Catechismo Libro 3

GESÙ DI NAZARETH

 

LA PAROLA CHE DA’ LA VITA ETERNA.

 

Gesu libro

Catechismo di Gesù Messia. Teologia del Regno dei Cieli. Rivelazioni dei misteri sigillati. L’Apocalisse completa.

 

Libro 3

CAP. 193 – 274

28 ottobre 1943 – 27 dicembre 1943

 

 

SECONDO IL PICCOLO GIOVANNI

 

 

A cura di Fray Jesus Maria de Cabanaconde S.O.S

Servo dell’Ordine dei Salvatori

S O M M A R I O

193. Dal cristianesimo al Regno messianico.

Ingiustizia dei potenti.

Le lodi dell’umana ipocrisia

Generazione cieca e sorda.

Generazione di Giuda, ti venga ciò che vuoi .

Defezione dell’autorità religiosa.

Compromesso religioso-politico.

Cenacoli d’ascolto del Vangelo del Regno di Dio.

Il Pastore giusto.

Il Regno messianico.

Ultima rivolta di Satana.

L’amato gregge del Signore.

194. L’avvento del Regno messianico.

La antivigilia del tempo ultimo.

Le voci profetiche.

L’arresto delle leggi cosmiche.

L’olocausto di vittime umane.

Dio scruterà ogni coscienza.

Diverranno fango nel fango.

Ultimi appelli.

Il Regno messianico.

Gioisci, figlia di Sion.

Guai ai Giuda degli ultimi tempi.

Il ritorno del Messia.

195. Governanti venduti  a Satana.

Trinomio chiamato forza.

Dorate e incoronate statue di fango.

Governanti orgogliosi chiamati “grandi”.

Governanti menzogneri.

Governanti infedeli.

Governanti venduti a Satana.

196.  La Sapienza insegna  a vivere in Dio.

I due generi dei morte.

Opera di Dio.

Opera dell’uomo.

Vivere in Dio.

Inferno e Paradiso.

Nulla sarà senza giudizio.

197. Amanti e portatori della Sapienza.

Amare la Sapienza è amare Dio.

Possedere la Sapienza è possedere Dio.

La Madre della Sapienza incarnata.

I portatori della Sapienza

198. Anime rintronate da Satana.

Modo di trattare certe anime infelici.

199. Esperienze carismatiche.

Dolori e consolazioni.

200. Impressioni di un bombardamento.

Il rifugio della preghiera.

Presentimento.

Sogno premonitore.

Nostalgie.

Gratitudine.

201. Valore dell’obbedienza.

I veri ubbidienti.

Valore dell’obbedienza.

L’ubbidienza è stata la virtù del Verbo.

I due più ubbidienti del mondo.

202. Il carisma del “Portavoce”.

Spontaneità e prepotenza della “voce”.

Presenza e illuminazione interiore.

Lezioni e insegnamenti.

Giorni di silenzio.

Letture e conversazioni.


203. Esperienza personali.

Cultura biblica del Portavoce.

Ricchezze e fonti di pace.

204. Bisogno di Sapienza e  non di scienza umana.

Dottori delle scienze sacre.

Il suono dell’Ottava corda.

L’anima ha bisogno di Luce, non di scienza.

Una chiosa in mezzo al commento.

Opere della sapienza.

La Sapienza conduce per diritti sentieri.

Appello alla conversione.

Cristiani venduti alla “Malizia” .

Cristiani razza di iene, di serpenti, di Giuda.

205. Campioni di depravazione.

Apostasia in atto.

I sapienti si fanno selvaggi.

Gli scienziati generano stragi.

Le coscienze si vendono al potere.

Le anime si immolano agli idoli di fango.

I cristiani divengono adulteri e fornicatori.

Cristiani apostati.

Siete i campioni di depravazione.

Siete corrotti.

Siete corruttori.

Infedeli.

Rissosi.

Menzogneri.

Oppressori.

Contaminatori.

Invertitti.

Idolatri della lussuria e del potere.

“Sono il Signore Iddio vostro”

206.  Il popolo della Sapienza.

I Giuda dei giorni nostri.

La pianta della perfezione.

Gli eroi dell’amore.

Culto al crocifisso.

Culto all’Eucarestia.

Delitti dei figli dell’ira.

Notte di impotenza sbucata fuori dall’inferno.

Rifiuto persino di pregare.

I delitti faranno muro e barriera alla Luce.

I segni celesti saranno rifiutati.

Gesù apparirà spiritualmente ai figli dell’ira.

Popolo della Sapienza.

207. “Ora e nell’ora  della morte”.

Il Male nel senso soprannaturale.

La morte dello spirito.

La Madre che prega per noi.

La vincitrice di Satana.

208. Fornicazione con Satana.

Non c’è pace quando si fornica con Satana.

Dice Gesù:

Non c’è pace quando si prega in stato di peccato.

Non c’è pace quando la volontà non è buona.

L’Inferno partorirà l’Anticristo.

209. Le categorie del razionalismo.

Memoria labile.

La parabola del seminatore.

Il razionalismo.

Le eresie.

I razionalisti atei.

Gli umanamente colti.

Gli adoratori degli idoli umani.

Gli imprudenti.

Beati quelli che sono unicamente terreno di Dio.

210. Popolo corrotto.

Un dono che ferisce (corredenzione).

Corruzione del popolo.

Morte dello spirito.

“Falsi cristiani, mi fate ribrezzo”.

Condizione per essere buoni cristiani .

“Io torco lo sguardo da voi”.

“Purificherò nel crogiuolo le tue scorie”.

211. Chiesa messianico.

Il trionfo del Vangelo e della Croce.

La Roma dei grandi Pontefici .

La pace perpetua.

Novello Esodo verso la nuova Terra

Vivete nel mondo ma isolati dal mondo.

L’uomo nella cui narice è l’alito di Stana .

212. Regno messianici  e epoca satanica.

Il Regno dei viventi nello spirito.

Il Regno è dei santi.

Epoca satanica.

La Vigna del tempo messianico..

Castighi che verranno sulla Vigna infedele.

Invettiva contro i corrotti nella Vigna del Signore.

Guai ai serpenti in vesti d’uomo.

Guai a coloro che hanno passata la misura.

Il Vicario di Cristo e il Santuario.

213. Le gemme della corona sacerdotale.

Le labbra e il cuore del Sacerdote

Gli emuli di Giuda.

Significato di essere Sacerdote di Cristo.

Penitenza e carità.

Le gemme della corona sacerdotale.

Farsi un cuore nuovo.

214. La Missione di salvare anime.

La Missione è amore .

I mezzi per portare le anime a Dio.

Tutto il mondo è terra di missione.

Lavorare sino all’immolazione.

215. Esperienza di Dio-Padre.

L’anima nutrita dall’amore del Padre.

Esperienza carismatica dell’amore di Dio-Padre.

216. Razza di orbi guidati da ciechi.

Chi ama ha in sé Dio Trino.

Tutto è stato dato per la salvezza.

I delitti e l’incredulità nascondono il Volto di Dio.

Lasciate gli indovini, seguite il Vangelo.

Senza Dio non vi sarà tregua.

Ultimi eventi apocalittici.

217. Società corrotta da Satana.

Non vi è categoria sociale immune di colpa.

Punizione proporzionata.

Dio farà dell’uomo la punizione dell’uomo.

Dio percuoterà il Potente.

Un Resto tornerà al Dio forte.

I viventi dello spirito.

I Precursori del Cristo nella sua seconda venuta.

218. Il Regno universale – cosmico.

Evangelizzatori del Regno messianico.

Regno universale degli uomini deificati.

I giusti evangelizzeranno la terra.

Gli spiritualizzati riempiranno l’universo.

219. I Luciferi minori.

Precursori del Male fatto carne.

Conculcatori della libertà e del pensiero.

Conculcatori dello spirito.

Ladri del libero arbitrio.

Scostatevi dalle leggi della Bestia.

A Babilonia succederà Gerusalemme santa.


220. Decadenza del cristianesimo.

L’uomo distruttore dell’Opera di Dio.

Peccato di presunzione.

Il Papa, luce del mondo.

Il Cielo è presso le “Voci”.

Esperienza carismatica.

Le carezze di Maria Ss.

221. La malattia e la salute..

Significato della malattia.

Utilità del ringraziamento.

Significato dell’essere “vivo”.

222. Maddalena in casa di  Simone il fariseo.

Professione d’amore e confessione di errore.

Il cuore è via del Male e del Bene.

223. Nulla può spegnere l’amore.

Dare tutto per l’amore.

Le acque che non possono spegnere l’amore

Tormenti degli amatori della verità.

224. Preparare le vie  del Signore.

Il giudizio di Dio è misericordioso.

L’esperienza spirituale.

Culto alla parola o alla Croce.

Umiliatevi.

225. Opera dell’amore trinitario.

La vittoria di un Dio incarnato..

I riscattati dal Santo di Israele.

I santi del Regno messianico

Opera dell’amore trinitario.

Banditori di “verbi nuovi”.

L’Atteso delle genti.

Il Salvatore del mondo.

Infedeltà religiosa di tutti i tempi.

Chi è cieco come il cristiano amante del mondo?.

I testimoni dell’amore di Dio.

Il Nuovo Popolo di Dio.

226. L’anima di Maria Ss.

Anima scaturita dalla Trinità.

I tre tempi della redenzione.

Corredentrice e Vittima.

Iniziatrice del perdono dell’Eterno all’uomo.

227. La città d’origine  del Messia.

Un servo del suo Signore e “figlio” di Maria.

Il cuore del direttore spirituale di M. V.

Gerusalemme corrotta.

L’abbandono di Dio.

Betlemme accoglie il prodigio dell’amore.

Dio va agli umili

228. La sublime maternità  di Maria Ss.

L’estasi della maternità.

Da Nazareth a Betlemme.

Vivere in Dio.

La sublime maternità.

229. Nel segno della Luce.

La Luce segno caratteristico di Dio.

La Tutta Santa.

La santificazione delle genti attraverso Maria.

L’amore quale doveva essere.

La santità coniugale.

La famiglia nella luce.

Il lavoro nella luce.

I potenti nella luce.

Ai lontani nella luce.

Appello alla conversione.

Esperienza carismatica.

L’anima fata candore.


230. Le settantadue settimane.

La preghiera santa.

L’angelo messaggero di Dio.

Il Messia Redentore.

Conseguenze del delitto d’Israele.

L’abominio nella casa di Dio.

231. L’Atteso nato da Maria  a Betlemme.

La stirpe di Davide.

Colei che doveva partorire.

Il Re dei redenti.

Esperienza carismatica.

Gesù guida la mano del Portavoce.

232. Maria durante la gestazione  del suo Figlio

Consapevolezza

Una col Figlio suo.

La maternità spirituale.

L’amore perfetto.

233. Conseguenza della  ribellione a Dio.

Perisce il gaudio nello spirito.

Perisce il bene naturale.

Perisce la Grazia salvifica.

Avvento del Signore.

Bandire l’odio razziale.

Bandire l’ateismo pratico.

Appello alla conversione.

234. Dottori semi-analfabeti.

Dio istruisce i sapienti per bocca di un fanciullo.

Esperienza carismatica.

Veramente è il Signore.

235. La Vergine dell’attesa.

La Madre sconosciuta.

La Vergine dell’attesa.

La Vergine del “Fiat”.

236. Il Vincitore di Satana.

L’odio della Belva infernale.

L’ubbidienza del Redentore.

La missione sacerdotale.

237. Vergine del silenzio.

La Vergine luminosa.

La Vergine silenziosa.

La Martire Redentrice.

238. L’Oriente di Dio.

La Luce viene dall’oriente.

Gesù è l’Oriente di Dio.

Il Messia ricostruttore del Tempio.

Il Messia riceverà la gloria.

I collaboratori nell’edificare il Tempio .

239. Quelli che conosceranno  l’ira del Signore

L’uomo è dio in formazione.

I corrotti della antica alleanza.

I corrotti della Nuova alleanza.

Culto gradito a Dio.

Indurimento del cuore.

240. Il Salvatore degli ebrei.

Gesù Nazareno Re dei Giudei.

Il Riunificatore d’Israele..

Il Legislatore d’Israele..

l Liberatore d’Israele..

241. La conversazione nei cieli.

L’amore sprona.

Dice Gesù:

“La conversazione nei Cieli”

L’aquila che spazia.

242. La presentazione al Tempio.

“Il padre e la madre restavano meravigliati”.

Dice Maria (ore 10 ant.ne del 5‑12):

“Ma essi non compresero ciò che aveva lor detto”.

“Fate quello che Egli vi dirà”.

Come conoscere meglio Gesù.

243. Modello di vera grandezza.

Avvelenati da Satana.

Il Messia sentinella in veste di povero.

Il Messia Re in veste di pellegrino.

Il Messia pacificatore contestato.

Il Messia liberatore da Satana.

Il Messia fondatore del popolo messianico.

244. Grandezza e beatitudine  di Maria Ss.

La Madre e i fratelli di Gesù.

“Beato il seno che ti ha portato”.

Preghiera: “Oh santa Parola”.

Ragioni probatorie dell’Opera.

245. Maria Ss. vede crescere  il suo Bambino.

Gesù cresceva in sapienza, in età e in grazia.

Seguì la regola comune a tutti i nati di donna.

Le prime reazioni.

Le prime parole.

I primi passi.

Le prime gentilezze.

Il sorriso.

La voce di Gesù.

L’intelligenza.

La Madre del Redentore.

La Madre del Risorto.

246. Cuore di Maria Ss.  trafitto a morte.

Nell’ora della Giustizia.

Cuore addolorato per opera satanica.

Per amare Maria come si ama Gesù.


247. La Maternità spirituale  di Maria Ss..

Longino: Il primo figlio del dolore.

Maternità spirituale.

L’urlo della Vittima.

Ogni elezione importa con sé doveri tremendi!

248. Missione attuale del Papa.

Lamento dei pastori.

Come pecore da macello

Le due verghe in mano al pastore.

La verga della Benevolenza resa inutile.

Rottura dell’unità del popolo di Dio..

Il pastore idolo.

249. Infallibilità delle profezie.

Profezie antiche e moderne.

Profezia non erra.

La profezia è ispirata dallo Spirito Santo

Carisma del Portavoce.

Contenuto delle profezie moderne.

Gestione delle profezie moderne.

250. La Donna vestita di sole.

Periodi di oscurantismo..

Periodo di travaglio doloroso.

Errori che provocheranno l’Errore.

La Donna apocalittica.

Tempo del Signore e Regno dello Spirito Santo.

La Sorgente zampillante.

Il Redentore e Maestro universale.

Per le sue piaghe noi siamo stati guariti.

Una terza parte possederà la Città del Cielo.

Il Re universale.

Ascensione del Popolo di Dio.

251. L’Opera di Gesù.

Origine dell’Opera di Gesù.

Segno soprannaturale.

Cisterna della Parola.

L’arma di Satana.

252. I segreti della terra.

Forza centripeta della terra

Dice Gesù:

Forze benefiche e forze malefiche.

Sorgenti benefiche.

Sorgenti spirituali.

Preghiera della Vergine al Verbo.

La stessa detta dai fedeli.

253. Santità di anima e di corpo.

Santi nello spirito e nella carne.

Dimensioni dell’amore.

I giganti dell’amore.

I vertici dell’amore.

La forza che regge l’universo.

254. La via purpurea del sacrificio.

Dualismo: spirito e carne

La tovaglia che riveste il vostro altare.

Martiri del mondo e dell’amore.

La via purpurea del sacrificio.

La preghiera dell’anima vittima.

La vita di vittima.

Monito per i non retti di cuore e di pensiero.

255. Eroicità delle eroicità nel sacrificio.

II° mistero glorioso.

Generosità di rinunciare al matrimonio.

Generosità di offrirsi vittima.

Eroicità delle eroicità.

Fiat per la gloria di Dio e per i fratelli.

256. Spogliarsi dal ridicolo orgoglio.

La cecità dell’orgoglio.

La santa ebbrezza dell’amore.

Chiedere la capacità di amare e d’intendere.

257. Considerate la vostra elezione.

Ore espiatorie, non imprecatorie.

Il mondo sarà salvato per le anime vittime.

258. L’obbedienza è segno  dei servi di Dio.

L’obbedienza al comando di Dio.

I Seguaci benedetti del Figlio di Dio.

Seguire fin d’ora il Dominatore eterno.

259. L’incredulità è piaga  del tempo di sventura.

Negatori della potenza di Dio.

Negatori dei miracoli.

Chi non ha Dio con sé, perisce.

Esperienza carismatica.

Fiori abbattuti dall’uragano.

Anime sacerdotali.

Il pianto della Madre.

260. 3° mistero glorioso la discesa dello Spirito Santo.

Lo Sposo della Vergine Maria.

Il bacio di ringraziamento a Maria.

L’unica meta è Dio.

261. 4° mistero glorioso l’Assunzione di Maria Ss. In cielo.

Desiderio crescente di possedere Dio.

L’Eucaristia non basta più.

Beatitudine della glorificazione.

Il terzo bacio della vita.

262. 5° mistero glorioso L’Incoronazione della Maria Ss.

Glorificazione in anima e corpo.

L’Incoronazione.

Dono della Madre ai figli.

263. Necessità del Decalogo.

Il decalogo non muta.

I responsabili della delinquenza.

Importanza di mettere in pratica il Decalogo.

264. L’evoluzionismo darviniano.

Teoria avvilente.

Prima obbiezione.

Seconda obbiezione.

Scienza dell’uomo animale.

265. La guerra è odio e  Dio non è dove è odio.

Per meritare Iddio bisogna essere senza odio.

Condizione prima per uscire da questo inferno

266. Riconoscere i benefici ricevuti.

Popolo di dura cervice..

Gli idoli moderni.

Prendere Dio con i lacci dell’amore.

La scelta che decide il futuro.

267. Vigilanza, costanza, e orazione..

Le armi più potenti.

Il dovere dell’obbedienza.

Responsabilità dei superiori.

Potenza della bontà.

Vigilanza su tutto e su tutti.

268. La differenza fra il peccatore e il giusto..

L’uomo vampiro e parassita.

L’uomo giusto è attivo come un dio

Il giusto ascenderà al Cielo.

269. La scolaresca del Maestro.

I buoni maestri non si stancano.

Il Buon Maestro.

I buoni discepoli.

270. Le 7 beatitudini contrapposti  alle 7 spade.

La forza nella vita di Maria.

Le sette beatitudini.

271. Lo Spirito Santo è l’Amore.

La voce di tutto il creato.

L’Ispiratore della creazione dell’uomo.

L’Operatore della Redenzione.

Il Donatore di ogni carisma.

Generatore del Cristo in noi.

272. Esperienze carismatiche.

L’estasi del Portavoce.

Visione della Madonna col Bambino in braccio.

273. La dolce Mamma.

Nelle altezze della mistica.

Il cammino delle visioni.

La Mamma di tutti gli orfani.

Esperienza carismatica.

Segreto della grandezza del Portavoce.

274. Fedeltà dei prediletti.

Requisiti per essere dei prediletti.

Fedeltà assoluta.

Purezza di spirito, di mente, di carne.

Carità eroica.

Tutto viene dall’amore.

 

193. Dal cristianesimo al Regno messianico[1].

Ingiustizia dei potenti[2].

Dice Gesù:

1«Troppi han voluto mangiare col sangue. E il sangue fa loro nodo nella strozza. Sangue estorto per prepotenza, per orgoglio, per libidine di potere. Troppo sangue è stato sparso ed è sparso sulla terra da chi ha perduto anche la più piccola concezione del Bene e del Male ed è un ludibrio in mano di Satana, che lo sventola come la sua insegna per abbacinare e traviare i deboli.

2Troppo “illecito” è stato fatto divenire “lecito” solo perché commesso da potenti. Ma pensate, o potenti di un’ora, che l’unico Potente ha già in mano la folgore per incenerirvi, prima, nelle mani i frutti che avete rubato, e poi, se ancora non vi pentite, per incenerire voi.

3Il possesso vero della terra non sarà dato ai violenti, agli omicidi, ai corruttori, ai traditori, ai viziosi. Esso sarà di coloro che vivranno secondo la mia Legge. Voi potrete loro levare questo giorno terreno prima che il tramonto venga; ma nel Giorno tremendo e sfolgorante della mia Venuta essi giudicheranno, con Me, voi, voi che ora vi credete lecito ogni illecito verdetto.

4Guai a voi, allora, quando dietro al Cristo Giudice, la cui Maestà tremenda scuoterà i mondi con un tremito ben più forte di quello che aprì i sepolcri e squarciò il velo del Tempio nell’ora della morte mia[3], guai a voi quando dietro di Me vedrete tutti coloro che avete ucciso e torturato e i cui dolori Io avrò presenti nel giudicarvi per l’eternità.

5Cadono per colpa vostra città, regni, popoli. Avete voluto arci regnare, e con un assolutismo feroce. Vi faccio la solitudine intorno.  Rimarrete come colonna superstite di un palazzo crollato. Ma ricordate che a chi vive fra le rovine può accadere d’esser rovinato e che chi fa le rovine è di certo destinato a rovina. E ancora potrete dirvi contenti se nel cadere vi ricorderete che Io sono il Signore del mondo.

Le lodi dell’umana ipocrisia[4]

6Tu, anima mia, non tremare e non insuperbire. Dannosi ugualmente sono il timore e l’orgoglio. Ti lascino indifferente lodi e scherni. Vivi unicamente nel pensiero di servire la causa del tuo Dio. Gli scherni subiti per la causa di Dio sono già aureola.

7Le lodi! Oh! le lodi degli uomini! Sono la cosa più vana che ci sia e più facile a svanire nel nulla. Più di bolla d’aria che salga da un fondo melmoso, gas di fango putrido, per erompere alla superficie delle acque sulle quali segna un cerchio subito dissolto, tale è la lode degli uomini. Nasce sempre da sentimento umano, trascina con sé i suoi miasmi, rompe lo specchio della pace intima e poi di essa nulla più resta. Beati quelli che, come acqua che vuole restare pura, continuano ad operare in Dio e vanno veloci, lasciando indietro anche il ricordo della inutile lode suscitata passando a contatto della umanità che è solo tale.

8Non ti seducano mai le lodi umane. Pensa sempre che per metà sono fatte da ipocrisia e per l’altra metà da leggerezza. Come oggi ti adulano, domani ti denigrano. Pensa che anche i più buoni, di quella bontà però tutta umana, ti ascoltano per diletto delle parole, non per il succo delle parole. Piacciono i concetti perché armonici e artistici, non meditano il nerbo che li sorregge: “Tu sei per essi come un cantico cantato da voce dolce e soave, essi ascoltano le tue parole ma non le mettono in pratica[5]”.

Generazione cieca e sorda[6].

9Lasciali fare. Peggio per loro. Rifiutano un altro dono della mia paziente Misericordia e, rifiutandolo, accumulano su sé stessi i carboni della Giustizia mia, perché ebbero chi nuovamente portò la Parola e la Parola una volta ancora hanno sprezzato. Una volta ancora si può applicare a questa generazione la profezia di Isaia: “Udrete e non intenderete, guarderete e non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è divenuto insensibile; sono divenuti duri d’orecchi e hanno chiuso i loro occhi affinché non vedano e non ascoltino e non intendano col loro cuore e non si convertano ed Io non li guarisca’’.

Generazione di Giuda, ti venga ciò che vuoi [7].

10Generazione adultera e malvagia, che credi con tanta facilità a chi ti uccide nello spirito e rigetti il Cristo e i suoi profeti che ti vogliono dare la Vita, quante volte, generazione dei già segnati dal segno di Cristo che è un controsenso su voi disposati al Nemico e alla carne, quante volte non ho cercato di salvarti ottenendo in cambio le pietre per i miei profeti e la crocifissione per il tuo Maestro! Generazione stolta e traditrice, generazione di Giuda che mi vendi e baratti per un appetito immondo e rinneghi la Luce per inabissarti nelle tenebre, ben ti venga ciò che vuoi. Morte avrai perché Vita non volesti, e non avrai altri segni a svegliare la tua sonnolenza di crapulona che i segni tremendi dell’ira mia.

11 “Ma quando avverrà quello che è stato predetto, ed ecco che viene, allora saprai che in mezzo a te v’è stato un profeta, un servo, una ‘voce’ mia[8]”.

Defezione dell’autorità religiosa[9].

12Figlia, scrivi: “Guai ai pastori i quali pascono sé stessi[10]”. Pastori d’anime e pastori di uomini. Miei sacerdoti e capi di nazioni.

13La responsabilità tremenda di essere amministratori di vite e di Vite non può essere esplicata in santità a giustizia altro che se restate nella mia Santità e nella mia Giustizia. Non ve ne sono altre. Fuori di Dio e della sua Legge non v’è onestà continua di opere. Potrete reggere per qualche tempo, ma poi decadete e siete la rovina vostra e altrui.

14Svisate la vostra missione; vi pascete in luogo di pascere. Non vi esaurite nel compito santo e soave di irrobustire e guarire le anime, voi, primi pastori, e nel compito giusto e benedetto di tutelare i vostri sudditi, voi, secondi pastori. Avete perseguitato o trascurato. Avete condannato o ucciso. O tremendo giudizio che vi aspetta!

15Lo ripeto[11]: le disperazioni dei soggetti ricadono su coloro che le suscitano. Ogni smarrimento, ogni bestemmia, su chi le fa sgorgare. Ogni agonia d’anime, su quei sacerdoti che non sanno che esser rigoristi e senza carità.

Compromesso religioso-politico[12].

16Guai, guai, guai a voi potenti. Ma sette volte guai a voi sacerdoti. Ché, se i primi portano la morte più ai corpi che alle anime, voi siete responsabili della morte delle anime, cominciando da quelle dei potenti che non sapete contenere, o, quanto meno, non cercate di contenere con un f ermo “Non licet “, ma che lasciate operino il loro male per un bugiardo ossequio che è tradimento a Cristo.

17Io ve l’ho detto: “Il buon pastore dà la vita per quella delle sue pecore”. Voi badate a conservarvi la vostra; e le pecore, grandi e piccine, si sono disperse, preda ai feroci, e sono morte per essersi cibate di pascoli malsani.

18Bisogna saper mettere il ferro al piede della grande pianta che nuoce. E non soppesare il pericolo che essa o le sue propaggini[13] vi si rivoltino contro col ferro a togliervi la vita, ma agire per preservare la più alta Vita. Voi questo lo fate sempre meno e la rovina devasta la terra e la rovina devasta gli spiriti.

Cenacoli d’ascolto del Vangelo del Regno di Dio[14].

19Ora Io vi dico: Ecco: Io stesso diverrò il loro Pastore. Io verrò per radunare le mie pecore. Le radunerò nei miei pascoli fuor dalla caligine delle dottrine stolte e perniciose che dànno le febbri mortali dello spirito. Le separerò, anzi da sé stesse si separeranno dai capretti e dagli arieti, perché udranno la Voce che li ama. La udranno non più come ora, attraverso ai miei servi, ma sgorgante come fiume di Vita dalla bocca del Verbo, tornato a prendere possesso del suo Regno.

Il Pastore giusto[15].

20Raccoglierò con pietà le mie pecore, anche quelle che la vostra incuria ha rovinato. Ma via, via dal mio gregge i lupi in veste d’agnello, via i pastori infingardi, via gli avidi di ricchezze e di piacere. Chi mi segue deve amare ciò che è netto e onesto. Chi mi segue deve avere carità per il fratello e non impinguarsi lasciando ad altri miseria d’erba calpestata e sporca e acqua intorbidata da mene umane. E questo va anche a coloro che nelle congregazioni di laici non tendono che alle cariche solleticanti la boria. Giù la superbia, se volete essere i miei agnelli, e giù la durezza di cuore. Sono le corna pontute con cui ferite e respingete i mansueti e opprimete i deboli.

Il Regno messianico[16].

21Quando avrò mondato il gregge da ciò che è falso e impuro, nel mio periodo di Re della Pace, istruirò i rimasti per l’ultima istruzione. Conosceranno Me come ora solo gli eletti mi conoscono. Saranno non dodici, ma dodicimila volte dodicimila creature chiamate alla conoscenza del Re. Cadranno le eresie e le guerre. Luce e Pace saranno il sole della Terra. Si nutriranno del germe vivo della mia Parola e non saranno più languenti della fame spirituale. Mi adoreranno in spirito e verità.

Ultima rivolta di Satana[17].

22Quando l’ultima rivolta di Satana a Dio avverrà, non mancheranno gli ultimi Giuda fra i chiamati alla conoscenza del Re. 24L’oro della Città eterna deve essere depurato per tre filtri per poter divenire turibolo davanti al trono dell’Agnello glorioso.  E questo sarà l’ultimo filtro. Ma i “fedeli” resteranno fedeli, conosceranno che Io sono con essi e che essi sono il mio popolo eterno.

L’amato gregge del Signore[18].

23Ma fin da ora, o miei diletti, o anima che mi ami e che amo, sappiate che, anche prima che Io venga a radunare il mio gregge per portarlo agli eterni pascoli del Cielo, voi siete i miei amati agnelli. 26Prima degli altri entrerete nel mio Regno perché voi siete il mio gregge ed Io sono il Signore Iddio vostro, il vostro Pastore che fra voi prende le sue delizie e che vi chiama alla sua dimora per vivere con voi nella Pace serbata ai fedeli di Cristo.»

194. L’avvento del Regno messianico[19].

La antivigilia del tempo ultimo[20].

Dice Gesù:

1Quando faccio dire a Sofonia che Io porterò via ogni cosa dalla terra, gli faccio profetare ciò che avverrà nella antivigilia del tempo ultimo, quello che poi Io annunciai parlando, adombrato sotto la descrizione della rovina del Tempio e di Gerusalemme, della distruzione del mondo, e ciò che profetò il Prediletto nel suo Apocalisse.

Le voci profetiche[21].

2Le voci si susseguono. Anzi posso dire che, come in un edificio sacro elevato a testimoniare la gloria del Signore, le voci salgono da pinnacolo a pinnacolo, da profeta a profeta antecedente a Cristo, sino al culmine maggiore su cui parla il Verbo durante il suo vivere d’uomo, e poi scendono da pinnacolo a pinnacolo, nei secoli, per bocca dei profeti susseguenti al Cristo.

3È come un concerto che canta le lodi, le volontà, le glorie del Signore, e durerà sino al momento in cui le trombe angeliche aduneranno i morti dei sepolcri e i morti dello spirito, i viventi della terra e i viventi del Cielo, perché si prostrino davanti alla visibile gloria del Signore e odano la parola della Parola di Dio, quella Parola che infiniti hanno respinta o trascurata, disubbidita, schernita, disprezzata, quella Parola che venne [22]: Luce nel mondo, e che il mondo non volle accogliere preferendo le tenebre[23].

4Io sono il vertice dell’edificio di Dio. Parola più alta e vera della mia non può esserci. Ma il mio Spirito è nella bocca delle “parole” minori, poiché ogni cosa che parla di ciò che è di Dio, è parola ispirata da Dio.

L’arresto delle leggi cosmiche[24].

5La carestia e le mortalità delle epidemie saranno uno dei segni precursori della mia seconda venuta. Punizioni create per punirvi e richiamarvi a Dio opereranno, con la loro dolorosa potenza, una delle selezioni fra i figli di Dio e di Satana.

6La fame data dalle rapine e dalle guerre maledette, volute senza giustificazione di indipendenze nazionali ma per sola ferocia di potere e superbia di demoni in veste d’uomini, data dall’arresto, per volere di Dio, delle leggi cosmiche, per cui il gelo sarà aspro e protratto, per cui il calore sarà bruciante e non mitigato da piogge, per cui le stagioni saranno invertite e avrete  siccità nelle stagioni delle piogge e piogge nel tempo della maturazione delle messi, per cui, ingannati da subiti tepori o da insolite frescure, fioriranno fuori tempo le piante e si ricopriranno, dopo aver già generato, gli alberi di nuovi inutili fiori che spossano senza frutto la pianta ‑ poiché ogni disordine è nocivo e conduce a morte, ricordatevelo, o uomini ‑ la fame tormenterà crudelmente questa razza proterva a nemica di Dio.

7Gli animali, privi di fieni e di biade, di grani e di semi, periranno per fame e, per la fame dell’uomo, saranno distrutti senza dar loro tempo di procreare. Uccelli del cielo e pesci delle acque, mandrie e greggi, saranno assaliti da ogni parte per dare ai vostri ventri il cibo che la terra non partorirà più per voi che scarsamente.

L’olocausto di vittime umane[25].

8Le mortalità create da guerre e da pestilenze, da terremoti e nubifragi, precipiteranno nell’al di là buoni e malvagi. I primi per punizione vostra che, privati dai migliori, sempre più peggiorerete, i secondi per punizione loro che avranno, anzi l’ora prevista, l’inferno per loro dimora.

9La vittima preparata dal Signore per purificare l’altare della Terra profanato dai peccati di idolatria, di lussuria, di odio, di superbia, sarete voi, uomini che perirete a mille e a diecimila sotto la falce aguzza dei fulmini divini. Come erba falciata su un prato in aprile, cadrete gli uni sugli altri: i fiori santi mescolati a quelli velenosi, i morbidi steli mescolati ai pungenti rovi. La mano dei miei angeli sceglierà a separerà i benedetti dai maledetti, portando i primi al Cielo e lasciando i secondi ai tridenti dei demoni per la pastura dell’Inferno. Esser re o mendicanti, sapienti o ignoranti, giovani o vecchi, guerrieri o sacerdoti, non costituirà differenza a baluardo contro la morte. Il castigo vi sarà e tremendo.

Dio scruterà ogni coscienza[26].

10L’occhio di Dio sceglierà i destinati levando le “luci” perché non abbiano più a soffrire della caligine creata dagli uomini congiunti a Satana, levando le “tenebre” generatrici di tenebre perché possedute dal padre delle tenebre: Satana.

11L’occhio di Dio, che penetra nei palazzi, nelle chiese, nelle coscienze ‑ e non c’è sbarrame e non c’è ipocrisia che gli impedisca di vedere ‑ scruterà nel seno della Chiesa: Gerusalemme di ora, scruterà nel seno delle anime e scriverà il singolo decreto per gli ignavi, gli indifferenti, i tiepidi, i ribelli, i traditori, gli omicidi dello spirito, i deicidi.

Diverranno fango nel fango[27].

12No, non pensate che Dio non vi farà né male né bene per le vostre opere. Io ve lo giuro, lo giuro a Me stesso, lo giuro per la mia Giustizia, lo giuro con triplice giuramento, Io vi farò del bene per il bene che farete e del male per il male da voi compiuto.

13Se a voi le immondezze della carne e della vostra vita da bruti vi fanno crosta agli occhi dell’anima per impedirle di vedere Dio, a Dio nulla fa velo. Appesantirò la mia mano su coloro che di essere nel fango si beano e che nel fango vogliono restare nonostante ogni invito e ogni mezzo che do loro per uscirne. Diverranno fango nel fango, poiché del fango del peccato fanno il cibo preferito dalla loro fame impura.

14Il giorno si avvicina, figli che avete rinnegato il Padre. Il tempo della Terra è lungo e breve nello stesso tempo.

15Non era ieri forse che godevate di un onesto benessere dato dalla pace e dalle opere pacifiche che dànno pane e lavoro? Non era ieri forse, o voi che vivete in quest’ora tremenda, che godevate la gioia della famiglia non smembrata e distrutta, la gioia dei figli intorno al desco del padre, del talamo: lo sposo presso alla sposa[28], del padre curvo sui capi dei bimbi come maestro e amico? Ed ora? Dove è tutto ciò? Rapido come uccello che vola in lidi lontani, quel tempo è passato. Era ieri… ora vi volgete e vedete che un numero di giorni, che l’orrore moltiplica con la sua sanguigna intensità, ve ne separa. Vi rifugiate nel ricordo, ma cumuli di macerie e distese di tombe vi distruggono la dolcezza del ricordo con la realtà del presente.

Ultimi appelli[29].

16Oh! uomini, uomini che insultate Dio con voci di bocca e di cuore credendovi lecito farlo, udite, uomini, la voce di Dio, straziata e straziante, che già tuona sul mondo poiché non le giova parlarvi per bocca dei suoi servi ed amici, e che vi annuncia l’ira sua, e che vi chiama ancora perché di punirvi ne soffre.

17Prima che la cecità degli spiriti vostri sia totale, venite al Medico e alla Luce. Prima che il sangue sia tanto d’essere lago di morte, venite alla sorgente della Vita. Radunate le vostre misere capacità di amore e volgetele a Dio. L’Amore vi perdonerà per quelle briciole d’amore, avanzo delle rapine della carne e di Satana, che voi offrirete a Lui.

18A Dio vanno date le primizie e la totalità dei beni. Ma posto che questo non avete saputo fare, o figli che mi siete costati la vita, date al Signore grande, pietoso, potente, quello che ancora vi resta. Nella vostra povertà di spirito, povertà non evangelica ma umana, strappatevi dal cuore l’ultimo picciolo, negate alla carne quel resto e datelo a Me. So che a un mio diletto costa meno il sacrificio della vita, poiché l’amore lo inebbria, di quanto a voi non costi il sacrificio di un bacio. E per il vostro sforzo, sproporzionato all’offerta, vi darò premio sproporzionato al dono. Ve lo darò, purché veniate.

19Chi ben lavorò nell’ultima ora sarà ammesso al Regno come colui che resse l’aratro, fino a cadere su esso, dalla sua aurora alla sua anticipata sera. D’avere dimora diversa in Cielo non vi rammaricherete; là non sono le meschinità delle invidie umane. Ma conquistate questo Cielo che ho creato per voi e che vi ho aperto con la mia morte di Croce. Venite al Signore prima che il Signore venga su voi con la sua maestà di Giudice.

Il Regno messianico[30].

20Riguardo a voi, miei diletti, restate nella via che avete scelta. Turbini e tempeste non potranno farvi perdere la mèta che sono Io, il cui Cuore è aperto per ricevervi col bacio di amore più vivo. Lasciate che cadano regni e popoli, e ciò che ora si crede potente divenga cenere e maceria, e ciò che ora si crede lecito dettare volontà e dottrine divenga polvere stritolata dalla Volontà e dalla Legge di Dio.

21Nel mio breve regno sul mondo sarò Io che regnerò, Io e i resti del mio popolo, ossia i fedeli veri, quelli che non hanno rinnegato Cristo e ricoperto il segno di Cristo con la tiara di Satana. Cadranno allora le bugiarde deità dello strapotere, le dottrine oscene rinneganti Iddio, Signore onnipotente.

 Gioisci, figlia di Sion[31].

22La mia Chiesa, prima che l’ora del mondo cessi, avrà il suo fulgido trionfo. Nulla è diverso nella vita del Corpo Mistico di quanto fu nella vita del Cristo. Vi sarà l’osanna alla vigilia della Passione, l’osanna quando i popoli, presi dal fascino della Divinità, piegheranno il ginocchio davanti al Signore. Poi verrà la Passione della mia Chiesa militante, e infine la gloria della Risurrezione eterna in Cielo.

23O beatitudine di quel giorno in cui saranno finite per sempre le insidie, le vendette, le lotte di questa terra, di Satana, della carne! La mia Chiesa sarà allora composta di veri cristiani. Allora, nel penultimo giorno. Pochi come all’inizio, ma santi come all’inizio. Finirà in santità come in santità cominciò.

Guai ai Giuda degli ultimi tempi[32].

24Fuori resteranno i mentitori, i traditori, gli idolatri. Quelli che all’ultima giornata imiteranno Giuda e venderanno la loro anima a Satana nuocendo al Corpo mistico di Cristo. In essi la Bestia avrà i suoi luogotenenti per la sua ultima guerra.

  25E guai a chi in Gerusalemme, negli ultimi tempi, si renderà colpevole di tale peccato.

26Guai a coloro che in essa sfrutteranno la loro veste per utile umano. Guai a coloro che lasceranno pe­rire i fratelli e trascureranno di fare della Parola che ho loro af­fidata pane per le anime affamate di Dio. Guai. Fra chi rinnegherà apertamente Iddio e chi lo rinnegherà con le opere, Io non farò differenza. E in verità vi dico, con dolore di Fondatore eccelso, che all’ultima ora tre quarti della mia Chiesa mi rinnegheranno, e li dovrò recidere dal tronco come rami morti e corrotti da lebbra immonda.

Il ritorno del Messia[33].

27Ma voi che rimarrete in Me, udite la promessa del Cristo. Attendetemi con fedeltà e amore ed Io verrò a voi con tutti i miei doni. Col dono dei doni: Me stesso. Verrò a redimere e a curare. Verrò a illuminare le tenebre, a vincerle e fugarle. Verrò a insegnare agli uomini ad amare e adorare il Dio eterno, il Signore altissimo, il Cristo santo, il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo. Verrò a portarvi non la pace di questo mondo, eterno distruttore della Pace, ma la Pace del Regno che non muore.

38Esultate, o miei servi fedeli. Questo vi dice la bocca che non mente. Voi non avrete più a temere di alcun male perché porrò fine al tempo del male, anticiperò questa fine per pietà dei miei benedetti.

29Esultate soprattutto o voi, miei amati di ora. Per voi ancor più sollecito sarà l’avvento del Cristo e il suo abbraccio di gloria. Per voi già si aprono le porte della Città di Dio e ne esce il Salvatore vostro per venirvi incontro e darvi la Vita vera.

30Ancora un poco e per voi verrò. Come per Lazzaro, l’amico mio, Io vi chiamerò uno ad uno: “Vieni fuori!”. Fuori di questa vita della terra che è tomba per lo spirito incarcerato nella carne. Fuori. Nella Vita e nella libertà del Cielo.

31Chiamatemi col vostro amore fedele. Esso sia la vampa che fonde le catene della carne e dà allo spirito la libertà di venire presto a Me. 42Dite il più bel grido scritto da uomo: “Vieni, Signore Gesù”.»

195. Governanti venduti
a Satana
[34].

Trinomio chiamato forza[35].

Dice Gesù:

1«Leggiamo insieme la Sapienza. Ha inizio con la esortazione, tante volte da Me dettata, a tutti i potenti della terra perché siano potenti più in giustizia che in forza.

2La forza non è un attributo di santità. Non mette l’uomo ad un livello superumano. Una sola è la forza che vi eleva: quella dello spirito. Ma quella è l’antitesi della forza che voi amate e ammirate come fosse una grande cosa.

3Voi amate la “violenza”, la “prepotenza”, la “ferocia”, e questo trinomio lo chiamate “forza” e la venerate con temenza come la belva alla catena teme l’imperio[36] del domatore. Ma badate che quella forza è comune ai bruti. Forza unicamente di carne e sangue, vi fa commettere azioni di carne e sangue. E perciò ben raramente è giustizia.

Dorate e incoronate statue di fango[37].

4L’ho detto[38] a lo ripeto: “Voi, potenti, siete tali finché Io lo permetto e non oltre”. Cosa è dunque questo agitare la frusta sopra coloro che non hanno una autorità specifica? Spogliati di quella veste che vi è venuta per eredità, se siete dei re, o per fortuna e astuzia, se siete dei dignitari, dei ministri, dei capi di provincia, dei capi‑paese, dei direttori di un istituto, di una fabbrica, di un ufficio, di un convento, cosa siete voi di diverso dagli altri? Nulla.

5Molte volte i vostri inferiori sono più meritevoli di voi di quel posto.  Meritevoli umanamente e soprattutto spiritualmente. Pensatelo sempre che se anche per paura essi tacciono, vi giudicano e vi giudica Iddio, che meglio di tutti vede le vostre azioni e il vostro essere delle dorate e incoronate statue di fango, e fango nero del più corrotto stagno. I bugiardi e obbligati ossequi con cui volete essere incensati, fanno ribrezzo a Dio, il quale perdona a quelli, fra le folle, che ve li fanno perché forzati a farlo, e maledice voi e gli altri: idolatri di voi al punto da credervi dèi a di darvi quel culto di onore e rispetto che a Me non danno.

Governanti orgogliosi chiamati “grandi”[39].

6Uno solo è Dio. Colui che ha fatto la terra su cui voi imperate nel vostro breve giorno e col vostro stolto o crudele orgoglio. Se volete esser veramente dei “grandi”, dei “forti”, attingete questa grandezza e questa fortezza dal Grande e Potente: da Dio, seguendo la sua Parola, restando in Lui come figli. Non siete da più dell’ultimo fra i nati di donna, rispetto a Dio che è il Padre Creatore di tutti e che può tenere sul cuore come perla preziosa il povero che voi sprezzate, a Lui diletto per la sua santità, mentre guarda con rimprovero voi che lo sfidate dall’alto del vostro seggio precario.

7Quanto bisogno di luce avete voi che governate la Terra. La luce viene da Dio. Egli solo è il Padre e generatore della Luce. Rimanete dunque sotto al suo raggio santo, seguite la Luce, non ripudiatela per le Tenebre.

Governanti menzogneri[40].

8Cercate il Signore per vostro consigliere. Egli non è uno di quegli stolti, bugiardi, interessati consiglieri, che vi stanno intorno, adulandovi e eccitando i vostri istinti peggiori o per spirito servile o per interessato piano di trarvi in errore, per creare la vostra caduta e sostituirsi a voi[41] sul seggio da cui siete caduti.

9Ma non pensate di cercarlo, questo Signore santo e onniveggente, con menzogna di intenti. Maledetti coloro che sempre mi nominano, e con Me la Provvidenza mia, per illudere le folle fingendosi agnelli mentre sono lupi. Quel Nome grande e potente, che tuona e splende come sole benedetto sui buoni e come folgore sui malvagi di questa terra e della dimora di Satana, diviene sulle loro labbra blasfeme carbone che scende ad ardere il cuore.

Governanti infedeli.

10Io sono dove un figlio mi chiama. Ma non convalido del mio aiuto le opere dei malvagi. Pensate, o uomini, che i loro trionfi effimeri, che vi fanno credere che Io sia con loro e dubitare della Giustizia mia, non sono venuti da Me. È il loro duce e padre: è Satana, che glie li concede come ai suoi figli e militi devoti, per creare ad essi un sempre più grande tormento dopo la morte.

11Io sono dove è un fedele che crede in Me. Ma costoro non sono fedeli. Se lo fossero, osserverebbero la mia Parola e la Volontà di Chi mi ha mandato. Invece essi calpestano la prima, disubbidiscono alla seconda e offendono lo Spirito Santo uccidendo il loro spirito con l’odio contrario all’amore, con la lussuria profanatrice, con la superbia corruttrice di anime. Sono barche senza timone prese da vento e da corrente malvagia. Vanno sempre più lontano dalla mèta che è Dio e finiscono a perire nel pozzo d’abisso.

12Quando un cuore è pieno di pensieri di carne o di pensieri d’inferno, quintessenza dei pensieri di carne, come può entrarvi Iddio con le sue luci? Quando un cuore, già di Dio, se ne separa male operando, come può continuare il mio Spirito ad essergli maestro?

Governanti venduti a Satana.

13Sono il Misericorde. Compatisco e perdono. Tanto perdono. Perdono quello che vi vedo fare per debolezza umana, non quello fatto con freddo calcolo umano. E non sarò mai tanto severo giudice come con chi, col suo pensiero venduto a Satana, compie più delitti di un bandito, induce altri a compierne, e soprattutto compie il delitto dei delitti: quello di indurre gli animi a dubitare di Dio.

14Oggi questo delitto di omicidio e di deicidio è privativa di non pochi. Uccidono corpi ed anime e uccidono l’idea di Dio nelle anime rendendole cieche come orbite vuote.

15Troppo tardi le folle distinguono. Ma Io vedo nel momento che pensate ed agite, e voi tutti, empi della carne e dello spirito, sarete giudicati con severissimo giudizio.»

196.  La Sapienza insegna
a vivere in Dio
[42].

I due generi dei morte[43].

Dice Gesù:

1Due sono i generi di morte. Già l’ho spiegato[44]. Vi è la piccola morte, quella che vi leva dalla terra e libera il vostro spirito dalla carne. E vi è la grande morte: quella che uccide ciò che è immortale: lo spirito vostro. Dalla prima risorgete. Dalla seconda non risorgerete in eterno. Sarete per sempre separati dalla Vita: ossia da Dio, Vita vostra.

2Più stolti degli animali che ubbidendo all’ordine dell’istinto sanno regolarsi nel cibo, nei connubi, nello[45] scegliersi le dimore, voi, con le vostre continue disubbidienze all’ordine naturale e soprannaturale, molte volte vi date la morte prima e seconda da voi stessi. Intemperanze, abusi, imprudenze, mode stolte, piaceri, vizi, uccidono la vostra carne come tante armi maneggiate da voi in delirio. Vizi e peccati uccidono poi la vostra anima. Perciò Io dico: “Non andate a cercare la morte cogli errori della vostra vita e la perdizione con le opere delle vostre mani”.

Opera di Dio[46].

3Ve l’ho detto[47]: Dio, che tutto ha creato, non ha creato la morte. Opera sua il sole che splende da secoli di millenni; opera sua il mare contenuto nei suoi limiti su un globo che rotea negli spazi; opera sua le infinite stelle per cui il firmamento è come uno spazio su cui siano sparsi i gioielli caduti da un aperto forziere smisurato; opera sua animali e piante: dai  colossali, come elefanti e baobab, ai più esili, come la esile piuma del musco e l’effimero moscerino del fragoleto; opera sua voi uomini, dal cuore più duro del diaspro e dalla lingua più tagliente del diamante creati e sepolti dall’Eterno nelle viscere del suolo, dal pensiero più oscuro del carbone creatosi negli strati terrestri con decomposizione di millenni, dall’intelligenza potente come aquila negli spazi ma dalla volontà cocciuta e ribelle come quella di una scimmia.

Opera dell’uomo[48].

4Ma la morte non l’ha creata. Quella è stata generata dal vostro sposalizio con Satana. Vostro padre, nell’ordine del tempo terrestre, Adamo, l’ha generata prima di generare suo figlio. L’ha generata quel giorno che, debole davanti alla debolezza della donna, cedette alla volontà sedotta di lei e peccò dove non s’era mai peccato, peccò sotto al sibilo del Serpente[49] e le lacrime e i rossori degli Angeli.  Ma la piccola morte non è un gran male quando con essa cade solo, come foglia che ha fatto il suo ciclo, la carne. È anzi un bene, perché vi porta là donde veniste e dove un Padre vi attende.

Vivere in Dio[50].

5Come non ha fatto la morte della carne, Dio non ha fatto la morte dello spirito. Ha anzi mandato il Risuscitatore eterno, il suo Figlio, a darvi Vita quando già eravate morti. Il miracolo di Lazzaro, del giovane di Naim e della figlia di Giairo, non sono gran che. Erano degli addormentati: Io li ho destati. Grande è invece il miracolo quando di una Maddalena, di uno[51] Zaccheo, di un Disma, di un Longino, morti nello spirito, ho fatto dei “vivi nel Signore”.

6Esser vivi nel Signore! Non vi è cosa più grande in bellezza, in gioia, in durata, in splendore, di questa. Credetelo, o figli, e cercate di esser “vivi”. Vivi in Dio Uno e Trino, vivi nel Padre, vivi per l’eternità.

Inferno e Paradiso[52].

7Voi che chiamate inferno la terra, e per quanto infernale l’abbiate resa coi vostri sistemi feroci è un paradiso rispetto alla dimora di Satana, non date per ultima mèta l’inferno al vostro spirito. Dategli Dio che è Paradiso allo spirito vostro e lasciate l’inferno agli inferi, ai dannati, ai maledetti che hanno rigettato la Vita, cibo ripugnante al loro cuore di pervertiti, e accolto la morte di cui erano ben degni.

8Se tutto finisse sulla terra, sarebbe ancor poco male apparire malvagi per poco tempo. Gli uomini presto lo dimenticherebbero, perché il ricordo è come nuvola di fumo che presto dilegua. Ma la terra non è tutto. Il tutto è altrove. E in quel “tutto” troverete ad aspettarvi ciò che avete compiuto sulla terra.

Nulla sarà senza giudizio[53].

9Nulla sarà senza giudizio. Pensatelo. E come dementi non dilapidate le sostanze che Dio vi ha dato, ma fatele fruttare per la vostra immortalità. Non muoiono coloro che vissero nel Signore. Quanto quaggiù fu dolore, avvilimento, prova, si muterà per essi nell’al di là in premio, in trionfo, in gioia.

10Né pensate che Dio è ingiusto nel distribuire i beni della terra e la durata della vita. Questo è quello che pensano coloro che già sono fuori di Dio. I viventi nel Signore, delle privazioni, delle pene, delle malattie, della precoce morte, se ne fanno una gioia, poiché in tutte le cose vedono la mano del Padre che li ama e che non può dare loro che cose utili e buone; quelle cose, del resto, che ha dato a Me, suo Figlio.

11Essi, già proiettati fuori da questo mondo, pensano e desiderano unicamente la gloria di Dio, e Dio li rivestirà di gloria per l’eternità. Saranno dimenticati o ricordati con orrore i malvagi; ma ai santi, ai giusti, ai figli di Dio verrà dato culto duraturo e santo, perché dei suoi diletti ha cura il Signore e non solo si cura di dar loro la gioia nel Cielo, ossia Sé stesso, ma fa dare loro onore vero dagli uomini, facendo brillare come nuova stella lo spirito di un santo agli occhi e alla mente degli uomini.»

197. Amanti e portatori della Sapienza[54].

Amare la Sapienza è amare Dio[55].

Dice il Signore Gesù:

1«Io sono che ho dato ai miei santi la Sapienza di cui sono possessore assoluto. Sono Io che parlo ai diletti perché spargano la mia Sapienza fra gli uomini. Sono Io che benedico con gratitudine i miei eletti che hanno consumato sé stessi per essere portatori della mia Sapienza. Sono Io che li premio perché l’amore alla Sapienza è amore a Dio, non potendovi essere conoscenza della Sapienza e ribellione a Dio. Chi ama la Sapienza ama la sua fonte: ama Dio. Chi ama Dio conquista il premio.

Possedere la Sapienza è possedere Dio[56].

2Voi dunque, che sempre aspirate alla gloria, aspirate a questa gloria vera ed eterna. Lasciate cadere scettri e celebrità della terra e tendete a conquistare la fama e la corona immortale della santità beata. Sforzatevi di meritare la Sapienza e fino dalla terra tutto possederete poiché possederete Iddio, che parlerà in voi, vi guiderà, vi consolerà, vi eleverà, vi farà amici miei e profeti dell’Altissimo. Voi allora capirete, parlerete, vedrete non con i vostri organi e le vostre capacità, ma con la vista e la mente di Colui che è in voi come il Santo dei Santi nel suo tabernacolo vivente.

La Madre della Sapienza incarnata[57].

3Sarete, o miei fratelli cari, come era mia Madre quando nel suo seno mi portava e Io le comunicavo i miei movimenti d’amore. Maria, velo preziosissimo e casto al Vivente, al Sapiente, al Santo, già infusa di Sapienza per la sua purità superangelica, fu una con la Sapienza quando l’Amore la fece Madre della Sapienza incarnata. Né voi siete da meno quando con Me-Eucarestia nel cuore, e col cuore volente vivere di Dio ‑ ecco la condizione essenziale ‑ divenite uni con Me e in Me sapete rimanere anche dopo la consumazione delle Specie, col vostro amore adorante.

I portatori della Sapienza[58]

4Siatemi delle “Marie”. Portate il Cristo in voi. Il mondo ha bisogno, fra tanta scienza inutile, di avere chi comunica la Sapienza vera. E chi mi ha in sé, anzi chi annulla sé in Me, anche se non dice parole, comunica con le sue opere la Sapienza, perché le sue opere testimoniano Dio.

5Io poi, per pietà dei ciechi e dei sordi, degli analfabeti dello spirito, do voce e penna nelle mani e sulle labbra di chi scelgo, perché lo Spirito di Dio sia nuovamente udito e si salvino gli sviati e ritrovino la giusta direzione coloro che sono erranti, si rialzino i caduti e confidino in Chi ha nome: Misericordia.»

198. Anime rintronate da Satana[59].

Modo di trattare certe anime infelici.

Dice Gesù:

1«A cosa paragoneremo certi poveri disgraziati? A degli infelici maniaci che, mentre c’è fuori il bel sole e presso a loro degli affetti e dei cibi, ricusano di uscire, di nutrirsi, di parlare, e si rimbucano come bestie selvagge nel loro covo, all’oscuro, lasciandosi morire d’inedia.

2Sono abissi di errore, di orrore, di odio talora, che vanno colmati con la pazienza, la misericordia, l’amore e il dolore. Pazienza sopportando le loro idee, misericordia avvicinandoli ancora nonostante la ripugnanza che ci dà la lebbra del loro spirito, amore perché l’amore è il vincitore e la medicina più potente di tutte, e dolore perché per dare la Vita e la Luce bisogna morire come fa la lampada che fiammeggia col suo consumarsi e il grano che dà cibo se muore.

3Date queste cose, basta. Le parole sono inutili perché quelle anime sono rintronate da Satana che impedisce che sentano. Occorre prima vincere Satana, e questo si vince colla preghiera e il dolore, non con le discussioni in cui esso è maestro per persuadere alla sua dottrina.

4Che tu soffra, è naturale. Ognuna di quelle parole, prima di ferire le mie Carni, sono passate attraverso le tue, perché tu ti sei messa fra il mondo e il Maestro per difendere il tuo Re. È l’ufficio delle vittime. Ma Io su ogni ferita ci metto un bacio e per ognuna ti dico: grazie, Maria, per il tuo amore. Che tu ne sia benedetta.

199. Esperienze carismatiche[60].

Dolori e consolazioni.

1Sono le 16 e godo di un raro momento di solitudine.

2Alla fatica del sopportare le voci intorno a me, che vorrei vivere udendo solo la “Voce” che lei[61] sa e che io amo con tutta me stessa, o ricordando quella “Voce”, si è oggi unita la doppia fatica di sentire delle… (la carità di cui mi vengono date così alte istruzioni mi vieta di scrivere la parola che mi viene spontanea) delle, dirò così: parole ignoranti. L’ignoranza spero sia compatita dal buon Dio. E spero che l’ignorante che l’ha così ampiamente professata sia perdonato appunto per la sua ignoranza.

3Certo è come se fossi fustigata, tanto ne ho sofferto. Così palesemente che egli ha capito e ha cercato di rimediare portandomi un dolcetto. Come mi era amaro quel dolce intriso dell’offesa al mio Dio Eucaristico! Non potendo, anzi: non volendo parlare, perché sarei stata troppo severa, ho taciuto, ma io credo che parlò il mio viso.

4Nel pomeriggio, poi, a Paola[62] ho detto che ho bisogno di silenzio, perché le troppe parole stancano il mio fisico sfinito. E lei l’ha detto agli altri. Ma non è il fisico che si turba e soffre. È lo spirito che è disturbato. Vorrei poter vivere isolata almeno 18 ore su 24. O per lo meno rimanere con chi mi capisce e conosce e rispetta la terribile, santa, soave esigenza di Dio su me.

5Il mio Gesù mi ha consolata, come lei vede, con le parole dette alle 12,30. Ma l’amarezza di certe cose udite e di certe constatazioni fatte in merito allo stato di certe anime, permane.

6Ora la sosta di pace cessa e io cesso a mia volta di scrivere.

7Meno male che Paola mi dedica una fotografia con queste parole: “Ti voglio bene e voglio dirti grazie perché vivendo accanto a te sento di essere più vicina a Dio”. Meno male! Se lui non lo porterò dove voglio, porto lei. E dato che è giovane, e sarà forse madre di famiglia[63], è bene che si infonda di Dio.

200. Impressioni di un bombardamento[64].

Il rifugio della preghiera.

1Riprendo oggi 2 novembre perché ieri, tra la gente venuta e… la poco piacevole visita inglese[65], non ho più potuto scrivere.

2Riguardo alle impressioni subite durante a quel penoso quarto d’ora, le dirò[66]  che sono diverse e svariate.

3La prima si è che solo pregando mi sentivo sufficientemente calma. Mi pareva impossibile che mentre lo invocavo su me, e su tutti i raccolti presso il mio letto e, con una carità più grande, su tutti gli altri fuggenti per le vie o tremanti nelle case, Egli, il cui Nome è potente, non m’avesse ad ascoltare. Avevo, e l’ho notata tre o quattro volte durante la preghiera, la sensazione che Egli mi abbracciasse e mi facesse capire di esser calma perché ero protetta da Lui.

4Nelle mie condizioni così gravi, sarebbe una bugia dire che il mio cuore non ne ha sofferto. Se mi fa impressione un forte rumore, un grido, l’urto di due auto, il vedere cascare una persona, un alterco, una notizia ecc. ecc., si può ben pensare che cosa avrà risentito il mio cuore fisico da quello sconquasso. Ma lei ha potuto constatare che, soccorso il cuore con una energica puntura, come morale non era fuori centro.

Presentimento.

5La seconda è che era dalla mattina, dopo quella professione anticattolica[67], che ero sotto la impressione, meglio detto: la persuasione, che se i nemici fossero venuti in quel giorno, vi sarebbe stato del brutto. E infatti!…

Sogno premonitore.

6Terza: a cose finite: il sollievo pensando che era passato l’incubo, che da un 20 giorni mi crucciava, di un bombardamento aereo. Glie ne ho accennato a quel sogno al quale volevo applicare il fatto della morte di quei 5 in piazza Mazzini or sono 15 giorni circa[68]. Nel sogno avevo visto cadere proiettili dall’alto su Viareggio e capivo che erano venuti da aerei. Ma mi volevo illudere che tutto fosse accaduto con quel proiettile caduto corto.

Nostalgie.

7Sarà tutto accaduto ora? Dio lo voglia, perché le confesso che l’idea di morire sepolta viva o straziata in un ospedale non mi va. Accetto le mie 5 malattie e ci sto ad accettarne altre 5, altre 10, con tutti gli strazi, ma chiedo solo d’esser lasciata nella mia casa dove tante cose ha operato per me Gesù e che mi è sacra per Lui, perché datami da Lui e perché in essa sono morti i miei.

Gratitudine.

8Quarta e ultima impressione: di riconoscenza per lei. Ero certa che sarebbe venuto, ma il vederlo venire mi ha commossa e calmata. Non si è mai a sufficienza assolti e benedetti in certi momenti!

9In quei giorni che lei era assente, io stavo sempre col cuore sospeso per la tema di qualche incidente mio particolare o di qualche incidente generale. So bene, per esperienza fatta, che medici e sacerdoti è ben difficile averli nei momenti in cui sono più necessari e desiderati. E perciò mi dolevo che lei fosse lontano, perché non c’è che lei che pensi a me.

201. Valore dell’obbedienza[69].

I veri ubbidienti.

Dice Gesù:

1«Ho taciuto ieri per lasciarti modo non di riposare, ma di ubbidire. Il Padre[70] ti ha detto di scrivere le tue impressioni e il modo come mi senti. Le tue forze e il tuo tempo essendo limitati, se fai una cosa non puoi fare l’altra. E allora ti ho lasciata quieta per darti modo di ubbidire. Il Padre non te ne ha dato un comando, ha soltanto espresso un desiderio. Ma per i veri ubbidienti anche un desiderio diviene comando.

Valore dell’obbedienza.

2L’ubbidienza ha più valore della parola, anche se è parola scritta sotto mia dettatura. Perché la parola la udite e scrivete, ma non è vostra; la ripetete, ma non è vostra. L’ubbidienza invece è vostra. È il caso di dire: “Lasciatela fare, perché i poveri li avete sempre e Me non sempre mi avete”. I poveri, a cui dare la parola, li avete sempre. L’occasione di spargere prezioso aroma di santa ubbidienza, sfidando i commenti degli altri, non sempre l’avete.

L’ubbidienza è stata la virtù del Verbo.

 3E sappiate che l’ubbidienza è stata la virtù del Verbo, destinato ad esser Uomo e a divenire il Redentore. L’amore, la potenza, la perfezione, la sapienza, sono comuni alle Tre Nostre Persone. Ma l’ubbidienza è mia, esclusivamente mia. Ho ubbidito nell’incarnarmi, nel farmi povero, nello[71] stare sottomesso agli uomini, nel compiere la mia missione di evangelizzatore, nel morire.

4Perciò quando ubbidite, sia agli uomini nelle relative ubbidienze, sia a Dio nelle grandi ubbidienze che implicano rinunce e sacrifici di sangue e accettazioni di morte, talora morte atroce, siete simili a Me che fui ubbidiente fino alla morte, che fui l’Ubbidiente per eccellenza, l’Ubbidientissimo divino.

I due più ubbidienti del mondo.

5Seconda a Me nell’ubbidienza fu la dolce Madre che ubbidì sempre, e col suo amoroso sorriso, ai voleri dell’Altissimo.

6Terzo fu il casto mio padre della terra, che della[72] sua forza virile fece dei ricami di ubbidienza, piegò anzi la sua forza virile e il suo senno di giusto come filo di seta per inchinarli ai voleri di Dio.

7Perciò chi ubbidisce, ubbidisce ai tre più ubbidienti del mondo e li avrà amici qui e oltre, nel Cielo.»

202. Il carisma del “Portavoce”[73].

Spontaneità e prepotenza della “voce”.

1E ora mi sforzo a descrivere le fasi e i modi per cui viene a me e da me è scritta la parola della cara “Voce”.

2Delle volte, quando è notte, nel mio dormiveglia ‑ più veglia che sonno, perché sento contemporaneamente quanto avviene in stanza o in strada ‑ sento la Voce dirmi più e più volte una frase, quasi per invitarmi a sedermi e scrivere. Se ho forze fisiche sufficienti mi siedo e, lottando con la sonnolenza e i dolori, mi metto a scrivere[74]. Allora alla frase o alle poche frasi iniziali si susseguono, come un filo che si dipana, le altre, e cessa la sofferenza provocata dal contrasto dell’anima tesa in ascolto, e che vorrebbe essere servita dal corpo, e del corpo fiaccato che ricusa di servire l’anima uscendo dal riposo per scrivere.

3Delle volte, invece, è così prepotente la “Voce” ‑ la quale, insieme al suono, mi deve comunicare delle volte una forza speciale che dura per quanto dura il bisogno di essa ‑ che devo sedermi subito e scrivere subito, o, se è giorno, smettere qualunque cosa io faccia per scrivere.

Presenza e illuminazione interiore.

4Molte volte avverto l’avvicinarsi del momento di ammaestramento, e perciò di vicinanza col Maestro, da una specie di scossa, di penetrazione, di infusione, non so come spiegarmi per essere esatta. Insomma è qualcosa che entra in me e mi dà una gioia luminosa. Insisto sul “luminosa” perché è proprio come se da posto ombroso io passassi nel tepore e nella letizia del sole.

5Ma questo non avviene sempre. Sono questi i momenti più alti, come lo sono quelli in cui alle parole si unisce la vista mentale di ciò che Egli descrive (come quando mi mostrò Maria nella sua gloria nel Paradiso[75]). Generalmente è una vicinanza, molto vicina. Ma sempre vicinanza.

Lezioni e insegnamenti.

6Le lezioni poi sono così.

7Qualche volta, come stamane per il brano che le unisco su foglietto staccato, nulla giustifica e provoca quella data istruzione. Per esempio, questa mattina io ero lontana le mille miglia da quel pensiero. Non pregavo, ero anzi intenta ad una occupazione tutta materiale connessa a speciali bisogni miei di malata. Dico questo per dirle quanto ero lontana da pensare a cose mistiche. La “Voce” principiò a parlare senza tenere conto di nulla. Poi attese, dopo avermi dato, dirò così, la prima battuta, che avessi finito quell’occupazione. Poi mi spinse a scrivere, e mi fece capire di prendere un mezzo foglietto, che sarebbe bastato. Io avevo in mano un foglio intero, ma me lo fece posare. Come vede, infatti, è bastato.

8La prima frase detta mentre non potevo scrivere, era: “L’ubbidienza ha più valore della parola. L’ubbidienza è stata la virtù del Verbo”. Dopo, su quel tema iniziale, Gesù, quando potevo ormai scrivere, dettò, così come le ho scritte nel foglietto, le sue parole.

9Altre volte invece inizia la lezione spontaneamente, facendomi aprire a caso il libro che vuole Lui e nel quale mi presenta subito la frase, sulla quale svolge poi l’ammaestramento più o meno lungo. Delle volte si serve di un libro qualsiasi, di un giornale magari, dal quale Egli trae insegnamento.

Giorni di silenzio.

10Ci sono poi i giorni in cui non parla, e allora sono così infelice che mi pare di essere un bimbo che non ha più presso la mamma e la cerca da tutte le parti a la chiama. Anche io lo chiamo e lo invito aprendo qua a là la Bibbia. Ci sono dei giorni che sta inesorabilmente zitto ed io ho una gran voglia di piangere. Ce ne sono altri che, dopo avermi fatto passeggiare su a giù senza darmi ascolto, si arrende, e allora sento quella tale sensazione detta in principio, per cui mi accorgo che la grazia viene.

 11Noti che, mentre prima ero capace di fare meditazioni per conto mio ‑ povere meditazioni se confrontate a quelle che ricevo ora ‑ adesso io sono assolutamente incapace di fare da me. Ho un bel concentrarmi in un punto. Non ci ricavo nulla e il Maestro generalmente non mi spiega mai il punto che vorrei spiegato in quel momento. Spiega ciò che vuole e nella maniera più lontana da come lo avrei spiegato io e da come di solito è spiegato.

Letture e conversazioni.

12Ugualmente non sono più capace di interessarmi di libri di lettura. Io, lettrice accanita, lascio ora stagnare i libri senza aprirli. Se li apro, dopo poche righe mi stanco e li chiudo. E non mi stanco per leggere. Mi stanco perché mi sono cibo insipido o disgustoso.

13E così le conversazioni abituali. Sono una vera fatica. Vorrei stare sola e zitta, perché le chiacchiere mi disturbano molto e mi paiono più insulse che mai. Devo compiere prodigi di carità per sopportare il mio prossimo che si studia di farmi compagnia e col suo stare lì mi vieta la Compagnia a me cara, l’unica che desidero e che l’anima sopporta: quella di Gesù o di persona che, come è lei, non è ignara del mio segreto.

14Ma chi sono queste persone? Lei, Marta, Paola e suo padre[76]. 18Quest’ultimo capisce per uno e per 99 non capisce, e perciò… Ne restano tre. Ma Marta è sempre in moto e alla sera è così stanca che piomba nel sonno. Perciò lei e Paola. Vicino a voi, e specie a lei, riposo e godo. Ma gli altri mi sono fatica e pena.

15Riguardo al libro del Ricciotti, fin dal primo momento che l’ho sfogliato non mi è piaciuto. Ben tradotto come Cantico. Ma le ragioni dell’autore… sono proprio di quelle che non posso più assimilare. Inoltre, con l’insistenza di un ritornello, la Voce mi sussurra: “Non ti occupare di quel lavoro. Non voglio”. Non dice altro. Ma, vedendo che insiste, mi decido a dirle che non leggerò più là di quanto ho letto e, le confesso, non ne provo dolore perché, le ripeto, mi sembra di masticare della paglia.

16Ecco fatto. Ecco ubbidito.

203. Esperienza personali[77].

Cultura biblica del Portavoce.

1Riguardo al desiderio che lei[78] ha, che io le dica ciò che conoscevo della Sacra Scrittura, le posso formalmente assicurare di conoscere unicamente i 4 Vangeli. Quelli li conosco a memoria e da anni. Ho poi letto una volta, 13 o più anni fa, il Cantico dei Cantici e in una edizione protestante, che poi ho consegnato all’allora parroco di S. Paolino: Mons. Guidi, ora defunto. Ho letto, in un libro di coltura, i Proverbi di Salomone. E la mia conoscenza si finisce lì.

2Leggere la Bibbia è per me come camminare in un mondo sconosciuto e che mi rimarrebbe impenetrabile, perché per conto mio ne capisco solo il significato superficiale e quello che mi commentano le annotazioni in calce alle pagine, che, rilevo, sono diverse da quelle che mi dà il Maestro.

3Quando ero a scuola, mi avevano fatto studiare la Storia Sacra su un piccolo testo adatto alla nostra età fanciulla, e lei sa come sono quei testi: ridotti ai minimi termini. Ricordavo i punti salienti, più nomi che fatti, e confesso che, se eccettuo Adamo, Abramo, Esaù, Mosè, Lot, Rut, Ester e pochi altri, non ricordavo più nulla. Un bell’asinello, non c’è che dire! Del Nuovo Testamento, poi, conoscevo, oltre i Vangeli, quei brani riportati nelle epistole e basta.

4Anche ora che ho la Bibbia a disposizione, perché lei ci ha pensato, non sono andata, e per ordine soprannaturale, oltre Ester. E le confesso che molte e molte pagine dei Re e i Paralipomeni[79] mi hanno fatto dormire, mentre Tobia mi è piaciuto molto.  Dopo, il Maestro mi ha tanto preso che non ho potuto andare avanti ordinatamente, tanto che sono incagliata al 13° capitolo di Giobbe. Il resto, tolto nei punti che il Maestro di volta in volta mi spiega, è per me parola ignota.

5Ripeto[80] che nei giorni in cui Gesù tace ed io lo invito, con la confidenza dell’amore, aprendo qua a là il Libro, non mi fermo neppure a leggere. Guardo un punto e se sento che Gesù dà segno di parlare bene, e se no apro altrove finché parla. Se dopo tre o al massimo quattro tentativi, in punti diversi, aperti a caso fra le 1838 pagine del Libro, capisco che non vuole parlare, mi rassegno e leggo per conto mio dal punto dove sono rimasta, e che ora è la pagina 729[81].

Ricchezze e fonti di pace.

6Più dettagliata di così non potrei essere e più ubbidiente. E lo sono stata fra molti ostacoli che vanno dalle continue interruzioni alle vertigini causate dal mio stato trovato ieri molto grave dal medico. Lo stato polmonare e del cuore è degno di tutti i timori umani. Di tutte le gioie soprannaturali, per me.

7Lo so che ho polso debolissimo, filiforme, aritmico, depressibile. Lo sento. Non per niente sono stata infermiera. Lo so che la paralisi mi può prendere da un minuto all’altro. Lo so che vertigini e collassi sono dati da anemia cerebrale e atrofia cardiaca. Lo so che respiro con solo metà polmone a sinistra e che a destra è come se il polmone fosse un ramo secco. So tutto. Ma queste sono le mie ricchezze e le fonti della mia pace.

8Per il passato mi affido alla Misericordia di Dio. Per il presente mi affido al suo aiuto. Per il futuro mi brilla come sole giocondo la prospettiva di andare presto da Colui che amo. Perciò ogni aggravamento non ha tocco funebre, ma suona come campana a festa annunciandomi l’approssimarsi della mia entrata nella Vita.

204. Bisogno di Sapienza e
non di scienza umana
[82].

Dottori delle scienze sacre.

Dice Gesù:

1«Hai detto bene[83]. È masticare della paglia, ed Io voglio che tu ti nutra di grano schietto. La paglia non nutre, empie senza nutrire. E così è di molta scienza.

2Quello che è sempre un pericolo in ogni scienza, è addirittura pernicioso quando è scienza delle cose di Dio. Ma è così ormai. I dottori della scienza sacra dimenticano troppo di che trattano, a servizio di chi sono e di quali potenze parlano. Dimenticano anche a chi parlano e le conseguenze del loro insegnamento che, come onde, si ripercuotono al largo dopo aver colpito direttamente i primi che li leggono. Potrebbero esser “luci”. Sono fumo che vela la luce anche dove è.

 3Amano fare sfoggio di erudizione umana. In verità ti dico che, se è più facile che passi un cammello per una cruna che non un ricco si salvi[84], ancor più difficile sarà che un ecclesiastico umanamente[85] dotto, o chiunque tratta di cose di religione con scienza umana, si salvino. Non solo avranno a rispondere per essersi satollati, empiti fino a traboccarne, di umana erudizione, negando il posto e espellendo da sé quanto è scienza santa, ma dovranno rispondere dell’incalcolabile male che hanno fatto ad altri, cominciando dai loro confratelli per scendere ai semplici fedeli e ai semplici uomini.

4In verità ti dico che la luce che innimberà la fronte di un umile credente, che sa dire unicamente le sue orazioni senza altre vertigini di coltura, farà arrossire di vergogna costoro, che come Epulone hanno voluto tutti i cibi sulla loro mensa dimenticandone uno solo: quello della Carità. E la Carità sarà chiusa per loro, sarà molto avara con loro. Come loro furono chiusi ed avari con Essa.

Il suono dell’Ottava corda[86].

5Non è capito dai dotti il Cantico che adombra gli amorosi rapporti fra Dio e la Chiesa e fra Dio e le anime. Non lo può essere. Solo gli amorosi di Dio sentono il suono della ottava corda, quel suono che è dato dal tocco del dito di Dio mosso dall’amore. Gli altri hanno le orecchie chiuse a quella voce celeste che è la vera voce regina fra le voci, che come coro la contornano e che sono voci per i sensi umani. Non è capito dai dotti che fanno una nuova Babele[87] là dove si alza, come stelo di mistico cero, la Parola che non ha bisogno di erudizione umana per essere compresa, ma di purezza d’animo e di amore. E non sono capiti da coloro per i quali l’Amore si fa Pane, si fa Voce, si fa Luce.

L’anima ha bisogno di Luce, non di scienza.

6Levatevi le frange e le filatterie nelle quali vi pavoneggiate[88] e vestitevi di una semplice tunica di puro lino cinta da purpurea fascia. È stata la veste del Cristo Maestro e sia la vostra. Purezza, o portatori della religione. Purezza sia la vostra veste. Purezza di carne, doppia purezza di cuore, tripla purezza di pensiero.

7Non distribuite, a chi vi chiede il pensiero di Dio, un pensiero contaminato dal vostro pensiero separato da Dio e saturo di erudizione umana. Amore, amore, amore intorno e dentro di voi. Intorno perché le folle lo vedano, e dentro perché è da quanto è nell’interno che si irraggia essenza all’esterno. E non potete infondere ciò che non possedete, non potete parlare, con giusta voce, di ciò che non comprendete.

8Le anime non hanno bisogno di scienza, ma di luce. Per la scienza ci sono già fin troppi volumi e troppi dotti. Date le parole della Sapienza alle folle. E datele con parole di sapienza attinte da Me.

Una chiosa in mezzo al commento.

9E ora che abbiamo parlato di ciò, prosegui a scrivere ancora sulla Sapienza[89]. Ho incastonato questa chiosa in mezzo al commento perché è il suo posto. Te l’ho concessa dopo l’ubbidienza perché l’ubbidienza mi rende benigno e più Maestro che mai. Ti voglio tenere come un bimbo buono per mano, e più sarai con anima di bambino buono e più ti sarò Padre e Maestro.

Opere della sapienza.

 10“La sapienza custodì colui che Dio fece per primo… essa lo trasse dal suo peccato e gli diede il potere di governare le cose”[90].

11Adamo nel Paradiso terrestre, puro e ubbidiente, era direttamente istruito da Dio[91]. Quando Adamo si macchiò della colpa, demeritò dell’insegnamento di Dio[92]. Ultima cura paterna fu di dare vesti ai due[93] e insegnare loro come coprire ciò che ormai era stimolo ai sensi contaminati. Come avrebbe potuto la prima coppia regolarsi sulla Terra se una forza spirituale non l’avesse guidata?

12Dio è sempre padre, figli che non ci pensate. E anche quando colpisce, non colpisce che per bontà e con bontà. Non vi getta nudi e derelitti su vie di rovina lasciandovi soli. Se vi attirate il castigo, Egli ad esso unisce spirituali aiuti. Ma voi, fatti di carne e sangue, questi non li apprezzate. Voi volete solo ciò che è gioia e cibo della vostra carne e del vostro sangue.

13Adamo non udì più la voce dell’Offeso. Ma l’Offeso non lo lasciò senza luci, poiché lo amava come opera delle sue mani. Gli dette luci di istinto e luci di pentimento. Le prime per la sua carne, le seconde per la sua anima. Col pentimento sincero meritò salvezza e coll’istinto regnò sulle cose.

14Nei figli le luci, che altro non sono che Sapienza, furono maestre di progresso. Meno in chi rigettando la Sapienza ascoltò l’Errore, ossia Satana, che gli armò la mano della selce con cui fu spento l’innocente[94].

15La Sapienza istruì l’onesto perché salvasse la stirpe dell’uomo e le razze delle bestie nel castigo delle acque aperte sul mondo divenuto cloaca[95].

16La Sapienza accese al gran sacrificio Abramo e condusse in salvamento il suo cuore di padre[96], come condusse fuor del fuoco venuto dal Cielo il giusto[97]  e l’ubbidiente.

La Sapienza conduce per diritti sentieri.

17La Sapienza non abbandona chi a Lei si affida con cuore puro e retto pensiero. Ma fugge da chi di suo vuol scegliersi il suo pasto e la sua via, e colui conosce i sentieri dell’errore e mangia il cibo della morte[98].

18Come sole che sempre più alto sale sulla volta del cielo e sempre più sfolgora e accende, così la Sapienza sempre più alta brillò agli uomini che la seppero amare[99]. Dette progresso di spirito e progresso di intelligenza[100]. Sfolgorò nel miracolo del Sinai, in cui dette agli uomini la Legge che non muta[101]. E volesse ora la vostra durezza aprirsi davanti al sangue che bevete – perché di sangue sono divenuti i fiumi e i mari della terra, e di sangue si nutre la spiga e il grappolo che vi dan pane e vino – volesse ora aprirsi a riaccogliere la Sapienza come si aprì agli ebrei d’Egitto[102].

Appello alla conversione.

19Anche questo è castigo di Misericordia, figli. Siete voi che lo mutate in castigo di Giustizia[103]. Riconoscetemi per Padre e non per re inesorabile. Fatemi Re, ma re d’amore, re della vostra casa: padre, padre vostro e non Giudice[104].

20E non siete tutti ‑ voi che vivete in Me e voi che da Me vi siete allontanati ‑ tormentati ad un modo? I primi per il dolore dato dagli uomini, i secondi per il dolore non confortato da Dio? Non soffrite forse tutti, ora, sulla terra? [105]  Fame è anche per i neutri, strage di pestilenze, pericoli di nuovi flagelli è su tutti, anche sui lontani, sui più neutri di tutti[106].

21Venite a Me per salvarvi!  Piangete non solo di rimpianto per il benessere materiale che avete perduto, ma per il rimorso di avere demeritato da Dio. Piangete, ma piangete battendovi il petto, piangete sulle mie mani[107] che, se vi hanno colpito, lo hanno fatto per amore, per svegliarvi dal sonno[108] morboso in cui eravate caduti e dove perirete se vi resterete[109].

Cristiani venduti alla “Malizia” [110].

22Cessate di adorare chi non è Dio. Non vi siete ancora persuasi che ciò che adorate contro la Legge vi diventa punizione? Non dite che non credevate, che non sapevate. Da un secolo vado aumentando le “voci” e le apparizioni, miracoli le une e le altre di Bontà, per richiamarvi alla mia Via. Da un secolo aumento il peso dei castighi per richiamarvi alla mia Legge. Non fate conto di nulla.  E più Dio si allontana e più voi in luogo di[111] chiamarlo vi allontanate.

23Come vi chiamerò per darvi nome esatto? Vi chiamerò “Malizia” perché di malizia vi siete empiti, alla Malizia vi siete venduti.

  24No, non potete accusarmi di nulla. Non sono Io che vi distruggo. Siete voi che avete chiuso le porte all’Amore che vi vegliava come un padre curvo sulle cune dei figli e avete aperto le porte a Satana.

Cristiani razza di iene, di serpenti, di Giuda.

25Nella mia Giustizia che non può restare passiva, Io ancora sono indulgente[112]. Vi ricordo, fra gli scrosci delle sventure, che Io sono Dio e non ve ne sono altri fuori di Me[113]. Vi ricordo che Io sono il Potente[114]  e Perfetto e voi il fango che è qualcosa finché resta sotto l’azione della Grazia, rugiada santa che impedisce al fango di divenire polvere. Vi ricordo che chi si scosta da Me cade negli eccessi e provoca rovina[115]. Vi ricordo che la parola e le promesse degli uomini sono nuvola che passa e che sovente si dissolve in fulmini, e che una sola è la Parola e la Promessa che salva. Quella del vostro Dio.

26E se a sorreggere la vostra tesi di indemoniati mi dite che nel punire cadono coi colpevoli anche i giusti[116], Io vi dico che non Io ma voi siete i loro uccisori, e di quel sangue ve ne chiederò conto, o razza di iene che solo sbranando vivete, o razza di serpenti che passate strozzando o contaminate col vostro veleno menti e cuori.

27No, che non sarò severo con chi non seppe ciò che era Dio. 31Ma con voi cristiani, che siete dei Giuda, sarò di una severità spietata[117]»

205. Campioni di depravazione[118]. 

Apostasia in atto.

I sapienti si fanno selvaggi.

Dice Gesù:

1«Quando un uomo, anche lontano dalla conoscenza del vero Dio, conosce, per elevazione di anima retta, che un Dio vi deve essere e nel suo cuore eleva un altare al Dio ignoto di cui parla Paolo[119], questo uomo è molto più vicino a Dio di coloro che, dopo essere stati istruiti sull’esistenza di Dio, hanno voluto dare teorie umane alle mirabili opere di Dio[120].

2Più ancora idolatri e più ancora maledetti coloro che adorano il loro pensiero o il pensiero di altri omuncoli pari a loro, di quelli che adorano un astro o un animale[121]. Costoro sono selvaggi e involuti. I primi invece sono dei progrediti che si fanno selvaggi. Pari a coloro che si mutilano spontaneamente, essi amputano la loro parte più nobile e santa e la gettano come parte scurrile.

3Guardate alle cose di Dio con occhi onesti e onesto pensiero. Vi vedrete splendere Dio[122]. Perché scrutare le leggi delle vite e i segreti dell’universo e prima non confessare che questo universo e queste leggi sono la prova innegabile di un Dio? [123]

Gli scienziati generano stragi.

4Ma tutto il vostro progresso è atto forse ad aumentare di un filo d’erba il prato che vi dà il suo verde? Ma la vostra scienza riesce forse a generare un nuovo animale uscendo da quelle leggi che Dio ha messe da quando li creò maschi e femmine? [124] Ma, nonostante i vostri esperimenti che vi empiono di boria, riuscite forse, non dico a creare la vita, ma ad arrestare la morte? [125]

5No. Riuscite a fecondare le uova dei più semplici fra i milioni di animali che sono. Riuscite a continuare il battito di un cuore embrionale. Ma non riuscite a fare ciò che Dio fece: un uomo dal nulla. Ma non riuscite a mantenere il battito ad un cuore che muore quando Dio dice alla polvere di tornare polvere e all’anima di tornare a Lui[126]. Senza seme non riuscite a far spuntare un solo filo d’erba. Con tutta la vostra elettricità non riuscite a ridare energia a un corpo spento. Riuscite solo a generare morbi e morte, stragi e sventure[127].

Le coscienze si vendono al potere.

6E come non riuscite a questo, aumentando unicamente la confusione sulla terra e nelle coscienze, così non sapete più crearvi nell’intimo quella Fede senza la quale è inevitabile l’errore. Deviate. Vi fate delle religioni. Ma non avete la Religione[128].

7Amate un figlio, un marito, un parente più di Dio. Perdete amore e rispetto a Dio se ve lo rapisce. Amate, anzi: venerate corre un dio qualche disgraziato uomo che si autoproclama “dio” ed è tre volte più fango di voi, e davanti a lui curvate non solo la schiena ‑ sarebbe poco male ‑ ma curvate il vostro criterio, la vostra coscienza soprattutto. Peccate per far piacere a lui. Se ancora compatisco quelli che peccano per amore disordinato di un parente, non perdono a chi si vende e vende la sua coscienza ad un potere contrario a Dio[129].

Le anime si immolano agli idoli di fango.

8Occorre esser figli di Dio anche contro i tiranni e accettare tutto fuorché di bruciare la propria anima davanti agli idoli di fango. Quando l’uomo perde il culto santo al vero Dio e cade nell’idolatria di esseri suoi pari o inferiori, depravando in sé stesso la mirabile gemma che lo fa simile a Dio, tutto in lui si deprava. E non è esagerato dire che il tempo in cui siete è un campione di tale depravazione. Non ne manca una[130].

I cristiani divengono adulteri e fornicatori[131].

9Ai miei altari, o cristiani bugiardi che di cristiani avete l’esterno ma non siete tali nell’interno vostro, vengono molti che non sono quali dovrebbero essere. E ciò è male per l’uomo, il quale dovrebbe saper non fornicare, e, se la carne con la sua voce di sangue lo sprona, scegliersi una sposa senza attendere d’esser già vecchio, ma a questa sposa portare un corpo incontaminato. Per giustizia perché tal cosa vuole da lei, e per carità perché le contaminazioni non sono sempre senza pericolo, ma anzi insieme al corpo che si avvilisce e all’anima che si corrompe vi è la malattia che fa di voi tanto spesso dei lebbrosi, e tale lebbra comunicate alla compagna e agli innocenti.

10Doppiamente male è per la donna presentarsi a Dio, all’altare di Dio per giuramento ad un uomo, con la macchia più brutta che possa macchiare una donna. Mentitrice a Dio, all’uomo suo compagno, al mondo, carpisce una benedizione, una protezione e un rispetto di cui non è degna. Ma la benedizione su lei si muta in punizione poiché Dio non si inganna. Ladra e adultera, sarà, in base a tali sue colpe, giudicata. Ladra perché defrauda il compagno del suo diritto e ruba ad esso una fiducia di cui ella non è degna, e a Dio una benedizione di cui è ancora più indegna, ruba a pre‑nati una madre e dei diritti, né, nella sua anima morta, non scorre un fremito pensando ai soppressi[132] avanti l’alba della vita o agli abbandonati ai margini della vita come cuccioli randagi. Adultera, perché “colei che guarda un uomo con desiderio già commette adulterio” [133], ed ella l’adulterio l’ha consumato perché non ha saputo domare il desiderio della carne, ma saziarsene nella sua fame depravata.

Cristiani apostati.

Siete i campioni di depravazione[134].

11Vivendo in idolatria divenite facili a spargere il sangue in singoli omicidi o in omicidi collettivi quali sono le guerre, le quali sono quasi sempre, e quelle di ora tutte, null’altro che furti e frodi non giustificati da nessun movente. Ladri siete delle terre e dei diritti altrui e omicidi siete dei figli altrui.

12Menzogneri siete e frodatori nel piccolo ambito e nel grande ambito. Non c’è più onestà nella vita. La parola dell’uomo è priva d’onore e perciò commettete con tranquillità opere di disonore.

Siete corrotti.

13Corrotti siete. Nel pensiero, nei gusti, nelle opere, nei sensi. Corrotti sino al profondo. Più di corpi sepolti da dieci volte quattro giorni. Siete corrotti anche in quello che Io vi avevo creato incorruttibile: nello spirito, che avete ucciso e che è tutto un verminaio brulicante sozzi pensieri e sozze opere.

Siete corruttori.

14Corrotti e corruttori[135] di vostri simili grandi e piccini. Non rispettate più neppure l’infanzia davanti alla quale fornicate indifferentemente con l’atto e la parola, sporcando quei bocci di giglio col vostro marciume. Essi si apriranno già sporchi e daranno odori di morte, sempre più, perché sempre più voi li corrompete. La vostra arte, fino l’arte, segno della vostra regalità sugli altri animali, segno della vostra natura di semidei che dal vero Dio vostro Creatore avete avuto una scintilla del suo Pensiero creativo, fino l’arte è corrotta e corruttrice e fa ribrezzo a coloro che, più rari di solitario pino montano, sanno ancora ricordarsi del Cielo e rimanere tesi al Cielo.

Infedeli.

15 Infedeli a Dio, alla patria, alla famiglia, alla sposa, ai figli, ai parenti, agli amici. Giuda che vendete tutto per un luccichio di denaro o per un sorriso di femmineo serpente, non sapete più neppure cosa sia la fedeltà che rende sicuro l’animo nell’onorare Dio sopra ogni cosa[136]  e a qualunque costo, che rende eroico il cuore nel difendere la bandiera, che rende sincero l’amore verso chi vi ama e costante l’amicizia verso chi a voi si affida.

Rissosi.

16Rissosi siete. E di ogni occasione vi fate strumento per dare agio al vostro istinto di fiere di scatenarsi e affondare le zanne nel sangue fraterno.

Menzogneri.

17Menzogneri siete perché dite di amare Dio, patria e famiglia, ma lo dite con le sole labbra, pronti a tradire tutto e tutti se sperate averne un utile sulla terra. E dato che, secondo la vostra anima cieca, da Dio direttamente poco vi può venire, vi fate di Dio un trampolino di lancio per conquistare la stima degli uomini nominando Dio, mettendo in opera l’ipocrisia per sembrare buoni e ottenere ciò che agognate da uomini ingannati dal vostro aspetto di agnelli, o ipocriti caproni pieni di peccato.

Oppressori.

18Oppressori siete perché, non seguendo la mia legge di Carità, è inevitabile cadiate nella legge opposta, e vi credete lecito l’illecito purché vi faccia comodo: odiate perciò i simili vostri e li opprimete e, dato che i pari a voi in durezza di cuore vi sanno tenere testa, opprimete coloro che non reagiscono perché sono – “i figli di Dio” nel vero senso della parola.

Contaminatori.

19Contaminatori di tutto quanto toccate. È lo sguardo, persino lo sguardo vostro, una contaminazione, uomini pieni di appetiti osceni. È la parola volta a sedurre come il sibilo del vero vostro padre: l’infernale Serpente. È il pensiero che partorisce lavori che son veleno delle menti e degli occhi, per cui lo stimolo del vostro veleno scende a turbare i sentimenti e a svegliare i sensi.

Invertitti.

20Invertiti nei sensi. Mai come ora, frutto venuto da secoli di vizio, questa caratteristica che vi fa inferiori ai bruti, è diffusa. Né voi la combattete, ma anzi, poiché siete dei depravati, ve ne compiacete e la sfruttate per le vostre borse. Fate ribrezzo ai demoni. E non dico altro per rispetto del mio portavoce.

Idolatri della lussuria e del potere.

21Questo vi dà l’idolatria del senso e del potere che voi ora praticate con tanto accanimento.  E vi ci abbandonate senza pensare che di essa e dei frutti di essa sarete puniti da Colui che vede.

“Sono il Signore Iddio vostro”

22Non sono un dio di carne o di creta che non sempre è presente o che non ha occhi per vedere. Sono Colui che è, e che ovunque è, e dall’alto del mio trono scruto e noto le opere degli uomini. Sono Colui che ha parlato per darvi modo di condurvi. Ciò che ho detto ho detto e per scorrere di millenni non muta. Sono l’Eterno, Unico Dio. Sono il Signore Iddio vostro del quale non ve ne è[137] altra copia. Unico sono nella mia Santissima Trinità.

23Maledetti coloro che di Me non si curano e mi ripudiano per seguire la Bestia.»

206.  Il popolo della Sapienza[138].

I Giuda dei giorni nostri.

Dice Gesù:

1«Io so che siete insidiati e deboli. Lo so e vi giudico tenendo conto di questo.  Non sarei più giusto se non tenessi conto della vostra debolezza e delle opere del Maligno[139].

2Quello   che mi fa divenire severo è che molte volte[140]  voi  non cadete per debolezza o per insidia demoniaca. Cadete scientemente. Vi buttate volutamente nel baratro dicendovi: “E che me ne importa di Dio?” È allora che Io vi chiamo “Giuda” [141]. Mi vendete col mio Sangue prezioso. Mi date in mano di Satana dando ad esso la vostra anima che è mia perché l’ho ricomprata col mio morire. Mi tradite dicendovi cristiani, ma compiendo opere da anticristiani[142].

3Anche Giuda consumò l’Eucarestia e con Me nel petto andò a prendere il denaro del baratto e colle mani contaminate da quel denaro mi abbracciò per segnalarmi al nemico. Giuda vi fa ribrezzo. Ma che fate di diverso voi che cercate di sfruttare la vostra posizione di cristiani per fini vostri e non servite gli interessi di Cristo?  Tanto poco li servite che lo lasciate per andare dietro al Seduttore[143].

4Quanta misericordia avrò per coloro che cadono con volontà contraria al cadere e che si pentono della loro caduta! Una, due, dieci, cento cadute non maliziose non feriscono a morte l’Amore. Sono scalfitture reciproche, che le vostre lacrime guariscono e che il mio amore risana. Voi mi dite: “Pietà, Signore” ed Io vi dico: “Vieni, povero figlio, al Padre “.

La pianta della perfezione.

5Sempre miei siete finché l’amore non è estinto in voi. Ed è per i figli feriti che ho dato il mio Sangue. Siate dunque giusti e pietosi seco voi come Io lo sono. Sforzatevi di conoscermi ed amarmi per non defraudare l’anima vostra del suo diritto alla gioia eterna.

6Rimettetevi nella via della Vita. I miei comandamenti sono quella via. Cercate di averli presenti durante la vostra giornata. Ché se poi la debolezza vi trascina in errori leggeri, Io vi assicuro che non vi dovete accasciare. Domani farete meglio di oggi e dopodomani meglio di domani. Una pianta cresce lentamente. Ogni giorno una nuova radicetta, ogni giorno una nuova foglia. Ma quando è cresciuta come è bella! Così è la perfezione, figli. Si conquista per gradi.

Gli eroi dell’amore.

7Ma che credete, che Io darò premio minore a chi non fu sommo di improvviso? No, anzi. Fra chi fu santo per grazia mia e chi volle esser santo contro la sua natura, Io guarderò con occhio due volte amoroso questo eroe dell’amore. Il premio nell’eternità è unico: la vista di Dio. Ma l’abbraccio iniziale dell’unione fra il combattente vittorioso contro la carne, il mondo e il demonio, che per tutta la vita avranno agitato in esso la loro essenza serpentina, mille volte mozzata e mille volte risorta, sarà intenso di una estasi speciale.

Culto al crocifisso[144].

8Io ve lo dico. Credete a Me, Verità. Come è urgente ora il bisogno di quel ricordo in voi! Morite di non ricordarvi d’esser cristiani. Volgetevi al Cristo. Dice la Sapienza: “E chi si rivolgeva a quel segno, non era guarito per ciò che vedeva, ma per te, Salvatore di tutti”.

9Ecco, o figli. Non guarite dai vostri mali individuali e pubblici perché non sapete vedere Me. Le pratiche non contano, le ritorsioni creano più vasto male, le vendette uccidono prima chi le fa che chi le riceve[145], i ripari cadono senza ripararvi. Ma se veniste a Me sareste salvati. In ordine alla vita di questa terra e a quella dell’al di là.

10Ripeto[146] il mio desiderio. Siano fatte molte adorazioni alla Croce che è il trono di potenza di Gesù Salvatore vostro. Come il serpente innalzato sulla croce aveva potere di guarire gli ebrei, così Io, Colui che è immortale, innalzato sulla Croce, avrò potere di mettere in fuga ciò che vi spaurisce e tormenta[147], perché Io sono il Signore della vita e della morte e posso mettere vita dove già è incombente morte e vincere la morte richiamando alla vita.

Culto all’Eucarestia[148].

11Niuno, tolto Io, può far questo. Satana può darvi tutti i poteri, ma non quello di richiamare il moto vitale. Anzi esso vi istruisce a spezzare le vite in odio al Datore della vita, il quale per nutrirvi non solo alla vita corporale, per la quale vi fa germinare e spigare il grano, quanto per la vita spirituale, vi dà il Pane che gli angeli adorano poiché è la Carne del Figlio di Dio. Ve lo dà non chiedendovi in cambio che amore e fede, ed anzi come Mendico santo vi prega di accoglierlo in voi poiché d’esser con voi fa la sua gioia.

12In voi quel Pane si trasforma in Vita a Grazia, si trasforma in Salute, in Luce, in Gioia, in Sapienza. Tutto divenite quando siete un tutto col Figlio di Dio. Parla soavemente la Parola del Padre quando sta come cuore nel vostro seno. Ed è la mia Parola quella che conserva per la Vita eterna coloro che non abiurano la loro figliolanza soprannaturale.

13Beati quelli che non solo ti amano, o Pensiero del Padre che l’Amore fa Parola, nelle ore di gioia, ma che anche prima che sia la gioia, anche sotto nubi di uragano, benedicono Te, Luce che non conosci pause nello splendere. Beati quelli che sanno lodarti col pianto sul ciglio e la fiducia in cuore e stanno certi della tua pietà. In verità vi dico che chi col più bell’atto di fede sa sperare in Dio mentre le tenebre incombono portando disperazione, conoscerà[149] il Sole eterno.

Delitti dei figli dell’ira.

Notte di impotenza sbucata fuori dall’inferno[150].

14Pochi, troppo pochi questi credenti veri. In questa notte di impotenza sbucata fuori dall’inferno cadono gli spiriti malati come foglie marcite dall’acqua e strappate dal vento. Il loro peso li trascina e, ad aumento della carne, hanno Satana che li tiene accecati e stretti per impedire loro di avere un conato di elevazione che basterebbe a salvarli. La paura, l’avvilimento li ottundono, il vizio li paralizza, la disperazione li brucia. Sono delle rovine che tremano di ombre fatue e non sanno che dovrebbero tremare di sé stessi, uccisori della loro immortalità.

Rifiuto persino di pregare[151].

15Le chiese si svuotano, gli altari non hanno adoratori, il mistico Pane non è cercato, le trine virtù sono languenti o morte e quelle cardinali ugualmente.

I delitti faranno muro e barriera alla Luce[152].

16Vi è rovello e caotico sforzo per cercare salvezza e sprezzo, sprezzo, sprezzo per i figli della Luce, più che sprezzo desiderio di oppressione per spegnere quella Luce a loro odiosa. Ma più vi sprezzeranno e vi conculcheranno, o figli cari che siete la mia luce portata agli uomini, e più questo povero mondo precipiterà nelle tenebre. Il Delitto[153] e i delitti faranno muro e barriera alla Luce.  E sotto quei gravosi ripari l’umanità perirà in un carcere disperata.

  I segni celesti saranno rifiutati[154].

17Respingete pure i segni che dal Cielo vi mando e ridete degli avvertimenti ultraterreni. Credetevi pure tutto lecito. Quando meno ve lo crederete, Io vi farò conoscere un segno davanti al quale precipiterete atterriti e la collera che ora scagliate contro gli inermi[155] si ributterà su di voi.

Gesù apparirà spiritualmente ai figli dell’ira[156].

18Quel segno sono Io. Al mio apparire, non sulla terra ‑ non è ancora venuto il tempo ‑ ma spiritualmente ai figli dell’ira e al padre dello sterminio, le vostre e le sue armi cadranno come polvere quando cessa il vento. E se dalla terra, in luogo di maledizioni, fossero salite preghiere, quel mio apparire sarebbe già stato, e sareste stati liberati, disgraziati che tremate e non sapete venire a chi vi ama, dai vostri terrori.

Popolo della Sapienza[157].

19Io sono che vinco. Io sono che so. E di vedervi correre qua e là come pecore spaurite seguendo i consigli più stolti, ubbidendo a chi è, oltre che stolto, malvagio, mi è grande pena. Vorrei morire una seconda volta pur di aprirvi gli occhi dell’anima e fare di voi quel popolo santo, grande e glorioso, che Dio si era prefisso di fare quando creò il Genitore primo. Vorrei crearvi una seconda volta pur di[158] non vedervi così disformi dal[159] mio Pensiero. Ma ciò che è, è.

20Parlo a tutti. Sarò udito da pochi. Compreso da meno ancora. La Sapienza non è amata più e non è più compresa. Ma ai suoi fedeli la Sapienza darà sempre forza e luce sulla terra, salvezza e gaudio oltre la terra. Darà Sé stessa, e l’uomo che l’ha servita e meritata sarà fra i cento quarantaquattromila di cui parla Giovanni[160], e sarà sua la Gerusalemme santa in cui è il trono della Sapienza che si immolò per portare Sé agli uomini di buona volontà.»

207. “Ora e nell’ora
della morte”
[161].

Il Male nel senso soprannaturale.

Dice Gesù:

1«“Ora e nell’ora della morte”. È l’invocazione che fa riscontro al “Liberaci dal male”. Voi non vi riflettete, ma è così. Vi ho dato una Madre oltre che un Padre e, se chiedete al Padre d’essere liberati dal Male, non direte alla Madre di tenere lontana da voi la morte che è male?

2Ma pensate con mente elevata in Dio e chiedete con intelligenza di figli di Dio. Non vi dovete tanto preoccupare del male e della morte nel senso umano della parola, quanto del Male e della Morte nel senso soprannaturale, il più vero, perché la vostra attuale è veste che si posa, la vostra attuale è dimora che si lascia, ma oltre questo giorno vi attende un futuro in cui diverrete possessori di ciò che è vera vostra parte.

La morte dello spirito.

3E guai a voi se per vostra volontà perversa scegliete per voi la parte maledetta. La morte dello spirito non viene una volta sola al cospetto della vostra anima. Essa vi si aggira intorno per tutta la vostra giornata terrena, perché il datore della Morte non lascia un minuto di insidiare la sua preda. Non sempre è in voi quella vigilanza e quella fortezza che rende inutili le astuzie del Nemico. La vostra debolezza vi porta a torpori, i vostri appetiti carnali a desideri di cibo, nei quali trovate la morte.

La Madre che prega per noi.

4Ma avete una Madre in cielo, una Madre che vede su voi il Sangue del suo Figlio e che per quel Sangue vi ama come suoi stessi figli. Una Madre che è potente presso Dio per la sua triplice condizione di Figlia, Sposa e Madre di Dio.

5“Ora”: preghi Maria per il vostro presente di uomini, insidiato da tanti pericoli. “E nell’ora della morte”: preghi per voi nell’attimo decisivo della vita. “E nell’ora della Morte”: ossia quando il vostro spirito colpito dal Male può perire.

La vincitrice di Satana.

6Maria è la Vincitrice di Satana. La Morte vera, quella dello spirito, non verrà in coloro che sanno pregare la Madre per l’ora della vita, per l’ora della terra, per l’ora della tentazione e per l’ora della Morte.

7Come bambini sotto il velo della mamma, la preghiera di Maria vi fa scudo contro l’ardore del senso e del demonio, vi fa crescere in Cristo ed entrare nel suo Regno. E se Cristo può far risorgere i morti alla Grazia, Maria, realmente amata, impedisce che la Morte vi separi dal suo Figlio.»

208. Fornicazione con Satana[162].

Non c’è pace quando si fornica con Satana.

Dice Gesù:

1«“Che pace? Le fornicazioni di Gezabele tua madre e i suoi numerosi malefici esistono ancora”[163]  

2Lo avevo detto[164] che per ottenere vera pace, e non sosta nella guerra, occorreva levare da voi ciò che è fornicazione con Satana. L’ho detto per bocca dei miei santi e l’ho fatto dire dalla Madre mia. Sono decenni che Io ripeto questo e sono decenni che voi insistete in quello. Ve l’ho detto con pressante parola in questi ultimi tempi. Ma voi non avete mutato. Anzi sempre più avete fatto della fornicazione con Satana la vostra forma di vita.

Non c’è pace quando si prega in stato di peccato.

3Tutto avete anteposto a Dio. E questo Dio che invocate nell’ora della paura è per voi un Ente così lontano, sconosciuto, che se foste coerenti non dovreste neppur più invocare o bestemmiare, tanto da Lui vi siete allontanati. Già anche le vostre invocazioni sono bestemmie, perché lo chiamate con labbra sporche di sozzura, perché lo invocate mentre siete ancora uni con Satana, perché osate mescolare il suo Nome santo ai vostri piani di delitto.

Non c’è pace quando la volontà non è buona.

4Pace è stata promessa agli uomini di buona volontà[165].. Cristo è venuto a portare la Pace. Ma se voi cacciate il Cristo e se la vostra volontà non è buona, come potete avere la pace? Avete delle soste. Ma esse altro non saranno che pause fra l’una e l’altra carneficina, per dare tempo ai vostri spiriti venduti a Satana di apprendere da esso nuove dottrine di morte e nuovi strumenti di distruzione.

L’Inferno partorirà l’Anticristo.

5Morte alle anime e morte alle carni. Distruzioni di spiriti e distruzioni di cose. La vostra crescita in Satana è impressionante. Fra poco avrete raggiunto l’età piena in cui nulla esso più avrà da insegnarvi, e allora l’Inferno potrà partorire suo figlio: l’Anticristo, perché i tempi saranno maturi e gli uomini avranno meritato di conoscere l’orrore che precede la fine.»

209. Le categorie del razionalismo[166].

Memoria labile.

Dice Gesù:

1«Anche se si farà l’osservazione che Io mi ripeto, non mi smuovo dal mio proposito. Anche i peccati degli uomini si ripetono, nonostante tutti gli avvisi, con una monotonia sconfortante. Al suono della loro voce di colpa Io contrappongo la mia Voce di giustizia, acciò non sia detto che non ho parlato e mi si faccia accusa di averli lasciati nell’errore.

2La mia Voce dice da 20 secoli le stesse cose e tale accusa non dovrebbe avere luogo. Ma l’uomo, a cui fa comodo dimenticare ciò che è condanna per le sue malefatte, dice sempre che non sapeva questo o quello. È una scusa che lo disonora e lo avvi­lisce perché è menzognera e perché, per quanto bugiarda, è ac­cusa alla sua intelligenza di essere imperfetta ed alla sua me­moria lesionata.              

3Come non ricordare gli insegnamenti ripetuti e ripetuti? Vi mettete al disotto dei bruti che imparano ciò che l’uomo insegna loro. Voi, tanto superbi, non riflettete che questo è un grande scorno per la vostra superbia?

La parabola del seminatore.

4Maria, scrivi una volta di più[167] la spiegazione della parabola del seminatore[168].. Te la detterò per una speciale categoria di persone, il cui errore mi rattrista. Errore di imprudenza in taluni, errore di superbia in altri, errore di ribellione in altri ancora e di scandalo nell’altra categoria.

5Dice la parabola che una parte del seme cadde sulla via e fu beccata dagli uccelli. La seconda parte cadde sulla pietra e mise radiche, ma subito seccò per mancanza di umori. La terza cadde fra i rovi e morì soffocata. La quarta, caduta in buon terreno, fruttò in misura diversa.

6La Parola di Dio è seme di vita eterna. Ma la Parola è molto insidiata e da molte cose.  Lascio queste molte cose e parlo unicamente di una cosa, direi micidiale quanto, forse più, del peccato stesso. E non si scandalizzi nessuno spirito pusillo se dico che è forse più micidiale del peccato. È verità.

Il razionalismo[169].

7Il peccatore la cui mente non è corrosa dall’acido del razionalismo, ha novanta probabilità di saper accogliere la Parola e ritrovare la Vita. Il razionalista ha solo dieci probabilità, e anche meno, di conservarsi capace di salvezza attraverso la Parola.

8Peggio della gramigna è il razionalismo. Quando si vedrà la sua opera, nel momento in cui tutto della terra e degli uomini sarà cognito, si vedrà che questa eresia è stata la più perniciosa perché la più sottile e la più penetrante. È come un gas. Lo assorbite e vi uccide, ma non lo vedete, talora neppure ne sentite l’odore, oppure, esso odore essendo gradevole, viene da voi aspirato con piacere. Ugualmente è il razionalismo.

Le eresie.

9Le grandi eresie hanno avuto in sé due cose buone: prima di tutto furono originate da una fede. Errata quanto vi pare, degna di condanna quanto vi pare. Ma sempre una fede. Hanno perciò avuto i loro martiri, le loro lacrime, le loro lotte per affermarsi, e degli animi retti le hanno nei secoli abbellite di luci di santità che non hanno a loro svantaggio che di essere fiorite su un albero malvagio non innestato a Cristo. La seconda cosa buona delle eresie è il grande rumore prodotto da esse, per cui chi non vi voleva appartenere sapeva come fare per non appartenervi. Le stesse lotte con la Chiesa e con gli Stati erano una segnalazione per i cattolici, costituivano un confine oltre il quale uno non andava che scientemente.

10Nel razionalismo ciò manca ed esso penetra inavvertito anche là dove si crede non possa entrare. Entra per mille forami, come un serpe. Si veste di vesti lecite, anzi ammirevoli, e agisce sotto di esse ma contro ad esse. È un virus. Quando uno se ne accorge lo ha già diffuso nel sangue e difficilmente se ne libera.

11La reazione del peccato è violenta sotto il raggio della mia Misericordia. Ma quella del razionalismo è nulla. Come uno specchio ustorio, esso rende la via impraticabile alla grazia e la respinge. Anzi se ne fa un ardore nocivo per finire di darsi la propria condanna.

12Il razionalista fa servire le cose di Dio al suo fine. Non sé stesso al fine di Dio. Piega, spiega, usa la Parola al lume, povero lume, della sua mente turbata e, come un pazzo che non conosce più il valore delle cose e delle parole, dà ad esse significati quali solo possono uscire da uno che l’opera astutissima di Satana ha sterilito.

I razionalisti atei.

 13Vi sono razionalisti e razionalisti.

14Inizierò dai più grandi. I “superuomini”. I negatori di Dio. Vogliono spiegare la creazione, il miracolo, la divinità, secondo i loro concetti pieni di orgoglio umano.

15 Dove è orgoglio non è Dio. Siatene certi. Dove è superbia non è Fede. Là vi è Satana, e Satana è il più abile giocoliere per sedurre l’uomo e fargli apparire oro schietto la foglia di stagnola raccattata nel fango.

16Questi negatori di Dio, che credono avvilirsi accettando umilmente ciò che per sola loro capacità mentale non sanno spiegare, ed hanno ucciso in sé la capacità di amare, sono i giganti del razionalismo.

17Non faccio una conferenza agli uomini e perciò non cito nomi. I nomi li potete mettere da voi. Per Me sono astri morti, precipitati in briciole nel fango. Non hanno più nome o ne hanno uno solo che sarà inciso a fuoco nel Giorno della Giustizia sulla loro fronte proterva e sul loro cuore più arido di selce.

18Passano la vita devastando. Sono peggio di una valanga e di un uragano, peggio di una demenza, peggio di una febbre. Dove giungono uccidono.

19In questi la Parola non scende affatto. Troppe cose stanno su di loro a fare da ostacolo alla Parola. Sono una delle categorie dei “Morti dello spirito”. Ribelli e scandalosi.

Gli umanamente colti.

20La seconda categoria sono gli umanamente colti. Questi non negano Dio. Ma sulla semplicità divina, che si è fatta tale perché anche i più umili la possano capire alla luce dell’amore, mettono tutta una boscaglia di erudizione umana. Se ne vestono come pavoni orgogliosi della loro coda dai cento occhi, e come pavoni sono belli solo all’aspetto: non sanno camminare, non sanno cantare nella via e nelle lodi del Signore.

21Manca ad essi l’amore che è nervo all’ala per volare verso Iddio e che è corda alla cetra per benedire Iddio. La Parola scende su loro e mette radice. Ma poi muore perché essi la infrondano e soffocano sotto le foglie inutili delle loro cognizioni umane.

22Sai come sentono la Parola? Come uno che oda un altro parlare in altro idioma a lui sconosciuto. Ode la voce e vede il moto delle labbra, ma non capisce niente. Assomigliano anche a uno che, duro d’orecchi, urli mentre l’altro parla piano. Finisce che il frastuono delle sue parole copre la voce dell’altro. Per troppa erudizione fanno la Babele in sé. Per troppo sapere non accettano le luci, così semplici e pure, che Dio ha messo perché l’uomo veda la via che lo porta al Padre. E fanno Babele e tenebre anche agli altri.

Gli adoratori degli idoli umani[170].

23Terza categoria, coloro che hanno selciato con le pietre dell’altrui razionalismo il proprio cuore per renderlo meno ignorante. Sono gli adoratori degli idoli umani.  Non sanno adorare Dio con tutti loro stessi, ma sanno rimanere estatici davanti ad un povero uomo che si atteggia a superuomo. Chiudono con la diffidenza la porta al Verbo divino, ma accettano le spiegazioni di un simile a loro che abbia fama di dotto.

24Basterebbe che chiedessero umilmente alla Grazia di illuminarli ed istruirli sul valore di quelle note, e la Grazia farebbe loro vedere come quelle spiegazioni, quelle dottrine, si reggono su puntelli corrosi alla base da tarli e da muffe, e come quelle voci sono stonate e dissidenti da quelle di Dio.

25Vogliono esser colti e superuomini, e prendono il primo cibo che vedono. E gli idoli hanno veste pomposa e promettono deità a tutti. È la voce del Serpente: “Mangiate di questo frutto e sarete simili a Dio”[171]. E essi nella loro ignoranza mangiano.

26Uno è il frutto che vi fa dèi, o uomini. Quello che pende dalla mia Croce.

27Uno è colui che dice alle vostre menti: “Èffeta”[172]. Il Cristo.

28Uno è ciò che feconda il mistico suolo del vostro cuore perché il seme vi nasca. Il mio Sangue.

29Uno è il sole che scalda e fa crescere in voi la spiga di vita eterna. L’Amore.

30Una è la scienza che come vomere apre e dissoda la vostra gleba e la rende atta a ricevere il seme. La Scienza mia.

31Uno è il Maestro: Io, il Cristo. Venite a Me se volete esser istruiti nella Verità.

Gli imprudenti[173].

32Quarta categoria è quella degli imprudenti. Sono vie aperte su cui tutto passa. Non si circondano di una santa difesa di fede e di fedeltà al loro Dio. Accolgono la Parola con molta gioia, si aprono a riceverla, ma si aprono anche a ricevere qualsiasi dottrina con lo specioso pretesto che bisogna essere condiscendenti.

33Sì. Tanto condiscendenti verso i fratelli. Non sprezzare nessuno. Ma severi per le cose di Dio. Pregare per i fratelli, istruire i fratelli, perdonare ai fratelli, difenderli contro loro stessi con un vero amore soprannaturale. Ma non rendersi complici dei loro errori. Rimanere granito contro lo sgretolamento delle dottrine umane. Nulla passa senza lasciare una traccia. Ed è imprudenza grande porre una punta contro il cuore. Potrebbe levarvi la vita o segnarvi ferite che a fatica guariscono e sempre lasciano una cicatrice.

Beati quelli che sono unicamente terreno di Dio[174].

34Beati quelli che sono unicamente terreno di Dio e tali restano con vigilanza assidua. Beati quelli che, morbidi come zolla testé smossa, non hanno pietre per i fratelli né sassi per la Parola.

35L’amore li fa anime adoranti la Parola e anime pietose verso gli sviati lungi dalla Parola. Ma l’amore è la loro più bella difesa e nessuna opera di male può ledere il loro spirito in cui cresce come spiga opulenta la Parola della Vita. Tanto più vi cresce, dando frutto dove di trenta, dove di cinquanta, dove di cento, quanto più in essi l’amore è vasto.

35°6 chi lo possiede in modo assoluto, la Parola diviene loro stessa parola, poiché essi più non sono, ma sono uni con Dio loro amore.»

210. Popolo corrotto[175].

Un dono che ferisce (corredenzione).

Dice Gesù:

1«Piccolo Cristo che sei caduta sotto la croce, rialzati e prendi la croce e cammina spargendo lacrime e spargendo sangue.

2Non sempre si cade per colpa. Le vittime cadono per il dolore delle colpe altrui e per la cognizione del frutto di quel dolore. E sono le cadute più sante, le cadute simili alle mie, perché sono cadute di carità.

3Maria, le vittime appoggiano sulle loro gracili spalle due croci. Quella del loro Gesù che vogliono portare esse e quella che sarebbe a punizione dei fratelli. Alle vittime, alle quali è svelato il futuro, appare come un mare l’oceano di dolore causato dalle colpe degli uomini e, nonostante il velo del pianto, è a loro svelato tutto il pianto futuro.

4Non giova chiudersi gli occhi, Maria. È la mente che vede perché, unita alla mia, ha della mia le percezioni mirabili. È un dono. Ma è come il dono che mi fecero le soldatesche di Pilato per incoronarmi re: è un dono che ferisce. Sono spine. Qui sono spine. Ma sii ad esse fedele. Al di là saranno rose.

5Vedi oltre il pianto, oltre le tenebre, oltre l’oceano del dolore umano, la cui onda ti copre e ti intride ‑ perché il posto della vittima è simile al frangi‑onde di un porto e riceve su di sé la furia delle tempeste del largo e la spezza facendosi spezzare ‑ vedi, oltre l’orrore che il mondo si crea, la terra di pace, l’amore di gioia, la vita di estasi che ti aspetta.

6Oltre questo tormento è il tuo Gesù che ti attende. Oltre queste vampe è la frescura dei giardini eterni. Là non avrai più sete, più fame, più stanchezza e dolore. Io ti sarò fontana e cibo, Io ti sarò riposo e gioia. Riposerai su di Me sentendoti dire che ti amo e potendomi dire che mi ami. Oltre questa povera vita è il vero amore. Per ora è la croce. Ancora un poco e verrò. Ora scrivi per i sordi dello spirito.

Corruzione del popolo[176].

7Dice Isaia: “Dove devo percuotervi ancora se aggiungete altre prevaricazioni?” E aggiunge la descrizione di un corpo straziato, che hanno applicata a Me nell’ora della Passione.

8Ma non sono Io, siete voi i così ridotti dal vostro peccare. E se Io ero tutto piaghe e lividure, lo ero solamente perché in quel momento ero quale voi siete ora, giunti alla maestria nel peccare.

9Le opere della vostra mente (il capo) sono opere malate. Ben difficilmente il vostro pensiero è retto. Corrotti e mangiati dalla triplice concupiscenza, non potete che generare pensieri malati.  Le vostre azioni e le vostre opere portano il segno delle vostre malattie mentali spirituali. I vostri sentimenti sgorganti da un cuore malato quanto la mente, sono ancor più arsi da libidine[177] e superbia. Chiamarli sentimenti è improprio: sono meno ancora di sensi, credetelo o uomini affamati di sensualismo e di egoismo. Il vostro motore non è più l’amore. È l’interesse, la soddisfazione, l’orgoglio. Profanatori di voi stessi, asservite le membra e gli organi ai vostri desideri malati.

Morte dello spirito[178].

10Dove è lo spirito vostro? Nel carnaio dove imputridiscono le cose che muoiono. Quanto spazio per il vostro spirito vi ho dato! E voi il vostro spirito lo depravate a volere la galera e lo pervertite a opere da galera, e con esso tutto voi. L’un l’altro vi rovinate e non vi è balsamo per le vostre piaghe, perché coloro che quel balsamo vi darebbero sono da voi conculcati e uccisi.

“Falsi cristiani, mi fate ribrezzo” [179].

11Venite a Me qualche volta ancora. E perché ci venite? Per farmi complice delle vostre azioni assassine?  Dio non si presta ad uccidere. Venite per paura d’essere uccisi? E allora perché uccidete? Non giova presentarmi offerte quando oltre la mensa monda Io vedo grondare sangue dalle vostre mani, marciume dai vostri cuori, e sopra il mormorio bugiardo delle preci odo sibilare i pensieri malvagi che pullulano nelle vostre menti.

12Falsi cristiani, mi fate ribrezzo. Vicini al mio altare mi sembrate dei Giuda. Non è vendendo i fratelli, non è rubando, non è uccidendo, non è mentendo, non è fornicando, non è corrompendo che si può dire di essere miei fedeli.

Condizione per essere buoni cristiani [180].

13Io ve l’ho detto con le mie estreme parole di Maestro ‑ e, anche fra voi, quando uno è in agonia non mente mai ‑ che cosa si deve fare per essere miei amici ed avere presso di sé il Padre mio e vostro. Vi ho detto d’esser puri, buoni, caritatevoli, ubbidienti, vi ho detto di credere alla mia Parola e seguire i miei ammaestramenti, vi ho detto di rimanere uniti a Me per non morire.

“Io torco lo sguardo da voi”[181].

14Avete voi fatto questo? No. E ne morite. Io torco lo sguardo da voi perché siete per Me altrettanti discepoli traditori. E se è vero che avrei voluto redimere anche l’Iscariota, perché sono il Tutto Amore, non è meno vero che, quando me lo sono visto vicino alla Mensa e vicino nell’Orto dopo avere già conchiuso l’infame mercato, tutto in Me si è sollevato di ribrezzo.

“Purificherò nel crogiuolo le tue scorie”[182].

15Non vi chiudo le porte della Vita e della Pace. Ma nel regno della Vita e della Pace non devono circolare esseri impuri. Tuffatevi nelle cisterne benedette in cui la porpora del mio Sangue vi renda candide le macchiate stole. Tuffatevi nelle fiamme dell’Amore sacrificando i vostri sconci amori ad un amore che vi renda degni della vostra origine e della vostra mèta. Io mi sono distrutto per fare di Me fuoco di purificazione per i peccati degli uomini.

16Vogliate non peccare. Vogliatelo solo. Il resto lo farò Io che vi amo divinamente. Ditevelo: “Non vogliamo peccare”. E cercate di non farlo. Come malati da tremenda malattia, ormai superata, giorno per giorno vedrete cadere la febbre del male e aumentare le forze della salute. Vi tornerà il gusto a ciò che è buono e giovevole. La serenità, che ora invano cercate attraverso i vostri divertimenti osceni e le vostre occupazioni spietate di egoismo, rifluirà in voi attraverso la giustizia e la compassione da voi nuovamente esercitate. L’esser buoni, o figli, rifà l’anima simile a quella del bimbo: fiduciosa, ilare, leggera, in pace.

17Il regno dei Cieli, Io l’ho detto, è di chi si fa simile ai bimbi. Ma avrete un anticipo di quel regno beato anche sulla terra se verrete al Padre con l’anima tornata innocente, poiché Dio ama i pargoli, e davanti ad un’anima che sa farsi pargola per amor suo e torna pura, onesta, amorosa, fedele, apre le dighe della Misericordia facendone fluire torrenti di grazie.

18Il mondo che muore ha bisogno di questo lavacro di Misericordia per detergere tutte le sozzure e tutto il sangue e ricoprirsi di beni per i bisogni degli uomini.

19Non è la ferocia che dà pane e ricchezza. Credetelo. Manca alla ferocia la benedizione divina, e dove essa manca anche se seminate grano nasce cicuta e se allevate agnelli vi si mutano in iene.

20No, figli. Tornate al Signore e Dio ripeterà per voi, tornati alla dimora, il miracolo della manna antica. Nulla è impossibile a Dio e nulla è impossibile all’uomo che vive in Dio.

211. Chiesa messianico[183].

Il trionfo del Vangelo e della Croce[184].

Dice Gesù:

1«Spingiamo insieme lo sguardo nei tempi che, come placida alba successa a notte di bufera, precederanno il Giorno del Signore. Tu non vi sarai più. Ma dal luogo del tuo riposo ne gioirai, perché vedrai prossimo a finire il combattimento dell’uomo e già il dolore affievolirsi per dare ai viventi tempo di ritemprarsi per l’ultima breve convulsione della Terra, prima di udire il comando che la aduna in tutti i suoi viventi e in tutti i suoi avuti, dal tempo di Adamo in poi.

2Già te l’ho detto[185]. La mia Chiesa avrà il suo giorno di osanna prima dell’estrema passione. Poi verrà l’eterno trionfo.

3I cattolici – e tutto l’Orbe conoscerà allora la Chiesa Romana, perché il Vangelo risuonerà dai poli all’equatore e da un lato all’altro del globo, come una fascia d’amore, andrà la Parola ‑ i cattolici, usciti da lotta ferocissima di cui questa è unicamente il preludio, sazi di uccidersi e di seguire brutali dominatori, dalla sete di uccidere insaziabile e dalla violenza insuperabile, si volgeranno verso la Croce trionfante, ritrovata dopo tanto loro accecamento. Sopra tanto fragore di stragi e tanto sangue udranno la Voce che ama e perdona e vedranno la Luce, candida più del giglio, che scende dai Cieli per istruirli ai Cieli.

La Roma dei grandi Pontefici [186].

4Come una marcia di milioni e milioni di tribù, gli uomini andranno col loro spirito verso Cristo e porranno la loro fiducia nell’unico ente della Terra in cui non è sete di sopraffazioni e voglia di vendetta.

5Sarà Roma che parlerà. Ma non la Roma più o meno grande e durevolmente grande che possono ottenere dei capi‑popolo. Sarà la Roma di Cristo. Quella che ha vinto i Cesari, li ha vinti senza armi e senza lotte, con un’unica forza: l’amore; con un’unica arma: la Croce; con un’unica oratoria: la preghiera. Sarà la Roma dei grandi Pontefici che in un mondo, oscurato dalle invasioni barbariche e inebetito dalle distruzioni, ha saputo conservare la civiltà e spanderla fra gli incivili. Sarà la Roma che ha tenuto testa ai prepotenti e per bocca dei suoi santi Vegliardi ha saputo prendere la parte dei deboli e mettere l’aculeo di una spirituale punizione anche in quelli che in apparenza erano refrattari a qualsiasi rimorso.

6Non potete fra voi, o popoli diversi, giungere a durevole accordo. Avete tutti le stesse aspirazioni e gli stessi bisogni, e come piatto di bilancia il peso della buona parte dell’uno va a detrimento dell’altro. Vivete per avere sempre la parte maggiore e vi uccidete per questo. È un’alterna vicenda che si fa sempre più grave.

La pace perpetua[187].

7Ascoltate la voce di chi non ha sete di dominio e vuole regnare, in nome del suo Re Santissimo, unicamente sugli spiriti. Verrà quel giorno in cui, disillusi degli uomini, vi volgerete a Colui che è già più spirito che uomo e dell’umanità conserva quel tanto necessario a farvi persuasi della sua presenza. Verrà dalla sua bocca, che Io ispiro, la parola simile a quella che Io vi direi, Io, Principe della Pace. Vi insegnerà la perla preziosissima del perdono reciproco e vi persuaderà che non vi è più bell’arma del vomere e della falce che ferisce le glebe per renderle opime e che taglia le erbe per farle più belle. Vi insegnerà che la fatica più santa è quella che si compie per procurare un pane, una veste, una casa ai fratelli, e che solo amandosi da fratelli non vi è più conoscenza di veleno d’odio e di torture di guerre.

Novello Esodo verso la nuova Terra[188]

8Figli, iniziate la marcia verso la Luce del Signore. Non andate oltre brancolando fra le tenebre cieche. I miei prediletti alla testa, vincendo ogni umano timore poiché Io sono con voi, o più cari al mio Cuore, gli altri trascinati dall’esempio dei miei santi, iniziate questo novello Esodo verso la nuova Terra che Io vi prometto e che sarà la vostra stessa Terra, ma mutata dall’amore cristiano.

Vivete nel mondo ma isolati dal mondo[189].

9Separatevi da coloro che sono degli idolatri di Satana, del mondo e della carne. Senza sprezzo separatevene. Lo sprezzo non giova. Rovina senza giovare. Ma separatevene per non essere contagiati da loro. Amateli di un amore di redentori, mettendo fra voi e loro la vostra fede nel Cristo come un baluardo. Non siete abbastanza forti per potere vivere in mezzo ad essi senza pericolo. Troppi secoli di decadimento spirituale sempre più forte vi hanno indeboliti. Imitate i primi cristiani. Sappiate vivere nel mondo ma isolati dal mondo in forza del vostro amore per Dio.

L’uomo nella cui narice è l’alito di Stana [190].

10E non piegatevi mai a credere un superuomo il misero uomo che non differisce dai bruti perché come essi ha tutta la sua parte migliore nell’istinto: unica cosa che non faccia di lui peggio di un bruto. Il Profeta dice: “Lasciate dunque l’uomo che ha lo spirito nelle narici[191]”. Voglio che interpretiate[192] in questo senso la frase. L’animale privo di respiro altro non è che spoglia immonda. L’unica sua vita è nel respiro. Chiuse le narici a questo soffio, cessa di esistere e diviene una carogna.

11Vi sono molti uomini che non sono superiori ad esso, non avendo altra vita fuorché quella animale che dura per quanto dura in loro il respiro. Lo spirito è morto, lo spirito fatto per i Cieli. Giusto è dunque dire che vi sono uomini che hanno per spirito il respiro delle loro narici e dai quali è meglio stare spiritualmente lontani, perché l’alito di Satana, e della bestialità che esce da loro, non intacchi la vostra umanità e la renda simile alla loro.

12Pregate per essi, o voi benedetti. Ciò è carità. E poi basta. Le parole non entrano nei chiusi alla Parola. E non lo crediate eccelso colui che fuma e soffia la sua prepotenza e la sua superbia dalle narici come belva furente. Eccelso è solo colui che ha vivo lo spirito ed è perciò figlio di Dio. Gli altri sono povere cose la cui elevazione fittizia è destinata a gran crollo e la cui memoria non sopravvive altro che come memoria di scandalo ed orrore.»

212. Regno messianici
e epoca satanica
[193].

Il Regno dei viventi nello spirito[194].

Dice Gesù:

1«Quando verrà il tempo del mio Regno pacifico ‑ e verrà perché l’ho promesso ed Io non manco alle mie promesse ‑ i buoni sulla terra verranno tutti a Me. Sarà il periodo di cui ti ho parlato[195], il periodo in cui lo spirito avrà raggiunto quell’evoluzione per la quale spontaneamente vi separerete in due parti. Quelli viventi fuori dello spirito giaceranno nelle loro tenebre in attesa di esser milizia per il Principe del Male. I viventi nello spirito verranno al seguito del Figlio santo di Dio, del Germe del Signore, amato e benedetto dagli uomini in grazia che comprenderanno allora ciò che ora è compreso da pochi eletti e conosceranno quale sia la mia gloria e quale la loro di figli di Dio.

Il Regno è dei santi[196].

2Radunerò i miei santi, poiché è santo chi mi ama e segue ubbidiente e fedele. Li radunerò dai quattro angoli della Terra. E per il loro amore perdonerò le iniquità degli uomini. La bontà dei santi spegnerà il rigore della Giustizia, e l’amore mio e dei santi monderà col suo fuoco la Terra. Come un grande altare sarà la Terra pacificata con sé stessa e con Dio, e su questo altare il Maestro istruirà nella conoscenza esatta della Verità gli uomini, perché i buoni non vacillino quando Satana, furente di vedere adorato dalla umanità il Cristo, si scatenerà per l’ultima battaglia.

Epoca satanica[197].

3Lotta di spirito contro spirito. Satana contrapporrà al mio Regno spirituale e alla mia istruzione la sua satanica guerra agli spiriti per traviarne i più che può, i più deboli, e dalle sue riserve, dalle sue fortezze, dove sono i rimasti fedeli alla Bestia anche dopo la sconfitta della Bestia e del suo ministro, trarrà gli agenti di seduzione per rovinare un’ultima volta l’opera di Dio, la cui rovina iniziò ai piedi dell’albero del Bene a del Male.

4L’epoca satanica sarà tre volte più feroce dell’epoca anticristiana. Ma sarà breve perché pei viventi in quell’ora pregherà tutta la Chiesa trionfante fra le luci del Cielo, pregherà la Chiesa purgante fra le fiamme purgative dell’amore, pregherà la Chiesa militante col sangue degli ultimi martiri.

La Vigna del tempo messianico.[198].

5Salvi saranno coloro che, mentre le tenebre e l’ardore, le tempeste e le folgori di Satana sconvolgeranno il mondo, sapranno stare all’ombra del tabernacolo da dove scaturisce ogni forza, perché Io sono la Forza dei viventi e chi si ciba di Me con fede ed amore diviene uno con la mia Forza. E saranno pochi questi salvi, perché dopo secoli e secoli di amore mio per l’uomo, l’uomo non[199] ha imparato ad amare.

6Ma nessuno potrà accusarmi se si perde[200]. E che potevo fare di più per voi, o figli di Dio che avete preferito andare errando lontano dalla casa del Padre e talora vendere la vostra progenitura divina al Nemico di Dio? Non dite che Io, potente, potevo impedire che il Male vi insidiasse e potevo farvi buoni di autorità mia. Allora sareste stati meno meritevoli dello stelo d’erba che il piede calpesta senza sentirlo, perché l’erba nasce dal seme ubbidendo al decreto di Dio. Nasce e cresce da sé sola. E non ha la benché minima parte di cure dall’Altissimo di quelle che voi avete. Sole e rugiade ha lo stelo da Dio e una zolla di terra. Voi avete l’intelletto per condurvi, avete la Grazia per illuminarvi, la Legge per regolarvi, Me per Maestro, il mio Sangue per salvezza.

Castighi che verranno sulla Vigna infedele[201].

7Vi ho dato tutto e voi mi avete dato così poco, sempre più poco! Con pazienza di Dio vi ho curato e voi mi vi siete sempre rivoltati contro. I meno colpevoli furono sempre degli accidiosi. Avete sempre temuto di fare troppo per il vostro Dio che ha fatto tutto per voi.

8Ecco perché vi vengono i castighi. Essi sono ancora richiamo d’amore per farvi convinti che un Dio c’è, e che gli altri dèi che servite con quella fedeltà che a Me negate non possono darvi altro che bugiarde promesse e sicuro male. Di castigo in castigo, aumentato a misura che voi aumentate idolatria e fornicazione, giungo ai grandi castighi, e questo è uno di essi per cui non più un filare della mia vigna, ma tutta la vigna è aperta e invasa, devastata e sconvolta da colui che servite e che Io lascio vi persuada dei suoi doni di morte.

9Per questo vi dico: “Venite a Dio, chiamate Dio con verità di pensiero e di cuore, e Dio si affaccerà all’orizzonte insanguinato e Satana torturatore fuggirà lasciandovi liberi”.

Invettiva contro i corrotti nella Vigna del Signore[202].

10Ma voi Dio non lo chiamate. Vi basta di pensare a fare del male comune un bene singolo: aumentare le vostre ricchezze, carpire poteri sempre più alti, godere e godere. Di chi soffre – i migliori ‑ non ve ne curate.  Di Dio meno ancora. Anzi vi alzate a sfida, osando chiamarlo, o bestemmiatori, a convalida dei vostri atti e pensieri satanici. Lo sfidate a mostrarsi poiché vi dite: “Dio non c’è. Dio siamo noi”. Sulla vostra lingua maledetta e sulla vostra anima venduta già Satana accumula le braci infernali ed Io le accendo col mio furore.

Guai ai serpenti in vesti d’uomo[203].

11Vi maledico da ora, serpenti in veste d’uomo, e se le scomuniche dei miei santi e le esecrazioni dei miei buoni voi le tenete come piuma di passero che se cade addosso non fa male ‑ poiché siete possessori di un cuore di granito ‑ la mia maledizione penetrerà a darvi tormento perché Io sono quello che apro le valli, scoscendo i monti, separo i mari, scuoto la terra col volere del mio pensiero, e posso penetrare nella selce del vostro cuore e sbriciolarla come fosse fragile bolla di vetro soffiato.

Guai a coloro che hanno passata la misura[204].

12Profanatori, bugiardi, iniqui, siate maledetti per tutto il male che fate, per tutte le anime che mi gettate nella disperazione della bontà di Dio, che mi corrompete coi vostri esempi e che mi rubate rovinandole in tutti i modi. Ma non temete. Come sarò giusto e pietoso per i deboli che voi con la vostra forza avete piegato al male, altrettanto sarò giusto e inesorabile con voi. Fino da questa terra. Il vostro potere, le vostre ricchezze rubate, distillate dal dolore di migliaia di uomini, vi sfumeranno fra le mani come fumo di paglia che si brucia perché troppo sporca per conservarla. Né vi sarà difesa che valga contro di voi che avete passata la misura.

Il Vicario di Cristo e il Santuario[205].

13Chi ha orecchie da intendere intenda. Non si stende la mano sporca di sangue contro il candore del Santo che parla in nome del Santo dei Santi e contro il Santuario più eletto del tempio di Gerusalemme, perché le sue fondamenta sono state battezzate, prima ancora che fossero iniziate, dal sangue dei miei eroi, e le sue pietre hanno avuto per rugiade i lavacri purpurei di infiniti martiri. In esso[206]  è il letto dove riposa, in attesa di risorgere a fianco del suo Maestro, la carne della mia Pietra eletta. Ed Io vi giuro che quel luogo è ben più santo di quanto non fosse il Tempio di Salomone, e ai profanatori di questo luogo, che è già Paradiso ‑ intendetene voi il perché ‑ accadrà ciò che accadde a tutti coloro che sfidarono la gloria del Signore.»

213. Le gemme della corona sacerdotale[207].

Le labbra e il cuore del Sacerdote[208]

Dice Gesù:

1«Per meritare di trasmettere la Parola di Dio occorre avere labbra e cuore mondi[209]. Cuore mondo, poiché è dal cuore che escono i moti che muovono pensiero e carne.

2Guai a coloro che non tengono puri se stessi ed osano parlare in mio Nome con anima di peccato. Non sono costoro miei discepoli e miei apostoli. Sono miei predatori. Perché mi depredano delle anime per darle a Satana.

3Le anime, sia quelle che seguono il sacerdote con rispetto e fede, sia quelle che diffidenti lo osservano, sono soggette a riflettere, poiché hanno una ragione, sulla condotta del sacerdote. E se vedono che colui che dice: “Sii paziente, sii onesto, sii casto, sii buono, sii caritatevole, sii longanime, perdona, aiuta” è all’opposto preso dall’ira, dalla durezza, dal senso, dal risentimento, dall’egoismo, si scandalizzano e, se pur non si allontanano dalla chiesa, sempre risentono in sé un urto. Sono come colpi di[210] ariete che voi ‑ sacerdoti non vittime del vostro sublime ministero, che vi fa i continuatori dei Dodici fra le turbe che a venti secoli di distanza hanno sempre da essere evangelizzate, perché Satana distrugge continuamente l’opera del Cristo e sta a voi riparare le ingiurie di Satana ‑ sono colpi di ariete che voi date all’edificio della Fede nei cuori. Se anche non crollano, si lesionano, e basta poi una spallata di Satana per farli cadere.

Gli emuli di Giuda.

4Troppi sono fra voi che imitano il dodicesimo apostolo e per bassi interessi umani vendono le parti di Me‑ le anime che bagnate del mio Sangue vi ho affidate ‑ al Nemico di Dio e dell’uomo. Lo stato attuale, per almeno cinquanta parti ‑ e sono molto indulgente ‑ dipende da voi, sale divenuto insipido, fuoco che più non riscalda, luce che fuma e non splende, pane divenuto amaro e conforto divenuto tormento, perché alle anime che, già ferite, vengono a voi per appoggio, presentate un insieme irto di spini: durezza, anticarità, indifferenza, rigorismo date alle anime che vengono a voi per sentire una parola di padre in cui sia l’eco della dolcezza, del perdono, della misericordia mia.

5Povere anime! Tuonate contro di loro. E perché non tuonate verso voi stessi? Vi fa gola sembrare gli emuli degli antichi sinedristi? Ma quel tempo è passato. Su di esso Io ho messo una pietra tombale perché meritava di essere sepolto perché più non nuocesse, e su di essa ho eretto il mio trono di Pietà e d’Amore dato da una Mensa e da una Croce dove un Dio si fa pane e un Dio si fa ostia per la redenzione di tutti.

Significato di essere Sacerdote di Cristo.

6Imparate da Me, Sacerdote eterno, come si è sacerdoti. Esser sacerdoti vuol dire essere angelici, vuol dire essere santi. In voi le folle dovrebbero vedere il Cristo con una evidenza totale. Ahi! che spesso mostrate loro un aspetto più simile a quello di Lucifero.

7Di quante, di quante anime Io chiederò conto ai miei sacerdoti! Vi ripeto il detto di Paolo[211]. E credete che fareste meglio a confessare apertamente che non potete più rimanere in quella via anziché vivere come vivete. Mi abiurereste voi soltanto. Rimanendo, recidete da Me tante anime. Lasciate una buona volta da parte tante frange e tante sollecitudini.

8Per la coltura tornate ai Testi e chiedete a Dio di purificarvi mente e cuore col fuoco della continenza e dell’amore per poterli capire come vanno intesi. Perché, sappiatelo, avete reso le gemme ardenti del mio Vangelo delle pietruzze opache sporche di fango, se pure non ne avete fatto dei pietroni di anatema per lapidare le povere anime, dando alle parole dell’amore un rigorismo che agghiaccia e porta a disperare.

9Siete voi che le meritate quelle pietre, perché se un gregge viene sbranato dai lupi, o precipita in un burrone, o si pasce di erbe velenose, di chi è la colpa novanta volte su cento? Del pastore accidioso o crapulone che, mentre le pecore pericolano, gozzoviglia, o dorme, o si occupa di mercati e banche.

Penitenza e carità.

10Chiedete a Dio, attraverso ad una penitenza di vita che vi lavi da tanta umanità, che un serafino vi purifichi continuamente col carbone acceso[212] preso dall’altare dall’Agnello, potrei dire: dal Cuore dell’Agnello, che arde dall’eternità per lo zelo di Dio e delle anime.

11La penitenza non uccide altro che ciò che va ucciso. Non temete per la vostra carne che dovreste amare per quel che merita: pochissimo, e che amate come cosa preziosa[213]. I miei penitenti non muoiono[214] di questo. Muoiono per la Carità che li arde. È la Carità che li consuma, non sono i cilizi e le discipline. Prova ne sia che talora giungono alle età longeve e con una integrità fisica che i solleciti protettori della carne non raggiungono. I miei santi spenti in età giovanile sono gli arsi nel rogo dell’Amore, non i distrutti dalle austerità.

12La penitenza dà luce e agilità di spirito perché doma la piovra dell’umanità che tiene confitti al fondo. La penitenza vi svelle dal basso e vi lancia in alto, incontro all’Amore.

Le gemme della corona sacerdotale.

 13Semplicità, carità, castità, umiltà, amore al dolore, sono le cinque gemme maggiori della corona sacerdotale. Distacco dalle sollecitudini, longanimità, costanza, pazienza, sono le altre gemme minori. Fanno una corona di gemme pontute che stringono in un cerchio il cuore. Ma è proprio dall’essere stretto così, rimanendone ferito, che quel cuore aumenta il suo splendore e diviene rubino vivo fra un serto di diamanti.

14Non vi dico neppure: “Abbiate il cuore[215] del mio Pietro”; vi dico: “Abbiate il cuore del mio Giovanni”. Voglio quel cuore in voi perché fu il cuore apostolico perfetto dall’alba del suo sacerdozio alla sua sera.

Farsi un cuore nuovo.

15La mente di Pietro la infondo Io ai miei Vicari, ma il cuore ve lo dovete fare da voi. E quel cuore è indispensabile in chi mi è sacerdote: dall’altissimo mio Santo che è candido d’anima e di pensiero come di veste a che è l’Ostia maggiore in  questa cruenta messa che la Terra celebra, al più piccolo mio ministro che spezza il Pane e la Parola in un paesello sperduto: una spruzzata di case che il mondo ignora di portare sulla sua superficie, ma che l’Eucarestia e la Croce fanno  augusto come una reggia, più di una reggia: lo fanno[216] simile  al  massimo, è lo stesso Cristo Figlio di Dio, e le anime che a Lui si prostrano ‑ vestite della porpora cardinalizia e di manto regale, o ricoperte di umile tonaca e di poveri panni ‑ sono per Me uguali. Io guardo allo spirito, figli. E benedico là dove è merito. Non mi lascio sedurre da ciò che è mondo, come sovente voi fate.

16Mutatevi il cuore, sacerdoti. La salvezza di questa umanità sta molto nelle vostre mani. Non fate che nel grande Giorno Io debba fulminare folte schiere di consacrati responsabili di rovine immense che dai cuori hanno dilagato sul mondo.»

214. La Missione di salvare anime[217].

La Missione è amore [218].

Dice Gesù:

1«Quando avete fatto il vostro dovere ‑ continuo a parlare a voi sacerdoti ‑ vi autorizzo a dire ciò che insegnai a dire ai miei apostoli mandati in missione per la Palestina. Però ricordatevi di non stancarvi troppo presto. Io ho ripetuto per tre anni la mia dottrina. Ero Dio. Dopo tre anni, su dodici uno mi tradì fra coloro che erano stati saturati di Me. Infiniti altri mi abbandonarono nell’ora della prova. Pretendete voi di essere più solleciti di Me? Più potenti? Più ubbiditi?

2Ricordate che se ai fratelli va perdonato settanta volte sette[219], ai figli spirituali ‑ e tutti i cattolici sono per voi dei figli: tutti senza eccezione ‑ va perdonato settanta volte settanta volte.

3Ricordatevi che per voi non esistono le differenze degli umani circa le anime.  Vi è anzi un capovolgimento dei valori. L’uomo ammira e riverisce l’onesto, il buono, il puro. Voi dovete non ammirare ma amare colui che è un infelice spirituale. Più uno è sozzo, più uno è lontano da Me, e più voi dovete esser per lui padre e luce. Nessuna ripugnanza, nessuna stanchezza, nessun abbandono, nessuna paura vi è concessa. Dovete piegarvi su tutte le miserie. Le dovete cercare per curarle. Le dovete amare per portarle all’Amore. Respinti, tornate all’assalto; derisi, aumentate la vostra carità. Servitevi delle cose umane per portare le anime alle soprannaturali.

I mezzi per portare le anime a Dio[220].

4E che vi devo Io insegnare le soavi astuzie dell’amore? Non avete mai avuto un padre, una madre, dei fratelli, coi quali le avete usate per cattivarvi un amore sempre più grande? I vostri fedeli sono per voi dei figli. Oh! un padre per farsi amare dal figlio quante cose studia!  Il figlio è ancora un infante e il padre, stanco del lavoro, pure si china sulla cuna e ripete le dolci parole per udirle poi dire dalla bocchina innocente. È un pargolo, e il padre si curva per insegnare al piccino a fare i passetti, e gli mostra i fiori e le stelle, educa la mente alle prime sensazioni, ai primi pensieri. Anche fosse un tardo, un ebete, il padre si sforza ad aprire la mente del figlio. Anche fosse un capriccioso indomabile, con mille astuzie cerca mutargli il cuore.

5E voi? Perché non avete viscere di padre per i vostri figli spirituali? Sono atei? Non importa. Sono lussuriosi? Non importa. Sono delle sentine di vizi? Non importa. Pregate e osate. Oggi, domani, e dopo domani ancora, e sempre, sempre, senza stancarvi.

6Molte volte basta saper guardare con sguardo di vero amore un’anima per conquistarla. Molte volte le anime non sono malvagie come credete. Sono disgustate, sono malate, sono vergognose. Disgustate di ciò che il mondo, e il clero fra esso, ha avuto per loro. Malate perché Satana ha sopraffatto la loro debolezza. Vergognose d’esser malate. Desiderano esser guarite, ma si vergognano di confessare le loro malattie.

7Date ad esse ciò che non hanno avuto: amore santo. Andate loro incontro. Persuadetele ad aprirsi senza vergogna. Sono fiori restii. Ma se l’amore li scalda essi si aprono.

8Oh! sante rugiade e benedetti raggi che voi sacerdoti col vostro sacrificio attirate sulle anime! Pentimenti e redenzioni che fanno di esse dei figli di Dio. Sacramenti e grazia che voi infondete e che fanno santi voi e loro. Siate benedetti per quest’opera, o servi fedeli che curate la mia messe e la mia vigna.  E benedetti anche se vi curvate sulle erbe selvagge nate fuori della mia vigna.

Tutto il mondo è terra di missione[221].

9Non occorre lasciare la patria per essere missionari, o figli. L’Europa, il mondo, è tutta terra di missione perché l’uomo è tornato idolatra e eretico. In verità vi dico che occorrerebbe dissodare il terreno natìo, per carità di patria, prima dell’altrui, perché è da una patria cristiana che viene il benessere della patria, e dove sono ora le nazioni cristiane?

10Guardatevi intorno. Che vedete? Cumuli di rovine e cumuli di vittime. Chi li ha fatti? Uno? Due? Quattro individui? No. Essi sono gli agenti, i ministri del Male che li usa da re dispotico. Ma essi sono quello che sono perché le popolazioni su cui imperano li hanno lasciati essere tali avendo in loro l’esponente maiuscolo dei loro stessi sentimenti. Da un popolo privo di Dio ‑ e i popoli ora sono privi di Dio perché se lo sono strappato dall’anima sostituendovi carne, denaro e potere ‑ germinano i cobra che uccidono per la loro triplice fame che Satana aizza.

11Inutile dire: “Furono loro la causa del presente male”. Dite tutti, dico tutti, voi sacerdoti compresi: “Fummo noi”, e sarete sinceri.

Lavorare sino all’immolazione.

12Ora più duro è il lavoro nel campo incolto. Ma agite. Tornate ad essere come i primi miei apostoli. Tornate ad essere eroi del sacerdozio che è l’unica milizia santa. Fate tutti il vostro dovere sino all’immolazione. Che se poi le folle si ostinano a perdersi Io provvederò a loro. Voi ne avrete ugualmente premio anche se venite a Me con le braccia, spezzate nel faticoso lavoro, cariche di ben poche spighe.

13Ma, ve ne prego ‑ e sono Dio ‑ non rendetevi colpevoli di disamore. Non perdono la mancanza di carità. Essa è negazione di Dio.»

215. Esperienza di Dio-Padre[222].

L’anima nutrita dall’amore del Padre.

Dice Gesù:

1«Il Padre ti guarda. Come un uccellino sta caldo a sicuro sotto le vigili cure dei genitori, così sta’ tu sotto l’occhio di Dio che ti guarda con amore. Pensa che sei covata, scaldata, nutrita dall’Amore.

2Dio Eterno, Padre nostro, ti sta sopra. Vedi e senti questa forza che dilaga su te dal sommo dei cieli, questo riso che ti empie di soprannaturale letizia, questa luce che ti scalda e ti conduce. Hai bisogno di vederla con l’occhio della mente per potertene oggi fare il tuo pane.

3Altro cibo ti verrà dato. E bene amaro. Ma questo nutrirà talmente lo spirito tuo da rendere quell’amaro incapace di uccidere.»

Esperienza carismatica dell’amore di Dio-Padre[223].

4Mentre correggevo i fogli dattilografati, ebbi improvvisamente questa comunicazione. La ebbi in momenti in cui leggevo fogli tutt’altro che lieti e miei personali. Erano dettati di una severità generale e tremenda. E contemporaneamente ebbi la vista intellettuale dell’“amore del Padre”.

5Dico “amore del Padre” perché non potrei dire di avere visto l’Eterno Padre così come vedo il Figlio: umanamente. Ma pure l’ho visto. E se parlando a suo tempo di Maria Ss.[224] ho detto che ho visto il corpo spiritualizzato di Maria come una emanazione di luce nella luce, ma sempre in forma di corpo, ora potrei dire che ho visto una immensa Luce, di una letizia incomparabile, dalla quale traspariva un’idea di volto. Dico: idea, perché era come se l’immensa luce lo velasse di strati e strati di splendore per potermene rendere capace di vederlo col mio povero occhio umano.

6Un volto proteso su me e due braccia tese come per proteggermi o abbracciarmi. Null’altro. Quel che, che intravidi, era di incomparabile bellezza. Lo sguardo vivo di una perenne giovinezza e pure infuso di una dignità di età matura e di una bontà di sguardo di vecchio. Ugualmente il viso era maestoso, ma senza segni di vecchiezza o di eccessiva gioventù. Un volto perfetto di età e di forma.

7Povere parole mie, come mi fate pietà per la vostra insufficienza a descrivere!

8Quello poi che è assolutamente indescrivibile è ciò che il mio Gesù dice “il riso” del Padre. È un moto che non ha voce, ma ha in sé tutte le più confortanti parole. Ed io, proprio come un uccellino fino a quel momento tremante di solitudine e paura, di freddo e di languore, me ne sento penetrare, scaldare, rendere sicura.

9Sia benedetto l’Altissimo che mi permette di comprendere la sua santissima paternità per una povera creatura quale sono.

216. Razza di orbi guidati da ciechi[225].

Chi ama ha in sé Dio Trino.

Dice Gesù:

1«Lascia cadere tutto e trattieni solo Dio, la Luce, la Grazia, l’Amore di Dio. Nulla di ciò che è della terra ti turbi. Sei figlia di Dio. Ti ho dato di vedere questa sublime condizione per rivestirti di forza e serenità. Le cure dell’Altissimo, come due braccia amorose, sono protese su te. Verrà il momento in cui si uniranno per portarti oltre queste terrestri brutture, portarti nella Luce che ora con amore ti guarda.

2Pensalo sempre: “Su me c’è il Padre di Gesù che è anche il Padre mio. L’Amore che ha unito il Padre al Figlio mi unisce al Padre, ed è l’amore del Figlio che mi ha dato l’amore del Padre. In me ho dunque Dio Uno e Trino poiché ho il loro amore”. Ti sentirai alzare come da aquila in volo da questo pensiero e penetrerai nel Fuoco che ti vuole accendere tutta per farti degna di Esso.

Tutto è stato dato per la salvezza.

3Ed ora avanti, mia piccola voce. Il tempo è breve e molta è la Parola. E ancora maggiore è l’ignoranza della Parola. Diamo a questi disgraziati tutto quanto si può, acciò non ci facciano accusa della loro rovina. Il mondo perirà ugualmente perché vuole perire. Ma la Giustizia e i giusti del Signore potranno dire: “Tutto vi è stato dato per salvarvi, anche più di quanto era dovere, poiché l’amore è un prodigo mai sazio di donare”.

I delitti e l’incredulità nascondono il Volto di Dio[226].

4Non ti accasci la convinzione che è inutile la fatica che compi perché le parole sante cadono su anime tetragone e chiuse come forzieri di acciaio. Per quel Volto tre volte santo che la Bontà t’ha mostrato[227] e che per te è un riso d’amore, per quel Volto che gli uomini hanno forzato a ritirarsi sotto il montare di una valanga di delitti che dopo avere devastata la Terra si avventano contro i Cieli, continua ad essere mano che serve la Parola.

5Hanno nascosto il Volto di Dio. Lo negano. Non credono in Lui. Vi hanno sostituito ciò che è loro rovina. Sono in balìa delle forze occulte ribelli al segno di Dio e quelle servono, quelle credono, quelle ubbidiscono. Voci e voci escono da fonti bugiarde e non ve ne è una che dica il vero o un riflesso di vero. Sono risa di demoni che irridono l’uomo e che si mutano in parole di menzogna per portarlo sempre più fuori via, quelle che ascoltano.

Lasciate gli indovini, seguite il Vangelo[228].

6Vogliono conoscere il futuro per regolarsi. Il futuro è qui: nella mia Parola. Per evitare questo presente che è peggio di un incubo e di una condanna bisognava studiare questa Parola, saperla leggere e regolarsi sui suoi insegnamenti morali, storici e soprannaturali. Per rendere meno atroce il futuro ancora occorrerebbe studiare questa Parola che insegna il Bene e la Verità.

7Ripeto[229]: lasciate i morti là dove sono. Se sono beati non possono dirvi che ciò che già la Parola vi dice, perché i santi del Signore parlano la stessa lingua del Signore. Se sono dannati non possono che dirvi le parole del loro padre, maestro e re di menzogna. E potete credere che il Menzognero abbia un atomo di pietà e vi conceda una luce che sia luce di salvezza? Ma no, che anzi, perseguendo il suo scopo, vi crea miraggi entro i quali è il baratro d’abisso.

Senza Dio non vi sarà tregua[230].

8E nell’abisso state precipitando non avendo più a vostra guida la luce del mattino: Dio vostro Padre santo. Orbi guidati da ciechi, i vostri spiriti traviati vagano di errore in errore, di rovina in rovina. Cozzate e vi date dolori sempre nuovi l’un coll’altro e provocate nuove ferite e nuove sciagure, vi odiate per il male che vi fate e prendete a piene mani quest’odio che vi lievita in cuore e lo lanciate contro Dio rendendolo responsabile del male vostro. E l’odio, non potendo raggiungere il Cielo, ricade su voi in fuoco e fiamme, in fame, in morti, in desolazioni, in disperazioni, in oscurità. Né vi sarà tregua sinché conoscerete a vostre spese che la violenza non serve, che il sangue imbarazza e non nutre, che l’odio non crea, ma distrugge. Né vi sarà tregua finché i vostri cuori non si volgeranno a Dio.

9Io sono Colui che vi può dare pace, e non coll’uso delle vostre armi omicide ma della mia arma santa: la Croce, ma spezzando col mio amore le vostre armi omicide.

Ultimi eventi apocalittici[231].

10Non precipitate il Giudizio di Dio col vostro passare la misura nel peccare. Non fate che troppo breve sia la sosta fra il tempo dell’Anticristo e il tempo di Cristo, perché, se è vero che gli ultimi giorni saranno abbreviati per amore degli eletti, è anche vero che vi è necessario avere una sosta di pace per ritemprarvi alla ultima satanica lotta.

11Io farò ribaltare la pietra sull’antro di Lucifero dopo la sconfitta della Bestia e dei suoi servi; ma voi, col vostro acclamare il Male, non date forza al Demonio di scuotere quel serrame. Non fate, dei vostri spiriti devoti alla carne e a Satana, leve per aprire la prigione infernale e farne uscire il Maledetto per l’ultima preda prima che i cuori degli uomini si siano ribattezzati nella Parola del Signore.»

217. Società corrotta da Satana[232].

Non vi è categoria sociale immune di colpa[233].

Dice Gesù:

1«Voi vi fate strumenti di Satana compiendo opere di nequizia.

2Grandi od umili, non siete diversi nell’agire. Prepotenti e ladri siete. I grandi con grande prepotenza e ladroneccio. I piccoli con prepotenza e ladroneccio sempre più grande di quanto la loro condizione farebbe pensare che potesse[234] permettere lo fossero, e ancora non si sentono contenti e anelano ad essere qualcosa di più per opprimere e rubare di più.

3Non vi è categoria sociale immune da colpa. E quelli fra voi che sono onesti per legge morale o santi per amore di Dio, sono le vostre vittime più grandi perché, capovolgitori come siete della Legge dell’amore, voi date compensa d’odio a chi vi dà amore e bontà, voi siete cattivi coi buoni e torturatori di chi, in nome del suo Dio, non vi rende male per male.

Punizione proporzionata[235].

4Ma se anche non vi sembra, non pensate di restare impuniti. Le folle vedono la punizione del grande e sfugge loro quella del piccolo, perché il grande che cade fa molto rumore e il piccolo invece passa inosservato fra i molti casi del mondo. Ma impuniti non rimanete fin da questa vita. Vi prendo quando e dove meno ve lo pensate. Il resto verrà poi nell’altra vita dove per i duri di cuore non vi sarà pietà.

5Ma voi, voi che ora siete grandi, che farete quando, in proporzione al vostro malfare, vi si solleverà contro l’ira di Dio e degli oppressi? Non la sentite incombere già su voi e montare come nube carica di folgori e piena che supera le dighe? E quando la nube si aprirà e l’onda traboccherà, dove andrete voi che avete sparso l’odio, il dolore, l’ingiustizia sul vostro cammino, seminatori folli e demoniaci, usurpatori dell’altrui pane e distruttori dell’altrui bene?

Dio farà dell’uomo la punizione dell’uomo[236].

6A che non avete pensato, mentre avevate il tempo a vostro servizio, a farvi, delle ricchezze ingiuste, un rifugio presso i cuori degli uomini e di Dio?  Quanto bene potevate fare, e vivere benedetti e passare benedetti alla Vita della vera gloria! E come potrete, voi senza fede e senza amore, vivere quando sarete ridotti come avete ridotto?

7Voi vi fate strumenti di Satana. Ma Io, più potente di Satana, quando giudico esser l’ora di un nuovo diluvio, vi prendo e vi uso gli uni contro gli altri: nazioni contro nazioni e, nel piccolo: parenti o amici contro parenti e amici, per fare dell’uomo la punizione dell’uomo, punendo le colpe dell’uomo attraverso le colpe dell’uomo suo simile. Voi opprimete? E Io permetto ad altri di opprimervi. Voi rubate una patria? Ed Io permetto ad altri di rubarvi la patria. Bene dice Isaia: “Bastone e verga della collera di Dio”. Questo siete l’uno con l’altro quando passate la misura.

Dio percuoterà il Potente[237].

8Onde bene sarebbe che coloro a cui è propizia la lotta e amica la vittoria non si credessero prediletti in eterno da Dio e tanto meno non si credessero tanto perfetti da meritare da Dio ogni riuscita umana.

        9No. Se colui che trionfa fa mal uso del suo trionfo Io lo percuoterò e lo abbatterò nella polvere. Io sono il Re e il Signore e nessuno è più grande di Me. Io sono il Giusto e non conosco parzialità. Il mio sguardo vede tutti con una luce uguale. Uguale è il ceppo da cui venite, uguali i vostri obblighi verso Dio, Creatore vostro, e uguale il suo pensiero per tutti voi. Il più civile fra voi è per Me come il meno civile, come il selvaggio che ignora tutto che non sia il suo bosco vergine. Scrutatore come sono della verità dei vostri pensieri e della innocenza dei vostri sentimenti, guardo tante volte con amore il selvaggio che si prostra adorando la forma che per lui è dio e per essa forma si fa buono, e torco lo sguardo con sdegno dal civile che nega Dio, a lui cognito, con la parola blasfema, il pensiero negatore e le opere maledette.

Un Resto tornerà al Dio forte[238].

10Quando l’ora del castigo è passata, Io dico il mio “Basta” e raccolgo le folle percosse e disperse, do loro pace e pane, poiché sono Padre, non dimenticatevelo, e se non foste ebbri di sangue o intossicati dal desiderio di berlo vi darei sempre pace e pane. Tanto più presto e tanto più abbondante e sicuro do pane e pace quanto più fra le torme di folli sono numerosi i giusti di Dio, travolti nel comune castigo non per loro punizione, ma per vostra redenzione. Perché il Bene per fiorire ha sempre bisogno di lacrime di santi e di olocausti di redentori.

11Oh! beati questi cristi che voi ignorate, ma che il mio Cuore raccoglie come gemme in uno scrigno! Oh! beati questi angeli che sanno, fra il coro delle bestemmie e delle oscenità nel quale perite, cantare il “Gloria” e il “Sanctus” al loro Dio! Purificatori di questa terra dai miasmi che le vostre colpe creano, vivono ardendo come turiboli e offrono a Dio il fuoco più sacro: quello dell’amore.  Per questi Io compierò ancora il miracolo del perdono, il miracolo di radunare i resti del mio popolo e di far loro comprendere che soltanto in Dio è salute. Gli altri, coloro che non vogliono essere mio popolo ‑ e ricordate che Io non misuro con la vostra misura ‑ continueranno a seguire l’insegna del loro re.

I viventi dello spirito[239].

12Non deve morire il mondo senza che l’esercito di Cristo sia raccolto sotto il suo comando. Dispersi, percossi, abbattuti, fatti simili ad arena che il vento sparge sui lidi del mare, udrete il comando e verrete a Me, perché un momento verrà in cui Io sarò Re di questi poveri regni senza corona e di questi sudditi senza re. Già vedo gli spiriti di quel tempo volgersi alla chiamata e venire lottando contro tutti gli ostacoli seminati da secoli di errore, venire verso la Luce e verso la Verità. Dico “spiriti”, perché solo i viventi dello spirito potranno conoscere la Voce che li chiama.

I Precursori del Cristo nella sua seconda venuta[240].

13O voi che ora siete già viventi dello spirito, precursori del Cristo nella sua seconda venuta, antitesi dei precursori dell’Anticristo che operano in suo nome l’opera preparatoria della desolazione, preparatemi le vie col vostro olocausto. I precursori del figlio di Satana hanno veste di dignità umana; i precursori del Figlio di Dio hanno la stessa corona del loro Re, e loro trono e cattedra sono[241] la croce e il dolore.

14Ma come sempre, e come specialmente nell’ora in cui il Dolore dovette vincere il Peccato, è sempre il dolore quello che salva, è sempre il sacrificio quello che redime. Ed ora il mondo, per essere redento, ha bisogno non tanto di esser coperto di spighe quanto di anime eroiche, di vittime di carità.»

218. Il Regno universale – cosmico[242].

Evangelizzatori del Regno messianico[243].

Dice Gesù:

1«Continuo a parlare ai miei precursori, a coloro che col loro olocausto preparano le vie del Signore e evangelizzano senza altra forma che non sia quella della loro vita santa.

2Gioite, o miei servi fedeli che non vi contentate di salvare la vostra anima, ma vi offrite perché la Luce vinca sulle Tenebre e la salvezza sia data a molti che ora di essa non sono ansiosi. Quando sarà la mia ora non sarò solo a regnare. Voi sarete con Me. Fin da questa terra sarete con Me durante il mio Regno d’amore e di pace. Non ve l’ho forse promesso che voi sarete dove Io sarò e che avrete un posto nel mio Regno? Come dignitari di una reggia, i vostri spiriti mi saranno corona sulla terra, servendomi come luminosi ministri, e erediteranno quel possesso della Terra che Io ho promesso ai mansueti e che diverrà possesso dei Cieli quando la Terra più non sarà.

Regno universale degli uomini deificati[244].

3Molto prima di quell’ora, o voi, giusti, possederete il Cielo. Esso sta già aperto a ricevervi nell’ora del vostro transito fuori dal carcere attuale. Ma allora sarà possesso fulgido completo, cognito a tutte le creature, assunzione alla gloria anche della carne con la quale avete conquistato il Cielo facendo di essa il principale strumento di sacrificio per fedeltà al vostro Dio.

4Vincitori di Satana che la carne ha corrotta, vincitori del senso che in voi si agita per eredità di peccato e per aizzamento di Satana, possederete l’Universo insieme al vostro Dio e sarete specchi di Dio che apparirà nelle vostre carni glorificate in tutto il suo splendore. Simili al Padre sarete, o figli santi. Simili a Gesù, Figlio mio[245] santissimo. Simili a Maria, Regina nostra.

5Del Padre[246] avete la somiglianza intellettiva e dei due gloriosissimi Viventi in Cielo la somiglianza umana e, poiché avere l’Intelletto è come avere la Parola e l’Amore e dove è Uno sono i Due altri della Triade perfetta, voi avendo la somiglianza del Padre sarete possessori di quella Perfezione che fece l’uomo simile a Lui e lo elesse per figlio.

I giusti evangelizzeranno la terra[247].

6Prima di quell’ora sarete i dignitari del mio Figlio, vedrete il miracolo d’amore di una Terra immersa nella pace e volta ad udire Dio, conoscerete quale sarebbe stato il vivere dell’uomo se non avesse avvilito sé stesso col connubio di Satana.

7Non sarete defraudati di quest’ora, o amorosi seguaci dell’Amore fatto carne. Quello che ora udite suonare in voi, parola del mio Figlio ai suoi più diletti, lo udrete suonare ai quattro punti del globo, e vedrete gli uomini accorrere per sete della Scienza vera. Gli uomini, non i bruti in veste d’uomo, non i demoni dal volto umano, non i perpetui Giuda che vendono il Figlio mio e feriscono col loro mercato l’Amore trino che è inscindibilmente Uno.

8Se ora è tempo in cui schiere di angeli al comando di Dio lottano contro schiere di demoni che vogliono assoggettare la Terra, allora sarà il tempo che schiere di giusti areranno la Terra per prepararla alla Parola, regnante un’unica volta sulla Terra prima della sparizione del mondo.

 Gli spiritualizzati riempiranno l’universo[248].

9Là dove è il Maestro là sono i discepoli, e voi vi sarete, poiché avete amato il Maestro più di voi stessi, sarete là dove Esso terrà l’ultima lezione.

10E poi con Lui, schiera di luce dietro la Luce risalente ai Cieli, tornerete alla dimora a pregare pei viventi dell’ultima ora e ad attendere l’Ora del Giudizio in cui ancora sarete presso il Figlio mio, non più Salvatore ma Giudice del mondo[249], perché il tempo della salvezza sarà passato e il numero degli eletti compito.

11Trionfo nel vostro trionfo quell’ora, figli. E poiché vi amo vi dico che dovete essere senza misura nella volontà attiva di conquistare la santità, perché quell’ora sarà per voi tale che mille vite immolate per essa e i tesori della terra lasciati per quel tesoro non sarebbero sufficienti ad equiparare la gloria di quell’ora e la beatitudine del possesso eterno di Dio.»

219. I Luciferi minori[250].

Precursori del Male fatto carne[251].

1Dice Gesù:

1«Il credente si identifica col suo dio e il figlio col suo genitore. Non è errato dunque dire dei precursori di Satana ciò che dice Isaia nel suo 14° cap. e nei versetti 12‑15.

2Non hanno forse voluto emulare il loro padrone e padre nel tentativo di proclamarsi dèi e nell’opprimere le folle coloro che Io chiamo i precursori del Male? Non hanno parlato di Dio con una condiscendenza vergognosa, quasi i superdèi fossero loro? Non si sono arrogati il diritto di comandare a ciò che è più sacro, a ciò che anche Dio rispetta nell’uomo? Non solo si sono permessi di dare o di levare il permesso di vivere, ma financo quello di pensare.

Conculcatori della libertà e del pensiero[252].

3IL pensiero che Io ho dato all’uomo e che è libero ‑ poiché tutto ciò che Dio vi ha dato è libero da imposizioni di sorta e più libero sarebbe stato, ché neppure la carne avrebbe messo inciampo a quella libertà, se la carne fosse per prima rimasta libera da schiavitù, di colpa ‑ il pensiero è conculcato da questi superdèi di fango e di orrore. Non esigono essi ubbidienza a sante leggi di amore quali Io ve ne faccio amoroso comando senza obbligarvi a seguirlo. Loro impongono obblighi crudeli che vi asserviscono peggio di buoi dal collo oppresso dal giogo e dalle nari offese dall’anello costrittore. Li impongono a tutto il vostro essere, e non una delle tre forme di voi ‑ la fisica, la morale, la spirituale ‑ sono esenti da questa schiavitù.

Conculcatori dello spirito[253].

4Sì, anche la spirituale. Le piovre del Male imperante penetrano e si stendono anche verso il vostro spirito e a loro piacimento vogliono o non vogliono che esso spirito si volga a Dio o alla sua Legge. Esplode il loro livore di figli di Satana nelle persecuzioni feroci. Ma anche quando, buttando la maschera umana che cela la loro testa di serpi infernali, non giungono alle grandi persecuzioni, sono le sottili astuzie, gli sgretolamenti dell’edificio della Fede, le forme di vita volte a sostituire paganesimo a religione, quelle con cui avviluppano per strozzarlo il vostro spirito.

Ladri del libero arbitrio[254].

5E non sempre voi possedete la forza di rimanere fedeli, poiché avete spiriti non nutriti di amore e di Vangelo. Vi piegate alle schiavitù umane, voi che riputate esser indegno dell’uomo ubbidire ai comandamenti di Dio. E perdete, per un uomo o per più uomini, il dono più bello di Dio: “il libero arbitrio”. Siete marionette mosse da uno o più uomini. Potevate essere, in questa vita e oltre, esseri liberi del regno di Dio Padre vostro.

Scostatevi dalle leggi della Bestia[255].

6Scostatevi, staccatevi, finché lo potete, dalle leggi della Bestia, allontanatevi da essa. Già il suo destino è segnato. Quando la scure di Dio reciderà le parti dell’orrida Bestia che torturano[256] la Terra e che costituiscono i precursori dell’Unità di Male che sconvolgerà la Terra, fate d’esser molto lontani da esse che precipitano nel forno d’abisso come membra putride di questa manifestazione di orrore.

A Babilonia succederà Gerusalemme santa[257].

7A Babilonia, che ora sorge e che avrà il suo apogeo di impero, succederà un giorno Gerusalemme santa. Fate che in quel giorno e nel Giorno senza tramonto su voi non sia il marchio dei potenti di Babilonia, dei Luciferi minori, della filiazione, delle escrescenze di Satana, ma il segno santo, inconfondibile, glorioso, del Figlio di Dio.»

220. Decadenza del cristianesimo[258]. 

L’uomo distruttore dell’Opera di Dio[259].

Dice Gesù:

1«Troppe volte non “rivolgete gli sguardi” a Colui che è la vostra Provvidenza. Mettete le frange, spesso inutili, ad una cosa, e poi vi dite: “Questa cosa l’abbiamo fatta noi”.

2No. Non ne siete gli autori, anzi spesso ne siete i distruttori perché neutralizzate i frutti che da una opera vengono, quando non distruggete l’opera stessa con le vostre mani e le vostre menti distruttrici.

3Dio vi dà tanto, vi dà tutto quanto vi è utile e necessario per la carne ed il sangue, e per la mente e lo spirito. Voi a questo tutto, specie a quel tutto che è volto alla mente e allo spirito, scavate un “lago”. Oh! sì! Un lago. Ma è lago in cui le acque limpide di Dio stagnano e si corrompono perché messe al contatto di tante altre cose e scoperte a tutte le invasioni.

Peccato di presunzione[260].

4Così del sapere, moltiplicato a dismisura, ma non elevato verso Dio, avete fatto un pericolo per voi, così della religione che avete voluto infronzolire di tante inutilità, analizzare con lente umana, profanare volendola spiegare senza riferimento a Dio, avvilire rendendola formula e non forma di vita.

5È sempre lo stesso rimprovero che vi devo fare. Vi siete creduti pari o anche superiori a Dio. E siete caduti in opere non da figli di Dio ma unicamente da animali ragionevoli, i super ragionevoli della terra, ma umanamente ragionevoli. Ed è già molto quando siete ragionevoli e vi rispettate al punto di dirvi: “Vediamo di agire pensando al domani”. Il più delle volte pensate unicamente all’oggi e a fare dell’oggi una baldoria per la vostra carne super amata da voi.

Il Papa, luce del mondo[261].

6Neppure quando siete fra i tormenti di un castigo uscite da questa vostra euforia malsana. Ma anzi tanto più volete godere e vivere da bruti solo intenti a saziare fame e senso. E fra un godimento e l’altro irridete Dio nel quale più non credete, salvo poi imprecarlo o implorarlo nel momento che soffrite. E perché? Cosa vi attendete? Non è così che si ottiene aiuto da Dio. Io sono per chi è onesto e fedele. Anche se debole lo perdono e soccorro. Non sono per gli schernitori e i rinnegatori che sanno prendersi la loro parte e dare ai miei figli solo dolore e tormento.

7E tu, primo fra i miei figli[262], fortifica il tuo cuore appoggiando la bocca alla mistica fonte del mio petto squarciato. Come sei il mio araldo, e più che araldo il mio Vicario sulla terra, colui che rappresenta l’Agnello, e dell’Agnello hai cuore e parola, così sarai un novello Cristo nel dolore e nella sorte.

8Quanto dolore è già nel calice che si avvicina! E non ti giova l’averne già tanto bevuto e l’esser vissuto da giusto! Non ti giova perché il dolore lo riempie sempre più quanto più tu ne bevi, perché esso dolore è distillato e munto dalla Forza a noi nemica, la quale non potendo mordere il Cristo morde le carni delle sue creature. E quale creatura più creatura mia di te, che sei mite e giusto, che sei evangelico come il mio Giovanni?

9Come il Prediletto, affìssati nel Cielo fino a farti rapire dall’ardore della contemplazione, perché l’ora del dolore è sempre più vicina ed hai bisogno di esser saturo di contemplazione per poter subire la passione senza piegare.

Il Cielo è presso le “Voci”[263].

10Rimani “Luce del mondo” in mia vece, anche se le tenebre ti monteranno addosso per schiacciarti. Anche cadendo tieni alzata la mia Croce che è Luce. Anche morendo fa’ udire la Voce che parla dal Cielo attraverso te, mio Servo esemplare.

11Hai pianto e non è giovato che tu conoscessi il segreto di Fatima. Le tue cure al mondo si sono rivolte contro di te come quelle che si usano ad un ossesso. Ma non importa. Mia Madre è con te ed Io con Lei.

12Noi siamo presso le grandi “voci” e le piccole “voci” che parlano in nome mio e che consumano sé stessi perché la Voce del Cristo suoni ancora in questa terra brulicante di demoni. Siate benedetti, grandi e piccoli portatori della Parola. Noi vinceremo contro Satana. Io ve lo dico. E nell’ora della vittoria la mia stessa Luce sarà la vostra luce che vi farà splendenti come nuovi soli.»

Esperienza carismatica.

Le carezze di Maria Ss.

13Oh! Padre[264], che dolci sensazioni ieri e oggi.

14Ieri mattina ho avuto le carezze di Maria Ss. Proprio carezze, non modi di dire. Lavoravo e pensavo. Naturalmente al Cielo. Mi dicevo che verrà bene il giorno in cui sarò lassù non più orfana, sola e amata così più o meno bene come sono ora. Ho avuto sul capo, sulle gote, le carezze della Madonnina. Le lacrime, pensando a come sono ora senza parenti, mi cadevano sul lavoro e invocavo un conforto e il conforto è venuto sotto forma di carezze. Non è la mano forte e grande di Gesù e il suo attirarmi da amico, per non dire da innamorato. È stata una carezza morbida, lieve, materna, di una mano piccolina e leggera. Sulla testa e sulle gote. Un tocco inconfondibile e il cui ricordo è la mia delizia.

15Questa mattina poi, verso l’alba, mentre ero nel dormiveglia e pregavo ‑ il rosario dicevo ‑ ho detto: “Oh! Mammina di Gesù, che posso fare per te?”. E Lei mi ha detto: “Amami”. Basta. Non mi ha detto altro. Ma come lo ha detto! È la prima volta che odo la parola della Madonna santa. È tutt’oggi che penso a quell’ “Amami” detto così dolce come fosse di una mamma curva sul letto della figlia e che le sussurra fra i capelli, fra un bacio e l’altro, il suo più caro desiderio di madre.

16C’è voluta la Madonna a farmi gustare questo che non ho mai avuto nella mia vita di figlia!… Quello che provo non è descrivibile altro che con una parola: “Estasi!”.


221. La malattia e la salute.[265].

Significato della malattia[266].

Dice Gesù:

1«Voi uomini, che riconquistate la salute dopo malattia di morte, non pensate, quando ci pensate, che a ringraziarmi per la ricuperata sanità fisica. Non riflettete mai che quella prova Io ve l’ho data per farvi riflettere che una fine vi attende oltre la quale vi è un inizio, così come il sole calando a sera segna, in fondo, che ha inizio il ciclo per cui verrà una nuova aurora. Ma la vostra aurora nell’al di là non è inizio a giorno di poche ore. È inizio a un giorno eterno.

2Su questo[267] vuole farvi riflettere la malattia e a questo fine dovreste rivolgere la ricuperata salute. A provvedere a dare a ciò che non muore un giorno di pace.

3Se sapeste riflettere a questo, quante prede perderebbe l’inferno! Ma di solito fate mal uso della salute che vi concedo e degli anni che aggiungo alla vostra esistenza per questo scopo. Nella malattia vi impazientite[268], vi sconfortate, cessate molte volte di pregare dicendo: “È inutile che lo faccia. Tanto è stato Dio a mandarmela, e a che pro gli chiedo di togliermela?” 

Utilità del ringraziamento[269].

4Guariti, non avete un pensiero per Colui che la sanità vi ha reso. Con la vostra incongruenza e con la vostra ingratitudine irrispettosa fate a Dio colpa di mandarvi le malattie, ma non gli fate merito di levarvele.

5Se pensate che Egli dà il male, perché non pensate che deve potere dare il bene? È anzi il contrario, figli. Il male, quale che sia, ha per 99 parti origine da voi stessi e il bene ha un’unica fonte: Dio. Dio che ispira e illumina chi vi cura, Dio che vi allunga le giornate per dare tempo ai medicamenti di agire e aumenta le resistenze per dare al corpo la possibilità di reagire, Dio che con volontà istantanea vi può far sorgere risanati, contro ogni speranza e fuori da ogni altro aiuto, per un suo imperscrutabile motivo.

6Ma prima di giubilare per la gioia d’esser guariti, dovreste giubilare per la possibilità che Dio vi concede di riparare agli errori antecedenti alla malattia e lavorare per meritare la vita che non muore.

Significato dell’essere “vivo”[270].

7Io opero per liberare l’anima vostra dalla perdizione e col mio amore cancello i vostri peccati sempre sperando in voi. Voi… che fate voi? Rendete amore per l’amore che ricevete e divenite “vivi”.

8Esser “vivi” non vuol dire esser di questo mondo: vuol dire essere nel Signore. Vuol dire possedere la Grazia e avere diritto al Cielo. Vivo non è chi respira, mangia e dorme con l’anima morta: costui è spoglia già putrefacente prossima a cadere, come fico infracidito sul ramo, nella fossa il cui fondo è l’inferno. Vivo è chi, anche se agonizzante nella carne, possiede la “Vita”, ed anzi a misura che cessa di qua la vitalità si approssima e cresce in lui la “Vita vera”. Vivo è colui che, mentre spira, già arpeggia le lodi che canterà eterne al Signore e, mentre le tenebre scendono sulle sue pupille, vede sempre più nitido, con gli occhi dello spirito, il volto del Padre.

9Vivo è colui che risanato da malattia umana si sente riscatto del suo Signore e a Lui dedica ogni suo moto.

10Vivo è chi conosce la Verità e sopra tutte le gioie umane e le umane ricchezze vuole questa Gioia e questa Ricchezza: la Verità. E per tutti i suoi giorni si dedica a possederla, perché la conoscenza di essa ha messo in lui la sete santa di conquistarla.»

222. Maddalena in casa di
Simone il fariseo
[271].

Professione d’amore e confessione di errore[272].

Dice Gesù:

1«Questo, Maria, è per te. E per le anime innamorate come te.

2Luca, narrando il convito in casa di Simone[273], racconta cosa[274] la redenta innamorata usasse per mostrarmi il suo amore. Le lacrime, i capelli, il profumo.

3Simone si scandalizza perché ella mi toccava. Ma poteva scandalizzarsi uno che era scandalo e spruzzava il suo interno fosco su tutto ciò che vedeva. Un puro nulla vedeva atto a scandalo.

 4Non l’acqua ma le lacrime, stille del cuore, umore non inquinato da germi impuri ma filtrato dall’amore e dal pentimento, reso degno di Dio e giudicato prezioso da Dio perché segno di uno spirito che ha compreso la Verità. Non i lini ma i capelli, seta viva di cui la donna si fa una seduzione e un culto, e che la rigenerata dalla Grazia umilia a farsi asciugatoio delle piante del suo Salvatore. Il profumo: uno degli[275] strumenti insegnati da Satana alla donna e che la donna tornata a Dio distrugge per farne balsamo al suo Signore.

5Io vedevo e tacevo, e non una di quelle lacrime calde e contrite, non una di quelle carezze di ciocche che non ponevano a contatto la carne già impura con la[276] Carne che non aveva conosciuto macchia, ma ponevano fra l’una a l’altra un velo che non poteva essere sdegnato da Dio, e non una di quelle gocce di nardo, meno, molto meno profumate dell’amore di chi le spargeva, passavano innumerate. Ed ognuna, poiché ognuna era professione d’amore e confessione di errore, aveva[277] perdono e benedizione.

Il cuore è via del Male e del Bene[278].

6E mentre la meraviglia sdegnosa del Fariseo, al quale molto avrei avuto da rimproverare, mortificava la pentita con le parole di una scandalizzata e insincera riflessione per questa sua volontaria, coraggiosa, umile professione di pentimento e d’amore Io le davo la completa assoluzione di tutto il passato.

7Era lavato dal suo pianto. Le sue tenebre erano vinte dalla Luce dell’amore e il suo gelo vinto. Maria era l’amata per la sua generosità e fiducia. Il suo cuore le era stato strumento di male, ma nel suo stesso cuore aveva trovato la via del Bene. E il cuore le era stato maestro per conquistare un posto nella Vita e nel Cuore del Maestro.

8L’ho molto amata perché ha molto amato; mi ha molto amato perché tutto le ho perdonato. Tutto, Maria. Io tutto perdono a chi mi ama con tutto sé stesso.»

223. Nulla può spegnere l’amore[279].

Dare tutto per l’amore.

Dice Gesù:

1«Amiamoci, o diletta, e parliamo d’amore perché nulla è più dolce a chi ama di questo.

2La redenta del Vangelo, come i tre magi che adorarono la mia Divinità incarnata[280], umiliò tre doni ai piedi miei: il cuore attraverso al pianto, la carne attraverso ai capelli, la mente attraverso il profumo. Tu devi ugualmente dare tutto senza trattenere per te nulla, neppure il soffio vitale.

Le acque che non possono spegnere l’amore

 3“Acque possenti non valgono a spegnere l’amore ‑ e le fiumane non lo travolgono. Se alcuno desse ogni sostanza in cambio d’amore, in grande disprezzo cadrebbe” [281].

4Le acque che sono volte a spegnere l’amore sono date da tutte le cose della vita, le sollecitudini e anche le necessità. Le fiumane, dall’altrui volere che tenta impedire allo spirito di darsi tutto al suo Dio.

5Ma il vero amante non tiene conto delle prime e non si spaurisce per le seconde.  Sopra tutto quanto costituisce per gli altri la preoccupazione della vita, egli mette ciò che è la sua necessità vitale: amare il suo Dio. Spirito assorto, e potrei dire: “assurto” in Dio, vive già proiettato al di fuori di quello che costituisce la cosiddetta “vita” per gli altri. Egli, capovolgitore santo dei valori umani, non vede che uno scopo da raggiungere: l’interesse non suo proprio ma di Dio; non si preoccupa che di una cosa: conquistare la Vita senza tener conto della povera vita terrena che è fiore che poco dura sullo stelo. Mite, poiché è già uno col suo Dio, diviene leone quando deve difendere quel suo tesoro, e persecuzioni famigliari e sociali non riescono a travolgere questo spirito indiato, ma anzi, come flutto di mare irato, lo trasportano velocemente verso la riva, sul cuore di Dio.

Tormenti degli amatori della verità.

 6Oh! beatissimi tormenti dei miei amatori, di questi conoscitori e gustatori della Verità, i quali, come l’autore del Cantico, dicono, e non con parole vane ma con le parole vere di tutta una vita vissuta e consumata a questo fine, che quando anche uno tutto desse del suo avere per conquistare l’Amore, ancora poco darebbe, perché anche il dono del giorno terreno è moneta irrisoria se confrontata al possesso dell’Amore che è infinito.

7Dàmmi dunque tutto di te, senza riserva. Il ferro che nel crogiolo si fonde ne esce più bello. L’anima che l’amore fonde e consuma rinasce come fiore d’eternità nelle aiuole celesti.

8È là che ti voglio. Ma prima devi ancora subire il lavoro dei nostri due amori: il tuo di creatura per Me, il mio di Dio per te. 9Quando queste due violenze avranno fatto in te rapina di tutto il tuo “io”, allora verrò per condurti alla Pace.»

224. Preparare le vie
del Signore
[282].

Il giudizio di Dio è misericordioso[283].

Dice Gesù:

1«Io do sempre il doppio, il triplo, il centuplo, l’infinito, in compenso di quanto voi non date. Perché vi amo, figli, e vi giudico con un rigore che l’amore tempera. Così non vi pago come le vostre iniquità richiedono, ma, più forte del bisogno di castigo, sento il bisogno dell’aiuto per voi, perché vi vedo disgraziati e di vedervi tali ne soffro.

2Osservate nei miei castighi da quando l’uomo è. Vedrete che sempre ho cercato di salvare chi appena aveva un poco di buono in sé. Non erano perfettamente giusti i salvati nei flagelli con cui punivo l’uomo divenuto prevaricatore, sacrilego, ladro, omicida. Ma vedevo in essi lo sforzo di esser giusti, e quel tanto anche se minimo di giustezza, che rappresentava tutta la loro capacità d’esser tali, mi bastava.

3E può forse un padre, che ha un figlio malaticcio ma volonteroso, schernirlo perché non è un lavoratore resistente, un camminatore instancabile, un forte che nulla fiacca? No, che anzi si industria a sopperire le insufficienze del figlio, e lo fa con ansiosa cura perché egli non se ne avveda e se ne mortifichi. E il Padre vostro che avete nei cieli, il Padre santo, potrà agire diverso?

L’esperienza spirituale[284].

4Io vi prevengo, vi metto nelle mani gli aiuti e lo faccio con tanta cura che voi non ve ne accorgete e credete d’esser voi capaci di tanto. No, figli. Sono Io che opero in voi per tre quarti, voi fate il resto con la vostra volontà.

5Maria, credi tu che da te sola avresti potuto ciò che puoi? Oh! povera figlia! Saresti ancora all’a, b, c dell’amore e ai primi passi nella via della perfezione. Ma Io ti ho presa, ti ho istruita, ti ho portata. Come vento che rapisce un fiore al bordo di una via, Io ti ho alzata sopra la polvere e il fango e ti ho portata nella Luce. Sempre più ti porterò in Essa se tu mi asseconderai con la tua volontà.

6Ma quanti posseggono la volontà retta? Pochi, troppo pochi. Onde, nonostante tutte le mie cure, voi non progredite.

7Sono venti secoli che una “Voce” ha detto il già detto da Isaia: “Preparate le vie del Signore”. Ma le vie sono rese sempre più ingombre al Signore dalla vostra mala volontà asservita alla Bestia che vi fa accumulare monti di orgoglio, creare crepacci di colpa, vie storte di menzogna, valli di accidia.

Culto alla parola o alla Croce[285].

8Come può il Pastore santo raccogliere il suo gregge sbandato se prima non si sono radunate le pecore intorno alla verga della sua Parola? Eccomi. Io vengo a pascere una volta ancora i miei agnelli e a sorreggere le pecore che allattano, ossia i ministri del Cristo che vi dànno il latte della sua Parola.

9Lasciate da parte ciò che non è pascolo mio. Riunitevi intorno alla Croce. È l’insegna della vittoria su tutti i nemici dell’uomo. Tutti i nemici. Quelli esterni dati da guerre, pestilenze, fame. Quelli interni, doppiamente, incalcolabilmente distruttori, dati da spirito di mondo, razionalismo, triplice idolatria, mene di Satana.

Umiliatevi[286].

10Aprite gli occhi, o uomini. Levate da essi la crosta che tanto errore vi ha accumulata, e vedete Me. Me quale sono, in tutta la mia potenza di Dio Uno e Trino, Creatore, Redentore, Animatore vostro.

11Umiliate la vostra creta superba che non è capace di nulla d’eterno e riconoscete questo vostro nulla che è grande solo se Dio l’alita essendo nel vostro spirito. Umiliate la vostra intelligenza, che è mia perché Io ve l’ho infusa, e pensate sempre a ciò che Io sono e a ciò che voi siete.

12Non vi è bisogno di ponderose opere di scienza per giungere a credere. Il più bel libro è l’universo che ho creato dal nulla e senza aiuto di uomo. Sappiate leggere in esso il nome di Dio e guardando l’immensità del firmamento cominciate a capire l’immensità mia, guardando il moto degli astri cominciate a capire la mia potenza.

13Atomi di polvere sul granello, rotante negli spazi, che chiamate Terra ‑ un pulviscolo portato dal soffio di Dio e che passa veloce presso infiniti altri pulviscoli ad esso simili ‑ non vi sentite stritolare la vostra superbia se contemplate il firmamento oltre il quale Io sono? Effimere che durate lo spazio di un attimo d’eternità, non cominciate a comprendere la mia Eternità la cui durata è baratro senza fondo in cui sprofondano i millenni, e sono pulsazioni del mio ardore?

14Tornate al Signore che avete lasciato. Egli nella sua trina qualità tornerà ad essere Creatore del Bene che avete distrutto, Salvatore del Bene che v’è restato, Animatore al Bene che ora più non sapete servire. Venite. Io vi porterò se mi date voi stessi.»

225. Opera dell’amore trinitario[287].

La vittoria di un Dio incarnato[288]..

Dice Gesù[289]:

1«Davanti a un Dio che incarna parte di Sé stesso[290] per farne salvezza delle sue creature colpevoli, l’Universo trasecola di stupore e si prostra in un silenzio adorante prima di esplodere nel cantico delle sfere e dei mondi, giubilanti per la Perfezione che scende a portare l’Amore al pianeta coperto di peccato.

2Il Vincitore, il Figlio mio santo, è venuto ad incalzare le forze del Male, a metterle in fuga ed a portare il patto dell’alleanza e pace fra Dio e uomo.

3Egli ancora passa fra voi e non lascia altra orma fuorché quella del suo amore, orma che solo i puri ed onesti di cuore riconoscono e seguono, perché la Pace attira i pacifici, la Misericordia i buoni, la Giustizia i giusti, la Purezza i puri. Egli ancora viene e vi prende per mano e vi dice: “Non temete perché sono venuto in vostro soccorso”.

4In tutte le vostre necessità, in tutte le vostre pene, in tutte le vostre sventure, a che diffidate? Avete fra voi Colui davanti al cui desiderio il Padre non sa opporre rifiuto, perché il Figlio mio ha superato ogni mio desiderio e devo a Lui giusto compenso.

I riscattati dal Santo di Israele[291].

5Se rifletteste, o cristiani, figli del mio Figlio che vi ha generati alla Grazia col suo sacrificio di Uomo e di Dio, se rifletteste a quale sorte vi ho tratti, dovreste non dico adorarmi ed amarmi per tutta la vita, ma amarmi e adorarmi per cento e più vite, se vi fosse concesso di rivivere più vite. Amatemi dunque con un super‑amore e amate in uguale misura il mio Verbo che è venuto a darvi la Vita.

6Quand’anche foste dei morti, voi tornerete a vivere se credete in Lui; quand’anche foste terre aride e senza vegetazione, vi coprirete di verzura e di fresche acque, poiché dove passa e sosta il Figlio mio santo là scaturisce a fiumi la grazia del Signore e fiorisce il giglio e la rosa, crescono palme ed ulivi e più alte del cedro le virtù nel cuore dell’uomo.

I santi del Regno messianico[292]

7Quando vedete dalla terra corrotta sorgere un santo come fiore da mucchio di putrida paglia, quando da un nulla d’uomo vedete sorgere un atleta di Cristo e brillare una luce là dove erano tenebre, e suonare una voce dove prima era silenzio, e illuminare e istruire in nome di Dio, alzate lo sguardo e l’anima a cercare la potenza  creatrice del prodigio: la mia, che come dal limo ha tratto l’uomo così dall’uomo può trarre il santo, il portatore di Dio, il tabernacolo di Dio, l’arca santa su cui la Gloria mia si riposa e da cui la mia Sapienza parla agli spiriti.

Opera dell’amore trinitario[293].

8Non temete di accostarvi a Noi che vi amiamo. Non scindete la nostra Unità amando Uno e non gli Altri. Noi ci amiamo e siamo uniti dall’amore. Fate il somigliante.

9Il Figlio non deve farvi trascurare il Padre. Egli non lo fa. Egli vi insegna ad amarmi e dalle sue labbra sante ha fatto prorompere la preghiera perfetta al Padre dei Cieli[294]. Il Figlio non deve farvi trascurare lo Spirito Santo. Egli non lo fa. Come sulle soglie della predicazione vi insegna a pregare Me, Padre Santo, così sulle soglie della Passione vi insegna ad amare il Paraclito che sarà l’Illuminatore della Verità insegnata[295].

10Senza il Padre non avreste avuto il Figlio, e senza il Figlio non potreste avere avuto lo Spirito. Senza lo Spirito non potreste comprendere la Parola e senza comprendere la Parola seguire da giusti i suoi dettami e conquistare il possesso del Padre.

11Come elissi di luce, le cause e gli effetti vanno da Dio: polo superiore, a voi: polo inferiore, e da voi risalgono a Dio. Non potete porre una frattura nella parabola mistica. Non si spezza l’Unità. Spezzata che sia, con un amore deforme, non potete più risalire senza pericolo alla Perfezione, perché turbate col vostro disordine la scia di Carità che seco trascina come rete divina gli spiriti di coloro che hanno compreso ciò che è Dio e non amano Dio, Spirito perfetto, altro che con amore da cui l’umanità è esclusa.

Banditori di “verbi nuovi”[296].

12Non ascoltate voci false che vi dicono una dottrina disforme a quella che il mio Figlio ha portato. E come possono questi banditori di “verbi nuovi” dire parole di Vita se la Vita non è in loro, se sono più falsi dei simulacri degli dèi bugiardi? Non fatevi di essi degli dèi: è abominio farsi credere tali ed è abominio il crederlo. Uno solo è Dio: Io e Colui che Io ho mandato, che si incarnò per l’Amore. Gli altri sono degli iniqui venduti a Satana a venditori di voi al Serpente maledetto.

L’Atteso delle genti[297].

13Guardate al santo Figlio mio, al mio Cristo ubbidiente come servo, Lui l’Eterno mio pari, per amore al Padre. Egli è Colui che ha levato l’amarezza dal seno mio e mi ha ricongiunto i figli che s’erano da Me staccati. Il mio spirito è in Lui, perché Io sono uno con Lui che si fa ministro del Pensiero del Padre. Confrontatelo ai vostri bugiardi “messia” e vedete quanto è dolce e perfetto il mio Figlio, l’Atteso delle genti, il Salvatore del mondo.

14In Lui, pieno di ogni virtù portata alla perfezione, risiedono[298] Giustizia e Misericordia, ma poiché è mite e santo non impone, non grida, non minaccia ed opprime. Il Primogenito di voi tutti, il Consacrato ad eterno al Signore, parla con la voce del suo amore, insegna con l’esempio e redime col suo sacrificio. È come tiepida acqua che scende dai cieli in aprile per detergere e ravvivare fiori e zolle e portare la vita là dove le bufere hanno strappato le fronde. È come luce che scende a mostrare la via, ed è così placida che non vi accorgete di essa fuorché quando è da voi perduta. È come voce che chiama per condurre alla Verità, e non vi è sul suo labbro parola dura per le miserie dell’uomo.

Il Salvatore del mondo[299].

15Ha lasciato l’abbraccio del Padre per farsi ambasciatore a voi della mia Legge e ha immolato Sé stesso a vita oscura e a tragica morte perché al patto di alleanza fra la umanità a Dio fosse posto un sigillo che nessuna forza leva: il suo Sangue che sta come splendida firma ai piedi del trattato di perdono.

16Ha usato della sua indistruttibile potenza di Dio, non annullata nella sua nuova veste d’uomo, non per regnare ma per farvi regnare: sul male, sulle malattie, sulla morte. Ha usato della sua Sapienza non per schiacciarvi ma per elevarvi. Ha fatto di Sé stesso moneta di riscatto, strada, ponte, per farvi superare gli ostacoli che vi precludevano il Cielo e acquistarvi il Cielo.

17Ed Io ho dovuto aggravare su Lui, l’Innocente, la mano, perché infinite erano le vostre colpe passate, presenti e future, e infinito doveva essere il sacrificio offerto per annullarle. Potete voi misurare questa massa di sacrificio? No, non lo potete. Solo Io che sono Dio posso saperla. Io solo conosco le sofferenze della mia divina Creatura.

Infedeltà religiosa di tutti i tempi[300].

18Non guardate al supplizio materiale durato poche ore. Non solo in quell’ora il Verbo sofferse. Per i secoli dei secoli nella sua beatitudine di Dio si è mescolato l’indescrivibile[301] fiume di angoscia del suo dolore. Dolore per le offese al Padre suo amatissimo, dolore per i dispregi alle luci del Paraclito, dolore per le offese al Verbo inutilmente portato alle folle, dolore per le colpe future che avrebbero posato i loro luridi piedi sulla santità del suo Io santissimo, dolore per l’inutilità del suo sacrificio per molta parte di viventi.

19Non guardate ai flagelli, alle spine, ai chiodi con cui fu martirizzata la Carne dai ciechi di allora. Guardate agli spirituali tormenti che voi date al mio Santo con le vostre resistenze al suo supplicare.

Chi è cieco come il cristiano amante del mondo?[302].

20E chi più sordi e ciechi di voi?  Voi non avete rotti timpani e pupille, ma rotto lo spirito, per cui la Legge sublime che il mio Figlio è venuto a portarvi, e tuttora vi porta, non penetra in voi, o se vi penetra subito ne esce come da crivello sfondato.

21Onde, a frutto di questa vostra deformità spirituale di cui siete i volontari autori, avete le guerre atroci nelle quali, oltre che vite e sostanze, perdete sempre più l’amore e perciò perdete sempre più Dio.

I testimoni dell’amore di Dio[303].

22Ma voi non tutti siete dei lebbrosi e degli insatanassati. Fra voi, rari come perle nel seno delle ostriche, sono i fedeli di mio Figlio e miei. Ad essi dico: “Rimaneteci fedeli ed Io vi giuro che sarò con voi. Siate i banditori del mio Verbo e i testimoni della Giustizia, della Misericordia, della Santità nostra. In questa vita ci avrete vicino e nell’altra ci sarete vicini e vedrete le opere della Divinità. Quando Colui a cui ho deferito ogni giudizio verrà a dividere la messe dal loglio e a benedire gli agnelli maledicendo gli aspidi e gli arieti, voi sarete intorno a Lui, ruote di luce festante intorno alla Luce tremenda e regale della Divinità incarnata.

Il Nuovo Popolo di Dio[304].

23Voi sarete il nuovo popolo di Dio, il popolo eterno su cui il mio benedetto e santissimo Figlio regnerà, e ne annunzierete alle stelle e ai pianeti le lodi poiché tutto ciò che è stato fatto fu fatto per fare trono alla Vittima, all’Eroe, al Santo su cui non è macchia e su cui si posa la compiacenza del Padre, e astri e pianeti devono, nell’ora del suo trionfo, fare tappeto di gemme al Re del mondo che passa seguito dal suo corteo di santi per entrare nella Gerusalemme eterna, quando avrà avuto termine questa vicenda della creazione con la distruzione della Terra e il Giudizio delle Genti”.»

24In principio a questo dettato ho scritto: “Dice Gesù”. Ma, come lei[305] vede, è qui il Padre Santissimo che parla celebrando il Figlio.

226. L’anima di Maria Ss[306].

Anima scaturita dalla Trinità.

Dice Gesù:

1«Tutte le anime sono create dal pensiero del Padre che manda queste sue figlie ad animare i corpi generati sulla Terra. Ma l’anima della Purissima non è scaturita unicamente dal Pensiero del Padre.

2Dal vortice di ardori che è la nostra Trinità santa partono i tre amori che convergono nel centro, là dove la nostra Divinità si unifica e splende. Là è il vertice dell’Amore fatto dai tre amori insieme riuniti, e per portare un paragone umano potrei dire che là è il cuore della nostra santa Trinità.

3Da quel cuore è venuta l’anima di Maria. Come scintilla scagliata dalla Volontà d’amore nostra, Ella si è generata dai nostri tre amori e dai nostri tre desideri di possederla qual figlia, qual madre, qual sposa, ed a crearla abbiamo messo ogni nostra perfezione perché Ella era destinata ad esser la pietra dell’edificio del Tempio vero, l’arca del patto nuovo, l’inizio della redenzione che come tutte le cose di Dio porta del Dio Trino il segno simbolico del tre.

I tre tempi della redenzione[307].

4Primo tempo della redenzione è la creazione ‑ opera più specialmente del Padre ‑ dell’anima senza macchia destinata a scendere per abitare una carne che sarebbe stata tabernacolo a Dio, e l’amore del Figlio e dello Spirito Santo vegliarono beati alla sua formazione. Secondo tempo è quando, per opera dello Spirito, Quella senza colpa, tutta bella e pura[308], fuse il suo ardore di vergine innamorata di Dio all’ardore dell’Amore di Dio, e per opera dello Spirito generò il Cristo alle genti. Terzo tempo, quando il Cristo compì la sua missione di Redentore morendo sulla Croce.

Corredentrice e Vittima[309].

5Anche allora Maria era unita all’opera di Dio e per opera del Figlio divenne Corredentrice e Vittima con Lui. Indissolubilmente legata a Dio e alla Volontà di Dio, Ella, in ogni momento delle tappe del cammino della Redenzione, è presente, e senza Maria non avreste avuto il Redentore.

 

Iniziatrice del perdono dell’Eterno all’uomo[310].

6La Madre è il fiore completamente sbocciato in tutta la porpora della sua veste regale. Ma la Madre, per essere tale, dovette non solo avere inizio nel boccio inviolato della Vergine candidissima, ma sibbene nel seme non ancora nato dal quale sorse poi lo stelo, il boccio, il fiore.

7Nel celebrare la data del Concepimento immacolato di Maria, frutto soave del nostro amore e portatrice del Frutto di amore infinito, consacrato alla vostra salvezza che Io sono, abbiate presente non solo Maria testé concepita, ma la sua origine ‑ tre volte santa perché a crearla concorsero i nostri tre amori ‑ e la sua speciale dignità di iniziatrice del perdono dell’Eterno all’uomo.

8Alba serena del giorno della Redenzione, Ella viene a voi nel suo casto fulgore di Stella mattutina e di alba paradisiaca. La sua cuna che si prepara a riceverla precorre di poco la mia, e il suo sorriso vi insegna il Gloria da cantare all’Eterno che nella sua Carità perfettissima ha compiuto per voi i due amorosi prodigi del Concepimento immacolato di Maria e della mia Incarnazione.»

227. La città d’origine
del Messia
[311].

Un servo del suo Signore e “figlio” di Maria.

Dice Gesù:

1«Mettiamo una pausa nel commento di Isaia. Sei tanto stanca, amica mia, e tanto sofferente che hai bisogno di un conforto e non di sovrappeso. Le mie parole, d’altronde, non sono dissonanti al soggetto che trattiamo.  Ma anzi sono come un “a solo” nell’epopea profetica che annuncia la mia venuta, la mia missione, la mia gloria.

2Faremo così un regalo al Padre[312] che ti guida e che è desideroso di udire parlare di Maria, come un bambino che ha la mamma lontana e vuole sapere di lei per sempre più conoscerla e amarla. E in verità ti dico che Padre Romualdo è proprio un “figlio” per mia Madre e mia Madre è proprio “mamma” per lui.

Il cuore del direttore spirituale di M. V.

3Non tutti i suoi compagni sono simili a lui sotto la veste che li fa uguali. È il cuore che è diverso. Ed è il cuore che è tutto. Nel suo non è malizia, non è superbia, non è durezza, non è umanità di senso e di mente. Come ha deposto dell’uomo l’abito borghese per assumere assisa sacra, così s’è spogliato dell’umanità per divenire unicamente servo del suo Signore, portatore del Cristo, luce e voce di Dio e della Madre mia e sua.

4Il suo è un cuore di bimbo governante una mente adulta. E se per essere amati da Me e conquistare il Cielo occorre saper divenire simili a fanciulli[313], uguale cosa è per essere amati dalla Madre mia la quale, quando vede un cuore che la rispecchia in purezza, umiltà, semplicità, fede, carità, con la stessa facilità d’un fanciullo, prende quel cuore e se lo stringe al Cuore sul quale Io ho dormito.

Gerusalemme corrotta.

5Non v’è[314] un mese durante l’anno che non porti come gemma nel castone dei suoi giorni una festa di Maria. Ma il dicembre è mese mariano per eccellenza perché contempla le due glorie più alte di Maria: la Concezione immacolata e la Maternità divina e verginale. Ti voglio aprire squarci di riflessione su questa maternità.

6Nulla impediva a Dio di far nascere il suo Figlio nella città di Gerusalemme. Capitale della Palestina, centro della fede e del potere, a mente umana potrebbe parere che fosse la città più adatta alla nascita del Re dei Giudei. Ma le viste di Dio differiscono da quelle degli uomini.

7Gerusalemme non era più santa. Portava quel nome, ma la corruzione era in tutti i suoi strati: dal Tempio alla Reggia, dalle milizie ai cittadini. Gerusalemme aveva già tutto di quanto aveva voluto e come per il ricco Epulone è il caso di[315]  dare ad essa la risposta di Abramo: “Ricordati che tu avesti tutti i beni” [316]. Tutti meno l’unico necessario perché da essa respinto: “il bene del possesso di Dio”.

8Superbia, arroganza, avarizia, durezza, umana scienza, ricchezza, lusso e lussuria. Tutto era in essa.  E il suo ventre si satollava di questi cibi umani lasciando morire di fame il povero Lazzaro del suo spirito, il quale, pieno di piaghe, bramava sfamarsi con il cibo di Dio, ma non trovava che le pietre pesanti delle pratiche farisaiche in luogo del miele di Dio.

L’abbandono di Dio.

9Dio si ritira da dove è tutto ciò che non è Lui e dove nessuno cerca mettere in quel “tutto” Lui, per fare del tutto base al trono del Signore, al quale tutte le cose della Terra vanno sottoposte.

10Voi, invece, fate delle cose della Terra il culmine del vostro pensiero sovrapponendole a Dio. Attenti che non vi avvenga ciò che è avvenuto a Gerusalemme. Già vi sta accadendo poiché Dio, non più cercato da voi, si ritira lasciandovi nel vostro “tutto” labile e malvagio, lasciandovi a contare le vostre ricchezze maledette, false, demoniache. Una sola è la moneta che ha valore in un tesoro. Una sola. E voi non la possedete.

110l dono che avrebbe fatto grande in eterno Gerusalemme le fu dunque levato. Non la nascita e non la morte del Cristo avrebbero rinserrato le sue mura, ma solo il delitto della condanna del Cristo, contro la quale anche le pietre si ribellarono scoscendendosi alla mia morte e crollando ubbidienti al volere di Dio, quando Gerusalemme fu rasa da coloro al cui inutilmente troppo ossequiato potere avevano dato, come agnello da sgozzare, Gesù di Nazareth.

12Questo avviene, figli, quando non si rispetta la misura. Nasce il delitto e nasce la conseguente rovina. L’errore che nega Dio sostituendo ad Esso gli dèi delle passioni umane, fa sì che Dio vi abbandoni e vi levi la benedizione del permanere fra voi. L’idolatria verso gli uomini fa sì che gli idolatrati sino a divenire assassini per loro, si mutino in esecutori di punizione, poiché sui servi, sugli schiavi, è lecito agitare la sferza e far cadere la frusta. È lecito là dove non è viva la Legge di Cristo. E idolatri e idolatrati quella Legge l’hanno rinnegata. Perciò agli asserviti dànno il pane della loro galera: distruzione e catene.

Betlemme accoglie il prodigio dell’amore.

13Quando, come frutto maturo prossimo a cadere dal ramo, il Figlio dell’Uomo fu prossimo a venire Luce nel mondo, la Volontà di Colui, rispetto al quale i più potenti imperatori sono simili a festuca di paglia su una via maestra, predispose il Cesare a promulgare l’Editto.

14Non la Città santa di nome ma decaduta per suo volere malvagio dalla sua santità, ma la città‑origine in cui ancora aleggiava la fede di Davide mio servo, era quella che nel suo perimetro doveva accogliere il prodigio dell’amore.

15Nazareth, la spregiata dai Giudei, di Me si incinse la Benedetta. A Betlemme la decaduta, secondo la supposizione superba dei Giudei, doveva Maria posare il suo bacio di Vergine sul Figlio di Dio e suo, apparso con fulgore di stella nella grotta da secoli ordinata a riceverlo.

Dio va agli umili

16È agli umili che va Dio. Questo vi spieghi perché gli eletti ad essere annunziatori d’una grazia, conoscitori di una apparizione, portatori di una volontà divina, diffusori della Parola, sono generalmente dei poveri, agli occhi del mondo, sui quali Dio si posa col suo Spirito per aprire loro occhi e orecchi al super‑senso, che vede oltre i confini dell’umano nelle plaghe di Dio.

17Quando Io voglio e, per quanto voglio, posso. Posso atterrare un gigante dell’ateismo o del razionalismo con un sol tocco del mio volere, perché sono della stirpe di Davide atterratore di Golia, e sono soprattutto il Potere, la Forza, il Volere perfetto. Posso con una carezza posata su chi, amoroso, mi tende lo spirito, aprire, con un solo sfiorare del pollice, i sensi spirituali alla vista e all’udito delle cose soprannaturali e farlo capace di “conoscere Dio” così come una sposa conosce lo sposo.

18A domani, figlia. Verrò per portarti dietro a Maria che lascia la casa di Nazareth per andare a Betlemme. Riposa in pace.»

228. La sublime maternità
di Maria Ss
[317].

L’estasi della maternità.

Dice Gesù:

1«Se tutte le donne che non sono delle depravate conoscono l’estasi della gioia femminile pensando alla gioia della prossima maternità, quale estasi avrà raggiunto la santa Madre mia ormai prossima alla sua sublime maternità?

2Maternità bene intesa è vertice d’amore. Più caldo dell’amore che unisce i figli di una sola cuna, più casto dell’amore che unisce due carni, l’amore materno, quando è giusto, è l’amore completo, perfetto e più alto degli amori della Terra.

3Ma Maria non era soltanto la creatura che ama la creatura che si forma in lei e che è il frutto di un duplice amore di creature. Maria amava in suo figlio Dio, a Lei venuto con la sua Volontà, col suo Amore, con la sua Ubbidienza, a farsi carne della sua carne.

4Guardava l’inviolato ventre suo e lo vedeva ciborio del Dio vivo. Sentiva pulsare un altro cuore e lo sapeva Cuore di un Dio fatto carne. Anticipava col desiderio il momento di fare delle sue braccia l’altare mio per la prima offerta dell’Ostia di perdono. Ed a Sé stessa giurava di amarmi come solo Essa, senza peso di colpa, poteva amarmi per riparare in anticipo ciò che già faceva lacrimare il suo occhio e sanguinare il suo cuore: le torture della mia missione di Redentore.

5Se è costume dei pii di compiere uno spirituale ritiro alla vigilia di un evento per loro importante, per poter conoscere la Volontà del Signore ed esser degni della sua benedizione sull’opera che sta per iniziarsi, potete ben comprendere come questa Creatura, già perfetta nella orazione, si sia cinta di mistici veli per isolarsi in uno spirituale ritiro che sempre più crebbe quanto più l’evento era prossimo a compiersi.

Da Nazareth a Betlemme.

6Il viaggio da Nazareth a Betlemme fu compiuto da Maria come se la stessa fosse circondata da una mistica clausura aperta solo verso il Cielo, che sempre più si avvicinava a Lei per esserle sopra con tutti i suoi splendori, le sue teorie angeliche, le sue armonie celesti, come velo di baldacchino regale trapunto di gioielli.

7Era già nell’estasi. E la folla che vedeva passare un uomo silenzioso conducente alla briglia un asinello cavalcato da una poco più che fanciulla tutta assorta in un suo pensiero interiore, si scostava perché pareva che una luce emanasse da quel gruppo e dietro ad esso rimanesse un profumo celeste. E non sapeva la folla spiegare il perché i più poveri fra essa paressero dei re davanti ai quali le folle si dividono in ossequio come onde di mare solcate da maestosa nave.

8Era la Stella del Mare che passava, era la nave portante la Pace che passava fra la guerra del mondo, era la Vincitrice che passava dove Satana aveva strisciato, per mondare la via al Verbo che veniva per ricongiungere Cielo a Terra.

9Pallida e mite andava incontro all’Amore, non più unicamente abbraccio di fuoco spirituale, ma tepore di carni vere che eran di donna ma che erano Dio, e quando Giuseppe rompeva quell’estasi penetrandovi rispettoso come varcasse le soglie di Dio, per dare alla sua Donna conforto di cibo e riposo, non erano parole lunghe, ma solo uno sguardo, una parola: “Giuseppe!”, una stretta di mano, e in Giuseppe si rovesciava l’onda dell’estasi come da coppa colma fino al bordo.

Vivere in Dio.

10Le parole turbano l’atmosfera dove vive Dio. Né per i giusti occorrono parole per esser fatti persuasi della presenza di Dio e dei mirabili effetti di essa presenza in un cuore.

11O si crede o non si crede. Se avete Dio in voi credete poiché sentite Dio, oltre i veli della carne, vivente in una creatura. Se non avete Dio, nessuna parola può farvi persuasi della fusione di Dio ad un cuore umano. È la fede che dà capacità di credere, ed è il possesso di Dio che dà possibilità di vedere Dio vivente in un vostro simile. Non si può spiegare con metodo umano il mistero di Dio, i perché di Dio. Sono al disopra dei vostri metodi. Solo vivendo umilmente nel soprannaturale potete vedere, per lo spiraglio aperto dalla Bontà, per voi, gli spirituali rapporti e gli estasianti contatti fra un’anima e Dio.

12Come faville danzanti in un incendio, le creature prescelte da Dio per l’estasi vivono in una festa di fulgori, in un ruggire di fiamme divine, in un fondersi di favilla a fiamma per sempre più vivere, accendersi e accendere. Alimento che si alimenta al Centro dell’Amore, esse portano all’Amore il loro amore e ne aumentano la gloria, e da esso Amore traggono vita e gloria propria.

La sublime maternità.

13Maria aveva in Sé il Fuoco santissimo ed era fuoco. E le leggi della vita erano quasi annullate da questo vivere d’ardore. E sempre più si annullavano quanto più l’incendio si avvicinava per mutarsi in Carne testé nata, onde nel momento beato del mio apparire al mondo Ella sprofondò nell’estasi, nel fulgore del Centro di Fuoco da cui emerse portando sulle braccia il Fiore dell’Amore, passando dalle voci della divina Fiamma alle melodie angeliche, dal rutilare della Trinità contemplata fino alla fusione, alla visione dei cori angelici scesi a dare l’annuncio alla Terra e la promessa di Pace ed a fare corona alla Madre Regina, alla Madre del Re dei re, e dopo aver abbracciato Dio col suo spirito rapito abbracciò il Figlio di Dio, suo Figlio, con le sue braccia che non conoscevano abbraccio d’uomo.»

229. Nel segno della Luce[318].

La Luce segno caratteristico di Dio.

Dice Gesù:

1«Segno caratteristico della mia nascita al mondo fu la luce.

2Molte volte i fatti sono caratterizzati da fenomeni che voi chiamate e spiegate come fortuite coincidenze ed invece sono i presagi, i richiami di Dio per attirare la vostra attenzione, sviata dietro a mille più o meno necessarie cose, su un fatto che segnerà un’epoca nella storia del mondo o nella vita di un individuo.

3Io ero la “Luce” [319] e la luce mi precedette, mi circondò, mi annunziò, mi condusse, e a Me condusse i puri di cuore.

4Ti ho detto[320] che pareva che una luce emanasse da Maria mentre, sul povero mezzo dei poveri, passava raccolta sulle vie della Palestina. Ti ho detto altre volte[321] che chi ha in sé Dio non solo spiritualmente emana vibrazioni di luce e profumo, poiché l’interno Tesoro si effonde dalla teca viva che lo porta ed è percepibile agli altri esseri. Voi dite allora: “Costui ha in sé qualcosa che è speciale. Che volto! Che modi! Di santo”.

La Tutta Santa.

5Maria era la Tutta Santa e portava il Santo dei santi. Possedeva perciò la perfezione della santità umana già talmente indiata da essere quasi uguale a quella del suo Dio. Possedeva la Perfezione divina che si era vestita di carni chiedendole di nutrirla del suo sangue vergine, di formarla, di esserle rifugio per i nove mesi della sua formazione d’uomo.

6Dio si nutriva di Maria. Dio‑Uomo è fatto di Maria, e della mia soavissima Madre Io ho preso le caratteristiche fisiche e morali di dolcezza, di mitezza, di pazienza. Il Padre mi ha lasciato la Perfezione, ma Io ho voluto assumere, della Benedetta che è stata il mio casto nido, la veste fisica e la più preziosa veste morale del carattere.

7Essendo Maria la più santa di quante creature abbia avuto la Terra, emanava la santità non più come vaso chiuso da cui filtrano molecole di profumo, ma come astro acceso sprigionante eteri e raggi di soprannaturale potenza.

La santificazione delle genti attraverso Maria.

8Se il Battista trabalzò nel seno della madre sua ricevendo l’onda della Grazia emanante da Maria e ne rimase santificato[322], tanto potente era stata l’emanazione da superare le barriere della carne oltre la[323] quale il frutto di Zaccaria e di Elisabetta si formava per essermi evangelizzatore (Vangelo vuol dire “buona novella” e Giovanni dette agli uomini la “buona novella” del mio essere fra gli uomini, dunque non erro a chiamarlo mio evangelizzatore. Ciò per i cavillatori della parola) coloro che avvicinavano Maria direttamente non potevano rimanerne senza ripercussione.

9Lasciò dietro a Sé una scia di santità operante e, solo che i cuori non respingessero la Grazia, gli avvicinati divennero dei predestinati alla santità. Quando tutto sarà cognito dell’uomo, vedrete che nei primi seguaci del Figlio di Maria sono molti di quelli che ebbero con Lei anche casuale rapporto e rimasero lavati e penetrati dalla Grazia che da Lei s’effondeva. Molti prodigi conoscerete, allora, operati dalla mia Tutta bella e Tutta grazia.

10Maria converte ora i cuori più duri e salva i peccatori più ostinati, ma non si è iniziato il ciclo del suo potere dal giorno in cui ‑ Stella che risale ai Cieli ‑ Ella assurse a riposarsi nuovamente sul mio Cuore ed a fare più bello per Me il Paradiso, a farlo completo perché ora vi era Lei, la Mamma che ho amato infinitamente ed alla quale tutto devo, come uomo, in compenso di tutto quanto da Lei ho avuto. La santificazione delle genti attraverso Maria si iniziò dal momento in cui lo Spirito la fece Madre e il Figlio di Dio prese carne nel suo beatissimo seno.

L’amore quale doveva essere.

11Saturo di questa emanazione sino ad esserne fatto quasi simile alla Piena di grazia, era Giuseppe. Lacrime beate scendevano al Giusto per la gioia che lo inondava, mistica gioia di contemplatore che sta curvo sopra un miracolo di manifestazione di Dio. Adorazione e silenzio furono le caratteristiche di Giuseppe santo. Rispetto venerante per la Beata di cui egli era il naturale protettore. E amore.

12Il primo amore casto di coniuge, l’amore quale doveva essere quello degli uomini secondo il pensiero del Creatore: amore senza aculeo di senso e senza fango di malizia. Un amore naturale e angelico insieme poiché nell’anima di Adamo e dei figli di lui, secondo il pensiero creativo, doveva essere la purezza angelica dello spirito commista alla tenerezza umana, e come fiore che sboccia senza peccato dallo stelo che lo porta così doveva, senza verme di libidine, sorgere l’amore nei coniugi e dare dei figli ai talami casti.

La santità coniugale.

13Esser casti non vuol dire interdirsi il coniugio. Vuol dire compierlo pensando a Dio che fa di due animali ragionanti due creatori minori e, come Dio creò senza mettervi pensiero di malizia il maschio e la femmina e non pose nella loro pupilla luce di carne per svelare agli innocenti la carne, così i coniugi dovrebbero fare del matrimonio una santa creazione allietata di culle, ma non sporcata da libidine.

14Il coniuge onesto e santamente amoroso cerca divenire simile all’altro coniuge, poiché chi ama tende a prendere somiglianza della creatura amata, onde il matrimonio bene inteso è elevazione reciproca, perché non vi è alcuno completamente perfido e basta migliorare ognuno un punto prendendo ad esempio il buono dell’altro per salire in mutua gara la scala della santità. Come pianta che getta un ramo più alto del precedente e sale, sale verso l’azzurro, così è la santità coniugale e individuale. Oggi è una virtù. Domani da questa virtù ne rampolla un’altra sempre più alta, e dalle umane virtù di sopportazione reciproca si sale alle vette della eroicità soprannaturale.

15Giuseppe, coniuge santo e casto della Santa e Casta, come bambino presso la maestra imparava giorno per giorno la scienza d’essere simili a Dio e, poiché nel suo cuore di giusto nulla era ostacolo alla Grazia, giorno per giorno della sua Maestra amata egli prendeva somiglianza, somigliando così a Dio di cui Maria era la più perfetta copia.

La famiglia nella luce.

16Nella notte santa, ciò che riscosse Giuseppe, orante con una tale forza da giungere[324] sino a circondarsi di una mistica barriera isolante l’anima dall’esterno, fu la luce.

17Nella grotta, prima appena rischiarata da un focherello di sterpi che già languiva per mancanza di alimento, s’era diffusa una luce pacata che aumentava gradatamente quasi chiarore di luna che, prima coperta da veli di nuvole, poi se ne libera e scende schietto a fare d’argento la Terra.

18Nella luminosità era Maria, ancora inginocchiata ‑ poiché Io nacqui mentre Ella orava ‑ ma ribassata sulle sue calcagna. Era Maria che con lacrime e sorrisi baciava la mia Carne d’infante.

19Non molte parole anche ora: la solita: “Giuseppe!”, e la presentazione a lui del Frutto delle sue viscere sante.

20La Famiglia era la prima redenta da Dio. Ricostruita quale l’Eterno l’aveva pensata. Due che si amano santamente e che santamente si ritrovano curvi su un neonato e nel bacio che si scambiano su quella cuna non v’è sapore di lussuria, ma mutua gratitudine e mutua promessa di amarsi di amore scambievole che aiuta e conforta.

21Quando i primi pastori entrarono, trovarono ancora i due Santi uniti così dall’amore e dall’adorazione e pareva Giuseppe, uomo maturo, il padre della Vergine e del Pargolo, tanto nel suo aspetto era visibile quella tenerezza scevra di carnalità che, disgraziatamente, non si vede che nell’occhio di un padre.

Il lavoro nella luce.

22La Luce era ormai sulla Terra e dai Cieli aperti la luce scendeva a ondate di angeli annullando col suo paradisiaco splendore la luminosità degli astri della notte serena. Non fu percepita dai dotti, dai ricchi, dai sazi di piaceri, ma fu diana agli umili lavoratori che compievano il loro dovere.

23Sempre sacro il dovere, quale che sia. Il dovere del re che firma i decreti non è più alto di quello del contadino che ara la terra o del mandriano che veglia sul gregge. È il Dovere. È la Volontà di Dio.  Perciò è sempre nobile. Perciò consegue lo stesso premio o lo stesso castigo soprannaturale. E non sarà portare corona o tenere vincastro che vi salverà dal castigo o vi negherà il premio. A chi fa il proprio dovere, facendo così la Volontà Santissima, Dio si manifesta e lo prende a testimonio dei suoi prodigi.

24E ai pastori fu manifestato Dio e i pastori[325] furono chiamati a testimonio del prodigio di Dio. Nella luce divenuta ormai sfolgorante perché tutto il Cielo era sulla e nella grotta, l’Emmanuele fu visibile ai secondi redenti della Terra: ai lavoratori. Poiché Dio è venuto a santificare il lavoro dopo la Famiglia. Il lavoro, dato come maledizione all’uomo dopo la colpa d’Adamo, diveniva benedizione dal momento che il Figlio di Dio volle divenire lavoratore fra gli uomini.

I potenti nella luce.

25La Luce era venuta nel mondo. E non bastava la grotta meschina, non la limitata campagna di Betlemme, a contenerla. La Luce si sparse ad oriente e occidente, ad austro e a meridione. Non ai gozzovigliatori parlò col suo apparire, non disse parole ai gaudenti col suo vibrare. Parlò a coloro che, puri di cuore e anelanti alla Verità, umiliavano la mente coltissima ai piedi di Dio e si sentivano atomi davanti alla sua Santità.

26Ai potenti che della potenza si facevano strumento di spirituali conquiste si mostrò la Luce, e li chiamò ad adorarla con uno sfavillio che riempì i quattro punti del firmamento. Ai potenti, perché Dio è venuto per santificare i Potenti dopo i Lavoratori e la Famiglia, e coi potenti la Scienza. Ma non ai potenti malvagi e agli scienziati atei si manifesta Iddio e li copre di benedizioni, ma a coloro che del dono della potenza e della scienza si fanno un mezzo di elevazione soprannaturale, non di sopraffazione o di negazione.

27Dio è Re anche dei re e Dio è Maestro anche dei maestri. La Luce trovò molti maestri sulla Terra, ma solo ai maestri desiderosi di Dio la Luce divenne richiamo. È sempre così. La Grazia opera là dove è desiderio di possederla e tanto più opera, sino a divenire Parola e Presenza, quanto più è vivo il desiderio del possesso e d’esser posseduti.

Ai lontani nella luce.

28Davanti al Re dei re, guidati dall’unica cosa che è degna di esser traccia a Dio: la luce, vennero dalle remote contrade i potenti, primo scaglione degli infiniti che nei secoli dei secoli avrebbero intrapreso la mistica marcia per andare verso Dio. Non ai potenti di Palestina, non a coloro che si credevano depositari dei segreti e dei decreti di Dio ‑ e tali decreti e segreti erano[326] per loro resi incomprensibili perché non era santità in loro, e i segni del Cielo e le parole del Libro erano semplici meteore e semplici parole senza più significato soprannaturale ‑ ma ai lontani.

29Ero venuto Luce nel mondo. Luce per il mondo. Luce al mondo. Chiamavo il mondo alla Luce. Tutto il mondo.

30E lo chiamo. Lo chiamo da venti secoli, senza soste. Sulle vostre tenebre non cesso di fare risplendere la mia Luce. Se sapeste innalzarvi oltre la barriera di caligine che avete sparsa sul mondo, vedreste il Sole divino sempre sfolgorante e benigno sugli uomini, su tutti gli uomini.

31Né è da stupirsi se vi precedono ormai quelli che sono i più lontani da Roma cattolica. Gaspare, Melchiorre, Baldassarre, da tre punti della Terra sul paziente dorso dei cammelli vennero alla Luce del mondo non vista dai compatrioti del Figlio di Maria. Africani, asiatici, australi, vengono alla Croce che voi avete respinta. E vi sorpasseranno. Nell’ultimo giorno, quando il tempo e gli uomini saranno illuminati in ogni punto e lato, si vedrà la ingrata lacuna lasciata da voi, cattolici da secoli, mentre gli altri: idolatri e eretici, affascinati dal Cristo, Signore Santo, saranno affluiti con le loro anime fatte vergini dalla Grazia.

32Quanti moti tenebrosi nel mondo civile! È la vostra vergogna e il vostro castigo. Mai avreste dovuto e mai dovreste permettere che la Luce data a voi per i primi fosse da voi respinta e rinnegata.  Le tenebre vi uccidono e non le volete abbandonare. Da esse vengono, come gli odiosi animali della notte, tutti i mali che vi tormentano e si pascono del vostro sangue, del vostro tormento.

33Non mi volete più. Non mi comprendete più. Non mi conoscete più. Neppure quelli della “mia casa” mi conoscono più. Ed Io stento a conoscere loro, tanto li hanno imbruttiti le molte malattie della carne e della mente.

Appello alla conversione.

34Ma, in questa prima domenica d’Avvento che annuncia la venuta della Luce al mondo, Io ve ne prego, o figli[327], se non osate più guardare a Me Redentore e Giudice perché alla vostra anima avvilita il Dolore fa paura e la Giustizia terrore, guardate a Me, piccolo infante sul seno di Maria.  Non può un pargolo avere altro che carezze e sorrisi. E questi ho per voi.

35Pietà della mia nudità e della mia povertà. Non di vesti e di denaro, ma di amore. Dell’amore vostro. Non voglio oro, non incenso. Voglio solo l’amore vostro. Lo voglio perché amarmi e conoscermi è Vita e Verità. Come Maria mi ha generato per opera dell’Amore, così Io vi voglio generare per mezzo dell’amore. Il mio è vivo e operante, ma occorre anche il vostro.

26Venite a Me e accoglietemi in voi. Aprirò in voi torrenti di Luce e di Grazia e vi farò divenire figli di Dio come Io sono. Benedetti quelli che la mia Luce accolgono. Io sarò in loro.  Io abiterò in loro, nel loro spirito. Poiché il Verbo non ha bisogno di dimore di creta, ma di dimore vive: gli spiriti degli uomini vuole Egli per sua abitazione.

37La gloria di Dio è svelata a coloro che mi accolgono, poiché ove Io sono è Meco il Padre e lo Spirito, e la gloria del Signore si disvela piena e letificante ad essi, e la Grazia è la loro vita e, come il sole dall’alto del cielo, la Paternità, la Fratellanza, la Carità divina sono su di loro e dànno anticipi di beatitudine.

38Maria nella sua luminosità estatica mi offre al vostro amore. Curvate la fronte all’Amore fatto carne. Egli ha lasciato i Cieli per portarvi ai Cieli. È venuto nella guerra per portarvi la Pace.»

Esperienza carismatica.

L’anima fata candore[328].

39All’anima mia da tre giorni si sono aperti i fiumi dell’estasi e gioisco della visione oltre che della parola. Ho l’anima fatta candore e luce, perché il candore della Madre Vergine e la Luce sono in me.

40Gloria a Dio per la sua bontà che concede alla sua serva di vedere ciò che hanno visto gli angeli e che inonda della sua Pace l’anima mia.

41La radio trasmette in questo momento l’“Agnus Dei” della messa domenicale. Ma io ho visto l’Agnello appena nato dormente nel grembo del Candore… ed è più bello della più bella musica…


230. Le settantadue settimane[329].

La preghiera santa[330].

Dice Gesù:

1«Sempre dal cominciare della preghiera la grazia del Signore scende su voi. Parlo della preghiera santa, non della stolta richiesta di cose inutili, o da Dio e dalla morale retta riprovate. L’Eterno che veglia su voi dai Cieli non ha cuore di bronzo simile al vostro che siete duri ai fratelli e ingrati a Dio. Egli subito si piega su voi quando con cuore umile, amoroso e fidente, quando con sacrificio e costanza, chiedete a Dio pietà.

2Pane e conforto, scienza e guida vi dà Dio quando a Lui vi rivolgete. E se non sempre siete esauditi, non pensate di rimanere senza risposta al vostro pregare. Per un che, negato da una Intelligenza che tutto conosce, voi ricevete altri doni che non sempre subito apprezzate e dei quali non siete subito riconoscenti. Ma prima o poi dovete riconoscere questa Bontà intelligente che vi cura. E se qui non lo conoscete, sarà certamente oltre la vita della terra che conoscerete quanto fu grande e buono con voi il Signore.

L’angelo messaggero di Dio[331].

3A Daniele che ancora pregava ‑ e la preghiera di lui potreste dirla anche ora ‑ il mio angelo parlò.

4Il Consolatore, che è anche l’Annunziatore, non è mai disgiunto da ciò che mi riguarda. Messaggero di Dio, spirito ubbidiente e amoroso, fece sempre suo gaudio portare i voleri di Dio agli uomini e consolare coloro che soffrono. Non lasciò rapido il Cielo unicamente per l’annunzio beato[332], per consolare Giuseppe[333], per confortare la mia tremenda agonia[334]. Già ai profeti era andato a portare la parola e a disvelare il futuro che mi concerne come Messia. Spirito infiammato d’amore, ai desiderosi di Dio aleggia da presso e porta i sospiri degli amanti a Dio e le luci di Dio ai suoi amanti.

Il Messia Redentore[335].

 5Uno solo poteva levare prevaricazione, peccato e ingiustizia dalla Terra, che era meritevole di un nuovo diluvio e che fu unicamente sommersa e mondata da un Sangue divino e innocente. Io, Dio vero fatto carne per voi. Corruzione, peccato, ingiustizia e guerra fra l’uomo e Dio, avrebbero avuto termine quando non di regale unzione ma di unzione funebre sarebbe stato unto il Santo dei santi, l’Innocente ucciso per amore degli uomini.

6Sospiro dei Patriarchi e di tutto il popolo di Dio, il Messia doveva sorgere per creare la Gerusalemme nuova che non muore in eterno. La Chiesa che vive e vivrà fino alla fine dei secoli e che continuerà a vivere nei suoi santi oltre il giorno di questa Terra. E a Daniele viene dato a conoscere il numero dei giorni che separavano i viventi dal tempo del Signore e le conseguenze della nequizia del popolo che al prodigio di Dio risponde con una condanna.

Conseguenze del delitto d’Israele[336].

7La condanna del Cristo segna la condanna del popolo.

8Sempre un delitto attira una punizione. E dato che nessun delitto è più grande di quello[337] di infierire sugli innocenti e calunniare gli incolpevoli, quale punizione poteva esser serbata a chi aveva ucciso l’Innocente, che non fosse distruzione totale del luogo dove l’anonimo s’era installato?

9Inutili ormai i sacrifici quando la misura è sorpassata. Dio è longanime[338], ma non è ingiusto. E perdonare la pertinacia nel peccare dopo aver dato tutti i mezzi per conoscere l’errore ed uscirne, e per tornare a Dio, sarebbe da parte di Dio ingiustizia verso i giusti e verso coloro che i malvagi hanno torturato.

L’abominio nella casa di Dio[339].

10Le settantadue settimane potrebbero essere, ora, anche di secoli, o figlia, e al termine di esse venire la desolazione sulla Terra e l’abominio là dove tutto dovrebbe essere santo. Già vi siete incamminati.

 11Troppo sgretolare di umana scienza rode come una carie i cuori dei miei ministri che non sanno esser di Dio ma del mondo, e che assorbono lo spirito del mondo e dànno al mondo il loro alito non più di Cielo. È il grande dolore del Cristo. Troppe plaghe senza chiese. Troppe chiese senza sacerdoti. Troppi fedeli senza guida. Troppi cuori senza amore.

12Se Gabriele tornasse non troverebbe che ben difficilmente cuori che sapessero orare come Daniele e che accogliessero la sua parola senza vivisezionarla fino ad ucciderla per studiarla e per giungere a negarla. E non è già questo un abominio nella casa di Dio, là, dove almeno i ministri di essa, quelli almeno, dovrebbero essere luce alle turbe?

13Cristo lo state uccidendo una seconda volta. Nel vostro spirito lo uccidete. E fra poco non sarete più popolo suo, ma tribù di idolatri. Non vi lamentate perciò se il Cielo è chiuso, sul vostro fermentare di abominio.

14 In verità vi dico che se non vi convertite al Signore Iddio vostro, la desolazione durerà fino alla fine.»

231. L’Atteso nato da Maria
a Betlemme
[340].

La stirpe di Davide[341].

Dice l’Eterno Padre:

1«Ti fu detta[342] la ragione per cui Betlemme fu la predestinata fra tutte le città di Giuda ad esser quella che avrebbe ricevuto il Salvatore. Grande non tanto per la morte di Rachele[343]  e per lo scettro ad essa venuto con la stirpe di Giuda[344], ma quanto per avere accolto il vero Re al quale tutte le genti, sino alla fine del tempo, o con amore senza limiti o con odio ugualmente sconfinato, guarderanno.

2L’Aspettato delle genti, il cui scettro è una croce, la cui legge sono[345]  l’amore  e il perdono,  la cui opera è la redenzione, là dove Rachele era morta dando alla luce il figlio del suo dolore e dando a Giacobbe il figlio caro come la mano destra a un uomo, doveva venire alla luce da Quella, ben più grande di Rachele nei meriti e nel dolore, la quale non da opera carnale fu fatta madre, ma per opera di Spirito Santo e per volere dell’Eterno partorì il suo Unigenito contro il suo pensiero umano.

Colei che doveva partorire[346].

3Alla Vergine che mai pensava conoscere la maternità fu dato il Figlio. Il pane dell’ubbidienza fu spezzato da Maria prima che fosse spezzato da Gesù, il quale, come il Padre, non forza i suoi ad ubbidirlo, ma chiede da essi adesione d’amore per darsi ad essi. Maria dette dunque alla luce il Messia, il Padrone del mondo, il quale starà nella sua terra (Palestina) sinché la terra colpevole non lo rigetterà fuor dal suo seno, facendo tinta alle sue vesti non col sangue dell’uva ma col suo Sangue divino.

4Risalirà poi al Cielo il Figlio dell’uomo uscendo fuor dal sepolcro come pietra scagliata da arco. Ma guai a quel luogo che lo avrà rigettato, e guai a quei cuori omicidi! Per tutte le desolazioni inflitte al Santo saranno desolati e con nome di deicidio passeranno nei secoli alla storia.

Il Re dei redenti[347].

5Generato come Figlio di Dio dai giorni d’eternità, generato come figlio dell’uomo, dal tempo segnato da Dio, Egli dominerà non con veste e corona di umano dominio. Ma se nella terra di Giuda non ha regnato e se la terra di Giuda lo ha trattato da malfattore, il suo regno, Io ve lo giuro, verrà anche su quella.

6Nella sua destra riunirò tutte le stirpi, ché tutte le ha redente il Figlio mio, scegliendo da esse coloro che hanno in sé sete di Verità.  Re il cui regno non avrà fine, dominerà nell’eternità e in tutto quanto è, che Io ho messo sgabello ai suoi piedi trafitti, con la sua forza d’amore.

7E beati quelli che all’amore di Lui si convertiranno o a Lui rimarranno fedeli sino alla fine. Costoro erediteranno seco Lui la Terra, e la Pace di cui Egli è il Fattore sarà il loro retaggio nei secoli dei secoli.»

Esperienza carismatica.

Gesù guida la mano del Portavoce.

8Anche qui mi accorgo, leggendo lo scritto, che parla il Padre Nostro.

9Sono le 9 di mattina. L’altro brano, quello del 29, l’ho scritto di sera, fra sofferenze atroci che era tutto il giorno che mi torturavano sino a culminare in una crisi asfittica alle 18.

10Era dalle prime ore della notte che Gesù mi teneva in suo potere: da quando mi aveva detto: “Cerca il punto delle 70 settimane”. E le assicuro[348] che avevo sofferto anche per questo durante il giorno.  Ero come trasognata. Se ne accorsero anche gli altri. E non vedevo l’ora che fosse notte, perché sentivo che Gesù aspettava quell’ora per parlare. Ma ero così stanca che le confesso come in confessione che ho scritto unicamente per forza datami parola per parola da Gesù. Dormivo in piedi, gli occhi mi si chiudevano. Appena finito, ho chiuso il quaderno senza occuparmi d’altro, e soltanto stamane ho capito il senso di quanto avevo scritto macchinalmente.

11Buon Gesù! Che segretaria intontita che devo essere stata! Ma se Lui è contento…

12Però noti anche lei: non ci sono cancellature né parole omesse, tolta una nella seconda e una nella terza pagina e alla quarta. Segno che, se tutto era sfinito, anche lo spirito, al punto di non godere delle parole di Gesù, la sua forza guidava la mia mano.

232. Maria durante la gestazione
del suo Figlio
[349]

Consapevolezza

Dice Maria:

1«Da quando ho portato in me il Figlio ho visto tutte le cose con altri occhi. Nell’aria che mi circondava, nel sole che mi scaldava, nel raggio di luna che scendeva nella mia stanzetta a farmi compagnia nelle mie notturne meditazioni, nel brillare delle stelle, nei fiori del piccolo orto o dei campi di Nazareth, nell’acqua che cantava nella fontana costruita da Giuseppe per evitarmi la fatica fisica e quella morale di uscire dalla mia solitudine quasi abituale, nei piccoli agnelli dalla voce di bambino, io vedevo il mio Signore, il Padre del mio Figlio, lo Sposo del mio spirito verginale, vedevo soprattutto il mio Bambino per il quale tutto è stato fatto. I suoi occhi erano aperti in me ed io vedevo con gli occhi del mio Dio che era la mia Creatura.

2Le virtù aumentavano in me di potenza come flusso di marea montante e quanto più cresceva la mia Creatura tanto più la sua Perfezione infinita compenetrava la sua Mamma, come se dalle sue carni sante la potenza, che avrebbe poi sprigionato intera nei tre anni del suo ministero, fluisse con raggi di etere spirituale a rinnovarmi tutta.

Una col Figlio suo.

3Oh! figlia! Dio nella sua bontà mi ha fatto salutare: “Piena di grazia” [350]. Ma la pienezza fu in me quando fui una col Figlio mio. Allora era la mia anima che, una con Dio, di Lui aveva l’abbondanza delle virtù.

4La Carità fu la preeminente di quel momento. Se prima amavo, dopo superai l’amore della creatura, perché amai col cuore della Madre di Dio. Arsi. L’incendio è un velo di brina su un campo d’inverno rispetto all’ardore che era in me. Vidi le creature non più con pensiero di donna, ma con mente di Sposa dell’Altissimo e di Madre del Redentore. Erano mie quelle creature.

La maternità spirituale.

5La mia maternità spirituale si iniziò allora poiché, no, non vi fu bisogno che Simeone parlasse per conoscere il mio destino. Io sapevo poiché possedevo la Sapienza in me. Essa diveniva carne in me e le sue parole correvano come sangue per il mio essere ed affluivano al cuore dove io le custodivo. Non ebbe segreti la futura vita del mio Figlio per la sua Mamma che lo portava. E se ciò era tortura, poiché ero Donna, era anche beatitudine pari a quella della mia Creatura, poiché fare la Volontà di Dio e redimere per ricongiungere a Dio i divisi e ottenere l’annullamento della colpa e l’aumento della gloria del Padre, è quello che fa la felicità dei veri figli di Dio. E capostipiti siamo il mio dolce Gesù ed io, per bontà del Padre, Madre sua.

L’amore perfetto.

 6Quando si ama realmente si vive non per sé ma per gli altri. Quando si possiede Dio, si ama perfettamente e dietro alla Carità ogni altra perfezione viene. Anche i sensi umani si perfezionano onde tutto quanto è a noi d’intorno acquista luce, voce, colore diverso e soprattutto porta un segno che solo i possessori di Dio vedono: il suo, santo e ineffabile; e non vi è bisogno di dire parole per orare, poiché basta che il nostro occhio si posi sulle cose create perché il nostro cuore si sollevi nell’orazione più alta che è la fusione col Creatore.

7Cantiamo allora il Magnificat per tutte le cose che il Signore ha fatto per noi, perché, Maria, quando ci siamo dati a Dio, Dio ci fa regine e ci mette a parte del suo possedere, onde anche la più umile può dire: “L’anima mia magnifica il suo Signore, il quale ha guardato la sua serva per la quale ha fatto grandi cose, e il mio nome d’ora in poi è ‘beata’!”.»

233. Conseguenza della
ribellione a Dio
[351].

Perisce il gaudio nello spirito[352].

Dice Gesù:

1«Sempre, quando l’uomo si è staccato da Dio e dal soprannaturale per dedicarsi al suo io e alle cose naturali, ha diminuito a sé stesso la felicità di possedere anche il naturale.

2Il primo a morire è il gaudio soprannaturale, quella sicurezza e quella pace che fa forti nelle vicissitudini della vita, perché l’uomo non si sente solo, anche se è in un deserto, anche se sopravvive in un paese distrutto, poiché sente su di sé e intorno a sé l’amore di un Padre e la presenza di forze immateriali ma sensibili ai suoi sensi spirituali. Beati coloro che sono in questo gaudio! Essi possiedono le ricchezze eterne.

Perisce il bene naturale[353].

3Il secondo a perire è il benessere naturale. Non guardate con occhio d’invidia colui che, sebbene vivente in obbrobrio a Dio, vi pare abbia colmo il suo piatto. Non sapete quali e quante altre cose manchino alla sua casa, né quanto quel piatto durerà pieno.

4In ogni caso sappiate che, quanto più si accresce per il ribelle a Dio l’attuale benessere, tanto più aumenta il rigore del suo al di là. Non saranno gli Epuloni in grembo ad Abramo, ma sibbene i Lazzari dal cuore ricco di opere sante e di ubbidienza alla Volontà santa.

5Vivono i ribelli, e anche gli immemori del Signore, arrabattandosi ad aumentare borsa e granaio, case e poderi, cariche e onori. O infelici illusi, che più si affaticano per esser satolli e più li rode il germe del peccato, come fa un roditore in un sacco di grano che sempre scema anche se sempre è riempito, poiché castigo di Dio è sull’opera loro!

6Che avete, oggi che avete fatto del presente che muore lo scopo del vostro vivere e non avete più occhi dello spirito per vedere Dio né più palpito di spirito per pensare a Dio? Sono riuscite le vostre imprese? Sono aumentate le vostre ricchezze? La vostra felicità è cresciuta?  No. Come fiammata di un fienile esse hanno avuto un rapido fiammeggiare che sedusse i semplici (non di spirito) ma che durò quanto dura fuoco di paglia e che perì lasciando poca cenere che il vento sperdeva e rendeva amara al palato e ostile agli occhi. Il vostro apparente trionfo vi si risolse in sconfitta e dolore e vi ha travolto voi ed i sedotti di voi.

Perisce la Grazia salvifica[354].

7Tornate a Dio. Lo dico ancora una volta. Sopra gli interessi individuali, e anche nazionali, vi è un interesse più alto: quello di Dio. Ed è quello che dovrebbe avere sempre la precedenza. Se ciò fosse, non cadreste negli errori e nei delitti, individuali o nazionali che siano, in cui cadete, poiché l’interesse di Dio non è fatto di cose malvagie ma sante. E dove è santità non è errore e delitto.

8Non solo, operando come fate, spingete Dio a punirvi nei vostri campi, nelle vostre mandrie, dandovi fame e siccità, ma precludete l’effondersi dai Cieli di una rugiada ben più datrice di vita della rugiada della notte che copre di perle gli steli dei prati e fa crescere messi e fieni. È la rugiada della grazia nei cuori che voi impedite vi venga data. È Cristo che non può operare in voi.

Avvento del Signore[355].

9Inutile dire: “I cieli piovino sulla terra il Giusto”. Egli è sceso una volta, ma voi siete rimasti, e sempre più siete divenuti, terre sterili e selci aride. Chiusi siete nei vostri spiriti fasciati di carne e sangue, uccisi dalla carne e dal sangue, e il Salvatore non può entrare a salvarvi.

10Eppure verrò. Verrò instancabilmente e singolarmente a tentare le porte dei cuori, e dove troverò chi mi apre entrerò a farvi dimora di pace. Verrò, perché tuttora sono il Desiderato dai giusti della Terra e dai santi per la Terra, verrò ad assumere il mio Regno per la mia seconda venuta e per mio trionfo finale.

11Attirerò a Me il mondo dei viventi dello spirito e convergeranno a Me razze e nazioni per vedere la mia gloria che si incorona di una croce. Fluirà la Pace, poiché sono il Signore della pace, fluirà come fiume di latte sul mondo a verginizzarlo di candore dopo tanto sangue che grida in tutti i continenti a Dio il suo dolore d’essere stato tratto dalle vene per mano dei fratelli.

12l sangue, da Abele al giorno del mio morire, Io l’ho lavato da questa Terra col mio Sangue. Ma dopo, il delitto dell’odio umano, che è frutto satanico, ha nuovamente resa immonda la Terra, e non vi è zolla del pianeta vostro che non abbia conosciuto il sapore del sangue. Da queste zolle inzuppate di sangue umano sale un miasma che vi fa sempre più ferini. Non vi è che il mio potere che possa purificare ciò che vi circonda e ciò che avete nell’interno vostro.  E quando l’ora sarà verrò a mondare voi e la Terra dall’odio umano perché sia presentabile a Dio coi suoi viventi.

Bandire l’odio razziale[356].

13L’ultima lotta sarà di odio puramente satanico e allora non vi sarà che Satana e i suoi figli ad odiare. Ora odiate tutti. Anche i santi fra voi odiano più o meno il nemico e il vicino. E ciò agevola le opere di Satana e ostacola le opere di Dio nei singoli o nelle nazioni.

14Non abbiate moto di rancore o sprezzo, voi che siete a Me più cari, almeno voi. Sono morto per tutti, ricordatevelo. Italiani, francesi, inglesi, spagnoli, tedeschi o romeni, sono ugualmente tinti del Sangue mio. Vi ho cementati tutti al ceppo della Vite divina col mio Sangue. Perché odiarvi dunque? Non divisioni di razze, non divisioni di culti giustificano il vostro rancore.

15Io solo sono il giudice. Chi infierisce su un suo simile in nome della Fede o della Patria è contrario alla Carità e perciò a Dio.  Non maledirò i mandati a combattere poiché ho insegnato l’ubbidienza alle autorità. Ma il mio anatema è già detto, ed empirà di tuono il firmamento nel giorno del Giudizio, per coloro che sotto un bugiardo manto di patriottismo e di difesa della Fede, si arrogano diritto di predare e uccidere per servire sé stessi.

Bandire l’ateismo pratico[357].

16Non agitate uno stendardo in cui non credete. Non pronunciate difesa di ciò che in cuore sprezzate. Non dite: “Sono il difensore di Dio e della Patria, della causa di Dio e della Patria”. Mentite. Siete voi per i primi che attentate a questa e a Quello e che nuocete non a Dio, superiore ai vostri attentati, ma alla Patria. Cominciate a difendere Dio in voi e la Patria in voi, e non barattate Fede e Patria per un piatto di lenti o per trenta denari maledetti.

17Distruttori e mentitori.  Adulteri della Fede e della Patria. Derisori della vostra dottrina e della vostra mente, perché dite una cosa e ne fate un’altra, perché sapete che ciò che fate è male e lo fate lo stesso, perché sposate una idea o la Fede e poi la tradite per un basso amore, perché mentite a voi e agli altri, perché distruggete ciò che altri hanno coltivato per darvelo in retaggio.

18O crudeli, che distruggete anche l’opera di Dio e uccidete il tempio del vostro corpo, nel quale è un’anima morta, e il tempio di Dio, poiché nelle chiese non sono più che troppo rari i fedeli e i ministri “vivi”!

19Che valgono i vostri riti fatti con anima morta? Non ricordate che a Dio vanno offerte ostie vive, perfette e prime? E voi offrite gli avanzi, gli sciancati, i morti? Morti poiché ciò che toccate con l’anima morta lo uccidete, sciancati perché ciò che date a Dio con l’anima malata rendete deforme, avanzi perché a Lui serbate ciò che vi supera dopo esservi impinguati per vostro godere.

Appello alla conversione[358].

20Tornate a Dio. Tornate al Cristo. Sacerdoti, tornateci per divenire “sacerdoti”. Avete bisogno della sua consacrazione, di quest’olio che stilla dal Sacerdote eterno. Siete in troppi ridotti a lampade prive d’olio, ed i fedeli si smarriscono perché non hanno luce nelle tenebre. Portate la Luce ad essi. Io sono Luce del mondo. Ma non potete portarmi se non mi avete in voi.

21E non insolentite il mio portavoce se vi dice questo. Beneditelo invece poiché vi fa conoscere la verità e vi dà modo di guardarvi fra le piaghe dell’anima e levarvi tanta polvere che ve la sporca. Se la verità è amara e vi dispiace, pensate che è colpa vostra se vi viene detta.  Non bisognava meritarla questa verità. Era meglio. Ma poiché l’avete meritata non abbiate lievito per il mio portavoce che con lacrime ve la dice. Ché se Io l’ho eletto a fare ciò, è perché l’amo e vedo nel suo spirito una dimora in cui sono sempre ricevuto con rispetto di suddito e Re e con semplicità di bambino verso il padre.

22Io l’ho detto: “Chi mi ama fa le stesse opere che faccio Io”.

23Perché Io vivo nei miei amatori, vittime che si annichilano nell’amore fino a morirne, e opero in essi le meraviglie del mio potere.

234. Dottori semi-analfabeti[359].

Dio istruisce i sapienti per bocca di un fanciullo[360].

Dice Gesù:

1«Io t’ho presa come un piccolo fanciullo e ti ho posta in mezzo a loro perché è ai fanciulli che Dio parla di preferenza. Fanciulli d’anni o fanciulli di spirito, perché vi è in loro semplicità e purezza per accogliere le rivelazioni di Dio.

 2Ma quel giorno in cui tu volessi divenire “grande” e pari a loro, Io cesserei di[361] tenerti per mano e di istruirti. Gli adulti non hanno bisogno d’essere condotti, a meno che non siano dei ciechi, né istruiti poiché “sanno” e se ne vantano.

3Che sanno? Dice il Prediletto che amo e che ti ama come tu lo ami, sua piccola sorella, che se si scrivessero tutti i prodigi fatti dal Cristo la terra non basterebbe a contenere i volumi. Se l’iperbole è forte, non è men vero che, se da quando venni al mondo ad ora e da ora alla fine del mondo si avessero a scrivere i prodigi che compio, come stelle nel cielo sarebbero numerosi i volumi, ed è anche vero che ciò che sanno coloro che si credono di tutto sapere è un pugno di rena rispetto alla rena della riva.

 4Le luci di Dio sono inesauste e inesauribili e non ve ne è una di inutile o di non esatta. Perciò coloro che “sanno” sono dei semi‑analfabeti, ai quali non posso esser Maestro, perché nella loro stolta superbia credono di non avere bisogno di maestro e si permettono di sindacare l’opera di Dio che prende un fanciullo per istruire i sapienti.

5Se ti dànno noia con le loro farisaiche critiche e rampogne, rispondi la mia risposta: “Non sapete che io devo fare gli interessi del Padre mio?” e non ti sgomentare.

6Prima eri nelle mie braccia. Ora ti tengono[362] anche il Padre e la Madre. Sei più sicura di un pargolo sul seno della madre e di un uccellino sotto l’ala materna. Ma resta “piccola”. Avrai sempre il nostro latte per tuo nutrimento.

7E i ciechi di buona volontà, mettendo la loro mano nella tua manina, che non avvilisce perché l’aiuto di un bambino non mortifica mai, potranno avere la guida nella via della Vita.

8Va’ in pace, riposa. Ti benedico.»

Esperienza carismatica[363].

Veramente è il Signore.

9Ho scritto questo primo brano dalle ore 1 antimeridiana alle due. Poi mi ero coricata per riposare. Ma dopo pochi minuti Gesù ha ripreso a parlare. Le confesso[364] che nicchiavo a tornare fuori delle coperte ora che cominciavo a scaldarmi. Ma l’insistenza fu tale che mi decisi e, gelandomi di nuovo, ho scritto il secondo dettato, tutto per me.

10Adesso sono le 10 di mattina e aprendo il giornale vedo il decreto circa gli ebrei. Non le pare che abbia attinenza[365] con la facciata 6a e 7a del dettato del 2? (Ho fatto un segno rosso nel brano che mi pare sia in risposta divina a questo decreto umano)[366].

11Avrà notato che ieri io ero felice…  La voce di Maria mi cantava in cuore e mi riempiva di beatitudine. Avrei voluto dirgliela subito questa mia gioia. Ma non potevo. Credo però che guardandomi lei deve avere capito che ero immersa in un gaudio nuovo.

12Veramente il Signore è troppo buono con me!

235. La Vergine dell’attesa[367].

La Madre sconosciuta.

Dice Maria:

1«Non ti devi accasciare troppo pensando a quando poco mi amavi. Non sei la sola. Ma io sono la Mamma e capisco e perdono. Sono le lacune degli ancora imperfetti. Non amo di meno perché poco sono amata. Mi basta che almeno amiate il Figlio mio, e tu lo amavi molto quando ancora non mi amavi che poco.

2Nella vita mia di Madre di Dio ti faccio osservare un fatto che sfugge a molti e che è un indice sicuro anche dei rapporti avvenire fra me ed i redenti dal mio Gesù.

3Quando i pastori vennero alla grotta, non ebbero occhi ed espressioni di amore altro che per il mio Bambino. Io e Giuseppe eravamo per loro figure secondarie. Ai piedi della povera lettiera dove Egli dormiva, quando non mi dormiva in grembo, deposero i loro doni e le loro tenerezze. Né io me ne dolevo che a me non fosse data lode come alla pianta che aveva dato al mondo il Fiore del Cielo. Mi bastava che amassero la mia Creatura e la amassero tanto. Sarebbero stati in tanti ad odiarlo poi!

4Fra i presenti al rito sempre nuovo di una presentazione al Tempio[368], nessuno ebbe un pensiero per me. Guardavano il mio Tesoro e lo lodavano per la sua bellezza sovrumana. Ma alla sua Mamma non davano lode altro che umana. Soli i santi mi conobbero per quello che ero e Elisabetta, Simeone ed Anna videro in me la Madre del Salvatore, dandomi con questo loro riconoscimento la più sublime lode[369]. I primi erano dei “buoni”, questi tre dei “santi”.

 La Vergine dell’attesa.

5Lo Spirito Santo opera nel cuore dei santi e dà loro luci di conoscimento soprannaturale. Lo Spirito Santo illumina i cuori dei santi per fare loro vedere me. Vedere me nella luce di Dio vuol dire amarmi in verità. Il Figlio mio santissimo opera di suo per attirarvi al suo amore. Io vi amo e attendo pregando per voi.

6Sono la Vergine dell’attesa. Dai più teneri anni ho atteso l’Aspettato delle genti. Sono la Corredentrice che attende l’ora di morire ai piedi della Croce per darvi la Vita. Sono la Madre che attende il vostro vero amore, non il culto superficiale che si limita a molte parole. Pregare non vuol dire: dire molte preghiere. Vuol dire amare. Vuol dire far parlare il proprio cuore.

7Io sono la Silenziosa. Eva nuova, vi insegno il silenzio. Dal parlare entrò in Eva la Seduzione. Dal mio tacere entrò nel mondo la Redenzione.  Imparate da me la virtù del silenzio, perché nel silenzio esteriore parla il cuore a Dio e Dio al cuore. Il mio silenzio non era silenzio inerte di anima morta. Era anzi operare attivissimo nello spirituale.

La Vergine del “Fiat”.

8Quando il mio Bambino mi fu nelle braccia, io, per Lui che non sapeva parlare perché era nulla più che un piccolino che sapeva unicamente vagire ‑ il mio Figlio Dio, la Voce del Padre, la Parola del Padre essendosi, per amore, annichilito ad un infante vagente con voce d’agnellino ‑ io per Lui ho detto l’offerta al Padre. Il primo “Pater noster” l’ho detto io nella fredda grotta di Betlemme tenendo alzato fra le braccia il mio Agnello venuto al mondo per essere ucciso e per dar vita agli uccisi nell’anima. Il “Fiat voluntas tua” l’ho detto, piangendo, io per la prima.  E sai cosa vuol dire per la Mamma dire all’Eterno quelle parole?

9Ora, quando io vedo che per amore del mio Figlio una creatura compie la Volontà divina, che è soprattutto volontà d’amore, annullo il suo debito verso di me e aumento il mio amore per lei. Gesù poi me la porta. Lascio al mio Gesù la cura di farmi amare. Dove è Lui è anche lo Spirito di Dio. E dove è lo Spirito è Scienza e Luce. È quindi inevitabile che diveniate istruiti anche nell’amore per me.

10Quando poi giungete ad amarmi, in verità, allora io vengo. E la mia venuta è sempre gioia e salvezza.»

236. Il Vincitore di Satana[370].

L’odio della Belva infernale[371].

Dice Gesù:

1«Io sono Colui che ha vinto Satana.

2Molestia infinita mi ha arrecato da quando fui nel mondo, scatenandomi contro l’odio del potere cieco e avido che sempre sogna che altri gli levi i suoi beni di usura, aizzandomi contro la classe dirigente immeritevole e che dei miei meriti si sentiva rimproverata. Anche la mia parola era rimprovero. Ma quando ancora non parlavo già ferivo, perché la santità è rampogna agli indegni. Mi suscitò nemici e traditori e mi spinse al dubbio discepoli e amici. Mi circuì nel deserto[372], mi schiacciò coi suoi terrori nel Getsemani[373]. E non contento, ancora mi deruba continuamente seducendomi i cuori degli uomini.

3La battaglia fra Me a lui non avrà fine altro che quando l’Uomo sarà giudicato in tutti i suoi esemplari. E la vittoria finale sarà mia ed eterna. Ora la Belva infernale, sempre vinta a sempre più feroce per esser vinta, mi odia di odio infinito e sconvolge la Terra per ferire il mio Cuore. Ma Io sono il Vincitore di Satana. Là dove egli insozza, Io passo col fuoco dell’amore a mondare. E se con inesausta pazienza non avessi continuato la mia opera di Maestro e Redentore, ormai sareste tutti dei demoni.

4Per mondarvi dal più grande peccato ho ubbidito al desiderio del Padre. Il più grande peccato era disubbidienza al comando di Dio. Da essa era venuta sete di potere, superbia e concupiscenza. Le tre Furie che vi tengono sempre in loro potere quando non le sapete annichilire con una vita vissuta in Dio. Io ho riparato con la mia ubbidienza alla disubbidienza iniziale.

L’ubbidienza del Redentore[374].

5Per mondarvi dagli altri peccati mi sono addossato le misere vesti di iniquità che erano le vostre vesti e, per levare ad esse l’iniquità di tutta la stirpe dell’uomo, le ho inzuppate del mio Sangue e in esso le ho deterse.

6Dopo è venuta la gloria. Ma prima vi fu il dolore. Dopo è venuto il diritto di giudicare. Ma prima vi fu il dovere di espiare.  Dopo fui fatto fondatore del nuovo Tempio nel quale è la fonte santissima dello Spirito settiforme. Ma prima dovetti Io essere la Vittima immolata per purificare la Casa di Dio.

La missione sacerdotale[375].

7E che vi pensate, o voi sacerdoti ai quali pesa il lieve giogo dell’osservanza al vostro dovere? Che mi fu facile essere Sacerdote? E quale fra voi, per quanto oppresso da cure, è oppresso da tormenti pari ai miei? Ma queste anime che vi affido, lo sapete che sono la parte che mi sono acquistata col mio morire? Non fate che esse si perdano. Strappatele a Satana a costo della vostra vita come Io le strappai a prezzo della mia.

8Per imparare non avete che a studiare Me. Non occorre essere dei dotti. Siate solo dei ricercatori di Dio, e Dio: Io, vi illuminerò.»

237. Vergine del silenzio[376].

La Vergine luminosa.

Dice Gesù:

1«Mia Madre ti ha parlato[377] dell’ombra che l’avvolse come Madre di Dio. Ciò non è in opposizione al mio dire di alcuni giorni or[378] sono[379].

2Se tutti notavano qualcosa di speciale in quella coppia che poveramente passava per le vie affollate, come una luce e un profumo, ciò non illuminava la loro cecità e non aveva voce per la loro sordità di spirito. Era un percepire simile a chi attraverso a bende opache sente, più che vedere, il fulgore del sole sul suo capo fasciato ed ode un lontano rumore che giunge appena al timpano come sospiro di aria rotta da un suono che è tanto lieve da non essere più parola.

La Vergine silenziosa.

3Mia Madre si è detta la “Silenziosa”. Molti attributi andrebbero aggiunti alle sue litanie, e su questi attributi molto avreste da meditare. Vergine silenziosa, Vergine luminosa e Madre della Luce, Ella era ed è.

 4Con una riluttanza estrema ha sollevato qualche velo ai miei evangelisti, ma unicamente quei veli che nella sua scienza soprannaturale giudicava utili all’interesse mio. Per quanto la riguarda, silenzio assoluto. Tutto custodiva nel cuore, come è detto da Luca[380], e dal cuore per i suoi più amati trae ricordi come perle da un forziere.

5Che le folle non sapessero comprendere, pure rimanendo santificate dal passare della Madre mia, non deve dunque stupire. Erano, come Ella ha detto, non dei santi. Più o meno buoni, avevano Dio lontano dal cuore, e dove non è Dio non è luce.

6Che Dio abbia protetto la Benedetta sotto il velo di una vita apparentemente comune, neppure[381]. Dio non ama ciò che amano gli umani: le celebrazioni e tanto meno le autocelebrazioni umane. Si ammanta di riserbo e avvolge nello stesso i suoi diletti.  Il mondo è profanatore e Satana è tanto più astuto quanto più è vinto. Dio preserva dalle curiosità bavose e dai trabocchetti velenosi i suoi più cari e Sé stesso in loro, poiché dei suoi strumenti ha gran cura perché vuole da essi il compimento della loro missione. Solo ai “Santi” rende cognita la verità nascosta.

La Martire Redentrice.

7Che Maria dopo la mia nascita apparisse ancor più donna comune: una giovane madre e null’altro, non deve neppure stupire. Come ostensorio dal quale era uscita l’Ostia santissima, Ella era ora la Tutta Santa per sé stessa, ma non portava più il Santo dei Santi. E se si pensa che il Santo dei Santi, proprio nell’ora in cui riscattò con sovranità eterna la Terra coi suoi viventi, i suoi defunti, i suoi futuri, apparve agli occhi del mondo come un malfattore torturato per i suoi misfatti, è anche logico che la Madre, dal momento che divenne la Corredentrice e perciò riscattatrice della Terra, apparisse una povera, semplice donna.

8Il tempo luminoso del mio formarmi in Lei era trascorso, ed il fulgore del gaudio che nella notte aveva empito il cuore di Maria, la grotta, i Cieli, si attenuò all’alba nella quale cominciò a sorgere il sole della redenzione, sole tinto di sangue, composto di dolore infinito. L’aurora trovò Maria già immersa nel pensiero del tormento futuro. L’offerta era già stata fatta in mio nome e le due frasi più cristiane della Terra si erano annodate l’una coll’altra formando catena per strozzare il Male: “Ecco l’Ancella del Signore. ‑ Signore, sia fatta la tua volontà” [382].

9Sante, benedette labbra di mia Madre, che alla mia nullità d’infante prestaste il suono verginale delle parole perfette!  Sul suo “sì” eroico, ripetuto quando la maternità lo rendeva doppiamente eroico, si curvò il Cielo venerando in Lei la Martire Redentrice. Come una collana alla quale giorno per giorno si aumenta una perla, ebbero inizio i giorni dolorosi di Maria. Alla fine fu il Golgota.

10È per questo suo lungo dolore che Io vi dico: “Amatela”. Vi benedico quando mi amate. Ma per l’amore che date a mia Madre vi preparo più fulgida dimora in Cielo.»

238. L’Oriente di Dio[383].

La Luce viene dall’oriente.

Dice Gesù:

1«Quando nel cielo sereno si alza il sole al mattino esso sorge dal lato di oriente. È da oriente che la luce a voi viene e sempre più si avanza e cresce sino ad empire il cielo di raggi e la terra di tepore e festa.

2Cosa c’è di più bello e grande del sorgere del sole ad ogni nuovo mattino?  Esso vi parla del Supremo Ordinatore di tutte le cose, la cui potenza infinita regola il corso degli astri con pensiero di amore per voi, suoi figli, e al quale gli astri ubbidiscono, questi smisurati giganti dell’Universo, mentre voi, impercettibile polvere sparsa su un pianeta, non dei più grandi, rotante per le vie sconfinate del firmamento, non riputate doveroso ubbidire per rispetto e gratitudine verso chi vi ama ed è un Dio.

Gesù è l’Oriente di Dio[384].

3Pagina che ogni mattina potete rileggere, sol che lo vogliate, con gli occhi dell’anima, la luce che torna basterebbe a farvi meditare per tutte le ore del nuovo giorno sulla Presenza, la Potenza, la Bontà di Dio, e richiamarvi alla mente Me: Luce del mondo, Sole eterno, Oriente santo.

4L’appellativo di “Oriente” datomi dagli antichi d’Israele non è errato. Bello come l’apparire dell’astro del mattino è il mio apparire al mondo, e per esso mondo, come Sole, Io ho portato la Luce iniziando la giornata di Dio oscurata al suo formarsi dalla colpa prima, giornata che avrà il suo fulgido tramonto nel momento finale per risorgere poi eterna con tutti i suoi eletti nel Regno di Dio.

5Io sono l’Oriente di Dio, quello che lo annuncia alle genti: generato da Lui vengo sotto di Lui, né, come il sole, conosco tramonto. Sto fisso, eterno nella mia Divinità intorno alla quale i popoli roteano come astri che da Me traggono vita e luce, e non Io ma voi conoscete le oscurità delle tenebre, perché in voi, non in Me, tramonta la luce, perché voi dalla Luce vi scostate frapponendo fra Essa e voi le barriere e le lontananze di una volontà non consona a Dio o di colpe commesse contro la legge di Dio.

Il Messia ricostruttore del Tempio[385].

6Venuto ad annunciare il Padre, Signore eterno, e a testimoniarne la Santissima Esistenza, ho costruito il nuovo tempio al Signore.

7Ma non il tempio materiale di pietre e calcina che i secoli e gli uomini possono rovinare nei loro assalti di tempo o di guerre. Bensì il Tempio la cui Pietra Io sono: la mia Chiesa che non morrà neppure col morire della Terra e, come nuvola d’incenso e fragranza di fiore, salirà nel luogo di Dio, libera ormai come donna affrancata da tutti i servaggi per congiungersi al suo Fondatore in nozze eterne i cui testimoni saranno i suoi santi. Bensì il tempio non collettivo ma singolo ‑ e per essere singolo non è meno santo ed eterno del Tempio della Chiesa mia ‑ del vostro spirito che Io ho riedificato dopo che Satana l’aveva minato con la colpa, rigenerandovi alla Grazia, inondandovi del mio Sangue, istruendovi della mia Parola.

Il Messia riceverà la gloria[386].

8Questa è la mia gloria. Aver restituito a Dio i templi vivi delle vostre anime riconsacrate, e di questa gloria il Padre santo me ne riveste dandomi potere di Giudice su tutte le creature che a prezzo di sacrificio senza misura ho fatte mie.

9Io sono il vostro secondo Creatore poiché ho ripreso i creati del Padre, fatti cadaveri dalla colpa, e ad essi ho infuso la vita non con un soffio dell’alito di Dio come in Adamo ‑ creta modellata che solo l’alito da Dio infuso rese carne ed anima ‑ ma con il mio morire. Mi sono spogliato della vita per darvi la Vita. Mi sono spogliato della veste di Dio per cingere veste d’uomo, e anche questa l’ho persa per voi dopo aver conosciuto tutto l’orrore della vita: dolori, fame, tradimenti, torture, fatiche, agonie, morte.

10Oh! redenzione dell’uomo, riparazione e omaggio fatto al mio Santissimo Padre, quanto mi costi!

11Consacratore, costruttore e vittima, Io ho il diritto d’essere Sacerdote supremo. Né il Padre questo diritto me lo nega, ma anzi lo proclama per la sua Giustizia e Carità, poiché Io col Padre mio sono in intesa di pace infinita, poiché Egli m’è Padre ed Io gli son Figlio, e poiché Io gli sono l’Ubbidiente e l’Amoroso che l’Amore trasporta ad ubbidire per dare gioia e gloria al Padre santo.

I collaboratori nell’edificare il Tempio [387].

12Dal momento in cui ‑ “Oriente” del mondo ‑ sono venuto a portare la Luce alle Tenebre, vi ho chiamati con la forza della Carità e della Parola. E sino dai più lontani paesi siete venuti a Me poiché Io non sono un dio falso e crudele, ma il Dio vero e misericordioso che opera i miracoli dell’amore per condurre sotto il suo segno le pecore smarrite fuor del suo ovile.

 13E perché vi amo di un amore per voi incomprensibile tanto è perfetto, non solo vi salvo, mettendovi nelle mie schiere, ma vi faccio miei collaboratori nell’edificare il Tempio che non conoscerà distruzione e nel quale la Gloria Trina riposerà, e voi tutti la conoscerete quale Essa è, assurti alla Vita perfetta e fatti capaci di conoscere Dio.

14Io, Verità del Padre, ve lo giuro. A coloro che ascolteranno Me: Voce del Signore, sarà serbata la sorte di gioia infinita di conoscere Iddio.»

239. Quelli che conosceranno
l’ira del Signore
[388]

L’uomo è dio in formazione[389].

Dice Gesù:

1«Io non sono venuto a negare la Legge e i Profeti ma a confermarla e a perfezionarla[390] modificando quelle inesattezze e soprastrutture che l’uomo vi aveva messo, parte per imperfezione propria e parte per umanità superiore all’anima.

2L’uomo è portato a male intendere. Non è perfetto nei suoi sensi mistici e nei suoi sensi naturali. Solo vivendo in Me perfeziona i primi, essendo allora Io che opero in lui. L’uomo è anche portato a complicare le cose perché, nella sua tenace e indistruttibile superbia, è sempre attirato dalla seduzione di ritoccare anche l’opera di Dio.

3Siete dèi essendo figli di Dio. Ma Dio è sempre il Maggiore, il Perfetto, Colui che da Sé stesso si genera[391]. Voi siete i minori, coloro che divenite perfetti se vivete in Dio e che da Dio siete generati. Or dunque, perché volete sempre modificare con le vostre complicazioni ciò che Dio nella sua Semplicità, che è uno dei segni della sua natura, dà perfetto nella sua semplicità?

I corrotti della antica alleanza[392].

4Quando sono divenuto Maestro ho trovato la Legge, in origine così chiara e lineare, divenuta un groviglio di imposizioni e una macia di formule che la rendevano impraticabile ai fedeli.  Naturalmente pesi e formule erano per gli umili. I potenti, quelle formule e quei pesi li avevano creati, ma non li portavano.

5Il sacerdozio, gli scribi e i farisei, mi fecero ribrezzo e sdegno. E se vidi fra loro qualche anima leale, che amai divinamente, vidi anche la turba degli altri, più numerosa di gregge di selvatici caproni che col loro puzzo ammorbavano dei loro mercati, delle loro falsità, empietà, durezze, la Casa del Signore, e rendevano il Signore qualcosa di terribile per i poveri della Terra.

6Per Me digiunavano e sacrificavano quei sepolcri di fetore? No. Per averne utile umano e lode. Comodo era essere i Dottori della Legge e comodo essere del popolo eletto in Israele. Ma non vi era verità di desiderio e di offerta per attirare il Messia e le sue benedizioni.

7E il Messia andò altrove, nella regione sprezzata, ma dove una Tutta Santa e un Giusto meritavano di accogliere e tutelare il Germe di Dio.

I corrotti della Nuova alleanza.

8E ora, o figli, digiunate e pregate per interesse di Dio? No. Le vostre naturali privazioni, che potrebbero tenere posto di digiuno, non le sopportate con rassegnazione, ma ne fate fonte di odio e imprecazione continua e stolta e sacrilega. Le vostre preghiere sono sozze e sciancate dai vostri interni sentimenti e sono guardate da Dio come cose immonde messe sulla pietra dell’altare. Dio le incenerisce sperdendone il fumo contro terra.

Culto gradito a Dio[393].

9Una volta di più Io vengo a ripetere la forma che dovete usare per presentare a Dio sacrifici e preghiere, il cui profumo puro salga dall’altare al trono di Dio come olocausto di vittima perfetta.

10“Giudicate secondo verità, siate misericordiosi e compassionevoli verso i fratelli, quali che siano, non opprimete vedove e orfani, poveri forestieri, umili e deboli della Terra, non abbiate in cuore pensieri di astio, vendetta e male opere verso i vostri simili. Amate, insomma, perché l’amore è il compendio della Legge e chi ama tutto fa, e l’amore è l’incenso che rende profumate le ostie di propiziazione e l’acqua lustrale che deterge le pietre del vostro altare”.

Indurimento del cuore[394].

11Non indurite cuore e udito più di quanto già non l’abbiate. Non chiudete il cuore e l’udito alla Voce di Dio che parla attraverso i suoi “portavoce”, come un tempo l’indurirono gli antichi alla Voce di Dio parlante attraverso i Profeti.

12Se non ascoltate Me, per giustizia Io non ascolterò voi, e cesserete di avermi per Dio, per Padre e Salvatore. Conoscerete allora l’ira del Signore piena e inesorabile e, avendo ricusato il Pane della Parola di Dio, morderete la polvere e come belve senza cibo vi sbranerete l’un l’altro morendo nell’orrore per conoscere un orrore ancor più tremendo ed eterno.»

240. Il Salvatore degli ebrei[395]. 

Gesù Nazareno Re dei Giudei[396].

       Dice Gesù:

1«Salvatore delle genti, non posso non essere Salvatore del popolo mio. Mie per legge antica, mio per legge nuova.

2Sono, umanamente, uscito da quella razza e se essa mi ha deriso, misconosciuto, tradito, ucciso, se essa ha fatto ciò avendo l’anima appesantita e avviluppata dal magma della colpa che il mio Sangue non lava, essendo questa razza ramo che non vuole innestarsi al ceppo della vite divina, non è meno vero che sono morto anche per essa, che su essa ho diritti di Re e amore di Creatore.

3Con durezza e ferocia i padri dei padri di questi d’ora hanno respinto il dono dell’Eterno e chiesto il mio Sangue a sfamare il loro odio verso la Verità. Con pazienza, con intelligenza, con forza e con bontà li attirerò a Me.

4Le opere buone o inique dell’uomo servono sempre a un fine soprannaturale, perché la malvagità umana viene raccolta da Dio e al contatto delle sue mani si muta in strumento di bene. Nulla lascia intentato Dio nel suo lungimirante operare per raggiungere lo scopo che è quello di riunire in un unico nucleo gli umani per l’ultimo giorno, come da un unico nucleo si diramarono per la Terra dividendosi come rivoli che traboccano dalla coppa di una sorgente.

Il Riunificatore d’Israele.[397].

5L’opera è già iniziata ed i persecutori che ledono e offendono ciò che è umano non sanno di stare creando con la loro iniquità il gran giorno del Signore, in cui come pecore disperse radunerò il mio immenso gregge ai piedi della Croce e ribattezzerò col nome di “agnelli” gli inselvatichiti figli del gregge che già fu mio, espellendo coloro che sotto il segno mio sono gli aspidi e i lupi della società umana.

6Quando saprete riconoscermi e piangere col cuore contrito, Io muterò la secolare condanna di voi, deicidi, in perdono e benedizione, poiché non posso dimenticare il bene compiuto dai vostri Padri antichi, i quali dal Regno pregano per voi erranti. Spogliatevi dunque anche voi, che per primi avete avuto in dono la Legge, di ciò che è ingrato a Dio.

7Gli stessi comandi che faccio ai miei nati dal mistico travaglio della Croce, li dico anche a voi che della croce vi siete fatti un sacrilego patibolo e una fonte di condanna.

Il Legislatore d’Israele.[398].

8Dite la verità e servite la Verità. Venite ad Essa. Battetevi il petto per coloro che l’hanno derisa ed hanno sperato di ucciderla. Hanno ucciso unicamente se stessi perché la Verità è immortale nella sua natura divina. Non ammantatevi delle insegne di essa per scopo umano. Ma una volta accostatala, amatela come sposa or or conosciuta. Essa è quella che vi deve generare la Vita eterna. Ma non si può generare se di due non si fa una sola cosa perseguendo non piacere di sensi, ma santità di scopo. Siate onesti e sinceri con tutti e specie con Iddio, il cui occhio trivella i cuori e li passa parte a parte e li vede come e meglio di quanto lo scienziato e il batteriologo vedano nei vostri corpi le malattie che vi consumano e i germi che vi rodono.

9Applicate l’amore alla verità nei rapporti con Dio e con l’uomo. Non tradite. Ha tradito or sono venti secoli uno della vostra razza, istigato e seguito da subdoli e malvagi. Levate quell’onta, che vi schiaccia da secoli, col vostro agire giusto e leale.

l Liberatore d’Israele.[399].

10Per essere amati occorre farsi amare. Lo avete dimenticato molte, troppe volte. Amate la pace. È il segno del Cristo, che i vostri padri hanno ucciso attirando su voi la guerra che non ha termine e con pause di tregua esplode e risorge come morbo insanabile nel corpo della Terra e non vi dà sicurezza e riposo. Ora dovete imparare ad amarla questa pace per potere essere del Cristo e finire così l’eterno esodo della vostra razza.

11Ogni zolla del mondo freme sotto il vostro piede e vi scaccia. Anche le vostre zolle antiche. Ma se Io, Signore del mondo, stenderò la mia Mano ed aprirò la mia Bocca a dire: “Basta! Costoro sono nuovamente miei”, la Terra più non potrà perseguitarvi. Le soprannaturali tende del Cielo saranno sopra di voi a protezione.

12Ricordate quando per voi ho perseguitato i potenti, ho aperto il mare[400], ho fatto scaturire fonti nell’aridità dei deserti[401] e piovere cibo dai cieli[402], quando ho messo i miei angeli ad aprirvi un varco fra i nemici per addurvi nella Terra che avevo promessa ai primi santi della Terra[403]. Sono sempre quel Dio potente e pietoso. Lo sono due volte di più ora che non sono solo il Padre Creatore ma il Figlio Salvatore, ora che la Terza Persona ha generato il miracolo della Incarnazione di un Dio per farne la Vittima espiatoria di tutta l’umanità.

13Io vi attendo per poter dire: “Pace” alla Terra, e dire al Cielo: “Apriti ad accogliere i viventi. Il tempo è finito!”. Venite. Non ho cuore diverso, ora che sono in Cielo, di quello che avevo sul Golgota quando pregavo per i padri vostri e perdonavo a Disma[404]»

Dice Gesù a me:

14«Ho dettato questo brano oggi che puoi scriverlo, invece di domani che non potresti farlo. Metti la data di domani[405]. La collana dei dettati deve essere regolare come moto di pendolo. Un giorno si capirà meglio il perché dico di fare così. Ora riposa sul mio Cuore.»

241. La conversazione nei cieli[406].

L’amore sprona.

Dice Gesù:

1«Abbi pazienza, anima mia. Non posso stare senza parlarti, perché parlare a chi mi ama costituisce la mia delizia, il mio desiderio, il bisogno del mio Cuore amante di voi.

2Hai mai visto come fanno due sposi che realmente si amano? La sposa, mentre è in casa, guarda ogni momento l’orologio, corre alla finestra, per vedere se il tempo passa, per vedere se lo sposo torna dal suo ufficio. Lo sposo, non appena può, scappa a dire una parola d’amore alla sua sposa. L’ha appena lasciata e si sovviene che poteva dirle anche questo per farla felice, e se appena può corre a dirglielo. È l’amore che li sprona.

3Anche io, non appena taccio, sento che ho altro da dirti. Vorrei parlarti notte e giorno, averti tutta per Me, vorrei che tu potessi dedicarti tutta a Me. Se sapessi come ti amo!

“La conversazione nei Cieli”

4Ora senti. Anni or[407] sono, leggendo gli scritti del mio servo Contardo Ferrini, ti chiedesti più volte ‑ perché nella mistica eri una analfabeta ‑ in che consisteva “la conversazione nei Cieli”.

5Ecco: quando tu mi ascolti ed Io ti parlo, quando in luogo di murmure superficiale di preghiere Io ti rapisco nel fuoco delle rivelazioni e ti occupo di Me, quando tu mi dici: “Vieni, Gesù, a parlare alla tua serva”, quando gusti il sapore della mia Parola che deposito in te come in un forziere, in un’idria, perché tu la dia ai poveri e agli assetati della Terra, allora noi facciamo una conversazione nei Cieli.

6Eri troppo legata alle formule, come quasi tutti i cattolici ferventi. Io ti ho slegata. Ho lanciato l’anima tua, fuor dal pelago delle circoscrizioni formulari, delle piccinerie delle pratiche, sugli spazi sconfinati del mistico mare dell’orazione. Ti ho avvolta, aspirata, rapita, indiata nel fuoco dell’orazione.

L’aquila che spazia.

7Eri un piccolo passero impastoiato. Ora sei un’aquila che spazia e domina e sale verso il Sole e lo fissa e ne è fortificata.  Sali sempre più, come l’aquila a voli concentrici. In alto sono Io, Aquila eterna, che ti attendo per portarti, oltre i sensi, nel conoscimento d’amore.

8Ubbidisci sempre al richiamo, con prontezza e fiducia. Abbandònati al vento dell’amore. Esso ti sostiene, non ti ostacola. Esso spira per portarti a Me da cui viene. Perditi, goccia d’acqua nel mio infinito oceano, perditi, favilla di luce nel mio sconfinato fulgore. Entra a far parte del tuo Dio e Signore, del tuo Sposo. Ti apro tutte le porte dei miei tesori perché tu li possegga.

9Ti amo!»

242. La presentazione al Tempio[408].

“Il padre e la madre restavano meravigliati”.

Dice Maria (ore 10 ant.ne del 5‑12)[409]:

1«Parlando della Presentazione al Tempio, Luca dice che “il padre e la madre restavano meravigliati delle cose che si dicevano del Bambino”.

2Meraviglia diversa dei due coniugi. Io, alla quale lo Spirito Sposo aveva rivelato ogni futuro, meravigliavo soprannaturalmente adorando la Volontà del Signore che si vestiva di carne per volere redimere l’uomo e che si rivelava ai viventi dello spirito. Meravigliavo una volta di più che ad esser la Madre della Volontà incarnata Iddio avesse scelto me, sua umile ancella. Giuseppe meravigliava anche umanamente poiché egli altro non sapeva fuor di quello che le Scritture gli avevano detto e l’angelo rivelato. Io tacevo.

3I segreti dell’Altissimo erano come deposti sull’arca chiusa nel Santo dei Santi e solo io, Sacerdotessa suprema, li conoscevo, e la Gloria di Dio li velava agli occhi degli uomini col fulgore suo insostenibile. Erano abissi di fulgore e solo l’occhio verginale baciato dallo Spirito di Dio poteva affissarli.  Ecco perché eravamo, tanto io che Giuseppe, meravigliati. Diversamente, ma ugualmente meravigliati.

“Ma essi non compresero ciò che aveva lor detto”.

4Ugualmente va interpretato così l’altro passo di Luca: “Ma essi non compresero ciò che aveva lor detto”[410].

5Io compresi. Sapevo prima ancora e, se il Padre permise la mia ambascia di madre, non mi velò il significato eccelso delle parole del mio Figlio. Ma tacqui per non mortificare Giuseppe a cui non era concessa la pienezza della grazia.

6Ero la Madre di Dio, ma ciò non mi esimeva da essere moglie rispettosa verso il Buono che mi era amoroso compagno e vigile fratello. La nostra Famiglia non conobbe mende, in nessun motivo e campo. Ci amammo santamente preoccupati di una cosa sola: del Figlio.

7Oh! Gesù restituì nell’ora della morte ogni conforto, come solo Egli lo poteva fare, al mio Giuseppe, in ricordo di tutto quanto aveva ricevuto da quel Giusto. Gesù è il modello dei figli, come Giuseppe lo è dei mariti. Molto dolore ho avuto dal mondo e per il mondo. Ma il mio santo Figlio e il mio giusto Consorte non fecero venire altre lacrime al mio occhio che non fossero quelle del loro dolore.

“Fate quello che Egli vi dirà”.

8Quando Giuseppe non fu più al mio fianco, ed io fui la prima autorità terrena del Figlio mio, non mostrai più di non capire tacendo. Nessuno più si sarebbe mortificato di vedersi superato in comprensione, e a Cana parlai. “Fate quello che Egli vi dirà” dissi, poiché sapevo che Gesù nulla mi nega e che dietro le sue parole sostenute già era il primo miracolo suscitato da me e offerto a me dal Figlio mio, come una candida rosa nata per prima su un rosaio a primavera.

Come conoscere meglio Gesù.

9Bisogna saper leggere il Vangelo, Maria. Gli uomini non lo sanno leggere. Io ti guiderò la mano e te lo spiegherò là dove il mio Gesù non te lo spiega. Sono la Mamma di tutti e due. Voglio che la mia bambina conosca il suo dolcissimo Gesù, Gesù nostro, come pochi lo conoscono.

10Più lo conoscerai, più lo amerai. Più lo amerai a più mi farai felice.»

243. Modello di vera grandezza[411].

Avvelenati da Satana[412].

Dice Gesù:

1«Satana sedusse i figli di Dio con pensiero di superbia. Inoculò agli innocenti la sete d’esser grandi di tutte le grandezze: del potere, del sapere, del possedere.

2“Diverrete simili a Dio”[413]. Da secoli era spento il sibilo del Serpente, ma il suono che più non fendeva l’aria era fuso col murmure del sangue nel cuore dell’uomo. È tuttora fuso a questo vostro sangue a voi più caro dell’anima vostra. E vivete nuocendovi in anima e corpo per ubbidire all’imperativo del vostro sangue avvelenato da Satana.

3Ma sbagliate nell’applicare[414] valore e significato alle cose e alle parole. Esser simili a Dio ve l’aveva già dato per dote il Padre Creatore[415]. Ma una somiglianza nella quale non ha nulla a che fare ciò che è carne e sangue, ma sibbene lo spirito, perché Dio è essere spirituale e perfetto e vi aveva fatto grandi nello spirito e capaci di raggiungere la perfezione mediante la Grazia, piena in voi, e l’ignoranza del Male.

Il Messia sentinella in veste di povero[416].

4Io venni a mettere cose e parole nella luce giusta e con le parole e cogli atti vi mostrai che la vera grandezza, la vera ricchezza, la vera sapienza, la vera regalità, la vera deificazione non sono quelle che voi credete.

5Non ho voluto nascita in una reggia, non fasto nella mia vita, non corte di dignitari, non ministri, non cocchi e cavalli, non cattedre illustri, non palazzi e beni.

6Sono venuto mite ed umile in veste di povero bambino che non ha neppure l’asilo di una povera stanza, ma una spelonca, rifugio di animali, per le sue prime giornate nel mondo. Sono venuto in veste di profugo in contrade straniere, fuggiasco davanti al basso potere degli uomini, ho conosciuto la fame e l’avvilimento di esser dei senza tetto che devono strappare a piccoli morsi il loro sostentamento con mille umili lavori. Sono venuto in veste di figlio di operaio, e povero per giunta: un operaio di paese al quale contadini, carrettieri, massaie, chiedono manici per i loro attrezzi agricoli, raggi e cerchi per le ruote dei loro carri rurali, riparazioni a madie e a sgabelli e fabbrica di poveri letti per i vari sposi, umili come il falegname di Nazaret, che dovevano farsi una casa o una cuna per il primo piccolino.

Il Messia Re in veste di pellegrino[417].

 7Sono venuto in veste di pellegrino che non ha pietra su cui posare il capo e si deve stendere là dove il Creatore gliene fa trovare una, che non ha cibo fuorché quello dato dalla carità di chi lo accoglie e che può essere il pane e il sale, o la ciotola di latte di capra, o il pesce arrostito sulla brace dei contadini, dei pastori, dei pescatori, come il ricco banchetto del Fariseo[418] in cui le succose pietanze m’erano amare perché non condite d’amore ma di sola curiosità, o i pasti a Betania[419], riposo dell’anima del Cristo che là ritrovava la mamma in Marta piena di cure materiali e in Maria piena di adorazione e si sentiva compreso da una mente dotta di amico.

8Sono entrato come figlio di Davide nella città regale ‑ che, mentre entravo, già mi espelleva quasi fossi un aborto vergognoso ‑ a cavallo di un’asinella offertami dalla generosità di un semplice che mi aveva conosciuto Maestro e Figlio di Dio[420].

Il Messia pacificatore contestato[421].

9Sono morto nudo e su un letto d’obbrobrio che neppure era mio nel suo rozzo legno, e sono stato composto e sepolto in bende ed aromi acquistati da chi mi amava e in sepolcro offerto dalla pietà di chi mi amava[422].

10Fui grande perché volli esser piccolo. Ricordatevelo, voi che essendo piccoli volete esser grandi, a qualunque costo, anche illecito. E il mio Regno non avrà né fine, né confine, perché a costo del mio annichilimento totale Io me lo sono conquistato.

Il Messia liberatore da Satana[423].

      11Se mi aveste fatto regnare in luogo di uccidermi prima sulla Croce e poi nelle vostre coscienze, avreste conosciuto ere di pace, lunghe quanto la Terra dal momento in cui su essa posai il mio piede di Innocente, poiché Io sono il Re della pace, sono la Pace stessa.  Vi avrei dato la pace nelle nazioni e la pace nelle coscienze, perché col mio Sangue (sarebbe bastato il sangue della circoncisione a redimere l’umanità) vi sono venuto a liberare dalla fossa senz’acqua che Satana vi aveva scavato e dove perivate e perite perché, nonostante da essa Io vi abbia tratti, in essa avete voluto tornare, dato che il Seduttore l’ha pavimentata d’oro e dipinta nella parete di destra di immagini lubriche e in quella di sinistra di immagini di potere. Tre cose che per voi hanno il massimo valore.

12Eppure Io mi sono lasciato tendere sulla croce per fare del mio martirio freccia perforante i Cieli chiusi e aprente il varco al perdono di Dio. E nonostante mi abbiate odiato Io continuo a chiamarvi a raccolta, come tromba impugnata da alfiere, per fare di voi il mio esercito pacifico che conquista i Cieli.

Il Messia fondatore del popolo messianico[424].

 13Venite. Prima che l’ora sia giunta in cui più non potrete venire, venite a Me. Siate vestiti delle mie assise e contrassegnati del mio segno. L’angelo di Dio preservò i figli di Israele dallo sterminio d’Egitto per il sangue dell’agnello cosparso sugli stipiti e gli architravi; Io: Agnello del mio Padre e Signore, salvo al Padre mio i suoi figli per il mio Sangue, di cui ho tinto non la materia del legno e della pietra che muoiono, ma la vostra anima immortale.

14Ai segnati del mio Sangue le trombe dell’universale appello saranno vita nuovamente infusa e dalle pieghe del suolo, in cui dormivano da secoli, le ossa dei giusti sorgeranno a vestirsi, con giubilo, di carne perfetta, perché nutrita del Pare vivo sceso dal Cielo per voi e del Vino spremuto dalle vene del Santo che vi verginizza l’anima e la fa degna di entrare nella Gerusalemme del Cielo.»

244. Grandezza e beatitudine
di Maria Ss
[425].

La Madre e i fratelli di Gesù.

Dice Maria:

1«Un altro regalo della Mamma in occasione della mia Festa.

2Vi sono altre due frasi nei vangeli che mi si riferiscono e che voi interpretate più o meno bene. Io te le spiego.

3Dice Matteo: “Mentre Gesù parlava, sua Madre e i suoi fratelli stavano fuori cercando di parlargli. Uno disse: ‘Tua Madre e i tuoi fratelli ti cercano’. Ma Egli rispose: ‘Chi è mia Madre e chi sono i miei fratelli? Ecco mia Madre e i miei fratelli: chiunque fa la Volontà del Padre mio’” [426].

4Ripudio della sua Mamma? No. Lode alla Madre sua che fu perfetta nel fare la Volontà del Padre. Bene lo sapeva il mio Gesù quale volontà io eseguivo! Una volontà che avevo fatta mia e davanti alla quale non arretravo per quanto ogni scoccare di minuto mi ripetesse, come colpo su un chiodo infisso nel cuore: “Ciò termina col Calvario”.  Bene sapeva che avevo meritato d’esser Madre di Dio per avere fatto questa Volontà e, se non l’avessi fatta, Egli non mi avrebbe avuto per Madre.

5Perciò, fra tutti coloro che l’ascoltavano, legata a Lui da un vincolo superiore al sangue, da un vincolo soprannaturale, io ero, prima in epoca e in cognizione, fra tutti i discepoli ‑ perché il Verbo di Dio m’aveva istruita sin da quando lo portavo nel seno ‑ io ero “la sua Madre” nel senso che Egli dava al suo dire divino, e unito al riconoscimento umano degli ascoltatori Egli mi dava il suo riconoscimento divino di vera Madre, perché davo vita alla Volontà del Padre suo e mio.

“Beato il seno che ti ha portato”.

6Luca racconta che mentre Gesù parlava una donna disse: “Beato il seno che ti ha portato e le mammelle che hai succhiato”. Al che il Figlio mio rispose: “Beati piuttosto coloro che odono la parola di Dio e l’osservano” [427].

7L’esser Madre di Gesù fu una grazia di cui non m’era lecito gloriarmi. Fra i milioni e milioni di anime create dal Padre, Egli, per un decreto imperscrutabile, scelse la mia ad esser senza macchia. Non vuole l’Eterno che in Cielo io mi umilii, perché m’ha fatta Regina nell’istante felice in cui, lasciata la Terra, sono stata cinta dall’abbraccio del Figlio mio, nostalgia acuta del tempo della separazione, desiderio che mi consumò come lampada che arde. Ma se lo permettesse, io starei in eterno prostrata davanti al suo Fulgore per umiliargli tutta Me stessa in ricordo del suo decreto di benignità che m’ha dato un’anima battezzata in anticipo su tutte le anime, non coll’acqua ed il sale ma col fuoco del suo Amore.

8L’avere Egli succhiato al mio seno neppure poteva suscitarmi vampe di superbia. Egli avrebbe ben potuto venire sulla Terra ed essere Evangelizzatore e Redentore senza avvilire la sua Divinità incarnata ai naturali bisogni di un infante. Come al Cielo salì dopo la sua Missione, così dal Cielo poteva scendere per iniziarla dotato di un corpo adulto e perfetto, necessario alla vostra pesantezza di carnali. Tutto può il mio Signore e Figlio ed io non sono stata che uno strumento per rendere più comprensibile e più persuasiva a voi la reale Incarnazione di Dio, purissimo Spirito, nelle vesti di Gesù Cristo figlio di Maria di Nazareth.

9Ma l’avere osservato la parola di Dio e affinato i sensi dell’anima con una purezza totale sin dall’infanzia, questo era grandezza; e l’aver ascoltato la Parola che m’era Figlio per renderla mio pane e sempre più fondermi al mio Signore, questa era beatitudine.

Preghiera: “Oh santa Parola”.

10“Oh! santa Parola. Dono dato ai diletti di Dio, veste di fuoco che cingi di splendori, Vita che divieni la Vita di coloro a cui ti dài, che Tu sia sempre più da essi amata come io ti amai in ardore e umiltà.

11Opera in questi miei figli, o Parola santissima, poiché io li ho presi per miei ai piedi della Croce per dare conforto al mio strazio di Madre a cui è stato ucciso il Figlio adorato, e conducili al Cielo per una via di verità splendenti e di ardenti opere. Conducimeli sul Cuore dove Tu hai dormito infante e posato ucciso, dove ancora sono stille del tuo Sangue santissimo e del mio pianto, perché il resto della loro umanità dilegui a quel contatto ed essi, luminosi della tua Luce, entrino con Te nella Città dove tutto è eterna perfezione e dove Tu regni e regnerai, Figlio mio santo!”.»

Ragioni probatorie dell’Opera.

Dice Gesù:

12«Di’ al Padre[428] che fra le ragioni probatorie vi è quella di dettati che, per il loro contenuto, non possono certo uscire da un cuore che avvenimenti speciali inducono ad agitarsi creando pensieri contrari a quelli che scrivi: fra questi noti il Padre quelli scritti nei giorni della morte di tua madre e recentemente quello del 6 corrente[429]. Aggiunga questa ragione alle altre. È una prova sicura della fonte non umana dei tuoi scritti.»

245. Maria Ss. vede crescere
il suo Bambino
[430].

Gesù cresceva in sapienza, in età e in grazia.

Dice Maria:

1«Scrive sempre Luca, il mio evangelista, che il mio Gesù, dopo esser stato circonciso ed offerto al Signore, “cresceva e si irrobustiva pieno di sapienza, e la grazia di Dio era in Lui”; e più oltre ripete come, ormai fanciullo dodicenne, stava a noi soggetto e “cresceva in sapienza, in età e in grazia dinanzi[431] a Dio e agli uomini”.

2Una deviazione della pietà dei fedeli ha fatto sì che l’ordine serbato da Dio anche verso Sé stesso, in merito alla sua esistenza di Figlio dell’uomo, sia stato alterato. Ama la leggenda fare del mio Bambino un essere prodigioso e innaturale, il quale sin dalla nascita abbia avuto atti da uomo e sia perciò stato qualcosa di talmente irregolare da divenire mostruoso.

Seguì la regola comune a tutti i nati di donna.

3Questa pietà errata non è punita da Dio, il quale vede e compatisce la stessa e la giudica opera di un amore non perfetto nella forma, ma sempre gradito perché sincero.

4Ma Io voglio parlare a te del mio Bambino così come era quando senza la sua Mamma non avrebbe potuto fare nulla: un esserino tenero, delicato, biondo, lievemente roseo e bello, bello come nessun figlio d’uomo e buono, buono più degli angeli che aveva creato il Padre suo e nostro. La sua crescita fu né più né meno quella di bambino sano e curato dalla mamma.

5Intelligente il mio Bambino. Molto. Come un perfetto lo può essere. Ma la sua intelligenza si svegliò giorno per giorno seguendo la regola comune a tutti i nati di donna. Era come se il sorgere di un sole si facesse strada nel suo capino biondo.

Le prime reazioni.

6I primi sguardi, non più vaghi come quelli dei primi giorni, cominciarono a posarsi sulle cose e specie sulla sua Mamma. I primi sorrisi incerti e poi sempre più sicuri quando mi curvavo sulla sua cuna o lo prendevo in grembo per dargli il latte, lavarlo, vestirlo e baciarlo.

Le prime parole.

7Le prime parole informi e poi sempre più chiare. Che beatitudine esser la Mamma che insegna al Figlio di Dio a dire: “Mamma!”. E la prima volta che la disse per bene questa parola, che nessuno come Lui seppe mai dire con tanto amore, e che me la disse sino all’ultimo respiro, che festa mia e di Giuseppe e quanti baci sulla bocchina dove erano i primi dentini!

I primi passi.

8E i primi passi coi suoi piedini tenerelli, rosei come il petalo di una rosa carnicina, quei piedini che io carezzavo e baciavo con amore di mamma e adorazione di fedele e che me li avrebbero poi inchiodati alla croce e li avrei visti contrarsi nello spasimo, illividirsi e divenire di gelo.

9E le sue cadute quando cominciò ad andare da solo. Io correvo a rialzarlo ed a baciargli le ammaccature… Oh! allora potevo farlo! Lo avrei visto un giorno cadere sotto la croce, già agonizzante, lacero, sporco di sangue e delle sozzure lanciate su Lui dalla folla crudele, e non avrei più potuto correre a rialzarlo, a baciargli le contusioni sanguinanti, povera Mamma di un povero Figlio giustiziato!

Le prime gentilezze.

10E le sue prime gentilezze: un fiorellino colto nell’orticello o per via e portato a me, uno sgabellino trascinato ai miei piedi perché fossi più comoda, un raccogliere un oggetto che m’era caduto.

Il sorriso.

11E il suo sorriso. Il sole della nostra casa! La ricchezza che copriva di seta e oro le nude pareti della casetta mia!  Chi ha visto il sorriso del mio Figlio ha visto il Paradiso in Terra. Un sorriso sereno finché fu bambino. Un sorriso sempre più pensoso fino ad esser mesto a mano a mano che si faceva adulto. Ma sorriso sempre. Per tutti. E fu una delle ragioni del suo fascino divino per cui le turbe lo seguivano incantate. Il suo sorriso era già parola d’amore.

La voce di Gesù.

12Quando poi al sorriso si univa la voce, che più bella il mondo non ebbe, anche le zolle e gli steli del grano fremevano. Era la voce di Dio che parlava, Maria. E fu un mistero, che solo le imperscrutabili ragioni di Dio spiegano, come Giuda ed i giudei poterono, dopo averlo udito parlare, giungere a tradirlo e ad ucciderlo.

L’intelligenza.

13La sua intelligenza, sempre più aperta sino a raggiungere il perfetto, mi incuteva ammirazione e rispetto. Ma era talmente temperata di bontà che non mortificò mai nessuno. Dolce Figlio mio, che fosti dolce con tutti a specie con la tua Mamma!

La Madre del Redentore.

14Fatto giovinetto, io mi interdicevo di baciarlo come quand’era piccino. Ma non mi mancò mai il suo bacio e la sua carezza. Era Egli che sollecitava la sua Mamma, di cui comprendeva la sete d’amore, a bere la vita baciando le sue carni sante, a bere la gioia.

15Prima dell’Ultima Cena venne a trarre conforto dalla sua Mamma. E mi stette appoggiato sul cuore come quand’era bambino. Si volle saturare di amore di mamma per poter resistere al disamore di tutto un mondo.

16Dopo lo ebbi sul cuore già gelido e spento nelle livide luci del Venerdì santo. E vedere il mio sempre Bambino ‑ perché per una mamma il suo figlio è sempre un bambino, e tanto più lo è quando[432] è sofferente o spento ‑ vedere il mio Bambino  fatto tutto una piaga, sfigurato dal patire subìto, incrostato di sangue, nudo, squarciato fino al Cuore, vedere ferma quella Bocca benedetta che aveva avuto solo parole sante, quegli Occhi adorati il cui sguardo era una benedizione, quelle Mani che non s’erano mosse che per lavorare, benedire, guarire, carezzare, quei Piedi che si erano stancati per cercare di radunare il suo gregge e che il gregge aveva trafitti, fu uno strazio sconfinato che dilagò sulla Terra per redimerla e invase i firmamenti che rabbrividirono di pietà.

17Tutti i baci che avevo nel cuore e che, nelle forzate separazioni di quegli ultimi tre anni, non avevo potuto dargli, glie li ho dati allora. Non una lividura restò senza bacio e lacrime. E solo io so quale numero raggiunsero. Baci e pianto lavarono per primi il suo Corpo spento, né mai mi bastava di baciarlo prima di vederlo scomparire sotto gli aromi, il sudario, la sindone e le bende, e per ultimo oltre la pietra ribaltata sulla chiusura del Sepolcro.

La Madre del Risorto.

18Ma la mattina della Risurrezione potei contemplare il Corpo glorificato del Figlio mio. Entrò col raggio del sole, inferiore a Lui di splendore, e lo vidi nella sua Bellezza perfetta, mio perché io l’avevo formato, ma Dio perché ormai Egli aveva superato l’ora umana e tornava al Padre portando nei cieli me con la sua Carne divina modellata nel seno mio a mia umana somiglianza.

19Non ci fu per la sua Mamma il divieto avuto per Maria di Magdala[433]. Io lo potevo toccare. Non avrei contaminato con la mia umanità la sua Perfezione che saliva ai Cieli, perché quel minimo di umanità che avevo, nella mia condizione di Immacolata Concezione, s’era arso come un fiore gettato in un incendio nel rogo espiatorio del Golgota.  Maria‑Donna era morta col Figlio suo. Ora rimaneva Maria‑anima, ardente di salire col Figlio al Cielo. Ed il mio abbraccio venerabondo non poteva turbare la Divinità trionfante.

20Oh! benedetto per quel suo amore! Ché se dopo ho sempre avuto presente il suo Corpo straziato, ed il ricordo di quella tortura ancora non ha perduto il suo aculeo, la rimembranza del suo Corpo glorificato, trionfante, bello di una Bellezza divina e maestosa che è la gioia dei Cieli, fu il mio perenne conforto durante i troppo lunghi giorni del vivere mio, e fu mio perenne anelito terminare la vita per rivederlo.

21Maria, da due ore è iniziata la mia festa[434] e ti ho tenuta con me facendoti conoscere il mio Gesù. Ora riposa guardando Coloro che ti amano e che ti aspettano e vedendo la Bellezza che fa il gaudio dei santi.»

246. Cuore di Maria Ss.
trafitto a morte
[435].

Nell’ora della Giustizia.

Dice Maria:

1«Quando nell’ira del Venerdì santo mi incontrai col Figlio mio ad un crocevia che menava al Golgota, nessuna parola uscì dalle nostre labbra fuorché: “Mamma!”, “Figlio!”.

2Intorno a noi stava la Bestemmia, la Ferocia, lo Scherno e la Curiosità. Inutile, davanti a queste quattro Furie, esporre il cuore con i suoi palpiti più santi. Si sarebbero precipitate su esso a ferirlo più ancora, perché quando l’uomo tocca la perfezione del Male è capace non solo del delitto verso i corpi ma anche verso il pensiero e il sentimento del suo simile.

3Ci guardammo. Gesù, che aveva già parlato alle donne pietose incitandole a piangere sui peccati del mondo, non mi guardò che fissamente, attraverso il velo del sudore, del pianto, della polvere, del sangue, che facevano crosta alle sue palpebre.

4Sapeva che io pregavo per il mondo a che avrei voluto piegare il Cielo in suo soccorso alleviandogli non il supplizio, poiché questo doveva esser compiuto per decreto eterno, ma la durata di esso. Lo avrei voluto piegare a costo di un mio martirio di tutta la vita. Ma non potevo. Era l’ora della Giustizia.

5Sapeva che lo amavo come non mai. Ed io sapevo che mi amava e che più del velo della Veronica pietosa e di ogni altro soccorso gli sarebbe stato di sollievo il bacio della sua Mamma. Ma anche questa tortura ci voleva per redimere le colpe del disamore.

6I nostri sguardi si incontrarono, si allacciarono, si divisero lacerando i cuori nostri. E poi la calca travolse e sospinse la Vittima verso il suo altare e lo nascose all’altra vittima che già era sull’altare del sacrificio e che ero io, Madre dolorosa.

Cuore addolorato per opera satanica.

7Quando vi vedo così duri, ostinati nel peccato, e penso che il nostro duplice strazio infinito non è valso a farvi buoni, penso quale strazio più grande occorreva per neutralizzare il veleno di Satana in voi e non lo trovo, perché strazio più grande del nostro non c’è.

8Ho tenuto, dal momento della mia Immacolata Concezione, il capo di Satana sotto il mio calcagno di senza colpa. Ma esso ha, non avendo potuto corrompere il mio corpo e la mia anima con il suo veleno, schizzato esso veleno come acido infernale sul mio Cuore materno e, se esso è immacolato per grazia di Dio, è addolorato come più non potrebbe per opera di Satana, che lo ha trafitto a morte per opera dei figli dell’uomo uccisori del Figlio mio dall’ora del Getsemani alla fine del mondo.

9La Madre ti dice, creatura che mi sei cara, che nella beatitudine del Cielo salgono a ferirmi come frecce le offese che fate al Figlio mio ed ognuna riapre la ferita del Venerdì santo. Più delle stelle nei firmamenti di Dio sono le ferite che porta il mio Cuore per voi. E della Madre che vi ha dato la sua vita non avete pietà.

Per amare Maria come si ama Gesù.

10Tornerò a parlarti oggi perché ti voglio tenere tutto il giorno con me. Oggi sono più che mai Regina in Cielo e porto con me l’anima tua.

11Sei una bambina che poco sa della Mamma. Ma quando saprai tante cose e mi conoscerai non come stella lontana di cui solo si vede un raggio e si sa il nome, non solo come ente ideale e idealizzato, ma come realtà viva e amorosa, con il mio cuore di Madre di Dio e di Mamma di Gesù, di Donna che capisce i dolori della donna perché i più atroci non le furono risparmiati e non ha che ricordare i suoi per capire gli altrui, allora mi amerai come ami il Figlio mio: ossia con tutta te stessa.»

247. La Maternità spirituale
di Maria Ss.
[436].

Longino: Il primo figlio del dolore.

Dice Maria:

1«Fu la pietà di Longino a permettermi di accostarmi alla Croce, alla quale ero giunta attraverso a scorciatoie scoscese, portata più dall’amore che da forza mia propria.

2Longino era un soldato retto che compieva il suo dovere ed esercitava il suo diritto con giustizia. Era perciò già predisposto ai prodigi della Grazia. Io per quella sua pietà gli ottenni il dono delle stille del Costato ed esse gli furono battesimo di grazia, perché la sua anima aveva sete di Giustizia e Verità.

3Gli angeli avevano detto nell’alba natale di Gesù: “Pace in terra agli uomini di buona volontà”. Nel tramonto del giorno mortale del Cristo, il Cristo stesso dava a quest’uomo di buona volontà la sua Pace. E Longino fu il primo figlio natomi dal travaglio della Croce, perché Disma fu l’ultimo redento per la parola di Gesù di Nazaret come Giovanni ne fu il primo, e potrei dire che egli, col suo cuore di giglio di diamante acceso dall’amore, fu la luce nata dalla Luce, e le Tenebre non poterono mai offuscarla.

Maternità spirituale.

4Io non avevo fatto che prendere questo “figlio di Cristo” (il Padre Migliorini[437] sa cosa voglia dire in ebraico il suffisso: bar) dalle mani del Figlio mio dando inizio al ciclo della mia maternità spirituale con un fiore che già s’era sbocciato al Cielo; della mia maternità spirituale nata come rosa purpurea dalle palme inchiodate al tronco della Croce, così diversa dalla candida rosa di letizia di Cana, ma ugualmente data dall’amore del Cristo alla sua Mamma per gli uomini, e dall’amore del Cristo agli uomini per la sua Mamma che non avrebbe più avuto Figlio.

5Un miracolo d’amore segnò l’èra dell’evangelizzazione, un miracolo d’amore quella della redenzione, perché tutto quanto viene da Gesù mio è amore e tutto quanto viene da Maria è pure amore. IL cuore della Mamma non differisce da quello del Figlio altro che nella Perfezione divina.

6Dall’alto della Croce erano scese lente le parole, spaziate nel tempo come battere d’ore ad un orologio celeste. Ed io le avevo tutte raccolte, anche quelle che a me meno si riferivano, perché anche un sospiro del Morente era raccolto, bevuto, aspirato, dal mio udito, dal mio occhio, dal mio cuore.

7“Donna, ecco tuo figlio” [438]. E generati dal mio dolore ho dato figli al Cielo da quel momento. Parto verginale come il mio primo, questo mistico parto di voi per Lui. Io vi do alla luce dei Cieli attraverso il mio Figlio e il mio dolore. E questo generare, che ebbe principio da quelle parole, se non ha ululi di carne squarciata, perché la mia carne era immune da colpa e dalla condanna del generare attraverso al dolore[439], il cuore squarciato ululò senza voce col singulto muto dello spirito, e posso dire che voi nascete attraverso il varco aperto dal mio dolore di Madre nel mio cuore di Vergine.

L’urlo della Vittima.

8Ma la parola‑regina di quel crudele pomeriggio d’aprile era sempre una: “Mamma!”. Conforto del Figlio solo a chiamarmi, poiché sapeva quanto l’amavo e come lo spirito mio ascendesse sulla sua Croce per baciare il mio santo Torturato. Sempre più sovente ripetuta e più straziantemente ripetuta a mano a mano che lo spasimo cresceva come marea che monta.

9Il grande grido[440] di cui parlano gli evangelisti fu questa parola.  Aveva tutto detto e tutto compiuto, aveva affidato lo spirito al Padre suo ed invocato il Padre sul suo smisurato dolore. Ed il Padre non s’era mostrato a Questo nel quale fino a quell’ora si era compiaciuto e che ora, carico dei peccati di un mondo, era guardato con rigore da Dio. La Vittima chiamò la Madre. Con urlo di lacerante dolore che trafisse i Cieli, facendone piovere perdono, e che trafisse il mio cuore, facendone piovere sangue e pianto.

10Ho raccolto quel grido in cui per le contrazioni della morte, e di quella morte, la parola naufragava in uno[441] straziante lamento, ed ho portato in me quel suono come una spada di fuoco sino alla mattina pasquale, quando il Vincitore entrò, sfolgorante più del sole di quel sereno mattino, bello più di come mai l’avessi visto prima, perché la tomba m’aveva ingoiato un Uomo‑Dio e mi restituiva un Dio‑Uomo, perfetto nella sua virile maestà, giubilante per la prova compiuta.

Ogni elezione importa con sé doveri tremendi!

 11“Mamma” anche allora. Ma, o figlia! questo era il grido della sua gioia incontenibile, di cui Egli mi faceva partecipe stringendomi al Cuore e mondando l’assenzio dell’aceto e del fiele al bacio della Mamma sua.

12Non ti faccia stupore se nel giorno della mia festa di candore io ti ho parlato del mio dolore. Ad ogni dono di Dio per giustizia è contrapposto un dono del beneficato. Ogni elezione importa con sé doveri tremendi e soavi insieme, che divengono gaudio eterno quando la prova finisce.

13Al dono supremo del Concepimento senza macchia doveva da parte mia corrispondere quello d’essere Madre del Redentore, ossia Donna del Dolore. E lo strazio del Golgota è la corona apposta sulla gloria del mio Concepimento immacolato.»

248. Missione attuale del Papa[442].

Lamento dei pastori[443].

Dice Gesù:

1«Mai come in questo momento devo ripetere a colui che mi rappresenta: “Pasci i miei agnelli”.

2Molti di essi sono divenuti inselvatichiti. Ma non è tutta loro la colpa e per questo mi fanno pietà.

3Li avevo affidati ai potenti perché ne avessero cura. Già tanto avevo dato ai potenti perché non volessero più ancora e fossero buoni coi sudditi che non sono dei potenti altro che per mandato di Dio. In realtà sono gregge di Dio, sono figliolanza di Dio, e andrebbero curati con rispetto pensando al Re vero: l’Eterno, di cui sono popolo.

Come pecore da macello [444]

4Invece li hanno usati come mandria senza padrone. Li hanno sospinti dove gli è parso, li hanno cibati dei cibi che a loro è parso, pur di ottenebrarli nel pensiero e smemorarli del Bene corrompendoli con dottrine che Io maledico, se ne sono fatti degli schiavi ai quali è negata anche la libertà di pensiero e come pecore li hanno spinti al macello per i loro scopi delittuosi verso tutta l’Umanità. Tutta. Quella che per loro è[445] “Patria” e quella che è “Patria altrui”. Si sono fatti ricchi sfruttando il sacrificio dei soggetti, ladri dei beni di Dio e dell’uomo che sono Anima ed Esistenza, assassini di una e dell’altra.

5Ebbene: dall’alto dei Cieli, per tutto l’assenzio che vien dato per cibo alle folle e che le porta a disperare anche di Dio, per tutta la fame di cui soffrono i corpi e le anime dei figli miei, per coloro che in questa rovina rimangono gli agnelli del gregge di Dio e nessuna passione[446] li muta in ribelli a Dio, come i loro seduttori e padroni, figli del Male e precursori dell’Anticristo, Io vengo con la mia Parola ed il mio Amore per  pascere i poveri del mio gregge e ripeto a te che sei il mio Vicario:

Le due verghe in mano al pastore[447].

6“Pasci i miei agnelli dando loro l’instancabile parola e le benedizioni di cui ho ricolma la tua mano innocente, che non conosce altro sangue fuorché il Sangue mio che elevi sull’altare per rito di propiziazione, ed altro gesto fuorché quello che fu mio di benedire coloro di cui tu, come Io, hai pietà.

7Ho dato due verghe alla tua mano e caro mi sei perché usasti quella dell’amore. Ma l’amore, che è potente anche sulla Potenza di Dio, cade come pietruzza lanciata contro la roccia, quando è volto a certi che di uomini hanno parvenza, ma sono dei demoni dal cuore di granito.

La verga della Benevolenza resa inutile[448].

8Colpisci dunque con l’altra verga a sappiano i fedeli che tu non sei complice delle colpe dei grandi. Complici si diviene anche quando non si osa tuonare contro le loro nefandezze. Non ama il tuo Maestro le maledizioni e le folgori. Ma vi sono momenti in cui occorre saperle usare per persuadere non i potenti, il cui animo posseduto da Satana è incapace di persuasione, ma i poveri del mondo che Dio, e i giusti di Dio, non condividono ed appoggiano i metodi e le prepotenze di chi ha superato ogni misura e si crede un dio mentre è solo una belva immonda.

Rottura dell’unità del popolo di Dio.[449].

9Parla, in nome della Giustizia che rappresenti. È l’ora. E sappiano le turbe che la mia Dottrina non è mutata e che una è la Legge, che vi è un sol Dio, che il primo suo comando è l’amore[450], che Egli, ancora, come nei secoli dei secoli antecedenti alla mia venuta, nella quale ho confermato la Legge, ordina di non rubare, di non fornicare, di non uccidere, di non prendere la roba d’altri. Dillo ai ladri di ora, che non si accontentano di una borsa ma rubano anime a Dio e terre ai popoli; dillo ai fornicatori, ai grandi fornicatori di ora, la cui fornicazione non è quella bestiale con una femmina ma quella demoniaca colla potenza politica; dillo agli uccisori di ora, i quali si arrogano il diritto di uccidere popoli interi dopo aver ucciso in altri popoli ‑ i loro – la fede in Dio, l’onestà di qualsiasi forma, l’amore al bene; dillo agli insaziabili di ora, che avidi come sciacalli assalgono là dove è ciò che a loro piace e si fanno lecito ogni delitto pur di prendere ciò che non è loro.

10Parlare vuol dire ‘dolore’ e delle volte ‘morte’. Ma ricordati di Me. Io sono più prezioso della ‘gioia’ e della ‘vita’, perché Io do a chi m’è fedele una gioia e una vita che non conoscono termine e misura. Ricordati di Me che seppi purificare la mia Casa dalle sozzure e seguire rettilineo un solo scopo: ‘la gloria del Padre mio’. Ciò mi ottenne l’odio, la vendetta, la morte, perché i colpiti dal mio furore trovarono un venduto che per trenta denari mi dette in loro potere.

11Sempre, e fra i più fidi, abbiamo un nemico, un venduto. Ma non importa. Il discepolo non è da più del Maestro[451] e se Io, sapendo che la sferza delle mie parole, più della sferza di corde – mezzo simbolico più che reale ‑ mi procurava la morte, ho parlato, parla. E se Io ho sopportato per amore degli uomini, e per tuo amore, un nemico e un venduto e l’orrore di un bacio di tradimento, tu, mio primo fra i miei figli di ora, non devi arretrare davanti a quello che prima di te ha subìto il Maestro.

Il pastore idolo[452].

12Ché se poi, nonostante ogni mezzo, la Giustizia avesse a perire e, trascinati sempre più da Satana dominatori e dominati, per mimetismo malefico, si staccassero sempre più da Dio, allora leverò la Luce e la Verità. E ciò avverrà quando anche nella mia dimora ‑ la Chiesa ‑ vi saranno troppi che, per umano interesse e per debolezza indegna, saranno fra i dominati dai seminatori del Male nelle loro diverse dottrine. Allora conoscerete[453] il pastore che non si[454] cura delle pecore abbandonate, il pastore idolo di cui parla Zaccaria.

13Ricorda l’Apocalisse di Giovanni. Ricorda il dragone[455]: il Male generatore dell’Anticristo futuro, il quale ne prepara il regno non solo sconvolgendo le coscienze ma travolgendo nelle sue spire la terza parte delle stelle e facendo degli astri fango.

14Quando questa demoniaca vendemmia avverrà nella Corte di Cristo, fra i grandi della sua Chiesa, allora, nella luce resa appena bagliore e conservata come unica lampada nei cuori dei fedeli al Cristo ‑ perché la Luce non può morire, Io l’ho promesso, e la Chiesa, anche in periodi di orrore, ne conserverà quel tanto atto a tornare splendore dopo la prova ‑ allora verrà il pastore idolo, il quale sarà e starà dove vorranno i suoi padroni.

15Chi ha orecchie da intendere intenda. Per i vivi di quel tempo sarà un bene la morte”.»

249. Infallibilità delle profezie[456].

Profezie antiche e moderne.

1Dice Gesù:

1Mi pare di avere ripetuto più a più volte[457] che o si crede o non si crede, che il mio tempo non si misura con la vostra misura, che saranno beati quelli che crederanno senza esigere prove.

2Aggiungo ora che la profezia può avere dei periodi di ripetizione o di apparente negazione che poi invece risultano essere unicamente una prova data da Dio alla fede degli uomini.

3Tutte le profezie antiche e moderne (dico antiche quelle da Adamo alla mia venuta e moderne quelle dalla mia venuta al momento presente, poiché i vostri venti secoli sono una frazione d’ora rispetto alla mia Eternità) presentano dei punti in cui sembrano errate, poiché secondo voi dovevano accadere in un dato periodo e non sono accadute. Ma l’occhio del mio servo vede col mio Occhio. Voi invece vedete col vostro. Onde il mio servo parla o ripete in mio Nome, e ciò che voi credete già superato può essere evento ancora da avverarsi nel futuro. Questo per tutte le profezie, anche quelle dei più grandi spiriti.

Profezia non erra.

4A chi guarda coi suoi occhi umani può parere errata e contraddetta dai fatti anche la Profezia perfetta: la mia. Non parrebbe, leggendo i vangeli, che la fine del mondo segue di poco la distruzione di Gerusalemme? Ma quanti secoli sono intercorsi da allora? Eppure la fine del mondo verrà preceduta dai segni che dico e che all’ignoranza e alla paura vostra già tante volte sono parsi prossimi. Io solo so il momento che avranno inizio e non reputo necessario di dirlo. Anche per bontà verso i viventi di quell’ora.

5Non vorrete certo pensare che Io, Profeta perfetto perché depositario dei segreti della Divinità, abbia errato! Come non vorrete credere che abbiano errato Pietro, Paolo e soprattutto Giovanni, che era rimasto fuso al suo Maestro anche oltre il tempo del mio soggiorno fra gli uomini. E non dice Pietro: “La fine d’ogni cosa è vicina”?[458]. E Paolo: “…Noi viventi rimasti sino alla venuta del Signore[459]”, e ancora: “Voi ben sapete che[460] chi lo trattiene è il Signore, perché non si manifesti che a suo tempo. Già il mistero dell’iniquità è in azione”[461]. Parrebbe dunque che l’Anticristo fosse fin da allora in azione e solo Dio non gli permettesse di manifestarsi in pieno per essere da Me incenerito. Ed esorta i cristiani di allora a rimanere saldi nella fede per resistere all’iniquità in azione. E il mio Giovanni, infine, il più illuminato, colui al quale[462] i Cieli furono cogniti con prospettive di eventi avvenire noti solo a Dio e fu aperto il mio Cuore con tutti i segreti più segreti, non termina il Libro così eccelso che pare scritto con penna rapita ad un arcangelo: “…il tempo è vicino… Ecco, Io vengo presto. Colui che attesta queste cose dice: Sì, vengo presto” [463]?

La profezia è ispirata dallo Spirito Santo

6Or dunque dico a voi le stesse parole dei miei santi: “Davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno[464]. Non è che il Signore ritardi, ma usa pazienza… Ci sono delle cose difficili a capirsi che gli ignoranti e i poco stabili travolgono a loro perdizione”.

7Oh! beati i credenti e i contenti senza bisogno di troppe prove, beati coloro che riposano sulla parola del Signore anche se par loro oscura e non si procurano i tormenti di Tommaso, che soffrì più giorni degli altri per non credere alla mia Risurrezione, ed altri giorni poi per il pentimento di non aver creduto altro che dopo aver constatato!

8“Le stupide questioni, le genealogie, le dispute e le battaglie, sfuggitele, essendo inutili e vane” come dice Paolo a Tito[465] Ricordate che Giovanni a poca distanza di righe dice: “…Anche ora sono già molti gli anticristi, dal che possiamo capire che è l’ultima ora… Non ho scritto a voi (per voi) come a chi non conosce la verità, ma come a chi la conosce e sa che nessuna menzogna può venire dalla verità”[466]. Infine vi ricordo che chi ripete le parole di Dio o parla direttamente, non lo fa per umano volere “ma ispirato dallo Spirito Santo” come dice Pietro nella sua IIa lettera (v. 21)[467].

Carisma del Portavoce.

9Per conto suo, il mio portavoce è un povero nulla che non sente mai tanto d’essere un nulla come quando Io gli metto davanti un punto scritturale e gli dico: “Interpretalo”. Allora egli sembra un uccellino caduto in una rete e spaventato. Io che ne scruto il cuore lo vedo sciogliersi in uno stupore e in un tremore come quello di uno studente costretto a rispondere all’esaminatore su ciò che non sa. E mi piace questo suo non sapere perché me lo tiene basso e pieghevole come velo di seta.

Contenuto delle profezie moderne.

10Riguardo ai brani, è inutile spargerli a cibo dei rettili, che se ne possono servire per arma nociva e per bavaglio contro i miei piccoli cristi. Ho già detto[468] e ripeto che occorre molta prudenza, poiché vivete fra rettili velenosi. Perché volete sfamare le stolte curiosità? Non detto quanto detto per un vostro sollazzo né per piegarmi alle vostre morbose seti di conoscenze future. Quando sapete, cambiate forse? No. Non siate bugiardi o ingenui. Non cambiate. Gli spiriti retti hanno già più che basta di ciò che[469] è detto per tutti senza alzare i veli più profondi. Gli altri… oh! gli altri! Quando non se ne fanno strumento per nuocere a molti, se ne fanno strumento per nuocere a sé stessi, perché studiano, non accolgono, studiano la mia nuova Parola, unicamente con luce e metodo umano. E non ho detto che questo metodo è uccisore?

11Ho detto ‑ e se non mi stanco di ripetere la Dottrina mia, mi stanco di ripetere i comandi in merito al “portavoce” ‑ che solo quando egli non sarà più nel mondo sarà tutto cognito della sua fatica. Non abbiate smania di fare esposizioni generali.

12Egli non l’ha. Non gli importa d’esser conosciuto, ammirato, e per la fatica e per la mole del lavoro. Con lacrime di sangue vi permette ancora di usare delle pagine “tutte sue” per il bene di tanti e per amore mio.  Altro non vuole perché Io non voglio, e nel mio “portavoce” non è più che una volontà: la mia.

13Avete nei dettati dei forzieri di gemme bastevoli a rendere luminoso il mondo. Perché volete estrarre anche i diamanti che solo fra qualche anno potranno essere maneggiati senza che le forze del Male se ne approprino per distruggerli? Non ve ne accorgete che siete in mano dei nemici di Cristo?

Gestione delle profezie moderne.

14Colui che scrive è condotto[470]. Ma colui che copia[471]  deve saper comprendere ciò che va tenuto a disposizione di un solo, il quale, perché a sua volta è condotto da Me, può capire e benedire. Conservate dunque per l’ora che Io segnerò tutto il lavoro del mio “portavoce” e date ai poveri del mondo, a seconda della loro condizione, ciò che va dato. E pregate per non lasciarvi trascinare da umanità nella vostra scelta.

 15Per eventi del giorno, P. M. ha già potuto notare la concomitanza e lo può testimoniare. Per il resto, ripeto, usi come usò il direttore di Benigna, il quale era in tempi migliori di questi e aveva fra le mani una materia meno esplosiva, dirò per stare in carattere col tempo presente pieno di esplosioni non tanto di polveri chimiche quanto di sostanze infernali.

16Non ripetete le domande perché non risponderò. Non vogliate uscire dalla regola perché non benedirò. Prendete il vostro lavoro e datelo al mio Portavoce. Egli vi dirà i punti che non vanno messi a disposizione dei curiosi e dei malvagi. Io lo terrò per mano nella scelta.

17Sono i pargoli quelli che sentono come uccellini il pericolo per istinto. Ed il mio “portavoce” non è men pargolo di quanto fossi Io in grembo alla Madre mia. Lo amo per questo.»

250. La Donna vestita di sole[472].

Periodi di oscurantismo[473]..

Dice Gesù:

1«La mia Chiesa ha già conosciuto periodi di oscurantismo dovuti ad un complesso di cose diverse. Non si deve dimenticare che se la Chiesa, presa come ente, è opera perfetta come il suo Fondatore, presa come complesso di uomini presenta le manchevolezze proprie di ciò che viene dagli uomini.

Periodo di travaglio doloroso[474].

2Quando la Chiesa ‑ e per tale alludo ora alla riunione degli alti dignitari di Essa ‑ agì secondo i dettami della mia Legge e del mio Vangelo, la Chiesa conobbe tempi fulgidi di fulgore. Ma guai quando, anteponendo gli interessi della Terra a quelli del Cielo, inquinò Sé stessa con passioni umane! Tre volte guai quando adorò la Bestia di cui parla Giovanni, ossia la Potenza politica, e se ne fece asservire. Allora necessariamente la luce si oscurò in crepuscoli più o meno fondi, o per difetto proprio dei Capi assurti per arti umane a quel trono, o per debolezza degli stessi contro le pressioni umane.

3Sono questi i tempi in cui vi sono i “pastori idoli” di cui già ho parlato[475], conseguenza, in fondo, degli errori di tutti. Perché se i cristiani fossero quali dovrebbero essere, potenti ed umili che siano, non avverrebbero abusi e intromissioni, e non verrebbe provocato il castigo di Dio che ritira la sua luce a coloro che l’hanno respinta.

Errori che provocheranno l’Errore[476].

4Nei secoli passati, da quegli errori sono venuti gli antipapi e gli scismi, i quali, tanto gli uni che gli altri, hanno diviso le coscienze in due campi opposti provocando rovine incalcolabili d’anime. Nei secoli futuri, quegli stessi errori[477] sapranno provocare l’Errore, ossia l’Abominio nella casa di Dio, segno precursore della fine del mondo.

5In che consisterà? Quando avverrà?  Ciò non vi necessita di saperlo. Vi dico solo che da un clero troppo cultore di razionalismo e troppo al servizio del potere politico, non può che fatalmente venire un periodo molto oscuro per la Chiesa.

La Donna apocalittica[478].

6Ma non temete. La profezia di Zaccaria si salda come anello ad anello con quella di Giovanni. Dopo questo periodo di travaglio doloroso in cui, perseguitata da forze infernali, la Chiesa, come la mistica Donna di cui parla Giovanni, dopo esser fuggita per salvarsi rifugiandosi nei migliori e perdendo nella mistica (dico mistica) fuga i membri indegni, partorirà i santi destinati a condurla nell’ora che precede i tempi ultimi.

7Mano di padre e di re avranno coloro che dovranno radunare le stirpi intorno alla Croce per preparare l’adunata del Cristo. Né una stirpe mancherà all’appello, coi suoi figli migliori.

Tempo del Signore e Regno dello Spirito Santo[479].

8Allora verrò Io e contro tutte le insidie a le astuzie, gli attentati e i delitti di Satana verso la mia terrena Gerusalemme

La Sorgente zampillante[480].

9Spanderò il mio spirito su tutti i redenti della terra. E anche coloro che ora soffrono, espiando le colpe dei padri, e che non sanno trovare salvezza perché non osano volgersi a Me, troveranno la pace perché, battendosi il petto, invocheranno ‑ in ben altra maniera dei padri loro ‑ su loro quel Sangue già sparso, e che goccia inesausto dalle membra che i padri loro hanno trafitto. Come fontana Io starò in mezzo al mio gregge tutto ricomposto, e laverò in Me tutte le brutture passate che già il pentimento avrà iniziato a cancellare.

Il Redentore e Maestro universale[481].

10Allora, Re di Giustizia e Sapienza, sperderò gli idoli delle false dottrine, purgherò la Terra dai falsi profeti che in tanti errori vi hanno tratto. Mi sostituirò Io a tutti i dottori, a tutti i profeti, più o meno santi o più o meno malvagi, perché l’ultimo ammaestramento deve essere mondo di imperfezione, dovendo preparare al Giudizio finale coloro che non avranno tempo di purgazione essendo tosto chiamati alla tremenda rassegna.

Per le sue piaghe noi siamo stati guariti [482].

11Il Cristo Redentore, la cui mèta è redimervi e che non lascia nulla di intentato per farlo, e già va iniziando e accelerando il suo secondo ammaestramento per controbattere con voce di verità le eresie colturali, sociali e spirituali, sorte per ogni dove, parlerà coi segni del suo Tormento. Fiumi di luce e di grazia usciranno dalle mie Piaghe, ferite che hanno ucciso il Figlio di Dio ma che sanano i figli dell’uomo.

Una terza parte possederà la Città del Cielo[483].

12Questi vivi carbonchi delle mie piaghe saranno spada agli impenitenti, agli ostinati, ai venduti a Satana, e saranno carezza ai “piccoli” che mi amano come padre amoroso. Sulla loro debolezza scenderà questa carezza del Cristo a fortificarli, e la mia mano li convoglierà verso la prova nella quale solo chi mi ama di amor vero resiste. Una terza parte. Ma questa sarà degna di possedere la Città del Cielo, il Regno di Dio.

Il Re universale[484].

13Allora verrò, non più Maestro ma Re, a prendere possesso della mia Chiesa militante, ormai fatta Una e Universale come la mia Volontà la fece.

14Cessato per essa il secolare travaglio. Vinto per sempre il Nemico. Mondata la Terra dai fiumi della Grazia scesa per un’ultima volta su di essa a farla come era al principio, quando il Peccato non aveva corrotto questo altare planetario destinato a cantare con gli altri pianeti le lodi di Dio, e per la colpa dell’uomo divenuto base al patibolo del suo Signore fatto Carne per salvare la Terra. Vinti tutti i seduttori, tutti i persecutori che con ritmo incalzante hanno turbato la Chiesa mia sposa, Essa conoscerà la tranquillità e la gloria.

Ascensione del Popolo di Dio[485].

15Insieme saliremo per un’ultima ascensione, Io ed i miei santi, a prendere possesso della Città senza contaminazione, dove è preparato il mio trono e dove tutto sarà nuovo e senza dolore. Immersi nella mia Luce regnerete meco nei secoli dei secoli.

16Questo vi ottiene Colui che per voi si è incarnato nel seno di Maria ed è nato a Betlemme di Giuda per morire sul Golgota.»

251. L’Opera di Gesù[486].

Origine dell’Opera di Gesù.

Poi a me. Dice Gesù:

1«Non ti turbare, Maria. Di’ con Me: “Ti ringrazio, o Padre santo, perché hai nascosto queste cose ai potenti e le hai rivelate a me che sono piccola”.

2Lascia che il pensiero altrui arzigogoli a suo piacere. Tu sai che la fonte dei tuoi scritti è Dio, che ciò viene da Dio. Basta per te.

3Lavori per una gloria umana? No. Lavori per la gloria mia. E allora non occuparti e preoccuparti dei cavilli umani o delle lodi umane. Tu fa’ la tua parte. Il tuo premio sarò Io. Gli altri, se non sapranno fare la loro e del mio dono non faranno conto, avranno il giusto compenso.

Segno soprannaturale.

4Sta’ calma nella tua felicità che è il più bel segno della provenienza di questi scritti. La tua felicità viene dalla tua trasfor­mazione nel Bene. Il tuo angelo ti guarda compiaciuto

Perché ti vede mutata in Me. Aiuta come puoi, quanto puoi, l’opera del tuo Gesù. Opera un continuo lavoro su te stessa. Devi tendere alla Perfezione. Soffri per riuscirvi e soffri per i fratelli così sordi alle voci dell’amore.

Cisterna della Parola.

5Se ti ho fatto cisterna della mia parola perché gli assetati vi bevano, tu devi aspirare la Parola, a costo di un sacrificio conti­nuo. Sofferenze della carne, sofferenze del cuore, sofferenze del­la mente, sofferenze dello spirito, tutto ti deve servire a questo scopo. Io tutto permetto perché voglio che sempre più la tua potenza di vittima, che col suo patire conquista anime al Cielo, si accresca.

L’arma di Satana.

6Del dubbio che Satana tenta inocularti, unica arma che gli resta per turbarti, dubbio che tu sia in errore, Io ti rassicuro. Vivi sicura in Gesù.

7Va’ in pace. Se anche il mondo respingesse il tuo dono, Io non ti leverei il miele delta mia Parola, ed essa rimarrebbe tutta in te come un forziere regale di cui saresti assoluta regina. Dormi con la mia benedizione.»

252. I segreti della terra[487].

Forza centripeta della terra

Dice Gesù:

1«Quando il Creatore creò la Terra la trasse dal nulla adunando i gas dell’etere, già creato e divenuto il firmamento, in una massa che rotando si solidificò come valanga meteorica che sempre più cresceva intorno ad un nucleo primitivo.

2Anche la vostra Negazione (chiamo negazione la Scienza che vuole dare spiegazioni negando Dio) ammette la forza centripeta, la quale permette ad un corpo di roteare senza sperdere parte di sé, ma anzi attirando tutte le parti al suo centro. Avete le macchine che, se pur grandiose, ripetono in maniera microscopica la potenza centripeta creata da Dio per creare i mondi e tenerli obbligati a rotare intorno al sole, pernio fisso, senza precipitare fuor delle celesti vie, loro segnate, turbando l’ordine creativo e provocando cataclismi di una distruzione incalcolabile.

Forze benefiche e forze malefiche.

3La Terra, formandosi così nella sua corsa di proiettile nebulare che si solidifica traversando gli spazi, dovette per forza rapire  ad essi emanazioni ed elementi provenienti da altre fonti, i quali e le quali sono rimaste chiuse in essa sotto forma di fuochi vulcanici, zolfi, acque e minerali diversi, i quali affiorano alla superficie testimoniando la loro esistenza ed i misteri, che con tutta la vostra scienza non riuscite a spiegare con esatta verità, della Terra, pianeta creato dal nulla da Dio, Padre mio.

4Quante forze buone ancora ignorate voi che siete maestri nello scoprire ed usare le forze malvagie! Queste ultime al Male le chiedete, ed esso ve le insegna per farvi suoi torturati ed i torturatori dei vostri simili in suo nome e per suo servizio. Ma le forze buone non le chiedete al Bene che paternamente ve le insegnerebbe come insegnò ai primi uomini, che pure erano colpevoli e condannati da Lui, i mezzi, e i modi da usarli, della loro esistenza terrena.

Sorgenti benefiche.

5Vi sono sorgenti benefiche e succhi salutari che ancora ignorate e che vi sarebbe così utile conoscere. Non solo: ve ne sono taluni che conoscete ma che non volete usare preferendone altri, vere droghe d’inferno, che vi rovinano anima e corpo.

6Cessano forse per questo di esistere quelle sorgenti nelle cui stille sono disciolti sali rapiti ai minerali chiusi nel seno del vostro pianeta ed affioranti da strati e per vene del suolo sino alla superficie, algide o bollenti, insapori, incolori, inodori, o dal sapore, dal colore, dall’odore sensibile ai vostri sensi? No. Esse continuano a crearsi come il sangue nel vostro corpo, nell’interno della Terra, per un processo di assimilazione e di trasformazione continua come è quello del cibo che nel vostro stomaco si fa sangue nutrendo i tessuti ed i midolli, gli organi e le cellule, che poi sono produttori del sangue. Esse continuano a gemere così come il sudore continua ad affiorare attraverso ai tessuti. Esse obbediscono. Quando ciò non fosse più, avverrebbero le esplosioni terrestri e la Terra, come caldaia senza aperture, deflagrerebbe dandovi la morte.

Sorgenti spirituali.

7Maria, Io voglio che tu sia come una di queste sorgenti.

8Io ti nutro con un processo di assimilazione a Me che la mia bontà ha voluto. Ma tu, senza preoccuparti se a te vengono o non vengono i malati dello spirito a bere ciò che da te geme e che è Parola mia, devi continuare la tua missione di sorgente che si colma e si lascia attingere o, se non è attinta da coloro ai quali è particolarmente offerta e da chi più dovrebbe, perché non è creduta salutare e santa, trabocca, e ne beneficiano coloro che per caso ne vengono messi a contatto.

9Io alimenterò sempre in te la fonte delta mia Parola. Mi basta che tu mi dia amore, umiltà, volontà, spirito di sacrificio.  Ma se hai l’amore hai già tutto perché esso è il generatore di ogni virtù. Chi ama è umile verso l’amato in cui vede ogni perfezione. Chi ama è volonteroso per fare contento l’amato. Chi ama non sente ripugnanza al sacrificio, se esso sacrificio può essere utile all’amato. Questo anche per gli amori umani. Questo poi si centuplica quando l’amore è sovrumano.

10E tu che già sai il frutto dell’umiltà e del sacrificio, due calamite potenti che mi attirano con tutti i miei doni soprannaturali, aumenta fino all’annichilimento e fino al delirio l’umiltà e il sacrificio.

11Viva le vittime che sono i deliranti del divino amore, i rapiti in esso, i vincitori del mondo che mettono sotto i loro piedi, e i conquistatori di Dio, del Cristo, Vittima suprema!»

Preghiera della Vergine al Verbo[488].

12«O Santa Parola! Dono dato ai diletti di Dio, veste di fuoco che cingi di splendori, Vita che divieni la Vita di coloro a cui ti dài, che Tu sia sempre più amata da essi (come io ti amai) in ardore e umiltà.

13Opera in questi tuoi figli, o Parola santissima, poiché io li ho presi per miei ai piedi della Croce per dare conforto al mio strazio di Madre a cui è stato ucciso il Figlio adorato, e conducili al Cielo per una via di verità splendenti e di ardenti opere. Conducimeli sul Cuore dove Tu hai dormito infante e posato ucciso, dove ancora sono stille del tuo Sangue santissimo e del mio pianto, perché il resto della loro umanità dilegui a quel contatto ed essi, luminosi della tua Luce, entrino con Te nella Città dove tutto è eterna perfezione e dove Tu regni e regnerai, Figlio mio santo.»

La stessa detta dai fedeli.

14“O Santa Parola! Dono dato ai diletti di Dio, veste di fuoco che cingi di splendori, Vita che divieni la Vita di coloro a cui ti dài, che Tu sia sempre più amata con ardore ed umiltà.

15Opera in questi figli tuoi e di Maria, che li ha presi per suoi ai piedi delta Croce per dare conforto al suo Cuore di Madre a cui è stato ucciso il Figlio adorato e per dare gloria al tuo Divino Cuore, o Parola santissima del mio Signore Iddio. Conducili al tuo Cuore ed a quello immacolato della Madre tua, dove Tu hai dormito infante e posato ucciso, dove ancora sono stille del tuo Sangue e del suo pianto materno, perché il resto della loro umanità dilegui a quel contatto ed essi, luminosi della tua Luce, entrino con Te nella Città dove tutto è eterna perfezione e dove Tu regni e regnerai, Figlio santo di Dio, incarnata Parola del Padre”.

253. Santità di anima e di corpo[489].

Santi nello spirito e nella carne.

Dice Gesù:

1«L’anima anche più volonterosa di esser tutta di Dio è soggetta ad essere distratta dalle necessità della esistenza.

2Non occorre essere schiavo di esse per essere distratti da esse. Ma anche ad esser già tanto spirituali da esser più anima che corpo finché la carne riveste la vostra anima come il guscio racchiude il frutto, siete soggetti alle esigenze della carne. Ridotte a quel minimo che Io pure ho accettato, esse sono non una colpa, ma un dovere e una prudenza.

3Io non ho predicato la distruzione della carne per la carne con un infierire morboso su essa, simile a quello di certi ascetismi in uso presso religioni sparse nel mondo. Io, e ve l’ho mostrato con l’esempio, ho insegnato che non occorre avere sollecitudine per la carne che muore, ma per l’anima immortale; ho insegnato a non temere ciò che può uccidere il corpo vostro ma ciò che uccide il vostro spirito; ho insegnato che se vi è dato scegliere fra la preservazione del corpo e quella dell’anima, dovete sempre scegliere quanto preserva l’anima[490]. Ma non vi ho insegnato unicamente a torturare la carne per errata interpretazione religiosa e tanto meno per ipocrita religione.

4In verità vi dico che, se anche digiunate con la bocca e poi non digiunate col cuore negandovi di nuocere, con le azioni, le parole, e anche i pensieri, al prossimo vostro, m’è obbrobrio il vostro digiuno e vi è morte dell’anima, perché le pratiche senza la carità non sono che accatastamento di pietre per la lapidazione del vostro eterno futuro.

5Come vi dico: “Non uccidete con le azioni della carne l’anima vostra”, così vi dico: “Non uccidete con comportamenti non santi, ma semplicemente esaltati, la vostra carne”. Siate santi nello spirito, nel pensiero, nel sentimento, nelle opere, nella carne.

 Dimensioni dell’amore.

6Come ottenere dunque che la vita non vi distragga e l’anima, come regina vostra, tenga la carne suddita sotto un impero dove non sia ingiustizia?

7Con l’amore. Esso è quello che vi è maestro e come un direttore d’orchestra regola tutte le vostre azioni le quali, simili agli svariati strumenti di un’orchestra, si fondono in un unico suono pieno di armonia, la quale può essere una lieve frase melodica, un brano più complesso, o addirittura una sinfonia grandiosa, a seconda della vostra potenza d’amare.

8I giganti dell’amore ottengono il coro pieno e imponente di una super eccelsa sinfonia, alla quale si uniscono angeli e santi che non vedono diversi da loro i giganti dell’amore, viventi ancora sulla terra, ma con animo di serafino.

9Gli amorosi sanno già cantare la loro melodia sulla quale si curvano in ascolto, pronti ad unirvisi, angeli e santi, quando comprendono che l’ardore fedele ottiene la crescita dell’amatore e lo fa da amatore gigante d’amore.

10I volonterosi d’amore sapranno solo ripetere una frase melodica come richiamo di passero al sole che tarda ad investirlo dei suoi raggi d’oro, poiché non sa volare alto, come allodola in festa d’aurora, incontro al sole trasportando il corpo, di cui il desiderio annulla il peso, oltre le proprie capacità di volo, ed il proprio canto oltre le proprie possibilità di resistenza, fino a cadere distrutti dal desiderio quando, raggiunto il bene ricercato, muoiono nell’esultanza della fusione col raggio d’oro. Ma anche quel timido, breve richiamo ‑ perché è fedele ed è tutto quanto quella creatura può dare ‑ è benedetto da Dio e preserva da inquinamenti le azioni di quell’essere.

I giganti dell’amore.

11Chi sono i giganti dell’amore?  Sono le anime‑vittime.

12Voi distinguete queste in vittime di giustizia, vittime di espiazione, vittime d’amore. Ma non distinguete! La vittima è sempre vittima d’amore.

13Chi espia, perché espia? Per amore dei fratelli per i quali paga la parte di espiazione che toccherebbe ad essi: amore di prossimo spinto all’eroismo.

14Chi è vittima di giustizia, a chi si offre? A Dio offeso per offrirgli conforto contro l’offesa. Amore di Dio spinto all’eroismo.

15L’amore è il sacrificatore eterno. Quello che ha immolato Dio fatto Carne e quello che immola la carne e l’anima vostra rendendola simile al Cristo Redentore.

16L’anima vittima è sicura, come fosse già chiusa nel mio eterno Regno, d’esser salva, poiché ogni suo palpito, moto, parola, sentimento, azione, è santificata dall’amore che la preserva tutta da inquinamenti umani.

 17L’anima‑vittima ora anche se non prega. È la sua vita, orazione.

18L’anima vittima penetra in Me e dal centro del mio Cuore che la chiama “Sorella” prende e distribuisce grazie e benedizioni sui fratelli. Non vi sono limitazioni per le mie vittime. Tutto quanto è mio è loro, che hanno voluto offrire il loro essere al Sacrificatore eterno.

I vertici dell’amore.

19L’anima vittima è stesa su un aculeo i cui vertici sono dolore e amore. Dolore per non vedere Dio amato come il loro eroismo d’amore ha loro permesso di vedere che Dio debba essere amato.

20Più delle malattie e delle sventure sono a loro tortura le miserie spirituali che, come rovine di un paese distrutto da un nemico, coprono gli animi dei loro simili cancellando in essi l’impronta di Dio e seppellendo il suo santo Nome sotto l’ingombro del peccato. Più del dolore in sé, è a loro dolore sentire la loro incapacità di raggiungere la perfezione d’amore, loro sogno, perché vorrebbero dare a Dio dono degno della sua Perfezione. E se Io sono stato infisso al mio altare da tre chiodi, essi pure lo sono, perché il mio amore, il loro amore, e il loro dolore, sono i tre chiodi che li tengono crocifissi fino alla morte, che altro non è che esalare lo spirito sul mio seno dopo avere “tutto compiuto” [491].

La forza che regge l’universo.

21Il mio amore! Oceano di fuoco che dall’alto dei Cieli precipita su un’anima e con un continuo giungere di ondate d’ardore la consuma come fosse molle cera investita da una fiamma. Fame insaziabile che è comune ai due che si amano, e il Cristo vuole divorare la sua creatura per farne parte sua e la creatura vuole aspirare in sé Dio per farsene sua vita.

22Tutto si ferma davanti a questo dominatore che passa facendo valere i suoi diritti.  Esistenza, intelligenza, affetti, si aprono e fanno ala, ed esso procede ed entra poiché l’amore è il re di tutte le cose. L’anima prende allora le passioni del suo sposo d’amore e le fa sue. Tesoro dei tesori è per lei l’essere giorno per giorno martirizzata a questo scopo e vedere con gli occhi dello spirito tornare la luce nei cuori ed essi volgersi a Dio, poiché l’amore anche senza parole converte e senza funi trascina.

23L’amore è la f orza che regge l’universo e l’amore è quello che salva il mondo. E non i condottieri, non gli scienziati, non i dotti, ma gli amorosi sono quelli che sanno trovare le vie delle vittorie che conducono al Bene, strappando col loro impeto ardente le catene sataniche che vi rendono schiavi del Male che vi odia.

24E se l’amore dei credenti otterrebbe il miracolo di tempi migliori, che con il vostro modo di vivere vi siete preclusi, l’amore delle vittime, che è l’amore più simile alla perfezione del mio, è quello che fa argine all’impeto che da Satana monta per distruggervi in una maledizione disperata e che apre le porte del Perdono fondendole col fuoco del loro olocausto.»

254. La via purpurea del sacrificio[492].

Dualismo: spirito e carne[493]

Dice Gesù:

1«Parlo a voi, mie care vittime, che avete bisogno di un angelo confortatore che vi esorti a soffrire così come Io lo ebbi perché, se caro mi era fare la Volontà del Padre mio con il mio spirito acceso di carità, non ero privo dei terrori e delle ribellioni della carne davanti al soffrire.

2Anche voi, piccoli Gesù, non ignorate il dualismo fra lo spirito e la carne. Lo spirito che grida: “Immolazione per avere salvazione” e la carne che geme: “Pietà! Voglio vivere e non soffrire”. Ma Io vengo, e a fortificare anche la vostra carne al dolore vi do la mia Parola.

La tovaglia che riveste il vostro altare[494].

3Io ho pietà anche della vostra carne, perché quando essa è strumento di redenzione, quando lo spirito di Dio la possiede e muove a suo piacere, come stelo d’erba che il vento bacia, essa non è materia riprovevole ma santa e che conoscerà la gloria nel mio Regno.

4Io ho santificato anche la carne redimendola con la mia dottrina e il mio Sangue. E chi vive fedele alla mia dottrina e non deride il mio Sangue, ma per virtù di esso, di volta in volta che in esso si monda, migliora sé stesso, rende santa anche la sua carne e accettevole a Dio.

5È la veste dell’altare vostro. L’altare è l’anima su cui lo spirito si immola. Ma ogni altare va rivestito di puri lini per essere pronto ad essere mensa mistica. Una carne pura, sacrificata, impreziosita dal dolore, è la tovaglia che riveste il vostro altare, tovaglia candida, liscia, ornata, presso la quale non sdegna venire il Sacerdote eterno e compiere il rito con l’ostia del vostro spirito.

Martiri del mondo e dell’amore[495].

6Non attendetevi, o vittime care, gratitudine e comprensione dal mondo.

7“Voi siete nel mondo e il mondo non vi conosce, perché non siete già più del mondo”[496]. In questo, lo vedete, siete simili al Maestro vostro.

8Voi vi immolate per il mondo “ed il mondo vi guarda crollando il capo o coprendovi di scherno” e colpendovi colle sue armi perverse. Anche in questo siete simili a Me[497].

9Il mondo cerca di trarvi in pericolosi trabocchetti “con interrogazioni subdole che sembrano lodi e sono inquisizioni atte a metter loro in mano le pietre per lapidarvi”[498]. Rispondete al mondo “col silenzio[499] e la pazienza” e se insiste nella sua malvagia inquisizione ‑ per persuadere sé stesso, e sentirsene giustificato; e voi, che quanto dite è bestemmia ‑ rispondete: “Io faccio ciò che vuole il Padre mio[500]. Le mie opere sono palesi, non opero nell’ombra[501] per nuocere. Opero nella luce della verità. Se vi pare che opero male dimostratemelo; se non potete, perché non vi è male in ciò che compio, perché mi colpite?”[502]. Anche se il mondo vi uccide Io vi darò doppia vita poiché sarete martiri due volte: del mondo e dell’amore.

La via purpurea del sacrificio[503].

10Non vi stancate d’esser vittime. Le ingiurie e le ingratitudini del mondo, nonostante siano come colpi d’ariete contro fragile cocchio, non vi spingano fuori dalla via purpurea del sacrificio ‑ la mia via ‑ la quale si innesta nella via regale della gloria e conduce lo spirito vostro nella gioia della mia dimora.

11Non dite: “Tutto è inutile”. Quando pare che il seme sia caduto in zolle infeconde perché subito non germoglia in tenere foglie, è allora che mette profonde radici per poi nascere più robusto, dando cespo di granite spighe. Ma è il vostro pianto quello che deve irrorare le zolle aride ed è il vostro sangue, sia sangue di vene o sangue di spirito, ossia l’olocausto totale, quello che deve nutrire la polvere senza succhi e farne terra feconda.

La preghiera dell’anima vittima[504].

12La preghiera è come acqua che evapora sotto i raggi del sole e ascende e poscia discende per dare nutrimento alla terra. La vostra preghiera ‑ e tutta la vostra vita è preghiera ‑ sale, sotto l’azione dell’amore, al mio trono e chiede per i fratelli vostri. Io che vedo, e non erro, la benedico e la rimando a chi è degno di riceverla. E se fra i vostri fratelli non avete che nemici dell’amore, ossia di Dio e vostri, la vostra preghiera, che la mia benedizione ha reso una “grazia”, torna a voi e vi colma di beni celesti.

13Non stancatevi di[505] chiamare “fratelli” coloro che vi trattano da nemici. I piccoli Gesù non sanno avere che dei “fratelli”, anche se gli altri non sanno avere per essi altro che odio nemico.  Lasciate agli incoscienti, ed ai coscienti‑satana, compiere la loro opera. Voi fate la vostra. Io veglio e giudico e do a ciascuno secondo il merito.

La vita di vittima.

14Vi ho parlato per disilludervi circa le soddisfazioni umane della vostra vita di vittime. Io, Vittima suprema, non ho mai avuto, durante i trentatré anni di vita, tante ingiurie quante ne ebbi durante le poche ore che vanno dal Getsemani alla mia morte. Ma furono proprio quelle ore che fecero di Me il Redentore. Ricordatevelo.

15Per ora in Me solo dovete sperare conforto. Finita la prova, avrete la beatitudine di leggere nel libro della Vita i nomi dei salvati da voi e di attendere, stretti sul mio Cuore, il loro ringraziamento quando, redenti dal “nostro” patire, entreranno nella Pace.»

Monito per i non retti di cuore e di pensiero[506].

A me:

16«Non parlo per soddisfare curiosità di superstizione o di anche semplice umanità. Non sono un oracolo pagano e non voglio che siate dei pagani. Perciò non leverò a te la gioia della mia Parola, ma tratterrò la mia Parola su punti unicamente rivolti allo spirito senza fare paralleli fra esso e gli eventi odierni o di prossimo futuro.

17Questa lacuna rimarrà come un monito per molti e durerà sinché Io vorrò. Ma se si facesse uso non spirituale del tuo lavoro, ti darò comando di scrivere per te sola e, in caso tu non ubbidisca, ti leverò la Parola.

18L’uomo corrompe tutto quanto tocca. Il tuo Gesù è inquieto e severo oggi. Non con te, povera anima, ma con i non retti di cuore e di pensiero.»

255. Eroicità delle eroicità nel sacrificio[507].          

II° mistero glorioso.

Generosità di rinunciare al matrimonio.

Dice Maria:

1«Ci sono delle generosità particolari la cui fragranza è emanata unicamente dalle anime che sono une col mio Signore ed il cui profumo è apprezzato unicamente da Dio o da chi già vive nel regno di Dio.

2È generosità sapere rinunciare alla libertà e chiudersi in un convento interdicendosi quelle gioie umane che Dio ha permesso ed il Figlio mio ha benedetto perché entrano nel campo dei disegni creativi e perpetuano, per mezzo delle creature, l’opera del Creatore.

3Sorgente eterna di nuovi spiriti, il Padre crea nel Cielo le anime. Semi destinati a far seme, esse si rivestono d’una carne e, divenute maschio e femmina, in unione di due carni in una, creano in terra nuove vesti per le nuove anime destinate a scendere sulla terra e popolarla di creature di Dio.

4Non vi è gioia più grande, dopo quella di amare il Signore, di essere madre di una creatura propria e dire: “Io ti ho[508] formato, io ti ho nutrito e portato, io ti ho dato il mio sangue e il mio latte, le tue carni sono le mie e il mio pensiero è tuo perché tu sei il pensiero e lo scopo della tua mamma”.

Generosità di offrirsi vittima.

5Vi è una maternità più alta, ma quella non è già più umana ed è già compresa nella grande, insuperabile, prima gioia fra tutte, dell’amare il Signore, perché è l’amore totale al Signore nostro santissimo che ci fa amare le creature al punto di divenire madri per loro, pronte a dare loro la vita attraverso il nostro dolore e allo scopo di dare aumento di gloria all’Eterno aumentando i cittadini del suo Regno.

6È generosità offrirsi vittime per il mondo. È una grande generosità perché vi fa simili al mio Gesù, Vittima innocente, santa, consumata dall’amore. Ma vi è una generosità ancora più grande: la generosità eroica nella sua generale eroicità.

7Dio, grande in una maniera a voi inconcepibile, compensa con fiumi di delizie le anime generose. Si comunica ad esse in spirituali contatti. Dà luci che sono parole e parole che sono luci. Dà vitalità che sono riposo e riposo sul suo Cuore che è vitalità. Si fa sostegno dell’anima generosa e si unisce alla stessa quando vede che la generosità della creatura è stata così violenta da non misurare le forze, di modo che la creatura flette, come il Figlio mio, sotto un peso esorbitante al quale non si rifiuta, ma chiede solo le sia sollevato un momento per potersi rialzare e procedere, sino al culmine, perché è nel sacrificio totale che sa di raggiungere la gioia.

Eroicità delle eroicità.

8Ebbene, l’eroicità dell’eroicità nel sacrificio è quando una creatura spinge il suo amore a saper esser generosa anche nel rinunciare a questo conforto di avere l’aiuto e la presenza sensibile di Dio.

9Maria, io l’ho provato. Io so. Io ti posso ammaestrare in questa scienza del sacrificio. Poiché questa non è più semplice istruzione, è Scienza. Chi giunge a questo punto non è scolaro: è docente in quella che è la più difficile delle scienze: il saper rinunciare non solo alla libertà, alla salute, alla maternità, all’amore umano, ma il saper rinunciare al conforto di Dio che rende sopportabili tutte le rinunce, non solo: le rende dolci e desiderate. Allora si beve l’amaro che bevve mio Figlio e si conosce la solitudine che cinse il mio Cuore dal mattino dell’Ascensione alla mia Assunzione. È la perfezione del soffrire. Eppure, Maria, io ero, nel mio soffrire, felice. Non era egoismo in me, ma solo carità accesa.

10Come avevo saputo, per gradi ascendenti, compiere tutte le offerte e le separazioni,  sempre tenendo presente allo spirito che l’offerta e la separazione che lo trafiggevano[509] compivano la volontà e aumentavano la gloria di Dio, mio Signore, e successivamente staccarmi dal Figlio mio per la sua preparazione alla missione, per la sua predicazione, per la sua cattura, per la sua morte, per la sua sepoltura ‑ tutte cose di cui sapevo la breve durata ‑ così seppi sorridere e benedirlo, senza tenere conto delle lacrime del cuore, nella prima alba del quarantesimo giorno della sua vita gloriosa, quando, senza testimoni come nel mattino della Risurrezione, Egli venne a darmi il suo bacio prima di ascendere al Cielo.

11Io, Madre, perdevo il Figlio con la sua presenza che mi dava gioia ineffabile. Ma io, sua prima credente, sapevo che per Lui finiva la sosta nel mondo nemico, che se più non poteva nuocergli, poiché era ormai irraggiungibile alle insidie dell’uomo, non cessava però d’essergli ostile.

12Si aprissero i Cieli per accogliere nella gloria il Figlio che tornava al Padre dopo il dolore. L’Amore trino si ricongiungesse senza più necessità di separazioni. Mi venisse pure a mancare la luce e il respiro poiché il mondo più non era abitato dal mio Gesù e nell’aria non era più l’alito suo a farla santa. Ma che Egli dopo esser stato “Figlio dell’uomo” tornasse “Figlio di Dio” rivestito della sua gloria divina in eterno. Fu l’ultimo mio “Fiat!”, né fu meno pronto e generoso di quello di Nazareth[510].

Fiat per la gloria di Dio e per i fratelli.

13Sempre “fiat” ai voleri di Dio. Sia che venga a noi per divenire parte di noi, sia che se ne stacchi per salire a prepararci la dimora nel suo Regno. Cingerlo di amore quando è con noi, vivere d’amore guardando là dove Egli è, per ricordargli che la sua serva lo ama e attende il suo sorriso d’invito per morire in uno slancio di gioia che è principio luminoso al fulgido, eterno giorno del Paradiso. Dopo averlo accolto, servito, ascoltato mentre è con noi, vivere senza diminuire di un grado l’amore perché Egli non è più a noi visibilmente presente.

14Offrire questa rinuncia per sua gloria e per i fratelli. Perché la nostra solitudine si muti in loro in divina compagnia, e il silenzio, che è ora nostro languore, si muti in Parola per tanti che hanno necessità d’essere evangelizzati dal Verbo.

15Noi abbiamo i ricordi, Maria. Altri non hanno nulla. Noi abbiamo la certezza che Egli lavora per prepararci la dimora. Altri guardano al tempo come fiume la cui foce è il nulla. Dico “noi” poiché ti accomuno ai miei pensieri di allora.

16Diamo, dài ‑ e con te i generosi che vogliono raggiungere le vette della generosità ‑ anche questa rinuncia, se ti verrà chiesta, perché il tuo tesoro sia tesoro di molti altri e gli indigenti dello spirito siano rivestiti di quella Luce, gli analfabeti dello spirito di quella Scienza che, una volta infuse, più non cessano di essere vive e attive, e che la Bontà ha concesso ai suoi prediletti per farne i suoi eletti.»

256. Spogliarsi dal ridicolo orgoglio[511].

La cecità dell’orgoglio[512].

Dice Gesù:

1«Scrivi: “…Micol… messasi a guardare dalla finestra e veduto il re David che saltava e danzava, lo disprezzò nel suo cuore”.

2Vi sono troppi simili a Micol. Essi hanno il cuore sterilito dal così detto: buon senso. Sono, ovvero credono di essere menti quadrate: sono soltanto menti aride messe sovrane su cuori ancor più aridi.  L’orgoglio li regge e, come il sangue pulsa nelle vene, nel loro spirito vive e circola l’orgoglio e li acceca, li assorda, li ottenebra. Non sono più capaci di vedere e comprendere ciò che è soprannaturale letizia e crollano il capo davanti all’estasi dei semplici che l’amore rende capaci di vedere Dio.

3Vedere Dio! Gioia che è la gioia del Cielo e che Dio concede ai viventi che lo amano con tutto se stessi. Vedere Dio attraverso le forme portate alla vostra carnalità per poter essere a voi sensibili.

La santa ebbrezza dell’amore[513].

4Davide non danzava davanti all’arca per l’arca. Ma perché in essa vedeva riflesso il Volto di Grazia, Bellezza e Potenza, dell’Altissimo. L’amore dà una santa ebbrezza, la quale sforza l’uomo a cantare e ad agitarsi, poiché il mondo che lo circonda è ristretto al suo cuore che si dilata nella passione ed il mondo stesso è fomite a lui di sempre nuova dilatazione, perché su tutto vede impresso il segno di Dio davanti al quale l’uomo, preso nel gorgo tremendo e soave della carità, si scioglie in un trasporto di gioia soprannaturale che solo i simili a lui comprendono. Gli altri, come Micol, disprezzano in cuor loro.

Chiedere la capacità di amare e d’intendere[514].

5Non disprezzate gli unici che abbiano compreso come Dio sia superiore a tutte le cose, anche a quella stima, a quella tranquillità, a quell’utilità, alle quali tanto tenete. Pregate il Padrone del mondo di rendere il cuore vostro capace di amare e di intendere.

6Spogliatevi dal vostro ridicolo orgoglio. Non siete voi i depositari della perfezione. Questi umili, questi semplici, questi piccoli, sono i depositari, poiché possiedono la Scienza, la Verità, la Carità. Possiedono Dio. E come un’insegna e una voce stanno fra voi, perché l’idea di Dio non si cancelli completamente dai vostri aridi cuori pieni di sapere umano.»

257. Considerate la vostra elezione[515].

Ore espiatorie, non imprecatorie[516].

Dice Gesù:

1«Miei prediletti che vivete chiusi nel cerchio delle mie braccia come dentro al recinto del Tabernacolo antico, vi do il mio ordine in questi tempi d’ira che non per voi ma per i peccati del mondo è venuta.

2Quando nella generale sventura vedete gli uomini agitarsi e sconvolgersi e dare in smanie di ingiusto dolore, non unitevi ad essi. Compiangete le comuni sventure, ma riconoscendole segno di Giustizia divina non abbandonatevi a squilibri umani.

3Il mio Spirito ha sfiorato le vostre pupille ed ha dato ad esse una vista che l’occhio umano non ha. Voi vedete oltre la terra e conoscete la verità delle cose. Date dunque a quest’ora il suo nome e quelle premure che merita: espiatorie, non imprecatorie come generalmente fanno gli uomini attirando su loro nuova ira del Cielo.

Il mondo sarà salvato per le anime vittime[517].

4I colpevoli facciano cordoglio poiché quest’ora è loro frutto. Voi, prostrati davanti alla mia gloria, beneditela poiché con un castigo ancora richiama l’umanità fedifraga e idolatra al Dio unico e santo, e rimanete in Me.

5L’olio dell’amore è su voi e da voi trabocca sul mondo. Voi siete quelli che lo attirano, voi preziosi vasi in cui si fanno incenso i sacrifici della vostra vita, ardenti lampade che nessun vento turba, e tendete il vostro spirito acceso come fiamma diritta verso il mio altare.

6Non dimenticate la vostra elezione e non profanate il segno regale con contaminazioni umane. Rimanete nel Tabernacolo a benedire per chi maledice, a pregare per chi ha bisogno di ogni misericordia. Il mondo sarà salvo per voi.»

258. L’obbedienza è segno
dei servi di Dio
[518].

L’obbedienza al comando di Dio[519].

Dice Dio Padre:

1«Il vero servo di Dio, davanti a qualsiasi pressione di forze umane che lo vorrebbero dirottare dalle vie del Signore, risponde: “Posso forse dire o fare altro di quello che il Signore mi ha comandato?”

2L’obbedienza al comando di Dio, quale che sia questo comando, è il segno del servo di Dio. Le esigenze divine sono infinite e tutte giustificate da un fine d’amore. A questo imporrò di tacere, a quello di parlare, a costui di isolarsi, a quest’altro di farsi capo di anime. A quello darò vista soprannaturale e a quell’altro voce soprannaturale. Ebbene: facciano i miei servi secondo il mio volere e mi saranno uguali nel merito.

3Io non forzo in maniera che voi non possiate negarmi di ubbidire. No, neppure coloro che sono in mia mano morbidi come fiocco di lino pronto ad esser filato, sono da Me forzati ad ubbidire. Ma quanto più essi sono “miei” e tanto più per essi facile e cara è l’ubbidienza, di modo che anche a costo del loro pericolo ‑ poiché il mondo odia coloro che son di Dio – e il loro soffrire ‑ poiché il mondo fa fiorire il suo odio in sofferenza per i miei “santi” ‑ essi restano fedeli al mio comando.

I Seguaci benedetti del Figlio di Dio[520].

4Bocche mondate dall’amore e cuori fatti specchi di Dio dalla carità, che è la loro vita, essi non operano e non ripetono che ciò che Io loro suggerisco. Seguaci benedetti del Figlio mio, essi copiano il loro Maestro la cui ubbidienza fu infinita perché divina e perché non usò della sua natura per scegliere le facili ubbidienze, ma le assaporò tutte e le fece sue, anche quelle che ripugnano all’uomo, creatura inferiore a Dio, e che pure il Figlio Dio abbracciò per esservi esempio.

5Ma Io che non mento e non muto, vi giuro che su costoro è la mia benedizione, poiché nel loro cuore non vi è idolo alcuno, ma si erige un solo altare: il mio, dal quale tuona ‑ ma per loro è voce di Padre che non terrorizza, ma come voce d’organo celeste rapisce lo spirito a gaudio santo ‑ la mia Volontà, sacra per loro come Me stesso.

6Io sono con questi miei servi. E la mia presenza è come lo squillo di vittoria di cui parla il Libro, poiché mette in fuga tutti i nemici dello spirito e fa di esso un sicuro conquistatore del Cielo.

Seguire fin d’ora il Dominatore eterno[521].

7Dopo avere durante la vita intravisto il Volto di Dio, benigno e sorridente, attraverso i veli delle lontananze e della Volontà, conosceranno “la Stella nata da Giacobbe”, il Figlio mio santo, il Giusto nella cui Mano trafitta ho messo lo scettro di re, la verga sacra che nel Giorno del Giudizio segnerà i benedetti e i maledetti e che per i miei servi sarà dolce come una carezza.

8Seguite fin da ora il Dominatore eterno. Egli vi conduce per via sicura al possesso del Regno di Dio sol che con l’ubbidienza, di cui vi è esempio l’uomo di cui parla il Libro, non vogliate fare di vostra testa né il bene né il male, ma unicamente ciò che[522] vi dice il Signore.»

259. L’incredulità è piaga
del tempo di sventura
[523].

Negatori della potenza di Dio[524].

Dice Gesù:

1«L’incredulità è una delle piaghe maggiori di questo vostro tempo di sventura.

2Alle parole della Fede non credete o ci credete nel modo che piace a voi: relativo e accomodato al vostro metodo di vita.

3A Dio non ci credete con semplicità e fermezza. Discutete, cavillate, misurate con le vostre misure su ciò che è infinito e ottenete di giungere a negare perché non sapete spiegare.

4La potenza di Dio la negate in pieno poiché non ammettete che Dio può suscitare santi anche dalle pietre e dar parola alle anime mute. Dio fa quanto vuole, e a confondere i superbi prende i piccoli e li fa grandi poiché entra in loro e diviene il loro “tutto”.

 

 

Negatori dei miracoli[525].

  5Voi negate il miracolo. Ossia ammettete quei miracoli che vi fanno comodo. Gli altri, e non sono meno grandi, per il fatto d’esser spirituali, dite che non possono esser possibili. E che? Mi mettereste delle limitazioni? Vi ho forse chiesto consiglio e approvazione per agire? Vi ho chiesto aiuto? No. La buona volontà dei miei servi mi basta per suscitare il miracolo, che voi negate, di fare di un nulla un mio servo. La vostra cooperazione, o farisei negatori, non ve la chiedo e non mi occorre.

6Ricordatevelo e siate meno increduli e superbi. Abbassate la vostra testa orgogliosa e permettete così al vostro spirito di salire. Dio, vedendo che credete in Lui, umilmente e tenacemente vi concederà il miracolo della trasformazione del vostro cuore, pieno di umani impacci, in quella di un cuore che la Fede riconsacra.

7Non abbiate mai paura di chi vi è Padre. Amatelo e beneditelo sempre, perché Egli non ha per voi che un amore infinito il quale tutto compatisce e perdona sol che veda in voi la retta intenzione.

8Ma è questa che vi manca. Le vostre azioni portano tutte un germe non retto. Rare come perle nere sono quelle creature le cui intenzioni hanno un solo fine: la gloria di Dio senza preoccupazione di stima umana. È per questo che Io non ascolto le vostre parole, rendendovi, con uguale misura, ciò che voi fate a Me col non ascoltare le mie parole.

Chi non ha Dio con sé, perisce[526].

9E finché rimarrete la generazione perversa che siete, nemica a Dio e allo spirito e amica della carne e del sangue e dell’Aizzatore della carne e del sangue, non godrete della vera pace. Vera: non illusoria come la stasi di un male cronico che altro non è che segreta raccolta di nuove tossine destinate a traboccare poi nel sangue per dare aggravamento sempre più forte al male che uccide.

10Le vostre paci sono uguali. Non sono che raccolte di forze e di mezzi per future più demoniache guerre. Ve l’avevo detto[527] e fatto dire dalla santa Madre mia, da miei servi a cui era svelato il futuro. Ma voi negate il miracolo, voi negate la rivelazione, voi negate Dio.

11Cosa non negate voi? Tutto quello che non è frutto della vostra superbia negate, e agite non secondo le luci che vengono dall’alto ma secondo i fumi che escono dal vostro essere acceso dalla superbia, aizzato dalla prepotenza, insatanassato dalla triplice lussuria.

12Ed Io che sono curvo come un Padre, che sono Amore per chi m’è fedele, non posso benedire i vostri disegni ed essere reggitore delle vostre imprese. E, ricordatelo, chi non ha Dio con sé perisce.»

Esperienza carismatica.

Fiori abbattuti dall’uragano.

13A complemento di tutto il mio soffrire vedo, distintamente, Maria Ss. tutta vestita di nero. Tutta: velo, abito, manto, la quale va con volto d’infinita tristezza come per un giardino. Dico giardino perché ci sono dei fiori, ma non vedo aiuole vere e proprie. Vi sono dei fiori e dei sentieri. Non vedo altro.

14La Madonna si curva a cogliere i fiori. Aggiungo, per spiegare meglio, che sembra che un uragano si sia abbattuto su quel luogo, perché erbe e fiori sono parte spezzati, parte piegati nel fango del sentiero. Maria raccoglie quelli spezzati e li bacia, scansa col piede quelli piegati nel fango, ma non li coglie. E piange.

Anime sacerdotali.

15Ad una mia intellettuale domanda risponde:

16«Sono anime sacerdotali sulle quali il mondo e Satana si sono accaniti e si accaniscono particolarmente in questi tempi.

17Quelli spezzati sono gli uccisi dall’odio del mondo: i martiri di questo secolo. Li raccolgo e li porto al Cielo perché sono la Madre del Sacerdozio e porto i miei figli fuor dall’orrore nella Luce che si sono meritata. Li raccolgo nel mio manto per versare questa santa fiorita ai piedi del trono di Dio.

18Gli altri sono i sacerdoti che si sono lasciati curvare, per utilità umana e per quietismo, quando non per ribollire di orgoglio, da eventi o dottrine che li spogliano dalla loro armatura preservatrice. Hanno perso la tempera che ha loro infuso il carattere sacerdotale e sono divenuti pieghevoli ai venti umani fino a macchiare la loro seta fiorita col fango della terra.

Il pianto della Madre.

19Piango sul dolore dei primi e sull’errore dei secondi. Ma il mio pianto sui primi si tramuta in perle eterne destinate alla loro corona. Sui secondi non è che dolore che vorrebbe salvarli e non può se prima non sono loro quelli che piangono su sé stessi.

20È il dolore più grande dei miei dolori di Madre universale per i suoi figli che offendono il mio Primogenito morto per dare la vita a tutti i miei figli. In questi giorni in cui si rinnova il mio gaudio di Madre di Dio, il mondo trova modo di cangiare la mia veste di candida gioia in veste di lutto, uccidendo i miei sacerdoti o le anime ‑ doppia morte e senza speranza ‑ di essi.

21Prega e soffri per aiutare i martiri e per salvare i colpevoli.»

260. 3° mistero glorioso la discesa dello Spirito Santo[528].

Lo Sposo della Vergine Maria.                 

Dice Maria:

1«Quando lo Spirito del Signore scese ad investire della sua Potenza i dodici riuniti nel Cenacolo, si effuse anche su me. Ma se per tutti fu una conoscenza che li rese cogniti della Terza Persona e dei divini suoi doni, per me non fu che un più vivo ritrovamento. Per tutti fu fiamma, per me fu bacio.

2Egli, l’eterno Paraclito, m’era già Sposo da trentaquattro anni ed il suo Fuoco m’aveva talmente posseduta e penetrata da fare del mio candore un corpo di Madre. Anche dopo lo sponsale divino Egli m’aveva lasciata ricolma di Sé, né poteva aggiungere Perfezione a Perfezione poiché Dio non può aumentare Sé stesso, essendo perfettissimo e insuperabile nella sua misura ed essendosi donato a me senza limitazione, per fare della mia carne di donna un che di tanto santo da poter essere abitacolo al Divino che scendeva ad incarnarsi in me.

Il bacio di ringraziamento a Maria.

3Ma ora che l’opera della sua donazione a me e della mia a Lui s’era compiuta, ed il Figlio nostro era tornato al Cielo dopo avere tutto compiuto, Egli tornava a darmi il suo bacio di grazie.

4Oh! Dio quanto vi insegna di riconoscenza! Egli, il mio Signore, non mancava di esser riconoscente alla sua Serva che era stata strumento a suo servizio e, mentre ero io che ad ogni pulsare del cuore ripetevo: “Santo, santo, santo e benedetto, Tu, Signore eccelso”, Egli lasciava il Cielo una seconda volta per rinnovare il suo abbraccio di Sposo e fra l’ardore e la voce della spartita Fiamma promettermi il terzo congiungimento senza fine nella beata dimora del Cielo.

L’unica meta è Dio.

5Ed il Cielo fu più che mai, allora, la mia mèta perché, quando s’è gustato e rigustato l’Amore, sole e terra, creature e cose, scompaiono agli occhi nostri, e non resta che una vista, un sapore, un desiderio: quello di Dio. Quello di avere Dio non per attimi ma in un eterno presente.»

261. 4° mistero glorioso l’Assunzione di Maria Ss. In cielo[529].          

Desiderio crescente di possedere Dio.

Dice Maria:

1«Un’altra perla per i miei prediletti. Veramente volevo parlarne a giorni, ma mi piego ad un desiderio perché sono la Mamma. Per Natale avrete anche questa mia parola.

2Come mi fu estasi la nascita del Figlio, e dal rapimento in Dio tornai presente alla Terra col mio Bambino fra le braccia, così la mia morte fu un rapimento in Dio.

3Fidando nella promessa avuta fra lo splendore divino del mattino di Pentecoste, io mi pensavo che l’avvicinarsi del momento del ritorno ultimo dell’Amore per rapirmi a Sé dovesse segnalarsi con un aumento di fuoco. Né feci errore.

4Io, per mio conto, più la vita passava più[530] aumentavo il desiderio di fondermi all’eterna Carità. Mi vi spronava il desiderio del Figlio mio e la persuasione che mai tanto avrei fatto per gli uomini come quando fossi stata orante per essi sui gradini del trono di Dio. E con moto sempre più acceso ed accelerato, con tutte le forze dell’anima gridavo: “Vieni, Signore, Gesù, vieni, vieni eterno Amore!”.

L’Eucaristia non basta più.

5L’Eucarestia, che era per me come rugiada data ad un fiore assetato ‑ era vita ‑ ora non era più sufficiente all’incontenibile ansia del cuore. Non mi bastava più ricevere in me la mia divina Creatura e portarla nelle sacre Specie come l’avevo portata nella carne verginale. Tutta me stessa voleva il Dio Uno e Trino, e non sotto i veli dal mio Gesù scelti a nascondere l’ineffabile mistero ma quale era ed è e sarà nel centro del Cielo.

6Lo stesso mio Figlio nei suoi trasporti eucaristici mi ardeva con baci di desiderio infinito, e ogni volta che a me veniva con la potenza del suo amore quasi svelleva l’anima mia nel primo impeto, e poi rimaneva con tenerezza infinita a chiamarmi: “Mamma!”, ed io lo sentivo ansioso di avermi con Sé.

7Non desideravo più altro. Neppure il desiderio di tutelare la Chiesa nascente era in me. Tutto annullato nel desiderio di possedere Dio per la persuasione di tutto potere quando si possiede Dio.

Beatitudine della glorificazione.

8Maria, giungi a questo totale amore. Tutto perda valore e ansia ai tuoi occhi. Mira solo a Dio. Quando sarai ricca di questa povertà di desiderio, che è immisurabile ricchezza, Dio si chinerà sul tuo spirito a baciarlo e tu ascenderai col tuo spirito al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo, per conoscerli ed amarli per la beata eternità e per possedere le loro ricchezze di grazie, di cui disporre per gli scopi e gli esseri che sono nel tuo pensiero. Non si è mai tanto attivi per i fratelli come quando non si è più tra i fratelli ma siamo luci ricongiunte alla Luce.

9L’avvicinarsi dell’Amore eterno ebbe il segno che pensavo. Tutto perse luce e colore, voce e presenza, sotto al Fulgore e alla Voce che dai Cieli aperti si abbassava su me per cogliere l’anima mia.

Il terzo bacio della vita.

10Si dice: “Maria avrebbe giubilato d’essere assistita dal Figlio suo”. Ma il mio dolce Gesù era ben presente col Padre quando l’Amore mi dette il terzo bacio della vita, quel bacio così talmente divino che in esso l’anima spirò, raccolta come goccia di rugiada bevuta dal sole dal centro di un giglio, ed io ascesi con il mio spirito osannante in mezzo ai miei Tre, che adoravo e adoro, come perla in un castone di fuoco, seguita dalla teoria degli spiriti angelici venuti al mio eterno natale e attesa sulle soglie dei Cieli dallo Sposo terreno, dai Re e dai Patriarchi della mia stirpe, dai primi santi e dai primi martiri, e il Cielo si chiuse sulla gioia di avere la sua Regina la cui carne, unica fra tutte le carni mortali, conosceva la beatitudine della glorificazione.»

262. 5° mistero glorioso L’Incoronazione della Maria Ss.[531]             

Glorificazione in anima e corpo.

Dice Maria:

1La mia umiltà non poteva farmi permettere di pensare a tanta gloria a me riserbata in Cielo.

2Nel mio pensiero era la certezza che la mia umana carne, fatta santa dall’avere portato Iddio, non avrebbe conosciuto la corruzione, poiché Dio è Vita e quando di Sé satura un essere è come aroma preservatore da morte. Io non solo ero stata fusa con Lui in casto e fecondo abbraccio, ma m’ero saturata nelle più riposte latebre dalle emanazioni della Divinità nascosta nel mio seno e intenta a velarsi di carni mortali.

3Ma che la bontà dell’Eterno avesse riserbato alla sua Ancella il gaudio di risentire sulle membra il tocco della mano del Figlio mio, il suo abbraccio, il suo bacio, e riudire con le mie orecchie la sua voce, vedere col mio occhio il suo volto, riprovare la gioia di carezzarlo, no, questo non pensavo mi fosse subito concesso, né lo desideravo. Mi bastava che queste beatitudini fossero concesse allo spirito mio e di questo sarebbe stata già piena la mia felicità di beata.

4Ma a testimonianza del suo pensiero creativo riguardo all’uomo, Dio mi volle in Cielo con anima a corpo. Io sono la testimonianza certa di ciò che Dio aveva pensato e voluto per l’uomo: una vita innocente e ignara di colpe, un placido passaggio da questa vita alla Vita completa in cui, come uno che passa la soglia di una casa per entrare in una reggia, l’essere completo sarebbe passato dal sole del terrestre paradiso al Sole del Paradiso celeste, aumentando la perfezione del suo io, nella carne e nello spirito, della Luce piena che è nei Cieli.

L’Incoronazione.

5Davanti ai Patriarchi e ai Santi, davanti agli Angeli ed ai Martiri, Dio pose Me assunta alla gloria del Cielo e  disse: “Ecco l’opera perfetta del Creatore, ecco ciò che Io creai a mia immagine e somiglianza, frutto di un capolavoro divino e creativo, meraviglia dell’Universo che vede chiuso, in un solo essere, il divino nello spirito immortale come Dio e come Lui spirituale, intelligente, virtuoso, e l’animale nella più perfetta carne alla quale ogni altro vivente nei tre regni del Creato si inchina. Ecco la testimonianza del mio amore per l’uomo, per il quale creai l’organismo perfetto e la beata sorte di una eterna vita nel mio Regno. Ecco la testimonianza del mio perdono per l’uomo, al quale, in forza di un trino amore, ho concesso riabilitazione agli occhi miei. Questa è la mistica pietra di paragone, questa è l’anello di congiunzione fra l’uomo e Dio, questa è Quella che riporta i tempi ai giorni primi e dà al mio occhio divino la gioia di contemplare l’Eva che Io creai quale la creai ed or fatta più bella poiché è la Madre del mio Figlio e la Martire del Perdono. Per il suo Cuore, che non conobbe macchia, Io apro i tesori del Cielo e per il suo capo, che non conobbe superbia, del mio Fulgore faccio corona e l’incorono, poiché m’è Santa, perché sia vostra Regina”.

6Maria, in Cielo non sono lacrime. Ma per il gioioso pianto che avrebbero avuto gli spiriti se ad essi fosse concesso il pianto ‑ umore che stilla premuto da un’emozione ‑ vi fu uno[532] sfavillare di luci, un trascolorare di splendore in più vividi splendori, un ardere di incendi caritativi in un più ardente fuoco, un insuperato e indescrivibile suonar di armonie, alle quali si unì la voce del Figlio mio in laude a Dio Padre e alla Serva di Dio in eterno beata.

Dono della Madre ai figli.

7Maria, era nel mio pensiero di finire questa mia illustrazione dei misteri del santo mio rosario ‑ perché, senza che tu te ne accorgessi, di tutti te ne parlai e specie sui candidi del gaudio e sui fulgidi della gloria, poiché per quelli purpurei non vi è che un unico nome: Dolore, e sono tutti un unico dolore – dopo il Natale. Ma voi che mi amate avete tante pene e capite che, solo dimenticando la Terra per il Cielo, esse pene, divengono sopportabili al cuore vostro. Ed io vi svelo le luci del Cielo.

8La mistica collana è compiuta. Ve la dono per il Natale del Figlio mio e con essa la mia benedizione e la mia carezza.

9Siate buoni e amatemi. Io sono con voi.»

263. Necessità del Decalogo[533].

Il decalogo non muta[534].

Dice Dio Padre:

1«Nella manifestazione maestosa del Sinai, Io ho detto al mio Servo per gli uomini, per tutti gli uomini, le regole da osservarsi per meritare la mia benedizione.

2E se molte delle disposizioni minute che hanno fatto seguito al Decalogo, per rendere più sicuro e facile a quegli antichi il mettere in pratica il Decalogo, sono cadute col volgere dei secoli e con l’avvento del Cristianesimo, il Decalogo è rimasto e non muta. Non muterà sino all’ultimo giorno e, fosse concesso ancora alla Terra un vivere di millenni di millenni, esso Decalogo sarà sempre quello, sempre valido, sempre giusto, sempre da osservarsi.

3Il Figlio mio non ha mutato parola di esso, perché parola di Dio non può essere ritoccata da nessuno. Il mio Verbo vi insegna questo rispetto per la mia immutabile parola. Ricordatelo. Egli ha confermato la Legge nei suoi dieci comandi intoccabili. Ha invece sostituito le parti complementari di essa, non più consone al nuovo evo, con la sua dottrina d’amore.

4L’era del castigo aveva avuto termine dal momento che sul mondo fioriva il Re dell’amore e della misericordia e, per rendervi più sicuri di questo cambiamento che sostituiva il perdono al rigore, il Figlio mio consumò Se stesso per tre anni a predicarvi amore e perdono e spinse il suo sacrificio ad erigersi a monito sanguinoso sull’erta di un monte, perché tutto il mondo guardasse a quel centro di misericordia dal quale scendevano, con le ultime stille di un Sangue divino, le ultime parole ancora di amore e perdono.

5Il Maestro del mondo sino al momento estremo vi ha ripetuto, e coi fatti oltre che con le parole, la perfezione della Dottrina divina. Perfezione, perché al Decalogo antico Egli ha levato le disposizioni più umane delle minuzie mosaiche ed ha sostituito il suo codice tutto d’amore. Ma il Decalogo resta. E resterà. Ed il mondo perisce perché non conosce e non vive più il Decalogo.

I responsabili della delinquenza[535].

6Dove sono più coloro che, investiti di autorità famigliare, insegnino ai figli la prima e più necessaria cosa da sapersi: la mia Legge? Dove coloro che formino alla riconoscenza e all’amore riverenziale verso di Me le loro creature, narrando alle menti e ai cuori che si aprono le meraviglie e le provvidenze di Dio per gli uomini?

7Non mi curo qui di altre autorità. Parlo della prima autorità: quella dei genitori. Responsabili dell’avvenire dei figli e, per conseguenza, delle nazioni. Perché, se le autorità di potere che vi reggono avessero in tutto il mondo cristiano di fronte l’infinito numero delle autorità famigliari ferme nel rispetto e nell’educazione verso Dio e nelle cose di Dio, si limiterebbero in certi eccessi che non solo profanano le generazioni giovanili ma preparano giorni sempre più tremendi alla Terra, poiché da esseri giovanili corrotti e atei non possono che sorgere delinquenti. Sia delinquenza singola o delinquenza sociale, sarà sempre delinquenza che spinge al delitto, al furto, al sopruso, al tradimento, alla rivolta, a tutte le nefandezze che rendono la Terra un anticipato inferno e gli uomini dei demoni crudeli gli uni cogli altri.

Importanza di mettere in pratica il Decalogo[536].

8Sognate tempi migliori. Ma ‑ e ripeto parole vecchie di millenni e sempre nuove ‑ ma “chi vi darà un tale spirito da temermi ed osservare i miei comandamenti affinché voi e i vostri figli siate felici in eterno?”. Come lo potete se i miei comandamenti non li conoscete più?  Che date al vostro spirito perché esso viva? E se è morto per mancanza di cibo e respiro, costretto a morire senza parola di Dio ed a respirare l’aria resa mefitica dai vostri peccati, come potete avere lo spirito che vi chiedo di avere?

9Il vostro è un cerchio chiuso. Un cerchio di orrore che vi strozza. Potete infrangerlo solo colla Croce e col Vangelo. Essi vi aprono le porte alla Luce di Dio e all’aria, e al cibo e a tutto quanto è Vita. Essi vi aprono la via per tornare a Me.

10La mia Maestà terribile vi può ancora far paura poiché siete come Adamo dopo la colpa: avete l’anima sudicia e temete l’occhio di Dio. Ma il Cristo non fa paura. Dalla nascita alla morte Egli ha nome: Dolcezza. Risalite a Me attraverso alla sua Parola e alla sua Croce. Esse vi istruiscono e vi riconsacrano. Sono il capolavoro dell’amore divino. Fuor di esse non vi è altro mezzo di salvezza. Dopo il rinnegamento di esse non resta che una cosa: “la mia Giustizia”.

11E la mia Giustizia per voi, ridotti quali siete, vuol dire solo: “Punizione”. Ricordatevelo e provvedete[537].»

264. L’evoluzionismo darviniano[538].

Teoria avvilente.

Dice Gesù:

1Uno dei punti in cui la vostra superbia naufraga nell’errore, che oltre tutto avvilisce proprio la vostra superbia dandovi un’origine che se foste meno traviati di orgoglio ripudiereste come avvilente, è quello della teoria darviniana[539].

2Per non ammettere Dio, il quale nella sua potenza può aver creato l’universo dal nulla e l’uomo dal fango già creato, prendete per vostra paternità quella di una bestia.

3Non vi accorgete di sminuirvi perché, pensatelo, una bestia per quanto sia perfetta, selezionata, migliorata, perfezionata nella forma e nell’istinto, e se volete anche nella formazione mentale, sarà sempre una bestia? Non ve ne accorgete? Questo depone sfavorevolmente rispetto al vostro orgoglio di pseudo superuomini.

4Ma se non ve ne accorgete, non sarò Io quello che spreca parole a rendervene accorti e convertiti dell’errore.  Vi chiedo soltanto una cosa che, in tanti quali siete, non vi siete mai chiesta. E se mi potrete rispondere coi fatti non combatterò più questa vostra avvilente teoria.

Prima obbiezione.

5Se l’uomo è il derivato della scimmia, la quale per evoluzione progressiva è divenuta uomo, come mai in tanti mai anni che sostenete questa teoria non siete mai riusciti, neppure coi perfezionati strumenti e metodi di ora, a fare di una scimmia un uomo? Potevate di una coppia di scimmie intelligenti prendere i più intelligenti figli e poi i figli intelligenti di questi e così via. Avreste ormai molte generazioni di scimmie selezionate, istruite, curate dal più paziente e tenace e sagace metodo scientifico. Ma avreste sempre delle scimmie. Se mai vi fosse una mutazione, sarebbe questa: che le bestie sarebbero meno forti fisicamente delle prime e più viziose moralmente, poiché con tutti i vostri metodi e strumenti avreste distrutto quella perfezione scimmiesca che il Padre mio creò per questi quadrumani.

Seconda obbiezione.

6Un’altra domanda. Se l’uomo è venuto dalla scimmia, come mai ora l’uomo, anche con innesti e ripugnanti incroci, non torna scimmia? Sareste capaci anche di tentare questi orrori se sapeste che ciò potesse dare sanzione approvativa alla vostra teoria. Ma non lo fate perché sapete che non riuscireste a fare di un uomo una scimmia. Ne fareste un brutto figlio d’uomo, un degenerato, un delinquente forse. Ma mai una vera scimmia. Non lo tentate perché sapete in anticipo che fareste una pessima riuscita e la vostra riputazione ne uscirebbe rovinata.

 

Scienza dell’uomo animale.

7Per questo non lo fate. Non per altro. Perché di avvilire, per sostenere una vostra tesi, un uomo al livello di un bruto, non sentite nessun rimorso né orrore. Siete capaci di questo e di ben altro. Siete già voi dei bruti poiché negate Dio e uccidete lo spirito che vi differenzia dai bruti.

8La vostra scienza mi fa orrore. Avvilite l’intelletto e come dei folli neppure vi accorgete di avvilirlo. In verità vi dico che molti primitivi sono più uomini di voi.»

265. La guerra è odio e
Dio non è dove è odio
[540].

Per meritare Iddio bisogna essere senza odio.

Dice Gesù:

1«Altro segno della mia venuta fu la Pace. Il mondo era tutto in pace quando nacqui. Ero Dio. E Dio è Amore. La guerra è odio. Ero il Principe della Pace. Non potevo venire che mentre sulla terra era la pace.

2Nuovo Adamo che dà inizio alla seconda generazione dell’uomo, annullando col suo martirio la generazione perversa del primo, nacqui come il primo alla vita mentre non vi era lotta nel mondo.  E se, per quel che di incancellabile che Satana vi ha apposto, ancora durava la strage degli animali compiuta dall’uomo e degli animali fra loro ‑ prima non vi erano neppur queste ‑ gli uomini fra loro erano in pace. Almeno fra loro erano in pace.

Condizione prima per uscire da questo inferno

3Meditate. La guerra è odio e Dio non è dove è odio. Per meritare Iddio bisogna essere senza odio. Verso nessuno. Inutile qualsiasi mezzo se manca Dio. E Dio non lo potete avere perché odiate con una ferocia di belve rese idrofobe dalla fame.

4Non dico altro perché siete indegni di avere altro, e del mio Bene vi fate strumento per nuocere a voi e agli altri. Dico solo questo: “Condizione prima per uscire da questo inferno è che prima usciate dall’odio che vi veste e che strappiate da voi l’odio che è come la midolla delle vostre ossa, poiché siete odio dentro e fuori di voi”.»

266. Riconoscere i benefici ricevuti[541].

Popolo di dura cervice.[542].

Dice Gesù:

1«Riconoscere i benefici che si ricevono è anche fra gli uomini obbligo e segno di cuor gentile. Gli ingrati voi li giudicate severamente. E con ragione.

2Ma come allora dovrà giudicarvi Iddio? Quando trionfate per un beneficio di Dio e vedete riuscire le vostre imprese, perché non trovate una parola per Colui che vi ha dato quella gioia? Perché dite: “Io ho fatto questo”? Perché, gonfi di orgoglio, esclamate: “Il Signore mi ha dovuto per forza ascoltare perché io sono meritevole del suo aiuto”? No. Se il Padre dovesse darvi per quanto meritate, dovrebbe polverizzarvi.

3Ma Egli, per voi che siete duri di mente e di cuore, ribelli e viziosi, sacrileghi e mentitori, non viene meno alla sua promessa giurata d’esservi Padre. E in padre, anche se sdegnato del modo di comportarsi del figlio, non è mai meno padre, se è uomo santo e giusto. Dio è santissimo e giustissimo. Or dunque Dio non vi annienta come meritate, ma vi richiama a Sé con voce di rimprovero in cui è sempre fuso amore.

Gli idoli moderni[543].

4Una, due, cento volte vi chiama. Col suo balenare di potenza vi fa presente che, anche se voi vi create altri dèi, Egli è l’unico Dio e le sue parole sono sempre le stesse scritte sulla pietra sull’Oreb.

5Voi, ai quali pare più comodo servire un idolo muto e impotente (muto e impotente di opere sante) sprezzate la voce e il comando di Dio poiché li credete pesanti e costrittori. Ma quale, quale più pesante sorte e quale più costrittore dominio di quello che da voi vi imponete e fatto da volere di uomini, i quali sono ben diversi da Dio al quale hanno voltato la faccia e il cuore, e non possono che darvi ciò che vi dànno: dolore e morte?!

6Ora Io vi dico: “Pregate”. Fra voi vi è ancora una minoranza capace di ascoltarmi, di pregare e soffrire per il mondo. A questi dico: “Pregate”.

Prendere Dio con i lacci dell’amore[544].

7E’ l’ora di deviare il rigore dell’iniziato tormento con la preghiera e l’immolazione. Il dolore e la fede vi fanno accetti al Signore Iddio vostro. Parlate dunque in favore di tutti. Prendete Dio con i lacci dell’amore. Egli, che nessuna forza lega, è come minuscolo uccello preso nella rete quando una anima lo circuisce d’amore. Si arrende e benedice. Ricordate a Dio i suoi benefici, non perché Egli abbia bisogno di averli ricordati da voi, ma per mostrare che voi li ricordate. Mentre il mondo bestemmia e uccide, voi osannate al Signore e amate. L’amore è più potente della forza e vince anche l’inferno. Tutto vince l’amore, o miei diletti.

8L’amore piegherà Iddio che si è irrigidito davanti al disamore di tutto un mondo, ed otterrà da Lui l’unico miracolo che vi può salvare. L’amore aprirà il cuore degli uomini e darà loro vista spirituale a vedere il loro interno orrore singolo che diviene orrore collettivo. L’amore ricondurrà l’uomo sulle vie di Dio. Quando amerete non farete più il male, il grande male scientemente voluto, come ora lo fate.

9Non è pesante seguire Iddio. Egli non vi chiede altro che amore e ubbidienza e rispetto per la sua Maestà superiore a tutte le autorità terrene. Amputate dal vostro cuore, in spirituale circoncisione, quanto è anello di peccato che impedisce al vostro cuore di pulsare nell’onesto palpito del Bene e di crescere nella santa Carità.

La scelta che decide il futuro.

10Sta a voi di scegliere fra la mia benedizione e la mia maledizione. Io rispetto il vostro arbitrio. Vi illustro solo i frutti dell’una e dell’altra. La mia benedizione vi darà pace e pane, serenità di giorni e prosperità di interessi. La mia maledizione vi lascerà le vostre guerre e stragi, e di suo vi darà siccità o intemperie, pestilenze e fame, poiché non può il castigo di Dio darvi di che empire i vostri due bassi amori: ventre e borsa.

11Scegliete. E non dite che non vi amo perché non impongo il bene. Troppi fra voi pregano Satana perché compia per essi i suoi prodigi. Distruggereste il Bene se Io ve lo imponessi.

12Occorre prima che non siate popolo voi che adorate la Bestia, ma sian popolo coloro che si ricordano di Dio. Allora il Male sarà bilanciato dal Bene e neutralizzato da esso. Non solo: ma il bene che fate attirerà il Bene del Cielo sempre in misura crescente, perché Dio altro non chiede che di effondersi in amore su voi, e voi conoscerete l’èra di pace promessa alla mia nascita agli uomini buoni.»

267. Vigilanza, costanza, e orazione.[545].

Le armi più potenti[546].

Dice Gesù:

1«Grande insegnamento e troppo trascurato quello che si legge nel cap. 4° di Nehemia.

2 Vigilanza, costanza, e orazione. Ecco le tre armi più potenti delle frecce, delle lance e delle spade. Ed ecco anche la necessità che fra il popolo di Dio vi siano coloro che sono specialmente votati ad orare per coloro che lavorano e che non sanno usare contemporaneamente le mani alle occupazioni e il cuore alla preghiera.

Il dovere dell’obbedienza[547].

3I giovani, dice il libro dell’Esdra, che lavoravano, anche quelli che erano occupati al lavoro e non alle difese, lavoravano con la spada cinta al fianco e pronta alla lotta. Né vi erano ribellioni al comando che li designava ora per il lavoro e ora per le difese. I superiori sono sempre ispirati da Dio e quando assegnano un compito vanno ubbiditi con prontezza e senza mormorare.

3Tutti hanno questo dovere. E specialmente lo avete verso D4o, Superiore eccelso, il quale nella sua provvidenza predispone le missioni e le mutazioni nelle missioni. Guai a quei cuori attaccati alle cose che periscono, che si ribellano all’ubbidienza dicendo: “Io mi sento meglio in questo stato e non voglio questo altro stato”.

54Non voglio! Come potete dire che non volete? Dove è l’ubbidienza, la sommissione, l’amore alla Volontà di Dio che vi traspare da dietro ai comandi dell’uomo? Solo in una cosa vi è lecito non volere. Quando l’uomo vi impone di compiere il male. Allora dovete resistere e dire: “No” anche se ciò fa di voi dei martiri.

Responsabilità dei superiori[548].

6E voi che avete potestà di comando, nel piccolo o nel grande che sia, udite ciò che vi dice il Signore, che ha parlato prima ai soggetti attraverso il Libro ed or parla a voi.

       7Ricordate che dirigere è doppio onere che non l’esser diretti. Sta a voi non rendervi responsabili delle altrui rovine. I soggetti rispondono a Dio per sé stessi. Voi, per voi e per loro. Alla dignità della carica corrisponde severità di condotta verso voi stessi. Dovete essere di esempio poiché l’esempio trascina, tanto nel bene che nel male. E da superiori malvagi o semplicemente accidiosi non si possono avere che soggetti malvagi e accidiosi.

8Così in una comunità e così in uno stato. I piccoli guardano i grandi e sono lo specchio dei grandi. Ricordatevelo.

Potenza della bontà.

9Altra dote dopo l’intemeratezza è la bontà. La bontà frena gli istinti più delle carceri e delle prescrizioni. Fatevi amare e sarete ubbiditi. Trascinerete alla bontà essendo buoni. Ma guai se sarete avidi, ingiusti, malvagi. Sarete odiati, scherniti, disubbiditi anche e soprattutto nei comandi buoni che darete, e ubbiditi, anche più di quanto non vorreste, nel copiare la vostra avidità, la vostra ingiustizia, la vostra malvagità.

10 Non inebriatevi talmente del vostro onore da essere incapaci di intendere i soggetti nei loro giusti bisogni e nei loro lamenti. Esser capi vuol dire esser “padri”. Per questo Dio vi ha dato un’autorità. Non perché ne facciate sferza sui minori. Non siete onnipresenti come Dio. Ciò è vero. Ma quando si vuole si può, per quanto si vuole. E chi vuole sapere la verità la sa.

Vigilanza su tutto e su tutti[549].

11Vigilanza, dunque, su tutto e tutti. Non stolta e cieca fiducia e accidiosa noncuranza riguardo ai vostri aiutanti. Non tutti sono dei giusti e molti Giuda sono sparsi fra le file degli aiutanti dei capi. Non fatevi schiavi di essi mendicando il loro consenso pur di imperare. Siate giusti e basta. E quando vedete che in vostro nome si esercita un dispotismo colpevole, fate di esser sempre in condizione di libertà di obblighi verso i vostri rappresentanti, in modo da poterli riprendere senza tema che da accusati si facciano accusatori.

12Siate onesti e giusti. Onesti nel non approfittare della sorte a danno dei minori. Giusti nel saper punire coloro che per essere qualcosa si sono creduto lecito ogni sistema.

13Se così farete sempre potrete dire a Dio: “Ricordati di me in bene, perché ho fatto del bene a coloro che Tu mi hai dato”.»

268. La differenza fra il peccatore e il giusto.[550].

L’uomo vampiro e parassita[551].

Dice Gesù:

1«Anche un versetto solo di un salmo ha una luce capace di illuminare gran via.

Ecco la differenza fra il peccatore e il giusto.

2Il primo è un vampiro che prende e distrugge né mai restituisce. Distrugge le opere dei fratelli e i meriti miei. Si nutre della comunione dei santi. Ecco come se ne nutre. Non per il suo spirito al quale nessun cibo spirituale può giovare poiché è spirito morto. Se ne nutre per questa sua vita, poiché i santi pregano per lui e stornano dal suo capo i castighi di Dio. Tutti meno l’ultimo, poiché Dio è giusto e dà a seconda che si è fatto. Rende sua condanna il Sangue che è salvezza perché con la sua vita di peccato irride il mio sacrificio. È un parassita del corpo mistico. E finisce a divenire un morto. Una cellula morta di questo corpo mirabile. Tu sai che nel vostro corpo le cellule morte sono la sede di atroci malattie. Così è di queste spirituali cellule che si nutrono dell’altrui lavoro senza avere attività generante loro propria. Sono cancrene.

L’uomo giusto è attivo come un dio[552]

3Il giusto invece, attivo come un dio, continuamente produce, in forma minore, come un dio. È un generatore di vita. Innestato al Cristo, suo Maestro, vive la Vita e la fa sua, la moltiplica col suo proprio vivere, che per quanto sia umile non è sprezzato da Dio, il quale non sdegna le opere dei suoi piccoli ma le accoglie con un sorriso e le fa sue. Ricco di inesausta ricchezza ‑ poiché non dispone unicamente della sua attività, ma di quell’immisurabile tesoro che sono le opere del Cristo e dei santi ‑ egli ha di tutti compassione e dà senza avarizia, né il suo dare lo impoverisce, perché più dona e più Dio in lui si trasfonde trascinando con Sé il fiume di santità di cui è sorgente e foce e le cui onde sono i meriti senza numero del Verbo immolato e dei suoi santi. Più la santità cresce e più la compassione aumenta, poiché se cresce la santità sempre più dimora Dio in voi e la dimora di Dio in voi vuol dire possedere la Carità.

Il giusto ascenderà al Cielo[553].

4Oh! sorte beata! Quando al termine della vita il giusto ascenderà al Cielo, saranno a precederlo, tappezzando di luci la sua via e cantando le sue lodi, le opere da lui compiute, e al suo umile e beato stupore Io dirò: “Ebbi fame a mi desti da mangiare, ebbi sete e mi desti da bere, fui nudo e mi rivestisti, infermo mi curasti, pellegrino mi accogliesti. Quanto facesti per i fratelli a Me l’hai fatto e, specie quando col tuo dolore e col tuo operare hai fatto di un fratello un santo, hai aggiunto una luce alla mia corona di Re eterno. Perciò con Me ora regnerai in eterno, o mio benedetto!”.»

269. La scolaresca del Maestro[554].

I buoni maestri non si stancano.

Dice Gesù:

1«A coloro che leggendo umanamente questi dettati trovano che Io mi ripeto, rispondo:

2Alla vostra pertinacia nell’errore contrappongo la mia pertinacia nell’insegnare. I buoni maestri non si stancano di ripetere una spiegazione finché non sono sicuri che tutta la scolaresca ha compreso la spiegazione del maestro.

3In una scolaresca non tutti hanno la stessa volontà o la capacità di comprendere. Anzi, gli scolari che uniscono volontà e intelligenza sono le eccezioni. Sono le perle del maestro, quelle che lo compensano delle delusioni di tutti gli altri.

Il Buon Maestro.

4Io sono il Maestro. E solo Io, che oltre che Maestro sono Dio ed ho di Dio l’onniveggenza, so quanto pochi sono nel mio popolo coloro che ascoltano, comprendono, ritengono ed applicano la mia Parola. Quanto pochi quelli ai quali l’amore è luce intellettiva e volontà. Perché sono questi, presi dall’amore, che comprendono e vivono la mia dottrina e ai quali basta dare una volta una spiegazione perché la facciano norma di vita. Gli altri, inebetiti dalla colpa o resi tardi dalla pigrizia spirituale, occorre che Io li ammaestri senza stanchezze e sempre da capo perché un minimo di luce e di dottrina sia capace di insinuarsi in loro e germinare una pianticina di Vita.

I buoni discepoli.

5Ecco la ragione del mio ripetere in mille maniere un’unica scienza. E con questo risultato: chi meno ne abbisogna, poiché è già uno con Me, la accoglie con sempre nuova ansia, come fosse sempre parola nuova, e non si stanca di riceverla poiché essa è per lui cibo e aria di cui, come del cibo e dell’aria naturali, ha sempre bisogno sinché la sosta cessa ed egli viene alla Vita dove la contemplazione di Dio sarà compendio di tutti i bisogni, sarà tutto. Invece coloro che più ne abbisognano più presto se ne stancano e staccano. Sia perché essa dottrina è per loro pungolo[555] e rimprovero, sia perché la loro imperfezione spirituale li ottunde, rendendoli incapaci di sentire i loro bisogni e la bellezza della mia Parola.

6Ma Io faccio il mio dovere di Maestro ugualmente. Mi stringo sul Cuore i discepoli fedeli per i quali la mia carezza è già parola, e, consolandomi in loro, proseguo il duro compito di parlare agli ostili, agli inerti, ai deboli, ai distratti.»

270. Le 7 beatitudini contrapposti
alle 7 spade
[556].

La forza nella vita di Maria.

Dice Maria:

1«La beatitudine dell’estasi natalizia è venuta meco come essenza di fiore chiusa nel vivo vaso del cuore per tutta la vita. Indescrivibile gioia. Umana e sovrumana. Perfetta.

2Quando il venir di ogni sera mi martellava nel cuore il doloroso “memento”: “Un giorno meno di attesa, un giorno più di vicinanza al Calvario” e l’anima mia ne usciva ricoperta di pena come se un flutto di strazio l’avesse ricoperta, anticipata onda della marea che m’avrebbe inghiottita sul Golgota, io curvavo il mio spirito sul ricordo di quella beatitudine che era rimasto vivo nel cuore, così come uno si curva su una gola montana a riudire l’eco di un canto d’amore ed a vedere in lontananza la casa della sua gioia.

3È stata la mia forza nella vita. E lo è stata soprattutto nell’ora della mia morte mistica ai piedi della Croce. Per non giungere a dire a Dio ‑ che ci puniva, io e il mio dolce Figlio, per i peccati di tutto un mondo ‑ che troppo atroce era il castigo e che la sua mano di Giustiziere era troppo severa, io, attraverso il velo del più amaro pianto che donna abbia versato, ho dovuto affissare quel ricordo luminoso, beatifico, santo, il quale si alzava in quell’ora come visione di conforto dall’interno del cuore per dirmi quanto Dio m’avesse amata, si alzava per venirmi incontro non attendendo, poiché era gioia santa, che io lo cercassi, perché tutto quanto è santo è infuso da amore e l’amore dà la sua vita anche alle cose che par che vita non hanno.

Le sette beatitudini.

4Maria, occorre fare così quando Dio ci colpisce.

5Ricordare quando Dio ci ha dato la gioia, per poter dire anche fra lo strazio: “Grazie, mio Dio. Tu sei buono con me”.

 6Non rifiutare il conforto del ricordo di un passato dono di Dio che sorge per confortarci nell’ora in cui il dolore ci piega, come steli percossi da una bufera, verso la disperazione, per non disperare della bontà di Dio.

7Procurare che le nostre gioie siano gioie di Dio, ossia non darci delle gioie umane, da noi volute e facilmente contrarie, come tutto quanto è frutto del nostro operare avulso da Dio, alla sua divina Legge e Volontà, ma attendere solo da Dio la gioia.

8Serbare il ricordo di esse anche a gioia passata, perché il ricordo che sprona al bene ed a benedire Iddio è ricordo non condannabile ma anzi consigliato e benedetto.

9Infondere della luce di quell’ora le tenebre dell’ora presente per farle sempre tanto luminose che ci bastino a vedere il santo Volto di Dio anche nella più buia notte.

10Temperare l’amaro del calice di quella goduta dolcezza per poterne sopportare il sapore e giungere[557] a berlo sino all’ultima stilla.

11Sentire, poiché lo si è conservato come il più prezioso ricordo, la sensazione della carezza di Dio mentre le spine ci stringono la fronte.

12Ecco le sette beatitudini contrapposte alle sette spade. Te le dono per mia lezione di Natale (metti questa data) e con te le dono a tutti i miei prediletti.

13 La mia carezza per benedizione a tutti.»

271. Lo Spirito Santo è l’Amore[558].

La voce di tutto il creato.

Dice l’Eterno Spirito:

1Io sono l’Amore. Non ho[559] voce mia propria perché la mia Voce è in tutto il creato ed oltre il creato. Come etere Io dilago per tutto quanto è, come fuoco accendo, come sangue circolo.

2Io sono in ogni parola del Cristo e fiorisco sulle labbra della Vergine. Io purifico e faccio luminosa la bocca dei profeti e dei santi. Io sono Colui che le cose ispirò prima che fossero, perché è il mio potere quello che come palpito dette[560] moto al pensiero creativo dell’Eterno.

L’Ispiratore della creazione dell’uomo.

3Per il Cristo tutte le cose sono state fatte[561], ma tutte le cose sono state fatte da Me‑Amore, perché sono Io che con la mia segreta forza mossi[562] il Creatore ad operare il prodigio.

4Io ero quando nulla era ed Io sarò quando rimarrà unicamente il Cielo[563].

5Io sono l’ispiratore della creazione dell’uomo al quale fu donato il mondo per sua delizia[564], il mondo in cui, dagli oceani alle stelle, dalle vette alpine agli steli, è il mio sigillo.

6Io sarò che porrò sulle labbra dell’ultimo uomo la suprema invocazione: “Vieni, Signore Gesù!”[565].

L’Operatore della Redenzione.

7Io sono Quello che a placare il Padre infusi l’idea dell’Incarnazione e scesi, fuoco creatore, a farmi germe nelle viscere immacolate di Maria, e risalii fatto Carne sulla Croce e dalla Croce al Cielo per stringere in anello d’amore la nuova alleanza fra Dio e l’uomo, come in amplesso d’amore avevo stretto il Padre e il Figlio generando la Trinità.

Il Donatore di ogni carisma.

8Io sono Colui che senza parole parla, ovunque ed in ogni dottrina che in Dio abbia origine, Colui che senza tocco apre occhi e orecchi ad udire il soprannaturale, Colui che senza comando vi trae dalla morte della vita alla Vita nella Vita che non conosce limite.

9Il Padre è su voi, il Figlio in voi, ma Io, Spirito, sono nel vostro spirito e vi santifico colla mia presenza.

Generatore del Cristo in noi.

10Cercatemi ovunque è amore, fede e sapienza. Datemi il vostro amore. La fusione dell’amore con l’Amore crea il Cristo in voi e vi riporta in seno al Padre.

11Ho parlato oggi che è l’avvento dell’Amore sulla Terra, la più alta mia manifestazione, quella da cui provengono redenzione e infusione pentecostale alla Terra.

12Il mio Fuoco dimori in voi e vi accenda, ricreandovi a Dio, in Dio e per Iddio, Signore eterno, a cui, in Cielo e in Terra, ogni lode va data.»

272. Esperienze carismatiche[566].

L’estasi del Portavoce.

1Nel ringraziamento della Comunione, mentre ad alta voce pregavo per tutti noi e intorno al mio letto erano Anna e Paola[567] (Marta[568] era andata un momento verso la cucina) l’estasi mi ha presa. Ho visto Maria prendere il Bambino dal suo grembo, stringerselo sul cuore, baciarlo e ninnarlo.

2E questo sarebbe poco male. Il male è che ho visto Paola alzare gli occhi dal suo messale (perché, per quanto io leggessi e perciò avessi gli occhi bassi, pure vedevo il libro, la Vergine e gli astanti insieme) e guardarmi fisso, e vidi Marta accorrere e venirmi vicina a guardare anche lei.

3Cercando di dominarmi sono andata in fondo alla preghiera di Pio XII al Cuore immacolato di Maria e alle altre orazioni. Ma ebbi la sensazione di essere prossima a naufragare del tutto nella dolcezza beata dell’estasi, e pregavo Dio e Maria che mi aiutassero ad andare avanti e mi occultassero dagli altri in quel mio stato. Dopo venne gente, si fece colazione (latte a caffè) ecc. ecc.

4Finalmente, oltre un’ora dopo, chiesi a Paola: “Perché mi guardavi?”

5E lei: “Perché ti ho vista cambiare nella voce e nel volto. La voce ti rideva e piangeva insieme e il viso ti si era trasformato”.

6E Marta: “Io ho sentito fin dalla cucina cambiare talmente tono che sono corsa credendo si sentisse male e l’ho vista tutta diversa”.

7“Diversa come?”

“Come fossi[569] fuori di te”.

 8Non ho negato perché ancora le lacrime del “gioioso pianto”, come dice Maria, mi montavano dal cuore e sentivo la luce interna trasparire dal mio viso.

9Oh! Padre[570]!… Dopo sono rimasta accesa e trasfigurata, abbellita per tutto il giorno.

Visione della Madonna col Bambino in braccio.

10Mi pareva, nel proseguimento[571] della visione che mi estasiava, vedere Maria alzarsi dal luogo dove sempre l’ho vista in questi giorni, in fondo al mio letto dal lato destro, e venire tenendo in braccio il Bambino vicino al mio capezzale.

11Vedevo distintamente la mossa di appoggiare la mano sinistra al suolo per far leva al corpo e il passo lievemente ondeggiante come è di solito quello di chi calza dei sandali. Quando fu presso a me, vidi il divino Piccino dormire placido e bello appoggiato sul braccio destro e sul petto di Maria.

12Mi cadevano le lacrime… Poi Maria mi passò il braccio sinistro intorno alle spalle attirandomi a sé, di modo che io ero sotto il suo velo e sentivo la spalla sottile e il petto gentile contro il mio capo e il mio cuore, e sapevo che dall’altro lato era il mio Gesù ugualmente appoggiato alla Mamma.

13Sono stata molto così. Ma tuttora la vedo qui, al mio capezzale col Bambino in braccio. Come è bella, mite, pura, cara! E come è placido il riposo del Bambino! Un respiro di uccellino…

14Come è bello stare così! Che è il soffrire se ci dà queste gioie? Le ho voluto dire la gioia che dentro e fuori mi colma e mi abbella, perché è troppo bella perché la tenga per me sola.

15Io son felice. Unica cosa per cui sono tentata a fare un po’ di broncino alla Mamma e a Gesù è di aver permesso agli altri di vedere il mio trasfiguramento. Mah! Pazienza!…

273. La dolce Mamma[572].

Nelle altezze della mistica.

Dice Maria:

1«A molti, già rapiti nelle altezze della mistica, fu concesso di vedere il mio santo Figlio infante, di stringerlo anche al cuore. Ma a pochi fu concesso vedermi mentre rendevo alla sua Umanità le più dolci cure che una madre dona al suo neonato.

2È mettere il mio fedele nell’intimità più profonda della nostra Famiglia e della mia vita. È rendervi sempre più facile e perfetto l’amore da dare al mio Gesù, del quale potete ammirare l’umiltà, la delicatezza, la debolezza di neogenito, e ricevere dalla sua bocchina vagente una delle più profonde lezioni di sacrificio e di carità da Lui date durante la sua vita terrena.

Il cammino delle visioni.

3Maria, se rifletti, ho percorso a ritroso il cammino delle visioni. In maniera tutta soprannaturale e perciò dissimile da quella che avrebbe seguito un umano, il quale di solito comincia dal più umile per salire al più eccelso, perché la sua poca lena non gli permette il volo a grandi e subite altezze. Io invece, poiché so che ai vostri sensi, per essere affascinati, occorre il grandioso, ho seguito altra via. La mia.

4Ho attirato e conquiso la tua attenzione spirituale con visioni di gloriosa bellezza; poi, quando ti ho vista presa e innamorata di me, ti ho istruita e preparata alle più intime conoscenze della Madre tua e alle più profonde lezioni della mia vita e di quella della mia Creatura, alle lezioni‑base dell’umiltà, antidoto al veleno di Lucifero che da Adamo in poi tanto vi nuoce e vi devia dalla via di Dio.

5Ti sono apparsa, per bontà del Figlio mio, portatrice della viva Eucarestia, indi Madre del Salvatore, poscia esaltata in Cielo. E dopo queste silenziose visioni di luce e gioia, che simili a celesti reti ti hanno circuita e portata a me, ti ho ammaestrata. Se la tua anima si fosse ribellata alla dolce rete per pesantezza spirituale, ti avrei lasciata. Ma tu vi ti sei avvolta, facendo di quelle visioni la tua gioia, il tuo desiderio, il tuo sprone al sempre meglio. E allora, dopo la Regina, ti ho mostrato la Mamma. Per consolare te senza più mamma. Per innalzare te alla mia umiltà. Per rapire te nella mia gioia.

La Mamma di tutti gli orfani.

6Vengo sempre quando è il momento. Ti amavo da sempre. Ma ti ho chiesta a Gesù quando lessi nel pensiero di Dio che presto non avresti avuto più mamma. Egli ha preparato l’incontro e l’unione, che ne sia benedetto! Ed io sono venuta.

7Non ho, sul Calvario, preso spiritualmente e collettivamente la mia missione di madre? Come ho preso in Giovanni voi, orfani di Cristo, voi, della Chiesa nascente rimasta senza il suo Genitore, così prendo voi quando rimanete orfani di chi vi era padre e madre. All’unione con l’Amore e al contatto col cuore del Figlio, che del mio cuore si nutriva, il cuor mio ha preso l’illimitatezza del cuore di Dio, e vi amo tutti, o orfani della Terra, a sol che voi vogliate vi do il mio braccio per sostegno, la mia spalla per appoggio, il mio seno per riposo, il mio cuore per amarvi.

8E se a tutti non è dato, non per mia volontà ma per manchevolezza loro, di sentire il mio abbraccio col senso di una carne ormai resa quasi spirito dall’amore che vi affina, su tutti i figli che piangono perché non hanno più madre io sono presso.

9Dillo a coloro che piangono. Di’ loro che credano in me non solo come deificata Regina, ma come vera Donna alla quale non è ignota la materna tenerezza. Di’ che mi chiamino presso il loro pianto col più amato dei nomi, quello che ebbi dal Figlio, dalla sua puerizia alla sua ascensione al Cielo e oltre: “Mamma!”. Io sarò la “mamma”.

10Il mio Bambino lo vedi come è bello?! Comprendi perché ormai ogni figurazione non ha più per te luce e valore? Tu vedi la nuda e sublime mia Maternità così come fu, delicata come una rosa nata in un paesaggio nevoso d’inverno, pura come un’alba d’aprile, santa come un grido angelico, umile come doveva per esser quella del Vincitore della Superbia eterna.

11Non puoi ritenere quelle parole a te straniere. Potrei anche insegnartele. Ma non voglio farlo. Non le capiresti ugualmente e non servirebbero che alle curiosità scientifiche dei curiosi profanatori del mistero.  Serbatene l’armonia nel cuore come il suono luminoso di un rivo di perle. E continua ad essere adoratrice.

12Io sono con te.»

Esperienza carismatica[573].

Segreto della grandezza del Portavoce.

Dice Gesù:

13 «Ricordati che non sarai grande per le contemplazioni e le rivelazioni, ma per il tuo sacrificio.

14Le prime te le concede Iddio non per tuo merito ma per sua infinita bontà. Il secondo è fiore del tuo spirito ed è quello che ha merito agli occhi miei. Aumentalo senza considerazioni umane sino al limite delle tue forze fisiche e spirituali. Più ti alzerai e più ti rapirò in alto.

15E non temere. E non ti affliggere se l’interno traspare[574]. Anche vedere un rapito in Dio è santificazione per i fratelli. Tu di tuo non mettervi nulla.  Non inquinare mai questa polla di vita mistica con elementi umani. E lasciami fare anche in questo.

16Non ti dico di più. Beati in mia Madre.»

274. Fedeltà dei prediletti[575].

Requisiti per essere dei prediletti.

Dice l’Apostolo:

1«Giovanni al piccolo Giovanni[576]. Dopo il Maestro e la Madre parlo io pure per darti un insegnamento spirituale.

2Per essere dei prediletti occorre fare ciò che io ho fatto per ispirazione dello Spirito Santo. Fedeltà assoluta che tutto accoglie senza esitazione e senza discussione. Purezza di spirito, di mente, di carne. Carità eroica.

3Talora Dio ci sottopone a prove che altro non sono che saggi dell’oro dell’anima. Siamo destinati a questa dimora che io posseggo presso il mio Dio. Ma qui non entra chi nella sua anima porta un anche minimo[577] amalgama di impurità. Le prove sono quelle che ci spogliano da quanto è in noi di impuro e fanno del nostro spirito un quarzo senza scorie.

Fedeltà assoluta.

4La fedeltà ci porta a superare le prove senza che esse incrinino la nostra fede e il nostro amore.

5Io ho creduto nel Maestro sempre, ho accettato da Lui tutto sempre, ho voluto ciò che Egli voleva da me prontamente, ho annullato la mia volontà e la mia ragione umana, che ho arse come vittime su un altare, perché io fossi ostia degna del Cristo. Non ho voluto di mio nulla. Tutto ho chiesto al Maestro mio: un nuovo cuore, un nuovo pensiero, un nuovo carattere. Che fosse suo, come il suo, e tutto a servizio suo.

Purezza di spirito, di mente, di carne.

6La mia purezza naturale l’ho resa più candida del giglio angelico tuffandola nell’amore per il Maestro mio.  Non pesa l’esser angeli quando le nostre ali si riposano sul Cuore di Cristo. E il divenire serafini a cui l’amore non ha più segreti, è naturale conseguenza di coloro che disposano sé all’Amore incarnato. Occorre contrarre queste spirituali nozze, né mai conoscere orrore di mistico adulterio.

Carità eroica.

7La Carità è la salvezza nostra, poiché ci santifica trascinandoci nei suoi sublimi vortici e ci perdona di quanto la carne in noi, contro il volere di noi, commette poiché è ribelle peso che anela al basso mentre lo spirito, già attratto all’alto, anela e sale nelle adorazioni di Dio.

8La mia parola a te, discepola, è la stessa di quella che dicevo ai discepoli di un tempo:

Tutto viene dall’amore.

9Ama. Dall’amore viene luce, viene vita, viene speranza, viene fede, viene costanza, fortezza, giustizia. Tutto viene dall’amore. Chi possiede l’amore possiede lo Spirito di Dio. E chi possiede lo Spirito ha in sé le sette fonti che annullano i sette peccati che impediscono la Vita in Dio.

10Nelle Tenebre che imperano porta in te accesa la Luce del mondo. Per lei otterrai il possesso del Cielo.

11La pace di Cristo sia sempre teco.»

 

 

 


 

 

 


[1] Scritto il 28 ottobre 1943.

[2] Troppo “illecito” fatto divenire “lecito”: “Figlio dell’uomo, gli abitanti di quelle rovine, nel paese d’Israele, vanno dicendo: Abramo era uno solo ed ebbe in possesso il paese e noi siamo molti: a noi dunque è stato dato in possesso il paese! Perciò dirai loro: Così dice il Signore Dio: Voi mangiate la carne con il sangue (i mostri attuali), sollevate gli occhi ai vostri idoli (riti satanici), versate il sangue (terrorismo contemporaneo), e vorreste avere in possesso il paese? Voi vi appoggiate sulle vostre spade, compite cose nefande, ognuno di voi disonora la donna del suo prossimo e vorreste avere in possesso il paese? Annunzierai loro: Dice il Signore Dio: Com’è vero ch’io vivo, quelli che stanno fra le rovine periranno di spada; darò in pasto alle belve quelli che sono per la campagna e quelli che sono nelle fortezze e dentro le caverne moriranno di peste. Ridurrò il paese ad una solitudine e a un deserto e l’orgoglio della sua forza cesserà. I monti d’Israele saranno devastati, non ci passerà più nessuno. Sapranno che io sono il Signore quando farò del loro paese una solitudine e un deserto, a causa di tutti gli abomini che hanno commessi (Ez 33, 23‑29; vedere anche Cap. 34,1-30).

[3] Mt 27,51-54; Mc 15,38; Lc 23,45.

[4] Cristiani del cuore ipocrita: “Figlio dell’uomo, i figli del tuo popolo parlano di te lungo le mura e sulle porte delle case e si dicono l’un l’altro: Andiamo a sentire qual è la parola che viene dal Signore. In folla vengono da te, si mettono a sedere davanti a te e ascoltano le tue parole, ma poi non le mettono in pratica, perché si compiacciono di parole, mentre il loro cuore va dietro al guadagno. Ecco, tu sei per loro come una canzone d’amore: bella è la voce e piacevole l’accompagnamento musicale. Essi ascoltano le tue parole, ma non le mettono in pratica. Ma quando ciò avverrà ed ecco avviene, sapranno che c’è un profeta in mezzo a loro” (Ez 33,30-33). 

[5] La scrittrice aggiunge a matita: v. 32

[6] Cristiani del cuore insensibile: “Va’ e riferisci a questo popolo: Ascoltate pure, ma senza comprendere, osservate pure, ma senza conoscere. Rendi insensibile il cuore di questo popolo, fallo duro d’orecchio e acceca i suoi occhi e non veda con gli occhi né oda con gli orecchi né comprenda con il cuore né si converta in modo da esser guarito” (Is 6,9-10). Ez 34, 1‑30.

[7] Cristiani adulteri e malvagi: “Figlio dell’uomo, tu abiti in mezzo a una genìa di ribelli, che hanno occhi per vedere e non vedono, hanno orecchi per udire e non odono, perché sono una genìa di ribelli” (Ez 12,2).  Io dissi: “Fino a quando, Signore?”. Egli rispose: “Finché non siano devastate le città, senza abitanti, le case senza uomini e la campagna resti deserta e desolata”. Il Signore scaccerà la gente e grande sarà l’abbandono nel paese. Ne rimarrà una decima parte, ma di nuovo sarà preda della distruzione come una quercia e come un terebinto, di cui alla caduta resta il ceppo. Progenie santa sarà il suo ceppo (Is 6,11-13) Ma quando ciò avverrà ed ecco avviene, sapranno che c’è un profeta in mezzo a loro” (Ez 33,33). 

[8] La scrittrice aggiunge a matita: (v. 33)

[9] Guai ai Vescovi che pascono sé stessi: “Guai ai pastori d’Israele, che pascono sé stessi! I pastori non dovrebbero forse pascere il gregge? Vi nutrite di latte, vi rivestite di lana, ammazzate le pecore più grasse, ma non pascolate il gregge. Non avete reso la forza alle pecore deboli, non avete curato le inferme, non avete fasciato quelle ferite, non avete riportato le disperse. Non siete andati in cerca delle smarrite, ma le avete guidate con crudeltà e violenza (Ez 34,2-4).

[10] La scrittrice aggiunge a matita: (v. 2°)

[11] Già in altri dettati, soprattutto in quelli del 22 luglio e del 5 agosto.

[12] Guai ai Sacerdoti che disperdono il gregge: “Per colpa del pastore si sono disperse le pecore e son preda di tutte le bestie selvatiche: sono sbandate. Vanno errando tutte le mie pecore in tutto il paese e nessuno va in cerca di loro e se ne cura. Perciò, pastori, ascoltate la parola del Signore: Com’è vero ch’io vivo, poiché il mio gregge è diventato una preda e le mie pecore il pasto d’ogni bestia selvatica per colpa del pastore e poiché i miei pastori non sono andati in cerca del mio gregge: Eccomi contro i pastori: chiederò loro conto del mio gregge e non li lascerò più pascolare il mio gregge, così i pastori non pasceranno più se stessi, ma strapperò loro di bocca le mie pecore e non saranno più il loro pasto” (Ez 34,5-10).

[13] propaggini è nostra correzione da propaggini

[14] Il Vangelo del Regno di Dio: “Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. Le ritirerò dai popoli e le radunerò da tutte le regioni. Le ricondurrò nella loro terra e le farò pascolare sui monti d’Israele, nelle valli e in tutte le praterie della regione. Le condurrò in ottime pasture e il loro ovile sarà sui monti alti d’Israele; là riposeranno in un buon ovile e avranno rigogliosi pascoli sui monti d’Israele. Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita; fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia” (Ez 34,11-16).

[15]  Il Pastore giusto: “Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri. Non vi basta pascolare in buone pasture, volete calpestare con i piedi il resto della vostra pastura; non vi basta bere acqua chiara, volete intorbidare con i piedi quella che resta. Le mie pecore devono brucare ciò che i vostri piedi hanno calpestato e bere ciò che i vostri piedi hanno intorbidato. Ecco, io giudicherò fra pecora grassa e pecora magra. Poiché voi avete spinto con il fianco e con le spalle e cozzato con le corna le più deboli fino a cacciarle e disperderle, io salverò le mie pecore e non saranno più oggetto di preda: farò giustizia fra pecora e pecora” (Ez 34,17-22)

[16]  Gesù Messia: “Susciterò per loro un pastore che le pascerà, Davide mio servo. Egli le condurrà al pascolo, sarà il loro pastore; io, il Signore, sarò il loro Dio e Davide mio servo sarà principe in mezzo a loro. Stringerò con esse un’alleanza di pace e farò sparire dal paese le bestie nocive, cosicché potranno dimorare tranquille anche nel deserto e riposare nelle selve. Farò di loro e delle regioni attorno al mio colle una benedizione: manderò la pioggia a tempo opportuno e sarà pioggia di benedizione. Gli alberi del campo daranno i loro frutti e la terra i suoi prodotti; essi abiteranno in piena sicurezza nella loro terra. Sapranno che io sono il Signore, quando avrò spezzato le spranghe del loro giogo e li avrò liberati dalle mani di coloro che li tiranneggiano. Non saranno più preda delle genti, né li divoreranno le fiere selvatiche, ma saranno al sicuro e nessuno li spaventerà.” (Ez 34,23-28).

[17] I tre filtri purificatori del popolo di Dio: Il primo filtro fu la passione del Cristo sotto Ponzio Pilato. Il secondo filtro, già molto vicino, è la passione della Chiesa contemporanea sotto l’Anticristo. Il terzo sarà la passione della Sposa (Chiesa del Regno messianico) sotto Satana stesso nella sua ultima manifestazione.

[18] Il Gregge del Regno messianico: “Farò germogliare per loro una florida vegetazione; non saranno più consumati dalla fame nel paese e non soffriranno più il disprezzo delle genti. Sapranno che io, il Signore, sono il loro Dio e loro, la gente d’Israele, sono il mio popolo. Voi, mie pecore, siete il gregge del mio pascolo e io sono io vostro Dio” (Ez 34,29-31).

[19] Scritto il 29 – 10 – 1943.

[20]  Alla vigilia del Regno: “Tutto farò sparire dalla terra. Distruggerò uomini e bestie; sterminerò gli uccelli del cielo e i pesci del mare, abbatterò gli empi; sterminerò l’uomo dalla terra. Stenderò la mano su Giuda e su tutti gli abitanti di Gerusalemme; sterminerò da questo luogo gli avanzi di Baal e il nome stesso dei suoi falsi sacerdoti; quelli che sui tetti si prostrano davanti alla milizia celeste e quelli che si prostrano davanti al Signore, e poi giurano per Milcom; quelli che si allontanano dal seguire il Signore, che non lo cercano, né si curano di lui” (Sof 1,2-6).

[21] Apocalisse/ Mt 24,1-31 ; Mc 13,1-27 ; Lc 21,5-28 ; Ap 14,14-20 ; 19,11-21 ; 20,1-15.

[22] Segue un altro venne che omettiamo.

[23] Gv 1,1-18.

[24] Il giorno del Signore: È vicino il gran giorno del Signore, è vicino e avanza a grandi passi, Una voce: Amaro è il giorno del Signore! Anche un prode lo grida. “Giorno d’ira quel giorno, giorno di angoscia e di afflizione, giorno di rovina e di sterminio, giorno di tenebre e di caligine, giorno di nubi e di oscurità, giorno di squilli di tromba e d’allarme sulle fortezze e sulle torri d’angolo” (Sof 1,14-16)

[25] “Silenzio, alla presenza del Signore Dio, perché il giorno del Signore è vicino, perché il Signore ha preparato un sacrificio, ha mandato a chiamare i suoi invitati. Nel giorno del sacrificio del Signore, io punirò i principi e i figli di re e quanti vestono alla moda straniera; punirò in quel giorno chiunque salta la soglia, chi riempie di rapine e di frodi il palazzo del suo padrone” (1,7-9). “Metterò gli uomini in angoscia e cammineranno come ciechi, perché han peccato contro il Signore; il loro sangue sarà sparso come polvere e le loro viscere come escrementi. Neppure il loro argento, neppure il loro oro potranno salvarli”. Nel giorno dell’ira del Signore e al fuoco della sua gelosia tutta la terra sarà consumata, poiché farà improvvisa distruzione di tutti gli abitanti della terra (Sof 1,17-18).

[26] “In quel tempo perlustrerò Gerusalemme con lanterne” (Sof 1,12)

[27] “Farò giustizia di quegli uomini che riposando sulle loro fecce pensano: “Il Signore non fa né bene né male”. I loro beni saranno saccheggiati e le loro case distrutte. Hanno costruito case ma non le abiteranno, hanno piantato viti, ma non ne berranno il vino” (Sof 1,12-13).

[28] lo sposo presso alla sposa è nostra costruzione da presso lo sposo alla sposa

[29] Appello: radunatevi, raccoglietevi, o gente spudorata, prima di essere travolti come pula che scompare in un giorno; prima che piombi su di voi la collera furiosa del Signore. Cercate il Signore voi tutti, umili della terra, che eseguite i suoi ordini; cercate la giustizia cercate l’umiltà, per trovarvi al riparo nel giorno dell’ira del Signore (Sof 2,1-3).

[30] La proprietà del Signore (Ml. 3,16-17): Allora io darò ai popoli un labbro puro perché invochino tutti il nome del Signore e lo servano tutti sotto lo stesso giogo. Da oltre il fiume di Etiopia fino all’estremo settentrione, i miei supplicanti mi porteranno offerte. In quel giorno non avrai vergogna di tutti i misfatti commessi contro di me, perché allora eliminerò da te tutti i superbi millantatori e tu cesserai di inorgoglirti sopra il mio santo monte. Farò restare in mezzo a te un popolo umile e povero; confiderà nel nome del Signore il resto d’Israele. Non commetteranno più iniquità e non proferiranno menzogna; non si troverà più nella loro bocca una lingua fraudolenta. Potranno pascolare e riposare senza che alcuno li molesti (Sof 3,9-13) I lettori del V. d. R. d. D. formeranno questa proprietà di Dio.

[31] Rallegrati con tutto il cuore: Gioisci, figlia di Sion, esulta, Israele, e rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme! Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico. Re d’Israele è il Signore in mezzo a te, tu non vedrai più la sventura. In quel giorno si dirà a Gerusalemme: “Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia! Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente. Esulterà di gioia per te, ti rinnoverà con il suo amore, si rallegrerà per te con grande gioia, come nei giorni di festa” (Sof 3,14-18)

[32] Guai ai Giuda: Guai alla città ribelle e contaminata, alla città prepotente! Non ha ascoltato la voce, non ha accettato la correzione. Non si è rivolta al suo Dio. I suoi capi in mezzo ed essa sono leoni ruggenti, i suoi giudici sono lupi della sera, che non hanno rosicchiato dal mattino. I suoi profeti sono boriosi, uomini fraudolenti. I suoi sacerdoti profanano le cose sacre, violano la legge. In mezzo ad essa il Signore è giusto, non commette iniquità; ogni mattino dà il suo giudizio, come la luce che non viene mai meno. Recisi come rami morti: Ho sterminato le nazioni, le loro torri d’angolo sono state distrutte; ho reso deserte le loro strade si che non c’è alcun passante; sono state depredate le loro città e nessuno più le abita. Io pensavo: “Almeno ora mi temerà! Accoglierà la correzione. Non si cancelleranno dai suoi occhi tutte le punizioni che le ho inflitte”.  Ma invece si sono affrettati a pervertire di nuovo ogni loro azione. Perciò aspettatemi quando mi leverò per accusare, perché ho decretato di adunare le genti, di convocare i regni, per riversare su di essi la mia collera, tutta la mia ira ardente: poiché dal fuoco della mia gelosia sarà consumata tutta la terra (Sof 3,1-8).

[33] Il Messia ci guiderà: Ho allontanato da te il male, perché tu non abbia a subirne la vergogna. Ecco, in quel tempo io sterminerò tutti i tuoi oppressori.  Soccorrerò gli zoppicanti, radunerò i dispersi, li porrò in lode e fama dovunque sulla terra sono stati oggetto di vergogna. In quel tempo io vi guiderò, in quel tempo vi radunerò e vi darò fama e lode fra tutti i popoli della erra, quando, davanti ai vostri occhi, ristabilirò le vostre sorti (Sof 3,18-20).

[34] Scritto il 30 – 10 – 1943. La scrittrice aggiunge a matita: Cap. 1° e (due parole illeggibili) 11

[35] Amate la giustizia, voi che governate sulla terra, rettamente pensate del Signore, cercatelo con cuore semplice. Egli infatti si lascia trovare da quanti non lo tentano, si mostra a coloro che non si curano di credere in Lui (Sap 1,2).

[36] imperio è nostra correzione da impeio

[37] I ragionamenti tortuosi allontanano da Dio; l’onnipotenza, messa alla prova, caccia gli stolti. La sapienza non entra in un’anima che opera il male né abita in un corpo schiavo del peccato. Il santo spirito che ammaestra rifugge dalla finzione, se ne sta lontano dai discorsi insensati, è cacciato al sopraggiungere dell’ingiustizia (Sap 1,3-5).

[38] Nel dettato del 23 ottobre, pag. 328.

[39] Lo Spirito del Signore riempie l’Universo: La sapienza è uno spirito amico degli uomini; ma non lascerà impunito chi insulta con le labbra, perché Dio è testimone dei suoi sentimenti e osservatore verace del suo cuore e ascolta le parole della sua bocca. Difatti lo spirito del Signore riempie l’universo e, abbracciando ogni cosa, conosce ogni voce. Per questo non gli sfuggirà chi proferisce cose ingiuste, la giustizia vendicatrice non lo risparmierà (Sap 1,6-8).

[40] La menzogna uccide l’anima: Si indagherà infatti sui propositi dell’empio, il suono delle sue parole giungerà fino al Signore a condanna delle sue iniquità; poiché un orecchio geloso ascolta ogni cosa, perfino il sussurro delle mormorazioni non gli resta segreto. Guardatevi pertanto da un vano mormorare, preservate la lingua della maldicenza, perché neppure una parola segreta sarà senza effetto, una bocca menzognera uccide l’anima (Sap 1,9-11).

[41] a voi è nostra correzione da ad essi

[42] Scritto il 31 ottobre 1943. La scrittrice aggiunge a matita: Cap. I dal v. 12 e poi capo 2°‑3°‑4°‑5°

[43] Non provocate la morte con gli errori della vostra vita, non attiratevi la rovina con le opere delle vostre mani, (Sap 1,12). Gli stolti dicono fra loro sragionando: “Su, godiamoci i beni presenti, facciamo uso delle creature con ardore giovanile! Inebriamoci di vino squisito e di profumi, non lasciamoci sfuggire il fiore della primavera, coroniamoci di rose prima che avvizziscano; nessuno di noi manchi alla nostra intemperanza Sap.2,7s

[44] Soprattutto nel dettato del 22 agosto, pag. 108.

[45] nello è nostra correzione da nel

[46] La Giustizia è immortale: Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. Egli infatti ha creato tutto per l’esistenza; le creature del mondo sono sane, in esse non c’è veleno di morte, né gli inferi regnano sulla terra, perché la giustizia è immortale (Sap 1,13-15)

[47] Nel dettato del 23 settembre, pag. 262

[48] Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura. Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono (Sap 2,23-24).

[49] Gn 3,1-19.

[50] Il giusto risplenderà come il sole: Le anime dei giusti sono nelle mani dei Dio, nessun tormento le toccherà. Per una breve pena riceveranno grandi benefici, perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé: li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come un olocausto. Nel giorno del loro giudizio risplenderanno; come scintille nella stoppia, correranno qua e là (Sap 3,1.5-7).

[51] uno è nostra correzione da un

[52] Gli empi invocano su di sé la morte con gesti e con parole, ritenendola amica si consumano per essa e con essa concludono alleanza, perché son degni di appartenerle (Sap 1,16).

[53] Fine degli empi e dei giusti: Si presenteranno tremanti al rendiconto dei loro peccati; le loro iniquità si alzeranno contro di essi per accusarli. Allora il giusto starà con grande fiducia di fronte a quanti lo hanno oppresso e a quanti han disprezzato le sue sofferenze (Sap 4,20; 5,1).

[54] Scritto il 1° novembre 1943.

[55] Natura della Sapienza: La sapienza è radiosa e indefettibile, facilmente è contemplata da chi l’ama e trovata da chiunque la ricerca. In essa c’è uno spirito intelligente, santo, unico, molteplice, sottile, mobile, penetrante, senza macchia, terso, inoffensivo, amante del bene, acuto, libero, benefico, amico dell’uomo stabile, sicuro, senz’affanni, onnipotente, onniveggente e che pervade tutti gli spiriti intelligenti, puri, sottilissimi. La sapienza è il più agile di tutti i moti; per la sua purezza si diffonde e penetra in ogni cosa. È un’emanazione della potenza di Dio, un effluvio genuino della gloria dell’Onnipotente, per questo nulla di contaminato in essa s’infiltra. È un riflesso della luce perenne, uno specchio senza macchia dell’attività di Dio e un’immagine della sua bontà. Sebbene unica, essa può tutto; pur rimanendo in sé stessa tutto rinnova e attraverso le età entrando nelle anime sante, forma amici di Deio e profeti. Nulla infatti Dio ama se non chi vive con la sapienza (Sap 6,12; 7,22-27). Benefici della Sapienza: Per questo la preferii a scettri e a troni, stimai un nulla la ricchezza al suo confronto; non la paragonai neppure a una gemma inestimabile, perché tutto l’oro al suo confronto è un po’ di sabbia e come fango sarà valutato di fronte ad essa l’argento. L’amai più della salute e della bellezza, preferii il suo possesso alla stessa luce, perché non tramonta lo splendore che ne promana. Insieme con essa mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile. Godetti di tutti questi beni, perché la sapienza li guida, ma ignoravo che di tutti essa è madre. Essa è un tesoro inesauribile per gli uomini; quanti se lo procurano si attirano l’amicizia di Dio, sono a lui raccomandati per i doni del suo insegnamento (Sap 7,7-14).

[56] Possesso della Sapienza: Questa ho amato e ricercato fin dalla mia giovinezza, ho cercato di prendermela come sposa, mi sono innamorato della sua bellezza. Essa manifesta la sua nobiltà, in comunione di vita con Dio, perché il Signore dell’universo l’ha amata. Essa infatti è iniziata alla scienza di Dio e sceglie le opere sue. Se la ricchezza è un bene desiderabile in vita, quale ricchezza è più grande della sapienza, la quale tutto produce? Se l’intelligenza opera, chi, tra gli esseri, è più artefice di essa? Se uno ama la giustizia, le virtù sono il frutto delle sue fatiche. Essa insegna infatti la temperanza e la prudenza, la giustizia e la fortezza, delle quali nulla è più utile agli uomini nella vita. Se uno desidera anche un’esperienza molteplice, essa conosce le cose passate e intravede le future, conosce le sottigliezze dei discorsi e le soluzioni degli enigmi, pronostica segni e portenti, come anche le vicende dei tempi e delle epoche. Ho dunque deciso di prenderla a compagna della mia vita, sapendo che mi sarà consigliera di bene e conforto nelle preoccupazioni e nel dolore. Per essa avrò gloria fra le folle. Per essa otterrò l’immortalità (Sap 8,2-13).

[57] La Madre della Sapienza: “Non disprezzare l’insegnamento di tua madre. Fissali sempre nel tuo cuore, appendili al collo. Quando cammini ti guideranno, quando riposi veglieranno su di te, quando ti desti ti parleranno; poiché il comando è una lampada e l’insegnamento una luce e un sentiero di vita le correzioni della disciplina” (Pr 6,20-23). “Io sono uscita dalla bocca dell’Altissimo. Avvicinatevi a me, voi che mi desiderate, e saziatevi dei miei frutti. Poiché il ricordo di me è più dolce del miele, il possedermi è più dolce del favo dei miele. Quanti si nutrono di me avranno ancora fame e quanti bevono di me, avranno ancora sete. Chi mi obbedisce non si vergognerà, chi compie le mie opere non peccherà” (Sir 24,3.18-21).

[58] Fiumi e canali della Sapienza: La Legge trabocca di sapienza come il Pison e come il Tigri nella stagione dei frutti nuovi; fa traboccare l’intelligenza come l’Eufrate e come il Giordano in giorni della mietitura; espande la dottrina come il Nilo, come il Ghicon in giorni della vendemmia. Il primo non ne esaurisce la conoscenza né l’ultimo la può pienamente indagare.

Il suo pensiero infatti è più vasto del mare e il suo consiglio più del grande abisso. Io sono come un canale derivante da un fiume e come un corso d’acqua sono uscita verso un gradino.  Ho detto: “Innaffierò il mio giardino e irrigherò la mia aiuola”. Ed ecco il mio canale è diventato fiume, il mio fiume è diventato un mare. Farò ancora splendere la mia dottrina come l’aurora; la farò brillare molto lontano. Riverserà ancora l’insegnamento come una profezia, lo lascerò per le generazioni future. Vedete, non ho lavorato solo per me, ma per quanti cercano la dottrina (Sir 24,23-32).

[59] Scritto lo stesso 1° novembre 1943. alle 12,30, dopo una anti‑professione di fede del cugino Giuseppe Belfante. che la fa tanto soffrire.

[60] Scritto lo stesso 1° novembre 1943, alle ore 16.

[61] Padre Migliorini.

[62] Figlia di Giuseppe Belfanti.

[63] Paola Belfanti sarà sposa nel 1945 con Giuseppe Cavagnera e avrà una figlia. Ora è vedova e nonna, e risiede a Milano.

[64] Scritto il 2 novembre 1943.

[65] Il primo bombardamento aereo su Viareggio, avvenuto la sera del 1° novembre 1943.

[66] Si rivolge al Padre Migliorini.

[67] Vedi la pagina 348.

[68] A causa di una esercitazione militare, che si svolgeva sulle Alpi Apuane, un proiettile, che sarebbe dovuto finire in mare, era invece caduto sulla Piazza Mazzini falciando cinque persone.

[69] Scritto il 3 novembre 1943. Il presente dettato è scritto su un foglietto a parte e inserito, le cui facciate sono numerate con 921 e 922. Di conseguenza, la numerazione propria del quaderno salta da 920 a 923; e il testo della pagina 923, che abbiamo visto appena iniziato col rigo precedente, continua con le parole che incontreremo: E ora mi sforzo… Col N° 196

[70] Padre Migliorini.

[71] nello è nostra correzione da nel

[72] della è nostra correzione da nella

[73] Scritto lo stesso 3 novembre 1943.

[74] A questo punto la scrittrice inserisce, quasi annotandola, la data: 3‑11

[75] Nello scritto del 12 settembre, pag. 229.

[76] Padre Migliorini, Marta Diciotti, Paola Belfanti e suo padre Giuseppe.

[77] Scritto il 4 novembre 1943. Sempre per corrispondere alle richieste del suo Direttore spirituale, il portavoce parla della sua cultura biblica e del modo col quale il Signore le commenta passi delle Scritture. Il grave stato fisico dell’inferma scrittrice costituisce, per lei, una ricchezza soprannaturale.

[78] Padre Migliorini.

[79] Paralipomeni è nostra correzione da Paralipomeni

[80] Già nello scritto del 3 novembre, pag. 353.

[81] L’edizione usata dalla scrittrice è: La Sacra Bibbia, traduzione e commento del P. Eusebio Tintori O.F.M., Istituto Missionario Pia Società S. Paolo, 1942. La pagina 729 contiene, del libro di Giobbe, le ultime parole del capo 11, tutto il capo 12, e i primi tre versetti del capo 13.

[82] Scritto lo stesso 4 – 11 – 1943, ore 9,30 (dopo aver finito di scrivere le mie impressioni).

[83] Nello scritto del 3 novembre, pag. 353.

[84] Mt 19,24; Mc 10,25; Lc 16,19-31; 18,25.

[85] umanamente è parola aggiunta con grafia che non sembra della scrittrice; ma la scrittrice stessa l’ha aggiunta su una copia dattiloscritta

[86] Amorosi rapporti fra Dio e l’anima: “Mi baci con i baci della sua bocca! Sì, le tue tenerezze sono più dolci del vino. Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi, profumo olezzante è il tuo nome, per questo le giovinette ti amano. Attirami dietro a te, corriamo! M’introduca il re nelle sue stanze: gioiremo e ci rallegreremo per te, ricorderemo le tue tenerezze più del vino. A ragione ti amano!” (Cc 1,2-4).

[87] Gn 11,1-9.

[88] Mt 23,5

[89] La scrittrice aggiunge a matita: C. 10, 11‑12; ma forse sta per: Sapienza, capi 10, 11 e 12

[90] La Sapienza custode dell’uomo: “La Sapienza protesse il padre del mondo, formato per primo da Dio, quando fu creato solo; poi lo liberò dalla sua caduta e gli diede la forza per dominare su tutte le cose” (Sap 10,1).

[91] Adamo istruito da Dio: Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. E diede questo comandamento all’uomo: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti” (Gen 2,15-17).

[92] Adamo demeritò dell’insegnamento di Dio: Il Signore passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: “Dove sei?”. Rispose: “Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto” (Gen 3, 8-10).).

[93] Cura paterna di Dio: Il Signore Dio fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì (Gn 3,21).

[94] Abele e Caino: Ma un ingiusto, allontanatosi dalla Sapienza nella sua collera, perì per il suo furore fratricida (Sap 10,3; Gn 4,8-13).

[95] Il diluvio, Noè e l’arca: A causa sua la terra fu sommersa, ma la sapienza di nuovo la salvò, pilotando il giusto e per mezzo di un semplice legno (Sap 10,4; Gn Cap 7 e 8; 1Pt 3,20-21).

[96] La torre di Babele: Essa, quando le genti furono confuse, concordi soltanto nella malvagità (Gen 11,1-9), Abramo: riconobbe il giusto e lo conservò davanti a Dio senza macchia e lo mantenne forte nonostante la sua tenerezza per il figlio (Sap 10,5; Gn Cap 12 al Cap 25).

[97] Lot e distruzione di Sodoma: E mentre perivano gli empi, salvò un giusto, che fuggiva il fuoco caduto sulle cinque città (Sap 10,6-9; Gen 19,2; 2 Pt 2,6-8).

[98] Storia di Giacobbe: La Sapienza condusse per diritti sentieri il giusto in fuga dall’ira del fratello, gli mostrò il regno di Dio e gli diede la conoscenza delle cose sante; Lo custodì dai nemici, lo protesse da chi lo insidiava, gli assegnò la vittoria in una lotta dura, perché sapesse che la pietà è più potente di tutto. (Sap 10,10-12; Gen Cap 27 al Cap 40).

      [99] Storia di Giuseppe: Essa non abbandonò il giusto venduto, ma lo preservò dal peccato. 14Scese con lui nella prigione, non lo abbandonò mentre era in catene, finché gli procurò uno scettro regale e potere sui propri avversari, smascherò come mendaci i suoi accusatori e gli diede una gloria eterna (Sap 10,13-14).

[100] Carismi di Mosè, Arone e Giosuè: Essa liberò un popolo santo e una stirpe senza macchia da una nazione di oppressori. Entrò nell’anima di un servo del Signore e si oppose con prodigi e con segni a terribili re. Diede ai santi la ricompensa delle loro pene, li guidò per una strada meravigliosa, divenne loro riparo di giorno e luce di stelle nella notte (Sap 10,15-17).

[101]  L’Alleanza e il Decalogo: Esodo dal capitolo 19 al 20).

[102] Il Mare rosso e il mare di sangue contemporaneo: Fece loro attraversare il Mar Rosso, guidandoli attraverso molte acque; sommerse invece i loro nemici e li rigettò dal fondo dell’abisso. Per questo i giusti spogliarono gli empi e celebrarono, Signore, il tuo nome santo e lodarono concordi la tua mano protettrice, perché la sapienza aveva aperto la bocca dei muti e aveva sciolto la lingua degli infanti (Sap 10,18-21; Es 14,15-31).

[103]Gesù misericordioso: Difatti, messi alla prova, sebbene puniti con misericordia, compresero quali tormenti avevano sofferto gli empi, giudicati nella collera (Sap 11,9).

[104] Gesù Padre, non padrone: Perché tu provasti gli uni come un padre che corregge, mentre vagliasti gli altri come un re severo che condanna (Sap 11,10).

[105] Duplice dolore: Lontani o vicini erano ugualmente tribolati, perché un duplice dolore li colse e un pianto per i ricordi del passato. Quando infatti seppero che dal loro castigo quegli altri ricevevano benefici, sentirono la presenza del Signore; poiché colui che avevano una volta esposto e quindi respinto con scherni, lo ammiravano alla fine degli eventi, dopo aver patito una sete ben diversa da quella dei giusti (Sap 11,11-14).

[106] Relatività tra il castigo e il peccato: Per i ragionamenti insensati della loro ingiustizia, da essi ingannati, venerarono rettili senza ragione e vili bestiole. Tu inviasti loro in castigo una massa di animali senza ragione, perché capissero che con quelle stesse cose per cui uno pecca, con esse è poi castigato (Sap 11,15-16).

[107] La mano onnipotente di Gesù: Certo, non aveva difficoltà la tua mano onnipotente, che aveva creato il mondo da una materia senza forma, a mandare loro una moltitudine di orsi e leoni feroci o belve ignote, create apposta, piene di furore, o sbuffanti un alito infuocato o esalanti vapori pestiferi o folgoranti con le terribili scintille degli occhi, bestie di cui non solo l’assalto poteva sterminarli, ma annientarli anche l’aspetto terrificante. Anche senza questo potevan soccombere con un soffio, perseguitati dalla giustizia e dispersi dallo spirito della tua potenza. Ma tu hai tutto disposto con misura, calcolo e peso (Sap 11,17-20).

[108] sonno è nostra correzione da sogno

[109] Dio attende il pentimento: Prevalere con la forza ti è sempre possibile; chi potrà opporsi al potere del tuo braccio? Tutto il mondo davanti a te, come polvere sulla bilancia, come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra. Hai compassione di tutti, perché tutto tu puoi, non guardi ai peccati degli uomini, in vista del pentimento. Poiché tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure creata. Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi? O conservarsi se tu non l’avessi chiamata all’esistenza? Tu risparmi tutte le cose, perché tutte son tue, Signore, amante della vita, poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose. Per questo tu castighi poco alla volta i colpevoli e li ammonisci ricordando loro i propri peccati, perché, rinnegata la malvagità, credano in te, Signore (Sap 11,21-26; 12,1-2).

[110] Avete aperto le porte a Satana: Tu odiavi gli antichi abitanti della tua terra santa, perché compivano delitti ripugnanti, pratiche di magia e riti sacrileghi. Questi spietati uccisori dei loro figli, divoratori di visceri in banchetti di carne umana, iniziati in orgiastici riti, genitori carnefici di vite indifese, tu li hai voluti distruggere per mano dei nostri antenati, perché ricevesse una degna colonia di figli di Dio la regione da te stimata più di ogni altra. Ma anche con loro, perché uomini, fosti indulgente mandando loro le vespe come avanguardie del tuo esercito, perché li distruggessero a poco a poco. Pur potendo in battaglia dare gli empi in mano dei giusti, oppure distruggerli con bestie feroci o all’istante con un ordine inesorabile, colpendoli invece a poco a poco, lasciavi posto al pentimento, sebbene tu non ignorassi che la loro razza era perversa e la loro malvagità non sarebbe mai cambiata, perché era una stirpe maledetta fin da principio (Sap 12,3-11)

[111] di è nostra correzione da da

[112] Gesù Giudice indulgente: Non certo per timore di alcuno lasciavi impunite le loro colpe. E chi potrebbe domandarti: “Che hai fatto?”, o chi potrebbe opporsi a una tua sentenza? Chi oserebbe accusarti per l’eliminazione di genti da te create? Chi si potrebbe costituire contro di te come difensore di uomini ingiusti? (Sap 12,11-12).

     [113] Gesù vero e unico Dio: Non c’è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose, perché tu debba difenderti dall’accusa di giudice ingiusto. Condannare chi non merita il castigo lo consideri incompatibile con la tua potenza. (Sap 12,13-14).

[114] Gesù Dio onnipotente: La tua forza infatti è principio di giustizia; il tuo dominio universale ti rende indulgente con tutti. Mostri la forza se non si crede nella tua onnipotenza e reprimi l’insolenza in coloro che la conoscono. Tu, padrone della forza, giudichi con mitezza; ci governi con molta indulgenza, perché il potere lo eserciti quando vuoi (Sap 12,15-18).

[115] Perciò quanti vissero ingiustamente con stoltezza tu li hai tormentati con i loro stessi abomini. Essi s’erano allontanati troppo sulla via dell’errore, ritenendo dei i più abietti e i più ripugnati animali, ingannati come bambini senza ragione. Per questo, come a fanciulli irragionevoli, hai mandato loro un castigo per derisione (Sap 12,23-25).

[116] La scrittrice annota in calce, a matita: Che abbia voluto alludere al Giusto, al suo Vicario minacciato da bombe due volte nemiche?

[117] Gesù sarà implacabile con i cristiani: Ma chi non si lascia correggere da castighi di derisione, sperimenterà un giudizio degno di Dio. Infatti, soffrendo per questi animali, si sdegnavano, perché puniti con gli stessi esseri che stimavano dèi e capirono e riconobbero il vero Dio, che prima non avevano voluto conoscere. Per questo si abbatté su di loro il supremo dei castighi (Sap 12,26-27).

[118] Scritto il 5 novembre 1943. La scrittrice aggiunge a matita: Sapienza, Cap. 13‑14

[119]  At 17,22-34.

[120] Stoltezza degli scienziati: Davvero stolti per natura tutti gli uomini che vivevano nell’ignoranza di Dio, e dai beni visibili non riconobbero colui che è, non riconobbero l’artefice, pur considerandone le opere (Sap 13,1).

[121] Idolatria degli stolti: Ma o il fuoco o il vento o l’aria sottile o la volta stellata o l’acqua impetuosa o i luminari del cielo considerarono come dèi, reggitori del mondo (Sap 13,2)

[122] Per logica di causa ed effetto: Se, stupiti per la loro bellezza, li hanno presi per dèi, pensino quanto è superiore il loro Signore, perché li ha creati lo stesso autore della bellezza. Se sono colpiti dalla loro potenza e attività, pensino da ciò quanto è più potente colui che li ha formati (Sap 13,3-4).

[123] Per analogia: Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conosce l’autore (Sap 13,5).

[124]  Gn 1,27.

[125] L’inganno delle apparenze: Tuttavia per costoro leggero è il rimprovero, perché essi forse s’ingannano nella loro ricerca di Dio e nel volere trovarlo. Occupandosi delle sue opere, compiono indagini, ma si lasciano sedurre dall’apparenza, perché le cose vedute sono tanto belle (Sap 13,6-7).

[126]  Gn 3,19.

[127] Inescusabilità degli scienziati senza Dio: Neppure costoro però sono scusabili, perché se tanto poterono sapere da scrutare l’universo, come mai non ne hanno trovato più presto il padrone? (Sap 13,8-9).

[128] Infelici sono doloro le cui speranze sono in cose morte

[129] L’immagine di chi vende la sua coscienza al potere contrario a Dio:

Se insomma un abile legnaiolo, segato un albero maneggevole, ne raschia con diligenza tutta la scorza e, lavorando con abilità conveniente, ne forma un utensile per gli usi della vita; raccolti poi gli avanzi del suo lavoro, li consuma per prepararsi il cibo e si sazia. Quanto avanza ancora, buono proprio a nulla, legno distorto e pieno di nodi, lo prende e lo scolpisce per occupare il tempo libero; senza impegno, per diletto, gli dà una forma, lo fa simile a un’immagine umana oppure a quella di un vile animale. Lo vernicia con minio, ne colora di rosso la superficie e ricopre con la vernice ogni sua macchia; quindi, preparatogli una degna dimora, lo pone sul muro, fissandolo con un chiodo. Provvede perché non cada, ben sapendo che non è in grado di aiutarsi da sé; esso infatti è solo un’immagine e ha bisogno di aiuto (Sap 13,11-16) Questa è l’immagine di chi vende la sua coscienza al potere contrario a Dio

[130] L’immagine di chi brucia la propria anima davanti agli idoli di fango: Eppure quando prega per i suoi beni, per le sue nozze e per i figli, non si vergogna di parlare a quell’oggetto inanimato; per la sua salute invoca un essere debole, per la sua vita prega un morto: per un aiuto supplica un essere inetto, per il suo viaggio chi non può neppure camminare; per acquisti, lavoro e successo negli affari, chiede abilità ad uno che è il più inabile di mani (Sap 13,17-19). Questa è l’immagine di chi brucia la propria anima davanti agli idoli di fango che sono le autorità senza Dio o contro Dio, le autorità che si chiamano laici e che si proclamano atei. 

[131] Adulterio e fornicazione dei cristiani con gli idoli della cultura, la politica, il potere, la scienza, l’arte: Benedetto il legno con cui si compie un’opera giusta, ma maledetto l’idolo opera di mani e chi lo ha fatto; questi perché lo ha lavorato, quello perché, corruttibile, è detto dio. Perché sono ugualmente in odio a Dio l’empio e la sua empietà; l’opera e l’artefice saranno ugualmente puniti. Perciò ci sarà un castigo anche per gli idoli dei pagani, perché fra le creature di Dio son divenuti un abominio, e scandalo per le anime degli uomini, laccio per i piedi degli stolti. L’invenzione degli idoli fu l’inizio della prostituzione, la loro scoperta portò la corruzione nella vita (Sap 14,7-12)

[132] soppressi è nostra correzione da soppressi

[133] Mt 5,27-28.

[134] Cristiani corrotti: Poi non bastò loro sbagliare circa la conoscenza di Dio; essi, pur vivendo in una grande guerra d’ignoranza, danno a sì grandi mali il nome di pace. Celebrando iniziazioni infanticide o misteri segreti, o banchetti orgiastici di strani riti, non conservano più pure né vita né nozze e uno uccide l’altro a tradimento o l’affligge con l’adulterio. Tutto è una grande confusione: sangue e omicidio, furto e inganno, corruzione, slealtà, tumulto, spergiuro; confusione dei buoni, ingratitudine per i favori, corruzione di anime, perversione sessuale, disordini matrimoniali, adulterio e dissolutezza, L’adorazione di idoli senza nome è principio, causa e fine di ogni male (Sap 14,22-28).

[135] Cristiani corruttori: Gli idolatri infatti o delirano nelle orge o sentenziano oracoli falsi o vivono da iniqui o spergiurano con facilità. Ponendo fiducia in idoli inanimati non si aspettano un castigo per avere giurato il falso, Ma, per l’uno e per l’altro motivo, li raggiungerà la giustizia, perché concepirono un’idea falsa di Dio, rivolgendosi agli idoli, e perché spergiurarono con frode, disprezzando la santità. Infatti non la potenza di coloro per i quali si giura, ma il castigo dovuto ai peccatori persegue sempre la trasgressione degli ingiusti (Sap 14,28-31).

[136] Sap 15,1-3

[137] ne è è nostra correzione da nè

[138] Scritto il 6 novembre 1943. La scrittrice aggiunge a matita: Cap. 15, che si riferisce ancora al libro della Sapienza.

[139] Gesù, nostro Dio paziente e misericordioso: Ma tu, nostro Dio, sei buono e fedele, sei paziente e tutto governi secondo misericordia. Anche se pecchiamo, siamo tuoi, conoscendo la tua potenza; ma non peccheremo più, sapendo che ti apparteniamo. Conoscerti, infatti, è giustizia perfetta, conoscere la tua potenza è radice di immortalità (Sap 15,1-3).

[140] volte è aggiunto da noi.

[141] Mt 26; Mc 14; Lc 22; Gv 13 e 18 passim.

[142] Volontari del peccato: Non ci indusse in errore né l’invenzione umana di un’arte perversa, né la sterile fatica dei pittori, immagini deturpate di vari colori, la cui vista provoca negli stolti il desiderio, l’anelito per una forma inanimata di un’immagine morta (Sap 15,4-5).

[143] Amanti del male e degni di simili speranze sono coloro che fanno, desiderano e venerano gli idoli (Sap 15,6).

[144] Il Trono di potenza di Gesù Salvatore: Quando infatti li assalì il terribile furore delle bestie e perirono per i morsi di tortuosi serpenti, la tua collera non durò sino alla fine. Per correzione furono spaventati per breve tempo, avendo già avuto un pegno di salvezza a ricordare loro i decreti della tua legge. Infatti chi si volgeva a guardarlo (il serpente di bronzo crocifisso sulla colina) era salvato non da quel che vedeva, ma solo da te, salvatore di tutti (Gesù). Anche con ciò convincesti i nostri nemici che tu sei colui che libera da ogni male. Gli Egiziani infatti furono uccisi dai morsi di cavallette e di mosche, né si trovò un rimedio per la loro vita, meritando di essere puniti con tali mezzi. Invece contro i tuoi figli neppure i denti di serpenti velenosi prevalsero, perché intervenne la tua misericordia a guarirli. Perché ricordassero le tue parole, feriti dai morsi, erano subito guariti, per timore che, caduti in un profondo oblio, fossero esclusi dai tuoi benefici. Non li guarì né un’erba né un emolliente, ma la tua parola, o Signore, la quale tutto risana. Tu infatti hai potere sulla vita e sulla morte; conduci giù alle porte degli inferi e fai risalire (Sap 16,5-13)

[145] La scrittrice annota in calce: (che anche qui alluda al bombardamento di questa notte sul Vaticano?)

[146] Già nello scritto del 23 ottobre, pag. 329.

[147] Nm 21,4-9; Gv 3,14-15.

[148] La manna figura dell’Eucaristia: Sfamasti il tuo popolo con un cibo degli angeli, dal cielo offristi loro un pane già pronto senza fatica, capace di procurare ogni delizia e soddisfare ogni gusto. Questo tuo alimento manifestava la tua dolcezza verso i tuoi figli; esso si adattava al gusto di chi l’inghiottiva e si trasformava in ciò che ognuno desiderava. Neve e ghiaccio (si parla della manna) resistevano al fuoco senza sciogliersi, perché riconoscessero che i frutti dei nemici il fuoco distruggeva ardendo tra la grandine e folgoreggiando tra le piogge. Al contrario, perché si nutrissero i giusti, il fuoco dimenticava perfino la propria virtù. La creazione infatti, a te suo creatore obbedendo, si irrigidisce a favore di quanti confidano in te. Per questo anche allora, adattandosi a tutto, serviva alla tua liberalità che tutti alimenta, secondo il desiderio di chi era nel bisogno, perché i tuoi figli, che ami, o Signore, capissero che non le diverse specie di frutti nutrono l’uomo, ma la tua parola conserva coloro che credono in te. Ciò che infatti non era stato distrutto dal fuoco si scioglieva appena scaldato da un breve raggio di sole, perché fosse noto che si deve prevenire il sole per renderti grazie e pregarti allo spuntar della luce, poiché la speranza dell’ingrato si scioglierà come brina invernale e si disperderà come un’acqua inutilizzabile (Sap 16,21-29).

[149] conoscerà è nostra correzione da conosceranno

[150] Gi iniqui accecati e prigionieri di Satana: I tuoi giudizi sono grandi e difficili da spiegare, per questo le anime grossolane furono tratte in errore. Gli iniqui credendo di dominare il popolo santo, incatenati nelle tenebre e prigionieri di una lunga notte, chiusi nelle case, giacevano esclusi dalla provvidenza eterna. Credendo di restar nascosti con i loro peccati segreti, sotto il velo opaco dell’oblio, furono dispersi, colpiti da spavento terribile e tutti agitati da fantasmi. Neppure il nascondiglio in cui si trovavano li preservò dal timore, ma suoni spaventosi rimbombavano intorno a loro, fantasmi lugubri dai volti tristi apparivano, Nessun fuoco, per quanto intenso, riusciva a far luce, neppure le luci splendenti degli astri riuscivano a rischiarare quella cupa notte. Appariva loro solo una massa di fuoco, improvvisa, spaventosa; atterriti da quella fugace visione, credevano ancora peggiori le cose viste (Sap 17,1-6).

[151] Rifiutano persino di guardare l’aria: Fallivano i ritrovati della magia, e la loro baldanzosa pretesa di sapienza. Promettevano di cacciare timori e inquietudini dall’anima malata, e cadevano malati per uno spavento ridicolo. Anche se nulla di spaventoso li atterriva, spaventati al passare delle bestiole e ai sibili dei rettili, morivano di tremore, rifiutando persino di guardare l’aria, a cui nessuno può sottrarsi. La malvagità condannata dalla propria testimonianza è qualcosa di vile e oppressa dalla coscienza presume sempre il peggio. Il timore infatti non è altro che rinunzia agli aiuti della ragione; quanto meno nell’intimo ci si aspetta da essi, tanto più grave si stima l’ignoranza della causa che produce il tormento (Sap 17,7-12).

[152] Tutti legati alla stessa catena di tenebre: Ma essi durante tale notte davvero impotente, uscita dai recessi impenetrabili degli inferi senza potere, intorpiditi da un medesimo sonno, ora erano agitati da fantasmi mostruosi, ora paralizzati per l’abbattimento dell’anima; poiché un terrore improvviso e inaspettato si era riversato su di loro. Così chiunque, cadendo là dove si trovava, era custodito chiuso in un carcere senza serrami, fosse un agricoltore o un pastore o un operaio impegnato in lavori in luoghi solitari, sorpreso cadeva sotto la necessità ineluttabile, perché tutti eran legati alla stessa catena di tenebre (Sap 17,13-16).

[153] La scrittrice annota in calce: (altra allusione forse al bombardamento alla città del «figlio della Luce»?)

[154] Cristiani senza discernimento: Il sibilare del vento, il canto melodioso di uccelli tra folti rami, il mormorio di impetuosa acqua corrente, il cupo fragore di rocce cadenti, la corsa invisibile di animali imbizzarriti, le urla di crudelissime belve ruggenti, l’ecco ripercossa delle cavità dei monti, tutto li paralizzava e li riempiva di terrore (Sap 17,17-18).

[155] La scrittrice annota in calce: (e qui?)

[156] Manifestazione di Gesù ai figli dell’ira: Tutto il mondo era illuminato di luce splendente ed ognuno era dedito ai suoi lavori senza impedimento. Soltanto su di essi si stendeva una notte profonda immagine della tenebra che li avrebbe avvolti; ma erano a sé stessi più gravosi della tenebra (Sap 17,19-20).

[157] La Sapienza darà, ai suoi, forza e luce sulla terra, salvezza e gaudio oltre la terra: Per i tuoi santi risplendeva una luce vivissima; essi invece, sentendone le voci, senza vederne l’aspetto, li proclamavano beati, perché non avevano come loro sofferto ed erano loro grati perché, offesi per primi, non facevano loro del male e imploravano perdono d’essere stati loro nemici. Invece delle tenebre desti loro una colonna di fuoco, come guida in un viaggio sconosciuto e come un sole innocuo per il glorioso emigrare. Eran degni di essere privati della luce e di essere imprigionati nelle tenebre quelli che avevano tenuto chiusi in carcere i tuoi figli, per mezzo dei quali la luce incorruttibile della legge doveva essere concessa al mondo (Sap 18,1-4)

[158] di è nostra correzione da da

[159] dal è nostra correzione da al

[160] Parla Giovanni/ Ap 7,4; 14,1.

      [161] Scritto l’8 novembre 1943.

[162] Scritto il 9 novembre 1943, pag. 417

[163] Finché visse Gezabele e i suoi figli fornicò Israele seguendo gli idoli (2 Re 9,22). Finché rimane il peccato e i vizi che lo alimentano non ci sarà pace

[164] Anche nel dettato del 15 agosto.

[165] Lc 2,14.

[166] Scritto il 10 novembre 1943.

[167] Contatti con la parabola si possono già trovare, per esempio, nei dettati del 5 luglio (pag. 167‑168), del 24 luglio (pag. 175), del 25 ottobre (pag. 332).

[168] Mt 13,3-23; Mc 4,3-20; Lc 8,4-15

[169] Il seme caduto sulle spine: Un’altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono (Mt 13,7). Quello seminato tra le spine è colui che ascolta la parla, ma la preoccupazione del mondo e l’inganno della ricchezza soffocano la parola ed essa non dà frutto (Mt 13,22).

[170] Il seme caduto in luogo sassoso: Un’altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c’era molta terra; subito germogliò, perché il terreno non era profondo. Ma, spunto il sole, restò bruciata e non avendo radici si seccò (Mt 13,5). Quello che è stato seminato nel terreno sassoso è l’uomo che ascolta la parola e subito l’accoglie con gioia, ma non ha radice in sé ed è incostante, sicché appena giunge una tribolazione o persecuzione a causa della parola, egli ne resta scandalizzato (Mt 13,20).

[171] Gn 3,4-5.

[172] Mc 7,34.

[173] Il seme caduto sulla strada: Una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono (Mt 13,4). Tutte le volte che uno ascolta la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada (Mt 13,18).

[174] Il seme caduto sulla terra buona: Un’altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta (Mt 13,8). Quello seminato nella terra buona è colui che ascolta la parola e la comprende; questi dà frutto e produce ora il cento, ora il sessanta, ora il trenta (Mt 13,23).

[175] Scritto lo stesso 10 novembre 1943

[176] Popolo carico di iniquità! Guai, gente peccatrice, popolo carico di iniquità! Razza di scellerati, figli corrotti! Hanno abbandonato il Signore, hanno disprezzato il Santo di Israele, si sono voltati indietro; perché volete ancora essere colpiti, accumulando ribellioni? La testa è tutta malata, tutto il cuore langue. Dalla pianta dei piedi alla testa non c’è in esso una parte illesa, ma ferite e lividure e piaghe aperte, che non sono state ripulite, né fasciate, né curate con olio (Is 1,4-6).

[177] libidine è nostra correzione da libidine

[178] L’anima e lo spirito divorati dai demoni: Il vostro paese è devastato, le vostre città arse dal fuoco. La vostra campagna (il corpo, l’anima e lo spirito), sotto i vostri occhi (col consenso della vostra volontà), la divorano gli stranieri (i demoni); è una desolazione come Sodoma distrutta. È rimasta sola la figlia di Sion come una capanna in una vigna, come un casotto in un campo di cocomeri, come una città assediata. Se il Signore degli eserciti non ci avesse lasciato un resto, già saremmo come Sodoma, simili a Gomorra (Is 1,7-9).

[179] Dio non può sopportare delitto e solennità: Udite la parola del Signore, voi capi di Sodoma; ascoltate la dottrina del nostro Dio, popolo di Gomorra! “Che m’importa dei vostri sacrifici senza numero?” dice il Signore. “Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di giovenchi; il sangue di tori e di agnelli e di capri io non lo gradisco. Quando venite a presentarvi a me, chi richiede da voi che veniate a calpestare i miei atri? Smettete di presentare offerte inutili, l’incenso è un abominio per me; novilunio, sabati, assemblee sacre, non posso sopportare delitto e solennità. I vostri noviluni e le vostre feste io detesto, sono per me un peso; sono stanco di sopportarli. Quando stendete le mani, io allontano gli occhi da voi. Anche se moltiplicate le preghiere, io non ascolto. Le vostre mani grondano sangue (Is 1,10-15).

[180] Cessate di fare il male, imparate a fare il bene: “Lavatevi, purificatevi, togliete il male delle vostre azioni dalla mia vista. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova” dice il Signore. “Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana. Se sarete docili e ascolterete, mangerete i frutti della terra. Ma se vi ostinate e vi ribellate, sarete divorati dalla spada, perché la bocca del Signore ha parlato” (Is 1,16-20).

[181] Come mai è divenuta una prostituta la città fedele? Era piena di rettitudine, la giustizia vi dimorava; ora invece è piena di assassini! Il tuo argento è diventato scoria, il tuo vino migliore è diluito con acqua. I tuoi capi sono ribelli e complici di ladri; tutti sono bramosi di regali, ricercano mance, non rendono giustizia all’orfano e la causa della vedova fino a loro non giunge (Is1,21-23).

[182] Sacrificate i vostri sconci amori: Perciò, oracolo del Signore, Dio degli eserciti, il Potente di Israele: “Ah, esigerò soddisfazioni dai miei avversari, mi vendicherò dei miei nemici. Stenderò la mano su di te, purificherò nel crogiuolo le tue scorie, eliminerò da te tutto il piombo. Renderò i tuoi giudici come una volta, i tuoi consiglieri come al principio. Dopo, sarai chiamata città della giustizia, città fedele” (Is 1,24-26).

[183] Scritto l’11 novembre 1943. La scrittrice aggiunge a matita: Isaia cap. II v. 2-4

[184] La Chiesa avrà il suo periodo di osanna: Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà eretto sulla cima dei monti e sarà più alto dei colli; ad esso affluiranno tutte le genti (Is 2,2).

[185] Nel dettato del 29 ottobre, pag. 342.

[186] Sarà la Roma di Cristo a parlare: Verranno molti popoli e diranno: “Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci indichi le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri”. Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore (Is 2, 3).

[187] Il Vicario di Pietro: Egli sarà giudice fra le genti e sarà arbitro fra molti popoli. Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra. (Is 2,4)

[188] Casa di Giacobbe, vieni, camminiamo nella luce del Signore (Is 2,5).

[189] Entra fra le rocce, nasconditi nella polvere: Tu hai rigettato il tuo popolo, la casa di Giacobbe, perché rigurgitano dei maghi orientali e di indovini come i Filistei; agli stranieri battono le mani. Il suo paese è pieno di argento e di oro, senza fine sono i suoi tesori; il suo paese è pieno di cavalli, senza numero sono i suoi carri. Il suo paese è pieno di idoli; adorano l’opera delle proprie mani, ciò che hanno fatto le loro dita. Perciò l’uomo sarà umiliato, il mortale sarà abbassato; tu non perdonare loro. Entra fra le rocce, nasconditi nella polvere, di fronte al terrore che desta il Signore, allo splendore della sua maestà, quando si alzerà a scuotere la terra. (Is 2,6-10).

[190]: “Lasciate l’uomo che ha lo spirito nelle narici”: l’uomo abbasserà gli occhi orgogliosi, l’alterigia umana si piegherà; sarà esaltato il Signore, lui solo in quel giorno. Poiché ci sarà un giorno del Signore contro ogni superbo e altero. Rifugiatevi nelle caverne delle rocce e negli antri sotterranei di fronte al terrore che desta il Signore. In quel giorno ognuno getterà gli idoli d’argento e gli idoli d’oro, che si era fatto per adorarli, ai topi e ai pipistrelli, per entrare nei crepacci delle rocce e nelle spaccature delle rupi. Guardatevi dunque dall’uomo, nelle cui narici non v’è che un soffio, perché in quale conto si può tenere? (Is 2,11-22).

[191] La scrittrice aggiunge a matita: Cap. II v. 22

[192] interpretiate è nostra correzione da interpretate

[193] Scritto il 12 novembre 1943. Isaia Cap. 4° v. 2‑6

[194] L’uomo spiritualizzato e conversione dell’anima peccatrice: Sette donne afferreranno un uomo solo, in quel giorno, e diranno: “Ci nutriremo del nostro pane e indosseremo le nostre vesti; soltanto, lasciaci portare il tuo nome. Toglici la nostra vergogna”. In quel giorno, il germoglio del Signore crescerà in onore e gloria e il frutto della terra sarà a magnificenza e ornamento per gli scampati dei Israele (Is 4, 1-2).

[196] Il Signore regnerà in ogni individuo e in ogni Cenacolo: Chi sarà rimasto in Sion e chi sarà superstite in Gerusalemme sarà chiamato santo, cioè quanti saranno iscritti per restare in vita in Gerusalemme. Quando il Signore avrà lavato le brutture delle figlie di Sion e avrà pulito l’interno di Gerusalemme dal sangue che vi è stato versato con lo spirito di giustizia e con lo spirito dello sterminio, allora verrà il Signore su ogni punto del monte Sion e su tutte le sue assemblee come una nube e come fumo di giorno, come bagliore di fuoco e fiamma di notte, perché sopra ogni cosa la gloria del Signore sarà come baldacchino. Una tenda fornirà ombra contro il caldo di giorno e rifugio riparo contro i temporali e contro la pioggia (Is 4,3-6).

[197]  Gn 2,9; 3.

[198] Cantico d’amore per la sua vigna del tempo messianico: Canterò per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l’aveva vangata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato scelte viti; vi aveva costruito in mezzo una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva, ma essa fece uva selvatica. Or dunque, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me e la mia vigna. Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché mentre attendevo che producesse uva, essa ha fatto uva selvatica? (Is 5,1-4). L’uva selvatica: guerre mondiali, il consumismo, la mostruosità, il cinema Terra, violenza sesso.

[199] Segue un altro non che omettiamo.

[200] Sulla riga, la scrittrice annota a matita: Cap. 5, 1‑29

[201] Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata. La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia. Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa di Israele; gli abitanti di Giuda la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi (Is 5,5-7)

[202] Guai a voi, che aggiungete casa a casa e unite campo a campo. Molti palazzi diventeranno una desolazione e due ettari e mezzo di vigna produrranno una quarantina di litri. Guai a coloro che si alzano e vanno in cerca di bevande inebrianti e si attardano alla sera accesi in volto del vino. Ci sono cetre e arpe, timpani e flauti e vino per i loro banchetti; ma non badano all’azione del Signore, non vedono l’opera delle sue mani. Perciò il mio popolo sarà deportato senza che neppure lo sospetti. I suoi grandi periranno di fame, il suo popolo sarà arso dalla sete. Pertanto gli inferi dilatano le fauci, spalancano senza misura la bocca. Vi precipitano dentro la nobiltà e il popolo, il frastuono e la gioia della città. L’uomo sarà umiliato, il mortale sarà abbassato, gli occhi dei superbi si abbasseranno. Sarà esaltato il Signore degli eserciti nel giudizio e il Dio santo si mostrerà santo nella giustizia. Allora vi pascoleranno gli agnelli come nei loro prati, sulle rovine brucheranno i capretti. Guai a coloro che si tirano addosso il castigo con corde da buoi e il peccato con funi da carro, che dicono: Faccia presto, acceleri pure l’opera sua, perché la vediamo; si facciano più vicini e si compiano i progetti del Santo di Israele, perché li conosciamo”. Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro. Guai a coloro che si credono sapienti e si reputano intelligenti. Guai a coloro che sono gagliardi nel bere vino, valorosi nel mescere bevande inebrianti, a coloro che assolvono per regali un colpevole e privano del suo diritto l’innocente. Perciò, come una lingua di fuoco divora la stoppia e una fiamma consuma la paglia, così le loro radici diventeranno un marciume e la loro fioritura volerà via come polvere, perché hanno rigettato la legge del Signore degli eserciti, hanno disprezzato la parola del Santo di Israele (Is 5,8-24).

[203] Lo sdegno del Signore contro il suo popolo: Per questo è divampato lo sdegno del Signore contro il suo popolo, su di esso ha steso la sua mano per colpire; hanno tremato i monti, i loro cadaveri erano come lordura in mezzo alle strade. Con tutto ciò non si calma la sua ira e la sua mano resta ancora tesa. (Is 5,25)

[204] “Né vi sarà difesa che valga contro di voi che avete passata la misura”: Egli alzerà un segnale a un popolo lontano e gli farà un fischio all’estremità della terra; ed ecco verrà veloce e leggero. Nessuno fra essi è stanco o inciampa, nessuno sonnecchia o dorme, non si scioglie la cintura dei suoi fianchi e non si slaccia il legaccio dei suoi sandali. Le sue frecce sono acuminate, e ben tesi tutti i suoi archi; gli zoccoli dei suoi cavalli sono come pietre e le ruote dei suoi carri come un turbine. Il suo ruggito è come quello di una leonessa, ruggisce come un leoncino; freme e afferra la preda, la pone al sicuro, nessuno gliela strappa. Fremerà su di lui in quel giorno come freme il mare; si guarderà la terra: ecco, saranno tenebre, angoscia e la luce sarà oscurata dalla caligine (Is 5,26-30).

[205] Il Santuario più eletto del tempio di Gerusalemme: Vidi il Signore seduto su un trono alto ed elevato; i lembi del suo manto riempivano il tempio. Attorno a lui stavano dei serafini, ognuno aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. Proclamavano l’uno all’altro: “Santo, santo, santo è il Signore degli eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria”. Vibravano gli stipiti delle porte alla voce di colui che gridava, mentre il tempio si riempiva di fumo (Is 6,1-4).

[206] Su una copia dattiloscritta, la scrittrice annota in calce: Roma. Perché tutta Roma è Santuario per esser stata impregnata del sangue e delle virtù dei primi cristiani.

[207] Scritto il 13 novembre 1943, pag. 551.

[208] Il candore del Santo che parla in nome del Santo dei Santi: E dissi: “Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto il Re, il Signore degli eserciti”. Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e mi disse: “Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua iniquità e il tuo peccato è espiato” (Is 6,5-7)

[209] mondi è nostra correzione da mondo.

[210] di è aggiunto da noi.

[211] Forse in: 1 Tm 3,1-12; 5,17-25; Tt 1,5-9.

[212]  Is 6,6.

[213] preziosa è nostra correzione da preziosa.

[214] Muoiono è nostra correzione da Muoiono.

[215] Dal seguente capoverso si ricava che forse qui, invece de il cuore, doveva essere scritto la mente.

[216] fanno è nostra correzione (tutte a due le volte) da fa.

[217] Scritto il 14 novembre 1943. Isaia C. 8° v. 5°.

[218] Il popolo ha preferito la scienza umana al la Sapienza  di Dio: Il Signore mi disse di nuovo: “Poiché questo popolo ha rigettato le acque (i vangeli) di Siloe (del Messia), che scorrono piano, e trama per Rezìn e per il figlio di Romelia, per questo, ecco, il Signore gonfierà contro di loro le acque del fiume (figura della rivelazione del Vangelo e il Catechismo del Regno dei Cieli), impetuose e abbondanti: cioè il re assiro (Figura di Cristo) con tutto il suo splendore, irromperà in tutti i suoi canali (figura dei Cenacoli) e strariperà da tutte le sue sponde. Penetrerà in Giuda, lo inonderà e lo attraverserà fino a giungere al collo. Le sue ali distese copriranno tutta l’estensione del tuo paese, Emmanuele (Figura del Cristianesimo). Sconfitta del paganesimo e l’idolatria: Sappiatelo, popoli: sarete frantumati; ascoltate voi tutte, nazioni lontane, cingete le armi e sarete frantumate. Preparate un piano, sarà senza effetti; fate un proclama, non si realizzerà, perché Dio è con noi” (Is 8,5-10).

[219] Mt 18,21-22.

[220] “Non chiamate congiura ciò che questo popolo chiama congiura”: Poiché così il Signore mi disse, quando mi aveva preso per mano e mi aveva proibito di incamminarmi nella via di questo popolo: “Non chiamate congiura ciò che questo popolo chiama congiura, non temete ciò che esso teme e non abbiate paura”. Il Signore degli eserciti, lui solo ritenete santo. Egli sia l’oggetto del vostro timore, della vostra paura. Egli sarà laccio e pietra d’inciampo e scoglio che fa cadere per le due case di Israele (Ebrei e Cristiani), laccio e trabocchetto per chi abita in Gerusalemme (Chiesa romana). Tra di loro molti inciamperanno (nel Vangelo e il Catechismo rivelati), cadranno e si sfracelleranno, saranno presi e catturati (Is 8,11-15).

[221] Non rendetevi colpevoli di disamore: Egli si aggirerà nel paese oppresso e affamato, e, quando sarà affamato e preso dall’ira, maledirà il suo re e il suo dio (figura del cristiano e del sacerdote che si vendettero alla scienza umana e al potere). Guarderà in alto e rivolgerà lo sguardo sulla terra ed ecco angustia e tenebre e oscurità desolante. Ma la caligine sarà dissipata, poiché non ci sarà più oscurità dove ora è angoscia (Is 8,21-23). Non ci sarà oscurità dove splenderà la luce del Vangelo del Regno di Dio e de la Parola che dà la vita eterna.

[222] Scritto il 15 novembre 1943. Gesù conforta il Portavoce facendole sentire l’amore del Padre.

[223] Il Portavoce tenta di descrivere la vista intellettuale dell’amore del Padre, che l’ha invasa inaspettatamente, facendole comprendere la santissima paternità di Dio.

[224] Nello scritto del 12 settembre.

[225] Scritto il 16 novembre 1943. La scrittrice aggiunge a matita: Isaia Cap. 8 v. 17‑22; Cap. 9‑ v. 1‑7.

[226] Signore ha nascosto il suo volto ai cristiani: Si chiuda questa testimonianza, si sigilli questa rivelazione nel cuore dei miei discepoli (i cultori del Vangelo del Regno di Dio). Io ho fiducia nel Signore, che ha nascosto il volto alla casa di Giacobbe, e spero in lui. Ecco, io e i figli che il Signore mi ha dato (Responsabili e membri dei Cenacoli), siamo segni e presagi per Israele da parte del Signore degli eserciti, che abita sul monte Sion (Is 8,16-18).

[227] Nello scritto del 15 novembre.

[228] Attenetevi alla rivelazione del Vangelo del Regno di Dio: Quando vi diranno: “Interrogate gli spiriti e gli indovini che bisbigliano e mormorano formule. Forse un popolo non deve consultare i suoi dèi? Per i vivi consultare i morti?”, attenetevi alla rivelazione, alla testimonianza. Certo, faranno questo discorso che non offre speranza d’aurora (Is 8,19-20).

[229] Già nel dettato dell’11 settembre.

[230] Il popolo non ha ricercato il Signore: Una parola mandò il Signore contro Giacobbe, essa cadde su Israele. La conoscerà tutto il popolo, gli Efraimiti e gli abitanti di Samaria, che dicevano nel loro orgoglio e nell’arroganza del loro cuore: “I mattoni sono caduti, ricostruiremo in pietra; i sicomori sono sati abbattuti, li sostituiremo con cedri”. Il Signore suscitò contro questo popolo i suoi nemici. Stimolò i suoi avversari: Gli Aramei dall’oriente, da occidente i Filistei che divorano Israele a grandi morsi. Con tutto ciò non si calma la sua ira e ancora la sua mano rimane stesa. Il popolo non è tornato a chi lo percuoteva; non ha ricercato il Signore degli eserciti. (Is 9,7-12). Orbi guidati da ciechi: Pertanto il Signore ha amputato a Israele capo e coda, palma e giunco in un giorno. L’anziano e i notabili sono il capo, il profeta, maestro di menzogna, è la coda. Le guide di questo popolo lo hanno fuorviato e i guidati si sono perduti. Perciò il Signore non avrà pietà dei suoi giovani, non si impietosirà degli orfani e delle vedove, perché tutti sono empi e perversi; ogni bocca proferisce parole stolte. Con tutto ciò non si calma la sua ira e ancora la sua mano rimane stesa Is 9,13-16.

[231] Il popolo è come un un’esca per il fuoco: Brucia l’iniquità come fuoco che divora rovi e pruni, divampa nel folto della selva, da dove si sollevano colonne di fumo. Per l’ira del Signore brucia la terra e il popolo è come un un’esca per il fuoco; nessuno ha pietà del proprio fratello. Dilania a destra, ma è ancora affamato, mangia a sinistra, ma senza saziarsi; ognuno mangia la carne del suo vicino. Manasse contro Efraim ed Efraim contro Manasse, tutti e due insieme contro Giuda. (Is 9,17-20).

[232] Scritto il 17 novembre 1943. Isaia cap. 10°.

[233] Guai a coloro che fanno decreti iniqui e scrivono in fretta sentenze oppressive, per negare la giustizia ai miseri e per frodare del diritto i poveri del mio popolo, per fare delle vedove la loro preda e per spogliare gli orfani (Is 10,1-2).

[234] che potesse è nostra correzione da potessero. Il seguente permettere lo fossero è correzione della scrittrice da un esserlo, davanti al quale stava bene quel potessero

[235] Ma che farete nel giorno del castigo, quando da lontano sopraggiungerà la rovina? A chi ricorrerete per protezione? Dove lascerete la vostra ricchezza? Non vi resterà che piegarvi tra i prigionieri o cadere tra i morti. Con tutto ciò non si calma la sua ira e ancora la sua mano rimane stesa (Is 10,3-4).

[236] Bastone e verga della collera di Dio: Oh! Assiria, verga del mio furore, bastone del mio sdegno. Contro una nazione empia io la mando e la comando contro un popolo con cui sono in collera perché lo saccheggi, lo depredi e lo calpesti come fango di strada. (Is 10,5-6).

[237] Alterigia del Tiranno: Essa però non pensa così e così non giudica il suo cuore, ma vuole distruggere e annientare non poche nazioni. Anzi dice: “Forse i miei capi non sono altrettanti re? Quando il Signore avrà terminato tutta l’opera sua sul monte Sion e a Gerusalemme, punirà l’operato orgoglioso della mente del re di Assiria e ciò di cui si gloria l’alterigia dei suoi occhi. l’operato orgoglioso: Poiché ha detto: “Con la forza della mia mano ho agito e con la mia sapienza, perché sono intelligente; ho rimosso i confini dei popoli e ho saccheggiato i loro tesori, ho abbattuto come un gigante coloro che sedevano sul trono. La mia mano, come in un nido, ha scovato la ricchezza dei popoli. Come si raccolgono le uova abbandonate, così ho raccolto tutta la terra; non vi fu battito d’ala, nessuno apriva il becco o pigolava”. Ogni tiranno è solo uno strumento: Può forse vantarsi la scure con chi taglia per suo mezzo o la sega insuperbirsi contro chi la maneggia? Come se un bastone volesse brandire chi lo impugna e una verga sollevare ciò che non è di legno! Sarà colpito a morte: Perciò il Signore, Dio degli eserciti, manderà una peste contro le sue più valide milizie; sotto ciò che è sua gloria arderà un bruciore come bruciore di fuoco; esso consumerà anima e corpo e sarà come un malato che sta spegnendosi (Is 10,7-16).

[238] Futuro glorioso: La luce di Israele diventerà un fuoco, il suo santuario una fiamma; essa divorerà e consumerà rovi e pruni in un giorno, la magnificenza della sua selva e del suo giardino; il resto degli alberi nella selva si conterà facilmente, persino un ragazzo potrebbe farne il conto. Il piccolo Resto: In quel giorno il resto di Israele e i superstiti della casa di Giacobbe non si appoggeranno più su chi li ha percossi, ma si appoggeranno sul Signore, sul Santo di Israele, con lealtà. Tornerà il resto, il resto di Giacobbe, al Dio forte. Decreto di sterminio: Poiché anche se il tuo popolo, o Israele, fosse come la sabbia del mare, solo un suo resto ritornerà; è decretato uno sterminio che farà traboccare la giustizia, poiché un decreto di rovina eseguirà il Signore, Dio degli eserciti, su tutta la regione. (Is 10,17-23).

[239] Il Signore alzerà lo scettro sull’Anticristo: Pertanto così dice il Signore, Dio degli eserciti: “Popolo mio, che abiti in Sion, non temere l’Assiria che ti percuote con la verga e alza il bastone contro di te come già l’Egitto. Perché ancora un poco, ben poco, e il mio sdegno avrà fine; la mia ira li annienterà”. Contro di essa il Signore degli eserciti agiterà il flagello, come quando colpì Madian sulla rupe dell’Oreb; alzerà la sua verga sul mare come fece con l’Egitto. In quel giorno sarà tolto il suo fardello dalla tua spalla e il suo giogo cesserà di pesare sul tuo collo (Is 10,24-27).

[240] Opera di anime eroiche e di vittime di carità: Ecco il Signore, Dio degli eserciti, che strappa i rami con fracasso; le punte più alte sono troncate, le cime sono abbattute. È reciso con il ferro il folto della selva e il Libano cade con la sua magnificenza (Is 10,33-34).

[241] sono è nostra correzione da è

[242] Scritto il 18 novembre 1943. Isaia cap. 11°.

[243] Lo spirito degli evangelizzatori del Regno: Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito si consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore (Is 11,1-2). Evangelizzeranno con una vita santa: Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese. La sua parola sarà una verga che percuoterà il violento; con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio. Fascia dei suoi lombi sarà la giustizia, cintura dei suoi fianchi la fedeltà (Is 11,3-5).

[244] “Egli alzerà un vessillo per le nazioni”: In quel giorno la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli, le genti la cercheranno con ansia, la sua dimora sarà gloriosa.  In quel giorno il Signore stenderà di nuovo la mano per riscattare il resto del suo popolo. Egli alzerà un vessillo per le nazioni e raccoglierà gli espulsi di Israele; radunerà i dispersi di Giuda dai quattro angoli della terra. Cesserà la gelosia di Efraim e gli avversari di Giuda saranno sterminati (Is 10-13).

[245] Su una copia dattiloscritta, la scrittrice annota: Qui comincia a parlare Dio Padre invece del Figlio

[246] Richiamando questo punto con una crocetta, la scrittrice così annota su mezzo foglietto di carta, che poi cuce con cotone alla pagina del quaderno: Non necessita, dice, altro che somiglianza umana, perché somigliando a Dio Padre si avrà la somiglianza anche del Figlio come Dio. Perciò chi è a somiglianza di Dio, Spirito creatore, non ha che da prendere la somiglianza fisica del Dio incarnato e della Madre sua che fu la creata a perfetta immagine e somiglianza di Dio (spiegazione data da N. S. al dettato del 18‑11)

[247] Il miracolo d’amore della Terra immersa nella pace e volta ad udire Dio: Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncino pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La vacca e l’orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide; il bambino metterà la mano nel covo dei serpenti velenosi. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la saggezza del Signore riempirà il paese come le acque ricoprono il mare (Is 11,6-9).

[248] La strada di luce risalente ai Cieli: Voleranno verso occidente contro i Filistei, saccheggeranno insieme le tribù dell’oriente, stenderanno le mani su Edom e su Moab e gli Ammoniti saranno loro sudditi. Il Signore prosciugherà il golfo del mare d’Egitto e stenderà la mano contro il fiume con la potenza del suo soffio, e lo dividerà in sette bracci così che si possa attraversare con i sandali. Si formerà una strada per il resto del suo popolo che sarà superstite dall’Assiria, come ce ne fu una per Israele quando uscì dal paese d’Egitto (Is 11,14-16).

[249] Mt 25,31-46; Ap 6,11.

[250] Scritto il 19 novembre 1943.

[251] Il padre e padrone degli anticristi: Come mai sei caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell’aurora? Come mai sei stato steso a terra, signore di popoli? Eppure tu pensavi: Salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono, dimorerò sul monte dell’Altissimo. E invece sei stato precipitato negli inferi, nelle profondità dell’abisso! (Is 14,12-15).

[252] Il Carceriere snaturato dei carcerieri spietati: Quanti ti vedono ti guardano fisso, ti osservano attentamente. È questo l’individuo che sconvolgeva la terra, che faceva tremare i regni, che riduceva il mondo a un deserto, che ne distruggeva le città, che non apriva ai suoi prigionieri la prigione? (Is 14,16-17).

[253] La fine di ogni conculcatore dello spirito: Tutti i re dei popoli, tutti riposano con onore, ognuno nella sua tomba. Tu, invece, sei stato gettato fuori del tuo sepolcro, come un virgulto spregevole; sei circondato da uccisi trafitti da spada, come una carogna calpestata (Is 14,18-19).

[254] Guai al rapitore degli innocenti: A coloro che sono scesi in una tomba di pietre tu non sarai unito nella sepoltura, perché hai rovinato il tuo paese, hai assassinato il tuo popolo; non sarà più nominata la discendenza dell’iniquo (Is 14,19-20).

[255] Come ha fatto il Tiranno, sarà fatto a lui: Preparate il massacro dei suoi figli a causa dell’iniquità del loro padre e non sorgano più a conquistare la terra e a riempire il mondo di rovine (Is 14,21).

[256] torturano è nostra correzione da tortura

[257] La Giustizia appartiene al Signore: Io insorgerò contro di loro, sterminerò il nome di Babilonia e il resto, la prole e la stirpe. Io la ridurrò a dominio dei ricci, a palude stagnante; la scoperò con la scopa della distruzione. La sua mano è stesa, chi gliela farà ritirare? Il Signore ha fondato Sion e in essa si rifugiano gli oppressi del suo popolo (Is 14,22-23.27.32).

[258] Scritto il 20 novembre 1943. Isaia Cap. 22 v. 11‑14‑18

[259] Non c’è aiuto di Dio per i distruttori: “Stornate lo sguardo da me, che io pianga amaramente; non cercate di consolarmi per la desolazione della figlia del mio popolo”. Poiché è un giorno di panico, di distruzione e di smarrimento, voluto dal Signore. Così egli toglie la protezione di Giuda. Voi guardavate in quel giorno alle armi del palazzo della Foresta; le brecce della città di Davide avete visto quante fossero; avete raccolto le acque della piscina inferiore, avete contato le case di Gerusalemme e demolito le case per fortificare le mura; avete costruito un serbatoio fra i due muri per le acque della piscina vecchia; ma voi non avete guardato a chi ha fatto queste cose, né avete visto chi ha preparato ciò da tempo. Vi invitava il Signore in quel giorno, al pianto e al lamento, a rasarvi il capo e a vestire il sacco. Ecco invece si gode e si sta allegri, si sgozzano buoi e si scannano greggi, si mangia carne e si beve vino: “Si mangi e si beva, perché domani moriremo!”. Ma il Signore si è rivelato ai miei orecchi: “Certo non sarà espiato questo vostro peccato, finché non sarete morti” (Is 22, 4-5.8-14).

[260] Fine di ogni ministro presuntuoso: Cosi dice il Signore: “Recati da questo ministro, presso Sebna, il maggiordomo, che si taglia in alto il sepolcro e si scava nella rupe la tomba: Che cosa possiedi tu qui e chi hai tu qui, che ti stai scavando qui un sepolcro? Ecco, il Signore ti scaglierà giù a precipizio, o uomo, ti afferrerà saldamente, ti rotolerà ben bene a rotoli come palla, verso un esteso paese. Là morirai e là finiranno i tuoi carri superbi, o ignominia del palazzo del tuo padrone! Ti toglierò la carica, ti rovescerò dal tuo posto” (Is 22,15-19).

[261] Il potere delle chiavi di Pietro: In quel giorno chiamerò il mio servo Eliakìm; lo rivestirò con la tua tunica, lo cingerò della tua sciarpa e metterò il tuo potere nelle sue mani. Sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme e per il casato dei Giuda. Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide; se egli apre, nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire. Lo conficcherò come un paletto in luogo solido e sarà un trono di gloria per la casa di suo padre. (Is 22,20-23).

[262] È il Papa, come appare dalle parole che seguono.

[263] A lui attaccheranno ogni gloria della casa di suo padre: discendenti e nipoti, ogni vaso anche piccolo, dalle tazze alle anfore”. In quel giorno cederà il paletto conficcato in luogo solido, si spezzerà, cadrà e andrà in frantumi tutto ciò che vi era appeso, perché il Signore ha parlato (Is 22,24-25).

[264] Padre Migliorini.

[265] Scritto il 21 novembre 1943. Isaia Cap. 38, v. 5‑7‑15‑16‑17‑18‑19.

[266] Malattia e guarigione del re: In que giorni il re Ezechia si ammalò gravemente. Il profeta Isaia si recò da lui e gli parlò: “Dice il Signore: Disponi riguardo alle cose della tua casa, perché morirai e non guarirai”. Ezechia allora voltò la faccia verso la parete e pregò il Signore. Egli disse: “Signore, ricordati che ho passato la vita dinanzi a te con fedeltà e con cuore sincero e ho compiuto ciò che era gradito ai tuoi occhi”. Ezechia pianse molto. Allora la parola del Signore fu rivolta a Isaia: “Va’ e riferisci a Ezechia: Dice il Signore Dio di Davide tuo padre: Ho ascoltato la tua preghiera e ho visto le tue lacrime; ecco io aggiungerò alla tua vita quindici anni. Libererò te e questa città dalla mano del re di Assiria; proteggerò questa città. Da parte del Signore questo ti sia come segno che egli manterrà la promessa che ti ha fatto. Ecco, io faccio tornare indietro di dieci gradi l’ombra sulla meridiana, che è già scesa con il sole sull’orologio di Acaz”. E il sole retrocesse di dieci gradi sulla scala che aveva disceso. (Is 38,1-8)

[267] Su questo è nostra correzione da Questo.

       [268] impazientite è nostra correzione da impazientite.

[269] Cantico di Ezechia: Io dicevo: “A metà della mia vita me ne vado alle porte degli inferi; sono privato del resto dei miei anni. Dicevo: “Non vedrò più il Signore sulla terra dei viventi, non vedrò più nessuno fra gli abitanti di questo mondo. La mia tenda è stata divelta e gettata lontano da me, come una tenda di pastori. Come un tessitore hai arrotolato la mia vita, mi recidi dall’ordito. In un giorno e una notte mi conduci alla fine”. Io ho gridato fino al mattino. Come un leone, così egli stritola tutte le mie ossa. Come una rondine io pigolo, gemo come una colomba. Sono stanchi i miei occhi di guardare in alto. Signore, io sono oppresso; proteggimi. Che dirò? Sto in pena poiché è lui che mi ha fatto questo. Il sonno si è allontanato da me per l’amarezza dell’anima mia” (Is 38,10-15).

[270] Il vivente, il vivente ti rende grazie: “Signore, in te spera il mio cuore; si ravvivi il mio spirito. Guariscimi e rendimi la vita. Ecco, la mia infermità si è cambiata in salute! Tu hai preservato la mia vita dalla fossa della distruzione, perché ti sei gettato dietro le spalle tutti i miei peccati. Poiché non gli inferi ti lodano, né la morte ti canta inni; quanti scendono nella fossa non sperano nella tua fedeltà. Il vivente, il vivente ti rende grazie come io oggi faccio. Il padre farà conoscere ai figli la tua fedeltà. Il Signore si è degnato di aiutarmi; per questo canteremo sulle cetre tutti i giorni della nostra vita, canteremo nel tempio del Signore” (Is 38,16-20).

[271] Scritto lo stesso giorno 21 – 11 – 1943, (più tardi).

[272] (Lc 7,36-38).

[273] Lc 7,36-50.

[274] cosa è nostra correzione da come.

[275] degli è nostra correzione da dei.

[276] con la è nostra correzione da dalla.

[277] aveva è nostra correzione da avevano

[278] Lc 7,39-50).

[279] Scritto il 22 novembre 1943.

[280] Mt 2,1-12.

[281] Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo. Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell’amore, non ne avrebbe che dispregio (Cc 8,7).

[282] Scritto il 23 novembre 1943. La scrittrice aggiunge a matita: Isaia cap. 40°

[283]Il giudizio del Signore è temperato dall’amore: “Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che è finita la sua schiavitù, è stata scontata la sua iniquità, perché ha ricevuto dalla mano del Signore doppio castigo per tutti i suoi peccati” (Is 40,1-2).

      [284] Assecondare il Signore con la buona volontà: Una voce grida: “Nel deserto preparate la via al Signore, appianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia colmata, ogni monte e colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in pianura. Allora si rivelerà la gloria del Signore e ogni uomo la vedrà, poiché la bocca del Signore ha parlato” (Is 40,3-5).

[285] Il Vangelo e la Croce, insegne della vittoria: Sali su un alto monte, tu che rechi liete notizie in Sion; alza la voce con forza, tu che rechi liete notizie in Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annunzia alle città di Giuda: “Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, con il braccio egli detiene il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e i suoi trofei lo precedono. Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul seno e conduce pian piano le pecore madri” (Is 40,9-11).

[286] “Umiliate la vostra creta superba”: Chi ha misurato con il cavo della mano le acque del mare e ha calcolato l’estensione dei cieli con il palmo? Chi ha misurato con il moggio la polvere della terra, ha pesato con la stadera le montagne e i colli con la bilancia? Chi ha diretto lo spirito del Signore e come suo consigliere gli ha dato suggerimenti? A chi ha chiesto consiglio, perché lo istruisse e gli insegnasse il sentiero della giustizia e lo ammaestrasse nella scienza e gli rivelasse la via della prudenza? Ecco, le nazioni son come una goccia da un secchio, contano come il pulviscolo sulla bilancia; ecco, le isole pesano quanto un granello di polvere. Tutte le nazioni sono come un nulla davanti a lui, come niente e vanità sono da lui ritenute. (Is 40,12-17)

[287] Scritto il 24 novembre 1943. Isaia Cap. 41‑42‑43. 

[288] Il Vincitore del Male: Ascoltatemi in silenzio, isole, e voi, nazioni, badate alla mia sfida! Si accostino e parlino; raduniamoci insieme in giudizio. Chi ha suscitato dall’oriente colui che chiama la vittoria sui suoi passi? Chi gli ha consegnato i popoli e assoggettato i re? La sua spada li riduce in polvere e il suo arco come paglia dispersa dal vento. Li insegue e passa oltre, sicuro; sfiora appena la strada con i piedi. Chi ha operato e realizzato questo, chiamando le generazioni fin dal principio? Io, il Signore, sono il primo e io stesso sono con gli ultimi. Le isole vedono e ne hanno timore; tremano le estremità della terra, insieme si avvicinano e vengono. (Is cap. 41,1-5).

[289] Ma su una copia dattiloscritta, la scrittrice annota: Parla il Padre Ss. Tutto il dettato è di Dio Padre.

[290] L’inscindibile trinità di Dio è riaffermata alla pagina seguente, dal quinto capoverso in poi.

[291]  Considerate la vostra vocazione o cristiani: Ma tu, Israele mio servo, tu Giacobbe, che ho scelto, discendente di Abramo mio amico, sei tu che io ho preso dall’estremità della terra e ho chiamato dalle regioni più lontane e ti ho detto: “Mio servo tu sei ti ho scelto, non ti ho rigettato”.  Non temere, perché io sono con te; non smarrirti, perché io sono il tuo Dio. Ti rendo forte e anche ti vengo in aiuto e ti sostengo con la destra vittoriosa. Poiché io sono il Signore tuo Dio che ti tengo per la destra e ti dico: “Non temere, io ti vengo in aiuto” (Is 41,8-10.13).

[292] Gli atleti di Cristo: Non temere, vermiciattolo di Giacobbe, larva di Israele; io vengo in tuo aiuto – oracolo del Signore – tuo redentore è il Santo di Israele. Ecco, ti rendo come una trebbia acuminata, nuova, munita di molte punte; tu trebbierai i monti e li stritolerai, ridurrai i colli in pula. Li vaglierai e il vento li porterà via, il turbine li disperderà. Tu, invece, gioirai nel Signore, ti vanterai del Santo di Israele (Is 41,14-16).

[293] Dio Padre: Io sono il Signore tuo Dio che ti tengo per la destra” (Is 41,13). Dio Figlio: “Tu, invece, gioirai nel Signore, ti vanterai del Santo di Israele” (Is 41,16). Dio Spirito Santo: “Io, Dio di Israele non li abbandonerò. Farò scaturire fiumi su brulle colline, fontane in mezzo alle valli” (Is 41,17-18).

[294]  Mt 6,9-13; Lc 11,2-4.

[295] Gv 16,5-14.

[296] I miseri e i poveri cercano acqua ma non ce n’è, la loro lingua è riarsa per la sete; io, il Signore, li ascolterò; io, Dio di Israele, non li abbandonerò. Farò scaturire fiumi su brulle colline, fontane in mezzo alle valli; cambierò il deserto in un lago d’acqua, la terra arida in sorgenti. Pianterò cedri nel deserto, perché vedano e sappiano, considerino e comprendano a un tempo che questo ha fatto la mano del Signore, lo ha creato il Santo di Israele (Is 41,17-20).

[297] Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni. Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta. Proclamerà il diritto con fermezza; non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra; e per la sua dottrina saranno in attesa le isole (Is 42,1-4).

[298] risiedono è nostra correzione da risiede

[299] Alleanza del popolo e luce delle nazioni: “Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre. Io sono il Signore: questo è il mio nome; non cederò la mia gloria ad altri, né il mio onore agli idoli. I primi fatti, ecco, sono avvenuti e i nuovi io preannunzio; prima che spuntino, ve li faccio sentire” (Is 42,6-9).

[300] Conseguenze dell’infedeltà: Il Signore si compiacque, per amore della sua giustizia, di dare una legge grande e gloriosa. Eppure questo è un popolo saccheggiato e spogliato; sono tutti presi con il laccio nelle caverne, sono rinchiusi in prigioni. Furono saccheggiati e nessuno li liberava; furono spogliati, e nessuno diceva: “Restituisci”.  Chi fra di voi porge l’orecchio a ciò, vi fa attenzione e ascolta per il futuro? Chi abbandonò Giacobbe al saccheggio, Israele ai predoni? Non è stato forse il Signore contro cui peccarono, per le cui vie non vollero camminare, la cui legge non osservarono? Egli, perciò, ha riversato su di esso la sua ira ardente e la violenza della guerra. L’ira divina lo ha avvolto nelle sue fiamme senza che egli se ne accorgesse, lo ha bruciato, senza che vi facesse attenzione (Is 42,21-25).

[301] indescrivibile è nostra correzione da indescrivibile

[302] Chi è cieco come il mio privilegiato? Sordi, ascoltate, ciechi, volgete lo sguardo per vedere. Chi è cieco, se non il mio servo? Chi è sordo come colui al quale io mandavo araldi? Chi è cieco come il mio privilegiato? Chi è sordo come il servo del Signore? Hai visto molte cose, ma senza farvi attenzione, hai aperto gli orecchi, ma senza sentire (Is 42,18-20).

[303] Voi siete i miei testimoni: “Fa’ uscire il popolo cieco, che pure ha occhi, i sordi, che pure hanno orecchi. Si radunino insieme tutti i popoli e si raccolgono le nazioni. Chi può annunziare questo tra di loro e farci udire le cose passate? Presentino i loro testimoni e avranno ragione, ce li facciano udire e avranno detto la verità. Voi siete i miei testimoni, miei servi, che io mi sono scelto perché mi conosciate e crediate in me e comprendiate che sono io. Prima di me non fu formato alcun dio né dopo ce ne sarà. Io, io sono il Signore, fuori di me non v’è salvatore. Io ho predetto e ho salvato, mi son fatto sentire e non c’era tra voi alcun dio straniero. Voi siete miei testimoni e io sono Dio, sempre il medesimo dall’eternità. Nessuno può sottrarre nulla al mio potere; chi può cambiare quanto io faccio?” (Is 43,8-13).

[304] La vera famiglia del vero Dio: Ora così dice il Signore che ti ha creato, o Giacobbe, che ti ha plasmato, o Israele: “Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni. Se dovrai attraversare le acque, sarò con te, i fiumi non ti sommergeranno; se dovrai passare in mezzo al fuoco, non ti scotterai, la fiamma non ti potrà bruciare; poiché io sono il Signore tuo Dio, il Santo di Israele, il tuo salvatore. Io do l’Egitto come prezzo per il tuo riscatto, l’Etiopia e Seba al tuo posto. Perché tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo, do uomini al tuo posto e nazioni in cambio della tua vita. Non temere, perché io sono con te; dall’oriente farò venire la tua stirpe, dall’occidente io ti radunerò. Dirò al settentrione: Restituisci, e al mezzogiorno: Non trattenere; fa’ tornare i miei figli da lontano e le mie figlie dall’estremità della terra, quelli che portano il mio nome che per la mia gloria ho creato e formato anche compiuto” (Is 43,1-7).

[305] Padre Migliorini.

[306] Scritto il 25 novembre 1943.

[307] Gesù è il Re mandato a liberarci dal mondo corrotto: Così dice il Signore vostro Redentore, il Santo di Israele: “Per amor vostro l’ho mandato contro Babilonia e farò scendere tutte le loro spranghe, e quanto ai Caldei muterò i loro clamori in luto. Io sono il Signore, il vostro Santo, il creatore di Israele, il vostro Re” (Is 43,14-15).

[308] Forse per l’esigenza di qualche correzione, il pezzo che va da redenzione – opera più specialmente fino a Quella senza colpa, è scritto su una striscia perfettamente incollata alla pagina. Le parole tutta bella e pura che immediatamente seguono, e che potevano risultarne confuse, vengono dalla scrittrice richiamate e ripetute in calce

[309] “Faccio una cosa nuova”: Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? (Is 43,18-19).

[310] Alba serena del giorno della Redenzione: Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa. Mi glorificheranno le bestie selvatiche, sciacalli e struzzi, perché avrò fornito acqua al deserto, fiumi alla steppa, per dissetare il mio popolo, il mio eletto. Il popolo che io ho plasmato per me celebrerà le mie lodi (Is 43,19-21).

[311] Scritto il 26 novembre 1943.

[312] Padre Romualdo M. Migliorini.

[313]  Mt 18,3-4.

[314] Segue un che che omettiamo, e che anche la scrittrice pone tra parentesi con un punto interrogativo.

[315] di è nostra correzione da da.

[316] Lc 16,19-31.

      [317] Scritto il 27 novembre 1943.

[318] Scritto il 28 novembre 1943.

[319] Gv 1,1-14; 8,12.

[320] Nel dettato del 27 novembre, pag. 395.

[321] Ad esempio, nei dettati del 10 giugno (pag. 26) e del 30 settembre (pag. 245).

[322] Lc 3,17-19.

[323] la è nostra correzione da il

[324] con una tale forza da giungere essendo parole aggiunte, vengono dalla scrittrice richiamate e ripetute in calce per maggiore chiarezza.

[325] i pastori è aggiunto da noi.

[326] erano è nostra correzione da avevano

[327] Precede un ma che omettiamo.

[328] Piccolo Giovanni confida la sua gioia, che da tre giorni le viene dalla visione e dalla parola.

[329] Scritto il 29 novembre 1943. Daniele Cap. 9° v. 20‑27

[330] Preghiera di Daniele: “… Ora ascolta, Dio nostro, la preghiera del tuo servo e le sue suppliche e per amor tuo, o Signore, fa’ risplendere il tuo volto sopra il tuo santuario, che è desolato. Porgi l’orecchio, mio Dio, e ascolta: apri gli occhi e guarda le nostre desolazioni e la città sulla quale è stato invocato il tuo nome! Non presentiamo le nostre suppliche davanti a te, basate sulla nostra giustizia, ma sulla tua grande misericordia. Signore, ascolta; Signore, perdona; Signore, guarda e agisci senza indugio, per amore di te stesso, mio Dio, poiché il tuo nome è stato invocato sulla tua città” (Dn 9,17-19).

[331] Mentre io stavo ancora parlando e pregavo e confessavo il mio peccato e quello del mio popolo Israele e presentavo la supplica al Signore Dio mio per il monte santo del mio Dio, mentre dunque parlavo e pregavo, Gabriele, che io avevo visto prima in visione, volò veloce verso di me: era l’ora dell’offerta della sera. Egli mi rivolse questo discorso: “Daniele, sono venuto per istruirti e farti comprendere. Fin dall’inizio delle tue suppliche è uscita una parola e io sono venuto per annunziartela, poiché tu sei un uomo prediletto” (Dn 9,20-23).

[332] Lc 1,26-38

[333] Mt 1,20-21

[334] Lc 22,43. Per gli scritti valtortiani, l’Angelo dell’Incarnazione, che appare e parla in questi tre casi, è sempre Gabriele.

[335] Il tempo messianico: Settanta settimane sono fissate per il tuo popolo e per la tua santa città per mettere fine all’empietà, mettere i sigilli ai peccati, espiare l’iniquità, portare una giustizia eterna, suggellare visione e profezia e ungere il Santo dei santi. Sappi e intendi bene, da quando uscì la parola sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme fino a un principe consacrato, vi saranno sette settimane. Durante sessantadue settimane saranno restaurati, riedificati piazze e fossati, e ciò in tempi angosciosi (Dn 9,24-25).

[336] La condanna del Cristo e la punizione divina: Dopo sessantadue settimane, un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui; il popolo di un principe che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine sarà un’inondazione e, fino alla fine, guerra e desolazioni decretate (Dn 9,26).

[337] di quello è aggiunto da noi.

[338] longanime è nostra correzione da longanime

[339] L’Anticristo e la corruzione dei cristiani: Egli stringerà una forte alleanza con molti per una settimana e, nello spazio di metà settimana, farà cessare il sacrificio e l’offerta; sull’ala del tempio porrà l’abominio della desolazione e ciò sarà sino alla fine, fino al termine segnato sul devastatore (Dn 9,27).

[340] Scritto il 30 novembre 1943. Michea cap. 5° v. 1‑5.

[341] Da te mi uscirà il dominatore: E tu, Betlemme di Efrata così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti

(Michea 5,1).

[342] Nel dettato del 26 novembre.

[343] Gn 35,19.

[344] Giuda è parola poco leggibile, sovrapposta ad altra parola che sembra Davide

[345] sono è nostra correzione da è

[346] La vergine Maria Ss.: Perciò Dio li metterà in potere altrui fino a quando colei che deve partorire partorirà; e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli di Israele (Mi 5,2)

[347] Re il cui regno non avrà fine: Egli starà là e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore suo Dio. Abiteranno sicuri perché egli allora sarà grande fino agli estremi confini della terra e tale sarà la pace (Mi 5,3).

[348] Si rivolge al Padre Migliorini.

[349] Scritto il 1° dicembre 1943.

[350] Lc 1,28.

[351] Scritto il 2 dicembre 1943. Aggeo cap. I° a II°.

[352] La casa del Signore è l’anima: Questo popolo dice: “Non è ancora vento il tempo di ricostruire la casa del Signore!”. Vi sembra questo il tempo di abitare tranquilli nelle vostre case ben coperte, mentre questa casa è ancora in rovina? Ora, così dice il Signore: riflettete bene al vostro comportamento. Avete seminato molto, ma avete raccolto poco; avete mangiato, ma non da togliervi la fame; avete bevuto, ma non fino a inebriarvi; vi siete vestiti, ma non vi siete riscaldati; l’operaio ha avuto il salario, ma per metterlo in un sacchetto forato” (Ag 1,2-6).

[353]Curare l’anima prima di ogni cosa: “Riflettete bene al vostro comportamento! Salite sul monte, portate legname, ricostruite la mia casa. In essa mi compiacerò e manifesterò la mia gloria. Facevate assegnamento sul molto e venne il poco: ciò che portavate in casa io lo disperdevo. E perché? Perché la mia casa è in rovina, mentre ognuno di voi si dà premura per la propria casa (Ag 1,7-9).

[354] Dare precedenza agli interessi di Dio: Perciò su di voi i cieli hanno chiuso la rugiada e anche la terra ha diminuito il suo prodotto. Ho chiamato la siccità sulla terra e sui monti, sul grano e sul vino nuovo, sull’olio e su quanto la terra produce, sugli uomini e sugli animali, su ogni prodotto delle mani” (Ag 1,10-11).

[355] L’anima sarà piena della gloria di Dio e la pace sarà stabile: “Ancora un po’ di tempo e io scuoterò il cielo e la terra, il mare e la terraferma. Scuoterò tutte le nazioni e affluiranno le ricchezze di tutte le genti e io riempirò questa casa della mia gloria. L’argento è mio e mio è l’oro. La gloria futura di questa casa sarà più grande di quella di una volta; in questo luogo porrò la pace (Ag 2,6-9).

[356] Il mondo non vuole farsi santificare: Interroga i sacerdoti intorno alla legge e chiedi loro: Se uno in un lembo del suo vestito porta carne consacrata e con il lembo tocca il pane, il companatico, il vino, l’olio o qualunque altro cibo, questo verrà santificato? No, risposero i sacerdoti (Ag 2,11-12). Il Verbo incarnato passò toccando con il suo corpo l’umanità ma l’umanità non si lasciò divinisare. L’uomo preferisce ancora rimanere animale, anziché divenire spirituale. Com’è vero ciò che dice il Signore: “Ora odiate tutti. Anche i santi fra voi odiano più o meno il nemico e il vicino. E ciò agevola le opere di Satana e ostacola le opere di Dio nei singoli o nelle nazioni.

[357] I cristiani si lasciano contaminare dal mondo, contaminato da Satana: “Se uno che è contaminato per il contatto di un cadavere tocca una di quelle cose (pane, vino, olio, qualunque altro cibo) sarà essa immonda?” “Sì”, risposero i sacerdoti, “è immonda”. Ora riprese Aggeo: “Tale è questo popolo, tale è questa nazione davanti a me e tale è ogni lavoro delle loro mani; anzi, anche ciò che qui mi offrono è immondo” (Ag 2,13-14)

[358] Le buone azioni portano benedizioni: “Ora, pensate, da oggi e per l’avvenire: prima che si cominciasse a porre pietra sopra pietra nel tempio del Signore, come andavano le vostre cose? Si andava a un mucchio da cui si attendevano venti misure di grano e ce n’erano dieci; si andava a un tino da cinquanta barili e ce n’erano venti. Io vi ho colpiti con la ruggine, con il carbonchio e con la grandine in tutti i lavori delle vostre mani, ma voi non siete ritornati a me. Considerate bene da oggi in poi se il grano verrà a mancare nei granai, se la vite, il fico, il melograno, l’olivo non daranno più i loro frutti. Da oggi in poi io vi benedirò! (Ag 2,15-19).

[359] Scritto lo stesso 2 dicembre 1943. Subito dopo a me.

      [360] “Scuoterò il cielo e la terra, abbatterò il trono dei regni e distruggerò la potenza dei regni delle nazioni, rovescerò i carri e i loro equipaggi: cadranno cavalli e cavalieri; ognuno verrà trafitto dalla spada del proprio fratello. In quel giorno Io ti prenderò, e ti porrò come un sigillo, perché Io ti ho eletto” (Aggeo 2,20-23).

[361] di è nostra correzione da da

[362] tengono è nostra correzione da tiene

      [363] Scritto lo stesso giorno 2 dicembre 1943.

[364] Si rivolge al Padre Migliorini.

[365] attinenza è aggiunto da noi.

[366] Sul quaderno autografo non troviamo alcun «segno rosso», che perciò la scrittrice potrebbe aver fatto su una delle copie dattiloscritte. Le facciate 6a e 7a del dettato, invece, corrispondono bene alle pagine autografe 1098 e 1099.

      [367] Scritto lo stesso giorno 2 dicembre 1943.

       [368] Lc 2,22-28.

       [369] Lc 1,39-56; 2,22-38.

[370] Scritto il 3 dicembre 1943. Zaccaria Cap. III

[371] L’Accusatore spietato: Poi mi fece vedere il sommo sacerdote Giosuè, ritto davanti all’angelo del Signore, e satana era alla sua destra per accusarlo. L’angelo del Signore disse a satana: “Ti rimprovera il Signore, o satana! Ti rimprovera il Signore che si è eletto Gerusalemme! Non è forse costui un tizzone sottratto al fuoco?”. Giosuè infatti era rivestito di vesti immonde e stava in piedi davanti all’angelo, il quale prese a dire a coloro che gli stavano intorno: “Toglietegli quelle vesti immonde” (Zc cap. 3,1-4).

[372] Mt 4,1-11.

[373] Mt 26,36-46; Mc 14,32-42; Lc 22,40-46.

[374] Ubbidienza e pace: Poi disse a Giosuè: “Ecco, io ti tolgo di dosso il peccato; fatti rivestire di abiti da festa”. Poi soggiunse: “Mettetegli sul capo un diadema mondo”. E gli misero un diadema mondo sul capo, lo rivestirono di candide vesti alla presenza dell’angelo del Signore. Poi l’angelo del Signore dichiarò a Giosuè: “Dice il Signore: Se camminerai nelle mie vie e osserverai le mie leggi, tu avrai il governo della mia casa, sarai il custode dei miei atri e ti darò accesso fra questi che stanno qui” (Zc 3,4-7).

[375] Il Servo Germoglio: Ascolta dunque, Giosuè sommo sacerdote, tu e i tuoi compagni che siedono davanti a te, poiché essi servono da presagio: ecco, Io manderò il mio servo Germoglio. Ecco la pietra che Io pongo davanti a Giosuè: sette occhi sono su quest’unica pietra; io stesso inciderò la sua iscrizione e rimuoverò in un solo giorno l’iniquità da questo paese. In quel giorno ogni uomo inviterà il suo vicino sotto la sua vite e sotto il suo fico” (Zc 3,8-10).

[376] Scritto lo stesso 3 dicembre 1943, alle 8 ant. A me.

[377] Nel dettato del 2 dicembre, pag. 410.

[378] alcuni e or sono aggiunti da noi.

[379] Del 27 novembre (pag. 396) a del 28 novembre (pag. 397 e seguenti).

[380] Da Luca/ Lc 2,19 e 51.

[381] Si sottintende: deve stupire

[382] Lc 1,38.

[383] Scritto il 4 dicembre 1943,  Zaccaria cap. 6° v. 12‑15 (Subito dopo il sopore, ore 23 e 30).

[384] Guarda ad oriente Gerusalemme, osserva la gioia che ti viene da Dio (Baruc 4,36) Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere (Is 60,3). Dall’oriente all’occidente grande è il mio nome fra le genti (Ml 1,11). Dal luogo dove sorge il sole l’ho chiamato per nome; egli calpesterà i potenti come creta, come un vasaio schiaccia l’argilla (Is 41,25).

[385] “Prendi fra i deportati, fra quelli di Cheldài, di Tobia e di Iedaià, oro e argento e va’ nel medesimo giorno a casa di Giosia figlio di Sofonìa, che è ritornato da Babilonia. Prendi quell’argento e quell’oro e ne farai una corona che porrai sul capo di Giosuè figlio di Iozedàk, sommo sacerdote. Gli riferirai: Dice il Signore degli eserciti: Ecco un uomo che si chiama Germoglio: spunterà da sé e ricostruirà il tempio del Signore (Zc 6,9-12)

[386] A Gesù gloria e potenzia: “Sì, egli ricostruirà il tempio del Signore, egli riceverà la gloria, egli siederà da sovrano sul suo trono. Un sacerdote sarà alla sua destra e fra i due regnerà una pace perfetta” (Zc 6,13).

[387] Venuti da lontano a riedificare il tempio: “La corona per Cheldài, Tobia, Iedaià e Giosia, figlio di Sofonìa, resterà di ricordo nel tempio del Signore. Anche da lontano verranno a riedificare il tempio del Signore. Così riconoscerete che il Signore degli eserciti mi ha inviato a voi. Ciò avverrà, se ascolterete la voce del Signore vostro Dio” (Zc 6,14-15).

[388] Scritto il 5 ‑ 6 dicembre 1943. Zaccaria Cap. 7° v. 4‑14 (alle 2 antimeridiane).

[389] Sulla legge del sacrificio: Betel aveva inviato Sarèzer alto ufficiale del re con i suoi uomini a supplicare il Signore e a domandare ai sacerdoti addetti al tempio del Signore degli eserciti e ai profeti: “Devo io continuare a far luto e astinenza nel quinto mese, come ho fatto in questi anni passati?” (Zc 7,2-3).

[390] Mt 5,17.

[391] Questa espressione, inconsueta, secondo il contesto deve significare che, mentre tutte le altre cose sono create o generate, Dio Padre è l’ingenito, il quale genera il Figlio, col quale e mediante il quale fa procedere lo Spirito Santo.

[392] Modo sbagliato di offrire sacrifici: Allora mi fu rivolta questa parola del Signore: “Parla a tutto il popolo del paese e a tutti i sacerdoti e dì loro: Quando avete fatto digiuni e lamenti nel quinto e nel settimo mese per questi settant’anni, lo facevate forse per me? Quando avete mangiato e bevuto non lo facevate forse per voi? Non è questa forse la parola che vi proclamava il Signore per mezzo dei profeti del passato, quando Gerusalemme era ancora abitata e in pace ed erano abitate le città vicine e il Negheb e la pianura?”  (Zc 7,4-7).

[393] Forma da usare per presentare a Dio sacrifici e preghiere: “Ecco ciò che dice il Signore: Praticate la giustizia e la fedeltà; esercitate la pietà e la misericordia ciascuno verso il suo prossimo. Non frodate la vedova, l’orfano, il pellegrino, il misero e nessuno nel cuore trami il male contro il proprio fratello” (Zc 7,9-10).

[394] Ma essi hanno rifiutato di ascoltarmi, mi hanno voltato le spalle, hanno indurito gli orecchi per non sentire. Indurirono il cuore come un diamante per non udire la legge e le parole che il Signore rivolgeva loro mediante il suo spirito, per mezzo dei profeti del passato. Così si accese un grande sdegno da parte del Signore. Come al suo chiamare essi non vollero dare ascolto, così quand’essi grideranno, io non li ascolterò, dice il Signore. “Io li ho dispersi fra tutte quelle nazioni che essi non conoscevano e il pese si è desolato dietro di loro, senza che alcuno lo percorresse; la terra di delizie è stata ridotta a desolazione” (Zc 7,11-14).

[395] 6 dicembre 1943: Dettato il giorno 5 per il giorno 6. Zaccaria cap. 8, v. 7‑12‑13‑16‑22. Dice Gesù a me: «Ho dettato questo brano oggi che puoi scriverlo, invece di domani che non potresti farlo. Metti la data di domani. La collana dei dettati deve essere regolare come moto di pendolo. Un giorno si capirà meglio il perché dico di fare così. Ora riposa sul mio Cuore»

[396] Ritorno del Salvatore d’Israele: Dice il Signore: “Sono acceso di grande gelosia per Sion, un grande ardore m’infiamma per lei. Tornerò a Sion e dimorerò in Gerusalemme. Gerusalemme sarà chiamata Città della fedeltà e il Monte del Signore Monte santo. Vecchi e vecchie siederanno ancora nelle piazze di Gerusalemme, ognuno con il bastone in mano per la loro longevità. Le piazze della città formicoleranno di fanciulli e di fanciulle, che giocheranno sulle sue piazze. Se questo sembra impossibile agli occhi del resto di questo popolo in quei giorni, sarà forse impossibile anche ai miei occhi?” (Zc 8,1-6).

[397]  Radunerà e salverà il suo popolo: “Ecco, io salvo il mio popolo dalla terra d’oriente e d’occidente: li ricondurrò ad abitare in Gerusalemme; saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio, nella fedeltà e nella giustizia. Riprendano forza le vostre mani. Voi in questi giorni ascoltate queste parole dalla bocca dei profeti; oggi vien fondata la casa del Signore degli eserciti con la ricostruzione del tempio. Ma prima di questi giorni non c’era salario per l’uomo, né salario per l’animale; non c’era sicurezza alcuna per chi andava e per chi veniva a causa degli invasori: io stesso mettevo gli uomini l’un contro l’altro. Ora invece verso il resto di questo popolo io non sarò più come sono stato prima. È un seme di pace: la vite produrrà il suo frutto, la terra darà i suoi prodotti, i cieli daranno la rugiada: darò tutto ciò al resto di questo popolo. Come foste oggetto di maledizione fra le genti, o casa di Giuda e d’Israel, così quando vi avrò salvati, diverrete una benedizione. Non temete dunque: riprendano forza le vostre mani” (Zc 8,7-13).

[398] Dite la verità e servite la Verità: “Come decisi di affliggervi quando i vostri padri mi provocarono all’ira e non mi lasciai commuovere, così invece mi darò premura in questi giorni di fare del bene a Gerusalemme e alla casa di Giuda; non temete. Ecco ciò che voi dovrete fare: parlate con sincerità ciascuno con il suo prossimo; veraci e sereni siano i giudizi che terrete alle porte delle vostre città. Nessuno trami nel cuore il male contro il proprio fratello; non amate il giuramento falso, poiché io detesto tutto questo”.  (Zc 8,14-18).

[399] Amate la pace: “Il digiuno del quarto, quinto, settimo e decimo mese cambierà por la casa di Giuda in gioia, in giubilo e in giorni di festa, purché amiate la verità e la pace.  Anche popoli e abitanti di numerose città si raduneranno e si diranno l’un l’altro: Su, andiamo a supplicare il Signore, a trovare il Signore; ci vado anch’io. Così popoli numerosi e nazioni potenti verranno a Gerusalemme a consultare il Signore. In quei giorni, dieci uomini di tutte le lingue delle genti afferreranno un Giudeo per il lembo del mantello e gli diranno: Vogliamo venire con voi, perché abbiamo compreso che Dio è con voi” (Zc 8, 19-23).

[400] Es 14,21-31.

[401] Es 17,1-7.

[402] Es Cap. 16.

[403] Es 23,20-23; 32,34; 33,2.

[404] Lc 23,33-43; Disma è il nome non biblico ma tradizionale del buon ladrone.

[405] Infatti la data del 6‑12, riportata all’inizio del dettato, è scritta fuori dalle righe del quaderno, risultando così apposta in un secondo tempo.

[406] Scritto nello stesso giorno 5 dicembre 1943, ore 8 ant.ne.

[407] or è aggiunto da noi.

[408] Scritto lo stesso giorno 5 dicembre 1943, ore 10 ant.ne.

[409] L’indicazione dell’ora e del giorno, da noi posta tra parentesi, risulta aggiunta in un secondo tempo dalla scrittrice.

[410] Lc 2,50

[411] Scritto il 7 dicembre 1943. Zaccaria cap. 9°, v. 9‑10‑11‑13‑16‑17.

[412] Ogni megalomania scomparirà: Tiro si è costruita una fortezza e vi ha accumulato argento come polvere e oro come fango delle strade. Ecco, il Signore se ne impossesserà, sprofonderà nel mare le sue ricchezze ed essa sarà divorata dal fuoco. Ascalòna vedrà e ne sarà spaventata, Gaza sarà in grandi dolori, come anche Ekròn, perché svanirà la sua fiducia; scomparirà il re da Gaza e ascalòna rimarrà disabitata. Bastardi dimoreranno in Asdòd (Zc 9,3-6).

[413]Gn 3,5.

[414] nell’ è nostra correzione da nel

[415]  Gn 1,27.

[416] Mi porrò come sentinella per la mia casa: Abbatterò l’orgoglio del Filisteo. Toglierò il sangue dalla sua bocca e i suoi abomini dai suoi denti. Diventerà anche lui un resto per il nostro Dio, sarà come una famiglia in Giuda. Mi porrò come sentinella per la mia casa contro chi va e chi viene, non vi passerà più l’oppressore, perché ora io stesso sorveglio con i miei occhi (Zc 9,6-8).

[417] Il Re umile: Esulta grandemente figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo Re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina (Zc 9,9).

[418] Lc 7,36

[419] Lc 10,38-42; Gv 11,1-3; 12,1-11.

[420] Mt 21,1-11; Mc 11,1-11; Lc 19,28-44; Gv 12,12-15.

[421] Annunzierà la pace alle genti: Farà sparire i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annunzierà la pace alle genti, il suo dominio sarà da mare a mare e dal fiume ai confini della terra. (Zc 9,10).

[422] Mt 27,57-60; Mc 15,42-46; Lc 23,50-56; Gv 19,38-42.

[423] I prigionieri della speranza! Quanto a te, per il sangue dell’alleanza con te, estrarrò i tuoi prigionieri dal pozzo senz’acqua. Ritornate alla cittadella, prigionieri della speranza! Ve l’annunzio fino da oggi: vi ripagherò due volte (Zc 9,11-12).

[424] Salverà come un gregge il suo popolo: Tendo Giuda come mio arco, Efraim come un arco teso; ecciterò i tuoi figli, Sion, contro i tuoi figli, Grecia, ti farò come spada di un eroe. Allora il Signore comparirà contro di loro, come fulmine guizzeranno le sue fecce; il Signore darà fiato alla tromba e marcerà fra i turbini del mezzogiorno. Il Signore li proteggerà: divoreranno e calpesteranno le pietre della fionda. Il Signore loro Dio in quel giorno salverà come un gregge il suo popolo, come gemme di un diadema brilleranno sulla sua terra. Quali beni, quale bellezza! Il grano darà vigore ai giovani e il vino nuovo alle fanciulle (Zc 9,13-17).

[425] Scritto lo stesso 7 dicembre 1943.

[426] Mt 12,46-50; Mc 3,31-35; Lc 8,19-21.

[427]  Lc 27-28.

[428] Padre Migliorini.

[429] Uno dei dettati del 5‑6 dicembre.

[430] Scritto l’8 dicembre 1943.

[431] dinanzi è nostra correzione da dinnanzi.

[432] quando è nostra correzione da quanto.

[433] Gv 20,17.

[434] Era l’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione

[435] Scritto Lo stesso 8 dicembre 1943, alle 6 ant.

[436] Scritto Lo stesso giorno 8 dicembre 1943. alle 12.

[437] Migliorini è nostra trascrizione da M.

[438] Gv 19,26.

[439] Gn 3, 16.

[440] Mt 27,50; Mc 15,34; Lc 23,46; Gv 19,30.

[441] uno è nostra correzione da un

[442] Scritto il 9 dicembre 1943. Zaccaria cap. XI, v. 4‑7‑10‑13‑14‑15‑17.

[443] È devastata la magnificenza del cristianesimo: Apri, Libano, le tue porte, e il fuoco divori i tuoi cedri. Urla, cipresso, perché il cedro è caduto, gli splendidi alberi sono distrutti. Urlate, querce di Basan, perché la foresta impenetrabile è abbattuta! Si ode il lamento dei pastori, perché la loro gloria è distrutta! Si ode il ruggito dei leoncelli, perché è devastata la magnificenza del Giordano! (Zc cap. 11,1-3). 

[444] Mandrie senza padrone: Così parla il Signore mio Dio: “Pasci quelle pecore da macello che i compratori sgozzano impunemente, e i venditori dicono: Sia benedetto il Signore, mi sono arricchito, e i pastori non se ne curano affatto. Neppur io perdonerò agli abitanti del paese. Ecco, io abbandonerò gli uomini l’uno in balìa dell’altro, in balìa del loro re, perché devastino il  paese – non mi curerò di liberarli dalle loro mani” (Zc 11,4-6).

[445] è è aggiunto da noi.

[446] passione potrebbe leggersi anche pressione

[447] I due bastoni: Io dunque mi misi a pascolare le pecore da macello da parte dei mercanti di pecore. Presi due bastoni: uno lo chiamai Benevolenza e l’altro Unione e condussi al pascolo le pecore. Nel volgere d’un sol mese eliminai tre pastori (Zc 11,7-8).

[448] Rottura della alleanza di pace con Dio: Ma io mi irritai contro di esse, perché anch’esse si erano tediate di me. Perciò io dissi: “Non sarò più il vostro pastore. Chi vuol morire, muoia; chi vuol perire, perisca; quelle che rimangono si divorino pure fra di loro!” Presi il bastone chiamato Benevolenza e lo spezzai: ruppi così l’alleanza da me stabilita con tutti i popoli. Lo ruppi in quel medesimo giorno; i mercanti di pecore che mi osservavano, riconobbero che quello era l’ordine del Signore. (Zc 11,8-11). Israele non conoscerà più la pace fino alla sua conversione a Gesù.

[449] Rottura della fratellanza tra Israele e il cristianesimo: Poi dissi loro: “Se vi pare giusto, datemi la mia paga; se no, lasciate stare”. Essi allora pesarono trenta sicli d’argento come mia paga. Ma il Signore mi disse: “Getta nel tesoro questa bella somma, con cui sono stato da loro valutato!”. Io presi i trenta sicli d’argento e li gettai nel tesoro della casa del Signore. Poi feci a pezzi il secondo bastone chiamato Unione per rompere così la fratellanza fra Giuda e Israele (Zc 11,12-14).

[450] Dt 6,4-5.

Roba d’altri/ Es 20,1-17; Dt 5,6-21.

[451] Mt 10,24; Lc 6,40.

[452] Periodo della pastorale insensata: Quindi il Signore mi disse: “Prenditi gli attrezzi di un pastore insensato (il potere, politico, militare, religioso e la scienza umana), poiché ecco, io susciterò nel paese un pastore, che non avrà cura di quelle che si perdono, non cercherà le disperse, non durerà le malate, non nutrirà le affamate (la cura pastorale contemporanea), mangerà invece le carni delle più grasse (cupidigia e lussuria) e strapperà loro perfino le unghie (avarizia e abuso di potere) Guai al pastore stolto che abbandona il gregge! Una spada sta sopra il suo braccio e sul suo occhio destro. Tutto il suo braccio si inaridisca e tutto il suo occhi destro resti accecato” (Zc 11,15-17).

[453] conoscerete potrebbe leggersi anche conoscereste.

[454] si è aggiunto da noi.

[455]  Apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra (Ap 12,3-4).

[456] Scritto lo stesso 9 ‑ 12 ‑ 1943. Più tardi, pag. 645.

[457] In molti dettati, reperibili attraverso gli indici. I temi qui accennati si trovano soprattutto nei dettati dell’11 settembre (pag. 227-228) e del 16 settembre (pag. 239).

[458] 1 Pt 4,7

[459]  2 Tes 2,6-7

[460] che è aggiunto da noi.

[461] 2 Tes 2,7

[462] al quale è nostra correzione da ai quali.

[463] Ap 22,20.

[464] 2 Pt 3,8-9. 15-16

[465] meglio: Tito 3, 9

[466] meglio: 1 Giovanni 2, 18‑21

[467] meglio: 2 Pietro 1, 21

[468] Le disposizioni sugli scritti valtortiani, che qui a più avanti vengono richiamate, si trovano nei dettati del 15 agosto, del 23 agosto, del 26 ottobre.

[469] che è aggiunto da noi.

[470] Il Portavoce, nel caso presente, è Maria Valtorta.

[471] Il dattilografo, nel caso presente, è Padre Migliorini, cui si riferisce anche la sigla P. M. di alcune righe più sotto.

[472] Scritto l’11 ‑ 12 – 1943. Zaccaria cap. 12‑13‑14

[473] Conseguenze dell’infedeltà e della fedeltà dei cristiani: Dice il Signore che ha steso i cieli e fondato la terra, che ha formato lo spirito nell’intimo dell’uomo: “Ecco, io farò di Gerusalemme come una coppa che dà le vertigini a tutti i popoli vicini e anche Giuda sarà in angoscia nell’assedio contro Gerusalemme. In quel giorno io farò di Gerusalemme come una pietra da carico per tutti i popoli: quanti vorranno sollevarla ne resteranno sgraffiati; contro di essa si raduneranno tutte le genti della terra. In quel giorno colpirò di terrore tutti i cavalli e i loro cavalieri di pazzia; mentre sulla casa di Giuda terrò aperti i miei occhi, colpirò di cecità tutti i cavalli delle genti. Allora i capi di Giuda penseranno: La forza dei cittadini di Gerusalemme sta nel Signore loro Dio. (Zc cap. 12,1-5).

[474] Tempo dei pastori idoli: In quel giorno farò dei capi di Giuda come un braciere acceso in mezzo a una catasta di legna e come una torcia ardente fra i covoni; essi divoreranno a destra e a sinistra tutti i popoli vicini. Solo Gerusalemme resterà al suo posto. Il Signore salverà in primo luogo le tende di Giuda (Ordini, Congregazioni, Cenacoli, gruppi di preghiera); perché la gloria della casa di Davide e la gloria degli abitanti di Gerusalemme non cresca più di quella di Giuda (Zc 12,6-7).

[475] Nel dettato del 9 dicembre.

[476] Nel tempo dell’Anticristo: In quel giorno il Signore farà da scudo agli abitanti di Gerusalemme e chi tra di loro vacilla diverrà come Davide e la casa di Davide come Dio, come l’angelo del Signore davanti a loro. In quel giorno io m’impegnerò a distruggere tutte le genti che verranno contro Gerusalemme (Zc 12,8-9).

[477] quegli stessi errori è correzione, riportata in calce dalla stessa scrittrice, da questi errori.

[478] La mistica Donna, il mistico parto e la mistica fuga: Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per mille duecentosessanta giorni (Ap 12,1-6).

[479] Tempo dello Spirito di grazia e di consolazione: Riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione: guarderanno a colui che hanno trafitto (Zc 12,10). Dopo questo, io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni. Anche sopra gli schiavi e sulle schiave, in quei gironi, effonderò il mio spirito (Gioele 3,1-2).

[480] La sorgente zampillante: In quei giorni vi sarà per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme una sorgente zampillante per lavare il peccato e l’impurità (Zc 13,1). In quel giorno acque vive sgorgheranno da Gerusalemme e scenderanno parte verso il mare orientale, parte verso il Mar Mediterraneo, sempre, estate e inverno (Zc 14,8). Mi mostrò poi un fiume d’acqua viva limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni (Ap 22,1-2; Ez 47,1-1-12).

[481] Purgherò la Terra dai falsi profeti: In quel giorno io estirperò dal paese i nomi degli idoli, né più saranno ricordati: anche i profeti e lo spirito immondo farò sparire dal paese. Se qualcuno oserà ancora fare il profeta, il padre e la madre che l’hanno generato, gli diranno: “Tu morirai, perché proferisci menzogne nel nome del Signore”, e il padre e la madre che l’hanno generato lo trafiggeranno perché fa il profeta. In quel giorno ogni profeta si vergognerà della visione che avrà annunziata, né indosserà più il mantello di pelo per raccontare bugie. Ma ognuno dirà: “Non sono un profeta: sono un lavoratore della terra, ad essa mi sono dedicato fin dalla mia giovinezza”. E se gli si dirà: “Perché quelle piaghe in mezzo alle tue mani?”, egli risponderà: “Queste le ho ricevute in casa dei miei amici” (Zc 13,2-6).

[482] Per le sue piaghe noi siamo stati guariti: Insorgi, spada, contro il mio pastore, contro colui che è mio compagno. Percuoti il pastore e sia disperso il gregge, allora volgerò la mano sopra i deboli. (Zc 13,7). Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti (Is 53,5).

[483] Un terzo sarà conservato: In tutto il paese, due terzi saranno sterminati e periranno; un terzo sarà conservato. Farò passare questo terzo per il fuoco e lo purificherò come si purifica l‘argento; lo proverò come si prova l’oro. Invocherà il mio nome e io l’ascolterò; dirò: “Questo è il mio popolo”. Esso dirà: “Il Signore è mio Dio” (Zc 13,8-9).

[484] Il Signore sarà Re di tutta la terra: Verrà allora il Signore mio Dio e con lui tutti i suoi santi. In quel giorno, non vi sarà né luce (scienza umana, cesserà il secolare travaglio) né freddo (malvagità, sarà vinto per sempre il Nemico), né gelo (odio, sarà mondata la Terra dal peccato): sarà un unico giorno, il Signore lo conosce; non ci sarà né giorno né notte; verso sera risplenderà la luce. Il Signore sarà Re di tutta la terra e ci sarà il Signore soltanto, e soltanto il suo nome. Non vi sarà più sterminio e Gerusalemme se ne starà tranquilla e sicura (Zc 14,6-7.9.11).

[485] Saliremo a celebrare la Festa col Signore: Chi sono quelle che volano come nubi e come colombe verso le loro colombaie? (Is 60,8). Il Signore stesso discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro tra le nuvole, per andare incontro al Signore nell’aria, e così saremo sempre con il Signore (1 Tes 4,17). I superstiti andranno ogni anno per adorare il re, il Signore degli eserciti, e per celebrare la solennità delle capanne. Se qualche stirpe della terra non andrà a Gerusalemme per adorare il re, il Signore degli eserciti, su di essa non ci sarà pioggia. Se la stirpe d’Egitto non salirà e non vorrà venire, sarà colpita dalla stessa pena che il Signore ha inflitto alle genti che non sono salite a celebrare la festa delle capanne (Zc 14,16-18).

[486] Scritto lo stesso 11 dicembre 1943, pag. 652.

[487] Scritto lo stesso 11 dicembre 1943.

[488] Riportiamo i due testi della preghiera secondo l’ordine logico della stesura, e non secondo l’ordine della numerazione (forse invertita per errore) delle due pagine. La stessa preghiera è già nel dettato del 7 dicembre, pag. 633.

[489] Scritto il 12 dicembre 1943.

[490] Mt 6,25-34; Lc 12,5 e 22-23.

[491] Gv 19,30.

[492] Scritto il 13 dicembre 1943. Commentando il salmo 34°.

[493] L’angelo custode: Signore, giudica chi mi accusa, combatti chi mi combatte. Afferra i tuoi scudi e sorgi in mio aiuto. Vibra la lancia e la scure contro chi mi insegue, dimmi: “Sono io la tua salvezza”. Siano confusi e coperti di ignominia quelli che attentano alla mia vita; retrocedano e siano umiliati quelli che tramano la mia sventura. Siano come pula al vento e l’angelo del Signore li incalzi; la loro strada sia buia e scivolosa quando li insegue l’angelo del Signore” (Salmo 35,1-6).

[494] Tutto il corpo lodi il Signore: Poiché senza motivo mi hanno teso una rete, senza motivo mi hanno scavato una fossa. Li colga la bufera improvvisa, li catturi la rete che hanno tesa, siano travolti dalla tempesta. Io invece esulterò nel Signore per la gioia della sua salvezza. Tutte le mie ossa dicano: “Chi è come te, Signore, che liberi il debole dal più forte, il misero e il povero dal predatore?” (Sal 35,7-10).

[495] Silenzio e pazienza di fronte ai calunniatori: Sorgevano testimoni violenti, mi interrogavano su ciò che ignoravo, mi rendevano male per bene: una desolazione per la mia vita. Io, quand’erano malati, vestivo di sacco, mi affliggevo col digiuno, riecheggiava nel mio petto la mia preghiera. Mi angustiavo come per l’amico, per il fratello, come in lutto per la madre mi prostravo nel dolore (Sal 35,11-14).

[496] Gv 15,19; 17,14-16.

[497] Mt 27,39-44; Mc 15,29-32; Lc 23,35-38.

[498] Gv 10,22-39.

[499] Mt 26,63; Mc 14,61; Lc 23,9.

[500] Gv 8,28-29.

[501]  Gv 18,20.

[502] Gv 18,23.

[503] Ma essi godono della mia caduta, si radunano, contro di me per colpirmi all’improvviso. Mi dilaniano senza posa, mi mettono alla prova, scherno su scherno, contro di me digrignano i denti (Sal 35,15-16).

[504] Preghiera di vittima: Fino a quando, Signore, starai a guardare? Libera la mia vita dalla loro violenza, dalle zanne dei leoni l’unico mio bene. Ti loderò nella grande assemblea, ti celebrerò in mezzo a un popolo numeroso. Non esultino su di me i nemici bugiardi, non strizzi l’occhio chi mi odia senza motivo. Poiché essi non parlano di pace, contro gli umili della terra tramano inganni. Spalancano conto di me la loro bocca; dicono con scherno: “Abbiamo visto con i nostri occhi!”. Signore, tu hai visto, non tacere; Dio, da me non stare lontano. Destati, svegliati per il mio giudizio, per la mia causa, Signore mio Dio. Giudicami secondo la tua giustizia, Signore mio Dio, e di me non abbiano a gioire. Non pensino in cuor loro: “Siamo soddisfatti!”. Non dicano: “Lo abbiamo divorato”. Sia confuso e svergognato chi gode della mia sventura, sia coperto di vergogna e d’ignominia chi mi insulta. Esulti e gioisca chi ama il mio diritto, dica sempre: “Grande è il Signore che vuole la pace del suo servo”. La mia lingua celebrerà la tua giustizia, canterà la tua lode per sempre (Sal 35,17-28).

[505] di è nostra correzione da da

[506] Il Signore ammonisce che bisogna fare uso spirituale di questa Opera, senza corromperla con curiosità umane.

[507] Scritto il 14 dicembre 1943. 2° mistero glorioso.

[508] ho è aggiunto da noi.

[509] trafiggevano è nostra correzione da trafiggeva

[510]  Lc 1,26-38.

[511] Scritto il 15 dicembre 1943. 1 Cronache 15,25-29; 2 Samuele 6,12-22

[512] Davide, gli anziani di Israele e i capi di migliaia procedettero con gioia al trasporto dell’arca dell’alleanza del Signore. Poiché Dio assisteva i leviti che portavano l’arca dell’alleanza del Signore, si sacrificarono sette giovenchi e sette arieti. Davide indossava un manto di bisso, aveva inoltre un Efod di lino. Tutto Israele accompagnava l’arca dell’alleanza del Signore con grida, con suoni di corno, con trombe e con cembali, suonando arpe e cetre. Quando l’arca dell’alleanza del Signore giunse alla città di Davide, Mical, figlia di Saul, guardando dalla finestra, vide il re danzare e saltare con tutte le forze; lo disprezzò in cuor suo (1 Cronache 15,25-29; 2 Samuele 6,12-22).

[513] Mikal disse a Davide: “Bell’onore si è fatto oggi il re di Israele a mostrarsi scoprirsi davanti agli occhi delle serve dei suoi servi, come si scoprirebbe un uomo da nulla!”. Davide rispose a Mikal: “L’ho fatto dinanzi al Signore, che mi ha scelto; ho fatto festa davanti al Signore. Anzi mi abbasserò anche più di così e mi renderò vile ai tuoi occhi…” (2 Sam 6,20-22).

[514] Mical non ebbe figli fino al giorno della sua morte (2 Sam 16,23). L’orgoglio inaridisce la vita spirituale che è peggio di non avere figli.

[515] Scritto lo stesso 15 dicembre 1943. Levitico cap. 10° v. 6‑7.

[516] Il fuoco illegittimo: Ora Nadab e Abiu, figli di Aronne, presero ciascuno un braciere, vi misero dentro il fuoco e il profumo e offrirono davanti al Signore un fuoco illegittimo, che il Signore non aveva loro ordinato. Ma un fuoco si staccò dal Signore e li divorò e morirono così davanti al Signore. Allora Mosè disse ad Aronne: “Di questo il Signore ha parlato quando ha detto: A chi si avvicina a me mi mostrerò santo e davanti a tutto il popolo sarò onorato” (Levitico 10,1-3).

[517] L’olio dell’unzione del Signore: Ad Aronne, a Eleazaro e a Itamar, suoi figli, Mosè disse: “Non vi scarmigliate i capelli del capo e non vi stracciate le vesti, perché non moriate e il Signore non si adiri contro tutta la comunità; ma i vostri fratelli, tutta la casa d’Israele, facciano pure lutto a causa della morte fulminea inflitta dal Signore. Non vi allontanate dall’ingresso della tenda del convegno, così che non moriate; perché l’olio dell’unzione del Signore è su di voi” (Levitico 10,6-7).

[518] Scritto il 16 dicembre 1843. Numeri cap. 23° v. 12‑19‑21.

[519] L’obbedienza dei servi di Dio: Balak, re di Moab, disse a Balaam: “Che mi hai fatto? Io t’ho fatto venire per maledire i miei nemici e tu invece li hai benedetti”. Rispose: “Non devo forse aver cura di dire solo quello che il Signore mi mette sulla bocca? Dio non è un uomo da potersi smentire, non è un figlio dell’uomo da potersi pentire. Forse Egli dice e poi non fa? Promette una cosa che poi non adempie? Ecco, di benedire ho ricevuto il comando e la benedizione io non potrò revocare.  Quando anche Balak mi desse la sua casa piena d’argento e d’oro, non potrei trasgredire l’ordine del Signore per fare cosa buona o cattiva di mia iniziativa: ciò che il Signore dirà, quello soltanto dirò” (Nm 23,11-12. 19-20. 24,13).

[520] Il popolo del Messia: “Ecco un popolo che dimora solo e fra le nazioni non si annovera. Non si scorge iniquità in Giacobbe, non si vede affanno in Israele. Il Signore suo Dio è con lui e in lui risuona l’acclamazione per il re. Dio è per lui come le corna del bufalo. Perché non vi è sortilegio contro Giacobbe e non vi è magia contro Israele: a suo tempo vien detto a Giacobbe e a Israele che cosa opera Dio. Ecco un popolo che si leva come leonessa e si erge come un leone; non si accovaccia, finché non abbia divorato la preda e bevuto il sangue degli uccisi. (Nm. 23,21-24). Come sono belle le tue tende e le tue dimore, Israele! Sono come torrenti che si diramano, come giardini lungo un fiume, come aloe, che il Signore ha piantati, come cedri lungo le acque. Fluirà l’acqua dalle sue secchie e il suo seme come acqua copiosa. Dio è per lui come le corna del bufalo. Egli divora le genti che lo avversano, addenta le loro ossa e spezza le saette scagliate contro di lui. Si è rannicchiato, si è accovacciato come un leone e come una leonessa, chi oserà farlo alzare? (Nm 23.9,21-24; 24,5-9).

[521] La stella dell’obbedienza: “Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo, ma non da vicino: Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele, spezza le tempie di Moab e il cranio dei figli di Set, mentre Israele compirà prodezze. Uno di Giacobbe dominerà i suoi nemici e farà perire gli scampati da Ar” (Nm 24,17-19).

[522] che è aggiunto da noi

[523] Scritto il 17 dicembre 1943. Deuteronomio Cap. 1, v. 26‑29‑35‑43.

[524] Fede accomodata al modo di vita: Ecco il Signore tuo Dio ti ha posto il paese dinanzi; entra, prendine possesso, come il Signore Dio dei tuoi padri ti ha detto; non temere e non ti scoraggiare! Voi diceste: Mandiamo uomini innanzi a noi, che esplorino il paese e ci riferiscano. Quelli si incamminarono ed esplorarono il paese. E ci fecero questa relazione: È buono il paese che il Signore nostro Dio sta per darci. Ma voi non voleste entrarvi e vi ribellaste all’ordine del Signore vostro Dio; mormoraste nelle vostre tende e diceste: Il Signore ci odia, per questo ci ha fatti uscire dal paese d’Egitto per darci in mano agli Amorrei e per distruggerci. Dove possiamo andare noi? I nostri fratelli ci hanno scoraggiati dicendo: Quella gente è più grande e più alta di noi; le città sono grandi e fortificate fino al cielo; abbiamo visto là perfino dei figli degli Anakiti (Dt 1,21-28).

[525] Il Signore precede e opera: Allora dissi a voi: Non spaventatevi e non abbiate paura di loro. Il Signore stesso vostro Dio, che vi precede, combatterà per voi, come ha fatto tante volte sotto gli occhi vostri in Egitto e come ha fatto nel deserto, dove hai visto come il Signore tuo Dio ti ha portato, come un uomo porta il proprio figlio, per tutto il cammino che avete fatto, finché siete arrivati qui. Nonostante questo, non aveste fiducia nel Signore vostro Dio che andava innanzi a voi nel cammino per cercarvi un luogo dove porre l’accampamento: di notte nel fuoco, per mostrarvi la via dove andare, e di giorno nella nube (Dt 1,29-33)

[526] Fine di ogni generazione perversa: Il Signore udì le vostre parole, si adirò e giurò: Nessuno degli uomini di questa malvagia generazione vedrà il buon paese che ho giurato di dare ai vostri padri, se non Caleb, figlio di Iefunne. Egli lo vedrà e a lui e ai suoi figli darò la terra che ha calcato, perché ha pienamente seguito il Signore. Anche contro di me si adirò il Signore, per causa vostra, e disse: Neanche tu vi entrerai, ma vi entrerà Giosuè, figlio di Nun, che sta al tuo servizio; incoraggialo, perché egli metterà Israele in possesso di questo paese. E i vostri bambini, dei quali avete detto: Diventeranno oggetto di preda! E i vostri figli, che oggi non conoscono né il bene né il male, essi vi entreranno; a loro lo darò ed essi lo possiederanno. Ma voi volgetevi indietro e incamminatevi verso il deserto (Dt 1,34-40).

[527] Ad esempio, nel dettato del 15 agosto, pag. 87.

[528] Scritto il 18 dicembre 1943.

[529] Scritto lo stesso 18 dicembre 1943.

[530] più è aggiunto da noi.

[531] Scritto lo stesso 18 dicembre 1943, pag. 678.

[532] uno è nostra correzione da un

[533] Scritto il 19 dicembre 1943. Deuteronomio Cap. 5 v. 29 e Cap. 6° v. 20‑25.

[534] Il Decalogo e le prescrizioni complementari: Il Decalogo: Esodo 20,1-17; Deuteronomio 5,6-21. Quando il Signore ebbe finito di parlare con Mosè sul monte Sinai, gli diede le due tavole della Testimonianza, tavole di pietra, scritte dal dito di Dio (Es 31,18). Il Signore scrisse sulle tavole le parole dell’alleanza, le dieci parole (Es 34,28). Badate dunque di fare come il Signore vostro Dio vi ha comandato; non ve ne discostate né a destra né a sinistra; camminate in tutto e per tutto per la via che il Signore vostro Dio vi ha prescritta, perché viviate e siate felici e rimaniate a lungo nel paese di cui avrete il possesso (Dt 5,32-33). Le parti complementari al Decalogo in Es 20,22-26 e dal Cap. 21 al 31.

[535] La verga e la correzione danno sapienza: La stoltezza è legata al cuore del fanciullo, ma il bastone della correzione l’allontanerà da lui (Pr 22,15). Non risparmiare al giovane la correzione, anche se tu lo batti con la verga, non morirà; anzi, se lo batti con la verga, lo salverai dagli inferi (Pr 23,13-14). Chi risparmia il bastone odia suo figlio, chi lo ama è pronto a correggerlo (Pr 13,24). La verga e la correzione danno sapienza, ma il giovane lasciato a sé stesso disonora sua madre. Correggi il figlio e ti farà contento e ti procurerà consolazioni (Pr 29, 15.17).

[536] Non i riti, ma l’osservanza dei Comandamenti ottiene benedizioni: Se tu obbedirai fedelmente alla voce del Signore tuo Dio, preoccupandoti di mettere in pratica tutti i suoi comandi, verranno su di te e ti raggiungeranno tutte le benedizioni. Ma se non obbedirai alla voce del Signore tuo Dio, se non cercherai di eseguire tutti i suoi comandi e tutte le sue leggi, verranno su di te e ti raggiungeranno tutte le maledizioni (Dt 28,1-2. 15). Vedi, Io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male; poiché Io oggi ti comando di amare il Signore tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e il Signore tuo Dio ti benedica. Ma se il tuo cuore si volge indietro e se tu non ascolti e ti lasci trascinare, Io vi dichiaro oggi che certo perirete. Io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita perché viva tu e la tua discendenza, amando il Signore tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui, poiché è lui la tua vita e la tua longevità (Dt 30,15-20).

[537] Inizia sulla stessa pagina il dettato del 21 dicembre ‑ che noi faremo iniziare a pag. 458 ‑ interrotto da fogli aggiunti, sui quali è scritto il dettato del 20 dicembre.

[538] Scritto il 20 dicembre 1943.

[539] L’evoluzionismo di Charles Robert Darwin (1809‑1882).

[540] Scritto 21 dicembre 1943.  Riprende qui la pagina autografa 1258.

[541] Scritto il 22 dicembre 1943. Deuteronomio Cap. 9,1-6.

[542] La vittoria è del Signore e non dell’uomo: Ascolta, Israele! Oggi tu attraverserai il Giordano per andare a impadronirti di nazioni più grandi e più potenti di te, di città grandi e fortificate fino al cielo, di un popolo grande e alto di statura, dei figli degli Anakiti che tu conosci e dei quali hai sentito dire: Chi mai può resistere ai figli di Anak? Il Signore tuo Dio passerà davanti a te come fuoco divoratore, li distruggerà e li abbatterà davanti a te; tu li scaccerai e li farai perire in fretta, come il Signore ti ha detto. Quando il Signore li avrà scacciati dianzi a te, non pensare: A causa della mia giustizia, il Signore mi ha fatto entrare in possesso di questo paese. No, tu non entri in possesso del loro paese a causa della tua giustizia, né a causa della rettitudine del tuo cuore; ma il Signore scaccia quelle nazioni per la loro malvagità e per mantenere la parola che il Signore ha giurato ai tuoi padri. Non a causa della tua giustizia il Signore tuo Dio ti dà il possesso di questo fertile paese; anzi tu sei un popolo di dura cervice (Dt 9,1-6).

[543] Frantumate i vostri idoli: Ricordati come hai provocato all’ira il Signore tuo Dio nel deserto. Alla fine dei quaranta giorni, il Signore mi diede le due tavole di pietra, le tavole dell’alleanza. Poi mi disse: Scendi in fretta di qui, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dall’Egitto, si è traviato; presto si sono allontanati dalla via che io avevo loro indicata: si sono fatti un idolo di metallo fuso. Ho visto questo popolo; ecco, è un popolo di dura cervice; lasciami fare; io li distruggerò e cancellerò il loro nome sotto i cieli e farò di te una nazione più potente e più grande di loro… Io pregai in quell’occasione. Poi presi l’oggetto del vostro peccato, il vitello che avevate fatto, lo bruciai nel fuoco, lo feci a pezzi, frantumandolo finchè fosse ridotto in polvere, e buttai quella polvere nel torrente che scende dal monte (Dt 9,7-21).

[544] L’intercessione dell’uomo giusto: Io stetti prostrato davanti al Signore, quei quaranta giorni e quelle quaranta notti, perché aveva minacciato di distruggervi. Pregai il Signore e dissi: Signore Dio, non distruggere il tuo popolo, la tua eredità, che hai riscattato nella tua grandezza, che hai fatto uscire dall’Egitto con mano potente. Ricordati dei tuoi servi Abramo, Isacco e Giacobbe; non guardare alla caparbietà di questo popolo e alla sua malvagità e al suo peccato, perché il paese da dove ci hai fatti uscire non dica: Poiché il Signore non era in grado di introdurli nella terra che aveva loro promessa e poiché li odiava, li ha fatti uscire di qui per farli morire nel deserto. Al contrario essi sono il tuo popolo, la tua eredità, che tu hai fatto uscire dall’Egitto con grande potenza e con braccio teso (Dt 9,25-29).

[545] Scritto il 23 dicembre 1943.

[546] Mani al lavoro, cuori alla preghiera: Quando i nemici decisero attaccare i ricostruttori delle mura di Gerusalemme per fare smettere i lavori. “Allora noi, disse Neemia, pregammo il nostro Dio e contro di loro mettemmo sentinelle di giorno e di notte per difenderci dai loro attacchi. Poiché i Giudei che dimoravano vicino a loro vennero a riferirci dieci volte: “Da tutti i luoghi ai quali vi volgete, essi saranno contro di noi”, io, nelle parti sottostanti a ciascun posto oltre le mura, in luoghi scoperti, disposi il popolo per famiglie, con le loro spade, le loro lance, i loro archi (Ne. 4,1-7).

[547] Lavoravano con la spada cinta al fianco: Da quel giorno la metà dei miei giovani lavorava e l’altra metà stava armata di lance, di scudi, di archi, di corazze; i capi erano dietro tutta la casa di Giuda. Quelli che costruivano le mura e quelli che portavano o caricavano i pesi, con una mano lavoravano e con l’altra tenevano la loro arma; tutti i costruttori lavorando, portavano ciascuno la spada cinta ai fianchi (Nem. 4,10-12).

[548] Stare dalla pare delle autorità: Il trombettiere stava accanto a me. Dissi allora ai notabili, ai magistrati e al resto del popolo; “L’opera è grande ed estesa e noi siamo sparsi sulle mura e distanti l’uno dall’altro. Dovunque udirete il suono della tromba, raccogliervi presso di noi; il nostro Dio combatterà per noi” (Ne 4,12-14).

[549] Vigilanza continua: Così continuavamo i lavori, mentre la metà della mia gente teneva impugnata la lancia, dall’apparire dell’alba allo spuntar delle stelle. Anche in quell’occasione dissi al popolo: “Ognuno con il suo aiutante passi la notte dentro Gerusalemme, per far con noi la guardia durante la notte e riprendere il lavoro di giorno”. Io poi, i miei fratelli, i miei servi e gli uomini di guardia che mi seguivano, non ci togliemmo mai le vesti; ognuno teneva l’arma a portata di mano (Ne 4,15-17).

[550] Scritto il 24 dicembre 1943. Salmo 36° v. 21.

[551] Nel cuore dell’empio parla il peccato, davanti ai suoi occhi non c’è timor di Dio. Poiché egli si illude con sé stesso nel ricercare la sua colpa e detestarla. Inique e fallaci sono le sue parole, rifiuta di capire, di compiere il bene. Iniquità trama sul suo giaciglio, si ostina su vie non buone, via da sé non respinge il male. (Sal 36,2-5).

[552] Signore, la tua grazia è nel cielo, la tua fedeltà fino alle nubi; la tua giustizia è come i monti più alti, il tuo giudizio come il grande abisso: uomini e bestie tu salvi, Signore. Quanto è preziosa la tua grazia, o Dio! Si rifugiano gli uomini all’ombra delle tue ali, si saziano dell’abbondanza della tua casa e li disseti al torrente delle tue delizie (Sal 36,6-9).

[553] È in te la sorgente della vita, alla tua luce vediamo la luce. Concedi la tua grazia a chi ti conosce, la tua giustizia ai retti di cuore. Non mi raggiunga il piede dei superbi, non mi disperda la mano degli empi, Ecco, sono caduti i malfattori, abbattuti, non possono rialzarsi (Sal 36,10-13).

[554] Scritto lo stesso 24 dicembre 1943.

[555] pungolo è nostra correzione da pungo.

[556] Scritto il 25 dicembre 1943. Natale. Nuovo dettato di Maria.

[557] giungere è nostra correzione da giungerlo.

[558] Scritto lo stesso 25 dicembre 1943.

[559] La scrittrice aggiunge sulla riga: (o non uso).

[560] dette è nostra correzione da diè.

[561] State fatte/ Col 1,15-17.

Sua delizia/ Gn 1,26-30.

Signore Gesù/ Ap 22,20.

[562] mossi è nostra correzione da mosse.

[563] Sembrerebbe asserita la sola eternità del Paradiso e negata l’eternità dell’Infermo. Invece, gli scritti valtortiani insegnano che Purgatorio e Limbo cesseranno alla seconda venuta di Gesù, e che Paradiso e Inferno resteranno per sempre.

[564] Gn 1,26-30.

[565] Ap 22,20.

[566] Avuta lo stesso 25 dicembre 1943, pag. 695.

[567] Anna era la seconda moglie di Giuseppe Belfanti, cugino della mamma della scrittrice. Paola è figlia di Giuseppe e figliastra di Anna.

[568] Marta Diciotti.

[569] fossi è nostra correzione da fosti.

[570] Padre Migliorini.

[571] proseguimento è nostra correzione da proseguio.

[572] Scritto il 26 dicembre 1943, pag. 697.

[573] Scritto lo stesso 26 dicembre 1943. Subito dopo. Sommario: Il Signore ricorda al Portavoce che la vera grandezza non le viene dalle rivelazioni ma dal suo sacrificio, e la rassicura sulle manifestazioni che gli altri notano in lei.

[574] Nello scritto del 25 dicembre, pag. 466

[575] Scritto il 27 dicembre 1943. ore 1 antimeridiana.  S

[576] L’apostolo ed evangelista Giovanni parla a Maria Valtorta, detta “piccolo Giovanni”.

[577] un e minimo sono nostre correzioni da una e minima

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