Nuova Evangelizzazione
ANNALIA
La prima vergine consacrata al Messia
SECONDO IL PICCOLO GIOVANNI
A cura di Fray Jesus Maria de Cabanaconde
S.O.S
Servo dell’Ordine dei Salvatori
1. Una madre ritrova la speranza[1]
Annalia da infermità mortale.
27Nella cucina, fresca e oscura per la tenda messa alla porta, è Giovanni. Sonnecchia, e Gesù lo chiama: «Giovanni!».
«Tu Maestro? Ti aspettavo per la sera».
28«Sono venuto prima. Come ti sei trovato, Giovanni?».
«Come un agnello che ha smarrito il pastore. E parlavo a tutti di Te, perché parlarne era già un poco averti. Ad alcuni parenti ne ho parlato, a conoscenti, ad estranei. Anche ad Anna… E ad uno storpio che mi sono fatto amico con tre denari. Me li avevano dati e li ho dati a lui. 29E anche ad una povera donna, dell’età di mia madre, che piangeva in un crocchio di donne su una porta. Ho chiesto: “Perché piangi?”. Mi ha detto: “Il medico mi ha detto: ‘Tua figlia è malata di tisi. Rassegnati. Ai primi temporali di ottobre morrà’. Non ho che quella: è bella, buona e ha quindici anni. Doveva andare sposa a primavera e invece del cofano di nozze le devo preparare il sepolcro”. Le ho detto: “Io conosco un Medico che te la può guarire se hai fede”. “Più nessuno la può guarire. Tre medici l’hanno vista. Sputa già sangue”. “Il mio”, ho detto, “non e un medico come i tuoi. Non cura con le medicine. Ma col suo potere. É il Messia…”. Una vecchietta allora ha detto: “Oh! credi, Elisa! Io conosco un cieco che ha visto per Lui!”, e la madre allora è passata dalla sfiducia alla speranza e ti attende… Ho fatto bene? Non ho fatto che questo».
30 «Hai fatto bene. E a sera andremo dai tuoi amici.
Gratitudine di Annalia[2]
32«Pace a voi tutti», dice Gesù. E vorrebbe dire altro, ma una giovinetta esile, ma ridente, fende il gruppo e gli si butta ai piedi: «La benedizione tua, ancora, su me, Maestro e Salvatore, e il mio bacio ancora a Te!». E gli bacia le mani.
33«Va’. Sii lieta, buona. Buona figlia, poi buona sposa, e poi buona madre. Insegna ai tuoi pargoli futuri il mio Nome e la mia dottrina. Pace a te e a tua madre. Pace e benedizione a tutti quelli che sono amici di Dio. Pace anche a te, Alessandro».
Gesù si allontana.
34«Abbiamo fatto tardi. Ma ci hanno assediato quelle donne», spiega Giuda.
35«Erano al Getseiemmi e volevano vederti. Noi eravamo andati, senza sapere l’un degli altri, là, per fare con Te la strada. Ma Tu eri già andato via e invece c’erano loro. Le volevamo lasciare… Ma erano più insistenti di mosche. Volevano sapere tante cose… Hai guarito la fanciulla?».
«Sì».
2. Annalia, la prima Consacrata alla verginità per amore al Messia[3].
La perfezione a cui la creatura può salire.
Nozze della primavera.
1Gesù, insieme a Pietro, Andrea e a Giovanni, bussa alla porta della sua casa di Nazareth. Apre subito la Mamma, il cui volto si illumina di un fulgido sorriso vedendo il suo Gesù.
2«Ben torni, Figlio mio! Da ieri ho con me una pura colomba che ti attende. Viene da lontano. E chi l’accompagna non poteva rimanere più oltre. Io, poiché ella voleva consiglio, ho detto ciò che potevo. Ma Tu solo, Figlio mio, sei Sapienza. Ben tornati voi pure. Venite a ristorarvi subito».
«Sì. Rimanete qui. Io vado subito da questa creatura che mi attende».
3La curiosità è viva nei tre, in maniera diversa. Pietro sbircia con interesse in ogni senso, quasi sperando di vedere oltre i muri. Giovanni pare voglia leggere sul sorridente volto di Maria il nome della sconosciuta. Andrea, che è vivamente arrossito, guarda invece con tutta la forza delle sue pupille Gesù, e una supplica muta trema nel suo sguardo e sulle sue labbra.
4Ma Gesù non cura nessuno. Mentre i tre si decidono ad entrare nella cucina, dove Maria offre loro cibarie e tepore di fuoco, Gesù alza la tenda che cela l’apertura che conduce nell’orto-giardino ed esce in esso. Un dolce sole rende ancora più aerei e irreali i rami tutti in fiore dell’alto mandorlo dell’orto. Unico in fiore, il più alto delle piante che sono nell’orto, ricco nella sua veste di seta bianco-rosata sulla povertà nuda degli altri: pero, melo, fico, vite, melograno, tutti ancora aridi e spogli, pomposo nel suo velo spumoso e vivo contro la grigia umiltà monotona degli ulivi, pare che coi suoi lunghi rami abbia catturato una nuvoletta leggerissima, sperduta sul campo azzurrino del cielo, e se ne sia infiocchettato per dire a tutti: «Le nozze della primavera vengono. Esultate, voi piante, voi animali. É l’ora dei baci coi venti, con le api, o fiori. É l’ora dei baci sotto i tegoli o nel folto dei boschetti, o uccellini di Dio, o candide pecore. Oggi baci, domani prole, per perpetuare l’opera del Creatore Dio nostro».
5Gesù, con le braccia conserte sul petto, sorride, ritto nel sole, alla pura, placida grazia dell’orto materno con le sue aiuole di gigli che si denunciano per i primi cespi di foglie, coi suoi rosai ancora nudi, e l’ulivo così d’argento, con altre famiglie di fiori sparse fra le umili aiuole di legumi e insalate che appena verzicano. Puro, ordinato, gentile, pare esso pure spirare candore di verginità perfetta.
Un nido di purezza.
6«Figlio, vieni nella mia stanza. Te la condurrò, poiché è fuggita là in fondo udendo tante voci».
7Gesù entra nella cameretta materna, sempre la casta, castissima cameretta che ha sentito le parole dell’angelico colloquio e emana, ancor più dell’orto, l’essenza verginale, angelica, santa, di Colei che l’abita da anni e dell’Arcangelo che in essa ha venerato la sua Regina. Sono passati oltre trent’anni o solo ieri è avvenuto l’incontro? Anche oggi una conocchia sorregge il suo morbido e quasi argenteo ciuffo di stame e sul fuso è il filo, e un ricamo piegato è sulla mensola presso la porta, fra un rotolo di pergamena e un’anfora di rame con dentro un folto ramo di mandorlo fiorito; anche ora la tenda a righe palpita ad un poco di vento, calata sul mistero della verginale dimora, e il letto, ordinato nel suo angolo, ha sempre il gentile aspetto del letto di una fanciulla appena giunta alle soglie della giovinezza. Che sogni si faranno e si saranno fatti sul basso guanciale?…
8La tenda viene alzata lentamente dalla mano di Maria; Gesù che, con le spalle voltate alla porta, in piedi, contemplava quel nido di purezza, si volge.
L’agnella trova il suo Pastore.
9«Ecco, Figlio mio. Io te la conduco. Un’agnella. E Tu sei il suo Pastore»; e Maria, che è entrata tenendo per mano una giovinetta brunetta, snella, che arrossa vivamente apparendo al cospetto di Gesù, si ritira dolcemente lasciando ricadere la tenda.
10«La pace sia a te, fanciulla».
«La pace… Signore…». La fanciulla, molto emozionata, resta senza parole, ma si inginocchia col capo verso terra.
11«Alzati. Che vuoi da Me? Non avere paura…».
«Non paura… ma… ora che ti sono davanti… dopo averlo tanto voluto… tutto quello che mi pareva facile, necessario di dirti… io non lo trovo più… non mi pare più quello… Stolta sono… perdona, mio Signore…».
12«Chiedi grazia per la Terra[4]? Hai bisogno di miracolo? Hai anime da convertire? No? E allora? Suvvia, parla! Tanto coraggio hai avuto ed or ti manca? Non sai che Io sono Colui che aumenta fortezza? Sì? Lo sai? E allora su, parla, come fossi un padre per te. Sei giovane. Quanti anni hai?»
«Sedici, Signor mio.»
13«Da dove vieni?»
«Da Gerusalemme».
14«Che nome hai?».
«Annalia…»
15«Il caro nome della nonna mia e di tante altre sante donne d’Israele, e con esso, a farne un solo, quello della buona, fedele, amorosa e mansueta moglie di Giacobbe[5]. Ti sarà augurale. Sarai sposa e madre esemplare. No? Scuoti il capo? Piangi? Sei forse stata respinta? Neppure? É morto l’uomo a te promesso? Ancor non sei stata scelta?».
16La giovinetta scuote sempre il capo. Gesù fa un passo, la carezza e la forza ad alzare il capo e a guardarlo… Il sorriso di Gesù vince l’orgasmo della fanciulla. Si rinfranca.
Professione d’amore.
17«Mio Signore, io sarei sposa e felice, e per merito tuo. Non mi riconosci, mio Signore? Sono la malata di tisi, la morente fidanzata che Tu hai guarito per preghiera del tuo Giovanni… Dopo la tua grazia io… io ho avuto un altro corpo, sano questo in luogo di quello che avevo prima, morente; e ho avuto un’altra anima… Non so. Non mi sentivo più io… La gioia di essere guarita, la certezza perciò di potermi sposare – era il mio rimpianto nel morire questo non giungere ad essere sposa – non sono durate che nelle prime ore. E poi…».
18La giovinetta si fa sempre più franca, ritrova le parole e le idee perdute nello sconvolgimento di essere sola col Maestro… «…E poi ho sentito che non dovevo essere solo egoista, pensare solo: “Ora sarò felice”, ma che dovevo pensare a qualche cosa di più, e che venisse a Te e a Dio, tuo e mio Padre. Qualche piccola cosa, ma che dicesse che ero grata. Ho molto pensato, e quando il sabato successivo ho veduto lo sposo gli ho detto: “Ascolta, Samuele. Senza il miracolo io sarei morta fra qualche mese e per sempre mi avresti perduta. Ora io vorrei fare a Dio un sacrificio, io con te, per dire a Dio che lo lodo e ringrazio”. E Samuele ha detto subito, poiché mi ama: “Andiamo al Tempio insieme ad immolare la vittima”. Ma io non volevo questo. Sono povera e popolana, mio Signore. Poco so e meno posso. Ma attraverso la tua mano, posata sul mio petto malato, qualcosa era venuto non solo nei polmoni corrosi, ma dentro al cuore. Nei polmoni salute, nel cuore sapienza. E capivo che il sacrificio di un agnello non era il sacrificio voluto dal mio spirito che ti… che ti amava». La fanciulla tace, arrossendo, dopo questa sua professione d’amore.
19«Continua senza timore. Che voleva il tuo spirito?».
«Sacrificarti cosa degna di Te, Figlio di Dio! E allora… e allora io pensavo che dovesse essere cosa spirituale come ciò che è da Dio, ossia il mio sacrificio di attesa alle nozze per amore di Te, mio Salvatore. Grande gioia le nozze, sai? Quando ci si ama è grande cosa! Un desiderio, un’ansia di compierle! Ma non ero più quella di pochi giorni avanti. Non volevo più questo come la cosa più bella… L’ho detto a Samuele… ed egli mi ha capita. Lui pure ha voluto farsi nazir per un anno, cominciando dal giorno che avrebbe dovuto esser quello nuziale, ossia il giorno dopo le calende di adar. Intanto è venuto alla tua ricerca per amare Chi gli aveva resa la sposa, amarlo e conoscerlo: Te. E ti ha trovato, dopo molti mesi, all’Acqua Speciosa. Io pure sono venuta… e la tua parola ha finito di cambiarmi il cuore. Ora non mi basta più il voto di prima… Come quel mandorlo lì fuori, che sotto il sole sempre più caldo è rinato dopo essere stato morto per mesi e ha messo fiori e poi metterà foglie e poi frutti, così io ho sempre più progredito nella sapienza di ciò che è migliore. L’ultima volta, ormai sicura di me e di ciò che volevo – per tutti questi mesi io ci ho pensato – l’ultima volta che sono venuta all’Acqua Speciosa Tu non c’eri più… Ti avevano cacciato. Ho pianto tanto e tanto ho pregato che l’Altissimo mi ha esaudita, persuadendo mia madre a mandarmi qui con un parente che andava a Tiberiade per parlare ai cortigiani del Tetrarca. Il fattore mi aveva detto che qui ti avrei trovato. Ho trovato la Madre tua… e le sue parole, solo l’udirla e starle al fianco in questi due giorni, hanno finito di maturare il frutto della tua grazia». La fanciulla si è inginocchiata come davanti ad un altare, con le braccia conserte sul petto.
Consacrazione all’Amore per amore.
20«Va bene. Ma che vuoi di preciso? Che ti posso fare?».
«Signore, io vorrei… io vorrei una grande cosa. E Tu solo, Datore di vita e salute, me la puoi dare, perché io penso che ciò che Tu puoi dare Tu anche puoi togliere… Io vorrei che la vita, che mi hai dato, Tu me la levassi durante l’anno del voto mio, prima che esso abbia termine…».
21«Ma perché? Non sei grata a Dio della salute avuta?».
«Tanto! Senza misura! Ma per una cosa sola: perché vivendo per sua grazia e per tuo miracolo ho compreso il migliore».
«Che è?».
22«Che è vivere da angeli. Come tua Madre, mio Signore… come Tu vivi… come vive il tuo Giovanni… I tre gigli, le tre fiamme bianche, le tre beatitudini della Terra, Signore. Sì. Perché io penso che è beatitudine possedere Dio e che Dio sia possesso dei puri. Il puro io credo sia un cielo col suo Dio al centro e gli angeli intorno… Oh! mio Signore! Questo vorrei! Poco ti ho udito, e poco tua Madre, e il discepolo e Isacco. Altri non ho avvicinato che mi dicessero le tue parole. Ma mi sembra che lo spirito mio sempre ti senta e Tu gli sia maestro… Ho detto, mio Signore…».
I puri sono la gioia di Gesù.
23«Annalia, molto è ciò che chiedi e molto è ciò che dài…. Figlia, hai compreso Dio e la perfezione a cui la creatura può salire per somigliare al Purissimo e per piacere al Purissimo». Gesù ha preso fra le sue mani la testa bruna della fanciulla inginocchiata e le parla stando curvo su lei. «Colui che è nato da una Vergine – perché non poteva che farsi nido su un cumulo di gigli – è nauseato, figlia, della libidine triplice del mondo, e piegherebbe schiacciato da tanta nausea se il Padre, che sa di che vive il Figlio suo, non intervenisse con amorosi aiuti a sostenere la mia anima angosciata. I puri sono la mia gioia. Tu mi rendi ciò che il mondo mi leva con la sua inesausta bassezza. Ne sia benedetto il Padre e te, fanciulla. Va’ tranquilla. Qualcosa interverrà a far eterno il tuo voto. Sii uno dei gigli sparsi sulle sanguinose vie del Cristo».
24«Oh! mio Signore… io vorrei ancora una cosa…».
«Quale?».
«Non esserci alla tua morte… Non potrei vedere morire Colui che è la mia Vita».
25Gesù sorride dolcemente e con la mano asciuga due righe di pianto che scendono sul visetto bruno.
26«Non piangere. I gigli non sono mai a lutto. Tu riderai con tutte le perle della tua corona angelica quando vedrai il Re coronato entrare nel suo Regno. Va’. Lo Spirito del Signore ti ammaestri fra l’una e l’altra delle mie venute. Ti benedico con le fiamme dell’eterno Amore».
27Gesù si affaccia all’orto e chiama: «Madre! Ecco una piccola figlia, tutta per te. Ora è felice. Ma tu immergila nei tuoi candori, ora e ogni volta che alla Città Santa andremo, perché sia neve di petali celesti sparsa sul trono dell’Agnello».
L’alba delle vergini.
28E Gesù torna dai suoi mentre Maria carezza la fanciulla rimanendo con lei. Pietro, Andrea e Giovanni lo guardano interrogativamente. E il viso splendente di Gesù dice loro che è felice. Pietro non si tiene e chiede: «Con chi hai parlato tanto, Maestro mio? E che udisti per essere così luminoso di gioia?».
«Con una donna all’alba della vita; con colei che sarà l’alba di tante che verranno».
«Chi?».
«Le vergini».
29Andrea mormora, piano, a sé stesso: «Non è lei…».
30«No. Non è lei. Ma non stancarti di pregare, paziente e buono. Ogni parola della tua preghiera è come un richiamo, un lume nella notte, e la sorregge e la guida».
31«Ma chi aspetta mio fratello?».
Un’anima, Pietro. Una grande miseria che egli vuole mutare in una grande ricchezza».
32«E dove l’ha trovata, Andrea, che non si muove mai, non parla mai, che non ha mai iniziative?».
33«Sul mio sentiero. Vieni con Me, Andrea. Andiamo da Alfeo a benedirlo fra i suoi molti nipoti. Voi attendetemi in casa di Giacomo e Giuda. Mia Madre ha bisogno di essere lasciata sola per tutto il giorno».
34E andando così, chi di qua e chi di là, il segreto fascia la gioia della prima consacrata per amore del Cristo alla verginità.
Annalia perla di ignorato valore[6].
74Maria ha già molto parlato, perché sento che Gesù dice: «Tutto quanto mi hai detto è ben giusto, e ne terrò presente la giustizia. E anche per Annalia dico che è giusto il tuo consiglio. Che l’uomo l’abbia accolto con tanta prontezza è buon segno. Veramente l’alta Gerusalemme è piena di ottusità e livore, potrei dire anche di lordura. Ma nel suo popolo umile vi sono perle di ignorato valore. Sono lieto che Annalia sia felice. È una creatura più del Cielo che della terra, e forse l’uomo, ora che è entrato nel concetto dello spirito, lo intuisce e ne ha quasi un rispetto venerabondo. Il suo pensiero di andare altrove, per non turbare di un palpito umano il candido voto della sua fanciulla, lo dimostra».
Ultima festa dei Tabernacoli[7]
79«Anche Annalia piange…».
«Perché?».
«Perché lo sposo devia contro di Te».
«Non pianga. Diglielo. Ciò è una risoluzione. Una bontà di Dio. Il suo sacrificio porterà di nuovo Samuele al Bene. Per ora questo la lascerà libera da pressioni per il matrimonio. Le ho promesso di prenderla con Me. Mi precederà nella morte…».
80«Figlio! …». Maria stringe la mano di Gesù, col viso che si fa esangue.
«Mamma cara! È per gli uomini. Lo sai. È per amore degli uomini. Beviamo il nostro calice con buona volontà. Non è vero?».
Maria inghiotte le lacrime e risponde: «Sì». Un “sì” straziato e straziante tanto.
3. Annalia scelta da Dio a sposa[8].
La causa di Annalia.
1Non vedo la distribuzione di cibi ai lebbrosi di Hinnon, e di essi sento solo parlare. Ma non mi pare siano avvenuti miracoli fra essi, perché Simone Pietro dice: «La solitudine atroce non ha dato loro la grazia di credere e conoscere dove è la Salute».
2Poi la città li accoglie dalla Porta che mette nel chiassoso e popolato sobborgo di Ofel.
3Dopo qualche metro, da una porta di casa socchiusa balza fuori tutta festosa Annalia, che venera il Maestro dicendo: «Ho licenza dalla madre di stare fino a sera con Te, Signore».
«Non se ne dispiacerà Samuele?».
4«Non c’è più Samuele nella mia vita, Signore. E l’Altissimo ne abbia grazie. Solo mi conceda che, come ha lasciato me, non lasci Te, o mio Dio». La bocca giovanile sorride eroicamente, mentre un luccicore di pianto splende negli occhi casti.
5Gesù la guarda fissamente e le dice, per tutta risposta: «Unisciti alle discepole», e riprende il cammino. Ma la vecchia madre di Annalia, più vecchia per i dolori che per l’età, si avvicina a sua volta, tutta curvata in venerabondo e accasciato saluto, e dice: «La pace a Te, Maestro. Quando ti potrei parlare? Ho tanto affanno! …».
6«Subito, donna». E volgendosi a chi è con Lui ordina: «Sostate qui fuori. Io entro un poco in questa casa», e fa per avviarsi dietro alla donna.
7Ma Annalia, dal gruppo delle discepole, lo richiama con una sola parola: «Maestro!», ma quanto c’è in essa! E congiunge le mani nel dirla, come supplicasse…
8«Non temere. Sta’ in pace. La tua causa è nelle mie mani e così il tuo segreto», la rassicura Gesù. E poi, rapido, entra nella porta socchiusa.
Annalia lascia la carne per la Luce.
9Fuori si commenta sul fatto, e curiosità maschili e femminili sono in gara per sapere… sapere… sapere…
10Dentro si ascolta e si piange. Gesù ascolta. Appoggiato con le spalle alla porta, che ha chiuso da Sé non appena entrato, con le braccia conserte sul petto, ascolta la madre della fanciulla che piangendo gli narra della volubilità del promesso sposo, che ha colto un pretesto per sciogliersi del tutto dal legame… «Dimodoché Annalia è come una ripudiata e mai più avrà nozze, perché ella ha dichiarato che Tu non approvi chi dopo il ripudio torna a sposarsi. Ma così non è. Ella è fanciulla ancora! Ella non vende se stessa ad altro uomo, perché di nessun uomo è stata. Ed egli colpevole è di crudeltà. E più. Perché in lui è venuta volontà d’altre nozze, ma sarà mia figlia che apparirà colpevole, e il mondo la deriderà. Provvedi, o Signore, perché per Te questo avviene».
«Per Me, donna? In che ho peccato?».
11«Oh! Tu non hai peccato. Ma egli dice che Annalia ti ama. E finge gelosia. Ieri sera venne, ed essa era da Te. Si infuriò e fece giuramento di non volerla più per moglie, e Annalia, sopraggiunta allora, gli rispose: “Bene fai. Solo mi spiace che tu abbia a vestire la verità di menzogna e di calunnia. Tu sai che Gesù non si ama che con l’anima. Ma è la tua anima che ormai si è corrotta e lascia la Luce per la carne, mentre io lascio la carne per la Luce. Non potremmo più essere un sol pensiero come due sposi devono essere. Va’, dunque, e Dio vegli su te”. Non una lacrima, capisci? Nulla che abbia toccato il cuore dell’uomo! Le mie speranze deluse! Ella… oh! certo per leggerezza, causa la sua rovina. Chiamala, Signore. Parlale. Piegala alla ragione. Cerca Samuele. É da Abramo suo parente, alla terza casa dopo la Fonte del fico. Aiutami! Ma prima parla a lei, subito…».
Vergine in eterno per amore di Dio.
12«Parlare, parlerò. Ma dovresti ringraziare Dio che scioglie un legame umano che, chiaro è, non dava affidamento buono. L’uomo è volubile e ingiusto verso Dio e verso la donna sua…».
13«Sì, ma è atroce che il mondo pensi lei colpevole, Te colpevole, solo perché ella ti è discepola».
14«Il mondo accusa e poi dimentica. Il Cielo invece è eterno. Tua figlia sarà fiore del Cielo».
15«Allora perché l’hai fatta vivere? Sarebbe stata fiore senza aver avuto la lapidazione delle calunnie. Oh! Tu che sei Dio, chiamala, falla ragionare e poi fa riflettere Samuele…»
16«Ricordati, donna, che neppure Iddio può opprimere la volontà e la libertà dell’uomo. Essi, Samuele e tua figlia, hanno diritto di seguire ciò che sentono essere bene per loro. Specie Annalia ne ha diritto…».
17«Ma perché?».
«Perché più di Samuele essa è amata da Dio. Perché più che a Samuele essa dà amore a Dio. É di Dio tua figlia!».
17«No. In Israele ciò non è. La donna deve essere sposa… È mia la figlia… Il suo sponsale mi dava pace di giorni futuri…».
18«Tua figlia era del sepolcro da un anno se Io non agivo. Chi sono Io per te?».
«Il Maestro e Dio».
19«E come Dio e Maestro dico che l’Altissimo ha diritto più di ogni altro sui suoi figli, e che molto sta per mutarsi nella Religione, e sarà d’ora in poi possibile alle vergini di esser tali in eterno per amore di Dio. Non piangere, o madre. Lascia la tua casa e vieni con noi, oggi. Vieni! Là fuori è la Madre mia e altre eroiche madri che hanno dato i figli al Signore. Unisciti ad esse…».
Il voto di verginità.
20«Parla ad Annalia… Prova, Signore!», geme la donna fra i singhiozzi.
«Sta bene. Farò come tu vuoi», dice Gesù. E aperta la porta chiama: «Madre, vieni con Annalia».
Le due chiamate vanno leste. Entrano.
21«Fanciulla, tua madre vuole che Io ti dica di riflettere ancora. Vuole che Io parli a Samuele. Che devo fare? Che risposta mi dai?».
«Parla pure a Samuele. Anzi io pure ti supplico di farlo. Ma solo perché vorrei che, udendo Te, giusto si facesse. Riguardo a me, Tu sai. Ti prego dare a mia madre la risposta più vera».
«Senti, donna?».
22«Quale è dunque la risposta?», chiede con voce spezzata la vecchia, che in sul primo delle parole della figlia credeva ad una resipiscenza della stessa e che poi ha compreso che così non è.
«La risposta è che da un anno tua figlia è di Dio, e il voto è perenne finché duri la vita».
«Oh! misera me! Quale madre più di me infelice?!».
23Maria lascia la mano della fanciulla per prendere fra le braccia la donna e dirle dolcemente: «Non peccare col tuo pensiero e con la tua lingua. Non è infelicità dare a Dio un figlio, ma gloria ben grande. Mi hai detto un giorno che il tuo dolore era di non avere avuto che una figlia, perché avresti amato avere il maschio sacro al Signore. Non un maschio ma un angelo, un angelo che precederà il Salvatore nel suo trionfo tu hai. E vuoi dirti infelice? Mia madre spontaneamente mi consacrò al Signore dal primo palpito che udì nel seno di me, concepita in tarda età. E non mi ebbe che per tre anni. Né io l’ebbi che nel cuore. Eppure la sua pace nel morire fu l’avermi data a Dio… Suvvia, vieni al Tempio a cantare la lode a Colui che tanto ti ama da scegliere la tua fanciulla a sua sposa. Abbi una vera sapienza nel cuore. Vera sapienza è non porre limiti alla propria generosità verso il Signore».
24La donna non piange più. Ascolta… Poi si decide. Prende il manto e vi si avvolge. Ma passando davanti alla figlia sospira: «Prima la malattia, poi il Signore… Ah! non dovevo averti!…»
25«No, mamma. Non dire così! Mai come ora mi hai. Tu e Dio. Dio e tu. Voi soli, fino alla morte…», e l’abbraccia dolcemente chiedendo: «Una benedizione, madre! Una benedizione… perché ho tanto sofferto per doverti far soffrire. Ma Dio mi voleva così…».
26Si baciano, piangendo. Poi escono, precedute da Gesù e Maria, e chiudono la casa accodandosi alle discepole…
4. Samuele di Annalia[9]
Chi è in piedi cerchi di non cadere
Carità a tutta prova.
5Uno di questi commenti salati, su un ex discepolo che passa con sussiego fingendo di non vederli, viene afferrato da Gesù: «A chi dite quelle parole?», interroga.
«A quel barbagianni là», accenna Giacomo di Zebedeo.
6«Ha finto di non vederci, e non è il solo a fare così. Però quando Tu lo dovevi guarire e ti cercava, allora sapeva vederci! Gli venga la pustola maligna!».
7«Giacomo!! Con questi sentimenti sei al mio fianco e ti prepari a consumare l’agnello? In verità tu sei più incoerente di lui. Lui si è separato con franchezza quando ha sentito di non poter fare ciò che dicevo. Tu resti, ma non fai ciò che Io dico. Non sei forse più peccatore di lui?».
8Giacomo diventa rosso fino alla congestione e si ritira dietro ai compagni, mortificato.
9«É che fa male vederli fare così, Maestro!», dice Giovanni per aiutare il fratello che è stato rimproverato.
«Il nostro amore si ribella a vedere il loro disamore…»
10«Già. Ma credete di portarli all’amore facendo così? Sgarbi, male parole, insulti, non hanno mai portato al punto dove si vorrebbe portare un rivale o uno di altro pensiero. É la dolcezza, la pazienza, la carità, perseveranti nonostante ogni ripulsa, che finiscono ad ottenere. Io capisco e compatisco il vostro cuore che soffre nel non vedermi amato. Ma vorrei sapervi, vedervi più soprannaturali negli atti e nei mezzi per farmi amare. Suvvia, Giacomo, vieni qui. Non è per mortificarti che ho parlato. Comprendiamoci, amiamoci almeno fra di noi, amici miei… C’è già tanta incomprensione e dolore per il Figlio dell’uomo!».
Giacomo, rasserenato, gli torna al fianco.
Gravità della apostasia.
11Camminano qualche tempo in silenzio, poi Tommaso esplode in una tonante esclamazione: «Però è proprio una vergogna!».
«Che cosa?», chiede Gesù.
«Ma la viltà di tanti! Maestro, non vedi in quanti fingono di non conoscerti?».
12«E che perciò? Muterà un iota di ciò che è scritto di Me il loro modo di fare? No. Solo per loro si muta ciò che potrebbe essere scritto. Perché nei libri eterni poteva essere detto di loro: “I discepoli buoni”, mentre si scriverà: “Coloro che non furono buoni, coloro per i quali fu nulla la venuta del Messia”. Parola tremenda, sapete? Peggiore a quella di: “Adamo, con Eva, peccò”[10].
13Perché Io posso annullare quel peccato. Ma non potrò[11] annullare questo di rinnegare il Verbo Salvatore…
14Pieghiamo da questa parte. Io mi fermerò coi fratelli, con Simon Pietro e Giacomo nel sobborgo di Ofel. Giuda di Simone rimarrà pure. Ma Simone Zelote, Giovanni e Tommaso andranno al Getsemani a prendere le borse…».
Chi è in piedi, guardi di non cadere.
15«Sì, così Giona inghiottirà per dritto il suo agnello», dice ancora inquieto Pietro.
Gli altri ridono…
«Buono, buono! Non ti stupire se ha paura. Domani potresti averla tu».
16«Io, Maestro? É più facile che il mar di Galilea si muti in vino che non io avere paura», asserisce sicuro Pietro.
17«Eppure… l’altra sera… Oh! Simone! Non parevi molto coraggioso sulle scale del palazzo di Cusa», morde Giuda di Keriot, senza molta ironia ma… con sempre sufficiente sarcasmo, capace di pungere Pietro.
18«É perché… temevo per il Signore che ero agitato, io! Non per altro».
19«Bene! Bene! Auguriamoci di non avere mai… paura per non fare brutte figure, eh!», risponde Giuda di Keriot battendogli una mano sulla spalla, protettore e maligno… In altri momenti il suo modo di fare avrebbe scatenato una reazione.
20Ma Pietro, dalla sera avanti, è in stato di… ammirazione per Giuda e lo sopporta in tutto.
La menzogna porta sulla via del Male.
23«Ecco là Samuele di Annalia», dice Giacomo d’Alfeo che lo deve conoscere bene. Il giovane sta per entrare in casa con l’agnello… È carico anche di altre cibarie»
«Provvede alla cena pasquale anche per il parente», osserva Giuda di Alfeo.
«Ma ora si è stabilito qui? Non era via?», dice Pietro.
24«Sì. Si è stabilito qui. Si dice che amoreggi con la figlia di Cleofa il sandalaio. È denarosa…»
25«Ah! e allora perché dice che Annalia lo ha abbandonato?», chiede l’Iscariota.
«Ciò è menzogna!».
26«L’uomo di essa si serve con facilità. E non sa che così facendo si mette sulla via del male. Basta il primo passo, un passo, per non potersi poi più liberare… È un vischio… è un labirinto… è una trappola. Una trappola in discesa…», dice Gesù a Giuda di Keriot.
«Peccato! L’uomo pareva così buono lo scorso anno!», dice Giacomo di Zebedeo.
27«Sì. Io credevo proprio che avrebbe imitato la sposa nel darsi tutto a Te e fare una coppia di sposi angeli e tuoi servi. Ci avrei giurato…», dice Pietro.
28«Simone mio! Non giurare mai sul futuro di un uomo. È la cosa più incerta che ci sia. Nessun elemento, presente al momento del giuramento, può essere mallevadoria di sicuro giuramento. Ci sono delinquenti che diventano santi, e ci sono giusti, o dall’apparenza di giusti, che divengono delinquenti», gli risponde Gesù.
L’odio di Samuele.
29Samuele, intanto, dopo essere entrato in casa, ne è uscito di nuovo per andare ad attingere alla fonte acqua pura… Vede così Gesù. Lo guarda con palese sprezzo e lancia un insulto di certo, ma è detto in ebraico e non lo capisco.
30L’Iscariota si getta in avanti di scatto, lo prende per un braccio, scrollandolo come una pianta dalla quale si vuole far cadere le frutta mature: «Così parli al Maestro, o peccatore? Giù, in ginocchio! Subito. Chiedigli perdono, lingua sporca di lordura di porco! Giù! O ti spezzo!». È terribile nella violenza subitanea il bel Giuda! Il suo viso si àltera paurosamente. Inutilmente Gesù cerca di calmarlo. Finché non vede inginocchiato nella terra fangosa che è intorno alla fonte il bestemmiatore, non rallenta la pressione.
31«Perdono», dice fra i denti il malcapitato, che deve essere torturato dalla tenaglia delle dita di Giuda. Ma lo dice male. Proprio perché vi è forzato.
32Gesù risponde: «Non ho rancore. Tu sì, nonostante quello che dici. La parola è inutile se è scompagnata dal moto del cuore. Tu nel cuore mi bestemmi ancora. E con doppia colpa. Perché mi accusi e mi odi per un motivo che la tua coscienza, nel suo profondo, ti dice non vero. E perché tu, tu solo sei quello che ha mancato, non Annalia, non Io. Ma di tutto ti perdono. Va’ e fa’ di tornare onesto e gradito a Dio. Lascialo, Giuda».
33«Vado. Ma ti odio! Mi hai traviato Annalia, e ti odio…».
34«Ti consoli però con Rebecca, figlia del sandalaio. E te ne consoli da quando ancora Annalia ti era sposa e, malata, pensava a te solo…».
35«Ero vedovo… pensavo di esserlo già…. e mi cercavo moglie… Ora sono tornato a Rebecca perché… perché… Annalia non mi vuole», si scusa Samuele che si vede scoperto nelle sue marachelle.
36Giuda Iscariota termina: «…e perché Rebecca è molto ricca. Brutta come un sandalo scalcagnato… e vecchia come una suola perduta su un sentiero… ma ricca, oh! ricca!…», e ride sarcastico mentre l’altro fugge.
37«Come lo sai?», chiede Pietro.
«Oh… è facile sapere dove sono vergini e denari!».
38«Bene! Andiamo per la stradetta, Maestro? Questa piazza è un forno da pane. Là c’è ombra e ventilazione», supplica Pietro che suda.
La cena pasquale in casa di Samuele[12].
Cena sacrilega.
47Al portone vengono dati colpi vigorosi che rimbombano forte. Vi è allarme fra i convenuti.
«Chi è?».
«Chi gira in sera di Pasqua?».
«Milizie?».
«Farisei?».
«Soldati di Erode?».
48Ma mentre l’orgasmo si estende appare Levi, il custode del palazzo: «Perdona, o Rabbi», dice, «vi è un uomo che ti vuole. É nell’ingresso. Pare molto afflitto. É vecchio, e mi sembra popolano. Vuole Te. E presto».
49«Oh! là là! Non è sera di miracoli questa! Torni domani…», dice Pietro.
50«No. Ogni sera è ora di miracoli e di misericordia», dice Gesù alzandosi e scendendo dal suo seggio per andare verso l’atrio.
«Vai solo? Vengo anch’io», dice Pietro.
«No. Tu stai dove ti trovi». Esce al fianco di Levi.
51In fondo, presso il pesante portone, nell’atrio semioscuro perché sono state spente le lampade che lo illuminavano prima, è un vecchio molto agitato. Gesù gli si accosta.
52«Fermati, Maestro. Forse io ho toccato un morto e non voglio contaminarti. Sono il parente di Samuele, lo sposo di Annalia. Consumavamo la cena e Samuele beveva, beveva… come non è lecito fare. Ma il giovane mi sembra folle da qualche tempo. É il rimorso, Signore! Mezzo ebbro, diceva nel bere di nuovo: “Così non mi ricordo più di avergli detto che lo odio. Perché io, sappiatelo, ho maledetto il Rabbi”. E mi pareva Caino, perché ripeteva: “La mia iniquità è troppo grande. Non merito perdono! Bere devo! Bere per non ricordare. Perché è detto che chi maledice il suo Dio porterà il suo peccato ed è reo di morte”[13]. Delirava già così quando entrò nella casa un parente della madre di Annalia per chiedere ragione del ripudio. Samuele, semi ebbro, reagì con male parole e l’uomo lo minacciò di portarlo dal magistrato per il danno che fa all’onore della famiglia. Samuele lo schiaffeggiò per il primo. Si presero…
53Io vecchio sono, e vecchia è mia sorella, vecchio il servo e la servente. Che potevamo fare noi quattro e chè le due fanciulle, sorelle di Samuele? Gridare potevamo! Cercare di dividerli potevamo! Nulla più… E Samuele, presa la scure con cui avevamo preparato le legna per l’agnello, la dette nel capo dell’altro… Non gli aperse la testa perché colpì col ceppo, non colla lama. Ma l’altro barcollò gorgogliando e cadde… Non abbiamo gridato più… per… per non attirare gente… Ci siamo barricati in casa… Atterriti… Speravamo che l’uomo rinvenisse gettandogli acqua sul capo. Ma gorgoglia, gorgoglia. Certo muore. A momenti pare già morto. Io sono fuggito a chiamarti in un momento di questi. Domani… forse prima, i parenti cercheranno l’uomo. E da noi, perché certo sanno che è venuto. E lo troveranno morto… E Samuele, secondo la Legge, sarà ucciso… Signore! Signore! Il disonore è già su noi… Ma questo no! Per mia sorella pietà, Signore! Egli ti ha maledetto… Ma la madre ti ama… Che dobbiamo fare?».
54«Attendimi qui, vengo Io», e Gesù torna nella sala chiamando dalla porta: «Giuda di Keriot, vieni con Me».
«Dove, Signore?», dice Giuda ubbidendo subito.
«Lo saprai. Voi tutti state con pace e amore. Saremo presto di ritorno».
La paga del peccato è la morte.
55Escono dalla sala, dal vestibolo, dalla casa. Le vie, deserte e oscure, sono presto percorse. Giungono alla casa fatale.
«La casa di Samuele?! Perché…».
56«Silenzio, Giuda. Ti ho preso perché ho fiducia nel tuo buon senso».
Il vecchio si è fatto riconoscere. Entrano. Salgono alla stanza del cenacolo, dove hanno trascinato il colpito.
«Un morto?! Ma Maestro! Ci contaminiamo!».
57«Non è morto. Lo vedi che respira e lo senti che rantola. Ora Io lo sanerò…»
58«Ma è colpito al capo! Qui c’è stato un delitto! Chi è stato?… E nel giorno dell’agnello!». Giuda è esterrefatto.
59«Lui è stato», dice Gesù indicando Samuele che è gettato in un angolo, in un gomitolo, più morente dello stesso morente, rantolante di terrore come l’altro d’agonia, col lembo del mantello sul capo per non vedere e non essere visto, guardato con orrore da tutti fuorché dalla madre, che all’orrore per l’omicida unisce lo strazio per il figlio colpevole e condannato in anticipo dalla ferrea legge d’Israele.
60«Lo vedi a che porta un primo peccato? A questo, o Giuda! Ha cominciato ad essere spergiuro alla donna, poi a Dio; indi si è fatto calunniatore, mentitore, bestemmiatore, poi si è dato al vino, ed ora è omicida. Così si diviene di Satana, o Giuda. Abbilo sempre presente…».
61Gesù è terribile mentre col braccio teso indica Samuele. Ma poi guarda la madre che, aggrappata ad un’imposta, si regge a stento, scossa da un tremito, e pare prossima a morte, e con mestizia dice: «E così, o Giuda, vengono uccise, senz’altra arma che quella del delitto del figlio, le povere madri!… Per essa ho pietà. Ho pietà delle madri, Io! Io, il Figlio che non vedrà pietà per la Madre sua…».
Gesù piange… Giuda lo guarda sbalordito…
Perdonare per guarire.
62Gesù si china sul morente e gli posa la mano sul capo. Prega. L’uomo apre gli occhi. Pare un poco ebbro. Stupito… Ma presto torna in sé. Si siede puntando i pugni al suolo. Guarda Gesù. Chiede: «Chi sei?».
«Gesù di Nazareth».
63«Il Santo! Perché presso a me? Dove sono? Dove è mia sorella e sua figlia? Che è accaduto?». Cerca di ricordare.
64«Uomo, tu mi chiami santo. Mi credi dunque tale?».
«Sì, Signore. Tu sei il Messia del Signore».
65«La mia parola ti è dunque sacra?».
«Sì, o Signore».
66«Allora…». Gesù si alza in piedi. É imponente: «Allora Io, come Maestro e Messia, ti ordino di perdonare. Qui venisti e fosti insultato…».
67«Ah! Samuele! Sì!… La scure! Lo denun…», dice alzandosi.
68«No. Perdona in nome di Dio. Ti ho sanato per questo. Tu hai a cuore la madre di Annalia perché ha sofferto. Questa di Samuele soffrirebbe più ancora. Perdona».
69L’uomo tergiversa alquanto. Guarda il feritore con chiaro rancore. Guarda la madre angosciata. Guarda Gesù che lo domina… Non si sa decidere.
70Gesù gli apre le braccia e lo attira sul petto dicendo: «Per amor mio!».
71L’uomo si dà a piangere… Essere così fra le braccia del Messia, sentire il suo alito fra i capelli e un bacio che scende dove era la percossa!… Piange, piange…
72Gesù dice: «Sì, non è vero? Tu perdoni per mio amore? Oh! beati i misericordiosi! Piangi, piangi sul mio cuore. Esca col pianto ogni rancore! Tutto nuovo! Tutto puro! Ecco, così! Mite, oh! mite come deve esserlo un figlio di Dio…».
73E l’uomo alza il viso e fra le lacrime dice: «Sì, sì. Il tuo amore è tanto dolce! Ha ragione Annalia! Ora la comprendo… Donna! Non piangere più! Il passato è passato. Nessuno saprà nulla dalla mia bocca. Godi del figlio tuo, ammesso che egli ti possa dare gioia. Addio, donna. Torno alla mia casa», e fa per uscire.
74Gesù gli dice: «Vengo con te, uomo. Addio, madre. Addio, Abramo. Addio, fanciulle». Non una parola a Samuele, che non trova una parola a sua volta.
75La madre gli strappa il mantello dal capo e, nella reazione di ciò che ha passato, si avventa sul figlio: «Ringrazia il tuo Salvatore, anima dura! Ringrazialo, uomo indegno che sei!…».
76«Lascialo, lascialo, donna. Non avrebbe valore la sua parola. Il vino lo fa stolto e la sua anima è chiusa. Prega per lui… Addio».
77Scende le scale, raggiunge sulla via Giuda e l’altro, si libera dal vecchio Abramo che gli vuole baciare le mani e si dà a camminare rapido nel primo raggiare di luna.
«Stai lontano?», chiede all’uomo.
«Ai piedi del Moria».
«Allora dobbiamo separarci».
78«Signore, Tu mi hai serbato ai figli, alla sposa, alla vita. Che devo fare per Te?».
79«Essere buono, perdonare e tacere. Mai, per nessuna ragione, devi dire parola su quanto è avvenuto. Lo prometti?».
«Lo giuro sul sacro Tempio! Per quanto mi dolga non potere dire che Tu mi hai salvato…».
80«Sii un giusto ed Io ti salverò l’anima. E questo lo potrai dire. Addio, uomo. La pace sia con te».
L’uomo si inginocchia, saluta. Si separano.
Lezione per i sacrileghi.
81«Che cose! Che cose!», dice Giuda, ora che sono soli.
82«Sì. Orrende. Giuda, tu pure non parlerai».
83«No, Signore. Ma perché hai voluto me con Te?».
84«Non sei contento della mia fiducia?».
«Oh! tanto! Ma…».
85«Ma perché volevo che tu meditassi a che può condurre la menzogna, l’avidità di denaro, la crapula e le pratiche inerti di una religione non più sentita e praticata spiritualmente. E che era il banchetto simbolico per Samuele? Nulla! Una crapula. Un sacrilegio. E in esso divenne omicida. Molti in futuro saranno come esso, e col sapore dell’Agnello sulla lingua, e non dell’agnello nato da pecora, ma dell’Agnello divino, andranno al delitto. Perché ciò? Come ciò? Non te lo chiedi? Ma Io te lo dico lo stesso: perché avranno preparato quell’ora con molti antefatti, commessi per sbadataggine all’inizio, per cocciutaggine poi. Ricordalo, Giuda».
«Sì, Maestro. E che diremo agli altri?».
«Che c’era uno molto grave. É verità».
Scantonano svelti per una strada e li perdo di vista.
5. Annalia da Gesù con altri discepoli dopo la fuga del Tempio[14].
L’ ubbidienza è amore
Lievito d’amore e giustizia.
12Altro busso alla porta. I due Giuseppe si avviano insieme verso il portone per aprirlo, e vedo che Giuseppe d’Arimatea si china a dire qualcosa all’orecchio dell’altro, che ha un moto di viva sorpresa e si volge per un momento a guardare verso gli apostoli. Poi apre l’uscio.
13Nicodemo e Mannaen entrano, seguiti da tutti i pastori-discepoli presenti a Gerusalemme, ossia Gionata e i discepoli già del Battista. Poi, con loro, è il sacerdote Giovanni insieme ad un altro molto anziano, e Nicolai. E, in coda a tutti, Niche con la giovinetta che Gesù le ha affidato, e Annalia con la madre. Si levano il velo che le nasconde nel volto, e appaiono i loro volti turbati.
14«Maestro! Ma che ti accade? Ho saputo… Prima dalla gente che da Mannaen… La città è piena di questa voce come un alveare di ronzio. E chi ti ama accorre a cercarti dove pensa Tu sia. Certo anche in casa tua, Giuseppe, sono accorsi… Io stessa andavo alle case di Lazzaro… É troppo! Come ti sei salvato?».
15«La Provvidenza ha vegliato su Me. Non piangano le discepole ma benedicano l’Eterno e fortifichino il loro cuore. E a voi tutti, grazie e benedizioni. Non è tutto morto l’amore e la giustizia in Israele. E ciò mi conforta».
16«Sì. Ma non andare più al Tempio, Maestro. Per molto non andare, non andare!». Le voci sono concordi nel dire le parole, e l’affannoso «non andare» si ripercuote fra le mura robuste della vecchia casa con voce di supplice ammonimento.
17Il piccolo Marziale, nascosto chissà dove, sente quel rumore e, curioso, accorre mettendo il suo visetto nella fessura della tenda. E vedendo Maria va da lei, rifugiandosi fra le sue braccia per timore del rimprovero di Giuseppe di Sefori. Ma Giuseppe è troppo agitato ed occupato ad ascoltare questo e quello, a consigliare, ad approvare e così via, per occuparsi di lui, e lo vede soltanto quando il bambino, al quale la vecchia Maria ha detto qualcosa, va da Gesù e lo bacia gettandogli le braccia al collo. Gesù lo cinge con un braccio attirandolo a Sé, mentre risponde ai molti che gli dicono ciò che credono migliore a farsi.
18«No. Non mi muovo di qui. Da Lazzaro, che mi attendeva, andate voi a dire che non posso. Io, galileo e amico da anni della famiglia, resto qui fino al tramonto di domani. E poi… vedrò dove andare…».
19«Dici sempre così, e poi torni là. Ma non ti lasceremo più andare. Io almeno. Ti ho proprio creduto perduto…», dice Pietro e due lacrime gli si riformano all’angolo degli occhi sporgenti.
L’abominio visto dal Profeta.
20«Mai visto così. E basta. Ciò mi ha deciso. Se non mi rifiuti… Sono troppo vecchio per l’altare, ormai, ma per morire per Te sono valido ancora. E morirò, se occorre, fra il vestibolo e l’altare, come il saggio Zaccaria[15] oppure Onia difensore del Tempio e del Tesoro[16], morirò fuor dal sacro recinto al quale ho consacrato la mia vita. Ma Tu mi aprirai un luogo più santo! Oh! non posso più vedere l’abominio! Perché i miei vecchi occhi hanno dovuto vedere tanto? L’abominio visto dal Profeta[17] è già dentro le mura, e sale, sale come un moto d’acque che la piena spinge a sommergere una città! Sale, sale! Invade i cortili e i portici, sormonta i gradini, penetra più avanti! Sale! Sale! Urta già contro il Santo! L’onda fangosa lambe le pietre che selciano il sacro luogo! Se ne offuscano i colori preziosi! Se ne insozza il piede del Sacerdote! Se ne bagna la tunica! Se ne intride l’efod! Se ne velano le pietre del razionale e non se ne possono più leggere le parole![18] Oh! Oh! Le onde dell’abominio salgono al volto del Sacerdote Sommo e l’imbrattano, e la Santità del Signore è sotto una crosta di fango, e la tiara è come panno caduto in gora fangosa. Fango! Fango! Ma sale da fuori, o dal sommo del Moria trabocca sulla città e su tutto Israele? Padre Abramo! Padre Abramo! Non volevi tu accendere là il fuoco del sacrifizio perché splendesse l’olocausto del cuore fedele?[19] Ora fango gorgoglia dove doveva esser fuoco! Isacco è fra noi, e il popolo lo immola. Ma se pura è la Vittima… se pura è la Vittima… sozzi sono i sacrificatori. Anatema su noi! Sul monte il Signore vedrà l’abominio del suo popolo!… Ah!», e il vecchio, che è con il sacerdote Giovanni, si accascia al suolo coprendosi il volto con un desolato pianto di vecchio.
21«Te lo avevo condotto… É tanto che vuole… Ma oggi, dopo ciò che ha visto, nessuno più lo teneva… Il vecchio Matan (o Natan) ha sovente spirito profetico, e se la vista delle sue pupille sempre più si vela, la vista del suo spirito sempre più si illumina. Accetta il mio amico, Signore», dice il sacerdote Giovanni.
22«Non respingo alcuno. Alzati, sacerdote, e alza lo spirito. In alto non c’è fango. E fango non tocca chi sa stare in alto».
23Il vecchio si alza e, venerabondo, prima di farlo, prende il lembo estremo della veste di Gesù e la bacia.
L’ ubbidienza è amore.
24Le donne, specie Annalia, piangono ancora emozionate nel loro velo, e le parole del vecchio aumentano il loro pianto. Gesù le chiama a Sé, ed esse vengono a testa china, dal loro angolino, vicino al Maestro. Se Niche e la madre di Annalia sanno soffocare il loro pianto tenendolo quasi celato, la giovane discepola singhiozza proprio, senza ritegno di chi la osserva con sentimenti diversi.
25«Perdonala, Maestro. Ella ti deve la vita e ti ama. Non può pensare che ti facciano del male. E poi è rimasta così… sola e così… triste dopo che…», dice la madre.
26«Oh! non è questo! No, non è questo! Signore! Maestro! Salvatore mio! Io… Io…».
Annalia non riesce a parlare, parte per i singhiozzi, parte per vergogna, o altro.
27«Ha temuto rappresaglie perché discepola. Certo è per questo. Molti se ne vanno per questo…», dice l’Iscariota.
28«Oh! no! Meno ancora è per questo! Tu non capisci nulla, uomo, o presti ad altri il tuo pensiero. Ma Tu sai, Signore, di che piango. Ti ho temuto morto e che non ti fossi ricordato della promessa…», finisce in un sospiro, dopo aver detto con forza le prime parole, ribellandosi all’insinuazione di Giuda.
29Gesù le risponde: «Io non dimentico mai. Non temere. Va’ alla tua casa. Tranquilla. Ad attendere l’ora del mio trionfo e della tua pace. Va’. Sta per calare il sole. Ritiratevi, donne. E la pace sia con voi».
30«Signore, io non vorrei lasciarti…», dice Niche.
31«L’ubbidienza è amore».
32«E’ vero, Maestro. Ma perché non io pure come Elisa?».
«Perché tu mi sei utile qui come lei a Nobe. Va’, Niche, va’! Degli uomini scortino le donne perché non siano importunate».
33Mannaen e Gionata si apprestano ad ubbidire. Ma Gesù ferma Gionata chiedendogli: «Tu dunque torni in Galilea?».
«Sì, Maestro. Il giorno dopo il sabato. Mi manda il padrone».
34«Hai posto sul carro?».
«Sono solo, Maestro».
35«Allora condurrai con te Marziam e Isacco. Tu, Isacco, sai cosa devi fare. E tu pure, Marziam…»
«Sì, Maestro», rispondono i due, Isacco col suo mite sorriso, Marziam con un tremore di pianto nella voce e sulle labbra.
36Gesù lo carezza e Marziam, dimentico di ogni ritegno, gli si abbandona sul petto dicendo: «Lasciarti… ora che ti perseguitano tutti… Oh! Maestro mio! Ti vedrò mai più!… Sei stato tutto il mio Bene. Tutto in Te ho trovato!… Perché mi mandi? Lasciami morire con Te! Che vuoi che più mi importi la vita, se non ho Te?».
«Dico a te ciò che ho detto a Niche. L’ubbidienza è amore».
«Vado! Benedicimi, Gesù!».
37Gionata se ne va con Mannaen, Niche e le altre tre donne. Anche gli altri discepoli se ne vanno a gruppetti.
Un cuore di madre[20].
45Gesù, che si è messo fra i ginocchi il bambino, dice lentamente: «Affronterò Nahum… Non sarò odiato di più per questo. Non può crescere il suo odio. Non può. É già completo».
46Annalia, che non ha mai parlato, tutta assorta in un suo pensiero che la fa beata, apre la bocca per dire: «Se fossi rimasta, mi sarebbe piaciuto prenderlo con me. Sono giovane, ma ho cuore di madre…».
«Vai via? Quando?», chiedono le donne.
«Presto».
«Per sempre? E dove vai? Fuor di Giudea?».
«Sì. Lontano. Molto lontano. Per sempre. E sono tanto felice».
6. Morire d’amore infinito[21].
Le vergini d’Israele salutano il Messia.
32La casa di Annalia appare. La terrazza, inghirlandata di vite dalle foglie novelle tremolanti ad un mite vento di aprile, ha sul lato della via tutta una fila di giovinette biancovestite e biancovelate, al centro delle quali è Annalia, con cesti di petali di rose sfogliate e di mughetti che già volteggino nell’aria.
33«Le vergini di Israele ti salutano, Signore!», dice Giovanni, che si è fatto largo ed è ora al fianco di Gesù, attirando la sua attenzione sulla ghirlanda di purezza che si sporge sorridendo dal parapetto a spargere la via di petali rossi come sangue e di mughetti bianchi come perle.
34Gesù trattiene per un attimo le redini e arresta il puledro d’asina. Alza il volto e la mano a benedire quella verginità di Lui innamorata sino a rinunciare ad ogni altro amore terreno.
35E Annalia si protende e grida: «Il tuo trionfo io l’ho visto, o mio Signore! Prendi la mia vita per la tua glorificazione universale!», e con un grido altissimo, mentre Gesù passa sotto la sua casa e procede, lo saluta: «Gesù!».
36E un altro, diverso grido, supera il clamore delle turbe. Ma la gente, pur sentendolo, non si arresta. È un fiume di entusiasmo, un fiume di popolo in delirio che non può sostare. E mentre le ultime onde di questo fiume sono ancor fuori della porta, le prime onde già assalgono le salite che conducono al Tempio.
37«Tua Madre!», grida Pietro accennando ad una casa quasi all’angolo di una via che sale al Moria e per la quale si incanala il corteo. E Gesù alza il volto a sorridere a sua Madre, che è lassù fra le donne fedeli.
E’ caduto un fiore.
38L’intoppo di una numerosa carovana arresta il corteo pochi metri dopo che la casa è superata. E mentre Gesù sosta con gli altri, carezzando i bambini che le madri gli porgono, accorre un uomo e si fa largo urlando: «Lasciatemi passare! Una donna è morta. Una fanciulla. All’improvviso. La madre invoca il Maestro. Lasciatemi passare! Egli già l’ha salvata una volta!».
39La gente fa largo e l’uomo corre presso Gesù: «Maestro, la figlia di Elisa è morta. Ti ha salutato con quel grido, poi si è piegata indietro dicendo: “Io son felice” ed è spirata. Il suo cuore si è franto nel gran tripudio di vederti trionfante. Sua madre mi ha visto sulla terrazza accanto alla sua casa e mi ha mandato a chiamarti. Vieni, Maestro!».
40«Morta! Morta Annalia! Ma se era sana, florida, felice solo ieri?». Gli apostoli si affollano agitati, i pastori pure. Tutti l’hanno vista ieri in perfetta salute. Poco fa l’hanno vista rosea, ridente… Non si capacitano della sciagura… Chiedono, domandano i particolari…
41«Non so. Tutti avete sentito le sue parole. Parlava forte, sicura. Poi la vidi piegarsi indietro più bianca delle sue vesti e udii gridare la madre… Altro non so».
42«Non vi agitate. Non è morta. È caduto un fiore e gli angeli di Dio lo hanno raccolto per portarlo in seno ad Abramo. Presto il giglio della Terra si aprirà felice in Paradiso, ignorando per sempre l’orrore del mondo. Uomo, di’ ad Elisa che non pianga la sorte della sua creatura. Dille che essa ebbe una grande grazia da Dio e che fra sei giorni comprenderà qual grazia Dio fece alla figlia sua. Non piangete. Non pianga nessuno. Il suo trionfo è ancor più grande del mio, perché alla vergine fanno corteo gli angeli per condurla alla pace dei giusti. Ed è trionfo eterno che salirà di grado senza mai conoscere discesa. In verità vi dico che per voi tutti, ma non per Annalia, avete ragione di piangere. Andiamo». E ripete agli apostoli e a chi lo circonda: «È caduto un fiore. Si è adagiato in pace e gli angeli lo hanno raccolto. Beata la pura di carne e cuore perché presto vedrà Iddio».
43«Ma come, di che è morta, Signore?», chiede Pietro che non si capacita.
«D’amore. D’estasi. Di gaudio infinito. Felice morte!».
7. Conforto alla madre di Annalia[22].
A casa di Lazzaro.
Ubbidire il Messia in tutto senza discussione.
20Gesù intanto è arrivato alla casa di Lazzaro, sul colle di Sion, e bussa.
Levi gli apre. «Tu, Maestro?! Le padrone dormono. Perché non hai mandato un servo, se ti occorreva qualche cosa?».
«Non lo avrebbero lasciato passare».
21«Ah! è vero! Ma Tu come sei passato?».
«Sono Gesù di Nazareth. E i legionari mi hanno lasciato passare. Ma non va detto, Levi».
«Non lo dirò… Meglio loro di molti di noi!».
22«Conducimi dove dorme mia Madre e non destare nessun altro della casa».
23«Come vuoi, Signore. L’ordine di Lazzaro a tutti i suoi ministri di casa è di ubbidirti in tutto senza discussione e indugio. Era da poco l’aurora quando lo portò un servo, molti servi, a tutte le case. Ubbidire e tacere. Lo faremo. Ci hai reso il padrone…».
24L’uomo trotterella avanti per i corridoi, vasti come gallerie, dello splendido palazzo di Lazzaro sul colle di Sion, e il lume che porta fra le mani illumina fantasticamente le suppellettili e le tappezzerie che ornano questi larghi corridoi. L’uomo si ferma davanti ad una porta chiusa: «Lì è tua Madre».
«Va’ pure».
25«E il lume? Non lo vuoi? Io posso tornare al buio. Sono pratico della casa. Ci sono nato».
«Lascialo. E non levare la chiave dalla porta. Esco subito».
«Sai dove trovarmi. Chiuderò per precauzione. Ma sarò pronto ad aprirti la porta al tuo venire».
La prima vergine di Gesù e di Maria.
26Gesù resta solo. Bussa leggermente, un tocco così leggero che soltanto uno che è ben sveglio lo può sentire.
Un rumore dentro la stanza, come di un sedile che si sposta, e un leggero fruscio di passi, e una voce sommessa: «Chi bussa?».
«Io, Mamma. Aprimi».
La porta si apre subito. Il lume di luna è il solo lume che illumini la stanza quieta e distende il suo raggio sul letto intatto. Un sedile è presso la finestra spalancata sul mistero della notte.
«Non dormivi ancora? È tardi!».
27«Pregavo… Vieni, Figlio mio. Siedi qui dove io ero», e indica il sedile presso la finestra.
28«Non posso fermarmi. Ti sono venuto a prendere per andare da Elisa in Ofel. Annalia è morta. Non lo sapevate ancora?».
«No. Nessuno… Quando, Gesù?».
«Dopo il mio passaggio».
29«Dopo il tuo passaggio. Fosti dunque per lei l’Angelo liberatore?! Le era così prigione questa Terra! Lei felice! Vorrei essere io al posto suo! Morì… naturalmente? Voglio dire: non per sventura?».
30«Morì di gioia d’amore. Lo seppi che ero già sulla salita del Tempio. Vieni con Me, Mamma. Noi non temiamo di profanarci per consolare una madre che ebbe fra le braccia la figlia morta di soprannaturale gioia… La nostra prima vergine! Quella che venne a Nazareth, a te, per trovare Me e chiedermi questa gioia… Giorni lontani e sereni».
31«Ieri l’altro cantava come una capinera innamorata e mi baciava dicendo: “Io sono felice!”, ed era avida di sentire tutto di Te. Come Dio ti formò. Come mi elesse. E i miei primi palpiti di vergine consacrata… Ora comprendo… 5Sono pronta, Figlio».
32Maria si è, nel parlare, riappuntate le trecce, che aveva giù per le spalle e che la facevano parere così fanciulla, e si è messo il velo e il manto.
Conforto alla madre di Annalia.
Parla la madre alla Madre.
33Escono facendo il meno rumore che possono.
Levi è già presso il portone. Spiega: «Ho preferito… Per mia moglie… Le donne sono curiose. Mi avrebbe fatto cento domande. Così non sa…». Apre, fa per chiudere.
34Gesù dice: «Entro questa stessa vigilia ricondurrò mia Madre».
«Veglierò qui presso. Non temere».
«La pace a te».
Vanno per le strade silenziose, vuote, nelle quali la luna si ritira lentamente persistendo sull’alto delle case alte della collina di Sion. Più luminoso è il borgo di Ofel, dalle casette più umili e più basse.
35Ecco la casa di Annalia. Chiusa. Buia. Silenziosa. Dei fiori appassiti sono ancora sui due gradini della casa. Forse quelli gettati dalla vergine prima di morire, o quelli caduti dal suo letto funebre…
Gesù bussa alla porta. Bussa di nuovo…
36Il rumore di una impannata aperta in alto. Una voce affranta: «Chi bussa?».
«Maria e Gesù di Nazareth», risponde Maria.
«Oh! Vengo!…».
37Breve attesa e poi il rumore dei paletti rimossi. La porta si apre mostrando il volto disfatto di Elisa, che si regge a fatica allo stipite e, quando Maria entrando le apre le braccia, si abbatte sul suo seno con i singulti fiochi di chi ha già tanto pianto da non aver più voce da dare al suo pianto. Gesù chiude l’uscio e attende paziente che sua Madre calmi quell’affanno.
38Una stanza è vicina alla porta. Entrano in quella, portando Gesù il lume posato da Elisa sul pavimento dell’entrata prima di aprire la porta. Il pianto della madre sembra non possa aver fine. Parla, fra i singhiozzi rochi, a Maria. Parla la madre alla Madre. Gesù, in piedi contro una parete, tace…
Il dolore di Elisa.
39Elisa non può darsi ragione di quella morte, avvenuta così… E nel suo soffrire fa ricadere la causa di essa a Samuele, il fidanzato spergiuro: «Le ha spaccato il cuore, quel maledetto! Ella non diceva. Ma certo soffriva da chissà quanto! E nella gioia, nel grido, le si è aperto il cuore. Sia maledetto in eterno».
40«No, cara. No. Non maledire. Non è così. Dio l’ha amata tanto da volerla nella pace. Ma anche fosse morta per causa di Samuele -non è, ma supponiamolo per un istante- pensa quale morte di gioia ella ebbe, e di’ che l’azione malvagia le procurò morte felice».
41«Io non l’ho più! M’è morta! M’è morta! Tu non sai cosa sia perdere una figlia! Io due volte ho gustato questo dolore. Perché già la piangevo morta quando tuo Figlio la guarì. Ma ora… Ma ora… Egli non è tornato! Non ha avuto pietà… Io l’ho perduta! Perduta! Già nella tomba è la mia creatura! Sai tu cosa sia veder agonizzare un figlio? Sapere che deve morire? Vederlo morto quando lo si credeva risanato e forte? Non sai. Non puoi parlare… Era bella come una rosa apertasi allora al primo sole mentre si ornava questa mattina. Si era voluta ornare con la veste che le avevo fatta per le nozze. Voleva anche coronarsi come sposa. Poi preferì sfare la ghirlanda già pronta e sfogliare i fiori per gettarli a tuo Figlio, e cantava! Cantava! La sua voce empiva la casa. Era vaga come la primavera. La gioia le faceva brillanti come stelle gli occhi, e porporine come polpa di melagrana le labbra aperte sul candore dei denti, e le guance le aveva rosee e fresche come rose novelle che la rugiada decora. E divenne bianca come il giglio appena dischiuso. E mi si piegò sul petto come uno stelo spezzato… Più una parola! Più un sospiro! Più colore. Più sguardo. Placida, bella, come un angelo di Dio, ma senza vita. 8Tu non sai, tu che godi del trionfo di tuo Figlio e lo hai sano e forte, cosa è il mio dolore! Perché non è tornato indietro? In che lo aveva dispiaciuto, e io con lei, per non aver pietà della mia preghiera?».
Il dolore di Maria.
42«Elisa! Elisa! Non dire… Il dolore ti fa cieca e sorda… Elisa, tu non sai il mio soffrire. E non sai il mare profondo che diverrà il mio soffrire. Tu l’hai vista placida e bella irrigidirsi in pace. Fra le tue braccia. Io… Io sono più di sei lustri che contemplo la mia Creatura e, oltre le carni lisce e monde che contemplo e carezzo, io vedo le piaghe dell’Uomo dei dolori[23] che diverrà la mia Creatura.
Sai, tu che dici che io non so cosa è vedere un figlio andare due volte alla morte, e una entrarvi e rimanervi in pace, sai cosa è vedere per tant’anni questa visione, per una madre? Mio Figlio! Eccolo. È già vestito di rosso[24] come uscisse da un bagno di sangue. E presto, fra poco, ancor non sarà fatto oscuro il volto della tua creatura nel sepolcro, che io lo vedrò vestito della porpora del Sangue suo innocente[25]. Di quel Sangue che gli ho dato.
E se tu hai raccolto sul cuore tua figlia, sai quale sarà il mio dolore vedendo morire mio Figlio come un malfattore sul legno? Guardalo, il Salvatore di tutti! Nello spirito e nella carne. Perché la carne dei salvati da Lui sarà incorrotta e beata nel suo Regno. E guardami! Guarda questa Madre che ora per ora accompagna e conduce -oh! io non lo tratterrei di un passo!- suo Figlio al Sacrificio! Io ti posso capire, povera mamma. Ma tu capisci il mio cuore! Non odiare il Figlio mio. Annalia non avrebbe sopportato l’agonia del suo Signore. E il suo Signore la fece beata in un’ora di tripudio».
La candida aiuola del Re divino.
43Elisa ha cessato di piangere davanti alla rivelazione. Fissa Maria, dal pallido volto di martire lavato di lacrime silenziose, guarda Gesù che la guarda con pietà… e scivola ai piedi di Cristo gemendo: «Ma ella mi è morta! Mi è morta, Signore! Come un giglio, un giglio spezzato. Tu sei detto dai poeti che sei colui che si compiace fra i gigli[26]! Oh! veramente Tu, nato dal giglio-Maria, scendi sovente fra le aiuole fiorite, e delle rose purpuree ne fai candidi gigli, e li cogli levandoli al mondo[27]. Perché? Perché, Signore? Non è giusto che una madre goda della rosa nata da lei? Perché spegnerne il porporino nel freddo candore di morte del giglio?».
«I gigli! Saranno il simbolo di quelle che mi ameranno come mia Madre amò Dio[28]. La candida aiuola del Re divino».
44«Ma noi madri piangeremo. Noi madri abbiamo diritto alle nostre creature. Perché levarle alla vita?».
«Non così voglio dire, donna. Resteranno le figlie, ma consacrate al Re come le vergini nei palazzi di Salomone. Ricordati il Cantico… E spose saranno, le beneamate, in Terra e in Cielo».
«Ma la mia creatura è morta! È morta!». Il pianto riprende straziante.
La morte del giusto è grazia di Dio.
45«Io sono la Risurrezione e la Vita. Chi crede in Me, ancorché venga a morte, vive, e in verità ti dico che non muore in eterno. Tua figlia vive. Vive in eterno poiché credette nella Vita. La mia Morte le sarà completa Vita. Ha conosciuto la gioia del vivere in Me prima di conoscere il dolore di vedere Me strappato alla vita. Il tuo dolore ti fa cieca e sorda. Bene dice mia Madre. Ma presto dirai ciò che ti ho mandato a dire stamane: “Veramente la sua morte fu una grazia di Dio”. Credilo, donna.
L’orrore attende questo luogo. E verrà giorno in cui le madri colpite come te diranno: “Lode a Dio che risparmiò ai nostri figli questi giorni”. E le madri non colpite grideranno al Cielo: “Perché, o Dio, non ci hai ucciso i figli prima di quest’ora?”. Credilo, donna. Credi alle mie parole.
Non alzare fra te e Annalia la vera chiusura che separa, quella della diversità di fede. Vedi? Io potevo non venire. Tu sai quanto sono odiato. Non ti illuda il trionfo di un’ora!… Ogni angolo può celare un’insidia per Me. E sono venuto solo, nella notte, per consolarti e dirti queste parole. Io compatisco il dolore di una madre. Ma per la pace della tua anima ti vengo a dire queste parole. Abbi pace! Pace!».
Colui che dà pace.
46«Dammela Tu, Signore! Io non posso! Non posso nel mio soffrire darmi pace. Ma Tu, che rendi la vita ai morti e la salute ai morenti, dai la pace al cuore di una madre straziata».
«Così sia, donna. A te la pace». Le impone le mani benedicendola e pregando in silenzio su lei. Maria si è inginocchiata a sua volta presso Elisa, cingendola con un braccio.
47«Addio, Elisa. Io me ne vado…».
«Non ci vedremo più, Signore? Io non uscirò dalla casa per molti giorni e Tu te ne andrai dopo le feste pasquali. Tu… sei ancora un poco parte di mia figlia… perché Annalia… perché Annalia viveva in Te e per Te». Piange. Più calma, ma quanto piange!
48Gesù la guarda… La carezza sul capo canuto. Le dice: «Mi vedrai ancora».
«Quando?».
«Fra otto notti da questa».
«E mi conforterai ancora? Mi benedirai per darmi forza?».
«Il mio cuore ti benedirà con tutta la pienezza del mio amore per quelli che mi amano. Vieni, Madre mia».
49«Figlio mio, se lo concedi vorrei rimanere ancora con questa madre. Il dolore è un maroso che torna, dopo che si è allontanato Colui che dà pace… Rientrerò all’ora di prima. Non ho paura ad andare sola. Lo sai. E sai che passerei per tutto un esercito nemico pur di confortare un mio fratello in Dio».
«Sia come tu vuoi. Io vado. Dio sia con voi».
Esce senza far rumore, chiudendosi dietro le spalle la porta della stanza e quella della casa.
8. Apparizione alla madre di Annalia[29].
Il Messia risorto appare alla madre di Annalia.
1Elisa, la madre di Annalia, piange sconsolatamente nella sua casa, chiusa in una stanzetta dove è un lettino senza coperture, forse quello di Annalia. Tiene il capo abbandonato sulle braccia, a loro volta abbandonate, tese sul lettuccio come per abbracciarlo tutto. Il corpo grava sui ginocchi in posa di languore. Di vigoroso non c’è che il suo pianto.
Poca luce entra dalla finestra aperta. Il giorno da poco è risorto. Ma una luce viva si fa quando entra Gesù.
Dico: entra, per dire che è nella stanza mentre prima non c’era. E dirò sempre così per significare il suo apparire in un luogo chiuso, senza stare a ripetermi come Egli si scopra da dietro ad una grande luminosità che ricorda quella della Trasfigurazione, da dietro un fuoco bianco -mi si permetta il paragone- che pare liquefare muri e porte per permettere a Gesù di entrare col suo vero, respirante, solido Corpo glorificato: un fuoco, una luminosità che su di Lui si rinchiude e lo nasconde quando se ne va. Però, dopo, piglia l’aspetto bellissimo di Risorto, ma Uomo, proprio Uomo, di una bellezza centuplicata rispetto a quella che già aveva prima della Passione. È Lui, ma è il Lui glorioso, Re.
«Perché piangi, Elisa?».
Non so come la donna non riconosca la Voce inconfondibile. Forse il dolore l’intontisce. Risponde come se parlasse a un parente che forse l’ha raggiunta dopo la morte di Annalia.
«Hai sentito ieri sera quegli uomini? Egli non era nulla. Potere magico, ma non divino. Ed io che mi rassegnavo alla morte di mia figlia pensandola amata da un Dio, in pace… Me lo aveva detto!…», piange ancor più forte.
«Ma lo videro risorto in molti. Solo Dio da Se stesso può risuscitarsi».
«L’ho detto anche io a quelli di ieri. Lo hai sentito. Ho combattuto le loro parole. Perché le loro parole erano la morte della mia speranza, della mia pace. Ma essi -hai sentito?- essi hanno detto: “Tutta commedia dei suoi seguaci per non confessarsi folli. Esso è morto e ben morto, e putrido, l’hanno trafugato e distrutto, dicendo che è risorto”. Hanno detto così… E che per questo l’Altissimo ha mandato il secondo terremoto, per fare loro sentire la sua ira per la loro sacrilega menzogna. Oh! non ho più conforto!».
«Ma se tu vedessi il Signore risorto, coi tuoi occhi, e lo palpassi con le tue mani, crederesti?».
«Non ne sono degna… Ma certo che crederei! Mi basterebbe vederlo. Non oserei toccare le sue Carni perché, se così fosse, sarebbero carni divine, e una donna non può avvicinarsi al Santo dei Santi».
«Alza il capo, Elisa, e guarda Chi ti è davanti!».
La donna alza la testa canuta, il viso sfigurato dal pianto, e vede… Cade ancor più ribassata sui calcagni, si sfrega gli occhi, apre la bocca su un grido che vuol salire ma che lo stupore strozza in gola.
8«Sono Io. Il Signore. Tocca la mia Mano. Baciala. Mi hai sacrificato la figlia. Lo meriti. E ritrova, su questa Mano, il bacio spirituale della tua creatura. È in Cielo. È beata. Dirai questo ai discepoli e questo giorno».
La donna è così affascinata che non osa il gesto, ed è Gesù stesso che le preme sulle labbra la punta delle sue dita.
«Oh! sei proprio risorto!!! Felice! Felice sono! Te benedetto che mi hai consolata!».
Si curva per baciargli i piedi e lo fa, e resta così.
La luce soprannaturale fascia nel suo splendore il Cristo, e la stanza è vuota di Lui. Ma la madre ha il cuore pieno di incrollabile certezza.
S O M M A R I O
1. Una madre ritrova la speranza
2. Annalia, la prima Consacrata alla verginità per amore al Messia.
La perfezione a cui la creatura può salire.
L’agnella trova il suo Pastore.
Consacrazione all’Amore per amore.
Annalia perla di ignorato valore.
3. Annalia scelta da Dio a sposa.
Annalia lascia la carne per la Luce.
Vergine in eterno per amore di Dio.
Chi è in piedi cerchi di non cadere
Chi è in piedi, guardi di non cadere.
La menzogna porta sulla via del Male.
La cena pasquale in casa di Samuele.
La paga del peccato è la morte.
5. Annalia da Gesù con altri discepoli dopo la fuga del Tempio.
Le vergini d’Israele salutano il Messia.
7. Conforto alla madre di Annalia.
Ubbidire il Messia in tutto senza discussione.
La prima vergine di Gesù e di Maria.
Conforto alla madre di Annalia.
La candida aiuola del Re divino.
La morte del giusto è grazia di Dio.
8. Apparizione alla madre di Annalia.
Il Messia risorto appare alla madre di Annalia.
[1] 22 gennaio 1945.GESU’ DI NAZRET, La Buona Novella ai piccoli del gregge di Gesù, inedito Vol. 2 N° 85
[2] 24 gennaio 1945. La Buona Novella. Op. Cit. Vol.2 N°86
[3] 6 maggio 1945. La Buona Novella. Op. Cit. Vol.2 N°156,
[4] Gesù sapeva e ricordava, ma voleva che le anime si aprissero con la massima libertà e confidenza.
[5] La nonna di Gesù si chiamava Anna e Lia fu la prima moglie di Giacobbe al quale diede sei figli (Gn. 30,20).
[6] 24 giugno 1945. La Buona Novella. Op. Cit. Vol.3 N°199,74
[7] 20 settembre 1945. La Buona Novella. Op. Cit. Vol. 4. N°281
[8] 24 gennaio 1946. La Buona Novella. Op. Cit. Vol. 6 N° 368
[9] 2 febbraio 1946. La Buona Novella. Op. Cit. Vol. 6 N° 374
[10] Genesi 3
[11]< A causa della incredulità, mala volontà, ostinata impenitenza da parte di tali rinnegatori >
[12] 3 febbraio 1946. La Buona Novella. Op. Cit. Vol. 6 N° 375
[13] “Chiunque maledirà il suo Dio, porterà la pena del suo peccato. Chi bestemmia il nome del Signore dovrà essere messo a morte: tutta la comunità lo dovrà lapidare” (Lv 24,10-16).
[14] 8 ottobre 1946. La Buona Novella. Op. Cit. Vol. 8 N° 509
[15] Lo spirito di Dio investì Zaccaria che si alzò in mezzo al popolo e disse: “Dice Dio: Perché trasgredite i comandi del Signore? Per questo non avete successo; poiché avete abbandonato il Signore, anch’egli vi abbandona”. Ma congiurarono contro di lui e per ordine del re lo lapidarono nel cortile del tempio (2 Cronache 24,17-22); Mt 23,35
[16] Onia, sommo sacerdote, giusto, sapiente e coraggioso difensore del Tempio, fu ucciso a tradimento, perché non voleva fosse toccato il Tesoro del Tempio: 2 Maccabei 4,30-35
[17] “Egli (il devastatore) stringerà una forte alleanza con molti per una settimana, e, nello spazio di metà settimana, farà cessare il sacrificio e l’offerta; sull’ala del tempio porrà l’abominio della desolazione e ciò sarà sino alla fine” (Daniele 9,27). “Forze da lui armate si muoveranno a profanare il santuario della cittadella, aboliranno il sacrificio quotidiano e vi metteranno l’abominio della desolazione” (Dn 11,31). “Ora, dal tempo in cui sarà abolito il sacrificio quotidiano e sarà eretto l’abominio della desolazione, ci saranno mille duecentonovanta gironi. Beato chi aspetterà con pazienza e giungerà a milletrecento trentacinque giorni” (Dn 12,11-12)
[18] Esodo 28; 39,1-31
[19] Gen 22
[20] 26 marzo 1947. La Buona Novella. Op. Cit. Vol. 9. N° 584
[21] 30 marzo 1947. La Buona Novella. Op. Cit. Vol. 9. N° 590
[23] Isaia 52,13 ; 53,12
[24] Chi è costui che viene da Edom, da Bozra con le vesti tinte di rosso? Costui, splendido nella sua veste, che avanza nella pienezza della sua forza? – “Io, che parlo con giustizia, sono grande nel soccorrere”. (Is 63,1)
[25] – Perché rossa è la tua veste e i tuoi abiti come quelli di chi pigia nel tino? – “Nel tino ho pigiato da solo e del mio popolo nessuno era con me” Is 63,2-3
[26] “Come un giglio fra i cardi, così la mia amata tra le fanciulle” (Cc 2,2).
[27] “Il mio diletto era sceso nel suo giardino fra le aiuole del balsamo a pascolare il gregge nei giardini e a cogliere gigli” (Cc 6,2
[28] ). “Il mio diletto è per me e io per lui. Egli pascola il gregge fra i gigli” (Cc 2,16).
[29] 16-17 aprile 1947. Vol 10. N° 632
