Ordine dei Salvatori – Regola, missione ed Opere

GESÙ DI NAZARETH

 

IL FONDATORE

Maria Regina dell'universo ✞ ☧ (Biscobreak gusto paradiso)GRANELLA DI CIELO  Archivi - Pagina 80 di 110 - Maria Regina dell'universo ✞ ☧ (Biscobreak  gusto paradiso)

 

 

REGOLA, MISSIONE E OPERE DEL ORDINE DEI SALVATORI.

A cura di Fray Jesus Maria de Cabanaconde

Servo dell’Ordine dei Salvatori S.O.S


Presentazione del Fondatore

 

Dice Gesù:

“Tutti coloro che vogliono, che chiedono al Signore Iddio di fare di essi dei “salvatori”, devono ben pensare che Io e Maria siamo il modello e che quelle sono le torture da condividere per salvare. Non saranno la croce, le spine, i chiodi, i flagelli materiali. Saranno altri, di altra forma e natura. Ma ugualmente dolorosi e ugualmente consumanti. Ed è solo consumando il sacrificio fra quei dolori che si può divenire salvatori. È una missione austera. La più austera di tutte. Quella rispetto alla quale la vita del monaco o della monaca della più severa regola è un fiore rispetto ad un mucchio di spine. Perché questa è non regola di Ordine umano. Ma Regola di un sacerdozio, di una monacazione divina, il cui Fondatore sono Io, Io che consacro e accolgo nella m i a Regola, nel m i o Ordine, gli eletti ad essa, e impongo loro il mio abito: il Dolore totale, sino al sacrificio”

Gesù di Nazareth.

Questa Regola, contenuta nel “Vangelo come mi è stato rivelato” fu dettata da Gesù a Maria Valtorta il 20 febbraio, 1944, (CEV, Isola del Lire, Vol. X, 613). Questa regola è vita vissuta da Gesù, e offerta a noi come modello per diventare uomini spirituali, perfetti, divini. Accolta e praticata secondo la capacità d’ogn’uno, ci ridà l’identità del cristiano: Essere luce del mondo, sale della terra, città edificata sul monte perché tutti vedano le opere buone, e glorifichino Dio. La spiritualità, la mistica e le opere da farsi sono insegnamenti di Gesù, Fondatore dell’Ordine, contenuti in tutta l’Opera dettata a Maria Valtorta e da noi raccolti e pubblicati in questo unico testo.

     Il primo capitolo di questo libro è tutta la Regola, non è stilata in articoli, perché nessuno sia obbligato a formule fisse, il Fondatore vuole che ognuno, secondo la propria capacità e generosità, formule la propria risposta di condivisione e si comporti di conseguenza.

     Le regole formulate a piedi pagina obbligano solo a coloro che vogliono il sacerdozio o la monacazione divina e vogliono seguire e servire il Signore da Apostoli fino a la morte.                             Il curatore.

regola DELL’ORDINE.

Regola dell’Ordine dei “Salvatori”[1].

Le virtù dei “salvatori”

Dice Gesù:

1 «Tu[2] lo hai visto quanto costi essere Salvatori. Lo hai visto in Me ed in Maria. Le nostre torture le hai tutte conosciute ed hai visto con che generosità, con che eroismo, con che pazienza, con che mitezza, con che costanza, con che fortezza le abbiamo subite per la carità di salvarvi[3].

Il Modello dei “salvatori”.

2 Tutti coloro che vogliono, che chiedono al Signore Iddio di fare di essi dei “salvatori”, devono ben pensare che Io e Maria siamo il modello e che quelle sono le torture da condividere per salvare. Non saranno la croce, le spine, i chiodi, i flagelli materiali. Saranno altri, di altra forma e natura. Ma ugualmente dolorosi e ugualmente consumanti. Ed è solo consumando il sacrificio fra quei dolori che si può divenire salvatori[4].

La missione dei “salvatori”.

3 È una missione austera. La più austera di tutte. Quella rispetto alla quale la vita del monaco o della monaca della più severa regola è un fiore rispetto ad un mucchio di spine[5].

Fondatore, Regola e Abito dell’Ordine

4 Perché questa è non regola di Ordine umano. Ma Regola di un sacerdozio, di una monacazione divina, il cui Fondatore sono Io, Io che consacro e accolgo nella m i a Regola, nel m i o Ordine, gli eletti ad essa[6], e impongo loro il mio abito: il Dolore totale, sino al sacrificio[7].

Missione riparatrice

Missione riparatrice dei “salvatori”.

5 Tu hai visto le mie sofferenze. Esse sono state volte a riparare le vostre colpe. Niente nel mio corpo è stato escluso da esse, perché niente nell’uomo è esente da colpe e tutte le parti del vostro io fisico e morale – quell’io che Dio vi ha dato con una perfezione di opera divina e che voi avete avvilito con la colpa del progenitore e con le vostre tendenze al male, con la vostra volontà cattiva – sono strumenti di cui vi servite per compiere il peccato[8].

6 Ma Io sono venuto per annullare gli effetti del peccato col mio Sangue e il mio dolore, lavando le vostre singole parti fisiche e morali in essi per mondarle e per renderle forti contro le tendenze colpevoli[9].

Riparare ai delitti fatti con le mani.

7 Le mie Mani sono state ferite e imprigionate, dopo essersi stancate a portare la Croce, per riparare a tutti i delitti fatti dalla mano dell’uomo. Da quelli veri e propri di reggere e manovrare un’arma contro un fratello, facendo di voi dei Caini[10], a quelli di rubare, di scrivere false accuse[11], di fare atti contro il rispetto del vostro e dell’altrui corpo e di oziare in un’infingardità che è terreno propizio ai vostri vizi[12]. Per le vostre illecite libertà delle mani, ho fatto crocifiggere le mie, inchiodandole al legno, privandole d’ogni moto più che lecito e necessario[13].

Riparare ai delitti fatti con i piedi.

8 I Piedi del vostro Salvatore, dopo essersi affaticati e contusi sulle pietre del mio cammino di Passione, sono stati trafitti, immobilizzati per riparare a tutto il male che voi fate coi piedi, facendo di essi il mezzo per andare ai vostri delitti, furti, fornicazioni[14]. Ho segnato le vie, le piazze, le case, le scale di Gerusalemme, per purificare tutte le vie, le piazze, le scale, le case della terra da tutto il male che vi era nato sopra e dentro, seminato nei secoli passati e nei secoli avvenire dal vostro mal volere, ubbidiente alle istigazioni di Satana[15].

Riparare ai delitti di idolatria dati alla carne.

9 Le mie Carni si sono maculate, contuse, lacerate per punire in Me tutto il culto esagerato, l’idolatria che voi date alla carne vostra[16] e di chi amate per capriccio di senso o anche per affetto che in sé non è riprovevole ma che rendete tale amando un genitore, un coniuge, un figlio, un fratello più di quanto non amiate Dio.

10 No. Sopra ogni amore ed ogni vincolo della terra vi è, vi deve essere, l’amore per il Signore Iddio vostro. Nessuno, nessuno altro affetto deve essere superiore a questo. Amate i vostri in Dio, non sopra a Dio. Amate con tutti voi stessi Dio. Ciò non assorbirà il vostro amore, al punto di rendervi indifferenti ai congiunti, ma anzi alimenterà il vostro amore per essi della perfezione attinta da Dio, perché chi ama Dio ha Dio in sé e avendo Dio ha la Perfezione[17].

11 Io ho fatto delle mie Carni una piaga per levare alle vostre il veleno del senso, del non pudore, del non rispetto, dell’ambizione e ammirazione per la carne destinata a tornare polvere[18]. Non è col culto alla carne che si porta la carne alla bellezza. È con il distacco da essa che si dà ad essa la Bellezza eterna nel Cielo di Dio[19].

Riparare alle colpe della mente.

      12 La mia Testa fu torturata da mille torture: delle percosse, del sole, delle urla, delle spine, per riparare alle colpe della vostra mente. Superbia, impazienza, insopportabilità, insofferenza pullulano come una fungaia nel vostro cervello. Io ho fatto di esso un organo torturato, chiuso in uno scrigno decorato di sangue, per riparare a tutto ciò che sgorga dal pensiero[20]

Riparare alle colpe del pensiero.

13 L’unica corona che ho voluto, tu l’hai vista. La corona che solo un pazzo o un suppliziato può portare. Nessuno che sia sano di mente (umanamente parlando) e libero di sé, se la impone. Ma Io ero giudicato pazzo, e pazzo, soprannaturalmente, divinamente pazzo ero, volendo morire per voi che non mi amate o mi amate così poco, volendo morire per vincere il Male in voi sapendo che lo amate più di Dio, ed ero in balìa dell’uomo, suo prigioniero, suo condannato. Io, Dio, condannato dall’uomo[21].

14 Quante impazienze voi avete per dei nonnulla, quante incompatibilità per delle inezie, quante insoffribilità per dei semplici malesseri! Ma guardate il vostro Salvatore. Meditate cosa doveva essere di eccitante quel pungere continuo in nuovi posti, quell’impigliarsi nelle ciocche dei capelli, quello spostarsi continuo senza dar modo di muovere il capo, di appoggiarlo in nessun modo che non desse tormento! Ma pensate cosa erano per la mia Testa torturata, dolente, febbrile, le urla della folla, le percosse sul capo, il sole cocente! Ma riflettete quale dolore dovevo avere nel mio povero cervello, andato all’agonia del Venerdì, già tutto un dolore per lo sforzo subìto nella sera del Giovedì; nel mio povero cervello al quale saliva la febbre di tutto il Corpo straziato e delle intossicazioni provocate dalle torture![22]

Riparare alle colpe dei sensi.

15 E nel Capo gli occhi ebbero la loro, e la sua ebbe la bocca, e la sua il naso, e la sua la lingua. Per riparare ai vostri sguardi così amanti di vedere ciò che è male e così dimentichi di cercare Dio[23], per riparare alle troppe e troppo bugiarde e sporche e lussuriose parole che dite invece di usare le labbra per pregare, per insegnare, per confortare[24]; ebbe la sua tortura il naso e la lingua per riparare alle vostre golosità e alla vostra sensualità d’olfatto[25], per cui pure commettete delle imperfezioni che sono terreno a più gravi colpe, e delle colpe con l’avidità di cibi superflui, senza pietà di chi ha fame, di cibi che vi potete permettere molte volte ricorrendo a mezzi illeciti di guadagno[26].

Riparare ai delitti del culto alle forme del corpo.

16 I miei organi non furono esenti dal soffrire. Non uno di essi. Soffocazioni e tosse per i polmoni contusi dalla barbara flagellazione e resi edematici dalla posizione sulla croce. Affanno e dolore al cuore spostato e reso infermo dalla crudele flagellazione, dal dolore morale che l’aveva preceduta, dalla fatica della salita sotto il grave peso del legno, dall’anemia consecutiva a tutto il sangue che già aveva sparso. Fegato congesto, milza congesta, reni contuse e congeste[27].

Riparare al peccato d’incredulità.

17 Tu l’hai vista la corona di lividi che stava intorno ai miei reni. I vostri scienziati, per dare una prova alla vostra incredulità ri­spetto quella prova del mio patire che è la Sindone, spiegano come il sangue, il sudore cadaverico e l’urea di un corpo sovraffaticato abbiano potuto, mescolandosi agli aromi, produrre quella naturale pittura del mio Corpo estinto e torturato.

18 Meglio sarebbe credere senza aver bisogno di tante prove per credere. Meglio sarebbe dire: “Ciò è opera di Dio” e benedire Iddio che vi ha concesso di avere la prova irrefragabile della mia Crocifissione e delle precedenti torture!

19 Ma poiché, ora, non sapete più credere con la semplicità dei bambini, ma avete bisogno di prove scientifiche – povera fede, la vostra, che senza il puntello e il pungolo della scienza non sa star ritta e camminare – sappiate che le contusioni feroci delle mie reni sono state l’agente chimico più potente nel miracolo della Sindone. Le mie reni, quasi frante dai flagelli, non hanno più potuto lavorare. Come quelle degli arsi in una vampa, sono state incapaci di filtrare, e l’urea si è accumulata e sparsa nel mio sangue, nel mio corpo, dando le sofferenze della intossica­zione uremica e il reagente che trasudando dal mio cadavere fissò l’impronta sulla tela. Ma chi è medico fra voi, o chi fra voi è malato di uremia, può capire quali sofferenze dovettero darmi le tossine uremiche, tanto abbondanti da esser capaci di produrre un’impronta indelebile[28].

La sete dei “salvatori”.

20 La sete. Quale tortura la sete! Eppure lo hai visto. Non ci fu uno, fra tanti, che in quelle ore mi seppe dare una goccia di acqua. Dalla Cena in poi, Io non ebbi più nessun conforto. E febbre, sole, calore, polvere dissanguamento, davano tanta sete al vostro Salvatore[29].

La sorte dei “salvatori”.

21 Tu l’hai visto che ho respinto il vino mirrato. Non volevo addolcimenti al mio patire. Quando ci si è offerti vittime, bisogna essere vittime senza transazioni pietose, senza compromessi, senza addolcimenti. Occorre bere il calice così come esso è dato. Gustare l’aceto e il fiele sino in fondo. Non il vino drogato

 

22 Oh! la sorte di vittima è ben severa! Ma beato chi la elegge per sua sorte[30].

Esempi da imitare.

L’esempio del Salvatore [31].

23 Questo il soffrire del tuo Gesù nel suo Corpo innocente.

E non ti parlo delle torture dell’affetto per mia Madre e per il suo dolore. Ci voleva quel dolore. Ma per Me è stato lo strazio più crudele. Solo il Padre sa cosa ha sofferto il suo Verbo nello spirito, nel fisico! Anche la presenza della Madre, se è stata desiderata dal mio cuore che aveva bisogno di avere quel conforto nella solitudine infinita che lo circondava, infinita, solitudine veniente da Dio e dagli uomini, è stata tortura.

24 Ella doveva esser là, angelo di carne per impedire alla disperazione di assalirmi come l’angelo spirituale l’aveva impedito nel Getsemani, doveva esser là per unire il mio Dolore al suo per la vostra Redenzione, doveva esser là per ricevere l’investitura di Madre del genere umano. Ma vederla morire ad ogni mio fremito è stato il mio più grande dolore. Neppure il tradimento, neppure la cognizione che il mio Sacrificio sarebbe stato inutile per tanti, questi due dolori che poche ore prima mi erano parsi tanto grandi da farmi sudare sangue, erano paragonabili a questo.

L’esempio della Madre del Salvatore.

25 Ma tu lo hai visto come è stata grande Maria in quell’ora. Lo strazio non le ha impedito d’esser forte ben più di Giuditta. Questa ha ucciso. Quella si è fatta uccidere attraverso la sua Creatura. E non ha imprecato, e non ha odiato. Ha pregato, ha amato, ha ubbidito[32]. Madre sempre, sino a pensare, fra quelle torture, che il suo Gesù aveva bisogno del suo velo verginale sulle sue carni innocenti, per difesa del suo pudore, Ella ha saputo essere nel contempo Figlia del Padre dei Cieli e ubbidire alla sua tremenda volontà di quell’ora. Non ha imprecato, non si è ribellata. Né a Dio, né agli

uomini. Ha perdonato a questi. Ha detto “Fiat” a Quello.

26 Anche dopo l’hai udita: “Padre, io ti amo e Tu ci hai amati!” Se lo ricorda e lo proclama che Dio l’ha amata e gli rinnova il suo atto di amore. In quell’ora! Dopo che il Padre l’ha trafitta e orbata della sua ragione d’essere. Lo ama. Non dice: “Non ti amo più perché Tu m’hai colpita”. Lo ama. E non si affligge per il suo dolore. Ma per quello subìto dal Figlio. Non urla per il suo cuore spezzato, ma per il mio trafitto. Di questo chiede ragione al Padre, non del suo dolore. Chiede ragione al Padre in nome del loro Figlio.

27 Ella è ben la Sposa di Dio. Ella è ben Colei che ha concepito per coniugio con Dio. Ella lo sa che contatto umano non ha generato la sua Creatura, ma solo Fuoco sceso dal Cielo a penetrare nel suo seno immacolato e a deporvi il Germe divino, la Carne dell’Uomo-Dio, del Dio–Uomo, del Redentore del mondo. Ella lo sa, e come sposa e madre chiede ragione di quella ferita. Le altre dovevano essere date. Ma questa, quando tutto era stato compiuto, perché?

28 Povera Mamma! Vi è stato un perché, che il tuo dolore non ti ha permesso di leggere sulla mia ferita. Ed è stato che gli uomini vedessero il Cuore di Dio. Tu lo hai visto, Maria. E non lo dimenticherai mai più.

29 Ma, lo vedi? Maria, nonostante non veda in quel momento le soprannaturali ragioni di quella ferita, pensa subito che essa non ha fatto male e ne benedice Iddio. Che quella ferita faccia tanto male a Lei, povera Mamma, Ella non se ne cura. Non ha fatto male a Me, e ciò le basta e le serve per benedire Iddio che l’immola.

30 Chiede unicamente un poco di conforto per non morire. È necessaria alla Chiesa nascente, di cui è stata creata Madre, poche ore innanzi. La Chiesa, come un neonato, ha bisogno di cure e di latte materno. Maria lo darà alla Chiesa sorreggendo gli apostoli, parlando ad essi del Salvatore, pregando per essa. Ma come lo potrebbe se spirasse questa sera? La Chiesa, che ha pochi più giorni per rimanere senza il suo Capo fra essa, rimarrebbe orfana del tutto se anche la Madre spirasse. E la sorte dei neonati orfani è sempre precaria.

31 Dio non delude mai una giusta preghiera e conforta i suoi figli che sperano in Lui. Maria lo prova nel conforto della Veronica. Ella, la povera Mamma, ha stampato negli occhi l’effigie del mio Volto spento. Non può resistere a quella vista. Non è più il suo Gesù quello, invecchiato, enfiato, con gli occhi chiusi che non la guardano, con la bocca contorta che non le parla e sorride. Ma ecco un volto che è di Gesù vivo. Doloroso, ferito, ma vivo ancora. Ecco il suo sguardo che la guarda, la sua bocca che par dica: “Mamma!”. Ecco il suo sorriso che la saluta ancora.

32 Oh! Maria! Cercalo il tuo Gesù nel tuo dolore. Egli verrà sempre e ti guarderà, ti chiamerà, ti sorriderà. Divideremo il dolore, ma saremo uniti![33]

L’esempio del Discepolo del Salvatore.

33 Giovanni, o piccolo Giovanni, ha diviso con Maria e con Gesù il dolore. Sii come Giovanni, sempre. Anche in questo. Già te l’ho detto: “Non sarai grande per le contemplazioni e i dettati. Questi sono miei. Ma per il tuo amore. E l’amore più alto è nella compartecipazione al dolore”. Questo dà modo di intuire i minimi desideri di Dio e di renderli realtà nonostante tutti gli ostacoli[34].

34 Guarda con che viva e delicata sensibilità Giovanni si conduce dalla notte del Giovedì alla notte del Venerdì. E oltre. Ma osserviamolo in quelle ore.

35 Un attimo di smarrimento. Un’ora di pesantezza. Ma, superato il sonno con l’orgasmo della cattura, e l’orgasmo con l’amore, egli viene, trascinandosi seco Pietro, perché il Maestro abbia un conforto vedendo il Capo degli apostoli e il Prediletto fra gli apostoli.

36 E poi pensa alla Madre alla quale qualche crudele può urlare l’avvenuta cattura. E va da Lei. Egli non sa che Maria già vive gli strazi del Figlio e che, mentre gli apostoli dormivano, Ella vegliava e pregava, agonizzando col Figlio. Egli non lo sa. E va a Lei e la prepara alla notizia.

37 E poi fa la spola fra la casa e il Pretorio, la casa e la reggia d’Erode, e da capo dalla casa al Pretorio. E fare ciò quella mattina, traversando la folla ubriaca di odio, con le vesti che lo accusano per galileo, non è comoda cosa. Ma l’amore lo sostiene ed egli non pensa a sé, ma ai dolori di Gesù e di sua Madre. Potrebbe esser lapidato perché seguace del Nazareno. Non importa. Egli sfida tutto. Gli altri sono fuggiti, stanno nascosti, la prudenza e la paura li conducono. Lui lo conduce l’amore e resta e si mostra. È un puro. L’amore prospera nella purezza.

38 E se la sua pietà ed il suo buon senso di popolano lo inducono a tenere Maria lontana dalla folla e dal Pretorio – egli non sa che Maria condivide tutte le torture dei Figlio patendole spiritualmente – quando giudica essere l’ora che Gesù ha bisogno della Madre e che non è lecito tenere oltre la Madre separata dal Figlio, egli la conduce a Lui, la sostiene, la difende.

39 Cosa è quel pugno di persone fedeli: un uomo solo, inerme, giovane, senza autorità, a capo di poche donne, contro tutta una folla imbestialita? Nulla. Un mucchietto di foglie che il vento può disperdere. Una piccola barca su un oceano in tempesta che la può sommergere. Non importa. L’amore è la sua forza e la sua vela. Egli va armato di questo, e con questo protegge la Donna e le donne fino alla fine.

40 Giovanni ha posseduto l’amore di compassione come nessun altro al mondo, eccettuata mia Madre. Egli è il capostipite degli amorosi di questo amore. È il tuo maestro in questo. Seguilo nell’esempio che ti dà di purezza e carità e sarai grande”[35]

DOVERE DEI CONSACRATI ALL’ORDINE.

2. DOVERE DI SANTIFICARE OGNI MOMENTO DEL GIORNO.

Dice Gesù:

1“La giornata ce la dà Iddio. Tutta, quella luminosa come quella oscura, il giorno e la notte. È un dono vivere e avere la luce. È un modo di santificazione quello come si vive. Allora occorre santificare i momenti del giorno intero, per conservarsi in santità e tenere presente al cuore l’Altissimo e le sue bontà, e nel contempo tenere lontano il Demonio”.

ORE 6   ALL’ALBA: LODI O MISTERI GAUDIOSI

Dice Gesù:

2“Gli uccellini, al primo raggio di sole cantano. Benedicono la luce. Anche noi dobbiamo benedire la luce che è un dono di Dio, e benedire Dio che ce la concede e che Luce è. Avere desiderio di Lui fin dalla prima luce del mattino quasi per mettere un sigillo di luce, una nota di luce su tutto il giorno che viene avanti, che sia tutto luminoso e santo. E unirsi a tutto il creato per osannare il Creato”.

Invocazione

3“Per benedire la luce che è un dono di Dio, e benedire Dio che ce la concede e che Luce è. Per avere desiderio di Dio fin dalla prima luce del mattino quasi per mettere un sigillo di luce, una nota di luce su tutto il giorno che viene avanti, che sia tutto luminoso e santo. E per unirci a tutto il creato per osannare il Creato e fare di questa giornata un atto continuo d’amore per la tua glori e la salvezza delle anime”.

Misteri gaudiosi:

41° L’annunciazione dell’angelo a Maria Santissima.: “Gesù e Maria vi amo, salvate anime” (10 volte). Al termine di ogni diecina si ripete: – “Donaci Padre santo lo Spirito dell’Amore, lo Spirito del tuo Figlio Gesù, donaci lo Spirito Santo”.

2° La visita di Maria a sant’Elisabetta. La nascita di Gesù nella stalla di Betlemme. La presentazione di Gesù bambino al Tempio. Il ritrovamento di Gesù perso nel Tempio.

Al termine delle cinque diecine:  

– “Donaci Padre santo lo Spirito dell’Amore, lo Spirito del tuo Figlio Gesù: Lo Spirito Santo”.

– “Signore, chiama per nome, nella tua famiglia, quelli che hai riscattato perché ti appartengano per sempre”.

– “Signore raduna il tuo Popolo umile, e povero che nel tuo nome ponga la sua fiducia. Liberalo dal peccato, dalla confusione babilonica e dal potere di Satana. Guidalo al possesso del Regno che Tu hai promesso”.


Liberare anime, battezzare bambini non nati:

Liberazione delle anime penanti e battesimo dei bambini del Limbo (Cap. 3,1-20 pag. 28)

ORE 9: ORA TERSA O MISTERI OPEROSI

Dice Gesù:

5“Le ore passano, e col passare ci portano la constatazione di quanto dolore e ignoranza nel mondo, ancora pregare:

Invocazione:

6“perché il dolore sia sollevato e l’ignoranza cada e Dio sia conosciuto amato, pregato da tutti gli uomini, perché tutti siano consolati anche nel loro soffrire”.

Misteri operosi

7Per i meriti di Gesù Operaio a Nazareth. Per i meriti di Gesù Penitente nel deserto e Vincitore di Satana. Per i meriti di Gesù Maestro e Signore formò Apostoli, Discepoli, Amici e Famiglie per il Regno. Per i meriti di Gesù Evangelizzatore d’Israele passava di villaggio in villaggio di città in città annunziando la Buona Novella del Regno di Dio. Per i meriti di Gesù unico Messia, Salvatore e Redentore di tutta l’umanità°

Liberare anime, battezzare bambini non nati:

Liberazione delle anime penanti e battesimo dei bambini del Limbo (Cap. 3,1-20 pag. 28)


ORE 12: ORA SESTA O MISTERI DELLA LUCE.

Dice Gesù:

8“E nell’ora di sesta pregare per amore della famiglia. Gustare di questo dono di essere uniti con chi ci ama. Anche questo è un dono di Dio. E pregare perché il cibo non si muti, da utilità, in peccato”.

Invocazione:

9“Padre benedici le nostre famiglie. Grazie o Padre per il dono di essere uniti con chi ci ama. E perché il cibo non si muti, da utile in peccato”

Misteri della luce

101° Per il battesimo di Gesù, nel Giordano. 2° Per la presenza di Gesù alle nozze di Canna. 3° Per l’annunzio del Regno e l’invito alla conversione. 4° Per la trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor. 5° Per la presenza di Gesù in corpo e sangue, anima e divinità nella sant’Eucaristia.

 

Liberare anime, battezzare bambini non nati:

Liberazione delle anime penanti e battesimo dei bambini del Limbo (Cap. 3,1-20 pag. 28)

 

ORE 15: ORA NONA O MISTERI DOLOROSI

Dice Gesù:

11“Fra sesta nona il Salvatore e Redentore, secondo le profezie, consumò il suo sacrificio, dopo aver mangiato il pane amaro del tradimento e dato il dolce Pane della vita, dopo aver spremuto Sé stesso come grappolo nel tino e dissetato di Sé uomini ed erbe, e fatto a Sé porpora di re col suo sangue, e cinto serto, e preso scettro, e portato il suo trono sull’alto luogo perché lo vedesse Sionne, Israele e il mondo. Alzato nella purpurea veste delle sue piaghe infinite, nelle tenebre per dare Luce, nella morte per dare Vita, morrà all’ora di nona e sarà redento il mondo”.

Invocazione:

12“Per il sacrificio di quest’ora venga il tuo Regno nel mondo e siano redenti tutti coloro che credono nel tuo Verbo”.

Misteri dolorosi

13Per il Sangue di Gesù versato nell’orto del Getsemani. Per il Sangue di Gesù versato nella flagellazione. Per il Sangue di Gesù versato nell’incoronazione di spine. Per il Sangue di Gesù versato nella salita al monte Calvario. Per il Sangue di Gesù versato nella crocifissione, agonia e morte in Croce.

Liberare anime, battezzare bambini non nati:

Liberazione delle anime penanti e battesimo dei bambini del Limbo (Cap. 3,1-20 pag. 28)

 

ORE 18: UFFICIO DEL VESPRO O MISTERI DELLA SALUTE

Dice Gesù:

14“E al tramonto pregare pensando che la morte è il tramonto che ci aspetta tutti. Pregare perché sia, il nostro tramonto, giornaliero o vitale, sempre compiuto con l’anima in grazia”.

Invocazione:

15“Signore sia, il nostro tramonto, giornaliero o vitale, sempre compiuto con l’anima in grazia”.

Misteri della salute

161° Gesù vero uomo e vero Dio datore di salute e vita eterna. Gesù l’Agnello di Dio che versa il suo sangue per noi e per tutti in remissione dei peccati. Gesù, vuol dire: “Dio salva”. In nessun altro nome c’è salvezza. Chiunque invocherà il suo nome sarà, sanato, liberato e salvato. Gesù è Via, Verità, e vita di tutte le anime che vanno a Dio, nessun’anima arriva al Padre se non per mezzo di Lui. Gesù Re dei re, Signore dei signori, avvocato nostro e Giudice universale.

Liberare anime, battezzare bambini non nati:

Liberazione delle anime penanti e battesimo dei bambini del Limbo (Cap. 3,1-20 pag. 28)

 

ORE 21 TERMINE DEL GIORNO: COMPIETA o MISTERI GLORIOSI

Dice Gesù:

17E quando si accendono i lumi pregare per dire grazie del giorno finito e per chiedere protezione e perdono, onde distenderci nel sonno senza paure di improvviso giudizio, di assalti demoniaci.

Invocazione:

18“Signore, grazie del giorno finito. ti chiediamo protezione e perdono, onde distenderci nel sonno senza paure di improvviso giudizio e di assalti demoniaci”.

Misteri gloriosi

191° Resurrezione di Gesù dai morti. Ascensione di Gesù in Cielo. Discesa dello Spirito Santo sopra Maria Vergine e gli Apostoli.   Assunzione della Beata Vergine Maria in Cielo. Incoronazione di Maria Regina del Cielo e della terra.

Liberare anime, battezzare bambini non nati:

Liberazione delle anime penanti e battesimo dei bambini del Limbo (Cap. 3,1-20 pag. 28)

A NOTTE PROFONDA RIPARAZIONE: UFFICIO DELLE LETTURE O MISTERI DOLOROSI.

Dice Gesù:

20“Pregare, in fine, nella notte – ma questo è per coloro che non sono bambini né vecchi – per riparare ai peccati della notte, per allontanare dai deboli satana, perché nei colpevoli sorgano riflessione e contrizione e buoni proposti che diverranno realtà al primo sole. Ecco come prega e perché prega un giusto durante il giorno tutto”.

Invocazione:

21“per riparare ai peccati della notte, per allontanare satana dai deboli, perché nei colpevoli sorgano riflessione e contrizione e buoni proposti che diverranno realtà al primo sole.

Riparazione con i Misteri dolorosi

22Per il Sangue di Gesù versato nell’orto del Getsemani. Per il Sangue di Gesù versato nella flagellazione. Per il Sangue di Gesù versato nell’incoronazione di spine. Per il Sangue di Gesù versato nella salita al monte Calvario. Per il Sangue di Gesù versato nella crocifissione, agonia e morte in Croce.

Ringraziamento con i Misteri celesti.

23 Per la Santissima trinità. Per il trionfo del Cuore immacolato di Maria 3° Per i nove cori angelici. Per tutti i santi e giusti del Cielo.  Per le anime del Purgatorio e del Limbo.

Liberare anime, battezzare bambini non nati:

Liberazione delle anime penanti e battesimo dei bambini del Limbo (Cap. 3,1-20 pag. 28)

MISSIONE DEI SALVATORI CONSACRATI.

3. MISSIONE DI SALVARE ANIME PENANTI E BATTEZZARE I BAMBINI NON NATI.

liberazione delle anime penanti

Lieto annunzio alle anime.

1È giunto il tempo ed è questo in cui i morti ascolteranno la voce del Figlio dell’Uomo, quelli che l’ascolteranno vivranno.

Morti la vostra vita è Gesù Cristo,

Dormienti il vostro sole è Gesù Cristo che sorge svegliandovi,

Vivi la via, la verità e la vita che cercate è Gesù Cristo.

Formula di Liberazione.

2Affinchè possiate raggiungere la vita eterna per il Sangue e i meriti di Gesù Cristo, Dio Onnipotente abbia misericordia di voi, perdoni i vostri peccati e vi conduca alla vita eterna. Amen

Battesimo dei bambini non nati:

Credo

3Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

Lieto annunzio ai bambini

4Bambini che siete stati uccisi e che sarete uccisi nel seno materno di notte e di giorno, bambini che siete nati morti e che nascerete morti dal seno materno di notte e di giorno, affinché, uscendo dal limbo, possiate raggiungere la vita eterna, per i meriti di Gesù Cristo, con il nome che la SS. Trinità vi concede di avere

Formula del battesimo

5Io vi battezzo con la mistura del Sangue di Gesù e le lacrime di Maria nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo.

Rito

6 Ripetendo la formula al punto che si dice: Nel nome del Padre…, si spruzza, con la mano la spirituale mistura del Sangue di Gesù e le lacrime di Maria, facendo il segno di la croce, ad ogni parte dei quattro punti cardinale, quindi ripetendo per quattro volte la stessa formula, una per ogni punto cardinale

Padre nostro, Ave Maria e Gloria

Padre nostro

7Padre Nostro che sei nei Cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno e sia fatta la tua volontà come in Cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male. Amen.

Ave Maria

8Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con Te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

Gloria al Padre

9Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

RINGRAZIAMENTO

Ringraziamento

10– Signore la mese è molta, gli operai sono pochi; manda Signore operai nella tua mese.

11– Manda, Signore, lo Spirito Santo, affinché ci consacri con l’unzione per la nuova evangelizzazione del mondo; ci unga con l’olio della salvezza per l’ora della tribolazione; c’investa col fuoco dell’amore per il Regno che viene.

12– Vieni, Signore Gesù, vieni Spirito Santo, vieni Padre Santo e per una spirituale transustanziazione divinizza il nostro spirito, santifica e perfeziona la nostra anima, spiritualizza il nostro corpo carnale e abita e opera in noi per sempre. Amen!

13– Angelo di Dio che sei mio custode, illumina, custodisci, regi e governami; che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen!

14– L’eterno riposo dona loro, Signore splenda ad essi la Luce perpetua, riposino in pace. Amen!

 Invocazione dei santi protettori:

15– Santi e sante dell’Antico Testamento: Pregate perché Dio Trino e Uno sia conosciuto amato e pregato da tutti gli uomini.

16– Santi e sante del tempo di Gesù: Pregate perché la Buona Novella e la Dottrina di Gesù Cristo giungano ai confini del mondo perché venga presto il Regno dei Cieli.

17  Santi e sante della Chiesa cattolica apostolica: Pregate perché il piccolo resto sia unto e guidato dallo Spirito Santo alla verità completa e al possesso del Regno che Dio ha promesso.

 Benedizione:

18Il Signore ci benedica e ci custodisca. Il signore ci mostri il suo volto e abbia di noi misericordia. Il signore volga su di noi il suo sguardo e ci dia amore, pace e gioia. Per intercessione della Beata Vergine Maria, Regina degli angeli, degli Apostoli e di tutti i santi ci benedica Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo Amen!

19“Signore, vogliamo fare la tua volontà aiutaci a compierla sino alla fine”.

20Andiamo in pace. Rendiamo grazie a Dio

 


OPERE DI MISERICORDIA DEI SALVATORI.

4. Opere di misericordia[36].

I servi e Ministri della Misericordia.

I servi di Dio

1«La pace a tutti voi e la sapienza su voi.

2Udite. Mi è stato chiesto, un giorno lontano, da uno, se e fino a che punto Dio è misericordioso verso i peccatori. Chi chiedeva ciò era un peccatore perdonato che non riusciva a persuadersi dell’assoluto perdono di Dio. E Io con parabole lo calmai, lo rassicurai e promisi che per lui avrei sempre parlato di misericordia, perché il suo cuore pentito, che simile ad un fanciullo smarrito gli piangeva dentro, si sentisse sicuro di essere già nei possessi del Padre suo dei Cieli. Dio è Misericordia perché Dio è Amore. Il servo di Dio deve essere misericordioso per imitare Iddio. Dio si serve della misericordia come di un mezzo per attirare a Sé i figli sviati. Il servo di Dio deve servirsi della misericordia come di un mezzo per portare a Dio i figli sviati.

3Ma deve essere tre volte tale nei servi di Dio.

4Non si conquista il Cielo se non si ama. Ma questo basta dirlo ai credenti. Ai servi di Dio Io dico: “Non si fa conquistare il Cielo ai credenti se non si amano con perfezione. E voi che siete? Voi che vi pigiate qui intorno? Per la più parte siete creature che tendete a vita perfetta, alla vita benedetta, faticosa, luminosa del servo di Dio, del ministro del Cristo. E che doveri avete in questa vita di servo e ministro? Un amore totale a Dio, un amore totale al prossimo. Il vostro scopo: servire. Come? Rendendo a Dio coloro che il mondo, la carne, il demonio hanno rapito a Dio. In che modo? Con l’amore. L’amore che ha mille forme per esplicarsi e un unico fine: far amare.

Le opere di Misericordia.

5Pensiamo al nostro bel Giordano. Come è imponente a Gerico! Ma così era alla sorgente? No. Era un filo di acqua, e tale sarebbe rimasto se fosse stato sempre solo. Invece, ecco che da monti e colli, dell’una e l’altra sponda della sua valle, scendono mille e mille affluenti, quali soli, quali già fatti di cento rivi, e tutti si riversano nel suo letto che cresce, cresce, cresce, fino a divenire, dal dolce ruscello di argento azzurro che ride e scherza nella sua fanciullezza di fiume, il largo, solenne, placido fiume che innesta un nastro di azzurro celeste fra le ubertose sponde di smeraldo.

6Così è l’amore. Un filo iniziale negli infanti della via della Vita, che sanno appena salvarsi dal peccato grave per timore della punizione; e poi, proseguendo nella via della perfezione, ecco che dalle montagne dell’umanità, scabre, aride, superbe, dure, si esprimono, per volontà d’amore, rivi e rivi di questa principale virtù, e tutto serve a farli sorgere e sgorgare: i dolori e le gioie; così come sui monti servono a far rio le nevi gelate e il sole che le discioglie. Tutto serve ad aprire loro la via: l’umiltà come il pentimento. Tutto serve a convogliarle al fiume iniziale. Perché l’anima, spinta per quella via, ama le discese nell’annichilimento dell’io, aspirando a risalire, attirata dal Sole-Iddio, dopo esser divenuta fiume potente, bello, benefattore.

7I rii che nutrono l’embrionale rio dell’amore di temenza sono, oltre le virtù, le opere che le virtù insegnano a compiere. Le opere che, appunto per essere rii d’amore, sono opere di misericordia. Vediamole insieme. Alcune erano già note ad Israele, altre ve le rendo note Io perché la mia legge è perfezione d’amore.

Le opere di misericordia corporali

Dare da mangiare agli affamati.

8Dovere di riconoscenza e di amore. Dovere di imitazione. I figli sono grati al padre del pane che procura loro e, fatti uomini, lo imitano col procurare pane ai figli loro, e al padre, ormai inabile al lavoro per l’età, procurano il pane col lavoro loro proprio, amorosa restituzione, doverosa restituzione del bene avuto. Il quarto precetto lo dice: “Onora il padre e la madre”. É onorare la loro canizie anche non ridurli a mendicare il pane da altri.

9Ma prima del quarto è il primo precetto: “Ama Dio con tutto te stesso”, e il secondo: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Amare Dio per Se stesso e amarlo nel prossimo è perfezione.

10Lo si ama dando pane a chi ha fame, in ricordo di quante volte Egli sfamò l’uomo con atti di miracolo. Ma, senza guardare solo alla manna e alle quaglie, guardiamo al miracolo continuo del grano che germina per bontà di Dio, che ha dato terra atta a colture e regola venti, piogge, calore, stagioni, perché il seme diventi spiga e la spiga pane.

11E non è stato miracolo della sua misericordia quello di avere, con luce soprannaturale, insegnato al figlio colpevole che quelle erbe alte e sottili, terminanti in un granire di semi d’oro dal caldo odore di sole, chiusi nella dura fascia di squame spinose, erano cibo che andava colto, sgusciato, sfarinato, intriso, cotto? Dio ha insegnato tutto questo. E come coglierlo e mondarlo e pestarlo e intriderlo e cuocerlo. Mise le pietre presso le spighe e l’acqua presso le pietre, accese con riflessi d’acqua e di sole il primo fuoco sulla Terra e, sopra al fuoco, il vento portò dei grani che arsero spandendo grato odore, perché l’uomo capisse che più buono di così come è tratto dalla spiga, come sogliono gli uccelli, o bagnato con acqua dopo sfarinato facendone un pastone colloso, è quando il fuoco lo tosta. Non vi pensate, voi che ora mangiate il buon pane cotto nel forno famigliare, quanta misericordia indica questo essere giunti a questa perfezione di cottura, quanto cammino è stato fatto fare alla conoscenza umana dalla prima spiga masticata, come lo fa il cavallo, all’attuale pane? E da chi? Dal Datore del pane. E così per ogni sorta di cibo che l’uomo ha saputo, per lume benefico, individuare fra le piante e gli animali di cui il Creatore ha coperto la Terra, luogo di castigo paterno per il figlio colpevole.

12Dare dunque da mangiare agli affamati è preghiera di riconoscenza al Signore e Padre che ci sfama, ed è imitare il Padre, del quale abbiamo somiglianza gratis data e che occorre sempre più aumentare imitando le sue azioni.

Dare da bere agli assetati.

13Avete mai pensato che avverrebbe se il Padre non facesse più piovere le acque? Eppure, se Egli dicesse: “Per la vostra durezza verso chi ha sete Io impedirò alle nubi di scendere sulla terra”, potremmo noi protestare e maledire? L’acqua, più ancora del grano, è di Dio. Perché il grano è coltivato dall’uomo, ma solo Dio coltiva i campi delle nubi che scendono come piogge o rugiade, come nebbie o nevi, e nutrono campi e cisterne, e colmano fiumi e laghi, dando ricovero ai pesci che sfamano l’uomo con altri animali. Potete voi dunque dire, a chi vi dice: “Dammi da bere”, “No. Quest’acqua è mia e non te la do”?

14Bugiardi! Chi di voi ha fatto un sol fiocco di neve o una sola stilla di pioggia? Chi ha evaporato un sol diamante di rugiada col suo calore astrale? Nessuno. É Dio che fa ciò. E, se le acque scendono dal cielo e risalgono, è solo perché Dio regola questa parte di creazione così come regola il resto. Date dunque la buona acqua fresca delle vene del suolo, o quella pura del vostro pozzo, o quella che ha empito le vostre cisterne, a chi ha sete. Sono acque di Dio. E per tutti. Datele a chi ha sete. Per così piccola opera, che non vi costa denaro, che non richiede altra fatica di quella di porgere una tazza o una brocca, Io ve lo dico, avrete compenso in Cielo. Perché non l’acqua ma l’atto di carità è grande agli occhi e al giudizio di Dio.

Vestire gli ignudi.

15Passano per le strade della Terra miserie nude, vergognose, pietose. Sono vecchi abbandonati, sono invalidi per malattie o per sciagure, sono lebbrosi che tornano alla vita per bontà del Signore, sono vedove cariche di prole, sono colpiti da sventure che li hanno privati di tutto che è agiatezza, sono orfanelli innocenti. Se Io spingo l’occhio sulla vasta Terra, dovunque vedo persone ignude o coperte di cenci che appena riparano decenza e non riparano il freddo, e queste persone guardano con occhio avvilito i ricchi che passano in soffici vesti, coi piedi calzati da morbidi calzari. Avvilito con bontà nei buoni, avvilito con odio nei men buoni. Ma perché non sovvenite quel loro avvilimento, facendoli più buoni se buoni, distruggendo l’odio se men buoni, col vostro amore? Non dite: “Ne ho solo per me”. Come è per il pane, vi è sempre qualcosa in più del necessario sulle tavole e negli armadi di chi non è assolutamente derelitto. Fra questi che mi ascoltano c’è più di uno che ha saputo; di una veste smessa per logoramento, trarre la vesticciuola per l’orfano o per il bambino poverello, e da un vecchio lenzuolo fare fasce per un innocente senza fasce; e vi è uno che, mendico, seppe spartire per anni il pane elemosinato a fatica con chi per lebbra non poteva andare stendendo la mano alle soglie dei ricchi. E in verità vi dico che questi misericordiosi non sono da cercarsi fra i possessori di beni ma fra le schiere umili dei poveri, che per essere tali sanno come è penosa povertà.

16Anche qui, come per l’acqua ed il pane, pensate che lana e lino con cui vi vestite vengono da animali e piante che il Padre ha creato non per i ricchi soltanto fra gli uomini, ma per tutti gli uomini. Perché Dio ha dato una sola ricchezza all’uomo: quella sua della Grazia, della salute, dell’intelligenza. Ma non la sporca ricchezza che è l’oro, che elevaste – da metallo non più bello di ogni altro, molto meno utile del ferro con cui si fanno le vanghe e gli aratri, gli erpici e le falci, gli scalpelli, i martelli, le seghe, le pialle, i santi arnesi del santo lavoro – a nobile metallo, che lo elevaste ad una nobiltà inutile, menzognera, per istigazione di Satana che da figli di Dio vi ha resi selvaggi come fiere. La ricchezza di ciò che è santo vi aveva dato a farvi sempre più santi! Non questa omicida ricchezza che tanto sangue e lacrime spreme. E date come vi fu dato. Date in nome del Signore, senza temere di restare ignudi. Meglio sarebbe morire di freddo per essersi spogliati in favore del mendico, che far assiderare il cuore, pur sotto le morbide vesti, per mancanza di carità. Il tepore del bene fatto è più dolce di quello di un mantello di purissima lana, e le carni ricoperte del povero parlano a Dio e dicono: “Benedici chi ci ha vestiti”.

17Se sfamare, dissetare, rivestire, levando a sé per dare ad altri, unisce la santa temperanza alla santissima carità, e vi unisce pure la beata giustizia, per cui si modifica con santità la sorte dei fratelli infelici, dando di ciò di cui abbondiamo, per permesso di Dio, a favore di chi, per malvagità di uomini o di morbi, ne è privo,

Albergare i pellegrini.

18albergare i pellegrini unisce la carità alla fiducia e al ben pensare del prossimo. É anche questa una virtù, sapete? Una virtù che denota, in chi la possiede, oltre che carità, onestà. Perché chi è onesto agisce bene e, dato che come si agisce solitamente si pensa agiscano gli altri, ecco che la fiducia, la semplicità, che credono che le parole altrui siano vere, denotano che colui che le ascolta è uno che dice la verità nelle grandi e piccole cose, non giungendo perciò a diffidenze sui racconti altrui.

19Perché pensare, davanti al pellegrino che vi chiede ricovero: “E poi se è ladro e omicida?”. Tanto tenete alle vostre ricchezze da tremare per esse di ogni estraneo che giunge? Tanto tenete alla vostra vita da sentirvi raggricciare di orrore pensando di poterne essere privati? E che? Pensate che Dio non possa difendervi dai ladroni? E che? Temete nel passante un ladrone e non avete paura dell’ospite tenebroso che vi deruba di ciò che è insostituibile? Quanti ospitano il demonio nel cuore! Potrei dire: tutti ospitano il peccato capitale, eppure nessuno trema per questo. É dunque prezioso solo il bene delle ricchezze e della esistenza? E non sarà più preziosa l’eternità, che vi lasciate rubare e uccidere dal peccato? Povere, povere anime derubate del loro tesoro, messe in mano agli assassini, così, come cose di poco conto, mentre si barricano le case, si mettono chiavistelli, cani e forzieri a difesa delle cose che seco noi non portiamo nell’altra vita!

20Perché voler vedere in ogni pellegrino un ladrone? Fratelli siamo. La casa si apre ai fratelli di passaggio. Non è del nostro sangue il pellegrino? Oh! sì! É sangue di Adamo e di Eva. Non è nostro fratello? E come no?! Il Padre è uno solo: Iddio che ci ha dato un’anima uguale, così come ai figli di un letto solo il padre dà un sangue uguale. É povero? Fate che non sia più povero di lui il vostro spirito privo di amicizia del Signore. Lacera è la sua veste? Fate che non sia più lacerata la vostra anima dal peccato. É fangoso o polveroso il suo piede? Fate che più del suo sandalo sporco per tanto cammino, rotto nel lungo andare, non sia il vostro io logorato da vizi. É brutto il suo aspetto? Fate che non più brutto sia il vostro agli occhi di Dio. È straniero il suo parlare? Fate di non avere voi il linguaggio del cuore incomprensibile nella città di Dio.

21Vedete nel pellegrino un fratello. Tutti siamo pellegrini in cammino per il Cielo e tutti bussiamo alle porte che sono lungo la via che va al Cielo. E le porte sono i patriarchi e i giusti, gli angeli e gli arcangeli, ai quali ci raccomandiamo per avere aiuto e protezione onde giungere alla mèta senza cadere esausti nel buio della notte, nel rigore del gelo, preda delle insidie dei lupi e sciacalli delle passioni malvagie, e dei demoni. Come vogliamo che angeli e santi ci aprano il loro amore per ospitarci e ridarci lena a proseguire la via, così facciamo noi per i pellegrini della Terra. E per ogni volta che apriremo la casa e le braccia, salutando col dolce nome di fratello un ignoto, pensando a Dio che lo conosce, Io vi dico che saranno percorse molte miglia nel cammino che va ai Cieli.

Visitare gli infermi.

22Oh! che in verità, come sono pellegrini, così gli uomini sono tutti infermi. E le malattie più gravi sono quelle dello spirito, le invisibili e le più letali. Eppure non fanno schifo. Non ripugna la piaga morale. Non nausea il fetore del vizio. Non fa paura la pazzia demoniaca. Non fa ribrezzo la cancrena di un lebbroso di spirito. Non fa fuggire il sepolcro pieno di marciume di un uomo dall’animo morto e putrefatto. Non è anatema accostarsi ad una di queste impurità. Povero, ristretto pensiero dell’uomo! Ma dite: ha più valore lo spirito o la carne e il sangue? Ha potere il materiale di corrompere l’incorporeo per vicinanza? No. Io vi dico di no. Ha un infinito valore lo spirito rispetto alla carne e al sangue, questo sì; ma non ha maggior potere la carne dello spirito. E lo spirito può essere corrotto non da cose materiali ma da cose spirituali. Se anche uno cura un lebbroso, non si fa lebbroso il suo spirito, ma anzi, per la carità esercitata eroicamente fino a segregarsi in valli di morte per pietà del fratello, cade da lui ogni macchia di peccato. Perché la carità è assoluzione dal peccato e la prima delle purificazioni.

23Partite sempre dal pensiero: “Che vorrei fatto a me, se fossi come è costui?”. E come vorreste vi fosse fatto, fate. Ora ancora Israele ha le sue antiche leggi. Ma un giorno verrà, e la sua aurora non è più molto lontana, quando si venererà come simbolo di assoluta bellezza l’immagine di Uno in cui sarà ripetuto materialmente l’Uomo dei dolori di Isaia e il Torturato del salmo davidico, Colui che per essersi fatto simile a lebbroso diverrà il Redentore del genere umano, e alle sue piaghe accorreranno, come cervi alle sorgenti, tutti gli assetati, i malati, gli esausti, i piangenti della Terra, ed Egli li disseterà, li guarirà, li ristorerà, li farà consolati nello spirito e nella carne, e sarà anelito dei migliori di divenire simili a Lui, coperti di ferite, svenati, percossi, coronati di spine, crocifissi, per amore degli uomini da redimere, continuando l’opera del Re dei re e Redentore del mondo.

24Voi che ancora siete Israele, ma già spuntate le ali per volare nel Regno dei Cieli, iniziate fin da ora questa concezione e valutazione nuova delle infermità e, benedicendo Iddio che vi mantiene sani, curvatevi su chi soffre e muore. Un mio apostolo ha detto un giorno a un suo fratello: “Non temere di toccare i lebbrosi. Nessun male si apprenderà a noi per volontà di Dio”. Ha detto bene. Dio tutela i suoi servi. Ma, anche foste contagiati curando gli infermi, nel ruolo dei martiri dell’amore sareste messi nell’altra vita.

Visitare i carcerati.

25Credete voi che nelle galere siano solo i delinquenti? La giustizia umana ha un occhio cieco e l’altro è turbato da disturbi visivi, per cui vede cammelli dove sono nuvole o scambia un serpente per un ramo fiorito. Giudica male. Più male ancora perché sovente chi la conduce di proposito crea nebbie di fumo, perché essa veda anche più male. Ma, anche se i carcerati fossero tutti ladroni e omicidi, non è giusto farsi noi ladroni ed omicidi, levando loro speranza di perdono col nostro disprezzo.

26Poveri prigionieri! Non osano alzare gli occhi a Dio, carichi come sono del loro delitto. Le catene, in verità, sono più sullo spirito che al piede. Ma guai se disperano di Dio! Al delitto verso il prossimo uniscono quello della disperazione del perdono. La galera è espiazione, come lo è la morte sul patibolo. Ma non basta pagare la parte che va dovuta alla società umana per il delitto fatto. Bisogna pagare anche e soprattutto la parte che va pagata a Dio, per espiare, per avere la vita eterna. E chi è ribelle e disperato non espia che verso la società. Al condannato o al prigioniero vada l’amore dei fratelli. Sarà una luce nelle tenebre. Sarà una voce. Sarà una mano che indica l’alto mentre la voce dice: “Il mio amore ti dica che anche Dio ti ama, Egli che mi ha messo in cuore questo amore per te, fratello sventurato”, e la luce permette di intravedere Dio, pietoso Padre.

27La vostra carità vada con più ragione a consolare i martiri dell’ingiustizia umana. Quelli incolpevoli affatto, o quelli che una forza crudele ha portato ad uccidere. Non giudicate voi pure là dove già è stato giudicato. Voi non sapete perché l’uomo poté uccidere. Non sapete che molte volte non è che un morto quello che uccide, un automa privo di ragione, perché un assassinio incruento ha levato a lui ragione con la vigliaccheria di un tradimento crudele. Dio sa. E basta. Nell’altra vita si vedranno molti delle galere, molti che uccisero e rubarono, in Cielo, e si vedranno molti, che parvero derubati e uccisi, all’Inferno, perché in realtà i veri ladri dell’altrui pace, onestà, fiducia, i veri assassini di un cuore, furono essi: le pseudo vittime. Vittime solo perché furono in ultimo colpite, ma dopo che per anni, silenziosamente, colpirono. L’omicidio e il furto sono peccati. Ma fra chi uccide e ruba perché portato a ciò da altri, e poi se ne pente, e chi induce altri al peccato, e non se ne pente, sarà punito di più colui che porta al peccato senza sentirne rimorso.

28Perciò, non giudicando mai, siate pietosi ai carcerati. Pensate sempre che, se dovessero venire puniti tutti gli omicidi e i furti dell’uomo, pochi uomini e poche donne non morirebbero nelle galere o sul patibolo. Quelle madri che concepiscono e che poi non vogliono portare alla luce il loro frutto, come si chiameranno? Oh! non facciamo giuochi di parole! Diciamo sinceramente ad esse il loro nome: “Assassine”. Quegli uomini che rubano reputazioni e posti, che li diremo? Ma semplicemente ciò che sono: “Ladri”. Quegli uomini e donne che essendo adulteri o tormentatori famigliari dei loro congiunti li spingono all’omicidio o al suicidio, e così quelli che, essendo i grandi della Terra, portano a disperazione i soggetti, e con la disperazione alla violenza, che nome hanno? Eccolo: “Omicidi”. Ebbene? Nessuno fugge? Voi vedete che fra questi galeotti evasi alla giustizia, che empiono case e città e si strusciano a noi per le strade, e dormono negli alberghi con noi, e con noi dividono la mensa, si vive senza pensarci. Eppure, chi è senza peccato? Se il dito di Dio scrivesse sulla parete della stanza dove convitano i pensieri dell’uomo – sulla fronte – le parole accusatrici di ciò che foste, siete o sarete, poche fronti porterebbero scritta, in carattere di luce, la parola “innocente”. Le altre fronti, a caratteri verdi come l’invidia, o neri come il tradimento, o rossi come il delitto, porterebbero le parole di “adulteri”, “assassine”, “ladri”, “omicidi”. Senza superbia siate dunque misericordiosi ai fratelli meno fortunati, umanamente, che sono nelle galere, espiando ciò che voi non espiate, per la stessa colpa. Ne avvantaggerà la vostra umiltà.

Seppellire i morti.

29La contemplazione della morte è scuola della vita. Io vorrei potervi portare tutti di fronte alla morte e dire: “Sappiate vivere da santi per non avere che questa morte – separazione temporanea del corpo dallo spirito – per poi risorgere trionfalmente in eterno, riuniti, beati”.

30Tutti nasciamo nudi. Tutti moriamo divenendo spoglia destinata a corruzione. Re o pezzenti, così si nasce, così si muore. E se il fasto dei re permette una più lunga preservazione del cadavere, è sempre il disfacimento la sorte di ciò che è carne morta. Le stesse mummie che sono? Carne? No. Materia fossilizzata dalle resine, legnificata. Non preda dei vermi perché svuotata e arsa dalle essenze, ma preda dei tarli come un legno vecchio.

31Ma la polvere torna polvere perché così Dio ha detto. Eppure, solo perché questa polvere ha fasciato lo spirito e ne è stata vivificata, ecco che, come cosa che ha toccato una gloria di Dio – tale è l’anima dell’uomo – occorre pensare che è polvere santificata non diversamente degli oggetti che sono stati a contatto col Tabernacolo. Almeno un momento fu che l’anima fu perfetta: mentre il Creatore la creava. E se poi la Macchia la deturpò, levandole perfezione, solo per la sua Origine comunica bellezza alla materia, e per quel bello che viene da Dio il corpo si abbella e merita rispetto. Noi siamo templi e come tali meritiamo onore, così come sempre sono onorati i luoghi dove sostò il Tabernacolo.

32Date dunque ai morti la carità del riposo onorato in attesa della risurrezione, vedendo nelle mirabili armonie del corpo umano la mente e il pollice divino che lo ideò e modellò con percezione, e venerando anche nella spoglia l’opera del Signore.

Le opere di misericordia spirituali.

Istruire gli ignoranti.

33Ma l’uomo non è solo carne e sangue. É anche anima e pensiero. Anche questi soffrono e vanno misericordiosamente sovvenuti. Vi sono ignoranti che fanno il male solo perché non conoscono il bene. Quanti che non sanno o sanno male le cose di Dio e anche le leggi morali! Come affamati languono perché non c’è chi li sfami, e cadono in marasma per mancanza di nutrienti verità. Andate ad istruirli, perché per questo Io vi raccolgo e vi mando. Date il pane dello spirito alla fame degli spiriti.

34Istruire gli ignoranti corrisponde, nello spirituale, a sfamare gli affamati; e se premio è dato per un pane offerto al corpo languente onde per quel giorno non muoia, che premio sarà dato a colui che sfama uno spirito di verità eterne, dandogli eterna vita? Non siate avari di ciò che sapete. Vi fu dato senza spesa e senza misura. Datelo senza avarizia, perché è cosa di Dio come l’acqua del cielo, e va data come ci viene data.

Pregare per i vivi  e per i morti.

35Non siate avari e non superbi di ciò che sapete. Ma date con umile generosità. E date il refrigerio limpido e benefico della preghiera ai vivi e ai morti che hanno sete di grazie. Non si deve rifiutare l’acqua alle fauci assetate. Che allora ai cuori dei vivi angosciati, e che agli spiriti penanti dei morti? Preghiere, preghiere, feconde perché attive di amore e di spirito di sacrificio.

36La preghiera deve essere vera, non meccanica come suono di ruota sulla via. É il suono o la ruota quella che fa procedere il carro? É la ruota che si logora per portare oltre il carro. Lo stesso è della preghiera vocale e meccanica e della preghiera attiva. La prima: suono, nulla più. La seconda: opera, in cui si logorano le forze e cresce sofferenza, ma si ottiene lo scopo. Pregate più col sacrificio che con le labbra e darete refrigerio ai vivi e ai morti, facendo la seconda opera di spirituale misericordia. Il mondo sarà più salvato dalle preghiere di coloro che sanno pregare, che dalle fragorose, inutili, micidiali battaglie.

Consigliare i dubbiosi.

37Molte persone del mondo sanno. Ma non sanno credere con fermezza. Come fossero presi fra due canapi opposti, tentennano, tentennano, senza procedere d’un solo passo, e si affaticano le forze senza riuscire a nulla. Sono i dubbiosi. Sono quelli dei “ma”, dei “se”, degli “e poi”. Quelli delle domande: “Sarà poi così?”, “E se non fosse?”, “E io potrò?”, “E se non riesco?”, e così via. Sono i vilucchi che, se non trovano dove aggrapparsi, non salgono e, anche trovando, spenzolano di qua e di là, e non solo bisogna dar loro sostegno, ma guidarli su di esso ad ogni nuova svolta della giornata. Oh! che veramente fanno esercitare pazienza e carità più di un pargolo tardivo! Ma, in nome del Signore, non li abbandonate! Date tutta la fede luminosa, la fortezza ardente a questi prigionieri di loro stessi, della loro malattia nebbiosa. Guidateli al sole e all’alto. Siate maestri e padri per questi incerti. Senza stanchezze e senza impazienze. Fanno cascare le braccia? Benissimo. Anche voi le fate cascare tante volte a Me, e ancor di più al Padre che è nei Cieli, che deve spesso pensare che inutilmente sembra essersi fatta Carne la Parola, posto che l’uomo è ancora dubbioso, anche ora che sente parlare il Verbo di Dio.

38Non vorrete già presumere che voi siete da più di Dio e di Me! Dunque, aprite le carceri a questi prigionieri dei “ma” e dei “se”. Scioglieteli dalle catene dei “potrò?”, “se non riesco?”. Fateli persuasi che basta fare tutto il meglio che si può e Dio è contento. E se li vedete scivolare giù dall’appoggio, non passate oltre, ma rialzateli di nuovo. Come fanno le mamme che non passano oltre se il loro piccolo cade, ma si fermano, lo rialzano, lo puliscono, lo consolano, lo sorreggono, finché a lui è passata la paura di una nuova caduta. E fanno così per mesi e anni se il bambino è di gambe deboli.

Perdonare le offese.

39Vestite gli ignudi dello spirito col perdono a chi vi offende. L’offesa è anticarità. L’anticarità spoglia di Dio. Perciò chi offende diviene nudo, e solo il perdono dell’offeso rimette vesti su quella nudità. Perché le riporta Dio. Dio attende a perdonare che l’offeso abbia perdonato. Perdonare tanto l’offeso dall’uomo come l’offensore dell’uomo e di Dio. Perché, via!, nessuno è senza offese al suo Signore. Ma Dio perdona a noi se noi perdoniamo al prossimo, e perdona al prossimo se l’offeso da un suo prossimo perdona. Vi sarà fatto come fate. Perdonate perciò se volete perdono e gioirete in Cielo, per la carità che avrete dato, come di un manto di stelle messo sulle vostre spalle sante.

Consolare chi piange.

40Siate misericordiosi con coloro che piangono.

41Sono i feriti della vita, i malati del cuore coi suoi affetti.

42Non vi chiudete nella vostra serenità come in una fortezza. Sappiate piangere con chi piange, consolare chi è afflitto, empire il vuoto di chi è orbato dalla morte di un parente. Padri con gli orfani, figli coi genitori, fratelli gli uni agli altri.

43Amate. Perché amare solo i felici? Essi hanno già la loro parte di sole. Amate i piangenti. Sono i meno amabili per il mondo. Ma il mondo non sa il valore delle lacrime. Voi lo sapete. Amate dunque chi piange. Amateli se nel loro pianto sono rassegnati. Amateli, e più ancora, se sono ribelli nel dolore. Non rimprovero ma dolcezza per persuaderli della verità del dolore e sul dolore. Possono, fra il velo del pianto, vedere sformato il volto di Dio, ridotto ad una espressione di vendicativo prepotere. No. Non vi scandalizzate! Non è che allucinazione data dalla febbre del dolore. Soccorreteli acciò la febbre cada.

44La vostra fresca fede sia come ghiaccio dato al delirante. E quando la febbre più acuta cade, e subentra l’abbattimento e l’ebetimento stuporoso del risorgente da un trauma, allora, come a bambini che una malattia ha arretrato nel sapere, ritornate a parlare di Dio come di cosa nuova, dolcemente, pazientemente… Oh! una bella favola, detta per svagare l’eterno fanciullo che è l’uomo! E poi tacete. Non imponete… L’anima lavora da sé. Aiutatela con le carezze e la preghiera. E quando essa dice: “Allora non fu Dio?”, dite: “No. Egli non ti voleva far male perché ti ama anche per chi non ti ama più per morte o altro”. E quando l’anima dice: “Ma io l’ho accusato”, dite: “Egli lo ha dimenticato perché era febbre”. E quando dice: “Allora io lo vorrei”, dite: “Eccolo! É alla porta del tuo cuore ad attendere che tu gli apra”.

Sopportate le persone moleste.

45Esse entrano a turbare la piccola casa del nostro io, così come i pellegrini entrano a turbare la casa che abitiamo. Ma, come vi ho detto di accogliere quelli, così vi dico di accogliere questi. Vi sono moleste? Ma se voi non le amate, per il disturbo che vi danno, esse, più o meno bene, vi amano. Per questo amore accoglietele. E anche venissero indagando, odiando, insultando, esercitate pazienza e carità. Potete migliorarle con la vostra pazienza. Potete scandalizzarle con la vostra anticarità. Vi dolga che esse pecchino, di loro; ma più vi dolga di farle peccare, e di peccare voi stessi. Ricevetele in nome mio se non le potete ricevere per amor vostro. E Dio vi compenserà venendo Lui, dopo, a restituire la visita e a cancellare il ricordo spiacevole con le sue soprannaturali carezze.

Ammonire i peccatori.

46Infine vedete di seppellire i peccatori per preparare il ritorno alla Vita della Grazia. Sapete quando lo fate? Quando ammonite gli stessi con paterna, paziente, amorosa insistenza. É come se voi seppelliste mano mano le brutture del corpo prima di consegnare lo stesso al sepolcro in attesa del comando di Dio: “Sorgi e vieni a Me”. Non purifichiamo i morti, noi ebrei, per rispetto al corpo che dovrà risorgere?

47Ammonire i peccatori è come un purificarli nelle membra, prima operazione del seppellimento. Il resto lo farà la Grazia del Signore. Purificateli con carità, lacrime e sacrifici. Siate eroici per strappare uno spirito alla corruzione. Siate eroici! Questo non resterà senza premio. Perché, se è dato premio per un calice d’acqua dato ad un assetato corporale, che sarà dato per chi leva dalla sete infernale uno spirito?

48Ho detto. Queste le opere di misericordia del corpo e dello spirito che aumentano l’amore. Andate e fate. E la pace di Dio e mia sia con voi ora e sempre».

CONSACRAZIONE ALL’ORDINE DEI SALVATORI.

5. Consacrazione all’Ordine[37].

CONSACRAZIONE ALLA SS. TRINITÀ.

Inizio.

1O Dio vieni a salvarmi.

Signore vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Invocazione allo Spirito Santo.

      2Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce. Vieni, padre dei poveri, vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori. Consolatore perfetto, ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo. Nella fatica, riposo, nella calura, riparo, nel pianto, conforto. O luce beatissima, invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli. Senza la tua forza, nulla è nell’uomo, nulla senza colpa. Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò ch’è sviato. Dona ai tuoi fedeli che solo in te confidano, i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna.

Consacrazione a Dio Padre:

3 «Padre, perdona agli uomini e se per placare la tua giustizia sono necessarie ostie di espiazione, eccomi, Padre, immolami per la pace fra l’uomo e Dio, fra l’uomo e l’uomo, per l’avvento del tuo Regno.»

Consacrazione a Dio Figlio.

4 «Signore Gesù, tu stesso hai detto che il più grande amore è dato da colui che dà la vita per i suoi amici. Ecco. Io vengo, mi offro a Te perché il tuo Regno si stabilisca sulla terra e nei cuori. Usami, Signore, come strumento a te gradito.»

Consacrazione a Dio Spirito Santo.

5 Spirito Santo Fuoco di Dio, mi offro alle tue fiamme: Brucia le mie scorie, purificami, santificami, fondimi e plasmami a immagine e somiglianza tua. Crea in me un cuore nuovo e uno spirito nuovo e consacrami nella Verità per il trionfo universale della Buona Novella del Regno di Dio. Spirito Santo fiume di fuoco che sgorghi dal trono del Padre e dall’Agnello, travolgimi nei vortici del tuo amore, della tua potenza, della tua sapienza, smemorami dagli istinti carnali, sradicami dalle leggi del mondo, annulla in me i sette peccati capitali e allontana per sempre da me Satana, sia incatenato e gettato nel pozzo di zolfo insieme alle Bestie e gli Anticristi.

Consacrazione a Dio uno e Trino.

6 Oh Dio che sei l’irraggiungibile Perfezione, l’infinita Potenza, la compiuta Bellezza, l’incomprensibile Essenza, l’insuperabile Bontà, l’indistruttibile Compassione, l’immensurabile Sapienza, l’Amore divenuto Dio. Oh Dio amore, amore, immergimi nel gorgo incandescente di fiamme e aspirami verso la beatitudine che mi sarà morte e mi sarà vita per avere Dio con completo possesso quando per mia propria volontà sarò riuscito a comprenderlo e meritarlo per fissarmi nella sua perfezione. Gloria al Padre al Figlio e alla Madre Spirito Santo.

Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria.

7 Cuore Immacolato di Maria, a te offro il cuore, lo spirito e l’anima mia. Insegnami ad amare e servire Gesù come lo hai amato e servito tu. Svelami i segreti del tuo Cuore Immacolato. Fai che un tuo raggio dolcissimo e puro penetri il mio cuore e lo trasformi e lo prepari alle divine visite del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

 

Preghiera di consacrazione al SS. Salvatore

Atto di consacrazione:

8«Benedicimi, consacrami perché io sia fortificato (a). Signore, Salvatore e Re, io, qui, alla presenza di tua Madre:

Giuro e professo di seguire la tua dottrina e di servirti fino all’ultimo respiro.

Giuro e professo di dedicarmi alla tua dottrina ed ai seguaci di essa per amore di Te, Maestro e Salvatore.

Giuro e professo che la mia vita non avrà altro scopo, e che tutto quanto è mondo e carne è per me morto definitivamente, mentre, con l’aiuto di Dio e delle preghiere della Madre tua, spero vincere il demonio onde non mi tragga in errore e nell’ora del tuo Giudizio io non sia condannato (a).

Giuro e professo che seduzioni e minacce non mi piegheranno e non avrò labile memoria, a meno che Dio non permetta altrimenti. Ma spero in Lui e credo nella sua bontà, onde sono certo (a) che non mi lascerà in balìa di forze oscure più forti della mia. Consacra il tuo servo (la tua serva) o Signore, perché sia difeso (a) contro le insidie d’ogni nemico.»

Invocazioni:

9 Immacolata Madre del Salvatore… Intercedi per me.

Mosè, Elia. Pietro, Giacomo e Giovanni, testimoni della Trasfigurazione del Santissimo nostro Salvatore… Pregate per me.

San Giuseppe, San Giovanni Battista, santi Apostoli, Discepoli e Discepole, Amici e Amiche del Signore… Pregate per me.

Santi evangelisti, profeti, martiri, confessori e vergini… Pregate per me.

Santa Sintica, san Giovanni d’Endor, Maria Valtorta e tutti i santi e anime vittime del Signore… Pregate per me.

«Signore, voglio fare la tua volontà aiutami a compierla sino alla fine.»

Benedizione.

10Il Signore ci benedica e ci custodisca. Il Signore ci mostri il suo volto e abbia di noi misericordia. Il Signore volga su di noi il suo sguardo e ci dia amore, pace e gioia. Per intercessione della Beata Vergine Maria, Regina degli Angeli, degli Apostoli e di tutti i Santi, ci benedica, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!

 

S O M M A R I O

Approvazione

Presentazione del Fondatore

regola DELL’ORDINE.

Regola dell’Ordine dei “Salvatori”.

Le virtù dei “salvatori”

Il Modello dei “salvatori”.

La missione dei “salvatori”.

Fondatore, Regola e Abito dell’Ordine

Missione riparatrice

Missione riparatrice dei “salvatori”.

Riparare ai delitti fatti con le mani.

Riparare ai delitti fatti con i piedi.

Riparare ai delitti di idolatria dati alla carne.

Riparare alle colpe della mente.

Riparare alle colpe del pensiero.

Riparare alle colpe dei sensi.

Riparare ai delitti del culto alle forme del corpo.

Riparare al peccato d’incredulità.

La sete dei “salvatori”.

La sorte dei “salvatori”.

Esempi da imitare.

L’esempio del Salvatore .

L’esempio della Madre del Salvatore.

L’esempio del Discepolo del Salvatore.

DOVERE DEI CONSACRATI ALL’ORDINE.

2. DOVERE DI SANTIFICARE OGNI MOMENTO DEL GIORNO.

Dice Gesù:

ORE 6   ALL’ALBA: LODI O MISTERI GAUDIOSI

Dice Gesù:

Invocazione

Misteri gaudiosi:

Liberare anime, battezzare bambini non nati:

ORE 9: ORA TERSA O MISTERI OPEROSI

Dice Gesù:

Invocazione:

Misteri operosi

Liberare anime, battezzare bambini non nati:

ORE 12: ORA SESTA O MISTERI DELLA LUCE.

Dice Gesù:

Invocazione:

Misteri della luce

Liberare anime, battezzare bambini non nati:

ORE 15: ORA NONA O MISTERI DOLOROSI

Dice Gesù:

Invocazione:

Misteri dolorosi

Liberare anime, battezzare bambini non nati:

ORE 18: UFFICIO DEL VESPRO O MISTERI DELLA SALUTE

Dice Gesù:

Invocazione:

Misteri della salute

Liberare anime, battezzare bambini non nati:

ORE 21 TERMINE DEL GIORNO: COMPIETA o MISTERI GLORIOSI

Dice Gesù:

Invocazione:

Misteri gloriosi

Liberare anime, battezzare bambini non nati:

A NOTTE PROFONDA RIPARAZIONE: UFFICIO DELLE LETTURE O MISTERI DOLOROSI.

Dice Gesù:

Invocazione:

Riparazione con i Misteri dolorosi

Ringraziamento con i Misteri celesti.

Liberare anime, battezzare bambini non nati:

MISSIONE DEI SALVATORI CONSACRATI.

3. MISSIONE DI SALVARE ANIME PENANTI E BATTEZZARE I BAMBINI NON NATI.

liberazione delle anime penanti

Lieto annunzio alle anime.

Formula di Liberazione.

Battesimo dei bambini non nati:

Credo

Lieto annunzio ai bambini

Formula del battesimo

Rito

Padre nostro, Ave Maria e Gloria

Padre nostro

Ave Maria

Gloria al Padre

RINGRAZIAMENTO

Ringraziamento

Invocazione dei santi protettori:

Benedizione:

OPERE DI MISERICORDIA DEI SALVATORI.

4. Opere di misericordia.

I servi e Ministri della Misericordia.

I servi di Dio

Le opere di Misericordia.

Le opere di misericordia corporali

Dare da mangiare agli affamati.

Dare da bere agli assetati.

Vestire gli ignudi.

Albergare i pellegrini.

Visitare gli infermi.

Visitare i carcerati.

Seppellire i morti.

Le opere di misericordia spirituali.

Istruire gli ignoranti.

Pregare per i vivi  e per i morti.

Consigliare i dubbiosi.

Perdonare le offese.

Consolare chi piange.

Sopportate le persone moleste.

Ammonire i peccatori.

CONSACRAZIONE ALL’ORDINE DEI SALVATORI.

5. Consacrazione all’Ordine.

CONSACRAZIONE ALLA SS. TRINITÀ.

Inizio.

Invocazione allo Spirito Santo.

Consacrazione a Dio Padre:

Consacrazione a Dio Figlio.

Consacrazione a Dio Spirito Santo.

Consacrazione a Dio uno e Trino.

Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria.

Preghiera di consacrazione al SS. Salvatore

Atto di consacrazione:

Invocazioni:

Benedizione.

 


[1] MARIA VALTORTA, Il vangelo come mi è stato rivelato, ed. CEV. Isola del Lire. (FR). Scritto il 20 febbraio 1944

[2]NDR Parlando a Maria Valtorta, sorella maggiore dell’Ordine dei “salvatori”, parla a tutti. Chiunque conosce Gesù, attraverso il Vangelo rivelato a Maria Valtorta, ha visto e sa, veramente, “quanto costi essere Salvatore”.

Vocazione e virtù da praticare.

[3]Regola 1. Seguendo Gesù e Maria nella via della salvezza i “salvatori” accolgono e subiscono ogni evento doloroso, persino le torture, con  generosità, con eroismo, con pazienza, con mitezza, con costanza, con fortezza per la carità di salvare. Con umiltà, dolcezza, purezza, luminosità, docilità  allo Spirito Santo per la carità di servire.

Modello e metodo per divenire salvatore.

[4]Regola 2. Tutti coloro che vogliono, che chiedono al Signore Iddio di fare di essi dei “salvatori”, devono ben pensare che Gesù e Maria sono il modello e che quelle sono le torture da condividere per salvare. Ed è solo consumando il sacrificio fra quei dolori che si può divenire salvatori.

Missione la più austera di tutte.

[5]Regola 3. La missione dei “salvatori”, in qualunque stato volessero vivere, È una missione austera. La più austera di tutte. Quella rispetto alla quale la vita del monaco o della monaca della più severa regola è un fiore rispetto ad un mucchio di spine. Perché i salvatori sposano la Volontà di Dio Padre, scelgono la corona di spine e abbracciano la Croce di Cristo.

Fondatore e natura della Regola.

[6]Regola 4. Questa è non regola di Ordine umano. Ma Regola di un sacerdozio, di una monacazione divina, il cui Fondatore è Gesù, Gesù che consacra e accoglie nella s u a Regola, nel s u o Ordine, gli eletti ad essa. Sono eletti quelli che vogliono e chiedono a Dio di fare di essi dei “salvatori”.

L’abito più bello nell’eternità.

[7]Regola 5. L’abito dell’Ordine è Il Dolore che il Fondatore  impone ad ogni eletto:  “Io impongo loro il mio abito: il Dolore totale, sino al sacrificio”. L’eletto accetta questa investitura per la carità di salvare. Il Dolore redentore è l’abito più bello nell’eternità.

      Missione riparatrice

 [8] Regola 6. Per riparare con le sofferenze di Gesù e di Maria tutte le colpe del io fisico e morale degli uomini e salvare le loro anime,  i salvatori pregano sempre senza stancarsi la coroncina del nome di Gesù e Maria che è la preghiera dell’atto d’amore: “Gesù Maria vi amo salvate anime”.

[9]Regola 7. Perché Il Sangue  eucaristico annulla gli effetti del peccato, lavando e mondando le nostre singole parti fisiche e morali, rendendole forti contro le tendenze colpevoli, i salvatori praticano la comunione eucaristica giornaliera sotto le due specie. Dove non è permesso lo fanno spiritualmente.

Riparazione ai delitti fatti con le mani.

[10]Regole 8. Per riparare a tutti i delitti fatti dalla mano dell’uomo i “salvatori” non si esercitano nell’arte della guerra, non praticano arti marziali né pugilato e non reggono né manovrano arme contro un fratello, per non essere dei Caini. Evitano  anche la caccia ed ogni gesto di violenza come sfogo d’ira o semplice divertimento.

[11]Regola 9. I “salvatori” non desiderano la roba altrui y non rubano, anzi danno agli altri del suo, non scrivono false accuse, Non scrivono romanzi erotici, bellici, passionali, polizieschi; no scrivono né propagano articoli che difondono la pornografia, la violenza, il terrorismo, l’occultismo, il satanismo, le superstizioni, anzi tolgono dalla circolazione tutto ciò che sia motivo di scandalo.

[12]Regola 10. 1I “salvatori” Non fanno atti contro il rispetto del proprio e dell’altrui corpo, nell’arte, nel cinema, nel teatro; 2si dissociano del nudismo, del culturismo, e della mondanità in tutte le sue forme e manifestazioni. 3Combattono l’ozio e la disoccupazione  con il lavoro evangelico, con il servizio missionario,  con il volontariato nelle opere di misericordia, con il culto eucaristico giornaliero e la preghiera continua perché il Signore ha detto: “Cerca prima il Regno di Dio e la sua giustizia, il resto ti sarà dato” .

[13]Regola 11. I “salvatori” riparano con Cristo le illecite libertà delle mani, inchiodandole al lavoro redentore e misericordioso e privandole d’ogni gioco più che lecito e necessario nel quale prevale l’azzardo, la sfida, la rivalità, l’antagonismo.

Riparazione ai delitti fatti con i piedi.

[14]Regola 12. 1Per riparare al male che l’uomo fa coi piedi i, “salvatori” non prendono parte ai giochi più che leciti nei quali prevalgono l’uso dei piedi e si astengono dal ballo, dalle marce per interessi sociali o politici, dalle sfilate per la moda o la bellezza. 2Fanno invece dei loro piedi il mezzo per andare a far il bene: Carità, Missione, Evangelizzazione, Opere di misericordia, pellegrinaggi. “Non c’è amore più grande di colui che dà la vita per gli altri”.

[15]Regola 13. Per purificare, tutte le vie, le piazze, le scale, le case della terra da tutto il male che vi è nato sopra e dentro, i “salvatori” seguendo l’esempio del Salvatore, percorrono questi luoghi pregando la coroncina del nome di Gesù e Maria e anche in riparazione del male seminato nei secoli passati e nei secoli avvenire dal mal volere dell’uomo, ubbidiente alle istigazioni di Satana.  .

Riparazione ai delitti di idolatria dati alla carne.

[16]Regole 14. 1Per condividere con Gesù la sofferenza delle carni maculate, contuse, lacerate e per punire in noi stessi tutto il culto esagerato, l’idolatria che i peccatori danno alla loro carne, i “salvatori” non dedicano cure speciali al loro corpo, 2evitano ogni segno di vanità, non portano tatuaggi, piercing né si fanno incisioni, non si truccano mondanamente. L’idolatria data alla carne vanifica il valore salvifico e salutare delle piaghe di Gesù.

[17]Regola 15. Per i “salvatori” è idolatria data alla carne amare per capriccio di senso o anche per affetto riprovevole un genitore, un coniuge, un figlio, un fratello più di quanto non si ama Dio. Perciò sopra ogni amore ed ogni vincolo vi è l’amore per il Signore Iddio. Nessun altro affetto è superiore a questo. 2I “salvatori” amano i parenti in Dio, non sopra a Dio. Chi ama Dio ha Dio in sé e avendo Dio ha la Perfezione e può amare perfettamente tutto e tutti, come Dio ama.

[18]Regola 16. 1Per le piaghe del Signore i “salvatori” si smemorano dalle leggi della carne, si liberano dal veleno della sensualità, sradicano dal loro cuore ogni sentimento di peccato carnale e annullano qualunque ambizione e ammirazione per la carne destinata a tornare polvere; 2curano il pudore e il rispetto per il corpo, completando nella loro carne quello che manca ai patimenti di Cristo, 3celebrano il culto alle sante “piaghe” offrendo a Dio ogni infermità, deformazione, andicap o lezione corporale, per riparare ai peccati della carne

[19]Regola 17.  “Non è col culto alla carne che si porta la carne alla bellezza. E’ con il distacco da essa che si dà ad essa la Bellezza eterna nel Cielo di Dio”. Per condividere il pensiero del Salvatore i  “salvatori” si distaccano dalla carne evitando il culto speciale alle unghie, alle ciglia, ai capelli, non abbellendo le parti del loro corpo seguendo le vanità del mondo.

Riparazione alle colpe della mente.

[20] Regola 18. La superbia è il palo che percuote la testa di Gesù, i “salvatori” lo rompono con l’umiltà; 2l’impazienza è il sole che tortura il capo di Gesù, i “salvatori l’annullano con la pazienza; l’’insopportabilità si  cambia in grida che tortura la mente di Gesù, i “salvatori” la fan tacere con la sopportazione; l’intolleranza diventa la spina che punge la testa di Gesù, i “salvatori la tolgono accettando la sofferenza, così aiutano Gesù a riparare alle colpe della mente.

Riparare alle colpe del pensiero.

[21]Regola 19. I “salvatori” amano Dio con tutto se stessi e per questo amore e con i meriti dell’Incoronato Salvatore, vincono il Male morendo al peccato, rinnegano se stessi ad ogni pensiero di Male. Chi ama il Male commette fornicazione con Satana. La morte ma non il peccato. Per il “salvatore” vivere è Cristo e morire d’amore per Lui massimo guadagno.

[22]Regola 20. Il “salvatore” è paziente, concorde, amabile, equilibrato in ogni malessere. Guarda, medita e contempla il suo Re incoronato di spine per vincere ogni ribellione nella esperienza di dolore. Unisce il suo mal di testa al dolore indicibile che sopportò il cervello del suo Salvatore. In ogni infermità tiene presente il rimprovero del Salvatore: “Quante impazienze voi avete per dei nonnulla, quante incompatibilità per delle inezie, quante insoffribilità per dei semplici malesseri!”.

Riparazione alle colpe dei sensi.

[23]Regola 21. Lucerna del corpo è l’occhio, se l’occhio è buono tutto il corpo è nella luce, se l’occhio è cattivo tutto il corpo è nelle tenebre. Lo sguardo malizioso uccide l’anima, perciò dice il Signor: “Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo”. Non avere l’occhio invidioso,  diventi malvagio; non avere l’occhio cupido, diventi criminale; non avere gli occhi alteri, sei in abominio al Signore.  Non essere più amante di guardare ciò che è male perché non vedrai Dio. Il “salvatore” degli occhi puri si astiene di guardare il male.

[24]Regola 22. La bocca parla della pienezza del cuore. Dalle sue parole sarà giudicato o condannato l’uomo. Il  “salvatore” non pronuncia parole bugiarde, sporche, lussuriose, non manca nel parlare e da uomo perfetto, tiene  a freno anche tutto il corpo. Una parola buona, benevola e gentile, allieta il cuore ed è gradita al Signore, perciò i “salvatori” usano le labbra per pregare, per insegna­re, per confortare, per consolare

[25]Regola 23. I “salvatori” per riparare alle golosità e alla sensualità d’olfatto si offrono a Dio in sacrificio di soave odore e si pongono come profumo aromatico davanti al Lui. Fanno beneficenza come profumo di soave odore; offrono le sofferenze come incenso che allieta il cuore di Dio; fanno elemosine come fragranza che sale dalla terra al cielo; i gesti della loro bontà e il profumo delle loro virtù, sono l’effluvio che ripara alle sensualità dell’olfatto. Con la loro condotta virtuosa, come mirra scelta, spargono il buon odore di Cristo che sorpassa tutti gli aromi.

[26]Regola 24. Il cibo dei “salvatori” è fare la volontà di Dio e perché il Regno di Dio non è questione di cibo o di bevanda, senza l’avidità di cibi superflui, mangiano quello che è messo dinanzi a loro, anche se a loro non piace. Sono temperanti in tutto, non sprecano nulla e raccolgono gli avanzi per pietà di chi ha fame.  Sia che mangiano e sia che bevono fanno tutto per la gloria di Dio.

Riparare ai delitti del culto alle forme del corpo.

[27]Regola 25 Perché nessun organo del Salvatore fu esento del soffrire, i “salvatori” con umiltà ed austerità, accettano nel corpo gli stigmi di Gesù, sofferenze giornaliere, e portano nel corpo la morte di Gesù, le malattie dolorose. Per riparare ai delitti del culto alle forme del corpo, i “salvatori” offrono il loro corpo come sacrificio vivente a Dio. I corpi dei “salvatori” sono membra di Cristo e tempio dello Spirito, perciò glorificano Dio nei loro corpi. E ricordando il detto di Paolo: “Tratto duramente il mio corpo e lo riduco in servitù perché dopo aver predicato agli altri, non venga io stesso squalificato”, i “salvatori sottomettono il loro corpo a sana, generosa ed eroica disciplina e Adorano il Salvatore che abita per la fede nel loro cuore.

Riparazione al peccato d’incredulità.

[28]Regola 26. I “salvatori”, in riparazione al peccato d’incredulità, credono senza bisogno di prove. Con fede totale confessano che la Sindone “è opera di Dio”  e benedicono Iddio che ci ha concesso di avere la prova irrefrangibile della sua Crocifissione e delle precedenti torture! Inoltre sanno credere con la semplicità dei bambini e non hanno bisogno di prove scientifiche per accettare il soprannaturale. Per Dio tutto è possibile, e tutto è possibile per chi crede. Chi crede non vacillerà, non sarà deluso, avrà la vita eterna, vedrà la gloria di Dio.

[29]Regola 27. I “salvatori” hanno sete di ascoltare la parola del Signore, hanno sete di giustizia, di sapienza, di verità, hanno sete di Dio. Saziano la loro sete con la fede in Gesù che disse: “Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno”. “Chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”. Per saziare la sete di anime del Salvatore e per ubbidire al comando dello Spirito: “Se il tuo nemico ha sete dagli da bere”,  i “salvatori” si consumano nelle opere di misericordia: “Ho avuto sete mi avete dato da bere”. “E febbre, sole, calore, polvere dissanguamento, davano tanta sete al vostro Salvatore”, per condividere le sofferenze del Salvatore i “salvatori” si prendono cura di chiunque si trova nel bisogno: “Tutto quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli lo avete fatto a Me” 

La sorte dei salvatori.

[30]Regola 28. “ Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno”. Con la fede nelle parole di Gesù i “salvatori” eleggono la sorte di vittima per loro sorte e si offrono con Cristo Vittima al Padre accettando la regola consapevoli che: “Quando ci si è offerti vittime, bisogna e s s e r e  v i t t i m e senza transazioni pietose, senza compro­messi, senza addolcimenti. Occorre bere il calice così come esso è dato. Gustare l’aceto e il fiele sino in fondo. Non il vino drogato. Oh! la sorte di vittima è ben severa! Ma beato chi la elegge per sua sorte”.

[31]Regola 29. I “salvatori” nella solitudine si uniscono a Dio per essere una sola cosa con Lui. Nell’abbandono di Dio e degli uomini, “infinita solitudine veniente da Dio e dagli uomini”, a imitazione del Salvatore, guardano la Madre e l’angelo custode per essere liberati dalla disperazione. Invocano   il Consolatore lo Spirito Santo per essere consolati e promossi a vita divina, perché l’abbandono è la scuola d’obbligo dove lo Spirito di Dio perfezione  l’anima.

[32]Regola 30. A imitazione della Madre del Salvatore nessuno strazio impedisce ai “salvatori d’esser forti. E non imprecano, e non odiano, non si ribellano né a Dio, né agli uomini. Perdonano a questi. Dicono “Fiat” a Dio. Pregano, amano, ubbidiscono.

 

[33]Regola 31. Come la Madre, i “salvatori” in ogni dolore cercano conforto in Dio. Dio non delude mai una giusta preghiera e conforta i suoi figli che sperano in Lui. E praticano il consiglio del Salvatore che dice: “Cercalo il tuo Gesù nel tuo dolore. Egli verrà sempre e ti guarderà, ti chiamerà, ti sorriderà. Divideremo il dolore, ma saremo uniti!”.

[34]Regola 32. A imitazione del discepolo amato dal Salvatore, i “salvatori” dividono sempre con Maria e con Gesù il dolore. Non saranno grandi per i doni o per i carismi. Questi sono di Dio. Ma per il loro amore. E l’amore più alto è nella compartecipazione al dolore. “Questo dà modo di intuire i minimi desideri di Dio e di renderli realtà nonostante tutti gli ostacoli”.

Dice Gesù: “Giovanni ha posseduto l’amore di compassione come nessun altro al mondo, eccettuata mia Madre. Egli è il capostipite degli amorosi di questo amore. E’ il tuo maestro in questo. Seguilo nell’esempio che ti dà di purezza e carità e sarai grande”.

 

[35]Regola 33. Ogni “salvatore” è una piccola barca su un oceano in tempesta che la può sommergere. Non importa. L’amore è la sua forza e la sua vela. Egli va armato di questo, e con questo protegge la Chiesa e le anime fino alla fine.

[36] 8 settembre 1945. MARIA VALTORTA Il Vangelo come mi è stato rivelato, CEV, Isola del Liri. Vol. 4. N° 275. Poema IV,139

 

[37] NDR Proposta di consacrazione per chi lo desiderasse, tenendo però ben presente che è solo Dio che può accettare la nostra offerta e accoglierci nel Suo Ordine…

6 agosto giorno della Trasfigurazione del Salvatore, nella Chiesa del SS. Salvatore di Arietta di Petronà, il primo gruppo di fedeli fece la prima solenne consacrazione, In ginocchio, prima della S. Comunione, davanti al SS. Salvatore esposto, Fondatore dell’Ordine dei Salvatore.

 

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