IL VANGELO DEL PICCOLO RESTO
DI GESU’ E DI MARIA
Non temere, piccolo gregge, al Padre è piaciuto di
darvi
il suo Regno
(Lc 12,32)
SECONDO IL PICCOLO GIOVANNI
A cura di Fray Jesus Maria de Cabnaconde S.O.S
(Servo dell’Ordine dei Salvatori)
S O M M A R I O
1. La Chiesa sopravvivrà’ nel piccolo resto.
Le stelle saranno travolte da lucifero.
Le stelle sono i ministri dell’Altissimo
Nel caos si rinnegherà la fede.
Il Piccolo resto attraverserà per ore di tenebre.
Sorgerà alimentato da potere soprannaturale.
Il piccolo resto, stritolato ma non inghiottito.
2. Linee basi e identità cristiana del piccolo gregge di Gesù
La pace in famiglia è frutto della preghiera e della parola di Gesù (Lc 12,13).
Chi non sa credere non ha il miracolo (Lc 12,14).
Bontà e cattiveria si riflettono sul volto.
Guardarvi da ogni cupidigia, sia del senso che del potere. (Lc 12,15) .
Fatevi un tesoro di virtù e di buone opere
Parabola del ricco stolto (Lc 12,16-21).
I tesori del cielo sono in continuo aumento.
L’uomo saggio si arricchisce agli occhi Dio
Inquietudini, paure e frette sono nemici del bene.
Il Padre sollecito del piccolo resto
Non temete per il vostro domani (Lc 12,22-23)
Osservate i corvi (Lc 12,24-26).
Osservate i gigli (Lc 12,27-29).
Cercate il Regno di Dio (Lc 12,30-31).
Piccoli Fratelli del Messia (Lc 12,32-34). .
Servi del Padre-Iddio (Lc 12,35-38).
Intendenti fedeli (Mt 24,45-47; Lc 12,45-46).
L’amministratore infedele (Mt 24,48-51; Lc 12,45-46)
Fedeltà alla volontà di Dio (Lc 12,47-48) .
Portatori del fuoco (Lc 12,49-50).
Una scelta che divide (Lc 12,51-53) .
La Discepola di Gesù di Nazareth.
3. L’amore e la correzione tra fratelli nel piccolo resto.
Preoccuparsi più dello spirito che del corpo del proprio fratello.
Antipatia, distacco e indifferenza sono già odio.
Coprire la colpa del fratello agli occhi del mondo.
Regola di correzione fraterna (Mt 18,15-17).
Sii conciliante perché cresca la tua santità. (Lc 12,57-59) .
4. Il perdono e la parabola del servo iniquo.
Obbligo del perdono giornaliero
La pesca del piccolo resto nel campo spirituale.
La Chiesa sarà sostituita dal piccolo resto (Mt 18,18).
Gesù sarà col piccolo resto riunito nel suo nome. (Mt 18,19-20). .
Gli spiritualizzati del piccolo resto agiranno insieme alla divina Sapienza.
Regola del perdono fraterno (Mt 18,21-22). .
Il piccolo resto sono gli eletti fra il popolo.
Perdonate sempre a chi vi fa del male (Lc 17,3-4). .
Il condono dei debiti (Mt 18,23-27)
Il servo spietato (Mt 18, 28.30).
Con la stessa misura sarete misurati (Mt 18,31-34).
Come fate così vi sarà fatto (Mt 18,35; Mt 6,14-15). .
Il piccolo cristo è vittima della propria missione.
5. Il piccolo resto nella missione dei settantadue discepoli.
Chi ascolta Gesù da Lui riceve la missione (Lc 10,1)
La preghiera vocazionale (Lc 10,2).
Il piccolo resto opererà in Nome di Gesù? (Lc 10,2).
Felicità della missione compiuta (Lc 10,17)
I morbi e i demoni sono soggetti ai piccoli del gregge di Gesù (Lc 10,17) .
I volontari del Male son membri recisi.
Dio aiuta a chi fa con amore (Lc 10,18-19)
I vostri nomi scritti in Cielo (Lc 10,20).
6. L’amore per Gesù e il futuro del piccolo resto.
Chiamare l’amore di Gesù in soccorso.
Sforzarsi di possedere l’amore
«Ma chi fra noi sa amare di più?».
Quelli che ameranno Gesù conosceranno ogni cosa (Mt 13,16-17; Lc 10,23-24 .
Profezie per i Cristiani del piccolo resto.
7. Le condizioni per seguire Gesù. Parabola dei talenti, parabola del buon samaritano.
Requisiti per essere discepolo del Messia.
Odiare la pesantezza dell’amore (Lc 14,25-26) ..
Abbracciare la propria croce (Lc 14,27) .
Similitudine del costruttore e lo stratega
Prudenza del costruttore (Lc 14,28-30) .
Accortezza dello stratega (Lc 14,31-32).
La capacità personale (Mt 25,14-15).
L’essenzialità del lavoro (Mt 25,16-18).
Operosità e fedeltà premiata (Mt 25,19-23).
Pigrizia e infedeltà punita (Mt 25,24-27).
Conseguenze irreversibili (Mt 25,28-30). .
Le sorprese del Signore per il piccolo resto.
9. La parabola del buon samaritano
Il prossimo del piccolo resto (Lc 10,25-29)
Ciò che nel piccolo resto si deve evitare. (Lc 10,30-32)
Ciò che nel piccolo resto si deve praticare (Lc 10,33-37).
10. Un Resto tornerà al Dio forte
Gesù Padre del resto, raduna, alimenta, guida
Beati i Cristi del piccolo resto.
I Precursori del Cristo nella sua seconda venuta.
11. IL PICCOLO RESTO ALLA LUCE DELLE PROFEZIE BIBLECHE
Da tutte le razze, lingue nazionalità e religioni uscirà un resto
Dai farisei e pubblicani odierni uscirà un resto.
Dagli Idolatri e pagani uscirà un resto per il Signore.
Dal cristianesimo solo un resto ritornerà
Solo un terzo di umanità formerà il resto.
Da tutti i castighi si salverà un resto.
Dalla maledizione si salverà un resto
Dalle devastazioni se salverà un resto.
Dalle guerre si salverà un resto.
Dall’apostasia del cristianesimo se salverà un resto.
Dall’indurimento del cristianesimo uscirà il resto santo
Dallo sterminio si salverà un resto.
Dalla strage senza scampo si salverà un resto
Dai quattro tremendi castighi si salverà un resto.
Il Signore radunerà e governerà il Resto
Il Signore radunerà e ricondurrà il Resto
Il Signore salverà e guiderà il resto.
Il resto sarà pascolato con la forza del Signore.
Il Signore sarà alla testa del resto.
Santità e presenza del Signore nel resto.
Il Signore perdonerà il peccato al resto.
Il resto non si piegherà agli idoli
Il resto sarà umile povero e santo.
Verrà il Signore su ogni membro del resto.
Il resto crescerà in gloria (Is 4,2-6)
Il Signore darà tutto al resto
Il Signore darà pastori al resto
Il Resto nulla attenderà dall’uomo.
Un simbolo proteggerà il Resto.
Lo Spirito del Signore si poserà sul resto
I doni del Signore si poseranno sul resto.
Il resto agirà con lo Spirito del Signore.
La saggezza del Signore riempirà il resto.
Il resto si leverà a simbolo per le nazioni
Lo Spirito guiderà per la via del Vangelo rivelato.
12. perché il signore lascerà un piccolo resto
I cristiani si sono rivelati contro Dio
I cristiani hanno abbandonato il Signore.
La testa è tutta malata, tutto il cuore langue (Is 1,5).
Il cristianesimo è tutto incancrenito.
Desolazione del cristianesimo.
Il piccolo resto conservato dal Signore.
1. La Chiesa
sopravvivrà’ nel
piccolo
resto[1].
Le stelle saranno travolte da lucifero.
Dice Gesù:
1«Quando il tempo verrà, molte stelle saranno travolte dalle spire di Lucifero[2] che per vincere ha bisogno di diminuire le luci delle anime.
2Ciò potrà avvenire perché non solo i laici, ma anche gli ecclesiastici hanno perso e perdono sempre più quella fermezza di fede, di carità, di forza, di purezza, di distacco dalle seduzioni del mondo[3], necessarie per rimanere nell’orbita della luce di Dio.
Le stelle sono i ministri dell’Altissimo
3Comprendi chi sono le stelle di cui parlo? Sono quelli che Io ho definito sale della terra e luce del mondo: i miei ministri.
4Studio dell’acuta malizia di Satana è di spegnere, travolgendoli, questi luminari che sono luci riflettenti la mia Luce alle turbe. Se con tanta luce che ancora la Chiesa sacerdotale emana, le anime stanno sempre più sprofondando nelle tenebre, è intuitivo quale tenebra schiaccerà le turbe quando molte stelle si spegneranno nel mio cielo.
Nel caos si rinnegherà la fede.
5Satana lo sa e semina i suoi semi per preparare la debolezza del sacerdozio, onde poterlo travolgere facilmente in peccati, non tanto di senso quanto di pensiero. Nel caos mentale sarà per lui facile provocare il caos spirituale. Nel caos spirituale i deboli, davanti alle fiumane delle persecuzioni, commetteranno peccato di viltà, rinnegando la fede.
Il Piccolo resto attraverserà per ore di tenebre.
6Non morrà la Chiesa perché Io sarò con essa. Ma conoscerà ore di tenebre e orrore simili a quelle della mia Passione, moltiplicate nel tempo perché così deve essere.
7Deve essere che la Chiesa soffra quanto sofferse il suo Creatore, avanti di morire per risuscitare in forma eterna. Deve essere che la Chiesa soffra molto più a lungo perché la Chiesa non è, nei suoi membri, perfetta come il suo Creatore, e se Io soffersi delle ore essa deve soffrire delle settimane e settimane di ore.
Sorgerà alimentato da potere soprannaturale.
8Come sorse perseguitata e alimentata da potere soprannaturale nei primi tempi e nei migliori suoi figli, così ugualmente sarà di lei quando verranno i tempi ultimi in cui esisterà, sussisterà, resisterà alla marea satanica e alle battaglie dell’Anticristo coi suoi figli migliori. Selezione dolorosa, ma giusta.
Il regno dell’Anticristo.
9È logico che in un mondo in cui tante luci spirituali saranno morte si instauri, palesemente, il regno breve ma tremendo dell’Anticristo, generato da Satana così come il Cristo fu generato dal Padre. Cristo figlio del Padre, generato dall’Amore con la Purezza. Anticristo figlio di Satana, generato dall’Odio con l’Impurità triplice.
Il piccolo resto, stritolato ma non inghiottito.
10Come ulive fra le mole del frantoio, i figli del Cristo saranno perseguitati, spremuti, stritolati dalla Bestia vorace. Ma non inghiottiti, poiché il Sangue non permetterà che siano corrotti nello spirito. Come i primi, gli ultimi saranno falciati come manipoli di spighe nella persecuzione estrema e la terra beverà il loro sangue. Ma beati in eterno per la loro perseveranza coloro che muoiono fedeli al Signore.»
Incomincia il Vangelo del Piccolo Resto, secondo il Piccolo Giovanni, nome dato da Gesù al suo portavoce Maria Valtorta. Gesù dedica un discorso al suo piccolo gregge che Luca raccoglie e ce lo tramanda nel capitolo 12 del suo Vangelo. In questo tempo di apostasia globale del cristianesimo, ritorna Gesù a darci, per rivelazione, il suo Vangelo, tale e quale Lui lo predicò duemila anni fa. Nel volume 4, capitoli 277 – 281 di questa rivelazione, ritroviamo i discorsi originali dedicati da Gesù al suo piccolo gregge, che ora servono di linea base e identità cristiana al piccolo resto che sta nascendo dal cristianesimo che ha perso la sua identità originale per un compromesso col mondo, il demonio e la carne.
2. Linee basi e identità cristiana del piccolo gregge di Gesù[4]
Distacco dai beni terreni.
La pace in famiglia è frutto della preghiera e della parola di Gesù (Lc 12,13)[5].
Uno della folla si fa avanti e dice: «Io non sono discepolo. Ma ti ammiro. Rispondi dunque a questa mia domanda: è lecito ad uno trattenere il denaro di un altro?».
1«No, uomo. Ciò è furto, come lo è quello di levare la borsa ad un passante».
«Anche se è denaro della famiglia?».
2«Anche. Non è giusto che uno si appropri del denaro di tutti gli altri».
«Allora, Maestro, vieni ad Abelmain sulla via di Damasco e ordina a mio fratello di spartire meco la eredità del padre morto senza avere lasciato scritto parola. Egli tutta se l’è presa. E nota che gemelli siamo, nati da primo ed unico parto. Io ho dunque gli stessi diritti che lui».
3Gesù lo guarda e dice: «È una penosa situazione, e tuo fratello certo non agisce bene. Ma tutto quello che Io posso fare è pregare per te e più per lui, che si converta, e venire al tuo paese ad evangelizzare, toccandogli il cuore così. Non mi pesa il cammino se posso mettere pace fra voi».
L’uomo, inviperito, scatta: «E che vuoi che me ne faccia delle tue parole? Ci vuol ben altro che parole in questo caso!».
4«Ma non mi hai detto di ordinare a tuo fratello di…».
«Ordinare non è evangelizzare. Ordinare è sempre unito a minaccia. Minaccialo di percuoterlo nella persona se non mi dà il mio. Tu lo puoi fare. Come dalla salute, puoi dare malattia».
5«Uomo, Io sono venuto a convertire, non a percuotere. Ma se tu avrai fede nelle mie parole troverai pace».
«Quali parole?».
6«Ti ho detto che pregherò per te e per tuo fratello, acciò tu sia consolato ed egli si converta».
«Storie! Storie! Io non ho la dabbenaggine di crederle. Vieni e ordina».
Chi non sa credere non ha il miracolo (Lc 12,14)[6].
7Gesù, che era mite e paziente, si fa imponente e severo. Si raddrizza – prima stava un po’ curvo sull’ometto corpulento e acceso d’ira – e dice: «Uomo, e chi mi ha costituito giudice e arbitro fra di voi? Nessuno. Ma, per levare una scissura fra due fratelli, accettavo a venire per esercitare la mia missione di pacificatore e di redentore e, se tu avessi creduto nelle mie parole, tornando ad Abelmain avresti trovato già convertito il fratello. Tu non sai credere. E non avrai il miracolo. Tu, se per primo avessi potuto afferrare il tesoro, te lo saresti tenuto privandone il fratello, perché, in verità, come siete nati gemelli, così avete gemelle le passioni, e tu come tuo fratello avete solo un amore: l’oro; una fede: l’oro. Sta’ dunque con la tua fede. Addio».
L’uomo se ne va maledicendolo fra lo scandalo di tutti, che lo vorrebbero punire.
8Ma Gesù si oppone. Dice: «Lasciatelo andare. Perché volete sporcarvi le mani percuotendo un bruto? Io perdono perché è un posseduto dal demone dell’oro che lo travia. Fatelo voi pure. Piuttosto preghiamo per questo infelice che torni uomo dall’anima bella di libertà».
«È vero. Anche nel volto è divenuto orrendo nella sua cupidigia. Hai visto?», si chiedono l’un coll’altro discepoli e astanti che erano vicini all’avaro.
«È vero! È vero! Non pareva più quello di prima».
«Sì. Quando poi ha respinto il Maestro, per poco lo percuoteva mentre lo malediceva, è divenuto un demone nel volto».
«Un demone tentatore. Tentava il Maestro alla cattiveria…».
Bontà e cattiveria si riflettono sul volto.
9«Udite», dice Gesù. «Veramente le alterazioni dell’animo si riflettono sul volto. È come se il demonio affiorasse alla superficie di quel suo possesso. Pochi sono quelli che, essendo demoni, o con atti o con aspetto non tradiscano ciò che sono. E questi pochi sono i perfetti nel male e i perfettamente posseduti.
10Il volto del giusto invece è sempre bello, anche se materialmente deforme, per una bellezza soprannaturale che si effonde dall’interno all’esterno. E, non per modo di dire, ma per verità di fatti, noi osserviamo nel puro dai vizi una freschezza anche di carni. L’anima è in noi e ci abbraccia tutti. E i fetori di un’anima corrotta corrompono anche le carni. Mentre i profumi di un’anima pura preservano. L’anima corrotta spinge la carne a peccati osceni, e questi invecchiano e deformano. L’anima pura spinge la carne a vita pura. E ciò conserva freschezza e comunica maestà.
Guardarvi da ogni cupidigia, sia del senso che del potere. (Lc 12,15) [7].
11Fate che in voi permanga giovinezza pura di spirito, o risorga se già perduta, e badate di guardarvi da ogni cupidigia, sia del senso che del potere. La vita dell’uomo non dipende dall’abbondanza dei beni che possiede. Né questa, né tanto meno l’altra: quella eterna. Ma dalla sua maniera di vivere. E, con la vita, la felicità di questa Terra e del Cielo. Perché il vizioso non è mai felice, realmente felice. Mentre il virtuoso è sempre felice di una letizia celeste anche se povero e solo. Neppure la morte lo impressiona. Perché non ha colpe e rimorsi a fargli temere l’incontro con Dio, e non ha rimpianti per ciò che lascia sulla Terra. Egli sa che in Cielo è il suo tesoro e, come uno che vada a prendere l’eredità che gli spetta, e eredità santa, va lieto, sollecito, incontro alla morte che gli apre le porte del Regno dove è il suo tesoro.
Fatevi un tesoro di virtù e di buone opere[8]
12Fatevi subito il vostro tesoro. Iniziatelo dalla giovinezza, voi che giovani siete; indefessamente lavorate, voi anziani che, per l’età, avete più prossima la morte. Ma, posto che morte è scadenza ignota, e sovente cade il fanciullo prima del vegliardo, non rimandate il lavoro di farvi un tesoro di virtù e di buone opere per l’altra vita, onde non vi raggiunga la morte senza che voi abbiate messo un tesoro di meriti in Cielo. Molti sono quelli che dicono: “Oh! sono giovane e forte! Per ora godo sulla Terra, poi mi convertirò”. Grande errore!
Parabola del ricco stolto (Lc 12,16-21). [9]
13Udite questa parabola. Ad un uomo ricco aveva fruttato molto bene la campagna. Proprio un raccolto da miracolo. Egli contempla felice tutta questa dovizia che si accumula sui suoi campi e le sue aie e che non trova posto nei granai, tanto che è ospitata sotto tettoie provvisorie e persino nelle stanze della casa, e dice: “Ho lavorato come uno schiavo, ma la terra non mi ha deluso. Ho lavorato per dieci raccolti e ora voglio riposare per altrettanto. Come farò a mettere a posto tutti questi raccolti? Venderne non voglio, perché mi costringerei a lavorare per avere il prossimo anno nuovo raccolto. Farò così: demolirò i miei granai e ne farò di più vasti, che c’entrino tutti i raccolti e i miei beni. E poi dirò all’anima mia: ‘Oh, anima mia! Tu hai ora da parte dei beni per molti anni. Riposati dunque, mangia e bevi e godi’”. Costui, come molti, confondeva il corpo con l’anima e mescolava il sacro al profano, perché realmente nelle gozzoviglie e nell’ozio l’anima non gode ma languisce, e anche costui, come molti, dopo il primo buon raccolto nei campi del bene, si fermava, parendogli di avere fatto tutto.
I tesori del cielo sono in continuo aumento.
14Ma non sapete che, posta la mano all’aratro, occorre perseverare uno e dieci e cent’anni, quanto la vita dura, perché fermarsi è delitto verso sé stessi ai quali si nega una gloria maggiore, è regredire perché chi si ferma generalmente non solo non progredisce più, ma si volge indietro? Il tesoro del Cielo deve aumentare anno per anno per essere buono. Ché, se la Misericordia sarà benigna anche con chi ebbe pochi anni per formarlo, non sarà complice dei pigri che avendo lunga vita fanno poco. È un tesoro in continuo aumento. Se no non è più tesoro fruttifero, ma inerte, e ciò va a detrimento della pronta pace del Cielo.
L’uomo saggio si arricchisce agli occhi Dio
15Dio disse allo stolto: “Uomo stolto, che confondi il corpo e i beni della Terra con ciò che è spirito, e di una grazia di Dio te ne fai un male, sappi che questa notte stessa ti sarà chiesta l’anima e levata, e il corpo giacerà senza vita. Quanto hai preparato, di chi sarà? Lo porterai teco? No. Te ne verrai nudo di raccolti terreni e di opere spirituali al mio cospetto e povero sarai nell’altra vita. Meglio ti era dei tuoi raccolti farne opere di misericordia al prossimo e a te. Perché, essendo misericordioso agli altri, alla tua anima eri misericorde. E, invece di nutrire pensieri d’ozio, coltivare attività da cui trarre onesto utile al tuo corpo e grandi meriti alla tua anima finché Io ti avessi chiamato”. E l’uomo nella notte morì e fu severamente giudicato. In verità vi dico che così capita a chi tesoreggia per sé e non arricchisce agli occhi di Dio.
16Ora andate e fate tesoro della dottrina che vi viene data. La pace sia con voi.
Inquietudini, paure e frette sono nemici del bene.
17E Gesù benedice e si ritira in un folto di bosco con gli apostoli e i discepoli per prendere cibo e ristoro. Ma, mentre mangiano, Egli ancora parla continuando la lezione di prima, ripetendo un tema già detto agli apostoli più volte e che credo sarà sempre insufficientemente detto, perché l’uomo è troppo preso dalle paure stolte.
18«Credete», dice, «che solo di questo arricchimento di virtù occorre preoccuparsi. E badate: non sia mai la vostra una preoccupazione affannosa, inquieta. Il bene è nemico delle inquietudini, delle paure, delle frette, che troppo risentono ancora di avarizia, di gelosia, di diffidenza umana.
Siate operosi nello spirito.
19Il vostro lavoro sia costante, fiducioso, pacifico. Senza brusche partenze e bruschi arresti. Così fanno gli onagri selvaggi. Ma nessuno li usa, a meno che sia un matto, per fare del sicuro cammino. Pacifici nelle vittorie, pacifici nelle sconfitte. Anche il pianto per un errore fatto, che vi addolora perché con esso errore siete spiaciuti a Dio, deve essere pacifico, confortato dall’umiltà e dalla fiducia. L’accasciamento, il rancore verso sé stesso, è sempre sintomo di superbia e così anche di sfiducia. Se uno è umile sa di essere un povero uomo soggetto alle miserie della carne che talora trionfa. Se uno è umile ha fiducia non tanto in sé quanto in Dio, e sta calmo anche nelle disfatte dicendo: “Perdonami, Padre. Io so che Tu sai la mia debolezza che mi prevale talora. Io credo che Tu mi compatisci. Io ho ferma fiducia che Tu mi aiuterai in avvenire ancor più di prima, nonostante io ti soddisfi così poco”.
20E non siate né apatici né avari dei beni di Dio. Di quanto avete di sapienza e virtù, date. Siate operosi nello spirito come gli uomini lo sono per le cose della carne.
Il Padre sollecito del piccolo resto
Non temete per il vostro domani (Lc 12,22-23) [10]
21E, riguardo alla carne, non imitate quelli del mondo, che sempre tremano per il loro domani, per la paura che manchi loro il superfluo, che la malattia venga, che venga la morte, che i nemici possano nuocere e così via.
22Dio sa di che abbisognate. Non temete perciò per il vostro domani. Siate liberi dalle paure più pesanti delle catene dei galeotti. Non vi prendete pena della vostra vita, né per il mangiare, né per il bere, né per il vestire. La vita dello spirito è da più di quella del corpo, e il corpo è da più del vestito, perché col corpo, non col vestito, voi vivete, e con la mortificazione del corpo aiutate lo spirito a conseguire la vita eterna. Dio sa fino a quando lasciarvi l’anima nel corpo, e fino a quell’ora vi darà ciò che è necessario.
Osservate i corvi (Lc 12,24-26)[11].
23Lo dà ai corvi, animali impuri che si pascono di cadaveri e che hanno la loro ragione di esistere appunto in questa loro funzione di eliminatori di putrefazioni. E non lo darà a voi? Essi non hanno dispense e granai, eppure Dio li nutre lo stesso. Voi siete uomini e non corvi. Presentemente, poi, siete il fior degli uomini, perché siete i discepoli del Maestro, gli evangelizzatori del mondo, i servi di Dio.
Osservate i gigli (Lc 12,27-29)[12].
24E potete pensare che Iddio, che ha cura dei gigli delle convalli e li fa crescere e li veste di veste che più bella non l’ebbe Salomone, senza che loro compiano altro lavoro che profumare, adorando, possa trascurare voi anche nella veste?
25Voi sì che da soli non potete aggiungere un dente alle bocche sdentate, né allungare di un pollice la gamba rattratta, né dare acutezza alla pupilla annebbiata. E, se non potete fare queste cose, potete pensare di poter respingere da voi miseria e malattia e far spuntare cibo dalla polvere? Non potete. Ma non siate gente di poca fede. Avrete sempre di che vi è necessario.
Cercate il Regno di Dio (Lc 12,30-31)[13].
26Non vi appenate come le genti del mondo, che si arrabattano per provvedersi di che godere. Voi avete il Padre vostro che sa di che abbisognate. Voi dovete solo cercare – e sia la prima delle vostre cure – il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutto il resto vi sarà dato in più.
Il piccolo resto di Gesù
Piccoli Fratelli del Messia (Lc 12,32-34). [14].
27Non temete, voi del mio piccolo gregge. Al Padre mio è piaciuto chiamarvi al Regno perché voi abbiate questo Regno. Potete perciò aspirare ad esso ed aiutare il Padre con la vostra buona volontà e santa operosità. Vendete i vostri beni, fatene elemosina se siete soli. Date ai vostri il viatico del vostro abbandono della casa per seguire Me, perché è giusto non levare il pane ai figli e alle spose. E, se non potete perciò sacrificare le ricchezze di denaro, sacrificate le ricchezze di affetto. Anche queste sono monete che Dio valuta per quello che sono: oro più puro d’ogni altro, perle più preziose di quelle rapite ai mari, e rubini più rari di quelli delle viscere del suolo. Perché rinunciare alla famiglia per Me è carità perfetta più di oro senza atomo impuro, è perla fatta di pianto, e rubino fatto di sangue che geme dalla ferita del cuore, lacerato dal distacco da padre e madre, sposa e figli.
28Ma queste borse non si logorano, questo tesoro non viene mai meno. I ladri non penetrano in Cielo. Il tarlo non corrode ciò che là è depositato. E abbiate il Cielo nel cuore e il cuore in Cielo presso il vostro tesoro. Perché il cuore, nel buono o nel malvagio, è là dove è ciò che vi sembra vostro caro tesoro. Perciò, come il cuore è là dove è il tesoro (in Cielo), così il tesoro è là dove è il cuore (ossia in voi), anzi il tesoro è nel cuore e col tesoro dei santi è nel cuore il Cielo dei santi.
Servi del Padre-Iddio (Lc 12,35-38)[15].
29Siate sempre pronti come chi è in procinto di viaggio o in attesa del padrone. Voi siete servi del Padrone-Iddio. Ad ogni ora vi può chiamare dove Egli è, o venire dove voi siete. Siate perciò sempre pronti ad andare, o a fargli onore stando a fianchi cinti da cintura di viaggio e di lavoro, e con le lampade accese nelle mani. Uscendo da una festa di nozze con uno che vi abbia preceduto nei Cieli e nella consacrazione a Dio sulla Terra, Dio può sovvenirsi di voi che attendete e può dire: “Andiamo da Stefano o da Giovanni, oppure da Giacomo e da Pietro”. E Dio è ratto nel venire o nel dire: “Vieni”. Perciò siate pronti ad aprirgli la porta quando Egli giungerà, o a partire se Egli vi chiama.
30Beati quei servi che il Padrone, arrivando, troverà vigilanti. In verità, per ricompensarvi della attesa fedele, Egli si cingerà la veste e, fattili sedere a tavola, si metterà a servirli. Può venire alla prima vigilia, come alla seconda e alla terza. Voi non lo sapete. Siate perciò sempre vigilanti. E beati voi se lo sarete e così vi troverà il Padrone! Non vi lusingate col dire: “C’è tempo! Questa notte Egli non viene”. Ve ne accadrebbe male. Voi non sapete. Se uno sapesse quando il ladro viene, non lascerebbe incustodita la casa perché il malandrino possa sforzarne la porta e i forzieri. Anche voi state preparati, perché, quando meno ve lo penserete, verrà il Figlio dell’uomo dicendo: “È l’ora”».
Intendenti fedeli (Mt 24,45-47; Lc 12,45-46)[16].
Pietro, che si è persino dimenticato di finire il suo cibo per ascoltare il Signore, vedendo che Gesù tace, chiede: «Questo che dici è per noi o per tutti?».
31«È per voi e per tutti. Ma più è per voi, perché voi siete come intendenti preposti dal Padrone a capo dei servi e avete doppio dovere di stare pronti, e per voi come intendenti, e per voi come semplici fedeli.
32Che deve essere l’intendente preposto dal padrone a capo dei suoi famigli per dare a ciascuno, a suo tempo, la giusta porzione? Deve essere accorto e fedele. Per compiere il suo proprio dovere, per far compiere ai sottoposti il loro proprio dovere. Altrimenti ne soffrirebbero gli interessi del padrone, che paga perché l’intendente faccia in sua vece e ne tuteli gli interessi in sua assenza. Beato quel servo che il padrone, tornando alla sua casa, trova ad operare con fedeltà, solerzia e giustizia. In verità vi dico che lo farà intendente anche di altre proprietà, di tutte le sue proprietà, riposando e giubilando in cuor suo per la sicurezza che quel servo gli dà.
L’amministratore infedele (Mt 24,48-51; Lc 12,45-46) [17]
33Ma se quel servo dice: “Oh! bene! Il padrone è molto lontano e mi ha scritto che tarderà a tornare. Perciò io posso fare ciò che mi pare e poi, quando penserò prossimo il ritorno, provvederò”. E comincerà a mangiare e a bere fino ad essere ubbriaco e a dare ordini da ebbro e, poiché i servi buoni, a lui sottoposti, si rifiutano di eseguirli per non danneggiare il padrone, si dà a battere servi e serve fino a farli cadere in malattia e languore. E crede di essere felice, e dice: “Finalmente gusto ciò che è esser padrone e temuto da tutti”. Ma che gli avverrà? Gli avverrà che il padrone giungerà quando meno egli se lo aspetta, magari sorprendendolo nell’atto di intascare denaro o di corrompere qualche servo fra i più deboli. Allora, Io ve lo dico, il padrone lo caccerà dal posto di intendente, e persino dalle file dei suoi servi, perché non è lecito tenere gli infedeli e traditori in mezzo agli onesti. E tanto più sarà punito quanto più il padrone prima lo aveva amato e istruito.
Fedeltà alla volontà di Dio (Lc 12,47-48) [18].
34Perché chi più conosce la volontà e il pensiero del padrone più è tenuto a compierlo con esattezza. Se non fa così come il padrone ha detto, ampiamente, come a nessun altro, avrà molte percosse, mentre chi, come servo minore, ben poco sa e sbaglia credendo di far bene, avrà castigo minore. A chi molto fu dato molto sarà chiesto, e dovrà rendere molto chi molto ebbe in custodia, perché sarà chiesto conto ai miei intendenti anche dell’anima del pargolo di un’ora.
Portatori del fuoco (Lc 12,49-50)[19].
35La mia elezione non è fresco riposo in un boschetto fiorito. Io sono venuto a portare fuoco sulla Terra; e che posso desiderare se non che si accenda? Perciò mi affatico e voglio vi affatichiate fino alla morte e finché la Terra sia tutta un rogo di fuoco celeste. Io devo essere battezzato con un battesimo. E come sarò angustiato finché non sarà compiuto! Non vi chiedete perché? Perché per esso potrò di voi fare dei portatori del Fuoco, degli agitatori che si muoveranno in tutti e contro tutti gli strati sociali, per farne un’unica cosa: il gregge di Cristo.
Una scelta che divide (Lc 12,51-53) [20].
36Credete voi che Io sia venuto a metter pace sulla Terra? E secondo il modo di vedere della Terra? No. Ma anzi discordia e separazione. Perché d’ora innanzi, e fintanto che tutta la Terra non sarà un unico gregge, di cinque che sono in una casa due saranno contro tre, e sarà il padre contro il figlio, e questo contro il padre, e la madre contro le figlie, e queste contro quella, e le suocere e nuore avranno un motivo di più per non intendersi, perché un linguaggio nuovo sarà su certe labbra e accadrà come una Babele, perché un sommovimento profondo scuoterà il regno degli affetti umani e soprumani. Ma poi verrà l’ora in cui tutto si unificherà in una lingua nuova, parlata da tutti i salvati dal Nazareno, e si depureranno le acque dei sentimenti, andando sul fondo le scorie e brillando alla superficie le limpide onde dei laghi celesti.
37In verità che non è riposo il servirmi, secondo quanto dà, l’uomo, di significato a questa parola. Occorre eroismo e instancabilità. Ma Io ve lo dico: alla fine sarà Gesù, sempre e ancora Gesù, che si cingerà la veste per servirvi, e poi si siederà con voi ad un banchetto eterno e sarà dimenticata fatica e dolore.
La Discepola di Gesù di Nazareth.
38Ora, posto che nessuno più ci ha cercato, andiamo al lago. Riposeremo in Magdala. Nei giardini di Maria di Lazzaro c’è posto per tutti, ed ella ha messo la sua casa a disposizione del Pellegrino e dei suoi amici. Non occorre che vi dica che Maria di Magdala è morta col suo peccato ed è rinata dal suo pentimento Maria di Lazzaro, discepola di Gesù di Nazareth. Voi lo sapete già, perché la notizia è corsa come fremito di vento in una foresta. Ma Io vi dico ciò che non sapete: che tutti i beni personali di Maria di Lazzaro sono per i servi di Dio e per i poveri di Cristo. Andiamo…».
3. L’amore e la correzione tra fratelli nel piccolo resto[21].
L’amore fraterno.
Gerarchia d’amori.
1«La pace sia a voi. Udite.
2È detto: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Ma nel prossimo chi c’è? Tutto il genere umano, preso in generale. Poi, più in ristretto, tutti i connazionali; poi, ancora più in ristretto, tutti i concittadini; poi, sempre più stringendosi, tutti i parenti; infine, ultimo cerchio di questa corona d’amore stretta come petali di una rosa intorno al cuore del fiore, l’amore ai fratelli di sangue: il primo dei prossimi. Il centro del cuore del fiore d’amore è Dio, l’amore per Lui è il primo da aversi. Intorno al suo centro ecco l’amore ai genitori, secondo ad aversi perché realmente il padre e la madre sono i piccoli “Dio” della Terra, creandoci e cooperando con Dio per crearci, oltreché curandoci con amore instancabile. Intorno a questo ovario, che fiammeggia di pistilli e esala i profumi degli amori più eletti, ecco che si stringono i giri dei diversi amori. Il primo è quello ai fratelli nati dallo stesso seno e dallo stesso sangue dal quale noi nascemmo.
L’amore fraterno.
3Ma come va amato il fratello? Solamente perché la sua carne e il suo sangue sono uguali alla nostra? Ciò sanno fare anche gli uccellini raccolti in un nido. Essi, infatti, non hanno che questo di comune: di essere nati da un’unica covata e di avere in comune sulla lingua il sapore della saliva materna e paterna. Noi uomini siamo da più di uccelli. Abbiamo più di una carne e un sangue. Abbiamo il Padre, oltre un padre e una madre. Abbiamo l’anima e abbiamo Dio, Padre di tutti. E allora ecco che bisogna saper amare il fratello, come fratello per il padre e la madre che ci hanno generato, e come fratello per Dio che è Padre universale.
4Amarlo perciò spiritualmente oltre che carnalmente. Amarlo non solo per la carne e il sangue, ma per lo spirito che abbiamo in comune. Amare, come va dovuto, più lo spirito della carne del fratello nostro. Perché lo spirito è più della carne. Perché il Padre Dio è più del padre uomo. Perché il valore dello spirito è più del valore della carne. Perché nostro fratello sarebbe molto più infelice se perdesse il Padre Dio che perdendo il padre uomo. L’orfanezza del padre uomo è straziante, ma non è che una mezza orfanezza. Lede solo ciò che è terreno, il nostro bisogno di aiuto e carezze. Ma lo spirito, se sa credere, non è leso dalla morte del padre. Anzi, per seguirlo là dove il giusto si trova, lo spirito del figlio sale come attratto da forza d’amore. E in verità vi dico che ciò è amore, amore di Dio e del padre, asceso col suo spirito a luogo sapiente. Sale a questi luoghi dove più vicino è Dio e agisce con maggior dirittura, perché non manca del vero aiuto, che sono le preghiere del padre che ora sa amare compiutamente, e del freno che è dato dalla certezza che il padre ora vede meglio che in vita le opere del figlio e dal desiderio di potersi riunire a lui mediante una vita santa.
Preoccuparsi più dello spirito che del corpo del proprio fratello.
5Per questo bisogna preoccuparsi più dello spirito che del corpo del proprio fratello. Sarebbe un ben povero amore quello che si rivolgesse solo a ciò che perisce, trascurando quello che non perisce e che, trascurato che sia, può perdere la gioia eterna. Troppi sono coloro che si affaticano di inutili cose, si affannano per ciò che ha un merito relativo, perdendo di vista ciò che è veramente necessario. Le buone sorelle, i buoni fratelli non devono solo preoccuparsi di tenere ordinate le vesti, pronti i cibi, oppure aiutare col lavoro i loro fratelli. Ma devono curvarsi sui loro spiriti e sentirne le voci, percepirne i difetti, e con amorosa pazienza affaticarsi a dar loro uno spirito sano e santo se in quelle voci e in quei difetti vedono un pericolo per il loro vivere eterno. E devono, se egli verso di loro ha peccato, darsi da fare per perdonare e per farlo perdonare da Dio mediante il suo ritorno all’amore, senza il quale Dio non perdona.
Antipatia, distacco e indifferenza sono già odio.
6È detto nel Levitico: “Non odiare tuo fratello nel tuo cuore, ma riprendilo pubblicamente, per non caricarti di peccati per causa di lui”[22]. Ma dal non odiare all’amare è ancora un abisso. Può parervi che l’antipatia, il distacco e l’indifferenza non siano peccato, perché odio non sono. No. Io vengo a dare luci nuove all’amore, e necessariamente all’odio, perché ciò che fa lucido in ogni particolare il primo sa fare lucido in ogni particolare il secondo. La stessa elevazione ad alte sfere del primo porta di conseguenza un maggior distacco dal secondo, perché, più il primo si alza, pare che il secondo sprofondi in un basso sempre più basso.
7La mia dottrina è perfezione. È finezza di sentimento e di giudizio. È verità senza metafore e perifrasi. Ed Io vi dico che antipatia, distacco e indifferenza sono già odio. Semplicemente perché non sono amore. Il contrario dell’amore è l’odio. Potete dare altro nome all’antipatia? All’allontanarsi da un essere? All’indifferenza? Chi ama ha simpatia verso l’amato. Dunque, se lo ha antipatico, non lo ama più. Chi ama, anche se la vita lo allontana materialmente dall’amato, continua ad essergli vicino con lo spirito. Perciò, se uno da un altro si distacca con lo spirito, non lo ama più. Chi ama non ha mai indifferenza per l’amato ma, anzi, tutto di lui lo interessa. Perciò, se uno ha indifferenza per uno, è segno che non l’ama più. Voi vedete dunque che queste tre cose sono ramificazioni di un’unica pianta: quella dell’odio.
8Or che avviene non appena uno che amiamo ci offende? Nel novanta per cento, se non viene odio, viene antipatia, distacco o indifferenza. No. Così non fate. Non gelatevi il cuore con queste tre forme dell’odio. Amate.
Coprire la colpa del fratello agli occhi del mondo.
9Ma voi vi chiedete: “Come possiamo?”. Vi rispondo: “Come può Dio, che ama anche chi l’offende. Un amore doloroso, ma sempre buono”. Voi dite: “E come facciamo?”. Io do la nuova legge sui rapporti col fratello colpevole e dico: “Se tuo fratello ti offende, non avvilirlo pubblicamente col riprenderlo pubblicamente, ma spingi il tuo amore a coprire la colpa del fratello agli occhi del mondo”. Perché ne avrai gran merito agli occhi di Dio, precludendo per amore ogni soddisfazione al tuo orgoglio.
10Oh! come piace all’uomo far sapere che fu offeso e che ne ebbe dolore! Va come un mendico folle, non a chiedere obolo d’oro dal re, ma va da altri stolti e pezzenti come lui a chiedere manciate di cenere e letame e sorsi di tossico bruciante. Il mondo questo dà all’offeso che va rammaricandosi e mendicando conforti. Dio, il Re, dà oro puro a chi, offeso, ma senza rancore, va a piangere solo ai suoi piedi il suo dolore e a chiedere a Lui, all’Amore e Sapienza, conforto d’amore e insegnamento per la contingenza penosa. Perciò, se volete conforto, andate da Dio e agite con amore.
La correzione fraterna
Regola di correzione fraterna (Mt 18,15-17). [23]
11Io vi dico, correggendo la legge antica: “Se tuo fratello ha peccato contro di te, va’, correggilo fra te e lui solo. Se ti ascolta, hai guadagnato di nuovo tuo fratello. E insieme hai guadagnato tante benedizioni da Dio. E se tuo fratello non ti ascolta, ma ti respinge cocciuto nella colpa, tu, acciò non si dica che sei consenziente ad essa o indifferente al bene dello spirito fraterno, prendi con te due o tre testimoni seri, buoni, fidati, e con essi torna dal fratello e benignamente ripeti alla loro presenza le tue osservazioni, affinché i testimoni possano di loro bocca dire che tu hai fatto tutto quanto potevi per correggere con santità tuo fratello. Perché questo è il dovere di un buon fratello, dato che il peccato verso di te, fatto da lui, è lesione alla sua anima, e della sua anima tu ti devi preoccupare. Se anche questo non serve, fallo sapere alla sinagoga, acciò essa lo richiami all’ordine in nome di Dio. Se non si corregge neppure con questo, e respinge la sinagoga o il Tempio come ha respinto te, tienilo in conto di pubblicano e di gentile”.
Sii conciliante perché cresca la tua santità. (Lc 12,57-59) [24].
12Questo fate coi fratelli di sangue e con quelli di amore. Perché anche col prossimo vostro più lontano dovete agire con santità, senza avidità, senza inesorabilità, senza odio. E quando sono cause per cui è necessario andare dai giudici e tu ci vai col tuo avversario, Io ti dico, o uomo che sovente ti trovi in mali maggiori per tua colpa, di fare di tutto, mentre sei per la strada, per riconciliarti con lui, sia che tu abbia torto come che tu abbia ragione. Perché giustizia umana è sempre imperfetta, e generalmente l’astuto la vince sulla giustizia e potrebbe il colpevole passare per innocente e tu, innocente, passare per colpevole. E allora ti avverrebbe non solo di non avere riconosciuto il tuo diritto, ma di perdere anche la causa, e da innocente passare al ruolo di colpevole di diffamazione, e perciò il giudice ti passerebbe all’esecutore di giustizia, il quale non ti lascerebbe andare sino a che tu abbia pagato l’ultimo spicciolo.
13Sii conciliante. Il tuo orgoglio ne soffre? Molto bene. La tua borsa si smunge? Meglio ancora. Basta che cresca la tua santità. Non abbiate nostalgia per l’oro. Non siate avidi di lode. Fate che sia Dio colui che vi loda. Fate di farvi una gran borsa in Cielo. E pregate per coloro che vi offendono. Perché si ravvedano. Se ciò avviene, essi stessi vi renderanno onori e beni. Se non lo fanno, ci penserà Iddio.
14Andate, ora, ché è l’ora del pasto. Restino solo i mendichi a sedersi alla mensa apostolica. La pace sia con voi».
4. Il perdono e la parabola del servo iniquo[25].
Obbligo del perdono giornaliero
La pesca del piccolo resto nel campo spirituale.
1Licenziati dopo il pasto i poveri, Gesù resta cogli apostoli e discepoli nel giardino di Maria di Magdala. Vanno a sedersi al limite di esso, proprio vicino alle acque quiete del lago, su cui delle barche veleggiano intente alla pesca.
2«Avranno buona pesca», commenta Pietro che osserva.
«Anche tu avrai buona pesca, Simone di Giona».
3«Io, Signore? Quando? Intendi che io esca a pescare per il cibo di domani? Vado subito e.…».
«Non abbiamo bisogno di cibo in questa casa. La pesca che tu farai sarà in futuro e nel campo spirituale. E con te saranno pescatori ottimi la maggior parte di questi».
«Non tutti, Maestro?», chiede Matteo.
4«Non tutti. Ma quelli che perseverando diverranno miei sacerdoti avranno buona pesca».
«Conversioni, eh?», domanda Giacomo di Zebedeo.
«Conversioni, perdoni, guide a Dio. Oh! tante cose».
La Chiesa sarà sostituita dal piccolo resto (Mt 18,18)[26].
5«Senti, Maestro. Tu prima hai detto che, se uno non ascolta il fratello neppure alla presenza di testimoni, sia fatto consigliare dalla sinagoga. Ora, se io ho ben capito quanto Tu ci hai detto da quando ci conosciamo, mi pare che la sinagoga sarà sostituita dalla Chiesa, questa cosa che Tu fonderai. Allora, dove andremo per fare consigliare i fratelli zucconi?».
6«Andrete da voi stessi, perché voi sarete la mia Chiesa. Perciò i fedeli verranno a voi, o per consiglio da avere per causa propria, o per consiglio da dare ad altri. Vi dico di più. Non solo potrete consigliare. Ma potrete anche assolvere in mio Nome. Potrete sciogliere dalle catene del peccato e potrete legare due che si amano facendone una carne sola. E quanto avrete fatto sarà valido agli occhi di Dio come fosse Dio stesso che lo avesse fatto. In verità vi dico: quanto avrete legato sulla Terra sarà legato nel Cielo, quanto sarà sciolto da voi sulla Terra sarà sciolto in Cielo.
Gesù sarà col piccolo resto riunito nel suo nome. (Mt 18,19-20). [27].
7E ancora vi dico, per farvi comprendere la potenza del mio Nome, dell’amore fraterno e della preghiera, che se due miei discepoli, e per tali intendo ora tutti coloro che crederanno nel Cristo, si riuniranno a chiedere qualsiasi giusta cosa in mio Nome, sarà loro concessa dal Padre mio. Perché grande potenza è la preghiera, grande potenza è l’unione fraterna, grandissima, infinita potenza è il mio Nome e la mia presenza fra voi. E dove due o tre saranno adunati in mio Nome, ivi Io sarò in mezzo a loro, e pregherò con loro, e il Padre non negherà a chi con Me prega. Perché molti non ottengono perché pregano soli, o per motivi illeciti, o con orgoglio, o con peccato sul cuore. Fatevi il cuore mondo, onde Io possa essere con voi, e poi pregate e sarete ascoltati».
8Pietro è pensieroso. Gesù lo vede e gliene chiede ragione. E Pietro spiega: «Penso a che gran dovere siamo destinati. E ne ho paura. Paura di non sapere fare bene».
Gli spiritualizzati del piccolo resto agiranno insieme alla divina Sapienza.
9«Infatti Simone di Giona o Giacomo di Alfeo o Filippo e così via non saprebbero fare bene. Ma il sacerdote Pietro, il sacerdote Giacomo, il sacerdote Filippo, o Tommaso, sapranno fare bene perché faranno insieme alla divina Sapienza».
Regola del perdono fraterno (Mt 18,21-22). [28].
10«E.… quante volte dovremo perdonare ai fratelli? Quante, se peccano contro i sacerdoti; e quante, se peccano contro Dio? Perché, se succederà allora come ora, certo peccheranno contro di noi, visto che peccano contro di Te tante e tante volte. Dimmi se devo perdonare sempre o se un numero di volte. Sette volte, o più ancora, ad esempio?».
11«Non ti dico sette, ma settanta volte sette. Un numero senza misura. Perché anche il Padre dei Cieli perdonerà a voi molte volte, un numero grande di volte, a voi che dovreste essere perfetti. E come Egli fa con voi, così voi dovete fare, perché voi rappresenterete Dio in Terra. Anzi, sentite. Racconterò una parabola che servirà a tutti».
Una corona di visi attenti.
12E Gesù, che era circondato dai soli apostoli in un chioschetto di bossi, si avvia verso i discepoli che sono invece rispettosamente aggruppati su uno spiazzo decorato di una vasca piena di limpide acque. Il sorriso di Gesù è come un segnale di parola. E mentre Lui va col suo passo lento e lungo, per cui percorre molto spazio in pochi momenti, e senza affrettarsi perciò, essi si rallegrano tutti e, come bambini intorno a chi li fa felici, si stringono in cerchio. Una corona di visi attenti, finché Gesù si mette contro un alto albero e inizia a parlare.
Il piccolo resto sono gli eletti fra il popolo.
13«Quanto ho detto prima al popolo va perfezionato per voi che siete gli eletti fra esso. Dall’apostolo Simone di Giona mi è stato detto: “Quante volte devo perdonare? A chi? Perché?”. Ho risposto a lui in privato ed ora a tutti ripeto la mia risposta in ciò che è giusto voi sappiate sin da ora.
Perdonate sempre a chi vi fa del male (Lc 17,3-4). [29].
14Udite quante volte e come e perché va perdonato. Perdonare bisogna come perdona Dio, il quale, se mille volte una pecca e se ne pente, perdona mille volte. Purché veda che nel colpevole non c’è la volontà del peccato, la ricerca di ciò che fa peccare, ma sibbene il peccato è solo frutto di una debolezza dell’uomo. Nel caso di persistenza volontaria nel peccato, non può esservi perdono per le colpe fatte alla Legge. Ma per quanto queste colpe vi danno di dolore, a voi, individualmente, perdonate. Perdonate sempre a chi vi fa del male. Perdonate per essere perdonati, perché anche voi avete colpe verso Dio e i fratelli. Il perdono apre il Regno dei Cieli tanto al perdonato come al perdonante. Esso è simile a questo fatto che avvenne fra un re ed i suoi servi.
Parabola del servo spietato.
Il condono dei debiti (Mt 18,23-27)[30]
15Un re volle fare i conti coi suoi servi. Li chiamò dunque uno dopo l’altro cominciando da quelli che erano i più in alto. Venne uno che gli era debitore di diecimila talenti. Ma il suddito non aveva con che pagare l’anticipo che il re gli aveva fatto per potersi costruire case e beni d’ogni genere, perché in verità non aveva, per molti motivi più o meno giusti, con molta solerzia usato della somma ricevuta per questo. Il re-padrone, sdegnato della sua infingardità e della mancanza di parola, comandò fosse venduto lui, la moglie, i figli e quanto aveva, finché avesse saldato il suo debito. Ma il servo si gettò ai piedi del re e con pianti e suppliche lo pregava: “Lasciami andare. Abbi un poco di pazienza ancora ed io ti renderò tutto quanto ti devo, fino all’ultimo denaro”. Il re, impietosito da tanto dolore – era un re buono – non solo acconsentì a questo ma, saputo che fra le cause della poca solerzia e del mancato pagamento erano anche delle malattie, giunse a condonargli il debito.
Il servo spietato (Mt 18, 28.30)[31].
16Il suddito se ne andò felice. Uscendo di lì, però, trovò sulla sua via un altro suddito, un povero suddito al quale egli aveva prestato cento denari tolti ai diecimila talenti avuti dal re. Persuaso del favore sovrano, si credette tutto lecito e, preso quell’infelice per la gola, gli disse: “Rendimi subito quanto mi devi”. Inutilmente l’uomo piangendo si curvò a baciargli i piedi gemendo: “Abbi pietà di me che ho tante disgrazie. Porta un poco di pazienza ancora e ti renderò tutto, fino all’ultimo spicciolo”. Il servo, spietato, chiamò i militi e fece condurre in prigione l’infelice perché si decidesse a pagarlo, pena la perdita della libertà o anche della vita.
Con la stessa misura sarete misurati (Mt 18,31-34)[32].
17La cosa fu risaputa dagli amici del disgraziato i quali, tutti contristati, andarono a riferirlo al re e padrone. Questi, saputa la cosa, ordinò le fosse tradotto davanti il servitore spietato e, guardandolo severamente, disse: “Servo iniquo, io ti avevo aiutato prima perché tu diventassi misericordioso, perché ti facessi una ricchezza, poi ti ho aiutato ancora col condonarti il debito per il quale tanto ti raccomandavi che io avessi pazienza. Tu non hai avuto pietà di un tuo simile mentre io, re, per te ne avevo avuta tanta. Perché non hai fatto ciò che io ti ho fatto?”. E lo consegnò sdegnato ai carcerieri, perché lo tenessero finché avesse tutto pagato, dicendo: “Come non ebbe pietà di uno che ben poco gli doveva, mentre tanta pietà ebbe da me che re sono, così non trovi da me pietà”.
Come fate così vi sarà fatto (Mt 18,35; Mt 6,14-15). [33].
18Così pure farà il Padre mio con voi se voi sarete spietati ai fratelli, se voi, avendo avuto tanto da Dio, sarete colpevoli più di quanto non lo è un fedele. Ricordate che in voi è l’obbligo di essere più di ogni altro senza colpe. Ricordate che Dio vi anticipa un gran tesoro, ma vuole che gliene rendiate ragione. Ricordate che nessuno come voi deve saper praticare amore e perdono.
19Non siate servi che per voi molto volete e poi nulla date a chi a voi chiede. Come fate, così vi sarà fatto. E vi sarà chiesto anche conto del come fanno gli altri, trascinati al bene o al male dal vostro esempio. Oh! che in verità se sarete santificatori possederete una gloria grandissima nei Cieli! Ma, ugualmente, se sarete pervertitori, o anche solamente infingardi nel santificare, sarete duramente puniti.
Il piccolo cristo è vittima della propria missione.
20Io ve lo dico ancora una volta. Se alcuno di voi non si sente di essere vittima della propria missione, se ne vada. Ma non manchi ad essa. E dico: non manchi nelle cose veramente rovinose alla propria e all’altrui formazione. E sappia avere amico Dio, avendo sempre in cuore perdono ai deboli. Allora ecco che ad ognun di voi che sappia perdonare sarà da Dio Padre dato perdono.
5. Il piccolo resto nella missione dei settantadue discepoli[34].
Chi ascolta Gesù da Lui riceve la missione (Lc 10,1) [35]
1La sosta è finita. Il tempo dei Tabernacoli è prossimo. Quelli ai quali ho parlato in disparte questa mattina, da domani andranno, precedendomi e annunciandomi alle popolazioni. Quelli che restano non si avviliscano. Ho trattenuto alcuni di loro per prudenziale motivo, non per spregio di loro. Essi staranno con Me, e presto li manderò come mando i settantadue primi.
La preghiera vocazionale (Lc 10,2).[36]
2La mésse è molta e gli operai saranno sempre pochi rispetto al bisogno. Vi sarà dunque lavoro per tutti. E non basta ancora. Perciò, senza gelosie, pregate il Padrone della messa che mandi sempre nuovi operai per la sua mietitura.
Il piccolo resto opererà in Nome di Gesù? (Lc 10,2)[37].
3Andate, intanto. Io e gli apostoli abbiamo in questi giorni di sosta completato la vostra istruzione sul lavoro che avete da fare, ripetendo quello che Io dissi prima di mandare i dodici.
4Uno fra voi mi ha chiesto: “Ma come guarirò in tuo Nome?”. Curate sempre prima lo spirito. Promettete agli infermi il Regno di Dio se sapranno credere in Me e, vista in essi la fede, comandate al morbo di andarsene, ed esso se ne andrà. E così fate per i malati dello spirito. Accendete per prima cosa la fede. Comunicate con la parola sicura la speranza. Io sopraggiungerò a mettere in essi la divina carità, così come a voi l’ho messa in cuore dopo che in Me avete creduto e nella misericordia avete sperato. E non abbiate paura né degli uomini né del demonio. Non vi faranno male. Le uniche cose di cui dovete temere sono la sensualità, la superbia, l’avarizia. Per esse potrete consegnarvi a Satana e agli uomini-satana, che ci sono essi pure.
5Andate, dunque, precedendomi per le vie del Giordano. E, giunti a Gerusalemme, andate a raggiungere i pastori nella valle di Betlemme e con essi venite a Me nel posto che sapete, e insieme celebreremo la festa santa, tornando poi più corroborati che mai al nostro ministero.
6Andate con pace. Io vi benedico nel Nome santo del Signore».
Il ritorno dei settantadue.
Felicità della missione compiuta (Lc 10,17) [38]
7Nel lungo crepuscolo di una serena giornata ottobrina, ritornano i settantadue discepoli con Elia, Giuseppe e Levi. Stanchi, impolverati, ma così felici! Felici i tre pastori di essere ormai liberi di servire il Maestro. Felici anche di essere, dopo tanti anni di separazione, uniti ai compagni di un tempo. Felici i settantadue di avere ben esplicato la loro prima missione. I visi splendono più delle lucernette che illuminano le capannucce costruite per questo numeroso gruppo di pellegrini.
I morbi e i demoni sono soggetti ai piccoli del gregge di Gesù (Lc 10,17) [39].
8Finite le cene, Gesù si avvia verso le pendici dell’Uliveto e i discepoli lo seguono in massa.
9Isolati dal brusio e dalla folla, dopo avere pregato in comune, essi riferiscono a Gesù più ampiamente di quanto non avevano potuto fare prima fra chi andava e veniva. E sono stupiti e lieti mentre dicono: «Lo sai, Maestro, che non solo i morbi ma i demoni, anche essi, ci stettero soggetti per la forza del tuo Nome? Che cosa, Maestro! Noi, noi, poveri uomini, solo perché Tu ci hai mandati, potevamo liberare l’uomo dal potere tremendo di un demonio! …»; e narrano casi e casi, avvenuti qui o là.
I volontari del Male son membri recisi.
10Solo di uno dicono: «I parenti, o meglio la madre ed i vicini, ce lo hanno portato a forza. Ma il demonio ci beffò dicendo: “Sono tornato qui per sua volontà dopo che Gesù Nazareno mi ci aveva cacciato, e non lo lascio più perché egli ama più me del vostro Maestro e mi ha ricercato” e di colpo, con una forza indomita, strappò l’uomo a chi lo teneva e lo scaraventò giù da un dirupo. Corremmo a vedere se si era sfracellato. Macché! Correva come una giovane gazzella, dicendo bestemmie e lazzi proprio non di questa Terra… Ci fece pietà la madre… Ma lui! Ma lui! Oh! così può fare il demonio?».
11«Così e più ancora», dice mesto Gesù.
«Forse se Tu c’eri…».
12«No. Io lo avevo detto a costui: “Va’ e non voler ricadere nel tuo peccato”. Egli ha voluto. Sapeva di volere il Male e ha voluto. È perduto. Diverso è chi viene posseduto per sua primitiva ignoranza da chi si fa possedere sapendo che così facendo si rivende al demonio. Ma non parlate di lui. È un membro reciso senza speranza. È un volontario del Male.
13 Lodiamo piuttosto il Signore per le vittorie che vi ha dato. Io so il nome del colpevole e so i nomi dei salvati.
Dio aiuta a chi fa con amore (Lc 10,18-19)[40]
14Io vedevo Satana cadere dal Cielo come folgore per vostro merito unito al mio Nome. Perché Io ho visto anche i vostri sacrifici, le vostre preghiere, l’amore con cui andavate verso gli infelici per fare ciò che Io avevo detto di fare. Avete fatto con amore e Dio vi ha benedetti. Altri faranno ciò che voi fate, ma lo faranno senza amore. E non otterranno conversioni…
I vostri nomi scritti in Cielo (Lc 10,20)[41].
15Però non rallegratevi perché avete assoggettato gli spiriti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti in Cielo. Non li levate mai di là…».
6. L’amore per Gesù e il futuro del piccolo resto[42].
Chiamare l’amore di Gesù in soccorso.
«Maestro, quando verranno quelli che non otterranno conversioni? Forse quando Tu non sarai più con noi?», chiede un discepolo di cui non so il nome.
1«No, Agapo. In ogni tempo».
«Come? Anche mentre Tu ci ammaestri e ami?».
2«Anche. E amare vi amerò sempre, anche se lontani da Me. Il mio amore verrà sempre a voi, e lo sentirete».
«Oh! è vero. Io l’ho sentito una sera che ero crucciato perché non sapevo che dire ad uno che mi interrogava. Ero per fuggire vergognosamente. Ma mi sono ricordate le tue parole: “Non abbiate paura. Vi saranno date al momento buono le parole da dire” e ho invocato con lo spirito Te. Ho detto: “Certo Gesù mi ama. Io chiamo il suo amore in soccorso” e amore mi è venuto. Come un fuoco, una luce… una forza… L’uomo di fronte a me osservava e ghignava ironico facendo ammicchi ai suoi amici. Era sicuro di vincere la disputa. Ho aperto la bocca ed era come un fiume di parole che usciva con gioia dalla mia bocca stolta. Maestro, sei proprio venuto o è stata una illusione? Io non lo so. So che alla fine l’uomo, ed era un giovane scriba, mi ha gettato le braccia al collo dicendomi: “Te beato e beato chi a questa sapienza ti ha condotto” e mi è sembrato volonteroso di cercarti. Verrà?».
3«L’idea dell’uomo è labile come parola scritta sull’acqua, e la sua volontà è irrequieta come ala di rondine che svolazzi per l’ultimo pasto del giorno. Ma tu prega per lui… E, sì. Io sono venuto a te. E con te mi ha avuto Mattia e Timoneo, e Giovanni di Endor e Simone e Samuele e Giona. Chi mi ha avvertito, chi non mi ha avvertito. Ma Io sono stato con voi. Ed Io sarò con chi mi serve in amore e verità fino alla fine dei secoli».
Sforzarsi di possedere l’amore
«Maestro, non ci hai detto ancora se fra quelli che sono presenti ci saranno persone senza amore…».
4«Non è necessario saperlo. Sarebbe mancanza d’amore da parte mia mettervi sdegno verso un compagno che non sa amare».
«Ma ce ne sono? Questo lo puoi dire…».
5«Ce ne sono. L’amore è la più semplice, la più dolce e la più rara cosa che ci sia, e non sempre, anche se seminata, alligna».
«Ma se non ti amiamo noi, chi ti può amare?». Quasi vi è dello sdegno fra apostoli e discepoli, che tumultuano per il sospetto e per il dolore.
6Gesù abbassa le palpebre sugli occhi. Cela anche lo sguardo perché non sia indicatore. Ma ha l’atto rassegnato, dolce, triste delle mani che si aprono a palme in fuori, il suo atto di rassegnata confessione, di rassegnata constatazione, e dice: «Così dovrebbe essere. Ma così non è. Molti ancor non si conoscono. Io li conosco però. E ne ho pietà».
«Oh! Maestro, Maestro! Ma non sarò io, eh?», chiede Pietro andando proprio accosto a Gesù, schiacciando il povero Marziam fra sé e il Maestro e gettando le sue braccia corte e nerborute verso le spalle di Gesù che afferra e scuote, pazzo dal terrore di essere uno che non ama Gesù.
7Gesù riapre gli occhi, luminosi e pur mesti, e guarda il viso interrogativo e spaurito di Pietro, e gli dice: «No, Simone di Giona. Tu non sei. Tu sai amare e saprai sempre più amare. Tu sei la mia Pietra, Simone di Giona. Una buona pietra. Su questa Io appoggerò le cose a Me più care, e sono certo che tu le sosterrai senza conoscere turbamento».
«Io allora?», «Io?», «Io?». Le interrogazioni si ripetono come un’eco da bocca a bocca.
8«Pace! Pace! State tranquilli e sforzatevi di possedere tutti l’amore».
«Ma chi fra noi sa amare di più?».
9Gesù gira lo sguardo su tutti – una carezza sorridente… – poi abbassa lo sguardo su Marziam sempre stretto fra Lui e Pietro e, scostando un poco Pietro, rivolgendo il bambino col viso verso la piccola folla, dice: «Ecco colui che sa amare di più fra voi. Il fanciullo. Ma non tremate voi che avete già barba sulle gote e anche fili bianchi nei capelli. Chiunque rinasce in Me diviene “un fanciullo”.
Quelli che ameranno Gesù conosceranno ogni cosa (Mt 13,16-17; Lc 10,23-24 [43].
10Oh! andate in pace! Dite la lode di Dio che vi ha chiamati, perché realmente voi vedete coi vostri occhi i prodigi del Signore. Beati quelli che vedranno ugualmente ciò che voi vedete. Perché vi assicuro che molti profeti e re bramarono vedere ciò che voi vedete e non lo videro, e molti Patriarchi avrebbero voluto sapere ciò che voi sapete e non lo seppero, e molti giusti avrebbero voluto ascoltare ciò che voi udite e non lo poterono ascoltare. Ma d’ora in poi quelli che mi ameranno conosceranno ogni cosa».
Profezie per i Cristiani del piccolo resto.
«E dopo? Quando Tu te ne sarai andato come dici?».
11«Dopo voi parlerete per Me. E poi… Oh! grandi schiere, non per numero ma per grazia, di coloro che vedranno, sapranno e ascolteranno ciò che voi ora vedete, sapete, udite![44] Oh! grandi, amate schiere dei miei “piccoli-grandi”![45] Occhi eterni, menti eterne, orecchie eterne! [46] Come potervi spiegare, a voi che mi state intorno, cosa sarà questo eterno vivere, più che eterno, smisurato, di coloro che mi ameranno e che Io amerò fino ad abolire il tempo, e saranno “i cittadini di Israele” anche se viventi quando Israele non sarà più che un ricordo di nazione[47], e saranno i contemporanei di Gesù vivente in Israele?[48] E saranno con Me, in Me, fino a conoscere ciò che il tempo ha cancellato e la superbia ha confuso. Che nome darò loro? Voi apostoli, voi discepoli, i credenti saranno detti “cristiani”[49]. E questi? Questi che nome avranno? Un nome noto solo in Cielo. Che premio avranno sin dalla Terra? Il mio bacio, la mia voce, il tepore della mia carne. Tutto, tutto, tutto Me stesso. Io, loro. Loro, Io. La comunione totale… Andate. Io resto a bearmi lo spirito nella contemplazione dei miei conoscitori futuri e amatori assoluti. La pace sia con voi».
7. Le condizioni per seguire Gesù. Parabola dei talenti, parabola del buon samaritano[50].
Requisiti per essere discepolo del Messia.
Rinunciare a tutti gli amori
1Gesù riprende: «Ma sapete voi cosa vuol dire e vuole essere venire dietro a Me? Io rispondo a queste sole parole, perché non merita risposta la curiosità e perché chi ha fame delle mie parole è, di conseguenza, di Me amante e desideroso di unirsi a Me. Perciò, fra chi ha parlato, vi sono due gruppi: i curiosi che trascuro, i volonterosi che ammaestro senza inganno sulla severità di questa vocazione.
2Venire a Me come discepolo vuol dire rinuncia di tutti gli amori a un solo amore: il mio. Amore egoista verso sé stessi, amore colpevole verso le ricchezze o il senso o la potenza, amore onesto verso la sposa, santo verso la madre, il padre, amore amabile dei e ai figli e fratelli, tutto deve cedere al mio amore se si vuole essere miei. In verità vi dico che più liberi di uccelli spazianti nei cieli devono essere i miei discepoli, più liberi dei venti che scorrono i firmamenti senza che nessuno li trattenga, nessuno e nessuna cosa. Liberi, senza catene pesanti, senza lacci d’amore materiale, senza neppure le ragnatele sottili delle più lievi barriere. Lo spirito è come una delicata farfalla serrata dentro al bozzolo pesante della carne, e può appesantirne il volo, o arrestarlo del tutto, anche l’iridescente e impalpabile tela di un ragno: il ragno della sensibilità, della ingenerosità nel sacrificio. Io voglio tutto, senza riserve. Lo spirito abbisogna di questa libertà di dare, di questa generosità di dare, per poter esser certo di non essere impigliato nella ragnatela delle affezioni, consuetudini, riflessioni, paure, tese come tanti fili da quel ragno mostruoso che è Satana, rapinatore di anime.
Odiare la pesantezza dell’amore (Lc 14,25-26) [51]..
3Se uno vuol venire a Me e non odia santamente suo padre, sua madre, sua moglie, i suoi figli, i suoi fratelli e le sue sorelle, e persino la sua vita, non può esser mio discepolo. Ho detto “odia santamente”. Voi in cuor vostro dite: “L’odio, Egli lo insegna, non è mai santo. Perciò Egli si contraddice”. No. Non mi contraddico. Io dico di odiare la pesantezza dell’amore, la passionalità carnale dell’amore al padre e madre, e sposa e figli, e fratelli e sorelle, e alla stessa vita, ma anzi ordino di amare, con la libertà leggera che è propria degli spiriti, i parenti e la vita. Amateli in Dio e per Dio, non posponendo mai Dio a loro, occupandovi e preoccupandovi di portarli dove il discepolo è giunto, ossia a Dio Verità. Così amerete santamente i parenti e Dio, conciliando i due amori e facendo dei legami di sangue non peso ma ala, non colpa ma giustizia. Anche la vostra vita dovete esser pronti a odiare per seguire Me. Odia la sua vita colui che, senza paura di perderla o di renderla umanamente triste, la fa servire a Me. Ma non è che una apparenza di odio. Un sentimento erroneamente detto “odio” dal pensiero dell’uomo che non sa elevarsi, dell’uomo tutto terrestre, di poco superiore al bruto. In realtà questo apparente odio, che è il negare le soddisfazioni sensuali alla esistenza per dare una sempre più vasta vita allo spirito, è amore. Amore è, e del più alto che esista, del più benedetto.
Abbracciare la propria croce (Lc 14,27) [52].
4Questo negarsi le basse soddisfazioni, questo interdirsi la sensualità degli affetti, questo procurarsi rimproveri e commenti ingiusti, questo rischiare punizioni, ripudi, maledizioni e forse anche persecuzioni, è una sequela di pene. Ma occorre abbracciarle e imporsele come una croce, un patibolo sul quale si espia ogni passata colpa per andare giustificati a Dio, e dal quale si ottiene ogni grazia, vera, potente, santa grazia di Dio per coloro che noi amiamo. Chi non porta la sua croce e non viene dietro a Me, chi non sa fare questo, non può essere mio discepolo.
Conoscere sé stessi.
5Pensateci dunque molto, molto, voi che dite: “Siamo venuti perché vogliamo unirci ai tuoi discepoli”. Non è vergogna ma sapienza pesarsi, giudicarsi e confessare, a sé stessi e agli altri: “Io non ho stoffa di discepolo”. E che? I pagani hanno a base di un loro insegnamento la necessità di “conoscere sé stessi”; e voi israeliti, per conquistare il Cielo, non lo sapreste fare?
6Perché, ricordatevelo sempre, beati quelli che verranno a Me. Ma piuttosto che venire per poi tradire Me e Colui che mi ha mandato, meglio è non venire affatto e rimanere i figli della Legge come fin qui foste.
7Guai a coloro che, avendo detto: “Vengo”, portano poi danno al Cristo essendo i traditori dell’idea cristiana, gli scandalizzatori dei piccoli, dei buoni! Guai a loro! Eppure vi saranno, e sempre vi saranno!
Similitudine del costruttore e lo stratega
Prudenza del costruttore (Lc 14,28-30) [53].
8Imitate perciò colui che vuole edificare una torre. Prima calcola attentamente la spesa necessaria e fa i conti del suo denaro per vedere se ha di che portarla a termine, perché, terminate le fondamenta, non debba sospendere i lavori non avendo più denaro. In questo caso perderebbe anche quanto aveva prima, rimanendo senza torre e senza talenti, e in cambio si attirerebbe le beffe del popolo che direbbe: “Costui ha cominciato a fabbricare senza poter finire. Ora può empirsi lo stomaco delle rovine della sua incompiuta fabbrica”.
Accortezza dello stratega (Lc 14,31-32)[54].
9mitate ancora i re della Terra, facendo servire i poveri avvenimenti del mondo a insegnamento soprannaturale. Costoro, quando vogliono muovere guerra ad un altro re, esaminano con calma e attenzione ogni cosa, il pro e il contro, meditano se l’utile della conquista valga il sacrificio delle vite dei sudditi, studiano se è possibile conquistare quel luogo, se le loro milizie, inferiori della metà a quelle del rivale, anche se più combattive, possono vincere; e giustamente pensando che è improbabile che diecimila vincano ventimila, prima che avvenga lo scontro mandano incontro al rivale una ambasceria con ricchi doni e, ammansendo il rivale, già insospettito dalle mosse militari dell’altro, lo disarmano con prove di amicizia, ne annullano i sospetti e fanno con esso trattato di pace, in verità sempre più vantaggioso, tanto umanamente che spiritualmente, di una guerra.
Regola d’oro (Lc 14,33).[55].
10Così dovete fare voi prima di iniziare la nuova vita e di schierarvi contro il mondo. Perché questo è essere miei discepoli: andare contro la turbinosa e violenta corrente del mondo, della carne, di Satana. E, se non sentite in voi il coraggio di rinunciare a tutto per amor mio, non venite a Me perché non potete essere miei discepoli».
8. La parabola dei talenti[56]
La capacità personale (Mt 25,14-15)[57].
1Gesù riprende calmo a esporre con la parabola il suo pensiero:
2«Un uomo, essendo in procinto di fare un lungo viaggio e una lunga assenza, chiamò tutti i suoi servi e consegnò a loro tutti i suoi beni. A chi diede cinque talenti d’argento, a chi due d’argento, a chi uno solo d’oro. A ciascuno a seconda del suo grado e della sua abilità. E poi partì.
L’essenzialità del lavoro (Mt 25,16-18)[58].
3Ora, il servo che aveva avuto cinque talenti d’argento andò a negoziare con accortezza i suoi talenti, e dopo qualche tempo essi gliene procurarono altri cinque. Quello che aveva avuto due talenti d’argento fece lo stesso e raddoppiò la somma avuta. Ma quello al quale il padrone aveva più dato – un talento d’oro schietto – preso dalla paura di non saper fare, dei ladri, di mille cose chimeriche, e soprattutto dall’infingardità, fece una grande buca in terra e vi nascose il denaro del suo padrone.
Operosità e fedeltà premiata (Mt 25,19-23)[59].
4Passarono molti e molti mesi e tornò il padrone. Chiamò subito i suoi servi perché rendessero il denaro avuto in deposito.
5Venne quello che aveva avuto cinque talenti d’argento e disse: “Ecco, mio signore. Tu me ne desti cinque. Io, parendomi male di non fare fruttare quanto mi avevi dato, mi sono industriato e ti ho guadagnato altri cinque talenti. Di più non ho potuto…”. “Bene, molto bene, servo buono e fedele. Sei sto fedele nel poco, volonteroso e onesto. Ti darò autorità su molto. Entra nella gioia del tuo signore”.
6Poi venne l’altro dei due talenti e disse: “Mi sono permesso di usare i tuoi beni per tuo utile. Ecco qui i conti che ti mostrano come ho usato il tuo denaro. Vedi? Erano due talenti d’argento. Ora sono quattro. Sei contento, mio signore?”. E il padrone dette al servo buono la stessa risposta data al primo servo.
Pigrizia e infedeltà punita (Mt 25,24-27)[60].
7Venne per ultimo quello che, godendo della massima fiducia del padrone, aveva avuto dallo stesso il talento d’oro. Lo svolse dalla sua custodia e disse: “Tu mi hai affidato il maggior valore, perché mi sai prudente e fedele, così come io so che tu sei intransigente ed esigente e che non tolleri perdite nel tuo denaro, ma se disgrazia ti incoglie ti rifai su chi ti è prossimo, perché in verità mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso, non condonando uno spicciolo al tuo banchiere o al tuo fattore, per nessuna ragione. Tanto deve essere il denaro quanto tu dici. Ora io, temendo di sminuire questo tesoro, l’ho preso e l’ho nascosto. Non mi sono fidato di nessuno, neppure di me stesso. Ora l’ho dissotterrato e te lo rendo. Eccoti il tuo talento”.
8“O servo iniquo ed infingardo! In verità tu non mi hai amato, poiché non mi hai conosciuto e non hai amato il mio benessere perché l’hai lasciato inerte. Hai tradito la stima che avevo posta in te, e da te stesso ti smentisci, ti accusi e condanni. Tu sapevi che io mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso. E perché allora non hai fatto che io potessi mietere e raccogliere? Così rispondi alla mia fiducia? Così mi conosci? Perché non hai portato il denaro ai banchieri, che lo avrei al ritorno ritirato con gli interessi? A questo con particolare cura ti avevo istruito, e tu, stolto infingardo, non ne hai fatto conto. Ti sia dunque levato il talento e ogni altro bene e sia dato a quello che ha i dieci talenti”.
Conseguenze irreversibili (Mt 25,28-30). [61].
9“Ma colui ne ha già dieci, mentre questo ne resta privo…”, gli obbiettarono.
10“Bene sta. A chi ha e, su quanto ha, lavora, sarà dato più ancora e fino alla sovrabbondanza. Ma a chi non ha, perché non volle avere, sarà tolto anche quello che gli fu dato. Riguardo al servo disutile, che ha tradito la fiducia mia e lasciato inerti i doni datigli, gettatelo fuori dalla mia proprietà e vada piangendo e rodendosi in cuor suo”.
Le sorprese del Signore per il piccolo resto.
11Questa è la parabola. Come tu vedi, o rabbi, a chi più aveva meno restò, perché non seppe meritare di conservare il dono di Dio. E non è detto che uno di quelli che tu chiami discepoli solo di nome, aventi ben poco da negoziare perciò, e anche fra chi, ascoltandomi solo per accidente, come tu dici, e avendo per unica moneta l’anima, non giungano ad avere il talento d’oro, e i frutti dello stesso anche, che verrà levato ad uno dei più beneficati. Infinite sono le sorprese del Signore, perché infinite sono le reazioni dell’uomo. Vedrete gentili giungere alla Vita eterna e samaritani possedere il Cielo, e vedrete israeliti puri e seguaci miei perdere il Cielo e l’eterna Vita».
12Gesù tace e, come volesse troncare ogni discussione, si volge verso la cinta del Tempio.
9. La parabola del buon samaritano[62]
Il prossimo del piccolo resto (Lc 10,25-29)[63]
1Ma un dottore della Legge, che si era seduto in serio ascolto sotto il porticato, si alza e gli si para davanti chiedendogli: «Maestro, che debbo fare per ottenere la Vita eterna? Hai risposto ad altri, rispondi a me pure».
2«Perché mi vuoi tentare? Perché vuoi mentire? Speri che Io dica cosa disforme alla Legge perché aggiungo concetti più luminosi e perfetti ad essa? Cosa c’è scritto nella Legge? Rispondi! Quale è il comandamento principale di essa?».
3«”Amerai il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze, con tutta la tua intelligenza. Amerai il tuo prossimo come te stesso”».
4«Ecco. Bene hai risposto. Fa’ questo e avrai la Vita eterna».
5«E chi è il mio prossimo? Il mondo è pieno di gente buona e malvagia, nota e ignota, amica e nemica di Israele. Quale è il mio prossimo?».
Ciò che nel piccolo resto si deve evitare. (Lc 10,30-32)[64]
6«Un uomo, scendendo da Gerusalemme a Gerico per le gole delle montagne, incappò nei ladroni, i quali, dopo averlo ferito crudelmente, lo spogliarono di ogni suo avere e fin delle vesti, lasciandolo più morto che vivo sul bordo della strada.
7Per la stessa via passò un sacerdote che aveva cessato il suo turno al Tempio. Oh! era ancor profumato degli incensi del Santo! E avrebbe dovuto avere l’anima profumata di bontà soprannaturale e di amore, essendo stato nella Casa di Dio, quasi a contatto coll’Altissimo. Il sacerdote aveva fretta di tornare alla sua casa. Guardò dunque il ferito ma non si arrestò. Passò oltre sollecito, lasciando il disgraziato sulla proda.
8Passò un levita. Contaminarsi lui che deve servire nel Tempio? Ohibò! Raccolse la veste perché non si sporcasse di sangue, gettò uno sguardo sfuggente su colui che gemeva nel suo sangue e affrettò il passo verso Gerusalemme, verso il Tempio.
Ciò che nel piccolo resto si deve praticare (Lc 10,33-37)[65].
9Terzo, venendo dalla Samaria, diretto al guado, venne un samaritano. Vide il sangue, si fermò, scoperse il ferito nel crepuscolo che si infittiva, scese dal giumento, si accostò al ferito, lo ristorò con un sorso di vino gagliardo, strappò il suo mantello per farne fasce e, lavate e unte le ferite prima con aceto e poi con olio, gliele fasciò con amore, e caricato il ferito sul suo giumento guidò con accortezza la bestia, sorreggendo nel contempo il ferito, confortandolo con buone parole, non preoccupandosi della fatica né sdegnandosi per essere questo ferito di nazionalità giudea. Giunto in città, lo condusse all’albergo, lo vegliò per tutta la notte e all’alba, vedendolo migliorato, lo affidò all’oste, pagandolo in anticipo con dei denari e dicendo: “Abbine cura come fossi io stesso. Al mio ritorno, quanto avrai speso in più io te lo renderò e con buona misura, se bene avrai fatto”. E se ne andò.
10Dottore della Legge, rispondimi. Quale di questi tre fu “prossimo” per colui che incappò nei ladroni? Forse il sacerdote? Forse il levita? O non piuttosto il samaritano che non si chiese chi era il ferito, perché era ferito, se faceva male a soccorrerlo perdendo tempo, denaro e rischiando di essere accusato d’essere il feritore?».
11Il dottore della Legge risponde: «Fu “prossimo” costui, perché ebbe misericordia».
12«Fa’ tu pure il somigliante e amerai il prossimo e Dio nel prossimo, meritando vita eterna».
10. Un Resto tornerà al Dio forte[66]
Dice Gesù:
Gesù Padre del resto, raduna, alimenta, guida
1Quando l’ora del castigo è passata, Io dico il mio ” Basta ” e raccolgo le folle percosse e disperse, do loro pace e pane, poiché sono Padre, non dimenticatevelo, e se non foste ebbri di sangue o intossicati dal desiderio di berlo vi darei sempre pace e pane. Tanto più presto e tanto più abbondante e sicuro dò pane e pace quanto più fra le torme di folli sono numerosi i giusti di Dio, travolti nel comune castigo non per loro punizione, ma per vostra redenzione. Perché il Bene per fiorire ha sempre bisogno di lacrime di santi e di olocausti di redentori.
Beati i Cristi del piccolo resto.
2Oh! beati questi cristi che voi ignorate, ma che il mio Cuore raccoglie come gemme in uno scrigno! Oh! beati questi angeli che sanno, fra il coro delle bestemmie e delle oscenità nel quale perite, cantare il ” Gloria ” e il ” Sanctus ” al loro Dio! Purificatori di questa terra dai miasmi che le vostre colpe creano, vivono ardendo come turiboli e offrono a Dio il fuoco più sacro: quello dell’amore. Per questi Io compirò ancora il miracolo del perdono, il miracolo di radunare i resti del mio popolo e di far loro comprendere che soltanto in Dio è salute. Gli altri, coloro che non vogliono essere mio popolo ‑ e ricordate che Io non misuro con la vostra misura ‑ continueranno a seguire l’insegna del loro re.
I viventi dello spirito[67]
3Non deve morire il mondo senza che l’esercito di Cristo sia raccolto sotto il suo comando. Dispersi, percossi, abbattuti, fatti simili ad arena che il vento sparge sui lidi del mare, udrete il comando e verrete a Me, perché un momento verrà in cui Io sarò Re di questi poveri regni senza corona e di questi sudditi senza re. Già vedo gli spiriti di quel tempo volgersi alla chiamata e venire lottando contro tutti gli ostacoli seminati da secoli di errore, venire verso la Luce e verso la Verità. Dico “spiriti“, perché solo i viventi dello spirito potranno conoscere la Voce che li chiama.
I Precursori del Cristo nella sua seconda venuta[68].
4O voi che ora siete già viventi dello spirito, precursori del Cristo nella sua seconda venuta, antitesi dei precursori dell’Anticristo che operano in suo nome l’opera preparatoria della desolazione, preparatemi le vie col vostro olocausto. I precursori del figlio di Satana hanno veste di dignità umana; i precursori del Figlio di Dio hanno la stessa corona del loro Re, e loro trono e cattedra sono la croce e il dolore.
Bisogno di vittime di carità
5Ma come sempre, e come specialmente nell’ora in cui il Dolore dovette vincere il Peccato, è sempre il dolore quello che salva, è sempre il sacrificio quello che redime. Ed ora il mondo, per essere redento, ha bisogno non tanto di esser coperto di spighe quanto di anime eroiche, di vittime di carità.»
11. IL PICCOLO RESTO ALLA LUCE DELLE PROFEZIE BIBLECHE
Da tutte le razze, lingue nazionalità e religioni uscirà un resto
Dai farisei e pubblicani odierni uscirà un resto.
“In quel giorno – dice il Signore – radunerò gli zoppi, raccoglierò gli sbandati e coloro che ho trattato duramente. Degli zoppi io farò un resto, degli sbandati una nazione forte. E il Signore regnerà su di loro sul monte Sion, da allora e per sempre. E a te, Torre del gregge, colle della figlia di Sion, a te verrà, ritornerà a te la sovranità di prima, il regno della figlia di Gerusalemme”. (Mi 4,6-8)
Dagli Idolatri e pagani uscirà un resto per il Signore.
Bastardi dimoreranno in Asdod, abbatterò l’orgoglio del Filisteo. Toglierò il sangue dalla sua bocca e i suoi abomini dai suoi denti. Diventerà anche lui un resto per il nostro Dio, sarà come una famiglia in Giuda ed Ekròn sarà simile al Gebuseo.
Mi porrò come sentinella per la mia casa contro chi va e chi viene, non vi passerà più l’oppressore, perché ora io stesso sorveglio con i miei occhi. (Zc 9,6-8)
Dal cristianesimo solo un resto ritornerà
In quel giorno il resto di Israele e i superstiti della casa di Giacobbe non si appoggeranno più su chi li ha percossi, ma si appoggeranno sul Signore sul Santo di Israele, con lealtà. Tornerà il resto, il resto di Giacobbe, al Dio forte. Poiché anche se il tuo popolo, o Israele, fosse come la sabbia del mare, solo un suo resto ritornerà; è decretato uno sterminio che farà traboccare la giustizia, (Is 10,20-22)
Solo un terzo di umanità formerà il resto.
Insorgi, spada, contro il mio pastore, contro colui che è mio compagno. Oracolo del Signore degli eserciti. Percuoti il pastore e sia disperso il gregge, allora volgerò la mano sopra i deboli. In tutto il paese, – oracolo del Signore – due terzi saranno sterminati e periranno; un terzo sarà conservato. Farò passare questo terzo per il fuoco e lo purificherò come si purifica l’argento; lo proverò come si prova l’oro. Invocherà il mio nome e io l’ascolterò; dirò: “Questo è il mio popolo”. Esso dirà: “Il Signore è il mio Dio” (Zc 13,7-9)
Da tutti i castighi si salverà un resto.
Dalla maledizione si salverà un resto
Per questo la maledizione divora la terra, i suoi abitanti ne scontano la pena; per questo sono bruciati gli abitanti della terra e sono rimasti solo pochi uomini. Innalza Orauna preghiera per quel resto che ancora rimane in vita“. (Is 34-6,)
Dalle devastazioni se salverà un resto.
Il vostro paese è devastato, le vostre città arse dal fuoco. La vostra campagna, sotto i vostri occhi, la divorano gli stranieri; è una desolazione come Sodoma distrutta.
È rimasta sola la figlia di Sion come una capanna in una vigna, come un casotto in un campo di cocomeri, come una città assediata. (Is 1,7-8)
Dalle guerre si salverà un resto.
Ecco, viene un giorno per il Signore; allora le tue spoglie saranno spartite in mezzo a te.
Il Signore radunerà tutte le genti contro Gerusalemme per la battaglia; la città sarà presa, le case saccheggiate, le donne violate, una metà della cittadinanza partirà per l’esilio ma il resto del popolo non sarà strappato dalla città (Zc 14,1-2)
Dall’apostasia del cristianesimo se salverà un resto.
È caduta, non si alzerà più, la vergine d’Israele; è stesa al suolo, nessuno la fa rialzare. Poiché così dice il Signore Dio: La città che usciva con mille uomini resterà con cento e la città di cento resterà con dieci, nella casa d’Israele. (Am 5,2-3
Dall’indurimento del cristianesimo uscirà il resto santo
Poi io udii la voce del Signore che diceva: “Chi manderò e chi andrà per noi?”. E io risposi: “Eccomi, manda me!”. Egli disse: “Va’ e riferisci a questo popolo: Ascoltate pure, ma senza comprendere, osservate pure, ma senza conoscere. Rendi insensibile il cuore di questo popolo, fallo duro d’orecchio e acceca i suoi occhi e non veda con gli occhi né oda con gli orecchi né comprenda con il cuore né si converta in modo da esser guarito”.
Io dissi: “Fino a quando, Signore?”. Egli rispose: “Finché non siano devastate le città, senza abitanti, le case senza uomini e la campagna resti deserta e desolata”.
Il Signore scaccerà la gente e grande sarà l’abbandono nel paese. Ne rimarrà una decima parte, ma di nuovo sarà preda della distruzione come una quercia e come un terebinto, di cui alla caduta resta il ceppo. Progenie santa sarà il suo ceppo. (Is 6,8-13)
Dallo sterminio si salverà un resto.
Ecco, lo sguardo del Signore Dio è rivolto contro il regno peccatore: io lo sterminerò dalla terra, ma non sterminerò del tutto la casa di Giacobbe, oracolo del Signore. Ecco infatti, io darò ordini e scuoterò, fra tutti i popoli, la casa d’Israele come si scuote il setaccio e non cade un sassolino per terra. Di spada periranno tutti i peccatori del mio popolo… (Am 9,8-10)
Dalla strage senza scampo si salverà un resto
Agli altri disse, in modo che io sentissi: “Seguitelo attraverso la città e colpite! Il vostro occhio non perdoni, non abbiate misericordia. 6Vecchi, giovani, ragazze, bambini e donne, ammazzate fino allo sterminio: solo non toccate chi abbia il tau in fronte; cominciate dal mio santuario!”. Incominciarono dagli anziani che erano davanti al tempio.
Disse loro: “Profanate pure il santuario, riempite di cadaveri i cortili. Uscite!”. Quelli uscirono e fecero strage nella città. (Ez 9,5-7)
Dai quattro tremendi castighi si salverà un resto.
Dice infatti il Signore Dio: Quando manderò contro Gerusalemme i miei quattro tremendi castighi: la spada, la fame, le bestie feroci e la peste, per estirpare da essa uomini e bestie, ecco vi sarà in mezzo un residuo che si metterà in salvo con i figli e le figlie. Essi verranno da voi perché vediate la loro condotta e le loro opere e vi consoliate del male che ho mandato contro Gerusalemme, di quanto ho mandato contro di lei.
Essi vi consoleranno quando vedrete la loro condotta e le loro opere e saprete che non invano ho fatto quello che ho fatto in mezzo a lei”. Parola del Signore Dio (Ez 14,21-23).
Il Signore radunerà e governerà il Resto
Il Signore radunerà e ricondurrà il Resto
“Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho lasciate scacciare e le farò tornare ai loro pascoli; saranno feconde e si moltiplicheranno”. (Ger 23,3)
“Ecco, in quel tempo io sterminerò tutti i tuoi oppressori. Soccorrerò gli zoppicanti, radunerò i dispersi, li porrò in lode e fama dovunque sulla terra sono stati oggetto di vergogna” (Sof 3,19).
“Ecco, li riconduco dal paese del settentrione e li raduno all’estremità della terra; fra di essi sono il cieco e lo zoppo, la donna incinta e la partoriente; ritorneranno qui in gran folla.
Essi erano partiti nel pianto, io li riporterò tra le consolazioni; li condurrò a fiumi d’acqua per una strada diritta in cui non inciamperanno; perché io sono un padre per Israele, Efraim è il mio primogenito
Ascoltate, popoli, la parola del Signore, annunziatela alle isole più lontane e dite: “Chi ha disperso Israele lo raduna e lo costudisce come un pastore il suo gregge”, (Ger 31,8-10)
Il Signore salverà e guiderà il resto.
“Poiché dice il Signore: “Innalzate canti di gioia per Giacobbe, esultate per la prima delle nazioni, fate udire la vostra lode e dite: Il Signore ha salvato il suo popolo, un resto di Israele” (Ger31,7).
In quel tempo io vi guiderò, in quel tempo vi radunerò e vi darò fama e lode fra tutti i popoli della terra, quando, davanti ai vostri occhi, ristabilirò le vostre sorti, dice il Signore. (Sof 3,20)
Io vi prenderò uno da ogni città e due da ciascuna famiglia e vi condurrò a Sion. (Ger 3,14)
Il resto sarà pascolato con la forza del Signore.
Il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli di Israele.
Egli starà là e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore suo Dio. Abiteranno sicuri perché egli allora sarà grande fino agli estremi confini della terra 4e tale sarà la pace (Mi 5,2-4)
Perché Il Signore uscirà e combatterà contro quelle nazioni, come quando combatté nel giorno della battaglia. (Zc 14,2-3)
Re del resto sarà il Signore
Gioisci, figlia di Sion, esulta, Israele, e rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme!
Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico. (Sof 3,14-15)
Re d’Israele è il Signore in mezzo a te, tu non vedrai più la sventura. (Sof 3,12-15)
Il Signore sarà alla testa del resto.
Certo ti radunerò tutto, o Giacobbe, certo ti raccoglierò, resto di Israele. Li metterò insieme come pecore in un sicuro recinto, come una mandria in mezzo al pascolo, dove muggisca lontano dagli uomini.
Chi ha aperto la breccia li precederà; forzeranno e varcheranno la porta e usciranno per essa; marcerà il loro re innanzi a loro e il Signore sarà alla loro testa. (Mi 2,12-13)
Santità e presenza del Signore nel resto.
Il Signore perdonerà il peccato al resto.
Qual dio è come te, che toglie l’iniquità e perdona il peccato al resto della sua eredità; che non serba per sempre l’ira, ma si compiace d’usar misericordia?
Egli tornerà ad aver pietà di noi, calpesterà le nostre colpe. Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati.
Conserverai a Giacobbe la tua fedeltà, ad Abramo la tua benevolenza, come hai giurato ai nostri padri fino dai tempi antichi. (Mi 7,18-20).
Il resto non si piegherà agli idoli
Dio non ha ripudiato il suo popolo, che egli ha scelto fin da principio. O non sapete forse ciò che dice la Scrittura, nel passo in cui Elia ricorre a Dio contro Israele?
Signore, hanno ucciso i tuoi profeti, hanno rovesciato i tuoi altari e io sono rimasto solo e ora vogliono la mia vita.
Cosa gli risponde però la voce divina? Mi sono riservato settemila uomini, quelli che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal.
Così anche al presente c’è un resto, conforme a un’elezione per grazia. 6E se lo è per grazia, non lo è per le opere; altrimenti la grazia non sarebbe più grazia. (Rm 11,4-5)
Il resto sarà umile povero e santo.
Farò restare in mezzo a te un popolo umile e povero; confiderà nel nome del Signore il resto d’Israele. (Sof 3,12)
Non commetteranno più iniquità e non proferiranno menzogna non si troverà più nella loro bocca una lingua fraudolenta. (Sof 3,13)
Chi sarà rimasto in Sion e chi sarà superstite in Gerusalemme sarà chiamato santo, cioè quanti saranno iscritti per restare in vita in Gerusalemme. (Is 4,3)
Ma sul monte Sion vi saranno superstiti e saranno santi e la casa di Giacobbe avrà in mano i suoi possessori. (Abd 17)
Potranno pascolare e riposare senza che alcuno li molesti. (Sof 3,13)
Verrà il Signore su ogni membro del resto.
Allora verrà il Signore su ogni punto del monte Sion e su tutte le sue assemblee come una nube e come fumo di giorno, come bagliore di fuoco e fiamma di notte, perché sopra ogni cosa la gloria del Signore sarà come baldacchino. (Is 4,5)
Una tenda fornirà ombra contro il caldo di giorno e rifugio e riparo contro i temporali e contro la pioggia. (Is 4,6)
Il resto crescerà in gloria (Is 4,2-6)
In quel giorno, il germoglio del Signore crescerà in onore e gloria e il frutto della terra sarà a magnificenza e ornamento per gli scampati di Israele. (Is 4,2)
In quel giorno sarà il Signore degli eserciti una corona di gloria, uno splendido diadema per il resto del suo popolo,
ispiratore di giustizia per chi siede in tribunale, forza per chi respinge l’assalto alla porta. (Is 28,5-6)
In quel tempo chiameranno Gerusalemme trono del Signore; tutti i popoli vi si raduneranno nel nome del Signore e non seguiranno più la caparbietà del loro cuore malvagio. (Ger 3,17).
Il Signore darà tutto al resto
Il Signore darà pastori al resto
Costituirò sopra di esse pastori che le faranno pascolare, così che non dovranno più temere né sgomentarsi; di esse non ne mancherà neppure una”. Oracolo del Signore. (Ger 23,3-4)
Vi darò pastori secondo il mio cuore, i quali vi guideranno con scienza e intelligenza. Ger 3,15
Dio darà tutto al resto.
Ma prima di questi giorni non c’era salario per l’uomo, né salario per l’animale; non c’era sicurezza alcuna per chi andava e per chi veniva a causa degli invasori: io stesso mettevo gli uomini l’un contro l’altro.
Ora invece verso il resto di questo popolo io non sarò più come sono stato prima – dice il Signore degli eserciti -.
È un seme di pace: la vite produrrà il suo frutto, la terra darà i suoi prodotti, i cieli daranno la rugiada: darò tutto ciò al resto di questo popolo. (Zc 8,10-12)
Il Resto nulla attenderà dall’uomo.
Il resto di Giacobbe sarà, in mezzo a molti popoli, come rugiada mandata dal Signore e come pioggia che cade sull’erba, che non attende nulla dall’uomo e nulla spera dai figli dell’uomo.
Allora il resto di Giacobbe sarà, in mezzo a popoli numerosi, come un leone tra le belve della foresta, come un leoncello tra greggi di pecore, il quale, se entra, calpesta e sbrana e non c’è scampo. (
Un simbolo proteggerà il Resto.
3La gloria del Dio di Israele, dal cherubino sul quale si posava si alzò verso la soglia del tempio e chiamò l’uomo vestito di lino che aveva al fianco la borsa da scriba. 4Il Signore gli disse: “Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono”. 5Agli altri disse, in modo che io sentissi: “Seguitelo attraverso la città e colpite! Il vostro occhio non perdoni, non abbiate misericordia. 6Vecchi, giovani, ragazze, bambini e donne, ammazzate fino allo sterminio: solo non toccate chi abbia il tau in fronte; cominciate dal mio santuario!”. Incominciarono dagli anziani che erano davanti al tempio. 7Disse loro: “Profanate pure il santuario, riempite di cadaveri i cortili. Uscite!”. Quelli uscirono e fecero strage nella città. (Ez 9,3-7)
Il resto sarà racimolato
Se il Signore degli eserciti non ci avesse lasciato un resto, già saremmo come Sodoma, simili a Gomorra. (Is 1, 9)
Così dice il Signore degli eserciti: “Racimolate, racimolate come una vigna il resto di Israele; stendi ancora la tua mano come un vendemmiatore verso i suoi tralci”. (Ger 6,9)
Lo Spirito del Signore si poserà sul resto
Questo capitolo che profetizza sul virgulto e sul germoglio che spuntano da un solo albero è applicabile a Gesù e al suo piccolo resto divenuti una sola cosa secondo l’allegoria della vite e i tralci. Così come tutto quello che si predica della vite si predica dei tralci, così anche tutto quello che si riferisce al Cristo, si può riferire al piccolo resto, per via dello Spiro di Cristo che circola per il piccolo resto come la linfa della vite per i suoi tralci.
I doni del Signore si poseranno sul resto.
Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore (Is 11,1-2).
Il resto agirà con lo Spirito del Signore.
3Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire;
4ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese. La sua parola sarà una verga che percuoterà il violento, con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio. 5Fascia dei suoi lombi sarà la giustizia,
cintura dei suoi fianchi la fedeltà (Is 11,3-5).
La saggezza del Signore riempirà il resto.
6Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. 7La vacca e l’orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. 8Il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide;
il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi. 9Non agiranno più iniquamente ne saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la saggezza del Signore riempirà il paese come le acque ricoprono il mare (Is 11,6-9).
Il resto si leverà a simbolo per le nazioni
10In quel giorno la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli, le genti la cercheranno con ansia, la sua dimora sarà gloriosa. 11In quel giorno il Signore stenderà di nuovo la mano per riscattare il resto del suo popolo superstite dall’Assiria e dall’Egitto, da Patròs, dall’Etiopia e dall’Elam, da Sènnaar e da Amat e dalle isole del mare. 12Egli alzerà un vessillo per le nazioni e raccoglierà gli espulsi di Israele; radunerà i dispersi di Giuda dai quattro angoli della terra. Cesserà la gelosia di Èfraim e gli avversari di Giuda saranno sterminati; Èfraim non invidierà più Giuda e Giuda non osteggerà più Èfraim (Is 11,11-13).
Lo Spirito guiderà per la via del Vangelo rivelato.
14Voleranno verso occidente contro i Filistei, saccheggeranno insieme le tribù dell’oriente, stenderanno le mani su Edom e su Moab e gli Ammoniti saranno loro sudditi. 15Il Signore prosciugherà il golfo del mare d’Egitto e stenderà la mano contro il fiume con la potenza del suo soffio, e lo dividerà in sette bracci così che si possa attraversare con i sandali.
16Si formerà una strada per il resto del suo popolo
che sarà superstite dall’Assiria, come ce ne fu una per Israele quando uscì dal paese d’Egitto (Is 11,14-16)
12. perché il signore
lascerà un
piccolo
resto
Testo biblico.
2Udite, cieli; ascolta, terra, perché il Signore dice: “Ho allevato e fatto crescere figli, ma essi si sono ribellati contro di me. 3Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende”. 4Guai, gente peccatrice, popolo carico di iniquità! Razza di scellerati, figli corrotti! Hanno abbandonato il Signore, hanno disprezzato il Santo di Israele, si sono voltati indietro;
5perché volete ancora essere colpiti, accumulando ribellioni? La testa è tutta malata, tutto il cuore langue. 6Dalla pianta dei piedi alla testa non c’è in esso una parte illesa, ma ferite e lividure e piaghe aperte, che non sono state ripulite, né fasciate, né curate con olio. 7Il vostro paese è devastato, le vostre città arse dal fuoco. La vostra campagna, sotto i vostri occhi, la divorano gli stranieri; è una desolazione come Sodoma distrutta.
8È rimasta sola la figlia di Sion come una capanna in una vigna, come un casotto in un campo di cocomeri, come una città assediata. 9Se il Signore degli eserciti non ci avesse lasciato un resto, già saremmo come Sodoma, simili a Gomorra (Is 1,2-9).
I cristiani si sono rivelati contro Dio
“Udite, cieli; ascolta, terra, perché il Signore dice: “Ho allevato e fatto crescere figli, ma essi si sono ribellati contro di me” (Is 1,2). “Ho allevato e fatto crescere figli”: Pensate ai mille e mille seminari, centri studi e università nel mondo dove sono allevati e crescono i figli preferiti di Dio, il fulcro del cristianesimo, sacerdoti e laici consacrati alle scienze teologiche per guidare il mondo a Dio con la luce di quella conoscenza; ma che dice Dio per voca del profeta? “Ma essi si sono ribellati contro di me”. Ora pensate a duemila anni fa quando Gesù stesso profetizzò una sua venuta per rivelazione, dicendo: “La venuta del Figlio dell’Uomo sarà come nei giorni di Noè e di Lot… Così sarà il tempo in cui il Figlio dell’Uomo si rivelerà” (Mt 24,37-40; Lc 17,26- 30). E pensate ai nostri giorni, giorni di Noè e di Lot, come Gesù adempiendo la sua profezia per rivelazione, consegnò alla sua Chiesa, per mezzo del suo Portavoce, detto da Lui Piccolo Giovanni, il Vangelo eterno[69] e la sua Dottrina[70] e come la caterva mondiale di cristiani teologi insieme ai loro responsabili, pastori e vescovi, negando il valore soprannaturale di questa rivelazione, quindi ribellandosi contro Dio, come disse per il profeta: “Ma essi si sono ribellati contro di me”, sono scesi al di sotto degli animali, come dice Dio per Isaia “Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende” (Is 1,3). Infatti i Cattolici che rifiutano quest’Opera non conosceranno il loro Messia venuto per rivelazione in questo tempo, i cristiani separati non comprenderanno le lezioni del loro Maestro e Signore, dettati per loro al piccolo Giovanni.
I cristiani si sono corrotti.
Guai, gente peccatrice, popolo carico di iniquità! Razza di scellerati, figli corrotti (Is 1,3). Queste invettive sono per i cristiani attuali scesi al di sotto degli animali, gli animali conoscono i loro padroni. Peccatori, cristianismo frazionato in mille sette nemiche destinate a cadere nel baratro del nulla; popolo carico d’iniquità, è iniquo legalizzare il rapporto contro natura e l’adozione di figli a matrimoni omosessuali, l’aborto, la prolificazione di arme nucleari; razza di scellerati, darwinismo, marxismo, razzismo, comunismo, capitalismo, satanismo; figli corrotti, ludopatia, pedofilia, idolatria, orgia satanica, cannibalismo.
I cristiani hanno abbandonato il Signore.
“Hanno abbandonato il Signore, hanno disprezzato il Santo di Israele, si sono voltati in dietro” (Is 1,4). Gesù dice: “Quell’Opera sono Io. Sono Io che la vivo, Io che mi vi presento quale ero ai miei giorni mortali[71]. I cristiani, rinegando l’Opera di Gesù, hanno abbandonato il Signore. I cattolici, mettendo all’indice l’Opera di Gesù, hanno disprezzato il Santo di Israele. Le autorità ecclesiastiche, negando l’autorizzazione di pubblicare l’Opera di Gesù, si sono voltati indietro
I capi cristiani son tutti malati.
La testa è tutta malata, tutto il cuore langue (Is 1,5).
“La testa è tutta malata”, Da Papa Pio XII in poi, tempo della venuta di Gesù per rivelazione, i papi con i loro collegio cardinalizio che governavano il popolo di Dio, si sono mostrati tutti malati di debolezza, trascuratezza, indifferenza, lo stesso Pio XII, nel l’Udienza privata del 26 febbraio 1948, si lavò le mani con una meschina dichiarazione orale: “Pubblicatelo così come è. Chi legge quest’Opera capirà”. Papa Giovanni XXIII, malato di egolatria, preferendo il suo buon senso, si ribello a Dio rifiutandosi a comunicar al mondo, nel 1960, il terso segreto di Fatima, che annunciava lo sfaldamento del cristianesimo globale a causa di un malvagio concilio, siccome il promotore del Concilio Vaticano II era proprio Papa Giovanni, con iniqua insubordinazione condannò al silenzio il messaggio di Fatima pur di portare a compimento il malvagio Concilio; la disubbidienza è idolatria: “Peccato di divinazione è la ribellione, e iniquità e idolatria l’insubordinazione” (I Sam 15,23). Papa Paolo VI, malato d’indifferenza, durante il suo governo l’Opera era messa all’Indice, tra i libri proibiti e per non chiedere pubblicamente scuse, optò solo per abolire il dicastero di libri proibiti. Papa Giovanni Paolo I, morì avvelenato nel Vaticano, basta per dimostrare al mondo che “la testa è tutta malata” e che la profezia non erra. Papa Giovanni Paolo II, malato di frenesia, ebbe tempo per tutto, ma non per spendere una parola per L’Opera di Gesù. Papa Benedetto XVI, sordo e cieco spirituale, già da quando era cardinale, negò l’origine soprannaturale dell’Opera di Gesù. Con Papa Francesco o con il suo successore il cristianesimo, attualmente, piccola frazione dell’Unica religione mondiale, sarà smerciata al nuovo ordine mondiale, per finire nel nulla col cessare il Sacrificio perenne nel manifestarsi dell’Empio, del Figlio di Satana, l’Anticristo. Perciò “tutto il cuore langue”. Solo un piccolo resto sopravvivrà.
Il cristianesimo è tutto incancrenito.
Dalla pianta dei piedi alla testa non c’è in esso una parte illesa, ma ferite e lividure e piaghe aperte, che non sono state ripulite, né fasciate, né curate con olio. (Is 1,5-6) Basti riflettere sulla realtà spirituale e religiosa delle nostre comunità parrocchiali, gruppi di preghiere, istituti religiose, ordini, seminari
Desolazione del cristianesimo.
Il vostro paese è devastato, le vostre città arse dal fuoco. La vostra campagna, sotto i vostri occhi, la divorano gli stranieri; è una desolazione come Sodoma distrutta. (Is 1,7) Esatta descrizione della nostra realtà sociale e politica e religiosa, in tutte le nazioni.
Il piccolo resto conservato dal Signore.
È rimasta sola la figlia di Sion come una capanna in una vigna, come un casotto in un campo di cocomeri, come una città assediata. Se il Signore degli eserciti non ci avesse lasciato un resto, già saremmo come Sodoma, simili a Gomorra. (Is 1,8-9) Ecco l’origine e punto di partenza del piccolo resto
[1] Scritto il 23 luglio 1943. MARIA VALTORTA, I Quaderni del 1943, Centro editoriale Valtortiano, Isola del Lire (FR)
[2] Apocalisse 12,3-4.
[3] Matteo 5,13-16; Marco 9,50; Luca 14,34-35.
[4] Scritto il 10 settembre 1945. MARIA VALTORTA, L’Evangelo come mi è stato rivelato, CEV, Isola del Lire (FR). Vol 4 Cap 276, 3-12. Nei vangeli tradizionali, corrisponde a Lc 12,13-56
[5] VANGELO SECONDO LUCA: Uno della folla gli disse: “Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità” (Lc 12,13)
[6]VANGELO SECONDO LUCA: Ma egli rispose: “O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?” (Lc 12,14).
[7] VANGELO SECONDO LUCA: disse loro: “Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia”. (Lc 12,15).
[8] VANGELO SECONDO LUCA: “… perché anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni”. (Lc 12,15).
[9] VANGELO SECONDO LUCA: “La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò: poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio” (Lc 12,16-21).
[10] VANGELO SECONDO LUCA: Poi disse ai discepoli: “Per questo Io vi dico: Non datevi pensiero per la vostra vita, di quello che mangerete; né per il vostro corpo, come lo vestirete. La vita vale più del cibo e il corpo più del vestito” (Lc 12,22-23).
[11] VANGELO SECONDO LUCA: “Guardate i corvi: non seminano e non mietono, non hanno ripostiglio né granaio, e Dio li nutre. Quanto più degli uccelli voi valete! Chi di voi, per quanto affanni, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? Se dunque non avete potere neanche per la più piccola cosa, perché vi affannate del resto?” (Lc 12,24-26).
[12] VANGELO SECONDO LUCA: “Guardate i gigli, come crescono: non filano, non tessono; eppure Io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Se dunque Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, quanto più voi, gente di poca fede? Non cercate perciò che cosa mangerete o berrete, e non state con l’animo in ansia”: (Lc 12,27-29).
[13] VANGELO SECONDO LUCA: “di tutte queste cose si preoccupa la gente del mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piuttosto il Regno di Dio, e queste cose vi saranno date in aggiunta” (Lc 12,30-31).
[14] VANGELO SECONDO LUCA: “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo Regno. Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei Cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore” (Lc 12,32-34).
[15] VANGELO SECONDO LUCA: “Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà svegli; in verità vi dico; si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate” (Lc 12,35-38).
[16] VANGELO SECONDO MATTEO: “Allora Pietro disse: “Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?”. Il Signore rispose: “Qual è dunque l’amministratore fedele e saggio, che il Signore porrà a capo della sua servitù, per distribuire a tempo debito la razione di cibo? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro. In verità vi dico: gli affiderà l’amministrazione e lo metterà a capo di tutti i suoi averi” (Mt 24,45-47; Lc 12,45-46).
[17] VANGELO SECONDO ARMONIZZATO: “Ma se questo servo malvagio dicesse in cuor suo: Il padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i suoi compagni, i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi con gli ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà nel giorno in cui meno se l’aspetta e in un’ora che non sa, e lo punirà con rigore assegnandoli il posto fra gli infedele; e gli infliggerà la sorte che gli ipocriti si meritano: e là sarà pianto e stridore di denti (Mt 24,48-51; Lc 12,45-46).
[18] VANGELO SECONDO LUCA: “Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più” (Lc 12,47-48)
[19] VANGELO SECONDO LUCA: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! C’è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto!” (Lc 12,49-50).
[20] VANGELO SECONDO LUCA: “Pensate che Io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. D’ora innanzi in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre; padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera” (Lc 12,51-53).
[21] scritto 16 settembre 1945. L’Evangelo Op. Cit. Vol. 4 Cap. 277. Nei vangeli tradizionali, corrisponde a Mt 18,15-17; Lc 12,57-59
[22] Levitino 19,17
[23]VANGELO SECONDO MATTEO: “Se tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all’assemblea; e se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano” (Mt 18,15-17).
[24] VANGELO SECONDO LUCA: “E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto? Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada procura di accordarti con lui, perché non ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esecutore e questi ti getti in prigione. Riassicuro, non ne uscirai fi che non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo” (Lc 12,57-59).
[25] Scritto il 17 settembre 1945. L’Evangelo. Op. Cit. Vol 4 Cap 278. Nei vangeli tradizionali, corrisponde a Mt 18,18-35; Lc 17,3-4
[26] VANGELO SECONDO MATTEO: “In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo” (Mt 18,18). Nel vangelo, secondo il Piccolo Giovanni, il Signore dà al piccolo gregge il potere delle chiavi che aveva promesso a Pietro: “A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra (Mt 16 19); da questo si capisce che a Pietro fu data la promessa che si sarebbe compiuta nel piccolo resto che sarebbe stata la clonazione del suo piccolo gregge, per capire questo mistero, bisogna non confondere la promessa delle chiavi con il sacramento della confessione: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati» Gv 20,19-
[27] VANGELO SECONDO MATTEO: “In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, Io sono in mezzo a loro” (Mt 18,19-20).
[28] VANGELO SECONDO MATTEO: “Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: “Signore, quante volte dovrò perdonare a mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?”. E Gesù gli rispose: “Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette” (Mt 18,21-22).
[29] VANGELO SECONDO LUCA: “Se un tuo fratello pecca, rimproveralo; ma se si pente, perdonagli. E se pecca sette volte al giorno contro di te e sette volte di dice: Mi pento, tu gli perdonerai” (Lc 17,3-4).
[30] VANGELO SECONDO MATTEO: “A proposito, il Regno dei Cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito” (Mt 18,23-27).
[31] VANGELO SECONDO MATTEO: “Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito”. (Mt 18, 28.30).
[32] VANGELO SECONDO MATTEO: “Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho comodato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto” (Mt 18,31-34)
[33] VANGELO SECONDO MATTEO: “Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore a vostro fratello. Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe” (Mt 18,35; Mt 6,14-15).
[34] scritto17 settembre 1945. L’Evangelo Op. Cit. Vol. 4, Cap 278-280. Nei vangeli tradizionali, corrisponde a Lc 10,1-20.
[35] VANGELO SECONDO LUCA: Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. (Lc 10,1) 17
[36] VANGELO SECONDO LUCA: “Diceva loro: La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe” (Lc 10,2).
[37] VANGELO SECONDO LUCA: “Andate: ecco Io vi mando come angeli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l’operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi” (Lc 10,3-8).
[38] VANGELO SECONDO LUCA: I settantadue tornarono pieni di gioia (Lc 10,17)
[39] VANGELO SECONDO LUCA: “Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome”. Egli disse: “Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. Ecco, Io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare (Lc 10,18-19).
[40] IL VANGELO ETERNO: Egli disse: “Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. Ecco, Io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare.
[41] IL VANGELO ETERNO: Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei Cieli” (Lc 10,20).
[42] Scritto 19 settembre 1945. L’Evangelo Op. Cit. Vol 4 Cap 280. Nei vangeli tradizionali, corrisponde a Mt 13,16-17; Lc 10,23-24.
[43] VANGELI ARMONIZZATI: e volgendosi ai discepoli, in disparte, disse: “Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, m non lo videro, e udire ciò che voi udite, ma non l’udirono” (Mt 13,16-17; Lc 10,23-24).
[44] Ora se compie questa profezia nella Buona Novella a noi rivelata, perché in essa noi vediamo, sappiamo, ascoltiamo, ciò che videro, seppero, udirono.
[45] Il titolo dato da Gesù a questo Vangelo rivelato conferma la profezia annunziata in questo punto: “La Buona Novella ai piccoli del gregge di Gesù”
[46] Queste espressioni vanno intese nel contesto, dove si dice: “più che eterno, smisurato”. Qui si allude ai grandi mistici e carismatici, che mai mancheranno alla Chiesa attraverso i secoli: creature privilegiate, trasformate in Gesù Cristo, come dice l’Apostolo delle genti: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato sé stesso per me” (Galati 2,20).
[47] Attualmente Israele è ancora nazione e lotta per mantenere la sua dignità di nazione, ma quando il Messia, secondo le profezie, istaurerà il regno messianico nella creazione, allora Israele sarà solo un ricordo di nazione, perché il regno messianico è destinato ad essere non solo mondiale, ma universale, stellare, cosmico.
[48] Infatti, l’Apostolo amato, testimonia così: “Vidi anche le anime dei decapitati a causa della testimonianza di Gesù e della parola di Dio, e quanti non avevano adorato la bestia e la sua statua e non ne avevano ricevuto il marchio sulla fronte e sulla mano. Essi ripresero vita e regnarono con Cristo” (Apocalisse 20,4). Ecco i contemporanei di Cristo, quelli che amarono Cristo, risorgendo regneranno con Lui.
[49] Noi siamo i credenti detti “cristiani”, dopo di noi, e con noi, se abbiamo amato il Cristo, viene il regno dei risorti, dei trasfigurati, dei cristificati, loro avranno per premio il bacio, la voce, il tepore della carne del Cristo Risorto.
[50] Scritto 20 settembre 1945. L’Evangelo Op. Cit. Vol 281. Nei vangeli tradizionali, corrisponde a Lc 14, 25-33
[51] VANGELO SECONDO LUCA: Siccome molta gente andava con Lui, egli si voltò e disse: “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo” (Lc14,25-26).
[52] VANGELO SECONDO LUCA: “Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo” (Lc 14,27).
[54] VANGELO SECONDO LUCA: Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se gettale fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono cominciano a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro” (Lc 14,28-30).
[55] VANGELO SECONDO LUCA: “Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo” (Lc 14,33).
[56] Scritto il 20 settembre 1945. L’Evangelo Op. Cit. Vol 4 Cap. 281. Nei vangeli tradizionali, corrisponde a Mt 25,14-30
[57] VANGELO SECONDO MATTEO: “Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì” (Mt 25,14-15).
[58] VANGELO SECONDO MATTEO: “Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che ave a ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro di suo padre” (Mt 25,16-18).
[59] VANGELO SECONDO MATTEO: “Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parti alla gioia del tuo padrone. Presentandosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone” (Mt 25,19-23).
[60] VANGELO SECONDO MATTEO: “Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il tuo talento sottoterra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse” (Mt 25,24-27).
[61] VANGELO SECONDO MATTEO: “Toglieteli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti” (Mt 25,28-30).
[62] Scritto il 20 settembre 1945. L’Evangelo Op. Cit. Vol 4 Cap. 281. Nei vangeli tradizionali, corrisponde a Lc 10,25-37
[63] VANGELO SECONDO LUCA: Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: “Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?”. Costui rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tuta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso”. E Gesù: “Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai”. Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è il mio prossimo?” (Lc 10,25-29).
[64] VANGELO SECONDO LUCA: Gesù riprese: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre” (Lc 10,30-32).
[65] VANGELO SECONDO LUCA: “Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?”. Gli rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù gli disse: “Va’ e anche tu fa’ lo stesso” (Lc 10,33-37).
[66] M. Valtorta. Quaderni del 1943. Op. Cit. Scritto il 17 novembre 1943
Futuro glorioso: La luce di Israele diventerà un fuoco, il suo santuario una fiamma; essa divorerà e consumerà rovi e pruni in un giorno, la magnificenza della sua selva e del suo giardino; il resto degli alberi nella selva si conterà facilmente, persino un ragazzo potrebbe farne il conto.
Il piccolo Resto: In quel giorno il resto di Israele e i superstiti della casa di Giacobbe non si appoggeranno più su chi li ha percossi, ma si appoggeranno sul Signore, sul Santo di Israele, con lealtà. Tornerà il resto, il resto di Giacobbe, al Dio forte.
Decreto di sterminio: Poiché anche se il tuo popolo, o Israele, fosse come la sabbia del mare, solo un suo resto ritornerà; è decretato uno sterminio che farà traboccare la giustizia, poiché un decreto di rovina eseguirà il Signore, Dio degli eserciti, su tutta la regione. (Is 10,17-23).
[67] Il Signore alzerà lo scettro sull’Anticristo: Pertanto così dice il Signore, Dio degli eserciti: “Popolo mio, che abiti in Sion, non temere l’Assiria che ti percuote con la verga e alza il bastone contro di te come già l’Egitto. Perché ancora un poco, ben poco, e il mio sdegno avrà fine; la mia ira li annienterà”. Contro di essa il Signore degli eserciti agiterà il flagello, come quando colpì Madian sulla rupe dell’Oreb; alzerà la sua verga sul mare come fece con l’Egitto. In quel giorno sarà tolto il suo fardello dalla tua spalla e il suo giogo cesserà di pesare sul tuo collo (Is 10,24-27).
[68] Opera di anime eroiche e di vittime di carità: Ecco il Signore, Dio degli eserciti, che strappa i rami con fracasso; le punte più alte sono troncate, le cime sono abbattute. È reciso con il ferro il folto della selva e il Libano cade con la sua magnificenza (Is 10,33-34).
[69] Ap 14,6-7. Pubblicato dal CEV col titolo “Il Vangelo come mi è stato rivelato
[70] Ap 10,1-11. Pubblicato dal CEV col titolo I Quaderni di Maria Valtorta
[71] (M. Valtorta, I Quaderni dal 1945 al 1950, 18 febbraio 1947).
