ORDINE DEI SALVATORI.
A cura di Fray Jesus Maria de Cabanaconde
Servo dell’Ordine dei Salvatori S.O.S
S O M M A R I O
compartecipazione alla corredenzione.
Necessità della corredenzione.
Necessità di una Vittima perfetta.
Necessità della Fraternità corredentrice.
2. L’unica via per salvare il mondo.
Vivere con equilibrio la vita di “salvatori”.
I “salvatori” vivono l’atmosfera della carità.
I quattro aspetti dei “salvatori” spiritualizzati.
Nulla turba i “salvatori” se loro non vogliono.
Tutta la vita dei “salvatori” è eroicità.
Tutta la vita dei “salvatori” è salvare.
L’unica via per salvare il mondo.
3. Salvare è la più grande delle carità.
Metodo per conquistare le anime.
Metodo per fermare la corruzione.
Il dono dei “Salvatori” è la Croce.
Il premio dei “Salvatori” è oltre i dolori.
I “Salvatori” fanno aprire le dighe della misericordia.
Beati i “salvatori” del mondo.
COMPARTECIPAZIONE AL DOLORE REDENTORE
Entrare nella camera della tortura.
Restare nella camera della tortura.
7. Sofferenza degli olocausti.
Utilità della sofferenza totale.
Caduto l’amore nasce il dolore.
Più si ama e più s’è generosi.
10. L’operazione chirurgica spirituale.
L’operazione chirurgica fisica.
L’operazione chirurgica spirituale.
I tre chiodi che configgono al patibolo.
A merito totale, totale premio.
11. Martirio del dolore e dell’amore.
Necessità della buona volontà.
Martirio che proviene da Satana.
Martirio che proviene dal dolore permesso da Dio.
Nel bene o nel male solo il consenso da valore all’atto.
L’ottavo sacramento e la nona beatitudine.
COMPARTECIPAZIONE ALL’AMORE REDENTORE.
Penitenti per riparare l’infinito dei peccatori.
Aiutanti nel vincere Satana nei cuori.
Santi nello spirito e nella carne.
Sena l’amore le pratiche non hanno valore.
I giganti, gli amorosi, i volonterosi.
Chi sono i giganti dell’amore?
La forza che regge l’universo.
14. Coppe d’amore al cielo levate.
Duplice qualità del Sangue di Gesù.
I moderni nipoti dei lontani ebrei.
Coppe d’amore al Cielo levate.
15. L’amore di compartecipazione.
Il calice dell’angelo consolatore.
Bisogno del nostro dolore per l’Opera.
16. Sulla vetta del monte nuziale.
Associati nel riscatto degli smarriti.
17. Duplice amore dei “Salvatori”.
I “salvatori” condividono le torture di Gesù.
Riempiono di sacrifici la culla di Gesù
I “Salvatori” sorreggono il mondo insieme a Gesù
20. Tutto è amore nei “Salvatori”.
21. L’Amore che trasporta con amore.
Predilezione per le ore di dolore del Salvatore.
Miele e conforto dei “Salvatori”.
Donazione totale dei “Salvatori”.
Eroismo d’amore dei “Salvatori”.
Criterio per riconoscere lo spirito che parla.
Il timore cede il posto all’amore.
Chi ama passa da morte a vita.
La misura dell’amore è l’immolazione.
Mistici sponsali dell’anima con Dio
23. La sapienza si trae dall’amare Dio con tutte le forze.:
L’amore raffina le potenze dell’anima.
Chi ama possiede la vera intelligenza.
24. Termine della perfezione è l’amore.:
Fratelli dei celesti abitatori.
Conseguenze del sistema superbo.
L’universo obbedisce ad una legge di amore verso Dio.
Regolarsi in proporzione all’amore di Gesù per noi.
26. Gli amorosi rapporti fra Dio e l’anima.
27. L’amore e la notte oscura dell’anima.
28. Amore reciproco tra l’anima e lo Sposo.
Violenza distruggente dell’amore.
29. La bellezza dell’anima sposa.
La sposa del Canto dei Cantici.
Compartecipazione all’ubbidienza redentrice.
30. La parte eletta del gregge.
Uomini-dèi fatti sacerdoti e vittime.
Parte eletta sono i “Salvatori”.
Il Salvatore ha redento con la obbedienza.
I “salvatori” redimono con l’obbedienza continua
Il vento leggero dell’obbedienza.
32. I Martiri del Volere di Dio.
Trascurati da chi ne ha il dovere.
La carità dei “salvatori” è sempre attiva.
33. Martirio dei “liberatori”.
I “salvatori” nell’espansione della Chiesa.
I “salvatori “sono i figli della Chiesa militanti.
Martirio di vigilanza, ubbidienza, sforzo continuo.
Apostoli incarcerati, martiri della carità.
L’obbedienza al comando di Dio.
Cuori fatti specchio di Dio dalla carità.
Seguaci fedeli del Dominatore eterno.
35. Gli angeli e i “salvatori”.
Lotta e vittoria dei “salvatori”.
Limpidi come sorgiva di monte.
Sacerdoti celebranti del sacrificio di lode.
36. In compagnia degli angeli.
Vantaggi dell’obbedienza e della carità.
L’angelo nell’ora del sacrificio.
I “salvatori” sono imitatori di Dio.
I “salvatori vivono nell’amore e la purezza.
L’ira di Dio è sugli increduli.
Somiglianza con Gesù Redentore.
39. Simili a Gesù nelle prove del dolore.
La natura del Salvatore e la natura dei “salvatori”
Glorificazione del Modello dei “salvatori”.
Le ripugnanze dei “salvatori” al dolore.
I “salvatori” amano e imitano il loro Modello.
40. Sentimenti e nomi nuovi dei “salvatori”.
I “salvatori” portano in sé un segno di Gesù.
Salvare è più grande di essere salvato.
Il nome nuovo e la gloria futura.
Il comportamento quotidiano dei “salvatori”.
La mèta eterna dei “salvatori”.
Sulle vie dell’amore perfetto.
Possessori del segreto per vincere l’io umano.
Possessori del segreto per giungere alla pace vera.
Ogni “salvatore” è un piccolo redentore.
43. Copie perfette del Salvatore.
Il dualismo fra lo spirito e la carne.
Le vie purpurei del sacrificio.
Consumarsi per Dio e per le anime.
46. Piccola Messa dei “salvatori”.
Piccola Messa dei “salvatori”.
47. Redentori non giustizieri.
Imitatori dell’esempio di Gesù.
Considerate la vostra elezione.
Formazione al martirio volontario.
48. Alla scuola della Croce.(La scuola).
La salita alla vetta della Croce.
49. Dio lavora i suoi “salvatori”. (Il Maestro).
50. Lo scultore e la sua opera. (Il metodo).
I “salvatori” sono in continuo lavoro per i fratelli.
I “salvatori” bevono al posto di Gesù il fiele e l’aceto.
51. Volontari della sofferenza. (Il discepolo)
Piccoli crocifissi che si immolano per amore.
Agnellini fra le mani del Pastore buono.
52. L’altare dei profumi. (L’altare)
La metafora dell’altare biblico.
La realtà del cuore consacrato.
I lati dell’altare: sacrificio e virtù cardinali
La copertura: le virtù teologali
Profumo e oblazione: immolazione d’amore.
Sacrificio di espiazione per i peccati.
53. Potenza dell’immolazione. (La palestra)
54 Eroicità delle eroicità nel sacrificio. (Le qualità)
Generosità di rinunciare al matrimonio.
Generosità di offrirsi vittima.
Fiat per sua gloria di Dio e per i fratelli.
55. Consigli per perfezionarsi nel dolore. (Perfezionamento)
56. Incanalare i sentimenti di tristezza. (esercizio)
Tristezza offerta e consacrata.
Effetti della tristezza offerta.
I “salvatori sono istruiti dalla Sapienza
57. Mediare tra Dio e i fratelli.
Anfore che trasudano il profumo di Cristo.
Tabernacoli viventi della presenza del Signore.
Mediatori tra Dio e i fratelli.
58. Continuare l’Opera del Verbo.
Continuatori dell’Opera del Verbo.
Futuro glorioso dei “salvatori”.
I “Salvatori” si occupano degli interessi di Dio-Padre.
I “salvatori” si immolano per tutti.
Beati quelli che lavorano per la Verità.
La più grande delle misericordie dei “salvatori”.
I “salvatori” sono apostoli del Vangelo.
Potenza della preghiera dei “salvatori”.
60. Salvare attraverso il sacrificio.
I “salvatori” devono conoscere l’abbandono del Padre.
I “salvatori” sono eroi della verità come il loro modello.
Salvatori dei fratelli attraverso il sacrificio
Bere al calice amaro delle tentazioni.
I piccoli “salvatori” consumano il sacrificio.
Ostie per molti e gemme per Gesù.
Necessità del vero pentimento per avere Gesù.
63. Essere ostie di espiazione.
Glorificare Dio nel servizio alle “voci”.
Gli eroi della sofferenza e la preghiera.
Condizione per essere salvati.
I “salvatori” muoiono d’amore.
66. Liberare il mondo vivendo nel mondo.
Le forme di pietà nella storia.
I “salvatori” sono apostoli e martiri.
67. Portare Cristo agli altri.
Portatori di Cristo e parafulmini.
Evangelizzazione senza frontiere.
68. Slegare le mani del Salvatore.
Satana per mezzo dei peccatori lega le mani a Gesù.
Giustizia dell’autorità umana.
I “salvatori” slegano le mani a Gesù con l’amore.
Comandamenti calpestati e Sacramento profanato.
Riparare col dono del proprio cuore a Gesù.
69. Guidare le anime alla salvezza.
Imparare da Dio ad essere buoni.
Il dolore umano e quello spirituale.
Riparare al culto del preziosissimo Sangue
I “salvatori” sono ministri di questo culto.
Cuori portatori del Sangue di Gesù.
72. Anime oranti. Preghiera dei “salvatori”.
73. Preghiera di massimo rendimento.
Pregare e soffrire per redimere
Secondo Atto di offerta di Vittima alla Giustizia e all’Amore.
Altro Coroncina per ottenere rassegnazione.
75. Programma settimanale di sacrifici.
Per i sacerdoti e i consacrati.
Programma settimanale in coroncina.
Da pregare in privato o insieme ad altri dopo la comunione delle messe feriali:
76. Consacrazione alla missione.
L’anima curvata verso la terra.
Liberazione di tutti i legami.
Volontà di riparare continuamente
78. Bisogno di anime crocifisse.
Confidenze e rivelazioni sono riservate ai “salvatori”
Vivi da angelo e da sacerdote ma sempre più da “vittima”.
Immenso bisogno di anime crocifisse.
“Ama Dio e osserva i suoi comandamenti”.
Metodo da seguire quando Dio ci colpisce.
Parabola del Padrone di barca.
Gesù il buon padrone della nostra navicella.
Ogni prova è segno di grande amore.
Gesù permette burrasche atrocissime.
Le difese e il sole dell’anima.
82. Consumarsi per Dio e per le anime.
Gli occhi fissi allo scopo del dolore.
Consumarsi per Dio e per le anime.
83. Il frutto delle sofferenze è la gloria.
Essere “figlia di Dio” in maniera totale
84. Glorificazione dei “salvatori”.
Evangelizzazione dell’universo.
“Dio apparirà nelle vostre carni glorificate”.
“Vedrete il miracolo del Regno messianico”.
I fiori del mondo e i fiori dei “salvatori”.
86. Posto dei “salvatori” in cielo.
Il salvatore offre il suo cuore.
I “salvatori” danno il loro sangue e le loro lacrime.
I “salvatori” si immolano come il loro Signore.
I primi nella schiera dei nuovi redentori.
87. Il glorioso transito dei “salvatori”.
I “salvatori” non si perdono mai.
88. La gloria dei “salvatori!”.
La sofferenza è la gloria dei “salvatori”.
I dolori del Salvatore e della Corredentrice.
L’eredità eterna dei “salvatori”.
L’eredità terrena: dolori e lacrime
Gloria futura delle sofferenze temporali.
Supplica d’amore COredentore rivolta da Gesù aI SALVATORI
1. La supplica è una leva potente.
2. La supplica è una sovrabbondanza.
3. La supplica è un pungolo possente.
4. La supplica è un lamento d’amore.
5. La supplica è un invito all’olocausto.
91. Esigenza della Supplica: essere corredentrici.
1. Essere anima corredentrice.
92. Obbligo della Supplica: consacrarsi col voto d’amore.
3. Dare tutto per la causa dell’amore.
3. Gesù Dio, non può salvare da solo il mondo.
5. Gesù trionferà mediante la nostra accelerazione d’amore.
L’ATTO CHE ACCELERA L’AMORE REDENTORE
L’atto d’amore è fuoco vivificante.
94. Fecondità dell’atto d’amore
Un atto d’amore salva un’anima.
Un atto d’amore ripara mille bestemmie.
Un atto d’amore cancella un passato di orrendi sacrilegi.
Un atto d’more rinnova l’Alleanza con Dio.
Ogni atto d’amore attira a te Gesù.
95. Martirio dell’atto d’amore.
L’atto d’amore è la tua bandiera
L’atto d’amore è la tua palestra
L’atto d’amore è il tuo dovere.
L’atto d’amore è la tua Croce.
L’atto d’amore è il tuo martirio.
96. Qualità dell’atto d’amore.
La risonanza e la trasparenza.
Missione d’amore è carità pura
Qualità necessarie della missione d’amore.
Volontà consacrata al Signore.
CRESCITA E IRRADIAZIONE DELL’AMORE REDENTORE
Per crescere nell’amore di Gesù
Per irradiare l’amore di Gesù.
La vita interiore inizio del Regno di Dio.
Le Leggi della vita interiore:
LA VIRTU’ DELL’AMORE REDENTORE
La verginità d’amore rende liberi
La verginità d’amore ridà la gioia e l’immacolatezza
Presentazione del Fondatore
Dice Gesù:
“Tutti coloro che vogliono, che chiedono al Signore Iddio di fare di essi dei “salvatori”, devono ben pensare che Io e Maria siamo il modello e che quelle sono le torture da condividere per salvare. Non saranno la croce, le spine, i chiodi, i flagelli materiali. Saranno altri, di altra forma e natura. Ma ugualmente dolorosi e ugualmente consumanti. Ed è solo consumando il sacrificio fra quei dolori che si può divenire salvatori. È una missione austera. La più austera di tutte. Quella rispetto alla quale la vita del monaco o della monaca della più severa regola è un fiore rispetto ad un mucchio di spine. Perché questa è non regola di Ordine umano. Ma Regola di un sacerdozio, di una monacazione divina, il cui Fondatore sono Io, Io che consacro e accolgo nella m i a Regola, nel m i o Ordine, gli eletti ad essa, e impongo loro il mio abito: il Dolore totale, sino al sacrificio”
Gesù di Nazareth.
Questa Regola, contenuta nella Buona Novella ai piccoli del Gregge di Gesù, libro 16, capitolo 613, fu dettata da Gesù a Maria Valtorta il 20 febbraio, 1944, questa regola è vita vissuta da Gesù, e offerta a noi come modello per diventare uomini spirituali, perfetti, divini. Accolta e praticata secondo la capacità d’ogn’uno, ci rida l’identità del cristiano, essere luce del mondo, sale della terra, città edificata sul monte perché tutti vedano le opere buone, e glorifichino Dio. La spiritualità, mistica e missione sono insegnamenti di Gesù, Fondatore dell’Ordine, contenuti in tutta l’Opera e da noi raccolti e pubblicati in questo unico testo.
Il primo capitolo di questo libro è tutta la Regola, non è stilata in articoli, perché nessuno sia obbligato a formule fisse, il Fondatore vuole che ognuno, secondo la propria capacità e generosità, formule la propria risposta di condivisione e si comporti di conseguenza
Le regole formulate a piedi pagina obbligano solo a coloro che vogliono il
sacerdozio o la monacazione divina e seguire e servire il Signore da Apostoli fino a la
morte.
Il curatore.
SPIRITUALITÀ
compartecipazione alla corredenzione.
1. Fraternità corredentrice.
Necessità della corredenzione.
Necessità di una Vittima perfetta.
Dice Azaria[1]:
1 «La S. Messa di oggi [solennità di Gesù Cristo Re] ha inizio con una frase che è chiave per capire come si diventa gloriosi. Dice: “L’Agnello, che è stato immolato, è degno di ricevere la potenza, la divinità, la sapienza, la fortezza e l’onore. A Lui gloria e impero nei secoli dei secoli”[2].
2 Chi è l’Agnello? [3] È il Figlio di Dio e di Maria Immacolata. Dal Padre ha avuto in eterno vita, dalla Madre ha avuto, nel giusto tempo, l’umanità, ed è divenuto Gesù Cristo. Ha forse cessato, essendo Gesù Cristo, di essere Dio? No, non ha cessato di esserlo, ma ha assunto anche la natura umana, divenendo vero Uomo[4] per potere essere il Salvatore, ossia Jeosciuà[5].[…]
3 […] Essendo Dio poteva Colui che è detto l’Agnello non essere degno di ricevere potenza, divinità, sapienza, fortezza e onore? Non solo poteva queste cose, ma le aveva per sua natura divina. È allora un errore sostenere che l’Agnello è degno di riceverle? Non è un errore. Dal momento che il Verbosi fece carne e divenne l’Agnello di Dio per la grande Pasqua redentrice, Egli, alla perfezione propria di Dio, unì la natura di Uomo, e come tutti gli uomini ebbe una libera volontà, delle passioni[6], dei sentimenti, dei sensi.
4 Il Padre SS. non esercitò nessuna coercizione sul Figlio incarnato e lo trattò alla stregua d’ogni altro uomo perché la sua santità d’Uomo fosse reale e perfetta, e pari alla sua Santità di Dio. Se il Padre avesse legato o attutito la libertà, e i sensi, e sentimenti del Figlio; se – e lo poteva fare – avesse interdetto al demonio, al mondo, e alla carne, di avere voce per il Figlio incarnato[7], l’Umanità del Figlio e la sua Santità di uomo sarebbero state una parvenza soltanto[8]. Ma il Padre volle la piena e perfetta Santità del Figlio fattosi Carne perché la Vittima fosse realmente l’Agnello senza macchia, ostia immacolata e immolata ‘pro omnibus’.
5 Il Figlio di Dio fu tentato non una, ma mille e mille volte: nella sua Umanità[9], perché unicamente in essa poteva esserlo, e dalla sua stessa Umanità e dal mondo e dal demonio. E rimase Santo e Fedele di sua libera volontà alla Legge, alla Giustizia e perciò anche alla sua Missione[10]. E perciò anche fedele al Sacrificio per compiere il quale aveva preso Carne.
6 Ed ecco allora che per questo Colui che essendo Dio si fece Uomo, si fece Vittima, si fece Agnello, è degno di ricevere, anche come Uomo, ciò che già possedeva come Dio, e la gloria e l’impero nei secoli dei secoli.
7 Se non si fosse sacrificato – ecco la chiave – non avrebbe avuto. È per il suo amore al sacrificio, che è la forma più alta dell’amore, che all’Agnello viene dato lo scettro di Re dei Re e Signore dei Signori.
8 Chi vuole avere la gloria vera ami il sacrificio, imitando l’Agnello, e con l’Agnello dividerà la gloria beatifica.
9 L’Orazione canta: “O Dio onnipotente ed eterno che volesti restaurare ogni cosa nel tuo diletto Figlio, Re dell’Universo”. Vedete, o anime, il desiderio di Dio e la sua generosità d’amore? Non c’era che un Dio che potesse placare Dio e restituire l’Ordine, turbato nell’Eden[11], alla primitiva perfezione. L’Ordine era che coloro che sono stati creati ad immagine e somiglianza di Dio potessero godere di Dio ed essere dèi nel bel Paradiso.
Necessità della Redenzione.
10 Lo spirito, concesso da Dio, emanazione di Dio, germe di Dio Padre degli uomini, negli uomini non era conveniente che si sperdesse dopo la morte della carne. E neppure era conveniente che un perpetuo esilio tenesse gli spiriti giusti lungi dalla Dimora del Padre in un limbo sempiterno. La prima cosa non era conveniente per la dignità che va data a tutto ciò che viene da Dio, la seconda per la Giustizia di Dio. I giusti dovevano avere un premio. Quale, se non il Paradiso? Ma nel Paradiso non potevano entrare anime lese dalla colpa d’origine che nessun purgatorio annulla. Ecco allora la necessità[12] di annullare questa Colpa. Ecco la necessità che un Dio ristabilisse l’Ordine e lo sublimasse[13] anche, perché la mondezza dalla Colpa non viene ora unicamente da un’eredità quale sarebbe stata quella degli uomini da un Adamo ed Eva fedeli, ma dal Sacrificio di un Dio-Uomo[14], dai suoi meriti infiniti, dalla sua Dottrina che, accolta da anime di buona volontà, le fa imitatrici del Figlio di Dio nelle opere e nelle virtù.
11 Il sacrificio, l’amore eroico, l’imitazione del Martire divino, la compartecipazione delle povere creature alla Passione di un Dio[15], con pari meriti e frutti, sempre tenendo presente la differenza che è fra Dio e l’uomo, non sarebbero stati, se la colpa di due non avesse provocato la necessità della Incarnazione SS. e della Redenzione SS. Quanto sarebbe mancato agli uomini per fare invidia agli angeli se la Bontà di Dio Padre e la Generosità di Dio Figlio, nate e sorrette dall’Amore Infinito, non avesse mandato agli uomini il Salvatore, il Maestro perfetto, nel quale ogni uomo, che vuol divenire “dio”[16], deve rispecchiarsi ed imitare per condividere la gloria di Gesù SS. nel Cielo.
Necessità della Fraternità corredentrice.
12 Le vostre corone non sono più le ingenue e facili corone che avrebbero avuto nell’Eden i figli dell’uomo, ma le auree, spinose, preziose corone regali dei fratelli di Cristo, del Coronato Re del dolore, del Coronato Re della Gloria, le corone del martirio, di duri rami spinosi imperlati di sangue, le corone di gloria imperlate dei vostri sacrifici che vi attendono in Cielo[17].
13 “Fratelli” esclama l’Apostolo, “ringraziamo Dio Padre che ci ha fatti degni di partecipare alla sorte dei santi nella Luce, e liberandoci dall’impero delle tenebre ci ha trasportati nel regno del suo Figlio diletto, nel sangue del quale abbiamo avuto redenzione e remissione dei nostri peccati”.
14 Un inno di grazie perpetuo dovrebbe sgorgare dal cuore degli uomini, per tanto amore. Un inno non di parole vane, ma di palpiti d’amore e d’azioni sante fatte ad imitazione di Cristo. Un inno di riconoscenza e di lode per avervi fatti compartecipi con Cristo della redenzione dei fratelli[18], per avervi fatti fratelli al suo Verbo, a Gesù, figlio di Dio e di Maria, al Dio Perfettissimo, al Perfettissimo Uomo, al Re eterno che ha portato agli uomini “l’immagine dell’invisibile Dio”, al Primogenito vero, “perché in Lui tutte le cose si sono fatte in Terra e in Cielo”, e “tutto è stato creato per mezzo di Lui: ‘Parola’ e in vista di Lui”, ossia perché il Diletto del Padre potesse divenire Re dei Re dopo aver assunto tutte le regalità: l’Umanità, la Sapienza, il Dolore, la Tiara di Pontefice[19], l’impero sulla Morte”[20].
15 Di tanta Perfezione voi siete fratelli per il Sangue Preziosissimo che al Padre piacque che il Figlio prendesse e versasse, umiliando la pienezza della sua divinità, congiunta alla Carne immacolata, sul patibolo della Croce per riconciliare “le cose della Terra con quelle del Cielo”. E, Fratello Perfetto, Egli vi tende la Mano e porge lo scettro perché, come si legge nella storia d’Ester[21], voi lo baciate e non abbiate più a temere il Re grande e terribile che per voi, o voi che lo amate ed imitate, è Fratello del quale non dovete temere.
16 Il Padre a Lui dice in perpetuo: “Chiedimi, e lo ti darò in retaggio i popoli…”. Ed Egli, il Re sublime, chiede voi, voi che amate, i prediletti, e chiede i peccatori, e a voi si volge perché uniate la vostra supplica alla Sua[22], il vostro soffrire attuale, suo soffrire di un tempo, e insieme uniti lavoriate con Lui a propagare il suo dominio sino agli ultimi confini della Terra. Siate alteri di quest’elezione, e militate eroicamente sotto il vessillo di Cristo Re per poi regnare con Lui nella gloria celeste.
17 Militare eroicamente è procedere secondo il codice che Paolo fissa ai suoi cristiani. La vita del cristiano è perpetua milizia[23], e milizia eroica, perché in lotta continua contro le stesse cose che combatté Gesù Cristo SS. nei suoi 33 anni di vita terrena per conservarsi Agnello senza macchia. […]
La virtù della prudenza.
18 […] Vivere con la prudenza a compagna delle proprie azioni, senza perdere del tempo, che non sapete se potete poi ritrovare. Pensare sempre che di molte ore anche i migliori avranno a rendere conto. Ore di tiepidezza, di ciance vane, di sonnolenza pigra, di peccato anche. Fruire perciò d’ogni minuto per riparare il male fatto o il bene non fatto. Il domani non è mai sicuro. Usare perciò del presente che è sempre un dono di Dio, per darvi modo di acquistare meriti ai suoi Occhi SS.
19 Essere prudenti, ossia riflettere prima di fare cose che uno stimolo interno vi spinge a fare e che sembrano anche buone. Talora il demonio suscita un impulso, buono in apparenza, ma che crea un successivo procedere errato. Talora anche di una ispirazione o di un dono veramente divini se ne serve il demonio per suggestionare al male o sprezzandoli o esagerandoli, o continuando a dirli esistenti anche quando sono già passati. È la ragione della caduta di molte anime che Dio aveva predilette, e che non hanno saputo essere prudenti, e tanto più vegliare quanto più i doni o le ispirazioni sono sublimi. Prudenza nel pensiero, nell’azione, nell’uso del dono, o nell’eseguire l’ispirazione. Che non ne sorga fumo di superbia o smania di esagerazione, che sciuperebbe tutto.
20 Saper tacere e saper ascoltare nel silenzio le reazioni della coscienza alle voci che ode. Ricordare che ciò che viene dall’alto comunica sempre pace e fortezza contro le voci dei sensi e delle seduzioni, mentre ciò che viene dall’invidioso Avversario dà sempre turbamento e favorisce il cedere dell’io a ciò che seduce la parte inferiore con la sensualità, o il pensiero con l’orgoglio e la menzogna. Imparare a leggere la volontà di Dio. In una vita raccolta ciò si ottiene. In una svagata, no.
21 Paolo dice: “Non vi ubriacate col vino, sorgente di lussuria, ma siate ripieni di Spirito Santo”[24]. Oh! non è a temersi soltanto il vino tratto dalla vite, ma anche e più ancora il vino della superbia, inebriante più del succo della vite. La superbia non fa dell’uomo un superuomo ma un pigmeo, ma un animale, unicamente un animale ragionevole – e poco anche questo, perché la superbia offusca la ragione – un animale, e non più un dio, e ciò per l’assenza dello Spirito Santo che fugge dai superbi e dagli impuri. Del resto la superbia è l’impurità dello spirito. La presenza dello Spirito di Dio divinizza l’uomo, la superbia lo priva di questo Spirito, e l’uomo discende[25].
22 Prudenza nelle parole. Quanto si pecca con le parole! Parole licenziose, parole di mormorazione, parole d’ira, parole vane. Sappiate vegliare sulla lingua, facendola organo di lode a Dio e di edificazione ai fratelli, e non strumento di ferita o di frastuono.
23 Prudenza nel dire a sé stessi e agli altri: “Io sono da più, e comando”. Quelli che sono realmente da più degli altri siano umili nella loro grandezza, fratelli maggiori[26] e non despoti dei minori. I minori siano umili e aiutino, con la loro ubbidiente umiltà, i maggiori nel disimpegno della loro missione. E tutto avvenga nell’amore di Gesù SS. che fu umile come
nessuno[27] e per gloria di Dio. […].
Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo».
Obolo d’anime.
Dice Gesù: [28]
24 «Maria, so che ti ferisco e ti accascio. Ti eri sperata gioia dalla mia Pasqua. Rose dopo le spine. Sorrisi dopo le lacrime. Sei vittima. Restano le spine e le lacrime anche nel tempo pasquale, perché bisogna restare sulla croce per quest’umanità perversa.
25 Ti chiedo di restare sulla croce per Me. Salvare il mondo è stato il mio sogno. Salvare le anime la mia gioia. Il mondo è perduto a Dio, ma le anime si possono salvare ancora: coloro che hanno ancora un’anima, languente ma viva. Ti chiedo la carità per esse. È Gesù, mendicante d’amore nella sua veste di Risuscitato glorioso, che ti chiede quest’obolo d’anime perché il suo Regno abbia ancora dei sudditi».
2. L’unica via per salvare il mondo.
L’atmosfera della carità
Vivere con equilibrio la vita di “salvatori”.
Dice Gesù[29]:
1 «Per potere vivere con equilibrio la vita di vittime, bisogna mettersi risolutamente nel piano dello spirituale, dimenticando assolutamente quanto non è questo piano.
2 Ho detto “equilibrio” perché nelle cose della terra si usa questo termine per significare una cosa o una persona che è così giustamente posata sul suo asse tanto da non caderne per scosse di veruna sorta; e che se anche le riceve, perché è naturale le riceva, ne sopporta l’urto con un lieve ondeggiamento che non è debolezza, ma che è prova della sua stabilità, perché non si risolve in catastrofi, ma si risolve in un ritorno alla stessa posizione di prima.
3 Lo stesso è per le cose non terrestri e perciò spirituali. L’anima giustamente posata sul suo asse non cade per urti che le possono venire impressi. Subisce l’assalto, ne soffre perché è irruzione di forze malvagie nell’atmosfera di soprannaturale pace che la circonda, perché è fragore di basse voci che per un attimo soverchiano le celesti armonie di cui essa si bea e, come stelo percosso da tempesta, ondeggia la sua corona fiorita, ma non si svelle, e passato l’assalto si ristabilizza nella sua pace tesa ad ascoltare le parole che l’amore di un Dio continuamente sussurra al suo spirito.
I “salvatori” vivono l’atmosfera della carità.
4 Dove è il piano spirituale? Oh, molto in alto! Dove l’umanità non giunge.
Essa è ancora nota, perché lo spirito non è cieco, né il vivere nella sua atmosfera vitale lo rende stolto. No, ché anzi aumenta la sua potenza di vedere e intendere. Ma ciò è perché esso vive già nell’atmosfera della Carità, essendo il piano spirituale l’anticamera del beato Paradiso: il Limbo attuale di coloro che non sono ancora nati alla Vita eterna, ma il cui spirito è già in attesa per entrarvi, pueri spirituali il cui battesimo avverrà nel bacio che l’Eterno darà loro quando, sciolti dal carcere della carne, come frecce di ardore, come colombe di fiamma liberate dall’arco o dalla tagliola, saetteranno a Dio, loro mèta, loro nido, ansia di tutta la loro sosta nell’esilio terreno.
5 La Carità, ansiosa di unirsi a queste minori carità, appunta i suoi ardori su questo piano e lo impregna di Sé. Coloro che in esso vivono, di Essa se ne nutrono, l’assorbono con l’avidità del loro spirito. Sono bocche assetate che suggono ciò che è loro gioia e non cessano, neppure mentre suggono, di cantare la loro gioia; non cessano, mentre cantano, di pregare per i fratelli; non cessano, mentre pregano, di ripetere loro le parole che odono e che sono di Dio.
I quattro aspetti dei “salvatori” spiritualizzati.
6 Perché gli spiriti viventi nel piano dello spirito sono simili agli animali della Teofania di Ezechiele[30]. Hanno quattro aspetti, perché è quadruplice il loro operare, e usano di quattro bocche. Guardano Dio, che è Sole, col loro volto d’aquila e ne cantano con esso le lodi. Se ne satollano come leoni perché Dio è la loro preda e di Essa sola essi appetiscono. Pazienti come bovi, non si stancano di pregare per i fratelli la cui conquista al regno dello spirito è opera paziente e instancabile. E colla loro bocca d’uomo ripetono agli uomini nel linguaggio dell’uomo ciò che, volando come aquile nel regno del Sole-Dio, hanno udito da Dio.
7 La Carità è sempre attiva, e i viventi nella Carità sono attivi come essa.
La Carità è multiforme e multi operante, ed essi hanno carità multiforme e multi operante. La Carità è ardente ed essi sono “carboni incandescenti” che Dio sempre più arroventa. La Carità è leggera e veloce, ed essi hanno ali per andare leggeri e veloci dove l’impeto della carità li porta. E non si volgono “indietro” a guardare ciò che lasciano.
Nulla turba i “salvatori” se loro non vogliono.
8 Ecco che ti ho ricondotto al punto primo. Per potere vivere con equilibrio la vita delle vittime, bisogna mettersi risolutamente nel piano dello spirituale, dimenticando assolutamente quanto non è questo “piano”. Ho detto così nel primo periodo di questo dettato. E così ripeto.
9 Tu qui sei e qui resti. L’unica cosa che può farti uscire da questo equilibrio, che è perfetto perché in esso ti ho messa Io che sono perfetto nel mio operare, non è che la volontà tua. Tutto il resto ti potrà scuotere, ti potrà turbare, entrando col suo fragore e con la sua tempesta nell’atmosfera di cui sei circondata, ma non potrà levarti dal tuo centro. Non potrà se tu non vuoi.
10 E non ti turbare se ti senti turbata. Lascia che il turbamento venga da altri – uomini o Satana che siano – ma non unirvi mai il tuo. Sarebbe il più lesivo. Perché il più interno.
11 Non dirti mai: “Non sono capace di fare bene ciò che faccio”, “Non so servire Dio con perfezione”, “Pecco invece di santificarmi”. Certo che non sai fare bene, che non sei perfetta nel servire, che hai ancora imperfezioni molteplici. E chi mai sa fare bene, alla perfezione, senza mai peccare, finché è uomo? Chi è perfetto, se si paragona alla Perfezione?
12 Ma la Perfezione, appunto perché è Perfezione, sa anche giudicare e vedere perfettamente, e perciò sa vedere la vostra intenzione, il vostro studio, il vostro sforzo di fare bene, di servire perfettamente, di non peccare, e con un sorriso annulla e perdona, con un sorriso compie ciò che voi non riuscite a compire.
La vita dei “Salvatori”.
Tutta la vita dei “salvatori” è eroicità.
13 Nel piano dello spirituale deve morire ogni pensiero umano. Molto difficile questo. È perciò che si chiama eroicità la virtù dei santi e che i santi sono tanto pochi; perché gli eroi sono molto pochi. E questa eroicità è più grande, complessa e soprattutto più lunga di quella umana, la quale è un episodio nella vita di un uomo, mentre questa è la vita di un uomo.
14 L’eroismo di un uomo è l’atto improvviso che si presenta e che non dà tempo alla carne di mettere avanti le sue voci pavide. L’eroismo di un uomo ha sempre, anche se egli non se ne accorge di averle, due grucce: l’impulsività del carattere e il desiderio della lode.
15 Quello del santo non è un atto improvviso: è la vita. Tutta la vita. Da mattina a sera. Da sera a mattina. Da un mese all’altro. Da un anno all’altro. Per il caldo, per il freddo, per il lavoro, per il prossimo, per il riposo, per il dolore, per le malattie, per la povertà, per i lutti, per le offese. Una collana della quale ogni minuto è una perla aggiunta. Una perla che si è formata con le lacrime, la pazienza, la fatica. Non scende dal Cielo questo eroismo, come una manna. Deve nascere in voi. In voi soli. Il Cielo non vi dà più che non dia a tutti. Non è aiutato dal mondo. Anzi il mondo lo combatte e ostacola in tutti i modi.
Tutta la vita dei “salvatori” è salvare.
16 Vero è che il suo combattere è il migliore coefficiente di formazione,
perché sopportare il mondo con pazienza e amarlo per l’odio che vi dà è il nucleo principale di quest’eroismo; intorno ad esso si uniscono cellule di pazienza nella fame, sete, freddo, caldo, notti senza riposo, malattie, povertà, lutti. Ma il più è sempre sopportare il mondo e amarlo soprannaturalmente.
17 Nessun pensiero umano. L’amore di Dio, solo. L’interesse di Dio, solo. Ecco come pensa l’eroe dello spirito. Ecco come agisce colui che vive nell’equilibrio dello spirito. Io? che sono io? I miei dolori? Le mie fatiche? La mia povertà? Le noie che mi vengono dal prossimo? Nulla. Ciò che conta è Dio. Di questo, questo e quest’altro me ne servo per Lui e sono felice di avere questo, questo e quest’altro perché con questo, questo e quest’altro posso amare Dio, non perché mi preserva ma per puro amore; posso servire Dio, usando queste monete, per salvare il prossimo facendo così l’interesse di Dio.
L’unica via per salvare il mondo.
18 Credi tu, Maria, che non mi dolga di dovervi salare così col patire, voi che prediligo? Credi tu che se potessi non vorrei darvi tutta la gioia per la gioia che voi mi date?
19 Ma non vi è altra via per salvare il mondo. Il dolore. Anche Io, che ero Dio, non ho trovato che questa per essere il Salvatore. La gioia diverrà Gioia per voi. Ma nell’altra vita. Qui non c’è, per voi, vittime amate e care. Qui c’è la mia pace, qui c’è l’unione con Me, qui c’è il mio amore. Gioie dello spirito. Ma per la carne nulla. Per essa c’è il dolore. E non basta mai, perché sempre più cresce l’errore. Voi siete le riparatrici degli errori e non potete avere soste nel riparare, perché il Nemico continua a distruggere e bisogna continuare a edificare per mantenere al mondo ancora un aspetto umano e non completamente satanico.
20 Il Cristo in Cielo non piange più. Ma soffre ancora perché, se è Dio, è anche l’Uomo ed ha un cuore. E di che soffre questo mio cuore, perfetto nelle sue passioni? Di vedersi disamato e di vedere soffrire, di dover lasciare che soffrano coloro che lo amano e che esso ama.
21 Oh! come ne soffro di vedervi soffrire per compiere in voi la redenzione dell’uomo! Come ne soffro! Ma, ad ogni palpito di dolore, che risponde al vostro dolore, Io unisco un dono per il Cielo. Per il vostro Cielo. È vostro. Voi lo conquistate ora per ora, ed esso vi attende.
22 Oh! che fulgori sono qui per voi! Oh! che amore vi attende! Oh! che
ansia di darvelo! Alza gli occhi e guarda. Fra i mille fulgori di ciò che hai meritato ti splende e sorride la Faccia del tuo Dio. E ti benedice».
3. Salvare è la più grande delle carità.
Metodo per conquistare le anime.
Dice Gesù[31]:
1 «Maria, ti sei offerta senza riserve, non è vero? Vuoi che le anime si salvino per il tuo sacrificio, non è vero?
2 E allora non pensi che ti ho detto[32] che le anime si conquistano con la stessa arma con cui esse si perdono? L’impurità di un’anima con la purezza, la superbia con l’umiltà, l’egoismo con la carità, l’ateismo e la tiepidezza con la fede, e la disperazione, e la disperazione, e la disperazione, Maria, con le vostre angosce che pure non disperano, ma chiamano Dio, guardano a Dio, cercano Dio, sperano in Dio anche quando Satana, il mondo, gli uomini, gli eventi sembrano congiurare contro la speranza e si alleano per dire: “Non c’è Dio” [33].
Metodo per vincere i demoni.
3 In quest’ora satanica che vivete, mentre dovrebbe unicamente essere usata un’arma per vincere la guerra di Satana alle creature di Dio, mentre basterebbe invocare il mio Nome con fede, speranza, carità intrepide, pressanti, accese, per vedere fuggire le armate di Satana e cadere infranti i loro mezzi che Io maledico, cosa sale dalla Terra al Cielo, e mai tanto vi sale come quando su voi è il flagello orrifico delle armi omicide, micidiali, che Satana ha insegnato all’uomo e che l’uomo ha accettate mettendo in disparte la legge che dice: “Amatevi come fratelli”[34] per assumere quella che dice: “Odiatevi come io, Satana, odio”? Un coro di bestemmie, maledizioni, di derisioni a Dio, di disperazioni. La morte molte volte vi ferma sulle labbra quelle parole, ve le inchioda e vi porta così, marcati da un’ultima colpa, al mio cospetto.
15 Maria, tu stupisci come dopo tanto aiuto Io ti lasci ora sentire tanta angoscia. Ti ho aiutata nell’ora della morte di chi amavi[35] e ti ho dato il mio cuore per guanciale e la mia bocca per musica e per lino che ha asciugato il tuo pianto col suo bacio e attutito il tuo dolore col suo canto d’amore. Ma quello era dolore tuo. Me lo avevi già offerto ed Io l’avevo già usato. Era l’ora che te ne premiassi. Era l’ora che ti sostenessi perché tu mi devi servire ancora, mia piccola “voce”, e non voglio che tu muoia prima del momento in cui la tua voce potrà tacere, avendo dato abbastanza agli immeritevoli uomini di parola mia.
16 Ora vi sono troppi che si dannano nella disperazione e muoiono accusandomi. Anche sulla bocca dei bimbi che, oggi, sanno più bestemmiare che pregare, e maledire che sorridere, e sempre più sapranno bestemmiare e maledire, poveri fiori sporcati dal mondo e dal suo re infernale quando il loro non è che un boccio ancora serrato.
Metodo per fermare la corruzione.
17Perché alle vostre troppe, troppe, troppe maledizioni non abbia finalmente a rispondere una mia che vi stermini senza darvi tempo di invocarmi più; perché alle troppe, troppe, troppe accuse vostre a Me non abbia finalmente a tornare a voi la mia accusa tremenda; perché alle vostre troppe, troppe, troppe disperazioni, frutto naturale della vostra vita di bastardi, non abbia finalmente a corrispondere la mia condanna eterna su voi, miei salvati che calpestate Me e la salvezza che vi ho dato[36], occorre che vi siano vittime che amano, soffrono, pregano, benedicono, sperano, ma ripeto: soffrano, soffrano, soffrano di quel che fa soffrire i fratelli, le quali vittime purifichino col loro amare, soffrire, pregare, benedire, sperare, i luoghi in cui si va incontro alla Morte, non quella della carne ma dello spirito.
18Io ti dico che se il numero di chi ama, crede e spera, fosse uguale a quello di coloro che non amano, non credono, non sperano, e che se nei tragici momenti in cui vi incombe la strage un uguale numero di invocazioni salissero insieme alle imprecazioni – bada che non dico un numero maggiore ma un numero uguale – tutte le insidie e le volontà dei demoni e degli uomini–demoni rimarrebbero spezzate e cadrebbero senza farvi più male, come avvoltoio al quale vengono spezzate le ali e non può più far preda.
19 Animo! Sii una che salva.
20 Salvare! Per salvare l’Umanità ho lasciato il Cielo. Per salvare l’Umanità ho conosciuto la morte.
21 Salvare! La più grande delle carità. Quella che fu la carità del Cristo. Quella che fa di voi, salvatrici, le anime che più sono uguali al Cristo.
22 Io vi benedico, o voi tutte a Me sorelle nel salvare. Io ti benedico. Benedico te alla quale, per farti felice di una felicità immisurabile ed eterna, ho dato di essere una che salva.
23 Va’ in pace. Sta’ in pace. Io sono con te, sempre.»
4. Lavacro di misericordia.
Le dighe della misericordia.
Il dono dei “Salvatori” è la Croce.
Dice Gesù[37]:
1 «Piccolo Cristo che sei caduta sotto la croce, rialzati e prendi la croce e cammina spargendo lacrime e spargendo sangue.
2 Non sempre si cade per colpa. Le vittime cadono per il dolore delle colpe altrui e per la cognizione del frutto di quel dolore. E sono le cadute più sante, le cadute simili alle mie, perché sono cadute di carità.
3 Maria le vittime appoggiano sulle loro gracili spalle due croci. Quella del loro Gesù che vogliono portare esse e quella che sarebbe a punizione dei fratelli. Alle vittime, alle quali è svelato il futuro, appare come un mare l’oceano di dolore causato dalle colpe degli uomini e, nonostante il velo del pianto, è a loro svelato tutto il pianto futuro.
4 Non giova chiudersi gli occhi, Maria. È la mente che vede perché, unita alla mia, ha della mia le percezioni mirabili. È un dono. Ma è come il dono che mi fecero le soldatesche di Pilato per incoronarmi re: è un dono che ferisce. Sono spine. Qui sono spine. Ma sii ad esse fedele. Al di là saranno rose.
Il premio dei “Salvatori” è oltre i dolori.
5 Vedi oltre il pianto, oltre le tenebre, oltre l’oceano del dolore umano, la cui onda ti copre e ti intride – perché il posto della vittima è simile al frangionde di un porto e riceve su di sé la furia delle tempeste del largo e la spezza facendosi spezzare – vedi, oltre l’orrore che il mondo si crea, la terra di pace, l’amore di gioia, la vita di estasi che ti aspetta.
6 Oltre questo tormento è il tuo Gesù che ti attende. Oltre queste vampe è la frescura dei giardini eterni. Là non avrai più sete, più fame, più stanchezza e dolore. Io ti sarò fontana e cibo, Io ti sarò riposo e gioia. Riposerai su di Me sentendoti dire che ti amo e potendomi dire che mi ami. Oltre questa povera vita è il vero amore., Per ora è la croce. Ancora un poco e verrò.
I “Salvatori” fanno aprire le dighe della misericordia.
7 L’esser buoni, o figli, rifà l’anima simile a quella del bimbo: fiduciosa, ilare, leggera, in pace.
8 Il regno dei Cieli, Io l’ho detto, è di chi sì fa simile ai bimbi. Ma avrete un anticipo di quel regno beato anche sulla terra se verrete al Padre con l’anima tornata innocente, poiché Dio ama i pargoli, e davanti ad un’anima che sa farsi pargola per amor suo e torna pura, onesta, amorosa, fedele, apre le dighe della Misericordia facendone fluire torrenti di grazie.
9 Il mondo che muore ha bisogno di questo lavacro di misericordia per detergere tutte le sozzure e tutto il sangue e ricoprirsi di beni per i bisogni degli uomini.
10 Nulla è impossibile a Dio e nulla è impossibile all’uomo che vive in Dio.»
Beati i “salvatori” del mondo.
11 Tanto più presto[38] e tanto più abbondante e sicuro do pane e pace quanto più fra le torme di folli sono numerosi i giusti di Dio, travolti nel comune castigo non per loro punizione, ma per vostra redenzione. Perché il Bene per fiorire ha sempre bisogno di lacrime di santi e di olocausti di redentori.
12 Oh! beati questi cristi che voi ignorate, ma che il mio Cuore raccoglie come gemme in uno scrigno! Oh! beati questi angeli che sanno, fra il coro delle bestemmie e delle oscenità nel quale perite, cantare il “Gloria” e il “Sanctus” al loro Dio! Purificatori di questa terra dai miasmi che le vostre colpe creano, vivono ardendo come turiboli e offrono a Dio il fuoco più sacro: quello dell’amore. Per questi Io compirò ancora il miracolo del perdono, il miracolo di radunare i resti del mio popolo e di far loro comprendere che soltanto in Dio è salute. Gli altri, coloro che non vogliono essere mio popolo – e ricordate che Io non misuro con la vostra misura – continueranno a seguire l’insegna del loro re.
13Non deve morire il mondo senza che l’esercito di Cristo sia raccolto sotto il suo comando. Dispersi, percossi, abbattuti, fatti simili ad arena che il vento sparge sui lidi del mare, udrete il comando e verrete a Me, perché un momento verrà in cui Io sarò Re di questi poveri regni senza corona e di questi sudditi senza re. Già vedo gli spiriti di quel tempo volgersi alla chiamata e venire lottando contro tutti gli ostacoli seminati da secoli di errore, venire verso la Luce e verso la Verità. Dico “spiriti”, perché solo i viventi dello spirito potranno conoscere la Voce che li chiama.
14 O voi che ora siete già viventi dello spirito, precursori del Cristo nella sua seconda venuta, antitesi dei precursori dell’Anticristo che operano in suo nome l’opera preparatoria della desolazione, preparatemi le vie col vostro olocausto. I precursori del figlio di Satana hanno veste di dignità umana; i precursori del Figlio, di Dio hanno la stessa corona del loro Re, e loro trono e cattedra sono la croce e il dolore.
15Ma come sempre, e come specialmente nell’ora in cui il Dolore dovette vincere il Peccato, è sempre il dolore quello che salva, è sempre il sacrificio quello che redime. Ed ora il mondo, per essere redento, ha bisogno non tanto di esser coperto di spighe quanto di anime eroiche, di vittime di carità.»
COMPARTECIPAZIONE AL DOLORE REDENTORE
5. Scopo del dolore.
Scopo benefico.
Discernere il dolore.
Dice Gesù[39]:
1 «Poco, tanto per persuaderti che Io sono con te. Sei troppo affievolita. Non puoi scrivere molto. Né occorre. A Me e a te basta il reciproco amore. Agli altri non necessita dare molte parole, perché ben pochi fra essi le accolgono con animo retto.
2 Ti voglio fare osservare il I° capitolo della Genesi. Una frase che si ripete sei volte, una per ogni giorno creativo: “E Dio vide, che ciò era buono”[40]. Il settimo giorno Dio si riposa sulla bontà di ciò che era stato da Lui fatto.
3 La Bontà. Uno dei principali attributi di Dio. Egli, buono, non fa che cose buone. E si riposa, felice, su esse, perché pensa che i suoi figli di esse cose buone ne godono.
4 Pensa sempre questo, mia anima fedele. “Il male si insinua ma non viene da Dio. Da Dio viene ciò che è buono”. Perciò, quando le cose sono a te malvagie, non farne accusa a Dio. Ma al Padre volgiti per averne aiuto.
5 Perciò, anche per capire se una cosa viene da Dio o da ciò che Dio non è – nemico del bene dai molti nomi che vanno da quello di Satana, padre di ogni male, a quelli di guerra, sopraffazioni, crudeltà, invidie, calunnie e così via – osserva in te e nel tuo prossimo le reazioni che produce. Se col dolore è pace, allora è prova che viene da Dio. Se nel dolore è tormento, ma l’anima rimane unita al suo Signore e gli piange in seno, allora è cosa permessa da Dio. Se nel dolore, e più che nel dolore, nella gioia, nella riuscita delle cose, nel benessere, nel trionfo – poiché questo avviene in tal caso – vi è inquietudine e distacco da Dio, allora è fatto che viene dal Male.
6 Il Male viene sempre con l’effimera e ingannatrice veste di un utile umano. Non ti ingannare mai. L’utile vero è il soprannaturale. Le prove sono le monete con cui si acquista quest’utile. La pace è la carezza di Dio al suo fedele provato.
7 Piangi, sei creatura e devi subire la debolezza della tua natura d’uomo. Ma sta’ in pace. Dio è con te e da questo dolore saprà darti cosa buona, perché Egli medica così le ferite del Nemico dei suoi figli e suo. Traendo dal male un motivo per darvi un maggior eterno bene e sin da ora la sua benedizione».
Il destino dell’uomo.
8 «È detto nell’Ecclesiastico[41] che diversi sono i destini dell’uomo.[42]
9 Chi segna il vostro destino? Questo è un grande punto da stabilirsi per non cadere in errore. Errore che può essere cagione di pensiero blasfemo e anche di morte dell’anima. L’uomo dice delle volte: “Posto che il destino lo fa Iddio, Dio fu ingiusto e malvagio con costui perché lo ha colpito da sventure”.
10 No, figlia. Dio non è mai malvagio e non è mai ingiusto. Voi siete dei miopi e non vedete che molto malamente e solo le cose che sono vicine alla vostra pupilla. Come potete voi allora sapere il perché – scritto nel Libro del Signore – del destino vostro? Come potete voi, dalla Terra, granello di polvere turbinante nello spazio, comprendere ciò che è la verità vera delle cose e che è scritta in Cielo? Come dare un nome giusto ad una cosa che vi accade?
11Il bambino al quale la madre porge una medicina piange, chiama brutta e cattiva la madre, cerca respingere quel farmaco che a lui appare inutile e ripugnante. Ma la madre sa che essa fa ciò non per cattiveria, ma per bontà, sa che nella autorità che dispiega in quel momento per farsi ubbidire essa non è brutta, ma anzi si riveste di una maestà che l’abbellisce, essa sa che quella medicina è utile alla sua creatura e con carezze o con voce severa la obbliga a prenderla. Se la madre potesse prenderla lei per guarire il suo piccino malato, quanta ne prenderebbe!
Scopo del dolore.
12 Anche voi siete dei bambini rispetto al Padre buono che avete nei cieli. Egli vede le vostre malattie e non vuole che rimaniate ammalati. Vi vuole sani e forti, il vostro Padre d’amore. E vi dà i farmaci per rendere robuste le vostre anime, per raddrizzarle, guarirle, per renderle non solo sane ma anche belle.
13 Se Egli potesse farne a meno, di farvi piangere, credete che lo farebbe, Egli il cui Cuore tutto amore è rigato dalle lacrime dei suoi figli? Ma a ognuno il suo tempo. Egli ha fatto tutto per voi, per portarvi alla salute eterna. Si è persino esiliato dai Cieli, ha persino spremuto il suo Sangue fino all’ultima goccia per darvelo, farmaco santissimo che sana ogni piaga, vince ogni malattia, rinforza ogni debolezza.
14Ora è il vostro tempo. Poiché, nonostante la Parola scesa dai Cieli a darvi la guida della Vita e nonostante il Sangue profuso per redimervi, voi non avete saputo staccarvi dal peccato e in esso sempre ricadete, Egli, l’Eterno che vi ama, vi dà un castigo di dolore, più o meno grande a seconda dell’altezza a cui vuole portarvi o del punto fino al quale vuole farvi espiare quaggiù il vostro debito di figli disertori.
Il destino dei figli di Dio
I figli della Luce.
15 Vi sono, è vero, creature che hanno il dolore per divenire splendenti di doppia luce nell’altra vita. Ma vi sono altre creature che devono avere il dolore per detergere la loro stola macchiata e raggiungere la luce. Sono la grande maggioranza. Ma – è un controsenso ma è vero – ma sono proprio costoro che più si ribellano al dolore e dicono ingiusto Iddio e cattivo perché li abbevera di dolore. Sono i più malati e si credono i più sani.
16 Quanto più uno è nella Luce e tanto più accetta, ama, desidera il dolore.
17Accetta quando è una volta nella Luce.
18Ama quando è nella Luce due volte.
19 Desidera e chiede il dolore quando è tre volte nella Luce, immerso in essa e vivente di essa.
Il figlio delle tenebre.
20 Mentre invece, quanto più uno è nelle tenebre e più fugge, odia, si ribella al dolore.
21Fugge: le anime deboli che non hanno forza di compiere il gran male e il bene ma vivacchiano una povera vita spirituale avvolta nelle caligini della tiepidezza e delle colpe veniali, hanno una paura incoercibile per ogni pena, di qualunque natura sia. Sono spiriti senza scheletro, senza forza.
22Odia: i viziosi ai quali il dolore è ostacolo a seguire i vizi d’ogni natura, odiano questo grande maestro di vita spirituale.
23Si ribella: il grande peccatore, venduto totalmente a Satana, accumula delitto a delitto spirituale attingendo le vette della ribellione che sono bestemmia e suicidio o omicidio, pur di vendicarsi (almeno egli lo crede) della sofferenza. Su questo, l’opera paterna di Dio si tramuta in fermentazione di male, perché esso gran peccatore è impastato col Male come farina impastata col lievito. E il Male, come lievito sotto la lavorazione del dolore, gonfia in essi e li rende pane per l’Inferno.
24 A quale hai appartenuto di queste tre categorie? A quale appartieni ora? In quale vuoi restare? Non occorre la risposta. La so. È per questo che ti parlo e sono con te.
Il destino lo fa l’uomo.
25 Altre volte l’uomo dice: “Se ognuno ha un destino segnato è inutile arrabattarsi e lottare. Lasciamoci andare, tanto tutto è segnato”.
26 Altro pernicioso errore. Il destino è conosciuto da Dio, sì. Ma voi lo conoscete? No. Non lo conoscete ora per ora.
27 Ti porto un esempio. Pietro mi rinnegò. Nel suo destino era segnato che egli conoscesse questo errore. Ma egli si pentì di avermi rinnegato e Dio lo perdonò e lo fece suo Pontefice. Se egli avesse persistito nel suo errore, avrebbe potuto divenire il mio Vicario?
28 Non dire: era destinato. Non dimenticare mai che Dio conosce i vostri destini, ma il destino lo fate voi. Egli non violenta la vostra libertà d’azione. Vi dà i mezzi e i consigli, vi dà gli avvertimenti per rimettervi sulla via buona, ma se voi non ci volete stare su quella via, Egli non vi ci forza a restare.
Il libero arbitrio.
29 Siete liberi. Vi ha creati maggiorenni. Gioia di Dio è, se voi rimanete nella casa del Padre, ma se dite: “Voglio andarmene” Egli non vi trattiene. Piange su voi e si accora sul vostro destino. E di più non vuole fare, ché facendo di più vi leverebbe quella libertà che vi ha dato. Gioia di Dio quando, comprendendo, sotto il morso della carestia, che solo nella casa del Padre è gioia, voi tornate a Lui. Gioia e riconoscenza di Dio a coloro che col loro sacrificio e le loro preghiere, soprattutto queste due cose, e poi con le loro parole, riescono a rendermi un figlio. Ma di più no.
30 Però sappi che coloro che nella mia mano sono come molle argilla nella mano del vasaio, sono i prediletti del Cuore mio. La mia mano è su loro dolce come una carezza. Le mie carezze li modellano dando ad essi la mia impronta e somiglianza di mitezza, umiltà, carità, purezza, e la più bella di tutte le somiglianze: la mia di Redentore.
31 Perché sono queste le anime che continuano la mia missione di Redentore ed alle quali Io dico un continuo “grazie” che è la più protettrice delle benedizioni. E se il velo della Veronica è sacro perché porta la mia effigie, che saranno queste anime che sono la mia vera effigie?
32 Animo, Maria! La mia Pace è con te. Io sono con te. Non temere.»
6. Nel segreto del dolore.
La camera dell’olocausto.
Entrare nella camera della tortura.
Dice Gesù[43]:
1. «Sai perché, Maria, ti sono illuminate cose che sono proprio riservate solo a te? Perché tu non ti sei accontentata di seguire Gesù fino al Cenacolo, ma sei entrata, dietro al tuo Sposo di dolore, anche nella camera della tortura. Ci vuole molta generosità, molta carità, molta fedeltà per fare questo, ed Io so premiare questi tre molti.
2 Quando fui arrestato, apostoli e discepoli, che avevano saputo seguirmi giurandomi fedeltà fino alla frazione del pane, fuggirono. Soltanto due mi seguirono. Giovanni l’amoroso e Pietro l’impulsivo. Però Pietro, come tutti gli impulsivi, franse il suo impeto davanti al primo scoglio della difficoltà e della paura e si fermò alla porta. Giovanni, il tutto amore, sfidò tutto e tutti ed entrò.
Restare nella camera della tortura.
3 Vi fu più coraggio in Giovanni in quell’attimo, che in tutto il resto della sua vita. Dopo, durante il lungo apostolato, era corroborato dallo Spirito Santo e aiutato, nei primi anni, dalla Madre mia, Maestra di fortezza e di apostolato. Inoltre era stato avvalorato nella fede dalla mia Resurrezione, dai primi miracoli, dal vedere sempre più propagarsi la mia dottrina.
4 Ma quella notte era solo. Aveva contro a sé una folla imbestialita, Satana soffiava i suoi dubbi per trascinare gli altri, specie i fedeli, nel dubbio che è il primo passo della negazione. Aveva contro la pavidità della sua carne che sentiva il pericolo del maestro, e che sentiva traboccare lo stesso pericolo sui suoi seguaci.
5 Ma Giovanni, amore e purezza, restò ed entrò dietro al suo Maestro, al suo Sposo, al suo Re. Re di dolore, Sposo di dolore, Maestro di dolore.
Nel segreto del dolore.
6 Finché un’anima non accetta di essere ammessa nel “segreto del dolore” che Io, il Cristo, ho gustato fino in fondo, non può pretendere di conoscere a fondo la mia dottrina, né di avere lumi che escano dai piccoli lumi concessi a tutti.
7 Io sprigiono dalla mia Fronte incoronata di spine, dalle mie mani trafitte, dai miei piedi forati, dal mio petto squarciato, raggi di luce speciale. Ma questi vanno a coloro che si affissano sulle mie Piaghe e sul mio dolore e trovano dolore e piaghe più belli di ogni altra creata cosa.
8 La stigmatizzazione non è sempre cruenta. Ma ogni anima, innamorata di Me al punto di seguirmi nella tortura e nella morte che è vita, porta le mie stigmate nel suo cuore, nella sua mente. I miei raggi sono armi che feriscono e luci che illuminano. Sono grazia che entra e vivifica sono grazia che istruisce ed eleva.
Amorosi fino all’olocausto.
9 Do per mia benignità a tutti, ma do infinitamente a chi si dà a Me totalmente. E credi che in verità se le opere dei giusti sono scritte nel gran Libro che sarà aperto l’estremo giorno, le opere dei miei amorosi fino all’olocausto, le opere delle vittime volontarie, a somiglianza mia, per la redenzione dei fratelli, sono scritte nel mio Cuore, né mai, nei secoli dei secoli, saranno cancellate.
10 Che poi tu non possa spiegare come avviene il fenomeno di vedere certe speciali cose, riservate a te sola, bene illuminate è naturale. Non provare neanche a spiegare. Diresti molte parole e non diresti nulla. Sono cose che si accettano e non si spiegano, neppure a sé stessi. Si accettano con semplicità di bimbo, con semplicità di colomba.
11 Si dà al prossimo quello che il buon Gesù dice di donare e si tiene per sé il resto come margherite preziose chiuse nel cuore, cercando di meritarne molte altre con una vita tutta immersa nella carità, nella fedeltà, nella generosità, nella purezza.»
7. Sofferenza degli olocausti. [44]
Sulla scia del Maestro.
Utilità della sofferenza totale.
Dice Gesù:
1 «Le missioni sono sempre penose alla natura umana. La carne soffre nel servire Iddio. Ma tanto più soffre e tanto più si rende fruttifero il lavoro dello spirito.
2 Quando Io ho maggiormente compiuto la mia missione? Nelle ore di maggiore sofferenza. E Io non avevo, allora, il bene che tu hai, perché Io ero in quelle ore abbandonato dal Padre. Tu non lo sei da Me, invece.
3 Non è più che sufficiente questo per ripagare il soffrire di un pugno di cenere quale è la tua carne? Sì che lo è. Basterebbe ad essere sufficiente il sentirmi vicino. Ma Io ti ho concesso non solo la vicinanza, ma la carezza, la vista, la parola.
4 La croce portata così non è, per l’anima, più croce. Lo resta per la carne ed il sangue. Ma quelli me li hai dati in offerta totale, ed è bene siano consumati perché nel sacrificio si annullano le loro colpe, delle quali – sei convinta – non occorre Io te ne parli per ricordartele. Me li hai dati per te e per “molte cose”. Perciò portino essi la croce della sofferenza totale, perché è giusto che così avvenga.
Sulla scia del Maestro.
5 Lo sai quello che fai scrivendo? La mia Volontà. La volontà di missione che voglio tu faccia. Anche se un’anima sola, una sola, avesse a trovare la via, attraverso questa tua fatica voluta da Me, sarebbe giustificata la fatica che a vista umana sembra inumana.
6 Io, lottando contro l’ambascia dell’agonia, ho fino all’estremo compito la missione di Maestro e Redentore
7 Ricorda Caifa, Pilato, le donne di Gerusalemme, Disma. Fino all’ultimo, fino all’ultimo ho confortato, ammaestrato, salvato. E Io solo so quello che era il mio soffrire! Il tuo è un nulla, al paragone.
8 Nessun discepolo è da più del suo Maestro, in qualunque cosa, e se il tuo Maestro ha sofferto tanto per redimere gli uomini, tu, che ti sei messa sulla scia del Maestro, vuoi soffrire di meno?
9 Del resto Io so sino a qual punto devo gravare la mano. E se la gravo pesantemente è segno che ti do la capacità di sopportare l’aggravio e che vi è un infinito bisogno di sofferenza per l’ora terribile che vi sta sopra. La sofferenza degli olocausti è quella che impedisce non la rovina materiale ma la rovina spirituale, che come nuvola carica di nebbie sta per accecare gli spiriti e condurli a rovinare, materialmente e sempre più, quanto ancora resta salvo.»
Il sacrificio salva.
10 Dice più tardi sempre rispondendo ad un mio lamento per le prospettive dolorose (sul domani nostro) che mi illumina:
11 «Ma, Maria, alle piccole amiche di Gesù non è concesso sottrarsi alla pena.
12 Il povero vostro Gesù, quando era nella sua Passione, ebbe l’unico conforto dalla assistenza della Madre sua. Maria non ha perduto un gemito mio, non le è sfuggita una mia lacrima, non un corrugamento di epidermide, un trasalimento di muscoli, una contrazione di volto, un singulto, un rantolo. Erano tante lanciate per il suo cuore di Mamma, ma non si è sottratta ad esse perché sapeva che la sua presenza era l’unico conforto del suo Gesù.
13 La piccola Maria non deve essere dissimile dalla grande Maria. Anche ora Io soffro, soffro tanto davanti alla pervicacia umana. Lo ripeto: verrei di nuovo a morire per salvarvi, o uomini che precipitate nel baratro di mille colpe. Soffro tanto… non posso tacere il mio dolore. E parlarne vuol dire condurre chi mi ascolta alla visione di un ben triste futuro.
14 Ma è così dolce piangere insieme. Non mi sottrarre la tua spalla perché Io vi appoggi il mio Capo sul quale l’Umanità ribadisce corone di spine. Le stesse spine pungeranno anche te Ma pensa: il nostro pianto e il nostro sangue verranno offerti insieme per tentare di arrestare il castigo.
15 Di questo c’è bisogno, Maria. Le altre cose lasciano ciò che trovano e vi uniscono nuove potenze di male. Ma il sacrificio salva. Se dalla terra divenuta inferno nascessero molte anime di sacrificio!…
16 Non ripeto per mancanza di argomenti, ripeto perché in queste parole è la chiave della salvezza.»
Fra spine di ogni genere.
17 Creda, Padre, che Soffro tanto. Le intuizioni che mi vengono sono più torturanti del mio male fisico ed accrescono il medesimo. Confesso che umanamente vorrei sfuggire ad esse con la morte. Ma anche questo rientra nel campo di dolore che Dio ha seminato per me e che io devo cogliere e mangiare come pane della mia vita.
18 E allora… avanti. Sono fra le spine di ogni genere, perché il buon Gesù mi svela orizzonti di sangue e fuoco e Lucifero tenta sconvolgermi prospettandomi che presto resterò sola (senza il Maestro) e che Egli è già stanco di me. Lo lascio dire, ma certo soffro.
19 Meno male che perdura viva la invisibile Presenza e questo mi dà tutto nel mio nulla.
8. Il dolore che salva.
Saper amare e saper soffrire.
L’uomo creato per amare.
Dice Gesù[45]:
1 «Torno ad una delle note dominanti del mio parlare. Due sono le note dominanti, Maria. Necessità dell’amore: la prima. Necessità della penitenza: la seconda.
2 Veramente il Dio Uno e Trino – che vi ha creati dandovi un regno in cui tutti vi erano sudditi e da dove il dolore era sbandito, e morte non ci sarebbe stata a troncare fra spaventi dei morenti e gemiti dei superstiti le vite dei più cari, ma solo una dormizione, come quella di Maria, per valicare, fra le placide nebbie d’un sonno innocente, le porte che erano così facili ad aprirsi sul paradiso terrestre per inondarlo della luce del più alto Paradiso e della voce paterna del Signore, che trovava la gioia a star coi figli – veramente il vostro Iddio aveva messo per voi una necessità sola: quella dell’amore. Amore di figli al Padre, amore di sudditi al Re, amore di creati al Creatore Iddio.
3 E, se non aveste corroso con l’acido della colpa le radici dell’amore, esso sarebbe cresciuto potente in voi, senza richiedervi nessuna fatica. Non fatica, ma gioia per voi, ma bisogno che dà sollievo quando lo si esplica, così come il respiro lo è per voi. Ed infatti l’amore era destinato che fosse il respiro del vostro spirito, il sangue del vostro spirito.
Conseguenze del peccato.
4 Poi è venuta la colpa. Oh! la rovina della colpa!
5 Voi che inorridite per le rovine dei vostri palazzi, dei vostri templi, dei vostri ponti, delle vostre città, e maledite gli esplosivi che frangono, polverizzano, lesionano tutto, non pensate quale rovina ha fatto la colpa nell’uomo? Nell’uomo, l’opera più perfetta della creazione, perché non fatto da mano umana, ma dall’Intelligenza eterna che, dirò così, vi ha colati, metallo senza scorie, nella forma sua stessa e ve ne ha tratto, fatti a sua immagine e somiglianza, così belli e puri che l’occhio di Dio giubilò davanti alla sua opera e trasalirono i cieli di ammirazione e la Terra cantò con voce altissima, in mezzo all’armonia delle sfere, per la gloria d’esser il pianeta che, nelle origini dell’Universo, diveniva immensa reggia del re–uomo, figlio di Dio.
6 La colpa, più nefasta d’ogni dinamite, ha sconvolto alle radici dell’uomo. E sai dove esse erano? Nel pensiero di Dio, che aveva fatto l’uomo.
7 La colpa ha sconvolto, alle radici dell’uomo, quel complesso perfetto di carne e spirito, di carne non dissimile, in moti di sentimento dallo spirito, di cui era solo più pesante, ma non contraria e tanto meno nemica; di spirito non prigioniero, e prigioniero vessato nel carcere della carne, ma di spirito giubilante nella docile carne che esso guidava a Dio poiché, molecola dello. spirito di Dio, era attratto a Dio, come da calamita divina, mediante i rapporti d’amore fra il Creatore: il Tutto, e lo spirito: la parte.
8 La colpa ha sconvolto quell’armonico contorno che Dio aveva messo intorno a suo figlio perché fosse re, e re felice.
Caduto l’amore nasce il dolore.
9 Caduto l’amore dell’uomo verso Dio, cadde l’amore della Terra verso l’uomo. La ferocia si scatenò sulla Terra fra gli inferiori, fra gli inferiori e l’uomo, e, orrore degli orrori, fra l’uomo e l’uomo. Quel sangue, che doveva esser caldo solo d’amore di Dio, si fece caldo d’odio e ribollì e gocciò, contaminando l’altare della Terra su cui Dio aveva messo i suoi primi perché lo amassero amandosi, e insegnassero l’amore ai futuri: unico rito che Dio voleva da voi.
10 Ed ecco allora che una pianta è nata dal seme della colpa; e fu una pianta di amaro frutto e di pungenti rami: il dolore.
11 Prima il dolore sofferto come l’uomo lo poteva soffrire nella sua embrionale spiritualità contaminata: un dolore animale fatto dei primi dolori della donna e delle prime ferite inferte alla carne fraterna, un dolore feroce di ululi e maledizioni, seme di sempre nuove vendette. Poi, raffinandosi nella ferocia ma non nel merito, anche il dolore si evolse divenendo più vasto e complicato.
Il dolore che salva.
12 Io sono venuto a santificare il dolore, soffrendo il Dolore per voi e fondendo i vostri dolori relativi al Mio infinito. Dando così merito al dolore.
13 Io sono venuto a confermare con la mia Vita e la mia Morte il monito dato più e più volte dai Profeti: non è la materiale circoncisione ciò che richiede Dio per perdonare e benedire i suoi figli, sempre più, sempre più colpevoli, ma è la circoncisione dei cuori, dei sentimenti vostri, dei vostri stimoli che il germe del primo peccato rende sempre stimoli di carne e sangue o della più alta lussuria: quella della mente.
14È lì, o figli, che dovete lavorare di ferro e di fuoco per segnare nella vostra anima il segno che salva: quello di Dio. È lì, non col ferro e il fuoco delle vostre leggi feroci e delle vostre guerre maledette. È lì: nel posto dove leggi e guerre dell’uomo trovano formazione, perché è inutile dire il contrario. Se viveste nel segno del Signore, circoncisi spiritualmente per levare ciò che porta impurità di ogni specie, non sareste quelli che siete: degli insensati, per non dire delle belve. E, notalo, belve e insensati di poco differiscono, poiché in tutti e due non v’è la ragione, ossia quello che Dio ha messo nell’uomo per farlo re su tutti gli esseri della Terra.
Saper amare e saper soffrire.
15Due sono le necessità dell’uomo: l’amore e il dolore. L’amore che vi impedisce di commettere il male. Il dolore che ripara il male.
16Questa è la scienza da apprendere: sapere amare e sapere soffrire. Ma voi non sapete amare e non sapete soffrire: sapete far soffrire, ma ciò non è amore, e anzi, odio.
17 Perché siete sapienti nel male e tanto ignoranti nel bene? Perché? Non divenite mai sazi di odio e ferocia? E volete che Dio vi perdoni?
18Tornate all’amore, figli, e sappiate sopportare il dolore. Ché se non siete tanto miei figli da saper volere il dolore per espiare l’altrui peccare, come Io seppi e volli, siate almeno figli al punto da non maledirmi per il dolore che voi avete generato e di cui mi fate accusa.
Il “Salvatore”.
19 Giù la vostra stolta superbia! Imparate dal pubblicano[46] a riconoscere come siete indegni, come vi siete resi indegni di vivere sotto lo Sguardo che è protezione. Gettate lungi da voi le vane seti della terra e accostatevi alla Fonte di Vita che da venti secoli fluisce per voi. Inoculatevi la Vita nei cuori che muoiono incancreniti nel peccato o intisichiti nell’indifferenza.
20Chiamatemi ai vostri sepolcri. Sono il Cristo, il Risuscitatore.
21Non chiedo che di essere chiamato per accorrere e dire: “Vieni fuori”. Fuori dalla morte. Fuori dal male. Fuori dall’egoismo, fuori dalla lussuria, fuori dall’odio maledetto che vi consuma senza darvi gioia. Fuori da ciò che è orrore per entrare in Me, per entrare con Me nella Luce, per rinascere nell’Amore, per conoscere la vera Scienza, per conseguire la Pace e la Vita, che essendo m i e hanno di Me l’eternità».
9. Soffrire per salvare.
Più si ama, più s’È generosi.
Dolce patire per salvare.
Dice Gesù[47]:
1 «Coraggio, Maria. Pensa che soffri i dolori della mia agonia. Anche Io avevo tanto male ai polmoni e al diaframma, ed ogni respiro, ogni movimento, ogni pulsazione, era un dolore aggiunto al dolore. E non ero come te su un letto, ma gravato da un peso e su strade in salita. E poi sospeso, sotto al sole, con tanta febbre che mi picchiava nelle vene come fossero infiniti martelli.
2 Ma non erano questi i dolori più gravi. Era l’agonia del cuore e dello spirito quella che più era tormentosa. E tormentosissima, poi, la certezza che per milioni e milioni di uomini il mio soffrire era inutile. Eppure questa certezza non ha diminuito di un atomo la mia volontà di patire per voi.
3 Oh! dolce patire, Maria, perché dato per riparazione al Padre e per vostra salvezza! Sapere che quel segno che era rimasto su voi, offesa, che sarebbe stata eterna, della razza umana a Dio veniva lavato dal mio Sangue, e che il mio morire vi ridava la Vita. Sapere che, passata l’ora della Giustizia, l’Amore vi avrebbe guardato attraverso di Me, Immolato, con amore. Tutto ciò innestava una vena di balsamo nell’oceano di un’amarezza tale che la più grande delle amarezze subite sulla terra, da quando l’uomo è, è poco più che nulla, perché su Me pesavano le colpe di tutta una umanità e l’ira divina.
La chiave della felicità.
4 Ho detto[48]: “Siate simili a Me che sono mite ed umile di cuore”. L’ho
detto a tutti perché sapevo che in questa mia imitazione era la chiave della vostra felicità su questa terra e nel Cielo.
5Avete tutte le rovine che avete, perché non siete miti e non siete umili. Non nelle famiglie, non nelle vostre occupazioni e professioni, non nel più vasto ambito delle Nazioni. Superbia e ira vi dominano e generano tanti vostri delitti.
6 Il terzo agente di delitti è la lussuria vostra; questo vi sembra individuale, ma esso e i due primi coinvolgono molti, molti e molti individui, continenti interi, talora sconvolgono la Terra, unicamente col loro aver raggiunto la perfezione del male nell’anima di pochi figli di Satana, i quali lo ubbidiscono per empire di messi maledette i granai del padre loro.
Il pianto del “Redentore”.
7 E in verità vi dico che ora è un momento in cui, per ordine del padre della menzogna, i suoi figli mietono fra le anime, che erano create per Me e che inutilmente ho fertilizzate col mio Sangue. Messe abbondante più che ogni diabolica speranza concepisse, e i Cieli fremono per il pianto del Redentore che vede la rovina dei due terzi del mondo dei cristiani. E dire due terzi è ancora poco.
Più si ama e più s’è generosi.
8 Ho detto a tutti: “Siate miti ed umili di cuore per essere simili a Me”. Ma ai miei benedetti, amatissimi figli, ai prediletti del mio Cuore, ai miei piccoli redentori, il cui stillicidio di sacrificio continua il fluire della sorgente redentrice scaturita dal mio Corpo svenato, lo dico, e lo dico stringendoli al Cuore e baciandoli in fronte: “Siate simili a Me che fui generoso nella sofferenza per il grande amore che mi infondeva tutto”.
9Più sì ama e più s’è generosi, Maria. Sali. Tocca il vertice. Io ti attendo sulla cima per portarti Meco nel Regno dell’Amore.»
Compartecipazione al dolore[49]
Dice lo Spirito Santo:
10 […] Quale deve essere il desiderio dei figli di adozione, corrispondente a quello di Dio? Lo stesso: compartecipazione alla vita divina mediante la fedeltà alla Grazia e l’unione al Corpo mistico, e vita vissuta in modo da raggiungere il fine ultimo: la compartecipazione, la coeredità ai beni celesti.
11 E dato che s’è visto come non vi è vittoria senza lotta, come non può aversi veste ornata né palma di gloria senza il dolore e senza la croce – i mezzi per cui il Cristo fu dal Padre esaltato dopo la suprema umiliazione e ubbidienza – così come giustamente desiderate d’esser coeredi del Regno celeste di cui l’Agnello di Dio, Verbo incarnato, è il Re dei re e Signore dei signori, così dovete desiderare di essere coeredi della sua parte di dolore, di immolazione, umiliazione, ubbidienza. Perché solo in tal modo potrete con Lui, il Vittorioso e Glorioso, essere glorificati.
12 Breve, sempre breve la prova terrena rispetto all’eternità. Relative, sempre relative la sofferenza e la croce rispetto al gaudio celeste e infinito come tutte le cose che vengono da Dio, per coloro che ormai sono nella conoscenza di Dio “figli suoi e suoi eredi”.
13 Cosa è il premio dei beati? L’avere Dio. Non è dunque errore dire che sarà gaudio infinito, perché Dio è infinito, e nella Rivelazione di Lui,
del suo Mistero, i beati godranno un gaudio senza misura e quindi un gaudio infinito.
14 Ugualmente: sempre relative saranno le umiliazioni terrene rispetto a quella gloria che si manifesterà negli eletti quando Dio comunicherà ad essi, in misura piena e perfetta, la sua Grandezza, Bellezza, Conoscenza, il suo Fuoco d’Amore, la sua Luce, tutti i suoi Attributi, tutti quei Beni, quelle glorie, quelle virtù, che Egli tende a comunicare in forma relativa, proporzionata al vivente, e sempre più vasta, profonda e alta, a misura che il vivente cresce nella vita soprannaturale e si svuota di sé e d’ogni cosa,
per accogliere Dio, mentre ancora l’uomo è sulla Terra.
15 Allora, e solo allora, alla fine dei tempi, e quando i corpi risorti dei santi saranno assunti alla gloria e ricongiunti allo spirito già beato e glorioso, la creazione, in attesa da millenni, vedrà la rivelazione dei figli di Dio. Di quello che sarebbero sempre stati i figli di Dio, dal principio, se al principio il primo di essi non avesse peccato deturpando di una Macchia sacrilega, avvilente, dolorosa, la Creazione perfetta operata da Dio. […]».
L’unica cura dei beati
Dice Gesù[50]:
16 «Vedi, Maria. Un altro che si trovasse nel tuo stato d’animo peccherebbe molto di più e non soffrirebbe, spiritualmente, che molto meno. Perché in te è sofferenza anche la tema che la sofferenza ti possa portare a dare dolore a Me. Perciò, te l’ho già detto tu credi di essere all’inferno o poco meno, mentre sei in Paradiso.
17 Quale è l’unica cura dei beati? Tenersi fissi in Dio, loro Amore. E tu non fai, e con tanta maggior fatica perché aggrappati al tuo spirito sono carne e mente umana, la stessa cosa?
18 La vita vera chiusa nell’uomo, ossia lo spirito, è fatta a somiglianza di Dio. Non conosce perciò misure di relatività e tende all’Infinito e al Perfetto. E più, nel suo tendersi, gli si avvicina riflettendo in sé come specchio nitido la divina somiglianza, e più odia ciò che è non simile a Dio. Perciò anche l’ombra di una imperfezione, il sospetto di una tiepidezza, fanno a lui più orrore di una colpa grave in un cristiano di nome soltanto e dell’ateismo in un senza Dio.
19 Si è, che voi ricevete continuamente l’Ospite che vi è Padre e Signore e conoscendolo, alla sua luce, vedete voi quali siete, e vi abbassate sino all’annichilimento dicendo: “Come, Tu, Signore, vieni a me? Io non sono degno di averti”. Ma è proprio perché vi nutrite di questa amorosa umiliazione che l’Ospite divino viene e fa in voi la sua dimora. Vi trova amore, umiltà e volontà, retta. E che altro vuole Dio per amarvi? Nulla. Sa che di più non potete dare sinché siete quaggiù.
20 Ma vi dice anche, ti dice anche: “La tua ansia cesserà solo quando tu, creatura finita, ti fonderai all’Infinito. Allora sarà finita la lotta, la paura di non piacermi, la pena della tua condizione. Non temere. Io ti lascio delirare. Non mi fanno paura i tuoi deliri perché so cosa sono e perché sono. Tanto poco mi fanno paura e sdegno che, mentre tu gridi il tuo dolore di creatura, Io ti tengo stretta per impedirti di farti del male vero. Il male vero sarebbe se tu ti allontanassi da Me timorosa di avermi disgustato. E allora Io, anche se tu non mi riconosci perché la prova ti fa velo, ti tengo così. Maria, sono il Gesù del Getsemani. E vuoi che non comprenda certe angosce?».
10. L’operazione chirurgica spirituale.
L’operazione chirurgica fisica.
Dice Gesù[51]:
1 «Dimmi: mostra maggiore coraggio nel subire un’operazione chirurgica colui che la sopporta con degli anestetici, o colui che la sopporta senza aiuto? L’operazione è la stessa. I ferri usati sono gli stessi. Il loro lavoro su carni, nervi, organi, è lo stesso Lo scopo è lo stesso. E concediamo pure che sia uguale il risultato di guarigione. Ma quale dei due operati ha avuto maggior forza d’animo, e naturalmente ha suscitato ammirazione? Certo colui che senza nessun soccorso chimico sopporta con piena sensibilità l’opera dei chirurghi, senza ribellarsi con grida, imprecazioni, parole scomposte, e si limita a gemere, perché ciò è umano e comprensibile.
L’operazione chirurgica spirituale.
2 Ebbene: passiamo ora al campo spirituale. Quale sarà, fra due anime, quella che più suscita l’ammirazione, e perciò la lode, la quale si muta in premio certo? Quella alla quale una mia miracolosa azione attutisce lo spasimo anestetizzandola spiritualmente, oppure quella che ha Dio come un buon Padre e un buon Amico presso al suo letto operatorio, ma non più di Padre e amico che la compatisce, che la veglia, che piange con lei, che non interviene con un aiuto diretto e volto a intontire la dolorabilità? Questa seconda di certo.
3 Tu sei questa seconda. Non dire: “Perché?”. In ottobre ti ho risparmiata. Ti ho aiutata perché avevo bisogno che tu fossi ancora capace di questo calvario. Se fossi stata stroncata dallo strazio sin dall’ottobre, non avresti resistito ad un’ora di questo attuale. Ed Io avevo bisogno di questo tuo soffrire.
I tre chiodi che configgono al patibolo.
4 Gli angeli non possono soffrire per il loro Dio per aumentare la sua gloria, né per il loro prossimo per ottenergli del bene. Ma gli uomini lo possono fare. Fare la volontà di Dio, per gli angeli, è fare della gioia. Fare la volontà di Dio, per gli uomini, è fare del dolore. È fare ciò che Io ho fatto. Sì, quando il dolore ha nome olocausto, ed è non solo rassegnazione ma è unione alla volontà di Dio, così come era unito il mio Corpo alla croce, mediante l’amore, la generosità e la pazienza – i tre chiodi che configgono le vittime al loro patibolo santo – voi fate ciò che Io ho fatto.
A merito totale, totale premio.
5 Non ti preoccupare se piangi. Ho pianto anche Io. Ho gemuto anche Io. Con ripugnanza di carne e di mente ho detto[52]: “Sia la tua volontà la mia”. Ma l’ho detto. Lo spirito solo ha avuto il coraggio di dirlo ancora. Ma l’ho detto. Fra le ripugnanze e le paure del tuo corpo e del tuo pensiero canti il tuo spirito – mentre la crudele operazione che darà del bene si compie senza aiuto alcuno – canti il tuo spirito: “Signore, la tua volontà sia la mia”.
6 E credi pure che il premio sarà doppio, triplo, decuplo di quello che ti sarebbe stato dato se già avessi avuto doni di misericordia nel tuo soffrire. Dio è giusto. A doppio merito, doppio premio. A merito totale, totale premio.»
11. Martirio del dolore e dell’amore.
La grazia fa l’uomo nuovo.
Dice il Dolce Ospite[53]:
1 «Carità, fede, speranza, permettono all’uomo carnale di seguire la legge spirituale, così in contrasto con la legge del peccato vivente nelle sue membra.
2 “E chi vi libera da questo corpo di morte? La Grazia di Dio per Gesù Cristo Signor nostro”.[54]
3 Essa non abolisce l’uomo, ma fa dell’uomo vecchio un uomo nuovo. Né si limita a rigenerarvi una volta sola mediante le acque salutari del Battesimo, sepolcro del Peccato originale, seno dal quale emerge una creatura nuova, innocente, santa, divinizzata. Ma tante volte vi rigenera e aiuta quante l’uomo si pente dopo una caduta volontaria in materia grave, o piange sulla sua debolezza, causa di involontarie cadute, o anche solo si turba, sentendo agitarsi in sé il vento dei fomiti e temendo che esso provochi tempesta di sensi nella quale si perda la vicinanza di Dio e venga soverchiata la sua voce pacifica, sempre simile “al soffio di un’aura leggera”[55]. Altrettante volte vi rigenera, o vi conforta, o vi rassicura, quante volte di ciò abbisognate, coi suoi divini aiuti, per Gesù Cristo, e mediante i Sacramenti, mezzi da Lui istituiti per rigenerarvi e rinforzarvi nella Grazia.
4 E chi potrà resistere a Colui che vinse il demonio, il peccato e la morte? Nessuno e nulla, se voi gli rimanete fedeli. Fedeli nell’uomo interiore, che è quello che ha realmente valore, come Gesù disse a
Nicodemo[56], e non a lui solo.
5 Perché è lo spirito quello che anima la carne inferma, così come il sangue mantiene la vita nel corpo dell’uomo. Ma se l’uomo perde tutto il suo sangue, o se il sangue tutto si corrompe, non giova all’uomo aver sane le membra. La morte lo coglierà lo stesso, perché il liquido vitale è il sangue e, perduto o corrotto che questo sia, il corpo perisce, mentre che un corpo ancorché molto ferito, ma non svenato o corrotto nel sangue, certo guarirà.
6 Rimanete dunque fedeli nell’uomo interiore, e non temete.
Necessità della buona volontà.
7 Gli angeli, che vedono Dio e ne conoscono il pensiero, vi hanno annunciato questa grazia nella notte della Nascita del Figlio di Dio e di Maria: la grazia della pace agli uomini di buona volontà[57].
8 Dio sa e vede. Dio è Padre ed Amore. Dio è Giustizia e Misericordia. Sa compatire e premiare. Ma vuole “la buona volontà”. Non sempre essa permane buona e costante realtà. Ha flessioni, e cadute anche. Ma l’occhio divino che vi vede cadere o flettere, vede anche chi vi assale nella buona volontà interiore, e vede la vostra pena per essere caduti o per esservi piegati nell’urto di un assalto improvviso, e perdona perché non vede in voi il “consenso” al male che odiate, ma l’aspirazione a compiere il bene”, anche se non sempre riuscite a compierlo, vede che non il vostro io intellettuale, ma le conseguenze, nella parte inferiore, della colpa d’Adamo: i fomiti, operano in voi.
9 E da questo contrasto tra le due forze che combattono in voi e le due volontà che si contrastano – una mossa dall’amore di Dio e verso Dio, l’altra dall’Odio che tiene desto il suo veleno, per odio a voi e a Dio – il Signore trae le ricchezze che vi daranno accesso al Regno dei Cieli.
10 Sono esse la vostra veste di nozze, quella veste di cui Gesù parlò nella parabola del convito per le nozze regali[58]. E guai a chi non fila e tesse la sua veste di nozze durante la sua giornata terrena, traendo materia per filare e strumento per tessere dall’assidua volontà interiore di fare ciò che la Legge di Dio propone o Dio presenta, e dalla lotta continua tra la volontà dell’uomo interiore e la legge del peccato che è nelle membra, o tra la volontà buona e quanto di male vi circonda: il mondo, e vi tenta: il demonio. Guai a quelli che non si tessono quotidianamente la veste di nozze e non l’ornano con i gioielli conquistati, patendo la “grande tribolazione” che li fa degni di stare intorno al trono dell’Agnello con le palme dei vittoriosi tra le mani[59]!
I martiri dell’amore.
11 Non avete mai riflettuto a quelle palme viste da Giovanni nelle mani degli eletti? Nel simbolismo cristiano si suole mettere tra le mani dei martiri la palma gloriosa. Ma Giovanni, che fu rapito dallo Spirito di Dio a contemplare, a conoscere, a scrivere i misteri eccelsi e quelli dei tempi ultimi, dice che le palme sono nelle mani degli eletti, dei 144.000 che stanno intorno al trono dell’Agnello.
12 La moltitudine dei santi, degli eletti, non è composta solo di martiri che abbiano sofferto il martirio cruento. Ma veramente ogni santo è degno di portare la palma dei martiri perché ogni santo è un martire dell’Amore e dell’Odio, dello spirito e della carne, e tutte le potenze dei Cieli, quelle del mondo, quelle dell’io carnale e quelle degli abissi della Tenebra, lo hanno assalito sulla Terra per provarlo, tentarlo, martirizzarlo quotidianamente.
Martirio che proviene da Satana.
13 Veramente che è astuto, tenace, feroce, il martirio che dà colui che Cristo chiama “omicida fin dal principio”[60]. Né vi è omicida pari a lui. Perché nessun assassino può fare violenza altro che alla carne dell’uomo. Ma Satana uccide, o tenta uccidere, la parte immortale dell’uomo, privandola non dell’esistenza – perché l’anima, creata che sia, non perisce più in eterno – ma della Vita, ossia del suo Dio. E ciò fa – perché mentre Dio ha, per fine della sua creazione, il premio da darsi agli uomini, ossia il riunire a Sé gli uomini dopo la loro morte – con lo spirito subito dopo la morte, con lo spirito riunito alla carne dopo la risurrezione e giudizio finale – per farli beati della sua Conoscenza e Visione e per giubilare tra il Popolo dei suoi figli, così Satana ha per fine della sua ribellione quello di privare il Creatore di quante più creature a Lui paternamente dilette può, e di privare quante più creature può del godimento del loro Creatore.
14 La scimmia di Dio vuole essa pure darsi il suo popolo, e lo fa predando, perché è ladrone, mentre Dio, per crearsi il suo popolo, a dotato l’uomo, creato a sua immagine e somiglianza, di tutti i doni soprannaturali atti a condurlo al Regno eterno e, non ancora contento, ha dato il suo Figlio Unigenito e diletto perché venisse immolato onde essere Salvatore degli uomini. E ciò perché, mentre Satana è principio del male, è odio, è menzogna, è disordine, è ladrone, Dio è Principio del Bene, è Amore, è Verità, è Ordine, è divinamente munifico Datore d’ogni grazia.
15 Dal momento che Satana volle essere uguale a Dio in ogni sua azione, libertà, potenza e volontà d’azione, desiderando disordinatamente di essere esso, creatura creata, uguale a Colui che è Increato – perché Dio come il Padre da cui è generato: Unigenito Figlio – e desiderandolo perché il creato potesse dire di esso ciò che è detto del Verbo Incarnato al principio del Vangelo di Giovanni, dettato, all’Evangelista dell’Amore e della Luce, dallo Spirito di Dio che è Amore e Luce: “Tutte le cose sono state fatte per mezzo di Lui”[61], da quel momento il fulminato arcangelo è sacrilego, omicida, predone.
16 Era Lucifero. Si pensò: Luce. Ma essere “apportatore” di luce non è essere la Luce. Ben diverso è il “portare” dall’”essere”. La Luce: il Figlio di Dio, il Verbo del Padre, l’Increato ed Eterno, Immenso e Perfettissimo, “generato, non fatto, consustanziale al Padre”, per mezzo del Quale “tutte le cose sono state fatte”, non ha nulla d’uguale e comune con la creatura angelica creata ad essere apportatrice di luce e messaggera di Dio, quale, in origine, era Lucifero, che prevaricò volendo essere la Luce, perché liberamente e volontariamente volle essere infedele al Signore suo Creatore e alla Grazia sua. Delirante orgoglio del volersi credere Dio, e quindi non soggetto all’ubbidienza e adorazione a Dio, che folgorò il ribelle[62].
17 Da quel momento Satana vuole il suo popolo da contrapporre al Popolo di Dio. E questo fine persegue senza soste, in odio a Dio e alle creature che Dio ama da Padre. E la sua intelligenza, conservata anche dopo la folgorazione divina – intelligenza acutissima, quale si conveniva al principe del popolo angelico – e il suo potere, usa a questo scopo, spiando ogni azione dell’uomo, ascoltando ogni sua parola, traendo dalla cognizione di ogni azione e parola umana, dalla costituzione fisica dell’individuo, dalle malattie, dalle sventure, dagli studi, dagli affetti, dalle occupazioni, da tutto, tanti terreni per gettarvi la sua zizzania, creando prodigi atti a sedurre e trarre in errore.
18 Quei prodigi di cui parla Gesù Cristo [63], predicendo i tempi ultimi e mettendo in guardia gli uomini verso essi prodigi e verso le voci dei falsi profeti e falsi cristi, che sorgeranno e appariranno qua e là, e che altro non saranno che satanici tranelli e satanici profeti servi dell’Anticristo profetizzato, suscitati per sedurre gli uomini alla Menzogna e a false dottrine di menzogna e farli trovare impreparati al momento tremendo del regno dell’Anticristo sulla Terra e della consecutiva ultima venuta del Figlio dell’Uomo, del Cristo Vincitore per l’ultimo Giudizio di separazione degli agnelli e delle pecore dai capretti e dagli arieti, di elezione e condanna, di benedizione e maledizione. Quei prodigi dei quali parla Paolo nella seconda Epistola a quei di Tessalonica (d. II). Quei prodigi di cui parla Giovanni nel XIII capo del suo Apocalisse.
19 Sì. Veramente che è astuto, tenace, feroce, il martirio che Satana dà agli spiriti fedeli al Signore!
20 Né meno costante, mordente, pungente e consumante è il martirio che dànno all’uomo interiore le forze del fomite individuale e di quanto si è instaurato nel mondo da quando Satana ne è il principe tenebroso: la concupiscenza triplice, la zizzania maledetta gettata nei campi del Signore, per nuocere al grano eletto, per soffocarlo, piegarlo al suolo, o pervertirlo al punto di renderlo capace di disprezzare Iddio e idolatrare sé stesso.
Martirio che proviene dal dolore permesso da Dio.
21 Ne è meno causa di martirio il dolore, che può essere di genere diverso, ma che è sempre dolore, e talora grandissimo, il quale non manca mai nella
vita degli eletti.
22 Dolore permesso da Dio, e che può venire da malattie, da sventure, da astio, o invidia, o odio di creature. Astio, invidia e odio che possono giungere al delitto materiale o a quello morale, levando al prossimo la vita o la riputazione o la libertà, oppure conculcandolo nei suoi diritti, appropriandosi delle cose altrui, siano esse ricchezze materiali o ricchezze intellettuali, alterando la verità delle cose sino a presentare come opere di un demente, o di un demonio, o di un simulatore, ciò che è opera e azione di un genio o di un giusto eletto da Dio ad opere straordinarie.
23 Dolore permesso da Dio, ma condannato da Dio, dato dalle creature alle creature loro simili, dato in mille modi, per torturare il giusto con calunnie, derisioni, esperimenti, odiosi a Dio, sulla psiche del santo per aizzarlo, per mettergli dubbi in cuore su se stesso, sull’accettazione divina del suo sacrificio, su ciò che vede o sente; esperimenti senza prudenza, carità e giustizia, compiuti con fine non retto che offende e addolora insieme Dio e la creatura, esperimenti illeciti perché oltrepassano quel limite sacro che la carità di prossimo ha messo, e che con nessuna speciosa scusa andrebbe oltrepassato.
24 Dolore che può venire dall’io per la sofferenza di sentirsi ancora tanto dissimile, imperfetto, debole, lontano da quella perfezione alla quale ogni giusto aspira giungere, per puro amore di Dio e per ubbidienza al consiglio di Gesù.
Sopportare sé stessi.
25 Anime generose, non vi crucciate. Sopportate voi stesse, così come sopportate gli altri. Abbiate pazienza per le vostre piccole miserie spirituali come l’avete nelle piccole malattie del corpo. Abbiatela, e sempre unita a confidenza, anche nei momenti, paragonabili a malattie pericolose e improvvise, nei quali “perché la grandezza dei doni straordinari non vi faccia insuperbire”, vi viene dato lo stimolo della carne, un angelo di Satana che vi schiaffeggi”[64]. È una vicinanza e uno stimolo che vi ripugnano come una lordura che vi sfiori, o una nausea che si agiti in voi e trabocchi in vomito. Ma sopportateli con pazienza. Senza consentire ad essi
e senza sconfidarvi o accasciarvi per causa di essi.
26 Rimanete nella pace pensando all’amor di Dio che soccorre la vostra debolezza con la potenza della sua grazia, proprio con maggior abbondanza in quelle ore in cui lo stimolo della carne o l’angelo di Satana vengono a insinuarvi il pensiero che, nonostante ogni dono soprannaturale o straordinario, l’uomo rimane l’uomo, creatura in cui la natura spirituale divinizzata dalla grazia si trova in contrasto con la natura umana soggetta ai disordinati appetiti della concupiscenza, e che quindi voi non potete rimanere fedeli alla giustizia. Rimanete indifferenti a queste voci inferiori o sataniche che parlano per scoraggiarvi. Rimanete nella pace e non turbatevi per il lezzo dei fermenti, del mondo, di Satana.
Nel bene o nel male solo il consenso da valore all’atto.
27 Non turbatevi pensando che Dio si possa allontanare da voi per questo ribollire di fomiti e questo scatenarsi di assalti che si è formato improvviso in voi e intorno a voi, per turbarvi e farvi dubitare della vostra missione di veri figli di Dio. Soltanto se consentiste, allontanereste il Signore. Perché è il consenso alla tentazione quello che ha valore, come è il consenso all’ispirazione quello che ha valore, sia nel male che nel bene, sia nell’odio che nell’amore, di rendere reale un atto meritevole di condanna o di premio.
28 Se non c’è consenso, le voci basse restano rumore inutile. Se non c’è consenso, le voci dell’alto restano appelli inutili. Se non c’è consenso al male, rimanete fedeli a Dio anche se tentati rudemente sino ad essere momentaneamente sopraffatti. Se non c’è consenso al bene, soltanto in questo caso, mancate all’amore. Perché l’amore è consenso. Se non c’è consenso reciproco tra due esseri, non si crea l’amore. Ma se non c’è consenso, ossia ubbidienza pronta alle voci dell’Amore eterno, non esiste reciproco amore tra Dio che ama e la creatura che ama poco o male, e l’amore vero non si crea e non cresce.
29 Anche l’odio è consenso. Però l’odio non ha bisogno del consenso reciproco tra odiante e odiato. Ma ha però sempre bisogno del consenso di un complice per sorgere. Parlo dell’odio spirituale. Questo complice non può essere che il vostro io, ossia voi stessi, con la vostra volontà e ragione uscenti dall’ordine per entrare nel disordine. Perché anche nell’odio fra creature, anche se motivato da colpe certe dell’odiato verso l’odiante, sempre si instaura un disordine nei rapporti tra uomo e uomo. Perché l’ordine è nell’amore, l’ordine è amore, e chi esce dall’amore esce dall’ordine.
30 Nell’odio, poi, della creatura verso il suo Creatore – e il peccato è odio al Creatore del quale si viene, peccando, a disprezzare la Legge, così come la giustizia è amore della creatura per il suo Creatore del quale si viene, amando, a praticare in spirito e verità la Legge – è sempre unicamente l’io il complice o l’elemento indispensabile perché odio o amore siano.
31 Come non c’è amore se la libera volontà e ragione dell’uomo non consentono ai comandi ed alle ispirazioni di Dio e non secondano i desideri sorti nell’anima – quei desideri che lo stesso Dio suscita nello spirito dell’uomo perché il suo grado di gloria sia sempre più grande e, dopo averli suscitati, aiutando potentemente le volontà e facoltà limitate dell’uomo, fa sì che egli possa realizzare i desideri santi che il Signore ha suscitato nel suo spirito – così altrettanto, se non c’è consenso della volontà e ragione agli stimoli interni ed esterni della carne, del mondo e di Satana, se non c’è secondamento degli appetiti irascibili o concupiscibili, ossia se l’anima non offende con piena avvertenza e volontà il suo Signore, non c’è odio della creatura verso il suo Creatore.
L’ottavo sacramento e la nona beatitudine.
32 Il martirio del dolore è sempre nella vita degli eletti, i quali mostrano la loro giustizia anche mediante il loro amore al dolore, non soltanto sopportato con rassegnazione, ma anche chiesto come ottavo sacramento e nona beatitudine, per essere unti vittime e per essere vera effigie di Gesù–Vittima.
33 Sono il sacramento non istituito e la beatitudine non proposta, apertamente, dal Maestro divino e Sacerdote eterno. Ma coloro che sanno leggere e comprendere il Vangelo, non nella lettera ma nel suo spirito, trovano questa beatitudine sempre proposta dalle stesse azioni di Gesù, l’Uomo del Sacrificio e del Dolore, e trovano questo sacramento, che non abbisogna di materia e forma né di ministro per rendersi sensibile ed efficace segno di grazia, ma è esso stesso materia e forma di grazia, e facendo dell’uomo una vittima rassegnata o, raggiungendo un grado più alto di identificazione col Maestro divino e Redentore SS., una vittima volontaria e accettata da Dio, fa di lui il ministro della sua immolazione e un piccolo cristo, continuatore del Sacrificio divino di Gesù Cristo.
34 Perché è per il dolore e la morte che Gesù fu “Gesù”, ossia Salvatore. Fu per il dolore e la morte che Gesù raggiunse il fine per cui si fece Uomo e compì il disegno di Dio: quello di fare del suo Unigenito, il Verbo, l’Uomo–Dio, perché potesse essere Redentore e Datore della Grazia ai figli di Adamo, diseredati, per colpa di lui, da tal sublime dono.
35 Ed è ancora è sempre per il dolore e l’olocausto che l’uomo salva, continuando l’opera di salute iniziata dal Cristo. Il dolore meditato, compreso, contemplato soprannaturalmente, non è castigo del rigore divino, ma è grazia dell’amore divino. Grazia che Dio concede ai suoi figli migliori per farne dei cristi per compartecipazione.
36 Sì. Per compartecipazione al calice amaro, alla dolorosa passione, dal Getsemani al Golgota, alla Croce, che fu il giogo di Cristo, giogo pesantissimo, schiacciante, giogo che non potrebbe venire portato se l’amore a Dio e al prossimo non lo rendesse “soave e leggero”, se non alla carne, almeno al cuore, alla mente, allo spirito. Fu il perfetto amore a Dio e al prossimo che fece correre, il Verbo di Dio incontro alla sua Croce con santa ansia di “aver tutto compiuto”.
37 Tutta la sua Vita, ossia la sua Eternità di Verbo, fu un anelito a questo compimento. Tutta la sua Vita, sia quando era ancora col Padre nel Cielo, sia quando scese ad incarnarsi nel seno di Maria, sia quando ebbe il primo respiro, come quando, cresceva in età, grazia, sapienza, stando soggetto a Maria e Giuseppe, come poi alla Legge e ai Voleri supremi del Padre SS., sino a consumarsi per poter esalare lo spirito dicendo: “È compiuto”[65], ebbe questo anelito. Aveva insegnato che se il granello non muore non dà frutto[66]. Ed era morto, Egli, il Vivente, l’Eterno, per farsi, da granello di spiga verginale, Pane di Vita agli uomini.
38 Il dolore e l’olocausto è compartecipazione alla sorte del Granello SS. nato da spiga immacolata e verginale, Gesù; è compartecipazione all’amore perfetto del Figlio dell’uomo per i suoi fratelli al punto di dare la vita per loro; è compartecipazione alla santità del Cristo, santità che si raggiunge attraverso alla rinuncia, al sacrificio, alla morte anche.
39 Gesù fu esaltato dal Padre e ricevette Nome superiore ad ogni altro nome, e tale che a quel Nome tutto si deve prostrare, adorando, in Terra e in Cielo, dopo che si umiliò sino alla morte di croce[67].
40 Quindi chi ama la sua anima e vuol dare ad essa la vita eterna e beata, deve odiare la sua carne, amando anche le persecuzioni e le infermità che distruggono la materia, amando anche l’innalzamento, materiale o spirituale, sulla croce di un qualsivoglia martirio, sulla croce che stacca dalla Terra e solleva verso il Cielo in una elevazione mistica, in una continua “messa” del cristiano, veramente formato, che si muta da uomo in ostia, in piccola ostia che vuol esser consumata con la grande Ostia, Gesù Eucarestia, in sacrificio latreutico, eucaristico, propiziatorio, impetratorio.
Il martirio dell’amore.
41 E col martirio del dolore è quello dell’amore. Non meno struggente, nella sua ardente dolcezza, di quello del dolore.
42Il martirio dell’amore. Le esigenze dell’amore. L’assolutismo dell’amore che isola in una santa follia la creatura abbracciata dall’Amore e immersasi con pieno e volontario consenso nell’oceano fiammeggiante dell’amore. La generosità totale dell’amore, ormai regnante con potenza di re assoluto in uno spirito, generosità che non misura più cosa alcuna, né rinunce, né pene, né perdoni, né soccorsi di misericordia corporale e spirituale, purché Dio abbia gloria e il prossimo abbia sollievo, perdoni e grazie.
43 L’adesione assoluta e continua della creatura datasi all’amore, alla SS. Volontà di Dio, conservante, della sua libera volontà di uomo, un unico ramo: quello di voler fare ciò che Dio vuole. Fare ciò che il Dio, vivente nelle anime, inabitante nelle anime che amano, indica, comanda o propone di fare. Questo amore ubbidiente, attivo, costante, mette la vita divina in voi e completa l’identificazione vostra con Dio che è Amore, oltre che Spirito, come spirito è l’anima vostra; che è Libero, come voi siete liberi di volere; che è l’Eterno come eterno è, da quando è creato, lo spirito vostro.
44 Somiglianza divina di natura spirituale, di moti d’amore, di luci intellettive, mette l’amore, il più grande dei comandamenti, in voi; e, non per prevaricazione arbitraria come quella di Adamo, seguente l’insinuazione e suggestione del Serpente e mordente al frutto proibito per divenire “come dèi”[68], ma per partecipazione a quella che è essenza dell’Essere Supremo: l’amore, vi fa “dèi e figli dell’Altissimo”[69]. Perché l’Amore presuppone la Grazia nello spirito che ama, e la Grazia è partecipazione di vita divina; è, attraverso la capacità di intuire ciò che è Iddio, operare secondo il suo volere, amare come siete amati, preparazione a vedere ciò che credeste, a conoscere il Mistero di Dio e tutti i misteri di Dio, e tutti i misteriosi moventi delle azioni di Dio, talora incomprensibili sinché siete nell’esilio terrestre e nelle sue nebbie, a contemplare faccia a faccia Iddio, a possedere la piena conoscenza di ogni Verità, a divenire una sola cosa con Dio, nella perfezione dell’unione che solo può aversi in Cielo, dopo la prova e dopo l’elevazione alla gloria, nella perfezione dell’Amore che ormai avrà raggiunto la misura perfetta, anzi le tre misure perfette.
Il dono dei doni.
45 L’amore è veramente il dono dei doni, mezzo al mantenimento del dono della Grazia. alla crescita delle virtù, al raggiungimento del fine ultimo. Per questo viene donato dallo Spirito Santo, Spirito dello Spirito divino, essenza dell’amore perfettissimo e reciproco del Padre e del Figlio, procedente dal loro bacio, dalla loro attrazione mutua, dalla loro contemplazione giubilante.
46 La volontà dell’uomo può rendere attivissimo questo dono dello Spirito d’Amore, sufficiente per sé stesso a far conseguire il fine per cui gli uomini furono creati: la predestinazione alla Grazia e alla Gloria. Perché, in verità, tutti coloro che sono mossi dall’amore divengono “figli di Dio” (Paolo ai Romani c. 8 v. 16) poiché ogni loro azione ispirano all’amore, ossia al bene verso Colui che sentono esservi, anche se esattamente non lo conoscono, e verso i loro simili; e vivono perciò secondo la legge naturale–morale, messa e conservata da Dio Creatore nel cuore dell’uomo.
47 È di costoro che S. Paolo scrive: “Quando i Gentili, che non hanno legge, fanno naturalmente ciò che la legge impone, e non avendo legge, son legge a sé stessi, e mostrano che il timor della legge è scritto nel loro cuore, testimone la loro coscienza… saranno giustificati nel giorno in cui Dio, per mezzo di Gesù Cristo, giudicherà le azioni segrete degli uomini”[70].
48 Infatti chiunque agisca con retta coscienza, seguendo i dettami della legge morale, dimostra di avere un’anima naturalmente cristiana, aperta al Bene e al Vero, e Gesù, morto perché gli uomini avessero la Vita eterna – gli uomini di buona volontà – sarà la loro giustificazione. Perché tutti coloro che, anche non sapendo di Dio quale è conosciuto dai Cattolici, credono fermamente che un Dio è, un Dio giusto, provvido e rimuneratore ad ognuno di ciò che ognuno ha meritato, appartengono, per la carità che per Lui sentono e per la carità e giustizia che hanno verso il loro prossimo e verso sé stessi, per il desiderio di Dio, per la contrizione perfetta delle colpe potute commettere, all’anima della Chiesa.
49 Come ho detto che il dolore è l’ottavo sacramento e la nona beatitudine, così dico che l’amore, veramente vissuto e praticato, e il pentimento sincero del male potuto involontariamente commettere, sono battesimo di desiderio, valido a dare la partecipazione implicita al Corpo Mistico e quindi la partecipazione alla Grazia. Solo Dio e gli uomini in cui Dio opera conoscono le azioni divine per portare le creature umane a quella salvezza e a quel conoscimento celeste della Verità per cui sono state create.
50 L’amore è santa attività che muove tutte le forze dell’uomo volgendole al loro ultimo fine. L’amore è sapienza. E la sapienza è libertà, dalle cose caduche e limitate. E la libertà da ciò che limita e tiene attaccati alla Terra, apre allo spirito gli spazi dell’infinito perché esso vi voli, si lanci incontro alla eterna Verità che si abbassa verso il suo amatore, e già si concede facendosi gustare ed amare, per quanto creatura ancor mortale può, strappando l’uomo alle nebbie del suo triste esilio per elevarlo a Sé e disgelarsi in parte per esserne sempre più amato, senza, con ciò, renderlo distaccato ed estraneo ai bisogni dei fratelli. Ché, anzi, l’uomo perduto in Dio adora Dio e attinge da Lui grazie e benefizi non per sé solo, ma anche per fratelli sui quali li sparge con azione santa e continua di carità.
51 Per questi molti martirii, dati dal dolore e dall’amore, coloro che resteranno fedeli all’uomo interiore avranno in Cielo la veste e la palma descritte da Giovanni. Perché con la loro volontà si saranno fatta quella veste, mondando le loro stole nel Sangue dell’Agnello che avrà cancellato, sotto la sua onda purificatrice, le ombre dei trascorsi iniziali e quelle delle imperfezioni terminali, e i martirii sopportati, quello dell’amore più d’ogni altro, secondando, con tutte le forze dell’uomo, l’azione della Grazia divina, avuta per Gesù Cristo Signor vostro, faranno che costoro siano i vincitori dal nome nuovo, ai quali verrà data la manna nascosta[71], la corona di vita[72], la potestà sulle nazioni[73], la gloria di sedere intorno al Trono eccelso, stando in eterno dinanzi all’Agnello[74], alla Stella del Mattino[75] che li guidò durante la via dalla Terra al Cielo, alla Stella del loro mattino terreno, di cui invocarono sollecito termine ad ogni palpito del cuore col grido dell’anima amante: “Vieni, Signore Gesù”[76], alla Stella del loro mattino celeste ed eterno, del giorno in cui entreranno per sempre nel Regno celeste».
COMPARTECIPAZIONE ALL’AMORE REDENTORE.
12. Vittime per amore [77].
Penitenti per riparare l’infinito dei peccatori.
1 Sentendomi nello stato attuale, ho avuto la tentazione di addolcire un poco le mortificazioni abituali e che ho ripreso con rigore da qualche mese, perché ho sentito che Gesù le desiderava.
2 Ma il mio Gesù mi risponde:
3 «No. Persevera. Il mondo è coperto da un mare di colpe e ci vogliono oceani di penitenza per lavarle. Foste in molti ad espiare, potrei dire: rallenta. Ma siete troppo pochi e la necessità è tanta. Per quello che potete fare, poco sarebbe riparato. C’è una enorme sproporzione fra il peccato e l’espiazione. Ma Io non guardo a quanto potete fare; guardo e giudico che fate tutto quello che potete. Tutto. Voglio il tutto per riparare l’infinito. Il tutto dei miei imitatori: amanti e vittime, per riparare l’infinito dei peccatori.
4 Persevera. Non morrai per questo. Ma anzi la Pace e la Luce entreranno sempre più in te. Ricorda inoltre che quando hai, per prudenza umana, rallentato la penitenza, si è insinuata la tentazione e ti ha piegata. Allora l’ho permesso. Ora no. E ne puoi capire le ragioni.
Aiutanti nel vincere Satana nei cuori.
5 Aiutami a vincere Satana nei cuori. Certi demoni si vincono[78] con la preghiera e la sofferenza, ricordalo. Pietà, ti chiedo pietà per i peccatori e per Me. Sono i tuoi fratelli e non mi sanno amare. La tua penitenza deve accendere il fuoco nei cuori spenti. Sono il tuo Fratello e sono flagellato dai peccatori. Se mi vedessi umanamente flagellato, tu, che non puoi vedere frustare un animale, non ti lanceresti a difesa del tuo Gesù?
6 Ricorda: ogni peccato, ogni bestemmia, ogni maledizione a Dio, ogni perdita di fede, ogni tradimento è per Me un colpo di flagello. Doppiamente doloroso perché Io, ora, non sono più il Gesù sconosciuto di venti secoli fa, ma sono il Gesù conosciuto. Il mondo sa quello che fa, ora, e mi colpisce lo stesso.
Vittime per amore.
7 Ricorda: non ti appartieni più. Sei la vittima. Dunque, per amore e per esser fedele al tuo ministero, non rallentare. Ogni penitenza è una ferita di meno al tuo Dio, la prendi tu per Me. Ogni penitenza è una luce che si accende in un cuore. Ti leverò Io di mano la penitenza quando giudicherò che basta il soffrire e ti metterò in mano la palma. Io solo. Sono il tuo Signore.
8 Pensa quante volte fui stanco di soffrire eppure soffrii, per te… perché ti amavo…»
Campioni vincitori di Satana.
Dice ancora Gesù:
9 «Certi momenti di stanchezza, di timore, non devono impressionare. Sono collegati alla natura umana intorno alla quale sempre si aggira il Nemico.
10 Satana è un divoratore insaziabile e la sua fame cresce più la sua preda è vasta. Come la fame, cresce il livore contro il Cristo ed i cristiani. I veri cristiani. Perciò non lascia nulla di intentato. E quando non può assalire di fronte come leone furente, si insinua strisciando. È sempre il Serpente che cerca di avvolgere senza farsi sentire, pronto a stritolare quando ha avvolto. Perciò tenta, non potendo altro, con la stanchezza e il timore.
11 È l’arma che ha provato anche con Me. Non vi è riuscito, ma sai quante volte l’ha usata? La più sottile e stringente insidia fu nel Getsemani. Mi ha oppresso prospettandomi quello che avevo da soffrire e quanto pochi ne avrebbero fruito.
12Ho sofferto quel martirio dello spirito pensando alle “vittime” dei secoli avvenire che l’avrebbero provato, per opera di Satana. Ho sofferto pensando a te. Ma non temere. Il mio martirio d’allora ha riscattato le debolezze vostre, e se voi non cedete al Nemico, la vostra debolezza, data da timore, da solo timore, non ha conseguenze. Satana può darvi un brivido di timore. Ma nulla di più, perché Io sono presso i miei amici e imitatori. La possessione assoluta è quando l’anima si mette sotto al giogo satanico col peccato. Altrimenti è solo vendetta, e turba la superficie senza agitare il profondo dove Io regno.
13 È una sofferenza più o meno atroce. La tua di oggi è stato un lieve sibilo e basta. Sei troppo in Me perché possa altro il demonio. Tempo fa, per anni, t’ha tormentata fortemente, e non sempre t’ha trovata forte al punto da farlo tremare. Ma il passato non conta. Io ti dico: persevera, il passato è morto. Anche quella prova era utile. Ora è superata. Resta ora nel solco di Dio dove t’ho messa e non temere.
14 Io te lo dico: non temere. E ti dico: supera le stanchezze della carne, le paure della carne insidiata da Satana, con l’ardimento dello spirito. Se soffrissi sola, creatura mortale, non potresti durare. Ma Io sono con te. Ma tu soffri per Me. Credi ciò con fede e ogni ardimento ti sarà facile, perché lo spirito è più forte della materia ed è fortissimo quando è congiunto al suo Dio con nodo di carità.»
15 Spiego io perché lei non creda che c’è stato qualcosa di grave. No. Niente di grave. Soltanto, davanti al gran soffrire, che mi strappa dei gridi involontari, avevo avuto un pensiero – certo suscitato dal Nemico, come dice Gesù – di addolcire un poco le mie mortificazioni. Poche cose in realtà, ma non posso fare di più. Ma ho avuto una pronta risposta, come lei vede. Perciò, finché potrò, andrò avanti. Del resto, se considero il valore che ho messo a quelle quisquilie, e che è ratificato dal buon Dio già in molte cose – e spero lo sarà anche per altre – sono tratta a concludere che merita realmente resistere finché potrò. Ossia fino all’estremo.
16 E poi… Se la «carne è stanca di sofferenza e chiede pietà, l’anima è talmente in pace e gioia!… Non posso uscire dalla felicità soprannaturale che mi è rimasta dopo aver la vista mentale della SS. Trinità. Sono sotto a quel sole… come un fiore. E guardo il mio Sole, che splende al centro dei tre cerchi sublimi, il Sole dell’Unità di Dio, la cui luce di pace infinita e d’infinita Bellezza mi infonde dei sensi nuovi. Per meritare questo, che è il soffrire? È perfetto godere.
Mietitori soprannaturali[79].
15 «[…] Ma, o Maria, quante poche le anime che si sanno far lavorare da Dio!
16 Dio ha per voi sempre mano di Padre Perfettissimo nell’amore e opera con Intelligenza divina. Sa quindi fino a che punto può calcare la mano, e quale dose di forza vi deve infondere per rendervi atti a subire le operazioni divine.
17Ma quando l’uomo si ricusa al buon Padre che avete nei cieli, quando si ribella alla sua Volontà, quando annulla col peccato i doni di forza che il Padre gli dona, come può il Padre che è nei cieli lavorare quell’anima? Essa rimane selvaggia, si carica anzi sempre più di grovigli e di impurità. E Io piango su lei vedendo che nulla, neppure il mio Sangue, effuso per tutti, la rigenera alla bontà.
18 Quando poi un’anima non solo si rifiuta al lavoro di Dio ma cova in sé astio per il Padre e per i fratelli, allora l’opera Nostra scompare totalmente e si insedia, in quel groviglio di passioni sregolate, il Padrone del peccato: Satana.
19 È allora che deve subentrare l’opera paziente e generosa delle vittime. Queste lavorano per sé e per gli altri. Queste ottengono che Dio torni, con miracolo di grazia, a lavorare quell’anima dopo averne fugato Satana col fulgore del suo aspetto.
20 Quante sono le anime che mi salvano le vittime! Siete i mietitori soprannaturali che mietete messe di vita eterna consumandovi nell’ingrato lavoro pieno di spine. Ma ricorda che, coloro per cui occorre sacrificare sé stessi per primi, sono quelli del nostro sangue.
21 Io non ho distrutto i legami di famiglia. Li ho santificati. Ho detto di amare i parenti di amore soprannaturale. E quale più alto amore, di avere carità delle anime malate del nostro sangue? Ti parrebbe normale colui che facesse gli interessi di tutti meno quelli della sua casa? No: diresti che è un pazzo. Lo stesso è fuori della giustizia che uno provveda per i bisogni spirituali del suo prossimo lontano e non metta in prima linea il suo sangue più stretto.
22 Sai come regolarti. Non curarti se riceverai ingratitudine Quello che non ti darà lei[80], te lo darò Io. Intensifica il sacrificio per lei.»
13. I giganti dell’amore. [81]:
Santi nello spirito e nella carne.
Dice Gesù
1 «L’anima anche più volonterosa di esser tutta di Dio è soggetta ad essere distratta dalle necessità della esistenza.
2 Non occorre essere schiavo di esse per essere distratti da esse. Ma anche ad esser già tanto spirituali da esser più anima che corpo finché la carne riveste la vostra anima come il guscio racchiude il frutto, siete soggetti alle esigenze della carne. Ridotte a quel minimo che Io pure ho accettato, esse sono non una colpa, ma un dovere e una prudenza.
3 Io non ho predicato la distruzione della carne per la carne con un infierire morboso su essa, simile a quello di certi ascetismi in uso presso religioni sparse nel mondo. Io, e ve l’ho mostrato con l’esempio, ho insegnato[82] che non occorre avere sollecitudine per la carne che muore, ma per l’anima immortale; ho insegnato a non temere ciò che può uccidere il corpo vostro ma ciò che uccide il vostro spirito; ho insegnato che se vi è dato scegliere fra la preservazione del corpo e quella dell’anima, dovete sempre scegliere quanto preserva l’anima. Ma non vi ho insegnato unicamente a torturare la carne per errata interpretazione religiosa e tanto meno per ipocrita religione.
4In verità vi dico che, se anche digiunate con la bocca e poi non digiunate col cuore negandovi di nuocere, con le azioni, le parole, e anche i pensieri, al prossimo vostro, m’è obbrobrio il vostro digiuno e vi è morte dell’anima, perché le pratiche senza la carità non sono che accatastamento di pietre per la lapidazione del vostro eterno futuro.
5 Come vi dico: “Non uccidete con le azioni della carne l’anima vostra” così vi dico: “Non uccidete con comportamenti non santi, ma semplicemente esaltati, la vostra carne”. Siate santi nello spirito, nel pensiero, nel sentimento, nelle opere, nella carne.
Sena l’amore le pratiche non hanno valore.
6 Come ottenere dunque che la vita non vi distragga e l’anima, come regina vostra, tenga la carne–suddita sotto un impero dove non sia ingiustizia?
7 Con l’amore. Esso è quello che vi è maestro e come un direttore d’orchestra regola tutte le vostre azioni le quali, simili agli svariati strumenti di un’orchestra, si fondono in un unico suono pieno di armonia, la quale può essere una lieve frase melodica, un brano più complesso, o addirittura una sinfonia grandiosa, a seconda della vostra potenza d’amare.
I giganti, gli amorosi, i volonterosi.
8 I giganti dell’amore ottengono il coro pieno e imponente di una super eccelsa sinfonia, alla quale si uniscono angeli e santi che non vedono diversi da loro i giganti dell’amore, viventi ancora sulla terra, ma con animo di serafino.
9 Gli amorosi sanno già cantare la loro melodia sulla quale si curvano in ascolto, pronti ad unirvisi, angeli e santi, quando comprendono che l’ardore fedele ottiene la crescita dell’amatore e lo fa da amatore gigante d’amore.
10 I volonterosi d’amore sapranno solo ripetere una frase melodica come richiamo di passero al sole che tarda ad investirlo dei suoi raggi d’oro, poiché non sa volare alto, come allodola in festa d’aurora, incontro al sole trasportando il corpo, di cui il desiderio annulla il peso, oltre le proprie capacità di volo, ed il proprio canto oltre le proprie possibilità di resistenza, fino a cadere distrutti dal desiderio quando, raggiunto il bene ricercato, muoiono nell’esultanza della fusione col raggio d’oro. Ma anche quel timido, breve richiamo – perché è fedele ed è tutto quanto quella creatura può dare – è benedetto da Dio e preserva da inquinamenti le azioni di quell’essere.
Chi sono i giganti dell’amore?
11 Chi sono i giganti dell’amore? Sono le anime–vittime.
12 Voi distinguete queste in vittime di giustizia, vittime di espiazione, vittime d’amore. Ma non distinguete! La vittima è sempre vittima d’amore.
13 Chi espia, perché espia? Per amore dei fratelli per i quali paga la parte di espiazione che toccherebbe ad essi: amore di prossimo spinto all’eroismo.
14 Chi è vittima di giustizia, a chi si offre? A Dio offeso per offrirgli conforto contro l’offesa. Amore di Dio spinto all’eroismo.
15 L’amore è il sacrificatore eterno. Quello che ha immolato Dio fatto Carne e quello che immola la carne e l’anima vostra rendendola simile al Cristo Redentore.
16L’anima vittima è sicura, come fosse già chiusa nel mio eterno Regno, d’esser salva, poiché ogni suo palpito, moto, parola, sentimento, azione, è santificata dall’amore che la preserva tutta da inquinamenti umani.
17L’anima–vittima “òra” anche se non prega. È la sua vita, orazione.
18 L’anima vittima penetra in Me e dal centro del mio Cuore che la chiama “Sorella” prende e distribuisce grazie e benedizioni sui fratelli. Non vi sono limitazioni per le mie vittime. Tutto quanto è mio, è loro, che hanno voluto offrire il loro essere al Sacrificatore eterno.
I martiri dell’amore.
19L’anima vittima è stesa su un aculeo i cui vertici sono dolore e amore. Dolore per non vedere Dio amato come il loro eroismo d’amore ha loro permesso di vedere che Dio debba essere amato.
20 Più delle malattie e delle sventure sono a loro tortura le miserie spirituali che, come rovine di un paese distrutto da un nemico, coprono gli animi dei loro simili cancellando in essi l’impronta di Dio e seppellendo il suo santo Nome sotto l’ingombro del peccato. Più del dolore in sé, è a loro dolore sentire la loro incapacità di raggiungere la perfezione d’amore, loro sogno, perché vorrebbero dare a Dio dono degno della sua Perfezione. E se Io sono stato infisso al mio altare da tre chiodi essi pure lo sono, perché il mio amore, il loro amore, e il loro dolore, sono i tre chiodi che li tengono crocifissi fino alla morte, che altro non è che esalare lo spirito sul mio seno dopo avere “tutto compiuto”.
La forza che regge l’universo.
21 Il mio amore! Oceano di fuoco che dall’alto dei Cieli precipita su un’anima e con un continuo giungere di ondate d’ardore la consuma come fosse molle cera investita da una fiamma. Fame insaziabile che è comune ai due che si amano, e il Cristo vuole divorare la sua creatura per farne parte
sua e la creatura vuole aspirare in sé Dio per farsene sua vita.
22 Tutto si ferma davanti a questo dominatore che passa facendo valere i suoi diritti. Esistenza, intelligenza, affetti, si aprono e fanno ala, ed esso procede ed entra poiché l’amore è il re di tutte le cose. L’anima prende allora le passioni del suo sposo d’amore e le fa sue. Tesoro dei tesori è per lei l’essere giorno per giorno martirizzata a questo scopo e vedere con gli occhi dello spirito tornare la luce nei cuori ed essi volgersi a Dio, poiché l’amore anche senza parole converte e senza funi trascina.
23 L’amore è la forza che regge l’universo e l’amore è quello che salva il mondo. E non i condottieri, non gli scienziati, non i dotti, ma gli amorosi sono quelli che sanno trovare le vie delle vittorie che conducono al Bene, strappando col loro impeto ardente le catene sataniche che vi rendono schiavi del Male che vi odia.
24 E se l’amore dei credenti otterrebbe il miracolo di tempi migliori, che con il vostro modo di vivere vi siete preclusi, l’amore delle vittime, che è l’amore più simile alla perfezione del mio, è quello che fa argine all’impeto che da Satana monta per distruggervi in una maledizione disperata e che apre le porte del Perdono fondendole col fuoco del loro olocausto.»
14. Coppe d’amore al cielo levate.[83]
Duplice qualità del Sangue di Gesù.
Dice Gesù:
1 «Il mio Sangue, chiamato[84] con ira su sé stessi dai miei nemici e accusatori, non ha perduto le sue duplici qualità di perdono e di condanna.
2 Passano i secoli, figlia, ma Io e tutto quanto è mio resta in un eterno presente. Nell’ora delle tenebre, in cui splendeva solo la porpora del mio Sangue divino come un faro che voleva salvare l’umano genere, ma che fu visto soltanto da pochi, è avvenuto quello che si ripete nei secoli e si ripeterà fintanto che sarà la Terra. Effuso con amore infinito, produsse miracoli di redenzione dove trovò amore, ma divenne condanna su chi rispose con ira ed odio al sacrificio di un Dio.
I moderni nipoti dei lontani ebrei.
3 Ma che ne dici? Io ero Dio e avevano annunciato la mia venuta i profeti, e avevano convalidato la loro parola i miracoli da Me compiuti, e avevo confermato la mia natura divina Io stesso, in un’ora di giudizio estremo nella quale l’accusato non mente. Eppure mi hanno ucciso. Non hanno a loro discolpa, quei nemici del Cristo, l’avere ignorato chi fosse Colui che accusavano e volevano morto. E perciò più severa fu la loro condanna perché, ricorda sempre, a colui a cui più è dato di amore, di benefici, di conoscenza, più è richiesto. Non deve l’idea della mia Bontà esonerarvi dal dovere del rispetto.
4 Ma anche ora, figlia mia, ma anche ora non è la stessa cosa? Anche ora
il mondo non ignora che per essere salvo, per essere in pace, per essere felici, ci vuole l’aiuto mio. Ebbene: che fa il mondo? Mi accusa e mi maledice. Mi accusa di non amarlo, di essere crudele, di essere indifferente, e mi maledice per queste colpe di cui sono incolpevole.
5 E che? Come può il mondo accusare Dio? Come può l’uomo maledire Dio? Come formica che tenti ribaltare un masso di monte, così sono gli stolti conati dell’uomo che odia Iddio. Non fa che rovinarsi e precipitare nello sforzo sacrilego.
Questo per quelli che sono i moderni nipoti dei lontani ebrei
Anime senza volontà propria.
6 Gli altri, poi, i meno colpevoli nella massa dei colpevoli, non maledicono e non accusano apertamente, ma non pregano con fiducia, non vivono con sacrificio, non amano con ardore. Sono macchinette ancora ben mosse dal meccanismo spirituale, ma senza propria forza di moto. Sono acque che vanno sotto la spinta di secoli di cristianesimo, ma che vanno unicamente per questo. Non per volontà propria. E come tutte le acque, giunte in una piatta pianura e troppo lontane da montana sorgente, stagnano per troppo esiguo moto, corrompendosi.
Coppe d’amore al Cielo levate.
7 Non è corrompendosi o ribellandosi che si salva il mondo. E in verità ti dico che se non vengono mali maggiori a questa povera razza umana per la quale sono morto, non è certo in grazia delle preghiere senz’anima e delle esistenze piatte. Ma chi salva il mondo, e fino ad ora lo ha salvato, sono i pochi sui quali il mio Sangue ha operato i miracoli dell’amore, perché li ha trovati coppe d’amore al cielo levate.
I volontari della Redenzione.
8 Però con tanto dolore vedo che queste creature in cui attecchisce l’Amore divengono sempre più poche. Le vittime! Le mie vittime! Oh! Chi dà al redentore, alla grande Vittima, un esercito di vittime per salvare il mondo, che accusa Dio di peccato e non pensa che il suo male viene dall’aver peccato l’uomo contro Dio e contro l’uomo?».
Paradisi di Gesù in terra [85]:
Dice Gesù:
9 «Sai cosa rappresentano per Me i cuori dati all’Amore? Il mio Paradiso sulla terra. Siete voi che portate un pezzettino di cielo su questo povero mondo, e su quel pezzettino posa i piedi il Figlio di Dio per venire a trovare le sue delizie fra i figli del Padre.
10 Apri il cuore a Gesù. E dammi il tuo cuore. Dallo del tutto a Me. Lo voglio. Come Medico e Amico di spirito e di carne, come Sposo e Dio che ti ha scelta per la tua fede e il tuo audace sentimento di amore».
15. L’amore di compartecipazione.
L’amore di compartecipazione.
Dice Gesù[86]:
1 «Povera stellina mia che è rimasta sommersa sotto la tempesta di dolore del suo Gesù, nascosta, eclissata, annullata dietro al mio infinito dolore come una stellina dietro il sole; povera violetta mia appesantita fino a piegare sotto il sangue del suo Gesù, come le erbe che hai visto intrise del mio rosso sudore nell’orto, sai che t’ho fatto? Ti ho portata all’ “amore di compartecipazione” il quale è la perfezione dell’amore di fusione, di cui ti ho parlato in autunno[87].
2 Ora è primavera, non è più autunno. “L’inverno è cessato… i fiori sono apparsi nelle nostre contrade… Sorgi, amica mia!”[88].
L’amore di fusione.
3 L’amore di fusione è alto. Altissimo, sul vertice di quell’altezza, è “l’amore di compartecipazione”. Nel primo ti annulli, con la tua personalità umana, nel tuo Amato. Nel secondo ti sostituisci al tuo Amato, lo circondi: Egli è l’anima, tu la veste dell’anima, e senti in questa tua veste le pene del tuo Amore mentre, nel tuo interno, Egli grida le sue torture spirituali e morali e te le fa note, così come il pensiero che fa note alla carne le impressioni della mente, e ricevi le impressioni materiali.
L’amore di compassione.
4 È l’amore di compassione. Di con–passione. Ossia è la Passione vissuta dal Cristo e dalla adoratrice del Cristo.
5 Questo t’ho fatto. E se ti ho introdotta nella “stanza dei vini”[89] e l’odore di essi ti ha talmente inebriata da farti cadere come morta, sappi, diletta, che quel vino è il mio Sangue. È desso che empie la stanza del suo divino profumo e ti scende con esso nel cuore, sospendendo la vita per una più alta Vita, e ti sale con esso al pensiero, dandoti intuizioni e luci non più terrene, ma soprannaturali, ma divine, perché Io sono che parlo nel tuo pensiero, e non v’è di Me parola più divina di quella che parlano le mie torture di Redentore.
6 “All’ombra di Lui che desideravo mi sono assisa”[90]. Ma quell’albero non è il melo carico di pomi, ma la mia Croce da cui pende un unico frutto: il tuo Cristo. Ebbene Io ne scendo, ne sono sceso, per “sostenerti” coi fiori della carità per “confortarti” con le mie carezze, perché “tu languivi” di amore compassionevole.
Il calice dell’angelo consolatore.
7 Cara, che t’amo per il tuo amore! Le tue lacrime nell’assistere al mio pianto, le tue lacrime nel sentire il fischiare dei flagelli, le tue lacrime nel vedermi cadere contro le pietre, e le altre che spargerai davanti alla mia estrema tortura e alla mia estrema desolazione, Io le ho già gustate, e furono a Me, insieme a quelle delle anime a te sorelle nell’amore di compartecipazione, più dolci di un vino saturo di miele. Esse erano nel calice che l’angelo m’offerse per mitigare l’amarezza del calice paterno, per corroborare la mia Umanità languente in una agonia crudele[91]. Egli, l’angelo del mio dolore, a confortare il mio spirito abbattuto, mi ha enumerato tutti i nomi di quelli che m’avrebbero amato, totalmente amato, sino a dividere le mie torture, e fra essi era il tuo nome, violetta, stellina, piccolo Giovanni, Maria, Maria mia. Grazie, anima che amo!
Bisogno del nostro dolore per l’Opera.
8 Sarei andato e andrei più adagio nell’immetterti nel mio soffrire. Ma occorre accelerare i tempi. Io so. Devo perciò affrettare le cognizioni. Anche se queste ti fanno stare tanto male precipitando in te in massa.
9 E se qualcuno dice le parole già dette nel Vangelo[92]: “E non potrebbe Costui, che ha guarito il cieco nato, impedire che questa soffra?”, Io rispondo: “Ho bisogno del suo dolore per una grande opera”. Mi si potrà anche dire: “Perché non hai cominciato dai dolori preparatori, quanto meno dalla Cena? Perché non hai terminato con la Crocifissione?”. Io rispondo: “Avevo bisogno che quest’anima fosse già intrisa di questo pianto. Per renderla più atta, più snebbiata, più purificata a vedere il Mistero ineffabile del mio morire per redimervi”.
10 All’altare non salgono, non dovrebbero salire, gli impuri ed i materiali. Ma se ai vostri altari essi possono ancora salire perché voi siete dei ciechi ed Io sono longanime, al mio altare, assistente alla mia Messa, non può, venire che chi si è purificato coll’incenso dell’amore e coll’acqua del pianto ed ha annullato la carne sul rogo del sacrificio lasciando vivere unicamente lo spirito. Seguo dunque il mio metodo, non il vostro. […].»
16. Sulla vetta del monte nuziale.
Intimamente congiunti a Dio.
Dice Gesù[93]:
1 «Non ci cercare affannosamente. Noi siamo con te.
2 Una volta fu permesso a Maria di cercare il suo Dio smarrito, il suo Gesù[94], ma fu l’accidente. Maria aveva Dio prima ancor d’essergli Madre, poiché Dio è sempre dove è grazia, perché la grazia è amore e Dio è dove è amore.
3 Come per mia Madre così succede per voi, fratelli fedeli e figli di Dio e di Maria. Quando voi cercate Dio è perché l’amore lo ha già posto in cuore. Quando vi pare che giunga non è che voi lo vediate arrivare: è che il vostro spirito, fatto più lucido che ancora da febbre d’amore più viva, ve lo fa vedere là dove Egli già era. Vi pare che venga in voi. Siete in realtà voi che più intimamente vi congiungete a Lui. Unicamente là dove non è grazia, e perciò non è amore, non è desiderio, non è ricerca di Dio, Egli non giunge mai perché l’odio lo respinge.
4 Ecco perché ha capitale importanza la Grazia. È dessa che vi concede, con anticipo d’amore, il possesso di Dio che è la gioia e la gloria dei beati.
Associati nel riscatto degli smarriti.
5 Tu perciò non cercarmi affannosamente. Pensa che se talora sembra che Io non ci sia, non è per castigo. Che ho detto a mia Madre? “Perché mi cercavi? Non sai che Io devo occuparmi degli interessi del Padre mio?”. Ebbene, quando ti privo della mia presenza sensibile e sembra che Io ti abbia abbandonata, è perché mi occupo degli interessi del Padre mio.
Ho bisogno delle tue lacrime d’amore per riscattare un’anima che l’odio fa schiava del Male. Vedi come ti amo? Ti associo a Me nel riscatto dei poveri smarriti e nel servire la gloria del Padre nostro.
La vetta del monte nuziale.
6 Sorridi, piccola sposa. Prima che raffreschi il giorno e si allunghino le ombre, ce ne andremo al monte della mirra e al colle dell’incenso [95]. Sorridi, piccola sposa. Sulla vetta sarai coronata.
7 Sai quale è la vetta del monte nuziale per le mie piccole, care spose? Sai quale è la corona con cui divengono regine? La cima del Golgota perfora il cielo e fiorisce in Paradiso e mettono rose d’oro i bronchi delle spine che mi hanno torturato. Quanto cammino sotto la croce! Quanto dolore sulla croce! Quanto sangue devono bere per fiorire quelle spine!
8 Vieni e sorridi collo spirito tuo. Le lacrime sono le perle sui rubini delle rose e i singhiozzi l’accordo delle cetre della tua entrata trionfale quando salirai dal deserto, colma di delizie, appoggiata al tuo Diletto.»
17. Duplice amore dei “Salvatori”.
Un’ora di agonia.
Dice S. Teresa del Bambino Gesù[96]:
1 «Sì, sono proprio io che vengo a passare con te quest’ora di agonia e a passarla ricordando Gesù, il cui volto si altera sotto il sudore sanguigno e comincia ad assumere l’espressione dolorosa che è quella che ci fa delirare di amore compassionevole noi, sue piccole vittime e spose.
2 Sono io. Vengo anche io a carezzarti. È la mia ora. Perché quando stanno per iniziarsi i “grandi silenzi”, che sono i tocchi di perfezione dell’Artefice divino alla nostra anima, è necessario avere vicino un’amica che li conosce.
3 Non avere paura. Il nostro Gesù è morto anche di sete[97]… Oh! divina sete! Eppure, pur non potendo quasi più parlare per le fauci asciutte, ha detto le parole che salvano. E ha detto la preghiera che salva: “Padre, perdona loro”[98], “Oggi sarai meco”[99], “Nelle tue mani affido lo spirito mio”[100]. Quasi muto per la sete e per l’agonia, quasi cieco per la crosta di sangue sulle palpebre, e per la morte vicina, ha saputo dire le orazioni che salvano e vedere ancora la volontà del Padre e adorarla.
4 Non occorre fare molto quando si è prossime all’immolazione piccola sorella. Basta saper restare fedeli. E vedere Dio oltre la crosta del dolore che ci impiaga il cuore, e dire a Dio che lo si ama ancora, sempre…
Piccola grande vittima.
5 Non avere paura. Dio è contento di te. Mi manda a dirtelo. Credi di non essere una “bambina nell’infanzia spirituale”? Lo sei. Perché fai tutto con semplicità. Anche le tue imperfezioni. E non cerchi di velarle con astuzia di adulto per vestirle di una falsa veste di giustizia. Sei una “piccola” nella via che io ho insegnato, perché a Gesù piacciono i “piccoli”[101] e ha detto che
di essi è il regno dei Cieli[102]. E sei “vittima”. Una adulta, dunque.
6 Perché lo spirito che volontariamente sceglie d’esser immolato, anche fosse di creatura fanciulla, è spirito adulto.
Il duplice amore.
7 Ieri ti chiedevi cosa è il “duplice amore” che io ho chiesto per me. Per te è questo, sorellina: esser bambina e amare Gesù con semplicità di pargolo, ed esser vittima e amarlo con eroismo di martire. Con Lui nella povera culla di paglia, con Lui sulla ruvida croce. Sempre con Lui. Per non lasciarlo mai solo. Per farlo sorridere. Per bere il suo pianto e morire con Lui.
8 Come ti ama! Ti ha dato i suoi due letti più santi: la culla sulla quale veglia la Madre, e la croce sulla quale sta curvo tutto il Cielo. Sono i posti dove il suo amore ti chiama in divino appuntamento d’amore. Da lì prenderai il volo per il Cielo.
Atto d’amore continuo.
9 Ora riposa, sorellina. Io sto qui a pregare con te. Ma credi che basta amare, amare molto, e basta dire solo: “Gesù, io ti amo!”, e dirlo con vero amore, per essere non solo giustificati ma amati da Dio di un amore di predilezione.
10 Felici quelli che ad ogni palpito del cuore sanno dire: “Io t’amo”. Spireranno con questa professione d’amore nella mente nel cuore e sulle labbra. Ed essa aprirà loro il Paradiso. Perché Dio ama chi lo ama e si dà a chi lo ama.»
18. L’amore dei “Salvatori”.
Impulsività generosa.
Dice Gesù.[103]:
1 «Vieni, suor Maria della Croce. Un tempo eri solo: Maria della Croce[104]. Ti ricordi quel tempo? Mi amavi. Ti ho amata perché mi amavi con tutte le tue forze di allora.
2 Sei sempre stata assoluta nelle tue cose. Non hai mai misurato pro e contro, e quanto e come, e se e ma, quando ti gettavi in un’impresa o in un affetto. Quando sei venuta a Me, vi sei venuta tutta, con tutte le tue capacità di amare e soffrire per Me. Con anche più delle tue capacità di soffrire. E la forza che ti mancava te l’ho data Io perché mi piaceva la tua impulsività generosa, la tua spensierata e santa prodigalità di sacrificio. Se anche fossi, morta allora, saresti stata giustificata, perché ubbidivi al comando: “Amare Dio con tutto sé stesso, col corpo, l’anima, la mente e il cuore “[105].
La misura dell’amore.
3 Ti pareva, allora, che non fosse possibile amare di più. E, poiché amavi il tuo Gesù, specie nella sua veste di Redentore, hai voluto chiamarti Maria della Croce. La Croce! Il tuo amore. Ti pareva, allora, che non fosse possibile amare di più. Ma, piccola sposa, tu vedi che l’amore per Dio, essendo una cosa di Dio, condivide con Dio l’illimitatezza. Si può amare sempre di più e non raggiungere ugualmente mai il limite. Perché l’amore sempre più cresce quanto più si compie e perfeziona.
4 Una cosa compiuta nel mondo, un’opera compiuta degli uomini non è più soggetta ad aumento. È completa e tale resta. Ritoccarla, aggiungervi parti, vorrebbe dire guastarla. Ma l’Amore non è cosa umana. È sovrumana.
Avete la capacità di amare Dio perché siete da Dio. E allora ecco che la Carità può passare da perfezione a perfezione maggiore man mano che lo
spirito si perfeziona.
Il primo grado dell’amore.
5 Dice l’Ecclesiastico: “Il timore di Dio è il principio del suo amore, e a lui deve essere unito il principio della fede”[106].
6 Il timore di Dio è il primo grado dell’amore. Chi teme già rispetta, riconoscendo che colui al quale va il suo timore è un suo superiore, un padrone, o per lo meno un capo. I figli non perfettamente buoni temono il genitore. I dipendenti non perfettamente buoni temono il padrone. Gli animali non perfettamente buoni temono il domatore.
7 Il credente, che si ferma al primo giro della scala mistica che sale a Dio, teme Dio il cui volto vede balenare lassù, lontano lontano, e che, visto così da lontano, pare severo perché non se ne afferrano che le linee principali ma sfugge il sorriso, sfugge lo sguardo, sfugge la voce. Molti restano paralizzati dalla maestà di Dio e dimenticano la paternità di Dio. Una paternità così buona che giunse ad immolare il suo Primogenito per salvare gli altri suoi figli. Costoro non fanno il male perché temono Dio. Perciò saranno premiati della vita eterna.
Secondo grado dell’amore.
8 Però non avranno quel premio che già opera, mentre ancor la giornata terrena dura, in coloro che non si limitano a temere Dio ma, superando il timore, prendono il secondo. giro della mistica scala e passano al desiderio di conoscere più da vicino Dio, certi che, se lo potranno conoscere meglio, lo ameranno… E infatti ecco che più salgono e più percepiscono ciò che è Dio. Il desiderio si muta in affetto. L’affetto, che Dio premia con carezze d’invito soave, si muta in amore. E l’amore… Oh, l’amore! L’amore non sale più la scala gradino per gradino. L’amore mette le ali e vola…
Ali di gioia.
9 Hai mai visto, diletta, un piccolo uccello ai suoi primi voli? Inizia gli stessi da tegola a comignolo, o da ramo basso a più alto. Poi osa di più. Dal comignolo conquista il culmine della casa vicina, più alta, o la cima dell’albero più prossimo. E lassù cinguetta di gioia. C’è tanto sole, tanto calore, tanto azzurro, e il mondo pieno di insidie, di monelli e di felini è già lontano! Ma poi l’uccellino dice: “Troppo vicino ancora è ciò che può limitare la libertà”. E guarda. E vede che sulla torre o sul campanile, o là, in cima a quell’alberone che si drizza in vetta al poggio, vi è ancor più sole, più libertà e azzurro. E via con un trillo… Ma il sole è ancora più su, e l’uccellino, ormai sicuro di sé, sì lancia. E su, e su, e su… Come è felice! Non sente più peso. L’aria lo porta, il raggio pare lo attiri. Ogni attimo cresce in lui forza. Va e canta. Vola e giubila, padrone dell’aria.
Ali d’amore.
10 Anche lo spirito, che ha messo ali d’amore, fa così. Viene il momento in cui non si sente nel suo elemento che quando ama veementemente, tuffato in oceani celesti, rapito da vortici di passione divina… I poveri uomini si arrovellano con strumenti – che inizialmente creano per scopo scientifico e che poi, quando l’aspide demonico li morde più atrocemente, usano a scopo delittuoso – a salire sempre più alto nella stratosfera. Ma il loro salire ha e avrà pur sempre un limite. Quello dell’amore, no. Non ha limite. Sale, sale, sale… e Dio aumenta, aumenta, aumenta le forze di colui che sale infondendosi sempre più nella creatura, che perciò sempre più si indìa, e più sale e più ama, e più ama e più sale… Compie il suo amore e la sua ascesa quando, come allodola fulminata d’ebbrezza di volo, muore al mondo, ossia cade, con un ultimo palpito dell’anima imprigionata nella carne, sul cuore di Dio e conquista il suo Amore e la sua eterna Libertà.
Vertigine d’amore.
11 Tu, Maria della Croce un tempo, per tuo desiderio, sei ora suor Maria della Croce per mio volere. Ti ho dato, come a sposa sposata, il mio feudo. Te lo sei meritato per la tua costante ascesa.
12 Guarda, dalla vetta su cui ti posi, guarda e confronta il tuo timore di credente (il timore di Dio è l’amore dei credenti) col tuo amore di sposa. E guarda le fasi del suo crescere… Può aumentare ancora? Sì. L’amore dei santi è una vertigine d’amore. Ed Io a tale amore chiamo tutti. Chiamo te, diletta.
13 Ti parlo dalla mia Croce. Ma non mi limito a parlarti fra la porpora del mio Sangue. Ti attiro a Me per vestirti della stessa. Vieni. E, fra un mondo che si odia, si sia noi ad amarci. Tu asciugando le mie ferite coi tuoi baci, Io asciugando le tue lacrime col mio amore. Vieni e riposa sulla mia pace.»
19. L’amore di sacrificio.
I “salvatori” condividono le torture di Gesù.
1 Anche questa notte, dalle due all’alba, sono stata con Gesù come l’altra notte.
2 Mi ha detto: «Eccomi dal mio piccolo Giovanni, perché non pianga». Ma non piangevo. Non ho più pianto dall’altra notte. Non si può piangere quando Egli consola. E Lui lo sa. E, sorridendo, questa notte mi ha detto: “Ho fatto di nuovo il miracolo di trasformare le lacrime in sorriso, le spine in rose, il tumulto in pace. Come quando morì Giacomino[107] e ti ho accarezzata per la prima volta per non farti piangere più».
3 Io, stando appoggiata al suo petto – mi piace tanto sentirgli battere il cuore – ho chiesto: «Non parli neppure oggi, Gesù?».
4 E Lui: «Ma se parlo devi scrivere e perciò lasciare questo guanciale. Lo preferisci?».
5 «No, Gesù. Preferisco così. Per quanto anche le tue parole mi facciano felice. Ma dicevo per le anime».
6 «Mio povero, piccolo Giovanni, hai troppo male per permettermi di farti scrivere. Lo sai che Io sono anche Medico, il tuo più grande Medico, anche per il tuo povero corpo che mi serve come strumento e che non va spezzato. Perciò Io sono severo con chi non ti tratta come va trattato uno nelle tue condizioni: come un pargolo. Sei il mio pargolo. Per ora sei questo. Quando starai meglio tornerai ad essere il Giovanni minore.
7 Ora sta’ qui. Lo hai visto come sono esperto di ninnare i bambini. Sembro un perfetto papà. Ma non lo sono forse? Non ho generato tutti i miei santi? Non vi ho amato tanto perfettamente da morire per darvi vita?»
8.«Sì, Gesù. Allora niente per le anime?»
9 «Amata mendicante! Vuoi, o vuoi dare?»
10.«Voglio, e voglio dare».
11 «Dammi il tuo soffrire».
12 «Troppo poco e cosa troppo abituale. Voglio dare di più. E poi voglio qualcosa per me».
13 «Un regalo o un ricordo?».
14 «Quello che vuoi, ma che mi parli di Te».
15 Gesù mi ha stretta forte forte e ha detto: «Ti darò una cosa che fu mia e che tu mi darai per le anime». E, tenendomi sempre Gesù contro il suo petto in modo che io avevo libero tutto l’emitorace sinistro, mi sono sentita colpire con due colpi di flagello. Due soli. Ma che male! In ogni luogo dove avevano percosso i martelletti delle strisce, ossia in una decina di posti, avevo un dolore come di proiettile penetrato nell’osso e negli organi, e la pelle frizzava là dove le cinghie avevano sollevato un rialzo.
16 Due soli! E Gesù spiega: «Non di più perché fanno troppo male, fanno troppo male! E tu sei malata. Dammi il dolore del tormento che fu mio, che fu atroce; per le anime dammelo. E ora sta’ buona, qui con Me».
17 E sono rimasta così: beata e torturata. Beata nell’anima, torturata nel corpo. Ma come sono felice!
Riempiono di sacrifici la culla di Gesù[108]
18 Sto sempre più male. Da tre giorni il dolore alla regione splenico–renale sinistra è talmente tremendo che mi strappa gridi quando mi muovo, e se sto ferma è come se un cane mi rodesse dentro o vi fosse un enorme ascesso. Sono persino gonfiata in quella regione. Da ieri, poi, ho dolori ancora più acuti a tutti e due i polmoni, di modo che ogni respiro è penosissimo e difficile. Ieri alle 15 ho avuto proprio un momento di sconforto… e ho pianto pensando che dovrò forse morire qui, sola e fuori della mia casa[109]…
19 Perché lei è tanto lontano? Perché ho ceduto a venire qui? Quale pietà ho avuto per questo sacrificio fatto per gli altri? Ora che sono così, grave e isolata, loro se ne sono andati e buonanotte. Ma pazienza e avanti.
20 Meno male che resto fra le braccia di Gesù. Poco fa mi lamentavo con Lui: “O Signore, dicevo, io sto sempre più male. Tu, per pietà del mio stato, non detti più nulla. Libertà non ce ne abbiamo più. E di poter andare via neppure la più misera speranza. Che facciamo?”.
21 Mi ha risposto, attirandomi a Sé: – “oh! che dolce cosa questa! Metti tutto nella mia rustica culla di Betlem. Hai tanto freddo. Hai tante spine. Sei tanto scomoda. Sei tanto sola. Soffri tanto. Dammi il tuo freddo, le tue spine, i tuoi scomodi, le tue solitudini, le tue sofferenze. Fammene piena la mia povera cuna. Al contatto col Bambino Dio diverranno benedizioni e grazie. Voglio che ne sia piena la cuna. Perché il mondo ha bisogno di grazie di amore e misericordia. Io voglio inondare il mondo di misericordia. Deve questa traboccare dalla mia cuna. Ma sono l’amore e la generosità delle mie anime vittime, delle anime veramente mie spose, quelle cose che empiono la cuna. Va’ in pace. Io sono con te”.
I “Salvatori” sorreggono il mondo insieme a Gesù[110]
22 Mi appare la spiritualizzata e gloriosa figura di S. Pietro. Ordina:
23 «Scrivi questo per il tuo Padre: “Io, Capo del Sacerdozio, ti dico: Veglia, perché Satana, come un leone ruggente, ti gira intorno cercando di divorare e distruggere. Guai a noi sacerdoti se per sbadataggine lasciamo divorare il gregge di Dio e il cibo di Dio dal perpetuo avversario!”. Non c’è altro da dire. A te, piccola voce, sempre Maggior grazia e conoscenza del Signor nostro Gesù Cristo.»
24 E come l’altro giorno, mi riappare il Bambino del chiostro di Lisieux. Mi chiama di nuovo vicino. Mi consola, con la sua bellezza ridente, delle mie tristezze che sono tante. Mi dà di nuovo i gelidi piedini da riscaldare, dicendo ancora: «Ho tanto freddo!», e io oso prenderli nelle mani per scaldarli di più. Questa cosa lo fa molto contento.
25 Ma pare stanco di tenere il globo nella sinistra e lo prende a due mani tenendoselo contro il petto. Io lo guardo mentre gli scaldo i piedini fra le mani. Forse nota che mi stupisco del suo atto e dice: “Pesa, sai? Ed è tanto freddo questo globo del mondo. Tieni. Senti come è freddo e pesante. Tienilo un poco. Sono stanco di sorreggerlo e di sentirlo sempre così” e mi porge il piccolo globo che a vederlo sembrerebbe di vetro dorato, liscio e leggero. È invece più pesante di un piombo, ruvido, tutto cosparso di aculei che si conficcano nella pelle dando dolore. Lo reggo a fatica e con spasimo, per le punte e per il gelo che comunica. Guardo il Bambino santo con pietà.
26 «Pesa, eh? Ed è freddo, eh! Gela persino il cuore. Eppure Io lo devo portare. Se lo abbandono Io, chi lo sorregge più?».
27 «Ma come fai, povero Gesù piccolino, a resistere a questa tortura? Perché è una vera tortura …».
28 «Sì. Guarda. Ho le manine che sanguinano. Baciamele per guarirle». E mi porge le tenere mani coperte di minute goccioline di sangue. Le bacio nel cavo morbido delle palme. Ma sono fredde, fredde. «Grazie, Maria. Rendimi il globo. Non puoi più reggerlo. Solo Io, posso. Ma mi basta trovare chi lo tiene per qualche minuto per darmi sollievo. Sai come mi aiutate a reggerlo, voi che mi amate? Col Vostro amore di sacrificio. Le anime vittime sorreggono il mondo insieme a Gesù».
29 Si fa luminosissimo come l’altra sera e ritira il piedino dicendo: «Ora sono tutti e due caldi. E Io mi sento meglio. Addio, Maria. Grazie anche per la Mamma. Lei è felice quando c’è chi mi ama e consola». E si annulla in una luce accecante.
30 Se non avessi questi conforti sarei molto infelice, accasciata, ché sento una grande insidia lavorare intorno a me e a lei…
20. Tutto è amore nei “Salvatori”. [111]
Il calice dei “Salvatori”.
1 Una lezione d’amore di Gesù, in una effusione d’amore così forte che quasi spezza la mia vita:
2 «Mia cara anima vittima, nel calice di propiziazione che viene offerto sugli altari quotidianamente è il mio Sangue e il pianto d’amore generoso delle anime–vittime. Perché il vostro dolore è amore. Per amore lo avete chiesto il dolore, per amore ve l’ho dato, per amore lo patite. Tutto è amore nelle vittime: tanto il sorriso per mio amore che le consola, come il gemito per la tortura della carne, come il pianto per l’incomprensione o il tradimento degli uomini, o quello pel dispiacere di sentire non amato il vostro Dio. E di piangere per le due prime cose non dovete vergognarvi. Ho pianto Io prima di voi, perché l’uomo ha pure una carne e un cuore, e questi spremono pianto quando sono torturati, né il pianto avvilisce il sacrificio d’amore.
L’offertorio dei “Salvatori”.
3 Ma nel calice era necessaria l’acqua insieme al vino. Il Sangue vivo e l’acqua del supremo sacrificio. E l’acqua del mio Costato fu prima stilla della santa sorgiva che poi avrebbero alimentato anime–vittime, martiri, ohi sì, martiri, e tali sarete considerate in Cielo, anche se non vi è dato spargere il vostro sangue in un martirio cruento.
4 Ecco il vino eucaristico che il Sacerdote mette nel calice e lo alza, offrendolo per i bisogni del mondo e per suffragi a coloro che sono già fuori dal mondo. Che alza soprattutto offrendolo colmo del mio Sangue e delle “preghiere dei santi” della Terra, ossia i loro patimenti d’amore, per onorare Iddio. Sì, anima mia! Perché ogni santità per essere raggiunta è fatta di patimenti. Lotte contro le passioni e le tentazioni, contro scherni, le persecuzioni, malattie, ecco il Calvario dei santi.
La messa dei “Salvatori”.
5 E come nel Cielo fumano e profumano davanti al mio trono le orazioni dei Santi, così dalla Terra salgono gli incensi dell’adorazione al Signore Iddio, offerti dai giusti nella loro perpetua Messa, del loro sacrificio latreutico, eucaristico, propiziatorio, impetratorio, consumato insieme al mio. Perché questo vi ho concesso nel mio amore che vi vuole dove Io sono, che vi immedesima a Me, o tralci vivissimi fra i tralci vivi: di poter fare tutto ciò che lo faccio.
6 Vedi, anima mia, che sebbene da tre lustri le malattie ti siano chiodi per tenerti confitta alla tua croce, tu sei in tutte le messe e in tutti i calici, in tutte le Ostie che vengono celebrate e offerte quotidianamente sugli altari di tutto il mondo, più che se tu fossi presente al Sacrificio nella tua Chiesa parrocchiale. Anzi, questo ti dà un altro tratto di somiglianza con Me. lo pure fui impedito nel Parasceve e nel Sabato pasquale di essere presente al Tempio, ma in verità mai fui adoratore del Padre come lo fui sulla Croce, fuori dalla cinta della Città santa, sul monte che era infame…
7 Pensa, pensa, anima innamorata della quale Io sono innamorato, cosa concede l’amore! Esso libera dalle limitazioni della creatura i desideri della creatura, quei desideri che lo stesso Amore suscita e rende immensi, e lo spirito della stessa può – altro tratto di somiglianza con Me – essere spiritualmente presente su tutti gli altari, in tutti i calici e le Ostie con Me.
Preghiera d’offertorio.
8 Vieni, fonditi sempre più al mio Corpo, al mio Sangue! Non più vicina, ma unita, unita a Me! Canta con Me, con tutto il giubilo di chi adora Iddio suo Padre: “Or dunque, o Padre santo, ti offriamo questo sacrificio per onorarti, ringraziarti, propiziarti, e impetrarti tutte le grazie che la tua Chiesa e i tuoi fedeli hanno bisogno di ricevere, nonché per suffragare i defunti e pregare perché il tuo potere converta al tuo Cristo, Pastore unico e santo, coloro che sono fuori dall’Ovile”.
9 Sta’ lieta, anima mia! Sta’ lieta! Con te è il Signore.»
21. L’Amore che trasporta con amore.[112]
Predilezione per le ore di dolore del Salvatore.
1 Sto correggendo, ossia rendendo leggibili gli scritti. Leggo il discorso di Gesù alle discepole nel venerdì avanti l’entrata in Gerusalemme, là dove paragona l’anima ad un rondinino che si fa sempre più forte al volo.
2 Amorosissima mi suona al fianco la voce di Gesù e mi empie di letizia.
3 Dice: «Anche tu sei stata come quel rondinino. Sei stata il mio rondinino. Sempre più fortemente ti sei irrobustita e orientata per i grandi voli. Aprivi l’ala all’alba della vita verso il mio dolore: la Vittima fu sempre il punto del tuo orientamento. Come mi amavi allora o innocente segnata al dolore e che di tutto quanto fu la mia giornata terrena avevi predilezione per la mia ora di dolore.
Miele e conforto dei “Salvatori”.
4 Poi mi amasti Pane di Vita. Poi Cuor dei cuori. Ma la figura del, Vittima ha sempre signoreggiato su tutte. È stata la tua stella polare, il tuo sole sanguigno. Il sangue delle mie ferite il tuo miele. Il mio sguardo agonizzante il tuo conforto. La consumazione della mia vita il tuo esempio. E hai volato sempre più forte, sicura, più a lungo e più in alto, anima, anima vittima, pecorella del Martire, Maria amante come l’altra Maria ma avente, a farti a Me tanto cara, l’innocenza della tua vita onesta.
Donazione totale dei “Salvatori”.
5 Oh! vieni! Vieni qui con Me. Vieni che la ferita ultima si fa nido a te, mio rondinino stanco di terreni voli e di ciò che è mondo. Stanco come lo era il mio cuore agli ultimi giorni della vita. Vieni in Me.
6 Mi hai dato tutto, salendo sempre più in alto. E ti ho dato tutto. Tutto il mio amore e tutta la conoscenza di Gesù di Nazareth. E più ti ho dato. Ma questo è l’amore che non si disvela agli uomini. Questo è l’amore che si compie sotto gli occhi del Padre nostro e che i serafini annotano.
7 Maria! … »
Eroismo d’amore dei “Salvatori”.
8 Il resto, riferendosi ad una disgraziatissima anima che sostò, inutilmente credo, qui dove sono i profumi di Dio, e ai miei rapporti con lei, non sto a trascriverlo.
9 Mi abbandono alla gioia della divina Presenza e delle sue carezze. Certo è vero. Ho proprio fatto come quel rondinino. Goffi, incerti, pieni di paura i primi voli, e poi… Ma per me non fu che io divenissi così regina da solcare sicura i cieli dell’amore. Fu l’amore che mi sorresse sempre le ali che volevano volare sempre più alte non per gloria mia ma per dare gioia a Lui che ci attira, a Lui che si conforta per gli eroismi d’amore delle anime, ma che sarebbero cadute stanche senza il suo aiuto. Oh! è stato, è l’Amore che mi trasporta con amore…
10 Gesù! …
22. Potenza dei “Salvatori”[113]:
Criterio per riconoscere lo spirito che parla.
Dice Azaria.
1 «Nel tempo passato, nel tempo presente, nel tempo futuro, nel tempo eterno, il Signore ti trasse al largo e ti salvò perché ti volle bene, e ti salva e salverà perché ti vuole bene. Ma tu lo devi riconoscere e non temere. Lo hai sempre riconosciuto, anche quando il tuo amore era ancora molto imperfetto e combattuto dalla giovinezza e dalle prove e pene della tua giovinezza. Lo devi riconoscere anche ora, e sempre, fino a quando sarai con Lui.
2 Le azioni degli altri non devono sovrapporsi come veli spessi fra Lui e te per modo che tu non conosca più il suo Volto, la sua Voce il suo amore, la sua pace e verità. Io non dirò parola su quelli che spezzano la pace e la fiducia di un cuore col loro modo di agire che sconforta le anime e le rende dubbiose. Ma dico a te: le loro azioni se anche ti feriscono, non ti vincano con le paure e i dubbi sulla verità della Voce e sulla sua provenienza.
3 Ti ha curato il Signore, povera anima, e tu lo hai riconosciuto. Perché non è possibile fare errore fra Dio e Satana, fra voci celesti e voci infernali, se chi le ode tiene presente non le delizie delle parole ma gli effetti che esse producono. Satana può scimmiottare Dio nell’eloquio, ma non può comunicare quella grazia e pace che sempre producono le parole divine o di spiriti di luce. Non può produrre grazia e santità perché le sue parole sono sempre mescolate a insinuazioni che non possono essere accolte da un’anima in grazia. E non può produrre senso di pace perché l’anima in grazia tarsale d’orrore per le voci infernali, e anche se l’individuo non ha altri segni per riconoscere chi è lo spirito che parla, basta questo brivido d’anima per dare all’uomo il segnale che è la Tenebra quella che in quel momento si manifesta. Satana può ingannare i peccatori intontiti dal peccato, gli svagati e irriflessivi, i curiosi che per troppo voler sapere si accostano imprudentemente a tutte le fonti. Ma non può ingannare uno spirito retto e unito a Dio. Tutto ciò che può, è turbarlo, accostandosi ad esso, o ferendolo per azione propria, o di infelici che raramente sapendo di farlo, molto più facilmente ignorando di farlo, sono, ad un dato momento, gli strumenti usati da Satana per dare dolore e sgomento agli strumenti di Dio. Ma allora Dio interviene e vi trae fuori, al largo, e vi salva, immergendovi nel suo oceano di pace e di amore. Come ha fatto con te, perché ti vuole bene. […]
Fede assoluta.
4 […] Ma, non parlando a te sola, ma a tutte le anime, io dico che sempre il Signore ama e porta al largo, in salvo, quelli che a Lui si affidano senza paura.
5 Vincete la paura che paralizza l’amore, la confidenza e la preghiera. Vincete la paura che mostra ancora in voi ignoranza di Dio e della sua potenza, e che mostra anche una non buona fede in Dio. La fede buona e vera è umile e tutto accetta perché dice: “Se Dio lo dice o me lo fa dire segno è che è cosa vera “. Ma questa fede totale non è mai congiunta a paura[114], diffidenza, dubbio o, peggio ancora, a cocciuta ed intima persuasione che Dio non può quella data cosa. Tutto può Dio. Tutto dovete sperare che Dio possa. Tutto dovete credere che Dio possa.
6 Non uccidete l’amore con il dubbio o la negazione. Mai. Non spezzate la catena d’amore che vi congiunge a Dio con la frase dei dubbiosi e di quelli che vogliono giudicare Dio secondo la loro misura, la frase di Zaccaria, così punita: “Come è possibile questo se…?” Zaccaria rimase col suo interrogativo sigillato sulle labbra finché non seppe nuovamente credere e lodare il Signore riconoscendolo capace di operare ogni prodigio.
7 Non meritate mai, o care anime, la punizione della mutezza spirituale per delle diffidenze verso l’Onnipotente. E pregate per essere mantenuti in questo spirito di fede, assoluta nel Signore Dio vostro e di timore unito all’amore del Signore Benedetto secondo che ricordano le Orazioni delle S. Messe di oggi.
8 Osservate la bella fede del Battista in Colui che non conosceva che per ciò che di Lui dicevano i profeti. Nulla indicava il Messia nell’umile viandante che veniva verso le sponde del Giordano. Ma la fede, quando è assoluta, quando è fusa con una assoluta carità, dà prescienza e possibilità di vedere e intendere Dio anche quando si cela sotto un’apparente forma di vita comune. E Giovanni vide il Messia Divino nell’uomo galileo, e come il santo timore di Dio aveva fatto di lui un santo, così il santissimo amore lo fece veggente.
Il timore cede il posto all’amore.
9 Il timore di Dio che preserva dalle colpe dà vista sicura allo spirito dell’uomo, e lo spirito che “vede” non può non credere in Dio e nelle sue Parole, e così salvarsi da morte spirituale. Giovanni, il Precursore, predicava il timore di Dio per sgombrare le vie al Cristo che veniva a salvare il suo popolo. Gesù, il Salvatore, predicò l’amore per portare il suo popolo sulle vie della salvezza.
10 Il timore sempre precede l’amore; è, dirò così, l’incubazione dell’amore, è la metamorfosi del sentimento in un grado più alto. Il timore è ancora dell’uomo, l’amore è già dello spirito. L’uomo che teme Dio è innegabilmente su via buona se il suo timore di Dio è giusto, ossia non è ignorante e sragionevole paura di Dio; ma però è sempre via battuta da chi non ha sprigionato ancora le ali per volare ad una conoscenza più alta di ciò che è Dio. Ossia: Misericordia e Amore. L’uomo che teme si sente ancora il “castigato” per la Colpa antica e per le sue attuali. L’uomo che ama si sente il “perdonato” per i meriti di Cristo e rivestito di essi, tanto che il Padre lo vede non più come suddito, ma come figlio”. Buono il timore per tenere morso e redini alla materia, ma
ottimo l’amore per mettere calore di santità nello spirito.
11 Il colpevole col solo timore si pente, ma il suo pentimento è ancora muto e oscuro perché soffocato, come una fiamma sotto al moggio, dalla paura del Dio Giudice. Il colpevole che al timore congiunge l’amore ha sospiri, e la sua anima è già in una luce che lo aiutano a parlare al Padre e a vedere il suo stato spirituale, per cui non solo le colpe gravi ma anche le veniali e le imperfezioni si disvelano come basso strato di erba sotto alberi altissimi e, vedendo, può non solo risegare gli alberi ma anche strappare gli steli, facendo mondo il terreno per seminarvi le virtù grate a Dio.
Chi ama passa da morte a vita.
12 Il colpevole poi che ha l’amore come sua forza non solo ha il pentimento perfetto – perché si pente non già per tema di castigo, ma per spasimo di aver addolorato il suo amato Dio – ma ha nell’amore stesso la sua prima assoluzione. E, veramente, poche volte colui che ama con tutto sé stesso giunge alle colpe mortali. Solo un assalto improvviso e feroce di Satana e della carne lo possono abbattere per un momento. Ma generalmente l’amore preserva dal cadere, e tanto è più forte e altrettanto è più debole il peccare, sia in numero che in gravità, sino a ridursi il peccare, a ridursi in imperfezioni appena apparenti in coloro che hanno raggiunto l’assoluto nell’amore, e perciò la santità[115].
13 Giovanni apostolo, il beato e amoroso Giovanni, vi dà nell’epistola la misura di ciò che può la carità, e le altezze che raggiunge, e, per contrapposto, vi fa vedere l’abisso in cui precipita chi non ha la carità. “Noi sappiamo di essere stati trasportati da morte a vita perché amiamo i fratelli”.
14Da morte a vita! Che frase lapidaria, Maria! L’uomo è morto, è un morto se non ama. L’uomo risuscita e acquista vita, dopo esser stato un morto, se ama. Come questo miracolo? I poveri, i veri poveri del mondo, ossia quelli che non conoscono Dio non possono comprendere questa verità e la deridono come parola di delirio. Ma chi crede, chi realmente crede, la comprende.
15 Dio è Carità. Perciò chi ama è in Dio[116]. Chi è Colui che dà o rende la vita? Dio. Sia che dal limo tragga l’uomo, e lo vivifichi con l’alito divino spirato sulla forma di creta, sia che cooperi alla procreazione degli uomini col creare un’anima per l’embrione animale che si è concepito in un seno; l’anima: la vita dell’uomo che non è un bruto e che, senza questa vita della sua esistenza, non sarebbe neppur materialmente vivo perché a lui, per esserlo, non basta avere il respiro come l’animale nelle narici[117], ma deve possedere questa spirituale gemma, questa vena spirituale che lo tiene congiunto al Seno SS. del suo Creatore e nutrito di Lui che è Spirito e Luce e Sapienza e Amore. E sia, infine, che a colui che ha già reso la sua anima, Egli rinfonda detta anima risuscitandolo. È sempre il “Voglio” divino quello che fa vivere la creatura.
16 Ma la creatura ha una vita nella vita: la sua anima. E questa, che non muore per la morte fisica, essendo immortale, può ben morire se, come ho detto sopra, si recide dal Seno del suo Signore. L’odio, qual che ne sia la forma e la testimonianza, è il coltello che recide il legame col Signore, e l’anima, separata dal suo Dio, muore.
17 Perciò soltanto la carità fa dei morti dei vivi. Perché senza carità morti siete. E morti erano molti, i più, prima che la carità fatta Carne venisse ad insegnare l’Amore come Salute.
18 Perciò può ben dire Giovanni apostolo che i veri cristiani sanno di essere trasportati da morte a vita per la Carità che ha loro comandato di amare i fratelli sino all’olocausto, dando l’esempio dell’amore perfetto. Il comando d’amore, che i buoni accolgono, è come il soffio della vita ispirato sulla creta per farne l’Adamo, o la fiat che si ripete per ogni infusione d’anima in un germe d’uomo, e soprattutto come il grido del Risuscitatore: “Io te lo dico: alzati![118]“ e il “Lazzaro, vieni fuori!” ai risuscitati di Palestina[119].
19 Dio, che rientra con l’amore, riporta i morti a vita per l’amore. Ma chi non ama resta nella morte, ossia nel peccato, perché il peccato, in tutte le sue forme, è odio. Il figlio che non rispetta i genitori e li opprime di pretese e di egoismo, colui che nuoce al suo prossimo con la violenza, il furto, la calunnia, l’adulterio, è omicida. Non occorre uccidere per essere omicida. Anche chi fa morire di vergogna o di dolore, anche chi porta le anime alla disperazione per azioni che, levano loro pace e fede e onore e stima, e mezzo di lavorare, e vivere, e far vivere ai suoi famigliari; anche chi porta colla sua ferocia sanguinaria o con la sottile persecuzione morale a disperare di Dio e a morire odiandolo, sono omicidi dei fratelli, ed è come tentassero di uccidere Dio, in una nuova Crocifissione[120], perché Dio è nei fratelli vostri e i vostri fratelli sono in Dio di cui sono figli e l’omicida dei fratelli, colui che odia i fratelli materialmente o moralmente, o spiritualmente, non colpisce essi solo, ma colpisce, attraverso essi, Dio, e come tutti i deicidi è un morto[121].
La misura dell’amore è l’immolazione.
20 Nel Regno di Dio i morti non entrano. Il Regno di Dio si inizia nello spirito dell’uomo sulla Terra con l’unione con Dio, si completa in Cielo col pieno possesso di Dio. Qui, sulla Terra, Dio in voi; in Cielo: voi in Dio. Ma Dio non entra nella putrefazione di morte, e la putredine di morte non entra in Cielo. Nella Gerusalemme eterna come non vi saranno templi “perché suo tempio è il Signore nel quale tutti saremo”; come non vi sarà bisogno di sole o di luna, perché suo splendore è Dio, e suo luminare l’Agnello; come non avrà porte, perché non ci sarà più nemico per Essa, né Tenebra ad odiarla; così non ci sarà in essa nessuno di impuro e corrotto, nulla di morto, ma solo coloro che avranno scritto il loro nome nel libro della Vita, ossia nella Carità che Vita è. “Da questo abbiamo conosciuto la carità di Dio: dall’avere dato la sua vita per noi”.
21 Ecco la misura del perfetto amore: l’immolazione. E Gesù-Amore ve l’ha data con Sé Stesso morto su un patibolo dopo avervi dato dottrina e miracoli, ossia ancora amore, ma non perfetto amore. La perfezione dell’amore è nel sacrificio[122]. Egli stesso, alle soglie ormai della Passione, quando già poteva dire di aver finito la predicazione, quando avrebbe dovuto essere sconfortato perché al fiume delle parole dette non corrispondeva che un minuscolo ruscello di convertiti, esclamò: “Quando sarò innalzato da terra trarrò tutto a Me”[123]. Perciò il Cristo sapeva che solo l’immolazione avrebbe vinto gli ostacoli di Satana e della carne, e le parole sarebbero germinate sotto la pioggia del suo Sangue.
22 L’immolazione. La generosità. Generosità materiale nelle opere di misericordia corporale. Generosità morale nelle opere di misericordia spirituale. Super generosità, perché spirituale, sapendo morire d’amore per dare vita agli spiriti dei fratelli morti nello spirito, comunicando la carità di cui sono privi. L’esempio è la più santa e attiva delle lezioni e l’azione è l’unica cosa vera. Perciò sappiate amare “colle opere e in verità”, non solo a parole, e la carità di Dio sarà in voi.
Potenza dei “Salvatori”.
23 “Avanti di formarti nel seno di tua madre ti conobbi”.
24 Certo, anima mia! Dio non ignora le sue creature. Ne rispetta la libertà d’azione; sa per che vie passeranno per santificarsi o per dannarsi, vede ciò che sarà per loro causa di male o causa di bene, conosce già chi si immolerà nascostamente per contendere un’anima a Satana, al senso della creatura che possiede quell’anima, e coopera con le sue luci, ispirazioni e meriti di Gesù, a lottare contro Satana e il senso per salvare un suo figlio al Cielo.
25 E Dio, per sua aspirazione di Padre, non avrebbe voluto che santi fra gli uomini. Ma il Male è contro il Bene, e se la battaglia aumenta i meriti del vincitore, è anche vero che la battaglia lascia molti deboli uccisi nel fango…
26 Dio, prima ancora che tu fossi, ti conobbe[124]. Conobbe la piccola Maria, la piccola “voce”, tutta ardimento nella sua piccolezza, e per questo ti ha amato. Le operazioni di grazia che ha operato in te le conoscerai tutte quando sarai in Cielo.
27 Ma credi al tuo angelo: come ogni battito di cuore spinge il sangue nelle vene del petto e lo muta in onde di latte nella madre amorosa, nutrice del suo nato, e dal capezzolo lo versa nella bocca dell’infante, e questo se ne nutre e cresce senza neppur sapere di trarre vita e crescita da quel liquido tiepido e dolce, così in te, a tua stessa insaputa, il Padre SS. ha versato le sue operazioni e ti ha formata a ciò che sei ora. Ma anche: come il poppante sorride istintivamente alla mammella che lo nutre senza neppur sapere ciò che di preciso da essa gli viene, e tende ad essa le piccole mani e la bocca avida, così tu, istintivamente, hai teso a Lui te stessa e non hai voluto che Lui. Reciproca azione di amore che ha permesso a Dio di formarti, e a te di formarti, perché la riuscita del Volere di Dio ha sempre due fonti che la formano: il Suo amore e l’amore della creatura, fusi in un solo amore e desiderio: fare ciò che è buono.
28 “lo non so parlare” disse Geremia[125]. E tu dicesti e dici: “Io non sono degna. Perché a me? Possibile che il nulla sia scelto da Te?”
29 E il Signore, a Geremia e a te: “Non dire così perché, qualunque commissione ti affiderò tu la farai e dirai ciò che Io ti ordinerò. Non temere
davanti agli uomini perché Io sono con te per liberarti”.
30 Oh! il Signore come si compiace dei nulla umili e ubbidienti! Non temere, anima mia, la tua “nullità” non sarebbe che capace di amare. Ma “il Signore stese la sua mano e toccò la sua, ‘vittima’ e ti disse: ‘Ecco! Io metto le mie parole sulla tua bocca per il bene dei tuoi fratelli’”.
31 “Quando sarò innalzato trarrò tutto a Me” ha detto il Redentore.
32 Tu hai chiesto e ottenuta la croce, e innalzata su essa hai sperato, col tuo sacrificio, di attirare tanti al Signore. E il Signore non questa sola calamita, ma anche l’altra: la Parola, ti ha dato, per attirare i fratelli a Dio.
33 Resta sulla croce, sino alla fine, e attira i fratelli a Dio, soffrendo e ricevendo le parole, morendo ad ogni attimo e dando, ad ogni attimo, per amore, con amore, con un amore che nessun sgomento vince: “Perché l’amore totale è più forte della morte e le acque non lo possono estinguere né i fiumi sommergerlo[126]. Non sia neppur scosso il tuo né dalle apatie degli uomini, né dal livore di Satana.
34 Resta là dove Dio ti ha tratto: nel suo amore. E non temere perché Egli, prima ancora che tu lo invochi, agisce, liberando l’anima tua da chi ti perseguita.
35 Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo».
Mistici sponsali dell’anima
con Dio
23. La sapienza si trae dall’amare Dio con tutte le forze.[127]:
L’amore raffina le potenze dell’anima.
Dice Gesù
1«Se temere il Signore è sapienza e fuggire il male è intelligenza, che sarà amare il Signore con tutte le potenze dell’essere? Sarà perfezione di sapienza e di intelligenza, perché l’amore è quello che raffina le potenze dell’animo a tale elevazione che porta di conseguenza alla perfezione in ogni campo.
Chi ama conosce la sapienza.
2 Colui che ama ha conosciuto la vera sapienza in misura che non può essere aumentata perché è perfetta[128]. L’amore lo istruisce a comprendere e lo conduce ad ubbidire, l’amore lo preserva dal male, l’amore lo fa volare nella via del Bene. L’amore, il santo amore che Dio ha voluto come suo principale attributo ‑ Dio è amore ‑ è la scienza delle scienze perché vi fa maestri nella scienza che dà Vita: la scienza di conoscere Iddio.
Chi ama possiede la vera intelligenza.
3 Colui che ama possiede la vera intelligenza. Dio non si divide da chi lo ama. Ora, se Dio è in voi, voi possedete in voi l’Intelligenza stessa, ed Essa vi comunica le sue luci, così come fiamma chiusa in un cristallo traspare e riscalda al di fuori.
L’amore indìa l’uomo.
4 E Dio è fiamma che vive in voi quando voi lo amate. La vostra natura umana si indìa al contatto. L’uomo, animale dotato di ragione, cade come crisalide di farfalla e subentra il vero superuomo che non è quale lo crede il mondo: un povero superbo pieno di errori e di boria, ma un essere che, non ancora angelo e non più uomo, ha dell’uomo le lotte che dànno il merito e degli spiriti la libertà sopra il senso, la luminosità e la chiaroveggenza, per cui la Verità si disvela e Dio appare ‑ Padre e Signore ‑ nella sua sopressenziale Bellezza.
Beati coloro che amano Dio.
5 Beati coloro che amano Iddio. Sette volte beati perché il loro amore è il compendio di tutte le fami, di tutte le seti mistiche, di tutte le virtù, d’ogni cosa, e ottiene loro il premio promesso ai nominati del discorso del monte[129]. Beati perché fin dalla terra vedono, godono di Dio, anticipo alla estasiante, eterna visione, che sarà la loro vita futura e che li attende nel Cielo.»
24. Termine della perfezione è l’amore.[130]:
L’estasi [131].
Dice Gesù
1 «Come mi devi chiamare? Quali sono i più dolci nomi? Ma quelli del Cantico dei Cantici, figlia e sposa del mio amore e del mio dolore.
2 Tu dici che solo la preghiera e la mia parola ti calmano nel tuo presente soffrire. Sì, sei arrivata a questo che è il punto più alto di unione con Me che l’uomo possa raggiungere. È già estasi questa.
3 Perché l’estasi non è soltanto il restare fuori dei sensi per la gioia del contemplare visioni di Paradiso. È estasi, e anche da un punto di vista spirituale, molto più profonda della prima, questo esser astratti dal dolore morale, oltre che da quello della vita materiale, ma senza perdere i sensi, dal parlare con Me o dall’udirmi parlare. È più profonda perché è opera unicamente data dall’amore.
L’estasi contemplativa[132].
4 L’estasi contemplativa è molto opera del Volere di Dio, che vuole che una sua creatura abbia la visione di cose celesti, o per maggiormente attrarla a Sé, o per premiarla del suo amore.
L’estasi di fusione [133].
5 Questa estasi, invece, di fusione anziché di contemplazione, è opera compiuta di iniziativa dalla creatura innamorata, giunta a tale potenza d’amore da non poter nutrirsi, respirare, agire che coll’amore e nell’amore.
6 È la “fusione”. È l’essere “due in uno”. Qualcosa che copia, con le proporzioni imposte dalla natura umana che per quanto trasumanata dall’amore è sempre umana, gli ineffabili, indescrivibili, accesissimi atti che regolano i rapporti fra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, Tre che sono Uno, tre Amori che si cercano, si contemplano, si lodano a vicenda, avvolti e stretti in un unico gorgo d’amore incandescente che fa dei Tre distinti una Unità inscindibile.
7 Canta il Gloria, Maria, che sei giunta alla somiglianza di Dio nel punto più difficile ed alto, e vi sei giunta col tuo amore che di più non può crescere, perché o r a ami Dio con tutte le tue forze: il corpo e l’anima tua, e se valicassi questo limite che hai raggiunto ne moriresti arsa dall’ardore.
L’amore totale [134].
8 Vedi, anima mia, se il tuo Gesù ha ragione di dire che l’amore è il termine della perfezione umana? Rinunce, penitenze, monacazioni, sono nulla rispetto all’amore totale. Vi può essere un eremita penitente che è povero rispetto ad un vivente nella società che mi sappia amare totalmente, fino all’annichilimento dei suoi sentimenti in Me.
9 Vedi, anima cara, se il tuo Maestro ha ragione quando dice che l’amore è superamento del dolore? Se non avessi amato così, credi tu, Maria mia, che avrei potuto sopportare la Passione? E credi tu che la Mamma mia e tua avrebbe potuto sopportare la sua? E che i martiri avrebbero resistito alle torture?
Trasformazione nel Salvatore.
10 L’amore non ottunde il senso dolorifico dell’uomo, ma vi mescola un liquore di così corroborante dolcezza, che il più tremendo dei dolori diviene sopportabile alla creatura che lo soffre. Il liquore è la forza di Dio stesso che viene a voi con tutta la sua potenza, sono anzi le potenze di Dio che si precipitano in voi, attratte dal vostro amore, e annullano le fragilità vostre dandovi un vigore di lottatori celesti.
11 Io, il Vittorioso, vi comunico la mia vittoria sulla debolezza della carne, del cuore, e sulla morte. Io vivo nell’anima innamorata con una unità inscindibile come, Uomo fra gli uomini, vissi in unità col Padre mio. Maria, l’Unita alla Trinità Santa, vi comunica la sua potenza d’amore che attrasse Dio in Lei dal profondo dei Cieli, e col suo sorriso vi insegna ad amare con la perfezione che fu sua.
12 Vedi dunque, anima mia, a quali divine e eccelse potenze e somiglianze porta l’amore totale.
Missione di dolore e di luce.
13 Io, che ti ho prescelta alla missione di dolore e di luce, voglio versare su te le onde dell’estasi d’amore. Te ne voglio saturare in modo che tu odori di Me, e ben più celestialmente che non la regina Ester dal capo intriso di profumi della terra per piacere al suo re. Io, nell’ora in cui diverrai regina del Regno che t’ho preparato e sposa ormai unita allo Sposo nella Reggia del Re dei re, voglio che tu sia macerata d’amore, ossia di Me stesso al punto che di te non resti più nulla e sia Io, Io solo, che vivo in te.
14 Vieni. Seguimi. Sempre più da presso. Il tuo occhio non deve che cercare Me e il tuo udito esser teso ad udire Me. Il tuo gusto deve trovare insipido ogni cibo che non sia il mio, e il tuo tatto repellente ogni contatto che non sia il mio. L’odorato tuo deve gustare unicamente la fragranza del tuo Sposo, non più nascosto, ma che ti cammina avanti per segnarti la via che conduce alla beatitudine celeste.
Fratelli dei celesti abitatori.
15 T’ho attirata e sempre più ti attirerò sprigionando onde di odori e di luci che ti rapiranno alle cose della terra. Sei mia. Ti ho voluta e ti ho. Ora ti tengo, e solo un tuo volere, che non verrà, potrebbe levarti a Me. Ma non verrà. Prima verrà la così detta “morte”[135], ossia le nozze della tua anima con Me.
16 Allora sarà gioia completa. Io ti prenderò per mano e davanti alla mia Corte dirò: “Ecco la mia piccola regina la cui veste fu intessuta di penitenze e ornata di lacrime, il cui serto è fatto d’amore. Ella s’è preparata a quest’ora con tanto dolore. Ora per lei il dolore è finito e viene l’amore libero e eterno del Cielo. Rallegratevi, o celesti abitatori, per questa nuova sorella che ha finito le lotte ed entra nella pace[136]“.»
Martirio d’amore.
Dice Giovanni:
«Il conforto sarò io, piccola sorella.
17 Ieri mattina hai avuto un piccolo lamento col nostro buon Gesù. Ti è parso che Egli ti posponesse all’operaia dell’ultima ora, alla vittima subito immolata, mentre tu, che da anni sei sull’altare e che hai per prima pronunciato la preghiera data dal Maestro, non vedi mai consumare il sacrificio.
18.Mi sei sorella, Maria. Sono stato il primo discepolo di Gesù, sono stato quello che più di tutti gli sono stato simile. Le sue parole, i suoi affetti, i suoi desideri, li ho fatti miei. Ho avuto la stessa ansia di Lui di morire per redimere. Ed ho visto gli altri precedermi presso Dio. Anche Paolo, apostolo dell’ora già trascorsa, mi ha preceduto. E Stefano è caduto primo, egli venuto dopo il Maestro. Ed io sono rimasto.
19 Ho conosciuto il dolore del distacco dal Maestro, l’ansia dell’attesa, le persecuzioni, il martirio, l’esilio. Ma non la rapida consumazione del sacrificio. Io che ero affamato del mio Gesù, ho dovuto vedere scorrere gli anni fino alla più tarda vecchiezza prima di poterlo raggiungere. E che perciò? Il mio martirio d’amore e di desiderio sarà stato meno martirio di quello degli altri? E meno fruttuoso? No, piccola sorella. Vi è chi subito viene accolto e chi “deve restare finché Egli vuole si resti” perché ha il compito di esser voce di Dio ai fratelli.
20 Ma credi, sorella nell’amore del Cristo, che la tua attesa è predilezione di Gesù. Egli ti lascia perché sei il suo piccolo Giovanni e devi predicare, con la parola che il Maestro ti dona, l’amore ai fratelli. È la più dolce missione.
La pace sia con te sempre.»
25. Sulle orme del Maestro.[137]
Desiderio di un Dio.
Dice Gesù:
1 «Che Io sia con te è atto di bontà mia. Desiderio di un Dio di amore è questo di stare con le sue creature, e quando le creature non lo cacciano con il loro tradimento Iddio non si allontana. In certi casi, e per speciali rispondenze dell’anima, la vicinanza è più sensibile.
2 Ma guai se l’anima che gode della benedizione della presenza sensibile di Dio cadesse in peccato di superbia. Perderebbe subito Dio perché Dio non è dove è superbia. Più è grande l’umiltà della creatura e più in essa scende Iddio. Maria ebbe Dio in sé, non solo spiritualmente ma come Carne viva, perché raggiunse il vertice della umiltà santa.
3 Ma se Dio desidera stare con le sue creature, le creature dovrebbero desiderare di stare con Dio.
Le divagazioni delle anime.
4 Troppe sono le divagazioni delle anime! Corrono dietro agli interessi umani, si sperdono su piste di umano piacere, si sviano dietro a bugiarde dottrine, si abbagliano in troppi miraggi di scienza umana. Giunge la sera della loro vita e sì trovano così lontane da Me! Stanche, nauseate, corrose, non hanno più forza di accostarsi al Signore. Già è molto se resta in loro un residuo di nostalgie celesti e di ricordi di Fede che fa loro gettare il grido degli antichi lebbrosi: “Gesù, abbi pietà di me[138]“.
5È il grido che salva, perché non si chiama mai inutilmente il mio Nome. Io, che veglio in attesa d’esser chiamato, accorro presso chi mi invoca e per il mio Nome, davanti al cui suono tremano di gioia i Cieli e di terrore gli abissi, opero il miracolo.
6 Ma non bisognerebbe, o figli disamorati e imprudenti, venire a Me soltanto all’ultima ora. E sapete voi in anticipo se avrete tempo e modo di chiamare Me? E sapete voi se Satana, con ultima astuzia, vi giuocherà l’ultimo inganno per nascondervi l’appressarsi della morte, onde far sì che essa vi colga come ladro che giunge improvviso?
Conseguenze del sistema superbo.
7 Il mondo è pieno di morti improvvise. Sono uno dei prodotti della vostra maniera di esistere. Avete moltiplicato il piacere e la morte, avete moltiplicato il sapere e la morte.
8Il primo vi conduce alla morte, e non soltanto voi che peccate, ma anche i figli e i figli dei vostri figli, così come voi scontate i peccati dei padri dei vostri padri, attraverso le conseguenze delle vostre libidini e delle vostre crapule.
9 Il secondo vi conduce alla morte attraverso al vostro così detto “progresso”, del quale tre quarti è opera dell’insegnamento di Satana, perché frutto del vostro progredire sono le opere ed i mezzi di raffinata distruzione che voi create, e l’altro quarto è dato da un eccessivo amore delle comodità, sotto il quale si cela, oltre che l’epicureismo, anche l’antica superbia di voler emulare Iddio nella velocità, nel volo, e in altre cose superiori all’uomo e male usate dall’uomo. Ché se Salomone trovò che chi aumenta il sapere aumenta il dolore[139], e lo trovò allora, che si dovrebbe dire adesso che avete ridotto il mondo un caos di sapere dal quale manca il freno della legge di Dio e della carità?
L’universo obbedisce ad una legge di amore verso Dio.
10 Tanto avreste dovuto da studiare senza lambiccarvi la mente in astruserie dannose o dietro opere omicide. Nel mio Universo sono pagine sterminate nelle quali l’occhio dell’uomo poteva, e Io avrei voluto così fosse, leggere soprannaturali insegnamenti e leggi di bellezza e bontà. Io l’ho creato, Io, Dio Uno e Trino, quest’universo che vi circonda, e in esso non ho messo del male per voi.
11 Tutto nell’universo obbedisce ad una legge di amore verso Dio e verso l’uomo. Ma voi, dal corso ordinato degli astri, dal succedersi delle stagioni, dal fruttificare del suolo, non imparate nulla. Nulla che serva a conquistare i Cieli. Unici che non ubbidite, siete il disordine dell’Universo. E il vostro disordine pagate con rovine continue, in cui perite come greggi impazzite che si precipitano giù da un burrone in torrente mugghiante.
Regolarsi in proporzione all’amore di Gesù per noi.
12Miseri uomini che avete ottuso lo spirito sotto al peccato; ottuso al punto da non sapere più capire l’armonia delle cose universali, le quali cantano tutte le lodi del Dio Creatore e parlano di Lui, e a Lui ubbidiscono con un amore che inutilmente Io cerco nell’uomo.
13 Lasciate il vagolare vano dietro a tanto umano sapere, a tante umane fami. E venite a Me.
14 La mia Croce c’è per qualche cosa, così ben alta sul mondo. Guardatela questa croce dove un Dio si immola per voi e, se avete viscere d’uomini e non di bruti, regolatevi in proporzione al mio amore per voi.
15 Io non vi ho dato la mia vita perché voi continuaste a perdere la vostra. Io ve l’ho data per darvi la Vita. Ma voi dovete volerla avere questa vita eterna e agire di conseguenza, e non emulare gli animali più immondi vivendo nel pantano.
16Ricordatevi di possedere uno spirito. Ricordatevi che lo spirito è eterno. Ricordatevi che per il vostro spirito è morto un Dio. Avete tanta paura di un malanno che poco dura, e non temete l’orrore della dannazione i cui tormenti non hanno termine.
17Tornate sulla via della Vita, poveri figli. Ve ne scongiura Colui che vi ama.
18 E a te, che ascolti e scrivi, insegno, perché tu lo insegni ai fratelli, il modo sicuro di venire a Me.
Sulle orme del Maestro.
19 Imitare il Maestro in ogni cosa. Ecco il segreto che salva. Se Egli prega, pregare. Se Egli opera, operare. Se Egli si sacrifica, sacrificarsi. Nessun discepolo è da più del Maestro e diverso dal Maestro.[140] E nessun figlio è dissimile al genitore, se è buon figlio.
20 Non hai mai notato come i bambini amino imitare il padre loro negli atti, nelle parole, nel camminare? Mettono i loro piccoli piedi sulle orme paterne e pare loro di divenire degli adulti nel fare ciò, perché imitare il padre che amano è per loro raggiungere la perfezione.
21 Maria mia, fa’ come quei piccini. Fallo sempre. Segui le orine del tuo Gesù. Sono orme sanguinose, perché il tuo Gesù è ferito per amore degli uomini. Anche tu, per amore dì essi, sanguina da mille ferite. In cielo si muteranno in gemme, perché saranno tante testimonianze della tua carità, e la carità è la gemma del Cielo.
22 Conducimi le anime. Sono riottose come capretti. Ma se tu le attiri con dolcezza esse si piegheranno. Esser dolci fra tanto amaro che il prossimo distilla continuamente, è cosa difficile. Ma occorre filtrare tutto attraverso l’amore di Me. Occorre pensare che, per ogni anima che viene a Me, il mio giubilo è grande e mi fa dimenticare le amarezze che continuamente l’uomo mi dà. Occorre pensare che la Giustizia è molto irritata e che occorre esser più che mai vittime redentrici per placarla.
23 Io non voglio che tu mi segua solo con amore. Voglio che tu mi segua anche con dolore. Io ho sofferto per salvare il mondo. Il mondo ha bisogno di sofferenza per essere salvato ancora.
24 Questa dottrina, che il mondo non vuole conoscere, è vera. Bisogna usare tutti i mezzi per salvare l’umanità che muore. Il sacrificio nascosto e la palese dolcezza sono due armi per vincere questa lotta della quale Io ti darò premio.
25 Come il tuo Signore, sii eroica nella carità, eroica nel sacrificio, dolce nelle prove, dolce verso i fratelli. Prenderai allora il volto e la veste del tuo Re, come un limpido specchio rifletterai il mio Volto.
26 Bisogna sapere imitare Maria che portava fra la gente il Cristo: Salute del mondo.»
26. Gli amorosi rapporti fra Dio e l’anima.[141]
I doni dello Sposo.
Dice Gesù:
1 «Parlo a te per tutti, per spiegare gli amorosi rapporti fra Dio e l’anima.
2 Non per vano modo di dire sono chiamato “sposo” delle anime vostre. Vi ho sposate con rito di dolore e vi ho dato per dote il mio Sangue, poiché siete così povere, da voi stesse, che sareste state un disdoro per la dimora del Re. Nel Regno del Padre mio non entrano coloro che sono denudati da ogni veste[142]. Io vi ho tessuto la veste nuziale[143] e l’ho tinta di porpora divina per renderla ancora più bella agli occhi del Padre mio; Io vi ho incoronati del mio serto, perché chi regna porta corona, e vi ho dato il mio scettro.
3 Veramente ciò avrei voluto darlo a tutte le anime, ma infinite hanno spregiato il mio dono. Hanno preferito le vesti, le corone e gli scettri della terra, la cui durata è così relativa e la cui efficacia così nulla rispetto alle leggi dello spirito.
4 Onori, ricchezze, glorie, Io non le maledico. Dico solo che non sono fine a sé stesse, ma sono mezzi per conquistare il vero fine: la vita eterna. Bisogna usarne, se la vostra missione di uomini ve le affida, con cuore e mente pieni di Dio, facendo di queste ricchezze ingiuste non ragione di rovina ma di vittoria.
La povertà di spirito.
5 Esser poveri di spirito[144], guadagnare il Cielo con le ricchezze ingiuste[145]: ecco due frasi che capite poco.
6Poveri di spirito vuol dire non avere attaccamento a ciò che è terreno; vuol dire essere liberi e sciolti da ciò che è veste pomposa, come umili pellegrini che vanno verso la mèta godendo degli aiuti che la Provvidenza elargisce. Ma non godendone con superbia e avarizia, ma sibbene come gli uccelli dell’aria, che beccano contenti i granelli che il loro Creatore sparge per i loro piccoli corpi e poi cantano di gratitudine, tanto sono grati della piumosa veste che li ripara, e di più non cercano, e non si rammaricano con ira se un giorno il cibo è scarso e l’acqua del cielo bagna nidi e penne, ma sperano pazienti in Chi non li può abbandonare.
7Poveri di spirito vuol dire vivere dove Dio vi ha posti, ma coll’animo staccato dalle cose della terra e unicamente preoccupato di conquistare il Cielo.
8 Quanti re, quanti potenti in ricchezze della terra furono “poveri di spirito” e conquistarono il Cielo, usando la forza per domare l’umano che in loro si agitava verso le glorie labili, e quanti poveri della terra non sono tali perché, pur non possedendo ricchezze, le hanno anelate con invidia, e molte volte hanno ucciso lo spirito vendendosi a Satana per una borsa di denaro, per una veste di potere, per una tavola sempre imbandita di ciò che serve a formare il cibo per i vermi della putredine della tomba!
Le ricchezze ingiuste.
9 Guadagnare il Cielo con le ricchezze ingiuste vuol dire esercitare carità di ogni forma nelle glorie della terra. Matteo, il pubblicano, ha saputo fare delle ricchezze ingiuste scala per penetrare in Cielo[146]. Maria[147], la peccatrice, ha saputo, rinunciando agli artifizi con cui rendeva più seducente la sua carne e usandoli per i poveri di Cristo, cominciando da Cristo stesso, santificare quelle ricchezze di peccato. Nei secoli, cristiani molti di numero, pochi rispetto alla massa, hanno saputo fare delle ricchezze e del potere la loro arma di santità. Sono quelli che hanno capito Me. Ma sono così pochi!
10 La mia veste, la veste che vi dono, è quella che Io ho bagnata col mio Sangue durante l’agonia spirituale, morale e fisica, che va dal Getsemani al Golgota. La mia corona è quella di spine e il mio scettro è la croce.
11 Ma chi vuole questi monili di Cristo? Solo i veri amatori miei. E quelli li disposo con rito di alta carità. Quando sarà finito il tempo della terra, per ogni mio singolo amatore Io verrò, fulgido, ad introdurli nella gloria.
L’avvento dello Sposo.
12 Verrò, Maria, verrò. Per ora è il tempo del reciproco desiderio. Perché, per quanto Io possa essere presso a te, anche sensibilmente, sono sempre come amante che gira intorno alle muraglie che gli impediscono di penetrare dall’amata. Il tuo spirito si affaccia da ogni spiraglio per vedere Me e getta il suo grido d’amore. Ma la carne lo tiene prigioniero. Se anche Io forzando la carne entro, poiché sono il Padrone del miracolo, sono sempre contatti fugaci e relativi.
13 Non posso prenderti con Me. Ucciderei la tua carne, ed essa ha ancora un oggi e un domani di utilità per la causa mia. Ancora tutto non è compiuto del tuo lavoro[148] e Io solo so quando fermerò per te l’ora terrena che scorre.
14 Ma allora verrò. Oh! come, anima che desideri uscire dalla terra ostile, come ti sembrerà bello il Cielo! E come, confrontandoli coi presenti, ti parranno accesi gli abbracci dell’Amore!
15 Tu dici che è cessata per te l’ansia per le vicissitudini che potevano, in questi tempi di sventura, turbare gli ultimi giorni della mamma tua, e che ciò mette nel tuo soffrire di orfana una vena di pace. Ma pensa quando potrai dire a te stessa che è cessata per te ogni ansia e ogni pericolo e nulla più potrà separarti dal tuo Signore!
16Ama con un superamento di forze, poiché Io ti ho amata e ti amo con un superamento di misura.
Tempo del fidanzamento.
17.La mia Carità ti ha lavata e vestita per non vedere la tua nudità su cui erano molte ombre di polvere umana. Tutto la mia Carità ha predisposto per il tuo bene immortale.
18 Agli occhi del mondo può apparire che la mia mano si sia aggravata su te. Ma il mondo è uno stolto che non sa vedere le verità soprannaturali.
19 Tu sei stata sempre amata di un amore di predilezione da Me. Come giardiniere che ha creato un nuovo fiore da un ruvido arbusto sino allora privo di corolle e ne è geloso come di un tesoro, Io ho vegliato e veglio su di te. Mi hai detto che sono di una prepotenza gelosa. È ciò che faccio coi prediletti che serbo a Me soltanto.
20 E se ho fatto il deserto intorno a te, è perché ho voluto metterti nella condizione di non avere altro luogo di attrazione che non sia il Cielo. Là, nell’altra vita, è tutto ciò che amasti con tanta forza umana. Ora più niente hai sulla terra e sei come un uccello imprigionato che, attraverso le sbarre della gabbia, guarda il cielo dove i suoi compagni sono liberi e felici, e sta presso il porticciolo in attesa che venga socchiusa per prendere il volo.
21 Verrò, sta’ certa. Anche la nostalgia presente serve ad ornare il tuo diadema. Sii costante e paziente. Come un bimbo che sa la mamma vicina, riposa senz’ansie sull’amore del tuo Gesù. Egli non ti perde di vista, non ti lascia, non ti dimentica. Ha più ansia di te di pronunciare la parola che libera lo spirito e lo introduce nel Regno. Dopo tanto gelo, dopo tanto spogliamento, dopo tanto pianto, verrò per darti il mio Sole, per rivestirti di fiori eterni, per asciugare ogni tuo pianto.
22 Tu che hai avuto una visione della Luce che empie i Cieli[149], pensa cosa sarà entrare in essa, presa per mano dal tuo Re. Se uno spiraglio socchiuso appena su quel Regno di Luce e appena intravisto permane in te con un ricordo che ti empie di letizia, pensa cosa sarà quando la Luce sarà il tuo possesso. Allora, e non più con le limitazioni di ora, lo vivrò in te e tu in Me, e come la sposa del Cantico potrai dire che il tuo Gesù è tuo e tu di Lui[150].
23 Per ora chiamami con ogni tuo affetto. Se son presso non conta. Amo sentirmi chiamare e più sono chiamato e più presto vengo, perché non so resistere alla voce dell’amore.
La primavera dell’amore.
24 Prima che venga la sera dell’età, verrò. Non ritornerò, perché sei tu che sei tornata a Me e non Io a te, che non ho mai lasciata. Verrò. Me ne stavo come un povero nell’ombra attendendo che tu mi dessi il cuore, me ne aprissi la porta e mi facessi entrare da Re e Sposo in te. Ma ora verrò. Verrò per gli sponsali. Sta per cessare il tempo del fidanzamento mortale e per iniziarsi il rito delle nozze eterne.
25 Pochi ritocchi ancora ho da darti, o mia vigna, per farti bella del tutto agli occhi miei. Non gemere se le cesoie fanno male[151]. Quando è tempo di potare è segno che è primavera. E nel tempo di primavera verrò perché è il tempo degli amori. L’anima entra nella primavera quando per lei cessa l’inverno mortale e comincia la letizia nel giardino di Dio.»
27. L’amore e la notte oscura dell’anima.[152]
L’oppressione della carne[153].
Dice Gesù:
1 «Ti ho detto[154] che i libri della Sapienza vanno sempre letti con riferimenti sopra‑umani.
2 Proprio l’opposto di quello che fa il mondo, e la scienza del mondo, la quale non sa elevare sé al livello soprannaturale, ma si sforza di abbassare il soprannaturale delle cose al suo livello terreno. In questa maniera, dalle pagine ispirate coglie il senso artistico, sente e nota la poesia e la musica, tutto quanto, insomma, carezza i suoi sentimenti umani, ma non si industria di aprire le porte oltre le quali è rinserrato il suo spirito, che essa umanità nega o dimentica di possedere tanto di esso non si cura.
3 E lo spirito, oppresso come schiavo in buia galera, non riceve il riflesso ‑ dico “riflesso” perché il raggio non scende attraverso le strette muraglie della superbia e della lussuria umana – non riceve neppure il riflesso del sole della Sapienza raggiante per tutti e per lui, sepolto nel pozzo oscuro dell’indifferenza al soprannaturale, così lontano; non riceve neppure la più lontana onda di quel riflesso di luce, la più lontana vibrazione di quell’armonia che non è fatta di sole parole ma di significati eccelsi, e sempre più si inebetisce in una segregazione delittuosa.
4 Poveri spiriti chiusi in esseri dominati dalla triplice sensualità della carne! Quando una parola soprannaturale valica la loro prigione, come eco venuta da lontano, hanno un soprassalto, e tentano uno sforzo per farsi udire dalla carne che li opprime. Ma sono conati vani di un debole oppresso da un gigante.
La signoria dello spirito[155].
5 Per intendere la Parola quale essa è, e per rendere lo spirito quale dovrebbe essere: signore della carne e non schiavo, l’umanità dovrebbe mettere la scure al piede di interi boschi, e abbattere gli alberi malvagi, piantati dall’imprudenza di alcuni o dal loro ribelle pensiero e lasciati crescere liberamente, anzi: aiutati nel crescere da altri imprudenti ed altri ribelli alla legge del Signore. Dovrebbe far questo l’umanità e fare luce. Permettere alla Luce di scendere dall’alto dei Cieli sui prati della terra dove, come erba che passa, voi spuntate, fiorite e cadete in breve ora. E beati quelli che fioriscono in maniera da esser degni del trapianto nel mio Paradiso.
6 Questi sono coloro per i quali non è spenta e preclusa la luce dello spirito. Sono i forti che sanno resistere alle correnti umane. Sono i fedeli che sanno credere anche contro le asserzioni umane. Sono i sicuri che sanno continuare a sentire il Sole anche oltre le ombre create dall’uomo, e nulla li leva da questa loro certezza. Come ago sensibile di bussola si orientano verso la Luce, come uccelli migratori seguono il loro Sole. Sanno lasciare case e parenti per venire al Sole dell’anima loro.
I santi martiri dell’amore[156].
7 E non alludo, Maria, a chi entra in monastero. Vi sono creature che vivendo nella famiglia la “lasciano per amor mio “più che se si mettessero oltre la duplice grata di un monastero. Tu ne sai qualcosa e sai che lacrime costi “seguire Me[157]“ contro il volere ostile dei famigliari.
8 “Vengono a Me” coloro che contro l’egoismo, lo scherno, l’incredulità dei parenti, sanno seguire il loro Re d’Amore, coloro che non si turbano o raffreddano sotto il quotidiano assalto degli ingiusti commenti e dell’altrui indifferenza religiosa. Ma anzi ne soffrono e si affannano a moltiplicare in loro la Luce per portarla fra mezzo alla loro famiglia oscurata, si esauriscono nel tutelare gli interessi del loro Dio nel seno della prima fra le società umane: la famiglia, e giungono a donarmi la loro vita pur di ottenere la Vita ai morti della loro famiglia: ai morti dello spirito.
9 Oh! benedetti, oh! beati, oh! eroici figli miei! So cosa voglia dire andare contro al dolce legame dell’amore e all’aspra catena del pregiudizio famigliare per spezzarli e seguire l’ordine del Signore. So. Ricordo. E premio di premio speciale i nascosti martiri dell’egoismo famigliare e dell’amore famigliare, i santi martiri del mio Amore, prepotente in loro come la morte e struggente come un fuoco.
L’amore dell’anima.
10 La frase del Cantico: “Di notte nel mio letto cercai l’amore dell’anima mia senza trovarlo[158]“, va letta soprannaturalmente così.
11 Molte volte e per cause diverse viene la notte per l’anima. Le necessità della vita, che voi fate di sovente divenire “sollecitudini della vita”, creano delle ombre crepuscolari, talora così fonde da esser simili a notte senza stelle. La volontà di Dio, per provare la vostra costanza, suscita talora altre notturne tenebre. Durante queste oscurità “l’amore dell’anima vostra” si ritira.
12 L’anima, se non è morta del tutto, ama spontaneamente il suo Creatore Iddio. Anche se voi non ve ne accorgete, questa vostra luce, questa vostra fiamma, nascosta entro le opache barriere della carne, tende con nostalgia al Regno da cui è venuta e sospira all’unione con la sua Origine. Si trova spersa fra estranei l’anima sulla terra e cerca la vicinanza dell’Unico che l’assicura: Iddio.
Le cause della notte oscura
13 Quando per incuria vostra Iddio si ritira, poiché avete creato la notte con le vostre sollecitudini umane, l’anima soffre. Avviene in lei come uno sbalordimento iniziale. Ma viene poi il momento che essa si ridesta e allora cerca “l’amore suo” e soffre di sentirlo lontano, e per colpa della sua rilassatezza che ha permesso alla carne di signoreggiare con le sue sollecitudini senza valore.
14 Quando invece è Iddio che per provare uno spirito si ritira da esso e permette alla notte di avvilupparlo, allora questo spirito vigile si accorge subito d’esser stato lasciato dal suo Amore e balza in piedi per cercarlo, e non ha pace sinché non lo abbia raggiunto e stretto al cuore.
La ricerca di Dio.
15 Alle sollecitudini della terra, questo spirito che ha compreso la Luce oppone l’unica delle sollecitudini che dovreste avere: “quella della ricerca di Dio”. Santa sollecitudine dell’anima innamorata, alla quale corrisponde la divina sollecitudine di Dio innamorato delle anime delle sue creature al punto di dare Sé stesso a salvezza loro.
16 Sia che abbiate perduto la vicinanza mia per colpa vostra o per volontà mia, sappiate imitare la sposa del Cantico. Sorgete senza indugio, cercate senza stanchezze e senza titubanze, senza timori.
17 Se dipende da voi la lontananza, sarebbe vergognoso che non cercaste di farvi perdonare essendo pazienti e insistenti nella ricerca. Se dipende da Dio, sarebbe offensivo che voi mostraste umana impazienza e quasi con questa rimproveraste Dio che è incensurabile.
18 E neppure timori dovete avere. Quando uno cerca Iddio, Iddio, anche se è nascosto, veglia su lui. Perciò nulla di “vero “male può fare il mondo al cercatore di Dio. Anche se infierisce con scherni o con persecuzioni, pensate sempre che ciò sono cose di durata relativa mentre il frutto del vostro amore coraggioso non perisce mai.
La beatitudine dell’amore.
19 Quando infine le vostre amorose ricerche vi concedono di riunirvi all’amore dell’anima vostra, stringetevi ad esso con abbraccio ogni volta più forte sino a divenire fusione totale e indissolubile fra voi e Lui.
20 Vedi, piccola sposa mia, quando si è giunti a questo punto Gesù non si scosta mai. Basta che tu volga lo sguardo dello spirito per vedermi vicino. Proprio come uno sposo innamorato che si aggira nella casa nuziale, e basta che la sposa si volga o si affacci alla porta per vederlo presso a sé o nella stanza vicina.
21 Non è dolce tutto ciò? Non ti dà tanta sicurezza? Tanta pace e conforto?
22 Ma non è ancora nulla. Quando da questa tua piccola casa e dalla labile dimora di carne dove è rinchiusa, Io trarrò la tua anima alle dimore eterne, sarai resa cognita di cosa è la beatitudine dell’amore. La gioia di ora è come goccia di miele paragonata al fiume di dolcezza che riverserò su te.»
28. Amore reciproco tra
l’anima e
lo Sposo. [159]
Violenza distruggente dell’amore.
Dice Gesù:
1 «Quando l’amore è divenuto così forte da divenire “fusione” è anche inutile temere delle violenze umane che spezzano la vita o della lunghezza della vita stessa.
2 Credi, anima che ascolti, credi che nulla è tanto violento come l’amore e tanto distruggente quanto l’amore. Se anche la spada o le frecce dei tiranni non avessero svenato e trafitto i miei martiri, se il fuoco e la pece non li avessero fusi e inceneriti, se l’acqua non li avesse sommersi o le belve sbranati, sarebbero morti lo stesso, giunti a quel punto di incandescenza d’amore al quale li aveva portati l’amore reciproco fra il cristiano e il Cristo. Più di una spada e di una freccia apre vene e cuore l’amore, più del fuoco e della pece consuma l’amore, più di un’acqua sommerge l’amore e più di una belva affamata aspira a Sé l’Amore.
3 Ma questo annichilimento della creatura nell’Amore separa la gemma dal suo involucro, schiude il serrame all’angelo chiuso nella carne, meglio diciamo: allo spirito, per prevenire le obbiezioni dei cavillatori umani che si perdono ad analizzare le rifiniture e non guardano al nucleo del pensiero. Questo annichilimento libera lo spirito immortale e lo fa nascere ai Cieli che l’hanno atteso e che si aprono al suo entrare e si chiudono dietro a lui, mettendo barriere di pace fra esso e la terra ostile ai santi.
Forza immolatrice dell’amore.
4 Per questo vi ho detto: “Non temete di chi può uccidere il vostro corpo[160]“, perché l’uccisione del corpo è liberazione dello spirito.
5 L’Amore è immolatore come la spada e il fuoco, come l’acqua e le belve. E, ai giorni vostri, in cui non sono le grandi persecuzioni che coronarono di porpora la Chiesa nascente, vi dico in verità che non mancano i martiri ai quali è spada, è fuoco, è belva la fiamma d’amore.
6 Quella che voi chiamate “Piccolo fiore[161]“ non è meno martire di Agnese, perché la lama che bevve la vita dell’una e dell’altra ha in fondo un sol nome: “l’Amore”. E nel Cielo il martirio dell’una e dell’altra, sebbene consumato con forma diversa, hanno ugual premio, perché la gloria di Dio fu l’agente che le spinse ad incontrarlo e l’amore delle anime quello che le spinse a chiederlo.
7 Ugualmente è inutile temere la lunghezza della separazione. L’amore la abbrevia perché consuma. Non resiste a lungo un essere preso in un vortice di fuoco. Il fuoco porta velocemente presso al Fuoco, presso Dio Uno e Trino che è la perfezione dell’Amore, che è l’Amore stesso, e che ad ogni attimo di tempo rinnova e espande il suo ardore che va dal Centro ai Tre e dai Tre all’Unità con ineffabili, e non comprensibili a mente umana, moti di amore, e come onda da chiusa sorgente trabocca poi e si espande sull’Universo e lo abbraccia, lo feconda, lo attira, dà ad esso vita e chiede di ricevere le vite create per portarle a conoscere l’Amore, ossia Se stesso, con la perfezione che non è più delle creature mentre sono separate dal Creatore, ma delle creature quando sono nuovamente raccolte sul seno del Creatore.
Infedeltà colpevole.
8 Oh! Luce beatifica, oh! Amore tre volte santo, perché il mio sacrificio di Dio non è stato sufficiente a donarmi tutte le creature? Perché, anzi, il Nemico ha talmente agito sulla debolezza umana da rendere impenetrabile il mio sacrificio nella quasi totalità delle creature?
9 Oh! dolore dell’Uomo Dio, di Dio che ha lasciato i super essenziali splendori per venire sulla terra allo scopo di dare ai terreni l’Amore e di portare all’Amore i terreni, e vede che per milioni e milioni di esseri inutilmente il suo olocausto di Dio che lascia i Cieli, e di Uomo che si immola, è stato compiuto!
10 Vi allontanate così dal Bene, dall’Amore che è Bene, e morite. Morite dopo che Io vi ho dato la Vita. Morite per non saper amare e non volervi lasciare amare da Dio.
11Rimanete fedeli, voi, fra gli uomini infedeli a Gesù Signore e Salvatore vostro, infedeli a Dio Uno e Trino, Padre, Redentore, Amore vostro, voi che avete conosciuto l’amore. Non ve ne staccate mai da questa via sicura il cui termine è nel mio Cuore.
12 L’amore non solo sia la guida della vostra vita, ma vi spinga in corsa tanto rapida da esser volo verso di Me. Come farfalla che la luce attira, volate alla Luce. Essa è qui per ricevervi e aumenta i suoi bagliori di gioia perché vi vede fedeli.
13 Venite. Salite. Non vi è che Dio che sia gioia per la creatura.»
29. La bellezza dell’anima sposa.[162]
La sposa [163] del Canto dei Cantici.
Dice Gesù:
1 «La Chiesa ha applicato a Maria, la Madre mia benedetta, le lodi che lo sposo del Cantico dice per la sua amata. E nessuna creatura al mondo ha, in verità, tanto diritto di avere per sé quelle lodi, lasciando anche e soprattutto da parte la sensualità che celebra le bellezze fisiche, grandi anche in Maria, perché la sua esclusione dalla colpa d’origine aveva fatto di Maria una creatura perfetta come i due primi creati dal Padre. E i due primi, opera eccelsa del Creatore, avevano, oltre la bellezza incorporea dell’anima innocente, la bellezza fisica del corpo creato dal Padre.
Stigmate di delinquenza.
2 La bruttezza fisica è venuta all’uomo come una delle tante conseguenze della colpa. La colpa non ha lesionato soltanto lo spirito. Essa ha portato tale lesione anche alla carne. Dallo spirito, che aveva perduto la Grazia, sono venuti istinti contro natura, i quali hanno avuto per frutto le mostruosità della razza. Se l’uomo non avesse conosciuto il peccato, non avrebbe conosciuto certi stimoli e non avrebbe contratto alleanze deprecate e maledette che hanno poi pesato, nei secoli dei secoli, con marchio di bruttezza sulla prima originaria bellezza.
3 E anche quando l’uomo non giunse ad avvilire sé stesso con certe colpe, la cattiveria, portata sino alla delinquenza, segnò stigmate sui volti dei malvagi e sui loro discendenti, stigmate che ancora oggi studiate per reprimere la delinquenza.
4 Ma dovreste cominciare voi, scienziati che le studiate, a levare la prima stigmate di delinquenza dal vostro cuore: quella che vi fa ribelli a Dio, alla sua Legge, alla sua Fede. Occorre curare lo spirito, non reprimere le colpe della carne e del sangue. Se l’uomo, curando sé stesso per primo, curasse poi l’educazione spirituale dei fratelli, riconoscendo questo spirito che è il motore dei vostri atti e non negandolo con le parole e più con le opere di tutta la vita, la delinquenza diminuirebbe sino a divenire manifestazione sporadica di qualche povero malato di mente.
5 Tanto è segno di propria o di lontana congiunzione col Male la bruttezza fisica, che nel tempo mosaico, quando per un complesso di ragioni, che un giorno ti ho spiegato[164], occorreva usare una severità e un assolutismo che Io poi ho modificato con la mia dottrina d’amore, il deforme era escluso dai servizi divini[165]. Non era per insegnare agli uomini a mancare di carità verso gli infelici, che era stata data dalla Giustizia quella legge. Ma era per mettere un freno all’animalità degli uomini, col timore e col terrore che le loro colpe contro natura generassero dei deformi esclusi dal servizio divino, aspirazione somma dei figli d’Israele.
Le deformità redente.
6 Dopo sono venuto Io, Sapienza eterna, incarnata per voi, ed ho modificato la Legge al fuoco della mia Carità ed al lume della mia Intelligenza.
7 Erano passati secoli e secoli dal tempo di Mosè e, nonostante tutte le leggi, l’uomo aveva fornicato col Male, con la Lussuria spinta ad aberrazioni mostruose, con la Ferocia anche questa portata a capolavori di criminalità. Nei figli dei figli di questi milioni di peccatori si segnavano le stigmate delle lontane colpe dei padri mentre, sotto l’involucro di una carne non bella e resa deforme da difetti fisici o da malattie orrende, palpitava un cuore degno di Dio più di tanti cuori di esseri fisicamente belli.
8 E allora Io, frutto dell’Amore e portatore dell’amore fra gli uomini, per insegnarvi l’amore vi ho insegnato ad amare gli infelici; ho chiamato a Me storpi, ciechi, lebbrosi, pazzi, e li ho guariti quando era il caso, li ho amati sempre di amore di predilezione e vi ho insegnato ad amarli così.
9 Questo rispondeva anche ad una ragione di alta giustizia. Io, che ero venuto per redimere le deformità dello spirito e ad amare sino all’olocausto i vostri spiriti deformi, per ridare ad essi la bellezza degna d’entrare in cielo, potevo non amare i deformi della carne, la cui deformità era una croce che di per sé stessa redimeva lo spirito che la sapeva portare?
10 No. Il Salvatore li ha amati e li ama, gli infelici della terra. E se non può su tutti operare il miracolo di rendere perfette le loro membra destinate a perire ‑ non lo può per motivi inutili a spiegare agli uomini ‑ può dare a tutti coloro che un’infermità avvilisce la sua divina assicurazione del possesso del Cielo, se sanno subire la loro prova di martirio senza dubitare della bontà dell’Eterno e senza ribellarsi alla loro sorte facendone accusa a Dio.
11 Mi amino anche per il dolore. Io li premierò per il loro amoree i derelitti della terra diverranno i trionfanti nel Cielo.
Bellezza perfetta di Maria.
12 La Madre mia, la Senza colpa, la Tutta bella, la Desiderata di Dio, la Destinata ad essermi Madre, possedeva l’armonica integrità delle membra, in cui era palese il pollice modellatore di Dio che l’aveva creata a sua perfetta somiglianza.
13 L’opera dell’artista si è industriata in tanti secoli a rappresentare Maria. Ma come rappresentare la perfezione? Essa trasuda dall’interno all’esterno. E se potete ancora col pennello e con lo scalpello fare una forma perfetta, non potete mettervi quella luce d’anima che è cosa spirituale, e che è l’ineffabile tocco divino apposto su una carne che è santa, tocco che vedete tralucere dall’interno su vostri fratelli e che vi fa esclamare: “Che volto di santo!”.
14 Come potete rappresentare Maria? La Tutta Santa del Signore! Ogni qualvolta è apparsa, e poi vi affaticaste a riprodurne le sembianze, i beati della visione di Lei hanno esclamato: “È bella quest’opera, ma non è Maria. Essa è diversamente bella, di una bellezza che non potete riprodurre e che non si può descrivere”.
15 Potresti tu riprodurre Maria, tu, alla quale per conforto nella prova che era imminente ho concesso vedere la Madre mia e tua[166], lo potresti tu, anche se fossi pittrice o scultrice eccelsa? No. Hai dichiarato che anche la tua efficace parola di donna istruita e capace di comporre è povera, insufficiente, per descrivere Maria. Hai detto che è “luce” per dire la cosa più bella e indescrivibile che è sul mondo e paragonarla alla Madre mia, nostra.
16 È lo spirito di Maria che affiora dai veli della carne immacolata, quello che non potete descrivere, o figli di Lei e fratelli miei. Santificatevi per vedere Maria. Anche se nel Paradiso non aveste, per un supposto, a vedere che Lei, sareste già beati. Perché Paradiso vuol dire luogo dove si gode della vista di Dio, e chi vede Maria già vede Iddio. Essa è lo specchio senza macchia della Divinità.
Imitare Maria Ss.
17 Tu vedi dunque che le lodi del Cantico sono giustamente appropriate a Maria, la quale con la sua anima pura e innamorata ha ferito il cuore di Dio che è suo Re, ma che l’accontenta nei suoi desideri d’amore per voi, come Ella fosse sua Regina.
18 Io vorrei che nell’ambito delle vostre forze, così come dovete amare Dio con tutto voi stessi, vi sforzaste ad amare Maria. Amare vuol dire imitare, per spirito d’amore, colui che si ama. Ed Io ve ne ho fatto dolce comando: “Si capirà che mi amate quando si vedrà che fate le opere che faccio Io[167]“. Ora vi do lo stesso comando per la Madre mia: “Si vedrà che l’amate quando l’imiterete”.
19 Oh! se il mondo si sforzasse ad imitare Maria! Il Male, in tutte le sue diverse manifestazioni che vanno dalle rovine di anime alle rovine di famiglie, e dalle rovine delle famiglie alle rovine delle Nazioni e dell’intero globo terracqueo, cadrebbe vinto per sempre, perché Maria tiene il Male sotto il suo calcagno verginale e, se Maria fosse vostra Regina e voi foste veramente suoi figli, sudditi e imitatori, il Male non potrebbe più farvi del male.
20 Siate di Maria. Sarete di Dio automaticamente. Perché Ella è il Giardino chiuso dove Dio sta, il Giardino santo dove Dio fiorisce. Perché Ella è la Fontana dalla quale sgorga l’Acqua Viva che ascende al Cielo e vi dà il mezzo di ascendere al Cielo: Io, il Cristo, Redentore del mondo e Salvatore dell’uomo[168].»
Compartecipazione all’ubbidienza redentrice.
30. La parte eletta del gregge.[169]
Il fiore della farina.
Dice il SS. Autore:
1 «L’Apostolo dice: “Tu… ti rendi inescusabile perché nel giudicare gli altri condanni te stesso facendo le medesime cose che tu condanni”.
2 A chi parlo Io? Ai comuni fedeli o alla parte eletta del gregge? Parlo alla parte eletta. Perché la mia parola è lievito che deve far lievitare la farina pura, la farina da ostie, perché essa farina divenga con la sua perfezione lievito nella gran massa[170], nella farina con buratto più o meno forte.
3 Quando la massaia vuole fare il suo pane, non prende già la farina impura, piena di crusca, per fare la palla di lievito, ma prende il fior della farina e la bagna d’acqua pura e la pone a fermentare, perché formi il lievito che solleverà la farina anche impura e la farà mangiabile pane. Gli azzimi[171], erano senza lievito, ma allora era presa farina pura, da ostie, perché fossero mangiabili in piccole focacce basse e cotte al vivo fuoco.
4 La parte eletta del gregge dell’Agnello che è Pastore[172], che è Pane di Vita che è il Signore[173], è la farina da ostie, di quelle ostie che in uno spiritual sacrificio, che è quello della Nuova Legge, vengono, si pongono anzi da sé stesse, come un memoriale sopra l’altare, come oblazione di soavissimo odore ardente sull’altare del sacrificio[174].
Uomini-dèi fatti sacerdoti e vittime.
5 L’antico rito, offerto e consumato con farine o carni, si è trasportato nel nuovo, ma con forme nuove e più elette, non deponendosi sull’altare dei Cieli che i sacrifici degli uomini santi, così come sugli altari della Terra non vengono consumate che la Carne e il Sangue del Dio Uomo. E questo perché il Dio Uomo sia modello agli uomini che per ubbidienza al Vangelo divengono uomini‑dèi, e perché, fatti per la loro carità sacerdoti e vittime, possano offrire e consumare il sacrificio loro sull’universale altare dei Cieli per la gloria di Dio e la redenzione del mondo.
6 Questi singoli, eletti sacrifici della parte eletta del gregge, sono il lievito che solleva la massa impura della parte scadente del grande gregge e, a sua stessa insaputa, dà ad essa quel minimo di lievitazione che la formi a passabile parte del gregge.
Parte eletta sono i “Salvatori”.
7 E per questo Io parlo alla parte eletta, a quella che opera, pur essendo nascosta e apparentemente assente; e vale più il suo segreto operare di tutte le palesi azioni, talora rumorose, talaltra intransigenti, altra ancora tinte di superbia ‑ di quella stessa superbia che corruppe il Sacerdozio, gli Scribi e i Rabbi d’Israele – di coloro che credono tutto fare e che molte volte meritano di sentirsi dire: “Tu ti rendi inescusabile perché nel giudicare gli altri condanni te stesso, facendo le medesime cose che tu condanni”.
8 Parlo ad essa, chiedendo espiazione, riparazione, perfezione di carità, onde almeno la parte docente del gregge di Cristo, i pastori più o meno piccoli di questo gregge, quando non sono essi stessi “parte eletta, ostia di sacrificio”, siano almeno messi fra la parte impura ‑ fra la grande maggioranza disdicevolmente informe dei cristiani d’oggi ‑ e la parte eletta: quella delle vittime che sono le colonne che sorreggono il tempio di Dio, il baluardo di difesa alla mia Chiesa, la scala aurea per la quale i deboli del gregge possono salire a Dio[175] posto che non sanno volare a Lui, le lucerne che segnano la via, anzi: le stelle che indicano la via che ha fine sul cuore di Cristo.
Anime – ostie.
9 Parlo alle anime‑ostie. La Divinità ha bisogno di ostie pure, sante e fatte immacolate dalla loro carità che le purifica dalle debolezze umane. Ha bisogno di ostie. Ostie di amore in riparazione di tutte le offese fatte all’Amore. Ostie di espiazione in riparazione dei peccati del mondo. Ostie di purificazione. Il fetore dei peccati che ammorba il mondo sale verso i Cieli, tanto è vasto e potente. Purificate l’immensa cattedrale del Creato perché Dio possa ancora guardarla con pietà che salva.
10 E state contenti di esser chiamati, desiderati da Dio per questa funzione di ostie. Più necessari degli elementi per il continuare della vita umana sono i sacrifici delle anime-vittime. L’Amore ve lo dice: “Coloro che sono le vittime d’olocausto sono le legioni di arcangeli che sconfiggono le legioni dei demoni e sorreggono il mondo mantenendo ad esso propizio Iddio. Coloro che sono ostie sono i più veri imitatori di Cristo. Coloro che si sacrificano generano figli al Signore Iddio”».
31. L’obbedienza redentrice.[176]
Il Salvatore ha redento con la obbedienza.
Dice Gesù:
1 Voglio farti considerare, e con te a molti, una virtù dalla quale vi è venuto un gran bene. Il più grande bene, mentre dal suo contrario vi è venuto tanto male: il più grande male. Te ne ho già parlato, ma la tua sofferenza non ti ha fatto ricordare le parole. Te le ripeto perché mi preme che le abbiate.
2 Avendovi amato infinitamente, Io volli essere il vostro Redentore. Ma non lo fui unicamente per la Sapienza, non per la Potenza, neppure per la Carità. Queste sono tre caratteristiche, tre doti divine, che agirono tutte e tre nella Redenzione del genere umano, perché vi istruirono, vi scossero coi miracoli, vi redensero col Sacrificio.
3 Ma Io ero l’Uomo. Essendo l’Uomo, dovevo possedere quella virtù la cui perdita aveva perduto l’uomo, e redimervi con quella. L’uomo s’era perduto per aver disubbidito al desiderio di Dio. Io, l’Uomo, vi ho dovuto salvare ubbidendo al desiderio di Dio.
4 Dice Paolo che Io “avendo con forti grida e con lacrime, offerto preghiere e suppliche, nei giorni della mia vita mortale, per salvare l’uomo da morte spirituale, fui esaudito per la mia riverenza”. E aggiunge che, giunto alla perfezione per aver imparato (ossia compiuto per obbedienza) divenni causa di eterna salute per tutti quelli che mi sono obbedienti.
5 Paolo, con parola che lo Spirito fa vera, dice dunque che Io, Figlio di Dio fatto Uomo, raggiunsi la perfezione con l’obbedienza e potei esser Redentore per questa. Io, Figlio di Dio. Io raggiunsi la perfezione con l’obbedienza. Io redensi con l’obbedienza.
I “salvatori” redimono con l’obbedienza continua
6 Se meditate profondamente questa verità, dovete provare quello che prova uno che, prono su un’alta insenatura marina, guarda fissamente la profondità e la immensità del mare, e gli pare sprofondare in questo liquido abisso di cui non conosce profondità e confine.
7 L’obbedienza! Mare sconfinato e abissale nel quale Io mi sono tuffato prima di voi per riportare alla Luce coloro che erano naufragati nella colpa. Mare in cui devono tuffarsi i veri figli di Dio per essere redentori di sé stessi e dei fratelli. Mare che non ha solo le grandi profondità e le grandi onde, ma anche le spiagge basse e le lievi ondette che sembrano scherzare con la rena del lido, così care ai bambini che giuocano con esse.
8 L’obbedienza non è fatta unicamente di grandi ore in cui obbedire è morire come Io ho fatto, in cui obbedire è strapparsi da una Madre come Io ho fatto, in cui obbedire è rinunciare alla propria dimora come Io ho fatto lasciando il Cielo per voi. L’ obbedienza è fatta anche di minuscole cose di ogni ora, compiute senza brontolii, man mano che vi si presentano.
Il vento leggero dell’obbedienza.
9 Cosa è il vento? Turbine sempre che curva le cime degli alberi secolari e li piega, li spezza, li abbatte al suolo? No. È vento anche quando, più leggero di carezza materna, pettina le erbe dei prati e i grani che incespano e li fa ondulare appena come rabbrividissero lievemente nella cima dei verdi steli per la gioia d’esser sfiorati dal vento leggero. Le piccole cose sono il vento leggero dell’obbedienza. Ma quanto bene vi fanno!
10 Ora è primavera. Se il sangue non la bruttasse[177], come sarebbe dolce questa stagione! Le piante, che sanno amare e obbedire al Creatore, stanno mettendo la veste nuova fatta di smeraldo è come spose si fasciano di fiori. I prati sembrano un ricamo, un velluto trapunto di fiori, i boschi una felpa profumata sotto una volta di creste verdi e canore. Ma se non ci fossero i tenui venti d’aprile, e anche le pazze ventate di marzo, quanti fiori rimarrebbero senza fecondazione e quanti prati senza acqua! Fiori ed erbe sarebbero perciò nati per morire senza scopo. Il vento spingi le nubi e li irrora così, il vento fa baciare i fiori, porta ai lontani il bacio dei lontani e con la sua gaia corsa da ramo a ramo, d’albero ad albero, da frutteto a frutteto, feconda e fa che quei fiori divengano frutto.
11 Anche l’obbedienza spicciola a tutte le piccole cose che Dio vi presenta attraverso agli avvenimenti dei giorni, fa quello che fa il vento con le piante e le erbe dei prati e degli orti. Di voi, fiori, fa frutti. Frutti di vita eterna.
L’obbedienza somma.
12 Beatissimi quelli che, presi dal turbine dell’Amore, e del loro amore, consumano il sacrificio totale di sé, i piccoli redentori che mi perpetuano, i quali compiono l’obbedienza somma bevendo il mio stesso calice di dolore. Ma beati anche quelli che, non avendo ardire di dire al turbine dell’Amore: “T’amo, eccomi, prendimi”, sanno piegarsi al vento lieve dell’Amore che sa graduare le forze dell’uomo suo figlio e dare ad ognuno quel tanto di pressione che sia possibile a sopportare.
13 Vi pare, o figli, e mai come ora vi pare, che la prova sia tante volte superiore alla forza vostra. Ma è perché voi vi irrigidite. È perché siete superbi e diffidenti. Volete fare da voi e non vi abbandonate a Me. Non sono un carnefice. Sono Colui che vi ama. Sono un Padre buono. E se non posso annullare la Giustizia, aumento in compenso la Misericordia. Tanto più l’aumento quanto più cresce la Giustizia per la marea di delitti, di bestemmie, di disubbidienze alla Legge che copre la Terra.
14 Naufragate in essa. Innocenti, quasi innocenti, colpevoli, grandi colpevoli, naufragate in essa. Ma se per gli ultimi il fondo del naufragio sarà nel fondo di Satana (fin dalla vita col dilaniamento di una coscienza che li morde e non dà pace nonostante fingano di averla) per le altre due categorie il fondo sarà nella mia Misericordia, è in essa per i quasi innocenti, ed è nel mio Cuore per gli innocenti. Ma Misericordia e Cuore sono già Cielo e per questi, dopo i conforti sulla Terra che non nego loro ‑ e tu lo sai ‑ è pronto il Cielo.
32. I Martiri del Volere di Dio. [178]
Trascurati da chi ne ha il dovere.
1 […] L’altra delle due manifestazioni della religione pura e immacolata, secondo Giacomo e secondo tutti i veri giusti, è quella della carità verso il prossimo di cui Giacomo cita i due casi più pietosi: gli orfani e le vedove da visitare nella loro tribolazione acciò non si sentano derelitti e non vengano travolti dal mondo che non conosce la carità.
2 Ma vedove e orfani non sono soltanto coloro che hanno perduto uno sposo o i genitori. Vi sono dei lutti, delle solitudini, delle derelizioni ancor più vaste di quelle di un affetto ed una tutela che cessano per una carne ed un cuore. Ci sono le derelizioni di quelli che “voci di Dio” non si sentono più sostenuti e protetti da chi ne ha il dovere. E questo grida a Dio col grido di chi geme in un deserto e non ha che la Stella nel Cielo per guida dei suoi passi.
3 O sacerdoti, quale è il vostro ministero se non essere tutto a tutti[179], e specie a questi, a questi martiri del volere di Dio? Non siete più dunque i discendenti da quei preti, da quei diaconi, da quei Vescovi e Pontefici che in tempo di persecuzione scendevano nelle carceri, uscendo dalle catacombe, penetravano nelle arene pronti a morire se scoperti nella loro azione d’amore di portare un soccorso fraterno e spirituale ai martiri per il nome di Cristo? I vostri pericoli sono simili a festuche rispetto ai pericoli enormi di quelli. Eppure nulla li tratteneva dall’affrontarli perché il Sacerdozio è milizia, milizia che deve saper combattere a fianco dei laici, a protezione degli strumenti di Dio per essere di detti strumenti gli arcangeli che fugano l’Avversario nelle sue diverse forme. Pronti a morire nella tranquillità di una vita piana, pronti ad uscirne momentaneamente menomati, e in che? Nel misero concetto degli umani, ma aureolati del serto fulgido di una giustizia eroica per essere stati i “padri” i “cirenei”[180] degli strumenti crocifissi.
4 Perché se anche nessun’altra impurità vi lede, questa, di temere il mondo nel suo giudizio, e perciò di essere impuri nel vostro operare presso gli strumenti, è su voi; e immacolati perciò dal mondo non siete, poiché pensate coi modi di pensare di questo vostro mondo dove ha valore il rispetto umano e non il sacrificio per essere fedeli alla giustizia e carità.
Guai a chi spegne le “voci”.
5 Molto si soffre in Cielo, della nostra sofferenza d’amore, vedendo le sofferenze delle anime da Dio elette, e dal mondo schernite, e il Cielo si abbassa su esse, moltiplicando le sue luci per asciugare le loro lacrime e raccogliere i loro gemiti. Ma la carità del Cielo non esclude la carità che i fratelli devono ai fratelli, perché i fratelli sono ancora carne oltre che spirito.
6 E se, venuti dal Padre che li ha suscitati per motivi di bontà che solo in Cielo saranno noti, torneranno al Padre carichi delle loro corone di spine, essi, gli strumenti afflitti e tormentati, pregheranno ancora per i loro tormentatori; non è però detto che tutto il Padre perdoni a quelli che li hanno ingiustamente tormentati gravandoli di some inumane, non approvate da Dio.
7 Spegnete pure le “voci”. Il vostro cielo così sempre più si oscura di stelle. Ma non vi lamentate poi se il vostro leggendario[181] non si infiora di fiori. Il fiore, per fiorire, va coltivato, non calpestato sotto pesi di indifferenza. o intristito con durezze ingiuste.
8 Guai a coloro che fanno curvare lo stelo che si tendeva al cielo sotto il peso di questo pensiero: “Sono forse io un satana?” Strale che appesantisce, che abbassa verso terra l’occhio che fissava sicuro il suo Dio, anime ferite, rese dubitose, stanche… Povere anime! Ma non esse, sebbene coloro che le avviliscono saranno chiamati a giustificarsi presso il loro Signore. E tu, anima mia, ricorda questo: “Quando ogni gioia umana è scomparsa da un lavoro eppure si continua quel lavoro col solo spirito soprannaturale di dare gloria a Dio e aiuti ai fratelli, allora è che il lavoro si sovra santifica e super naturalizza, divenendo proficuo “.
La carità dei “salvatori” è sempre attiva.
9 Questo ricorda. E ciò che ti schiaccia, ti sostenga insieme. Sali sali, sino all’ultima vetta, col tuo peso santo del Tesoro di Dio. Scrivi. scrivi, fino all’ultima parola, anche se ogni, parola ti strappa una lacrima sapendola perla destinata a giacere ignota e perciò inutile a tanti che ne hanno invece bisogno. La tua carità, anima vittima, verso Dio che ti parla, verso i fratelli che attendono sarà sempre attiva anche se la tiepidezza umana non sa scuotersi e rendere attivo il dono di Dio».
33. Martirio dei “liberatori”. [182]
I “salvatori” nell’espansione della Chiesa.
Dice Azaria:
1 «Perché, di che, si deve rallegrare Gerusalemme? Forse ché della sua lunga vita? Non già. Ma di essere vitale per la sua unione con il Cristo che la nutre coi suoi doni e la ingemma coi suoi santi. Se di natura soprannaturale non fosse, non avrebbe questi doni e questi santi, e perirebbe come tutto quanto è nato per opera d’uomo, tutto quanto dura un tempo relativo e poi, per lotte di nemici, si indebolisce e muore.
2 Ma la Gerusalemme terrena non è divisa dalla Gerusalemme celeste, e i cittadini di quella celeste sono con la Gerusalemme terrestre per confortarla, aiutarla, difenderla dal livore del Male che contro lei si lancia per abbatterla, senza riuscirvi peraltro[183].
3 Ma non sono solo gli aiuti celesti quelli che le mantengono vita. Il SS. Signore Gesù ha promesso che nulla prevarrà su di Essa[184]. Basterebbe questa promessa a difenderla. Perché le promesse di Dio sono sempre attive. Ma Dio, pur bastando da Sé stesso a compiere qualunque prodigio, non spoglia i suoi figli del diritto di cooperare agli interessi del Padre, del diritto di contribuire alla prosperità della Casa del Padre.
4 E la Chiesa è la grande dimora del Padre, di Dio, sulla Terra. Non è più il vasto Tempio sul monte di Gerusalemme, vasto, ma un nulla rispetto alla Terra, un super nulla rispetto al Creato. Non è più ciò la Casa attuale del Padre. Essa ha allargato i suoi padiglioni dall’uno all’altro Polo, ad oriente e ad occidente; ed essi ormai sono sparsi su tutta la Terra, e dovunque è, con amore o con odio, conosciuto il nome di Dio e di Gesù Salvatore.
5 E dovunque è un altare a santificare i continenti, a riunirli nel segno santo. E dovunque si celebra un Sacrificio non di arieti o di agnelli, ma delle Carni SS. dell’Agnello divino, immolato per lavare col suo Sangue gli stipiti e i limitari della Terra, luogo di esilio, e farne già un piccolo Cielo, perché gli uomini esuli siano meno esuli dal luogo eterno per cui Dio li aveva creati, e possano avere aiuto e sprone dalle gioie che gustano ai piedi di un altare, alla Mensa del Pane soprassostanziale. Così si è dilatata la dimora del Padre! La Gerusalemme terrestre ha allargate le sue mura, sparso i suoi eserciti pacifici e i suoi maestri perché dovunque fosse noto il Nome che è sopra di ogni altro e davanti al cui suono si curvano in ginocchio i figli di Dio[185], quale che sia la loro razza, lingua, latitudine e costume[186].
I “salvatori “sono i figli della Chiesa militanti.
6 Orbene, non sono dunque anche questi cittadini di una così vasta città, quelli che coi loro sacrifici e le loro orazioni cooperano col Padre per il trionfo della stessa contro l’Inferno e i suoi seguaci? Sono anche questi cittadini.
6 Come le mistiche acque che Ezechiele vide sgorgare da sotto la porta del Tempio[187], e che all’inizio sono alte quanto dal suolo ad una caviglia, e poi crescono fino ad arrivare ai ginocchi, e poi tanto sono alte che sommergerebbero una statura d’uomo, così sono i meriti dei santi sulla Terra. All’inizio della Chiesa erano pochi perché pochi erano i cittadini della Chiesa militante, e poco poterono spingersi a fecondare le aride sabbie e le amare paludi. Ma poi, nei secoli e secoli, e per martiri, e per vergini, e per confessori, noti e ignoti sulla Terra, ma tutti noti a noi dei Cieli, le acque sono cresciute. Si sono riversate nell’alveo iniziale, nato sul Golgota, dall’acqua gemuta da un Cuore squarciato oltre la morte[188], e hanno aumentato la SS. onda con le loro onde di meriti. E il piccolo torrente si è fatto gran fiume, sempre più grande, capace di spingersi e penetrare, con la massa imponente delle sue acque, anche nei deserti più lontani, nelle più pestifere paludi, e purificarle, e fare fertili le sabbie, permettendo il sorgere di alberi fruttiferi[189], che non conoscono perdita di foglie o sterilità di frutti, alberi buoni, atti a nutrire, a guarire, a legittimare i figli bastardi, dando loro il Nome benedetto che viene dal Fondatore della Chiesa: “cristiani di Roma, sede del Papato fondato da Gesù SS. sulla sua Pietra[190].
Martirio di vigilanza, ubbidienza, sforzo continuo.
8 Ecco, o figli benedetti della Gerusalemme terrena, di che avete a rallegrarvi con Essa che vi è Madre e con Dio che vi è Padre! Di essere coloro che con la loro fedeltà ed eroismo contribuiscono a mantenere potente il fiume della sua espansione bonificatrice e a farlo attivo.
9 L’Eterno vede le vostre opere e i vostri cuori. Numera gli affetti e sentimenti santi. Vi vede ansiosi del materno trionfo, tristi del disamore e della misconoscenza colpevole dei figli che dopo essere stati della Casa[191]. escono dalla Casa paterna, o della ignoranza dolorosa, ma non colpevole come la misconoscenza, di quelli che ancora ignorano il Dio vero[192], e vi fa dire: “Voi che amate la Chiesa, rallegratevi con Lei, godete con letizia, voi che foste in tristezza, esultate e saziatevi alle fonti della sua consolazione, perché voi, che per Essa avete amore attivo, avete diritto a succhiare al suo seno mentre già qui, in Cielo, è pronto, nella Gerusalemme celeste, il vostro posto al banchetto dell’Agnello, al banchetto dei trionfatori eterni, che vi siete meritato per il vostro lavoro spirituale e materiale a pro della Madre Chiesa che è la Sposa del Verbo[193]“.
10 E se ciò è per tutti i fedeli che versano il contributo delle loro opere sante nel fiume della Comunione dei santi, con speciale misura sarà per voi, dilette “voci”, che alle opere comuni aggiungete il martirio di essere “voci”. Il multiforme martirio della vigilanza soprasensibile per essere sempre pronti ad intendere, distinguere e combattere. Intendere le voci che vi vengono dall’Oltre Terra. Distinguerle per non confondere il mendace e così seduttore parlare di Satana, dal più reciso ma veritiero parlare delle voci buone. Combattere la superbia che potrebbe insinuarsi dietro alla umiltà che dice: “Dio parla alla sua serva”. Insinuarsi serpentina come Lucifero dal quale è nata per zufolare in sordina “… perché io ho meritato questo”.
11 Oh! che martirio di vigilanza continua, di ubbidienza continua, di sforzo continuo, dovete mai fare, care “voci” che Dio ha beneficato e crocifisso in questa missione! E martirio di contraddizioni dolorose da parte degli uomini ciechi e superbi che non vogliono vedere Dio ed ammettere che Dio possa compiere questo miracolo d’amore. E martirio di derisioni, di curiosità, di immeritati castighi.
12 E martirio di vedere l’inerzia delle anime che non si scuotono neppure davanti a queste parole che vengono da Dio.
Apostoli incarcerati, martiri della carità.
13 E martirio di non potere andare dai veri “poveri”, dai veri “affamati”, dai veri “ignoranti”, dicendo: “Ecco, non siate più poveri, affamati, ignoranti. Qui c’è tesoro, c’è cibo, c’è sapienza. Viene da Dio. Egli ve la dà per i vostri dolori, per i vostri dubbi, per le vostre solitudini. Perché vi ama. Perché ha pietà di tutti gli uomini. Perché è Padre. Prendete e santificatevi col dono di Dio”.
14 Siete gli apostoli incarcerati, o “portavoce”, che non potete far nota agli uomini la parola santa. Il tesoro che avete fra le braccia vi porta al Cielo. Ma per voi stessi. Quando, dopo avere goduto l’estasi del riceverlo ‑ fino, ad averne compartecipe la carne[194], tanto è violento l’uragano dolcissimo e fiammeggiante che si è abbattuto su voi, per spogliarvi di tutto ciò che è umanità e farvi comprendere che l’umanità è miseria fugace, mentre solo valore ha ciò che è eterno e spirituale, e così, consci, rapirvi sempre più in alto, nelle sfere caritative e contemplative ‑ quando, dopo avere goduto l’estasi, abbassate lo sguardo dal Fuoco, dalla Sapienza, dalla Potenza, alla povera umanità che brancola misera, ignorante, assiderata, per le vie della Terra e degli Errori – e sapete ciò che la salverebbe, questa umanità, e le darebbe sapienza, ricchezza, vita, calore, e non potete dare il tesoro in cui molti troverebbero la Via, la Verità, la Vita, invano, invano cercati altrove ‑ allora subite il martirio della carità verso Dio, non conosciuto e amato, e verso il prossimo che vedete morire senza pace e che vi è impossibile soccorrere, incarcerati come siete da una categoria di uomini che la carità mi impone di non classificare[195], e l’indifferenza ignara od ostile dell’altra più vasta categoria: quella stessa dei bisognosi della Parola e della Conoscenza, che stendono le mani a tutti i “pomi di Sodoma” del loro deserto e si trovano il nulla nelle mani. Perché quei pomi, come quelli del deserto di Giudea, sono vuoti sotto la bugiarda apparenza. Ma non stendono le mani agli alberi della Vita che crescono in mezzo alla piazza della Città Celeste e sui lati del fiume d’acqua viva che scaturisce dal trono di Dio e dell’Agnello, come lo vide l’angelo Giovanni, apostolo del Signore[196], e che portano i dodici frutti, e danno, mese per mese, questi frutti eterni ai beati cittadini della Città della Santità e della Gioia sublime.
15 E allora piangete come il Cristo e con Cristo, dicendo le parole sue sulla città ostile: “Oh! se anche voi conosceste quello che giova alla vostra pace! Ma è celato agli occhi vostri dalla crosta dei vostri peccati e voi non ve la volete levare, questa crosta che vi fa ciechi, e guardare la Luce!”[197].
16 Ma consolatevi, o voci. Voi potete rallegrarvi. Perché a voi è detto: “Andrete nella casa del Signore”. Sì. Vi andrete se persevererete nelle virtù come vi viene insegnato. Allora. per “le vostre azioni” purificate e divenute, da umane: sante, potrete respirare per la consolazione della Sua Grazia ed essere beati perché la Sua Grazia è beatitudine.
Figli dello spirito.
Ed ora leggiamo S. Paolo.
17 Anche l’eterno Abramo ha due specie di figli. Quelli della schiava e quelli della libera.
18 Chi è l’eterno Abramo? Molti potrebbero dirti questo o quello. Io ti dico di dare qui il nome di Abramo eterno all’Eterno, Padre di una moltitudine straordinaria e duratura, di progenie in progenie, fino alla fine dei secoli.
19 L’eterno Abramo si è congiunto all’Umanità, metaforicamente parlando, per generare figli che del Padre hanno l’immagine, e somiglianza soprannaturale e della madre avrebbero dovuto avere la somiglianza naturale, perfetta come il Padre e Creatore dell’Umanità aveva data ai primi semi dell’Umanità.
20 Nella prolificazione usuale delle razze, sia umane che animali, si vede che i caratteri somatici familiari si fanno più marcati quando due stretti parenti si uniscono generando figli che fissano, dirò così, fortemente le caratteristiche dei genitori, fra loro consanguinei.
21 Or dunque che sempre aumentabile perfezione di somiglianza divina sarebbe venuta nei figli nati dal Padre Creatore e dall’Umanità da Lui creata! Meravigliosa somiglianza! Ma per averla doveva l’Umanità conservare intatta la sua somiglianza del Padre. Invece la forma perfetta fu deturpata da Lucifero, e nell’esterno e nel profondo, e la somiglianza non crebbe, non si perfezionò, ma anzi ebbe lacune, regressi, ebbe aspetti diversi nei figli di Dio e dell’Umanità di modo che dal seno che generò l’angelico Abele, in cui era palese la somiglianza divina, già era uscito il satanico Caino, nel quale era palese la prostituzione dell’Umanità al Seduttore[198]. E sempre, sempre così, nei secoli. Anche dopo che l’innesto di Cristo fu sulla pianta imbastardita dell’Umanità[199].
22 Or dunque l’eterno Abramo ebbe due figli: uno dalla schiava e uno dalla libera. I due rami dell’Umanità. E il figlio della schiava ‑ attenta bene ‑ nacque secondo la carne, mentre quello della libera nacque in virtù della promessa, ossia secondo lo spirito.
Figli della “libertà”.
23 Credi che l’allegoria sia stata solo per quel tempo? No. È realtà che si perpetua. Tuttora nei figli del Creatore, dell’eterno Abramo ‑ perché figli del Creatore sono tutti gli uomini, essendo Egli il Datore della vita ‑ vi sono i due grandi rami. Quello dei nati dallo spirito e quello dei nati dalla carne.
24 E questi ultimi sono nemici ai primi e nemici di Dio e delle due Gerusalemme, perché non della Religione santa e del regno santo sono, ma dell’Arabia, ossia del popolo pagano, e più ancora: satanico, che adora Satana, la carne, il mondo, le concupiscenze[200] in luogo di Dio, che segue le male dottrine in luogo della Religione di Dio, che si perverte e scende, scende, scende sempre più in basso, e dal suo basso esala fetori e lancia strali ai figli dello spirito, per traviarli, ferirli, torturarli, per nuocere, nuocere, dare dolore, dare morte, spogliare il Padre dei suoi figli più cari…
25 Oh! profanazione che penetri per ogni dove, e come strumento di guerra ‑ e guerra è, satanica guerra alla quale degli uomini si prestano a far da strumento e milizia ‑ sgretoli, abbatti, sommergi, spegni….
Ma chi spegni?
26 Quelli che hanno lasciato posti vuoti nel loro spirito[201], nel loro intelletto, coloro che credono di essere completi perché sono stipati di formule, di preconcetti, di superbie, e non sanno che ciò è fumo ed è nuvola che cedono subito ad un turbine che li disperde, occupando quei posti, lasciati vuoti dalle disperse formule, preconcetti, superbie, razionalismi, egoismi, settarismi e così via, dalle dottrine umane insomma, con formule, assiomi, superbie, dottrine ancor più letali: con cose sataniche. Perché è Satana che lavora dove vi sono posti vuoti di Dio.
27 Pregate per questi figli della novella Agar[202]: dell’Umanità schiava di Satana. E per voi, per voi, figli della libera, nati dallo spirito, perseguitati per questo, ma non vinti in eterno, perché ogni persecuzione cade ai piedi delle barriere di Dio ‑ ed esse barriere sono: il possesso assoluto da parte di Dio del vostro cuore che Dio riconosce per suo solo Signore e Lui solo
serve; e le soglie dell’Al di là, ‑ io dico: non temete[203]
28 Non temete! L’uomo e Satana potranno ferire la carne. Ma voi lo sapete! Essa è transitoria. Lo spirito dei liberi è tetragono ai veleni e agli strali satanici e umani. Solo se vi voleste, di vostra libera volontà, fare schiavi, potrebbero nuocervi. Non mai finché siete i “liberi” di Dio[204].
29 È Dio stesso che ve li allontana i nemici, ne circoscrive le opere malvagie. Dio: il Padre vostro. Dio che, come dice la Scrittura, da eterno Abramo, caccia lungi dai suoi padiglioni i figli dell’Umanità, schiava di tutto ciò che non è Dio e che andrà errando, di punizione in punizione, per deserti sempre più aridi perché, peggiore di Agar, sotto il castigo meritato non si converte, ma imbestia sempre più, e non piange, pentendosi, ma bestemmia allontanandosi sempre più dai pozzi dell’acqua di Vita.
30 Siete figli della libera. Ricordatevelo, o cristiani. Siete sommamente “figli della libera”, ricordatevelo voi, o “voci” che Gesù SS. ha affrancato anche dalla schiavitù della relatività e materialità umane dandovi vista e udito soprannaturali per farvi conoscere le verità più segrete, le dottrine più perfette, e vedere il Signore, conoscerlo come di più non lo può la creatura sulla Terra, e trasalire della gioia che sarà vostra ‑ e nostra già è ‑ della gioia che sarà vostra quando, cessato il Tempo per voi, sarete ammessi alla beata Eternità.
31 Grida, grida tu pure, tu che da ieri sera sei fuori di te per la gioia che ti viene dal Cielo, grida: “Mi sono rallegrato per ciò che mi è stato detto!” E come gioiosamente te l’ho detto, piccolo Giovanni del mio Signore! Piccolo, piccolo Giovanni che il mio Signore ha cinto di monti a custodirti, e ti ha fatta colma di pace e di abbondanza! Loda il tuo Signore! Lodiamolo insieme perché “è buono”; cantiamo inni al suo Nome perché è “soave”. Benediciamolo perché tutto quello “che ha voluto fare lo ha fatto, in Cielo, in Terra” e nel cuore dei suoi figli fedeli. Benediciamo il Signore! A Dio le grazie! Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo!».
34. Il segno dei “salvatori”.[205]
L’obbedienza al comando di Dio.
Dice Gesù[206]:
1 «Il vero servo di Dio, davanti a qualsiasi pressione di forze umane che lo vorrebbero dirottare dalle vie del Signore, risponde: “Posso forse dire o fare altro di quello che il Signore mi ha comandato? “
2L’obbedienza al comando di Dio, quale che sia questo comando, è il segno del servo di Dio. Le esigenze divine sono infinite e tutte giustificate da un fine d’amore. A questo imporrò di tacere, a quello di parlare, a costui di isolarsi, a quest’altro di farsi capo di anime. A quello darò vista soprannaturale e a quell’altra voce soprannaturale. Ebbene: facciano i miei servi secondo il mio volere e mi saranno uguali nel merito.
3 Io non forzo in maniera che voi non possiate negarmi di ubbidire. No, neppure coloro che sono in mia mano morbidi come fiocco di lino pronto ad esser filato, sono da Me forzati ad ubbidire. Ma quanto più essi sono “miei” e tanto più per essi facile e cara è l’ubbidienza, di modo che anche a costo del loro pericolo ‑ poiché il mondo odia coloro che son di Dio – e il loro soffrire ‑ poiché il mondo fa fiorire il suo odio in sofferenza per i miei “santi” ‑ essi restano fedeli al mio comando.
Cuori fatti specchio di Dio dalla carità.
4 Bocche mondate dall’amore e cuori fatti specchi di Dio dalla carità, che è la loro vita, essi non operano e non ripetono che ciò che Io loro suggerisco. Seguaci benedetti del Figlio mio, essi copiano il loro Maestro la cui ubbidienza fu infinita perché divina e perché non usò della sua natura per scegliere le facili ubbidienze, ma le assaporò tutte e le fece sue, anche quelle che ripugnano all’uomo, creatura inferiore a Dio, e che pure il Figlio Dio abbracciò per esservi esempio.
5 Ma Io che non mento e non muto, vi giuro che su costoro è la mia benedizione, poiché nel loro cuore non vi è idolo alcuno, ma si erige un solo altare: il mio, dal quale tuona ‑ ma per loro è voce di Padre che non terrorizza, ma come voce d’organo celeste rapisce lo spirito a gaudio santo ‑ la mia Volontà, sacra per loro come Me stesso.
6 Io sono con questi miei servi[207]. E la mia presenza è come lo squillo di vittoria di cui parla il Libro, poiché mette in fuga tutti i nemici dello spirito e fa di esso un sicuro conquistatore del Cielo.
Seguaci fedeli del Dominatore eterno.
7 Dopo avere durante la vita intravisto il Volto di Dio, benigno e sorridente, attraverso i veli delle lontananze e della Volontà, conosceranno “la Stella nata da Giacobbe”, il Figlio mio santo, il Giusto nella cui Mano trafitta ho messo lo scettro di re, la verga sacra che nel Giorno del Giudizio segnerà i benedetti e i maledetti e che per i miei servi sarà dolce come una carezza.
8 Seguite fin da ora il Dominatore eterno. Egli vi conduce per via sicura al possesso del Regno di Dio sol che con l’ubbidienza, di cui vi è esempio l’uomo di cui parla il Libro, non vogliate fare di vostra testa né il bene né il male, ma unicamente ciò che vi dice il Signore.»
35. Gli angeli e i “salvatori”.[208]
Gli angeli degli olocausti.
Dice Azaria:
1 «Eccomi, anima mia, per la nostra S. Messa. La bella Messa delle “voci”.
2 Non ti parlo da maestro, stando di fronte a te, ma ti cingo le spalle per farti sentire che il Cielo è con te e che tutta questa pace che ti inonda è il Cielo, è il Cielo perché tu sei la piccola voce ubbidiente, e Dio ti ama, ti ama tanto, tanto più ti ama più tu sei disamata dagli uomini. Lo vedi chi c’è con me? I tre arcangeli[209]. Per portarti sempre più Cielo. Giovanna di Francia non ebbe mai tanto con sé Michele come nell’ora del martirio. Noi non abbandoniamo le “vittime”. Ci stringiamo ad esse perché in esse rivediamo Cristo e perché esse sono ciò che noi vorremmo essere, per amore. Sono gli olocausti.
3 Guarda il sorriso dei miei tre fratelli. Sono pronti a cantare con noi due le lodi di Dio.
4 Ecco l’introito. È un memorare, dolce, figliale. Ma è detto senza tema come Dio non può dimenticare un solo istante i suoi figli diletti. È come la parola innocente dei pargoli alla mamma: “Mi vuoi bene?” Lo sanno che la mamma ama. Ma è così dolce sentirsi dire dalla mamma che ella ama, che il piccolo, già sicuro della risposta, la fa più volte al dì.
Dio splende nei “salvatori”.
5 Anche i figli di Dio, per sentirsi dare la dolce paterna risposta dicono:
“Ricordati, o Signore…” Oh! la risposta già scende. Io te la porto. Egli, l’Altissimo, dice: “Prima ancora che tu ti ricordi di dirmi: ‘Ricordati di me, Io di te mi ricordo’. Sì. Si ricorda, nelle sue misericordie senza confine nel tempo, nel numero, nella potenza.
6 Lascia fare i suoi nemici. Ma non oltre un termine. Ho detto “suoi” nemici. Non per errore, anima mia. Chi offende la creatura diletta a Dio, chi la tortura, Dio offende, e perciò gli è nemico. Perché Dio splende nei suoi diletti e chi alza la mano su essi l’alza sulla Luce SS.[210]. Ho detto anche che Dio lascia fare, ma non oltre un termine. Anima mia, stai per toccarlo. Come un muro assalito da forsennati, ogni amore, anche santo, ti crolla intorno. La morte, o il prevalere, oppure la indifferenza, ti fanno desolata di compagnia, e nuda. Come Gesù sulla croce. Oh! te beata che non hai più che i santi a tuoi amici! Parenti, amici, suore, le tue suore! le compagne, le tue compagne! Vedi come sono poveri e limitati gli amori umani? O la morte, sulla quale non c’è che dire “fiat!”, o il volere degli uomini, e l’incomprensione superba e meschina degli uomini, ecco che ti han fatta sola.
7 Piccolo Giovanni, non hai più che una[211] per darti quelle cure materiali che da te, crocifissa, più non puoi darti. Eppure con le tue parole, con le tue parole dette avanti la mia lezione. tu mostri d’essere come il vecchio Tobia “della stirpe dei santi”, una che “aspetti quella vita che Dio darà a coloro i quali non perdono mai la loro fede nel Signore”[212].
Lotta e vittoria dei “salvatori”.
8 Lo sai che le tue parole, liete della letizia di chi vive nel Signore, sono state scritte nel libro del Cielo? Persevera, anima mia, e sarai liberata da ogni afflizione e non rimarrai delusa, tu che confidi nel Signore.
9 Preghiamo il Signore. Preghiamolo insieme perché sulla tua debolezza di creatura mai prevalga il male, né con lo sconforto, né con la superbia, così come mai hai desiderato; e Dio, Dio solo, ti custodisca pura per la sua gloria.
10 Ed ora i tre venuti dal Cielo ti dicono, loro che erano presenti quando l’Apostolo scriveva a quei di Tessalonica e parlava, per i secoli, ai fedeli tutti, “in qual modo” deve una piccola voce “diportarsi per piacere a Dio, per progredire sempre più”. Sono proprio le tue guide gli angeli del Cielo e l’Angelo degli Angeli per il primo, ossia il SS. Signore Gesù, quelli che sono venuti a portarti i precetti del Signore per farti camminare sicura nella via di Dio. Di questo non ne dubitare mai, mai. Ed ora ti ripetono, ti ripetiamo con l’Apostolo, che Dio vuole che tu sempre più ti santifichi e nessuna fornicazione ti morda.
11 Quante te ne presenterà Satana, ora che il tuo aiuto terreno ti viene allontanato! Il suo aspetto, la sua veste, allontanavano Satana, il suo animo lo metteva in fuga. Per questo tu lo volevi presso nelle tue agonie. Ma Gesù nel Getsemani fu solo. Solo nel Sinedrio, solo nel Pretorio, solo sul Calvario… Anima, anima mia, sii come Cristo. Lotta da sola e vinci, nel Nome del Signore. L’inferno non prevarrà, se tu operi per la gloria di Dio sempre.
12 A chi ti vorrà far fornicare col pensiero, l’orgoglio, il giudizio, lo spirito, di’: “No!”. No, a chi ti vuol fare giudicare le superiori gerarchie ecclesiastiche. No, a chi ti vuol far dire che hanno agito male[213]. No, a chi ti vorrebbe intiepidire nell’amore a Dio, alla Chiesa, all’orazione. No, a chi ti tenterà ad avere soddisfazioni umane. No, sempre no, alle concupiscenze. E sì, sempre sì, un “sì” simile a stella purissima, a canto celeste detto a Dio, alla sua adorabile volontà.
Limpidi come sorgiva di monte.
13 Sii padrona del tuo corpo che è tempio all’anima dove vive Cristo e sii soprattutto padrona del tuo intelletto, delle sue possibili debolezze che Satana potrebbe stuzzicare per vincerti. Mai, per nessuna cosa, non imitare gli istrioni della religione e del misticismo con soperchierie e frodi. Sii limpida come una sorgiva di monte. Da quel filo o da quel fiume di parola che Dio ti dà, senza accogliere altre acque[214] per aumentare il tuo gettito e sedurre. Dio fa giustizia di queste frodi, inesorabilmente. Ti ha eletta non perché tu ti profani, ma perché il suo dono ti santifichi. Una parola sola può salvare un cuore. E a te, per salvare i cuori dotati di buona volontà di salvezza, Dio ne dà mille e diecimila. E saranno fruttuose, perché tu le irrori e concimi con le tue sempre aumentate tribolazioni.
Sacerdoti celebranti del sacrificio di lode.
14 Celebriamo la bontà del Signore con null’altro che non sia l’osservanza perfetta della sua Legge. Questo è il sacrificio di lode che Dio accetta dai cuori, quello che Egli vuole totale da quelli a cui tutto ha dato, dandosi come Amore e Parola. Dammi sempre la gioia di vederti celebrare il tuo sacrificio di lode, anima che Dio mi ha data a custodire e che amo di amor grande…
15 Anima che ho visto trasfigurare, lentamente, come si conviene a natura umana, ma costantemente, tanto da poter dire io pure come i tre apostoli: “È bello, o mio Signore, stare qui con quest’anima che il tuo amore ha lavorato e che più hai lavorato più per il suo amore ha accettato d’essere lavorata”. Sempre, Maria, sempre, come una pasta molle fra le mani di Dio, lasciati lavorare, senza resistenza, e rimodellare sempre più secondo il Suo pensiero SS.[215], lo spirito, di’: “No!” No, a chi ti vuol fare giudicare le superiori gerarchie
16 Prometti al Signore, insieme al tuo Azaria: “Mediterò i tuoi precetti, a me tanto cari, ed alzerò le mie mani ai tuoi comandamenti da me amati”. Infatti solo quelli che amano meditano e rigustano le parole di Colui che amano, e nel farlo eliminano le distanze e si fondono nell’amore. E solo chi ama di amor vero tende le mani per accogliere ciò che l’Amato comanda, anche se è pesante e penoso volere, per la creatura, ma amato volere per lo spirito che vede e gusta come gioia ogni che, che venga da Colui che è la sua ragione d’amore.
L’amore salva sempre.
17 E l’amore salva, sempre salva. Per questo il SS. Signore Nostro ha pregato che i suoi avessero lo Spirito Santo, ossia l’Amore, dopo la sua dipartita[216], acciò coi suoi fuochi mondasse[217] coloro che, senza malizia ostinata[218], cadessero in manchevolezze, ma, con amore, nell’Amore si tuffassero, per averne assoluzione, e pace, e ammaestramento perfetto, continuo, salvifico. Quello che ti è dato, anima mia. Benediciamo il Signore!»
«A Dio le grazie.»
«Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo».
36. In compagnia degli angeli.[219]
L’angelo del Getsemani.
Dice Azaria:
1 «Con l’umiltà del fratello minore davanti al maggior fratello vengo per la nostra S. Messa. E l’Angelo delle Settanta Settimane, il Confortatore del Getsemani, il beatissimo arcangelo Gabriele che l’Eterno ti concede ad amico perché ti conforti, perché egli è l’Arcangelo della gioia, delle gioie celesti, aumenterà con la sua luce il tuo potere di comprendere.
2 Così egli ti appare per darti una lieve idea della sua realtà nei cieli. Ai sensi dello spirito, purificato sempre più dall’ultima prova, va data nuova capacità di vedere.
Vantaggi dell’obbedienza e della carità.
3 Credi, anima mia, che più la creatura si fa ubbidienza e carità, e più lo spirito si evolve verso ciò che sarà la sua vita nel Paradiso in attesa della risurrezione dei corpi. Cadono le pesantezze e le limitazioni ad ogni ubbidienza perfetta e pronta, e si sfaldano, come corrose dalla fiamma della carità ‑ perché l’ubbidienza è carità ‑ le scaglie che ancora limitano le potenze spirituali nel loro vedere, e l’anima si accosta, con giubilo grande, alla conoscenza della vita dei Cieli, di ciò che è lassù… adorazione, beatitudine, pace, giubilo di luce…
4 Vedi, anima mia, se avessi fatto anche internamente, un moto di ribellione, una minima disubbidienza, un compromesso, semplicemente un compromesso, uno di quei poveri compromessi che usano troppo spesso i cristiani anche migliori, in luogo di farsi meno pesanti, le limitazioni del tuo poter vedere di creatura, si sarebbero fatte più pesanti e spesse, come nebbie che si accumulano; ti avrebbero allontanato come veicolo che porta altrove… Te ne sei accorta del tranello in cui il Nemico ti voleva far cadere per creare un disgusto del Cielo verso te. Con riflessioni menzognere ti voleva far disubbidire all’ordine avuto di segnare con sincerità i libri che hai[220]. Non c’è nulla di censurabile nei tuoi libri, né di natura tale che possa dare adito ai miscredenti nel soprannaturale di dire che tu hai aiuti culturali nel tuo lavoro. (Invece si vuol proprio dire questo… 9‑12‑47). Ma egli ti voleva impaurire, dicendo questo e quello, per portarti a.… dimenticare volutamente qualche libro.
I “salvatori” sono verità.
5 Dimenticare non è peccato, quando è vera lacuna della mente. Ma volere dimenticare, per fare ubbidienza come si crede sia umanamente utile farla, è peccato. Le restrizioni mentali, le riserve, il dire, ad esempio: “Ho detto che non ho altri libri perché al presente non li ho in casa”, una delle scappatoie molto in uso fra i cristiani, come quella di dire, ad esempio: “Non ho visto”, solo perché non si vede in quel momento, non sono buone cose. Sono menzogne. Non bisogna mai mentire neppure nelle sfumature.
6 La verità non è una cosa sfumata, vaga come una nubicella in cielo… È un blocco solido, squadrato, di diamante, luminoso, trasparente, bellissimo, ma duro, ma inattaccabile dai venti, dalle piogge, dalle dita. E siccome la verità viene direttamente da ciò che è più perfetto della Terra, ossia dal Cielo, anche se l’uomo vuole distruggerla, e sulla Terra, talora, sembra riuscirvi, in realtà la verità resta intatta nel suo regno, e prima o poi viene conosciuta e riconosciuta[221], insieme ai meriti dello spirito che fu fedele alla verità.
7 Tanto diamantina la verità che, in luogo di essere rigata, riga e spezza anche le vitree anime degli infelici che non la vogliono riconoscere, che non la vogliono accogliere e, volenti o nolenti essi, scrive le sue parole, e sono condanna, per i morti, i sordi, i ciechi dello spirito, gli apatici, i tiepidi che Dio respinge e vomita lungi da Sé; scrive la sua verità di “essere verità”, anche se la si nega, sui poveri cristalli affumicati e polverosi, coperti di ragnatele inutili, che si credono migliori del diamante solo perché chiusi in cornice ornata…
8 Vedi, anima mia, se tu avessi accettato una restrizione mentale, una di quelle che ti proponeva Satana, e se avessi omesso questo libro di tuo nonno perché poteva dare ombra ai preti, quest’altro di tua madre perché all’Indice, quell’altro tuo perché parla di Dio, in parte tanto minima che non può certo spiegare ciò che tu fermi sulla carta, e tutto ciò per apparire santa anche nei libri che conservi per ricordo, come conservi i quadri di famiglia che non puoi contemplare, così inferma come sei, ma che ti darebbe dolore distruggere perché sono il volto del padre, della madre, dei nonni…, tu avresti mentito, ed ora non meriteresti questa pace di cui godi e non vedresti il glorioso Gabriele. Hai meritato più con questa perfetta ubbidienza, che ai superficiali potrà apparire cosa ridicola, che se avessi detto mille preghiere vocali.
9 Questo per dirti il valore dell’ubbidienza che non si insozza, coi compromessi. Sii sempre eroica così e aumenterà sempre più in te pace e luce.
I “salvatori” sono liberi.
10 Ed ora meditiamo la nostra S. Messa.
11 Non sembra proprio scritto per te, piccola voce, l’introito? Ma, veritiero nel definire la tua situazione attuale: “il laccio messo ai tuoi piedi”, è veritiero anche nel descrivere il tuo stato spirituale: “i miei occhi sono sempre rivolti al Signore”.
12. Ecco, sì! Sempre così! La malvagità, l’incredulità degli uomini, ai quali però sempre devi perdonare con le parole del SS. Signor Nostro Gesù: “Padre, perdona loro perché non sanno ciò che fanno”[222], potranno metterti dei lacci. Ma dove? Ai piedi, alla parte infima, più materiale, posata fra le lordure delle vie del mondo, perché per ora sei ancora nel mondo, come vi era il SS. Signore Gesù durante i suoi trentatré anni di Uomo‑Dio in Palestina. Ma non possono metterti lacci allo spirito, alla tua vista contemplatrice, alla tua carità, che sempre più fiammeggia e si condensa verso l’Altissimo e SS. Signore Uno e Trino quanto più ti accorgi che quaggiù tutto è vanità e labilità[223].
13 “Sono povera e sola” gridi. No. Sei con i suoi angeli e con Lui, con Lui, con Lui! Alleluia! L’anima mia è, col Signore! Può esservi gioia più grande per un angelo custode? Sola dunque non sei: hai le infinite amicizie del Cielo. E povera non sei: possiedi la ricchezza che non può essere rubata[224]. Non temere. La tua confidenza nel Padre SS. non verrà delusa. […].
Ciò che fa grandi gli angeli.
14 Contempliamo insieme la nostra virtù d’angeli. Cosa è ciò che ci fa grandi? La bellezza nostra? La nostra sorte? La nostra origine? No: la nostra prontezza di ubbidienza al suono delle parole di Dio, al balenare del suo SS. Pensiero, perché baleno di luce beatifica è il suono che noi percepiamo, non già voce materiale di ugola. E la nostra luce si accende in giubilo accogliendo quel baleno e più aumenta nell’eseguire il suo comando. Tu sai. Se non ubbidissimo si spegnerebbe la nostra luce, cesserebbe la nostra bellezza, muterebbe la nostra sorte, condanna ci diverrebbe l’origine, come lo fu per Lucifero ed i ribelli. Di nulla ci possiamo gloriare, noi, gli angeli del Signore, non della bellezza, sorte e origine, perché tutto ci viene da Dio SS. Ma come per le creature del Creatore che sono gli uomini, gloriarci possiamo per il servizio ubbidiente al Signore.
15 Il Primogenito degli uomini[225] toccò la perfezione assoluta nell’essere “ubbidiente fino alla morte”[226] per fare la Volontà del Signore. Quali meriti avremmo se, spirituali come siamo, non avessimo ad esercitare le virtù? Carità, umiltà, ubbidienza, verità. Poiché non possiamo avere lussurie carnali, né dobbiamo avere fede e speranza, noi che vediamo la Realtà SS. di Dio, e, superiori agli uomini perché non appesantiti da materia, non abbiamo necessità di essere temperanti e forti, giusti, prudenti, ché tali ci fa la contemplazione stessa di Dio. Oh! Dio ci compenetra! Quanto è buono il Signore che si lascia contemplare e che si infonde così nei suoi spiriti! Ma che ci dà modo di offrirgli onori con la carità, umiltà, ubbidienza e verità. […].
L’angelo nell’ora del sacrificio.
16 Leggiamo le prime parole della Lettura: “Ecco Gabriele… subito volando mi toccò nel tempio del sacrificio della sera. Mi istruì, mi parlò e disse: ‘Ora sono venuto a istruirti, a farti comprendere’. Non occorre di più, per ora.
17 “Mi toccò nel tempio del sacrificio della sera Ecco quando fu tocco Daniele! Nell’ora del sacrificio, nel tempio, e nella sera. La tua sera si approssima. Ma prima che essa venga e preceda l’alba ‑ perché la sera non è fine, ma è preannuncio di prossimo giorno nella continuità perfetta degli elementi creati, che ubbidiscono a Dio più degli uomini ‑ tu sarai istruita dall’arcangelo. E perché tale onore? Perché sei nel tempio che la Carità reciproca fra Dio e te ha creato, e nell’ora del tuo sacrificio finale. Il più dolce. Quello che ottiene l’allontanamento di Satana nelle ore notturne.
18 Dopo la tentazione tenebrosa Gesù Signor Nostro fu consolato da Gabriele, e Satana non lo turbò più. Rimasero gli uomini a torturare il divino Morente. Ma che sono gli uomini rispetto a Satana? Per quanto demoni, sono nulla in potenza torturatoria rispetto a Satana. Tu lo sai. Ma fa’ cuore! Il sacrificio della sera è proprio fatto per allontanare Satana imporgli il “Basta” divino, e portare la Fortezza di Dio ai figli olocausti. […].
I “salvatori” sono imitatori di Dio.
19 Paolo delinea tutto il programma del cristiano, e perciò quello delle voci, che solo per riconoscenza al Signore del gran dono da Lui concesso, devono essere perfetti più degli altri, tendere a questa perfezione con perfezione di pensiero. Sai quale è questa “perfezione di pensiero”? È voler essere perfetti non per la gloria futura che concederà la perfezione, ma per amore di figlio beneficato in maniera sovrumana dal Padre e con misura quale solo l’Infinito può dare.
20 Ecco allora: “Siate imitatori di Dio come figli diletti”. Oh. non vi dice Paolo: “Imitate questo o quel santo!” Vi dice: “Imitate Dio nelle sue perfezioni”[227] Imitare Dio! Fare perciò un continuo sforzo per raggiungere la perfezione. E farlo con carità, ma anche con umiltà; con fede, ma anche con umiltà; con speranza, ma anche con umiltà.
21 Voi sapete che nonostante ogni sforzo eroico sarete sempre incapaci di possedere la Perfezione di Dio. Ma non vi scoraggiate! Il Padre SS. sa, perché è perfetto, che la creatura non può essere come il Creatore, e per confortarvi, per giustificare la vostra misura relativa, proclamandola con giustizia “perfetta per la creatura”, ha messo a questa misura un limite: il vostro. Ha detto: “con tutti voi stessi”. “Con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze” dice il comando immutabile fino alla fine dei secoli, ed eretico e maledetto è chi lo muta o altera[228], o lo sostituisce con comando d’uomo per altri culti a idee che non da Dio sono, ma sono mescolanza di fumo infernale e d’infernale veleno con fumo e veleno di mala creatura.
22 Quando un’ama con tutto il suo cuore, anima e forze, ha, per sé stesso, amato perfettamente. Perciò ha imitato Dio che perfetto è nel Bene.
I “salvatori vivono nell’amore e la purezza.
23 Secondo precetto di Paolo: “Vivete nell’amore come Cristo che ci ha amati e ha dato per noi Sé stesso a Dio in olocausto come ostia di soave odore”.
24 L’amore perfetto! L’amore di Gesù Cristo Figlio di Dio e Signore Nostro. Amore che giunge al sacrificio. Amore del prossimo che giunge ad immolarsi per il prossimo. Amore per Dio fino a divenire l’Immolato sull’altare della Riparazione.
25 La voce non ha pesantezze. È suono. Non siate pesanti di umanità. Non pervertite la vostra sorte di “voci” con oscenità, discorsi sciocchi e buffonerie. Ricordate che il simbolico gesto delle labbra purificate col fuoco preso sull’altare non si è limitato al profeta[229]. Tutti coloro che Dio elegge, le “v e r e” voci pure, indubbie, sono state purificate avanti la missione dal fuoco del Divino Amore. Le palme sacerdotali sacre sono per l’ordinazione ricevuta, e non dovrebbero quelle mani toccare nulla di impuro o fare gesti impuri dovendo toccare il Corpo SS. di Nostro Signore. Ma le labbra che ha consacrato la Parola Divina, che per suo ordine hanno ripetuto quella Parola, devono conservarsi santificate, con sommo rispetto, per ciò che da esse è passato. E così la mente, così il cuore. Altrimenti diverreste impudichi e fornicatori, e perdereste il vostro posto in Terra e in Cielo. E avari non dovete essere, ma prudenti, perché l’uomo non profani, ma chi ha fame prenda il dono di Dio.
L’ira di Dio è sugli increduli.
26 E state fermi. Senza superbie e senza paure. I vani discorsi degli uomini, se superficiali, trascurateli per non avere a rispondere del tempo perduto in povere cose, se volti a spaurirvi o a insuperbirvi, o a denigrare e a tendere di diminuire l’opera che Dio fa in voi, non vi seducano. L’ira di Dio è sugli increduli[230]. Non vi associate perciò a loro, ma rispondete loro: “Una volta noi pure eravamo tenebre, ma ora siamo luce nel Signore. E preghiamo per voi perché possiate divenire luce”.
27 Non più di così, Maria. Non più. E vivi sempre più come figlia della Luce, perché il suo frutto è tutto ciò che è buono, giusto e vero. Né ‑ questo lo puoi dire agli increduli e ai razionalisti ‑ né si può dare che Belzebù serva Dio, dando parole sante per la conversione dei cuori[231].
28 Vola alla casa, al nido, o tortorella di Dio, e fa’ dimora nel suo Amore. E di là ascolta, ché hai bisogno di quella difesa per ascoltare ciò che ti dice l’Arcangelo, e abbi in Esso Amore la tua pace».
37. Volontà d’ubbidienza.
Buona volontà di ubbidienza.[232]
Dice Gesù:
1 «Dio, che è buono, mette alla prova. Ma non impone mai un sacrificio superiore alle regole della giustizia. Porta quasi alle porte del sacrificio e poi sovviene e si accontenta della buona volontà di obbedienza del suo servo fedele.
2 Del resto, la “buona volontà di obbedienza” è sovente più penosa del sacrificio in sé stesso. Perché questo, quando è sollecito porta alla pace con sollecitudine, comunicando un’ebbrezza che è la spiegazione di tutti i sacrifici, anche per fatti umani. Mentre il sapere di dover compiere un sacrificio, saperlo molto avanti, è tortura molto più penosa e priva di tutte quelle forze di impulso che esilarano lo spirito di un eroe.
3 È per questo che la bontà del Signore vi nasconde il futuro e vi dice: “Non cercate mai di sollevarne i veli”. A poche, vittime scelte dall’Amore che li trova degni di tale elezione, a poche viene reso noto avanti il volere sacrificatore di Dio.
4 Io, anche come Uomo, l’ho sempre saputo. Con la veste di carne non ho ottuso la mia mente divina e mai, neppure per un attimo, mi fu ignoto, da quando, fui Gesù, ciò che mi era serbato. Ma Io ero la “Grande Vittima” e ciò spiega tutto.
5 Alle altre ‑ vittime, ma come care a Dio! ‑ viene illuminato il sacrificio quando è già imminente e quando già l’Amore li ha fortificati al martirio. Ad altri, non vittime, ma degni di esserlo viene prospettata la necessità del sacrificio, viene già iniziato lo stesso, e poi basta.
6 Dio premia la buona volontà di obbedienza, la quale è già sacrificio.
Sacrificio del cuore e della mente, prova di fedeltà a Dio.
7 E Dio dice al suo fedele le parole che fecero beato Abramo: “… Ho conosciuto che temi il Signore Iddio tuo e che per Me non risparmi le cose più care. Perciò ti dico che come tu per Me hai fatto questo Io ti benedirò, e poiché hai obbedito alla mia voce udirai la stessa dirti: ‘Regna, o mio benedetto, nel Regno che ti ho preparato, e il tuo nome sia scritto nel Libro della Vita e esultino i Cieli, perché là è gran festa per ogni nuovo beato che entra nella gloria e che riposa nella inesprimibile gioia di contemplare e possedere Dio”.
Sta’ in pace. Io sono con te.».
Sofferenza fino alla agonia.[233]
8 Ieri non ho avuto particolare dettato. Ho soltanto sofferto sino a credermi in agonia.
9 La sofferenza fisica è incominciata ‑ così violenta, perché c’era già da un 24 ore ma era, per me che so sopportare molto, ancora sopportabile ‑ la sera di mercoledì. Ed è andata crescendo con ritmo continuo sino a divenire insopportabile. Ho pensato ad una perforazione peritoneale, tanto il peritoneo era dolente e mi dava tutti i disturbi di una peritonite acuta. Ho sofferto sino ad essere inebetita. Non sapevo più che dire: “Signore, è per i miei poveri fratelli disperati”.[234] Era ancora il mercoledì.
10 Ieri, continuando a soffrire, ho offerto tutto questo spasimo per gli idolatri. Non avevo che quello da offrire perché proprio non avevo forza d’altro e ho dovuto fare una vera fatica a compiere le mie solite penitenze. Poi sono rimasta tramortita sentendo solo lo spasimo della carne. Ma non importa. L’anima era in pace, fra le mani di Gesù… e allora nulla fa male!…
11 Nel tardo pomeriggio è venuto il sacerdote[235] di qui e mi ha trovata con una faccia da agonia. Mi ha voluto consolare perché è buono, in fondo. Ma un “buono” che serve solo a Maria creatura, non a Maria anima.
12 Sento la dolorosa mancanza di chi mi dirige, il quale dice che non fa nulla[236]. Io invece dico che è l’aria dell’anima mia. Mi manca all’anima come l’aria marina manca ai miei polmoni. E nonostante le infinite bontà di Gesù, mi manca quest’aiuto e ne soffro.
38. Sorgente spirituale.[237]
Sorgenti benefiche.
Dice Gesù:
1 […] Vi sono sorgenti benefiche e succhi salutari che ancora ignorate e che vi sarebbe così utile conoscere. Non solo: ve ne sono taluni che conoscete ma che non volete usare preferendone altri, vere droghe d’inferno, che vi rovinano anima e corpo.
2 Cessano forse per questo di esistere quelle sorgenti nelle cui stille sono disciolti sali rapiti ai minerali chiusi nel seno del vostro pianeta ed affioranti da strati e per vene del suolo sino alla superficie, algide o bollenti, insapori, incolori, inodori, o dal sapore, dal colore, dall’odore sensibile ai vostri sensi? No. Esse continuano a crearsi come il sangue nel vostro corpo, nell’interno della Terra, per un processo di assimilazione e di trasformazione continua come è quella del cibo che nel vostro stomaco si fa sangue nutrendo i tessuti ed i midolli, gli organi e le cellule, che poi sono produttori del sangue. Esse continuano a gemere così come il sudore continua ad affiorare attraverso ai tessuti. Esse obbediscono. Quando ciò non fosse più, avverrebbero le esplosioni terrestri e la Terra, come caldaia senza aperture, deflagrerebbe dandovi la morte.
Sorgente spirituale.
3 Maria, Io voglio che tu sia come una di queste sorgenti. Io ti nutro con un processo di assimilazione a Me che la mia bontà ha voluto. Ma tu, senza preoccuparti se a te vengono o non vengono i malati dello spirito a bere ciò che da te geme e che è Parola mia, devi continuare la tua missione di sorgente che si colma e si lascia attingere o, se non è attinta da coloro ai quali è particolarmente offerta e da chi più dovrebbe, perché non è creduta salutare e santa, trabocca, e ne beneficiano coloro che per caso ne vengono messi a contatto.
4 Io alimenterò sempre in te la fonte della mia Parola. Mi basta che tu mi dia amore, umiltà, volontà, spirito di sacrificio. Ma se hai l’amore hai già tutto perché esso è il generatore di ogni virtù. Chi ama è umile verso l’amato in cui vede ogni perfezione. Chi ama è volonteroso per fare contento l’amato. Chi ama non sente ripugnanza al sacrificio, se esso sacrificio può essere utile all’amato. Questo anche per gli amori umani. Questo poi si centuplica quando l’amore è sovrumano.
Umiltà e sacrificio.
5 E tu che già sai il frutto dell’umiltà e del sacrificio, due calamite potenti che mi attirano con tutti i miei doni soprannaturali, aumenta fino all’annichilimento e fino al delirio l’umiltà e il sacrificio.
6 Viva le vittime che sono i deliranti del divino amore, i rapiti in esso, i vincitori del mondo che mettono sotto i loro piedi, e i conquistatori di Dio, del Cristo, Vittima suprema!»
Somiglianza con Gesù Redentore.
39. Simili a Gesù nelle prove del dolore.
La natura del Salvatore e la natura dei “salvatori”[238]
1«Voi non potete essere esenti dalla corruzione della carne e non potete salire immediatamente alla completa glorificazione dell’anima e della carne, come avvenne per Gesù e Maria. E queste sono le due uniche cose in cui, pur avendo la comune sorte dei figli fedeli e amanti di Dio, differite dall’Unigenito per natura consustanziale a quella del Padre, e dal Primogenito per natura umana e perfezione di vita tra tutti gli uomini, e dalla Madre di Lui, che la Rivelazione[239] e i Dottori della Chiesa chiamano: “Primogenita” e che, per grazia e santità, è seconda solo al Verbo fatto Carne, che, essendo Dio, è la Grazia e la Santità stesse, perfettissime ed infinite.
2 In tutte le altre cose non differite. Ché Dio, per il suo Cristo, immolato per potervi dare i tesori della Grazia, dei Sacramenti, della Vita nel Corpo mistico, della Comunione dei Santi di cui Egli è il santissimo Capo, della Vita eterna e gaudiosa, vi fa partecipi e coeredi delle ricchezze soprannaturali di cui ricopre i suoi due Diletti: Gesù e Maria. Non differite da Essi nella sorte. Però meditate. Non differite nella sorte e nel destino ultraterreno e soprannaturale. Ma neppure in quello naturale.
3 Come Gesù e Maria ebbero le loro prove, i loro dolori, le lotte, le ansie, le incomprensioni, così voi le avete, le dovete avere, per essere simili a loro.
Glorificazione del Modello dei “salvatori”.
4 Come Dio giustificò i due Eletti tra gli eletti e li glorificò al cospetto degli uomini e degli angeli, e al Giordano[240] e al Tabor[241] e sul Moria[242] e sull’Uliveto[243] quaranta dì dopo la Pasqua, per il Figlio e nelle forme più solenni ‑ ché ogni miracolo compiuto dal Cristo nei 3 anni di vita evangelica era giustificazione del Padre alle azioni del Figlio e alle accuse dei suoi nemici ‑ e, per Maria, sul Calvario, nel Sepolcro e nel Cenacolo, durante lo strazio e i lamenti della più santa e trafitta delle madri, e sull’Uliveto ancora quando, lo spirito purissimo di Maria essendosi separato dal corpo verginale e innocente nell’ultima delle sue ardenti estasi d’amore, Maria fu assunta dagli angeli al Cielo, così voi sarete giustificati da Dio e poi glorificati, se vivrete da figli di Dio.
Le ripugnanze dei “salvatori” al dolore.
5 Dio non condanna le lacrime e le ripugnanze dell’uomo alla sofferenza e al dolore. Condanna solo il peccato, l’impenitenza, la disperazione nella sua misericordia. Ve ne siano esempio Gesù e Maria. Giustificato il primo per il suo aborrimento d’uomo verso la morte, e tal morte; giustificata la seconda per il suo angoscioso lamento, muto o clamante che fosse, verso il Padre di suo Figlio e suo, dall’inizio della Passione alla Risurrezione.
6 Aborrire la morte, ripugnare al dolore, piangere nell’abbandono e davanti allo strazio di chi amate, lamentarvene a Dio, non è condannato da Dio. Anzi quelle lacrime e quelle ripugnanze sono le monete più preziose per la conquista del Cielo se voi, patendole e versandole, non uscite dall’amore per Iddio e dalla giustizia.
I “salvatori” amano e imitano il loro Modello.
7 Gesù, che le ha versate, e tante, e le ha provate, ed ha consumato ogni dolore, e per lo strazio di sua Madre e per lo strazio del suo Corpo, intercede per voi presso il Padre. Egli sa cosa è essere Uomo. Egli vi dice:
8 “Fate come Io ho fatto. Piangete, rabbrividite davanti alla vostra passione e alla vostra croce, gemete. Ma, come Me, compite la Volontà del Padre[244]. Ed Io vi giustificherò di tutto. State uniti a Me e a Maria come Io al Padre e alla Madre mia, e Noi vi sosterremo. Io sono la Vita[245], ed Ella è Madre della Vita e Madre vostra e, quali figli, vi ha preso[246] nell’ora in cui non morì per volontà e aiuto divino, ma più di Me stesso era straziata vedendomi morire in tanto strazio. Tutto Noi conoscemmo: la fame, la fatica, la povertà, l’angoscia, le persecuzioni, i pericoli, la spada della giustizia e del dolore che tronca la vita o trapassa cuore ed anima, e per questo intercediamo per voi. Amateci come vi amiamo. E diverrete vincitori di tutte le cose che potrebbero separarvi da Dio. Amateci, e la carità, a Dio Uno e Trino ed alla Figlia‑Sposa e Madre di Dio e vostra, sarà la vostra giustificazione e la vostra gloria futura ed eterna. Chi potrà separarvi da Dio[247], chi strapparvi al Cielo al quale siete predestinati, se rimanete uniti a Dio e al Cielo mediante il vincolo dell’amore? Quali cose potranno entrare in voi e darvi separazione e allontanamento da Dio se Io, l’Amore, vi farò colmi di Me perché voi vi sarete fatti vuoti di tutto per accogliere Me solo? Quali cose potranno darvi la vera morte se la Vita, ossia ancora la Carità, sarà in voi? Chi potrà vincervi se avrete in voi Colui che ha vinto il mondo, il demonio e la carne? Nulla potrà separarvi da Dio, privarvi del Cielo, farvi schiavi di Satana e degli uomini, farvi ‘morti’ alla vera Vita, se voi non vorrete. Nulla potrà nuocervi per l’eternità se voi vorrete coraggiosamente esser di Dio. Nulla potrà vincervi se il Tau sarà sulla vostra fronte[248] e se nel vostro cuore sarà la carità. Il Cielo è di chi lo sa meritare. E Dio lo vuol colmo di voi. Per questo vi dà tutte le cose che possono aiutarvi a meritare il Cielo, e con le cose il suo stesso Figlio, Sé stesso e il suo Spirito Santo. ‘Chi come Dio?’ è il grido e il nome dell’Arcangelo difensore[249]. E l’Arcangelo pugna con voi e per voi e vi assicura che, avendo voi Dio in voi, nulla e nessuno potrà vincervi e darvi la morte dell’anima e la miseria eterna”.»
40. Sentimenti e nomi nuovi dei “salvatori”.[250]
Le 12 fontane e le 70 palme
Dice Azaria:
1 «Non è parte della S. Messa ma è parte della liturgia di oggi la lettura che precede la benedizione delle Palme.
2 Un giorno, al principio della tua istruzione da parte del SS. Signor Nostro Gesù, Egli ti disse: “Nelle pagine del Libro, nella Storia del mio Popolo, sono adombrate sotto figure e fatti gli avvenimenti del futuro’3 Generalmente alle 70 palme dell’oasi di Elim la gente applica la figura delle palme di oggi. Ma il mio Signore mi concede di istruirti sulla vera figura della Lettura di oggi.
4 La gente d’Israele, dopo i tempi santi dei patriarchi, che si potrebbero paragonare a terre fertili ricche d’ogni bene, si era corrotta divenendo “deserto sterile” dove solo rare oasi, e ancor più rare fontane, dimostravano che tutto non era morto e come un richiamo di pietà celeste attiravano gli sperduti, ma di buona volontà, intorno ai solitari spiriti dei Giusti di Israele. I patriarchi, i Giudici e i Profeti, i grandi re d’Israele, i Maccabei, Giuditta, Ester, Giaele, Tobia, Nehemia, i santi[251], ecco le palme e le fonti sorgenti solitarie fra l’aridume desolato della coscienza d’Israele, che ingrato si allontanava dal suo Benefattore, dimenticandone i benefici.
5 Tale trovò la sua Terra Colui che al Popolo suo aveva dato, quella Terra già promessa, e la cui ricca bellezza superava ogni speranza dei patriarchi. Tale la trovò il Cristo quando scese a compiere la seconda parte delle grandi promesse fatte ad Abramo, ossia: dopo avergli dato, a lui e alla sua progenie, la terra vista in visione, e posterità più numerosa delle stelle, quella di dargli il Messia nato dal seno di una figlia d’Abramo per redimere il mondo.
6 E il Cristo, al popolo languente nell’aridume del deserto, dette l’oasi con dodici fontane e settanta palme, perché avesse refrigerio, nutrimento, e si accampasse nell’oasi donata dal Salvatore.
7 Vero dono di Gesù SS. i dodici apostoli lasciati a perpetuarlo nel magistero e a dare alle anime l’acqua viva delle parole divine, e il Cibo contenuto nei Sacramenti. Vero dono di Gesù SS. i settantadue discepoli che, coadiutori degli apostoli[252], furono con essi il nucleo iniziale della Chiesa Apostolica, l’Oasi intorno alla quale sempre più numerose sono divenute le turbe dei credenti, l’oasi che si è estesa fertilizzando il suolo, vincendo il deserto, fino ad elevare i gloriosi suoi palmizi in tutti i punti della Terra. L’oasi che ristora, l’oasi che salva.
8 Vedi questa verità nella 1° parte della lettura di questo punto dell’Esodo e non essere mai simile al popolo che presso le fonti e le palme di Elim mormorò contro questo dono del Nostro Signore Gesù.
Il Pane del cielo.
9 La seconda figura: il Pane del Cielo. La Manna che l’uomo non poteva immaginare né esigere, che l’uomo non poteva darsi, ma che il Signore eterno largisce ai suoi figli perché non muoiano di fame, la manna dolce, bianca, e che è data in misura che ce ne sia per tutti coloro che di essa vogliono nutrirsi, per tutti i giorni. E solo la ribellione ai comandi di Dio, le infrazioni alla Legge, fanno, sì che da Cibo santo, datore di Vita, divenga Corruzione. Non per Sé stessa, perché Essa è incorrotta, in corrompente e incorrompibile, come Colui che neppure la Morte corruppe e che è Essa stessa, col suo Corpo e Sangue, Anima e Divinità, come era nei giorni suoi sulla Terra. Ma che corruzione diviene per il riceverla in peccato; perché maledetto è chi se ne ciba con animo di Giuda, nemico all’ubbidienza e alla giustizia.
10 Riflettete alla parola del SS. Iddio: “E così Io provi se egli cammina o no secondo la mia Legge”. Infatti colui che cibandosi della Santissima Eucaristia, cibo che non è dato agli angeli stessi; ma che l’Infinito Amore dà agli uomini, non si santifica, ma resta qual era o regredisce nel peggiore, mostra di non camminare secondo la Legge, perché con l’anima in ostinata colpa, più o meno grave, deve prendere quel Cibo dato che esso Cibo non giunga a mutarlo.
Eucarestia e buona volontà.
11 Eucarestia e buona volontà ‑ Eucarestia: amore di Dio e buona volontà: amore dell’uomo. ‑ insieme unite non possono che produrre santità. La buona volontà sgombra il terreno da quanto potrebbe rendere sterile il Seme SS. che germina la Vita eterna. La buona volontà depone sull’altare quanto serve a consumare l’olocausto: ossia quanto il fuoco eucaristico può accendere, bruciando l’uomo materiale per accendere lo spirito, purificarlo, farlo agile come fiamma, tendente al Cielo, salente coi suoi bagliori e i suoi profumi al Cielo per riunirsi al Fuoco che lo ha acceso: Fuoco con fuoco per unione d’amore.
12 Ma quando la buona volontà manca ed è presente disubbidienza, ossia stato di peccato, che può l’Eucarestia? Nulla più di quanto poteva la Manna raccolta in forma contraria a quella comandata da Dio. Resta inerte come azione propria, diviene nociva, come effetto, in chi la riceve. Né parlo già dei veri sacrileghi, ma anche dei tiepidi e dei superbi che per abitudine se ne cibano, quasi dicendo: “Noi siamo che facciamo questa degnazione a Dio, noi che compiamo questa consuetudine”.
13 “Il sesto giorno devono preparare ciò che hanno portato, e sia il doppio di quel che solevano raccogliere giorno per giorno Che grande consiglio eucaristico!
14 Il sesto giorno, ossia la vigilia del giorno del Signore ‑ e ogni giorno di Mensa Eucaristica è giorno del Signore per l’anima ‑ le anime debbono preparare ciò che hanno abitualmente: il fervore, il pentimento, i propositi, per andare degnamente e con utilità a ricevere il Pane del Cielo. Beati quelli che ciò fanno. E beati quelli per i quali ogni giorno è vigilia al giorno del Signore, e in perpetua preparazione dell’incontro mirabile, santificante, vitale, scorrono la loro vita. Giunti alla vigilia del grande giorno del loro riposo: la morte in grazia di Dio, dai Sacerdoti di Dio, e dalla voce del cuore e del Custode Angelico si sentiranno confortare nell’agonia con queste parole: “Questa sera (la morte è la sera) voi conoscerete che il Signore è Colui che vi ha tratti dalla terra d’Egitto (ossia dalla vita terrestre che è esilio e dolore). E domattina (cioè superata la morte) vedrete la gloria del Signore”: ossia il Cielo, vostra dimora di santi, in eterno.
15 Ecco ciò che ti deve dire la lettura della Benedizione delle Palme. Ed ora meditiamo la S. Messa.
I “salvatori” portano in sé un segno di Gesù.
16 Supplica col tuo vero e perfetto Maestro. Veramente tu sei colata, come metallo sciolto dal calore, nella forma di Lui e di Lui appassionato ne prendi la somiglianza. La tua umanità si è sciolta al calore della carità, lo spirito si è fatto molle per poter essere rimodellato, e ora per ora si imprime su te un segno del tuo amato Gesù Appassionato. I suoi desideri sono tuoi, i suoi dolori sono tuoi, le sue solitudini, le sue amare constatazioni di ciò che sono gli uomini, le sue desolazioni nel vedersi incompreso, respinto, schernito così, sono le tue. E tuoi sono i suoi gemiti e le sue preghiere al Padre.
17 Settimana Santa, settimana dolorosa. Ma di averti dato le sue gemme più belle sempre in questa settimana, che è la perfezione fra le sue molte settimane di Uomo ‑né alcuna delle tante 1737[253] che lo videro nel mondo equivale a questa estrema di Uomo soggetto al dolore‑ sia gli grata come della prova d’amore più bella. Non chiederti: “Quale tortura mi porterà questa? Quale calice berrò fra il Giovedì e il Venerdì? Quale agonia? Quale morte? Quale sconforto? Quale tradimento?”.
18 Non te lo chiedere. Abbandonati al Padre tuo. Un’ora ti sarà preservata: quella dell’abbandono di Dio. L’hai già vissuta, quando era necessaria, per soccorrere le anime portate a disperazione e rendere loro il Cielo e loro al Cielo, e non si vive due volte quella tortura
19 Perciò il Padre Eterno e Santo non respingerà più la sua piccola “voce” e puoi gridare a Lui, certa di essere sentita: “Oh! Signore, non tenere lontano il tuo soccorso da me, accorri in mia difesa, liberami dalla bocca del leone, me, così debole, dalle corna del bufalo “.
20 Una preghiera te l’ha già esaudita in questi giorni. Ma persevera in quello scopo perché molto c’è ancora da fare per quell’anima. E ancor più c’è da fare per te che realmente vedi spalancata su te la bocca orrenda che vorrebbe divorarti come portavoce e vedi puntate minacciose le corna del diabolico bufalo che atterrarti vorrebbe per cancellare l’opera di Dio. Né sei difesa da chi ne ha il dovere di difenderti, come prossimo, come fedele, e come strumento.
21 Anche questo conosci del tuo Maestro: la fuga degli apostoli, degli amici quando la tempesta infuriava sull’Innocente, l’egoistico pensiero dell’uomo in tutti i casi, consimili: “Che io mi salvi!” e con quello, abbandonare senza eroismo e senza giustizia l’inerme ai suoi accusatori.
22 Ma Dio, anche se pare assente, è presente. Ma Dio giudica e misura. Ma Dio difende. E non potrà l’ingiustizia umana, ancora una volta lo ripeto, incidere sulla Giustizia divina.
23 “Mio Dio, volgiti a me! Perché mi hai abbandonato?” Sì, è il gemito dell’anima nelle ore delle tenebre. Ma non è condannato da Dio. Ma non è offesa a Dio. Ma non denuncia disperazione di Dio. Altrimenti il Verbo SS. non lo avrebbe gridato, e nel Getsemani e sulla Croce. Nel suo lamento, che ai superficiali può apparire rimprovero a Dio e disperazione, è fede. Fede nel suo aiuto, nella sua presenza, nella sua giustizia, anche se le forze del male, trionfando per la loro breve ora, paiono negare tutto e indurre così l’anima a tremare come un colpevole davanti al Giudice Perfetto.
24 Le forze del male che gettano l’anatema sugli innocenti e li accusano di delitti per schiacciarli anche nello spirito e “allontanarli dalla salvezza”.
Salvare è più grande di essere salvato.
25 Oh! anima mia, se anche fossi carica di peccato, vittima espiatrice e redentrice dei peccati degli uomini, vittima offertasi per continuare l’opera del Redentore Gesù[254], carica di accuse di peccati come lo era il Cristo in quelle tremende ore, pensa che è peso esterno, esterna veste. Non è colpa nello spirito, non è lebbra su esso, non è veste immonda, tutte cose che ti farebbero cacciare dal convito di Dio[255], ma su esso spirito sono solo le gloriose ferite dell’anima vittima, e quelle ferite sono ornamento, non disdoro. L’apostolo angelo lo ha detto, chi sono coloro che stanno davanti al trono di Dio e dell’Agnello: “Questi sono coloro che vengono dalla grande tribolazione, e hanno lavato e imbiancato le loro, vesti nel sangue dell’Agnello[256]“.
26 Quelle vesti imbiancate col Dolore dei dolori, con la Vittima delle vittime, e con la grande tribolazione dei fedeli veri, delle “vittime”, dei martirizzati per essere corredentori[257], sono ornate delle gemme dei vostri patimenti, anche, con quella delle accuse ingiuste.
27 Non temere, anima mia. E non ti lagnare se sei umiliata e crocifissa. L’Orazione lo dice: per essersi umiliato a rivestire carne mortale e per essersi sottoposto alla morte di croce il SS. Verbo divenne Salvatore. Tu, piccola voce, ostia volontaria, unisciti, e anche supera la richiesta dell’Orazione e chiedi non solo di meritare di accogliere gli insegnamenti e i frutti del sacrificio vitale e mortale di Cristo, ma bensì di essere come Lui e con Lui umiliata e crocifissa per salvare un grande numero di anime.
28Salvare è più grande di essere salvato. Perché è affermazione che il piccolo salvatore è già un salvato[258], perché solo dove vive Dio nella pienezza delle sue grazie vi è la virtù eroica; ed è virtù eroica l’amore alla croce, al dolore, all’olocausto per amore di quell’amore grande che ha “colui che dà la sua vita per i fratelli”[259]. E perché salvare vuol dire essere “altro Cristo”. Per la pazienza giungerai alla Gloria e alla risurrezione in Cielo, in Dio, per sempre, dopo la morte che è la vita sulla Terra.
I sentimenti del “salvatore”.
29 Leggiamo Paolo: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Gesù Cristo”. Ecco il modello. Non dice Paolo: di questo o quel santo. Vi dice: di Gesù Cristo.
30 Il Cristo ha detto: “Siate perfetti come il Padre mio che è nei Cieli[260].
31 È ovvio, anche per umana e retta riflessione, che anche se il Cristo fosse stato unicamente un grande profeta[261] si sarebbe sforzato per il primo a raggiungere la Perfezione del Padre, secondo che insegnava. E in verità Gesù è lo specchio della Perfezione Celeste[262]del Dio triniforme. Non una manchevolezza in Lui in trentatré anni di vita, tanto che la Verità, vivente in forma mortale[263], poté dire: “Chi di voi mi può convincere di peccato?”; e prossimo a morte, nell’ora in cui non mente neppure l’uomo comune, ma solo può sostenere menzogna chi della Menzogna è servo, ripete davanti al Pontefice: “Io ho parlato al cospetto di tutti e niente ho detto in segreto. Perché interroghi Me? Interroga quelli che mi hanno udito su quello che ho detto loro”[264]
32 Oh! beati coloro che agli accusatori possono senza arrossire ripetere queste parole sicuri di non aver fatto cose riprovevoli! Beati! Beatissimi! Uccisi, ma non smentiti dai fatti, essi salgono a Dio già incoronati, e se col tempo gli uomini mutano il loro giudizio sui condannati un giorno da loro, non sono già loro che dalla tenebrosa Terra alzano la corona per porla sul capo del beato, ma è corona che scende, e nel suo sfavillio non terrestre parla, e fa tremare coloro che alzarono la mano e apersero la bocca su colui che Dio amava e che amava Dio e lo serviva con perfetto servizio.
33 “Abbiate in voi i sentimenti di Cristo Gesù il quale, esistendo nella forma di Dio, non considerò questa sua uguaglianza come una rapina”.
34 Gesù, per essere il Nato da Maria[265]. non era meno Dio di quanto lo fosse come Verbo in Cielo[266]. La Carne non ha annullato la Divinità nel Cristo. Vero Dio e Vero Uomo ebbe, non una, ma due perfezioni in Sé. Quella della Natura Divina, celata, ma non sminuita dalla Carne, e quella della Natura umana riportata e anzi super perfezionata da quella che era quella di Adamo[267]perché al dono di una natura umana perfetta, dono di Dio gratuitamente dato ad Adamo, aveva unito la volontà propria di super perfezionare l’umana Natura. Il Primogenito di fra i morti[268] ha voluto redimere l’uomo decaduto non solo col Sangue, ma col portare l’Umanità, un dì perfetta, poi decaduta, ad una super‑perfezione onde l’Inferno e i bestemmiatori del Vero rimanessero vinti e confusi.
35 Chinate la fronte, o uomini, che volete spiegare l’inspiegabile con la povera scienza da voi creata, buia e spoglia di luci e di guide soprannaturali[269]. Annichilatevi, o voi che non sapete che scoprire l’Errore, oppure il Nocivo. Vinti siete. Gesù Cristo, l’Uomo, col fulgore della sua Umanità distrugge i vostri assiomi, annulla i vostri calcoli, vi illumina per ciò che siete: dei farneticanti superbi che misurate Dio, se Dio ammettete, secondo la vostra piccolezza, e se non lo ammettete, delirando su impossibili auto creazioni della materia, su avvilenti e impossibili discendenze.
36 Gesù Cristo è l’Uomo. E non c’è filosofo, né pazzo fondatore di sacrileghe religioni, che possa creare un superuomo più superuomo dell’Uomo non nato da voler carnale, ma da Volere Divino[270].
37 E questo Perfetto, in cui era la Pienezza della Divinità e quella dell’Umanità santa, non ha ritenuto che per la prima Egli potesse abusare di ogni potere a favore della seconda… “Ma annichilì Sé stesso, prendendo forma di servo, e divenendo simile agli uomini, apparve come semplice uomo, umiliò Sé stesso fattosi ubbidiente fino alla morte, e morte di croce”.
Il nome nuovo e la gloria futura.
38 Ecco, o care voci, o care vittime, dove dovete giungere appunto perché più forte in voi brilli Dio. L’onore importa l’onere. L’essere strumenti straordinari non deve darvi orgogli o pretese di gioire di benefici materiali, pretese di immunità dal dolore, dalle offese, calunnie, accuse ingiuste, sprezzi, abbandoni, da tutte le cose, insomma, che patì Gesù, l’Uomo‑Dio. Ma anzi, ritenendovi più che ripagate d’ogni sacrificio per i doni straordinari che Dio vi concede e per l’accettazione del vostro sacrificio ‑ perché non c’è più grande onore di quello di essere giudicate degne di esser “ostie” ‑ dovete perfezionarvi in umiltà e in ubbidienza, in ubbidienza eroica fino alla morte, e morte di croce.
39 Però ascoltate ciò che dice terminando Paolo: “Per questo però anche, Dio lo esaltò e gli donò un nome che è sopra ogni altro nome, tale che nel nome di Gesù si deve piegare ogni ginocchio in Cielo e in Terra e nell’Inferno, ed ogni lingua deve confessare che il Signore Gesù Cristo è nella gloria di Dio Padre”.
40 Con le dovute proporzioni, oh! non temete, care anime vittime e voci, vi sarà dato da Dio un nome che è sopra a quello che vi hanno dato gli uomini, un nome già scritto in Cielo. E un giorno verrà che almeno per uno spazio di tempo ogni ginocchio d’uomo, che non meritò di essere alla destra del Signore e Giudice[271], dovrà piegarsi davanti ai trionfatori, e il vostro nome sarà noto, e più di uno di quelli che vi giudicarono, sbagliando il giudizio, muterà di colore davanti alla verità[272]. Si piegheranno non per darvi spontaneo onore, ma schiacciati dai fulgori che dal Cristo Giudice ai suoi santi usciranno, facendo un abbacinante mare di luce tutto scritto a parole di Verità, coi nomi di verità. E la Verità separerà per sempre i volontari ciechi dai volonterosi veggenti, e la Luce si stabilirà nella gloria coi suoi eletti. mentre le Tenebre ingoieranno le tenebre, e nell’Abisso sarà l’urlo d’angoscia e di riconoscimento disperato di coloro che non hanno saputo conoscere Dio e riconoscere Dio nei suoi servi, e Dio nelle opere degli stessi servi. Riverbero del Nome di Gesù scritto sulle fronti dei santi! E non uno, allora, sarà ignoto. Centoquarantaquattro volte mille Nome di Cristo scritto sulla fronte dei santi[273]! Frecce di luce scoccata a fulminare i cento quarantaquattromila volte 144.000 colpevoli che negarono Dio nelle
sue creature predilette e le torturarono con le loro negazioni[274]
41 Merita per quell’ora soffrire la Croce, anima cara. Metti la tua destra nella mano dell’Agnello che ascende al suo Calvario e lasciati condurre a suo beneplacito per essere accolta poi con onore là dove i segnati del Nome di Gesù attendono l’ora della trionfale rassegna.
42 Quanto è buono il Signore coi retti di cuore! Quanto è buono! Ma veglia e sorveglia acciò i tuoi passi non escano fuori di strada e il tuo cuore non faccia mormorazione contro la giustizia vedendo il momentaneo trionfo dei peccatori.
43 Anche Cristo lo vide e pianse gridando: “Io grido a Te e non m’ascolti. Ma, in quest’ora, Io sono verme e non uomo, l’obbrobrio degli uomini e il rifiuto della plebe. Tutti quelli che mi vedono mi deridono, borbottano colle labbra, scuotono la testa dicendo: ‑ Ha sperato nel Signore. Lo liberi, allora, lo salvi, giacché gli vuol tanto bene! E mi spogliano dopo avermi deriso, e si dividono le cose mie, gettando la sorte sulla mia Verità, quasi fosse oggetto di scommessa!”.
44 Oh! santo pudore del Cristo non solo per il velo della Carne rimasta senza velo, ma per la Verità malmenata, schernita, alterata, per renderla ridicola e sacrilega come opera di un pazzo o di un demone.
45 La vostra tortura, crocifissi strumenti straordinari. La vostra tortura! Attendete chi abbia rispetto e compassione, e non trovate uomo che vi consoli. Chiedete carità e vi danno fiele. Supplicate il refrigerio di una parola fraterna, di una comprensione santa, e vi danno aceto per acutizzare il dolore delle vostre ferite.
46 Prostrati, e col tuo Custode prega: “Padre, se questo calice non può da me allontanarsi senza che io lo beva, sia fatta la tua Volontà”. La grande parola che molti, che sono severi ai fratelli, non sanno dire per ciò che li riguarda. Ma tu dilla, per piegare il Signore al compimento dei tuoi giusti desideri. Benediciamo il Signore!».
«A Dio le grazie».
«Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo».
41. Seguaci del Redentore.[275]
La fiducia dei “salvatori”.
Dice S. Azaria:
1 «Anche questa tutta per te, per consolarti in quest’ora dolorosa.
“Ascolta, o Signore, la voce della mia preghiera; sii il mio aiuto, non mi abbandonare, non mi disprezzare, o Dio, mio Salvatore. Il Signore è la mia luce e la mia salvezza. Di che ho a temere?” dice l’Introito.
2 L’Introito che io spiego sempre molto, perché è la nota base di ogni singola S. Messa[276]. Dopo, il cantico liturgico prosegue, si scioglie, sale sempre più in alto, ma la nota iniziale perdura in tutte le sue parti. Qui è nota di fiducia nei divini aiuti, quelli dei quali tutti hanno bisogno, e tu in specie, anima mia, che non hai che Dio a tuo aiuto in quest’ora. Ma confida. Uno sguardo solo di Dio è più potente di tutte le male forze degli uomini messe insieme.
3 Che vuoi mai cercare di far piegare gli uomini che resistono anche al Signore, tu, povera creatura? Le tue parole e le tue prove cadono. dopo aver percosso il blocco durissimo del loro volere che ti è nemico, senza neppure lasciare uno sfregio sulla superficie tetragona ad ogni penetrazione. Solo un volere divino può penetrarli, può sbriciolarli come il fulmine spezza ciò che colpisce. E il fulmine divino è il più forte di tutti e non si resiste ad esso. Ma tu non desiderare per essi fulmini che non siano d’amore. Anche questo è fulmine, ma non distrugge, anzi edifica, trasforma, ammolla, rende buoni i non buoni, muta in sostenitori i persecutori, e soprattutto impedisce la rovina della loro anima.
4 Questo, tu, vittima offertasi per la salute delle anime e perché il Regno di Cristo, ossia l’amore, si instauri nelle anime, lo devi avere a meta principale di ogni tua azione. Essi duri, tu dolce; essi nemici, tu sorella; essi mossi a ferirti, tu a carezzarli. Sino ad ora sei stata eroica in questo amore opposto all’astio, in questa pazienza contro il loro volere ostinato a dissolvere ciò che Dio vuole e tu chiedi in nome di Dio. Essi hanno alzato la mano, spiritualmente, a trafiggere il tuo spirito. Ebbene, imita l’agnello che bacia la mano di chi lo sgozza e il Divino Agnello che, mansueto, non si sottrasse ai suoi percotitori, ma anzi spinse l’amore a pregare per loro con le sue ultime parole[277].
Il comportamento quotidiano dei “salvatori”.
5 Fa’ così. E se neppure questo li ammolcirà e tu morrai consumata davanti alla loro muraglia impenetrabile, non temere. Giustizia è nel Cielo. E giustizia sarà per la fiamma che si è spenta dando luce e calore sino all’estremo, e per coloro che rimasero gelidi e oscuri davanti al suo guizzare amoroso. Affidati a Dio. Supplicalo soltanto che non ti abbandoni e non ti disprezzi Lui e poi non ti preoccupare degli abbandoni e disprezzi del mondo[278]. Sono un onore per chi li riceve, perché è segno che egli non è del mondo ma di Dio.
6Senti l’Orazione? “O Dio che per quelli che ti amano tieni preparati invisibili beni”.
L’olocausto supremo.
7 Tu lo ami. Molto più di te stessa. Quel che non sia gloria di Dio non ti suscita desiderio di averla. Solo questa gloria. Tutto quanto Dio ti aveva concesso hai dato per la sua gloria. Ricorda, a tuo conforto, l’episodio del giovane ricco[279]. Egli chiede al Maestro: “Che devo fare per avere la vita eterna?” E Gesù gli dice: “Tu sai i comandamenti”. Quello risponde: “Li ho osservati fin dalla mia giovinezza”. E allora il Maestro Divino gli dice: “Ti manca ancora una cosa: vendi quanto hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in Cielo, poi vieni e seguimi”.
8 Ecco. Dopo i Comandamenti osservati dalla tua giovinezza, e dopo avere venduto ogni tuo bene col sacrificio della tua salute, supremo olocausto e il più meritorio, perché offerto da te ‑ non accettato come gli altri che Dio ti chiedeva ‑ ti sei messa al seguito, non del Re, ma del Martire. I poveri, per te, sono coloro ai quali hai ottenuto amicizia di Dio colla tua oscura immolazione. Ora se Gesù SS. assicura la vita eterna a chi vende il suo, il suo materiale, per darlo in materiale soccorso ai poveri, che non darà a quelli che si spogliano anche della vita e con questa moneta acquistano la Vita a coloro che sono languenti o morti nello spirito?
9 Hai dato tutto. Dio ti darà infinitamente. E ti dà da ora infinito amore, ti dà il bene del suo amore sensibile, la sua parola, anticipi del bene immisurabile che ti attende lassù: il bene che sarà, Lui stesso, il tuo Dio, non più costretto a velare Sé stesso per adeguarsi alla tua capacità di creatura di sostenerne la presenza.
10 “Infondi nei cuori i sentimenti del tuo amore”.
11Oh! E di che vivi, tu spoglia di tutto, di tutto priva, sin del suo Pane, se non di questi sentimenti di amore divino? Ma guarda i fratelli tuoi. In quali, in quanti è la pingue misura che Dio ti dà di Sé stesso?
La mèta eterna dei “salvatori”.
12 “Affinché amandoti in tutto e sopra tutto”.
13 L’amore si ricambia con l’amore, e nell’amore ogni sacrificio è possibile, e con l’amore “si conseguono le cose che Dio ha promesse, le quali sono superiori ad ogni desiderio”.
14 Sono superiori ad ogni desiderio! Veramente, quale creatura per quanto possa esser avanti nella conoscenza del Bene può giungere col suo pensiero desideroso ai limiti, anche solo ai limiti di ciò che è il premio che lo attende nel Cielo? E là, non ai limiti, ma dentro, nella beatitudine perfetta, sarà immerso lo spirito di quelli che, avendo amato Dio in tutto e soprattutto, avranno conseguito il possesso di Dio. Ora esausta, la nutrita; ora sanzionata dalle creature, là dal Creatore premiata.
15 Dimentica il tempo e gli uomini. Guarda l’eternità e l’Eterno. Non è qui il tuo luogo. Come pellegrina in un albergo dove i mercenari ti servono male, o negano di servirti, tu sei sulla Terra. Ma nella Casa del Padre tuo non conoscerai più i disagi di ora. Non ti affliggere dunque di ciò che soffri ora, ma pensa che ogni giorno che cade ti avvicina al luogo celeste in cui sarai amata dal Padre e dai fratelli come si ama in Cielo dove è soltanto perfezione, e sempre più aumenta la tua formazione, ricordando la Parola di Gesù Signor Nostro: “Siate perfetti come è perfetto il Padre”[280],
16 Come si giunge a questa perfezione? Oh! sempre attraverso l’amore. Non ha insegnato altro mezzo il Maestro vostro SS., non ne ha insegnato altro il suo primo Vicario, il Beato Pietro. “State tutti concordi, compassionevoli, amanti dei fratelli, misericordiosi, modesti, umili”. Queste diverse manifestazioni di virtù cristiane non sono forse amore? Amore ai fratelli nelle prime quattro. Amore a Dio nelle due ultime riconoscendo che se una sua bontà vi fa qualcosa più che non siano gli altri, questo è dono di Dio, e perciò, nella vostra elezione, siate sempre più modesti, sempre più umili, perché l’elezione non si muti in rovina, in una falsa santità atta ad ingannare gli uomini ma non il Signore, ipocrita santità di cui sarete chiamati a giustificarvi davanti al Giudice e della quale sarete puniti.
Sulle vie dell’amore perfetto.
17 Da queste prime virtù ecco che Pietro passa a virtù più difficile: quella del perdono. Il perdono alle offese è il saggio della vostra carità e della vostra unione al Verbo. “Ché se voi amate quelli che vi amano, che merito avete? Amate quelli che vi odiano e porgete l’altra guancia a chi vi schiaffeggia”. Così ha detto il Signor Nostro Gesù[281]. Perché vi vuole salvi. E se a chi lanciava un insulto al suo simile il Sinedrio dava condanna e il fuoco della Geenna era promesso a chi offendeva il suo simile e ciò mentre ancora l’Amore non era venuto ad ammaestrare e regnare sulla Terra, nel cuore dei suoi seguaci ‑ colui che, nella Nuova Legge, non sa amare i suoi nemici e sopportare le offese ma reagisce, con animalità opposta all’animalità altrui, belva pronta ad ogni bassa reazione del bruto, incontrerà un ben più grave giudizio di quello del Sinedrio, e un fuoco ben più atroce quando, spogliato della carne come di una corazza che lo faceva offensivo e oscuro, si presenterà col suo spirito nudo al Giudice che insegnò l’amore e che redense con l’amore.
18 Pietro, eco fedele del suo Maestro, ripete: “Non rendete male per male, né maledizione per maledizione, ma anzi benedite; perché per questo siete stati chiamati: per ereditare la benedizione”.
Possessori del segreto per vincere l’io umano.
19 Oh! è difficile! Lo comprendo che è difficile! Nelle creature anche più spirituali la carne non è annullata e tenta dei soprassalti sotto la sferza delle offese. Ma ti voglio insegnare il segreto per ottenere vittoria sull’io umano, troppo aizzato dalle frecce continue che ti feriscono.
20 Senti, anima mia. Se tu contempli le frecce delle offese per quello che sono: offese, non le puoi amare. Se tu contempli quelli che te le scoccano per ciò che sono: ingiusti, non li puoi amare. Ma se tu contempli le frecce delle offese come armi di martirio e pensi, come pensava il beato Sebastiano, che ogni nuova freccia era una nuova penna concessa al suo prossimo volo, se tu le contempli come tanti strali di fuoco che, consumando con accelerato incendio la tua carne, valgono a purificarla e a sciogliere la carcere della tua anima, se tu guardi i tuoi torturatori come i cooperatori più validi a darti la corona di martire, se pensi che Dio ti ama senza limite al punto di permettere che tu sia simile ai suoi Confessori, simile al Figlio suo, ucciso dagli uomini per redimere gli uomini, se tu farai questo che ti dico, tu amerai le offese che ti trafiggono, le bacerai come i martiri le loro catene, e amerai quelli che, aprendoti il Cielo col levarti la vita, sono, senza saperlo, i tuoi primi benefattori.
21 “Non sanno quello che fanno”[282] nel male. Perché se lo sapessero e lo facessero ugualmente, misere le loro anime! Ma credono di servire Dio, novelli giudei, e di salvare il popolo, mettendo a morte l’innocente. E però anche “non sanno quello che fanno” nel bene. Perché ti danno di loro mano i mezzi con cui essere coronata dopo quest’ultima battaglia. Li devi amare per ciò.
22 Il Nostro Signore SS. te lo ha detto una volta, parlando in una visione:
“Non c’è nessun uomo che sia completamente cattivo, volontariamente cattivo per tutta la vita. Perciò bisogna compatire, pensando a ciò che uno ha potuto fare di bene, e che noi, non conosciamo”. Fa’ così, anima mia.
Possessori del segreto per giungere alla pace vera.
23 “Chi dunque vuole amare la Vita e vedere giorni felici raffreni la sua lingua dal male e le sue labbra dal parlare fraudolento, schivi il male, faccia il bene, cerchi la pace, si sforzi dì conseguirla”.
24 Non la povera vita di un’ora, ma la Vita eterna nomina il Beato Pietro, e parla dei giorni eterni, quelli che per i “vivi” nel Signore saranno veramente felici. Oh! merita saper tacere, ché il parlare tante volte trascina fuor dalla carità, facendo sbalordito lo spirito col frastuono delle parole proprie e altrui, e, nello sbalordimento, può uscir fraudolenza pur di primeggiare nel combattimento coll’avversario, e la disputa può degenerare da giusta in ingiusta, e chi ha ragione può passare dalla parte del torto passando la misura del rispetto e dell’amore, e soprattutto altera la pace e la altera nel cuore altrui.
25 Nella pace è Dio. Non conviene dunque, per conseguire una povera vittoria, perdere Dio. Ma anzi, soffocando ogni rivolta dell’umanità, che si inalbera sotto le sferzate ingiuste, lasciate cadere ogni diritto, anche giusto e lecito, per essere liberi di aderire con tutte le vostre forze a Dio solo. E la pace sarà in voi piena; luminosa, amica buona e maestra santa, “perché il Signore ha gli occhi sopra i giusti e le orecchie intente alle loro preghiere”. Anzi, non “sopra”, ma dentro voi sarà Iddio, perché i pacifici saranno nel Padre e il Padre in loro, secondo la promessa beatifica del Verbo.
26 Avere Dio, la Pace in voi! Se noi angeli consideriamo cosa è vedere Dio, possiamo ben capire cosa deve esser per voi ciò che è avere Dio, il Pacifico[283] in voi. E possiamo anche intuire cosa debba essere la vita di quelli che, in un’ora di meditazione, comprende di aver agito male e perciò di avere su di sé, fisso, lo sguardo irato di Dio e il suo severo giudizio.
27 Oh! Anima mia! La pace, la pace, sempre in te la pace. Perché tu sei nel tabernacolo, sotto la tenda di Dio[284]. Non ne uscire neppure se tutti i turbini scuotono la tenda e squassano il tabernacolo per spaurirti, neppure se sciacalli o malandrini si aggirano intorno per il deserto che ti circonda. Nella fuga ti perderesti, nella reazione saresti vinta. Resta dove sei. Ricordati ciò che dice Gesù della sua Chiesa: “E le porte dell’inferno non prevarranno su di lei”[285].
28 Tu, chiusa nel padiglione sapienziale di Dio, nel tabernacolo del suo Cuore, del suo Amore, sei come in una Chiesa vivente “e le forze del male non prevarranno”. Io te lo dico perché il mio Signore mi comanda di dirtelo insieme al Beato Pietro, che vi assicura che nessuno potrà nuocere a chi è zelante nel bene e chiama, con verità, beatitudine il soffrire per la giustizia, ricordando ancora una volta le parole del suo Maestro che ha promesso il Regno dei Cieli a chi soffre persecuzione per causa della giustizia[286].
29 E con l’Apostolo e Pontefice ti dico: “Non temere le loro minacce, non ti turbare, ma santifica nel tuo cuore Cristo Signore, dandogli la lode della tua giustizia onde gli uomini abbiano a proclamare: “Veramente in lei era vivo Cristo[287] il Santificatore, e per questo ella fu vittoriosa sulla sua umanità e sulle tentazioni, e su coloro che la perseguitarono senza ragione, come perseguitarono il Cristo, suo Sposo, Maestro e Signore”.
30 Benedici il Signore che ti dà consiglio. Sta’ sempre davanti al Signore e tieni davanti ai tuoi occhi il Divino Modello per ricopiarlo fedelmente in te. Appoggiati a Colui che ti ama, e non vacillerai. Chiedi una sola cosa al Signore e cerca questa sola: di abitare nella casa di Dio, sotto la tenda sapienziale che ti ha eretta a difesa e conforto, nella sicurezza del suo tabernacolo vivo, nel suo Cuore, per tutti i giorni della vita terrena, sino al momento in cui la fiamma, dopo un ultimo guizzo, si staccherà dalla lampada terrena e salirà al Cielo, piccola luce che torna alla Luce, piccolo fuoco che viene riassorbito dal Fuoco Divino, amore di creatura che si divinizza perdendosi in quello di Dio.
31 Gloria, Gloria, Gloria al Signore che divinamente compensa i suoi servi e martiri! Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo».
42. Piccoli redentori.[288]
Ardente di totale amore.
Dice Gesù:
1 «Ed ora, anima mia, ora che siamo alla fine del Cantico, ti insegno le ultime astuzie della scienza d’amore. Sii pura, poiché più del giglio e della neve è puro il tuo Diletto, e la sposa deve vestire le stesse vesti del suo Signore e, avere in pregio ciò che Egli pregia. La Luce si avvicina, Maria. Leva anche le sfumature delle ombre della carne per essere tu pure tutta luce per l’ora in cui verrò e la Luce: Gesù, ti stringerà al cuore per portarti nella sua dimora dove non saranno più separazioni imposte dall’essere su questa terra.
2 Aumenta sempre più la tua bellezza poiché le nozze sono vicine. Cingiti dei monili degli ultimi sacrifici, cingitene con gioia perché ti sono stati dati da Chi ti ama di amore eterno.
3Accenditi del fulgore dell’amore per dare vivezza al tuo spirituale aspetto. Una sposa fredda, anche soltanto tiepida, non è una sposa. Io ti voglio ardente di totale amore.
4 Sii intrepida contro tutte le forze del Nemico che tenta conturbarti per infernale invidia. Inutilmente lancerà contro a tè le sue demoniache quadrighe. Sinché resti fedele, quattro e quattro e dieci volte quattro demoni saranno meno che filo d’erba sotto al tuo piede che varca gli ultimi passi per valicare quanto ancora ti separa dalla dimora del tuo amore.
Appoggiarsi in Gesù.
5Nulla ti turbi. Tu procedi appoggiata a Me. Restaci fino alla, fine, e il tuo passaggio sarà dolce e luminoso, come l’uscita da cammino semioscuro e difficile ed entrata su un prato fiorito e pieno di sole e di canti d’uccelli. E invero per chi amando ha meritato, il possesso del Cielo, la morte non è che entrata nella Bellezza eterna e nella Gioia eterna.
6 E poiché in passato non fosti senza colpe, cancella anche il ricordo di quelle ombre con il mezzo che ti ho insegnato. Con un sempre più vivo amore. Vivi unicamente per Me, di Me, con Me. Fa’ che il Padre, guardandoti, ti veda tanto fusa a Me da non poterti scindere dal Figlio suo. La mia Carità ti copra come mantello nuziale sotto il quale celo gli strappi della tua veste.
7 Guai se vi presentate soli alla Giustizia. Per quanto possiate esser buoni, qualche rovina è sempre su voi. Ma se vi presentate con Me al Padre, il fulgore del Figlio innimba talmente la vostra anima che la fa bella, ed il mio fulgore non è mai tanto vivo come quando posso presentare al Padre uno spirito che mi ama e che non ha reso, per sé, inutile il mio Sacrificio di Redentore. La Giustizia del Padre non ha cuore di addolorare il Figlio, Salvatore di un nuovo cittadino della Gerusalemme santa, e con una benedizione annulla il debito di quello spirito e gli apre il Cielo.
Isolarsi con Gesù.
8Fuggi le distrazioni della terra, isolati con Me. Quando si sta per entrare a dimorare in paese straniero si impara l’idioma di esso per non essere incapaci di vivere in esso, almeno i primi rudimenti di quell’idioma si cerca di apprendere, ed è imprudente colui che va senza saperne neppure una parola. Molto faticherà nei primi tempi.
9 Nella dimora eterna la Sapienza vi rende istruiti al primo istante, è vero. Ma vedi, anima mia, gli ultimi tempi della terra sono preparazione al Cielo. Quando la mia Bontà dà tutti i segnali e tutto il tempo per prepararsi alla Vita, quando non per opera soltanto di Misericordia mia, ma anche di volere umano, vi è dato modo di provvedere agli ultimi apparecchi al vostro venire alla Vita, allora beato colui che vi si prepara con cura che non è mai eccessiva.
10 Se metteste questa cura, voi tutti che l’età o la lunga malattia, o la spietata contingenza delle guerre, mettono in quasi certa sorte di morire, non vi sarebbero tante penose soste nel Purgatorio. Compireste la vostra metamorfosi in Me con l’amore per Me, con un vero pentimento d’aver addolorato Me, con vera generosità, con vera rassegnazione, con tutte le virtù praticate con buona volontà, e non avreste a compiere tale lavoro che fa dell’uomo, impasto di carne e sangue in cui poco ha regnato lo spirito, uno spirito che ha conosciuto la vera Verità, ossia che Dio è l’unica Cosa che meriti tutti i moti dell’essere.
11 Tu hai tutto il tempo per prepararti alla Dimora. Ricorda che se molto è perdonato a chi molto amò, molto è anche richiesto a chi molto è stato dato. E pochi mortali hanno avuto quanto Dio ti ha dato con un amore di predilezione.
Ogni “salvatore” è un piccolo redentore.
12Nulla ti pesi, nulla ti ripugni, nulla sia lasciato da te inoperoso, per compiere le ultime rifiniture del tuo abito nuziale. Se sempre più faticoso è il cammino, pensa al tuo Gesù che pure trovò tanto penoso l’ultimo sentiero che portava al Golgota. Ogni vittima è un piccolo redentore: di sé stesso e dei fratelli. E le vie della redenzione non sono placidi sentieri fioriti: sono erte sassose, sparse di rovi, che si percorrono con una croce sulle spalle, la febbre nelle vene, il languore nella carne morente, il sapore del sangue nella bocca riarsa, le spine sul capo e la prospettiva della ultima tortura in cuore.
13 La redenzione si compie sulla cima. Ed ha per ultima pompa al rito propiziatorio le gemme dei tre chiodi, lo strappo, dalle ultime dolcezze di affetti, la solitudine fra Cielo e terra, l’oscurità, non solo dell’atmosfera ma del cuore. Dopo viene il sole a baciare l’immolato. Ma prima sono tenebre e dolore.
14 Stammi unita, stammi unita. Più viene l’ora e più stammi unita. Non c’è che Gesù che aiuti e non c’è che Gesù che istruisca, poiché quella esperienza l’ha vissuta, che istruisca a soffrire il martirio d’amore.
Vivere in Gesù e Maria.
15 Ma, come prima di subirlo, Io dovetti crescere alla vita e per primo cibo nutrirmi del latte di mia Madre e poi dell’alimento preparato dalle sue mani sante, così ogni piccolo redentore deve vivere in Maria per formarsi ad essere un Cristo. Gesù è forza dell’anima vostra. Maria è dolcezza. Prima di bere l’aceto e il fiele occorre bere il vino drogato. E questo ve lo dà il sorriso rincuorante di Maria. Balsamo che m’ha fatto felice in terra, balsamo che mi fa felice in Paradiso, e con Dio fa felice tutto il Paradiso, il sorriso materno della Madre mia è stella nella vita e stella nella morte. È stella soprattutto nel dolore dell’immolazione.
16Io l’ho guardato quell’eroico sorriso straziato della Madre mia, unico conforto, infinito conforto che saliva verso il mio patibolo. L’ho guardato per non permettere alla disperazione di accostarsi a Me. Guardalo tu pure, sempre. Guardatelo, o voi, uomini che soffrite. Il sorriso di Maria mette in fuga il demonio della disperazione.
17 Vivete uniti a Maria di cui siete figli come Io lo sono. Vivi sul cuore di Maria, anima che voglio portare al Cielo. Le mani di questa Madre che non delude i figli suoi sono piene di carezze per te. Le sue braccia ti stringono al seno che m’ha portato e la sua bocca ti dice le parole che hanno confortato Me.
18 Perché nelle ultime soste sulla terra tu non ti abbia a smarrire, ti chiudo nella dimora di Maria. Là il turbamento non entra perché è la Madre della Pace. Là non entra il Nemico perché Ella è la Vittoriosa.
19 Ti insegni Maria le supreme fiamme della Carità, Ella che della Carità è la Figlia, la Madre, la Sposa.
20 Taglia tutti i ponti fra te e il mondo. Vivi in Gesù e Maria. Ricorda che, anche se l’uomo avesse dato tutti i suoi beni per possedere l’amore, ciò sarebbe un nulla, perché l’Amore è tal cosa che rispetto a Dio ‑ Amore dell’anima vostra, scopo vero della vostra vita ‑ tutto perde valore. Possedere l’Amore è l’unica cosa che conti. E l’Amore si possiede quando per Lui si sa rinunciare a tutto quanto si ha.
21 Dopo verrà la pace, Maria. Ora è lotta. Ma per chi ama è lotta con coronamento di vittoria.
22 Presto verrò a cambiare la tua corona di spine con altra, di gioia. Persevera.
23Metti il mio sigillo ad ogni palpito, ad ogni lavoro. Incidilo con le lacrime nelle fibre del tuo cuore. Io sono Quello che salvo ed amo.»
43. Copie perfette del Salvatore.
Le vere effigi di Gesù[289].
Dice Gesù,
1 «[…] Siete liberi. Vi ha creati maggiorenni. Gioia di Dio è se voi rimanete nella casa del Padre, ma se dite: “Voglio andarmene” Egli non vi trattiene. Piange su voi e si accora sul vostro destino. E di più non vuole fare, ché facendo di più vi leverebbe quella libertà che vi ha dato.
2 Gioia di Dio quando, comprendendo, sotto il morso della carestia, che solo nella casa del Padre è gioia, voi tornate a Lui. Gioia e riconoscenza di Dio a coloro che col loro sacrificio e le loro preghiere, soprattutto queste due cose, e poi con le loro parole, riescono a rendermi un figlio. Ma di più no.
3 Però sappi che coloro che nella mia mano sono come molle argilla nella mano del vasaio, sono i prediletti del Cuore mio. La mia mano è su loro dolce come una carezza. Le mie carezze li modellano dando ad essi la mia impronta e somiglianza di mitezza, umiltà, carità, purezza, e la più bella di tutte le somiglianze: la mia di Redentore.
4 Perché sono queste le anime che continuano la mia missione di Redentore ed alle quali Io dico un continuo “grazie” che è la più protettrice delle benedizioni. E se il velo della Veronica è sacro perché porta la mia effigie, che saranno queste anime che sono la mia vera effigie?»
Copie perfette di Cristo[290].
5 «[…] La comunione dei santi non è limitata ai fratelli di fede. Essa si effonde su tutti i viventi, poiché il Primo che l’ha stabilita ed esercitata sono Io che per tutti ho effuso il mio Sangue.
6 La preghiera per i separati da Me ‑ per scismi, per dottrine, per sette, per irreligione‑ non è altro che zelo per la mia Causa. Non è altro che imitazione del Maestro vostro, il quale non risparmiò a Sé stesso nessun dolore pur di portare i figli separati al Dio, Padre santo.
7 La sofferenza poi ‑ e parlo a voi, perle del mio gregge, o mie anime vittime, mie copie perfette, conforto mio e mia gloria, la sofferenza poi, oro puro del vostro amore, sangue del cuore della mistica comunione dei santi, è quella che, come il comando del Cristo[291], trae i morti fuor dalla morte. E quale risurrezione sia questa, di uno spirito, infinitamente più alta e preziosa di quella di una carne, lo vedrete in Cielo quando udrete il mio: “Benedetti!”[292] a voi tutti che, evangelizzatori nascosti ma più potenti di tanti tiepidi sacerdoti, avrete conquistato alla Verità gli incirconcisi di ora.»
Piccoli cristi.[293]
Dice Gesù:
8 «Piccolo Cristo che sei caduta sotto la croce, rialzati e prendi la croce e cammina spargendo lacrime e spargendo sangue.
9 Non sempre si cade per colpa. Le vittime cadono per il dolore delle colpe altrui e per la cognizione del frutto di quel dolore. E sono le cadute più sante, le cadute simili alle mie, perché sono cadute di carità.
10 Maria, le vittime appoggiano sulle loro gracili spalle due croci. Quella del loro Gesù che vogliono portare esse e quella che sarebbe a punizione dei fratelli. Alle vittime, alle quali è svelato il futuro, appare come un mare l’oceano di dolore causato dalle colpe degli uomini e, nonostante il velo del pianto, è a loro svelato tutto il pianto futuro.
11 Non giova chiudersi gli occhi, Maria. È la mente che vede perché, unita alla mia, ha della mia le percezioni mirabili. È un dono. Ma è come il dono che mi fecero le soldatesche di Pilato per incoronarmi re: è un dono che ferisce. Sono spine. Qui sono spine. Ma sii ad esse fedele. Al di là saranno rose.
12 Vedi oltre il pianto, oltre le tenebre, oltre l’oceano del dolore umano, la cui onda ti copre e ti intride ‑ perché il posto della vittima è simile al frangi‑onde di un porto e riceve su di sé la furia delle tempeste del largo e la spezza facendosi spezzare ‑ vedi, oltre l’orrore che il mondo si crea, la terra di pace, l’amore di gioia, la vita di estasi che ti aspetta.
13 Oltre questo tormento è il tuo Gesù che ti attende. Oltre queste vampe è la frescura dei giardini eterni. Là non avrai più sete, più fame più stanchezza e dolore. Io ti sarò fontana e cibo, Io ti sarò riposo e gioia. Riposerai su di Me sentendoti dire che ti amo e potendomi dire che mi ami. Oltre questa povera vita è il vero amore. Per ora è la croce. Ancora un poco e verrò.»
44. Olocausti viventi[294].
Il dualismo fra lo spirito e la carne.
Dice Gesù:
1 «Parlo a voi, mie care vittime, che avete bisogno di un angelo confortatore che vi esorti a soffrire così come Io lo ebbi perché, se caro mi era fare la Volontà del Padre mio con il mio spirito acceso di carità, non ero privo dei terrori e delle ribellioni della carne davanti al soffrire.
2 Anche voi, piccoli Gesù, non ignorate il dualismo fra lo spirito e la carne. Lo spirito che grida: “Immolazione per avere salvazione” e la carne che geme: “Pietà! Voglio vivere e non soffrire”. Ma Io vengo, e a fortificare anche la vostra carne al dolore vi do la mia Parola.
3 Io ho pietà anche della vostra carne, perché quando essa è strumento di redenzione, quando lo spirito di Dio la possiede e muove a suo piacere, come stelo d’erba che il vento bacia, essa non è materia riprovevole ma santa e che conoscerà la gloria nel mio Regno.
Tovaglia, altare e vittima.
4 Io ho santificato anche la carne redimendola con la mia dottrina e il mio Sangue. E chi vive fedele alla mia dottrina e non deride il mio Sangue, ma per virtù di esso, di volta in volta che in esso si monda, migliora sé stesso, rende santa anche la sua carne e Accettabile a Dio.
5 È la veste dell’altare vostro. L’altare è l’anima su cui lo spirito si immola. Ma ogni altare va rivestito di puri lini per essere pronto ad essere mensa mistica. Una carne pura, sacrificata, impreziosita dal dolore, è la tovaglia che riveste il vostro altare, tovaglia candida, liscia, ornata, presso la quale non sdegna venire il Sacerdote eterno e compiere il rito con l’ostia del vostro spirito.
Due volte martiri.
6 Non attendetevi, o vittime care, gratitudine e comprensione dal mondo.
7 “Voi siete nel mondo e il mondo non vi conosce, perché non siete già più del mondo”. In questo, lo vedete, siete simili al Maestro vostro.
8 Voi vi immolate per il mondo “ed il mondo vi guarda crollando il capo o coprendovi di scherno” e colpendovi colle sue armi perverse. Anche in questo siete simili a Me.
9 Il mondo cerca di trarvi in pericolosi trabocchetti “con interrogazioni subdole che sembrano lodi e sono inquisizioni atte a metter loro in mano le pietre per lapidarvi”. Rispondete al mondo “col silenzio e la pazienza” e se insiste nella sua malvagia inquisizione ‑ per persuadere sé stesso, e sentirsene giustificato; e voi, che quanto dite, è bestemmia ‑ rispondete: “Io faccio ciò che vuole il Padre mio. Le mie opere sono palesi, non opero nell’ombra per nuocere. Opero nella luce della verità. Se vi pare che opero male dimostratemelo; se non potete, perché non vi è male in ciò che compio, perché mi colpite?”. Anche se il mondo vi uccide Io vi darò doppia vita poiché sarete martiri due volte: del mondo e dell’amore.
Le vie purpurei del sacrificio.
10 Non vi stancate d’esser vittime. Le ingiurie e le ingratitudini del mondo, nonostante siano come colpi d’ariete contro fragile cocchio, non vi spingano fuori dalla via purpurea del sacrificio ‑ la mia via ‑ la quale si innesta nella via regale della gloria e conduce lo spirito vostro nella gioia della mia dimora.
11 Non dite: “Tutto è inutile”. Quando pare che il seme sia caduto in zolle infeconde perché subito non germoglia in tenere foglie, è allora che mette profonde radici per poi nascere più robusto, dando cespo di granite spighe. Ma è il vostro pianto quello che deve irrorare le zolle aride ed è il vostro sangue, sia sangue di vene o sangue di spirito, ossia l’olocausto totale, quello che deve nutrire la polvere senza succhi e farne terra feconda.
La preghiera dei “salvatori”.
12La preghiera è come acqua che evapora sotto i raggi del sole e ascende e poscia discende per dare nutrimento alla terra. La vostra preghiera ‑ e tutta la vostra vita è preghiera ‑ sale, sotto l’azione dell’amore, al mio trono e chiede per i fratelli vostri. Io che vedo, e non erro, la benedico e la rimando a chi è degno di riceverla. E se fra i vostri fratelli non avete che nemici dell’amore, ossia di Dio e vostri, la vostra preghiera, che la mia benedizione ha reso una “grazia”, torna a voi e vi colma di beni celesti.
13Non stancatevi di chiamare “fratelli” coloro che vi trattano da nemici. I piccoli Gesù non sanno avere che dei “fratelli”, anche se gli altri non sanno avere per essi altro che odio nemico. Lasciate agli incoscienti, ed ai coscienti‑satana, compiere la loro opera. Voi fate la vostra. Io veglio e giudico e do a ciascuno secondo il merito.
La vita dei “salvatori”.
14Vi ho parlato per disilludervi circa le soddisfazioni umane della vostra vita di vittime. Io, Vittima suprema, non ho mai avuto, durante i trentatré anni di vita, tante ingiurie quante ne ebbi durante le poche ore che vanno dal Getsemani alla mia morte. Ma furono proprio quelle ore che fecero di Me il Redentore. Ricordatevelo.
15 Per ora in Me solo dovete sperare conforto. Finita la prova, avrete la beatitudine di leggere nel libro della Vita i nomi dei salvati da voi e di attendere, stretti sul mio Cuore, il loro ringraziamento quando, redenti dal “nostro” patire, entreranno nella Pace.»
45. Il segreto che salva.[295]
Sulle orme del Salvatore.
Dice Gesù:
1 «[…] Imitare il Maestro in ogni cosa. Ecco il segreto che salva. Se Egli prega, pregare. Se Egli opera, operare. Se Egli si sacrifica, sacrificarsi. Nessun discepolo è da più del Maestro e diverso dal Maestro. E nessun figlio è dissimile al genitore, se è buon figlio.
2 Non hai mai notato come i bambini amino imitare il padre loro negli atti, nelle parole nel camminare? Mettono i loro piccoli piedi sulle orme paterne e pare loro di divenire degli adulti nel fare ciò, perché imitare il padre che amano è per loro raggiungere la perfezione.
3 Maria mia, fa’ come quei piccini. Fallo sempre. Segui le orme del tuo Gesù. Sono orme sanguinose, perché il tuo Gesù è ferito per amore degli uomini. Anche tu, per amore di essi, sanguina da mille ferite. In cielo si muteranno in gemme, perché saranno tante testimonianze della tua carità, e la carità è la gemma del Cielo.
Le due armi dei “salvatori”.
4 Conducimi le anime. Sono riottose come capretti. Ma se tu le attiri con dolcezza esse si piegheranno. Esser dolci fra tanto amaro che il prossimo distilla continuamente, è cosa difficile. Ma occorre filtrare tutto attraverso l’amore di Me. Occorre pensare che, per ogni anima che viene a Me, il mio giubilo è grande e mi fa dimenticare le amarezze che continuamente l’uomo mi dà. Occorre pensare che la Giustizia è molto irritata e che occorre esser più che mai vittime redentrici per placarla.
5 Io non voglio che tu mi segua solo con amore. Voglio che tu mi segua anche con dolore. Io ho sofferto per salvare il mondo. Il mondo ha bisogno di sofferenza per essere salvato ancora.
6 Questa dottrina, che il mondo non vuole conoscere, è vera. Bisogna usare
tutti i mezzi per salvare l’umanità che muore. Il sacrificio nascosto e la palese dolcezza sono due armi per vincere questa lotta della quale Io ti darò premio.
7 Come il tuo Signore, sii eroica nella carità, eroica nel sacrificio, dolce nelle prove, dolce verso i fratelli. Prenderai allora il volto e la veste del tuo Re, come un limpido specchio rifletterai il mio Volto.
8 Bisogna sapere imitare Maria che portava fra la gente il Cristo: Salute del mondo.»
Consumarsi per Dio e per le anime.[296]
9 Mi lamento del troppo che soffro. Dico: “È troppo tremendo”.
S. Azaria mi dice:
10 «Perché chiami tremendo ciò che viene da Dio? Perché lo dici insopportabile? Come puoi chiamare atroce ciò che è compartecipazione alla Redenzione di Cristo? Atroce è l’inferno. Insopportabile è ciò che viene da Satana. Tremendo può essere soltanto ciò che viene dall’Odio. Dio non dà nulla di superiore a ciò che la creatura può sopportare. Solo su suo Figlio appesantì la mano. Quelle solo furono sofferenze senza misura. Eppure il Cristo, che ne sapeva la giustizia, le sopportò senza dirle tremende, atroci, o insopportabili, perché dire così sarebbe stato accusare il Padre di colpirlo senza carità.
11Le anime vittime devono uniformarsi alla Vittima in tutto. Piangi, ma non dire che è troppo ciò che soffri. È proporzionato a ciò che puoi sopportare. E potrebbe crescere. Ma nel contempo crescerà la tua forza di sopportazione perché aumenterà l’amore. E l’aumento di amore è aumento di forza. Credi che a Dio piaccia di vederti soffrire? Non pensarlo. Come ne soffriva per il Figlio dell’uomo, patente in croce per gli uomini, Egli, la Bontà, soffre di doverti far soffrire. Ma tu lo hai chiesto per assomigliare a Gesù, in tutto. E Dio ti contenta.
12 Guarda l’ora del mondo. Vedi come è peccaminosa? Quest’ora è stata contemplata da Gesù nelle ultime 24ore della sua vita umana. E anche te, come consolatrice, ha contemplato. Ma non consola chi si lamenta! Su, dunque! Un poco di eroismo! Canta con me: “Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo”». E tace.
13 Prometto di non dire più “tremendi” i miei dolori.
46. Piccola Messa dei “salvatori”.[297]
Sacrificio antico.
Dice il Dolce Ospite:
1 «“Sacrificio vivente ‑ ragionevole culto”.
2 I sacrifici erano la base e la forma della religione antica. Tutto si Impetrava e tutto si espiava mediante sacrifici[298]. Col sacrificio si intendeva onorare Dio e placarlo, ringraziarlo per una vittoria o una guarigione. Era l’epoca del sacrificio materiale. Ed era logico che fosse così, dato che non v’era altro rito, né altro modo palese di onorare l’Eterno ed impetrarne l’aiuto.
3 L’uomo, non ancora istruito dalla Parola incarnata, e mancando di una Vittima santa per un Sacrificio perpetuo e perfetto[299], e ciononostante sentendo, per legge anche naturale, che al Creatore, al Dio vero o al dio adorato nelle singole religioni, andava fatta offerta dei doni che Egli aveva dati all’uomo, ricorreva agli animali e ai frutti della terra e li consumava col fuoco perché realmente fossero sacrificati.
4 Ma erano “sacrificio vivente”? No. Erano sacrificio di animali o prodotti vegetali, già morti i primi, già strappati alla terra nutrice i secondi. ‑Non vi era vittima viva posta a consumare il suo sacrificio per onorare Iddio. E relativo sempre era il sacrificio, anche se esso era di grossi animali dal molto valore materiale.
5 Mai, prima del Cristo‑Agnello immolato per placare ed espiare l’ira divina e le colpe umane, mai un uomo, meno che nelle religioni idolatriche, era stato sacrificato, o si era sacrificato, per dare onore e riparazione perfetta a Dio. E quindi il sacrificio era sempre relativo e imperfetto, ché, per le colpe dell’uomo, specie per quelle, non il colpevole ma animali, meno colpevoli degli uomini, venivano immolati, sostituendo, sull’ara, il vero colpevole. E tutte le colpe, per benignità di Dio che aveva di Sé stesso indicato questi sacrifici, in attesa di quello perfetto, venivano così espiate.
Sacrificio di Cristo.
6 Tutte, meno una: la Colpa d’origine. Per quella non sarebbero state sufficienti montagne di vittime. Anche se in una volta sola si fossero immolati tutti i tori, vitelli, agnelli e capri che per secoli tramutavano, specie nelle feste rituali, il Tempio in un perpetuo ammazzatoio scolante fiumi di sangue e fumante dei roghi delle vittime, non sarebbe stato sufficiente il sacrificio a lavare la Colpa originale.
7 Perché lo spirito dell’uomo fosse ricreato in Grazia e l’uomo fosse reintegrato alla sua dignità di figlio di Dio, coerede del Cielo; perché la Giustizia fosse placata e il Male vinto, occorreva una Vittima perfetta, una Vittima unica, che, essendo Dio come il Dio offeso, pagasse da Dio a Dio, il riscatto dell’uomo, e da Uomo santissimo espiasse per l’uomo peccatore.
8 Solo l’Uomo‑Dio, Gesù, poteva placare Dio e redimere l’uomo, essendo vero Dio e vero Uomo.
10Sacrificio totale: dello spirito del Cristo provato dall’abbandono del Padre[300], per riparare la colpa dello spirito di Adamo colpevole di avere abbandonato Dio e la sua Legge; dell’intelletto perfetto del Figlio dell’Uomo, per riparare la superbia d’Adamo; della carne innocente dell’Agnello di Dio, per riparare la lussuria d’Adamo. E, perché il mondo, sempre peccatore, avesse sempre una vittima perfetta, avanti l’immolazione il Cristo e Pontefice eterno costituisce il sacrificio perpetuo: quello eucaristico, in cui è ancora e sempre il Cristo in Corpo, Sangue, Anima, e Divinità, che viene offerto e consumato sugli altari.
Sacrificio del cristiano.
11Sacrificio perpetuo e sacrificio vivente. Il nuovo sacrificio della Religione perfetta. “Questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue, che sono consumati per voi. Fate questo in memoria di Me”[301]. Il Verbo dice “è”. Usa il presente. Perché infatti, sino alla fine dei secoli, il Sacrificio sarà sempre nuovo e sempre in tutto uguale come quello consumato dal Cristo, ugualmente valido presso Dio e a pro degli uomini.
12 Ma al Sacrificio vivente che si consuma sugli altari l’uomo deve unire il proprio individuale sacrificio, quello di tutte le ore, da esplicarsi in tutte le occupazioni, doveri, volontà di Dio soprattutto, anche se è volontà di dolore. Sacrificio che può essere della parte carnale, o di quella morale, o di quella spirituale. Malattie, povertà, lavoro estenuante, per la parte materiale di voi. Ingiustizie, calunnie, incomprensioni, per la parte morale. Persecuzioni da parte degli uomini o abbandoni di Dio per provare la fedeltà del suo servo, per la parte spirituale. E ancora: fedeltà alla Legge, conservando casti e giusti e amorosi i corpi, i pensieri, i sentimenti e gli spiriti.
13 Perché questo, più che i riti esteriori, costituisce il culto ragionevole di cui parla Paolo[302]. Non la forma sola, ma la sostanza del culto a Dio. E la sostanza è data dal rinnovarsi, un continuo rinnovarsi dell’io individuale, come è continuo il rinnovarsi del creato tutto nei suoi animali, vegetali, e nelle sue stagioni, un continuo rinnovarsi spiritualmente e moralmente per farsi una umanità nuova e sempre più trasformarsi in Cristo. È data, la sostanza del culto a Dio, da un continuo, faticoso, e anche talora doloroso, ascendere verso la perfezione per fare la volontà di Dio, la prima e comune volontà divina per tutti i creati con somiglianza divina e con predestinazione alla gloria: che si facciano santi per salire alla dimora del Padre, in eterno.
Piccola Messa dei “salvatori”.
14 Questo rinnovamento, questa trasformazione, questa ascesa verso la perfezione, questa volontà umana, propria però dell’uomo in cui più viva è la somiglianza col Padre, l’unione col Figlio, la docilità a tutte le ispirazioni, dello Spirito Santo ‑ di modo che i suoi doni non restano inerti come seme caduto sulla pietra, ma attivi come seme caduto in terra fertilissima e che dà gran pianta, atta a nutrire di santificanti frutti non solo chi la possiede ma anche molti altri, più infelici che colpevoli, più poveri di Dio perché non sanno, e non c’è chi li istruisce, che perché indifferenti a Dio ‑ si ha facendo in tutto e per tutto ciò che Dio propone di fare, nel modo come Dio lo propone, nella misura che Dio segna.
15 Contribuisce al bene di tutto il Corpo mistico tanto chi percorre i continenti e si consuma nel lavoro apostolico per portare nuovi cristiani alla Chiesa militante, come chi, ignoto e nascosto, soffre, e del suo dolore fa preghiera e aiuto ai missionari; né la sua piccola Messa (le vittime sono ostie e il loro letto è il Golgota su cui consumano il sacrificio per il bene di molti) è meno gradita al Signore. Contribuisce al bene dei fratelli chi scrive le rivelazioni di Dio, perché Dio fece di lui un rivelatore, come chi scrive opere del genio per rendere comprensibili punti oscuri della Scrittura, o verità di fede e più amabili, perché più conosciuti, Gesù e Maria. Basta che ogni azione o ministero siano mossi e retti dalla carità. Carità vera[303].
La vera carità.
16Vera carità che fa odiare il male per sé stesso, non perché è causa di punizione ultraterrena ma perché è dolore dato a Dio. Carità vera che, come ci porta a non volere fare il male, così ci spinge a strappare dal male fratelli peccatori, e ci ispira per essi rimproveri che, per dover essere giustamente severi, non sono però privi di misericordia al punto di inasprire o sconfortare in luogo di sollevare i caduti. Carità vera che fa degli uomini dei fratelli che scambievolmente si sopportano se imperfetti molto, e si aiutano sempre e si amano nel Signore.
17 Carità vera che fa solerti nello zelo per zelo verso Dio, ferventi nello spirito, sereni nelle prove, pazienti nelle tribolazioni, senza stanchezze nella preghiera, anche se sembra che il Cielo non l’esaudisca, misericordiosi e perciò praticanti tutte le opere di misericordia corporale e spirituale, senza rancore, odio o desiderio di vendetta, pieni di comprensione per il prossimo, senza invidiarlo se gioisce, senza indifferenza o malvagio piacere se soffre, non avidi di salire a posti d’onore detronizzando, anche col mezzo della calunnia, altri, sempre contenti del proprio stato, mai vendicativi anche verso chi vi ha nuociuto.
18 Questa è la carità. La vera carità che dà gloria a Dio e bene ai fratelli. E Dio, se non i fratelli, la compenserà, ristabilendo la giustizia, mettendo in luce la verità dei fatti, punendo e premiando così come ognuno ha meritato.
47. Redentori non giustizieri.
Imitatori dell’esempio di Gesù.[304]
Dice Gesù:
1 «Hai detto, meditandolo, il Rosario. E mi hai visto nei primi quattro quadri dei misteri dolorosi. Non ti ho presentato la Crocifissione perché sei troppo sfinita. Mi hai rivisto una volta ancora nell’orto, nella flagellazione, coronazione e nel quadro dell’Ecce Homo presentato alla folla urlante e poi caricato della croce.
2 Non a te per te, ma per tutti, rispondo ora a un “perché” che tanto spesso richiedete. Perché Io, Dio, non ho incenerito con un miracolo di potenza divina i miei accusatori e carnefici? Perché! Perché Io sono Redentore e non giustiziere.
3 Avrei potuto, dall’orto in poi, sino alla morte, atterrare, quando avessi voluto, il traditore, i catturatori, gli accusatori, i torturatori, i bestemmiatori, i crocifissori. Tutti. Lo chiedevano quando ero sulla croce: “Egli che ha salvato tanti scenda dalla croce e si salvi”[305]. Avrei potuto infatti farlo, e il già molto Sangue versato sarebbe stato sufficiente alla Redenzione dei passati e dei futuri, mentre i presenti avrebbero morso la polvere, atterrati dal miracolo, uccisi dal mio potere e precipitati nell’abisso per l’eternità.
4 Ma di quelle molte migliaia di tumultuanti, i quali per una di quelle improvvise demenze della folla si erano mutati in tanti assassini di un Innocente, e per quel fenomeno di delinquenza collettiva che sempre si produce sotto la spinta di speciali fermentazioni. di sentimenti aizzati dai veri colpevoli e dai veri assassini che per scopi loro eccitano le folle stando nell’ombra, quanti sarebbero morti in peccato deicida se Io li avessi folgorati col mio potere! L’Eterno non voleva che si dannassero altro che i veri malvagi. E i sovvertiti si salvassero quando la Redenzione, compiuta sino all’estremo sacrificio, avesse depurato le loro coscienze, liberandole dai veleni che le facevano delirare.
5 Vi sono momenti, poveri uomini, che voi siete dei pazzi. E il mio miracolo si esplica nel guarire la vostra pazzia morale.
Le vittime di Satana.
6 Se Io, per esempio, povera Maria, ti avessi levato la vita quando, or è un mese, tu me lo chiedevi a gran voce[306], che ti avrei fatto? Un bene? No. Un male. Ora te la potrei levare la vita. E sarebbe cosa non contraria al disegno di misericordia che ho sempre seguito con te. Ora sei sanata dal delirio scatenato da eventi crudeli e umani, per non dire satanici, perché, come sempre ho detto, questa non è guerra di uomini ma di Satana contro gli spiriti. Né ne sono vittime unicamente chi perisce in battaglia o sotto le macerie di una casa. Sono vittime della lotta di Satana agli spiriti anche, e soprattutto, coloro che perdono fede e speranza e carità e non la vita di un’ora mortale perdono, ma la Vita eterna morendo alla Grazia di Dio.
7 Ora sei sanata. Hai vinto Satana. Ma perché te ne ho dato il tempo. Il tempo di rialzarti dopo l’assalto improvviso e atroce, improvviso e irridente del Nemico al tuo spirito. Ti ha assalita come quel tale leone di cui parla Pietro[307] e ti ha malmenata. È fuggito perché tu, con quel resto di forza ‑ un briciolo ‑ e con quel resto di voce ‑ un soffio ‑ hai alzato la croce e ripetuto il mio Nome. Quasi inebetita hai ripetuto per consuetudine quello che era da anni il gesto del tuo amore. Ma prima che tu potessi riprenderti e ricostruire te stessa, fatta a brandelli da chi ti odia è dovuto passare del tempo. Le risurrezioni richiedono sempre del tempo. E tu eri quasi una morta, tanto ti aveva colpita.
I vincitori di Satana.
8 Ma quel punto in te di cui parla mia Madre[308]: la parte più santa del tuo spirito, non è mai stata colpita. Non poteva esserlo Maria. È mia, quella parte. È mia. Solo la tua volontà me la potrebbe levare. Ma tu non lo farai mai. Io lo so. E quella Parte ha, come calamita che attira a sé le molecole sparse, riattivato e riunito ciò che Satana, furente d’odio per Me e per te, aveva straziato.
9 Guai a te se ti avessi, colpito allora! Quanta separazione ancora fra Me e te! Tu non la vuoi. Io non la voglio. Io voglio che la morte sia il momento della Vita per te. Senza languori di attesa.
10 Vieni. Procedi. Io sono qui. Bacia le mie piaghe dalle quali scende a te la Vita. Le ho aperte per darti questa Vita. Come le ho aperte per tanti e tanti.
11 Ecco i miei trionfi dell’ora di Passione. Questi sono i salvati dalla mia Pietà prima che dal mio Sangue. La Pietà li ha lasciati vivere per permettere al Sangue di operare e guarirli.
12 Ecco perché, o uomini, Io mi sono lasciato seviziare fino alla morte senza fulminare nessuno. Perché vi ho amato come solo Io potevo amare».
Considerate la vostra elezione.[309]
Dice Gesù:
13 «Miei prediletti che vivete chiusi nel cerchio delle mie braccia come dentro al recinto del Tabernacolo antico, vi do il mio ordine in questi tempi d’ira che non per voi ma per i peccati del mondo è venuta.
14 Quando nella generale sventura vedete gli uomini agitarsi e sconvolgersi e dare in smanie di ingiusto dolore, non unitevi ad essi. Compiangete le comuni sventure, ma riconoscendole segno di Giustizia divina non abbandonatevi a squilibri umani.
15 Il mio Spirito ha sfiorato le vostre pupille ed ha dato ad esse una vista che l’occhio umano non ha. Voi vedete oltre la terra e conoscete la verità delle cose. Date dunque a quest’ora il suo nome e quelle premure che merita: espiatorie, non imprecatorie come generalmente fanno gli uomini attirando su loro nuova ira del Cielo.
16I colpevoli facciano cordoglio poiché quest’ora è loro frutto. Voi, prostrati davanti alla mia gloria, beneditela poiché con un castigo ancora richiama l’umanità fedifraga e idolatra al Dio unico e santo, e rimanete in Me.
17 L’olio dell’amore è su voi e da voi trabocca sul mondo. Voi siete quelli che lo attirano, voi preziosi vasi in cui si fanno incenso i sacrifici della vostra vita, ardenti lampade che nessun vento turba, e tendete il vostro spirito acceso come fiamma diritta verso il mio altare.
18Non dimenticate la vostra elezione e non profanate il segno regale con contaminazioni umane. Rimanete nel Tabernacolo a benedire per chi maledice, a pregare per chi ha bisogno di ogni misericordia. Il mondo sarà salvo per voi».
Formazione al martirio volontario.
48. Alla scuola della Croce.[310](La scuola).
La pedagogia dei maestri.
Dice Gesù:
1 «“Signore” mi hai detto, “preferisco così di quanto ero allora”. Hai dunque capito quanto sia più grande servire Dio e amarlo di quel che non lo sia amare e servire un uomo. Sei dunque pervenuta a quel punto di intelligenza che dovrebbe essere nelle creature e che invece è posseduto tanto raramente.
2 Come maestro severo ho dovuto farti percorrere tutta una penosa strada di insegnamento per portarti a questa conoscenza.
3 Un maestro severo non consente che lo scolaro abbia seco trastulli o altri oggetti atti a sviare la sua attenzione dallo studio col ricordo di affezioni familiari o amichevoli. Al fanciullo quel maestro sembra troppo severo, persino crudele, e quasi giunge ad odiarlo. Ma, fatto adulto e pervenuto a una cultura superiore che gli consente d’essere qualcosa nella società, allora benedice il suo rigido maestro e comprende che la sua attuale virilità, di pensiero, il suo benessere attuale, la temperatura del suo carattere sono merito della costante severità del maestro.
4 E, meditandola, si accorge anche che essa era molto più rigida sul principio mentre è andata sempre più addolcendosi verso la fine. E se ne chiede: “Perché? Non era meglio esser dolce quando ero ancora bambino e sentivo troppo la diversità dalle dolcezze materne alle severità scolastiche? Non era più giusto stringere i freni quando adolescenza e prima giovinezza mi avevano fatto meno affamato di carezze?”. Ma poi, appunto perché saggiamente educato, lo scolaro, ormai uomo, riconosce che in questo, proprio in questo, è stato il merito educativo, e proprio per questo egli è ora un forte nella vita.
La pedagogia del Maestro.
5Un forte. Poveri quegli uomini che, educati con mollezza, si trovano poi, fatti adulti, di fronte alle lotte della vita, che non è certo tenera come cuore di madre, benigna come ambiente familiare, ma piena di durezze, inimicizie, lotte, sforzi. Sono coloro che finiscono ad esserne travolti o, per non esserne travolti, finiscono col divenire dei disonesti, ottenendo con male arti ciò che non sanno ottenere col loro merito.
6 Io sono stato un Maestro molto severo con te perché ti volevo forte nello spirito. Tu eri tanto debole. Come vilucchio sottile, avevi bisogno di abbracciarti ad altri per dare ad essi la gioia dei tuoi fiori d’amore e a te quella di avere chi li sostenesse senza vederli cadere sotto il piede dell’indifferenza e morire così, dopo avere inutilmente fiorito. Io ti ho fatto il vuoto intorno, lasciando sulla tua landa un solo tronco scabro e gigante, molto, troppo scabro per la povera esile campanula che ne aveva paura.
7 Sei rimasta perciò a terra, conoscendo arsione e polvere e il gusto così poco piacevole della polvere arida. Se piangevi per essere stata calpestata o percossa da chi passando neppur ti aveva vista, mentre tu l’avevi salutato da lontano con gioia ed avevi tentato di alzare i tuoi rametti che la gioia aveva coperto di fiori ‑ la gioia e la speranza ‑ ecco che il pianto si mescolava con la polvere del suolo e sporcava la seta dei tuoi fiori col fango ancor più disgustoso della polvere. Poveri fiori che si macchiavano di terra mentre la loro missione, per cui li avevo creati, era empirsi di Cielo!
8 Stanca di esser sola, calpestata, e lordata da quanto non poteva saziarti ‑ l’umanità con le sue durezze, egoismi e povere affezioni umane, false, egoiste, e sensuali, che non ti capivano, che non potevano bastarti ‑ hai cominciato a pensare al tronco che rimaneva fedele al suo posto, presso a te, mentre gli altri steli ‑ canne pieghevoli ad ogni vento, non più di canne ‑venivano svelte da una forza misteriosa, per la tua ignoranza di allora, ma il cui nome era Amore Divino.
La salita alla vetta della Croce.
9 Quanta fatica, povera Maria, per tenderti a quella volta, per alzarti sino a gettare il primo anello intorno al tronco così rude, così rude per la tua debolezza, così difficile ad abbracciare. Col pianto che ti strappava il dolore di questa asprezza e la fatica, hai dovuto lavarti da ogni polvere di umanità per essere più agile e leggera. Perché polvere e fango incrostano e pesano. Ma quanta gioia quando hai visto che il primo tuo fiore, fiorito contro il tronco rude, non ha subìto percossa di durezza umana, non si è appassito nella polvere né lordato nel fango, ma ha potuto olezzare, carezzando il suo sostegno, e imperlarsi di rugiada, solo di rugiada fresca e purificatrice, e di gemme arrubinate che piovevano dall’alto del tronco a far più bella e forte la tua corolla. La tua prima corolla che si empisse di Cielo.
10 Hai voluto riaverla questa gioia e sei salita ancora. Due, tre, dieci anelli sempre più alti sul tronco rude, e sempre più forza e profumo, e sempre più rugiada e cielo e rubini sui fiori sempre più numerosi. Quando sei stata a mezza via, hai conosciuto il nome di quel tronco: era la mia croce. Ed essa ti ha parlato con la sua voce di dolore e di amore. Hai letto sul suo legno, scritte col Sangue del tuo Dio, le verità che sono vita, le hai baciate, ne hai sentito il sapore e hai voluto salire fino in alto, là dove un Volto doloroso ti sorrideva gocciando pianto e sangue: la tua rugiada e i tuoi rubini. Non hai voluto più che questo.
11 Ecco allora che il tuo Maestro e Redentore ha fatto più liscio il tronco del suo trono, sempre più liscio e dolce per aiutarti a salire. Perché l’amore ottiene ricambio d’amore e il mio, che già ti amava fino a volerti tutta per sé, ora che lo amavi con tutta te stessa ti amò con predilezione.
12 Eccoti, piccola voce, giunta alla conoscenza del tuo Bene. Dall’alto del nostro patibolo di redentori‑amanti tu guardi non con desiderio ma con misericordia la Terra lontana, i poveri steli che non sanno venire alla Croce, e guardi il Cielo per pregarlo in loro favore, perché unita al Cristo condividi la sua divina sete di amare e salvare le anime. Dall’alto della Croce tu impari la scienza più alta e, come uccello sulla vetta di un altissimo cedro, canti i suoi insegnamenti perché li odano i poveri steli e vengano verso la Luce.
L’amore redentore.
13 Hai avuto i doni più grandi. Ma il dono dei doni è stato l’amore. Ed Io ti insegno a sempre più salire nella via che è sublime: quella dell’amore. Se passando dal vero amore al piccolo amore tu tornassi ad amare te stessa nelle creature ‑ medita questa grande verità che è la chiave di ogni affezione umana ‑ i tuoi sostegni si allenterebbero dal tronco sublime e riconosceresti il fango amaro che empie ma non sazia.
14 Ama. Me sopra ogni cosa. Per tutto il bene che ti ho dato. Ama il prossimo in Me, nulla sperando da esso, nulla pretendendo. Amalo appunto perché è così incapace di amare e così infelice per non sapere amare. Amalo pensando che ogni prossimo è opera di Dio e che per ogni prossimo Io sono morto. Amalo pensando al mio dolore del Getsemani nel quale ogni singhiozzo rispondeva al nome di uno per il quale inutile sarebbe stata la mia morte. Amalo soprannaturalmente perdonando, compatendo, istruendo, pazientando, soffrendo per esso.
L’amore soprannaturale.
15 Sei povera? Non importa. L’amore non ha, a mezzo di espansione, il denaro: l’amore soprannaturale. Sei malata e impotente? Non importa. L’amore non ha, a mezzo di espansione, la salute fisica e la forza: l’amore soprannaturale. Sei reclusa e il mondo ti ignora? Non importa. L’amore non ha, a mezzo di espansione, la libertà materiale e la notorietà fra le folle: l’amore soprannaturale.
16 Mia Madre era povera e ignorata, reclusa prima nel Tempio e poi nella sua verginità schiva. Eppure vi ha dato il Tesoro. Eppure ha portato fra gli uomini la Parola. Era silenziosa, impotente perché donna, era ritenuta “nulla” dal giudaismo. Eppure nessuna creatura, Me eccettuato, ha parlato le sue parole ed ha agito come Essa.
17 L’amore soprannaturale, perfetto in mia Madre, ha compiuto il prodigio di giungere al Cielo, aprirne le porte, trarne il Tesoro, mettere fra i silenzi del mondo colpevole e le sue ignoranze la Parola che è Scienza, distribuire la Vita col Sangue che come fiume ha avuto sorgente nella roccia di diamante purissimo del suo seno verginale, ha saputo darvi la Grazia, il dono dei doni, o miseri uomini che eravate simili ad animali per la colpa, offrendo, nel silenzio e nell’amore, il suo Gesù dal momento in cui prese Carne al momento che portò la sua Carne al Cielo… Oh! separazione! Martirio della Madre mia! Martirio d’attesa, in attesa di ascendere al suo trono!
18 “Sia fatto di me secondo‑la tua parola” Ella ha detto davanti all’Angelo, nella grotta di Betlemme, nel Tempio, a Nazareth, sul Golgota e sull’Oliveto; ogni volta che il Padre le chiese un sacrificio, e sempre più alto, della sua volontà e del suo amore. Non tanto per esser la Madre di Dio, quanto per aver saputo la Carità ‑ e la pronta ubbidienza al volere eterno è l’acqua regia che prova l’oro della carità ‑ Ella è stata ed è sublime.
19 I doni vengono da Dio. L’amore è merito vostro. Dunque agli occhi di Dio il vostro merito è nell’amore che avete.
20 Io, Maestro, con severità prima e con dolcezza ora, ti istruisco nella Scienza sublime perché per essa come su via sicura tu giunga ben alto. La Carità ti fortifica con la sua benedizione perché tu sempre più proceda nelle sue vie».
L’arte di redimere.[311]
Dice Gesù:
21 «L’altro perché che hai nel cuore è sapere se Io sapevo che Giuda non si sarebbe salvato nonostante quel conato alla salvezza
22 Lo sapevo. E allora perché ero felice? Perché anche il solo desiderio presente, fiore nella landa del cuore di Giuda, faceva guardare benignamente dal Padre questo mio discepolo che amavo e che non avrei potuto salvare. L’occhio di Dio su un cuore! Che vorrei se non che il Padre vi guardasse tutti e con amore? E Io dovevo essere felice per dare al disgraziato anche questo mezzo per risorgere. Il pungolo della mia gioia nel vederlo tornare a Me.
23 Un giorno, dopo la mia morte, Giovanni seppe questa verità e la disse a Pietro, Giacomo, Andrea e agli altri, perché così Io avevo comandato al Prediletto, al quale non fu ignoto nessun segreto del mio cuore. Lo seppe e lo disse perché tutti avessero norma nel guidare poi i discepoli e i fedeli.
24 Sull’anima che, caduta, viene al ministro di Dio e confessa il suo errore, all’amico o al figlio, allo sposo o al fratello che, avendo sbagliato, vengono dicendo: “Tienimi con te. Voglio non più errare per non dare dolore a Dio e a te”, non si deve, oltre alle altre cose, far mancare la soddisfazione di vedere la nostra felicità nel vederli desiderosi di farci felici. Ci vuole un tatto infinito nel curare i cuori. Io, Sapienza, anche conoscendo che nel caso di Giuda ciò era inutile, l’ho avuto per insegnare a tutti l’arte di redimere, di aiutare chi si redime.
25 E ora dico anche a te come a Simon cananeo: “Su, su!” e ti stringo a Me per farti sentire che c’è chi ti ama. Da queste mani scendono punizioni ma anche carezze e dalle mie labbra parole severe ma anche, più numerose e dette con tanta più gioia, parole di compiacimento.
26 Va’ in pace, Maria. Non hai dato pena al tuo Gesù e ciò sia il tuo conforto».
49. Dio lavora i suoi “salvatori”.[312]
(Il
Maestro).
Fibre lavorabili.
Dice Gesù:
1 «Hai mai visto come fanno coloro che vogliono avere della lana soffice per i loro sonni? Chiamano il materassaio il quale batte e ribatte la lana finché è tutta una spuma. Più la lana è battuta energicamente e più diviene soffice e pulita, perché la polvere e i detriti cascano al suolo e i bioccoli restano ben mondi e spumosi.
2 Lo stesso, peggio ancora, lo si fa se quella lana la si vuole filare o tessere. Allora entra in opera anche il pettine di ferro che districa rudemente la lana e la rende stesa come capelli ben pettinati.
3 Così fa chi fila lino e canapa; e persino la seta del bozzolo, per essere usata, deve prima subire il tormento dell’acqua bollente, della spazzola ruvida e della macchina che la torce.
4 Anima mia, se questo è necessario fare per delle fibre naturali onde farne vesti e giacigli, come non deve farsi lo stesso con la vostra anima per lavorarla alla vita eterna? Voi siete una fibra ben più preziosa del lino, della canapa e della lana. Da voi deve uscire la stoffa di vita eterna.
5 Ma, non per imperfezione divina ‑ poiché Dio crea le cose perfette ‑ sebbene per imperfezione vostra, le vostre anime sono selvagge, arruffate, piene di asprezze, di detriti, di polvere, non atte, insomma, ad essere usate per la Città divina dove tutto è perfetto.
La volontà di Dio.
6 Perciò la previdenza, la provvidenza, la bontà paterna del vostro Dio vi lavora. Con che? Con la sua Volontà. La Volontà di Dio è lo strumento che fa di voi, fibre inselvatichite, stoffe preziose e preziose lane. Vi lavora in mille modi: offrendovi delle croci, illustrandovi il bello di una mortificazione e attirandovi col suo invito a compierla, guidandovi con le sue ispirazioni, mortificandovi col suo paterno castigo, torcendovi colla guida dei comandamenti.
7 Questi, con la loro necessità che per volgere di secoli non cambia forma e vigore, sono proprio quelli che fanno di voi un filato resistente e regolare, atto a formare la stoffa di vita eterna. Le altre cose, poi, formano la stoffa di vita eterna, e più voi siete docili alla volontà del Signore e più la stoffa si fa preziosa.
8 Quando poi non solo la seguite con docilità, questa Volontà benedetta che opera sempre per vostro bene, ma con tutte le vostre forze chiedete a Dio di farvela conoscere perfettamente per perfettamente eseguirla, costi quel che costi e abbia la forma anche più contraria alla vostra umanità, quando agite così la stoffa si orna di ricami come un broccato.
9 Se poi a tutto questo aggiungete la perfezione di chiedere per voi una Volontà di dolore per essere simili a Me nell’opera di redenzione, allora nel broccato inserite gemme di incalcolabile valore e della vostra originaria fibra imperfettissima fate un capolavoro di vita eterna.
L’inlavorabile.
10 Ma, o Maria, quante poche le anime che si sanno far lavorare da Dio!
11Dio ha per voi sempre mano di Padre perfettissimo nell’amore e opera con Intelligenza divina. Sa quindi fino a che punto può calcare la mano, e quale dose di forza vi deve infondere per rendervi atti a subire le operazioni divine.
12Ma quando l’uomo si ricusa al buon Padre che avete nei cieli, quando si ribella alla sua Volontà, quando annulla col peccato i doni di forza che il Padre gli dona, come può il Padre che è nei cieli lavorare quell’anima? Essa rimane selvaggia, si carica anzi sempre più di grovigli e di impurità. E Io piango su lei vedendo che nulla, neppure il mio Sangue, effuso per tutti, la rigenera alla bontà.
13 Quando poi un’anima non solo si rifiuta al lavoro di Dio ma cova in sé astio per il Padre e per i fratelli, allora l’opera Nostra scompare totalmente e si insedia, in quel groviglio di passioni sregolate, il Padrone del peccato: Satana.
I mietitori soprannaturali.
14 È allora che deve subentrare l’opera paziente e generosa delle vittime. Queste lavorano per sé e per gli altri. Queste ottengono che Dio torni, con miracolo di grazia, a lavorare quell’anima dopo averne fugato Satana col fulgore del suo aspetto.
15 Quante sono le anime che mi salvano le vittime! Siete i mietitori soprannaturali che mietete messe di vita eterna consumandovi nell’ingrato lavoro pieno di spine. Ma ricorda che, coloro per cui occorre sacrificare sé stessi per primi, sono quelli del nostro sangue.
16 Io non ho distrutto i legami di famiglia. Li ho santificati. Ho detto di amare i parenti di amore soprannaturale. E quale più alto amore, di avere carità delle anime malate del nostro sangue? Ti parrebbe normale colui che facesse gli interessi di tutti meno quelli della sua casa? No: diresti che è un pazzo. Lo stesso è fuori della giustizia che uno provveda per i bisogni spirituali del suo prossimo lontano e non metta in prima linea il suo sangue più stretto.
17 Sai come regolarti. Non curarti se riceverai ingratitudine. Quello che non ti darà lei[313], te lo darò Io. Intensifica il sacrificio per lei.»
50. Lo scultore e la sua opera.[314] (Il metodo).
Lo Scultore divino.
Dice Gesù:
1 «Eccomi a medicarti tutta. Ma, povera Maria, certe ferite sono necessarie e rientrano nel lavoro che un’anima deve subire per formarsi nella forma che l’Artefice divino le vuole dare. Il blocco di marmo già sbozzato dice a sé stesso: “Mi pare che basti di essere martellato, scalfito, scalpellato. Sono bello abbastanza e rendo l’idea dello scultore”. Ma lo scultore non la vede così, e picchia, e scalpella ancora finché l’opera è perfetta. Lo stesso, Io con le anime; e quanto più ho disegni speciali su un’anima, tanto più la lavoro.
I “salvatori” sono in continuo lavoro per i fratelli.
2 Dunque senti. Tu sei immersa da qualche mese nella pace e nella gioia mistica. Ma non ti devi dimenticare che molti non lo sono e che tu ci sei unicamente per grazia mia. Ora, ecco, la bufera di ieri è servita proprio a ricordarti queste due cose.
3La prima è che tu sei una povera, povera creatura piena di manchevolezze e hai un grande bisogno di aiuto da tutti per non mancare, hai soprattutto bisogno della amabilità del tuo Gesù. Se Egli ti posa a terra per un attimo, fai come un bambino di pochi mesi: cadi subito, ti sporchi e ti fai del male.
4La seconda è che l’anima vittima è in continuo servizio per i suoi fratelli. Guarda, Maria, quanti, quanti, quanti sono portati alla desolazione, e alla disperazione, da un complesso di circostanze. Il vivere e il convivere, soprattutto, sono tante trappole per attanagliare le povere creature e portarle a dubitare di sé stesse, degli altri, di Dio. Non tutti, o Maria, hanno Me nel modo come tu mi hai. E se tu, avendo Me, soffri così della altrui maniera d’agire, pensa cosa devono soffrire gli altri che non hanno il mio petto per piangervi sopra.
5 Tu mi hai sempre avuto, anche quando ti credevi sola e non venivi a Me. Non venivi, ma venivo Io. La mia vicinanza non vista è bastata a metter pace nelle tempeste del tuo cuore. Una pace relativa poiché tu, allora, non mi aiutavi. Ma era sempre tanta da impedire il tuo naufragio. Ma gli altri!… Gli altri che mi sono nemici, gli altri che hanno talmente intiepidita la fede, da non essere più fede!… Essi, nella tempesta, non hanno il Maestro.
I “salvatori” bevono al posto di Gesù il fiele e l’aceto.
6Se mi stessi attenta, quando ti parlo! Te ne ho parlato in questi giorni sul come devi trattare tua madre[315] e sulla necessità, per le vittime, di bere al mio posto il fiele e l’aceto[316]. Perciò sta’ calma. Lo hai bevuto, non troppo lietamente, in verità. Ma lo hai bevuto. Non è stato senza scopo. Offri il tuo dolore, il tuo avvilimento per non essere stata più brava. Offri tutto per i fratelli.
7 E non dubitare di Me. Il tuo Maestro capisce meglio di tutti. Se tu avessi avuto rancore o se avessi inveito contro Me, mi avresti ferito. Ma la tua umiliazione verso tua madre e il tuo rifugiarti in Me per aiuto, hanno annullalo quel che è dato dallo squilibrio del tuo dominio.
8 Sei una bimba che ha fatto le bizze. I bimbi sono perdonati, specie quando sono malati e quando si pentono d’esser stati bizzosi. E Gesù ti perdona. Vedrai che anche il Padre[317], che parla in mio Nome e per mia ispirazione, ti dice lo stesso. Vuoi farne la prova? Non li dare questo quaderno prima della confessione e confessati. Vedrai.
9 Sii buona e fiduciosa. Amami e soffri. Pensa che solo Io ti amo come ti occorre essere amata, che solo Io ti comprendo alla perfezione, che solo Io ti posso consolare veramente. Soffri… Ce ne è un bisogno infinito in questi giorni: per tutti e specie per voi italiani.
Cisterne di carità.
10 Ti ho detto d’essere cisterna di carità[318] per dare a tutti le dolci acque dell’amore. Ma ti dico che devi, per una operazione dolorosissima, depurare anche le acque amarissime dell’odio all’Osoppo di dissetare sempre più i fratelli morenti di tante seti.
11 I bisogni crescono, bisogna cresca la cisterna. E dato che sarebbe sacrilego e stolto unire l’amore all’odio e corrompere la dolcezza dell’acqua d’amore con l’amarezza dell’acqua dell’odio, a costo del tuo dolore devi metterti come un filtro soprannaturale: assorbire tu tutto l’amaro, lasciar filtrare l’acqua depurata onde cresca l’onda nella cisterna della carità.
12 Chi ha dato un bicchiere d’acqua in mio Nome sarà benedetto. Ma chi quel bicchiere se lo spreme dal cuore, che avrà? Pensalo tu e sali».
51. Volontari della sofferenza.[319]
(Il discepolo)
Piccoli crocifissi che si immolano per amore.
Dice Gesù:
1 «Quando la natura umana sa tanto ricordarsi la sua origine da saper vivere nel soprannaturale, diviene più alta di quella angelica ed è agli angeli ragione di ammirazione.
2 Quando avviene questo? Quando una creatura vive inabissata nella mia Volontà, interamente abbandonata a Me, non vivendo, non amando, non agendo che per Me e con Me. Allora eleva la sua carne ad un grado non concesso agli angeli, i quali non conoscono le ansie della carne e non hanno il merito di domarle. Quando poi la creatura crocifigge sé stessa per amore del Maestro crocifisso, allora diviene ragione di ammirazione alle schiere angeliche, le quali non possono soffrire per amor mio e crocifiggere sé stesse come Gesù, Redentore del mondo e Figlio dell’Eterno.
3 Intorno alla mia Croce, come già intorno alla mia cuna, erano schiere di angeli adoranti, perché cuna e croce erano l’alfa e l’omega della mia missione di Redentore. Ma anche intorno ai piccoli crocifissi che si immolano silenziosamente per legge di perfetto amore, sono le schiere degli spiriti angelici, perché vedono Me in voi che per Me morite.
Agnellini fra le mani del Pastore buono.
4 Lasciami dunque fare. Fare fino in fondo. Fra poco Io ti sarò padre, madre[320], oltreché fratello e sposo. Non avrai più che Me fra poco. Vieni, il colpo è duro, ma siine avvertita e sii generosa. Lasciami fare. Non faccio nulla che non abbia sigla d’amore. Sii come un agnello da poco nato fra le mie mani di pastore buono. Se il tuo Pastore ti fa mangiare quest’erba amara, anche questa, è perché ti vuol dare un posto più bello nel suo Cuore. E non aver paura. Io ti aiuterò. Ti aiuto sempre, lo vedi.
5 Ho bisogno del tuo dolore. Del dolore assoluto, completo, profondo. Tu non sai che valore avrà nelle mie Mani. Quando lo saprai dirai che ho valorizzato al mille per cento il tuo soffrire e me ne ringrazierai. Ringraziamene però sin da ora con fiducia e con amore.
Fedeli voci che ringraziano.
6Nel coro delle voci che salgono dalla terra al Cielo mancano le voci che ringraziano. È una nota muta, e ciò è molto male. È un grande demerito per la stirpe di Adamo che, amata e beneficata in suprema maniera dal Dio Uno e Trino, non sa ringraziare. Ma se ciò sarà perdonato agli analfabeti dell’Amore, a coloro che l’Amore stesso istruisce non viene concesso di non farlo. Quando un piccolo bimbo commette un errore o lo commette un povero ignorante, lo si compatisce. Non così quando lo stesso errore lo fa un adulto e un colto.
7 Ti sei educata dal Maestro e non devi mancare all’insegnamento del Maestro. Ti ho cresciuta col mio amore come si cresce un pargolo col latte. Sii fedele all’Amore in tutte, tutte, tutte le cose.»
Sete di espiare per il mondo.[321]
8 Proprio ottenuta con lacrime, perché sento l’insofferenza di questo cuore, ottengo queste parole per Suor G.:
9 «Figlia, figlia, figlia mia. E non ti sei lasciata prendere dal desiderio delle grandi altezze dove si libra la Croce? E non ti ho detto l’ultima volta: “Vai con la mia pace. E ti sia viatico nei tuoi grandi bisogni”? Perché Io lo so cosa aspetta ad ogni uomo. Perché lo sapevo che avevi bisogno di un viatico. Perché Io so che a chi compie la volontà di Dio è serbato gran premio. Perché Io so cosa è l’ora del Getsemani. Per tutto questo dolore che è sulla terra, per tutta la gloria che è nel Cielo per i generosi, Io ti ho dato la mia pace a viatico. E tu, poiché ti sei fatta prendere dal desiderio delle grandi altezze dove si libra la Croce, impara a ripetere le parole della Croce e specie, per il tuo caso, la prima e le due ultime, congiunte dalla catena d’oro della sete di espiare per il mondo. La pace a te, Maria Gabriella, la pace a te, e ancora la pace a te».
52. L’altare dei profumi[322]. (L’altare)
I profumi mistici.
1Ieri nessun dettato. Riposo per le mie povere spalle, rotte dal molto scrivere dei giorni passati. Ma non assenza di favori celesti. Tanta pace per prima cosa, e poi presenza visibile dei miei Amici del Cielo e le loro carezze e, sensibile anche ad altri, quel profumo di rose che talora è schietto come vi fossero cespi di rose appena colte in camera, tal altra pare fuso con un odore tenue di iodio o di aceto come se le rose fossero appassite un poco sul loro stelo. Il profumo viene lentamente, in principio è appena una sfumatura, poi si afferma e cresce venendo come a ondate, talora intensissime, tal altra meno forti. Poi dilegua come è venuto.
2 Generalmente è odore di rose. Ma qualche volta è complesso come vi fossero gardenie, gelsomini, violette, mughetti, gigli e tuberose. Non sento mai odore di garofani, di giaggioli, giunchiglie e fresie o altri fiori. Solo quelli che ho nominato sopra.
3 Penso sia portato da qualche “Amico” o venga con la benedizione di Padre Pio[323]. Ma non so di preciso. E lo saluto ogni volta con un ringraziamento dicendo: “Chiunque tu sia, grazie per la tua sensibile protezione”. Perché io mi sento protetta quando sono fra quelle fragranze, ancor più del solito. Come fossi fra le braccia di chi mi ama con la perfezione di un santo.
4 Adesso, prima di scrivere quello che ho scritto, ho preso la Bibbia e l’ho aperta a caso. Mi si è aperta all’incontrario. Pensi lei se era a caso! E, girato il libro nel senso giusto, vedo: Cap. 30 dell’Esodo: L’altare dei profumi.
5 Gesù mi dice: “Lascia aperto lì. È la lezione di oggi. Prima scrivi tu sui profumi che ti mando e poi parlerò Io su quelli che voglio tu mi mandi”.
Ho scritto e attendo.
La metafora dell’altare biblico.
Dice Gesù:
6 «Ad ogni anima che mi ama Io dico: “Fai del tuo cuore un altare su cui profumi il tuo amore davanti alla mia santità”. Ma, ai miei prediletti dò più minuto comando. Perché vi voglio perfetti. Lo voglio per amore e lo voglio per giustizia. Ogni dono esige un ricambio. Io vi ho dato oltre misura. Voi dovete darmi senza misura.
7 Comprendimi come voglio tu sia, sotto la metafora dell’altare biblico[324].
8 Come deve essere il tuo cuore altare del profumo? Di materia preziosa all’interno e all’esterno e in ogni sua parte.
9 Nel legno di setim è nascosto il significato della preziosità, dell’incorruttibilità, della resistenza e della leggerezza. Questo legno, prezioso per la sua poca quantità e per le sue doti, era dotato di queste qualità. Prezioso perché scarso e raro in tronchi tanto robusti da poter essere squadrato in blocchi di un metro di altezza per mezzo di lato. Incorruttibile all’azione dell’acqua e dei tarli per la sua durezza che aumentava più diveniva vecchio, come si faceva più prezioso il colore che dalla tinta di un giallo paglia carico diveniva piano piano sempre più scuro sino apparire, nero come l’ebano. Resistentissimo perciò all’azione deleteria dell’umido e dei tarli, era particolarmente usato per quegli oggetti che per il loro uso si voleva fossero preservati da rapida usura. Gli oggetti sacri per primi. Nello stesso tempo era di un peso leggero più di altri legni, meno resistenti ma molto più pesanti. Atto perciò ad essere usato in oggetti che all’occorrenza dovevano essere trasportati a braccia per rispetto.
La realtà del cuore consacrato.
10 Il tuo cuore deve essere così. Prezioso perché formato dall’amore e dall’unione con Dio e dalla generosità nell’amore. Incorruttibile all’azione deleteria del senso e della tentazione, dell’insidia satanica, i tre tarli dell’anima, perché l’amore generoso e l’unione rendono le fibre dei cuori incorruttibili all’azione disgregatrice che viene dall’esterno. Come può entrare altro in un cuore che è pieno di Me? Come può entrare corruzione dove è saturazione di Colui che non ha mai conosciuto in eterno ciò che sia corruzione? Come può entrare Morte là dove ha dimora il Vivente?
11 Durissimo, fortissimo, resistentissimo deve essere il tuo cuore. Un blocco su cui come ala di mosca inutilmente scorrono le forze avverse. Tu sei di Dio. Su ogni tua fibra è il mio sigillo. Nessun altro segno vi deve essere. Irrobustisciti sempre più nell’amore e nell’unione per rendere sempre più resistente il tuo cuore a tutto ciò che non è il tuo Dio.
12 Leggerissimo sia nel contempo. Non imprigionato da nessuna radica di umanità, non appesantito da nessuna materialità, né da convenzioni meschine. Non avvilire mai il tuo spirito e la tua fede con piccinerie. Sono due cose celesti e devono esser conservate in atmosfera soprannaturale.
I lati dell’altare: sacrificio e virtù cardinali
13 Molto ti ho dato perché molto tu mi dia. Molto ti ho insegnato perché tu mi serva con sapienza. Non lo dimenticare. Come Io ti ho presa, te meschina, per portarti molto più su di dove non meritavi di venire, così tu devi con ogni studio evitare di scenderne, anzi devi con le tue forze di volo cercare di sempre più salire. Non avere paura di non essere capace. Io ci sono che veglio e aiuto. Tu mettevi tutta la tua volontà.
14 Quadrato il tuo spirito come pietra angolare. Le virtù siano i lati e le facce di questo tuo spirito divenuto altare del profumo per Me. E si appoggi su base di sacrificio: questo il lato che posa al suolo. Sulla misera terra che va salvata col sacrificio. Abbia i quattro lati che salgono fatti di temperanza, fortezza, giustizia e prudenza, e il lato superiore, quello opposto alla base, fatto di carità. La carità viene dal Cielo e tende al Cielo. La carità è pietra dell’altare sul quale si consumano le oblazioni in omaggio a Dio e in propiziazione dei fratelli. i due corni siano la speranza e la fede.
La copertura: le virtù teologali
15 E come si conviene alle tre teologali virtù e alla dignità dell’altare, sia tutto ricoperto d’oro finissimo. Ogni molecola dell’oro è data da un tuo atto d’amore e di sacrificio. Sacrificio e amore: l’amalgama prezioso che riveste di splendore l’altare del cuore. Tutto in oro deve essere ciò che ha attinenza a Dio. Il tuo olocausto, profumo gradito a Dio più di quello di tutti i fiori della terra, deve essere offerto su utensile degno del Signore. L’oro, dunque, che l’uomo ha pervertito come metallo facendone strumento di delitto, ma che l’anima vuole, spiritualmente, possedere per offrirlo al culto di Dio.
La cornice: vigilanza.
16 La cornice deve essere data dalla tua vigilanza che sorveglia sempre perché non si abbia ad affievolire il fuoco profumato del tuo amore. Gli anelli sono la tua buona volontà, le stanghe la tua prontezza a servire Iddio, lasciandoti portare dove Egli vuole.
17 E terrai costantemente questo altare davanti a Me. Davanti all’Arca della Testimonianza di Dio che è il tuo Salvatore, Verbo del Signore velato da carne umana. Attraverso questo velo lo ti parlerò. Perché ancora devo usare mezzi atti alla tua condizione di vivente. Quando sarà il tempo della tua pace, allora parlerò al tuo spirito ed esso mi comprenderà unicamente col mirarsi nella luce del Cielo.
Profumo e oblazione: immolazione d’amore.
18 “E Aronne brucerà sopra di esso un profumo”.
19 Chi è Aronne? Ma Io! Io sono il tuo Sacerdote e Pontefice, ed Io sull’altare che tu mi hai preparato brucio mattina e sera il profumo di soave fragranza della tua immolazione d’amore. Mattina e sera, cioè sempre. Tu mi devi fornire questo incenso perché Io lo consumi. Per te, per i tuoi fratelli e per gloria di Dio, lasciati ardere.
20 Vi sono in oriente piante di preziosi aromi, le quali più ne dànno più sono ferite e scorticate dall’uomo. Se vengono lasciate senza ferite non hanno nulla di diverso dalle altre piante. Fronde verdi e scorza rugosa e senza profumo. Ma se il ferro apre ferite, ecco che, come lacrime spremute dal dolore, gocciano stille di balsami che servono per profumare gli oli e preservare dalla corruzione. E la pianta deve esser sempre ferita per dare, dare, dare sino alla sua morte. Se la lasciano stare, la ferita si rimargina e le preziose stille non gemono più.
21 Medita e impara.
22 Su questo altare nessun altro profumo o oblazione o vittima deve esser posta. Ma unicamente il profumo della tua carità, l’oblazione di te stessa, vittima offerta alla Carità divina per carità di tutti.
Sacrificio di espiazione per i peccati.
23 “E una volta all’anno” è detto nell’Esodo “Aronne farà l’espiazione col sangue offerto per il peccato”. Ma Io ti dico: “E ogni volta che Io voglio farò col tuo sangue, spremuto e sparso sotto il coltello del Dolore, Io farò sacrificio di espiazione per i peccati del mondo”.
53. Potenza dell’immolazione.[325]
(La
palestra)
La palestra dei santi.
Dice Azaria:
1 «Anche oggi poche parole che vengono dai Cieli per pietà del tuo soffrire fisico, ma tutta, tutta la gioia spirituale a compenso di tutto il dolore.
2 L’averti persuasa, attraverso questa passione e questa persecuzione che ti hanno data, che l’Opera è proprio da Dio, ti deve far riguardare questa tortura ‑ che Dio ha permessa per mettere a prova i metalli dei cuori, il tuo e quello degli altri, saggiarne la materia e misurarne le vibrazioni al tocco del soprannaturale‑ come cosa buona, non inutile e sterile.
3 Ti è stato spiegato altre volte. Dio, il Padre buono, a rendere meno malvagie le azioni di Satana e degli uomini, non le lascia passare senza trarre da esse un merito per chi le subisce.
4 Hai mai riflettuto, o Maria, che anche la nequizia satanica, che si crede libera di fare, padrona di torturare, capace di competere con Dio, di cui si crede uguale, e di beffare e contraddire Dio, finisce a servire ai disegni di Dio, facendo brillare più vive che mai le azioni dei figli di Dio?
5 Oh! non c’è che un Dio. E tutto è a Lui soggetto. Anche l’Avversario, che gli si crede simile, non è che un soggetto, e, volendo nuocergli, in realtà lo serve perché aumenta la corte celeste, ossia la gloria di Dio, dei santi che egli tentò e tormentò, e che seppero resistergli ed esercitare le virtù sotto la sferza della persecuzione.
6 Sì, i santi, che senza l’Avversario sarebbero divenuti dolcemente santi, unicamente per riconoscenza ai doni gratuiti di Dio, per l’opera del demonio divengono fortemente santi, perché devono per tutta la vita lottare contro le sue insidie, tanto più vive quanto più egli capisce che sono prede che gli sfuggono. Ecco perché tutto è provvidenza che amorosamente segue un disegno di bene, anche se alla limitatezza umana ciò non può apparire.
7 Lo so! Capire questo è difficile per chi è sotto la morsa del dolore. Ma tu, anima mia, vivente già nell’aurea pacifica e beatifica che ti avvolge scendendo dai Cieli, vivendo già nella luce che illumina ogni vero, esperta ormai del linguaggio sapienziale che si parla in Cielo[326], fatta felice dai sorrisi e sguardi che noi, che ti amiamo, ti diamo per dirti che ci sei cara ‑ e oso unire il mio sorriso e sguardo di creatura angelica, tanto inferiore a Dio, a quelli divinamente perfetti di Dio, del tuo Gesù e della Regina nostra gloriosa ‑ tu, che mentre le tenebre cercano di fasciarti di tenebre per darti paura e dolore, conservi sempre lo sguardo fisso nella Luce che ti ama, tu comprendi questa verità e dici con me: “Tutto è provvidenza che amorosamente segue un disegno di bene”.
8 Tu fai questo continuo atto di fede, speranza e carità, perché credi nella Bontà Sapiente del Signore, perché lo ami e ami coloro che, ferendoti, ti danno una corona di più, li ami col Cristo “perdonandoli perché non sanno ciò che fanno”[327], e perché speri fortemente che per questo soffrire il Signore ti darà una più grande e sollecita pace.
Utilità del soffrire.
9 Leggiamo Paolo, ora, il beato Paolo che dà un’altra versione sulla utilità del soffrire.
10 È cosa vera che raggiungere la santificazione vuol dire soffrire, mentre seguire la Tentazione vuol dire materialmente godere. Perché la via della santificazione è cosparsa di rinunce, di lotte, di dolore, mentre la via della Tentazione è cosparsa di appagamenti e di una apparente calma che è inganno celante la verità della disperazione futura ed eterna.
11 Ed è anche vero che non vi è creatura che non abbia mai ceduto alla Tentazione, facendo dono di sé stessa delle proprie membra ‑ e non di esse sole, ma anche dell’intelletto che consente e dell’anima che non reagisce ‑ alle immondezze di varie specie che vengono dette “peccati” e che sono altrettante disubbidienze ai Comandamenti di Dio e ai precetti santi.
10 Per questo consentire alla colpa l’uomo merita il castigo, tanto più grave
quante e quali sono le colpe. Né viene annullato del tutto il debito dovuto a Dio col Sacramento della Penitenza che cancella il peccato, ma richiede ancora ‘espiazione per esso’. Ebbene, la bontà del Padre dà alla creatura di espiare sulla Terra, facendo servire alla conquista del Bene eterno quelle stesse cose: le membra, l’intelletto e lo spirito, che avevano stoltamente acconsentito al male. Ecco allora che, come raccomanda l’Apostolo, l’uomo può, con ciò che servì al peccato, servire alla giustizia e riparare il passato conquistando la santificazione.
11 Una dolce schiavitù, questa, di seguire e servire la giustizia, una schiavitù santa per ottenere la libertà senza fine. Coloro che sono i servi del mondo la deridono e deridono come stolti coloro che in essa sapiente schiavitù si mettono, rifiutando le false libertà del mondo e della carne, scontabili in perpetua schiavitù tremenda nell’altra vita.
12 Ma voi, anime di giusti, che preferite la mortificazione e abbracciate il dolore come l’amico più sicuro per andare a Dio, come il trasformatore più certo dell’uomo animale in uomo spirituale[328], e poscia in spirito regale nel Regno celeste, in figlio di Dio nella Patria di Dio, guardando il tempo in cui ancora non eravate in questo servizio del Bene, che dite? Era forse libertà vera quella di allora? Vi dava realmente dell’utile? No. Nelle strette delle mortificazioni, talora del dolore, non vi sentite forse ricchi e beati per dei doni reali i quali non passeranno, ma anzi, completi, perfetti, beatifichi, aumenteranno quando li potrete godere nel Cielo, da spiriti capaci di gustare completamente ciò che da uomini non poteste gustare per limitatezza delle vostre forze?
13 “Certamente la fine delle cose vergognose è la morte” dice, Paolo. Mentre, con la liberazione dalle schiavitù del senso e del peccato, e col servizio leale di Dio, la fine è la pace, la gloria, la Vita, il Possesso di Dio.
14 Amate dunque la sofferenza e la mortificazione, come mezzi di espiazione in un primo tempo, di santificazione poi, e lodate il Signore che vi concede di offrire un sacrificio continuo, più eletto di quello di offerte materiali di denaro o di doni simili agli arieti e ai vitelli dell’antica Legge[329] Il sacrificio della vostra volontà, delle vostre passioni, di tutto l’io alla paterna provvidenza di Dio, perché vi conduca, come ha condotto suo Figlio anche alla morte di Croce, per essere oltre che redentori vostri, redentori dei vostri fratelli.
15 Sì, Maria. Offri per i tuoi fratelli e confratelli il tuo sacrificio. Di’ col tuo Gesù: “L’anima mia è turbata”[330]. Non sei da più di Gesù. Egli ha provato il ribrezzo per il dolore e la morte[331]. Lo puoi provare tu pure e confessarlo umilmente.
Potenza dell’immolazione.
16 Ma prosegui: “E che dirò? Padre salvami da quest’ora? Io sono venuta appunto per quest’ora”, ossia perché, col sacrificio totale, si aumenti la gloria di Dio con la conquista di molte anime a Dio.
17 E chiedi, certa di essere ascoltata, che dove tu vai essi pure siano, ossia in Dio[332]. L’immolazione ottiene tutto ciò che chiede. E non c’è cosa più grande, per mostrare ai tuoi fratelli e confratelli il tuo amore, di questa di compiere il tuo sacrificio chiedendo per essi la Luce e l’Amore per salvezza e gloria futura».
Immolarsi per salvare[333].
Dice Gesù:
18 «La prima volta mio Padre per purificare la terra mandò un lavacro d’acque, la seconda mandò un lavacro di sangue, e di che Sangue! Né il primo né il secondo lavacro sono valsi a fare degli uomini dei figli di Dio. Ora il Padre è stanco, e a far perire la razza umana lascia che si scatenino i castighi dell’inferno, perché gli uomini hanno preferito l’inferno al Cielo e il loro dominatore: Lucifero, li tortura per spingerli a bestemmiarci per farne dei suoi completi figli.
19 Io verrei una seconda volta a morire, per salvarli da una morte più atroce
ancora… Ma il Padre mio non lo permette… Il mio Amore lo permetterebbe, la Giustizia no. Sa che sarebbe inutile. Perciò verrò soltanto all’ultima ora. Ma guai a quelli che in quell’ora mi vedranno avendo eletto a loro signore Lucifero! Non vi sarà bisogno di armi nelle mani dei miei angeli per vincere la battaglia contro gli anticristi. Basterà il mio sguardo.
20 Oh! se gli uomini sapessero ancora volgersi a Me che sono la salvezza! Non desidero che questo e piango perché vedo che niente è capace di fare loro alzare il capo verso il Cielo da dove Io tendo loro le braccia.
21 Soffri, Maria, e dì ai buoni di soffrire per sopperire al mio secondo martirio che il Padre non vuole Io compia. Ad ogni creatura che si immola è concesso di salvare qualche anima. Qualche… e non è a stupirsi siano poche le concesse ad ogni piccolo redentore se si pensa che Io, il Redentore divino, sul Calvario, nell’ora dell’immolazione, di tutte le migliaia di persone presenti al mio morire sono riuscito a salvare il ladrone, Longino, e pochi, pochi altri…».
Potenza d’impetrazione.
22 Riflessione su un discorso che mi viene riportato, in cui è detto che molto si conta sulle mie preghiere per ottenere, avendo riconosciuto che ciò che ho chiesto si è avverato.
23 “Non me ne viene nessun orgoglio, ma una più profonda gratitudine a Dio che è tanto buono da permettere che io sappia ottenere la felicità d’altri cuori. Ma a questi cuori voglio dire, e lo dirò ‑ specie a quello che stamane m’ha fatto sapere il suo pensiero ‑ che non è per mio merito che ciò avviene. Tutti potrebbero arrivare alla stessa capacità se volessero. Non v’è un metodo o uno studio speciale per arrivare a questa potenza d’impetrazione.
24 L’importante è di fare del proprio cuore una greppia di Betlemme per accogliervi Gesù infante e di sé stessi una croce per portare Gesù Redentore. Quando lo portiamo così: indissolubilmente, noi non diveniamo che un complemento di Lui, e Lui solo è il vero protagonista di ogni cosa. Il segreto per avere tutte le grazie che il prossimo attribuisce ai nostri meriti inesistenti, è unicamente questo nostro annullamento nel Cristo, così completo da dissolvere la nostra personalità umana e da obbligare Gesù ad agire Lui solo in ogni evento. Noi non facciamo che portare a Lui le voci dei singoli unite a un bacio d’amore. Il resto lo fa Lui”.
54 Eroicità delle eroicità nel sacrificio.[334] (Le qualità)
Generosità di rinunciare al matrimonio.
Dice Maria:
1 «Ci sono delle generosità particolari la cui fragranza è emanata unicamente dalle anime che sono une col mio Signore ed il cui profumo è apprezzato unicamente da Dio o da chi già vive nel regno di Dio.
2 È generosità sapere rinunciare alla libertà e chiudersi in un convento interdicendosi quelle gioie umane che Dio ha permesso ed il Figlio mio ha benedetto perché entrano nel campo dei disegni creativi e perpetuano, per mezzo delle creature, l’opera del Creatore.
3 Sorgente eterna di nuovi spiriti, il Padre crea nel Cielo le anime. Semi destinati a far seme, esse si rivestono d’una carne e, divenute maschio e femmina, in unione di due carni in una, creano in terra nuove vesti per le nuove anime destinate a scendere sulla terra e popolarla di creature di Dio.
4 Non vi è gioia più grande, dopo quella di amare il Signore, di essere madre di una creatura propria e dire: “Io ti ho formato, io ti ho nutrito e portato, io ti ho dato il mio sangue e il mio latte, le tue carni sono le mie e il mio pensiero è tuo perché tu sei il pensiero e lo scopo della tua mamma”.
Generosità di offrirsi vittima.
5 Vi è una maternità più alta, ma quella non è già più umana ed è già compresa nella grande, insuperabile, prima gioia fra tutte, dell’amare il Signore, perché è l’amore totale al Signore nostro santissimo che ci fa amare le creature al punto di divenire madri per loro, pronte a dare loro la vita attraverso il nostro dolore e allo scopo di dare aumento di gloria all’Eterno aumentando i cittadini del suo Regno.
6 È generosità offrirsi vittime per il mondo. È una grande generosità perché vi fa simili al mio Gesù, Vittima innocente, santa, consumata dall’amore. Ma vi è una generosità ancora più grande: la generosità eroica nella sua generale eroicità.
Eroicità delle eroicità.
7 Dio, grande in una maniera a voi inconcepibile, compensa con fiumi di delizie le anime generose. Si comunica ad esse in spirituali contatti. Dà luci che sono parole e parole che sono luci. Dà vitalità che sono riposo e riposo sul suo Cuore che è vitalità. Si fa sostegno dell’anima generosa e si unisce alla stessa quando vede che la generosità della creatura è stata così violenta da non misurare le forze, di modo che la creatura flette, come il Figlio mio, sotto un peso esorbitante al quale non si rifiuta, ma chiede solo le sia sollevato un momento per potersi rialzare e procedere, sino al culmine, perché è nel sacrificio totale che sa di raggiungere la gioia.
8Ebbene, l’eroicità dell’eroicità nel sacrificio è quando una creatura spinge il suo amore a saper esser generosa anche nel rinunciare a questo conforto di avere l’aiuto e la presenza sensibile di Dio.
La scienza del sacrificio.
9 Maria, io l’ho provato. Io so. Io ti posso ammaestrare in questa scienza del sacrificio. Poiché questa non è più semplice istruzione, è Scienza. Chi giunge a questo punto non è scolaro: è docente in quella che è la più difficile delle scienze: il saper rinunciare non solo alla libertà, alla salute, alla maternità, all’amore umano, ma il saper rinunciare al conforto di Dio che rende sopportabili tutte le rinunce, non solo: le rende dolci e desiderate. Allora si beve l’amaro che bevve mio Figlio e si conosce la solitudine che cinse il mio Cuore dal mattino dell’Ascensione alla mia Assunzione. È la perfezione del soffrire. Eppure, Maria, io ero, nel mio soffrire, felice. Non era egoismo in me, ma solo carità accesa.
10 Come avevo saputo, per gradi ascendenti, compiere tutte le offerte e le separazioni, sempre tenendo presente allo spirito che l’offerta e la separazione che lo trafiggevano compivano la volontà e aumentavano la gloria di Dio, mio Signore, e successivamente staccarmi dal Figlio mio per la sua preparazione alla missione, per la sua predicazione, per la sua cattura, per la sua morte, per la sua sepoltura ‑ tutte cose di cui sapevo la breve durata ‑ così seppi sorridere e benedirlo, senza tenere conto delle lacrime del cuore, nella prima alba del quarantesimo giorno della sua vita gloriosa, quando, senza testimoni come nel mattino della Risurrezione, Egli venne a darmi il suo bacio prima di ascendere al Cielo.
11 Io, Madre, perdevo il Figlio con la sua presenza che mi dava gioia ineffabile. Ma io, sua prima credente, sapevo che per Lui finiva la sosta nel mondo nemico, che se più non poteva nuocergli, poiché era ormai irraggiungibile alle insidie dell’uomo, non cessava però d’essergli ostile.
12 Si aprissero i Cieli per accogliere nella gloria il Figlio che tornava al Padre dopo il dolore. L’Amore trino si ricongiungesse senza più necessità di separazioni. Mi venisse pure a mancare la luce e il respiro poiché il mondo più non era abitato dal mio Gesù e nell’aria non era più l’alito suo a farla santa. Ma che Egli dopo esser stato “Figlio dell’uomo “tornasse “Figlio di Dio” rivestito della sua gloria divina in eterno. Fu l’ultimo mio Fiat! “, né fu meno pronto e generoso di quello di Nazareth.
Fiat per sua gloria di Dio e per i fratelli.
13Sempre “fiat” ai voleri di Dio. Sia che venga a noi per divenire parte di noi, sia che se ne stacchi per salire a prepararci la dimora nel suo Regno. Cingerlo di amore quando è con noi, vivere d’amore guardando là dove Egli è, per ricordargli che la sua serva lo ama e attende il suo sorriso d’invito per morire in uno slancio di gioia che è principio luminoso al fulgido, eterno giorno del Paradiso. Dopo averlo accolto, servito, ascoltato mentre è con noi, vivere senza diminuire di un grado l’amore perché Egli non è più a noi visibilmente presente.
14Offrire questa rinuncia per sua gloria e per i fratelli. Perché la nostra solitudine si muti in loro in divina compagnia, e il silenzio, che è ora nostro languore, si muti in Parola per tanti che hanno necessità d’essere evangelizzati dal Verbo.
15Noi abbiamo i ricordi, Maria. Altri non hanno nulla. Noi abbiamo la certezza che Egli lavora per prepararci la dimora. Altri guardano al tempo come fiume la cui foce è il nulla. Dico “noi” poiché ti accomuno ai miei pensieri di allora.
16 Diamo, dà -e con te i generosi che vogliono raggiungere le vette della generosità‑ anche questa rinuncia, se ti verrà chiesta, perché il tuo tesoro sia tesoro di molti altri e gli indigenti dello spirito siano rivestiti di quella Luce, gli analfabeti dello spirito di quella Scienza che, una volta infuse, più non cessano di essere vive e attive, e che la Bontà ha concesso ai suoi prediletti per farne i suoi eletti.»
55. Consigli per perfezionarsi nel dolore[335]. (Perfezionamento)
I serafini dei fedeli.
Dice Gesù:
1 «Ancora ti dico questo per perfezionarti nel dolore.
2 Amare il dolore è già consiglio di perfezione, perché il comando di Dio, che conosce la capacità umana, si limita ad ordinare di sopportare il dolore per ubbidienza a Dio. Molti ‑ la maggioranza ‑ non sanno fare neppure questo.
3 Dio ai migliori dice: “Amate il dolore poiché mio Figlio lo amò per bene vostro. Fate voi lo stesso per il bene dei fratelli”.
4 Ma fra i migliori, che sono i cristiani fedeli, convinti, generosi, amorosi, ve ne è una categoria eletta. Sono i serafini dei fedeli, i più accesi di amore. L’amore che li accende li fa amorosi del più difficile, al punto che non solo amano il dolore che Dio permette li morda, ma lo chiedono e dicono: “Eccomi, Padre. Io sono qui a chiederti lo stesso calice che desti al tuo Figlio e per la stessa ragione”. E divengono le “vittime”.
5 A queste, attraverso te, che ne sei una, do questo consiglio di perfezione.
6 Quando il dolore è atroce ma breve, è più facile a compiersi. Ma quando nella sua mordente severità dura, e dura, e dura, e come albero florido si orna di sempre nuovi rami e sul suo tronco accoglie altre prolificazioni ‑ come certi alberi delle selve sui quali si abbarbicano edere e vitalbe e si incrostano muschi e licheni, e nascono, fra la conca di due rami, altre pianticelle che non sai come possano metter radice là, in quell’angolo fra due legni in cui è solo un pizzico di polvere, eppure crescono e divengono veri arbusti, e l’uomo ammira stupito – quest’opera dei venti e questo fenomeno di adozione vegetale ‑ allora è difficile persistere nel compimento della missione di vittima.
L’attimo eterno.
7 Ebbene, Maria. Io ti ho detto che per vivere senza squilibri nella vita di vittime bisogna mettersi risolutamente nel piano spirituale. Vedere, pensare e agire, tutto come si agisce nei regni dello spirito. Ossia in una eternità che sempre dice: “ora”.
8 Cosa volete considerare, voi che vivete per lo spirito, le cose secondo la carne? Cosa avete chiesto a Dio? Di fare di voi delle creature spirituali. Le creature spirituali, simili a Dio, in che tempo vivono? In quello di Dio. Quale è il tempo di Dio? Un eterno presente. Un eterno “ora”. Non vi è in Cielo, per l’eterno Padre vostro, un passato, non vi è un futuro. Vi è l’attimo eterno.
9 Dio non conosce nascita e non morte, non alba e non tramonto, non principio e non fine. Gli angeli, spirituali come Lui, non conoscono che “un giorno”. Un giorno che ha avuto principio dall’attimo in cui furono creati e che non conoscerà termine. I santi, dal momento che nascono al Cielo, divengono possessori di questo immutabile tempo del Cielo che non conosce scorrere e che è fisso nel suo splendore di diamante acceso da Dio, nelle ere del mondo che rotano intorno a questa sua fissità immutabile come i pianeti al sole, che si formano e si dissolvono, che imperano e si disgregano, mentre esso è sempre quello, e quello sarà. Per quanto? Per sempre.
La misura senza misura.
10 Pensa, Maria. Se tu potessi contare tutti i granelli di rena che sono nei mari di tutto il globo, nel fondo e sulle rive dei laghi, degli stagni, dei fiumi, torrenti e rii, e mi dicessi: “Mutali in tanti giorni”, avresti ancora un limite a questo numero di giorni. Vi unissi tutte le gocce d’acque che sono nei mari, nei laghi, nei fiumi, torrenti e ruscelli, che tremolano sulle fronde bagnate di pioggia o di rugiada, e vi unissi anche tutta l’acqua che è nelle nevi alpine, nelle nuvole vaganti, nei ghiacciai che vestono di cristallo i picchi montani, avresti ancora un limite a questo numero di giorni. Vi unissi anche tutte le molecole che formano i pianeti, le stelle e le nebulose, tutto quanto vola per il firmamento e lo empie di musiche che solo gli angeli odono ‑ perché ogni astro nella sua corsa canta, come fulgente arpista che scorra le mani su arpe di azzurro, le lodi del Creatore, e il firmamento è pieno di questo concerto d’organo immane ‑ ancora avresti un numero limitato di giorni. Vi unissi la polvere sepolta nella terra, polvere che è terra di uomini tornati colla loro materia al nulla, e che da centinaia di secoli attende il comando per tornare uomo e vedere il trionfo di Dio ‑ e sono miliardi di miliardi di atomi di polvere‑uomo, appartenuti a miliardi d’uomini che si credettero tanto, e da secoli e secoli sono nulla, e il mondo ignora persino che vissero ‑ avresti ancora un numero limitato di giorni.
Il tempo del dolore.
11 Il Regno di Dio è eterno come il suo Re. E l’eternità conosce una sola parola: “Ora”. Anche tu, e con te tutti i sacrati all’olocausto, devi conoscere questa parola sola per misurare il tempo del dolore.
12 “Ora”. Da quanto soffro? Da ora. Quando cesserà? Ora. Il presente. Per le creature spirituali non vi è che ciò che è di Dio. Anche il tempo. Imparate, prima del momento, a calcolare il tempo come lo possederete in Paradiso: Ora.
13 Oh! benedetto quel tempo che è immutabile possessione, immutabile contemplazione di Dio, che è immutabile gioia! “La vita è un batter di ciglio, il tempo della terra ha durata di un respiro. Ma il mio Cielo è eterno”, ecco cosa deve esser l’accordo che regge il vostro canto di creature martiri e beate.
Il cantico dei “salvatori”.
14 Si legge nella vita della mia martire Cecilia: “Cecilia cantava nel suo cuore”. Anche voi cantate nel vostro cuore. Cantate:
15 L “ora” di Dio mi attende. Io già mi trovo avvolta nel gorgo di questo eterno ‘ora’ e questo gorgo sempre più mi avvicina al centro della sua perfezione. Ecco che vedo cadere questa polvere di cui ogni atomo è un giorno e un granello è un mese; la vedo cadere soffiata via da questo turbine che mi aspira a Dio, ed è l’amore di Dio che mi vuol dare il ‘suo’ tempo. Mi vuol dare il suo eterno presente nel quale, ad ogni secondo del tempo terrestre, corrisponde un ricevere in me la beatitudine di avere Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo, in un abbraccio sempre nuovo, sempre desiderato, sempre voluto, senza stanchezze, ricco di sempre nuovi splendori, di sempre nuovi sapori, di sempre nuovi amori. Ed io nasco ad ogni nuovo arrivo come nel primo momento che l’ho goduto, questo Dio Uno e Trino, mio unico amore, e ad ogni nuovo arrivo io raggiungo la perfezione della Vita e poi rinasco alla gioia mia di beato per amarlo ancora, ancora, ancora, e d’esserne amata ancora, ancora, ancora. Non di più. Perché là, nel Paradiso, tutto ha raggiunto perfezione e non è suscettibile di aumenti o diminuzioni, ma con sempre uguale, fresca letizia. La mia di beato che si abbraccia a Dio. La sua, di Dio, che può effondere il suo amore, la sua essenza, su una sua creatura che Egli creò per amore, per riceverne amore e per darle, per darle, per darle l’amore.
16 Guarda così il tuo soffrire, mia piccola sposa, e la sua durata ti sarà men che nulla. Alla fine di essa Io ci sono. Io.
17 La pace mia sia sempre con te.»
56. Incanalare i sentimenti di tristezza[336]. (esercizio)
Tristezza colpevole.
Risponde Gesù proprio a me:
1 “Capisco e compatisco la tua tristezza. Non è quella tristezza che Io accuso come una colpa.
2 Tristezza colpevole è quella che viene da insoffribilità delle cose e delle croci. Umane le prime, soprannaturali le seconde. Tristezza colpevole è la sete di godimento, di ricchezze, sete che non è appagata e che vi dà tristezza, o sete che dopo esser saziata vi lascia più tristi di prima perché in voi la coscienza piange. Questa è la tristezza che Io condanno.
Tristezza offerta e consacrata.
3 Ma la tristezza buona, sentita per le sventure altrui più che per le proprie, l’accoramento che dà vedere Dio vilipeso, la pena per vincoli cari che si spezzano, Io non la condanno. Prima di voi l’ho provata Io e ho pianto.
4 Quando poi l’anima sale anche più su e non solo ha in sé una tristezza non condannabile, ma mi sa dare quella sua tristezza perché Io usi il suo pianto per l’altrui bene, allora Io me la prendo, quest’anima, e la cullo sul mio Cuore per addormentare la sua pena e darle la mia gioia.
Effetti della tristezza offerta.
5 La senti. So che la senti stillare in te. Quei trasalimenti di sollievo che senti, e ti sembrano raggi nel buio che ti viene da molte cose, e ti sembrano liberazione da pesi che ti accasciano, sono Io che vengo in te con la mia gioia.
6 Hai intuito anche l’origine di tanta cupezza nel dolore che, per tuo bene, ti invade. Sì. Tu, vivendo in Me e per Me, scateni le ire del Nemico ed egli, non potendo fare altro, cerca di spaventarti rendendo più nero il futuro di quanto già non sia. Ma non avere paura. Io sono con te.
Opera redentrice.
7 Aumenta la tua tristezza anche il riflettere alle parole che dico all’anima tua, non per te ma per tutti. Ma non rifiutarti di riceverle. Ho tanto poche persone in tutto il vasto mondo che si tendano per ascoltare la mia Parola! Quelli ai quali vorrei parlare per ricondurli nella via della Vita non mi vogliono ascoltare. Parlo allora ai pochi che mi vogliono ascoltare. Quando sarà utile, quanto ho detto ai miei fedeli in segreto, sarà reso noto e così la Parola continuerà a risuonare nel mondo.
8 Non ti rifiutare dunque all’opera mia, qualunque essa sia. Non te ne gloriare e non te ne spaurire. Lasciami fare. Non faccio mai nulla senza scopo. Vieni a Me sempre con quella confidenza che mi piace tanto. Quando Io trovo un’anima confidente apro il mio Cuore e la chiudo dentro ad esso. Ti pare che ti possa accadere qualche cosa che sia vero male se sei chiusa nel mio Cuore? Ma neppure l’Inferno può nuocerti finché sei lì. E ci sarai finché sarai pura, amorosa, confidente, fedele.»
I “salvatori sono istruiti dalla Sapienza
Dice Gesù:
9 «Quando ti ho mostrato Cecilia vergine‑sposa, ti ho detto che ella si è impregnata dei miei profumi e dietro ad essi ha trascinato marito, cognato, servi, parenti, amici. Tu hai fatto, e non lo sai ‑ ma lo te Io dico, Io che so ‑ la parte di Cecilia in questo mondo impazzito. Ti sei saturata di Me, della mia parola, hai portato i miei desideri fra le persone, e le migliori hanno compreso e dietro te, vittima, molte e molte ne sono sorte, e se non è la rovina completa della tua patria e dei luoghi che a te sono più cari, è perché molte ostie sono state consumate dietro il tuo esempio e il tuo ministero.
10 Grazie, benedetta. Ma continua ancora. Ho molto bisogno di salvare la terra. Di ricomprare la terra. Le monete siete voi, vittime.
11 La Sapienza che ha istruito i santi, e istruisce te con un magistero diretto, ti elevi sempre più nel comprendere la scienza di Vita e nel praticarla. Drizza anche te la tua piccola tenda presso la casa del Signore. Ficca, anzi, i pioli della stessa tua dimora nella dimora della Sapienza e dimoravi senza mai uscirne. Riposerai, sotto la protezione del Signore che ti ama, come un uccello fra i rami fioriti, ed Egli ti farà riparo da ogni intemperia spirituale, e sarai nella luce della gloria di Dio da cui scenderanno per te parole di pace e verità.
Va’ in pace. Ti benedico, benedetta.»
57. Mediare tra Dio e i fratelli.[337]
Rosai fioriti nel deserto.
Mi dice Gesù:
1 «[…] Quando in un deserto arido, dove non sono fiori dal dolce e sano succo ma piante tossiche o senza fiori, nasce un rosaio e si copre di corolle che imbalsamano l’aria, le api selvagge, che abitano nelle rupi o nei cavi di alberi morti, vengono a quelle rose perché il vento ha detto loro che esse sono sorte, ricche di fragranti succhi là dove non erano che amare, rare, velenose erbacce. Vengono lieti di poter raccogliere dolce miele senza dover andare lontano, lontano a cercare.
2 Così le anime. Quando fiorisce in un luogo un’anima mia ed emana fragranza di Me, ecco venire le povere anime che hanno tanto bisogno di dolcezza, di luce, di conforto, di nutrimento. E colei che è fragrante di Me deve fare come il rosaio nato nel deserto: lasciar succhiare il cuore soave, dare ciò che il Creatore le ha dato.
Anfore che trasudano il profumo di Cristo.
3 Maria, Io sono che vivo in voi, mie care anime vittime e serve dell’amore. Ciò che voi date sono ancora Io, perché voi siete così totalmente date a Me da non esser più per voi stesse, ma perché Io sono. Voi eravate sinché aveste la volontà di essere tutte mie. Poi ci siamo fusi. E il più grande, Io, ha assorbito il più piccolo, voi. Di voi la veste esterna; il resto, Io che vivo in voi. E le anime sentono il mio profumo e accorrono. E le anime intravedono la mia luce e accorrono. Siete anfore che trasudano il profumo che vi empie. Veli che avvolgete la luce ma non la occultate. Esse, le anime, parlano a voi per parlare a Me. Lasciatele venire.
Tabernacoli viventi della presenza del Signore.
4 Quando Io mi creo in qualche luogo una vivente piccola chiesa e vi sto nel tabernacolo del cuore per consolare e persuadere che Io, sono ‑ e sono amico, pietoso, misericordioso, paziente ‑ la piccola vivente chiesina dove Gesù riposa deve essere contenta che le anime vengano per avvicinarsi a Gesù.
5 Dirai: “Ma allora deve vedere la gente?”. No, anima mia. Ora meno che mai. Ma accogliere tutte le parole dei fratelli. Portavoce sempre. Della mia voce a loro, della loro a Me.
7 Sappi distinguere. Lo puoi perché la Luce è in te. Distinguere i bisognosi dai curiosi. Fuori questi. Totalmente fuori. Serrati come una valva d’ostrica perlifera sulla perla che è in te, perché la vuota e talora cattiva curiosità, sempre inutile, qualche volta dannosa, non entri dove Io sono: in te e nella tua casa. Fuori con le loro inchieste, pretesti, lettere insincere. E apri, non la tua casa, ma il tuo cuore ad accogliere i bisognosi.
Mediatori tra Dio e i fratelli.
8 Te l’ho detto ieri, prima che ti venisse quel grido d’anima: “Stiamo insieme. In comunione di amore e di dolore per i bisogni del mondo”. E non ti stupire, non ti disturbare, non ti insuperbire. Tre cose inutili, l’ultima dannosa. È naturale che il tuo profumo attiri. Affida a Me le suppliche che ti fanno. Non insuperbire, perché ciò avviene perché Io vivo in te, non per le tue proprie virtù. Dunque Io soltanto regno.
9 E sta’ in pace. Sempre in pace. Come ti amo, lo vedi in tutte le cose. Dove siamo Io e te soli a volere una cosa, sempre si avvera. Dove non si avvera è perché uomini e Satana ostacolano. Ma Dio non ha fretta. E l’ostacolo, il ritardo prodotto dall’ostacolo, serve a far risplendere più bella la meraviglia della mia Opera e delle mie operazioni in te, mia Agnella che ti lasci condurre, fondere, immolare dal tuo Gesù senza far resistenza alcuna. La pecorella più docile del Pastore.
10 Beati i miti, gli ubbidienti, i generosi, gli abbandonati al Signore per la salute del mondo. Beata te, anima mia.»
58. Continuare l’Opera del Verbo[338].
I volontari del dolore.
Dice l’Eterno Padre:
1 «Cambiando “Israele” in ‑ “di Cristo” si ha il popolo di Dio. Quello che, segnato del santo Segno del Figlio, entrerà nel Regno che il suo Sacrificio gli ha aperto.
2 Dunque si dica: “O voi cristiani che volontariamente offriste le vostre vite al dolore, benedite il Signore… perché amando con generosità avete ottenuto di brillare in Cielo come il sole quando sorge”. E voi brillerete senza conoscere tramonto poiché quanto è di Dio è eterno. E voi eterni siete poiché siete in Dio e nel Cristo crocifisso che imitate nella parte più ardua dell’esempio.
3 State dunque con la pace in cuore. Pace per ogni cosa soprannaturale e umana. Io sono con voi. E la più ampia indulgenza scende sulle vostre debolezze, perché la vostra offerta annulla ogni tabe agli occhi miei santissimi.
Continuatori dell’Opera del Verbo.
4 Non posso trattarvi con rigore, voi che continuate l’opera del mio Verbo. Oltre il volto severo della vostra missione, che agli occhi umani può prendere aspetto di rigore divino, sta la Dolcezza infinita, pronta a riversarsi su voi come flutto sul lido. Sta l’Amore che vi ama. Sta Dio con tutta la sua carità, la sua dolcezza, la sua pazienza e compassione.
Pescatori delle anime sviate.
5 Rispondete alla mia benedizione benedicendomi. E sia fra Terra e Cielo scambio di amorosi palpiti per tenere unita questa terra infelice, che non vuole essere di Dio e del suo Cristo, al Creatore che la sovviene sebbene meriti di esser non più sovvenuta. Tessete una rete di amore con la quale prendere le anime sviate e portarle alla Luce. Imprigionatele con questa rete dei vostri palpiti, legati a quelli di Dio. Fate che il mondo si sovvenga che Dio è vedendolo brillare in voi, in ogni vostro atto.
Futuro glorioso dei “salvatori”.
6 E state felici pensando al vostro futuro. Dopo tante tenebre, quanta luce vi attende! Dopo tanto dolore, quanta gioia! Più festoso di sole che sorge sarà il vostro giorno eterno. Dimenticate l’orrore attuale, in cui Satana e i suoi servi si agitano per odio a Dio e ai suoi figli, pensando a questo Giorno. Vi benedico.»
59 Immolarsi per tutti.[339]
I “Salvatori” si occupano degli interessi di Dio-Padre.
Dice Gesù:
1«Chi chiude il cuore alla misericordia chiude il cuore a Dio. Perché Dio è nei fratelli vostri e chi non è misericordioso verso i fratelli non è misericordioso verso Dio.
2 Non si può scindere Iddio dai suoi figli, e pensate bene che voi che vivete siete tutti figli dell’Eterno che vi ha creati. Anche coloro che in apparenza non lo sono, perché viventi fuori della mia Chiesa, lo sono. Non vi crediate lecito essere duri, egoisti, perché uno non è dei vostri. L’origine è una: quella del Padre. Siete fratelli anche se non vivete sotto lo stesso paterno tetto. E come non pensate ad agire per richiamare i lontani, gli sperduti, gli infelici, che per motivi diversi sono fuori dalla mia dimora?
3 Dio non è privativo dei cattolici, e molto errano quei cattolici che non si adoperano per gli acattolici. Non lavorano per l’interesse del Padre, sono solo dei parassiti che vivono del Padre senza dare ad Esso aiuto filiale. Dio non ha bisogno di aiuto perché potentissimo. Ma lo vuole ugualmente da voi.
4 Dio circola come un sangue vitale nelle vene di tutto il corpo dell’Universo. Di questo gran corpo creato da Lui, la Cattolicità è il centro. Ma come potrebbero le membra più lontane essere vivificate da Dio se il centro si rinchiudesse in sé stesso col suo Tesoro ed escludesse le membra dal beneficio?
I “salvatori” si immolano per tutti.
5. Dio è anche dove diversa fede o diverso spirito fa pensare non sia. E in verità vi dico che non è ciò che appare ciò che è vero. Molti cattolici sono sprovvisti di Dio più di quello che non lo sia un selvaggio.
Perché molti cattolici hanno di figli di Dio solo il nome, peggio: vilipendono e fanno vilipendere questo nome con le opere di una vita ipocrita, le cui manifestazioni sono all’antitesi dei dettami della mia Legge, quando non giungono all’aperta ribellione che li fa nemici di Dio. Mentre nella fede di un acattolico, errata nell’essenza ma corroborata da una vita retta, vi è di più il segno del Padre. Queste sono solo creature che hanno bisogno di conoscere la Verità. I figli falsi, invece, sono creature che devono conoscere, oltre chela Verità, il Rispetto e l’Amore verso Iddio.
6 Le anime che vogliono essere mie devono avere misericordia di queste altre povere anime. Ma le anime‑vittime devono immolarsi, anche, per esse. Io che feci di diverso? Non mi immolai per tutti? Se è misericordia sfamare, vestire, dissetare, seppellire, istruire, confortare, che sarà mai ottenere, a prezzo del proprio sacrificio, la Vita vera ai fratelli?
Beati quelli che lavorano per la Verità.
7 Se il mondo fosse misericordioso!… Il mondo possederebbe Iddio, e ciò che vi tortura cadrebbe come foglia morta. Ma il mondo, e nel mondo specie i cristiani, hanno sostituito l’Amore con l’Odio, la Verità con la Ipocrisia, la Luce con le Tenebre, Dio con Satana.
8 E Satana, là dove Io seminai Misericordia e la crebbi col mio Sangue, sparge i suoi triboli e li fa prosperare col suo soffio d’inferno. Verrà la sua ora di sconfitta. Ma per ora viene Lui perché voi lo aiutate.
9 Beati però coloro che sanno rimanere nella Verità e lavorare per la Verità. La loro misericordia avrà il premio in Cielo.»
La più grande delle misericordie dei “salvatori”.
Dice ancora Gesù:
10 «Non avere titubanze e dubbi. Quello che ti ho detto è vero.
11 Essendo il Creatore, Dio è anche dove pare non sia. Non è adorato in Verità, o non è adorato affatto? Ma Egli vi è ugualmente.
12 Chi ha dato vita al lontano patagone, chi al cinese, chi all’africano idolatra? Chi mantiene in vita il miscredente perché abbia tempo e modo di trovare la fede? Colui che è e che nulla può menomare. L’esser la vita nelle creature, il generare delle cose tutte è la testimonianza alla quale, anche volendola negare, deve curvare la testa ogni vivente.
I “salvatori” sono apostoli del Vangelo.
13 Ora, il portare a Dio le anime lontane, che lo sentono per istinto, ma non lo conoscono e non lo servono nella Verità, è la più grande delle misericordie. Io ho detto: “Portate il Vangelo a tutte le creature”. Ma quel comando, credi tu che Io lo abbia dato a quei dodici soli e ai loro diretti discendenti nel sacerdozio? No. Voglio che ogni anima veramente cristiana sia anima apostolica.
14 Il portare le anime a Me aumenta la mia gloria, ma aumenta anche la gloria del servo buono e fedele che col suo sacrificio ha ottenuto di accrescere il mio gregge. La santa che tu ami ha fatto più di cento missionari, ma la sua gloria in Cielo è cento volte più grande perché conobbe la perfezione della misericordia sulla terra e consumò sé stessa per dare la Vita vera agli idolatri e ai peccatori.
Potenza della preghiera dei “salvatori”.
15 Tu mi dici: “Ma, Signore, quando uno ha peccato contro Te e nel peccato rimane, è morto alla vita della grazia”. È vero. Ma Io sono il Risuscitatore, e davanti alle lacrime di chi piange sui morti alla grazia Io sprigiono la mia potenza infinita.
16 Tre, i morti del Vangelo richiamati alla vita, perché non seppi resistere alle lacrime d’un padre, d’una madre, d’una sorella. Le anime vittime e apostoliche devono essere sorelle, madri e padri dei poveri morti alla grazia e venire a Me col cadavere del disgraziato fra le braccia, sulle braccia, come loro più pesante croce, e soffrire per esso finché Io dica le parole di Vita.»
60. Salvare attraverso il sacrificio.[340]
Fedeltà allo stile di Gesù.
Dice Gesù:
1 «Ti ho fatto vedere ed udire da capo la mia sofferenza, il mio spasimo, il mio grido al Padre.
2 Voi dite: “Ma perché il Padre Eterno non ci ascolta?”. Prima di non ascoltare voi, ha non ascoltato Me nell’ora dell’espiazione. Ed Io ero innocente. Anche di quei compromessi con le colpe altrui che piacciono tanto a voi.
3 Io, come tutti gli onesti, non avevo in cuor mio disapprovato e poi apertamente approvato, o criticato apertamente ma applaudito internamente. No. Io avevo avuto un contegno, un giudizio, una parola sola, nell’interno come nell’esterno, e l’avevo insegnato, questo mio metodo, ai miei discepoli e, attraverso ad essi, a voi: “Il vostro linguaggio sia: sì, sì; no, no”. Perché è colpa, sapete, anche il compromesso con la coscienza propria e altrui. Io non avevo neppure questa colpa e per non averla, anche per questo, ero ucciso. La mia giustizia mi aveva fatto parlare contro le colpe dei più potenti (umanamente parlando) e mi aveva attirato la loro ira. Giovanni Battista aveva già pagato la sua rettezza con la perdita della vita[341]. Ora Io perdevo la mia per uguale motivo, sempre umanamente parlando.
I “salvatori” devono conoscere l’abbandono del Padre.
4 Chi mi uccideva non credeva che Io fossi il Figlio di Dio; massimo mi credeva un profeta. Non pensava che Io fossi il Messia. Solo i semplici di cuore, i puri, gli umili vedevano la verità sotto l’apparenza. I grandi no. Essi erano gonfi di superbia e questa è fumo che nasconde il vero, che corrompe il cuore.
5 Ma se non vedevano e non potevano credere che l’atteso Messia fosse un povero galileo ‑ loro che se lo sognavano nato in una reggia ‑ un mite che predicava rinuncia ‑ loro che lo pensavano un conquistatore di popoli, un restauratore della potenza di Giuda ‑ giudicavano però che Io ero un pericoloso denunciatore delle loro male azioni e mi uccidevano per questo. Compivano il Sacrificio atteso e decretato da secoli e secoli, ma non sapevano di fare tanto. Credevano unicamente di far cosa utile a loro. Ai loro interessi. E quella volpe astuta di Caifa disse per giustificare il delitto che preparava per levare di mezzo Colui che temeva per le sue parole sincere e per la tema che divenendo re, purificasse anche il Tempio dei suoi abusi: “È bene che un uomo muoia per il popolo”[342].
6 Era bene. Un bene diverso da quello che Caifa pensava. Un bene più grande. Ma per darvelo ho conosciuto il rigore del Padre
7 Il suo abbandono. E tu mi hai sentito gridare il mio desolato: “Eloi, Eloi, lammasabactani”[343]. Ma il Padre non è intervenuto
8 Eppure non ho perduto fede in Lui, non ho perduto rassegnazione nel dolore. Sono rimasto attaccato al Cielo, anche se il Cielo in quel momento mi respingeva.
I “salvatori” sono eroi della verità come il loro modello.
9 E prima di Me era rimasto fedele a Dio e alla Verità, fedele, forte, il mio Precursore.
10 Arrestato una prima volta da quel maestro del compromesso che era Erode – il quale barcamenava fra l’ammirazione per il profeta che teneva in gran conto e che consultava e ascoltava sapendolo giusto, l’astio della moglie che odiava il Battista che ne sferzava la lussuria, e la tema dell’ira del popolo che venerava il suo profeta ‑ egli era stato poi rilasciato, anche per le pressioni di influenti giudei, discepoli del Battista, con l’ingiunzione di allontanarsi e di tacere. Ecco che perciò si legge[344] che Giovanni Battista, lasciato il posto di guado del Giordano dove Io fui battezzato, quasi all’inizio del Mar Morto, e perciò più vicino alla dimora di Erode, si era portato a Enon, quasi ai confini della Samaria, dove rimase finché non fu preso una seconda volta, poiché tacere sul vizio vivente nella reggia non volle, e tenuto prigioniero sino alla morte.
11 Io e il Battista siamo stati gli eroi della verità, della rettezza. Erode, un campione di frode e di compromesso. Prima aveva frodato la moglie al fratello e fatto un compromesso con la coscienza propria pur di saziare la carne. E su questa base di putridume aveva poi innalzato i suoi castelli di delitti diversi, di cui uno è passato alla storia con la decollazione del Battista.
Salvatori dei fratelli attraverso il sacrificio
12 Pensatelo bene: la colpa è radice alla colpa. Una nasce sull’altra. E la marea del male cresce. E Dio non può piegarsi là dove vede affezione alla colpa. E se è penoso che gli innocenti soffrano per una espiazione generale, è giusto che coloro che non sanno svellere dal loro cuore la colpa provino l’abbandono di Dio con tutto il suo tossico che morde le viscere e fa urlare di spasimo, così come Io ho urlato, Io che non ho gridato per essere torturato dai flagelli, dalle spine, dai chiodi.
13 E ancora e sempre vi dico: “State uniti a Me. Io ero solo a pregare il Padre. Ma voi soli non siete. Voi avete con voi il Salvatore, il Figlio dell’Altissimo. Pregate il Padre con Me, nel mio Nome”.
14 E a te, piccolo Giovanni, dico che tu mi vedi così perché realmente Io grido per voi, facendo mie le vostre presenti torture per vincere la Giustizia del Padre, che è talmente offesa che non si vuole piegare a misericordia. L’amore che ho per voi e la pietà che provo per voi mi dànno dolore di mistica crocifissione e grido, grido in nome vostro, per persuadere il Padre a non lasciarvi più oltre nell’abbandono.
15 È l’ora di Satana. Ma voi che siete la mia corte della terra, voi, anime vittime, portate al culmine il vostro sacrificio, portatelo al tormento dell’ora di nona e rimanete fedeli anche in quell’oceano di desolazione che è quell’ora e dite con Me: “Dio mio, Dio mio”. Empiamo del nostro pregare il Cielo, o anime che mi imitate nel farvi salvatori dei fratelli attraverso il sacrificio vostro. Che il Padre senta fondersi in pietà il suo sdegno, e la sua Giustizia si plachi. Una volta ancora».
61. Consumare il sacrificio.[345]
Bere al calice amaro delle tentazioni.
Dice Gesù:
1 «Che un’anima provi tentazioni non deve stupire. La tentazione è anzi più violenta quanto più la creatura è avanzata nella mia Via.
2 Satana è invidioso e astuto. Quindi spiega la sua intelligenza dove occorre più sforzo per strappare un’anima al Cielo. Un uomo di mondo, che vive per la carne, non c’è bisogno di tentarlo. Satana sa che egli lavora già di suo per uccidere la sua anima e lo lascia fare. Ma un’anima che vuole essere di Dio attira tutto il suo livore.
3 Ma le anime non devono tremare, non devono accasciarsi. Essere tentati non è un male. È male cedere alla tentazione.
4 Vi sono le grandi tentazioni. Davanti ad esse le anime rette si mettono subito in difesa. Ma vi sono le piccole tentazioni che possono farvi cadere senza che ve ne accorgiate. Sono le armi raffinate del Nemico. Le usa quando vede che l’anima è guardinga e attenta per le grandi. Allora trascura i grandi mezzi e ricorre a questi, così sottili che entrano in voi da qualunque parte.
5 Perché permetto questo? Dove sarebbe il merito se non ci fosse lotta? Potreste dirvi miei se non beveste al mio calice?
L’esempio del Salvatore.
6 Cosa credete? Che il mio calice sia stato soltanto quello del dolore? No, creature che mi amate. Cristo ‑ Egli ve lo dice per darvi coraggio ‑ ha provato prima di voi la tentazione.
7 Credete voi che fu solo quella del deserto? No. Allora Satana fu vinto con grandi mezzi opposti ai suoi grandi tentativi. Ma in verità vi dico che Io, il Cristo, fui tentato altre volte. Il Vangelo non lo dice. Ma come dice il Prediletto: “Se si avessero a narrare tutti i miracoli fatti da Gesù, la terra non basterebbe a contenere i libri”.
8 Riflettete, discepoli cari. Quante volte Satana non avrà tentato il Figlio dell’uomo per persuaderlo a desistere dalla sua evangelizzazione? Cosa conoscete voi delle stanchezze della carne affaticata nel continuo pellegrinare, nel continuo evangelizzare, e delle stanchezze dell’anima, che si vedeva e sentiva circondata da nemici e da anime che lo seguivano per curiosità o per speranza di un utile umano? Quante volte, nei momenti di solitudine, il Tentatore mi circuiva coll’accasciamento! E nella notte del Getsemani, non ci pensate con quale raffinatezza egli ha cercato di vincere l’ultima battaglia fra il Salvatore dell’umano genere e l’inferno?
I piccoli “salvatori” consumano il sacrificio.
9 Non è dato a mente umana conoscere e penetrare nel segreto di quella lotta fra il divino e il demoniaco. Solo Io che l’ho vissuta la conosco e perciò vi dico che Io sono dove è chi soffre per il Bene. Io sono dove è un mio continuatore. Io sono dove è un piccolo Cristo. Io sono dove il sacrificio si consuma.
10 E vi dico, anime che espiate per tutti, vi dico: Non temete. Fino alla fine Io sono con voi. lo, il Cristo, ho vinto il mondo, la morte e il demonio a prezzo del mio Sangue. Ma do a voi, anime vittime, il mio Sangue contro il veleno di Lucifero.»
62. Essere Ostie per molti.[346]
Ostie per molti e gemme per Gesù.
Dice Gesù:
1 «Eccomi! La mia pace sia con te.
2 Sono venuto a dirti questo. I medici possono capire quel tanto che possono, ossia ciò che ha aspetto umano. Ma sotto il velo dell’umano in te c’è il mio volere che purifica, abballa, santifica, consuma, ti fa ostia per molti e gemma per Me.
3 I nomi delle malattie… sono nomi messi ad etichetta e a spiegazione dei patti corsi fra noi due, dei tuoi doni d’amore, dei miei baci d’amore.
4 Il tuo cuore, sì, si è ammalato nella lotta che hai combattuta contro la cattiveria umana. Ma chi te lo ha ferito a morte è stato il mio amore. Era troppo brutto che tu avessi a morire per causa degli uomini, tu che Io amavo di un amore eterno. Tu devi morire per gli uomini, mio specchio fedele. Non per causa di essi, ma per causa di essere imitatrice di Me.
Frutti del reciproco amore.
5 La tua malattia: il nostro reciproco amore.
6 I tuoi polmoni: me li hai dati per salvare un’anima di padre, e sul sacrificio un nome, un qualunque nome clinico… una spiegazione che, gli uomini si vogliono dare per spiegare ciò che non possono spiegare, ossia che potrebbero spiegare solo con la fede, con l’alzare lo sguardo a sfere soprannaturali.
7 Il male nel tuo seno… oh! non ricordi perché pregavi nei sabati? Ecco, è riparazione per quelle creature. Tu soffri, tu paghi, tu ripari ciò che mi offende nella donna.
8 Il tuo dolore, il tuo indurimento al costato, tu sai… lo volesti… hai avuto.
9 Il tuo cuore dilatato… Non cerchino gli uomini il perché. L’amore dilata sino a spezzare le fibre.
10 I dolori dei tuoi nervi: ne sai la verità.
11 Maria, Maria, sei mia, come tu sei perché sei con Me, come Me per amore di Me, crocifissa, folle d’amore sino a non saper calcolare più. Anima mia, non possono gli uomini capire, indovinare i continui miracoli di Gesù nei suoi diletti. Sta in pace.»
Necessità del vero pentimento per avere Gesù.
12 Gesù è venuto. In questi giorni non poteva venire perché un motivo di cui io soffrivo atrocemente lo teneva lontano. Ho capito molte cose in questi giorni. La sua assenza mi fu lezione sul come è necessario avere il vero pentimento per avere Gesù. Io non c’entravo. Io contemplavo la rovina di un cuore, soffrivo perché a questa sofferenza si univa la mancanza di Gesù. E ieri visita medica… e oggi mie riflessioni in merito. Ed ecco Gesù a darmi risposta e gioia. È tornato. Non mi pesa la croce perché Egli è con me.
63. Essere ostie di espiazione.[347]
Il simbolo dei “salvatori”.
1 Ieri sera avevo letto il giornale; poi, stanca anche di quello, avevo chiuso gli occhi e stavo così… inerte.
2D’un tratto ho visto, mentalmente, un terreno molto sassoso e brullo. Pareva la cima di un poggetto, come se ne vedono tanti sulle nostre colline. Nudo di vegetazione, solo ricco di pietre e selci ruvide e biancastre, aveva tutt’intorno un vasto orizzonte.
3 Proprio sulla cima era nata una pianta di mammole. Unica cosa che vivesse in tanto squallore. Vedevo distintamente il ciuffo delle foglie ben folto e riunito come per opporre resistenza ai venti che battevano la cima. Qualche boccio di viola, più o meno aperto, sporgeva il capino dal cespo verde. Ma di completamente sbocciata non ce ne era che una. Bella, di un colore pieno, aperta e protesa verso l’alto.
4 Fu il suo stare così ritta, quasi fosse attirata da una forza. speciale, che mi colpì l’attenzione e mi fece cercare con lo sguardo. E vidi un’asse, una grossa asse infissa nel suolo. Pareva un tronco appena piallato, quasi grezzo e scabro. A un mezzo metro dal suolo, forse meno, stavano due piedi trafitti… Non ho visto che quelli ieri sera. Due piedi torturati. E che fossero torturati acerbamente lo diceva la contrattura degli stessi con le dita quasi ripiegate verso la pianta come per spasimo tetanico.
5 Del sangue, scivolando lungo i calcagni, scendeva sull’asse scabra e la rigava fino al suolo. Altre gocce cadevano dalle dita contratte e piovevano sul cespo di viole. Ecco a che tendeva la violetta tutta tesa verso l’alto! A quel sangue che la nutriva come fra tanto squallore di suolo, nutriva quell’unico cespo, saputo nascere contro quel legno.
Compito dei “salvatori”.
6 Gesù, il mio Maestro, con la sua parola senza suono, mi dice che il mio posto è più che mai ai piedi della sua croce. Dal suo Sangue solo, io devo trarre vita… e il mio compito è solo quello di essere incenso ai piedi del suo trono di Redentore. Incenso che copre, col suo profumo, il lezzo del peccato, della cattiveria, della ferocia che la terra esala. L’incenso non profuma che ardendo e consumandosi. E io devo fare la stessa cosa.
7 Mi dice ancora che il fiore può attirare altri sguardi alla sua Croce, può far curvare altre creature sotto la pioggia del suo Sangue. Questo il compito del fiore verso il prossimo e verso Dio. Riparazione d’amore verso Gesù e attrazione a Gesù di molti cuori, accettando dì vivere, per questo, in un brullo deserto, sola con la croce…
Giorno di espiazione.
8 Stamane poi alle 10 mi è giunta da Roma una lettera di una mia Suora, nella quale si parla proprio di questa missione ai piedi della croce, e alla lettera è unita una immagine con un Crocifisso e sotto un turibolo ardente e la scritta: “Si elevi la mia orazione come l’incenso al tuo cospetto”. Ho preso tutto questo come un muto discorso del mio Gesù alla sua piccola ostia che si consuma piano piano più d’amore che di malattia.
9 Penso che domani è il Venerdì Santo: il giorno dei giorni per me. Vorrei accumulare sacrifici a sacrifici per fare di esso un vero giorno di espiazione. Ma può fare così poche cose ormai Maria! Ebbene, faremo quelle poche cose: del resto… può darsi che domani ci pensi Gesù a darmi la mia parte di dolore espiatorio. Io sto qui, ben stretta alla Croce. È il posto delle Marie, del resto. Così non mi sfuggirà neppure un cenno del mio Redentore…
64. Redimere con Cristo.[348]
La preghiera.
Dice S. Azaria:
1 «Questa S. Messa è proprio tutta per te, anima mia. Per te in quest’ora, per te per illuminarti il cuore coi raggi della speranza, e della confidente speranza nel Signore tuo Padre, Fratello e Sposo.
2 Guarda. Si apre con le parole del tuo interno pregare: “Ascolta, o Signore, la voce della mia preghiera; a te parla il cuore”.
3 Sì, veramente il tuo cuore parla al Signore Dio tuo e con una parola che non perora per bisogni terreni, per sollievi fisici, per nessuna di quelle perorazioni usuali dell’uomo, il quale chiede all’Altissimo cose molto terrene. Non è un peccato chiederle. Il Ss. Signore Gesù Cristo ha insegnato agli uomini a chiedere il pane quotidiano. Ma, se lo si sapesse meditare, ha messo questa petizione, di una necessità tutta umana, dopo le tre sublimi petizioni che: il Nome SS. di Dio abbia gli onori ad Esso dovuti, che il Suo Regno venga, che la Sua Volontà sia fatta come in Cielo così in Terra. La preghiera perfetta, perché insegnata dal Verbo, come una rondine di luce amorosa, dopo avere spaziato nell’alto scende con un rapido colpo d’ala a supplicare: “dacci oggi il nostro pane quotidiano”; ma ecco che subito risale dalla necessità animale del cibo alle necessità spirituali dell’anima, e vola, fatta leggera di nuovo dalla volontà di perdono della creatura “come noi rimettiamo i loro debiti ai nostri debitori”, chiedendo d’esser perdonata e finisce a posarsi, dopo aver fatto un ciclo di orazione perfetta, di nuovo ai piedi di Colui che adorando ha chiamato “Padre” al principio, chiedendogli ciò che un Padre amoroso può fare: di difendere i suoi figli dalla tentazione.
4 Questa orazione, senza lacuna e difetto, insegna all’uomo come, perché, per cosa si deve pregare. Ma l’uomo, generalmente, non fa che pregare per il pesante bisogno materiale. E fosse per la necessità del pane! Ma quante, quante stolte, persino offensive, richieste sono causa del-
le affannose preghiere dell’uomo!
5 Uno che preghi unicamente per cose di spirito e per la gloria di Dio e il bene dei fratelli è come una stella accesa nel grigiore uniforme della Umanità. Così il Cielo vede questi solitari oranti e la loro supplica squilla con voce d’oro fra la nenia delle stonate, roche, povere richieste del 90/100 delle creature.
6 Veramente, se per un attimo il Perfetto aderisse alle richieste dell’imperfezione, ossia dell’Umanità che è volutamente amante dell’imperfezione, si vedrebbero compiersi delle cose che sarebbero peccato. ‑ perché poche volte l’uomo si astiene dal pregare per avere assecondati i suoi istinti, per avere satollamenti ai suoi desideri viziosi ‑ o, se al peccato non giungessero, sarebbero sempre abbassamento della creatura che, dimentica di avere un’anima, solo si occupa e preoccupa di dare gioia al corpo.
7 Ma beati quelli che sanno pregare per lo spirito e per le cose dello spirito. Più beati quelli che sanno pregare neppure per chiedere cose sante, ma per dire: “Tu che sai ciò che è, il meglio per me, dammi il meglio”. Beatissimi quelli che giungono a dimenticare sé stessi e di chiedere a Dio di fare per il meglio, ma chiedono soltanto: “Ti prego perché si compia ciò che è tua gloria e ciò che può essere santificazione dei fratelli”.
8 Allora l’orante sale alla perfetta orazione, a quella che dimentica i propri martirii, ma supplica per gli altri. La preghiera di Gesù SS. sulla Croce, più alta ancora di quella di ubbidienza del Getsemani. Più alta perché perfetta carità: “Padre, perdona loro”.
9 Quando dici: “Padre, non per me, ma per il bene che tanti fratelli possono averne, ma perché questo bene aumenti la Tua gloria” allora tu tocchi il perfetto pregare. Quello della creatura che aderisce talmente al suo Dio da fondersi in Esso e da avere i suoi stessi desideri: il bene, la santificazione, la gloria degli uomini per dare gloria al Signore. La voce della tua preghiera è questo. Così parla il tuo cuore a Dio e Dio per questo ti ama come figlia diletta.
La contemplazione
10 “Cercai la tua Faccia e la tua Faccia cercherò” Ecco! Così! Non imitare mai coloro che, dopo avere cercato la Faccia di Dio nell’ora del bisogno, più non la cercano a grazia ottenuta, e neppure coloro che, non avendo avuto grazia, più non cercano la Faccia di Dio come Egli fosse un nemico inviso ai loro occhi.
11 No. La vita di un’anima amante deve essere sin dalla Terra ciò che sarà in Cielo: un affissarsi, continuo nella Divinità per adorarla, per onorarla, per amarla, per bearsene, per capire le sue Parole di luce, così come noi angeli facciamo. Nella necessità? Alzare lo sguardo spirituale a Dio. Nella soddisfazione della grazia ottenuta? Alzare lo sguardo spirituale a Dio. Nella gioia? Alzare lo sguardo spirituale a Dio. Nel dolore? Alzare lo sguardo spirituale a Dio. Nelle solitudini? Alzare lo sguardo spirituale a Dio. Per avere aiuto, per ringraziarlo, per renderlo partecipe della gioia vostra, per avere chi compassiona il vostro dolore, per non essere soli.
12 Oh! gioia di potere tenere allacciato lo sguardo nella Divinità! Maria, ciò è la beatitudine del Cielo. Tu vedi. A compiere l’ultimo tocco della straziantissima e completa Passione del Redentore, fu permesso che si occultasse al suo spirito la Divinità. E allora il Volonteroso, l’Eroico, il Silenzioso nel dolore gettò il grido del suo completo dolore: “Padre, perché mi hai Tu abbandonato?”.
13 Oh! se si approfondisse l’immensità di dolore, la compiutezza di dolore che quel grido racchiude! Il Cielo ne ha fremuto, la Divinità ha dovuto forzare Sé stessa a resistere, a non avere pietà, perché tutto fosse riparato, tutto compiuto dell’espiazione dell’Umanità che aveva abbandonato Dio seguendo il Tentatore; gli Angeli hanno tremato davanti allo sconosciuto aspetto della Divinità per la prima volta immisericorde ed hanno pianto, meditando e comprendendo in pieno quale abisso di peccato avesse compiuto Lucifero e gli altri ribelli, instaurando il Male e provocando le sofferenze conseguenti, culminate in quelle della Grande Vittima; hanno super adorato il Verbo ubbidientissimo e mitissimo, confrontandolo con tutto ciò che era, è e sarà creato; e persino nel regno delle Tenebre quel grido ha prodotto un fremito e ucciso l’ultimo tenace pensiero di poter essere un giorno perdonati.
14 No. La Terra si è scardinata, si è lacerato il velo del Tempio, si sono aperti i sepolcri al grande grido con cui il Martire rese lo spirito. Ma è stato l’orrore del deicidio compiuto, ma è stato il segno dato agli increduli e odiatori, ma è stato il soprassalto di gioia dei giusti attendenti che ha fatto scuotere la Terra, lacerare il Velo, uscire dai sepolcri i giusti. Mentre, oh! mentre il grido della derelizione perfetta ha scosso gli spiriti, tutti gli spiriti e li ha stritolati in un’angoscia che mai era stata e mai più sarà. Perché l’abbandono di Dio, il non poter più affissarsi in Dio, è la prova più grande per i viventi, e il castigo più grande dei trapassati. E qui non era soltanto la prova data ad una creatura, non era soltanto l’Uomo che si trovava separato da Dio, ma era il Verbo non più in contatto col Pensiero, era il Figlio separato dal Padre. Il Figlio Dio, dal perfetto amore, che non sentiva più il perfetto amore del Padre‑Dio, e amava desolatamente solo.
15 Ma tu, anima mia, sei vittima, ma non sei la Gran Vittima. Perciò non t’è data questa desolazione. L’hai conosciuta, per comprenderla; l’hai consumata per sollevare tanti fratelli dalle disperazioni della ferocia umana; l’hai avuta, al tempo giusto. Ora non più. Alza lo sguardo dell’anima. Guarda. Beati… E canta con me l’alleluia. La Divinità ti tiene sotto il suo sguardo d’amore come la chioccia i suoi pulcini. Raccogliti sotto questo fulgore beato… sostiamo dallo scrivere tu, io dal parlare, e adoriamo…
Azione d’amore.
16 Ed ora, uscendo dal Fuoco SS., tutta rinforzata, purificata, accesa, volonterosa, di’ la parola dell’orazione: “O Dio, fa’ che io abbia una volontà sempre a Te devota, e che serva la Tua Maestà con cuore sincero”. Sì. Mai la tua volontà prevalga. Mai conosca stanchezze, né si sporchi con compromessi o si menomi con riflessioni volte a giudicare se la Volontà SS., secondo il giudizio umano, ti dia ordini che non ti sembrino i migliori.
17 Abbi sempre questa fede reale che Dio non fa che cose buone. Fa’. E se anche al momento non comprendi il perché di un ordine, fa’. E se anche l’ordine ti pare pericoloso, fa’. Servi con cuore sincero. E basta. I buoni servi, devoti, fedeli, non sindacano mai gli ordini dei loro signori. Si rimettono al loro giudizio che, per i buoni servi, è sempre ottimo. Ora tu servi non già un re, un principe, un qualsiasi signore della Terra, che, per quanto buono, è sempre soggetto ad errare, ma servi il Signore Iddio Onnipotente, Sapiente, Buono. Perciò con la calma di chi si sa comandato da chi non erra, ascolta e fa’ secondo il suo volere. È ordine che ti letifica? Non insuperbirti, ma fa’ e adora, lodandolo, il Signore. È ordine che ti strazia? Non sconfortarti, ma fa’, ed ama, ubbidendolo, il Signore.
Riparazione.
18 Ascoltiamo ora l’Apostolo Pietro, il grande e buono Simone di Giona che si è formato con costante e penoso lavoro di buona volontà per divenire degno del suo Maestro, senza calcoli per il futuro, con l’unico sprone di dar gioia al suo Rabbi e Dio. Ascoltiamo l’uomo che di tutto quanto viveva umanamente in lui, ha saputo fare dote per il suo ministero futuro, mutando l’umano in spirituale per forza d’amore. E padre di genti è divenuto, pastore, maestro e nauta della Chiesa, ma soprattutto padre, padre di dolcissima e ferma paternità per tutti i figli che il suo Gesù gli aveva affidati con le tre raccomandazioni dopo professioni d’amore: “Pasci i miei agnelli e pasci le mie pecorelle”. E Pietro, apostolo e pastore, ti parla, agnellina del gregge di Cristo. Ascolta.
19 “Siate prudenti e vegliate nella preghiera. Ma soprattutto abbiate continuamente tra voi la mutua carità, perché la carità copre la moltitudine dei peccati “.
20 Aveva ben compresa la lezione del suo Signore, d’adulto israelita! E la trasmette ai suoi figli e fratelli che perfetti non sono, che hanno bisogno di continue assoluzioni per le loro mancanze, e che non sempre hanno pronto l’assolutore. Perché la morte è in agguato in mille modi e ogni momento può suonare l’appello davanti al Giudice eterno. Eccolo allora l’assolutore, l’amore. Ogni peccato, ogni omissione ogni imperfezione cosa è se non un momentaneo o un pertinace collasso dell’amore nell’uomo?
21 Il peccato mortale, ostinato, impenitente, è il pertinace collasso dell’amore, il coma, l’agonia mortale che termina alla morte eterna. Il peccato veniale è un meno profondo collasso, ma tiene sempre in torpore l’anima. L’imperfezione è ancor meno. Se involontaria, è appena un cedimento di un attimo della vigilanza amorosa. Ma un uomo morrebbe asfittico anche se ripetesse troppo sovente una sosta nel respirare, e così morrebbe un uomo anche per dei ripetuti, all’infinito, colpi di spillo. Morrebbe non dissanguato ma per spossamento da spasimo. E non è diverso per lo spirito. Corroborarlo si deve quando è ferito anche da punture leggere. E l’assolutore che corrobora, che tiene sempre pronti all’appello, in modo da non dover temere, è l’amore.
Riparare con l’amore
22 Riparare con l’amore al più o meno grave collasso di amore avuto. Riconquistare il Dio perduto con l’amore. Amore al prossimo offerto a Dio per avere Dio ad incenerire col suo Amore le vostre colpe ed a ricoprire con la sua Misericordia verso l’umile, che riconosce l’amore e lo ripara col mezzo acconcio, la miseria della creatura così facile a macchiare la sua anima.
23 In questa e nell’altra vita le colpe non meritevoli di dannazione, si riparano con l’amore. Quando lo spirito ha imparato ad amare in modo da non più offendere l’Amore, allora è beato.
24 Non temere la morte improvvisa, non il giudizio di Dio. Non sono cose che fan paura. Ma temi di mancare alla Carità. Le mancanze alla Carità provocano il rigore di Dio. E solo chi deve incontrare quel rigore deve aver paura della morte. Gli altri no. Sia che venga lentamente, o come fulmine veloce, essa non fa male allo spirito continuamente lavato dalla carità.
25 Tanta dovrebbe essere in voi la carità che persino un semplice sguardo dovrebbe esser carezza ai fratelli per tanto che fosse saturo d’amore. E veramente quando Dio è così vivente nello spirito da esser tutt’uno con la creatura, l’occhio umano diviene quella sorgente di pace, di affetto, per cui chi soffre si sente consolato, chi è solo si sente presso un fratello, chi dubita raggiunge la fede perché, come al tempo dei primi cristiani, colui che converte è l’amore.
26 “Vedete come si amano!?” si dicevano fra loro i pagani. E con questo mezzo semplice e sublime i cristiani facevano proseliti più numerosi e convinti che se avessero dottamente parlato da mattina a sera, e sostenuto dispute, ed esercitato pressioni.
La carità pura.
27 “Praticate l’ospitalità… senza mormorazioni”. Ecco, Pietro nomina una delle forme materiali di amor di prossimo. Ma per tutte vale lo stesso consiglio. La carità deve essere silenziosa, pudica, comprensiva, prudente. Il SS. Signore Nostro Gesù lo ha detto: “Non sappia la vostra sinistra ciò che fa la destra”. E non solo per le elemosine, ma anche per altri soccorsi a più alte sventure, ossia a quelle morali e spirituali, la carità deve saper fare e tacere per essere pura da ogni scoria, perché anche il semplice stupore, l’intimo pensiero: “Che cosa è mai questa del fratello?” è, sebbene lievemente, lesione alla carità. Non giudicate, mai, neppure nel vostro cuore, perché anche nel cuore vostro scende l’Occhio divino e legge. Non gonfiatevi di superbia dicendo: “Io sono più santo perché non ho queste cose che menomano il fratello”. Non più santi. Più fortunati. Più protetti. E perché? Solo per i vostri meriti? Non sarebbe un grande merito pensare invece umilmente che Dio vi risparmia perché siete i più imperfetti di tutti, ed Egli non vuole la vostra rovina?
Glorificare Dio nel servizio alle “voci”.
28 Ed ora, proprio per le voci, ecco la parola di Pietro: “Ciascuno secondo il dono ricevuto lo metta al servizio di tutti gli altri come buoni dispensatori della multiforme grazia di Dio”.
29 Voi, voci, avete avuto il dono di ricevere le parole SS. per passarle ai fratelli. Orbene, fatelo con gioia, umiltà, solerzia, generosità.
30 Voi, direttori delle voci, avete avuto il dono di dirigere questi strumenti. Fatelo con gioia, solerzia, carità, pazienza ed eroismo. Non sedete dicendo: “Il Signore farà”. È detto di non tentare il Signore” e di non essere servi inutili. Voi, stando inerti ad attendere che il Signore faccia, fareste tentazione a Dio e sareste servi inutili, senza più sapore nel vostro sale, non buoni neppure più per conservare ciò che Dio vi ha affidato e, che va sempre tutelato perché Dio parla allo spirito delle “voci”, ma le voci non sono solo spirito, sono anche carne e intelletto. Vegliate e sorvegliate perché carne e intelletto non vengano sedotti dal Nemico che li sorveglia per tentarli, vincerli, farli decadere. Non conducete a superbia le “voci” con l’esaltarle. Non conducete a stanchezze le “voci” col lasciarle senza aiuto. Non conducete a decadere le “voci” col lasciarle sole. Non mancate di carità alle “voci”. La loro croce è di piombo pesante, e tutto serve a farla più pesante. Se non avessero l’amore non la potrebbero portare. Volete voi aggravarla coi macigni dell’indifferenza, incomprensione, pigrizia, ed eccesso di attesa di aiuti soprannaturali? Dio vi ha fatti pastori anche di questi. Dio vi ha fatto fratelli anche di questi.
31 Sentite Pietro? Allora era il tempo in cui le “voci”, per decreto giusto di Dio e per ardenza dei primi cristiani che veramente amavano con eroismo, spesseggiavano. Ecco Pietro che dice: “Se uno parla, parli come chi espone gli oracoli di Dio; se uno esercita un ministero lo faccia per virtù comunicata da Dio affinché in tutto sia glorificato Dio per Gesù Cristo di cui è la gloria e l’impero nei secoli dei secoli”.
32 Le voci non possono appropriarsi delle parole che ricevono. Sarebbe sacrilego furto. I sacerdoti direttori delle voci, e di ogni altra anima, non possono, per nessuna ragione, rifiutarsi o fare stancamente il ministero. Perché sarebbe sprezzare la virtù comunicata da Dio ai suoi ministri. E sia chi si abusasse, come chi lasciasse inerte il proprio dono, farebbe peccato agli occhi di Dio.
33 Lo scopo di ognuno che voglia essere giusto è di dare gloria al Signore. E al Signore datela, perché tutto ciò che voi siete, nelle vie del Bene, è perché Egli vi dà di che esserlo.
34 E tu, anima mia, riposa nella promessa di Gesù Signor Nostro SS.: “Non vi lascerò orfani. Vado, ma ritornerò e il vostro cuore gioirà”. Riposa nella preghiera del Cristo: “Padre… venendo a Te non chiedo che Tu li levi dal mondo, ma che Tu li salvi dal male”. Il Consolatore sta per venire, Maria. Viene preceduto dalla preghiera e dalla promessa di Gesù Ss. Viene! Alleluia! Alleluia! Alleluia!».
65. Redimere per amore.[349]
Confidenti di Dio.
Dice Gesù:
1 «Non è molto tempo che ti ho detto di aiutarmi a salvarli, i colpevoli dell’ultimo peccato. Ma tu non hai capito quanto volevo dire. Hai pregato.
2 Mi basta questo perché, in verità, necessita solo a Me di capire tutto. Ma per voi, figli miei, non è necessaria la rivelazione assoluta. Tutto quanto vi dico è un dono al quale non avete diritto, un dono spontaneo del Padre ai suoi più cari, perché è caro al mio Cuore farvi le mie confidenze, prendervi per mano ed introdurvi nel segreto del Re. Ma non dovete pretenderlo. È tanto bello essere confidenti di un Dio, ma è anche tanto bello e santo essere figliolini, tutti e ciecamente abbandonati al Padre che agisce di suo proprio e i figli si lasciano condurre senza voler sapere dove il Padre li conduce.
3 State sicuri, o figli, Io vi guido su vie di Bene. Il vostro Padre non vuole che il vostro bene.
Confidenti – fidenti.
4 Sia i confidenti che i fidenti ci vogliono per la gioia del mio Cuore, ed è somma perfezione essere, poi, “confidenti‑fidenti “. Allora siete discepoli, già capaci di agire in nome del Maestro, e pargoli che si lasciano condurre dal Padre. Siete, allora, il mio conforto e la mia letizia.
5 In un mondo quale è il vostro, è così difficile per Me trovare anime di discepoli! Ed è ancora più difficile trovare, anche nei pargoli, anime di pargoli! Vi ha tanto corrotti il fiato della Bestia che ha ucciso la semplicità, la
fiducia, l’innocenza, nella quale Io mi riposavo, anche nelle anime dei bimbi.
6 Ieri non ti ho detto nulla, Maria, e tu eri smarrita come uno che ha perduto la via. Ma Io sono non solo il tuo Maestro, sono il tuo Medico e medico non soltanto dello spirito, ma anche della tua carne. Ho visto, ieri, che eri troppo stanca e ho taciuto serbando ad oggi tante parole per te. Non voglio che il mio piccolo portavoce si spezzi nello sforzo superiore alle sue forze. Oggi parlo per ieri e per oggi.
Gli eroi della sofferenza e la preghiera.
7 Tu hai pregato, offerto e sofferto secondo il mio desiderio di impedire il compiersi dell’ultima colpa. E vi sei riuscita, per quanto tu pensassi una cosa e in realtà “l’ultima colpa” fosse un’altra. Avevo ispirato nelle anime migliori molti desideri di pregare e soffrire per questo scopo, perché vi era bisogno di molto, molto, molto sforzo per vincere il pericolo. E vi è bisogno, tuttora di molto, molto, molto sforzo per condurre a termine la cosa senza degenerazioni peggiori del primo male.
8 Ieri, unico segno del mio essere con te per esserti Luce e Voce, è stato il guidarti la mano nell’aprire il Libro alle pagine che distanza di secoli parlano di ora. Le leggeremo insieme ed Io te le commenterò. Ma, da ieri, hai capito che in esse era “l’oggi”.
9 È stato impedito un grande male, Maria, un grande male Ho avuto pietà di voi, popolo che avete Roma cristiana per cuore. Però, ora più che mai, bisogna molto pregare e soffrire, Maria, e fare pregare, e soffrire, se fosse possibile ‑ ma è più difficile – perché gli eroi della sofferenza sono molto pochi – perché il “grande male” debellato non germogli, come pianta maligna, in mille piccoli mali che finirebbero per formare un bosco maledetto in cui tutti perireste con orrore non immaginabile.
10 Ho avuto pietà di voi. Ma guai se, a questa pietà strappata alla Giustizia, per l’istanza delle preghiere mie, di mia Madre, dei Protettori, e delle vittime, voi, o popolo mio, rispondeste con azioni che vi farebbero demeritare la mia grazia. Guai se alla, unica grande “autoidolatria “succedesse la piccola e numerosa “autoidolatria”!
Condizione per essere salvati.
11Uno solo è Dio, e sono Io, e non vi è’ altro Dio all’infuori di Me. Questo va ricordato. Dio è paziente, ma non è, nella sua infinita pazienza, colpevole verso Sé stesso. È colpevole sarebbe se spingesse la sua pazienza, nel non intervenire a dire: “Basta”, sino ad una indifferenza verso il rispetto di Sé stesso.
12 Per un idolo caduto non innalzate tanti idoletti, tutti ornati degli stessi segni satanici di lussuria, superbia, frode, prepotenza e simili.
13Se sarete buoni vi salverò sino in fondo. Ve lo prometto, ed è promessa di un Dio. E, nella mia Intelligenza a cui nulla è occulto ‑anche il più segreto dei delitti, anche il più insignificante dei moti umani ‑ non pretendo che tutto un popolo sia perfetto. So che se dovessi premiarvi quando tutti aveste raggiunto la Bontà non vi premierei mai, ma intendo che se è inevitabile che qualcuno pecchi, la massa sia tale da imporre ai Capi una condotta degna del mio premio. Poiché, ricordatelo sempre, i Capi compiono i Peccati, ma è la massa che, coi suoi peccati minori, porta i Capi al grande Peccare».
I “salvatori” muoiono d’amore.[350]
14 […] Prega. Il tuo Dio ti aprirà le porte prima che tu conosca il massimo orrore. Per ora entra nella dimora del suo Cuore e dammi il tuo amore per placare la mia Giustizia. In verità ti dico che morire d’amore è la più cruenta delle morti perché si soffre non di una cosa sola, ma delle cose di tutto il creato. Si soffre per l’interesse di Dio e del prossimo. È la morte del tuo Gesù, poiché, sappilo, la parola più giusta sulla mia morte non è: flagelli, torture, croce; è amore.
15 È l’amore quello che ha sacrificato il Figlio di Dio. L’amore per voi. Sia l’amore quello che sacrifica i nuovi redentori”.
66. Liberare il mondo vivendo nel mondo.[351]
Le forme di pietà nella storia.
Dice Gesù:
1 «Ogni epoca ha avuto le sue forme di pietà.
2 La Chiesa è nata tra le onde agitate del mondo. Vergini e consacrati vivevano mescolati tra la folla pagana, portando in essa il profumo di Cristo che li saturava, ed hanno conquistato il mondo al Cristo.
3 Poi venne l’epoca delle austere segregazioni. Seppellirsi al mondo era, secondo le vedute del tempo, necessario alla perfezione e alla continua redenzione delle anime. Dai monasteri, dagli eremi, dalle celle murate, fiumi di sacrifici e di preghiere si sparsero sulla terra, scesero sul Purgatorio, salirono al Cielo.
4 Più tardi vennero i conventi di vita attiva. Ospedali, asili, scuole, beneficiarono di questa nuova manifestazione della religione cristiana.
La forma più alta dell’amore.
5 Ma ora, nel mondo pagano di un nuovo paganesimo ancora più atroce perché più demoniacamente sottile, occorrono di nuovo anime consacrate che vivano nel mondo come ai primi tempi della mia Chiesa, per profumare il mondo di Me. Esse compendiano in sé la vita attiva e la contemplativa in una parola sola: “Vittime”.
6 Di quante vittime ha bisogno questo povero mondo per ottenere pietà! Se gli uomini mi ascoltassero, direi ad ogni singolo il mio amoroso comando: “Sacrificio, penitenza, per essere salvati”. Ma non ho che le Vittime che sappiano imitare Me nel sacrificio, che è la forma più alta dell’amore.
7 Che ho detto Io? “Da questo si capirà se siete miei discepoli: se vi amerete scambievolmente… Non c’è amore maggiore di chi dà la vita per i suoi amici”.
8Le vittime hanno portato l’amore così in alto da avere una forma simile al mio. Le vittime dànno sé stesse per Me perché Io sono nelle anime, e chi salva un’anima salva Me in quell’anima.
9Dunque non vi è più grande amore per Me di quello di immolarsi per Me, vostro Amico, e per le povere anime peccatrici che sono amici nostri decaduti. Dico: nostri, perché dove è un’anima innamorata è anche Dio con lei, e perciò siamo due.
I “salvatori” sono apostoli e martiri.
10 Molte volte tu pensi con rimpianto alla vita claustrale. Ma pensa, anima mia, che l’essere vittima ti rende simile alle claustrali più austere. La vittima adora, la vittima espia, la vittima prega. La preghiera di una vittima è uguale a quella della claustrata con in più la difficoltà di dovere vivere di orazione tra le dissipazioni del mondo.
11 Anche qui Io sono il tuo esempio. Io, Vittima, ho saputo adorare, orare, espiare, stando nel mondo. Si può essere anime vittime di un’aurea perfezione stando tra la folla, e non esserlo stando sotto il sigillo di una doppia grata. Anche qui è l’amore che conta e non le forme esteriori.
12 Come si fa ad essere vittime? Vivendo con un unico pensiero: quello di consolare Me redimendo gli altri. Gli altri si redimono col sacrificio. Me mi si consola con l’amore e accendendo l’amore nei cuori spenti. La vita della vittima è un non appartenersi più perpetuo, un effondersi continuo, un ardere incessante.
13 Ma a chi sa vivere così, viene concessa l’Invisibile Presenza di cui tu pure gioisci. Perché Io sono dove sono i miei apostoli e i miei martiri. E le vittime sono martiri e apostoli».
67. Portare Cristo agli altri.[352]
Portatori di Cristo e parafulmini.
1 «Una volta, le prime volte che ti fui Maestro, ti ho parlato della funzione tua e delle anime tue simili. Ho detto: “Voi siete i portatori e i parafulmini”[353].
2 Portate Cristo fra i fratelli, ostensori vivi e pulpiti di carne, perché il mondo mi veda e da essi Io possa parlare alle turbe di cui ho pietà[354]. Ma siete anche parafulmini che stornate le sventure con la presenza vostra. Non perché sia vostra, ma perché voi attirate Me e dove Io sono non è sventura ma protezione.
3 Dovresti esserne persuasa, ora, di questo. Il tuo Direttore ne era convinto perché è meno Tommaso di te, e anche per questo ti voleva con lui. Il mondo non sa, ma Io so e posso fare un miracolo continuo in favore e intorno ai miei prediletti di cui ho amore e ai quali mi volgo per averne servizio.
Carità universale.
4 Avrei anche da ripeterti un rimprovero già fatto, ma sei già accasciata perché vedi le conseguenze del tuo avere preferito la terra, con le sue voci di sangue, al Cielo con le sue luci di spirito. Sopra il sangue e gli affetti ci sono sempre lo spirito coi suoi bisogni e Gesù. Ricordalo. L’ho detto[355] e lo ripeto: “Sei perdonata del tuo errore perché l’hai commesso per motivo di carità. Ma non vi ricadere mai più”. La tua carità deve esulare anche dall’ombra più lieve della umanità. Deve essere perciò carità universale per cui ti sono uguali nell’amore attivo i parenti come gli sconosciuti. Non sei più Maria Valtorta: sei il mio “portavoce”.
Evangelizzazione senza frontiere.
5 La voce del Cristo va a tutti. Come Cristo è andato a tutti. Anzi ha lasciato i prossimi di sangue per andare agli sconosciuti fra i quali c’erano i suoi denigratori e assassini. Perché così volevano gli interessi del Padre mio. È una mutilazione penosa questa di dire: “Tutti, senza distinzione di rango affettivo, mi siete fratelli ed io sono al servizio di tutti”. Ma sulla mutilazione spuntano le ali di aquila serafica.…
6 Ora porta pazienza. Sono, queste, le ultime conseguenze di avere, in un’ora in cui hai subito l’assalto più fiero di Satana che ti voleva levare a Me, travisto ciò che era il bene e il male. E hai ceduto, non al male, ma a cose che sono sempre quisquilie rispetto all’interesse del tuo Dio, il quale invece non transige mai per quanto riguarda al tuo bene.
7 E ora sta’ in pace. Voglio Io così, perché nel turbamento si offusca la luce dei tuoi occhi spirituali e il tuo spirituale udito. Lascia fare a chi ti ama. A Me.»
68. Slegare le mani del Salvatore.[356]
Satana per mezzo dei peccatori lega le mani a Gesù.
Dice Gesù:
1 «Sai cosa vogliono dire le mie Mani legate, sai chi me le lega? Sai perché tanto dolore è nel mio sguardo, tanta stanchezza sul mio Volto? Sai cosa chiedo a quelli che mi sanno guardare?
2 Le mie Mani sono legate da Satana per mezzo dei peccatori. Non hai capito male. Ripeto: sono legate da Satana per mezzo dei peccatori.
3 Tu dirai: “Ma, o Signore, come ciò può essere se Tu sei Dio?
Giustizia dell’autorità umana.
4 Io sono il Dio della Misericordia e del Perdono, Io sono il Dio potente, il Padre delle grazie. Ma il peccato paralizza la mia Potenza di grazie, la mia Misericordia, il mio Perdono. Perché, se sono Misericordia, Grazia, Perdono, sono anche Giustizia. Dò perciò ad ognuno quello che si merita. E se tu consideri, con giustizia, devi dire che do sempre più grazie di quello che non meritate.
5 Se a una autorità della terra, anche ad un semplice messo municipale, voi faceste le offese che fate a Me, sareste puniti con la prigione. Se poi fosse autorità più grande, sareste puniti anche con la perdita della vita. E sono, le autorità, poveri uomini come voi, che rimangono autorità fintanto che Io permetto lo siano per vostro merito, per loro prova, e quasi sempre per loro punizione. Vostro merito: ubbidire e pazientare. Loro prova: non abusare del potere, non insuperbirsene credendosi semidei, o dèi, perché vedono le folle pronte al loro cenno e a gridare “Osanna”. Uno solo è dio: Dio. Loro punizione: perché è ancora più difficile che un’autorità resti onesta, nelle mille forme dell’onestà, che non un ricco si salvi. Perciò la loro gloria umana è l’unica gloria che abbiano. Quella eterna ben poche autorità la raggiungono.
I “salvatori” slegano le mani a Gesù con l’amore.
6 Le colpe continue, sempre più perfide, che gli uomini commettono, per istigazione del Nemico mio e vostro, legano la mia Misericordia, la mia Grazia, il mio Perdono. Ecco cosa sono le mie Mani legate e chi sono quelli che le legano con la fune del Male: Satana e i suoi figli. E le mie Mani vorrebbero invece esser libere per perdonare, medicare, consolare, benedire.
7 O voi che mi amate, slegate col vostro amore le mie Mani legate! Riparate, riparate, o miei diletti, amici e figli miei carissimi, all’oltraggio recato alle Mani del vostro Dio, Padre e Redentore. L’amore è fiamma che consuma le catene e arde le ritorte rendendo libertà alle mie Mani legate. Abbiate pietà, voi che mi amate, del mio dolore, e pietà dei vostri lebbrosi fratelli, che le mie Mani soltanto possono sanare.
Comandamenti calpestati e Sacramento profanato.
8 Il mio sguardo è pieno di dolore per tutti gli oltraggi che vengono recati a Me nel Sacramento e nella mia Legge. Legge calpestata, Sacramento profanato. Hai letto? Hai sentito? Hai notato? L’altare del Sacramento è sempre colpito. Non vedi in ciò il segno di Satana? E pensa questo, a tua gioia. Dove fra la rovina si può trovare intatta la Pisside che mi contiene e raccoglierla coi dovuti onori, è perché un cuore, o molti cuori, lontani dal luogo colpito, ma adoranti Me Eucarestia, hanno deviato, col loro orare, il colpo diretto da Satana. Quelle Ostie che salvate, anime umili e amorose che pregate per il mio Sacramento, infondono in voi gli stessi frutti di una Comunione d’amore.
Riparare col dono del proprio cuore a Gesù.
9 La stanchezza è sul mio Volto perché constato sempre più fino a qual punto sono morto invano per tanta umanità, perché mi accorgo sempre più che nulla ‑ non parole, non miracoli, non castighi, non grazie ‑ serve a far pensare che Io sono Dio e che solo in Dio è Bene e Pace. Quando uno è stanco e afflitto, coloro che lo amano gli danno affetto per consolarlo, riposo per sollevarlo. Questo Io ti chiedo e chiedo a quelli che mi amano.
10 Sono sbandito dalle chiese e dai cuori. Quando era pellegrino sulla terra non aveva, il Figlio dell’Uomo, un sasso suo proprio su cui posare il capo. Ma ora che i cuori degli uomini sono di sasso, ho forse dove posare la testa? No. Solo qualche raro, rarissimo cuore fedele. Gli altri sono ostili al loro Amico e Redentore.
11 Apritemi dunque il cuore, voi che mi amate. Date ricetto al vostro Dio che piange di dolore sull’umanità colpevole, ristorate Colui che dà Sé stesso in sacrificio eterno e che non è compreso. Io, Gesù, verrò con tutte le mie grazie e farò del cuore fedele un piccolo Paradiso.»
69. Guidare le anime alla salvezza.[357]
Istruzione privata.
1 Ieri sera, dopo averle scritto la lettera che spero le verrà consegnata oggi ‑ e prego Dio che la illumini nell’interpretarla, mettendosi nelle condizioni di noi, qui reclusi, bisognosi di delucidazioni che solo lei può dare, e molto, molto delusi per la sua sibillina risposta del 6 c.m. che ci ha proprio stupiti e sconfortati sono piombata in un penosissimo sopore. Come soffro, ora, quando vengono! Specie se devo lottare contro il sopore perché vi è gente ecc. ecc …! Ne sono uscita alla prima luce d’alba. Mi metto subito a pregare e viene Gesù.
2 Questo tempo di sosta, dirò così: pubblica, Gesù l’ha usata per una istruzione privata alla sua povera Maria. Di questo segno quello che Gesù vuole. Il resto è mio segreto e resta con me sempre.
3 Stamane, a mie riflessioni intrise di sconforto per il come sono male capita, mi risponde:
Imparare da Dio ad essere buoni.
4 «Anche le persone più buone hanno manchevolezze. Di perfetto non c’è che Dio. Eppure gli uomini hanno voluto trovare imperfezioni anche in Me e, potrei dire: sistematicamente, hanno dato significati diversi dai veri ad ogni mia azione. Per questo Io ho insegnato: “Non giudicate “[358]. Pensa, anima mia, che gli uomini sono tanto manchevoli e tanto, anche senza averne voglia, anzi avendone ribrezzo, intrisi di superbia, che si arrogano il diritto di aggiudicare a Dio azioni che, in verità, sono volute da loro e non da Dio, azioni che se fossero veramente volute da Me darebbero, per la loro non giusta natura e deleterie conseguenze, ragione agli uomini di criticare Dio. Quando mai capiranno e crederanno fermamente gli uomini che Dio è Bontà, Pazienza, Giustizia, Amore, anche nelle più piccole cose?»
5 Resto pensierosa dopo questa lezione. Poi oso ripetere una domanda, io che odio fare domande a Gesù. Mi piace lasciarlo libero di istruirmi come e su quel che vuole. Ma P. Pennoni ha insistito, anche l’ultima volta, in merito. Fosse un altro, lascerei cadere. Ma lui…
Il dolore umano e quello spirituale.
6 Gesù sorride di un sorriso buono ma serio, e dice:
7 «Se quelle persone sono veramente religiose, devono trovare nella certezza della morte in grazia di Dio dei loro quattro defunti tragicamente, sollievo al loro dolore più alto. Dico: più alto. (Scrivi molto chiaramente). Il dolore umano è più bestiale nel suo dolere. E strappa gemiti anche ai santi. Questo (scrivi adagio ma scrivi chiaro) questo dovrebbe essere sempre considerato da coloro che ascoltano gli sfoghi dei superstiti ed hanno ufficio di consolatori.
8 Il dolore più alto è quello spirituale. Vivissimo in chi non è morto allo spirito per essersi per tanti anni nutrito di spirito. Costui, alla pena umana di aver perduto un aiuto e un affetto, unisce quello di un’incertezza sulla sorte eterna del perduto. No. In questo caso, non è il caso. Si plachi il dolore nella certezza di un beato ricongiungimento.
Come guidare una nave.
9 Però di’ a chi ha voluto questa risposta che non sia un pilota incapace, un mastro di naviglio (va’ piano, ma scrivi chiaro) dimentico delle più elementari norme di navigazione.
10 Un’anima sconvolta da una scossa tragica è paragonabile ad una nave presa da gran fortunale. Ha bisogno di essere aiutata e alleggerita, senza imprecare per la sua incapacità ad uscire dalla bufera per entrare in acque più calme. Ora: che pilota sarebbe e che mastro di naviglio sarebbe colui che sapesse solo ostacolare ancor più, la povera nave con manovre teoriche, non sempre esatte, e talora dannose, specie in certi casi? Se in luogo di raccogliere le vele le aprisse tutte, non getterebbe ancor più in preda al vento la povera nave? Se in luogo di alleggerirla per farla fuggire più veloce, la appesantisse dicendo: “Così starà più ferma”, non ne decreterebbe il naufragio? Lo stesso avviene delle anime in tempesta. Alleggerirle si deve, capirle si deve nelle loro reazioni e nelle loro necessità. Non aumentarne il disorientamento con condanne ingiuste.
Come salvare un’anima.
11 Oh! come si condanna con facilità e sveltezza! E non sono stato Io più e più volte condannato come un demonio[359]? Facile è dire: “Sei indemoniato”. Ma non sarà invece così colui che accusa, mancando a carità e a giustizia?
12 Prendete una volta di più ad esempio Me, Maestro vostro. Marta e Maria, sconvolte dal dolore, rimproverano Gesù di non esser venuto con quella sollecitudine desiderata per impedire la morte di Lazzaro. Le rimprovero Io? No: le carezzo e conforto[360] . So capire e compatire le anime sconvolte. Imparate.
13 Chiederà forse ancora, colui che ti manda a questa risposta, come fare a dar sollievo a quella povera anima in tempesta. Oh! è facilissimo! Chiedendo di soffrire per sollevare il suo soffrire e renderle pace e luce. Caricarsi degli altrui pesi, porsi sulle altrui croci per scaricare gli altri dai pesi e per deporli dalle croci. Io l’ho fatto. Fatelo voi.
14 Ed ora basta. Riposa con la mia pace e addormenta il soffrire di Gesù, per tante colpe e manchevolezze umane, cantando come un uccellino, gaio per il bel sole, la ninna‑nanna della mia Mamma[361].
Il sole ce lo hai: Io. Ti benedico.»
15 Nota: P. Pennoni mi aveva parlato di questo caso il malaugurato 8 novembre. Per 32 giorni Gesù ha sempre taciuto in merito. Solo stamane ha parlato. Le anime vittime affidano il caso a Gesù e attendono senza pretendere nulla né sul contenuto né sul tempo.
70. Opera dei “salvatori”.[362]
Anime abissali.
Dice Gesù:
1 «Cosa devi fare? Quello che ho fatto Io. Tacere e perdonare. È per questo che ti presto il mio sguardo.
2 Nessun microscopio e nessun raggio elettrico o radiologico è potente come il mio occhio per vedere il vero aspetto delle creature. Si disilludano tutti quelli che credono che Io‑Uomo non conoscessi le persone. Non c’era latebra in loro che non mi fosse chiara e visibile come pagina di libro aperta ed esposta a chiara luce. Con quest’occhio ti faccio guardare, quando voglio, perché tu possa conoscere.
3 Vi sono anime abissali. Può mai esservi, in un abisso, luce? No. Nelle profondità marine o in quelle terrestri non vi è che tenebra. Talora un ricordo di luce. Ma generalmente tenebra assoluta. In essa vivono ancora esseri ciechi. Ciechi appunto perché per loro inutile sarebbe la vista, fasciati di tenebre come sono. Più che inutile, sarebbe tormentosa perché soffrirebbero di non vedere. Sono ciechi per loro destino e nel loro destino è ancora amore.
4 Negli uomini vi sono dei ciechi (di spirito), ma non per loro destino e tanto meno per volontà d’amore. Sibbene per loro mala volontà.
5 La Luce brilla per tutti gli uomini. La Voce chiama tutti gli uomini. La Verità è pronta ad istruire tutti gli uomini. La Via è aperta a tutti gli uomini. La Vita vuol darsi a tutti gli uomini. La maggioranza degli uomini si chiudono occhi e orecchi per non vedere la Luce, per non udire la Voce; si allontanano dalla Verità che ammaestra; prendono vie che sono l’opposto della Via; si condannano a effimera esistenza respingendo la Vita. Sono abissi di tenebrore.
L’opera dei “salvatori”.
6 Bisogna per loro dire le mie parole: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”[363]. È l’unica loro attenuante. Non sanno. Se sapessero esattamente quello che fanno, e lo volessero continuare a fare, non basterebbe l’inferno a punirli.
7 Ma sono abissi. Risponderanno di esser voluti rimanere abissi nonostante che Io e i miei corredentori[364] si sia fatto di noi stessi rete che scende fin nell’abisso, accettando l’amaritudine, delle tenebre, noi, figli della Luce, per portare a loro un ricordo di Luce, invogliarli di essa, portarli ad essa.
8 Estrarli dalle tenebre. Ecco l’opera dei redentori. Anche quando ci sembra di esser nelle tenebre, noi che tenebre non siamo ‑ perché per avere l’eroismo di essere redentori occorre esser tutti accesi, tutti uno con la Luce ‑ abbiamo sempre tanta luce in noi da parere fulgore rispetto alle vere tenebre degli spiriti ciechi. Dovrebbero amarci per la luce che portiamo loro. Ci odiano invece proprio per questo. Oh! ma non importa! Noi risaliamo dal loro abisso al nostro abisso. Perché anche noi siamo in un abisso. In Dio: abisso di Perfezione. Noi risaliamo. E perdoniamo. Non solo. Preghiamo che siano perdonati e che abbiano desiderio di Luce. Il desiderio è il primo scalino dell’ascesa verso la Luce.
Perfezione di generosità.
9 Oh! sii generosa! Noi siamo tanto ricchi e loro sono così miserabili! Noi siamo uni col Padre e di Lui possediamo le spirituali dovizie, eterne dovizie. Essi… essi, avessero anche tutti i tesori del mondo, sono miserabili perché non hanno che fumo e polvere che il vento sperde. Non hanno il Padre nostro.
10 Sii generosa. La generosità della sofferenza, e della rinuncia stessa, sono quisquilie rispetto a questa perfezione di generosità che è spogliarsi da ogni fermento umano per guardare, compatire, perdonare e amare i fratelli che, credilo., anche se per orgoglio mostrano un volto sicuro, felici e sicuri non si sentono.
11 Qui. Su questo cuore che ti ama, una lacrima, un bacio e un perdono per i tuoi Poveri fratelli. Ora tutto duole meno. Non è vero? Sono molto diverse le mie parole da quelle che ieri ti voleva suggerire il Nemico[365]. Non è vero? E anche la dolcezza, il riposo attuale, è ben diverso da ciò che provavi ieri quando egli ti girava intorno. Sentivi l’acre del suo fiato, eri bruciata dal suo odio, soffrivi perché non sei ad esso amica e ti fa ribrezzo. Ma ora, senti? Questo è quello che emana da Me: tuo Dio. Pace. Dolcezza. Bontà.
12 Sta’ sicura. Hai meritato questa doppia effusione d’amore perché ieri hai amato la Verità al di sopra di ogni calcolo umano.
13 Va’ in pace, o mia benedetta. L’amore di Dio è sempre con te».
71. Anime sacerdotali.[366]
Riparare al culto del preziosissimo Sangue
Dice Gesù:
1 «Lo sai perché chiedo[367] ancora più intense riparazioni e universali preghiere al Ss. Sacramento? Per giustizia. Dio è giusto anche nelle cose più insignificanti. Pensa se non vuole essere giusto in riflesso del suo culto.
2. Il Sacramento condensa Corpo e Sangue, Anima e Divinità del tuo Gesù. Perciò, pregando con spirito di riparazione Me Eucaristia, si prega non solo il mio Corpo ma il mio Sangue oltre che l’Anima e la Divinità. Perciò le riparazioni al mio Sangue vengono assorbite da quelle date all’Eucaristia in cui Io sono tutto.
3 Chiedo che il mio Sangue sia amato e usato per gli infiniti bisogni delle anime. Non lasciate infruttuoso questo oceano di potenza le cui onde sono date dal mio Sangue. Ma, se sarebbe bene che il Sangue del Redentore avesse molto maggior culto di quanto non abbia, è anche vero che, data la sua santità, Io affido questo culto e questo ministero alle anime più dotate di doti spirituali.
I “salvatori” sono ministri di questo culto.
4 Culto e ministero, ho detto. Per essere ministri di un culto non occorre essere sacerdoti. È sacerdote ogni anima che sa essere mia vera discepola. Io non vi nego questo onore e non mi nego. Nulla m’è più caro che d’essere attinto e sparso da mani amorose e pure su anime sterili, macchiate, malate. Il sacerdote consacrato mi sparge sulle anime nella Confessione. Ma gli oscuri sacerdoti, consacrati dall’amore che Io solo conosco, possono offrirmi e spargermi su tutte le anime.
5 Ne v’è più meritorio ministero di questo di unire il proprio sangue a quello della gran Vittima e in una mistica Messa, in cui Io sono il Celebrante e voi gli accoliti, sacrificarsi insieme e provvedere insieme ai fedeli e ai non fedeli, che pure hanno bisogno del mio Sangue e del vostro, del mio Sacrificio e del vostro, per trovare la via della Vita e della Verità.
6 Altra ragione per cui esigo maggior riparazione verso Me Eucaristico si è che le imprecazioni blasfeme vanno contro il Sacramento mentre il Sangue, in particolare, ne è risparmiato. La dimenticanza che l’avvolge lo preserva. Meglio esser dimenticati che bestemmiati.
Cuori portatori del Sangue di Gesù.
7 Ecco perché, con giustizia, ti dico che molto va riparato verso l’Eucaristia. Riparazione generale al Sacramento, ma culto particolare dei discepoli più cari al mio Sangue.
8 Lo affido agli amici fra i miei amici. Come un esercito in battaglia chiude le bandiere nel quadrato dei più fidi, così Io incastono il mio Sangue in mezzo a coloro che so più fidi, capaci di qualunque sacrificio per amore del loro Re, e vi do la consegna di passare fra le folle col cuore colmo del mio Sangue, perché Esso scenda sui poveri uomini a salvarli. Chi si sarà effuso nell’interesse del suo Signore, avrà dal Signore alta mercede nel mio Regno, così vi dice il Signore, così vi dice il Redentore, così vi dice l’Amore, e così sarà poiché Iddio è fedele e veritiero le dà il cento per uno.»
72. Anime oranti.
Preghiera
dei “salvatori”.[368]
Offriamo. Io ti offro[369],
Dice Azaria:
1 «[…] Offriamo. Io ti offro[370], tu ti offri, insieme al Cristo: la Vittima offerta per la salute di tutti. “Insegnami a fare la Tua Volontà”[371]. La preghiera umile della Grande Vittima. La preghiera umile delle piccole vittime che sono generose ma deboli. “Insegnami a fare la Tua Volontà. Insegnami a vivere, insegnami a patire, insegnami ad ubbidire, insegnami a morire. Prima a me stessa, poi a tutto ciò che potrebbe sedurre me stessa e risuscitare l’io umano. Insegnami acciò ‘le sentenze della tua bocca che io ho ripetuto per tutti’[372] nascano per primo luogo nel campo mondo del mio cuore, e prosperino e diano frutti di vita eterna senza che uccelli, spine, logli, gramigne e passanti distruggano ciò che in me Tu hai seminato”.
Granai del Signore.
2 Granai del Signore potete essere chiamati, o portavoce. I mistici granai ai quali chi ha fame viene a prendere. Ricordi Giuseppe di Giacobbe? Prevedendo la carestia fece riporre in granai la sovrabbondanza delle messi, salvaguardando queste raccolte, con somma cura, da insetti, roditori e ladri che sempre accorrono dove c’è da nuocere. Venuti i sette anni di carestia, gli egiziani non morirono di fame perché furono aperti i granai di Giuseppe, e anche altri, d’altri paesi, vennero a prendere grano dove la previdenza l’aveva raccolto[373].
3 Quanta carestia per le anime affamate anche ora! Ecco, essa crescerà, ed esse avranno sempre più fame. Ed ecco che il Signore accumula i grani nei suoi granai. Per darli a chi ha fame. Ma state vigilanti, o granai di Dio, perché insetti, roditori e ladri, non manomettano il tesoro. Come scolte vigili dovete accogliere e conservare, instancabili, ciò che il Signore versa in voi per vostro nutrimento onde si possa dire: “Mangiarono e furono oltremodo sazi, il Signore accordò loro quanto desideravano e non li defraudò nelle loro voglie sante”.
4 Sì. Se le anime chiamate a straordinaria via saranno fedeli, Dio farà loro questo. Ed esse, come pianta opima, cresceranno e daranno il nutrimento di cui sono nutrite, amato non tanto perché è dono speciale quanto perché è mezzo per nutrire, salvare, santificare i fratelli. Cosa che chi è nutrito di Dio deve avere come abito naturale: la Carità. La Carità che ringrazia Iddio del dono, e spezza ai non abbienti lo stesso dono, dicendo: “Venite, fratelli! Venite e mangiate! Gustiamo insieme il cibo di Dio[374]“».
Non tornare indietro.[375]
Dice Azaria:
5 «Ma la richiesta che è nell’Orazione come si può conciliare con l’offerta delle anime vittime? Io parlo a te perché lo sei, come lo sono tutte le piccole voci, e attraverso a te parlo alle altre anime vittime! Come potete voi dire la preghiera dell’Orazione se vi siete offerte all’immolazione e se Dio vi ha accettate? Farete un cammino all’indietro, allontanandovi dal vostro luogo di supplizio? Supplicherete forse il Padre di rendervi salute, benessere, affetti, tutto quanto gli avete offerto per essere vittime? Oppure non pregherete dicendo queste parole? No. Potete dirle. Ma elevando tanto alto il vostro spirito da chiedere il perfetto, ossia che Dio vi “allontani placato ogni avversità spirituale affinché liberi nell’anima (dalle tentazioni e turbamenti) e nel corpo (dalle paure del domani e dagli appetiti naturali della carne, appetiti che non è peccato sentirli ma è merito non accontentarli) possiate attendere con libertà di spirito al servizio di Dio”. Diviene preghiera perfetta, tutta soprannaturale, angelicale, tanto è superiore al comune pregare dell’uomo nel quale le preoccupazioni materiali causano il 98% delle sue preghiere [376]».
73. Preghiera di massimo rendimento.[377]
Preghiera dei “salvatori”
Dice Gesù:
1 «Scrivi:
“So, o Signore, che i giorni in cui mi fai piangere di più sono quelli in cui mi fai più guadagnare. Perciò grazie di farmi piangere.
2 So, o Signore, che i giorni in cui mi fai soffrire di più sono quelli in cui mi fai più sollevare gli altrui dolori. Perciò grazie di farmi soffrire.
3 So, o Signore, che i giorni in cui mi fai più spasimare perché ti nascondi, sono quelli in cui Tu vai ad un mio povero fratello che s’è perduto. Perciò grazie di questo spasimare.
4 So, o Signore, che i giorni in cui lasci su me l’onda amara della desolazione, che sa già del sale della disperazione, sono quelli in cui io ti rendo ad un fratello disperato. Perciò grazie per quest’onda amara.
5 So, o Signore, che le tenebre che mi fanno cieca, che la fame che mi fa languire, che la sete che mi fa morire, per Te, di Te, serve a ridarti ‑ Luce, Fonte e Cibo ‑ a chi muore di tutte le morti. Perciò grazie delle mie tenebre, della mia fame, della mia sete.
6 So, o Signore, che le mie spirituali morti sulla tua croce sono risurrezioni ad altrettanti morti alla tua croce. Perciò grazie di farmi morire.
7 Perché io credo, Signore, che tutto quanto Tu mi fai è per mio bene, è per un fine di bene, è per la gloria di Dio: Bene supremo;
8 perché io credo che ritroverò tutto questo quando il vederti mi smemorerà di tutto il dolore subito;
9 perché credo che la mia gioia sarà aumentata per ogni soffrire;
10 perché credo che essa si ornerà dei nomi di coloro che io avrò salvati col mio soffrire;
11 perché credo che per le ‘vittime’ non c’è Giustizia ma solo Amore;
12 perché credo che, il nostro incontro sarà sorriso, sarà bacio, il tuo bacio, Gesù‑Amore, che mi rasciugherà ogni traccia di pianto;
13 perché credo tutto questo, io ti ringrazio delle mie non numerabili spine e ti amo di moltiplicato amore.
14 Tu mi hai dato non la parte di Maria, che è la migliore[378], ma la tua stessa, che è la parte perfetta: il Dolore. Grazie, Gesù”.
Pregare e soffrire per redimere
15 Questo devi dire, non con le labbra, ma con lo spirito persuaso di tale verità, che ti dice chi è Verità.
16 Se, per farti un eterno futuro più bello, Io avessi conosciuto cosa meno penosa, l’avrei scelta per te, perché ti amo; ma non v’è. Te l’ho data, dunque, per un motivo d’infinito amore.
17 Ogni lacrima versata con costante adesione ai voleri di Dio, ogni lacrima versata con amore per Chi te la chiede, ogni lacrima saputa offrire si ingemma del nome di un’opera o di una creatura che il piangente compie o porta a salvezza.
18 Il pianto non è colpa. È tributo alla nostra condizione. Dico “nostra” perché il tuo Dio fu uomo e pianse, e Maria, l’esente dalle miserie per la sua immacolatezza, pianse perché, Corredentrice come era, dovette vivere il Dolore che pur non le spettava. Hanno pianto l’Uomo e la Donna. Puoi piangere tu pure, anima stretta a Dio, ma non divina e non immacolata.
19 L’essenziale è saper piangere senza rendere il pianto peccato, ossia senza acredine, e saperlo fare facendo del pianto una moneta per riscattare gli schiavi che Satana tiene legati alla sua galera.
20 Salva, salva! E non temere. Dio è con te.»
Atti d’offerta.
Crociata di anime vittime.
1 Nostro Signore mi dice di trascrivere il mio atto d’offerta, l’inno a Gesù Crocifisso e altre cose spirituali che hanno preparato lo stato attuale. Ubbidisco premettendo queste brevi note.
2 Avevo fatto solennemente l’offerta di vittima dell’Amore misericordioso il giorno della SS. Trinità del 1925. Ma poi, per una forza che mi spingeva e per una premonizione dei fatti mondiali, che poi si sono compiti, avuta dal luglio 1930 al maggio 1931, avevo sentito il bisogno di consigliare, attraverso la stampa di Azione Cattolica Femminile, una vera crociata di anime vittime per salvare il mondo.
3 Respinta duramente la mia proposta che sentivo consigliata da Dio, e respinta il 17 maggio 1931 dicendo che non ce ne era bisogno perché tanto in Italia come nelle altre nazioni tutto era a posto fra Chiesa e Stato e fra Stato e Stato, visto che solo 14 giorni dopo Dio, con una dolorosa prova (lotta contro l’Azione Cattolica), smentiva i troppo facili ottimisti, pensai di fare da me ciò che gli altri trovavano inutile fare.
4 Tremavo un poco ad offrirmi alla Giustizia, ricordando le parole di S. Teresa del B. G.: “Se vi offriste alla Giustizia dovreste tremare, ma per offrirvi all’Amore misericordioso no. Egli vi tratterà con misericordia”.
5 Mentre ero fra il sì e il no, viene il giorno del Sacro Cuore di Gesù del giugno 1931. Alla Messa in canto cantata dalle circoline, subito dopo il Gloria, mi si presenta la visione mentale e la conoscenza mentale di tutte le sciagure che ci hanno torturato in questi ultimi 10 anni.
6 Una contemplazione apocalittica… Mi prende una tale angoscia e un pianto irrefrenabile che non vedo più nulla. Nulla che non sia il baratro in cui il mondo sta precipitando e la necessità di porre vittime come puntelli per impedire, o almeno rallentare la corsa del mondo al precipizio.
7 Mi devono portare, guidare fuori di chiesa alla fine della Messa, perché io non vedo niente tanto piango…
8 Giunta a casa, scrivo il mio atto di offerta, che poi ho solennemente fatto nel giorno del Preziosissimo Sangue[380]. Eccolo:
Secondo Atto di offerta di Vittima alla Giustizia e all’Amore.[381]
9 “O mio Dio, origine e termine di ogni potenza, di ogni sapienza, di ogni bene, Amore eterno ed increato, Trinità SS., che Tu sia benedetta ora e sempre, amata e adorata per tutti i secoli dei secoli.
10 Perché questo amore per Te dilati ed invada tutta la Terra e il Regno di Cristo si instauri in essa portando agli uomini la pace, quella pace che da Te solo viene, perché le anime si volgano a Te, fontana d’acqua viva che sazia tutte le seti e dà la vita eterna, io, benché misera (o) e peccatrice (tore), oso, dall’abisso del mio niente, elevare il mio cuore e la mia vita, tutta (o) me stessa (o), verso di Te, Trinità beata, ed offrirti questo mio niente come ostia di espiazione e di amore per l’avvento del tuo regno, per il fiorire di questa tua pace, per la redenzione delle anime, di quelli che amo e conosco, di quelle che mi sono care fra tutte per i legami che ad esse mi uniscono, come pure di quelle che mi sono estranee o nemiche.
11 Possa questo sacrificio che io ti offro, o Dio, attraverso l’intercessione di Maria SS. e di S. Giuseppe, esservi gradito nella sua piccolezza. È tutto quanto posso darti, e lo dono con gioia per la conversione delle anime, la pace mondiale, la prosperità, tranquillità, pace e ogni altro bene della Patria mia, per il trionfo della Chiesa sui suoi nemici, per il ritorno a Dio di quelle nazioni che ora sono preda di Satana e degli scismi, per la perfezione del Sacerdozio, la salute eterna mia e dei miei genitori e di tutte quelle anime
che ho amate, istruite nella tua Legge e indirizzate a Te.
12 Se io confrontassi i fulgori della tua potenza con la miseria mia, resterei annientata davanti a tanta onnipotenza; se io confrontassi la mia nullità e colpa alla Perfezione tua, dovrei fuggire come un’indegna dal tuo cospetto; ma io mi fido di Te, come a Te piace, e ti do tutta me stessa col mio passato, il mio presente, il mio avvenire, con le mie colpe, i miei sforzi di bene, le mie cadute, coi miei desideri immensi di amore per Te e per le anime. Io penso che Tu sei Amore, Misericordia, Bontà, sei il Padre, il Fratello, lo Sposo delle anime, nostre, sei la Carità fatta carne e nessuno respingi dal tuo seno, amoroso. Sono dunque certa che ti chinerai pietoso su questa tua piccola schiava per accoglierne l’offerta, udirne la preghiera, acconsentire ai suoi desideri.
13 Oh! io me ne starò ai tuoi piedi fintanto che a Te piace, attendendo il tuo sorriso che mi dica che la mia offerta ti è gradita, né mi spaventerà l’attesa perché so che essa è una prova che Tu mi dai per provare la mia fede, né mi spaventerà la mia nullità perché io la rivesto dei meriti del mio Diletto che vive in me. E del mio Verbo adorato, del mio Maestro e Redentore, ripeto le parole ineffabili per presentare la mia preghiera a Te, Eterno: “Padre, perdona agli uomini perché non sanno quello che fanno, perdona per i meriti di Cristo, di Maria, dei Martiri e Santi, e se per placare la tua Giustizia offesa sono necessarie nuove ostie di espiazione, eccomi, o Padre, immolami per la pace fra l’uomo e Dio, fra l’uomo e l’uomo, per l’avvento del tuo Regno”.
14 “O mio Diletto, il tuo Cuore sanguina, incessantemente ferito da questa marea di colpe che invade la Terra, e la tua sete d’amore cresce ogni dì mentre l’umanità da Te si allontana. Oh! prendimi come ostia consolatrice del tuo amore vilipeso. Vorrei rinnovare quest’offerta ogni qualvolta una colpa ti ferisce ed una nuova offesa viene scagliata contro la SS. Trinità, vorrei essere innocente e ricca (o) di meriti per poterti consolare di più, vorrei che con me fossero schiere di anime pronte ad offrirsi al tuo amore. Ma sono povera (o) e sola (o), colpevole io pure. Non mi sgomenta però la mia incapacità, la mia miseria, la mia solitudine; sono come a Te piace, e questo mi basta e mi incoraggia nell’offrirmi a Te. Sei Tu che hai messo nel mio cuore questa sete sempre crescente d’amore e di immolazione, e questo mi dice che Tu vuoi anche me, povera (o) e debole,
vero nulla che si perde davanti alla tua immensità.
15 Conscia (o) di questa mia piccolezza, ti prego di non trattarmi come anima sposa o sorella. Tu sei il Padrone del Cielo e della Terra, io sono l’atomo di polvere… Tu sei il Re dei re, io l’ultima (o) dei tuoi sudditi. Ma come in una reggia vi sono gli intimi del sovrano che con lui trascorrono i giorni in affinità di affetti, e vi sono pure i servi il cui solo dovere è quello di ubbidire, così io desidero essere considerata (o) da Te come una (un) serva (o), anzi meno ancora, o mio Diletto. Io voglio essere la (lo) schiava (o) il cui solo scopo è di servire con umiltà e fedeltà il suo Signore.
16 Voglio essere il cieco strumento usato per il trionfo dell’Amore misericordioso sulla Terra, l’umile ancella che dà tutta sé stessa per la causa del suo Re, la creatura che sta nella polvere ai piedi del tuo trono per coprire col suo povero canto l’urlo blasfemo dei peccatori, per consolare col suo fedele amore il tuo Cuore trafitto, per ottenerti attraverso il suo oscuro sacrificio molte anime.
17 Lo hai detto Tu stesso, Gesù diletto, che il più grande amore è dato da colui che dà la vita per i suoi amici. Ecco, io vengo, mi offro a Te, mio unico perfetto Amico, perché il tuo Regno si stabilisca sulla Terra e nel cuore degli uomini.
18 Tu hai anche detto: “Quando sarò innalzato trarrò tutti a Me”. Io pure, a tua imitazione, voglio essere innalzata (o) sulla croce del dolore, sulla tua Croce di salute che i più sfuggono con terrore e, crocifissa (o) con Te, per Te, io voglio espiare per coloro che peccano, ubbidirti per coloro che si ribellano, benedirti per coloro che ti maledicono, amarti per coloro che ti odiano, supplicarti per coloro che ti dimenticano, vivere, in una parola, in un atto di amore perfetto, riferendo tutto a Te, vedendo in tutto Te, amando tutto per Te e in Te, accettando tutto da Te, mio Bene infinito.
19 O mio Diletto, per la croce che ti chiedo, per la vita che ti offro, per l’amore che anelo, rendimi vittima felice del tuo Amore misericordioso. Che io viva in esso e di esso, che io agisca sotto il suo impulso, che ogni mio atto, parola, pensiero, azione, portino il sigillo di questo tuo amore. Sia esso il mio scudo e la mia purificazione, la mia gioia e il mio martirio, sia esso fusione sempre più intima con Te, sino alla fusione ultima in cui l’anima libera voli a ricongiungersi con Te per adorarti e amarti perfettamente per la beata eternità.”
Coroncine e preghiere.
Si consiglia di praticare le coroncine e le preghiere il venerdì in cenacolo privato o pubblico.
Coroncina alle cinque piaghe.
20 “Adoramus Te Christe et benedicimus tibi, quia per Sanctam Crucem tuam redemisti mundum.[382]
21 Adoro, o mio Gesù, la SS. Piaga della tua mano destra e ti prego, per il dolore di quella, di concedermi lo spirito di carità. Pater, Ave, Gloria.
22 Adoro, o mio Gesù, la SS. Piaga della tua mano sinistra e ti prego, per il dolore di quella, di concedermi lo spirito di contrizione. Pater, Ave, Gloria.
23 Adoro, o mio Gesù, la SS. Piaga del tuo piede destro e ti prego, per il dolore di quello, di concedermi lo spirito d’apostolato. Pater, Ave, Gloria.
24 Adoro, o mio Gesù, la SS. Piaga del tuo piede sinistro e ti prego, per il dolore di quello, di concedermi lo spirito di sacrificio. Pater, Ave, Gloria.
25 Adoro la SS. Piaga del tuo costato e ti prego, per amore di quella, di accettare la mia offerta di vittima alla divina Giustizia e al tuo Amore misericordioso. Pater, Ave, Gloria.
Preghiamo:
26 O mio Gesù, per il dolore delle tue carni sante ed immacolate, trafitte per amor tuo, ti prego concedermi quanto ti chiedo. Fortificami col santo Sangue che hai versato dalle tue piaghe, purificami con l’acqua sgorgata dal tuo cuore squarciato, accendimi l’anima col fulgore delle tue ferite divine, fa’ che i raggi d’amore che da esse scaturiscono si infiggano nel mio cuore come altrettanti strali infuocati e vi stampino l’impronta del tuo Corpo trafitto, affinché io divenga una crocifissa d’amore. Concedimi, per amore delle tue S. Piaghe, una sempre più ardente sete di Te, una sempre più profonda immedesimazione con Te, una sempre più divampante carità che mi mondi e purifichi dalle colpe e mi renda pronta per il Cielo.
Altro Coroncina per ottenere rassegnazione.
27. “Adoramus Te Christe et benedicimus tibi, quia per Sanctam Crucem tuam redemisti mundum.[383]
28 Adoro, o mio Gesù, la SS. Piaga della mano destra e ti prego, per amore di quella, di concedermi il dono della rassegnazione nelle sofferenze corporali. Pater, Ave, Gloria.
29 Adoro o mio Gesù, la SS. Piaga della mano sinistra e ti prego, per amore di quella, di concedermi il dono della rassegnazione nelle pene morali. Pater, Ave, Gloria.
30 Adoro o mio Gesù, la SS. Piaga del tuo piede destro e ti prego, per amore di quella, di concedermi il dono della rassegnazione nelle sofferenze spirituali. Pater, Ave, Gloria.
31 Adoro o mio Gesù, la SS. Piaga del tuo piede sinistro e ti prego, per amore di quella, di concedermi il dono della rassegnazione nelle sofferenze, amarezze, avvilimenti delle malattie, nelle offese, tradimenti, abbandoni, durezze delle creature. Pater, Ave, Gloria.
32 Adoro o mio Gesù, la SS. Piaga del tuo costato e ti chiedo, per amore di quella, di concedermi la rassegnazione alla morte, anzi più ancora. Ti chiedo la calma, la pace, la gioia nel morire. Che io spiri, te ne prego, in un anelito di amore per Te.
Preghiera a Gesù crocifisso.
33 O mio adorato Signore per me crocifisso, Martire divino per amor nostro, ti prego di rendermi lietamente volonterosa di soffrire. Aumenta in me l’amore per Te a misura che aumenti la pena. Se le fiamme della carità invaderanno completamente l’anima mia, dolce mi sarà il soffrire e dolce il morire per amor tuo e delle creature.
Preghiera a Maria Ss.
34 Madre mia Maria, quando più forte su me rugge la tempesta e pesa la croce, dammi la dolcezza del tuo sorriso, quando l’anima soffre nella passione, dammi il conforto della tua carezza, quando la morte mi fa paura, dammi il tuo grembo per rifugiarmi ed il tuo cuore di Mamma per consolare il mio languire. O Madre mia, a te affido la mia vita e la mia agonia. Che io possa morire tra le tue braccia per svegliarmi in Paradiso.
Preghiera a S. Giuseppe.
35. Pietoso patriarca S. Giuseppe, nel momento estremo vienimi incontro per guidare l’anima mia nel viaggio ultimo a salvamento. Il tuo sguardo ponga in fuga l’infernale tentatore e si rifugi l’anima mia fra le tue braccia che furono culla al mio Salvatore e di lì essa spicchi il volo verso l’Amore eterno. S. Giuseppe, siatemi scudo nella battaglia finale perché io muoia in Cristo.
Preghiera all’angelo Custode.
36 Angelo santo, a me dato dalla pietà di Dio, perdonami del poco amore che fin qui ti ho dato, fa’ che io ti ami e onori sempre da qui innanzi e stammi presso sempre, ma più ancora nell’ora della morte, perché il Maligno non possa turbare la serenità del trapasso ed io spiri con cristiana fedeltà e sommissione al Volere eterno. Angelo mio, accompagnami in morte dal mio Gesù.
21 Febbraio 1943
Preghiera a S. Francesco.
39 O padre mio S. Francesco d’Assisi, per quell’amore con cui Gesù Cristo ti amò e tu amasti Lui, ottienimi, te ne prego, la sofferenza e l’amore che impetrasti per te stesso. Non ti chiedo la gloria visibile delle stimmate, delle quali non sono degna, ma la compartecipazione intima alle pene e all’amore di Gesù e tuo, acciò io, ad imitazione vostra, muoia d’amore per Iddio e le anime.
11 marzo 1934
75. Programma settimanale di sacrifici.[384]
Volontari della sofferenza.
Dice Gesù:
1 «Vieni, piccolo Giovanni. Ho tante cose da dirti per calmare il tuo soffrire.
2 Per prima cosa, vieni e bevi. Sei più fortunata di Giovanni. Egli appoggiò il capo sul mio petto non ancora ferito[385]. Tu, tu vieni stretta sul mio petto squarciato e puoi bere l’amore che sgorga dal cuore ferito. Sta’ buona, sta’ quieta. Come una mamma tiene fra le braccia il bambino ammalato per consolarlo del suo soffrire, così Io ti tengo.
3. Oh! tu non sai quanto hai fatto, quanto fai con questo tuo penare. Ti sembra non fare nulla perché non sai fare più altro che soffrire. Fai molto, molto di più di quando istruivi, pregavi, lavoravi per Me. Allora eri tu che facevi e mi davi quello che facevi, che volevi fare. Io lo accettavo, perché sono buono. Lo accettavo perché non sprezzo nulla. Lo accettavo perché le tue povere cose le facevo ricche con i meriti miei.
4Ora sono Io che faccio. E faccio tutto. Prendo tutto. Voglio tutto. Non ti lascio un picciolo della tua ricchezza di vita, di salute, di forza, di quiete, di libertà. Vita, salute, forza, quiete, libertà umana, si intende. Annullo tutto, sopprimo tutto. A te, donna, nulla. A te, anima, do Me: Tutto.
Programma di sofferenza.
5 Senti il tuo Maestro. Prima di dirti due cose che desideri sapere, voglio darti il programma di sofferenza per i tuoi giorni settimanali.
6 E guardiamo le grandi categorie per cui si deve soffrire. Quelle per le quali ho sofferto anche Io nella Passione. Il sacerdozio, i disperati, i peccatori, gli idolatri, le anime in attesa di tornare a Dio: ossia, per te, le anime purganti; per Me, allora, i giusti del Limbo.
7 I giorni della settimana sono sette. Per la necessità di tre categorie avrebbero dovuto essere sette volte sette. Ma sette sono. E allora soffrirai così.
Per i sacerdoti e i consacrati.
8 La domenica, il lunedì e martedì per il Sacerdozio. Nel Sacerdozio includo tutti i consacrati di ogni genere e categoria. Perché tre giorni per loro soli? Perché, per il bisogno che ne hanno, non basterebbero tutti e sette.
9 Cosa è il Sacerdozio per la massa dei fedeli? A che lo paragoneremo? Agli elementi vitali. La terra potrebbe aver avuto vita e conservato vita senza luce, calore, acqua, aria? No. Non avrebbe potuto.
10 Ebbene, prendi la Bibbia e leggi il suo primo capitolo[386]. Che dice? “In principio Dio creò cielo e terra… Il primo giorno fece la luce “perché la terra era coperta di tenebre e la vita non può esservi dove è perpetua tenebra. “Il secondo disse: ‘Sia il firmamento e separi le acque dalle acque’ “perché per la vita terrestre ci voleva l’acqua. Ma questa non doveva essere tutta sul globo o tutta nel cielo. Ma bensì scendere quando era giusto raccogliersi dove era giusto, risalire per quanto era giusto. Altrimenti la terra sarebbe divenuta polvere o pantano. “Il terzo giorno creò il mare radunando le acque”. Il mare: l’enorme bacino per lo scarico di tutte le acque terrestri e per l’alimentazione di tutte le acque celesti che le nubi avrebbero poi sparso nuovamente sulla terra.
11 Tre giorni per preparare la terra ad essere abitata, e nel terzo giorno la vestì d’erba e piante perché ormai poteva ricevere seme e farne un utile vegetale. Allora sulla terra, su cui è già luce, acqua e aria, ecco che accende la fonte del calore, e col sole perfeziona la luce, e con le stelle e la luna vi regola le maree e le onde dei venti e delle acque celesti. Ecco la terra pronta a ricevere gli animali, ultimo, nella terra completata di ogni bene, l’uomo il re.[387]
Missione dei sacerdoti.
12 Se la settimana avesse più giorni, te ne avrei imposto quattro di penitenza per il Sacerdozio. Perché esso è necessario alla vita dello spirito come i quattro elementi vitali alla terra: luce, acqua, aria e fuoco. Ma come può esser luce se è spento o offuscato? Ma come può esser acqua se è arido? Ma come può esser respiro se è, di suo, asfittico? Ma come può esser fuoco se è gelo?
13 O povere anime mie! Mie, perché vi ho conquistate col mio morire! Povere, povere anime mie che divenite sempre più deboli come steli ai quali venga a mancare aria, luce, calore e acqua, quanta pena mi fate! E quanto, quanto, quanto sdegno e ribrezzo coloro che non sanno, non vogliono, non vogliono e non vogliono. assorbire i quattro elementi vitali per darli a voi!
14 Perché sono, allora, costoro? Quale missione compiono? Quella che Io ho affidata al Sacerdozio[388]? No. La missione del loro utile e del disperdere ciò che Io ho radunato. Oh! che solo un punto mi trattiene dal colpirli!…
Responsabilità dei sacerdoti.
15 Maria, guarda e trema vedendo il mio viso. Con questo viso chiederò loro: “Che avete fatto dei miei figli, dei miei agnelli? Dove sono queste mie greggi? Perché sono divenute selvatici caproni? Perché giacquero sbranate dai quattro nemici dell’uomo: la carne, la scienza, il potere, il demonio? Perché accecati, feriti, dispersi, affamati, ‑ assetati, ignudi, analfabeti nello spirito, perseguitati, abbandonati, sono stati costretti a gridare: ‘Dio non c’è poiché non lo vediamo, non lo sentiamo, non lo conosciamo attraverso l’opera e la parola di quelli che si dicono sacerdoti di Dio? Perché i migliori ‑ quelli che hanno avuto il torto, agli occhi vostri, l’imperdonabile torto di essere migliori di voi nella fede, speranza e carità, nel sacrificio, nella castità, nel distacco da tutto che non fossi Io e Io crocifisso, quelli che riempii di pure acque e di scelta farina per gli affamati e i morenti di sete spirituale al posto delle cisterne che s’erano disseccate e dei granai in cui troppe tignole avevano fatto dimora, quelli che feci luce e calore per i cercanti nelle tenebre una guida a Dio e nel gelo un fuoco per non morire –
perché questi li avete colpiti e crocifissi su una vostra croce?
16 Essi furono già sulla mia e vi sono stati volentieri, anche per voi. E bastava per la loro sofferenza, o servi presuntuosi e infingardi che non avete voluto soffrire mai nulla, neppure la stanchezza fisica, neppure l’umiliazione salutare di vedervi sorpassati in eroismo da questi miei servi fedeli che Io stringo al cuore perché per loro si è conservata la Luce e la Parola sulla terra, stelle che splendono nei secoli, durante la loro parabola, perché il Cielo splenda sempre sugli uomini ed essi lo possano trovare e dire: ‘Là è Dio. Ecco che in quel raggio tremola la Parola di Dio ed io la posso udire ancora, quel tanto che mi basti per credere, sperare, amare; per salvarmi’.
17 Bastava per la loro sofferenza. E voi vi siete affigliati a Satana per torturarli. Ma vedete? Essi sono stati medicati dalle vostre torture con il balsamo che esce dal mio cuore. Hanno bevuto conforto, santa ebbrezza, pace e l’amore, l’amore di un Dio, stando così, come Io li tengo, stretti contro il cuor mio”.
18 Questo dirò loro. Ma tu dammi tre giorni di dolore per loro. È doloroso per Me, Pontefice eterno, vedere che il mio esercito sacerdotale è pieno di ignavi e di disertori.
Per i disperati.
19 Il mercoledì lo darai al tuo Signore per “i tuoi poveri fratelli disperati” come li chiami tu.
20 Fratelli sì. Nessuno ti deve esser tanto fratello come colui che è povero, solo e malato. E i disperati sono poveri della povertà più grande. Hanno perduto tutto perdendo la speranza in Dio. Sono soli. Non vi è solitudine più vera di questa. È l’unica vera solitudine. Sono senza Dio. Sono malati. Una malattia che dà la morte. La vera morte. Bisogna guarirli, renderli a Dio, farli ricchi di Dio.
21 Ma la tua fraternità è d’amore, non di natura. Tu non sei “disperata”. Credi, hai creduto d’esser all’inferno’ ed eri… eri in Paradiso perché servivi Me. Servi Me. Lo sei. Sei nel Getsemani e passi da questo alla Croce e dalla Croce a questo. Ma ad ogni elevazione mi posi sul cuore. Io sono che ti elevo. Ad ogni deposizione posi sul cuore di Maria. Poi torni al tuo Getsemani e alla tua croce. Ma vi vai col sapore del mio amore e col profumo del cuore immacolato della Mamma.
Per gli idolatri.
22 Il giovedì soffrirai per la grande categoria degli idolatri.
23 Idolatria non è solo adorare un idolo. Per Me è idolatria il culto di qual che sia che non sia il vero Dio. Sono idolatri tanto i selvaggi ‑ anzi lo sono meno di molti civili che, pur conoscendo che vi è un Dio Uno e Trino, adorano mille idoli che vanno dal loro io all’io di un altro pari loro, e lungo questa via hanno molti altari a falsi dèi dal nome: denaro, potere, senso, scienza razionalista, ecc. ecc. ‑. Sono dunque per Me tanto idolatri i selvaggi quanto i civili, quando hanno culti nazionali o singoli non veri.
24 Includi perciò nelle intenzioni del giovedì tutti coloro che devono conoscere il Nome SS. di Dio ed il mio, coloro ai quali ancora non è nota la Croce come freccia che indica il Cielo, coloro che seguono una religione rivelata ma che non è la Religione, coloro che sono “cristiani” ma non cattolici. Una è la Chiesa: quella di Roma. Offri e soffri per coloro che una scienza errata fa idolatri della mente, e coloro che una passione fa idolatri del cuore. Fa’ che tornino a Me. Io sono il vero Dio e non vi è altri superiore e all’infuori di Me. A Me deve darsi l’amore e il culto delle creature create dal Padre, redente dal Figlio, amate dallo Spirito. Il giovedì sia, il giorno di dolore per tutti costoro.
25 Una lontana sera di un giovedì, con la ferita del tradimento nel cuore, con l’eco dell’addio di mia Madre nel cuore, con ‑la prescienza del prossimo complesso martirio nel cuore, il Figlio dell’Uomo, il Figlio di Dio, Io, ho pregato per tutti: per quelli che erano “miei” e per quelli che sarebbero divenuti “miei” per la Parola che avevo detta e affidata ai miei amici e discepoli; ho pregato per quelli che si sarebbero, per eresia di un disgraziato, staccati dal tronco vivo della Chiesa romana, perché tornassero ad essere una cosa sola con essa e per ciò con Me e col Padre; ho pregato infine per tutti gli uomini poiché per tutti Io morivo[389].
26 Dio mio Padre, mi aveva affidato tutta la razza umana. Io mi sono fatto Uomo per redimere e salvare i figli di Adamo. E Adamo fu uno. Non vi furono tanti Adami quante sono le razze della terra. Ma un solo Adamo. Ed Io sono venuto per salvare la sua discendenza, quale che sia il suo colore, il suo punto di latitudine o longitudine, il suo grado di civiltà. E Io voglio che dove Io sono, ossia in seno al Padre, essi, tutti gli uomini, siano. Questo sarebbe la mia gioia come è la mia aspirazione.
27 Prega dunque per questi che non sono in Me, o che ne sono usciti per errori dei padri loro o per errore delle loro menti orgogliose della larva di scienza che possiedono.
Per le anime del purgatorio.
28 Il venerdì sia per coloro che vivono la loro crocifissione spirituale nel Purgatorio cercando Dio e non potendolo ancora avere.
29 Tu sai come Io so, cosa voglia dire sentirsi separati da Dio[390]. Io so, tu non sai, il giubilo che rapì in un turbine di amore i giusti quando Io apparii un lontano venerdì e dissi: “L’attesa è finita. Venite a possedere Iddio”.
30 Perché ogni venerdì i miei angeli possano dire a molti spiriti purganti questa parola, soffri e offri ogni venerdì. E beati sono le gemme nate dal Sangue che ho sparso sino all’estrema stilla il venerdì di Parasceve pasquale. Aprire ad un’anima il Regno e introdurla nella beatitudine, è rendermi ciò che è mio. Giustizia dunque e amore per Me.
Per la Mamma.
31 Il sabato è il giorno della Mamma, ed Ella ti ha già chiesto di soffrire per i peccatori. Sia dunque ogni tuo sabato un fascio di spine che ti serri sul cuore perché s’infiori di rose da offrire a Maria. Ogni peccatore che torna a Dio è una rosa che tu deponi ai piedi della Madre, una rosa con cui Ella si deterge il pianto che le sgorga dal ciglio da quando la feci Madre dell’uman genere, così a Me nemico.
Per i “salvatori”?
32 E per te? La settimana è finita e il piccolo Giovanni non ha avuto un’ora di libertà per pensare a sé.
33 A te ci penso Io. Io e la Mamma. E mentre tu fai quello che puoi, come puoi, malamente nonostante il tuo buon volere, Io e la Mamma facciamo per te, come Noi sappiamo. Se tu logorassi la vista, le labbra, le ginocchia e il cuore a pregare, a lavorare per te, non ti faresti che uno straccio di veste rispetto a quella regale che ti tesse Maria e che il tuo Gesù fa di porpora nel suo sangue; perché ti amiamo e vediamo che ci ami.
34 Ora sei stanca. Riposa. Prima che il tempo pentecostale finisca, ti dirò ciò che desideri sapere. La mia pace sia in te».
Programma settimanale in coroncina.[391]
Da pregare in privato o insieme ad altri dopo la comunione delle messe feriali:
1 Annunziare il primo mistero del giorno e poi dire l’intenzione:
Per i sacerdoti e le anime consacrate (10 atti d’amore[392]).
Dopo la decina dire: “Dona loro Signore lo Spirito dell’amore, lo Spirito del tuo Figlio Gesù, lo Spirito Santo”.
2 secondo mistero del giorno: per i nostri poveri fratelli disperati (10 atti d’amore).
“Dona loro Signore lo Spirito dell’amore, lo Spirito del tuo Figlio Gesù, lo Spirito Santo”.
3 terzo mistero del giorno: per i nostri poveri fratelli in peccato mortale: (10 atti d’amore)
“Dona loro Signore lo Spirito dell’amore, lo Spirito del tuo Figlio Gesù, lo Spirito Santo”.
4 quarto mistero del giorno: Per i nostri poveri fratelli idolatri (10 atti d’amore).
“Dona loro Signore lo Spirito dell’amore, lo Spirito del tuo Figlio Gesù, lo Spirito Santo”.
5 quinto mistero del giorno: per le povere anime del purgatorio (10 atti d’amore).
“Dona loro Signore lo Spirito dell’amore, lo Spirito del tuo Figlio Gesù, lo Spirito Santo”.
2 Concludere con la salve Regina in onore della Mamma celeste. Benedizione finale.
76. Consacrazione alla missione.[393]
L’anima tesa verso il cielo.
Dice Gesù:
1 «L’episodio della donna curvata guarita in giorno di sabato[394] è proprio il tuo.
2 L’umanità tua e degli altri ti avevano curvata.
3 Eri tanto diritta prima, piccola anima che camminavi nella mia Via, sospinta da una forza d’amore per il tuo Gesù di cui avevi capito la maestà di Martire più di ogni altra cosa, e che volevi essere simile a Lui nel martirio perché l’Amore ti aveva rivelato che il martirio è amore professato, confessato, compiuto alla perfezione.
L’anima curvata verso la terra.
4 Dopo ti eri curvata. Avevi inclinato verso la terra la tua anima che prima guardava soltanto il Cielo. Le sollecitudini e gli affetti umani si erano sostituiti alle sollecitudini spirituali nelle quali solo ti preoccupavi degli interessi di Dio e, per conseguenza, anche senza volerlo fare deliberatamente, degli interessi della tua anima. Gli affetti umani presero il posto dell’amore per Me.
5 Queste sollecitudini e questi affetti, ben più schiaccianti della mia Croce – perché se la croce è peso è anche appoggio e innalzamento, – ti avevano “curvata”. E sul tuo lasciarti curvare da motivi umani aveva lavorato l’Insidiatore delle anime, il quale approfitta delle debolezze vostre per fare di esse mezzi di peccato.
6 E hai peccato, sai? Sì, hai peccato dandomi tanto dolore. La mia Conoscenza sapeva che era fase transitoria, ma non avrei voluto che quella fase tu la vivessi. Ti allontanava tanto dalla mia Via e tanto dal Cielo.
Per la via dell’amore.
7 Amami molto, Maria, perché la mia Misericordia per te ha operato prodigi. Ti ho conteso al Male con amore di Padre, opera di Medico e con pazienza di Dio. Mi hai sentito, infine, e ti sei volta a Me. Eri già sulla mia Via e volevi seguirmi e amarmi. Ma eri curvata.
8 Il tuo spirito non riusciva a liberarsi da tutti i postumi delle tue malattie spirituali e dalle tendenze della carne. Eri stata per troppo tempo oppressa e irritata da troppe cose e, veramente, l’altra umanità che ti circondava non era certo coefficiente di una resurrezione totale. Ma anzi annullava i tuoi progressi dello spirito e paralizzava i tuoi sforzi per risorgere totalmente col suo modo di agire. Questa è la tua unica scusante.
9Ma anche di questa situazione voglio che tu te ne faccia un motivo di amore per Me e di amore per il tuo prossimo che ti ha così ostacolata. Qualunque prossimo, ricordalo. Se chi ti ha fatto piangere e ti ha strappato le nuove penne che l’amore, ormai conosciuto e praticato, ti dava per volare a Me, avesse avuto, durante tutta la vita, quanto Io ti ho dato di amore di predilezione, pensa che sarebbe stato migliore di te. Questo è il pensiero che ho avuto presente nel giudicare quegli spiriti ottusi, e questo deve essere il pensiero che tu devi avere per perdonarli totalmente e amarli totalmente.
Liberazione di tutti i legami.
10 Quando ti ho giudicata sufficientemente punita della tua diserzione, quando ho pensato che l’avresti espiata, ti ho raddrizzata, anima mia. Sapevo che il dolore stava per abbattersi su te, e col dolore la solitudine. Non sono chiamato “Misericordia” per nulla. Sono Misericordia. E sono venuto per esserti Parentela, Amicizia, Gioia, Tutto. Ma prima ti ho “liberata” dagli ultimi legami che ti intralciavano ancora.
11 I “capi delle sinagoghe” ‑ ce ne sono anche ora e sono dati da coloro che vedono come travi i fuscelli altrui e non vedono la loro trave; da coloro che si credono lecito analizzare, sindacare, criticare l’opera di Dio ‑ se conoscessero il momento e la causa che ho scelto per operare il miracolo, ne rimarrebbero scandalizzati.
12 Ma che? Non sono forse Io padrone di operare come e quando mi piace?
E se del tuo nulla oscurato ho voluto fare una forza luminosa e operante, se di te, miseria, ho voluto fare una ricchezza, non mi è lecito forse? E se ho giudicato che bastava la tua prova‑ ed ora la tua costanza, la tua fiducia, il tuo pentimento, il tuo amore, meritavano il premio del mio aiuto e del mio amore, vi può essere qualcuno che critica l’opera mia?
Consacrazione alla missione.
13Amo servirmi delle nullità, che l’amore e l’umiltà rendono care al mio Cuore, per far risplendere la mia Potenza. Se prendessi unicamente i “perfetti”, come potrebbero i poveri uomini avere speranza di entrare nel Cielo?
14Prendo i deboli, i peccatori che sanno solo aver fiducia, speranza, affetto per Me ‑ non dico “amore”, perché se amassero non sarebbero deboli e peccatori ‑prendo questi figli che nelle loro imperfezioni mescolano vene di perfezione, e ne faccio le luci e i maestri dei loro poveri fratelli più deboli e peccatori di loro. Li accendo d’amore, li rendo affamati di sacrificio, ne accetto l’offerta. Giunti allo stato di “vittime”, li consacro alla loro missione.
Vita dei “salvatori”.
15 Tutti i giorni sono “sabato” per Me. Perché in tutti i giorni voi siete sempre insufficienti, se osservati dalla Perfezione, ma anche in tutti i giorni Io reputo opportuno dire: “Basta” a ciò che vi curva ed immettere l’anima che ho scelto al mio servizio.
16Abbi sempre presente il tuo passato e il mio operare. Il primo ti servirà per tenerti umile e a lavarti sempre più col pentimento. Il secondo ad accenderti sempre più d’amore.
17Vivi di speranza nel tuo Gesù. Se tanto ti ho amata non sarò per te severo.
18 Vivi di costanza. Solo la tua volontà potrebbe staccarti da Me e ripiombarti nel buio.
19Vivi di umiltà. Mi comunico alle anime umili.
20Vivi di amore. Più mi amerai e più mi comprenderai esattamente.
21Vivi con la pace nel cuore. Io te la do per tuo conforto.»
Potenza di vittima[395].
22 […] Lavori per una gloria umana? No. Lavori per la gloria mia. E allora non occuparti e preoccuparti dei cavilli umani o delle lodi umane. Tu fa’ la tua parte. Il tuo premio sarò Io. Gli altri, se non sapranno fare la loro e del mio dono non faranno conto, avranno il giusto compenso.
23 Sta’ calma nella tua felicità che è il più bel segno della provenienza di questi scritti. La tua felicità viene dalla tua trasformazione nel Bene. Il tuo angelo ti guarda compiaciuto perché ti vede mutata in Me. Aiuta come puoi, quanto puoi, l’opera del tuo Gesù. Opera un continuo lavoro su te stessa. Devi tendere alla Perfezione. Soffri per riuscirvi e soffri per i fratelli così sordi alle voci dell’amore.
24 Se ti ho fatto cisterna della mia parola perché gli assetati vi bevano, tu devi aspirare la Parola, a costo di un sacrificio continuo. Sofferenze della carne, sofferenze del cuore, sofferenze della mente, sofferenze dello spirito, tutto ti deve servire a questo scopo. Io tutto permetto perché voglio che sempre più la tua potenza di vittima, che col suo patire conquista anime al Cielo, si accresca.
25 Del dubbio che Satana tenta inocularti, unica arma che gli resta per turbarti, dubbio che tu sia in errore, Io ti rassicuro. Vivi sicura in Gesù.
26 Va’ in pace. Se anche il mondo respingesse il tuo dono, Io non ti leverei il miele della mia Parola, ed essa rimarrebbe tutta in te come un forziere regale di cui saresti assoluta regina. Dormi con la mia benedizione.»
77 Mano all’aratro.[396]
Volontà di riparare continuamente
1 Sono così accasciata di tanta guerra e così stanca e sfinita per dover sempre lottare contro i nemici dell’Opera ‑ sfinita anche fisicamente ‑ che mi pare di non esser più buona di pregare, più generosa, più niente di buono. E lo dico a Gesù.
2 Egli mi risponde: «Sei forse uscita dalla via di immolazione che hai preso da tanti lustri? Sei forse pentita di aver chiesto la croce, il sacrificio, il dolore, per amor di Dio e del prossimo? Ti ripugna forse la tua condizione di inferma sempre più inferma perché lo volesti? Non credi più alla potenza del dolore per amore, forse? Non vuoi più offrire forse il quotidiano tuo olocausto? Si è forse raffreddato, per sfiducia in Me, il tuo amore in Me? Vorresti forse mutare la tua sorte, guarire, godere, vivere come vivono il 98% delle creature umane? Non te la senti forse più di riparare continuamente, col tuo continuo amore fedele a Me e alla mia Chiesa, a tutte le colpe che le anime, e specie quelle sacerdotali e consacrate, compiono? Lo sconforto della constatazione della marea crescente di colpe contro il voto, il sacerdozio, la religione, ti suggerisce forse che è inutile ogni cosa ed è meglio non soffrire più? Rispondi!»
3 «No Signore. Nulla di questo. Voglio soffrire, ora che la sofferenza è totale e totalmente conosciuta, come quando ti chiesi di accettarmi ostia non sapendo a che punto possa salire il dolore. Voglio amarti e soffrire per darti anime e farti contento».
Sul rogo della redenzione.
4 «E allora? Credi che siano le preghiere meccaniche, come suono di strumento caricato, quelle che hanno valore per Me? Lascia perdere le cose che sono orpello e non oro, le folene[397] che non sono fiamma, gli incendi di paglia: cenere che il vento sperde.
5 E vivi nel tuo rogo che ti arde e che arde davanti al mio trono e mi copre, col suo fiammeggiare armonioso, le brutture e le bestemmie. Che cerca di coprirlo. Perché Io sono Dio e vedo… Ma se vedendo ho dolore, il tuo amore mi consola. Sta’ in pace, in pace.
6 È l’amore quello che conta. E tu hai l’amore per Me, per Noi del Cielo. Ami con tutta te stessa, con tutte le tue forze e volontà. Quindi ami in misura perfetta e ci fai felici. Val più il tuo dire: ‘Ti offro le mie sofferenze di oggi per le intenzioni a Te più care’ che mille preghiere fatte con le labbra avendo nel cuore l’egoismo».
Esaltazione,[398] Glorificazione
78. Bisogno di anime crocifisse.[399]
Confidenze e rivelazioni sono riservate ai “salvatori”
Dice Gesù:
1 «Figlia, leggiamo insieme gli ultimi versetti dell’Ecclesiaste[400]. Se egli era sapientissimo, Io sono la Sapienza di Dio. Infinitamente a lui superiore, perciò. Ma come esso istruisco il mio popolo. Lo istruisco da 20 secoli. Ho iniziato l’istruzione con la mia Parola e l’ho portata avanti attraverso la parola dei miei servi diletti.
2 Ma fra gli istruiti del mio popolo ho dei discepoli di predilezione ai quali il Maestro diviene oltre che maestro: amico, e con ricchezza di re apre loro le porte dei tesori delle confidenze e delle rivelazioni. Io prendo per mano questi prediletti e li porto meco nei penetrali segreti e li rendo capaci di ricevere la mia Parola, data con una ampiezza che è riservata ai miei novelli Giovanni.
3 Mio piccolo Giovanni, ti affido la mia Parola. Trasmettila ai maestri, che ne usino per il bene delle creature. Essa viene dall’Unico Pastore, dal Pastore buono che ha scritto la verità della sua Parola col Sangue suo.
Vivi da angelo e da sacerdote ma sempre più da “vittima”.
4 Quando un Capo del mondo, quando un Genio della Terra affidano a un fedele loro una sacra bandiera o un prezioso segreto, quando trasmettono una consegna o la formula di un’invenzione, con quale sacro rispetto il fedele le porta e le trasmette! Ma Io sono molto più d’un Capo e di un Genio. Io sono Dio, Verbo e Sapienza del Padre, Signore e Redentore vostro. La mia Parola non serve soltanto a dare un bene della Terra, ma a dare il Bene che non muore: la Vita eterna. Non c’è perciò cosa più sacra e preziosa della mia Parola.
5 Ricevila con l’anima in ginocchio e il tuo amore sia l’incenso che purifica il tuo cuore che la riceve, la tua mano che la scrive, la tua bocca che la ripete, il tuo occhio che la legge. Vivi da angelo e da sacerdote, poiché ti ho concesso di udire ciò che odono gli angeli e ciò che ripetono i sacerdoti. E vivi sempre‑ più da vittima, perché è il sacrificio quello che apre le orecchie dello spirito, ed è il sangue quello che lava la lingua che parla del Signore.
Immenso bisogno di anime crocifisse.
6 In questi giorni che precedono la festa della Croce ho un immenso bisogno di anime crocifisse. Fammi la carità di soffrire per Me. Credi al tuo Gesù! Se potessi tornare sulla Croce per voi, come, come vi tornerei! Ma non posso. E fra tanto sangue nemico, che con odio fratricida l’uomo sparge sulla Terra, manca il mio Sangue che non posso più spargere dalla Croce per voi.
7.Mentre Io tramuto le specie del Pane e del Vino in Corpo e Sangue del Cristo sugli altari della terra ‑ troppo pochi, e troppo poco circondati di anime veramente oranti ‑ voi mie piccole, care vittime, cari fiori del mio giardino, sostituitevi al Redentore e datemi il vostro corpo per ostia di propiziazione pei peccati del mondo.
8 Figlia mia, non cercare nulla di più, dico anche Io con l’Ecclesiaste (Siracide). E che vuoi di più della missione di essere un piccolo Cristo al posto del tuo Gesù? E che desideri di più grande della mia Parola?
9 Dio è semplice. Più ti avvicinerai a Dio e più diverrai semplice. Sentirai in te sempre più il tedio e la vanità della scienza umana, anche di quella volta a Dio, ma scritta dall’uomo. Più Dio ti parlerà e più avvertirai la sofferenza del suono aspro e acerbo delle umane parole rispetto al tono dolcissimo e soprannaturale della parola mia. Non ti affaticare con molte dottrine, non metterti pastoie di molti regolamenti. Sii semplice e libera. Su te sia soltanto il giogo leggero che non è peso ma ala: il mio.
“Ama Dio e osserva i suoi comandamenti”.
10 Non v’è che una cosa da fare per venire a Me senza errore. Quella che consiglia l’Ecclesiaste ma che lo modifico così: “Ama Dio e osserva i suoi comandamenti”. Non dico: “temi”. Dico: “ama”. L’amore è molto più alto del timore ed è più sicuro per raggiungere il fine. Il timore è per quelli ancora lontani da Dio, per non farli sviare. Come un paraocchi impedisce alla bestialità rinserrata nell’uomo di prendere il sopravvento ad ogni chimerica ombra seduttrice. Ma per coloro che sono già presso a Dio, a coloro, soprattutto, che sono fra le braccia di Dio, l’amore è quello che deve essere guida.
11 Tutte le vostre azioni Dio le porterà in giudizio. Ma è naturale che le azioni mosse dall’amore non saranno mai completamente malvagie e tali da disgustare il Signore. Avranno il segno della vostra limitatezza umana, ma esso sarà ricoperto dall’insegna sfolgorante dell’amore che annulla le colpe e rende le azioni dell’uomo grate al Signore.
12 Ecco, figlia mia. Mentre il mondo è pieno di fragore omicida e l’odio trabocca dai cuori, noi due che ci amiamo, nel silenzio e nella pace, parliamo d’amore. E non c’è cosa che rallegri tanto il tuo Gesù quanto queste mie piccole Betania in cui Io sono il Maestro che si riposa e che insegna ad una Maria innamorata che lo guarda e ascolta con tutto il suo amore.
13 Sii sempre buona e paziente. Ti do la mia pace.».
79. Nell’ora della prova.[401]
Esempio di Maria.
Dice Maria:
1 «La beatitudine dell’estasi natalizia è venuta meco come essenza di fiore, chiusa nel vivo vaso del cuore per tutta la vita. Indescrivibile gioia. Umana e sovrumana. Perfetta.
2 Quando il venir di ogni sera mi martellava nel cuore il doloroso “momento”: “Un giorno meno di attesa, un giorno più di vicinanza al Calvario” e l’anima mia ne usciva ricoperta di pena come se un flutto di strazio l’avesse ricoperta, anticipata onda della marea che m’avrebbe inghiottita sul Golgota, io curvavo il mio spirito sul ricordo di quella beatitudine che era rimasto vivo nel cuore, così come uno si curva su una gola montana a riudire l’eco di un canto d’amore ed a vedere in lontananza la casa della sua gioia.
3 È stata la mia forza nella vita. E lo è stata soprattutto nell’ora della mia morte mistica ai piedi della Croce. Per non giungere a dire a Dio ‑ che ci puniva, io e il mio dolce Figlio, per i peccati di tutto un mondo ‑ che troppo atroce era il castigo e che la sua mano di Giustiziere era troppo severa, io, attraverso il velo del più amaro pianto che donna abbia versato, ho dovuto affissare quel ricordo luminoso, beatifico, santo, il quale si alzava in quell’ora come visione di conforto dall’interno del cuore per dirmi quanto Dio m’avesse amata, si alzava per venirmi incontro non attendendo, poiché era gioia santa, che io lo cercassi, perché tutto quanto è santo è infuso da amore e l’amore dà la sua vita anche alle cose che par che vita non hanno.
Metodo da seguire quando Dio ci colpisce.
4 Maria, occorre fare così quando Dio ci colpisce.
5Ricordare quando Dio ci ha dato la gioia, per poter dire anche fra lo strazio: “Grazie, mio Dio. Tu sei buono con me “.
6Non rifiutare il conforto del ricordo di un passato dono di Dio che sorge per confortarci nell’ora in cui il dolore ci piega, come steli percossi da una bufera, verso la disperazione, per non disperare della bontà di Dio.
7Procurareche le nostre gioie siano gioie di Dio, ossia non darci delle gioie umane, da noi volute e facilmente contrarie, come tutto quanto è frutto del nostro operare avulso da Dio, alla sua divina Legge e Volontà, ma attendere solo da Dio la gioia.
8Serbareil ricordo di esse, anche a gioia passata, perché il ricordo che sprona al bene ed a benedire Iddio è ricordo non condannabile ma anzi consigliato e benedetto.
9Infonderedella luce di quell’ora le tenebre dell’ora presente per farle sempre tanto luminose che ci bastino a vedere il santo Volto di Dio anche nella più buia notte.
10Temperarel’amaro del calice di quella goduta dolcezza per poterne sopportare il sapore e giungere a berlo sino all’ultima stilla.
11Sentire, poiché lo si è conservato come il più prezioso ricordo, la sensazione della carezza di Dio mentre le spine ci stringono la fronte.
12 Ecco le sette beatitudini contrapposte alle sette spade. Te le dono per mia lezione di Natale (metti questa data,) e con te le dono a tutti i miei prediletti.
La mia carezza per benedizione a tutti.»
80. Nei momenti di burrasca.[402]
Parabola del Padrone di barca.
Più tardi dice Gesù (è proprio Lui, perché ne sento la carezza):
1 «Nei momenti di pericolo e di burrasca un padrone di barca è sempre vigile al suo posto. Non si fida più dei suoi marinai, neppure di quello che sta al timone, neppure del marinaio scelto, preposto alla manovra delle vele. Prende la barra del timone fra le sue mani, e dà ordini e sovraintende alle manovre delle vele. Perché sa che nessuno come lui, che ne è il padrone, può amare quella barca in cui egli ha messo le sue economie per averne pane per i figli e della quale ogni tavola, ogni chiodo, ogni cordame ha nome di un ricordo.
2 Questo fu preso col sacrificio della sposa che volle negarsi una veste e un monile per fare più bella la navicella; quello è stato dato da quell’aspra fatica su nave straniera, lontano per tanto tempo dalla casa, fatica compiuta per averne larga mercede e raggiungere il sogno di possedere la barca più bella fra le barche del paese; su quella tavola fece i primi passi il primo dei suoi nati, sull’altra il vecchio padre pianse di gioia vedendo il figlio ormai padrone, e quelle lacrime sono state l’acqua lustrale del navicello… Quanti ricordi!
3Egli non vuole che la barca pericoli, perché le è troppo cara, amata come fosse la sua donna od il suo nato, come fosse una parte della sua casa… Veglia dunque su essa con vigile amore e nelle ore di pericolo non ne lascia un attimo la cura, perché non vuole vederla perire; neppure vuole vederla ferirsi, dando di cozzo contro gli scogli e le secche, o vederla disalberata, senza l’ala delle vele, perché una improvvida manovra le ha lasciate ghermire dagli artigli del vento di fortuna. Non vuole neppure che rallenti, con le vele flosce in una bonaccia scroccona, perché sa quanto infido è il mare e come la calma troppo fonda preluda ad una tempesta, appena fuori delle zone dove predominano le calme. Così fa il buon padrone. Ed Io non dovrei fare ugualmente con te?
4 Guardati indietro e osserva se ogni volta che per te si preparava la burrasca, o quando t’era sopra e ti sbatteva, Io non presi il tuo timone.
Gesù il buon padrone della nostra navicella.
5 Ora che hai l’occhio spirituale lucido e forte, tu puoi vedere tutta la tua vita nella sua verità, nella sua verità: umane e soprumane. E in queste vedi la previdenza e l’amore del tuo Gesù brillare come una stella sulla vetta del tuo albero. Non ho lasciato che tu cercassi la Stella polare dell’uomo. Ma sono sceso. Mi sono messo a capo del tuo io, e col magnetismo della mia divinità, ben più forte di quello che piove dagli astri, ho sprigionato fluidi per domare gli eventi e per chiamare te a Me
6 Tu… tu per tanto tempo, fra le nebbie della tua umanità, hai preso quel lume di Stella per un lumicino qualunque che ti dava noia agli occhi col suo palpitare costante. Tu… tu fra le voci delle tue burrasche non hai saputo comprendere la Voce di quei palpiti. Ma Io‑ ero ugualmente Io. E con dolcezza che ti assopiva o con violenza che ti prostrava, quando vedevo che tu correvi contro un pericolo, quale che sia, ti strappavo di mano timone e vele e li drizzavo Io verso l’aperto oceano del mio amore che ti voleva. Quando mi hai saputo vedere, tu eri già fuori dalle secche e dagli scogli. Non avevi che da veleggiare fidente verso il Sole.
Ogni prova è segno di grande amore.
7 Guarda ancora. È bene ogni tanto voltarsi indietro per vedere le opere che sono altrettanti segni d’amore lasciati lungo il nostro cammino da chi ci ama. Guarda ancora. Anche a chi naviga su aperto mare può accadere tempesta. Essa non è soltanto verso le scogliere. E tu ne hai incontrate molte, e molte ne incontrerai. Ma sei mai perita? Mai. Perché? Perché Io sono con te. Permetto che tu le senta avvicinare, queste tempeste. Voglio anzi che tu conosca che esse stanno per venire, perché tu ti possa fortificare in anticipo ad affrontarle, e anche perché tu ne abbia un doppio merito, soffrendone anche in anticipo. Anche in questo, sorella sposa, ti faccio simile a Me e a Maria. Noi conoscemmo molto in anticipo la nostra Passione… Permetto che esse vengano. Perché?
8 Una creatura serafica ha scritto: “Molte pagine della mia vita non saranno lette sulla terra”. Non è solo Teresa di Lisieux che può dire così. Di tutte le anime, e specie delle privilegiate, si può dire senza mentire “che molte pagine della loro vita non saranno lette sulla terra”. Sono le pagine dei segreti del Re.[403]
9 Degli imperscrutabili motivi della sua condotta verso le anime. Quando, tuffata nella Luce, potrai leggere le immortali pagine dei libri eterni, conoscerai il perché di certe tue ore.
Gesù permette burrasche atrocissime.
10 Permetto che vengano, queste burrasche. Atroci. Sì. Atroci, atrocissime. Lo riconosco, povera Maria, vittima dell’amore nostro: mio e tuo. Ma quando vengono, non mi limito neppur più a stare sull’alto dell’albero maestro, Stella scesa a spargere astrali influenze sul tuo cammino. Scendo ancora più giù. Ti vengo al fianco. Ti prendo ‑ sì, Maria, è come tu vuoi ‑ ti prendo la povera testa e il povero cuore fra le mani, e sulle ferite del cuore verso i balsami delle mie carezze e del sangue che goccia dai palmi trafitti, e ti chiudo occhi e orecchi con queste mani che ti amano per non farti vedere e udire gli aspetti e le voci terrificanti della burrasca.
11 Non dire: “Ma in aprile mi hai lasciata sola Non lo dire… Quando un bambino malato delira, inutilmente il padre suo lo carezza e lo bacia e lo tiene fra le sue braccia, perché non si faccia del male e senta che non è solo. Il bambino malato non vede e comprende, e piange: “Papà, papà! Perché non vieni? Perché non mi aiuti?”. Finché la febbre dura, piange il bimbo e si angoscia il padre, l’uno di esser lasciato solo, l’altro di non poter farsi riconoscere.
12 Questo è avvenuto nello scorso aprile fra Me e te. Il perché è uno dei misteri che saranno letti negli eterni libri. Ma. pensalo, e credilo, e con te lo creda chi assisté al tuo tormento, credetelo tutti fermamente, che è un perché di “grande” amore. Ma tu mi eri fra le braccia. Ti dibattevi e mi chiamavi. Credevi di cozzare contro Satana e la malvagità umana. No. Ti erano ai fianchi. Ma tu urtavi contro Me. Me solo. Perché, eri nel cerchio delle mie braccia e serrata contro il mio petto. Non stretta da Satana.
13Da Me. Credevi d’esser sola. Non udivi la mia voce. Ma Io ti parlavo fra i capelli. Tanto ho parlato al tuo super cosciente, che esso si è calmato come un bambino sotto la ninna‑nanna che lo culla.
14 Sono il Gesù che ha calmato le tempeste sul lago di Galilea[404]. Le ha calmate senza toccare barra e velame, col solo imperio del suo volere. Posso calmare la tempesta che rugge intorno ad un mio figlio, tenendolo fra le braccia e comandando ai venti e alle onde di farsi quieti.
15 Non temere, figlia. Non uscire dal cerchio delle mie braccia e poi non temere di nulla. Crollasse tutto il mondo intorno a te, Io non ti farei conoscere desolazione. Io verserò su te i “torrenti di pace e gioia” di cui parla Isaia. Rimanessi unica in un mondo vuoto, troveresti sempre “un seno che ti accoglie: il mio, che ti cullerebbe sulle sue ginocchia come su quelle di una madre”.
16 Lo scorso anno, proprio in questi giorni, ti ho detto: “Io ti sarò padre e madre e fratello e sposo”. Gesù non mente mai. Lo fui, lo sono e lo sarò. “Perché ti ho amata di un amore eterno e per questo ho continua benignità verso di te”.
17 Vai sicura sotto i raggi della Stella del tuo amore: Io, Gesù.»
81. Nella lotta con Satana.[405]
Parabola dei due innesti.
Dice Gesù:
1 «Vieni. Esci per un poco dal tuo carcere. Metti la tua mano nella mia mano. Io ti voglio condurre con Me. Il calore della mia ferita scalderà il gelo della tua mano e più ti scalderà il cuore.
2 Sai come si fanno gli innesti? In due modi. L’uno, radicale, è quando di una pianta selvatica si vuole fare una pianta buona. Allora si amputa totalmente la chioma e sui poveri monconi che restano, aperti e ‑ se le piante avessero voce ‑ gementi di dolore, si incastrano, negli spacchi, i polloni d’innesto. Poi si lega e si attende. La linfa dell’albero buono si mescola a quella della pianta selvatica, e se in essa vi è capacità di fusione e di attrazione la linfa benefica prende dominio e vince. L’albero diviene buono e fruttifero.
3 Vi è poi la perfezione ottenuta dagli esperti per fare di due piante buone una super qualità nuova e buonissima. Allora non si amputa brutalmente la pianta. Non ve ne è più bisogno poiché è già buona. Si avvicinano soltanto le due piante buone, si scortica uno o più rami di quella che si vuol fecondare con questo connubio vegetale, e contro alla scorticatura ‑ ferita che duole e brucia ma che darà gloria all’albero ‑si accostano, ben stretti, altri rami, quelli della pianta fecondatrice, e si legano di modo che le gemme della seconda si saldino sulla ferita della prima e ne vengano rami che alle virtù originarie uniscano le virtù innestate.
Gli innesti spirituali.
4 Maria, il Battesimo, e i Sacramenti in genere, sono l’innesto totale che sulla mala pianta dell’uomo, macchiato dalla colpa d’origine, innestano la Grazia e ve la mantengono per successivi innesti, poiché la pianta‑uomo è di sua natura respingente gli effetti della Grazia, del divino innesto.
5 Non sempre, anzi raramente, il mio Sangue, la mia Carne, il mio Martirio e il Fuoco Paraclito possono di voi, selvatici, fare delle piante di celeste frutto.
Manca in voi volontà di divenirlo. Ma in coloro che hanno tale volontà ‑ ed essa è la nota predominante del loro canto d’amore ‑ l’Amore pratica un altro innesto. Ed è quello della fusione con Me. Io allora prendo per mano e la cicatrice, non mai completamente guarita, della mia mano versa i suoi ardori e i suoi germi nel vostro essere e vi marca a fuoco indelebile.
6 Non occorre esser capitozzati come per il primo innesto. La Grazia è già in voi. Ma occorre esser lacerati dal Dolore, mio Araldo, per potere ricevere con immediata vitalità, il benefico mio contatto. E quanto più grande è la ferita che vi lede e tanto più posto vi è perché Io vi appoggi le mie Ferite. Se siete tutti una ferita, se da capo a piedi non siete che lacerazione e dolore, ecco che allora Io vi stringo a Me, ad ogni Ferita mia corrisponde una vostra e come per una spirituale trasfusione il Sangue passa da Me, ferito, a voi, feriti. La sofferenza è atroce. Lo so. Ma la reazione è sublime.
7 Io sono adagiato su te, Maria. Tu non te ne accorgi. Non te ne puoi accorgere perché sei morente di dolore. Io, dall’ora sesta all’ora di nona, non vedevo neppur più la Madre mia. Il dolore mi rendeva capace solo di sentire il dolore. Cielo, sole, folla, e urla e gemiti e fischi di vento, tutto annullato nel dolore atroce della finale agonia, della Redenzione. Sapevo che mia Madre era ai piedi della croce. Ma più che le tenebre sempre più fitte me la nascondeva il dolore. Dolore di suppliziato e dolore di abbandonato da Dio. E Io soltanto so quanto avrei voluto vederla per trovare un conforto in tale desolazione!…
8 Ma Io ora ti prendo per mano e di dico: “Scendi dalla tua croce e vieni con Me, fuori delle tenebre, per un poco d’ora. Ti voglio parlare di un punto che uno, a Me e a te caro, ha desiderato, e sul cui argomento non ho parlato prima perché lo serbavo ad ora.»
Le eterne foreste.
9 Dice il mio Pietro: “… Il diavolo, vostro avversario, come leone ruggente vi gira intorno cercando chi divorare; resistetegli forti nella fede, sapendo che i vostri. fratelli dispersi nel mondo soffrono gli stessi vostri patimenti. [406]
10 Nelle contrade africane dove abita il leone sanno, uomini e bestie, come regolarsi con esso. Una volta ti ho portato meco in oriente presso una fonte ricca d’acque… e ti ho detto: “Sii come questa”.[407] Oggi ti porto con Me nelle eterne foreste i cui giganti arborei sono i pronipoti di quelli emersi dal nulla per volere del Padre e che mirarono gli occhi attoniti dei primi padri. Così vedrai qualcosa di diverso da quanto ti immelanconisce.
11 Guarda. Alte contro al cielo, di un azzurro più scuro dei miei stessi occhi, stanno le cime di questi millenari giganti verdi. E si intrecciano le une alle altre per parlare lassù, ai venti e alle stelle, delle sottostanti vicende che esse non vedono poiché il tetto verde le cela.
12 Sotto è il sottobosco, folto come un labirinto, intricato di liane e di radiche che paiono serpenti, e ornato dei traditori monili che sono le serpi in agguato. Più basso ancora, la felpa dell’erba folta, nata in un vergine terreno ricco di mille succhi e nella quale è dolce trovare pascolo e riposo per antilopi e gazzelle e cibo ai milioni di uccelli di ogni canto e colore. Fiori, felci, collane di corolle, antri verdi, grotte muscose e freschi corsi d’acqua e una luce verde, riposante in mezzo al sole che abbacina là dove penetra, nelle strade aperte a fatica dall’uomo o lungo uno specchio d’acqua tanto vasto da obbligare la volta vegetale ad aprirsi in pozzo verde.
Le abitudini del leone.
13 In queste foreste è re il leone. Nessun altro gli tiene fronte fra ciò che corre o balza, o striscia o si arrampica, o vola o cammina. L’uomo che passa coi suoi armenti ai margini della foresta, migrante verso zone di pascolo o di mercato, costruisce, per sé e per i suoi simili, recinti puntuti per chiudervi la mandria nelle notti fredde e serene. Gli animali si rintanano nel folto o si rannicchiano in alto delle piante come cala la sera per sfuggire al suo assalto. Perché il leone non assale finché il sole è nel cielo. Attende la notte, l’ombra ingannevole della luna, o la tenebra fonda, per la sua preda. Esce e rugge, come viene la sera. Rugge intorno alle chiusure dell’uomo e intorno agli antri delle bestie. Non penetra, attende. Attende l’imprudente che esce dal suo rifugio.
14 Quante imprudenze sempre! Desiderio di sollievo, curiosità di vedere, fretta di giungere. Il leone è là. Attende, pregustando il sapore della preda, battendosi i fianchi per l’impazienza e per l’ira della lunga attesa, e gira cercando il punto da cui uscirà l’imprudente, e quando lo trova si mette alla posta, oppure studia i segni dell’abituale andare e va all’agguato. E tace, ora, poiché sa che l’imprudente viene. Tace per far credere che non c’è più. E non c’è mai tanto come quando tace.
Le tattiche del diavolo.
15 Maria, il diavolo fa come il leone. Gira, approfittandosi della caduta del Sole, intorno alle vostre anime. Non osa uscire e assalire sinché il Sole è alto sul vostro spirito. Rugge, ma non assale. E che importa se rugge? Lascialo ruggire di rabbia. Sta’ sotto al Sole, al tuo Dio e non aver paura. Non vedi più il Sole? Ma Egli c’è. Se un’ora di prova ti fa cieca, sappilo sentire per il suo calore, posto che non puoi vederne l’aspetto. Non sai che moriresti di gelo se il tuo Sole fosse morto per te? Se vive il tuo spirito, nonostante Dio l’abbia reso cieco, è perché il Sole ti bacia ancora.
16 Oh! se le anime sapessero rimanere sempre sotto al Sole eterno, e anche nelle tenebre della prova non uscire dallo zenit solare e dire: “Io resto al mio posto. Qui, dove mi ha lasciata, Dio mi ritroverà perché io non muto il mio pensiero di fede e d’amore”!
17 Il diavolo gira cercando il varco per allungare la zampa unghiuta e strappare l’incauto che sta troppo vicino all’apertura: alla tentazione. Oppure attende che esca: volontaria preda per allettamento di senso. Oppure anche tace e si mette in agguato, è l’insidia più astuta. E chi procede senza collegamento col divino cade nella sua trappola.
18 Lo ripeto: sinché rugge è poco pericoloso; quando, dopo essersi fatto sentire, tace, allora è pericoloso al sommo: tace perché ha scoperto il vostro punto debole e le vostre abitudini ed è già pronto al balzo su voi.
La comunione dei viventi.
19 Siate vigilanti. Se su voi è la luce di Dio, essa vi illumina e altro non occorre. Ma se siete nelle tenebre, state ancorati alla fede. Nulla e per nessun motivo vi faccia smuovere da essa. Tutto pare morto e annullato? Dite a voi stessi: “No. Tutto è come prima”. Dite a Satana: “No. Tutto è come prima”.
20 Prima di voi, quanti hanno subìto le vostre stesse torture! “I vostri fratelli dispersi nel mondo”. I vostri fratelli. Nel mondo. Mondo, qui, non è tanto questa Terra, che voi abitate, coi suoi viventi. Mondo è la Comunione di tutti i viventi. “Di tutti i viventi” dico. Ossia di tutti quelli che sono nella Vita in eterno dopo aver voluto e saputo rimanere nella “Vita” mentre erano sulla Terra.
21 Ebbene, questi vostri fratelli sparsi come fiori eterni nei miei paradisiaci giardini, non solo ricordano i loro passati combattimenti, e perciò sanno comprendere i vostri. Ma, per la Carità che ormai è la loro Vita, essi soffrono, nella beatitudine, di vedervi soffrire. Sofferenza d’amore che non ottunde la loro gioia, ma che vi mescola una vena di superattiva carità e che li fa pietosi e soccorrevoli ai vostri affanni. Tutto il Cielo sta proteso su voi che lottate col mio Nome nel cuore e per il mio Nome e vi aiuta.
Le difese e il sole dell’anima.
22 Non uscite fuor dalla triplice barriera delle teologali virtù, dalla sicura difesa delle quadruplici virtù cardinali. La fede, la speranza e la carità. La giustizia, la temperanza, la fortezza e la prudenza, ecco le vostre difese. Contro esse si spezzano le unghie di Satana ed esso perde il rigore senza nuocervi.
23 Quando torna il Sole, il vostro Dio, a splendere ai vostri animi vittoriosi della notte che vi ha torturato, voi rimanete stupiti nel vedere quanta opera di liberazione ha fatto lo stesso demonio, contro la sua stessa volontà, girando furente intorno a voi. Nella sua furia impotente, mettendovi sulle difese, ha fatto sì che le piccole imperfezioni, come erbe leggere troppo calpestate, muoiano definitivamente, e sul suolo, nudo, scenda trionfante la luce a far crescere più forte il vostro fiore, lo spirito vostro, creato per vivere in Cielo.
24 Va’ in pace. Torna, con pace, sulla tua croce e nella tua tenebra».[408]
E porta con te questo ricordo di sole. Va’ Credi in Me e in mia Madre anche se in queste ore, che sono fra la sesta e la nona, non ci puoi vedere perché il dolore ti acceca».
82. Consumarsi per Dio e per le anime.
Martirio d’amore.[409]
Dice Giovanni:
1 «Il conforto sarò io, piccola sorella.
2 Ieri mattina hai avuto un piccolo lamento col nostro buon Gesù. Ti è parso che Egli ti posponesse all’operaia dell’ultima ora[410], alla vittima subito immolata, mentre tu, che da anni sei sull’altare e che hai per prima pronunciato la preghiera data dal Maestro[411] non vedi mai consumare il sacrificio.
3 Mi sei sorella, Maria. Sono stato il primo discepolo di Gesù, sono stato quello che più di tutti gli sono stato simile. Le sue parole, i suoi affetti, i suoi desideri, li ho fatti miei. Ho avuto la stessa ansia di Lui di morire per redimere. Ed ho visto gli altri precedermi presso Dio. Anche Paolo, apostolo dell’ora già trascorsa, mi ha preceduto. E Stefano è caduto primo, egli venuto dopo il Maestro. Ed io sono rimasto.
4 Ho conosciuto il dolore del distacco dal Maestro, l’ansia dell’attesa, le persecuzioni, il martirio, l’esilio. Ma non la rapida consumazione del sacrificio. Io che ero affamato del mio Gesù, ho dovuto vedere scorrere gli anni fino alla più tarda vecchiezza prima di poterlo raggiungere.
5 E che perciò? Il mio martirio d’amore e di desiderio sarà stato meno martirio di quello degli altri? E meno fruttuoso? No, piccola sorella. Vi è chi subito viene accolto e chi “deve restare finché Egli vuole si resti”[412] perché ha il compito di esser voce di Dio ai fratelli.
6 Ma credi, sorella nell’amore del Cristo, che la tua attesa è predilezione di Gesù. Egli ti lascia perché sei il suo piccolo Giovanni[413] e devi predicare, con la parola che il Maestro ti dona, l’amore ai fratelli. È la più dolce missione».
Sogno di un’anima vittima[414].
7 Mi sveglio da un calmo sonno nel quale sognavo di essere su di un prato di erba corta, novella, smeraldina, limitato da un muro già alto ma che, per non so che ragione, io stessa dicevo: “Va alzato ancora” e specificavo: “a difesa”; e infatti il muro si alzava fino ad essere alto almeno 5 metri. Proprio insuperabile così liscio e alto… Non vedevo che questo grande prato, vergine di pedate umane, e questo muro altissimo, e in alto un cielo gremito di stelline che l’alba avanzante faceva sempre più piccole e pallide. E chi mi sveglia è il Signor mio che mi chiama e tocca sul capo. Apro gli occhi e dico: “Eccomi, Signore. Dormivo…” e mi trovo un poco confusa pensando che ho imitato Pietro, Giacomo e Giovanni che hanno dormito un po’ troppe volte nelle ore più solenni del loro Maestro: al Tabor e al Getsemani.
Gli occhi fissi allo scopo del dolore.
8 Ma Gesù sorride e dice:
9 «Ed Io ti vegliavo, mia dolce vittima che ti consumi per mio amore. Sono venuto a dirti che Io sono là dove una creatura soffre la sua passione e le parlo, per la bocca di tutti gli spiriti celesti, con le figure di tutta la liturgia, oltreché col mio amore sempre più forte e presente. Perché Io so cosa è la Passione, nei suoi precedenti e nel suo termine. Ed ho infinita compassione di chi la patisce per amor mio e delle anime.
10 Le vostre angosce, anime vittime del mondo dell’amore, Io le ho tutte provate. Giorno per giorno, più ti disvelo la mia treenne Passione di Maestro incompreso, di Voce schernita, di Salvatore perseguitato, più ti ritrovi, nella tua misura di creatura. E come te tutti coloro che Io ho scelto a straordinario servizio.
11 Ma come Io affissavo lo sguardo allo “scopo”, al luminoso, sereno, glorioso scopo del mio lungo e molteplice soffrire e dicevo: “Devo passare per questo, doloroso, per raggiungere quello, glorioso”, così voi, per poter procedere fra i rovi crudeli della vostra via, pieni di serpi, di spine, di tranelli, e procedere col vostro peso sulle spalle, per attingere la mèta ‑ l’immolazione che è anche raggiungimento dello scopo vostro, ossia corredenzione‑ dovete sempre tenere occhi fissi a questo “scopo”, alla carità perfetta per le anime, che si compie col sacrificio totale di se stessi. Non c’è amore più grande di quello di colui che dà la propria vita per i fratelli e gli amici. Io l’ho detto e l’ho fatto.
Consumarsi per Dio e per le anime.
12 Maria, mia cara, diletta Maria, mia violetta che ti consumi per Me, tuo Amore, e per i fratelli, e che soltanto da Me hai vero ricambio di amore, mia Consumata, vieni, procedi… Andiamo insieme. Il mondo e Satana potranno odiarti ma fino al limite che Io ho messo, alto, insuperabile come il muro da te visto nel sogno.
13 Essi al di là, nel loro rumoroso, caotico mondo, sporco di tutte le concupiscenze, seminato di tutte le più tossiche eresie… tu al di qua, nel deserto di questo prato che non ha che serenità e povertà semplice e fiorita di erba vergine di corruzioni.
14 L’abbiamo fatto questo prato Io e te insieme. Io con le mie parole, tu colle tue ubbidienze. Vedi come è grande? Che pace emana!…
15 E in alto il sereno del cielo e le innumerevoli stelle che ti guardano e ti aspettano. Sono i tuoi amici del Cielo, mia diletta sposa. La mia luce li fa parere più piccoli e sbiaditi. Ma quando Io ti lascio essi subentrano con la loro luce paradisiaca e ti confortano. Sola, ma non mai sola, procedi. Fino alla fine.
16 E poi, in un raggio di stella, della tua Stella del Mattino, sarai assorbita, anima consacrata dal dolore, Maria consumata per il tuo Dio e per le anime ‑ e questo sia quello da scriversi sul tuo loculo, o piccola martire, questo e non di più su tutto quanto ti ricorderà agli uomini ‑ sarai assorbita al Luogo della eterna Pace e raggierai di là luce sugli uomini, luce di amore, e luce di verità saranno le pagine che tu hai ubbidientemente scritte per fissare sulla carta le mie Parole, e come una luce ti ricorderanno gli uomini buoni.
17 Gli uomini buoni!… Anche in questo simile a Me, perché solo da pochi del mio tempo la mia infinita Luce fu amata e accolta. Gli altri, le tenebre, non vollero accogliermi e tenebre rimasero.
18 Ti benedico con tutto il mio amore di predilezione a tuo conforto, a tuo conforto, a tuo conforto!».
83. Il frutto delle sofferenze è la gloria.[415]
Essere “figlia di Dio” in maniera totale
Dice il Padre SS.:
1 «Coloro che sono meco in Paradiso e che, per motivi imperscrutabili, hanno sulla terra vissuto un’ora di inferno, come tu la chiami, se ne ricordano, è vero. Ma non ne sentono l’amaro, non ne vedono il nero, non ne riceveranno più sussulti d’orrore nel ricordarla. Qui tutto è luce, dolcezza e pace. E nulla può annullarle, neppure il ricordo dei più atroci strazi subiti. Ma il ricordo resta. Non fa più male, ma vive. Esso è fomite ad una carità operante.
2 Non dire mai più, mia piccola figlia, non dire mai più: “Se posso essere altrove, non mi vorrò più ricordare d’esser vissuta. Neppure uno sguardo avrò più per questa terra dolorosa dove è tanto dolore e tanto male”. Tu, ragionando così, ragioni umanamente. Questo non lo devi fare, Io ti ho messa fuori dalla piccola cerchia meschina di ciò che è umano. Ti ho già messa nell’infinita e gioiosa libertà del soprannaturale. Spogliati con santa fretta e con ilare volontà da ogni residuo di umano. Sii “figlia di Dio” in maniera totale.
Vivere da “figlia di Dio”.
3 Esser figlia di Dio in maniera totale vuol dire esserlo come lo si è in Cielo, ossia possedere un amore che supera ogni ostacolo di ricordo amaro, anzi che dei ricordi amari fa pungolo per maggiore carità.
4 Vedi, figlia. Quando si è qui, nel mio Paradiso, si possiede l’Amore, perché il Paradiso è il possesso eterno di Dio che è Amore. Possedendo l’Amore perfetto, lo spirito subisce una metamorfosi di perfezione che ne capovolge anche l’ultimo residuo di giustizia umana.
5 Ha sofferto sulla terra uno spirito? Appunto perché è conscio che sulla terra sì soffre, ha pietà della terra e si dà ad una carità operante per pietà della terra.
6Ha sofferto sulla terra per causa degli uomini? Perché la terra, per sé stessa, è buona. Vi dà pane e lana, frutti e fuoco, non vi è nemica e crudele come lo è l’uomo. Ma appunto perché sa che sulla terra sono gli uomini quelli che fanno soffrire e che soffrono, ecco che lo spirito indiato sente una santa volontà di agire a pro dei poveri fratelli in esilio. Tutti poveri. Coloro che soffrono e, più, coloro che fanno soffrire, perché si procurano una povertà eterna e un’eterna desolazione.
Il Paradiso dei santi.
7 I miei santi, dal seno beatifico della contemplazione, non cessano un momento di operare per voi che siete ancora raminghi nell’esilio, ed è una grande gioia per essi quando un mio sorriso ordina loro di venire fra voi a beneficarvi e a ricondurvi al Bene.
8 Il Paradiso dei santi ha due facce. L’una guarda e si bea di Dio. L’altra è volta verso i poveri fratelli e non cesserà, questa vigile e amorosa carità, altro che quando l’ultimo uomo avrà finito di lottare sulla terra. I santi pregano la mia Maestà perché conceda loro di venire a voi per aiutarvi.
9 Vedi, figlia? Oggi il mio martire Lorenzo guarda con più amore che mai la povera terra e i poveri uomini, perché, immerso come è nella Carità e nella Sapienza, vede in essa terra e in essi uomini una delle due ragioni principali della sua eterna beatitudine, e vuole beneficarli per riconoscenza di essere stati per lui ragione di gloria. Anche se tu fossi nel luogo di temporanea espiazione, avresti questa carità operante. Perché le anime purganti non vedono ancora Dio, ma lo amano già come in Cielo e già hanno gli impulsi caritativi dei beati.
10 Non dire, dunque, mai più di voler dimenticare la terra. I miei figli non hanno mai un amore egocentrico, ma imitando il loro Signore irradiano come soli i loro raggi su buoni e malvagi per richiamarli tutti alla Luce.
L’amore di Dio-Padre.
11 Questa lezione te l’ho voluta dare Io, Padre tuo, che ho tanto amato la terra, di cui conoscevo tutti i misfatti passati e futuri, i misfatti commessi in essa dagli uomini, che mi sono strappato dal seno il mio Verbo per mandarlo a santificare la terra. Il mio Pensiero sapeva che fra i misfatti futuri ci sarebbe stato il deicidio. Eppure ciò non ha posto freno al mio amore. Come non lo ha posto all’amorosa fretta del Verbo, né all’amorosa attività del Paraclito.
12 Pensa da figlia di Dio, e la benedizione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo sarà sempre su te.».
84. Glorificazione dei “salvatori”.[416]
Evangelizzazione dell’universo.
Dice Gesù:
1 «Continuo a parlare ai miei precursori, a coloro che col loro olocausto preparano le vie del Signore e evangelizzano senza altra forma che non sia quella della loro vita santa.
2 Gioite, o miei servi fedeli che non vi contentate di salvare la vostra anima, ma vi offrite perché la Luce vinca sulle Tenebre e la salvezza sia data a molti che ora di essa non sono ansiosi. Quando sarà la mia ora non sarò solo a regnare. Voi sarete con Me. Fin da questa terra sarete con Me durante il mio Regno d’amore e di pace. Non ve l’ho forse promesso che voi sarete dove Io sarò e che avrete un posto nel mio Regno? Come dignitari di una reggia, i vostri spiriti mi saranno corona sulla terra, servendomi come luminosi ministri, e erediteranno quel possesso della Terra che Io ho promesso ai mansueti e che diverrà possesso dei Cieli quando la Terra più non sarà.
3 Molto prima di quell’ora, o voi, giusti, possederete il Cielo. Esso sta già aperto a ricevervi nell’ora del vostro transito fuori dal carcere attuale. Ma allora sarà possesso fulgido completo, cognito a tutte le creature, assunzione alla gloria anche della carne con la quale avete conquistato il Cielo facendo di essa il principale strumento di sacrificio per fedeltà al vostro Dio.»
“Dio apparirà nelle vostre carni glorificate”.
Dice Dio Padre:
4 «Vincitori di Satana che la carne ha corrotta, vincitori del senso che in voi si agita per eredità di peccato e per aizzamento di Satana, possederete l’Universo insieme al vostro Dio e sarete specchi di Dio che apparirà nelle vostre carni glorificate in tutto il suo splendore. Simili al Padre sarete, o figli santi. Simili a Gesù, Figlio mio santissimo. Simili a Maria, Regina nostra.
5 Del Padre avete la somiglianza intellettiva e dei due gloriosissimi Viventi in Cielo la somiglianza umana e, poiché avere l’Intelletto è come avere la Parola e l’Amore e dove è Uno sono i Due altri della Triade perfetta, voi avendo la somiglianza del Padre sarete possessori di quella Perfezione che fece l’uomo simile a Lui e lo elesse per figlio.
“Vedrete il miracolo del Regno messianico”.
6 Prima di quell’ora sarete i dignitari del mio Figlio, vedrete il miracolo d’amore di una Terra immersa nella pace e volta ad udire Dio, conoscerete quale sarebbe stato il vivere dell’uomo se non avesse avvilito sé stesso col connubio di Satana.
7 Non sarete defraudati di quest’ora, o amorosi seguaci dell’Amore fatto carne. Quello che ora udite suonare in voi, parola del mio Figlio ai suoi più diletti, lo udrete suonare ai quattro punti del globo, e vedrete gli uomini accorrere per sete della Scienza vera. Gli uomini, non i bruti in veste d’uomo, non i demoni dal volto umano, non i perpetui Giuda che vendono il Figlio mio e feriscono col loro mercato l’Amore trino che è inscindibilmente Uno.
8 Se ora è tempo in cui schiere di angeli al comando di Dio lottano contro schiere di demoni che vogliono assoggettare la Terra, allora sarà il tempo che schiere di giusti areranno la Terra per prepararla alla Parola, regnante un’unica volta sulla Terra prima della sparizione del mondo.
9 Là dove è il Maestro là sono i discepoli, e voi vi sarete, poiché avete amato il Maestro più di voi stessi, sarete là dove Esso terrà l’ultima lezione.
“Trionfo nel vostro trionfo”.
10 E poi con Lui, schiera di luce dietro la Luce risalente ai Cieli, tornerete alla dimora a pregare pei viventi dell’ultima ora e ad attendere l’Ora del Giudizio in cui ancora sarete presso il Figlio mio, non più Salvatore ma Giudice del mondo, perché il tempo della salvezza sarà passato e il numero degli eletti compito.
11 Trionfo nel vostro trionfo quell’ora, figli. E poiché vi amo vi dico che dovete essere senza misura nella volontà attiva di conquistare la santità, perché quell’ora sarà per voi tale che mille vite immolate per essa e i tesori della terra lasciati per quel tesoro non sarebbero sufficienti ad equiparare la gloria di quell’ora e la beatitudine del possesso eterno di Dio.»
85 Grandi spiriti.[417]
I prescelti da Dio.
Dice Gesù:
1 «Sii buona e paziente, anima mia. Se sai rimanere buona e paziente ti farò un grande regalo. Quale a ben pochi nei secoli ho fatto.
2 Persuaditi, anima mia. Nessuno ti può amare come Io ti amo. L’uno fallisce e disillude per una cosa, l’altro fallisce e disillude per un’altra cosa. Solo Io non manco mai e non disilludo mai. Persuaditi, anima mia.
3 I piccoli affetti e i piccoli conforti umani possono servire per le piccole anime. Ma quando una è stata scelta da Dio, e non per suo merito ma per dono dato gratuitamente da Colui che la vuole, cessa di essere una piccola anima e viene nutrita con un midollo che fa del suo piccolo un grande, allora le piccole cose non servono più. Ossia servono per rallegrare come i fiori lungo un sentiero.
I fiori del mondo e i fiori dei “salvatori”.
4 Ma non sono, neppure i più abbondanti, profumati, bei fiori, grano che nutre. Non è vero? Sono diletto. Si guardano, si sorride loro, perché sono puri e buoni, più buoni ancora degli animali che sono sempre più buoni dell’uomo. Si colgono qualche volta per avere una compagnia che non tradisce e una carezza semplice nel suo intento che è solo di consolare. Si odorano per dimenticare i fetori che escono dalle concupiscenze umane, dagli egoismi, dalle menzogne. Nessuno ama tanto i fiori come coloro che sono buoni e infelici, coloro che sono destinati a sorte sovrumana. Perché nei fiori leggono parole di bontà di Dio e perché appunto nei fiori possono trovare la bontà che non trovano altrove, la compagnia che consola senza secondi fini, la fragranza che ricorda l’aura dei Cieli. Ma di fiori non si potrebbe vivere. Ci vuole del pane.
5 Così sono le piccole cose per un “vero spirito”. Sono i fiori. Intrecciati
anche a molte spine. Che vuoi farci! Nascono sui sentieri della terra. Là dove l’uomo passa sporcando della sua traccia carnale e dove Lucifero semina le sue sementi di odio.
6 Sono ben diversi dai fiori dei “miei” sentieri. Li han fatti nascere il pianto mio e di Maria, li han fecondati il mio Sangue e quello dei miei corredentori, anche il tuo, anima vittima. Essi sono fiori eterni. Ci si giunge attraverso un baluardo di spine: il mondo. Ma poi… oh! poi! Che pace! Io, che amo, ogni tanto ne colgo uno, di questi miei fiori, e ve lo porto oltre il baluardo perché non voglio vedervi piangere senza che da Me abbiate conforto, lo che so cosa è il dolore d’esser redentore e disamato.
Spose crocifisse.
7 Persuaditi, anima mia. Tu non sei più una donna. Sei la mia… non serva come tu ti dici, non schiava come ti professi, ma “sposa”. E solo lo Sposo ti può capire, amare e darti quei conforti che ti sono realmente bastevoli.
8 Su, dunque. Vieni. Dove lo trovi un petto che ti sia più sicuro guanciale del mio? Dove un cerchio di braccia che ti facciano asilo più sicuro? Dove una bocca che ti dica parole e ti sappia baciare con maggior dolcezza della mia bocca? Dove un cuore che sappia ritmare i suoi palpiti col tuo, soffrendo se soffri, gioendo se gioisci, come fa il mio?
9 Vieni, dunque. Qui! Da qui escono i dolci tormenti che ti feriscono per darti la mia impronta di crocifissa e i dolci torrenti di fuoco che ti consumano per portarti pura al Cielo. Da qui è giusto che escano anche i dolci flutti dell’amore per sommergerti in una dolcezza che medica tutte le ferite aspre degli uomini. Le mie no, le mie non vanno medicate. Sarebbe distruggere il dono più bello che anima possa ricevere.
10 Ma di’: cosa è il dolore di una mia ferita? Spasimo che dissenna? No. È spasimo che aumenta intelligenza e forza. Solo le ferite umane fanno realmente male perché il loro dardo è cosparso di veleno d’odio. I miei dardi han sopra il miele dell’amore e nel ferire indiano.
La mia pace sul tuo dolore.»
86. Posto dei “salvatori” in cielo.[418]
Il salvatore offre il suo cuore.
Dice Gesù:
1 «Per essere salvati, o poveri uomini che tremate di paura, basterebbe che voi, come veri figli e non come bastardi di cui Io sono Padre soltanto di nome mentre il vero padre è l’altro, sapeste rapire al mio Cuore una scintilla della mia Misericordia. E non desidererei che di farmela rapire.
2 Sto col petto aperto perché possiate giungere più facilmente al mio Cuore. Ho dilatato la ferita della lancia nel mio Cuore perché voi possiate entrare in esso. E non giova. Ho fatto servire le vostre infinite offese come coltello di sacrificatore per sempre più riaprirla perché l’Amore sa fare questo. Anche il male lo fa divenire bene, mentre voi, di tutto il bene che vi ho dato ‑sinanche Me stesso vi ho dato che sono il Sommo Bene – ve ne servite in modo così osceno che diventa per voi strumento di male.
I “salvatori” danno il loro sangue e le loro lacrime.
3 Sto col mio Cuore aperto che goccia sangue, come dai miei occhi gocciano lacrime. E cadono, sangue e pianto, inutilmente sulla terra. La terra è più benigna di voi al suo Creatore. Apre le sue arene per ricevere il Sangue del suo Dio. E voi, invece, mi chiudete il vostro cuore, unico calice dove Esso vorrebbe scendere per trovare amore e dare gioia e pace.
4 Guardo il mio gregge… Mio? Non più mio. Eravate le mie pecorelle e siete uscite dai miei pascoli… Fuori avete trovato il Maligno che vi ha sedotti e non vi siete più ricordati che a prezzo del mio Sangue Io vi avevo radunati e salvati dai lupi e dai mercenari che vi volevano uccidere. Sono morto Io per voi, per darvi la Vita piena con me. Io l’ho nel Padre. E voi avete preferito la morte. Vi siete messi sotto il segno del Maligno ed esso vi ha mutato in selvatici caproni. Non ho più gregge. Il Pastore piange.
I “salvatori” si immolano come il loro Signore.
5 Solo qualche agnella fedele m’è rimasta, pronta ad offrire il collo al coltello del sacrificatore per mescolare il suo sangue. non innocente ma amante, al mio innocentissimo, ed empire il calice che sarà alzato nell’ultimo giorno, per l’ultima Messa, prima che siate chiamati al tremendo Giudizio. Per quel Sangue e per quei sangui, all’ultima ora, Io potrò mietere la mia ultima messe fra gli ultimi salvati. Tutti gli altri… Serviranno da strame per i riposi dei demoni e per ramaglia nell’incendio eterno.
Il posto dei “salvatori”.
6 Ma le mie agnelle saranno con Me. In un posto scelto da Me per il loro beato riposo dopo tanta lotta. Diverso il posto loro da quello dei salvati. Per i generosi vi è un posto speciale. Non fra i martiri e non fra i salvati. Sono meno dei primi e molto più dei secondi e stanno in mezzo, fra le due schiere.
7Perseverate, voi che mi amate. Quel posto merita ogni presente fatica perché è la zona dei corredentori, a capo dei quali è Maria, mia Madre.»
I primi nella schiera dei nuovi redentori.[419]
Dice Gesù:
8 «Te ne addolori? Io pure. Poveri bimbi! I pargoli che Io amavo tanto e che devono morire così! Ed Io che li carezzavo con una tenerezza di Padre e di Dio che vede nel pargolo il capolavoro, non ancora profanato, della sua creazione! I bambini che muoiono, uccisi dall’odio e fra un coro di odio.
9 Oh! i padri e le madri non profanino, con le loro imprecazioni, l’olocausto innocente dei loro fiori stroncati! Sappiano i padri e le madri che non una lacrima dei loro piccini, non un gemito di questi innocenti immolati resta senza eco nel Cuore mio. A loro si apre il Cielo, ché non differiscono per nulla dai loro lontani fratellini, uccisi da Erode in odio a Me. Anche questi sono uccisi dai biechi Erodi, custodi di un potere che Io ho dato loro perché lo usassero in bene e di cui mi dovranno rendere conto.
10 Per tutti lo verrei. Ma specie per questi, testé nati alla vita, dono di Dio, e già strappati alla vita dalla ferocia, dono del demonio. Però sappiate che per lavare il sangue contaminato che insozza la terra, che è versato con astio e maledizione in astio e maledizione di Me che sono l’Amore, ci vuole questa rugiada di sangue innocente, l’unico che ancora sappia sgorgare senza maledire, senza odiare, così come Io, l’Agnello, versai il mio sangue per voi. Gli innocenti sono i piccoli agnelli dell’èra nuova, gli unici il cui sacrificio, raccolto dagli angeli, sia completamente gradito al Padre mio.
11 Dopo vengono i penitenti. Ma dopo. Poiché anche il più perfetto fra essi trascina nel suo sacrificio scorie d’imperfezioni umane, di odii, di egoismi. I primi nella schiera dei nuovi redentori sono i pargoli i cui occhi si chiudono fra un orrore per riaprirsi sul mio Cuore in Cielo.»
87. Il glorioso transito dei “salvatori”.
La morte dei “salvatori”.[420]
Dice Gesù:
1 «Quello che hai visto è il beato transito della Madre mia. Sei tanto sfinita e torturata che il mio amore sente il bisogno di versare su te la dolcezza delle visioni. E, per te che devi morire, quale più confortevole di questa?
2 La morte delle vittime non è sempre placida come la sera di Maria. Vi sono fra voi quelle che restano sulla croce sino all’ultimo respiro. Ma fosse anche per la durata di quest’ultimo, l’estasi vi accompagna, oltre il dolore, alla pace del cielo. Il dolore è ormai esaurito quando viene la vostra sera, e dai Cieli fluisce su voi la pace, che non vi attende ma vi corre incontro per ricoprirvi del suo balsamo dopo tanto martirio.
3 Non temete, voi che vi offrite. Non ci fui che Io, Espiatore per tutto il mondo, che non conobbi conforto nel mio morire. E per aver conosciuto quell’amarezza ho pietà, e ai miei piccoli cristi apro le porte del Cielo per investirli di luce, di gaudio, nei momenti estremi. Non morite, no, voi che avete scelto la croce. Lasciate il dolore per entrare nella gioia. E dato che la gioia del figlio di Dio è possedere Dio, tal gioia vi è data con anticipo sulla morte in una conoscenza di Dio che i vostri occhi vedono prima di chiudersi all’orrore della Terra.
4 Abbiate fede in Me. La morte dei miei discepoli è di invidia agli angeli.
Il vivere di Maria.
5 Ti fu già detto dalla Madre mia, come al termine dei suoi terreni giorni l’amore aumentasse in Lei come piena che straripa e come incendio che tocca il suo colmo.
6 Il vivere di Maria era sempre stato vivere nel Signore. Le vicende e le occupazioni della vita non erano ostacolo alla sua unione con Dio. Vivere, per Lei, era stato orare, orare era stato contemplare. Le sue ore di preghiera erano abissi di adorazione, di carità, perle di inestimabile bellezza nel gran tesoro dei suoi giorni. Ciò che per gli altri è consunzione nell’ardore, per Lei era aumento di vita, e, riposare per Lei era non dormire, ma raccogliersi in Dio, nel silenzio delle notti, e amarlo, amarlo con lo spirito rapito mentre la carne abbandonata dall’anima giaceva in attesa del ritorno dello spirito letificato e rinvigorito dall’abbraccio col suo Dio. Ai fiori è nutrimento la rugiada. A Maria era nutrimento la rugiada dell’amore. Se ne cibava come di divina manna.
Il transito di Maria.
7 Venuta la sua ultima sera, come un giglio stanco che a notte si curva sotto le stelle e chiude il suo occhio di candore, Maria si raccolse sul suo giaciglio e chiuse gli occhi al mondo per raccogliersi in un’ultima contemplazione terrena del suo Dio.
8 Curvo sul suo riposo, l’angelo di Maria attendeva trepido che l’urgere dell’estasi separasse per sempre quello spirito dalla terra, mentre dai Cieli scendeva il dolce comando di Dio: “Vieni, o tutta Bella”, e quella luce angelica splendeva più forte nel suo giubilo santo chiamando dal Cielo altre coorti di luci per l’osanna alla Vincitrice che ascendeva al suo trionfo.
9 Curvo sul suo riposo, l’angelo‑Giovanni vegliava lui pure la Madre che lo lasciava solo. E quando la vide spenta, vegliò ancora, perché inviolata da sguardi profani rimanesse anche oltre la morte l’Inviolata di Dio che dormiva così placida e bella. Giovanni, al quale la verginità aveva dato dono di sentire i desideri di Maria come l’amore aveva dato modo di comprendere Me come nessun altro mai, non permise manomissione di Benedetta, la cui morte era stata come il trascolorare di un fiore in un candore ancor più puro come è quello di un giglio che s’apre in un’alba d’aprile. Alla sua alba del Cielo.
Tutto è possibile a Dio.
10 La vostra leggenda dice che nell’arca di Maria, riaperta per Tommaso, v’erano unicamente dei fiori. il sepolcro di Maria non inghiottì la salma. Non vi era la salma di Maria. Maria non è morta. Ella è stata ricongiunta col suo corpo allo spirito che l’aveva preceduta. Invertendo le leggi abituali per cui l’estasi finisce quando lo spirito torna nel corpo, fu il corpo di Maria che ritornò allo spirito dopo una sosta sul letto funerario.
11 Tutto è possibile a Dio. Io sono uscito dal sepolcro senza altri aiuti che il mio potere. Maria venne a Me senza conoscere il sepolcro col suo orrore di putredine. È uno dei più fulgidi miracoli di Dio.
12 Voi non avete reliquie del corpo e della tomba di Maria perché Maria non ebbe tomba. Il suo Corpo è assunto al Cielo. Là vi aspetta pregando il suo Figlio per voi».
I “salvatori” non si perdono mai.[421]
13 Il mio Gesù divinamente conforta la sua violetta. Ne ho la divina presenza quasi di continuo. E stamane alla S. Comunione si è spostato ed è andato a fianco del Padre… E dopo, mentre ardentemente pregavo ‑ e persino m’ero messa in ginocchio, come lo posso fare, ossia tutta storta, pendente, cadente sui calcagni e sui guanciali, sentendo dolori di morte per la posizione presa ‑a me che dicevo: “Lo vedi, Signore! Tu vedi! Il mio timore è che Giuseppe, Paola, Marta e altri si disgustino della Chiesa… E poi… Se cadessi in sconforto, in dubbio sulla veridicità della Voce? Potrei perdermi, perderti…” Gesù ha risposto: “Le anime vittime non si perdono mai”. Vivo con questa perla nel cuore… E onde di pace, di gioia, escono dalla perla divina, mi avvolgono tutta, mi saturano…
14 Più tardi la posta mi porta da un Carmelo una reliquia di S. Teresa d’Avila e la fotografia di Papa Pio X, il Papa che mi ha parlato e rincuorata a continuare per la mia via che “la piase al Signor”[422]. Mi sono commossa per l’una e l’altra cosa. S. Teresa d’Avila mi può capire e il santo Papa può tutelarmi, laggiù, a Roma… Ho messo la reliquia sotto il guanciale e il Papa sul mio comodino. Per protezione.
88. La gloria dei “salvatori!”.
La sofferenza è la gloria dei “salvatori”[423].
1 Ma voi, “voci”, strumenti straordinari, avete delle onestà dell’onestà da esercitare: quella di non aggiungere nulla al tesoro, quella di non dilapidare il tesoro, quella di riconoscere sempre che non è opera vostra, ma è Opera di Dio.
2 Stare in ginocchio, sempre, a braccia tese a ricevere, a sostenere il peso che vi viene dato e che dovete tenere elevato in un continuo offertorio all’Altissimo dal quale viene. Ricordate: ciò che ricevete va offerto a Colui che ve lo dona, così come nell’antica Legge erano offerti i sacrifici di ciò che Dio aveva dato[424]: gli agnelli, gli arieti, i favi, l’olio, i mannelli di spighe, tutte cose che erano perché Egli le aveva create, così come nella Nuova Legge sono offerti sacrifici. Ma con che? Col Corpo e Sangue di Colui che il Padre vi ha dato[425]‘: l’Agnello SS. che leva i peccati del mondo. Va offerto con quegli onori che a cosa sacra si conviene. Ossia con mani monde[426] con monda veste, su prezioso drappo, su preziosa patena[427].
3 Quali? La vostra vita intemerata, il vostro spirito che giorno per giorno si deve fare prezioso di virtù, sul vostro cuore immolato con l’Immolato.
4 Oh! benedetti! Non piangete nel vostro soffrire! Non piangere, Maria diletta al Signore, nel tuo soffrire! Questo è quello che ti fa cara: il tuo soffrire.
5 Ascolta: che cosa ha avuto valore agli occhi di Dio? La tua nascita? La tua coltura? La posizione sociale? Nulla di questo. Che eri, finché eri unicamente Maria di Giuseppe e Iside, educata come a figlia di famiglia benestante era conveniente? Eri una comune anima, come ce ne sono a milioni fra i cattolici osservanti. Sul tuo altare c’era soltanto un ornamento. Sai quale? Il tuo amore per Gesù Appassionato. Il resto era, né più né meno, quello della grande massa dei cattolici. Il puro necessario per non essere grandi peccatori.
6 Poi il dolore ti ha portato all’amore del dolore. Hai compreso, in grazia del tuo amore relativo e dell’infinito amore di Dio per te, cosa è il dolore di Dio e come lo si consola… E ti sei fatta ostia. E Dio ti ha accolto per ostia.
7 La sofferenza! La tua gloria.
I dolori del Salvatore e della Corredentrice.
8 Anima mia diletta, tu forse credevi che non fosse che la carne destinata a consumare? Al massimo spingevi le possibilità di soffrire al morale? No, Maria. Quando un incendio avvolge una casa essa arde dai sotterranei ai culmini, non ti pare? Il Fuoco del Cielo è sceso su te, non per punirti, ma per assorbirti in Sé stesso[428]. E tutto di te ha preso. E tutto si è mutato in dolore. Il tuo Crisma. Vedi: è dolore anche questa beatifica gioia che è udire parlare il SS. Signor Nostro[429].
9 I superficiali diranno: “Non può avere dolore una che è letificata dall’unione con Dio!” E il Divino ed Incarnato Verbo non ebbe continuo dolore quando era Gesù di Nazareth? Eppure, eccettuata l’ora del supremo rigore e della totale immolazione, Egli era unito al Padre e allo Spirito.
10 E la Piena di Grazia, la Senza Macchia, non ebbe il dolore a compagno nella sua vita di orfana, di sposa, di madre, e di Regina degli Apostoli? Eppure Ella non meritava il dolore, essendo senza colpa, e tanto era unita a Dio da averlo a Sposo e a Figlio, oltre che a Padre.
Il Giudice dei “salvatori”.
23 Mia diletta anima, non piangere! Gioisci che tutto in te porti il crisma del dolore perché ciò ti uniforma a Gesù SS. ed a Maria SS. E fidati nel Signore. Tu lo puoi chiamare e dire: “Sii mio Giudice, o Dio!”
24 Come deve esservi dolce, o creature della Terra, poter dire: “Sii il mio giudice” a Dio vostro Padre! Veramente è fiduciosamente filiale questa parola, questo rifugiarvi contro il vostro Dio, che non temete perché la buona coscienza vi assicura di non averlo offeso e mettervi sotto la sua protezione potente che prende le vostre difese “contro la gente profana” e vi libera “dall’uomo iniquo e ingannatore” perché Dio è la vostra forza. Quanta umiltà, quanto amore, quanta sicurezza, quanta pace in questo filiale ricorso che testimonia che voi sapete di essere un “nulla” che si sa amato e giustificato dal Tutto!
25 Ma sì! Non lacrimare. Egli, Egli, il tuo SS. Iddio, irraggerà la Sua Luce e la Sua Verità. Non solo su te. Questo lo fa tanto che ti parla come a discepola prediletta. Ma anche sulla verità della tua missione. Lo hai sentito nelle prime ore del giorno nella sua luminosa promessa: “Come una luce ti ricorderanno gli uomini buoni. Se come luce ti ricorderanno, segno è che sei nella Luce. I non buoni non crederanno. Ebbene: servirà a farti più simile al Verbo che le tenebre non vollero riconoscere[430].
26 Ma che ti preoccupi? Ricordati quelle parole di Gesù: “Col loro non credere essi accumulano le pietre con le quali saranno lapidati” Tu procedi nella tua via. Va’ diretta al monte di Dio, ai tabernacoli eterni.
27 Preghiamo: “Ti preghiamo, o Dio Onnipotente, di riguardare la tua famiglia, affinché dalla tua grazia sia governata nel corpo e custodita nell’anima”. E ciò per i meriti del tuo Verbo benedetto, incarnato e morto per gli uomini.
La famiglia dei “salvatori”.
28 “La tua famiglia”! Tutti i fedeli sono famiglia di Dio. Ma in ogni famiglia ci sono i prediletti, i più prossimi al capo famiglia. In quella dei fedeli i prediletti siete voi, anime vittime e chiamate a sorte straordinaria. Dio non deluderà la preghiera, e come Padre ti custodirà perché, lo dice Paolo, tu sei della porzione eletta che Gesù ha riscattato col suo Sacrificio.[431].
L’eredità eterna dei “salvatori”.
29 Leggiamo Paolo e meditiamolo. Come il SS. Signore Gesù Cristo, venuto come pontefice dei beni futuri, entrò una volta per sempre nel Santuario?
30 Gli antichi israeliti, nella grande maggioranza ‑ e ciò che è doppiamente colpevole, proprio nella maggioranza colta – non hanno compreso come il Cristo era Pontefice eterno, e in che sarebbe consistito il suo Regno e il suo Pontificato. E l’odiarono per la infondata paura, venuta da una fede snaturata, avvilita a materialità, di essere spogliati delle loro prerogative di potenza.
31 Ma Gesù Cristo non aveva mire umane. Non tendeva le mani alla Tiara e alla Corona. Egli tendeva le mani a raccogliere i figli del Padre suo, avviliti, immiseriti, imbastarditi, malati, feriti, dispersi, e a guarirli, istruirli, guidarli, riconsacrarli nella loro dignità di figli del Padre. Perciò, per ottenere questo, non usò i mezzi e i luoghi comuni, “ma attraversando un tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto da mano d’uomo”, ossia: usando della sua Divinissima Natura e Potenza eterna e perfetta per redimere la Colpa, altrimenti non redimibile, Sé stesso ridusse a Uomo, costringendo il Santo dei Santi, che Egli era, nella tenda mortale della Carne, per immolare Sé stesso in luogo dei capri e dei vitelli e, col suo Sangue sparso per la redenzione degli uomini, per entrare alla testa dei redenti nel Santuario eterno una volta per sempre.
32 Ecco di chi e come siete stati redenti da Colui di cui la Chiesa in questi giorni narra la super santa epopea terminata nell’ultimo grido[432] sul Golgota. Ecco con che ti ha preparata la coscienza alla purezza che è necessaria per ricevere le sue Parole e lo spirito alle opere di vita che Egli giudica buone per gli uomini. Senza il suo Sangue, senza la sua Immolazione compiuta per lo Spirito Santo, ossia per l’Amore, né sulla Terra, né nel Cielo, tu avresti potuto servire il Dio vivo.
33 Per ciò che gli costi, non temere del suo amore. Per la potenza di questo suo amore che Lo ha spinto a morire per farti degna di ascoltarlo e comprenderlo, non avere dubbi sulla sua misericordia. Egli, Pontefice eterno, può ben introdurre nel Santuario coloro che Egli elegge.
34 La nuova alleanza è questa. Che non il volere degli uomini, il denaro, le congiure, le amicizie fra le caste sociali che si odiano ma si spalleggiano per nuocere ai soli, e usurpano, prevaricando, il posto ai designati da Dio, ma Dio stesso elegge i suoi strumenti, e questi chiamati ricevono, per la promessa di Gesù Cristo e per la sua immolazione, l’eredità eterna.
L’eredità terrena: dolori e lacrime
35 Suvvia, non piangere, anima‑ostia. O meglio, piangi col Cristo che dell’umana natura prese anche la ‑ sconosciuta in Cielo ‑ debolezza e amarezza. del pianto[433].
36 Lacrime e sangue gli hai visto versare… e la prima maschera sanguigna gliela mise il dolore sul Volto benedetto. La corona di spine, gli spruzzi della flagellazione non fecero che mantenere quella maschera sul Viso che gli uomini non meritavano più di vedere nella perfezione della sua bellezza pacifica. Uniformati, uniformati al tuo Maestro. Maestro di dottrina e Maestro di immolazione[434].
37 Anche Lui ha sparso, schiacciato contro la pietra del Getsemani, premuto da tutto il dolore del Mondo, da tutto il rigore, del Cielo, il suo ultimo pianto di creatura umana. La sua carne ha gemuto allora la sua ultima voce contro l’imminente spasimo. “Signore, se è possibile passi da Me questo calice!”[435].
38 A coloro che non riescono a credere che Gesù era vero Uomo, e dell’Uomo aveva l’affetto alla vita e il ribrezzo della morte, questo grido è risposta che dice: “Egli era vera Carne”.[436]
39 “Ma non la mia, sebbene la tua Volontà sia fatta”. A coloro che non riescono a credere che Gesù era vero Dio, e di Dio aveva le perfezioni, questo grido è la risposta che dice: “Egli era vero Dio”.
40A coloro che non riescono a credere che tu possa essere il “portavoce”, il tuo vivere, il tuo patire, il tuo morire dopo aver bevuto tutte le amarezze dicendo: “La tua Volontà sia fatta”, è la risposta che dice che tu sei il “portavoce”, colui che Dio ha preso per un imperscrutabile mistero che solo in Cielo sarà noto, per farti strumento ad un’opera di grande misericordia.
41 Piangi con Lui, col tuo Maestro nel dolore: “Liberami dalle genti furiose!” e professa: “Tu solo mi puoi esaltare e salvare sopra gli avversari e gli iniqui che non ti conoscono e che mi odiano per via del tuo Nome che brilla sulle mie azioni”.
42 Piangi con Lui la tua lunga derelizione: “Molto mi hanno tormentato dalla mia giovinezza”. Sì. Sei venuta a Lui attraverso a molte lotte e tormenti, e martire sei stata per causa della tua fedeltà al suo richiamo. Ma “non ti hanno potuto vincere”, perché sopra ogni voce tu seguivi quella del tuo Gesù.
43 Ora che sei ai Suoi piedi, e sei lo strumento, è naturale che i nemici della Verità fabbrichino sulle tue spalle un edifizio calunnioso per schiacciarti sotto di esso. Ma gli “altri Cristi” hanno in comune la Passione e la Crocifissione, ma anche hanno in comune la Risurrezione[437]. E se gli uomini serrano nei sepolcri, credendo di seppellirla per sempre, la Voce di Dio[438], le forze della natura, ubbidienti a Dio, scrollano le inutili chiusure, e le pietre, le stesse pietre proclamano Dio Trionfatore in Sé stesso e nei suoi servi, aprendosi, lasciando uscire profumi e luce dalle chiuse viscere dove non si decompone il giusto, ma riposa per sorgere più forte e più bello.
44 Intanto, in attesa di quest’ora, a coloro che ti vogliono accusare, o spaurire coi dubbi, tu, forte della sincerità delle tue opere, rispondi col Maestro tuo: “Chi di voi mi può convincere di peccato?”
45 E a chi ti vorrebbe esaltare, e rovinarti così, attraverso alla superbia, come i primi attraverso allo scoramento, rispondi: “Io non cerco la mia gloria. C’è chi ne prende cura: il Padre mio. La gloria che da me mi darei o che voi mi date è nulla. Ma quella che Dio mi darà con la sua pace eterna, per l’onore che gli ho dato, quella è”.
46 E sta’ in pace. Avrai la Vita per la Sua Parola, per il Suo Sacramento d’Amore, per il Suo Sacrificio di Croce e per il tuo di “vittima”.
«Benediciamo il Signore».
«A Dio le grazie».
«Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo».
Gloria futura delle sofferenze temporali.[439]
Dice Azaria:
47 «[…] Ma l’Apostolo è conforto ascoltarlo. Egli ti si rivolge con una parola di paterno maestro: “Io vi esorto a non perdervi d’animo per le tribolazioni che io soffro per voi e che sono la vostra gloria”.
48 Ecco, il tuo spirito dica alle tue membra, alla tua carne, ai tuoi organi consumati e languenti in sofferenza di morte: “Io vi esorto a non tremare per ciò che io soffro e che voi di riflesso soffrite. Perché questo mio soffrire che è anche il vostro soffrire, è la cagione della vostra gloria”.
49 Di che brilleranno un giorno, il giorno eterno, i corpi dei santi[440]? Delle sofferenze patite per la giustizia, per essersi affaticati per essa, per coltivarla in sé stessi, per darla ad altri, per essere stati perseguitati per questo lavoro.
50 “Quelli che insegnarono a molti la giustizia brilleranno come stelle per tutta l’eternità” dice Daniele[441]. E la Sapienza: “I giusti brilleranno, correranno come scintille per un canneto, e giudicheranno le nazioni, domineranno i popoli, e il Signore regnerà in essi per l’eternità”[442].
51 E che promette il Verbo nelle beatitudini?[443] Gloria e luce, e appagamento e pace a quelli che piansero e soffrirono per fedeltà alla giustizia.
52 Or dunque, posto che siete e corpo e anima ‑ ed anzi la pesante legge della carne tende a predominare finché siete nell’esilio ‑ ecco che proprio quelle carni che furono macerate per volere dello spirito eroico e sopportarono tribolazione per riflesso al gran patire dello spirito, avranno gloria nell’eternità. Perciò giusto è far dire dal tuo spirito alla tua carne: “Non perderti d’animo a causa delle mie tribolazioni che io soffro anche per te, corpo mio, e che saranno la tua gloria futura ed eterna”».
Supplica d’amore COredentore rivolta
da Gesù aI SALVATORI
89. La supplica.
La supplica urgente e viva.
1. “Per salvare il mondo
ho bisogno di anime consacrate
che mi siano vere anime corredentrici.
Non ne ho abbastanza, me ne mancano.
Datemi di queste anime.
Siate del numero di queste anime.
Il mio cuore vi attende.
Il mio cuore vi supplica.
2. Ma sappiate bene questo:
Io, Sposo crocifisso, sono Sposo che crocifigge;
perciò esigo che il vostro cuore batta all’unisono
con il mio cuore, amando tutto ciò che io amo.
Quindi, le anime a me consacrate devono perdersi in me,
lasciarsi prendere e consumare da me e per me.
Devono, come me, avere una sete ardente
della salvezza delle anime e della gloria del Padre mio;
amare come me la croce e le sofferenze redentrici.
Non volete essere tutte di questo numero?
Posso mostrarvi maggior amore che chiedendovelo?
Per voi, mi sono fatto vittima,
siate anche voi ostie interamente consacrate”.
90. Senso della supplica.
1. La supplica è una leva potente[444].
Il senso intero della mia «supplica» sta in questo: essa è una leva potente che strappa a sé stesse tante anime ancora inchiodate alla terra, all’umano, al grave peso del loro a io n egoista e le attrae nella grande corrente dell’opera redentrice. Perché il mio bisogno urgente di voi non fa che avvivarsi. Q miei consacrati, se lo comprendeste e vi corrispondeste!
2. La supplica è una sovrabbondanza[445].
La mia «supplica» è una sovrabbondanza cocente che brucia dal desiderio di sovrabbondare, nelle anime consacrate, in a grazie di associazione corredentrice», Purtroppo l’odio satanico abbonda e sovrabbonda in questo momento nel inondo e mi rapisce le anime che immerge nelle freddezze della morte. E la mia, immensa tenerezza misericordiosa ali Salvatore non può trattenersi dal venire a mendicare consolazione, compenso, compartecipazione presso i miei fedeli consacrati, per eccitare il loro amore ad abbondare e sovrabbondare in spirito corredentore
Perché in troppi cuori quest‘amore è ancora sonnolento, deficiente, misto di apatia egoista!
Lo scopo della mia «supplica» è di trarli, per mezzo della sovrabbondanza di grazia che contiene, dal loro sonno, di afferrare le loro anime intorpidite, intiepidite: Risvegliarvi l’amore, farvi ardere l’amore.
3. La supplica è un pungolo possente[446].
Il gran dramma della mia Passione redentrice si rinnova perpetuamente nel mondo, e con intensità tutta particolare in questo momento!… Sappiate riconoscervi l’opera sublime dell’amore infinito, abisso di misteri meravigliosi di giustizia e di pietà, di misericordia e di santità.
In quest‘opera, in questo dramma, voi vi trovate tutte come peccatrici riscattate; non dimenticatelo, per eccitare la vostra contrizione, la vostra umile e fiduciosa riconoscenza! Ma ascoltate anche la mia domanda supplichevole:
Entratevi tutte come «spose corredentrici» con la vostra generosità nel darvi, nel perdervi per essere prese come «preda» dall’amore! È il grande desiderio della mia «supplica».
4. La supplica è un lamento d’amore.
3. La mia «supplica» è un lamento; ma un lamento d’amore, il lamento di un grande desiderio deluso, insoddisfatto, … ma instancabilmente avido e supplichevole. Infatti, se mi lamento così, è perché voi mi mancate; se mi mancate e anche vi supplico, è perché vi desidero; e se vi desidero, non è segno che vi amo?
La mia supplica è anche un segno prezioso di fiducia. Perché a che mi servirebbe mendicare così presso di voi se, conoscendo i vostri cuori, non fossi sicuro di trovarvi qualche eco? Fiducia tutta misericordiosa, che è essa stessa una commovente prova d’amore.
E poi ricordatevi sempre che ogni segno di fiducia deve essere per le vostre anime motivo di fiducia. Ogni volta che il mio amore vi dice con le sue domande: “Conto su di voi”, sentitelo dirvi nello stesso tempo: “Contate su di me”! Potrei, infatti, io che conosco la vostra indigenza, domandarvi con fiducia qualche cosa, se non avessi il volere e il potere di darvela io stesso? Non dimenticate dunque mai che più vi chiedo e più desidero darvi”. Il mio Cuore è un amore mendicante, perché amore traboccante! C’è verità più adatta a trasformare tutti i timori del vostro cuore in un‘immensa e coraggiosa fiducia?
5. La supplica è un invito all’olocausto.
Sappiate servirvi della mia grazia per servire la mia gloria.
La mia «supplica» – per quanto grave ne sia il tono – non serva, dunque, a farvi disperare o spaventare; ma, al contrario, a incoraggiarvi e stimolarvi.
Si, le mie piaghe, particolarmente quella del mio Cuore, sono sorgenti sempre sgorganti e nello stesso tempo «sete sempre supplicante». La soddisferete attingendovi. Venite dunque ad attingervi, con generosità fiduciosa, questo spirito d’olocausto, che dovete avere per rispondere al mio desiderio supplichevole. Siate tutte:
ostie pienamente consacrate,
prede interamente consumate,
spose crocifisse,
ausiliari della mia Redenzione,
piccole sopravvivente corredentrici.
Perché, se la vita di ogni cristiano deve essere improntata del sigillo del sacrificio, la vita di ogni consacrato deve essere improntata del sigillo dell‘olocausto. Capite la differenza?
Il sacrificio può comportare molti gradi nella materia e nella forma del dono… Per l’olocausto, invece, non c’è che una misura, che è la mancanza di ogni misura propria dell’usque ad finem (Gv 13,1); non c’è che un grado, che è la totalità nel crescendo d’amore proprio dell‘oblazione di sé.
Ora, senza questo spirito di olocausto, non c’è vera virtù religiosa; è quindi questo spirito quello che segna la separazione fra i sacerdoti e i religiosi santi e quelli che purtroppo sono sacerdoti e religiosi ordinari.
91. Esigenza della Supplica: essere corredentrici.
1. Essere anima corredentrice.
«Essere corredentrice» vuol dire continuare i miei eccessi d‘amore; eccessi che mi hanno condotto al Calvario. Vuol dire perpetuarli in qualche modo sulla terra, con una vita crocifissa come la mia, per alimentare continuamente l’eccesso dell’amore sull‘odio.
Adesso è l’ora degli eccessi, l‘ora di opporre agli eccessi dell‘odio, per oltrepassarli, gli eccessi di amore smisurato e senza fine.
Alla luce del mio Cuore, alla luce della Madre mia, cerchi ciascuno che cosa praticamente devono essere questi eccessi nella sua vita di anima consacratasi
Olocausto nel dono;
Lode nell’olocausto;
Magnificat nel fiat.
Alle anime, infatti, che son mie, Io stesso m‘incarico di foggiare più crocifiggente e più olocausto la croce, l’Ostia del mio beneplacito.
2. Perpetuare il Redentore
Ringraziatemi dunque quando vi faccio sentire più pesante la vostra croce: «Io sono il grande affamato d‘amore». E ciascuno mi senta dire in fondo al suo cuore: «Io sono così affamato di te, piccola preda della mia misericordia, che vengo e voglio invaderti fino a sostituirmi a te, affinché il Padre mio e i miei fratelli non vedano più in te che Me solo. E voglio che in questa maniera tu mi sostituisca, mi continui, mi prolunghi in essi»
Venir a sostituire è far posto per prender posto. E per farmi posto, non debbo forse bandire e scacciare da te tutto il resto e sostituire tutte le mie attività di pensiero, di cuore e di volontà alle tue, perché non vi sia più, nulla di tuo in te, più nulla che non sia mio?
Sostituita da Me, sostituiscimi, continuami, perpetuami.
Sostituiscimi sulla Croce redentrice.
Continuami nell‘Ostia.
–Perpetuami nei miei eccessi salvatori
3. Vere anime corredentrici[447].
– Incaricati e responsabili della salvezza del mondo;
Incaricati e responsabili della sorte eterna delle anime;
Incaricati e responsabili dell’applicazione del mio Sangue;
Incaricati e responsabili della estensione della mia Ostia redentrice!
Ecco, anime consacrate dei miei sacerdoti, religiosi e religiose, ciò che vi conferisce il vostro titolo di spose, se lo prendete veramente sul serio, come ve lo domanda la mia «supplica».
Ma comprendete bene il senso di quest’incarico e di questa responsabilità: «incarico d’amore» per eccellenza! E in quanto tale:
Incarico privilegiato della mia grazia e nello stesso tempo
Incarico privilegiato della mia «croce»!
Responsabilità di amore in fervore di zelo, e in quanto tale:
può essere tormentante ma non mai turbante;
deve essere stimolante ma non schiacciante.
4. Vere anime favorite.
Perché se la mia Croce redentrice, che vi supplica di amare come Me, cioè di portare con Me, è un peso dolorosamente schiacciante, fardello spaventoso di tutti i delitti, di tutte le ingratitudini, di tutte le mediocrità egoistiche degli uomini, la mia grazia che accompagna sempre questa croce, è un «peso sollevante»[448],la cui onnipotente efficacia si commisura all’attività confidente della vostra preghiera. Sì, questa grazia dev‘essere molto ardentemente ottenuta da un fervente fiat di impetrazione, senza il quale il fiat dell‘adesione, che l‘accoglie, non è veramente pieno. Infatti, senza la mia grazia invocata, la croce, con tutto il suo seguito di sofferenze non può che essere trascinata e non portata; ma allora essa non «Mi porta!». Rimane un legno nudo sul quale non c’è il crocifisso; non è il Dio crocifisso e quindi non può essere una e croce corredentrice.
Comprendete perciò la parte di una fiducia «attivamente implorante», che vi è richiesta dalla corrispondenza alla mia «supplica»; il doppio fiat che comprende il fiat cordiale rivolto all‘azione consacrante dell’Ostia.
92. Obbligo della Supplica: consacrarsi col voto d’amore.
1. Il voto d’amore.
“Desidero un esercito di anime appostole che si consacrino a me mediante il voto d’amore, ma non per espiare con delle prove straordinarie i peccati degli altri, no, non è questo il mio desiderio.
Desidero un grande esercito di anime amanti che si uniscano al mio apostolato nella mia vita eucaristica; che si impegnino mediante il voto d’amore a seguire le stesse vie che io ho scelto: umiltà, distacco, semplicità, immolazione, irradiamento della vita dello spirito.
Affinché il mio spirito si diffonda, desidero che tali anime rivelino alcunché del mio Regno al quale ogni anima è chiamata e nel quale ogni anima è attesa.
Desidero un esercito di anime amanti che concentrino i loro sforzi ad imitare il mio apostolato: Io sono il Maestro: Io sono stato il servitore di tutti.
Il voto d’amore donerà loro la forza di una più grande fedeltà ad essere le serve di tutti, affinché il mio Spirito si diffonda ed il mondo creda alle mie parole.
Queste anime amanti le desidero dovunque: nel secolo e nei chiostri, in tutti gli uffici, in tutte le situazioni, nei campi e nelle officine, nelle scuole e nelle botteghe, nelle famiglie e nei conventi, nei commerci e nelle arti, dovunque… sì che la loro fedeltà serva di testimonianza alle mie parole.
Le anime che si offrono come vittime d’amore mi sono unite più strettamente; più amo un’anima e più desidero associarla al mio apostolato”.
2. La quota d’amore.
13. “Non già a vile prezzo d’argento e neppure di oro, ma a prezzo di sangue, al prezzo di tutto il mio Sangue di Verbo incarnato, io ho generato le anime dei miei figli. E allora come potreste voi associarvi alla mia opera ad un prezzo inferiore? Ne avreste il coraggio? Perché se la parte dello Sposo è già stata sovrabbondante Egli ha dato fino all’ultima goccia, gli manca tuttavia, per ottenere dal Padre la vittoria completa, la libera e generosa quota d’amore, la quota di sangue dei suoi consacrati.
14. L’ora è venuta; l’ora incalza a pagare largamente questa rata. Per l’amore in via di prova non c’è vero servizio senza sacrificio. Questo è il senso forte, il senso vero della vostra vocazione”.
3. Dare tutto per la causa dell’amore.
11“Quando io comincio a chiedere, non posso più fermarmi… tanto sono avido di poter dare di più! E tu potrai fermarti nel darmi e nel domandarmi?
Guarda, ascolta tutte le congiure che trama in questo momento l’odio diabolico: congiure di morte contro di me, nelle anime, nella mia Chiesa. E, in riscontro, che fa l’amore? È pure esso veemente, ardente nel tramare congiure di vita, di trionfo per il mio Cuore? Quanti sono coloro che tengono consiglio per impadronirsi di tutti i mezzi per vincere i miei nemici, di darmi piena vittoria? Voi, miei consacrati, lo fate per quanto potreste farlo? Non volete che sia così d’ora innanzi? Non sentite che è venuta l’ora di dare tutto, il proprio massimo, il proprio crescendo, per la causa dell’amore?”.
3. Gesù Dio, non può salvare da solo il mondo.
“Ascoltate, dunque, il mio Cuore di salvatore che chiede, supplicandovi, un rinforzo per il campo dell’amore; moltiplicando le sue chiamate al soccorso presso le anime di buona volontà. Domanda loro di aiutarmi nella grande opera della riconquista redentrice.
O si, aiuto d’amore, o anime tanto amate dal mio cuore! Perché, secondo il disegno di misericordiosa saggezza del Padre mio, io non posso, io, l’onnipotente Signore, non posso salvare da solo il mondo.
Ho bisogno di associati, di collaboratori! Ho bisogno di aiutanti!
Meditate profondamente nell’intimo dei vostri cuori questo bisogno dell’amore! … e cercate, in una fervida emulazione, quali sono tutti i piccoli aiuti che potete dare a moltiplicare per me, senza eccettuare un solo respiro della vostra vita!
5. Gesù trionferà mediante la nostra accelerazione d’amore.
Aiutatemi ad espandermi in voi e per vostro mezzo.
In questo momento l’ora è grave, ve lo ripeto. E su chi conterei se non sui miei consacrati, sulla generosa fedeltà di ciascuno di essi nel salire la propria Via Crucis dell’Amore? Poiché essi hanno con me, Salvatore, il carico del mondo, del mondo intero”.
“Purtroppo l’odio satanico abbonda e sovrabbonda in questo momento nel mondo e mi rapisce le anime che immerge nelle freddezze della morte.
Or bene, quando l’odio accelera, come fa ora, il suo movimento devastatore, non deve forse anche l’amore accelerare il suo movimento conquistatore, per prendere in ogni luogo l’iniziativa e per conservare la sua conquista fatta ad ogni costo?”.
“Solo la forza dell’amore può fermare la forza dell’odio; per coloro che amano Cristo: è l’ora dell’amore; è ora di risvegliare l’amore, di far ardere l’amore, di consacrarsi generosamente all’amore!
“L’ora è suonata. Il non affrettare il passo equivale a rallentare, a lasciarsi sorpassare. È l’ora delle accelerazioni senza fine, l’ora nella quale ogni cuore veramente cuore deve battere a ritmo accelerato sotto la spinta dell’amore, del mio amore supplichevole.
Per voi: affrettare il passo equivale a prendere il mio passo! Equivale a seguire la mia corsa d’amore nella salita redentrice del Calvario, dove mi ha trascinato la volontà del Padre.
Questa volontà, appunto, è quella che dà la misura, che s’incarica, con le sue richieste ogni giorno più crocifiggenti, e perciò più amanti, d’imprimere un movimento accelerato all’amore di ogni cuore generoso che non esita a rispondere con un fiat senza riserve alle chiamate incessanti di questa adorabile volontà!
Questo significa andare al passo con l’amore.
Passo sempre trascinante, anzi, tanto più trascinante quanto la gioia del Magnificat si unisce alla volontà del Fiat nella pronta e totale risposta del cuore e di tutto l’essere.
La mia causa non trionferà che mediante queste accelerazioni d’amore”.
L’ATTO CHE ACCELERA L’AMORE REDENTORE
93. l’atto d’amore
L’atto d’amore
1.‘Gesù, Maria, vi amo, salvate le anime’. Ripetuto metodica e sistematicamente accelera la Vita d’amore. E una piccola via spirituale tracciata da Gesù per accelerare senza misura la Vita d’amore dell’anima. Significa mettere l’anima sulla via dell’amore che conduce verso l’unica meta: l’Amore Assoluto. In questa via l’amore diventa veramente la vita dell’anima e l’anima si trasforma in amore, vera somiglianza dell’Amore Unico e Assoluto: Dio.
2. Se dunque questo atto d’amore ha da essere per l’anima via e vita, ne consegue che, lo sforzo di volontà deve essere incessante, si da divenire come il respiro dell’anima. L’atto d’amore non è la ripetizione meccanica di una formula, è un atto interiore, una continua silenziosa effusione d’amore.
3. La formula può essere semplicemente un aiuto, perché un’anima possa più facilmente fissarsi nel perfetto amore.
L’atto d’amore continuo
4. Dice Gesù: ‘ Se una creatura di buona volontà mi vorrà amare e fare della sua vita un atto solo d’amore, da quando si alza a quando si addormenta, col cuore, s’intende, Io farò per quest’anima delle follie’.
5. “Io mi prendo la responsabilità del tuo atto d’amore continuo. Ricorda una volta per sempre: quando conversi con me o scrivi o mediti, l’atto di amore continua. Lo conto ugualmente, anche se il cuore in quei momenti è obbligato a tacere”.
L’atto d’amore è fuoco vivificante.
6. “Bisogna pure che ti pronunci sul dilemma che ti stringe a causa delle tue ingratitudini: o bruciare eternamente nel fuoco dell’amore divino o bruciare nel fuoco dell’inferno.
7. Sarebbe mostruoso esitare solo un istante tra il fuoco dell’amore, che farà la nostra felicità come fa quella della SS. Trinità e il fuoco dell’inferno colmo per sempre di disperazione, di rabbia, di infelicità.
8. Eccomi davanti a te, con le mani ancora colme di tante grazie, quanto basta per rifare un’esistenza. Ricomincia ad amare e riaccendi il fuoco che io voglio vedere ardere nel tuo cuore…
9. Sono venuto a portare l’amore sulla terra e che cosa voglio se non che si accenda in ogni cuore ed arda? Sta scritto: ‘ Il fuoco poi arderà sempre sull’altare ’.
10. Così l’amore arderà sempre nel tuo cuore, altrimenti considerati morto, perché: ‘ Chi non ama, rimane nella morte ’.
11. A che cosa, insomma, aspiri nella tua vita, se non aspiri a questa vita d’amore?
12. Non sei forse chiamato ad una tal vita nel cielo? Questa vita costituirà la tua beatitudine e tu non vorresti cominciarla qua giù?”.
94. Fecondità dell’atto d’amore
L’atto d’amore serve a tutto
1. Un atto d’amore serve a tutto, a qualunque ora e in ogni stato.
2. Tu devi dare a Gesù quello che unicamente Egli vuole trarre dalla tua vocazione, cioè l’atto incessante di amore, in qualunque stato d’animo ti trovi.
3. Tutto dipende dall’atto d’amore, perciò: dimentica tutto, amami continuamente, con cuore di gelo o di pietra, non importa. Tutto sta e dipende da un incessante atto d’amore, nient’altro”.
Un atto d’amore salva un’anima.
4. “Solo in Paradiso conoscerai il valore e la fecondità per salvare anime”.
5. “Per ora ricordati che un atto d’amore decide l’eterna salvezza di un’anima. Quindi abbi rimorso a perdere un solo ‘ Gesù, Maria vi amo, salvate anime ’. Non perdere più tempo, ogni tuo atto d’amore è un’anima”.
Un atto d’amore ripara mille bestemmie.
6… “Perché Consolata non ti permetto tante preghiere vocali? Perché l’atto d’amore è più fecondo. Un Gesù Maria vi amo, salvate anime ripara per mille bestemmie”.
Un atto d’amore cancella un passato di orrendi sacrilegi.
7. “… Il Padre non giudica nessuno; ogni giudizio lo ha rimesso a me. io solo ho il potere di giudicare; poiché sono Figlio dell’uomo comprendo tutte le debolezze della povera umanità, ho un cuore umano.
8. Per la via dell’amore io perdono a tutti. Scrivilo che il mio Cuore non sa resistere ad un palpito d’amore della sua povera creatura e, per un palpito d’amore sono pronto a dimenticare tutto un passato di orrendi sacrilegi.
9… Nessuno che tornerà a me per la via dell’amore, sarà da me respinto. No, io non scaccerò colui che viene, colui che torna a me, perché questa è la volontà del Padre che mi ha mandato: che io non perda niente di quanto mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno”.
Un atto d’more rinnova l’Alleanza con Dio.
10. “Consolata, per non perdere tempo, ogni volta che pronunci un atto d’amore, rinnovi le tue promesse. Se caduta, ti rialzi, se dimentichi, riprendi”.
Ogni atto d’amore attira a te Gesù.
11. “Vuoi dare qualcosa di grande a Gesù? Ma che vuoi dargli più grande dell’amore? Metti da parte tutte le opere virtuose che oggi potresti compiere; dall’altra parte una giornata passata in un continuo atto d’amore, e io preferisco una giornata passata in un atto d’amore continuo a tutto il resto che potresti fare o offrirmi.
12. Ogni tuo atto d’amore attira la fedeltà in te, perché attira me che sono la fedeltà.
95. Martirio dell’atto d’amore.
L’atto d’amore è la tua bandiera
1. “L’atto incessante d’amore è la tua bandiera; difendila dal nemico, a costo della vita. Bisogna amare la propria bandiera, bisogna difenderla ad ogni costo; vivere sotto di essa, morire stringendola al cuore; non lasciarla cadere mai in mani nemiche. Così sia il tuo atto d’amore: anche se costa, dammelo incessante”.
L’atto d’amore è la tua palestra
2. “Amami, amami al di sopra della lotta e delle inevitabili cadute; prova e non lasciarti impressionare da una caduta, ma a continuare imperterrita il tuo atto d’amore”.
3. “Porta lo sforzo al massimo, e con ferrea volontà, non perdere un attimo d’amore e riprendi eroicamente, senza degnare di uno sguardo l’interruzione”.
L’atto d’amore è il tuo dovere.
4. “… Che il demonio, le tue passioni scatenino nella tua anima tutte le lotte possibili, non importa. Tuoni, tempeste e fulmini, non importa. Devi dire a te stessa: ‘ Voglio continuare imperterrita il mio atto d’amore da una Comunione all’altra; questo è il mio dovere ’. E avanti così, nient’altro”.
5. “… Quando l’atto d’amore ti è ostacolato con insistenza dalla lotta, non temere, io penserò a mandarti il Padre, di modo che tu non abbia a subire fermate o ritardi nell’ascesa, ma, sia pure con sforzo, solo e sempre amare, perché solo e sempre amare, perché solo l’atto d’amore ti darà forza a tutto”.
L’atto d’amore è la tua Croce.
6. “… Gesù prese la Croce sulle spalle e si avviò al Calvario. Sai qual è la tua Croce? Non perdere un atto d’amore. Questo sarà d’ora in poi il tuo pensiero, il tuo unico programma. Non che l’atto d’amore sia una croce, ma per non perderne uno in qualunque condizione ti trovi, questa è croce, però ti aiuta a sopportare tutte le altre croci.
7. Ti dono la croce: non perdere un Gesù Maria vi amo, salvate anime, ma ti dono anche la grazia di portarla, questa croce, fedelmente sino all’ultimo respiro.
8. Ti amo e questa croce che poso sulle tue spalle, annienta tutto in te, mentre ti porta all’osservanza scrupolosa di ogni minimo punto di Regola, Costituzione, direttorio…. La croce che ti dono e fecondissima, sai? La croce d’amore è feconda più di ogni altra croce, per me, per te, per le anime”.
L’atto d’amore è il tuo martirio.
9. “La continuità d’amore tenendoti sempre unita a me, ti rende pronta a tutto, in ogni momento”.
10. “Perciò fissati su un ‘ Gesù, Maria vi amo, salvate anime ’ continuo. È l’unico proposito che ti dona la forza di rispondere ‘ si ’ ad ogni mia richiesta di sacrificio”.
11. “Lo so che costa l’atto d’amore continuo, specialmente in certe ore, ma è più meritorio. E poi non dimenticare mai che ti ho eletta vittima d’amore”.
L’anima vittima d’amore.
12. … “La sete d’amore di Gesù, la sua richiesta di riparazione per i tuoi fratelli e sorelle non ti dice tutto?
13. Si, io ti ho dato tutto, ora tu dona tutto a me, tutto il tuo amore, tutti i palpiti del tuo cuore nell’incessante atto d’amore. Nient’altro io voglio, perché solo in quest’incessante atto d’amore tu mi dai tutto, tutto, per te e i tuoi fratelli. Ecco, io voglio che tu mi mostri la tua fedeltà e generosità: nella rinuncia completa di ogni pensiero, di ogni parola, per non interrompere mai il tuo atto d’amore; sempre amore, accettando tutte le conseguenze, senza interrompere mai! Lo so, consuma dolcemente, uccide… ecco la vittima d’amore.
14. La mia onnipotenza è grande e ciò che ti chiede, ti concede altresì la grazia di potermelo dare.
96. Qualità dell’atto d’amore.
L’atto d’amore incessante.
1. Duc in altum. “Dà l’addio per sempre a tutto ciò che è terra e creatura, e prendi il largo con l’atto incessante d’amore.
2. Avanti, verso l’eterna riva. Va avanti per la tua strada, impavida, sotto il bersaglio nemico. Non temere, va sempre avanti, l’amore vince tutto.
3. Io voglio che un’onda d’amore salga dalla terra al cielo.
4. Sono stanco di soffrire da solo, di portare da solo il peso di tanti dolori”
5. “S. Giovanni Battista si qualificò: una voce che grida nel deserto, e tu “un incessante atto d’amore”.
6. “Sul tuo annientamento compirò l’opera mia meravigliosa. E sai che cos’è che ti annienta? L’atto incessante d’amore. Nulla ti resta di te o per te, ma nell’atto incessante d’amore tutto è per me.
7. E tu credi che io non potrei concederti questa continuità d’amore? Vedi, a me piace vederti lottare, cadere, rialzarti, insomma, i tuoi sforzi; vedere quello che sai fare. E sai quando godo di più? Quando tu, imperterrita, sollevandoti su tutto, continui il tuo atto d’amore.
8. Comunque, fa il possibile per darmi l’atto incessante d’amore; ma quando mancherai, riparerò io. No, non temere, che io sono sempre buono.
9. Io voglio che nella tua giornata tu non mi rubi un atto d’amore, neppure uno. Non temere che io abbia esaurito le frasi nel richiederti la stessa cosa: amore. Vedi, io sono onnipotente e posso ripetere all’infinito la stessa richiesta con frasi sempre nuove”.
10. “Ora, per darmi quest’atto d’amore incessante, che cosa ti è necessario? Il duplice silenzio di pensieri e parole con tutti, e vedermi e trattarmi in tutti. Io penserò attraverso te, parlerò attraverso te, scriverò attraverso te, e tu preoccupati solo di amarmi, ma di amarmi sempre; e questo sia l’unico tuo pensiero da quando ti alzi il mattino a quando ti addormenti la sera.
L’atto d’amore continuo.
11. Allora preparati al dolore con l’amore, ama continuamente. Guai se cessassi l’atto d’amore.
12. L’atto d’amore è per te l’atto più confortante, perché scusa tutta la tua impotenza e ti getta nel completo abbandono sul cuore divino, e, li annientata in un solo atto d’amore, chiederai quanto vorrai e ti sarà dato.
13. … Ai piccoli concedo tutto. Tu non neghi nulla a me e io non nego nulla a te. La mia potenza non ti mancherà mai. Se comunico a te le mie virtù, questa in modo particolare, perché tu sei la debolezza stessa”.
14. “Il tempo che ti rimane da vivere, io l’ho consacrato tutto in un atto d’amore. Ora se tu interrompi di amare per seguire un pensiero, per pronunciare una frase non strettamente necessaria, tu fai un furto all’amore.
15. Sii il tabernacolo, ovunque ti trovi, occupata in qualsiasi lavoro, non lasciare entrare in te che l’atto d’amore continuo.
16. In questo continuo atto d’amore, scorgerai i piccoli nei che verrebbero a distoglierti da questa unione divina. Tu li allontanerai, e la giornata diverrà così un continuo palpito d’amore, da quando ti alzi a quando ti addormenti, anzi continuerà eternamente.
17. Se mi credi onnipotente, allora mi credi capace di concederti questo continuo atto d’amore. Io lo voglio!
L’atto d’amore intenso.
18. L’unica misura nell’amore di Dio è di amarlo senza misura.
19. “Non dobbiamo solo evitare i difetti, ma il nostro sforzo deve tendere ad amare Gesù alla follia”.
20. “Io sono l’onnipotente e ti amo alla follia e anche tu mi amerai alla follia…”.
21. “Io ti ho amata come nessuno…ho voluto non solo che tu partecipassi alla mia felicità celeste, ma anche darti la mia stessa vita… Sforzati di vivere come ho fatto io. Ama tutto. Io ho amato perfino i miei carnefici e mi sono abbandonato al loro furore per ottenere con il mio Sangue il perdono, la salvezza per queste anime create per l’amore e che non conoscevano l’amore.
22. Ama tutto ciò che non è nemico della mia azione, e in tutto ciò che ti accadrà ama la mia volontà nascosta che cerca di attirarti più vicino a me”.
23. “Amami! Il tuo amore mi rende felice”. “Mi amerai alla follia! Con l’atto incessante d’amore tu mi amerai alla follia”. Io ho dei diritti su di te e quindi io voglio da te un incessante atto d’amore: Gesù, Maria vi amo, salvate anime, da quando ti svegli al mattino a quando ti addormenti la sera. Io lo voglio!
24. “Per i consacrati all’amore, l’atto d’amore deve divenire come l’alimento vitale: ‘ Un pesce fuor d’acqua muore, così tu fuori dall’atto d’amore muori ’”.
L’atto d’amore calmo.
25. Calma e prudenza. Anche nel tuo atto d’amore, calma, perché se non procedi con calma, se tu fai violenza al cuore con gli impeti, questo, sfinito, non proseguirà il suo canto. Non credere che sia meno ardente, se è più calmo; ne assicura la continuità. Hai capito? L’amore di per sé è fuoco, lascia che consumi tranquillamente la mia piccola ostia.
26. Ama in pace, lascia che l’amore consumi dolcemente, senza impeto e veemenza che ti prostra e t’impedisce di rallegrarmi con il tuo canto.
27. Un giorno, ella cuciva a macchina e poiché, per l’intenzione, ogni punto doveva essere un atto d’amore, procurava di cucire a grande velocità; era però costretta a fermarsi, perché l’orlo riusciva a zig-zag. Gesù le disse esortandola a procedere con calma: “Vedi, Consolata, così è del tuo atto d’amore. Se tu continui ad amarmi con calma, puoi darmi quest’atto continuo; se tu, all’opposto, vuoi forzare il tuo cuore ad amarmi impetuosamente, sarai costretta a fermarti, non avendo più forza per proseguire”.
L’atto d’amore totale.
28. “Rimani nel mio cuore e dammi ciò che ti chiedo. Che cosa ha fatto Gesù sulla terra? La volontà del Padre, null’altro. Che ha fatto la Madonna? La volontà del Padre. E che cosa farai tu nel mio Cuore? La volontà del Padre, nient’altro”.
29. “In me volli espiare tutte le tue colpe e, per ridonare purezza alle tue mani, volli le mie trafitte da chiodi. Quindi ho già espiato io per te, per i tuoi fratelli. E tu, e voi, in cambio, amatemi, ma amatemi tanto! Non vi chiedo che questo, per ridonarmi le gioie dell’innocenza e l’eternità del Paradiso; l’amore di un cuore intero, non diviso.
30. E per un cuore che si dona, che mi ama così totalmente, tu lo sai che io dimentico tutto un passato per quanto sia stato a me oltraggioso e giunge a fare per questo cuore delle follie…
31. Ma il cuore, scrivilo, io lo voglio intiero. I suoi palpiti io li voglio tutti, nessuno escluso, neppure per motivo di riconoscenza. Io non transigo. Ma per un cuore mio, tu lo sai che non bado a follie, per appagare in seguito tutti i più intimi desideri”
32. “Non rivolgere più il pensiero a te stessa e non posarlo sulle creature: Gesù solo! La sofferenza che ti viene da Gesù, ti porta a Lui, rendendoti più buona e virtuosa; la sofferenza che ti viene dal nemico, ha qualcosa della sua tristezza infernale. E se tu lasci entrare in te con un grande interesse, essa ti rende triste e cattiva. Tu ora sei nel mio Cuore e regnerai in esso eternamente. Potrebbe essere penetrato da un pensiero, ma tu vigilerai, perché la tua mente non si posi sulle cose della terra. Io solo! Io solo che penso a tutto, lasciando a te un’unica cosa da fare: amarmi incessantemente.
97. Vita d’amore.
L’amore è vita dell’anima
1. “Gli atti d’amore, se nascono veramente nel cuore, è segno che in esso risiede l’amore. Se sono frequenti bisogna dire che è un amore forte e vigoroso. Se al contrario questi atti sono rari, se sono solo sulle labbra e non sono accompagnati da una certa emozione è segno che l’amore è debole e languisce nella tua anima; e puoi ritenere che esso è morto del tutto se stai a lungo senza farne alcuno…
2. Sii unito a me come il tralcio alla vite. Sii sempre attento alla grazia. Ti suggerirà frequenti atti di amore. Il tuo generoso proposito conquisterà il mio Cuore e io mi affretterò ad aiutarti. In questi atti troverai subito tanta gioia e dolcezza che tu stesso avrai l’ardente desiderio di moltiplicarli sempre più. Ogni giorno diventeranno più frequenti e più intimi e si cambieranno in abitudine. Li farai senza quasi riflettere e quasi senza accorgerti. E finiranno per essere tanto facili, naturali, continui quanto il respiro. Allora sì che mi amerai con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.
3. Desidereresti essere già arrivato. Comincia, persevera, arriverai. Non puoi fare niente da solo, niente, come il tralcio della vite non può dare frutto se non riceve la linfa dal tronco. Ma se rimani unito a me, se vivi in me ed io in te, la linfa del mio Cuore discenderà nel tuo e sarai animato dal mio spirito e vivrai con facilità la vita d’amore. Ne farai continuamente gli atti, te li suggerirò io, ti guiderò io, io vivrò in te tu in me, lascia a me la guida del tuo cuore; lasciami fare in te ciò che vorrò; lasciami realizzare i miei disegni senza porre alcun ostacolo”. “E’ Dio che produce in voi a suo piacimento il volere e l’operare”.
4. “Un atto di puro amore è qualche cosa di veramente grande. Oh, se lo comprendereste, non vorreste imparare altro!
5. Un’anima che non ha fatto nulla di bello, ma che ha amati Dio e il prossimo, che ha accolto restando nell’amore tutto ciò che le ho mandato, quest’anima mi ha reso un grande onore. La sua vita avrà importanza per l’eternità; essa ha contribuito all’avvento del mio Regno”.
98. Missione d’amore.
Consacrati all’amore.
Ausiliari della Redenzione.
1. “Voi siete la luce del mondo, secondo il disegno dell’eterna Sapienza. E lo dovete essere veramente, con la vostra attiva e amante cooperazione… “Andate nel mondo intero a insegnare a tutti i popoli. Cercate di capire l’eminenza di questo apostolato dalla scelta che il Padre ha fatto per me durante la mia vita terrena! E giudicate la sua eccezionale efficacia e opportunità per la vera vita del mondo, dall’accanimento sempre recrudescente di Satana contro di esso. È dunque l’ora di dare a questo apostolato, con tutti i mezzi in vostro potere, un rinnovamento di vita. Fatelo, da zelanti ‘ ausiliari della Redenzione ’, come ve lo domanda la mia ‘ supplica ’, generosamente e coraggiosamente audaci nel fare a tal fine tutti i sacrifici necessari con una fiducia illimitata nella grazia che contiene questo desiderio e questo appello della forma del vostro servizio d’amore.
L’intimità e lo zelo.
2. “Ma ricordatevi bene: Il maestro, più d’ogni altro, deve cominciare con essere discepolo. Prima di pronunciare ‘ l’ite et docete ’, non avevo detto il ‘ venite et discite ’? Venite a conoscermi andate a farmi conoscere. L’intimità e lo zelo sono i due aspetti complementari dell’amore. E io non posso rivolgere a un’anima un vieni, senza accompagnarlo con un vade et discite fratribus meis.
3. Ricordatevi la Maddalena. Si, più chiamo all’intimità nel santuario del mio Cuore, più chiamo al largo nel campo dell’apostolato. Più io vi voglio spose, più vi voglio appostole. Perciò la mia ‘ supplica ’ non è solo un appello incalzante ad una maggiore intimità, ma anche un insistente domanda di uno zelo più ardente. Supplicarvi, come faccio, di intensificare la vostra vita apostolica, vuol dire supplicarvi, nello stesso tempo di intensificare la vostra interiore. Perché non c’è vera fecondità spirituale senza intimità con me.
La risonanza e la trasparenza.
4. Il mio cuore vuole insistere su questa grande verità, perché ha una sete ardente che lo aiutate efficacemente a salvare il mondo. ‘ Come il Padre ha mandato me, così io mando voi ’.
5. Ed io, come sono stato mandato al mondo per salvarlo? ‘ Io ho fatto loro conoscere il vostro nome ’; ‘ Io ho dato loro le parole che voi mi avete dato.
6. Meditate queste parole di vita e comprenderete che io sono stato mandato ‘in purissima risonanza’, in ‘perfetta trasparenza’ del Padre mio, per illuminare il mondo, per rendere a esso la vita.
7. Voi, a me consacrati, non dovete essere strumenti del mio amore per le anime? E perciò essere purissime risonanze e trasparenze, fedeli echi trasmittenti, liberi e vivi passaggi della mia luce e parola di vita?
8. Per trasmettere e insegnare agli altri bisogna ricevere e per ricevere bisogna ascoltare.
9. Per risuonare bisogna vibrare all’unisono, essere un solo accordo per essere tutti una sola risonanza.
La fedeltà e l’apostolato
10.. Il vero apostolo è colui che può appropriarsi con tutta verità la parola di Cristo: “Io diedi loro le parole che voi mi deste” e perciò egli è continuamente in ascolto ed è sempre alla mia scuola.
11. Dicendovi: ‘ Andate a insegnare ’ vi dico pure: ‘ rimanete nel mio amore ed io rimarrò in voi. Io sono con voi e voi conoscete la mia immancabile fedeltà. Ma è così anche da parte vostra? Voi siete fedeli a rimanere con me? Ad ascoltarmi, ad accordarvi con tutti i miei sentimenti?
12. Per fare vibrare le anime al mio amore, non è forse necessario che vibriate prima voi stesse, che battiate all’unisono con il mio Cuore? Con amore vi ripeto: Più mi sarete fedeli, più mi sarete apostoli! Più mi sarete apostoli, più mi sarete fedeli!
Donatori d’amore.
13. Beato ciclo d’amore e di fedeltà fino all’unione intima di tutti i nostri sentimenti. Il vero amore dei consacrati è un amore esclusivo ed espansivo insieme, ed espansivo del solo a solo e del tutto a tutti!
14. L’intimità non può essere veramente trasformante, che unità a una carità coraggiosamente apostolica! Io sogno di possedere di queste anime pienamente soprannaturali, nella cui vita tutto fluisce da me solo, e a me solo rifluisce.
15. Solo a queste, infatti, io posso irradiare perché la loro impersonalità lascia libero passaggio all’invasione sovrabbondante della mia vita divina.
16. Darsi alle anime equivale arricchirsi di me. Più mi si dà ad esse, più io mi do a me stesso. Darmi agli altri è darmi a me stesso.
17. Cercate di capire bene, anime consacrate, se volete appagare la mia grande sete d’amore. Siate donatrici d’amore, diffondete il mio grande amore!
18. Irradiatemi con la costante serenità di una pienotta soprannaturale, ricordando che, per potermi dare agli altri, dovete essere piene del mio amore, fino a traboccare….
Programma d’amore.
19. “Il potere conquistatore dell’irradiamento è secondo la misura della profondità del raccoglimento, perché solo dal raccoglimento può emanare l’irradiamento. Questo raccoglimento ‘ invadente penetrazione del divino ’, può esso solo dar luogo a un traboccamento. Capitelo bene quando pregate: Più mi sarete raccolte e quindi invase del divino, mi sarete migliori irradiamenti e quindi conquistatrici. Ascoltate e vivete questo programma d’amore: Fate posto all’Ostia nelle vostre anime di consacrate, sposando tutti i miei affetti filiali e paterni: per mio padre, per i miei fratelli, e lasciandovi sposare secondi i miei gusti divini di povertà, umiltà, sofferenza…
Missione d’amore è carità pura
Fare la carità pura.
20. Gesù disse a S. Veronica Giuliani: “Io ti domando un amore fedele, puro, fervente e perseverante; bisogna che questo amore si eserciti nelle opere di carità che tu farai verso tutte le tue sorelle. Che la tua vita sia un atto continuo di carità”.
21. Maria Brotel dice: ‘ Essendo venuto Gesù a parlarmi della carità verso il prossimo, mi ha mostrato quale purezza di carità bisogna avere per entrare in cielo, poi mi ha detto: “Figlia mia, devo vivere in tutti i cristiani, non ci devo essere che io in tutti; quindi deve trasparire la carità, perché io sono la carità; come vuoi che io riceva in cielo le anime che sulla terra sono separate dalla carità? Esse sono separate da me, e perciò esse avranno un lungo e terribile purgatorio. Se la separazione per difetto di carità è mortale esse sono separate da me per sempre” ’.
22. Gesù disse a S. Caterina da Genova: “Figlia mia, io voglio che ogni volta tu sarai pregata di compiere un atto di carità, come il servire i poveri e i malati, non cerchi mai delle scuse e adempirai sempre la volontà degli altri”.
23. “Da a chi ti chiede qualcosa e non voltare le spalle a chi ti chiede un prestito”.
24. La carità pura significa: Fare tutto per amore
Dare tutto per amore
Immolarsi per amore.
Fare tutto per amore
25. “E’ soltanto quando le anime sperimentano e vivono per amore che procurano la gloria di Dio e la loro salvezza. Bisogna che ad ogni costo i miei discepoli si facciano tutti a tutti per guadagnare le anime, in modo che queste li ascoltino e in seguito abbiano ad ascoltare me. impiegate voi i mezzi che ho scelto io. Tutto ciò che vien fatto fuori di me, fuori del mio amore è uno spreco.
26. Perciò le vostre azioni, tutte anche le più comuni, non fatele per voi, per essere visti, per interesse umano. Ma fatele per amore, fatele per me solo: io sono l’Amore. Così tesserete un legame tra voi e me, un legame dai fili tenui, ma tanto numerosi che vi incanteranno a Me.
27. “Accogli quindi come un dono, ogni occasione per fare una buona azione che non sia vista, poiché è per me che quelle si fanno. Per quanto siano piccole, mi dicono il tuo amore”. “La vita d’amore, vedi, è l’opposto dell’abitudine meccanica, della dissimulazione, dell’ambizione personale; non vi è che una ambizione: servirmi e farmi conoscere. Come? … Mettendomi al vostro posto”. “Il fuoco sacro del Tempio, simbolo del fervore dei sacerdoti e dei fedeli doveva ardere continuamente: ‘ Il fuoco dell’altare arderà sempre ’. Io ho proposto la fedeltà e la diligenza nel mio servizio, come segno dell’amore che si deve avere per me: ‘ Se uno mi ama osserverà la mia parola; chi non mi ama non osserva i miei comandamenti ’.
28.Chi teme Iddio non trascura nulla. Questo è vero. Ma l’amore potrà essere meno stabile e meno forte del timore? Non sarebbe più un vero amore. Se sei trascurato nel mio servizio, le tue negligenze mi offendono e mi rattristano…. È umiliante per me il sentirmi meno amato che le creature. Impara perciò a non disprezzare le piccole cose. Niente è piccolo nel mio amore. Le tue attenzioni e delicatezze toccano il mio cuore, lo fanno contento e nello stesso tempo ti preparano grazie speciali: ‘ Va bene, servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, ti darò utilità nel molto, entra nel gaudio del tuo Signore ’. Per il mio amore non esistono cose piccole, poiché la forza stessa dell’amore le rende grandi”.
Dare tutto per amore
29. “La sofferenza dell’amore è l’ardente desiderio di dare agli altri, di essere distrutti per poter dare quanto ci era di profitto. Così io ho amato gli uomini, con un desiderio estremo di immolarmi sino alla fine per dare loro la mia vita.
30. Mi sono fatto talmente vostro fratello da volere che il Padre mio fosse anche il vostro e che la Madre mia divenisse anche Madre vostra; l’amore non conserva per se quelli che ama, li dà.
31. Si deve dare delicatamente, senza essere visti, a modo mio, affinché chi riceve il dono, non sapendo donde viene, ringrazi Dio. Allora ti ricompenserò immediatamente aumentando il tuo amore.
32. Quindi, non regolatevi secondo l’utile che potreste ricavare dal vostro beneficio: ‘ Se fare del bene solo a quelli che vi fanno del bene, che merito ne avete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate solo a coloro dei quali sperate di ricevere altrettanto, quale merito ne avete? Amate invece i vostri nemici. Fate del bene e prestate senza sperare niente in contraccambio, e grande sarà la vostra ricompensa e voi sarete figli dell’Altissimo, perché Egli è buono con gli ingrati e coi cattivi’. ‘ Tu dunque, sii magnanimo verso il disgraziato e non fargli attendere a lungo il tuo aiuto. Per amore del Signore, aiuta chi ha bisogno, non rimandarlo a mani vuote. È meglio che tu perda il tuo denaro per favorire un fratello o un amico anziché lasciarlo arrugginire senza utilità ’.
33. Pertanto, fratelli, non cercate più i vostri vantaggi, ma quelli di Cristo.
34. Ciascuno di voi cerchi di piacere al prossimo in vista del bene e per edificare.
35. Il Cristo non cercò di piacere a se stesso.
36. Dio dimentica il nostro operato cattivo, se servite disinteressatamente e generosamente i santi, e per l’amore che dimostrate al suo Nome. Date e vi sarà dato.
Immolarsi per amore
37. “Amo trovare qualcosa di meglio, amo essere servito da amici che lasciando da parte ogni preoccupazione di ricompensa, non cercano nel mio servizio che la gioia di dare soddisfazione al mio Cuore, al mio bisogno di amare e di essere riamato.
38. Essi portano la loro croce con amore e non pensano che si sacrificano. Uniscono le loro sofferenze alle mie e divengono per essi così dolci da mutarsi in gioia.
39.L’immolazione è la meta generosa dell’amore, e chi non sa immolarsi non sa amare. Nessuno ha amore più grande di colui che sacrifica la propria vita per i suoi amici. Cioè che dà valore all’atto, ciò che dà il merito è l’amore. Più grande è l’amore e più grande sarà il merito. Completo l’amore, completo il merito. Perfetto l’amore e perfetto il merito. Eroico l’amore e sovrabbondante il merito. L’amore perfetto ed eroico ama Dio e il prossimo senza misura, perché la perfetta misura dell’amore è amare senza misura.
40. Ecco ora da che cosa abbiamo conosciuto l’amore: dal fatto che Egli offrì per noi la sua vita. Quindi, anche noi dobbiamo offrire la nostra vita per i fratelli.
41. Solo colui che fa dono della vita è l’amante che ha saputo amare. Se dunque vuoi vivere come Cristo, vivi per gli altri; se vuoi amare come Cristo, dà la tua vita per gli altri. Immolati per amore.
Qualità necessarie della missione d’amore.
Grande purità d’intenzione.
42. “L’anima che vive una vita costantemente unita alla mia, mi glorifica e lavora molto al bene delle anime. Forse il suo lavoro è di per sé insignificante? … se lo bagna nel mio Sangue e l’unisce a ciò che io ho fatto durante la mia vita mortale, quale frutto non produrrà nelle anime… più grande forse che se avesse predicato a tutto il mondo… E ciò, sia che studi, sia che parli o scriva, che cucia, scopi o si riposi… purché l’azione sia prima di tutto regolata dal dovere o dalla obbedienza e non dal capriccio; inoltre che sia fatta in intima unione con me, ricoperta dal mio Sangue e con grande purità d’intenzione”.
43. “Desidero tanto che le anime comprendano questo! Non è l’azione in sé che ha valore ma l’intenzione con cui è fatta. Quando spazzavo e lavoravo nell’officina di Nazareth davo tanta gloria al Padre mio come quando predicavo durante la mia vita pubblica. Ci sono molte anime che agli occhi del mondo hanno cariche importanti e procurano al mio Cuore un grande gloria: è vero. Però ve ne sono altrettante, nascoste, che nei loro oscuri lavori sono operaie assai utili alla mia vigna, poiché sono mosse dall’amore e sanno bagnare le minime azioni nel mio Sangue, e così le ricoprono con l’oro soprannaturale”.
44. “Il mio amore può tanto che dal nulla fa ricavare alle anime immensi tesori. Quando, unendosi a me al mattino offrono tutta la loro giornata con l’ardente desiderio che il mio Cuore se ne serva per il vantaggio delle anime… quando con amore compiono ogni loro dovere, ora perora, momento per momento, quali tesori non accumulano in un giorno.
45. Scoprirò loro sempre più sempre più il mio amore… Esso è inesauribile ed è molto facile per l’anima che ama lasciarsi guidare dall’amore! Ama e soffri, perché l’amore non può separarsi dalla sofferenza. Abbandonati alla cura del migliore dei padri, all’amore del più tenero degli sposi”.
Buona volontà.
46. “Io non mi accontento dell’offerta generale e troppo spesso fatta meccanicamente al mattino. Per farmi piacere, basterebbe un po’ d’amore e che si pensi a me di tanto in tanto. Questo è il primo grado di amore che domando e che ricompenso subito, ispirando un gusto tutto soprannaturale per questo atto di offerta. Provo un piacere particolare nell’aiutare i cuori generosi che vogliono essere interamente per me. Non desidero che facciano sforzi per eccitare la sensibilità; mi basta la buona volontà, che è già per sé stessa un segno di amore, al quale non posso restare indifferente.
47. La vera perfezione consiste nel non coltivare nella propria anima, nel proprio cuore e nella propria volontà nessun’altra preoccupazione se non quella di amarmi e di darmi prove di tale amore. In queste anime, il mio amore unifica e riassume tutto. Esse giungono alla perfezione senza nemmeno averne avuta la preoccupazione. Se cadono in qualche difetto o in qualche mancanza di generosità al mio servizio, esse non dicono: ‘ È un’imperfezione ’ – ma dicono – ‘ Questo dispiace a Gesù, io non gli ho dato quelle prove d’amore che era in diritto di aspettarsi da me ’.
48. Spesso ne provano dolore, e le più sensibili giungono perfino a piangere e gemere per essersi dimostrare infedeli. Fanno della loro vita una questione di amore e non una questione di interesse. Amare il mio Cuore e provare questo amore in modo concreto per loro è tutto, e così queste anime sono perfette, benché non pensino direttamente alla perfezione delle loro azioni”.
49. Santa Teresa scrive: “Desiderando un giorno fare qualcosa per nostro Signore, mi dissi che non potevo servirlo che ben meschinamente, e, interiormente gridavo: Perché dunque, Signore, domandi le mie opere? Egli mi rispose: ‘Per vedere la tua volontà, figlia mia’ “.
Volontà consacrata al Signore.
50. La disposizione della volontà si riconosce dalle opere. Una volontà votata al Signore è sempre operosa e ingegnosa. Diceva il Signore a S. Geltrude: “Ho continuamente fame e sete della salvezza di un’anima, dell’anima di ciascuno; colui che ogni giorno lavorerà a edificare il prossimo con qualche parola della Sacra Scrittura, calmerà la mia fame, se egli aggiunge alla lettura l’intenzione di ottenere per sé stesso la grazia della compunzione o della devozione, allora egli calmerà la mia sete.
51. Se si vuole passare ogni giorno, almeno un’ora con me, con tutta l’attenzione di cui si è capaci, mi si darà una dolce ospitalità.
52. Se ogni giorno si eserciterà in qualche virtù, lo prenderò come abito con cui mi si vuole vestire.
53. Allo stesso modo, se ha un vizio o una tentazione e resistendo ne resterà vittorioso, mi riterrò come un malato che è stato visitato”.
54. “Se si prega devotamente per i peccatori e per le anime del purgatorio, ne terrò altrettanto conto come se si fosse venuti spesso quando fossi stato prigioniero, a visitarmi e sollevare la mia depressione con buone e consolati parole”.
55. Con ciò il Signore fa capire che ogni azione d’amore ha un valore incalcolabile e una ricompensa eterna. Perciò la volontà deve tendere a fare il bene sempre e ovunque. Il Signore diceva a Maria Celeste: “Io metto il mio Cuore nel tuo petto, affinché la tua vita sia tutta devota ai miei interessi, perché tu pensi meno ai tuoi vantaggi, spirituali e temporali, e che animata da zelo per il mio Cuore, tu non ti conceda più alcun riposo per promuovere, quando tu potrai, il mio onore e il mio bene delle anime. Non posso sopportare le anime tiepide e vili”.
56. “Non sai ciò che succede quando un vulcano erompe? La potenza di quel fuoco è così grande che è capace di smuovere le montagne e di distruggerle in modo da far conoscere che una forza irresistibile è passata di lì… Così quando un’anima satura d’amore di lancia nell’azione, smuove le montagne delle difficoltà e le distrugge in modo da fare arrivare ovunque la fiamma della sua bontà”.
CRESCITA E IRRADIAZIONE
DELL’AMORE REDENTORE
99. ‘OMNIA IN UNUM ’.
Per crescere nell’amore di Gesù
Unità del due in uno.
1“Meraviglioso e misericordioso plurale di unità del due in uno, del noi d’amore, dove il mio io divino aspira a dilatarsi nel vostro e per il vostro povero io umano, liberamente perduto in Me, come preda delle sue fiamme unificanti, e ripetendomi continuamente e davvero: ‘ Non iam ego, sed tu solus et amplius, in Te, per Te, ad Patrem’”
L’amore di Gesù.
2“Per crescere nella vita in comune, lasciate che io vi dica che cosa è il mio amore e che cosa deve essere il vostro.
3Il mio amore non è che desiderio e invito all’unione per mezzo di un effusione continua di grazie, frutto del mio Sangue che redime.
4E se mi faccio così vostro, è per farvi miei, da diventare in qualche modo altri me stesso da offrire al Padre mio in olocausto di lode.
Il nostro amore.
5“E’ il vostro amore che deve essere, se non desiderio e invito di unione per mezzo di una risposta incessante ai continui inviti del mio amore, che solo può prevenire; risposta che deve essere il frutto del sacrificio, sangue del cuore da versare a goccia a goccia nella parte di sacrificio richiesta dal dovere presente.
Amare Gesù davvero.
6Che cosa è amarmi davvero? E’ una doppia cosa:
Lasciarsi amare da me, a pieno piacimento divino, manifestato con tutti gli indizi della mia volontà, circostanze e avvenimenti, obbedienza, e questo per me, per l’unico godimento del mio Cuore.
7Dunque perdervi pienamente in me e lasciarvi così prendere da me, divorare, crocifiggere, per cambiarvi con me. vita eucaristica dell’alleanza verginale.
8Amarmi, è ancora farmi amare dagli altri, spandere, irradiare, diffondere il mio amore per mezzo dello zelo, della preghiera, della dedizione, della sofferenza. Farmi amare è anche vendicare e consolare il mio amore misconosciuto, oltraggiato, per mezzo di una riparazione veramente corredentrice, che non solo compensa, ma sorpassa le perdite dell’amore.
9Contemplate il mio Cuore e ricordatevi della mia supplica”.
Per irradiare l’amore di Gesù.
Avere maggior fiducia
10“… Molti tra coloro a me consacrati non sanno ancora approfondire i miei sentimenti mi trattano come uno che vive lontano da loro… uno che conoscono poco e in cui non hanno abbastanza fiducia. Voglio che rianimino la loro fede e il loro amore, che vivano in intimità e confidenza con Colui che essi amano e che li ama.
11In una famiglia è il figlio maggiore che conosce maggiormente i sentimenti e i segreti paterni. Infatti il padre si confida con lui più che con i figli giovani, perché essi non sono ancora capaci di interessarsi ai gravi affari, né di comprendere bene le cose. Perciò al maggiore spetta il compito di trasmettere ai fratelli i desideri e i voleri del padre quando egli venisse a mancare.
12“Nella mia Chiesa ho dei figli maggiori e sono le anime che ho scelto per me. consacrate dal sacerdozio o dai voti religiosi, sono esse che vivono più vicino a me, sono esse che partecipano alle mie grazie di privilegio e alle quali confido i miei segreti, i miei desideri… e anche i miei patimenti.
13Sono esse che incarico, per mezzo del loro ministero, di vegliare sui fanciulli, loro fratelli, e direttamente o indirettamente istruirli, guidarli, e trasmettere loro i miei insegnamenti.
14“Se le mie anime elette mi conoscono pienamente, sapranno farmi conoscere. Se mi amano davvero, sapranno farmi amare. Ma che cosa insegneranno agli altri se mi conoscono poco?… Ora, io mi domando: si può amare molto Colui che si conosce male? Si può parlare con vera intimità a Colui da cui ci teniamo lontani… a Colui in cui abbiamo poca fiducia?…
15Voglio che mi trattino con maggior intimità, che mi cerchino nel loro intimo, poiché esse sanno che l’anima in grazia è tempio dello Spirito Santo. E là mi vedano come io sono, cioè come Dio, ma Dio d’amore.
16“Abbiano più amore che timore, credano al mio amore senza mai dubitarne! Molte infatti, sanno che le ho scelte perché le ho amate, ma quando si sentono oppresse dalle loro miserie, e forse anche dalle colpe, allora le invade la tristezza al pensiero che io non ho più per loro l’amore di una volta.
17Veramente queste anime non mi conoscono. Non hanno capito che cosa è il mio cuore! Poiché sono appunto le loro miserie e le loro colpe che inclinano la mia bontà verso di loro. E quando riconoscono la loro impotenza e debolezza, si umiliano e vengono a me con piena fiducia, allora esse mi glorificano maggiormente che prima della colpa.
18Così quando esse pregano per se o per gli altri: se esitano, se dubitano di me, non onorano il mio Cuore, mentre mi glorificano quando aspettano con sicurezza ciò che mi chiedono, certe che non potrò rifiutare loro nulla, se non quello che sarebbe dannoso alle loro anime.
19“Quando il Centurione venne a supplicarmi che gli guarissi il servo, mi disse con grande umiltà: “Non sono degno che tu entri in casa mia”. Ma pieno di fede e di speranza aggiungere: “tuttavia, Signore, se dici una sola parola il mio servo guarirà”. Questo uomo conosceva il mio cuore, e sapeva che non posso resistere alle suppliche di un’anima che aspetta tutto da me… Questo uomo mi ha glorificato grandemente perché all’umiltà ha aggiunto una fede ferma e totale. Si, questo uomo conosceva il mio cuore, eppure, non mi ero manifestato a lui come mi manifesto alle mie anime elette!
20Con la fiducia esse otterranno innumerevole grazie, non solo per se stesse ma per gli altri, ed è quello che voglio: che esse comprendono, poiché desidero che manifestino i sentimenti del mio Cuore alle povere anime che non mi conoscono”.
Avere maggior intimità
21“Fra le anime a me consacrate ve ne sono poche che abbiano in me vera fiducia, perché poche sono quelle che vivono in intima unione con me.
22Voglio si sappia che io amo le anime così come sono. So che la fragilità le farà cadere più di una volta. So che in molte occasioni non manterranno ciò che mi hanno promesso: ma il loro proposito mi glorifica, l’atto di umiltà che faranno dopo una caduta, la fiducia che pongono in me mi onorano talmente che il mio Cuore sparge sopra di loro un torrente di grazie.
23Voglio si sappia quanto desidero che le mie anime elette si rianimino e rinnovino in questa vita d’unione e d’intimità con me. Esse non si limitino a parlarmi quando sono ai piedi dell’altare. Mi parlino di tutto! … mi consultino in tutto! … mi domandino tutto! … Io vivo in loro per essere la loro vita. Dimoro in loro per essere la loro forza… Si, lo ripeto, non dimentichino che mi compiaccio di fare una cosa sola con loro… si ricordino che io vivo io esse… che le vedo, le ascolto, le amo. Aspetto che corrispondano al mio amore.
24“Vi sono molte anime che al mattino fanno orazione: ma è piuttosto una formalità che un colloquio d’amore. Ascoltano o celebrano la Messa, me ricevono nella Comunione… ma una volta uscite di Chiesa si lasciano assorbire dagli affari e non pensano più a rivolgermi una parola. Io mi trovo in queste anime come in un deserto: non mi dicono niente, non mi chiedono niente e quando hanno bisogno di essere consolate si rivolgono spesso a qualche creatura della quale vanno in cerca, piuttosto che a me, loro Creatore, che vivo e sono in loro. Non è questa mancanza di unione, di vita interiore, di amore? Voglio anche ricordare alle anime consacrate che io le ho scelte in modo speciale, affinché vivendo con me questa vita di unione mi consolino e riparino per tutte quelle che mi offendono. Voglio che si ricordino il dovere che hanno di studiare il mio Cuore, per condividerne i sentimenti e realizzarne i desideri per quanto è loro possibile.
25Quando un uomo lavora nel proprio campo si applica con ardore a sradicare le erbe cattive; non risparmia né pena né fatica finché non vi sia riuscito.
26Così io voglio che le mie anime elette, appena conosciuti i miei desideri si applichino con zelo e ardore ad effettuarli, senza retrocedere davanti a qualsiasi difficoltà e sofferenza, per accrescer la mia gloria e riparare le offese del mondo”.
Inseparabilmente
27“Inseparabilmente è la parola dell’amore, il suo irresistibile bisogno! Parola che rivela il voto più profondo del mio Cuore su ogni anima, su ciascuna delle mie anime consacrate in particolare, alle quali dico con tenerezza: ‘là dove sono io voglio che ci sia anche tu ’.
28Inseparabilmente! Misericordiosa avidità d’amore, inseparabile essa stessa da un’altra esigenza del cuore: ‘ similmente’.
29Perché a dimorare nell’intimità crescente del mio Cuore, ad essere con me, e più ancora in me, non si richiede forse il ‘ come me’?
30Per essere là ove io sono, bisogna andare dove io vado… per dove io vado… avere lo stesso scopo, prendere la stessa via?
31Là dove io vado, cioè alla casa del Padre, per contemplare e magnificare la Sua gloria. Per dove io vado, cioè per la via crocifiggente del riscatto delle anime. Se tutto è uno per lo Sposo e la sposa, non deve essere fatto tutto in comune e sentito in comune? La Madre dei dolori, è l’esempio più perfetto di questo tutti in comune, inseparabilmente.
32Sofferenze, intenzioni, disposizioni, tutto ciò in comune con me.
33In questo tutto in comune consiste la vera vita di perpetua comunione d’amore, che io desidero tanto, tra le mie anime e me.
‘ Se si deve parlare, parliamo insieme, inseparabilmente!’
‘ Se si deve ascoltare, ascoltiamo insieme, inseparabilmente!’
‘ Se si deve scrivere, scriviamo insieme, inseparabilmente!’
‘ Si, inseparabilmente e quindi similmente ’.
‘ Così di ogni specie di attività in una comunione perpetua d’amore.
‘ Tutto in uno, tutti e due un solo uno, sempre più uno.
Omnia in unum!
34Io in voi, voi in me. io vostro, voi miei. Noi due in uno: per il Padre, per i nostri fratelli.
35Meditate questa unità di vita alla luce del mio Vangelo (discorso dopo la cena) per unirvi intimamente in tutte le vostre azioni al mio Sacro Cuore”.
36Santa Lutgarda, a causa della sua nobiltà e delle sue qualità, fu chiesta in moglie da diversi signore del paese. Un giorno, intrattenendosi con uno di essi, ella vide a un tratto nostro Signore che le mostrava il suo Cuore e la ferita sanguinante del suo Costato. Egli le disse: “Figlia mia, cessa di amare le creature, contempla ciò che tu devi amare e perché tu devi amarlo. Entra in questo asilo, e ti prometto di farti gustare le pure delizie del divino amore”.
37Essendo ritornato il pretendente, Lutgarda, come S. Agnese gli disse: ‘ Ritirati, sono impegnata con un altro fidanzato; appartengo a un fidanzato divino ’.
38E a diciotto anni, entra dalle Benedettine presso la città di Saint-Tond. Da quel momento la sua vita non fu più che un seguito di favore da parte del Sacro Cuore. Un giorno che ella si annientava davanti al Signore, egli le disse: ‘Che vuoi? ’ Lutgarda disse: ‘ Oh Signore! Ciò che voglio è il tuo Cuore! ’ Il Signore le rispose: ‘ Ed io, ciò che voglio è il tuo cuore! ’ Assentì Lutgarda: ‘Oh! prendi il mio cuore, purificalo con il fuoco del tuo amore, ponilo nel tuo petto santo e che non possieda più che in te e per te ’.
39La buona Armella, si trovò un giorno assalita da un ardente desiderio di amare che perse i sensi. Allora il Signore le disse nel profondo dell’anima: ‘ Io ti dono il mio amore, amami tanto, quanto vorrai ’. in quell’istante il suo cuore fu bruciato da un fuoco così ardente d’amore che quello che aveva avuto fino allora non era paragonabile a questo. Dio non da nulla così volentieri quanto il suo amore. Egli lo dona a chiunque lo desidera con ardente desiderio ed è deciso a sacrificare tutto ciò che ostacola l’amore.
40Nostro Signore disse a Giovanna – Benigna Gojoz: “Figlia mia, desideri la mia grazia e il mio amore; aspetta la prima con pace, desidera il secondo con ardore e soffri ogni cosa per morire sconosciuta”.
41‘ La misura del tuo amore per me ora che sei sulla terra ’ disse Gesù a Geltrude – Maria ‘ sarà la misura del tuo amore in Cielo ’.
42E ancora, a suor Maria – Amata: ‘ Bimba, se tu hai l’amore dei martiri, avrai la ricompensa dei martiri.
Vita interiore e le sue leggi
La vita interiore inizio del Regno di Dio.
43“La vita d’amore non è che una forma della vita interiore; e la vita interiore consiste in una dolce e amorosa presenza di Dio.
44L’anima interiore, in ogni sua opera, è abitualmente orientata verso Dio con soavità, semplicità, umiltà.
45“Della vita interiore sono l’unico Re. Il mio Regno comincia, si stabilisce e si sviluppa nella vita interiore. Là sono vicino a voi come il vostro stesso respiro, ma voi non vi accorgete e mi cercate così lontano in formule e in attitudini fuori di voi. Ah! Se voi comprendeste! Come ogni anima potrebbe essere felice nella mia intimità! Le meschinità che vi accecano cadrebbero da sola in questa crescente ricerca dell’amore; e l’amore sono io”.
46“L’amore sono io; io che rispondo, dal momento che mi si chiama. Mi do a tutte le anime; però ho per ognuna dei segreti da confidare, a lei sola, con la missione che riguarda solo lei. (Carismi? Rispettiamoli). L’anima che lo comprende, vive la sua pienezza facendo la mia volontà, ricevendo con la mia confidenza, la mia parola. L’amore la porta: essa vive. Conosce la gioia e il dono di sé. Vive in me e nulla le manca”.
Le Leggi della vita interiore:
47“Come la vita fisica col suo sviluppo è sottomessa a delle leggi, così la vita dello spirito. Bisogna conoscere queste leggi per conformarvisi. Guastano le anime coloro che si rifiutano di istruirle su queste leggi con l’esempio e con la parola.
48Ciò può essere loro di eterna rovina”..
49“Facendomi uomo, mi sono sottomesso alle leggi della vostra vita umana. Per vivere nelle anime mi sottometto anche alle leggi della vita spirituale.
50Queste leggi sono: il silenzio, il rispetto di tutte le creature a causa di Colui che le ha create. La spogliazione nella gioia del dare; la pazienza, l’amore che obbedisce alla voce di Dio, non nell’apparenza ma dal profondo dell’essere, in una totale adesione alla volontà divina.
51L’amore che è generoso, che è abbastanza umile per domandare e dà ciò che riceve. Ho bisogno di tutto questo per vivere in un’anima, per crescervi e regnarvi. Allora, la grazia sgorgante dai miei sacramenti agisce visibilmente, si moltiplica e risplende.
52Tocca a voi preparare le vie del Signore”.
La Legge è amare
53“Se le mie anime elette vivono a me unite e mi conoscono veramente, quanto bene potranno fare a tante povere anime che vivono lontane da me senza che mi conoscano, quando le anime elette si uniranno più strettamente al mio Cuore, sapranno quanto sono offeso! … Allora mi consoleranno, ripareranno e, piene di fiducia nella mia bontà, chiederanno perdono e otterranno grazie per il mondo”.
54“Perciò, dimentica tutto e tutti e pensa solo ad amarmi di più, concentra ogni tuo pensiero, palpito e silenzio in quest’unica cosa: amare”.
55“Nell’oblio assoluto di ogni pensiero, nel silenzio rigoroso di ogni parola, vive Gesù intensamente. ‘ Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me ’. Se tu scompari e non lasci più entrare un pensiero, penserò io per te; se tu non parli, parlerò io in te; se non cerchi di fare la tua volontà, agirò io in te: non sarai più tu che vivrai, ma io in te”.
56“Da dunque addio per sempre ad ogni pensiero, ad ogni parola, lascia che tutti facciano ciò che vogliono, tu sta in me, porterai molto frutto, perché sarò io ad agire”.
57“Ricordati e tieni ben fisso, che tu brami portare tanto frutto. Che nel Vangelo non ho detto che porterai molto frutto se farai mortificazioni straordinarie, ma se stai in me. Dunque, non deviare dal retto sentiero e tutta la tua cura sia nello stare bene unita alla Vite: non staccarti mai da Gesù”.
58“Io sono sempre fedele alle mie promesse; così tu, se stai sempre in me, sarai fedele a ciò che mi prometti, ai tuoi propositi, perché ciò che c’è nella vite c’è pure nei tralci”.
59“Tu sta in me e noi saremo una cosa sola e porterai molto frutto e diverrai potente, perché scomparirai come una goccia d’acqua in mezzo all’oceano; e in te passerà il mio silenzio, la mia umiltà, la mia purezza, la mia carità, la mia dolcezza, la mia pazienza, la mia sete di sofferenza, il mio zelo per le anime, di volerle salvare ad ogni costo”.
60“Ricorda sempre che io solo sono santo e posso farti santa, trasformando la mia santità in te. La mia santità diventa la tua, come tua è la mia purezza, la mia umiltà. Ciò che è mio è tuo, Consolata. Tue le mie parole, i miei pensieri, quindi il mio dolore e il mio amore”.
61“Poiché hai sete di amarmi e di salvare le anime, resta in me sempre: sul lavoro, a ricreazione… Non lasciarmi un istante e porterai molto frutto.
62Guarda San Pietro: da solo aveva pescato tutta la notte e non aveva preso nulla; con me, appena gettate le reti, le ritirò piene di pesci.
63Così tu, se stai con me, se non mi lasci un istante, a ogni ispirazione di mortificazione che ti invierò, tu, seguendola, getterai la rete e io la ritirerò piena di anime. Le conoscerai solo quando sarai in Paradiso.
64Dio è amore e chi sta nell’amore sta in Dio in lui”.
65“Io sono Amore e finché rimani nell’amore, tu rimani in me, ma anche io in te. Quindi anche quando tacerò e tu non mi sentirai più, ricorda sempre che fino a che tu mi ami, io sono in te”.
LA VIRTU’ DELL’AMORE REDENTORE
100. Verginità d’amore.
Verginità d’amore
1. “Sai in che consiste la purezza del tuo atto d’amore? Nel non frammischiarvi un pensiero, perché tu puoi nello stesso tempo amare col cuore e con la mente pensare ad altro.
2. No, la purezza dell’atto d’amore esclude ogni pensiero, esige la verginità della mente, hai capito? E ciò che io voglio da te, l’atto d’amore a questo modo. Nei pensieri anche buoni che si infiltrano in te, qualcosa d’amor proprio, di compiacenza, vi entra sempre e si capisce che deturpano l’atto d’amore.
3. Ma se tu, fidandoti ciecamente che io penso e penserò a tutto, non ne lascerai entrare neppure uno, l’atto d’amore avrà una purezza verginale”.
4. “Solo la continuità dell’atto d’amore assicura la verginità del tuo cuore”.
La verginità d’amore dà pace
5. “La verginità d’amore va parallelamente con la verginità della mente. Quando un’anima si stabilisce in questa verginità d’amore, più nulla riesce a turbarla, sarà come confermata in pace. Guarda la SS. Vergine ai piedi della Croce: soffre, si, ma quale dignità nel suo soffrire! La vedi? In un mare di dolori, non un lamento, non si accascia, non si abbatte, nulla, nulla. Accetta, soffre, soffre sino al ‘ consumatum est ’, con calma e fortezza.
6. Così ti voglio nei momenti di dolore e la verginità d’amore ti aiuterà”.
La verginità d’amore rende liberi
7. “In verità, in verità vi dico: ‘Chi fa il peccato è servo del peccato’. Così tu, se lasci entrare un pensiero, se pronunci una frase non richiesta, rimani serva della tua infedeltà. La serva è schiava, la schiavitù pesa. Ecco perché, dopo un’infedeltà, senti la tua anima avvolta nella tristezza e non sai sollevarti, se non ricorrendo a Gesù. Viceversa, se resisti alla tentazione, se sei fedele, ti senti libera e forte, pronta a qualunque sofferenza. Bisogna che tu abbia una padronanza tale sui tuoi pensieri e sulle tue parole, che il demonio non possa più nulla contro di te, e questa padronanza te la favorisce l’atto d’amore”.
8. “L’atto d’amore è come un treno diretto che corre sulle rotaie, ma se i binari sono ingombri di pensieri inutili, il treno non può più correre, è costretto a fermarsi. Vedi quanto è necessaria la verginità di mente! Non più un pensiero, non uno! Ma quanta pace, non è vero? Io solo nella tua mente”.
La verginità d’amore ridà la gioia e l’immacolatezza
9. “Vedi il candore della neve che ti circonda? Ebbene, rimani così, nella verginità di mente, di lingua, di cuore, e la sofferenza ti sarà sempre dolce; perché è solo l’infedeltà che ti fa soffrire, il resto no; perché soffrire per amore di Gesù e delle anime è gioia”.
10. “La verginità d’amore ti rende bella e immacolata”.
La verginità d’amore mezzo di santificazione
11. “La santità è oblio di te stessa in tutto: pensieri, desideri, parole. Lasciami fare. Io faccio tutto e tu, momento per momento, dammi con grande amore ciò che ti chiedo”.
12. “Io ho tutti i diritti su di te e tu ne hai uno solo, quello di obbedirmi. Io ho bisogno di una volontà docile che mi lasci fare, che si presti a tutto, che si fidi di me e che mi serva sempre, in qualunque situazione, con pace e gioia”.
13. “Lasciami fare, lascia che io solo esista; di tuo non rimanga che l’atto continuo d’amore e un’estrema docilità di fare semplicemente e sempre ciò che io voglio direttamente attraverso superiore o sorelle.
14. Mi piace agire in un’anima. Cosa vuoi, amo far tutto e a quest’ anima io chiedo solo di amarmi”.
15. “Non pensare più a te stessa, alla tua perfezione, alla santità da raggiungere, ai tuoi difetti, alle tue miserie presenti e future, no; penso io alla tua santificazione, alla tua santità. Tu pensa solo di più a me e alle anime; a me per amarmi, alle anime per salvarle”.
16. “Fa tacere ogni voce, nella certezza che io penso e provvedo a tutto. Gesù, Maria, vi amo, salvate anime. E il demonio che cerca di opprimerti col lavoro, che cerca di gettarti nelle angustie per le svariate, simultanee richieste. No, penso io a tutto, a farti trovare il tempo necessario per tutto”.
L’anima consacrata alla verginità d’amore
17. “Oggi ti consacro vittima d’amore. Non ti ferisco con un dardo, ma t’infiammo nel silenzio e, anche quando vorresti interrompere il tuo atto d’amore, non lo potrai fare. Il tempo che ti rimane da vivere, da oggi all’ultima ora, noi lo congiungeremo con questo incessante atto d’amore. Credi, in esso mi dai tutto.
18. Si, disprezzeremo, calpesteremo ogni ostacolo e ameremo sempre, incessantemente, sino all’ultimo respiro…. Ebbene, si, mi prendo io la responsabilità”.
19. “Verginità di mente: si, io solo! … Verginità di cuore: si, io solo! … Verginità di sofferenza: per me solo! Verginità di lingua: parla a me solo! Verginità di corpo: la trasfondo io in te!”.
20. “Così sarai un ostia consacrata all’amore, per l’amore infinito vivrai”.
21. “Tuttavia, se ti confermo in grazia riguardo alla verginità d’amore e al tuo incessante atto d’amore, non credere che l’amarmi non ti costi sforzo maggiore.
22. Oh no, la mia conferma in grazia non esclude la lotta e lo sforzo”.
[1] Cfr. Maria Valtorta, Libro di Azaria, 37, 27 ottobre 1946, ed. CEV.
NDR Le note relative al Libro di Azaria (se non diversamente indicato) sono di p. Corrado Berti, confessore di Maria Valtorta dopo p. Romualdo M. Migliorini.
[2] NDR Ap 5,12.
[3] NDR Es 12,1-28; Num 28,16-25; Dt 16,1-8.
[4] Giovanni 1, 1-18; Galati 4, 1-7; Filippesi 2, 5-11; Colossesi 1, 15-20; Ebrei 1, 1-4.
[5] “Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli, infatti, salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Luca 2, 1-21).
Il nome “Gesù” (ebraico Yehoshua) infatti, significa: “Yahvè salva”.
[6]S. Tommaso, Summa theologica, Pars tertia, quaestio 15, articoli 4, 6, 7 spiega la differenza che corre tra le passioni di Cristo (pro passioni) e le nostre. Anche in Gesù vi furono le passioni, in quanto sono inclinazioni e movimenti dell’appetito sensitivo aventi il vero bene per origine, oggetto e fine.
[7] L’eterno Padre non impedì ma permise che il Figlio suo, per nostro esempio e ammonimento e salvezza, fosse sperimentato e molestato da Satana, dal mondo, dalla carne: da Satana, con tentazioni diaboliche (vedi: Mt 4, 1-11; Mc 1, 12-13; Lc 4, 1‑13); dal mondo, con il miraggio di una regalità terrena (vedi: Gv 6, 1-15); dalla carne, con gli stimoli della fame e della sete (vedi come per le tentazioni diaboliche e: Gv 4, 1-42; 19, 28-30).
[8]La Chiesa universale – pastori e fedeli – ha sempre concordemente creduto e professato che il Padre, mediante il suo Verbo e per la virtù dello Spirito Santo, ha creato l’universo, non soltanto quanto agli esseri spirituali, quali gli angeli e le anime umane, ma anche quanto al corpo umano ed a tutti gli altri esseri del regno animale, vegetale, minerale. Perciò ha sempre decisamente e chiaramente riprovato e condannato tutte le teorie (gnostiche, manichee, catare, ecc.) che, attraverso i secoli, hanno voluto porre la carne ed ogni materia in collegamento con un principio cattivo, opposto a Dio; e sottrarla alle dipendenze del Dio-Amore, quasi Egli non ne fosse il creatore e tutto non reggesse e governasse con la Sua provvidenza: asserendo, per conseguenza, che il Figlio di Dio non aveva assunto vera carne ma carne apparente, che perciò non era né morto né risorto, e che nell’Eucaristia non ci aveva lasciato il suo vero Corpo e Sangue.
[9] Non dobbiamo meravigliarci che qui si annoveri, tra le fonti di tentazione per il Verbo Incarnato, la sua stessa umana natura: Dio infatti, che è amore e ci vuol tutti salvi (vedi: 1 Tim 2, 1-8; 1 Gv 4, 746), sottopose a prova Abramo (Gen 22) ed esperimenta noi tutti perché sia manifesto se noi gli siamo fedeli, osserviamo i suoi comandamenti e lo amiamo con tutte le forze.
[10] Per ciò che si riferisce alla perseveranza nella santità e fedeltà, nonostante la prova, vedi la nota precedente. L’affermazione, poi, che Gesù sia rimasto santo e fedele «di sua libera volontà» è esatta, specialmente se si riflette che tale libera volontà, in Gesù, apparteneva ad una natura umana assunta dalla Divinità del Figlio di Dio, e perciò permeata e guidata dallo Spirito Santo, più di qualsiasi altra umana volontà.
[11] Genesi 3.
[12] Non si tratta, come appare dal contesto, di necessità assoluta, ma relativa: perciò non di necessità che significa costrizione, ma convenienza. Vedi: S. THOMAS AQUINAS, Summa theologica, pars tertia, quaestio 1, articulus 2, e anche articulus 4. Così, per esempio, una persona sana, che voglia compiere un lungo viaggio, non necessariamente ma convenientemente salirà su un mezzo di trasporto: otterrà infatti il suo scopo prima e meglio.
[13] Lo splendore della creazione vien superato dalla perfezione della ricreazione, soprattutto considerata nel suo termine: la beata resurrezione, la gloriosa ascensione, il regnare eterno con Cristo, la consegna del Regno al Padre, perché Dio sia tutto in tutti. Vedi: Matteo 25, 31-46; Giovanni 5, 19-30; I Corinti 15; I Giovanni 3, 1-2.
[14] Romani 5-11, passim; Galati 3, 1 – 4, 7; Ebrei 9, 1 – 10, 18.
[15]Colossesi 1, 24.
[16] L’Amore di Cristo verso di noi, e di noi verso di Lui – flusso di carità ottenuto e che si ottiene specialmente attraverso i Sacramenti – mentre ci unisce, ci fonde, ci immedesima a Cristo, Uomo-Dio, ci rende partecipi della Sua Divinità, e quindi, non panteisticamente ma veramente, ci rende «dèi».
[17]IIa Timoteo 4, 6-8.
[18]Colossesi 1, 24.
[19] La missione sacerdotale di Gesù è descritta, profeticamente, nel Salmo 109; teologicamente, in Ebrei 5; 7, 1 ‑ 10, 18.
[20]I Corinti 15, 20‑28; 54‑57; Apocalisse 20, 11 – 21, 4.
[21] Ester 15, 4-19 secondo la volgata (= 5, la – 2b secondo il testo greco).
[22] Esatto. Noi, infatti, porzione della Chiesa, che è sposa di Cristo sposo (Efesini 5, 21-33), corpo di Gesù capo (1 Corinti 12), tralci di Cristo Vite (Giovanni 15, 1-17), dobbiamo pregare ed agire in Lui, con Lui, per mezzo di Lui.
[23]Giobbe 7, 1-11; Sap 5, 16‑24 (Greco: 15-23); Is 59, 15‑20; 1 Cor 9, 24-27; 2 Cor 10, 1-6; Ef 6, 10-20; 1 Tes 5, 1‑11; 1 Tm 1, 18-20; 2 Tm 4, 6-8.
[24] Efesini 5, 15-20; (vedi anche: Proverbi 23, 29‑35).
[25] Luca 1, 26‑55; Atti 7, 51-60; Giacomo 4, 4‑10; 1 Pietro 5, 5-7.
[26] Matteo 23, 8-12.
[27] Matteo 11, 28-30; Filippesi 2, 5-11.
[28] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, Sera di Pasqua, 9 aprile, ed. CEV.
[29] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 11 giugno, ed. CEV.
[30] Ezechiele 1,4-28.
[31] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 9 gennaio, ed. CEV.
[32] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 18 luglio, ed. CEV.
[33] Salmo 14,1; Sal. 53,2.
[34] 1 Gv 3,11-22; 4,11-16.
[35] Cioè della mamma, deceduta il 4 ottobre 1943. I conforti sono soprattutto nei “dettati” del 4-5 ottobre e del 9 ottobre di quell’anno.
[36] Ebrei 10,29.
[37] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 10 novembre, ed. CEV.
[38] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 17 novembre, ed. CEV.
[39] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 22 maggio, ed. CEV.
[40] Genesi 1,4. 10. 12. 18. 21. 25. 31.
[41]Siracide 33,11-15
[42] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 17 settembre, ed. CEV.
[43] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 4 giugno, ed. CEV.
[44] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 11 agosto, ed. CEV.
[45] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 23 settembre, ed. CEV.
[46] Luca 18,9-14.
[47] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 23 settembre, ed. CEV.
[48] Matteo 11, 29.
[49] Maria Valtorta, Lezioni sull’Epistola di Paolo ai Romani, 34, 20 febbraio 1950, ed. CEV.
[50] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 22 giugno, ore 12, ed. CEV.
[51] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 25 giugno, ed. CEV.
[52] Lc 22,41-42.
[53] Maria Valtorta, Lezioni sull’Epistola di Paolo ai Romani, 26, 7-11 giugno 1948, ed. CEV.
[54]Rm 7,24-25.
[55] 1 Re 19,12-13.
[56]Gv 3,1-21.
[57] Luca 2, 14.
[58] Mt 22,1-44.
[59]Ap 7,9-17.
[60]Gv 8,44.
[61] Giovanni 1, 3.
[62] Isaia 14, 12.
[63]Mt 24,4-31; 25,31-46; Mc 13,5-23; Lc 21,8-28.
[64] 2 Corinzi 12,8.
[65] Giovanni 19, 30.
[66]Gv 12,24.
[67]Filippesi 2, 6‑11.
[68] Gen 3,4-5.
[69] Sal 82,6; Gv 10,34.
[70] Rm 2,14-16.
[71]Ap 2,17.
[72]Ap 2,10.
[73]Ap 2,26.
[74]Ap 3,21.
[75]Ap 2,28; 22,16.
[76]Ap 22,20.
[77] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 4 luglio, ed. CEV.
[78] Matteo 17,21; Marco 9,20.
[79] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 17 luglio, ed. CEV.
[80]lei è la madre della scrittrice, Iside Fioravanzi, nata a Cremona nel 1861. Morirà a Viareggio il 4 ottobre 1943.
[81] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 12 dicembre, ed. CEV.
[82] Matteo 6, 25-34; Luca 12, 4-5.22-31.
[83] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 6 agosto, ed. CEV.
[84] Matteo 27, 25
[85] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 7 agosto, ed. CEV.
[86]Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, alba del 13 febbraio, domenica, ed. CEV.
[87] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 11 ottobre, ed. CEV.
[88] Cantico dei Cantici 2, 11-13.
[89] Cantico dei Cantici 2, 4.
[90] Cantico dei Cantici 2, 3.
[91] Luca 22, 43.
[92] Giovanni 11, 37.
[93] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 2 luglio, ed. CEV.
[94] Lc 2,41-50.
[95] Cantico dei Cantici 4, 6.
[96] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 13 luglio, Giovedì sera, ore 21. ed. CEV.
[97]Gv 19,28.
[98] Lc 23,34.
[99] Lc 23,43.
[100] Lc 23,46.
[101] Messaggio sull’infanzia spirituale. I Quaderni del 1944, 23 giugno, ed. CEV.
Dice Gesù: «Colui che ha disegnato questa copertina che ti piace tanto e (Qui continua nota) che solo ora, dopo 19 anni, vedi nel suo vero significato, non ha fatto unicamente un’opera graziosa e simbolica… ma ha detto una verità.
La piccola Teresa che, appoggiata su nuvole empiree, sfoglia incessantemente rose, e due angeli l’aiutano a convogliare sul mondo la sua pioggia di rose, era una vera somiglianza di Me Bambino. Perciò hanno fatto bene a raffigurarla così somigliante ad un Bambino Gesù da poter essere scambiata con Lui. Tu lo vedi ora che è lei e non sono Io.
Questo riprende in parte il dettato di ieri. Più il mistico si avvicina col suo desiderio amoroso a Colui che egli ama completamente, e più la sua effigie spirituale si identifica col Modello.
Il mio piccolo grande Fiore era Teresa del Bambino Gesù e del Volto santo. E se il mio doloroso Volto fu il sole impresso nel suo cuore e che lo arse, per voi che aborrite il dolore e che l’austerità sgomenta, ha avuto nel suo esterno spirituale la somiglianza con la mia dolce infanzia, la soavità, la grazia, la semplicità di questa. Così ho voluto e così l’ho guidata con l’ispirazione, per darvi un modello che la vostra incapacità odierna, incapacità spirituale, sappia seguire.
Teresa è per tutti. Tutti possono sforzarsi ad imitarla. Anche gli appena formati nello spirito. Non credere però che Teresa sia stata risparmiata. Oh! no! Ella vi mostra un volto d’amore e di sorriso, il placido volto di un bambino felice, Ma nel suo interno la mia Passione la scavava con scalpello di fuoco.
Ve l’ho data per pietà della vostra debolezza. Do i miei santi per tutte le personalità spirituali. Do gli asceti di una severità quasi paurosa per le tempre di acciaio, per le fiamme che non conoscono languore. Do i santi di una ilare santità per coloro che non sanno santificarsi col pianto. Do i santi dalle grazie infantili per quelli che non possono – ed è già assai se lo sanno fare – amarmi altro che con delle ben piccole forze.
E notate che la piccola Teresa, avendo un cuore da eroe, dovette – e fu martirio aggiunto a tutti i suoi altri – dovette forzare sé stessa per darvi l’impronta che Io volevo, perché il suo spirito la portava ai voli d’aquila e agli eroismi più fieri. Sapete cosa è contraddire la propria natura? Provatelo e capirete quale fu il suo doppio merito.»
Questo dettato è stato originato dall’osservazione che io facevo sulla copertina del libro: “Storia di un’anima”. Ho questo libro da 19 anni, ma avevo sempre creduto che il pargolo che sparge rose dall’alto della nube fosse Gesù Bambino.
Questa mattina il mio interno ammonitore mi dice: “No. È la piccola Teresa del Bambino Gesù quel paradisiaco infante. Ella ha voluto ‘l’infanzia spirituale’ per sua forma di santità, e in essa è divenuta tanto perfetta da essere proprio un secondo piccolo Gesù”.
[102]Mt 19,14; Mc 10,14; Lc 18,16-17.
[103] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 14 settembre, ed. CEV.
[104]Cfr. Maria Valtorta, Autobiografia, pagg. 197 e 296, ed. CEV.
[105]Deutéronome 6, 5.
[106]Cfr. Sal 111,10 ; Pr 9,10.
[107] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 12 novembre, ed. CEV.
[108] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 6 dicembre, ed. CEV.
[109] L’anno 1944 fu segnato dagli otto mesi dello sfollamento, che costrinse Maria Valtorta a lasciare la sua casa di Viareggio per rifugiarsi a S. Andrea di Compito, frazione del comune di Capannori in provincia di Lucca.
[110] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni dal 1945 al 1950, 4 gennaio 1946, ed. CEV.
[111] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni dal 1945 al 1950, 14 maggio 1947, ed. CEV.
[112] S Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni dal 1945 al 1950, 18 novembre 1947, ed. CEV.
[113]Cfr. Maria Valtorta, Libro di Azaria, 19, 23 giugno 1946, ed. CEV.
[114] Romani 8, 14‑17, 2 Timoteo 1, 6‑7; e specialmente: 1 Giovanni 4,16-18.
[115] 1a Gv 3,6-9.
[116] 1 Gv 4,7-16.
[117] Gen 2,7; Gb 27,1-14; 33,1-7; 34,10-15; Sal 103,29-30; Sir 3,14-21.
[118]Mt 9,1-8.
[119]Gv 11,1-44.
[120]Ebrei 6, 4‑8; 10, 26‑31.
[121] Giovanni 3, 11‑24.
[122] Gen 22; Gv 3,16-17; 13,1-3; 15,12-15; Rm 5,1-11; 8,31-34; Gal 2,19-21; 1 Gv 4,8-10.
[123]Gv 12,28-32.
[124] Cioè: ti amò, scelse e predestinò a speciale missione; vedi: Isaia 49, 1‑6; Geremia 1, 4-10; Amos 3, 1-8; Sapienza 10, 1-5; Luca 1, 8-17; Romani 8, 28-30; GaIati 1, 11-24.
[125]Ger 1,6-7.
[126] Cantico dei Cantici 8, 6-7. Vedi un simile concetto in: Isaia 43, 1-3.
[127]Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 10 ottobre, ed. CEV.: “Ma la sapienza da dove si trae? E il luogo dell’intelligenza dov’è? L’uomo non ne conosce la via, essa non si trova sulla terra dei viventi. L’abisso dice: ‘Non è in me!’ Non si scambia con l’oro più scelto, né per comprarla si pesa l’argento. Coralli e perle non meritano menzione, vale più scoprire la sapienza che le gemme. Ma da dove viene la sapienza? È nascosta agli occhi di ogni vivente. Dio solo ne conosce la via, lui solo sa dove si trovi, perché volge lo sguardo fino alle estremità della terra, vede quanto sotto la volta del cielo. Quando diede al vento un peso e ordinò le acque entro una misura, quando impose una legge alla pioggia e una via al lampo dei tuoni; allora la vide e la misurò, la comprese e la scrutò appieno e disse all’uomo: ‘Ecco, temere Dio, questo è sapienza e schivare il male, questo è intelligenza’” (Giobbe 28,12-28).
[128] Su una copia dattiloscritta la scrittrice annota in calce: ‘di una perfezione quale può essere raggiunta da una creatura’.
[129] Mt 5,3-12; Lc 6,20-23.
[130] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 11 ottobre, ed. CEV.
[131] Cantico dei cantici, 1,2-3: L’estasi. Mi baci con i baci della sua bocca! Sì le tue tenerezze sono più dolci del vino. Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi, profumo olezzante è il tuo nome, per questo le giovinette ti amano.
[132] Cantico dei cantici, 1,4: Estasi di contemplazione: Attirami dietro a te, corriamo! M’introduca il re nelle sue stanze: gioiremo e ci rallegreremo per te, ricorderemo le tue tenerezze più del vino. A ragione ti amano!
[133] Cantico dei cantici, 8,6: Estasi di fusione: Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come l’incendio è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore!
[134] Cantico dei cantici,2,3-6: L’amore totale:
Come un melo tra gli alberi del bosco, il mio diletto fra i giovani.
Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo e dolce è il suo frutto al mio palato.
Mi ha introdotto nella cella del vino e il suo vessillo su di me è amore.
Sostenetemi con focacce d’uva passa, rinfrancatemi con pomi, perché io sono malata d’amore.
La sua sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi abbraccia.
[135]“morte”, cioè, «quella che voi chiamate “morte” e altro non è che “passaggio”».
[136] NDR Ricorda la frase: “Ho finito di soffrire ma continuerò ad amare”, che la scrittrice, fin dal 1952, predispose per il ricordino della sua morte, avvenuta a Viareggio il 12 ottobre 1961.
[137]Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 13 ottobre, ed. CEV.
[138] Lc 17,11-19.
[139] Molta sapienza, molto affanno; chi accresce il sapere, aumenta il dolore. (Qoèlet 1,18).
[140] Mt 10,24; Lc 6,40.
[141] S Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 13 ottobre, a sera, ed. CEV.
[142] Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l’abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz’abito nuziale? Ed egli ammutolì. (Mt 22,11-12).
[143] “Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, vesti bianche per coprirti e nascondere la vergognosa tua nudità e collirio per ungerti gli occhi e recuperare la vista” (Ap 3,18). Probabile allusione a: Mt 22,1-14.
[144] Mt 5,3.
[145] Ricchezze ingiuste/ Lc 16,9.
[146] In Cielo/ Mt 9,9; Mc 2,14; Lc 5,27-32.
[147] NDR Maria di Magdala. Questa affermazione suppone l’identità, affermata negli scritti valtortiani, tra Maria di Magdala, sorella di Marta e Lazzaro, e la peccatrice innominata di: Lc 7,36-50.
[148] Doveva ancora esser data la monumentale opera sulla vita del Signore.
[149]Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 1° luglio, ed. CEV.
[150] Tu di Lui/ Ct 2,16.
[151] Fanno male/ Is 5,1-6; Gv 15,1-6.
[152]Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 14 ottobre, ed. CEV.
[153]Oppressione della carne: “Su, godiamoci i beni presenti, facciamo uso delle creature con ardore giovanile! Inebriamoci di vino squisito e di profumi, non lasciamoci sfuggire il fiore della primavera, coroniamoci di boccioli di rose prima che avvizziscano; nessuno di noi manchi alla nostra intemperanza. Lasciamo dovunque i segni della nostra gioia perché questo ci spetta, questa è la nostra parte… La pensano così, ma si sbagliano; la loro malizia li ha accecati. Non conoscono i segreti di Dio; non sperano salario per la santità né credono alla ricompensa delle anime pure” (Sap 2,6-9. 21-22).
[154] Ad esempio, nel dettato del 9 luglio 1943.
[155]Sap 3,13-15:
Signoria dello spirito:
“Beata la sterile non contaminata, la quale non ha conosciuto un letto peccaminoso; avrà il suo frutto alla rassegna delle anime. Anche l’eunuco, la cui mano non ha commesso iniquità e che non ha pensato cose malvagie contro il Signore, riceverà una grazia speciale per la sua fedeltà, una parte più desiderabile nel tempio del Signore; poiché il frutto delle opere buone è glorioso e imperitura la radice della saggezza”
Sap 4,1-2: “Meglio essere senza figli e avere la virtù, poiché nel ricordo di questa c’è immortalità, per il fatto che è riconosciuta da Dio e dagli uomini. Presente è imitata; assente è desiderata; nell’eternità trionfa, cinta di corona, per aver vinto nella gara di combattimento senza macchia”
[156]Sap 4,7-14: “Il giusto, anche se muore prematuramente, troverà riposo.
Vecchiaia veneranda non è la longevità, né si calcola dal numero degli anni; ma la canizie per gli uomini sta nella sapienza; e un’età senile è una vita senza macchia. Divenuto caro a Dio, fu amato da lui e poiché viveva fra peccatori, fu trasferito. Fu rapito, perché la malizia non ne mutasse i sentimenti o l’inganno non ne traviasse l’animo. Giunto in breve alla perfezione, ha compiuto una lunga carriera. La sua anima fu gradita al Signore; perciò egli lo tolse in fretta da un ambiente malvagio”.
[157] Seguire Me/ Mt 19,29; Mc 10,29-30; Lc 18,29-30.
[158] Trovarlo/ Ct 8,6.
[159]Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 14 ottobre, ed. CEV.
[160] Vostro corpo/ Mt 10,28; Lc 12,4.
[161] S. Teresa di Lisieux.
[162]Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 15 ottobre, ed. CEV.
[163] Cc 2,13-14:
La sposa: Ora parla il mio diletto e mi dice: “Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia, nei nascondigli dei dirupi, mostrami il tuo viso, fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave, il tuo viso è leggiadro” (Cc 2,13-14).
[164] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 9 luglio, ed. CEV.
[165] Servizi divini/ Lv 21,16-24.
[166] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 12 e 19 settembre, ed. CEV.
[167] Faccio Io/ Gv 14,12-24.
[168] NDR Il commento al Cantico riprende nel dettato del 18 ottobre 1943. Lo annota anche il Portavoce su una copia dattiloscritta.
[169] Cfr. Maria Valtorta, Lezioni sull’Epistola di Paolo ai omani, 6, 9 gennaio 1948, ed. CEV. Vedi anche: Rm 2,1.
[170] 1 Cor 5,6.
[171] Esodo 12,15-20.
[172]Gv 10,1-21.
[173]Gv 6,30-40.
[174] Levitico cap. 2.
[175] Probabile allusione a: Genesi 28 10-22.
[176]Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 16 marzo, ed. CEV.
Vedi anche: Ebrei cap. 5, v. 7, 8, 12, 14; cap. 6, v. 1, 4, 6, 8.
[177] NDR Si riferisce alla seconda guerra mondiale, allora in corso.
[178] Cfr. Maria Valtorta, Libro di Azaria, 14, 26, maggio, 1946, ed. CEV.
[179] 1 Cor 9,19-23.
[180]Mt 27,32; Mc 15,21; Lc 23,26.
[181] Agiografia, descrizioni della vita dei Santi.
[182] Cfr. Maria Valtorta, Libro di Azaria, 6, 31 marzo 1946, ed. CEV.
[183]A riguardo della restaurazione universale e della Gerusalemme celeste, vedi, per esempio: (Isaia 65, 15-25; 66, 18-24); Romani 8, 18-25; Efesini 1, 3-14; Colossesi 1, 15-20; IIa Pietro 3, 11-13; Apocalisse 7, 9-17; 21-22. A proposito, inoltre, delle relazioni tra Gerusalemme celeste e Gerusalemme terrestre, vedi CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, Costituzione dogmatica su la Chiesa, Lumen gentium, tutto il capitolo VII, Indole escatologica della Chiesa pellegrinante e sua unione con la Chiesa celeste, numeri 48-51, con tutte le citazioni ivi indicate.
[184] Mt 16,13-20.
[185] Fil 2,5-11.
[186] Espressione tipica per indicare l’universalità: Dn 3,1-7; At 2,5-13; Ap 5,6-10.
[187]Ez 47,1-12; Ap 22,1-2.
[188]Gv 19,31-37.
[189] Sal 1; Ger 17,7-8; Ez 19,10-11; Ap 22,1-2.
[190] Mt 16,13-19.
[191]Lc 15,11-32.
[192] At 17,22-31; Rm 1,18-32.
[193]Efesini 5,21-33.
[194] 2 Cor 12,1-6.
[195] Allude a Il Poema dell’Uomo-Dio e scritti connessi, atti ad alimentare la fede, la speranza, l’amore nell’umanità, e invece ostacolati per alcuni anni (1946-1961).
[196]Ap 22,1-2.10-15Gen 3,20-24; Ez 47,1-12.
[197]Lc 19,41-44.
[198] Gen cap.4.
[199] Il cristianesimo, il divenire ed essere cristiano, è considerato da S. Paolo come un innesto.
Rm 11,16-24.
[200] 1 Gv 2,15-17.
[201] Mt 12,43-45; Lc 11,24-26.
[202] Gen 21,8-21; Gal 4,21-31.
[203] Matteo 10, 28-31; Luca 12, 4-7; Atti 18, 9-10; I Pietro 3, 13-14; Apocalisse 2, 8-11. Forse vi è un’allusione anche a: Genesi 21, 17, che costituisce uno dei brani su cui si fonda Galati 4, 21-31.
[204]Rm 8,31-39.
[205]Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 16 dicembre, ed. CEV.
[206] Ma, almeno a partire dal penultimo capoverso di questa pagina, sembrano parole dette dall’Eterno Padre.
[207] Numeri 24,13-17.
[208] Cfr. Maria Valtorta, Libro di Azaria, 4, 17 marzo 1946, ed. CEV.
[209] Michele, Gabriele e Raffaele.
[210] Matteo 10, 40‑42; 18, 1‑10; 25, 31‑46; Marco 9, 33‑48; Luca 9, 46‑48; 10, 16; Giovanni 13, 16‑20; Atti 9, 1‑19; 22, 1‑21; 26, 12‑18; (GaIati 1, 11‑24).
[211] Allude a Marta Dicciotti, unica assistente di Maria Valtorta.
[212] Tobia 2,10-18.
[213] Nuova allusione al trasferimento di P. Migliorini e alla conseguente difficoltà che Maria sperimentò nel trovare chi le portasse il SS. Sacramento; vedi n. 1 e n. 12. Nelle ore nere è difficile aver degli amici…
[214] Allusione alla possibilità di attingere dottrina a libri di altri, a proprie riflessioni, a colloqui con persone illuminate, dotte, o pie.
[215] Per il paragone del vasaio, dell’argilla e dei savi, vedi: Siracide 33,7-19; Isaia 29,15-16; 45,9-13; 64,1-12; Geremia 18,1-12; Romani 9,14-24.
[216] Lc 24,44-53; Gv 14,15-27; 16,5-15; Atti 1,1-11;2,1-13.
[217] Isaia 6,6-7; Atti 2,3.
[218] Ebrei 6,1-8; 10,26-31; 1Gv 5,14-17.
[219] Cfr. Maria Valtorta, Libro di Azaria, 5, 24 marzo 1946, ed. CEV.
[220] Allude al fedelissimo inventario della bibliotechina di casa Valtorta, che Maria compilò in quei giorni: inventario dal quale appare che nessun libro di tale raccolta ha potuto influire efficacemente ed adeguatamente sulla composizione delle 15 mila pagine valtortiane.
[221]Mt 10,26-27; Mc 4,21-23; Lc 8,16-18
[222]Lc 23,33-34.
[223] Sal 38,6-7.
[224] Mt 6, 19-21; Lc 12,33-34; Gc 5,1-6.
[225] Rm 8,28-30; Col 1,15-20; Eb 1,1-6; Ap 1,4-48.
[226]Rm 5,18-19; Fil 2,5-11; Eb 5,5-20; 12,1-4.
[227]Lv 19,1-2; Mt 5,43-48; Gc 1,1-4; 1 Pt 1,13-16.
[228] Dt 4,1-8; Ap 22,18-19.
[229] Is 6,6-7.
[230]Ef 5,3-6; Col 3,5-6.
[231] Eppure mi si vuol dire che può esser Belzebù a dettare! 9‑12‑47.
[232] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 23 maggio, ed. CEV.
[233] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 2 giugno. Primo venerdì del mese.
[234] Nota. Il mercoledì era il giorno dedicato appunto, ai fratelli disperati, mentre per gli idolatri erano le sofferenze del giovedì, secondo il programma settimanale stabilito nel “dettato” del 29 maggio 1944.
[235] Don Narciso Fava, parroco a Sant’Andrea di Compito, dove la scrittrice si trovava sfollata dal 24 aprile.
[236] P. Migliorini rimasto a Viareggio.
[237] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 11 dicembre, ed. CEV.
[238] Cfr. Maria Valtorta, Lezioni sull’Epistola di Paolo ai Romani,39,18 maggio 1950 ed. CEV.
[239]Siracide 24,5.
[240] Matteo 3, 13‑17; Marco 1‑9‑11; Luca 3, 21‑22; Giovanni 1, 32‑34.
[241] Matteo 17, 1‑8; Marco 9, 2‑8; Luca 9, 28‑36.
[242]Gv 12,27-28.
[243] Marco 16, 19; Luca 24, 51.
[244] Giovanni 4, 34; 5, 30.; 6, 38.
[245] Giovanni 14, 6.
[246] Giovanni 19, 25‑27.
[247] Romani 8, 35‑39.
[248] Ezechiele 9 4; Apocalisse 7, 3.
[249] Il nome di Michele: Daniele 10, 13 e 21.
[250] Cfr. Maria Valtorta, Libro di Azaria,8,14 aprile 1946, Domenica delle Palme, ed. CEV.
[251] Per Giudici qui s’intendono alcuni personaggi che, tra gli anni 1200-1025 circa avanti Cristo, furono scelti da Dio e dotati di speciale carisma per governare, capitanare in battaglia, salvare dal pericolo il popolo d’Israele. Tra di essi, i più famosi furono Debora e Baraq, Gedeone, Gefte, Sansone; vedi: libro dei Giudici (per Giaele, 4-5).
[252] Dei 72 discepoli parla l’evangelista Luca, 10, 1-24. Paragonando il citato capitolo di Luca con Matteo 10, Marco 6, 7-13, Luca 9, 1-6, appare veramente che la missione affidata da Gesù ai 12 Apostoli e ai 72 Discepoli aveva più di un punto e presentava più di una caratteristica in comune. Non sbaglia, perciò, la presente opera chiamando i secondi «coadiutori» dei primi.
[253]NDR 33 anni, più alcuni mesi fino alla Pasqua ebraica, di vita del Signore sulla terra.
[254]Colossesi 1,24.
[255] 1 Cor 11,17-34.
[256]Ap 7,9-14.
[257] Galati 2,19-20; Col 1,24.
[258]Gc 5,19-20; Pr 10,12; 1 Pt 4,8.
[259]Gv 15,12-15; Rm 5,6-8; Gal 2,19-20; Ef 5,1-2; 1 Gv 3,16; 4,7-11.
[260] Mt 5,48; 1 Pt 1,13-16.
[261] Dt 18,15-19; Mt 5,17; 13,57; At 3,22-23; 7,37.
[262] Col 1,15-20; Eb 1,1-4; Gv 1,9; 3,19; 8,12; Si 1,1-25.
[263]Gv 14,5-7.
[264]Gv 18,19-21.
[265] Mt 1,18-25; Lc 1,26; Gal 4,4.
[266]Gv 1,1-18; Fil 2,5-11; Col 1,15-20; Eb 1 1 Gv 11,1-4.
[267] Secondo la natura umana, anche Gesù discende da Adamo: Mt 1,1-17; Lc 3,23-38; Egli però è il nuovo, il super Adamo: Rm 5,12-21; 1Cor 15,20-28.
[268] Rm 8,28-30; 1 Cor 15,20-28; Col 1,15-20; Eb 1,5-6; Ap 1,4-8.
[269] Sapienza 13,1-9.
[270] Matteo 1, 18‑25; Luca 1, 26‑56; 2; Giovanni 1, 1‑19.
[271] Mt 25,31-46.
[272] Sapienza 4,20; 5,23; anche 1,16; 4,19.
[273] Apocalisse 14, 1‑5; 22, 3‑5; vedi inoltre, per più chiarezza: Isaia 56, 1‑5; 62, 1‑2; 65, 15‑25; Ezechiele 9, 1‑7; Apocalisse 2, 12‑17; 3, 7‑13; 7, 14; 9, 1‑6; 19, 11‑16; ecc.
[274] Apocalisse 7, 1‑4, e leggere tutto il capitolo; 14, 1‑5.
[275]Cfr. Maria Valtorta, Libro di Azaria, 22, 14 luglio 1946, ed. CEV.
[276] Molto spesso è così. L’Introito di Pasqua di Resurrezione, per esempio, comincia con la parola: «Resurrexi…»; quello di Pentecoste con: «Spiritus Domini…», ecc.
[277]Is 53,6-12.
[278] 1 Cor 4,1-5.
[279] Matteo 19, 16‑29; Marco 10, 17‑31; Luca 18, 18‑30.
[280] Matteo 5, 43‑48. Al v. 48 si trova la frase qui citata, e che il contesto illumina.
[281] Matteo 5, 38‑48; Luca 6, 27‑35.
[282] Luca 23, 33‑34.
[283] Isaia 9, 6‑7.
[284] Allusione al tabernacolo, alla tenda, che Dio fece costruire a Mosè, e che Salomone trasformò in mirabile tempio; vedi: Esodo 25, 10‑22; 26; 33, 7‑11; 36, 8‑38; 37, 1‑9; 40, 17‑38; 1 Re 6; 8, 10‑13; 2Cr 3, 1 ‑ 6, 2; Eb 9.
[285] Matteo 16, 13‑20.
[286] Matteo 5, 10‑12; Luca 6, 22‑23.
[287] Galati 2, 19‑20.
[288]Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 19 ottobre, ed. CEV.
[289] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 17 settembre, ed. CEV.
[290]Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 12 gennaio, ed. CEV.
[291]Gv 11,41-43.
[292] Mt 25,34.
[293] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 10 novembre, ed. CEV.
[294]Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 13 dicembre, ed. CEV.
[295] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 13 ottobre, ed. CEV.
[296] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni dal 1945 al 1950, notte fra il 28 e 29 gennaio 1946, ed. CEV.
[297] Cfr. Maria Valtorta, Lezioni sull’Epistola di Paolo ai Romani, 49, 8 novembre 1950, ed. CEV.
[298] Levitico 1‑7.
[299] Ebrei 10, 1‑18.
[300] Matteo 27, 46; Marco 15, 34.
[301] Matteo 26, 26‑29; Marco 14, 22‑25; Luca 22, 19‑20; 1 Corinti 11, 23‑25.
[302] Romani 12, 1.
[303] 1 Cor da12,31 a 13,13.
[304] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 16 maggio, ed. CEV.
[305]Mt 27,39-43; Mc 15,29-32; Lc 23,35.
[306] Il 15 aprile 1944.
[307] 1 Pt 5,8-9.
[308] Nel dettato del 13 maggio 1944.
[309]Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 15 dicembre, ed. CEV.
[310]Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 6 agosto, Ia Paolo ai Corinti,12,3, ed. CEV.
[311] Cfr. Maria Valtorta, L’Evangelo come mi è stato rivelato, 411,27 settembre 1944, ed. CEV.
[312] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 17 luglio, ed CEV.
[313] NDR Si riferisce alla mamma della scrittrice.
[314] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 15 luglio, ed. CEV.
[315]Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 10 luglio, ed. CEV.
[316] Idem, 13 luglio.
[317] Padre Migliorini.
[318] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 21 giugno, ed. CEV.
[319] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 12 agosto, ed. CEV.
[320] La scrittrice, che era figlia unica, perderà la mamma il 4 ottobre di quello stesso anno 1943. Il babbo era morto il 30 giugno 1935.
[321] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni dal 1945 al 1950, 10 agosto 1945, ed. CEV. Lettera all’anima che si fa prendere dalla sete di espiar per il mondo.
[322] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 25 luglio, ed. CEV.
[323] San Pio da Pietrelcina, il cappuccino stimmatizzato di cui Maria Valtorta era devota (1887- 1968).
[324] Esodo 30, 1‑10.
[325] Cfr. Maria Valtorta, Libro di Azaria,24, 28 luglio 1946, ed. CEV.
[326] l Corinti 13.
[327] Luca 23, 33‑34.
[328] l Corinti 2, 10 ‑ 3, 4; 15, .35‑53; Galati 5, 16‑26; vedi anche: Giacomo 3, 13‑18.
[329] Levitico 1‑7; Ebrei 9, 1 ‑ 10, 18.
[330] Giovanni 12, 23‑28.
[331] Matteo 26, 36‑46; Marco 14, 32‑42; Luca 22, 39‑46; (Ebrei 5, 7‑10).
[332] Romani 8, 9‑17; Galati 2, 19‑21; Filippesi 1, 21; Colossesi 3, 1‑4.
[333] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 23 aprile, ed. CEV.
[334] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 14 dicembre, ed. CEV.
[335] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 12 giugno, ed. CEV.
[336] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 9 giugno, ed. CEV.
[337] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni dal 1945 al 1950, Lunedì dopo Pasqua, o dell’Angelo, 7 aprile 1947, ed. CEV.
[338] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 29 luglio. Cantico di Debora, v. 2 e v. 31, ed. CEV.
[339] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 14 luglio, ed. CEV.
[340] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 27 febbraio, ed. CEV.
[341] Matteo 14, 1‑12; Marco 6, 14‑29; Luca 9, 7‑9
[342] Giovanni l1,49‑50; 18, 14.
[343] Matteo 27, 46; Marco 15. 34.
[344] Giovanni 3, 23‑24.
[345] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 1° luglio 1943, ed. CEV.
[346] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni dal 1945 al 1950, 17 novembre 1947, ed. CEV.
[347]Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 22 aprile, Giovedì Santo, ed. CEV.
[348] Cfr. Maria Valtorta, Libro di Azaria, 15, 2 giugno Domenica fra l’Ottava dell’Ascensione, ed. CEV.
[349] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 28 luglio, ed. CEV.
[350] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 30 luglio, ed. CEV.
[351] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 16 giugno, ed. CEV.
[352] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 10 settembre, ed. CEV.
[353] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 9 ottobre, ed. CEV.
[354] Mt 9,36; Mc 6,34
[355] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 29 giugno, ed. CEV.
[356] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 30 giugno, ed. CEV.
[357] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 10 dicembre, ed. CEV.
[358] Matteo 7, l; Luca 6, 37.
[359]Gv 7,20.
[360]Giovanni 11, 20‑34. NDR Ma il conforto dato alle sorelle sarà più evidente nell’episodio della resurrezione di Lazzaro della grande opera valtortiana sul Vangelo.
[361]Data il 28 novembre e da noi indicata a pag. 726.
[362] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 5 luglio, ore 12, ed. CEV.
[363] 2 Luca 23, 34.
[364]Gal 2,19-20; Col 1,24.
[365] Cr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 4 luglio, ed. CEV.
[366] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 12 luglio, ed- CEV.
[367] Idem, 6 luglio.
[368] Cfr. Maria Valtorta, Libro di Azaria, 2, 3 marzo 1946, ed. CEV.
[369] Uno degli uffici angelici è quello di offrire a Dio profumi (che sono connessi col sacrificio: Genesi 8, 20 – 9, 1) e le preghiere dei santi (Apocalisse 8, 2-5).
[370] Uno degli uffici angelici è quello di offrire a Dio profumi (che sono connessi col sacrificio: Genesi 8, 20 – 9, 1) e le preghiere dei santi (Apocalisse 8, 2-5).
[371] Salmo 142, 9‑10; vedi: Ebrei 10, 5‑9.
[372] Allusione a Isaia 59, 21; Geremia 1, 9-10.
[373] Genesi 40‑50.
[374] NDR Nel presente testo riecheggia il Salmo 33, 9; Siracide 24, 26‑29; Gv 4, 10‑15; 6, 2840; 7,37‑39; 1 Pietro 2, 1‑3, ove si parla di cibo e bevanda di Dio.
[375] Cfr. Maria Valtorta, Libro di Azaria, 36, 20 ottobre 1946, ed. CEV.
[376]Nella Liturgia universale, cioè di tutti i secoli e luoghi, si chiedono a Dio grazie o favori non soltanto per lo spirito ma anche per il corpo, non unicamente per l’eternità ma anche per il tempo. È lecito, quindi, domandare al Signore benefici materiali o temporali: purché si tratti realmente di benefici, che cioè non possano arrecare danno allo spirito e per l’eternità, e sempre si sia sottomessi alla volontà di Dio, che tutto conosce e che vuole unicamente ed incessantemente il nostro vero bene.
[377] Cr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 19 agosto, ed. CEV.
[378] Luca 10, 38‑42.
[379] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni dal 1945 al 1950, 10 febbraio 1946, ed. CEV.
[380] I fatti qui ricordati sono narrati più diffusamente nell’Autobiografia scritta nel 1943. Si possono ritrovare alle voci “Azione cattolica”, “Offerta” e “Premonizioni” dell’indice analitico che correda l’edizione del 1981.
[381] NDR Da fare nel giorno del Preziosissimo Sangue. E rinnovarlo ogni anno alternandolo con il secondo atto d’offerta scritta nel sottotitolo 3, ossia a continuazione.
[382] Noi ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo”.
[383] Noi ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo”.
[384] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 29 maggio, ed. CEV.
[385]Giovanni 13, 23‑25.
[386] Genesi 1.
[387] Genesi 2, 1‑7.
[388]Matteo 10; 16, 17‑19; 18, 18; 28, 16‑20; Marco 3, 13‑19; 6, 7‑13; 16, 14‑18; Luca 6, 12‑16; 9, 1‑5; 10, 1‑20; 24, 45‑49; Giovanni 10, 1‑18; 20, 19‑23; 21, 15‑17.
[389]Gv 17.
[390] Matteo 27, 46. Marco 15, 34.
[391] NDR Questo programma è stato preparato sulla falsa riga della settimana valtortiana.
[392] NDR Gesù, Maria vi amo, salvate anime!
[393] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 20 ottobre, ed CEV.
[394] Luca 13, 10-17.
[395] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 11 dicembre, ed. CEV.
[396] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni dal 1945 al 1950, Sera del 5 settembre 1949, ed. CEV.
[397] Sono le fanfaluche. (Il termine folena, o anche favalena, è rimasto solo su qualche vocabolario antico)
[398] NDR «E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me»: Gv 12, 32. Gesù parlava della sua crocifissione.
[399]Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 10 settembre, ed. CEV.
[400] Attualmente è il Siracide.
[401] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 25 dicembre, Natale, ed. CEV.
[402] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 10 agosto, ed. CEV.
[403] Tobia 12, 7.
[404] Matteo 8, 23-27; Marco 4, 35-41; Luca 8, 22-25.
[405] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 11 maggio, ed. CEV.
[406] 1 Pietro 5,8-9.
[407] Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 21 giugno, ed. CEV.
[408] Si riferisce al terribile stato di abbandono, che la scrittrice stava provando sin dal 9 aprile.
[409] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 15 gennaio, ed. CEV.
[410] Mt 20,1-16.
[411] Mt 26,39-44.
[412]Gv 21,23.
[413] Valga l’avvertenza che la scrittrice viene spesso chiamata “piccolo Giovanni” perché viene avvicinata, per spiritualità e missione, al grande Giovanni, apostolo ed evangelista.
[414] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni dal 1945 al 1950, 7 aprile 1946. Domenica di Passione, ed. CEV.
[415] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 10 agosto, ed. CEV.
[416] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 18 novembre, ed. CEV.
[417] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 5 luglio, ore 1, ed. CEV.
[418] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, 1° giugno, ed. CEV.
[419] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1943, Sabato 1° maggio, ore 11, ed. CEV.
[420] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni del 1944, 5 gennaio, ed. CEV.
[421] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni dal 1945 al 1950, 13 marzo 1946, ed. CEV.
[422] Cfr. Maria Valtorta, I Quaderni dal 1945 al 1950, 8 febbraio 1946, ed. CEV.
[423]Cfr, Maria Valtorta, Libro di Azaria, 6, 31 marzo 1946, ed. CEV.
[424] 15 Gen 4, 1‑16; 8, 15 ‑ 9, 17; 22, 1‑19; Es 25‑31; 35‑40; Lv 1‑7; 17; 23; Num 15‑19; 28‑29; Dt 12‑18; Ebrei 8‑11.
[425]Malachia 1, 9‑12; Mt 26, 26‑29; Mc 14, 22‑25; Lc 22, 14‑20; (24, 28‑32); Gv6, 22‑71; Atti 2, 42‑47; 20, 7‑12; (27, 33‑38); 1 Corinti 10, 14‑22; 11, 17‑34.
[426] Salmo 24, 14.
[427] Esodo 25‑31; 35‑40; Levitico 8‑10; Giovanni 19, 23‑24.
[428] Più volte, secondo la Bibbia, il fuoco è disceso dal Cielo per punire e distruggere: Gn 19, 1‑29; Lv 10, 1‑3; Nm 16, 16‑35; 2 Re l; Sap 10, 6‑8; (Lc 9, 51‑56); Lc 17, 26‑30; 2 Pietro 2, 4‑10; Giuda 5‑7. Altre volte invece il fuoco, fiamma materiale o fiamma spirituale, è disceso dal Cielo per sacrificare, rapire o santificare; vedi: Lv 9; Giudici 6, 11‑24; 1 Re 18, 20‑40; 2 Re 2, 1‑18; P, Cronache 21, 18 ‑ 22, 1; 2 Cronache 7, 14; Sir 48, 1‑15; Atti 2, 1‑21; 4, 23‑31; 10, 44‑48; (Il, 15‑17; 15, 7‑9).
[429] 2 Corinti 12, 7‑10.
[430] Giovanni 1, 1‑5.
[431] Galati 2, 19‑20; Efesini 5, 1‑2, 25‑27 (vedi anche: Ia Pietro 2, 9‑10).
[432]Mt 27,45-50.
[433] Per il pianto di Gesù, pellegrino sulla terra, vedi ‑Luca 19, 41‑44; Giovanni 11, 32‑44. In Cielo, invece, non vi è più lutto e pianto; vedi: Isaia 25, 6‑8; Apocalisse 7, 13‑17; 21, 1‑4.
[434] Filippesi 2, 5‑11; Ebrei 12, 14; la Pietro 2, 21‑25.
[435] Matteo 26, 36‑46; Marco 14, 32‑42; Luca 22, 39‑46.
Sal 55, 2‑5; Is 40, 1‑8; Mt 24, 15‑22; 26, 36‑46; Lc 3, 1‑6; 24, 36‑43; Gv 1, 9‑14; 3, 1‑8; 17, 1‑2; Atti 2, 14‑21; Rm 1, 1‑7; 3, 19‑20; 6, 12‑14; 7,1‑6; 9, 1‑5; 11, 11‑15; 1 Cor 1, 26‑31; 15, 35‑49; 2 Cor 7, 5‑7; 12,7‑10; Gal 2, 15‑17; Col 2, 1‑5; Eb 12, 5‑13; 1 Pt 1, 22‑24; Giuda 7; Ap 19, 17‑18.
[437] In altre parole: gli «altri Cristi», cioè le membra di Cristo, hanno in comune con il loro capo, Cristo, il Mistero Pasquale. Vedi: CONCILIO ECUMENICO VATICANO Il, Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, Gaudio et spes, n. 22: «Il cristiano … associato al mistero pasquale, come si assimila alla morte di Cristo, così anche andrà incontro alla risurrezione confortato dalla speranza (Filippesi 3, 10; Romani, 8, 17)».
[438] Tra le tante dolorose, ma provvidenziali, peripezie, cui sono andati soggetti questi scritti valtortiani, merita qui di esser ricordata la consegna dei dattiloscritti (preparati da Padre Migliorini) ingiunta nel 1949. Chi allora, eseguendo il mandato, se ne caricò sulle braccia varie pile incomplete, per calarle in archivio, disse: «E qui rimarranno come in un sepolcro». Di fatto, però, dopo qualche mese, egli scendeva nella tomba; gli Autografi invece si disponevano a venire alla luce (vedi: Giovanni 21, 24).
[439] Cfr. Maria Valtorta, Libro di Azaria, 33, 29 settembre, ed. CEV.
[440] Matteo 13, 36‑43; 1 Corinti 15, specialmente 39‑44.
[441] Daniele 12, 14.
[442] Sapienza 3, 1‑9.
[443] Matteo 5, 1‑12.
[444] 18 novembre 1938
[445] 17 marzo 1937
[446] 15 marzo 1940
[447]12 gennaio 1940
[448]Peso sollevante come le ali dell‘uccello, secondo il detto di S. Agostino.
