I Romani

GESÙ DI NAZARETH

Nuova Evangelizzazione

 

romanoimpero.com: L'UOMO ROMANO

Romani amici del Messia Gesù di Nazareth

 

SECONDO IL PICCOLO GIOVANNI

 

A cura di Fray Jesus Maria de Cabanaconde S.O.S
Servo dell’Ordine dei Salvatori

 

1. Liberazione di un romano indemoniato[1].

Evangelizzazione dei romani

Ambiente.

1Gesù è oggi con i nove rimasti, perché gli altri tre sono partiti per Gerusalemme.

2Tommaso, sempre allegro, si divide perciò fra le sue verdure e le altre più spirituali incombenze, mentre Pietro con Filippo, Bartolomeo e Matteo si occupano dei pellegrini, e gli altri vanno al fiume per il battesimo. Veramente di penitenza con la sizza che tira!

3Gesù è ancora nel suo angolo nella cucina, mentre Tommaso traffica e tace per lasciare in pace il Maestro, quando entra Andrea e dice: «Maestro, c’è un malato che io dico bene guarirlo subito perché… Dicono che è folle perché non sono israeliti. Ma noi diremmo che è posseduto. Urla, sbraita, si divincola. Vieni a vedere Tu»

«Subito. Dove è?».

4«Ancora nel campo. Senti questo ululato? È lui. Pare una bestia ma è lui. Deve essere un ricco perché chi lo accompagna è ben vestito, ed il malato è stato tirato giù da un carro, molto di lusso, da molti servi. Deve essere pagano perché bestemmia gli dèi dell’Olimpo».

«Andiamo».

5«Vengo anche io a vedere», dice Tommaso, più curioso di vedere che preoccupato delle sue verdure. Escono e, in luogo di piegare verso il fiume, girano verso i campi che separano questo cascinale (noi lo diremmo così) dalla casa del fattore. In mezzo ad un prato dove prima brucavano delle pecore, che ora spaurite si sono sparpagliate in ogni senso, invano radunate dai pastori e da un cane – è il secondo cane che vedo da quando vedo – vi è un uomo tenuto legato solidamente e che, ciò nonostante, fa dei balzi da forsennato, con urli atroci che sempre più crescono più Gesù si avvicina.

6Pietro, Filippo, Matteo e Natanaele sono lì vicino, perplessi. E c’è anche della gente: uomini, perché le donne hanno paura.

7«Sei venuto, Maestro? Vedi che furia?», dice Pietro.

«Ora passerà».

«Ma… è pagano, sai?».

«E che valore ha questo?».

«Eh!… per via dell’anima! … Gesù ha un breve sorriso e procede.

Sforzo che merita premio.

8Raggiunge il gruppo del matto, che sempre più si agita. Si stacca dal gruppo uno che l’abito e il volto rasato denunciano per romano, e saluta: «Salve, Maestro. Fama di Te mi è giunta. Sei più grande d’Ippocrate nel guarire e del simulacro di Esculapio per operare miracolo sui morbi. Lo so. Vengo per questo. Mio fratello, lo vedi? Folle per misterioso male. Nessun medico ne capisce. Sono andato con lui nel tempio di Esculapio. Ma ne uscì ancora più folle. A Tolemaide ho un parente. Mi mandò un messaggio con una galera. Diceva che qui è Uno che tutti guarisce. E sono venuto. Tremendo viaggio!».

«Merita premio».

9«Ma, bada. Neppure proseliti siamo. Romani, fedeli agli dèi. Pagani, voi dite. Di Sibari, ora a Cipro».

«È verità. Pagani siete».

«Allora… nulla per noi? Il tuo Olimpo caccia il nostro od è cacciato».

Cosa è l’anima?

10«Il mio Dio, unico e trino regna, unico e solo».

«Sono venuto invano», dice il romano deluso.

«Perché?».

«Perché io sono d’un altro dio».

11«L’anima è creata da Un Solo».

«L’anima? …».

«L’anima. Quella cosa divina che da Dio viene creata per ogni uomo. Compagna nell’esistenza, superstite oltre l’esistenza».

12«E dove è?».

«Nel profondo dell’io. Ma pure essendo, come cosa divina, nell’interno del delubro più sacro, si può dire di lei – e lei dico, non essa, perché non cosa è, ma ente vero e degno d’ogni rispetto – che non è contenuta ma contiene».

Che è filosofia?

13«Per Giove! Ma sei filosofo?».

«Sono la Ragione unita a Dio».

«Credevo lo fossi per quanto dicevi…».

14«E che è filosofia, quando è vera e onesta, se non elevazione della umana ragione verso la Sapienza e la Potenza infinite, ossia verso Dio?».

15«Dio! Dio!… Ho quello sciagurato che mi disturba. Ma quasi dimentico il suo stato per ascoltare Te, divino».

16«Non come tu dici lo sono. Tu divino chiami chi è superiore all’umano. Io dico che tal nome va dato solo a chi è da Dio».

Che è Dio?

17«Che è Dio? Chi mai l’ha visto?».

«È stato scritto: “Tu che ci formasti, salve! Quando io descrivo la perfezione umana, le armonie del corpo nostro, io celebro la tua gloria”. Fu detto: “La tua bontà rifulge nell’avere distribuito i tuoi doni a tutti coloro che vivono, perché ogni uomo avesse ciò che gli è necessario. E la tua sapienza si testimonia per i tuoi doni, come la tua potenza nel compiersi dei tuoi voleri”. Riconosci queste parole?».

«Se Minerva mi soccorre… sono di Galeno. Ma come le sai? Io strabilio! …».

18Gesù sorride e risponde: «Vieni al Dio vero ed il suo divino spirito ti farà dotto della “vera sapienza e pietà che è conoscere te stesso ed adorare la Verità”».

«Ma questo è sempre Galeno! Ora ne sono sicuro. Oltre che medico e mago, sei anche filosofo. Perché non vieni a Roma?».

19«Non medico, non mago, non filosofo, come tu dici. Ma testimonianza di Dio sulla Terra. Portatemi vicino il malato».

Liberazione dell’indemoniato.

Fra urla e divincolii lo trascinano lì.

20«Vedi? Tu lo dici folle. Dici che nessun medico poté guarirlo. È vero. Nessun medico, perché folle non è. Ma uno degli inferi, così dico per te, pagano, è entrato in lui».

«Ma non ha lo spirito pitone[2]. Anzi dice solo errori».

21«Noi lo chiamiamo “demonio”, non pitone. Vi è il parlante e il muto. Colui che inganna con ragioni intinte di vero, e quello che è solo disordine mentale. Il primo di questi due è il più completo e pericoloso. Tuo fratello ha il secondo. Ma ora ne uscirà».

«Come?».

«Esso stesso te lo dirà».

22Gesù ordina: «Lascia l’uomo! Torna al tuo abisso».

«Vado. Contro Te troppo debole è il mio potere. Mi cacci e mi imbavagli. Perché sempre ci vinci? …».  Lo spirito ha parlato per bocca dell’uomo, che poi si accascia come spossato.

«É guarito. Scioglietelo senza paura».

«Guarito? Ne sei certo? Ma… Ma io ti adoro!». Il romano fa per prostrarsi. Ma Gesù non vuole.

23«Alza lo spirito. In Cielo è Dio. Lui adora, e va’ verso di Lui. Addio».

«No. Così no. Almeno prendi. Permettimi ti tratti come i sacerdoti di Esculapio. Permettimi di udirti parlare… Permettimi di parlare di Te nella mia patria…».

«Fallo. E vieni col fratello».

24Il quale fratello si guarda intorno stupito e chiede: «Ma dove sono? Questa non è Cintium! Il mare dove è?».

25«Eri…» Gesù fa un cenno per imporre silenzio e dice: «Eri sofferente per grande febbre e ti hanno condotto in altro clima. Ora stai meglio. Vieni».

26Vanno tutti – e non tutti ugualmente commossi, perché vi è chi ammira e chi critica la guarigione del pagano – nello stanzone. E Gesù va al suo posto, avendo sul davanti dell’assemblea proprio i romani.

L’Unificatore universale (Discorso messianico)

Il Profeta Eliseo.

27«Non vi spiaccia se Io cito un brano dei Re. É detto in esso che, essendo il re di Siria in procinto di guerra contro Israele, aveva nella sua corte un uomo grande ed onorato di nome Naaman, che era lebbroso. E che una fanciulla d’Israele, predata dai siri, divenuta sua schiava, gli disse: “Se il mio signore fosse stato dal profeta che è in Samaria, certamente egli lo avrebbe guarito dalla lebbra”.

28Al che Naaman, chiestane licenza al re, seguì il consiglio della fanciullina. Ma il re d’Israele fortemente si agitò dicendo: “Son forse io Dio che il re di Siria mi manda i malati? Questo è un tranello per giungere alla guerra”. Ma il profeta Eliseo, saputo del fatto, disse: “Venga da me il lebbroso ed io lo guarirò ed egli saprà che vi è un profeta in Israele”. Naaman andò allora da Eliseo. Ma Eliseo non lo ricevette. Solo gli mandò a dire: “Lavati per sette volte nel Giordano e sarai mondato”. Naaman se ne sdegnò, parendogli aver fatto per nulla tanta strada, e fece per ripartire sdegnato. Ma i servi gli dissero: “Non ti ha chiesto che di lavarti sette volte, e anche ti avesse ordinato molto di più avresti dovuto farlo, perché egli è il profeta”. Allora Naaman si arrese. Andò, si lavò e tornò sano. Giubilante, fece ritorno dal servo di Dio e gli disse: “Ora so la verità: non vi è altro Dio su tutta la Terra. Ma vi è solo il Dio d’Israele”. E, poi che Eliseo non voleva doni, gli chiese di poter prendere almeno tanta terra da poter sacrificare, su terra d’Israele, al Dio vero.

Il Messia Gesù di Nazareth.

29So che voi non tutti approvate quanto Io ho fatto. So anche che non sono tenuto a giustificarmi a voi. Ma, posto che vi amo di amor vero, voglio che voi comprendiate il mio gesto e da esso impariate, e cada dal vostro animo ogni senso di critica e di scandalo. Qui abbiamo due sudditi di uno stato pagano. Un’era malato, e loro fu detto per tramite di un parente, ma certo per bocca d’Israele: “Se andaste dal Messia d’Israele, Egli sanerebbe il malato”. Ed essi da molto lontano sono venuti a Me. Più grande ancora la loro fiducia di quella di Naaman, perché nulla sapevano di Israele e di Messia, mentre il siro, per vicinanza di nazione e continuo contatto con schiavi d’Israele, già sapeva che in Israele è Dio. Il vero Dio. Non è bene che ora un uomo pagano possa tornare in patria dicendo: “Veramente in Israele è un uomo di Dio, e in Israele adorano il vero Dio”?

30Io non ho detto: “Lavati sette volte”. Ma ho parlato di Dio e dell’anima, due cose da essi ignorate e che, come le bocche di una inesausta sorgente, portano con sé i sette doni. Perché dove è concetto di Dio e di spirito, e desiderio di pervenire ad essi, nascono le piante della fede, speranza, carità, giustizia, temperanza, fortezza, prudenza. Virtù ignote a coloro che dai loro dèi non possono che copiare le comuni passioni umane, aumentate in licenza perché compiute da supposti eccelsi. Ora essi tornano in patria. Ma più della gioia di essere esauditi c’è quella di dire: “Sappiamo che bruti non siamo, che oltre la vita è ancora un futuro. Sappiamo che il vero Dio è Bontà e perciò ama pure noi e ci benefica per persuaderci ad andare a Lui”.

L’anima è l’essenza spirituale dell’uomo.

31E che credete? Che essi solo ignorino il vero? Poco fa un mio discepolo credeva Io non potessi guarire il malato perché aveva un’anima pagana. Ma l’anima che è? E da chi viene? L’anima è l’essenza spirituale dell’uomo. É quella che, creata di età perfetta, investe, accompagna, avviva tutta la vita della carne e continua a vivere dopo che la carne non è più, essendo immortale come Colui che la crea: Iddio[3]. Essendo un solo Dio, non vi sono anime di pagani o anime di non pagani create da diversi dèi. Vi è una sola Forza che crea le anime, ed è quella del Creatore, del Dio nostro, unico, potente, santo, buono, senza altra passione che non sia l’amore, la carità perfetta, tutta spirituale; e, per essere inteso da questi romani, come ho detto carità, dico anche carità tutta morale. Perché il concetto: spirito, non è compreso da questi pargoli che non sanno nulla delle parole sante.

L’Unificatore universale

32E che credete? Che solo per Israele Io sia venuto? Sono Colui che radunerà le stirpi sotto un solo pastorale: quello del Cielo. E in verità vi dico che presto verrà il tempo che molti pagani diranno: “Lasciateci avere quel tanto da potere nel nostro suolo pagano consumare sacrifici al Dio vero, al Dio uno e trino”, di cui Io sono la Parola. Ora essi vanno. Convinti più che se Io li avessi schiacciati con lo sdegno. Essi e nel miracolo e nelle mie parole sentono Dio, e questo diranno dove essi tornano.

33Inoltre vi dico: non era giusto premiare tanta fede? Disorientati dai responsi dei medici, delusi dagli inutili viaggi nei templi, hanno saputo avere ancora fede per venire allo sconosciuto, al grande Sconosciuto del mondo, al deriso, al grande Deriso e Calunniato d’Israele, e dirgli: “Credo che Tu possa”. Il primo crisma alla loro nuova mentalità viene loro da questo avere saputo credere. Non tanto della malattia quanto della errata fede Io li ho sanati, perché ho messo le loro labbra su un calice la cui sete cresce più se ne beve: la sete di conoscere il Dio vero.

34Ho finito. Dico a voi di Israele: sappiate avere fede come questi seppero».

Evangelizzazione.

Sete del Dio vero.

35Il romano si accosta col guarito: «Ma… Non oso più dire: per Giove. Dico: ma sul mio onore di cittadino romano io ti giuro che avrò questa sete! Ma ora io devo andare. Chi mi darà più da bere?».

«Il tuo spirito, l’anima che ora sai di avere, fino al giorno che un mio messo verrà a te».

36«E Tu no?».

«Io… Io no. Ma non sarò assente pur non essendo presente. E non passeranno che poco più di due anni che Io ti farò un dono più grande della guarigione di costui che ti era caro. Addio ad ambedue. Sappiate perseverare in questo sentimento di fede».

37«Salve, Maestro. Il Dio vero ti salvi».

I due romani se ne vanno e si ode che chiamano i servi col carro.

«E neppure sapevano di avere un’anima!», mormora un vecchio.

 38«Sì, padre. Ed hanno saputo accettare la parola mia meglio di tanti in Israele. Ora, posto che hanno dato tanto obolo, benefichiamo i poveri di Dio con doppia e tripla misura. E i poveri preghino per questi benefattori, più poveri di loro stessi, perché giungano alla vera, unica ricchezza che è conoscere Iddio».

Dialogo sull’anima e lo spirito con i romani[4].

24Entra la donna di casa e dice: «Maestro, vogliono Te».

25«Chi sono?».

«Uomini stranieri».

«Ma è impossibile!»,

«Il Maestro è stanco!»,

«È tutto il giorno che cammina e parla!»,

«E poi! Gentili in casa! Ohibò!».

I dodici sono tutti in subbuglio come un alveare disturbato.

«Sss! Pace! Non m’è fatica ascoltare chi mi cerca. È mio riposo».

«Potrebbe essere un tranello! A quest’ora…»

«No. Non è. State quieti e riposate voi. Io ho già avuto riposo mentre vi attendevo. Io vado. Non vi chiedo di venire meco… per quanto… per quanto vi dico che proprio fra i gentili dovrete portare il vostro giudaismo che non sarà più che cristianesimo. Attendetemi qui».

«Vai solo? Ah! questo mai!», dice Pietro e si alza.

«Resta dove sei. Vado solo».

Esce. Si affaccia alla porta di strada. Nel crepuscolo sono molti uomini che attendono.

Tutti gli uomini sono di un sangue solo.

26«La pace sia con voi. Mi volete?».

«Salve, Maestro». Parla un vecchio imponente, avvolto in una veste romana che sporge da un mantelletto tondo con cappuccio rialzato sul capo. «Oggi parlammo coi tuoi discepoli. Ma non ci seppero dire molto. Vorremmo parlare con Te».

27«Siete quelli del ricco obolo? Grazie per i poveri di Dio». Gesù si volge alla padrona di casa e dice: «Donna, Io esco con questi. Di’ ai miei che vengano a raggiungermi presso la riva perché, se ben vedo, costoro sono commercianti degli empori…».

«E navigatori, Maestro. Bene vedi».

Escono tutti insieme nella via, a cui fa lume un bel chiaro di luna.

28«Venite da lontano?».

Gesù è al centro del gruppo, con a fianco il vecchio che ha parlato per primo, un bel vecchio dal tagliente profilo latino. Dall’altro lato ha un altro attempato, dal volto nettamente ebraico, e poi intorno due o tre magrolini e olivastri, occhi aguzzi e un poco ironici, e altri più robusti di età diverse. Una decina di persone.

29«Siamo delle colonie romane di Grecia e d’Asia. Parte giudei e parte gentili… Non osavamo venire per questo… Ma ci hanno assicurato che Tu non sprezzi i gentili… come fanno gli altri… I giudei osservanti, volevo dire, quelli d’Israele, perché altrove anche i giudei sono… meno rigidi. Tanto che io, romano, ho per moglie una giudea di Licaonia, mentre costui ha per moglie una romana, lui, ebreo d’Efeso».

30«Non sprezzo nessuno… Ma bisogna compatire coloro che ancora non sanno pensare che, Uno essendo il Creatore, sono tutti gli uomini di un sangue solo».

«Lo sappiamo che sei grande fra i filosofi. E quanto dici lo conferma. Grande e buono».

«Buono è chi fa il bene. Non chi bene parla».

«Tu parli bene e bene fai. Sei perciò buono».

Socrate, filosofo greco.

31«Che volevate sapere da Me?».

32«Oggi, perdona Maestro se ti stanchiamo con le nostre curiosità. Ma sono curiosità buone, perché cercano con amore la Verità… Oggi volevamo sapere dai tuoi la verità su una dottrina che fu già accennata da filosofi antichi di Grecia e che Tu, ci si dice, torni a predicare più vasta e bella. Eunica, mia moglie, ha parlato con giudei che ti udirono e mi ha ripetuto quelle parole. Sai, Eunica, greca, è colta e conosce le parole dei saggi della sua patria. Ha trovato riscontro fra le parole tue e quelle di un grande filosofo greco. E anche a Efeso sono giunte quelle tue parole. Onde venuti, chi per commercio e chi per rito, in questo porto, ci siamo ritrovati fra amici e abbiamo parlato. Gli affari non distolgono dal pensare anche ad altre più alte cose. Empiti gli empori e le stive, abbiamo tempo di risolvere questo dubbio. Tu dici che l’anima è eterna. Socrate disse che essa è immortale. Conosci le parole del maestro greco?».

33«No. Non ho studiato nelle scuole di Roma e Atene. Ma parla pure. Ti intendo ugualmente. Non ignoro il pensiero del filosofo greco».

Immortalità dell’anima.

34«Socrate, contrariamente a ciò che crediamo noi di Roma, e anche a ciò che credono i vostri sadducei, ammette e sostiene che l’uomo abbia l’anima e che questa sia immortale. Dice che, tale essendo, la morte non è che liberazione per l’anima e passaggio di questa da un carcere ad un libero luogo in cui si ricongiunge a quelli che amò, e là conosce i saggi del cui senno udì parlare e i grandi, gli eroi, i poeti, e non trova più ingiustizie né dolore. Ma felicità eterna in un soggiorno di pace, aperto alle anime immortali che vissero con giustizia. Tu che ne dici, Maestro?».

35«In verità ti dico che il maestro greco, pur essendo nell’errore di una religione non vera, era nella verità dicendo l’anima immortale. Ricercatore del Vero e cultore della Virtù, sentiva nel fondo dello spirito mormorare la voce del Dio ignoto, del vero Dio, del Dio unico: l’Altissimo Padre da cui Io vengo per portare gli uomini alla Verità.

L’ anima e lo Spirito.

36L’uomo ha un’anima. Una. Vera. Eterna. Signora. Meritevole di premio e castigo. Tutta sua. Creata da Dio. Destinata, nel Pensiero creativo, a tornare a Dio. Voi, gentili, troppo vi dedicate al culto della carne. Mirabile opera, in verità, su cui sta il segno del Pollice eterno. Troppo ammirate la mente, gioiello chiuso nello scrigno del vostro capo e di là emanante i suoi raggi sublimi. Grande, superno dono di Dio Creatore che vi ha fatto secondo il suo Pensiero come forme, ossia opera perfetta d’organi e membra, e vi ha dato la sua somiglianza col Pensiero e con lo Spirito. Ma la perfezione della somiglianza è nello spirito. Poiché Dio non ha membra e opacità di carne, come non ha senso e fomite di lussuria. Ma è Spirito purissimo, eterno, perfetto, immutabile, instancabile nell’operare, continuamente rinnovantesi nelle sue opere, che paternamente adegua al cammino ascensionale della sua creatura. Lo spirito, creato per tutti gli uomini da una stessa Fonte di potenza e bontà, non conosce variazioni di perfezioni iniziali. Uno solo è lo spirito creato perfetto e rimasto tale. Tre sono gli spiriti creati perfetti…».

37«Uno sei Tu, Maestro».

«Non Io. Io nella mia Carne ho lo Spirito che non fu creato ma che è stato generato dal Padre per esuberanza d’Amore».

38«Quali, dunque?».

«I due progenitori da cui venne la razza, creati perfetti e poi caduti, volontariamente, in imperfezione. Il terzo, creato per delizia di Dio e dell’universo, è troppo superiore alla possibilità di pensiero e di fede del mondo d’ora perché Io ve lo indichi. Gli spiriti, dicevo, creati da una stessa Fonte con ugual misura di perfezione, subiscono poi, per loro merito e volontà, una duplice metamorfosi».

39«Allora Tu ammetti seconde vite?».

«Non vi è che una vita. In questa l’anima, che ebbe la somiglianza iniziale con Dio, passa, per la giustizia fedelmente praticata in tutte le cose, ad una più perfetta somiglianza, ad una, direi, seconda creazione di sé stessa, per cui evolve ad una doppia somiglianza col suo Creatore, facendosi capace di passare a possedere la santità, la quale è perfezione di giustizia e somiglianza di figli col Padre. Questa è nei beati, ossia in quelli che il vostro Socrate dice abitino l’Ade. Mentre Io vi dico che, quando la Sapienza avrà detto le sue parole e col sangue le avrà firmate, costoro saranno i beati del Paradiso, del Regno, cioè, di Dio».

40«E dove sono ora costoro?».

«Nell’attesa».

41«Di che?».

«Del Sacrificio. Del Perdono. Della Liberazione».

42«Si dice che sarà il Messia il Redentore, e che Tu sei tale… È vero?».

«È vero. Io son che vi parlo».

43«Allora Tu dovrai morire? Perché, Maestro? Il mondo ha tanto bisogno di Luce e Tu vuoi lasciarlo?».

«Tu, greco, mi chiedi questo? Tu, in cui le parole di Socrate hanno trono?».

Chi è santo ama far cose gradite a Dio.

44«Maestro, Socrate era un giusto. Tu santo sei. Guarda quanto bisogno di santità ha la Terra».

45«Essa aumenterà di diecimila potenze per ogni dolore, per ogni ferita, per ogni stilla del mio Sangue».

«Per Giove! Mai stoico fu più grande di Te, che non ti limiti a predicare il disprezzo della vita, ma ti appresti a gettarla».

46«Io non disprezzo la vita. La amo come la cosa più utile per comperare la salvezza del mondo».

«Ma sei giovane, Maestro, per morire!»

47«Il tuo filosofo dice che è caro agli dèi ciò che è santo, e tu mi hai chiamato santo. Se santo sono, devo aver sete di tornare alla Santità da cui venni. Mai abbastanza giovane, perciò, per non aver questa sete. Dice anche Socrate che chi è santo ama far cose gradite agli dèi. Qual cosa più gradita di rendere all’amplesso del Padre i figli che la colpa ha allontanati e dare all’uomo la pace con Dio, fonte di ogni bene?».

«Tu dici che non conosci le parole socratiche. Come allora sai queste che dici?».

48«Tutto Io so. Il pensiero degli uomini – quanto è pensiero buono – non è che la riflessione di un mio pensiero. Quanto buono non è, non è mio, ma Io l’ho letto negli evi e ho saputo, so e saprò, quando fu, viene e verrà detto. Io so».

Lo Spirito evangelizzatore.

49«Signore, vieni a Roma, faro del mondo. Qui l’odio ti circonda. Là ti circonderà venerazione».

50«All’uomo. Non al Maestro del soprannaturale. Io sono venuto per il soprannaturale. Lo devo portare ai figli del popolo di Dio, per quanto siano i più duri col Verbo».

51«Roma e Atene non ti avranno, allora?».

«Mi avranno. Non temete. Mi avranno. Coloro che mi vorranno mi avranno».

«Ma se ti uccideranno…»

52«Lo spirito è immortale. Quello di ogni uomo. Non lo sarà il mio, Spirito del Figlio di Dio? Verrò col mio Spirito operante… Verrò… Vedo le turbe infinite e le case levate al mio Nome… Sono ovunque… Parlerò nelle cattedrali e nei cuori… Non avrà sosta il mio evangelizzare… L’Evangelo scorrerà la Terra… i buoni tutti a Me… ed ecco… Io passo alla testa del mio esercito di santi e lo porto al Cielo. Venite alla Verità…».

«Oh! Signore! Abbiamo l’anima fasciata di formule e di errori. Come faremo ad aprirle le porte?».

53«Io disserrerò le porte d’Inferno, aprirò le porte del vostro Ade e del mio Limbo. E non potrò aprire le vostre? Dite: “Voglio” e, come serrame fatto d’ali di farfalla, esse cadranno polverizzate sotto il passare del mio Raggio».

Profezia sulla missione di Pietro a Roma.

«Chi verrà in tuo Nome?»

54«Vedete quell’uomo che viene a questa volta insieme ad un poco più che adolescente? Quelli verranno a Roma e alla Terra. E con essi molti ancora. Così solleciti, come ora, per l’amor di Me che li sprona e che non fa loro trovar riposo che al mio fianco, verranno, per l’amor dei redenti dal Sacrificio mio, a cercare voi, a radunarvi, a portarvi alla Luce. Pietro! Giovanni! Venite. Ho finito, credo, e son con voi. Avete altro a dirmi?».

55«Altro, Maestro. Andiamo portando seco noi le tue parole».

56«Germoglino in voi con radici eterne. Andate. La pace sia con voi».

«Salve a Te, Maestro».

2. Il Romano Crispo[5]

Sofferenza corredentrice.

Eroica testimonianza della Maddalena.

9Chiede: «Che fai in questa guisa?», e ride di scherno.

Maria si ferma, si raddrizza, alza una mano e si scopre il volto gettando indietro il velo. È la Maria di Magdala signora potente su tutto ciò che è spregevole e padrona, già padrona delle sue impressioni, che appare. «Sono io, sì», dice con la sua splendida voce e con dei lampi negli occhi bellissimi. «Sono io. E mi disvelo perché non abbiate a pensare che mi vergogno di essere con questi santi».

10«Oh! Oh! Maria coi santi! Ma vieni via! Non avvilire te stessa!», dice la donna.

«Avvilita fui fino ad ora. Adesso non più».

«Ma sei folle? O è un capriccio?», dice.

11Un romano dice scherzando e ammiccando con gli occhi: «Vieni con me. Sono più bello e più allegro di quella prefica coi baffi che mortifica la vita e ne fa un funerale».

12«Bella è la vita! Un trionfo! Un’orgia di gioia. Vieni. Io saprò superare tutti per farti felice», dice un giovane brunetto dal volto volpino, pur essendo bello, e fa per toccarla.

13«Indietro! Non mi toccare. Hai detto bene: la vita che voi fate è un’orgia. E delle più vergognose. Ne ho nausea».

«Oh! Oh! Fino a poco fa era la tua vita, però», risponde il greco.

«Ora fa la vergine!», ghigna un erodiano.

«Tu rovini i santi! Il tuo Nazzareno perderà l’aureola con te. Vieni con noi», insiste un romano.

14«Venite voi con me dietro a Lui. Cessate di essere animali e divenite almeno uomini».

Un coro di risate e di beffe le risponde.

Il romano Crispo.

15Solo un vecchio romano dice: «Rispettate una donna. È libera di fare ciò che vuole. Io la difendo».

«Il demagogo! Sentilo! Ti ha fatto male il vino di ieri sera?», chiede un giovane.

«No. È ipocondriaco perché gli duole la schiena», gli risponde un altro.

«Vai dal Nazzareno che te la gratti».

16«Vado perché mi gratti il fango che ho preso in contatto con voi», risponde l’anziano.

«Oh! Crispo che si è corrotto a sessant’anni!», ridono in molti facendogli cerchio intorno.

17Ma l’uomo detto Crispo non si preoccupa di essere beffato e si dà a camminare dietro alla Maddalena, che raggiunge il Maestro messosi all’ombra di un edificio bellissimo che si stende in forma di esedra su due lati di una piazza.

Uno scriba senza amore.

18E Gesù è già alle prese con uno scriba che lo rimprovera di essere in Tiberiade e con quella compagnia.

19«E tu perché vi sei? Questo per essere a Tiberiade. E anche ti dico che pure a Tiberiade, anzi più qui che altrove, vi sono anime da salvare», gli risponde Gesù.

«Non sono salvabili: sono gentili, pagani, peccatori».

20«Per i peccatori Io sono venuto. Per far conoscere il Dio vero. A tutti. Anche per te sono venuto».

«Non ho bisogno di maestri né di redentori. Io sono puro e dotto».

21«Almeno lo fossi tanto da conoscere il tuo stato!».

«E Tu da sapere quanto ti pregiudichi con la compagnia di una meretrice».

22«Ti perdono anche in suo nome. Ella, nella sua umiltà, annulla il suo peccato. Tu, per la tua superbia, raddoppi le tue colpe».

«Non ho colpe».

23«Hai la capitale. Sei senza amore».

Lo scriba dice: «Raca!», e volge le spalle.

24«Per mia colpa, Maestro!», dice la Maddalena. E vedendo il pallore di Maria Vergine geme: «Perdonami. Io faccio insultare tuo Figlio. Mi ritirerò…»

25«No. Tu resti dove sei. Lo voglio Io», dice Gesù con voce incisiva e un balenare tale negli occhi, un che di dominio in tutta la sua persona che lo fa quasi inguardabile. E poi più dolcemente: «Tu resti dove sei. E se qualcuno non sopporta la tua vicinanza, questo qualcuno se ne va, lui soltanto».

E Gesù si riavvia dirigendosi verso la parte occidentale della città.

A seguire la perfezione si fatica sempre.

26«Maestro!», chiama il romano corpulento e vecchiotto che ha difeso la Maddalena.

Gesù si volge.

27«Ti chiamano Maestro, e io pure ti chiamo così. Desideravo sentirti parlare. Sono un mezzo filosofo e un mezzo gaudente. Ma forse Tu potresti fare di me un onesto uomo».

28Gesù lo guarda fisso e dice: «Io lascio la città dove regna la bassezza della animalità umana ed è sovrano lo scherno». E riprende a camminare.

L’uomo dietro, sudando e faticando perché il passo di Gesù è sollecito e lui è grosso e vecchiotto, appesantito anche dai vizi.

Pietro, che si volta indietro, ne avverte Gesù.

29«Lascialo camminare. Non te ne occupare».

Dopo poco è l’Iscariota che dice: «Ma quell’uomo ci segue. Non va bene!».

30«Perché? Per pietà o per altro motivo?».

«Pietà di lui? No. Perché più in distanza ci segue lo scriba di prima con altri giudei».

31«Lasciali fare. Ma era meglio se avevi pietà di lui che di te».

«Di Te, Maestro».

32«No: di te, Giuda. Sii schietto nel capire i tuoi sentimenti e nel confessarli».

«Io veramente ho pietà anche del vecchio. Si fatica, sai, a starti dietro», dice Pietro che suda.

33«A seguire la Perfezione si fatica sempre, Simone».

L’uomo li segue instancabile, cercando di stare vicino alle donne, alle quali però non rivolge mai la parola.

Ostinatamente chiusi alla luce.

34La Maddalena piange silenziosamente sotto al suo velo.

«Non piangere, Maria», conforta la Madonna prendendole la mano.

«Dopo il mondo ti rispetterà. Sono i primi giorni quelli più penosi».

«Oh! non per me! Ma per Lui. Se gli dovessi fare del male non me lo perdonerei. Hai sentito lo scriba che cosa ha detto? Io lo pregiudico».

35«Povera figlia! Ma non sai che queste parole fischiano come tanti serpenti intorno a Lui da quando tu ancora non pensavi di venire a Lui? Mi ha detto Simone che lo accusarono di questo fino dallo scorso anno, per avere guarito una lebbrosa, un tempo peccatrice, vista nel momento del miracolo e poi mai più, vecchia più di me che gli sono madre. Ma non sai che dovette fuggire dall’Acqua Speciosa perché una tua disgraziata sorella era andata là per redimersi? Come vuoi che l’accusino se Egli è senza peccato? Con menzogne. E in che trovarle? Nella sua missione fra gli uomini. L’atto buono viene agitato come prova di colpa. E qualunque cosa facesse mio Figlio, sarebbe sempre colpa per loro. Se si chiudesse in un eremo sarebbe colpevole di trascurare il popolo di Dio. Scende fra il popolo di Dio ed è colpevole di farlo. Per loro è sempre colpevole».

«Sono odiosamente cattivi, allora!».

36«No. Sono ostinatamente chiusi alla Luce. Egli, il mio Gesù, è l’eterno Incompreso. E sempre, e sempre più lo sarà».

Sofferenza corredentrice di Maria Ss.

«E non ne soffri? Mi sembri tanto serena».

37«Taci. È come se il mio cuore fosse fasciato di spine roventi. Ad ogni respiro io ne sono punta. Ma che Egli non lo sappia! Mi faccio vedere così per sostenerlo con la mia serenità. Se non lo conforta la sua Mamma, dove potrà trovare conforto il mio Gesù? Su quale seno potrà curvare il capo senza trovare ferita o calunnia per farlo? È dunque ben giusto che io, al disopra delle spine che già mi lacerano il cuore, e delle lacrime che bevo nelle ore di solitudine, posi un morbido manto di amore, metta un sorriso, a qualunque costo, per lasciarlo più quieto, più quieto finché… finché l’onda dell’odio sarà tale che nulla più gioverà. Neanche l’amore della Mamma…». Maria ha due righe di pianto sul volto pallido.

Le due sorelle la guardano commosse.

38«Ma Egli ha noi che lo amiamo. Gli apostoli poi…», dice Marta per consolarla.

39«Ha voi, sì. Ha gli apostoli… Ancora molto inferiori al loro compito… E il mio dolore è più forte perché so che Egli nulla ignora…».

40«Allora saprà anche che io lo voglio ubbidire fino all’immolazione se occorre?», chiede la Maddalena.

40«Lo sa. Sei una grande gioia sul suo duro cammino».

41«Oh! Madre!», e la Maddalena prende la mano di Maria e la bacia con espansione.

La mente si ristora nella verità.

42Tiberiade finisce nelle ortaglie del suburbio. Oltre è la via polverosa che conduce a Cana, limitata da un lato da frutteti, dall’altro da una serie di prati e di campi arsi dall’estate.

43Gesù si inoltra in un frutteto e sosta all’ombra delle piante folte. Lo raggiungono le donne e poi il trafelato romano, che proprio non ne può più. Si mette un poco scosto, non parla, ma guarda.

44«Mentre riposiamo, prendiamo il cibo», dice Gesù.

«Là vi è un pozzo e presso un contadino. Andate a chiedergli acqua».

45Va Giovanni e il Taddeo. Tornano con una brocca gocciolante d’acqua, seguiti dal contadino che offre degli splendidi fichi.

«Dio te ne compensi nella salute e nel raccolto».

46«Dio ti protegga. Sei il Maestro, vero?».

«Lo sono».

«Parli qui?».

«Non c’è chi lo desidera».

47«Io, Maestro. Più dell’acqua che è così buona per chi ha sete», grida il romano.

48«Hai sete?».

«Tanto. Ti sono venuto dietro dalla città».

«Non mancano in Tiberiade fontane d’acqua fresca».

«Non fraintendermi, Maestro, o fare mostra di fraintendermi. Ti sono venuto dietro per sentirti parlare».

«Ma perché?».

«Non so perché e come. È stato vedendo lei (e accenna la Maddalena). Non so. Qualche cosa che mi ha detto: “Quello ti dirà ciò che ancora non sai”. E sono venuto».

«Date all’uomo acqua e fichi. Che si ristori il corpo».

«E la mente?».

49«La mente ha ristoro nella Verità».

«È per quello che ti sono venuto dietro. Ho cercato la Verità nello scibile. Ho trovato la corruzione. Nelle dottrine anche migliori c’è sempre un che di non buono. Io mi sono avvilito fino a divenire un nauseato e nauseante uomo senza altro futuro che l’ora che vivo».

50Gesù lo guarda fissamente mentre mangia pane e fichi che gli hanno portato gli apostoli. Il pasto è presto finito. Gesù, rimanendo seduto, principia a parlare come se facesse una semplice lezione ai suoi apostoli. Rimane vicino anche il contadino.

La vera sapienza (Discorso)

Segreto per trovare la Verità.

51«Molti sono quelli che cercano la Verità per tutta la vita senza giungere a trovarla. Sembrano folli che vogliano vedere pur tenendo una cavezza di bronzo sui loro occhi e annaspano cercando convulsamente, tanto che sempre più si allontanano dalla Verità, oppure la nascondono rovesciando su essa cose che la loro ricerca folle smuove e fa precipitare. Non può che accadere loro così, perché cercano là dove la Verità non può essere. Per trovare la Verità bisogna unire l’intelletto con l’amore e guardare le cose non solo con occhi sapienti, ma con occhi buoni. Perché vale più la bontà della sapienza. Colui che ama giunge sempre ad avere una traccia verso la Verità.

Amare vuol dire…

52Amare non vuole dire godere di una carne e per la carne. Quello non è amore. È sensualità. Amore è l’affetto da animo ad animo, da parte superiore a parte superiore, per cui nella compagna non si vede la schiava ma la generatrice dei figli, solo quello, ossia la metà che forma con l’uomo un tutto che è capace di creare una vita, più vite; ossia la compagna che è madre e sorella e figlia dell’uomo, che è debole più di un neonato o più forte di un leone a seconda dei casi, e che come madre, sorella, figlia, va amata con rispetto confidente e protettore. Ciò che non è quanto Io dico, non è amore. È vizio. Non conduce all’alto ma al basso. Non alla Luce ma alle Tenebre. Non alle stelle ma al fango. Amare la donna per sapere amare il prossimo. Amare il prossimo per sapere amare Dio.

La Verità è Dio.

53Ecco trovata la via della Verità. La Verità è qui, uomini che la cercate. La Verità è Dio. La chiave per comprendere lo scibile è qui.

54La dottrina che è senza difetto non è che quella di Dio. Come può l’uomo dare risposta ai suoi “perché”, se non ha Dio che gli risponde? Chi può svelare i misteri del creato, anche solo e semplicemente quelli, se non il Fattore supremo che ha fatto questo creato? Come comprendere il prodigio vivente che è l’uomo, essere in cui si fonde la perfezione animale con quella perfezione immortale che è l’anima, per cui dèi siamo se abbiamo in noi viva l’anima, ossia libera da quelle colpe che avvilirebbero il bruto e che pure l’uomo compie, e si vanta di compierle?

Il sapere non è corruzione se è religione.

55Io vi dico le parole di Giobbe, o cercatori della Verità: “Interroga i giumenti e ti istruiranno, gli uccelli e te lo indicheranno. Parla alla terra e ti risponderà, ai pesci e te lo faranno sapere”[6].

56Sì, la terra, questa terra verdeggiante e fiorita, queste frutta che si gonfiano sulle piante, questi uccelli che prolificano, queste correnti di venti che distribuiscono le nubi, questo sole che non erra il suo sorgere da secoli e millenni, tutto parla di Dio, tutto spiega Dio, tutto svela e disvela Iddio.

57Se la scienza non si appoggia su Dio diviene errore che non eleva ma avvilisce. Il sapere non è corruzione se è religione. Chi sa in Dio non cade perché sente la sua dignità, perché crede nel suo futuro eterno. Ma bisogna cercare il Dio reale. Non le fantasie che dèi non sono ma solo deliri di uomini ancora avvolti nelle fasce della ignoranza spirituale, per cui non c’è ombra di sapienza nelle loro religioni e ombra di verità nelle loro fedi.

Buona volontà e coerenza.

58Ogni età è buona per divenire sapienti. Anzi, ancora in Giobbe questo è detto: “Sul far della sera ti sorgerà una specie di luce meridiana, e quando ti crederai finito sorgerai come la stella del mattino. Sarai pieno di fiducia per la speranza che ti attende”[7].

59Basta la buona volontà di trovare la Verità, e prima o poi essa si lascerà trovare. Ma una volta che trovata sia, guai a chi non la segue, imitando i cocciuti di Israele che, avendo già in mano il filo conduttore per trovare Dio – tutte le cose che di Me sono dette nel Libro – non vogliono arrendersi alla Verità e la odiano, accumulando sul loro intelletto e sul loro cuore le macie dell’odio e delle formule, e non sanno che per troppo peso la terra si aprirà sotto il loro passo che crede essere di trionfatore e non è che passo di schiavo dei formalismi, dell’astio, degli egoismi, ed essi saranno ingoiati, precipitando là dove vanno i colpevoli coscienti di un paganesimo più colpevole ancora di quello che dei popoli si sono dati, da se stessi, per avere una religione su cui regolare se stessi.

60No, che Io, così come non respingo chi si pente fra i figli di Israele, così non respingo neppure questi idolatri che credono in ciò che fu loro dato da credere, e che dentro, nell’interno, gemono: “Dateci la Verità!”.

61Ho detto. Ora riposiamo in questo verde, se l’uomo lo concede. A sera andremo a Cana».

62«Signore, io ti lascio. Ma poiché non voglio profanare la scienza che Tu mi hai dato, partirò questa sera da Tiberiade. Lascio questa terra. Mi ritiro col mio servo sulle coste della Lucania. Ho là una casa. Molto mi hai dato. Di più comprendo che Tu non possa dare al vecchio epicureo. Ma in quello che mi hai dato ho già tanto da ricostruire un pensiero. E… Tu prega il tuo Dio per il vecchio Crispo. L’unico tuo ascoltatore di Tiberiade. Prega perché prima della stretta di Libitina io possa riudirti e, con la capacità che credo poter creare in me sulle tue parole, capirti meglio e capire meglio la Verità. Salve, Maestro».

63E saluta alla romana. Ma poi, passando presso le donne sedute un poco in disparte, si inchina a Maria di Magdala e le dice: «Grazie, Maria. Bene fu che ti conoscessi. Al tuo vecchio compagno di festini tu hai dato il tesoro cercato. Se giungerò dove tu già sei, lo dovrò a te. Addio».

E se ne va.

64La Maddalena si stringe le mani sul cuore, con un viso stupito e radioso. Poi a ginocchi si trascina davanti a Gesù.

65«Oh! Signore! Signore! È dunque vero che io posso portare al bene? Oh! mio Signore! Ciò è troppa bontà!».

66E curvandosi col viso fra l’erba bacia i piedi di Gesù bagnandoli di nuovo col pianto, ora riconoscente, della grande amorosa di Magdala.

3. Dialogo sull’anima e lo spirito
con i romani
[8].

Gentili in casa! Ohibò!

24Entra la donna di casa e dice: «Maestro, vogliono Te».

25«Chi sono?».

«Uomini stranieri».

«Ma è impossibile!»,

«Il Maestro è stanco!»,

«È tutto il giorno che cammina e parla!»,

«E poi! Gentili in casa! Ohibò!».

I dodici sono tutti in subbuglio come un alveare disturbato.

«Sss! Pace! Non m’è fatica ascoltare chi mi cerca. È mio riposo».

«Potrebbe essere un tranello! A quest’ora…»

«No. Non è. State quieti e riposate voi. Io ho già avuto riposo mentre vi attendevo. Io vado. Non vi chiedo di venire meco… per quanto… per quanto vi dico che proprio fra i gentili dovrete portare il vostro giudaismo che non sarà più che cristianesimo. Attendetemi qui».

«Vai solo? Ah! questo mai!», dice Pietro e si alza.

«Resta dove sei. Vado solo».

Esce. Si affaccia alla porta di strada. Nel crepuscolo sono molti uomini che attendono.

Tutti gli uomini sono di un sangue solo.

26«La pace sia con voi. Mi volete?».

«Salve, Maestro». Parla un vecchio imponente, avvolto in una veste romana che sporge da un mantelletto tondo con cappuccio rialzato sul capo. «Oggi parlammo coi tuoi discepoli. Ma non ci seppero dire molto. Vorremmo parlare con Te».

27«Siete quelli del ricco obolo? Grazie per i poveri di Dio». Gesù si volge alla padrona di casa e dice: «Donna, Io esco con questi. Di’ ai miei che vengano a raggiungermi presso la riva perché, se ben vedo, costoro sono commercianti degli empori…».

«E navigatori, Maestro. Bene vedi».

Escono tutti insieme nella via, a cui fa lume un bel chiaro di luna.

28«Venite da lontano?».

Gesù è al centro del gruppo, con a fianco il vecchio che ha parlato per primo, un bel vecchio dal tagliente profilo latino. Dall’altro lato ha un altro attempato, dal volto nettamente ebraico, e poi intorno due o tre magrolini e olivastri, occhi aguzzi e un poco ironici, e altri più robusti di età diverse. Una decina di persone.

29«Siamo delle colonie romane di Grecia e d’Asia. Parte giudei e parte gentili… Non osavamo venire per questo… Ma ci hanno assicurato che Tu non sprezzi i gentili… come fanno gli altri… I giudei osservanti, volevo dire, quelli d’Israele, perché altrove anche i giudei sono… meno rigidi. Tanto che io, romano, ho per moglie una giudea di Licaonia, mentre costui ha per moglie una romana, lui, ebreo d’Efeso».

30«Non sprezzo nessuno… Ma bisogna compatire coloro che ancora non sanno pensare che, Uno essendo il Creatore, sono tutti gli uomini di un sangue solo».

«Lo sappiamo che sei grande fra i filosofi. E quanto dici lo conferma. Grande e buono».

«Buono è chi fa il bene. Non chi bene parla».

«Tu parli bene e bene fai. Sei perciò buono».

Socrate, filosofo greco.

31«Che volevate sapere da Me?».

32«Oggi, perdona Maestro se ti stanchiamo con le nostre curiosità. Ma sono curiosità buone, perché cercano con amore la Verità… Oggi volevamo sapere dai tuoi la verità su una dottrina che fu già accennata da filosofi antichi di Grecia e che Tu, ci si dice, torni a predicare più vasta e bella. Eunica, mia moglie, ha parlato con giudei che ti udirono e mi ha ripetuto quelle parole. Sai, Eunica, greca, è colta e conosce le parole dei saggi della sua patria. Ha trovato riscontro fra le parole tue e quelle di un grande filosofo greco. E anche a Efeso sono giunte quelle tue parole. Onde venuti, chi per commercio e chi per rito, in questo porto, ci siamo ritrovati fra amici e abbiamo parlato. Gli affari non distolgono dal pensare anche ad altre più alte cose. Empiti gli empori e le stive, abbiamo tempo di risolvere questo dubbio. Tu dici che l’anima è eterna. Socrate disse che essa è immortale. Conosci le parole del maestro greco?».

33«No. Non ho studiato nelle scuole di Roma e Atene. Ma parla pure. Ti intendo ugualmente. Non ignoro il pensiero del filosofo greco».

Immortalità dell’anima.

34«Socrate, contrariamente a ciò che crediamo noi di Roma, e anche a ciò che credono i vostri sadducei, ammette e sostiene che l’uomo abbia l’anima e che questa sia immortale. Dice che, tale essendo, la morte non è che liberazione per l’anima e passaggio di questa da una carcere ad un libero luogo in cui si ricongiunge a quelli che amò, e là conosce i saggi del cui senno udì parlare e i grandi, gli eroi, i poeti, e non trova più ingiustizie né dolore. Ma felicità eterna in un soggiorno di pace, aperto alle anime immortali che vissero con giustizia. Tu che ne dici, Maestro?».

35«In verità ti dico che il maestro greco, pur essendo nell’errore di una religione non vera, era nella verità dicendo l’anima immortale. Ricercatore del Vero e cultore della Virtù, sentiva nel fondo dello spirito mormorare la voce del Dio ignoto, del vero Dio, del Dio unico: l’Altissimo Padre da cui Io vengo per portare gli uomini alla Verità.

L’ anima e lo Spirito.

36L’uomo ha un’anima. Una. Vera. Eterna. Signora. Meritevole di premio e castigo. Tutta sua. Creata da Dio. Destinata, nel Pensiero creativo, a tornare a Dio. Voi, gentili, troppo vi dedicate al culto della carne. Mirabile opera, in verità, su cui sta il segno del Pollice eterno. Troppo ammirate la mente, gioiello chiuso nello scrigno del vostro capo e di là emanante i suoi raggi sublimi. Grande, superno dono di Dio Creatore che vi ha fatto secondo il suo Pensiero come forme, ossia opera perfetta d’organi e membra, e vi ha dato la sua somiglianza col Pensiero e con lo Spirito. Ma la perfezione della somiglianza è nello spirito. Poiché Dio non ha membra e opacità di carne, come non ha senso e fomite di lussuria. Ma è Spirito purissimo, eterno, perfetto, immutabile, instancabile nell’operare, continuamente rinnovantesi nelle sue opere, che paternamente adegua al cammino ascensionale della sua creatura. Lo spirito, creato per tutti gli uomini da una stessa Fonte di potenza e bontà, non conosce variazioni di perfezioni iniziali. Uno solo è lo spirito creato perfetto e rimasto tale. Tre sono gli spiriti creati perfetti…».

37«Uno sei Tu, Maestro».

«Non Io. Io nella mia Carne ho lo Spirito che non fu creato ma che è stato generato dal Padre per esuberanza d’Amore».

38«Quali, dunque?».

«I due progenitori da cui venne la razza, creati perfetti e poi caduti, volontariamente, in imperfezione. Il terzo, creato per delizia di Dio e dell’universo, è troppo superiore alla possibilità di pensiero e di fede del mondo d’ora perché Io ve lo indichi. Gli spiriti, dicevo, creati da una stessa Fonte con ugual misura di perfezione, subiscono poi, per loro merito e volontà, una duplice metamorfosi».

39«Allora Tu ammetti seconde vite?».

«Non vi è che una vita. In questa l’anima, che ebbe la somiglianza iniziale con Dio, passa, per la giustizia fedelmente praticata in tutte le cose, ad una più perfetta somiglianza, ad una, direi, seconda creazione di se stessa, per cui evolve ad una doppia somiglianza col suo Creatore, facendosi capace di passare a possedere la santità, la quale è perfezione di giustizia e somiglianza di figli col Padre. Questa è nei beati, ossia in quelli che il vostro Socrate dice abitino l’Ade. Mentre Io vi dico che, quando la Sapienza avrà detto le sue parole e col sangue le avrà firmate, costoro saranno i beati del Paradiso, del Regno, cioè, di Dio».

40«E dove sono ora costoro?».

«Nell’attesa».

41«Di che?».

«Del Sacrificio. Del Perdono. Della Liberazione».

42«Si dice che sarà il Messia il Redentore, e che Tu sei tale… È vero?».

«È vero. Io son che vi parlo».

43«Allora Tu dovrai morire? Perché, Maestro? Il mondo ha tanto bisogno di Luce e Tu vuoi lasciarlo?».

«Tu, greco, mi chiedi questo? Tu, in cui le parole di Socrate hanno trono?».

Chi è santo ama far cose gradite a Dio.

44«Maestro, Socrate era un giusto. Tu santo sei. Guarda quanto bisogno di santità ha la Terra».

45«Essa aumenterà di diecimila potenze per ogni dolore, per ogni ferita, per ogni stilla del mio Sangue».

«Per Giove! Mai stoico fu più grande di Te, che non ti limiti a predicare il disprezzo della vita, ma ti appresti a gettarla».

46«Io non disprezzo la vita. La amo come la cosa più utile per comperare la salvezza del mondo».

«Ma sei giovane, Maestro, per morire!»

47«Il tuo filosofo dice che è caro agli dèi ciò che è santo, e tu mi hai chiamato santo. Se santo sono, devo aver sete di tornare alla Santità da cui venni. Mai abbastanza giovane, perciò, per non aver questa sete. Dice anche Socrate che chi è santo ama far cose gradite agli dèi. Qual cosa più gradita di rendere all’amplesso del Padre i figli che la colpa ha allontanati e dare all’uomo la pace con Dio, fonte di ogni bene?».

«Tu dici che non conosci le parole socratiche. Come allora sai queste che dici?».

48«Tutto Io so. Il pensiero degli uomini – quanto è pensiero buono – non è che la riflessione di un mio pensiero. Quanto buono non è, non è mio, ma Io l’ho letto negli èvi e ho saputo, so e saprò, quando fu, viene e verrà detto. Io so».

Lo Spirito evangelizzatore.

49«Signore, vieni a Roma, faro del mondo. Qui l’odio ti circonda. Là ti circonderà venerazione».

50«All’uomo. Non al Maestro del soprannaturale. Io sono venuto per il soprannaturale. Lo devo portare ai figli del popolo di Dio, per quanto siano i più duri col Verbo».

51«Roma e Atene non ti avranno, allora?».

«Mi avranno. Non temete. Mi avranno. Coloro che mi vorranno mi avranno».

«Ma se ti uccideranno…»

52«Lo spirito è immortale. Quello di ogni uomo. Non lo sarà il mio, Spirito del Figlio di Dio? Verrò col mio Spirito operante… Verrò… Vedo le turbe infinite e le case levate al mio Nome… Sono ovunque… Parlerò nelle cattedrali e nei cuori… Non avrà sosta il mio evangelizzare… L’Evangelo scorrerà la Terra… i buoni tutti a Me… ed ecco… Io passo alla testa del mio esercito di santi e lo porto al Cielo. Venite alla Verità…».

«Oh! Signore! Abbiamo l’anima fasciata di formule e di errori. Come faremo ad aprirle le porte?».

53«Io disserrerò le porte d’Inferno, aprirò le porte del vostro Ade e del mio Limbo. E non potrò aprire le vostre? Dite: “Voglio” e, come serrame fatto d’ali di farfalla, esse cadranno polverizzate sotto il passare del mio Raggio».

Profezia sulla missione di Pietro a Roma.

«Chi verrà in tuo Nome?»

54«Vedete quell’uomo che viene a questa volta insieme ad un poco più che adolescente? Quelli verranno a Roma e alla Terra. E con essi molti ancora. Così solleciti, come ora, per l’amor di Me che li sprona e che non fa loro trovar riposo che al mio fianco, verranno, per l’amor dei redenti dal Sacrificio mio, a cercare voi, a radunarvi, a portarvi alla Luce. Pietro! Giovanni! Venite. Ho finito, credo, e son con voi. Avete altro a dirmi?».

55«Altro, Maestro. Andiamo portando seco noi le tue parole».

56«Germoglino in voi con radici eterne. Andate. La pace sia con voi».

«Salve a Te, Maestro».

4. A Cesarea Marittima. Romani gaudenti e una parabola sull’uso del tempo e della libertà[9].

Romani gaudenti.

Vasti mercati di Cesarea.

1Cesarea ha dei vasti mercati e vi affluiscono derrate fini per le raffinate mense romane; e presso le piazze dei mercati dove, in un caleidoscopio di visi, di colori, di generi, sono le cibarie più umili, si trovano degli empori per le cibarie più ricche, importate da ogni parte, sia dalle diverse colonie romane come dalla lontana Italia, a far meno penosa la lontananza dalla Patria. E gli empori dei vini o delle preziosità culinarie portate d’altrove sono sotto fondi portici, perché i romani non amano essere bruciati dal sole né bagnati dalle piogge mentre procurano alle loro gole raffinate i cibi che consumeranno nei festini. Va bene essere epicurei nel gusto del palato, ma ciò non deve mancare al rispetto per le altre membra… e perciò ombrie di portici freschi, protezioni di archi dalle piogge, conducono dal quartiere romano, quasi tutto riunito intorno al palazzo del Proconsole, stretto fra la via litoranea e la piazza delle caserme e delle gabelle, agli empori dei romani presso i mercati dei giudei.

2Molta gente è sotto questi portici, comodi se non belli in questa loro estrema parte che dà sui mercati. Gente di ogni qualità. Schiavi e liberti, e anche qualche raro gaudente signore circondato da schiavi, il quale, lasciata la sua lettiga nella via, va indolente da un negozio all’altro, facendo acquisti che gli schiavi portano verso casa. I soliti discorsi oziosi quando due signori romani si incontrano: il tempo, la noia del paese che non offre le gioie dell’Italia lontana, rimpianti di spettacoli grandiosi, programmi di festini e discorsi licenziosi.

Ozio dei militi romani.

3Un romano, preceduto da una decina di schiavi carichi di sacche e fagotti, si scontra con due altri suoi pari. Saluti reciproci.

«Salve, o Ennio!».

«Salute, o Floro Tullio Cornelio! Salute, o Marco Eracleo Flavio!»

 «Quando tornasti?».

«Affaticato, all’alba del dì avanti ieri».

«Tu affaticato? Quando mai sudi?», motteggia il giovane chiamato Floro.

«Non deridere, Floro Tullio Cornelio. Anche ora sto sudando per gli amici!».

«Per gli amici? Non ti abbiamo chiesto fatiche», obbietta l’altro, più anziano, chiamato Marco Eracleo Flavio.

«Ma il mio amore a voi pensa. O crudeli che mi schernite, vedete questa teoria di schiavi carichi di pesi? Altri li hanno preceduti con altri pesi. E tutto per voi. Ad onorarvi».

«Questo allora è il tuo lavoro? Un banchetto?»,

«E perché?», gridano rumorosamente i due amici.

«Ssst! Un simile baccano fra nobili patrizi! Sembrate la plebe di questo paese dove ci logoriamo in…».

4«Orge e ozio. Ché altro non facciamo noi. Ancor mi chiedo: perché qui siamo? Quali compiti abbiamo?».

«Morire di noia è uno».

«Insegnare a vivere a queste prefiche lamentose è un altro».

«E… seminare Roma nei sacri bacini delle donne ebree è un’ altro ancora».

«E godere, qui come altrove, il nostro censo e la nostra potenza, alla quale tutto è concesso, è un altro».

5I tre si alternano come per una litania e ridono. Però il giovane Floro si arresta e si fa cupo dicendo: «Ma da qualche tempo una caligine incombe sull’allegra corte di Pilato. Le più belle dame sembrano caste vestali ed i mariti le secondano nel capriccio. Ciò leva molto alle usate feste…». «Già! Il capriccio per quel rozzo Galileo… Ma passerà presto…».

6«Ti sbagli, o Ennio. So che anche Claudia ne è conquisa, e perciò una… strana morigeratezza di costumi si è insediata nel suo palazzo. Sembra che là riviva l’austera Roma repubblicana…»

«Uhh!! Che muffa! Ma da quando?».

«Dal dolce aprile propizio agli amori. Tu non sai… Eri assente. Ma le nostre dame sono tornate funeree come le piangenti delle urne cinerarie, e noi poveri uomini dobbiamo cercare altrove molti sollazzi. Neppure concessi ci sono, in presenza delle pudiche!».

Orgie e bestialità.

7«Una ragione di più perché io vi soccorra. Questa sera grande cena… e più grande orgia, nella mia casa. A Cintium, dove fui, ho trovato delizie che questi fetenti considerano immonde: pavoni, pernici, e gralle d’ogni specie, e cinghialetti sottratti vivi alla madre uccisa ed allevati per le nostre cene.

E vini… Ah! dolci, preziosi vini dei colli romani, delle mie calde coste literniche e delle tue assolate spiagge presso l’Aciri!… E profumati vini di Chio e dell’isola dove Cintium è gemma. E inebrianti vini di Iberia, propizi ad accendere il senso per il godimento finale. Oh! deve esser gran festa! Per fugare la noia di questo esilio. Per persuaderci che siamo ancora virili…».

«Anche donne?».

«Anche… E belle più di rose. D’ogni colore e… sapore. Un tesoro mi è costato l’acquisto di tutte le merci, fra cui le femmine… Ma io sono generoso agli amici!… Ora qui terminavo gli ultimi acquisti. Quelli che nel viaggio potevano guastarsi. Dopo il convito, a noi l’amore!…»

«Avesti buona navigazione?».

«Ottima. Venere marina mi fu amica. Del resto a lei dedico il rito di questa notte…».

I tre ridono grassamente, pregustando le prossime indegne gioie…

Ma Floro domanda: «Perché questa straordinaria festa? Un motivo per essa?…».

«Tre motivi: il mio diletto nipote riveste in questi giorni la toga virile. Devo solennizzare l’evento. Un’ubbidienza al presagio che mi diceva che Cesarea si mutava in affliggente dimora, e occorreva sfatare la sorte con un rito a Venere. Il terzo… piano piano ve lo dico: sono di nozze…».

«Tu? Bugiardo!».

«Son di nozze. È “nozze” ogni qualvolta uno deliba il primo sorso da un’anfora chiusa. Io questa sera lo farò. Ventimila sesterzi o, se più vi piace, duecento aurei – ché in realtà così ho finito a sborsare fra sensali e… simili – l’ho pagata. Ma neppur se Venere l’avesse partorita in un’aurora d’aprile, e fatta di spume e di raggi d’oro, più bella e pura l’avrei trovata! Un boccio, un boccio serrato… Ah! E io ne sono il padrone!».

 «Profanatore!», dice celiando Marco Eracleo.

«Non fare il censore, che mi equivali!… Partito Valeriano, qui si languiva di noia. Ma io gli subentro… I tesori degli antenati ci sono per questo. Né sarò come lui stolto da attendere che la più bionda del miele Galla Ciprina – l’ho chiamata così – sia corrotta dalle mestizie e dalle filosofie degli evirati che non sanno godere la vita…».

«Bravo!!! Ma però… la schiava di Valeriano era dotta e…»

«…e folle col suo leggere i filosofi… Macché anima! Macché seconda vita! Macché virtù!… Vivere è godere! E qui si vive. Ieri ho dato al rogo ogni rotolo funesto e, pena la morte, ho comandato agli schiavi di non ricordare miserie di filosofi e di galilei. E la fanciulla conoscerà me soltanto…».

«Ma dove l’hai trovata?».

«Eh! ci fu chi fu sagace e acquistò schiavi dopo le guerre galliche e non li usò che come riproduttori, tenendoli bene, solo soggetti a procreare per dare fiori novelli di bellezza… E Galla è uno di questi. Ora è pubere, e il padrone l’ha venduta… e io l’ho comperata… ah! ah! ah!».

«Libidinoso!».

«Se non ero io, era un altro… Perciò… Non doveva nascere femmina…».

«Se ti udisse… Oh! eccolo!».

«Chi?».

«Il Nazareno che ha stregato le nostre dame. È alle tue spalle…».

Ennio si volta come avesse alle spalle un aspide. Guarda Gesù che avanza lentamente fra la gente che gli si accalca intorno, povera gente del popolo e anche schiavi di romani, e ghigna: «Quello straccione?! Le donne sono delle depravate. Ma fuggiamo, che non streghi noi pure! Voi», dice finalmente ai poveri suoi schiavi, rimasti tutto il tempo sotto i loro carichi, simili a cariatidi per le quali non c’è pietà, «voi andate a casa e lesti, ché avete perso tempo fino ad ora e i preparatori attendono le spezie, i profumi. Di corsa! E ricordate che c’è la sferza se tutto non è pronto al tramonto».

Gli schiavi vanno via di corsa, e più lentamente li segue il romano coi due amici…

Solidarietà messianica.

8Gesù si avanza. Mesto, perché ha sentito la finale della conversazione di Ennio, e dall’alto della sua statura guarda con infinita compassione gli schiavi correnti sotto il loro peso. Si volge intorno, cerca altri volti di schiavi di romani… Ne vede alcuni, trepidanti fra la paura di esser sorpresi dagli intendenti o scacciati dagli ebrei, mescolati fra la turba che lo stringe, e dice fermandosi: «Non vi è alcuno di quella casa fra voi?».

«No, Signore. Ma li conosciamo», rispondono gli schiavi presenti.

9«Matteo, dà loro abbondante obolo. Lo spartiranno coi compagni perché sappiano che c’è chi li ama. E voi sappiate, e ditelo agli altri, che con la vita cessa soltanto il dolore per quelli che furono buoni e onesti nelle loro catene, e col dolore la differenza fra ricchi e poveri, fra liberi e schiavi. Dopo c’è un unico e giusto Iddio per tutti, il Quale, senza tener conto di censo o di catene, darà premio ai buoni e castigo ai non buoni. Ricordatevelo».

10«Sì, o Signore. Ma noi delle case di Claudia e Plautina siamo abbastanza felici, come quelli di Livia e Valeria, e ti benediciamo perché Tu ci hai migliorato la sorte», dice un vecchio che da tutti è ascoltato come un capo.

11«Per mostrarmi che mi avete gratitudine, siate sempre più buoni, e avrete il vero Dio a vostro eterno Amico». E Gesù alza la mano come per licenziare e benedire, e poi si addossa ad una colonna e inizia a parlare fra l’attento silenzio della folla. Né già gli schiavi si allontanano, ma restano, ascoltando le parole uscenti dalla bocca divina.

Parabola delle due monete.

Le due monete.

12«Udite. Un padre di molti figli dette ad ognuno di essi, divenuti adulti, due monete di molto valore e disse loro: “Io non intendo più lavorare per ognuno di voi. Ormai siete in età di guadagnarvi la vita. Perciò do ad ognuno uguale misura di denaro, perché la impieghiate come più vi piace e a vostro utile. Io resterò qui in attesa, pronto a consigliarvi, pronto anche ad aiutarvi se per involontaria sciagura perdeste in tutto o in parte il denaro che ora vi do. Però ricordatevi bene che sarò inesorabile per chi lo disperde con malizia volontaria e per i fannulloni che lo consumano o lo lasciano quale è con l’ozio o coi vizi. A tutti ho insegnato il Bene e il Male. Non potete perciò dire che andate ignoranti incontro alla vita. A tutti ho dato esempio di operosità saggia e giusta e di vita onesta. Perciò non potete dire che vi ho corrotto lo spirito col mio mal esempio. Io ho fatto il mio dovere. Ora voi fate il vostro, ché scemi non siete, né impreparati, né analfabeti. Andate”, e li licenziò rimanendo solo, in attesa, nella sua casa.

L’ uso delle monete.

13I figli si sparsero per il mondo. Avevano tutti le stesse cose: due monete di gran valore, di cui potevano liberamente disporre, e un più grande tesoro di salute, energia, cognizioni ed esempi paterni. Perciò avrebbero dovuto riuscire tutti ad un modo. Ma che avvenne? Che fra i figli, chi bene usò delle monete e si fece presto un grande e onesto tesoro con il lavoro indefesso e onesto e una vita morigerata, regolata sugli insegnamenti paterni; e chi sulle prime fece onestamente fortuna, ma poi la disperse con l’ozio e le crapule; e chi fece denaro con usure o commerci indegni; e chi non fece nulla perché fu inerte, pigro, incerto, e finì le monete di molto valore senza aver ancora potuto trovare un’occupazione qualsiasi.

L’ ora del rendiconto.

14Dopo qualche tempo, il padre di famiglia mandò servi in ogni dove, là dove sapeva essere i suoi figli, e disse ai servi: “Direte ai miei figli di radunarsi nella mia casa. Voglio mi rendano conto di cosa hanno fatto in questo tempo, e rendermi conto da me stesso delle loro condizioni”. E i servi andarono per ogni dove e raggiunsero i figli del loro padrone, fecero l’ambasciata, e ognuno tornò indietro col figlio del padrone che aveva raggiunto.

15Il padre di famiglia li accolse con molta solennità. Da padre, ma anche da giudice. E tutti i parenti della famiglia erano presenti, e coi parenti gli amici, i conoscenti, i servi, i compaesani e quelli dei luoghi limitrofi. Una solenne adunanza. Il padre era sul suo scanno di capo famiglia, intorno a semicerchio tutti i parenti, amici, conoscenti, servi, compaesani e limitrofi. Di fronte, schierati, i figli.

16Anche senza interrogazioni, il loro aspetto diverso dava risposta sulla verità. Coloro che erano stati operosi, onesti, morigerati e avevano fatto santa fortuna, avevano l’aspetto florido, pacifico e benestante di chi ha larghi mezzi, buona salute e serenità di coscienza. Guardavano il padre con un sorriso buono, riconoscente, umile ma insieme trionfante, splendente della gioia di avere onorato il padre e la famiglia e di essere stati buoni figli, buoni cittadini e buoni fedeli. Quelli che avevano sciupato nell’ignavia o nel vizio i loro averi stavano mortificati, mogi, sparuti nell’aspetto e nelle vesti, coi segni delle crapule o della fame chiaramente impressi su tutti loro. Quelli che avevano fatto fortuna con delittuose manovre avevano l’aggressività, la durezza sul volto, lo sguardo crudele e turbato di belve che temono il domatore e che si preparano a reagire…

 L’ interrogatorio.

17Il padre iniziò l’interrogatorio da questi ultimi: “Come mai, voi che eravate di così sereno aspetto quando partiste, ora parete fiere pronte a sbranare? Da dove vi viene quell’aspetto?”.

“La vita ce lo ha dato. E la tua durezza di mandarci fuori di casa. Tu ci hai messo a contatto col mondo”.

“Sta bene. E che avete fatto nel mondo?”.

“Ciò che potemmo per ubbidire al tuo comando di guadagnarci la vita col niente che ci hai dato”.

18“Sta bene. Mettetevi in quell’angolo… E ora a voi, magri, malati e malvestiti. Che faceste per ridurvi così? Eravate pure sani e ben vestiti quando partiste”.

“In dieci anni gli abiti si logorano…”, obbiettarono i fannulloni.

“Non ci sono dunque più telai nel mondo che facciano stoffe per le vesti degli uomini?”.

“Sì… Ma ci vogliono denari per comperarle…”.

“Li avevate”.

“In dieci anni… si sono più che finiti. Tutto ciò che ha principio ha fine”.

“Sì, se se ne leva senza mettervene. Ma perché voi avete soltanto levato? Se aveste lavorato, potevate mettere e levare senza che il denaro finisse, ma anzi ottenendo che aumentasse. Siete stati forse malati?”.

“No, padre”.

“E allora?”.

“Ci sentimmo spersi… Non sapevamo che cosa fare, che fosse buono… Temevamo di far male. E per non fare male non facemmo nulla”.

“E non c’era il padre vostro a cui rivolgervi per consiglio? Sono forse stato mai padre intransigente, pauroso?”.

“Oh, no! Ma ci vergognavamo di dirti: ‘Non siamo capaci di prendere iniziative’. Tu sei sempre stato così attivo… Ci siamo nascosti per vergogna”.

19“Sta bene. Andate nel mezzo della stanza. A voi! E che mi dite voi? Voi che all’aspetto della fame unite quello della malattia? Forse che il troppo lavoro vi ha resi malati? Siate sinceri e non vi sgriderò”.

Alcuni degli interpellati si gettarono in ginocchio battendosi il petto e dicendo: “Perdonaci, o padre! Già Dio ci ha castigati e ce lo meritiamo. Ma tu, che sei padre nostro, perdonaci!… Abbiamo iniziato bene; ma non abbiamo perseverato. Trovandoci facilmente ricchi, dicemmo: ‘Orbene, ora godiamo un po’, come ci suggeriscono gli amici, e poi torneremo al lavoro e rifaremo il disperso’. E volevamo fare così, in verità. Tornare alle due monete e poi rifarle fruttare, come per giuoco. E per due volte (dicono due) per tre (dice uno) ci riuscimmo. Ma poi la fortuna ci abbandonò… e consumammo tutto il denaro”.

“Ma perché non vi siete ripresi dopo la prima volta?”.

“Perché il pane speziato del vizio corrompe il palato, e non si può più farne senza…”

“C’era vostro padre…”.

“E’ vero. E a te sospiravamo con rimpianto e nostalgia. Ma noi ti abbiamo offeso… Supplicavamo il Cielo di ispirarti di chiamarci per ricevere il tuo rimprovero e il tuo perdono; questo chiedevamo e chiediamo, più delle ricchezze che non vogliamo più, perché ci hanno traviati”.

20“Sta bene. Mettetevi voi pure presso quelli di prima, al centro della stanza. E voi, malati e poveri come questi, ma che tacete e non mostrate dolore, che dite?”.

“Ciò che dissero i primi. Che ti odiamo perché col tuo imprudente agire ci hai rovinati. Tu che ci conoscevi non dovevi lanciarci nelle tentazioni. Ci hai odiato e ti odiamo. Ci hai fatto questo tranello per liberarti di noi. Sii maledetto”.

21“Sta bene. Andate coi primi in quell’angolo. Ed ora a voi, floridi, sereni, ricchi figli miei. Dite. Come siete giunti a questo?”

“Mettendo in pratica i tuoi insegnamenti, esempi, consigli, ordini, tutto. Resistendo ai tentatori per amore di te, padre benedetto che ci hai dato la vita e la sapienza”.

22“Sta bene. Venite alla mia destra e udite tutti il mio giudizio e la mia difesa. Io ho dato a tutti ad un modo di denaro e di esempio e sapienza. I miei figli hanno risposto in maniere diverse. Da un padre lavoratore, onesto, morigerato, sono usciti dei simili a lui, poi degli oziosi, dei deboli facili a cadere in tentazione e dei crudeli che odiano il padre, i fratelli e il prossimo su cui, anche se non lo dicono lo so, hanno esercitato usura e delitto.

 23E nei deboli e negli oziosi ci sono i pentiti e gli impenitenti. Ora io giudico. I perfetti già sono alla mia destra, pari a me nella gloria come nelle opere; i pentiti staranno di nuovo, come fanciulli ancora da istruirsi, soggetti fino a che non avranno raggiunto il grado di capacità che li faccia di nuovo adulti; gli impenitenti e colpevoli siano gettati fuori dei miei confini e perseguitati dalla maledizione di chi non è più loro padre, perché il loro odio per me annulla i rapporti della paternità e della figliolanza fra noi. Però ricordo a tutti che ognuno si è fatto la sua sorte, perché io ho dato a tutti le stesse cose che, nei riceventi, hanno prodotto quattro diverse sorti, e non posso essere accusato di aver voluto il loro male”.

24La parabola è finita, o voi che avete ascoltato. Ed ora vi do i paragoni di essa. Il Padre dei Cieli è adombrato dal padre di numerosa famiglia. Le due monete date dal padre a tutti i figli prima di mandarli nel mondo sono il tempo e la libera volontà che Dio dà ad ogni uomo, perché li usi come meglio crede, dopo essere stato ammaestrato ed edificato con la Legge e gli esempi dei giusti. A tutti, uguali doni. Ma ogni uomo li usa come la sua volontà vuole. Chi tesorizza il tempo, i mezzi, l’educazione, il censo, tutto, nel bene e si mantiene sano e santo, ricco di moltiplicata ricchezza. Chi comincia bene e poi si stanca e disperde. Chi non fa nulla pretendendo che gli altri facciano. Chi accusa il Padre dei suoi errori; chi si pente, disposto a riparare; chi non si pente e accusa e maledice come se la sua rovina fosse stata forzata da altri.

25E Dio ai giusti dà subito premio; ai pentiti misericordia e tempo di espiare per giungere al premio per il loro pentimento ed espiazione; e dà maledizione e castigo a chi calpesta l’amore con l’impenitenza conseguente al peccato. A ognuno dà il suo. Non disperdete dunque le due monete – il tempo e il libero arbitrio – ma usateli con giustizia per essere alla destra del Padre e, se avete mancato, pentitevi e abbiate fede nel misericordioso Amore.

Andate. La pace sia con voi!».

26Li benedice e li guarda allontanarsi sotto il sole che inonda piazza e vie. Ma gli schiavi sono ancora là…

27«Ancor qui, poveri amici? E non sarete puniti?».

«No, Signore, se diremo che abbiamo udito Te. Le nostre padrone ti venerano. Dove andrai ora, Signore? Ti desiderano da tanto…».

28«Presso il cordaio del porto. Ma parto questa sera, e le vostre padrone saranno alla festa…».

29«Lo diremo ugualmente. Ce lo hanno ordinato di segnalare ogni tuo passaggio, da mesi e mesi».

30«Va bene. Andate. E voi pure fate buon uso del tempo e del pensiero, che è sempre libero anche se l’uomo è in catene».

31Gli schiavi si curvano fino a terra e se ne vanno verso i quartieri romani. Gesù e i suoi, per una vietta modesta, verso il porto.

5. Guarigione dello schiavo Aquila[10].

Il Messia da povero arricchisce i poveri.

22«E Tu dove vai, Signore? Da me! Da me!».

Tutti i ricchi di Ippo lo vogliono, e quasi si contendono per difendere ognuno il motivo per cui Gesù deve andare da questo o quello. Egli alza la mano imponendo silenzio. Lo ottiene a fatica. Dice: «Io resto con questi». E indica i poveri che, stretti in un mucchio ai margini della folla, lo guardano con l’occhio di chi, sempre schernito, si sente amato. E ripete: «Io resto con questi per consolarli e spartire con loro il pane. Per dar loro un anticipo della letizia del Regno dove il Re sarà seduto fra i sudditi allo stesso banchetto d’amore. E intanto, poiché la loro fede è scritta sui loro volti e nei loro cuori, Io dico a loro: “Vi sia fatto ciò che nel vostro cuore chiedete, e anima e corpo giubilino nella prima salute che vi dà il Salvatore”».

23I poveri saranno almeno un centinaio. Di questi almeno due terzi sono sciupati nelle membra, o ciechi, o malati visibilmente; l’altro terzo è di bimbi che mendicano per le madri vedove o per i nonni… Ebbene, è prodigioso vedere che le braccia storpiate, le anche sciancate, le schiene rattrappite, gli occhi spenti, le estenuazioni che si trascinano, tutta la flora dolorosa delle malattie e delle sventure, contratte per sciagure di lavoro o per eccesso di fatiche e di stenti, si restaurano, cessano di essere, e questi infelici tornano a vivere, a sentirsi capaci di bastare a loro stessi. Il gridio empie e rimbomba nella vasta piazza.

L’amore e la dottrina del Messia è universale.

24Un romano si fa largo a fatica fra la folla in delirio e raggiunge Gesù mentre Egli, a sua volta a fatica, si dirige ai poveri risanati che lo benedicono dal loro posto, impotenti a fendere la folla compatta.

25«Salve, o Rabbi d’Israele. Ciò che hai fatto è solo per quelli del tuo popolo?».

«No, uomo. Né ciò che ho fatto, né ciò che ho detto. Il mio potere è universale, perché universale è il mio amore. E la mia dottrina è universale perché per essa non ci sono caste, né religioni, né nazioni a far da limite. Il Regno dei Cieli è per l’Umanità che sa credere nel Dio vero. Ed Io sono per quelli che sanno credere nel potere del Dio vero».

26«Io sono pagano. Ma credo che Tu sei un dio. Ho uno schiavo che mi è caro. Un vecchio schiavo che mi segue da quando ero bambino. Ora la paralisi lo uccide lentamente e con molto dolore. Ma è uno schiavo e forse Tu…»

27«In verità ti dico che non conosco che una vera schiavitù che mi dia ribrezzo: quella del peccato, e del peccato ostinato. Perché chi pecca e si pente incontra la mia pietà. Il tuo schiavo sarà guarito. Va’ e guarisci dal tuo errore entrando nella vera fede».

28«Non vieni a casa mia?».

«No, uomo».

29«Invero… ho chiesto troppo. Un dio non va in case di mortali. Ciò si legge nelle favole soltanto… Ma nessuno mai ospitò Giove o Apollo».

«Perché essi non sono. Ma Dio, il vero Dio entra nelle case dell’uomo che crede in Lui e vi porta guarigione e pace».

30«Chi è il Dio vero?».

«Colui che è»[11].

31«Non Tu? Non mentire! Ti sento dio…».

«Non mento. Tu lo hai detto. Io lo sono. Io sono il Figlio di Dio venuto per salvare anche la tua anima, come ho salvato il tuo diletto schiavo. Non è quello che viene chiamando a gran voce?».

Conversioni dei romani.

32Il romano si volge, vede un vecchio, seguito da altri, che avvolto in una coperta corre gridando: «Mario! Mario! Padrone mio!».

33«Per Giove! Il mio schiavo! Corre!… Io… ho detto: Giove… No. Dico: per il Rabbi d’Israele. Io… io…», l’uomo non sa più che dire… La gente si apre volonterosa per far passare il vecchio guarito.

34«Sono guarito, padrone. Ho sentito un fuoco nelle membra e un comando: “Alzati!”. Mi pareva la tua voce. Mi sono alzato… stavo in piedi… Ho provato a camminare… ci riuscivo… Mi sono toccato le piaghe del letto… più piaghe. Ho urlato. Nereo e Quinto sono accorsi. Mi hanno detto dove eri. Non ho aspettato di avere vesti. Ora ti posso servire ancora…», il vecchio in ginocchio piange baciando le vesti del romano.

35«Non a me. Egli, questo Rabbi, ti ha guarito. Bisognerà credere, Aquila. Egli è il vero Dio. Ha guarito quelli con la voce e te… con non so che… Credere si deve… Signore… io sono pagano ma… ecco… No. É troppo poco. Dimmi dove vai e ti darò onore». Aveva offerto una borsa, ma la ripone.

36«Vado sotto quel portico oscuro, con essi».

«Ti manderò per essi. Salve, o Rabbi. Lo racconterò a chi non crede…».

«Addio. Ti attendo sulle vie di Dio».

37Il romano se ne va con i suoi schiavi. Gesù se ne va coi suoi poveri e con gli apostoli e discepole.

38Il portico, più via coperta che portico, è ombroso e fresco, e la gioia è tanta che pare bello anche il luogo, di per sé molto comune. Ogni tanto un cittadino viene e dà degli oboli. Torna lo schiavo del romano con una pesante borsa. E Gesù dà parole di luce e conforti di denaro e, tornati gli apostoli con cibarie diverse, Gesù spezza il pane e benedice il cibo e dà ai poveri, ai suoi poveri…

6. Il greco Zenone e la lettera di Sintica con la notizia della morte di
Giovanni di Endor
[12].

Incontro di Zenone con il Dio vero.

Zenone travolto dal dolore.

37Vanno sino all’ampio vestibolo che è sul dietro della casa, più un portico semitondo aperto sul parco che un vestibolo; e il parco si prolunga nella casa, in questo vestibolo a semicerchio, aperto sul giardino e ornato di colonne con rami di roseti ora senza fiori e ramaglie gentili di gelsomini, stellate di fiori e di altri arrampicanti purpurei dei quali ignoro il nome.

«La pace sia con te, straniero. Mi volevi?»

38«Salute e gloria, Signore. Ti volevo. Ho una lettera per Te. Me l’ha data una donna greca ad Antiochia. Sono… No, non sono più greco perché ho preso cittadinanza romana per continuare il mio appalto. Sono fornitore delle milizie romane. Li odio. Ma vettovagliarli è fruttuoso. Per quanto ci hanno fatto, cicuta dovrei mescolare alle farine. Ma bisognerebbe avvelenarli tutti. Pochi non serve. Farebbero peggio… Si credono lecito tutto perché sono forti. Dei barbari sono, rispetto ai greci. Ci hanno rubato tutto per ornarsi del nostro e fingersi civili. Ma gratta la crosta, che è tinta della nostra civiltà, e scopri sempre un Amulio, un Romolo, un Tarquinio… Scopri sempre un Bruto uccisore di chi lo benefica. Ora hanno Tiberio! Poco ancora per loro! Hanno Seiano. Hanno ciò che sta loro bene. Il ferro, le catene, i delitti che hanno fatto si rivoltano contro loro stessi e mordono le carni dei bruti romani. Poco, ancor troppo poco. Ma ciò che è legge avverrà. Quando il mostro sarà divenuto enorme per suo proprio peso, precipiterà e imputridirà. E i vinti rideranno sull’enorme cadavere e diventeranno di nuovo i vincitori. Così sia. Tutti i piedi dei conquistatori a premere colei che ha tutto schiacciato con la sua espansione brutale… Ma perdona, Signore. Il perpetuo dolore mi ha travolto ancora una volta…

Quesiti sulla dottrina del Messia.

39Dicevo che una greca mi ha dato una lettera per Te e mi ha detto che Tu sei il Virtuoso perfetto. Virtuoso… Sei giovane per esserlo… I grandi spiriti dell’Ellade spesero la vita per diventarlo un poco… Eppure la donna mi ha detto la tua Idea. Se veramente credi in ciò che insegni, Tu sei grande… É vero che Tu vivi per prepararti alla morte per dare al mondo la sapienza del vivere da dèi e non da bruti, siccome ora gli uomini fanno? É vero che Tu asserisci esservi solo una ricchezza degna di essere raggiunta: quella delle virtù? É vero che sei venuto per redimere, ma che la redenzione si inizia in noi stessi, seguendo i tuoi insegnamenti? É vero che noi possediamo l’anima e dobbiamo averne cura essendo cosa divina, imperitura, incorruttibile per sua natura, ma che noi, noi soli vivendo da bruti possiamo sdivinizzare pur non potendola distruggere? Rispondi, o Grande!».

«E’ vero. Tutto è vero».

L’anima di Zenone.

40«Per Zeus! Questo diceva anche il sommo Nostro. Ma pareva una musica alla quale mancasse una nota, una lira alla quale mancasse una corda. Ogni tanto si sentiva un vuoto, invalicato dal filosofo. Tu lo hai colmato, se realmente sei venuto non soltanto per insegnare ma anche per morire, non costretto a ciò da alcuno, ma per volontà propria di ubbidienza al Dio, ciò che cambia la tua morte da suicidio in sacrificio… Per la divina Pallade! Nessuno dei nostri dèi fece mai questo. Dunque deduco esser Tu più di essi. La greca dice che essi non sono, e Tu solo sei… Parlo io dunque ad un dio? E può un dio ascoltare così un vettovagliatore ladro e astioso del nemico, un miserabile uomo? Perché mi ascolti?».

41«Perché vedo la tua anima».

«La vedi?!!! Come è?».

42«Contorta, sporca, anguicrinita, amara, ignorante, nonostante che il tuo intelletto sia ben diverso da quello di un barbaro. Ma dentro del tempio brutto hai un altare che attende, come quello che è nell’Areopago e attende la stessa cosa. Attende il Dio vero».

La via che porta ad essere dio.

43«Te allora, perché la greca dice che Tu sei il Dio vero. Ma, per Zeus, è vero ciò che dici della mia anima. Sei più chiaro e sicuro dell’oracolo delfico. Ma Tu predichi pace e amore e perdono. Difficili virtù. E continenza predichi, e onestà d’ogni specie… Esser ciò è esser dèi più grandi degli dèi, perché essi… oh! non sono pacifici, onesti, magnanimi!… Essi sono la perfezione delle passioni male dell’uomo, eccetto Minerva che è almeno sapiente… La stessa Diana!… Pura, ma crudele… Sì, esser ciò che Tu predichi è esser più degli dèi. Se lo divenissi… per il bellissimo Ganimede! Lui, da giovanetto ad aquila olimpica e divo coppiere. Ma Zenone, da fornitor di biade ai barbari padroni a dio… Ma lascia che io mi ci interni in questo pensiero, e leggi la lettera della donna, intanto…», e l’uomo si dà a passeggiare come un peripatetico.

Lettera di Sintica.

Lettura di Gesù in privato.

44Pietro, stanco, vedendo che il discorso era lungo, si era comodamente seduto su un sedile dell’atrio e nel fresco dell’ambiente, nel morbido dei cuscini gettati sul sedile, si è messo tranquillamente a sonnecchiare… Però deve aver tenuto un orecchio vigile, perché lo desta il rumore del sigillo spezzato e della pergamena svoltolata, e sorge in piedi, strofinandosi gli occhi assonnati. Si accosta al Maestro che legge, ritto in piedi sotto un lampadario di lastre di mica delicatamente violacea. La luce essendo tenue, adatta a illuminare il luogo senza levargli l’incanto della luna nelle notti serene, Gesù tiene alto il foglio per leggere le parole, e Pietro, molto più basso del Maestro, standogli al fianco, cerca di allungare il collo, di alzarsi in punta di piedi per vedere, ma non può.

45«E’ Sintica, eh? Che dice?», chiede due volte e supplica: «Leggi forte, Maestro!».

Ma Gesù risponde: «Sì. E’ lei… Dopo…», e legge, legge, e finito il primo foglio lo piega e se lo mette nelle pieghe della cintura e riprende la lettura sul secondo foglio.

46«Quanto ha scritto, eh?! Come sta Giovanni? E chi è quell’uomo?». Pietro è insistente come un bambino.

Gesù è talmente assorto che non lo ascolta più. Anche il secondo foglio è finito e segue la sorte del primo.

47«Si sciupano lì. Dàlli a me da tenere….», e certo pensa: «e da sbirciare». Ma, alzando gli occhi per seguire le mani del Maestro che svolgono il terzo e ultimo foglio, vede brillare una lacrima sospesa sulle ciglia bionde di Gesù.

«Maestro?! Piangi?! Perché, Maestro mio?», dice e gli si stringe contro abbracciandolo alla vita col suo braccio muscoloso e corto. 48«E’ morto Giovanni…».

«Oh! poveretto! Quando?».

«Ai primi grandi calori… desiderandoci tanto…».

«Oh! povero Giovanni!… Ma già… era finito!… E’ il dolore di separarsi… Tutto per dei serpenti! Li conoscessi per nome!… Leggi forte, Signore. Volevo bene, io, a Giovanni!».

«Dopo. Dopo leggerò. Taci ora». Gesù legge attento…

Pietro si allunga ancor più per vedere… La lettura è finita. Gesù ripiega il foglio e dice: «Chiama mia Madre».

«Non leggi?».

«Attendo gli altri… Intanto congederò quell’uomo».

La nuova patria  immortale.

49E mentre Pietro entra in casa, dove sono le discepole con Giovanna, Gesù va dal greco: «Quando parti?».

«Oh! devo andare a Cesarea dal Proconsole e poi a Joppe dopo aver acquistato merci. Partirò fra un mese, in tempo per evitare le tempeste di novembre. Partirò per mare. Hai bisogno di me?».

«Sì, per rispondere. La greca dice che mi posso fidare di te».

50«Ci dicono falsi. Ma abbiamo anche la capacità di non esserlo. Fidati di me. Puoi preparare lo scritto e cercarmi per i Tabernacoli presso Cleante, quello che mi fornisce di formaggi di Giudea per le tavole dei romani. Terza casa dopo la fonte del villaggio di Betfage. Non puoi sbagliare».

51«Anche tu non puoi sbagliare se prosegui la via in cui hai messo piede. Addio, uomo. La civiltà greca ti porti a quella cristiana».

«Non mi rimproveri di odiare?».

«Senti che dovrei farlo?».

«Sì. Perché Tu riprovi l’odio come passione indegna e abborri la vendetta».

52«E tu che ne pensi?».

«Che colui che non odia e perdona è più grande di Giove».

53«Raggiungi allora quella grandezza… Addio, uomo. La tua famiglia ami Sintica e nell’esilio in cui siete prendete le vie della Patria immortale: il Cielo. Chi crede in Me e pratica le mie parole avrà quella Patria. La Luce ti illumini. Va’ in pace».

L’uomo saluta e si avvia. Poi si ferma, torna indietro, chiede: «Non ti sentirò parlare?».

54«All’aurora parlerò a Tarichea. Ma dopo vado verso la Sirofenicia e poi; non so per che strada, a Gerusalemme».

«Ti cercherò. E domani sarò a Tarichea per giudicare se sei eloquente come saggio».

Se ne va definitivamente.

Commenti sulla morte di Giovanni.

55Le donne sono nell’atrio e con Pietro commentano la morte di Giovanni. Ma sono venuti anche gli altri rimasti per la città ad avvisare che domani mattina il Rabbi sarà a Tarichea. E tutti parlano del povero Giovanni di Endor e sono ansiosi di sapere.

56«Egli è morto, Figlio?», domanda Maria.

«Sì. É nella pace».

«Veramente ha finito di soffrire», sospira Pietro.

56«É uscito dalla carcere definitivamente».

«Sarebbe stato giusto non avesse sofferto l’ultimo dolore dell’esilio», osserva con impeto Giuda d’Alfeo.

«Una purificazione di più».

57«Oh! io non vorrei per me questa purificazione. Ogni altra, ma non morire lontano dal Maestro!», grida Giacomo di Zebedeo.

58«Eppure… moriremo tutti così… Maestro… portaci via con Te!», dice Andrea dopo gli altri.

«Non sai ciò che chiedi, Andrea. Questo è il posto vostro fino alla mia chiamata. Ma sentite ciò che scrive Sintica.

Contenuto della lettera.

Zenone, futuro apostolo cristiano.

59“Sintica di Cristo al Cristo Gesù, salute.

60L’uomo che ti porterà questi fogli è un mio connazionale, mi ha promesso di cercarti sinché non ti ha trovato, riserbando per ultimo luogo Betania dove lascerà la lettera presso Lazzaro se non avesse potuto trovarti in nessun luogo. Egli è uno che si rifà come può di tutto il male che ha ricevuto, egli e i suoi avi, da parte di Roma. Per tre volte Roma li ha colpiti, e in molti modi, e sempre coi suoi metodi. Egli, con arguzia greca, dice che ora munge le vacche tiberine per far loro sputare le capre elleniche. É fornitore della casa del Legato e di molte case romane di questa piccola Roma, e grande città regina d’Oriente. Inoltre, dopo le raffinatezze per i ricchi, è riuscito a carpire, con astuta maniera fatta di omaggi servili che coprono odio insanabile, le forniture per le coorti d’Oriente. Il suo metodo non lo approvo. Ma ognuno ha il suo modo. Io avrei preferito il pane mendicato per la via agli scrigni d’oro avuti dall’oppressore. E così avrei fatto sempre se ora un altro motivo, che non è l’utile per me, non mi avesse spinta ad imitare il greco per il mio scopo.

61Ma in fondo è un buon uomo, e buona è sua moglie e le tre figlie e un figlio. Li ho conosciuti nella piccola scuola di Antigonio, ed essendosi ammalata all’inizio della primavera la madre, l’ho curata col balsamo e così sono entrata in casa loro. Molte case mi avrebbero ricevuta con piacere come maestra e ricamatrice. Case nobili e case commerciali, ma io ho preferito questa per un motivo che non è l’essere casa di greci. Ora ti spiegherò.

62Io ti prego di compatire Zenone anche se Tu non puoi approvare il suo pensiero. Egli è come certi terreni aridi, quarziferi alla superficie ma ottimi sotto la crosta dura. Io spero riuscire a levare questa crosta creata da tanto dolore e mettere a nudo il buon terreno. Sarebbe un grande aiuto per la tua Chiesa, essendo Zenone noto e collegato con tanti dell’Asia minore e della Grecia, oltre Cipro, Malta, e persino in Iberia, dove in ogni luogo ha parenti e amici, come lui greci e perseguitati, oppure anche romani delle milizie, o delle magistrature, utilissimi un giorno alla tua causa.

Profezia sulla Roma cristiana.

63Signore, mentre scrivo, da una delle terrazze della casa vedo Antiochia coi suoi moli sul fiume, il palazzo del Legato nell’isola, le sue vie regali, le sue mura dalle cento e cento torri poderose, e se mi volgo vedo la cresta del Sulpio che mi sovrasta con le sue caserme, e l’altro palazzo del Legato. Sono così fra le due manifestazioni della potenza romana, io povera donna soggetta, sola. Ma non mi dànno paura. Anzi penso che ciò che non può l’ira degli elementi e la forza di tutto un popolo in rivolta, farà la debolezza che non dà ombra, la apparente debolezza, spregevole ai potenti, di chi è una forza perché possiede Dio: Te.

64Penso, e te lo dico, che questa forza romana sarà la forza cristiana quando ti avrà conosciuto, e che dalle cittadelle della romanità pagana occorrerà iniziare il lavoro, perché esse saranno sempre le padrone del mondo e una romanità cristiana vorrà dire una cristianità universale. Quando questo? Non so. Ma sento che sarà. Onde guardo con un sorriso queste testimonianze di potenza romana, pensando a quel giorno che metteranno le insegne e la loro forza a servizio del Re dei re. Le guardo come si guardano amici utili che ancora non sanno di esserlo, che faranno soffrire prima di essere conquistati, ma che, conquistati che siano, porteranno Te, la conoscenza di Te sino ai confini del mondo.

65Io, povera donna, oso dire ai miei grandi fratelli in Te che, quando sarà l’ora della conquista del mondo al tuo Regno, non da Israele, troppo chiuso nel suo rigorismo mosaico inasprito da quello fariseo e delle altre caste per essere conquistato, ma da qui, dal mondo romano, dalle propaggini di esso – i tentacoli con cui essa Roma strozza ogni fede, ogni amore, ogni libertà che non sia quale essa vuole, ad essa utile – da qui dovrà iniziarsi la conquista degli spiriti alla Verità.

66Tu lo sai, Signore. Ma io parlo per i fratelli che non possono credere che anche noi, i gentili, si abbia anelito al Bene. Ai fratelli dico che sotto la corazza pagana vi sono cuori delusi del vuoto pagano, nauseati della vita che conducono perché così si usa, stanchi di odio, di vizio, di durezza. Vi sono spiriti onesti, ma che non sanno dove appoggiarsi per trovare appagamento al loro anelito al Bene. Date ad essi una Fede che li appaghi. Morranno per essa portandola sempre più avanti come una fiaccola fra le tenebre, come gli atleti dei giuochi ellenici”».

Intervallo.

67Gesù ripiega il primo foglio e, mentre gli ascoltatori commentano lo stile, la forza, le idee di Sintica, e si chiedono perché non è più ad Antigonio, Gesù svolge il secondo foglio.

68Pietro, finora rimasto seduto, si torna ad avvicinare come per sentire meglio e riprende a sollevarsi sulle punte dei piedi per vedere, stringendosi a Gesù.

69«Simone, fa tanto caldo e tu mi opprimi», dice sorridendo Gesù. «Torna al tuo posto. Non hai sentito fino ad ora?».

70«Sentito? Sì. Ma non ho veduto. E ora voglio vedere, perché Tu è da quel foglio lì che sei mutato e hai pianto… E non è solo per Giovanni… Che era morente si sapeva…».

71Gesù sorride ma, per impedire a Pietro di sbirciare da dietro le spalle sullo scritto, si addossa alla più vicina colonna, incurante di allontanarsi dalla luce del lampadario che, in compenso, se non illumina il foglio illumina molto il viso di Gesù.

Pietro, ben deciso a vedere, a capire, trascina uno sgabello di fronte a Gesù e si siede tenendo gli occhi fissi sul volto del Maestro.

Il seme del cristianesimo.

72«”Tanto sono convinta di questo che, rimasta sola, ho lasciato Antigonio per Antiochia, certa di potere lavorare più in questo terreno, dove come a Roma tutte le razze si fondono e mescolano, che là dove impera Israele… Non posso, io, donna, partire alla conquista di Roma. Ma se l’Urbe mi è irraggiungibile, sulla figlia più bella dell’Urbe, la più somigliante alla madre in tutto l’Orbe, io getto il seme… Su quanti cuori cadrà? In quanti germoglierà? In quanti verrà trasportato altrove e attenderà gli apostoli per germinare? Non so. Non chiedo di sapere. Faccio. Offro al Dio che ho conosciuto, e che appaga il mio spirito e il mio intelletto, il lavoro. In questo Dio credo come a Dio unico e onnipotente. So che non delude chi è di buona volontà. Questo mi basta e mi sorregge nel fare.

Sul transito di Giovanni.

73Maestro, Giovanni è morto il sesto giorno avanti le none di giugno secondo i romani, quasi alla neomenia di tamuz secondo gli ebrei.

74Signore… A che dirti ciò che sai? Eppure lo dico per i fratelli. Giovanni morì da giusto e, per la verità sulle sue sofferenze, dovrei dire da martire.

75Io l’ho assistito con tutta la pietà che una donna può avere, con tutto il rispetto che si ha per un eroe, con tutto l’amore che si ha per un fratello. Ma ciò non ha impedito una sofferenza tale che io, non per disgusto o stanchezza ma per compassione, pregavo l’Eterno di chiamarlo alla pace. Egli diceva: ‘alla libertà’.

76Che parole uscivano dalla sua bocca! Può mai un uomo che è sceso fino in fondo, come egli diceva, salire a tanta luce di sapienza? Oh! la morte è proprio il mistero che rivela la nostra origine, e la vita è lo scenario che nasconde il mistero. Uno scenario che ci viene dato senza disegni e sul quale noi possiamo lavorare ciò che vogliamo. Egli vi aveva scritto molte cose, non tutte belle. Ma le ultime furono sublimi. Dal cielo fosco del basso, su cui erano disegni di dolore umano e di umana violenza, come sapiente artefice era passato a sempre più luminosi segni, decorando di virtù lo scorcio della sua vita cristiana e finendo in una luminosità fulgida di anima perduta in Dio.

77Io te lo dico: non parlò, ma cantò il suo ultimo poema. Non morì, ma assurse. Né io potei distinguere con esattezza quando era ancora l’uomo che parlava o quando già parlava lo spirito figlio di Dio.

78Signore, ho letto, Tu lo sai, tutte le opere dei filosofi per cercare un pascolo all’anima legata dalle doppie catene della schiavitù e del paganesimo. Ma quelle erano opere d’uomo. Qui non erano più voci d’uomo, erano parole di super-uomo, di spirito regale, più, di spirito semidivino.

79Io ho vegliato sul mistero, che non sarebbe stato capito d’altronde da quelli che ci ospitavano, buoni con l’uomo ma israeliti nel più ampio e completo senso del nome… E quando negli ultimi tocchi dell’amore Giovanni non fu più che un amore parlante, io ho allontanato ognuno e ho raccolto io sola ciò che Tu certo sai…

80Signore… quell’uomo è morto, è ‘uscito finalmente dalla carcere, è andato nella libertà’, come egli diceva col filo di voce degli ultimi giorni e con lo sguardo acceso d’estasi, stringendomi la mano e svelandomi il Paradiso con le sue parole. Quell’uomo è morto insegnandomi a vivere, perdonare, credere, amare. E’ morto preparandomi all’ultimo tempo della tua vita.

81Signore, tutto so. Mi aveva istruito sui profeti nelle sere d’inverno. Conosco il Libro come una vera israelita. Ma so anche ciò che il Libro non specifica…

82Maestro mio e mio Signore… io lo imiterò. E io vorrei lo stesso favore, ma penso che sia più eroico non chiederlo, e fare la tua volontà…”»

Intervallo.

83Gesù ripiega il foglio e fa per prendere il terzo.

84«No, no, Maestro! Non può essere… C’è dell’altro. Non può essere finito così presto il foglio!», esclama Pietro.

85«Tu non leggi tutto! Perché, Signore? Voi! Protestate. Sintica ha scritto più per noi che per Lui, e Lui non ci legge».

86«Non insistere, Pietro!».

87«Sì che insisto! Eccome se insisto! Ho visto, sai, che il tuo occhio andava più in basso di colpo e che, c’è trasparenza, non hai letto le ultime righe. Non starò quieto che finché rileggi la fine di quel foglio. Piangevi prima!… E che? C’è forse da piangere in quello che hai letto? Dispiace, sì, saperlo morto… ma una morte così non fa piangere! Io credevo che fosse morto male, perdendo il suo spirito… Invece… Leggi, su! Madre! Giovanni! Voi che ottenete tutto…».

88«Ascoltalo, Figlio mio, e se anche è cosa penosa a sapersi berremo tutti il calice…».

«Sia come volete…

Consapevolezza della Verità.

89“Conosco il Libro come una vera israelita. Ma so anche ciò che il Libro non specifica, ossia che ormai la tua Passione non tarderà a compiersi, poiché Giovanni è morto e Tu gli hai promesso breve sosta nel Limbo. Egli me lo ha detto. Egli mi ha detto che Tu avevi promesso di levarlo prima che conoscesse come e dove può giungere l’odio d’Israele verso Te, e ciò per impedire che per amore di Te egli odiasse i tuoi torturatori. Ora egli è morto… e Tu sei dunque prossimo a morire… No. A vivere. Veramente a vivere con la tua Dottrina, con Te stesso in noi, con la Divinità in noi dopo che il tuo Sacrificio ci renderà la vita dell’anima, la Grazia, l’unione col Padre, col Figlio, con lo Spirito Santo.

90Maestro, mio Salvatore, mio Re, mio Dio… forte è la mia tentazione, anzi è stata forte, di raggiungerti ora che Giovanni dorme col corpo nel sepolcro e riposa con lo spirito nell’attesa. Raggiungerti per essere con le altre presso la tua ara. Ma le are vanno ornate non solo della vittima, ma di ghirlande in onore del Dio per il cui onore si celebra il sacrificio. Io metto la mia violacea ghirlanda di discepola lontana ai piedi della tua ara. Vi metto l’ubbidienza, il lavoro, il sacrificio di non vederti e ascoltarti… Ah! sarà ben duro! E‘ ben duro ora che sono finiti i tuoi colloqui soprannaturali con Giovanni e io non ne godo più!… Signore, alza la tua mano sulla tua serva perché ella sappia fare solo la tua volontà e ti sappia servire” ».

Intervallo.

91Gesù piega il foglio e guarda i volti degli ascoltatori. Sono pallidi. Ma Pietro mormora: «Non capisco perché piangevi… Credevo ci fosse altro…».

92«Piangevo perché confrontavo l’uxoricida, il galeotto di un tempo e la schiava pagana con troppi in Israele».

93«Ho capito! Ti angoscia che gli ebrei siano inferiori ai gentili, e i sacerdoti e principi ai galeotti. Hai ragione. Ero stolto! Che donna questa donna! Peccato che abbia dovuto andar via!…»

Gesù spiega il terzo foglio.

94«”E sappia imitare in tutto il discepolo e fratello che è già nella pace, che vi è andato dopo aver compiuto ogni purificazione… in tuo onore e per alleviare le tue sofferenze”».

95«Ah! no, poi!». Pietro è saltato con agilità sul sedile prima che Gesù possa scostarsi e vede che non è possibile esser già là dove Gesù guarda. Occorre tenere presente che la cartapecora si arrotola su se stessa man mano che è lasciata libera in alto, e perciò molte righe sono ormai nascoste nell’alto del foglio.

96Gesù alza la testa e, con volto più mesto che triste, dolce ma fermo, respinge il suo apostolo e dice: «Pietro, il tuo Maestro sa ciò che ti fa bene! Lascia che Io ti dia ciò che ti è buono…».

97Pietro è tocco da quelle parole, e più dallo sguardo di Gesù, così implorante, lucido di una lacrima che sta per cadere. Scende dal sedile dicendo: «Ubbidisco… Ma che ci sarà mai li?!».

La scelta delle anime.

98Gesù riprende a leggere: «”Ed ora che ho parlato di altri, parlo di me. Ho lasciato Antigonio dopo la sepoltura di Giovanni. Non perché mi trattassero male. Ma perché sentivo che non era il mio posto. Perché lo sentivo? Non so. Lo sentivo. Come ti ho detto, avevo conosciuto molte famiglie perché molti erano venuti a noi. Ho preferito sistemarmi presso quella di Zenone, proprio perché è nell’ambiente dove conto lavorare.

99Una donna romana mi voleva nella sua splendida casa presso i Colonnati di Erode. Una ricchissima siriana mi invitava a maestra nel laboratorio di stoffe che il marito, di Tiro, ha impiantato in Seleucia. Una vedova proselite, madre di sette fanciulle, abitante presso il ponte Seleucio, mi voleva per rispetto a Giovanni, maestro dei fanciulli. Una famiglia greco-assira, con empori in una via presso il Circo, chiedeva che io andassi da essa perché nel tempo dei giuochi potevo essere utile. Infine un romano, già centurione, credo, certo militare, qui rimasto con non so quale preciso impegno, guarito lui pure con il balsamo, insisteva per avermi.

100No. Non volevo i ricchi, non i mercanti. Volevo anime, e anime greche e romane, perché sento che da queste deve iniziarsi l’espansione della tua Dottrina nel mondo.

Seminatrice del Regno.

101Ed eccomi in casa di Zenone sulle pendici del Sulpio, presso le caserme. La cittadella incombe minacciosa dalla vetta. Eppure, così arcigna come è, è migliore dei ricchi palazzi dell’Onfolo e del Ninfeo, e vi ho amici. Un milite che ti conosce, di nome Alessandro. Un semplice cuore di fanciullo chiuso in un gran corpo di soldato. E lo stesso tribuno, da poco giunto qui da Cesarea, sotto la sua clamide ha un retto cuore. Nella sua semplicità rozza si avvicina più alla Verità Alessandro. Ma anche il tribuno, che ti ammira come un retore perfetto, un filosofo ‘divino’, come egli dice, non è ostile alla Sapienza, se anche ancora non può accogliere la Verità. Ma conquistare questi e le loro famiglie con un minimo di tua conoscenza vuol dire gettare il seme di questa conoscenza a settentrione e mezzogiorno, a oriente e occidente, perché le milizie sono come dei grani agitati dal ventilabro, meglio, delle pule che il mulinello del vento, in questo nostro caso il volere dei Cesari e le necessità di dominio, sparge per ogni dove.

Tutto per il trionfo del Messia.

102Quando verrà un giorno che i tuoi apostoli, come uccelli lanciati a volo, si spargeranno sulla Terra, grande aiuto sarà per loro trovare nei luoghi di apostolato uno, uno solo, anche uno solo che non ignori che Tu fosti. Per questa idea curo anche le membra dolenti dei vecchi gladiatori e quelle ferite dei giovani gladiatori. Per questo non sfuggo più le donne romane, per questo sopporto quelli che mi erano dolore… Tutto. Per Te.

103Se sbaglio, consigliami con la tua sapienza. Sappi solo, ma lo sai, che i miei sbagli vengono da incapacità, ma non da malizia. Signore, la tua serva ti ha detto tanto… un niente del tanto che ho in cuore. Ma Tu vedi il mio spirito. Signore… Quando vedrò il tuo volto? Quando rivedrò tua Madre, i fratelli?… La vita è un sogno che passa. Passerà la separazione. Sarò in Te, e con loro, e sarà la gioia e la libertà per me, anche per me, come per Giovanni.

104Mi prostro ai tuoi piedi, mio Salvatore. Benedicimi con la tua pace.

105A Maria di Nazareth, alle discepole, pace e benedizione. Agli apostoli e ai discepoli, pace e benedizione. A Te, Signore, gloria e amore.

106Ho letto. Madre, vieni con Me. Voi attendetemi, oppure riposate. Io non rientro. Resto in preghiera con mia Madre. Giovanna, se alcuno mi cerca, sono nel chiosco presso il lago».

Il sacrificio della Missionaria.

Il grande bambino buono.

107Pietro ha tratto in disparte Maria e le parla concitato ma sotto voce. Maria gli sorride e mormora qualcosa. Poi raggiunge suo Figlio che segue il sentiero appena visibile nella notte.

108«Che voleva Simone di Giona?».

«Sapere, Figlio mio. É come un bambino… un grosso bambino… Ma è tanto buono».

109«Sì, è molto buono. E ha pregato te, che sei buonissima, per sapere… Ha scoperto il punto debole: te e Giovanni. Lo so. Mostro di non saperlo, ma lo so. Ma non posso sempre cedere per farlo contento… Non occorreva, Gionata. Stavamo anche al buio», dice vedendo Gionata accorrere con una lucerna d’argento e dei cuscini che dispone sulla tavola e sui sedili del chiosco.

«Lo ha ordinato Giovanna. La pace a Te, Maestro».

«E a te».

Restano soli.

La Consolatrice.

110«Dicevo che non sempre posso accontentarlo. Questa sera non potevo. Tu sola puoi sapere i punti che ho taciuto. Ti ho voluta per questo e anche per stare con te, Mamma… Stare con te nelle ultime ore prima di una separazione è radunare tanta dolce forza da esserne ricco per molte ore di solitudine fra il mondo, che non mi capisce o mi capisce male. E stare con te nelle prime ore di un ritorno è ritemprarsi subito nella tua dolcezza di tutti i calici che devo bere nel mondo… e che sono così disgustosi e amari».

111Maria lo carezza senza parlare. Ritta in piedi presso Lui seduto, è la Madre che conforta il Figlio. Ma Egli la fa sedere e dice: «Ascolta…»; e allora Maria, nella posa attenta, seduta di fronte a Lui, diviene la discepola che pende dalle labbra di Gesù Maestro.

La Messaggera di vita.

112«Sintica scrive parlando di Antiochia: “Qui il volere – non so distinguere dove cessa quello degli uomini e ha inizio quello di Dio, perché non sono saggia – qui il volere, più forte del mio desiderio, mi ha portata, e chissà che ciò non sia stato tutto volere di Dio. Certo è che, quasi di sicuro per una grazia del Cielo, io amo ormai questa città che, con le vette del Casio e dell’Amano a vegliarla da due lati e le creste verdi delle Montagne nere più lontano, molto mi ricorda la patria perduta. E mi pare che questo sia il primo passo di ritorno verso la mia terra, e non già passo di pellegrina stanca che torna per morire, ma di messaggera di vita che viene a dare vita a chi le fu madre. Mi pare che da qui, rondine riposata al volo e nutrita di Sapienza, io debba volare là, alla città dove vidi la luce e dalla quale voglio, vorrei salire alla Luce dopo aver dato la Luce che mi fu data.

113I miei fratelli in Te, lo so, non approverebbero questo pensiero. Vogliono solo per loro la tua sapienza. Ma sbagliano. Un giorno capiranno che il mondo aspetta, e che il mondo sprezzato sarà il migliore. Io preparo loro la via. Non qui soltanto, ma con quanti qui fanno capo e poi tornano ad altri paesi, e non distinguo tanto se sono gentili o proseliti, greci o romani, o di altre colonie dell’Impero e della Diaspora. Parlo, suscito volontà di conoscerti… Il mare non è fatto di una nuvola che si svuota. É fatto di nuvole, nuvole, nuvole che si svuotano sulla terra e si riversano in mare. Io sarò una nuvola. Il mare sarà il cristianesimo. Voglio moltiplicare la conoscenza di Te per contribuire a formare il mare del cristianesimo. Io, greca, so parlare ai greci, non tanto con l’idioma quanto con la comprensione… Io, già schiava dei romani, so lavorare i romani di cui conosco i punti sensibili. E, per quanto ho vissuto fra gli ebrei, so anche come trattare costoro, specie qui dove i proseliti sono numerosi. Giovanni è morto per la tua gloria. Io vivrò per la tua gloria. Benedici i nostri spiriti”.

La vera libertà.

114E più oltre, là dove parla della morte di Giovanni, là dove non ho lasciato che Simone leggesse, è scritto: “Giovanni è morto dopo aver compiuto ogni purificazione, anche l’estrema, del perdono a coloro che col loro modo di fare lo hanno ucciso e ti hanno costretto ad allontanarlo. So il nome di costoro, almeno del principale di costoro. Giovanni me lo ha rivelato dicendo: ‘Diffida sempre di lui. É un traditore. Ha tradito me, tradirà Lui e i compagni. Ma io perdono all’Iscariota come Egli perdonerà. É già tanto grande l’abisso in cui lui giace che non voglio farlo più profondo col mio non perdonargli di avermi ucciso separandomi da Gesù. Il mio perdono non lo salverà. Nulla lo salverà, perché è un demonio[13]. Non lo dovrei dire, io che fui assassino, ma io avevo almeno un’offesa a farmi folle. Egli inveisce su chi non gli ha fatto del male e finirà col tradire il suo Salvatore. Ma gli perdono perché la bontà di Dio ha fatto del suo livore verso di me il mio bene. Vedi? Tutto ho espiato. Egli, il Maestro, me lo ha detto ieri sera. Ho tutto espiato. Ora esco dalla carcere. Ora entro veramente nella libertà, libero anche dal peso del ricordo del peccato di Giuda di Keriot verso un infelice che aveva trovato la pace presso il suo Signore’.

Sacrificio della discepola.

115Io pure, a suo esempio, lo perdono di avermi strappata a Te, alla Madre benedetta, alle sorelle discepole, all’udirti, al seguirti sino alla morte, per essere presente al trionfo tuo di Redentore. E lo faccio per Te, in tuo onore e per alleviare le tue sofferenze. Sta’ in pace, mio Signore. Il nome dell’obbrobrio che è fra le file dei tuoi seguaci non uscirà dalle mie labbra, e con questo non uscirà niente di quanto ho sentito da Giovanni quando il suo io parlava con la tua invisibile, letificante Presenza. Sono stata in forse se venire da Te prima di sistemarmi nella nuova dimora. Ma ho sentito che mi sarei tradita col ribrezzo per l’Iscariota e che ti avrei nuociuto presso i tuoi nemici. Ho sacrificato così anche questo conforto… certa che il sacrificio non sarà senza frutto e senza premio”.

I morti sentono l’amore della preghiera.

116Ecco, Madre. Potevo leggere questo a Simone?».

«No. Non a lui, non agli altri. Nel mio dolore ho la gioia di questa morte santa di Giovanni… Figlio, preghiamo perché egli senta il nostro amore e… e perché Giuda non sia l’obbrobrio… Oh! è orrendo!… Eppure… noi perdoneremo…»

117«Preghiamo…».

Si alzano in piedi e pregano nella luce tremula della lampada, fra cortine di rami penduli, mentre la risacca ha un respiro sincopato contro la sponda…

7. A Tarichea, discorso sulla natura del regno messianico. Conversione di Galazia e Zenone. Invito di Cusa a Gesù[14].

A Tarichea.

La penisola di Tarichea.

1La penisoletta di Tarichea si protende nel lago facendo una profonda insenatura a sud-ovest, di modo che non è errato dire che, più che una penisola, è un istmo circondato dalle acque per quasi tutto il suo perimetro, rimanendo congiunto alla terra solo per una piccola parte. Almeno così era ai tempi di Gesù, nei quali io la vedo. Non so se poi, nel corso di venti secoli, le arene e i ciottoli, portati da un torrentello che sbocca proprio nell’insenatura di sud-ovest, abbia potuto modificare l’aspetto del luogo, insabbiando la piccola baia e allargando perciò la lingua di terra dell’istmo.

2La baia è quieta, azzurrina con striature di giada là dove rispecchia il verde degli alberi, che si protendono dalla costa verso il lago. Molte barche ondulano lievemente sulle acque appena mosse.

Il lungomare.

3Quello che mi colpisce è una bizzarra diga che, tutta ad archi posati sulle ghiaie della riva, fa come una passeggiata, un molo, che so io, diretto verso ovest. Non capisco se è stata fatta per ornamento o se per qualche utile scopo che non capisco. Questa passeggiata, diga o molo, è ricoperta da uno spesso strato di terra, sul quale sono stati messi degli alberi tanto fitti, sebbene non grandi, che formano una galleria di verde sopra la strada. Molta gente ozia passeggiando sotto quella galleria stormente, che dalla brezza, dalle acque e dalle fronde trae un coefficiente gradito di frescura.

4Si vede nettamente l’imboccatura del Giordano e il defluire delle acque del lago nel letto del fiume, facendo qualche mulinello, qualche ingorgo presso i piloni di un ponte, direi romano per la sua architettura a robusti piloni, messi a tagliamare (non so se dico bene, meglio direi fatti così ) contro gli spigoli dei quali si frange la corrente delle acque con tutto un giuoco madreperlaceo di luci sotto al sole che le percuote così frante, e soverchiantesi per defluire nella gola del fiume, incassato, dopo aver avuto tanta ampiezza nel lago. Quasi al termine del ponte, sull’altra riva, una cittadina bianca, sparsa fra il verde di campagne ubertose. E più su, verso il nord, ma sulla costa orientale del lago, il borgo che precede Ippo e i boschi, alti sulla scogliera, oltre i quali è Gamala, ben visibile in cima del suo colle.

Fedeli del Messia.

5Gesù, seguito da un codazzo di gente che lo segue da Emmaus e che si è aumentata con quelli che già lo attendevano a Tarichea – e fra questi è Giovanna, venuta nella sua barca – si dirige proprio alla diga alberata. E si ferma al centro di essa, avendo le acque alla destra, la spiaggia alla sinistra. Chi può si pone sulla via alberata; chi non può trovare posto sulla via si mette giù sulla spiaggia, ancora un poco umida per l’alta marea notturna o per qualche altra ragione e parzialmente ombreggiata dalle fronde degli alberi della diga, oppure fa accostare le barche e vi prende posto all’ombra delle vele.

Gesù fa cenno di parlare e tutti fanno silenzio.

Natura del Regno messianico. (discorso)

Il Dio di tutti gli uomini.

6«É detto: “Ti movesti per salvare il tuo popolo, per salvarlo col tuo Cristo”[15]. É detto: “Ed io mi rallegrerò nel Signore ed esulterò in Dio mio Gesù”[16].

7Il popolo di Israele ha preso per sé questa parola e ha dato ad essa un significato nazionale, personale, egoista, che non corrisponde alla verità sulla persona del Messia. Ha dato un significato limitato, che avvilisce la grandezza dell’idea messianica ad una comune manifestazione di potenza umana e di sopraffazione vittoriosa sui dominatori trovati in Israele dal Cristo[17].

8Ma la verità è diversa. É grande, illimitata. Viene dal Dio vero, dal Creatore e Signore del Cielo e della Terra, dal Creatore dell’Umanità, da Quello che, come ha moltiplicato gli astri nel firmamento e ha coperto di piante d’ogni specie la Terra e l’ha popolata di animali e messo pesci nelle acque e uccelli nell’aria, così ha moltiplicato i figli dell’Uomo da Lui creato perché fosse re del Creato e sua creatura prediletta. Ora, come potrebbe il Signore, Padre di tutto il genere umano, essere ingiusto per i figli dei figli dei figli di quelli nati dall’Uomo e dalla Donna, da Lui formati con la materia: terra, e con l’anima: il suo alito divino? E come trattare questi diversamente da quelli, quasi che non venissero da un’unica sorgente, quasi che non da Lui, ma da qualche altro essere soprannaturale e antagonista ne fossero stati creati degli altri rami, e perciò stranieri fossero, bastardi, spregevoli?

9Il vero Dio non è un povero dio di questo o quel popolo, un idolo, una figura irreale. É la sublime Realtà, è la Realtà universale, è l’Essere Unico, Supremo, Creatore di tutte le cose e di tutti gli uomini. È perciò il Dio di tutti gli uomini. Egli li conosce anche se essi non lo conoscono. Egli li ama anche se essi, non conoscendolo, non lo amano, o anche se lo conoscono male e lo amano male, o pur conoscendolo non lo sanno amare.

10La paternità non cessa quando un figlio è ignorante, stolto o malvagio. Il padre si studia di istruire il figlio perché istruirlo è amore. Il padre si affatica a rendere meno stolto il figlio deficiente. Il padre con lacrime, con indulgenze, con castighi salutari, con perdoni misericordiosi, cerca di correggere il figlio malvagio e farlo buono. Questo il padre-uomo. E il Padre-Dio sarà forse da meno di un padre-uomo? Ecco allora che il Padre-Dio ama tutti gli uomini e vuole la loro salvezza. Egli, Re di un regno infinito, Re eterno, guarda il suo popolo, fatto di tutti i popoli sparsi sulla Terra, e dice: “Ecco il popolo dei miei creati, il popolo che va salvato col mio Cristo. Ecco il popolo per il quale è stato creato il Regno dei Cieli. Ed ecco l’ora di salvarlo col Salvatore”.

Il Messia di tutti gli uomini in un unico popolo.

11Chi è il Cristo? Chi il Salvatore? Chi il Messia? Molti sono i greci qui presenti e molti, anche non greci, sanno ciò che vuol dire la parola Cristo. Cristo è dunque il consacrato, l’unto di olio regale per compiere la sua missione. Consacrato a che? Forse alla piccola gloria di un trono? Forse a quella più grande di un sacerdozio? No. Consacrato a riunire sotto un unico scettro, in un unico popolo, sotto un’unica dottrina, tutti gli uomini, perché siano fratelli fra loro e figli di un unico Padre, figli che conoscono il Padre e che ne seguono la Legge per aver parte nel suo Regno.

12Re, in nome del Padre che lo ha mandato, il Cristo regna come a sua natura conviene, ossia divinamente, perché da Dio. Dio ha messo tutto a sgabello dei piedi del Cristo suo, ma non già perché Egli opprima, sibbene perché Egli salvi. Infatti il suo nome è Gesù, che in lingua ebraica vuol dire Salvatore. Quando il Salvatore salverà dalla insidia e ferita più fiera, un monte sarà sotto i suoi piedi e una moltitudine di ogni razza coprirà il monte, a simboleggiare che Egli regna e si innalza su tutta la Terra e su tutti i popoli. Ma il Re sarà nudo, senza altra ricchezza che il suo Sacrificio, per simboleggiare che Egli non tende che alle cose dello spirito, e che le cose dello spirito si conquistano e si redimono con i valori dello spirito e l’eroicità del sacrificio, e non con la violenza e l’oro. Lo sarà per rispondere – a quelli che lo temono come a quelli che per un falso amore lo esaltano e lo deprimono insieme, volendolo re secondo il mondo, come a quelli che lo odiano senz’altra ragione che il tremore di esser spogliati di ciò che a loro è caro – che Egli è Re spirituale, questo solo, mandato per insegnare agli spiriti a conquistare il Regno, l’unico Regno che Io sono venuto a fondare.

13Io non vi do leggi nuove. Agli israeliti confermo la Legge del Sinai; ai gentili dico: la legge per possedere il Regno non è che la legge di virtù che ogni creatura di morale elevata da se stessa si impone, e che, per la fede nel Dio vero, diviene, da legge di morale e di virtù umana, legge di morale soprumana.

I falsi dèi dei gentili.

14O gentili! Voi usate proclamare dèi i grandi uomini delle vostre nazioni e li mettete fra le schiere dei numerosi e irreali dèi, di cui popolate l’Olimpo che vi siete creato per avere qualcosa in cui credere, perché la religione, una religione è necessaria all’uomo, così come è necessaria una fede, essendo la fede lo stato permanente dell’uomo e l’incredulità l’anormalità accidentale. E non sempre questi uomini elevati a deità valgono neppur come uomini, essendo grandi talora per forza bruta, talaltra per astuzia potente, altra ancora per potenza in qualche modo acquistata. Cosicché portano seco loro, come doti di superuomini, delle miserie che l’uomo saggio vede per quello che sono: marciume di passioni scatenate. Che Io dica il vero lo mostra il fatto che nel vostro Olimpo chimerico voi non avete saputo mettere uno solo di quei grandi spiriti che hanno saputo intuire l’Ente supremo e sono stati agenti intermedi fra l’uomo animale e la Divinità, che hanno istintivamente sentita col loro spirito meditativo e virtuoso. Dallo spirito che ragiona del filosofo, del vero grande filosofo, allo spirito del vero credente che adora il vero Dio, il passo è breve, mentre dallo spirito del credente all’io dell’astuto, del prepotente, o del materialmente eroe, è un abisso. Eppure nel vostro Olimpo non sono stati da voi collocati coloro che, per la virtù della vita, si alzarono tanto sulla massa umana sino ad avvicinarsi ai regni dello spirito, ma sono coloro che avete temuto come padroni crudeli, o che avete adulato per servilismo di schiavi, oppure ammirato come esemplare vivente di quelle libertà di istinti animali che ai vostri appetiti anormali paiono scopo e meta nella vita.

Chiamati ad essere dèi.

15E avete invidiato coloro che sono stati ascritti fra gli dèi, trascurando quelli che più si sono accostati alla divinità con la pratica e la dottrina insegnata e vissuta di una vita virtuosa. Ora in verità Io vi do modo di divenire dèi. Colui che fa ciò che Io dico e crede in ciò che Io insegno, colui salirà nel vero Olimpo e dio[18] sarà, dio figlio di Dio[19] in un Cielo dove non è corruzione di sorta e dove l’Amore è l’unica legge. In un Cielo dove ci si ama spiritualmente, senza l’ottusità e senza le insidie dei sensi a far nemici l’un l’altro gli abitanti, così come avviene nelle vostre religioni.

Il Cristo Salvatore.

16Io non vengo a chiedere atti rumorosamente eroici. Vengo a dirvi: vivete da creature dotate di anima e ragione, e non da bruti. Vivete in modo da meritare di vivere, realmente vivere, con la parte immortale di voi nel Regno di Colui che vi ha creati. Io sono la Vita. Vengo a insegnarvi la Via per andare alla Vita. Vengo a dare la vita per voi tutti, e a darvela per darvi la risurrezione dalla vostra morte, dal vostro sepolcro di peccato e di idolatria. Io sono la Misericordia. Vengo a chiamarvi, a radunarvi tutti. Io sono il Cristo Salvatore. Il mio Regno non è di questo mondo. Eppure, a chi crede in Me e nella mia parola, un regno nasce nel cuore sin dai giorni del mondo, ed è il Regno di Dio, il Regno di Dio in voi.

17Di Me è detto che sono Colui che porterà la giustizia fra le nazioni[20]. É vero. Perché, se i cittadini di ogni nazione facessero ciò che Io insegno, odii, guerre, sopraffazioni avrebbero fine. È detto di Me che Io non alzerei la voce a maledire i peccatori, né la mano a distruggere coloro che sono come canne fesse e lucignoli fumiganti[21] per la loro maniera di vivere indecorosa. É vero. Io sono il Salvatore e vengo ad irrobustire coloro che sono lesionati, a dare umore a coloro la cui luce è fumosa per mancanza di succhi necessari. É detto di Me che sono Colui che apre gli occhi ai ciechi e trae dal carcere i prigionieri e porta alla luce quelli che erano nelle tenebre della carcere[22]. É vero. I ciechi più ciechi sono coloro che neppur con la vista dell’anima vedono la Luce, ossia il vero Dio. Io vengo, Luce del mondo, perché vedano. I prigionieri più prigionieri sono coloro che hanno per catene le loro passioni malvagie. Ogni altra catena diviene nulla con la morte del prigioniero. Ma le catene dei vizi durano e incatenano anche oltre la morte della carne. Io vengo a scioglierle.

Morale messianica.

18Io vengo a levare dalle tenebre del sotterraneo carcere dell’ignoranza di Dio tutti coloro che il paganesimo soffoca sotto il cumulo delle sue idolatrie. Venite alla Luce ed alla Salvezza. Venite a Me, perché il mio Regno è il vero e la mia Legge è buona. Non vi chiede che di amare l’unico Dio e il prossimo vostro, e perciò di ripudiare gli idoli e le passioni[23] che vi fanno duri di cuore, aridi, sensuali, ladri, omicidi.

19Il mondo dice: “Opprimiamo il povero, il debole, il solo. Sia la forza il nostro diritto, la durezza il nostro abito, l’intransigenza, l’odio, la ferocia, le nostre armi. Il giusto, perché non reagisce, sia conculcato, e oppressi la vedova e l’orfano che hanno debole voce”[24]. Io dico: siate dolci e mansueti, perdonate ai nemici, soccorrete i deboli, siate giusti nel vendere e nell’acquistare, anche nel diritto siate magnanimi, non approfittandovi del vostro poter premere sugli oppressi. Non vendicatevi. Lasciate a Dio la cura di tutelarvi. Siate morigerati in ogni tendenza, perché la temperanza è prova di forza morale, mentre la concupiscenza è prova di debolezza. Siate uomini e non bruti, e non temete di essere troppo decaduti e di non poter risorgere.

20In verità vi dico che, come un fango può tornare acqua pura evaporando al sole, purificandosi nel lasciarsi ardere ed elevandosi al cielo per ricadere in pioggia o in rugiada scevra di inquinamento e salutare, purché sappia farsi colpire dal sole, così gli spiriti che si accosteranno alla gran Luce che è Dio e grideranno a Lui: “Ho peccato, sono fango, ma anelo a Te, Luce” diverranno spiriti che ascendono purificati al loro Creatore. Levate alla morte l’orrore, facendo della vostra vita una moneta per acquistare la Vita. Spogliatevi del passato come di una veste sozza e rivestitevi di virtù.

21Io sono la Parola di Dio e in suo Nome vi dico che chi avrà fede in Lui e buona volontà, chi avrà pentimento del passato e proposito retto per l’avvenire, sia che sia ebreo o gentile, diverrà figlio di Dio e possessore del Regno dei Cieli. Vi ho detto in principio: “Chi è il Messia?”. Vi dico ora: Io sono che vi parlo, e il mio Regno è nei vostri cuori se lo accogliete e poi sarà nel Cielo, che Io vi aprirò se saprete perseverare nella mia Dottrina. Questo è il Messia e nulla più. Re di un regno spirituale, del quale col suo Sacrificio aprirà le porte a tutti gli uomini di buona volontà».

Cronaca del giorno.

La voce dello Spirito.

22Gesù ha finito di parlare e fa per avviarsi verso una scaletta che dalla diga conduce alla riva. Forse vuole raggiungere la barca di Pietro, che beccheggia presso un rudimentale approdo. Ma si volge di colpo e guarda fra la folla e grida: «Chi mi ha invocato per lo spirito e per la carne?».

Nessuno risponde.

Egli ripete la domanda e gira i suoi splendidi occhi sulla folla che si assiepa dietro alle sue spalle, non solo sulla via ma anche giù, sulla rena. Ancora silenzio.

Matteo osserva: «Maestro, chissà quanti in questo momento hanno sospirato a Te sotto l’emozione delle tue parole» 

23«No. Un’anima ha gridato: “Pietà”, e Io l’ho sentita. E per dirvi che è vero rispondo: “Ti sia fatto secondo che chiedi, perché giusto è il moto del tuo cuore”». E alto, splendido, stende imperiosamente la mano verso il lido.

Volontà di Cusa.

24Tenta avviarsi ancora verso la scaletta, ma gli si pone di fronte Cusa, sceso, si capisce, da qualche barca, e lo saluta profondamente. «Ti cerco da molti giorni. Ho fatto il giro del lago sempre inseguendoti, Maestro. Urge che io ti parli. Sii mio ospite. Ho molti amici con me».

«Ieri ero a Tiberiade».

«Me lo hanno detto. Ma non sono solo. Vedi quelle barche dirette all’altra riva? Là sono molti che ti vogliono. Fra questi anche dei tuoi discepoli. Vieni, ti prego, nella mia casa oltre il Giordano».

25«É inutile, Cusa. So ciò che vuoi dirmi».

«Vieni, Signore».

«Malati e peccatori mi attendono; lasciami…».

«Anche noi ti attendiamo, malati di ansia per il tuo bene. E vi sono anche dei malati nella carne, anche…».

26«Hai sentito le mie parole? A che insisti dunque?».

«Signore, non ci respingere, noi…».

Conversione di Galazia.

27Una donna si è fatta largo fra la folla. Sono ormai abbastanza pratica di vesti ebraiche per capire che non è ebrea, e di vesti… oneste per capire che costei è una disonesta. Ma, a velare le sue fattezze e le sue grazie, forse troppo procaci, si è avviluppata tutta in un velo, ceruleo come la veste ampia, eppure provocante nella forma che le lascia scoperte le braccia bellissime. Si getta a terra e striscia fra la polvere sino a giungere a toccare la veste di Gesù, che prende fra le dita e bacia proprio sull’orlo, e piange, tutta scossa da singhiozzi.

28Gesù, che stava per rispondere a Cusa con un: «Voi siete in errore e…», china lo sguardo e dice: «Eri tu quella che mi invocavi?».

«Sì… e non sono degna della grazia che mi hai fatto. Non avrei dovuto neppure chiamarti con lo spirito. Ma la tua parola… Signore… io sono peccatrice. Se mi scoprissi il volto, molti ti direbbero il mio nome. Sono… una cortigiana… e una infanticida… e il vizio mi aveva resa malata… Ero ad Emmaus, ti ho dato un gioiello, …me lo hai reso… e un tuo sguardo… mi è sceso in cuore… Ti ho seguito… Hai parlato. Io ho detto in me le tue parole: “Sono fango, ma anelo a Te, Luce”. Ho detto: “Guariscimi l’anima e poi, se vuoi, la carne”. Signore, sono guarita nella carne… e l’anima?…».

29«L’anima ti è guarita per il pentimento. Va’ e non peccare mai più. Ti sono rimessi i tuoi peccati».

30La donna bacia di nuovo il lembo della veste e si alza. Nel farlo le scivola il velo.

31«La Galazia! La Galazia!», gridano in molti e urlano contumelie, e anche raccolgono ghiaia e rena e la gettano sulla donna che si curva e resta intimorita.

Gesù alza la mano severo. Impone silenzio.

32«Perché la insultate? Non lo facevate quando era peccatrice. Perché ora che si redime?».

«Lo fa perché vecchia e malata». Urlano in molti e hanno voci di scherno.

33Veramente la donna, sebbene non più giovanissima, è ancora ben lungi da essere vecchia e brutta come dicono. Ma la folla è così.

34«Passa avanti a Me e scendi in quella barca. Ti riaccompagnerò a casa per altra via», ordina Gesù, e dice ai suoi: «Mettetela in mezzo a voi e accompagnatela».

Conversione di Zenone.

34L’ira della folla, aizzata da qualche intransigente israelita, si rovescia tutta su Gesù, e fra urli di: «Anatema! Falso Cristo! Protettore di prostitute! Chi le protegge le approva. Più! Le approva perché le gode», e simili frasi urlate, meglio, abbaiate e latrate soprattutto da un gruppetto di energumeni ebrei, non so di che casta, fra questi urli, delle ben lanciate manate di sabbia umida raggiungono il viso di Gesù e lo bruttano.

35Egli alza il braccio e si deterge la guancia senza protestare. Non solo, ma ferma col gesto Cusa e qualche altro che vorrebbero reagire in sua difesa e dice: «Lasciateli fare. Per la salvezza di un’anima soffrirei ben di più! Io perdono!».

36Zenone, quello di Antiochia, che non si era mai allontanato dal Maestro, esclama: «Ora veramente so chi sei! Un vero dio e non un retore falso! La greca ha detto il vero! Le tue parole alle terme mi avevano deluso. Queste conquistato. Il miracolo mi ha stupito. Il tuo perdono agli offensori conquistato. Addio, Signore! Penserò a Te e alle tue parole».

«Addio, uomo. La Luce ti illumini il cuore».

8. IL Romano che ha ucciso
la sua anima
[25]

Niente grazia per chi ama il peccato.

10Molti si volgono a guardare Gesù e un sussurro lo segue. Parole ammirative di donne, satire di uomini, scherni talora, brontolii altre volte, qualche supplica di sofferente che Gesù raccoglie, le uniche raccolte fra le molte, e che esaudisce.

Quando rende agili le membra anchilosate dall’artrite di uno di Tiro, l’indifferenza ironica di molti gentili si scuote.

11«Euhè!», esclama un vecchio romano dal volto borsuto di gozzovigliatore.

«Euhè! Guarire così è bello. Io lo chiamo».

«Non fa per te, vecchio Sileno. Che vorresti fare, guarito che fossi?».

«Tornare a godere!».

«Allora inutile andare dal triste Nazareno».

«Io vado, e scommetto ciò che ho che…».

«Non scommettere. Perdi».

«Lascialo scommettere. É ancor ubriaco. Ci godremo i suoi denari».

12Il vecchio traballante scende di lettiga e raggiunge Gesù, che ascolta una madre ebrea che gli parla di sua figlia, un’esangue fanciulla che conduce per mano.

13«Non temere, donna. Tua figlia non morirà. Torna a casa. Non la condurre alle sorgenti. Non vi acquisterebbe la salute del corpo e perderebbe la purezza dell’anima. Sono luoghi di licenza degradante», e lo dice ben forte, in modo che tutti sentano.

«Ho fede, Rabbi. Torno a casa mia. Benedici le tue serve, Maestro».

14Gesù le benedice e fa per avviarsi. Il romano lo tira per la veste: «Guariscimi», ordina.

Gesù lo guarda e chiede: «Dove?».

15I romani, e con essi dei greci e dei fenici, si sono radunati e sogghignano e scommettono. Degli israeliti, che si sono scostati mormorando: «Profanazione! Anatema!», e altre parole del genere, si fermano, però, curiosi…

16«Dove?», chiede Gesù.

«Da per tutto. Sono malato… ih! ih! ih!». Non so se rida o pianga, tanto è strano il verso che gli esce dalla bocca. Sembra che il grasso flaccido, lasciatogli da anni di vizi, opprima persino le corde vocali. L’uomo enumera i suoi malanni e dice la sua paura di morire.

17Gesù lo guarda severo e risponde: «Devi infatti temere la morte poiché hai ucciso te stesso», e gli volge le spalle. L’altro cerca di riprenderlo per le vesti, mentre i presenti sghignazzano. Ma Gesù si libera dalla stretta e va via.

18«Pollice verso, Appio Fabio! Pollice verso! Il detto re degli ebrei non ti ha graziato. Dàcci la borsa. Scommessa perduta». Greci e romani fanno un baccano attorniando il deluso, che con un urtone li scansa e si dà a correre, per quanto può, così obeso, tenendosi alta la veste, traballando con tutta la sua massa segosa. Ma inciampa e cade nella polvere fra le risa altissime dei suoi amici, che lo strascicano presso un albero contro il cui tronco l’ebbro si stringe, piangendo del pianto sciocco degli ubbriachi.

9. Ammaestramenti e guarigioni nella sinagoga dei liberti romani. Un mandato per i Gentili[26].

Nella sinagoga dei liberti romani.

Notizie sulle iene che attendono la preda.

1La sinagoga dei romani è proprio all’opposto del Tempio, presso l’Ippico. Della gente è in attesa di Gesù. E quando è segnalato al principio della via, delle donne gli vengono incontro per prime. Gesù è con Pietro e il Taddeo.

2«Salve, Maestro. Io ti sono grata di avermi esaudita. Entri ora in città?».

«No. Vi sono dall’ora di prima. Sono stato al Tempio».

«Al Tempio? Non ti hanno insultato?».

«No. L’ora era mattutina e la mia venuta ignorata».

3«Ti avevo fatto chiamare per questo… e anche perché qui sono dei gentili che vorrebbero sentirti parlare. Da giorni andavano al Tempio in tua attesa. Ma erano beffati, e minacciati anche. Ieri c’ero anche io ed ho capito che ti si attende per insultarti. Ho mandato uomini a tutte le porte. Con l’oro tutto si ottiene…».

4«Io ti sono riconoscente. Ma non posso non salire al Tempio, Io, Rabbi d’Israele. Queste donne chi sono?».

«La mia liberta Tusnilde. Barbara due volte, Signore. Delle foreste di Teotuburgo. Una preda di quelle imprudenti avanzate che tanto sangue hanno costato. Mio padre la regalò a mia madre, ed ella a me, alle mie nozze. Dai suoi dèi ai nostri. Dai nostri a Te, perché essa fa ciò che io faccio. É buona tanto. Le altre donne sono mogli ai gentili che ti attendono. Di ogni regione. Per lo più sofferenti. Venute con le navi dei mariti».

«Entriamo nella sinagoga…».

5Il sinagogo, ritto sulla soglia, si inchina e si presenta: «Matatia Siculo, Maestro. A Te lode e benedizione».

«La pace a te».

6«Entra. Chiudo la porta per rimanere tranquilli. Tanto è l’odio che i mattoni sono occhi e le pietre orecchie per osservarti e denunciarti, Maestro. Forse sono meglio costoro che, purché non si tocchino i loro interessi, ci lasciano fare», dice il vecchio sinagogo camminando a fianco di Gesù per condurlo, oltre un piccolo cortile, in una vasta stanza che è la sinagoga.

La fede merita premio.

7«Guariamo prima i malati, Matatia. La loro fede merita premio», dice Gesù. E passa da donna a donna imponendo le mani[27].

Alcune sono sane ma è sofferente il figliolino che hanno fra le braccia, e Gesù guarisce il figliolino. Una è una bambina paralizzata completamente e, guarita che è, grida: «Sitaré ti bacia le mani, Signore!».

8Gesù, che era già passato avanti, si volge sorridendo e interroga: «Sei sira?».

La madre spiega: «Fenicia, Signore. Di oltre Sidone. Siamo sulle rive del Tamiri. Ed ho altri dieci figli e due altre figlie, una di nome Sira e l’altra Tamira. E vedova è Sira, pur essendo poco più che fanciulla. Tanto che, libera di sé, si è stabilita presso il fratello, qui nella città, e ti è seguace. Lei ci ha detto che Tu puoi tutto».

«Non è con te?».

«Sì, Signore. Là è. Dietro quelle donne».

Gli operai messianici.

9«Vieni avanti», comanda Gesù. La donna si inoltra timorosa.

«Non devi temere di Me se mi ami», la conforta Gesù.

«Ti amo. Per questo ho lasciato Alessandroscene. Perché pensavo che ti avrei sentito ancora e… avrei imparato ad accettare il mio dolore…». Piange.

10«Quando sei rimasta vedova?».

«Alla fine del vostro adar… Se Tu ci fossi stato, Zeno non sarebbe morto. Egli lo diceva… perché ti aveva sentito e credeva in Te».

11«E allora non è morto, o donna. Perché chi crede in Me vive. Non è questo giorno in cui vive la carne la vera vita. La vita è quella che si ottiene credendo e seguendo la Via, la Verità, la Vita, e operando secondo la sua parola. Anche se fosse il credere e seguire per poco tempo, e operare per poco tempo, presto troncato dalla morte del corpo, anche fosse per un solo giorno, una sola ora, Io te lo dico in verità che quella creatura non conoscerà più morte. Perché il Padre mio e di tutti gli uomini non calcolerà il tempo trascorso nella mia Legge e Fede, ma la volontà dell’uomo di vivere sino alla morte in quella Legge e Fede. Io prometto la vita eterna a chi crede in Me e opera secondo ciò che dico, amando il Salvatore, propagando questo amore, praticando nel tempo che gli è concesso i miei insegnamenti. Gli operai della mia vigna sono tutti quelli che vengono e dicono: “Signore, accoglimi fra i tuoi operai”[28], e in quella volontà restano finché il Padre mio non giudica terminata la loro giornata. In verità, in verità vi dico che vi saranno operai che avranno lavorato un’ora sola, la loro ultima ora, e che avranno premio più pronto di quelli che avranno lavorato sin dalla prima ora, ma sempre con tiepidezza, spinti al lavoro unicamente dall’idea di non meritare l’inferno, ossia dalla paura del castigo.

Lavoro che il Padre premia con gloria immediata.

12Non è questo il modo di lavorare che il Padre mio premia con una gloria immediata. Anzi, a questi calcolatori egoisti, che hanno premura di fare il bene e quel tanto di bene che è sufficiente per non darsi eterna pena, il Giudice eterno darà lunga espiazione[29]. Dovranno imparare a loro spese, con una lunga espiazione, a darsi uno spirito alacre in amore, e in amore vero, tutto volto alla gloria di Dio. E ancora vi dico che in futuro molti saranno, specie fra i gentili, coloro che saranno gli operai di un’ora e anche di men di ora, che diverranno gloriosi nel mio Regno perché in quell’unica ora di rispondenza alla Grazia, che li avrà invitati ad entrare nella vigna di Dio, avranno raggiunto la perfezione eroica della carità.

Le nozze degli spiriti.

13Sta’ dunque di buon animo, donna. Tuo marito non è morto, ma vive. Non è perduto per te, ma unicamente separato per qualche tempo da te. Ora tu, come una sposa non ancor entrata nella casa dello sposo, devi prepararti alle vere nozze immortali con colui che piangi. Oh! felici nozze di due spiriti che si sono santificati e che si ricongiungono in eterno là dove non è più separazione, né tema di disamore, né pena; là dove gli spiriti giubileranno nell’amore di Dio e reciproco[30]! La morte per i giusti è vera vita, perché nulla può più minacciare la vitalità dello spirito, ossia la sua permanenza nella Giustizia. Non piangere e rimpiangere ciò che è caduco, o Sira. Alza il tuo spirito e vedi con giustizia e verità. Dio ti ha amata salvando il tuo consorte dal pericolo che le opere del mondo rovinassero la sua fede in Me».

«Tu mi hai consolata, o Signore. Vivrò come Tu dici. Che Tu sia benedetto e con Te il Padre tuo, in eterno».

La Redenzione e le risurrezioni.

La redenzione.

14Il sinagogo, mentre Gesù fa per passare avanti, dice: «Posso farti un’obbiezione, senza che ciò ti paia offesa?».

«Parla. Sono qui Maestro per dare sapienza a chi mi interroga».

15«Tu hai detto che taluni diverranno subito gloriosi in Cielo. Non è chiuso il Cielo? Non stanno i giusti nel Limbo in attesa di entrarvi?».

«Così è. Il Cielo è chiuso. E non sarà aperto che dal Redentore[31].

16Ma la sua ora è venuta[32]. In verità ti dico che il giorno della Redenzione già albeggia ad oriente e presto sarà pieno. In verità ti dico che non verrà altra festa dopo questa, prima di quel giorno. In verità ti dico che già Io forzo le porte, essendo già in cima del monte del mio sacrificio… Il mio sacrificio già preme sulle porte dei Cieli perché è già in azione. Quando sarà compiuto, ricordalo, o uomo, si apriranno le sacre cortine e le celesti porte[33]. Perché Jeové[34] non sarà più presente con la sua gloria nel debir[35]; e inutile sarà mettere un velo fra l’Inconoscibile[36] ed i mortali, e l’Umanità che ci ha preceduto e che fu giusta ritornerà là dove era destinata, col Primogenito[37] alla testa, già completo in carne e spirito, ed i suoi fratelli nella veste di luce che avranno sinché anche le loro carni saranno chiamate al giubilo».

Le due risurrezioni.

17Gesù prende il tono cantante, proprio di quando un sinagogo o un rabbi ripete parole bibliche o salmi, e dice: «Ed Egli mi disse: “Profetizza a queste ossa e di’ loro: ‘Ossa aride, ascoltate la parola del Signore… Ecco! Io infonderò in voi lo spirito e vivrete. Metterò sopra di voi i nervi, farò crescere su voi le carni, stenderò la pelle, vi darò lo spirito e vivrete e saprete che sono il Signore… Ecco! Io aprirò le vostre tombe… vi trarrò dai sepolcri… Quando avrò infuso in voi il mio spirito, avrete vita e vi farò riposare sopra la terra che è vostra’ “[38]».

18Riprende il modo di parlare suo abituale e riabbassa le braccia che aveva stese in avanti, e dice: «Due sono queste risurrezioni di ciò che è arido, morto alla vita. Due, adombrate nelle parole del profeta. La prima è la risurrezione alla Vita[39] e nella Vita[40], ossia nella Grazia che è Vita, di quanti accolgono la Parola del Signore, lo Spirito generato dal Padre, che è Dio come il Padre di cui è Figlio, e che Verbo si chiama, il Verbo che è Vita e dà la Vita. Quella Vita di cui tutti hanno bisogno, e ne è privo Israele come i gentili.

Chi non accoglie Gesù-Vita non avrà Vita.

19Ché, se per Israele sino ad ora era sufficiente, per aver l’eterna Vita, sperare e attendere la Vita veniente dal Cielo, d’ora innanzi per aver vita Israele dovrà accogliere la Vita. In verità vi dico che quelli del mio popolo che non accolgono Me-Vita non avranno Vita, e la mia venuta sarà per loro cagione di morte, perché avranno respinto la Vita che veniva a loro per comunicarsi. L’ora è venuta in cui Israele sarà diviso fra quelli vivi e quelli morti. É l’ora dello scegliere, e del vivere o morire. La Parola ha parlato, ha mostrato la sua Origine e Potenza, ha guarito, insegnato, risuscitato, e presto avrà compiuto la sua missione. Non c’è più scusa per quelli che non vengono alla Vita. Il Signore passa. Passato che è, non torna. Non è tornato in Egitto a ridare vita ai figli primogeniti di coloro che lo avevano schernito e oppresso nei suoi figli. Non tornerà neppur questa volta, dopo che l’immolazione dell’Agnello avrà deciso le sorti. Coloro che non mi accolgono prima del Passaggio[41], e che mi odiano e odieranno, non avranno il mio Sangue a santificazione sul loro spirito, e non vivranno, e non avranno il loro Dio con loro per il resto del pellegrinaggio sulla Terra. Senza la divina Manna[42], senza la nube protettiva e luminosa[43], senza l’Acqua veniente dal Cielo[44], privi di Dio, andranno vagando per il vasto deserto che è la Terra, tutta la Terra, tutta un deserto se per chi la percorre manca l’unione col Cielo, la vicinanza del Padre e Amico: Dio.

La seconda risurrezione.

20E vi è una seconda risurrezione, quella universale[45], nella quale le ossa calcinate e disperse da secoli torneranno fresche e coperte di nervi, carni e pelle. E il Giudizio sarà. E la carne e il sangue dei giusti giubilerà con lo spirito nell’eterno Regno, e la carne ed il sangue dei dannati soffrirà con lo spirito nell’eterno castigo. Io ti amo, o Israele; Io ti  amo, o Gentilesimo; Io ti amo, o Umanità! E per questo amore vi invito alla Vita e alla Risurrezione beata».

Regole di eccelsa spiritualità.

Codice di buon comportamento per vedere Dio.

21Gli adunati nella vasta sala sono come affascinati. Non vi è distinzione fra lo stupore degli ebrei e quello di altri, di altri luoghi e religioni. Anzi, direi che i più riverentemente stupiti sono gli stranieri. Uno, un vecchiotto dignitoso, mormora fra i denti.

«Che hai detto, o uomo?», chiede Gesù volgendosi.

22«Ho detto che… Mi ripetevo le parole sentite in giovinezza dal mio pedagogo: “É concesso all’uomo con la virtù salire a perfezione divina. Nella creatura è il bagliore del Creatore, che tanto più si disvela quanto più l’uomo nobilita se stesso nella virtù, quasi consumando la materia nel fuoco della virtù. Ed è concesso all’uomo di conoscere l’Ente il quale, almeno una volta nella vita di un uomo, o con severo o con paterno aspetto, si mostra alla creatura perché essa possa dire: ‘Devo esser buono. Me misero se tale non sarò! Poiché un Potere immenso ha balenato a me davanti per farmi comprendere che la virtù è dovere ed è segno della nobile natura dell’uomo‘. Troverete questo bagliore della Divinità talora nel bello della natura, talaltra nella parola del morente, o anche nello sguardo di un infelice che vi guarda e giudica, o nel silenzio della persona amata che tacendo rimprovera una vostra azione disonorevole, lo troverete nello spavento di un bambino davanti ad una vostra violenza, o nel silenzio delle notti mentre siete soli con voi stessi e, nella stanza più chiusa e solitaria, avvertirete un altro Io, ben più potente del vostro, che vi parla con un suono senza suono. E quello sarà il Dio, questo Dio che deve essere, questo Dio che il Creato adora anche senza forse sapere di farlo, questo Dio che, Unico, veramente soddisfa il sentimento degli uomini virtuosi, che non si sentono saziati e consolati per le nostre cerimonie e le nostre dottrine, né davanti alle are vuote, ben vuote, nonostante che una statua le sovrasti”. So bene queste parole, perché da molti lustri le ripeto come mio codice e mia speranza. Ho vissuto, lavorato, e anche sofferto e pianto. Ma tutto ho sopportato, e spero con virtù, sperando di incontrare prima della morte questo Dio che Ermogene[46]mi aveva promesso che avrei conosciuto. Ora io mi dicevo che veramente io l’ho visto. E non come un baleno, non come un suono senza suono ne ho sentito la parola. Ma in una serena e bellissima forma d’uomo mi è apparso il Divino, ed io l’ho sentito e sono ripieno di uno stupore sacro. L’anima, questa cosa che i veri uomini ammettono, l’anima mia ti accoglie, o Perfezione, e ti dice: “Insegnami la tua Via e la tua Vita e la tua Verità, perché un giorno io, uomo solitario, mi ricongiunga con Te, suprema Bellezza”».

La via della fede e lo spirito per vivere in Dio.

23«Ci ricongiungeremo. E ancor ti dico che, più tardi, ricongiunto sarai con Ermogene».

«Ma è morto senza conoscerti!».

24«Non è la conoscenza materiale l’unica necessaria per possedermi. L’uomo che per sua virtù giunge a sentire il Dio ignoto e a vivere virtuoso in omaggio a questo Dio, ben si può dire che ha conosciuto Dio, perché Dio si è rivelato a lui, a premio del suo vivere virtuoso. Guai se fosse necessario di conoscermi di persona! Presto più alcuno non avrebbe modo di riunirsi a Me. Perché, Io ve lo dico, presto il Vivente lascerà il regno dei morti per tornare al Regno della Vita, né più gli uomini avranno altro modo di conoscermi che per la fede e lo spirito. Ma, anziché arrestarsi, la conoscenza di Me si propagherà, e perfetta, perché priva di tutto ciò che è pesantezza di senso. Dio parlerà, Dio opererà, Dio vivrà, Dio si svelerà agli animi dei suoi fedeli con la sua inconoscibile e perfetta Natura[47]. E gli uomini ameranno il Dio-Uomo. E il Dio-Uomo amerà gli uomini coi mezzi nuovi, con gli ineffabili mezzi che il suo infinito amore avrà lasciato sulla Terra prima di tornarsene al Padre dopo aver tutto compiuto»[48].

 Regola per essere buoni in tutto.

25«Oh! Signore! Signore! Dicci dunque come potremo trovarti e conoscere che Tu sei che ci parli e dove sei, dopo che te ne sarai andato!», esclamano in diversi. E alcuni proseguono: «Noi siamo gentili e non sappiamo il tuo codice. Tempo non abbiamo da restare qui e seguirti. Come faremo per avere quella virtù che fa meritevoli di conoscere Dio?».

26Gesù sorride, luminosamente bello nella felicità di queste sue conquiste nel gentilesimo, e dolcemente spiega: «Non preoccupatevi di sapere molte leggi. Verranno costoro (e pone le mani sulle spalle di Pietro e del Taddeo) a portare la mia Legge nel mondo. Ma finché non saranno venuti, abbiate a norma di legge le seguenti poche frasi nelle quali è tutta compendiata la mia Legge di salute. Amate Dio con tutto il vostro cuore.

27Amate le autorità, i parenti, gli amici, i servi, il popolo, e anche nemici, come amate voi stessi. E per essere sicuri di non peccare, prima di fare ogni azione, sia che vi venga comandata o che sia spontanea, chiedetevi: “Amerei che ciò che sto per fare a costui mi fosse fatto?”. E se sentite che non lo amereste, non lo fate[49].

28Con queste semplici linee voi potete tracciare in voi la via per la quale verrà Dio a voi e voi andrete a Dio. Perché nessuno amerebbe che un figlio gli fosse ingrato, che uno lo uccidesse, che un altro lo derubasse o gli levasse la sposa o disonorasse la sorella o la figlia o gli usurpasse la casa, i campi, o i servi fedeli. Con questa regola sarete buoni figli e buoni genitori, buoni mariti, fratelli, negozianti, amici. Perciò sarete virtuosi, e Dio verrà a voi.

Mandati dal Messia ad evangelizzare.

29Io ho intorno a Me non solo ebrei e proseliti nei quali non è malizia, voglio dire venuti a Me non per cogliermi in fallo, come fanno coloro che vi hanno cacciati dal Tempio perché non veniste alla Vita. Ma anche gentili di ogni parte del mondo. Vedo cretesi e fenici misti con abitanti del Ponto e della Frigia, e vi è uno delle spiagge dove s’apre lo sconosciuto mare, via a sconosciute terre dove pure sarò amato. E vedo greci con siculi e cirenaici con asiatici[50]. Ebbene, Io vi dico: andate! Dite nei vostri paesi che la Luce è nel mondo e che vengano alla Luce[51].

30Dite che la Sapienza ha lasciato i Cieli[52] per farsi pane agli uomini, acqua agli uomini languenti.

31Dite che la Vita è venuta a risanare e risuscitare ciò che è malato o morto[53].

32E dite… dite che il tempo scorre rapido come un baleno estivo[54]. Chi ha desiderio di Dio venga[55]. Il suo spirito conoscerà Dio. Chi ha desiderio di guarigione venga. La mia mano, finché sarà libera, darà guarigione a quelli che l’invocano con fede.

33Dite… Sì! Andate, e andate solleciti, e dite che il Salvatore attende coloro che aspettano e desiderano un superno aiuto alla Pasqua, nella Città santa. Ditelo a quelli che hanno bisogno e anche a quelli che sono semplicemente curiosi. Dal movimento impuro della curiosità può scaturire per essi la scintilla della fede in Me, della Fede che salva. Andate! Gesù di Nazareth, il Re d’Israele, il Re del mondo, chiama a raccolta le rappresentanze del mondo per dar loro i tesori delle sue grazie e averli testimoni della sua assunzione[56], che lo consacrerà trionfante, per i secoli dei secoli, Re dei re e Signore dei signori[57]. Andate! Andate!

L’ora del Messia Re dei re.

Re al cospetto degli angeli e dei popoli.

34Nell’alba della mia terrena vita, da punti diversi, vennero le rappresentanze del popolo mio[58] ad adorare il Pargolo nel quale l’Immenso si celava. Il volere di un uomo, che si credeva potente ed era un servo del volere di Dio, aveva ordinato il censo nell’Impero[59]. Ubbidendo ad uno sconosciuto e inderogabile ordine dell’Altissimo, quell’uomo pagano doveva farsi il banditore di Dio che voleva tutti gli uomini di Israele, sparsi in ogni parte della Terra, nella terra di questo popolo, presso Betlem Efrata, a stupire dei segni venuti dal Cielo al primo vagito di un Nato. E ancor non bastando, altri segni parlarono ai gentili, e la rappresentanza di essi venne ad adorare il Re dei re piccolo, povero, lontano dalla sua incoronazione terrena, ma già, oh! ma già Re al cospetto degli angeli[60].

35É venuta l’ora in cui sarò Re al cospetto dei popoli. Re, prima di ritornare donde vengo.

36Nel tramonto del mio giorno terreno, nella mia sera d’Uomo, giusto è che qui siano uomini di ogni popolo a vedere Colui che va adorato e nel quale si cela tutta la Misericordia[61]. E fruiscano i buoni, le primizie di questa messe nuova, di questa Misericordia che si aprirà come nube di nisam per gonfiare i fiumi delle acque salutari, atti a fare fruttiferi gli alberi piantati sulle rive, come si legge in Ezechiele»[62].

Fa il bene a chi ti ha fatto del male.

37E Gesù riprende a sanare i malati e le malate, e ne raccoglie i nomi, perché ora tutti vogliono dire il loro: «Io Zilla… Io Zabdì… Io Gail… Io Andrea… Io Teofane… Io Selima… Io Olinto… Io Filippo. Io Elissa… Io Berenice… Mia figlia Gaia… Argenide… Io… Io… Io…».

38Ha finito. Vorrebbe andare. Ma quanto lo pregano di restare, di parlare ancora!

39E uno, forse guercio perché tiene un occhio coperto da una benda, dice, per trattenerlo ancora: «Signore, io fui colpito da uno, geloso dei miei buoni commerci. Mi salvai la vita a stento. Ma un occhio si perse, crepato dal colpo. Ora il mio rivale è divenuto povero e malvisto, ed è fuggito in un paese presso Corinto. Io son di Corinto. Che dovrei fare per costui che per poco mi uccise? Non fare agli altri ciò che a me non piacerebbe ricevere, sta bene. Ma io da costui ho già ricevuto… e del male; male molto…», ed è espressivo tanto il suo volto che si legge su esso il pensiero non detto: «e perciò dovrei dargli la rivalsa…».

40Ma Gesù lo guarda, con una luce di sorriso nell’occhio zaffireo, sì, ma con dignità di Maestro in tutto il volto, e dice: «E tu, della Grecia, me lo chiedi? Non hanno forse detto i vostri grandi che i mortali divengono simili a Dio quando rispondono ai due doni che loro concede Iddio per farli simili a Lui, e che sono: poter essere nella verità e beneficare il prossimo?».

«Ah! sì! Pitagora!»[63].

Il Messia è là dove il Bene è in atto.

41«E non hanno detto che l’uomo si avvicina a Dio non con la scienza e il potere o altro, ma col fare del bene?».

42«Ah! sì! Demostene[64]! Ma, scusa, Maestro, se te lo chiedo… Tu non sei che un ebreo, e gli ebrei non amano i nostri filosofi… Come Tu sai queste cose?».

43«Uomo, perché Io ero Sapienza ispiratrice nelle intelligenze che pensarono quelle parole[65]. Io sono là dove il Bene è in atto[66]. Tu, greco, ascolta i consigli dei saggi, nei quali consigli Io ancora parlo[67]. Fa’ il bene a chi ti ha fatto del male[68], e sarai detto santo da Dio. Ed ora lasciatemi andare. Ho altri che mi attendono. Addio, Valeria. E non temere per Me. Non è ancora la mia ora. Quando sarà l’ora, neppure tutti gli eserciti di Cesare potranno far argine ai miei avversari».

«Salve, Maestro. E prega per me».

44«Perché la pace ti possieda. Addio. La pace a te, sinagogo. La pace ai credenti e a coloro che tendono alla pace».

45E con un gesto che è saluto e benedizione esce dalla sala, traversa il cortile ed esce nella via…

10. Venuta dei pagani e accenni
ad altre apparizioni
[69].

Le primizie di Roma.

Aria di festa.

1La casa del Cenacolo è piena di gente. Il vestibolo, il cortile, le stanze, meno il Cenacolo e la stanza dove è Maria Vergine, presentano l’aspetto festoso ed eccitato di un luogo dove molti si ritrovino, dopo del tempo, per una festa. Vi sono gli apostoli, meno Tommaso. Vi sono i pastori. Vi sono le donne fedeli e insieme a Giovanna vi sono Niche, Elisa, Sira, Marcella, Anna. Parlano tutti, a voce bassa, ma con una eccitazione palese e festosa. Tutta la casa è ben serrata, come per paura, ma la paura del di fuori non lede la gioia dell’interno.

2Marta va e viene insieme a Marcella e Susanna, preparando per la cena dei «servi del Signore», come lei chiama gli apostoli. Le altre e gli altri si interrogano, si confidano le loro impressioni, gioie, paure… come tanti bambini in attesa di qualcosa che li elettrizza e che li spaura anche un poco.

3Gli apostoli vorrebbero apparire i più sicuri. Ma sono i primi a turbarsi se un rumore sembra un busso al portone o se simula una finestra che si spalanca. Anche l’accorrere di Susanna con due lampade a più fiamme, in soccorso di Marta che cerca delle biancherie, fa fare un balzo indietro a Matteo che grida: «Il Signore!». Cosa che fa cadere in ginocchio Pietro che, è palese, si sente più agitato degli altri.

Le primizie di Roma.

4Un battere risoluto al portone fa troncare tutte le parole e rimanere sospesi.

5Io credo che i cuori battono tutti a gran corsa. Guardano dallo spiraglio e aprono con un «Oh!» di stupore, vedendo il gruppo inaspettato delle dame romane scortate da Longino e un altro che è, come Longino, vestito di scuro. Anche le dame sono tutte avvolte in mantelli scuri, che le coprono anche sul capo. E si sono levati tutti i gioielli per dare meno nell’occhio.

6«Possiamo entrare un momento per dire la nostra gioia alla Madre del Salvatore?», dice la più ossequiata di tutte, Plautina.

«Venite pure. Là è».

7Entrano in gruppo insieme a Giovanna e Maria di Magdala, che ho l’impressione le conosca molto bene.

8Longino con l’altro romano restano isolati, perché sono guardati un poco di storto, in un angolo del vestibolo.

9Le donne salutano con il loro: «Ave, Domina!», e poi si inginocchiano dicendo: «Se prima ammiravamo la Sapienza, ora vogliamo essere figlie del Cristo. E a te lo diciamo. Tu sola puoi vincere la diffidenza ebraica verso di noi. A te verremo per essere istruite finché essi (e accennano agli apostoli fermi in gruppo sull’uscio) ci permetteranno di dirci di Gesù». È Plautina che ha parlato per tutte.

10Maria sorride beata e dice: «Chiedo al Signore di mondarmi le labbra come al Profeta[70] per potere degnamente parlare del mio Signore. Siate benedette, primizie di Roma!».

L’amore del Cristo tutti uguaglia e affratella.

11«Anche Longino vorrebbe… e l’astato, che si è sentito un fuoco nel cuore quando… quando si aprì terra e cielo al grido di Dio. Ma se noi poco sappiamo, essi nulla sanno. Se non che, che Egli era il Santo di Dio e che più non vogliono essere dell’Errore».

12«Dirai loro di venire agli apostoli».

13«Là sono. Ma gli apostoli di essi diffidano». Maria si alza e va verso i soldati.

14Gli apostoli la guardano andare, cercando di intuire il suo pensiero.

15«Dio vi conduca alla sua Luce, figli! Venite! Per conoscere i servi del Signore. Questo è Giovanni. E lo conoscete. E questo è Simon Pietro, l’eletto a capo dei fratelli dal Figlio mio e mio Signore. Questo è Giacomo e questo Giuda, cugini del Signore. Questo Simone, e questo Andrea fratello di Pietro. E questo Giacomo, fratello di Giovanni. E costoro Filippo, Bartolomeo e Matteo. Manca Tommaso, ancora lontano. Ma come fosse presente lo nomino. Questi gli eletti a speciale missione. Ma questi, che umili stanno nell’ombra, sono i primi nell’eroismo dell’amore. Da più di sei lustri predicano il Cristo. Né persecuzioni su loro né condanna sull’Innocente hanno leso la loro fede. Pescatori e pastori, e voi patrizi. Ma nel nome di Gesù non ci sono più distinzioni. L’amore nel Cristo tutti uguaglia e affratella. E il mio amore vi chiama figli, anche voi di altra nazione. Anzi io dico che vi ritrovo dopo avervi smarriti, perché, nel momento del dolore, presso il Morente eravate. E non dimentico la tua pietà, Longino. Non le tue parole, soldato. Parevo uccisa. Ma tutto vedevo. Io non ho come darvi ricompensa. E, veramente, per cose sante non c’è moneta. Ma solo amore e preghiera. E questa vi darò, pregando il nostro Signore Gesù di darvi Lui compenso».

Compenso del Signore: un dono pasquale.

16«Lo avemmo, Domina. Per questo tutti insieme abbiamo osato venire. Ci riunì un comune impulso. Già la fede ha gettato il suo laccio da cuore a cuore», dice Longino.

17Tutti si accostano incuriositi. E c’è chi, vincendo il ritegno e forse il ribrezzo del contatto pagano, dice: «Che aveste?».

18«Io una voce, la sua. E diceva: “Vieni a Me”», dice Longino.

19«Ed io udii: “Se Santo mi credi, credi in Me”», dice l’altro soldato.

20«E noi», dice Plautina, «mentre stamattina stavamo parlando di Lui, vedemmo una luce, una luce! Si formò in volto. Oh! di’ tu il suo splendore. Era il suo. E ci sorrise così dolcemente che non avemmo più che una volontà, venire a dirvi: “Non ci respingete”».

21Vi è del brusio e dei commenti. Tutti parlano, ripetendo come lo videro.

22I dieci apostoli tacciono mortificati. Per rifarsi e non apparire come gli unici rimasti senza il suo saluto, chiedono alle donne ebree se furono senza dono pasquale.

23Elisa dice: «Mi ha levato la spada del dolore del mio figlio morto».

24E Anna: «Ho sentito la sua promessa sulla eterna salute dei miei».

25E Sira: «Io una carezza».

26E Marcella: «Io un lampo e la sua Voce che diceva: “Persevera”».

27«E tu, Niche?», interrogano perché questa tace.

28«Lei ha già avuto», rispondono altri.

29«No. Ho visto il suo Volto, e mi ha detto: “Perché sul cuore ti si imprima questo”. Come era bello!».

30Marta va e viene, tacita e svelta, e tace.

31«E tu, sorella? Nulla a te? Tu taci e sorridi. Troppo dolcemente sorridi per non avere la tua gioia», dice la Maddalena.

32«E’ vero. Tieni le palpebre calate e muta è la tua lingua, ma è come cantassi una canzone d’amore, tanto il tuo occhio scintilla oltre il velo delle ciglia».

33«Oh! parla dunque! Madre, ti ha detto?».

34La Madre sorride e tace.

35Marta, che è intenta a disporre le stoviglie sulla tavola, vuole tenere calato il velo sul suo felice segreto. Ma la sorella non le dà tregua. Allora Marta, beata, dice arrossendo: «Mi ha dato appuntamento per l’ora della morte e degli sponsali compiuti…» e il viso le si accende in un rossore più vivo e in un riso di anima.

 

 

 


S O M M A R I O

1. Liberazione di un romano indemoniato.

Evangelizzazione dei romani

Ambiente.

Sforzo che merita premio.

Cosa è l’anima?

Che è filosofia?

Che è Dio?

Liberazione dell’indemoniato.

L’Unificatore universale (Discorso messianico)

Il Profeta Eliseo.

Il Messia Gesù di Nazareth.

L’anima è l’essenza spirituale dell’uomo.

L’Unificatore universale

Evangelizzazione.

Sete del Dio vero.

Dialogo sull’anima e lo spirito con i romani.

Tutti gli uomini sono di un sangue solo.

Socrate, filosofo greco.

Immortalità dell’anima.

L’ anima e lo Spirito.

Chi è santo ama far cose gradite a Dio.

Lo Spirito evangelizzatore.

Profezia sulla missione di Pietro a Roma.

2. Il Romano Crispo

Sofferenza corredentrice.

Eroica testimonianza della Maddalena.

Il romano Crispo.

Uno scriba senza amore.

A seguire la perfezione si fatica sempre.

Ostinatamente chiusi alla luce.

Sofferenza corredentrice di Maria Ss.

La mente si ristora nella verità.

La vera sapienza (Discorso)

Segreto per trovare la Verità.

Amare vuol dire…

La Verità è Dio.

Il sapere non è corruzione se è religione.

Buona volontà e coerenza.

3. Dialogo sull’anima e lo spirito  con i romani.

Gentili in casa! Ohibò!

Tutti gli uomini sono di un sangue solo.

Socrate, filosofo greco.

Immortalità dell’anima.

L’ anima e lo Spirito.

Chi è santo ama far cose gradite a Dio.

Lo Spirito evangelizzatore.

Profezia sulla missione di Pietro a Roma.

4. A Cesarea Marittima. Romani gaudenti e una parabola sull’uso del tempo e della libertà.

Romani gaudenti.

Vasti mercati di Cesarea.

Ozio dei militi romani.

Orgie e bestialità.

Solidarietà messianica.

Parabola delle due monete.

Le due monete.

L’ uso delle monete.

L’ ora del rendiconto.

L’ interrogatorio.

5. Guarigione dello schiavo Aquila.

Il Messia da povero arricchisce i poveri.

L’amore e la dottrina del Messia è universale.

Conversioni dei romani.

6. Il greco Zenone e la lettera di Sintica con la notizia della morte di  Giovanni di Endor.

Incontro di Zenone con il Dio vero.

Zenone travolto dal dolore.

Quesiti sulla dottrina del Messia.

L’anima di Zenone.

La via che porta ad essere dio.

Lettera di Sintica.

Lettura di Gesù in privato.

La nuova patria  immortale.

Commenti sulla morte di Giovanni.

Contenuto della lettera.

Zenone, futuro apostolo cristiano.

Profezia sulla Roma cristiana.

Intervallo.

Il seme del cristianesimo.

Sul transito di Giovanni.

Intervallo.

Consapevolezza della Verità.

Intervallo.

La scelta delle anime.

Tutto per il trionfo del Messia.

Il sacrificio della Missionaria.

Il grande bambino buono.

La Consolatrice.

La Messaggera di vita.

La vera libertà.

Sacrificio della discepola.

I morti sentono l’amore della preghiera.

7. A Tarichea, discorso sulla natura del regno messianico. Conversione di Galazia e Zenone. Invito di Cusa a Gesù.

A Tarichea.

La penisola di Tarichea.

Il lungomare.

Fedeli del Messia.

Natura del Regno messianico. (discorso)

Il Dio di tutti gli uomini.

Il Messia di tutti gli uomini in un unico popolo.

I falsi dèi dei gentili.

Chiamati ad essere dèi.

Il Cristo Salvatore.

Morale messianica.

Cronaca del giorno.

La voce dello Spirito.

Volontà di Cusa.

Conversione di Galazia.

Conversione di Zenone.

8. IL Romano che ha ucciso  la sua anima

Niente grazia per chi ama il peccato.

9. Ammaestramenti e guarigioni nella sinagoga dei liberti romani. Un mandato per i Gentili.

Nella sinagoga dei liberti romani.

Notizie sulle iene che attendono la preda.

La fede merita premio.

Gli operai messianici.

Lavoro che il Padre premia con gloria immediata.

Le nozze degli spiriti.

La Redenzione e le risurrezioni.

La redenzione.

Le due risurrezioni.

Chi non accoglie Gesù-Vita non avrà Vita.

La seconda risurrezione.

Regole di eccelsa spiritualità.

Codice di buon comportamento per vedere Dio.

La via della fede e lo spirito per vivere in Dio.

Regola per essere buoni in tutto.

Mandati dal Messia ad evangelizzare.

L’ora del Messia Re dei re.

Re al cospetto degli angeli e dei popoli.

Fa il bene a chi ti ha fatto del male.

Il Messia è là dove il Bene è in atto.

10. Venuta dei pagani e accenni  ad altre apparizioni.

Le primizie di Roma.

Aria di festa.

Le primizie di Roma.

L’amore del Cristo tutti uguaglia e affratella.

Compenso del Signore: un dono pasquale.

 


[1] 13 marzo 1945. GESU’ DI NAZARETH, La Buona nuova ai piccoli del gregge di Gesù, Vol 2, N° 129,1-38

[2] Lo spirito pitone è il demonio che esercita la divinazione, il sortilegio, l’augurio, la magia, l’incantesimo, lo spiritismo, la negromanzia e attira l’ira di Dio dovunque operi: “Non praticherete alcuna sorta di divinazione o di magia” (Lv 19,26) “Non vi rivolgete ai negromanti né agli indovini; non li consultate per non contaminarvi per mezzo loro” (Lv 19,31). “Se un uomo si rivolge ai negromanti e agli indovini per darsi alle superstizioni dietro a loro, io volgerò la faccia contro quella persona e la eliminerò dal suo popolo” (Lv 20,6). “Non si trovi in mezzo a te chi esercita la divinazione o il sortilegio o l’augurio o la magia; né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore” (Dt 18,10-12). Una giovane aveva uno spirito di divinazione. Paolo si volse e disse allo spirito: “In nome di Gesù Cristo ti ordino di partire da lei”. E lo spirito partì all’istante” (Atti 16,16-24).

[3]<L’anima qui viene detta immortale come il suo Creatore, nel senso che essendo spirituale e non avendo perciò in sé stessa un principio di corruzione, una volta creata da Dio, mai cesserà di esistere>

[4] 20 settembre 1944. GESU’ DI NAZRET, La Buona Novella ai piccoli del gregge di Gesù, inedito Vol. 6 N° 406

[5]3 agosto 1945. La Buona Novella. Op. Cit. Vol 4. N°242

 

[6] La nuova versione della Bibbia di Gerusalemme, traduce così: “Interroga pure le bestie, perché ti ammaestrino, gli uccelli del cielo perché ti informino, o i rettili della terra, perché ti istruiscano, o i pesci del mare perché te lo faccian sapere. Chi non sa, fra tutti questi esseri, che la mano del Signore ha fatto questo?” (Giobbe 12,7-9)

[7] Bibbia di Gerusalemme: “Se tu a Dio dirigerai il cuore e tenderai a lui le tue palme, se allontanerai l’iniquità che è nella tua mano e non farai abitare l’ingiustizia nelle tue tende, allora più del sole meridiano splenderà la tua vita, l’oscurità sarà per te come l’aurora. Ti terrai sicuro per ciò che ti attende e, guardandoti attorno, riposerai tranquillo” (Giobbe 11,17-18).

[8] 20 settembre 1944. GESU’ DI NAZRET, La Buona Novella ai piccoli del gregge di Gesù, inedito Vol. 6 N° 406

[9] 30 aprile 1946. La Buona novella, op. cit. Vol 6 N° 425

 

[10] 2 luglio 1946. GESU’ DI NAZARETH, La Buona Novella ai piccoli del gregge di Gesù, Vol.7 N° 453

[11] Mosè disse a Dio: “Ecco io arrivo dagli Israeliti e dico loro: Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi. Ma mi diranno: Come si chiama? E io che cosa risponderò loro?”. Dio disse a Mosè: “Io sono colui che sono!”. Poi disse: “Dirai agli Israeliti: Io – Sono mi ha mandato a voi” (Es 3,13-14). “Jahve” si può tradurre: “Io sono colui che sono”, “Io sono colui che è”, “Io sono l’esistente”.  “Io sono il Signore: questo è il mio nome; non cederò la mia gloria ad altri, né il mio onore agli idoli” (Is 42,8).

[12] 23 luglio 1946. GESU’ DI NAZRET, La Buona Novella ai piccoli del gregge di Gesù, inedito Vol 7. N° 461

[13] Allora satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era nel numero dei Dodici”. (Lc 22,3). “Non ho forse scelto io voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un demonio! Egli parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: questi infatti stava per tradirlo, uno dei Dodici (Gv 6,70-71). Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota di tradirlo (Gv 13,2).

[14] 27 luglio 1946. La Buona Novell, op. cit.  Vol 7 N° 463 Poema: VI, 155 

[15] “Sei uscito per salvare il tuo popolo, per salvare il tuo consacrato”. (Abacuc 3,13)

[16] “Ma io gioirò nel Signore, esulterò in Dio mio salvatore. Il Signore Dio è la mia forza, egli rende i miei piedi come quelli delle cerve e sulle alture mi fa camminare” (Abacuc 3,18-19).

[17] Hai demolito la cima della casa dell’empio, l’hai scalzata fino alle fondamenta. Con i tuoi dardi hai trafitto il capo dei suoi guerrieri che irrompevano per disperdermi con la gioia di chi divora il povero di nascosto” (Abacuc 3,13-14)

[18] In quel giorno il Signore farà da scudo agli abitanti di Gerusalemme e chi tra di loro vacilla diverrà come Davide e la casa di Davide come Dio, come l’angelo del Signore davanti a loro” (Zac 12,8). L’attribuzione del termine “dio” a creature è legittima, ancor più legittima, perché viene riferito ad esse in considerazione dello stato di cui godranno in Cielo: “Vi esorto dunque a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto: Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti” (Efesini 4,6). “Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi?” (Gv 10,34). “Io ho detto: ‘Voi siete dèi, siete tutti figli dell’Altissimo. Eppure morirete come ogni uomo, cadrete come tutti i potenti’” (Sal 82,6-7).

[19] “Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio” (Rm8,14.17). “E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!” (Galati 4,6). “Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio” (1 Gv 3,1-2).

[20] “Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni”. (Is 42,1).

[21] “Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta” (Is 42,2-3).

[22] “Ti ho formato e stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione color che abitano nelle tenebre” (Is 42,6-7).

[23] “Io sono il Signore: questo è il mio nome; non cederò la mia gloria ad altri, né il mio onore agli idoli” (Is 42,8).

[24] “Spadroneggiamo sul giusto povero, non risparmiamo le vedove, nessun riguardo per la canizie ricca d’anni del vecchio. La nostra forza sia regola della giustizia, perché la debolezza risulta inutile” (Sap 2,10-11). 

[25] 26 luglio 1946. GESU’ DI NAZRET, La Buona Novella ai piccoli del gregge di Gesù, inedito Vol. 7 N° 462

[26] 26 novembre 1946. GESU’ DI NAZARETH, La Buona Novella ai Piccoli di Gesù, Vol. 8. N° 534

[27] Gesù, e poi gli Apostoli, con l’imposizione delle mani solevano benedire e guarire i malati Mc               

[28] Mt 20,1-16

[29] Allusione al Purgatorio

[30]“Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio” (Mt 22,2). “Allora l’angelo mi disse: «Scrivi: Beati gli invitati al banchetto delle nozze dell’Agnello!». Poi aggiunse: «Queste sono parole veraci di Dio» (Ap 19,9). “Rallegriamoci ed esultiamo, rendiamo a lui gloria, perché son giunte le nozze dell’Agnello; la sua sposa è pronta” (Ap 19,7). “M’introduca il re nelle sue stanze: gioiremo e ci rallegreremo per te, ricorderemo le tue tenerezze più del vino” (Cc 1,4). “Mi baci con i baci della sua bocca! Sì, le tue tenerezze sono più del vino” (Cc 1,2).

[31]Profezia: “Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide; se egli apre, nessuno chiuderò; se egli chiude, nessuno potrà aprire” (Is 22,22).

Compimento: “Il Cielo è chiuso. E non sarà aperto che dal Redentore. Ma la sua ora è venuta… Il mio sacrificio già preme sulle porte dei Cieli perché è già in azione. Quando sarà compiuto si apriranno le celesti porte” (534,32).

Conferma: “Così parla il Santo, il Verace, Colui che ha la chiave di Davide: quando egli apre nessuno chiude, e quando chiude nessuno apre” (Ap 3,7). “Io sono il Primo e l’Ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi” (Ap 1,18).

[32] “È giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo. In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,23-24). “Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me”. Questo diceva per indicare di qual morte doveva morire (Gv 12,32).

[33] “Fu costruita infatti una Tenda: la prima nella quale vi erano il candelabro, la tavola e i pani dell’offerta; essa veniva chiamata il Santo. Dietro il secondo velo poi c’era una Tenda, detta Santo dei Santi, con l’altare d’oro per i profumi e l’arca dell’alleanza tutta ricoperta d’oro, nella quale si trovavano un’urna d’oro contenente la manna, la verga di Aronne che aveva fiorito e le tavole dell’alleanza” (Eb 9,2-4). Quando Gesù spirò: “Ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo” Mt 27,51).    

[34] I galilei, dalla parlata più dolce, dicevano: “Geové”, con un “g” molto dolce, quasi un “sgi”. I giudei: “Javé”, duro, reciso. I Testimoni di Geova hanno preso il nome di Dio dal dialetto Galileo “Geové” che si pronuncia “Geova”, il significato è lo stesso “Javé”.  

[35] Il “Santo dei Santi” era la parte più sacra del Tempio dove solo il sommo sacerdote poteva entrare e una sola volta all’anno, nel giorno dell’espiazione (cfr. Lv 16,1ss).

[36]Fino ad oggi, quando si legge Mosè, un velo è steso sul loro cuore; ma quando ci sarà la conversione al Signore, quel velo sarà tolto. (2Cor 3,15-16).

[37] Gesù, Unigenito del Padre, e Primogenito tra noi suoi fratelli secondo l’umana natura (Rm 8,29). “Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui. Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose. Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza” (Col 1,15-20); Eb 1,6; Ap 1,5

[38] Ez cap. 37,1-14

[39] “vidi anche le anime dei decapitati a causa della testimonianza di Gesù e della parola di Dio, e quanti non avevano adorato la bestia e la sua statua e non ne avevano ricevuto il marchio sulla fronte e sulla mano. Essi ripresero vita e regnarono con Cristo per mille anni. Questa è la prima risurrezione. Beati e santi coloro che prendono parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo e regneranno con lui per mille anni” (Ap 20,4-6).

[40] “In verità, in verità vi dico: è venuto il momento, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno” (Gv 5:25). Vivranno nella Grazia che è vita. E “Noi che viviamo e saremo ancora in vita per la venuta del Signore, non avremo alcun vantaggio su quelli che sono morti. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, i vivi, i superstiti, saremo rapiti insieme con loro tra le nuvole, per andare incontro al Signore” (1 Tes 4,15).

[41] “Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò. Se qualcuno non ascolterà le parole, che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto” (Dt 18,18-19). 

[42] Senza divina Eucaristia nota 12 p 470 3°v

[43] Senza i doni, i frutti, i carismi dello Spirito Santo.    precedente nota

[44] Senza la Grazia

[45]“Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sù a voce e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna” (Gv 5,28-29).

[46] a) Retore e sofista, nato a Tarso circa il 161 dopo Cristo, quindi non si tratta di questo Ermogene. b) Architetto, nato forse a Priene, vissuto tra il III e II secolo avanti Cristo. c) Quindi non si tratta né del Rettore né dell’Architetto, ma di un Ermogene anonimo vissuto nel tempo di Gesù.

[47] “Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a feccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente “(1Cor 13,12).  “Ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è (1 Gv 3,1-2)

[48] Allusione al Sacrificio eucaristico ed ai Sacramenti della Nuova Legge

[49] La “Regola d’oro” “Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Lc 6,31). “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti” (Mt 7,12).

[50] In alcune solennità si trovavano in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo: Parti, Medi, Elamiti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Figia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, stranieri di Roma, Ebrei e proseliti, Cretesi e Arabi… (Cfr. At 2,5-11).

[51] “Il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata” (Is 9,1).

[52] “Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace” (Is 9,5).

[53] “Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie” (Is 53,4).

[54] “Una cosa però non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno solo” (2 Pt 3,8).

[55] “Avvicinatevi a me, voi che mi desiderate, e saziatevi dei miei prodotti. Poiché il ricordo di me è più dolce del miele, il possedermi è più dolce del favo di miele. Chi mi obbedisce non si vergognerà, chi compie le mie opere non peccherà” (Siracide 24,18-21).

[56] Esaltazione terrena di Gesù sulla Croce, come stà scritto: “Umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2,8). “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna” (Gv 3,14-15); “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono” (Gv 8,28-29).

[57] Un nome porta scritto sul mantello e sul femore: Re dei re e Signore dei signori (Ap 19,16). “Essi combatteranno contro l’Agnello, ma l’Agnello li vincerà, perché è il Signore dei signori e il Re dei re e quelli con lui sono i chiamati, gli eletti e i fedeli” (Ap 17,14); 19,16

[58]  Allusione all’adorazione di pastori e dei re magi e dei proseliti ebrei convenuti a Gerusalemme per il Censimento.

[59]< cioè il volere di Cesare Augusto imperatore Lc 2,1-20 >

[60]Profezia: “Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele” (Nm 24,17).  Compimento: Gesù nacque a Betlemme di Giudea. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo” (Mt 2,1-2). Conferma: “Egli si manifestò nella carne, fu giustificato nello Spirito, apparve agli angeli, fu annunziato ai pagani, fu creduto nel mondo, fu assunto nella gloria” (1 Tm 3,16). “Poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà” (Col 1,16). Re al cospetto degli angeli. 

[61]“Nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza” (Col 2,3). “Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza” (Col 1,19).

[62]Profezia: “Lungo il fiume, su una riva e sull’altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui fronde non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario. I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina” (Ez 47,12). Compimento: “E fruiscano i buoni, le primizie di questa messe nuova, di questa Misericordia che si aprirà come nube di Nisam per gonfiare i fiumi delle acque salutari, atti a fare fruttiferi gli alberi piantati sulle rive”. Conferma: “In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni” (Ap 22,2).                                

[63]< Filosofo, asceta, matematico e fisico, nato a Samo nel 571 circa, morto a Metaponto nel 497 circa >

[64]< Uomo politico e oratore ateniese, nato intorno al 384 avanti Cristo >

[65] “Ogni sapienza viene dal Signore ed è sempre con lui” (Sir 1,1). L’ispirazione dell’Onnipotente fa l’uomo intelligente (Cfr. Gb 3,8). “Perché il Signore dà la Sapienza, dalla cui bocca esce scienza e prudenza” (Pr 2,6).

Splendida ed esaltante verità, espressa sovente nella Bibbia. Leggere, per esempio: 24,1-30; 37,20-29; 51,18-38; 1 Cor 1,17 –3-4; Col 2,1-3

[66] “Sì, ho deciso di mettere in pratica la sapienza; sono stato zelante nel bene, non resterò confuso. La mia anima si è allenata in essa; fui diligente nel praticare la legge. Ho steso le mani verso l’alto; ho deplorato che la si ignori. A lei rivolsi il mio desiderio, e la trovai nella purezza. In essa acquistai senno fin da principio; per questo non la abbandonerò. Le mie visciere si commossero nel ricercarla; per questo ottenni il suo prezioso acquisto. Il Signore mi ha dato in ricompensa una lingua, con cui lo loderò. Avvicinatevi, voi che siete senza istruzione, prendete dimora nella mia scuola” (Sir 51,18-23).

[67] “Chinai un poco l’orecchio per ricevere sapienza; vi trovai un insegnamento abbondante. Con essa feci progresso; renderò gloria a chi mi ha concesso la sapienza” (Sir 51,16). “Ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall’alto e discende dal Padre della luce, nel quale non c’è variazione né ombra di cambiamento” (Giacomo 1:17).

[68]Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini (Rm 12,17).  “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male (Rm 12:21).

[69] 5 aprile 1945. La Buona Novell, OP. CIT. Vol 10 N° 626 Poema: X, 12 

 

[70] “Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impuri io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure i miei occhi hanno visto io il re, il Signore degli eserciti”. Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e mi disse: “Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua iniquità e il tuo peccato è espiato” (Is 6,4-7)

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