Catechismo Libro 1

GESÙ DI NAZARETH

 

LA PAROLA CHE DA’ LA VITA ETERNA.

 

ordine 2

Catechismo di Gesù Messia. Teologia del Regno dei Cieli. Rivelazioni dei misteri sigillati. L’Apocalisse completa.

Libro 1

CAP. 1 – 107

22 aprile 1943 – 10 agosto 1943

 

SECONDO IL PICCOLO GIOVANNI

 

 

A cura di Fray Jesus Maria de Cabanaconde S.O.S

Servo dell’Ordine dei Salvatori


Rivelazione di Gesù Cristo[1]

Gesù ritornato

Quest’Opera è manifestazione, è rivelazione, è venuta del FIGLIO DELL’UOMO, in compimento della profezia quando dice: “La venuta del Figlio dell’Uomo sarà come nei giorni di Noè e di Lot. Così sarà il tempo in cui il Figlio dell’Uomo si rivelerà(Mt 24,37-40; Lc 17,26-30). La Malvagità di questi giorni ha superato la Malizia dei giorni di Noè e di Lot; fedelmente, Gesù, ha compiuto la sua promessa.  Gesù si rivela in quest’Opera. Quindi Gesù è presente. Come il Verbo venne a Nazareth fatto Uomo, per redimerci; rimasse con noi fatto Pane, per nutrirci; Ora il Verbo è tornato a noi fatto Libro, per afidarci la missione di “Profetizzare ancora su molti popoli, nazioni e re” (10,11). Ecco perché bisogna divorarlo.

Natura di questa rivelazione

È voce di Gesù

“Questa è la voce del Maestro, Rugge e carezza. Rugge quando si rivolge a coloro che non si vogliono convertire. Carezza quando parla a coloro che, pur essendo imperfetti, hanno la ‘buona volontà’ di ritrovare Iddio e la sua Parola e, trovatili, di santificarsi. A questi diviene carezza l’amico e benedizione di Gesù”

È Parola di Dio

Nel culto liturgico della santa Messa, dopo le letture bibliche diciamo: “Parola di Dio”. Eppure abbiamo letto autori umani come sono gli scrittori sacri. Perché non diciamo parola di Geremia, di Daniele o di Paolo? Perché questi autori ispirati sono talmente uniti a Dio da formare una cosa sola con Lui, come dice Dio: “Chi si unisce al Signore forma un solo spirito con lui”[2]. Quindi, non è più Paolo che vive, ma Cristo vive in lui; perciò non è più Paolo che parla, ma Cristo che parla in lui, perciò quando parla un autore ispirato è giusto chiamare la sua parola: parola di Dio, come dice Gesù:

“Nei suoi amatori Dio tanto è presente che la personalità, e soprattutto il pensiero di essi si annulla in quello di Dio, e non è più Pietro, Paolo, Giovanni, che parla, ma Pietro, Paolo, Giovanni portavoci di Dio, dicono ciò che Dio parla in loro; voce di Dio, dicono le sue parole. E così, in tempi più lontani, Isaia, Geremia, Zaccaria… e in tempi più vicini tutte le voci del Signore, sparse nei secoli per dire agli uomini le parole di Dio.

Quelle parole che sono altrettante luci, altrettante medicine, altrettante grazie.

Vedi come è buono il Signore con quelli che sono tutti suoi? Di essi uomini fa tanto una cosa con Lui che non più essi ma Egli è loro e parla, agisce sino a potersi dire con vera parola “dice il Signore” di ciò che la loro mano scrive. E vedi ancora come per vera giustizia essi non possono gloriarsi delle parole che scrivono, perché non di loro ma del Signore esse sono”[3]

È Parola di Dio per noi

Non accettare questo Vangelo sarebbe come non accettare il Sangue di Cristo sparso per noi. Come possiamo dire che il sangue di Cristo, che non lo abbiamo visto sparso, fu utile per noi, quando il frutto di quel Sangue, il Vangelo di Gesù, che ora vediamo diciamo è inutile per noi? Come possiamo dire che il seme seminato ha fruttato per noi, quando dell’albero di quel seme non vogliamo raccogliere i frutti, dicendo che sono nocivi per noi? Perciò rifiutare questo Vangelo, rivelato nei nostri giorni, è rifiutare i meriti del Sangue, del Signore che ora arriva a noi tramutato in aiuto, conforto, istruzione e luce, come dice Gesù:

 “Uomo che mi sei caro nonostante i tuoi errori, pecora spersa per la quale ho camminato e per la quale ho versato il mio Sangue per segnarti la via della Verità, questo dettato è per te. Una istruzione per te. Una luce per te. Non rifiutare il mio dono”[4]

È Parola immutabile, ma sempre nuova

Sarebbe sacrilegio dire che la Parola di Dio detta per Paolo è più giusta che quella detta per Isaia. Non sono gli uomini né la qualità degli strumenti quelli che contano, ma Dio che parla per qualsiasi strumento. Non c’è un Dio per l’Antico testamento e un altro Dio per il Nuovo Testamento. C’è un solo Dio, un solo Spirito e una sola fede. Così anche sarebbe sacrilegio dire che la parola di Dio venuta a noi per Caterina di Siena o Teresa d’Avila è più giusta della parola di Dio venuta a noi per Maria Valtorta. La Parola di Dio è una e immutabile. Quindi, va accolta con il rispetto e l’ubbidienza che si merita la Parola di Dio, come dice Gesù:

“Non commettere sacrilegio di pensare che è più giusta altra parola di questa. Questa è mia. È la mia voce che da secoli è sempre la stessa, che non muta, che non si contraddice, che non si rinnova col passare dei secoli perché è perfetta e il progresso non la incide. Voi potete aggiornarvi. Non Io che sono come il primo giorno nella mia dottrina così come sono da eternità in eterno nella mia natura. Sono la Parola di Dio, la Sapienza del Padre”[5]

È Opera dello Spirito Santo

Dice Gesù:

“Bene farebbero a meditare la pagina del Vangelo dove Io, Maestro dei maestri, Sapienza, Parola e Verità incarnata, dico che i peccati contro lo Spirito Santo non saranno perdonati.

Ed in verità questa è opera dello Spirito dello Spirito di Dio, dell’Amore del Padre e del Figlio, dello Spirito che sa ogni vero e viene a dirlo agli uomini presi nel turbine attuale, nei turbini anzi perché possano difendersi dalle dottrine infernali”[6].

Compimento del mistero di Dio (Ap 10,7)

Il libro sigillato:

E vidi nella mano destra di Colui che era assiso sul trono un libro a forma di rotolo, scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli. Ma nessuno né in cielo, né in terra, né sotto terra era in grado di aprire il libro e di leggerlo.  Io piangevo molto perché non si trovava nessuno degno di aprire il libro e di leggerlo. Uno dei vegliardi mi disse: “Non piangere più; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio de Davide, e aprirà il libro e i suoi sette sigilli”.

Poi vidi ritto in mezzo al trono circondato dai quattro esseri viventi e dai vegliardi un Agnello, come immolato. Egli aveva sette corna e sette occhi, simbolo dei sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra. E l’Agnello giunse e prese il libro dalla destra di Colui che era seduto sul trono. E quando l’ebbe preso, i quattro esseri viventi e i ventiquattro vegliardi si prostrarono davanti all’Agnello, avendo ciascuno un’arpa e coppe d’oro colme d profumi, che sono le preghiere dei santi. Cantavano un canto nuovo …  E i quattro esseri viventi dicevano: “amen”. E i vegliardi si prostrarono in adorazione (Ap 5,1-9.14)

I sette tuoni sigillati:

 “Vidi poi un altro angelo, possente, discendere dal cielo, avvolto in una nube, la fronte cinta di un arcobaleno; aveva la faccia come il sole e le gambe come colonne di fuoco. Nella mano teneva un piccolo libro aperto. Avendo posto il piede destro sul mare e il sinistro sulla terra, gridò a gran voce come leone che ruggisce. E quando ebbe gridato, i sette tuoni fecero udire la loro voce. Dopoché i sette tuoni ebbero fatto udire la loro voce, io ero pronto a scrivere quando udii una voce dal cielo che mi disse: “Metti sotto sigillo quello che hanno detto i sette tuoni e non scriverlo”. (Ap 10,1-4)

Tempo del compimento del mistero di Dio.

Allora l’angelo che avevo visto con un piede sul mare e un piede sulla terra, alzò la destra verso il cielo e giurò per Colui che vive nei secoli dei secoli; che ha creato cielo, terra, mare, e quanto è in essi: “Non vi sarà più indugio! Nei giorni in cui il settimo angelo farà udire la sua voce e suonerà la tromba, allora si compirà il mistero di Dio come egli ha annunziato ai suoi servi, i profeti” (Ap 10,5-7).

Il piccolo libro aperto.

     Poi la voce che avevo udito dal cielo mi parlò di nuovo: “Va’, prendi il libro aperto dalla mano dell’angelo che sta ritto sul mare e sulla terra”. Allora mi avvicinai all’angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro. Ed egli mi disse: “Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele”. Presi quel piccolo libro dalla mano dell’angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l’ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l’amarezza. Allora mi fu detto: “Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni e re” (10,8-11)[7].

Il libro della rivelazione di Gesù a Maria Valtorta.

Ma nessuno era in grado di aprire il libro e di leggerlo. Ecco che ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio de Davide, e aprirà il libro e i suoi sette sigilli. E chi lo leggerà? Nessun’altro tranne che Lui, l’Agnello immolato. Perciò ecco che viene Gesù in persona a leggere per noi il libro i cui sigilli aperti ha fatto scrivere a Giovanni, ed a sua volta viene ad aprire i sette tuoni ancora sigillati. Ecco perché l’angelo che fa sigillare i sette tuoni appare con un piccolo libro aperto che contengono già i “guai” dei tuoni sigillati oltreché la lettura dei sigilli aperti ma non letti, cioè spiegati, il fatto che questo piccolo libro non va letto ma mangiato sta dire che il contenuto di questo piccolo libro è destinato ad illuminare il cuore ed a saziare la fame dello spirito e non viene per insegnamento dell’uomo, ma per rivelazione di Dio. Questo piccolo libro, poi, è miele dolcissimo allo spirito, ma riempie di amarezza la vita del profeta e dell’evangelizzatore. E siccome questo libro apre l’era della nuova catechesi che va pari alla nuova evangelizzazione  l’apostolo del futuro che deve profetizzare ed evangelizzare su popoli, nazioni e re, perfetti nella nequizia e nell’empietà, deve, prima, nutrirsi di Dio attraverso questo piccolo libro che si trova in questa rivelazione di Gesù, che se dovrebbe leggere in ginocchio, come ha fatto scrivere a Maria Valtorta: “In ginocchio, con l’animo umile degli umili, davanti a Colui che vi parla perché ha pietà di voi, pastori, e degli agnelli, Perché solo quanto Io vi do vi serve per la vita eterna. Il resto è fieno che dopo essere digerito viene espulso e diviene immondezza. Entrerete in Cielo per esservi perfezionati traendo vita luminosa dalla Parola che è Vita e Luce”[8]

Il Libro di Dio.

Adoriamo il Signore che parla

Il Signore per un suo “piccolo strumento” ha rivelato a noi grandi misteri e per una “piccola voce” ha fatto giungere a noi la sua parola. Per mezzo di questa “piccola voce” ci richiama alla luce che abbiamo nascosta sotto il moggio delle nostre comodità, ci indica alla luce che, se non l’abbiamo già spenta coi venti della nostra avarizia, sensualità e anticarità, la teniamo ancora fumigante sotto le nebbie fitte delle nostre scienze umane, sotto i vapori velenosi di razionalismo, sotto le tenebre caliginose delle scienze moderne. Ma il Signore non vuole che il suo popolo perisca, ma che si converta e viva e perciò viene a riaccenderci con la sua parola giunta a noi per mezzo della “piccola voce”. Quindi, adoriamo in ginocchio il Signore che parla e accogliamo con amore e rispetto questo Libro di Dio.

Dovere d’accogliere con amore e rispetto libro.

Perché è la divina sapienza, venuta a confondere la povera scienza umana. E la perla luminosa apparsa per abbattere le pietre filosofali, pietre oscure per essere più terrene che celesti. È la Parola che è Vita e Luce spuntata per far seccare il fieno – parole umane che sono morte e tenebre.

Perché è aperta Fontana di verità, per salvare con la Parola; è aperta Cisterna d’acqua viva, per dissetare le anime; Rivelazione d’imponente bellezza, non più sigillata, ma d’amministrare a tempo debito e con le dovute cautele e tutele; Verbo di Dio divenuto balsamo e salvazione per i credenti.

Perché è inno mondiale aperto a tutte le menti che canta l’inno della Misericordia e dell’Amore, della Sapienza e della Perfezione, per tutte le orecchie e per tutti i cuori, per tutte le intelligenze e per tutte le anime.

Perché questo è il libro vivo e ispirato, il libro della Sapienza del Signore per insegnare giustizia: “Coloro che insegnarono la giustizia alla moltitudine risplenderanno come stelle per tutta “L’eternità”[9]

è il libro di misteri svelati. È il libro per cercare il Signore, perciò il profeta comanda di leggerlo: “Cercate nel Libro del Signore e leggete”[10]

    Dice Gesù: “Ma in esse è la Sapienza. La mia Sapienza. È la Verità, la mia Verità. In esse è la Carità, la mia Carità. È Dio perciò. Ecco perché esse hanno valore. E guai a chi non cerca e non trova in esse questo loro vero valore! Io sono che detto. E Io non conosco l’errore perché sono la luminosa infinita Sapienza”

Dice Maria che l’Opera è “gloria di suo Figlio e nella quale è salute per tutti”

Insegnamenti di Salvezza eterna[11]

Dice Gesù:

In tutto questo mio insegnamento non vi è lezione o visione data senza che Io segua un mio disegno educativo che voi non comprendete o comprendete in ritardo e parzialmente. Se meditaste con lucidità di intuizione, vedreste che le lezioni che vi do coi dettati o con le contemplazioni del portavoce sono sempre in rapporto con eventi prossimi a venire. Faccio così per darvi soprannaturale aiuto. Queste pagine, dato che il mondo non si imbesti completamente, faranno molto bene alle anime anche in futuro, perché contengono insegnamenti di Salvezza eterna; ma per voi, viventi in questa ora fatale, sono anche una guida e un conforto per le ore che vivete. (I Quaderni del 1944 – 16 marzo – ed. CEV).

Dice Gesù a Maria Valtorta:

«Ricorda, è parola della Sapienza: “Coloro che insegnarono la giustizia alla moltitudine risplenderanno come stelle per tutta l’eternità” (Daniele 12,3).

1. Riparazione d’amore[12].

Il simbolo dell’anima vittima.

1Mi pare che sia quasi inutile scrivere ancora avendo detto tutto[13]. Ma lei[14] si raccomanda di scrivere le cose che più mi colpiscono e io ubbidisco.

2È la sera del Giovedì Santo[15]. Parlando di Gesù non mi distraggo perciò da Lui, ma anzi mi concentro in Lui. Le dirò dunque come ho passato queste ultime ventiquattro ore. Lei ieri sera mi ha vista sfinita. Ero realmente sfinita. Ma quando tocco il fondo della resistenza umana, e a chi mi vede do l’impressione d’essere un povero essere incapace persino di pensare, è proprio allora che ho delle dirò così illuminazioni.

3Ieri sera avevo letto il giornale; poi, stanca anche di quello, avevo chiuso gli occhi e stavo così… inerte. D’un tratto ho visto, mentalmente, un terreno molto sassoso e brullo. Pareva la cima di un poggetto, come se ne vedono tanti sulle nostre colline. Nudo di vegetazione, solo ricco di pietre e selci ruvide e biancastre, aveva tutt’intorno un vasto orizzonte. Proprio sulla cima era nata una pianta di mammole. Unica cosa che vivesse in tanto squallore. Vedevo distintamente il ciuffo delle foglie ben folto e riunito come per opporre resistenza ai venti che battevano la cima. Qualche boccio di viola, più o meno aperto, sporgeva il capino dal cespo verde. Ma di completamente sbocciata non ce ne era che una. Bella, di un colore pieno, aperta e protesa verso l’alto.

4Fu il suo stare così ritta, quasi fosse attirata da una forza speciale, che mi colpì l’attenzione e mi fece cercare con lo sguardo. E vidi un’asse, una grossa asse infissa nel suolo. Pareva un tronco appena piallato, quasi grezzo e scabro. A un mezzo metro dal suolo, forse meno, stavano due piedi trafitti… Non ho visto che quelli ieri sera. Due piedi torturati. E che fossero torturati acerbamente lo diceva la contrattura degli stessi con le dita quasi ripiegate verso la pianta come per spasimo tetanico.

5Del sangue, scivolando lungo i calcagni, scendeva sull’asse scabra e la rigava fino al suolo. Altre gocce cadevano dalle dita contratte e piovevano sul cespo di viole. Ecco a che tendeva la violetta tutta tesa verso l’alto! A quel sangue che la nutriva come, fra tanto squallore di suolo, nutriva quell’unico cespo, saputo nascere contro quel legno.

6Molte cose mi ha detto quella vista… E quando lei è venuto, io ero dietro a vedere quel segno che era la mia predica del Mercoledì Santo. Non si è dileguata la figurazione. Non dileguano facilmente. Restano nel cervello, nitide anche se le cose abituali le soverchiano, o tentano di soverchiarle.

Riparazione d’amore.

7Stamane poi, anche prima che lei venisse, ho intravisto il resto del corpo. Dico: intravisto, perché mi appariva e spariva come fra il fluttuare di veli di nebbia. Molto più nitido è stato altre volte… Ma allora mi pareva morto. Ora mi pare vivo.

E penso che sia una grande pietà di Gesù non mostrarmi oggi il suo viso. Gesù è talmente addolorato, la sua tristezza ha raggiunto una intensità così forte per tutta la nequizia umana che non si stanca d’esser tale ma anzi sempre più diviene nequizia – che non potremmo sopportare, senza morirne di dolore, l’espressione del suo divino volto.

8Gesù, il mio Maestro, con la sua parola senza suono, mi dice che il mio posto è più che mai ai piedi della sua croce. Dal suo Sangue solo, io devo trarre vita… e il mio compito è solo quello di essere incenso ai piedi del suo trono di Redentore. Incenso che copre, col suo profumo, il lezzo del peccato, della cattiveria, della ferocia che la terra esala. L’incenso non profuma che ardendo e consumandosi. E io devo fare la stessa cosa.

9Mi dice ancora che il fiore può attirare altri sguardi alla sua Croce, può far curvare altre creature sotto la pioggia del suo Sangue. Questo il compito del fiore verso il prossimo e verso Dio. Riparazione d’amore verso Gesù e attrazione a Gesù di molti cuori, accettando di vivere, per questo, in un brullo deserto, sola con la croce.

10Potrei dire che sono rimasta con le labbra appoggiate a quei piedi trafitti come bevendo ad una sorgente che è freschezza e ardore insieme. Una sensazione spirituale, ma così viva da parere reale…

Giorno di espiazione.

11Stamane poi alle 10 mi è giunta da Roma una lettera di una mia Suora, lettera che le mostrerò e nella quale si parla proprio di questa missione ai piedi della croce, e alla lettera è unita una immagine con un Crocifisso e sotto un turibolo ardente e la scritta: “Si elevi la mia orazione come l’incenso al tuo cospetto”. Ho preso tutto questo come un muto discorso del mio Gesù alla sua piccola ostia che si consuma piano piano più d’amore che di malattia.

12Penso che domani è il Venerdì Santo: il giorno dei giorni per me. Vorrei accumulare sacrifici a sacrifici per fare di esso un vero giorno di espiazione. Ma può fare così poche cose ormai Maria! Ebbene, faremo quelle poche cose. Del resto… può darsi che domani ci pensi Gesù a darmi la mia parte di dolore espiatorio. Io sto qui, ben stretta alla Croce. È il posto delle Marie, del resto. Così non mi sfuggirà neppure un cenno del mio Redentore…

2. Immolarsi per salvare[16].

Il lavacro di acqua e di Sangue non sono bastati.

Dice Gesù:

1«La prima volta mio Padre per purificare la terra mandò un lavacro d’acque[17], la seconda mandò un lavacro di sangue[18], e di che Sangue! Né il primo né il secondo lavacro sono valsi a fare degli uomini dei figli di Dio. Ora il Padre è stanco, e a far perire la razza umana lascia che si scatenino i castighi dell’inferno, perché gli uomini hanno preferito l’inferno al Cielo e il loro dominatore: Lucifero, li tortura per spingerli a bestemmiarCi per farne dei suoi completi figli.

2Io verrei una seconda volta a morire, per salvarli da una morte più atroce ancora… Ma il Padre mio non lo permette… Il mio Amore lo permetterebbe, la Giustizia no. Sa che sarebbe inutile. Perciò verrò soltanto all’ultima ora. Ma guai a quelli che in quell’ora mi vedranno avendo eletto a loro signore Lucifero! Non vi sarà bisogno di armi nelle mani dei miei angeli per vincere la battaglia contro gli anticristi. Basterà il mio sguardo.

Immolarsi per salvare.

3Oh! se gli uomini sapessero ancora volgersi a Me che sono la salvezza! Non desidero che questo e piango perché vedo che niente è capace di fare loro alzare il capo verso il Cielo da dove Io tendo loro le braccia.

4Soffri, Maria, e di’ ai buoni di soffrire per sopperire al mio secondo martirio che il Padre non vuole Io compia. Ad ogni creatura che si immola è concesso di salvare qualche anima. Qualche… e non è a stupirsi siano poche le concesse ad ogni piccolo redentore se si pensa che Io, il Redentore divino, sul Calvario, nell’ora dell’immolazione, di tutte le migliaia di persone presenti al mio morire sono riuscito a salvare il ladrone[19], Longino, e pochi, pochi altri…»

Per avere potenza di impetrazione.

5Riflessione su un discorso che mi viene riportato, in cui è detto che molto si conta sulle mie preghiere per ottenere, avendo riconosciuto che ciò che ho chiesto si è avverato.

6“Non me ne viene nessun orgoglio, ma una più profonda gratitudine a Dio che è tanto buono da permettere che io sappia ottenere[20] la felicità d’altri cuori. Ma a questi cuori voglio dire, e lo dirò specie a quello che stamane m’ha fatto sapere il suo pensiero che non è per mio merito che ciò avviene. Tutti potrebbero arrivare alla stessa capacità se volessero. Non v’è un metodo o uno studio speciale per arrivare a questa potenza d’impetrazione. L’importante è di fare del proprio cuore una greppia di Betlemme per accogliervi Gesù infante e di se stessi una croce per portare Gesù Redentore. 7Quando  lo  portiamo  così:  indissolubilmente,   noi non diveniamo che un complemento di Lui, e Lui solo è il vero protagonista di ogni cosa. Il segreto per avere tutte le grazie che il prossimo attribuisce ai nostri meriti inesistenti, è unicamente questo nostro annullamento nel Cristo, così completo da dissolvere la nostra personalità umana e da obbligare Gesù ad agire Lui solo in ogni evento. Noi non facciamo che portare a Lui le voci dei singoli unite a un bacio d’amore. Il resto lo fa Lui”.

3. Amore misericordioso[21]

I prediletti dell’Amore misericordioso.

1Mentre il “Gloria” canta nelle chiese…

2Una delle cose che più mi porta a riflettere sulla dottrina di misericordia del mio Gesù è l’episodio che si legge nel vangelo di S. Giovanni: “Maria piangente se ne stava fuori presso il sepolcro… si voltò indietro e vide ritto in piedi Gesù… E Gesù le disse: ‘Maria!’…”. Non contento ancora di avere amato tanto i peccatori fino al punto di dare la sua vita per loro, Gesù riserba la sua prima manifestazione, dopo la Passione, ad una peccatrice convertita.

3Non è sicuro che Gesù si fosse già presentato a sua Madre. Il cuore ci induce a crederlo ma nessuno dei  evangelisti lo dice.  Di sicuro invece è questo apparire a Maria di Magdala. A lei, che impersonifica la sterminata coorte dei redenti dall’amore di Cristo, Egli appare per la prima volta e si manifesta nella sua seconda veste di DioUomo in eterno. Prima era l’Uomo in cui si celava un Dio. Avanti ancora, nei tempi dell’attesa, il Verbo era solo Dio. Ora è il DioUomo che porta nei cieli la nostra carne mortale. E questo capolavoro di divinità, per cui la carne nata da donna diviene immortale e eterna, si svela ad una creatura che fu peccatrice… Non solo: ma a lei, proprio a lei, affida il messaggio per i suoi stessi apostoli: “Va’ dai miei fratelli e di’ loro che salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. Prima ancora che al Padre, a Maria la peccatrice!

Gesù è venuto per i peccatori.

4Che fiume di fiducia si riversa in me considerando questo! Come, come dovrebbe esser detto, ridetto, continuamente detto alle povere anime titubanti e vergognose, perché sanno d’aver peccato, che Gesù le ama tanto da anteporle al Padre e alla Madre sua. Perché penso che se non era ancora salito al Padre, in quella prima ora di risurrezione non si era mostrato neanche alla Madre. In fondo è una necessità di amorosa giustizia. Gesù è venuto per i peccatori. 6Dunque la primizia[22] della sua resurrezione vada a colei che è la capostipite dei peccatori redenti.

La misericordia ci afferra dalla tomba del peccato.

 5“Ai miei fratelli al Padre mio e vostro Dio mio a vostro”. Suonano come altrettante gioconde campane, queste parole al mio cuore. Fratelli i discepoli, fratelli noi che da loro discendiamo. Se ancora un dubbio ci rimane, ecco che cade come la pietra del sepolcro, scrollata da questo turbine d’amore, e la  fiducia  sorge nei cuori i più imprigionati e oppressi dal ricordo dei loro errori e dalla riflessione dell’immensa distanza che separa noi: polvere, da Dio. Gesù lo dice: siamo fratelli, abbiamo un unico Padre e un unico Dio con Cristo.

6Oh! Egli ci afferra con le sue mani trafitte è il primo gesto che fa dopo la sua morte e ci lancia sul cuore di Dio, nei cieli non più chiusi ma aperti dall’amore, perché là si pianga le dolci lacrime della riappacificazione col Padre nostro.

7Alleluia! Gloria a Te, Maestro e Dio, che ci salvi col tuo dolore e ci dai per via di salute l’Amore!

4. I primi nella schiera dei corredentori[23].

L’olocausto degli innocenti.

Dice Gesù:

1«Te ne addolori? Io pure. Poveri bimbi! I pargoli che Io amavo tanto e che devono morire così! Ed Io che li carezzavo con una tenerezza di Padre e di Dio che vede nel pargolo il capolavoro, non ancora profanato, della sua creazione! I bambini che muoiono, uccisi dall’odio e fra un coro di odio.

2Oh! i padri e le madri non profanino, con le loro imprecazioni, l’olocausto innocente dei loro fiori stroncati! Sappiano i padri e le madri che non una lacrima dei loro piccini, non un gemito di questi innocenti immolati resta senza eco nel Cuore mio. A loro si apre il Cielo, ché non differiscono per nulla dai loro lontani fratellini, uccisi da Erode[24] in odio a Me. 3Anche questi sono uccisi dai biechi Erodi, custodi di un potere che Io ho dato loro perché lo usassero in bene e di cui mi dovranno rendere conto.

I primi nella schiera dei corredentrici.

3Per tutti Io verrei. Ma specie per questi, testé nati alla vita, dono di Dio, e già strappati alla vita dalla ferocia, dono del demonio. Però sappiate che per lavare il sangue contaminato che insozza la terra, che è versato con astio e maledizione in astio e maledizione di Me che sono l’Amore, ci vuole questa rugiada di sangue innocente, l’unico che ancora sappia sgorgare senza maledire,  senza odiare, così come Io, l’Agnello, versai il mio sangue per voi. Gli innocenti sono i piccoli agnelli dell’èra nuova, gli unici il cui sacrificio, raccolto dagli angeli, sia completamente gradito al Padre mio.

4Dopo vengono i penitenti. Ma dopo. Poiché anche il più perfetto fra essi trascina nel suo sacrificio scorie d’imperfezioni umane, di odii, di egoismi. I primi nella schiera dei nuovi redentori sono i pargoli i cui occhi si chiudono fra un orrore per riaprirsi sul mio Cuore in Cielo.»

5. Squisita gentilezza di Gesù[25].

Risposta di Gesù a un desiderio.

1Il mio Giardiniere mi ha donato un giglio. Prima le violette. Le mie care violette che erano state tutte sradicate dalla prepotenza altrui e che sono nate spontanee, dopo oltre tre anni che non vi erano più, nelle cassette sul terrazzo.

2Ma finché sono violette non c’è molto da stupirsi, vero? Il vento stesso può portare i semi; un uccellino li può far cadere dal suo beccuccio… Ma un giglio! La pianta del giglio[26] si propaga solo per bulbo, e un bulbo di giglio è troppo  grosso e pesante perché lo possa portare il vento con le sue ali o un uccello col suo becco. Eppure è nato nella cassetta del balcone.

3Molti potrebbero dire che sono una pazza, ma io sostengo che questo nascere di un giglio così, ha del miracoloso e vedo in questo miracolo una squisita gentilezza e una cara risposta del mio Gesù. Egli sa come io ami i gigli e come soffersi di vederli tutti strappati dalla aiuola del mio cortile. Sa che li amo come fiore e come simbolo e sa che paura, che rammarico che avevo in cuore pensando che forse il mio giglio non era più candido e intatto. Ed Egli, da poche zolle ormai sterilite, smagrite, indurite, trascurate, fa sorgere un giglio.

4Egli lo può ben fare, Egli che ha creato i gigli delle convalli e che li nomina con tanto amore nel suo vangelo! Perché devo dubitare sulla provenienza di questo fiore? Il Gesù che ha donato a Teresina[27] la neve per il giorno della sua vestizione, non può dare a Maria un fiore di neve? Guai se mano umana me lo spezzasse! Mi parrebbe un sacrilegio e ne avrei un dolore sommo.

5Scrivo anche questa che a taluni potrebbe parere  un’inezia e che per me è invece cosa tanto profonda. È una carezza anche questa del mio Dio, una gentilezza sua e che mi conferma e ribadisce la dolce sensazione del 2 marzo scorso[28], sensazione risentita, sebbene più lievemente, in questi giorni.

6Oh!  Paradiso! Cosa sarai se qui solo lo[29] sfiorarti lievemente è tale beatitudine?

Pensieri di salvezza per i parenti[30].

7Sono stanca a sfinita e col cuore in ansia per tante cose.

8Penso ai miei di Calabria… Ho molto scritto a loro in questi giorni parlando apertamente di Dio e dei doveri di un cristiano di fronte alla morte. Penso a Clotilde paralizzata… penso a Paola, a Giuseppe dalle teorie… balzane, penso a tutti[31]. Come morranno, se devono morire? La Mano che ha seminato i gigli e le viole per la povera Maria, scenda su quei cuori e li attiri a Sé…

La discepola guidata da Gesù[32].

9Mi scrive la Badessa delle Trappiste e io ho scritto a lei.. Sono contenta di aver pregato e di pregare, così, per l’unità delle Chiese. Ignoravo che si pregasse per questo. Gesù, il mio unico Maestro, mi ha guidato, come sempre, anche in questo.   Così come mi ha guidato verso la sua serva Suor M. Gabriella[33]. Ho proprio la sensazione d’esser tenuta per mano da Lui che mi conduce dove posso trovare del bene o anime che, per essere già nella gloria, mi possono aiutare, con le loro dottrine di santità, ad aumentare la mia opera di santificazione.

Ardimento d’amore e di immolazione.

10Posso dire che mai mi avvenne di cercare di conoscere una “Vita” nella quale non trovassi una somiglianza con la mia. Somiglianza molto più grande e perfetta ma che è sempre: somiglianza. Ho letto infinite “Vite” ma, di mio, ho sempre acquistato quelle che hanno punti di contatto con la mia meschina vita e, dalla ripercussione che hanno in me mentre le altre mi destano una ammirazione sterile e basta comprendo che io pure sono nella stessa scia (sebbene molto indietro) di ardimento d’amore, di immolazione, di fiducia.

Anime gemelle.

11Trovo nella “Vita” di Suor M. Gabriella frasi uguali, fin nelle più piccole parole, alle mie. E questo mi commuove tanto. Sento che dove Gesù regna, padrone assoluto del nostro io, le anime, come arpe toccate dalla stessa mano, dànno lo stesso suono… più o meno forte a seconda della loro perfezione, ma sempre nelle stesse note.

6. Esperienze carismatiche[34]

Timori nel rivelare il soprannaturale

1Poco fa lei (P. Migliorini) è tornato a dirmi di scrivere. La fatica fisica è un nulla di fronte alla fatica morale che devo compiere per alzare i veli oltre i quali è il soprannaturale. Perché? Per diverse ragioni.

2La prima si è che mi pare di commettere quasi una profanazione rendendo noti i segreti di Dio in me. E temo sempre che questa, se non profanazione, certo: proclamazione, mi possa produrre un castigo: quello di essere privata delle divine carezze e delle divine parole. 4Si è sempre un poco egoisti, noi viventi. E non si pensa che quanto Dio ci largisce può dar gioia ad altri e che, essendo cosa di Dio, Padre di tutti, non è lecito a noi esserne avari e privarne i fratelli.

3La seconda ragione è che un resto di diffidenza umana, verso di me e verso gli altri, mi fa sempre pensare se quanto io avverto come “soprannaturale” non debba invece esser valutato da me come illusione e dagli altri come una farneticazione. Ho tanto sentito darmi della pazza che penso che… ancora il prossimo mi possa mettere in questa categoria.

4La terza ragione è che di questi favori io ho paura. Paura perché ho sempre  il terrore che possano essere un inganno… Possibile che io, io nulla, possa meritare questi favori dal mio Re? E paura che mi provochino della superbia. Sento che se me ne insuperbissi, anche per un attimo, cesserebbero subito, non solo, ma io resterei anche senza quel minimo di soprannaturale che è comune a moltissimi. In castigo per la mia superbia. Oh! ne sono sicura, che Gesù mi punirebbe così!

Criteri di discernimento.

5E ora che le ho detto le ragioni per cui non amo parlare, le dirò quelle per cui sento che non sono illusa, prendendo delle larve di delirio per verità soprannaturali a parole demoniache per parole divine.

6Sono sicura per la soavità e la pace che mi invadono dopo quelle parole e quelle carezze e per la forza che mi investe, obbligandomi ad ascoltarle e a scriverle senza poterne mutare una parola. Alla dolcissima forza con cui sono obbligata ad ascoltarle o a scriverle e sempre in momenti che esulano da ogni mia volontà di udire quelle cose (la prego credere che io non faccio nulla per mettermi, dirò così: in posizione ricevente) – sento, se è il caso, una più viva forza che mi dice: “Rendi noto questo. Taci a tutti quest’altro”. E con questa soave prepotenza non si transige…

 7Ma di mio non c’è nulla. Se anche io penso (e me ne affliggo): “Gesù tace. Oh! se si facesse sentire per consolarmi un pochino!”, stia certo che Egli continua a tacere. Solo quando vuole si fa udire; e allora anche se io sono occupata d’altro, qualunque altro che magari mi urge compiere, devo smettere e occuparmi di Lui solo. Come se, secondo il mio stile, preferisco un modo di dire ad un altro e cerco cambiarlo, non posso. Così è detto e così deve restare.

8Sempre stamane lei mi diceva di scrivere di sensazioni passate. Le ho detto che non potrei ripetere ora esattamente quelle parole e perciò non le ripeto. Di mio non vi deve essere nulla. Ma le posso fare una piccola enumerazione delle cose che ho avvertito.

Sogni premonitori.

9Come le ho detto più volte[35], in molte riprese, io ho sognato Gesù, Maria e i Santi. Però mentre Gesù era sempre “vivo”, la Vergine e i Santi erano come statue o quadri: figurazioni. Solo un fraticello francescano, che certo era santo, ho visto due volte come persona viva. E una mi diceva che di tutti i mali “mi avrebbe ucciso quello che avevo lì” e mi toccava i polmoni. Questo sogno  lo feci or sono sette anni, quando ai polmoni non avevo nulla di nulla.

10Un’altra volta lo stesso fraticello francescano, che non mi è parso né S. Francesco né S. Antonio, con un volto di luce, mi diceva: “Hai più meritato tu con questa malattia che una suora in convento. Ogni anno dei tuoi vale una vita conventuale”. Questo me lo rispondeva perché io, vedendo la morte in agguato, mi crucciavo di aver fatto così poco… La mia Superiora (morta dal 1925) mi allontanava dalla morte, mi occultava ad essa dicendo: “Campa ancora qualche anno”, onde io dicevo: “Ma cosa faccio io? Nulla! Fossi suora!”, e fu allora che il fraticello mi disse quelle parole.

Visione dell’angelo custode.

11Come le ho detto, il mio Angelo l’ho visto solo quella volta. Però delle volte sento come un venticello alitarmi sul viso e penso che sia il mio buon angelo che mi ristora nei momenti in cui sono tanto abbattuta da non potere agitare il ventaglio. Nell’estate del 1934 questa sensazione è durata per dei mesi: i mesi di continuo pericolo mortale. Tolto questo, il mio angelo… fa il morto. Lui che mi ha così ben tutelata, poppante e urlante nei solchi infuocati di Terra di Lavoro[36], che mi ha soccorsa nella sincope del 4 gennaio 1932, non si è mai mostrato o fatto sentire  palesemente, fuorché quella volta. Se non è lui che ora ha piantato il giglio e le viole[37], prendendoli a giardini forniti… ma chi lo sa?

Visione di Padre Pio di Pietrelcina.

12Ho invece visto e parlato (in sogno) a Padre Pio di Pietrelcina. L’ho visto, sempre in sogno, in estasi, dopo la S. Messa, ho visto il suo sguardo penetrante e avvertito sulla mia mano la cicatrice della stimmate quando mi prese per mano. E, non in sogno ma bene sveglia, ho sentito il suo profumo. Nessun giardino colmo di fiori in pieno sboccio può emanare le paradisiache fragranze che empirono la mia camera la notte fra il 25 a 26 luglio del 1941 e il pomeriggio del 21 settembre 1942, proprio mentre un nostro amico parlava di me al Padre (io ignoravo che egli fosse partito per S. Giovanni Rotondo). Tutte e due le volte ho poi ottenuto le grazie richieste. IL profumo fu sentito anche da Marta[38]. Era così forte che la svegliò. Poi cessò di colpo come di colpo era venuto.

Profumi celesti.

13Ma sentire del profumo è cosa abituale. Anche stamane, dopo la mia spietata notte di agonia, lo sentii. Mi svegliò anzi dal sonno che mi aveva preso all’alba. Erano le 6 quando  ne fui svegliata. La finestra era chiusa, fiori in stanza di notte non ne tengo, profumi non ne ho, la porta era chiusa. Dunque nessun odore poteva penetrare dal di fuori. Fu come una colonna di fragranza al lato destro del letto. Come venne sparì, lasciandomi una dolcezza in cuore. Dire che è odore di questo o quel fiore è dire poco. Tutte le fragranze sono in questo profumo. Le vene odorifere si mescolano come se le anime di tutti i fiori creati si agitassero in una paradisiaca carola.

Percezioni carismatiche.

14E ora veniamo alle sensazioni più nette e che vengono tutte da Gesù. Sì. È Lui solo che si palesa così.

15Le ho accennato alla sensazione di avere in me lo sguardo di Gesù e di guardare, attraverso ai suoi occhi, i miei simili. Ciò è molto difficile a spiegarsi ed è avvenuto per molti anni di fila, quando camminavo ancora.

16Poi ci sono state, dirò così: le invasioni di amore, i soprassalti di amore: tormentosi nella  loro  soavità.  Era  come  se  Dio  precipitasse  in  me  con  la  sua volontà d’essere amato. Anche questo si spiega male. Codesti sono durati e durano ancora.

17Però da quando sono sopraggiunte più vive manifestazioni direi che avverto meno questi.  Forse è perché mi sono stabilizzata in essi. Quando si è fermi in un posto, ben radicati, non ci sono più scosse. Non le pare?

Voce e visione mentale.

18Due anni fa per la prima volta avvertii una “voce” senza suono che rispondeva a mie domande (domande che faccio a me stessa meditando su questo o quello) e con la voce una visione (mentale). Ricordo bene. Era in seguito alla discussione con mio cugino (lo spiritista)[39]. Gli avevo risposto una beffarda e pepata lettera.

Locuzione interiore.

19Tre ore dopo, mentre mi rimuginavo lo scritto, ormai spedito, e me ne applaudivo portando ragioni umane, e un po’ più di umane, ad approvazione della mia lettera di fuoco, avvertii la ‘voce’: “Non giudicare. Tu non puoi sapere nulla. Vi sono cose che Io permetto. Ve ne sono altre che Io provoco. E nessuna è senza scopo. E nessuna è capita con giustizia da voi umani. Io solo sono Giudice e Salvatore. Pensa a quanti miei servi furono tacciati da indemoniati perché parlarono ripetendo parole venute da zone di mistero. Pensa a quanti altri, la cui vita parve sempre scorrere nella più ligia osservanza della Legge di Dio e della mia Chiesa, sono ora fra i condannati da Me. Non giudicare. E non  temere. Io sono con Te. Guarda: abbi un istante di percezione della mia Luce e vedrai che la più viva luce umana è tenebrore rispetto alla Luce mia”.

Luce soprannaturale.

20E vidi come aprirsi una porta, una grande porta di bronzo, pesante, alta… Girava sui cardini con un suono d’arpa. Non vedevo chi la spingesse ad aprirsi lentamente… Dallo spiraglio filtrò una luce così viva, così festosa, così… non v’è aggettivo per descriverla, che mi colmò di cielo. La porta continuava ad aprirsi, e dal vano sempre più ampio un fiume di raggi d’oro, di perle, di topazi, di brillanti, di tutte le gemme fatte luce, mi abbracciò tutta, mi sommerse. Compresi in quella Luce che occorre amare tutti, non giudicare nessuno, perdonare tutto, vivere solo di Dio. Sono passati due anni ma io vedo ancora quel fulgore…

Illuminazione sapienziale.

21Poi la settimana santa del 1942. Anzi la settimana di Passione. Il mercoledì di Passione, all’improvviso, una frase mi suonò all’orecchio. Così viva l’impressione che posso proprio dire “mi suonò”, per quanto non udissi suono alcuno. “Di quelli che Io ti ho dato, nessuno è perito tranne il figlio di perdizione, e questo perché tu pure conoscessi l’amarezza di non esser riuscita a salvare tutti i tuoi”.

 22Come lei vede, una frase per metà evangelica, e perciò antica, e per metà nuova. Una frase capace di[40] rendere perplessi poiché Gesù mi ha dato molti parenti, amici, maestri, condiscepole e discepole molti per i quali ho sofferto, agito, pregato. Fra questi molti, io ho avuto più di uno che mi ha deluso nella mia sete di spirituale amore. Perciò potevo rimanere perplessa circa la persona definita: figlio di perdizione. Ma quando Gesù parla, anche se la frase è in apparenza sibillina ai più, è unita a una tal luce speciale che l’anima a cui la frase è detta capisce esattamente a chi si allude da Cristo.

23Compresi dunque che “il figlio di perdizione” era una delle mie figliuole di Associazione. Una per la quale avevo fatto tanto, portandomela proprio sul cuore per salvarla perché avevo capito la sua natura… In apparenza, lo scorso anno, non c’era nulla che facesse pensare a un suo errore. Ma io compresi. Ho allora aumentato le preghiere per lei… e non ho potuto che impedire un delitto di infanticidio.

Apparizioni.

24Il Venerdì Santo vidi per la prima volta Gesù Crocifisso, fra i due ladroni, sulla  cima del Golgota. Vista che durò per dei mesi, non continua ma molto frequente. Gesù mi appariva contro un cielo fosco, in una luce livida, nudo contro la croce scura, un corpo molto lungo e piuttosto esile, molto bianco come fosse svenato, un velo d’un azzurro smorto ai lombi, il volto piegato sul petto nell’abbandono della morte, coi capelli che lo ombreggiavano. La croce era sempre in direzione di oriente. Vedevo bene il ladrone di sinistra, male quello di destra. Ma essi erano vivi; Gesù era morto. Qualche volta vedo ancora Gesù in croce ma ora è sempre solo. Per quanto io pensi, non ho mai visto nessun quadro simile a questo.

Poesie.

25In giugno, sotto questa impressione, scrissi la seguente poesia. Erano anni che non ne facevo più perché con tanto male la vena poetica si è disseccata come fiore che muore. Glie la trascrivo non perché sia un capolavoro ma perché rende l’impressione delle mie impressioni dopo quella visione e le rende meglio che non le mie frasi di prosa. Subito dopo scrissi anche quella a Maria Vergine, benché la Madonna io non la veda e non la senta mai. Le copio tutte a due.

Poesia al Crocefisso.

Redemisti nos Deo in sanguine Tuo[41].

26Sinistro è il monte dalla scabra roccia.

Il cielo si infosca sul tuo dolore

mentre ti sveni a goccia a goccia

sull’alta cima per noi, Signore.

 

Stai con le braccia aperte a croce

col capo chino sotto la corona,

lo sguardo velato, spenta la voce,

vivo solo il cuore che amore sprona.

 

Guardi degli uomini l’odio e la guerra

che fame e stragi, nell’andar fatale,

seminan fiere per tutta la terra.

E l’uomo sempre preferisce il Male

 

al Bene che è tuo figlio, alla Pace

che è santo fiore di celeste aiuola,

all’Amore in cui ogni egoismo tace,

alla Fe’, vita dei popoli sola.

 

E Tu ancora, sì, ancora una volta sali

sul tuo Calvario per noi, a per noi ti offri,

ostia che riscatta i nostri mali,

e sul legno, alto verso il cielo, soffri.

 

Perché, perché novellamente asceso

sei sulla croce dolorosa? L’uomo

di folle cupidigia e d’ira acceso

contro sé stesso infierisce e domo

 

non è finché, vinto, nel fango tristo,

donde lo traesti a più alta sorte,

di nuovo non sia. E contro di Te, Cristo,

si scaglia con furor cieco di morte.

 

 Pur Tu torni, per l’uomo che t’offende,

ad espiar, ché ti sei fatto scudo

per noi contro le folgori tremende

del Padre tuo e solo, livido, ignudo,

 

nell’ultimo spasmo levando il viso

gridi: “Tutto è compiuto! Per quest’ora,

Padre, perdona! Ad essi il Paradiso!

Io li ho redenti una volta ancora!”

 

Poesia alla Vergine[42].

27Ave Maria! Tu che sei la santa

proteggi questa giovinezza pia,

tu che sei ricolma, dolce Maria,

  di grazia così tanta.

 

Per il Signore che è teco e tu con Lui,

tu, benedetta fra le creature,

difendile dalle insidie oscure

e dai tristi giorni bui.

 

Per quel Figlio che nel seno avesti

restando vergine, e che è Gesù pietoso,

volgi, deh! volgi il ciglio tuo amoroso.

Regina sei dei mesti.

 

Santa Maria! Prega per noi mortali.

Senza di te troppo la nostra vita,

o Madre nostra, è simile a smarrita

arundine[43] dalle ali

 

stanche per troppo volo, o a navicella

scossa da furia d’onde accavallate.

Deh! tu placa il nembo sull’acque irate

ché sei, del mar la stella.

 

 Nella vita e più nell’ora in cui le luci

per noi si spengon nel buio della morte

tu, Vergine e Madre, l’eterne porte

aprici e a Dio ci adduci.

 

28Sono contenta d’aver fatto i miei due ultimi… pasticci poetici per Gesù e Maria. Se anche le rime sono zoppe non importa. Gesù me le classifica lo stesso con un bel voto perché guarda non la metrica ma l’amore.

Tele voce senza filo.

29E in giugno, una sera che ero fra morte e vita, sentii anche chiamarmi da quella figliuola “il figlio di perdizione” che era a Roma. Un grido di invocazione infinita: “Signorina, signorina! Non mi guarda? Non mi sente? Non mi vuole più bene?”. Io lo sentii distintamente. Nessun altro lo udì. Un mese e mezzo dopo seppi da lei, tornata a casa sua, la verità vera sulla sua assenza: un figlio. E quella sera, disperata, era stata lì lì per uccidersi… e aveva chiamato me per resistere alla tentazione. Aveva chiamato me, con la sua anima, me che non sapevo nulla di preciso, che la credevo via per lavoro, che non volevo credere a quella “voce” del mercoledì di passione.

Visione di Gesù Bambino.

 30Poi, delle volte, ho visto Gesù fanciullo sui sette, dieci anni. Bellissimo. Gesù uomo nella pienezza della virilità. Ancor più bello.

Esperienza dell’abbraccio di Gesù.

31Ma la sensazione più dolce, più piena, più sensibile, l’ho avuta il 2 marzo di quest’anno. Non rida, Padre. Ma l’ho avuta la mattina della morte di Giacomino, il mio povero uccelletto.

32Piangevo perché… sono una sciocca. Piangevo perché mi affeziono molto a tutto. Piangevo perché nella mia segregazione di malata decenne ho un vero desiderio di affezioni intorno a me, siano pure affezioni di bestiole. E mi lamentavo, piano, con Gesù. 59Gli dicevo: “Però, me lo potevi lasciare. Me lo avevi dato. Perché me lo hai tolto? Sei geloso anche di un uccello?”. Poi conclusi: “Ebbene… prendi anche questo mio dolore. Te lo offro, con tutto il resto, per quello che Tu sai”.

33E allora ho sentito due braccia circondarmi e attirarmi contro un cuore, col capo su una spalla. Ho avvertito il tepore di una carne contro la mia gota, il respiro e il pulsare di un cuore dentro un petto vivo. Mi sono abbandonata a quell’abbraccio sentendo sul mio capo una voce mormorarmi nei capelli: “Ma ti resto Io. Ti tengo Io, sul mio Cuore. Non piangere ché ti amo Io”.

 34E non ho più pianto. E non ho più sentito dolore. Noti che quando mi muore un uccello, un cane, sono pianti che durano mesi…. Quel giorno: …finito tutto con l’abbraccio di Gesù. Qualche volta, meno intenso, si ripete.

Primo e secondo dettato di Gesù.

35Poi, col venerdì santo di quest’anno, ossia il 23 aprile, la prima dettatura di Gesù[44], e il 1° maggio la seconda[45].

36Oh! ora poi ho proprio detto tutto e mi fermo con le spalle così rotte che mi pare d’aver portato la croce su a giù per il Calvario.

7. Dopo il Calvario viene sempre
il Paradiso
[46].

Viso a viso da Sposo a sposa con Gesù

1Ma dopo il Calvario viene sempre il Paradiso. Che notte di beatitudine!

2Dalle 19 alle 22 mezza morta, sprofondata nelle nebbie del collasso. Dalle 22 alle 24 in dormiveglia. Poi nella smania della soffocazione. Così mi trovò l’allarme dell’1,05. Cominciai a pregare, come sempre[47], per coloro che erano sotto le bombe.

3Ma poi la preghiera cambiò, senza volere, in dolcissimo colloquio. Mi sentivo proprio viso a viso con Gesù, meglio contro il suo Cuore. Non sono stati discorsi lunghi. No.  Brevi frasi, proprio da Sposo a sposa, da innamorati, per dirsi che ci si ama con tutto il cuore… Ne sono rimasta profumata. Ne sono rimasta saturata, come immersa in un mare di gioia, di dolcezza, di pace.

      4Ho visto dileguarsi l’ora beata con un santo rammarico… Ma era giusto avesse fine. Solo in Paradiso non finirà. Ora vivo nel suo ricordo, nell’eco che ancora vibra in fondo al cuore e che mi dà voglia di cantare, di ridere, di amare, con centuplicato ardore, tutte le creature, poiché sono satura di amore, nutrita e consumata da esso.


8. L’Opera di Dio e l’opera degli uomini[48].

Frutto della superbia umana.

    Dice Gesù:

1 «Questa è la punizione della vostra superbia umana. Troppo avete voluto e così perdete anche quello che vi avevo concesso di avere. Le opere del genio e dell’ingegno[49] umani, doni miei, delle quali siete tanto superbi, vanno in polvere per ricordarvi che Io solo sono Eterno, che Io solo sono il Dio, che Io solo sono Io.

L’Opera di Dio.

2Ma quello che è mio resta. Né l’uomo né il demonio lo possono distruggere. Nessun attentato, nessuna astuzia vale a distruggere quello che Io feci e che sarà, uguale sempre, finché Io vorrò. Il mare, il cielo, le stelle, i monti, i fiori dei colli e le verdi foreste. Intoccabili i primi come Me stesso, risorgenti i secondi da ogni labile morte portata loro dall’uomo come Io risorsi dalla breve morte che l’uomo mi diede. E le piante stroncate, le erbe calpestate dalla guerra torneranno a vivere come Io le feci il primo giorno.

L’opera dell’uomo.

3Le vostre opere no. Non le opere d’arte. Non torneranno mai più a vivere le chiese e le cupole, i palazzi e i monumenti dei quali vi gloriaste, fatti nei secoli e periti in un attimo per vostro castigo. E le opere del progresso cadono lo stesso in briciole insieme al vostro stolto orgoglio che si crede un dio, solo perché le inventò, a vi si rivoltano contro aumentando la distruzione e il dolore.

L’unica cosa necessaria.

4Ma la mia creazione resta, e resta più bella perché nella sua immutabilità, che nessun ordigno scalfisce, parla ancora più forte di Me.

5Tutto ciò che è vostro crolla. Ma ricordatevi, poveri uomini, che è meglio per voi rimanere senza nulla avendo Me, al vivere fra i fastigi dell’arte e del progresso avendo perduto Me. Una sola cosa è necessaria all’uomo: il regno dello spirito dove Io sono, il Regno di Dio.»

9. Attivismo apostolico[50]. 

Filantropia umana.

1Ripenso all’ultimo colloquio fra lei[51] e me e al suo desiderio che io dica se mi sono accorta di aver fatto un po’ di bene alle anime.

2Sì. Per bontà di Dio, sì. Per merito mio è, per lo meno, molto incerto, salvo qualche caso che è sicuro perché in quei casi ho pagato io, di persona.

3Fino al 1923 ho cercato di portare al bene le anime, ma ad un bene puramente umano. Mi sono mostrata retta, seria, passabilmente buona, per portare altri ad esserlo ugualmente. Ma non guardavo a fini soprannaturali. Era un’opera, dirò così: di bonifica puramente limitata ad un codice di morale umana. Esulava dal mio modo di agire l’idea di fare cosa grata a Dio, di far cosa utile alle anime. Ubbidivo al mio istinto, naturalmente retto, compiacendomi anche di  essere  citata a modello. Questo mi ha salvata, molto probabilmente, da passi falsi. Era, forse, il frutto naturale di tante pure preghiere fatte nell’infanzia e poi nell’adolescenza, in collegio, che mi ottenevano di rimanere buona almeno secondo il concetto umano e di portare così altri ad esserlo.

Amore soprannaturale.

4Poi, fatta la luce in me, compresi che bisognava elevare la bontà dal piano naturale ad un piano soprannaturale, preoccupandosi non dell’utile che può venire in questa vita dall’esser buoni, ma dall’utile che ne verrà nella vita eterna. Compresi che bisogna esser buoni e portare altri ad esserlo, non per nostra gioia, ma per “fare cortesia” a Gesù.

5Ecco. Trovata questa verità trovai tutto, e tutto cambiò. Imperniato tutto il mio modo di esistere sull’amore, anche il mio modo di operare cambiò metodo e aspirazione. Perciò dal 1923 lasciai cadere sempre più in basso e nell’ombra il mio io umano, con tutte le sue umane sensazioni, idee, opere, ecc. ecc., e senza mai più riflettere a quello che poteva, umanamente, produrmi il seguire la via di Dio, mi occupai solo di quella via per cui incanalai me stessa e… aspirai dietro a me stessa molti altri.

Le sconfitte e le vittorie nell’apostolato.

6La prima creatura portata a Dio con la parola e con la preghiera glie l’ho già detto[52] fu una vecchierella di 70 anni passati, e poi, su, su, con un modo o con l’altro, ho pescato altri pesciolini mettendoli nel vivaio del Signore. Purtroppo ne ho anche avuti di così… vivaci che una volta pescati se la sono  anche svignata di nuovo, preferendo la melma fangosa e l’acqua putrida e stagnante all’onda pura, cristallina, beatificante della divina peschiera.

7Ma le diserzioni di alcuni, le mie sconfitte, non mi hanno sgomentata. Ho continuato lo stesso a parlare di Dio anche quando ero convinta di parlare ad un cuore impenetrabile. Ho continuato a pregare e ad agire noncurante delle ironie, degli sgarbi, delle delusioni. Qualche cosa resterà bene in quei cuori! Non le pare? E Dio farà il resto. Le sconfitte servono a mostrarmi che io senza aiuto di Dio sono men che zero. Le vittorie servono a mostrarmi che la benignità di Dio è così paterna e grande che è sempre pronta ad ascoltarci, quando chiediamo cose giuste, e ad aiutarci quando ci diamo da fare in suo onore.

Carisma d’intercessione.

8Le ho detto[53] di quella bambina, salvata dalla morte. E non mi ripeto. A voce le ho detto che non uno di quelli che io ho raccomandato al Signore, fra i combattenti, è perito. Le posso anche aggiungere che molte delle cose che chiedo per conto di altri le ottengo. È anzi ben difficile che non le ottenga. Gesù è così buono che non mi nega nulla di quello che io chiedo per i miei fratelli. Se mai è più restìo con me,  per cose che io chiedo per me stessa.

9Ma forse dipende che io prego più per gli altri che per me e anche dal fatto che per   me   non   ricorro  a   certi   mezzi…   draconiani   che  mettono  il  buon  Gesù nell’impossibilità di negarmi una cosa. Forse anche dipende che io… so dire “grazie” a Gesù quando mi concede un favore. Sono così pochi che sanno dire a Lui quel “grazie” che non si nega neppure allo spazzino che ci pulisce il marciapiede!… Si tratta il buon Dio come un servo obbligato ad accontentarci… e il buon Dio desidera tanto di sentirsi dire: “Grazie, Padre!”.

10Delle mie ragazze posso dire che ho messo in loro una traccia che non morrà, anche se per ora, in una almeno, pare traccia distrutta. Nei miei amici lo stesso e lo stesso in mie antiche ascoltatrici di quando tenevo le conferenze.

Il segreto per ottenere Grazie.

11Sì, posso dire, senza false modestie, che non sono passata inutilmente sulla terra. Come posso dire che ho visto e vedo piovere nelle mie mani le grazie che chiedo. Dolce pioggia che io spargo sui cuori, lieta se per essa, ottenuta anche a prezzo di sangue, un’anima si volge a Dio e sempre più a Lui si stringe. 12Sono così contenta quando sento dire  da uno per il quale pregai: “Ho ottenuto la grazia!”. Contenta perché penso che in quell’ora, quell’uno, è col cuore contento e perciò è buono, contenta perché sempre più mi convinco come Gesù mi ama.

12C’è una mia Suora, ora Provinciale a Roma, che dice apertamente che si è accorta che quel che io chiedo ottengo e che conta perciò su me. Oh! ma la povera Maria ottiene tutto perché ha saputo fare come Gesù: mettersi in croce. E poi fidare, fidare, in Gesù, con una fiducia molto più grande di quella che ebbi in mio padre.

13Molti non ottengono perché non sanno volgersi a Dio come a un vero Padre, Fratello e Sposo, e gli parlano in punta di forchetta. Sembrano i discorsi ampollosi delle antiche tragedie o degli ambasciatori: “Sire, in questo fausto giorno… Coll’animo ai vostri piedi vi umiliamo ecc. ecc.”. Oh! no! Non è il mio stile. Io col sorriso, con le lacrime, con la semplicità, l’insistenza, la sicurezza, parlo a Gesù finché Egli sorride… e quando sorride la grazia è certa.

Una questuante mai contenta!

14E non è da dire che chieda poco. Sono una questuante mai contenta! Ma il Signore è così felice di farla da Re che sparge i suoi tesori!  Delle volte è tale la pioggia di grazie che ottengo, che ne rimango sbalordita, commossa, estasiata.

15Forse non dovrei dire così, per umiltà. Ma guardo a Maria mia Madre, l’Umile per eccellenza… e io Maria, di una piccolezza di formica rispetto a Lei, la imito cantando il Magnificat, perché anche in me il Signore, non guardando la piccolezza della sua serva, ha fatto grandi cose!

10. Esperienze mistiche[54].

Estasi e immersione mistiche.

1Io mi so spiegare male, probabilmente perché sono un fiore selvaggio nato, fiorito, cresciuto unicamente per volontà di Gesù e non so di vocaboli mistici, non conosco le sfumature dell’ascetica. Nulla. Amo perché amo. Vivo come Dio vuole. Gioisco o subisco quello che Dio mi manda o mi permette. Ma non so dire i “nomi” di questa o quella cosa che io provo.

2Lei[55] mi fa delle domande alle quali non so rispondere, e siccome non voglio trarre in errore nessuno dando di me un concetto che non risponde al vero, umilmente le dico quello che so, come lo so, e non altro.  Forse lei leggendo e parlando con me capirà meglio di me a che punto sono.

3Poco fa mi ha chiesto se io sono mai stata assorbita in Dio al punto da non avvertire più altro.

4Ecco, non so se ho capito bene il suo pensiero. Se lei dice dell’estasi, così come si intende di solito, non l’ho di certo mai avuta. Se invece parla di quel senso estatico in cui non è soppressa la vitalità umana, ma tutta la vitalità è concentrata in un punto, polarizzata in esso, di modo che ogni altra cosa perde valore e si vive fra le cose di ogni ora come circondati da una veste che ce ne isola e protegge, facendoci intorno come un velo di fuoco dentro al quale noi ci muoviamo e agiamo unicamente guardando il fulcro che ci attrae, allora sì, l’ho avuto molte volte. Tutto il mondo, che ci urge intorno, perde forma e valore al punto di apparirci (per attimi) come un che di chimerico mentre la realtà vera è quello che le potenze dell’anima nostra adorano, assorbono, vivono. Non so se mi sono spiegata.

Effetti delle immersioni mistiche.

5Credo che se ciò durasse ucciderebbe in breve tempo. Credo però anche che chi ha vissuto, anche  una volta sola, tale esperienza mistica, ne rimane segnato per tutta la vita. È come un accrescimento della nostra vitalità spirituale, un passaggio da una età minore ad una età maggiore per cui, dopo ogni immersione in questa esperienza mistica, noi ci troviamo cresciuti in grazia e in sapienza soprannaturale. E tali restiamo per sempre, se sappiamo esserne degni.

6Non solo, credo anzi che, anche se per debolezza umana, facciamo qualche volta un ruzzolone, ma non mettendoci la malizia, la grazia conseguita avanti non si annulla: resta intorpidita, questo sì, di modo che si ritarda l’evento di una nuova immersione nella “gioia del gustare e vedere l’essenza di Dio” (io credo che ciò che si prova sia questo), ma non si perde il beneficio conseguito. Solo agendo con persistente, cosciente malizia, lo si perde.

7Bisogna pensare che questa “gioia”, che ci astrae dal sensibile umano per immergerci in un soprasensibile divino, ci viene donata da Dio e perciò da un Essere che non sciupa i suoi doni donandoli con improvvida  prodigalità. Si suppone perciò che Egli, insieme al dono, dia altre forze atte a renderci capaci di difendere il suo dono in noi, contro i nemici che sono in noi stessi: la carne, le passioni, ecc. ecc., e perciò solo una voluta, sacrilega malizia può far sì che noi ci si renda incapaci di conservare il dono di Dio in noi.

8Mi fossi almeno spiegata bene! Ma ripeto: sono una analfabeta nella scienza mistica e perciò dico con parole umane quello che è sopraumano.

9Oggi mi era venuta sulle labbra una domanda che mi brucia sapere: “Ha sentito le mie preghiere in questi giorni? Hanno conseguito lo  scopo  per  cui  le  facevo?”

10Non le ho chiesto nulla, mettendo anche questo piccolo sacrificio nel rogo dove ardo per tante cose, in tanti modi. Sembrano sciocchezze queste. Ma delle volte costano una vera fatica. Si suda a compierle…

Martirio d’amore[56].

11Oh! Padre, come è martirizzante l’amore! L’amore quando precipita con tutta la sua violenza[57]  in un cuore che è troppo piccolo per contenerlo!

12Oh! Padre, come capisco il desiderio, il bisogno degli innamorati di Cristo di mettere la solitudine intorno ai loro ardori![58]  15Come desidero la notte, che mi dà modo di essere sola, quando l’amore mi inebria, mi tortura, mi dà lacrime e risa.

 13Se le potessi far vedere quello che provo! Capisco, in certi momenti, come si possa morire d’

amore.     

14Pure, per nessuna cosa al mondo, vorrei essere risparmiata da questa soavissima stretta che è agonia per la carne, che non ne può sopportare la forza senza sentirsene spezzare, e che è beatitudine per lo spirito.

15Penso ad una frase del Cantico dei Cantici, il cui ricordo mi aleggia nella mente: “Stendetemi sui fiori, appoggiatemi ai pomi, perché languo d’amore”[59]. Mi pare dica così… e dice tanto bene poiché realmente ci si sente languire distrutti dall’amore.

11. Esperienza della Bontà di Dio[60].

E’ un vero “Papà”.

1Come è buono il Signore! Quando io contemplo la bontà sconfinata di Dio mi sento sciogliere il cuore di gratitudine e di amore. E anche di dolore perché vedo come sono pochi quelli che vedono quanto sia buono il Signore.

2Molti per dirlo “buono” vogliono da Lui cose strepitose, salvo poi proclamarlo non buono se appena appena uno è colpito da qualcosa di spiacevole. Ma è “buono”  sempre, è un vero “Papà” per i suoi figli fedeli, ed è buono anche coi meno fedeli per i quali prodiga infiniti tesori di amore paziente che sa attendere il ravvedimento.

 Mettere la mano di figlio nella mano di Padre.

3Ma coi suoi figli fedeli poi! Con quelli che mettono la loro mano di figli nella sua mano di Padre e vanno così, guardandolo con il santo, amoroso orgoglio di figli innamorati del genitore, oh! con quelli, che poema, che perfezione di bontà opera Iddio! Ha delle previdenze commoventi, di tutte le ore, di tutti gli eventi. Non solo i bisogni ma anche i minimi desideri dei suoi piccoli figli fedeli.

4 Egli muta in realtà e ci dà queste realtà come doni, come premi, proprio come un buon “Papà”, per farci lieti.

Saper dare per poter ricevere.

5Penso a quella frase evangelica: “Nessuno

 ha abbandonato casa e parenti per amor mio che non riceva il centuplo adesso, e nel tempo avvenire la vita eterna”; e all’altra: “Date e vi sarà dato; vi sarà versata in grembo una misura buona, piena, agitata e traboccante”.

Mettere Dio al primo posto.

6Sì, è proprio così. A chi mette Dio sopra ogni cosa e fa di Dio il suo centro, del lavoro per il Signore il suo scopo, Iddio dona non solo la mercede proporzionata al compiuto ma il “centuplo”, fino[61] il superfluo, in misura traboccante, poiché Iddio è così grande.  7Signore che può coprire di tesori a dismisura i suoi sudditi fedeli, ed è sì buon Padre che è per Lui gioia, nella gioia della sua Essenza,  dare la gioia alle sue creature… Né i suoi tesori di Re e di Padre possono temere di esser consumati poiché, come da inesausta fonte, trabocca dal seno della Triade Eterna un continuo fluire di potenza che si evolve in grazie per coloro che lo amano.

12. Gesù Maestro, Medico e Padre[62].

Gesù Maestro.

Dice Gesù:

1«Questa è una lezione tutta per te.

2Io sono il tuo Maestro e tu lo riconosci. Questo tuo riconoscimento mi dà gioia. Ma voglio che tu riconosca tutta la profondità di quello che faccio in te. Molte cose ti ho insegnato e molte ancora te ne insegnerò perché sei ancora molto lontana dall’essere come Io ti vorrei.

3Una delle ultime cose insegnate è stata la potenza del silenzio. Te l’ho fatta capire mostrandoti[63] Ma che taccio davanti ai miei accusatori di ora e di un tempo, davanti a Pilato, e ai Pilati, che non mi accusano e, umanamente, non mi vogliono male, ma che non mi difendono per paura.

4Ho visto che tu hai capito quella lezione e che eri desiderosa di imitarmi, pure riconoscendo che da te sola non ci saresti mai riuscita.

Gesù Medico.

5Questo tuo desiderio a questa tua umiltà mi hanno indotto ad operare. Io opero sempre quando vedo la disposizione di uno ad essere operato. Non sono soltanto Maestro; sono anche Medico e so, come medico, che nessuna visita e nessuna diagnosi sono sufficienti a guarire se il malato si rifiuta di assoggettarsi al medico. Non è la parola che salva: è l’opera. Allora Io ti ho operato stringendoti al mio Cuore.

6Ama il mio Cuore, Maria, perché è desso quello che ti ha sanato da uno dei tuoi principali difetti: quello della veemenza, della resistenza, della mancanza di pieghevolezza alle cose di ogni ora. Noiose, urtanti, ingiuste, è vero. Ma che occorre far divenire utili, giuste, amate, pensando alla vita eterna dove le ritroverete. Stretta sul mio Cuore, e tu sai in che mattina, esso ti ha non soltanto parlato[64], ma ti ha purificato con le sue fiamme. Onde la tua umanità si è mutata, perdendo molto dell’umanità potrei dire: della ferinità vostra a acquistando molto dell’umanità mia.

7Altre cose opererò in te, se ti vedrò sempre volonterosa e umile, come altre ne ho operate per renderti più gradita al Padre nostro. Di molte ti sei accorta d’essere guarita e da Chi. Di altre non te ne sei accorta tanto la mia mano è stata lieve.

8Ma pensa questo, per non sbagliare, quando ti guardi con stupore vedendo che le tue  braccia mettono penne mutandosi in ali: tutto il bene che vedi essere nato dove prima erano erbacce e bronchi di male è mio, te l’ho donato Io. Da te non avresti potuto nulla nonostante il tuo buon volere.

9Di quest’ultima cosa operata in te per cui sei diventata la mia imitatrice nel silenzio che è prudenza, che è carità, che è sacrificio, a che mi piace più di un incenso, me ne hai dato lode proclamando che Io avevo fatto la grazia. Questo riconoscimento mi spinge ad operare di più.

Gesù Padre.

10Sono Maestro a Medico, ma sono anche Padre. E se non fossi l’UomoDio vorrei dire: sono Madre per voi tutti perché come una madre Io vi porto, vi nutro, vi curo, vi istruisco, piango su voi, di voi mi glorio. L’amore di un padre è già diverso. L’amore di una madre è l’amore degli amori, dopo quello di Dio. È per questo che sulla croce vi ho dati alla Mamma mia. Non vi ho affidati al Padre, dal quale, morendo, vi riscattavo. Vi ho dati alla Mamma perché eravate informi o appena nati e vi era bisogno di un seno di Mamma per voi.

11Siate, sii per me una figlia che riconosce le cure date alla sua puerizia spirituale. Osserva i nati di donna: poche luci nel pensiero rudimentale di un neonato, ma tu lo vedi sorridere e accarezzare la mammella da cui gli viene il latte. Osserva i nati delle bestie: amano il grembo materno che li nutre, amano l’ala che li copre.

“Non ti stancare di amare”.

12Tu, donna figlia di donna, tu, creatura fatta a somiglianza di Dio, non essere inferiore ai nati degli animali. Riconosci sempre il seno mio che ti alleva, nutre e istruisce, e amalo di un amore che mi compensa e mi spinge a sempre più curarmi di te. Non ti stancare di amare. Tu sai che voglio dire. Non ti stancare di amare se non vuoi che Io mi stanchi di operare.

13Va’ in pace, ora. Ricorda, ascolta e ama. Sai cosa voglio dire. 16Così mi farai contento. Sono Gesù, il Gesù che è il Salvatore.»

13. Il candore dell’anima[65].

Presenza di Gesù nell’anima.

 Dice Gesù:

1«Sai perché ti impressioni anche di una inezia e non vorresti commetterla? Perché Io sono in te. Dove sono Io non vi può sussistere nulla che abbia neppure le più lontane parentele coll’impuro. La sensibilità di un’anima data a Me è tale che la più esigua ragnatela di male le è pesante, insopportabile, ripugnante più di un mare di fango a chi non è con Me.

2Ma questo non per merito dell’anima. Unicamente perché là sono Io. 3Il merito dell’anima, se mai c’è, è uno solo: quello della sua buona volontà di tenermi e tenersi in Me. Ricordalo e non ti gloriare di quello che non è tuo ma è mio. Umiltà sempre se Io devo agire.

Parabola della polvere e i massi.

3Agli occhi del mondo tu sei candida come neve alpina. Ma agli occhi miei sei ancora bigia per la polvere che ti ricopre. Come è formata la polvere? Di particelle così minuscole che ad occhio nudo non si vedono. Ma tante messe insieme fanno uno strato grigio che offusca e sporca le cose. Non occorre avere addosso i massi per morire di soffocazione o per apparire brutti. Anche un mucchio di polvere può uccidere per asfissia e abbruttisce sempre.

4I massi sono i peccati mortali. La polvere i peccati veniali. Anche le imperfezioni sono polvere; più fina, ma sempre polvere. 6E bisogna levarla perché se si accumula, per quanto ogni sua molecola sia impalpabile, insignificante, finisce per asfissiare l’animo e renderlo sporco. Il mondo non la vede. Io sì. Vi sono cose candide, all’apparenza, ma che non lo sono. Vi sono cose pure, all’apparenza, ma che non lo sono. Non per loro volontà, ma perché altre volontà le hanno macchiate e corrotte. Finché vi è vita vi è pericolo. È la stessa vita che è pericolo.

Similitudine della neve e il giglio.

5Guarda la neve. Come è bianca! S’è formata alta, nel mio cielo. Guarda il giglio. Come è perlaceo! La sua seta l’ho creata Io. Ma se tu guardi neve e giglio con un microscopio vedi quanti germi impuri si sono mescolati, nel cadere attraverso gli spazi, prima di posarsi sulla terra, nel più candido fiocco di neve; vedi quante microscopiche scaglie di polvere deturpano la seta angelica del giglio testé schiuso. E per la neve e il giglio, come cose inanimate, non v’è colpa se ciò avviene.

Il microscopio dell’anima.

6Ma per l’anima ragionevole sì. Essa può vigilare e provvedere. Come? Usando l’amore. L’amore è il microscopio dell’anima. Più uno ama Me e vede le cose attraverso di Me, e più vede le macchioline della sua coscienza. Queste non mi allontanano perché Io so come siete fatti. Ma non mi allontanano se l’anima le subisce come inevitabili ma non le provoca e anzi cerca subito di mondarsi. Ricordalo sempre.

Regola di spiritualità.

7Io resto. Anzi tu devi cercare di avermi[66] più spesso, anche sacramentalmente. Non c’è che il mio Sangue che lavi il bigio della tua anima e la renda degna del Re, di Me. Hai visto quando Io non ti venivo portato cosa è successo… Solo la mia potenza, operando un miracolo continuo, ha potuto portarti avanti lo stesso, mantenerti la vita dello spirito sotto la polvere che si accumulava e che non veniva mondata dal mio Sangue.

8Ma non bisogna pretendere e osare troppo! Io ti ho salvata per scopi miei che non vanno giudicati e neppure scrutati. Ora tutto torna nella regola perché il miracolo è l’eccezione. E tu devi pascerti di Me per essere sempre più degna di Me, mettendoci di tuo: infinito amore, tutto quello che puoi spremere da tutto il tuo essere fino a rimanere esausta, infinita volontà di bene, infinita attenzione, infinita umiltà, riconoscendo il tuo niente e il mio Tutto, e infinita volontà di purezza. Su questa mi basta questo, per ora, e la separo dalla volontà in generale di proposito, come volontà eccelsa.

Tempo di allarmi spirituali[67].

9Siamo in tempo di allarmi[68] e se non vigilate il nemico vi colpisce. Ma che sono le bombe e gli attacchi nemici, che uccidono solo il corpo, rispetto alle insidie del Nemico che vuole uccidere la vostra anima? Quell’anima che Io ho ricomprata a prezzo di un Dolore e di un Sangue che non hanno prezzo! Monta sul mio monte, afferrati alla mia Croce e vigila per te, su te, su molti. E prega.

Il segno della presenza di Gesù.

10Io ti amo e l’ilarità che senti in te è la prova del mio amore e che tu mi accontenti abbastanza. Quando Io sono in pace con un cuore, do pace e gioia. Questo è il segno.

Il futuro è nella misericordia di Dio.

11Riguardo al futuro… Cosa vuoi sapere, povera anima?! Non sei lontana dalla verità, e stamane l’hai sfiorata… Ma avresti il coraggio di conoscerla piena? Ringrazia la mia misericordia che, per ora, te la nasconde in buona parte. Prega. La Pentecoste è vicina.

La croce che spetta ad ognuno.

12Riguardo al Padre[69] digli: “Colui che vive in carità e in purezza è già su un calvario e mi piace. Sta a Me dare, nel modo che voglio, a ognuno la croce che gli spetta”.

13Vai. Ti do la mia pace.»

Esperienze e riservo della scrittrice.

E ora parlo io.

14Stamane, aprendo a caso il Vangelo, mi si è aperto prima sul capitolo: “Insegnamenti di Gesù. S. Matteo cap. 5”, poi al 1° capitolo di S. Luca. Infine al 21° capitolo di S. Luca e precisamente dal versetto 8 al versetto 24. Giungendo al v. 20 ho avuto una scossa che si è ripetuta più forte al v. 24. Gliene ho accennato stane.

15Come attraverso[70] dei veli o delle lontananze ho capito che lì c’è un riferimento a noi tutti. Ma non ho visto chiaramente. Sono però rimasta sotto la penosa impressione che perdura come goccia di amaritudine in mezzo alla dolcezza che mi sommerge.

16Mi raccomando di tenere tutto per sé quanto le dico e le scrivo. 22Creda che mi costa tanto dover dire e far conoscere certe cose. Mi sembra così impossibile che mi succedano! E pensare che è una Volontà così prepotente che non dà pace finché non le si è dato retta.

17Stamane ho dovuto smettere a metà il ringraziamento della Comunione perché non capivo più niente tanto le altre parole suonavano forti e imponevano di essere scritte. Dopo, finalmente, ho potuto pregare. Ma prima ho dovuto smettere. E dopo sono rimasta con l’eco di quelle parole nel cuore, che vado meditando. Di mio non avrei potuto aggiungere nulla fuorché questo schiarimento.

14. Cristianesimo smemorato[71].

Invito ad entrare al Cuore di Gesù.

 Dice Gesù:

1«Per essere salvati, o poveri uomini che tremate di paura, basterebbe che voi, come veri figli e non come bastardi di cui Io sono Padre soltanto di nome mentre il vero padre è l’altro, sapeste rapire al mio Cuore una scintilla della mia Misericordia. E non desidererei che di farmela rapire.

2Sto col petto aperto perché possiate giungere più facilmente al mio Cuore. Ho dilatato la ferita della lancia nel mio Cuore perché voi possiate entrare in esso. E non giova. Ho fatto servire le vostre infinite offese come coltello di sacrificatore per sempre più riaprirla perché l’Amore sa fare questo. Anche il male lo fa divenire bene, mentre voi, di tutto il bene che vi ho dato sinanche Me stesso vi ho dato che sono il Sommo Bene – ve ne servite in modo così osceno che diventa per voi strumento di male.

3Sto col mio Cuore aperto che goccia sangue, come dai miei occhi gocciano lacrime. E cadono, sangue e pianto, inutilmente sulla terra. La terra è più benigna di voi al suo Creatore. Apre le sue arene per ricevere il Sangue del suo Dio. E voi, invece, mi chiudete il vostro cuore, unico calice dove Esso vorrebbe scendere per trovare amore e dare gioia e pace.

Popolo messo sotto il segno del maligno.

4Guardo il mio gregge… Mio? Non più mio. Eravate le mie pecorelle e siete uscite dai miei pascoli… Fuori avete trovato il Maligno che vi ha sedotti e non vi siete più ricordati che a prezzo del mio Sangue Io vi avevo radunati e salvati dai lupi e dai mercenari che vi volevano uccidere. Sono morto Io per voi, per darvi la Vita e la Vita piena come Io l’ho nel Padre. E voi avete preferito la morte. Vi siete messi sotto il segno del Maligno ed esso vi ha mutato in selvatici caproni. Non ho più gregge. Il Pastore piange.

I collaboratori più generosi.

5Solo qualche agnella fedele m’è rimasta, pronta ad offrire il collo al coltello del sacrificatore per mescolare il suo sangue, non innocente ma amante, al mio innocentissimo, ed empire il calice che sarà alzato nell’ultimo giorno, per l’ultima Messa, prima che siate chiamati al tremendo Giudizio. Per quel Sangue e per quei sangui, all’ultima ora, Io potrò mietere la mia ultima messe fra gli ultimi salvati. Tutti gli altri… Serviranno da strame per i riposi dei demoni e per ramaglia nell’incendio eterno.

Il Posto dei “salvatori”.

6Ma le mie agnelle saranno con Me. In un posto scelto da Me per il loro beato riposo dopo tanta lotta. Diverso il posto loro da quello dei salvati. Per i generosi vi è un posto speciale. Non fra i martiri e non fra i salvati. Sono meno dei primi e molto più dei secondi e stanno in mezzo, tra le due schiere.

7Perseverate, voi che mi amate. Quel posto merita ogni presente fatica perché è la zona dei corredentori, a capo dei quali è Maria, mia Madre.»

Convertitevi e pregate lo Spirito Santo

Penitenza e amore per salvare il mondo.

Dice ancora Gesù:

8«Credono che la penitenza sia una cosa inutile, sorpassata, una quieta mania. Non c’è che penitenza e amore che abbiano peso agli occhi di Dio per arrestare gli avvenimenti e deviarli.

9Avete bisogno più di amore che di pane. Ma per il pane vi arrabattate a procurarvelo, rubandovi il tozzo l’uno con l’altro come cani affamati, e siete poco dissimili, in realtà, da essi, pronti come siete a dilaniarvi per un pugno di terra e per un fumo d’orgoglio. Mentre per acquistare e possedere l’amore non fate nulla. Non ve ne curate.

Chi trascura l’amore perde Dio.

10Ma sapete, o disgraziati, cosa fate trascurando l’amore? Perdete Dio, il suo aiuto in terra, la sua vista in cielo. Cosa devo fare per farvi capire questo se i miei flagelli non bastano, se le mie bontà non servono? Come devo fare scendere il Paraclito, in quale forma, perché vi investa e vi salvi? Se il globo di fuoco portato dal vento veloce scendesse, per una nuova Pentecoste, su ognuno di voi non dividendosi in fiammelle che furono bastanti, allora, su dei poveri pescatori, rozzi e ignoranti ma amanti di Me scendesse pieno su ognuno di voi, non basterebbe lo stesso ad accendervi di Dio. Prima dovreste sgombrare l’anima dai vostri falsi dèi, e non lo volete fare perché li preferite a Me, Dio vero.

11Siete perduti, se un miracolo non si compie. Volgetevi e pregate l’Amore.»

  15. Mese dedicato al Cuore di Gesù[72].

E’ un mese d’amore.

Dice Gesù:

1«In questo mese dedicato al mio Cuore e che quest’anno raduna le solennità che sono altrettanti attestati d’amore di Noi, Trinità divina, che fate voi? È un mese d’amore e voi ne fate un mese di inferno che odia. E così per il mese di Maria, mia Madre, e così per l’aprile in cui Io morii, or sono 20 secoli, e che vi riporta la mia Pasqua. Per voi è sempre così.

La preghiera senza amore

2L’amore, la bontà, la volete solo da Dio e in Dio. Ma voi non volete amarci, amarvi, esser buoni. Sì. Non volete amarci. Le vostre preghiere sono inutili perché sono spinte sulle vostre labbra non dall’amore ma dall’egoismo. Volete essere preservati dal male. Ma non dite: “Però lo stesso sia fatto ai nostri nemici”[73]. No. Per loro impetrate stragi e rovine. Quello che non volete per voi. Non c’è palpito in voi che non abbia per segreta molla odio e egoismo. E così le vostre preghiere sembrano palloncini che salgono per poca via a poi scoppiano ricadendo al suolo.

3Provate a pregarci con amore, amore per tutti, ed Io vi aiuterò. “Ché se voi fate del bene a chi vi vuole bene, che merito ne avete?” Siate simili a Noi che facciamo piovere sole a acqua sui giusti e sugli ingiusti, lasciando solo a Noi il diritto di giudicare, quando sarà l’ora.

Regresso verso la bestialità.

4La Legge e la Parola sono sempre uguali, sono sempre quelle, figli che non ci amate. Venti secoli sono nulla davanti alle verità eterne. Io, il Verbo, non sono venuto a mutare la Legge. Neppure Io che sono il Verbo. E voi l’avete mutata perché sulla mia Legge e sulla mia Parola avete messo una sovrapposizione delle vostre stolte parole, delle vostre cieche e crudeli leggi. Avete creduto così di mutare la Legge e la Parola e di progredire.

5Sì. Avete progredito. Ma come uno che non veda più la luce avete progredito non verso la mèta: Dio, ma verso il punto opposto.  Siete regrediti verso la bestialità. State uccidendo la vostra anima. Come? Sapete gridare per gli spazi: “Salvate le nostre anime” e poi le uccidete da voi? Ma quando un naufragio inabissa una nave, soltanto i vostri corpi muoiono e i miei angeli sono pronti a portare nei cieli le anime di coloro che sono spirati col nome mio e di Maria, mia Madre, sul labbro. Mentre voi, nel naufragio della vostra figliolanza di figli di Dio, uccidete le vostre anime. Oh! povero Cuore mio!

L’amore misconosciuto è un tormento.

6Parlo con te, Maria, che sai cosa voglia dire essere disamata, offesa, non riconosciuta, tradita, e che ne hai sofferto fino ad ammalartene. Tu puoi capire il mio tormento paragonandolo al tuo.

 7L’amore misconosciuto è un tormento. E il mio è un infinito amore infinitamente misconosciuto. Non sono due o tre persone che hanno mancato come per te. Per me sono milioni di persone che in venti secoli mi hanno disamato, offeso, sprezzato. E il mio Cuore, che ama con la perfezione di un cuore divino, si è dilatato  nella sofferenza del dolore. La lanciata non è stata dolorosa rispetto alle ferite che mi ha inflitto, in venti secoli, nel Cuore, la razza umana. 9Io sono Dio e non passibile di infermità umana; ma però passibile, nella mia Umanità, al dolore. E voi mi date un infinito e continuo dolore.

I rifugi del Cuore di Gesù.

8Devo rifugiarmi sul cuore di mia Madre per superare certe ore di spasimo per le vostre brutture, devo guardare i miei confessori per attutire l’amarezza di quello che siete voi, uomini, per Me che vi ho amati fino a morire. Non vogliamo corone preziose sulle teste dei simulacri che mi rappresentano e rappresentano la Madre mia e vostra, mentre voi ci configgete[74]1 continuamente delle spine rispetto alle quali quelle della mia corona erano rose.

9Un’unica corona vogliamo da voi: “Il vostro amore. Un amore che sia vero, di ogni ora, in ogni evenienza. Basterebbe che questo ci fosse in pochi cuori, in ogni nazione, perché il male venisse debellato dal Bene. Non sono forse bastati dodici veri apostoli, appoggiati al Cuore di Maria,  per portare la Carità nel mondo? Ma voi ora siete peggio dei Gentili e dei Giudei.»

16. L’amore è la misura della perfezione[75].

La volontà di Gesù è amore

Dice ancora Gesù:

1«Questo è per te. Considera il valore delle cose, anche piccole, se mi sono offerte con amore.

2Io non ti ho abbracciata quando, in un grande dolore e in una grande prova, ti sei rassegnata, perché non potevi fare diversamente, o quando in un’ora di grande fervore mi hai offerto te stessa. Ti ho stretta al Cuore per una cosa che a vista umana può parere un’inezia. Ma Io la giudico da Dio e non da uomo. IL tuo spontaneo dedicare a Me quella pena e senza che Io parlassi e che nessun agente esterno premesse su te, mi ha commosso spingendomi a premiarti subito. Tu sai come.

3Ricorda sempre e sii sempre pieghevole alla mia Volontà che devi vedere in tutte le cose, anche nelle più minuscole, e che devi sempre pensare come mossa da un desiderio di bene per te. Devi essere come un’erba fiorita che si curva e si aderge ad ogni soffio d’Amore, perché la mia Volontà è Amore. E in te tutto deve rispondere a questo mio Amore con l’amore. Anche lo sguardo con cui guardi il tuo prossimo deve essere sguardo d’amore, sempre. In tal modo anche un semplice sguardo ti meriterà una mia carezza.

Grandezza delle cose comuni.

4Non giudicare nulla spregevole, rispetto al soprannaturale. La vita è fatta di cose comuni ma che, rivestite di amore, divengono eccelse. Mia Madre è stata ugualmente grande e degna dell’ammirazione degli angeli nell’attimo del suo “fiat”[76] come quando, lasciando le contemplazioni dei più alti misteri e la meditazione del dolore che avrebbe ferito Lei attraverso la sua Creatura, si dedicava alle umili incombenze della donna lavando, con amore, i miei pannilini, cucinando, con amore, il cibo allo sposo, rassettando, con amore, la casa, ascoltando, con amore, i bisogni dei vicini.

Potenza dell’amore arrendevole.

5L’amore è sempre pronto, pieghevole, dolce, ilare, generoso, paziente. Ed è l’amore che apre i cieli e ne fa scendere la nostra Trinità, la quale viene nei cuori non soltanto con tutti i suoi fulgori, ma anche con tutte le sue tenerezze.

6Io ti voglio condurre ad essere più pieghevole, morbida e forte di una matassa di seta. Se Io voglio scherzare con te, se Io voglio mostrare che sono il Re, il Padrone, tu non devi reagire, lamentarti, mettere il broncio. Se dopo averti tenuta per degli anni in un letto Io volessi trartene fuori, che ci sarebbe da stupire? Sarei padrone di farlo e tu dovresti essere generosa pronunciando il “fiat” della guarigione come lo fosti per pronunciare il “fiat” della infermità.

7Ho guarito la tua anima, potrei guarire il tuo corpo che è sempre meno paralizzato di quanto non fosse la tua povera anima un tempo. E tu me ne dovresti ringraziare, anche se la guarigione vuol dire dilazione dall’incontro fra Me e te nel Paradiso, se vuol dire pericolo di vivere nel mondo, se vuol dire restituzione del tuo dono. Se Io lo facessi avrei i miei fini e tu, per piacermi, dovresti essere lieta sempre, come ora.

Similitudine dell’ape e il miele.

8Di cosa è composto il miele? Del succo di mille fiori. Di cosa è composta la perfezione? Del frutto di mille sacrifici. Un’ape che volesse nutrirsi solo di un fiore non farebbe che poco miele e stucchevole. Un’altra che mescola il succo di fiori dolcissimi a quello di altri amarognoli, di fiori delicati nel loro sapore a quello di altri dall’aroma piccante, produce un miele abbondante e salutare. Così avviene per l’anima. Bisogna che ti abitui a vedere in tutte le cose il tuo Gesù che le preordina per tuo bene e di tutte te ne devi servire per progredire.

Segreto per progredire nella vita spirituale.

9Guarda, per non sbagliare devi fare così: guardi il tuo prossimo? 11Pensa di guardare Me. Parli al tuo prossimo? Pensa di parlare con Me. Fai qualche piacere, qualche lavoro per il tuo prossimo? Pensa che sono Io che te l’ho richiesto. Allora progredirai. Guai se uno si ferma a riflettere a chi volge lo sguardo, la parola, l’opera! Ben poche volte parlerebbe, guarderebbe, farebbe con quella carità che mi fa accetto il vostro agire. Io, sulla terra, facevo tutto pensando al Padre mio e alla vostra redenzione. Tu fa’  tutto pensando a Me a alla redenzione dei peccatori.

Potenza dell’amore giubilante.

10Non basta essere rassegnata quando Io te lo impongo levandoti quello che giudico giusto levarti per tuo bene. Occorre che tu ti abbeveri e nutri giubilante a tutti i calici che ti offro, correndo incontro ad essi, benedicendo l’Amore tanto quando te li porge come quando te li leva, chiedendomi anzi di darteli per impedire a Me di berli, quando sono amari.

11Così mi sarai cara, tanto cara che Io ti amerò al punto da sospirare ardentemente di averti per sempre nel mio Regno. Solo l’amore mi spinge a lasciarti qui ancora per renderti più buona. Solo l’amore deve spingerti ad esser più buona per volare presto a Me.»


17. I segni li avete già[77].

Tutto è contenuto nel Vangelo.

Dice Gesù:

1«Molti mi chiedono un segno. Quale segno? Segno dell’ora o segno della mia potenza?

2Il segno dell’ora lo avete già. Ripeto[78]: “Io non sono venuto a mutare la Legge. Siete voi che l’avete mutata. E Io non muto la mia Parola. Quello che ho detto ho detto. Tutto quanto doveva avvenire, dal momento che Io parlavo, Uomo fra gli uomini, sino al momento in cui Io verrò, Dio figlio di Dio, a giudicare gli uomini, è contenuto nel mio Vangelo.

Generazione salata col fuoco.

3Siete voi, stolti che avete la testa piena di mille rumori inutili e di pensieri perversi, che non capite più quanto Io ho detto. Non siete forse salati col fuoco, con quel fuoco che salerà in eterno i miei nemici? Questo che vi arde ora e che scende su voi per distruggervi e condurvi sempre più alla bestemmia e all’eresia non è che un anticipo di quello che sarà il fuoco di cui Io  parlo, destinato agli scandalosi che non si convertono. E voi siete di questi. Solo del corpo e delle ricchezze inique vi preoccupate, e calpestate coscienze e altari, e profanate tutto quanto toccate, e uccidete in voi Me stesso una seconda volta.

4Ecco i doni che vi sa dare Lucifero sotto il cui segno vi siete messi. La Bestia soffia dalla sua bocca il fuoco dopo avervi sommersi nel male della corruzione. Sono i suoi doni. Non può darvi altro. Mentre Io vi avevo dato, insieme a Me stesso, tutti i tesori della grazia.

Segni della potenza divina.

5Volete un segno della mia potenza? Ma sono venti secoli che vi do questo segno! A che è giovato? Ho aperto su di voi i torrenti delle mie grazie e dal Cielo li ho fatti scendere sulla terra in mille e diecimila miracoli. Ho sanato i vostri malati, ho sedato le vostre guerre, ho prosperato i vostri affari, ho risposto ai vostri dubbi, anche su cose di fede, perché so la vostra debolezza che non crede se non vede, sono venuto a ripetere la mia dottrina, ho mandato mia Madre perché con la sua dolcezza vi piegasse a penitenza e ad amore. A che ha giovato?

6Mi avete trattato come uno scemo, sfruttando la mia potenza e la mia pazienza, convinti che Io, dopo avere fatto il miracolo, non me ne ricordassi più. No, figli del mio dolore. Tutto è segnato nel gran libro della mia Intelligenza e non è usato inchiostro per scrivere in essa, ma il carbone acceso dell’Amore. E tutto viene ricordato.

Apparizioni, lacrimazioni, sanguinazioni.

7Avete sfruttato la venuta di mia Madre per scopi umani, ne avete fatto oggetto di risa e di commercio. Non sapete che Maria è il mio Tempio e il mio Tempio è casa di orazione e non spelonca di ladri?[79] Le sue parole, così affettuose, così supplici, così piene di pianto, per voi che le avete ucciso il Figlio, e neppure sapete fare frutto di tanto sacrificio, vi sono suonate come canzone inutile. Avete continuato la vostra strada di perdizione.

Generazione adultera e omicida.

8I miei messi, le anime che vivendo come dovreste vivere tutti sono divenute le mie banditrici per ripetere una volta ancora la parola del mio Cuore, li avete trattati da “pazzi” e da “ossessi”[80] e qualche volta li avete uccisi, tormentati sempre. Anche Io, dalla generazione adultera e omicida del mio tempo mortale, fui detto: “pazzo ed ossesso”.

9Il segno! Il segno lo avete e non serve a ridarvi la mia Paternità. Altro segno che questo non vi sarà dato. Cercatelo nella mia parola e nella vostra coscienza, se pure riuscite ancora a ritrovarla viva sotto l’ammasso di libidini, adulteri, fornicazioni, furti, omicidi, invidie, bestemmie e superbie sotto le quali l’avete lapidata.

Benedizione ai discepoli.

10E’ l’Ascensione. Prima di ascendere Io benedissi[81] mia Madre e i miei discepoli. Non avevo altri da benedire poiché gli altri mi avevano respinto e maledetto. Anche ora benedico i miei discepoli[82] poiché gli altri non mi vogliono e bestemmiano sulla mia benedizione.»

18. L’Eucaristia è il cuore di Dio[83].

Gesù ama tutte le anime.

Dice Gesù:

1«Amo tutte le anime. Amo quelle dei puri che vivono come il mio Cuore desidera per vostro bene, dei miti come mite sono Io, dei generosi che espiano per tutti e continuano la mia Passione, dei misericordiosi che mi imitano nei rispetti dei loro fratelli. Amo i peccatori perché è per loro che Io divenni Redentore e salii in croce. I loro peccati mi dànno dolore ma non estinguono il mio amore per loro, non estinguono il desiderio di stringerli al mio seno pentiti. Amo le piccole anime che non sono prive di imperfezioni ma che sono ricche di amore che annulla le imperfezioni.

Amore speciale per la sposa vittima.

2Amo te, che ti chiami Maria, il più dolce dei nomi per Me. Il nome della Mamma mia. Quel nome che è scudo e difesa contro le insidie del demonio, quel nome che è musica di cielo, quel nome che fa trasalire di gioia la Trinità Nostra, quel nome di cui mi circondai nella vita e nell’ora della morte. Maria di Magdala, Maria Cleofe: le fedeli di Me e di mia Madre.

3Credi in questo amore per te. Sentilo questo amore intorno a te. Povera anima! Non puoi trovare che il mio Cuore che ti sappia amare come ti abbisogna.

4Ti ho tanto amata che ho persino accontentato i tuoi capricci[84], non troppo ragionevoli in verità, avallando con fatti veri i tuoi castelli in aria. Non perché ciò mi sia piacevole, ma perché non volevo sminuirti di fronte al mondo e perché sapevo che anche quei capricci si sarebbero poi mutati in arma di penitenza e di amore, e perciò di santità.

5Ti ho amata tanto che ho saputo aspettarti… Ti guardavo fare la caprettina bizzarra e delle volte sorridevo, delle volte mi rattristavo; ma non mi adiravo mai perché sapevo che la mia caprettina sarebbe divenuta agnella un giorno.

6Se non ti avessi amata come ti ho amata, credi tu che saresti quello che sei? No. Pensalo bene che tu non avresti che sempre più peggiorato. Ma c’ero Io che vegliavo.

7Non avere paura delle mie carezze. Gesù non fa mai paura. Abbandònati. Col tuo cuore e con la tua generosità. Dàmmi tutto. E prendi tutto da Me.

8Ieri sera, stamattina, hai messo, sul gran rogo del sacrificio per la pace, il tuo fascetto di sacrificio, e l’hai messo con un sorriso spremuto dall’amore, lottando contro le lacrime umane che volevano salire, contro i sussurri del Nemico che ti voleva turbare. 9Oh! cara! Non sarà dimenticato questo tuo sacrificio fatto con gioia d’amore.

Riparazione alle Ostie profanate.

9Ora ti chiedo una cosa. Tu sai, e ci pensi con dolore, che molte particole vengono sparse fra sozzure e rovine, nella devastazione delle chiese. E’ come fossi Io travolto perché Io sono nel Sacramento. Ebbene metti, idealmente, il tuo amore come un tappeto prezioso, come una tovaglia di purissimo lino per raccogliere MeEucarestia, colpito, ferito, profanato, cacciato dai miei Tabernacoli, non dai piccoli uomini che colpiscono le mie chiese – essi non sono che gli strumenti ma da Satana che li muove. Da Satana che sa che i tempi stringono e che questa è una delle lotte decisive che anticipano la mia venuta.

10Sì. Dietro il paravento delle razze, delle egemonie, dei diritti, dietro il movente delle necessità politiche, si celano, in realtà, Cielo e Inferno che combattono fra loro. E basterebbe che metà dei credenti nel Dio vero ma che dico? meno di questo, meno di un quarto dei credenti fosse realmente credente nel mio Nome perché le armi di Satana venissero domate. Ma dove è la Fede?

L’Eucaristia è il cuore di Dio.

11Ama Me Eucaristico. L’Eucarestia è il Cuore di Dio, è il mio Cuore. Vi ho dato il mio Cuore nell’ultima Cena; ve lo do, purché lo vogliate, sempre. E non concepirete in voi il Cristo e non lo darete alla luce se non saprete far vivere in voi il suo Cuore. Quando nel grembo di una donna si forma una creatura, cosa si forma per prima cosa? Il cuore. Così è per la vita dello spirito. Non darete il Cristo se non formate in voi il suo Cuore amando l’Eucarestia che è Vita e Vita vera. Amando come mia Madre amò Me, appena concepito.

Effetti della comunione eucaristica.

12Oh! che carezze, attraverso la sua carne vergine, a Me, informe e minuscolo, che palpitavo in Lei, col mio cuoricino embrionale! Oh! che palpiti, attraverso le oscure latebre dell’organismo, comunicavo Io al suo cuore, dal profondo di quel Tabernacolo vivo dove mi formavo per nascere e morire per voi, crocifiggendo il cuore di mia Mamma alla mia stessa Croce, per voi!

13Ma Io gli stessi palpiti ve li comunico al cuore quando mi ricevete. La vostra pesantezza carnale e intellettuale non vi permette di percepirli, ma Io ve li do. Tu apriti tutta per ricevermi.

Preghiera di riparazione alle Ostie profanate.

14Tu, molte volte al giorno non posso dirti: ad ogni momento, ma se fossi[85]2 un cherubino e non una creatura che della materia ha le stanchezze ti direi: ogni momento ripeti questa preghiera: “Gesù che sei colpito nelle nostre chiese per mano di Satana, ti adoro in tutte le particole sparse e distrutte fra le rovine. Prendi me per tuo ciborio, per tuo trono, per tuo altare. Conosco di non esserne degna, ma Tu ami stare fra coloro che ti amano ed io ti amo per me e per chi non ti ama. Mi imporpori come sangue il dolore perché io divenga degno ornamento per ricevere Te che vuoi essere simile a noi in quest’ora di guerra. Il mio amore sia lampada che arde davanti a Te, Santissimo, e il mio olocausto incenso. Così sia”.»

19. Seconda venuta di Gesù[86].

Sarà avvento di Giudizio severo.

     Dice Gesù:

1«Vorreste che Io venissi e mi mostrassi per terrorizzare e incenerire i colpevoli. O miseri! Non sapete quello che chiedete[87].

2Purtroppo verrò. Dico: “Purtroppo”, perché la mia sarà venuta di Giudizio e giudizio tremendo. Avessi a venire per salvarvi non direi così e non cercherei di allontanare i tempi della mia venuta, ma anzi mi precipiterei con ansia per salvarvi ancora. Ma il mio secondo avvento sarà avvento di Giudizio severo, inesorabile, generale, e per la maggior parte di voi sarà giudizio di condanna.

Nulla serve a convertire quando manca fede.

3Non sapete quello che chiedete. Ma se anche Io mi mostrassi, dove è nei cuori, e specie in quelli maggiormente colpevoli delle sciagure di ora, quel tanto residuo di fede e di rispetto che li farebbe curvare col volto a terra per chiedermi pietà e perdono? No, figli che chiedete al Padre vendetta mentre Egli è Padre di perdono! Se anche il mio Volto balenasse nei vostri cieli e la mia Voce, che ha fatto i mondi, tuonasse da oriente ad occidente, le cose non muterebbero. Ma soltanto un nuovo coro blasfemo di insulti, ma soltanto una nuova ridda di ingiurie sarebbero lanciati contro la mia Persona.

Nulla aiuta a migliorare quando manca amore.

4Ripeto: potrei fare un miracolo e lo farei se sapessi che poi voi vi pentite e divenite migliori. Voi, grandi colpevoli che portate i piccoli a disperare e a chiedere vendetta, e voi, piccoli colpevoli che chiedete vendetta. Ma né voi, grandi colpevoli, né voi, piccoli colpevoli, vi pentireste e non diverreste migliori dopo il miracolo. Calpestereste anzi, in una furia di gioia colpevole, i corpi dei puniti, demeritando subito al mio cospetto, e vi montereste sopra per opprimere, a vostra volta, da quel trono fondato su una punizione.

Quest’ora è vaglio di salvezza.

5Questo vorreste. Che Io colpissi per potere colpire a vostra volta. Io sono Dio e vedo nel cuore degli uomini e perciò non vi ascolto in questo. Non voglio che vi danniate tutti. I grandi colpevoli sono già giudicati. Ma voi tento di salvarvi. E quest’ora, per voi, è vaglio di salvezza. Cadranno in potere del Principe dei demoni coloro che già hanno in loro la zizzania del demonio, mentre coloro che hanno in cuore il grano di frumento germinante l’eterno Pane, germoglieranno[88] in Me in vita eterna.»

Supplica a Maria Addolorata.

6«Maria, che ci hai preso per figli ai piedi della Croce; Maria, che sei la Madre nostra e del nostro Dio e Fratello Gesù, ascolta la voce dei tuoi figli.

7Ecco: ci trasciniamo ai piedi della Croce dove agonizza il Figlio tuo e dove Tu pure agonizzi col tuo Cuore straziato, o Madre che vedi morire la tua Creatura. Guardaci, Maria. Siamo tutti aspersi del Sangue del tuo Figlio. Egli è morto per noi, per darci la Vita e la Pace in questo e nell’altro mondo. E noi, a Te che sei stata la prima pietra della nostra redenzione, ci volgiamo per avere vita, salvezza e pace, che abbiamo demeritato di avere con la nostra forma di vivere contraria e ribelle alla dottrina del Figlio tuo.

8Sì, lo sappiamo d’aver meritato il flagello che ora ci colpisce. Lo riconosciamo umilmente per assomigliare a Te che fosti l’Umilissima oltre che la Purissima. Ma, o Madre, oltre che pura Tu sei pietosa. Pietà dunque di noi, Maria, che generasti al mondo la Misericordia stessa!

9Salvaci, salvaci, o Maria, dalla furia nemica!

10Salva le nostre chiese e le nostre case, le chiese e le case di questa città[89] che ti riconosce Regina e Patrona.

11Salva i nostri uomini, quegli uomini che Tu, Stella del Mare, tante volte salvasti dalle marine sventure.

12Salva noi tutti qui prostrati ai tuoi piedi; salva quelli che l’infermità impedisce di essere qui con noi, ma che vi sono con le loro anime e il loro soffrire.

13Salva anche coloro che sono assenti con la loro pervicace volontà, i figli sviati, i disgraziati più grandi perché hanno perso la Luce, la Via, la Vita, perdendo tuo Figlio, Verità vera.

14E per penetrare con la nostra preghiera nel tuo Cuore pietoso, ecco, o Maria, che ci spogliamo dai rancori, dallo spirito di vendetta, dalla sete d’esser crudeli come altri lo sono con noi. Ci ricordiamo, in quest’ora, che siamo tutti creati dal Padre, che siamo tutti fratelli del Figlio, che siamo tutti amati dallo Spirito. Ci ricordiamo, in quest’ora, la preghiera del tuo Gesù, Martire per noi: “Padre, perdona loro” e la ripetiamo per tutti, su tutti, per essere a nostra volta perdonati dall’Eterno e salvati da Te.

15Ave, Maria! Dal tuo Cuore trafitto fa’ scendere su noi la grazia della salvezza per questa città, per la patria nostra, per il mondo tutto che muore fra le rovine avendo perduto di vista il Cielo.

16Santa Maria prega per noi. E se la volontà di Dio si avesse a compiere, per noi, cruentemente, siici[90] al fianco nell’ora della morte per portarci con Te, Maria[91], a vederti e ringraziarti tra gli splendori eterni di Dio. Amen.»

20. Natura ed effetti della Grazia[92].

Introduzione.

Dice Gesù:

1«Quest’oggi voglio parlarti della “grazia”. Vedrai che ha attinenza con gli altri argomenti anche se a tutta prima non ti pare. Sei un po’ stanca, povera Maria, ma scrivi lo stesso. Queste lezioni ti serviranno per i giorni di digiuno in cui Io, tuo Maestro, non ti parlerò.

Natura della Grazia.

2Cosa è la grazia? L’hai studiato e spiegato molte volte. Ma Io te lo voglio spiegare a modo mio nella sua natura e nei suoi effetti.

3La grazia è possedere in voi la luce, la forza, la sapienza di Dio. Ossia possedere la somiglianza intellettuale con Dio, il segno inconfondibile della vostra figliolanza in Dio.

4Senza la grazia sareste semplicemente delle creature animali, arrivate ad un tale punto di evoluzione da essere provvedute di ragione, con un’anima, ma un’anima a livello di terra, capace di condursi nelle contingenze della vita terrena ma incapace di elevarsi nelle plaghe in cui si vive la vita dello spirito. Poco di più dei bruti, perciò, i quali si regolano soltanto per istinto e, in verità, vi superano molto spesso col loro modo di condursi.

Il dono della Grazia.

5La grazia è dunque un dono sublime, il più grande dono che Dio, mio Padre, vi poteva dare. E ve lo dà gratuitamente perché il suo amore di Padre, per voi, è infinito come infinito è Lui stesso. Volere dire tutti gli attributi della grazia vorrebbe dire scrivere una lunga lista di aggettivi e sostantivi, e non spiegherebbero ancora perfettamente cosa è questo dono.

6Ricorda solo questo: la grazia è possedere il Padre, vivere nel Padre; la grazia è possedere il Figlio, godere dei meriti infiniti del Figlio; la grazia è possedere lo Spirito Santo, fruire dei suoi sette doni. La grazia, insomma, è possedere Noi, Dio Uno a Trino, ed avere intorno alla vostra persona mortale le schiere degli angeli che adorano Noi in voi.

Effetti della Grazia.

7Un’anima che perde la grazia perde tutto. Per lei inutilmente il Padre l’ha creata, per lei inutilmente il Figlio l’ha redenta, per lei inutilmente lo Spirito Santo l’ha infusa dei suoi doni, per lei inutilmente sono i Sacramenti. È morta. 9Ramo putrido che sotto l’azione corrosiva del peccato si stacca a cade dall’albero vitale e finisce di corrompersi[93] nel fango. Se un’anima sapesse conservarsi come è dopo il Battesimo e dopo la Confermazione, ossia quando essa è imbibita letteralmente dalla grazia, quell’anima sarebbe di poco minore a Dio. E questo ti dica tutto.

8Quando leggete i prodigi dei miei santi voi strabiliate. Ma, mia cara, non c’è nulla da strabiliare. I miei santi erano creature che possedevano la grazia, erano dèi, perciò, perché la grazia vi deifica. Non l’ho forse detto Io nel mio Vangelo che i miei faranno gli stessi prodigi che Io faccio? Ma per essere miei occorre vivere della mia Vita, ossia della vita della grazia.

9Se voleste, potreste tutti essere capaci di prodigi, ossia di santità. Anzi Io vorrei che lo foste perché allora vorrebbe dire che il mio Sacrificio è stato coronato da vittoria e che Io vi ho realmente strappati all’impero del Maligno, relegandolo nel suo Inferno, ribattendo sulla bocca di esso una pietra inamovibile e ponendo su essa il trono di mia Madre, che fu l’Unica che tenne il suo calcagno sul dragone, impotente di nuocerle.

Cause che ostacolano la Grazia.

10Non tutte le anime in grazia possiedono la grazia nella stessa misura. Non perché Noi la si infonda in misura diversa, ma perché in diversa maniera voi la sapete conservare in voi. Il peccato mortale distrugge la grazia, il peccato veniale la sgretola, le imperfezioni  la anemizzano. Vi sono anime, non del tutto cattive, che languono in una etisia spirituale perché, con la loro inerzia, che le[94] spinge a compiere continue imperfezioni, sempre più assottigliano[95] la grazia, rendendola un filo esilissimo, una fiammolina languente. Mentre dovrebbe essere un fuoco, un incendio vivo, bello, purificatore. Il mondo crolla perché crolla la grazia nella quasi totalità delle anime e nelle altre langue.

11La grazia dà frutti diversi a seconda che più o meno è viva nel cuore vostro. Una terra è più fertile quanto più è ricca di elementi e beneficiata dal sole, dall’acqua, dalle correnti aeree. Vi sono terre sterili, magre, che inutilmente vengono irrorate dall’acqua, scaldate dal sole, corse dai venti. Lo stesso è delle anime. Vi sono anime che con ogni studio si caricano di elementi vitali e perciò riescono a fruire del cento per cento degli effetti della grazia.

Elementi vitali che favoriscono la grazia.

12Gli elementi vitali sono: vivere secondo la mia Legge, casti, misericordiosi, umili, amorosi di Dio e del prossimo; è[96]vivere di preghiera “viva”. Allora la grazia cresce, fiorisce, mette radici profonde e si eleva in albero di vita eterna. 12Allora lo Spirito Santo, come un sole, inonda dei suoi sette raggi, dei suoi sette doni; allora Io, Figlio, vi penetro della pioggia divina del mio Sangue; allora il Padre vi guarda con compiacenza vedendo in voi la sua somiglianza; allora Maria vi carezza stringendovi sul seno che ha portato Me come i suoi figliolini minori ma cari, cari al suo Cuore; allora i nove angelici cori fanno corona alla vostra anima tempio di Dio e cantano il “Gloria” sublime; allora la vostra morte è Vita e la vostra Vita è beatitudine nel mio Regno

21. Due nemici del carisma di un’anima[97].

Testimonianza della scrittrice.

1Anzitutto metto qui il mio grazie per il suo caritatevole pensiero di portarmi copia della Supplica e di esser stato così buono da aver accettato il mio foglietto così benignamente[98]. Ma però non è la “mia” supplica. Di mio non c’è che la fatica di scriverla. Il pensiero non è mio. Non sono così sublime da saper estrarre dal mio cuore pensieri così sovrumani di perdono.

Umanità pazza e spiritualità embrionale.

2Le ho detto ieri che mentre li scrivevo, e sentivo che erano giusti, dovevo fare una vera fatica morale ad accettarli. Come lei avrà notato, leggendo gli appunti della mia vita, non possiedo proprio per nulla il carattere di Giobbe. Sono, come Maria Valtorta, molto umana con tutto quello che l’umanità porta con sé di suscettibilità, di orgoglio, di passioni ecc. ecc., e devo, per fare vivere la Maria della Croce, incenerire me stessa ogni momento per rinascere dalle mie ceneri umane, mistica fenice, in forma nuova e certamente più accetta al buon Dio.

3Quando “la voce” mi dice[99]: «Tu non sei nulla; tu, da te stessa, non saresti mai capace di riuscire a nulla», io ne sono persuasissima. Non mi illudo sulla mia carnaccia e sulla mia embrionale natura spirituale. So che una è matta come un puledro in primavera e l’altra è così embrionale che è appena un debole abbozzo. Perciò conforto la mia debolezza e imbriglio la mia materia con la Croce di Cristo. Solo avvinghiata a Lui Crocifisso posso far stare ritta la mia anima e solo inchiodando con chiodi ben ribaditi e bene mortificatori la mia carne la posso tenere lì, soggiogata, impotente di compiere le sue mattane.

Pensieri che vengono da zone di luce.

4Perciò non diciamo “la mia supplica”. Essa è di un Altro. Non mi devo appropriare di quello che non è mio. Me ne insuperbirei mentendo a me stessa, al mondo e a Dio. Se quelle parole hanno servito e non potevano non servire perché venivano da zone di luce, e di che luce! rendiamone grazie al Signore e basta.

I due nemici del carisma.

5Due sono le cose che più mi fanno stare con le orecchie aperte e gli occhi vigilanti per spiare il più lieve movimento del Nemico delle anime che striscia, si insinua e fischia la sua seduttrice canzone così sottilmente per ipnotizzarci e renderci alla sua mercé. Una, sono le tendenze della carne, così proterva nonostante tutti i cilizi; l’altra, le… lievitazioni della superbia che tenta sempre di gonfiare… Sento per istinto che le une e le altre muoiono tre giorni dopo di noi e che solo la bontà di Dio e una grande, grandissima volontà nostra, una volontà instancabile, alacre, vigilante, le può rendere innocue[100]3, sterilizzarle ad ogni nuova loro ondata di germi corruttori. E sento anche che se io mi lasciassi avvinghiare dalle spire del senso o da quelle della superbia, il presente stato di grazia cesserebbe di colpo, prima, molto prima di quello che vuole il mio Gesù, il quale non cessa di tenermi fra le braccia e mormorarmi parole di vita.

6Si figuri se vorrei perdere questa beatitudine per mia colpa! È dessa che mi impedisce di sentire il mordente delle vicende umane che mi colpiscono, e il duplice mordente dei ricordi che si affollano. Tutto scorre su me, tutto si avventa su me come acqua, come flutto, come maroso, ma finché dura la presente beatitudine io sono come un blocco di cristallo sul quale tutto passa senza lasciare segno, senza poter penetrare.

La prova dell’amore

7Verrà il momento in cui Gesù tacerà e mi lascerà andare. 11Pazienza! E che perciò? Me ne dovrò lamentare? No. Soffrirò certo ma accetterò la nuova prova, continuando ad amarlo anche se Egli mi lascia sola. Se lo fa, saprà ben Lui perché lo fa. E certo avrò più merito, ad amarlo allora, che non ne abbia ora.

8Bella forza esser amorosa adesso che Egli è così sensibilmente amoroso! A meno di non possedere il cuore di Giuda, chi si vede amato ama. Ma il più alto amore è quello che sa continuare ad amare anche quando ci sembra di non essere più amati. Quando lo si fa con gli uomini non ne ricaviamo costrutto, o ben raramente. Ma quando si fa così col buon Dio, allora si può esser certi che dopo viene un ancora più intenso periodo di amore, perché Dio premia sempre dopo averci provato, se abbiamo saputo esser fedeli.


22. La grazia dà la vita dello spirito[101].

Perfezione della creatura umana.

Dice Gesù:

1«Continuo a parlarti della grazia[102], la quale dà la vita dello spirito.

2Quando Iddio creò il primo uomo, infuse in esso, oltre che la vita della materia, fino ad allora inanimata, anche la vita dello spirito. Altrimenti non avrebbe potuto dire che vi aveva fatto a sua immagine a somiglianza.

3Quello che era di perfetto la prima creatura nessuno di voi lo può immaginare. Solo Noi possiamo vedere, nell’eterno presente che è la nostra eternità, la perfezione dell’opera regale della nostra Intelligenza creatrice. Il seme di Adamo, se Adamo avesse saputo rimanere re quale Noi lo avevamo fatto, con potestà[103] su tutte le cose e con dipendenza solo da Dio una dipendenza di figlio amatissimo sarebbe stato un seme di perpetua perfezione. Ma vi era un vinto che vegliava per trarre vendetta.

I veleni del morso di Lucifero.

4Tu, Maria, che dici che dal tuo cuore non potrebbero uscire spontaneamente pensieri di perdono perché la tua natura umana ti porta allo spirito di vendetta e solo per riguardo mio sai perdonare, ci hai mai pensato che è stato lo spirito di vendetta che ha rovinato voi, figli di Adamo, e mandato Me, Figlio di Dio, sulla croce?

5Lucifero ed era il bello fra i belli creati da Me dal baratro dove era piombato, brutto in eterno dopo la blasfema rivolta al suo Creatore, fu assetato di vendetta. Al primo peccato di superbia unì così una serie interminabile di delitti, vendicandosi nei secoli dei secoli. E la prima vendetta fu sui miei creati Adamo ed Eva. Nella perfezione della mia creazione il suo dente avvelenato mise il segno della sua bestialità comunicandovi la sua stessa libidine di lussuria, di vendetta, di superbia. E da allora il vostro spirito duella in voi contro i veleni del morso infernale.

Sotto il segno della Bestia.

6Qualche rarissima volta lo spirito vince sulla carne e il sangue, e dà alla terra e al Cielo un nuovo santo. Qualche volta lo spirito vive stentatamente, con stasi di letargo in cui è come fosse morto e nelle quali vivete e agite come creature prive di luce, della mia Luce. Qualche altra, viene letteralmente ucciso dalla creatura che volontariamente decade dal suo trono di figlia di Dio e diventa peggio di un bruto. Diventa demonio, figlio di demonio.

7In verità ti dico che oltre due terzi della razza umana appartengono a questa categoria che vive sotto il segno della Bestia. Per questa inutilmente Io sono morto.

La vita dello spirito.

8La legge dei segnati dalla Bestia è in antitesi con la Legge mia. In una domina la carne e genera opere di carne. Nell’altra domina lo spirito e genera opere di spirito. Quando lo spirito domina, là è regno di Dio. 11Quando domina la carne, là è regno di Satana.

9L’infinita Misericordia che anima la Triade ha dato al vostro spirito tutti gli aiuti per rimanere dominatore. Ha dato il sacramento che leva il segno della Bestia nella vostra carne di figli di Adamo e imprime il mio Segno. Ha dato la mia Parola di Vita, ha dato Me, Maestro e Redentore, ha dato il mio Sangue nell’Eucarestia e sulla Croce, ha dato il Paraclito: lo Spirito di verità.

10Colui che sa stare nello Spirito genera opere dello spirito. Dalla creatura posseduta dallo Spirito sgorga carità, mitezza, purezza, scienza e ogni opera buona unita a umiltà grande. Dagli altri escono, come serpi sibilanti, vizi, frodi, lussurie, delitti, poiché il loro cuore è nido di serpi infernali.

11Ma dove sono quelli che sanno tendere alla vita dello spirito e rendersi degni di accogliere in sé l’infusione vitale del Consolatore che viene con tutti i suoi doni ma vuole per trono uno spirito pronto, desideroso di Lui? No, che il mondo non lo vuole questo Spirito che vi fa buoni. Il mondo vuole il potere a qualunque costo, la ricchezza a qualunque costo, l’appagamento del senso a qualunque costo, tutte le gioie della terra a qualunque costo, e respinge e bestemmia lo Spirito Santo e impugna la sua Verità, e si paluda di vesti profetiche parlando parole che non escono dal seno della Trinità Ss. ma dall’antro di Satana.

Cause della rovina e del silenzio di Dio.

12E ciò non è e non sarà perdonato. Mai[104] . E che non sia perdonato lo vedete. Dio si ritira nell’alto dei suoi Cieli perché l’uomo respinge il suo amore e vive per e nella carne. Ecco le cause della vostra rovina e del nostro silenzio. Dal profondo escono i tentacoli di Satana, sulla terra l’uomo si proclama dio e bestemmia il vero Dio, in alto il Cielo si chiude. Ed è già pietà, perché chiudendosi rattiene le folgori che voi meritate.

13Una nuova Pentecoste troverebbe i cuori più duri e sozzi di un macigno sprofondato in uno stagno di fango. State perciò nel fango che avete voluto, in attesa che un comando, che non conosce ribellioni, ve ne tragga per giudicarvi e separare i figli dello spirito dai figli della carne.»

23. Un’ora di Getsemani[105].

Per uno scopo di espiazione.

1E ora, Gesù buono, lascia che parli io. Hai detto tante cose oggi che neppure le posso copiare tutte[106]. E nelle prime ore ero così stanca e sofferente che facevo fatica a seguire la tua dolce voce. Dopo è andato meglio. Ma ora il dolore mi prende. È un’ora di Getsemani.

2Per chi soffro? Quale è l’anima alla quale occorre questa mia agonia per guarire, per sperare, per tornare a Te? Non lo saprò mai su questa terra, ma sono convinta che esiste e che questa amarezza mia la devo bere per uno scopo di espiazione. Lo faccio volentieri anche se il pianto mi riga le guance. Ma lasciami piangere sul tuo Cuore perché se su esso è dolce amare su esso è dolce soffrire.

La vicinanza di Gesù.

3Tutte le tristezze vengono a ondate. Tu le sai tutte senza che io te le enumeri e tanto Tu che io sappiamo anche cosa si nasconde dietro questo schermo nero che mi vuole avviluppare. Per non vederlo chiudo gli occhi. Faccio come i bambini paurosi del buio. E questa sera sono proprio come una povera bambina sola in un luogo senza luce. Ogni angolo è un ricettacolo di ombre che assumono aspetti terrorizzanti. Se chiudo ben stretto gli occhi, dopo averti guardato fisso fisso come si guarda il sole, non mi resta sullo sfondo della retina che la tua Immagine; se mi stringo stretta stretta a Te non mi accorgo più della solitudine che ho intorno e dalla quale possono sorgere per me tanti pericoli. Sento le tue braccia intorno a me e anche se piango non ho più paura.

4Prenditi il mio pianto questa sera. Non ho che questo da darti in questa notte di pena. Non ti dico neppure: “Levami questa pena”; ti dico solo: “Sia fatta la tua Volontà, ma aiutami, Gesù”.

5Sì, aiutami, Maestro buono. Non mi lasciare andare. Tutto il dolore che vuoi, Signore, ma la tua vicinanza sempre. So, credo che non è senza uno scopo di bene questo tormento morale; so, spero che non è senza utilità; so che se soffrirò con pace, sul tuo Cuore la pace resterà in me e l’astio del demonio non la potrà turbare. Perciò ti dico: eccomi, per tuo amore, a fare la tua Volontà…

Gesù premia le anime generose.

6Non più tardi di questa mattina dicevo che la mia presente beatitudine mi impedisce di sentire il mordente delle vicende umane. Invece questa sera ho sentito l’acre delle necessità dell’ora. E ne ho sofferto tanto. Avessi sofferto sola sarebbe stato uno spasmodico soffrire. Ma ben sapendo che nessuna creatura umana mi poteva consolare, mi sono rivolta a Te con fede. Tu li vuoi questi atti di fede amorosa per compensarti di tutti i disamori che negano. E premi subito l’anima generosa dandole consolazione.

Rifugiarsi in Gesù.

7Ora ho imparato. E vengo subito a rifugiarmi in Te; non m’accontento di pregarti, spingo oltre il mio osare e vengo fra le tue braccia. Tu sei il mio Dio, ma sei anche il mio Fratello e Sposo, perciò oltre che pregarti posso anche abbracciarti per non sentirmi così sola di fronte a un futuro, triste per tutti, ma per me carico di incognite ancor più penose.

8Tienimi così per tutto questo tristissimo mese, tienimi così fino alla morte. Anche se non parli mi basta che Tu mi lasci stare sul tuo Cuore. Ricordati, della tua agonia, Signore, e per la tua piccolissima ostia sii Tu l’angelo che conforta…

24. Necessità di possedere lo Spirito Santo[107].


La necessità dello Spirito Santo

Per far operare Dio in noi.

Dice Gesù:

1«Senza il Padre Io non sarei stato. Ma senza lo Spirito Io non sarei venuto. Perché è stato l’Amore del Padre che mi ha mandato. E Noi siamo tanto più presenti e operanti in un cuore quanto più vivo è in esso l’amore. Ecco perciò la necessità di possedere in voi l’Amore, ossia lo Spirito Santo.

Per differenziarci dai bruti.

2Io l’ho detto che “bisogna rinascere nello Spirito per potere possedere la vita eterna”. La nascita della carne da un’altra carne non vi differenzia dai bruti altro che in questo: che voi sarete giudicati per non aver voluto rinascere nello Spirito. I bruti, di questo non sono responsabili. Voi sì. Voi credenti nel mio Nome, voi rigenerati dal Battesimo, sì. Perché dunque voi non rinascete nello Spirito? Perché uccidete in voi l’Amore?

Per comprendere la dottrina di Gesù.

3Come può essere compresa la mia dottrina se l’Amore non è in voi? Io l’ho detto “che avreste compreso quando avessi mandato il Consolatore, lo Spirito di Verità”. Ora Io ve l’ho mandato. Sono salito volentieri sulla Croce per redimervi e per preparare la strada al Paraclito. Sono asceso volentieri al Cielo, lasciando la Madre mia, l’Unica in cui lo Spirito era come nel seno del Padre tanto Ella era piena di grazia. Era anzi in Lei[108] la “Grazia” stessa. Sono asceso lasciando gli uomini che avevo tanto amati, fino a morire per essi di morte di croce, per potere mandare a voi Colui alla cui luce tutto diviene chiaro. Ve lo continuo a mandare, ad alimentare questa luce con Me stesso, perché Io sono nel Padre e nello Spirito e Loro sono in Me.

Gli “ossessi” del ventesimo secolo.

4E Me mi avete, col mio Corpo, col mio Sangue, con la mia Essenza, nell’Eucarestia. Dio e Fratello vostro. Ma voi vivete con la carne. Avete Me, Luce del mondo, e una volta ancora, anzi sempre più, preferite le tenebre alla luce. Sembrate poveri folli. Ai tempi del mio vivere fra voi vi avrebbero chiamati “ossessi”, posseduti da uno spirito impuro che vi piega a pervertimenti strani, per cui amate le tenebre, le brutture, le compagnie immonde, mentre potreste vivere nella Luce e nella Verità. Avete l’udito e non sentite, avete la vista e non vedete. Possedete la favella, ma la usate per bestemmiare o per mentire. Avete un cuore e non lo alzate al Cielo ma lo vendete per bassi amori e bassi interessi.

5Perché vivete profanando a profanandovi?  Ma che sono per voi le parole di Verità e di Vita che vi ho lasciate e che il Paraclito vi ha spiegate alla luce della Carità?

I veri scienziati.

6Ogni tanto Io tento un altro miracolo d’amore e vi chiamo, parlandovi in mille modi. Venite, indagate, vi scuotete. Ma come? Con una curiosità scientifica. Il vostro spirito non si desta al tocco del Mistero che si svela una volta ancora e vi mostra Dio e il suo amore. Povere creature accecate dalla vostra scienza umana!

7Una sola è la Scienza necessaria. La mia. E ve la comunica lo Spirito di Verità. Alla sua luce tutto quanto è si santifica, si purifica, si fa buono. Se il vostro sapere trae origine da questo Sapere perfetto, il vostro sapere umano dà opere di utilità vera. Altrimenti no. Se la scienza che possedete è solo scienza umana, non è scienza vera. È profanazione. Essa strappa i veli che avvolgono le forze cosmiche in un mistero in cui Io, che so dosare il bene e il male che dovete conoscere, le ho avvolte.

8Il dragone fischia: “Mordi, mordi, uomo, al frutto che ti farà dio”. E voi mordete. Non sapete che mangiate la vostra condanna. Divenite di una genialità semidivina, è vero, avete strappato molti segreti all’universo e avete fatto schiave le forze della natura. Ma non avendo a contrappeso l’amore nel vostro sapere, il vostro sapere è divenuto unicamente potere distruttore. E Satana fischia la sua gioia perché nelle vostre scoperte vede il suo segno che nega Dio. Solo il suo segno.

9Se metteste il centesimo di quello che mettete nel male per compiere il bene, sareste già salvati. Ma seguire il Bene vuol dire essere puri, continenti, misericordiosi, onesti, giusti e umili. E voi invece preferite essere operatori di iniquità.»

25. Non si può conciliare
lo Spirito Santo con Satana
[109].

Sbagli senza numero. Dice Gesù:

1«Non potete conciliare il Regno di Dio col regno di Satana. Non potete accontentare contemporaneamente la carne e lo spirito. Dovete scegliere.

2Vi ho dato l’intelligenza perché possiate scegliere. Vi ho dato la luce perché possiate vedere. Vi ho dato l’amore perché vi possiate guidare. E vi ho dato la libertà perché altrimenti non avrebbe avuto merito la vostra esistenza. Avete sbagliato dieci, cento, mille volte.

3Vi ho dato i Comandamenti per aiutarvi, vi ho dato i Profeti per gridarvi la mia Volontà. Avete sbagliato cento, mille, diecimila volte.

4Vi ho dato Me stesso, lasciando il seno del Padre per parlare a voi. Vi ho dato Me stesso, umiliando Me, Dio, a morire come un malfattore per lavarvi il cuore e renderlo capace di accogliere Dio. 4Vi ho dato lo Spirito perché vi fosse Maestro nella cognizione della mia dottrina di carità, purezza, bontà, umiltà. Avete sbagliato diecimila, un milione di volte.

La seconda Babele.

5Non si può più contare il numero dei vostri errori. Li accumulate come una piramide gli uni sugli altri. Fate una seconda Torre di Babele per montarvi sopra e dirvi: “Ecco che siamo simili a Dio e scaliamo i cieli”. Satana vi aiuta e ride. Sa che la torre delle vostre colpe vi crollerà addosso quando crederete di toccare i cieli e vi sprofonderà nell’inferno. Sta già crollando e travolgendovi. E non vi fermate!

Malati d’amore satanico.

6Oh! fermatevi, fermatevi, figli! Fermatevi, miei tesori! Sentite la voce del Padre, del Fratello, del Dio vostro che vi chiama, che vi chiama tesori anche ora perché siete ingemmati del suo Sangue. Non scrollate da voi quel Sangue con ira, bestemmiandolo. Alzate la fronte malata verso il Cielo, ché la rugiada divina vi lavi. Perché siete malati, poveri figli miei, e non lo sapete. Vi siete lasciati baciare da Satana e la sua lebbra è su voi e in voi. Ma il mio amore, soltanto il mio amore, vi può guarire.

Invito alla riconciliazione.

7Venite, non respingete la mia mano che cerca di attirarvi a Me. Credete che Io non vi possa perdonare? Oh! Avrei perdonato anche a Giuda se in luogo di fuggire fosse venuto sotto la Croce dove morivo e m’avesse detto: “Perdono!”. Sarebbe stato il mio primo redento perché era il più grande colpevole, e su di lui avrei fatto piovere il Sangue del mio Cuore, trafitto non tanto dalla lancia quanto dal suo e dai vostri tradimenti.

8Venite. Le mie braccia sono aperte. Sulla croce mi doleva di averle inchiodate soltanto perché non avrei potuto stringerle intorno a voi e benedirvi. Ma ora sono libere di attirarvi al mio Cuore. La mia bocca ha baci di perdono, il mio cuore ha tesori di amore.

Invito al ritorno.

9Lasciate le ricchezze ingiuste e venite a Me, Ricchezza vera. Lasciate le gioie indegne e venite a Me, Gioia vera. Lasciate i falsi dèi e venite a Me, Dio vero. Come vi sentireste lieti di una spirituale letizia se vi affidaste a Me!

10Io sono il Dio della Pace. Da Me sgorgano tutte le grazie. Ogni dolore in Me si placa. Ogni peso diviene leggero. Ogni vostro atto, compiuto in mio Nome, si riveste della mia Bellezza. Io vi posso dare tutto se venite al mio Cuore, e non in maniera umana, ma sovrumana, eterna, ineffabilmente dolce. Non vi dico che non conoscerete più il dolore. L’ho conosciuto Io che sono Dio. Ma vi dico: il dolore diverrà soave se sofferto sul mio Cuore.

11Venite. Lasciate quello che muore, quello che vi fa male, Quello che vi vuole male. Venite a Chi vi ama, a Chi vi sa dare le cose che non nuocciono e non muoiono. Aiutatemi, con la vostra volontà. La voglio per agire. Non perché mi occorra, ma perché occorre a voi per meritare il Regno.

12Venite. Aiutatemi a respingere l’Inferno nell’inferno e ad aprirvi il Cielo.

26. Dimensioni della tristezza[110].

Tristezza cattiva e tristezza buona.

Risponde Gesù proprio a me:

1«Capisco a compatisco la tua tristezza. Non è quella tristezza che Io accuso come una colpa.

2Tristezza colpevole è quella che viene da insoffribilità delle cose e delle croci. Umane le prime, soprannaturali le seconde. Tristezza colpevole è la sete di godimento, di ricchezze, sete che non è appagata e che vi dà tristezza, o sete che dopo esser saziata vi lascia più tristi di prima perché in voi la coscienza piange. Questa è la tristezza che Io condanno.

3Ma la tristezza buona, sentita per le sventure altrui più che per le proprie, l’accoramento che dà vedere Dio vilipeso, la pena per vincoli cari che si spezzano, Io non la condanno. Prima di voi l’ho provata Io e ho pianto.

Tristezza offerta.

4Quando poi l’anima sale anche più su e non solo ha in sé una tristezza non condannabile, ma mi sa dare quella sua tristezza perché Io usi il suo pianto per l’altrui bene, allora Io me la prendo, quest’anima, e la cullo sul mio Cuore per addormentare la sua pena e darle la mia gioia.

5La senti. So che la senti stillare in te. Quei trasalimenti di sollievo che senti, e ti sembrano raggi nel buio che ti viene da molte cose, e ti sembrano liberazione da pesi che ti accasciano, sono Io che vengo in te con la mia gioia.

6Hai intuito anche l’origine di tanta cupezza nel dolore che, per tuo bene, ti invade. Sì. Tu, vivendo in Me e per Me, scateni le ire del Nemico ed egli, non potendo fare altro, cerca di spaventarti rendendo più nero il futuro di quanto già non sia. Ma non avere paura. Io sono con te.

Tristezza redentrice.

7Aumenta la tua tristezza anche il riflettere alle parole che dico all’anima tua, non per te ma per tutti. Ma non rifiutarti di riceverle. Ho tanto poche persone in tutto il vasto mondo che si tendano per ascoltare la mia Parola! Quelli ai quali vorrei parlare per ricondurli nella via della Vita non mi vogliono ascoltare. Parlo allora ai pochi che mi vogliono ascoltare. Quando sarà utile, quanto ho detto ai miei fedeli in segreto, sarà reso noto e così la Parola continuerà a risuonare nel mondo.

8Non ti rifiutare dunque all’opera mia, qualunque essa sia. Non te ne gloriare e non te ne spaurire. Lasciami fare. Non faccio mai nulla senza scopo. Vieni a Me sempre con quella confidenza che mi piace tanto. Quando Io  trovo un’anima confidente apro il mio Cuore e la chiudo dentro ad esso. Ti pare che ti possa accadere qualche cosa che sia vero male se sei chiusa nel mio Cuore? Ma neppure l’Inferno può nuocerti finché sei lì. E ci sarai finché sarai pura, amorosa, confidente, fedele.»

27. Categorie di anime eucaristiche[111].

Differenze di anime eucaristiche.

Dice Gesù:

1«Se la mia Carne è realmente cibo e il mio Sangue è realmente bevanda, come mai le vostre anime muoiono di inedia? Come mai non crescete nella vita della grazia?

2Vi sono molti per i quali è come se le mie chiese non avessero ciborio. Sono coloro che mi hanno rinnegato o dimenticato. Ma vi sono anche molti che si cibano di Me. Eppure non progrediscono. Mentre in altri, ad ogni unione con MeEucarestia, vi è un accrescimento di grazia. Ti spiegherò le cause di queste differenze.

I perfetti.

3Vi sono i perfetti che mi cercano unicamente perché sanno che la mia gioia è di essere accolto nel cuore degli uomini e che non hanno gioia più grande di questa di divenire una sola cosa con Me. In questi l’incontro eucaristico diviene fusione, ed è tanto forte l’ardore che da Me emana e che da loro si sprigiona, che come due metalli in un crogiolo noi si diventa una cosa sola. Naturalmente quanto più la fusione è perfetta tanto più la creatura prende l’impronta mia, le mie proprietà, le mie bellezze. Così sanno unirsi a Me quelli che voi chiamate poi “Santi”, ossia i perfetti che hanno capito chi Io sono.

I fiduciosi.

4Ma in tutte le anime che vengono a Me con vero trasporto e puro cuore Io porto grazie indicibili e trasfondo la mia grazia, di modo che esse procedono sulla via della Vita e anche se non raggiungono una santità clamorosa, riconosciuta dal mondo, raggiungono sempre la vita eterna, perché chi sta in Me ha vita eterna.

Le anime affamate.

5Per tutte le anime che sanno venire a Me con l’ardore dei primi e con la fiducia dei secondi a che mi dànno tutto quanto è in loro potere di dare, ossia tutto l’amore di cui sono capaci, Io sono pronto a compiere prodigi di miracoli pur di unirmi a loro. Il cielo più bello per Me è nel cuore delle creature che mi amano. Per loro, se la rabbia di Satana distruggesse tutte le chiese, Io saprei scendere, in forma eucaristica, dai Cieli. I miei angeli mi porterebbero alle anime affamate di Me, Pane vivo che dal Cielo discende.

Le anime serafiche.

6Non è del resto cosa nuova. Quando la fede era ancora fiamma di amore vivo Io ho saputo andare ad anime serafiche seppellite negli eremi o nelle celle murate. Non occorrono cattedrali a contenermi. Mi basta un cuore che l’amore consacri. Anche la più vasta e splendida cattedrale è sempre troppo angusta e povera per Me, Dio che empio di Me tutto quanto è. Opera umana è soggetta alle limitazioni dell’umano e Io sono infinito. Mentre non m’è angusto e povero il vostro cuore se la carità lo accende. E la più bella cattedrale è quella della vostra anima abitata da Dio.

7Dio è in voi quando voi siete in grazia. Ed è del cuore vostro che Dio si vuole fare un altare. Nei primi tempi della mia Chiesa non vi erano le cattedrali, ma Io avevo un trono degno di Me in ogni cuore di cristiano.

Le anime bisognose.

8Vi sono poi quelli che vengono a Me soltanto quando il bisogno li spinge o la paura li sprona. Allora vengono a bussare al Tabernacolo che si apre, concedendo sempre conforto, spesso, se è utile, la grazia richiesta. Ma vorrei però che l’uomo venisse a Me non soltanto per chiedere ma anche per dare.

Le anime abitudinarie.

9Indi vengono quelli che si accostano alla Mensa, dove Io mi faccio cibo, per abitudine. In questi i frutti del Sacramento durano per quel poco di tempo che durano le Specie e poi dileguano. Non mettendo nessun palpito nel loro venire a Me, non progrediscono nella vita dello spirito che è essenzialmente vita di carità. Io sono Carità e porto carità, ma la mia carità viene a languire in queste anime tiepide che nulla riesce a scaldare di più.

Le anime farisaiche.

10Altra categoria, quella dei farisei. Vi sono anche ora; è una gramigna che non muore. Costoro fanno gli ardenti, ma sono più freddi della morte. Sempre uguali a quelli che mi misero a morte vengono, mettendosi bene in mostra, gonfi di superbia, saturi di falsità, sicuri di possedere la perfezione, senza misericordia fuor che per se stessi, convinti d’essere esempio al mondo. 13Invece sono quelli che scandalizzano i piccoli e li allontanano da Me perché la loro vita è una antitesi di quella che dovrebbe essere e la loro pietà è di forma ma non di sostanza, e si tramuta, non appena allontanati dall’altare, in durezza verso i fratelli. Questi mangiano la loro condanna[112] perché Io perdono molte cose, conoscendo la vostra debolezza, ma non perdono la mancanza di carità, l’ipocrisia, la superbia. Da questi cuori Io fuggo al più presto possibile.

Conseguenze.

11Considerando queste categorie è facile capire perché l’Eucarestia non ha ancora fatto del mondo un Cielo come avrebbe dovuto fare. Siete voi che ostacolate questo avvento d’amore che vi salverebbe come singoli e come società. Se realmente vi nutriste di Me col cuore, con l’anima, con la mente, con la volontà, con la forza, l’intelletto, con tutte insomma le potenze vostre, cadrebbero gli odî, e con gli odî le guerre, non vi sarebbero più le frodi, non le calunnie, non le passioni sregolate che creano gli adulteri e con questi gli omicidi, l’abbandono e la soppressione degli innocenti. Il perdono reciproco sarebbe non sulle labbra, ma nei cuori di tutti, e sareste perdonati dal Padre mio.

12Vivreste da angeli passando le vostre giornate adorando Me in voi e invocando Me per la prossima venuta. La mia costante presenza nel vostro pensiero terrebbe voi lontani dal peccato, il quale sempre comincia da un lavorio del pensiero che poi si traduce in atto. Ma dal cuore fatto ciborio non uscirebbero che pensieri soprannaturali e la terra ne sarebbe santificata.

13La terra diverrebbe un altare, un enorme altare pronto ad accogliere la seconda venuta del Cristo, Redentore del mondo.»

28. Fare fruttare i talenti[113].

Il Signore solleva, ma non leva la pena.

Dice Gesù:

1«Sei troppo afflitta per copiare quanto ti ho detto[114], molto più che è argomento che ti costa trascrivere. Lascialo dunque per oggi e ascolta Me che ti parlo.

2Hai tanta pena, povera anima! Ma Io voglio sollevare la tua pena. Non “levare” la tua pena. Ma sollevarla. Sollevarla consolandoti e sollevarla aiutandoti ad alzarla ben in alto perché sia tutta meritoria. Se mi ascolti vedrai che la ferita duole meno.

Criterio per far fruttare i talenti.

3Maria, non essere una che non sa fare fruttare le monete che Io le do. Ogni evento della vostra giornata d’uomini è una moneta che Dio vi affida perché la facciate fruttare per la vita eterna. Della nuova moneta che Io ti do servitene in modo da ricavarne il cento per cento. In che modo?

4Con la rassegnazione per prima cosa, accettando di bere questo calice senza torcere altrove la testa evitando di assestare all’amarissimo orlo le labbra.

5Con riconoscenza sempre, verso di Me che te lo porgo con la cognizione giusta, come solo Io la posso avere, di fare a te del bene, di fare, ossia, per te un nuovo atto d’amore.

6Con fiducia. Io ti aiuterò a portare la nuova croce e le altre che da questa sgorgheranno. Non sei contenta d’avermi per Cireneo, Io, il tuo Gesù che ti ama?

7Con vista superiore, soprattutto. Sì, non avvilire l’oro di questa croce sporcandolo con retropensieri umani. E che ti importa che il mondo non ti comprenda, neppure nei tuoi più eletti sentimenti? E che? Ti preoccupi perché sei giudicata fredda, egoista, senza amore verso tua madre? E che? Ti addolori di un povero giudizio umano? No, Maria. Male sarebbe se Io ti avessi a giudicare colpevole verso i comandamenti della Legge divina e umana per riguardo al tuo agire verso tua madre. Ma degli altri non te ne curare.

Fissare lo sguardo nel modello Gesù.

8E guarda Me una volta ancora. Non fui Io forse vilipeso dall’insulto che Io ero bestemmiatore, un ribelle al Dio d’Abramo, un ossesso, un figlio senza cuore? Nessun discepolo è da più del Maestro, Maria, e ogni discepolo deve perciò essermi uguale nelle offese che riceve e nelle opere che compie.

9Alle offese ci pensano gli altri i quali “non sanno quello che fanno e che dicono”. Perciò perdonali. Alle opere pensaci tu, continuando la tua via e alzando tanto in alto il tuo spirito fin dove le pietre della maldicenza, della corta vista umana, non possono arrivare. Sono Io che vedo e giudico e che ti premio e benedico. Gli altri sono polvere che cade.

10Va’ in pace, Maria. Ecco che ti tocco per sollevare dal tuo capo la corona spinosa. Oggi la porterò Io per te. E non cercare mai altri cuori fuorché il mio per consolare il tuo soffrire. Anche percorressi[115] tutta la terra non troveresti nessuno che ti capisse con verità e giustizia come lo può fare Gesù, tuo Maestro e Amico.

11Va’ in pace. Ti do la mia pace.»

29. Vivere da Dio solo[116].

Lascia cadere tutto quello che non sia Dio.

Dice ancora Gesù

1«Per capire le cose voi uomini avete bisogno di mettere meticolosamente tutte le cose in chiaro. Punti, virgole, esclamativi, interrogativi, e spesso non servono. Ma Dio non ha bisogno di sofisticare tanto per capire. Egli vede nel profondo e giudica il vostro profondo. È per questo che Io vi ho detto[117]: “Quando pregate non dite tante parole. Il vostro Padre sa di che abbisognate”.

2Il vostro Padre capisce, Maria, vede, giudica, con vera giustizia e con grande misericordia. Non misura col vostro centimetro. Non condanna secondo il vostro codice, e non guarda coi vostri occhi miopi. Anche quando una colpa c’è realmente, ma il colpevole ne è così umiliato da giudicarsi da sé meritevole di condanna, Io, Misericordia, dico: “Non ti condanno. Va’ e non più peccare”, come ho detto all’adultera[118].

3Che il prossimo non capisca mai con vera giustizia ne hai continue prove. L’ultima è di ieri sera. Sono stati feriti il tuo cuore di figlia a la tua suscettibilità di donna con un unico colpo. E da chi avrebbe potuto conoscerti a fondo. Questo ti dimostri una volta di più che non c’è che Dio che sia infinitamente giusto. Lascia cadere tutto quello che non sia Dio. Voglio che tu viva di Dio solo.

Niente è del Portavoce, tutto è di Gesù.

4Vuoi un esempio di come sia limitata la perspicacia umana? Tu, nel trascrivere una frase, hai omesso, parendoti già chiaro il pensiero mentre Io te lo dettavo, due parolette: in lei. Due microscopiche parolette. Ma dopo né tu né altri avete più capito il significato vero della frase. “Era anzi in lei (Maria) la Grazia stessa”, cioè era pienamente in Maria Dio, Grazia stessa. Un’inezia di omissione, ma che ha fatto sì che non afferraste più bene il senso della frase[119].

5Così è di tutto. La limitata vista intellettuale umana vede alla superficie e spesso malamente anche alla superficie. Per questo vi ho detto[120]: “Non giudicate”.

6A persuadere te e altri che quanto scrivi non è cosa tua, lascio apposta delle lacune nella tua mente, come quella dei dieci giusti[121] che avrebbero potuto salvare quella antica città[122]. L’hai dovuto chiedere al Padre[123]. Oppure lascio che tu commetta una piccola modificazione per mostrarti che da te sbagli subito e ti levo la voglia di riprovartici. In tal modo ti tengo bassa e persuasa che nulla è tuo e tutto è mio.

7Tutto il bene che voi fate, anche se molto vasto, è una piccolezza trascurabile se confrontata all’infinito Bene che è Dio, e anche le vostre opere più perfette, di una perfezione umana, sono piene di mende agli occhi di Dio. Ma se voi le offrite unite ai miei meriti, ecco che esse prendono le caratteristiche che piacciono a Dio, acquistano in perfezione, in estensione, e divengono capaci di redenzione.

In Gesù, per Gesù, con Gesù

8Bisogna sapere fare tutto in Me e imitando Me e nel mio Nome. Allora il Padre mio vede nelle vostre opere il mio segno e la somiglianza mia e le benedice e fa fruttare. Per una sbagliata umiltà non devi mai dire: “Io non posso fare ciò”. Io l’ho detto: “Farete le stesse opere che faccio Io”. Appunto perché rimanendo in Me con la vostra buona volontà divenite dei piccoli Cristi capaci di seguire Me, Cristo vero, in tutte le contingenze della vita.»

30. Dalla base al vertice della spiritualità[124].

Umanità scontrosa.

Dice Gesù:

1«Molti, se molti leggessero quello che ti detto, troverebbero che delle espressioni sono un po’ forti, quasi impossibili alla loro vista umana. Il Padre[125] se ne stupirà meno perché, come mio servo, sa che nulla è impossibile a Dio, anche certe forme di condotta verso le anime che non sarebbero seguite dagli uomini che misurano le cose e le applicano secondo una falsariga e un modello creato da loro. Cioè sempre imperfetti.

2Quando Io dico[126]: “Ti ho tanto amata che ho persino accontentato i tuoi capricci…”, dico una frase che farebbe sgranare gli occhi a molti e farebbe applicare critiche irrispettose a Me e giudizi poco piacevoli a te. Eppure è così, e questo avvenne per una mia vista giustissima.

3Quando Io ti volli per Me, povera Maria, eri così umana e l’umanità che avevi avuto intorno a te era ancor più umana di te stessa e ti aveva sempre più appesantita, di modo che eri proprio una piccola selvaggia. Se Io allora ti avessi chiesto quello che ti ho chiesto dopo, e specie quello che voglio da te, ora per ora, adesso, tu saresti fuggita spaventata.

Il pedagogo spirituale.

4Ma Gesù non fa mai paura. Gesù coi suoi figli cari è un padre di un’amorevolezza perfetta; di una amorevolezza divina, perché se Gesù fu uomo e dell’uomo conobbe i sentimenti, Egli è sempre stato ed è Dio, e perciò nei sentimenti raggiunge la perfezione di Dio.

5Allora Io per avvicinarti e perché tu ti avvicinassi senza timore e con sempre più amore, ho seguito la regola in uso fra gli uomini per conquistare i bimbi scontrosi. Ti ho offerto e donato tutto quanto desideravi. Erano inezie alle volte, delle altre erano cose grandi. Ebbene: il tuo Gesù te le ha date.

6Qualche volta sognavi ad occhi aperti e davi per certo il sogno. Un uomo ti avrebbe smentita facendoti passare per pazza e insincera. Io, Dio, ho mutato i tuoi sogni in certezze per non avvilirti al cospetto del mondo.  In tal modo ho ottenuto che tu ti affezionassi[127] talmente a Me da giungere a quello che sei ora: una cosa sperduta in Me, inscindibile da Me.

7Tu, essere finito e imperfetto, non esisti più con le tue limitazioni e bire, da Me. Vedi Me in ogni cosa piacevole, spiacevole, lieta, triste, che ti accada. Agisci guardando il mio Viso. Sei affascinata del mio Viso. Potrei guidarti con lo sguardo. Con anche meno: il battito del mio Cuore, del mio Amore, ti guida. Vivi del mio amore. Vivi nel mio amore. Vivi per il mio amore.

Potere della confidenza assoluta.

8Quando hai una gioia mi corri incontro ridendo a dirmi grazie. Quando hai un bisogno tendi la tua mano chiedendolo. Quando hai un dolore mi vieni sul Cuore per piangere. Sei talmente convinta che Io sono il tuo Tutto, che prendi decisioni, che hai confidenze che alla corta vista umana potrebbero parere imprudenze e pazzie. Ma tu sai che Io sono il tuo Tutto. Un TuttoDio e che posso tutto, e ti fidi.

9E’ proprio questa confidenza assoluta che mi spinge a compiere per te continui piccoli miracoli, perché è la confidenza di chi mi ama quella che apre il mio Cuore di Dio per farne scendere torrenti di grazie.

10Sei mia perché Io ti ho saputo prendere, perché ho saputo fare della tua povera umanità avvilita un capolavoro della Misericordia. Sei mia, la mia piccola Mia. Eri di tante cose. Vivevi per le sollecitudini umane. Soffrivi, morivi nella carne e nell’anima perché sei un’anima che il mondo non sazia e non sapevi trovare la via. Adesso sei mia, solo mia. E anche sulla croce sei felice perché hai chi ti ama come vuoi tu. Hai Me, tuo Dio e tuo Sposo, tuo Gesù.»

L’Amore è la mistica nutrice.

11«Quando un’anima giunge ad essere così mia, l’amore le tiene posto di Legge e di Comandamenti. Divini l’una e gli altri, ma che fanno ancora sentire la loro presenza. Sono come le bardature messe alla vostra animalità perché non si impenni e vada nei precipizi.

12Ma l’Amore non ha peso. Non è una briglia che esercita coercizioni. È una forza che vi conduce liberandovi anche dalla vostra umanità. Quando un’anima ama realmente, l’Amore le tiene luogo di tutto. È come un piccolo bimbo nelle braccia della sua mamma che lo nutre, lo veste, lo addormenta, lo lava, lo porta a spasso o lo mette nella cuna per suo bene. L’Amore è la mistica nutrice che alleva le anime destinate al Cielo.

I vertici  della spiritualità.

13Se per un miracolo speciale, voluto per 3/4 dalla vostra volontà perché senza la vostra volontà certi miracoli non possono, non devono accadere e per un quarto dalla mia benignità, tutte le anime divenissero viventi solo per lo spirito, ossia tutte degne del Cielo, Io direi per la terra la parola “Fine” per potervi portare tutti al Cielo prima che un nuovo fermento di umanità corrompesse di nuovo qualcuno dei più deboli fra di voi. Ma disgraziatamente questo non accadrà mai. Anzi sempre più spiritualità e amore muoiono sulla terra.

14Per questo le anime che sanno vivere nella spiritualità e nell’amore devono toccare i vertici dello spirito, della carità a del sacrificio – perché il sacrificio non manca mai in questa trinità di cose necessarie per essere miei discepoli veri e riparare per le altre che hanno sterilito spirito e amore nei loro cuori.

15Riparare, consolare, soffrire. Saranno le vittime quelle che salveranno il mondo.»

31. Le vie per possedere
lo Spirito Santo
[128]. 

La via del raccoglimento.

Dice Gesù:

1«Perché lo Spirito Santo possa scendere e operare liberamente in un cuore, bisogna coltivare in se stessi la carità, la fedeltà, la purezza, la preghiera e l’umiltà.

2I miei Apostoli si prepararono alla sua venuta con queste virtù unite ad un intenso raccoglimento. Per imparare il medesimo, come per imparare le altre virtù, non avevano che da guardare Maria, la Madre mia. In Essa lo spirito di raccoglimento era intensissimo. Anche nelle occupazioni della vita Ella sapeva vivere raccolta in Dio e sua grande gioia era potersi isolare nella contemplazione[129], nel silenzio, nella solitudine.

3Dio può parlare ovunque. Ma la sua Parola giunge a voi, mortali, le cui capacità di recezione sono limitate, molto meglio quando potete essere in solitudine che non quando intorno a voi il prossimo parla, si muove, si agita sovente in meschinità umane. Doppio merito e doppia grazia se potete udire Dio anche fra il tumulto. Ma anche doppia, tripla fatica.

La via della carità.

4Però tu, Maria, non contravvenire alla santa carità e alla santa pazienza per l’idea di udire Me. Allora mutileresti il frutto di queste lezioni. Nulla, neppure il pensiero di udire la mia Voce, ti deve rendere poco pronta ad esercitare condiscendenza e pazienza col tuo prossimo. Ti pare di perdere il filo del mio dire? Ti rammarichi perché capisci di aver dimenticato qualche gemma del mio dire? Oh! fidati di Me! Io te la farò ritrovare, e più bella di prima perché legata con l’oro della carità e circondata dalle perle della pazienza sminuzzata in infiniti atti, ma tutti, tutti preziosi.

5Ricordati che “tutto quello che fate al prossimo lo fate a Me, Gesù”. Perciò sappi uscire dal tuo colloquio con Me per ascoltare i bisogni, anche delle volte molto inutili, del prossimo, sempre con un sorriso e con buona volontà. Tu avrai il merito della carità esercitata e loro non si scandalizzeranno vedendo te irritata per aver dovuto lasciare la preghiera.

6Maria Ss. sapeva, senza alterarsi, uscire dalla meditazione, dalla preghiera, dai soavi colloqui con Dio e tu puoi pensare a che altezze essi attingessero ed occuparsi del prossimo senza perdere di vista Dio e senza fare capire al prossimo che Ella era disturbata. Maria sia il tuo modello.

La via della preghiera.

7Anche nella preghiera i miei Apostoli non avevano che da guardare Maria per imparare come si prega per ottenere da Dio. E così per tutte le altre virtù necessarie a preparare la discesa del Paraclito. Anche ora il Consolatore scende con maggiore veemenza quanto più uno spirito è preparato a riceverlo.

8Maria, la piena di grazia, non aveva bisogno di preparazione alcuna. Ma Ella vi ha dato l’esempio. È vostra Madre e le madri sono il vivente esempio per i figli. Maria era già piena di Spirito Santo. Era la sua Sposa e dello Sposo conosceva tutti i segreti. Ma in Maria nulla doveva apparire diverso dagli altri.

9Io stesso, che ero Dio, mi assoggettai sulla terra alle leggi della natura: ebbi fame, sete, freddo, fui affaticato, ebbi sonno; ma Io stesso, che ero Dio, mi assoggettai sulla terra alle leggi del morale: sentii tedio, paura, tristezza, gioii dell’amicizia, inorridii del tradimento, tremai fino a sudare sangue al pensiero di quello che avevo a soffrire, pregai come un umile uomo bisognoso di tutto.

La via delle virtù.

10Anche Maria perciò ricevette, in forma palese, lo Spirito Santo. Anche le più grandi anime devono seguire la via che tutti seguono, nelle manifestazioni esterne, si intende, senza singolarità, senza darsi delle pose che altro non sono che superbie ammantate di umiltà ipocrita. Semplicità sempre perché lo Spirito venga a voi con piacere. E poi saper trattenere lo Spirito Santo con una purezza vivissima[130]. Egli non sosta dove vi è impurità. Infine fedeltà alle sue ispirazioni.

La via dell’accoglienza.

11Egli è, dirò così, l’Apostolo eterno e divino che predica instancabilmente[131] alle anime la dottrina del Cristo, che ve la illumina e spiega. Ma se è male accolto, se le porte dei cuori gli vengono serrate davanti, se è ricevuto con ira, Egli fa quello che Io dissi ai miei Apostoli: se ne va e la sua pace torna a Lui mentre voi ne rimanete senza.

12Dio non si impone fuorché in casi speciali. Egli è sempre pronto a intervenire in vostro aiuto. Ma vuole da voi desiderio di riceverlo, volontà di ascoltarlo, coraggio di seguirlo, generosità di confessarlo. Allora Egli vi abbraccia, vi penetra, vi solleva, vi accende, vi deifica, vi fa cambiare la vostra povera natura animale in una tutta spirituale, vi indìa e come un’aquila a volo vi porta in alto, nei regni della Luce, in plaghe di purezza, vi avvicina al Sole della carità[132] e ve ne scalda, finché vi apre le porte del suo Regno per una eternità di beatitudine.»

32. Il segreto del dolore[133].

I tre molti.

Dice Gesù:

1«Prima ascolta quello che ti dico e poi, per ubbidienza al Padre[134], copierai la lezione sui consacrati.

2Sai perché, Maria, ti sono illuminate cose che sono proprio riservate solo a te? Perché tu non ti sei accontentata di seguire Gesù fino al Cenacolo, ma sei entrata, dietro al tuo Sposo di dolore, anche nella camera della tortura. Ci vuole molta generosità, molta carità, molta fedeltà per fare questo, ed Io so premiare questi tre molti.

Esempio di Giovanni l’amoroso.

3Quando fui arrestato, apostoli e discepoli, che avevano saputo seguirmi giurandomi fedeltà fino alla frazione del pane, fuggirono. Soltanto due mi seguirono. Giovanni l’amoroso e Pietro l’impulsivo. Però Pietro, come tutti gli impulsivi, franse il suo impeto davanti al primo scoglio della difficoltà e della paura e si fermò alla porta. Giovanni, il tutto amore, sfidò tutto e tutti ed entrò.

4Vi fu più coraggio in Giovanni in quell’attimo, che in tutto il resto della sua vita. Dopo, durante il lungo apostolato, era corroborato dallo Spirito Santo e aiutato, nei primi anni, dalla Madre mia, Maestra di fortezza e di apostolato. Inoltre era stato avvalorato nella fede dalla mia Resurrezione[135], dai primi miracoli, dal vedere sempre più propagarsi la mia dottrina.

5Ma quella notte era solo. Aveva contro a sé una folla imbestialita, Satana soffiava i suoi dubbi per trascinare gli altri, specie i fedeli, nel dubbio che è il primo passo della negazione. Aveva contro la pavidità della sua carne che sentiva il pericolo del Maestro, e che sentiva traboccare lo stesso pericolo sui suoi seguaci.

6Ma Giovanni, amore e purezza, restò ed entrò dietro al suo Maestro, al suo Sposo, al suo Re. Re di dolore, Sposo di dolore, Maestro di dolore.

Nel segreto del dolore.

7Finché un’anima non accetta di essere ammessa nel “segreto del dolore” che Io, il Cristo, ho gustato fino in fondo, non può pretendere di conoscere a fondo la mia dottrina, né di avere lumi che escano dai piccoli lumi concessi a tutti.

8Io sprigiono dalla mia Fronte incoronata di spine, dalle mie mani trafitte, dai miei piedi forati, dal mio petto squarciato, raggi di luce speciale. Ma questi vanno a coloro che si affissano sulle mie Piaghe e sul mio dolore e trovano dolore e piaghe più belli di ogni altra creata cosa.

Gli amorosi fino all’olocausto.

9La stigmatizzazione[136] non è sempre cruenta. Ma ogni anima, innamorata di Me al punto di seguirmi nella tortura e nella morte che è vita, porta le mie stigmate nel suo cuore, nella sua mente. I miei raggi sono armi che feriscono e luci che illuminano. Sono grazia che entra e vivifica[137], sono grazia che istruisce ed eleva.

10Do per mia benignità a tutti, ma do infinitamente a chi si dà a Me totalmente. E credi che in verità se le opere dei giusti sono scritte nel gran Libro che sarà aperto l’estremo giorno, le opere dei miei amorosi fino all’olocausto, le opere delle vittime volontarie, a somiglianza mia, per la redenzione dei fratelli, sono scritte nel mio Cuore, né mai, nei secoli dei secoli, saranno cancellate.

11Che poi tu non possa spiegare come avviene il fenomeno di vedere certe speciali cose, riservate a te sola, bene illuminate, è naturale. Non provare neanche a spiegare. Diresti molte parole e non diresti nulla. Sono cose che si accettano e non si spiegano, neppure a se stessi. Si accettano con semplicità di bimbo, con semplicità di colomba.

12Si dà al prossimo quello che il buon Gesù dice di donare e si tiene per sé il resto come margherite preziose chiuse nel cuore, cercando di meritarne molte altre con una vita tutta immersa nella carità, nella fedeltà, nella generosità, nella purezza.»

33. Sale divenuto insipido[138].

Pregare giornalmente per i Sacerdoti.

Dice Gesù:

1«Prega, offri e soffri molto per i miei sacerdoti. Molto sale è divenuto insipido e le anime ne soffrono perdendo il sapore di Me e della mia Dottrina.

2È qualche tempo che ti dico questo, ma tu non vuoi sentire questo. E non vuoi scrivere questo. Te ne ritrai. Capisco il perché. 3Ma altri prima di te ne hanno parlato, per mia ispirazione, ed erano dei santi. È inutile volersi chiudere occhi e orecchi per non vedere e non udire. La verità grida anche col silenzio. Grida coi fatti che sono la più forte delle parole.

3Perché non ripeti più la preghiera di M. Maddalena de’ Pazzi? Un tempo la dicevi sempre. Perché non offri parte delle tue sofferenze quotidiane per tutto il Sacerdozio? Preghi e soffri per il mio Vicario. Va bene. Preghi e soffri per qualche consacrato o consacrata che ti si raccomandano o per i quali hai speciali doveri di riconoscenza. Va bene. Ma non basta. E per gli altri che fai? Hai messo una intenzione di sofferenza per il clero al mercoledì. Non basta. Occorre che tutti i giorni tu preghi per i miei sacerdoti e che tu offra parte delle tue sofferenze per questo. Non stancarti mai di pregare per loro che sono i maggiori responsabili della vita spirituale dei cattolici.

Molto sale divenuto insipido.

4Se un laico basta faccia per dieci per non scandalizzare, i miei sacerdoti devono fare per cento, per mille. Dovrebbero essere simili al loro Maestro in purezza, carità, distacco dalle cose del mondo, umiltà, generosità. Invece lo stesso rilassamento di vita cristiana che è nei laici, è nei miei sacerdoti e in genere in tutte le persone consacrate da voti speciali. Ma di queste ne parlerò poi[139].

5Ora parlo dei sacerdoti, di coloro che hanno l’onore sublime di perpetuare dall’altare il mio Sacrificio, di toccare Me, di ripetere il mio Vangelo.

6Dovrebbero essere fiamme. Invece sono fumo. Fanno stancamente quello che devono fare. Non si amano tra di loro e non amano voi come pastori che devono essere pronti a dare tutti se stessi, anche sino al sacrificio della vita, per le loro pecorelle. Vengono al mio altare con il cuore colmo di sollecitudini della terra. Mi consacrano con la mente altrove e neanche la mia Comunione accende nel loro spirito quella carità che deve essere viva in tutti ma che nei miei sacerdoti deve essere vivissima.

Esempio dei ministri del tempo delle catacombe

7Quando Io penso ai diaconi, ai preti della Chiesa catacombale, e li paragono a questi di ora, sento un’infinita pietà per voi, turbe che rimanete senza o con troppo scarso cibo della mia Parola.

8Quei diaconi, quei preti avevano contro tutta una società malevola, avevano contro il potere costituito. Quei diaconi, quei preti dovevano espletare il loro ministero tra mille difficoltà; il più incauto movimento li poteva far cadere in mano ai tiranni e condurre a morti di strazio. Eppure, quanta fedeltà, quanto amore, quanta castità, quanto eroismo in loro! Hanno cementato col loro sangue e il loro amore la Chiesa nascente e di ogni loro cuore hanno fatto un altare.

9Ora splendono nella celeste Gerusalemme come altrettanti eterni altari sui quali Io, l’Agnello, mi riposo beandomi di loro, i miei intrepidi confessori, i puri che hanno saputo lavare le sozzure del paganesimo che li aveva saturati di sé per anni e anni prima della loro conversione alla Fede, e che spruzzava il suo fango su loro anche dopo la loro conversione, come un oceano di melma contro scogli incrollabili.

10Nel mio Sangue si erano detersi ed erano venuti a Me con bianche stole su cui era per ornamento il loro sangue generoso e la loro carità veemente. Non avevano vesti esterne, né segni materiali della loro milizia sacerdotale. Ma erano Sacerdoti nell’animo.

Troppo pochi i veri Sacerdoti.

11Ora c’è l’esterno della veste, ma il loro cuore non è più mio.

12Ho pietà di voi, greggi senza pastori. Per questo trattengo ancora i miei fulmini: perché ho pietà. So che molto di quello che siete proviene perché non siete sorretti.

13Troppo pochi i veri sacerdoti che spezzano se stessi per prodigarsi ai loro figli! Mai come adesso è necessario pregare il Padrone della messe, perché mandi veri operai alla sua messe che cade sciupata perché non è sufficiente il numero dei veri instancabili operai, sui quali il mio occhio sì posa con benedizioni ed amore infiniti e grati.

14Avessi potuto dire a tutti i miei Sacerdoti: “Venite, servi buoni e fedeli, entrate nel gaudio del vostro Signore!”.

15Prega per il clero secolare e per quello conventuale.

I giusti che salveranno il mondo.

16Quel giorno che nel mondo non vi fossero più sacerdoti realmente sacerdotali, il mondo finirebbe in un orrore che parola non può descrivere. Sarebbe giunto il momento dell’ “abominio della desolazione”[140]. Ma giunto con una violenza così spaventosa, da essere un inferno portato sulla terra.

17Prega e di’ di pregare perché tutto il sale non divenga insipido in tutti meno che in Uno, nell’ultimo Martire che ci sarà per l’ultima Messa, perché sino all’estremo giorno la mia Chiesa militante sarà e il Sacrificio verrà compiuto.

18Quanti più veri sacerdoti saranno nel mondo quando i tempi saranno compiuti, e meno lungo e crudele sarà il tempo dell’Anticristo e le ultime convulsioni della razza umana. Perché “i giusti” di cui parlo quando predico la fine del mondo, sono i veri sacerdoti, i veri consacrati nei conventi sparsi sulla terra, le anime vittime, ignota schiera di martiri che solo il mio occhio conosce mentre il mondo non li vede, e coloro che agiscono con vera purezza di fede. Ma questi ultimi sono, anche a loro stessa insaputa, consacrati a vittime.»

34. Volontà di raggiungere la santità[141].

Il turbatore del corpo e dello spirito.

Dice Gesù:

1«Che il demonio cerchi di turbarti, è naturale. Non può più farlo sulla carne, e cerca perciò di turbare il tuo spirito.

2Esso fa quello che è sua occupazione. Ossia tenta di avvilire le anime, di spaventarle, di farle titubare. Generalmente cerca di farle peccare per staccarle da Me. Quando a questo non riesce, perché l’anima è ben vigilante e l’insidia non entra, allora tenta di spaventarla e mettere pensieri in apparenza buoni, ma che in verità sono nocivi.

L’anima deve tendere alla santità.

3Vedi, Maria. Tra il pensiero: “Io diverrò santa” e il pensiero: “È impossibile che io diventi santa”, il più pericoloso e il più contrario a Me è il secondo. Il primo non è atto di superbia, se è corroborato da tutti gli sforzi della volontà per raggiungere la santità.

4Io ho detto: “Siate perfetti come il Padre mio”. Dicendo così, non vi ho fatto una semplice esortazione, ma vi ho dato un dolce comando, dandovi la misura della perfezione: quella di Dio, il Perfettissimo. Perché Io vi avrei voluto tutti perfetti per avervi tutti intorno a Me in eterno.

5L’anima deve perciò tendere alla santità, dire a se stessa: “Voglio divenire santa” senza titubanze, senza fiacchezze. Riconoscete di essere deboli? Ma Io lo so più di voi che siete deboli, eppure vi ho detto: “Siate perfetti”, perché so che se lo volete, con l’aiuto mio, potete essere perfetti, ossia santi.

La tentazione del Maligno.

6Questo il Maligno non lo vuole. Sa bene, perché è intelligentissimo, che quando un’anima ha fatto il primo passo nella via della santità, ha gustato il primo boccone della santità, il cui sapore è ineffabile[142], diviene nostalgica di santità e per lui è perduta. Allora crea pensieri di falsa modestia e di diffidenza.

7“Non è possibile che io meriti il Paradiso. Per quanto Dio sia buono, è possibile che mi possa perdonare, aiutare? È possibile che io, anche col suo aiuto, lo possa accontentare? Sono buona a nulla”.

8Oppure sibila le sue insinuazioni. “Ma ti pare che tu possa divenire santa? Quello che provi, che senti, che vedi, sono illusioni di mente malata. È la tua superbia che te le fa pensare. Tu santa? Ma non ricordi questo… questo… questo? E non ricordi cosa ha detto il Cristo? Tu pensando così fai un nuovo peccato, il mio stesso. Pensi di esser simile a Dio…”[143].

Discernimento e preghiera.

9Lascialo sibilare. Non merita risposta. Quello che provi è da Dio, quello che pensi è il desiderio mio che si ripercuote in te. Perciò è cosa santa. Ti ho detto quale è il segno mio. È la pace. Quando in te senti pace è segno che è cosa di Dio quello che provi, senti, vedi, pensi. Continua senza titubare. Io sono con te.

10Quando il Nemico nostro cerca di darti troppa noia, di’: “Ave Maria, Madre di Gesù, mi affido a te”. Il demonio ha ancora più ribrezzo del nome di Maria che del mio Nome e della mia Croce. Non ci riesce, ma cerca di nuocermi nei miei fedeli in mille maniere. Ma l’eco soltanto del nome di Maria lo mette in fuga. Se il mondo sapesse chiamare Maria, sarebbe salvo.

11Quindi invocare i nostri due Nomi insieme è cosa potente per fare cadere spezzate tutte le armi che Satana avventa contro un cuore che è mio. Da sole le anime sono tutte dei nulla, delle debolezze. Ma l’anima in grazia non è più sola. È con Dio.

12Perciò quando l’altro ti turba con riflessioni di falsa modestia o di timore, devi sempre pensare: “Non sono io che penso esser santa, ma è Gesù che vuole che io lo sia. Siamo noi: Gesù e io, Dio e io, che vogliamo che ciò avvenga per gloria sua”.

13Non ho forse detto Io: “Quando due saranno riuniti insieme a pregare, il Padre concederà loro il richiesto”?[144]  Ma che sarà quando Uno dei due è Gesù stesso? Allora il Padre darà la grazia richiesta con misura piena, scossa, abbondante. Perché il Figlio è potente sul Padre e tutte le cose sono fatte in nome del Figlio.»

35. I Consacrati alla vita religiosa[145].

Le virtù dei consacrati.

Dice Gesù:

1«Nella lezione sui sacerdoti[146] ho detto che ti avrei fatto riflettere sui bisogni delle persone consacrate da voti speciali, ma che non sono sacerdoti. Ossia delle vergini chiuse nei monasteri e conventi sparsi per tutto il mondo.

2Nella mente dei fondatori questi luoghi avrebbero dovuto essere altrettante case di Betania dove Io stanco, disgustato, offeso, perseguitato, avessi a trovare ricovero e amore. E avrebbero dovuto essere, sempre nella mente dei fondatori, tante vette dove, in solitudine e in preghiera, le anime pure avrebbero continuato a pregare per gli abitanti del mondo, che lottano e spesso non pregano.

3Castità, non solo di carne ma di pensiero e di anima, carità vivissima, preghiera, anzi: orazione continua che le occupazioni non turbano, amore alla povertà, rispetto all’ubbidienza, silenzio esteriore per udire nell’interno la voce di Dio, vocazione al sacrificio, spirito di vera penitenza, ecco le virtù che dovrebbero compenetrare i cuori di tutte le donne che si sono date a Me con voti speciali.

4Se così fosse, ogni giorno vi sarebbe un ardere di spirituali incensi e un lavacro di spirituali aromi che purificherebbero la terra, salendo poi al mio trono. E la triste zizzania del peccato verrebbe a poco a poco distrutta. Perché chi prega ottiene, e se proprio si pregasse fortemente per i peccatori si otterrebbe la loro conversione.

Consacrati per illusione.

5Invece voi pregate per voi stessi. Questo è egoismo e ferisce la carità. Non tutte, ma molta parte delle anime che sono nei conventi, perché ci sono entrate? Guardiamo insieme i perché. Ti verrà spontaneo il bisogno di pregare per queste anime fuori di strada, molto più che se fossero rimaste nel mondo.

6Molte ci sono entrate per esaltazione, ubbidendo ad un impulso buono in sé ma non corroborato da fermo proposito, da severa riflessione e vera vocazione. Hanno visto l’aratro, in un’ora di sole su un campo fiorito, e vi hanno messo su la mano senza riflettere se avevano la forza di arare se stesse col vomere tremendo delle rinunce. I fiori cadono, il sole tramonta. Viene la terra sassosa, dura, tribolata, spinosa, viene la notte nera e burrascosa. Queste anime che hanno ceduto a un sogno senza riflettere, si trovano desolate in un mondo non loro, in cui non sanno muoversi che malamente. Soffrono e fanno soffrire.

Consacrati per delusione.

7Altre sono entrate dopo una delusione. Hanno creduto di essere morte. Invece erano soltanto tramortite. Anche superando la riflessione che a Dio vanno offerte le primizie e non gli avanzi, occorrerebbe sempre riflettere se sia proprio morte dell’anima al mondo, o se è solo grave ferita. Ogni ferita non mortale guarisce, e si torna più vivi di prima. 9Anche queste, anzi più queste di quelle, si trovano poi turbate perché, oltre a[147] capire che il mondo monastico non è il loro, vi portano dentro cose del mondo esterno: ricordi, rimpianti, nostalgie, desideri. Nel silenzio del chiostro queste cose sono come aceto su una piaga; la stuzzicano, la irritano, avvelenano tutto, rendono inquiete, astiose, mordenti. Anche queste soffrono e fanno soffrire senza meritare nulla.

Consacrati per interesse.

8Terza categoria: quelle che entrano per interesse. Sono sole, povere, paurose della vita, senza un mestiere o una professione che le assicuri. Si ritirano. Prendono la casa di Dio per un sicuro albergo dove c’è un letto e una mensa.  Si assicurano il domani. Ma Dio non si irride e non si inganna. Dio vede nel fondo dei cuori. Che penserà Dio di costoro?

La vera vocazione i veri consacrati.

9Infine vi sono le anime che si dànno a Dio con purezza di sentimento e vera vocazione. Queste sono le perle. Ma sono poche rispetto alle altre. Anche queste possono guastarsi e ammalarsi. Anche le perle si ammalano. È difficile che in una vita monastica non vi sia mai l’assalto di un germe che cerca rovinare la perla datasi a Dio.

10La mia grazia le aiuta. Ma occorre pregare per loro. La Comunione dei Santi c’è per questo. Nessuno è tanto meschino che la sua preghiera non serva. Dio, attirato da una preghiera che sale dal mondo, può scendere come forza nel cuore di una mia sposa che vacilla in un convento.

11L’umanità non muore nell’essere umano quando valica la soglia di un monastero. Non muore mai l’umanità. Essa entra, purtroppo, dentro le sacre mura e caccia Me. Essa crea le piccinerie, le astiosità, gli zeli inconsulti, dissipa, ostacola, raffredda. Vero è che fa aumentare del centuplo la santità delle “sante”. Ma non basta.

Differenza tra l’umano e lo spirituale.

12Pregare, pregare, pregare per le mie spose. Che le illuse, le deluse, le interessate, comprendano e sappiano aggiungere la croce del loro errore alle altre della vita conventuale per farsene un nuovo gradino nella scala che sale al Cielo. È inutile essere mazzi di fiori messi su un altare, se quei fiori rimangono umani. Io voglio fiori spirituali.

13Sai che differenza c’è tra un’anima che vive nell’umano e una che vive nello spirituale? Tu hai tanti fiori nella stanza e senti tanto profumo. Però confessi che tutte quelle rose, garofani, gigli, gelsomini, non ti dànno neppure la più lontana somiglianza del “profumo” che senti delle volte e che viene da regni soprannaturali. Quello è profumo di cielo e questo dei tuoi fiori profumo di terra.

14Lo stesso è per le anime. Quelle veramente mistiche emanano un profumo celeste, le altre un profumo umano. Questo può essere ammirato dal mondo, ma Io non lo apprezzo.

15Io voglio che i miei conventi siano serre di cielo dove cadono, come foglie morte, le sollecitudini umane, le superbie, le invidie, le critiche, gli egoismi, le falsità. È inutile osservare la regola all’esterno se l’interno è sporcato da veleni umani.

Preghiera e carità.

16La preghiera non sale quando ha una zavorra di umanità appesa alle ali e l’orazione non può svolgersi. La preghiera non si spande sulla terra per salvare i peccatori e non sale per[148] consolare Me, se è resa spessa da molto fango umano. Inutile allora consacrarsi a Me se il sacrificio della libertà non deve dare il frutto per cui certi sacrifici sono ideati.

17Tutto muore quando manca la carità, soprattutto quella, perché la carità di Me fa puri, buoni, distaccati da tutto quello che non è Dio, amanti della Croce e delle croci; perché la carità di prossimo fa pazienti, dolci, generosi.

18Il mondo può essere aiutato dalle vergini. Ma le vergini devono essere aiutate dalle vittime.»

36. I “consacrati” nel mondo[149].

Le forme di pietà nella storia.

Dice Gesù:

1«Ogni epoca ha avuto le sue forme di pietà.

2La Chiesa è nata tra le onde agitate del mondo. Vergini e consacrati vivevano mescolati tra la folla pagana, portando in essa il profumo di Cristo che li saturava, ed hanno conquistato il mondo al Cristo.

3Poi venne l’epoca delle austere segregazioni. Seppellirsi al mondo era, secondo le vedute del tempo, necessario alla perfezione e alla continua redenzione delle anime. Dai monasteri, dagli eremi, dalle celle murate, fiumi di sacrifici e di preghiere si sparsero sulla terra, scesero sul Purgatorio, salirono al Cielo.

4Più tardi vennero i conventi di vita attiva. Ospedali, asili, scuole, beneficiarono di questa nuova manifestazione della religione cristiana.

La forma più alta dell’amore.

5Ma ora, nel mondo pagano di un nuovo paganesimo ancora più atroce perché più demoniacamente sottile, occorrono di nuovo anime consacrate che vivano nel mondo come ai primi tempi della mia Chiesa, per profumare il mondo di Me. Esse compendiano in sé la vita attiva e la contemplativa in una parola sola: “Vittime”.

6Di quante vittime ha bisogno questo povero mondo per ottenere pietà! Se gli uomini mi ascoltassero, direi ad ogni singolo il mio amoroso comando: “Sacrificio, penitenza, per essere salvati”. Ma non ho che le Vittime che sappiano imitare Me nel sacrificio, che è la forma più alta dell’amore.

7Che ho detto Io? “Da questo si capirà se siete miei discepoli: se vi amerete scambievolmente[150]… Non c’è amore maggiore di chi dà la vita per i suoi amici”[151].

8Le vittime hanno portato l’amore così in alto da avere una forma simile al mio. Le vittime dànno se stesse per Me perché Io sono nelle anime, e chi salva un’anima salva Me in quell’anima.

9Dunque non vi è più grande amore per Me di quello di immolarsi per Me, vostro Amico, e per le povere anime peccatrici che sono amici nostri decaduti. Dico: nostri, perché dove è un’anima innamorata è anche Dio con lei, e perciò siamo due.

Le anime “vittime” nel mondo

10Molte volte tu pensi con rimpianto alla vita claustrale. Ma pensa, anima mia, che l’essere vittima ti rende simile alle claustrali più austere. La vittima adora, la vittima espia, la vittima prega. La preghiera di una vittima è uguale a quella della claustrata con in più la difficoltà di dovere vivere di orazione tra le dissipazioni del mondo.

11Anche qui Io sono il tuo esempio. Io, Vittima, ho saputo adorare, orare, espiare, stando nel mondo. Si può essere anime vittime di un’aurea perfezione stando tra la folla, e non esserlo stando sotto il sigillo di una doppia grata. Anche qui è l’amore che conta e non le forme esteriori.

12Come si fa ad essere vittime?  Vivendo con un unico pensiero: quello di consolare Me redimendo gli altri. Gli altri si redimono col sacrificio. Me mi si consola con l’amore e accendendo l’amore nei cuori spenti. La vita della vittima è un non appartenersi più perpetuo, un effondersi continuo, un ardere incessante.

13Ma a chi sa vivere così, viene concessa l’Invisibile Presenza di cui tu pure gioisci. Perché Io sono dove sono i miei apostoli e i miei martiri. E le vittime sono martiri e apostoli.»

37. Spiritualità evangelica[152].

La norma per vivere.

Dice ancora Gesù:

1«Per preservare i corpi dalla corruzione della morte, fino dai tempi antichissimi, sono stati usati speciali aromi che fermano la putrefazione e conservano le salme. Ma, o uomini che cadete spiritualmente a brandelli, macerati dalle corruzioni di tutta una società inquinata fino alla midolla, ma, o poveri uomini per i quali inutilmente sono morto, perché non usate per voi gli aromi che fermino il vostro corrompersi?

2Io ve li ho insegnati. Ve li ho insegnati con la vita, con la parola, con la morte. Nel mio Vangelo è la norma per vivere sani nella carne e nell’anima, nel pensiero e nell’azione. E quel Vangelo Io l’ho vissuto nei miei trentatré anni di vita.

3Voi non potete dirmi, come potete dirlo dei vostri falsi profeti: “Hai predicato una cosa, ma ne hai fatta un’altra”. No. Gesù fu Maestro non di parola soltanto, ma di opera.

Le massime divine.

4Vi ho insegnato a preferire la purezza e la continenza alla lussuria, la sobrietà alla crapula, la fedeltà all’inganno, il lavoro all’ozio, l’onestà alla frode, il rispetto delle autorità alle ribellioni, l’amore della famiglia alla dissipatezza, la misericordia alla durezza, l’umiltà alla superbia, la giustizia al sopruso, la sincerità alla menzogna, il rispetto dell’innocenza allo scandalo, la fede alla miscredenza, il sacrificio al godimento. Ma queste cose Io, Dio, le ho fatte prima di voi.

5Voi vi siete messo tutto sotto i piedi ed avete ballato, come stolti, sulle massime divine in cui era il vostro bene in questa e nell’altra vita.

La conoscenza del Vangelo

6Voi avete aumentato il sapere in tutti i campi fuorché nell’unico necessario. Nella conoscenza del mio Vangelo. Voi vi siete saziati di tutti i cibi fuorché dell’unico necessario: la mia Parola. Avete creduto di alzarvi sino al livello del superuomo. Siete divenuti unicamente dei super animali. Il superuomo lo crea la mia Legge perché vi indìa e vi fa eterni. Tutto il resto non vi alza. Vi fa soltanto insanire.

Massima degradazione.

7Marta mi disse: “Maestro, da quattro giorni è nel sepolcro e puzza già”[153]. Ma voi da quanti secoli ci siete? Sempre più sprofondate nel sepolcro e nella putredine di morte. Neppure la mia Voce vi scuote. Neppure il mio pianto.

8Ma come potete stare contenti, avviliti così? Avevate il Cielo, eravate eredi di Dio. Ora che siete? Una massa di lebbrosi e di posseduti dai demoni che vi straziano, vi uccidono, vi fanno delirare, vi trascinano nel fuoco ancora prima che siate morti. Avete il fuoco d’inferno nella mente e nel cuore. Ed Io ci avevo messo il fuoco soavissimo della carità!

Gli aromi salvifici.

9Gli aromi per salvarvi dalla totale putredine sono Penitenza, Sacrificio e Carità. Ma li vorrete voi usare? No. Non guardate il Maestro crocifisso che col suo sacrificio vi ha dato nuove anime capaci di vita eterna, che vi ha mondato col suo Sangue e le sue lacrime dalla lebbra del peccato. Non lo guardate. Egli vi parla di bontà, di amore, di sacrificio. Voi volete essere cattivi, volete odiare, volete godere.

10Sulla gran Vittima a sulle piccole vittime che cercano di trasfondere in voi una vita nuova, voi alzate il vostro pugno minacciante e lanciate la vostra deridente bestemmia.

11Attenti, uomini pervicaci! La pazienza di Dio è immensa, ma non sta a voi di tentarla oltre, perché è detto da Me: “Non tenterai il Signore Iddio tuo”[154]

38. La prudenza umana[155].

Falsa etichetta di carità.

Dice Gesù:

1«Ti voglio parlare della prudenza umana.

2La prudenza soprannaturale è una grande virtù. Ma la prudenza umana non è una virtù. Voi uomini avete applicato questo nome, come una falsa etichetta, a sentimenti impropri e non virtuosi. Così come chiamate: carità, l’obolo che date al povero.

3Ma se voi fate un’elemosina, anche vistosa, e se la fate per essere notati e applauditi dal mondo, credete di fare un atto di carità? No. Disilludetevi. Carità vuol dire: amore. Carità è perciò avere pietà e amore per tutti i bisognosi della terra. Non occorre denaro per fare un atto di carità. Una parola di consiglio, di conforto, di dolcezza, un atto di aiuto materiale, una preghiera, sono carità. Un’elemosina data con mal garbo, avvilendo il povero, in cui non sapete vedere Me, non è carità.

Etichetta di prudenza.

4Uguale cosa è per la prudenza. Voi chiamate prudenza la vostra viltà, la vostra smania di quieto vivere, il vostro egoismo. Tre cose che non sono certo virtù.

5Anche nei rapporti vostri con la religione siete amanti del quieto vivere. Quando sapete che una franca professione di fede, che una espressione, detta come ve la sussurra lo Spirito di Verità, possono urtare autorità, datori di lavoro, marito, figli, genitori, dai quali vi aspettate aiuto materiale, la vostra umana prudenza vi fa chiudere in un silenzio che non è prudente ma pusillanime, se pure non è colpevole, perché arrivate a negare, a rinnegare, spergiurando, i vostri sentimenti più spirituali.

Prudenza umana di Pietro.

6Pietro fu il primo che nell’ora del pericolo, per una prudenza umana, giunse a negare di conoscermi[156]. Io lo permisi, questo, perché, ravveduto, potesse poi compatire e perdonare i fratelli pusillanimi. Ma quanti “Pietri” da allora a ora! Avete sempre davanti alla mente un interesse meschino, e quello anteponete e tutelate a discapito dell’interesse eterno che vi frutta la Verità coraggiosa e coraggiosamente professata.

Prudenza audace di Nicodemo e di Giuseppe.

7Davanti a certe manifestazioni di Dio, voi, poveri uomini, non avete certo il coraggio di Nicodemo e di Giuseppe, che in un’ora tremenda per il Nazareno e per i suoi seguaci seppero farsi avanti per pensare a Me contro l’ostilità di tutta Gerusalemme[157]. Tu stessa, delle volte, resti un poco in sospeso davanti a certe mie espressioni e le vorresti rendere meno taglienti.

8La prudenza umana vi guida. La portate dappertutto. Sino negli episcopi, sino nei conventi. Come siete cambiati dai primi cristiani che non tenevano conto di nulla che fosse umano e guardavano soltanto il Cielo!

Prudenza audace dei seguaci di Cristo.

9È vero che Io ho detto di essere prudenti come i serpenti[158], ma non di una prudenza umana. Vi ho anche detto che per seguire Me occorre essere audaci contro tutti. Contro l’amore di sé; contro il potere, quando vi perseguita perché siete miei seguaci; contro il padre, la madre, la sposa, i figli, quando questi vogliono, per affetto umano e preoccupazione terrena, impedirvi di seguire la mia Via, perché una sola cosa è necessaria: salvare la propria anima anche perdendo la vita della carne per ottenere la Vita eterna[159]

39. Effetti della comunione consapevole[160].

Pane che nutre.

Dice Gesù:

1«Per sostenere le forze fisiche occorre nutrire il corpo. L’indigente che non può acquistare cibo, lo mendica ai ricchi. Di solito chiede pane. Senza il pane è impossibile la vita.

2Voi siete dei poveri che avete bisogno di cibo per la vostra anima. Alla vostra povertà Io ho dato il Pane eucaristico. Esso vi nutre le midolla dell’anima, dà vigore allo spirito, sostiene le forze spirituali, aumenta il potere di tutte le facoltà intellettuali, perché dove è vigore di vita è anche vigore di mente.

3Cibo sano trasfonde sanità. Cibo vero infonde vita vera. Cibo santo suscita santità. Cibo divino dà Dio.

Vino che corrobora.

4Ma oltre che poveri voi siete ammalati, deboli non della sola debolezza che dà la mancanza di cibo e che cessa col cibo. Siete deboli per le malattie che vi estenuano. Quante malattie ha la vostra anima! Quanti germi vi inocula il Maligno per creare queste malattie! A chi è debole e ammalato occorre non solo pane ma anche vino.

5o nella mia Eucarestia vi ho lasciato i due segni di quello che occorre alla vostra natura di uomini poveri e alla vostra debolezza di uomini ammalati. Pane che nutre, vino che corrobora.

L’infusione dello Spirito santo.

6Avrei potuto comunicarmi a voi senza segni esterni. Lo posso. Ma siete troppo pesanti per afferrare lo spirituale. I vostri sensi esterni hanno bisogno di vedere. La vostra anima, il vostro cuore, la vostra mente, si arrendono soltanto, e a fatica ancora, davanti alle forme visibili e toccabili. Tanto è vero che, se arrivate a credere Me nell’Eucarestia e di ricevere Me nella particola, non ammettete, nella grande maggioranza, l’infusione[161] in voi dello Spirito, dal quale vi vengono palpiti, luci, impulsi di opere buone.

Effetti benefici dell’Eucaristia.

7Se credeste con quella forza di cui il Mistero è degno, sentireste, nel ricevermi, entrare in voi una vita. Il mio avvicinarmi a voi vi dovrebbe ardere come l’accostarsi ad una ardente fornace. Il mio stare in voi dovrebbe farvi sommergere in un’estasi che vi astrarrebbe il profondo dello spirito in un rapimento di Paradiso.

8Il fondersi della vostra umanità bacata alla mia Umanità perfetta vi porterebbe salute anche fisica, per cui, malati corporalmente, resistereste alle malattie finché Io dicessi “Basta” per aprirvi il Cielo. Vi porterebbe intelligenza per capire prontamente e giustamente. Vi renderebbe impenetrabili agli assalti sfrenati o alle sottili insidie della Bestia.

Gli ostacoli.

9Invece posso fare poco perché entro dove la fede è languida, dove la carità è superficiale, dove la volontà è in abbozzo, dove l’umanità è più forte dello spirito, dove, soprattutto, non fate sforzo per reprimere la carne onde emerga lo spirito.

10Non vi sforzate per nulla. Aspettate da Me il miracolo. Nulla mi vieta di compierlo. Ma Io voglio da parte vostra almeno il desiderio di meritarlo.

11A chi si volge a Me gridando di aiutarlo e imitando la fede delle turbe di Galilea, Io mi comunicherò non solo col mio Corpo e il mio Sangue, ma con la mia Carità, col mio Intelletto, con la mia Forza, con la mia Volontà, con la mia Perfezione, con la mia Essenza. Sarò, nell’anima che sa venire a Me, come sono in Cielo, nel seno del Padre da cui procedo generando lo Spirito che è Carità e vertice di perfezione.»

40. Vaglio dell’umanità attuale[162].

Premessa della scrittrice.

1Premetto due parole di spiegazione.

2Stavo pregando, erano le 12 e pregavo ancora, perché in queste 6 ore della mattinata ero stata interrotta tante mai volte che non avevo potuto terminare le mie orazioni mattinali. L’ultima interruzione, la visita di una giovane mammina angosciata. Insomma era mezzogiorno e non avevo potuto concentrarmi in pace per dieci minuti di fila.

3Mentre esercitavo la pazienza a staia, pensavo, per confortarmene, alle parole udite ieri sera molto tardi, e mi ripromettevo di copiarle[163] per dare dolcezza al mio cuore. Perché sono parole di una soavità molto alta. Me ne è rimasta l’anima profumata. Invece ecco che devo smettere di pregare per scrivere quanto copio ora e che mi sembra sia una risposta ad una sua domanda formulata in una lettera, domanda alla quale io non ci pensavo più.

4E ora che ho premesso questo prologo, vado avanti, copiando prima le parole di oggi e poi quelle di ieri sera.

I demoni delle nazioni, uniti sotto  Lucifero.

Dice Gesù:

6Giorni fa il Padre[164] ha scritto che rimaneva perplesso circa la vera fonte del flagello attuale “perché un regno diviso in se stesso non è più un regno”. Mostrerò al Padre che ciò può essere, essendo la divisione puramente apparente.

6Lucifero, nelle sue manifestazioni, ha sempre cercato di imitare Iddio. Così come Dio ha dato ad ogni Nazione il suo angelo tutelare, Lucifero le ha dato il suo demone. Ma come i diversi angeli delle Nazioni ubbidiscono ad un unico Dio, così i diversi demoni delle Nazioni ubbidiscono ad un unico Lucifero.

L’ordine è unico per tutti.

7L’ordine dato da Lucifero nella presente vicenda ai diversi demoni non è diverso a seconda degli Stati. È un ordine unico per tutti. Donde si comprende che il regno di Satana non è diviso e perciò dura.

8Questo ordine può essere enunciato così: “Seminate orrore, disperazione, errori, perché  i popoli si stacchino, maledicendolo, da Dio”.

9I demoni ubbidiscono e seminano orrore e disperazione, spengono la fede, strozzano la speranza, distruggono la carità. Sulle rovine seminano odio, lussuria, ateismo. Seminano l’inferno. E riescono perché trovano già il terreno propizio.

Gli angeli non trovano terreno propizio.

10Anche i miei angeli lottano a difesa del Paese che ho loro assegnato. Ma i miei angeli non trovano terreno propizio. Onde rimangono soccombenti rispetto ai nemici infernali. Per vincere, i miei angeli dovrebbero essere aiutati da animi viventi nel e per il Bene. Viventi in Me. Ne trovano. Ma sono troppo pochi rispetto a quelli che non credono, non amano, non perdonano, non sanno soffrire.

La corruzione è come nel tempo del diluvio.

11È il caso di ripetere: “Satana ha chiesto di vagliarvi”[165]. E, dal vaglio, risulta che la corruzione è come nei tempi del diluvio[166], aggravata dal fatto che voi avete avuto il Cristo e la sua Chiesa, mentre ai tempi di Noè ciò non era.

12L’ho già detto[167] e lo ripeto: “Questa è lotta fra Cielo e inferno”. Voi non siete che un bugiardo paravento. Dietro le vostre schiere battagliano angeli e demoni. Dietro i vostri pretesti è la ragione vera: la lotta di Satana contro Cristo.

Una delle prime selezioni dell’umanità.

13Questa è una delle prime selezioni dell’umanità, che si avvicina alla sua ora ultima, per separare la messe degli eletti dalla messe dei reprobi. Ma purtroppo la messe degli eletti è piccola rispetto all’altra.

14Quando Cristo verrà per vincere l’eterno antagonista nel suo Profeta troverà pochi segnati, nello spirito, dalla Croce.»


41. Maria, l’anima eucaristica perfetta[168].

Maria, modello di vita eucaristica.

Vivere pensando a Gesù-Eucarestia.

Dice Gesù:

1«Per ottenere veri frutti dall’Eucarestia, non bisogna considerare questa come un episodio che si ripete ad epoche più o meno distanziate nel tempo, ma farne il pensiero base della vita.

2Vivere pensando a MeEucarestia che mi appresto a venire o che sono venuto in voi, facendo dell’incontro un continuo presente che dura quanto dura la vostra vita. Non separarsi con lo spirito da Me, operare nel raggio che scaturisce dall’Eucarestia, non uscire mai dalla sua orbita come stelle che rotano intorno al sole e vivono per merito di esso.

Maria, modello di vita eucaristica.

3Anche qui ti propongo a modello Maria. La sua unione con Me deve essere il modello della tua unione con Me. La vita di Maria, mia Madre, fu tutta eucaristica. La vita di Maria, la piccola vittima, deve essere tutta eucaristica.

4Se Eucarestia vuol significare comunione, Maria visse eucaristicamente per quasi tutta la vita[169]. Poiché Io in mia Madre ero prima d’essere, come uomo, al mondo. Né, quando come uomo al mondo non fui più, cessai d’essere in Lei. Non ci siamo più separati dal momento in cui l’ubbidienza fu santificata sino all’altezza di Dio, ed Io divenni carne nel suo seno così puro che gli angeli lo sono meno al paragone, così santo che tale non è nessun ciborio che m’accolga.

Bellezza di Maria.

5Solo nel seno di Dio vi è perfezione di santità maggiore a quella di Maria. Ella è, dopo Dio Uno e Trino, la Santa dei Santi.

6Se fosse concesso a voi mortali di vedere la bellezza di Maria quale essa è, ne restereste rapiti e santificati. Non c’è paragone nell’Universo che valga a dirvi cosa è mia Madre. Siate santi e la vedrete.

7E se vedere Dio è la gioia dei beati, vedere Maria è la gioia di tutto il Paradiso. Perché in Lei non soltanto si beano i cori angelici e le schiere dei Santi, ma il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo la contemplano come l’opera più bella della loro Trinità d’amore.

Comunione di desiderio e d’amore.

8Non ci siamo mai separati tra noi due. Ella aspirava a Me con tutta la forza del suo cuore verginale e immacolato attendendo il promesso Messia. Comunione purissima di desiderio che attirava Me dal profondo del Cielo. Più viva comunione dal momento della beata annunciazione sino all’ora della morte sulla Croce.

9I nostri spiriti erano sempre uniti dall’amore. Comunione d’amore intensissimo e di immenso dolore durante il mio martirio e nei giorni della mia sepoltura. Comunione eucaristica dopo la gloriosa Risurrezione e l’Ascensione sino all’Assunzione che fu eterna unione della Madre purissima col Figlio divino.

L’anima eucaristica perfetta.

10Maria è stata l’anima eucaristica perfetta. Sapeva trattenere il suo Dio con un amore ardente, una purezza superangelica, un’adorazione continua. Come separarsi da quel cuore che viveva di Me? Io rimanevo anche dopo la consumazione delle specie.

11Le parole dette a mia Madre nei miei trentatré anni che le fui figlio sulla terra, non sono niente di fronte ai colloqui che IoEucarestia ebbi con LeiCiborio. Ma quelle parole sono troppo divine e troppo pure perché mente d’uomo le possa conoscere e labbra d’uomo ripetere. Nel Tempio di Gerusalemme solo il Sacerdote entrava nel Santo dei Santi dove era l’Arca del Signore. Ma nel Tempio della Gerusalemme celeste solo Io, Dio, entro e conosco i segreti dell’Arca santissima che è Maria, mia Madre.

12Sfòrzati d’imitare Maria. E, poiché è troppo ardua cosa, di’ a Maria che ti aiuti. Ciò che all’uomo è impossibile, è possibile a Dio, possibilissimo poi se chiesto in Maria, con Maria, per Maria.»

42. Cuore di Gesù donato a noi[170].

La dolce regola dei veri discepoli.

Dice Gesù:

1«Ora che hai visto[171], hai capito cosa è l’Eucarestia? È il mio Cuore che Io distribuisco a voi. Dono più grande e più amoroso non potevo farvi.

2Se quando ricevete la Comunione sapeste vedere Me che vi do il mio Cuore, non ve ne commuovereste? Ma la fede dovrebbe essere tanto forte e tanto forte la carità, da farvi vedere questo.  Questa visione mentale non dovrebbe costituire un mio dono eccezionale. Dovrebbe costituire la regola, la dolce regola. E sarebbe la regola se foste realmente miei discepoli.

Presenza reale del Signore.

3Allora[172] vedreste Me, udreste Me dire sul Pane e sul Vino le parole della consacrazione, spezzare e distribuire il Pane porgendovelo con le mie stesse Mani.

4Il mio sacerdote scomparirebbe perché Io mi sovrapporrei a lui per dirvi: “Ecco il Corpo del Signore Gesù Cristo, il mio Corpo che vi deve custodire per la vita eterna”. E alla luce dell’amore vedreste che Io vi porgo lo stesso mio Cuore, la parte superperfetta del mio Corpo perfettissimo, quella dalla quale sgorga la Carità stessa.

5Ho fatto questo per amore di voi: ho dato Me stesso. E questo ho fatto per te oggi: ho sollevato il velo del Mistero e ti ho fatto conoscere come Io vengo a voi, come mi do a voi, cosa vi do di mio, anche se voi non sapete vedere e capire.

6Basta per oggi. Non vi sono altre parole da dire. Guarda e adora.»

43. L’anima e la Grazia[173]. 

Le cisterne nel deserto.

Dice Gesù:

1«Nei paesi d’Oriente è facile trovare delle grandi cisterne d’acqua proprio situate in luoghi così aridi da fare stupore che si possa ritrovare tanta acqua. Esse sono alimentate da segrete vene, sprofondate sotto all’arena o ai massi calcarei, che stillano da secoli quella loro benedetta ricchezza in enormi cisternoni vecchi di secoli.

2 Intorno ci sono palme a altre piante, belle verdi perché fruiscono dell’umidore che esala dal suolo. Proteggono l’acqua che così rimane fresca e non prosciugata dal sole cocente che tutto all’intorno essicca[174] ogni cosa.

3Sono la benedizione degli aridi deserti. La bontà del Creatore ha messo quelle vene profonde d’acqua nel suolo per pietà degli uomini e le nutre dal giorno che la terra fu.

4A queste cisterne affluiscono le carovane, accorrono gli animali dei deserti, e non è raro che un piccolo villaggio sorga lì presso nel fresco dell’oasi. Villaggio che si può dire che viva del fluire di quell’acqua.

La cisterna d’acqua viva.

5Ora ti porto il paragone per l’anima. La cisterna che aduna le acque per il bene proprio e altrui è l’anima che sa accogliere la grazia, che con fluire inesausto viene in lei per bontà di Dio. La sua stessa vita e quella di tanti altri che sono a contatto con lei, se ne avvantaggia e diviene lussureggiante di frutti eterni, mentre i più diseredati, gli infelici che non sanno fare buon uso della grazia, i prodighi che la sprecano, i colpevoli che la perdono, possono, al suo contatto, nutrirsene, abbeverarsene, riflettere quanto è dolce l’acqua del Signore, e sono[175] portati a ripetere il grido della Samaritana: “Signore, dammi di quest’acqua”[176].

6Credi che, in verità, se uno mi chiedesse da bere Io subito darei a lui, fosse il più peccatore di tutti gli uomini, l’acqua viva della grazia.

7Però bisogna fare una riflessione. Se l’acqua che stilla dalle profondità della terra trovasse la cisterna rotta nei suoi bordi, che avverrebbe? Che l’acqua si sperderebbe traboccando al suolo e divenendo melma di cui solo godrebbero animali lubrici e insetti nocivi. Gli orientali hanno infatti molta cura delle loro cisterne e ne riparano le erosioni perché neppure una goccia del prezioso elemento si sperda.

Le virtù necessarie.

8Perché la grazia colmi l’anima tua, sii sempre attenta a che nulla intacchi il tuo spirito. Le mancanze di fedeltà alla grazia sono altrettanti attentati all’incolumità della mistica cisterna in cui Io verso senza sosta l’acqua zampillante da una sorgente di vita eterna e che dà vita eterna. Dunque, grande attenzione e grande fedeltà.

9Poi, grande umiltà. Le piante verdi, che crescono rigogliose in grazia dell’umido del suolo, e che servono a tenere fresca l’acqua impedendo al sole di evaporarla, sono l’umiltà che si fa rigogliosa in un’anima che sa coltivare la grazia e che col suo rigoglio impedisce al sole della superbia di consumare l’acqua preziosissima.

10Poi, grande carità. La cisterna non vive per sé. Vive per gli altri. È stata creata per gli altri. Altrimenti sarebbe stato inutile il suo essere. 11L’anima che Io ricolmo dei miei doni di grazia deve esser lieta che tutti vengano ad attingere da lei.

L’avarizia spirituale.

11Non commettere il brutto peccato dell’avarizia spirituale volendo tesaurizzare per te soltanto le ricchezze che ti do. Te le, do gratuitamente, ma tu devi generosamente farne parte agli altri. Per le preghiere e le sofferenze lo fai. Ma per le mie parole sei di una avarizia vergognosa. Spogliatene, di questo difetto.

12Io ho parlato alle turbe. Non ho sussurrato all’orecchio dei soli amici. Ho parlato ad amici e nemici, a giudei e gentili, a chiunque veniva nel raggio della mia Voce. Intendo che quanto dico ai miei amici di ora non resti tesoro sepolto dall’avaro. Sarebbe mancare di carità e potrebbe far sì che Io punissi l’avaro e il diffidente. Avaro, perché tiene per sé soltanto; diffidente, perché crede che Io non abbia altre monete da dare.

13Le mie ricchezze sono tali che i firmamenti non sarebbero sufficienti ad accoglierle. Esse si rinnovano ad ogni attimo, ad ogni pulsare, per darti paragone umano, del gran cuore che è il fulcro della Trinità nostra. Vita inesausta, creazione continua, rinnovazione eterna.

Criterio per diffondere le rivelazioni.

14Dài dunque liberamente quello che Io ti do. Con carità, con generosità, con umiltà.

15Questo fluire in te delle divine parole è arma a due tagli. Su uno è umiltà, su l’altro superbia. Un taglio dà vita, l’altro dà morte. Perché ogni dono di Dio obbliga il ricevente ad una maggiore perfezione; pena, nel caso contrario, di accrescere sul suo capo il giudizio di Dio. A chi molto è dato, molto sarà chiesto[177].

16Dunque, grande umiltà. Dare anonimamente come Io do gratuitamente. Per giustizia: pensa che nulla è tuo ma è tutto mio. Per rispetto: ricorda che sono parole di Dio e sarebbe indecoroso farle passare per tue. Per verità: dirle tue sarebbe menzogna.

17E ora va avanti a pregare. Ti do la mia pace.»

Spiegazione della scrittrice[178].

18Ora parlo io: sono le 8 e 3/4 di mattina.

19Stavo pregando, e avevo appena cominciato quando è arrivato questo. Per risparmiarmi un poco di fatica, perché ho le spalle dolentissime, ho scritto addirittura sul quaderno[179]. Tanto lei[180] mi ha promesso di farmene una copia. Come vede, non essendo stata disturbata da chiacchiere inutili, ho potuto scrivere sotto dettatura e, tolta una parola scritta male in prima pagina e rifatta, non c’è una cancellatura.

20Questa parabola delle acque mi piace molto. Mi rinfresca l’anima e la carne, che arde di febbre come l’anima che ha sempre paura di sbagliare. Ho infatti un poco di avarizia spirituale e mi spoglio a malincuore dei doni che mi dà il buon Gesù. Mi pare di strapparmi un pezzo di cuore e di gettarlo sotto i piedi altrui. Ma me ne correggerò.

21Come vede, dal mio letto ho fatto, presa per mano da Gesù, un bel viaggio nelle terre del Sud. Non me lo sarei mai pensato quando stamane mi sono svegliata dal breve e interrotto sonno… Gesù sa che mi piace viaggiare e mi ha portato fra palme e gazzelle.

44. Tre regole per raggiungere
la santità
[181].

Regola 1: Dio è ovunque

Dice Gesù:

1«Uno dei segreti per raggiungere la santità è questo: non mai distogliere la mente da un pensiero che deve reggere tutta la vita: Dio. Il pensiero di Dio deve essere come la nota su cui tutto il canto dell’anima s’intona.

2Hai visto come fanno gli artisti? Si muovono, vanno, vengono, sembra che non guardino giù dal palcoscenico. Ma in realtà non perdono mai d’occhio il maestro di musica che dà loro il tempo. Anche l’anima, per non sbagliare e per non distrarsi cosa che la farebbe sbagliare deve tenere l’occhio dell’anima sempre fisso in Dio. Parlare, lavorare, camminare, ma l’occhio mentale non deve perdere di vista Iddio.

Regola 2: Dio permette tutto per bontà.

3Secondo punto per raggiungere la santità: non perdere mai la fede nel Signore. Qualunque cosa avvenga, credere che avviene per bontà di Dio. Se è cosa penosa, anche cattiva, e perciò voluta da forze estranee a Dio, pensare che Dio la permette per bontà.

Regola 3: Cambiare in bene ciò che è male.

4Le anime che sanno vedere Dio ovunque, sanno anche cambiare tutte le cose in moneta eterna. Le cose cattive sono monete fuori corso. Ma se le sapete trattare come si deve, esse divengono legali e vi acquistano il Regno eterno.

5Sta a voi rendere buono ciò che non è buono; fare delle prove, tentazioni, disgrazie che fanno rovinare del tutto anime già crollanti tanti puntelli e fondamenta per edificare il tempio che non muore. Il tempio di Dio in voi al presente, il tempio della beatitudine nel futuro, nel mio Regno.»

45. Maria è ciborio dell’Eucarestia[182]. 

Ciborio vivo del Pane vivo.

Dice Gesù:

1«Nell’altro incontro eucaristico ti ho fatto vedere cosa è l’Eucarestia. Oggi ti mostrerò un’altra verità eucaristica. Se l’Eucarestia è il cuore di Dio[183], Maria è il ciborio di quel Cuore.

2Guarda mia Madre, eterno ciborio vivo in cui scese il Pane che viene dal Cielo. Chi mi vuole trovare, ma trovare con la pienezza delle doti, deve cercare la mia Maestà e Potenza, la mia Divinità, nella dolcezza, nella purezza, nella carità di Maria. È Lei che del suo cuore fa il ciborio per il cuore del suo e vostro Dio.

3Il Corpo del Signore si è fatto corpo nel seno di Maria, ed è mia Madre che con un sorriso ve lo porge come se vi offrisse il suo amatissimo Pargolo deposto nella cuna del suo purissimo, materno cuore. È gioia di Maria, nel Cielo, darvi la sua Creatura e darvi il suo Signore. Con il Figlio vi dà il suo cuore senza macchia, quel cuore che ha amato e sofferto in misura infinita.

Corredentrice di tutta l’umanità.

4È opinione diffusa che mia Madre non abbia sofferto altro che moralmente. No. La Madre dei mortali ha conosciuto ogni genere di dolore. Non perché lo avesse meritato. Era immacolata e l’eredità dolorifica di Adamo non era in Lei. Ma perché, essendo Corredentrice e Madre di tutto l’umano genere, doveva consumare il sacrificio fino al fondo e in tutte le forme. Perciò soffrì, come donna, le inevitabili sofferenze della donna che concepisce una creatura, soffrì stanchezze della carne appesantita del mio peso, soffrì nel darmi alla luce[184]2, soffrì nell’affrettata fuga, soffrì mancanza di cibo, soffrì caldo, gelo, sete, fame, povertà, fatica. Perché non avrebbe dovuto soffrire se Io, il Figlio di Dio, soggiacqui alle sofferenze proprie dell’umanità?

Santità e Redenzione.

5Essere santi non vuole dire essere esenti dalle miserie della materia. Essere redentori, poi, vuol dire essere particolarmente soggetti alle miserie della carne che ha sensibilità dolorifiche. La santità e la redenzione si esplicano e si raggiungono con tutti i modi, anche con dei mali di denti, per esempio. Basta che delle miserie carnali la creatura se ne faccia un’arma di merito e non di peccato.

6Io e Maria, delle miserie della natura umana abbiamo fatto tanti pesi di redenzione per voi. Anche ora soffre mia Madre quando vi vede così sordi alla grazia, ribelli a Me. Santità, lo ripeto, non vuole dire esclusione del dolore, ma anzi vuol dire imposizione del dolore.

Essere grati a Maria.

7Ringrazia dunque Maria, che mi ti dà con un sorriso di madre, per tutto il dolore che l’esser mia Madre le ha portato. Non ci pensate mai a dire grazie a Maria nel cui seno divenni carne! Quella Carne che ora do a voi per nutrirvi alla vita eterna.

8Basta: contempla e adora Me raggiante nell’Eucarestia, nel trono vivo che è il petto di Maria, la purissima Madre mia e vostra.»

Apparizione del ciborio eucaristico[185].

Visione del ciborio vivo.

9Ora spiego io. Domenica, anzi no. Venerdì 18 mi pareva di vedere Gesù a fianco del letto, gliene ho accennato. Ma non faceva nulla. Domenica 20, prima che venisse lei[186], mentre c’era lei e dopo la sua venuta per la Comunione, mi pareva di vedere Gesù, non più a fianco del letto, ma in fondo allo stesso, che mi dava Lui la particola. Ma non aveva pisside in mano: aveva il suo Cuore e mi dava come particola il suo Cuore levandoselo dal petto. Era di una maestà e di una dolcezza infinita. Mi spiegò poi il significato della visione. L’avrà trovato nel quaderno[187] in data 20 giugno.

10Stamane vedo la Madonna. Pare seduta, sorridente con amore, e mestizia però. Ha il manto scuro che le scende dal capo, aperto sulla veste pure scura, sembra marrone. Alla vita ha una cintura scura. Sembrano tre toni di marrone. In testa, sotto al manto, deve avere un velo bianco perché ne intravedo un lieve filino.

11Sul mezzo del petto raggia un’Ostia grandissima e bellissima. E quello che costituisce il mirabile della visione pare che attraverso le Specie (che qui paiono come un quarzo bellissimo: sono pane, ma paiono cristallo brillante) appaia un bellissimo bimbo. Il BimboDio fatto carne.

12La Madonna, che ha le braccia aperte per tenere aperto il manto, guarda me e poi china il volto e lo sguardo adoranti sull’Ostia che sfavilla nel suo petto. Nel suo petto, non sopra al petto. È come se, per dei mistici raggi X, io potessi vedere nel petto di Maria, o meglio è come se dei raggi X facessero apparire al di fuori quello che è dentro a Maria. Quasi Questa fosse di un corpo senza opacità. Non so spiegare.

Le tre diverse luminosità.

13Insomma io vedo questo e Gesù me lo spiega[188]. La Vergine non parla. Sorride solo. Ma il suo sorriso è eloquente come mille parole e più ancora.

14Come mi piacerebbe saper dipingere per fargliene copia e fargliela vedere. E soprattutto le vorrei fare vedere le diverse luminosità. Sono tre: una, di una pacata soavità, costituita dal corpo di Maria, è l’involucro esterno e protettore della seconda, raggiante e viva luminosità costituita dalla grande Ostia. Una luce vittoriosa, direi, per usare parola umana, la quale fa da involucro interno al Gioiello divino che splende come fuoco liquido di una bellezza che non si descrive e che è, nella sua infinita bellezza, infinitamente dolce, ed è il piccolo Gesù che sorride con tutte le sue carni tenerelle e innocenti per la natura sua di Dio e per la età sua di infante.

15È uno splendore, questo terzo, sotto i veli degli altri due splendori, che non c’è paragone a descriverlo. Bisogna pensare al sole, alla luna, alle stelle, prendere le luci diverse di tutti gli astri, farne un unico vortice di luce che è oro fuso, diamante fuso, e questo dà una pallida similitudine di quanto vede il mio cuore in quest’ora beata. Cosa sarà il Paradiso avvolto da quella luce?

Il sorriso di Maria.

16Ugualmente non c’è paragone atto a dire la dolcezza del sorriso di Maria. Regale, santo, casto, amoroso, mesto, invitante, confortevole… sono parole che dicono uno e dovrebbero dire mille per accostarsi a quello che è quel sorriso verginale, materno, celeste.

46. Pedagogia del Maestro[189]. 

Pedagogia usata con la scrittrice.

1Dice Gesù:

1«Adesso hai capito cosa volevo dirti con quei richiami biblici e quale attinenza con te essi avessero[190]. Hai capito perché dico che questo “è il tuo piccolo Oreb di prima e di dopo”. Frase che ti aveva tenuto la mente occupata per molti giorni e che nella tua ignoranza biblica non riuscivi a spiegare. Hai anche capito perché da ieri mattina Io ti sussurri che tu per molto tempo hai fatto quello che già fece il mio antico Servo e Profeta. Per la fatica che ti è costata la ricerca del passo che ti si riferisce, non dimenticherai più l’episodio.

2Quando il Padre[191] ubbidì ad una ispirazione mia perché tutto quanto è bene per le anime si compie per mia ispirazione e ti portò la Bibbia perché tu la conoscessi, avrei potuto anche dirti dove trovare il passo a cui accennavo. Ma sarebbe stato troppo facile. Ho voluto che trovassi da te per persuaderti sempre più che questo non è un inganno, ma è verità.

3Sei così sospettosa! Ti ho dovuta condurre lentamente, molto lentamente al punto dove sei ora perché ti impuntavi, per paura, come una capretta restia. È per questo che alla tua preghiera di ieri ho risposto dicendo quelle parole. Non credi forse che avverrebbe così?

4Sì. Per colpirmi gli uomini hanno coraggio. Ma per venirmi accosto, attratti dal mio amore, no. Credono ciecamente nel Male e nel Principe del Male. 5Quello lo seguono senza paura, non appena si manifesta in una delle sue infinite forme dagli infiniti nomi. Ma non credono, o credono molto malamente, nel Bene e nel Dio del Bene, e davanti alle sue manifestazioni fuggono. Sono coperti di colpe e imitano Adamo quando si nascose al Creatore dopo avere peccato nell’Eden.

Dove è demonio non può essere Dio.

5Per non avere paura della mia Voce e del mio Volto bisogna avere l’anima sgombra di colpe gravi. 6Le imperfezioni permettono ancora che in voi sussista quel minimo di coraggio che vi permetta di udire, senza tramortire, la mia Parola. Se per meritarla aveste dovuto essere senza imperfezioni, nessun mortale l’avrebbe udita, tolta mia Madre.

6Tu, lo vedi? Tu hai dovuto prima subire una vera opera di ricostruzione e di bonifica spirituale fatta da Me, ed aiutata da te, per potere arrivare a meritare e a sopportare la mia Parola e la mia Vista. Cosa logica. Peccato, anche veniale, vuol dire parentela col demonio. Dove è demonio non può essere Dio.

7I peccatori potrei terrorizzarli con una apparizione tremenda in cui apparissi il Dio irato che giudica e punisce. E qualche volta l’ho fatto per conquistare dei singoli cuori che volevo proprio per Me e che solo con quel mezzo avrei preso. Ma sono casi rari.

8Preferisco attirare con l’Amore. E l’Amore non è sentito da chi ha un amore colpevole col demonio. Ecco perché non mostro alle turbe il mio Volto tutto amore. Lo serbo a chi mi ama dando a costoro la missione di parlare ai più sordi ripetendo la mia Parola, chiedendo a costoro di divenire piccole copie di Me: Carità e Redenzione, Innamorato e Vittima.

9Io verrò, per tutti, un giorno. L’ultimo. Ma solo coloro la cui anima sarà stata purificata in vita dall’amore potranno sostenere, senza precipitare nell’abisso, il mio Volto, il mio Sguardo, la mia Voce il cui tuono farà sconvolgere i firmamenti e tremare gli abissi.»

Spiegazione della scrittrice[192].

Richiamo che invita alla ricerca.

10Ora spiego io, altrimenti lei non ci capisce nulla.

11Una decina di giorni or[193] sono, forse più che meno, sentii dire dalla cara, adorata Voce, mentre nel[194] dormiveglia pensavo a Lui: “Tu sei sul tuo piccolo Oreb. Ricordalo”. Da allora, molte volte avevo sentito ripetere, tutta per me, la frase: “Questo è il tuo piccolo Oreb di prima e di dopo”.

12Per quanto tormentassi la mia testa per spremere una luce storica e geografica, non trovavo nulla. Volevo chiederne a lei, perché avevo capito che era qualcosa di biblico come la faccenda dei 10 giusti[195]. Ma proprio quando mi ero decisa a chiedere a lei, ecco che lei mi porta la Bibbia. Oh, bene! mi dissi. Ora troverò. E pazientemente ho cominciato a leggerla, decisa di leggerla dalla prima all’ultima parola. Ma non avevo, per ora, trovato nulla.

Perché Dio non si mostra al mondo?

13Ieri mattina, dopo avere scritto le parole di Gesù e descritto, con parole mie, la visione, feci questa preghiera: “O Gesù, perché non mostri a tutti quanto sei divinamente bello e divinamente buono? Se gli uomini ti vedessero così come ti vedo io, non potrebbero non capire la tua Bontà infinita ed amarti di un amore che li farebbe buoni. Marta vorrebbe che tu mostrassi il tuo Volto irato per spaurire[196]. Io, invece, ti chiedo di mostrare il tuo Volto amoroso per conquistare come hai conquistato me”.

14E Gesù ha risposto: “Sarebbe inutile. L’amore non è capito. Se apparissi così, chi mi deriderebbe e chi fuggirebbe. Non l’hai fatto tu pure? Per anni ed anni mi sei sfuggita. Eppure ti apparivo sempre con veste d’amore nei sogni e nelle ispirazioni. Per altri anni hai sempre avuto paura delle manifestazioni mie, e quando Io mi avvicinavo facevi come il mio antico Servo a Profeta: ti nascondevi il volto per non vedermi[197]. Ti ho dovuta preparare con una pazienza infinita e anche adesso, in fondo, hai un po’ di paura che ciò sia un inganno. E hai la mia pace! Pensa che farebbero coloro che non hanno la mia pace ma la guerra demoniaca in cuore…”.

Passeggiata biblica.

15Udito questo mi sono detta: qui occorre cercare assolutamente chi è questo Servo e Profeta e cosa è l’Oreb. E ieri sera mi sono dedicata ad una passeggiata biblica.

16Ho cercato nei profeti. Niente. Ho trovato il nome di Oreb e ho capito che era un monte. Ma era troppo poco. Su e giù, giù e su. Avevo la testa che mi scoppiava e non trovavo nulla. È venuto l’allarme[198] e io, dopo avere pregato per i bombardati, ho ripreso la mia scorreria biblica. Non trovavo nulla.

17Sfido io! Mi ero partita da Giosuè in poi! Ero convinta, nella mia enorme ignoranza, che Mosè non c’entrava e… lo trascuravo.

Con l’aiuto dello Spirito Santo.

18Visto che proprio non trovavo nulla, ho pregato lo Spirito Santo di farmelo trovare. Ero decisa di sapere nella notte a costo di arrivare a mattina sfogliando la Bibbia. E lo Spirito Santo m’ha detto: “Leggi l’Esodo”. Ho trovato subito. Ero lì vicina, perché sono alla fine della Genesi, e andavo a cercare lontano! Ora so e sono contenta. E chi lo immaginava che l’Oreb era il Sinai? Nella mia asineria sapevo che Mosè era andato sul Sinai e perciò dicevo: “Mosè non c’entra!”.

19Ecco perché Gesù dice che questo è il mio piccolo Oreb di prima a dopo e che io sembro il suo Servo e Profeta. Infatti qui ho trovato la voce di Dio; infatti ci sono montata senza pensare a Dio, seguendo una via comune, come Mosè dietro al suo gregge; infatti quando meno me l’aspettavo ho ricevuto là le parole di Gesù e… mi sono coperta la faccia perché non ardivo guardarlo. Ora però ho imparato a guardarlo. Mi ci ha avvezzato. E sull’Oreb ci torno volentieri. Ecco spiegato.

20Grazie, Padre, di avermi dato modo di leggere la Bibbia. Questo mi renderà meno ochetta e capirò meglio.

47. Gesù – Eucarestia, vittima dell’odio[199].

Fragore d’inferno dell’odio contro la carità.    

Dice ancora Gesù

1«Anche oggi[200] che è la festa del mio Corpo divino, Satana mi ha colpito nelle mie Chiese e nei miei figli. Non passo trionfalmente, Ostia di Pace, per le vostre contrade, su tappeti di fiori, fra canti di osanna. Cado fra le macerie, nel fragore d’inferno dell’odio contro la Carità, scatenato con tutta la sua forza.

Fiori vivi del Corpus Domini.

2I fiori di oggi, Corpus Domini del tempo dell’ira, sono i miei figli uccisi. E beati, fra questi, coloro che cadono innocenti e che la loro morte senza rancore diviene bella come un martirio. Non si vede il mio Sangue fra il sangue degli uccisi. Io resto col mio candore di Ostia. È il sangue degli altri che mi spruzza, come è la crudeltà degli asserviti al Nemico che mi ferisce e ferisce con Me coloro che sono ostie come Me. Dal più grande fra voi dritto come su una mistica croce fra il tempio e il cielo, e ferito, sputacchiato, trafitto, flagellato, come il suo Signore, dalla menzogna venduta al Nemico al più piccolo bimbo sgozzato come un agnello innocente. Ma queste ostie non sono immolate inutilmente. In loro non è macchia di odio. Sono le vittime. Beati in eterno d’essere le vittime!

I precursori del II° avvento di Cristo.

3Nei miei figli più cari, nei figli veri, sta il mio segno. Vi ho segnati tutti, voi che mi amate e che Io amo. Più della tiara che l’incorona, quel segno è divinamente indicatore sulla fronte del mio Pietro attuale[201], nel Pontefice di Pace in cui non vive lievito di odio. Più di ogni aureola quel segno splende sul capo delle vittime che cadono con Me sotto le armi di Satana e che sono i precursori del II° avvento di Cristo.

4E gli stessi angeli delle chiese colpite che pregano, adorando le Particole travolte, raccolgano le anime innocenti che avranno il loro pianto consolato in Cielo.»

48. L’uomo spirituale.[202].

Vivere per lo spirito.

Dice Gesù:

1«Maria, non imitare mai i poveri uomini che si arrovellano per delle cose tutte terrene. Essi si danneggiano a vicenda, si uccidono, si nocciono in mille modi per cose che non hanno importanza vera, ma che sono grandi solamente davanti al loro piccolo pensiero terra terra[203].

2C’è tanto spazio nel mio Regno! Infinite sono le dimore[204] che là ho fatte per i miei eletti!

3Vivi, vivi per lo spirito e lascia cadere tutto quello che non è spirito. Sono scorie senza importanza. Liberatene di tutte, anche della più piccina. Sii un’anima sciolta, libera, leggera, agile.

Povertà di spirito

4Imita gli uccelli creati da Me. Ad una rondine, per riposare un momento dal gran volo, basta una pagliuzza sulla cresta dell’onda. Basta ad un usignolo, per cantare, un ramoscello esilissimo, in alto di un albero. Se anche il mare è sconvolto, la rondine non viene sommersa. Il lieve filo di paglia è sufficiente per sorreggerla fino al nuovo volo. Se anche il sole è poco nel fogliame, all’usignolo basta quel ramoscello per trovare il sole e cantare.

5Anche tu usa delle cose della terra come l’usignolo e la rondine. Come appoggi che aiutano, ma che non sono indispensabili al volo e al canto e che si lasciano senza rimpianto quando non servono più. Perché è l’ala e la gola che dànno il volo e il canto, e non la pagliuzza o il ramoscello.

6Anche per le anime è così. Non è la terra che dà il Cielo, ma è il Cielo che dà la terra, e della terra ve ne dovete servire per prendere lo slancio al Cielo, non per mettervi le radici malsane di un attaccamento colpevole alle cose che non sono eterne. Solo Dio e le cose di Dio sono eterne e meritano il vostro attaccamento.

Disegno voluto dalla Bontà.

7Quando Io ho ispirato il Padre[205] a chiederti la tua piccola autobiografia, l’ho fatto perché sapevo che te ne sarebbe venuto un bene. Hai espulso, scrivendola, tutto l’amaro, tutto il veleno, tutto il lievito che la vita aveva deposto in te. Te ne sei mondata. Avevi bisogno di ridire a te stessa tutto il sofferto e dirlo ad un cuore cristiano. È la cosa che più consola finché s’è uomini. Avevi bisogno di fare, dirò così, della computisteria spirituale per vedere quanto avevi dato e ricevuto da Dio e a Dio, quanto avevi dato e ricevuto dagli uomini e agli uomini.

8Prese una per una, le cose della vita sono o troppo nere, o troppo rosee, e si è indotti, delle volte, in errore nel valutarle. Allineate tutte, incasellate tutte come in un mosaico, si vede che il nero è necessario per non fare apparire troppo sfacciato il roseo. Si vede che tutto rientra armonicamente nel disegno voluto dalla Bontà stessa per voi e che quanto avete ricevuto da Essa è infinitamente di più di quanto avete dato, sia a Dio che al prossimo. Cadono allora gli egoismi, le superbie, i rancori, e l’anima diviene riconoscente, umile, caritatevole, raggiunge il completo perdono.

L’uomo spirituale.

9Oh! coloro che perdonano! Essi sono la mia copia più somigliante perché Io ho perdonato tutti, e continuo a perdonare. Allora l’uomo diviene spirituale.

10Ecco perché ho voluto che tu subissi anche quella prova penosa. Hai sofferto ricordando e scrivendo, ma la tua anima si è spogliata di tanta umanità che ostacolava la tua evoluzione da creatura molto umana a creatura spirituale. Hai fatto come una crisalide che esce dal bozzolo: l’involucro che ti carcerava lo spirito è caduto come una cosa morta e la tua anima ha aperto le ali.

11Ora sappile[206]tenere sempre aperte per stare molto alta e nel raggio di Dio. Di tutto il resto sentine un’eco, vedine un riflesso: sola voce nel tuo cuore sia la mia Parola e sola vista il tuo Gesù. Poi verrò Io e sarà la Pace senza fine.»


49. L’arte di progredire nella vita spirituale[207].

Spogliarsi dell’affanno spirituale.

Dice Gesù:

1«Spogliatevi non solo da ciò che costituisce peso di umanità pura, ma anche da quello che è affanno spirituale. Ora ti spiego cosa è questo, perché tu non interpreti male la mia espressione.

2Affanno spirituale non è quel tendere sano, con tutte le forze intellettive, a Dio. Affanno spirituale è quell’ansia che prende talvolta anche le anime più avanzate nella santità e che consiste nella paura di non fare a tempo a fare tutto quello, spiritualmente parlando, che si vorrebbe fare, tutto quello che sembra che Iddio voglia dall’anima, paura di staccarsi dall’orazione nella tema di non potere gustare quel limpido ruscello di dolcezza che Io vi invio, paura di non poterlo più ritrovare.

3Queste paure sono ancora un resto di umanità che si infiltra nella spiritualità e le nuoce.

Regola per seguire la via dello spirito.

4Bisogna seguire la via dello spirito con fermezza e con calma. Nessuna ansia, nessuna paura. Sono Io che creo il tempo. Non ne avrò dunque quanto ne occorre per ogni anima che si affida a Me? Sono Io che faccio fluire in voi l’onda della grazia; so quindi regolare il flusso della medesima e mandarvi le mie luci nei momenti più propizi.

5Se siete disturbati nell’orazione non è un motivo di angustia. Basta che non siate voi, volontariamente, per motivi umani e personali, che ve ne staccate. In questo caso è certo che la fonte si inaridisce o si svia su altre anime aperte all’orazione. Ma se il vostro disturbo è causato da carità di prossimo, non inaridisce in voi la sorgente di luce e non la svia, ma anzi la aumenta e la attira, perché chi ha la carità ha Dio e chi ha Dio ha le sue luci.

Calma, carità e fiducia in Gesù.

66erciò tu non essere mai affannata. Prega, ascolta, medita, soffri, lavora, riposa sempre con calma, fidandoti di Me. Io sono un Ospite perfetto. So conversare e so tacere a seconda che vedo colui che mi ospita in condizione di potermi o non potermi ascoltare. Che diresti tu di un invitato che ti si mettesse alle coste e non ti lasciasse pensare alle necessità della casa, specie in giorno di invito? Diresti che non conosce le prime regole dell’educazione e le più comuni necessità di una padrona di casa. Ma Io sono, Gesù. Perciò so tutto.

7Quando il tuo prossimo ti toglie all’orazione e al conversare con Me, non me ne ho a male e tu non ti devi innervosire. Sii paziente e caritatevole. Io sarò paziente e silenzioso. Poi, a carità fatta, ti parlerò più luminosamente di prima. Se invece ti affanni o ti innervosisci, la luce si offusca come se una nube si frapponesse fra il tuo Sole e la tua anima.

8Fidati, fidati, fidati del tuo Gesù. Per quanto tu mi possa amare, non mi ami che in misura infinitamente piccola rispetto a quanto ti amo Io. Dunque fidati. Il mio Pane, che è non solo Eucaristia che nutre, ma anche parola che istruisce, non ti mancherà mai se tu resti buona e fiduciosa

L’allegoria della ruota[208].

9«È di somma importanza, per l’anima che vuole avanzare nella via del Cielo, saper tenere le potenze dell’anima ferme in Dio. Quando ciò avviene, l’anima è sicura.

10Cosa sono le potenze dell’anima? Ora ti porto un paragone umano. La ruota come è fatta? Di un cerchio, di tanti raggi infissi nel cerchio, di un anello che riunisce i raggi e li fa rotare intorno ad un perno. In tal modo la ruota serve. Se qualcuna delle parti è rotta serve male, ma se è rotto l’anello che tiene i raggi, la ruota non serve affatto.

11Ed ora attenta, piccola Maria che ascolti il tuo Maestro. Il cerchio è l’umanità che raccoglie tutte le potenze morali, fisiche e spirituali che sono in un essere creato. È la fascia che aduna tutto di un uomo. I raggi sono i sentimenti che si concentrano in un mistico anello lo spirito che li raccoglie e che li irraggia, poiché è operazione doppia. Il perno è Dio. Se l’umanità è lesionata da carie carnali, i sentimenti restano slegati e finiscono con lo[209] sparpagliarsi nella polvere. Ma se è rovinato lo spirito o anche semplicemente disimperniato dal suo pernio, allora il moto mirabile dell’essere creato da Dio si ferma e subentra la morte.

Imperniare lo spirito su Dio.

12Perciò non uscire mai dal fulcro divino è necessità assoluta per l’anima che vuole meritare il Cielo. La tua umanità si presti pure ad aiutare il prossimo, si affatichi al suo servizio. È carità. Ma i tuoi sentimenti non cessino di convergere allo spirito e partire dallo spirito. Così si alimenteranno di Dio e porteranno, anche nelle umili faccende, l’impronta di Dio, poiché il tuo spirito è e deve rimanere imperniato su Dio, fulcro divinissimo di tutto il creato, fulcro soavissimo della tua anima che ha trovato la sua Via.

13Quando le potenze dello spirito sono fisse in Dio, credi pure che nessuna forza la può togliere di là. Il moto diviene sempre più vorticoso, e tu sai che c’è una forza, che appunto è detta centripeta[210], che attira sempre più verso il centro le cose quanto più un moto è vorticoso.

14L’amore è quello che dà il moto. Lo spirito fisso in Dio ama Dio suo fulcro. Dio ama lo spirito imperniato su di Lui; e questo duplice amore aumenta il moto vorticoso, la corsa alata il cui termine è l’incontro nel mio Regno fra lo spirito amante e il suo Creatore.»

50. La Madre da guardare e amare[211].

Modello dei Cristiani.

Dice Gesù:

1«L’occhio umano non può fissare il sole, mentre può guardare la luna. L’occhio dell’anima non può fissare la perfezione di Dio quale essa è. Ma può guardare la perfezione di Maria.

2Maria è come la luna rispetto al sole. Ne è illuminata e riflette su voi la luce che l’ha illuminata, ma addolcendola di quei mistici vapori che la rendono sopportabile alla limitata vostra natura. È per questo che Io ve la propongo da secoli come modello per voi tutti che ho voluto miei fratelli appunto in Maria.

Madre dei Redenti.

3È la Madre. Che dolcezza per i figli guardare la madre! Ve l’ho data per questo, perché poteste avere una dolce Maestà la cui splendidezza fosse sufficiente a rapirvi, ma non ad abbacinarvi. Solo ad anime speciali, che ho scelto per motivi insindacabili, ho mostrato Me stesso, nel mio fulgore di DioUomo, di Intelligenza e Perfezione assoluta. Ma insieme a quel dono ne ho dovuto dare[212] un altro che le rendesse capaci di sopportare la mia conoscenza senza rimanerne annichilite[213].

Luce che si effonde su tutte le creature.

4Mentre Maria la potete tutti guardare. Non perché Ella sia simile a voi. Oh! no! La sua purezza è tanto alta che Io, suo Figlio e Dio, la tratto con venerazione. La sua perfezione è tale che l’intero Paradiso s’inchina al suo trono sul quale scende l’eterno sorriso e l’eterno splendore della Nostra Trinità. Ma questo splendore, che la compenetra e indìa più d’ogni altra creatura, è soffuso dai veli candidissimi della sua carne immacolata, per cui Ella raggia come una stella, raccogliendo tutta la luce di Dio e diffondendola come una luminosità soave su tutte le creature.

Il giubilo di Maria.

5E poi Ella vi è in eterno Madre. E della Madre ha tutte le pietà che vi scusano, che intercedono, che ammaestrano pazientemente. Grande è la gioia di Maria quando può dire a chi l’ama: “Ama mio Figlio”. Grande è la mia gioia quando posso dire a chi mi ama: “Ama mia Madre”. E grandissima è la nostra gioia quando vediamo che staccandosi dai miei piedi uno di voi va a Maria, o staccandosi dal grembo di Maria uno di voi viene verso di Me. Perché la Madre giubila di dare altri innamorati al Figlio a il Figlio giubila di vedere amata da altri la Madre. La nostra gloria non cerca di sopraffarsi ma si completa nella gloria dell’altro.

6Perciò ti dico: “Ama Maria. Ti do a Lei che ti ama e che ti illuminerà unicamente con la soavità del suo sorriso”.»

51. Chiamati ad essere perfetti[214].

A dolce mandato dolce risposta

Invito amoroso.
     Dice Gesù:

1«“Siate perfetti voi tutti che amo di un amore di privilegio. Vivete da angeli voi che costituite la mia Corte sulla terra”.

2Se per tutti è fatto l’invito amoroso d’essere perfetti come il Padre mio, per coloro che ho eletti a miei intimi ed amici ciò diviene un soave comando. Essere miei discepoli non nel senso vago che è detto di tutti i cristiani, ma nel senso proprio con cui chiamavo: discepoli e amici, i miei dodici è grande onore, ma importa grande dovere.

Soave comando.

3Non basta più la piccola perfezione, ossia il non commettere colpe gravi e l’ubbidire alla Legge nelle sue regole più marcate. Occorre raggiungere la finezza della perfezione, seguire la Legge sino nelle più lievi sfumature, direi quasi anticiparla con un di più. Come i bambini che non soltanto vanno verso la casa del padre, camminando a fianco di chi li conduce, ma corrono avanti festosi, superando fatiche e ostacoli di un sentiero più difficile per arrivare più presto, perché il loro amore li sprona.

L’amore è luce e scienza.

4La casa del Padre vostro è in Cielo; l’amore è quello che vi sprona a superare, volando, ogni difficoltà per raggiungere presto il Cielo dove il Padre vi attende colle braccia già aperte all’abbraccio. Perciò non solo il mio discepolo deve ubbidire alla legge nelle cose grandi che ho imposto a tutti, ma deve interpretare il mio desiderio, anche non espresso, che voi facciate il massimo bene che potete, desiderio che l’amante comprende perché l’amore è luce e scienza.

Parabola degli invitati.

Errori di forma non di sostanza.

5Adesso ti spiego due punti del Vangelo. Uno è di Matteo e uno di Luca. In realtà sono un’unica parabola, ma espressa con qualche differenza. Che nei miei evangelisti si trovino queste differenze non deve fare stupore. Quando scrivevano quelle pagine erano ancora uomini. Già eletti, ma non ancora glorificati. Perciò potevano commettere sviste ed errori, di forma, non di sostanza. Solo nella gloria di Dio non si erra più. Ma per raggiungerla essi dovevano ancora molto lottare e soffrire.

Solo Giovani è di esattezza fonografica.

6Soltanto uno degli evangelisti è di una esattezza fonografica nel riportare quanto Io dissi. Ma quello era il puro e l’amoroso. Rifletti su ciò. La purezza e la carità sono tanto potenti che permettono di capire, ricordare, trasmettere, senza l’errore neppure d’una virgola e di una riflessione, la parola mia. Giovanni era un’anima su cui l’Amore scriveva le sue parole, e lo poteva fare perché l’Amore non si posa e non ha contatto altro che coi puri di cuore, e Giovanni era un’anima verginale, pura come quella d’un pargolo. Non ho affidato mia Madre a Pietro, ma a Giovanni[215] perché la Vergine doveva stare col vergine. Ricorda bene questo: che Dio non si comunica con chi non ha purezza di cuore, conservata dalla nascita o riottenuta con assiduo lavoro di penitenza e d’amore, sostanze spirituali che rendono all’anima quella candida freschezza che attira il mio sguardo e ottiene la mia parola.

Parabola degli invitati.

7Dicono dunque i miei evangelisti che un personaggio l’uno dice: re, l’altro fa capire che è un ricco signore fece un grande convito, di nozze probabilmente, invitando molti amici. Ma questi addussero delle scuse, dice Luca[216], e Matteo rincara[217]: se ne infischiarono. Purtroppo col vostro Dio non adducete neppure delle scuse e ai suoi inviti rispondete sovente infischiandovene.

8Allora il padrone del convito, dopo avere punito  i maleducati, per non sprecare inutilmente i viveri già preparati, mandò i suoi servi ad adunare tutti i poveri, gli[218], zoppi, gli storpi, i ciechi che erano intorno alla casa, già in attesa degli avanzi, oppure che accorrevano, combattuti fra il timore e il bisogno, da tutto il paese. 11L’ordine era di aprire a questi la sala e farli sedere a mensa dopo averli puliti e rivestiti a dovere. Ma la sala non era ancora piena. Allora quel ricco ordina ai servi di uscire nuovamente e invitare chiunque, anche usando una dolce violenza. Entrano così non soltanto i poveri che si aggirano intorno alle case dei ricchi, ma anche coloro che non ci pensavano, convinti come erano di essere sconosciuti al padrone e di non avere bisogno di nulla.

9Quando la sala fu piena, entrò il ricco signore e vide uno non è detto se fosse un povero o un passante, ma è particolare di poco conto che si era levato la veste di nozze, il che fa pensare fosse un passante ricco e superbo e non un povero convinto d’esser un bisognoso. Allora il padrone sdegnato, vedendo spregiato il suo dono e calpestato il rispetto per la dimora dell’ospite, lo fa cacciare perché nulla di contaminato deve entrare nella sala delle nozze.

Chiamati con vocazione speciale.

10Ora ti spiego la duplice parabola.

11Gli invitati sono coloro che Io chiamo con vocazione speciale, grazia gratuita che Io concedo come invito all’intimità nel mio palazzo con Me stesso, come elezione alla mia Corte. I poveri, i ciechi, i monchi, i deformi sono coloro che non hanno avuto speciali chiamate e aiuti e che coi loro soli mezzi non hanno potuto conservare o raggiungere ricchezza spirituale e salute, ma anzi hanno, per imprudenze naturali, aumentata la loro infelicità. Sono cioè i poveri peccatori, le anime deboli, povere, deformi, le quali non osano presentarsi alla porta, ma si aggirano nei pressi del palazzo attendendo una misericordia che li ristori. I passanti frettolosi, che non si curano di ciò che avviene nella dimora del Signore, sono coloro che vivono nelle religioni più o meno rivelate o nella loro personale che ha nome: denaro, affari, ricchezze. 16Costoro credono di non avere bisogno di conoscermi.

12Ora si verifica il fatto che sovente i chiamati da Me trascurano il mio appello, se ne disinteressano, preferiscono occuparsi di cose umane invece di dedicarsi alle cose soprannaturali. Allora Io faccio entrare i poveri, i ciechi, gli[219] zoppi, i deformi; li rivesto della veste di nozze, li faccio assidere alla mia mensa, li dichiaro ospiti miei e li tratto da amici. E chiamo anche quelli che sono fuori della mia Chiesa, li attiro con insistenza e cortesia, li costringo anche con dolce violenza.

13Nel mio Regno c’è posto per tutti, e mia gioia è farvi entrare molti. Guai però a coloro che eletti da Me per vocazione mi trascurano preferendo dedicarsi a cose naturali. E guai a coloro che, benignamente accolti pur non essendone meritevoli, e rivestiti dalla mia magnanimità con la grazia che ricopre e annulla le loro brutture, si levano la veste nuziale mancando di rispetto a Me e alla mia dimora dove nulla di indegno deve circolare. Saranno espulsi dal Regno perché avranno calpestato il dono di Dio.

14Delle volte, fra i peccatori e i convertiti Io vedo anime così belle e così riconoscenti che le eleggo a mie spose, al posto d’altre, già chiamate, che mi hanno respinto.

Esempio di fedeltà e d’infedeltà.

15Tu, Maria, eri una poverella, mendicante, affamata, affannata, senza vesti. Dopo avere cercato da te di saziare la tua fame, di calmare il tuo affanno, di coprire le tue miserie, senza riuscirvi, ti sei accostata alla mia Dimora avendo compreso che solo in essa è pace e ristoro vero. Ed Io ti ho accolta, mettendoti al posto di un’altra che, vocata da Me, ha respinto la grazia, e vedendoti riconoscente e volonterosa ti ho eletta a sposa. La sposa non resta nella sala del convito. Penetra nella camera dello sposo e ne conosce i segreti. Ma guai se in te si assopisse la buona volontà e la riconoscenza. Devi continuare a lavorare per piacermi sempre più. Lavorare per te, per ringraziarmi d’averti chiamata. Lavorare per l’altra che ha respinto le mistiche nozze perché si converta e torni a Me. Chi sia lo saprai un giorno.

Amore di predilezione.

16Ora pasciti della mia mensa, rivestiti delle mie vesti, scaldati al mio fuoco, riposati sul mio cuore, consolami delle defezioni dei vocati, amami per riconoscenza, amami per riparare, amami per impetrare, amami per aumentare i tuoi meriti. Io do la veste nuziale a chi amo di un amore di predilezione. Ma l’amata deve, con una vita di perfezione angelica, sempre più ornarla. Non devi mai dire: “Basta”. Il tuo Sposo e Re è tal Signore che la veste della sposa deve essere ricoperta di gemme onde essere degna di vestire la prescelta e sedere nel palazzo del suo Signore.»

52. L’Eucarestia è carne,
ma è anche sangue
[220].

Raccoglier il Sangue e spargerlo spiritualmente.

Nella veste di sangue.

Dice ancora Gesù:

1«Questa volta mi ti mostro sotto altra veste. L’Eucarestia è Carne, ma è anche Sangue. Eccomi nella veste di Sangue. Guarda come trasuda e sgorga in rivoli sul mio volto sfigurato, come scorre lungo il collo, sul torso, sulla veste, doppiamente rossa perché intrisa del mio Sangue. Vedi come bagna le mani legate e scende sino ai piedi, al suolo. Sono proprio Colui che pigia l’uva di cui parla il Profeta, ma il mio amore ha pigiato Me. Di questo Sangue che ho profuso tutto, sino all’ultima goccia, per l’Umanità, ben pochi ne sanno valutare il prezzo infinito e fruire dei meriti potentissimi.

S. O. S

2Ora Io chiedo a chi lo sa guardare e capire, di imitare Veronica ed asciugare col suo amore il Volto sanguinoso del suo Dio. Ora Io chiedo a chi mi ama di medicare con il suo amore le ferite che continuamente gli uomini mi fanno. Ora Io chiedo, soprattutto, di non lasciare sperdere questo Sangue, di raccoglierlo con attenzione infinita, nelle più piccole stille, e spargerlo su chi del mio Sangue non si cura.

3Nel mese che sta per finire, molto ti ho parlato del mio Cuore e del mio Corpo nel Sacramento. Ora, per il mese del mio Sangue, ti farò pregare il Sangue mio. Di’ dunque così:

Preghiera al Sangue di Gesù.

 4“Divinissimo Sangue che sgorghi per noi dalle vene del Dio umanato, scendi come rugiada di redenzione sulla terra contaminata e sulle anime che il peccato rende simili a lebbrosi. Ecco, io ti accolgo, Sangue del mio Gesù, e ti spargo sulla Chiesa, sul mondo, sui peccatori, sul Purgatorio. Aiuta, conforta, monda, accendi, penetra e feconda, o divinissimo Succo di Vita. Né ponga ostacolo al tuo fluire l’indifferenza e la colpa. Ma anzi per i pochi che ti amano, per gli infiniti che muoiono senza di Te, accelera e diffondi su tutti questa divinissima pioggia onde a Te si venga fidenti in vita, per Te si sia perdonati in morte, con Te si venga nella gloria del tuo Regno. Così sia”.

Sangue che sazia la sete spirituale.

5Ora basta. Alla tua sete spirituale Io porgo le mie vene aperte. Bevi a questa fonte. Conoscerai il Paradiso e il sapore del tuo Dio, né mai quel sapore ti verrà meno se tu saprai venire sempre a Me con le labbra e l’anima mondata dall’amore.»

Spiegazione della scrittrice[221].

Esperienza di un dettato.

6Il mio Gesù aveva cominciato a parlare alle 4 di mattina, fra le pause del mio dormiveglia. Scendeva la parola come una goccia di luce nei risvegli e naufragava nei ritorni di sonno perché sono così spossata e stanca… Era come se Gesù fosse curvo sul mio letto e mi dicesse una parola dentro per dentro[222]. Però, venuta l’ora di sedermi e muovermi, scuotendo il sonno, quelle parole, che erano state ripetute più volte, come ritornello di una spirituale ninnananna, rifulsero vivamente nella mia mente. Sono le due prime[223] frasi del primo brano del 28. “Siate perfetti… Vivete da angeli”. Dietro a quelle si snodarono le altre frasi. Ben poco rimaneva da dire quando venne lei[224] con la S. Comunione. E fu tutto terminato subito dopo.

Esperienza di una visione interiore.

7L’altro brano, come lei può capire facilmente, è una vista interna (si dice così?) del mio Gesù ferito a gocciante sangue. Non è il bel Gesù biancovestito, ordinato, maestoso, delle altre volte, e non è il fulgente Pargolo dell’ultima volta, sorridente dal seno di Maria.

8È un triste, tristissimo Gesù, le cui lacrime si mescolano al sangue, contuso, spettinato, sporco, strappato nella veste, con le mani legate, con la corona ben fitta sul capo. Vedo distintamente la corona di grosse spine, non lunghe ma fitte fitte, che penetrano e sgraffiano le carni. Ogni capello ha la sua goccia di sangue e sangue scende, in rivoletti, dalla fronte sugli occhi, lungo il naso, giù per la barba e il collo, sulla veste, goccia sulle mani, e sembra più rosso tanto esse sono pallide, bagna la terra dopo aver bagnato i piedi. Ma quello che è tristissimo a vedersi è lo sguardo… Chiede pietà e amore, e tradisce, sotto la sua rassegnata mansuetudine, un dolore infinito.

9Anche qui[225], se fossi capace, vorrei poterlo disegnare per lei e per me. Perché, se penso bene, nessun quadro di Gesù e Maria che io conosca assomiglia a ciò che vedo. Né nei tratti, né nell’espressione. Questa soprattutto manca nelle opere di autori. Ma divenire pittrice io… Nulla è impossibile a Dio, è vero, ma questa è cosa grossa!… E credo che il buon Dio non lo farà, anche perché non me ne compiaccia…

53. Il Vangelo è opera spirituale[226].

“Vendi quello che hai…”

Dice Gesù:

1«Anche oggi ti parlerò riferendomi al Vangelo. Ti illustrerò una frase. Una sola, ma che ha significati vastissimi. Voi la considerate sempre sotto un sol punto di vista. La vostra limitatezza umana non vi permette di più. Ma il mio Vangelo è opera spirituale, perciò il suo significato non resta circoscritto al punto materiale di cui parla, ma si propaga come un suono in cerchi concentrici, e sempre più vasti, abbracciando tanti significati.

2Io ho detto al giovane ricco: “Va’, vendi quello che hai e vieni a seguire Me”[227].

Ricchezze materiale.

3Voi avete creduto che Io dessi il consiglio evangelico della povertà. Sì, ma non della povertà quale voi la intendete; non quello soltanto. Il denaro, le terre, i palazzi, i gioielli, sono cose che amate e che vi costa sacrificio a rinunciare di averle o dolore a perderle. Ma per una vocazione d’amore sapete anche spogliarvene. Quante donne non hanno venduto tutto per mantenere lo sposo o l’amante il che è peggio e continuare una vocazione di amore umano? Altri per un’idea fanno getto della vita. Soldati, scienziati, politici, banditori di nuove dottrine sociali, più o meno giuste, si immolano ogni giorno al loro ideale vendendo la vita, dando la vita per la bellezza, o per quello che loro reputano bellezza, di una idea. Si fanno poveri della ricchezza della vita per la loro idea. Anche fra i miei seguaci molti hanno saputo e sanno rinunciare alla ricchezza della vita, offrendola a Me per amore mio e del loro prossimo. Rinuncia molto più grande di quella delle materiali ricchezze.

Ricchezze intellettuali.

4Ma nella mia frase c’è un altro significato ancora, come c’è una ricchezza più grande dell’oro e della vita e infinitamente più cara. La ricchezza intellettuale. Il proprio pensiero! Come ci si tiene! Ci sono, è vero, gli scrittori che lo elargiscono alle folle. Ma lo fanno per lucro, e poi il vero loro pensiero non lo dicono mai. Dicono quello che serve alla loro tesi, ma certe intime luci le tengono sotto chiave nello scrigno della mente. Perché spesso sono pensieri di dolore per intime pene o rimproveri della coscienza destata dalla voce di Dio.

5Ebbene, in verità ti dico, che essendo questa una ricchezza più, grande e più pura perché ricchezza intellettuale e perciò incorporea la sua rinuncia ha un valore diverso agli occhi miei. Quanto in voi si accende, viene dal centro del Cielo dove Io, Dio Uno e Trino, sono. Non è quindi giusto che voi diciate: “Questo pensiero è mio”. Io sono il Padre e il Dio di tutti. Perciò le ricchezze di un figlio, che Io do a un figlio, devono essere godimento di tutti e non esclusivo di uno. A quell’uno che si è meritato d’essere dirò così il depositario, il ricevente, resta la gioia d’esser tale. Ma il dono deve circolare fra tutti. Perché parlo a uno per tutti. Quando uno trova un tesoro, se è un onesto, si affretta a consegnarlo a chi di dovere e non lo tiene colpevolmente per sé. Colui che trova il Tesoro, la mia Voce, deve consegnarla ai fratelli. È tesoro di tutti.

L’avaro materiale e spirituale.

6Non amo gli avari. Neppure gli avari nella pietà. Ci sono molti che pregano per sé, usano delle indulgenze per sé, si nutrono di Me per sé. Mai un pensiero per gli altri. È la loro anima che preme loro. Non mi piacciono. Non si danneranno perché restano in grazia mia. Ma avranno solo quel minimo di grazia che li salverà dall’Inferno. Il resto, che dovrà dare loro il Paradiso, dovranno guadagnarselo con secoli di Purgatorio. L’avaro, materiale e spirituale, è un goloso, un ingordo e un egoista. Si rimpinza. Ma non gli fa pro. Anzi questo produce in lui malattie dello spirito. Diviene un impotente a quell’agilità spirituale che vi rende capaci di percepire le divine ispirazioni, regolarvi su di esse e raggiungere con sicurezza il Cielo.

7Vedi quanti significati può avere una mia parola evangelica? E ne ha altri ancora. Ora, piccola gelosa dei miei segreti, regolati. Non fare delle ricchezze che ti do delle ricchezze ingiuste.

Carisma di riparazione.

8Riguardo a quanto ti dissi ieri[228], non pensare che colei per cui tu devi riparare sia un’anima consacrata la cui vocazione vacilla. No. 14È una debole creatura che Io avevo eletta, ma che ascoltò le voci delle creature più della mia e per meschine considerazioni umane perdette il trono nella casa dello Sposo. Ora ne soffre. Ma non ha forza di riparare. Le aprirei ancora le braccia. Prega perché sappia venire alla porta della mistica sala di nozze e vi sappia entrare con un’anima nuova. Anche una lacrima offerta a tal scopo ha il suo peso e il suo valore.»

9«Aiuta il tuo Gesù, Maria, ed Egli aiuterà te sempre più.»


54. Slegare le mani di Gesù[229].

Chi lega le mani a Gesù?.

Dice Gesù:

1«Sai cosa vogliono dire le mie Mani legate, sai chi me le lega? Sai perché tanto dolore è nel mio sguardo, tanta stanchezza sul mio Volto? Sai cosa chiedo a quelli che mi sanno guardare?

2Le mie Mani sono legate da Satana per mezzo dei peccatori. Non hai capito male. Ripeto: sono legate da Satana per mezzo dei peccatori.

3Tu dirai: “Ma, o Signore, come ciò può essere se Tu sei Dio?” Io sono il Dio della Misericordia e del Perdono, Io sono il Dio potente, il Padre delle grazie. Ma il peccato paralizza la mia Potenza di grazie, la mia Misericordia, il mio Perdono. Perché, se sono Misericordia, Grazia, Perdono, sono anche Giustizia. Do perciò ad ognuno quello che si merita. E se tu consideri, con giustizia, devi dire che do sempre più grazie di quello che non  meritate.

Le autorità.

4Se a una autorità della terra, anche ad un semplice messo municipale, voi faceste le offese che fate a Me, sareste puniti con la prigione. Se poi fosse autorità più grande, sareste puniti anche con la perdita della vita. E sono, le autorità, poveri uomini come voi, che rimangono autorità fintanto che Io permetto lo siano per vostro merito, per loro prova, e quasi sempre per loro punizione. Vostro merito: ubbidire e pazientare. Loro prova: non abusare del potere, non insuperbirsene credendosi semidei, o dèi, perché vedono le folle pronte al loro cenno e a gridare “Osanna”. Uno solo è dio: Dio . Loro punizione: perché è ancora più difficile che un’autorità resti onesta, nelle mille forme dell’onestà, che non un ricco si salvi. Perciò la loro gloria umana è l’unica gloria che abbiano. Quella eterna ben poche autorità la raggiungono.

Chi e come slega le mani a Gesù. 

5Le colpe continue, sempre più perfide, che gli uomini commettono, per istigazione del Nemico mio e vostro, legano la mia Misericordia, la mia Grazia, il mio Perdono. Ecco cosa sono le mie Mani legate e chi sono quelli che le legano con la fune del Male: Satana e i suoi figli.  E le mie Mani vorrebbero invece esser libere per perdonare, medicare, consolare, benedire.

6O voi che mi amate, slegate col vostro amore le mie Mani legate! Riparate, riparate, o miei diletti, amici e figli miei carissimi, all’oltraggio recato alle Mani del vostro Dio, Padre e Redentore. L’amore è fiamma che consuma le catene e arde le ritorte rendendo libertà alle mie Mani legate. Abbiate pietà, voi che mi amate, del mio dolore, e pietà dei vostri lebbrosi fratelli che le mie Mani soltanto possono sanare.

Legge calpestata, Sacramento profanato.

7Il mio sguardo è pieno di dolore per tutti gli oltraggi che vengono recati a Me, nel Sacramento e nella mia Legge. Legge calpestata, Sacramento profanato. Hai letto? Hai sentito? Hai notato? L’altare del Sacramento è sempre colpito. Non vedi in ciò il segno di Satana? E pensa questo, a tua gioia. Dove fra la rovina si può trovare intatta la Pisside che mi contiene e raccoglierla coi dovuti onori, è perché un cuore, o molti cuori, lontani dal luogo colpito, ma adoranti Me Eucarestia, hanno deviato, col loro orare, il colpo diretto da Satana. Quelle Ostie che salvate, anime umili e amorose che pregate per il mio Sacramento,  infondono in voi gli stessi frutti di una Comunione d’amore.

Perché e come si deve consolare Gesù.

8La stanchezza è sul mio Volto perché constato sempre più fino a qual punto sono morto invano per tanta umanità, perché mi accorgo sempre più che nulla non parole, non miracoli, non castighi, non grazie serve a far pensare che Io sono Dio a che solo in Dio è Bene e Pace. Quando uno è stanco e afflitto, coloro che lo amano gli dànno affetto per consolarlo, riposo per sollevarlo. Questo Io ti chiedo e chiedo a quelli che mi amano.

9Sono sbandito dalle chiese e dai cuori. Quando era pellegrino sulla terra non aveva, il Figlio dell’Uomo, un sasso suo proprio su cui posare il capo. Ma ora che i cuori degli uomini sono di sasso, ho forse dove posare la testa? No. Solo qualche raro, rarissimo cuore fedele. Gli altri sono ostili al loro Amico e Redentore.

10Apritemi dunque il cuore, voi che mi amate. Date ricetto al vostro Dio che piange di dolore sull’umanità colpevole, ristorate Colui che dà Se stesso in sacrificio eterno e che non è compreso. Io, Gesù, verrò con tutte le mie grazie e farò del cuore fedele un piccolo Paradiso.»

55. Distacco dalle ricchezze affettive[230].

Perché siamo sulla terra?.

Dice ancora Gesù:

1«Fra le ricchezze da dare via per seguire Me e che ti ho elencate[231], ve ne è un’altra ancora. Quella che è la più legata allo spirito e che a strapparla fa più dolore che a strapparsi la carne. Sono gli affetti, questa ricchezza così viva. Eppure per amore mio bisogna sapere dare via anche quelli.

2Io non condanno gli affetti. Anzi li ho benedetti e santificati con la Legge e i Sacramenti. Ma siete sulla terra per conquistare il Cielo. Quella è la dimora vera. Quanto Io ho creato per voi quaggiù va guardato attraverso la lente di lassù. Quanto Io vi ho donato va preso con riconoscenza, ma riconsegnato con prontezza alla mia richiesta.

3Io non la distruggo la vostra ricchezza affettiva. La levo dalla terra per trapiantarla in Cielo. Là saranno ricostruite in eterno le sante convivenze famigliari, le pure amicizie, tutte quelle forme di affetto onesto e benedetto che  Io, Figlio di Dio fatto uomo, ho voluto anche per Me stesso e che so quanto siano care. Ma se sono care, tanto care, non sono più care di Dio e della vita eterna.

4Ma non dimostrano una vera fede nel dolce Padre che è nei Cieli coloro che davanti ad un  affetto che si spezza non sanno pronunciare la parola più bella della figliolanza in Dio, ma si ribellano. E non riflettono che se Io do quel dolore è certo per evitare dolori più grandi e per procurare un merito maggiore!

Come comportarsi alla morte dei parenti.

5Tu, anche tu non hai saputo dire: “Sia fatto come Tu vuoi!”. Sono dovuti passare degli anni prima che to mi dicessi: “Grazie, Padre, per quel dolore”. Ma credi tu che il tuo Gesù te lo avrebbe dato se non fosse stato un bene dartelo? Ora rifletti e capisci. Ma quanto hai tenuto a farlo! Io ti chiamavo, cercavo farti intendere la ragione. Ma non udivi il tuo Dio. Era l’ora delle tenebre per la mente e per l’anima.

6Non chiedermi: “Perché l’hai permessa?”. Se l’ho permessa non è stato senza motivo. Te ne parlo questa sera in cui più soffri. Io sono con te appunto perché soffri. Ti faccio compagnia. Ma ricorda che Io non ebbi nessuno nell’ora della tentazione. Ho dovuto superarla da Me. Tu invece mi hai sempre avuto vicino, anche quando non mi vedevi perché lo Spirito del Male ti disturbava al punto di impedirti di vedere e udire il tuo Gesù.

7Ora, se Io ti dicessi che l’adesione di un figlio  alla morte di un padre abbrevia al medesimo il Purgatorio, che il perdono di un figlio alle colpe, più o meno vere, di un padre, è refrigerio per quell’anima, ci crederesti. Ma allora non ti davi pace e sciupavi il bene che facevi.

Rinuncia alla ricchezza di un affetto.

8Rinunciare alla ricchezza di un affetto, per seguire la Volontà mia senza rimpianti umani, è la perfezione della rinuncia consigliata al giovane del Vangelo[232].

9Ricordalo per tutto il resto della vita. Un padre quale Io sono non dà mai nulla di nocivo ai figli. Anche se l’apparenza è quella di un sasso a chi chiede un bacio, quel sasso è oro puro e eterno. Sta all’anima il riconoscerlo e mantenerlo tale, pronunciando la parola che attirò Me dai Cieli nel seno di Maria e mise Me sulla Croce per redimere il mondo: fiat.»

56. Bere al calice delle tentazioni[233].

Essere tentati non è un male.

Dice Gesù:

1«Che un’anima provi tentazioni non deve stupire. La tentazione è anzi più violenta quanto più la creatura è avanzata nella mia Via.

2Satana è invidioso e astuto. Quindi spiega la sua intelligenza dove occorre più sforzo per strappare un’anima al Cielo. Un uomo di mondo, che vive per la carne,  non c’è bisogno di tentarlo. Satana sa che egli lavora già di suo per uccidere la sua anima e lo lascia fare. Ma un’anima che vuole essere di Dio attira tutto il suo livore.

3Ma le anime non devono tremare, non devono accasciarsi. Essere tentato non è un male. È male cedere alla tentazione.

E’ male cedere alle tentazioni.

4Vi sono le grandi tentazioni. Davanti ad esse le anime rette si mettono subito in difesa. Ma vi sono le piccole tentazioni che possono farvi cadere senza che ve ne accorgiate. Sono le armi raffinate del Nemico. Le usa quando vede che l’anima è guardinga e attenta per le grandi. Allora trascura i grandi mezzi e ricorre a questi, così sottili che entrano in voi da qualunque parte.

5Perché permetto questo? Dove sarebbe il merito se non ci fosse lotta? Potreste dirvi miei se non beveste al mio calice?[234]

6Cosa credete? Che il mio calice sia stato soltanto quello del dolore? No, creature che mi amate. Cristo Egli ve to dice per darvi coraggio ha provato prima di voi la tentazione.

Le tentazioni del Cristo.

7Credete voi che fu solo quella del deserto?[235] No. Allora Satana fu vinto con grandi mezzi  opposti ai suoi grandi tentativi. Ma in verità vi dico che Io, il Cristo, fui tentato altre volte. Il Vangelo non lo dice. Ma come dice il Prediletto: “Se si avessero a narrare tutti i miracoli fatti da Gesù, la terra non basterebbe a contenere i libri”[236].

8Riflettete, discepoli cari. Quante volte Satana non avrà tentato il Figlio dell’uomo per persuaderlo a desistere dalla sua evangelizzazione? Cosa conoscete voi delle stanchezze della carne affaticata nel continuo pellegrinare, nel continuo evangelizzare, e delle stanchezze dell’anima, che si vedeva e sentiva circondata da nemici e da anime che lo seguivano per curiosità o per speranza di un utile umano? Quante volte, nei momenti di solitudine, il Tentatore mi circuiva coll’accasciamento! E nella notte del Getsemani, non ci pensate con quale raffinatezza egli ha cercato di vincere l’ultima battaglia fra il Salvatore dell’umano genere a l’inferno?

9Non è dato a mente umana conoscere e penetrare nel segreto di quella lotta fra il divino e il demoniaco. Solo Io che l’ho vissuta la conosco e perciò vi dico che Io sono dove è chi soffre per il Bene. Io sono dove è un mio continuatore. Io sono dove è un piccolo Cristo.  Io sono dove il sacrificio si consuma.

10E vi dico, anime che espiate per tutti, vi dico: Non temete. Fino alla fine Io sono con voi. Io, il Cristo, ho vinto il mondo, la morte e il demonio a prezzo del mio Sangue. Ma do a voi, anime vittime, il mio Sangue contro il veleno di Lucifero.»

57. Il Sangue di Gesù è Scienza[237].

Conoscenza dei misteri di Dio.

Dice Gesù:

1«Alle vostre capacità intellettuali molto limitate, alla vostra spiritualità embrionale, non è concesso conoscere il mistero della natura di Dio. Ma agli spirituali, fra la massa dei cosiddetti spirituali, il mistero si rende più conoscibile. Agli amanti del Figlio, a coloro che sono veramente segnati del mio Sangue, il mistero si svela con maggiore chiarezza perché il mio Sangue è Scienza e la mia predilezione è Scuola.

Liberazione da ogni male.

2Oggi[238] è grande festa in Cielo perché tutto il Cielo canta oggi il Sanctus all’Agnello il cui Sangue fu versato per la Redenzione umana. Tu sei una delle poche, troppo poche creature che venerino il mio Sangue come va venerato. Ma a coloro che lo venerano, da quando esso fu sparso, quel Sangue parla con parole di vita eterna e di scienza soprasensibile. Se il mio Sangue fosse più amato e venerato, più invocato e creduto, molto del male che  vi porta all’abisso sarebbe scongiurato.

Manca la festa al Sangue di Gesù.

3Parlò, questo Sangue, quando ancor non era sotto figura dell’agnello mosaico[239], sotto il velo delle profetiche parole nel segno del Tau preservatore[240]; parlò, dopo che fu sparso, nella bocca degli apostoli; grida il suo potere nell’Apocalisse[241]; invita col suo chiamare dalle bocche dei mistici. Ma non è amato. Non è ricordato. Non è invocato. Non è venerato. Tante feste ha la mia Chiesa. Ma una festa solennissima per il mio Sangue manca. E nel mio Sangue è la salvezza!


58. Natura della Santissima Trinità[242].

Il mistero della Trinità.

 Dice ancora Gesù.

1«Oggi, festa del mio Sangue, ti illumino un mistero. Di’: “Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo”, poiché è di Noi che ti voglio parlare. Alla vostra pesantezza umana sono occorse figure per pensare al Padre e allo Spirito, esseri incorporei di infinita bellezza, ma che voi non concepite coi vostri sensi umani. Tanto che difficilmente ad Essi vi volgete, con tutta la pienezza del pensiero, per invocarli come invocate Me che pensate come UomoDio. Non comprendete perciò neppure lontanamente l’incomparabile mistero della nostra Trinità.

2Per pensare a Dio non bisogna portare paragoni con esseri creati.  Dio non si paragona. Egli è. Nell’essere c’è tutto. Ma l’essere non ha corpo, e l’Essere eterno non ha corpo.

La Trinità è Luce.

3Guarda: Dio è luce. Ecco l’unica cosa che può ancora rappresentare Iddio senza essere in antitesi con la sua spirituale Essenza. La luce è, eppure è incorporea. Tu la vedi ma non la puoi toccare. Essa è.

4La nostra Trinità è luce. Un’illimitata luce. Sorgente a Se stessa, vivente di Se stessa, operante in Se stessa. 4L’universo non è tanto grande quanto Essa è infinita. La sua essenza empie i Cieli, scorre sul Creato, domina sugli antri infernali. Non vi penetra sarebbe finito l’Inferno ma li schiaccia col suo rutilare che è beatifico nel Cielo, confortatore sulla terra, terrorifico nell’Inferno. Tutto è trino in Noi. Le forme, gli effetti, i poteri.

Dio Padre.

5Dio è luce. Una luce vastissima, maestosa e pacata, è data dal Padre. Cerchio infinito che abbraccia tutta la Creazione, dall’attimo in cui fu detto: “Sia la luce”, fino ai secoli dei secoli, poiché Dio, che era in eterno, abbraccia la Creazione, da  quando essa è, e continuerà ad abbracciare, quanto, nell’ultima forma, l’eterna, dopo il Giudizio, rimarrà del Creato. Abbraccerà coloro che sono eterni con Lui nel Cielo.

Dio Figlio.

6Dentro al cerchio eternale del Padre è un secondo cerchio, generato dal Padre, diversamente operante eppure non contrariamente operante, perché l’Essenza è una. Esso è il Figlio. La sua luce, più vibrante, non dà soltanto la vita ai corpi, ma dà la Vita alle anime, che l’avevano perduta, mediante il suo Sacrificio. È un dilagare di raggi potenti e soavi che nutrono la vostra umanità e ammaestrano la vostra mente.

Dio Spirito Santo.

E’ l’Amore del Padre e del Figlio.

7All’interno del secondo cerchio, prodotto dai due operare dei primi cerchi, è un terzo cerchio dalla luce ancora più vibrante e accesa. È lo Spirito Santo. È l’Amore prodotto dai rapporti del Padre col Figlio, tramite fra i Due, e conseguenza dei Due, meraviglia delle meraviglie.

8Il Pensiero creò la Parola e il Pensiero e la Parola si amano. L’Amore è il Paraclito. Esso opera sullo spirito vostro, sulla vostra anima, sulla vostra carne. Poiché consacra tutto il tempio, creato dal Padre e redento dal Figlio, della vostra persona, creata a immagine e somiglianza di Dio Uno e Trino.  Lo Spirito Santo è crisma sulla creazione, fatta dal Padre, della vostra persona, è grazia per fruire del Sacrificio del Figlio, è Scienza e Luce per comprendere la Parola di Dio. Luce più ristretta, non perché sia limitata rispetto agli altri, ma perché è to spirito dello spirito di Dio, e perché, nella sua condensazione, è potentissima come è potentissima nei suoi effetti.

9Per questo Io dissi: “Quando verrà il Paraclito vi istruirà”[243]. Neppure Io, che sono il Pensiero del Padre divenuto Parola, posso farvi capire quanto può, con un solo balenare, farvi capire lo Spirito Santo.

Davanti a Lui s’inchina ogni spirito.

10Se davanti al Figlio ogni ginocchio si deve curvare, davanti al Paraclito si deve inchinare ogni spirito, perché lo Spirito dà vita allo spirito. È l’Amore che ha creato l’Universo, che ha istruito i primi Servi di Dio, che ha spinto il Padre a dare i Comandamenti, che ha illuminato i Profeti, che ha concepito con Maria il Redentore, che ha messo Me sulla Croce, che ha sostenuto i Martiri, che ha retto la Chiesa, che opera i prodigi della grazia.

E’ fuoco d’insostenibile splendore.

13Fuoco bianco, insostenibile alla vista e alla natura umana, concentra in Sé il Padre e il Figlio ed è la Gemma incomprensibile, inguardabile, della nostra eterna Bellezza. Fissa nell’abisso del Cielo, attrae a Sé  tutti gli spiriti della mia Chiesa trionfante e aspira a Sé coloro che sanno vivere di spirito nella Chiesa militante.

11La nostra Trinità, la nostra triplice ed una natura si fissa in un unico splendore in quel punto da cui si genera tutto quanto è, in un eterno essere.

12Di’: “Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo”.»

Visione del mistero della Trinità

La preghiera dei dieci giusti[244].

Dice ancora Gesù:

14«Non ho inteso, dicendo: dieci giusti[245], di alludere che sarà salvo il luogo dove dieci giusti saranno. Ma si può capire senza errore che se dieci anime giuste e generose si riuniranno in preghiera, con fine santo, a chiedere pietà  per  un  luogo,

15Io non respingerò la loro preghiera. Non ho detto che Io ascolterò le preghiere fatte da più persone in mio Nome? Le mie parole e le mie promesse non vengono meno.

16Ma saranno costanti nella fede, nel sacrificio, nella purezza spirituale e nella purezza d’intenzione le persone che si riunissero ora per pregare a questo scopo? Se ci saranno e saranno come devono essere: veri sacerdoti (sono sacerdoti coloro che pregano per i fratelli e si immolano) Io li benedirò e darò quello che si chiede in mio Nome.»

Visione del mistero della Trinità[246].

17Scrivo stamane mentre aspetto lei[247] perché ieri ero troppo sfinita per fare aggiunte.

18Descrivere la Cosa che ho visto non si può. La parola manca. Mentre Gesù parlava io vedevo, ma non posso ridire, in maniera che un altro veda, quanto la mia mente ha visto. Potrei di questo fare la figura, anche essendo un asinello nel disegno. Basterebbe fare tre cerchi concentrici con un punto al mezzo. Ma non direbbe nulla. Mancherebbe la Luce e mancherebbe l’intuizione dei rapporti fra i tre cerchi e il punto che li accentra. Perciò diverrebbe un segno morto, mentre è tanto vivo, operante, beatifico.

19Certo, anche campassi mille anni, non dimenticherò più la bellezza di questa vista intellettuale. Essa mi sarà aiuto, conforto, forza, difesa, tutto, in tutte le circostanze. Ed essa è calamita ultrapotente che mi attira a sé a mi dà un’ansia indescrivibile di raggiungerla. Mi pare di vivere sotto il sole. Ma che dico il sole? Il sole è un astro spento e freddo rispetto al Fuoco divino incastonato nella profondità dell’Empireo, così lontano e così vicino…

L’impressioni dell’immensità.

20Sì. Ho l’impressione della sua smisurata lontananza, attraverso la quale scorre tutto l’Universo che si bagna e vive della sua Luce,  e nello stesso tempo sento che ogni essere, il mio specialmente per bontà di Dio che mi ha permesso di avere questa gioia, che non ha paragoni, è vicino a questo Punto di Vita che è Dio, e sotto il suo raggio che lo tiene raccolto, riparato, vitale, come una campana di vetro sopra una delicatissima pianta. (E con questo banale paragone sciupo tutto, ma non trovo di meglio).

La comprensione del Paradiso

21Insomma mi sento sotto l’Occhio di Dio. Ed è una sensazione di gioia, di calore, di forza, di pace infinita, indescrivibile, letificante. Vivere così, sotto l’incomprensibile Gemma (come ha detto giusto il mio Maestro!) della Bellezza divina, Gemma che riunisce in un unico insostenibile Splendore le Tre Persone divine e ne fa un’Unità di Luce Divina, è una tale beatitudine per cui si annulla tutto il sofferto e quello che avrò a soffrire…

22Ora capisco veramente cosa voglia dire: Paradiso. Vuol dire vivere vedendo sempre quel Sole Uno e Trino.

59. Maria la Corredentrice[248].

Nell’apice del dolore.

Dice Gesù:

1«Scrivi subito mentre Io sono ancora in te col Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità. Perciò hai la pienezza della Sapienza in te.

2Maria visse eucaristicamente per quasi tutta la vita.

3La Madre non è diversa dal Figlio. Non nella natura umana, non nella missione sopraumana di Redenzione.

4Il Figlio, per toccare l’apice del dolore, dovette provare la separazione dal Padre: nel Getsemani, sulla Croce. Fu il dolore portato ad altezze e asprezze infinite. La Madre, per toccare l’apice del dolore, dovette provare la separazione dal Figlio: nei tre giorni della mia sepoltura.

5Allora Maria fu sola. Le rimase solo la Fede, la Speranza, la Carità. Ma Io ero assente. Fu la spada non confitta, ma trapassante, ma frugante nel suo Cuore[249]. Non ne morì per unico volere dell’Eterno. Perché per la Piena di Grazia restare priva dell’unione col suo Figlio e Dio era tale spasimo, che senza una speciale grazia ne sarebbe morta.

La Corredentrice.

6Molte sono le pagine segrete che non conoscete circa la vita della Purissima Corredentrice. Ve l’ho già detto[250]:  “I  segreti[251]  di  Maria  sono  troppo  puri  e divini perché mente d’uomo li possa conoscere”. Ve ne accenno solo, quel tanto da aumentare in voi la venerazione alla più Santa del Cielo, dopo Dio.

7Quella ora dolorosissima, nel mare di dolori che fu la vita di mia Madre, consacrata al supremo dolore e alla suprema gioia dal[252] suo concepimento, ci voleva per completare quanto mancava alla mia Passione.

8Maria è Corredentrice. Dunque, tutto essendo in Lei inferiore solamente a Dio, anche il suo dolore dovette essere quale nessun dolore di creatura umana giungerà mai ad essere.

9Ora va’ avanti a pregare. Veramente te l’avevo fatto capire[253], ma la tua imperfezione aveva confuso tutto. Lo ripeto per chiarezza del Padre[254] e tua.»

10E noi siamo belli a serviti!… Vedo GesùMaestro, bianco vestito, a fianco del letto, dove sta lei quando confessa[255].

60. Infermità spirituale[256].

I demoni causano alcune infermità.

Dice Gesù:

1«Nel mio Vangelo non v’è passo che non abbia riferimenti col soprannaturale. Oggi ti faccio osservare il fatto della donna curvata da 18 anni.

 2I pseudo superuomini di ora negano che il demonio possa essere autore di infermità fisiche. Molte cose negano i superuomini. Troppe. Non si accorgono che i “posseduti”, ora, sono loro. Negano esservi infermità causate da forze extranaturali. Non sanno però, con forze naturali, comprendere e curare certe infermità. Non lo possono appunto perché certe infermità hanno radice fuori dalla carne e opprimono questa, ma non nascono da questa. Nascono nelle zone dove si agitano i regni dello spirito.

I due regni dello spirito.

3I regni dello spirito sono due: uno, celeste, viene da Dio; l’altro, maligno, viene da Satana.

4Dio dà, talora, ai suoi predestinati, infermità che sono passaporto per il Regno divino. Satana dà, ancora più di frequente, infermità che sono vendetta contro il servo di Dio o balzello sui poveri che hanno ceduto alle sue seduzioni. Poveri, di una povertà orrenda perché è perdita della vera ricchezza: quella della grazia che vi fa figli e eredi di Dio.

5I rimedi umani sono inutili in tali casi. Solo il dito di Dio cancella il decreto di miseria e sottoscrive al decreto di liberazione. Colui che è liberato guarisce dal “possesso” se è posseduto. Colui che è liberato entra nel Cielo, se la sua infermità è da Dio.

L’infermità dello spirito.

6Ma oltre alle infermità della carne ci sono le infermità dello spirito. Sono opera del Maligno. Esse vi curvano, vi fanno dibattere e schiumare, vi ottundono sensi e parola, vi portano ad aberrazioni morali peggio delle malattie della carne, perché curvano e ottundono l’anima.

7Io le posso guarire. Io solo. L’anima liberata dall’influsso che la teneva curvata si raddrizza e glorifica il Signore, come la donna del Vangelo.

8Tu lo provi. La tua carne muore e lo senti. Ma come ti senti libera e forte poiché il tuo Maestro t’ha guarita! Una padronanza virile e pacifica ha invaso il tuo spirito. Hai la sensazione di catene cadute infrante ai tuoi piedi.

9Ora Io ti dico: “Seguimi. Seguimi col tuo spirito nuovo e non più peccare perché Satana non possa gettare il suo laccio su te. Se mi seguirai da presso, egli non ti potrà nuocere, perché chi mi segue non pecca e non peccando non si asservisce a colui che vuole fare di voi dei nemici miei”.»

61. La possessione spirituale[257].

Discernimento.

Dice Gesù:

1«Ti ho detto ieri che vi sono generi di infermità che esulano dalle comuni, volute cioè da forze spirituali. Dio o Satana, agendo l’Uno dall’abisso del Cielo, agendo l’altro dall’abisso dell’Inferno, colpiscono, per cause diverse e con diverso scopo, certe creature.

2Ma, data la sorgente diversa e opposta, una infermità, quella che viene da Dio, porta seco, traendola dalle scaturigini di una immisurabile Luce e di un immisurabile Amore, luce e amore per la creatura martire del suo Dio. L’altra, provenendo dall’abisso stagnante dove regna Satana, avviluppa di tenebre e di tormento.

L’anima martire di Dio.

3Ho detto creatura martire del suo Dio. Sì. L’anima che si è abbandonata al suo Dio, totalmente, ne diviene la martire. Dio stesso agisce qui da sacrificatore, né il martirio della creatura abbandonata all’Amore è meno cruento, anche se sangue non è sparso materialmente, di colei che è immolata da un carnefice.

4Poiché non solo la carne e il sangue, ma l’intelletto, l’anima e lo spirito, vengono torturati in un felice martirio la cui fine, dopo la crocifissione spirituale che stigmatizza ogni potenza dell’essere, nella carne, nel sangue, nell’intelletto, nell’anima, nello spirito, mettendo il glorioso sigillo mio è l’abbraccio infuocato col Fuoco stesso, con la Carità accesa, l’inabissamento nella ardente Unità  che è la nostra Trinità, la conoscenza completa di cosa sia Dio e il possedere e l’essere posseduti in eterno da Dio.

L’anima impregnata dell’aroma divino.

5Sì. Due sono le forme delle spirituali infermità, e due sono le forme di possessione spirituale. Se si dice “posseduto” colui che è afferrato, straziato, premuto, dominato da Satana, perché non si deve, con ancor più giusta ragione, chiamare “posseduto” colui che è abbracciato, sollevato, plasmato, dominato da Dio?

6Beatifica, sublime, felice possessione! L’anima non ha che abbandonarsi, in amore, all’Amore che la circonda, l’abbraccia, la penetra, la trasporta, le dà sensi nuovi e conoscenze sconosciute ai mortali. È il tuffo nel gorgo di Dio, gorgo di Luce, di Scienza, di Carità, di ogni virtù. È tuffo nel gorgo della Pace.

7L’anima ne esce, in quei rari istanti in cui ne esce sempre più rari quanto più l’anima è spersa in Dio profumata della Essenza del suo Dio, e nessun miasma della Terra e dell’Inferno può agire sul suo spirito impregnato dell’aroma divino.

L’anima “posseduta” da Dio.

8L’anima “posseduta” da Dio ne prende talmente la somiglianza che persino la forma esterna e materiale del suo essere  subisce modificazioni. Dio traluce dal suo sguardo, dalle sue parole, dal suo sorriso, dalla maestà nuova della sua espressione, onde chi la sfiora dice: “Qui c’è qualcosa non di questa terra”.

9L’anima “posseduta” da Dio è prezioso vaso sigillato, ma da cui esala l’aroma che lo colma. Sigillato poiché l’amore consacra e il possesso rende proprietà d’Un solo e solo il Solo apre e chiude quel sigillo apposto sullo spirito che si è dato a Lui. Esala perché l’aroma di Dio è tanto potente che non solo empie l’interno del vaso, ma ne imbibisce la materia, onde l’effluvio spirituale se ne effonde e passa fra la folla, purificandola dall’odore della carne e del sangue.

Metodo sperimentale.

10Se le creature sapessero cosa è “il possesso” di Dio, tutti vorrebbero essere “posseduti”. Ma per saperlo occorre compiere il primo passo, il primo atto di generosità, di rinuncia, e poi perseverare in quel primo atto. Il resto viene, perché, come un’onda elettrica, sprigionata dal polo A, viene attirata dal più forte polo Z, così ugualmente l’anima che si è messa nell’orbita di Dio viene attirata dallo Stesso, da qualunque punto dell’orbita si trovi.

11Poiché Io sono l’Alfa e l’Omega e tutto  abbraccio di quanto è. Solo il contrario volere umano, che mette sotto il sigillo della Bestia, distorna la mia azione, perché Io vi ho fatti liberi e non violento la vostra volontà. Se perciò la vostra volontà è carne e sangue, ossia è Satana, la mia Volontà non può agire poiché la mia Volontà è Spirito e agisce sul vostro spirito e lo spirito muore dove regna la materia.

12Occorre rinascere nello spirito per potere entrare nell’orbita di Dio e vincere la carne e il suo padrone: Mammona. Allora avviene il “possesso”. Paradiso anticipato sulla terra, felice ascesa dell’anima al Cielo nella morte, pienezza del Paradiso nel mio Regno dove i “miei” saranno con Me in eterno, luce nella Luce, pace nella Pace, gioia nella Gioia, gloria nella Gloria».

62. L’Eucarestia è sangue e latte di Maria[258].

Latte verginale.

Dice Gesù:

1«L’Eucarestia è il mio Sangue e il mio Corpo. Ma avete mai riflettuto che quel Sangue a quel Corpo sono stati formati[259] col sangue e il latte di Maria?

2Ella, la Purissima che accolse il Cielo  nel suo grembo vestendo delle sue carni di candore immacolato il Verbo del Padre dopo le nozze divine con lo Spirito Santo, non s’è limitata a generare il Salvatore. L’ha nutrito del suo latte. Onde voi, uomini che di Me vi cibate, succhiate il latte di Maria che è divenuto sangue in Me.

3Il latte verginale. Come potete dunque rimanere così sovente schiavi della carne se scende in voi, insieme al mio Sangue, questo latte immacolato? È come se una fontana di purezza celeste riversasse in voi i suoi flutti. E non ne restate mondi? Come potete essere così quando in voi circola il latte della Vergine e il Sangue del Redentore? Quando vi accostate alla mia Mensa è come se accostaste la vostra bocca al seno castissimo della Madre.

4Pensatelo, figli che poco ci amate. Io sono contento che succhiate a quel seno da cui ho tratto alimento. Ma vorrei che, come pargoli nutriti a un seno, in voi aumentasse la vita, vorrei cresceste e vi irrobustiste. Il latte della nutrice trasfonde, oltre la vita materiale, tendenze morali. Come potete voi, nutriti a quel seno purissimo, non prendere somiglianza spirituale di Maria? Ella vi stringe al seno, così macilenti, malati, sporchi come siete. E vi deterge, vi nutre, vi porta dal suo Primogenito perché vuole che lo amiate.

“La salvezza del mondo è in Maria”.

5Se non fosse per le cure di Maria, per le preghiere di Maria, la razza umana non sarebbe più. L’avrei cancellata perché veramente il vostro vivere ha toccato il profondo del Male e la Giustizia è ferita, e la Pazienza è colmata, e la Punizione è pronta. Ma c’è Maria che vi ripara col suo manto, e se Io posso, con un volger di sguardo, far prostrare il Paradiso e tremare gli astri, non posso nulla contro mia Madre.

6Sono il suo Dio, ma sono sempre il suo Pargolo. Su quel Cuore mi sono riposato nel primo sonno d’infante e nell’ultimo della morte, e di quel Cuore so tutti i segreti. So dunque che punirvi sarebbe dare un trafiggente dolore alla Madre del genere umano, alla Madre vera, che sempre spera potervi condurre al Figlio suo.

7Sono il suo Dio, ma Ella è mia Madre. Ed Io, perfetto in tutto, vi sono Maestro anche in questo: nell’amore per la Madre. A chi ancora crede, nel mondo, Io dico:  “La salvezza del mondo è in Maria”.

8Se sapeste come Dio si ritira nel profondo, davanti alla sempre più montante marea dei delitti che commettete, voi deicidi, voi fratricidi, voi violatori della legge, voi fornicatori, voi adulteri, voi ladri, voi sentina di vizi, ne tremereste. Ma siete divenuti stolti.

L’unico ponte fra il mondo e il Cielo.

9Prima ero Io che ero ponte fra il mondo e il Cielo. Ma veramente, davanti alla vostra pertinacia nel Male, il Cristo si ritira come un tempo da Gerusalemme poiché “l’ora non è ancora venuta” e il Cristo, in attesa dell’ora, vi lascia al vostro Male perché lo compiate.

10Ora, unico ponte resta Maria. Ma se dispregiate Essa pure, sarete schiacciati. Non permetto sia vilipesa Colei in cui lo Spirito Santo discese per generare Me, Figlio di Dio e Salvatore del mondo.»

63. Vittima per amore[260].

Come si vincono i demoni.

Sproporzione fra il peccato e l’espiazione.

1Sentendomi nello stato attuale, ho avuto la tentazione di addolcire un poco le mortificazioni abituali e che ho ripreso con rigore da qualche mese, perché ho sentito che Gesù le desiderava.

Ma il mio Gesù mi risponde:

2«No. Persevera. Il mondo è coperto da un mare di colpe e ci vogliono oceani di penitenza per lavarle. Foste in molti ad espiare, potrei dire: rallenta. Ma siete troppo pochi e la necessità è tanta. Per quello che potete fare, poco sarebbe riparato. C’è una enorme sproporzione fra il peccato e l’espiazione. Ma Io non guardo a quanto potete fare; guardo e giudico che fate tutto quello che potete. Tutto. Voglio il tutto per riparare l’infinito. Il tutto dei miei imitatori: amanti e vittime, per riparare l’infinito dei peccatori.

3Persevera. Non morrai per questo. Ma anzi la Pace e la Luce entreranno[261] sempre più in te. Ricorda inoltre che quando hai, per prudenza umana, rallentato la penitenza, si è insinuata la tentazione e ti ha piegata. Allora l’ho permesso. Ora no. E ne puoi capire le ragioni.

Vincere Satana nei cuori.

4Aiutami a vincere Satana nei cuori. Certi demoni si vincono con la preghiera e la sofferenza, ricordalo. Pietà, ti chiedo pietà per i peccatori e per Me. Sono i tuoi fratelli e non mi sanno amare. La tua penitenza deve accendere il fuoco nei cuori spenti. Sono il tuo Fratello e sono flagellato dai peccatori. Se mi vedessi umanamente flagellato, tu, che non puoi vedere frustare un animale, non ti lanceresti a difesa del tuo Gesù?

5Ricorda: ogni peccato, ogni bestemmia, ogni maledizione a Dio, ogni perdita di fede, ogni tradimento è per Me un colpo di flagello. Doppiamente doloroso perché Io, ora, non sono più il Gesù sconosciuto di venti secoli fa, ma sono il Gesù conosciuto. Il mondo sa quello che fa[262], ora, e mi colpisce lo stesso.

6Ricorda: non ti appartieni più. Sei la vittima. Dunque, per amore e per esser fedele al tuo ministero, non rallentare. Ogni penitenza è una ferita di meno al tuo Dio, la prendi tu per Me. Ogni penitenza è una luce che si accende in un cuore. Ti leverò Io di mano la penitenza quando giudicherò che basta il soffrire e ti metterò in mano la palma. Io solo. Sono il tuo Signore.

7Pensa quante volte fui stanco di soffrire eppure soffrii, per te… perché ti amavo…»

64. Satana è un divoratore insaziabile.

L’arma che prova con le anime pie[263].

Dice ancora Gesù:

1Certi momenti di stanchezza, di timore, non devono impressionare. Sono collegati alla natura umana intorno alla quale sempre si aggira il Nemico.

2Satana è un divoratore insaziabile e la sua fame cresce più la sua preda è vasta. Come la fame, cresce il livore contro il Cristo ed i cristiani. I veri cristiani. Perciò non lascia nulla di intentato. E quando non può assalire di fronte come leone furente, si insinua strisciando.

3È sempre il Serpente che cerca di avvolgere senza farsi sentire, pronto a stritolare quando ha avvolto. Perciò tenta, non potendo altro, con la stanchezza e il timore.

4È l’arma che ha provato anche con Me. Non vi è riuscito, ma sai quante volte l’ha usata? La più sottile e stringente insidia fu nel Getsemani. Mi ha oppresso prospettandomi quello che avevo da soffrire e quanto pochi ne avrebbero fruito.

L’aiuto di Gesù.

5Ho sofferto quel martirio dello spirito pensando alle “vittime” dei secoli avvenire che l’avrebbero provato, per opera di Satana. Ho sofferto pensando a te. Ma non temere. Il mio martirio d’al­lora  ha riscattato le debolezze vostre, e se voi non cedete al Nemico, la vostra debolezza, data da timore, da solo timore, non ha conseguenze. Satana può darvi un brivido di timore. Ma nulla di più, perché Io sono presso i miei amici e imitatori. La possessione assoluta è quando l’anima si mette sotto al giogo satanico col peccato. Altrimenti è solo vendetta, e turba la superficie senza agitare il profondo dove Io regno.

6È una sofferenza più o meno atroce. La tua di oggi è stato un lieve sibilo e basta. Sei troppo in Me perché possa altro il demonio. Tempo fa, per anni, t’ha tormentata fortemente, e non sempre t’ha trovata forte al punto da farlo tremare. Ma il passato non conta. Io ti dico: persevera, il passato è morto. Anche quella prova era utile. Ora è superata. Resta ora nel solco di Dio dove t’ho messa e non temere.

La forza dello spirito

7Io te lo dico: non temere. E ti dico: supera le stanchezze della carne, le paure della carne insidiata da Satana, con l’ardimento dello spirito. Se soffrissi[264] sola, creatura mortale, non potresti durare. Ma Io sono con te. Ma tu soffri per Me. Credi ciò con fede e ogni ardimento ti sarà facile, perché lo spirito è più forte della materia ed è fortissimo quando è congiunto al suo Dio con nodo di carità

Spiegazione della scrittrice[265].

8Spiego io perché lei[266] non creda che c’è stato qualcosa di grave. No. Niente di grave. Soltanto, davanti al gran soffrire, che mi strappa dei gridi involontari, avevo avuto un pensiero – certo suscitato dal Nemico, come dice Gesù di addolcire un poco le mie mortificazioni. Poche cose in realtà, ma non posso fare di più. Ma ho avuto una pronta risposta, come lei vede. Perciò, finché potrò, andrò avanti. Del resto, se considero il valore che ho messo a quelle quisquilie, e che è ratificato dal buon Dio già in molte cose e  spero  lo  sarà  anche  per  altre sono tratta a concludere che merita realmente resistere finché potrò. Ossia fino all’estremo.

9E poi… Se la carne è stanca di sofferenza e chiede pietà, l’anima è talmente in pace e gioia!… Non posso uscire dalla felicità soprannaturale che mi è rimasta dopo aver avuto la vista mentale della Ss. Trinità[267]. Sono sotto a quel sole… come un fiore. E guardo il mio Sole, che splende al centro dei tre cerchi sublimi, il Sole dell’Unità di Dio, la cui luce di pace infinita e d’infinita Bellezza mi infonde dei sensi nuovi. Per meritare questo, che è il soffrire? È perfetto godere.

65. La Chiesa militante[268].

La parabola del giardino del Re.

Dice Gesù:

1«La mia Chiesa è simile ad un grande giardino che circonda il palazzo di un grande re.

2Il re, per motivi suoi, non esce dal palazzo e perciò, dopo avere seminato i fiori e le piante più belle, ha delegato un giardiniere a tutelare la sua Chiesa. Il giardiniere, a sua volta, ha molti aiutanti che lo coadiuvano.

3Nel giardino vi sono fiori e piante di tutte le specie. Dal re furono sparpagliate sulle aiuole, per renderle fertili, tutte le sostanze fertilizzanti, e una volta fiorivano solo fiori e piante utili e belle. Nel centro del giardino è una fontana dalle sette bocche che manda i suoi canali per ogni dove e alimenta e ristora piante e fiori.

4Ma il Maligno, nell’assenza del re, è entrato ed ha sparso a sua volta semi nocivi. Di modo che il giardino ora presenta un aspetto disordinato, per non dire desolante. Erbacce malsane, spinose, venefiche, si sono distese dove prima erano bordure, aiuole, cespugli bellissimi, e li hanno soffocati o resi grami perché hanno succhiato gli umori della terra e impedito al sole di scendere sulle pianticelle.

5Il giardiniere e i suoi aiutanti si affannano a rimondare, ad estirpare, a raddrizzare pianticelle piegate sotto il peso di altre malsane. Ma se lavorano di qua, il Maligno lavora di là, e così il giardino presenta sempre il suo aspetto desolato. Serpi, rospi, lumache approfittano del disordine per annidarsi, per rodere, per sbavare. Qua a là qualche pianta robusta resiste a tutto e fiorisce alta nel cielo, qualche aiuola anche, specie se di gigli e rose. Ma le belle bordure delle margheritine e delle violette sono quasi completamente cancellate.

6Quando il re verrà, non conoscerà più il suo bel giardino divenuto selvaggio e con ira strapperà le erbacce, schiaccerà gli animali lubrici, coglierà i fiori rimasti e li porterà nel suo palazzo, cancellando per sempre il giardino.

La Chiesa militante.

7Ora, attenta alla spiegazione.

8Il re è Gesù Cristo. Il giardino è la sua Chiesa militante. Il giardiniere è il mio Pietro, e i suoi aiutanti sono i sacerdoti. I fiori e le piante, i consacrati fedeli, i battezzati. Le sostanze fer­tilizzanti, le virtù e soprattutto il Sangue mio, sparso tutto per fecondare il mondo e rendere fertile la terra alla semente di vita eterna. La fontana sono i sette sacramenti. I semi nocivi sono i vizi, le passioni, i peccati seminati da Satana in odio a Me.

 9Il disordine è dato dal fatto che le piante buone non hanno reagito e si sono lasciate soffocare da quelle malvagie che annullano il beneficio del mio Sangue, dei miei Sacramenti, del Sole della grazia.

10Il Sommo Giardiniere e i suoi pochi, veri aiutanti, non riescono a mettere ordine per la mala volontà delle piante buone, per la loro pigrizia spirituale, e per la mala volontà e pigrizia di molti falsi giardinieri che non si affaticano nel santo lavoro di colti­vare, aiutare, raddrizzare le anime.

11I serpi, i rospi e le lumache sono le tentazioni. Se tutti i giar­dinieri fossero solerti e se tutte le piante fossero vigilanti, essi verrebbero schiacciati.

12Invece le anime non chiamano in soc­corso la chiesa quando comprendono che la tentazione è più forte di loro, e gli ecclesiastici non accorrono, non tutti, quando una delle povere anime, che Io ho pagate col mio Dolore e affran­cate in anticipo col mio Sangue, chiede soccorso.

13Le piante buone che resistono sono i veri sacerdoti: dal mio Vicario, Giardiniere Sommo e sommo albero che alza fino al cielo la sua cima intrepida e retta, ai semplici sacerdoti che sono ri­masti sale della terra[269].

14Le aiuole, specie di rose e gigli, sono le anime verginali e le anime amanti.  Ma le bordure delle margheritine: l’innocenza; e quelle di violette: la penitenza, mostrano un aspetto desolante. L’innocenza nasce e fiorisce, ma presto non è più, perché la malizia, la lussuria, il vizio, l’imprudenza, la distrug­gono. La penitenza è letteralmente prosciugata dalla gramigna della tiepidezza. Solo qualche esemplare resiste. Ed è quell’esemplare che profuma, con odore di purificazione, un largo raggio di giardino dai miasmi del Male.

Il ritorno del Re.

15Quando Io verrò, nell’ora mia terribile, strapperò, calpesterò, distruggerò erbe maledette e parassiti maledetti, cancellerò il giardino dall’universo, portando con Me, nell’interno della mia reggia, le piante benedette, i benedetti fiori che hanno saputo resistere e fiorire per la mia gioia.

16E guai a coloro che saranno divelti da Me e lanciati nel regno di Mammona, il malvagio seminatore che hanno preferito al Seminatore divino; e guai a coloro che hanno preferito ascoltare la voce delle serpi e dei rospi e il bacio delle lumache alla voce dei miei angeli e al bacio della mia grazia. Meglio per loro sarebbe  stato se mai non fossero nati!

17Ma gioia, gioia eterna a coloro che mi  sono rimasti servi buoni, fedeli, casti, innamorati. E gioia, ancora più grande, a quelli che hanno voluto essere doppiamente miei seguaci prendendo le vie del Calvario per loro via, per compiere nel loro corpo quanto manca ancora all’eterna passione del Cristo[270]. I loro corpi glorificati splenderanno come soli nella vita eterna perché si saranno nutriti del mio duplice pane: Eucarestia e Dolore, e avranno aumentato del loro sangue il gran lavacro iniziato da Gesù, il capo, e proseguito da essi, le membra, per mondare i fratelli e dare gloria a Dio.»

Gesù non si fidava di tutti[271].

18Dico più tardi a Gesù: “Non comprendo questo passo del Vangelo” (cap. 2, v. 2325, S. Giovanni), ed Egli mi spiega così:

19«L’uomo è l’eterno selvaggio e l’eterno bambino. Per essere attratto e sedotto, specie in quello che è buono poiché la sua natura viziata lo porta facilmente ad accettare il male e difficilmente ad accettare il bene ha bisogno di una farandola di prodigi. Il prodigio lo scuote e lo esalta. È un urto che lo spinge sui margini del Bene.

20Sui margini, ho detto. Io sapevo che coloro che credevano per i miei miracoli erano sui margini.  Essere lì non vuole dire essere nella mia Via. Vuol dire essere spettatori curiosi o interessati, pronti ad allontanarsi quando l’utile cessa e un pericolo si profila, e a diventare accusatori e nemici come prima si erano mostrati ammiratori e amici. L’uomo è ambiguo, finché non è tutto di Dio.

21Io vedo nel fondo dei cuori. Perciò non mi sono fidato degli ammiratori di un’ora, dei credenti dell’attimo. Non sarebbero stati quelli i veri confessori, i testimoni miei. Né Io avevo bisogno di testimoni. Le mie opere testimoniavano per Me e ne testimoniava il Padre, Colui che in eterno è Perfezione e Verità.

22Ecco perché Giovanni dice: che non avevo bisogno che altri testimoniasse per Me. Altri che non fosse il Padre e Me stesso.

23Nell’uomo non alligna la verità, perciò la sua testimonianza non è verace e duratura. Molti furono coloro che credettero, pochi quelli che perseverarono, pochissimi coloro che testimoniarono per tutta la loro vita, e con la morte, che Io sono il Messia, Figlio vero di Dio vero.

24Beatissimi in eterno costoro!»


66. Consapevolezza e obbedienza
al carisma
[272].

Consapevolezza e ubbidienza.

1In attesa che parli Gesù, parlo io per chiarire alcuni punti.

2I. Avrà notato[273] che in data 28 giugno[274] vi è una preghiera al Ss. Sangue. Però, mentre Gesù si lamenta che troppo poco sia venerato il suo Sangue, non impone, prepotentemente, che quella preghiera  sia fatta conoscere. Mentre quella del 4 giugno[275], in riparazione a Gesù Sacramentato, non mi dette tregua fintanto che io gliela mandai. Gesù mi fa capire che va molto detta questa preghiera e, personalmente, me la fa dire con la frase dettata da Lui “…per mano di Satana”.

3Mi spiace disubbidire al censore ecclesiastico. Ma fra lui e il Maestro scelgo il Maestro. Già anche volessi fare diverso non mi riuscirebbe.

4Come mi spiace dovere dire che non conosco chi ha scritto quella preghiera. Oh, se lo conosco! Ma Egli si nasconde dietro l’anonimo. Ci dà una formula perfetta nella sua concisione, completa, quale solo Egli la poteva fare, chiede che sia detta e basta. Sicché io, ai lontani di qui, dico che fu scritta da una inferma.

5Scritta: è formula molto ampia. Io posso scrivere la Divina Commedia, se mi ci metto con pazienza. Ma non sono certo io che l’ho composta. Ugualmente ora. Io l’ho scritta e Lui l’ha composta. Ma ai vicini che potrebbero chiedere dove sta questa inferma, dico: “Non so chi ha scritto quella preghiera”.

6Se dicessi: “L’ho scritta io”, ne avrei lodi che  sarebbero ingiuste. Se dicessi chi l’ha dettata, la gente crederebbe in due forme diverse. Di una, pazienza, la subirei pensando a Gesù chiamato “pazzo”[276]. Ma l’altra non voglio sia detta. Perché se Gesù si curva, vero Samaritano pietoso, sulla mia anima che è tutta uno strappo, ciò è prova della sua infinita Misericordia e non di merito da parte mia.

La superbia uccide la carità

7Sento, con la medesima esattezza che se l’avessi già vissuto, che se la superbia entrasse in me tutto finirebbe. Glielo dicevo stamane. È una mia persuasione personale, e il buon Gesù la conferma dicendomi che “la superbia uccide tutte le virtù, la carità per prima. Conduce quindi con sé la perdita della luce di Dio. Il superbo” mi spiega Gesù “non tratta con santo rispetto  il  buon  Padre  dei  Cieli, non ha viscere di misericordia per i fratelli, si crede superiore alle debolezze della carne e alle regole della Legge. Pecca perciò continuamente, e dello stesso peccato che fu causa della rovina di Lucifero prima, d’Adamo e della progenie d’Adamo poi. Ma soprattutto uccide la carità. Distrugge perciò l’unione con Dio”.

Consiglio alle Suore della Carità.

8A proposito di carità. La prego insistere caldamente su questo soggetto presso le Suore dell’Ospedale. È comprensibile e scusabile che siano stanche, indaffarate, nervose, sempre chiamate e richiamate come sono da malati esigenti  e sovente ingrati. Ma vestono l’assisa della carità. Della carità attiva e della più santa attività. Hanno fra le mani anime che soffrono in corpi sofferenti, anime che, delle volte, incontrano il volto di Dio, nelle sue serve, proprio nelle corsie dell’ospedale, anime che possono essere prossime ad incontrarsi col Dio eterno nel giudizio particolare.

9Oh! quanta responsabilità ha chi cura un infermo! Può, col suo modo di fare, impedire il contatto, l’incontro fra due che, almeno da parte di Uno, si erano cercati senza potersi incontrare.

Madrine del dolore e della morte.

10Il dolore è molto di frequente catena, scintilla, calamita fra Iddio e la creatura. Ma quando e quanto più la creatura non conosce Iddio, bisogna saper sfruttare il mezzo malattia – con tanto infinito di carità, per ottenere che l’anima vada dove Gesù l’attira al suo Cuore amabile, e non ne fugga scandalizzata, urtata, scettica[277], perché vede che una serva di Gesù è… un mazzo di ortiche invece d’essere un vellutato mazzo di violette.

11Altri malati possono essere cattolici tiepidi… Ma come si possono accendere se sono circondati da cuori che sotto la infiammata insegna della Croce sono  gelidi come carne morta?

12Consegnare anime a Gesù, prendere queste povere anime che la vita getta sulle dolorose spiagge di un ospedale come tanti naufraghi feriti e disperati, e raccoglierle con amore, curarle, calmarle, infondere le tre sublimi virtù teologali, le altre soavissime virtù cardinali, condurle verso la Luce. Fare sì che, nella vita se superano la malattia, nella morte se l’ora della morte è venuta, esse se ne vadano fuori dal nosocomio, o dalla vita, con nell’anima, accesa dalla pietosa sorella infermiera, la Luce che non muore.

13Se è grande responsabilità esser madrine di battesimo, quale responsabilità è mai questa delle “madrine del dolore e della morte”? Sono stata infermiera, e so e compatisco. Ma non tutti lo sono stati.

14Perché scandalizzare, far fare mormorazioni, ferire le anime, chiuderle, nell’ora che dovrebbero più stare aperte, perché si colpiscono con dell’anticarità?

15Mi scusi e mi scusino le Suore. Ma per pietà di esse, che dovranno rispondere, per esse stesse e per le anime assistite, al Giudice eterno, ma per pietà di chi soffre nel corpo e ha tanto bisogno di luce nell’anima, mi raccomando di insistere sulla carità che “ci fa serve pronte”, come diceva il  nostro motto di infermiere samaritane.

16Dalla carità viene alla infermiera la pazienza, la calma, il sorriso (così utile presso chi soffre e così eroico). Viene tutto in questa vita e viene il bacio di Cristo nell’altra (delle volte anche in questa), quel bacio che è passaporto per il regno di Dio.

Generosa cooperatrice.

17Riguardo alla sua malata, da 14 anni inferma, pregherò per lei, soffrendo. Sarò felice se il mio dolore le otterrà la visione del nostro divino e dolce Gesù. È sorda e muta. Ma fosse anche cieca, Gesù potrebbe sempre brillare nelle sue tenebre e parlare ai suoi timpani spenti. Basterebbe si svelasse un attimo… Dopo non si può più uscire dal suo solco di luce…

18Pregherò molto per questa paralizzata nelle membra, come prego per le altre anime che lei dirige e che sono più o meno appesantite nello spirito. Oh! vorrei molto soffrire per salire a Dio trascinandomi dietro, come volo d’angeli, una vera tribù di anime. Non ho paura di soffrire troppo, perché soffro per fare piacere a Gesù.

Gratitudine.

19Ed ora grazie della sorpresa proprio inaspettata. Avevo, domenica, fatto un vero sacrificio respingendo la tentazione di comperare  un libro: “La vita di G. M. Vianney “, che mi avevano data a leggere.

20Ma vede come è buono il Signore? Quando io contemplo la sua divina bontà mi salgono le lacrime agli occhi. Perché io in tutto quello che ricevo vedo Gesù. È la mano di Gesù che mi dà questo o quello. Una sensazione così viva per cui dico prima “grazie” a Gesù e poi al pietoso che, ispirato da Gesù, dà un conforto alla povera Maria. Gesù sta come uno schermo fra me e il mondo, ed io lo vedo sovrapporsi a tutto e a tutti.

21Perciò: grazie, Padre, d’aver seguito l’ispirazione di Gesù e avermi…

22Comincia a parlare Gesù e taccio io.

67. Sommo dolore della Corredentrice[278].

Il deicidio non è finito sul Golgota.

Dice Gesù:

1«L’avermi visto cessare di soffrire nella carne fu un sollievo per mia Madre, ma non fu “l’allegrezza”. Vedeva non più spasimare la Carne del Figlio, sapeva che l’orrore del deicidio materiale era finito.

2Ma nella “Piena di Grazia” vi era anche la conoscenza dei secoli avvenire, in cui torme incalcolabili di uomini avrebbero, continuato a ferire spiritualmente il Figlio suo, ed era sola .

3Il deicidio non è finito sul Golgota nell’ora della mia morte. Esso si ripete ogni qualvolta un mio redento uccide la sua anima, sconsacra il tempio  vivo del suo spirito, leva la mente sacrilega a bestemmiare Me, non solo con il turpiloquio osceno, ma con mille maniere del vivere attuale, sempre più contrario alla mia Legge e sempre più neutralizzante i meriti incalcolabili della mia Passione e Morte.

L’eterna puerpera con dolore senza pari.

4Maria, Corredentrice eccelsa, non cessa di soffrire, come non cesso Io. Nella gloria intangibile dei Cieli, Noi si soffre per gli uomini che ci rinnegano e ci offendono.

5Maria è l’eterna puerpera che vi dà alla luce con un dolore senza pari, perché sa che quel dolore genera non beati al cielo ma, nella maggior parte, dannati all’inferno. Sa che genera creature morte o destinate a morire fra breve. Morte, perché su certe creature il mio Sangue non penetra, come fossero di durissimo diaspro. Dalla più giovane età uccidono se stesse. O destinate a morire fra breve, ossia coloro che, dopo una larva di vitalità cristiana, soccombono sotto la loro inerzia che niente scuote.

6Può Maria non soffrire di vedere perire le sue creature che costano il Sangue del Figlio? Il Sangue sparso per tutti e che giova a così pochi!

7Quando il tempo cesserà d’essere, allora Maria cesserà di soffrire, perché il numero dei beati sarà compiuto. Ella avrà generato, con dolore inenarrabile, il corpo che non muore, di cui il suo Primogenito è il capo.

Sommo dolore della Corredentrice.

8Se considerate questo, potete ben capire come il dolore di Maria fu sommo dolore. Potete capire come grande nel Concepimento immacolato, grande nella gloriosa sua Assunzione – Maria fu grandissima nel ciclo della mia Passione, ossia dalla sera della Cena all’alba della Resurrezione. Allora Ella fu il secondo in numero e potenza il secondo Cristo, e mentre il cielo si oscurava sulla tragedia compiuta e si squarciava il velo del Tempio, i nostri Cuori si squarciarono d’uguale ferita vedendo il numero immisurabile per cui la Passione fu inutile.

Il secondo mistico concepimento.

9Tutto compiuto, in quell’ora, del sacrificio materiale. Tutto da iniziare, in rapporto del cammino delle genti nel solco della Chiesa, nella matrice della Madre Vergine, per dare alla luce gli abitanti della Gerusalemme che non muore. E, per iniziarsi con quell’impronta di Croce, che tutto quanto è fatto per il Cielo deve portare, si iniziò nel dolore della solitudine.

10Era l’ora delle tenebre. Chiusi i Cieli. Assente l’Eterno. Il Figlio nella morte. Maria sola iniziava il suo secondo mistico concepimento.»

Esperienze carismatiche

La colombella sotto al sole[279].

11E adesso finisco io.

12Dicevo dunque: grazie, Padre, d’avere seguito l’ispirazione di Gesù e di avermi dato modo di rileggere la Vita del Curato d’Ars. 13Mi piace molto perché fu un’anima vittima.

13Riguardo a me, sto, nel mio soffrire, placida come un bimbo nella cuna e un uccellino sotto l’ala materna. Il mio Sole mi tiene funzione di vita, di antidolore, di tutto. Mi tengo sotto il suo raggiare e sono felice.

14Ha mai osservato i colombi? Quando possono farlo, si accoccolano al sole, aprono le alucce, le alzano a turno per farsi baciare dal sole sotto le ali, alzano il capino e guardano, con palese soddisfazione, direi quasi con animale beatitudine, il sole d’oro. Sono felici di farsi riscaldare da esso, né si sa come possano resistere tanto tempo sotto il raggio di fuoco che scende a perpendicolo dall’astro su di loro.

15Io sembro una colombella sotto al sole. Sto lì, fissa fissa, e non mi muovo, lieta di sentirmi invadere, struggere dal suo fuoco con la speranza d’esser presto consumata, attirata a Lui.

16Oh! il mio Sole! Come dice lei tanto bene, dovrebbe un altro provare ciò che provo per capirlo… Io mi sforzo inutilmente a spiegare come è  quella Luce: Pace, Maestà, Scienza, Bellezza… No. Non si può dire cosa sia per l’anima questo inestinguibile, inesprimibile, letificante splendore.

68. “Il Padre nostro”[280].

È la perfezione della preghiera.

Dice Gesù:

    1«Nel Pater noster è la perfezione della preghiera.

2Osserva: nessun atto è assente nella brevità della formula. Fede, speranza, carità, ubbidienza, rassegnazione, abbandono, domanda, contrizione, misericordia, sono presenti. Dicendola, pregate con tutto il Paradiso, durante le prime quattro petizioni, poi, lasciando il Cielo, che è la dimora che vi attende, tornate sulla terra, rimanendo con le braccia alte verso il Cielo per implorare per le necessità di quaggiù a per chiedere aiuto nella battaglia da vincersi per tornare lassù.

“Padre nostro che sei nei cieli”.

3O Maria! Solo il mio amore poteva dirvi: dite “Padre nostro”. Con questa espressione vi ho investiti pubblicamente del titolo sublime di figli dell’Altissimo e fratelli miei. Se qualcuno, schiacciato dalla considerazione della sua nullità umana, può dubitare di essere figlio di Dio, creato a sua immagine e somiglianza, pensando a questa mia parola non può più dubitare. Il Verbo di Dio non  erra e non mente. E il Verbo vi dice: dite “Padre nostro”.

4Avere un padre è dolce cosa e forte aiuto. Io, nell’ordine materiale, ho voluto avere un padre sulla terra per tutelare la mia esistenza di bimbo, di fanciullo, di giovane. Con questo ho voluto insegnarvi, sia ai figli che ai padri, quanto sia grande la figura morale del padre. Ma avere un Padre di perfezione assoluta, quale è il Padre che è nei Cieli, è dolcezza delle dolcezze, aiuto degli aiuti. Guardate a questo PadreDio con timore santo, ma sempre più forte del timore sia l’amore riconoscente per il Datore della vita in terra e in cielo.

“Sia santificato il Nome tuo”.

5Con lo stesso movimento dei serafini e di tutti i cori angelici, ai quali e coi quali vi unite nell’esaltare il nome dell’Eterno, ripetete questa esultante, riconoscente, giusta lode al Santo dei Santi.

6Ripetetela pensando a Me che prima di voi, Io, Dio figlio di Dio, l’ho detta con venerazione somma e con sommo amore. Ripetetela nella gioia e nel dolore, nella luce e nelle tenebre, nella pace e nella guerra. Beati quei figli che mai hanno dubitato del Padre[281] e in ogni ora, in ogni evento, hanno saputo dirgli: “Sia benedetto il tuo Nome!” .

“Venga il tuo Regno”.

7Questa invocazione dovrebbe essere il battito del pendolo di tutta la vostra vita, e tutto dovrebbe gravitare su questa invocazione al Bene. Perché il Regno di Dio nei cuori, e dai cuori nel mondo, vorrebbe dire: Bene, Pace, e ogni altra virtù. Scandite perciò la vostra vita di innumeri implorazioni per l’avvento di questo Regno. Ma implorazioni vive, ossia agire nella vita applicando il vostro sacrificio di ogni ora, perché agire bene vuol dire sacrificare la natura, a questo scopo.

“Sia fatta la tua Volontà come in Cielo così in terra”.

8Il Regno del Cielo sarà di chi ha fatto la Volontà del Padre, non di chi avrà accumulato parole su parole, e poi si è ribellato al volere del Padre, mentendo alle parole anzidette. Anche qui vi unite a tutto il Paradiso che fa la Volontà del Padre. E se tale Volontà la fanno gli abitanti del Regno, non la farete voi per divenire, a vostra volta, abitanti di lassù? Oh! gioia che vi è stata preparata dall’amore uno e trino di Dio! Come potete voi non adoperarvi con perseverante volontà a conquistarla?

9Chi fa la Volontà del Padre vive in Dio. Vivendo in Dio non può errare, non può peccare, non può perdere la sua dimora in Cielo, poiché il Padre non vi fa fare altro che ciò che è Bene, e che, essendo Bene, salva dal peccare,  e conduce al Cielo. Chi fa sua la Volontà del Padre, annullando la propria, conosce e gusta dalla Terra la Pace che è dote dei beati. Chi fa la Volontà del Padre, uccidendo la propria volontà perversa e pervertita, non è più un uomo: è già uno spirito mosso dall’amore e vivente nell’amore.

10Dovete, con buona volontà, svellere dal cuore vostro la volontà vostra e mettere al suo posto la Volontà del Padre.

11Dopo avere provveduto alle petizioni per lo spirito, poiché siete poveri, viventi fra i bisogni della carne, chiedete il pane a Colui che provvede di cibo gli uccelli dell’aria e di vesti i gigli del campo.

“Dacci oggi il nostro pane quotidiano”.

12Ho detto oggi e ho detto pane. Io non dico mai nulla di inutile.

13Oggi. Chiedete giorno per giorno gli aiuti al Padre. È misura di prudenza, giustizia, umiltà.

14Prudenza: se[282] aveste tutto in una volta, ne sciupereste molto. Siete degli eterni bambini e capricciosi per giunta. I doni di Dio non vanno sciupati. Inoltre, se  aveste tutto, dimentichereste Iddio.

15Giustizia: Perché dovreste avere tutto in una volta quando Io ebbi, giorno per giorno, l’aiuto del Padre? E non sarebbe ingiusto pensare che è bene che Dio vi dia tutto insieme, sottopensando  con sollecitudine umana che, non si sa mai, è bene avere oggi tutto nella tema che domani Dio non dia? La diffidenza, voi a ciò non[283]  riflettete,  è  un  peccato.  Non  bisogna  diffidare  di  Dio.  Egli  vi  ama  con perfezione. È il Padre perfettissimo. Chiedere tutto insieme urta la fiducia e offende il Padre

16Umiltà: il dover chiedere giorno per giorno vi rinfresca nella mente il concetto del vostro nulla, della vostra condizione di poveri, e del Tutto e della Ricchezza di Dio.

“Il nostro pane quotidiano”.

17Pane. Ho detto “pane” perché il pane è l’alimentore, l’indispensabile alla vita. Con una parola e nella parola ho chiuso, perché li chiedeste tutti, tutti i bisogni della vostra sosta terrena. Ma come sono diverse le temperature della vostra spiritualità, così sono diverse le estensioni della parola.

18Panecibo” per coloro che hanno una spiritualità embrionale al punto che è già molto se sanno chiedere a Dio il cibo per saziare il loro ventre. Vi è chi non lo chiede e lo prende con violenza, imprecando a Dio e ai fratelli. Costui è guardato con ira dal Padre poiché calpesta il precetto da cui vengono gli altri: “Ama il tuo Dio con tutto il tuo cuore, ama il tuo prossimo come te stesso”.

19Paneaiuto” nelle necessità morali e materiali per chi non vive solo per il ventre, ma sa vivere anche per il pensiero, avendo una spiritualità più formata.

20Panereligioneper coloro che, ancora più formati, antepongono Dio alle soddisfazioni del senso e del sentimento umano e già sanno muovere le ali nel soprannaturale.

21Panespirito, panesacrificioa quelli che, raggiunta l’età piena dello spirito, sanno vivere nello spirito e nella verità, occupandosi della carne e del sangue solo quel tanto che è strettamente necessario per continuare ad esistere nella vita mortale, finché sia l’ora di andare a Dio. Questi hanno ormai scalpellato se stessi sul mio modello e sono copie viventi di Me, sulle quali il Padre si curva con abbraccio d’amore.

“Perdonaci i nostri debiti come noi li perdoniamo ai nostri debitori”.

22Non v’è, nel numero dei creati, nessuno, eccetto mia Madre, che non abbia avuto da farsi perdonare dal Padre colpe più o meno gravi a seconda della propria capacità d’esser figli di Dio. Pregate il Padre che vi cancelli dal novero dei suoi debitori. Se lo farete con animo umile, sincero, contrito, piegherete l’Eterno in vostro favore.

23Ma condizione essenziale per ottenere, per essere perdonati, è di perdonare. 24Se vorrete solo e non darete pietà al vostro prossimo, non conoscerete perdono dell’Eterno.  Dio non ama gli ipocriti e i crudeli, e colui che respinge il perdono al fratello respinge il perdono del Padre a se stesso.

24Considerate inoltre che, per quanto possiate essere stati feriti dal prossimo vostro, le vostre ferite a Dio sono infinitamente più gravi. Questo pensiero vi spinga a perdonare tutto come Io perdonai per mia Perfezione e per insegnare il perdono a voi.

“Non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male”.

25In tentazione Dio non vi induce. Dio vi tenta con doni di Bene soltanto, e per attirarvi a Sé. Voi, interpretando male le mie parole, credete che esse vogliano dire che Dio vi induca in tentazione per provarvi. No. Il buon Padre che è nei Cieli il male lo permette, ma non lo crea. Egli è il Bene da cui sgorga ogni bene. Ma il Male c’è. Ci fu dal momento in cui Lucifero si aderse contro Dio. Sta a voi fare del Male un Bene, vincendolo e implorando dal Padre le forze per vincerlo.

26Ecco cosa chiedete con l’ultima petizione. Che Dio vi dia tanta forza da sapere resistere alla tentazione. Senza il suo aiuto la tentazione vi piegherebbe perché essa è astuta a forte, e voi siete ottusi e deboli. Ma la Luce del Padre vi illumina, ma la  Potenza del Padre vi fortifica, ma l’Amore del Padre vi protegge, onde il Male muore e voi ne rimanete liberati.

Per chi e perché Gesù ha dato il Pater.

27Questo è quanto chiedete col Pater che Io vi ho insegnato. In esso vi è tutto compreso, tutto offerto, tutto chiesto di quanto è giusto sia chiesto e dato. Se il mondo sapesse vivere il Pater, il Regno di Dio sarebbe nel mondo. Ma il mondo non sa pregare. Non sa amare. Non sa salvarsi. Sa solo odiare, peccare, dannarsi.

28Ma Io non ho dato e fatto questa preghiera per il mondo che ha preferito essere regno di Satana. Io ho dato e ho fatto questa preghiera per coloro che il Padre mi ha dato perché sono suoi, e l’ho fatta affinché siano una cosa sola col Padre e con Me fin da questa vita, per raggiungere la pienezza dell’unione nell’altra.»

69. Il datore di sangue[284].

Associazione benefica.

Dice Gesù:

1«È venuta, stabilendosi nelle città e nei paesi più importanti, una associazione benefica detta dei “Datori di sangue”, la quale consiste di volonterosi che dànno, a richiesta dei medici, del loro sangue agli svenati civili o militari. Molte vite sono state salvate così, e questi  generosi sono encomiati, additati d’esempio alla Nazione, aiutati a superare la debolezza conseguente all’atto. Sono, insomma, tenuti in atmosfera di privilegio.

2È giusto. La loro è una grande carità, e se Io ho promesso un premio a chi dà un bicchiere d’acqua in mio Nome[285], saprò certo avere un grande premio per chi sa dare il suo sangue per carità di prossimo e non estingue il merito della sua carità con colpe gravi.

Il divino donatore di Sangue.

3Ma non ci pensate che Io ve l’ho dato tutto il mio Sangue, e non per dare salvezza ad una carne che poi dovrà sempre morire, ma per dare salvezza di vita eterna alla parte che non muore in eterno?

4Ve l’ho dato il mio Sangue, ed era quello di un Dio, fra strazi inauditi e inaudite offese. Ve l’ho dato non chiesto. Ve l’ho dato per amore. Mi sono vestito di carne per potervelo dare. Mi sono esiliato dai Cieli per potervelo dare. Ho sofferto per trentatré anni fame, freddo, stanchezze, soprusi, beffe, per potervelo dare. Ho finito la mia vita sopportando il tradimento, che è tormentoso più d’una ferita, il bacio infame bruciante più d’un rogo, le sevizie di bugiardi sacerdoti, di insani governanti, di una plebe senza riconoscenza e senza onestà, sopportando gli scherni di soldatesche pagane, le torture di una legge umana, una sentenza obbrobriosa, una morte orribile, tutto per darvi il mio Sangue.

 Fino all’ultima stilla.

5L’ultime stille del mio Sangue, che aveva bagnato le strade e le corti di Gerusalemme e aveva lasciato le sue impronte nel palazzo dove era un potere male interpretato e un cuore solo timoroso di perdere il potere, s’erano raccolte tra il cuore e il polmone privi di moto, e mi furono con violenza levate. Ma nella separazione del mio Spirito dalla carne ormai spenta, Io ho esultato che anche quelle ultime stille fossero sparse[286].

Per Giuda d’allora, ora sono mille e centomila.

6Ero venuto per darvi tutto il mio Sangue e ve l’ho dato, e ve lo do, continuamente, nei sacri misteri. Ma se sapessi che con una mia nuova venuta voi vi convertireste[287], o perfetti pagani, o duri rinnegatori del vostro Dio Crocifisso, verrei per darvi il mio Sangue in forma umana, quale ci vuole per voi che vivete solo di carne e sangue, e avete ucciso o intorpidito lo spirito e con lo spirito l’amore e la fede.

7Ma a nulla gioverebbe. Aumentereste il vostro peso di colpe davanti agli occhi del Padre, e se allora ebbi uno che mi vendette per trenta denari, ora ne avrei mille e centomila che mi baratterebbero per il bacio d’una peccatrice, per l’utile di una promozione, per meno ancora.

Chi vive nel fango nel fango morrà.

8Dirvi che siete e vivete di carne e sangue, è farvi ancora un elogio. Vivete di  fango e nel fango, nuovi farisei che vi battete il petto e simulate una religione e una fede ma ve ne fate solo un trampolino per utile vostro, utile terreno. Vivete non solo nel fango, ma in ancora più limacciosa materia, voi che neppure avete la falsa pietà dei nuovi farisei e siete peggio dei pagani di or sono venti secoli, e mescolate delitto a lussuria, ladroneccio d’ogni sorta a vizio d’ogni misura.

9Ma, secondo l’antica legge, chi usa d’una cosa malvagia con la stessa cosa morrà. Voi vivete nel fango e nel fango morrete[288]. Precipiterete dal fango della terra al fango dell’inferno, poiché avete distrutto la mia Legge nei vostri cuori, la mia Legge nuova di pietà, d’amore, di purezza, di bontà.

10Ma per la milionesima volta vi dico, in verità, che solo coloro che sono segnati dal mio Sangue e che vivono non nemici ma amici del Cristo Crocifisso, vedranno nell’ora della morte sorgere l’aurora del giorno eterno, dove ogni tribolazione finisce e subentra la beatitudine di possedere per sempre Iddio, senza veli e senza limitazioni.»

70. Guida per andare verso
la perfezione
[289].

Santità epidermica, dell’involucro dell’anima.

Dice Gesù:

1«Il Signore parlando a Mosè disse: “Non vogliate contaminare le vostre anime con nessun rettile che striscia sopra la terra. Io sono il Signore che vi ho tratti dall’Egitto per essere vostro Dio; e voi sarete santi, perché  Io sono santo”[290].

2Queste parole ti hanno colpito. Le vogliamo meditare insieme? Il tuo Maestro parla. Al popolo ebraico di allora non poteva il Signore dare la perfezione della Legge come poi l’ho data Io a un mondo più progredito e avviato a sempre maggiore civiltà. Civiltà non vuole dire perfezione. Vuol dire unicamente complicazione. Voi siete divenuti sempre più complicati nelle abitudini, nei costumi, nei divieti.

3Allora le folle vivevano seguendo l’istinto più che ogni altra cosa, e se anche commettevano cose che alla vostra mentalità attuale appaiono ripugnanti, non erano responsabili come lo siete voi per tante altre. Essi le compievano senza malizia, portati a compierle dalle necessità e dalla mentalità loro propria. Voi le commettete con malizia e qui sta la colpa. Tu però noti che, per quanto avessero molte attenuanti al loro modo d’agire, data la loro limitata civiltà, furono puniti quando oltrepassarono la misura nel male commesso dalla loro mentalità bambina.

4Il Signore dà loro delle leggi minute, e nello stesso tempo esterne più che interne. Io parlerò per le vostre anime. Il Padre a Mosè parla anche per l’involucro delle vostre anime. Era un involucro la cui asprezza rendeva quasi  ferino, nell’istinto e nel costume. Onde il Creatore dovette continuare la sua creazione di voi, quali persone morali, limando, lisciando, mondando il vostro involucro. Da qui le minuziosaggini materiali della Legge. Ma non deve, un’anima persa in CristoLuce, vedere le cose materiali. Deve vedere quello che sotto alla natura si cela: ossia lo spirito e quanto è detto allo spirito.

Santità spirituale è la perfezione dello spirito.

 5“Non vogliate contaminare le vostre anime con nessun rettile che striscia sulla terra”. Leggi: con nessun rettile spirituale che insidia la vostra anima.

6Le passioni sono i rettili satanici che salgono dal profondo fangoso per avvilupparvi il cuore e contaminarvelo. Io ho detto: “Non sono le cose che entrano dalla bocca ed escono per le vie naturali quelle che contaminano l’uomo[291], ma quello che dal cuore esce corrompe l’uomo, quando dal cuore escono le passioni malvagie entrate a farvi nido come serpi in un cavo di roccia”. Io ho perfezionato la Legge e vi ho mostrato quali sono i rettili che contaminano l’uomo, futuro cittadino della Gerusalemme eterna.

7Alzatevi, creature a cui ho dato la vita della vita. Non strisciate. Non abbiate contatto con ciò che striscia. Io ho dato impulso al vostro spirito per salire.  La mia grazia è ala.

Il Liberatore dalla schiavitù del peccato.

 8“Io sono il Signore che vi ho tratti dall’Egitto”.

9Il popolo mosaico aveva un grande obbligo verso il Signore che lo aveva tratto dalla schiavitù. Ma, o Maria, considera quale e quanta sia la gratitudine che dovete a Me Redentore. La schiavitù d’Egitto opprimeva gli ebrei sulla terra, nel giorno mortale. Il peccato d’origine e tutti gli altri peccati opprimono gli uomini per il giorno eterno. Ed Io ve ne ho liberati.

10Io sono il Liberatore della stirpe umana e in verità ti dico che fra i condottieri e i liberatori di tutta la terra, dai primi agli estremi giorni, non ve ne è né sarà uno simile a Me. Quale obbligo dunque avete d’amarmi! Sì. Di amarmi. Io, in cambio di quanto vi ho dato, non chiedo che amore.

11Io vi ho tratti dalla colpa per essere vostro Dio. Ma non il Dio che appare fra turbini e fulmini e incenerisce e colpisce. Io sono il Gesù, il Dio di bontà, che appare come un candido fiore da un candido cespo per salvarvi e passa fra voi sanandovi e benedicendovi, e muore benedicendovi e dandovi perdono e Vita.

Guida per condursi alla perfezione.

12Ma voglio che voi cerchiate di imitarmi.  Tale il Cristo tale il cristiano, o figli che ho immerso nel mio Sangue, eterna Piscina probatica[292] dove guariscono le infermità dello spirito. Il Signore dice: “Sarete santi perché Io sono santo”. Io vi dico: “Siate perfetti come è perfetto il Padre mio”[293].

13Oh! non vi do limitazione alla santità. Vi do la guida per condurvi: rinnegamento di ciò che è Male. Vi do l’arma per vincere: la mia Croce. Vi do la medicina che rinforza e guarisce: il mio Sangue. Vi do la misura della perfezione da raggiungere: quella di Dio. Raggiungetela e farete giubilare il Cuore mio.

14Ecco, piccola discepola del mio Cuore, ecco vista, attraverso la pupilla del Figlio di Dio, la parola del Padre, eccola spiegata e compresa alla luce dello Spirito. Poiché in ogni parola nostra è il Dio Uno e Trino e ogni parola va compresa con l’aiuto di Dio Uno e Trino.»


71. 4° Onora il padre e la madre[294].

Doveri tra genitori e figli.

Dice Gesù:

1«Ascolta, Maria. Conosci la parabola di quel padre che ha due figli: uno dice: “Sì, padre mio”, e poi non fa nulla; l’altro dice: “No, padre mio”, e poi fa quello che il  padre gli chiede?[295]

2Non voglio qui farti meditare sui doveri dei figli e sulla bellezza dell’ubbidienza. No. Dico solo che forse quel padre non era un modello di padre. Prova ne sia che i figli non lo amavano: uno mentisce, l’altro risponde con un rifiuto che supera poi con sforzo soprannaturale.

3Non tutti i figli sono perfetti, ma anche è verità che non tutti i genitori sono perfetti. Il comandamento dice: “Onora il padre e la madre”[296] e chi lo contravviene pecca e sarà punito dalla Giustizia divina. Ma la Giustizia non sarebbe giustizia se non usasse la stessa misura verso chi non onora i figli. Onorare nel linguaggio antico vuol dire: trattare con del riguardo riverenziale una persona. Ora se è doveroso onorare coloro che ci hanno dato la vita ed hanno provveduto ai nostri bisogni di infante e di fanciullo, non è meno vero che anche si deve, dai genitori, onorare le creature che Dio ha concesso di avere ed ha affidato alle creature che le hanno generate perché le allevino santamente.

Doveri dei genitori.

4Troppo sovente i padri e le madri non riflettono che essi divengono depositari e custodi di un prodigio di Dio Creatore. Poiché ogni esistenza nuova è un prodigio  del Creatore. Troppo sovente i genitori non pensano che dentro quella carne generata dalla carne e dal sangue umano vi è un’anima creata da Dio e che deve essere cresciuta ad una dottrina di spirito e verità per essere riconsegnata a Dio degnamente.

5Ogni figlio è un talento affidato dal Signore ad un suo servo. Ma guai a quel servo che non lo fa fruttare[297], lo lascia inerte disinteressandosene, oppure, peggio ancora, lo disgrega e corrompe. Se a colui che non veglia ad arricchire il talento vivo del buon Dio, Dio chiederà con voce severa il perché e comminerà un lungo castigo, a colui che disperde e uccide l’anima di un figlio, Iddio, padrone e giudice di tutto ciò che è, con inesorabile verdetto comminerà eterna pena al genitore omicida della parte più preziosa del figlio: la sua anima.

Il dovere dell’amore spirituale.

6Questo nel campo generale. Ora al lato particolare.

7Sai come devi tu amare tua madre per poterla continuare ad amare? Di un amore unicamente spirituale. L’altro… è inutile. Ella non lo vede, non lo capisce, non lo sente. E vi calpesta sopra facendoti  sanguinare nella tua umanità. Perciò ti dico: amala solo spiritualmente. Ama cioè e adoperati per la sua povera anima. Né ti dico oltre poiché sei figlia e non voglio che insieme si manchi d’onore ad una madre. Io sono Dio e Giudice. Lo potrei fare. Ma con te non lo voglio fare. Anche se un genitore manca va rispettato perché è “genitore”.

8Ama la sua povera anima. Ha molto bisogno della tua carità di figlia. I padri e le madri che peccano verso i figli hanno bisogno, in ordine alla vita eterna, dell’aiuto dei figli e del perdono dei figli per avere alleggerita la pena.

Ragioni giustificanti l’amore spirituale.

9Rifletti molto su quanto dico senza che Io abbia bisogno di[298] aggiungere altro. Se tu ti fermi a considerarla come donna non puoi onorarla. Ne convengo. Ma considera che è un’anima figlia di Dio e molto, molto, molto rudimentale. La tua carità di figlia deve adoperarsi a riparare le sue deficienze, devi arricchirla tu perché non si presenti troppo povera al Dio Giudice.

10Hai pietà degli infermi e hai amore per i pargoli. Ma quale puerizia spirituale è più puerizia di quella di tua madre? E quale infermità spirituale è più infermità di quella di tua madre? Abbraccia perciò il suo spirito oscuro e pesante e alzalo verso la Luce.

11Difficile amore quello spirituale. Lo so. Ma è amore di perfezione. È l’amore che ho avuto Io per tanti, mentre ero mortale. Io sapevo chi mi avrebbe tradito. Sapevo chi mi avrebbe rinnegato. Sapevo chi sarebbe fuggito nell’ora tremenda. Nulla mi era oscuro. Ebbene, ho compiuto prodigi immisurabili d’amore spirituale poiché la mia Carne e il mio Sangue fremevano di ripulsione quando  sentivano  a sé vicini i pavidi, i rinnegatori e specie il traditore per cercare di salvare i loro spiriti.

12Molti ne ho salvati così. Solo i posseduti completamente dal demonio, completamente dico, furono tetragoni al mio lavacro d’amore spirituale. Gli altri, posseduti da una passione sola, furono salvati avanti o dopo la mia Morte. Giuda, Caifa[299], Anna[300] e qualche altro, no, poiché i sette principi dei demoni li tenevano avvinghiati con sette corde, e coorti di demoni erano in loro a compiere il lavoro che fece di loro le gemme dell’Inferno.

13Tu ama così. Farai il tuo dovere e mi  ti mostrerai discepola vera. Riguardo a lei, lascia a Me l’uffizio di Giudice. Va’ in pace, anima cara, e non peccare.»

Esperienza carismatica[301].

Opportunità della parola consolatrice di Gesù.

14E ci voleva proprio parola e carezza!… Perché se dovessi davvero guardare alla umanità… ci sarebbe da scappare in cima al Monte Bianco.

15Questo ultimo brano mi è stato dettato alle 7 di mattina, e alle 11 di mattina per poco vado al Creatore tanto si scatenò la ingiusta e crudele prepotenza di mia madre. Glie lo dicevo[302] ieri che è in un periodo feroce? Non ho esagerato. Ora che mi ha fatto stare male è sera e ancora il cuore è agitato, a detta del medico ho risicato la morte, e l’ho sentita è contenta.

16Amen. Ubbidisco a Gesù e offro questo dolore fisico e morale per la sua anima.

72.  La misura dell’amore[303].

Il termometro dell’amore è la pace.

Dice Gesù:

1«Chi uccide l’amore uccide la pace. La pace è tanto più viva quanto più vivo è l’amore. Vuoi la misura di come un essere ami? Osserva se ha o non ha la pace con sé. Chi ama agisce bene. Agendo bene non conosce turbamento. Questo serve per tutte le forme d’amore.

 2L’amore naturale non differisce in certe facce dall’amore spirituale. Né si può dire che ne differisca nelle reazioni. Quando una creatura non ama o ama male un’altra creatura, è inquieta, sospettosa e portata a diffidare e ad accrescere sempre più i suoi torti e automaticamente i suoi sospetti e le sue inquietudini. Quando poi una creatura non ama o ama malamente il suo Dio, l’inquietudine aumenta infinitamente e non dà più pace. Come un vento di sventura, trascina sempre più lontano dal porto la povera anima, che finisce col perire miseramente, se un miracolo di divina bontà non interviene a salvarla. È logico che così sia.

L’anima che ama Dio è nella pace.

3Dio è senza colpa verso di voi, donde voi avete l’assoluto obbligo di amarlo poiché Egli vi dà amore, e amore chiede amore. Quando voi negate a Dio amore, cadete, per naturale conseguenza, in potere del principe del Male. Lasciate la Luce, e le tenebre vi avvolgono. Comincia allora il tormento che è la fase preparatoria delle pene future. Ma l’anima amante, sicura d’essere amante, è nella pace. Potrà il prossimo accusarla di ogni più malvagia cosa, potranno le circostanze avere  apparenza di punizione celeste. Ma l’anima non uscirà dalla sua pace. Poiché sa che ama, non teme nulla.

La colpa acceca fino all’autodenunzia.

4Guarda Giovanni. “Uno di voi mi tradirà” dissi[304]. E quella frase fu come una scintilla gettata in un alveare operoso. Tutti se ne risentirono. Il colpevole giunse persino a denunciarsi da sé dicendo: “Sono forse io?”[305], e ottenendo la mia risposta affermativa che solo l’ottusità altrui non permise fosse compresa. La colpa ha di queste imprudenze: acceca al punto che conduce all’autodenunzia.

5Ma Giovanni, l’amante fedele, non mosse il capo dal mio petto. La sua pace restò senza fremiti. Egli sapeva che e come mi amava. Aveva a difesa, contro ogni accusa e rimprovero, la sua carità e la sua purezza. È rimasto, col capo che non sapeva tradire, sul Cuore che non sapeva tradire.

Modello dell’anima che ama.

6Ti do Giovanni a modello. Sono anni che te lo do per intercessore. Ricorda. Prima intercedette, ora ti istruisce sulle due qualità che fanno di un discepolo un prediletto: la carità e la purezza. Più tu crescerai in esse e più crescerà la pace in te. E con la pace l’abbandono totale sul mio Cuore.

7La morte degli amanti non è una mutazione: è una perfezione.  Passate dal riposo, ostacolato dalla materia, al libero riposo dello spirito in Dio. Non è che un più stretto abbraccio in una più viva luce.

8Ecco la morte che Io riserbo a chi mi ama. Morte di pace dopo vita di pace. E, nel mio Regno, l’eterna Pace.»

73. Culto di riparazione all’Eucarestia[306].

Riparazione al Ss. Sacramento.

     Dice Gesù:

1«Lo sai perché chiedo[307] ancora più intense riparazioni e universali preghiere al Ss. Sacramento? Per giustizia. Dio è giusto anche nelle cose più  insignificanti. Pensa se non vuole essere giusto in riflesso del suo culto.

2Il Sacramento condensa Corpo e Sangue, Anima e Divinità del tuo Gesù. Perciò, pregando con spirito di riparazione Me Eucarestia, si prega non solo il mio Corpo ma il mio Sangue oltre che l’Anima e la Divinità. Perciò le riparazioni al mio Sangue vengono assorbite da quelle date all’Eucarestia in cui Io sono tutto.

3Chiedo che il mio Sangue sia amato e usato per gli infiniti bisogni delle anime. Non lasciate infruttuoso questo oceano di potenza le cui onde sono date dal mio Sangue. Ma, se sarebbe bene che il Sangue del Redentore avesse molto maggior culto di quanto non abbia, è anche vero che, data la sua santità, Io affido questo culto e questo ministero alle anime più dotate di doti spirituali.

I Ministri del Culto.

4Culto e ministero, ho detto. Per essere ministri di un culto non occorre essere sacerdoti. È sacerdote ogni anima che sa essere mia vera discepola. Io non vi nego questo onore e non mi nego. Nulla m’è più caro che d’essere attinto e sparso da mani amorose e pure su anime sterili, macchiate, malate. Il sacerdote consacrato mi sparge sulle anime nella Confessione. Ma gli oscuri sacerdoti, consacrati dall’amore che Io solo conosco, possono offrirmi e spargermi su tutte le anime.

  5Né v’è più meritorio ministero di questo di unire il proprio sangue a quello della gran Vittima e in una mistica Messa, in cui Io sono il Celebrante e voi gli accoliti, sacrificarsi insieme e provvedere insieme ai fedeli e ai non fedeli, che pure hanno bisogno del mio Sangue e del vostro, del mio Sacrificio e del vostro, per trovare la via della Vita e della Verità.

6Altra ragione per cui esigo maggior riparazione verso Me Eucaristico si è che le imprecazioni blasfeme vanno contro il Sacramento mentre il Sangue, in particolare, ne è risparmiato. La dimenticanza che l’avvolge lo preserva. Meglio esser dimenticati che bestemmiati.

Gli amici del Culto.

7Ecco perché, con giustizia, ti dico che molto va riparato verso l’Eucarestia. Riparazione generale al Sacramento, ma culto particolare dei discepoli più cari al mio Sangue.

8Lo affido agli amici fra i miei amici. Come un esercito in battaglia chiude le bandiere nel quadrato dei più fidi, così Io incastono il mio Sangue in mezzo a coloro che so più fidi, capaci di qualunque sacrificio per amore del loro Re, e vi do la consegna di passare fra le folle col cuore colmo del mio Sangue, perché Esso scenda sui poveri uomini a salvarli. Chi si sarà effuso nell’interesse del suo Signore, avrà dal Signore alta mercede nel mio Regno[308],  così vi dice il Signore, così vi dice il Redentore, così vi dice l’Amore, e così sarà poiché Iddio è fedele e veritiero e dà il cento per uno.»

74. Il Regno di Dio nell’uomo[309].

Il Regno di Dio è in voi.

Dice Gesù:

1«Il regno di Dio è in voi. L’uomo non ha mai capito questa verità.

2Io vivente, ha creduto che il mio regno fosse un regno di potere e di strapotere temporale. Questo ha fatto sì che molti mi si stringessero intorno, sperando averne un utile futuro.

3Ma Io non ho mentito, non ho ingannato. La mia Parola era chiara. Promettevo un regno, ma segnavo anche la via per possederlo. Questa via non è e non era quella battuta di solito da coloro che dànno la scalata a un potere. Era anzi la via opposta. E appunto perché era opposta, non fu battuta generosamente che da pochi.

4Il mio regno non è di questo mondo. Il mondo in cui sostate è la gomena per cui voi potete salire sulla mia mistica nave. Ma salire su una gomena non è facile cosa. Occorre essere agili, leggeri, sani, non soffrire dei capogiri che colpiscono coloro che abusano nei piaceri. Il vizio impedisce la salita, le malattie pure e così la pletora dell’attaccamento alle cose della terra e la pigrizia dello spirito.

Salute spirituale e operosità.

5Siate sani nell’anima, e siccome esser sani completamente è quasi impossibile all’uomo, guardate almeno di combattere all’inizio le vostre malattie spirituali.

6Siate solerti. Non dite: “Ho già tanto lavorato che ora riposo”. No, figli che attendo nella gloria. Il mio regno è tale gioia che nessuna fatica è troppo lunga e troppo grave per conquistarlo.

7Quando voi agite secondo la mia Legge, è già in voi il mio Regno. E lo sentite dalla pace che fluisce in voi come onda inesausta. Questa pace non è la povera pace umana, insidiata da tante cose e persone nemiche. È Pace vera: è la mia Pace.

Valore della croce e del dolore.

8Nel libro di Giovanni è detto: “Costoro sono quelli che sono venuti dalla grande tribolazione”[310]. Ecco l’aiuto più grande per conquistare il mio eterno Regno di Pace. Io ve ne ho aperto le porte con la mia grande tribolazione, ma voi, discepoli fedeli che Io chiamo al Regno, non siete da più del Maestro e dovete servirvi della stessa arma per salire a Me. La croce è scala, la croce è ala, il dolore è medicina, il dolore è purificazione.

La carità ripara e redime.

9Tutto si compie solo quando si beve per impedire a Me di berlo l’amarezza delle amarezze: il fiele e l’aceto, per riparare l’odio e il peccato e mondare le anime dei fratelli dall’odio e dal peccato. Il fiele mi è dato dall’odio che mi maledice  dopo quanto ho donato; l’aceto, dal peccato che inagrisce i miei tralci sino a renderli selvatici. 11La carità rende dolce il fiele e buono l’aceto, poiché la carità ripara e redime.

10Ma la carità non va mai disgiunta dalla sofferenza, poiché essendo cosa santa scatena le ire del Nemico. In compenso, la sofferenza non va mai disgiunta dalla gloria, poiché Io sono giusto e do a chi dona.»

75. Non si scinde Dio dai suoi figlio[311].

Dio è nei fratelli.

Dice Gesù:

1«Chi chiude il cuore alla misericordia  chiude il cuore a Dio. Perché Dio è nei fratelli vostri e chi non è misericordioso verso i fratelli non è misericordioso verso Dio.

2Non si può scindere Iddio dai suoi figli, e pensate bene che voi che vivete siete tutti figli dell’Eterno che vi ha creati. Anche coloro che in apparenza non lo sono, perché viventi fuori della mia Chiesa, lo sono. Non vi crediate lecito essere duri, egoisti, perché uno non è dei vostri. L’origine è una: quella del Padre. Siete fratelli anche se non vivete sotto lo stesso paterno tetto. E come non pensate ad agire per richiamare i lontani, gli sperduti, gli infelici, che per motivi diversi sono fuori dalla mia dimora?

3Dio non è privativa dei cattolici, e molto errano  quei cattolici che non si adoperano per gli acattolici. Non lavorano per l’interesse del Padre, sono solo dei parassiti che vivono del Padre senza dare ad Esso aiuto filiale. Dio non ha bisogno di aiuto perché potentissimo. Ma lo vuole ugualmente da voi.

4Dio circola come un sangue vitale nelle vene di tutto il corpo dell’Universo. Di questo gran corpo creato da Lui, la Cattolicità è il centro. Ma come potrebbero le membra più lontane essere vivificate da Dio se il centro si rinchiudesse in se stesso col suo Tesoro ed escludesse le membra dal beneficio?

Fariseismo cattolico.

5Dio è anche dove diversa fede o diverso spirito fa pensare non sia. E in verità vi dico che non è ciò che appare ciò che è vero. Molti cattolici sono sprovvisti di Dio più di quello che non lo sia un selvaggio. Perché molti cattolici hanno di figli di Dio solo il nome, peggio: vilipendono e fanno vilipendere questo nome con le opere di una vita ipocrita, le cui manifestazioni sono all’antitesi dei dettami della mia Legge, quando non giungono all’aperta ribellione che li fa nemici di Dio. Mentre nella fede di un acattolico, errata nell’essenza ma corroborata da una vita retta, vi è di più il segno del Padre. Queste sono solo creature che hanno bisogno di conoscere la Verità. I figli falsi, invece, sono creature che devono conoscere, oltre che  la Verità, il Rispetto e l’Amore verso Iddio.

6Le anime che vogliono essere mie devono avere misericordia di queste altre povere anime. Ma le animevittime devono immolarsi, anche, per esse. Io che feci di diverso? Non mi immolai per tutti? Se è misericordia sfamare, vestire, dissetare, seppellire, istruire, confortare, che sarà mai ottenere, a prezzo del proprio sacrificio, la Vita vera ai fratelli?

Satanismo cattolico.

7Se il mondo fosse misericordioso!… Il mondo possederebbe Iddio, e ciò che vi tortura cadrebbe come foglia morta. Ma il mondo, e nel mondo specie i cristiani, hanno sostituito l’Amore con l’Odio, la Verità con la Ipocrisia, la Luce con le Tenebre, Dio con Satana.

8E Satana, là dove Io seminai Misericordia e la crebbi col mio Sangue, sparge i suoi triboli e li fa prosperare col suo soffio d’inferno. Verrà la sua ora di sconfitta. Ma per ora viene Lui perché voi lo aiutate.

9Beati però coloro che sanno rimanere nella Verità e lavorare per la Verità. La loro misericordia avrà il premio in Cielo.»

76. Le misericordie[312].

La più grande delle misericordie.

Dice ancora Gesù:

1«Non avere titubanze e dubbi. Quello che ti ho detto è vero.

2Essendo il Creatore, Dio è anche dove pare  non sia. Non è adorato in Verità, o non è adorato affatto? Ma Egli vi è ugualmente.

3Chi ha dato vita al lontano patagone, chi al cinese, chi all’africano idolatra? Chi mantiene in vita il miscredente perché abbia[313] tempo e modo di trovare la fede? Colui che è e che nulla può menomare. L’esser la vita nelle creature, il generare delle cose tutte, è la testimonianza alla quale, anche volendola negare, deve curvare la testa ogni vivente.

4Ora, il portare a Dio le anime lontane, che lo sentono per istinto, ma non lo conoscono e non lo servono nella Verità, è la più grande delle misericordie. Io ho detto: “Portate il Vangelo a tutte le creature”[314]. Ma quel comando, credi tu che Io[315] lo abbia dato a quei dodici soli e ai loro diretti discendenti nel sacerdozio? No. Voglio che ogni anima veramente cristiana sia anima apostolica.

La perfezione della Misericordia

5Il portare le anime a Me aumenta la mia gloria, ma aumenta anche la gloria del servo buono e fedele che col suo sacrificio ha ottenuto di accrescere il mio gregge. La santa che tu ami[316] ha fatto più di cento missionari, ma la sua gloria in Cielo è cento volte più grande perché conobbe  la perfezione della misericordia sulla terra e consumò se stessa per dare la Vita vera agli idolatri e ai peccatori.

Potenza della preghiera.

6Tu mi dici: “Ma, Signore, quando uno ha peccato contro Te e nel peccato rimane, è morto alla vita della grazia”. È vero. Ma Io sono il Risuscitatore, e davanti alle lacrime di chi piange sui morti alla grazia Io sprigiono la mia potenza infinita.

    7Tre, i morti del Vangelo richiamati alla vita, perché non seppi resistere alle lacrime d’un padre[317], d’una madre[318], d’una sorella[319]. Le anime vittime e apostoliche devono essere sorelle, madri e padri dei poveri morti alla grazia e venire a Me col cadavere del disgraziato fra le braccia, sulle braccia, come loro più pesante croce, e soffrire per esso finché Io dica le parole di Vita.»

77. Lo scultore e la sua opera[320].

Il lavoro di Dio sull’anima.

Dice Gesù:

1«Eccomi a medicarti tutta. Ma, povera Maria, certe ferite sono necessarie e rientrano nel lavoro che un’anima deve subire per formarsi nella forma che l’Artefice divino le vuole dare. Il blocco di marmo già sbozzato dice a se stesso: “Mi pare che basti di essere martellato, scalfito, scalpellato. Sono bello abbastanza e rendo  l’idea dello scultore”. Ma lo scultore non la vede così, e picchia, e scalpella ancora finché l’opera è perfetta. Lo stesso, Io con le anime; e quanto più ho disegni speciali su un’anima, tanto più la lavoro.

2Dunque senti. Tu sei immersa da qualche mese nella pace e nella gioia mistica. Ma non ti devi dimenticare che molti non lo sono e che tu ci sei unicamente per grazia mia. Ora, ecco, la bufera di ieri ha servito proprio a ricordarti queste due cose.

Le due cose che l’anima deve ricordare.

3La prima è che tu sei una povera, povera creatura piena di manchevolezze e hai un grande bisogno di aiuto da tutti per non mancare, hai soprattutto bisogno della amabilità del tuo Gesù. Se Egli ti posa a terra per un attimo, fai come un bambino di pochi mesi: cadi subito, ti sporchi e ti fai del male.

4La seconda è che l’anima vittima è in continuo servizio per i suoi fratelli. Guarda, Maria, quanti, quanti, quanti sono portati alla desolazione, e alla disperazione, da un complesso di circostanze. Il vivere e il convivere, soprattutto, sono tante trappole per attanagliare le povere creature e portarle a dubitare di se stesse, degli altri, di Dio. Non tutti, o Maria, hanno Me nel modo come tu mi hai. E se tu, avendo Me, soffri così della altrui maniera  d’agire, pensa cosa devono soffrire gli altri che non hanno il mio petto per piangervi sopra.

Bere al posto di Gesù il fiele e l’aceto.

5Tu mi hai sempre avuto, anche quando ti credevi sola e non venivi a Me. Non venivi, ma venivo Io. La mia vicinanza non vista è bastata a metter pace nelle tempeste del tuo cuore. Una pace relativa poiché tu, allora, non mi aiutavi. Ma era sempre tanta da impedire il tuo naufragio. Ma gli altri!… Gli altri che mi sono nemici, gli altri che hanno talmente intiepidita la fede, da non essere più fede!… Essi, nella tempesta, non hanno il Maestro.

6Se mi stessi[321] attenta, quando ti parlo! Te ne ho parlato in questi giorni sul come devi trattare tua madre[322] e sulla necessità, per le vittime, di bere al mio posto il fiele e l’aceto[323]. Perciò sta’ calma. Lo hai bevuto, non troppo lietamente, in verità. Ma lo hai bevuto. Non è stato senza scopo. Offri il tuo dolore, il tuo avvilimento per non essere stata più brava. Offri tutto per i fratelli.

7Enon dubitare di Me. Il tuo Maestro capisce meglio di tutti. Se tu avessi avuto rancore o se avessi inveito contro Me, mi avresti ferito. Ma la tua umiliazione verso tua madre e il tuo rifugiarti in Me per aiuto, hanno annullato quel che è[324] dato dallo squilibrio  del tuo dominio.

Bambina che fa le bizze.

8Sei una bimba che ha fatto le bizze. I bimbi sono perdonati, specie quando sono malati e quando si pentono d’esser stati bizzosi. E Gesù ti perdona. Vedrai che anche il Padre[325], che parla in mio Nome e per mia ispirazione, ti dice lo stesso. Vuoi farne la prova? Non gli dare questo quaderno prima della confessione e confessati. Vedrai.

9Sii buona e fiduciosa. Amami e soffri. Pensa che solo Io ti amo come ti occorre essere amata, che solo Io ti comprendo alla perfezione, che solo Io ti posso consolare veramente. Soffri… Ce ne è un bisogno infinito in questi giorni: per tutti e specie per voi italiani.

Cisterne di carità.

10Ti ho detto d’essere cisterna di carità[326] per dare a tutti le dolci acque dell’amore. Ma ti dico che devi, per una operazione dolorosissima, depurare anche le acque amarissime dell’odio allo scopo di dissetare sempre più i fratelli morenti di tante seti.

11I bisogni crescono, bisogna cresca la cisterna. E dato che sarebbe sacrilego e stolto unire l’amore all’odio e corrompere la dolcezza dell’acqua d’amore con l’amarezza dell’acqua dell’odio, a costo del tuo dolore devi metterti come un filtro soprannaturale: assorbire tu tutto l’amaro, lasciar filtrare l’acqua depurata onde cresca  l’onda nella cisterna della carità.

12Chi ha dato un bicchiere d’acqua in mio Nome sarà benedetto[327]. Ma chi quel bicchiere se lo spreme dal cuore, che avrà? Pensalo tu e sali.»

Esperienze carismatiche[328].

Atti di riconciliazione.

13Ieri mi sono proprio lasciata prendere il sopravvento dall’umano. Non porto a mia scusante né il dolore talmente spasmodico da farmi pensare con desiderio alla morfina, né i crucci di questi giorni, né l’altrui[329] mancanza di prudenza e carità. Non invoco nulla a mia discolpa. Dico che ho lasciato che l’umano mi soverchiasse e… ho straripato.

14Dopo… mentre ancora straripavo, mi sono attaccata al mio Gesù perché sentivo la pazzia nel cranio e la tentazione in cuore. Secondo atto di rinsavimento, dopo l’invocazione a Gesù, quello di chiedere scusa a mamma. Terzo atto, una enorme paura di avere demeritato la parola di Gesù. Ho fatto più atti di contrizione ieri sera che in un anno. Perché io non posso pensare di avere addolorato Gesù. È di Lui che mi spiace! Però mi pareva che Gesù mi sorridesse perdonandomi.

15La paura m’è durata sino alle 8 di  stamane, quando il Buonissimo mi ha parlato con la sua cara Voce che è un vero balsamo sul cuore crucciato. Ora sono ansiosa di sentire cosa mi dice lei[330] e per avere una nuova prova che quanto odo viene proprio da Gesù.

78. L’ingratitudine colpisce l’anima[331].

Effetti dell’ingratitudine.

Dice Gesù:

1«Lo senti come fanno[332] male la ingratitudine e il disamore? Oh! nessuna tortura fisica è pari a queste! E pensa che 2 per te sono poche persone ma per Me furono e sono moltitudini.

2Dare affetto e ricevere indifferenza e astio, dare opere e vedersele respinte, supera in potenza i colpi dei flagelli e il penetrare delle spine. Queste sono cose che colpiscono solo la carne, ma indifferenza, ingratitudine, astio, colpiscono l’anima, scrollano lo spirito.

3È perché so, che ti sto così vicino e ti conforto della mia Presenza. Non voglio che il tuo spirito rimanga turbato. L’urto lo riceve. È inevitabile. Ma la mia Presenza rimette subito l’equilibrio.

Non guardare le creature, guarda Gesù.

4Non guardare le creature: guarda Me. Non pensare alle creature altro che per provvedere alla loro poverissima anima. Pensa a Me. Non amare le creature per la loro persona: ama in loro Me. Così troverai in loro ciò che merita d’essere amato.

 E’ l’ora delle tenebre.

5Maria: è l’ora delle tenebre. Le cose si compiono come in sogno te le ho mostrate[333]. Non è arrivato fin troppo presto il momento della sicura conoscenza? Prega con tutta te stessa, perché il momento è tremendo per se stesso e per le conseguenze.

6Se le persone sapessero riflettere, si sforzerebbero ad essere buone per piegare la Bontà in loro favore. Invece è sempre la stessa parola che devo dire: l’egoismo le domina. Perciò preghiere, sacramenti e sacramentali, resi impuri dall’egoismo, non hanno potere contro Lucifero che sconvolge il mondo.»

79. Il mondo non ama l’Amore[334].

Il vero e generoso amore.

Dice Gesù:

1«A chi verrà a Me, sorgente di vita, Io darò la vita eterna[335]. Sarò in lui come uno[336] zampillo che non muore in eterno e che col suo essere lava e feconda. Ma a coloro che sanno venire a Me con vero e generoso amore, Io non darò solo la vita eterna, né sarò soltanto fonte di vita eterna. Ma sarò sorgente di perpetua dolcezza.

2Il vero, generoso amore, lo possiedono quelli che non si curano altro che dei miei interessi e che non staccano il loro sguardo spirituale da Me. Questi mi possederanno non soltanto come Datore di salvezza, ma come oceano di beatitudine.

Il mondo non ama l’Amore.

3Io mi affliggo che il mondo non sappia amare e darsi a questo amore che lo farebbe beato, perché so quanto perde il mondo non conoscendo l’amore. Esso, l’amore perfetto del vostro Uno e Trino Iddio, sta, non inoperoso poiché l’amore di Dio è sempre attivo, ma dispregiato dal mondo.

4Come poveri dementi che non sanno distinguere le cose, gli uomini non vedono questo Tesoro che è lì per loro, che attende d’essere effuso su loro, questo Tesoro che giace inerte poiché loro non lo vogliono e, se si potessero[337] applicare alla perfezione  di Dio effetti e reazioni umane, dovrei dire: e che opprime il nostro Cuore col suo peso che aumenta d’ora in ora. Ti spiegherò come[338]. Ma la nostra Perfetta Trinità esula dalle forme umane. Solo Io, l’UomoDio, ho un Cuore simile al vostro: un cuore di uomo perfezionato, dalla mia Natura divina, ad essere Cuore di UomoDio. E questo Cuore è dilatato fino all’ambascia dall’amore che lo riempie e a cui il mondo non attinge.

Disposati all’interesse di Dio.

5Ecco allora che il mio amore di UomoDio si riversa come oceano di gioia e sorgente di dolcezza nei cuori che mi sanno amare non per un interesse troppo intriso di umano, ma per un amor vero in cui ogni palpito ha uno scopo: fare il mio interesse.

6Disposàti all’interesse del loro Gesù, ossia alla sua gloria che è, in fondo, la gloria vostra poiché la gloria di Dio si innimba della gloria delle anime ascese alla gloria essi è giusto che gustino, sino dalla terra, il sapore del loro Dio. Ed Io effondo le mie onde di dolcezza su di essi, con tutto l’amore del mio Cuore.

7Vieni. Ogni amarezza si annulla per colei che beve alla fonte del mio Amore.»

80. L’anima lavorata alla vita eterna[339].

Metodo per avere lana soffice.

Dice Gesù:

1«Hai mai visto come fanno coloro che vogliono avere della lana soffice per i loro sonni? Chiamano il materassaio il quale batte e ribatte la lana finché è tutta una spuma. Più la lana è battuta energicamente e più diviene soffice e pulita, perché la polvere e i detriti cascano al suolo e i bioccoli restano ben mondi e spumosi.

2Lo stesso, peggio ancora, lo si fa se quella lana la si vuole filare o tessere. Allora entra in opera anche il pettine di ferro che districa rudemente la lana e la rende stesa come capelli ben pettinati.

3Così fa chi fila lino e canapa; e persino la seta del bozzolo, per essere usata, deve prima subire il tormento dell’acqua bollente, della spazzola ruvida e della macchina che la torce.

L’anima lavorata alla vita eterna.

4Anima mia, se questo è necessario fare per delle fibre naturali onde farne vesti e giacigli, come non deve farsi lo stesso con la vostra anima per lavorarla alla vita eterna? Voi siete una fibra ben più preziosa del lino, della canapa e della lana. Da voi deve uscire la stoffa di vita eterna.

5Ma, non per imperfezione divina poiché Dio crea le cose perfette sibbene per imperfezione vostra, le vostre anime sono selvagge, arruffate, piene di asprezze, di detriti, di polvere, non atte, insomma, ad essere usate per la Città divina  dove tutto è perfetto.

Lo strumento che lavora l’anima.

6Perciò la previdenza, la provvidenza, la bontà paterna del vostro Dio vi lavora. Con che? Con la sua Volontà. La Volontà di Dio è lo strumento che fa di voi, fibre inselvatichite, stoffe preziose e preziose lane. Vi lavora in mille modi: offrendovi delle croci, illustrandovi il bello di una mortificazione e attirandovi col suo invito a compierla, guidandovi con le sue ispirazioni, mortificandovi col suo paterno castigo, torcendovi colla guida dei comandamenti.

7Questi, con la loro necessità che per volgere di secoli non cambia forma e vigore, sono proprio quelli che fanno di voi un filato resistente e regolare, atto a formare la stoffa di vita eterna. Le altre cose, poi, formano la stoffa di vita eterna, e più voi siete docili alla volontà del Signore e più la stoffa si fa preziosa.

Conoscere la volontà di Dio.

8Quando poi non solo la seguite con docilità, questa Volontà benedetta che opera sempre per vostro bene, ma con tutte le vostre forze chiedete a Dio di farvela conoscere perfettamente per perfettamente eseguirla, costi quel che costi e abbia la forma anche più contraria alla vostra umanità, quando agite così la stoffa si orna di ricami come un broccato.

Volontà di dolore.

9Se poi a tutto questo aggiungete la perfezione  di chiedere per voi una Volontà di dolore per essere simili a Me nell’opera di redenzione, allora nel broccato inserite gemme di incalcolabile valore e della vostra originaria fibra imperfettissima fate un capolavoro di vita eterna.

10Ma, o Maria, quante poche le anime che si sanno far lavorare da Dio!

11Dio ha per voi sempre mano di Padre perfettissimo nell’amore e opera con Intelligenza divina. Sa quindi fino a che punto può calcare la mano, e quale dose di forza vi deve infondere per rendervi atti a subire le operazioni divine.

L’anima selvaggia e insatanata.

12Ma quando l’uomo si ricusa al buon Padre che avete nei cieli, quando si ribella alla sua Volontà, quando annulla col peccato i doni di forza che il Padre gli dona, come può il Padre che è nei cieli lavorare quell’anima? Essa rimane selvaggia, si carica anzi sempre più di grovigli e di impurità. E Io piango su lei vedendo che nulla, neppure il mio Sangue, effuso per tutti, la rigenera alla bontà.

13Quando poi un’anima non solo si rifiuta al lavoro di Dio ma cova in sé astio per il Padre e per i fratelli, allora l’opera Nostra scompare totalmente e si insedia, in quel groviglio di passioni sregolate, il Padrone del peccato: Satana.

I mietitori soprannaturali.

 14È allora che deve subentrare l’opera paziente e generosa delle vittime. Queste lavorano per sé e per gli altri. Queste ottengono che Dio torni, con miracolo di grazia, a lavorare quell’anima dopo averne fugato Satana col fulgore del suo aspetto.

15Quante sono le anime che mi salvano le vittime! Siete i mietitori soprannaturali che mietete messe di vita eterna consumandovi nell’ingrato lavoro pieno di spine. Ma ricorda che, coloro per cui occorre sacrificare se stessi per primi, sono quelli del nostro sangue.

16Io non ho distrutto i legami di famiglia. Li ho santificati. Ho detto di amare i parenti di amore soprannaturale[340]. E quale più alto amore, di avere carità delle anime malate del nostro sangue? Ti parrebbe normale colui che facesse gli interessi di tutti meno quelli della sua casa? No: diresti che è un pazzo. Lo stesso è fuori della giustizia che uno provveda per i bisogni spirituali del suo prossimo lontano e non metta in prima linea il suo sangue più stretto.

17Sai come regolarti. Non curarti se riceverai ingratitudine. Quello che non ti darà lei[341], te  lo darò lo. Intensifica il sacrificio per lei

81. L’amore divino rifiutato [342].

Relazione tra produzione e effusione.

     Dice Gesù:

1«Ti ho detto[343] che ti avrei spiegato come il Nostro amore aumenta il suo peso d’ora in ora.

2Non cadere in un errore di interpretazione. In Dio tutto è in un eterno presente. E tutto è perfetto e compiuto. Ma Dio non è mai inoperoso. Egli genera continuamente. Ti porterò paragoni umani per illuminarti meglio.

3Le Tre Persone che si amano, e che amano la loro opera, sono come altrettante sorgenti di calore che convergono in un punto solo, da cui poi si riversano sull’universo. Ora il calore di tre bocche di fuoco, continuamente emananti onde dello stesso calore (stesso nella potenza uguale sin dall’inizio), cosa produce? Un aumento di calore nell’ambiente in cui si immettono le tre correnti. Ora se questo è raccolto da strumenti pronti a riceverlo, l’equilibrio fra produzione e effusione rimane. Ma se gli strumenti si rifiutano ad accoglierlo, ingombri da altri corpi, l’equilibrio si altera. E, nella vita naturale, possono avvenire anche delle catastrofi.

4Anche nella vita soprannaturale avvengono.  Non lo provi forse? Il tuo amore, non riconosciuto e non accettato, non ti aumenta in cuore opprimendolo tanto che delle volte esplode in uno scatto di giusto sdegno? Dico: giusto, perché sono giusto. Dico anche: però superalo per la Carità. E se tanto può in voi che avete un amore relativo, che avverrà di Dio in cui tutto è infinito?

Appello a tutte le anime.

5Il nostro Amore, che l’uomo rifiuta, cresce, cresce, cresce…

6Oh, uomini disgraziati! Sta sopra loro il momento in cui[344] quell’Amore tuonerà con ira chiedendo il perché del dispregio. E i tempi attuali sono già i primi soprassalti di questo Amore vilipeso che per giustizia e rispetto della sua Perfezione non può oltre sopportare l’affronto. Onde Io vado chiedendo come un mendico chi apra il cuore l’Amore Nostro intensissimo e se ne faccia vittima, accettando d’essere consumata per dare sollievo all’Amore. È il rogo quello che offro, lo so, lo avverto. Ma non fuggitelo, voi che ancora non siete venduti al Nemico.

7Nessuno, per quanto sia piccolo e meschino, nessuno, per quanto possa esser stato peccatore, può credersi respinto dal Nostro  Amore. Esso è Misericordia. E delle anime più misere può fare e vuole fare delle stelle fulgidissime del suo Cielo.

8Venite a Me voi tutti: poveri, macchiati, deboli, ed Io vi farò re. Venite a Me voi tutti che dalla vostra miseria avete saputo capire la mia Grandezza, dalle vostre tenebre la mia Luce, dalla vostra imperfezione la mia Perfezione, dal vostro egoismo la mia Bontà.

Appello alle anime vittime.

9Venite! Entrate nel mio Amore e lasciatelo entrare in voi. Sono il Pastore che si è affaticato fino alla morte per la pecorella smarrita e per essa ho dato il mio Sangue[345]. O miei agnelli, non temete se molti rovi e macchie sono sulla vostra veste e ferite nelle vostre carni. Aprite solo la vostra bocca, la vostra anima, all’Amore mio e aspiratelo. Sarete giusti verso Dio e verso voi stessi, poiché darete a Dio conforto e a voi salvezza.

10Venite, o generosi che mi amate già, trascinate come un tramaglio i fratelli che titubano ancora. Se in tutti chiedo di entrare per dare sollievo all’Amore respinto, a voi, anime vittime, chiedo di darvi totalmente a Me, all’opera,  distruttrice, sulla terra, del mio Amore veemente, ma creatrice di una gloria così alta che voi non potete concepire.

11Quale fulgore avranno quelle anime che accolsero l’Amore di Dio fino ad esserne consumate! Avranno il fulgore stesso del mio Amore che resterà in loro: Fuoco e Gemma eterna di divinissimo splendore

Metodo per conquistare anime[346].

Dice ancora Gesù:

12«Sai come devi fare per ottenere il bene di tua madre? Lavorando per i contrari. Ossia: alla sua impazienza opponi la tua pazienza; alla sua maniera ingiusta e insincera di vedere[347], opponi la tua sincerità; alla sua ribellione, la tua sommissione; al suo astio, il tuo amore; alla sua insopportabilità di ogni cosa, la tua rassegnazione ilare.

13Le anime si conquistano così: per i contrari. Ma non pensarti mai di farlo capire a lei. Lavora in silenzio offrendo tutto a Me. Uniti otterremo quello che otterremo. Ma anche non giovasse nulla, tu avrai fatto il tuo dovere e ne avrai il premio.»

82. Trionfo del razionalismo[348].

Sacerdoti razionalisti.

Dice Gesù:

1«No. Per ora quanto ti dico deve servire per te e per il Padre. Tu sai come regolarti.

2Riguardo al Padre sono molto, molto contento che delle mie parole ne usi per sé, per l’anima sua, per la sua predicazione, per guida e conforto di altre anime sacerdotali o meno. Ma non deve rivelarne la fonte, per ora.

3Uno dei maggiori dolori che Io abbia è quello di vedere come il razionalismo sia infiltrato nei cuori, anche nei cuori che si dicono miei. Sarebbe inutile mettere a parte di tanto dono i sacerdoti. Proprio fra questi si trovano  quelli che, predicando Me e i miei passati miracoli, negano la Potenza mia, quasi Io non fossi più il Cristo capace di parlare ancora alle anime che languono per mancanza della mia Parola, quasi ammettendo la mia incapacità attuale al miracolo e la potenza della grazia in un cuore.

Meno scienza più carità.

4Credere è segno di purezza oltre che di fede. Credere è intelligenza oltre che fede. Chi crede in purezza e in intelligenza distingue la mia Voce e la raccoglie.

5Gli altri sofisticano, discutono, criticano, negano. E perché? Perché vivono della pesantezza e non dello spirito. Sono ancorati alle cose che hanno trovato e non pensano che sono cose venute da uomini, i quali non sempre hanno visto giusto, e se anche hanno visto giusto e scritto giusto hanno scritto per il loro tempo e sono stati male capiti dai futuri. Non pensano che Io posso avere altro da dire, atto ai bisogni dei tempi, e che sono Padrone di dirlo come e a chi mi piace, poiché Io sono il Dio e il Verbo eterno che mai non cessa d’essere Parola del Padre.

Meno libri più Vangelo.

6Tento le ultime prove per infiammare le anime che non sono più anime vive ma automi dotati di moto, ma non di intelligenza e carità.  Il mio operare, dal principio di questo secolo, l’ultimo di questo II° millennio, è un miracolo di Carità per tentare la IIa salvezza del genere umano, specie delle anime sacerdotali senza le quali la salvezza di molti è impossibile. Mi sostituisco Io ai pulpiti vuoti o suonanti parole senza vita vera. Ma pochi sono coloro che sono degni di capirmi. Pochi anche fra i miei ministri.

7Perciò il Padre si regoli. Attinga e s’informi al mio dire per sé, per tutti, ma cerchi soprattutto di accendere carità nei cuori, anche dei confratelli.

8Meno scienza e più carità. Meno libri e più Vangelo. E luce nelle anime perché Io sono Luce. Sgomberare tutto per far posto alla Luce.

9Dice il Padre che sono terreno inaccessibile[349]? Dice poco: sono terreno nemico, ed è un grande dolore per Me.»

83. I Portavoci di Gesù[350].

Il Portavoce della Voce del Cristo.

Dice Gesù:

1«Il dono che ti ho dato non ti induca mai alla superbia portandoti a credere di te quello che non è.

2Tu non sei altro che un portavoce e un canale nel quale fluisce l’onda della mia Voce, ma come prendo te potrei prendere  un’altra anima qualunque. Il solo prenderla la renderebbe capace di essere canale e portavoce della Voce del Cristo poiché il mio tocco opera il miracolo. Ma tu non sei nulla. Nulla più di un’innamorata.

Le due aiuole dei portavoci.

3I miei portavoce si trovano o tra i puri o tra i peccatori realmente convertiti.

4Guarda il nucleo apostolico. A chi detti il Potere? A Pietro[351]. L’uomo che era venuto a Me nel culmine della virilità dopo aver avuto i trascorsi e le passioni della giovinezza a dell’età matura, l’uomo che era ancora tanto uomo, dopo tre anni di contatto mio, da essere rinnegatore e violento[352].

5A chi detti la rivelazione e la Rivelazione? A Giovanni, alla carne che non conobbe donna, e che era sacerdote anche prima di esserlo. Era puro e innamorato.

6A chi permisi di toccarmi le membra purissime e divine avanti e dopo la risurrezione? A Maria di Magdala[353] e non a Marta.

7Pietro e Maria i convertiti. Giovanni il puro. È sempre così.

8Però a Pietro, in cui si annidava la superbia di sé “Maestro, ancorché tutti ti tradiscano, io non ti tradirò”[354] non ho dato quanto ho dato a Giovanni. E Pietro, maturo e capo del nucleo, dovette chiedere a Giovanni un  ragazzo rispetto all’altro di chiedere a Me chi fosse il traditore[355]. E fu a Giovanni che rivelai i tempi ultimi[356], non a Pietro, capo della mia Chiesa.

Ostacoli che impediscono essere portavoce.

9Parlo dove voglio. Parlo a chi voglio. Parlo come voglio. Io non conosco limitazioni.

10L’unica limitazione, che non limita Me, ma ostacola il venire della mia Parola, sono[357] la superbia e il peccato. Ecco perché la mia Parola, che dovrebbe dilagare dalle profondità dei Cieli su tutto il Creato e ammaestrare i cuori di tutti i segnati del mio segno, trova, in tutte le categorie, così pochi canali. Il mondo, cattolico, cristiano, o d’altra fede, è mosso da due motori: superbia e peccato. Come può entrare la mia Parola in questo meccanismo arido? Ne verrebbe stritolata e offesa.

11Siate dei Giovanni o delle Marie, e diverrete voce della Voce. Estirpate il peccato e la superbia. Coltivate carità, umiltà, purezza, fede, pentimento. Sono le piante sotto le quali il Maestro si asside per ammaestrare le sue pecorelle.

Requisiti per essere portavoce.

12Esser portavoce mio vuol dire entrare in una austerità quale nessuna regola monastica impone. La mia Presenza impone riserbatezze soprannaturali, dominio di sé, distacco dalle cose, ardore di spirito, asprezza di penitenza, generosità di dolore, vivezza di fede, come nessun’altra cosa al mondo.

13È un dono. Ma viene tolto se colui a cui è dato esce dallo spirito e si ricorda d’esser carne e sangue.

14È una sofferenza. Ma se è sofferenza che stritola la carne e il sangue, ha in sé e con sé una vena di tale dolcezza rispetto alla quale la manna degli antichi ebrei[358] è amaro assenzio.

15È una gloria. Ma non è gloria di questa terra.»

84. Gli apostoli Pietro e Giovanni[359].

Differenza tra Pietro e Giovanni.

Dice Gesù:

1«E scrivi dunque. Nel soprannaturale non bisogna mai avere paura. Chi ti detta sa quello che si dice e chi ti legge capisce perché ho messo lui pure in condizioni di capire. Perciò via tutti i retropensieri umani. Ricordati che sei il mio portavoce, quindi devi dire quanto ti dico senza riflettere, umanamente, sull’impressione che altri ne possano avere.

2Dunque: Le ragioni per cui feci di Pietro il capo delta Chiesa invece di fare capo il mio Prediletto, sono diverse e tutte giuste. Non state a mettere sulla bilancia l’amore  di Pietro e quello di Giovanni per trarre da questo il motivo della scelta. I vostri pesi e le vostre misure non hanno corso in Cielo. Furono due amori diversi come diverse erano le indoli, le età, le forme dell’amore. Diversi e ugualmente vòlti alto stesso scopo: Io, e ugualmente cari a Me. Dunque eliminate il ma e il se dell’amore da questo.

Le quattro doti necessari di Pietro.

3Pietro era il più maturo degli apostoli, già rispettato come capo da altri pescatori, divenuti poi apostoli; egli, come ho detto[360], conosceva la vita in tutte le sue pieghe di luce e di ombra, era dotato di forza di carattere, di ardimento e di una impulsività che ci voleva in quelle circostanze. Egli, per sua penosa esperienza, conobbe la debolezza di un’ora[361] e poté capire le debolezze degli altri nelle ore di dubbio e pericolo.

4L’ho già detto. Non era quello che mi amava di più. Era uno che mi amava con tutta la sua capacità d’amare, come del resto tutti gli altri dodici, Giuda compreso finché non prestò orecchio al seduttore[362].

5Nella Chiesa, che si doveva formare tra tante lotte e insidie, vi era bisogno di uno che per età, autorità, esperienza e irruenza, sapesse imporsi agli altri. E chi come Pietro, in queste  quattro doti necessarie alla formazione della mia Chiesa?

Le doti dell’apostolo Giovanni.

6Giovanni era il più giovane. Anima di fiore, non sapeva il male della vita. Era un giglio dal boccio ancora serrato sul candore del suo interno. Si aprì nell’ora che il mio sguardo gli scese in cuore e non seppe più che vedere Me. Era un bimbo  dal cuore di eroe e di colomba.  Pietro era il sostegno del  mio  Cuore  che   vedeva   il presente e il futuro, ma Giovanni era il conforto. Quanto conforto solo dal suo sorriso dolce, dal suo sguardo puro, dalle sue rade parole, ma sempre così amorose! Essere vicino a Giovanni era per Me come riposare presso un pozzo fresco, ombreggiato da piante su un tappeto di fiori. Emanava pace.

7Ma potevo Io imporlo, per prudenza e per giustizia, agli altri più anziani? Occorre avere presente che erano uomini, destinati alla perfezione, ma uomini ancora. Ecco perché la mia Intelligenza prescelse Pietro adulto, conoscitore delle miserie spirituali, impulsivo, autoritario, a Giovanni mite, sognatore, giovane, ignaro.

8Pietro era la “pratica”, il genio pratico. Giovanni era la “poesia”, il genio poetico. Ma quando i tempi sono duri, ci vogliono  non solo penne di poeta ma pugni di ferro per tenere dura la barra del timone.

9In compenso, al mio Prediletto ho dato la visione dei tempi futuri dopo avergli dato le mie confidenze più segrete e mia Madre[363]. Potrei dire che Giovanni è l’ultimo, nell’ordine del tempo, E il primo[364], nell’ordine dell’avvenire, dei profeti grandi. Perché egli chiude il ciclo iniziato da Mosè riguardo all’Agnello che con la sua immolazione salva il mondo e vi alza il velo che avvolge l’ultimo giorno.

10Ma credete però che in Cielo il mio fulgore incorona la fronte di Pietro e di Giovanni della stessa luce, e sarebbe bene per voi non fare confronti umani su esseri che sono sopraumani.»


85. Mostruosità della Bestia [365].

Odia la Luce.

Dice ancora Gesù:

1«Considera il mio Fulgore e la mia Bellezza rispetto alla nera mostruosità della Bestia.

2Non avere paura di guardare anche se è spettacolo repellente. Sei fra le mie braccia. Esso non può accostarsi e nuocerti. Lo vedi? Non ti guarda neppure. Ha già tante prede da seguire.

3Ora ti pare che meriti lasciare Me per seguire lui? Eppure il mondo lo segue e lascia Me per lui.

 4Guarda come è satollo e palpitante. È la sua ora di festa. Ma guarda anche come cerca l’ombra per agire. Odia la Luce, e si chiamava Lucifero! Lo vedi come ipnotizza coloro che non sono segnati dal mio Sangue? Accumula i suoi sforzi perché sa che è la sua ora e che si avvicina l’ora mia in cui sarà vinto in eterno[366].

Arme da opporre alla Bestia.

5La sua infernale astuzia e intelligenza satanica sono[367] un continuo operare di Male, in contrapposto al nostro uno e trino operare di Bene, per aumentare la sua preda. Ma astuzia e intelligenza non prevarrebbero se negli uomini fossero il mio Sangue e la loro onesta volontà. Troppe cose mancano all’uomo per avere armi da opporre alla Bestia, ed essa lo sa e apertamente agisce, senza neppure più velarsi di apparenze bugiarde.

6La sua schifosa bruttezza ti spinga ad una sempre maggiore diligenza e a una sempre maggiore penitenza. Per te e per i tuoi disgraziati fratelli che hanno l’anima orba o sedotta e non vedono, o, vedendolo, corrono incontro al Maligno, pur di averne l’aiuto di un’ora da pagare con una eternità di dannazione.»

Esperienza carismatica[368].

Visione della Bestiaccia orrenda..

7Devo spiegare io, se no non ci capisce[369] nulla.

8È dalla sera del 18 che il buon Gesù mi fa vedere una bestiaccia orrenda, ma così orrenda che mi dà ribrezzo e voglia di urlare. Il suo nome è noto. E il buon Gesù mi fa capire che quell’aspetto è sempre inferiore alla realtà, perché nessuna realtà umana può giungere a impersonare con esattezza la suprema Bellezza e la suprema Bruttezza.

Mostruosità di Lucifero.

9Ora le descrivo la bestiaccia.

10Mi pare di vedere un gran buco nero nero e profondissimo. Comprendo che è profondissimo, ma non ne vedo che l’orifizio, tutto occupato da un mostro orribile. Non è serpe, non è coccodrillo, non è dragone, non è pipistrello, ma ha, di tutti e quattro, qualcosa.

11Testa lunga e puntuta senza orecchie e con due occhi sornioni e feroci che sono sempre in caccia di preda, una bocca vastissima e armata di ben aguzzi denti, sempre intenta ad acchiappare a volo qualche incauto che arriva a portata delle sue mandibole. La testa insomma ha molto di quella del serpe per la forma e del coccodrillo per i denti. Collo lungo e flessibile che permette molta agilità alla testa tremenda.

12Un corpaccio lubrico ricoperto da una pelle come quella delle anguille (per intendersi) ossia senza scaglie, di colore fra il ruggine, il viola, il bigio scuro… non saprei. Ha  persino il colore delle sanguisughe.

13Alle spalle e alle anche (dico “anche” perché là finisce il ventre palpitante e gonfio di preda e comincia la lunga coda che termina a punta), sono quattro zampacce corte e palmate come quelle del coccodrillo. Alle spalle due alacce da pipistrello.

14La bestiaccia non muove il gran corpo schifoso. Muove solo la coda che si divincola a “esse” qua a là, e muove la testa orribile dagli occhi fascinatori e dalle mascelle sterminatrici.

Pallida raffigurazione di Satana

15Misericordia divina! Che brutta bestiaccia! Dal suo antro nero sprigiona tenebra e orrore. Le assicuro che ieri, che la vedevo con tutta la sua più viva esattezza e non capivo che ci stesse[370] a fare mi veniva voglia di urlare di ribrezzo. Meno male che vedevo che verso di me non guardava mai come per ripulsione. Reciproca ripulsione se mai. Se questo è una pallida raffigurazione di Satana, che sarà mai lui? Roba da morire due volte di fila solo a vederlo!

16Meno male anche che, se in un angolo era la bestiaccia, vicino vicino era il mio Gesù bianco, bello, biondo… Luce nella luce! 18Confrontando la luminosa, confortevole figura del Cristo con quella dell’altro, il suo sguardo dolcissimo, chiaro, con quello bieco dell’altro, c’è proprio da compiangere gli infelici peccatori destinati al secondo perché hanno respinto  Gesù.

17Ebbene, ora che l’ho visto… vorrei non vederlo più perché è troppo brutto. Pregherò perché il meno possibile di disgraziati vada a finire nelle sue grinfie, ma prego il buon Dio di levarmi questa vista.

18Oggi è meno viva e ne sono gratissima al Signore. E ancora più grata perché la cara Voce mi fa capire il perché di quella visione che ieri mi terrorizzava credendola destinata a me per avvertimento.

86. Il Cristianesimo è divenuto
ribelle e idolatra.

     Dice Gesù:

La malizia e la superbia del mondo.

1«Ti ho già detto che quanto è detto negli antichi libri ha un riferimento nel presente[371]. È come se una serie di specchi ripetesse, portandolo sempre più avanti, uno spettacolo visto più addietro.

2Il mondo ripete se stesso negli errori e nei ravvedimenti, con questa differenza però: che gli errori si sono sempre più perfezionati con l’evoluzione della razza verso la cosiddetta civiltà, mentre i ravvedimenti sono divenuti sempre più embrionali. Perché? Perché, col passare del mondo dall’età fanciulla ad età più  completa, sono cresciute[372] la malizia e la superbia del mondo.

Culmine dell’età del mondo.

3Ora siete nel culmine dell’età del mondo e avete raggiunto anche il culmine della  malizia e della superbia.

4Non pensare però che avete ancora tanto da vivere quanto siete vissuti. Siete al culmine, e ciò dovrebbe dire: avete altrettanto da vivere. Ma non sarà. La parabola discendente del mondo verso la fine non sarà lunga come quella ascendente. Sarà un precipitare nella fine. Vi fanno precipitare appunto malizia e superbia. Due pesi che vi trascinano nel baratro della fine, al tremendo giudizio. Superbia e malizia, oltreché trascinarvi nella parabola discendente, vi ottundono talmente lo spirito da rendervi sempre più incapaci di fermare, col ravvedimento sincero, la discesa.

Le colpe del Cristianesimo.

5Ma se voi avete proceduto così: a ritroso nel Bene, a capofitto verso il Male; Io, l’Eterno, sono rimasto fermo nella mia esatta misura del Bene e del Male. Dal dì che fu la luce[373], e con essa ebbe inizio il mondo, è stabilito, dalla Mente che non erra, ciò che è Bene e ciò che è Male. E forza umana, la piccola forza  umana,  non può smuovere e sgretolare quel codice eterno scritto dal dito di Dio su pagine intoccabili e che non sono di questa terra.

6Unica mutazione, dall’istante in cui il mio Volere creò il mondo e l’uomo, sta in questo: che prima dovevate reggervi e  guidarvi sulle tavole della Legge e sulla parola dei Profeti; dopo aveste Me, Verbo e Redentore, a spiegarvi la Legge, a darvi il mio ammaestramento, il mio Sangue, a portarvi con la mia venuta lo Spirito che non lascia ombre, a sorreggervi poi, nei secoli, coi Sacramenti e i sacramentali.

7Ma che ne avete fatto della mia venuta? Un nuovo peso di colpe di cui dovrete rispondere.

La Legge: chiave di benedizione o maledizione.

8Vogliamo guardare insieme le pagine antiche in cui sono le spiegazioni dell’ora attuale? Le hai sentite come un pungolo; ma Io le mostrerò meglio.

9Cosa è promesso a chi osserva la Legge? Prosperità, abbondanza, pace, potenza, discendenza sana e abbondante, trionfo sui nemici, poiché il Signore sarebbe sul filo delle spade dei suoi servi contro coloro che vorrebbero alzare la mano sui figli dell’Altissimo. Cosa è minacciato a chi la trasgredisce? 9Fame, carestia, guerre, sconfitte, pestilenze, abbandono da parte di Dio, oppressione di nemici per cui i già figli dell’Altissimo diverranno simili a mandrie perseguitate e spaurite, destinate al massacro[374].

10Vi lamentate dell’ora che vivete. Ma la trovate ingiusta? Il suo rigore vi pare troppo duro? No. È giusta e meno dura di quanto meritate.

Popolo ribelle.

11Io vi ho salvato e risalvato in mille modi,  Io vi ho perdonato e riperdonato da settemila e settemila delitti. Io sono venuto apposta per darvi Vita e Luce. Io, Luce del mondo, sono venuto fra le vostre tenebre per portarvi la Parola e la Luce. Non ho più parlato fra i turbini e il fuoco attraverso la bocca dei Profeti. No. Sono venuto Io, Io personalmente. 12Ho rotto con voi il mio pane, ho diviso con voi il mio giaciglio[375], ho sudato con voi nella fatica, ho consumato Me stesso nell’evangelizzarvi, sono morto per voi, ho dissipato con la mia Parola ogni dubbio sulla Legge, ho dissipato con la mia Risurrezione ogni dubbio sulla mia Natura, vi ho lasciato Me stesso perché fossi il vostro Cibo spirituale, atto a darvi la Vita, e voi mi avete dato la morte[376].

12Vi ho dato la Parola e l’Amore e il Sangue di Dio, e voi avete chiuso le vostre orecchie alla Parola, la vostra anima all’Amore, e avete bestemmiato il mio Sangue.

13All’antico Tabernacolo, dove erano due tavole di pietra scritte dal dito di un Profeta e un poco di manna[377], Io ho sostituito il nuovo Tabernacolo in cui è il Pane vero disceso dal Cielo e il mio Cuore dove è scritto il Patto dell’amore che voi, non Io, infrangete.

Popolo idolatra.

14Non potete più dire: “Non sappiamo come sia Dio”. Ho preso Carne perché aveste una Carne da  amare, non bastando alla vostra pesantezza di amare uno spirito.

15Ebbene? Che avete fatto? Che avete sempre più fatto? Avete voltato le spalle a Dio, al suo altare, alla sua Persona. Non avete voluto Dio, il Dio Uno e Trino, il Dio vero.

16Avete voluto degli dèi. E i vostri dèi attuali sono più obbrobriosi degli dèi antichi o dei feticci degli idolatri. Sì. Dei feticci degli idolatri. In quelli si annida ancora il rispetto per l’immagine di Dio, così come la loro mentalità e ignoranza la sanno concepire. E in verità, in verità vi dico che saranno molto meno severamente giudicati gli idolatri naturali di voi, idolatri di malizia, venduti alla peggiore idolatria: la autoidolatria.

17Sì, vi siete creati degli dèi di carne, e carne corrotta, e davanti ad essi avete saputo osannare e piegare il capo e la schiena che non avete saputo curvare davanti a Dio. Avete disprezzato, rinnegato, deriso, spezzato la mia Legge; ma avete accettato e ubbidito, come schiavi e come animali addomesticati dal domatore, la bugiarda legge che vi hanno  dato dei poveri uomini traviati più ancora di voi e il cui destino è tale da far tremare d’orrore tutto il cielo.

18Idolatri, idolatri, pagani, venduti alla carne, al denaro, al potere, a Satana che è padrone di questi tre regni nefasti della carne, del denaro e del potere!

Castigo meritato.

19Ma perché, perché, o popolo mio, sei uscito dal Regno che t’avevo dato, perché hai fuggito il tuo Re di Perfezione e d’Amore e hai preferito le catene e la barbarie del Regno di Satana e il Principe del Male e della Morte? È così che ricompensi l’Altissimo che ti è Padre e Salvatore? E ti stupisci se fuoco scaturisce dalla terra e fuoco piove dal cielo per incenerire la razza proterva e traditrice che ha rinnegato Dio e accolto Satana e i suoi ministri?

20No, che Satana non ha bisogno di lavorare, di faticare per inghiottirvi! Io devo faticare per vedere di attirarvi ancora, poiché se voi avete rinnegato la vostra origine, Io mi ricordo di esservi Padre e Salvatore. Fino all’ora estrema, in cui sarete adunati per la selezione inesorabile, non rinnego i miei disgraziati figli e tento salvarli ancora.

21Questo, o Maria, questo castigo non è immeritato. È giusto. È grave perché le vostre  colpe sono gravissime. Ma non è, non è dato per cattiveria da un Dio che è tutto bontà. Il vostro Dio darebbe Se stesso per risparmiarvelo, se sapesse che ciò vi gioverebbe[378]. Ma deve, deve lasciare che voi stessi vi puniate delle vostre pazzie, dei vostri mercati colla Bestia.

22Mille e diecimila si perderanno in ogni angolo della terra. Ma qualcuno sentirà, nell’agonia che vi strozza, risuonare la Voce di Dio, e alzerà dalle tenebre la faccia verso la Luce. Quell’uno che torna giustificherà il flagello, poiché sappilo e pensa quale obbligo avete di custodirla il prezzo e il valore di un’anima è tale che i tesori della terra non bastano a comperarla. Occorre il Sangue di un Dio. Il mio.»


87. Prevaricazione della Chiesa romana[379].

L’amore di patria.

Dice Gesù:

1«Continuiamo il riferimento fra il passato e il presente, che nell’eterno essere di Dio è un sempre “presente”. E oggi ti farò guardare quello che è più vicino al tuo cuore.

2Io non nego l’amore di Patria. Io, l’eterno Figlio di Dio, divenuto Uomo, ho avuto una Patria e l’ho amata di una perfezione d’amore.  La mia Patria terrena l’ho amata, avrei voluto saperla degna della protezione di Dio e, sapendola invece indegna, ho pianto su essa[380]. Capisco perciò il dolore di un cuore leale che vede la Patria non solo in pericolo, ma condannata a giorni di un dolore rispetto al quale la morte è un dono.

Terra del cattolicesimo.

3Ma dimmi, Maria. Potete voi dire che Io non ho amato questa terra che è la patria vostra e nella quale ho mandato il mio Pietro a erigervi la Pietra che non crollerà per soffiare di venti[381]; questa terra dove, in un momento di prudenza umana, Io sono venuto per confermare Pietro al martirio, perché c’era bisogno di quel sangue in Roma per fare di Roma il centro del Cattolicesimo?

Terra dei martiri.

4Potete voi dire che Io non ho amato questa terra nella quale i miei confessori sono caduti a manipoli come spighe di un grano eterno, falciate da un Eterno Mietitore, per farne nutrimento al vostro spirito?

Terra delle reliquie del Signore.

5Potete voi dire che Io non ho amato questa terra dove ho portat


o le reliquie della mia vita e della mia morte: la casa di Nazaret dove venni concepito in un abbraccio di luminoso ardore tra il Divino Spirito e la Vergine, e la Sindone dove il sudore della mia Morte ha impresso il segno del mio dolore, sofferto per l’umanità?

Terra dei più grandi santi.

6Potete voi dire che Io non ho amato questa  terra dove sono fioriti i più grandi santi, quelli simili a Me per il dono delle ferite, quelli che non hanno avuto veli nel vedere la Essenza Nostra, quelli che, aiutati da Me, hanno creato opere che ripetono nei secoli il miracolo del pane e del pesce moltiplicati per i bisogni dell’uomo?[382]

Terra di geni e di gloria.

7Potete dire voi che Io non ho amato questa terra alla quale ho dato tanti geni, tante vittorie, tanta gloria, tanto bello di cielo, di terra, di mare, di fiori, di monti, di selve?

8Potete dire voi che Io non ho amato questa terra dandovi aiuto per divenire liberi e uniti? Nelle guerre contro nemici dieci volte più grandi di voi, in imprese folli, a giudizio umano, Io ero coi miei angeli fra le vostre schiere. Ero Io, ero Io che illuminavo i condottieri, che proteggevo i gregari, che sventavo i tradimenti, che vi davo Vittoria e Pace. Ero Io che vi davo la gioia della conquista, quando questa non era opera di prepotenza, ma poteva essere opera di civilizzazione, o di redenzione di terre vostre da un dominio straniero.

9Potete dire voi che Io non vi ho concesso la più necessaria Pace: quella della mia Chiesa che i vostri padri avevano offesa e che ha perdonato perché l’Italia fosse realmente  una e grande?

10E non sono venuto a darvi acqua per le messi assetate, sole per i campi bagnati, salute nelle epidemie?

11E non vi ho dato la Voce che parla in mio Nome, che parla prima a voi che agli altri, perché anche nel mio Vicario, Pastore universale, è l’amore di Patria, e il mio Vicario da secoli è italiano? Dal cuore d’Italia si spande la Voce sul mondo e voi ne ricevete l’onda prima, anche la più lieve.

Prevaricazione della Chiesa italiana.

12E che è giovato tutto ciò?

13Avete prevaricato. Vi siete creduto lecito tutto perché avete stoltamente pensato di avere Dio al vostro servizio. Avete pensato che la mia Giustizia mettesse l’avallo alle vostre colpe, alle vostre prepotenze, alla vostra idolatria. Più Dio era buono e longanime, e più voi ve ne approfittavate. Avete respinto sistematicamente il Bene e avete abbracciato il Male facendo di esso un culto.

14E allora? Di che vi lamentate?

15Ma “abominio della desolazione”[383] non è forse appena fuori della sede di Pietro? Non spinge le sue onde fetide di vizio, concupiscenza, frode, idolatria del senso, delle ingiuste ricchezze, del potere predato e predatore, contro i gradini stessi della Cattedra  di Pietro? E che volete di più?

16Ma leggete con attenzione le parole di Giovanni e non chiedete di sapere oltre.

17Dio non si schernisce e non si tenta, o figli. E voi l’avete tanto tentato e lo tentate continuamente. Nell’interno delle vostre anime, delle vostre menti, dei vostri corpi, nell’interno delle vostre case, nell’interno delle vostre istituzioni. Dappertutto lo tentate e lo schernite.

Mercimonio con Satana.

18I miei angeli si velano la faccia per non vedere il vostro mercimonio con Satana e i suoi precursori. Ma Io lo vedo e dico: Basta!

19Se Gerusalemme fu punita dei suoi delitti, non lo sarà la seconda Gerusalemme che dopo 20 secoli di cristianesimo alza, sugli altari bugiardi, nuovi dèi imposti da padroni ancor più segnati del segno della Bestia di quel che non siate voi d’Italia, e crede di ingannare Cristo con un bugiardo ossequio alla sua Croce e alla sua Chiesa, eseguito solo per raffinata ipocrisia che cela, sotto il sorriso e l’inchino, la spada del sicario?

20Sì. Compite pure l’ultimo delitto. Perseguitate Me nei miei Pontefici e nei miei fedeli veri. Ma fatelo apertamente e fatelo presto. 25Ugualmente presto Io provvederò[384].

21È dolore parlare così e parlare ai meno colpevoli. Ma non ho, negli altri, orecchie che mi odano. Cadono e cadranno maledicendomi. Almeno, almeno sotto la sferza del flagello, nell’agonia che stringe cuori e patria, sapessero convertirsi e chiedere pietà!

22Ma non lo faranno. E pietà non ci sarà. La pietà piena che vorrei darvi. Troppo pochi coloro che meritano, rispetto agli infiniti che demeritano ora per ora sempre più. Se i buoni fossero un decimo dei malvagi, ciò che è segnato potrebbe conoscere mutamento. Invece la giustizia segue il suo corso. Siete voi che la obbligate a seguirlo.

Giustizia individuale.

23Ma se non sarà più pietà collettiva, sarà giustizia individuale. Coloro che macerano se stessi per amore di patria e dei fratelli, saranno giudicati con immenso amore. Gli altri con rigore. I maggiori colpevoli, poi, sarebbe meglio non fossero mai nati. Non una goccia di sangue estorta alle vene degli umili, non un gemito, non un lutto, non una disperazione estorta a un cuore, non un’anima rapita a Dio, rimarrà senza peso nel loro giudizio.

24Perdonerò agli umili che possono disperare per orrore di eventi. Ma non perdonerò a coloro che li hanno indotti alla disperazione in obbedienza ai voleri della Bestia.»

88. Coesistenza delle virtù teologali[385].

La speranza vive dove vive la fede.

Dice Gesù:

1«La speranza vive dove vive la fede. La disperazione che conduce alla morte tante anime oggi ha per presupposto la mancanza di una fede vera. Infatti colui che ha fede vera, chiede con tale insistenza che ottiene.

2Ma quando vedete che una preghiera resta non ascoltata, pensate pure che è viziata nella richiesta o viziata nella fede. Se è viziata nella richiesta, allora Io, che so, non vi concedo quanto vi darebbe la felicità d’un istante e il dolore per tutto il resto della vita terrena, e talora potrebbe darvi anche pene nell’altra per il malo uso che voi potreste fare del mio dono. Se è viziata nella fede, allora Io non la sento e non l’ascolto.

3Il mondo non ha più fede e perciò non ha più speranza. Il mondo non crede che Dio è Padre onnipotente. Il mondo non crede che Dio è Padre amoroso. Se sapesse il mondo come è doloroso per Me non potervi aiutare sempre e non potere sempre farvi felici!

4Io vorrei che i miei figli fossero tanto miei da avere solo pensieri santi e sante domande da fare al Padre, che allora le ascolterebbe sempre, sempre, sempre.  Non le concederebbe sempre, ma le ascolterebbe sempre, e quando non potesse dare a un figlio ciò che un figlio chiede, sostituirebbe il dono non dato per ragioni di divina intelligenza, con cento altri conforti più grandi ancora.

La morte della fede è la mancanza di carità.

5Tu ne sai qualcosa, tu che sei giunta alla Fede vera nel Dio e Padre tuo. Ma se mediti bene il motivo base della morte della fede e della speranza, tu vedi che esso è la mancanza di carità.

6Dio non è amato. Non dai cristiani solo di nome, ma da quelli che paiono essere cristiani ferventi. Paiono, ma non sono tali. Molte pratiche religiose, molte preghiere, ma le une e le altre superficiali, fatte e compiute più per superstizione che per religione. Temono in molti che se non è detto quel dato numero dì preghiere, che se non sono fatte quelle date funzioni, Dio li punisca, anzi lasciano da parte Dio non vadano bene le loro faccende. Egoismo anche in questo.

7Non hanno capito cosa è l’amore del Padre verso i figli e dei figli verso il Padre. Dio è, credono che sia. Ma così lontano, astratto… che è come non ci fosse. Dio lo credono non solo lontano, ma arcigno e avaro. Dio lo credono seminatore di punizioni.

Mancanza di fede, amore e speranza in Dio.

 8No. Il vostro Dio è sempre presso a voi. Non è Lui che si allontana, siete voi. Non è Lui che è avaro e arcigno, siete voi. Non è Lui che chiude le porte delle grazie, siete voi. Le chiudete col vostro non avere fede e amore e speranza in Lui.

9Ma venite, poveri figli, venite a Me che ardo del desiderio di farvi felici. Venite a Me che mi accoro per non potervi stringere al seno e asciugarvi il pianto. Venite dall’Unico che vi dia bene e pace, e amore vero e eterno.

10Vivere presso a Me è gioia anche nel dolore. Morire con Me vicino è passare nella gioia. Chi si affida a Me non deve avere paura di nulla sulla terra e di nulla nell’eternità, perché a chi mi è vero figlio Io apro un cuore di vero Padre pieno di com­prensione e di perdono.

89. Condizione della Chiesa negli
ultimi tempi
[386].

Satana indebolisce il clero.

Dice Gesù:

1«Quando il tempo verrà, molte stelle saranno travolte dalle spire di Lucifero[387] che per vincere ha bisogno di diminuire le luci delle anime.

2Ciò potrà avvenire perché non solo i laici, ma anche gli ecclesiastici hanno perso e perdono sempre più quella fermezza di fede, di carità, di forza, di purezza, di distacco dalle seduzioni del mondo[388], necessarie per rimanere nell’orbita della luce di Dio.

3Comprendi chi sono le stelle di cui parlo? Sono quelli che Io ho definito sale della terra e luce del mondo: i miei ministri.

4Studio dell’acuta malizia di Satana è di spegnere, travolgendoli, questi luminari che sono luci riflettenti la mia Luce alle turbe. Se con tanta luce che ancora la Chiesa sacerdotale emana, le anime stanno sempre più sprofondando nelle tenebre, è intuitivo quale tenebra schiaccerà le turbe quando molte stelle si spegneranno nel mio cielo.

5Satana lo sa e semina i suoi semi per preparare la debolezza del sacerdozio, onde poterlo travolgere facilmente in peccati, non tanto di senso quanto di pensiero. Nel caos mentale sarà per lui facile provocare il caos spirituale. Nel caos spirituale i deboli, davanti alle fiumane delle persecuzioni, commetteranno peccato di viltà, rinnegando la fede.

La Chiesa sussisterà alla marea satanica.

6Non morrà la Chiesa perché Io sarò con essa.  Ma conoscerà ore di tenebre e orrore simili a quelle della mia Passione, moltiplicate nel tempo perché così deve essere.

 7Deve essere che la Chiesa soffra quanto sofferse il suo Crea­tore, avanti di morire per risuscitare in forma eterna. Deve essere che la Chiesa soffra molto più a lungo perché la Chiesa non è, nei suoi membri, perfetta come il suo Creatore, e se Io soffersi delle ore essa deve soffrire delle settimane e settimane di ore.

8Come sorse perseguitata e alimentata da potere soprannaturale nei primi tempi e nei migliori suoi figli, così ugualmente sarà di lei quando verranno i tempi ultimi in cui esisterà, sussisterà, resisterà alla marea satanica e alle battaglie dell’Anticristo coi suoi figli migliori. Selezione dolorosa, ma giusta.

Il regno dell’Anticristo.

9È logico che in un mondo in cui tante luci spirituali saranno morte si instauri, palesemente, il regno breve ma tremendo dell’Anticristo, generato da Satana così come il Cristo fu generato dal Padre. Cristo figlio del Padre, generato dall’Amore con la Purezza. Anticristo figlio di Satana, generato dall’Odio con l’Impurità triplice.

10Come ulive fra le mole del frantoio, i figli del Cristo saranno perseguitati, spremuti,  stritolati dalla Bestia vorace. Ma non inghiottiti, poiché il Sangue non permetterà che siano corrotti nello spirito. Come i primi, gli ultimi saranno falciati come manipoli di spighe nella persecuzione estrema e la terra beverà il loro sangue. Ma beati in eterno per la loro perseveranza coloro che muoiono fedeli al Signore

Esperienza carismatica.

Annotazione della scrittrice.

11Lei[389] mi aveva detto che per capire Giovanni bisognava leggere le sue epistole e l’Apocalisse. Ho preso la Bibbia e ho aperto a caso dove sono gli scritti del Prediletto. Mi si è aperta al 12° cap. Il Maestro me lo spiega così.

12Mi accorgo che giorni fa Gesù ebbe una frase simile al commento circa la maternità spirituale di Maria[390], che si vuole vedere adombrata nella donna vestita di sole. Ma oggi Gesù non ne parla, di Maria. Parla della condizione della Chiesa militante nei tempi ultimi. Leggerò attentamente l’Apocalisse sperando in Gesù, che mi sia luce per capirlo.

90. Cristiani e Chiesa apostata[391].

Diserzioni dal cristianesimo.

Dice Gesù:

1«Ti ho già detto[392] che tutto il male che vi opprime ora è il frutto dell’abbandono della mia Legge da parte dei singoli e della società. La mancanza di fede, la mancanza di carità,  la mancanza di speranza, la mancanza di ogni virtù, hanno una sola origine: la diserzione dalla mia milizia, dalla milizia cristiana.

2Come da un ceppo di radici venefiche, sono scaturite, al posto delle mie virtù, delle tendenze, dei vizi, delle passioni peggio che umane: demoniache. La pianta della vita cristiana è morta in quasi tutti i cuori, in molti vegeta a stento, in pochi è ancora florida, nutrita dal succo di Vita, ornata di fronde robuste.

3Né vi è da sperare che le cose cambino. Anzi volgeranno sempre al peggio perché, come un bosco invaso da piante parassitarie e da insetti nocivi si spoglia sempre più da fronde e frutti e finisce col morire, altrettanto avviene della società di ora, sempre più bruciata, soffocata, corrosa da mille tendenze viziose e da mille peccati.

4I principali: odio, lussuria, prepotenza, frode. Le prime: negazione di Dio, dottrine avverse alla mia, culto esagerato di se stessi, egoismo e altre ancora.

I Giuda delle  loro anime.

5La mia Parola non può scendere seme e acqua di Vita e Vita vera nelle anime. Esse sono troppo occupate da altre cose. La maggioranza dei cristiani ha respinto il Cristo, perché al posto del Cristo ha messo se stessa o il potere, il denaro, la carne.  Chi meno manca, manca sempre, poiché non ha misericordia vera del suo prossimo. Chi è che non maledice, non impreca, al giorno d’oggi?

6Ma tu non maledire, non imprecare, figlia che amo. Lascia al tuo Dio il compito di punire. Tu ama e abbi misericordia, per tutti. Anche per i colpevoli primi.

7Sono dei disgraziati, sono dei disgraziati! Hanno rovinato tutto il buono che avevano con accogliere il male di Satana. Hanno barattato un’eternità di gloria per una ora di gloria terrena. Hanno venduto per trenta denari la loro anima a Satana. Sono i Giuda della loro anima. Mi fanno sdegno e pietà. Sì, anche pietà, perché Io sono il Dio della misericordia e sento pietà dei miei figli traviati.

Appello all’anima generosa.

8Aiutami a salvarli dall’ultima colpa. Come vorrei poterli perdonare! Tu, figlia che amo, perdona. Dal tuo cuore che possiede Me e la mia Parola non escano altro che parole di pace e di perdono. Lo so che è difficile alla vostra umanità. Ma sopra di essa è lo spirito, e lo spirito è il regno del Signore. Ora come potete voi avere il Signore in voi  se il vostro spirito non ha le stesse passioni del suo Re?

9E le mie passioni, come le mie parole, sono sante, misericordiose, buone. Hanno tutte il sigillo dell’Amore, dell’Amore vero che non è mai tanto amore come quando si immola per i fratelli e perdona ad essi.»

91. La colpa dei Cristiani
nell’ora attuale
[393].

Il grido che non piace al Signore.

Dice ancora:

1«Non mi piacciono quelli che gridano: “A morte!” dopo avere gridato: “Osanna!”.

2Se coloro ai quali è lanciato il grido di condanna vi avessero dato quella preda e quel benessere, ingiustamente carpito, che Io non ho potuto permettere vi dessero per non portare voi e loro ad una perfezione di orgoglio, voi li acclamereste. Non pensereste che altri al posto vostro soffrirebbero e che sono, come voi, figli miei.

Incoerenza, disonestà e viltà.

3Lasciate a Me il giudicare, il punire, il premiare. Cercate solo, per voi stessi, di meritare il mio premio. E siate coerenti e onesti.

4È incoerenza, disonestà, viltà, infierire sugli sconfitti, quale che sia la loro sconfitta, giusta che sia come punizione o dolorosa come frutto di immeritate circostanze.

5È incoerenza perché non va all’uomo, ma all’azione dell’uomo, azione ripeto che avreste approvata, anche se non buona, qualora vi avesse dato un utile.

6È, per la stessa ragione, disonestà: tutti, ricordatelo bene, avete la vostra parte di colpa nell’ora attuale. Chi ne ha meno di tutti, poiché non ha commesso peccato di adorazione di un uomo e non lo ha seguito contro la Legge, ha quello di non avere pregato mattina e sera per lui. I grandi hanno bisogno delle preghiere dei piccoli per restare grandi nel Bene.

7È, infine, viltà perché infierire su chi non è più potente, ma anzi è il più disgraziato di tutti, odiato dal mondo, colpito da Dio, è colpa uguale a chi opprime un debole.

8Queste cose, inconcepibili per la massa, sono sempre succo della mia Legge. E che la mia Legge è seguita superficialmente, e non sostanzialmente, lo prova il fatto del modo come le masse si rivoltano contro coloro che non vi hanno dato quanto il vostro egoismo attendeva.»[394].


92. Ringraziamento e bontà[395].

Due miracoli del Vangelo.

Dice Gesù:

1«Ecco, guardiamo insieme due miracoli del Vangelo. Però, poiché Io sono Dio e parlo con intelligenza divina, non ti prospetterò i miracoli come solitamente vi vengono prospettati. Ma ti farò notare il miracolo nel miracolo.

2Cominciamo dalla moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Ringraziamento: miracolo del miracolo.

3I miei sacerdoti predicano continuamente la  potenza di Dio che sfama le turbe moltiplicando il poco cibo. Bello e dolce miracolo. Ma per un Dio che ha moltiplicato i soli nel firmamento, cosa è mai la moltiplicazione di poche briciole di pane? Io, il Cristo, il Verbo del Padre, vi insegno un altro miracolo nel miracolo. Un miracolo che potete compiere anche voi quando sapete raggiungere quella potenza che occorre.

4Come ottengo Io quel miracolo? Soltanto col toccare i pani e con lo spezzarli con le mie mani di Dio? No. Dice il Vangelo: “…e rese grazie”. Ecco il miracolo del miracolo. Io Figlio del Padre, Io Onnipotente come il Padre, Io Creatore con il Padre, rendo grazie. Prego il Padre, mi umilio con atto di sommissione e di fiducia. Io non mi credo esonerato dal dovere di chiedere all’Eterno Padre, il quale ha il dovere di soccorrere i suoi figli, ma ha anche il diritto d’esser riconosciuto come supremo Signore del Cielo e della Terra.

5Io: Dio come Lui, me lo ricordo questo diritto e compio questo dovere e ve lo insegno. E col dovere di rispetto, quello di fiducia. Il miracolo del pane moltiplicato si compie dopo che Io ebbi reso grazie al Padre. E voi?

Bontà: un continuo miracolo.

6L’altro miracolo. La barca di Pietro, presa da venti contrari, imbarcava acqua e sbandava[396].  E i miei discepoli, con una grande paura per la loro vita, si affannavano a raddrizzare il timone, a legare le vele, a gettare soprabbordo l’acqua, la zavorra, pronti a gettare le ceste dei pesci e le reti, pur di alleggerire la barca e giungere a riva.

7Le burrasche sul lago erano frequenti e improvvise e non c’era da scherzare. Molte volte Io li avevo aiutati. Ma quel giorno Io non c’ero. Non c’ero materialmente, con loro. Ma il mio amore era su loro perché Io sono sempre su chi mi ama. E i discepoli avevano paura. Ma ecco il miracolo ma non chiamato, non presente, Io venni a mettere pace sui flutti e pace nelle anime.

8La bontà mia è un continuo miracolo, figlia, un miracolo sul quale troppo poco riflettete. Quando vi viene presentato questo punto evangelico, vi si fa notare la potenza della fede. Ma la mia Bontà, che precorre anche ai vostri bisogni di discepoli e vi viene incontro camminando fra flutti di tempesta, perché non ve la fanno osservare?

9È più grande dell’Universo, del Bisogno e del Dolore, la mia Bontà; ed è più vigilante di ogni intelligenza umana. Ha radici nell’amore paterno di Dio, la mia Bontà. Perché non venite ad essa, non le credete ciecamente, non attingete alla sua infinità?

10Io sono con voi fino alla fine dei secoli[397].  Sono lo Spirito di Dio fatto carne. So i bisogni della carne, so i bisogni dello spirito e ho la potenza di Dio per aiutare i vostri bisogni, come ho l’amore che mi sprona ad aiutarli. Poiché sono Uno col Padre e con lo Spirito, col Padre dal quale procedo e con lo Spirito per il quale presi carne, e del Padre ho la Potenza e dello Spirito la Carità.»

Esperienza carismatica[398].

Sorpresa del portavoce.

11Questa mattina sono rimasta a bocca aperta. Avevo finito di scrivere quanto sopra mentre Marta era a Messa e mamma dormiva. Raro, prezioso momento di silenzio, dunque. Una festa!

12Torna Marta e mi dice, parlando del poco pane che aveva: “Mah! Ci vorrebbe che succedesse quello che dice il Vangelo oggi “.

13E io: “Perché? Che dice?”

14E Marta: “Eh! dice della moltiplicazione dei pani a dei pesci”.

15Sono rimasta come un pesce, a occhi e bocca sgranati. Gesù mi aveva spiegato il Vangelo di questa domenica! Le assicuro[399] che non pensavo lontanamente che oggi ci fosse questo brano evangelico.

93. L’amore è la misura del perdono[400].

L’amore del buon Pastore.

Dice Gesù:

1«Io sono la Voce del Padre mossa dall’Amore. Come un fiume dilago sul mondo e vengo a cercarvi ad uno ad uno per impregnarvi di Me. Come instancabile pastore Io corro dietro alle mie pecorelle chiamandole con voce d’amore, e quando riesco a radunarne molte dimentico ogni fatica nella gioia di avervi intorno a Me. Uso tutte le arti dell’amore per attirarvi al mio amore che salva. Né, lo ripeto[401], mi peserebbe il risoffrire la Passione, e anche più inacerbita nel supplizio, se ciò valesse a radunarvi tutti nel mio ovile[402].

Il lievito d’odio.

2Ma fuori del medesimo sibila la seduzione e molti dei miei figli escono per seguirla. Troppi! Non finirò mai di dirlo che questo è il mio dolore. Quando vengono queste ore, in cui anche i migliori macchiano il loro esser migliori con lievito d’odio, Io soffro tanto. Poiché vorrei che foste penetrati di Me al punto di non scendere a livore d’odio  verso chicchessia. L’odio è la vostra rovina e voi ne fate la vostra dottrina, poveri figli che non conoscete più le dolci erbe del perdono.

3Molto sarà perdonato a chi molto ama e perdona. Molto, tutto anche, se il vostro perdono sarà assoluto.

Perdonare come Gesù.

4Non vi pare d’avere bisogno del perdono di Dio? Sì. In verità vi dico che avete bisogno tutti d’essere perdonati settanta volte sette[403], e che il vostro Dio sta col perdono per voi fra le sue mani divine in attesa che voi lo meritiate con la vostra misericordia, perché Dio vuole il vostro bene. Io ve lo dico che sono la Voce del Padre e parlo in suo nome. Io ve lo dico che sono Colui al quale ogni giudizio è deferito dal Padre.

5È detto: “Si fa più festa in cielo per un peccatore che si converte, che per dieci giusti che restano nel Signore”[404]. Ma Io vi dico che triplice, che decupla festa si farà in cielo per un mio figlio che sa perdonare come Io seppi, e che quel perdono porta sulla terra la benedizione di Dio. E solo Io so di quanta benedizione avete bisogno per allontanare i castighi incombenti.»

94. Testimoni della fede[405].

Basta il Vangelo e la vita quotidiana.

Dice Gesù:

1«Molti, per trarre un ammaestramento, hanno bisogno di mille libri di meditazione. Ma no. Basta il mio Vangelo e la vita che vivete e che vi vive intorno.

2Guarda, Maria, l’insegnamento di questi giorni[406]. Cosa vedi? Una grande dimostrazione di debolezza umana. Con la stessa facilità con cui si agitavano in professioni di fede menzognera, così ora rinnegano tutto il già asserito.

3Ma il vero cristiano non deve fare così quando vi è bisogno di testimoniare la sua fede. Hai visto come ha fatto il tuo Maestro davanti a Caifa?[407] Lo sapevo che confessare che ero il Messia, Figlio di Dio, avrebbe provocato la condanna, la più fiera condanna. Ma non ho esitato. Io, che davanti agli accusatori ho osservato la regola del silenzio, qui seppi parlare alto e chiaro, poiché tacere sarebbe stato rinnegamento sacrilego.

Il coraggio dello spirito.

4Quando sono in posta le cose del cielo non si deve esitare nella maniera di agire, poiché eterno è il frutto che viene dalla nostra parola. L’uomo, essere di carne e sangue, non saprebbe esser coraggioso di fronte a certe eroiche confessioni.  Ed è per questo che l’uomo rinnega con facilità. Ma la creatura che vive nello spirito possiede il coraggio dello spirito, poiché Io sono presso chi combatte contro il mondo e contro la propria debolezza.

La Madre di tutti, l’Aiuto di tutti.

5E con Me è Maria, la Madre di tutti, l’Aiuto di tutti. È Lei che ha sorriso ai martiri per incuorarli al Cielo. È Lei che ha sorriso ai vergini per aiutarli nella vocazione angelica. È Lei che ha sorriso ai colpevoli per attirarli al pentimento. È Lei di cui ha bisogno l’uomo sempre, e specie nelle ore di più viva angoscia.

6È sul seno della Madre che vi corroborate e trovate Me e il mio Perdono e col Perdono la forza. Perché se voi siete in Me, fruite dei doni del Cristo e non conoscete il perire.»

95. I Confidenti di Dio[408].

“Confidenti-fidenti”.

Dice Gesù:

1«Non è molto tempo che ti ho detto[409] di aiutarmi a salvarli, i colpevoli dell’ultimo peccato. Ma tu non hai capito quanto volevo dire. Hai pregato.

2Mi basta questo perché, in verità, necessita solo  a Me di capire tutto. Ma per voi, figli miei, non è necessaria la rivelazione assoluta. Tutto quanto vi dico è un dono al quale non avete diritto, un dono spontaneo del Padre ai suoi più cari, perché   è  caro  al  mio  Cuore  farvi  le  mie  confidenze,  prendervi  per  mano  ed introdurvi nel segreto del Re. Ma non dovete pretenderlo. È tanto bello essere confidenti di un Dio, ma è anche tanto bello e santo essere figliolini, tutti e ciecamente abbandonati al Padre che agisce di suo proprio e i figli si lasciano condurre senza voler sapere dove il Padre li conduce.

3State sicuri, o figli, Io vi guido su vie di Bene. Il vostro Padre non vuole che il vostro bene.

4Sia i confidenti che i fidenti ci vogliono per la gioia del mio Cuore, ed è somma perfezione essere, poi, “confidentifidenti”. Allora siete discepoli, già capaci di agire in nome del Maestro, e pargoli che si lasciano condurre dal Padre. Siete, allora, il mio conforto e la mia letizia.

5In un mondo quale è il vostro è così difficile per Me trovare anime di discepoli! Ed è ancora più difficile trovare, anche nei pargoli, anime di pargoli! Vi ha tanto corrotti il fiato della Bestia che ha ucciso la semplicità, la fiducia,  l’innocenza, nella quale Io mi riposavo, anche nelle anime dei bimbi.

Utilità della preghiera.

6Ieri non ti ho detto nulla, Maria, e tu eri smarrita come uno che ha perduto la via. Ma Io sono non solo il tuo Maestro, sono il tuo Medico e medico non soltanto dello spirito, ma anche della tua carne. Ho visto, ieri, che eri troppo stanca e ho taciuto, serbando ad oggi tante parole per te. Non voglio che il mio piccolo portavoce si spezzi nello sforzo superiore alle sue forze. Oggi parlo per ieri e per oggi.

7Tu hai pregato, offerto e sofferto secondo il mio desiderio di impedire il compiersi dell’ultima colpa. E vi sei riuscita, per quanto tu pensassi una cosa e in realtà “l’ultima colpa” fosse un’altra. Avevo ispirato nelle anime migliori molti desideri di pregare e soffrire per questo scopo, perché vi era bisogno di molto, molto, molto sforzo per vincere il pericolo. E vi è bisogno tuttora di molto, molto, molto sforzo per condurre a termine la cosa senza degenerazioni peggiori del primo male.

8Ieri, unico segno del mio essere con te per esserti Luce e Voce, è stato il guidarti la mano nell’aprire il Libro alle pagine che a distanza di secoli  parlano di ora. Le leggeremo insieme ed Io te le commenterò. Ma, da ieri, hai capito che in esse era “l’oggi”.

Vittoria della preghiera.

9È stato impedito un grande male, Maria, un grande male. Ho avuto pietà di voi, popolo che avete Roma cristiana per cuore. Però, ora più che mai, bisogna molto pregare e soffrire, Maria, e fare pregare, e soffrire, se fosse possibile ma è più difficile perché gli eroi della sofferenza sono molto pochi perché il “grande male” debellato non germogli, come pianta maligna, in mille piccoli mali che finirebbero per formare un bosco maledetto in cui tutti perireste con orrore non immaginabile.

10Ho avuto pietà di voi. Ma guai se, a questa pietà strappata alla Giustizia, per l’istanza delle preghiere mie, di mia Madre, dei Protettori, e delle vittime, voi, o popolo mio, rispondeste con azioni che vi farebbero demeritare la mia grazia. Guai se alla unica grande “autoidolatria” succedesse la piccola e numerosa “autoidolatria”!

I capi e la massa.

11Uno solo è Dio, e sono lo, e non vi è[410] altro Dio all’infuori di Me[411]. Questo va ricordato. Dio è paziente, ma non è, nella sua infinita pazienza, colpevole verso Se stesso. E colpevole sarebbe se spingesse la sua pazienza, nel non intervenire a dire: “Basta”, sino ad una indifferenza verso il rispetto di Se stesso.

12Per un idolo caduto non innalzate tanti idoletti, tutti ornati degli stessi segni satanici di lussuria, superbia, frode, prepotenza e simili.

13Se sarete buoni vi salverò sino in fondo. Ve lo prometto, ed è promessa di un Dio. E, nella mia Intelligenza a cui nulla è occulto anche il più segreto dei delitti, anche il più insignificante dei moti umani non pretendo che tutto un popolo sia perfetto. So che se dovessi premiarvi quando tutti aveste raggiunto la Bontà non vi premierei mai, ma intendo che se è inevitabile che qualcuno pecchi, la massa sia tale da imporre ai Capi una condotta degna del mio premio. Poiché, ricordatelo sempre[412], i Capi compiono i Peccati, ma è la massa che, coi suoi peccati minori, porta i Capi al grande Peccare.

14E per ora basta, anima mia. Più tardi rileggeremo insieme Isaia e, come nella sinagoga e nel Tempio, Io te lo commenterò.»

96. Le alleanze con gli empi (concordati)[413].

Come tessere di un mosaico.

Dice Gesù:

1«Il Libro bisogna saperlo leggere non con gli occhi ma con lo spirito. Allora la Scienza soprannaturale che lo ha ispirato si illumina di luce di Verità. Ma per ottenere questo occorre avere uno spirito unito al mio Spirito. Allora è lo Spirito mio che vi conduce.

2Ora guarda: nelle pagine di Isaia prendiamo, come tessere di un mosaico, le parole dei capitoli letti insieme[414] e allineamole[415] con vista soprannaturale. Ti risulteranno più chiare. Comincia da quelle che ti ho indicate per i colpevoli.

Le alleanze di Israele (tessere nere).

 3“Anche ad avere compassione dell’empio, egli non imparerà giustizia; farà cose inique nella terra dei santi e non vedrà la gloria del Signore[416].

4Per questo ascoltate la parola del Signore, o schernitori, capi del mio popolo che è in Gerusalemme. 4Voi avete detto: ‘Abbiamo fatto alleanza con la morte, abbiamo stretto un patto con l’inferno: quando passeranno i flagelli non verranno sopra di noi, perché abbiamo posto le nostre speranze sulla menzogna e dalla menzogna siamo protetti’[417].

 5‘Sarà distrutta la vostra alleanza con la morte, non esisterà più il vostro patto con l’inferno; quando passerà tempestoso il flagello vi travolgerà seco. E soltanto  gli strapazzi vi faranno capire la lezione’[418].

6Or dunque non schernite, che non sian più strette le vostre catene[419].

7Guai a voi che vi rintanate nel vostro cuore per celarne al Signore i disegni! Fanno nelle tenebre le opere loro e dicono: ‘Chi ci vede? Chi ci riconosce?’ Perverso è questo vostro pensiero[420].

8Guai a voi, figli disertori che formate dei disegni, ma senza di Me, e ordite una tela che non è secondo il mio spirito e accumulate peccato a peccato[421].

9Per questo ecco quanto dice il Santo d’Israele: ‘Siccome voi avete disprezzato questa parola, avete sperato nella calunnia e nel tumulto e vi fondaste su queste cose, questa iniquità sarà per voi come breccia rovinosa impercettibile in alto muro, che all’improvviso, quando nessuno ci pensa, fa venire il crollo e va in frantumi’[422].

10Guai a coloro che scendono in Egitto a cercare aiuti, e sperano nei cavalli, ed han fiducia nei cocchi, ché son molti, e nei cavalieri che son oltremodo vigorosi, e non han posto la loro fiducia nel Santo. Non han cercato il Signore.

11L’Egitto è uomo e non Dio, i suoi cavalli son carne e non spirito, il Signore stenderà la sua mano e chi porge aiuto rovinerà, chi è aiutato  cadrà e saranno annientati tutti insieme[423].

12Guai a te, saccheggiatore! Non sarai anche tu saccheggiato? Guai a te, schernitore! Non sarai anche tu schernito? Quando avrai finito di saccheggiare, sarai saccheggiato; quando, stanco, finirai di schernire, sarai schernito”.

Il cuore dell’Anticristo la sua morte e condanna.

13Prima di parlare dei soggetti e delle promesse di Dio, commentiamo questo brano[424].

14Si usi pure clemenza all’empio: Il cuore dell’uomo, che il profeta chiama empio, è un impasto di superbia, di prepotenza, di ribellione. La triplice lussuria è in esso, trono su cui siede il Maligno per empire di pensieri demoniaci quel cuore che ha ripudiato Dio e la sua Giustizia.

15Non imparerà la giustizia: Non può, da questo cuore, uscire che iniquità, poiché suo Re è lo Spirito del Male, il quale concede effimeri trionfi scontati poi con imperiture rovine.

16Farà cose inique nella terra dei santi: Passa, l’empio che regna sotto il segno della Bestia, come un torrente di dolore e di corruzione nella terra dei santi e Roma è terra di santi trascinando al male altri empi minori e tormentando i figli del Signore.

17Non vedrà la gloria del Signore: È giusto che il Signore veli la sua gloria davanti all’empio, in questa e nell’altra dimora. Due volte l’empio vedrà la mia gloria, e vorrà non vederla poiché essa sarà per  lui terribile: alla sua morte e nell’ultimo giorno. Allora Io gli chiederò: “Che hai fatto tu del popolo mio? Che dei miei doni?” E sarà domanda che lo scaglierà, come saetta da arco, nel fondo da cui non si esce.

Le alleanze  con la menzogna non salvano[425].

18O schernitori, capi del mio popolo che è in Gerusalemme: La mia seconda Gerusalemme terrena è Roma. Terra prediletta in cui ho voluto la mia Chiesa e che, per essere centro del mondo, dovrebbe essere trattata come una fulgida reliquia da chi ne è capo.

19Abbiamo fatto alleanza con la morte… e con l’inferno: E invece, come si sono comportati i nuovi schernitori di Dio? Alleandosi al delitto che dà morte, sposando l’anima con Satana e credendo, con tale sacrilego meretricio, di salvarsi dai flagelli ai quali sottoponevano gli altri.

20‘Le nostre speranze sulla menzogna e dalla menzogna siamo protetti’: No. La menzogna non salva. Ve lo dice il Padre di Verità. Il signore della menzogna in essa vi ci invesca e al momento buono ve la rivolta contro per farvi perire. Io sono che salvo e nessuno fuori di Me.

Sarà distrutta l’alleanza con le nazioni [426].

21Sarà distrutta l’alleanza con la morte,  il patto con l’inferno: Sarete spogli della vostra fallace armatura proprio nell’ora in cui[427] la mia punizione vi colpirà, poiché Satana così agisce.

22Quando passerà  il flagello vi travolgerà seco: Né può altrimenti agire perché esso può darvi frutti perituri. Io solo do protezione che non conosce fine e quando appaio, per salvare o per dannare, Satana fugge lasciandovi soli, o figli stolti del peccato.

23Soltanto gli strapazzi vi faranno capire la lezione: Capirete chi è Dio e chi è Lucifero solo fra le strette della tortura. Terribile lezione!

24Non schernite, che non sian più strette le vostre catene: E più peccate e più la stretta sarà feroce poiché vi è un confine anche alla mia Bontà illimitata, ma intelligente. Ricordatevelo.

Le strutture fondate sulla colpa crolleranno[428]

25Fanno nelle tenebre le opere loro e dicono: ‘Chi ci vede? Nulla è occulto al Signore di quanto l’uomo ordisce nell’ombra, anche in quella segreta del cuore. E se i poveri vostri fratelli non vedono che l’esterno e possono essere ingannati dalla vostra ipocrisia, Io vedo tutto e agisco come le vostre azioni meritano,

26Questa colpa diventerà per voi come una breccia che minaccia di crollare, che sporge su un alto muro, il cui crollo avviene in un attimo, improvviso, v.14 e si infrange come un vaso di creta, frantumato senza misericordia: e come muro minato da piccola breccia, il vostro edificio, fondato sulla colpa, crollerà quando nessuno né voi che vi tenete sicuri dell’alleanza col Padre della Menzogna, né il popolo che vi teme credendovi invincibili se lo pensa.

Dio non protegge il mal fare delle autorità.

27Guai, guai, guai a voi che inducete il popolo mio a credere che Io proteggo il vostro mal fare. Guai a voi che inducete i miei figli alla sfiducia nella mia Giustizia! Risponderete anche di questo poiché lo scandalo ricade su chi lo crea. E quale scandalo più grande di indurre i piccoli a credere che Dio protegge ingiustamente i grandi che peccano?

28Quante anime mi avete strappato, o operatori di iniquità! Ma esse saranno ancora figlie della mia Misericordia. Non così voi ai quali tutto avevo  dato per attirarvi a Me e fare di voi strumenti di Bene e che vi siete dimenticati ogni cosa e mi avete posposto a Satana.

Le alleanze con i precursori dell’Anticristo.

29Guai a voi che formate alleanze dalle quali non può venire che male al mio popolo: male per la carne e male per lo spirito, e lo sapete che è male e lo fate ugualmente, male usando del potere, purché trionfi la vostra persona sulla terra. E che è la vostra persona? Un pugno d’argilla che conserva una forma sinché la Misericordia la tiene umida di superna rugiada e, una volta seccata, si sfarina come creta setacciata e si disperde.

30Le vostre alleanze, vera unione dei precursori dell’Anticristo, non hanno base e non hanno forza di vittoria. Come voi stessi si sbricioleranno e rimarrà di esse solo un ricordo di orrore nelle carni, nelle case, nelle anime dei miei poveri figli.

31Quando Dio tuona, che sono i cavalli numerosi e i cavalieri vigorosi? Pula che il vento sperde in tutte le direzioni. Sono Io che do forza agli eserciti. Ma occorre che gli eserciti siano mossi per ragione giusta e non per ferocia e superbia.

32Ogni colpa sarà punita e punito sarà da Dio ogni scherno, poiché Dio, dice il Signore, non sarà mai schernito e non è lecito opprimere i minori.

33Però, osserva una cosa, Maria. Anche da parte dei minori ci vuole rispetto alla Legge, acciò abbiate con voi, sempre, il vostro Dio.»

97. L’autorità atea calpesta
il popolo di Dio
[429].

Dio strapperà alle autorità il suo popolo.(Tessere violacee)

Dice Gesù:

1«Guardiamo oggi quanto si riflette ai minori. Io dico, per bocca di Isaia, facendo parlare o parlando agli umili:

2“Senza di Te, Signore, Iddio nostro, dei padroni ci hanno fatti schiavi, fa’ che soltanto per Te abbiamo a ricordarci il tuo Nome. Chi muore torna a vivere; i giganti non risorgono: per questo Tu li visitasti, li sterminasti e facesti sparire ogni loro memoria[430].

3Va’, popolo mio, entra nelle tue camere, chiudi dietro di te le tue porte, nasconditi un lieve istante, finché non sia passato lo sdegno. Ecco, il Signore uscirà dalla sua dimora e visiterà l’iniquità di chi è contro di Lui sulla terra[431].

4In quel giorno il Signore visiterà colla sua spada dura, grande e forte, il Leviatan, l’agile serpente, il Leviatan, serpente tortuoso[432].

 5Con parole barbare, con lingua straniera, parlerà il Signore a questo popolo a cui ho detto: ‘Qui è il mio riposo, ristorate lo stanco, questo è il mio refrigerio’. Ma essi non hanno voluto darmi ascolto[433].

6E il Signore ha detto: ‘Perché questo popolo mi si avvicina con la bocca e mi onora coi labbri, ma il suo cuore è lungi da Me, e mi rendono culto con precetti e insegnamenti d’uomini. Per questo Io di nuovo ecciterò l’ammirazione di questo popolo con prodigio grande, stupendo; perirà la sapienza dei savi’[434].

7Perché l’oppressore è sparito, lo schernitore è annientato e sono sterminati quelli che tramavano il male. Che facevano peccare gli uomini colle parole, che tendevano inganni a chi li riprendeva e senza ragione si allontanavano dal giusto. Per questo il Signore dice: ‘Non sarà confuso Giacobbe, non ora arrossirà il suo volto, ma quando vedrà i suoi figli, opera delle sue mani, nel suo seno glorificherà il mio Nome. E quelli che erravano con lo spirito apprenderanno la scienza e i mormoratori impareranno la legge’[435].

8In quel giorno ognuno getterà via i suoi idoli d’oro e d’argento che vi fecero le vostre mani per peccare e Assur cadrà per una spada che non è d’uomo, e la spada che non è d’uomo lo divorerà e fuggirà non davanti alla spada e la sua gioventù pagherà  il tributo” [436].

Il mondo non vuole la teocrazia.

9La causa prima del male: essere rimasti senza Dio. Non avete voluto avere Dio per Padrone, e padrone benigno, e così avete avuto dei padroni che hanno avvilito la vostra libertà d’uomini alla mortificazione degli schiavi. Come schiavi vi hanno prestato, venduto, ritolto, come schiavi mandati alla morte, ridendo e ingrassando sul vostro dolore.

10Il mondo muore per non avere più Dio per Padrone; voi, in particolare, morite per non aver voluto Dio per paterno Padrone. Volesse Iddio che ora vi volgeste a Lui!

11Nel suo Nome è la salvezza. La vita è Vita nel suo Nome e la morte è risurrezione. Colui che vive nel Signore non muore in eterno. Sono i giganti, ossia coloro che alzano la loro potenza di carne e sangue, superba contro il Cielo, coloro che attirano il fulmine divino e crollano per non più risorgere. Hanno avuto tutto sulla terra, poiché per essi viveva solo la legge della carne e del sangue. Quindi è per loro finito il regno eterno e luminoso dello spirito. Finito da questa terra, dove, di  loro stessa mano, l’hanno ucciso, e finito là dove non c’è limite di tempo, dove non entrano anime morte.

Il male sarà vinto dal Bene.

12Quando l’ora dello sdegno scocca nel Cielo e scende a colpire la Giustizia, abbiate a norma Carità e Prudenza. Ritiratevi, in luogo di schiamazzare come pollastrelle che vedono il nibbio, ritiratevi in luogo di mormorare, ché solo a Dio spetta il giudicare, e pregate il Signore. Carità e Prudenza per ottenere che il Male sia vinto dal Bene e la Pace trionfi negli Stati, nelle istituzioni, nei cuori.

13Dio, per punire, non abbisogna dei vostri consigli. Sa quando e come deve usare la spada per uccidere il risorgente eterno, il Mostro che vi seduce, contrapposto al Risorgente divino che vi ha salvato e vi salva col suo Sangue, e al quale troppo spesso grandi e piccoli del mondo non sanno dare ascolto, sordi alle mie accorate preghiere di dare asilo allo stanco d’Amore, al vostro Gesù che soffre di un amore perfetto sempre respinto.

14Oh! se veniste a Me col vostro cuore, figli così teneramente amati dal vostro Dio, Padre e Fratello!  Tutto strappereste al mio Amore se veniste a Me col vostro amore! Tutto, perché è per Me sommo dolore non potervi coprire di doni in questa e nell’altra vita. Financo il culto che mi date ha perso molto del segno mio ed ha assunto forme umane più consone al vostro modo di agire pesante di pesantezza umana.

Lo spirito che si converte vedrà Dio.

15Tornate alla Sorgente, figli, alla Sorgente da cui rampolla Vita. Volgere di secoli non la caricano di vecchiezza, poiché il Tempo è un attimo di fronte alla mia Eternità. Lavate nella Sorgente la vostra anima, immergetevi il vostro spirito, perché vedano. Vedano Dio e i prodigi che compio per eccitare la vostra ammirazione di modo che la mente vostra si spogli della scienza dei savi, fallace scienza, e impari la Scienza da Me che sono la Sapienza di Dio.

16Eppure lo vedete, o figli cari, cosa sa fare per voi il vostro Dio. Ho veduto l’afflizione del mio popolo eletto, quella che conoscete perché già su voi, e quella che avreste conosciuto, già pronta nell’ombra, e ho provveduto.

Fedeltà al Vicario di Cristo.

17Ma guai anche a voi se la lezione non servisse.  Come potrei sempre accorrere, provvedere, perdonare? Come se anche voi vi faceste oppressori? Come se voi pure diveniste schernitori?[437] Come se anche  voi  vi  allontanaste  dal  Giusto che vi consigliasse per vostro bene e tramaste contro di esso i vostri inganni? Egli è portatore della mia Parola, egli e i suoi ministri. E nella mia Parola è la vera Scienza e la vera Legge che dànno il Bene.

18Fate che di gioia si colori il Volto del vostro Gesù e dei suoi discepoli veri. E si coloreranno così quel Volto e quei volti quando vi vedranno trionfare su tutte le idolatrie del senso, del denaro, dell’orgoglio, che vi hanno sempre tormentato.

19Chi siano gli “Assur” lo capisci da te. Ma a tutti dico: fate di non meritare come essi la spada che non è d’uomo. No. Siate buoni. Il vostro Dio non vuol mostrarvi la spada che punisce, ma vuole aprirvi le braccia che non sanno che amare e benedire e dirvi: “Venite, o figli, a riposare nella Pace del Padre vostro”.»

98. La Chiesa è la Gerusalemme terrena[438].

La Pietra eletta e la Gerusalemme.(Tessere d’oro)

Dice Gesù:

1«Ed ora, dopo le tessere nere e quelle violacee, le tessere d’oro del mosaico di Isaia.

2“Dice il Signore: ‘Ecco, Io porrò a fondamento di Sion una pietra, una pietra eletta, angolare, preziosa, basata sui fondamenti; chi crede non abbia fretta’[439].

3‘Chi procede nella giustizia e dice il vero, chi aborrisce il guadagno della calunnia e scuote dalle sue mani ogni regalo, chi si tura le orecchie per non sentire parlare di sangue e chiude gli occhi per non vedere il male, abiterà in luogo eccelso, le fortezze delle rupi saranno la sua alta dimora’[440].

4Rivolgi lo sguardo a Sion, i tuoi occhi vedranno Gerusalemme, dimora dell’abbondanza, tenda che mai potrà essere trasportata: i suoi pioli non saranno tolti in eterno e nessuna delle sue corde sarà rotta[441].

5‘Dopo essersi inebriata nei cieli, la mia spada ecco piomberà sul popolo da Me condannato per giudizio alla distruzione’… Vi si incontreranno (nella sua terra devastata) i demoni ecc. ecc[442].

6Cercate con diligenza nel libro del Signore e leggete: di queste cose non ne manca una, e l’una non è senza l’altra; perché ciò che esce dalla mia bocca lo comanda Lui e il suo spirito raduna le cose”[443].

 La Chiesa e la Morale di Cristo

7La pietra eletta, angolare e preziosa, dalla base sicura su cui sorge la Sion eterna, è la mia Chiesa e la Morale che viene dalla mia Legge, di cui la Chiesa è cattedra. Vano è cercare di sostituire altra legge. Nessuna è sicura e giusta come questa, perché questa è dettata da mente divina.

8Ma anche nei cuori Io pongo una pietra angolare su cui si deve basare la vostra spirituale e singola Sion e dalla quale deve il vostro spirito lanciarsi all’ascesa che lo porta a Me, nel regno soprannaturale per il quale Io vi ho creato e che non è chiuso per voi, sino al momento della morte, ma che ha sempre aperte le sue porte di luce per voi.

I viventi nello spirito.

9Beati quelli che sanno vivere nello spirito. La loro vita terrena è anticipata beatitudine di amore con Me. Costoro sono quelli che procedono in Giustizia e in Verità, che non cercano le ricchezze male acquisite con la frode e con l’usura, con l’inganno e la calunnia, sono coloro che non hanno sete di vendetta e fame di vizio, mondi di pensiero, di cuore e di mani.

 10Per essi sono serbate le dimore del Regno del Padre mio e fin da questa vita la grazia del Signore li cinge come di una fortezza di rupi. Sono i “sicuri”. Soltanto la loro volontà, se si perverte, può infrangere questa loro sicurezza che ha per pietre angolari la Volontà di Dio e la loro volontà, la Parola di Dio e la loro ubbidienza alla Legge.

La Chiesa di Cristo.

11La Gerusalemme di cui parla Isaia è quaggiù la mia Chiesa, anticamera della celeste Gerusalemme. In essa è abbondanza non di ricchezze umane, ma di tesori divini di Perdono e di Scienza, come nella celeste Gerusalemme sono tesori divini di beatitudini.

12Nessuna forza umana potrà, come turbine, devastare la mia Chiesa al punto di distruggerla. Io sarò con lei, a far da piolo e da corda. Quando l’ora sarà, in cui la terra cesserà d’essere, dagli angeli sarà trasportata in Cielo la mia Chiesa, che non può perire, perché cementata dal Sangue di un Dio e dei suoi santi.

I figli di Lucifero.

13Un popolo, dice Isaia, sarà colpito dalla spada di Giustizia. Ma saranno molti di più, poiché il mondo ha fornicato  col demonio in molte sue parti. Ed altre ancora sono in procinto di peccare, nonostante tutto quanto Io ho operato per tenerle nella via della Vita. Pregare, pregare, pregare molto per impedire nuove condanne, originate da nuove fornicazioni.

14I demoni… oh! i demoni sono già là dove Io punirò. Sono i demoni, insediati da padroni nei cuori, quelli che portano a morte le nazioni. E vi sono popoli in cui pochi cuori non siano dimora dei demoni: legioni e legioni demoniache muovono, come fantocci, intere nazioni. E come posso Io regnare là dove i cuori si sono fatti dimora dei figli di Lucifero?

15Altre applicazioni ha la parola profetica, ma Io ho voluto fartela vedere con riferimenti all’ora che vivete. Né dirti di più per non accasciarti di più.

Morire d’amore.

16Prega. Il tuo Dio ti aprirà le porte prima che tu conosca il massimo orrore. Per ora entra nella dimora del suo Cuore e dàmmi il tuo amore per placare la mia Giustizia.  In verità ti dico che morire d’amore è la più cruenta delle morti perché si soffre non di una cosa sola, ma delle cose di tutto il creato. Si soffre per l’interesse di Dio e del prossimo. È la morte del tuo Gesù, poiché, sappilo, la parola più giusta sulla mia morte non è: flagelli, torture, croce; è: amore.

17È l’amore quello che ha sacrificato il Figlio di Dio. L’amore per voi. Sia l’amore quello che sacrifica i nuovi redentori.»

99. I veri amanti del Signore[444].

I segni dei veri amanti del Signore.

Dice Gesù:

1«Quando una creatura è realmente figlia del suo Signore soffre tanto delle ingiurie che vede fare al medesimo, che nessuna gioia della terra, anche la più santa e grande, la può consolare.

2Mia Madre, e con Lei tante sante madri dell’antica e nuova Legge, non si sentiva felicissima nella sua felicità di madre e Madre di Dio, perché vedeva che Dio non era amato, in spirito e verità, altro che da pochi. La grazia che le inondava l’anima con la sua pienezza, le anticipava la cognizione del sacrilegio con cui la vera arca della Parola di  Dio sarebbe stata presa, profanata, uccisa da un popolo nemico della Verità. Non è morta in questa cognizione, come la nuora di Eli[445], perché Dio la soccorse, dovendola serbare a tutto il dolore, ma ne agonizzò per tutto il resto della vita.

3Mia Madre portò la croce prima di Me. Mia Madre conobbe le atroci torture dei crocifissi prima di Me. Cominciò a portarla e a conoscerle dal momento in cui le fu rivelata la sua e mia missione.

4Io col mio Sangue, Maria con le sue lacrime, vi abbiamo ottenuto il Perdono di Dio. E voi ne fate così poco conto!

5Le creature che amano Dio di amore vero soffrono per le ingiurie fatte a Dio come per spade trapassate nel cuore e ne muoiono anche: vittime il cui olocausto è come incenso soave che profuma il trono del Signore e come acqua che lava le colpe della terra.

I segni di vera conversione.

 6“Se è di tutto cuore che tornate a Dio, togliete di mezzo gli dèi stranieri; preparate i vostri cuori al Signore e servite Lui solo, ed Egli vi libererà dalle mani dei Filistei” dice il Libro[446].  Non basta ad un popolo, per essere salvato, il sacrificio innocente di chi muore di dolore per vedere offeso il suo Dio e colpiti dalla giustizia divina i colpevoli. Occorre che il popolo tutto torni al Signore.

7Io ho detto: “Non quelli che dicono: Signore, Signore; ma quelli che fanno le opere che Io dico di fare, saranno ascoltati ed entreranno nel Regno mio”[447]. Ora: le fate voi le opere che Io vi dico di fare per vostro bene? No. Che questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore non è con Me[448].

Le bugiarde deità.

8Non Io regno nei vostri animi. Il posto è occupato da bugiarde deità che vi rovinano e non ve ne sapete liberare.

9La vostra superbia impedisce che il vostro cuore si sbricioli nel dolore di aver offeso Iddio e sprema, nel dolore, l’acqua del pianto che monda.

10La vostra incontinenza davanti agli stimoli della carne impedisce che dal vostro cuore escano pensieri puri.

11La vostra durezza impedisce al vostro cuore  d’essere misericordioso e chi non ha misericordia non riceve misericordia da Dio.

12Quanti dèi avete nel cuore al posto del Dio vero!

13E così Io non vi posso liberare dalle mani dei Filistei. Liberarvene con la pienezza della liberazione. Ne cade uno, dei nemici vostri, ma ne sorgono due[449]. Sono forse ingiusto? No. Non fate voi il somigliante, voi che levate, se lo levate, un vizio dal cuore vostro e ne mettete sette e tre volte sette altri?

14Oh! figli, figli che mi obbligate a punirvi! A punirvi tutti, poiché per colpire un Paese che è caduto nel triplice e settemplice peccato, devo colpire anche i santi fra esso!

15Ma le lacrime dei santi Io le rasciugo, mentre le lacrime dei ribelli, strappate non dal dolore santo dello spirito, ma dal pesante dolore della carne che soffre come in essere inferiore e che nel pianto si ribella e impreca il suo giusto Dio, saranno asciugate dal fiato dei demoni.  E vi assicuro che il fuoco che ora vi brucia, scendendo dall’alto sulle vostre macchine d’inferno, non è nulla rispetto a quella vampa che vi circonderà del peggiore tormento: quello di non vedere in eterno il vostro Dio

100. La potenza della fede[450].

La potenza del credere.

Dice Gesù:

1«Se considerate la mia espressione: “In verità vi dico che i pubblicani e le meretrici vi precederanno nel regno di Dio”[451] potete capire quale sia la potenza del credere, quando è assoluto e retto nell’intenzione.

2Ecco anche perché vi dico di non giudicare nessuno dei vostri fratelli e non dire, stoltamente: “Io sono tranquillo circa la mia anima perché non ho fatto colpe gravi”.

3No, che in verità voi commettete colpa più grande del pubblicano e della meretrice poiché quelli sono dominati da passione di carne mentre voi siete sregolati nelle passioni della mente. Mancate alla Carità e perciò offendete Iddio, mancate all’umiltà e perciò lo disgustate, mancate alla contrizione e perciò lo rendete severo.

4Il povero pubblicano, la povera meretrice,  che tante cose possono aver portato ad essere tali, quando incontrano lo sguardo di Dio credono in Lui e vengono a Lui con tutta la loro forza di fede, di amore, di umiltà, di pentimento. E allora non è solo un lavacro superficiale, ma una saturazione del mio Potere quella che li guarisce e ne fa degli eroi.

5Ma voi!… Così pochi i capaci d’esser fermi nella fede nel loro Dio! Guarda, Maria: come neve che fiocca dalle nubi, così cascano le anime per mancanza di fede. E se un tempo era una nevicata lenta, ora spesseggia sempre più come tormenta. Povere anime! Avrebbero tanto bisogno di credere per salvare qualcosa del loro spirito già tanto ferito. Invece non sanno più credere.

Vivere senza credere è impossibile.

6E in che credono allora se non credono a Me, eterno? Vivere senza credere è impossibile. Chi non crede in Dio, nel Dio vero, crederà per forza in altri dèi. Chi non crede in nessun dio crederà agli idoli, crederà alla carne, crederà al denaro,  avrà fede nella forza delle armi. Ma insomma senza credere a nulla non si può stare. Peggio del buio che avvolge il cieco è il buio dell’anima che non ha fede in nessuna cosa umana o soprumana. Non gli resta che uccidere anima e corpo nella morte violenta.

7Quando Giuda non ha più creduto in Me, non nella soddisfazione del denaro, non nella protezione della legge umana, si è ucciso. Rimorso per il delitto? No. Fosse stato quello, si sarebbe ucciso subito dopo aver capito che Io sapevo. Ma non allora, ma non dopo il bacio infame e il mio saluto amoroso, non allora, non quando mi vide sputacchiato, legato, trascinato via fra mille insulti. Solo dopo aver capito che la legge non lo proteggeva la povera legge umana che spesso crea o istiga al delitto, ma poi si disinteressa dei suoi esecutori e complici e all’occorrenza ci si rivolta contro e dopo averli usati li ammutolisce per sempre sopprimendoli e solo dopo aver capito che potere e denaro non venivano o erano troppo meschini per far felici, allora solo si è ucciso. Era nel buio del nulla. Si gettò nel buio dell’inferno.

Quando la luce del credente si spegne.

8Il mondo sta divenendo un caos senza luce perché la luce del credere si spegne sempre più nei cuori. È una morte spirituale che fa orrore agli spiriti viventi in Me.

9Perciò vi dico che se un pubblicano o una meretrice crederanno in Me, vi precederanno nel mio Regno. Poiché chi realmente crede in Me vive ubbidiente alla mia Parola. Se peccatore si redime, se senza colpa si preserva dalla stessa.

10In uno o nell’altro modo, Io, Perdono e Amore, attendo chi crede in Me per incoronarlo di gloria

101. La fede e la verginità dello spirito

La fede che appaga la sete[452].

Chi ha Gesù ha tutto.

Dice Gesù:

1«Stai sicura. Chi ha Me ha tutto. Non hai più fame e non hai più sete, secondo la mia promessa, perché credi in Me. Non parlo della fame e della sete del povero corpo. Parlo della fame e della sete del vostro cuore, della vostra anima, del vostro spirito. Solo il pensiero che mi hai vicino ti consola, ti sostiene, ti nutre tutta.

2No, che non mi stanco di stare vicino a te.  Gesù non si stanca mai di stare vicino ai suoi poveri figli che senza di Lui sono tanto infelici. Guarda se mi stanco mai di stare nelle chiese ad attendervi, chiuso in poco pane per assumere una forma visibile alla vostra pesantezza materiale.

3Come il più dolce tesoro che Io abbia, sono le anime che il Padre mio mi ha date. Puoi tu dubitare che Io non tratti con amoroso rispetto quanto mi è stato dato dal Padre mio?

La vita eterna è serbata a chi crede in Gesù.

4Sono disceso dal Cielo, dove ero beato nella divinità eccelsa della mia Essenza, per compiere questo desiderio del Padre di salvare il genere umano da Lui creato. Circoscritto, Io l’Infinito, in poca carne; avvilito, Io il Potente, in veste d’uomo oscuro; povero, Io il Padrone dell’Universo, in un paesello qualsiasi; accusato, Io il senza Macchia, il Purissimo, di tutte le colpe morali e spirituali come ribelle all’autorità umana, sovvertitore di popoli, violatore della legge divina, bestemmiatore di Dio; tutto ho subìto, tutto ho compiuto per rendere realtà il desiderio del Padre.

5No, non mi stanco d’essere con te. Ti aspetto. Quando sarà la tua ora, salirai con Me alla vita eterna, perché a chi crede in Me essa è serbata. Ti ho già detto[453] come colui che crede, realmente crede, si salva. Poiché la Fede porta seco  le altre virtù e fa praticare le virtù e la Legge.»

La verginità dello spirito[454].

La capacità di credere.

Dice Gesù:

6«Di’ al Padre[455], che chiede un segno per persuadere i confratelli a certe verità che non si possono negare, che gli do la stessa risposta data al ricco Epulone: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non ascolteranno neppure un morto risuscitato”[456].

7Se non ascoltano la voce della loro coscienza ispirata da Me, che grida i suoi avvertimenti inoppugnabili[457] e veritieri, se soffocano sotto l’incredulità anche quel resto di sensibilità che permane in loro, come vuoi che facciano a sentire altre cose? Se non chinano la fronte davanti alla realtà che li colpisce e non ricordano, non capiscono, non ammettono nulla, come vuoi che credano a un segno?

8Negano anche Me, anche se dicono di non negarmi; loro sono i “dotti” ed hanno soffocato la bella, santa, semplice, pura capacità di credere, sotto le pietre e i mattoni della loro scienza, troppo imbevuta di terra per potere capire ciò che non è terra.

9Ah! Maria! Quanto dolore ha il tuo Gesù! Vedo morire quello che Io ho seminato a costo del mio morire.

10Ma neanche se Io apparissi mi crederebbero. Metterebbero in moto tutti gli arnesi della scienza per pesare, elencare, analizzare la  meraviglia della mia apparizione, sciorinerebbero tutti i ragionamenti della loro cultura, disturbando profeti e santi per citare, a rovescio e nel modo che più torna loro comodo, le ragioni per cui Io, Re e Signore del Creato, non posso apparire.

La santa verginità dello spirito.

11Anche ora, come venti secoli or sono, dei semplici, dei bimbi mi seguirebbero e crederebbero in Me. I semplici, perché hanno lo stesso cuore, vergine di razionalismo e di diffidenza e di superbia della mente, dei pargoli. No. Non troverei nella mia Chiesa i capaci di credere. Ossia, nel grande esercito dei miei ministri troverei qualche anima che ha saputo conservare la verginità più alta: “quella dello spirito”.

12O santa verginità dello spirito! Come sei preziosa, cara, diletta al mio Cuore che ti benedice e predilige! O santa verginità dello spirito che conservi candore di Battesimo alle anime che ti possiedono, che conservi ardore di Confermazione  alle anime che ti conservano, che mantieni nutrimento di Comunione alle anime che ti si abbandonano, che sei Matrimonio dell’anima col suo Gesù Maestro e Amico, che sei Sacerdozio che consacri alla Verità, che sei Olio che mondi nell’ora estrema per preparare all’ingresso nella dimora che vi ho preparato!  Santa verginità dello spirito che sei luce per vedere, suono per intendere, come pochi ti sanno conservare!

Il sicario della fede.

13Vedi, anima mia. Poche sono le cose che Io condanno severamente come questa del razionalismo che svergina e sconsacra e uccide la Fede, dico Fede colla maiuscola per dire Fede vera, assoluta, regale. Io lo condanno come mio sicario. È desso che uccide Me nei cuori[458] e che ha preparato e prepara tempi ben tristi alla Chiesa e al mondo.

14Ho maledetto altre cose. Ma nessuna maledirò come questa. È stato il seme da cui sono venute altre, altre, altre venefiche dottrine. È stato il perfido che apre le porte al nemico. Ha infatti aperto le porte a Satana che mai, come da quando il razionalismo regna, ha regnato tanto.

15Ma è detto: “Quando il Figlio dell’uomo verrà non troverà fede nei cuori”. Perciò il razionalismo fa la sua opera. Io farò la mia.

16Beati coloro che, come chiudono la porta al peccato e alle passioni, sanno chiudere le porte del tempio segreto in faccia alla scienza che nega, e vivono, soli col Solo che è Tutto, sino all’ultimo.

17In verità ti dico che stringerò al cuore il disgraziato che ha commesso un delitto umano,  e se ne è pentito, purché abbia sempre ammesso che Io posso tutto, ma avrò volto di Giudice per coloro che, in base ad una dottrinaria scienza umana, negano il soprannaturale nelle manifestazioni che il Padre vorrebbe che Io dessi[459].

18Un sordo nato non può udire, vero? Uno che abbia i timpani rotti per infortunio non può sentire, vero? Solo Io potrei ridare loro l’udito col tocco delle mie mani. Ma come posso dare udito ad uno spirito sordo se questo spirito non si lascia toccare da Me?

Anticristo[460]: comparsa e nome.

La Bontà abbrevia il tempo del suo regno.

19Riguardo alle domande del Padre sull’antagonista ultimo, lasciamo l’Orrore avvolto nell’ombra del mistero. Nulla vi serve conoscere certe cose. Siate buoni e basta. La vostra bontà datela, con anticipo sul momento, per lo scopo di abbreviare la durata del regno mostruoso sulla razza di Adamo.

Origine e comparsa.

20Riguardo al tempo… 1000,… 2000,… 3000, sono forme per dare un riferimento alla vostra mentalità circoscritta. Così crudele la bestiale sovranità del figlio del Nemico figlio non da voler carnale” ma da volere d’anima che ha raggiunto il vertice e il profondo della immedesimazione con Satana che ogni minuto sarà giorno, che ogni giorno  sarà anno, che ogni anno sarà secolo per i viventi di quell’ora. Ma rispetto a Dio ogni secolo è millesimo di secondo, poiché l’eternità è un essere di tempo la cui estensione non ha  limite.  Così  smisurato  quell’orrore che il buio della più buia notte sarà luce di sole meridiano al confronto, per i figli degli uomini immersi in esso.

Nomi.

  21 Il suo nome potrebbe essere “Negazione”. Poiché negherà Iddio, negherà la Vita, negherà tutto. Tutto, tutto, tutto.

22Credete d’esserci? Oh! poverini! Come murmure lontano di tuono è quello che vivete. Allora sarà scroscio di fulmine sopra il capo.

23Siate buoni. La mia Misericordia è su voi.»

Esperienza carismatica.

La sofferenza di Gesù colpisce come spada[461].

24Alla sera dello stesso 2 agosto riappare il Gesù doloroso nella veste di sangue, Colui che ha pigiato Se stesso per divenire liquore di vita per noi.

25È tristissimo. Non mi dice che due parole: “Soffro tanto!”. Ma me le dice proprio muovendo le labbra. Non è come le altre volte che lo vedo triste o sorridente ma sempre a bocca chiusa, anche se la sua parola colpisce il mio spirito. Ora muove proprio le labbra e  dice: “Soffro tanto!” e l’accento è così triste, così accasciato, che mi colpisce come una spada.

26Di che soffre, specialmente, questa sera il mio Gesù? Chi lo ha colpito, facendolo sanguinare e piangere? Che cosa posso fargli per farlo sorridere? Capisco che una colpa grave, non so da parte di chi e dove, è stata compiuta questa sera. E non capisco altro.

27Oggi ho potuto pregare poco, presa dai doveri dell’ospitalità. Ma la carità verso i pellegrini è sempre preghiera, vero? Perciò non penso che soffra per me, e questo mi tiene tranquilla.

Sofferenza del Portavoce con Gesù[462].

28Sono stata con Gesù nella tortura. Questa notte ho creduto di dovere morire per soffocazione. Che sofferenza! Meno male che c’era Lui che mi aiutava. Guardando il suo soffrire mi rincuoravo a soffrire.

29Sarà servita la mia agonia a consolare il mio Gesù? Se lo fosse, vorrei soffrirla tutte le notti per asciugare il suo pianto e non sentire più quel lamento, detto con tanto dolore: “Soffro tanto”.

102. La vita e la morte dello spirito[463].

La vita del corpo.

Dice Gesù:

1«Perdere la vita, somma sventura per l’uomo che vive nella carne e nel sangue, non è una perdita, ma un acquisto per l’uomo che vive di Fede e di spirito. Per questo Io ho detto: “Non temete coloro che vi possono uccidere il corpo”[464].

2Io sono presso gli innocenti, uccisi da qualsiasi causa di crudeltà umana; sono presso i martiri come presso i soldati; sono presso gli oppressi sotto un giogo famigliare che giunge al delitto, come presso[465] i soppressi con mezzi da Me maledetti nelle guerre sacrileghe e feroci.

3Dico: sacrileghe. E che dovrei dire di diverso? Non è contravvenire alla mia Legge agire con prepotenza, usando e abusando della forza per motivi di orgoglio umano che hanno per frutto distruzione di vite e di coscienze? E quale tempio più grande del cuore dell’uomo da Me creato e dove Io dovrei abitare? Ma può mai il Dio della Pace abitare dove sono pensieri di guerra? Abitare dove sotto l’egida della guerra l’uomo si permette licenze colpevoli? Abitare dove sotto la raffica della guerra muore la fede e subentra la non fede,  muore la speranza e subentra la disperazione, muore la carità e subentra la ferocia, muore la preghiera e subentra la bestemmia? Non sono, queste, sconsacrazioni di un cuore? E chi sconsacra non commette sacrilegio?

4Perciò Io ho detto: “Non temete di chi uccide il corpo a non può[466] fare nulla di più”. Io conforto gli ingiustamente uccisi nell’ora della prova, e ciò è garanzia che dopo quell’ora viene la Luce che beatifica.

La vita dello spirito.

5Ma vi dico: “Temete colui che, dopo avervi ucciso, vi può gettare nella geenna”. Ucciso come? Ucciso che? La vostra anima e il vostro spirito. L’anima che è lo scrigno, l’arca santa, il ciborio che contiene lo spirito, che è la gemma levata dalla mano di Dio dagli sconfinati tesori del suo Io per porla dentro alla creatura: segno che non si può negare della vostra origine di figli miei.

6Come il sangue nelle vene, sta lo spirito nel vostro interno di carne. E come il sangue dà vita alla carne per vivere i giorni della terra, così lo spirito dà vita all’anima per vivere i giorni che non hanno fine.

7Dunque la perdita, senza limite di misura, è quella dello spirito e non di poca carne. Né vi è delitto più grande e più condannato da Dio di questo di uccidere uno spirito privandolo della grazia che lo fa figlio di Dio.

La vita in Cristo.

8Come un figlio nel seno della madre cresce a si forma, raggiungendo l’età perfetta della vita intrauterina, attingendo nutrimento da organi che lo tengono in contatto cogli organi di nutrimento della madre, così colui che sa vivere la vita dello spirito e conservare lo spirito è come un figlio nel seno mio e cresce e raggiunge l’età perfetta della vita intraMe, attingendo da Me nutrimento a forza.

9Non ti è gioia e sicurezza pensare che vivi di Me, in Me, per Me, con Me?

I volontari del delitto.

10Colui che lascia che il Nemico uccida il suo spirito si rende complice del medesimo. Costui[467] con le sue stesse mani tiene aperto il sacco in cui il Maledetto chiude la vostra anima, privandola della Luce prima, della Vita poi, sprofondandola nel suo baratro infernale da dove non si esce e su cui grava la maledizione eterna di Dio. E potrò mai, Io che dico: “Non ammazzare”[468] e condanno l’uccisione di una carne, non pronunciare condanna su chi uccide lo spirito?

11Su chi. Sicuro. Poiché avete una volontà e, se non volete voi, il Nemico non può. Perciò siete voi che uccidete lo spirito vostro. E su chi uccide lo spirito, in verità in verità vi dico che con ira giusta e terribile tuonerà la mia Voce di Padre rinnegato da un figlio, di Re defraudato da un suddito, per pronunciare la parola di condanna.

12Nel tuo soffrire stai dunque sicura: per la carne che muore, sempre più cresce lo spirito tuo: si alimenta del morire, come vittima d’amore, del tuo corpo. Come sarà bello il giorno in cui, rompendo l’argilla del vaso terreno, il tuo spirito sboccerà libero e forte per la gioia eterna del tuo Gesù, in Cielo.»


103. Seconda venuta del Signore[469].

Verrà come Giudice e Re della terra.

Dice Gesù:

1«Quest’ira delle nazioni è il prodromo dell’ira mia, poiché così deve avvenire. Ora penosa, poveri figli miei che la subite, ma è inevitabile che ci sia perché tutto deve essere compiuto, di Bene e Male, sulla Terra prima che venga la mia ora. Allora dirò: “Basta” e verrò come Giudice e Re ad assumere anche il regno della terra ed e giudicare i peccati e i meriti dell’uomo.

L’ora di giudicare i morti[470].

2Quando voi leggete nel libro di Giovanni le parole: “l’ora di giudicare i morti” pensate che si riferisca a[471] coloro che sono già, da secoli magari, trapassati in altre sfere di mistero che sarà noto solo quando uno vi sarà immesso. Sì. Morte vuol dire trasmigrazione dell’anima ad altre zone diverse dalla terra.  Ma vi è un senso più vasto nella parola di Giovanni: i morti di cui parla possono essere anche vivi, secondo la carne, ma in verità essere, agli occhi di chi vede, dei Morti.

3Sono i grandi Morti, poiché nessuna risurrezione sarà per loro. Morti a Dio, non avranno mai più in eterno il bene di possedere la Vita, ossia Dio, poiché Dio è Vita eterna.

Ora di premiare servi, profeti, e  santi[472].

4Ugualmente, con senso più vasto di quanto possano suscitare le semplici parole, i profeti, i servi, i santi di cui parla Giovanni, adombrano, sotto quelle tre qualifiche, tutte le creature che hanno saputo vivere nello spirito.

5Quante umili vecchierelle,  quanti  poveri  fanciulli,  quanti  semplici  e  indotti uomini, quante donne illetterate[473], sconosciute alle folle, sono nascoste  e comprese nelle parole: profeti, servi, santi. A segnalarle al mondo esso ne riderebbe. Ma in verità, in verità vi dico che è più profeta, servo e santo mio, uno di questi poveri, secondo la carne, che non un dotto superbo, un grande borioso, un mio stesso ministro, nei quali manchi[474] quello che vi fa santi agli occhi miei: saper vivere secondo la mia Parola e saper fare la mia Volontà con fede, con carità, con speranza costanti.

Il ritorno del Messia.

6Il mio sorriso ai miei benedetti nell’ora della mia venuta di Re e Giudice accenderà un sole di sette volte tanto il comune sole e splenderanno i miei cieli di esso, mentre i cori angelici canteranno le lodi mie e dei miei servi che avranno in quell’ora proclamate da Me, contro il mondo stolto e cieco, le loro virtù che li fanno miei figli.

7Ma per coloro che tali non sono, e specie per quelli che col loro agire hanno portato a perdizione la terra e i deboli della terra, il mio sguardo sarà folgore che precipita nell’abisso, poiché è inevitabile che il Male esista, ma maledetti in eterno coloro che del Male si fanno servi e amministratori[475]

(Questo il commento ai versetti 1718 del capitolo 11° dell’Apocalisse, come me lo commenta Gesù.)

104. Duplice qualità del Sangue di Gesù[476].

Qualità di perdono e di condanna.

Dice Gesù:

1«Il mio Sangue, chiamato con ira su se stessi dai miei nemici e accusatori[477], non ha perduto le sue duplici qualità di perdono e di condanna.

2Passano i secoli, figlia, ma Io e tutto quanto è mio resta in un eterno presente. Nell’ora delle tenebre, in cui splendeva solo la porpora del mio Sangue divino come un faro che voleva salvare l’umano genere, ma che fu visto soltanto da pochi, è avvenuto quello che si ripete nei secoli e si ripeterà fintanto che sarà la Terra. Effuso con amore infinito, produsse miracoli di redenzione dove trovò amore, ma divenne condanna su chi rispose con ira ed odio al sacrificio di un Dio.

3Ma che ne dici? Io ero Dio e avevano annunciato la mia venuta i profeti, e avevano convalidato la loro parola i miracoli da Me compiuti, e avevo confermato la mia natura divina Io stesso, in un’ora di giudizio estremo nella quale l’accusato non mente[478]. Eppure mi hanno ucciso. Non hanno a loro discolpa, quei nemici del Cristo, l’avere ignorato chi fosse Colui che accusavano e volevano morto. E perciò più severa fu la loro condanna perché, ricorda sempre, a colui a cui più è dato di amore, di benefici, di conoscenza,  più è richiesto[479]. Non deve l’idea della mia Bontà esonerarvi dal dovere del rispetto.

4Ma anche ora, figlia mia, ma anche ora non è la stessa cosa? Anche ora il mondo non ignora che per essere salvo, per essere in pace, per essere felici, ci vuole l’aiuto mio. Ebbene: che fa il mondo? Mi accusa e mi maledice. Mi accusa di non amarlo, di essere crudele, di essere indifferente, e mi maledice per queste colpe di cui sono incolpevole.

5E che? Come può il mondo accusare Dio? Come può l’uomo maledire Dio? Come formica che tenti ribaltare un masso di monte, così sono gli stolti conati dell’uomo che odia Iddio. Non fa che rovinarsi e precipitare nello sforzo sacrilego.

     Anime senza volontà propria.

6Questo per quelli che sono i moderni nipoti dei lontani ebrei. Gli altri, poi, i meno colpevoli nella massa dei colpevoli, non maledicono e non accusano apertamente, ma non pregano con fiducia, non vivono con sacrificio, non amano con ardore. Sono macchinette ancora ben mosse dal meccanismo spirituale, ma senza propria forza di moto. Sono acque che vanno sotto la spinta di  secoli di cristianesimo, ma che vanno unicamente per questo. Non per volontà propria. E come tutte le acque, giunte in una piatta pianura e troppo lontane da montana sorgente, stagnano per troppo esiguo moto, corrompendosi.

I volontari della redenzione.

7Non è corrompendosi o ribellandosi che si salva il mondo. E in verità ti dico che se non vengono mali maggiori a questa povera razza umana per la quale sono morto, non è certo in grazia delle preghiere senz’anima e delle esistenze piatte. Ma chi salva il mondo, e fino ad ora lo ha salvato, sono i pochi sui quali il mio Sangue ha operato i miracoli dell’amore, perché li ha trovati coppe d’amore al cielo levate.

8Però con tanto dolore vedo che queste creature in cui attecchisce l’Amore divengono sempre più poche. Le vittime! Le mie vittime! Oh! chi dà al Redentore, alla grande Vittima, un esercito di vittime per salvare il mondo, che accusa Dio di peccato e non pensa che il suo male viene dall’aver peccato l’uomo contro Dio e contro l’uomo?»

105. La morte dell’Anticristo[480].

Maria vertice di purezza e d’amore.

Dice Gesù:

1«Si legge nel Libro: “Egli (l’empio) sarà condotto al sepolcro e veglierà tra la turba dei morti: gradito alla ghiaia di Cocito trascinerà dietro a sé tutti gli uomini e davanti a sé una turba innumerevole”[481].

2L’umanità è tutta peccatrice. Una sola creatura non ha gustato, non dico l’amaro sapore, ma dico anche: l’amaro odore, del peccato. E fu Maria, la mia dolcissima Madre, Colei che non mi fece rimpiangere il Paradiso lasciato per divenire Carne fra voi a redimere la carne vostra, perché in Maria Io trovavo gli eterni candori e gli[482] splendenti amori che sono in Cielo. In Lei il Padre che la vezzeggiava come la Perfetta fra le creature, in Lei lo Spirito Santo che del suo Fuoco la penetrò per fare della Vergine la Madre, intorno a Lei le angeliche coorti adoranti la Trinità in una creatura.

3Il seno di Maria! Il cuore di Maria! No. La mente più rapita in Dio non può scendere fin nel profondo, o innalzarsi sino al vertice di queste due perfezioni di purezza e d’amore. Io ve le illumino, le illumino ai più cari fra i cari. Ma solo quando sarete dove è la Scienza perfetta, allora capirete Maria.

L’Anticristo conoscerà la morte.

4L’umanità è tutta peccatrice. Ma vi è il peccatore unicamente peccatore, e vi è l’empio, ossia colui che porta il peccato ad una perfezione demoniaca. Poiché, nel Male, il Demonio sa raggiungere la perfezione, e i suoi discepoli più  fidi non sono da meno del loro maestro.

5Te l’ho già detto: “Lucifero si sforza ad imitare Iddio, nel male naturalmente. Assume le forme, dirò così, di vita e di corte che ha avuto il Figlio di Dio. Si atteggia a Cristo il demonio, e come Cristo ha apostoli e discepoli. Fra di essi sceglierà il perfetto per farne l’Anticristo. Per ora siamo al periodo preparatorio dei precursori del medesimo. Questo ho già detto[483].

6L’empio sarà condotto al sepolcro. È naturale. Tutti gli aiuti può dare Lucifero ai suoi prediletti, ai suoi fedeli, ai suoi schiavi, ma non l’immunità dalla Morte, perché solo Io sono Vita e ho vinto Io solo la Morte. Perciò quando la somma del male commesso dall’empio è compiuta, Io do ordine alla Morte di prendere possesso di quella carne. Essa carne conosce perciò l’orrore del sepolcro. E per l’empio sarà vero sepolcro.

Dimora delle anime scisse dal corpo loro.

7Per i buoni, per i redenti, per i perdonati non è tale, poiché credono e sanno in base alla fede. Esso è luogo dove il vestito mortale torna alla sua natura di polvere, sprigionando lo spirito in attesa dell’ora in cui ciò che fu creato si riformerà per entrare nella gloria o nella dannazione con la perfezione di creazione che Dio creò per l’uomo: ossia con l’unione di uno spirito e una carne.  Spirito immortale come Dio suo Creatore a Padre, carne mortale come formata da un animale terreno, re della terra, erede del Cielo, ma che troppo sovente preferisce la terra al  Cielo ed è animale non perché dotato di “anima” ma perché vive non meno, e talora più, da bruto degli animali veri e propri.

8Le anime, scisse dai corpi, hanno tre dimore. E le avranno sinché non ne rimarranno che due, dopo il Giudizio che non errerà. 11I beati gioiscono immediatamente dell’eterno riposo. I penanti attivamente compiono la loro espiazione pensando all’ora della liberazione in Dio. I dannati si agitano nel rovello del bene perduto. 13No, che tanto meno trovano riposo nella loro terribile tortura, quanto più empi sono stati.

L’Anticristo veglierà sul suo delitto

9Ma l’Empio, colui che con la sua empietà ha trascinato altri all’empietà e sospinto altri al peccato, (ecco gli uomini e le turbe di cui parla il Libro), sarà come una torre insonne in un mare di tempesta. Davanti a sé la folla degli uccisi (nell’anima) da lui, davanti a sé il ricordo vivo dei tanti omicidi d’anime da lui commessi, e il  rimorso, che non dà pace a chi uccide, dal giorno che Caino sparse il sangue del fratello, lo flagellerà ben più atrocemente dei flagelli infernali.

10Veglierà sul suo Delitto, che si avventò contro Dio nelle creature di Dio e che come belva infuriata portò strage nelle anime. Tremendo avere davanti a sé la prova del malfatto! Castigo aggiunto ai castighi! Orrore senza numero come senza numero sono le colpe dell’Empio fra i peccatori.

Il Paradiso di Gesù sulla terra. 

11Ma ora, Maria, a consolazione del tuo cuore che si accascia davanti a squarci di un altro mondo dove non regna l’Amore ma il Rigore di Dio, solleva lo spirito ascoltando questa parola tutta per te e per le anime come te.

12Sai cosa rappresentano per Me i cuori dati all’Amore? Il mio Paradiso sulla terra. Siete voi che portate un pezzettino di cielo su questo povero mondo, e su quel pezzettino posa i piedi il Figlio di Dio per venire a trovare le sue delizie fra i figli del Padre.

13Apri il cuore al tuo Gesù. E dàmmi il tuo cuore. Dàllo del tutto a Me. Lo voglio. Come Medico e Amico di spirito e di carne, come Sposo e Dio che ti ha scelta per la tua fede e il tuo audace sentimento di amore.»

 

14Mi dà Gesù consigli intimi che non vanno scritti[484].


106. Beati i morti che muoiono
nel Signore
[485].

L’ora della morte.

Dice Gesù:

1«Temono la morte coloro che non conoscono l’amore e che non hanno la coscienza tranquilla. E sono i più! Questi, quando per malattia o per età o per qualsiasi altro fatto, si sentono minacciati da morte, si impauriscono, si affliggono, si ribellano. Tentano anche, con tutte le forze ed i mezzi, di sfuggirla. Inutilmente, perché quando l’ora è segnata nessuna cautela vale a stornare la morte.

2Sempre giusta l’ora della morte[486] perché è data da Dio. Io solo sono il Padrone della vita e della morte e se non sono miei certi mezzi di morte, usati dall’uomo per istigazione demoniaca, sono sempre mie le sentenze di morte, date per levare un’anima da troppo tormento terreno o per impedire maggiori colpe di quell’anima.

Il dono della vita.

3Ora osserva: il dono della vita, di una lunga vita, perché può essere dato da Me? Per due motivi.

4Il primo: perché quella creatura che ne fruisce è uno spirito illuminato che ha missione di faro per altri spiriti ancora avvolti nelle nebbie della materialità. Molti dei miei santi hanno toccato età vetuste proprio per questo.  E solo Io so come anelavano invece di venire a Me.

5Secondo: do lunga vita per fornire il mezzo, tutti i mezzi, ad una creatura informe per formarsi. Studi, amicizie, incontri santi, dolori, gioie, letture, castighi di guerre o di malattie, tutto viene da Me dato per cercare che un’anima cresca nella mia Età che non è come la vostra. Poiché Io voglio dire che crescere nella mia Età vuol dire crescere nella mia Sapienza, e si può essere adulti nella mia Età avendo l’età di bimbi nella vostra, o viceversa essere puerili nella mia Età avendo cent’anni nella vostra. Io non guardo l’età della vostra carne che muore: guardo il vostro spirito, e vorrei diveniste spiriti che sanno camminare, parlare, agire sicuri, e non balbettanti, traballanti e incapaci di fare come dei pargoli!

6Ciò spiega perché Io dica il mio “Basta” molto sveltamente per creature che trovo adulte nella Fede, nella Carità, nella Vita. Un padre desidera sempre di riunirsi ai suoi figli e con che gioia, finita l’educazione o il servizio militare, non li stringe al cuore! E farà diverso il buon Padre che avete nei cieli? No. Quando vede che una creatura è adulta nello spirito, arde dal desiderio di prenderla con Sé, e se, per pietà del popolo, lascia talora  i suoi servi sulla terra acciò siano calamita e bussola agli altri, talora non resiste e si dà la gioia di mettere una nuova stella in Cielo con l’anima di un santo.

L’agente unico: l’Amore.

7Sono due attrazioni e due aspirazioni venienti da un agente unico: l’Amore. L’anima, qua dove tu sei, attrae a sé Iddio, e Dio scende a trovare le sue delizie presso la creatura amante che vive di Lui. L’anima aspira di salire per essere in eterno e senza veli col suo Dio. Dio, dal centro del suo ardore, attrae a Sé l’anima così come il sole attira la goccia di rugiada, e aspira di averla presso di Sé, gemma chiusa nel suo triplice fuoco che dà la Beatitudine.

8Le braccia alzate dell’anima incontrano le braccia tese di Dio, Maria. E quando si toccano, si sfiorano velocemente, è l’estasi sulla terra; quando si stringono durevolmente è la Beatitudine senza fine del Cielo, del mio Cielo che ho creato per voi, miei diletti, e che mi darà un sovrabbondare di gioia quando sarà colmo di tutti i miei diletti.

9Che eterna giornata di gioia immisurabile la nostra, di noi che ci amiamo: Noi, Iddio Uno e Trino; e voi, i figli di Dio!

La morte non si teme.

10Ma coloro che per sventura loro non hanno capito il mio Amore, non mi hanno dato  il loro amore, non hanno capito che un’unica scienza è utile: quella dell’Amore, per quelli la morte è temenza. Hanno paura. Più paura ancora hanno se sentono di avere agito poco bene o male del tutto.

11La bocca menzognera dell’uomo perché raramente la bocca dell’uomo dice la verità così bella e benedetta, la verità che Io, Figlio di Dio e Parola del Padre, vi ho insegnato a dire sempre – la bocca menzognera dell’uomo dice, per ingannare e confortare se stesso ed ingannare gli altri: “Io ho agito e agisco bene”. Ma la coscienza, che sta come uno specchio a due facce sotto il vostro io e sotto l’occhio di Dio, accusa l’uomo di non avere agito e di non agire per nulla bene come proclama.

12Quindi una grande paura li assilla: la paura del giudizio di Colui al quale i pensieri, gli atti, gli affetti dell’uomo, non sono occulti. Ma se mi temete tanto come Giudice, o disgraziati, perché non evitate d’avermi a Giudice? Perché non fate di Me[487] il vostro Padre? Ma se mi temete, perché non agite secondo i miei ordini? Non mi sapete ascoltare quando vi parlo con voce di Padre che vi guida, ora per ora, con mano d’amore? Ma almeno ubbiditemi quando vi parlo con voce di Re. Sarà ubbidienza meno premiata, perché meno spontanea e dolce al mio Cuore. Ma sarà sempre ubbidienza. E perché allora non lo fate?

Il transito dei giusti.

13La morte non si evita. Beati quelli che verranno a quell’ora con veste d’amore incontro a Colui che giunge. Placida come il transito del mio padre della terra, che non conobbe sussulti perché fu un giusto che nulla aveva a rimprovero nella sua vita, sarà la morte di questi. Gaudiosa come il sonno della Madre mia che chiuse gli occhi in terra su una visione d’amore, poiché d’amore fu tutta la sua vita che non conobbe peccato, e li riaprì in Cielo svegliandosi sul Cuore di Dio, sarà la fine degli amanti.

14Sai, gioia mia, come sarà bello anche per te? Stamane, quando IoEucarestia venivo, tu hai avuto un sussulto di estasi perché mi hai visto darti Me stesso. Ma non è nulla quello. Un granellino di estasi gettato nel tuo cuore. Uno solo, per non incenerirti, perché lo hai sentito… hai creduto di morire nell’emozione. Ma quando sarà il momento riverserò un fiume di gioia, perché non sarà più necessario mantenere la tua vita umana e andremo via insieme.

15Coraggio, ancora un poco di dolore per amore del tuo Gesù e poi il tuo Gesù abolirà per te il dolore per darti Se stesso, completamente,  Se stesso, gioia senza misura.»

Esperienza carismatica.

16Infatti questa mattina ho avuto una così viva impressione che sono stata lì lì per gridare. Perché si grida non solo di spavento o di dolore, ma anche per troppa gioia. Ho creduto che il cuore cedesse nella gioia ed io morissi così, con la particola ancora sulla lingua.

107. Preghiere contaminate
da troppe cose
[488].

Lamenti del Portavoce.

1Mi lamento piano col Signore perché aprendo, come mia abitudine, a caso il libro del Vangelo o della Bibbia, mi fa, anche questa mattina, cadere sotto agli occhi un punto tristissimo (Geremia cap. 9°).

2Avrei tanto bisogno di una parola di speranza per la mia povera Patria!… Riconosco che siamo colpevoli delle colpe di cui siamo accusati e puniti. Ma amore di patria mi fa sentire dolore delle afflizioni con cui Dio ci colpisce.

3Gesù mi lascia lamentare e poi mi richiama l’attenzione sui versetti 23, 24, e sull’ultima frase del versetto 25. Comprendo che sarò istruita su questo… e aspetto.

L’utilità di essere convinto di Dio.

Dice Gesù[489]:

4«La preghiera è buona e santa cosa, buona cosa è pure meditare e studiare la Sapienza. Ma nulla è più utile all’uomo di una conoscenza: quella di essere convinto di Dio.

5Quando uno ha conosciuto veramente chi è il Signore, non sbaglia più, sa pregare non  con un moto macchinale di labbra dal quale esulano seri propositi di bontà, di perdono, di continenza, di umiltà, ma con vera adesione a Dio, ma con vero proposito di praticare sempre meglio la Legge per essere benedetto da Dio.

6Quando uno ha conosciuto chi è il Signore, possiede per sempre la Scienza, la Ricchezza, la Forza, che dànno la Gloria vera che non muore in eterno e che piace a Dio.

Vizi che contaminano la preghiera.

7Voi fate, preghiere e preghiere in questi tempi. Ma non servono come dovrebbero. Non pensate che il vostro Dio abbia cambiato la sua Natura d’infinita Bontà e di Paternità perfetta![490] È che a Lui voi presentate preghiere contaminate da troppe cose.

8Spogliatevi della triplice veste che opprime il vostro spirito e lo contamina. Via l’ipocrisia, via l’odio, via la lussuria.

Via l’ipocrisia.

9Vi sarebbero altre cose da levare. Ma queste sono le più abbiette ai miei occhi. E siete ipocriti quando venite a Me per funzioni religiose che compite con senso umano e non soprannaturale.

10Ma chi volete ingannare? Me? O infelici! Vi potrete ingannare fra di voi, mostrando un volto di religione, una maschera, anzi, sul volto vero che è di irreligione, perché Religione vuol dire ubbidienza ai desideri  e ai voleri di Dio, e voi nelle grandi e piccole cose disubbidite a Dio. Potrete ingannarvi fra di voi, ma il vostro Dio non lo ingannate.

11Che diresti, Maria, e che faresti se uno ti offrisse un mazzo di fiori o un piatto di frutta tutto sporco o bacato? Che faceva meglio a non offrirtelo perché ti ripugna e ti offende. Ecco: Io dico lo stesso della maggioranza delle vostre preghiere.

Via l’odio.

12Odiate. Sicuro. Odiate. E siete così appesantiti nello spirito che neppure ve ne accorgete di essere pieni di astio verso tutti e di egoismo. Ma che vi ho detto Io? “Se quando stai per pregare ti sovvieni d’aver offeso il fratello o che egli ha qualcosa in cuore contro di te, riconciliati prima con esso e poi vieni”[491]. Condizione essenziale per essere ascoltati è di non avere in cuore l’odio che uccide l’amore. Come potete venire a Me, che sono Misericordia, quando non siete misericordiosi? Come potete giudicare e pensare che Io, che sono Giustizia, non vi giudichi? Non vedete che dando condanna d’odio verso chi vi nuoce e non fu forse il primo, ma il primo foste voi [492] non vedete che da voi stessi vi condannate?

Via la lussuria.

13Siete lussuriosi. Quanta lussuria: della carne, della mente, del cuore, dilaga sul mondo sgorgando da voi come da tante bocche di  fontana le cui origini siano nel profondo dove regna il Nemico! È un diluvio, non voluto da Dio, ma da Satana, ed al quale vi siete prestati, quello che si riversa sulla terra e vi scaccia la Luce, la Verità, la Vita. E Luce e Verità e Vita, come colomba che non ama il fango putrido, si ritira nei Cieli, scendendo rapida da essi per raccogliere il volo sulle rare creature che come vette di monte emergono sulla fanghiglia che vi disonora.

Via il peccato.

14Il mio Figlio diletto ha preclusa la sua dimora fra gli uomini dagli uomini stessi. Ascoltatelo, o voi che ancora lo sapete fare, voi che resistete all’onda corruttrice, per amore Nostro. In Lui è la salvezza, perché Egli è l’eterno Redentore, ed i meriti infiniti del suo infinito dolore operano in eterno. Ma voi li sterilite sotto il corrosivo del male satanico di cui siete ripieni. Più ancora del suo Sangue sugli ebrei, questo vostro distruggere in voi gli effetti del suo Sangue col peccato, che amate come la vostra vita di un’ora, vi condanna e vi fa degni del mio castigo.

Regola per far intervenire Dio.

15Cuori incirconcisi siete. Non sapete, non volete mettere anello di triplice penitenza a quel vostro cuore che avete tolto a Dio e avete dato al  Nemico di Dio e del genere umano. Questo è quello che è necessario perché Io intervenga: pentirvi e fare penitenza. Senza queste due cose ogni vostra preghiera, ogni vostro atto religioso è menzogna e offesa che fate a Dio.

16E se lo Spirito d’Amore non può più operare in voi i prodigi dell’amore perché il vostro agire neutralizza la sua azione, e se il Verbo del Padre non può più operare i miracoli del suo Sangue e della sua Parola perché in voi sono forze contrarie, il Padre, il Signore Iddio, può sempre agitare su voi la sferza della punizione e difendere in Sé le tre divine Persone troppo, troppo, troppo offese dall’umanità

 

 


S O M M A R I O

Rivelazione di Gesù Cristo

Gesù ritornato

Natura di questa rivelazione

È voce di Gesù

È Parola di Dio

È Parola di Dio per noi

È Parola immutabile, ma sempre nuova

È Opera dello Spirito Santo

Compimento del mistero di Dio (Ap 10,7)

Il libro sigillato:

I sette tuoni sigillati:

Tempo del compimento del mistero di Dio.

Il piccolo libro aperto.

Il libro della rivelazione di Gesù a Maria Valtorta.

Il Libro di Dio.

Adoriamo il Signore che parla

Dovere d’accogliere con amore e rispetto libro.

Insegnamenti di Salvezza eterna

1. Riparazione d’amore.

Il simbolo dell’anima vittima.

Riparazione d’amore.

Giorno di espiazione.

2. Immolarsi per salvare.

Il lavacro di acqua e di Sangue non sono bastati.

Immolarsi per salvare.

Per avere potenza di impetrazione.

3. Amore misericordioso

I prediletti dell’Amore misericordioso.

Gesù è venuto per i peccatori.

La misericordia ci afferra dalla tomba del peccato.

4. I primi nella schiera dei corredentori.

L’olocausto degli innocenti.

I primi nella schiera dei corredentrici.

5. Squisita gentilezza di Gesù.

Risposta di Gesù a un desiderio.

Pensieri di salvezza per i parenti.

La discepola guidata da Gesù.

Ardimento d’amore e di immolazione.

Anime gemelle.

6. Esperienze carismatiche

Timori nel rivelare il soprannaturale

Criteri di discernimento.

Sogni premonitori.

Visione dell’angelo custode.

Visione di Padre Pio di Pietrelcina.

Profumi celesti.

Percezioni carismatiche.

Voce e visione mentale.

Locuzione interiore.

Luce soprannaturale.

Illuminazione sapienziale.

Apparizioni.

Poesie.

Poesia al Crocefisso.

Redemisti nos Deo in sanguine Tuo.

Poesia alla Vergine.

Tele voce senza filo.

Visione di Gesù Bambino.

Esperienza dell’abbraccio di Gesù.

Primo e secondo dettato di Gesù.

7. Dopo il Calvario viene sempre  il Paradiso.

Viso a viso da Sposo a sposa con Gesù

8. L’Opera di Dio e l’opera degli uomini.

Frutto della superbia umana.

L’Opera di Dio.

L’opera dell’uomo.

L’unica cosa necessaria.

9. Attivismo apostolico.

Filantropia umana.

Amore soprannaturale.

Le sconfitte e le vittorie nell’apostolato.

Carisma d’intercessione.

Il segreto per ottenere Grazie.

Una questuante mai contenta!

10. Esperienze mistiche.

Estasi e immersione mistiche.

Effetti delle immersioni mistiche.

Martirio d’amore.

11. Esperienza della Bontà di Dio.

E’ un vero “Papà”.

Mettere la mano di figlio nella mano di Padre.

Saper dare per poter ricevere.

Mettere Dio al primo posto.

12. Gesù Maestro, Medico e Padre.

Gesù Maestro.

Gesù Medico.

Gesù Padre.

“Non ti stancare di amare”.

13. Il candore dell’anima.

Presenza di Gesù nell’anima.

Parabola della polvere e i massi.

Similitudine della neve e il giglio.

Il microscopio dell’anima.

Regola di spiritualità.

Tempo di allarmi spirituali.

Il segno della presenza di Gesù.

Il futuro è nella misericordia di Dio.

La croce che spetta ad ognuno.

Esperienze e riservo della scrittrice.

14. Cristianesimo smemorato.

Invito ad entrare al Cuore di Gesù.

Popolo messo sotto il segno del maligno.

I collaboratori più generosi.

Il Posto dei “salvatori”.

Convertitevi e pregate lo Spirito Santo

Penitenza e amore per salvare il mondo.

Chi trascura l’amore perde Dio.

15. Mese dedicato al Cuore di Gesù.

E’ un mese d’amore.

La preghiera senza amore

Regresso verso la bestialità.

L’amore misconosciuto è un tormento.

I rifugi del Cuore di Gesù.

16. L’amore è la misura della perfezione.

La volontà di Gesù è amore

Grandezza delle cose comuni.

Potenza dell’amore arrendevole.

Similitudine dell’ape e il miele.

Segreto per progredire nella vita spirituale.

Potenza dell’amore giubilante.

17. I segni li avete già.

Tutto è contenuto nel Vangelo.

Generazione salata col fuoco.

Segni della potenza divina.

Apparizioni, lacrimazioni, sanguinazioni.

Generazione adultera e omicida.

Benedizione ai discepoli.

18. L’Eucaristia è il cuore di Dio.

Gesù ama tutte le anime.

Amore speciale per la sposa vittima.

Riparazione alle Ostie profanate.

L’Eucaristia è il cuore di Dio.

Effetti della comunione eucaristica.

Preghiera di riparazione alle Ostie profanate.

19. Seconda venuta di Gesù.

Sarà avvento di Giudizio severo.

Nulla serve a convertire quando manca fede.

Nulla aiuta a migliorare quando manca amore.

Quest’ora è vaglio di salvezza.

Supplica a Maria Addolorata.

20. Natura ed effetti della Grazia.

Introduzione.

Natura della Grazia.

Il dono della Grazia.

Effetti della Grazia.

Cause che ostacolano la Grazia.

Elementi vitali che favoriscono la grazia.

21. Due nemici del carisma di un’anima.

Testimonianza della scrittrice.

Umanità pazza e spiritualità embrionale.

Pensieri che vengono da zone di luce.

I due nemici del carisma.

La prova dell’amore

22. La grazia dà la vita dello spirito.

Perfezione della creatura umana.

I veleni del morso di Lucifero.

Sotto il segno della Bestia.

La vita dello spirito.

Cause della rovina e del silenzio di Dio.

23. Un’ora di Getsemani.

Per uno scopo di espiazione.

La vicinanza di Gesù.

Gesù premia le anime generose.

Rifugiarsi in Gesù.

24. Necessità di possedere lo Spirito Santo.

La necessità dello Spirito Santo

Per far operare Dio in noi.

Per differenziarci dai bruti.

Per comprendere la dottrina di Gesù.

Gli “ossessi” del ventesimo secolo.

I veri scienziati.

25. Non si può conciliare  lo Spirito Santo con Satana.

Sbagli senza numero. Dice Gesù:

La seconda Babele.

Malati d’amore satanico.

Invito alla riconciliazione.

Invito al ritorno.

26. Dimensioni della tristezza.

Tristezza cattiva e tristezza buona.

Tristezza offerta.

Tristezza redentrice.

27. Categorie di anime eucaristiche.

Differenze di anime eucaristiche.

I perfetti.

I fiduciosi.

Le anime affamate.

Le anime serafiche.

Le anime bisognose.

Le anime abitudinarie.

Le anime farisaiche.

Conseguenze.

28. Fare fruttare i talenti.

Il Signore solleva, ma non leva la pena.

Criterio per far fruttare i talenti.

Fissare lo sguardo nel modello Gesù.

29. Vivere da Dio solo.

Lascia cadere tutto quello che non sia Dio.

Niente è del Portavoce, tutto è di Gesù.

In Gesù, per Gesù, con Gesù

30. Dalla base al vertice della spiritualità.

Umanità scontrosa.

Il pedagogo spirituale.

Potere della confidenza assoluta.

L’Amore è la mistica nutrice.

I vertici  della spiritualità.

31. Le vie per possedere  lo Spirito Santo.

La via del raccoglimento.

La via della carità.

La via della preghiera.

La via delle virtù.

La via dell’accoglienza.

32. Il segreto del dolore.

I tre molti.

Esempio di Giovanni l’amoroso.

Nel segreto del dolore.

Gli amorosi fino all’olocausto.

33. Sale divenuto insipido.

Pregare giornalmente per i Sacerdoti.

Molto sale divenuto insipido.

Esempio dei ministri del tempo delle catacombe

Troppo pochi i veri Sacerdoti.

I giusti che salveranno il mondo.

34. Volontà di raggiungere la santità.

Il turbatore del corpo e dello spirito.

L’anima deve tendere alla santità.

La tentazione del Maligno.

Discernimento e preghiera.

35. I Consacrati alla vita religiosa.

Le virtù dei consacrati.

Consacrati per illusione.

Consacrati per delusione.

Consacrati per interesse.

La vera vocazione i veri consacrati.

Differenza tra l’umano e lo spirituale.

Preghiera e carità.

36. I “consacrati” nel mondo.

Le forme di pietà nella storia.

La forma più alta dell’amore.

Le anime “vittime” nel mondo

37. Spiritualità evangelica.

La norma per vivere.

Le massime divine.

La conoscenza del Vangelo

Massima degradazione.

Gli aromi salvifici.

38. La prudenza umana.

Falsa etichetta di carità.

Etichetta di prudenza.

Prudenza umana di Pietro.

Prudenza audace di Nicodemo e di Giuseppe.

Prudenza audace dei seguaci di Cristo.

39. Effetti della comunione consapevole.

Pane che nutre.

Vino che corrobora.

L’infusione dello Spirito santo.

Effetti benefici dell’Eucaristia.

Gli ostacoli.

40. Vaglio dell’umanità attuale.

Premessa della scrittrice.

I demoni delle nazioni, uniti sotto  Lucifero.

L’ordine è unico per tutti.

Gli angeli non trovano terreno propizio.

La corruzione è come nel tempo del diluvio.

Una delle prime selezioni dell’umanità.

41. Maria, l’anima eucaristica perfetta.

Maria, modello di vita eucaristica.

Vivere pensando a Gesù-Eucarestia.

Maria, modello di vita eucaristica.

Bellezza di Maria.

Comunione di desiderio e d’amore.

L’anima eucaristica perfetta.

42. Cuore di Gesù donato a noi.

La dolce regola dei veri discepoli.

Presenza reale del Signore.

43. L’anima e la Grazia.

Le cisterne nel deserto.

La cisterna d’acqua viva.

Le virtù necessarie.

L’avarizia spirituale.

Criterio per diffondere le rivelazioni.

Spiegazione della scrittrice.

44. Tre regole per raggiungere  la santità.

Regola 1: Dio è ovunque

Regola 2: Dio permette tutto per bontà.

Regola 3: Cambiare in bene ciò che è male.

45. Maria è ciborio dell’Eucarestia.

Ciborio vivo del Pane vivo.

Corredentrice di tutta l’umanità.

Santità e Redenzione.

Essere grati a Maria.

Apparizione del ciborio eucaristico.

Visione del ciborio vivo.

Le tre diverse luminosità.

Il sorriso di Maria.

46. Pedagogia del Maestro.

Pedagogia usata con la scrittrice.

Dove è demonio non può essere Dio.

Spiegazione della scrittrice.

Richiamo che invita alla ricerca.

Perché Dio non si mostra al mondo?

Passeggiata biblica.

Con l’aiuto dello Spirito Santo.

47. Gesù – Eucarestia, vittima dell’odio.

Fragore d’inferno dell’odio contro la carità.

Fiori vivi del Corpus Domini.

I precursori del II° avvento di Cristo.

48. L’uomo spirituale..

Vivere per lo spirito.

Povertà di spirito

Disegno voluto dalla Bontà.

L’uomo spirituale.

49. L’arte di progredire nella vita spirituale.

Spogliarsi dell’affanno spirituale.

Regola per seguire la via dello spirito.

Calma, carità e fiducia in Gesù.

L’allegoria della ruota.

Imperniare lo spirito su Dio.

50. La Madre da guardare e amare.

Modello dei Cristiani.

Madre dei Redenti.

Luce che si effonde su tutte le creature.

Il giubilo di Maria.

51. Chiamati ad essere perfetti.

A dolce mandato dolce risposta

Invito amoroso.       Dice Gesù:

Soave comando.

L’amore è luce e scienza.

Parabola degli invitati.

Errori di forma non di sostanza.

Solo Giovani è di esattezza fonografica.

Parabola degli invitati.

Chiamati con vocazione speciale.

Esempio di fedeltà e d’infedeltà.

Amore di predilezione.

52. L’Eucarestia è carne,  ma è anche sangue.

Raccoglier il Sangue e spargerlo spiritualmente.

Nella veste di sangue.

S. O. S

Preghiera al Sangue di Gesù.

Sangue che sazia la sete spirituale.

Spiegazione della scrittrice.

Esperienza di un dettato.

Esperienza di una visione interiore.

53. Il Vangelo è opera spirituale.

“Vendi quello che hai…”

Ricchezze materiale.

Ricchezze intellettuali.

L’avaro materiale e spirituale.

Carisma di riparazione.

54. Slegare le mani di Gesù.

Chi lega le mani a Gesù?.

Le autorità.

Chi e come slega le mani a Gesù.

Legge calpestata, Sacramento profanato.

Perché e come si deve consolare Gesù.

55. Distacco dalle ricchezze affettive.

Perché siamo sulla terra?.

Come comportarsi alla morte dei parenti.

Rinuncia alla ricchezza di un affetto.

56. Bere al calice delle tentazioni.

Essere tentati non è un male.

E’ male cedere alle tentazioni.

Le tentazioni del Cristo.

57. Il Sangue di Gesù è Scienza.

Conoscenza dei misteri di Dio.

Liberazione da ogni male.

Manca la festa al Sangue di Gesù.

58. Natura della Santissima Trinità.

Il mistero della Trinità.

La Trinità è Luce.

Dio Padre.

Dio Figlio.

Dio Spirito Santo.

E’ l’Amore del Padre e del Figlio.

Davanti a Lui s’inchina ogni spirito.

E’ fuoco d’insostenibile splendore.

Visione del mistero della Trinità

La preghiera dei dieci giusti.

Visione del mistero della Trinità.

L’impressioni dell’immensità.

La comprensione del Paradiso

59. Maria la Corredentrice.

Nell’apice del dolore.

La Corredentrice.

60. Infermità spirituale.

I demoni causano alcune infermità.

I due regni dello spirito.

L’infermità dello spirito.

61. La possessione spirituale.

Discernimento.

L’anima martire di Dio.

L’anima impregnata dell’aroma divino.

L’anima “posseduta” da Dio.

Metodo sperimentale.

62. L’Eucarestia è sangue e latte di Maria.

Latte verginale.

“La salvezza del mondo è in Maria”.

L’unico ponte fra il mondo e il Cielo.

63. Vittima per amore.

Come si vincono i demoni.

Sproporzione fra il peccato e l’espiazione.

Vincere Satana nei cuori.

64. Satana è un divoratore insaziabile.

L’arma che prova con le anime pie.

L’aiuto di Gesù.

La forza dello spirito

Spiegazione della scrittrice.

65. La Chiesa militante.

La parabola del giardino del Re.

La Chiesa militante.

Il ritorno del Re.

Gesù non si fidava di tutti.

66. Consapevolezza e obbedienza  al carisma.

Consapevolezza e ubbidienza.

La superbia uccide la carità

Consiglio alle Suore della Carità.

Madrine del dolore e della morte.

Generosa cooperatrice.

Gratitudine.

67. Sommo dolore della Corredentrice.

Il deicidio non è finito sul Golgota.

L’eterna puerpera con dolore senza pari.

Sommo dolore della Corredentrice.

Il secondo mistico concepimento.

Esperienze carismatiche

La colombella sotto al sole.

68. “Il Padre nostro”.

È la perfezione della preghiera.

“Padre nostro che sei nei cieli”.

“Sia santificato il Nome tuo”.

“Venga il tuo Regno”.

“Sia fatta la tua Volontà come in Cielo così in terra”.

“Dacci oggi il nostro pane quotidiano”.

12Ho detto oggi e ho detto pane. Io non dico mai nulla di inutile.

“Il nostro pane quotidiano”.

“Perdonaci i nostri debiti come noi li perdoniamo ai nostri debitori”.

“Non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male”.

Per chi e perché Gesù ha dato il Pater.

69. Il datore di sangue.

Associazione benefica.

Il divino donatore di Sangue.

Fino all’ultima stilla.

Per Giuda d’allora, ora sono mille e centomila.

Chi vive nel fango nel fango morrà.

70. Guida per andare verso  la perfezione.

Santità epidermica, dell’involucro dell’anima.

Santità spirituale è la perfezione dello spirito.

Il Liberatore dalla schiavitù del peccato.

Guida per condursi alla perfezione.

71. 4° Onora il padre e la madre.

Doveri tra genitori e figli.

Doveri dei genitori.

Il dovere dell’amore spirituale.

Ragioni giustificanti l’amore spirituale.

Esperienza carismatica.

Opportunità della parola consolatrice di Gesù.

72.  La misura dell’amore.

Il termometro dell’amore è la pace.

L’anima che ama Dio è nella pace.

La colpa acceca fino all’autodenunzia.

Modello dell’anima che ama.

73. Culto di riparazione all’Eucarestia.

Riparazione al Ss. Sacramento.

I Ministri del Culto.

Gli amici del Culto.

74. Il Regno di Dio nell’uomo.

Il Regno di Dio è in voi.

Salute spirituale e operosità.

Valore della croce e del dolore.

La carità ripara e redime.

75. Non si scinde Dio dai suoi figlio.

Dio è nei fratelli.

Fariseismo cattolico.

Satanismo cattolico.

76. Le misericordie.

La più grande delle misericordie.

La perfezione della Misericordia

Potenza della preghiera.

77. Lo scultore e la sua opera.

Il lavoro di Dio sull’anima.

Le due cose che l’anima deve ricordare.

Bere al posto di Gesù il fiele e l’aceto.

Bambina che fa le bizze.

Cisterne di carità.

Esperienze carismatiche.

Atti di riconciliazione.

78. L’ingratitudine colpisce l’anima.

Effetti dell’ingratitudine.

Non guardare le creature, guarda Gesù.

E’ l’ora delle tenebre.

79. Il mondo non ama l’Amore.

Il vero e generoso amore.

Il mondo non ama l’Amore.

Disposati all’interesse di Dio.

80. L’anima lavorata alla vita eterna.

Metodo per avere lana soffice.

L’anima lavorata alla vita eterna.

Lo strumento che lavora l’anima.

Conoscere la volontà di Dio.

Volontà di dolore.

L’anima selvaggia e insatanata.

I mietitori soprannaturali.

81. L’amore divino rifiutato.

Relazione tra produzione e effusione.

Appello a tutte le anime.

Appello alle anime vittime.

Metodo per conquistare anime.

82. Trionfo del razionalismo.

Sacerdoti razionalisti.

Meno scienza più carità.

Meno libri più Vangelo.

83. I Portavoci di Gesù.

Il Portavoce della Voce del Cristo.

Le due aiuole dei portavoci.

Ostacoli che impediscono essere portavoce.

Requisiti per essere portavoce.

84. Gli apostoli Pietro e Giovanni.

Differenza tra Pietro e Giovanni.

Le quattro doti necessari di Pietro.

Le doti dell’apostolo Giovanni.

85. Mostruosità della Bestia .

Odia la Luce.

Arme da opporre alla Bestia.

Esperienza carismatica.

Visione della Bestiaccia orrenda..

Mostruosità di Lucifero.

Pallida raffigurazione di Satana

86. Il Cristianesimo è divenuto  ribelle e idolatra.

La malizia e la superbia del mondo.

Culmine dell’età del mondo.

Le colpe del Cristianesimo.

La Legge: chiave di benedizione o maledizione.

Popolo ribelle.

Popolo idolatra.

Castigo meritato.

87. Prevaricazione della Chiesa romana.

L’amore di patria.

Terra del cattolicesimo.

Terra dei martiri.

Terra delle reliquie del Signore.

Terra dei più grandi santi.

Terra di geni e di gloria.

Prevaricazione della Chiesa italiana.

Mercimonio con Satana.

Giustizia individuale.

88. Coesistenza delle virtù teologali.

La speranza vive dove vive la fede.

La morte della fede è la mancanza di carità.

Mancanza di fede, amore e speranza in Dio.

89. Condizione della Chiesa negli  ultimi tempi.

Satana indebolisce il clero.

La Chiesa sussisterà alla marea satanica.

Il regno dell’Anticristo.

Esperienza carismatica.

Annotazione della scrittrice.

90. Cristiani e Chiesa apostata.

Diserzioni dal cristianesimo.

I Giuda delle  loro anime.

Appello all’anima generosa.

91. La colpa dei Cristiani  nell’ora attuale.

Il grido che non piace al Signore.

Incoerenza, disonestà e viltà.

92. Ringraziamento e bontà.

Due miracoli del Vangelo.

Ringraziamento: miracolo del miracolo.

Bontà: un continuo miracolo.

Esperienza carismatica.

Sorpresa del portavoce.

93. L’amore è la misura del perdono.

L’amore del buon Pastore.

Il lievito d’odio.

Perdonare come Gesù.

94. Testimoni della fede.

Basta il Vangelo e la vita quotidiana.

Il coraggio dello spirito.

La Madre di tutti, l’Aiuto di tutti.

95. I Confidenti di Dio.

“Confidenti-fidenti”.

Utilità della preghiera.

Vittoria della preghiera.

I capi e la massa.

96. Le alleanze con gli empi (concordati).

Come tessere di un mosaico.

Le alleanze di Israele (tessere nere).

Il cuore dell’Anticristo la sua morte e condanna.

Le alleanze  con la menzogna non salvano.

Sarà distrutta l’alleanza con le nazioni.

Le strutture fondate sulla colpa crolleranno

Dio non protegge il mal fare delle autorità.

Le alleanze con i precursori dell’Anticristo.

97. L’autorità atea calpesta  il popolo di Dio.

Dio strapperà alle autorità il suo popolo.(Tessere violacee)

Il mondo non vuole la teocrazia.

Il male sarà vinto dal Bene.

Lo spirito che si converte vedrà Dio.

Fedeltà al Vicario di Cristo.

98. La Chiesa è la Gerusalemme terrena.

La Pietra eletta e la Gerusalemme.(Tessere d’oro)

La Chiesa e la Morale di Cristo

I viventi nello spirito.

La Chiesa di Cristo.

I figli di Lucifero.

Morire d’amore.

99. I veri amanti del Signore.

I segni dei veri amanti del Signore.

I segni di vera conversione.

Le bugiarde deità.

100. La potenza della fede.

La potenza del credere.

Vivere senza credere è impossibile.

Quando la luce del credente si spegne.

101. La fede e la verginità dello spirito

La fede che appaga la sete.

Chi ha Gesù ha tutto.

La vita eterna è serbata a chi crede in Gesù.

La verginità dello spirito.

La capacità di credere.

La santa verginità dello spirito.

Il sicario della fede.

Anticristo: comparsa e nome.

La Bontà abbrevia il tempo del suo regno.

Origine e comparsa.

Nomi.

Esperienza carismatica.

La sofferenza di Gesù colpisce come spada.

Sofferenza del Portavoce con Gesù.

102. La vita e la morte dello spirito.

La vita del corpo.

La vita dello spirito.

La vita in Cristo.

I volontari del delitto.

103. Seconda venuta del Signore.

Verrà come Giudice e Re della terra.

L’ora di giudicare i morti.

Ora di premiare servi, profeti, e  santi.

Il ritorno del Messia.

104. Duplice qualità del Sangue di Gesù.

Qualità di perdono e di condanna.

Anime senza volontà propria.

I volontari della redenzione.

105. La morte dell’Anticristo.

Maria vertice di purezza e d’amore.

L’Anticristo conoscerà la morte.

Dimora delle anime scisse dal corpo loro.

L’Anticristo veglierà sul suo delitto

Il Paradiso di Gesù sulla terra.

106. Beati i morti che muoiono  nel Signore.

L’ora della morte.

Il dono della vita.

L’agente unico: l’Amore.

La morte non si teme.

Il transito dei giusti.

Esperienza carismatica.

107. Preghiere contaminate  da troppe cose.

Lamenti del Portavoce.

L’utilità di essere convinto di Dio.

Vizi che contaminano la preghiera.

8Spogliatevi della triplice veste che opprime il vostro spirito e lo contamina. Via l’ipocrisia, via l’odio, via la lussuria.

Via l’ipocrisia.

Via l’odio.

Via la lussuria.

Via il peccato.

Regola per far intervenire Dio.

 


[1] “Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. (Mt 11,27)

[2] 1 Cor 6,17

[3] MARIA VALTORTA, I Quaderni dal 1945 al 1950, Op. Cit. 14947, pag. 474

[4] I Quaderni del 1944. Op. Cit.  7 gennaio 1944. Pag.26

[5] Idem.

[6]  I Quaderni dal 1945 al 1950. Pago517

[7] Apocalisse 10,1-2.8-11

[8] I Quaderni dal 1945 al 1950. Pag. 409

[9] Daniele 12,3

[10] Is 34,16

[11] I Quaderni DI Maria Valtorta

Questi volumi contengono gli scritti originali di Maria Valtorta pubblicati dal C.E.V. in tre volumi intitolati:

I Quaderni del 1943, I Quaderni del 1944, I Quaderni del 1945-1950, seguiti successivamente dall’opera Quadernetti. 

Questi Quaderni e i Quadernetti sono la raccolta delle istruzioni, lezioni, insegnamenti dottrinali che ogni giorno Gesù dettava a Maria Valtorta. La pubblicazione è fedele agli originali autografi, perciò segue l’ordine dei giorni e non degli argomenti.

I temi contenuti: temi di Mariologia, Antropologia, Teologia morale, Teologia spirituale, Teologia biblica, Ecclesiologia, Martirologio, Apocalisse, I Novissimi.

[12] Scritto il 22 aprile 1943.  Testo originale. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, CEV, Isola del Lire, Frosinone, 1986. Il curatore aggiunge al testo originale solamente titoli, sottotitoli, numerazione e note bibliche.

[13] Nella “Autobiografia”. Vedi pag. 64.

[14] Padre Migliorini.

[15] 22 aprile 1943

[16] Scritto il 23 aprile 1943. Mattina del Venerdì Santo.

[17] Genesi 6

[18] Ebrei 9,11-14

[19] Luca 23,39-43

[20] ottenere è aggiunto da noi.

[21] Scritto il 24 aprile 1943. Sabato Santo.

[22] Mt 23,9-10

[23] Scritto il 1° maggio 1943. Sabato 1° maggio, ore 11.

[24] Mt 2,16-18

[25] Scritto il 10 maggio 1943.

[26] Mt 6,28-29; Lc 12,27-28

[27] S. Teresa di Lisieux.

[28] È spiegata nello scritto del 13 maggio, pag. 59.

[29] lo è nostra correzione da il

[30]  La scrittrice è in ansia per tante cose e per i suoi parenti di Reggio Calabria.

[31] I parenti Belfanti, proprietari di alberghi a Reggio Calabria: Giuseppe era un cugino di Iside Fioravanzi, mamma della scrittrice; Paola è figlia di Giuseppe; Clotilde era la moglie di un fratello di Giuseppe.

[32] Ella afferma di essere sempre guidata dal Signore; di avere in tal modo saputo che si può pregare anche per l’unità delle chiese; e di aver conosciuto tante “vite” simili alla propria, come quella della trappista suor M. Gabriella.

[33] Suor Maria Gabriella, trappista di Grottaferrata (19141939).

[34] Scritto il 13 maggio 1943.  Mattina del 13 maggio.

[35] Questi continui riferimenti sono, soprattutto, alla “Autobiografia”, già scritta per desiderio del Padre Migliorini. Vedi pag. 41.

[36] A Caserta, dove nacque il 14 marzo 1897 e dove rimase nei primi diciotto mesi di vita, Maria Valtorta era stata affidata ad una nutrice sciagurata, che arrivava al punto di abbandonare la piccina nei campi.

[37] Nello scritto del 10 maggio, pag. 56

[38] Marta Diciotti.

[39] Giuseppe Belfanti, cugino della mamma della scrittrice.

[40] di è nostra correzione da da

[41] 16 giugno 1942.

[42] 17 giugno 1942.

[43] Forse la scrittrice riteneva che arundine (che significa asta) potesse essere una concessione poetica di rondine.

[44] pag. 53.

[45] pag. 55.

[46] Scritto il 14 maggio 1943.  

[47] Si ritrova nello scritto del 24 giugno, pag. 39.

[48] Scritto il 19 maggio 1943 Sera.

[49] ingegno è nostra correzione da ingenio

[50] Scritto il 21 maggio 1943.

[51] Padre Migliorini

[52] Nella “Autobiografia”, pag. 243.

[53] Nella “Autobiografia”, pag. 402403.

[54] Scritto il 22 maggio 1943, p. 104.

[55] Padre Migliorini.

[56] L’amore è martirizzante, richiede solitudine, e se ne può morire. Il sentimento dell’amore in alcuni versetti del Cantico dei cantici

[57] “Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione; le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore! Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo. Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell’amore, non ne avrebbe che dispregio” (Cantico dei Cantici (Cc) 8,6-7)

[58] “Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo e dolce è il suo frutto al mio palato. Mi ha introdotto nella cella del vino e il suo vessillo su di me è amore” (Cc 2,3-4)

[59] “Sostenetemi con focacce d’uva passa, rinfrancatemi con pomi, perché io sono malata d’amore” (Cc 2,5)

[60] Scritto il 24 – 25 maggio 1943.

[61] fino può stare per perfino

[62] Scritto il 28 maggio 1943. Mattina del 28 maggio venerdì.

[63] Nella “Autobiografia” sono svelate o adombrate le manifestazioni che la scrittrice aveva già avuto sulla passione del Signore.

[64] Il primo dettato è del 23 aprile ed è scritto sul quaderno n. 2. L’intrecciarsi delle date da un quaderno all’altro ci dimostra che Maria Valtorta non scrisse sempre di continuo sullo stesso quaderno fino ad esaurirne le pagine, ma si servì a volte di più quaderni alternativamente, forse per consentire al solerte suo direttore spirituale, il P. Romualdo M. Migliorini o.s.m., l’immediata trascrizione dattilografata di quanto ella riceveva (vedi pag. 107). Ci siamo proposti, con il presente volume, di pubblicare gli undici quaderni autografi dell’anno 1943 nel loro ordine progressivo di pagine e non di date.

[65] Scritto il 31 maggio 1943. Immediatamente dopo la S. Comunione.

[66] Segue un al che omettiamo

[67] Il tempo di allarmi è il tempo delle nazioni, detto dai profetti “giorno del Signore”: “E’ vicino il gran giorno del Signore, è vicino e avanza a grandi passi. Giorno d’ira quel giorno, giorno di angoscia e di afflizione, di rovina e di sterminio, di tenebre e di caligine, di nubi e di oscurità, di squilli di tromba e d’allarme” (Sofonia 1,14-16).

[68] I segnali di allarme per le incursioni aeree della guerra.

[69] Si tratta del P. Romualdo M. Migliorini, al quale la scrittrice si rivolge più sotto e molto spesso nei suoi scritti.

Nato a Volegno (Lucca) nel 1884, entrò nell’Ordine dei Servi di Maria nel 1900 e fu ordinato sacerdote net 1908. Fino al 1911 esercitò il sacro ministero in Italia, poi fu parroco in Canada, quindi passò nelle missioni del SudAfrica dove divenne superiore regolare e prefetto apostolico. Rientrato in Italia net 1939, fu priore del Convento di S. Andrea in Viareggio, dove si dedicò ad un apostolato infaticabile soprattutto durante e dopo il passaggio della guerra. Verso il 1942 si recò a far visita all’inferma Maria Valtorta e ne divenne direttore spirituale e testimone degli scritti, che con zelo trascriveva a macchina azzardandone la prima diffusione. Ma net 1946 dovette ritirarsi a Roma, dove confidò al confratello P. Corrado M. Berti l’esistenza di Maria Valtorta. Sempre più sofferente, si spense a Carsoli (L’Aquila) nel 1952.

[70] attraverso è nostra correzione da traverso

[71] Scritto il 1° giugno 1943.

 

[72] Scritto il 2 giugno 1943.

[73] Mt 5,43-44; Lc 6,27-35

[74] configgete è nostra correzione da concifiggete

[75] Scritto lo stesso 2 giugno 1943.

[76] Lc 1,26-38

[77] Scritto il 3 giugno 1943. Su una copia dattiloscritta, la scrittrice annota a matita: In risposta ad una domanda di Marta. 

[78] Già nel dettato del 2 giugno, pag. 7.

[79] Mt 21,12-13; Mc 11,15-17; Lc 19, 45-46; Gv 2,14-17.

[80] Mt 12,22-32; Mc 3,22-30; Lc 11,14-20. 

[81] benedissi è nostra correzione da benedii

[82] Lc 24,50-53.  

[83] Scritto il 4 giugno 1943.

[84] La frase viene ripresa e spiegata nel dettato del 12 giugno, pag. 30.

[85] fossi è nostra correzione da fosti

[86] Scritto il 5 giugno 1943. Ore 12.

[87] Nel dettato del 3 giugno, pag. 10.

[88] germoglieranno è nostra correzione da germolieranno

[89] Viareggio. Vedi pag. 87.

[90] siici è nostra correzione da siaci

[91] La preghiera terminava qui. Poi la scrittrice ha depennato Maria ed ha aggiunto le parole che seguono, precisando, con annotazione a matita, che si trattava di Parole aggiunte, escluso l’Amen.

[92] Scritto il 6 giugno 1943. Ore 4,30 ant.ne.

[93] corrompersi è nostra correzione da corrombersi

[94] le è nostra correzione da li.

[95] assottigliano è nostra correzione da assotigliano

[96] è potrebbe stare per cioè.

[97] Scritto il 7 giugno 1943.

[98] Si rivolge al Padre Migliorini. La “Supplica” è del 5 giugno, pag. 15.

[99]Nel dettato del 28 maggio, pag. 2.

[100] innocue è nostra correzione da inocue.

[101] Scritto lo stesso 7 giugno 1943.

[102] Già nel dettato del 6 giugno, pag. 16.

[103] potestà è nostra correzione da podestà

[104] Matteo 12,31-32; Marco 3,28-30; Luca 12,10.

[105] Scritto lo stesso 7 giugno, p. 35.

[106] Questa affermazione, con altre simili che incontreremo, sembra in contrasto con quanto è stato sempre asserito, che cioè Maria Valtorta scriveva direttamente sui quaderni, di getto, senza rileggere né correggere.

Marta Diciotti, da noi interpellata, ha precisato che Maria ebbe un primo gruppo di quaderni dal Padre Migliorini, perché vi scrivesse le memorie della propria vita. Terminata la «Autobiografia», Maria voleva riconsegnare, con i sette quaderni in tal modo riempiti, anche quelli rimasti inutilizzati; ma il Padre volle lasciarglieli. Su di essi, di lì a poco, Maria iniziava a scrivere i dettati, e il Padre Migliorini dovette cominciare a rifornirla di altri quaderni, che ella utilizzava scrivendo, a volte, perfino sui risguardi, o su foglietti che poi inseriva in aggiunta alle pagine del quaderno. Dovendo stare sempre a letto, scriveva tenendo sulle ginocchia un cartolare, che la stessa scrittrice aveva accuratamente foderato di stoffa ricavandovi una tasca interna, in cui custodiva il quaderno nelle soste.

Marta Diciotti, come altri testimoni, non è in grado di ricordare se Maria Valtorta scrivesse anche dove capitava per poi copiare sul quaderno (vedi, ad esempio, pag. 125). Ma ha voluto supporre che Maria abbia potuto usare tale sistema qualche volta, forse all’inizio, potendo essere colta di sorpresa dalla «voce» che le ordinava di scrivere, o non presagendo la vastità della sua missione di scrittrice.

Aggiungiamo che a volte si ha l’impressione che la scrittrice, usando il termine «copiare», volesse intendere «scrivere dopo avere ascoltato», quasi ricordando un dettato già ricevuto (vedi, ad esempio, l’annotazione accanto alla data dell’8 giugno, pag.22; l’inizio del dettato dell’11 giugno, pag.28; e la nota 2 di pag. 114). Interessanti spiegazioni, sul modo di ricevere i dettati, vengono fornite dalla stessa Maria Valtorta negli scritti del 3 novembre (pag. 351) e del 4 novembre (pag. 354).

[107] Scritto l’8 giugno 1943 (Ma udita il 7).

[108] in Lei è aggiunto da noi, trattandosi di un’omissione segnalata nel dettato dell’11 giugno, pag. 29.

[109] Scritto lo stesso 8 giugno 1943. Ma udito il 7 giugno

[110] Scritto il 9 giugno 1943, p. 41.

[111] Scritto il 10 giugno 1943. Cristo. Tema: Eucarestia. Anima.

[112] 1 Corinzi 11,28-29. 

[113] Scritto l’11 giugno 1943, p. 46.

[114] Vedi la nota 6 di pag. 21.

[115] percorressi è nostra correzione da percoressi

[116] Scritto lo stesso 11 giugno 1943. Sommario: gli uomini hanno bisogno di molti elementi per capire, ma Dio vede con giustizia e misericordia; perciò non bisogna giudicare. Gesù permette che la scrittrice a volte sbagli, per mostrare che tutto viene da Lui. Chi rimane in Gesù e agisce in nome di Lui, rende capace di redenzione la limitata perfezione umana.

[117] Mt 6,7-8

[118] Gv 8,10-11

[119] Nel dettato dell’8 giugno, pag. 22.

[120] Mt 7,1-2

[121] Con riferimento a Genesi 18,32

[122] Non si è trovato alcun punto in cui la scrittrice dia chiarimenti sulla «lacuna» dei dieci giusti, di evidente natura biblica, più volte ripresentata nel corso del volume.

[123] Padre Migliorini.

[124] Scritto il 12 giugno 1943.

[125] Padre Migliorini.

[126] Nel dettato del 4 giugno, pag. 12.

[127] affezionassi è nostra correzione da affezionassi

[128] Scritto il 13 giugno 1943.

[129] contemplazione è nostra correzione da contemplazione

[130] vivissima è nostra correzione da vivissima

[131] instancabilmente è nostra correzione da instancabilmente

[132] Atto 2,1-4.

[133] Scritto il 14 giugno 1943. Dopo la comunione.

[134] Padre Migliorini.

[135] Resurrezione è nostra correzione da Resurrezione

[136] stigmatizzazione è nostra correzione da stigmatizzazione

[137] vivifica è nostra correzione da vivifica

[138] Scritto lo stesso 14 giugno 1943. Udita il giorno 10 giugno e copiata il 14.

[139] Nel dettato del 15 giugno, pag. 114.

[140] Daniele 9,27; 11,31; 12,11; Matteo 24,15; Marco 13,14.

[141] Scritto il 15 giugno 1943.

[142] ineffabile è nostra correzione da ineffebile

[143] Probabili allusioni a: Isaia 14,12-15.

[144] Matteo 18,19-20.

[145] Scritto lo stesso 15 giugno 1943. La scrittrice aggiunge a matita: Questo l’ho dovuto ricostruire e ha frasi posposte. Vedi la nota 6 di pag. 21. 

[146] Del 10.14 giugno, pag. 109.

[147] a è aggiunto da noi.

[148] non sale per è aggiunto dalla scrittrice su una copia dattiloscritta.

[149] Scritto il 16 giugno 1943.

[150] Giovanni 13,35.

[151] Giovanni 15,13.

[152] Scritto lo stesso giorno 16 giugno 1943.

[153] Giovanni 11,39-44.

[154] Deuteronomio 6,16; Matteo 4,7.

[155] Scritto il 17 giugno 1943.

[156] Mt 26,69-75; Mc 14,66,72; Lc 22,54-62; Gv 18,17-27.

[157] Mt 27,57-61; Mc 15,42-47; Lc 23,50-55; Gv 19,38-42.

[158] Matteo 10,16.

[159] Matteo 10,37-39; Marco 8,34-38; Luca 9,23-26.

[160] Scritto il 18 giugno 1943. In margine, la scrittrice annota a matita: Questi pensieri avanti la Comunione. Gesù me li ripete alle 16 quando ricopio lo scritto.

[161] l’infusione è nostra correzione da all’infusione

[162] Scritto il 19 giugno 1943.

In risposta al Padre Migliorini, viene spiegato come si instaura il regno di Satana, i cui ordini di defezione da Dio trovano il terreno propizio, a differenza degli ordini degli angeli del Signore. Dietro la guerra degli uomini si cela la lotta tra gli angeli e i demoni, in vista dell’ultima ora, quando Cristo troverà pochi spiriti segnati dalla croce.

[163] Vedi la nota 6 di pag. 21.

[164] Padre Migliorini.

[165] Luca 22,31.

[166] Genesi da 6,5 a 9,17.

[167] Nel dettato del 4 giugno, pag. 12-13.

[168] Scritto lo stesso 19 giugno 1943. E questa è l’altra di ieri sera.

[169] Il concetto viene ripreso e spiegato nel dettato del 2 luglio, pag. 126

[170] Scritto il 20 giugno 1943. Ss. Trinità. In margine, la scrittrice annota a matita: Scritto avanti la Comunione e in­terrotto per la sua venuta (riferendosi al Padre Migliorini).

[171] È spiegato nello scritto del 23 giugno, pag. 35.

[172] In margine, la scrittrice annota a matita: Scritto dopo la Comunione

[173] Scritto il 21 giugno 1943.

[174] essicca è nostra correzione da essica

[175] sono è nostra correzione da siano

[176] Giovanni 4,15.

[177] Luca 12,48.

[178] Lo stesso giorno 21 giugno 1943. Ora parlo io: sono le 8 e 3/4 di mattina.

[179] Vedi la nota 6 di pag. 21.

[180] Padre Migliorini.

[181] Scritto il 22 giugno 1943, ore 23,30. Sommario: I segreti per raggiungere la santità sono: non perdere mai di vista Dio quindi non perdere mai la fede nel Signore. Tutto avviene per bontà di Dio. Le cose penose e cattive, permesse da Dio, l’uomo può e deve cambiarle in bene.

[182] Scritto il 23 giugno 1943, ore 910.

[183] Nei dettati del 4 giugno (pag. 13) e del 20 giugno (pag. 123).

[184] Da intendersi alla luce dei dettati del 7 settembre, del 15 settembre, del 27 novembre, dell’8 dicembre, del 18 dicembre, del 25 dicembre, del 29 dicembre. Inoltre, nella monumentale opera sulla vita del Signore, che sarà scritta da Maria Valtorta, si legge che la divina maternità della Madonna non comportò in Lei alcun dolore fisico, che è frutto del peccato originale, dalla cui macchia Ella fu preservata; ma che la Madonna, essendo la Corredentrice, soffrì ogni sorta di dolore, procurato dalle circostanze e dagli uomini, anche a riguardo del suo concepimento e del suo parto verginali.

[185] A chiarimento del dettato che precede, la scrittrice descrive la visione di Maria Ss., apparsale come Ciborio dell’Eucarestia.

[186] Padre Migliorini.

[187] Nel quaderno n. 3.

[188] Nel dettato del 20 giugno, pag.123.

[189] Scritto il 24 giugno 1943.

[190] Il riferimento è spiegato al termine del dettato.

[191] Padre Migliorini.

[192] La scrittrice dà spiegazioni sul riferimento biblico del dettato che precede.

[193] or è aggiunto da noi.

[194] nel è nostra correzione da fra

[195] Vedi la nota 4 di pag.29.

[196] Vedi la nota 1 di pag.10. Marta Diciotti è nata a Lucca nel 1910 ed è vissuta accanto a Maria Valtorta, assistendola amorevolmente, dal 1935 fino alla morte dell’inferma scrittrice, avvenuta il 12 ottobre 1961. Ora ne custodisce le memorie nella casa di Viareggio.

[197] Esodo 3,6.

[198] L’allarme che preannunciava le incursioni aeree della guerra.

[199] Scritto lo stesso giorno 24 giugno 1943.

[200] Come nel dettato del 4 giugno.

[201] Pio XII, papa dal 1939 al 1958.

[202] Scritto il 25 giugno 1943.

[203] terra terra è nostra correzione da terra a terra

[204] Giovanni 14,2-3.

[205] Padre Migliorini.

[206] sappile è nostra correzione da sappiale

[207] Scritto il 26 giugno 1943.

[208] Per avanzare nella via dello spirito occorre fissare in Dio le potenze dell’anima, che sono paragonate ad una ruota. Anche il servizio al prossimo deve convergere verso il perno centrale che è Dio. L’amore imprime all’anima il moto convergente verso Dio.

[209] con lo è nostra correzione da col

[210] centripeta è nostra correzione da centrifuga

[211] Scritto il 27 giugno 1943.

[212] dare risulta corretto, per errore, in dame

[213] annichilite è nostra correzione da annichiliti

[214] Scritto il 28 giugno 1943.

[215] Giovanni 19,25-27.

[216] Luca 14,16-24.

[217] Matteo 22,1-14.

[218] gli è nostra correzione da i

[219] gli è nostra corrézione da i

[220] Scritto lo stesso 28 giugno 1943. Gesù sanguinante invita a raccogliere il suo Sangue eucaristico. Preghiera al divinissimo Sangue.

[221] La scrittrice spiega come ha avuto il dettato e descrive meglio la triste visione che ne è seguita. Incapacità degli artisti nel ritrarre l’espressione di Gesù e di Maria Ss.

[222] dentro per dentro significa di tanto in tanto, ogni tanto

[223] prime è nostra correzione da

[224] Padre Migliorini.

[225] Come nello scritto del 23 giugno.

[226] Scritto il 29 giugno 1943.

[227] Mt 19,16-22; Mc 10,17-22; Lc 18,18-23.

[228] 28 giugno.

[229] Scritto il 30 giugno 1943.

 

 

[230] Scritto lo stesso giorno 30 giugno 1943.

[231] Nel dettato del 29 giugno, pag. 49.

[232] Matteo 19,16-22; Marco 10,17-22; Luca 18,18-23.

[233] Scritto il 1° luglio 1943.

[234] Matteo 26,36-42; Marco 14,32-36; Luca 22,39-44.

[235] Matteo 4,1-11; Marco 1,12-13; Luca 4,1-12.

[236] Giovanni 21,24-25.

[237] Scritto lo stesso giorno 1° luglio 1943.

[238] 1° luglio, festa del Prez.mo Sangue.

[239] Esodo 12,1-14.

[240] Ezechiele 9,4-6.

[241] La menzione e la potenza del Sangue di Gesù figurano spesso in Apocalisse. Vedi anche: Ebrei 9,15-28.

[242] Scritto lo stesso 1° luglio 1943, festa del Prez.mo Sangue. Sommario: Alla scrittrice, Gesù vuole illuminare il mistero della Trinità divina, essenza unica di Luce e trina nelle forme, negli effetti, nei poteri. Lo Spirito concentra in Sé il Padre e il Figlio.

[243] Giovanni 14,26.

[244] Precisazioni sull’allusione ai dieci giusti voluti, ma non trovati da Dio per cui non fu perdonata Sodoma e Gomorra. Genesi 18,16-33

[245] Vedi’ la nota 4 di pag. 48 nei Quaderni del 1943.

[246] La scrittrice tenta di descrivere la visione mentale avuta durante il dettato sul mistero della Trinità divina. Ella si sente sotto l’occhio di Dio e ne trae tanta gioiosa sicurezza.

[247] Padre Migliorini.

[248] Scritto il 2 luglio 1943, ore 10,15.

[249] Luca 2,34-35.

[250] Nel dettato del 19 giugno, pag. 123.

[251] Allusioni a: Colossesi 1,24.

[252] dal potrebbe leggersi anche del

[253] Nel dettato del 19 giugno, pag. 122.

[254] Padre Migliorini.

[255] Questo inserto è scritto a matita.

[256] Lo stesso giorno 2 luglio 1943, ore 14.

[257] Scritto il 3 luglio 1943.

[258] Scritto il 4 luglio 1943.

[259] sono stati formati è nostra correzione da è stato formato

[260] Scritto lo stesso 4 luglio 1943, sera.

[261] entreranno è nostra correzione da entrerà

[262] Lc 23,33-34.

[263] Scritto lo stesso 4 luglio 1943.

[264] soffrissi è nostra correzione da soffristi

[265] La scrittrice spiega il movente dei due dettati che precedono, e conclude considerando il godimento dell’anima meritato dalla sofferenza del corpo.

[266] Padre Migliorini.

[267] Nello scritto del 1° luglio, pag. 76.

[268] Scritto il 5 luglio 1943.

[269] Matteo 5,13.

[270] Colossesi 1,24.

[271] La scrittrice non comprende il passo del Vangelo di s. Giovanni, in cui si afferma che Gesù non si fidava di coloro che credevano in Lui per i suoi prodigi; e il signore glielo spiega brevemente.

[272] Scritto il 6 luglio 1943.

[273] Si rivolge al Padre Migliorini.

[274] Quaderni del 1943 pag. 73.

[275] Quaderni del 1943 pag. 25.

[276] Allusioni a: Marco 3,20-21.

[277] scandalizzata, urtata, scettica sono nostre correzioni da scandalizzato, urtato, scettico

[278] Scritto lo stesso 6 luglio 1943.

[279] La scrittrice riprende ringraziando ancora il Padre Migliorini e confidando di sentirsi placida, nel suo soffrire, sotto la luce di Dio, come i colombi che se ne stanno al sole ricevendone il letificante calore.

[280] Scritto il 7 luglio 1943. Mateo 6,9-13; Luca 11,2-4

[281] Sulla parola Padre la scrittrice annota, a matita a tra parentesi, spirituale

[282] I due se sono aggiunti da noi.

[283] a ciò non è nostra correzione da non lo

[284] Scritto l’8 luglio 1943.

[285] Matteo 10,42; Marco 9,41.

[286] Per tutte le allusioni alla Passione di Gesù: Mt 27-27; Mc 14-15; Lc 22-23; Gv 18-19.

[287] convertireste è nostra correzione da convertiste

 

[288] Sapienza 11,16 (ebraico: 11,17).

[289] Scritto il 9 luglio 1943.

[290] Levitico 11,43,45.

[291] Matteo 15,11; Marco 7,15.

[292] Giovanni 5,2-17.

[293] Matteo 5,48.

[294] Scritto il 10 luglio 1943,

[295] Matteo 21,28-32.

[296] Esodo 20,12; Deuteronomio 5,16.

[297] Matteo 25,14-30; Luca 19,11-27.

[298] di è nostra correzione da da

[299] Matteo 26,2-4 e 57; Giovanni 18,14.

[300] Giovanni 18,12-13.

[301] Scritto il 10 luglio 1943 alle 7 di mattina, pag. 122.

[302] Si rivolge al Padre Migliorini.

[303] Scritto il 11 luglio 1943.

[304] Matteo 26,21; Marco 14,18; Luca 22,21; Giovanni 13,21.

[305] Matteo 26,22,25; Marco 14,19-20; Luca 22,22-23.

[306] Scritto il 12 luglio 1943.

[307] Nello scritto dal 6 luglio, pag. 131

[308] Giovanni 18,36. Matteo 19,29.

[309] Scritto il 13 luglio 1943.

[310] Apocalisse 7,14.

[311] Scritto il 14 luglio 1943. Sommario: Bisogna essere misericordiosi verso i fratelli, nei quali tutti è Dio. Dio non è privativa dei cattolici, ma circola come sangue vitale in tutto l’universo, e si manifesta di più nella vita retta di un cattolico che nel formalismo di un cattolico. Le anime-vittime devono immolarsi anche per i fratelli lontani o separati.  Il mondo possederebbe Dio, segnando la sconfitta di Satana, se fosse misericordioso.

[312] Scritto lo stesso 14 luglio 1943.

[313] abbia risulta corretto, per errore, in abbiano

[314] Matteo 28,18-20; Marco 16,15.

[315] che Io è aggiunto da noi.

[316] Su una copia dattiloscritta, la scrittrice annota: S. Teresa del B. G.

[317] La figlia di Giairo: Mt 9,18-26; Mc 5,21-43; Lc 8,40-56

[318] Il figlio della vedova di Naim: Lc 7,11-17

[319] Lazzaro, fratello di Maria e Marta: Gv 11,1-44.

[320] Scritto il 15 luglio 1943. Sommario: Parole di conforto e di ammaestramento di Gesù alla scrittrice, a seguito di una scenata tra costei e la sua mamma. Richiamo alla missione della scrittrice.

[321] stessi è nostra correzione da stati

[322] Nel dettato del 10 luglio, pag. 79.

[323] Nel dettato del 13 luglio, pag. 141.

[324] è è aggiunto da noi.

[325] Padre Migliorini.

[326] Nel dettato del 21 giugno, pag. 124.

[327] Matteo 10,42, Marco 9,41.

[328] Scritto lo stesso giorno 15 luglio 1943:

[329] i crucci e l’altrui sono nostre correzioni da ai crucci e all’altrui

[330] Si rivolge al Padre Migliorini

[331] Scritto il 16 luglio 1943.

[332] Segue un se che omettiamo

[333] Probabile allusione al sogno riferito nella “Autobiografia”, pag. 323.

[334] Scritto lo stesso 16 luglio 1943, sera.

[335] Giovanni 6,35-38; 7,37-39.

[336] uno è nostra correzione da un

[337] potessero è nostra correzione da potesse

[338] Nel dettato del 18 luglio, pag. 172.

[339] Scritto il 17 luglio 1943.

[340] Matteo 12,46-50; Marco 3,31-35; 7,9-13.

[341] Si riferisce alla mamma della scrittrice.

[342] Scritto il 18 luglio 1943.

[343] Nel dettato del 16 luglio, pag. 170.

[344] Sta sopra loro il momento in cui è nostra costruzione da Il momento sta loro sopra in cui

[345] Matteo 18,12-14; Luca 15,4-7; Giovanni 10,11-18.

[346]  Scritto lo stesso 18 luglio. Gesù consiglia alla scrittrice la tattica dei “contrari”, per la conversione della mamma.

[347] La scrittrice aggiunge a matita: (qui, veramente Gesù aveva detto una parola più esplicita. Ma m’è spiaciuto scriverla)

[348] Scritto lo stesso 18 luglio 1943. Sera del 18 luglio, subito dopo l’andata via del Padre.

[349] inaccessibile è nostra correzione da inaccessibile

[350] Scritto il 19 luglio 1943.

[351] Matteo 16,18-19.

[352] Mt 26,69-75; Mc 14,66-72; Lc 22,54-62; Gv 18,10-11

[353] Mt 26,6-13; Mc 14,3-9; Lc 7,36-50; Gv 12,1-8. secondo gli scritti valtortiani, la peccatrice innamorata di Luca, la Maddalena, e la sorella di Marta e di Lazzaro, sono la stessa persona.

[354] Mt 26,30-35; Mt 14,26-31; Lc 22,3134; Gv 13,36-38.

[355] Giovanni 13,21-27.

[356] Apocalisse 1,1-13 e passim.

[357] sono è nostra correzione da è

[358] Sapienza 16,20-29.

[359] Scritto il 20 luglio 1943.

[360] Nel dettato del 19 luglio, pag. 148.

[361] Mt 26,69-75; Mc 14,66-72; Lc 22,54-62; Gv 18,15-27.

[362] Luca 22,3; Giovanni 13,2 e 26-27.

[363] Giovanni 19,25-27.

[364] primo è nostra trascrizione da

[365] Scritto lo stesso 20 luglio 1943.

[366] Apocalisse 20,10.

[367] sono è nostra correzione da è

[368] Scritto lo stesso giorno 20 luglio 1943.

[369] Si rivolge al Padre Migliorini.

[370] stesse è nostra correzione da stasse

[371] Come nello scritto del 31 maggio, pag. 5.

[372] sono cresciute è nostra correzione da è cresciuta

[373] Genesi 1,3-5.

[374] A proposito di tali benedizioni e maledizioni si può leggere, per esempio: Lv 26; Dt 7,11-16; 11,26-28; 28.

[375] giaciglio è nostra correzione da giacilio

[376] Giovanni 1,9-11; 8,12.

[377] Ebrei 9,1-5.

[378] gioverebbe è nostra correzione da giovasse

[379] Scritto il 22 luglio 1943.

[380] Luca 19,41-44.

[381] Matteo 7,24-27; 16,16-18; Luca 6,46-49.

[382] Matteo 14,13-21; 15,32-39; Marco 6,30-36; 8,1-9; Luca 9,10-17; Giovanni 6,1-13.

[383] Daniele 9,27; 11,31; 12,11; Matteo 24,15; Marco 13,14.

[384] Su una copia dattiloscritta, la scrittrice annota in margine, a matita: Dopo tre giorni cade Mussolini e 50 giorni dopo il Vaticano è circondato da tedeschi.

[385] Scritto lo stesso 22 luglio 1943.

[386] Scritto il 23 luglio 1943.

[387] Apocalisse 12,3-4.

[388] Matteo 5,13-16; Marco 9,50; Luca 14,34-35.

[389]Padre Migliorini.

[390] Nel dettato del 6 luglio, pag. 133.

[391] Scritto il 24 luglio 1943.

[392] Soprattutto nei dettati del 21 e del 22 luglio (pag. 152 e seguenti)

[393] Scritto lo stesso 24 luglio 1943.

[394] Su una copia dattiloscritta, il testo prosegue con il seguente brano posto tra parentesi, al termine del quale la scrittrice precisa, annotando a matita, che si tratta di Nota di P. Migliorini: «Il dettato precedente era di difficile applicazione nel giorno in cui fu dato, 24 luglio 1943. Al 26 fu propagata la notizia che Mussolini aveva dato le sue dimissioni in mano del Re e quanto avvenne o tentò avvenire in questo stesso giorno di disapprovazione verso l’uomo decaduto giustifica ampiamente le raccomandazioni del Signore non solo, ma rende credibile che sia stato proprio Lui a dettare quanto è stato scritto».

[395] Scritto il 25 luglio 1943.

[396] Matteo 14,22-33; Marco 6,45-52; Giovanni 6,16-21.

[397] Matteo 27,25.

[398] La scrittrice annota in che modo ha scoperto che Gesù le aveva spiegato il Vangelo di quella domenica.

[399] Si rivolge al Padre Migliorini.

[400] Scritto il 26 luglio 1943.

[401] Già nei dettati del 23 aprile (pag. 53) e dell’11 agosto (pag. 187).

[402] Giovanni 10,1-5.

[403] Matteo 18,21-22.

[404] Luca 15,7.

[405] Scritto il 27 luglio 1943.

[406] Già nel dettato del 24 luglio, pag. 176.

[407] Mt 26,57-68; Mc 14,53-65; Lc 22,66-71; Gv 18,12-24 e 28.

[408] Scritto il 28 luglio 1943.

[409] Nel dettato del 24 luglio, pag. 176.

 

[410] è è aggiunto da noi

[411] Es 20,2-5; Dt 5,6-9; 6,4-5; Is 44,6; 45,5-7; Mc 12,29.

[412] Già nel dettato del 24 luglio, pag. 176.

[413] Scritto il 29 luglio 1943. Tessere nere.

[414] A questo punto la scrittrice lascia un breve spazio, nel quale poi scrive a matita: cap. 2633

[415] allineamole è nostra correzione da allineiamole

[416] Is 26,10: “Si usi pure clemenza all’empio, non imparerà la giustizia; sulla terra egli distorce le cose diritte e non guarda alla maestà del Signore”

[417] Is 28,14-15: v.14 Perciò ascoltate la parola del Signore, uomini arroganti, signori di questo popolo che sta in Gerusalemme: v.15 “Voi dite: Abbiamo concluso un’alleanza con la morte, e con gli inferi abbiamo fatto lega; il flagello del distruttore, quando passerà, non ci raggiungerà; perché ci siamo fatti della menzogna un rifugio e nella falsità ci siamo nascosti”.

[418] Is 28,18-19: v.18 “Sarà cancellata la vostra alleanza con la morte; la vostra lega con gli inferi non reggerà. Quando passerà il flagello del distruttore, voi sarete la massa da lui calpestata. v.19 Ogni volta che passerà, vi prenderà, poiché passerà ogni mattino, giorno e notte. E solo il terrore farà capire il discorso”.

[419] Is 28,22: “Ora cessate di agire con arroganza perché non si stringano di più le vostre catene, perché un decreto di rovina io ho udito, da parte del Signore, Dio degli eserciti, riguardo a tutta la terra”.

[420] Is 29,15-16: v.15 Guai a quanti vogliono sottrarsi alla vista del Signore per dissimulare i loro piani, a coloro che agiscono nelle tenebre, dicendo: “Chi ci vede? Chi ci conosce?”. v. 16 Quanto siete perversi! Forse che il vasaio è stimato pari alla creta? Un oggetto può dire del suo autore: “Non mi ha fatto lui”? E un vaso può dire del vasaio: “Non capisce”?

[421] Is 30,1: Guai a voi, figli ribelli che fate progetti da me non suggeriti, vi legate con alleanze che io non ho ispirate così da aggiungere peccato a peccato.

[422] Is 30,12-14: v.12 Pertanto dice il Santo di Israele: “Poiché voi rigettate questo avvertimento e confidate nella perversità e nella perfidia, ponendo a vostro sostegno, v.13 ebbene questa colpa diventerà per voi come una breccia che minaccia di crollare, che sporge su un alto muro, il cui crollo avviene in un attimo, improvviso, v.14 e si infrange come un vaso di creta, frantumato senza misericordia, così che non si trova tra i suoi frantumi neppure un coccio con cui si possa prendere fuoco dal braciere o attingere acqua dalla cisterna”

[423] Is 31,1-3: Guai a quanti scendono in Egitto per cercar aiuto, e pongono la speranza nei cavalli, confidano nei carri perché numerosi e sulla cavalleria perché molto potente, senza guardare al Santo di Israele e senza cercare il Signore. v.2 Eppure anch’egli è capace di mandare sciagure e non rinnega le sue parole. Egli alzerà contro la razza dei malvagi e contro l’aiuto dei malfattori. v.3 L’Egiziano è un uomo e non un dio, i suoi cavalli sono carne e non spirito. Il Signore stenderà la sua mano: inciamperà chi porta aiuto e cadrà chi è aiutato, tutti insieme periranno.

[424] Is 26,10: “Si usi pure clemenza all’empio, non imparerà la giustizia. Farà cose inique nella terra dei santi. Non vedrà la gloria del Signore”

[425] Is 28,14-15: Ascoltate, o schernitori, capi del mio popolo che è in Gerusalemme. ‘Abbiamo fatto alleanza con la morte, abbiamo stretto un patto con l’inferno’. i flagelli non verranno sopra di noi, perché abbiamo posto le nostre speranze sulla menzogna e dalla menzogna siamo protetti’

[426] Is 28,18-19: ‘Sarà distrutta la vostra alleanza con la morte, non esisterà più il vostro patto con l’inferno; quando passerà tempestoso il flagello vi travolgerà seco. E soltanto gli strapazzi vi faranno capire la lezione’

[427] in cui è nostra correzione da che

[428] Guai a voi che vi rintanate nel vostro cuore per celarne al Signore i disegni! Fanno nelle tenebre le opere loro e dicono: ‘Chi ci vede? Chi ci riconosce?’ Perverso è questo vostro pensiero Is 29,15-16 questa colpa diventerà per voi come una breccia che minaccia di crollare, che sporge su un alto muro, il cui crollo avviene in un attimo, improvviso, e si infrange come un vaso di creta, frantumato senza misericordia Is 30,12-14

[429] Scritto il 30 luglio 1943. Tessere violacee.

[430] Is 26,13-14: v.13 Signore nostro Dio, altri padroni, diversi da te, ci hanno dominato, ma noi te soltanto, il tuo nome invocheremo. v. 14 I morti non vivranno più, le ombre non risorgeranno; poiché tu li hai puniti e distrutti, hai fatto svanire ogni loro ricordo.

[431] Is 26,20-21: Va’, popolo mio, entra nelle tue stanze e chiudi la porta dietro di te. Nasconditi per un momento finché non sia passato lo sdegno. V 21 Perché ecco, il Signore esce dalla sua dimora per punire le offese fatte a lui dagli abitanti della terra.

[432] Is 27,1: In quel giorno il Signore punirà con la spada dura, grande e forte, il Levia- tan serpente guizzante, il Leviatan serpente tortuoso e ucciderà il drago che sta nel mare

[433] Is 28,11-12: v.11 Con labbra balbettanti e in lingua straniera parlerà a questo popolo colui che aveva detto loro: “Ecco il riposo! Fate riposare lo stanco. Ecco il sollievo!” Ma non vollero udire

[434] Is 29,13-14: Dice il Signore: “Poiché questo popolo si avvicina a me solo a parole e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e il culto che mi rendono è un imparaticcio di usi umani, perciò, eccomi, continuerò a operare meraviglie e prodigi con questo popolo; perirà la sapienza dei suoi sapienti e si eclisserà l’intelligenza dei suoi intelligenti”

[435] Is 29,20-24: v.20 Perché il tiranno non sarà più, sparirà il beffardo, saranno eliminati quanti tramano iniquità, v 21 quanti con la parola rendono colpevoli gli altri, quanti alla porta tendono tranelli al giudice e rovinano il giusto per un nulla. v 22 Pertanto, dice alla casa di Giacobbe il Signore che riscattò Abramo: “D’ora in poi Giacobbe non dovrà più arrossire, il suo viso non impallidirà più, v.23 poiché vedendo il lavoro delle mie mani tra di loro, santificheranno il mio nome, santificheranno il Santo di Giacobbe e temeranno il Dio di Israele. V.24 Gli spiriti traviati apprenderanno la sapienza e i brontoloni impareranno la lezione”.

[436] Is 31 7-8: v 7 In quel giorno ognuno rigetterà i suoi idoli d’argento e i suoi idoli d’oro, lavoro delle vostre mani peccatrici. v 8 Cadrà l’Assiria sotto una spada che non è di uomo; una spada non umana la divorerà; se essa sfugge alla spada, i suoi giovani guerrieri saranno ridotti in schiavitù

[437] Su una copia dattiloscritta, la scrittrice annota in calce: Il S. Padre parla un mese dopo

[438] Scritto lo stesso 30 luglio 1943. Tessere d’oro.

[439] Is 28,16: Dice il Signore Dio: “Ecco io pongo una pietra in Sion, una pietra scelta, angolare, preziosa, saldamente fondata: chi crede non vacillerà”

[440] Is 33,15-16: v 15 Chi cammina nella giustizia e parla con lealtà, chi rigetta un guadagno frutto di angherie, scuote le mani per non accettare regali, si tura gli orecchi per non udire fatti di sangue e chiude gli occhi per non vedere il male: v 16 costui abiterà in alto, fortezze sulle rocce saranno il suo rifugio, gli sarà dato il pane, avrà l’acqua assicurata.

[441] Is 33,20: Guarda Sion, la città delle nostre feste! I tuoi occhi vedranno Gerusalemme, dimora tranquilla, tenda che non sarà più rimossa, i suoi paletti non saranno divelti, nessuna delle sue cordicelle sarà strappata.

[442] Is 34,5.11-15: v 5 Poiché nel cielo si è inebriata la spada del Signore, ecco essa si abbatte su Edom, su un popolo che egli ha votato allo sterminio per fare giustizia. v 11 Ne prenderanno possesso il pellicano e il riccio, il gufo e il corvo vi fanno dimora…v 14 Gatti selvatici si incontreranno con iene, i satiri si chiameranno l’un l’altro; vi faranno sosta anche le civette e vi troveranno tranquilla dimora.  v 15 Vi si anniderà il serpente saettone, vi si raduneranno anche gli sparvieri, l’uno in cerca dell’altro.

[443] Is 34,16: Cercate nel libro del Signore e leggete: nessuno di essi vi manca, poiché la bocca del Signore lo ha comandato e il suo spirito li raduna.

[444] Scritto il 1° agosto 1943.

[445] 1 Samuele 2,27-36; 4,19-22.

[446] 1 Samuele 7,3.

[447] Matteo 7,21; Luca 6,46.

[448] Isaia 29,13; Matteo 15,8.

[449] Su una copia dattiloscritta, la scrittrice annota in calce, a matita: e infatti ora ne abbiamo due (289)

[450] Scritto lo stesso 1° agosto 1943.

[451] Matteo 21,31.

[452] Scritto il 2 agosto 1943. Segue l’annotazione tra parentesi: Ricopiato sul quaderno e , scritta con inchiostro rosso da altra mano, forse del Padre Migliorini.

[453] Nei dettati del 18 luglio (pag. 147) e del 22 luglio (pag. 157).

[454] Scritto lo stesso 2 agosto 1943 Segue un’annotazione uguale a quella della nota anteriore.

[455] Padre Migliorini.

[456] Luca 16,31.

[457] inoppugnabili è nostra correzione da inopugnabili

[458] Luca 18,8. Matteo 21,18-22; Marco 11,12-14 e 20-25.

[459] dessi è nostra correzione da dassi

[460] Figlioli, questa è l’ultima ora. Come avete udito che deve venire l’anticristo, di fatto ora molti anticristi sono apparsi. Da questo conosciamo che è l’ultima ora (1 Gv2,18).

[461] Sera dello stesso 2 agosto 1943.

[462] Scritta la mattina del 3 agosto 1943. Sommario: Breve annotazione del Portavoce, che nella notte ha sofferto con il suo Gesù.

[463] Scritto il 4 agosto 1943. Segue l’annotazione tra parentesi: Ricopiato nel quaderno e , scritta con inchiostro rosso da altra mano, forse del Padre Migliorini. 

[464] Matteo 10,28; Luca 12,4-5.

[465] presso è nostra correzione da sotto

[466] può è nostra correzione da possono

[467] Costui è nostra correzione da Colui

[468] Esodo 20,13; Deuteronomio 5,17.

[469] Scritto il 5 agosto 1943.

[470] Il tempo di giudicare i morti: Il settimo angelo suonò la tromba e nel cielo echeggiarono voci potenti che dicevano: “Il regno del mondo appartiene al Signore nostro e al suo Cristo: egli regnerà nei secoli dei secoli”. Allora i ventiquattro vegliardi adorarono Dio dicendo: “Noi ti rendiamo grazie, Signore Dio onnipotente, che sei e che eri, perché hai messo mano alla tua grande potenza, e hai instaurato il tuo regno. Le genti ne fremettero, ma è giunta l’ora della tua ira, il tempo di giudicare i morti” (Ap 11,14-18).

[471] a è nostra correzione da ai

[472] L’ora di premiare i servi, profeti e santi: “E’ giunta l’ora di dare la ricompensa ai tuoi servi, ai profeti e ai santi e a quanti temono il tuo nome, piccoli e grandi, e di annientare coloro che distruggono la terra” (Ap 11,18).

[473] illetterate è nostra correzione da illeterate

[474] manchi è nostra correzione da manchino

[475] amministratori è nostra correzione da anninistratori

[476] Scritto il 6 agosto 1943.

[477] “Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli” (Mt 27,25).

[478] Il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: “Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?”. Gesù rispose: “Io lo sono! E vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo”. (Mc 14,61-62).

[479] Luca 12,48.

[480] Scritto il 7 agosto 1943.

[481] Riportiamo un testo approssimativo: Is 14,19: “Tu, invece, sei stato gettato fuori del tuo sepolcro, come un virgulto spregevole; sei circondato da uccisi trafitti da spada, come una carogna calpestata”; Ger 22,19: “Sarà sepolto come si seppellisce un asino, lo trascineranno e lo getteranno al di là delle porte di Gerusalemme”.

[482] gli è nostra correzione da i

[483] Nel dettato del 19 giugno, pag. 121

     [484] Scritto l’8 agosto 1943.

[485] Scritto il 9 agosto 1943.

[486] Deuteronomio 32,39; 1 Samuele 2,6 (Tobia 13,2); Sapienza 16,13.

 

[487] Segue un che che omettiamo.

[488] Scritto il 10 agosto.

[489] Ma, a partire dal 3° capoverso di pag. 185, sembrano parole dette dall’Eterno Padre.

[490] Il punto esclamativo è nostro, poiché riteniamo che la frase non abbia senso se non esortativo.

[491] Matteo 5,23-24; Marco 11,25.

[492] Precede un e che omettiamo.

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