I discepoli del Messia
Testimoni. Evangelizzatori del Regno messianico
SECONDO IL PICCOLO GIOVANNI.
A cura di Jesus Maria de Cabnaconde S.O.S
Servo dell’Ordine dei Salvatori
1. Apparizione ai discepoli di Emmaus[1].
L’amore illumina. Non porta all’errore.
I discepoli di Emaus (Lc 24,13-14)[2].
1Per una strada montuosa due uomini, di media età, vanno lesti volgendo le spalle a Gerusalemme, le cui alture scompaiono sempre più dietro le altre che si susseguono con ondulazioni di cime e di valli continue.
2Parlano fra di loro. E il più anziano dice all’altro, che avrà un trentacinque anni al massimo: «Credi che è stato meglio fare così. Io ho famiglia e tu ce l’hai. Il Tempio non scherza. Vuole proprio farla finita. Avrà ragione? Avrà torto? Non lo so. So che in esso è chiaro il pensiero di finirla per sempre con tutto questo».
3«Con questo delitto, Simone. Dagli il nome giusto. Perché almeno delitto lo è».
4«Secondo. In noi l’amore fa lievito contro il Sinedrio. Ma forse… chissà!».
5«Niente. L’amore illumina. Non porta all’errore».
6«Anche il Sinedrio, anche i sacerdoti e i capi amano. Loro amano Jeovè, Colui che tutto Israele ha amato da quando il patto fu stretto fra Dio e i Patriarchi. Allora pure ad essi l’amore è luce e non porta errore!».
7«Non è amore per il Signore il loro. Sì. Israele da secoli è in quella Fede. Ma dimmi. Puoi dire che è ancora una fede quella che ci dànno i capi del Tempio, i farisei, gli scribi, i sacerdoti? Tu lo vedi. Con l’oro sacro al Signore -già si sapeva, o almeno si sospettava che ciò avvenisse- con l’oro sacro al Signore essi hanno pagato il Traditore e ora pagano le guardie. Il primo perché tradisse il Cristo, le seconde perché mentano. Oh! Io non so come la Potenza eterna si sia limitata a scardinare le muraglie e a lacerare il Velo! Ti dico che io avrei voluto che sotto le macerie seppellisse i nuovi filistei. Tutti!».
8«Clofa! Tu saresti tutto vendetta».
9«Vendetta sarei. Perché, ammettiamo che Egli fosse solo un profeta, è egli lecito uccidere un innocente? Perché innocente era! Lo hai mai visto fare uno dei delitti di cui fu accusato per ucciderlo?».
Il dubbio sulla risurrezione.
10«No. Nessuno. 2Però un errore lo ha fatto».
«Quale, Simone?».
11«Quello di non sprigionare potenza dall’alto della sua Croce. Per confermare la nostra fede e per punire gli increduli sacrileghi. Egli doveva raccogliere la sfida e scendere di Croce».
12«Ha fatto di più. È risorto».
13«Sarà poi vero? Risorto come? Con lo Spirito solo o con lo Spirito e la Carne?».
«Ma lo Spirito è eterno! Non ha bisogno di risorgere!», esclama Cleofa.
14«Lo so anche io. Volevo dire: se è risorto con la sua unica natura di Dio, superiore ad ogni insidia dell’uomo. Perché ora il suo spirito fu insidiato col terrore dall’uomo. Hai sentito, eh? Marco ha detto che nel Gestemani, dove Egli andava a pregare contro un masso, è tutto sangue. E Giovanni, che ha parlato con Marco, gli ha detto: “Non far calpestare quel luogo, perché è sangue sudato dall’Uomo Dio”. Se ha sudato sangue prima della tortura, deve ben avere avuto terrore di essa!».
«Nostro povero Maestro! …».
Tacciono afflitti.
Il Messia in veste di forestiero (Lc 24,15-19)[3].
15Li raggiunge Gesù e chiede: «Di chi parlavate? Sentivo nel silenzio le vostre parole a intervalli. Chi fu ucciso?».
16È un Gesù velato sotto una apparenza modesta di povero viandante frettoloso. I due non lo ravvisano.
17«Sei d’altri luoghi, uomo? Non sostasti in Gerusalemme? La tua veste polverosa ed i sandali così ridotti ci paiono di instancabile pellegrino».
«Lo sono. Vengo da molto lontano…».
18«Stanco sarai, allora. E vai lontano?».
«Molto, ancora più di quanto Io ne venga».
19«Hai commerci da fare? Mercati?».
«Ho da acquistare un numero sterminato di greggi per il più grande Signore. Tutto il mondo devo girare per scegliere pecore e agnelli, e scendere anche fra greggi selvatiche che pure, quando saranno rese domestiche, saranno migliori di quelle che selvatiche ora non sono».
20«Difficile lavoro. E hai proseguito senza sostare in Gerusalemme?».
21«Perché lo chiedete?».
«Perché tu solo sembri ignorante quanto in essa è accaduto in questi giorni».
22«Che vi è accaduto?».
«Tu vieni da lontano e perciò forse non sai. Ma la tua parlata è pure galilea. Perciò, anche se servo di un re straniero o figlio di galilei espatriati, saprai, se sei circonciso, che da tre anni nella patria nostra era sorto un grande profeta di nome Gesù di Nazareth, potente in opere e in parole davanti a Dio e agli uomini, che andava predicando per tutto il Paese. E si diceva il Messia. Le sue parole e le sue opere erano realmente da Figlio di Dio, come Egli si diceva. Ma solo da Figlio di Dio. Tutto Cielo… Ora tu sai perché…4Ma sei circonciso?».
«Primogenito sono e sacro al Signore».
23«Allora sai la nostra Religione?».
«Non ne ignoro una sillaba. Conosco i precetti e gli usi.
L’halascia, il midrascia e l’aggada mi sono note come gli elementi dell’aria, dell’acqua, del fuoco e della luce, che sono i primi a cui tende l’intelligenza, l’istinto, il bisogno dell’uomo che da poco è nato da seno».
Ultime notizie sul Messia(Lc 24.19-20)[4].
24«Orbene, allora tu sai che Israele ebbe promesso il Messia, ma come re potente che avrebbe riunito Israele. Questo invece così non era…».
25«Come, dunque?».
«Egli non mirava a terreno potere. Ma di un regno eterno e spirituale si diceva re. Egli non ha riunito, ma anzi ha scisso Israele, perché ora esso è diviso fra coloro che in Lui credono e coloro che malfattore lo dicono. In verità, di re non aveva stoffa, perché voleva solo mitezza e perdono. E come soggiogare e vincere con queste armi? …».
26«E allora?».
«E allora i capi dei Sacerdoti e gli Anziani d’Israele lo presero e lo hanno giudicato reo di morte… accusandolo, per verità, di colpe non vere. Sua colpa era essere troppo buono e troppo severo…».
27«Come poteva, se era l’uno, essere l’altro?».
«Poteva, perché era troppo severo nel dire le verità ai Capi d’Israele e troppo buono nel non fare su essi miracolo di morte, fulminando i suoi ingiusti nemici».
28«Severo come il Battista era?».
«Ecco… non saprei. Duramente rimproverava, specie negli ultimi tempi, scribi e farisei, e minacciava quelli del Tempio come segnati dall’ira di Dio. Ma poi, se un’era peccatore e si pentiva, ed Egli vedeva nel suo cuore vero pentimento, perché il Nazareno leggeva nei cuori meglio che uno scriba nel testo, allora era più dolce di una madre».
29«E Roma ha permesso fosse ucciso un innocente?».
«Lo ha condannato Pilato… Ma non voleva e lo diceva “Giusto”. Ma di accusarlo a Cesare lo minacciarono ed ebbe paura.
Speravamo fosse il liberatore d’Israele (Lc 24,21)[5].
30Insomma fu condannato alla croce e vi morì. E questo, insieme al timore dei sinedristi, ci ha molto avviliti. Perché io sono Cleofe figlio di Cleofe e questo è Simone, ambedue di Emmaus, e parenti, perché io sono lo sposo della sua prima figlia, e discepoli del profeta eravamo».
31«E ora non lo siete più?».
«Noi speravamo che sarebbe Lui che libererebbe Israele e anche che, con un prodigio, confermasse le sue parole. Invece! …».
32«Che parole aveva dette?».
«Te lo abbiamo detto: “Io sono venuto al Regno di Davide. Io sono il Re pacifico” e così via. E diceva: “Venite al Regno”, ma poi non ci ha dato il regno. E diceva: “Il terzo giorno risorgerò”. Ora è il terzo giorno che è morto. Anzi è già compiuto, perché l’ora di nona è già trascorsa, e Lui non è risorto.
Questione sulla risurrezione” (Lc 22-24).[6].
33Delle donne e delle guardie dicono che sì, è risorto. Ma noi non lo abbiamo visto. Dicono le guardie, ora, che così hanno detto per giustificare il furto del cadavere fatto dai discepoli del Nazareno.
34Ma i discepoli! … Noi lo abbiamo tutti lasciato per paura mentre era vivo… e non certo lo abbiamo rapito ora che è morto.
35E le donne… chi ci crede ad esse? Noi ragionavamo di questo. E volevamo sapere se Egli si è inteso di risorgere solo con lo Spirito tornato divino, o se anche con la Carne.
36Le donne dicono che gli angeli -perché dicono di avere visto anche gli angeli dopo il terremoto, e può essere, perché già il venerdì sono apparsi i giusti fuori dai sepolcri- dicono che gli angeli hanno detto che Egli è come uno che non è mai morto. E tale infatti alle donne parve di vederlo.
37Ma però due di noi, due capi, sono andati al Sepolcro. E, se lo hanno visto vuoto, come le donne hanno detto, non hanno visto Lui, né lì, né altrove. Ed è una grande desolazione, perché non sappiamo più che pensare!».
La ricostruzione del regno d’Israele (Lc 22-24)[7].
Nel pensiero di Dio:
38«Oh! come siete stolti e duri nel comprendere! e come lenti nel credere alle parole dei profeti! E non era ciò stato detto? L’errore di Israele è questo: dell’avere male interpretato la regalità di Cristo. Per questo Egli non fu creduto. Per questo Egli fu temuto.
39Per questo ora voi dubitate. In alto, in basso, nel Tempio e nei villaggi, ovunque si pensava ad un re secondo l’umana natura. La ricostruzione del regno d’Israele non era limitata, nel pensiero di Dio, nel tempo, nello spazio e nel mezzo, come fu in voi.
Nel tempo:
40Non nel tempo: ogni regalità, anche la più potente, non è eterna. Ricordate i potenti Faraoni che oppressero gli ebrei ai tempi di Mosè. Quante dinastie non sono finite, e di esse restano mummie senz’anima in fondo ad ipogei secreti! E resta un ricordo, se pur resta quello, del loro potere di un’ora, e anche meno, se misuriamo i loro secoli sul Tempo eterno. Questo Regno è eterno.
Nello spazio:
41Nello spazio. Era detto: regno di Israele. Perché da Israele è venuto il ceppo della razza umana; perché in Israele è, dirò così, il seme di Dio, e perciò, dicendo Israele, volevasi dire: il regno dei creati da Dio. Ma la regalità del Re Messia non è limitata al piccolo spazio della Palestina, ma si estende da settentrione a meridione, da oriente a occidente, dovunque è un essere che nella carne abbia uno spirito, ossia dovunque è un uomo. Come avrebbe potuto uno solo accentrare in sé tutti i popoli fra loro nemici e farne un unico regno senza spargere a fiumi il sangue e tenere tutti soggetti con crudeli oppressioni d’armati? E come allora avrebbe potuto essere il re pacifico di cui parlano i profeti?
Nel mezzo:
42 Nel mezzo: il mezzo umano, ho detto, è l’oppressione. Il mezzo sovrumano è l’amore. Il primo è sempre limitato, perché i popoli ben si rivoltano all’oppressore. Il secondo è illimitato, perché l’amore è amato o, se amato non è, è deriso. Ma, essendo cosa spirituale, non può mai essere direttamente aggredito. E Dio, l’Infinito, vuole mezzi che come Lui siano. Vuole ciò che finito non è perché eterno è: lo spirito; ciò che è dello spirito; ciò che porta allo Spirito. Questo è stato l’errore: di avere concepito nella mente un’idea messianica sbagliata nei mezzi e nella forma.
Regalità messianica:
43Quale è la regalità più alta? Quella di Dio. Non è vero? Or dunque, questo Ammirabile, questo Emmanuele, questo Santo, questo Germe sublime, questo Forte, questo Padre del secolo futuro, questo Principe della pace, questo Dio come Colui dal quale Egli viene, perché tale è detto e tale è il Messia, non avrà una regalità simile a quella di Colui che lo ha generato? Sì, che l’avrà. Una regalità tutta spirituale ed eterna, pura da rapine e sangue, ignara di tradimenti e soprusi. La sua Regalità! Quella che la Bontà eterna concede anche ai poveri uomini, per dare onore e gioia al suo Verbo.
Prove della messianità (Lc 24,26-27)[8].
La passione e la risurrezione.
44Ma non è detto da Davide che questo Re potente ha avuto messa sotto i suoi piedi ogni cosa a fargli da sgabello[9]? Non è detta da Isaia tutta la sua Passione[10] e da Davide numerate, potrebbesi dire, anche le torture[11]? E non è detto che Egli è il Salvatore e Redentore, che col suo olocausto salverà l’uomo peccatore[12]?
45E non è precisato, e Giona ne è segno, che per tre giorni sarebbe ingoiato dal ventre insaziabile della Terra e poi ne sarebbe espulso come il profeta dalla balena[13]?
Il Tempio vero: il suo Corpo di Agnello.
46E non è stato detto da Lui: “Il Tempio mio, ossia il mio Corpo, il terzo dì dopo essere stato distrutto, sarà da Me (ossia da Dio) ricostruito”? E che pensavate? Che per magia Egli rialzasse le mura del Tempio? No. Non le mura. Ma Sé stesso. E solo Dio poteva far sorgere Sé stesso. Egli ha rialzato il Tempio vero: il suo Corpo di Agnello. Immolato, così come ne ebbe l’ordine e la profezia Mosè, per preparare il “passaggio” da morte a Vita, da schiavitù a libertà, degli uomini figli di Dio e schiavi di Satana[14].
Daniele 9,26.
47“Come è risorto?”, vi chiedete. Io rispondo: È risorto con la sua vera Carne e col suo divino Spirito che l’abita, come in ogni carne mortale è l’anima abitante regina nel cuore. Così è risorto dopo aver tutto patito per tutto espiare, e riparare all’Offesa primigenia e alle infinite che ogni giorno dall’Umanità vengono compite. È risorto come era detto sotto il velo delle profezie. Venuto al suo tempo, vi ricordo Daniele[15], al suo tempo fu immolato. E, udite e ricordate, al tempo predetto dopo la sua morte la città deicida sarà distrutta.
Il Sangue dell’Agnello.
48Io ve ne consiglio: leggete con l’anima, non con la mente superba, i profeti, dal principio del Libro alle parole del Verbo immolato; ricordate il Precursore che lo indicava Agnello; risovvenitevi quale era il destino del simbolico agnello mosaico. Per quel sangue furono salvati i primogeniti d’Israele[16]..
49Per questo Sangue saranno salvati i primogeniti di Dio, ossia quelli che con la buona volontà si saranno fatti sacri al Signore. Ricordate e comprendete il messianico salmo di Davide e il messianico profeta Isaia.
La regalità del Santo di Dio.
50Ricordate Daniele, riportatevi alla memoria, ma alzando questa dal fango all’azzurro celeste, ogni parola sulla regalità del Santo di Dio, e comprenderete che altro segno più giusto non vi poteva essere dato più forte di questa vittoria sulla Morte, di questa Risurrezione da Sé stesso compiuta.
La Misericordia del Salvatore Crocefisso.
51Ricordatevi che disforme alla sua misericordia e alla sua missione sarebbe stato il punire dall’alto della Croce coloro che su essa lo avevano messo. Ancora Egli era il Salvatore, anche se era Crocifisso schernito e inchiodato ad un patibolo! Crocifisse le membra, ma libero lo spirito e il volere. E con questi volle ancora attendere, per dare tempo ai peccatori di credere e di invocare, non con urlo blasfemo, ma con gemito di contrizione, il suo Sangue su loro.
Ora è risorto.
52Ora è risorto. Tutto ha compiuto. Glorioso era avanti la sua incarnazione. Tre volte glorioso lo è ora che, dopo essersi annichilito per tanti anni in una carne, ha immolato Se stesso, portando l’Ubbidienza alla perfezione del saper morire sulla croce per compiere la Volontà di Dio[17].
Il Regno che Israele non ha compreso.
53Gloriosissimo, in un con la Carne glorificata, adesso che Egli ascende al Cielo ed entra nella Gloria eterna, iniziando il Regno che Israele non ha compreso. Ad esso Regno Egli, più che mai pressantemente, con l’amore e l’autorità di cui è pieno, chiama le tribù del mondo. Tutti, come videro e previdero i giusti di Israele ed i profeti, tutti i popoli verranno al Salvatore. E non vi saranno più Giudei o Romani, Sciti o Africani, Iberi o Celti, Egizi o Frigi. L’oltre Eufrate si unirà alle sorgenti del Fiume perenne. Gli iperborei a fianco dei numidi verranno al suo Regno, e cadranno razze e idiomi. Costumi e colori di pelle e capelli non avranno più luogo[18]. Ma sarà uno sterminato popolo fulgido e candido, un unico linguaggio, un solo amore[19]. Sarà il Regno di Dio. Il Regno dei Cieli[20]. Monarca eterno: l’Immolato Risorto[21]. Sudditi eterni: i credenti nella sua Fede. Vogliate credere per essere di esso.
Si disvela per quello che Egli è: il Risorto.
Ospitalità (Lc 24,28-29)[22].
54Ecco Emmaus, amici. Io vado oltre. Non è concessa sosta al Viandante che tanta strada ha da fare».
55«Signore, tu sei istruito più di un rabbi. Se Egli non fosse morto, diremmo che Egli ci ha parlato. Ancora vorremmo udire da te altre e più estese verità. Perché ora, noi pecore senza pastore, turbate dalla bufera dell’odio d’Israele, più non sappiamo comprendere le parole del Libro. Vuoi che veniamo con te? Vedi, ci istruiresti ancora, compiendo l’opera del Maestro che ci fu tolto».
56«L’avete avuto per tanto e non vi poté fare completi? Non è questa una sinagoga?».
«Sì. Io sono Cleofa, figlio di Cleofa il sinagogo, morto nella sua gioia di avere conosciuto il Messia».
57«E ancora non sei giunto a credere senza nube? Ma non è colpa vostra. Ancora dopo il Sangue manca il Fuoco. E poi crederete, perché comprenderete. Addio».
58«O Signore, già la sera si appressa e il sole si curva al suo declino. Stanco sei, e assetato. Entra. Resta con noi. Ci parlerai di Dio mentre divideremo il pane e il sale».
La frazione del pane (Lc 24,30-32)[23].
59Gesù entra e viene servito, con la solita ospitalità ebraica, di bevande e acque per i piedi stanchi.
60Poi si mettono a tavola e i due pregano di offrire per loro il cibo.
61Gesù si alza tenendo sulle palme il pane e, alzati gli occhi al cielo rosso della sera, rende grazie del cibo e si siede. Spezza il pane e ne dà ai suoi due ospiti. E nel farlo si disvela per quello che Egli è: il Risorto. Non è il fulgido Risorto apparso agli altri a Lui più cari. Ma è un Gesù pieno di maestà, dalle piaghe ben nette nelle lunghe Mani: rose rosse sull’avorio della pelle. Un Gesù ben vivo nella sua Carne ricomposta. Ma anche ben Dio nella imponenza degli sguardi e di tutto l’aspetto.
62I due lo riconoscono e cadono in ginocchio… Ma, quando osano alzare il viso, di Lui non resta che il pane spezzato. Lo prendono e lo baciano. Ognuno prende il proprio pezzo e se lo mette, come reliquia, avvolto in un lino sul petto.
63Piangono dicendo: «Egli era! E non lo conoscemmo. Eppure non sentivi tu arderti il petto mentre ci parlava e ci accennava le Scritture?».
Di ritorno a Gerusalemme (Lc 24,33-35)[24].
64«Sì. E ora mi pare di vederle di nuovo. E nella luce che dal Cielo viene. La luce di Dio. E vedo che Egli è il Salvatore».
65«Andiamo. Io non sento più stanchezza e fame. Andiamo a dirlo a quelli di Gesù, in Gerusalemme».
66«Andiamo. Oh! se il vecchio padre mio avesse potuto godere quest’ora!».
67«Ma non lo dire! Egli più di noi ne ha goduto. Senza il velo usato per pietà della nostra debolezza carnale, egli, il giusto Cleofe, ha visto col suo spirito il Figlio di Dio rientrare nel Cielo. Andiamo! Andiamo! Giungeremo a notte alta. Ma, se Egli lo vuole, ci darà maniera di passare. Se ha aperto le porte di morte, ben potrà aprire le porte delle mura! Andiamo».
68E nel tramonto tutto purpureo vanno solleciti verso Gerusalemme.
2. Apparizione sulle
rive del lago
e conferimento del mandato a
Pietro[25].
Gli Apostoli a pesca.
Alla periferia di Tarichea.
1Una notte calma e afosa. Non tira un respiro di vento. Le stelle, larghe e palpitanti, gremiscono il cielo sereno. Il lago, calmo e immobile tanto da parere una vastissima vasca al riparo dei venti, riflette sulla sua superficie la gloria di quel cielo palpitante d’astri. Le piante lungo le rive sono un blocco senza fremiti. Così calmo il lago che il suo fiotto sulla riva si riduce ad un fruscio lievissimo. Qualche barca al largo, appena visibile come forma vagante, che talora mette una stellina a poca distanza dall’onda col suo lumino legato all’albero della vela a rischiarare l’interno del piccolo scafo.
2Non so quale punto del lago sia. Direi in quello più meridionale, là dove il lago si appresta a ritornar fiume. Alla periferia di Tarichea, direi, non perché io veda la città, che un ammasso d’alberi mi nasconde, protendendosi nel lago a fare un piccolo promontorio collinoso, ma perché così giudico dalle stelline dei lumi delle barche, che si allontanano verso nord staccandosi dalle sponde del lago. Dico periferia perché un mucchietto di casupole, che son tanto poche da non poter costituire neppure un villaggio, sono riunite lì, ai piedi del piccolo promontorio. Case povere, quasi sul lido, certo di pescatori.
3Delle barche in secco sulla piccola spiaggia; altre, già pronte a navigare, presso riva, nell’acqua, e così ferme da parer confitte al suolo, anziché galleggianti.
Gli Apostoli a pesca (Gv 21,1-3)[26].
4Da una casupola Pietro sporge il capo. La luce tremolante di un fuoco acceso nella cucina fumosa illumina da tergo la figura atticciata dell’apostolo, facendola risaltare come un disegno. Guarda il cielo, guarda il lago… Viene avanti sino al limite del lido. Poi –è con una tunica corta e a piedi scalza– entra nell’acqua sino a mezza coscia e carezza il bordo di una barca, protendendo il braccio muscoloso.
5Lo raggiungono i figli di Zebedeo.
«Bella notte».
«Fra poco ci sarà la luna».
«Sera di pesca».
«Coi remi però».
«Non c’è vento».
«Che si fa?».
6Parlano adagio, a frasi staccate, come uomini usi alla pesca e alle manovre delle vele e delle reti, che richiedono attenzione e perciò poche parole.
7«Sarebbe bene andare. Venderemmo parte della pesca».
Vengono a raggiungerli sulla riva Andrea, Tommaso e Bartolomeo.
«Che calda questa notte!», esclama Bartolomeo.
«Farà tempesta? Vi ricordate quella notte?», chiede Tommaso.
8«Oh! no! Calmeria, nebbie forse, ma non tempesta. Io… Io vado a pescare. Chi viene con me?».
«Veniamo tutti. Forse si starà meglio là in mezzo», dice Tommaso che suda, e aggiunge: «Occorreva alla donna quel fuoco, ma è come fossimo stati alle terme calde…».
«Vado a dirlo a Simone. È tutto solo là», dice Giovanni.
9Pietro già prepara la barca insieme ad Andrea e Giacomo.
«Andiamo sino a casa? Una sorpresa per mia madre…», chiede Giacomo.
10«No. Non so se posso far venire Marziam. Prima di… della… Sì, insomma! Prima di andare a Gerusalemme -si era ancora ad Efraim- il Signore mi disse di voler fare la seconda Pasqua con Marziam. Ma poi non mi ha detto altro…».
«A me pare che abbia detto di sì», dice Andrea.
«Sì. La seconda Pasqua, sì. Ma farlo venire prima non so se vuole. Ho fatto tanto sbagli che… Oh! vieni anche tu?».
Sù! Op! Sù! Op! (Gv 21,3)[27]
«Sì, Simone di Giona. Mi ricorderà molte cose questa pesca…».
11«Eh! a tutti ricorderà molte cose… E cose che non torneranno più… Si andava col Maestro in questa barca, sul lago… E io le volevo bene come fosse una reggia, e mi pareva di non poter vivere senza di essa. Ma ora che Lui non c’è più, nella barca… ecco… ci sono dentro e non ne ho gioia», dice Pietro.
«Nessuno ha più gioia delle cose passate. Non è più la stessa vita. E anche a guardare indietro… fra quelle ore passate e quelle presenti c’è di mezzo quel tempo orrendo…», sospira Bartolomeo.
«Pronti. Venite. Tu al timone e noi ai remi. Andiamo verso la curva di Ippo. È posto buono. Su! Op! Su! Op!».
12Pietro dà la voga e la barca scivola sull’acqua cheta, Bartolomeo al timone. Tommaso e lo Zelote a far da garzoni, pronti a gettar le reti che preparano stese. Si alza la luna, ossia supera i monti di Gadara (se non erro) o Gamala, insomma quelli che sono sulla costa orientale ma verso il sud del lago, e il lago ne riceve il raggio, che fa una strada di diamanti sull’acque chete.
«Ci accompagnerà sino al mattino».
«Se non viene foschia».
«I pesci lasciano il fondo attirati dalla luna».
13«Se faremo buona pesca, bene sarà. Perché non abbiamo più denaro. Compreremo pane e porteremo a quelli sul monte pesce e pane».
Parole lente, con pause lunghe fra l’una e l’altra voce.
«Voghi bene, Simone. Non hai perso la vogata! …», ammira lo Zelote.
Il perfido colpisce ancora.
14«Sì… Maledizione!».
«Ma che hai?», chiedono gli altri.
15«Ho… Ho che il ricordo di quell’uomo mi perseguita da per tutto. Mi ricordo di quel giorno che si faceva con due barche a chi vogava meglio, e lui…».
16«Io invece pensavo che una delle prime volte che ebbi la visione del suo abisso di perfidia, fu quella volta che incontrammo, anzi, che scontrammo le barche dei romani. Ricordate?”, dice lo Zelote.
17«Eh! se si ricorda! Mah! … Lui lo difendeva… e noi… fra le difese del Maestro e le doppiezze del… del nostro, non si comprese mai bene…», dice Tommaso.
«Uhm! Io più di una volta… Ma diceva: “Non giudicare, Simone!”».
«Il Taddeo lo ebbe sempre in sospetto».
18«Quello che io non riesco a credere è che costui non ne abbia saputo mai nulla», dice Giacomo urtando col gomito suo fratello. Ma Giovanni tace curvando il capo.
«Ormai puoi dire…», dice Tommaso.
«Mi sforzo di dimenticare. Così ne ho avuto ordine. Perché mi volete far disubbidire?».
«Hai ragione. Lasciamolo stare», difende lo Zelote.
La rete vuota (Gv 21,3)[28].
19«Calate le reti. Adagio… Vogate voi. Voga lento. Curva a sinistra, Bartolmai. Accosta. Vira. Accosta. Vira. Stesa la rete? Sì? Sui remi e attendiamo», comanda Pietro.
20Come è bello il dolce lago nella pace della notte, sotto il bacio della luna! Paradisiaco tanto è puro. La luna vi si specchia in pieno dal cielo e lo fa di diamante, la sua fosforescenza trema sui colli, li disvela, fa di neve le città delle rive…
21Ogni tanto estraggono la rete. Una cascata arpeggiante di diamanti sull’argento del lago. Vuota. La immergono di nuovo. Si spostano. Non hanno fortuna…
22Le ore passano. La luna tramonta, mentre la luce dell’alba si fa strada, incerta, verd’azzurra… Una foschia di caldo fuma verso le rive, specie verso l’estremità sud del lago. Tiberiade se ne vela e se ne vela Tarichea. Nebbia bassa, poco compatta, che il primo sole scioglierà. Per evitarla preferiscono costeggiare il lato d’oriente dove essa è meno fitta, mentre a ovest, venendo dall’acquitrino che è oltre Tarichea sulla riva destra del Giordano, essa si affittisce come l’acquitrino fumasse. Vogano attenti per evitare qualche pericolo del fondale, essi pratici del lago.
“È il Signore!”
Il Messia risorto in veste di pescatore (Gv 21,4-6)[29].
23«Voi, della barca! Avete niente da mangiare?». Una voce maschile viene dalla riva. Una voce che li fa sussultare.
Ma scrollano le spalle, rispondendo forte: «No»; e poi fra loro: «Ci pare sempre di sentirlo! …».
24«Gettate le reti a destra della barca e troverete».
La destra è verso il largo. Gettano la rete, un poco perplessi. Scosse, peso che fa piegare la barca dal lato dove è la rete.
“E’ il Signore” (Gv 21,7-8)[30].
25«Ma questo è il Signore!», grida Giovanni.
«Il Signore, dici?», chiede Pietro.
«E ne hai dubbio? Ci è parsa la sua voce, ma questa ne è la prova, Guarda la rete! È come quella volta! È Lui, ti dico! Oh! Gesù mio! Dove sei?».
26Tutti aguzzano lo sguardo a forare i veli della nebbia, dopo aver bene assicurata la rete per trascinarla nella scia della barca, posto che volerla issare è pericolosa manovra, e remano per andare a riva. Ma Tommaso deve prendere il remo di Pietro che, infilata in fretta e furia la breve tunica sulle brachette cortissime che erano il suo unico vestimento, come è quello degli altri meno Bartolomeo, si è gettato a nuoto nel lago e fende a grandi bracciate l’acqua cheta, precedendo la barca e mettendo per primo il piede sulla spiaggetta deserta, dove su due pietre al riparo da un cespuglio spinoso luccica un fuoco di sterpi. E lì, vicino al fuoco, è Gesù, sorridente e benigno.
27«Signore! Signore!». Pietro ha il fiato grosso dall’emozione e non può dire altro. Grondante d’acqua come è, non osa toccare neppur la veste del suo Gesù, e sta prostrato sull’arena con la tunica incollata addosso, adorando.
La barca sfrega sul greto e si ferma. Tutti sono in piedi, agitati dalla gioia…
La condivisione (Gv 21,9-14)[31].
28«Portate qua di quei pesci. Il fuoco è pronto. Venite e mangiate», ordina Gesù.
Pietro corre alla barca e aiuta a issare la rete, e afferra nel mucchio guizzante tre grossi pesci e li sbatte sull’orlo della barca per ucciderli e li sbuzza col suo coltello. Ma gli tremano le mani, oh! non di freddo! Li sciacqua, li porta là dove è il fuoco e ve li aggiusta sopra, sorvegliandoli nella cottura. Gli altri stanno adorando il Signore, un poco lontani da Lui, timorosi come sempre di Lui che è Risorto, così divinamente potente.
29«Ecco. Qui è il pane. Avete lavorato tutta la notte e siete stanchi. Ora vi rifocillerete. È pronto, Pietro?».
«Sì, mio Signore», dice Pietro con una voce ancor più roca del solito, curvo sul fuoco, e si asciuga gli occhi che gocciano, come se il fumo li facesse piangere irritandoli insieme alla gola. Ma non è il fumo che dà quella voce e quelle lacrime… Porta il pesce che ha steso su una foglia risposa, pare una foglia di zucca e gliel’ha portata Andrea dopo averla sciacquata nel lago.
Mangiare da Santi.
30Gesù offre e benedice, spezza il pane e i pesci e li distribuisce facendone otto parti e gustandone Lui pure. Mangiano con la riverenza con cui compirebbero un rito. Gesù li guarda e sorride. Ma tace Egli pure sinché chiede: «Dove sono gli altri?».
«Sul monte. Dove hai detto. E noi si è venuti per pescare, perché non si ha più denaro e non vogliamo abusare dei discepoli».
31«Fate bene. Però d’ora in avanti voi apostoli starete sul monte in orazione, edificando con l’esempio i discepoli. Mandate quelli a pescare. Voi è bene che rimaniate là in preghiera e per ascoltare quelli che hanno bisogno di consiglio o possono venire a darvi delle notizie[32]. Teneteli uniti molto i discepoli. Presto verrò».
32«Lo faremo, Signore».
«Marziam non è con te?».
«Non me lo avevi detto di farlo venire così subito».
«Fallo venire. La sua ubbidienza è finita».
«Lo farò venire, Signore».
La triplice professione d’amore (Gv 21,15-17)[33].
33Un silenzio. Poi Gesù, che era stato un poco a capo chino, pensando, alza la testa e frigge gli sguardi su Pietro. Lo guarda col suo sguardo delle ore di più forte miracolo e impero. Pietro ne ha un trasalimento quasi di paura e si getta un poco indietro… Ma Gesù, posando una mano sulla spalla di Pietro, lo trattiene fortemente e gli chiede, tenendolo così: «Simone di Giona, mi ami tu?».
«Certo, Signore! Tu lo sai che ti amo», risponde Pietro sicuro.
«Pasci i miei agnelli… Simone di Giona, mi ami tu?».
«Sì, mio Signore. E Tu lo sai che ti amo». La voce è meno baldanzosa, è anzi un poco stupita per la ripetizione di quella domanda.
«Pasci i miei agnelli… Simone di Giona, mi ami tu?».
34«Signore… Tu sai tutto… Tu sai se io ti amo…», gli trema la voce a Pietro, che è sicuro del suo amore ma che ha l’impressione non ne sia sicuro Gesù.
Docilità allo Spirito Santo (Gv 21,18-19)[34].
35«Pasci le mie pecorelle. La tua triplice professione d’amore ha cancellato la tua triplice negazione. Sei tutto puro, Simone di Giona, ed Io ti dico: assumi la veste pontificale e porta la Santità del Signore in mezzo al mio gregge. Cingiti le vesti alla cintura e tienile cinte sinché da Pastore tu pure diverrai agnello. In verità ti dico che, quando eri più giovane, da te ti cingevi e andavi dove volevi, ma quando sarai invecchiato stenderai le mani ed un altro ti cingerà e ti condurrà dove non vorresti. Ora però sono Io che ti dico: “Cingiti e seguimi sulla mia stessa via”. Alzati e vieni».
Si alza Gesù e si alza Pietro, andando verso la riva, e gli altri si danno a spegnere il fuoco soffocandolo sotto la rena.
Futuro carismatico di Giovanni (Gv 21,20-23)[35].
36Ma Giovanni, raccolti i resti del pane, segue Gesù. Pietro sente lo scalpiccio dei passi e volge il capo. Vede Giovanni e chiede, accennandolo a Gesù: «E di questo che avverrà?».
37«Se Io voglio che resti finché Io non ritorni[36], che te ne importa? Tu seguimi».
38Sono sulla riva. Pietro vorrebbe ancora parlare: l’imponenza di Gesù, le parole sentite lo trattengono. Si inginocchia, imitato dagli altri, e adora. Gesù li benedice e congeda. Essi salgono in barca e si allontanano remando. Gesù li guarda andare.
3. Insegnamenti sulla Chiesa, la sua gerarchia, il suo capo visibile, la
seconda venuta. Marziam consolato
sul monte
Tabor[37].
Apparizioni del Messia risorto
Appare a cinquecento persone (Mt 28,16)[38].
1Ci sono tutti gli apostoli, tutti i discepoli pastori, anche Gionata, che Cusa ha licenziato dal suo servizio. C’è Marziam e Mannaen e molti discepoli dei settantadue, e anche molti altri. Sono al rezzo delle piante, che temperano, coi loro folti fogliami, luce e calore. Non sono su, verso la cima, dove avvenne la Trasfigurazione, ma a mezza costa, là dove un bosco di querce pare voler fare velo alla vetta e sostenere i fianchi del monte con le sue radici potenti.
2Sonnecchiano quasi tutti, data l’ora e dato anche l’ozio e la lunga attesa. Ma basta il grido di un fanciullo -non so chi sia, perché non lo vedo dal luogo dove mi trovo- perché tutti sorgano in piedi, in un primo movimento impulsivo che subito si muta in un prostrarsi col volto fra l’erba.
3«La pace a voi tutti. Eccomi fra voi. La pace a voi. La pace a voi». Gesù passa fra loro salutando, benedicendo.
Molti lacrimano, altri sorridono beati. Ma in tutti è tanta pace.
4Gesù va a fermarsi là dove gli apostoli e i pastori fanno un gruppo folto insieme a Marziam, Mannaen, Stefano, Nicolai, Giovanni d’Efeso, Erma e qualche altro dei discepoli più fedeli, dei quali non ricordo il nome. Vedo quello di Corozim che ha lasciato di seppellire il padre per seguire Gesù, un altro che ho visto altre volte.
5Gesù prende fra le sue mani il capo di Marziam, che piange guardandolo, lo bacia in fronte stringendoselo poi al cuore. Si volge poi agli altri e dice: «Molti e pochi. Dove sono gli altri? So che molti sono i miei discepoli fedeli. Perché allora qui non si raggiunge che a fatica, fra tutti quanti, le cinquecento persone[39], esclusi i fanciulli figli di questo o quello fra voi?».
Ridotti a men di un terzo (Mt 28,16)[40].
6Pietro parla per tutti alzandosi in piedi (era rimasto in ginocchio nell’erba): «Signore, tra il tredicesimo e il ventesimo giorno dalla tua morte sono venuti qui molti da molte città di Palestina, dicendo che Tu eri fra loro. Così molti di noi, per vederti prima, andarono chi con questo e chi con quello. Alcuni sono appena partiti. Dicevano, quelli che son venuti, di averti visto e parlato in luoghi diversi e, ciò che era meraviglioso, tutti dicevano averti visto nel dodicesimo giorno dalla tua morte. Noi pensammo essere questo un inganno di qualcuno di quei falsi profeti che Tu hai detto che sorgeranno per trarre in inganno gli eletti. Tu lo hai detto là, sul monte Uliveto, la sera prima… prima…». Pietro, ripreso dal suo dolore a quel ricordo, china il capo e tace. Due lacrime, seguite da altre, cadono dai fili della barba al suolo…
7Gesù gli posa la destra sulla spalla e Pietro freme a quel contatto e, non osando toccare quella Mano con le sue, curva il collo, il volto a carezzare con la guancia, a sfiorare con le labbra quella Mano adorabile.
Le apparizioni non giovano ai disubbidienti.
8Giacomo di Alfeo prosegue il racconto: «E abbiamo sconsigliato di credere a quelle apparizioni, a quelli fra noi che sorgevano in piedi per correre verso il grande mare, o verso Bozra, o Cesarea di Filippo, Pella o Cedes, sul monte presso Gerico e nella pianura, come nella pianura di Esdrelon, sul grande Ermon come a Beteron e a Betsemes, e in altri luoghi senza nome, perché case isolate nella piana presso Jafia o presso Galaad. Troppo incerte.
9Alcuni dicevano: “Lo abbiamo visto e sentito”. Altri mandavano a dire di averti visto e persino mangiato con Te. Sì, volevamo trattenerli, pensando fossero o tranelli di chi ci avversa o anche fantasmi visti da giusti, che tanto ti pensano che finiscono a vederti dove non sei. Ma essi sono voluti andare. Chi qua, chi là. E in tal modo siamo ridotti a men di un terzo».
10«Avete avuto ragione nell’insistere per trattenerli. Non perché Io non sia realmente stato dove quelli che sono venuti a dirvelo hanno detto. Ma perché avevo ordinato di stare qui, uniti in preghiera in attesa di Me. E perché voglio che le mie parole siano ubbidite, specialmente da quelli che sono i miei servi. Se cominciano i servi a disubbidire, che dovranno fare i fedeli?
Sulla Chiesa, la sua gerarchia e il suo capo.
Necessità della gerarchia viva per la fede e la carità.
11Ascoltate tutti voi che siete qui intorno. Ricordatevi che in un organismo, perché sia veramente attivo e sano, ci vuole una gerarchia[41], ossia chi comanda, e chi trasmette i comandi, e chi ubbidisce.
12Così avviene nelle corti dei re. Così nelle religioni. Dalla nostra ebrea alle altre, anche se così impure. Vi è sempre un capo, dei ministri di esso, dei servi dei ministri, dei fedeli infine. Non può un pontefice fare da solo.
13Non può un re fare da solo. E sono, le loro disposizioni, cose che si rivolgono unicamente a contingenze umane o a formalismi di riti… Sì.
14Purtroppo, ormai, anche nella religione mosaica non resta più che il formalismo dei riti, un continuare di movimenti di un congegno che continua a compiere gli stessi gesti, anche ora che lo spirito dei gesti è morto. Morto per sempre. Il divino Animatore di essi, Colui che dava ai riti un valore, si è ritirato di mezzo a loro. E i riti sono gesti, nulla più. Gesti che qualsiasi istrione potrebbe mimare sulle scene di un anfiteatro.
15Guai a quando una religione muore e, da potenza reale, viva, diviene pantomima clamorosa, esteriore, una cosa vuota dietro lo scenario dipinto, dietro le vesti pompose, un muoversi di congegni che compiono dati movimenti, così come una chiave fa agire una molla, ma tanto la molla che la chiave non hanno coscienza di ciò che fanno. Guai! Pensate!
16Ricordate sempre, e ditelo ai vostri successori, perché questa verità sia conosciuta nei secoli. È meno pauroso il cadere di un pianeta che il cadere della religione. Se il cielo rimanesse spopolato d’astri e pianeti, non sarebbe per i popoli sventura uguale a quella di rimanere senza una reale religione. Dio sopperirebbe con provvida potenza ai bisogni umani, perché tutto può Dio per coloro che, sulla via sapiente, o sulla via che la loro ignoranza conosce, cercano, amano la Divinità con spirito retto. Ma, se venisse un giorno in cui gli uomini non amassero più Dio, perché i sacerdoti di ogni religione avessero fatto di essa unicamente una vuota pantomima, non credendo essi per primi alla religione, guai alla Terra!
Una sola Chiesa[42].
17Ora, se così dico anche per quelle religioni che sono impure, alcune venute per rivelazioni parziali ad un saggio, altre dal bisogno istintivo dell’uomo di crearsi una fede per dare pascolo all’anima di amare un dio -essendo questo bisogno lo stimolo più forte dell’uomo, lo stato permanente di ricerca di Colui che è, voluti dallo spirito anche se l’intelletto superbo nega ossequio a qualsiasi dio, anche se l’uomo, ignorando l’anima, non sa dare nome a questo bisogno che entro lui si agita,
18che dovrò dire per questa che Io vi ho data, per questa che porta il mio Nome, per questa della quale Io vi ho creati pontefici e sacerdoti, per questa che vi ordino di propagare per tutta la Terra? Per questa unica, vera, perfetta, immutabile nella Dottrina insegnata da Me, Maestro, completata dall’insegnamento continuo di Colui che verrà, lo Spirito Santo, Guida Santissima ai miei Pontefici e a quelli che li aiuteranno, capi secondi nelle diverse Chiese create nelle diverse regioni dove si affermerà la mia Parola.
19Le quali Chiese non saranno, per essere diverse in numero, diverse in pensiero, ma saranno una sola cosa con la Chiesa, formando delle loro singole parti il grande edificio, sempre più grande, il grande, nuovo Tempio che coi suoi padiglioni toccherà tutti i confini del mondo.
Il capo della Chiesa: Pietro[43].
20Non diverse di pensiero, né contrastanti fra loro, ma unite, fraterne le une alle altre, soggette tutte al Capo della Chiesa, a Pietro e ai successori di lui, sino alla fine dei secoli.
21E quelle che, per qualsiasi motivo, si separassero dalla Chiesa Madre, sarebbero membra recise non più nutrite dal mistico sangue che è Grazia che da Me, Capo divino della Chiesa, viene. Simili a figli prodighi, separati per il loro volere dalla casa paterna, starebbero, nella loro effimera ricchezza e costante e sempre più grave miseria, ad ottundersi coi cibi e i vini troppo pesanti l’intelletto spirituale, e poscia a languire mangiando le ghiande amare degli animali immondi sinché, con cuore contrito, non tornassero alla casa paterna dicendo: “Abbiamo peccato. Padre, perdonaci e aprici le porte della tua dimora”.
Compito dell’Ordine dei Salvatori.
22E allora, sia che sia un membro di una Chiesa separata, o sia un’intera Chiesa -oh! così fosse, ma dove, quando sorgeranno tanti miei imitatori, atti a redimere queste intere Chiese separate, a costo della vita, per fare, per rifare un unico Ovile sotto un solo Pastore, così come Io desidero ardentemente? – allora, sia che sia un singolo od una assemblea quelli che tornano, aprite loro le porte.
L’esempio vivo e perfetto di ogni fedele.
23Siate paterni. Pensate che tutti, per un’ora o per molte, forse per anni, foste, singolarmente, dei figli prodighi avvolti nella concupiscenza. Non siate duri a chi si pente. Ricordate! Ricordate! Molti di voi fuggiste, ventidue giorni da oggi. E il fuggire non era forse un’abiura all’amore vostro per Me? Or dunque, così come Io vi ho accolti appena, pentiti, tornaste a Me, così voi fate. Tutto ciò che Io ho fatto, fate. Questo è il mio comando. Siete vissuti con Me per tre anni. Le mie opere, il mio pensiero, lo conoscete. Quando, in futuro, vi troverete di fronte ad un caso da decidere, volgete lo sguardo al tempo che foste con Me e comportatevi come Io mi sono comportato. Non sbaglierete mai. Io sono l’esempio vivo e perfetto di ciò che dovete fare.
Cause delle sofferenze attuali di Gesù.
24E ricordate ancora che Io non ho rifiutato Me stesso allo stesso Giuda di Keriot… Il Sacerdote deve, con tutti i mezzi, cercare di salvare. E predomini l’amore, sempre, fra i mezzi usati a salvare. Pensate che Io non ignoravo l’orrore di Giuda… Ma ho, superando ogni ripugnanza, trattato il meschino come ho trattato Giovanni. A voi… a voi sarà sovente risparmiata l’amarezza del conoscere che tutto è inutile per salvare un discepolo amato… E potrete perciò operare senza la stanchezza che prende quando si sa che tutto è inutile… Si deve lavorare anche allora… sempre… sinché tutto è compiuto…».
25«Ma Tu soffri, Signore!?! Oh! io non credevo Tu potessi soffrire più! Tu soffri per Giuda, ancora! Dimenticalo, Signore!», grida Giovanni che non torce per un attimo gli sguardi dal suo Signore.
26Gesù apre le braccia, nel suo abituale atto di rassegnata conferma ad un fatto penoso, e dice: «Così è… Giuda è stato ed è il dolore più grande nel mare dei miei dolori. È il dolore che resta[44]... Gli altri dolori sono finiti col finire del Sacrificio. Ma questo resta. L’ho amato. Ho consumato Me stesso nello sforzo di salvarlo… Ho potuto aprire le porte del Limbo e trarne i giusti, ho potuto aprire le porte del Purgatorio e trarne i purganti. Ma il luogo d’orrore era chiuso su lui. Per lui inutile il mio morire».
27«Non soffrire! Non soffrire! Sei glorioso, Signor mio! A Te la gloria e il gaudio. Tu hai consumato il tuo dolore!», prega ancora Giovanni.
28«Veramente nessuno pensava che Egli potesse soffrire ancora!», dicono tutti, stupiti e commossi, bisbigliando fra loro.
29«E non pensate di quanto dolore dovrà ancora soffrire il mio Cuore nei secoli, per ogni peccatore impenitente, per ogni eresia che mi nega, per ogni credente che mi abiura, per ogni -strazio negli strazi- per ogni sacerdote colpevole, causa di scandalo e rovina? Voi non sapete! Non sapete ancora. Non saprete mai completamente sinché non sarete con Me nella luce dei Cieli. Allora comprenderete… Nel contemplare Giuda, Io ho contemplato gli eletti ai quali l’elezione si muta in rovina per la loro perversa volontà…
30Oh! voi che siete fedeli, voi che formerete i sacerdoti futuri, ricordate il mio dolore, formatevi sempre più santi per consolare il mio dolore, formateli santi perché, per quanto è possibile, non si ripeta questo dolore, esortate, vegliate, insegnate, combattete, siate attenti come madri, instancabili come maestri, vigili come pastori, virili come guerrieri, per sostenere i sacerdoti che da voi verranno formati. La colpa del dodicesimo apostolo, fate, oh! fate che non abbia troppe ripetizioni in futuro…
“Siate come il vostro maestro”.
31Siate come Io fui con voi, come Io sono con voi. Vi ho detto: “Siate perfetti come il Padre dei Cieli”. E la vostra umanità trema davanti a tal comando. Ora più ancora di quando ve lo dissi. Perché ora conoscete la vostra debolezza. Ebbene, per rincuorarvi vi dirò: “Siate come il vostro Maestro”. Io sono l’Uomo. Ciò che Io ho fatto voi potete fare. Anche i miracoli. Sì. Anche quelli. Perché il mondo conosca che sono Io che vi mando, e chi soffre non pianga nello sconforto del pensiero: “Egli non è più fra noi a curare i nostri malati e a consolare i nostri dolori”.
32In questi giorni Io ho fatto miracoli per consolare i cuori e persuaderli che il Cristo non è distrutto perché fu messo a morte, ma anzi è più forte, eternamente forte e potente. Ma, quando Io non sarò più fra voi, voi farete ciò che Io ho fatto sin qui e che farò ancora. Però non tanto per il potere del miracolo, ma per la vostra santità crescerà l’amore alla nuova Religione. E della vostra santità, non del dono che Io vi trasmetto, dovete esser gelosamente attenti. Più sarete santi e più sarete cari al mio Cuore, e lo Spirito di Dio vi illuminerà, mentre la Bontà di Dio e la sua Potenza farà colme le vostre mani dei doni del Cielo.
Il miracolo sarà nel mondo sempre (Mc 16,17-18)[45].
33Il miracolo non è atto comune e indispensabile per la vita nella fede. Anzi! Beati quelli che sapranno rimanere nella fede senza mezzi straordinari ad aiuto nel credere! Però neppure il miracolo è un atto così esclusivamente riserbato a tempi speciali che debba cessare col cessare di essi. Il miracolo sarà nel mondo. Sempre. E sempre più numeroso più saranno numerosi i giusti nel mondo. Quando si vedranno farsi molto scarsi i miracoli veri, si dica allora che la fede e la giustizia sono languenti. Perché ho detto: “Se avrete fede potrete smuovere le montagne“. Perché ho detto: “I segni che accompagneranno coloro che hanno vera fede in Me saranno la vittoria sui demoni e sulle malattie, sugli elementi e le insidie“. Dio è con chi lo ama. Segno di come i miei fedeli saranno in Me sarà il numero e la forza dei prodigi che faranno in Nome mio e per glorificare Iddio. Ad un mondo senza miracoli veri si potrà, senza far calunnia, dire: “Hai perduto fede e giustizia. Sei un mondo senza santi“.
Sulla seconda venuta e il suo Regno.
La seconda venuta è già in atto.
34Dunque, per tornare al principio, avete fatto bene a cercare di trattenere quelli che, simili a bambini sedotti da un rumore di musiche o da un luccichio strano, corrono svagati lontano dalle cose sicure. Ma vedete? Essi hanno il loro castigo perché perdono la mia parola. Però anche voi avete avuto il vostro torto. Vi siete ricordati che ho detto di non correre qua e là ad ogni voce che mi dicesse in un luogo. Ma non vi siete ricordati che Io ho anche detto che, nella seconda venuta, il Cristo sarà simile al lampo che esce da levante e guizza fino a ponente, in tempo meno lungo del battere di una palpebra.
35Or questa seconda venuta si è iniziata dal momento della mia Risurrezione. Essa culminerà nella apparizione del Cristo Giudice a tutti i risorti. Ma prima, quante volte Io apparirò per convertire, per guarire, per consolare, insegnare, dare ordini!
36In verità vi dico: Io sto per tornare al Padre mio. Ma la Terra non perderà la mia Presenza. Io sarò, vigile e amico, Maestro e Medico là dove corpi od anime, peccatori o santi avranno bisogno di Me o saranno eletti da Me a trasmettere le mie parole ad altri. Perché -anche questa è verità- perché l’Umanità avrà bisogno di un continuo atto di amore da parte mia, essendo tanto dura a piegarsi, facile a raffreddarsi, pronta a dimenticare, desiderosa di seguire la discesa invece della salita, che se Io non la trattenessi con i mezzi soprannaturali non gioverebbero la legge, il Vangelo, gli aiuti divini che la mia Chiesa amministrerà, a conservare l’Umanità nella conoscenza della Verità e nella volontà di raggiungere il Cielo. E parlo dell’Umanità di Me credente… Sempre poca rispetto alla grande massa degli abitanti della Terra.
“Nessuno desideri lo straordinario”.
37Io verrò. Chi mi avrà resti umile. Chi non mi avrà non sia ingordo di avermi per averne lode. Nessuno desideri lo straordinario. Sa Dio quando e dove darlo. Né è necessario avere lo straordinario per entrare nei Cieli. Esso è anzi un’arma che, male usata, può aprire l’inferno anziché il Cielo. Ed or vi dirò come. Perché la superbia può sorgere. Perché può venire uno stato di spirito abbietto a Dio, perché simile a torpore in cui uno si accomodi per carezzare il tesoro avuto, riputandosi già in Cielo perché ha avuto quel dono. No. In quel caso, in luogo di fiamma e ala, esso diviene gelo e macigno, e l’anima precipita e muore. E anche: un dono mal usato può suscitare avidità di averne più ancora per averne più lode. Allora, in questo caso, potrebbe al Signore sostituirsi lo Spirito del Male per sedurre gli imprudenti con prodigi impuri.
38State sempre lontano dalle seduzioni d’ogni specie. Fuggitele. State contenti di ciò che Dio vi concede. Egli sa ciò che vi è utile e in quale maniera. E sempre pensate che ogni dono è una prova oltre che un dono, una prova della vostra giustizia e volontà. Io ho dato a voi tutti le stesse cose. Ma ciò che fece migliori voi rovinò Giuda. Era dunque un male il dono? No. Ma maligna era la volontà di quello spirito…
“Come folgore che solca il cielo”.
39Così ora. Io sono apparso a molti. Non solo per consolare e beneficare, ma per farvi contenti. Voi me ne avevate pregato di persuadere il popolo, che quelli del Sinedrio tentano di persuadere al loro pensiero, che Io sono risorto. Sono apparso a fanciulli e ad adulti, nello stesso giorno, in punti così distanti fra loro che occorrerebbero molti giorni di cammino a raggiungerli. Ma per Me non c’è più la schiavitù delle distanze. E questo apparire simultaneo ha disorientato voi pure. Vi siete detti: “Costoro hanno visto fantasmi”. Voi dunque avete dimenticato una parte delle mie parole, ossia che Io sarò d’ora in poi a oriente e occidente, a settentrione e mezzogiorno, dove troverò giusto essere, senza che nulla me lo vieti, e rapidamente come folgore che solca il cielo.
40Sono vero Uomo. Ecco le mie membra e il mio Corpo solido, caldo, capace di moto, respiro, parola come il vostro. Ma sono vero Dio. E, se per trentatré anni la Divinità fu, per un fine supremo, nascosta nella Umanità, ora la Divinità, sebbene congiunta all’Umanità, ha preso il sopravvento, e l’Umanità gode della libertà perfetta dei corpi glorificati. Regina con la Divinità non più soggetta a tutto quanto è limitazione all’Umanità. Eccomi. Sono qui con voi e potrei, se volessi, essere fra un istante ai confini del mondo per attrarre a Me uno spirito che mi ricerca.
Anche se i morti sorgessero.
41E che frutto avrà questo mio essere stato presso Cesarea marittima e nell’altra Cesarea, come al Carit e a Engaddi, e presso Pella e a Jutta e in altri luoghi di Giudea, e a Bozra e sul grande Ermon, e a Sidone e ai confini galilei? E che, aver guarito un fanciullo e risuscitato uno da poco spirato, e confortato un’angoscia, e chiamato al servizio mio uno che si era macerato in dura penitenza e a Dio un giusto che me ne aveva fatto preghiera, e dato il mio messaggio a degli innocenti e i miei ordini ad un cuore fedele? Persuaderà questo il mondo? No. Coloro che credono continueranno a credere, con più pace ma non con maggior forza, perché già sapevano veramente credere. Coloro che non seppero credere con vera fede resteranno dubitosi, e i malvagi diranno che sono deliri e menzogne le apparizioni, e che il morto non era morto ma dormiente…
42Vi ricordate quando vi dissi la parabola del ricco Epulone? Ho detto che Abramo rispose al dannato: “Se non ascoltano Mosè e i profeti non crederanno nemmeno ad uno che risusciti dai morti per dir loro ciò che devono fare”. Hanno forse creduto a Me, Maestro, e ai miei miracoli? Che ha ottenuto il miracolo di Lazzaro? La mia affrettata condanna. Che la mia risurrezione? Un aumento del loro odio. Anche i miei miracoli di questo ultimo mio tempo fra voi non persuaderanno il mondo, ma unicamente quelli che non sono più del mondo, avendo scelto il Regno di Dio con le sue fatiche e pene attuali e la sua gloria futura.
43Ma ho piacere che voi siate stati confermati nella fede e che siate stati fedeli al mio ordine, rimanendo su questo monte in attesa, senza avere frette umane di godere cose anche buone ma diverse da quelle che vi avevo indicate. La disubbidienza dà un decimo e leva nove decimi. Essi sono andati e sentiranno parole d’uomini, sempre quelle. Voi siete rimasti e avete sentito la mia Parola che, anche se ricorda cose già dette, è sempre buona e utile. La lezione servirà di esempio a voi tutti, e anche a loro, per il futuro».
“So capire il dolore”.
44Gesù gira lo sguardo su quei volti lì raccolti e chiama: «Vieni, Eliseo di Engaddi. Ho da dirti una cosa».
Non lo avevo riconosciuto l’ex lebbroso figlio del vecchio Abramo. Allora era uno scheletro spettrale, ora è un florido uomo nel fiore degli anni.
45Si avvicina prostrandosi ai piedi di Gesù, che gli dice: «Una domanda ti trema sulle labbra da quando hai saputo che sono stato ad Engaddi. Ed è questa: “Hai consolato mio padre?”. Io ti dico: “Più che consolato. Io l’ho! L’ho preso con Me”».
46«Con Te, mio Signore. E dove è che non lo vedo?».
«Eliseo, Io sono qui per breve tempo ancora. Poi vado al Padre mio…».
«Signore!… Vuoi dire… Mio padre è morto!».
«Si è addormentato sul mio Cuore. Anche per lui è finito il dolore. Lo ha tutto consumato, e rimanendo sempre fedele al Signore. Non piangere. Non lo avevi forse lasciato per seguire Me?».
«Sì, mio Signore…».
«Ecco. Tuo padre è meco. Perciò, seguendo Me, ancor presso tuo padre vieni».
«Ma quando? Ma come?».
«Nella sua vigna, là dove sentì parlare di Me la prima volta. Egli mi ha ricordato la sua preghiera del passato anno. Gli ho detto: “Vieni”. È morto felice perché tu hai lasciato tutto per seguire Me».
«Perdona se piango… Era mio padre…».
47«So capire il dolore». Gli posa la mano sul capo per confortarlo e dice ai discepoli: «Ecco un nuovo compagno. Abbiatelo caro, perché Io l’ho tolto dal suo sepolcro perché mi serva».
“Il regno è aperto a tutti quelli di buona volontà”.
Poi chiama:
48«Elia. Vieni a Me. Non stare vergognoso come uno che è straniero tra fratelli. Tutto il passato si è distrutto. E tu pure vieni, o Zaccaria, che hai lasciato padre e madre per Me, mettiti coi settantadue insieme a Giuseppe di Cintio. Lo meritate, avendo sfidato le vie dei potenti per Me. E tu, Filippo, e anche tu, suo compagno, che non vuoi più esser chiamato col tuo nome perché ti sembra orrendo, e prendi allora quello del padre tuo, che è un giusto, anche se ancor non è fra quelli che mi seguono apertamente.
49Vedete tutti? Io non escludo alcuno che abbia buona volontà. Non quelli che mi seguivano già come discepoli, non coloro che facevano buone opere in Nome mio anche non appartenendo alle schiere dei miei discepoli, non coloro che appartenevano a sette che non tutti amano, i quali possono sempre entrare nella via giusta e non vanno respinti. Come Io faccio, fate. Io unisco questi ai vecchi discepoli. Perché il Regno dei Cieli è aperto a tutti quelli di buona volontà. E, benché non siano presenti, vi dico di non respingere neppure i gentili. Io non li ho respinti quando li ho conosciuti desiderosi di Verità. Fate ciò che Io ho fatto.
50E tu, Daniele, uscito, veramente uscito dalla fossa non dei leoni ma degli sciacalli, vieni, unisciti a questi. E vieni tu, Beniamino. Vi unisco a questi (indica i settantadue quasi al completo) perché la messe del Signore fruttificherà molto e sono necessari molti operai.
51Ora stiamo un poco qui uniti, mentre scorre il giorno. A sera lascerete il monte e all’aurora verrete con Me, voi apostoli e voi due che ho nominato a parte (indica Zaccaria e questo Giuseppe di Cintium che non mi è nuovo) e quanti sono qui dei settantadue. Gli altri resteranno qui, in attesa di coloro che sono corsi qua e là come vespe oziose, per dir loro in mio Nome che non è imitando i fanciulli svogliati e disubbidienti che si trova il Signore. E di essere a Betania, tutti, venti giorni avanti le Pentecoste, perché dopo mi cercherebbero invano. Sedete tutti, riposate. 15Voi, venite con Me un poco in disparte».
Il preferito dei discepoli.
51Si avvia, sempre tenendo per mano Marziam, seguito dagli undici apostoli.
Si siede nel folto più folto del bosco di querce e attira a Sé Marziam, che è molto triste. Triste tanto che Pietro dice: «Consolalo, Signore. Già lo era, ora lo è ancor di più».
«Perché, fanciullo? Non sei forse con Me? Non dovresti esser felice di sapere che Io ho superato il dolore?».
Per tutta risposta Marziam si mette a piangere del tutto.
«Io non so cosa abbia. L’ho interrogato inutilmente. Oggi, poi, non mi attendevo questo pianto!», brontola Pietro un poco inquieto.
«Io invece lo so», dice Giovanni.
«Buon per te! Perché piange allora?».
«Non piange da oggi. È da giorni…».
«Eh! me ne sono accorto! Ma perché?».
«Il Signore lo sa. Ne sono certo. E so che Egli solo avrà la parola che consola», dice ancora Giovanni sorridendo.
52«E vero. Lo so. E so che Marziam, discepolo buono, è proprio un fanciullo in questo momento, un fanciullo che non vede la verità delle cose. Ma, mio diletto fra tutti i discepoli, non rifletti che Io sono andato a rafforzare le fedi vacillanti, ad assolvere, a raccogliere esistenze finite, ad annullare veleni di dubbio inoculati ai più deboli, a rispondere con una pietà o un rigore a quelli che ancora vogliono combattermi, a testimoniare con la mia presenza che sono risorto là dove più si lavorava a dirmi morto? C’era forse bisogno di venire da te, fanciullo, la cui fede, speranza, carità, la cui volontà e ubbidienza mi sono note? Da te per un attimo, quando ti avrò con Me, come ora, più volte ancora? Chi farà banchetto di Pasqua con Me se non tu solo fra tutti gli altri discepoli? Vedi tutti questi? Essi l’hanno fatta la loro Pasqua, e il sapore dell’agnello e del caroset e degli azimi e del vino è divenuto tutto cenere e fiele e aceto ai loro palati, nelle ore successive. Ma Io e te, fanciullo mio, consumeremo in gaudio, e sarà miele che scende e resta tale, la nostra Pasqua. Chi pianse allora, ora godrà. Chi allora godette non può pretendere di godere di nuovo».
53«Veramente… Non eravamo molto lieti quel giorno…», mormora Tommaso.
«Sì. Ci tremava il cuore…», dice Matteo.
«E un ribollire di sospetti e d’ira era in noi, in me almeno», dice il Taddeo.
«E perciò dite che vorreste fare la Pasqua supplementare tutti…».
«Così, Signore», dice Pietro.
«Un giorno ti lamentasti perché le discepole e tuo figlio non avrebbero preso parte al banchetto pasquale. Ora ti lamenti perché chi non godette allora deve aver la sua gioia».
«È vero. Sono un peccatore».
54«E Io sono Colui che compatisce. Voglio che siate tutti intorno a Me e non voi soli, ma anche le discepole. Lazzaro ci darà ancora una volta ospitalità. Non ho voluto le tue figlie, Filippo, non le vostre mogli, non Mirta, Noemi e la giovinetta che è con loro, e non costui. Non era posto di tutti, Gerusalemme, in quei giorni!».
«È vero! Bene è che non ci fossero», sospira Filippo.
«Sì. Avrebbero visto la nostra viltà».
«Taci, Pietro. È perdonata».
55«Sì. Ma io l’ho confessata a mio figlio e credevo che per questo fosse triste così. L’ho confessata perché ogni volta che la confesso è un sollievo. È come mi si levasse un pietrone dal cuore. Mi sento più assolto ogni volta che mi umilio. Ma se Marziam è triste perché Tu ti sei mostrato ad altri…».
«Per questo e non altro, padre mio».
«E allora sta’ lieto! Egli ti ha amato e ti ama. Lo vedi. Te lo avevo detto, però, della seconda Pasqua…».
56«Io pensavo aver fatto troppo poco volentieri l’ubbidienza che Porfirea mi aveva data in tuo nome, Signore. E che perciò Tu mi punissi. E pensavo anche che non ti mostrassi a me perché odiavo Giuda e i tuoi crocifissori», confessa Marziam.
«Non odiare nessuno. Io ho perdonato».
«Sì, mio Signore. Non odierò più».
«E non essere più triste».
«Non lo sarò più, Signore».
57Marziam, come tutti i molto giovani d’anni, è meno timoroso con Gesù degli altri e si abbandona all’abbraccio di Gesù, ora che è certo che Gesù non è in collera con lui, con tutta confidenza. Anzi si rifugia tutto, come un pulcino sotto l’ala materna, nel cerchio del braccio che lo stringe a Sé e, col cessare dell’affanno che lo faceva triste e inquieto da tanti giorni, si addormenta beato.
«È un fanciullo ancora», osserva lo Zelote.
58«Sì. Ma quanta pena ha avuto! Me lo disse Porfirea quando, avvisata da Giuseppe di Tiberiade, me lo condusse», gli risponde Pietro. Poi, al Maestro: «Anche Porfirea a Gerusalemme?». Quanto desiderio nella voce di Pietro!
«Tutte. Le voglio benedire prima di salire al Padre mio. Hanno servito anche esse, e molte volte meglio degli uomini».
Ci sono beatitudini e beatitudini.
59«E da tua Madre? Non vai?», chiede il Taddeo.
«Noi siamo insieme».
«Insieme? Quando?».
60«Giuda, Giuda, e ti pare che Io, che ho sempre trovato gioia presso di Lei, non stia ora con Lei?».
«Ma Maria è sola nella sua casa. Me lo ha detto ieri mia madre».
Gesù sorride e risponde: «Dietro al velo del Santo dei Santi entra solamente il Sommo Sacerdote».
«E allora? Che vuoi dire?».
61«Che vi sono beatitudini che non possono venire descritte e conosciute. Questo voglio dire».
62Si stacca dolcemente di dosso Marziam e lo affida alle braccia di Giovanni, che è il più vicino. Si alza in piedi. Li benedice. E mentre essi, a capo chino, tutti in ginocchio, meno Giovanni che ha in grembo il capo di Marziam, ricevono la sua benedizione, scompare.
63«Egli è proprio come il lampo di cui parla», dice Bartolomeo…
Restano meditabondi, in attesa del tramonto.
18Il Signore vuole che prenda un altro quaderno per le ultime istruzioni e visioni, che qui non entrerebbero, essendo troppo poche le pagine.
Avrei dovuto iniziare sul nuovo quaderno. Marta essendo malata, ho scritto qui e poi ricopiato sul nuovo.
4. I Sacramenti e Grazia. La Chiesa. Il Vangelo. L’era cristiana. Lo Spirito Santo. Vocazione dei popoli. Il corpo mistico [46].
Grazia e sacramenti.
Massimo di attenzioni.
1Sono su un altro monte, più folto ancora di boschi, non lontano da Nazareth, alla quale conduce una strada che rasenta la base del monte.
Gesù li fa sedere in cerchio, più vicini gli apostoli, dietro questi i discepoli (quelli fra i settantadue che non sono andati qua e là) più Zaccaria e Giuseppe. Marziam è ai suoi piedi in una posizione di favore.
Gesù parla non appena sono seduti e quieti, tutti attenti alle sue parole.
2Dice: «Datemi tutta la vostra attenzione, perché vi dirò cose di somma importanza. Non le capirete ancora tutte, né tutte bene. Ma Colui che verrà dopo di Me ve le farà comprendere. Ascoltatemi, dunque.
La Grazia sacramentale[47].
3Nessuno più di voi è convinto che senza l’aiuto di Dio l’uomo pecca facilmente, essendo debolissima la sua costituzione indebolita dal Peccato. Sarei dunque un Redentore imprudente se, dopo avervi dato tanto per redimere, non dessi anche i mezzi per conservarvi nei frutti del mio Sacrificio. Voi sapete che tutta la facilità al peccare viene dalla Colpa che, privando gli uomini della Grazia, li spoglia della loro fortezza: dell’unione con la Grazia.
4Voi avete detto: “Ma Tu hai reso la Grazia”. No. Essa è stata resa ai giusti sino alla mia Morte. Per renderla ai futuri ci vuole un mezzo. Un mezzo che non sarà soltanto una figura rituale, ma che imprimerà veramente a chi lo riceve il carattere reale di figli di Dio, quali erano Adamo ed Eva, la cui anima vivificata dalla Grazia possedeva doni eccelsi, dati da Dio alla creatura beneamata.
5Voi lo sapete cosa aveva l’Uomo e cosa perdette l’uomo. Ora, per il mio Sacrificio, le porte della Grazia sono riaperte ed il fiume di essa può scendere a tutti coloro che la chiedono per amor mio. Perciò gli uomini avranno il carattere di figli di Dio per i meriti del Primogenito fra gli uomini, di Colui che vi parla, vostro Redentore, vostro Pontefice eterno, vostro Fratello nel Padre, vostro Maestro.
6Sarà da Gesù Cristo e per Gesù Cristo che gli uomini presenti e futuri potranno possedere il Cielo e godere Dio, fine ultimo dell’uomo. Sinora anche i giusti più giusti, benché circoncisi come figli del popolo eletto, non potevano raggiungere questo fine.
7Considerate da Dio le loro virtù, pronti i loro posti nel Cielo, ma precluso lo stesso e negato il godimento di Dio, perché sulle loro anime, aiuole benedette, fiorite d’ogni virtù, era anche l’albero maledetto della Colpa d’origine, e nessuna azione, per santa che fosse, poteva distruggerlo; né si può entrare nel Cielo con radici e fronde di così malefica pianta.
8Nel giorno del Parasceve il sospiro dei patriarchi e profeti e di tutti i giusti d’Israele si placò nella gioia della Redenzione compiuta, e le anime, candide più di neve montana per quanto era loro virtù, persero anche l’unica Macchia che le segregava dal Cielo.
Il miracolo dei sacramenti.
9Ma il mondo continua. Generazioni e generazioni sorgono e sorgeranno. Popoli e popoli verranno al Cristo. Può il Cristo morire ad ogni nuova generazione per salvarla o per ogni popolo che a Lui venga? No.
10Il Cristo è morto una volta e non morirà mai più, in eterno. Devono allora queste generazioni, questi popoli, divenire sapienti per la mia Parola ma non possedere il Cielo e godere Dio, perché lesi dalla Macchia originale? Neppure. Non sarebbe giustizia, né per essi, ché vano sarebbe il loro amore per Me, né per Me, che per troppo pochi sarei morto.
11E allora? Come conciliare le diverse cose? Quale nuovo miracolo farà il Cristo, che già ne ha fatti tanti, prima di lasciare il mondo per il Cielo, dopo avere amato gli uomini sino a voler morire per essi? Uno lo ha già fatto lasciandovi il suo Corpo e il suo Sangue per cibo fortificatore e santificatore e per ricordo dell’amor suo, dandovi il comando di fare ciò che Io ho fatto per ricordo di Me e per mezzo santificatore ai discepoli, e ai discepoli dei discepoli, sino alla fine dei secoli.
Il sacramento del Battesimo.
Necessità del lavacro battesimale[48].
12Ma quella sera, già purificati voi esternamente, ricordate cosa ho fatto? Ho cinto un asciugatoio e vi ho lavato i piedi, e a uno di voi, che si scandalizzava di quel gesto troppo avvilente, ho detto: “Se Io non ti laverò, non avrai parte con Me”.
13Voi non avete capito ciò che volessi dire, di qual parte Io parlassi, qual simbolo facessi. Ecco, Io ve lo dico. Oltre avervi insegnato l’umiltà e la necessità di esser puri per entrare a far parte del mio Regno, oltre ad avervi benignamente fatto osservare che Dio, da uno che è giusto, e perciò puro nello spirito e nell’intelletto, esige unicamente un ultimo lavacro alla parte che necessariamente è più facile a contaminarsi anche nei giusti, magari per sola polvere che la necessaria convivenza fra gli uomini depone sulle membra pulite, sulla carne, ho insegnato un’altra cosa.
14A voi ho lavato i piedi, la parte più bassa del corpo, quella che va fra fango e polvere, talora fra lordure, per significare la carne, la parte materiale dell’uomo, la quale ha sempre, meno nei senza Macchia d’origine o per opera di Dio o per natura di Dio, delle imperfezioni, talora minime tanto che solo Dio le vede, ma che, in verità, occorre sorvegliare, acciò non si irrobustiscano divenendo abito naturale, e combattere per estirparle.
Il sacramento del Battesimo.
Necessità del lavacro battesimale[49].
15Vi ho lavato i piedi, dunque. Quando? Prima di spezzare il pane e il vino e transustanziarli nel mio Corpo e nel mio Sangue. Perché Io sono l’Agnello di Dio e non posso scendere dove Satana ha la sua impronta. Dunque, prima vi ho lavati. Poi mi sono dato a voi. Anche voi laverete col Battesimo coloro che verranno a Me, perché non indegnamente ricevano il mio Corpo e non si muti per essi in tremenda condanna di morte.
16Voi sbigottite. Vi guardate. Con gli sguardi vi chiedete: “E Giuda, allora?”. Vi dico: “Giuda mangiò la sua morte”. Il supremo atto d’amore non gli toccò il cuore. L’estremo tentativo del suo Maestro urtò contro la pietra del suo cuore, e quella pietra, in luogo del Tau, portava incisa l’orrenda sigla di Satana, il segno della Bestia.
17Vi ho dunque lavati prima di ammettervi al convito eucaristico, prima di ascoltare la confessione dei vostri peccati, prima di infondervi lo Spirito Santo, e perciò il carattere di veri cristiani riconfermati in Grazia e di Sacerdoti miei.
18Sia dunque fatto così con gli altri che voi dovete preparare alla vita cristiana.
L’acqua e gli effetti del battesimo[50].
19Battezzate con l’acqua nel Nome del Dio uno e trino e nel Nome mio e per i miei meriti infiniti, onde sia cancellata nei cuori la Colpa d’origine, rimessi i peccati, infuse la Grazia e le sante Virtù, e lo Spirito Santo possa scendere a far dimora nei templi consacrati che saranno i corpi degli uomini viventi nella grazia del Signore.
20Era necessaria l’acqua per annullare il Peccato? L’acqua non tocca l’anima, no. Ma anche il segno immateriale non tocca la vista dell’uomo, così materiale in tutte le sue azioni. Ben potevo infondere la Vita anche senza il mezzo visibile.
21Ma chi lo avrebbe creduto? Quanti gli uomini che sanno credere fermamente se non vedono? Prendete dunque dall’antica Legge mosaica l’acqua lustrale[51], usata per purificare gli immondi e riammetterli, dopo che si sono contaminati con un cadavere, negli accampamenti.
22In verità, ogni uomo che nasce è contaminato, avendo contatto con un’anima morta alla Grazia. Sia dunque con l’acqua lustrale[52] purificata dal contatto immondo e resa degna di entrare nel Tempio eterno. E abbiate cara l’acqua… Dopo aver espiato e redento con trentatré anni di vita faticosa, culminata nella Passione, dopo aver dato tutto il mio Sangue per i peccati degli uomini, ecco che dal Corpo svenato e consumato del Martire furono tratte le acque salutari per lavare la Colpa d’origine. Col Sacrificio consumato Io vi ho redenti di quella macchia.
23Se sulle soglie della vita un mio miracolo divino mi avesse fatto scendere dalla croce, in verità vi dico che per il sangue sparso avrei mondato le colpe, ma non la Colpa. Per essa è stata necessaria la consumazione totale. In verità, le acque salutari delle quali parla Ezechiele[53] sono uscite da questo mio Costato.
24Immergetevi le anime, che ne escano immacolate per ricevere lo Spirito Santo che, in memoria di quell’alito che il Creatore spirò su Adamo per dargli lo spirito e perciò immagine e somiglianza con Lui, tornerà ad alitare e abitare nei cuori degli uomini redenti.
La formula del Battesimo[54].
25Battezzate del mio Battesimo, ma nel Nome del Dio trino, perché in verità, se il Padre non avesse voluto e lo Spirito operato, il Verbo non si sarebbe incarnato e voi non avreste avuto Redenzione. Onde giusto e doveroso è che ogni uomo riceva la Vita per Coloro che si sono uniti nel volergliela dare, nominandosi il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo nell’atto del Battesimo, che da Me prenderà nome di cristiano per differenziarlo dagli altri, passati o futuri, i quali saranno riti, ma non segni indelebili sulla parte immortale.
Il Sacramento dell’Eucaristia
Eucaristico cibo[55]
26E prendete il Pane e il Vino così come Io ho fatto, e nel mio Nome benediteli, frangeteli e distribuiteli; e si nutrano i cristiani di Me.
Eucaristico Sacrificio[56].
27E ancora del Pane e del Vino fate un’offerta al Padre dei Cieli, consumandola poscia in memoria del Sacrificio che Io ho offerto e consumato sulla Croce per la vostra salute. Io, Sacerdote e Vittima, da Me stesso mi sono offerto e consumato, non potendo alcuno, ove Io non avessi voluto, fare questo di Me. Voi, miei Sacerdoti, fate questo in mia memoria e perché i tesori infiniti del mio Sacrificio salgano impetrativi a Dio, scendano propizi su tutti coloro che li invocano con fede sicura.
Ministro dell’Eucaristia[57]
28Fede sicura, ho detto. Non si esige scienza per fruire dell’eucaristico Cibo e dell’eucaristico Sacrificio, ma fede. Fede che in quel pane e in quel vino, che uno, autorizzato da Me e da coloro che dopo Me verranno -voi, tu Pietro, Pontefice novello della novella Chiesa, tu Giacomo d’Alfeo, tu Giovanni, tu Andrea, tu Simone, tu Filippo, tu Bartolomeo, tu Tommaso, tu Giuda Taddeo, tu Matteo, tu Giacomo di Zebedeo- consacrerà in mio Nome,
Presenza di Cristo[58].
29è il mio vero Corpo, il mio vero Sangue, e chi se ne ciba mi riceve in Carne, Sangue, Anima e Divinità, e chi mi offre realmente offre Gesù Cristo come Egli si offerse per i peccati del mondo. Un fanciullo o un ignorante mi può ricevere, così come un dotto e un adulto. E un fanciullo e un ignorante uguali benefici avrà, dal Sacrificio offerto, di quel che ne avrà chiunque fra voi. Basta che in essi sia fede e grazia del Signore.
Il Sacramento della Cresima.
Battesimo dello Spirito Santo[59].
30Ma voi state per ricevere un nuovo Battesimo, quello dello Spirito Santo. Ve l’ho promesso ed esso vi verrà dato. Lo stesso Spirito Santo scenderà su voi. Vi dirò quando. E voi sarete ripieni di Esso, nella pienezza dei doni sacerdotali.
La Cresima[60].
31Potrete perciò, così come Io ho fatto con voi, infondere lo Spirito di cui sarete ripieni, per confermare in grazia i cristiani e infondere loro i doni del Paraclito.
Il rito[61].
32Sacramento regale di poco inferiore al Sacerdozio, abbia la solennità delle consacrazioni mosaiche con l’imposizione delle mani e l’unzione con l’olio profumato, un tempo usato per consacrare i Sacerdoti.
Dignità del cristiano[62].
33No. Non guardatevi così spaventati Non dico parola sacrilega! Non vi insegno sacrilego atto! La dignità del cristiano è tale che, lo ripeto, è di poco inferiore ad un sacerdozio.
Tempio vivo di Dio[63].
34Dove vivono i sacerdoti? Nel Tempio. E un cristiano sarà un tempio vivo.
Servitori di Dio[64].
35Che fanno i sacerdoti? Servono Dio con le preghiere, i sacrifici e con la cura dei fedeli. Così avrebbero dovuto fare… E il cristiano servirà Dio con la preghiera e il sacrificio e con la carità fraterna.
Il sacramento della Riconciliazione[65].
Il perdono dei peccati[66].
36E ascolterete la confessione dei peccati così come Io ho ascoltato le vostre e quelle di molti e ho perdonato dove ho visto vero pentimento.
Esame sugli elementi del peccato[67].
37Vi agitate? Perché? Avete paura di non saper distinguere? Ho già parlato altre volte sul peccato e sul giudizio sul peccato. Ma ricordate, nel giudicare, di meditare sulle sette condizioni per le quali una azione può essere o non essere peccato, e di gravità diversa. Riassumo. Quando si è peccato e quante volte, chi ha peccato, con chi, con che, quale la materia del peccato, quale la causa, perché si è peccato.
Ma non temete. Lo Spirito Santo vi aiuterà.
I ministri della riconciliazione[68].
38Quello che con tutto il mio cuore vi scongiuro di osservare è una vita santa. Essa aumenterà talmente in voi le luci soprannaturali che giungerete a leggere senza errore nel cuore degli uomini e potrete, con amore o con autorità, dire ai peccatori, pavidi di svelare la loro colpa o ribelli a confessarla, lo stato del loro cuore, aiutando i timidi, umiliando gli impenitenti.
Il sacramento della riconciliazione[69].
39Ricordatevi che la Terra perde l’Assolutore e che voi dovete essere ciò che Io ero: giusto, paziente, misericordioso, ma non debole. Vi ho detto: ciò che slegherete in Terra sarà sciolto in Cielo e ciò che legherete qui sarà legato in Cielo. Perciò con misurata riflessione giudicate ogni uomo senza lasciarvi corrompere da simpatie o antipatie, da doni o minacce, imparziali in tutto e per tutto come è Dio, avendo presente la debolezza dell’uomo e le insidie dei suoi nemici.
L’uso della misericordia[70].
40Vi ricordo che talora Dio permette anche le cadute dei suoi eletti, non perché a Lui piaccia vederli cadere, ma perché da una caduta può venire un bene futuro più grande. Porgete dunque la mano a chi cade, perché non sapete se quella caduta non sia la crisi risolutiva di un male che muore per sempre, lasciando nel sangue una purificazione che produce salute. Nel nostro caso: che produce santità.
L’uso della severità[71].
41Siate invece severi con quelli che non avranno rispetto al Sangue mio e, con l’anima appena monda dal lavacro divino, si getteranno nel fango una e cento volte. Non malediteli, ma siate severi, esortateli, richiamateli settanta volte sette, e ricorrete all’estremo castigo del reciderli dal popolo eletto solo quando la loro pertinacia in una colpa, che scandalizza i fratelli, vi obbliga ad agire per non farvi complici delle loro azioni.
Correzione fraterna e riconciliazione.
42Ricordatevi cosa ho detto: “Se tuo fratello ha peccato, correggilo fra te e lui solo. Se non ti ascolta, correggilo alla presenza di due o tre testimoni. Se non basta, fallo sapere alla Chiesa. Se non ascolta neppure questa, consideralo come un gentile e un pubblicano”.
Il Sacramento del Matrimonio.
Atto sacro e indissolubile[72].
43Nella religione mosaica il matrimonio è un contratto. Nella nuova religione cristiana esso sia atto sacro e indissolubile, sul quale scenda la grazia del Signore a fare dei coniugi due suoi ministri nella propagazione della specie umana.
Matrimoni misti[73].
44Cercate sin dai primi momenti di consigliare al coniuge che viene dalla nuova religione di convertire il coniuge ancora fuor dal numero dei fedeli di entrarvi a far parte, per evitare quelle dolorose divisioni di pensiero, e conseguentemente di pace, che abbiamo osservato anche fra noi.
Indissolubilità del matrimonio cristiano[74].
45Ma, quando si tratta di fedeli nel Signore, per nessuna ragione si sciolga ciò che Dio ha unito. E, nel caso di una parte che si trovi, essendo cristiana, congiunta a un gentile, Io consiglio che questa parte porti la sua croce con pazienza e mitezza e con fortezza anche, sino a saper morire per difendere la sua fede, ma senza lasciare il coniuge al quale si è unito con suo pieno consenso. Questo è il mio consiglio per una vita più perfetta nello stato matrimoniale, sinché non sarà possibile, con la diffusione del cristianesimo, aversi matrimoni fra fedeli. Allora sacro e indissolubile sia il vincolo, e santo l’amore.
Invito a portare la croce[75].
46Male sarebbe se, per la durezza dei cuori, dovesse accadere nella nuova fede ciò che avvenne nell’antica: un permettersi il ripudio e lo scioglimento per evitare scandali creati dalla libidine dell’uomo.
47In verità vi dico che ognuno deve portare la sua croce in ogni stato, anche in questo matrimoniale.
Non è lecito passare a nuove nozze[76].
48E anche in verità vi dico che nessuna pressione deve far flettere la vostra autorità nel dire: “Non è lecito” a chi vuole passare a nuove nozze prima che uno dei coniugi sia morto.
49É meglio, Io ve lo dico, che una parte putrida si stacchi, da sola o seguita da altri, anziché, per trattenerla nel Corpo della Chiesa, concederle cosa contraria alla santità del coniugio, scandalizzando gli umili e facendo fare loro delle considerazioni sfavorevoli all’interezza sacerdotale e sul valore della ricchezza o della potenza.
Santità e gravità del matrimonio.[77].
50Le nozze sono atto grave e santo. E per mostrare questo Io ho preso parte alle nozze e vi ho compiuto il primo miracolo. Ma guai se degenerano in libidine e capriccio.
Il matrimonio elevato a contratto spirituale[78].
51Il matrimonio, contratto naturale fra l’uomo e la donna, d’ora in poi si elevi a contratto spirituale, per il quale le anime di due che si amano giurano di servire il Signore nell’amore reciproco, offerto a Lui in ubbidienza al suo comando di procreazione per dare figli al Signore.
Il Sacramento dell’Unzione degli infermi[79].
L’unzione di Betania.
52E ancora… Giacomo, ricordi il discorso sul Carmelo? Da allora ti ho parlato di questo, ma gli altri non sanno…
53Avete visto Maria di Lazzaro ungere le mie membra nella cena del sabato a Betania. Vi ho detto allora: “Ella mi ha preparato per la sepoltura”. In verità ella lo ha fatto. Non per la sepoltura, ché ella credeva ancora lontano quel dolore, ma per purificare e imbalsamare le mie membra da tutte le impurità della via perché salissi profumato d’olio balsamico al trono.
Sacramento voluto da Gesù Cristo[80].
54La vita dell’uomo è una via. L’entrata dell’uomo nell’altra vita dovrebbe essere entrata nel Regno. Ogni re è unto e profumato prima di ascendere al suo trono e mostrarsi al suo popolo. Anche il cristiano è un figlio di re che percorre la sua via diretto al regno dove il Padre lo chiama.
55La morte del cristiano non è che l’entrata nel Regno per ascendere sul trono che il Padre gli ha preparato. Non è spaventosa la morte per colui che non teme Dio sapendosi nella sua grazia. Ma per colui che deve salire sul trono sia purificata da ogni detrito la veste, perché si serbi bella per la risurrezione, e sia purificato lo spirito, perché splenda sul trono che il Padre gli ha preparato per apparire nella dignità che a figlio di sì gran re si conviene.
Effetti benefici[81].
56Accrescimento della Grazia, cancellazione dei peccati di cui l’uomo abbia pieno pentimento, suscitatrice di ardente anelito al Bene, datrice di forza per il combattimento supremo sia l’unzione data ai morenti cristiani, anzi, ai nascenti cristiani, perché in verità vi dico che chi muore nel Signore nasce alla vita eterna.
Ministro[82].
57Ripetete il gesto di Maria sulle membra degli eletti. E nessuno lo reputi indegno di lui. Io l’ho accettato quell’olio balsamico da una donna. Ogni cristiano se ne tenga onorato come di una grazia suprema da parte della Chiesa di cui è figlio, e lo accetti dal sacerdote per detergersi dalle ultime macchie.
Volte[83]
58E ogni sacerdote sia lieto di fare l’atto d’amore di Maria verso il Cristo penante sul corpo del morente fratello. In verità vi dico che ciò che non avete allora fatto a Me, lasciando che una donna vi superasse, e ora vi pensate con tanto dolore, potete farlo in futuro e per tante volte quante con amore vi curverete su uno che muore per prepararlo all’incontro con Dio.
Presenza di Gesù.
59Io sono nei mendichi e nei morenti, nei pellegrini, negli orfani, nelle vedove, nei prigionieri, in chi ha fame, sete o freddo, in chi è addolorato o stanco. Io sono in tutte le membra del mistico mio Corpo che è l’unione dei miei fedeli. Amatemi in essi e riparerete al vostro disamore di tante volte, dandomi grande gioia e dandovi tanta gloria.
Il Sacramento dell’Ordine Sacro[84].
Nemici del sacerdozio.
60Infine considerate che contro voi cospira il mondo, l’età, le malattie, il tempo, le persecuzioni. Non vogliate perciò essere avari di ciò che avete avuto e imprudenti.
Trasmissione del sacerdozio[85].
61Trasmettete per questo in Nome mio il Sacerdozio ai migliori fra i discepoli, perché la Terra non resti senza sacerdoti.
Carattere sacro[86] e idoneità[87].
62E sia carattere sacro concesso dopo acuto esame, non verbale ma delle
azioni di colui che chiede di essere sacerdote, o di colui che voi giudicate buono ad esserlo.
Conseguenze[88].
63Pensate a ciò che è il Sacerdote. Al bene che può fare. Al male che può fare. Avete avuto l’esempio di ciò che può fare un sacerdozio decaduto dal suo carattere sacro.
Responsabilità[89].
64In verità vi dico che per le colpe del Tempio questa nazione sarà dispersa. Ma anche in verità vi dico che ugualmente sarà distrutta la Terra quando l’abominio della desolazione entrerà nel novello Sacerdozio conducendo gli uomini all’apostasia per abbracciare le dottrine d’inferno.
L’abominio della desolazione.
L’Anticristo.
65Allora sorgerà il figlio di Satana e i popoli gemeranno in un tremendo spavento, pochi restando fedeli al Signore, e allora anche, fra convulsioni d’orrore, verrà la fine dopo la vittoria di Dio e dei suoi pochi eletti, e l’ira di Dio su tutti i maledetti.
66Guai, tre volte guai se per quei pochi non ci saranno ancor santi, gli ultimi padiglioni del Tempio di Cristo! Guai, tre volte guai se, a confortare gli ultimi cristiani, non ci saranno veri Sacerdoti come ci saranno per i primi.
67In verità l’ultima persecuzione sarà orrenda, non essendo persecuzione d’uomini ma del figlio di Satana e dei suoi seguaci.
68Sacerdoti? Più che sacerdoti dovranno essere quelli dell’ultima ora, tanto feroce sarà la persecuzione delle orde dell’Anticristo. Simili all’uomo vestito di lino, che tanto è santo da stare al fianco del Signore, nella visione di Ezechiele, essi dovranno instancabili segnare con la loro perfezione un Tau sugli spiriti dei pochi fedeli, perché le fiamme d’inferno non cancellino quel segno.
69Sacerdoti? Angeli. Angeli agitanti il turibolo carico degli incensi delle loro virtù per purificare l’aere dai miasmi di Satana. Angeli? Più che angeli: altri Cristi, altri Me, perché i fedeli dell’ultimo tempo possano perseverare sino alla fine.
Deicidio senza risurrezione.
70Questo dovranno essere. Ma il bene e il male futuro ha radice nel presente. Le valanghe hanno inizio da un fiocco di neve. Un sacerdote indegno, impuro, eretico, infedele, incredulo, tiepido o freddo, spento, insipido, lussurioso, fa un male decuplo di quello di un fedele colpevole degli stessi peccati e trascina molti altri al peccato.
71La rilassatezza nel Sacerdozio, l’accoglimento di impure dottrine, l’egoismo, l’avidità, la concupiscenza nel Sacerdozio, voi sapete dove sfocia: nel deicidio. Ora, nei secoli futuri, non potrà più essere ucciso il Figlio di Dio, ma la fede in Dio, l’idea di Dio, sì. Perciò sarà compiuto un deicidio ancor più irreparabile, perché senza risurrezione. Oh! si potrà compiere, sì. Io vedo… Si potrà compire per i troppi Giuda di Keriot dei secoli futuri. Orrore…
La Chiesa scardinata dai suoi ministri
72La mia Chiesa scardinata dai suoi stessi ministri! E Io che la sorreggo con l’aiuto delle vittime. Ed essi, i Sacerdoti, che avranno unicamente la veste e non l’anima del Sacerdote, che aiutano il ribollire delle onde agitate dal Serpente infernale contro la tua barca, o Pietro. In piedi! Sorgi! Trasmetti quest’ordine ai tuoi successori: “Mano al timone, sferza sui naufraghi che hanno voluto naufragare e tentano di far naufragare la barca di Dio”. Colpisci, ma salva e procedi. Sii severo, perché sui predoni giusto è il castigo. Difendi il tesoro della fede. Tieni alto il lume come un faro sopra le onde sconvolte, perché quelli che seguono la tua barca vedano e non periscano.
Il Vangelo tradito
Nel Vangelo e non in altra scienza è la salute
73Pastore e nauta per i tempi tremendi, raccogli, guida, solleva il mio Vangelo, perché in questo e non in altra scienza è la salute. Verranno i tempi nei quali, così come avvenne a noi d’Israele e ancor più profondamente, il Sacerdozio crederà d’essere classe eletta, perché sa il superfluo e non conosce più l’indispensabile, o lo conosce nella morta forma con cui ora conoscono i sacerdoti la Legge: nella veste di essa, esageratamente aggravata di frange, ma non nel suo spirito.
I libri si sostituiranno al Vangelo.
74Verranno i tempi nei quali tutti i libri si sostituiranno al Libro, e questo sarà solo usato così come uno che deve forzatamente usare un oggetto lo maneggia meccanicamente così come un contadino ara, semina, raccoglie senza meditare sulla meravigliosa provvidenza che è quel moltiplicarsi di semi che ogni anno si rinnovella: un seme gettato in terra smossa che diviene stelo, spiga, poi farina e poi pane per paterno amore di Dio. Chi, mettendosi in bocca un boccone di pane, alza lo spirito a Colui che ha creato il primo seme e da secoli lo fa rinascere e crescere, dosando le piogge e il calore perché si schiuda e si alzi e maturi senza marcire o senza bruciarsi?
I sacerdoti senza Vangelo saranno gonfi pagliai
75Così verrà il tempo che sarà insegnato il Vangelo scientificamente bene, spiritualmente male. Or che è la scienza se manca sapienza? Paglia è. Paglia che gonfia e non nutre. E in verità vi dico che un tempo verrà nel quale troppi fra i Sacerdoti saranno simili a gonfi pagliai, superbi pagliai, che staranno impettiti nel loro orgoglio d’esser tanto gonfi, come se da loro si fossero dati tutte quelle spighe che coronarono le paglie, come se ancor le spighe fossero in vetta alle paglie, e crederanno d’esser tutto perché, invece del pugnello di grani, il vero nutrimento che è lo spirito del Vangelo, avranno tutta quella paglia: un mucchio! Un mucchio! Ma può bastare la paglia? Neppure per il ventre del giumento essa basta e, se il padrone dello stesso non corrobora l’animale con biade ed erbe fresche, il giumento nutrito di sola paglia deperisce e anche muore.
Lo spirito del Vangelo si smarrirà
76Eppure Io vi dico che un tempo verrà nel quale i Sacerdoti, immemori che con poche spighe Io ho istruito gli spiriti alla Verità, e immemori anche di ciò che è costato al loro Signore quel vero pane dello spirito, tratto tutto e solo dalla Sapienza divina, detto dalla divina Parola, dignitoso nella forma dottrinale, instancabile nel ripetersi perché non si smarrissero le verità dette, umile nella forma, senza orpelli di scienze umane, senza completamenti storici e geografici, non si cureranno dell’anima di esso, ma della veste da gettargli sopra per mostrare alle folle quante cose essi sanno, e lo spirito del Vangelo si smarrirà in loro sotto valanghe di scienza umana.
Effetti dalla conoscenza imperfetta del Vangelo
77E se non lo possiedono, come possono trasmetterlo? Che daranno ai fedeli questi pagliai gonfi? Paglia. Che nutrimento ne avranno gli spiriti dei fedeli? Tanto da trascinare una languente vita. Che frutto matureranno da questo insegnamento e da questa conoscenza imperfetta del Vangelo? Un raffreddarsi dei cuori, un sostituirsi di dottrine eretiche, di dottrine e idee ancor più che eretiche, all’unica, vera Dottrina, un prepararsi il terreno alla Bestia per il suo fugace regno di gelo, di tenebre e orrore.
Nell’era cristiana.
Voci e veggenti dell’era cristiana.
78In verità vi dico che, come il Padre e Creatore moltiplica le stelle perché non si spopoli il cielo per quelle che, finita la loro vita, periscono, così ugualmente Io dovrò evangelizzare cento e mille volte dei discepoli che spargerò fra gli uomini e fra i secoli. E anche in verità vi dico che la sorte di questi sarà simile alla mia: la sinagoga e i superbi li perseguiteranno come mi hanno perseguitato. Ma tanto Io che essi abbiamo la nostra ricompensa, quella di fare la volontà di Dio e di servirlo sino alla morte di croce, perché la sua gloria risplenda e la sua conoscenza non perisca.
79Ma tu, Pontefice, e voi, Pastori, in voi e nei vostri successori vegliate perché non si perda lo spirito del Vangelo, e instancabilmente pregate lo Spirito Santo perché in voi si rinnovelli una continua Pentecoste -voi non sapete ciò che voglio dire, ma presto lo saprete- onde possiate comprendere tutti gli idiomi e discernere e scegliere le mie voci da quelle della Scimmia di Dio: Satana. E non lasciate cadere nel vuoto le mie voci future. Ognuna di essa è una misericordia mia in vostro aiuto, e tanto più numerose saranno quanto più per ragioni divine Io vedrò che il Cristianesimo ha bisogno di esse per superare le burrasche dei tempi.
Pastore e Nauta.
80Pastore e nauta, Pietro! Pastore e nauta. Non ti basterà un giorno esser pastore se non sarai nauta, ed esser nauta se non sarai pastore. Questo e quello dovrai essere per tenere radunati gli agnelli, che tentacoli infernali e artigli feroci cercheranno di strapparti, o menzognere musiche di promesse impossibili ti sedurranno, e per portare avanti la barca presa da tutti i venti del settentrione e del mezzogiorno e dell’oriente e dell’occidente, schiaffeggiata e sbattuta dalle forze del profondo, saettata dagli arcieri della Bestia, bruciacchiata dall’alito del dragone e spazzata sui bordi dalla sua coda, di modo che gli imprudenti saranno arsi e periranno precipitando nell’onda sconvolta.
81Pastore e nauta nei tempi tremendi… E tua bussola il Vangelo. In esso è la Vita e la Salute. E tutto è detto in esso. Ogni articolo del Codice santo, ogni risposta per i casi molteplici delle anime sono in esso. E fa’ che da esso non si scostino Sacerdoti e fedeli. Fa’ che non vengano dubbi su esso. Alterazioni ad esso. Sostituzioni e sofisticazioni di esso.
Il vangelo del regno di Dio[90].
82Il Vangelo è Me stesso. Dalla nascita alla morte. Nel Vangelo è Dio. Perché in esso sono manifeste le opere del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo. Il Vangelo è amore.
83Ho detto: “La mia Parola è Vita”. Ho detto: “Dio è carità”. Conoscano dunque i popoli la mia Parola e abbiano l’amore in loro, ossia Dio. Per avere il Regno di Dio. Perché chi non è in Dio non ha in sé la Vita.
84Perché quelli che non accoglieranno la Parola del Padre non potranno essere una sola cosa col Padre, con Me e con lo Spirito Santo in Cielo, e non potranno essere del solo Ovile che è santo così come Io voglio.
85Non saranno tralci uniti alla Vite, perché chi respinge in tutto o in parte la mia Parola è un membro nel quale più non scorre la linfa della Vite. La mia Parola è succo che nutre, fa crescere e portare frutto.
Missione dello Spirito Santo.
86Tutto questo farete in memoria di Me che ve l’ho insegnato. Molto ancora avrei da dirvi su quanto vi ho detto ora. Ma Io ho soltanto gettato il seme. Lo Spirito Santo ve lo farà germogliare.
87Ho voluto darvi Io il seme, perché conosco i vostri cuori e so come titubereste di paura per comandi spirituali, immateriali. La paura di un inganno vi paralizzerebbe ogni volontà. Perciò Io per il primo vi ho parlato di tutte le cose. Poi il Paraclito vi ricorderà le mie parole e ve le amplificherà nei particolari. E voi non temerete perché ricorderete che il primo seme ve l’ho dato Io.
88Lasciatevi condurre dallo Spirito Santo. Se la mia Mano era dolce nel guidarvi, la sua Luce è dolcissima. Egli è l’Amore di Dio. Così Io me ne vado contento, perché so che Egli prenderà il mio posto e vi condurrà alla conoscenza di Dio. Ancora non lo conoscete, nonostante tanto vi abbia detto di Lui. Ma non è colpa vostra.
89Voi avete fatto di tutto per comprendermi e perciò siete giustificati se anche per tre anni avete capito poco. La mancanza della Grazia vi ottundeva lo spirito. Anche ora capite poco, benché la Grazia di Dio sia scesa su voi dalla mia croce.
90Avete bisogno del Fuoco. Un giorno ho parlato di questo a uno di voi, andando lungo le vie del Giordano. L’ora è venuta. Io me ne torno al Padre mio, ma non vi lascio soli perché lascio a voi l’Eucarestia, ossia il vostro Gesù fatto cibo agli uomini. E vi lascio l’Amico: il Paraclito. Esso vi condurrà. Passo le vostre anime dalla mia luce alla sua luce ed Egli compirà la vostra formazione».
I piccoli hanno confidenza con Gesù.
91«Ci lasci ora? Qui? Su questo monte?». Sono tutti desolati.
«No. Non ancora. Ma il tempo vola e presto sarà quel momento».
«Oh! non mi lasciare sulla Terra senza di Te, Signore. Ti ho amato dalla tua Nascita alla tua Morte, dalla tua Morte alla tua Risurrezione, e sempre. Ma troppo triste sarebbe non saperti più fra noi! Hai ascoltato la preghiera del padre di Eliseo. Hai esaudito tanti. Ascolta la mia, Signore!», supplica Isacco in ginocchio con le mani protese.
«La vita che potresti ancora avere sarebbe predicazione di Me, forse gloria di martirio. Hai saputo esser martire per amore di Me infante, e temi ora di esserlo per Me glorioso?».
«La mia gloria sarebbe seguirti, Signore. Io sono povero e stolto. Tutto quanto potevo dare ho dato con buona volontà. Ora vorrei questo: seguirti. Però sia fatto come Tu vuoi, ora e sempre».
Gesù posa sul capo di Isacco la mano e ve la lascia in una lunga carezza, mentre si rivolge a tutti per dire: «Non avete domande da farmi? Sono le ultime lezioni. Parlate al vostro Maestro… Vedete come i piccoli hanno confidenza con Me?».
Infatti anche oggi Marziam gli appoggia il capo contro il corpo, stringendosi tutto a Gesù, né Isacco ha mostrato ritrosia ad esporre il suo desiderio.
«Veramente… Sì… Abbiamo delle cose da chiedere…», dice Pietro.
«E allora chiedete».
Vocazione dei popoli.
la radice dell’eresia è in Israele.
92«Ecco… Ieri sera, dopo che ci hai lasciato, parlavamo fra noi su quanto avevi detto. Ora altre parole si affollano in noi per quanto hai detto. Ieri, e anche oggi, se si riflette bene, Tu hai parlato come se eresie e separazioni dovessero sorgere, e presto. Questo ci fa pensare che dovremo essere molto prudenti verso quelli che vorranno venire fra noi. Perché certo in quelli sarà il seme dell’eresia e della separazione».
«Lo credi? E non è già separato Israele nel venire a Me? Tu questo vuoi dire: che l’Israele che mi ha amato non sarà mai eretico e diviso. Non è vero? Ma fu forse unito mai, da secoli, neppur nella antica formazione? Ed è forse stato unito nel seguirmi? In verità vi dico che la radice dell’eresia è in esso».
«Ma…».
«Ma idolatra e eretico è da secoli sotto l’apparenza esterna di fedeltà. I suoi idoli li conoscete. Le sue eresie pure. I gentili saranno migliori di esso. Per questo Io non li ho esclusi e vi dico di fare ciò che Io ho fatto.
Vocazione dei gentili[91].
93Questa sarà per voi una delle cose più difficili. Lo so. Ma
ricordate i profeti. Essi profetizzano la vocazione dei gentili e la durezza dei giudei. Perché vorreste chiudere le porte del Regno a quelli che mi amano e vengono alla Luce che la loro anima cercava? Li credete più peccatori di voi perché sino ad ora non hanno conosciuto Dio, perché hanno seguito la loro religione e la seguiranno sinché non saranno attratti dalla nostra? Non dovete. Io vi dico che molte volte sono migliori di voi perché, avendo una religione non santa, sanno essere giusti.
Dio osserva le opere, non le loro parole[92].
94Non mancano i giusti in nessuna nazione e religione. Dio osserva le opere degli uomini, non le loro parole. E se vede che un gentile, per giustizia di cuore, fa naturalmente ciò che la Legge del Sinai comanda, perché dovrebbe averlo abbietto? Non è ancor più meritorio che un uomo, che non conosce il comando di Dio a non fare questo o quello perché è male, si imponga da sé un comando di non fare ciò che la sua ragione gli dice non buono e lo segua fedelmente, rispetto al merito molto relativo di chi, conoscendo Dio, il fine dell’uomo e la Legge che permette di conseguirlo, fa continui compromessi e calcoli per adeguare il comando perfetto alla volontà corrotta?
Cristo, Giudice di tutte le genti[93].
95Che ve ne pare? Che Dio apprezzi le scappatoie che Israele ha messo all’ubbidienza per non avere molto a sacrificare la sua concupiscenza? Che ve ne pare? Che quando un gentile uscirà dal mondo, giusto al cospetto di Dio per aver seguito la retta legge che la sua coscienza si è imposta, Dio lo giudicherà demone?
Io ve lo dico: Dio giudicherà le azioni degli uomini, e il Cristo, Giudice di tutte le genti, premierà quelli nei quali il desiderio dell’anima ebbe voce di intima legge per giungere al fine ultimo dell’uomo, che è riunirsi al suo Creatore, al Dio ignoto per i pagani, ma al Dio che sentono essere vero e santo al di là dello scenario dipinto dei falsi Olimpi.
“Il mio Regno sarà di tutte le genti”[94].
96Badate anzi attentamente di non essere voi scandalo ai gentili. Già troppe volte fu deriso il nome di Dio fra i gentili per le opere dei figli del popolo di Dio. Non vogliatevi credere tesorieri assoluti dei miei doni e dei miei meriti. Io sono morto per giudei e per gentili. Il mio Regno sarà di tutte le genti. Non abusate della pazienza con cui Dio vi ha trattati sin qui dicendovi: “A noi tutto è concesso”. No.
“Non c’è più questo o quel popolo. C’è il mio Popolo”[95].
97Io ve lo dico. Non c’è più questo o quel popolo. C’è il mio Popolo. E in esso hanno uguale valore i vasi consumatisi nel servizio del Tempio e quelli che vengono deposti ora sulle mense di Dio. Anzi, molti vasi consumatisi nel servizio del Tempio, ma non di Dio, saranno gettati nel cantone e verranno messi in loro vece sull’altare quelli che ancora non conoscono incenso, olio, vino o balsamo, ma sono desiderosi di empirsi di essi e di essere usati per la gloria del Signore.
La nuova circoncisione[96].
98Non esigete molto dai gentili. Basta abbiano la fede e ubbidiscano alla mia Parola. Una nuova circoncisione si sostituisce all’antica. L’uomo è circonciso nel cuore, d’ora in poi; nello spirito, meglio ancora che nel cuore, perché al sangue dei circoncisi, per significare purificazione dalla concupiscenza che escluse Adamo dalla figliolanza divina, si è sostituito il mio Sangue purissimo. Esso è valido nel circonciso e nell’incirconciso nel corpo, purché costui abbia il mio Battesimo e rinunci a Satana, al mondo, alla carne, per amore di Me. Non spregiate gli incirconcisi. Dio non spregiò Abramo. Per la sua giustizia lo elesse a capo del suo Popolo prima ancora che la circoncisione avesse morso le sue carni. Se Dio ha avvicinato Abramo incirconciso, per trasmettergli i suoi comandi, voi potrete avvicinare gli incirconcisi per istruirli nella Legge del Signore. Considerate quanti peccati e a quale peccato sono giunti i circoncisi. Non siate perciò inesorabili verso i gentili».
Il corpo mistico di Cristo.
Comportamento con i fratelli eretici.
99«Ma dovremo dire loro ciò che ci hai insegnato? Non capiranno nulla, perché non sanno la Legge».
«Voi lo dite. Ma ha forse compreso Israele, che sapeva la Legge e i Profeti?».
«È vero».
«Però fate attenzione. Direte ciò che lo Spirito vi suggerirà di dire, verbalmente, senza paure, senza voler fare da voi. Quando poi sorgeranno fra i fedeli dei falsi profeti, che diranno le loro idee come idee ispirate, e saranno gli eretici, allora voi combattete con mezzi più stabili della parola le loro eretiche dottrine. Ma non vi preoccupate. Lo Spirito Santo vi guiderà. Io non dico mai cosa che non si compia».
«E che ne faremo degli eretici?».
«Combattete con tutte le forze l’eresia in sé stessa, ma con ogni mezzo cercate di convertire al Signore gli eretici. Non stancatevi di cercare le pecore che si sono sviate per riportarle all’Ovile. Pregate, soffrite, fate pregare, fate soffrire, andate elemosinando sacrifici e sofferenze ai puri, ai buoni, ai generosi, perché con queste cose si convertono i fratelli.
Comportamento coi fratelli separati.
100La Passione di Cristo continua nei cristiani. Non vi ho escluso da questa grande opera che è la Redenzione del mondo. Siete tutti membra di un unico corpo. Aiutatevi fra voi, e chi è forte e sano lavori per i più deboli, e chi è unito tenda le mani e chiami i fratelli lontani».
«Ma ci saranno, dopo esser stati fratelli in un’unica casa?».
«Ci saranno».
«E perché?»
«Per tante ragioni. Porteranno ancora il mio Nome. Se ne glorieranno, anzi, di quel Nome. Lavoreranno a farlo conoscere. Contribuiranno acciò Io sia conosciuto sino agli estremi confini della Terra. Lasciateli fare, perché, ve lo ricordo, chi non è contro di Me è per Me. Ma, poveri figli! il loro lavoro sarà sempre parziale, i loro meriti sempre imperfetti. Non potranno essere in Me se saranno separati dalla Vite. Le loro opere saranno sempre incomplete. Voi, dico voi, per parlare ai futuri che vi continueranno, siate dove essi sono. Non dite farisaicamente: “Io non vado per non contaminarmi”. O pigramente: “Io non vado, perché già c’è chi predica il Signore”. O pavidamente: “Io non vado per non essere scacciato da loro”. Andate. Io vi dico: andate. A tutte le genti. Sino ai confini del mondo. Perché sia conosciuta tutta la mia Dottrina e la mia Unica Chiesa, e le anime abbiano modo di entrare a farne parte».
Il corpo mistico di Cristo.
101«E diremo o scriveremo tutte le tue azioni?».
«Ve l’ho detto. Lo Spirito Santo vi consiglierà su quel che è bene dire o tacere a seconda dei tempi. Voi lo vedete! Quanto Io ho compiuto viene creduto o negato, e talora si fa arma contro di Me, agitato come è da mani che mi odiano. Sono stato detto Belzebù quando, come Maestro e alla presenza di tutti, operavo miracoli. E che diranno ora, quando sapranno che così soprannaturalmente ho agito? Sarò bestemmiato più ancora. E voi sareste perseguitati prima del momento. Perciò tacete sinché sarà l’ora di parlare» …
«Ma se quest’ora venisse quando noi, testimoni, fossimo morti?».
«Nella mia Chiesa saranno sempre sacerdoti, dottori, profeti, esorcisti, confessori, operatori di miracoli, ispirati, quanto occorre ad Essa perché le genti abbiano da Essa quello che è necessario. Il Cielo: la Chiesa trionfante, non lascerà sola la Chiesa docente, e questa soccorrerà la Chiesa militante. Non sono tre corpi. Sono un sol Corpo. Non c’è divisione fra loro, ma comunione d’amore e di fine: amare la Carità, goderla in Cielo suo Regno.
Il suffragio per i defunti.
102Per questo ancora la Chiesa militante dovrà con amore sovvenire ai suffragi della parte di essa che, già destinata alla trionfante, ancora ne è esclusa per l’espiazione soddisfattoria delle mancanze assolte ma non interamente scontate davanti alla perfetta divina Giustizia. Tutto nell’amore e per l’amore deve farsi nel Corpo mistico. Perché l’amore è il sangue che circola in esso. Sovvenite i fratelli purganti. Così come ho detto che le opere di misericordia corporali vi conquistano premio in Cielo, così pure ho detto che ve lo conquistano quelle spirituali.
E in verità vi dico che il suffragio ai morti, perché entrino nella pace, è grande opera di misericordia, della quale vi benedirà Iddio e vi saranno riconoscenti i suffragati. Quando, alla risurrezione della carne, sarete tutti raccolti davanti a Cristo Giudice, fra quelli che Io benedirò saranno anche coloro che ebbero amore ai fratelli purganti, offrendo e pregando per la loro pace. Io ve lo dico. Non una delle azioni buone rimarrà senza frutto, e molti splenderanno vivamente in Cielo senza aver predicato, amministrato, compiuto viaggi apostolici, abbracciato stati speciali, ma soltanto per avere pregato e sofferto per dare pace ai purganti, per portare alla conversione i mortali. Anche questi, sacerdoti ignoti al mondo, apostoli sconosciuti, vittime che solo Dio vede, avranno il premio degli operai del Signore, avendo fatto della loro vita un perpetuo sacrificio d’amore per i fratelli e per la gloria di Dio. In verità vi dico che alla vita eterna si giunge per molte vie, e una è questa, ed è tanto cara al mio Cuore. Avete altro da chiedere? Parlate».
Il dodicesimo apostolo.
103«Signore, ieri, e non solo ieri, pensavamo che Tu hai detto: “Voi siederete su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele”. Ma ora siamo in undici…».
«Eleggete il dodicesimo. Tocca a te, Pietro».
«A me? A me no, Signore! Indicalo Tu»
«Io ho eletto i miei Dodici una volta e li ho formati. Poi ho eletto il loro capo. Poi ho dato loro la Grazia e ho infuso lo Spirito Santo. Ora tocca ad essi camminare, ché non sono più lattanti incapaci di farlo».
«Ma dicci almeno dove dobbiamo posare il nostro occhio…».
«Ecco. Questa è la parte eletta del gregge», dice Gesù facendo un cenno circolare su quelli che sono presenti dei settantadue.
«Non noi, Signore. Non noi. Il posto del traditore ci fa paura», supplicano questi.
«Prendiamo Lazzaro. Vuoi, Signore?».
Gesù tace.
«Giuseppe d’Arimatea? Nicodemo?…
Gesù tace.
«Ma sì! Lazzaro prendiamo».
«E all’amico perfetto volete dare quel posto che voi non volete?», dice Gesù.
«Signore, io vorrei dire una parola», dice lo Zelote.
«Parla».
«Lazzaro per tuo amore, ne sono certo, prenderebbe anche quel posto e lo terrebbe in modo così perfetto da far dimenticare di chi era quel posto. Ma non mi pare conveniente farlo per altri motivi. Le virtù spirituali di Lazzaro sono in molti fra gli umili del tuo gregge. E io penso che sarebbe meglio dare a questi la preferenza, perché i fedeli non dicano che si cercò solo il potere e le ricchezze, atto da farisei, in luogo della sola virtù».
«Hai detto bene, Simone. E tanto più hai detto bene in quanto hai parlato con giustizia senza che l’amicizia per Lazzaro ti mettesse bavaglio».
«Facciamo allora Marziam per dodicesimo apostolo. É un fanciullo».
«Io, per cancellare quel vuoto orrendo, accetterei, ma non sono degno. Come potrei parlare, io fanciullo, a chi è adulto? Signore, Tu devi dire se ho ragione».
«Hai ragione. Ma non abbiate fretta. L’ora verrà e stupirete allora di avere tutti un comune pensiero. Pregate, intanto. Io me ne vado. Ritiratevi in orazione. Io vi congedo per ora. Fate di essere tutti per il quattordicesimo di ziv a Betania».
Si alza, mentre tutti si inginocchiano prostrandosi col volto fra l’erba. Li benedice e la luce, sua ancella che lo annuncia e precede nelle sue venute così come lo accoglie nelle sue dipartite, lo abbraccia e lo nasconde assorbendolo una volta ancora.
5. La Pasqua supplementare[97].
A Betania.
Betania rigurgita di discepoli.
1L’ordine di Gesù è stato eseguito alla lettera, questa volta, e Betania rigurgita di discepoli. Ne sono pieni i prati, i sentieri, i frutteti, gli uliveti di Lazzaro e, non bastando questi a contenere tanta gente che non vuole danneggiare i beni dell’amico di Gesù, molti sono sparsi anche fra gli uliveti che da Betania conducono a Gerusalemme per le vie dell’Uliveto.
2Più vicini alla casa i discepoli di vecchia data, più lontani altri e altri. Visi poco noti o ignoti affatto. Ma chi può ormai più riconoscere tanti volti e nominarli? Io credo che siano centinaia. Ogni tanto, nel rimuginìo, un volto o un nome mi ricordano visi visti fra i beneficati e convertiti da Gesù, magari all’ultima ora. Ma è superiore alle mie capacità ricordare tanti di quei volti e di quei nomi, riconoscerli tutti. Sarebbe come pretendere che io avessi riconosciuto chi era fra la folla che si pigiava lungo le vie di Gerusalemme la domenica delle Palme o nel doloroso Venerdì, o copriva il Calvario di un tappeto di volti per lo più contratti dall’odio.
3Dalla casa di Simone escono ed entrano gli apostoli, circolando fra la gente a tenerla quieta o a rispondere alle sue domande. Anche Lazzaro e Massimino li aiutano. Dalle porte finestre del piano superiore della casa di Simone si vedono apparire e sparire tutti i volti delle discepole: chiome grigie, chiome brune, fra le quali splendono le teste bionde di Maria di Lazzaro e Aurea. Ogni tanto una viene fuori, a guardare, e poi si ritira. Ci sono tutte, proprio tutte, giovani e vecchie, anche quelle che non sono mai venute, come Sara di Afec. Sulla terrazza giuocano i bambini raccolti da Sara, i nipoti di Anna di Meron, Maria e Mattia, il fanciullo Scialem, che era deforme e che era nipote di Nahum e che ora è felice e sano, e altri ancora. Uno stormo di uccellini felici, sorvegliati da Marziam e da altri discepoli giovinetti come il pastorello di Enon e Jaia di Pella. Vedo ora fra i fanciulli anche il bambino di Sidone che era cieco. Si capisce che suo padre lo ha condotto con sé.
La gramigna del tempio.
4Il sole inizia il tramonto in un sereno splendidissimo.
Pietro si consulta con Lazzaro e con i compagni. «Io dico che sarà bene congedare la gente. Che dite? Anche per oggi non verrà. E molti di questi devono questa sera consumare la piccola Pasqua», dice Pietro.
5«Sì. É bene congedarli. Forse il Signore avrà giudicato bene non venire oggi. A Gerusalemme si sono riuniti tutti quelli del Tempio. Non so come è giunta a loro la voce che Egli veniva e.…», dice Lazzaro.
«E se così è? Che gli possono più fare?», dice con veemenza il Taddeo.
6«Tu dimentichi che essi sono essi. E in queste mie parole è detto tutto. Se anche a Lui nulla possono fare di male, molto male possono fare a costoro, venuti per adorarlo. E il Signore non vuol nuocere ai suoi fedeli. E poi! Credi tu che essi, accecati dal loro peccato e dal loro pensiero, sempre quello, immutabile, non abbiano, fra il grande contrasto di idee che è nel loro capo, anche quella che il Signore sia risorto, ossia non sia mai morto e sia uscito di là come uno che si sveglia da solo o con la complicità di molti? Voi non sapete che boscaglia selvaggia di pensieri, che groviglio, che tempesta di supposizioni è in loro. Se la sono data per non confessare la verità. Veramente si può dire che i complici di ieri sono divisi, oggi, per la stessa causa che prima li teneva uniti. E qualcuno resta sedotto dalle loro idee. Vedete? Alcuni non sono più fra i discepoli…», dice Lazzaro.
7 «E lasciali andare! Ne sono venuti altri di migliori. Certo, fra quelli che se ne sono andati sono da cercarsi coloro che hanno detto al Sinedrio che il Signore sarà qui al quattordicesimo del secondo mese. E dopo la delazione non hanno più cuore di venire. Via! Via! Basta di traditori!», dice Bartolomeo.
«Ne avremo sempre, amico! L’uomo!… Troppo cedevole alle impressioni e pressioni. Ma non dobbiamo temere. Il Signore ha detto che non dobbiamo temere», dice lo Zelote.
«E non temiamo. Pochi giorni fa avevamo paura ancora. Vi ricordate? Io, per la mia parte, pensavo con timore al ritorno qui. Ora mi sembra di non aver più quel timore. Ma non mi fido troppo di me, e voi pure non fidatevi troppo del vostro Cefa. Perché ho già mostrato una volta di esser argilla che sfarina, anziché compatto granito. Ebbene, congediamo costoro. A te, Lazzaro».
«No, Simon Pietro. A te. Tu sei il capo…», dice Lazzaro benevolmente passando un braccio intorno alle spalle di Pietro e spingendolo così verso la scala e, su per questa, sino al terrazzo che circonda la casa di Simone.
8Pietro fa il gesto di parlare, e la gente che è prossima tace, quella più lontana accorre. Pietro attende che i più siano lì intorno, poi dice: «Uomini di ogni parte d’Israele, ascoltate. Io vi esorto a tornare in città. Il sole ha iniziato la sua discesa. Andate, dunque. Se Egli verrà, noi ve lo faremo sapere a qualunque costo. Dio sia con voi».
Si ritira, entrando in una stanza ariosa dove sono, intorno alla Vergine, tutte le discepole più fedeli e anche le altre donne che amavano il Signore come Maestro pur senza averlo mai seguito nei suoi pellegrinaggi. E Pietro va a sedersi in un angolino, guardando Maria che gli sorride.
9La gente, fuori, si separa lentamente in due parti. Quella di coloro che restano, quella di coloro che tornano in città. Voci di adulti che chiamano i fanciulli, vocette di bambini che rispondono. Poi il brusio cala di tono.
«E ora», dice Pietro, «andremo anche noi…».
«Padre, ma il Signore ha detto che ci sarebbe stato! …»
«Eh! lo so! Ma, come vedi, non è venuto. Ed è il giorno prescritto…».
«Sì, e mio fratello ha già preparato per voi ogni cosa, ed ecco qui Marco di Giona che viene per condurvi ed aprirvi il cancello. Ma vengo anche io. Tutti veniamo. Lazzaro ha provveduto per tutti», dice Maria di Magdala.
10«E dove consumeremo la cena per tanta gente?».
«Sarà cenacolo il Getsemani stesso. Dentro la casa, la stanza per quelli che Gesù ha detto. Fuori, presso la casa, le tavole degli altri. Così ha voluto».
«Chi? Lazzaro?».
«Il Signore».
«Il Signore? Ma quando è venuto?».
«É venuto… Che ti importa il giorno? É venuto e ha parlato con Lazzaro».
Il Signore è in mezzo a loro.
11«Io credo che Egli venga, anzi, sia venuto da ognun di noi, anche se ognun di noi non lo dice, serbando quella gioia come la sua perla più cara, che teme persino di mostrare temendo perda la sua luce più bella. I segreti del Re!», dice Bartolomeo e guarda il gruppo delle discepole vergini, che si imporpora nei volti come se il raggio del tramonto le colpisse. Ma è fiamma spirituale di gioia intensa quella che le accende. Maria, la Vergine delle vergini, bianca nella veste di lino, un giglio vestito di candore, china il capo sorridendo senza parlare. Come assomiglia in questo momento alla Verginella dell’Annunciazione!
12«Certo… Soli non ci lascia, anche se visibilmente non appare. Io dico che è Lui che mette nel mio povero cuore e nell’ancor più povera mente certi pensieri…», confessa Matteo.
13Gli altri non parlano… Si guardano mentre si mettono i mantelli studiandosi a vicenda. Ma la stessa cura con la quale alcuni si coprono il più possibile il volto, a tener celata l’onda di gioia spirituale che riaffiora pensando ai divini incontri segreti, li denuncia per i più favoriti.
14«E ditelo!», dicono gli altri. «Non ne siamo gelosi! Non siamo indiscreti a voler sapere. Ma ci conforterà lo sperare che non saremo per sempre privati della sua vista! Ricordatevi le parole di Raffaele a Tobia: “Certo è bene tener nascosto il segreto del re, ma però è onorifico rivelare e pubblicare le opere di Dio”. Ha ragione l’angelo di Dio! Tenetevi il segreto delle parole che Egli vi ha date, ma rivelate il suo continuo amore per noi».
15Giacomo di Alfeo guarda Maria, come per ricevere da Lei un lume, e visto, dal suo sorriso, che annuisce, dice: «È vero. Ho visto il Signore». Non di più. Ed è l’unico che lo dice. Gli altri due che si sono ben coperti, ossia Giovanni e Pietro, non dicono parola.
La Pasqua supplementare.
Nell’orto degli Ulivi.
16Escono tutti e a gruppi, davanti gli undici, poi Lazzaro con le sorelle e le discepole intorno a Maria, ultimi i pastori e molti dei settantadue discepoli. Si incamminano verso Gerusalemme dalla strada alta che conduce all’Uliveto. I bambini rimasti corrono avanti e indietro felici.
17Marco insegna una stradicciola che evita il campo dei Galilei e le zone più battute e conduce direttamente alla cinta novella dell’orto degli Ulivi. Apre, li fa passare, chiude. Molti discepoli bisbigliano fra loro e qualcuno va a interrogare gli apostoli, specie Giovanni. Ma essi fanno cenno di attendere, ché non è l’ora di fare ciò che essi chiedono, e tutti si mettono quieti.
18Quanta pace nel vasto uliveto, ancor baciato dall’estremo sole nelle parti più alte, già in ombra nelle parti più basse! Un lene fruscio di vento fra le fronde verd’argento e un lieto cantare di uccelli che salutano il giorno che muore.
19Ecco la casetta del custode. Sulla terrazza, che le fa da tetto, Lazzaro ha fatto alzare un padiglione di tende, e la terrazza si è mutata in un aereo cenacolo per coloro fra i discepoli che non hanno potuto un mese prima consumare la Pasqua[98]. Giù, sulla piccola aia ben pulita, altre tavole. Dentro la casa, nella stanza migliore, la tavola delle discepole.
20Vengono portati, alle diverse tavole di quelli che non hanno fatto la Pasqua, gli agnelli arrostiti, le lattughe, gli azzimi e la salsa rossastra, e deposto sulle mense il calice del rito. Su quella delle donne però non c’è il calice di rito, ma tante coppe quante le commensali. Si capisce che le donne erano esonerate da questo lato della cerimonia. Sulle tavole di quelli che hanno già consumato la Pasqua al tempo giusto è l’agnello, ma mancano gli azzimi e le lattughe con la salsa rossastra. Lazzaro e Massimino sopraintendono ad ogni cosa. E Lazzaro si curva su Pietro per dirgli qualcosa, che fa agitare violentemente il capo all’apostolo in una denegazione ostinata.
«Eppure… tocca a te», dice Filippo che è al suo fianco.
Ma Pietro indica Giacomo d’Alfeo: «A questo tocca».
Ecco il Signore.
21Intanto che discutono così, ecco il Signore apparire all’inizio della piccola aia e salutare: «La pace a voi».
Tutti si alzano in piedi e il rumore avverte le donne di ciò che avviene. Stanno per uscire, ma Gesù entra in casa salutando esse pure.
22Maria dice: «Figlio mio!», e lo venera più profondamente di tutti, insegnando con quel gesto che, per quanto Gesù possa essere amico, amico e congiunto tanto da esser persino figlio, è sempre Dio, e da Dio va venerato. Venerato sempre, con lo spirito adorante, anche se il suo amore per noi è così pieno da spingerlo a concedersi in tutta confidenza, da Fratello e Sposo nostro.
23«La pace a te, Madre. Sedete, mangiate. Io salgo là sopra dove Marziam attende il suo premio».
Torna ad uscire per salire la scaletta e chiama forte: «Simon Pietro e Giacomo d’Alfeo. Venite».
I due nominati salgono dietro di Lui e Gesù si siede alla tavola di centro dove è Marziam, dicendo ai due apostoli: «Voi farete ciò che vi dirò», e al capo della tavola, che è Mattia: «Inizia il banchetto pasquale».
Gesù ha Marziam, questa sera, al suo lato, al posto dove era Giovanni l’altra volta. Pietro e Giacomo sono dietro le spalle del Signore in attesa dei suoi ordini.
La cena pasquale ebraica.
24E con lo stesso rituale della Cena pasquale si svolge questa: gli inni, le domande, le libazioni. Non so se alle altre tavole sia la stessa cosa. Là dove è Gesù io mi affisso, sol che un suo volere non mi obblighi a vedere altro, e di tutto mi smemoro per contemplare il mio Signore, che ora offre i bocconi migliori del suo agnello -Egli lo ha preso sul piatto ma non ne mangia, come non prende lattughe né salsa, né beve al calice- che ora offre i bocconi migliori a Marziam, che è addirittura beato.
25Gesù ha fatto sul principio un cenno a Pietro di chinarsi e ascoltarlo, e Pietro, dopo averlo ascoltato, ha detto forte: «A questo momento il Signore offerse per noi tutti il calice, essendo Padre e Capo della sua Famiglia».
Il Sacrificio eucaristico.
26Ora fa un nuovo cenno a Pietro, che di nuovo lo ascolta e poi si rialza per dire: «E a questo punto il Signore si cinse per purificarci e insegnarci come fare noi stessi per consumare degnamente il Sacrificio eucaristico».
27La cena procede sinché ad un altro cenno Pietro dice ancora: «In questo momento il Signore, preso il pane e il vino, lo offerse, e pregando li benedisse, e fattene le parti le distribuì a noi dicendo: “Questo è il mio Corpo e questo è il mio Sangue del nuovo Testamento eterno, che per voi e per molti sarà sparso in remissione dei peccati”».
La Comunione eucaristica.
28Gesù si alza in piedi. É maestosissimo. Ordina a Pietro e a Giacomo di prendere un pane e farlo in minuti bocconi e di empire di vino un calice, il più grande che sia sulle tavole. Essi ubbidiscono e tengono davanti a Lui il pane e il vino, e Gesù stende su essi le sue Mani, pregando senza altro atto che lo sguardo rapito…
29«Distribuite la frazione del pane e porgete il calice fraterno. Tutte le volte che così farete, lo farete in memoria di Me».
I due apostoli ubbidiscono, tutti venerabondi…
30Gesù, mentre avviene la distribuzione delle Specie, scende dalle donne. Penso, ma non vedo perché non entro dove esse sono, che Gesù comunichi sua Madre con le sue stesse Mani. Un pensiero mio. Non so se risponda a verità. Ma non capirei perché se ne sarebbe andato là se non per fare questo.
Ultima preghiera.
31Poi torna sulla terrazza. Non si siede più. La cena volge al termine.
Egli dice: «Tutto è consumato?».
«Tutto è consumato, Signore».
«Così feci Io sulla Croce. Alzatevi. Preghiamo».
32Stende le braccia come fosse in croce e intona la preghiera del Padre nostro.
33Non so perché piango. Penso che forse è l’ultima volta che gliela sento dire… E, come nessun pittore o scultore potrà mai darci la vera effigie di Gesù, così nessuno, per santo che sia, potrà dire così virilmente e dolcemente insieme il Pater noster. Ne avrò sempre una grande nostalgia di questi Pater sentiti da Gesù, vero colloquio di anima col Padre amatissimo e adoratissimo dei Cieli, grido di onore, ubbidienza, fede, sommissione, umiltà, misericordia, desiderio, fiducia… tutto!
34«Andate! E la Grazia del Signore sia in voi tutti e la sua pace vi accompagni», licenzia Gesù. E si licenzia in un fulgore di luce che supera di gran lunga il chiarore della luna, ormai piena e alta sull’Orto silente, e quello dei lumi messi sulle tavole.
35Non una voce. Lacrime sui volti, adorazioni nei cuori… e null’altro… La notte veglia e conosce, insieme agli angeli, i palpiti di quei benedetti.
6. Ultimi ammaestramenti nel Getsemani e commiato. Ascensione di Gesù al Padre[99].
L’addio alla Madre.
Contemplazione d’amore.
1Gesù -è appena un rosare di aurora ad oriente- passeggia con sua Madre per le balze del Getsemani. Non vi sono parole, solo sguardi d’indicibile amore. Forse le parole sono già state dette. Forse non sono mai state dette. Hanno parlato le due anime: quella del Cristo, quella della Madre del Cristo. Ora è contemplazione d’amore, reciproca contemplazione. La conosce la natura rugiadosa, la pura luce del mattino, la conoscono le gentili creature di Dio che sono le erbe, i fiori, gli uccelli, le farfalle. Gli uomini sono assenti.
Sentimenti del porta voce.
2Io mi sento persino a disagio ad esser presente a questo addio. «Signore, io non ne sono degna!», esclamo fra le lacrime che mi cadono, mirando l’ultima ora di unione terrena fra la Madre e il Figlio e pensando che siamo giunti al termine della amorosa fatica, tanto Gesù, che Maria, che il povero, piccolo indegno fanciullo che Gesù ha voluto testimone di tutto il tempo messianico e che ha nome Maria, ma che Gesù ama chiamare «il piccolo Giovanni», o anche la «violetta della Croce»[100].
3Sì. Piccolo Giovanni. Piccolo, perché sono un niente. Giovanni, perché sono proprio quella a cui Dio ha fatto grandi grazie, e perché, in misura infinitesimale -ma è tutto ciò che possiedo, e dando tutto ciò che possiedo so di dare in misura perfetta che accontenta Gesù, perché è il «tutto» del mio niente- e perché, in misura infinitesimale, io, come il grande Giovanni diletto, ho dato tutto il mio amore a Gesù e a Maria, condividendo con loro lacrime e sorrisi, seguendoli angosciata di vederli afflitti e di non poterli difendere dal livore del mondo a costo della mia stessa vita, ed ora palpitante del palpito del cuore per ciò che finisce per sempre…
4Violetta, sì. Una violetta che ha cercato di stare nascosta fra le erbe perché Gesù non la schivasse, Egli che amava tutte le cose create opera del Padre suo, ma mi premesse sotto il suo piede divino, ed io potessi morire esalando il mio tenue profumo nello sforzo di addolcirgli il contatto con la terra scabra e dura. Violetta della Croce, sì. E il suo Sangue ha empito il mio calice sino a farlo piegare al suolo…
5Oh! mio Diletto che, prima, del tuo Sangue mi hai colmata, facendomi contemplare i tuoi Piedi feriti, inchiodati al legno, «… e ai piedi della croce era una pianticina di mammole in fiore, e gocciavano le stille del Sangue divino sulla pianticina di mammole in fiore…». Ricordo lontano[101] e così sempre vicino e presente! Preparazione a ciò che poi fui: il tuo portavoce che ora è tutto asperso del tuo Sangue, dei tuoi sudori e lacrime, del pianto di Maria tua Madre, ma che anche conosce le tue parole, i tuoi sorrisi, tutto, tutto di Te, e non più di mammole odora ma di Te solo, Amore mio unico e solo, di quel profumo divino che cullò ieri sera il mio dolore e che viene su me, dolce come un bacio, consolatore come il Cielo stesso, e mi fa dimenticare tutto per vivere di Te solo…
6La tua promessa è in me. So che non ti perderò. Me lo hai promesso e la tua promessa è sincera: è di Dio. Ti avrò ancora, sempre. Solo se io peccassi di superbia, menzogna, disubbidienza, ti perderei, Tu lo hai detto, ma Tu lo sai che, con la tua Grazia a sostegno della mia volontà, io non voglio peccare, e spero di non peccare perché Tu mi sosterrai. Non sono una quercia, lo so. Sono una violetta. Uno stelo fragile che può piegare per il piede di un uccellino e anche per il peso di uno scarabeo. Ma Tu sei la mia forza, o Signore. E l’amore per Te è la mia ala.
7Non ti perderò. Me lo hai promesso. Verrai tutto per me, per dare gioia alla tua morente violetta. Ma non sono egoista, Signore. Tu lo sai. Tu sai che vorrei non vederti più io, ma che ti vedessero molti altri e credessero in Te. A me già tanto hai dato, e io non ne son degna. Veramente mi hai amata come Tu solo sai amare i tuoi figli diletti.
8Io penso come era dolce vederti «vivere», Uomo fra gli uomini. E penso che non ti vedrò più così. Tutto è stato visto e detto. So anche che Tu non ti cancellerai dal mio pensiero nelle tue azioni di Uomo fra gli uomini, e che non avrò bisogno di libri per ricordarti quale realmente fosti: basterà che io guardi dentro di me, dove tutta la tua vita è fissata a caratteri indelebili.
Ma era dolce, dolce…
9Ora Tu ascendi… La Terra ti perde. Maria della Croce ti perde, Maestro Salvatore. Resterai a lei come Dio dolcissimo, e non più Sangue ma miele celeste verserai nel calice violaceo della tua violetta… Io piango… Sono stata tua discepola insieme alle altre per le vie montane, selvose, o aride, polverose della pianura, sul lago e presso il bel fiume, della tua Patria. Ora Tu te ne vai e non vedrò più altro che nel ricordo Betlem e Nazareth sui loro colli verdi d’ulivi, e Gerico ardente di sole e frusciante di palme, e Betania amica, e Engaddi perla smarrita nei deserti, e la Samaria bella, e le pianure opime di Saron e Esdrelon, e il bizzarro altopiano d’Oltre Giordano, e l’incubo del mar Morto, e le città solari della sponda mediterranea, e Gerusalemme, la città del tuo dolore, i suoi sali e scendi, gli archivolti, le piazze, i sobborghi, i pozzi e cisterne, i colli e persino la triste valle dei lebbrosi dove tanta tua misericordia si è effusa… E la casa del Cenacolo… la fontanella che piange lì presso… il ponticello sul Cedron, il luogo del tuo sudore sanguigno… il cortile del Pretorio…
10Ah, no! quel che è tuo dolore è qui. Resterà sempre… Dovrò ricercare tutti i ricordi per trovarli, ma la tua orazione nel Gestemani, la tua flagellazione, la tua ascesa al Golgota, la tua agonia e morte, e il dolore di tua Madre, no, non avrò da cercarli: sono presenti sempre. Forse li dimenticherò in Paradiso… e mi pare impossibile poterli dimenticare persino là… Tutto ricordo di quelle atroci ore. Persino la forma della pietra sulla quale sei caduto. Persino il boccio di rosa rossa che batteva, e pareva una goccia di sangue, sul granito, contro la chiusura del tuo sepolcro…
Amore mio divinissimo, la tua Passione vive nel mio pensiero… e me se ne frange il cuore…
L’addio alla madre.
11L’aurora è sorta completamente. Già il sole è alto e gli apostoli fanno sentire le loro voci. È un segnale per Gesù e Maria. Si fermano. Si guardano, l’Uno di fronte all’Altra, e poi Gesù apre le braccia e accoglie sul petto sua Madre… Oh! era ben un Uomo, un Figlio di Donna! Per crederlo basta guardare questo addio! L’amore trabocca in pioggia di baci sulla Madre amatissima. L’amore copre di baci il Figlio amatissimo. Sembra non si possano più separare. Quando pare che stiano per farlo, un altro abbraccio li unisce ancora, e fra i baci parole di reciproca benedizione… Oh! è proprio il Figlio dell’uomo che lascia Colei che lo ha generato! È proprio la Madre che congeda, per renderla al Padre, la sua Creatura, il Pegno dell’Amore alla Purissima…
Dio che bacia la Madre di Dio! …
12Infine la Donna, come creatura, si inginocchia ai piedi del suo Dio, che è pur suo Figlio, e il Figlio, che è Dio, impone le mani sul capo della Madre Vergine, dell’eterna Amata, e la benedice nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e poi si china e la rialza, deponendole un ultimo bacio sulla fronte bianca come petalo di giglio sotto l’oro dei capelli così giovanili ancora…
13Vanno di nuovo verso casa, e nessuno, vedendo con quale pacatezza procedono l’Uno a fianco dell’Altra, penserebbe a quell’onda di amore che li ha soverchiati poco prima. Ma quale differenza anche, in questo addio, dalla mestizia di altri addii ormai superati e dallo strazio dell’addio della Madre al Figlio ucciso che doveva essere lasciato solo nel Sepolcro! …
In questo, se pure gli occhi sono lucidi del naturale pianto di chi si sta per separare dall’Amato, le labbra sorridono nella gioia di sapere che questo Amato va nella Dimora che alla sua Gloria si conviene…
L’ultimo pasto con gli apostoli.
14«Signore! Là fuori sono, fra il monte e Betania, tutti quelli che Tu avevi detto a tua Madre di voler benedire oggi», dice Pietro.
«Va bene. Ora andremo da loro. Ma prima venite. Voglio dividere ancora con voi il pane».
Entrano nella stanza dove dieci giorni prima erano le donne per la cena del quattordicesimo giorno del secondo mese. Maria accompagna Gesù sino là, poi si ritira. Restano Gesù e gli undici.
15Sulla tavola vi è della carne arrostita, formaggelli e ulive piccole e nere, una piccola anfora di vino e una più grande d’acqua e dei larghi pani. Tavola semplice, non apparecchiata per una cerimonia di lusso, ma solo per necessità di cibo.
16Gesù offre e fa le parti. È al centro fra Pietro e Giacomo d’Alfeo. Li ha chiamati Lui a quei posti. Giovanni, Giuda d’Alfeo e Giacomo gli sono di fronte, e Tommaso, Filippo, Matteo a un lato, Andrea, Bartolomeo e lo Zelote sull’altro. Così tutti possono vedere il volto di Gesù… Pasto breve, silenzioso. Gli apostoli, giunti all’ultimo giorno di vicinanza con Gesù, e nonostante le successive apparizioni, collettive e singole, dalla Risurrezione in poi, tutte amore, non hanno mai più perduto quel venerabondo ritegno che ha caratterizzato i loro incontri con Gesù Risorto.
Prepararsi alla pentecoste.
In attesa dello Spirito Santo (Lc 24,49)[102].
17Il pasto è finito. Gesù apre le mani al di sopra della tavola, col suo atto abituale davanti ad un fatto ineluttabile, e dice:
18«Ecco. È venuta l’ora che Io debbo lasciarvi per tornare al Padre mio. Ascoltate le ultime parole del vostro Maestro.
19Non allontanatevi da Gerusalemme in questi giorni. Lazzaro, al quale ho parlato, ha provveduto una volta ancora a fare realtà i desideri del suo Maestro e cede a voi la casa dell’ultima Cena, perché abbiate una dimora nella quale raccogliere l’adunanza e raccogliervi in preghiera.
20State là dentro in questi giorni e pregate assiduamente per prepararvi alla venuta dello Spirito Santo, che vi completerà per la vostra missione. Ricordatevi che Io, che pure ero Dio, mi sono preparato con una severa penitenza al mio ministero di Evangelizzatore.
21Sempre più facile e sempre più breve sarà la vostra preparazione. Ma non esigo altro da voi. Mi basta solo che preghiate assiduamente, in unione coi settantadue e sotto la guida di mia Madre, che vi raccomando con premura di Figlio. Ella vi sarà Madre e Maestra di amore e sapienza perfetta.
22Avrei potuto mandarvi altrove per preparavi a ricevere lo Spirito Santo, ma voglio invece che qui rimaniate, perché è Gerusalemme negatrice che deve stupire per la continuazione dei prodigi divini, dati a risposta delle sue negazioni.
23Dopo, lo Spirito Santo vi farà comprendere la necessità che la Chiesa sorga proprio in questa città che, giudicando umanamente, è la più indegna di averla. Ma Gerusalemme è sempre Gerusalemme, anche se il peccato la colma e se qui si è compiuto il deicidio. Nulla gioverà per essa. È condannata. Ma, se condannata essa è, non tutti condannati sono i suoi cittadini.
24State qui per i pochi giusti che essa ha nel suo seno, e state qui perché questa è la città regale e la città del Tempio, e perché, come è predetto dai profeti, qui, dove è stato unto e acclamato e innalzato il Re Messia, qui deve avere inizio il suo regno sul mondo, e qui ancora, dove da Dio ha libello di ripudio la sinagoga per i suoi troppo orrendi delitti, deve sorgere il Tempio nuovo al quale accorreranno genti d’ogni nazione. Leggete i profeti[103]. In essi tutto è predetto. Mia Madre prima, poscia lo Spirito Paraclito, vi faranno comprendere le parole dei profeti per questo tempo.
Matrice della Chiesa è Gerusalemme, la sua sede è Roma.
25Rimanete qui fino a quando Gerusalemme ripudierà voi come mi ha ripudiato e odierà la mia Chiesa come ha odiato Me, covando disegni per sterminarla.
26Allora portatela altrove, la sede di questa mia Chiesa diletta, perché essa non deve perire. Io ve lo dico: neppur l’inferno prevarrà su essa. Ma, se Dio vi assicura la sua protezione, non tentate il Cielo esigendo tutto dal Cielo.
27Andate in Efraim come vi andò il vostro Maestro perché non era l’ora di esser preso dai nemici. Vi dico Efraim per dirvi terra di idoli e di pagani. Ma non sarà Efraim di Palestina che dovrete eleggere a sede della Chiesa mia.
28Ricordatevi quante volte, a voi uniti o a un di voi singolarmente, ho parlato di questo, predicendovi che avreste dovuto calcare le vie della Terra per giungere al cuore di essa e là fissare la mia Chiesa.
29È dal cuore dell’uomo che il sangue si propaga per tutte le membra. È dal cuore del mondo che il Cristianesimo si deve propagare a tutta la Terra.
30Per ora la mia Chiesa è simile a creatura già concepita ma che ancora si forma nella matrice. Gerusalemme è la sua matrice, e nel suo interno il cuore ancor piccolo, intorno al quale si radunano le poche membra della Chiesa nascente, dà le sue piccole onde di sangue a queste membra.
31Ma, giunta l’ora che Dio ha segnata, la matrice matrigna espellerà la creatura formatasi nel suo seno, ed essa andrà in una terra nuova, e là crescerà divenendo grande Corpo, esteso a tutta la Terra, e i battiti del forte cuore della Chiesa si propagheranno a tutto il gran Corpo.
32I battiti del cuor della Chiesa, affrancatasi da ogni legame col Tempio, eterna vittoriosa sulle rovine del Tempio perito e distrutto, vivente nel cuore del mondo, a dire ad ebrei e gentili che Dio solo trionfa e vuole ciò che vuole, e che né livore di uomini né schiere di idoli arrestano il suo volere.
“Benedizione è il mio Nome”.
31Ma questo verrà poi, e in quel tempo voi saprete cosa fare. Lo Spirito di Dio vi condurrà. Non temete. Per ora raccogliete in Gerusalemme la prima adunanza dei fedeli. Poi altre adunanze si formeranno più il numero di essi crescerà. In verità vi dico che i cittadini del mio Regno aumenteranno rapidamente come semi gettati in ottima terra. Il mio popolo si propagherà per tutta la Terra. Il Signore dice al Signore: “Siccome Tu hai fatto questo e per Me non ti sei risparmiato, Io ti benedirò e moltiplicherò la tua stirpe come le stelle del cielo e come le arene che sono sul lido del mare. La tua progenie possederà la porta dei suoi nemici e nella tua progenie saranno benedette tutte le nazioni della Terra”. Benedizione è il mio Nome, il mio Segno e la mia Legge, là dove sono conosciuti sovrani.
Prepararsi alla pentecoste.
32Sta per venire lo Spirito Santo, il Santificatore, e voi ne sarete ripieni. Fate d’esser puri come tutto quello che deve avvicinare il Signore. Ero Signore Io pure come Esso. Ma avevo indossato sulla mia Divinità una veste per potere stare fra voi, e non solo per ammaestrarvi e redimervi con gli organi e il sangue di essa veste, ma anche per portare il Santo dei santi fra gli uomini, senza la sconvenienza che ogni uomo, anche impuro, potesse posare gli occhi su Colui che temono di mirare i Serafini. Ma lo Spirito Santo verrà senza velo di carne e si poserà su voi e scenderà in voi coi suoi sette doni e vi consiglierà.
33Ora, il consiglio di Dio è cosa così sublime che occorre prepararsi ad esso con una volontà eroica di una perfezione che vi faccia somiglianti al Padre vostro e al vostro Gesù, e al vostro Gesù nei suoi rapporti col Padre e con lo Spirito Santo. Quindi, carità perfetta e purezza perfetta, per poter comprendere l’Amore e riceverlo sul trono del cuore.
Nel gorgo della contemplazione.
34Perdetevi nel gorgo della contemplazione. Sforzatevi di dimenticare che siete uomini e sforzatevi a mutarvi in serafini. Lanciatevi nella fornace, nelle fiamme della contemplazione. La contemplazione di Dio è simile a scintilla che scocca dall’urto della selce contro l’acciarino e suscita fuoco e luce. È purificazione il fuoco che consuma la materia opaca e sempre impura e la trasmuta in fiamma luminosa e pura.
35Non avrete il Regno di Dio in voi se non avrete l’amore. Perché il Regno di Dio è l’amore, e appare con l’Amore, e per l’Amore si instaura nei vostri cuori in mezzo ai fulgori di una luce immensa che penetra e feconda, leva le ignoranze, dà le sapienze, divora l’uomo e crea il dio, figlio di Dio, il mio fratello, il re del trono che Dio ha preparato per coloro che si dànno a Dio per avere Dio, Dio, Dio solo. Siate dunque puri e santi per l’orazione ardente che santifica l’uomo, perché lo immerge nel fuoco di Dio che è la carità.
Nell’apice della santità.
36Voi dovete essere santi. Non nel senso relativo che questa parola aveva sinora, ma nel senso assoluto che Io ho dato alla stessa proponendovi la santità del Signore per esempio e limite, ossia la santità perfetta. Fra noi è chiamato santo il Tempio, santo il luogo dove è l’altare, Santo dei santi il luogo velato dove è l’arca e il propiziatorio. Ma in verità vi dico che coloro che possiedono la Grazia e vivono in santità per amor del Signore sono più santi del Santo dei santi, perché Dio non si posa soltanto su essi, come sul propiziatorio che è nel Tempio per dare i suoi ordini, ma abita in essi per dare ad essi i suoi amori.
Sarete battezzati in Spirito Santo e fuoco (Atti 1,4-5)[104].
37Ricordate le mie parole dell’ultima Cena? Vi avevo promesso allora lo Spirito Santo. Ecco, Egli sta per venire a battezzarvi non già con l’acqua, come ha fatto con voi Giovanni preparandovi a Me, ma col fuoco per prepararvi a servire il Signore così come Egli vuole da voi. Ecco, Egli sarà qui, di qui a non molti giorni. E dopo la sua venuta le vostre capacità aumenteranno senza misura, e voi sarete capaci di comprendere le parole del vostro Re e fare le opere che Egli vi ha detto di fare per estendere il suo Regno sulla Terra».
Riceverete lo Spirito Santo (Att 1,6-8)[105].
38«Ricostruirai allora, dopo la venuta dello Spirito Santo, il Regno d’Israele?», gli chiedono interrompendolo.
39«Non ci sarà più Regno d’Israele. Ma il mio Regno. Ed esso sarà compiuto quando il Padre ha detto. Non sta a voi di sapere i tempi e i momenti che il Padre si è riservato in suo potere.
40Ma voi, intanto, riceverete la virtù dello Spirito Santo che verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, in Giudea, e in Samaria, e sino ai confini della Terra, fondando le adunanze là dove siano uomini riuniti nel mio Nome; battezzando le genti nel Nome Ss. del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo, così come vi ho detto, perché abbiano la Grazia e vivano nel Signore; predicando il Vangelo a tutte le creature, insegnando ciò che vi ho insegnato, facendo ciò che vi ho comandato di fare. Ed Io sarò con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo.
Abbiate ad amico l’amore.
Giacomo capo della Chiesa di Gerusalemme.
41E questo voglio ancora. Che a presiedere l’adunanza di Gerusalemme sia Giacomo, fratello mio. Pietro, come capo di tutta la Chiesa, dovrà sovente intraprendere viaggi apostolici, perché tutti i neofiti desidereranno conoscere il Pontefice capo supremo della Chiesa. Ma grande sarà l’ascendente che sui fedeli di questa prima Chiesa avrà il fratello mio.
42Gli uomini sono sempre uomini e vedono da uomini. Parrà loro che Giacomo sia una continuazione di Me, solo perché è mio fratello. In verità Io dico che più grande, e somigliante al Cristo, egli è per sapienza che per parentela. Ma così è. Gli uomini, che non mi cercavano mentre ero fra loro, ora cercheranno Me in colui che mi è parente. Tu, poi, Simon Pietro, sei destinato ad altri onori…».
43«Che non merito, Signore. Te lo dissi quando mi apparisti e ancor te lo dico alla presenza di tutti. Tu sei buono, divinamente buono, oltreché sapiente, e giustamente hai giudicato me, che ti ho rinnegato in questa città, non adatto ad esserne il capo spirituale. Tu mi vuoi risparmiare da tanti giusti scherni…».
44«Tutti fummo uguali meno due, Simone. Io pure sono fuggito. Non per questo, ma per le ragioni che ha detto, il Signore ha destinato me a questo posto; ma tu sei il mio Capo, Simone di Giona, ed io tale ti riconosco, e alla presenza del Signore e di tutti i compagni ti professo ubbidienza. Ti darò ciò che posso per aiutarti nel tuo ministero, ma, te ne prego, dammi i tuoi ordini, perché tu sei il Capo ed io il suddito. Quando il Signore mi ha ricordato un discorso lontano, io ho chinato il capo dicendo: “Sia fatto ciò che Tu vuoi”. Così lo dirò a te dal momento che, avendoci lasciati il Signore, tu ne sarai il Rappresentante in Terra. E ci ameremo aiutandoci nel ministero sacerdotale», dice Giacomo inchinandosi dal suo posto per rendere omaggio a Pietro.
Abbiate ad amico l’amore.
45«Sì. Amatevi fra voi, aiutandovi scambievolmente, perché questo è il comandamento nuovo e il segno che voi siete veramente di Cristo.
46Non turbatevi per nessuna ragione. Dio è con voi. Voi potete fare ciò che Io voglio da voi. Non vi imporrei delle cose che non potreste fare, perché non voglio la vostra rovina, ma anzi la vostra gioia. Ecco. Io vado a preparare il vostro posto a fianco del mio trono. State uniti a Me e al Padre nell’amore. Perdonate al mondo che vi odia. Chiamate figli e fratelli quelli che vengono a voi, o già sono con voi per amor mio.
47State nella quiete di sapermi sempre pronto ad aiutarvi a portare la vostra croce. Io sarò con voi nelle fatiche del vostro ministero e nell’ora delle persecuzioni, e non perirete, non soccomberete, anche se ciò sembrerà a quelli che vedono con gli occhi del mondo. Sarete gravati, addolorati, stanchi, torturati, ma il mio gaudio sarà in voi, perché Io vi aiuterò in ogni cosa.
48In verità vi dico che, quando avrete ad Amico l’Amore, capirete che ogni cosa subita e vissuta per amor mio diviene leggera, anche se è tortura pesante del mondo. Perché a colui che riveste ogni sua azione, volontaria o impostagli, di amore, muta il giogo della vita e del mondo in giogo a lui dato da Dio, da Me. Ed Io vi ripeto che il mio carico è sempre proporzionato alle vostre forze e il mio giogo è leggero perché Io vi aiuto a portarlo.
Risposta agli avversari.
49Voi lo sapete che il mondo non sa amare. Ma voi d’ora in poi amate il mondo di amor soprannaturale, per insegnargli ad amare. E se vi diranno, vedendovi perseguitati: “Così vi ama Dio? Facendovi soffrire, dandovi dolore? Allora non merita conto esser di Dio”, rispondete: “Il dolore non viene da Dio.
50Ma Dio lo permette, e noi ne sappiamo la ragione e ci gloriamo di avere la parte che ebbe Gesù Salvatore, Figlio di Dio”. Rispondete: “Noi ci gloriamo di esser confitti alla croce e di continuare la Passione del nostro Gesù”.
51Rispondete con le parole della Sapienza: “La morte e il dolore sono entrati nel mondo per invidia del demonio, ma Dio non è autore della morte e del dolore e non gode del dolore dei viventi. Tutte le cose di Lui sono vita e tutte sono salutari”[106].
52Rispondete: “Al presente noi sembriamo perseguitati e vinti, ma nel giorno di Dio, cambiate le sorti, noi giusti, perseguitati sulla Terra, staremo gloriosi davanti a coloro che ci vessarono e disprezzarono”.
53Però anche dite loro: “Venite a noi! Venite alla Vita e alla Pace. Il nostro Signore non vuole la vostra rovina, ma la salute vostra. Per questo ha dato il suo Figlio diletto, acciò voi tutti foste salvati”.
54E rallegratevi di partecipare ai patimenti miei per poter poi essere con Me nella gloria. “Io sarò la vostra ricompensa oltremodo grande”, promette in Abramo il Signore a tutti i suoi servi fedeli.
55Voi sapete come si conquista il Regno dei Cieli: con la forza, e vi si giunge attraverso a molte tribolazioni. Ma colui che persevera come Io ho perseverato sarà dove Io sono.
Premio al vincitore.
56Io ve l’ho detto quale è la via e la porta che conducono nel Regno dei Cieli, e Io per primo ho camminato per quella e sono tornato al Padre per quella. Se ve ne fosse un’altra ve l’avrei insegnata, perché ho pietà della vostra debolezza d’uomini.
57Ma non ve ne è un’altra… Indicandovela come unica via e unica porta, anche vi dico, vi ripeto quale è la medicina che dà forza per percorrerla ed entrare. È l’amore. Sempre l’amore.
58Tutto diviene possibile quando in noi è l’amore. E tutto l’amore vi darà l’Amore che vi ama, se voi chiederete in Nome mio tanto amore da divenire atleti nella santità.
Ultimi commiati.
L’addio agli apostoli.
59Ora diamoci il bacio d’addio, o amici miei dilettissimi».
60Si alza per abbracciarli. Tutti lo imitano. Ma, mentre Gesù ha un sorriso pacifico, di una bellezza veramente divina, essi piangono, tutti turbati, e Giovanni, abbandonandosi sul petto di Gesù, scotendosi tutto nei singhiozzi che gli rompono il petto tanto sono laceranti, chiede, per tutti, intuendo il desiderio di tutti: «Dacci almeno il tuo Pane, che ci fortifichi in quest’ora!».
61«Così sia!» gli risponde Gesù. E preso un pane lo spezza dopo averlo offerto e benedetto, ripetendo le parole rituali. E lo stesso fa con il vino, ripetendo poi: «Fate questo in memoria di Me», aggiungendo: «che vi ho lasciato questo pegno del mio amore per essere ancora e sempre con voi sinché voi sarete con Me in Cielo».
Li benedice e dice: «Ed ora andiamo».
Ultimo saluto a Maria d’Alfeo.
Escono dalla stanza, dalla casa…
62Giona, Maria e Marco sono lì fuori, e si inginocchiano adorando Gesù.
63«La pace resti con voi. E vi compensi il Signore di quanto mi avete dato» dice Gesù benedicendoli nel passare.
64Marco si alza dicendo: «Signore, gli uliveti lungo la via di Betania sono pieni di discepoli che ti attendono».
65«Va’ a dire loro che si dirigano al campo dei Galilei».
Marco sfreccia via con tutta la velocità delle sue giovani gambe.
«Sono venuti tutti, allora» dicono gli apostoli fra loro.
66Più là, seduta fra Marziam e Maria Cleofe, è la Madre del Signore. E si alza vedendolo venire, adorandolo con tutto il palpito del suo cuore di Madre e di fedele.
67«Vieni, Madre, anche tu, Maria…» invita Gesù vedendole ferme, inchiodate dalla sua maestà che sfolgora come nel mattino della Risurrezione. Ma Gesù non vuole opprimere con questa sua maestà, e domanda, affabilmente, a Maria d’Alfeo: «Sei tu sola?».
68«Le altre… le altre sono avanti… Coi pastori e… con Lazzaro e tutta la sua famiglia… Ma ci hanno lasciate qui noi, perché… Oh! Gesù! Gesù! Gesù! … Come farò a non vederti più, Gesù benedetto, Dio mio, io che ti ho amato prima ancor che fossi nato, io che ho tanto pianto per Te quando non sapevo dove eri dopo la strage… io che ho avuto il mio sole nel tuo sorriso da quando sei tornato, e tutto, tutto il mio bene? … Quanto bene! Quanto bene mi hai dato! … Ora sì che divento veramente povera, vedova, sola! … Finché c’eri Tu, c’era tutto! … Credevo di aver conosciuto tutto il dolore quella sera… Ma il dolore stesso, tutto quel dolore di quel giorno mi aveva inebetita e… sì, era meno forte di ora… E poi… c’era che risorgevi. Mi pareva di non crederlo, ma mi accorgo adesso che lo credevo, perché non sentivo questo che sento ora…», piange e ansima, tanto il pianto la soffoca.
69«Maria buona, ti affliggi proprio come un bambino che crede che la madre non lo ami e l’abbia abbandonato, perché è andata in città per comperargli doni che lo faranno felice, e che presto sarà a lui di ritorno per coprirlo di carezze e di regali. E non faccio Io così con te? Non vado per prepararti la gioia? Non vado per tornare a dirti: “Vieni, parente e discepola diletta, madre dei miei diletti discepoli”? Non ti lascio il mio amore? Te lo dono il mio amore, Maria! Tu lo sai se ti amo!
70Non piangere così, ma giubila, perché non mi vedrai più vilipeso e affaticato, non più inseguito e ricco solo dell’amore di pochi. E col mio amore ti lascio mia Madre. Giovanni le sarà figlio, ma tu siile buona sorella come sempre. Vedi? Ella non piange, la Madre mia. Ella sa che, se la nostalgia di Me sarà la lima che consumerà il suo cuore, l’attesa sarà sempre breve rispetto alla grande gioia di una eternità di unione, e sa anche che non sarà questa separazione nostra così assoluta da farle dire: “Non ho più Figlio”.
71Quello era il grido di dolore del giorno del dolore. Ora nel suo cuore canta la speranza: “Io so che mio Figlio sale al Padre, ma non mi lascerà senza i suoi spirituali amori”. Così credi tu, e tutti… 19Ecco gli altri e le altre. Ecco i miei pastori».
Ringraziamento a tutti.
72I volti di Lazzaro e delle sorelle framezzo a tutti i servi di Betania, il volto di Giovanna simile a rosa sotto un velo di pioggia, e quello di Elisa e di Niche, già segnati dall’età -e ora le rughe si approfondiscono per la pena, sempre pena per la creatura anche se l’anima giubila per il trionfo del Signore- e quello di Anastatica, e i volti liliali delle prime vergini, e l’ascetico volto di Isacco, e quello ispirato di Mattia, e il volto virile di Mannaen, e quelli austeri di Giuseppe e Nicodemo… Volti, volti, volti…
73Gesù chiama a Sé i pastori, Lazzaro, Giuseppe, Nicodemo, Mannaen, Massimino e gli altri dei settantadue discepoli. Ma tiene vicino specialmente i pastori dicendo loro:
74«Qui. Voi vicino al Signore che era venuto dal Cielo, curvi sul suo annichilimento, voi vicino al Signore che al Cielo ritorna, con gli spiriti gioenti della sua glorificazione. Avete meritato questo posto, perché avete saputo credere contro ogni circostanza in sfavore e avete saputo soffrire per la vostra fede. Io vi ringrazio del vostro amore fedele.
75Tutti vi ringrazio. Tu, Lazzaro amico. Tu Giuseppe e tu Nicodemo, pietosi al Cristo quando esserlo poteva essere grande pericolo. Tu Mannaen, che hai saputo disprezzare i sozzi favori di un immondo per camminare nella mia via. Tu, Stefano, fiorita corona di giustizia, che hai lasciato l’imperfetto per il perfetto e sarai coronato di un serto che ancor non conosci ma che ti annunceranno gli angeli. Tu Giovanni, per breve tempo fratello al seno purissimo e venuto alla Luce più che alla vista. Tu Nicolai, che proselite hai saputo consolarmi del dolore dei figli di questa nazione. E voi discepole buone e forti, nella vostra dolcezza, più di Giuditta.
Marziam d’ora in poi sarà Marziale.
76E tu Marziam, mio fanciullo, e d’ora in poi prendi il nome di Marziale, a ricordo del fanciullo romano ucciso per via e deposto al cancello di Lazzaro col cartiglio di sfida: “E ora di’ al Galileo che ti resusciti, se è il Cristo e se è risorto”, ultimo degli innocenti che in Palestina persero la vita per servire Me anche inconsciamente, e primo degli innocenti di ogni nazione che, venuti al Cristo, saranno per questo odiati e spenti anzitempo, come bocci di fiori strappati dallo stelo prima che s’aprano in fiore. È questo nome, o Marziale, ti indichi il tuo destino futuro: sii apostolo in barbare terre e conquistale al tuo Signore come il mio amore conquistò il fanciullo romano al Cielo.
Cantico delle creature (Lc 24,50)[107].
77Tutti, tutti benedetti da Me in questo addio, invocandovi dal Padre la ricompensa di coloro che hanno consolato il doloroso cammino del Figlio dell’uomo.
78Benedetta l’Umanità nella sua porzione eletta che è nei giudei come nei gentili, e che si è manifestata nell’amore che ebbe per Me.
79Benedetta la Terra con le sue erbe e i suoi fiori, i suoi frutti che mi hanno dato diletto e ristoro tante volte.
80Benedetta la Terra con le sue acque e i suoi tepori, per gli uccelli e gli animali che molte volte superarono l’uomo nel dare conforto al Figlio dell’uomo.
81Benedetto tu, sole, e tu mare, e voi monti, colline, pianure.
82Benedette voi, stelle che mi siete state compagne nella notturna preghiera e nel dolore. E tu, luna, che mi hai fatto lume all’andare nel mio pellegrinaggio di Evangelizzatore.
83Tutte, tutte benedette, voi, creature, opere del Padre mio, mie compagne in quest’ora mortale, amiche a Colui che aveva lasciato il Cielo per togliere alla tribolata Umanità i triboli della Colpa che separa da Dio.
84E benedetti anche voi, strumenti innocenti della mia tortura: spine, metalli, legno, canape ritorte, perché mi avete aiutato a compiere la Volontà del Padre mio!».
85Che voce tonante ha Gesù! Si spande nell’aria tiepida e cheta come voce di un bronzo percosso, si propaga in onde sul mare di volti che lo guardano da ogni direzione.
86Io dico che sono delle centinaia di persone quelle che circondano Gesù che ascende, coi più diletti, verso la cima dell’Uliveto. Ma Gesù, giunto vicino al campo dei Galilei, vuoto di tende in questo periodo fra l’una e l’altra festa, ordina ai discepoli: «Fate fermare la gente dove è, e poi seguitemi».
L’ascensione.
Mandato ad evangelizzare (Mc 16,15)[108].
87Sale ancora, sino alla cima più alta del monte, quella che è già più prossima a Betania, che domina dall’alto, che non a Gerusalemme. Stretti a Lui la Madre, gli apostoli, Lazzaro, i pastori e Marziam. Più in là, a semicerchio a tenere indietro la folla dei fedeli, gli altri discepoli.
88Gesù è in piedi su una larga pietra un poco sporgente, biancheggiante fra l’erba verde di una radura. Il sole lo investe facendo biancheggiare come neve la sua veste e rilucere come oro i suoi capelli. Gli occhi sfavillano di una luce divina.
89Apre le braccia in un gesto di abbraccio. Pare voglia stringersi al seno tutte le moltitudini della Terra che il suo spirito vede rappresentate in quella turba.
90La sua indimenticabile, inimitabile voce dà l’ultimo comando: «Andate! Andate in mio Nome ad evangelizzare le genti sino agli estremi confini della Terra. Dio sia con voi. Il suo amore vi conforti, la sua luce vi guidi, la sua pace dimori in voi sino alla vita eterna».
Si sollevò verso il Cielo (Mc 16,19; Lc 24,51)[109].
91Si trasfigura in bellezza. Bello! Bello come e più che sul Tabor. Cadono tutti in ginocchio adorando. Egli, mentre già si solleva dalla pietra su cui posa, cerca ancora una volta il volto di sua Madre, e il suo sorriso raggiunge una potenza che nessuno potrà mai rendere… È il suo ultimo addio alla Madre.
92Sale, sale… Il sole, ancor più libero di baciarlo, ora che nessuna fronda anche lieve intercetta il cammino ai suoi raggi, colpisce dei suoi fulgori il Dio-Uomo che ascende col suo Corpo Ss. al Cielo, e ne svela le Piaghe gloriose che splendono come rubini vivi. Il resto è un perlaceo ridere di luce. È veramente la Luce che si manifesta per ciò che è, in quest’ultimo istante come nella notte natalizia. Sfavilla il Creato della luce del Cristo che ascende. Luce che supera quella del sole. Luce sovrumana e beatissima. Luce che scende dal Cielo incontro alla Luce che sale… E Gesù Cristo, il Verbo di Dio, dispare alla vista degli uomini in questo oceano di splendori…
Luci angeliche (Att 1,9-11)[110].
93In terra due unici rumori nel silenzio profondo della folla estatica: il grido di Maria quando Egli scompare: «Gesù!», e il pianto di Isacco.
94Gli altri sono ammutoliti di religioso stupore, e restano là, come in attesa, finché due luci angeliche candidissime, in forma mortale, appaiono dicendo le parole riportate nel capo primo degli Atti Apostolici.
S O M A R I O
1. Apparizione ai discepoli di Emmaus.
L’amore illumina. Non porta all’errore.
I discepoli di Emaus (Lc 24,13-14).
Il Messia in veste di forestiero (Lc 24,15-19).
Ultime notizie sul Messia(Lc 24.19-20).
Speravamo fosse il liberatore d’Israele (Lc 24,21).
Questione sulla risurrezione” (Lc 22-24)..
La ricostruzione del regno d’Israele (Lc 22-24).
Prove della messianità (Lc 24,26-27).
La passione e la risurrezione.
Il Tempio vero: il suo Corpo di Agnello.
La Misericordia del Salvatore Crocefisso.
Il Regno che Israele non ha compreso.
Si disvela per quello che Egli è: il Risorto.
La frazione del pane (Lc 24,30-32).
Di ritorno a Gerusalemme (Lc 24,33-35).
2. Apparizione sulle rive del lago e conferimento del mandato a Pietro.
Gli Apostoli a pesca (Gv 21,1-3).
Il Messia risorto in veste di pescatore (Gv 21,4-6).
La triplice professione d’amore (Gv 21,15-17).
Docilità allo Spirito Santo (Gv 21,18-19).
Futuro carismatico di Giovanni (Gv 21,20-23).
Apparizioni del Messia risorto
Appare a cinquecento persone (Mt 28,16).
Ridotti a men di un terzo (Mt 28,16).
Le apparizioni non giovano ai disubbidienti.
Sulla Chiesa, la sua gerarchia e il suo capo.
Necessità della gerarchia viva per la fede e la carità.
Compito dell’Ordine dei Salvatori.
L’esempio vivo e perfetto di ogni fedele.
Cause delle sofferenze attuali di Gesù.
“Siate come il vostro maestro”.
Il miracolo sarà nel mondo sempre (Mc 16,17-18).
Sulla seconda venuta e il suo Regno.
La seconda venuta è già in atto.
“Nessuno desideri lo straordinario”.
“Come folgore che solca il cielo”.
“Il regno è aperto a tutti quelli di buona volontà”.
Ci sono beatitudini e beatitudini.
Necessità del lavacro battesimale.
Necessità del lavacro battesimale.
L’acqua e gli effetti del battesimo.
Battesimo dello Spirito Santo.
Il sacramento della Riconciliazione.
Esame sugli elementi del peccato.
I ministri della riconciliazione.
Il sacramento della riconciliazione.
Correzione fraterna e riconciliazione.
Indissolubilità del matrimonio cristiano.
Non è lecito passare a nuove nozze.
Santità e gravità del matrimonio..
Il matrimonio elevato a contratto spirituale.
Il Sacramento dell’Unzione degli infermi.
Sacramento voluto da Gesù Cristo.
Il Sacramento dell’Ordine Sacro.
La Chiesa scardinata dai suoi ministri
Nel Vangelo e non in altra scienza è la salute
I libri si sostituiranno al Vangelo.
I sacerdoti senza Vangelo saranno gonfi pagliai
Lo spirito del Vangelo si smarrirà
Effetti dalla conoscenza imperfetta del Vangelo
Voci e veggenti dell’era cristiana.
I piccoli hanno confidenza con Gesù.
la radice dell’eresia è in Israele.
Dio osserva le opere, non le loro parole.
Cristo, Giudice di tutte le genti.
“Il mio Regno sarà di tutte le genti”.
“Non c’è più questo o quel popolo. C’è il mio Popolo”.
Comportamento con i fratelli eretici.
Comportamento coi fratelli separati.
Betania rigurgita di discepoli.
6. Ultimi ammaestramenti nel Getsemani e commiato. Ascensione di Gesù al Padre.
L’ultimo pasto con gli apostoli.
In attesa dello Spirito Santo (Lc 24,49).
Matrice della Chiesa è Gerusalemme, la sua sede è Roma.
Nel gorgo della contemplazione.
Sarete battezzati in Spirito Santo e fuoco (Atti 1,4-5).
Riceverete lo Spirito Santo (Att 1,6-8).
Giacomo capo della Chiesa di Gerusalemme.
Ultimo saluto a Maria d’Alfeo.
Marziam d’ora in poi sarà Marziale.
Cantico delle creature (Lc 24,50).
Mandato ad evangelizzare (Mc 16,15).
Si sollevò verso il Cielo (Mc 16,19; Lc 24,51).
[1] 5 aprile 1945. L’Evangelo Op. Cit. Vol 10. Cap. 625
[2]IL VANGELO ETERNO: Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto (Lc 24,13-14).
[3]IL VANGELO ETERNO: Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: “Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?”. Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Cleofa, gli disse: “Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?”. Domandò: “Che cosa?” (Lc 24,15-19).
[4]IL VANGELO ETERNO: Gli risposero: “Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso” (Lc 24.19-20).
[5]IL VANGELO ETERNO: Noi speravamo che fosse Lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. (Lc 24,21).
[6]IL VANGELO ETERNO: Alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevano detto le donne, ma Lui non l’hanno visto” (Lc 22-24).
[7]IL VANGELO ETERNO: Ed egli disse loro: “Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti!” (Lc 24,25).
[8]IL VANGELO ETERNO: “Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”. E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a Lui (Lc 24,26-27).
[9] “Oracolo del Signore al mio Signore: “Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi”. Lo scettro del tuo potere stende il Signore da Sion: “Domina in mezzo ai tuoi nemici. A te il principato nel giorno della tua potenza tra santi splendori; dal seno dell’aurora, come rugiada, io ti ho generato” (Sal 109 1-3); At 2,29-36
[10] “Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi” (Is 50,6). “Ecco, il mio servo: tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo” (Is 52,13). “Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, ha consegnato sé stesso alla morte ed è stato annoverato fra gli empi” (Is 53,1-12).
[11] “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Io sono verme, non uomo, infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo. Sono slogate tutte le mie ossa. Hanno forato le mie mani e i miei piedi, posso contare tutte le mie ossa. Si dividono le mie vesti, sulla mia tunica gettano le sorte (Sal 22).
[12] “Il giusto mio Servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori” (Is 53,11-12).
[13] Giona 2
[14] Il Signore passerà per colpire, vedrà il sangue sull’architrave e sugli stipiti: allora il Signore passerà oltre la porta e non permetterà allo sterminatore di entrare nella vostra casa per colpire (Es 12,21-28).
[15] Dopo sessantadue settimane, un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui; il popolo di un principe che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine sarà un’inondazione e, fino alla fine, guerra e desolazioni decretate” (Dan 9,26)
[16] Esodo 11,1-13; Ebrei 11,23-29
[17] “Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò sé stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Filp 2,5-8).
[18] Così dice il Signore: “Le ricchezze d’Egitto e le merci dell’Etiopia e i Sabei dall’alta statura passeranno a te, saranno tuoi; ti seguiranno in catene, si prostreranno davanti a te, ti diranno supplicanti: ‘Solo in te è Dio; non ce n’è altri. Veramente tu sei un Dio nascosto, Dio di Israele, salvatore’. Radunatevi e venite, avvicinatevi tutti insieme, superstiti delle nazioni! Volgetevi a me e sarete salvi, paesi tutti della terra. Davanti a me si piegherà ogni ginocchio, per me giurerà ogni lingua” (45,14-25); At 2,1-13
[19] “Le nazioni cammineranno alla sua luce e i re della terra a lei porteranno la loro magnificenza. E porteranno a lei la gloria e l’onore delle nazioni. Non entrerà in essa nulla d’impuro, né chi commette abominio o falsità, ma solo quelli che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello” (Ap 21,24-27).
[20] “Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: “Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il ‘Dio-con-loro’” (Ap 21,1-2).
[21] E non vi sarà più maledizione. Il trono di Dio e dell’agnello sarà in mezzo a lei e i suoi servi lo adoreranno; vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome sulla fronte (Ap 22,3-4).
[22]IL VANGELO ETERNO: Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: “Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino”. Egli entrò per rimanere con loro (Lc 24,28-29).
[23]IL VANGELO ETERNO: Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma Lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l’un l’altro: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?” (Lc 24,30-32).
[24]IL VANGELO ETERNO: E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone”. Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Ma neanche a loro vollero credere (Lc 24,33-35).
[25] Scritto il 19 aprile 1947. L’Evangelo Op. Cit. Vol 10. Cap. 633
[26]IL VANGELO ETERNO: Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: Si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: “Io vado a pescare”. Gli dissero: “Veniamo anche noi con te”. (Gv 21,1-3).
[27]IL VANGELO ETERNO: Allora uscirono e salirono sulla barca (Gv 21,3).
[28]IL VANGELO ETERNO: Ma in quella notte non presero nulla (Gv 21,3).
[29]IL VANGELO ETERNO: Quando già era l’alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: “Figlioli, non avete nulla da mangiare?”. Gli risposero: “No”. Allora disse loro: “Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete”. La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci (Gv 21,4-6).
[30]IL VANGELO ETERNO: Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: “È il Signore”. Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi il camiciotto, poiché era spogliato, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri (Gv 21,7-8).
[31]IL VANGELO ETERNO: Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace e con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: “Portate un po’ di pesce che avete preso or ora”. Allora Simon Pietro salì sulla barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: “Venite a mangiare”. E nessuno dei discepoli osava domandargli: “Chi sei?”, poiché sapevano bene che era il Signore, Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce. Questa era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risuscitato dai morti (Gv 21,9-14).
[32] I Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: “Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servizio delle mense. Cercate dunque, fratelli, tra di voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest’incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola” (Atti 6,2-4). Gesù stesso abbandonò il lavoro manuale per dedicarsi, esclusivamente o almeno preponderantemente, al lavoro spirituale, cioè alla pace ristoratrice della orazione, e alla fatica snervante dell’apostolato.
[33]IL VANGELO ETERNO: Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: “Simone di Giona, mi ami tu più di costoro?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti amo”. Gli disse: “Pasci i miei agnelli”. Gli disse di nuovo: “Simone di Giona, mi ami tu?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti amo”. Gli disse: “Pasci le mie pecorelle”. Gli disse per la terza volta: “Simone di Giovanni, mi ami tu?”. Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi ami? e gli disse: “Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo”. Gli rispose Gesù: “Pasci le mie pecorelle. (Gv 21,15-17).
[34]IL VANGELO EETERNO: “In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi”. Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: “Segui me” (Gv 21,18-19).
[35]IL VANGELO EETERNO: Pietro allora, voltatosi, vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, quello che nella cena si era trovato al suo fianco e gli aveva domandato: “Signore, chi è che ti tradisce?”. Pietro dunque, vedutolo, disse a Gesù: “Signore, e lui?”. Gesù gli rispose: “Se voglio che egli rimanga finché Io venga, che importa a te? Tu seguimi”. Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: “Se voglio che rimanga finché Io venga, che importa a te?” (Gv 21,20-23).
[36] Dice il Signore: “Se voglio che egli rimanga finché Io venga”, Giovanni è rimasto vivo nel suo Vangelo fino al nostro tempo che è tempo di Noè e di Lot, fissato dal Signore stesso come segno del tempo della sua venuta: “Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo” (Mt 24,36). Ma il Signore stesso specifica che la sua venuta in questo tempo sarà come per rivelazione: “Come avvenne anche al tempo di Lot, così sarà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si rivelerà. I fatti dimostrano che il Figlio dell’uomo si è rivelato in questa Opera che ora lo contempliamo tale e quale era nel tempo di Giovanni(Lc 17,30) Quindi Il Signore si è rivelato è il Signore che viene a noi in questa Buona Novella a noi piccoli del suo gregge “Se qualcuno non ama il Signore sia anatema. Maranà tha: vieni, o Signore!” (1Cor16,22).
[37] 20 aprile 1947. L’Evangelo Op. Cit. Vol 10. Cap. 634
[38]IL VANGELO EETERNO: Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato (Mt 28,16).
[39]Apparizioni del Messia risorto: “Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono l’infimo degli apostoli” (1 Cor 15,4-5).
[40]IL VANGELO ETERNO: Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi alcuni però dubitavano (Mt 28,17).
[41] “Cristo, santificato e mandato nel mondo dal Padre, per mezzo degli Apostoli ha reso partecipi della sua consacrazione e della sua missione i loro successori, cioè i Vescovi, i quali hanno legittimamente affidato, in vario grado, l’ufficio del loro ministero a vari soggetti nella Chiesa. Così il ministero ecclesiastico istituito da Dio, viene esercitato in diversi ordini, da quelli che già anticamente sono chiamati Vescovi, Presbiteri, Diaconi” (“Lumen gentium” n.28).
[42] Il Signore Gesù diede inizio alla sua Chiesa predicando la buona novella, cioè l’avvento del Regno di Dio (LG n.5). Cristo, unico Mediatore, ha costituito sulla terra e incessantemente sostenta la sua Chiesa santa, comunità di fede, di speranza e di carità, quale organismo visibile, attraverso il quale diffonde su tutti la verità e la grazia (LG n. 8). La Chiesa è un ovile, la cui porta unica e necessaria è Cristo (Gv 10,1-10). È pure un gregge, di cui Dio stesso ha preannunziato che ne sarebbe il pastore (Is 40,11; Ez 34,11ss). La Chiesa è il podere o campo di Dio è anche detta edificio di Dio (1 Cor 3,9). La Chiesa è chiamata “Gerusalemme celeste” e “madre nostra” (Gal 4,26; Ap 12,17). (LG n. 6).
[43] “Questa è l’unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica, e che il Salvatore nostro, dopo la sua resurrezione, diede da pascere a Pietro (Gv 21,17), affidandone a lui e agli altri Apostoli la diffusione e la guida (Mt 28,18), e costituì per sempre colonna e sostegno della verità (Tm 3,15). Questa Chiesa, in questo modo costituita e organizzata come società, sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui, ancorché al di fuori del suo organismo si trovino parecchi elementi di santificazione e di verità, che, quali doni propri della Chiesa di Cristo, spingono verso l’unità cattolica” (Lumen gentium, 8).
[44] il dolore che resta, così come il suo pianto nella gloria, è di tale natura da poter essere compreso solo nella luce dei Cieli, come dirà più sotto, perché Egli lo soffrirà nel suo spirito d’amore.
[45]IL VANGELO ETERNO: “E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno” (Mc 16,17-18).
[46] 22 aprile 1947. L’Evangelo Op. Cit. Vol 10. Cap. 635
[47] “La grazia è possedere in voi la luce, la forza, la sapienza di Dio. Ossia possedere la somiglianza intellettuale con Dio, il segno inconfondibile della vostra figliolanza in Dio. La Grazia è il più grande dono che Dio vi poteva dare. La grazia è possedere il Padre, vivere nel Padre; la grazia è possedere il Figlio, godere dei meriti infiniti del Figlio; la grazia è possedere lo Spirito Santo, fruire dei suoi sette doni. La grazia, insomma, è possedere Noi, Dio Uno e Trino, ed avere intorno alla vostra persona mortale le schiere degli angeli che adorano Noi in voi” (Maria Valtorta. I quaderni del 1943, 6 giugno, 1943 pag. 28).
[48] “Se Io non ti laverò, non avrai parte con Me”. Il Signore stesso afferma che il Battesimo è necessario per la salvezza: “Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Gv 3,5). “Dio ha legato la salvezza al sacramento del Battesimo, tuttavia egli non è legato ai suoi sacramenti”. “La Chiesa non conosce altro mezzo all’infuori del Battesimo per assicurare l’ingresso nella beatitudine eterna; perciò si guarda dal trascurare la missione ricevuta dal Signore di far rinascere “dall’acqua e dallo Spirito” tutti coloro che possono essere battezzati” (Catechismo Della Chiesa Cattolica 1257)
[49] “Se Io non ti laverò, non avrai parte con Me”. Il Signore stesso afferma che il Battesimo è necessario per la salvezza: “Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Gv 3,5). “Dio ha legato la salvezza al sacramento del Battesimo, tuttavia egli non è legato ai suoi sacramenti”. “La Chiesa non conosce altro mezzo all’infuori del Battesimo per assicurare l’ingresso nella beatitudine eterna; perciò si guarda dal trascurare la missione ricevuta dal Signore di far rinascere “dall’acqua e dallo Spirito” tutti coloro che possono essere battezzati” (Catechismo della Chiesa Cattolica n.1257)
[50] Il Battesimo è un bagno d’acqua, è un lavacro che purifica, santifica e giustifica (1 Cor 6,11; 12,13). Il Battesimo viene compiuto nel modo più espressivo per mezzo della triplice immersione nell’acqua battesimale. Ma fin dall’antichità può anche essere conferito versando per tre volte l’acqua sul capo del candidato (Catechismo della Chiesa Cattolica n.1239).
[51] Il Battesimo è anche chiamato il “lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo” (Tt 3,5), poiché significa e realizza quella nascita dall’acqua e dallo Spirito senza la quale nessuno “può entrare nel Regno di Dio (Gv 3,5).
[52]L’acqua lustrale, come nel rituale prescritto in Numeri 19,17‑22.
[53]Ezechiele 47,1-12.
[54] Il Battesimo è quindi un bagno d’acqua nel quale “il seme incorruttibile” della Parola di Dio produce il suo effetto vivificante (1Pt1,23; Ef 5,26) Sant’Agostino dirà del Battesimo: “Si unisce la parola all’elemento, e nasce il sacramento” (Catechismo della Chiesa. Cattolica n. 1228
[55]Il sacrificio eucaristico: “Il nostro Salvatore nell’ultima Cena, la notte in cui veniva tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, col quale perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della croce, e per affidare così alla sua diletta Sposa, la Chiesa, il memoriale della sua Morte e Risurrezione: sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, “nel quale si riceve Cristo, l’anima viene ricolmata di grazia e viene dato il pegno della gloria futura” (CONC. ECUM. VAT. II, Sacrosanctum concilium, 47.)
[56]Il Vino e il Pane eucaristico: Al centro della celebrazione dell’Eucaristia si trovano il pane e il vino i quali, per le parole di Cristo e per l’invocazione dello Spirito Santo, diventano il Corpo e il Sangue di Cristo. Fedele al comando del Signore, la Chiesa continua a fare, in memoria di lui, fino al suo glorioso ritorno, ciò che egli ha fatto la vigilia della sua Passione: “Prese il pane…”, “Prese il calice del vino…”. Diventando misteriosamente il Corpo e il Sangue di Cristo, i segni del pane e del vino continuano a significare anche la bontà della creazione. Così all’offertorio, rendiamo grazie al Creatore per il pane e per il vino, “frutto del lavoro dell’uomo”, ma prima ancora “frutto della terra” e della vite”, doni del Creatore. Nel gesto di Melchisedek, re e sacerdote, che “offrì pane e vino” (Gn 14,18) la Chiesa vede una prefigurazione della sua propria offerta (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1333).
[57]Ministri dell’Eucaristia: Quando Gesù comanda di ripetere i suoi gesti e le sue parole “finché egli venga” (1Cor 11,26), non chiede soltanto che ci si ricordi di lui e di ciò che ha fatto. Egli ha di mira la celebrazione liturgica, per mezzo degli Apostoli e dei loro successori, del memoriale di Cristo, della sua vita, della sua Morte, della sua Risurrezione e della sua intercessione presso il Padre (Catechismo Della Chiesa Cattolica, 1341). Soltanto i sacerdoti validamente ordinati possono presiedere l’Eucaristia e consacrare il pane e il vino perché diventino il Corpo e il Sangue del Signore.
[58]Presenza eucaristica di Cristo: Il modo della presenza di Cristo sotto le specie eucaristiche è unico. Esso pone l’Eucaristia al di sopra di tutti i sacramenti e ne fa “quasi il coronamento della vita spirituale e il fine al quale tendono tutti i sacramenti”. Nel Santissimo Sacramento dell’Eucaristia è “contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il Corpo e il Sangue di nostro Signore Gesù Cristo, con l’anima e la divinità e, quindi, il Cristo tutto intero”. “Tale presenza si dice “reale” non per esclusione, quasi che le altre non siano “reali”, ma per antonomasia, perché è sostanziale, e in forza di essa Cristo, Uomo-Dio, tutto intero si fa presente” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1374). “Se non mangiate la Carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo Sangue, non avrete in voi la Vita” (Gv 6,53).
[59] “Con il sacramento della Confermazione i battezzati vengono vincolati più perfettamente alla Chiesa, sono arricchiti di una speciale forza dallo Spirito Santo, e in questo modo sono più strettamente obbligati a diffondere e a difendere con la parola e con l’opera la fede come veri testimoni di Cristo” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1285).
[60] I profeti hanno annunziato che lo Spirito del Signore si sarebbe posato sul Messia atteso in vista della sua missione salvifica. Questa pienezza dello Spirito non doveva rimanere soltanto del Messia, ma doveva essere comunicata a tutto il popolo messianico (Ez 36,25-27; Gl 1,33-34). Più volte Cristo ha promesso questa effusione dello Spirito (Gv 3,5-8; 7,37-39; 16,7-15; At 1,8), promessa che ha attuato dapprima il giorno di Pasqua e in seguito, in modo più stupefacente, il giorno di Pentecoste (At 2,1-4). Pieni di Spirito Santo, gli Apostoli cominciano ad “annunziare le grandi opere di Dio” (At 2,11) e Pietro afferma che quella effusione dello Spirito sopra gli Apostoli è il segno dei tempi messianici. Coloro che allora hanno creduto alla predicazione apostolica e che si sono fatti battezzare, hanno ricevuto, a loro volta, “il dono dello Spirito Santo” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1287).
[61]L’imposizione delle mani: “Fin da quel tempo gli Apostoli, in adempimento del volere di Cristo, comunicavano ai neofiti, attraverso l’imposizione delle mani, il dono dello Spirito, destinato a completare la grazia del Battesimo (At 8,15-17; 19,5-6). Questo spiega perché nella lettera agli Ebrei viene ricordata, tra i primi elementi della formazione cristiana, la dottrina dei battesimi e anche dell’imposizione delle mani (Eb 6,2). È appunto questa imposizione delle mani che giustamente viene considerata dalla tradizione cattolica come la prima origine del sacramento della Confermazione, il quale rende, in qualche modo, perenne nella Chiesa la grazia della Pentecoste” (PAOLO VI, Cost. ap. Divinae consrtium naturae).
[62] Nel rito di questo sacramento è opportuno considerare il segno dell’unzione e ciò che l’unzione indica e imprime: il sigillo spirituale. (Catechismo, 1293). Cristo stesso si dichiara segnato dal sigillo del Padre suo. Anche il cristiano è segnato con un sigillo: “È Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo, e ci ha conferito l’unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori” (2 Cor 1,22). Questo sigillo dello Spirito Santo segna l’appartenenza totale a Cristo, l’essere al suo servizio per sempre, ma anche la promessa della divina protezione nella grande prova escatologica (Catechismo, 1296).
[63]Tempio vivo: Risulta dalla celebrazione che l’effetto del sacramento della Confermazione è la piena effusione dello spirito Santo, come già fu concessa agli Apostoli il giorno di Pentecoste (Catechismo, 1302). Lo Spirito Santo fa di ogni cristiano un Tempio di Dio, come dice l’Apostolo: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi” (1Corinzi 3,16-17). “O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!” (1Corinzi 6,19-20).
[64]Servitori di Dio: L’effusione dello Spirito Santo ci accorda “una speciale forza dello Spirito Santo” per “diffondere e difendere con la parola e con l’azione la fede, come veri testimoni di Cristo”, per “confessare coraggiosamente il nome di Cristo” e per non vergognarsi mai della sua croce (Catechismo, 1303). Dice Sant’Ambrogio: Ricorda che hai ricevuto il sigillo spirituale, “lo Spirito di sapienza e di intelletto, lo Spirito di consiglio e di fortezza, lo Spirito di conoscenza e di pietà, lo Spirito di timore di Dio” e conserva ciò che hai ricevuto. Dio Padre ti ha segnato, ti ha confermato Cristo Signore e ha posto nel tuo cuore quale pegno lo Spirito” (SANT’AMBROGIO, De mysteriis, 7,42: PL 16,402-403).
[65]I diversi nomi: Sacramento della conversione perché è il cammino di ritorno al Padre da cui ci si è allontanati con il peccato. Sacramento della Penitenza poiché è il cammino di ascesi in salita, la via stretta e ripida che porta al Padre. Sacramento della confessione perché è il trono della misericordia di Dio che accoglie attraverso il Sacerdote la confessione, l’accusa dei peccati del figlio prodigo. Sacramento del perdono perché, mediante l’assoluzione sacramentale del sacerdote, Dio accorda al penitente “il perdono e la pace”. Sacramento della Riconciliazione: “Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro, Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio” (2Cor 5,18-20).
[66]Il potere del perdono: Solamente Dio perdona i peccati (Mc 2,7). Gesù Cristo dimostra essere Dio quando dice di sé stesso: “Il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati” (Mc 2,10) E quando effettivamente esercita questo potere divino durante il suo ministero messianico: “Confida figlio, ti sono rimessi i tuoi peccati! (Mc 2,5; Lc7,48) Poi in virtù della sua autorità divina trasmette tale potere agli Apostoli quando: alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimettete resteranno non rimessi” (Gv 20,22-23).
[67]Atti del penitente: Esame di coscienza: Chi ha peccato, con chi ha peccato, con che ha peccato, che ha fatto, quando lo ha fatto, quante volte lo ha fatto. Contrizione: Dolore dell’animo e riprovazione del peccato. Confessione: “È necessario che i penitenti enumerino nella confessione tutti i peccati mortali, di cui hanno consapevolezza dopo un diligente esame di coscienza” (Concilio di Trento: Denz, -Schonm., 1680). Riparazione o soddisfazione o penitenza: L’assoluzione toglie il peccato, ma non porta rimedio a tutti i disordini che il peccato ha causato. Risollevato dal peccato, il peccatore deve ancora recuperare la piena salute spirituale. Deve dunque fare qualcosa di più per riparare le proprie colpe: deve “soddisfare” in maniera adeguata o “espiare” i suoi peccati. Ecco perché si chiama anche “penitenza”. Proposito di non peccare più in avvenire.
[68]Ministri della riconciliazione: Poiché Cristo ha affidato ai suoi Apostoli il ministero della riconciliazione (Gv 20,23; 2Cor 5,18), i vescovi, loro successori, e i presbiteri, collaboratori dei vescovi, continuano ad esercitare questo ministero. Infatti sono i vescovi e i presbiteri che hanno, in virtù del sacramento dell’Ordine, il potere di perdonare tutti i peccati “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1461). Ciò che il penitente ha manifestato al sacerdote rimane “sigillato” dal sacramento. Questo segreto, che non ammette eccezione, si chiama il “sigillo sacramentale”.
[69]L’incarico di legare e di sciogliere: Rendendo gli Apostoli partecipi del suo proprio potere di perdonare i peccati, il Signore dà loro anche l’autorità di riconciliare i peccatori con la Chiesa. Tale dimensione ecclesiale del loro ministero trova la sua più chiara espressione nella solenne parola di Cristo a Simon Pietro: “A te darò le chiavi del Regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” (Mt 16,19). Questo “incarico di legare e di sciogliere, che è stato dato a Pietro, risulta essere stato pure concesso al collegio degli Apostoli, unito col suo capo”
[70]Ministri di Misericordia: Celebrando il sacramento della Penitenza, il sacerdote compie il ministero del Buon Pastore che cerca la pecora perduta, quello del Buon Samaritano che medica le ferite, del Padre che attende il figlio prodigo e lo accoglie al suo ritorno, del giusto Giudice che non fa distinzione di persone e il cui giudizio è ad un tempo giusto e misericordioso. Insomma, il sacerdote è il segno e lo strumento dell’amore misericordioso di Dio verso il peccatore (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1465).
[71]Ministri di giustizia: Alcuni peccati particolarmente gravi sono colpiti dalla scomunica, la pena ecclesiastica più severa, che impedisce di ricevere i sacramenti e di compiere determinati atti ecclesiastici, e la cui assoluzione, di conseguenza, non può essere accordata, secondo il diritto della Chiesa, che dal Papa, dal vescovo del luogo o da presbiteri da loro autorizzati. In caso di pericolo di morte, ogni sacerdote, anche se privo della facoltà di ascoltare le confessioni, può assolvere da qualsiasi peccato e da qualsiasi scomunica.
[72]Sacramento: “Il patto matrimoniale con cui l’uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione e educazione della prole, tra i battezzati è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento” (Codice di Diritto Canonico, 1055).
[73]Matrimoni misti: Le difficoltà dei matrimoni misti non devono essere sottovalutate. Gli sposi rischiano di risentire il dramma della disunione all’interno stesso del loro focolare. La disparità di culto può aggravare ulteriormente queste difficoltà. Divergenze concernenti la fede, la stessa concezione del matrimonio, ma anche mentalità religiose differenti possono costituire una sorgente di tensioni nel matrimonio, soprattutto a proposito dell’educazione dei figli. Una tentazione può allora presentarsi: l’indifferenza religiosa (Catechismo della Chiesa Cattolica,1634).
[74]Indissolubilità: L’amore degli sposi esige, per sua stessa natura, l’unità e l’indissolubilità della loro comunità di persone che ingloba tutta la loro vita: “Così che non sono più due, ma una carne sola” (Mt 19,6). Essi “sono chiamati a crescere continuamente nella loro comunione attraverso la fedeltà quotidiana alla promessa matrimoniale del reciproco dono totale”. Questa comunione umana è confermata, purificata e condotta a perfezione mediante la comunione in Cristo Gesù, donata dal sacramento del Matrimonio. Essa si approfondisce mediante la vita della comune fede e l’Eucaristia ricevuta insieme (Catechismo della Chiesa Cattolica, 16,44).
[75]Chiamati a portare la croce: “Come un tempo Dio venne incontro al suo popolo con un patto di amore e di fedeltà, così ora il Salvatore degli uomini e Sposo della Chiesa viene incontro ai coniugi cristiani attraverso il sacramento del Matrimonio” (Gaudium et spes, 48). Egli rimane con loro, dà loro la forza di seguirlo prendendo su di sé la propria croce, di rialzarsi dopo le loro cadute, di perdonarsi vicendevolmente, di portare gli uni i pesi degli altri, di essere “sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo! (Ef 5,21) e di amarsi di un amore soprannaturale, delicato e fecondo. Nelle gioie del loro amore e della loro vita familiare egli concede loro, fin da quaggiù una pregustazione del banchetto delle nozze dell’Agnello (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1642).
[76] Se i divorziati si sono risposati rimangono in stato di permanente adulterio. Perciò non possono accedere alla Comunione eucaristica. Non possono esercitare certe responsabilità ecclesiali. Non può essere accordata a loro la riconciliazione mediante il sacramento della Penitenza.
[77] Alle soglie della sua vita pubblica, Gesù compie il suo primo segno – su richiesta di sua Madre – durante una festa nuziale. La Chiesa attribuisce una grande importanza alla presenza di Gesù alle nozze di Cana. Vi riconosce la conferma della bontà del matrimonio e l’annuncio che ormai esso sarà un segno efficace della presenza di Cristo. (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1613).
[78]Il vincolo matrimoniale: Il consenso, mediante il quale gli sposi si donano e si ricevono mutuamente, è suggellato da Dio stesso (Mc 10,9). Dalla loro alleanza “nasce, anche davanti alla società, l’istituto (del matrimonio) che ha stabilità per ordinamento divino” (Gaudium et spes, 48). L’alleanza degli sposi è integrata nell’alleanza di Dio con gli uomini: “L’autentico amore coniugale è assunto nell’amore divino”.
Il vincolo matrimoniale è dunque stabilito da Dio stesso, così che il matrimonio concluso e consumato tra battezzati non può mai essere sciolto. Questo vincolo, che risulta dall’atto umano libero degli sposi e dalla consumazione del matrimonio, è una realtà ormai irrevocabile e dà origine ad un’alleanza garantita dalla fedeltà di Dio. Non è in potere della Chiesa pronunciarsi contro questa disposizione della sapienza divina (Codice di Diritto Canonico, 1141)
[79] La Chiesa crede e professa che esiste, tra i sette sacramenti, un sacramento destinato in modo speciale a confortare coloro che sono provati dalla malattia: l’Unzione degli infermi.
[80] L’Unzione è stata istituita come vero e proprio sacramento dal Signore nostro Gesù Cristo. È stata raccomandata ai fedeli e promulgata da Giacomo, apostolo e fratello del Signore: “Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati” (Gc5,14-15). (Gc 5,14-15).
[81]Effetti benefici: Grazia di conforto, di pace e di coraggio per superare le difficoltà proprie dello stato di malattia grave o della fragilità della vecchiaia. Rinnova la fiducia e la fede in Dio e fortifica contro le tentazioni del maligno, cioè contro la tentazione di scoraggiamento e di angoscia di fronte alla morte (Eb 2,15). Questa assistenza del Signore attraverso la forza del suo Spirito vuole portare il malato alla guarigione dell’anima, ma anche a quella del corpo, se tale è la volontà di Dio. Inoltre, “se ha commesso peccati, gli saranno perdonati” (Gc 5,17
[82]Ministro: Soltanto i sacerdoti (vescovi e presbiteri) sono i ministri dell’Unzione degli infermi. È dovere dei pastori istruire i fedeli sui benefici di questo sacramento. I fedeli incoraggino i malati a ricorrere al sacerdote per ricevere tale sacramento. I malati si preparino a riceverlo con buone disposizioni, aiutati dal loro pastore e da tutta la comunità ecclesiale, che è invitata a circondare in modo tutto speciale i malati con le sue preghiere e le sue attenzioni fraterne (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1516).
[83]Tempo e volte: Il tempo opportuno per riceverla si ha certamente già quando il fedele, per malattia o per vecchiaia, incomincia ad essere in pericolo di morte. Se un malato che ha ricevuto l’Unzione riacquista la salute, può, in caso di un’altra grave malattia, ricevere nuovamente questo sacramento. Nel corso della stessa malattia il sacramento può essere ripetuto se si verifica un peggioramento. È opportuno ricevere l’Unzione degli infermi prima di un intervento chirurgico rischioso. Lo stesso vale per le persone anziane la cui debolezza si accentua (Catechismo della Chiesa Cattolica,1514-1515).).
[84] L’Odine è il sacramento del ministero apostolico, grazie al quale la missione affidata da Cristo ai suoi Apostoli continua ad essere esercitata nella Chiesa sino alla fine dei tempi. Comporta tre gradi: l’episcopato, il presbiterato e il diaconato.
[85] “Cristo, consacrato e mandato nel mondo dal Padre, per mezzo dei suoi Apostoli ha reso partecipi della sua consacrazione e della sua missione i loro successori, cioè i vescovi, i quali hanno legittimamente affidato, secondo diversi gradi, l’ufficio del loro ministero a vari soggetti nella Chiesa” (Lumen gentium, 28). “La loro funzione ministeriale fu trasmessa in grado subordinato ai presbiteri, affinché questi, costituiti nell’Ordine del presbiterato, fossero cooperatori dell’Ordine episcopale, per il retto assolvimento della missione apostolica affidata da Cristo” (Presbyterorum ordinis, 2). Poiché il sacramento dell’Ordine è il sacramento del ministero apostolico, spetta ai vescovi in quanto successori degli Apostoli trasmettere “questo dono dello Spirito” (Lumen gentium, 21).
[86]Carattere: Come nel caso del Battesimo e della Confermazione, questa partecipazione alla funzione di Cristo è accordata una volta per tutte. Il sacramento dell’Ordine conferisce, anch’esso, un carattere spirituale indelebile e non può essere ripetuto né essere conferito per un tempo limitato (Lumen gentium, 21). (In Catechismo…, 1582)
[87]Idoneità: “Riceve validamente la sacra ordinazione esclusivamente il battezzato di sesso maschile “vir” (Codice di Diritto Canonico, 1024). Il Signore Gesù ha scelto degli uomini “viri” per formare il collegio dei dodici Apostoli (Mc3,14-19; Lc 6,12-16) e gli Apostoli hanno fatto lo stesso quando hanno scelto i collaboratori (I Tm 3,1-13; 2 Tm 1,6; Tt 1,5-9) che sarebbero loro succeduti nel ministero. Il collegio dei vescovi, con i quali i presbiteri sono uniti nel sacerdozio, rende presente e attualizza fino al ritorno di Cristo il collegio dei Dodici. La Chiesa si riconosce vincolata da questa scelta fatta dal Signore stesso, Per questo motivo l’ordinazione delle donne non è possibile (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1577).
[88]Il Dono e l’amministratore: Poiché in definitiva è Cristo che agisce e opera la salvezza mediante il ministro ordinato, l’indegnità di costui non impedisce a Cristo di agire. Sant’Agostino lo dice con forza: ‘Un ministro superbo va messo assieme al diavolo; ma non per questo viene contaminato il dono di Cristo, che attraverso di lui continua a fluire nella sua purezza e per mezzo di lui arriva limpido a fecondare la terra… La virtù spirituale del sacramento è infatti come la luce: giunge pura a coloro che devono essere illuminati, e anche se deve passare attraverso degli esseri immondi, non viene contaminata’ (Agostino In Evangelium Johannis tractatus, 5,15) (In Catechismo della Chiesa Cattolica, 1584).
[89] Dinanzi alla grandezza della grazia e dell’ufficio sacerdotale, i santi dottori hanno avvertito l’urgente appello alla conversione al fine di corrispondere con tutta la loro vita a Colui di cui sono divenuti ministri mediante il sacramento. Così, san Gregorio Nazianzeno, giovanissimo sacerdote, esclama: Bisogna cominciare col purificare sé stessi prima di purificare gli altri; bisogna essere istruiti per poter istruire; bisogna divenire luce per illuminare, avvicinarsi a Dio per avvicinare a lui gli altri, essere santificati per santificare, condurre per mano e consigliare con intelligenza. So di chi siamo i ministri, a quale altezza ci troviamo e chi è Colui verso il quale ci dirigiamo. Conosco la grandezza di Dio e la debolezza dell’uomo, ma anche la sua forza. Chi è dunque il sacerdote? È il difensore della verità, si eleva con gli angeli, glorifica con gli arcangeli, fa salire sull’altare del cielo le vittime dei sacrifici, condivide il sacerdozio di Cristo, riplasma la creatura, restaura in essa l’immagine di Dio, la ricrea per il mondo di lassù, e, per dire ciò che vi è di più sublime, è divinizzato e divinizza (In Catechismo della Chiesa Cattolica, 1589). L’abominio della desolazione è già entrata nel novello Sacerdozio con il peccato, l’ignoranza, le tenebre, l’assenza di Dio, la corruzione, l’anticarità e la superbia. E regna sovrana nel clero contemporaneo. L’Anticristo non può tardare.
[90] Giusto è capire che sta parlando della Buona Novella ai piccoli del gregge di Gesù cioè del Vangelo del Regno rivelato a M.V del quale altrove dice: “Questo Vangelo sono Io”, perciò coloro che non accolgono questo Vangelo secondo Maria Valtorta osano rifiutare Gesù che esorta a ricordare le conseguenze: 1) Non potranno essere una sola cosa col Padre. 2) Non potranno essere del solo Ovile che è santo. 3) Non saranno tralci uniti alla Vite “perché chi respinge in tutto o in parte la mia Parola è un membro nel quale più non scorre la linfa della Vite”.
[91]Vocazione dei popoli: Nebbia fitta avvolge le nazioni; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te. Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Uno stuolo di cammelli ti invaderà. Chi sono quelle che volano come nubi e come colombe verso le loro colombaie? Sono navi che si radunano per me, per portare i tuoi figli da lontano. Stranieri ricostruiranno le tue mura, i loro re saranno al tuo servizio. Verranno a te in atteggiamento umile i figli dei tuoi oppressori. Ti chiameranno Città del Signore, Sion del Santo di Israele. Io farò di te l’orgoglio dei secoli la gioia di tutte le generazioni. Costituirò tuo sovrano la pace, tuo governatore la giustizia. Non si sentirà più parlare di prepotenza nel tuo paese, di devastazione e di distruzione entro i tuoi confini. Tu chiamerai salvezza le tue mura e gloria le tue porte. Il tuo sole non tramonterà più né la tua luna si dileguerà, perché il Signore sarà per te luce eterna; saranno finiti i giorni del tuo lutto. Il tuo popolo sarà tutto di giusti, per sempre avranno in possesso la terra, germogli delle piantagioni del Signore, lavoro delle sue mani per mostrare la sua gloria. Il piccolo diventerà un migliaio, il minimo un immenso popolo; io sono il Signore a suo tempo, farò ciò speditamente” (Is 60,1-22).
[92]Le nazioni lasceranno la menzogna: A te verranno i popoli dalle estremità della terra e diranno: “I nostri padri ereditarono soltanto menzogna, vanità che non giovano a nulla”. (Ger 16,19).
[93]L’arbitro delle nazioni: “Alla fine dei giorni il monte del tempio del Signore resterà saldo sulla cima dei monti e s’innalzerà sopra i colli e affluiranno ad esso i popoli; verranno molte genti e diranno: “Venite, saliamo al monte del Signore e al tempio del Dio di Giacobbe; egli ci indicherà le sue vie e noi cammineremo sui suoi sentieri”, poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. Egli sarà arbitro tra molti popoli e pronunzierà sentenza fra numerose nazioni; dalle loro spade forgeranno vomeri, dalle loro lame, falci. Nessuna nazione alzerà la spada contro un’altra nazione e non impareranno più l’arte della guerra (Michea 4,1-3)
[94]Luce delle nazioni: Ora disse il Signore che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele, -poiché ero stato stimato dal Signore e Dio era stato la mia forza – mi disse: “È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti di Israele. Ma io ti renderò luce delle nazioni perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra. Dice il Signore, il redentore di Israele, il suo Santo, a colui la cui vita è disprezzata, al reietto delle nazioni al servo dei potenti” (Is 495-7).
[95]Tutti sotto lo stesso giogo. “Ecco tu chiamerai gente che non conoscevi; accorreranno a te popoli che non ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio, del Santo di Israele, perché egli ti ha onorato” (Is 55,5). “Allora io darò ai popoli un labbro puro perché invochino tutti il nome del Signore e lo servano tutti sotto lo stesso giogo. Da oltre i fiumi di Etiopia fino all’estremo settentrione, i miei supplicanti mi porteranno offerte” (Sofonia 3,9-10). “Anche popoli e abitanti di numerose città si raduneranno e si diranno l’un l’altro: Su, andiamo a supplicare il Signore, a trovare il Signore degli eserciti; ci vado anch’io. Così popoli numerosi e nazioni potenti verranno a Gerusalemme a consultare il Signore degli eserciti e a supplicare il Signore” (Zc 8,20-22).
[96]I cercatori del Cristo: Dice il Signor: “In quei giorni, dieci uomini di tutte le lingue delle genti afferreranno un Giudeo per il lembo del mantello e gli diranno: Vogliamo venire con voi, perché abbiamo compreso che Dio è con voi” (Zc 8,23). Avranno un cuore nuovo: “Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi. Voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio” (Ez 36,24-28).
[97] 23 aprile 1947. L’Evangelo Op. Cit. Vol 10. Cap. 636
[98] A riguardo di questa “piccola Pasqua”, o “Pasqua supplementare”, che si poteva celebrare “al quattordicesimo del secondo mese”, con lo stesso rituale della Pasqua ordinaria, vedi: Numeri 9,6-14.
[99] 24 aprile 1947. L’Evangelo Op. Cit. Vol 10. Cap. 638
[100] Maria, cioè Maria Valtorta, chiamata anche “piccolo Giovanni», “violetta della Croce” e, come dirà più sotto, “Maria della Croce”.
[101]Ricordo lontano, quello della “visione” del 22 aprile 1943 ‑ riportata ne “I quaderni del 1943” ‑ che svelava a Maria Valtorta la sua missione e la introduceva in essa. Il giorno dopo, venerdì santo, seguiva il primo “dettato”. La promessa, di cui parla più sotto, è del 14 marzo 1947 ed è riferita in data 16 marzo: la riporta il volume “I quaderni dal 1945 al 1950″».
[102]IL VANGELO ETERNO: Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre” (Atti 1,4). “E Io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dell’alto” (Lc 24,49).
[103] Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà eretto sulla cima dei monti e sarà più alto dei colli; ad esso affluiranno tutte le genti (Is 2,2). Ma io ti renderò luce delle nazioni perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra (Is 49,6). Ecco l’ho costituito testimonio fra i popoli, principe e sovrano sulle nazioni. Ecco tu chiamerai gente che non conoscevi; accorreranno a te popoli che non ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio” (Is 55, 4‑5) Egli ci indicherà le sue vie e noi cammineremo sui suoi sentieri. Egli sarà arbitro tra molti popoli e pronunzierà sentenza fra numerose nazioni (Mi 4, 1‑3) Popoli numerosi e nazioni potenti verranno a Gerusalemme a consultare il Signore degli eserciti e a supplicare il Signore (Zc 8, 20‑23) (Is. 60 tutto il Cap). Il cristianesimo era mandato a chiamare le nazioni al amore e alla pace del nostro buon Gesù, invece dalle crociate alle colonizzazioni e da queste alle nostre lotte contro il terrorismo non facciamo altro che continuare a massacrare i popoli per i quali Cristo era morto. A noi cristiani del Vangelo del Regno rimane il compito di chiamare le nazioni al Regno di Dio con la potenza dello Spirito Santo.
[104]IL VANGELO ETERNO: “Voi avete udito da me: Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni” (Atti 1,4-5).
[105]IL VANGELO ETERNO: Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: “Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?”. Ma egli rispose: “Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra” (Att 1,6-8).
[106]“La pensano così, ma si sbagliano; la loro malizia li ha accecati. Non conoscono i segreti di Dio; non sperano salario per la santità né credono alla ricompensa delle anime pure. Sì, Dio ha creato l’uomo per l’immortalità; lo fece a immagine della propria natura. Ma la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono” (Sap. 2,21-24).
[107]IL VANGELO ETERNO: Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse (Lc 24,50).
[108]IL VANGELO ETERNO: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura (Mc 16,15).
[109]IL VANGELO ETERNO: Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo (Lc 24,51). Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio (Mc 16,19).
[110]IL VANGELO ETERNO: Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero; “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo” (Att 1,9-11).
