati l’Eterno. Dio in voi Uno e Trino. Voi in Lui. Nel vostro spirito-re, lo Spirito Re. La differenza così sensibile, attualmente, fra il luogo della vostra esistenza e il luogo eterno, ridotta a un leggerissimo diaframma che un più vivo palpito di amore avrebbe fatto cadere, facendo che la creatura, dal paradiso terrestre dove avrebbe comunicato con Dio nell’amore spirituale, si trovasse, senza fatica o dolore, nel paradiso celeste dove sarebbe rimasta in Dio e con duplice potere di godimento e d’amore.
Misteri che il Cielo svelerà.
14Tu che sai cosa è l’Amore che viene a comunicarsi coi suoi fuochi trini, puoi intuire, sebben vagamente, l’estasi perpetua, la pienezza di vita, la sicurezza, la sapienza, la pace, che l’uomo innocente avrebbe avuto a compagne costanti per la perpetua Comunione di Dio all’uomo. Non più: “Ecco il mio Corpo e il mio Sangue”. 15Ma: “Eccoci, o figlio! Accoglici ed abbi in te il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo per essere perfetto nell’unione con Noi“.
16Oh! l’unione con Noi! L’unione vostra con Noi! Il mio ardente desiderio che ha informato la mia ardente preghiera della sera pasquale! La gloria mia a voi perché siate una cosa sola con Noi!
17Maria, tu molto conosci l’Amore, ma ancor nulla conosci dell’immensità dell’Amore. Non può creatura mortale conoscerlo. Ma verrai dove Io sono e conoscerai. Conoscerai a quali potenze di doni Dio voleva giungere per premiare i figli fedeli. Sono misteri che il Cielo svelerà.
18Sta’ in pace.”
17. “Piena di Grazia”[81].
Le virtù di Maria.
Dice Gesù:
1«Dio non ha mandato il suo angelo a dire “ave”[82] a Maria soltanto. Dio vi saluta, o figli cari, con le sue attenzioni, Dio vi manda per angeli le sue sante ispirazioni, Dio vi porta le sue benedizioni da mattina a sera e da sera a mattina. Siete sempre circondati dalle onde amorose a previdenti[83] del pensiero di Dio.
2Come mai allora voi non avvertite nulla o tanto poco? Come mai non vivete in giustizia e santità? Perché siete impermeabilizzati all’influsso della grazia, perché siete resi refrattari all’azione dell’amore dalla vostra volontà contraria al Bene.
3Gabriele disse a Maria: “Ave”, e il suono della voce angelica portò, sulla già inondata di grazia, una nuova onda di grazia. La luce vivissima del suo spirito immacolato toccò il vertice della luminosità perché la rispondenza dello spirito di Maria fu perfetta.
4Umiltà, prontezza, pudore, preghiera…, che non trovò di eccelso la parola angelica per divenire prima scintilla dell’incendio dell’Incarnazione? Grande il dono di preservazione dalla colpa di origine che l’Eterno aveva fatto alla prescelta ad essere il primo tabernacolo del Corpo del Figlio. Ma quanta, quanta, quanta rispondenza in Maria!
5Se ad altra creatura fossero stati elargiti, non dico i doni segreti che solo Dio sapeva aver dati, ma i doni palesi, di cui uno si accorge ‑ quali intelligenza somma, istruzioni soprannaturali, contemplazioni accese, e parlo solo dei doni morali e spirituali ‑ come non si sarebbe, almeno ad intervalli, gloriata quella creatura di tanto dono?
6Ma no, in Maria nulla di questo. Più Dio l’innalzava verso il suo trono e più aumentavano in Lei riconoscenza, amore e umiltà. Più Dio le faceva capire come su di Lei fosse stesa la mano divina a protezione contro ogni insidia del male e più in Lei aumentava la vigilanza contro il male.
La tentazione di Maria.
7Maria non ha commesso lo sbaglio che fa crollare tante anime, dotate della capacità di perfezione, ossia non ha mai detto: “Sento che Dio mi veglia, sento che Dio mi ha scelta. Lascio a Lui la briga di difendermi dal Nemico”. No. Maria, pur riconoscendo l’opera di Dio in Lei, agì come se fosse la più derelitta, in doni spirituali, delle creature. Dall’alba al tramonto, e persino nel suo sonno verginale vegliato dagli angeli, la sua anima rimaneva vigilante.
8Non credete che la tentazione abbia risparmiato Maria. Non ha risparmiato Me il Tentatore; con doppia ragione non risparmiò Lei. Doppia ragione. La prima di esse: Maria era la senza macchia ma sempre creatura, Io ero Dio. La seconda: era più importante per Lucifero corrompere il seno della donna che avrebbe portato il Cristo, che non attaccare Cristo stesso.
9Egli, l’Astuto, sapeva che il Verbo si sarebbe fatto carne, per una fusione di spirito a Spirito, in un seno in cui non fosse albergato nessun peccato. 11Nessun peccato, ripeto. Se, da Eva in poi, fosse riuscito a indurre in tentazione tutte le donne, era sicuro che mai sarebbe stato vinto dal Vincitore eterno.
10Una sola gli ha sempre resistito: Maria. E Uno solo sa quale ricamo, quale filigrana di seduzione stese Lucifero intorno a Maria per scuotere e appannare la sua super angelica anima. Quell’Uno che sa è Dio. E dato che certi segreti sono troppo grandi per voi, non ve li dirà. Dallo splendore di Maria in Cielo capirete la grandezza della sua anima. Grandezza conseguita di sua volontà, e che sarebbe stata grandissima anche senza aiuti supremi, tanto Essa volle esser santa per amore del suo Dio.
La “Piena di Grazia”.
11Ben a ragione poté dunque dire l’Angelo: “Piena di grazia”. Sì, piena di grazia. La Grazia era in Lei. La Grazia ossia Dio, e la grazia ossia il dono di Dio, da Lei saputo far fruttare al mille per cento[84].
12Ecco quello che ci vuole, o figli, per far sì che le cose celesti concepiscano in voi il Cristo: la vostra aderenza alla grazia, il vostro raccogliere la grazia, il vostro moltiplicare la grazia, il vostro aspirare la grazia. Il corpo per vivere deve aspirare aria e cibo. L’anima per vivere deve aspirare la grazia. Allora avviene che la Luce scende dove può incarnarsi e il Cristo nasce misticamente in voi come realmente nacque in Maria.
13Ave Maria, piena di grazia. Guardatela, voi tutti, o cristiani, così dissimili dal primo Figlio di Maria, guardatela soprattutto voi donne, così dissimili da Lei, e imparate, e meditate che la strada al male dalle mille facce l’avete dischiusa voi con la vostra carnalità contraria alla vita della grazia nelle creature, senza la quale l’uomo diviene un demone e il mondo un inferno.»
18. “Il Signore è con te”[85].
Dio è con l’anima in grazia.
Dice Gesù:
«“Il Signore è con te”[86].
1Sempre il Signore è con l’anima in grazia[87]. Dio non si allontana neppure quando il Tentatore si avvicina. Dio si allontana soltanto quando la creatura cede al Tentatore e corrompe l’anima sua. Allora Dio si ritira, perché Egli non può coabitare col Nemico. Si ritira e come un Padre, non sdegnato ma addolorato, attende che venga la resipiscenza nel cuore della creatura e che essa riannodi il legame d’amore con il Padre.
2Dio vorrebbe essere sempre con voi. Se tutti i vostri angeli, numerosi come stelle in cielo, potessero salutarvi colle parole: “Il Signore è teco”, la gioia del vostro Signore sarebbe completa poiché Noi desideriamo essere con voi e per questo vi abbiamo creati.
3Maria era con Dio e Dio era con Maria. Le due perfezioni si attiravano e si univano con un incessante moto di affetti. La Perfezione infinita di Dio scendeva, con gioia inconcepibile a voi mortali, a possedere questa creatura. La perfezione umana di Maria: l’unica dei figli dell’uomo che sia sempre stata perfetta, si lanciava incontro alla Perfezione divina per avere modo di vivere.
Il vertice del dolore.
4Sì, l’essere con Dio era la vita di Maria e nell’ora super straziante del Calvario e del Sepolcro, quando i Cieli si chiusero sul Morente e sulla Trafitta, la privazione di Dio fu, delle sette spade, la più accesa e trafiggente[88], tocco insuperabile all’edificio di dolore richiesto dalla Redenzione.
5Io ho toccato il vertice del dolore completo dal Getsemani all’ora di nona; Maria ha toccato il vertice del dolore, completo anche in Lei nonostante non sia stata crocifissa materialmente, dal Calvario al momento della Resurrezione. E il motivo di tale super dolore è uno solo: l’esser privati dell’unione con Dio.
L’uomo privato dell’unione con Dio.
6Anche per voi dovrebbe esser così. Ma l’uomo, ormai, trova gravosa l’unione con Noi e non sente quale miseria è la sua quando è privo di Noi. Miseria, cecità, pazzia, morte, ecco cosa è la perdita dell’unione col vostro Signore. E non ci pensate mai!
7Se perdete poche monete, un oggetto, la salute, un impiego, un animale, vi mettete in moto per ritrovarli e usate di tutti i mezzi umani e soprannaturali per riuscire allo scopo. Sì, per trovare qualcosa di limitato e caduco sapete pregare. Ma quando perdete Dio non lo cercate. Non vi rivolgete ai miei Santi perché vi aiutino a ritrovare la via di Dio, non usate delle cure umane per frenare i vostri impulsi. Vi pare cosa di poco conto perdere l’unione con Dio. Ed è la cosa essenziale.
8Maria non si separò mai da Dio. Gli spiriti rimasero fusi in un abbraccio d’amore che ebbe coronamento in Cielo. Questa unione fu la principale forza di Maria, come figlia d’Adamo, perché in essa trovava la corazza per rendere sé intoccabile dal morso del Tentatore.
Potere irradiante di chi è con Dio.
9Chi è con Dio non è che non veda il male che, come lurido indumento o ripugnante malattia, ricopre tante creature. Lo vede, anzi, con maggiore nitidezza[89] di molti altri, ma la sua vista non corrompe nulla. Dagli occhi il male non entra a solleticare gli istinti covanti nella carne o i malvagi movimenti della mente. Ciò avviene unicamente in coloro che, disuniti da Dio, hanno in sé ospite il Nemico.
10L’unito con Dio è saturo di Dio, e ogni altra cosa che non sia Dio resta alla superficie; vento che corruga leggermente la superficie dell’animo e non entra a sconvolgere l’interno. Non solo. L’unito con Dio, veramente unito con Dio, anziché assorbire l’esterno in sé, diffonde l’interno sui prossimi: diffonde, cioè, il Bene, Iddio.
11Sì, è proprio così: colui che è con Dio ha un potere irradiante, ben più potente di quello di tanti corpi dell’universo sui quali l’uomo ha affaticato la mente e innalzato un monumento di orgoglio. E soprattutto ha un potere soprannaturalmente utile, poiché chi porta il Santo dei santi in sé[90], e vive di Lui, lo comunica agli altri. È quello che fa dire: “Costui è un santo”.
Maria nell’alone di Dio.
12Maria ha posseduto alla perfezione l’unione con Dio e con tutte le sue forze ha teso a sempre più fondersi con Esso. Si potrebbe dire che Maria si annullò in Dio tanto visse di Lui solo.
13Ho detto: “Maria trovò in questo la principale forza per rendersi intoccabile”. Non capite le cose a rovescio. Maria, l’Umilissima, non osava neppure lontanamente pensare d’essere la creatura perfetta. Ella ignorava il suo destino e la sua immacolatezza. Conobbe il mistero alle parole di Gabriele e nell’abbraccio nuziale con lo Spirito Eterno. Ma durante la sua giovinezza, età piena di insidie, ripeto: trovò nell’unione con Dio la forza. La volle trovare a qualunque costo perché avrebbe preferito morire cento volte anziché uscire per un attimo dall’alone di Dio.
14Io vorrei che più di tante pratiche, più o meno pie, i miei diletti in specie, gli altri poi, tendessero a questa pratica sovrana dell’unione con Me. Facile e realmente preghiera la preghiera, acceso il cuore, casto il corpo, onesto il pensiero, tutto in voi diverrebbe[91] santo e buono, e la terra conoscerebbe i giorni nuovi in cui gli angeli potrebbero salutare gli uomini colle parole: “Il Signore è con voi”.»
19. Grazia sponsale[92].
Presenza di Dio per la Grazia.
Dice Gesù:
1. «Non ci cercare affannosamente. Noi siamo con te.
2. Una volta fu permesso a Maria di cercare il suo Dio smarrito, il suo Gesù[93], ma fu l’accidente. Maria aveva Dio prima ancora d’essergli Madre, poiché Dio è sempre dove è grazia, perché la grazia è amore e Dio è dove è amore.
3. Come per mia Madre così succede per voi, fratelli fedeli e figli di Dio e di Maria. Quando voi cercate Dio è perché l’amore ve lo ha già posto in cuore. Quando vi pare che giunga non è che voi lo vediate arrivare: è che il vostro spirito, fatto più lucido ancora da febbre d’amore più viva, ve lo fa vedere là dove Egli già era. Vi pare che venga in voi. Siete in realtà voi che più intimamente vi congiungete a Lui. Unicamente là dove non è grazia, e perciò non è amore, non è desiderio, non è. ricerca di Dio, Egli non giunge mai perché l’odio lo respinge.
4. Ecco perché ha capitale importanza la Grazia. È dessa che vi concede, con anticipo d’amore, il possesso di Dio che è la gioia e la gloria dei beati.
La vetta del monte nuziale.
5. Tu perciò non cercarmi affannosamente. Pensa che se talora sembra che Io non ci sia, non è per castigo. Che ho detto a mia Madre? ” Perché mi cercavi? Non sai che Io devo occuparmi degli interessi del Padre mio? “. Ebbene, quando ti privo della mia presenza sensibile e sembra che Io ti abbia abbandonata, è perché mi occupo degli interessi del Padre mio. Ho bisogno delle tue lacrime d’amore per riscattare un’anima che l’odio fa schiava del Male. Vedi come ti amo? Ti associo a Me nel riscatto dei poveri smarriti e nel servire la gloria del Padre nostro.
6. Sorridi, piccola sposa. Prima che raffreschi il giorno e si allunghino le ombre, ce ne andremo al monte della mirra e al colle dell’incenso[94]. Sorridi, piccola sposa. Sulla vetta sarai coronata.
7. Sai quale è la vetta del monte nuziale per le mie piccole, care spose? Sai quale è la corona con cui divengono regine? La cima del Golgota perfora il cielo e fiorisce in Paradiso e mettono rose d’oro i bronchi delle spine che mi hanno torturato. Quanto cammino sotto la croce! Quanto dolore sulla croce! Quanto sangue devono bere per fiorire quelle spine!
8. Vieni e sorridi collo spirito tuo. Le lacrime sono le perle sui rubini delle rose e i singhiozzi l’accordo delle cetre della tua entrata trionfale quando salirai dal deserto, colma di delizie, appoggiata al tuo Diletto.»
20. Catechismo sulla natura dell’uomo e della sua
anima generata da Dio
in stato di grazia[95].
Natura dell’uomo.
I dottori di oggi sembrano fanciulli ostinati.
Dice Gesù:
1“Date le ostinate repliche di alcuni a questi luminosi punti del mio insegnamento – che vi dovrebbero aprire tanti orizzonti e aiutare le vostre anime, e quelle da voi amministrate, a tendere a questo gaudio che è il ricordo, la conoscenza, la riconoscenza di ciò che è Dio, e godere un poco di Cielo in terra, e avere da questo un grande aiuto a progredire in perfezione – trattiamo l’argomento come avessimo di fronte fanciulli ostinati ai quali non bisogna stancarsi di insegnare e con argomenti che non possano essere respinti.
Origine e natura dell’uomo.
2Cosa è l’uomo? Il Catechismo dice: “È una creatura ragionevole composta di anima e di corpo”.
3Cosa è l’anima? Il Catechismo dice: “È la parte più nobile dell’uomo perché è sostanza spirituale dotata di intelletto e volontà, capace di conoscere Dio e di possederlo eternamente”.
4Chi ha creato l’uomo? Il Catechismo dice: “Lo ha creato Dio”.
5Perché lo ha creato? Il Catechismo dice: “Perché l’uomo lo conosca, lo ami e lo serva in questa vita e lo goda nell’altra per sempre“.
Natura spirituale dell’uomo.
6Come lo ha creato? La Genesi, c. II v. 7, dice: “E il Signore formò l’uomo dal fango della terra e gli ispirò il soffio della vita e l’uomo divenne creatura vivente“. E nel I della Genesi, v. 27, è detto: “Dio creò l’uomo a sua immagine“. Il Catechismo conferma: “L’uomo fu creato a immagine e somiglianza di Dio”.
7E come? Nel volto forse? Nella forma del corpo? Dio non ha corpo né volto. Io per divenire uomo ho dovuto assumere la vostra forma perché non ne avevo una mia propria corporea. Dio è perfettissimo Spirito, semplice, eterno, senza principio né fine. Il Catechismo insegna perciò che: “L’uomo si dice che fu creato ad immagine e somiglianza di Dio, perché l’anima umana è spirituale e ragionevole, libera nel suo operare, capace di conoscere e amare Dio e di goderlo eternamente, perfezioni che rispecchiano nell’uomo un raggio dell’infinita grandezza del Signore”.
Natura divina dell’uomo.
8Un raggio dell’infinita grandezza del Signore. Grande verità, essendo che solamente Noi Uni e Trini ci conosciamo e di Noi godiamo con pienezza di gaudio generandoci per questo gaudioso amore che è conoscenza della nostra perfettissima Perfezione. E Noi abbiamo voluto che voi ci aveste ad esemplare per creare in voi la creatura divinizzata che è l’uomo figlio di Dio. Per questo abbiamo messo in voi l’Amore che è la nostra Essenza e vi abbiamo proposto l’Amore come termine della Perfezione per giungere ad essere voi con Noi senza più fine, così come voi foste in Noi prima che fosse il Creato, quando vi contemplavamo, prima che foste usciti dal nulla, per essere, secondo il nostro volere, la creatura in cui si rispecchia Dio che l’ha divinamente concepita per sua gloria. Ora in Dio non può esser nulla che non sia di Dio. Perciò l’uomo è di Dio che può, a piena giustizia, dirlo Padre, e che deve, con doverosa giustizia, volerlo raggiungere e possedere dopo essersi sforzato ad amarlo e conoscerlo.
9Beati quelli che sanno salire al sommo della beatitudine, che è l’unione con Dio, ossia il conoscimento di Dio, ossia la fusione con l’Amore, la contemplazione della Trinità che è Uno, del Fuoco che non consuma ma ricrea e super Crea facendo della creatura umana ciò che fu pensato dall’Amore: 10un dio figlio di Dio. In verità il Padre ha messo il sigillo della propria paternità nel suo figlio: la capacità di conoscere e amare Dio, e in questa vita e nell’altra.
10Dunque Dio creò l’uomo composto di due sostanze, una detta corpo, inizialmente creata col fango e susseguentemente procreata con la carne e col sangue dell’uomo, e di una detta anima, la quale, creata volta per volta da Dio, e per una sola volta e per una sola carne, scende ad unirsi alla carne che si forma in un seno. Senza l’anima l’uomo sarebbe una creatura animale guidata dall’istinto e dalle doti naturali. Senza il corpo l’uomo sarebbe una creatura spirituale con doti soprannaturali d’intelligenza, volontà, e grazia come gli angeli.
I doni e la Grazia che divinizza l’uomo.
Doni naturali, preternaturali, soprannaturali.
11Dio, al capolavoro del creato, rappresentato dall’uomo, in cui sono unite le due creature, animale e spirituale, per fare una sola unità, cosa aveva donato oltre all’esistenza? Doni gratuiti che i teologi dividono in naturali, preternaturali, soprannaturali.
12Naturali: il corpo sano e bello con i 5 sensi perfetti e l’anima ragionevole dotata di intelligenza, volontà e libertà.
13Preternaturali: l’integrità, ossia la perfetta soggezione del senso, libero da fomiti di ogni genere, alla ragione; l’immortalità del corpo che non avrebbe conosciuto l’orrore della morte; l’immunità da ogni dolore; e la scienza proporzionata al suo stato di creatura eletta, e perciò grande scienza che il perfetto intelletto assimilava senza fatica.
14Soprannaturali: la visione beatifica di Dio, la Grazia che fa dell’uomo un figlio di Dio, e il destino di godere eternamente di Dio.
15Dunque l’uomo, e per l’origine e per i doni ricevuti, poteva veramente chiamarsi “figlio di Dio” e conoscerlo come un figlio conosce il proprio padre.
La Grazia secondo la Chiesa docente.
16Cosa è la Grazia? Dice il Catechismo: “La Grazia è un dono soprannaturale, che illumina la mente, muove e conforta la volontà affinché l’uomo operi il bene e si astenga dal male“. Ma essa è soprattutto amore. Amore di Dio alla sua creatura prediletta che è l’uomo, amore che eleva la creatura alla natura del Creatore deificandola, onde giusta è la parola della Sapienza: 17“Voi siete dèi e figli dell’Altissimo“. È inoltre mezzo di salute, da quando l’uomo ha bisogno di mezzi di salute essendo rimasto debole per le conseguenze del peccato. Attiva oltre ogni dire, quando non trova impedimento o inerzia in voi al lavoro che essa vuole compiere in voi, essa santifica la creatura e le azioni della creatura, e ha tre rami minori, dal suo tronco sublime, detti della grazia attuale, sufficiente, efficace. Ma è un’unica Grazia: principio trasformatore, qualità divina inerente all’anima, simile a luce il cui splendore, avvolgendo e penetrando le anime, ne cancella le macchie della colpa e comunica loro una radiosa bellezza.
La Grazia secondo il Maestro dei maestri.
18Così la Chiesa docente nelle conclusioni del Concilio di Trento. Ed Io, Maestro dei maestri, contemplando la Grazia per ciò che è, nell’eterno è di Dio, dico che la Grazia è principio trasformatore della creatura in figlio di Dio, qualità perciò divina simile alla Luce dalla quale proviene, il cui splendore avvolgendo e penetrando le anime, sia che sia dono dato (come ad Adamo) o dono reso (come per i cristiani cattolici reintegrati in Grazia per i meriti del mio Sacrificio e del Sacramento da Me istituito), comunica loro non soltanto una radiosa bellezza, ma la capacità di vedere e conoscere Iddio, così come il Primo Uomo lo conosceva vedendolo e comprendendolo col suo spirito pieno di innocenza e Grazia.
19La Grazia è dunque restituzione dell’uomo alla capacità di amare e conoscere Iddio. La Grazia è dunque lume a vedere ciò che è Immensa Tenebra al pensiero dell’uomo ma Infinita Luce per lo spirito in grazia, è dunque voce, e sapientissima voce, è vista, luminosissima vista per contemplare Iddio, è dono dato ad aiutare il desiderio dell’anima di conoscere Dio, è mezzo a ricordare l’Origine così come Essa desidera essere ricordata, è strumento alla deificazione della creatura. E tanto più la creatura, per volontà propria e per giustizia raggiunta per volontà d’amore, cresce nella Grazia, altrettanto crescerà in lei ciò che è unione col Divino e crescerà in lei sapienza, che è uno dei divini attributi, e con la sapienza la capacità di comprendere, conoscere, amare la Verità e le verità. Perché la Grazia è lo Spirito di Dio che entra nell’uomo con tutti i suoi doni, trasformando, elevando, santificando le potenze e le azioni dell’uomo. E fra queste, prima e principale, l’amore. Azione per la quale siete stati creati.
La potenza dell’amore.
20Amare è conoscere. Non si ama che chi si conosce. Tanto più si ama quanto più si conosce. Nessuno potrebbe sostenere di amare un parente sconosciuto, o un uomo abitante agli antipodi, così come ama il parente che ha presso o l’amico di casa. Il suo amore per questo non andrà più oltre di un astratto sentimento di fratellanza o di parentela, che non dà gioia se dura, e non pena se cessa. Mentre la perdita di un parente ben conosciuto o di un amico è vero dolore. E avvenuta che sia, si cerca conservare di lui ogni ricordo per sentire men viva la perdita o, se è solo lontananza, in tutte le maniere si cerca renderla meno assoluta per sentire meno grave la lontananza. I fanciulli divenuti orfani nell’infanzia, osservateli con quale ansia cercano ricostruirsi un’ideale figura dello scomparso genitore coi ricordi lasciati da lui o raccolti sui labbri dei parenti e amici.
21La creatura ha bisogno di amare, e per sentirsi meno sola e per amare deve ricordare. Il ricordo è come una catena che unisce all’amato, lanciata nelle distanze. Non se ne vede l’estremità, ma i movimenti che si sentono venire attraverso l’amorosa catena del ricordo reciproco dicono che si è amati come si ama.
“Oh! dolci colloqui di creature deificate con Dio”.
22Per questo Dio diede ai primi uomini la conoscenza di Sé. Perché essi fossero perfettamente felici nel periodo della Grazia e della Gioia, e avessero poscia un ricordo che li unisse ancora al Padre, nascosto dietro le caligini del peccato, alzate come un muro fra i decaduti e la Perfezione, ma non definitivamente perduto poiché l’amore durava. Adamo ed Eva conobbero Dio, ne ebbero la spirituale visione beatifica e ne compresero l’Essenza perché i loro spiriti, dico spiriti, in Grazia potevano affissarne l’incorporea e suprema Bellezza e intenderne la Sapienza nella voce di Dio “nel fresco della sera”.
23Oh! dolci colloqui, rapimenti di creature deificate con Dio loro Autore, nella pace del terrestre paradiso, divini ammaestramenti appresi senza fatica da due intelletti senza tare di imperfezioni fisiche o di imperfezioni morali, accettati senza quelle cocciutaggini che rendono a voi difficili ad accettare le divine lezioni, perché voi non sapete più amare come gli Innocenti, o poveri uomini mutilati di troppe cose sante e empiti di troppe altre inutili e dannose, poveri uomini che potreste tornare perfetti se possedeste un perfetto amore!
24O lezioni di Dio, sapienza che rifluiva dalla Sorgente paterna nei figli benedetti, ricevuta come un dono, amata come una festa, amore reciproco che era parola, che era domanda precorsa dalla risposta, che era fiducia, che era sorriso, che era pace! Pagina di un gaudio per sempre distrutto, pagina scritta nei libri della vita e ai primordi della vita e poi bruttata, e non più proseguita, dall’impronta incancellabile della Colpa, chi ti può leggere ai viventi in esilio perché comprendano ciò che hanno perduto e siano umili? Umili guardando di quanto sono decaduti, considerando quanto Dio è buono nel dare ancor tanto di amore e sapienza, nonostante che la serpentina testa della superbia non doma sia sempre pronta addrizzarsi in loro per discutere con Dio che si rivela, consiglia o comanda a scopo buono.
Il peccato originale e il promesso Redentore.
Conseguenze del peccato originale.
25Adamo ed Eva avevano dunque il dono della Grazia che è amore, luce, sapienza, conoscenza di Dio, e questo dono, essendo essi uomini privati e pubblici insieme, essendo i progenitori di tutta la famiglia umana, sarebbe stato da essi trasmesso insieme agli altri doni ai loro discendenti e non ci sarebbe stato bisogno per essi di faticare per ricordare Dio, per risalire faticosamente dalle tenebre verso la Luce, lottando col peso del Male, con la controcorrente delle tentazioni, con le caligini dell’ignoranza, con tutta la miseria venuta dal decadimento dalla Grazia. Non ci sarebbe stata necessità di ricordo perché non ci sarebbe stato da ricordare il Bene perduto, ma soltanto ci sarebbe stato gaudioso godere dell’Amato.
26Poi Adamo ed Eva peccarono, e Dio li cacciò dal suo cospetto e li escluse dalla sua amicizia e dall’Eden “ponendo Cherubini sulle soglie di esso” dice la Genesi[96], e condannando l’Umanità al lavoro, al dolore, all’ignoranza, alla morte, per la parte materiale[97], alla privazione della Grazia, della conoscenza di Dio e del Paradiso celeste per la parte spirituale[98]. Il Catechismo dice: “Adamo ed Eva perdettero la Grazia di Dio e il diritto che avevano al Cielo, furono cacciati dal paradiso terrestre, sottoposti a molte miserie nell’anima e nel corpo e condannati a morire” e “i loro discendenti per eredità di colpa subirono i danni della privazione della grazia, la perdita del paradiso, l’ignoranza, l’inclinazione al male, tutte le miserie della vita e infine la morte“, di modo che “se Dio non avesse usato misericordia, gli uomini non avrebbero più potuto salvarsi“.
La speranza di un redentore.
27Quale fu la misericordia usata da Dio al genere umano? Risponde ancora la Genesi con le sue pagine e il Catechismo con le sue risposte: “La misericordia di promettere subito ad Adamo il Redentore divino o Messia, e di mandarlo a suo tempo per liberare gli uomini dalla schiavitù del demonio e del peccato, reintegrandoli nello stato di figli di Dio con la restituzione dello stato di Grazia“[99] per i miei meriti e la Passione mia.
28Or dunque ditemi: se nel momento stesso della condanna, Dio Padre già la tempera nel suo rigore con la speranza di un redentore, con la promessa di un perdono, non sta questo a dimostrare che Egli stesso, sempre Misericordia anche nella Giustizia perché eterna e perfetta Carità, volle che nell’anima dell’uomo avvolto nelle tenebre e nel dolore rimanessero delle scintille di luce – ricordi – che impedissero la disperazione, l’abbattimento, l’abbandono, il languore di chi non ha più un fine e trascina senza vigore di speranze i suoi giorni? Sì, in verità, che così fu.
Ricapitolazione.
29E riepilogando il detto fin qui, tratto dalla Genesi – libro scritto sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, e perciò avente Dio per autore, come definisce il Concilio Vaticano – e dal Catechismo nel testo prescritto da quel mio vero Vicario e Pastore che ora è meco in Cielo dopo avermi amato con perfezione e perciò ricordato con perfezione sulla terra – verità che nessuno può respingere a meno di dichiararsi eretico – si può concludere che l’uomo innocente e in grazia aveva il dono di grazia di conoscere Dio, amarlo e goderlo eternamente, e che l’uomo decaduto ebbe il dono di misericordia di una promessa, e di un ricordo perciò del Divino, che lo aiutasse a ben operare per potere, in un futuro certo, godere, dopo il dolore del castigo, la vista e il possesso di Dio.
Sul problema della generazione delle anime.
L’uomo carnale non capisce le cose spirituali.
30Ed ora, dopo aver trattato in generale l’argomento, scendiamo a trattarlo nei punti che non potete, o meglio non volete, accettare, nei dettati del Preevangelo dei giorni 24 – 29 – 30 agosto 1944 e 2 settembre 1944 (Infanzia di M. Ss.).
31Ho dettato il 2 settembre 1944: “Sono questi dei misteri che sono troppo alti perché li possiate comprendere in pieno“. Soprattutto i dotti non li possono comprendere. I semplici di cuore, che solo l’Amore e la Sapienza istruiscono, li comprendono meglio perché non li discutono. Per essi, parola soprannaturale che comunichi pace è parola certa e l’accolgono con umiltà e riconoscenza. Ma lo ripeto: vi sono misteri che non si possono comprendere se si sviscerano in base ad un metodo analitico umano. O avere una fede grande e un’accesa carità, e allora divengono sufficientemente chiari, o non comprenderli. Ma vi consiglio di accettare almeno le luci che vi dono per fare meno incompleta la vostra scienza. Ricordate sempre che anche l’uomo più dotto è sempre troppo piccolo e finito rispetto all’Infinito e alla Sapienza dell’Infinito. E vi consiglio anche a non alterare le mie parole, né a svisarne il significato per potere giungere a dar pena al portavoce. Non è carità addolorare i fratelli e accusare gli innocenti.
32Voi volete sapere come si è potuto dire che le anime preesistono. Dove avete trovato quella parola che Io non ho detta? Nel fondo del vostro pensiero, non nelle mie pagine. Le anime non preesistono. Non sono oggetti ammassati in depositi per essere presi al momento buono. Dio non ha bisogno di scorte per avere pronte le sostanze.
Sulla generazione continua delle anime da Dio.
33Nel dettato del 24 agosto 1944 Io dico al piccolo Giovanni: “Tu hai visto la generazione continua delle anime da Dio”. Avevo usato quel vocabolo per dare a voi tutti più che mai viva la sensazione che l’uomo è figlio di Dio poiché è il padre colui che genera, e anche per farvi intendere la bellezza della parte che in voi è somigliante a Dio. Non vi è nulla in Dio che non sia Dio. Le vostre anime dunque, venendo da Dio, sono soprannaturalmente divinizzate per l’Origine e per la Grazia, che nei credenti nel Dio vero e nel Cristo Redentore viene infusa col S. Battesimo e conservata con la fuga dal peccato.
34Se Io già illuminavo il fine mostrando il principio che è la vita celeste di possesso di Dio, se lo facevo mentre mostravo il principio – la creazione dell’anima per opera di Dio, per incarnarsi in una carne e santificarsi nella esistenza per essere vincitrice in Cielo – mi si doveva capire, ché stolti non siete, ma dotti siete, e a questa vostra scienza ci tenete. Comprendete, dunque, con buona volontà, il pensiero del vostro Signore, che è chiaro e comprensibile a tutti coloro che hanno volontà d’intenderlo. E che? Sareste voi come quelli che mi accusavano, al mio tempo mortale, e ancor mi accusano, perché Io dico esser preferibile far violenza a sé stessi col cavarsi l’occhio che pecca, o la mano, o il piede, anziché conservarli peccando? Non comprendete dunque la metafora? Non sapete trasportare allo spirituale un paragone materiale? Ebbene, se siete così limitati, provvedo facendo sostituire il vocabolo “generazione” con l’altro di “creazione“[100] Avevo dato al portavoce la visione della creazione delle anime[101]. Leggete la visione descritta dal portavoce[102]. Una visione che, come dico più oltre[103] era data in tal modo per rendere l’operazione creativa, immateriale, visibile alla veggente. Descrivendo tale visione il portavoce usa il vocabolo “creare”[104] così come dice, con verità e semplicità, che “non vede, essendo in Paradiso – conclusione della veggente esattamente giusta – quando la macchia di origine sporca le anime”. Nel Paradiso, infatti, ciò non può accadere. Da questo vedete che è nella verità il portavoce. E ancora lo stesso dichiara che “non vede gli spiriti che, cessato il loro tempo sulla terra, si separano dalla carne e tornano per essere giudicati”. Maria dice che “comprende come sono giudicati dai mutamenti dell’espressione di Gesù” (riga 74° della stessa pagina).
Il giudizio delle anime.
35Tornare all’Origine, presentarsi al Giudice G., non vuol dire andare in un dato luogo né esattamente andare ai piedi dell’eterno trono. Sono, queste, formule usate per aiutare il vostro pensiero. L’anima che lascia la carne che animava si trova immediatamente di fronte alla Divinità che la giudica, senza necessità di salire e presentarsi alle soglie del beato Regno. È catechismo che Dio è in Cielo, in terra e in ogni luogo. E perciò l’incontro avviene dovunque. La Divinità empie di Sé il Creato. È quindi presente in ogni luogo del Creato. Io sono che giudico. Ma Io inscindibile dal Padre e dallo Spirito Santo, onnipresenti in ogni luogo.
36Il giudizio è rapido come rapida è stata la creazione: meno di un millesimo della vostra più piccola unità di tempo. Ma come nell’atomo dell’attimo creativo l’anima ha tempo di intravedere la Ss. Origine che la crea e di seco portarne il ricordo perché sia istintiva religione e guida nella ricerca della fede, della speranza, della carità che, se voi ben osservate, sono, nebulosamente, come germi informi, anche nelle religioni più imperfette – la fede in una divinità, la speranza in un premio dato da questa divinità, l’amore a questa divinità – altrettanto nell’atomo dell’attimo del giudizio particolare lo spirito ha tempo di comprendere ciò che non ha voluto comprendere nella vita terrena, e ha odiato come nemico o schernito o negato come fola vana, o anche servito con tiepidezze che esigono riparazione, e di seco portare, nel luogo espiativo o nell’eterna dannazione, il ricordo, a suscitare fiamme d’amore per l’eterna Bellezza, o tortura di castigo col rovello del Bene perduto che la coscienza intelligente rimprovererà di aver voluto liberamente perdere. Perché lo ricorderanno, e terribile, senza poterlo contemplare, insieme ai loro peccati.
I due attimi in cui le anime conoscono Dio.
37La creazione dell’anima e il giudizio particolare sono i due atomi di attimi in cui le anime dei figli dell’uomo intellettualmente conoscono Dio per quel tanto che è giusto e sufficiente a dar loro un agente per tendere al loro Bene appena intraveduto, ma rimasto impresso nella sostanza che, essendo intelligente, libera, semplice, spirituale, ha comprensioni pronte, volontà libere, desideri semplici, e movimento o inclinazione o appetito, se più vi piace, a riunirsi con l’amore a Colui donde venne, e a raggiungere il suo fine del quale ha già intuito la bellezza, o a staccarsene con un odio perfetto raggiungendo colui che è il loro dannato re, e avendo nel ricordo “di odio” un tormento, il maggiore fra i tormenti infernali, una disperazione, una maledizione indescrivibili (ricordare dettato 15-1-44 2).
Le anime sono generate per la perfezione.
Dio è Padre di ogni anima.
38Il “siate perfetti come il Padre” che Io ho detto, non era parola vana né esagerata. L’uomo stava per essere nuovamente elevato allo stato di Grazia. Potevo dunque, a piena ragione, dare questo comando di perfezione. Poiché per la perfezione eravate stati creati. E questo desiderio dei giusti ad una perfezione è un desiderio spirituale veniente direttamente da Dio, che giunge a darvene il comando: “Cammina alla mia presenza e sii perfetto” (Genesi 17 v. 1). E, più ampio sebbene implicito, ve lo ripete nelle leggi del Sinai, e nelle lezioni dei Sapienziali, e nelle parole dei patriarchi, dei profeti, degli ispirati tutti, nei quali Io sono che parla. È infine, come più diretto né più esplicito non può essere, nel mio comando: “Siate perfetti come il Padre vostro“. E, come eco della mia eterna Parola, è nelle parole dei miei Santi, da Pietro in poi.
L’obbligo della perfezione.
39“Siate perfetti” ho detto. Per liberare lo spirito degli antichi da quell’angoscioso senso di timore che interdiceva loro di poter pensare di essere degni di somigliare al Padre loro. Da troppi secoli l’Altissimo era per loro il Dio terribile, e l’amore e la speranza e la fede erano tremebondi davanti l’Immensità severa di Dio. Ma ormai era venuto il tempo della Misericordia, del Perdono, della Pace, dell’Amicizia, della figliolanza con Dio. Quindi ecco il comando di illimitata perfezione: “Siate perfetti come il Padre“. E col comando l’implicita assicurazione che conforta a osare “perché, sol che lo vogliate, potete divenirlo“.
40Dio non fa e non dice atto o parola vani. Io non ho perciò dato vano comando, né fatto stimolo vano ai vostri cuori con questo comando. Vi ho ridestato un desiderio affievolitosi, che il Padre mio e vostro aveva messo vivo nello spirito dell’Uomo, e che l’Uomo avrebbe trasmesso con ogni altro dono di Dio ai suoi discendenti: il desiderio di possedere Dio, di goderlo in Cielo dopo una vita passata al suo servizio. Questo desiderio, ridestato vivamente, sarebbe stato vano se non avesse dovuto mutarsi in realtà. Ma le creature possono giungere a questa realtà. È anzi desiderio di Dio che vi giungano. Ed è per questo che Dio lascia nell’anima, anche del più selvaggio, un ricordo di Dio per cui quell’anima, così come può, possa in un futuro più o meno lontano giungere al suo scopo: la conoscenza di Dio, che è beatitudine, per averlo amato e servito come sapeva per poterlo poi possedere.
La perdita della Grazia
41Che se poi la maggioranza delle anime vive in modo che sembra smentire la mia asserzione, ciò non è negazione di quanto Io dico, ma dimostrazione di quanto è pervertito l’uomo nei suoi affetti e voleri, per le sue alleanze col Male. In verità molti sono che strozzano col capestro dei vizi e dei peccati la loro anima dopo averla fatta schiava di Satana al quale si sono alleati. La strozzano definitivamente per non sentirla più gridare e piangere ricordando che il Male non è lecito e che vi è un castigo per chi lo compie. Sono, costoro, coloro che da figli di Dio tornano creature-uomo per la perdita della Grazia e da uomo divengono poi demone, ché l’uomo separato dal Bene è vilucchio che si abbarbica, per reggersi, al Male. Dove non è legge soprannaturale, difficilmente, e sempre imperfettamente, è legge morale. E dove la morale umana è imperfetta o assente, è vivente, in tutto o in parte, la concupiscenza triplice.
42Ma se la maggioranza delle anime sembrano negare col loro modo di operare il naturale ricordo e desiderio di Dio e il loro volere che è di tendere ad un fine di gaudio, occorre ricordare che nell’uomo è la creatura carnale e quella spirituale, e che l’uomo ha il libero arbitrio, il quale serve sempre la parte più forte. Ora, se uno indebolisce coi vizi e peccati la sua anima, certo sarà che essa divenga debole mentre si irrobustirà la parte animale che soverchierà la più debole sino ad ucciderla. Ma non per questo si potrà negare che l’anima venga creata con capacità di ricordare e desiderare naturalmente il suo fine.
Le anime rigenerate alla Grazia.
43Natura dell’anima è natura spirituale. Perciò l’anima ha desideri spirituali anche se, per privazione di Grazia (coloro che non sono rigenerati dal Battesimo) non ha che desideri naturali al regno spirituale donde viene e dove istintivamente sente esservi lo Spirito supremo. Nelle anime, poi, rigenerate alla Grazia dal Battesimo e mantenute e fortificate in essa dagli altri Sacramenti, l’attrai mento dell’anima al suo fine avviene divinamente essendo ché la Grazia, ossia ancora Dio, attira a Sé i suoi diletti figli, sempre più vicini, sempre più nella luce più, per gradi, essi salgono nella spiritualità, di modo che la separazione diminuisce e più vivo è il vedere, più vasto il conoscere, più ampio il comprendere, più perfetto l’amare, sino a pervenire alla contemplazione che è già fusione e unione della creatura col suo Creatore, atto temporaneo ma incancellabile e trasformatore, perché l’abbraccio di Fuoco della Divinità che si chiude sulla sua creatura rapita imprime un carattere nuovo a questi viventi, che già sono separati dall’Umanità e spiritualizzati in serafini, dotti della Sapienza che Dio dà loro, dandosi ad essi come essi a Lui.
L’Opera rivelata da Gesù a Maria Valtorta è di natura divina[105].
È un libro ispirato.
44Per questo, giusto è definire che lo scrittore ispirato “ha Dio per autore”. Dio che rivela o illumina misteri o verità, secondo che a Lui piace, a questi suoi strumenti “eccitandoli e movendoli con soprannaturali virtù, assistendoli nello scrivere in modo che essi rettamente concepiscano coll’intelligenza e vogliano fedelmente scrivere, e con mezzi adatti e con infallibile verità esprimano tutte e sole quelle cose da Lui, Dio, comandate”. È Dio che con triplice azione illumina l’intelletto perché conosca il vero senza errore, o con la rivelazione per verità ancora ignorate, o con l’esatto ricordo se sono verità già stabilite ma ancora alquanto incomprensibili alla umana ragione; muove perché sia scritto con fedeltà quanto soprannaturalmente l’ispirato viene a conoscere; assiste e dirige perché le verità siano dette, nella forma e nel numero che Dio vuole, con verità e chiarezza, perché siano note ad altri per il bene di molti, con la stessa parola divina negli insegnamenti diretti, o con le parole dell’ispirato nel descrivere visioni o ripetere lezioni soprannaturali.
Non è un libro canonico.
45L’opera che viene data agli uomini attraverso il piccolo Giovanni non è un libro canonico. Ma è sempre un libro ispirato, che Io dono per aiutarvi a comprendere certi passi dei canonici e specie a comprendere ciò che fu il mio tempo di Maestro e a conoscermi: Io, Parola, nelle mie parole. Né Io, né tantomeno il portavoce, che per la sua assoluta ignoranza in questo ramo neppure sa distinguere teologia dogmatica da quella mistica o da ascetica, ne sa sottigliezze di definizioni, né conclusioni di Concili, ma sa amare e ubbidire – e ciò mi basta né altro voglio dal portavoce – né Io né lui diciamo che l’Opera è libro canonico. In verità, però, Io vi dico che è libro ispirato, non essendo lo strumento capace a scrivere pagine che neppure comprende se Io stesso non glie le spiego per levargli il timore.
L’Autore ha usato il vocabolo “generazione”.
46Eppure, poiché nelle ore che è “portavoce” – ossia è da Me preso come da Aquila divina che lo porta nel regno della Luce onde veda e torni fra voi portandovi gemme di soprannaturale valore – il piccolo Giovanni è nella sapiente verità del vedere e comprendere, egli usa il vocabolo “creare” per dire del formarsi delle anime per volere di Dio (fascicolo s.t. p. 63). Io, lo torno a ripetere, avevo usato nel dettato il vocabolo “generazione” per darvi la misura della vostra dignità di figli di Dio. Ma, ripeto anche questo, se ciò vi è di ostacolo a credere, sostituite pure “generazione” con “creazione” e abbiate pace per questo nulla che vi fa ombrosi.
L’anima sostanza divina.
L’anima, sostanza spirituale intelligente.
47Creare di continuo, da parte del Padre, di anime, non vuole dire “preesistere” come voi dite, dicendo che Io l’ho detto. E ricordare da parte delle anime non vuole dire “preesistere”. Ma neppure si può negare che, perché l’attimo creativo è rapidissimo, l’anima, sostanza spirituale intelligente, creata dal Perfettissimo, non possa formarsi sapiente della sua provenienza. Dio Creatore, che ha dato una ragione relativa alle creature inferiori, e una vastissima alle creature umane, e un’intelligenza prontissima oltre che vastissima alle creature angeliche, non avrà dato intelligenza pronta e vasta alla creata anima? Non è essa creata da Lui come gli angeli, gli uomini e gli animali?
L’anima, fiamma figlia del Fuoco.
48Sarà dunque essa sola – questa fiamma figlia del Fuoco – tenebre o gelo? Sarà essa sola torpida, ebete, cieca, sorda, smemorata, bruta tanto da non possedere neppure quei rudimentali moti dell’istinto che spingono gli animali a scegliersi i cibi e gli elementi e i climi a loro propizi per vivere e procreare? Inferiore persino ai vegetali, che sentono che nel sole è vita e che, anche piantati in luogo oscuro, si tendono verso il pertugio donde scende luce e di là emergono all’aperto per vivere? O uomini! E pur di negare, per dare dolore al mio portavoce, potete giungere a dire l’anima inferiore alle piante?
L’anima sangue spirituale di Dio.
49L’anima: questa mirabile sostanza che Io ho chiamata con sublime metafora “sangue spirituale di Dio eterno, potente, santo“, sangue del Padre (parlo in metafora, lo ripeto) che è viva in voi e vi fa immortali, potenti, santi sinché è viva, ossia sinché è unita a Dio con la Carità. L’anima: questa parte di Cielo – e Cielo è Luce e Sapienza – che è in voi contenuta perché l’Infinito avesse in voi un trono che fosse ancor Cielo, e che vi contiene perché l’abbraccio santificante del Cielo sia ancora protettivo intorno alla vostra umanità lottante la sua buona battaglia.
50Obiettate forse che non ha più l’intelligenza integra della prima anima perché è macchiata e menomata dalla Colpa d’origine? Vi rispondo anzitutto che non esce cosa impura dal Pensiero creante. La Colpa originale è nell’uomo e nei figli dell’uomo, non in Dio. Perciò non nell’essere creata da Dio, ma nell’incarnarsi nell’uomo concepito dall’uomo l’anima contrae l’eredità connessa ai discendenti di Adamo, salvo il caso di un eccezionale, unico volere di Dio.
Sull’intelligenza di Lucifero.
51In secondo luogo vi ricordo che l’essere più impuro, colui che era Lucifero e che ora è Satana, non ha perso la sua intelligenza potente perché da arcangelo è divenuto demonio, ma usa la sua acutissima intelligenza nel male anziché nel bene come l’avrebbe usata se fosse rimasto arcangelo.
52Che dunque mi rispondete se Io vi chiedo perché Satana ricorda Dio ed è intelligente? Non avete ragioni da opporre alla mia asserzione? Non avete che obiettare? No. Non potete obiettare nulla. Perché, o negare ciò che insegnate, o ammettere che Satana è intelligente e ricorda Dio, tanto che lo odia come lo odia appunto perché lo ricorda come lo ricorda, con la potenza del suo intelletto spirituale, e vi tormenta come vi tormenta appunto perché è acuto nel saper scegliere i modi atti a farvi cadere a seconda del vostro io. Il Catechismo definisce che gli angeli colpevoli furono esclusi dal Paradiso e condannati all’Inferno, ma nessuna definizione è sulla perdita dell’intelligenza nei demoni perché, che la loro intelligenza sussista, lo dimostra l’acutezza delle loro operazioni per nuocervi.
L’anima ha conosciuto Dio e ricorda Dio.
Le anime ricordano Dio.
53Le anime ricordano. Perché? Perché, come Dio a temperare il rigore della condanna dette nel contempo ad Adamo la speranza di una redenzione, e di quella redenzione, così ugualmente gli lasciò il ricordo del tempo beato perché gli fosse soccorso nel dolore dell’esilio, e stimolo santo ai figli di Adamo ad amare Colui che per essi era l’Ignoto.
54Non solo, ma nel creare le anime, a questi figli dell’uomo, Dio non le privò di quella naturale inclinazione verso la Divinità che dà per sé sola può aiutare a raggiungere il fine per cui l’uomo è stato creato: amare il Signore, il Dio onnipotente e onnipresente il cui Tutto incorporeo empie l’infinito e che l’uomo sente, più o meno giustamente, e vede essere in tutto che lo circonda, penetra o colpisce. Nei selvaggi sarà nello scroscio della folgore o nello splendere lungo dell’aurora boreale; per gli idolatri sarà nella potenza del leone o nella vita anfibia del caimano; per i credenti in religioni rivelate, ma non perfette, in manifestazioni naturali supposte come azioni e manifestazioni di singoli dèi; nell’uomo civile pensatore o scienziato nei fenomeni del cielo o nel mirabile organismo dei corpi; nel credente, oltre che nella dottrina, nella vita stessa dell’anima che si manifesta con le sue luci e coi suoi palpiti di rispondenza ad altri più ardenti palpiti di un Amore eterno che l’ama, nella meraviglia del nascere e nel mistero del morire, una parte dell’umano, e l’altra vivere di una più vera vita; ma tutti e in tutto l’uomo sente un’invisibile e potente Presenza, sia che la neghi – e nel negarla ammette già che esista, perché non si nega che ciò che è e che si sa da molti altri creduto – sia che la odî, confessando con l’odio che Essa è, sia che l’ami proclamando coll’amore che la si crede reale e che si spera poterla un giorno non già credere ma godere.
Dio senza sosta genera anime, giudica anime.
55Dio ha fatto questo: ha lasciato nell’uomo l’inclinazione al Bene supremo. E che è questo se non ricordo? E che ve ne pare? che non potesse farlo, Egli che è onnipotente e che, senza sforzo o fatica, da millenni regge il Creato, e senza un attimo di sosta crea anime, giudica anime, conosce contemporaneamente tutte le azioni di esse, le preconosce, essendo il Passato, il Presente, il Futuro un unico è davanti al suo Pensiero, le segue nello svolgersi, le giudica senza confusioni e errori, e giudica le anime che ad un suo comando lasciano la carne alla quale erano state mandate e che tornano al mondo ultraterreno super create, ricreate o, dovrei dire, distrutte dalla libera volontà dell’arbitrio? Ma questo vocabolo, per voi che cogliete sempre il senso materiale delle parole e non lo spirito delle stesse, vi farebbe gridare all’anatema. Dirò allora: brutte, sconce, mutili e svisate per aver cancellato volontariamente il ricordo del Divino. Perché è soprattutto questo ricordo, più di ogni lezione che si possa apprendere nelle scuole di ogni genere, quello che istruisce l’anima a perseguire le virtù per amore al proprio Dio e per speranza di possederlo un giorno, oltre la vita, nella Vita senza fine.
Il ricordo di Dio diventa ricerca di Dio.
56In verità, fra i molti doni che l’Amore ha conservato all’uomo decaduto, questo è il più alto e il più attivo. Parlo delle anime in generale, non di quelle dei cristiani cattolici, membri del Corpo mistico, vivificati dalla Grazia che è il dono dei doni. Questa inclinazione naturale al Bene supremo, che è ricordo spirituale di Dio, talora talmente sottile che le altre due parti dell’uomo non lo avvertono pur essendo da esso guidate a pensare e rette nell’operare, è stimolo alla ricerca della Divinità, all’operare per esser degni di essa, a vivere in una parola in modo da giungere a ricongiungersi ad essa. Per esso le anime si creano, se non la possiedono già, una religione che può essere errata per ignoranza del Vero, ma che è sempre amore alla divinità, ossia rispondenza al fine per cui l’uomo fu creato: amare e servire Dio sulla terra e goderlo, immediatamente e completamente o dopo un tempo più o meno lungo, per l’eternità.
Il ricordo tramite la Grazia diventa conoscenza.
57Il ricordo crea amore. L’amore, giustizia. La giustizia della creatura genera un più grande amore per lei da parte di Dio. E il conoscimento si fa sempre più chiaro, più amore e giustizia aumentano nella creatura. Coll’amore cresce perciò sempre più il ricordo di Dio, perché, come ho detto, ricordo è conoscimento d’amore, e dove è amore là è Dio. Quando poi delle anime, a luce nel ricordare e a voce nell’apprendere, hanno la Grazia, che dite voi? Che essa Grazia non vi renda di molto simili all’Adamo innocente e perciò capaci di conoscere Dio? Che dite voi? Che quando alla Grazia, che vi viene resa per i miei meriti, venga unita la buona volontà e il lavoro di santificazione, la vostra conoscenza di Dio non si accosti sempre più a quella che era la gioia di Adamo? In verità, in verità vi dico che così avviene, e il ricordo, nei santi ancora viventi in terra, non è più un ricordo, ma è conoscimento.
Anche ai privi di Grazia fu concessa la visione.
58Vi stupite della mia asserzione? E i patriarchi e i profeti, privi di Grazia ma giusti, non furono rapiti alla visione di Dio e non ne udirono la voce? Non mirarono la gloria di Dio e il Cielo mirabile? “Or quando Abramo entrò nei 99 anni gli apparve il Signore“[106]. “E il Signore apparve a Mosè in una fiamma di fuoco di mezzo a un roveto“[107]. “E salito Mosè sul monte la nuvola coperse il monte e la gloria del Signore… E Mosè entrato nella nuvola…“[108]. “… io vidi uno che sembrava un uomo e dentro di lui e intorno a lui vidi una specie d’elettro“[109]. “E udii una voce d’uomo che da mezzo a fiume Ulai gridava e diceva…”, “Ecco Gabriele… e mi istruì…“[110]. Tanto per ricordare alcuni punti in cui è scritto in libri canonici che anche a quelli privi di Grazia fu concessa la visione o la parola celeste.
59Conoscere Dio e “conversare con Lui” nell’intimo eden è già vedere e prevedere. Perché Dio non è mutato per scorrere di millenni, e le sue lezioni ai suoi eletti sono vaste, piene, luminose, come ai due innocenti che erano nudi e non ne avevano vergogna, perché non sapevano le povere scienze della materia ma unicamente le sublimi sapienze dell’amore.
60E dopo ciò potete ancora impugnare, come fossero errori, le parole scritte dallo strumento? Non contemplo neppure il caso che voi possiate ritenerle errore del Maestro o non riconoscere, dalla dovizia e sapienza del dono, chi è Colui che lo detta. Dopo ciò potete ancora impugnare, come fosse errore dello strumento, la verità che le anime hanno un ricordo di Dio, tanto più vivo più l’anima evolve in giustizia, vivissimo quando alla giustizia della creatura si unisce lo stato di grazia, ossia di figliolanza da Dio, perfetto quando, come in Maria Ss., vi è l’eterna verginità dello spirito da contatto con la Colpa e vi è pienezza di Grazia, assoluta innocenza, possesso della Sapienza, carità perfetta? Tanto perfetto in Maria Ss. quale nessun’altra creatura mai l’avrà.
61Dite voi, Servi di mia Madre, e che è per voi Maria Ss.? La Eva nuova che conosce Dio come l’antica? No. Più che Eva. Perché, oltre che l’Innocente, Figlia, Sposa, Madre di Dio, così da Dio contemplata ab eterno, Ella è l’Agnella al fianco dell’Agnello, la Vittima, consumata con la divina Ostia per fare di voi dei “conoscenti Iddio”.
62Ed ora rileggete, spogliando le vostre menti delle “vesti di foglie di fico” che vi siete cucite intorno ai vostri intelletti e che vi intercettano il vedere, rileggete là dove si parla di ricordo, di conoscenza, di dolci conversari della Unità Trina raccolta nel Cuore immacolato della Piena di Grazia con la sua anima adorante. Rileggete là dove Io parlo delle operazioni della Grazia che è Luce e Sapienza e che rende luminoso sempre più il ricordo di Dio e, unita alla giustizia, fa del ricordo un conoscimento sempre più perfetto, talora precoce, sempre santo, nello spirito dei santi. E pregate poscia che nella vostra intelligenza avvenga una nuova Pentecoste, e tutti i doni dello Spirito, Maestro di ogni vero, entrino a rinnovarvi, a riaccendervi in quella somiglianza divina che è amore soprannaturale colla soprannaturale Bellezza, senza il quale l’unione e la somiglianza e comprensione sono impossibili.
L’Opera di Gesù
In ginocchio davanti a Dio che vi parla.
63In ginocchio, con l’animo umile degli umili, davanti a Colui che vi parla perché ha pietà di voi, pastori, e degli agnelli, e prende un “nulla” proprio perché è tale e perché ama ripetere il gesto fatto davanti all’umanità concupiscente dei Dodici, per confondere con la sua divina Sapienza la povera scienza umana dei dotti che si attardano a numerare i fili degli zizit, polverosi per essere stati più vicini al suolo che al cielo, e lasciano, per questo lavoro inutile e pedante, di raccogliere e conservare le perle luminose di cui è contesto il lavoro. Sono zizit, per chi non comprendesse la metafora, le inutili perdite di tempo e gli sfoggi ancor più inutili di sapere umano usati per stabilire se la capienza di un luogo o il numero dei suoi abitanti, desunti da lavori umani e molto posteriori al mio tempo, perciò inesatti, corrispondono all’asserito da uno strumento, o se l’epoca e la permanenza in un luogo che egli dice, sempre confrontata secondo una misura che gli uomini si sono data, corrispondono al millesimo di frazione di tempo che essi ritengono perfetta. Ma dite! È il numero dei giorni, la vastità di un paese, la somma dei suoi abitanti che vi interessa, o è la dottrina dell’opera? Nel primo caso, mille e mille autori umani vi possono dar pascolo abbondante. Nel secondo, unicamente Io posso darvi ciò che andrebbe cercato in primo luogo. Perché solo quanto Io vi do vi serve per la vita eterna. Il resto è fieno che dopo essere digerito viene espulso e diviene immondezza. Non entrerete in Cielo per sapere quanti giorni uno fu in un luogo o quanti cittadini erano in una città, ma per esservi perfezionati traendo vita luminosa dalla Parola che è Vita e Luce.
Amate e benedite Dio che si rivela a un nulla.
64Amate Me più della scienza. Benedite Me e non il vostro sapere. E amate anche il “fanciullo” che ho preso per collocarlo fra voi. E con Me benedite il Padre, Signore del Cielo e della terra, per avere una volta di più rivelato Sé stesso ad un piccolo in luogo di rivelarsi ai sapienti. Un piccolo, un fanciullo, un nulla. Sì. Ma un nulla consumato dal desiderio di servire e amare Iddio e di farlo conoscere, un nulla che da sé solo ha svegliato in sé sempre più vivo il ricordo di Dio, un nulla che ha consumato col suo amore e il suo volontario olocausto i diaframmi dell’umanità, un nulla che è giunto ad amare la Luce più dell’esistenza e degli onori, un nulla che si è così inabissato nella assoluta libertà del contemplare unicamente Iddio tanto da perdere di vista ogni cosa che Dio non sia, un nulla morto a tutto ciò che per i più è ansia di vita, ma vivo in eterno perché morto per vivere nel Signore.
65Dio, Io ve lo dico, mostra il suo regno non ai dotti, ma a coloro che sono illuminati dalla grazia e viventi nell’amore, ed è solo Dio che sceglie, prende e posa sul vertice del monte, là dove tanto è vicino il Cielo che lo spirito può gridare, ardendo, quello che doveva essere il grido di ogni uomo: “Ecco il mio Dio. Io lo vedo! Io lo intendo! Io lo conosco! Io sono divorato e ricreato dall’Amore”.
66Piccolo Giovanni, puoi anche ricordare loro che l’uomo ha un angelo a custode e che questo spirito non è inerte presso l’uomo sul quale riflette le luci che egli angelo rispecchia adorando l’infinita Luce. Sta’ in pace, anima mia.”
21. Catechismo sulla palestra della Grazia: le tentazioni[111].
Premesse: Le tentazioni di Gesù
Risposta alle obbiezioni sulle tentazioni di Gesù.
Dice Gesù:
1“In verità sono così chiare le visioni e le parole date in merito alla mia tentazione, anche nella sua parte ignorata, che esse sono già risposte a tutte le obbiezioni di coloro che fanno domande in proposito, e non sarebbe necessario che Io ne dessi di più ampie anche perché – lo ricordi colui che sollecita queste risposte – sin dal 25-21-944 Io ho fatto chiaramente capire che non amavo soffermarmi né ritornare sull’episodio e non amavo che altri vi si soffermasse, attirando su di esso la particolare attenzione dello strumento, agendo perciò in maniera diametralmente opposta a quella che avevo avuta Io, che allo stesso strumento, che mi proponeva allora le stesse obbiezioni che ora mi propone nuovamente e sempre per stimolo dello stesso individuo, rispondevo: “Non ho voluto che tu parlassi sulla tentazione sensuale del tuo Gesù. Anche se la tua interna voce ti aveva fatto comprendere il movente di Satana per attirarmi al senso, ho preferito parlarne Io. E non vi pensare oltre“.
2Avrei voluto che seguiste il mio esempio di prudenza verso il piccolo fanciullo che ho messo fra voi, il quale deve dirvi tutto ciò che vede, ossia tutto quanto è stato usato pro e contro il Cristo, ma al quale anche la sua inesperienza e la bontà paterna di Dio fanno da riparo provvidenziale contro le più crude miserie e azioni degli uomini e di Satana.
3Lo avrei voluto per rispetto al piccolo fanciullo i cui occhi vedono Dio, e lo avrei voluto perché questo mi avrebbe testimoniato dello stato del vostro animo, che Io desidererei giusto anche nelle sfumature più leggere. Nulla vi è di insignificante e di inutile e di trascurabile nella giustizia. Ha valore in essa la grande e visibile azione del saper morire per essa, come la silenziosa e nascosta imitazione di Me nella maniera di condursi presso i propri fratelli, o figli di spirito, o discepoli vostri. Perché voi vi siete volontariamente consacrati a questa paternità spirituale e a questo ammaestramento dei piccoli, voi padri e maestri di spirito, voi pastori ai quali ho affidato i miei agnelli, e dovete essere i miei imitatori.
4Lo avrei infine voluto perché questo mi avrebbe testimoniato dello stato del vostro intelletto, libero da quanto crea confusione e nebbia alle verità così chiaramente visibili nelle mie pagine, dimostranti la costante perfezione di Gesù Cristo Dio Uomo in tutte le circostanze della sua vita mortale, in tutte le sue azioni, parole, e anche silenzi. Perché vi sono silenzi che sono più parlanti di ogni parola e docenti più di ogni dottrina.
Non confondere il tentativo col risultato.
5E questo episodio, nel punto che voi non volete accettare dicendolo “sconveniente”, vi parla appunto con la magnifica lezione del mio silenzio opposto a questa parte impura della tentazione satanica. Il mio silenzio, la mia indifferenza totale ai solleticamenti di Satana, avrebbero dovuto aver voce, per voi, di glorificazione del Cristo. Per voi hanno avuto invece altra voce. Quella di avvilimento pel Cristo. Tentando Cristo di impurità, vi fa effetto che sia stata lesa la dignità del Cristo. Confondete il tentativo col risultato. Lesione sarebbe stata il risultato. Glorificazione è il fallimento del tentativo. Non la avete saputa considerare questa differenza? Allora non avete saputo leggere la verità taciuta ma palesemente visibile che è nella visione e nei dettati.
Requisiti per saper leggere con esattezza.
6Saper leggere! Non tutti lo sanno fare, e fare con esattezza. Per saperlo fare, e fare con esattezza, occorre avere occhio puro da vampe interne e da offuscamenti esterni. Se il vostro occhio spirituale, ossia il vostro pensiero, è limpido e puro, voi vedete le cose quali esse sono. In questo caso: di glorificazione del Cristo. Ma se il vostro pensiero è offuscato o avvampato da fumi di umano sapere e da orgoglio di dover voi soli sapere, o peggio da fuochi impuri, allora è il riflesso vostro quello che tinge di tinte opposte a quelle reali ciò che voi contemplate, e di un episodio casto e innocente ne fa uno sensuale e peccaminoso. Ma rimettete l’episodio lontano dalle vostre luci, nella sua vera luce, ed esso tornerà quale era: testimonianza di una eroicità di castità e innocenza inutilmente insidiate.
7Ora, se voi gettate sull’episodio il riflesso della vostra umanità, perché non potete ammettere che uno non possa sentire turbamento interno per una tentazione esterna, perché non potete ammettere che neppure il Cristo, il Santo di Dio, possa essere stato tentato dall’esterno senza risentire turbamento interno, allora siete voi che date quel colore all’episodio. Ma non dovete allora dire che esso episodio testimonia uno sconveniente turbamento del Cristo, turbamento che in verità non può essere ammesso per rispetto alla dignità del Signore Gesù, e perché in verità nel Cristo ci fu sempre ordine e armonia fra carne e spirito, ambedue sempre ossequienti e perfetti nel dare gloria al loro Creatore. Dite dunque, se opinate diversamente da ciò che appare in modo non dubbio dall’episodio in parola, che siete voi che gettate su esso punto dell’episodio ciò che si agita in voi facendo “supposizioni”, come dite per altre cose, vostre, e supposizioni che nessuna cosa dell’episodio autorizza e giustifica a supporre e a credere. Ciò è grave.
8Perché mi fate dettare queste parole? Non capite quanto dolore mi date costringendomi a dettarle anche soltanto per qualcuno fra voi? Non capite che non è cosa encomiabile mostrare uno scandalo, che in verità non sentite, solo per dare turbamento al portavoce, per tentarlo al dubbio sulla Voce che gli parla, alla sfiducia, o anche per tentarlo a modificare parti dell’opera? Cosa che poi gli rimproverereste e gli opporreste come prova capitale che l’opera è frutto del suo pensiero. Modificare parti dell’opera come se una creatura potesse farlo su pagine dettate da Me. E perché frugare e rifrugare in un dato punto sul quale Io non mi sono fermato, neppure mentre lo pativo, né col pensiero né con la parola scendendo a discuterlo con Satana, e sul quale avevo consigliato di non soffermarsi né di tornarci sopra, perché mi fa schifo, ora come allora? Schifo, dico. Ecco l’unica reazione che il laido insinuare di Satana ha provocato in Me.
9Ma ora, e lo sia per sempre, vi darò le risposte che volete, perché “abbiate quella limpida chiarezza su tale punto” che uno di voi dichiara che “sarebbe desiderabile“. Io le darò. Non il portavoce, né tanto meno egli si permetterà poi di ritoccare il testo (pag. 111 del I° anno evangelico) “per renderlo cristallino” come sempre vorrebbe uno di voi. Ognuno al suo posto.
Sulla tentazione.
Cosa è la tentazione?
10Cosa è la tentazione? Dice il Catechismo: “È un incitamento al peccato che ci viene dal demonio, o dai cattivi, o dalle nostre passioni“. È un incitamento. Dunque se incita al peccato segno è che non è peccato per sé stessa. No. Non è peccato. Anzi è mezzo per crescere nella giustizia e aumentare i nostri meriti rimanendo fedeli alla Legge del Signore. Comincia a divenire peccato di imprudenza quando volontariamente l’uomo si mette in condizione di peccare, avvicinandosi a cose o a persone che lo possono indurre al peccare.
Da chi viene la tentazione?
11Da chi viene la tentazione? Dal demonio, dai malvagi, dalle passioni. Dunque viene da fattori esterni e da fattori interni. In verità vi dico, però, che i più pericolosi sono i fattori interni, ossia le inclinazioni disordinate e gli istinti o fomiti, rimasti nell’uomo con le altre miserie conseguenti al Peccato di Adamo. Fattori interni che Satana aizza, o tenta di aizzare con ogni mezzo, in questo lavoro molto ben servito dagli uomini che sono intorno a voi e dall’umano io che è un campo di tentazioni sempre rinascenti, avendo tendenza grande all’egoismo della materia e alla sensualità della mente, il primo spingendo la carne a ribellarsi a Dio e allo spirito, la seconda portando la mente alla stolta superbia che si crede lecito tutto, persino di sindacare le opere e le giustizie di Dio.
Quale il ruolo del consenso?
12In verità vi dico che il maggior aiuto a Satana lo date voi accogliendo e coltivando in voi “la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi, la superbia della vita“, cose che vengono non dal Padre ma dal mondo. Perché senza il vostro consenso a preparare il terreno propizio alle invasioni dei fattori esterni, essi non potrebbero penetrare in voi turbando il vostro interno, esasperando i fattori interni. I fomiti del peccato, da soli, non potrebbero condurre a dannazione se l’uomo non li coltivasse, come nella maggioranza degli individui avviene. Li coltivasse come fiori di male che soddisfano il disordinato sentimento dell’uomo per il loro vistoso e invitante aspetto, e che poscia si cambiano in frutti di colpa.
Quale il ruolo della buona volontà?
13Se sui fomiti si abbattesse, santamente spietata, la buona volontà, essi rimarrebbero sterili, simili a maligne piante disseccate, o quanto meno intristite, tanto da non potere crescere, ma anzi soggette a continuo affievolimento, sino alla loro distruzione totale. Invece l’uomo li lascia esistere in sé, ed essi crescono; crescono rinvigoriti dai bocconi ghiotti che l’uomo incauto si concede, senza sapere che ogni cedevolezza all’illecito, anche se piccola e in apparenza trascurabile e innocua, è preparazione a cedevolezze più grandi. Perché l’appetito alle concupiscenze aumenta più si assaggia il piccante loro sapore. E l’appetito soddisfatto nella sua sempre rinascente e crescente violenza, aumenta di conseguenza la forza degli istinti disordinati, e questi crescono sino ad empire di loro tutto l’uomo e ad abbattere le barriere della coscienza.
La carne in contrasto allo spirito.
14Oh! Avviene come di una pianta messa a dimora in uno spazio angusto. Sinché essa non ha fatto tutto il suo sviluppo, sta contenuta nel recinto dove l’hanno posta, ma quando è totalmente cresciuta e le sue radici sono vaste quanto le sue fronde, allora non possono più stare compresse nel luogo troppo ristretto e si insinuano sotto le fondamenta dei muri di confine per cercare spazio così come in alto lo hanno cercato i rami, e crescendo sollevano i muri, li scompaginano, li fanno franare aprendo varchi dai quali possono entrare ladri o fanciulli a manomettere la pianta per spogliarla di frutti e rami, e malmenandola talora sino a produrne la morte. Nel caso dell’anima, la pianta della disordinata inclinazione alle concupiscenze, in contrasto con l’inclinazione dello spirito al suo fine: Dio, apre il varco a Satana e al mondo, che si alleano seduttori contro l’io incauto, portando la morte o la manomissione, la mutilazione della bella integrità dello spirito.
L’ira satanica.
15In verità ve lo dico. Non è l’essere tentati che deve fare paura. Né la forza della tentazione e il ripetersi dei suoi violenti attacchi deve indurre l’anima ad avvilirsi nel pensiero che questo avviene perché essa è fuori della grazia del Signore e destinata alla morte eterna. Rallegratevi anzi, o voi che siete così fortemente vessati da Satana. Segno è che siete nemici di Satana e che Satana vi sente già come preda che gli è sfuggita per sempre. L’ira satanica si avventa sempre contro le prede sfuggite alla sua fame e contro le conquiste di Dio.
16È logico che così sia. Anche nelle battaglie fra due eserciti nemici, dove è che il nemico reitera i suoi assalti più forti? Forse contro le posizioni più deboli e meno importanti? No. Su quelle capitali e fortissime. Le altre sono facili conquiste che esso si serba per ultime, quando le milizie sono già stanche, tanto per dare ad esse l’incentivo di qualche vittoria perché sia sprone alle lotte più dure. Sarebbe ben stolto quel capo d’eserciti che stancasse uomini e mezzi per fare imponenti spiegamenti di forze e sprecasse munizioni contro una città dalle difese già franate per l’incuria dei difensori, o disposta ad arrendersi senza combattimento.
La strategia di satana.
17Satana non è mai un conquistatore stolto. Sa molto bene regolare i suoi assalti. E se dove vede debolezza spirituale e morale, e molto indeboliti i ripari difensivi della coscienza – perché contro di essi hanno fatto da ariete le inclinazioni malvagie dell’uomo – o anche dove vede consentimento pieno ad accettarlo per amico, non fa violenti assalti ma usa soltanto blandizie, là dove vede una resistenza e prevede una disfatta fortemente si avventa con tutti i mezzi, dalle blandizie ai terrori, né si stanca di ripetere a cento, a mille, direttamente o con l’aiuto del mondo e delle circostanze, di tutti perciò i mezzi esterni, di conquistare la preda, o di tormentare – almeno questo vuole l’eterno odiatore dei buoni – o di tormentare i figli di Dio.
Occorre rivestirsi dell’armatura di Dio.
18In verità vi dico che quando una creatura ha raggiunto l’eroicità nella virtù o, come dice Paolo, la creatura “è divenuta forte nel Signore e nella sua virtù potente“, allora è che occorre rivestirsi “dell’armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo“, perché è allora che, come sempre dice l’Apostolo, la creatura “non combatte più colla carne e col sangue, ma contro i principi e le potestà, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro i maligni spiriti dell’aria“[112], ossia contro l’Inferno fortissimo, il quale scatena direttamente le grandi bufere delle potenti tentazioni in un ultimo sforzo per tentare di abbattere lo spirito gigante che gli resiste.
Tentazione respinta, merito acquistato.
19La tentazione è, allora, un peccato o una gloria? Un bene o un male? Non è peccato. E, pur essendo un elemento del Male, si può tramutare in mezzo di bene e di gloria per la libera volontà con cui l’uomo la respinge. Non è coartato ad alcun uomo, non lo fu neppure al Cristo, il libero arbitrio di poter cedere o non cedere alle tentazioni. Tentazione respinta, merito acquistato. Per questo Dio ha lasciato all’uomo la sua splendida libertà di volere. Perché attraverso ad essa, e con merito proprio, l’uomo pervenisse ad una meritata gloria.
Gesù non ho mai consentito al peccato.
La vita dell’uomo è sempre espiazione.
20Ricordatevelo sempre. E ricordatevi anche sempre che la vita dell’uomo è espiazione del male che l’uomo commette; è, nel migliore dei casi, ossia in quello di uno che non faccia neppur una colpa avvertita, è sempre espiazione o, se più vi piace, sofferenza conseguente alla Colpa d’origine, e che perciò – per quanto il mio Sacrificio, e la reintegrazione nella Grazia che per esso Sacrificio vi ho ottenuto, abbiano in misura sovrabbondante ridotta – e che perciò ogni uomo è tenuto ad una sofferenza per giungere nuovamente a quel grado di giustizia che i Progenitori ebbero, gratuitamente dato, in un colla vita. Oh! santa, immacolata innocenza delle Creature prime, che le attuali devono ricostruire con il loro dolore, oltre che con i gratuiti doni che Io vi ho ottenuti col mio Sacrificio!
Al vincitore nessun agente può turbare.
21Perciò, quando vedete il Santo dei santi, oppure un santo, fortemente tentato, non dite: “Questo è sconveniente”. Ma osservate come reagisce il tentato. E se vedete che esso resta indifferente alla tentazione – cosa che testifica che egli è giunto alla perfezione che Io vi ho consigliata: “simile a quella del Padre mio”, perfezione che nessun agente può turbare – se vedete che egli resta indifferente alla tentazione, avendo vinto in se stesso la battaglia contro tutte le reazioni della carne e del sangue, o se vedete un giusto che contemporaneamente sa lottare contro il disordine che, stuzzicato dall’esterno, vorrebbe rialzarsi, e contro la Bestia che stuzzica e getta richiami al disordine, non dite che “ciò è sconveniente”, ma dite che ciò serve a far brillare o ad illuminare il grado di perfezione raggiunta dal tentato.
Chi può patire tentazione?
22Chi può patire tentazione? Dio? Gli angeli? Gli uomini? Dio, essendo Dio, non può patire alcuna tentazione. Gli angeli, rimasti fedeli anche durante la ribellione di Lucifero e dei suoi seguaci, non possono patire tentazione essendo stati dopo la prova elevati all’ordine soprannaturale, alla contemplazione e lode di Dio. Dunque è solamente l’uomo colui che può essere tentato, l’uomo composto di sostanza materiale e di sostanza spirituale, dotato di libertà di ragione, di intelligenza e coscienza, per poter discernere il bene e il male e volere il bene o il male. È soltanto l’uomo, ancora combattente la sua battaglia, colui che può essere soggetto alla tentazione, per triste eredità che gli è venuta dal peccato del capostipite dell’Umanità.
Non la tentazione ma il consenso è peccato.
23Dal giorno della caduta di Adamo dallo stato di innocenza a quello di colpa, dal giorno che la donna volle conoscere da vicino la pianta proibita e il Serpente poté parlare ad Eva che lo ascoltò attenta in luogo di sfuggirlo e accolse le sue parole di menzogna e i suoi suggerimenti di rovina, l’uomo si trova perennemente vicino alla pianta del Bene e del Male intorno alla quale è avvolto Lucifero, e patisce tentazione. Ma è attraverso alla sua vittoria contro le insinuazioni alla colpa che acquista giustizia e conquista la sua corona immortale, oppure, se ripete il gesto di Eva e coglie il frutto proibito ubbidendo al Suggestionatore, si avvelena talora sino a morirne. È proprio per la vittoria sulle tentazioni esterne e per il dominio sui sensi e sull’orgoglio, e perciò sugli stimoli interni, che voi uomini vi fate “dèi e figli dell’Altissimo“[113], simili al Fratello vostro santissimo Gesù, che ha patito tentazioni ma non ha mai peccato perché non volle peccare. Tentati si può esserlo senza il nostro consenso ad esserlo. Peccatori si diviene unicamente col nostro consenso.
Gesù non ho mai consentito al peccato.
24Io, Gesù, non ho mai consentito al peccato. Anzi, avendo combattuto ogni reazione umana non accettevole a Dio, per spirito di volontaria e amorosa giustizia, e avendolo fatto sin dai più teneri anni “stando soggetto al padre (putativo) e alla madre, due giusti che mi insegnarono giustizia, e crescendo in sapienza, età e grazia”[114], ho eliminato in Me, e per sempre, ogni possibilità di improvviso disordine o di turbamento interno per pressioni e circostanze che con l’età maggiore mi sorsero intorno, intensificandosi sino alla morte.
25Non fraintendetemi! Dico pressioni e circostanze, non dico lussurie. Pressioni e circostanze di parenti incomprensivi, di cittadini ancor più ottusi dei parenti, di connazionali astiosi, di nemici insidiosi, di amici traditori. Non c’è soltanto il senso che serva a far peccato. Tante sono le cause per le quali l’uomo può peccare. E che dite voi? Dite, ad esempio, che la condotta di Giuda non sarebbe stata causa in qualunque altro di peccato contro l’amore? Dite, ad esempio, che non fosse perpetua tentazione a reagire umanamente il malanimo degli scribi e farisei di tutti i miei avversari, così sottili nell’avversarmi e anche così bassi nei mezzi e nelle accuse che usavano per avversarmi?
26Non ho peccato. Io ho detto: “E chi di voi mi può convincere di peccato?“[115]. L’ho detto ai miei nemici di allora. Lo posso dire ai miei nemici di ora, e anche agli increduli e ai dubbiosi della mia santità. Ma anche se Io non lo dico a voi, che voglio riguardare come amici anche se mi date dolore attraverso al dolore che date al mio piccolo Giovanni, le mie opere ve lo dicono.
22. Catechesi sul potere dell’uomo contro l’eterno avversario della Grazia[116]
Lezione di Gesù vivo che si rivela a noi.
L’Opera rivelata è Gesù vivo che si concede a noi.
1Vi è forse parola o atto scritto, nell’Opera che ho dettata e illustrata, che possa convincervi di peccato, di un solo peccato, del vostro Maestro? Quell’opera sono Io. Non solo sono Io che la detto e la illustro, ma sono Io che la vivo, Io che mi vi presento quale ero ai miei giorni mortali, nell’ambiente che mi circondava, nel piccolo mondo santo della mia famiglia, in quello più vasto e diverso, a seconda degli esseri che lo componevano, dei miei discepoli, in quello più vasto – tutta la Palestina – e mutevole, agitato e corso da diverse correnti, simile ad un mare muoventesi intorno a Me, sotto un variabile cielo di marzo, talora tutto placido e sereno, subito dopo coperto di nembi e corso da venti di tempesta che sollevavano il mare in marosi rombanti il loro livore contro Me, minacciosi e anche assalitori, sino alla violenza finale del Venerdì pasquale.
Dolore dato a Gesù dai negatori dell’Opera.
2Perché non mi volete riconoscere? Perché non capite il mio linguaggio? Perché volete essere simili a quelli che mi osteggiavano nel Tempio dicendo: “Noi non sappiamo chi Tu sia”? Siete anche voi come gli apostoli che nell’ultima Cena mostravano di non conoscermi ancora per ciò che Io ero: il Verbo Figliolo del Padre, che al Padre tornava dopo essere stato a lungo fra gli uomini per dare ad essi le parole che il Padre gli dava? Ma essi, i miei poveri Apostoli, non avevano ancora ricevuto lo Spirito Santo, Colui che illumina ogni vero. Voi invece l’avete ricevuto. Neppur la sua Luce vi illumina il Cristo che è in queste pagine? L’Eterno sapientissimo Verbo che compie una nuova opera di amore e salvezza perché ha pietà dei troppi che muoiono di inedia spirituale, che si perdono perché non mi conoscono, che assiderano perché non sono soccorsi coi fuochi dell’apostolico amore, che vanno fuori via perché sono dei ciechi e non c’è chi porga loro la mano per condurli a Me che essi cercano smarrendosi su altre strade che voi condannate ma dalle quali non li traete, poveri figli che voi condannate perché percorrono da ciechi quelle strade cercando la Luce, e che Io non condannerò perché vedo i moti del loro cuore, e li trarrò a Me perché sono il Salvatore degli Ebrei e dei Gentili, di tutti quelli che cercano la Verità.
3Vi torno a chiedere: Perché mi fate dettare queste parole? Sono queste quelle che vorrei dirvi? Non mi date dolore. Il dolore che mi procurano coloro che Io voglio considerare miei amici è il dolore che più mi è dolore…
L’unico turbamento, il ribrezzo per la colpa.
4Io, Gesù, non ho mai consentito al peccato, non ho mai sentito turbamento per il peccato. L’unico, ricordatevelo, l’unico turbamento che poteva causarmi il fetore del male, agitantesi intorno a Me, era lo schifo, il ribrezzo per la colpa. Preferivo avvicinare un lebbroso morente di malattia ad un sano crostoso di vizio e fetente di lussuria, specie se era impenitente. Il mio infinito amore per i peccatori, che erano da salvare, mi ha sempre fatto superare la nausea del loro spirituale fetore. Mio Padre, soltanto mio Padre sa quale lunga passione è stata per Me quella di dover vivere avvolto dal turbine delle tentazioni e dall’onda fangosa dei peccati che scorrono la Terra e piegano e travolgono gli uomini. Dover vivere e vedere il naufragio di tanti, senza poter imprigionare la Bestia perché non era ancora il tempo di farlo. Non lo è ancora. Ed essa scorre fumando i suoi aliti infernali, seminando i suoi veleni, e la segue l’ondata colossale dei peccati, sempre crescente e sempre crescenti. Anche ora ne ho nausea e dolore.
I Testimoni della divinità e umanità di Gesù.
Colui che ci parla è Dio.
5Chi ero Io? Ero il Verbo incarnato. Dunque ero Dio. E dunque ero Uomo. Ero veramente Dio ed ero veramente Uomo. Ero il Redentore, il novello Adamo, “il Primogenito di fra i morti” come dice il mio Giovanni, che nel suo Apocalisse scrive anche: “Gesù Cristo che ci ha amati e ci ha lavati dai nostri peccati nel suo Sangue“, e nella sua Epistola: “Tre sono che rendono testimonianza in Cielo: il Padre, il Verbo e lo Spirito Santo, e questi Tre sono Uno solo; e son tre che rendono testimonianza in Terra: lo spirito, l’acqua e il sangue, e questi tre sono una sola cosa“[117].
6Tre del Cielo che testimoniano della divina Natura di Gesù che è Cristo dalla nascita sino alla morte ed oltre la Morte e Risurrezione nei secoli dei secoli, e senza interruzione alcuna, come certi eretici hanno voluto sostenere.
Testimonianza di Dio-Padre.
7Il Padre che tre volte, durante la mia vita pubblica, mi indica come suo Figliuolo diletto e suo compiacimento e gloria. E se sul Tabor la voce dell’Eterno Padre fu udita da tre sole persone che per la loro condizione di discepoli possono venir tacciati, dai negatori, come degli esaltati o menzogneri, al Giordano e specialmente a Gerusalemme, sopraffollata per l’imminenza della Pasqua d’Azzimi, molte persone – tante da poter già essere chiamate turbe, e nelle quali erano mescolati israeliti con gentili, giudei con proseliti, discepoli con nemici del Cristo – udirono la testimonianza del Padre mio.
8Tre volte, in tre tempi e in tre luoghi e circostanze diverse, il Padre mi rese testimonianza senza mai smentirsi. Ora, soltanto le versioni vere restano immutabili, mentre le non vere, col passar del tempo, subiscono alterazioni che scoprono la loro fonte menzognera. Se dunque per tre volte, in tre tempi, luoghi e circostanze diverse, una Voce, sempre uguale di potenza, e ben diversa dalla mia e da quella di ogni altro uomo, tuonò dai Cieli per dare la stessa testimonianza su Me, segno è che realmente Io ero Dio simile al Padre, essendo che Dio Padre solamente di un Figliolo, Dio come Lui, può dire di gloriarsi avendolo generato, e compiacersene vedendolo perfetto come Egli Padre è per Natura divina, e perfetto per volontà e grazia nell’assunta Natura umana.
Testimonianza di Dio-Figlio.
9Il Verbo con la Dottrina sapientissima e le sue opere, di tal natura e potenza che dà loro sole testimoniano che è Colui che l’insegna e che le compie: un Dio.
Testimonianza di Dio-Spirito Santo.
10Lo Spirito Santo manifestandosi in forma di Colomba al Giordano e come Fuoco nel Cenacolo alla Pentecoste per ultimare l’opera del Cristo, purificando e perfezionando gli Apostoli per il loro ministero, così come Io avevo loro promesso, ed essendo, per coloro che sanno vedere, presente e tralucente in ogni parola di infinita, caritativa sapienza che sgorgava dalle labbra del Maestro Gesù Cristo. Lo Spirito Santo non soccorre mai i mentitori. Li abbandona al Padre della Menzogna e fugge lontano da essi. Egli invece è sempre stato con Me perché Io sono Gesù Cristo Dio e Uomo, così come dicevo di essere.
Gesù vero Uomo secondo Giovanni.
11E tre sono le cose che rendono testimonianza in Terra della mia vera Umanità: lo spirito che Io ho reso come tutti gli uomini dopo una penosa agonia, il Sangue mio sparso nella Passione, e l’acqua che uscì dal mio costato esanime insieme alle ultime stille di sangue cadaverico raccolto nel cavo del Cuore spento. Ora voi sapete che soltanto un vero corpo dà sangue se viene ferito, e che soltanto un vero cadavere presenta separazione della parte acquosa del sangue – voi dite: siero – dall’altra che si coagula in grumi o almeno che è già più spessa e scura di quanto non sia il sangue vivo, se ancor troppo poco è il tempo intercorso dalla morte alla fuoriuscita del sangue. Ma Io, e la mia Sindone lo testimonia, ho emesso sangue già grumoso perché ero morto già da qualche tempo quando fui colpito al costato e gelavo e irrigidivo già, rapidamente, per le condizioni particolari che mi avevano dato rapida morte.
12Dunque, per testimonianza dell’apostolo Giovanni, testimone della mia morte, Io sono vero Uomo.
Gesù vero Uomo secondo Paolo.
13Paolo di Tarso scrive, a coloro che avrebbero potuto smentirlo se egli avesse esagerato o mentito nel descrivermi: “Quel Gesù, fatto di poco inferiore agli angeli, a motivo della morte patita, è coronato di gloria e di onore avendo per grazia di Dio gustato la morte per tutti. E certo ben si conveniva a Colui per il quale e dal quale sono tutte le cose… di rendere perfetto per via di sofferenza l’autore della loro salvezza[118]…
14Anche Lui ha avuto in comune con gli uomini la carne e il sangue per distruggere morendo colui che aveva l’impero della morte[119]…
15Infatti Egli non assunse gli angeli, ma il seme di Adamo assunse. Dovette dunque essere in tutto simile ai fratelli per diventare pontefice misericordioso e fedele davanti a Dio e per espiare i peccati del popolo, perché avendo sofferto ed essendo stato provato Egli stesso, potesse aiutare quelli che sono nella prova[120]…
16Noi non abbiamo un pontefice che non possa aver compassione delle nostre infermità, essendo Egli stato tentato in tutto come noi, ma senza peccato[121]… Ogni pontefice… è costituito… perché offra doni e sacrifici per i peccati e possa aver compassione degli ignoranti e dei traviati essendo egli stesso circondato di infermità[122]…
17Certo era conveniente che noi avessimo tal pontefice, santo, innocente, immacolato, segregato dai peccatori, sublimato sopra i Cieli“[123].
Conseguenze della natura umana di Gesù
Logiche conseguenze della natura umana di Gesù
18Dunque anche Saulo, dotto e contemporaneo degli Ebrei del mio tempo, divenuto Paolo, pieno di sapienza e verità, con la realtà della mia figura storica e con le luci dello Spirito Santo, testimonia che Io sono vero Dio e vero Uomo, uguale al Padre per Natura divina e increata, uguale alla Madre per Natura umana e creata, Cristo senza interruzione e in eterno Riparatore, Salvatore e Redentore perfetto.
19E se dunque ero Uomo, perché non avrei dovuto patire tentazione come ogni altro uomo patisce? Se il Padre mio volle farmi “in tutto simile” a voi, perché avrebbe dovuto concedermi l’ingiusto privilegio, e perché avrei dovuto pretendere l’ingiusto privilegio di non conoscere la sofferenza e la fatica delle tentazioni, che tutti gli uomini patiscono e alle quali reagiscono in diversa maniera a seconda della prevalenza in loro o dell’assenza in loro della buona volontà di santificarsi, ossia della loro spiritualità o della loro carnalità? Ma è proprio perché mi sono perfezionato per via di sofferenza continua, che sono stato Ostia perfetta! Se il Padre avesse voluto che il Demonio non si accostasse all’Uomo che era il suo Verbo incarnato, non avrebbe potuto forse impedirglielo? Non lo ha forse fatto di tenermi celato, con un complesso di provvidenziali circostanze e per trent’anni, alle ricerche di Satana? E non poteva, se lo avesse voluto, mettere limiti fissi alle tentazioni che mi venivano fatte, se avesse voluto permetterne alcune, ma non tutte, non quella, come sconveniente al Cristo?
L’uomo può diventare angelo.
Gesù simile all’uomo e di poco inferiore agli angeli.
20E non avrebbe potuto farmi superiore agli uomini e agli angeli? Perché allora mi ha fatto di poco inferiore agli angeli e simile agli uomini? E non vi è contraddizione in questa parola dell’Apostolo che dice che Io sono Uomo in tutto simile agli altri uomini e che però anche dice che Io sono di poco inferiore agli angeli? Allora non sono simile a voi? Allora non sono simile a Dio, perché Dio è da più degli angeli? Ha dunque detto bestemmie, stoltezze o menzogne l’Apostolo? E se non le ha dette, in che è questa differenza, questa uguaglianza e questa inferiorità dell’essere diverso dagli angeli, a loro inferiore, e uguale agli uomini e nello stesso tempo disuguale poiché sono di poco inferiore agli angeli? Ma non è bestemmiare dire che il Verbo incarnato è inferiore agli angeli? In che consiste questa differenza, che è in Me, dagli angeli e dagli uomini?
21Non vi siete mai posto queste domande, con sincera volontà di rispondere e facendo lavorare l’intelletto sotto la luce di Dio? Perché, figli miei, voi, tutti, avete il dovere di porvi sotto la luce divina e sforzarvi di capire, sforzarvi da voi a capire; non accomodarvi pigramente alle spiegazioni date da altri, per non faticare voi a capire. Leggeste tutti i libri che parlano di Me e del Signore altissimo, non vi gioverebbero, se li leggeste macchinalmente, quanto una sola cognizione raggiunta con sforzo vostro di capire, con umiltà amorosa che ricorre allo Spirito Santo per poter capire, con giustizia eroica per avere amico lo Spirito Santo ed essere condotti da Lui a comprendere il linguaggio divino. Perché solo “coloro che sono condotti dallo Spirito Santo sono figli di Dio“. È ancora Paolo che lo dice7. Ed è naturale che i figli comprendano il linguaggio paterno.
22Ma Io ve lo dirò la differenza, e come può essere che Io sia simile a voi e nello stesso tempo di poco inferiore agli angeli.
Gesù l’Uomo – angelo.
23Sono simile a voi, sono l’Uomo, perciò sono senza dubbio inferiore agli angeli, perché l’uomo non è la creatura spirituale, la più nobile del creato, come lo sono gli angeli, puramente spirituali, fortemente intelligenti, e prontamente intelligenti perché non appesantiti da carne e da sensi e confermati in grazia, sempre adoranti il Signore, del quale comprendono il pensiero e lo attuano senza ostacolo. Ma può l’uomo elevare sé stesso ad un grado soprannaturale? Lo può, vivendo volontariamente nella purezza, ubbidienza, umiltà, carità, proprio come fanno gli angeli. E questo Io l’ho fatto. Quel Gesù, fatto di poco inferiore agli angeli, fu Uomo per paterno desiderio divino, perché potesse essere il Redentore. Di poco, poi, si fece inferiore agli angeli per sua propria volontà e per darvi l’esempio che l’uomo può, se vuole, elevare sé stesso alla perfezione angelica e conducendo vita angelica.
L’uomo che diventa angelo.
24Oh! vita umana così fusa al soprannaturale da annullare la materia nelle sue voci e debolezze per assumere le voci e le perfezioni angeliche! Vita dimentica della concupiscenza, vivente d’amore e nell’amore! L’uomo che diventa angelo, ossia la creatura composta di due sostanze che purifica la parte più bassa con i fuochi della Carità, e nella Carità sono tutte le virtù come tanti semi chiusi in un unico frutto, tanto da potersi dire che se ne spoglia, anzi, meglio, che la spoglia di tutto ciò che è materialità sino a rendere anche la materia degna di penetrare un giorno nel Regno dello Spirito. Posa nel sepolcro la veste purificata in attesa del comando finale. Ma allora sorgerà glorificata sino ad essere ammirazione anche degli angeli, perché la bellezza dei corpi risorti e glorificati sarà di reverente stupore anche agli angeli di Dio, che ammireranno questi loro fratelli di creazione dicendo: “Noi sapemmo rimanere nella grazia per una sostanza soltanto; essi, gli uomini, sono vincitori della prova e con lo spirito e con la carne. Gloria a Dio per la duplice vittoria degli eletti”.
La congiunzione tra gli uomini gli angeli e Dio.
25Il Cristo, simile in tutto agli uomini, volle raggiungere la bellezza della perfezione angelica con una vita senza ombra, non di peccato ma neppur di attrazione al peccato, e, rimanendo Uomo per patire la morte con la carne e col sangue onde espiare le colpe della carne, del sangue, e della mente e delle superbie della vita, con tutto, tutto, tutto il dolore per riparare a tutta, tutta, tutta la Colpa, si fece di poco inferiore agli angeli, nobilitando la natura umana a perfezione angelica.
26Dunque, Dio sono. E Uomo sono. E come l’angelo è l’anello intermedio fra l’uomo e Dio, Io, che dovevo risaldare la catena interrotta, riunire voi a Dio, ho della mia perfetta Umanità fatto congiunzione fra la Terra: gli uomini, e il Cielo: gli angeli, riportando l’Umanità ad una perfezione uguale, anzi maggiore, più grande di quella che Adamo ed Eva ebbero all’inizio dei giorni, quando l’Uomo era innocente e felice per dono gratuito di Dio, senza sapere e subire la dura lotta contro il Male e i fomiti del peccato. Non si è dunque avvilita la Divinità nell’assumere il seme di Adamo, ma si è divinizzata l’Umanità, riportata per libera volontà dell’Uomo alla perfezione che fa simili al Padre mio il quale non conosce ingiustizia.
Redentore dalle nostre paure e ignoranze.
27Non mente, non bestemmia e non si contraddice l’Apostolo dicendo, per parola ispirata, che Gesù, l’Uomo, si è fatto di poco inferiore agli angeli in spiritualità eroica. Non ha mancato Dio Padre, e non Dio Figlio, e non Dio Spirito Santo nel dare l’unica veste che gli convenisse al Redentore perché fosse tale e vi redimesse, oltre che con la grande azione del suo Sacrificio, con la continua lezione del suo crescere in grazia sino a raggiungere la perfezione spirituale, e ciò per redimervi dalla vostra ignoranza, da quell’ignoranza conseguente al peccato, avvilente le forze dell’uomo, che suggestiona lo stesso con l’insinuazione che egli, perché fatto più di materia che di spirito, non può tentare la sua evoluzione nello spirito.
28No. La materia vi sembra tanta e prepotente perché la vedete e la sentite urlare le sue voci bestiali. Vi sembra tanta perché la temete e perché non volete farla soffrire per paura di soffrire. Vi sembra tanta perché Satana ve ne altera i contorni. Vi sembra tanta perché non sapete. Siete ignoranti, ancora, di ciò che veramente è quella magnifica cosa che è l’anima, di ciò che è quella potentissima cosa che è l’anima unita a Dio.
Fatevi angeli. Fatevi serafini.
29Lasciate le paure. Lasciate le ignoranze. Guardatemi. Io, l’Uomo, ho raggiunto la Perfezione della giustizia essendo uomo come voi perché lo volli. Imitatemi. Non temete. Tenete l’anima unita a Dio e avanzate. E salite. Salite nelle plaghe luminose del soprannaturale. Trascinate col vostro volere ardente la carne là dove sale il vostro spirito. Fatevi angeli. Fatevi serafini. Il demonio non potrà più ferirvi nel profondo. I suoi strali cadranno ai vostri piedi dopo aver percosso la vostra corazza e non sarete turbati come Io non lo fui.
L’uomo può vincere Satana.
In Gesù e in noi le stesse cose.
30Dunque è stato giusto che il Padre mio non mi concedesse natura diversa dall’uomo, pur potendolo fare. Giusto. Nessuno potrà così dirmi, quando propongo il mio codice e vi dico: “Seguitelo se volete essere dove Io sono“, “Tu vi puoi essere perché diverso da me, nel quale pugna ferocemente la carne. Tu vittorioso su Satana perché in Te non è la carne alleata di Satana”. Non può alcuno rimproverarmi di facile vittoria né sconfortarsi per diversità di creazione. In Me e in voi le stesse cose: la carne, l’intelletto e lo spirito per poter vivere, comprendere e vincere. Seme di Adamo, Io. Seme di Adamo, voi.
Gesù non volle peccare per ammaestrarci.
31Oh! vi sento mormorare: “Tu eri senza la Colpa. Noi…”. Anche Adamo era senza la Colpa, eppure peccò perché volle peccare. Io non volli peccare. E non peccai. Io, l’Uomo, non peccai. Il Padre mio mi ha fatto dello stesso seme vostro per dimostrarvi che esser uomini non vuol dire essere peccatori. Come voi Io nella natura umana. Sappiate essere voi come Io nella vittoria. Il Padre mi ha fatto Uomo, avente in comune con voi carne e sangue coi quali vincere, morendo, Satana, esigendo che l’autore della salvezza vostra divenisse perfetto come Uomo per volontà propria e per via di sofferenza, e conseguisse la gloria a motivo della morte patita.
Gesù è morto a Sé stesso per vivere e farci vivere.
32Oh! non è morte anche il saper morire a tutto ciò che è seduzione? Non è morte continua a tutto ciò che è concupiscenza per vivere in eterno in Cielo? Io ho cominciato a consumare il mio Sacrificio per vincere Satana, il mondo, la carne, trionfatori da troppo tempo, dal primo atto di volontà contro le voci della carne e del mondo e del suo re tenebroso. Sono morto a Me stesso per vivere. Sono morto a Me stesso per farvi vivere col mio esempio. Sono morto sulla Croce per darvi la Vita.
Gesù è morto a Sé stesso per vivere e farci vivere.
33Destinato a divenire Pontefice vostro misericordioso, dovevo ben conoscere le lotte dell’uomo per conoscenza d’uomo, e rimanere fedele davanti a Dio per insegnarvi a rimanere tali. Pontefice misericordioso perché, avendo sofferto ed essendo stato provato, non avessi il superbo ribrezzo e il glaciale isolamento di quelli che dicono, guardando i loro fratelli peccatori o deboli: “Io sono superiore ad essi e me ne scosto non volendo contaminare la mia perfezione” e non sanno di essere dell’eterna razza dei farisei. Pontefice esperto e misericordioso perché fossi compassionevole e pronto a tendere la mano, Io, il Vincitore del Male, ai deboli che non sanno sempre calpestarlo come Io feci.
34Ditemi voi, ai quali è scandalo il leggere che Io patii quella tentazione, forse che Io ho leso la mia Perfezione divina e umana perché sono stato avvicinato dal Tentatore? Che si è alterato in Me? Che si è corrotto? Nulla. Neanche il più fuggevole pensiero.
La via preferita da Satana per corrompere.
35Quella tentazione non è forse la più comune e la più secondata dagli uomini? Non è forse la più usata da Satana appunto perché la sa la più facile ad ottenere assenso? Non è per quella porta, per l’impurità, per la lussuria, che Satana entra molte volte nei cuori? Non è forse questa la sua via preferita e la sua arma preferita per ottenere di entrare e di corrompere?
L’incontro di Lucifero con Eva e Adamo.
Corruzione dell’innocenza dei progenitori.
36Quale altra via prese all’inizio dei giorni dell’uomo per tarare la pianta senza tare dell’Umanità? Come riuscì a corrompere l’innocenza dei due Progenitori? Se l’atto di Eva si fosse limitato all’imprudenza di accostarsi alla pianta proibita e anche di ascoltare il Serpente, ma senza ubbidire né cedere alle sue insinuazioni, sarebbe sorto il Peccato? Sarebbe venuta la Condanna? No. Anzi i Progenitori, respingendo gli allettamenti satanici, avrebbero imitato gli angeli buoni invano tentati da Lucifero alla ribellione e avrebbero avuto un aumento di grazia.
Il “delitto” contro lo spirito.
37Ripeto: essere tentato non è colpa. Colpa è aderire alla tentazione. E Eva, e Adamo, non sarebbero stati puniti per l’imprudenza già espiata dalla resistenza alla tentazione. Dio è Padre amoroso e paziente. Ma Eva, ma Adamo, non respinsero la tentazione. La lussuria della mente ossia la superbia, del cuore ossia la disubbidienza, accolte nella loro anima sino allora incorrotta, la corruppero svegliando febbri impure che Satana acutizzò sino al delirio e al delitto. Non dico parole errate. Dico “delitto” ed è giusto. Non hanno forse, peccando, fatto violenza al loro spirito ferendolo, piagandolo duramente? Non è un delitto contro lo spirito quello che fa il peccatore che uccide con la colpa mortale o ferisce, indebolendolo continuamente con le colpe veniali, il proprio spirito?
Il crescente parossismo della colpa.
38Osserviamo insieme il crescente parossismo della colpa e i gradi della caduta, e poi paragoniamolo all’episodio della mia tentazione. Se ci sarà occhio limpido e cuore onesto, non potrà mancare la conclusione che la tentazione, elemento indubbio del Male, non diventa peccato ma merito per coloro che la sanno patire senza cedere ad essa. Patire non vuol dire godere. Si patisce un martirio, non si patisce un godimento. La tentazione è patita dai santi, ma la tentazione è godimento pervertito dei non santi che l’accolgono e la ubbidiscono.
39Primo lieve errore. Dunque: Eva, dotata di una scienza proporzionata al suo stato – notate bene questo perché è aggravante della colpa, e perciò cosciente del valore della prudenza – va all’albero proibito.
40Secondo errore. Vi va con leggerezza, non per intenzione buona di raccogliersi al centro dell’Eden per isolarsi in orazione. Giunta là, contrae conversazione con l’Ignoto. Non la fa guardinga il fenomeno di un animale parlante mentre tutti gli altri avevano voce ma non avevano parola comprensibile all’uomo.
41Terzo: nel suo stupore non invoca Dio perché le spieghi il mistero, non ricorda e non riflette neppure che Dio ha detto ai suoi figli che quello era l’albero del bene e del male, e che perciò era da ritenersi imprudente accogliere ogni cosa che da esso venisse senza averne prima chiesto al Signore la vera natura.
42Quarto errore: il suo aver fede più forte nel credere all’asserto di un Ignoto che non ai consigli del suo Creatore.
43Quinto: la cupidigia di conoscere ciò che solo Dio conosceva e di divenire simile a Dio.
44Sesto: la golosità dei sensi che vogliono gustare guardando, palpando, fiutando, mangiando ciò che l’Ignoto aveva suggerito di cogliere e gustare.
45Settimo: da tentata divenire tentatrice. Passare dal servizio di Dio a quello di Satana, dimenticando le parole di Dio per ripetere quelle di Satana al suo compagno e persuaderlo al furto del diritto di Dio.
Il “delitto” consumato.
46L’arsione era ormai al grado massimo. La salita dell’arco fatale era giunta al punto più alto. Là si consumò completamente il peccato con l’adesione di Adamo alle lusinghe della compagna, e fu la caduta dei due lungo l’altra parte della curva. Caduta veloce, molto più veloce della salita perché appesantita dalla colpa consumata, e la colpa si aggravò nel suo peso dalle conseguenze della stessa: ossia fuga da Dio, scuse insufficienti e prive di carità e giustizia, e anche di sincerità nel confessare il fallo, spirito di latente ribellione che impedisce di chiedere perdono.
Conseguenza della malizia.
47Non si nascondono per il dolore di essere bruttati dalla colpa e di apparire tali agli occhi di Dio, ma perché sono nudi, ossia per la malizia che ormai è entrata in loro e dà nuovi aspetti a tutte le cose, e rende tanto ignoranti da non saper più riflettere che Dio, che li aveva creati e aveva loro dato tutto il Creato, ben sapeva che essi erano nudi, né si era affaticato a rivestirli, né si era sdegnato di contemplarli tali, perché non c’era bisogno di coprire l’innocenza né c’era sdegno a contemplare un corpo innocente.
Conseguenze del “delitto” consumato.
48Sentite le risposte dei due colpevoli, indice esatto della tentazione non respinta e delle sue conseguenze di colpa: “Ho sentito la tua voce e avendo paura, perché nudo, mi sono nascosto”, “La donna che mi desti a compagna mi ha offerto il frutto e io ne ho mangiato”, “Il serpente mi ha sedotta ed io ne ho mangiato”[124].
49Manca fra tante parole l’unica che doveva esserci: “Perdono perché ho peccato“. Manca quindi la carità verso Dio. Manca la carità verso il prossimo. Adamo accusa Eva, Eva accusa il serpente. Manca infine la sincerità della confessione. Eva confessa ciò che è innegabile. Ma crede poter nascondere a Dio i preliminari del peccato, ossia la sua leggerezza, la sua imprudenza, la sua debole volontà, subito ammalatasi dopo aver fatto il primo passo verso la disubbidienza al comando santo di non porsi in tentazione di cogliere il frutto proibito.
Segni dell’amicizia col serpente.
50Quel comando doveva esserle di avviso, a lei, intelligentissima, per farle capire che essi non erano tanto forti da poter impunemente mettersi nelle condizioni di peccare senza giungere a peccare. Vi sarebbero giunti perfezionando con volontà propria la libertà concessa loro da Dio, giungendo ad usarla unicamente per il Bene. Eva mente dunque a Dio tacendo la ragione per la quale mangiò del frutto: per divenire simile a Dio. Ecco che la concupiscenza triplice è nell’Uomo. Tutti i segni dell’amicizia col serpente sono palesi nella superbia, ribellione, menzogna, lussuria, egoismo, sostituitisi alle virtù esistenti prima.
L’incontro di Lucifero con Gesù.
Nel deserto Gesù si prepara all’evangelizzazione.
51E ora paragoniamo questo incontro di Lucifero con i Progenitori con l’incontro di Lucifero con Me, novello Adamo venuto a restaurare l’ordine violato dal primo Uomo.
52Io pure vado in luogo solitario. Ma perché? Quando? A che fare? Per prepararmi con la penitenza – indispensabile preparazione alle opere di Dio– alla mia missione che stava per avere inizio. Cessata la pace protettiva della casa, della famiglia, della città mia, la quale pace poteva appena essere sfiorata da inevitabili contrasti di pensieri fra Me e i parenti, Io tutto spirito, essi tutta umanità e sognanti per Me umane gioie. Ora veniva l’epoca dell’evangelizzazione, i pericoli dell’esaltazione e dell’odio, i contatti coi peccatori e con tutto ciò che forma ciò che si dice comunemente: mondo.
Gesù cercato dal Tentatore.
53Mi preparo con la penitenza e l’orazione. Completo la mia preparazione con la vittoria su Satana. Oh! esso ha ben sentito che il Vincitore era sorto, vedendomi tetragono alla seduzione impura e forte contro la fame, contro la superbia e la cupidigia. Ma Io voglio che voi contempliate Me nella parte che voi giudicate sconveniente, e facciate il paragone del Puro Gesù con la pura Coppia dei Progenitori, nei quali poté agire il veleno del Serpente perché lo vollero accogliere e perché non vollero patire lo sforzo di respingerlo, posto che imprudentemente lo avevano avvicinato. Io non ho cercato Satana. Ne sono stato cercato. Trovato che mi ebbe, ne ho patito la vicinanza. Era doverosa esperienza per poter essere il vostro pontefice misericordioso, provato come voi, non sdegnoso di voi, esempio a voi.
54Eccomi, o uomini, ecco il Cristo tentato perché uomo, non vinto perché aveva volontariamente portato la sua umanità ad una perfezione “di poco inferiore a quella angelica“. Gli angeli non hanno corpo, perciò non hanno senso, perciò l’impurità non li può ledere né turbare più o diversamente di come mi abbia turbato: con l’orrore per questo peccato da bruto.
Silenzio con Satana e con sé stesso. E preghiera.
55Ecco il Cristo che non fugge vilmente per essere inseguito, né contratta o baratta o discute col Tentatore su così bassa cosa che non merita di esser discussa. L’uomo, la creatura più nobile della terra, dotata di ragione, di spirito, e conscia del suo fine, non corrompa sé stesso con reale o metaforico contatto con la Lussuria. Non contempli. Non discuta. Alzi gli occhi. Miri Dio. Ami, da figlio di Dio, Dio e prossimo. Invochi Dio. Taccia con Satana e con sé stesso, nella parte di sé stesso che vorrebbe discutere di cose carnali. Silenzio di labbra e silenzio di pensiero su argomenti che esalano fumi omicidi. Non sempre è silenzio là dove sono ferme le labbra. Talora, sotto c’è il cuore, il pensiero, il volere che parlano e delirano impuri anche se le labbra sanno tacere e gli occhi rimanere bassi o stravolgersi in pose ispirate per trarre in inganno gli uomini. Gli uomini che vedono l’esterno dell’uomo. Non Dio che vede l’interno dell’uomo e che ha in obbrobrio ogni forma di menzogna mentale per farsi credere santi, e di lussuria mentale e di menzogna calcolata e calcolante.
Satana iniziò la sua Tentazione con l’Impurità.
56Perché Satana iniziò la sua Tentazione con l’impurità? Perché questo peccato è il più diffuso. È in ogni luogo e parte del mondo, in tutti i ceti, e purtroppo in tutte le condizioni. Ha molti nomi. Si ammanta talora anche di legittimità, ma sporca i talami legittimi come i letti delle prostitute, e taccio su altre considerazioni. Perché gli servì così bene la prima volta a mettere la malizia nel cuore dell’uomo. Perché pensava che unicamente con quel mezzo avrebbe potuto stroncare per sempre il pensiero redentivo corrompendo l’insostituibile Redentore. Perché, infine, aveva bisogno di sincerarsi se Io ero il Redentore.
57Aveva intuito che Io ero ormai nel mondo. Mi cercava. Era dovunque fosse una santità. Ma in tutte vedeva delle relatività che lo facevano incerto. Non era riuscito per tanti anni a squarciare il velo che avvolgeva il mistero di mia Madre e il mio. La manifestazione del Giordano lo aveva scosso. Ma il terrore di Me lo faceva titubare ancora per darsi pace. Voleva e non voleva sapere chi ero. Sapere per illudersi di vincermi. Non sapere per illudersi di non essere vinto dall’Uomo.
58Mi tentò con quella. Il mio fermo contegno, così diverso da quello di ogni uomo, che o fugge o si spaventa o cede o irride dicendosi forte e poi cade più di colui che fugge, gli dissero chi ero. Persuaso sul mio essere, insiste. Nella sua prima tentazione sono già adombrate le altre tre, e specie l’ultima. I miei occhi lo ghiacciano. Il mio silenzio lo esaspera. La mia tranquillità lo sgomenta. Si sente contro una forza che è vano sperar di piegare. Sente che il Puro non può che aver schifo del frutto disonesto che esso gli porge.
Nelle altre tentazioni, risponde per onorare Dio.
59Allora tenta con una seduzione in apparenza lecita: “Di’ alle pietre che divengano pane”. Aver fame di pane è dell’uomo, non è più del bruto come lo è la lussuria, la fame di carne. E allora da uomo, figlio di Dio non perché il Verbo ma perché seme di Adamo come voi, allora Io rispondo. Rispondo per onorare tre volte il Signore. E Satana, convinto che era inutile tentare altre prove, non mi offerse più la lussuria. Gli uomini no. Essi sono più stolti di Satana e mi tentarono per poter dire alle folle: “Egli è peccatore“. Le pagine dell’Opera vi dimostrano come gli uomini non ebbero mai una fortuna maggiore di Satana. In nulla.
60Tentato in tutto e da tutti, sono rimasto senza peccato. Pontefice eterno, mi sono per mia propria volontà serbato innocente, immacolato, segregato dai peccatori, fatto angelo avendo abolito il senso per servire unicamente lo spirito.
Gesù annichilò Sé stesso apparendo semplice uomo.
61Potete dire ancora che è sconveniente questo episodio? Che è eretico? È forse eretico Paolo che nella sua epistola mi dice “tentato in tutto, in tutto provato, essendo uomo fra gli uomini”, con carne, sangue, intelletto, volontà, come voi? Eretico Paolo che scrive ai Filippesi: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti di C. G. il quale, esistendo nella forma di Dio, non considerò questa uguaglianza come una rapina, ma annichilò Se stesso prendendo la forma di servo, e divenendo simile agli uomini apparve semplice uomo“[125]? Non vi pare che in questo “annichilarsi” del Figlio di Dio sia non soltanto l’obbrobriosa morte di croce ma anche la miseria di essere trattato come uomo da Satana e dal mondo, i quali con inesausto assedio mi assalirono e circondarono di tentazioni dandomi patimento? Non vi pare che in quel non considerare una rapina la mia uguaglianza con Dio, ma volendo essere l’Uomo, l’Uomo riparatore, l’Uomo espiatore, l’Uomo redentore trattato da uomo, mostratosi Dio per la sua eroicità quotidiana, non stia tanta bellezza e giustizia? E che c’è in Me che voi non abbiate? E che ho fatto Io che voi non possiate fare? Parlo della santificazione propria per divenire perfetti come il Padre nostro dei Cieli.
62Rileggete con cuor puro e pensiero senza preconcetti, dopo questa mia lezione, gli episodi che impugnate come sconvenienti, e ditemi se potete ancora dirli tali.
Le confidenze del Cristo non giova ai lussuriosi.
63Voi obbiettate, ostinati, per non dire la parola, seconda in bellezza fra tutte le parole, che è “perdonami” – come la prima è “ti amo” – voi dite: “Ma Tu a Giuda dicesti che in Te era il Bene e Male. Ciò non è conveniente! E più oltre dici: ‘La tentazione è mordente. L’atto soddisfa e talora nausea, mentre la tentazione non cade ma come albero potato getta più robusta fronda’, e ciò fa supporre che Tu ti sia turbato, e sempre più fortemente, per non aver assecondato la tentazione impura”.
64Siete forse anche voi come Giuda che non capiva mai, che non sapeva capirmi, che non poteva capirmi perché troppo pieno della sua umanità malata, la quale gettava i suoi riflessi su ogni cosa? Se così siete, vi dico di cambiare il vostro pensiero. E vi dico di ricordarvi a chi parlavo. Ad un uomo che, essendo premeditatamente e tenacemente peccatore e specie lussurioso, non poteva accettare col dovuto rispetto le confidenze di Cristo e crederle verità.
65A Giovanni potevo aprire il mio cuore. Il puro fra i discepoli di Cristo sapeva credere e capire i segreti di Cristo Puro. L’altro… era un incorreggibile immondo ed era un demonio. Ho taciuto con lui come con Satana. Così al padre come al figlio, perché in verità Giuda volle a padre Satana in luogo di Dio. Al discepolo, poi, malato di sensualità, ho parlato come potevo parlare per essere ancora ascoltato, terminando con l’asserzione: “Io non ho mai ceduto” e riserbandomi di dimostrargli che si può vivere da angeli sol che si voglia. La dimostrazione: l’unica cosa che possa fare, se non buoni, silenziosi, non irridenti, i satana.
Gesù non ha voluto seguire il Male.
66Non ho ceduto. Lo dico a voi come l’ho detto a Giuda. Nessuno mi vietava di farlo. Il Padre mi aveva dato il libero arbitrio come ad ogni nato di donna. Avrei potuto perciò accogliere tanto il Male come il Bene e seguire ciò che volevo. Ho voluto seguire il Bene. Non ho voluto seguire il Male. No. Il Figlio dell’Uomo non ha voluto peccare. Satana soffiava a tenere accesi intorno a Me, nel cuore di chi mi circondava con odio o con malsano amore, i suoi fuochi per suscitarmi reazioni umane. Ho patito tentazioni d’ogni specie. La mia volontà ha dominato sempre, la mia purezza ha spento là dove era libidine accesa a tentarmi.
“Tutto è puro ai puri”.
67La purezza, non la mia soltanto, fa quest’azione intorno a sé, e vela, anche, quei particolari che sono crudi e stuzzicanti unicamente a quelli che mentalmente o materialmente si pascono di cose impure. Per gli altri no. Ho detto: “Tutto è puro ai puri“[126]. È parola di divina sapienza. Puro il pensiero, puro il cuore, puro l’occhio, pura la carne nei puri, perché essi sono fissi nella visione di Dio.
68Più l’uomo cresce in perfezione e più è assalito dalle forze esterne del male che sono Satana, il mondo, gli uomini. Ma nell’uomo ripieno di Dio, saturo di purezza, fattosi di poco inferiore agli angeli per volontà di perfezione, gli assalti non sono morte ma vita, non avvilimento ma gloria. Non c’è un santo che non abbia sofferto tentazioni. Non un coronato in Cielo la cui corona non sia contesta delle perle e dei rubini del suo pianto e del suo dolore, talora martirizzante sino al sangue per le vessazioni di Satana e dei suoi alleati.
69I martiri non sono soltanto quelli caduti nelle arene e nei tribunali dei persecutori. “La grande tribolazione” della quale parla Giovanni[127] è anche questa, e la stola dei beati si è fatta monda nel sangue dell’Agnello ma anche nel rogo e nella tortura dell’amorosa volontà e dell’odiante tentazione.
70Non ho voluto essere diverso da voi, né che voi non poteste venire dove Io sono. Io come voi. Voi come Me. Tentati e vincitori per essere “dèi” nel regno di Dio. Vero Dio e vero Uomo, ho manifestato la potenza di Dio e la capacità dell’uomo di divenire “dio” secondo la parola del salmo e di Paolo[128].
La tesi di Gesù avvalorata dagli apostoli.
71Vi ho risposto con le parole dei miei apostoli unite alle mie. Perché voi avete difficoltà ad accettare per sante le parole che il piccolo Giovanni vi trasmette. Queste dei miei apostoli, non potete avere difficoltà ad accettarle, non vi possono mettere dubbi sulla loro autorità soprannaturale. Le leggete all’altare, le commentate sui pulpiti, le insegnate dalle cattedre. Dunque le ritenete parole di verità.
72Ed esse parole suffragano la mia tesi, non la vostra: che essendo l’Uomo, era naturale che Io fossi tentato; che la tentazione non è sconveniente al Cristo; che Cristo non esce da essa avvilito ma ancor più glorificato, perché il pontefice, che doveva aver compassione dei deboli e dei traviati, essendo stato come essi provato ed essendo stato circondato da infermità come essi, ha saputo conservarsi santo, innocente, immacolato, segregato dai peccatori in quanto è imitarli nel male, ma loro misericordioso fratello per dire a tutti: “Venite a Me, voi che siete addolorati e stanchi, ed Io vi consolerò“.
73E termino con le parole dette 3 anni or sono al piccolo Giovanni: “Non pensate più oltre alla più bassa delle azioni di Satana verso il Cristo, quando avete mille azioni elette del Cristo da meditare e imitare nell’Opera“.”
23. La Grazia è La natura vitale
dello
spirito[129].
L’anima è una particella di Dio.
1Dice Gesù, in merito alla frase “l’anima che è una particella di Dio” (9-5-45) e che P. Migliorini vorrebbe corretta: che è quasi particella ecc.:
2“È detto nella Genesi: “… e gli ispirò in faccia il soffio della vita”[130]. Dio-Vita ispirò il suo soffio nell’uomo. Dunque gli dette una particella del suo Infinito, del suo Amore, di Sé stesso insomma.
3Col suo volere creativo Dio vi dà l’anima, la parte eternamente vitale che è in voi e che costituisce la spirituale somiglianza e immagine che l’uomo ha con Dio suo Padre e Creatore. Creatore perché vi ha creati. Padre perché, come un padre terreno comunica ai figli somiglianza fisica e psichica con sé stesso in un con il sangue dello stesso ceppo del suo, così l’Eterno Padre vi comunica, nello spirito, immagine e somiglianza con Lui in un con la Vita che da Lui si effonde e che, per suo desiderio, dovrebbe godere di Lui eternamente nei Cieli dopo la prova terrena. La Vita vi dà il Padre, da vero Padre, perché è padre colui che dà vita. Da Padre eterno, perché eterno è Colui che vi dà vita.
Dottrina eretica da scartare.
4Alcuni confondono l’essere creati da Dio con l’essere Dio, e dicono che tutto ciò che è, è Dio, e che perciò l’uomo ha la stessa natura ed essenza di Dio, e che persino le altre creazioni di Dio, che noi vediamo, sono Dio. Non vi può essere errore superbo più grande.
5L’uomo non è della stessa natura ed essenza di Dio, meno ancora lo sono le altre cose create. Dio è il Creatore. L’uomo colui che fu creato da Dio. Se l’uomo fosse Dio, non avrebbe bisogno di essere creato, perché Dio è l’Increato. Se l’uomo fosse un tutto con Dio, la Terra sarebbe già Cielo, perché gli uomini, la parte, avrebbero già il godimento del Tutto. Quel godimento che è il fine ultimo dell’uomo e al quale l’uomo perviene dopo le lotte e le perseveranze eroiche sostenute e praticate durante il giorno di esilio terreno. Come sarebbe in esilio l’uomo sulla Terra se tutto ciò che è fosse Dio? L’uomo sarebbe allora già in Dio, ossia non più in esilio. Come peccherebbe se fosse Dio? Come potrebbe nascere con la Colpa d’origine se fosse Dio? Come potrebbe aver principio con un concepimento se fosse Dio, che è da sempre e da nessuno e nessuna cosa fu creato?
6Come vedi, anima mia, la eretica dottrina che asserisce che tutto è Dio distrugge tante verità della storia di Dio e della storia dell’uomo. Distrugge i rapporti di regale, divina paternità e di sudditanza filiale. Distrugge il reverenziale timore di Dio. 7Gonfia l’uomo di superbia oscena perché gli fa drizzare la fronte proterva gridando lo stesso grido di Satana: “Io sono Te!”.
L’inno di coloro nei quali lo spirito di Dio è vivo.
8Chi come Dio? Al grido satanico fa contrapposto il grido angelico di Micael: “Chi come Dio?”. E i figli di Dio rispondono: “Nessuno simile a Dio. Tu solo Santo! Tu solo Signore! Tu solo Altissimo!”.
9È l’inno di coloro nei quali la “parte, o spirito di Dio”, come l’hanno definita i più grandi teologi, è realmente viva perché vivente nell’Amore, innestata in Gesù Cristo. È l’inno di coloro che alla prima creazione dell’anima – l’ispirazione dell’alito di Dio in una polvere che diviene carne e che tornerà polvere, per poi ricostruirsi carne nella risurrezione finale e nel finale giudizio – fanno e sanno far seguire la ricreazione con la “vita” restituita dal Battesimo e mantenuta dai Sacramenti e dagli altri doni paterni e divini, la “vita”, ossia la Grazia; e la supercreazione con la volontà eroica che li super crea veramente somiglianti a Dio, specchi eterni che riflettono la Perfezione eterna e che accendono dei loro splendori gli accesi Cieli, trono all’Immenso, Potente, Santo Iddio Unico, Uno e Trino.
“Voi siete dèi e figli dell’Altissimo”.
10Ben è detto: “Voi siete dèi e figli dell’Altissimo“[131]. Ma figli siete per la “particella” che Dio vi ha ispirata, e dèi dovete divenire con sforzo costante di tutta la vita terrena. Se foste già dèi, non dovreste sforzarvi a divenirlo. L’Amore vi chiama a divinizzarvi mediante l’amore, ma dèi non nascete e dèi non siete perché Uno Solo è Dio. La “parte”, l’anima spirituale, in voi infusa da Dio, è quella che vi dà aspirazioni e modo di divenire i re del Regno di Dio e i figli in eterno dell’Altissimo, vostro premio, ricchezza, gioia eterna e immisurabile.
Invito alla riflessione.
11Coloro, poi, che vogliono turbarti perché è scritto che “l’anima è particella di Dio“, riflettano anche che ciò è detto dai S. Padri e da menti elette di ogni tempo cattolico, e che negare di sapere certe cose per turbare un’anima è fare duplice peccato.
12Riflettano inoltre a quali persone Io parlavo: a delle Gentili, per le quali era necessario usare un metodo di insegnamento seducente la loro immaginativa e il loro desiderio di salire agli Olimpi, dove tanti personaggi del loro secolo erano stati collocati, trasformati in deità dall’idolatria dei popoli verso creature che erano, per questa o per quella cosa, diverse dal comune; e ciò per attirarle, attraverso ad aspirazioni umane, verso i sentieri dove già splende Dio come sole lontano che invita ad essere raggiunto, dato il suo dolce, maestoso, divino splendore. Creature pagane che ignoravano l’esistenza dell’anima, che avrebbero capito l’importanza dell’anima e la sua dignità, e il dovere di tutelarne la “vita”, solo facendo loro ben capire che essa ha un valore eccelso perché la sua origine è in Dio che la crea.
13Non era facile sedurre al Bene menti coperte da scaglie tenaci di concezioni pagane! L’apostolato era difficile allora! Io, e coloro che per primi evangelizzarono, dovemmo aprire le menti come con un vomere sottile e tenace si aprono delle glebe, indurite da secoli di errore, intricate di radici tenacissime, consolidate nel loro pensiero religioso dall’amor di patria che credevano in pericolo se si scrollavano gli altari degli idoli e si sostituivano alle cerimonie e credenze pagane le verità cristiane. Menti più raffinate dei negri dell’Africa o dei selvaggi della Patagonia e della Polinesia, i greci, i romani, i galli, e iberi e cimbri, ma specie i due primi, sono stati dura conquista agli operai di Dio. E le storie della Chiesa documentano di che arte e di che dolore si dovettero ornare i primi sacerdoti cristiani per fare del mondo pagano il mondo cristiano. Carità perfetta, pazienza perfetta, eroismo perfetto, ogni virtù perfetta. Ecco come fu conquistato il mondo pagano a Dio.
14Ora occorrerebbe ricominciare. Ma se il mondo è nuovamente una dura gleba che l’errore fa sterile, se è legato da radici di male, se lo consolida l’odio, mancano troppo i vomeri dolci, sottili, tenaci, perseveranti che, a costo di sacrificio totale, riaprano la gleba e la liberino dalle radici malsane e vi seminino l’amore.
15Voler aggiungere un “quasi” è veramente accostarsi di più all’eretico concetto che tutto è Dio. Perché la deità (non divinità in questo caso, essendo che un dio, così concepito nel pensiero come fatto di tutto ciò che è, non è Dio ma è una deità pagana) sembra così composta di queste particelle. No. 16Non sono le particelle che formano Dio. Ma è Dio che infonde il suo spirito – ossia: parte di Sé – per formare l’uomo: creatura composta di una sostanza spirituale e di una corporale. Sia lasciato dunque come ho dettato. Ché giusto è. E ognuno, che sia di retto spirito religioso, lo comprende che giusto è.
17E tu sta’ in pace. Io sono che detto. E Io non conosco l’errore perché sono la luminosa infinita Sapienza.”
Nota del Portavoce.
Nota mia.
18Questo “appunto in margine” è originato dall’insistenza e dalle asserzioni di P. Migliorini che la frase “l’anima che è una particella di Dio” è frase eretica e che va corretta con l’aggiunta di un “quasi”. P. Migliorini insiste, con previsioni di condanna ecclesiastica se io non consento ad aggiungervi la parola “quasi”.
19Io non so cosa è questo “senso panteistico” che P. Migliorini dice essere nella frase. Se mi ricordo bene le spiegazioni avute a scuola, mi sembra che panteismo e religione panteistica siano quei modi di credere e pensare che vedono e adorano il dio nel quale credono come esistente anche nelle piante, bestie, astri, natura, ecc. ecc. Ma potrei anche sbagliare, perché sono 34 anni che ho finito di andare a scuola.
20Certo, se senso panteistico vuol dire questo, non so come P. Migliorini possa dare tale interpretazione a questa frase: 21“l’anima che è particella di Dio” – l’anima, non tutto l’uomo – frase inserita in una visione corredata di un lungo dettato dal quale risultano ben chiari i rapporti fra Dio e l’anima e le differenze fra la Natura di Dio e la nostra di uomini. Nella mia povera mente giudico che tutta la Creazione – l’uomo più di ogni altra cosa – ci parla di Dio, ma che fra i civilizzati solo un matto può adorare Dio nella pianta, nell’uccello, nella stella lontana, adorarli come fossero Dio.
22Io sto col vecchio Metastasio: ammiro le opere di Dio nelle cose create, ma Dio lo vedo e adoro solo nella sua divina e superna Natura e Essenza.[132]
In comunione di amore e di dolore[133].
Mi dice Gesù:
23“Stiamo insieme, Ostia con ostia in comunione di amore e di dolore, per i bisogni del mondo.”
dalle anime sorelle che sono meno trasformate di te in gemma per volere del tuo Signore.»
S O M M A R I O
1. Natura ed effetti della Grazia.
Cause che ostacolano la Grazia.
Elementi vitali che favoriscono la grazia.
2. La Grazia sgorga dal cuore di Cristo.
L’acqua scaturiva dal lato destro.
Futuro senza il Cristo che sostiene.
Onde vitali arginate dalla lotta contro il Cristo.
Lotta che culminerà nell’Anticristo.
Criterio per diffondere le rivelazioni.
4. Unico vero tesoro è nel cuore.
5. Necessità di vivere in Grazia.
Zimbello della propria irriflessione.
La “necessità” del vivere in grazia.
Gestazione e nascita dei nuovi demoni.
6. Per vivere da Figli di Dio.
Figli di Dio in maniera totale.
Il paradiso dei santi e le anime purganti.
La parola d’ordine dei figli di Dio.
Capacità e potenza di Lucifero.
Come sarà la figura morale di Gesù?
Gesù è il Compendio dell’amore dei Tre.
L’angelo di fronte all’uomo in Grazia.
Negli angeli vi è libertà di volere.
Perché Dio non impedì il peccato di Lucifero?
Come nasce il Male e come va vinto.
9. Per compiere missioni e ministeri.
Amore è darsi, offrirsi, immolarsi..
10. La grazia dà la vita dello spirito.
Perfezione della creatura umana.
I veleni del morso di Lucifero.
Cause della rovina e del silenzio di Dio.
12. Il grappolo, il sole, il vignaiolo.
La parabola del grappolo d’uva.
Aumento di sforzo e generosità.
Parabola della polvere e i massi.
Similitudine della neve e il giglio.
Il segno della presenza di Gesù.
Il futuro è nella misericordia di Dio.
La croce che spetta ad ognuno.
Esperienze e riservo della scrittrice.
Dove c’è umiltà, buona volontà e retta intenzione
15. Nozze di Cana: Il banchetto eucaristico.
l’Eucarestia è il Sacramento dei Sacramenti.
Il cibo spirituale dei 4 Vangeli.
La Parola compresa è vita, scintilla, sorgente.
L’Eucarestia, Stella del mattino del tempo nuovo.
“Tre giorni dopo c’era un banchetto”.
Il Convito perpetuo dello Sposo.
La transustanziazione degli uomini in figli di Dio.
16. Mistero della Comunione Eucaristica.
La Comunione dopo il peccato originale.
Il frammento di pane e il Sacerdote.
La comunione totale con la Ss. Trinità mancata
Ogni santità è suscettibile di perfezione.
Come sarebbe stata la Comunione degli Innocenti?
Dio in voi Uno e Trino. Voi in Lui.
L’uomo privato dell’unione con Dio.
Potere irradiante di chi è con Dio.
Presenza di Dio per la Grazia.
20. Catechismo sulla natura dell’uomo e della sua anima generata da Dio in stato di grazia.
I dottori di oggi sembrano fanciulli ostinati.
I doni e la Grazia che divinizza l’uomo.
Doni naturali, preternaturali, soprannaturali.
La Grazia secondo la Chiesa docente.
La Grazia secondo il Maestro dei maestri.
“Oh! dolci colloqui di creature deificate con Dio”.
Il peccato originale e il promesso Redentore.
Conseguenze del peccato originale.
Sul problema della generazione delle anime.
L’uomo carnale non capisce le cose spirituali.
Sulla generazione continua delle anime da Dio.
I due attimi in cui le anime conoscono Dio.
Le anime sono generate per la perfezione.
Le anime rigenerate alla Grazia.
L’Opera rivelata da Gesù a Maria Valtorta è di natura divina.
L’Autore ha usato il vocabolo “generazione”.
L’anima, sostanza spirituale intelligente.
L’anima, fiamma figlia del Fuoco.
L’anima sangue spirituale di Dio.
Sull’intelligenza di Lucifero.
L’anima ha conosciuto Dio e ricorda Dio.
Dio senza sosta genera anime, giudica anime.
Il ricordo di Dio diventa ricerca di Dio.
Il ricordo tramite la Grazia diventa conoscenza.
Anche ai privi di Grazia fu concessa la visione.
In ginocchio davanti a Dio che vi parla.
Amate e benedite Dio che si rivela a un nulla.
21. Catechismo sulla palestra della Grazia: le tentazioni.
Premesse: Le tentazioni di Gesù
Risposta alle obbiezioni sulle tentazioni di Gesù.
Non confondere il tentativo col risultato.
Requisiti per saper leggere con esattezza.
Quale il ruolo della buona volontà?
La carne in contrasto allo spirito.
Occorre rivestirsi dell’armatura di Dio.
Tentazione respinta, merito acquistato.
Gesù non ho mai consentito al peccato.
La vita dell’uomo è sempre espiazione.
Al vincitore nessun agente può turbare.
Non la tentazione ma il consenso è peccato.
Gesù non ho mai consentito al peccato.
22. Catechesi sul potere dell’uomo contro l’eterno avversario della Grazia
Lezione di Gesù vivo che si rivela a noi.
L’Opera rivelata è Gesù vivo che si concede a noi.
Dolore dato a Gesù dai negatori dell’Opera.
L’unico turbamento, il ribrezzo per la colpa.
I Testimoni della divinità e umanità di Gesù.
Testimonianza di Dio-Spirito Santo.
Gesù vero Uomo secondo Giovanni.
Conseguenze della natura umana di Gesù
Logiche conseguenze della natura umana di Gesù
Gesù simile all’uomo e di poco inferiore agli angeli.
La congiunzione tra gli uomini gli angeli e Dio.
Redentore dalle nostre paure e ignoranze.
Fatevi angeli. Fatevi serafini.
In Gesù e in noi le stesse cose.
Gesù non volle peccare per ammaestrarci.
Gesù è morto a Sé stesso per vivere e farci vivere.
Gesù è morto a Sé stesso per vivere e farci vivere.
La via preferita da Satana per corrompere.
L’incontro di Lucifero con Eva e Adamo.
Corruzione dell’innocenza dei progenitori.
Il “delitto” contro lo spirito.
Il crescente parossismo della colpa.
Conseguenze del “delitto” consumato.
Segni dell’amicizia col serpente.
L’incontro di Lucifero con Gesù.
Nel deserto Gesù si prepara all’evangelizzazione.
Silenzio con Satana e con sé stesso. E preghiera.
Satana iniziò la sua Tentazione con l’Impurità.
Nelle altre tentazioni, risponde per onorare Dio.
Gesù annichilò Sé stesso apparendo semplice uomo.
Le confidenze del Cristo non giova ai lussuriosi.
Gesù non ha voluto seguire il Male.
La tesi di Gesù avvalorata dagli apostoli.
23. La Grazia è La natura vitale dello spirito.
L’anima è una particella di Dio.
L’inno di coloro nei quali lo spirito di Dio è vivo.
“Voi siete dèi e figli dell’Altissimo”.
In comunione di amore e di dolore.
In ginocchio davanti a Dio che vi parla.
COPERTINA
L’Opera di Gesù
In ginocchio davanti a Dio che vi parla.
63In ginocchio, con l’animo umile degli umili, davanti a Colui che vi parla perché ha pietà di voi, pastori, e degli agnelli, e prende un “nulla” proprio perché è tale e perché ama ripetere il gesto fatto davanti all’umanità concupiscente dei Dodici, per confondere con la sua divina Sapienza la povera scienza umana dei dotti che si attardano a numerare i fili degli zizit, polverosi per essere stati più vicini al suolo che al cielo, e lasciano, per questo lavoro inutile e pedante, di raccogliere e conservare le perle luminose di cui è contesto il lavoro.
[1] Scritto il 6 giugno 1943. MARIA VALTORTA, Quaderni del 1943, CEV, Isola del Liri (FR)
[2] corrompersi è nostra correzione da corrompersi
[3] le è nostra correzione da li.
[4] assottigliano è nostra correzione da assotigliano
[5] è potrebbe stare per cioè.
[6] Scritto il 6 febbraio 1944. Quaderni del 1944. Op. cit.
[7] Grazia sgorga dal Cuore di Gesù: Mi condusse poi all’ingresso del tempio e vidi che sotto la soglia del tempio, usciva acqua verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente. Quell’acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell’altare. E vidi che l’acqua scaturiva dal lato destro. (Ez 47,1-2).
[8] Giovanni 4, 13-14
[9] Il torrente di Grazia: Quell’uomo avanzò verso oriente e con una cordicella in mano misurò mille cubiti, poi mi fece attraversare quell’acqua: mi giungeva alla caviglia. Misurò altri mille cubiti, poi mi fece attraversare quell’acqua: mi giungeva al ginocchio. Misurò altri mille cubiti, poi mi fece attraversare l’acqua: mi giungeva ai fianchi. Ne misurò altri mille: era un fiume che non potevo attraversare, perché le acque erano cresciute, erano acque navigabili, un fiume da non potersi passare a guado. Allora egli mi disse: “Hai visto, figlio dell’uomo?” (Ez. 47,3-6).
[10] Acqua della divina Grazia: Poi mi fece ritornare sulla sponda del fiume; voltandomi, vidi che sulla sponda del fiume vi era una grandissima quantità di alberi da una parte e dall’altra. Mi disse: “Queste acque escono di nuovo nella regione orientale, scendono nell’Araba ed entrano nel mare: sboccate in mare, ne risanano le acque. Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il fiume, vivrà: il pesce vi sarà abbondantissimo, perché quelle acque dove giungono, risanano e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà. Sulle sue rive vi saranno pescatori: da Egadi e En-Eglaim vi sarà una distesa di reti. I pesci, secondo le loro specie, saranno abbondanti come i pesci del Mar Mediterraneo (Ez 47,6-10).
[11] Le anime sante e le opere buone: Lungo il fiume, su una riva e sull’altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui fronde non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario. I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina” (Ez 47,12-)
[12] Il male e l’anticarità: Però le sue paludi e le sue lagune non saranno risanate: saranno abbandonate al sale (Ez 47,11).
[13] Scritto il 21 giugno 1943. Quaderni del 1943. Op. cit.
[14] essicca è nostra correzione da essica
[15] sono è nostra correzione da siano
[16] Giovanni 4,15.
[17] Luca 12,48.
[18] Scritto il 22 settembre 1944. Quaderni del 1944. Op. cit.
[19] Matteo 6, 21; Luca 12, 34.
[20] Matteo 15, 19-20; Marco 7, 15.
[21] Scritto il 10 ottobre 1943. Quaderni del 1943. Op. cit.
[22] Segue un non che omettiamo, poiché la frase, impostata come interrogativa retorica, risulta corretta nella seconda parte.
[23] Mt 14,1-12; Mc 6,17-29; Lc 3,19-20.
[24] 6 è nostra correzione da 5
[25] Lc 1,39-45.
[26] Me è nostra correzione da Io
[27] Scritto il 10 agosto 1944. Quaderni del 1944. Op. cit.
[28] Ma sono parole dell’Eterno Padre, come si vedrà in seguito.
[29] Nello scritto del giorno prima, al terzo capoverso
[30] Di cui ricorreva la festa liturgica, essendo il 10 agosto. Il martire Lorenzo, già ricordato nel secondo ‘dettato’ del 16 marzo.
[31] Tobia 12, 7.
[32] Il periodo dell’abbandono era iniziato il 9 aprile,
[33] Matteo 8, 23-27; Marco 4, 35-41; Luca 8, 22-25.
[34] Geremia 31, 3.
[35] critto il 19 settembre 1944. Quaderni del 1944. Op. cit.
[36] Per averlo scritto nei dettati del 7 giugno 1943, ne «i quaderni del 1943»
[37] Scritto il 20 gennaio 1946. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. cit.
[38] Da intendersi meglio: Io mi rifiuto di riconoscere per mio Signore chi non mi sa vincere.
[39] Scritto il 5 marzo 1944. Quaderni del 1944. Op. cit.
[40] Gn 1, 26‑28; 2, 15‑25; 3, 1‑3.
[41] Gv 14, 23.
[42] L’Incubatore del Male: Negli inferi è precipitato il tuo fasto, la musica delle tue arpe; sotto di te v’è uno strato di marciume, tua coltre sono i vermi. Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora? Come mai sei stato steso a terra, signore di popoli? Eppure tu pensavi: Salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono, mi farò uguale all’Altissimo. E invece sei stato precipitato negli inferi, nelle profondità dell’abisso! (Is 14,11-15).
L’Insozzatore della Terra: Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. Allora udii una gran voce nel cielo che diceva: “…Guai a voi, terra e mare, perché il diavolo è precipitato sopra di voi pieno di grande furore, sapendo che gli resta poco tempo” (Ap 12,7-12).
[43] Lussuria e morte: Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: “È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?” Rispose la donna al serpente: “Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”. Ma il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male”. Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture (Gn 3,1-7).
[44] Alla donna disse: “Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà” (Gn 3,16).
[45] Genesi 3,12.
[46] Il testimone del Vangelo della Grazia: Ed ecco ora, avvinto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme senza sapere ciò che là mi accadrà. So soltanto che lo Spirito Santo in ogni città mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. Non ritengo tuttavia la mia vita meritevole di nulla, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di rendere testimonianza al Vangelo della grazia di Dio (Atti 20, 22-24).
[47] At 20,24
[48] Vi è più gioia nel dare che nel ricevere! “Ed ora vi affido al Signore e alla parola della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l’eredità con tutti i santificati. Non ho desiderato né argento, né oro, né la veste di nessuno. Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani, In tutte le maniere vi ho dimostrato che lavorando così si devono soccorrere i deboli, ricordandoci delle parole del Signore Gesù, che disse: Vi è più gioia nel dare che nel ricevere!” (At 20, 32-35).
[49] Il 2 marzo, pag. 236.
[50] Il 7 febbraio, pag. 196.
[51] Scritto lo stesso 7 giugno 1943. Quaderni del 1943. Op. cit.
[52] Già nel dettato del 6 giugno, pag. 16.
[53] potestà è nostra correzione da podestà
[54] Matteo 12,31-32; Marco 3,28-30; Luca 12,10.
[55] Scritto il 12 agosto 1943. Quaderni del 1943. Op. cit.
[56] in cui è nostra correzione da che
[57] Nel senso spiegato nei dettati del 17 agosto (pag. 93), del 1° ottobre (pag.247), del 7 ottobre (pag. 271), del 10 ottobre (pag. 279).
[58] Scritto il 2 settembre 1943. Quaderni del 1943. Op. cit.
[59] Is 5,1-6; Gv 15,1-8.
[60] Scritto il 31 maggio 1943. Quaderni del 1943. Op. cit.
[61] Segue un al che omettiamo
[62] Il tempo di allarmi è il tempo delle nazioni, detto dai profeti “giorno del Signore”: “È vicino il gran giorno del Signore, è vicino e avanza a grandi passi. Giorno d’ira quel giorno, giorno di angoscia e di afflizione, di rovina e di sterminio, di tenebre e di caligine, di nubi e di oscurità, di squilli di tromba e d’allarme” (Sofonìa 1,14-16).
[63] I segnali di allarme per le incursioni aeree della guerra.
[64] Si tratta del P. Romualdo M. Migliorini, al quale la scrittrice si rivolge più sotto e molto spesso nei suoi scritti.
Nato a Volegno (Lucca) nel 1884, entrò nell’Ordine dei Servi di Maria nel 1900 e fu ordinato sacerdote net 1908. Fino al 1911 esercitò il sacro ministero in Italia, poi fu parroco in Canada, quindi passò nelle missioni del Sud‑Africa dove divenne superiore regolare e prefetto apostolico. Rientrato in Italia net 1939, fu priore del Convento di S. Andrea in Viareggio, dove si dedicò ad un apostolato infaticabile soprattutto durante e dopo il passaggio della guerra. Verso il 1942 si recò a far visita all’inferma Maria Valtorta e ne divenne direttore spirituale e testimone degli scritti, che con zelo trascriveva a macchina azzardandone la prima diffusione. Ma net 1946 dovette ritirarsi a Roma, dove confidò al confratello P. Corrado M. Berti l’esistenza di Maria Valtorta. Sempre più sofferente, si spense a Carsoli (L’Aquila) nel 1952.
[65] attraverso è nostra correzione da traverso
[66] Scritto il 26 dicembre 1944. Quaderni del 1944. Op. cit.
[67] Già nei dettati dei 2 dicembre (pag. 730) e del 10 dicembre (pag. 733).
[68] At 5, 33‑39; 22, 3 (per Gamaliele); Gv 3, 1‑21; 7, 50.51; 19, 3840 (per Nicodemo); At 7, 57‑59; 8, 3; 9, 1‑30; 22, 1‑21; 26 (per Saulo). Personaggi meglio delineati nell’opera sul Vangelo, oltre che nella visione dei 7 agosto (pag. 577) e nel dettato dell’8 agosto (pag. 584).
[69] Scritto il 19 gennaio 1947. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. cit.
[70] Il 28 maggio 1944, nel dettato di commento all’episodio della Seconda moltiplicazione dei pani della grande opera: sul Vangelo. Per il luogo dell’esilio, rimandiamo a pag. 341 nota 6.
[71]Gv 14, 26.
[72]Gv 2,1‑1l. L’insegnamento che segue potrebbe essere messo come commento all’episodio delle Nozze di Cana, in una riedizione della grande opera sul Vangelo.
[73] Come a pag. 24 nota l.
[74]Compattezze è parola chiara nella scrittura ma incomprensibile nel significato.
[75]Esodo 12, 7.
[76]Se per il miracolo di Cana l’espressione può essere esatta, per l’Eucarestia, invece, si deve parlare di “transustanziazione”, cioè di mutamento della sostanza, come è scritto più chiaramente nel capoverso che segue, oltre che in altri punti del dettato.
[77] “Voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce” (1 Pt 2, 9).
[78] Scritto il 18 aprile 1947. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. cit.
[79](Genesi cap. I, v. dal 28 al 30)
[80](gen. cap. II v. 19),
[81] Scritto il 4 settembre 1943. Quaderni del 1943. Op. cit.
[82] Lc 1,26-38.
[83] previdenti è nostra correzione da previdendi
[84] mille per cento è nostra trascrizione da 1000/100
[85] Scritto il 5 settembre 1943. Quaderni del 1943. Op. cit.
[86] Lc 1,28.
[87] con l’anima in grazia deve intendersi con chi ha l’anima in grazia
[88] Mt 27,45-46; Mc 15,33-34; Gv 19,25-27.
[89] nitidezza è nostra correzione da nitezza
[90] sé è nostra correzione da lui
[91] diverrebbe è nostra correzione da diverebbe
[92] Scritto il 2 luglio 1944. Quaderni del 1944. Op. cit.
[93] Lc 2, 41‑50.
[94] L’anima sposa di Dio: Prima che spiri la brezza del giorno e si allunghino le ombre, me ne andrò al monte della mirra e alla collina dell’incenso. Tu mi hai rapito il cuore, sorella mia, sposa, tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo, con una perla sola della tua collana! Quanto sono soavi le tue carezze. L’odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi (Can 4, 6-10).
[95] Scritto il 28 gennaio 1947. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. cit.
[96]Conseguenza del peccato originale: Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto. Scacciò l’uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all’albero della vita (gen. 3,23-24).
[97]Conseguenze nel corpo: “Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!” (Gen 3,17-19).
[98]Conseguenze nello spirito: Il Signore Dio disse allora: “Ecco l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non estenda più la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva sempre!” (gen. 3,22).
[99] Allora il Signore Dio disse al serpente: Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno” (gen. 3,14-15).
[100] Il vocabolo “creazione” in riferimento all’origine delle anime è preferito dai dottori del cavillo, del ragionamento capzioso, tendenzioso, insidioso, ingannevole, subdolo, fallace, perché sono limitati nella buona volontà di capire che un padre non crea suo figlio, ma lo genera. Inoltre preferendo il vocabolo “creazione”, dimostrano di essere limitati nella buona volontà di credere, perché sta scritto che i figli di Dio “da Dio sono stati generati” (Gv 1,13). Il fatto che il Signore condiscende all’uso della loro terminologia non è perché loro hanno ragione, ma perché loro sono tarati, se non bastardi, perché “chi è nato da Dio non pecca” (1 Gv 5,18) contro suo Padre.
[101]Né I quaderni del 1944, pag. 368 e 398. 1 riferimento del testo rimandano, invece, ai fascicoli delle copie dattiloscritte.
[102]Scritto il 25 maggio 1944, pag.368 (fascicolo s. t. p. 63,)
[103](31-5-44, fascicolo X Y pag. 794-796)
[104](riga 30 a p. 63 fascicolo s.t.)
[105] Scritto il 28 gennaio 1947
[106](Genesi 17 v. 1)
[107](Esodo III v.2)
[108](Esodo 24)
[109](Ezechiele c. 1 v. 26-27)
[110](Daniele 8 v. 16, e 9 v. 21-22)
[111] Scritto il 18 febbraio 1947. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. cit. In merito alle visioni e dettati del 24 e 25 febbraio 1944 e 3 gennaio 1945 e 17 gennaio 1945.
[112]Ef 6, 10-12.
[113]Sm 82, 6; Gv 10, 34.
[114]Lc 2, 51-52.
[115]Gv 8, 46.
[116] Scritto il 18 febbraio 1947 Quaderni dal 1945 al 1950. Op. cit.
[117]Gv 5, 6-8; Ap 1, 5.
[118]Eb 2, 9-10
[119]Eb 2,14-15
[120]Eb. 2,16-18
[121]Eb 4, 14-15
[122]Eb5, 1-3
[123]Eb7, 26.
[124] Genesi 3, 9-13.
[125]Fl 2, 5-8; Ebrei 4, 15.
[126]Tt 1, 15 (Mt 15, 11 e 18-20, Rm 14, 14 e 20).
[127]Ap 7,14.
[128]Sl82, 6. Paolo potrebbe essere scritto per errore invece di Giovanni (Gv 10, 34).
[129] Scritto il 2 aprile 1947. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. cit.
[130]Genesi 2, 7.
[131]Salmo 82, 6; Giovanni 10, 34
[132]Segue nel quaderno autografo, inspiegabilmente, la fedele trascrizione, senza sostanziali modifiche, di tutto il presente scritto del 2-4-1947.
[133]Scritto il 6 aprile 1947, Pasqua di Risurrezione. Quaderni dal 1945 al 1950. Op. cit.
